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Risultati del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre a Tampere
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione del Consiglio europeo e la dichiarazione della Commissione sui risultati del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre a Tampere.
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Ho il grande piacere di lasciare la parola al Presidente in carica del Consiglio Lipponen.
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<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="FI" NAME="Lipponen">
<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="EN" NAME="Vitorino">
Innanzitutto, vorrei sottolineare che la Commissione condivide il parere positivo della Presidenza sui risultati del Consiglio europeo di Tampere.
Desideriamo esprimere le nostre vive congratulazioni al Primo ministro finlandese sia per i preparativi che hanno preceduto la riunione sia per il modo in cui ha personalmente presieduto l' intero processo.
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Un evento come quello di Tampere, con le aspettative che lo precedono, può talvolta dare l' impressione di essere un fine di per sé. E' solo l' inizio di un processo.
La Commissione ritiene nondimeno che Tampere abbia trasmesso il giusto messaggio a un pubblico numeroso e vario: ai nostri cittadini, innanzitutto, che una questione ai primi posti della loro agenda personale sta rapidamente raggiungendo i primi posti dell' agenda politica dell' Unione; alle amministrazioni nazionali, che non ci sarà alcuna marcia indietro e che i Capi di governo si sono impegnati ad adoperarsi affinché i miglioramenti, tra cui i miglioramenti istituzionali del Trattato di Amsterdam, siano efficaci; al mondo criminale, che l' Unione sta mobilitando tutto il suo potenziale per contrastare le attività illegali, che minacciano la nostra libertà e il nostro benessere, se non addirittura i nostri regimi democratici; infine, al mondo esterno, che un' Unione sicura al suo interno non significa un' Unione fortezza e che i nostri impegni nei confronti di coloro che necessitano di protezione sono sacri.
Non è un cattivo inizio.
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L' impresa è enorme, non ultimo per la Commissione, alla quale il Consiglio europeo ha affidato numerosi compiti, dimostrando così una fiducia gratificante nel nostro operato.
Con l' aiuto e la cooperazione del Parlamento e con le risorse necessarie ad espletare tali compiti sono certo che riusciremo a svolgere il ruolo che ci è stato assegnato a Tampere.
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Senza dubbio intendiamo iniziare a studiare il modo in cui creare il quadro di valutazione che ci è stato richiesto come metodo per mantenere vive le pressioni, in primo luogo su noi stessi, ma anche su altri, nonché per assicurare che tutto avvenga nella massima trasparenza possibile in un futuro molto prossimo.
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Se voi, in seno al Parlamento, o noi, in seno alla Commissione, dovessimo constatare segni di allontanamento da questa linea, non esiteremo a ricordare ai Capi di Stato e di governo il messaggio da essi lanciato a Tampere.
Quando dico "il messaggio lanciato a Tampere" , non intendo solo il messaggio formulato a Tampere, ma anche ciò che potremmo chiamare lo spirito di Tampere.
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(Applausi)
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(PT) Signora Presidente, onorevoli parlamentari, le conclusioni del Vertice di Tampere uniscono ad un messaggio politico forte sulla priorità conferita alla costruzione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, la preoccupazione di definire quelle che sono le priorità incentrate sulle questioni che toccano direttamente la vita quotidiana dei cittadini.
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I Capi di stato e di governo hanno pertanto ribadito l' obbligo di rispettare l' impegno solenne assunto a Tampere. La Commissione, sulla base del dialogo e della cooperazione con il Parlamento europeo, è disposta a far di tutto affinché si realizzi uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia che risulti innanzitutto equilibrato nelle sue tre componenti: libertà, sicurezza e giustizia.
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La lettera che il Presidente Romano Prodi ha indirizzato al Consiglio europeo sottolineava la nostra preoccupazione primaria di non fare di Tampere un vertice repressivo. Tale obiettivo è stato raggiunto e di ciò la Commissione si congratula in modo particolare.
Vorrei, inoltre, mettere in evidenza come l' inequivocabile affermazione della natura intangibile della Convenzione di Ginevra, quale base per la costruzione della politica europea di asilo, meriti il nostro appoggio e il nostro plauso.
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Ci congratuliamo per l' impegno assunto al massimo livello di affrontare le questioni legate all' immigrazione in una prospettiva di partenariato con i paesi di origine e di transito.
Ci congratuliamo per l' accento posto sulla lotta al traffico di esseri umani, piuttosto che sull' azione repressiva contro le sue stesse vittime, nell' ambito dell' immigrazione clandestina.
La Commissione appoggia l' affermazione chiara dell' importanza della prevenzione nella lotta alla criminalità, sia alla criminalità finanziaria, che alla criminalità urbana o a quella giovanile, affermazione nella quale vede riconosciuti i propri sforzi di conferire particolare rilievo ai diritti delle vittime di attività criminose.
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La Commissione sottoscrive l' impostazione concreta della proclamazione di un concetto europeo di accesso alla giustizia, quale strumento per l' esercizio del diritto di libera circolazione delle persone, senza ostacoli di ordine legale e amministrativo. E' inoltre necessario che al diritto della libera circolazione facciano ora seguito le misure legislative indispensabili affinché possa realizzarsi nel minor tempo possibile.
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La Commissione si congratula per la proclamazione del principio dell' equiparazione, quanto più ampia possibile, dei diritti dei cittadini provenienti da paesi terzi e residenti stabilmente nell' Unione ai diritti e doveri riconosciuti ai cittadini degli Stati nazionali membri dell' Unione, ed ha intenzione di procedere in tal senso con proposte concrete.

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La Commissione desidera, infine, sottolineare come sia positiva la chiarezza con cui viene definita prioritaria la lotta al razzismo, alla xenofobia e a tutte le forme di discriminazione previste all' articolo 13 del Trattato.
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Le conclusioni del Vertice di Tampere affrontano, inoltre, in misura adeguata il rafforzamento della cooperazione investigativa e giudiziaria al fine di proteggere e salvaguardare le libertà dei cittadini.
E lo fanno in modo da rispondere alle preoccupazioni legittime dei cittadini in materia di sicurezza e garanzia a livello giudiziario dei loro diritti, come è regola all' interno di un' Unione che vuole essere fondata sul principio del primato del diritto e della legge.
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Vorrei mettere in evidenza, a tal proposito, il principio di mutuo riconoscimento delle decisioni e delle sentenze, a cui deve contribuire l' adozione, in tutti gli Stati membri, di definizioni e sanzioni comuni contro talune attività criminose di natura transfrontaliera, sia nel campo della criminalità organizzata, del traffico illecito di droga, del traffico di esseri umani che dei reati contro i bambini; allo stesso modo vorrei mettere in rilievo l' istituzione della rete EUROJUST, che rappresenta, senza alcun dubbio, l' inizio della costruzione di una componente giudiziaria dell' Unione europea che sia strumento di appoggio e di controllo dell' azione dell' EUROPOL, a garanzia della sicurezza interna, nonché strumento di difesa dei diritti dei cittadini europei.

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La Commissione si propone di agire in modo da adempiere l' ambizioso programma d' azione per la lotta al riciclaggio di denaro, che implica modifiche tanto alla posizione nelle relazioni esterne dell' Unione quanto sul piano legislativo di ciascuno degli Stati membri.
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Tuttavia, signora Presidente, onorevoli parlamentari, il Vertice di Tampere non ha risposto integralmente a tutte le aspettative della Commissione. Senza pregiudizio per i risultati positivi già messi in evidenza in larga misura dal Presidente in carica del Consiglio, non posso fare a meno di ammettere che su alcuni punti la Commissione prova una certa delusione.
Essa deplora il fatto che il Consiglio europeo non abbia adottato il principio di un sistema unico di asilo, che, a nostro avviso, pur rappresentando un traguardo ambizioso, corrisponde comunque alla necessità urgente di trattare le questioni legate all' asilo in modo collegiale e coerente.
La Commissione non mancherà di presentare proposte in grado di fugare gli eventuali timori che un sistema centralizzato di asilo potrebbe suscitare in alcuni Stati membri.
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Deploro, inoltre, la riluttanza di alcuni Stati membri nell' appoggiare l' idea di un fondo europeo per i rifugiati, persino dopo che la Commissione aveva messo in chiaro che tale fondo non comportava nessuna spesa nuova o aggiuntiva.
La lezione della Bosnia e del Kosovo rafforza la nostra convinzione di quanto sia importante persistere nell' illustrare i nostri intenti, cosa che ci auguriamo possa accadere già alla fine del corrente anno, ovvero nell' ambito della redazione del bilancio per l' anno 2000.
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Al Vertice di Tampere non è stato possibile adottare la proposta di un procuratore europeo, seppur limitandone la competenza alla protezione degli interessi finanziari della Comunità. Mi permetto di suggerire che il prossimo dibattito sulla Conferenza intergovernativa potrebbe essere una buona occasione per ritornare su questa nostra idea.
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<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="FI" NAME="Suominen">
Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio europeo e primo ministro Lipponen, mi associo all' opinione che attribuisce al Consiglio europeo di Tampere un' importanza storica. E' stata infatti la prima volta che il Consiglio ha preso in esame la creazione di un' area di libertà, di sicurezza e di giustizia, attribuendole la priorità nell' ordine del giorno dell' Unione europea.
Le questioni analizzate rientrano fra quelle che nell' ottica dei comuni cittadini e, perché no?, anche delle imprese, hanno importanza nella vita di ogni giorno.
