<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="DA" NAME="Haarder">
Signor Presidente, è da molto tempo che desidero esprimere qualche commento sulla campanella che ci invita ad entrare in Aula.
Ci fa molto piacere che suoni, ma è proprio necessario farla suonare per molti minuti di seguito fino a farci scoppiare la testa?
Signor Presidente, sarebbe così cortese da dire al servizio competente di fare suonare la campanella meno a lungo?
<P>
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Onorevole Haarder, come lei sa, le grandi strategie le decidiamo in pochissimi minuti ma per i piccoli problemi ci vuole più tempo.
Lei aveva già sollevato questo problema anche durante la legislatura passata.
Vedremo di rimediare in qualche modo.
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="DE" NAME="Flemming">
<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Come sa, signora Flemming, a far scattare i nostri colleghi, più che la campanella è l'informazione se ci saranno o no delle votazioni in Aula.
In questo caso non sono previste, di conseguenza diversi colleghi sono nei loro uffici a lavorare.
<P>
<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="DE" NAME="Hager">
Signor Presidente, invito la onorevole Flemming a non chiamarmi Nessuno!
<P>
<SPEAKER ID=7 NAME="Presidente">
La sua precisazione risulterà a verbale.
<P>
(Il Parlamento approva il processo verbale)
<P>
<SPEAKER ID=8 NAME="Speroni">
Signor Presidente, mi riferisco all'articolo 43, allegato 2, circa i tempi di presentazione delle interrogazioni.
Avevo già sollevato la questione e la Presidente, cortesemente, mi ha mandato una risposta, che però ritengo non conforme al Regolamento perché, se il Regolamento parla di una settimana, una settimana non può essere intesa come sette giorni lavorativi: sette giorni possono essere intesi come calendariali o lavorativi, non certo una settimana, così come un mese o un anno che, per esempio, non può essere considerato 365 giorni lavorativi.
Inoltre, il termine fissato al giovedì della settimana che precede quella in cui viene discussa l'interrogazione, dato che le interrogazioni vengono discusse il martedì, comporta addirittura otto giorni lavorativi, il che eccede qualunque interpretazione.
Nel mio caso, poi, l'interrogazione sarebbe stata discussa il mercoledì: sarebbero stati nove giorni lavorativi.
In ogni caso l'interpretazione del Regolamento non può essere né dell'Ufficio di presidenza qui si cita una riunione del 22-23 novembre 1979 né dell'Ufficio di presidenza su proposta del Presidente, d'intesa coi presidenti dei gruppi politici, decisione del 19 novembre 1992.
C'è solo un organo in questo Parlamento, ed è la commissione per gli affari costituzionali, che può decidere le interpretazioni del Regolamento.
Chiedo pertanto, a norma del Regolamento stesso, che la questione venga deferita all'organo competente.
<P>
<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
Penso che il Presidente accoglierà sicuramente questa sua proposta.
In tal modo verrà data una risposta che sarà di sicura soddisfazione per lei e per tutti noi.
<P>
<CHAPTER ID=2>
Occupazione
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:
<P>
(A5-0045/1999) dell'onorevole Menrad a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali, sulla proposta di decisione del Consiglio che istituisce il Comitato per l'occupazione [COM(1999)0440 - C5-0173/1999 - 1999/0192(CNS)] e sulla proposta della Commissione "Orientamenti per le politiche dell'occupazione degli Stati membri nel 2000" [COM(1999)0441 - C5-0147/1999 - 1999/0816(CNS)];
<P>
(A5-0046/1999) dell'onorevole Menrad a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali, sul progetto di rapporto congiunto della Commissione sull'occupazione 1999 [SEC(1999)1386 - C5-0215/1999 - 1999/2139(COS)].
<P>
<SPEAKER ID=11 NAME="Menrad">
Signor Presidente, inizialmente ho ricevuto dal Parlamento l' incarico di elaborare una relazione solo in merito agli orientamenti per le politiche dell' occupazione nel 2000.
L' ampio dibattito svolto e i molteplici spunti che mi sono stati offerti dalla commissione per l' occupazione e gli affari sociali in generale sulla politica occupazionale mi hanno spinto a suddividere il progetto di relazione in una parte dedicata alle conclusioni ed in una parte legislativa che verte sulle proposte relative agli orientamenti per il 2000 che devono essere adottati dal Consiglio nel prossimo mese di dicembre.
<P>
Il Parlamento dovrebbe cercare di concentrare il proprio impegno sugli aspetti essenziali, in modo che il Consiglio non risponda che sarebbe meglio non disperdere le energie.
Il giorno successivo alla votazione in seno alla commissione per l' occupazione e gli affari sociali il Consiglio ha invitato ufficialmente il Parlamento a formulare un parere; si è resa così necessaria la procedura di consultazione semplice.
Ciò significa che è possibile adottare emendamenti legislativi soltanto se non accompagnati da conclusioni di carattere generale.
Pertanto, per motivi procedurali quest' oggi si sono dovute presentare due relazioni: una sugli orientamenti per le politiche dell' occupazione nel 2000 e sull' istituzione del Comitato per l' occupazione ed una sulla relazione comune sull' occupazione 1999, che contiene le conclusioni della commissione.
La seconda relazione inizia con una notizia positiva: nel 1998 la Comunità ha creato, grazie alle sue iniziative occupazionali, 1,8 milioni di nuovi posti di lavoro.
Nella maggior parte degli Stati membri, tuttavia la disoccupazione giovanile e di lunga durata è rimasta ad un livello inaccettabile, tanto più che ogni disoccupato è un disoccupato di troppo.
<P>
Non intendo soffermarmi in dettaglio sulle conclusioni ma, in considerazione della discussione tenuta ieri in Aula sul dialogo macroeconomico, desidero sottolineare un punto: il Parlamento dev' essere coinvolto in misura maggiore nell' elaborazione e nell' attuazione del Patto europeo per l' occupazione.
Deploriamo il fatto che nel documento sull' occupazione approvato in occasione del Vertice di Colonia non sia stato citato il Parlamento.
Ciò non è ammissibile!
Noi siamo i rappresentanti del popolo e, di conseguenza, l' organo più importante dell' Unione europea.
<P>
I pareri della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità sono allegati alla seconda relazione iscritta all' odierno ordine del giorno.
Entrambi i pareri hanno fornito un prezioso contributo all' attività della commissione per l' occupazione.
Ringrazio i loro autori, onorevoli Theorin e Grosch, per l' eccellente lavoro svolto.
Molti dei suggerimenti da loro formulati sono stati recepiti nelle due relazioni della commissione per l' occupazione ma, per condensare al massimo il nostro elaborato, siamo stati costretti a compiere una scelta al fine di aumentare la probabilità che il Consiglio adotti i testi da noi redatti.
<P>
Anche la commissione per i diritti della donna ha esaminato a fondo gli orientamenti per le politiche dell' occupazione; con ciò ritorniamo alla parte legislativa, ossia alla prima relazione iscritta all' ordine del giorno.
La relazione si suddivide a sua volta in due sezioni: la prima relativa al progetto di decisione del Consiglio che istituisce il Comitato per l' occupazione e la seconda concernente la proposta sugli orientamenti per le politiche dell' occupazione nel 2000.
La commissione per l' occupazione dovrebbe esercitare una funzione consultiva, assistendo gli Stati membri nell' attività di coordinamento della politica in materia di occupazione e di mercato del lavoro.
Ho già accennato all' obiettivo perseguito nella mia relazione in merito agli orientamenti per le politiche dell' occupazione, vale a dire concentrarsi sugli aspetti essenziali.
Sarebbe sbagliato cercare di aumentare il numero degli orientamenti; chiedo invece che gli orientamenti e i Piani d' azione nazionali vengano attuati e monitorati sulla base di criteri concreti, in quanto, limitandosi ad ampliarne il numero, non si creerà neppure un solo posto di lavoro in più.
Una moderna politica occupazionale deve ispirarsi alla ricerca della qualità e non della quantità.
<P>
Nel quadro della lotta contro la disoccupazione giovanile e di lunga durata, il passaggio da misure passive a misure attive può garantire un' integrazione effettiva e sostenibile nel mercato del lavoro.
Concretamente si tratta di aumentare il numero dei disoccupati ai quali viene offerta l' opportunità di seguire un corso di formazione professionale o continua oppure di riconversione.
Noi miriamo a raggiungere una quota del 25 percento al posto del 20 percento contenuto nella proposta della Commissione.
Dobbiamo applicare i modelli più moderni di formazione professionale.
Gli orientamenti esistenti devono essere adeguati in modo da tener conto delle nuove esigenze del mondo del lavoro, in particolare dotando gli istituti scolastici di computer e di accessi ad Internet.
In tale contesto va rivolta speciale attenzione alla componente femminile della popolazione scolastica ed universitaria.
<P>
Un ulteriore approccio è costituito dall' accesso al mercato dei capitali, soprattutto per quanto riguarda le PMI che, grazie all' innovazione, sono all' origine della maggior parte dei nuovi posti di lavoro.
Impulsi a favore della crescita dell' occupazione possono scaturire anche dai modelli volontari di partecipazione dei lavoratori al capitale produttivo, oltre che da un netto alleggerimento degli oneri amministrativi e dalla lotta contro il lavoro nero.
Occorre inoltre ridurre gli oneri salariali aggiuntivi, in quanto si ripercuotono direttamente sulla competitività delle PMI.
<P>
Bisogna verificare se i modelli, nuovi o già esistenti, di tassazione del consumo energetico sono idonei a garantire anche sul lungo periodo l' equilibrio dei sistemi di sicurezza sociale.
La relazione cita inoltre fra gli strumenti per la lotta contro la disoccupazione la maggiore capacità di adattamento delle imprese, nel cui ambito va assicurata, ad esempio attraverso l' adozione di standard minimi, la partecipazione dei lavoratori, la loro tempestiva informazione e consultazione e, di conseguenza, la loro possibilità di adeguarsi al cambiamento.
<P>
Occorre inoltre garantire la flessibilità dell' orario di lavoro.
Vogliamo modelli di lavoro intelligenti, come la "fabbrica che respira" , in cui l' orario di lavoro viene configurato in base al livello di occupazione e spesso (anche se non sempre) ridotto, mentre non vogliamo una riduzione unilaterale dell' orario con una piena compensazione salariale, che non crea nuovi posti di lavoro bensì mette in pericolo quelli esistenti.
In conformità alla proposta della Commissione rimangono inalterati i quattro pilastri degli orientamenti; il quarto pilastro, quello relativo al potenziamento delle misure volte a promuovere le pari opportunità tra uomini e donne, diviene il più importante.

Il coordinamento della politica europea in materia di occupazione, promosso in particolare mediante gli orientamenti per le politiche dell' occupazione, deve introdurre una strategia a più lungo termine tesa a sfruttare il potenziale sociale in termini di creatività, innovazione, spirito imprenditoriale, capacità e disponibilità a nuovi investimenti.
Le riforme orientate a promuovere una concorrenza dinamica e la flessibilità devono essere armonizzate con l' esigenza di mantenere, ma anche di modernizzare, il sistema di sicurezza sociale.
Questo è per me il modello europeo, il modello dell' economia sociale di mercato.
Vi invito ad approvare le relazioni presentate.
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Grosch">
Signor Presidente, desidero innanzitutto congratularmi con il relatore per l' ottimo lavoro svolto e ringraziare i membri della commissione per i problemi economici e monetari che non hanno potuto portare avanti la loro attività sotto i migliori auspici; ringrazio inoltre l' amministrazione per il supporto fornito, data la rilevanza del tema in esame; nonostante l' elevato numero di disoccupati, a mio giudizio e anche a giudizio della commissione, alla disoccupazione e alla politica per l' occupazione in generale non viene ancora riconosciuta l' importanza che meritano sia nel Parlamento sia a livello europeo.

<P>
Perché mai esitare, quando è facile chiedere di indicare nel settore della politica per l' occupazione degli obiettivi quantificabili, almeno per quanto riguarda la formazione professionale?
Infatti in tal modo si otterrebbe l' effetto di costringere gli Stati membri a mobilitare tutte le capacità disponibili al fine di ridurre la disoccupazione.
La continuità degli orientamenti per la politica per l' occupazione - in realtà qui abbiamo a che fare con il consolidamento degli orientamenti - è un metodo valido.
Un' azione efficace e mirata sarà possibile soltanto se tali orientamenti saranno elaborati sulla base di una valutazione dei risultati che essi avranno consentito.
Di conseguenza, la messa a punto degli orientamenti potrebbe tener conto dei risultati di una comparazione tra i migliori metodi applicati nei singoli Stati membri, allo scopo di poter attuare sul piano europeo strategie di sicuro successo.
<P>
In tale contesto è importante, come già accennato dall' onorevole Menrad, poter attingere a materiale statistico affidabile per realizzare il succitato confronto e valutare i possibili sviluppi.
Non esiste un rimedio miracoloso per sconfiggere in brevissimo tempo la disoccupazione.
Il successo deve essere ottenuto facendo interagire diverse opportunità e fattori.
A mio giudizio, oltre alla formazione professionale, un' altra possibilità è offerta dalla riduzione mirata degli oneri fiscali nei settori che dimostrano di creare nuovi posti di lavoro.
In tale ambito un ruolo di primaria importanza spetta alle PMI, in quanto forniscono un contributo sostanziale alla creazione di posti di lavoro e presentano per lo più un enorme potenziale di sviluppo che deve essere incentivato mediante condizioni quadro ideali.
<P>
Fra tali condizioni bisogna annoverare anche la semplificazione delle procedure amministrative, nonché l' apertura e l' accesso mirati a fonti d' informazione e a programmi di ricerca.
Soprattutto il settore dei servizi viene universalmente riconosciuto come il comparto che presenta le maggiori potenzialità di creazione di posti di lavoro.
Gli orientamenti in materia di occupazione dovrebbero rappresentare per gli Stati membri uno stimolo a creare nuova occupazione, ma non devono degenerare in una forma di dirigismo politico che imporrebbe alle aziende oneri superiori a quelli che sono in grado di sostenere.
Gli orientamenti dovrebbero indurre gli Stati a sviluppare una politica occupazionale attiva che crei condizioni quadro ideali per le imprese.
In tal senso ci auguriamo di riuscire ad aumentare le potenzialità legate alla creazione di posti di lavoro e a ridurre il numero di impieghi statali sovvenzionati.
Il parere da noi presentato nella commissione per l' occupazione è stato breve e puntuale, perché è questo uno dei compiti che ci siamo prefissi.
Inoltre, abbiamo ritenuto che non spettasse a noi formulare in questo parere proclami politici, bensì che dovessimo indicare agli Stati membri orientamenti corretti semplici ed affidabili, fornendo in tal modo il nostro contributo.
<P>
<SPEAKER ID=13 NAME="Theorin">
Signor Presidente, gli orientamenti in materia di occupazione per il 1999 dimostrano che l' idea delle pari opportunità dovrebbe permettere ogni Piano d' azione, ogni provvedimento proposto in ciascuno dei quattro pilastri della politica occupazionale dell' Unione.
Sin qui, i risultati sono stati scarsi.
Il numero delle misure varate a sostegno delle pari opportunità è stato molto limitato.
Le risorse di bilancio stanziate sono state assai ridotte, se non inesistenti, e sono stati definiti ben pochi obiettivi quantitativi.
Le donne europee percepiscono in media una retribuzione oraria pari al 76 percento di quella corrisposta agli uomini, e il loro inquadramento risulta mediamente del 20 percento inferiore a quello dei colleghi maschi.
<P>
I proclami in materia di pari opportunità ai sensi del quarto pilastro degli orientamenti per l' occupazione non bastano: occorrono invece chiare indicazioni in ciascuno dei quattro pilastri.
Il parere che ho messo a punto su questa relazione afferma che il concetto di pari opportunità deve ispirare gli orientamenti occupazionali per il 2000.
La maggior parte delle proposte presentate da me e dalla commissione per i diritti della donna sono già state riprese in commissione competente sul merito, ma non alcuni emendamenti di importanza cruciale, quali i nn.
37, 38 e 39, che adesso sono presentati da diversi gruppi.
In quegli emendamenti viene chiesto agli Stati membri di impegnarsi a raggiungere un equilibrio fra i due sessi nei processi decisionali, di nominare un pari numero di candidati e candidate per i gruppi di lavoro e i comitati dell' Unione europea e di migliorare la legislazione del lavoro, per tenere in maggior considerazione i problemi e le esigenze delle donne; inoltre, non da ultimo, le persone preposte alla definizione degli orientamenti nazionali di politica occupazionale dovranno essere addestrate a meglio integrare il concetto di pari opportunità nel proprio operato, mentre dovranno essere introdotti negli Stati membri obiettivi annui misurabili.
<P>
Il mio parere risulta del tutto in linea con il disposto del Trattato di Amsterdam, che attribuisce alle pari opportunità un' importanza ben maggiore che non nei Trattati di Maastricht o di Roma.
Soprattutto, il Trattato definisce il raggiungimento della parità fra i due sessi come un compito fondamentale dell' Unione.
La discriminazione sul mercato del lavoro ai danni delle donne non è soltanto improduttiva, ma costituisce anche un ostacolo alla crescita delle donne come individui, delle donne come categoria e alla crescita dell' intera società.
