<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta precedente è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="NL" NAME="Buitenweg">
Signora Presidente, ieri c' è stata molta confusione e poca chiarezza in merito alle votazioni concernenti l' emendamento n. 11 della relazione Virrankoski.
L' emendamento presentato dal gruppo PPE mirava a sopprimere la seconda parte del testo della relazione, mantenendo inalterata la prima.
L' obiettivo dell' emendamento era evidente, mentre non lo era la procedura da seguire in sede di votazione, in quanto coloro che lo hanno presentato hanno chiesto anche una votazione per parti separate del testo originale.
La medesima richiesta è stata formulata anche dal gruppo PSE e da quello Verts/ALE.
Il gruppo EDD invece ha chiesto una votazione per appello nominale.
Alla fine è stata accolta quest' ultima richiesta.
Pertanto la modifica del testo è stata posta in votazione applicando una procedura diversa da quella ragionevolmente auspicata da molti deputati.
Di conseguenza, tredici componenti il mio gruppo hanno votato in contrasto con quelle che erano le loro convinzioni.
Lo scarto è stato di 16 voti e so per certo che sono stati commessi almeno tre altri errori.
Mi colpisce che si verifichi una tale confusione proprio quando si deve votare su una questione che molti deputati ritengono assai delicata e che verte sugli eccessivi rimborsi per le spese di viaggio.
Mi auguro che la procedura seguita rappresenti un motivo sufficiente affinché, in occasione della seconda lettura nel prossimo mese di dicembre, ci sia consentito di votare nuovamente sulla parte del testo originale ora respinta.
<P>
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Le rispondo subito.
La sua dichiarazione sarà certamente iscritta nel processo verbale della seduta odierna.
<P>
Onorevoli colleghi, esiste una regola d' oro in questo Parlamento: non si ritorna mai su un voto.
Capirete che ripetere una votazione costituirebbe un precedente pericoloso.
In ogni modo quello che ha detto sarà senz' altro riportato nel processo verbale di oggi.
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="NL" NAME="Van Hulten">
Signora Presidente, nel processo verbale è riportato quanto segue: "Poiché numerosi deputati hanno chiesto delle rettifiche di voto su quest' ultima votazione, gli onorevoli Van Hulten e Swiebel chiedono che la votazione venga ripetuta."
Il riferimento è alla stessa relazione già citata dalla onorevole Buitenweg.
A mio giudizio ciò non è esatto.
Il punto non è che diversi deputati hanno chiesto di rettificare il voto dato, bensì che non hanno avuto modo di esprimerlo.
Vorrei che questo aspetto venisse recepito nel processo verbale.
Desidero inoltre aggiungere che, per quanto mi riguarda, non corrispondono al vero neppure le argomentazioni addotte ieri per non procedere a una nuova votazione.
Capisco la regola secondo cui non è possibile votare due volte su uno stesso tema.
Ritengo però che su tale argomento non si sia affatto votato, in considerazione del fatto che molti deputati non hanno avuto modo di partecipare alla votazione.
<P>
<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Prendo nota della sua dichiarazione e, mi consenta, è consuetudine in questo Parlamento che, quando si prende la parola, ci si alzi in piedi.
Lei non lo sapeva, ma ora ne è al corrente.
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<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
Me ne ricordo perfettamente.
Modificheremo il processo verbale in tal senso.
<P>
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="ES" NAME="Nogueira Román">
Signora Presidente, per quanto attiene al mio intervento sulla questione dei gruppi che hanno presentato una risoluzione sull' accordo di pesca con il Marocco, dal processo verbale risulta che io ho preso la parola in rappresentanza del gruppo Verts/ALE, il che non è esatto.
In quel frangente rappresentavo soltanto i dieci deputati che possiamo definire "ALE" ; chiedo pertanto che si rettifichi il testo del processo verbale.
<P>
<SPEAKER ID=8 NAME="Swoboda">
Signora Presidente, lei ha appena affermato correttamente che non dovremmo mai votare due volte. Tuttavia, è proprio quello che è accaduto ieri.
Ciò è comprensibile, è stata infatti dimenticata la votazione per appello nominale.
Ma ieri pomeriggio in sede di votazione abbiamo avuto nuovamente la tentazione di votare una seconda volta.
Signora Presidente, la prego di dire anche alle sue colleghe e colleghi che, se abbiamo già votato una volta, in linea di principio dobbiamo tenere valida la votazione, senza continuare a discutere sull' opportunità di votare o meno una seconda volta.
Dovremmo attenerci rigorosamente al principio che lei ha richiamato in questa sede.
<P>
<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, desidero intervenire non tanto in merito al processo verbale, quanto a proposito di un problema ivi sollevato.
Mi pare che le difficoltà riscontrate da molti di noi ieri siano dovute alla velocità con cui il Vicepresidente di turno ha chiuso la votazione.
All' atto di premere il pulsante per votare, molti deputati si sono accorti che il voto non veniva registrato.
<P>
Vorrei che il Presidente e il Vicepresidente provvedessero a discutere con i Servizi l' opportunità di lasciare un adeguato lasso di tempo tra l' avvio della votazione e il conteggio.
<P>
(Il processo verbale è approvato)
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signora Presidente, vorrei fare una precisazione riguardo al mio richiamo al Regolamento di lunedì scorso a proposito della diffusione dell' annuario della Camera di commercio americana a Bruxelles contenente informazioni del tutto inesatte sul mio conto, sul conto di deputati del mio gruppo e su quello di numerosi altri deputati di questo Emiciclo.
Ho da poco ricevuto una lettera del Segretario generale del Parlamento in cui egli evidenzia che si tratta di un errore madornale e che mai si sarebbe immaginato che tale annuario potesse contenere informazioni così tendenziose.
Ne prendo atto; abbiamo convenuto che egli scriverà alla Camera di commercio per richiedere il ritiro dell' annuario e, un errata corrige per le copie già in circolazione.
Lo ringrazio per aver preso queste misure che giudico appropriate, ma chiaramente la questione non è chiusa dato che ora occorrerà assicurarci che questo annuario sia effettivamente ritirato dalla circolazione.
<P>
<SPEAKER ID=11 NAME="Presidente">
Grazie onorevole Berthu.
In effetti quelle informazioni erano chiaramente tendenziose e il Segretario generale mi ha fatto sapere che la lettera è già stata inviata a chi di dovere.
<P>
<CHAPTER ID=2>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=12 NAME="Proposta di risoluzione (B5-0182/1999), presentata dagli onorevoli Jové e Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL, sull' accordo di pesca tra l' Unione europea e il Regno del Marocco">
<CHAPTER ID=3>
Carne bovina britannica
<SPEAKER ID=13 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulla carne bovina britannica.
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="EN" NAME="Fischler">
Al Vertice di Firenze del giugno 1996 i Capi di governo stabilirono di prendere una decisione sulla revoca dell' embargo contro il Regno Unito "solo ed esclusivamente sulla base di obiettivi criteri scientifici e di sanità e del giudizio della Commissione in merito al rispetto di detti criteri ai sensi delle procedure esistenti" .
<P>
I termini per la revoca erano molto rigorosi.
Come premessa si richiedeva che il Regno Unito procedesse ad abbattere i vitelli di animali con casi accertati di ESB, che altrimenti avrebbero potuto essere dichiarati idonei al consumo.
Tale selezione ha continuato a essere applicata ai nuovi casi di ESB.
I soli prodotti idonei sono dunque la carne disossata e una gamma limitata di prodotti derivati da animali di età compresa fra 6 e 30 mesi, nati dopo la messa al bando dei mangimi, ovvero dopo il 1º agosto 1996.
Sono state inoltre imposte condizioni molto severe in merito all' identificazione e alla rintracciabilità dell' animale e della sua genitrice, nonché l' assenza di qualsiasi sospetto di ESB nella genitrice.
Infine, per l' intera catena produttiva, vengono richiesti controlli severi e specifici e l' assoluta conformità ai criteri.
<P>
Tali controlli rientrano fra le competenze delle autorità britanniche.
Prima di definire la data per la ripresa delle esportazioni in conformità a quanto disposto, il Food and Veterinary Office ha attuato una serie di ispezioni per verificare l' attuazione di dette disposizioni; l' esito positivo di tali ispezioni ha consentito di fissare la data al 1º agosto 1999.
<P>
Proprio quest' anno due ispezioni nel Regno Unito erano state dedicate alla revisione dei controlli DBES, segnatamente in aprile e ottobre.
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Il parere espresso dall' AFSSA in data 30 settembre 1999, in merito alla revoca della messa al bando della carne e dei prodotti bovini di origine britannica, risulta essere negativo sulla base di argomenti connessi ad aspetti scientifici e all' ambito dei controlli.
<P>
Gli aspetti scientifici sono stati sottoposti al giudizio del Comitato scientifico direttivo.
Durante le riunioni preparatorie del 14 e 25 ottobre nel quadro del gruppo ad hoc per l' ESB, è stata esaminata la documentazione scientifica fornita dall' AFSSA e si sono svolte le udienze suppletive degli epidemiologi del Ministero dell' agricoltura.
<P>
Una relazione su tali riunioni, accompagnata da un' analisi dettagliata della situazione, è stata presentata al Comitato scientifico direttivo, che ieri e oggi si è riunito a Bruxelles al fine di discutere l' elaborazione di un parere in proposito.
Tale incontro è ancora in corso.
<P>
Al momento non dispongo pertanto di informazioni relative all' esito della riunione.
So che il Commissario Byrne e il presidente del Comitato scientifico direttivo terranno una conferenza stampa a Bruxelles, alle ore 18.00, in merito alle conclusioni della riunione di esperti.
<P>
Vi assicuro che il Parlamento europeo sarà tenuto al corrente delle conclusioni del Comitato scientifico direttivo.
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="EN" NAME="Parish">
Signora Presidente, credo che la Francia dovrebbe revocare immediatamente l' embargo sulla carne bovina britannica semplicemente perché la Gran Bretagna ha soddisfatto le condizioni dell' Accordo di Firenze.
<P>
L' Accordo di Firenze, siglato dai Capi di stato e di governo dell' Unione europea il 21 giugno 1996, prevede cinque condizioni imperativa a cui il Regno Unito doveva ottemperare in vista della revoca dell' embargo sulla carne bovina.
Le cinque condizioni erano le seguenti: adozione di un programma di abbattimento selettivo; introduzione di un efficace registro di identificazione e destinazione degli animali che sia perfettamente funzionante; normative sull' eliminazione di farine di carne e di ossa da aziende agricole e aziende produttrici di mangimi, tali condizioni sono applicate nel Regno Unito, ma non altrettanto nel resto d' Europa; efficace attuazione della norma dei 30 mesi, impedendo così l' ingresso nella catena alimentare ad animali di età superiore a 30 mesi; migliori metodologie per la rimozione di specifici materiali a rischio dalle carcasse dei bovini.
Tali condizioni sono state soddisfatte adottando le misure di controllo menzionate in precedenza.
Le ispezioni della Commissione hanno accertato che esse sono state attuate in modo assoluto ed efficace nel Regno Unito.
Questa è dunque la ragione a sostegno della mia argomentazione e credo che la Commissione abbia dichiarato sicura la carne bovina britannica destinata all' esportazione.


<P>
La Commissione ha revocato l' embargo sulla carne bovina britannica il 1º agosto di quest' anno.
Il punto fondamentale è che, in Gran Bretagna, nessun animale con più di 30 mesi d' età può essere immesso nella catena alimentare.
Ribadisco che in nessun animale nato nel paese dopo il 1º agosto 1996 è stato accertato alcun caso di ESB.
Ripeto dunque i dati salienti: nessun animale con più di 30 mesi d' età e nessun caso di ESB in animali nati dopo il 1º agosto 1996.