Il Gruppo del Partito popolare europeo e dei Democratici europei prende atto dei progressi conseguiti in taluni ambiti del settore, quantunque non nascondiamo la nostra delusione per la brevità di certi passi.
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Nel quadro della creazione di uno spazio di giustizia europeo, la decisione più importante concerne il reciproco riconoscimento delle sentenze e delle decisioni: si tratta della prima pietra di una cooperazione giudiziaria a livello comunitario nell' ambito del diritto civile e penale.
Un consenso continuo dei cittadini al principio della libertà di circolazione implica maggiori possiblità di ottenere giustizia in tutto il territorio comunitario.
Una migliore cooperazione fra le autorità di polizia e un maggiore sostegno all' Europol tornano a vantaggio delle investigazioni e della prevenzione dei crimini.
A tal riguardo, il nostro Gruppo è del parere che alla cooperazione giuridica dovrà essere attribuita una posizione prioritaria nel contesto dell' attività comune e, di conseguenza, plaude a una cooperazione fra procuratori generali nel quadro di Eurojust.
Siamo tuttavia delusi dal fatto che le decisioni adottate a Tampere non facciano parola di un procuratore generale europeo il cui campo d' azione avrebbero dovuto essere le frodi ai danni del bilancio europeo.
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Al pari del Consiglio, il nostro gruppo ritiene che l' Unione europea e i suoi Stati membri rafforzeranno l' apertura nei confronti del resto del mondo nel settore delle relazioni personali, culturali, politiche ed economiche.
Tale apertura comprende il pieno rispetto del diritto di asilo.
Auspichiamo che a lungo andare le decisioni del Consiglio si traducano in una procedura comune di richiesta di asilo e in uno status comune per quanti hanno ottenuto asilo in tutto il territorio dell' Unione europea e aprano così la via che farà dell' Europa un unico territorio nel quadro di tali questioni.
Le decisioni adottate dal Consiglio di Tampere non vanno così lontano, ma esse fanno menzione di uno spazio comune.
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Il nostro Gruppo ricorrerà ai mezzi di cui dispone per influenzare sul bilancio comunitario, per creare la base per un fondo profughi europeo.
A tale questione le decisioni del Consiglio hanno riservato unicamente un cenno, un invito alla Commissione ad analizzare la possibilità di riflettere sulla creazione di una 'sorta di fondo di riserva per situazioni d' emergenza in cui ingenti gruppi di profughi cerchino una protezione temporanea' .
Le decisioni del Consiglio non contengono alcuna menzione quanto alla ripartizione degli oneri finaziari dovuti ai profughi e a quanti fanno richiesta di asilo.
Quantunque gli Stati membri dell' Unione europea vogliano in ultima analisi decidere loro stessi chi può stabilirsi sul loro territorio, l' obiettivo deve a lungo andare essere una politica omogenea e una conseguente ripartizione dei costi.
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Il nostro Gruppo si compiace della composizione dell' organo da istituirsi per dare corpo a una Carta dei diritti fondamentali dell' Unione europea e reputa che la forte dimensione parlamentare in esso presente testimoni, meglio di un' ordinaria CIG, dell' attuazione democratica degli sviluppi dell' Unione europea.
Prenderemo pienamente parte ai lavori di tale organo.
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Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio europeo, a prescindere da queste osservazioni, i risultati del Vertice di Tampere sono significativi e le nostre critiche mirano a far sì che in futuro il Consiglio si ponga mete comuni ancora più ambiziose.
Nondimeno, le decisioni sono solo parole sulla carta ed è a nostro giudizio importante che il Consiglio e la Commissione si incarichino ora di una rapida esecuzione delle decisioni.
Se nel passaggio da un livello elevato al grigiore quotidiano dei Consigli 'Affari interni e giustizia' le decisioni diventano routine e nel giro di tre-quattro anni non accadrà nulla, quello di Tampere passerà alla storia come il Consiglio delle dichiarazioni non concretizzate.
Così accadrà, a prescindere dalla buona idea di adottare uno score board, che il Consiglio ha preso a prestito dal mondo imprenditoriale. In realtà si tratta di una vera e propria balanced score card, signori rappresentanti del Consiglio.
Signor Presidente del Consiglio europeo, mantenga il momentum. (applausi)
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<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero anzitutto congratularmi con la Presidenza finlandese per il successo che ha rappresentato Tampere dando l' avvio ad una nuova tappa nella crescita della cittadinanza europea, nel rispetto del sempre difficile equilibrio tra libertà e sicurezza.
Tutto questo non solo conferma che stiamo costruendo un' Unione basata sulla liberalizzazione degli scambi di merci, della prestazione di servizi e dei trasferimenti di capitali, ma dimostra anche che ci preoccupiamo della libertà di stabilimento e di circolazione dei cittadini.
Con l' accesso alla giustizia al di là delle frontiere nazionali, grazie al mutuo riconoscimento delle sentenze, e la possibilità di combattere, a livello transnazionale, la criminalità organizzata e il riciclaggio di denaro sporco, è stato fatto un passo avanti nella direzione indicata dalla quarta libertà del Trattato di Roma.
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C' è poi un' altra dimensione importante, signora Presidente, e riguarda il fatto che ci troviamo in questo momento alle porte della nuova fase di ampliamento, come ha detto il Presidente in carica del Consiglio, e anche il fatto che stiamo vivendo una serie di risultati elettorali che per noi tutti costituiscono un chiaro segnale della misura in cui determinati atteggiamenti xenofobi e razzisti stanno incidendo sulla popolazione di alcuni dei nostri paesi.
È quindi molto importante che, di fronte a questo tipo di reazioni difensive che dimostrano che non tutto è ancora consolidato, siamo capaci di inviare un messaggio di libertà e di progresso.
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Questa osservazione riveste particolare importanza da due punti di vista.
Il primo è l' asilo.
Credo che si tratti di una delle libertà fondamentali che dobbiamo difendere e, in questo senso, un regime unico di asilo è molto importante; lo dico perché vengo da un paese in cui l' asilo politico ha permesso a molti combattenti per la libertà di salvarsi la vita e di continuare la loro attività in altri paesi europei.
Il secondo è l' immigrazione.
Dobbiamo cercare, in funzione della nostra situazione, di fare in modo che gli immigranti legali abbiano gli stessi diritti e contemporaneamente introdurre una politica di sviluppo congiunto, che eviti l' immigrazione selvaggia che viviamo da molto tempo.
In quest' ottica, crediamo che qui si apra un nuovo fronte importante ed appoggiamo - come abbiamo fatto con l' iniziativa del Parlamento - la creazione di un fondo per i rifugiati, che riteniamo possa costituire un elemento decisivo.
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Per concludere, signora Presidente, ci sembra chiaro che la Commissione, come ha fatto per il mercato interno, fa nuovamente ricorso ad un sistema di parametri e al meccanismo di emulazione.
Tutto questo è positivo.
Continuiamo a sollecitare l' istituzione di organi di lotta contro la frode a livello comunitario.
Infine, ringrazio il signor Presidente in carica del Consiglio per la sua presenza qui.
Deploro che il Consiglio non sia stato sufficientemente presente in sede di commissioni parlamentari, perché questo ci avrebbe aiutato a sviluppare il dibattito e a conoscerci meglio per poter progredire insieme.
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<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="EN" NAME="Ludford">
Signora Presidente, questo Vertice è stato molto significativo e i risultati sono migliori e meno repressivi del previsto.
Guardando al passato dobbiamo constatare con stupore che l' Europa ha compiuto progressi di gran lunga maggiori nel ridurre la burocrazia per i prodotti e le imprese di quanto non abbia fatto per le persone.
E' ora di cambiare, e il cambiamento dev' essere rapido.
Tuttavia, il Parlamento non è ancora un partner a pieno titolo e questo dev' essere il nostro obiettivo nei prossimi anni.
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Non è ammissibile che, nonostante l' accento posto sulla democrazia nelle conclusioni della Presidenza, i rappresentanti d' Europa eletti a suffragio diretto siano emarginati quando si tratta di creare lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Vorrei solo affermare la mia ferma convinzione che la voce del Parlamento sarebbe rafforzata dalla capacità di quattro gruppi di accordarsi sulla risoluzione presentata oggi.
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Posso toccare solo alcuni punti e vorrei dare la precedenza alla questione dei profughi.
Valutiamo positivamente la riaffermazione della piena e globale applicazione della Convenzione di Ginevra, e su questo si deve riconoscere il merito della Presidenza finlandese.
È molto importante che il sistema comune di asilo a livello di Unione europea - che dovrebbe tuttavia essere un sistema unico e integrare fondi comunitari - non si basi sul minimo denominatore comune.
Dobbiamo anche prestare molta attenzione a non incoraggiare i pregiudizi razzisti e attendiamo fiduciosi la presentazione di proposte basate sull' articolo 13 volte a combattere il razzismo.
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Quanto ai diritti individuali, si sono compiuti alcuni progressi, ma non sono ancora sufficienti.
Accogliamo con grande favore la reiterazione di quanto sia importante legiferare al fine di riconoscere ai cittadini dei paesi terzi legalmente residenti diritti quanto più possibile analoghi a quelli di cui godono i cittadini dell' Unione.
La questione è ora urgente.
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Dobbiamo anche compiere progressi concreti in materia di diritto dei cittadini dell' Unione europea di trasferirsi e risiedere liberamente in tutta l' Unione.