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signor Presidente, mi congratulo con la relatrice e non si tratta soltanto di un ringraziamento formale, in quanto ha elaborato una relazione oltremodo complessa, portando a termine in condizioni difficili un compito estremamente importante.
Credo che il testo all' esame sia ottimo, anche se vi si possono, come sempre, muovere degli appunti, ma questo vale pure per il documento della Commissione.
Desidero formulare due osservazioni, non tanto sulla relazione Menrad, quanto sul testo della Commissione.
<P>
Primo: ritengo assai positivo che la Commissione fornisca una valutazione degli Stati membri.
So che non sempre questi ultimi ne sono soddisfatti, ma è importante che essa venga effettuata, perché così sono maggiormente indotti ad agire.
<P>
Secondo: nella relazione della Commissione si avverte la mancanza della componente demografica, che può essere suddivisa in due parti; una è rappresentata dalla demografia nel senso stretto del termine e l' altra è costituita dall' influenza che immigrazione ed emigrazione esercitano sul mercato del lavoro.
A tale riguardo esistono dati statistici citati dalla Commissione, ma gli orientamenti ne tengono conto in misura insufficiente.
Invito la Commissione ad esaminarli in futuro con più cura, perché si tratta di un aspetto essenziale.
<P>
Nella commissione per l' occupazione e gli affari sociali abbiamo discusso a lungo sugli emendamenti (ne sono state presentate varie decine).
Per molti è stata trovata una soluzione.
Mi dispiace che tali emendamenti vengano ora riproposti, soprattutto perché i loro firmatari hanno in gran parte accolto la relazione Menrad.
<P>
In particolare, dopo aver sentito l' oratrice che mi ha preceduto, la onorevole Theorin, sottolineo che il relatore ha fatto del suo meglio per recepire il maggior numero possibile di emendamenti; tuttavia non è più necessario inserire in una relazione ogni emendamento nella sua forma originale, specie quegli emendamenti che ribadiscono due o tre volte la stessa cosa.
Nel nuovo Parlamento c' è una diversa maggioranza.
Non è possibile che, se il gruppo PSE ritiene che determinati emendamenti debbano essere accolti, essi debbano essere automaticamente recepiti in una relazione.
Occorre votarli.
In tutta franchezza, penso che il modo in cui sono state portate avanti le trattative, in particolare da parte della onorevole Theorin, abbia dato adito a inutili frizioni e malumori in merito al presente documento.
Mi auguro che in futuro ciò non sia più necessario, così da poter ritornare più facilmente sugli ottimi risultati della relazione Menrad.
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, dalla relazione comune della Commissione sull' occupazione emerge che la strategia europea in materia di occupazione inizia lentamente a dare i suoi frutti.
I maggiori progressi sono stati registrati lì dove gli Stati membri hanno preso accordi chiari e comuni, ma non c' è motivo per riposare sugli allori.
Ci sono ancora troppi disoccupati senza serie possibilità di inserimento nel mercato del lavoro.
Donne e anziani non hanno dinanzi a sé un futuro roseo in tale settore.
Il lavoro è tuttora mal distribuito e si investe troppo poco nel comparto dei servizi.
<P>
Inoltre cominciano ad apparire segnali inquietanti che il processo avviato a Lussemburgo si sta arenando a causa dell' assenza di una strategia europea di convergenza.
Non tutti gli Stati membri sono altrettanto entusiasti di proseguire in questo processo.
Signora Commissario, siamo rimasti delusi dal corto respiro delle proposte, formulate dalla Commissione dimessasi, in merito ai nuovi orientamenti sull' occupazione per il 2000; esse non esercitano alcuna ulteriore pressione, cosa che invece riteniamo necessaria.
<P>
Neanche il mio gruppo chiede l' adozione di nuovi orientamenti, desideriamo invece che si metta a punto il contenuto degli orientamenti già esistenti individuando chiari obiettivi.
<P>
Colgo l' occasione per ringraziare il relatore per la proficua collaborazione.
Si è trattato di un lavoro difficile, in quanto abbiamo dovuto agire con rapidità, ma lamento il fatto che il mio gruppo non abbia trovato in commissione un accordo su alcuni punti a nostro giudizio prioritari e che pertanto, onorevole Pronk, sia stato costretto a ripresentare tali emendamenti, che a nostro parere rivestono fondamentale importanza.
Penso che si tratti di un diritto che spetta al mio gruppo.
<P>
Desidero sottolineare alcuni aspetti.
Primo: invito a non limitare la strategia europea per l' occupazione ad una ripetizione passiva di quanto avviene a livello nazionale nel settore della politica occupazionale.
Riteniamo che l' Unione europea debba imprimere una forte spinta in tale campo.
Per questo motivo vogliamo che gli orientamenti sull' occupazione vengano rafforzati integrando un benchmarking specifico e quantificabile sul piano europeo.
Infatti abbiamo avuto modo di rilevare che i maggiori progressi sono stati registrati lì dove gli Stati membri si sono accordati su una forma comune di benchmarking, ad esempio in relazione all' inserimento dei giovani disoccupati.
Il mio gruppo propone dunque di formulare tre nuovi obiettivi europei per i prossimi anni.
<P>
Primo: riteniamo importante raggiungere un tasso di occupazione del 65 percento, nello spirito del Libro bianco di Jacques Delors e nel rispetto del dettato del testo approvato dalla precedente Commissione nel 1997 prima dell' intervento della Commissione di censura.
<P>
Secondo: vogliamo che venga previsto un benchmarking rivolto ai disoccupati di lungo periodo e teso a dimezzare il gap tra i due sessi.
Pertanto entro cinque anni si dovrebbe ridurre della metà sia la disoccupazione di lunga durata sia la disuguaglianza tra uomini e donne.
<P>
Terzo: dobbiamo vigilare affinché nella nostra strategia per l' occupazione non veniamo indotti a favorire condizioni come quelle esistenti negli Stati Uniti, in cui lavoro e sicurezza sociale sono in contrapposizione tra loro.
Vogliamo inoltre instaurare all' interno degli orientamenti per l' occupazione un legame tra creazione di nuove opportunità per i disoccupati e nuovi posti di lavoro da un lato, e la qualità di tali impieghi e la sicurezza sociale dall' altro.
Come nel caso dell' Unione economica e monetaria e ora in quello dell' occupazione, riteniamo che gli Stati membri si dovrebbero orientare in base all' azione dei tre Stati membri che presentano i migliori risultati.
Vogliamo pertanto, accanto alla strategia per l' occupazione, anche una strategia di convergenza sociale.
In tale contesto intendiamo privilegiare la lotta contro la povertà.
Devo ammettere che mi sembra impossibile che anche la proposta volta ad avviare nel campo della sicurezza sociale un processo come quello avviato a Lussemburgo sia stata respinta in Commissione dal gruppo PPE, tanto più che costituiva il nucleo della relazione Pronk, votata dal precedente Parlamento.
Onorevoli colleghi, coloro a cui stanno a cuore il lavoro e la sicurezza sociale devono una buona volta mettere le carte in tavola.
<P>
Quest' anno il Parlamento si è inserito in netto ritardo nel processo in atto a causa delle elezioni e dell' insediamento della nuova Commissione.
Ciononostante, onorevoli colleghi, ritengo che abbiamo compiuto un altro piccolo passo avanti perché, come ha detto il relatore, quest' anno il Consiglio ha chiesto per la prima volta il nostro parere.
Cerchiamo di non lasciarci sfuggire l' occasione di consolidare gli orientamenti europei in materia di occupazione e di avviare un processo teso a garantire la creazione di posti di lavoro di qualità e un' efficace sicurezza sociale.
<P>
<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="DA" NAME="Jensen">
Signor Presidente, la politica dell' occupazione è una questione nazionale e deve continuare ad esserlo.
Perciò, noi del gruppo ELDR riteniamo che il pacchetto sull' occupazione costituisca una valida soluzione al problema di conciliare il principio di sussidiarietà con il tentativo di garantire il coordinamento della politica in materia di occupazione.
Le relazioni dei paesi membri sull' approccio da loro adottato per rispettare gli orientamenti non solo spiegano come essi operano singolarmente, ma offrono anche spunti di ispirazione reciproca, perché i paesi imparino gli uni dai risultati positivi degli altri.
Tuttavia, l' articolazione concreta della politica occupazionale è unicamente una questione di competenza del singolo paese membro.
Infatti, gran parte della politica dell' occupazione e del mercato del lavoro rientra nelle competenze locali.
<P>
Dall' altra parte, il successo della politica dell' occupazione è fondamentale per un sano sviluppo delle finanze pubbliche, ed è certamente ragionevole considerare il pacchetto per l' occupazione e la cooperazione macroeconomica in un contesto comunitario.
Il gruppo dei liberali tuttavia non è d' accordo sul fatto che gli orientamenti di politica occupazionale prevedano che i paesi organizzino l' impegno in campo occupazionale secondo un dato modello che utilizza obiettivi numerici rigidi.
I singoli paesi stabiliscono direttamente le priorità della propria politica occupazionale, e a questo proposito noi del gruppo ELDR siamo molto soddisfatti, poiché in questi anni la politica occupazionale liberale, che attribuisce grande importanza all' introduzione di corretti incentivi alla politica fiscale o sociale, sta ottenendo buoni esiti nella maggior parte dei paesi membri.
<P>
Nei paesi dell' Unione europea la cooperazione tra le parti sociali - il dialogo sociale - segue modelli molto diversi, caratterizzati da tradizioni e culture diverse: queste differenze devono essere rispettate.
E' inoltre necessario garantire che il dialogo tra i governi e le parti sociali non metta in secondo piano il processo democratico nei parlamenti nazionali né in seno al Parlamento europeo.
<P>
Infine vorrei aggiungere che la Commissione, nella relazione sull' occupazione, ha fornito raccomandazioni ai singoli paesi.
Tale approccio non è privo di implicazioni problematiche, ed è molto importante che la Commissione precisi con chiarezza quali sono le basi a partire dalle quali elabora le proprie raccomandazioni.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="SV" NAME="Schmid, Herman">
Signor Presidente, la disoccupazione rappresenta certo uno dei più gravi problemi d' Europa.
Sebbene la politica macroeconomica sia ovviamente il fattore più determinante, è indispensabile anche un'attiva politica del lavoro.
Al pari di altri sistemi complessi, neppure il mercato del lavoro è in grado di autogestirsi: deve invece essere regolamentato e diretto dall' esterno.
Resta da chiarire in che modo.
<P>
Il mercato del lavoro nei vari paesi europei presenta notevoli differenze, e le possibilità di regolamentazione e controllo sono assai disuguali.
In alcuni paesi, il grado di sindacalizzazione è elevato: lì, le parti sociali stesse possono svolgere il ruolo di protagonisti.
In altri paesi invece sono lo Stato e gli uffici di collocamento a ricoprire il ruolo principale.
Forse, per il futuro mercato del lavoro dovremmo ipotizzare anche un rafforzamento dei diritti del singolo lavoratore.
<P>
Nell' elaborare i loro programmi e orientamenti in materia di occupazione, la Commissione e il Consiglio devono tener conto di tutte queste differenze nazionali.
Possono essere istituiti obiettivi comuni, ma le modalità per realizzarli debbono variare in funzione delle realtà nazionali e regionali.
L' elemento assolutamente fondamentale è che i vari soggetti a livello nazionale, regionale e locale abbiano la volontà di partecipare con spirito costruttivo.
Ecco perché non possono giungere diktat da Bruxelles: occorre invece ascoltare i soggetti a livello locale e favorire il dialogo.
Mi pare quindi positivo che la Commissione abbia ora iniziato a sottolineare con vigore l' importanza della creazione di posti di lavoro sul piano locale.
Constato con soddisfazione che uno dei principali temi della employment week, in svolgimento proprio ora, è l' importanza dell' iniziativa locale: è infatti uno degli argomenti più importanti di questa conferenza.
<P>
Se si vuole che il processo di Lussemburgo funzioni, a tale scopo sarà determinante la cooperazione fra soggetti a livello locale, regionale, nazionale ed europeo.
A questo proposito, ritengo che occorra perfezionare la pianificazione e gli strumenti.
La relazione Menrad rappresenta un utile passo in quella direzione, anche se a mio avviso essa accetta, in linea di massima, gli attuali meccanismi di pianificazione.
In futuro il Parlamento dovrà mostrarsi più determinato nelle sue proposte e nelle sue iniziative.
Personalmente ritengo che la filosofia della convergenza debba cedere il posto all'interesse per la varietà, la molteplicità, la sperimentazione e la mobilitazione locale.
I lavoratori non dovranno essere astrattamente considerati alla stregua di forza lavoro, ma piuttosto come partecipanti attivi che i processi di pianificazione dovranno sostenere e rafforzare.
E' questo un aspetto più importante di qualsiasi disposizione dettagliata nel testo degli orientamenti.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Signor Presidente, l' entrata in vigore del Trattato di Amsterdam lo scorso 1º maggio 1999 ha fatto sì che all' attuazione di una politica comune per l' occupazione venisse prestata maggiore attenzione.
Nella creazione di nuovi posti di lavoro, l' aspetto cruciale deve essere la necessità di garantire un' equa ripartizione delle opportunità occupazionali in ciascuno Stato membro mediante il processo di decentramento e regionalizzazione.
Ciò è più che corretto e opportuno visto che 11 paesi su 15 hanno aderito alla moneta unica europea.
Va anche considerato il fatto che, nel quadro del funzionamento del mercato interno, esistono ancora molti problemi sociali che colpiscono le zone urbane e rurali dell' Europa e, indubbiamente, del mio paese, l' Irlanda.
<P>
Nell' UE la disoccupazione è in calo e in Irlanda interessa solo poco più del 6 percento della popolazione.
Tuttavia, le persone prive di qualifiche, che cercano di entrare nel mercato del lavoro, hanno poche chance di trovare un' occupazione redditizia, a meno che non imparino un nuovo mestiere o una diversa prassi lavorativa.
I governi nazionali degli Stati membri devono anche tener conto delle disposizioni delle nuove normative del Fondo sociale europeo, le quali assicureranno essenzialmente che gli Stati membri sostengano i programmi che si occupano del carattere mutevole delle prassi lavorative, nonché dell' esigenza di promuovere l' imprenditorialità e di sostenere i progetti locali per la creazione di posti di lavoro.
Quest' ultimo punto è particolarmente importante per me e per i miei elettori nella provincia di Leinster.
Le iniziative locali per la creazione di posti di lavoro vanno sostenute dagli Stati membri a livello nazionale ed europeo.
Le comunità locali, che operano nei settori pubblico e privato e nel volontariato, devono far convergere le proprie capacità nello sforzo di creare occupazione nel settore delle piccole e medie imprese nei rispettivi campi.
Ecco perché, oggi come ieri, sostengo l' iniziativa LEADER e il nuovo programma dell'UE, EQUAL, per la creazione di posti di lavoro.
Ciò rientra nel decentramento dell' attuazione di iniziative comunitarie e nazionali in tale campo.
<P>
L' Unione e gli Stati membri devono attuare programmi che tengano conto del carattere mutevole dell' occupazione nelle aree urbane e rurali.
Ciò significa che vanno affrontate le difficoltà che impediscono agli uomini - e soprattutto alle donne - di trovare un' occupazione sul mercato del lavoro, specie nelle aree rurali.
<P>
Un simile problema è correlato alla necessità di garantire apposite strutture per l' infanzia alle donne che trovano lavoro nelle regioni rurali del mio paese e del resto d'Europa.
Dal un punto di vista dell' Irlanada, esprimo apprezzamento per il Libro bianco sullo sviluppo rurale, pubblicato di recente dal governo, il quale riconosce pienamente l' esigenza di un programma strategico se si vogliono creare più posti di lavoro nelle piccole e medie imprese delle regioni rurali irlandesi.
Ciò è strettamente collegato con la necessità di creare d' ora in poi maggiori strutture per l' infanzia, che sono ancora inesistenti.
La mancanza di siffatte strutture costituisce un vero e proprio ostacolo all' ingresso delle donne nel mondo del lavoro.
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, la politica per l' occupazione è un campo in cui l' Unione europea non elabora una normativa vincolante.
E così dev' essere.
Il grave problema della disoccupazione dev' essere oggetto di un approccio che assicuri effetti ottimali.
Pertanto la politica dev' essere tagliata su misura, in modo da tener conto delle esigenze del mercato del lavoro locale e regionale.
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Per realizzare tale approccio occorre che gli orientamenti abbiano carattere globale, per lasciare agli Stati membri sufficiente libertà politica.
I programmi della Commissione, tesi a verificare con maggiore attenzione gli sforzi e i risultati politici a livello nazionale, sono animati da un valido intento, ma probabilmente otterranno l' effetto contrario. Ciò avverrà di sicuro se si adotterà un approccio quantitativo, basato sul computo del numero di misure, di provvedimenti di sostegno e di progetti a favore dell' occupazione.
Un simile calcolo non suggerisce nulla in merito alla portata, alla qualità e all' inventività delle misure in materia di occupazione.