<P>
Si è operato l' abbattimento selettivo del bestiame nato e allevato in concomitanza a casi confermati di ESB ed esiste l' obbligo di sopprimere la discendenza di animali con casi accertati di ESB.
<P>
Il costo sostenuto dagli allevatori britannici è enorme.
Nel 1995 le esportazioni britanniche verso la sola Unione europea ammontavano a circa 500 milioni di sterline, di cui quasi la metà imputabili alla Francia, mentre quasi mezzo milione di vitelli sono stati esportati dalla Gran Bretagna nel resto d' Europa.
Credo che questi dati parlino da soli.
<P>
Si stima che il costo sostenuto dagli allevatori, a seguito del deprezzamento della carne bovina e dei relativi sottoprodotti nonché in ragione delle normative supplementari, si aggiri intorno al miliardo di sterline.
<P>
Mentre burocrati e politici discutono, gli allevatori britannici e le loro famiglie continuano a soffrire.
Quando la Commissione ha revocato il divieto alle esportazioni il 1º agosto, ben 12 dei 14 Stati membri importatori vi si sono conformati.
Se la Francia aveva nuove prove in merito alla sicurezza della carne bovina britannica, perché il suo governo non ha trasmesso tali informazioni alla Commissione prima della revoca del divieto nell' agosto 1999? Perché ha aspettato sino a oggi, continuando a rinviare e a rinviare ancora?
<P>
Le gente in Gran Bretagna si aspetta che la Francia ottemperi alla normativa europea e che la Commissione agisca con determinazione per porre fine al divieto illegittimo alla carne bovina britannica.
Il mercato unico è di vitale importanza per l' esistenza stessa dell' Unione e l' azione illegittima della Francia getta fango sull' intero mercato interno.
<P>
Una guerra di parole su chi abbia il maggiore grado di sicurezza alimentare in Europa avrà un' unica conseguenza, ovvero distruggere la fiducia dei consumatori negli alimenti europei, a prescindere dal paese d' origine, come abbiamo purtroppo imparato sin dall' insorgere della crisi dell' ESB.
Più andrà avanti questa disputa e più probabile sarà un boicottaggio degli alimenti francesi da parte dei consumatori britannici.
Gli animi si vanno riscaldando nel mio paese e la crisi va risolta in fretta, altrimenti seguiranno delle ritorsioni colpo su colpo da entrambe le sponde della Manica.
<P>
A tre mesi dalla revoca dell' embargo da parte della Commissione, il Comitato veterinario sta ancora valutando le prove sulla sicurezza della carne bovina britannica, il che è inaccettabile.
La Commissione ha riconosciuto la sicurezza della carne bovina britannica in data 1º agosto, quando ne ha revocato l' embargo, e quindi ora è tenuta ad agire con determinazione obbligando la Francia a revocare subito il divieto illeggittimo imposto alla carne bovina britannica.
<P>
Il governo francese deve indennizzare l' industria della carne bovina britannica per i danni causati.
Più continuerà quest' azione illegittima da parte della Francia e maggiore sarà il discredito per l' intera Unione.
<P>
<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="EN" NAME="Donnelly">
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
Signora Presidente, anzitutto vorrei dire che l' appello dell' onorevole Donnelly contro un' eventuale guerra commerciale mi sembra fuori luogo, visto che lo stesso Ministro dell' agricoltura Brown ha dichiarato che personalmente non intende acquistare alimenti francesi.
<P>
Mi spiace che non ci sia ancora una soluzione e mi auguro che presto ne venga trovata una.
La situazione attuale non giova ai nostri allevatori, siano essi francesi o britannici.
<P>
La carne bovina britannica è sicura, come dimostrano anche gli standard igienici adottati e le prove scientifiche raccolte.
Altri paesi hanno già revocato il divieto dallo scorso 1º agosto e sin dal 1996 non sono stati rilevati casi di ESB nella fascia d' età in questione, ovvero da 6 a 30 mesi.

A mio avviso, la ragione della mancata revoca della Francia dipende dal fatto che i francesi hanno ormai occupato la nostra fetta di mercato.
<P>
In passato circa il 40% delle nostre esportazioni verso l' Unione europea era destinato alla Francia.
Quando, lo scorso maggio, l' Organizzazione veterinaria internazionale ha adottato condizioni meno rigorose di quelle previste dal programma d' esportazione, i francesi non hanno mosso alcuna obiezione.
L' intero caso ci dimostra che è ormai urgente la creazione di un' agenzia alimentare indipendente a livello comunitario, che possa prevenire un' indebita ingerenza da parte di organismi nazionali pronti a tirare l' acqua al proprio mulino.
Tale agenzia potrebbe verificare l' applicazione della prassi comunitaria in tutta l' Unione e puntare il dito contro l' ipocrisia della Francia che si ostina a mantenere il divieto.
<P>
Ho sentito parlare della prassi attualmente seguita in Francia.
Non so se certe voci sono vere, ma a quanto pare la carne bovina francese venduta al mercato ha il tessuto spinale e cerebrale ancora attaccato, le carcasse non vengono ispezionate da veterinari qualificati in Francia diversamente da quanto accade nel Regno Unito, i suini vengono nutriti con midollo spinale, i livelli d' igiene degli allevamenti francesi sono insoddisfacenti e i supermercati francesi non chiedono di esaminare i registri relativi all' uso dei pesticidi.
Un' agenzia europea si potrebbe occupare di questi e altri problemi, non ultimo quello dei fanghi di scolo, che ha disgustato tutti.
Simili problemi, però, mi preoccupano meno del fatto che in Francia interiora e farina d' ossa verrebbero ancora usate come mangimi.
<P>
Prima della creazione di un' eventuale agenzia in materia di sicurezza alimentare, la Commissione deve esaminare tutti questi casi denunciati in Francia.
Si dovranno prendere severi provvedimenti qualora la Commissione, basandosi su prove scientifiche, scopra che la Francia sta violando talune norme e che i suoi alimenti non sono adatti al consumo umano, così come è stato fatto in passato per l' ESB.
<P>
Non credo che i francesi avessero torto a criticare la Gran Bretagna per talune prassi seguite a proposito dell' ESB in passato.
Penso che il governo conservatore avrebbe dovuto agire con maggiore prontezza, investendo prima nella ricerca.
Si deve però sottolineare che ormai non c' è alcun caso di ESB negli animali di età compresa fra 6 e 30 mesi.
<P>
Domani, dopo la diffusione dei dati e la conferma della mancanza di prove scientifiche, che a mio avviso non esistono, dobbiamo assicurarci che l' Unione europea agisca immediatamente contro la Francia, qualora detto paese non si decida a revocare il divieto.
<P>
Per il bene degli allevatori britannici e francesi, nonché per il bene dell' Unione e della Commissione, spero che la Francia darà prova di buon senso.
La Commissione deve dimostrarsi pronta ad agire con fermezza perché, se continuerà a menare il can per l' aia proponendo un compromesso non suffragato da prove scientifiche, vedrà offuscarsi la propria immagine e getterà nel discredito l' intera Unione.
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Graefe zu Baringdorf">
Signor Presidente, signor Commissario, lo studio francese conferma che per quanto concerne la BSE non vi sono criteri scientificamente accertati in relazione a cause, trasmissione e tempi di incubazione, nemmeno per la variante umana della stessa malattia.
L' unico punto assodato è che non vi sono contagio e trasmissione orizzontali.
Quest' incertezza e questo rischio di fondo, anche per la salute umana, valgono non solo per Inghilterra, ma anche in Francia.
Né in Gran Bretagna, né in Francia, né negli altri paesi europei vi è la certezza scientifica che non vi siano rischi di BSE.
In altre parole, la sicurezza assoluta contro il rischio di infezione da BSE è garantita solo se si rinuncia completamente alle proteine animali oppure, in misura molto più limitata, se gli approvvigionamenti provengono esclusivamente da paesi ove non si siano verificati casi di BSE.
<P>
Ma il fatto tragico è che ove la malattia è oggi conclamata, il contagio in realtà risale molto probabilmente al periodo tra la metà degli anni '80 e l' inizio degli anni '90.
Oggi in Europa il rischio di rimanere contagiati dalla BSE è di gran lunga minore, se non estremamente contenuto, benché non vi sia appunto alcuna certezza.
<P>
Un embargo, un divieto di esportazione non costituisce un mezzo per combattere la malattia BSE, ma è finalizzato a localizzarla e ad imporre gli standard di sicurezza europei varati dalla Commissione.
Così è stato in Gran Bretagna, Inghilterra compresa, e in Portogallo.
Il nostro gruppo ha sempre ribadito che non si tratta di una malattia inglese, bensì di un problema europeo.
In quest' ottica le condizioni che determinano l' abrogazione dell' embargo ottemperano ai criteri di sicurezza definiti dalla Commissione.
<P>
In Inghilterra si consuma, ed è sempre stata consumata, la carne bovina inglese.
Le Istituzioni europee, e noi che operiamo politicamente a livello europeo, dobbiamo provvedere all' assistenza e prevenzione a beneficio dei consumatori inglesi.
A prescindere dal fatto che la prevenzione nazionale è comunque prioritaria, essa rientra nei nostri intenti.
Non si può propugnare l' isolamento come unica soluzione!
<P>
Non sembra possibile, come invece ritenuto finora, che la malattia possa essere trasmessa solo attraverso determinate parti dell' animale.
Come lei sa, la BSE ovvero i prioni che ne sono l' indicatore, sono stati riscontrati anche nel sangue, per quanto questi test non siano ancora stati confermati.
Di conseguenza, scartando il cosiddetto materiale a rischio non si ottiene una sicurezza assoluta, sebbene ciò sia una misura che favorisce la sicurezza, in quanto nelle carcasse macellate si riduce la potenzialità di contagio.
<P>
Signor Commissario, desidero ribadire ancora due punti sull' Esecutivo.
Lei sa, anche in prima persona grazie alla corrispondenza scambiata con il gruppo, che a nostro avviso l' abrogazione dell' embargo deve essere abbinata all' introduzione del test.
Avete tre test comprovati, usateli!
E' stata una misura di sicurezza, Commissario Fischler, ma anche una misura psicologica.
Avremmo potuto risparmiarci questo conflitto anglo-francese, in cui sono coinvolti in parte anche i tedeschi.
<P>
In secondo luogo, lei sa che nel 1997 il Parlamento ha voluto introdurre il marchio I per la carne bovina, quale misura di sicurezza e per agevolare la scelta dei consumatori.
Tale marchi dovrebbe entrare in vigore in data 1/1/2000.
E adesso invece di varare le norme di attuazione, ci sottoponete proposte volte a differire l' introduzione del marchio di tre anni.
Ma questa non è una misura atta a favorire la fiducia!
<P>
Da ultimo ritorniamo ancora all' agenzia.
L' istituzione di tale agenzia è giustificata e opportuna.
Può pure chiamarsi "agenzia" , l' importante è fare in modo che anche questo dibattito non finisca su un terreno scivoloso, sostenendo l' ipotesi di un' agenzia indipendente, su cui il Parlamento europeo non abbia alcun controllo.
Esigiamo che vi sia un controllo; in ultima analisi, siamo stati noi del Parlamento Europeo a focalizzare il problema della BSE!
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="FR" NAME="Ainardi">
Signor Presidente, vorrei ricordare che la Francia, decidendo di non togliere l' embargo all' esportazione della carne bovina britannica, si limita ad applicare il Trattato che lascia a ciascuno Stato la possibilità di vietare o di limitare le proprie importazioni per ragioni di tutela della salute e della vita di persone e animali.
Personalmente sono lieto che il principio di prevenzione prevalga sul libero commercio.
<P>
Le giustificazioni addotte dalla Francia nell' assumere tale decisione non sono falsi pretesti che nascondono una qualche forma di protezionismo.
Si fondano invece su argomentazioni scientifiche accurate provenienti dall' AFSSA, associazione scientifica del tutto indipendente.