E' un peccato che a Tampere non si sia parlato di diritti di accesso a informazioni e documenti, nonostante sia stata riaffermata l' importanza del principio della trasparenza.
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Per quanto riguarda l' accesso alla giustizia, è necessario che il principio del reciproco riconoscimento sia integrato dalla fissazione di standard minimi comuni e sarebbe stato bene prevedere un sistema atto a riconoscere il diritto dei cittadini di ottenere la libertà su cauzione qualora siano imputati in attesa di giudizio in uno Stato diverso da quello di residenza.
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Attendiamo fiduciosi che l' organo incaricato di preparare la Carta dei diritti fondamentali, la cui presidenza dovrebbe spettare a un rappresentante del Parlamento, produca un documento che abbia efficacia diretta per i cittadini dell' Unione e consenta loro di far valere individualmente i propri diritti dinanzi alla Corte di giustizia europea.
E' opportuno conferire alle autorità pubbliche maggiori poteri transfrontalieri per la lotta contro la criminalità, ma è necessario che il Parlamento europeo e i tribunali europei vigilino sull' uso di tali poteri, onde assicurare che le libertà civili siano rispettate e difese con vigore.
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<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="FR" NAME="Boumediene-Thiery">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, come si poteva supporre dall' opacità dei lavori preparatori, le conclusioni del Consiglio di Tampere restano, per il nostro gruppo, deludenti nelle loro ambizioni e vaghe nei risultati, malgrado qualche interessante passo avanti.
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In generale, è significativo che il Vertice abbia fissato un calendario preciso sulle misure riguardanti lo spazio di sicurezza.
Le azioni relative allo spazio di libertà, invece, non hanno ancora scadenze chiare.
Permane quindi la paura di un' Europa fortezza.
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Per quanto riguarda le misure sul diritto d' asilo e l' immigrazione, tali provvedimenti restano del tutto indeterminati e poco vincolanti, con un' unica buona notizia: il rispetto della Convenzione di Ginevra e la conferma della lotta contro il razzismo.
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Il nostro gruppo si compiace della volontà manifestata di concedere diritti analoghi ai cittadini di paesi terzi ed ai cittadini europei.
E' invece preoccupato dei punti oscuri che ancora esistono sull' argomento.
E' fondamentale infatti che tale parità sia estesa ai diritti politici, alla libertà di circolazione e al diritto di vivere in famiglia.
L' Europa ha il dovere di dare le stesse garanzie a tutte le persone residenti sul proprio territorio.
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Ci preoccupiamo inoltre per la dichiarazione del Presidente Lipponen circa il futuro della Carta dei diritti fondamentali.
Affermare che essa sarà solo una dichiarazione politica, significa vanificare fin d' ora gli sforzi del gruppo di lavoro.
L' aspetto vincolante di tale Carta è indispensabile nella prospettiva della costruzione di un' Europa dei cittadini.
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Infine, se il Consiglio ha annunciato l' ampliamento delle competenze e del mandato di Europol, strumento necessario per la lotta contro la criminalità organizzata, che ne è del controllo democratico e giurisdizionale, in particolare per quanto riguarda la creazione di schedari?
Tale lacuna contiene il germe di futuri abusi nei confronti delle nostre libertà individuali e collettive.
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E' urgente porvi rimedio con l' istituzione di una commissione per l' informatica e la libertà in Europa.
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<SPEAKER ID=8 NAME="Di Lello Finuoli">
Signora Presidente, non credo di esprimere una posizione isolata dichiarando la mia delusione per i risultati del Vertice di Tampere.
E' vero, poteva finire peggio, molto peggio, specialmente per i cittadini di paesi terzi che si trovano in Europa o che aspirano a venirci perché spinti dal bisogno, ma ciò non toglie che si è persa una buona occasione per iniziare a costruire concretamente uno spazio di libertà, giustizia e sicurezza.
Le conclusioni del Vertice sembrano una sintesi dei documenti preparatori che già circolavano da tempo in Parlamento, senza nulla di più specifico: un lungo elenco di buone intenzioni, sulle quali non si può non essere d' accordo.
Da alcune decisioni più chiare, però, posso trarre motivo di preoccupazione e perplessità.
Farò solo un esempio fra i tanti che si potrebbero fare: la priorità assegnata alla cooperazione contro la criminalità giovanile urbana ci sembra un po' strana e fuori luogo, dato che, per incidere veramente, gli Stati farebbero meglio a far convergere i loro sforzi di cooperazione per debellare la grande criminalità organizzata, che opera sempre più su basi internazionali.
Solo dalle proposte legislative che verranno avanzate potremo capire qualcosa di più.
Nel frattempo rinnoviamo la nostra preoccupazione che, alla fine, in concreto, si dia vita a uno spazio di sicurezza interno attraverso una ferrea chiusura verso l' esterno.
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<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="EN" NAME="Collins">
Signora Presidente, ritengo che la recente riunione dei leader dell' Unione europea a Tampere in Finlandia abbia avuto esiti molto positivi.
E' stata la prima riunione in seguito alla conferma del nuovo Collegio di Commissari europei da parte del Parlamento europeo e il nuovo Presidente, Romano Prodi, ha più volte confermato il suo sincero impegno nei confronti di un maggiore coinvolgimento del Parlamento nei processi decisionali futuri.
Questa nuova impostazione interistituzionale nell' Unione europea si è senza dubbio evidenziata al Vertice di Tampere.
I leader dell' Unione l' hanno invitata, signora Presidente, a presenziare alla riunione: un riconoscimento dell' importanza del Parlamento europeo in quanto Istituzione.
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Concordo pienamente con la dichiarazione rilasciata dai leader dell' Unione, nella quale hanno espresso profondo rammarico per la mancata ratifica da parte del Senato degli Stati Uniti del Trattato sull' interdizione totale degli esperimenti nucleari.
Tale Trattato è la pietra angolare degli impegni in materia di disarmo nucleare e di non proliferazione delle armi nucleari e in sua assenza le prospettive di disarmo si riducono notevolmente.
Il Trattato sull' interdizione totale degli esperimenti nucleari è nell' interesse di tutti gli Stati del mondo, e l' Unione europea fa bene a riaffermare il proprio fermo impegno a far entrare in vigore il Trattato quanto prima possibile.
Mi compiaccio della conferma da parte del Presidente Clinton del suo impegno a ratificare il Trattato nonché del rinnovato impegno a mantenere in vigore la moratoria degli Stati Uniti sugli esperimenti nucleari.
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Mesi fa il Consiglio europeo di Colonia ha deciso di adottare un capitolo sui diritti fondamentali che enunci in un documento completo tutti i diritti fondamentali applicabili a livello di Unione europea al fine di rendere tali diritti più visibili ai cittadini.
Il Consiglio di Colonia ha quindi invitato il governo finlandese, cui sarebbe stata affidata la Presidenza successiva, a stabilire le condizioni per la realizzazione di questo progetto in vista del Vertice di Tampere.
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<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signora Presidente, di recente avevo affermato che a Tampere non ci saremmo dovuti porre obiettivi utopici ed irraggiungibili, bensì avremmo semplicemente dovuto lavorare sulle questioni concrete e fattibili previste dall' ordine del giorno del Vertice.
Alla luce delle relazioni sul Vertice e delle conclusioni tratte dalla Presidenza, posso ora constatare con soddisfazione che il Consiglio ha tenuto conto di quella mia indicazione.
Sono state espresse critiche sui risultati ottenuti nella politica di asilo ed immigrazione, giudicati troppo vaghi da alcuni colleghi del Parlamento europeo che forse vorrebbero avere già ora una normativa comune.
Personalmente, ritengo invece che proprio il clima di prudenza in cui si sta sviluppando la collaborazione in questo campo sia molto importante ai fini di una politica di asilo ed immigrazione che possa contare su un ampio sostegno.
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I risultati di Tampere testimoniano di un atteggiamento costruttivo, dal quale emerge nettamente il desiderio di avviare una collaborazione concreta.
Persino il Parlamento sembra colpito dai toni positivi che hanno caratterizzato il Vertice di Tampere e li ha ribaditi nella sua risoluzione.
Il fatto che quest' ultima contenga anche accenti critici è legato al sogno di un' Europa unica e comunitaria.
Si tratta di un sogno che io non condivido; piuttosto, ciò che auspico è un' Unione i cui Stati membri cerchino di avvicinarsi maggiormente l' uno all' altro in quei settori che hanno una dimensione europea.
Possiamo affermare che il Vertice di Tampere ha compiuto un passo importante in quella direzione.
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<SPEAKER ID=11 NAME="Turco">
Signora Presidente, ancora una volta ci viene sottoposto un documento del Consiglio che opera un divorzio tra la declamazione e la realizzazione di grandi e nobili principi.
A Tampere non solo non si costruisce l' Europa per la timidezza e l' insignificanza delle non decisioni prese ma si annuncia la creazione dell' Europa che noi - e crediamo anche i cittadini europei - non vogliono.
La tanto proclamata area di libertà, sicurezza e giustizia altro non è che l' affermazione di una concezione burocratica e repressiva della politica in cui si parla tanto di sicurezza e poco di libertà e di giustizia, come dimostrano la fitta serie di conferenze intergovernative, Dublino, EUROPOL, EURODAC, EUROJUST, la mutua assistenza giudiziaria, che escludono il controllo democratico del Parlamento oltre che della Commissione e della Corte di giustizia.