La reciproca peer pressure tra Stati membri sortisce un migliore effetto se attuata attraverso la concertazione sui contenuti, lo scambio di buone prassi e raccomandazioni mirate che vanno ad effettivo beneficio degli Stati membri.
<P>
Chiedo al rappresentante del Consiglio di illustrarci quale sia il rapporto tra gli orientamenti e le altre politiche comunitarie.
Poco prima dell' estate il Consiglio ha respinto una normativa volta ad aumentare la pressione fiscale sul consumo di energia e a trasferirla sul lavoro.
Negli orientamenti in esame invece, la raccomandazione n. 14 invita gli Stati membri ad agire in tal senso.
Qual è il motivo di questo approccio contraddittorio?
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Infine, mi compiaccio della spinta a favore di una politica più attenta alle esigenze delle famiglie, tenuto conto delle tendenze individualistiche presenti nella società moderna.
Nel contempo temo che tutto ciò continuerà ad essere inutile finché nella nostra cultura predominerà l' idea che un essere umano ha un valore soltanto se ha un posto di lavoro remunerato.
Proprio l' economizzazione della società e l' introduzione degli effetti di mercato in quasi tutti i settori sociali si riflettono in un atteggiamento molto negativo nei confronti delle famiglie e mettono a dura prova lo spirito umanitario.
Chiedo alla Commissione e agli Stati membri di rivedere radicalmente la politica che finora hanno portato avanti.
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<SPEAKER ID=21 NAME="Cappato">
Signor Presidente, noi siamo chiamati a discutere sulla proposta di istituire un comitato per l'occupazione.
Spesso le istituzioni di comitati, in realtà, sono soluzioni che vengono adottate proprio quando non si vuole affrontare un problema o non si hanno la capacità, il potere, la base giuridica per affrontarlo.
Io credo che questo sia, in realtà, il primo problema che abbiamo di fronte, il problema cioè di chi decide in materia di politiche per l'occupazione.
Abbiamo già detto che a Colonia il Parlamento europeo è stato tenuto quasi completamente fuori; io credo che, almeno, visto che già le politiche a livello europeo in materia di occupazione sono politiche di suggerimento, di indicazione, di spinta di coordinamento tra gli Stati membri quindi non c'è un vero e proprio potere effettivo e decisionale, ciò che credo sia una cosa, tutto sommato, positiva in nome del principio di sussidiarietà, bensì un potere alquanto limitato il Parlamento dovrebbe essere pienamente coinvolto.
Un comitato, invece, un comitato apolitico rischia, appunto, di essere una camera di compensazione dove si cerca di togliere la drammaticità del dibattito, di trovare alternative politiche che esistono in nome di un consenso, appunto, neutro e apolitico, che in materia di occupazione credo non sia possibile trovare.
<P>
Il sistema dei comitati, della concertazione e del dialogo sociale non deve diventare sostitutivo delle prerogative parlamentari.
Non lo deve diventare a livello europeo ma non lo deve diventare, ovviamente, neanche a livello nazionale perché quando c'è il dialogo sociale che in realtà consiste nel dialogo tra i grandi sindacati dei lavoratori, spesso dei settori più tradizionali dell'economia, e la grande impresa sono spesso dei dialoghi, delle cooperazioni, delle concertazioni che hanno il risultato di escludere chi oggi resta a margine dei sistemi economici europei, cioè i disoccupati, gli immigrati, i condannati, appunto, a restare fuori dal sistema degli insider, quelli che si trovano fuori dal sistema del lavoro garantito.
E, infatti, c'è un grande assente nelle indicazioni sulle politiche in materia di occupazione, e questo grande assente è l'immigrazione.
Noi dovremmo in realtà, come Unione europea e come Stati membri, avere il coraggio di chiedere e di promuovere l'ingresso di centinaia di migliaia di persone che, oggi, soltanto venendo dall'esterno dell'Unione europea possono coprire i lavori a più alto tasso di innovazione, perché non è soltanto la formazione della manodopera, della forza lavoro attualmente esistente all'interno dell'Unione europea che lo può fare.
Una politica quindi coraggiosa e attiva in materia di occupazione e di immigrazione è quello che può aiutare l'occupazione all'interno dell'Unione europea.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Comunicazione del Presidente
<SPEAKER ID=22 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=23 NAME="Turco">
Signor Presidente, la risposta all'indagine da lei promossa sul documento che non coincideva con quanto era stato concordato mi appare un tantino burocratica, nel senso che il problema che era stato sollevato riguardava un documento che era stato sostituito all'insaputa di alcuni sottoscrittori.
Questo era il tema, quindi la risposta non è per niente attinente al problema sollevato.
<P>
<SPEAKER ID=24 NAME="Presidente">
Non riapriamo adesso il dibattito dell'altro giorno: la risposta è la risposta che ho riassunto, che ricorda i termini dell'indagine che avevo proposto e che tutti avevano accolto, che è stata svolta dal Segretariato generale e che ha dato questa conclusione.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="FR" NAME="Flautre">
Signor Presidente, il testo che è stato presentato ai membri dell' Assemblea come un compromesso è o non è lo stesso che i gruppi politici hanno firmato?
La risposta è no.
Da parte mia, reputo oltremodo pericoloso che la Presidenza avalli siffatte pratiche che suscitano sospetti sulla credibilità della democrazia nei servizi.
<P>
<SPEAKER ID=26 NAME="Presidente">
Respingo questa sua valutazione, onorevole Flautre, e la prego di leggere il testo della lettera che mi è stata fornita da parte del Segretariato generale.
Lei la può vedere, così come tutti gli altri colleghi e, di conseguenza, questa sua ultima considerazione sarà sicuramente ripensata.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Occupazione (proseguimento)
<SPEAKER ID=27 NAME="Cocilovo">
Signor Presidente, vorrei anch'io esprimere il mio apprezzamento per l'ottimo lavoro fatto dal relatore su un tema molto difficile e in condizioni non facili.
<P>
Che il tema sia difficile è dimostrato da due circostanze: un accordo pressoché generale comune sull'urgenza e sull'importanza di adottare efficaci politiche per lottare contro la disoccupazione e perché questo avvenga all'interno di un quadro in cui il necessario sostegno per un processo economico positivo salvaguardi coesione sociale e modello sociale europeo.
<P>
Che le condizioni siano complicate è dimostrato dal fatto che tutto il nostro accordo e la nostra convergenza su questi obiettivi spesso corre il rischio di franare, poi, quando si tratta di individuare anche le terapie, le strategie d'azione.
Mi concentrerò allora sulle cose che ritengo possano essere rafforzate in futuro e possano costituire uno degli elementi di attenzione per il nostro dibattito.
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In primo luogo: ritengo che il nostro intervento, l'intervento comune delle Istituzioni comunitarie dei paesi membri, sul versante delle politiche dell'offerta per incrementare occupazione sia importante ma non sia sufficiente; mi pare insufficiente il coordinamento fra le politiche per il lavoro, per l'occupazione, per il governo al mercato del lavoro e le politiche che incidono sui fattori strutturali e nel quadro macroeconomico; mi pare insufficiente il livello di strutturazione, di investimento su efficaci Istituzioni comunitarie in grado di governare questi processi a cui non è sufficiente il solo rispetto delle competenze, delle prerogative degli Stati nazionali.
Denoto, a questo riguardo, solo un limite per i colleghi che, invece, mostrano sempre e soprattutto questa sensibilità.
Noi consideriamo la disoccupazione un male da combattere, non certamente una circostanza da sfruttare anche nella competizione fra sistemi­paese e sistemi produttivi per una competizione strumentale e fondata sul dumping sociale.
Io non ho mai compreso fino in fondo che cosa si intenda dire quando ci si riferisce ad un'occupazione a contenuto sociale, ma so senz'altro, d'altra parte, che non è possibile una prospettiva di valorizzazione dell'occupazione fondata sulla riduzione di fondamentali tutele e di fondamentali obiettivi di coesione sociale.
<P>
Infine, sul versante delle politiche attive del mercato del lavoro, della formazione, della riqualificazione, tutte direttrici importanti, mi pare insufficiente il livello di convergenza anche su misuratori credibili dell'efficacia di queste politiche all'interno dei Piani nazionali per l'occupazione, su cui la dimensione delle Istituzioni comunitarie è comunque impegnata a verifiche di successo e di risultato.
Quando si abbandonano politiche risarcitorie e politiche passive a favore di politiche attive, non ci possiamo accontentare di un uso disinvolto delle parole: contano i fatti per la qualificazione, per la formazione e per la riqualificazione.
Quando sono in discussione sofferenze di milioni di persone, le statistiche sono spesso un inganno.
Non possiamo consentire che vengano usate come alle volte gli ubriachi usano i lampioni: per appoggiarsi e non cadere quando si barcolla, anziché per fare luce sulla strada che si vuole percorrere.
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="SV" NAME="Andersson">
Signor Presidente, la cooperazione in materia di politica economica all' interno dell' Unione si è rafforzata.
L' UEM è stata un successo nella misura in cui, dopo che gli Stati membri hanno stabilito obiettivi comuni in materia di inflazione, tassi e deficit di bilancio, si è dimostrato che proprio questa forma di coordinamento ha permesso il raggiungimento di tali obiettivi.
Ora il tasso di inflazione è basso, i tassi di interesse sono bassi, il deficit di bilancio è basso o addirittura nullo.
Eppure, questa cooperazione in ambito economico è troppo unilaterale.
Ecco perché noi abbiamo fatto pressioni per una cooperazione anche in ambito occupazionale, alla quale attribuire pari importanza rispetto alla cooperazione in ambito economico.
Ciò è stato reso possibile dal Trattato di Amsterdam e dall' avvio del processo di Lussemburgo.
<P>
Sono ora al nostro esame gli orientamenti per il prossimo anno.
Bene ha fatto la Commissione a basare questi orientamenti su quelli dell' anno precedente, ed è vero che non è opportuno apportare modifiche troppo brusche da un anno all' altro.
Noi riteniamo tuttavia che sarebbe bene rafforzare la trasparenza in una serie di ambiti.
Vorrei citarne alcuni.
<P>
In primo luogo, occorre un più forte coordinamento fra la definizione degli orientamenti economici e la definizione degli orientamenti di politica occupazionale.
In secondo luogo, come ha ricordato anche la onorevole Van Lancker, occorre delineare meglio gli obiettivi in termini di incremento dell' occupazione e di calo della disoccupazione di lungo periodo.
E' fondamentale, in questi ambiti, definire gli obiettivi e dotarsi di un sistema di benchmarking per il futuro, in modo da assicurare il raggiungimento di tali obiettivi.
<P>
Desidero tuttavia soffermarmi, in particolare, sui vari sistemi di sicurezza sociale.
All' emendamento n. 1, noi affermiamo: "esorta in particolare alla definizione di una strategia di convergenza sociale in analogia con il processo di Lussemburgo per l' occupazione, con l'ausilio della quale garantire che l' obiettivo della coesione sociale rappresenti una priorità nello sviluppo di una politica economica e occupazionale" .
Non è la prima volta che noi affermiamo ciò, tant' è che questo Parlamento ha già avanzato argomentazioni analoghe in occasione della relazione Pronk.
Bene ha fatto allora il Parlamento, e bene fa a prestare il proprio sostegno ora.
L' onorevole Pronk ha detto che non sempre noi possiamo appoggiare le proposte dei socialdemocratici.
Me ne rendo conto: ma almeno si dovrebbero sostenere le proprie proposte.
Ciò che era sensato un anno fa resta tale anche oggi.
<P>
Qual è allora il legame fra lo sviluppo economico, l' occupazione e i sistemi di sicurezza sociale?
Ebbene, il legame dipende dal fatto che per incrementare l' occupazione occorre stabilità economica, e che un buon andamento occupazionale è necessario per rafforzare lo Stato sociale.
<P>
In conclusione: c' è contraddizione rispetto al principio di sussidiarietà?
La risposta è: "No!"
Se ci soffermiamo sulla strategia dell' occupazione, constatiamo che gi obiettivi sono comuni, ma che la politica viene definita a livello locale.
Lo stesso vale per la convergenza sociale.
Si stabilisce una serie di obiettivi comuni in termini di lotta alla povertà, di sostenibilità dei sistemi pensionistici, di garanzie di una buona assistenza sociale e sanitaria per tutti, ma anche in termini di sistemi atti a stimolare l' aumento dell' occupazione; non c' è contraddizione rispetto al principio di sussidiarietà.
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<SPEAKER ID=29 NAME="Sbarbati">
Signor Presidente, anch'io ringrazio il relatore per l'egregio lavoro svolto e debbo rilevare che il dato inconfutabile che ha visto scendere la disoccupazione dal 10,1 al 9,4 va senz'altro valutato positivamente, come pure va valutata positivamente la politica intrapresa dall'Unione europea in materia di occupazione con i quattro pilastri fondamentali, ai quali mi permetterei di aggiungere, comunque, la formazione linguistica e il problema dell'immigrazione.
<P>
Riteniamo anche che ci sia da valutare, in maniera più approfondita, l'istituzione di realtà, a livello comunitario, che possano efficacemente controllare e regolare questi processi.
Riteniamo anche che l'Europa possa e debba fare di più, perché l'Europa dell'euro potrà vivere se noi costruiremo un'Europa sociale, un'Europa solidale, un'Europa sicura, con politiche macroeconomiche più incisive, agganciate a riforme strutturali che stabilizzino e risanino le finanze pubbliche degli Stati.
<P>
E' vero che le politiche per l'occupazione sono politiche nazionali, ma è anche vero che esse debbono essere oggi rapportate a livello europeo, perché soltanto attraverso la concertazione e il dialogo sociale noi riusciremo a rafforzare anche il potere dello stesso Parlamento europeo in materia di politica occupazionale, che è la politica che consentirà all'Europa di avere finalmente e decisamente una fisionomia politica, oltre che economica.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="FR" NAME="Lipietz">
Signor Presidente, signora Commissario, gli orientamenti insistono a giusto titolo sull' occupabilità, vale a dire la possibilità per chi cerca lavoro di ottenere l' impiego cercato.
Tuttavia non va dimenticato che si tratta soltanto di una possibilità, e che tra questa e la realtà dell' occupazione tutto dipende dall' offerta di posti di lavoro nella società.
Gli orientamenti parlano a tal proposito di spirito d' impresa, il che è giusto; tuttavia l' imprenditoria ha bisogno, per svilupparsi, di una politica favorevole, di bassi tassi d' interesse, di un euro competitivo e, soprattutto, di sapere a quanti impieghi offerti corrisponde una data attività imprenditoriale.
Si tratta del problema fondamentale del contenuto della crescita in termini di posti di lavoro.
<P>
Si ammette che con una percentuale inferiore al 2,4 percento non si può parlare di calo della disoccupazione.
Attualmente, la Francia smentisce tale diagnosi grazie ad una politica ancora troppo prudente di riduzione dell' orario di lavoro.
Auspichiamo che tale politica venga accelerata e si estenda in modo coordinato a tutta l' Europa.
<P>
Esiste infine una forma di imprenditoria che crea un elevato numero di posti di lavoro: mi riferisco alle cooperative, alle associazioni, al terzo settore.
Questi merita uno status particolare, segnatamente dal punto di vista fiscale, e gli emendamenti che presentiamo vanno in tal senso.
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="FR" NAME="Ainardi">
Signor Presidente, signora Commissario, forse lo si può considerare un paradosso, cionondimeno, con la relazione Menrad, la disoccupazione torna alla ribalta della scena europea.
<P>
L' occupazione in Europa versa in cattive condizioni con diciassette milioni di disoccupati e sessanta milioni di poveri.
Se il tasso di occupazione nella Comunità è rimasto invariato rispetto a quello del 1994, la cosa è essenzialmente imputabile al diffondersi della precarietà.
Non ci siamo proprio!
L' Unione ha bisogno di ambizione per le proprie politiche dell' occupazione, ha bisogno di misure volontaristiche e vincolanti che rompano con le logiche distruttrici oggi all' opera.
In un momento in cui si dovrebbe investire per rispondere alle esigenze delle donne e degli uomini ed ai bisogni della società, l' affare Michelin simboleggia la dittatura della legge del denaro sull' economia e sugli individui.
<P>
I cittadini europei aspettano segnali forti da parte del Parlamento europeo.
Per essere efficaci, gli orientamenti dovrebbero pertanto integrare obiettivi quantificabili vincolanti per la creazione di posti di lavoro.
Al volgere del millennio, una riduzione dell' orario di lavoro senza riduzioni salariali, senza flessibilità né precarizzazione, è all' ordine del giorno.
L' Unione si dovrebbe battere affinché vengano stanziati fondi per l' occupazione e affinché si operi al tempo stesso un controllo dei contributi pubblici alle imprese e si persegua una politica del credito diversa, penalizzando le pratiche che distruggono posti di lavoro e favorendo quelle che ne creano.
<P>
Infine, proclamare le pari opportunità implica rifiutare qualsiasi discriminazione, in particolar modo in campo salariale, nei confronti delle donne.
<P>
Si deve riconoscere che l' onorevole Menrad ha compiuto un grosso lavoro in condizioni difficili.
La relazione contiene elementi positivi; tuttavia, benché prenda in considerazione una serie di emendamenti discussi in commissione, non è all' altezza, a mio parere, delle esigenze e delle aspettative.