Gli studi condotti da tale associazione mostrano che l' epidemia dell' encefalopatia spongiforme bovina è lungi dall' essere sotto controllo.
E' chiaro che non mi avventurerò in una guerra delle cifre, ce ne sono già a sufficienza e, d' altro canto, il comitato britannico di esperti non contesta tali cifre che sono state riprese dal direttore della sanità pubblica in Scozia. Egli ha dichiarato: "non dimentico che esiste un rischio per la salute umana in questo paese" .
<P>
Ci sono troppi casi di ESB tra i bovini nati dopo il divieto all' utilizzo delle farine animali.
Come lo si spiega senza riconoscere che il programma per debellare l' epidemia posto in atto in Gran Bretagna non è stato perfezionato del tutto?
Inoltre l' identificazione degli animali non è garantita.
Non c' è nessuna garanzia che siano immessi sul mercato solo gli animali - di età compresa tra i 6 e i 30 mesi - nati dopo il primo agosto 1996.
<P>
La Francia, del resto, non è l' unico paese a prendere questa posizione.
La Germania non ha deciso formalmente di togliere l' embargo, ma prende tempo per continuare ad applicarlo.
Il Ministro della sanità pubblica non ha forse annunciato di recente che l' embargo sarà abrogato entro Natale?
Mi pare che la decisione della Commissione europea di levare l' embargo sia una decisione più politica che scientifica, come dimostrano le divergenze d' analisi e di pareri in seno al comitato scientifico europeo.
<P>
L' esperienza delle disfunzioni e delle omissioni della Commissione europea nell' intera questione dell' ESB non mi inducono affatto ad avere cieca fiducia nelle sue decisioni, e ciò è il meno che io possa dire.
<P>
A fronte della campagna dispiegata dalla stampa britannica, non penso che si debba soffiare sul fuoco come fanno alcuni colleghi.
Ritengo che occorra restare lucidi, contribuire a riportare la calma per tutelare nel modo migliore la salute dei nostri concittadini, limitando al minimo i rischi.
La questione della sicurezza alimentare è di fondamentale importanza nelle nostre società, e aggiungo che è un' esigenza dei nostri concittadini.
Per questo ritengo necessario che il comitato scientifico effettui esami scientifici più approfonditi in cui si tenga conto di tutti i dati più recenti, in attesa di test in grado di diagnosticare il morbo negli animali in vita e di un' intensificazione dei controlli a tutti i livelli.
<P>
Soltanto a queste condizioni la Francia potrà togliere l' embargo in tutta sicurezza.
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="FR" NAME="Souchet">
Signor Presidente, la Gran Bretagna permane il focolaio residuo resistente di un' epidemia che ha colpito la metà dei suoi bovini e non vi è alcuna prova che contesti tale fatto.
Nel 1999 il numero di casi di mucca pazza supererà le 3.000 unità nonostante le misure prese dopo l' embargo del 1996.
Il perdurare dell' endemia solleva una domanda terribile: potrebbero infatti esistere altre vie di trasmissione della malattia rispetto a quelle che abbiamo individuato sino a ora, ovvero l' uso di farine animali per l' alimentazione e la trasmissione per via ereditaria.
<P>
Di fronte a questi interrogativi cruciali, come nel caso degli organismi geneticamente modificati, dovrebbe imporsi la più grande prudenza, tanto più che tra breve potremo disporre di uno strumento scientifico efficace, ovvero i test ESB, che ci consentiranno di giudicare le condizioni sanitarie dell' insieme dei bovini.
La convalida scientifica dei test è imminente.
Perché allora questa fretta per forzare ora l' abrogazione dell' embargo, in un momento in cui la Gran Bretagna non ha carni bovine da esportare e in cui i test stanno per essere convalidati?
<P>
Tuttavia, l' atteggiamento del governo francese non è coerente.
Se invece di astenersi in Consiglio, avesse votato, come la Germania, a favore del mantenimento dell' embargo proprio in assenza degli elementi necessari per risalire alla provenienza degli animali, l' embargo sarebbe tuttora in vigore; i consumatori sarebbero rassicurati, i test sarebbero sul punto di fornire i necessari chiarimenti, e si sarebbero potute evitare le manifestazioni di sciovinismo d' oltremanica basate sull' onore del grande popolo britannico, e i nostri amici conservatori non avrebbero dovuto rinnegare il principio di sovranità nazionale che legittimamente difendono.
<P>
Detto ciò, è chiaro che questioni decisive per la salute umana come quella dell' ESB non possono dipendere da maggioranze convergenti.
E' in gioco l' intera questione della tutela sanitaria e alimentare delle nostre popolazioni.
Di fatto la crisi sostanzialmente trae origine dagli ostacoli sollevati sia dall' Unione Europea sia dall' OMC per l' applicazione del principio della prevenzione; solo tornando a una reale sussidiarietà - non sovvertendola come è stato fatto in nome di ideologie liberoscambiste e federaliste - il principio della prevenzione potrà essere applicato in modo adeguato.
<P>
In materia di sicurezza alimentare, dato l' assetto attuale dell' Unione europea, possiamo aspettarci un livello minimo di protezione e un valore ridotto in luogo di un valore aggiunto.
Il principio di sussidiarietà impone la necessità urgente di riconoscere che gli Stati hanno il diritto di derogare a ogni misura di armonizzazione qualora essi intendano adottare norme più severe in materia di protezione della salute pubblica e di tutela dell' ambiente.
Ecco un punto essenziale da inserire nell' ordine del giorno della prossima Conferenza intergovernativa e, infine, una questione che deve assolutamente essere rinegoziato nel quadro dell' OMC, altrimenti l' applicazione del principio di sussidiarietà a livello europeo rischia di essere aggirata.
<P>
A Marrakech la Commissione ci ha fatto rinunciare alla nostra libertà in materia di tutela sanitaria.
Il fatto che l' onere della prova scientifica spetta allo Stato che manifesta la necessità di proteggere la salute della propria popolazione frena o impedisce di fatto l' applicazione del principio di prevenzione.
Queste disposizioni devono assolutamente essere riviste, se la crisi attuale dovesse spingerci decisamente verso queste due direzioni che sono tra loro interdipendenti.
Non si può, come si fa attualmente, chiedere di prendere in considerazione il principio di prevenzione a Seattle a livello dell' OCM, e negarla agli Stati membri.
Sono in questo modo, signor Presidente, signor Commissario, questa crisi non sarà stata inutile.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="EN" NAME="Farage">
Signor Presidente, mi sia consentito dire anzitutto che il mio partito, cioè l' UK Independence Party, i cui membri sono spesso etichettati come i "piccoli inglesi" , deplora fermamente le dimostrazioni di meschino nazionalismo, registrate in Francia e nel Regno Unito a proposito della questione della carne bovina.
<P>
Trovo sia però ironico che le Istituzioni dell' Unione europea - che nel 1996 hanno imposto il divieto di esportare la carne bovina britannica e che insistono sempre nel promuovere l' unità e la cooperazione tra le nazioni europee - siano i diretti responsabili di una situazione politica che ha portato all' attuale dissidio.
<P>
Il mio partito, che nel suo programma elettorale proponeva il ritiro del paese dall' Unione, sottolinea che, se nel 1996 la Commissione non fosse mai intervenuta, le singole nazioni avrebbero potuto decidere per conto proprio se acquistare o no la carne bovina britannica.
<P>
All' epoca molti paesi, tra cui Sudafrica e Botswana, erano disposti a continuare a comprare i prodotti britannici.
Senza la messa al bando dell' Unione europea, la Gran Bretagna sarebbe stata libera di cercare mercati alternativi e non ci sarebbe mai stata alcuna crisi.
<P>
Abbiamo ora una dimostrazione tipica degli effetti negativi che l' appartenenza all' Unione ha sul commercio britannico.
Ciò corrobora il mio convincimento che sia ormai tempo per il mio paese di rendersi conto che i suoi interessi potranno essere tutelati al meglio solo dopo la rescissione da questa organizzazione.
<P>
La maggior parte dei britannici riteneva che il nostro paese avesse aderito a una zona di libero scambio, ma la crisi in corso dimostra che non è affatto così.
Mentre il Regno Unito seguiva alla lettera le normative dell' Unione europea, altri paesi interpretavano le leggi comunitarie a loro piacimento.
Stiamo affondando come il Titanic dopo lo scontro con l' iceberg!
<P>
Auguro al signor Commissario di riuscire nel suo intento, ma temo che non potrà fare abbastanza.
Ancora una volta esorto il governo del mio paese a ritirare la Gran Bretagna da questa organizzazione e farla entrare nel vero mondo del commercio.
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="FR" NAME="Martinez">
Signor Presidente, capisco i colleghi britannici, come capisco i portoghesi, coinvolti anch' essi, così come ho capito i belgi nella questione della diossina e come capisco ancor meglio i francesi nell' affare dei fanghi di depurazione.
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Ma si tratta di cose diverse.
Il morbo atipico di Creutzfeldt Jakob è una malattia terribile che colpisce giovani, ragazzi o ragazze, di una ventina d' anni: cominciano a perdere le facoltà locomotorie, sono costretti all' immobilità con progressiva distrofia muscolare, presentano sempre più gravi difficoltà respiratorie e vanno consapevolmente verso la morte nell' arco di sei mesi.
Certo, i colleghi britannici hanno intrapreso alcune misure precauzionali riguardanti l' identificazione della provenienza, hanno introdotto un passaporto per i bovini, dal 1990 le farine sono state soppresse, le condizioni di macellazione sono state modificate, i gangli, il midollo spinale, i tessuti linfatici vengono ritirati; solo i bovini di meno di trenta mesi sono esportati.
Sono riusciti a limitare le conseguenze della terribile colpa commessa dai fratelli Delmuder nello Yorkshire, che sta all' origine della malattia.
Ciò non toglie che le prassi di macellazione mediante pistola speciale provocano il passaggio nella giugulare di particelle cerebrali o linfatiche, le quali possono raggiungere la massa muscolare.
E' un fatto che si registrano ancora 3.000 casi di ESB all' anno in Gran Bretagna e che quaranta persone vengono colpite dal morbo di Creutzfeldt Jakob, il che rappresenta il tetto massimo della normalità.
E' un fatto che si registrano 650 casi di ESB per milione di bovini.
Mi viene detto che i bovini esportati sono in perfette condizioni.
Ma la malattia ha un periodo di incubazione di quindici-vent' anni.
Non ci sono sintomi clinici al momento dell' esportazione, ma forse il bovino è già stato contagiato e, forse, anche il consumatore inglese che ne ha mangiato la carne.
I primi risultati del test per la diagnosi precoce della malattia mostrano che un certo numero di bovini clinicamente perfetti sono in realtà già contagiati.
Capirete che il dubbio permane.
Si riteneva che la malattia si trasmettesse attraverso le farine.
Le farine sono state soppresse, ma la malattia continua a esistere.
Si credeva che si trasmettesse da mucca a vitello, ma esiste certamente una terza via di trasmissione. Forse, come per lo scrapie degli ovini, il morbo si trasmette attraverso il suolo, i foraggi.
Esistono dei campi maledetti dove le greggi vengono abbattute e quando, due anni più tardi, vi viene rimesso un gregge, esso viene contagiato dalla malattia.
Lo stesso fenomeno potrebbe verificarsi anche per la malattia di Creutzfeldt Jakob.
Si capisce allora per quale motivo l' Agenzia francese per la sicurezza sanitaria abbia espresso un parere negativo.
Ci viene detto che se l' Agenzia fosse europea, la situazione sarebbe diversa.
Davvero?
Esiste una biologia francese e una biologia a Bruxelles.
Viene resuscitato Lyssenko il quale spiegava che in Unione sovietica esisteva una biologia dei proletari e una dei capitalisti.
Ebbene, non è così!