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Ancora una volta avete scelto che sia la burocrazia a determinare la politica, e non viceversa come accade nelle grandi democrazie.
Poiché avete creato la burocrazia europea del diritto d' asilo con la Convenzione di Dublino e con EURODAC, forse un giorno deciderete finalmente una politica europea dell' asilo e dell' immigrazione.
Come potremo combattere la criminalità organizzata attraverso gli strumenti che ci proponete?
Innanzi tutto EUROPOL che, per com' è nata e per la sua natura di organo fuori controllo democratico e giudiziario, continua grazie a voi ad assorbire nuove competenze; in questo senso EUROPOL ha le caratteristiche del fenomeno che vuole combattere.
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Quanto alle azioni in materia di lotta contro la droga per il periodo 2000-2004, il Consiglio ci esorta ora ad adottare in tutta fretta questo documento mentre, come ammette la stessa Commissione, non è stata fatta nessuna valutazione sistematica e rigorosa dei presunti risultati del piano precedente.
La Commissione non solo si spinge ad affermare che l' obiettivo è lontano dall' essere raggiunto, ma constata anche che il traffico e il consumo di sostanze stupefacenti crescono, il che significa che buona parte del denaro finora speso si è rivelato un investimento non già contro la droga ma per la sua diffusione.
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E sul fronte delle libertà?
Il Consiglio propone di applicare l' articolo 13 del Trattato di Amsterdam nel modo più minimalista possibile, proponendo di affidare ad un organismo extraistituzionale l' elaborazione di una Carta dei diritti fondamentali.
Signori del Consiglio, non è questa l' Europa che vogliamo: un' Europa intergovernativa, ademocratica, illiberale che avete il compito istituzionale di rappresentare!
Noi vogliamo, con Ernesto Rossi ed Altiero Spinelli, gli Statiuniti d' Europa federali, dei diritti, della libertà e della democrazia!
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<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="DE" NAME="Pirker">
Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, a nome del mio gruppo vorrei porre tre domande e darvi risposta.
Il Vertice di Tampere è stato importante?
A questo interrogativo risponderei in modo positivo, per tre motivi.
In primo luogo, perché il tema della sicurezza interna è stato dibattuto a livello di Capi di stato e di governo, trasferendolo dall' ambito di competenza prettamente nazionale dei Ministri degli interni e della giustizia.
A tale proposito, ringrazio gli ex Presidenti Jacques Santer e José Maria Aznar, presenti al Vertice di Pörtschach, nel corso del quale hanno dato impulso al Vertice sulla sicurezza di Tampere.
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In secondo luogo, il Vertice è stato importante perché ha inviato un segnale ai cittadini europei, un messaggio affinché sappiano che stiamo lavorando per la loro sicurezza.
Laddove gli Stati membri hanno ormai esaurito le loro possibilità, subentra l' Unione, con la politica in materia di asilo e migrazione, la lotta contro la criminalità organizzata e la cooperazione nel settore della giustizia.
In terzo luogo, l' importanza del Vertice risiede nel fatto che sinora abbiamo operato per realizzare un' Unione economica e monetaria, ma tale Vertice straordinario ha costituito il primo passo verso un' Unione sul terreno della sicurezza, verso uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini europei.
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La seconda domanda che ci siamo posti è la seguente: il Vertice è stato un successo?
E' un interrogativo al quale non siamo ancora in grado di rispondere con sicurezza.
Nel 2001, quando avremo a disposizione i primi risultati in merito, potremo fare un bilancio, e tra cinque anni sapremo se Tampere abbia rappresentato un successo.
Al momento, possiamo però constatare molti piccoli progressi e successi messi a segno.
Il primo e più significativo è stato la chiara definizione di obiettivi, responsabilità e tempi.
Ciò vuol dire che ora siamo in grado di verificare l' effettivo andamento dei progressi compiuti.
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Il secondo aspetto importante, che ha fatto di Tampere un successo, è che per la prima volta è stata operata una netta distinzione tra la politica in materia di asilo, di migrazione di manodopera, e la politica in materia di accoglienza dei rifugiati e dei profughi che necessitano di protezione temporanea, con le prime, concrete misure adottate a seconda dei casi.
In materia di politica di asilo è importante dichiararsi senza mezze misure a favore della Convenzione di Ginevra e di celeri procedure comuni, ma anche promuovere la lotta agli abusi.
Per quanto riguarda la politica in materia di migrazione, è stata importante la dichiarazione a favore del controllo, ossia della capacità di accoglienza e d' integrazione di uno Stato quale criterio fondamentale per esercitare tale controllo, e il riconoscimento anche in tale ambito della lotta contro gli abusi.
Si sono poste le basi per l' adozione di misure ragionevoli volte all' accoglienza dei profughi in transito.
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Un altro punto toccato è stato l' adozione di provvedimenti concreti in materia di lotta contro la criminalità organizzata, quali una maggiore competenza operativa per l' EUROPOL, un' accademia europea di polizia o misure più severe contro il riciclaggio di denaro e la cooperazione con i paesi candidati, che spesso sono i paesi di origine della criminalità organizzata.
Un ulteriore tema riguarda la cooperazione giudiziaria, introdotta in questo ambito perché solo avvalendosi di tale mezzo è possibile combattere in maniera efficace la criminalità organizzata.
In altri termini, si dovrà dare una definizione delle sfere di attività criminose che si configurano come reati, con un' armonizzazione del diritto penale materiale, il riconoscimento reciproco delle sentenze, l' istituzione di EUROJUST e la tutela delle vittime di crimini: una nutrita serie di provvedimenti che denota come si sia conseguito un successo.
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Permettetemi di sollevare in breve un' ultima questione, relativa alle osservazioni critiche che si possono avanzare.
Dare l' annuncio dei risultati di Tampere, così com' è stato fatto dal Consiglio, rappresenta un' interpretazione assolutamente fuorviante del Trattato di Amsterdam.
Cooperare con il Parlamento significa anche cooperare con la commissione competente.
In questo caso la commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni non è stata consultata dai Ministri degli affari interni e della giustizia.
Ben poco di concreto è emerso in materia di migrazione della manodopera, purtroppo non si è elaborato un sistema unitario in materia di asilo, né si è giunti ad un accordo sulla ripartizione degli oneri.
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Nel complesso, devo tuttavia constatare che, malgrado le critiche, alle quali spetta peraltro uno spazio, è stato innanzitutto un successo!
Un primo passo avanti verso un' Unione sicura: ora si tratta di metterci all' opera insieme, nell' interesse della sicurezza e dei cittadini d' Europa!
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="FI" NAME="Myller">
Signora Presidente, è davvero il caso di congratularsi con il Presidente del Consiglio europeo per la valida organizzazione e per i risultati, maggiori di quanto non ci aspettassimo, del Vertice di Tampere.
Il paese che detiene la Presidenza di turno ha avuto un ruolo determinante nel raggiungimento di tali risultati.
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L' entità delle sfide comportate dal Consiglio straordinario di Tampere è aumentata dal fatto che solo ora la giustizia e gli affari interni stanno per essere inseriti nell' ordine del giorno dell' Unione europea.
A seguito dei Trattati di base, i passi sinora intrapresi sono stati modesti, dato che si tratta di questioni complicate e sovente causa di conflitti.
Nondimeno, nelle questioni che influiscono sulla sicurezza dei cittadini, come la lotta alla criminalità, è necessario concentrare gli sforzi sul piano europeo.
La fase istruttoria e l' accusa devono avvenire in uno spazio di giustizia europeo effettivo, il che implica il reciproco riconoscimento delle sentenze e dei giudizi, nonché un' attività di armonizzazione dei codici penali, particolarmente necessaria nel settore della criminalità finanziaria.
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E' importante che nella lotta contro la criminalità, alla prevenzione sia stata attribuita un' importanza a livello comunitario.
Dobbiamo tener presenti i nostri giovani e investire in posti di lavoro e in formazione scolastica.
Il modello sociale europeo deve svilupparsi, divenire più solidale, consentire di prevenire l' emarginazione, incoraggiare l' iniziativa spontanea, nonché sostenere le medesime opportunità per tutti i gruppi sociali, anche per gli immigrati.
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I risultati del Consiglio di Tampere hanno altresì rafforzato la nostra convinzione quanto al fatto che non non vogliamo una 'fortezza' Europa, bensì essere responsabili.
Un approccio nuovo, globale e più solido nei confronti delle questioni concernenti l' emigrazione e l' asilo, nonché l' impegno del Consiglio europeo per una piena applicazione della Convenzione di Ginevra sui profughi e la decisione di mirare a un sistema europeo di asilo, sono passi nella giusta direzione.
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Dobbiamo nondimeno essere coscienti del fatto che il nostro lavoro è solo agli inizi e le sfide maggiori si profileranno in futuro.
In tale settore è importante tener conto delle questioni concernenti gli Stati candidati all' adesione e la cooperazione regionale.
Dinanzi a tali sfide abbiamo assolutamente bisogno di una cooperazione fra le istituzioni.
E' necessario coinvolgere anche i cittadini degli Stati membri e assicurare un consenso maggiore nei confronti delle decisioni adottate a livello comunitario.
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<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signora Presidente, desidero congratularmi con il Consiglio e con la Commissione per i progressi compiuti a Tampere in diversi settori e vorrei associarmi alle osservazioni espresse dalla onorevole collega liberaldemocratica, baronessa Ludford.