E' pertanto comprensibile che il mio gruppo ed altri ripropongano qui una serie di emendamenti decisivi e il fatto che l' Assemblea ne tenga conto determinerà la reale volontà del Parlamento europeo.
<P>
<SPEAKER ID=32 NAME="Nobilia">
Signor Presidente, a nome del gruppo UEN esprimo apprezzamento per la relazione dell'onorevole Menrad.
Devo anche dire che, sebbene il lavoro svolto non determini una legge comunitaria, non è possibile ignorare l'importanza dell'espressione del Parlamento su un argomento che è definito prioritario per l'Unione, cioè la questione occupazionale.
Credo, inoltre, che la relazione dell'onorevole Menrad, integrata dai contributi che egli ha avuto la compiacenza di recepire, sia in effetti il meglio possibile nell'ambito di quelle delimitazioni che i margini dell'argomento, le competenze del Parlamento e le modalità costruttive dell'Europa potevano consentire.
Il problema occupazionale, tuttavia, non risiede solo nel pregevole lavoro che il Parlamento può e potrà fare, bensì in un ambito molto più ampio, a volte dalle competenze sovrapposte, a volte dai contenuti evanescenti.
<P>
Le indicazioni e le valutazioni del Parlamento sull'argomento sono sicuramente preziose ma, dinanzi a tale impegno, vi sono aspetti che mi paiono contrastanti.
Ieri abbiamo ascoltato le parole del Consiglio e della Commissione in ordine all'imminente avvio del dialogo macroeconomico, senza che di esso verranno resi noti così ci è stato detto pareri e indicazioni.
Ma non è tanto questo, quanto lo spirito che è emerso, piuttosto aleatorio, ricco di speranze ma senza volontà di coordinare.
Lo scopo annunciato con l'avvio della moneta unica sembra essere quello di creare fiducia nelle politiche economiche attraverso la stabilità delle politiche monetarie, dei prezzi e delle politiche di bilancio, nonché a mezzo della moderazione salariale e attraverso la flessibilità.
Eppure, oggi i dialoghi macroeconomici nazionali sono stati spostati a livello regionale; la concertazione ha investito le regioni e il territorio e la loro capacità programmatoria anche nell'uso degli strumenti strutturali e nel concepire modelli di sviluppo locale.
Non mi sembra però che il Comitato delle regioni partecipi al macrodialogo europeo, né che vi siano indicatori nella valutazione delle attuazioni degli Stati in ordine alla nascita di politiche occupazionali a livello locale, affidate spesso solo all'attivismo e alla volontà delle parti sociali.
<P>
Inoltre, un ruolo fondamentale nelle strategie occupazionali e di integrazione sociale è riservato, appunto, alle stesse parti sociali, e non vi è ancora una definizione chiara del ruolo di queste soprattutto nella loro veste di ONG.
Ma c'è di più: non può trattarsi solo di moderazione salariale e di flessibilità fine a se stessa, perché ciò snaturerebbe la natura e lo spirito dei dialoghi nazionali, il mantenimento delle protezioni sociali e tutti gli strumenti di programmazione negoziata sul territorio, sensibili non solo alla piccola e media impresa ma anche a quei settori più congeniali alla tradizione e alle caratteristiche del territorio.
Fiscalità e sicurezza non sono certo secondari, anzi sono più importanti di moderazione e flessibilità.
L'auspicio è quello dell'impostazione di un modello solo europeo più coordinato, più trasparente ma anche più determinato, dove gli Stati, nella loro diversità, non siano solo ripartiti tra forti e deboli.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="DA" NAME="Krarup">
Nella relazione della Commissione sull' occupazione, a pagina 13, si legge che il tasso di occupazione è ai massimi livelli in Danimarca e in altri due paesi.
Si tratta dei tre paesi che non fanno parte della zona dell'euro.
Tale fatto è di per sé rilevante.
Vorrei attirare l' attenzione sulla bella espressione "tasso di occupazione".
E' uno di quegli eufemismi che nascondono un problema: nella zona più ricca del mondo abbiamo 60 milioni di abitanti che vivono al di sotto della soglia della povertà, e più di 20 milioni di disoccupati.
E' rilevante e preoccupante che i paesi non facenti parte della zona dell'euro abbiano un tasso di occupazione più elevato, e se usciamo dall' Unione europea, riscontriamo un tasso di occupazione ancora più alto, in particolare in un paese a noi vicino: la Norvegia.
La causa principale di questa problematica occupazionale, di questa macchia sulla nostra società, è di natura macroeconomica.
Sono i criteri di convergenza dell' UEM che favoriscono la disoccupazione.
Quando in Danimarca abbiamo votato per il Trattato di Amsterdam, ci era stato detto che erano in atto progressi decisivi nell' ambito della lotta concreta contro la disoccupazione.
Noi non ci abbiamo mai creduto; anzi, la realtà macroeconomica rivela il contrario.
Il progetto UEM crea disoccupazione, e per quanto riguarda le politiche attive del mercato del lavoro, è evidente che esse richiedono iniziative locali e nazionali, solo per il fatto che i mercati del lavoro nei paesi dell' Unione sono organizzati in modo talmente differente tra loro che è impossibile adottare misure diverse dagli interventi generali e non vincolanti contemplati dalla presente proposta.
Si dicono tante parole, ma c' è una palese incoerenza tra le parole e la realtà.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="FR" NAME="Lang">
Signor Presidente, i dati sulla disoccupazione e sulla povertà in Europa rimangono catastrofici: sessanta milioni di poveri, 9 percento di disoccupati, 25 percento di disoccupazione giovanile.
Non lo si può proprio definire un bilancio positivo, soprattutto se si considera che il miglioramento del 1999 è in gran parte dovuto ad una ripresa congiunturale, a cui non hanno granché contribuito né i governi né l' Unione europea.
In Francia si potrebbe perfino affermare che la creazione di posti di lavoro nel commercio avviene malgrado la politica del governo.
<P>
A dire il vero, non si può fare a meno di pensare, leggendo le due relazioni dell' onorevole Menrad, che l' Unione europea vuole atteggiarsi a soccorritore allorquando è proprio la sua politica ad essere in larga misura responsabile delle condizioni sociali in cui versano decine di milioni di europei.
A seguito del Trattato di Amsterdam, Bruxelles dispone ufficialmente, pienamente e legalmente di un nuovo spazio per nuocere in campo sociale e occupazionale.
Non si ribadirà mai abbastanza che sono proprio le sue politiche ultraliberiste all' interno ed ultramondialistiche all' esterno ed il suo culto dell' apertura delle frontiere e del dio mercato che hanno ridotto le economie degli Stati membri allo stato attuale.
<P>
Alcuni orientamenti presentati dalla Commissione possono sembrare positivi.
Vi si trovano anche, a sorpresa, alcune proposte sensate per una politica familiare su base volontaristica.
Tuttavia tali buone idee si fermano all' inizio del capitolo mentre un esame delle singole misure rivela la reale natura dell' azione dell' Unione in materia occupazionale.
Si tratta soltanto di un pretesto per estendere le competenze di Bruxelles in campi in cui il suo intervento non potrà che nuocere: tutela sociale, pensione, politica salariale, fiscalità.
Non ci verrà risparmiato nulla: armonizzazione, unificazione delle legislazioni, allineamento sociale al ribasso.
Ci aspettano impieghi sempre più precari, degrado delle condizioni di lavoro e regresso sociale generalizzato.
E' proprio giunta l' ora di cambiare politica.
<P>
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="EN" NAME="Bushill-Matthews">
Nell'esprimere vivo apprezzamento per la relazione e per i messaggi che ci invia, desidero associarmi ai colleghi e congratularmi con l' onorevole Menrad per la qualità della sua relazione.
<P>
I conservatori britannici condividono il timore espresso da più parti in Aula per il fatto che l' alto tasso di disoccupazione nell' intera Unione rappresenta un grosso problema e che una sua riduzione deve costituire una priorità.
Nello specifico apprezziamo i riferimenti alle pari opportunità anche per i disoccupati vecchi e giovani, nonché alla necessità di promuovere il lavoro per i disabili.
Giudichiamo positivamente i commenti della commissione per i problemi economici e monetari, secondo cui la necessità di ridurre i costi amministrativi, le imposte e gli oneri gravanti sulle PMI va sottolineata con forza, poiché tali oneri costituiscono uno dei maggiori ostacoli alla crescita dell' occupazione.
Esprimiamo apprezzamento anche per l' appello a rivedere il sistema tributario e a ridurre gli oneri fiscali e previdenziali e la burocrazia, che fanno aumentare la disoccupazione e gravano sull' occupazione.
<P>
Non accettiamo però una conclusione fondamentale relativa alla moneta unica, ovvero che sarebbe ormai un dato di fatto che la realizzazione dell' UEM favorirebbe il giusto clima per la creazione di posti di lavoro.
Non è così e l' esperimento è appena stato avviato; inoltre, le nostre posizioni sulla moneta unica sono ben note.
<P>
Infine, non accettiamo l' idea che spetti all' UE stabilire per gli Stati membri le disposizioni normative in una materia così importante come la disoccupazione. Consideriamo davvero infauste alcune affermazioni fatte stamani dalla parte opposta dell' Aula, secondo le quali gli orientamenti andrebbero rafforzati o resi vincolanti.
Problemi diversi in Stati membri diversi impongono soluzioni nazionali differenti, al fine di favorire il giusto clima che permetta alle imprese di creare occupazione.
Pertanto, se e quando gli orientamenti diventeranno legge, stabilendo così il da farsi per i governi nazionali, noi li contrasteremo.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="ES" NAME="Cercas">
Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, credo sia d' uopo iniziare questo breve intervento nel dibattito sugli orientamenti per l' occupazione esprimendo soddisfazione per tutti i buoni risultati della realtà europea, ed apprezzando il lavoro di chi ha profuso i maggiori sforzi per far sì che, alla fine, si possa avere un processo di coordinamento in materia di occupazione, come previsto dall' articolo 128 del Trattato di Amsterdam.
<P>
Nel contempo, tuttavia, vorrei esprimere non solo soddisfazione, ma anche preoccupazione per l' ambiguità ravvisabile, a mio parere, in detto progetto e processo.
Oltre all' ovvia importanza che l' Unione annoveri, tra i suoi obiettivi, un alto livello di occupazione e protezione sociale, dai dati possiamo arguire che esiste un grande divario tra i contributi dati e le necessità di coloro che, nell' ambito famigliare o personalmente, sono colpiti dal flagello della disoccupazione.
<P>
Considero insufficiente il processo non perché io sia così ingenuo da credere che sia facile da realizzare, o così puerile da chiedere alla Commissione e al Consiglio di prefiggersi obiettivi al di fuori delle loro possibilità.
Onorevoli colleghi, lo ritengo insufficiente perché continuiamo a trattare il problema come se fosse di natura congiunturale: al contrario, l' Europa sta affrontando un problema strutturale di dimensioni storiche, frutto del cambiamento delle modalità di produzione, frutto di un incremento della produttività del lavoro che fa sì che l' aumento del prodotto e della ricchezza non sia accompagnato da un incremento del numero degli occupati, ma se lo distribuiscano invece le imprese e coloro che hanno già un posto di lavoro, escludendo le categorie più deboli: donne, giovani privi di una qualifica professionale e disoccupati di lungo periodo.
In definitiva, continuiamo in fondo a illuderci che il mercato possa risolvere un problema che invece, lungi dall' essere di natura congiunturale, dipende dal nostro stesso modello sociale e pertanto non può essere risolto dal mercato.
<P>
Approfitto dei pochi secondi che mi restano per ringraziare la signora Commissaria di essere qui presente e per raccomandarle di verificare attentamente le cifre fornite dai governi, in primo luogo per accertare l' esattezza in secondo luogo, per evitare che i governi continuino a citare come risultato di politiche attive l' apporto derivante dalle imposte sull' occupazione o dai contributi sociali.
Malgrado non abbia il tempo per illustrarlo, vediamo che nelle relazioni dei governi si citano i dati relativi allo sviluppo delle politiche attive, le quali sono però finanziate con imposte sul lavoro e con i contributi sociali.
Credo quindi che la Commissione dovrebbe stare più attenta, cercando di evitare che le diano ad intendere lucciole per lanterne, affinché nel 2000 possiamo finalmente disporre di criteri e livelli per misurare, sul piano qualitativo oltre che quantitativo, i nostri obiettivi, mezzi e risultati.
Solo così la strategia europea per l' occupazione andrà al di là della semplice propaganda in taluni Stati membri.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="FR" NAME="Ducarme">
Signor Presidente, ritengo che la relazione sia interessante e che, presumibilmente, le proposte saranno approvate a grande maggioranza dal Parlamento. Tuttavia, al di là di quanto esposto dalla Commissione che, a mio parere, si limita semplicemente a riprendere la procedura di Lussemburgo, una domanda sorge spontanea: perché la relazione Monti non si trova al centro dell' attenzione benché dimostri in modo inequivocabile che la mancanza di convergenza sociale e di convergenza fiscale comporta costi in termini occupazionali in tutti i paesi dell' Unione?
<P>
Il messaggio che vorrei trasmettere alla signora Commissario è il seguente: non atteniamoci semplicemente al canovaccio che ci viene presentato, con un affievolimento dell' interesse per l' occupazione.
Ritorniamo all' essenziale e prendiamo atto che non è possibile avere una migliore politica per l' occupazione se, superando lo stadio della convergenza economica e monetaria, non si vuole realizzare una piena convergenza sociale e fiscale con norme comuni per tutti i paesi dell' Unione.
<P>
Mi aspetto proposte in tal senso da parte della nuova Commissione, perché, signor Presidente, solo allora sarà raggiunto l' obiettivo sociale dell' Unione, cioè una maggiore ricchezza sociale ed un' occupazione che non si fonda su misure parziali bensì sullo sviluppo economico e su imprese pienamente redditizie ed affidabili.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="NL" NAME="Bouwman">
Signor Presidente, riallacciandomi a quanto affermato dalla onorevole Van Lancker desidero formulare alcune osservazioni in merito alla modernizzazione dell' organizzazione del lavoro, ossia al miglioramento dei posti di lavoro.
<P>
I risultati ottenuti dai Piani d' azione nazionali nella modernizzazione dell' organizzazione del lavoro sono deludenti.
Ciò riguarda in parte la partecipazione e la consultazione dei lavoratori e in parte le nuove forme e gli orari di lavoro.
Il vecchio Libro verde sulla modernizzazione dell' organizzazione del lavoro ha rappresentato uno stimolo per sconfiggere un' organizzazione del lavoro di stampo terroristico, ma praticamente non ha avuto seguito.
<P>
Come emerge dalla relazione, sembra che in alcuni paesi la modesta percentuale di occupati fra le persone di età superiore ai 55 anni e fra le donne - basta pensare alla disuguaglianza tra uomini e donne - sia associato ad un tasso relativamente basso di disoccupazione.
L' idea che si ha del lavoro in relazione allo stress e a tutti gli altri fenomeni ad esso collegati è estremamente negativa.
Alla luce di tale situazione l' orientamento 16 concernente la modernizzazione dell' organizzazione del lavoro è molto debole e probabilmente lascia troppo spazio all' iniziativa delle parti sociali europee - ossia i datori di lavoro.
<P>
Se neppure la prossima serie di Piani nazionali permetterà di registrare dei progressi, a nostro giudizio bisognerà adottare misure più decise.
Invito la Commissione a rivolgere maggiore attenzione alla qualità del lavoro e a non considerare soltanto la quantità dei posti di lavoro.
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<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="DE" NAME="Brie">
Signor Presidente, la mia valutazione è più differenziata.
Ad esempio, giudico in maniera positiva le affermazioni relative al potenziamento delle iniziative regionali e locali a favore dell' occupazione, e la maggiore enfasi posta sulle pari opportunità per le donne, previste dalla politica per l' occupazione, pur ritenendo che sia giustificata la critica mossa dalla collega Theorin.
Cionondimeno, considero insufficienti le posizioni di partenza.
Ciascuno di noi conta tra i suoi elettori molti disoccupati; sarebbe stato quindi nostro dovere respingere l' immagine distorta offerta dalla Commissione secondo cui i disoccupati dovrebbero ricevere nuovi stimoli per adoperarsi a trovare un lavoro o a partecipare alle misure collegate alla politica occupazionale, grazie ad un' ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro e ad imposizioni sociali.
Ritengo che la disoccupazione di massa sia dovuta soprattutto a cause strutturali e connesse alla politica sociale.
Il richiamo generico ai posti di lavoro nel settore dei servizi che vengono offerti negli Stati Uniti evidenzia il problema: tutti sanno che nella maggior parte dei casi si tratta di posti di lavoro sottoremunerati e non inquadrati in un sistema di sicurezza sociale.
Chi si ispira all' esempio degli Stati Uniti accetta o addirittura propugna la distruzione dello stato sociale europeo.
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Inoltre lamento l' assenza, ormai di moda, di un pensiero economico.
Se i mercati finanziari risulteranno più redditizi degli investimenti economici, il problema della disoccupazione rimarrà irrisolto.
Invito pertanto i colleghi ad appoggiare l' emendamento a tale riguardo.