Le leggi della biologia sono valide per tutti.
Il professor Dormond e Jeanne Bruger Picou sono annoverati fra i più grandi esperti, come il professor Dirringer in Germania, o come uno dei responsabili scozzesi il quale, del resto, nutre dei dubbi.
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Mi viene detto che l' embargo è stato tolto. La Francia, dopo la Germania, si oppone.
Vi ricordo, onorevoli colleghi, che all' inizio del 1996, quando cinque Länder tedeschi rifiutarono le carni britanniche, la Commissione europea intentò una causa per responsabilità contro quei Länder che volevano proteggere le loro popolazioni.
Alcune settimane dopo, la Commissione europea imponeva l' embargo e riconosceva che i Länder tedeschi avevano ragione. La Commissione europea si era piegata, con tutta evidenza, a una biologia politica.
Onorevoli colleghi, siamo tutti d' accordo sull' opposizione alle carni statunitensi agli ormoni, all' utilizzo della somatropina, un ormone della lattazione, della cui pericolosità non esiste alcuna prova scientifica.
La somatropina provoca una mastite alle vacche, ma se un collega si iniettasse ora della somatropina, il suo petto forse si gonfierebbe un po' , ma egli non morirebbe di certo.
Come si possono rifiutare le carni agli ormoni statunitensi e la somatropina quando il rischio non è stato stabilito con certezza, e si accettano le carni britanniche quando invece, in questo caso, il rischio esiste ed è serio?
Come è possibile difendere l' Europa e il principio di prevenzione presso l' OMC, e rifiutare di applicarlo nel caso della mucca britannica?
Onorevoli colleghi, esiste una gerarchia delle norme e, in tale gerarchia, è necessario collocare in prima istanza le norme sanitarie e, in via subordinata, quelle del commercio internazionale.
Dopo tutto i nostri colleghi britannici vengono puniti laddove hanno commesso un errore.
Un britannico, Ricardo, ci aveva spiegato le leggi del commercio internazionale e i vantaggi comparativi.
Aveva spiegato ai portoghesi che non dovevano produrre tessuti bensì vino, perché gli inglesi facevano meglio i tessuti.
Ebbene, cari amici britannici, dovete riconoscere che altri producono bovini migliori e che forse dovreste rinunciare ad allevarli.
In ogni caso siete puniti laddove avete sbagliato per eccesso di liberoscambismo, per eccesso di ultraliberalismo, perché questa è stata la causa fondamentale di questa pandemia e di questa zoonosi.
Non possiamo assumerci il rischio di provocare la morte di giovani ventenni per di far prosperare il commercio internazionale.
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<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="FR" NAME="Daul">
Signor Presidente, sarà difficile fare meglio dell' onorevole Martinez.
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Sembra sproporzionata la virulenza della reazione degli europei d' oltremanica di fronte alle disposizioni adottate dalle autorità pubbliche francesi in linea con l' agenzia già citata stamani,.
Bisogna riconoscere che un embargo di tre anni e mezzo è estremamente pesante e ciò che può essere a torto interpretato come indice di cattiva volontà, può diventare la goccia che fa traboccare il vaso.
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So che gli allevatori sono in grandi difficoltà e li ho ricevuti martedì scorso nel mio ufficio.
In questo momento gli inglesi cercano di opporre alle preoccupazioni di carattere sanitario dei francesi quelle per le carni di animali nutriti con sostanze vietate.
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Vorrei aggiungere, tuttavia, alcune precisazioni.
La prima riguarda la guerra delle carni bovine: è dal 1990 che i bovini non vengono più alimentati con farine di carne; pertanto da questo punto di vista sono fuori gioco.
Seconda precisazione: è innegabile che tutte le prassi denunciate devono essere perseguite legalmente e condannate severamente.
Terza precisazione: la Francia e il Belgio sono gli unici Paesi a essere stati sottoposti a un' ispezione da parte della Commissione.
Forse gli inglesi non hanno commesso alcuna infrazione, soprattutto nel 1988 quando gli esportatori non esitarono a esportare le farine contaminate vietate nel loro paese?
Le hanno esportate fino al 1990, data dell' embargo europeo su questi prodotti, nella Comunità e ancora più a lungo in altri paesi.
<P>
Vorrei aggiungere che anche in Francia sono state adottate misure di questo tipo, dato che quando c' è un animale ammalato in una mandria, tutta la mandria viene abbattuta.
Nel nostro paese ci sono stati 22 casi, rispetto alle diverse migliaia di casi verificatisi nel Regno Unito.
Bisogna dire che i consumatori francesi non si sentono più completamente sicuri.
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Visto che l' Irlanda del Nord è aperta al commercio e il transito attraverso la Francia è autorizzato, il commercio può, nonostante tutto, continuare con il resto dei paesi europei, eccetto la Francia.
Per mia informazione vorrei chiedere alla Commissione alcuni dati tecnici.
Quali sono i paesi europei che attualmente acquistano la carne britannica e in quale misura?
Ritengo che questi dati dovrebbero già servire a chiarire il quadro, Evidentemente i consumatori francesi non sono prevenuti a priori contro la carne britannica. Basta analizzare i flussi della carne bovina per rendersene conto.
I produttori e i consumatori devono sapere che il dibattito attuale è innanzitutto un dibattito tra esperti scientifici che devono potersi esprimere in tutta libertà.
Produttori e consumatori devono sapere, inoltre, che i dati scientifici evolvono in funzione delle scoperte.
<P>
Auspico, per il bene di tutti, che i test di diagnosi precoce siano disponibili quanto prima.
Una volta concluso il dibattito scientifico, ciascuno al proprio livello, dovrà assumersi le proprie responsabilità.
Infatti è indispensabile che i consumatori europei trovino nel loro piatto una carne sana.
In conclusione vorrei dire che in questa crisi i governi e le rispettive organizzazioni professionali si sono proposti di riportare la serenità indispensabile per far avanzare un dibattito che, evidentemente, non si concluderà oggi. Mi limito a chiedere al ministro britannico di adottare le stesse misure adottate da quello francese.
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<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="FR" NAME="Roure">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, garantire la sicurezza e la qualità dei nostri alimenti è una priorità assoluta per tutti noi.
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A questo scopo il governo francese ha creato l' Agenzia francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti per una migliore valutazione dei rischi alimentari.
Si è ritenuto indispensabile che la Francia si dotasse di un organo che le consentisse di prendere le decisioni su basi scientifiche rigorose e del tutto indipendenti dal potere.
<P>
Cosa si sarebbe detto se il governo non si fosse adeguato al parere degli scienziati visto che le loro conclusioni erano negative!
E' chiaro questo non è un buon motivo per cedere alla psicosi ed è altrettanto chiaro che non bisogna assolutamente condannare gli agricoltori britannici che sono stati molto penalizzati e hanno fatto sforzi inimmaginabili.
Né possiamo ignorare la loro disperazione.
<P>
D' altro canto nessuno uscirà indenne da una guerra commerciale e soprattutto non ne uscirà indenne l' Unione europea.
Non diamo a nessuno il bastone per colpirci e non facciamo il gioco degli anti-europeisti che sfruttano in modo vergognoso la situazione.
Sono proprio coloro che non vogliono saperne dell' Europa che colgono, senza alcun ritegno, ogni occasione, per sobillare le popolazioni contro l' Europa.
E' così facile strumentalizzare le emozioni! Ma non dimentichiamo che è proprio grazie all' Europa che abbiamo un mercato libero e possiamo scambiare i nostri prodotti.
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Se l' Unione europea non esistesse, oggi, di fronte a un problema, le frontiere sarebbero chiuse e basta.
Oggi non saremmo qui a discutere!
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Il comitato direttivo scientifico europeo deve pronunciarsi sulla pertinenza delle argomentazioni francesi, poiché lunedì scorso il gruppo ad hoc che riunisce gli specialisti europei delle malattie dei prioni non è approdato a una conclusione unanime e ha trasmesso i risultati dei suoi lavori al comitato scientifico europeo.
Tale comitato deve prendere una decisione e noi tutti attendiamo il parere della Commissione, che dovrà assumersi le proprie responsabilità; le prenderà - ne siamo convinti - senza che ciò avvenga a scapito di un alto livello di protezione.
Sono i pareri degli scienziati che hanno dato l' avvio alla crisi ed è grazie agli scienziati che usciremo da questa crisi.
<P>
In questo momento abbiamo la possibilità di utilizzare un test che ci consente di individuare gli animali portatori della malattia in fase d' incubazione.
Bisogna verificare se sia possibile una rapida messa a punto del test, poiché, se in materia sanitaria il rischio zero non esiste, è nostro dovere garantire ai nostri concittadini che è stata presa ogni misura possibile per evitare errori e, in particolare, errori in campo alimentare.
La Commissione può proporci misure complementari che ci forniscano le più ampie rassicurazioni.
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Vorrei aggiungere che è chiaro che ciascun paese, Francia compresa, deve occuparsi dei propri problemi prima di quelli degli altri.
Tutti coloro che nei nostri paesi hanno causato una situazione agricola folle devono essere condannati con fermezza.
Si vede con chiarezza che la corsa al profitto conduce ad aberrazioni e a paradossi spaventosi: se da un lato i produttori non hanno esitato a rendere i ruminanti carnivori, dall' altro continua a esistere la fame nel mondo.
<P>
Gli scienziati esprimono il loro parere, i politici operano delle scelte non sempre facili.
Il problema è sapere fino a che punto si possono correre rischi quando i rischi esistono.
E proprio per questo che si fa strada il principio di prevenzione.
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Onorevoli colleghi, da questa crisi usciremo tutti insieme e ne usciremo nel modo migliore, perché non possiamo intaccare la nostra credibilità.
Tutti i consumatori vogliono sapere cosa c' è nel loro piatto e vogliono essere certi di poter avere fiducia in noi.
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<SPEAKER ID=25 NAME="Pesälä">
Signor Presidente, signor Commissario, per l' Unione europea questo dibattito si apre in un momento sicuramente poco favorevole e ha sicuramente un impatto del tutto negativo.
Pensate, onorevoli colleghi, a Seattle e alle negoziazioni con l' OMC, quando dovremmo difendere il modello agricolo europeo.
<P>
Sebbene abbiamo deciso di levare l' embargo sulle importazioni delle carni britanniche all' interno dell' Unione europea - Unione europea che dovrebbe rappresentare l' economica di libera circolazione per eccellenza - adesso, invece, vogliamo prendere una decisione completamente opposta.
Una situazione davvero incredibile!
Gli inglesi hanno già pagato caro lo scotto dell' epidemia di ESB.
Hanno fatto di tutto per risolvere il problema e riportare la situazione alla normalità.
E a mio parere ciò è estremamente positivo.
Quindi, mi sembra a dir poco incredibile il fatto che, nonostante abbiamo deciso di concerto di liberalizzare le esportazioni di carne britannica, adesso invece diciamo che il bando è ancora in vigore.
<P>
Pensate al futuro quando dovremmo discutere dell' ampliamento dell' Unione europea.
Pensate, per esempio, alla Polonia; se questo paese riuscisse a sviluppare il proprio settore agricolo, in modo da raggiungere il livello medio dell' Unione europea, sarebbe in grado di alimentare, da sola, l' intera unione.
Nel corso delle negoziazioni con l' OMC dobbiamo pertanto difendere il modello agricolo europeo, per garantire il futuro delle nostre esportazioni. E proprio le esportazioni ci permetteranno di risolvere i problemi che interesseranno il settore agricolo nei prossimi anni o decenni.
Questa è la realtà dei fatti.
<P>
In un certo senso la colpa è degli inglesi e dei francesi - è come il famoso detto che dice: "Da che pulpito viene la predica" Se in Finlandia, il mio paese, qualcuno producesse mangimi con i depositi di fognatura, la fabbrica verrebbe chiusa immediatamente - ne potete star certi.