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Nel breve tempo a mia disposizione vorrei toccare due questioni.
La prima è la condizione dei cittadini dei paesi terzi, dei diversi milioni di persone che non sono cittadini dell' Unione ma vi risiedono legalmente, o a cui è stato concesso asilo.
Mi compiaccio di alcuni progressi compiuti a Tampere: per esempio, in materia di riconoscimento di diritti analoghi a quelli di cui godono i cittadini comunitari e di lotta contro il razzismo e la xenofobia.
Se intendiamo creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dobbiamo però riconoscere che queste sono le persone cui la giustizia viene regolarmente negata.
Sono ancora troppo spesso associate a criminali.
I giovani razzisti delle aree urbane sono un imbarazzo sociale, ma i poliziotti razzisti sono una grave minaccia sociale.
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Sono favorevole alla prestazione di assistenza giuridica e a una maggiore diffusione di informazioni sui sistemi giuridici e riconosco che si possono compiere progressi in materia di riconoscimento reciproco delle sentenze.
Nondimeno, sono necessari elevati standard comuni di prassi giudiziaria e auspico un proseguimento dei lavori in questo campo.
Dobbiamo garantire la protezione delle vittime nonché il diritto al risarcimento, ma è anche necessario riconoscere i diritti degli imputati in attesa di giudizio se vogliamo vivere in una società giusta.
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Il secondo punto che vorrei toccare è la partecipazione dei cittadini.
Il Presidente in carica del Consiglio ha dato grande risalto alla maggiore efficienza e trasparenza derivanti da Tampere.
Ha affermato che si tratta di un aspetto cruciale perché l' Unione conquisti la fiducia dei suoi cittadini.
Ha parlato di "aprire" il Consiglio all' esame pubblico e di esaminare altre riforme.
A questo proposito si è augurato che la Presidenza finlandese lasci un' impressione durevole sull' Unione.
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In veste di presidente della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, vorrei proporre al Presidente in carica del Consiglio un maggiore riconoscimento del ruolo del Parlamento nei rapporti con i cittadini.
Il Parlamento europeo avrebbe potuto essere invitato, a livello di lavoro, a molti altri dibattiti tenutisi ai margini del Vertice di Tampere.
La Presidenza avrebbe potuto inviare un rappresentante affinché riferisse gli esiti del Vertice alla nostra commissione.
Riconosce la Presidenza la legittimità del Parlamento europeo o ha qualche timore in merito alla nostra partecipazione?
Ho un messaggio per la Presidenza: rilassatevi, venite a discutere con noi.
Mi auguro che riusciremo a dimostrarvi, con il nostro operato in seno all' organo incaricato di elaborare la Carta dei diritti umani e sociali fondamentali, che la Presidenza e il Parlamento possono instaurare un' ottima collaborazione.
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Spero che proseguendo le azioni in questo campo, in cui il Parlamento si trova spesso a lavorare direttamente con il Consiglio, si giunga ad una maggiore e più efficace cooperazione tra le due Istituzioni.
Mi auguro che da un metodo di governo basato su incontri al vertice, indubbiamente piuttosto roboante, si passi a sistema più pratico, a livello di lavoro.
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<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="DA" NAME="Frahm">
Signora Presidente, sono state scritte molte belle parole dopo il Vertice di Tampere, ma perché le belle parole diventino realtà, perché si rispettino i principi umanistici, è necessario che la gente riesca ad entrare in Fort Europa, è necessario che iniziamo sul serio a condurre una politica che consenta di separare la politica dell' asilo dall' immigrazione, è necessario che iniziamo a svolgere una politica seria nella quale si collabori con l' UNHCR per trovare una soluzione ai problemi dei rifugiati in Europa e nel mondo.
Credo che sia ormai giunto il momento di cominciare a valutare se l' Unione europea non debba introdurre una vera e propria politica per l' immigrazione. Vorrei invitare il Consiglio a riflettere in tal senso.
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Inoltre, sappiamo che le situazioni speciali richiedono un impegno speciale - e per finanziare questo impegno speciale era necessario un fondo speciale - affinché non siano i progetti già in corso a pagare per le situazioni speciali che si vengono a creare, così come ora c' è il rischio che sia l' Africa a pagare per l' impegno che l' Unione europea vuole mettere in atto in Kosovo.
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Vorrei concludere dicendo che non posso sostenere l' idea di un tabellone segnapunti in campo giuridico.
L' integrazione così viene fatta passare dalla porta di servizio e tutto il movimento verso la creazione degli stati uniti d' Europa viene fatto passare dalla porta di servizio.
E questo non è in linea con l' approccio democratico che mi sembra sia per il resto stato espresso dal Commissario Vitorino.
Se vogliamo percorrere questa strada, allora dobbiamo passare dalla porta principale.
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<SPEAKER ID=17 NAME="Muscardini">
Signora Presidente, il Vertice di Tampere ha finalmente deciso che è necessario armonizzare le politiche di asilo e di immigrazione, rafforzare la cooperazione investigativa e dare forma ad uno spazio giudiziario europeo.
Alleanza Nazionale lo sosteneva in quest' Aula da almeno otto anni e ci fa quindi piacere che i Quindici abbiano trovato un inizio di posizione comune, augurandoci che alle parole seguano anche dei fatti.
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E' evidente che senza sicurezza non c' è pace sociale; la criminalità va combattuta anche attraverso un rigido controllo dell' immigrazione clandestina.
L' immigrazione è ormai un fenomeno che investe tutti i paesi europei e, per evitare che esso provochi squilibri e tensioni nelle nostre società nazionali, deve essere regolato e controllato in tutti i suoi aspetti con norme comuni.
Dare forma ad uno spazio giudiziario europeo significa eliminare le ineguaglianze tra i sistemi giuridici degli Stati membri e modificare, in questo campo, l' immagine di un' Europa a più velocità.
Uno spazio di giustizia darà forma e sostanza al terzo pilastro e permetterà una lotta più intensa alla criminalità organizzata, in tutte le sue tragiche manifestazioni: commercio di donne e bambini, pedofilia, prostituzione minorile, produzione e spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione, alimentati tutti in questi ultimi tempi dall' immigrazione clandestina.
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Onorevoli colleghi, credo sia difficile immaginare che tutto questo possa avvenire nel breve tempo se non ci sarà un segnale forte anche verso gli Stati nazionali.
Soltanto in Italia, nel 1998, ci sono state 130.000 prescrizioni di reati, e gli stessi magistrati affermano che il codice di procedura penale è fallito e il sistema giudiziario italiano è alla bancarotta.
O vi saranno leggi comuni, o noi non saremo in grado di dare una mano alla crescita dell' Europa e di impedire che la criminalità dilaghi.
A tale scopo dovremo affrontare anche il problema di come evitare che le leggi sulla sicurezza siano in vigore in un paese comunitario e non in un altro, visto che le frontiere sono aperte.
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<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="DA" NAME="Krarup">
Ci sono problemi giuridici che sono transnazionali e che richiedono cooperazione.
Si tratta soprattutto di problemi tecnici che potremmo tranquillamente fare risolvere dai giuristi.
Tuttavia le ambizioni predominanti sia nella proposta di risoluzione sul Vertice di Tampere che nelle comunicazioni della Commissione, si spingono molto oltre.
E si spingono molto oltre, perché l' obiettivo occulto non è solo quello di risolvere i problemi tecnici, ma di creare dei sistemi sovranazionali.
Si è parlato di "creare un' unione della sicurezza" .
E' un obiettivo che fa parte del progetto dell' Unione, dello sviluppo dell' Unione, e ci si spinge molto più in là del necessario.
Quando parliamo di giustizia e affari interni, parliamo di qualche cosa che ci appartiene.
Tocchiamo l' essenza stessa del diritto di determinazione nazionale.
Parliamo di impegno comune in materia di criminalità, rifugiati e immigrazione, ma la questione è di stabilire quale politica deve essere condotta.
Ci sono concezioni molto diverse, per esempio, in materia di narcocriminalità.
Esistono tradizioni giuridiche molto diverse, e a livello di politica giuridica si può parlare di una posizione repressiva e di una posizione liberale.
Ed è possibile farlo anche quando si parla di rifugiati ed immigrazione.
Vorrei mettere in guardia contro la creazione di sistemi sovranazionali.
Procediamo con i piedi di piombo e cerchiamo di calmare i bollenti spiriti!
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<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="DE" NAME="Hager">
Signora Presidente, risentiamo ancora tutti dell' impressione prodotta dalle elezioni di giugno, quando è stata raggiunta una netta maggioranza assoluta, ma purtroppo di astensionisti.
Quindi di persone che non sono interessate allo sviluppo dell' Unione europea o che non sono d' accordo su tale sviluppo: forse si tratta di capisaldi della democrazia.
Resta da vedere se la definizione di caposaldo coniata a Tampere si possa attribuire alle conclusioni della Presidenza o al risultato del Vertice.
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Già ad Amsterdam si è dovuto riconoscere di aver raggiunto il limite della capacità di integrazione.
Dopo Amsterdam, prevale il consenso pressoché unanime sul fatto che lo strumento della Conferenza intergovernativa ha esaurito le sue risorse.
Analisi confermata in modo impressionante dalla partecipazione penosamente bassa alle elezioni.
Ciononostante, in sostanza tutto procede come prima.