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<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="FR" NAME="Hermange">
Signor Presidente, vorrei a mia volta congratularmi con il relatore per l' ottimo risultato, e ringraziare anche il personale amministrativo della commissione per l'occupazione e gli affari sociali che, tenuto conto delle condizioni in cui si è dovuto operare, sono rimasti a lavorare fino a tarda sera.
Grazie alle proposte costruttive per le politiche occupazionali degli Stati membri per l' anno 2000, proposte fondate su una corretta analisi del rapporto congiunto sull' occupazione, la relazione dell' onorevole Menrad traccia la strada da percorrere affinché l' Europa valorizzi in modo ottimale il proprio straordinario capitale umano.
E' importante, anche in tale ambito, che si menzioni l' aspetto demografico, tant' è vero che un continente che invecchia è anche un continente che si suicida sul piano economico.
La relazione in esame trova una perfetta collocazione nel processo di Lussemburgo - che, da parte mia, avrei preferito corredato di obiettivi quantitativi - e si inquadra anche nella volontà di conoscere il bilancio, proposto dalla Commissione, dei Piani d' azione nazionali annuali per l' occupazione.
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A tal proposito, condivido il punto di vista del relatore che insiste sulla necessità che il Parlamento europeo supervisioni, insieme alla Commissione, l' attuazione delle iniziative europee per l' occupazione negli Stati membri.
E' indispensabile che si possa svolgere un dibattito pubblico trasparente e democratico e sono sicura che se c' è stato il processo di Lussemburgo, lo si deve anche al fatto che il Parlamento è servito di sprone in tale ambito.
Tuttavia, mi sembra molto importante che tale strategia, che inizia a portare i suoi frutti, non venga vanificata da misure rigide e inadatte agli interessi delle imprese e dei lavoratori.
Ieri i deputati francesi hanno avuto un incontro con gli industriali francesi a cui hanno ribadito che non vogliamo che misure rigide ed inadatte vadano ad interrompere il processo a favore dell' occupazione.
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In secondo luogo, vorrei insistere, nel quadro di tale politica, sul ruolo del dialogo sociale che deve essere rinnovato.

La partecipazione dei lavoratori alle decisioni che li interessano da vicino è indispensabile, e se all' epoca Schweitzer, il presidente della Renault, avesse consultato il comitato consultivo europeo, proposto e creato dalla nostra Assemblea, probabilmente non ci sarebbe stata Vilvorde e forse non ci sarebbe stato neanche il caso Michelin. Inoltre, la partecipazione volontaria dei dipendenti al capitale della loro impresa è parimenti auspicabile ed urgente - così come afferma il relatore nell' emendamento n.
12 agli orientamenti per l' occupazione - per due ordini di ragioni. Innanzitutto per motivi finanziari afferenti alla necessità di aumentare i capitali propri delle imprese per resistere ai diktat dei grandi fondi d' investimento e salvaguardare l' occupazione; ma anche per motivi che attengono alla sfera umana, in quanto l' evoluzione dei futuri posti di lavoro richiederà un livello di formazione sempre maggiore ed un impegno personale che solo la partecipazione valorizza ed incentiva in maniera avveduta
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<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="DE" NAME="Weiler">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, anch' io ringrazio l' onorevole Menrad.
La sua relazione rappresenta un' utile base che - vogliamo sottolinearlo - è stata ulteriormente migliorata dalla nostra relatrice ombra, onorevole Van Lancker.
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Desidero ricordare ai liberali che hanno preso la parola che con la loro tesi, secondo cui in Europa non c' è bisogno di una politica per l' occupazione, sono in ritardo di cinque anni, in quanto tale politica ha già dimostrato la propria validità.
Le analisi evidenziano che gli Stati membri hanno adottato molte preziose iniziative che prendono più sul serio il problema della qualificazione e della formazione continua dei lavoratori, e che, grazie alla suddetta politica per l' occupazione, sono stati creati nuovi posti di lavoro soprattutto, lo sottolineo per l' onorevole Brie, nel settore dei servizi.
La nostra commissione non vuole nuovi posti di lavoro nel settore dei servizi che, come negli Stati Uniti, garantiscono un reddito inferiore alla soglia di povertà, ma impieghi di qualità nel suddetto comparto che siano collegati anche al settore produttivo.
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Vanno certo mosse critiche alla politica fin qui attuata, in particolare alle azioni portate avanti dagli Stati membri.
Non c' è traccia di sostenibilità e di lotta contro l' emarginazione dei lavoratori anziani; rileviamo che in tutti gli Stati membri, persino in Svezia, le donne non godono di pari opportunità nell' ambito della vita lavorativa.
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Mi sembra che, malgrado il Patto per l' occupazione e il dialogo sociale, le aziende e il mondo economico ignorino del tutto questo problema.
E' indispensabile il loro coinvolgimento, anche a livello finanziario.
Non è possibile che siano soltanto gli Stati membri e l' Unione europea a dover reperire i fondi per la politica in materia di occupazione!
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Per riformare e modernizzare l' occupazione negli Stati membri è anche necessario il coinvolgimento delle parti sociali.
Fondamentali a tale fine sono la partecipazione e l' informazione dei lavoratori.
In tale ambito la Commissione deve rafforzare il proprio impegno, in quanto in questo settore - come abbiamo potuto vedere la scorsa settimana nel corso del dibattito sulla Michelin - resta ancora molto da fare.
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Il coinvolgimento del Parlamento nell' elaborazione degli orientamenti - su questo siamo tutti d' accordo - è indispensabile.
Imprescindibile però è anche - come ha rilevato la onorevole Van Lancker - fissare gli obiettivi vincolanti degli orientamenti.
Pertanto presenteremo i relativi emendamenti.
Onorevoli colleghi del gruppo conservatore, non riesco a capire perché non siate disposti a sostenere la proposta di stabilire obiettivi vincolanti per gli Stati membri, ad esempio quello di aumentare il tasso di occupazione o di ridurre in maniera concreta la disoccupazione nell' arco di cinque anni.
In questo modo aiutereste addirittura i Capi di governo socialisti e socialdemocratici in un modo per loro del tutto inaspettato.
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Infine ricordo, visto che il collega appartenente allo schieramento conservatore lo ha citato, che l' euro rappresenta un valido esempio anche per la politica occupazionale.
I criteri di stabilità sono stati perseguiti sia da tutti gli Stati membri sia dai paesi che intendono aderire all' Unione europea.
Anche nel campo della politica per l' occupazione abbiamo bisogno di criteri concreti.
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<SPEAKER ID=42 NAME="Cacciari">
Signor Presidente, la proposta della Commissione per gli orientamenti sulle politiche per l'occupazione per il 2000 non innova, sostanzialmente, rispetto ai precedenti documenti.
Tuttavia, contiene alcuni punti davvero centrali, in particolare per quanto concerne i sistemi di informazione e le politiche volte a facilitare il passaggio da questi al lavoro. E' giusto anche sottolineare, come fanno gli emendamenti n.
2 e n. 3 all'orientamento 1 e 2, che i fenomeni di disoccupazione di lunga durata non si possono combattere efficacemente con sovvenzioni da parte dello Stato.
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Vorrei soltanto sottolineare tre limiti che ancora dobbiamo risolvere per quanto riguarda le politiche dell'occupazione e che la proposta della Commissione non affronta adeguatamente.
Innanzitutto, troppo marginale rimane l'attenzione alla piccola e media industria, che non conosce soltanto i problemi, tipici anche della grande industria, dell'eccessivo carico fiscale.
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Inoltre, il documento non accenna neppure al ruolo di una politica del credito attiva, volta a sostenere l'impresa il sistema creditizio europeo è ancora mille leghe lontano da quello americano, a questo proposito e credo che gli impegni dell'Unione europea e degli Stati membri per riorientarlo siano stati finora assai scarsi.
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Infine, la carenza essenziale di questi documenti riguarda la definizione del ruolo delle regioni e degli enti locali in una politica attiva del lavoro.
Se si continuerà a ragionare in termini di programmazione macroeconomica e non si partirà, invece, dalla concertazione a livello locale e tra amministratori, sindacati e imprenditori nel definire concreti progetti di sviluppo fondati sulle effettive risorse, non si affronterà mai alla radice il problema dell'occupazione.
Importante, ma non ancora sufficiente, è in questo senso l'emendamento n. 15 all'orientamento 12.
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<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Jillian">
Alcuni onorevoli colleghi hanno parlato della necessità di includere, nelle politiche per l' occupazione, misure volte a prevenire le discriminazioni contro le donne.
Negli orientamenti dovremmo indicare in modo esplicito quali misure adottare, come ad esempio assegni familiari, strutture per l' infanzia e politiche per combattere le molestie sessuali.
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Dobbiamo anche esortare gli Stati membri a fare di più che non promuovere il diritto ad una pari retribuzione.
La direttiva in materia è stata adottata più di vent' anni fa, ma vi è tuttora un divario salariale del 28 percento, che impone di migliorare la formulazione degli orientamenti e di invitare gli Stati membri a adottare misure che garantiscano la parità delle retribuzioni.
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Nella relazione della Commissione sull' attuazione delle politiche per l' occupazione si afferma che gli Stati membri non sono riusciti a compiere più di uno sforzo simbolico nel risolvere le disparità fra i sessi.
Per avere una giusta politica di mainstreaming è necessario che chi elabora le politiche sappia anche attuarle in modo efficace.
Vi è dunque la necessità di maggiore formazione e consapevolezza, nonché di un migliore equilibrio tra donne e uomini nel processo decisionale.
Una ricerca appena pubblicata nel paese che io rappresento, il Galles, indica che le lavoratrici che occupano posti dirigenziali sono pochissime e che non riescono a fare carriera con la rapidità che le loro qualifiche consentirebbero.
Sappiamo che si tratta di uno scenario ben noto, che merita un' attenzione particolare negli orientamenti.
Chiedo quindi agli onorevoli colleghi di appoggiare gli emendamenti nn. 37 e 38, che vanno proprio in questa direzione.
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<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, come si può rilevare nelle relazioni sulla politica per l' occupazione degli Stati membri, gli orientamenti sull' occupazione sono rimasti in gran parte inattuati, mentre la disoccupazione - in particolare quella di lungo periodo - continua ad essere molto diffusa e a colpire soprattutto i giovani e le donne.
Ciò dimostra che, più che di varare nuovi orientamenti, c' è bisogno di modificare le politiche economico-finanziarie e monetarie.
Il principale ostacolo alla creazione di posti di lavoro di qualità e in cui i diritti siano garantiti è rappresentato dall' esistenza di un Patto di stabilità con criteri di convergenza nominale che impongono restrizioni agli investimenti pubblici e condizionano le politiche economiche e sociali.
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Pertanto occorre riformare tali politiche in modo da assegnare priorità alla fissazione di obiettivi chiari e alla realizzazione di strumenti efficaci per creare posti di lavoro duraturi e in cui i diritti siano garantiti e per ridurre in maniera significativa la disoccupazione.
Mi auguro quindi che le proposte che si muovono in tal senso vengano approvate dal Parlamento.
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<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="DE" NAME="Karas">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il bilancio consente di esercitare un controllo, che dovremmo attuare con maggiore decisione. Gli obiettivi sono costituiti da indicazioni verificabili.
Pertanto ritengo importanti entrambe le parti in cui si articola la relazione Menrad, perché vengono riconosciuti quali massime priorità della politica dell' Unione europea, da un lato, la pace e la sicurezza e, dall' altro, lo sviluppo e l' occupazione.
In considerazione della specificità della relativa politica, il bilancio e le indicazioni degli obiettivi non esimono però né gli Stati membri né le parti sociali dal loro ruolo di principali responsabili della politica per l' occupazione nei rispettivi paesi.
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Nel documento si parla di benchmarking, e desidero formulare alcune osservazioni a tale riguardo.
Parliamo di una disoccupazione di carattere essenzialmente strutturale.
Questa forma di disoccupazione è contrassegnata da diversi indicatori: costo del lavoro troppo elevato, scarsa flessibilità dell' orario di lavoro e dei curricoli professionali, insufficiente sviluppo dell' industria dei servizi, eccessiva regolamentazione da parte dello Stato e dell' apparato burocratico, scarsa velocità a livello innovativo e tempi troppo lunghi per il transfer dalla fase della scoperta scientifica alla sua applicazione nella produzione.
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Dobbiamo pertanto proseguire sulla nostra strada, innanzitutto riducendo ulteriormente l' indebitamento dei bilanci pubblici.
La maggior parte dei paesi continua a contrarre nuovi debiti per coprire quelli vecchi, svendendo il futuro, soprattutto delle generazioni più giovani.
Abbiamo bisogno di un più ampio spazio di manovra per i necessari investimenti per il futuro.
In secondo luogo, se vogliamo ridurre la disoccupazione nel lungo periodo e non limitarci ad aumentare il numero degli occupati, dobbiamo lottare contro gli indicatori strutturali e accelerare il ritmo a cui vengono introdotti i cambiamenti strutturali.
In terzo luogo, nel campo della politica della formazione, dobbiamo promuovere l' innovazione perché molti giovani, ma anche molti disoccupati di lungo periodo, non sono in grado di trovare un impiego nell' odierno mercato del lavoro con la formazione professionale di cui hanno usufruito, perché non possiedono le qualifiche necessarie per far fronte ai nuovi sviluppi tecnologici.
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In quarto luogo, dobbiamo facilitare la creazione di nuove aziende e aiutare le PMI che assicurano e creano l' 80 percento dei posti di lavoro in Europa, attraverso una politica fiscale armonizzata e coordinata ed eliminando gli ostacoli in fase di creazione di nuove imprese.
Se opereremo in base a questi orientamenti e principi, non ci limiteremo ad aumentare il numero degli occupati, bensì ridurremo l' attuale disoccupazione, com' è nostro obiettivo.
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<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="EL" NAME="Koukiadis">
Signor Presidente, il relatore onorevole Menrad ha dovuto svolgere un difficile compito e merita quindi il nostro plauso per la metodicità con cui l' ha espletato.
Il gran numero di emendamenti dimostra la preoccupazione di noi tutti di fronte al più ostico problema del mercato unico, la disoccupazione, che è strettamente legata, benché non lo si dica ufficialmente, alla stessa sorte delle nostre democrazie.
Infatti, come ci insegna la storia, le democrazie non si mantengono solo producendo ricchezza, ma presuppongono anche la sua ampia distribuzione alla stragrande maggioranza dei cittadini, il che nelle società moderne comporta la garanzia del lavoro.
<P>
Tra le interessanti raccomandazioni contenute negli emendamenti proposti vi è anche l' istituzione di statistiche comparabili e di più analitici obiettivi quantitativi di benchmarking, al fine di migliorare le valutazioni comparative.
Va però osservato che, considerando la disoccupazione una grandezza qualitativa e non solo quantitativa, si dovrebbe approfondire la quantificazione dei parametri qualitativi della occupazione relativamente al livello di reddito, all' orario di lavoro e alle particolari condizioni di lavoro.
In ultima analisi infatti, anche senza fare riferimento ai contenuti dell' occupazione, tale quantificazione in certa misura è sempre possibile.
Gli elementi qualitativi costituiscono l' anima del nostro modello sociale. In tal senso, si dovrebbe elaborare un modello della tutela minima e della percentuale di riduzione del settore sommerso.
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I progressi nel campo dell' occupazione vanno inoltre associati al genere di azioni adottate, visto che la crescita dell' occupazione, ottenuta mediante azioni adattate a modelli di imprese che tendono a sparire, costituisce una soluzione a breve termine e uno spreco di risorse.
In tal senso, l' emendamento n.
9 all' orientamento 7 va nella giusta direzione, pur non trovandosi in perfetta corrispondenza con gli emendamenti nn. 1 e 2, ove si parla del contributo della formazione professionale ad un avvio efficace nel mercato del lavoro.
Con l' emendamento in questione si aggiunge il termine di inserimento continuo nel mercato del lavoro, il che rappresenta un passo avanti.
La giusta chiave di lettura per gli Stati membri è però un' altra, poiché la maggior parte dei programmi non dovrebbe basarsi sulle azioni adottate in passato, ma su politiche volte all' acquisizione della capacità di fare.
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Un' altra osservazione concerne il settore dei servizi.
L' orientamento 13 parla giustamente della valorizzazione del settore dei servizi, in particolare di quelli legati all' industria.
Credo sia necessario un approccio più globale.
La terziarizzazione si realizza in due diversi modi: da un lato mediante la terziarizzazione di tutti i settori produttivi compresa l' agricoltura, che qui non è citata e che presuppone la cancellazione dei confini fra i vari settori, dall' altro mediante l' industrializzazione del terziario.
Il primo caso rappresenta una fonte di ricchezza e pertanto andrebbe incluso un riferimento ai servizi nell' agricoltura, mentre il secondo - come, ad esempio, per quanto riguarda banche e assicurazioni - sarà causa di disoccupazione e imporrà l' adozione di altre misure.
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<SPEAKER ID=47 NAME="Procacci">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema dell'occupazione è una questione europea, non solo degli Stati nazionali.
Riconoscere questo non significa eliminare le competenze degli Stati membri ma sostenere che, in una visione più ampia e coesa delle problematiche occupazionali, con più efficacia si può operare per affrontare una delle più grandi questioni del nostro tempo.