Non si possono produrre i mangimi con i depositi di fognatura.
Questa, però, è la situazione che si è venuta a creare nell' Unione europea. Nonostante il divieto del 1991, si continua però a procedere nello stesso modo.
<P>
Onorevoli colleghi, sarebbe bene facessimo un esame di coscienza e pensassimo al tipo di immagine che desideriamo dare di noi al mondo esterno in questo periodo estremamente difficile. Ricordate che le negoziazioni con l' OMC sono già alle porte, così come l' ampliamento dell' Unione europea e il processo di sviluppo delle prospettive future.
Queste crisi devono essere risolte il più presto possibile.
Solo noi possiamo farlo, e nessun altro, e dobbiamo agire in modo molto rapido.
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<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="EN" NAME="Hudghton">
Signor Presidente, è deplorevole che la discussione di oggi si possa svolgere senza che sia nota la decisione del comitato attualmente in riunione a Bruxelles.
E' vergognoso che in talune parti d' Europa la disputa abbia assunto toni convulsi, alimentati in particolare da certi mass media di Londra.
<P>
Siamo tutti concordi nell' affermare che la sicurezza alimentare e la salute pubblica devono essere le massime priorità politiche in tutta Europa. Ad ogni modo, come ha ribadito oggi il Commissario Fischler, la carne bovina britannica risulta conforme ai criteri fissati dall' Unione in materia di salute pubblica.
Vorrei che, nel suo riepilogo, il Commissario ci dicesse se anche tutti gli altri Stati membri soddisfano standard altrettanto elevati in materia di produzione e macellazione di capi bovini.
<P>
Mi rincresce che si sia arrivati a presentare la vicenda come una disputa tra Gran Bretagna e Francia, perché in realtà avrebbe dovuto essere una controversia tra Francia ed Europa.
E' appena terminata positivamente la fase dell' imposizione di condizioni severe al settore della carne bovina britannica da parte dell' Unione e, di conseguenza, la Commissione dovrebbe agire con determinazione al fine di rimuovere il divieto alla carne bovina.
<P>
L' onorevole Graefe zu Baringdorf, che appartiene al mio gruppo, ha menzionato una o due volte la carne bovina "inglese" , pur sapendo che il Regno Unito comprende quattro diversi paesi. Gli allevatori scozzesi, miei corregionali, hanno ragione a lamentarsi perché, agli inizi, dalle nostre parti non sussisteva alcun problema in relazione all' ESB.
Le condizioni imposte dall' Europa sono comunque state soddisfatte, ma ancora non possiamo esportare.
I nostri allevatori si chiedono giustamente il motivo delle tante sofferenze patite negli ultimi anni per riuscire a ottemperare agli alti standard imposti e da loro rispettati.
A che scopo buttar via tanti anni per discutere e creare un' Agenzia alimentare europea, le cui raccomandazioni verrebbero comunque disattese?
Se vogliamo avere degli standard europei, allora dobbiamo poter esigere che essi vengano rispettati dagli altri Stati membri.
<P>
Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, dobbiamo proteggere i nostri consumatori, i quali hanno però il diritto e l' intelligenza per operare scelte autonome.
Essendo nativo della contea di Angus, al centro della regione di produzione della carne bovina scozzese, sono convinto che in Francia e altrove la gente sceglierebbe la nostra carne se avesse la possibilità di farlo.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="FR" NAME="Bordes">
Signor Presidente, vorrei innanzitutto dichiarare che sono favorevole al principio di prevenzione in un ambito in cui la salute dei consumatori è direttamente minacciata; ma la discussione che si svolge in questa sede tra i sostenitori dell' embargo e i loro avversari è del tutto ipocrita.
Tutti sanno che i buoni e i cattivi argomenti in favore della protezione dei consumatori servono in primo luogo come munizioni in una guerra commerciale e come strumenti in oscure manovre di politica interna.
Per questo è ipocrita invocare gli agricoltori e i loro interessi e contrapporli a quelli dei consumatori senza denunciare la responsabilità dei grandi gruppi capitalisti produttori e fornitori di alimenti per il bestiame.
<P>
In questo Emiciclo si sentono di continuo elogi alla competitività delle imprese, al loro diritto e persino dovere di massimizzare i profitti.
Ed ecco i risultati di questa corsa ai profitti in un ambito che interessa la sicurezza sanitaria e alimentare!
Assieme alle conseguenze cancerogene dell' impiego dell' amianto, le encefalopatie spongiformi sono bombe a scoppio ritardato innescate dalla gestione capitalistica dell' industria.
<P>
A prescindere dal fatto che il Parlamento prenda posizione a favore o contro il mantenimento dell' embargo, i problemi di fondo non saranno affrontati.
Continueranno a esistere imprese che risparmieranno sugli investimenti necessari per lo studio della nocività dei nuovi prodotti.
Continueranno a esistere imprese che, come quelle dell' amianto, continueranno - consapevolmente - a nascondere i pericoli ai loro lavoratori e ai consumatori, continueranno a correre il rischio di intossicare e persino uccidere per realizzare dei profitti maggiori.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, dopo gli eccellenti interventi degli onorevoli Souchet e Martinez a favore del mantenimento dell' embargo francese sulle carni bovine britanniche, vorrei semplicemente aggiungere tre osservazioni di carattere giuridico, morale e politico.
<P>
Dal punto di vista giuridico è chiaro che la legge francese del primo luglio 1998, che ha creato l' Agenzia per la sicurezza sanitaria degli alimenti, presuppone che la Francia disponga dell' autorità sovrana di tutelare la salute dei suoi abitanti.
Ed è altrettanto chiaro che l' articolo 95 del nostro Trattato, così come è stato rafforzato a partire da Amsterdam, dice il contrario per un' assurda volontà uniformatrice.
Questo tipo di contraddizione tra il diritto nazionale e il diritto comunitario esiste anche in materia di caccia e in numerosi altri settori come se i governi firmassero degli impegni europei astratti per scoprirne in seguito le aberranti conseguenze pratiche.
In questo tipo di contraddizioni, il riferimento ultimo non può che essere la libera scelta di ciascun popolo, altrimenti il sistema europeo esploderà.
<P>
Occorre inoltre considerare l' aspetto morale della questione.
Esiste un principio morale superiore secondo cui il governo deve tutelare gli interessi vitali del proprio popolo.
Ma non si deve neppure perdere di vista il fatto che la catastrofe della malattia della mucca pazza, che ha colpito i nostri colleghi britannici, avrebbe potuto colpire qualunque altro paese dell' Unione, perché tutti noi pratichiamo la stessa politica agricola contro natura, sempre più sottomessa al libero scambio mondiale.
<P>
Tutti i paesi membri condividono una responsabilità collettiva in merito a questa politica.
Non lo direi per tutti i settori delle nostre relazioni europee - non lo direi neppure delle nostre relazioni con i paesi terzi - ma in seno all' Unione esiste indubbiamente una politica agricola comune e una responsabilità di tutti rispetto a tale politica.
Ecco perché ci sembrerebbe giusto che il bilancio europeo intensificasse il sostegno a favore degli allevatori britannici.
Nonostante quel che si dice, i fondi ci sono!
Non più tardi di ieri, onorevoli colleghi, i federalisti di questo Parlamento hanno trovato il modo di mettere in riserva sessanta milioni di euro - ripeto sessanta milioni di euro - per uno status unificato dei deputati europei che non serve proprio a nulla e che, del resto, non è ancora stato approvato.
<P>
Infine il livello politico, la riflessone politica: come fare per uscire da questa situazione?
Ebbene, a fianco delle indennità cui ho fatto accenno, credo che non ci sia altra soluzione a questa questione al di fuori del ricorso ai test per la diagnosi precoce, che dovrebbero essere presto disponibili.
Fino ad allora il principio della prudenza deve prevalere, altrimenti la fiducia dei cittadini si incrinerà ulteriormente.
<P>
Più in generale, dovremmo metterci d' accordo sulla necessità di un' agricoltura di qualità, rispettosa dell' ambiente così come della salute dei consumatori e che ci assicuri l' indipendenza alimentare.
Ma una tale agricoltura ha bisogno di una preferenza comunitaria che dobbiamo difendere a Seattle.
<P>
Ritengo che il dibattito odierno porterebbe a un grosso risultato, se ci ritrovassimo d' accordo con i colleghi britannici nel riconoscere che questo è un obiettivo prioritario.
<P>
<SPEAKER ID=29 NAME="Keppelhoff-Wiechert">
Signor Presidente, signor Commissario, a quanto si dice il controllo scientifico in Francia ha portato a nuove scoperte in tema di BSE.
Ma si tratta solo di voci finora.
Non sono una scienziata, sono una coltivatrice, una consumatrice e un' esponente politica e - glielo dico in tutta franchezza - non credo ciecamente alla scienza, in quanto troppo spesso i risultati indicati dagli scienziati vanno a vantaggio del committente.
Vi sono innumerevoli esempi nella vita quotidiana.
Ne citerò subito uno.
Intanto attendiamo con ansia il risultato della Comitato scientifico e credo che proseguiremo il dibattito stasera e la settimana prossima a Bruxelles.
<P>
In tedesco si dice "due giuristi, tre opinioni" .
Nel mio comune si dice invece: "Due scienziati, due opinioni" .
Come mai?
Una volta è stata fatta una ricerca per valutare l' opportunità di insediare una discarica e l' esito in seguito è stato negativo.
Lo scienziato del distretto aveva accertato che il sottosuolo era sicuro mentre lo scienziato del comune che ha respinto il progetto ha ritenuto che il sottosuolo era sicuro quanto una vasca da bagno senza tappo!
<P>
A parte ciò, va detto che questo tema è estremamente serio.
Stamattina dibattendo sulla questione della BSE con grande emotività, non aiutiamo né gli allevatori inglesi, né i consumatori europei.
Inoltre, serve a poco che noi deputati europei rileviamo le attuali violazioni alle regole del mercato interno.
Le violazioni agli accordi sono un tema importante per tutti noi operatori della politica europea ma, quale deputato, al momento non posso, con quest' argomentazione, chiamarmi fuori dal dibattito politico sulla materia attualmente in corso nel mio distretto elettorale.
<P>
Mentre siamo qui a discutere, scacciamo altri consumatori dai banconi della carne.
Appena nell' ultima Plenaria abbiamo alzato la voce a favore di una maggior sicurezza degli alimenti e una miglior salvaguardia dei consumatori.
Durante il dibattito il Presidente della Commissione Romano Prodi ha affermato di voler fare della sicurezza alimentare una questione prioritaria e che la Commissione vuole e deve inaugurare un nuovo capitolo in materia di politica dei consumatori.
I recenti sviluppi nella crisi della BSE, la beef war, che è in corso non solo tra Francia e Gran Bretagna - attualmente anche nei Bundesland tedeschi si osserva infatti un atteggiamento di netto rifiuto - chiariscono, Commissario Fischler e anche Commissario Byrne, la difficoltà del compito che ci troviamo ad affrontare e come sia necessario cogliere l' enorme sfida di una politica dei consumatori responsabile e trasparente.
<P>
Gli interessi economici sono un lato della medaglia, la salvaguardia dei consumatori l' altra.
Ritengo tuttavia - anche se inizialmente ho affermato che quale persona pratica ho qualche problema con i risultati - che dovremmo prendere molto sul serio le preoccupazioni delle autorità.
Attendo con ansia il risultato di stasera!
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="EN" NAME="Whitehead">
Signor Presidente, come l' onorevole Graefe zu Baringdorf, intervenuto in precedenza, anche io facevo parte della speciale commissione d' inchiesta sull' ESB.
Il collega potrà confermarvi che abbiamo aggiunto tutta una serie di speciali misure precauzionali che la Gran Bretagna ha dovuto adottare affinché la carne bovina potesse essere di nuovo considerata sicura.