Se la Conferenza intergovernativa deve cambiare volto, i problemi di fondo rimangono comunque gli stessi.
Le dichiarazioni di Tampere sullo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, su un migliore accesso alla giustizia e sugli sforzi volti ad intensificare la lotta contro la criminalità costituiscono senza dubbio gli aspetti più positivi del bilancio.
Ben diversa è la valutazione sul versante della politica in materia di asilo e migrazione, poiché laddove si è trattato di anteporre gli interessi comuni a quelli singoli - come nel caso dell' equa ripartizione degli oneri - non è stato possibile raggiungere un' intesa.
Ne concludiamo dunque che a Tampere sono stati fatti passi importanti, ma non si è certo trattato di capisaldi.
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="DE" NAME="Brok">
Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, Tampere ha segnato un importante passo avanti e credo che, con le iniziative volte a creare una vera Europa dei cittadini nell' ambito della politica in materia di giustizia ed affari interni, si sia compiuto un notevole progresso.
Dovrete tuttavia constatare che, quando si tratti della loro concreta attuazione, gli obiettivi si possono realizzare solo avvalendosi delle possibilità offerte dal Trattato di Amsterdam di decidere a maggioranza anche su tali questioni.
Pertanto si dovrebbe forse tornare ad affrontare tale tema nei lavori preparatori alla Conferenza intergovernativa di Helsinki, poiché il Consiglio può adottare una decisione a maggioranza semplice anche senza Conferenza intergovernativa.
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La politica in materia di giustizia ed affari interni assolve due funzioni, ossia offrire sicurezza ai cittadini proteggendoli dalla criminalità, ma anche dagli abusi perpetrati dallo Stato.
In una comunità liberale, entrambi i compiti sono di pertinenza della politica in materia di giustizia ed affari interni.
In tal senso essi si ricollegano quindi alla decisione scaturita a Tampere di elaborare una Carta dei diritti fondamentali.
Desidero ringraziare la Presidenza finlandese per aver avviato la procedura, che ora dovrebbe sviluppare una propria dinamica autonoma e tradursi, in ultima analisi, in obblighi per noi e in diritti per i cittadini.
Non deve derivarne un' istanza di revisione dei cataloghi nazionali dei diritti fondamentali, bensì un diritto autonomo dei cittadini in merito all' operato delle istituzioni europee e alla legislazione.
Credo che alla lunga dovremo arrivare a questo.
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Vorrei inoltre pregare la Presidenza, secondo le modalità previste, di offrire la possibilità alla Commissione di sottoporre la propria proposta nella fase preparatoria della Conferenza intergovernativa, per un' attuazione sensata nel rispetto dei metodi di lavoro.
Lo ritengo un modo davvero efficace per compiere progressi.
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Signor Presidente in carica del Consiglio, mi permetta un' ultima osservazione in merito alla relazione Pack, su cui oggi voteremo.
Il Parlamento europeo non dispone di alcuno schema istituzionale in materia.
Vorremmo solo adottare un approccio efficiente e del resto su tale punto vi è ampio consenso.
Sotto questo profilo e considerata la decisione del Consiglio europeo relativa alla competenza dell' Agenzia, è auspicabile pervenire ad accordi al fine di ottenere nel tempo una pacificazione di tutta la regione balcanica e assicurare un legame con il Patto di stabilità.
Si dovrebbe togliere il ruolo consultivo attribuito al Consiglio di amministrazione nella decisione su singoli progetti inerenti la ricostruzione.
In tale contesto raccoglie senz' altro ampi consensi una ripartizione dei lavori tra Pristina e Salonicco volta ad ottenere la maggiore efficienza possibile.
Ci sarebbe di grande aiuto se lei volesse pronunciarsi in merito alla questione, di modo da agevolare la decisione che dovremo prendere alle 12.
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<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="FR" NAME="Berès">
Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, non so se ci sarà uno spirito di Tampere.
Ad ogni modo, sono quasi certa che Tampere costituirà una tappa importante sulla via dell' elaborazione di un' Europa dei cittadini, quella per la quale dobbiamo ormai batterci con determinazione.
In questo spazio di giustizia, sicurezza e libertà che noi aspiriamo a realizzare, questi tre termini sono di grande importanza, e Tampere incide su tutti e tre.
E poi, signor Commissario, lei ha ormai una grande responsabilità nell' elaborazione del quadro di controllo.
Ha lei il timone: e ci aspettiamo molto.
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Sulla questione dei diritti fondamentali, la realizzazione di uno spazio che permetta al Parlamento di dare il suo contributo all' elaborazione di una Carta è già qualcosa, ma sulle questioni di fondo si dovrà discutere perché secondo noi tale Carta dovrà avere effetti diretti - vale a dire che i cittadini dovranno potersi rivolgere alla Corte di giustizia - e dovrà fondarsi su diritti nuovi per gli europei del XXI secolo.
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Per quanto riguarda l' immigrazione, credo che Tampere segni una tappa significativa giacché prevede quella che si potrebbe definire una strategia di sviluppo comune, riconoscendo che, per risolvere il problema dell' immigrazione, sarà necessario affrontare pienamente le cause che sono all' origine del fenomeno dei rifugiati.
Si tratta di una tappa importante e significativa anche per il riconoscimento del diritto alla nazionalità per i cittadini di paesi terzi.
Pensiamo inoltre che, in questa battaglia, il contributo francese, tedesco e britannico riguardo al diritto d' asilo e all' immigrazione ci fornisca elementi che bisognerà prendere in maggiore considerazione.
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Sotto il profilo della giustizia, attribuiamo particolare importanza al reciproco riconoscimento delle sentenze in materia di diritto civile e penale.
Ciò è per noi essenziale, in quanto rappresenta la realtà di un' Europa dei cittadini che permette al diritto della famiglia di essere valido anche per le coppie con due nazionalità diverse e di non costituire solo fonte di difficoltà.
Per questo la invitiamo, signor Presidente in carica del Consiglio, ad integrare rapidamente la Convenzione di Bruxelles II perché è un' emergenza oltre che un elemento di diritto atteso da molte famiglie.
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Inoltre - non se ne meraviglierà - il Parlamento attribuisce una certa importanza al carattere democratico delle procedure.
Chiediamo pertanto che le procedure legislative previste dal Trattato di Amsterdam non vengano aggirate.
Chiediamo anche che la cooperazione in materia giudiziaria e di polizia in campo penale possa essere resa comunitaria in futuro.
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Infine, se esiste uno spirito di Tampere, chiediamo che il titolo IV del Trattato di Amsterdam possa essere attuato in anticipo.
Ciò costituirebbe una prova della buona volontà di tutti i partner.
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="FI" NAME="Wuori">
Signor Presidente, il Consiglio europeo di Tampere ha di per sé costituito una vera e propria base sulla via verso un approfondimento della cooperazione e un rafforzamento della solidarietà fra i governi.
La volontà concreta si è in primo luogo concentrata sul settore della sicurezza, ragion per cui si può affermare che d' ora innanzi la direzione sarà un po' incerta, l' andatura potrà essere zoppicante e mancare di equilibrio.
Nonostante i molti aspetti positivi, dal punto di vista dei diritti fondamentali e umani i risultati devono essere ritenuti una sorta di vittoria sulle difensive.
Dobbiamo essere particolarmente vigili nei confronti dei preparativi futuri, che dovranno essere trasparenti.
La via verso Tampere è molto buia.
Ci vuole più luce, mehr Licht!
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<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, Tampere ha deciso l' elaborazione di una Carta europea dei diritti fondamentali.
<P>
Si può considerare un significativo progresso il fatto di consultare l' ACNUR in materia di politica d' immigrazione e di asilo.
Mi dispiace che le associazioni per la difesa dei diritti umani e antirazziste nonché le parti sociali siano state sin d' ora escluse dal partecipare all' elaborazione di tale Carta.
Per quanto mi riguarda, vorrei qui rendere omaggio a questi uomini e donne.
La loro dedizione ed il loro lavoro sul campo hanno permesso di ricreare un tessuto sociale facendo regredire, nella vita quotidiana, il razzismo, l' odio e il disprezzo.
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Nel trattare le questioni d' immigrazione e di asilo, l' integrazione di tali forze vive nel dibattito renderebbe quest' ultimo finalmente completo in tutte le sue parti.
Troppo spesso vengono mescolate disoccupazione, instabilità e immigrazione.
Oggi sentir dire che con Eurodac verranno rilevate le impronte digitali dei minori e di coloro che chiedono asilo è inaccettabile, ed è al limite del buonsenso giustificare ciò col fatto che è comunque più facile che rilevare il loro DNA.
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Occorre, al contrario, concedere pari diritti e trattare gli immigrati come cittadini a tutti gli effetti.
Ciò implica il diritto alla riunificazione delle famiglie, la lotta contro le discriminazioni per quanto riguarda gli alloggi, il lavoro, le attività del tempo libero, il diritto al territorio.
Di fronte alle umiliazioni quotidiane inflitte agli immigrati, è giusto e normale concedere loro il diritto di voto.
Infine, regolarizzare i clandestini e abolire la doppia pena darebbe senso compiuto a questa Carta.
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Una frase importantissima, se permettete, è stata detta a Tampere.
La Carta garantirà, contro le spinte degli estremismi...
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(Il Presidente interrompe l' oratore.)