E' necessario dunque un equilibrio istituzionale condiviso tra obiettivi e orientamenti dell'Unione e libere scelte di Stati membri.
Il Comitato in questo senso è un primo passo, ma non è sufficiente.
<P>
Per quanto attiene agli orientamenti, vorrei soffermarmi in modo specifico su quella parte che riguarda il passaggio della scuola al lavoro.
Questo obiettivo, infatti, non si persegue soltanto con le pur lodevoli proposte contenute negli orientamenti 7 e 8.
E' apprezzabile, certo, che si riconosca nella scuola un ruolo fondamentale per sconfiggere la disoccupazione, ma manca qualsiasi riferimento alla necessità che la scuola operi nell'ambito di una pianificazione territoriale complessiva, che veda il concorso delle parti sociali, degli enti locali e del mondo imprenditoriale.
E' necessario pertanto che la Commissione faccia riferimento a questo aspetto, impegnandosi a promuovere programmi di sostegno che vadano ad incentivare tale prospettiva.
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<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, da anni il Parlamento europeo esercita notevole pressione sugli Stati membri.
Siamo stufi di assistere all' adozione di dichiarazioni d' intenti caratterizzate da contenuti molto labili invece di decisioni che comportano chiare conseguenze!
Oggi, poco prima della fine del millennio, possiamo raccogliere quanto seminato nel 1997 in occasione del Vertice di Lussemburgo sull' occupazione.
Sotto la guida dei cristianodemocratici è stato possibile convincere i soggetti politici, economici e sociali ad impegnarsi in maniera concreta nella lotta contro la disoccupazione e a favore della creazione di nuove strutture di lavoro.
La prevista pressione di gruppo ha avuto i suoi risultati.
Chi mai vuole appartenere alla schiera di coloro che non hanno svolto il compito a loro affidato?
Inoltre si è ottenuto un valore aggiunto europeo legato al fatto che gli Stati membri, ma anche le parti sociali, imparano assieme e reciprocamente a sviluppare nuovi modelli e ad attuare degli esperimenti campione.
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E' stato più che giusto incaricare l' onorevole Menrad di predisporre la relazione per il 2000.
Nell' eccellente lavoro da lui svolto e realizzato sotto l' incalzare del tempo si possono ritrovare tutte e tre le commissioni a cui appartengo; certamente la commissione per l' occupazione e gli affari sociali, la commissione per i problemi economici e monetari e, soltanto con una piccola limitazione, la commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, per la quale vale il principio che sarebbe stato meglio concentrarsi su un numero più limitato di aspetti.
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La relazione dimostra che molti progressi non sono accompagnati dalla necessaria sostenibilità.
In un caso manca il pensiero macroeconomico, in un altro l' applicazione delle riforme strutturali, in un altro ancora il coordinamento tra politica economica e occupazionale. Indubbiamente sono aumentati i provvedimenti di carattere preventivo, come l' inserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro, e le misure attive, come gli incentivi alla ricerca e alla creazione di posti di lavoro.
Ciò di cui si avverte la carenza sono valide opportunità di formazione e di riconversione professionale destinate ai giovani disoccupati.
Mancano inoltre modelli di lavoro a tempo parziale per i lavoratori più anziani che sono ancora idonei e disposti a proseguire l' attività professionale.
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Non dimentichiamoci però dei giovani che devono avere accesso all' uso di computer e Internet.
In questo campo spetta agli Stati membri trasmettere tempestivamente le necessarie conoscenze informatiche.
Non dimentichiamoci poi dei soggetti che hanno difficoltà di apprendimento e che, in base al modello della seconda opportunità, devono avere la possibilità di fruire dei nostri sistemi d' istruzione e di formazione professionale.
E' con compiacimento che notiamo che i maggiori progressi vengono registrati nel settore delle PMI con la creazione di un contesto più favorevole alla nascita di nuove imprese e con l' abolizione degli ostacoli amministrativi.
Tuttavia bisogna intervenire per quanto riguarda l' accesso al capitale di rischio e la partecipazione dei lavoratori al capitale produttivo.
Ciò significa che i quattro pilastri - capacità occupazionale, spirito imprenditoriale, capacità di adeguamento e pari opportunità - rappresentano elementi stabili della futura struttura necessaria per garantire posti di lavoro sicuri.
E' stata accolta la mia richiesta di mantenere la cadenza annuale della verifica del rispetto degli orientamenti affinché gli Stati membri non riducano il loro impegno volto a promuovere in maniera attiva l' occupazione.
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<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="FI" NAME="Kauppi">
Signor Presidente, la riforma della politica occupazionale dell'Unione iniziata nel 1997 a Lussemburgo è uno dei processi più ampi e più significativi avviati dall'Unione europea da anni.
Sebbene la responsabilità principale del progetto sia naturalmente degli Stati membri, senza un coordinamento a livello di Unione sarebbe impossibile realizzare politicamente una riforma così vasta nell'ambito del mercato comune.
V'è un effettivo bisogno di riformare la politica europea in materia di occupazione!
Le barriere maggiori persistono nelle strutture di base degli Stati membri: tasse elevate, vasti trasferimenti di reddito sociale e una rigida politica salariale incidono spesso sul tessuto sociale, intaccandolo in maniera tale che il singolo non considera più il lavoro un'alternativa vantaggiosa dal punto di vista economico.
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Esistono tuttavia le premesse per attuare il cambiamento.
La moneta unica instaura un clima estremamente favorevole per promuovere l'occupazione.
Il consolidamento del mercato interno offre gli strumenti di flessibilità necessari al mercato del lavoro e incrementa la dinamicità dell'intera economia europea.
Inoltre l' avvicinamento delle politiche economiche dei paesi dell'euro, frutto della comune politica finanziaria, consente di individuare le migliori prassi, ossia il benchmarking.
Ciò in effetti richiede la possibilità di contare su indicatori comparabili come è già emerso più volte durante il dibattito della mattinata. E siffatte prassi potrebbero essere talvolta ricercate, perché no, anche al di fuori dei confini dell'Unione europea.
<P>
Considero molto pertinente la proposta di orientamenti e sono soprattutto dell'avviso che il relatore, onorevole Menrad, abbia svolto un lavoro eccellente.
Desidero porre un accento particolare sulle misure volte a migliorare le opportunità occupazionali delle piccole e medie imprese.
E= semplicemente doveroso ridurre i costi, gli oneri fiscali e le spese amministrative.
Contemporaneamente faccio altresì riferimento all'applicazione in via sperimentale dell' IVA ridotta nel settore dei servizi che, sebbene sia stata sottoposta all'esame approfondito del Consiglio, è un'iniziativa alla quale, a parte alcune eccezioni, apparentemente gli Stati membri non intendono aderire. Almeno per quanto concerne il mio paese, la Finlandia, mi sarei augurata una soluzione differente al riguardo.
<P>
Un ulteriore problema, benché di importanza non così rilevante, è costituito dal fatto che la proposta di orientamenti per l'anno 2000 sarà oggetto di valutazione già prima di aver portato a termine - o perlomeno avviato - le misure concrete previste dai precedenti orientamenti.
Gli Stati membri hanno l'obbligo di applicare gli orientamenti nei propri piani nazionali, ma bisogna offrire loro anche l'opportunità di farlo.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="PT" NAME="Damião">
<SPEAKER ID=52 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, devo parlare dei problemi del lavoro e degli affari sociali e dell'occupazione.
Abbiamo il piacere di avere qui il Commissario Anna Diamantopoulou: io vorrei avere più tempo per poter essere ascoltato nelle mie proposte, quindi vorrei invitarla a cena, se è possibile, se gradisce la mia proposta, per parlare più dei due minuti che mi sono stati concessi.
Spero di avere la sua risposta e quindi utilizzo questi pochi secondi che mi restano per dire che ho trovato abbastanza curioso l'elenco delle proposte della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità.
<P>
(Parte dell'intervento senza microfono) Vorrei sottolineare che gli anziani e i pensionati hanno piacere di lasciare il posto di lavoro ai giovani.
Qui siamo 630 deputati: sono sicuro che molti di noi lascerebbero volentieri il posto a dei giovani deputati.
Certo, non avremo aumentato il numero dei posti di lavoro ma avremo aumentato il numero delle persone giovani che non hanno lavoro e che invece, in questo modo, avrebbero le soddisfazioni che meritano.
Vorrei dire, cioè, che gli impegni degli Stati membri debbono essere quelli di consentire agli anziani, che hanno pagato abbastanza per la pensione, di poter lasciare il lavoro ai giovani.
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="EN" NAME="Howitt">
Nel complimentarmi con l' onorevole Menrad per la sua relazione, desidero soffermarmi sull' evoluzione, o meglio sulla mancanza di progressi, in relazione all' orientamento 9 sull' occupazione, che promuove un mercato del lavoro aperto a tutti.
<P>
E' proprio quando il benessere torna a fare capolino negli Stati membri di tutta l' Unione che le persone tagliate fuori dal mondo del lavoro possono e devono essere aiutate.
Se quest'aiuto non giungerà subito, le vittime dell' emarginazione sociale ne rimarranno escluse per sempre.
<P>
La Commissione europea ha ragione quando, nella sua relazione, critica la mancanza di progressi in merito al lavoro di questi gruppi svantaggiati nell' UE e quando auspica più mainstreaming nei programmi per l' occupazione in relazione alle misure volte a combattere la discriminazione.
Il Parlamento europeo fa bene a sostenere, nel suo emendamento n. 13, l' approccio globale e lo sviluppo di obiettivi comparabili, di cui parlerò tra un attimo invitando tutto il Parlamento a sostenerli.
<P>
Apprezzo gli esempi forniti dalla relazione, specie in merito al lavoro dei disabili.
Mentre nel mio paese, il Regno Unito, i sussidi sociali ai disabili sono oggetto di un acceso dibattito, stamani mi ritrovo ad esprimere apprezzamento per il nostro esempio di un nuovo patto per i disabili teso ad abbattere le barriere, fornendo consulenti personali a livello locale attraverso un sistema "a ingresso unico" , a usare in modo flessibile i bilanci per l' occupazione e la previdenza sociale a beneficio dei disabili disoccupati, e a trovare davvero un modo per aiutarli a entrare nel mondo del lavoro.
A livello europeo, però, si può fare di più.
Se è stato possibile raggiungere gli obiettivi fissati per gli Stati membri in merito ai disoccupati giovani e ai disoccupati di lungo periodo, perché non darci obiettivi simili anche per migliorare la situazione occupazionale dei disabili disoccupati?
Se la mancanza di statistiche affidabili costituisce un problema, occorre promuovere un' azione urgente per definire opportunamente i dati necessari.
In caso contrario, il Commissario potrebbe forse dirci come sia possibile valutare il grado di successo delle nostre politiche ed aiutare i disabili e i disoccupati a reintegrarsi nel mondo del lavoro.
<P>
<SPEAKER ID=54 NAME="Bodrato">
Signor Presidente, a me sembra molto corretta la relazione dell'onorevole Menrad quando affida alla modernizzazione del lavoro un ruolo fondamentale per l'aumento della produttività, per la competitività e quindi anche per l'occupazione.
Tuttavia, le conclusioni presentano alcuni limiti.
Sulla politica del lavoro e sugli standard del modello sociale europeo si svolge tra gli Stati membri una competizione che non favorisce il raggiungimento degli obiettivi che dichiariamo di voler perseguire e alle condizioni che vengono in teoria assicurate.
<P>
Quando affermiamo che la riduzione della pressione fiscale sul costo del lavoro non deve mettere in causa il risanamento delle finanze pubbliche né l'equilibrio finanziario dei sistemi di sicurezza, proponiamo una quadratura del cerchio che solo una forte crescita economica può risolvere.
In realtà, c'è una tendenza a recuperare competitività mettendo a carico dei bilanci familiari alcuni costi sociali; in questo modo però cresceranno le differenze sociali e, in qualche situazione, anche l'emarginazione e nuove povertà.
L'Europa comunque rischia soprattutto di subire, nella mondializzazione dei mercati, la concorrenza delle grandi economie che hanno investito ed investono di più nella diffusione delle tecnologie e nella ricerca, oltre che nella formazione professionale dei giovani, cioè nel futuro delle industrie tecnologicamente avanzate.
Credo che abbia quindi ragione l'onorevole Menrad quando, nelle conclusioni generali, sottolinea la necessità che la Commissione armonizzi i documenti su lineamenti fondamentali della politica economica e sugli orientamenti per l'occupazione.
Credo che il Comitato possa essere, in questa direzione, un passo molto importante.
<P>
<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signora Presidente, desidero complimentarmi con l' onorevole Menrad, ringraziandolo per il lavoro svolto.
Devo dire che ho ascoltato con attenzione e che ringrazio anche gli onorevoli Grosch e Theorin, per i pareri espressi dalle rispettive commissioni in merito al pacchetto per l' occupazione.
<P>
Credo che dalla nostra discussione di due ore e mezzo emerga una conclusione ottimistica, visto che è ormai chiaro che, in merito alla delicata questione della strategia europea per l' occupazione, il Parlamento segue, giudica e soprattutto propone.
Dopo aver ascoltato varie relazioni e proposte degli onorevoli deputati sul ruolo della Commissione nella formulazione degli obiettivi per un' azione più incisiva, vorrei sottolineare che la strategia europea per l' occupazione comporta il sostegno e la promozione delle politiche nazionali e che, in detto ambito, cerchiamo di collaborare con gli Stati membri nel modo più coordinato possibile.
<P>
Gli orientamenti per l' occupazione sono stati discussi in seno alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali e alla commissione per i problemi economici e monetari; sono in corso trattative serrate per arrivare in Consiglio, ove crediamo che essi verranno adottati in toto, per poi essere discussi ufficialmente il 29 novembre, in occasione del Consiglio misto "economia e occupazione" .
<P>
Va sottolineato che, a quanto pare, esiste un consenso sulle modalità di formulazione e attuazione degli orientamenti in futuro.
Non vi sono grossi cambiamenti: restano le quattro linee direttrici fondamentali, e le modifiche minime apportate agli emendamenti riguardano quattro punti.
Il primo concerne la maggiore attenzione alla transizione verso il mercato del lavoro dopo un corso di formazione; il secondo riguarda l' ambito della tecnologia informatica, ove si compiono grossi sforzi - come testimonia l' imminente iniziativa della Commissione sulla società dell' informazione - per collegare l' occupazione all' informatica; il terzo si riferisce al contributo attivo degli enti locali, mentre gli Stati membri sono invitati ed esortati a dare maggior peso alle autorità locali; infine il quarto e ultimo punto riguarda il ruolo delle parti sociali.
Molto brevemente, signora Presidente, vorrei segnalare le questioni fondamentali trattate nella relazione Menrad e menzionate da molti deputati.
<P>
Anzitutto, è chiaro che il successo nell' applicazione della strategia europea per l' occupazione presuppone un quadro macroeconomico stabile. Pertanto, esiste una collaborazione, di carattere coordinato e continuato, in tutta la procedura della politica macroeconomica.
<P>
La seconda questione concerne gli indici di armonizzazione dei servizi statistici e degli indicatori usati dagli Stati membri.
Com' è stato detto giustamente, la questione non è tecnica o tecnocratica, bensì eminentemente politica.
Il fatto di poter disporre di una base per monitorare gli Stati membri è estremamente importante e, nel contempo, assai difficile.
Una delle nostre priorità è riuscire ad accelerare le procedure per l' armonizzazione degli indici.
<P>
Il punto successivo riguarda l' apprendimento lungo tutto l' arco della vita.
Come emerge chiaramente dalle raccomandazioni agli Stati membri, alla questione non è stata data la dovuta importanza.
Il nostro obiettivo per i prossimi anni è elaborare una politica più incisiva e organizzata, per gli Stati membri, ai fini dell' apprendimento lungo tutto l' arco della vita dei lavoratori.
<P>
Per quanto concerne la tecnologia, in materia di società dell' informazione è stata presentata una proposta relativa a taluni obiettivi a livello nazionale.
Credo si possa essere più ambiziosi e proporre obiettivi comuni nell' ambito della tecnologia informatica, poiché non è possibile parlare di convergenza tra gli Stati membri senza la convergenza in questo campo così cruciale.
D' altronde, desidero ricordare che al Consiglio di Colonia i Capi di stato e di governo hanno preso una decisione in merito all' obiettivo dell' accesso a Internet da parte delle scuole.
<P>
Metto in evidenza la problematica estremamente importante dello sviluppo e della realizzazione di politiche, a livello regionale, da parte delle amministrazioni locali degli Stati membri.
La Presidenza finlandese ha preso l' iniziativa in tal senso e credo che il Consiglio consoliderà tale approccio.
<P>
Onorevoli deputati, è stata più volte presentata una proposta che prevede una collaborazione più stretta tra Commissione e Parlamento allo scopo di imprimere un ulteriore slancio alla strategia per la politica europea.
E' chiaro che, dopo Colonia, esistono apposite procedure per il periodo autunnale e quello primaverile, ma attendo anche proposte in merito a modalità per la concreta attuazione di una più stretta collaborazione che, inizialmente, si concretizzerà mediante la commissione per l'occupazione e gli affari sociali.