Ciò è stato applicato in concomitanza con le cinque disposizioni dell' accordo di Firenze.
Sono trascorsi tre anni prima che il divieto relativo alla carne bovina britannica venisse revocato sulla base di condizioni rigorosamente verificate, come ricordato nel corso del dibattito.
<P>
Per quanto riguarda il caso ora all' esame del comitato scientifico, si vorrebbero annullare le sue conclusioni precedenti e reintrodurre la messa al bando della carne bovina britannica in tutta Europa.
Quale potrebbe essere la reazione del comitato scientifico, se si dovesse rimangiare tutte le sue precedenti dichiarazioni?
In realtà, dovremmo continuare sulla strada delle precauzioni già adottate dal Regno Unito a seguito della crisi dell' ESB, guardando al presente e non al passato.
In altre parole, dovremmo chiederci come fare per includere ulteriori precauzioni e misure di difesa, già a disposizione, e rendere più urgente la riflessione su taluni provvedimenti, come ad esempio i test su animali vivi e gli esami autoptici.
<P>
Alcuni colleghi in Aula si sono espressi a favore della creazione di un' Agenzia alimentare europea che si occupi delle misure precauzionali in materia di sanità, ivi compresi taluni provvedimenti non ancora attuati in qualche paese europeo, come l' eliminazione delle farine di carne e d' ossa dalla catena alimentare del bestiame e del pollame.
Ciò non avviene ancora in taluni paesi e comporterebbe una rigida distinzione delle materie a rischio, non ancora imposta ovunque.
Inoltre, tutto ciò significherebbe severe misure precauzionali contro quel genere di prassi illegale che di recente è stata scoperta dalla Commissione in alcuni paesi, nel campo dell' adulterazione della catena alimentare bovina per mezzo di scorie umane e animali.
<P>
Il criterio cautelativo deve ispirare la nostra politica ed essere al contempo la base dei principi comuni, in una gerarchia di valori alla cui sommità viene posta la salute.
Ecco perché il governo britannico è stato il primo a mettere in pratica l' idea di un' Agenzia alimentare, mentre l' Europa ne sta ancora parlando.
Ecco perché il programma DBES esclude specificamente tutto quello che può ancora dare adito a una parvenza di dubbio, compresa la carne non disossata.
<P>
La onorevole Roure ha menzionato il pericolo della xenofobia nella nostra discussione.
Desidero esprimere apprezzamento per il suo intervento, articolato in uno spirito d' intesa cordiale.
Sarebbe terribile se ora, sull' una o l' altra sponda della Manica, si cedesse allo sciovinismo.
Concordo con il presidente della National Farmers' Union, il quale in settimana ha dichiarato che la sua irritazione è stata causata soprattutto da coloro che hanno cercato di sfruttare a fini politici la tragedia che ha coinvolto la sua organizzazione.
<P>
Lo scontro fra i due Stati membri in questione a proposito del divieto unilaterale potrebbe essere disastroso e arrecare danni al mercato unico.
Potrebbe causare la perdita di posti di lavoro se si arrivasse a sanzioni e divieti reciproci; potrebbe schiacciare noi tutti se arrivassimo a Seattle divisi dall' astio, mentre avremmo invece bisogno di opporre un fronte comune agli USA.
<P>
Sappiamo che il Commissario Byrne farà oggi ritorno a Bruxelles da Dublino, al fine di presiedere a una conferenza stampa con il signor Pascal in occasione della presentazione delle conclusioni del comitato scientifico.
Sa bene quanto il problema sia scottante per la Commissione e per la cooperazione europea.
Vorrei che lei, Commissario Fischler, gli recitasse un malinconico verso di una nota poesia del suo paese: "the best lack all conviction and the worst are full of passionate intensity" ; vorremmo vedere un po' di appassionata intensità in quel che di meglio si può fare in proposito.
Vogliamo che le persone si uniscano e aiutino l' Europa ad assumersi gli impegni auspicati dal Parlamento e dalla speciale commissione d' inchiesta, i quali ci impediranno di iniziare una guerra la cui prima vittima sarebbe proprio l' ideale europeo.
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="FR" NAME="Isler Béguin">
Signor Presidente, signor Commissario, è vero che non andiamo fieri della situazione in cui versa in questo momento la professione agricola.
Ma tranquillizzatevi, non parlerò solo in quanto francese bensì, innanzitutto, nella mia veste di ecologista e di cittadina europea.
E' in quest' ottica che difendo l' ambiente e, in particolare, il principio di prevenzione, in egual misura per la Gran Bretagna, per la Francia, la Spagna e i paesi del Sud.
Tale principio di prevenzione è per noi una linea politica da seguire per garantire la sicurezza alimentare.
In Francia, l' Agenzia per la salute e la sicurezza alimentare è stata istituita a seguito di pressioni esercitate dalla popolazione, dai consumatori e, beninteso, dagli ecologisti e dai Verdi.
L' Agenzia ha espresso un parere e il governo, com' è ovvio, vi si è conformato.
Non si può quindi respingere questa politica francese, tanto più che noi chiediamo l' istituzione di un' agenzia di questo tipo a livello europeo.
Mi auguro che i parlamentari europei e la Commissione seguiranno i pareri di tale costituenda agenzia una volta che sarà stata istituita.
E' necessario pensare agli agricoltori.
Sono stati colpiti da un sisma, in seguito alla malattia della mucca pazza e si stavano riprendendo appena.
Oggi è del tutto inaccettabile permettere che la situazione divenga esasperata, lasciando che i cittadini appartenenti alla stessa categoria professionale si scontrino in seno all' Unione europea.
Lo sconforto degli agricoltori britannici è del tutto comprensibile.
Occorre tuttavia ricordare che l' agricoltura responsabile della situazione in cui si trovano tutti gli agricoltori europei, o una buona parte di essi, è una politica agricola produttivistica.
E' nostra responsabilità oggi modificare finalmente la politica agricola dell' Unione europea.
Ci siamo assunti le nostre responsabilità rispetto all' OMC e l' Unione europea non si trova, nei confronti degli Stati Uniti, nella medesima situazione della Francia rispetto all' Unione europea.
Non possiamo pertanto rifiutare, da un lato, la sedicente legalità dell' OMC riguardo la carne agli ormoni statunitense e, dall' altro, invocare la ragion di stato europea per respingere il principio di prevenzione proposto dalla Francia.
I Verdi chiedono alla Commissione proposte concrete e urgenti anche se gli esperti, a tutt' oggi, non si sono ancora pronunciati.
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Signor Commissario, lei conosce la situazione, che non è certamente nuova.
E' assolutamente urgente fare delle proposte per rassicurare i consumatori e gli agricoltori in Europa.
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
Signor Presidente, in Inghilterra i bovini che si nutrono di mangimi vegetali sono stati alimentati con farine prodotte con le carcasse degli animali.
Queste farine di carne e i prioni esterni hanno causato l' epidemia di ESB. In Francia nei mangimi sono stati mescolati fanghi contenenti rifiuti d' origine umana, proprio per il loro contenuto ureico.
In Belgio ai mangimi sono stati mescolati dei grassi che ad alte temperature sprigionavano la diossina.
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Sebbene l' Unione europea e il Commissario per l' agricoltura Fischler siano responsabili per molti di questi problemi, i veri colpevoli sono i governi nazionali.
Il problema principale è rappresentato dai mangimi per animali che rappresenta la fase più importante della catena alimentare.
La soluzione di questo problema non risiede nella creazione di un esercito di funzionari dell' Unione europea che sia in grado di controllare l' attività degli allevamenti.
La soluzione deve avere una dimensione nazionale.
Le autorità nazionali devono avere il coraggio di controllare gli allevamenti e la produzione.
Forse, in questo modo, avrebbero la possibilità di individuare finalmente gli ormoni fuorilegge.
In ogni caso, il modo migliore per risolvere questo problema sarebbe l' introduzione del certificato di provenienza dei prodotti alimentari.
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<SPEAKER ID=33 NAME="Fiori">

Signor Presidente, il blocco delle carni inglesi disposto dalla Francia solleva, a mio avviso, due ordini di problemi, entrambi di notevole importanza e di spessore per il futuro dell' Unione: da un lato, vi è la necessità di sostanziare l' esistenza stessa dell' Unione europea, rendendo effettiva in tutti gli Stati membri l' applicazione delle decisioni assunte nelle competenti sedi su materie di pertinenza comunitaria e, in particolare, in casi come quello in oggetto oggi, suscettibili di inficiare uno dei presupposti fondamentali dell' Unione stessa, e cioè la libera circolazione delle merci; dall' altro, vi è l' esigenza di salvaguardare i consumatori, che è una delle priorità assolute, di portata tale da giustificare anche scelte nazionali contrastanti con le decisioni comunitarie, a condizione che siano motivate sul piano scientifico e igienico-sanitario.
<P>
La compiuta valutazione di entrambi tali ordini di problemi non può ridursi all' assunzione in sede parlamentare di specifiche prese di posizione pro o contro la decisione francese.
Infatti, spetta ad altri momenti istituzionali il compito di assumere decisioni sulla fondatezza dei presupposti giuridici e, soprattutto, delle motivazioni sanitarie adottate dalle autorità francesi, e in proposito attendiamo con impazienza la conferenza stampa di oggi pomeriggio del Commissario Byrne.
Un dibattito nello specifico, da parte del Parlamento, che portasse alla formulazione di un giudizio politico sul comportamento di chicchessia, sarebbe fuorviante e soprattutto non favorirebbe il buon funzionamento complessivo delle Istituzioni europee.
Ciò che appare, viceversa, opportuno e auspicabile è che si colgano anche queste occasioni per riprendere il lavoro di tessitura delle Istituzioni comunitarie, di cui questo Parlamento deve, in forza del mandato di tutti gli europei che rappresenta, farsi carico, integrando il ruolo sin qui svolto dai governi nazionali nella costruzione comunitaria.
Inoltre, questa sede parlamentare deve, con crescente impegno, svolgere quella funzione di contrappeso dell' Esecutivo, cioè della Commissione, che è caratteristica di tutte le democrazie moderne.
<P>
Tornando al caso specifico, ritengo che il Parlamento non debba richiedere alla Commissione di investigare sull' esistenza di raccomandazioni assunte dalle Agenzie nazionali responsabili della sicurezza alimentare in contrasto con le decisioni comunitarie.
Reputo piuttosto che debba chiedere alla Commissione e ad altre Istituzioni comunitarie competenti di relazionare su quanto svolto nel merito delle stesse, per mettere il Parlamento nelle condizioni di formulare valutazioni critiche che siano propedeutiche al perfezionamento della legislazione comunitaria vigente in materia.
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<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="EN" NAME="Stevenson">
Signor Presidente, ho apprezzato alcuni degli interventi odierni, come pure il discorso d' apertura dell' onorevole Donnelly che ha criticato i governi francese e britannico per non essere riusciti a trovare una soluzione di fronte all' escalation di una guerra commerciale.
Vorrei ricordare all' onorevole collega che entrambi i governi sono socialisti.
Abbiamo appena sentito che il Ministro dell' agricoltura britannico non è nemmeno in contatto con il suo omologo francese, il che è ridicolo se si pensa a come si vanno riscaldando gli animi in questa disputa commerciale.
<P>
Posso però comprendere in parte la rabbia che gli allevatori e i consumatori britannici provano alla notizia che sarebbero stati individuati fanghi di scolo nei mangimi in Francia e che il governo britannico ne sarebbe stato al corrente sin dal mese di giugno, ma avrebbe preferito non portare la questione all' attenzione della Commissione. La loro rabbia è comprensibile quando si apprende che in Gran Bretagna ogni mese si abbattono 60.000 capi in perfetta salute solo perché hanno più di 30 mesi d' età, escludendoli così dalla catena alimentare.