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<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="EN" NAME="Holmes">
Signor Presidente, le questioni discusse a Tampere rivestono grande importanza per tutte le persone oneste e rispettose della legge: asilo, immigrazione, criminalità transnazionale e non ultimi il commercio di morte e il narcotraffico degli odiosi baroni della droga.
Come la malattia, il crimine non conosce confini.
Pertanto, non ci possono essere buone ragioni per opporsi alle riunioni dei Capi di stato, come quella di Tampere, in cui si affrontano questi temi.
Tuttavia, si deve esprimere una nota di cautela.
Sono in molti nel Regno Unito a sospettare che tali questioni e le declamazioni di nobili principi non siano altro che un nuovo e furtivo gioco di potere dell' Unione europea e delle sue Istituzioni.
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Lo abbiamo già visto: prima il problema, un problema di interesse enorme, legittimo, pubblico e di grande attualità, poi la riunione e quindi la soluzione.
Il punto centrale è che, a prescindere dal problema, la soluzione è sempre la stessa: maggiori poteri all' Unione europea e alle sue Istituzioni ademocratiche.
La questione dell' asilo, dell' immigrazione e della criminalità transnazionale e l' amministrazione della giustizia influiscono sulle questioni fondamentali dei diritti umani e delle libertà civili individuali.
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Stiamo esaminando la possibilità di conferire poteri ancora maggiori all' Unione europea e ai burocrati non eletti cosicché si assumano il controllo delle nostre stesse libertà, l' organismo che ci ha procurato gli inestimabili benefici della politica agricola comune e della politica comune della pesca.
Entrambe si sono rivelate un totale disastro.
I pescatori e gli agricoltori britannici sono ora i martiri dell' ambizione irrefrenabile dell' Unione europea.
Pertanto, prima ancora di pensare di conferire nuovi poteri all' Unione europea, dobbiamo tenere conto delle sue attività del passato e dei suoi fallimenti.
La pesca e l' agricoltura sono state disciplinate dalle politiche comunitarie più collaudate e verificate, politiche sottoposte a prove quasi distruttive.
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Dovremmo dimenticare la teoria, onorevoli colleghi.
Dimenticare le dichiarazioni solenni e valutare le implicazioni.
Se ci fossero premi per la retorica, l' Unione europea sarebbe tra i primi nel mondo.
Ma se si guardano i risultati, l' Unione europea è l' ultima della classe quanto ad efficienza.
Il divario è enorme, incolmabile.
Così, per tornare alle libertà, l' Unione europea non è nemmeno in grado di risolvere la situazione della pesca o di occuparsi dei nostri agricoltori: perché dovremmo affidarle la nostra libertà e la nostra sicurezza?
Si può ottenere molto di più facendo ricorso alle istituzioni nazionali esistenti e a un' organizzazione internazionale...
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(Il Presidente interrompe l' oratore)
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="FR" NAME="de Gaulle">
Signor Presidente, il Generale de Gaulle diceva che una buona politica non è fatta di buoni sentimenti.
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A tale proposito, il Consiglio di Tampere rappresenta una nuova tappa verso il rifiuto della realtà.
Infatti, a leggere il resoconto di questa Conferenza, le specificità dei popoli europei dovrebbero fondersi in una specie di melting-pot mondiale dove, cito testualmente, "i diritti e gli obblighi degli immigrati dovrebbero essere analoghi a quelli dei cittadini dell' Unione europea e occorre ravvicinare lo status giuridico dei cittadini dei paesi terzi a quello dei cittadini degli Stati membri" , ciò nel nome di un preteso principio di non-discriminazione.
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Chiaramente tutti questi buoni sentimenti avranno come unica conseguenza un ulteriore aumento del flusso migratorio, vale a dire disoccupazione e instabilità.
Al contrario, una politica realista dell' immigrazione dovrebbe rendere difficile la condizione degli immigrati in Europa, in particolare con la soppressione di qualsiasi aiuto sociale - questa è d' altronde la politica del Congresso americano -, prevedendo la riduzione degli aiuti economici ai paesi che favoriscono l' immigrazione e riaccompagnando sistematicamente gli stranieri alla frontiera.
<P>
Ma per fare ciò, bisognerebbe rompere con l' ideologia corrente, censurare i media che, come il canale televisivo ARTE, diffondono tale ideologia e, in generale, non avere più paura della nostra superiorità sociale e culturale.
Non possiamo caricarci sulle spalle tutta la miseria del mondo nè l' incapacità di alcuni di organizzarsi né il desiderio di rivalsa dei paesi che sono stati a suo tempo colonizzati.
E' naturale che vi siano gruppi di uomini che cercano di dominarne altri.
Spetta ai popoli europei essere i più forti in questa battaglia.
Non conducendola, l' Europa, come ogni organismo che smette di combattere, sarà destinata a scomparire nella massa.
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="ES" NAME="Hernández Mollar">
Signor Presidente, con il Consiglio di Tampere è stato fatto un importante passo avanti per la costruzione europea.
Si tratta anche - e questo mi soddisfa come spagnolo - di una conferma dell' impulso che a questo Vertice ha dato il Primo ministro del governo spagnolo, José Mª Aznar.
I cittadini europei sono molto sensibili al fatto che la libera circolazione non deve comportare la libertà di movimento di chi la utilizza per attentare alla loro sicurezza.
Né i terroristi, né i narcotrafficanti, né i trafficanti di esseri umani o altri criminali devono muoversi liberamente nello spazio europeo facendosi scudo di pastoie poliziesche e giudiziarie.
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Mi sembra una buona notizia per la lotta contro il terrorismo, sebbene la risoluzione del Parlamento non lo dica, la soppressione del procedimento formale di estradizione nel caso di persone condannate con sentenza definitiva.
Mi sembra anche che la Commissione, nel nuovo spirito di Tampere e in quanto custode dell' ordinamento giuridico comunitario, dovrebbe assicurare il rispetto delle direttive per contrastare il riciclaggio di denaro sporco; questo tipo di inadempienza impedisce una efficace cooperazione giudiziaria, come, per esempio, nel caso di Gibilterra.
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Allo stesso modo, la volontà manifestata al Consiglio di lottare contro le reti di immigrazione illegale deve concretizzarsi con urgenza in energiche ed efficaci azioni giudiziarie e di polizia.
Lo stretto di Gibilterra e le coste dell' Andalusia sono testimoni muti di tragiche morti di esseri umani.
Non una sola morte in più, signor Presidente in carica del Consiglio.
Non una sola morte in più.
<P>
Il Presidente in carica del Consiglio ha fatto riferimento anche alla cooperazione con i paesi di provenienza attraverso i piani d' azione.
Spero che, a partire da adesso, la Presidenza del Consiglio darà esaurienti spiegazioni al Parlamento circa il contenuto degli stessi.
Le chiedo, signor Presidente in carica del Consiglio, più chiarezza e trasparenza su questo argomento.
Vogliamo sapere quali scadenze sono state previste per gli interventi, con quale copertura finanziaria, e quale sarà la responsabilità della Commissione in questi piani.
<P>
Infine, signor Presidente in carica del Consiglio, non riesco a capire come si può estendere il mandato all' avvio di altri piani d' azione quando non si sono ancora neanche messi in moto quelli appena approvati.
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<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="ES" NAME="Terrón i Cusí">
Signor Presidente, i risultati del Vertice di Tampere mi sembrano un segnale fondamentalmente positivo per i cittadini dell' Unione europea perché pongono l' accento su questioni che ci riguardano tutti, ma, soprattutto, perché aprono la strada allo sviluppo di quelle politiche che i cittadini stessi reclamano.
Voglio interpretare Tampere come un punto di partenza, come una porta che si apre e ci mostra il cammino che potremo percorrere nei prossimi mesi; ci sono tuttavia alcune cose che ancora mi chiedo e che spero si risolvano strada facendo.
<P>
In materia di lotta contro la criminalità e di creazione di uno spazio di giustizia, credo che siamo andati avanti e questo è positivo.
Ma vorrei affrontare, soprattutto, la questione dell' emigrazione.
Penso inoltre che sia stato positivo far fronte alla necessità di una politica comune di asilo, anche se abbiamo bisogno di un finanziamento che la sostenga.
Contemporaneamente occorre far fronte alla realtà del fenomeno.
Spero che, nei prossimi giorni, avremo più informazioni su cosa intende fare il Consiglio e su come si debbano attuare le misure prese a Tampere.
<P>
I piani d' azione che sono stati approvati mi sembrano interessanti.
Questa struttura a pilastri apre possibilità che possono portarci a buoni risultati, ma pone anche molte domande su chi e come gestirà questi piani d' azione e se il Consiglio ci darà prima o poi informazioni sui risultati di quello che è già in funzione, cioè il piano d' azione relativo all' Iraq.
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Mi sembra anche interessante combattere l' immigrazione illegale.
Ma credo che, per riuscirci, dobbiamo fare in modo che sia più interessante rivolgersi a un consolato dell' Unione piuttosto che a una banda di trafficanti.
Se vogliamo porre termine all' ignominia delle morti alle nostre frontiere, come diceva l' onorevole Hernández Mollar, dobbiamo offrire una vera politica comune di immigrazione - che non abbiamo visto a Tampere -, offrire nuove iniziative e permettere a quanti vivono nell' Unione di farlo con uguaglianza di diritti.
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine">
Signor Presidente, al di là di tutte le buone parole che abbiamo sentito, mi pare evidente che la montagna di Tampere ha partorito un topolino.