<P>
<SPEAKER ID=56 NAME="Presidente">
Ringrazio la signora Commissario per il suo intervento.
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La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà fra poco.
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Gli onorevoli Cappato e Costa mi hanno comunicato di non voler partecipare alla votazione.
Suppongo che ciò significhi che sono presenti.
<P>
<CHAPTER ID=5>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=57 NAME="Cappato">
Signora Presidente, vorrei informare i colleghi che è stato di fatto abrogato per via burocratica l'articolo 51 del nostro Regolamento, quello che consentirebbe ai parlamentari di sottoscrivere dichiarazioni scritte le quali, se firmate dalla maggioranza dei deputati, verrebbero direttamente trasmesse alle Istituzioni menzionate nelle dichiarazioni stesse.
Bene, questo diritto, a mio parere, ci è stato di fatto sequestrato.
Io stesso ho cercato di firmare, a Strasburgo, la proposta dell'onorevole Perry di spostare a Bruxelles i lavori del Parlamento e quindi dare, finalmente, una sede unica a questo Parlamento.
Ho impiegato venti minuti: nessuno sapeva dove stesse l'ufficio, che sta al secondo piano della Torre, molto lontano dall'Emiciclo, addirittura più lontano di quanto non fosse e già lo era nella scorsa legislatura.
<P>
Guardate invece dove sono ubicati gli uffici per le uniche firme che ci sono agevolmente consentite, le firme per i soldi delle nostre presenze.
Se le nascondessero in qualche ufficio del labirinto parlamentare, probabilmente ci rivolteremmo.
Allora io mi richiamo alla nostra dignità di parlamentari, Presidente, perché bisogna dare alle firme per la politica, per le dichiarazioni politiche, la stessa dignità e lo stesso spazio riservati alle firme per le presenze e per i soldi.
<P>
Vengo ora al secondo punto.
Soltanto un Parlamento che cerca di confinare le dichiarazioni politiche e le firme politiche negli scantinati, un Parlamento che, di fatto, è regolato da logiche burocratiche può consentire che continui così, ormai da mesi, la situazione di discriminazione dei deputati non iscritti che hanno meno diritti degli altri deputati.
Noi non intendiamo collaborare con questa discriminazione e intendiamo quindi, anche questa volta, non partecipare al voto, finché questo problema...
<P>
(Il Presidente interrompe l'oratore)
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="DE" NAME="Nassauer">
Signora Presidente, assieme ad altri colleghi ieri ho preso la parola in occasione della votazione per appello nominale, in quanto il nostro dispositivo elettronico di voto non funzionava.
Con mia profonda sorpresa noto che lei non ha preso atto del nostro intervento, come risulta dal processo verbale.
La invito a procedere alla dovuta rettifica.
<P>
<SPEAKER ID=59 NAME="Presidente">
Certamente.
A tal proposito, e poiché la votazione sta per iniziare, vorrei comunicarvi che è stato verificato che tutte le macchine funzionano correttamente ed inviterei ciascuno di voi ad accertarsi di avere la propria scheda.
<P>
<SPEAKER ID=60 NAME="Costa, Raffaele">
Signora Presidente, sento il dovere di associarmi alle richieste dell'onorevole Cappato relativamente alla valutazione della costituzione del gruppo parlamentare.
<P>
Se il problema non si risolve, ritengo che ci saranno altri deputati che non parteciperanno alle votazioni.
Mi auguro che non sia necessario.
<P>
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura (A5-0042/1999) relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell' adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l' applicazione delle disposizioni relative all' orario di lavoro della gente di mare a bordo delle navi che fanno scalo nei porti della Comunità (8639/1/1999 - C5-0035/1999 - 1998/0321(COD)) (commissione per l'occupazione e gli affari sociali) (Relatore: onorevole Hughes)
<P>
(La Presidente dichiara approvata la posizione comune)
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura (A5-0041/1999) relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell' adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 93/104/CE del Consiglio concernente taluni aspetti dell' organizzazione dell' orario di lavoro, al fine di comprendere i settori e le attività esclusi dalla suddetta direttiva (8642/1/1999 - C5-0036/1999 - 1998/0318(COD)) (commissione per l'occupazione e gli affari sociali) (Relatrice: onorevole Smet)
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="EN" NAME="Hudghton">
Chiedo che, prima della prossima serie di votazioni sulla relazione Smet, venga data la possibilità alla onorevole Smet di chiarire un punto che non ha potuto approfondire alla fine del dibattito di ieri, in merito ai pescatori a percentuale, che sono lavoratori autonomi.
Onorevole Smet, ci può dire se le disposizioni della proposta si applicheranno anche ai pescatori autonomi, oppure no?
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Presidente">
E' chiaro che non è possibile riaprire il dibattito che si è svolto su tale questione.
La onorevole Smet, peraltro, ha chiesto la parola per presentare una proposta, credo, di rinvio della votazione alla prossima sessione di Strasburgo e le cedo subito la parola.
<P>
<SPEAKER ID=63 NAME="Smet">
Signora Presidente, in risposta al quesito che è appena stato posto in merito ai pescatori, ribadisco che, se si tratta di lavoratori autonomi, non ricadono nella direttiva in esame, come invece accade se si tratta di lavoratori subordinati.
<P>
La richiesta di rinviare la votazione a Strasburgo mira a trovare una soluzione agli ultimi punti ancora controversi tra i diversi gruppi.
E' una seconda lettura, per cui abbiamo ancora abbastanza tempo a nostra disposizione per organizzare la votazione a Strasburgo.
Pertanto la richiesta di rinvio è stata avanzata di concerto con altri gruppi.
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="Presidente">
Molto bene, la relatrice ha appena presentato la sua proposta.
<P>
Smet di rinviare la votazione alla sessione di Strasburgo?
<P>
Qualcuno vuole prendere la parola contro tale richiesta?
<P>
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
A nome del mio gruppo vorrei proporre di non accogliere la richiesta della relatrice di rinviare la votazione a Strasburgo.
In Parlamento è presente un numero sufficiente di deputati pronti a votare e si dovrebbe quindi procedere con la votazione.
<P>
<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="EN" NAME="Hughes">
Desidero appoggiare la proposta della relatrice di rinviare la votazione.
Stiamo attraversando una settimana difficile, con scarsa presenza in Aula.
Alcuni emendamenti della relazione, davvero delicati, hanno bisogno di 314 voti.
E' già stata presentata un' interrogazione in merito ad una controversia sorta proprio ieri sera che, a causa della confusione che ne è seguita, potrebbe mettere in forse un importante emendamento.
Di conseguenza, sarebbe ragionevole prendere tempo sino alla sessione di Strasburgo.
Inoltre, in Consiglio il tempo continua a scorrere e non abbiamo bisogno di affrettarci.
Possiamo star certi che sarà presente il numero necessario di deputati e che al momento della votazione finale non ci sarà più confusione.
<P>
(Il Parlamento approva la richiesta di rinvio della votazione)
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura (A5-0040/1999) relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell' adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla disponibilità di informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 da fornire ai consumatori per quanto riguarda la commercializzazione di autovetture nuove (5617/2/1999 - C5-0037/1999 - 1998/0272(COD)) (commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori) (Relatore: onorevole Sterckx)
<P>
(La Presidente dichiara approvata la posizione comune)
<P>
Relazione (A5-0049/1999) dell' onorevole Gahrton a nome della commissione per l'industria, il commercio esterno, la ricerca e l'energia, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell' accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica popolare cinese (COM(1999) 287 - C5-0038/1999 - 1999/0123(CNS))
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
Relazione (A5-0048/1999) della onorevole Quisthoudt-Rowohl a nome della commissione per l'industria, il commercio esterno, la ricerca e l'energia, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell' Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Federazione russa ((COM)(1999) 324 - C5-0083/1999 - 1999/0133(CNS))
<P>
<SPEAKER ID=67 NAME="Quisthoudt-Rowohl">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, in veste di relatrice sono convinta che l' Accordo di cooperazione tecnologica con la Russia sia valido e giusto.
Ciononostante chiedo che la votazione venga rinviata, dimostrando quindi che ci aspettiamo che la Russia si impegni in maniera seria e concreta a trovare quanto prima una soluzione pacifica della questione cecena.
<P>
So che rinviare la stipula di un accordo in campo tecnologico non rappresenta il modo migliore per dare maggior peso al nostro appello.
So anche che tale rinvio colpirà, come purtroppo spesso accade, le persone sbagliate, in questo caso gli scienziati e i ricercatori russi.
Malgrado ciò, con rammarico e dopo essermi consultata più volte con i colleghi di altri gruppi e commissioni, invito a dare un segnale, per quanto debole esso possa essere!
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Do il mio appoggio alla relatrice.
Ieri sono intervenuta a nome del gruppo Verts/ALE affinché venisse dato questo segnale.
Sono convinta che i cittadini dell' Unione europea non comprenderebbero perché oggi, per quanto animati da buone intenzioni, approviamo un accordo, mentre la Federazione russa sta bombardando la Cecenia e impedisce l' esodo di profughi inermi.
Signora Presidente, sostengo la proposta della relatrice e mi auguro che anche gli altri gruppi lo facciano.
<P>
<SPEAKER ID=69 NAME="Speroni">
Signora Presidente, in linea di principio sarei d'accordo perché è indegno quanto sta facendo la Russia nei confronti del popolo ceceno, però non vedo la coerenza di questo Parlamento che, pochi minuti fa, ha approvato un accordo con la Cina, quando la Cina dal 1959 opprime il popolo tibetano.
<P>
A questo punto, per ragioni di coerenza, o li votiamo tutt'e due o dovevamo rinviarli tutt'e due.
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signora Presidente, condivido perfettamente i timori del Parlamento per la gravità della situazione in Cecenia.
Ieri sera è stata data la possibilità al Commissario competente di spiegare quali sono i contenuti dell' Accordo e a chi si rivolge. Ad essere interessati sono soprattutto le università e la comunità scientifica della Russia.
La Commissione ritiene che questo dialogo e il suo seguito vadano nella giusta direzione e promuovano lo sviluppo delle procedure e delle forze in Russia che hanno il nostro appoggio.
A nostro avviso, non permettere all' accordo in questione di andare in questa direzione significherebbe dare un messaggio sbagliato.
<P>
<SPEAKER ID=71 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
La questione è stata in tal modo chiarita all' Assemblea.
<P>
(Il Parlamento approva la richiesta di rinvio della votazione)
<P>
Relazione (A5-0047/1999) dell' onorevole Linkohr a nome della commissione per l'industria, il commercio esterno, la ricerca e l'energia, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell' Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica argentina (COM(1999) 292 - C5-0040/1999 - 1999/0125(CNS))
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
Relazione (A5-0045/1999) dell' onorevole Menrad a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, sul progetto di decisione del Consiglio che istituisce il Comitato per l' occupazione (COM(1999) 440 - C5-0173/1999 - 1999/0192(CNS)), e sulla proposta della Commissione "Orientamenti per le politiche dell' occupazione degli Stati membri nel 2000" (COM(1999) 441 - C5-0147/1999 - 1999/0816(CNS))
<P>
<SPEAKER ID=72 NAME="Menrad">
Signora Presidente, desidero formulare tre osservazioni preliminari.
Primo: sottolineo che il parere da me presentato rispecchia la posizione della commissione per l' occupazione e gli affari sociali, anche se, in alcuni casi, tale posizione non corrisponde alla mia opinione personale.
<P>
Secondo: respingo gli emendamenti a determinate condizioni, ossia quando ritengo che il loro contenuto non apporti alcun elemento nuovo.
Io sono favorevole a concentrare le proposte che presentiamo al Consiglio.
<P>
Terzo: ci sono anche emendamenti che rigetto dal punto di vista del contenuto, come ad esempio il n. 46, secondo cui l' unico strumento valido è rappresentato da una riduzione dell' orario di lavoro abbinata ad una totale compensazione salariale.
Io sono invece favorevole alla flessibilizzazione.
<P>
<SPEAKER ID=73 NAME="Presidente">
Onorevole Menrad, la ringrazio della spiegazione.
Poiché ha fatto pervenire il suo parere in merito a ciascun emendamento, conformemente alla prassi, comunicherò all' Assemblea la sua posizione.
<P>
In merito all' emendamento n. 13
<P>
<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="DE" NAME="Menrad">
Signora Presidente, in merito all' emendamento n. 13, preciso che non mi oppongo alla procedura di votazione, ma sottolineo che la versione in lingua tedesca non è esatta.
Si tratta di un emendamento presentato quale emendamento orale anche in seno alla commissione per l' occupazione e gli affari sociali.
Questo emendamento orale dell' onorevole Skinner non è riportato nel testo in esame, così come non lo è un' osservazione della onorevole Sbarbati sulla politica dei disabili.
Ciò vale per la versione in lingua tedesca.
La motivazione è ora esatta, mentre non lo era nella versione originale in lingua tedesca.
Invito pertanto a votare il documento approvato in commissione.
Mi sembra inoltre che la versione in lingua inglese sia corretta.
<P>
<SPEAKER ID=75 NAME="Presidente">
Onorevole Menrad, la ringrazio per l' importante precisazione.
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="FR" NAME="Gollnisch">
Signora Presidente, vorrei fare un breve richiamo al Regolamento in merito al fondamento dell' articolo 29.
Tutti hanno avuto modo di constatare, in occasione delle votazioni che si sono appena svolte, che alcuni membri di un determinato gruppo hanno votato in maniera differente rispetto alla maggioranza del loro gruppo (cosa che rientra peraltro nel normale esercizio della libertà di mandato, propria dei parlamentari); ciò significa, di conseguenza, che può sussistere un' indipendenza di voto, senza che per questo il gruppo sia privato delle affinità politiche, di cui all' articolo 29 del Regolamento.
Se la stessa norma si applica sia ai piccoli che ai grandi gruppi, ovvero ai grandi così come ai piccoli, nessuno, credo, perverrà alla conclusione che converrebbe sciogliere il gruppo del Partito popolare europeo per il motivo che tale o tal altra fazione nazionale dispone in seno al Parlamento di un' indipendenza di voto.
A rigor di logica, dunque, il Parlamento europeo dovrebbe ritornare sulla decisione che la sua maggioranza ha creduto di dover prendere nei confronti di un gruppo che aveva osservato l' indipendenza di voto dei propri membri e che ne aveva fatto menzione nel suo regolamento interno, cosa che non preclude l' esistenza di affinità politiche ai sensi del succitato articolo 29.
<P>
Relazione (A5-0046/1999) dell' onorevole Menrad a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali sul progetto di relazione comune sull' occupazione 1999 della Commissione (SEC(1999)1386 - C5-0215/1999 - 1999/2139(COS)
<P>
(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
<P>
Proposta di risoluzione (B5-0204/1999) della onorevole Palacio Vallelersundi a nome della commissione giuridica e per il mercato interno, sulla strategia per il mercato interno europeo
<P>
(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
<P>
<P>
Dichiarazione/i di voto- Relazione Menrad (A5-0045/1999)
<P>
<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signora Presidente, non abbiamo approvato la relazione sull' occupazione.
Assieme alla Commissione rileviamo che ci sono gravi carenze a livello degli Stati membri per quanto riguarda l' attuazione della politica in materia di occupazione, così come è stabilita negli orientamenti.
Ci chiediamo però se la Commissione tenga sufficientemente conto del fatto che tra gli Stati membri si registra un considerevole divario sul piano della ricchezza, e che tra le diverse regioni si segnalano importanti differenze in relazione all' occupazione, come posso illustrare sulla scorta dell' esempio belga.
Nelle Fiandre il tasso di disoccupazione è pari all' 8,2 percento, mentre in Vallonia si attesta sul 24,5 percento.
Comprendete bene che Fiandre e Vallonia devono portare avanti, all' interno dello Stato belga, una politica unica per quanto concerne fisco e sicurezza sociale, ma ciò non basta.
Occorre attuare una politica regionale ben differenziata.
A tal fine devono essere disponibili anche statistiche a livello regionale.
Deploro il fatto che la Commissione non prenda le mosse da questa realtà regionale, perché sono convinta che siano necessari sia un approccio regionale sia un approccio nazionale.
Tuttavia bisogna disporre di dati regionali, perché quelli relativi agli Stati membri non mettono in evidenza la realtà regionale.
<P>
<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="DE" NAME="Ilgenfritz">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo approvato le relazioni sull' occupazione, ma riteniamo che il tasso di disoccupazione in Europa sia assai alto e che né a livello nazionale né a livello europeo abbiamo individuato delle ricette efficaci per combattere tale fenomeno.
I motivi sono molteplici: uno è rappresentato, a mio giudizio, dal fatto che in generale a noi europei manca, rispetto agli americani, la disponibilità a correre dei rischi e che in linea di massima i cittadini non hanno quella motivazione positiva che contribuisce a far sì che, oltre a conseguire una consistente crescita economica, realizziamo sia in Europa sia nei singoli Stati una valida politica a favore dell' occupazione.
<P>
In parte ciò è anche dovuto al fatto che, ad esempio prendendo come punto di riferimento l' Austria, si registra una percentuale molto bassa di imprenditori.
In Austria tale tasso si aggira infatti attorno all' 8 percento e sul piano internazionale siamo al penultimo posto.