Dopo l' abbattimento, questi capi vengono inceneriti e le loro ceneri gettate in discarica.
Per quanto riguarda l' agricoltura, questo è destinato a essere considerato come uno dei grandi errori del nostro secolo.
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Si prova rabbia nell' apprendere che in Francia sono stati denunciati ben 22 casi di ESB quest' anno.
Eppure i capi feriti e ammalati, morti negli allevamenti, vengono portati in appositi impianti e qui il loro sego viene lavorato, inviato all' industria farmaceutica o cosmetica e così reimmesso nella catena alimentare.
Le regole del gioco non sono uguali per tutti, come è stato ricordato.
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Mi auguro sia possibile trovare una soluzione diplomatica, per la quale noi tutti dobbiamo impegnarci.
Esorto la Commissione e il governo britannico a esercitare pressioni sulla Francia, affinché rispetti le conclusioni che entro oggi verranno rese note dal comitato scientifico direttivo.
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<SPEAKER ID=35 NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, per prima cosa desidero ringraziarvi il modo con cui è stato condotto il dibattito odierno.
Ritengo che sia stato un dibattito esemplare, che potrà aiutarci notevolmente a riportare la discussione sul terreno dell' oggettività.
Da questo dibattito traggo in sostanza le seguenti conclusioni: in primo luogo, sono profondamente convinto che dobbiamo continuare a basare le nostre decisioni, anche quelle della Commissione, sui pareri di scienziati indipendenti - ribadisco, indipendenti - e sulle più recenti scoperte scientifiche.
<P>
Dobbiamo ricordare tuttavia che la causa dell' intero problema della BSE è stato proprio il fatto che non si è rispettato questo principio, che le decisioni sono state prese per ragioni di mercato ed economiche, senza tenere opportunamente presente la questione sanitaria.
Pertanto, non dobbiamo ricadere in un errore analogo, né in senso né nell' altro!
Da parte nostra sarebbe anche errato giungere a delle conclusioni, senza sapere quali saranno le conclusioni degli scienziati che attualmente stanno dibattendo sul problema.
Dobbiamo attendere il parere della commissione scientifica, che è composta tutta da scienziati indipendenti.
<P>
Dobbiamo inoltre agire subito, lo dico con grande serietà. Non possiamo limitarci a stare ad aspettare, e sono disposto a trasmettere al presidente Prodi e al mio collega David Byrne il messaggio che ricevo da questo Emiciclo.
Sono disposto a chiedervi di proseguire questo dibattito mercoledì, comprese le conclusioni tratte dalla Commissione.
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Nella perizia francese sono messi in discussione, in sostanza, quattro elementi.
Uno di questi è l' impiego dei test ora disponibili.
Non ritengo che questi test debbano essere usati esclusivamente come placebo, ma piuttosto che anche in questo caso si debba fondare la decisione - cosa che per altro abbiamo fatto - su basi scientifiche.
Sono convinto che i test possano rendere un buon servizio ai fini del monitoraggio di quanto accade complessivamente sul piano europeo e che quindi andrebbero utilizzati.
Ma per quanto li si potrà mai utilizzare, dobbiamo essere cauti su un punto, ovvero non dobbiamo credere di avere la sicurezza al cento per cento o di poter distinguere con una certezza del cento per cento la carne che può rappresentare un rischio da quella che invece non lo è.
I test sono utili, ma non sicuri al cento per cento.
Anche in questo caso il rischio zero è solo un' utopia.
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Qualora dovessero sopraggiungere nuove raccomandazioni da parte degli scienziati, siamo ovviamente disposti a sottoporre anche queste alle opportune verifiche.
Per quanto concerne il controllo, concordo con coloro che in quest' Emiciclo hanno chiesto che il livello dei controlli sia analogo in tutta Europa facendo notare che non è sufficiente disporre di un sistema di controllo funzionante nella sola Gran Bretagna.
Ma non conduciamo ispezioni solo in Gran Bretagna, bensì anche negli altri Stati, in modo da poter fornire idonee garanzie a livello europeo.
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Per quanto riguarda l' auspicata Food Agency, ritengo sia opportuno proseguire su questa strada.
Le premesse in questo senso devono essere create dal mio collega Byrne, pur ribadendo ancora una volta che non sono favorevole a procedere verso una Food Agency come la FDA, ma che dovremmo prendere a modello la Food Agency di cui già disponiamo per i prodotti farmaceutici, quasi una sorta di modello europeo di una Agency.
<P>
In relazione alla questione del differimento dell' etichettatura, desidero far notare ancora una volta che la Commissione non ha interesse al differimento, ma ha interesse a non trovarsi a fine anno senza un sistema di etichettatura, né volontario né obbligatorio.
Vi prego di non scordare un punto, ovvero che non serve rendere obbligatorio un sistema di etichettatura se non si dispone della base di dati richiesta.
In questo caso, infatti, simuleremmo ai consumatori un qualcosa che in realtà non esiste, minando quindi la nostra credibilità in materia di trasparenza e oggettività.
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Per concludere: dovremmo fare in modo che anche in futuro i fatti parlino per sé.
In tal modo dovremmo riuscire anche a far fronte a reazioni emotive diverse. In questa sede occorre dopo tutto dimostrare competenza e trasparenza rispetto ai fatti.
Un' ultima comunicazione: oggi stesso metteremo a disposizione di tutti i parlamentari per via elettronica i risultati della commissione.
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<SPEAKER ID=36 NAME="Presidente">
Grazie, Commissario Fischler.
Sono certo che, nel cercare di risolvere questa difficile situazione, potrà contare sul sostegno di tutto il Parlamento.
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Facendo seguito all' annuncio del Commissario Fischler, la Commissione renderà disponibile l' opportuna documentazione oggi pomeriggio, prima della conferenza stampa.
Vi sarà quindi inviata per posta elettronica e la potrete trovare anche nella rete del Parlamento.
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La discussione è chiusa.
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<CHAPTER ID=4>
Accordo di pesca CE/Angola
<SPEAKER ID=37 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0022/1999), presentata dall' onorevole Cunha a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio concernente la conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste nell' accordo tra la Comunità europea e la Repubblica dell' Angola sulla pesca al largo dell' Angola, per il periodo dal 3 maggio 1999 al 2 maggio 2000 (COM(1999) 389 - C5-0170/1999/0169(CNS)).
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<SPEAKER ID=38 NAME="Langenhagen">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l' onorevole Cunha in veste di relatore mi ha pregato di presentare la sua relazione.
Il predetto protocollo dell' accordo di pesca UE/Angola è entrato in vigore già il 2 maggio di quest' anno.
Un nuovo protocollo è stato firmato dalle due parti.
In esso sono state sancite le condizioni tecniche e finanziarie alle quale ai pescherecci della Comunità è permesso pescare in acque angolane nel periodo compreso tra il 3 maggio 1999 e il 2 maggio 2000.
Eccetto per la durata estremamente breve del protocollo - un anno invece di tre - e per il fatto che è stato incrementato il numero di tonni pescati, il protocollo è assolutamente uguale al precedente.
<P>
Il presente protocollo è importante per l' Unione europea, se non altro per ragioni di bilancio.
10,3 milioni di euro sono, di per sé, una grossa somma e non abbiamo nemmeno la garanzia di poter sospendere i pagamenti nel caso in cui l' Angola sancisca un periodo di riposo per la pesca dei gamberetti.
Inoltre, non sfruttiamo sufficientemente le nostre possibilità di pesca, eccetto per il tonno in cui ci attestiamo sul 100 percento delle possibilità.
I pescatori di gamberetti sfruttano le loro possibilità solo al 63 percento, mentre gli operatori che usano le reti a strascico registrano lo zero percento.
<P>
Dobbiamo avviare serie considerazioni anche sui fondi stanziati per i programmi scientifici, pari a 1,7 milioni di euro, per la formazione, pari a 1 milione di euro, e gli studi, pari a 350.000 euro.
Non vi è infatti alcuna clausola che autorizzi la Commissione europea a verificare il corretto utilizzo dei fondi.
Le autorità angolane non sono, dal canto loro, obbligate a rendere conto dell' impiego degli stessi.
Per ragioni di sicurezza e trasparenza, in questa sede il relatore raccomanda di effettuare tutti i pagamenti che devono essere eseguiti ai sensi dell' accordo tramite la Banca centrale angolana, anche perché l' Angola è ancora in guerra.
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La Commissione ha opportunamente stipulato un protocollo per un solo anno, in quanto negli ultimi anni il patrimonio ittico angolano è stato intensamente sfruttato, in particolare dalla flotta sovietica, con conseguente drammatica riduzione del pescato.
Autorizzazioni vengono concesse, come abbiamo appena appreso, anche ad armatori non comunitari.
Tenendo conto degli effetti, potremmo giungere alla conclusione che la pesca in acque angolane è una faccenda rischiosa per l' Unione europea.
Tuttavia, afferma il relatore, possiamo essere ottimisti.
L' incidenza delle tonniere e dei palangari derivanti è aumentato.
Si tratta, in generale, di un indicatore affidabile dello stato del patrimonio ittico pelagico, e può essere quindi valutato positivamente.
Il protocollo non comprende tuttavia alcuna norma internazionale sulla conservazione e la gestione del patrimonio ittico.
Il periodo di riposo è di per sé, sia di fatto che a livello scientifico, uno strumento efficace per la conservazione del patrimonio ittico.
Ma è necessario anche creare un quadro internazionale, in quanto altrimenti si teme che l' Angola possa abusare del periodo di riposo a svantaggio dell' Unione europea .
In questo senso la Commissione deve garantire che gli armatori siano informati tempestivamente, ovvero almeno con tre mesi di anticipo.
<P>
Per concludere, i negoziati sono evidentemente difficili.
L' attuale situazione politica angolana è riprovevole, tanto più che si tratta di un paese potenzialmente ricco e importante a livello geopolitico.
Nel protocollo mancano ancora informazioni precise sullo stato del patrimonio ittico angolano.
Per ottenere queste informazioni la commissione per la pesca ha presentato delle corrispondenti proposte di emendamento.
<P>
Attualmente non possiamo pertanto parlare di un accordo di pesca innovativo.
I risultati dei negoziati andrebbero tuttavia sostenuti, in quanto rappresentano il fondamento per un futuro protocollo dettagliato o un nuovo accordo di pesca.
Quale contropartita, il relatore attende dall' Angola il rispetto dell' accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e il miglioramento del procedimento di bilancio in relazione al finanziamento delle spese derivanti da questo accordo di pesca, per noi comunque importante.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="ES" NAME="Fraga Estévez">
Signor Presidente, l' attuale protocollo dell' accordo stipulato con l' Angola per una durata prevista di un anno è in realtà una proroga del documento precedente in attesa che vengano create condizioni più favorevoli per rinnovare l' accordo per la durata consueta di tre anni.
<P>
Condividiamo appieno questa soluzione che, da un lato, consente di proseguire con l' attività di pesca nel quadro di un accordo il cui sviluppo è stato in linea di massima soddisfacente per entrambe le parti e che non ha evidenziato particolari problemi.
<P>
Dall' altro lato, il presente protocollo costituisce un passo verso la firma del nuovo accordo che potrebbe essere messo a rischio dalla situazione politica in Angola e dalla presenza di altre flotte nel caso in cui l' Unione europea si ritirasse da quella zona.
<P>
Una notizia positiva è anche rappresentata dall' aumento delle possibilità di pesca per le tonniere, il cui numero di natanti quasi raddoppierà, il che sta a indicare una condizione più che favorevole delle risorse alieutiche in queste acque.
<P>
Il mantenimento di relazioni di pesca con l' Angola riveste poi grande importanza in questo momento e è il meno che l' Unione europea possa fare per aiutare un paese, tradizionalmente molto legato ad alcune aree comunitarie, che attraversa una difficile fase politica ed economica.
E' vero che la contropartita finanziaria rappresenta un notevole sostegno, ma anche la presenza della flotta europea contribuisce a dare un maggiore senso di stabilità nell' area, il che può andare soltanto a vantaggio delle relazioni internazionali con l' Angola.
<P>
Inoltre la presenza comunitaria nell' area garantisce il rispetto degli elementi fondamentali di una pesca responsabile e può costituire un importante fattore di equilibrio in funzione della presenza di altre flotte, soprattutto quella russa, per non parlare degli aiuti ai programmi di ricerca scientifica previsti dal protocollo.
<P>
Signor Presidente, per tutti questi motivi e nella speranza che, come richiesto nella relazione Cunha, la Commissione informi il Parlamento in merito ai risultati dell' applicazione del protocollo in esame, il nostro gruppo invita ad approvare la suddetta relazione.
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<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="ES" NAME="Medina Ortega">
Signor Presidente, il gruppo PSE dà il proprio appoggio al protocollo di proroga dell' accordo di pesca con l' Angola.
<P>
Le onorevoli Langenhagen e Fraga hanno già sintetizzato il contenuto del documento, rilevando che non si tratta di un nuovo accordo, bensì della proroga di quello precedente firmato nel 1987 e che la Comunità ha ereditato da un accordo ancora anteriore siglato tra Spagna e Angola.
Forse non sarà uno degli accordi più importanti, ma è utile sia per l' Unione europea sia per l' Angola, come sottolineato dalla onorevole Fraga.
A patto che vengano preservate le risorse biologiche, vale a dire che non dia luogo a un eccessivo sfruttamento, questo tipo di accordi va a beneficio dei paesi nei quali viene portata avanti l' attività in questione, e ciò in considerazione sia dell' apporto finanziario dell' Unione europea sia degli aiuti forniti, ad esempio, nel campo della formazione professionale e della ricerca scientifica.
<P>
Penso che l' attuale Commissione stia facendo un buon lavoro, ma la nostra preoccupazione fondamentale in questo momento riguarda il mantenimento dell' attività di pesca e, nella fattispecie, di un' attività non legata a un eccessivo sfruttamento, bensì alla conservazione delle risorse naturali.
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Negli emendamenti presentati dalla commissione per la pesca, il Parlamento europeo chiede alla Commissione di seguire l' evolversi della situazione e di informare al riguardo il Parlamento e il Consiglio almeno tre mesi prima dello scadere dell' accordo al fine di avere la certezza che esso venga rinnovato.
<P>
Signor Presidente, ribadisco quindi l' utilità dell' accordo sia per l' Angola sia per l' Unione europea; ci auguriamo che la Commissione compia gli sforzi necessari affinché esso rimanga in vigore anche nei prossimi anni.
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<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="EN" NAME="Farage">
Signor Presidente, ieri abbiamo sollecitato l' approvazione del rinnovo dell' accordo UE-Marocco, per assicurare a Spagna e Portogallo i diritti di pesca nelle acque del Marocco, mentre oggi ci viene chiesto di esaminare un accordo analogo con l' Angola.
<P>
Nella mia breve, ma intensa carriera di eurodeputato e soprattutto nella giornata di ieri, ho notato la disponibilità di quest' Assemblea, che osa chiamarsi "parlamento" , a fungere da sigillo agli atti della Commissione; anche oggi mi pare sia questo il nostro ruolo.
Se l' Aula vuole essere un vero e forte organismo di controllo, deve cominciare a porsi taluni interrogativi fondamentali in merito al principio che sottende tali accordi.
<P>
Stando alle prove in nostro possesso in merito ai loro effetti, pare che questi accordi siano responsabili di terribili disastri ambientali, in quanto esempi di uno sfruttamento colonialista dei popoli del terzo mondo che dovrebbe far arrossire di vergogna il nostro mondo che si suppone civilizzato.
<P>
Negli ultimi sette anni i contribuenti dell' UE hanno pagato 1,4 miliardi di euro ai loro governi e, a detta della stessa Commissione, è difficile capire dove siano andati a finire questi soldi.
Tutto ciò serve anche a finanziare i pescatori spagnoli e portoghesi, dando loro il permesso di depredare le acque del terzo mondo spesso in palese violazione dei principi fondamentali della conservazione dei fondali.
Sappiamo quanta disperazione ciò abbia provocato in Marocco tra i pescatori locali, i quali assistono agli enormi danni arrecati alle riserve ittiche al fine di assicurare ai mercati europei le sardine e altre specie comuni da cui dipende il loro sostentamento.
L' orrore causato lungo la costa dell' Africa occidentale è stato dimostrato alcuni anni fa dall' esempio della Namibia, la quale alla fine non ce l' ha fatta a reggere all' impatto devastante dei pescatori spagnoli.
<P>
E' tempo che il Parlamento affermi a chiare lettere che questa situazione è del tutto inaccettabile.
Queste politiche hanno causato un disastro ambientale e, a mio giudizio, si tratta di una catastrofe scriteriata.
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<SPEAKER ID=42 NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzitutto mi congratulo con il relatore Cunha per l' ottimo lavoro.
Esprimo il mio pieno appoggio all' accordo, alla posizione tenuta dalla Commissione e al parere formulato dai colleghi Langenhagen, Fraga e Medina.
Mi dissocio invece da quanto affermato dall' oratore che mi ha preceduto e che ha manifestato scarsa solidarietà con gli Stati membri e con i pescatori, evidenziando un atteggiamento che, fortunatamente, è condiviso soltanto da una minoranza dei deputati che siedono in quest' Assemblea.
<P>
In merito alla relazione in esame, sottolineo che l' accordo di pesca con l' Angola implica una proroga della politica di pesca comune dell' Unione europea per quanto concerne gli accordi internazionali di pesca che contribuiscono a consolidare uno dei pilastri fondamentali della suddetta politica, come rilevato in quest' Aula durante la passata legislatura dalla relazione Crampton che sosteneva che tali accordi rappresentavano un presupposto fondamentale per cercare di ridurre il deficit commerciale dell' Unione europea nel settore della pesca e, in particolare, dell' approvvigionamento di pesce e per tutelare i posti di lavoro diretti e indiretti nel comparto della pesca e dell' industria a essa collegata in regioni europee che dipendono in larga misura da questa attività.
La summenzionata relazione è stata approvata nel corso della precedente legislatura.
<P>
Per quanto attiene alla relazione Cunha concernente la stipula di un nuovo protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste nell' accordo con la Repubblica dell' Angola per il periodo 3 maggio 1999 - 2 maggio 2000, rilevo che si tratta di un protocollo classico, che permette l' accesso alle risorse alieutiche per un determinato periodo e stabilisce una contropartita finanziaria.
<P>
Sebbene debbano essere ancora forniti alcuni dati e statistiche in merito ai quali la Commissione ha promesso di operare con il massimo rigore e pur tenendo conto della delicata situazione in cui versa l' Angola, dove è in corso una guerra, riteniamo che la firma del protocollo di applicazione provvisoria dell' accordo sia un evento assai positivo, in attesa o del rinnovo per un anno o dell' elaborazione di un nuovo accordo.
L' Angola è un paese di grande rilevanza geopolitica, con una considerevole ricchezza potenziale, che l' Unione europea deve aiutare, affinché possa porre termine alla difficile situazione che sta attraversando.
Tale sostegno deve però andare a beneficio di entrambe le parti: dell' Angola e degli Stati membri e delle regioni che svolgono attività di pesca sotto il controllo del Parlamento e in conformità degli emendamenti presentati dalla commissione per la pesca in relazione a questo importante accordo che ha, come qui evidenziato, non solo una dimensione economica e finanziaria, ma anche una dimensione politica di tutto rilievo.
<P>
Pertanto, signor Commissario, su questo tema e per quanto riguarda gli accordi di pesca in generale, come emerso ieri nel corso dell' importante dibattito sull' accordo di pesca con il Marocco, potrà sempre contare sul parere favorevole, di norma espresso a maggioranza, della commissione per la pesca e mi auguro anche su quello del Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="PT" NAME="Seguro">
Signor Presidente, esprimo il mio sostegno a favore del presente accordo di pesca tra Unione europea e Angola.
Lo faccio per motivi economici, già illustrati da diversi oratori intervenuti in quest' Aula, ma anche, così come accaduto ieri nel corso della discussione sull' accordo di pesca tra Unione europea e Marocco, per motivi legati agli aiuti da offrire a un paese ricco di risorse naturali, ma povero a causa della situazione politica in cui versa e, in particolare, al clima di guerra.
Pertanto ritengo importante che questo accordo, oltre ai vantaggi economici che comporta per un' attività portata avanti nel nostro paese, possa anche essere visto come un aiuto per lo sviluppo di un settore economico e per il consolidamento della pace in Angola.
<P>
Conveniamo che è necessario garantire la massima vigilanza sia sull' applicazione dell' accordo - segnatamente per quanto riguarda i fondi -, impegnandoci affinché sia assicurata l' effettiva conservazione delle specie e l' attuazione di una pesca sostenibile.
Signor Presidente, volevo ricordare che c' è una grossa differenza tra sfruttamento e cooperazione; cooperazione significa cooperare con il consenso di entrambe le parti e non crediamo che l' Angola intraveda in questo accordo una qualsiasi forma di sfruttamento, perché, in caso contrario, non lo rinnoverebbe il giorno successivo alla sua scadenza.
<P>
<SPEAKER ID=44 NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, innanzitutto desidero ringraziare caldamente il Parlamento a nome della Commissione per aver fornito una valutazione nel complesso positiva del nuovo protocollo dell' accordo di pesca con l' Angola.
Eccetto per un incremento relativo alla pesca di tonni, questo protocollo fa proprie le condizioni di pesca di quello precedente, risalente agli anni 1996 - 1999, compresi i relativi allegati.
Va inoltre rilevato - com' è stato detto anche da diversi relatori - che il protocollo ha una durata di un solo anno e che metà di tale periodo è comunque già trascorsa.
In quest' anno l' Unione europea e l' Angola devono ridefinire l' ambito futuro delle proprie relazioni in materia di pesca, com' è stato per altro richiesto dall' Angola stessa.
Dovremmo pertanto sfruttare questo lasso di tempo.
<P>
La contropartita finanziaria che l' Unione europea paga all' Angola per le possibilità di pesca a essa accordate ai sensi del protocollo e il contributo corrisposto dagli armatori comunitari sotto forma di imposte sono rimasti uguali al passato.
La contropartita finanziaria corrisponde pertanto pro quota per un anno all' importo definito nel protocollo precedente.
<P>
Per quanto concerne le proposte di emendamento del Parlamento, voglio assicurare alla commissione per la pesca, da parte del Parlamento, che la Commissione terrà adeguatamente informato lo stesso, come ha fatto anche in passato, sull' attuazione del protocollo.
Dovremmo tuttavia scegliere la forma più indicata per farlo.
<P>
<SPEAKER ID=45 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=46 NAME="Posselt">
Signor Presidente, ho approvato di buon grado l' eccellente relazione dell' onorevole Cunha, che pone chiaramente al centro il principio della sostenibilità, assolutamente indispensabile per una politica della pesca improntata al futuro .
L' Angola paga ancora lo scotto del colonialismo sovietico, che ha depredato il paese.
Pertanto giudico positivo e importante il ruolo dell' Unione europea e considero quest' accordo di pesca un componente importante delle nostra politica estera e dello sviluppo.
<P>
Signor Presidente, in conclusione mi consenta ancora una considerazione personale: Sono lieto che lei abbia presieduto oggi quest' assemblea.
Ne ho quasi ricavato uno stato d' animo conciliante.
Spero che un giorno anche lei fungerà da presidente del club del venerdì con lo stesso gradimento dimostrato dal suo predecessore, il Presidente Gutíerrez!
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Posselt.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=48 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.
<P>
(La seduta termina alle 11.10)
<P>