Dai sondaggi condotti presso i diplomati della scuola superiore e gli studenti universitari, prossimi ad entrare nel mondo del lavoro, è emerso ad esempio che il 60 percento dei giovani aspira ad un impiego nel settore pubblico invece che puntare ad intraprendere una carriera più attiva.
Semplificando, si potrebbe fare un paragone con una squadra dove, su 22 giocatori, ben 13 si candidano a ricoprire il ruolo di arbitro e soltanto 9 sono disposti a disputare la partita, per cui il numero degli attaccanti, che in fin dei conti è determinante ai fini della vittoria, viene ridotto a 2-3 giocatori.
<P>
Per questo motivo dobbiamo creare un clima più favorevole; abbiamo bisogno di leggi più semplici e soprattutto non dobbiamo commettere - neppure in quest' Aula - l' errore di dar vita, attraverso l' adozione di norme, regolamenti e direttive europee, ad un' eccessiva regolamentazione che la popolazione percepisce come un ostacolo per cui tende a non correre alcun rischio, a non avviare un' attività autonoma, a non intraprendere alcuna azione, bensì ad agire in un ambito sicuro, il che a sua volta farà sì che una ripresa...
<P>
(La Presidente interrompe l' oratore)
<P>
<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="FR" NAME="Gillig">
Signora Presidente, vorrei fare una dichiarazione di voto sulla relazione Menrad, in particolare rispetto all' emendamento n. 31 - che è stato respinto - sul quale la delegazione socialista francese ed io stessa ci siamo astenute.
<P>
Vorrei precisare che la causa è stata essenzialmente la natura radicale del testo.
In effetti, se si può condividere l' idea che i sussidi o gli incentivi all' occupazione non possono essere del tutto soggetti a condizioni di controllo tecnocratiche e rigide che rischiano di escludere da tali aiuti una parte dei disoccupati in difficoltà, la nostra concezione ci spinge a proporre non un controllo bensì un accompagnamento positivo e costruttivo in un percorso da seguire che, come sappiamo, rimane difficile.
<P>
La realizzazione di analoghe forme di accompagnamento, in particolare per le categorie più svantaggiate, mostra che non è sufficiente accordare sovvenzioni che consentono di compensare tutto il resto.
Un tale atteggiamento è simile, in ultima istanza, alla coscienza tranquilla di chi elargisce un po' di denaro.
Tuttavia, un vero e proprio accompagnamento sociale e degli obiettivi da fissare con le persone in difficoltà nel quadro delle procedure di assunzione a termine sono l' unica strada percorribile affinché gli aiuti e gli incentivi a ricercare un lavoro producano appieno i loro effetti, non soltanto per l' accesso al lavoro stesso ma anche per ciò che ad esso è intimamente legato, vale a dire un durevole reinserimento di persone rese fragilissime dai processi distruttivi della disoccupazione.
<P>
Proprio in tale ottica avevamo presentato un emendamento su alcune misure positive che, malauguratamente, non è stato adottato.
<P>
<SPEAKER ID=80 NAME="Caudron">
La settimana scorsa mi sono pronunciato sulla questione Michelin e sul vero e proprio scandalo costituito dal licenziamento collettivo in un' impresa peraltro prospera.
<P>
Vorrei oggi esprimere la mia opinione sugli orientamenti per l' occupazione per l' anno 2000.
E' il Trattato di Amsterdam che me ne offre la possibilità e ne approfitto per precisare quanto mi pare importante che il Parlamento europeo sia consultato in maniera formale su tale tema.
<P>
Non si tratta oggi di aggiungere nuovi orientamenti poiché la base adottata nel 1997 sembra funzionare, quanto di modificarli basandosi sulla relazione congiunta sull' occupazione 1999 ed adattandoli alla nuova situazione socioeconomica.
<P>
Tale bilancio mostra che, in effetti, si sono registrati progressi dal 1998, poiché la disoccupazione è passata dal 10,1 al 9,9 percento, e che la popolazione attiva conta 1,8 milioni di persone in più.
Tuttavia tali cifre positive non devono nascondere le grosse disparità ed i problemi che perdurano.
La disoccupazione giovanile rimane infatti vicina al 20 percento!
La metà dei disoccupati dell' Unione europea è composta da disoccupati di lungo periodo.
Numerosi posti di lavoro rimangono precari e 60 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà.
<P>
Occorre quindi impartire nuovo slancio alla strategia europea in materia di occupazione e prefiggersi obiettivi ambiziosi, come quello di dimezzare la disoccupazione in cinque anni.
Tale scopo è raggiungibile solo agendo su molteplici fronti ed utilizzando sia metodi preventivi che azioni correttive.
<P>
Ciò passa in particolar modo attraverso una riforma ed un ammodernamento dell' istruzione e della formazione che devono arrecare beneficio a tutti, senza alcuna discriminazione fondata sull' ambiente sociale o sulla persona, e che devono integrare i cambiamenti tecnologici ed informatici tramite un' accanita lotta contro tutte le forme di disoccupazione e di lavoro precario.
Bisogna a tutti i costi impedire alle persone di "istallarsi" in una situazione di disoccupazione.
Per inserirsi nel mondo professionale, i disoccupati hanno, in effetti, bisogno di sostegno, di orientamento e di motivazioni.
Bisogna individuare misure creative che possano adattarsi alle diverse situazioni nazionali e rispettare la dignità dei disoccupati.
<P>
Bisogna tuttavia fare attenzione. Non si deve cadere nella trappola tesa da alcuni politici i quali affermano che, poiché si è disoccupati, si deve accettare qualsiasi lavoro perché un lavoro precario è meglio di niente!
L' obiettivo è l' inserimento dei disoccupati nel mondo professionale in maniera durevole ed in modo che essi possano godere di pieni diritti!
<P>
<SPEAKER ID=81 NAME="Cossutta">
. La disoccupazione è il problema principale dell'Europa, e in Italia assume toni drammatici superando il 12 per cento.
La lotta alla disoccupazione dev'essere portata avanti con misure efficaci, incisive e di pronta realizzazione.
E' importante che il Parlamento europeo, anche in questo ambito, cerchi uno spazio democratico di intervento nelle scelte dell'Unione europea.
I deputati europei non possono limitarsi ad assistere, com'è avvenuto in passato, alle decisioni prese in altra sede e non rispondenti ai bisogni reali delle popolazioni.
<P>
Il documento sugli orientamenti per le politiche per l'occupazione non è da noi condiviso in quanto ispirato alle idee e ai principi del liberismo economico; tuttavia il Parlamento europeo propone alcune indicazioni per la realizzazione delle pari opportunità occupazionali fra uomo e donna, per la ricerca costante del dialogo fra le parti sociali e per la necessaria consultazione e informazione dei lavoratori da parte delle imprese.
<P>
Nel nostro paese i comunisti si stanno battendo per la rapida approvazione della legge sulla rappresentanza sindacale, anch'essa un atto di democrazia nei luoghi di lavoro.
<P>
Prendiamo atto dell'indicazione del Parlamento europeo di vincolare gli incentivi fiscali alle imprese "affinché contribuiscano realmente alla creazione di posti di lavoro e non alle ristrutturazioni e alle dislocazioni che comportano licenziamenti", così da non ripetere lo scandalo della Michelin.
<P>
Di fronte a segnali di attenzione nei confronti del mercato del lavoro limitati ed insufficienti, abbiamo presentato degli emendamenti del tutto ragionevoli e responsabili.
Ma essi non sono stati accolti.
Pertanto, sulle relazioni Menrad i comunisti italiani hanno votato contro.
<P>
<SPEAKER ID=82 NAME="Darras">
La relazione in esame è un perfetto esempio di dibattito in cui il consenso politico è escluso.
Si tratta di un tema eminentemente politico ove la destra conservatrice flirta con la precarietà e le forze di sinistra cercano di mettere in piedi la convergenza sociale, insistendo sul legame tra occupazione, qualità del lavoro e tutela sociale.
<P>
I progressi di Amsterdam ci offrono per la prima volta l' opportunità di partecipare a tale discussione sugli orientamenti dell' occupazione, attraverso la relazione dell' onorevole Menrad.
<P>
Ecco il motivo per cui ci dobbiamo prefiggere obiettivi che precisino dati numerici ed un calendario.
Da qui l' importanza degli emendamenti ripresentati dal mio gruppo. Essi chiedono che:
<P>
1) gli sforzi congiunti degli Stati membri e dell' Unione europea convergano su un tasso di occupazione del 65 percento nei prossimi cinque anni;
<P>
2) le misure preventive mirino a ridurre a lungo termine la disoccupazione del 50 percento in ciascuno Stato membro nei prossimi cinque anni;
<P>
3) vengano prese misure positive per incentivare i giovani disoccupati a procurarsi un impiego e a facilitare il loro inserimento professionale; e
<P>
4) si fissi nuovamente il termine del 2002 per dotare le scuole di computer e consentire agli studenti di accedere ad Internet.
<P>
L' occupazione non si giudica soltanto in termini di creazione di posti di lavoro bensì, soprattutto, in termini di qualità dell' occupazione, dell' istruzione e di qualità di formazione per tutti.
<P>
E' sulla globalità del progetto che saremo giudicati, sui risultati quantitativi ma anche qualitativi, su un nuovo modo di vivere, di vita lavorativa e di tempo libero, su un tempo suddiviso.
<P>
Troviamo il coraggio di mettere tutte le armi dalla nostra parte, dalla parte della vita e dell' integrazione.
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<SPEAKER ID=83 NAME="Fruteau">
Plaudo al fatto che il Trattato di Amsterdam riconosca al Parlamento europeo la possibilità di partecipare più attivamente all' attuazione del Patto europeo per l' occupazione e, di conseguenza, che l' Assemblea abbia potuto esprimersi sugli orientamenti degli Stati membri per l' anno 2000 in materia di lotta contro la disoccupazione.
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Migliorare l' inserimento professionale, sviluppare lo spirito d' impresa, stimolare la capacità di adattamento delle imprese e dei lavoratori, rafforzare le pari opportunità tra uomini e donne, questi sono i principali pilastri di tale politica.
Al di là di tali ambiziosi obiettivi, è stato chiesto a Consiglio e Commissione di tradurre gli orientamenti in proposte concrete destinate a trasformarsi in misure pratiche ed efficaci negli Stati membri.
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In effetti, anche se plaudo alla riduzione della disoccupazione su scala europea (il 9,4 percento della popolazione attiva nel 1999 rispetto al 10,1 percento nel 1998), la realtà dei dati aggregati non deve in alcun caso mascherare la situazione economica, umana e sociale molto disagiata delle regioni più svantaggiate del territorio comunitario.
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I frutti della crescita non sono condivisi da tutti, anzi!
Tant' è vero che nei dipartimenti francesi d' oltremare si registrano tassi di disoccupazione drammaticamente alti: Martinica 27, Guadalupa 30 e Riunione 37 percento.
Tale situazione, anziché riassorbirsi, negli ultimi anni è peggiorata costantemente con l' aggravante che ogni anno decine di migliaia di giovani si ritrovano in tal modo privati della speranza!
A 25 anni, avere - come si dice - "la vita davanti a sé" ma senza alcuna possibilità di elaborare un progetto di vita, senza alcuna prospettiva che non sia la disoccupazione ed il reddito minimo di sussistenza, non è forse peggio di una condanna a morte?
C' è allora da stupirsi (o da indignarsi, come fanno alcuni), in tali condizioni, della tentazione che la violenza esercita sulla gioventù e che fa, episodicamente, sobbalzare il coperchio del calderone sociale?
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Tale situazione è ancora più preoccupante dato che non è imputabile a fenomeni congiunturali: è la lontananza, l' insularità, è la struttura stessa della società con il suo dinamismo demografico che la induce.
Il che equivale a dire che le soluzioni tradizionali non hanno alcuna possibilità di essere efficaci: non sarà sufficiente che la crescita riprenda e perduri perché si profili nuovamente la prospettiva della piena occupazione!
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Tuttavia la realtà attuale non deve essere considerata una fatalità!
Nulla è ineluttabile, ecco perché bisogna dimostrare di essere dotati di immaginazione e di cuore per individuare risposte specifiche a problemi altrettanto specifici.
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A tale titolo, il nuovo articolo 299, paragrafo 2, del Trattato di Amsterdam, legittimando il particolarismo dei DOM, in quanto regioni ultraperiferiche dell' Unione, offre la possibilità di adottare misure in deroga al diritto comunitario nell' interesse del loro sviluppo.
E' importante ricordare che il Consiglio europeo di Colonia nel giugno scorso aveva invitato la Commissione a presentare, entro la fine dell' anno, un pacchetto di proposte volte a dare corpo a tale nuova base giuridica.
E' in tale ambito che il Parlamento deve vigilare affinché le misure siano caratterizzate da audacia ed ambizione.
E' l' unico modo per affrontare le difficoltà che queste regioni - che rappresentano la punta avanzata dell' Europa nel cuore dei Caraibi e dell' Oceano Indiano - incontrano; è l' unica possibilità di non deludere le immense aspettative dei loro abitanti.
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<SPEAKER ID=84 NAME="Laguiller">
Non posso votare a favore della relazione sugli orientamenti per le politiche dell' occupazione degli Stati membri.
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Tali orientamenti, in effetti, non vogliono cambiare per nulla la dittatura del mercato e delle multinazionali sull' economia.
Orbene, l' Unione europea conta 20 milioni di disoccupati e 60 milioni di poveri e negli orientamenti non è stata inserita alcuna misura vincolante per impedire i licenziamenti ed i piani di riduzione del personale.
Gli unici rimedi proposti sono i sussidi alle imprese che, nella maggior parte dei casi, non creano posti di lavoro.
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La cosiddetta politica "dell' occupazione" sarà tutt' al più limitata a qualche frase vuota e, nel peggiore dei casi, continuerà a servire da pretesto per finanziare i datori di lavoro a fondo perduto, mentre non si prenderà alcuna misura forte per impedire alle grandi imprese europee che producono utili di tagliare al tempo stesso posti di lavoro.
Il fatto che, proprio in tale campo, gli Stati europei facenti parte dell' Unione rifiutino di prendere misure vincolanti mostra che la loro principale preoccupazione è di sgomberare la strada delle grandi imprese da tutti gli ostacoli presenti, ivi compresi quelli di natura sociale, per massimizzare i loro profitti e non per porre fine alla disoccupazione
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<SPEAKER ID=85 NAME="Thors">
Nella trattazione della relazione Menrad sono state affrontate numerose questioni, rilevanti ai fini delle pari opportunità.
Appoggio gli emendamenti in cui viene ribadito che occorrerà prestare particolare attenzione alle giovani donne nella definizione degli interventi formativi per la società dell'informazione.
Poiché, per ragioni di principio, sono contraria alla definizione di obiettivi quantitativi nella strategia occupazionale, non ho invece potuto dare il mio appoggio all'obiettivo di ridurre di una data percentuale il divario salariale entro un termine di cinque anni (emendamento n. 22).
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Gli obiettivi quantitativi, specie in seno all'Unione europea, rendono un'immagine distorta delle effettive possibilità dell'Unione in campo occupazionale. Inoltre, non risultano conciliabili con il principio della sussidiarietà.
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E' bene che gli Stati membri siano esortati a tendere alla prassi migliore, ma questo risultato non si raggiunge con obiettivi quantitativi.
E' invece incoraggiante constatare che all'aspetto delle pari opportunità venga dedicata tanta attenzione.
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Mercato interno (B5-0204/1999)
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<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Vorrei formulare alcune osservazioni sui motivi che hanno determinato il mio voto in merito alla strategia per il mercato interno.
Prima, però, desidero spiegare perché ho votato contro la richiesta di rinviare la votazione sulla pesca. In effetti, non mi sarà possibile essere presente a Strasburgo tra due settimane, mentre mi sarebbe piaciuto esprimere la mia solidarietà ai pescatori a percentuale della Scozia e, in particolare, delle isole e delle zone più remote.
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Per quanto concerne la strategia per il mercato interno, sono lieto dell' accoglienza riservata all' emendamento n.
1, che è stato presentato da una collega del mio gruppo, la onorevole Echerer, al fine di favorire gli artisti che devono viaggiare per tutta l' Unione, guadagnandosi da vivere in vari paesi.
Sono contento che la Commissione si sia dimostrata disposta ad accettare questo punto.
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Infine, nel dibattito di ieri sull' intera risoluzione, ho richiamato l' attenzione dell' onorevole Bolkenstein sui punti della relazione in cui si afferma la necessità di rimuovere le barriere che ostacolano l' attuazione del mercato interno.
Ho nuovamente richiamato l' attenzione sul problema dei lettori di lingue straniere nelle università italiane, i cui diritti sono stati negati malgrado tre sentenze del massimo tribunale in Europa.
Mi auguro che, come ha indicato l' onorevole Bolkenstein ieri sera, la Commissione continui a esercitare forti pressioni per mettere fine a questa ingiustizia.
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Grazie.
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<SPEAKER ID=87 NAME="Presidente">
Il Parlamento ha esaurito tutti i punti all' ordine del giorno.
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<CHAPTER ID=6>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=88 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.
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(La seduta termina alle 12.20)
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