L' unica risoluzione a cui si è pervenuti è stata quella di procedere più tardi a una risoluzione per affrontare i problemi.
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La situazione è invece impellente.
Mentre a Tampere tutti gli Stati giuravano il loro attaccamento ai diritti umani, il governo belga rispediva in Slovacchia, manu militari e con un volo charter, decine di Rom.
In Francia, a causa di alcune modifiche legislative, quasi 70000 immigrati si ritrovano senza permesso di soggiorno, clandestini.
A Saint-Denis, nella regione parigina, da più di trenta giorni sei di essi hanno iniziato uno sciopero della fame.
<P>
Il problema resta: come obbligare gli Stati membri a rispettare i diritti e la dignità degli immigrati e di coloro che chiedono asilo?
In pratica si tratta del diritto di circolare liberamente, del diritto di voto, del diritto di vivere con la propria famiglia, dell' abolizione della doppia pena, della regolarizzazione di coloro che non hanno permesso di soggiorno, della fine di tutte le discriminazioni razziste.
Quella di Tampere allora non è la giusta maniera di procedere.
Invece di armonizzare le leggi repressive di un' Europa che appare sempre più come una fortezza, introduciamo piuttosto su scala comunitaria uno status giuridico ed autentici diritti per gli immigrati e i richiedenti asilo.
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="EN" NAME="Kirkhope">
Signor Presidente, tutti, e in particolare gli avvocati come me, sono a favore della giustizia e dei diritti civili.
Ogni paese membro o aspirante membro dell' Unione europea dovrebbe già disporre di sistemi di tutela dei cittadini basati sul diritto consuetudinario, sui precedenti e sulla legislazione.
Il terzo pilastro è una fonte vitale di prassi nazionali cui si è giunti attraverso un' evoluzione storica e che riflettono le diverse tradizioni culturali e sociali delle nazioni.
A mio parere la sua demolizione, oltre ad essere molto triste, è anche un grave errore, proprio nel momento in cui potremmo averne maggiore bisogno.
<P>
Quanto alle proposte in materia di immigrazione e asilo, sono stato Ministro nel Regno Unito fino al 1997 e mi occupavo di queste questioni.
In base alla mia esperienza, sono ora convinto che la circolazione incontrollata di persone in termini globali nel corso dei prossimi 20-30 anni, sia essa dovuta a motivi economici o climatici, rappresenti una sfida enorme per l' ordine e la democrazia.
<P>
Sono certamente a favore della libertà di circolazione all' interno dell' Unione europea, dove esiste uno status giuridico, ma ho qualche dubbio sui paesi candidati e le loro frontiere: dovranno garantire la protezione dell' Unione europea in base a Schengen?
Siamo realmente soddisfatti di questi accordi e Tampere affronta davvero il problema?
Cosa ne pensano i nostri amici tedeschi?
Cosa ne pensano i comuni cittadini dello Yorkshire o di Brentwood nel Regno Unito?
La concessione dell' asilo è un dono prezioso di cui non si deve abusare, come sfortunatamente avviene fin troppo spesso.
La Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 è chiara: va applicata alla lettera, ma non sostituita o integrata da nuovi regolamenti che, a mio parere, possono causare ancor più confusione.
<P>
A volte, per essere generosi, per mostrare buon senso, è essenziale essere anche risoluti.
Mi rammarico che Tampere non affronti tali questioni con sufficiente fermezza.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou">
Signor Presidente, non vi è dubbio che il Vertice di Tampere rappresenti un salto di qualità sul cammino verso l' integrazione europea, cui ha dato un grande contributo la Presidenza finlandese con la quale mi congratulo vivamente.
Tampere ha dimostrato che l' Unione ha la volontà per definire politiche comuni in ambiti strettamente connessi con la quotidianità, come il rafforzamento del senso di sicurezza dei cittadini mediante un' efficace lotta alla criminalità organizzata, specie per quel che riguarda gli stupefacenti, il riciclaggio di denaro sporco e la tratta di donne e bambini, il tutto grazie alla collaborazione tra le magistrature e il mutuo riconoscimento delle sentenze.
<P>
Personalmente auspico la creazione di un diritto di famiglia comune a livello europeo ed un ulteriore rafforzamento del fronte comune contro razzismo, nazionalismo e xenofobia.
La tutela dei diritti fondamentali di tutti - senza fare eccezione per chi è solo di passaggio nell' UE - costituisce una condizione sine qua non per la creazione di un ambito comune di libertà e giustizia.
Ritengo positivo il riferimento specifico al memorandum italogreco sul potenziamento della collaborazione nell' Adriatico e nello Ionio ai fini della lotta alla criminalità organizzata.
<P>
Il Consiglio si è però rivelato poco coraggioso quando si è trattato di definire lo sviluppo di un sistema comune di asilo in Europa e un fondo per i profughi, come proposto da Parlamento e Commissione, e non una semplice convergenza di norme e procedure.
Si osserva anche una certa incapacità da parte dell' UE di elaborare strategie per far fronte a questioni quali le ragioni sociali dell' immigrazione e la concessione di aiuti ai paesi d' origine, al fine di ridurre le pressioni sull' Unione.
<P>
Infine, signor Presidente, mi sia consentito esprimere una riserva chiedendo se il Parlamento è davvero convinto che Tampere abbia avviato un processo quinquennale che porterà al rafforzamento del carattere democratico e politico dell' Unione, e non piuttosto alla sua trasformazione in una fortezza inaccessibile per tutti i perseguitati della Terra.
Nel dicembre 2001 credo che saremo in grado, sulla base di una valutazione di metà periodo, di giudicare i progressi con cognizione di causa.
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<SPEAKER ID=31 NAME="Fiori">
Signor Presidente, gettare le basi per la costruzione di uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia è stato l' obiettivo del Consiglio europeo di Tampere, obiettivo importante perché investe i valori a fondamento della nostra civiltà occidentale.
Attendiamo quindi con impazienza che alle dichiarazioni di buona volontà seguano gli indirizzi politici veri e concreti.
Ad esempio, la necessità di istituire una politica comune per l' immigrazione e l' asilo è ormai un comune sentire delle genti d' Europa.
L' obiettivo dev' essere un' Unione europea aperta e sicura che allacci partnership con i paesi d' origine dei flussi migratori e individui politiche di sviluppo congiunte con i paesi d' origine e di transito.
Occorrono un sistema europeo comune di asilo con condizioni minime di accoglienza comune in un primo tempo e, in seguito, uno Statuto uniforme per i beneficiari dell' asilo.
<P>
Mi preoccupa che, parallelamente a norme comuni, non si siano delineate effettive misure di solidarietà fra gli Stati membri quando lo esiga la necessità di far fronte a situazioni di emergenza, come nel caso del massiccio flusso di cittadini albanesi e dei Balcani in Italia a seguito della crisi politica di quei paesi.
Pensiamo al Mediterraneo in generale e all' Adriatico in particolare, che costituisce una frontiera esterna dell' Unione e non solo dell' Italia.
L' invito alla Commissione a valutare la possibilità di una riserva di bilancio al riguardo sarà importante ma è ancora troppo poco: occorre che l' Unione europea nel suo insieme si faccia carico dell' afflusso straordinario di immigrati extracomunitari con una forte azione di solidarietà nei confronti dei paesi più esposti, in particolare l' Italia.
L' azione di solidarietà e il miglior controllo dei flussi migratori sono strumenti importanti per lottare contro il crimine organizzato e, in particolare, contro la tratta degli esseri umani.
Il problema delle donne e dei bambini sfruttati ed avviati alla prostituzione e il rapporto di questi mondi con il narcotraffico, oltre ad essere grandi problemi di sicurezza pubblica, sono, dal punto di vista umano, un fatto drammatico e penoso che richiede un nostro preciso intervento.
<P>
Tutte queste azioni e altre ancora, che riguardano la sicurezza dei cittadini dell' Unione europea, devono essere intraprese nel pieno rispetto dei diritti fondamentali di quanti vivono nel territorio dell' Unione, perché la chiave di volta del futuro spazio di libertà e sicurezza sono proprio gli irrinunciabili diritti fondamentali.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="SV" NAME="Cederschiöld">
Signor Presidente, l' obiettivo del vertice di Tampere consisteva proprio nel focalizzare i provvedimenti necessari per poter dar vita a uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
La Commissione ha ricevuto, inter alia, il compito di istituire una tavola di ricapitolazione dei risultati da utilizzare come strumento di raffronto sull' attuazione sin qui realizzata.
Si tratta di una buona iniziativa, che servirà anche a chiarire in quali settori occorrano iniziative della Commissione.
Quella tabella resta però uno strumento di valutazione, e può contribuire solo in misura limitata al raggiungimento dell' obiettivo di un' Unione basata sulla certezza del diritto.
Congiuntamente con il rafforzamento dei diritti fondamentali, quella tavola di ricapitolazione dei risultati conseguiti potrà comunque fungere da parametro di convergenza in materia di obiettivi e garanzie in campo giudiziario.
<P>
Per poter parlare di uno spazio di giustizia, occorre anzitutto la certezza del diritto.
E per poter misurare i progressi compiuti dagli Stati membri occorre stabilire criteri e definire metodi di rilevamento efficaci.
Ciò allo scopo di poter raffrontare fra loro i vari sistemi giuridici e consentirne il miglioramento.
<P>
Per chiarire le differenze, e per realizzare un' armonizzazione volontaria sotto la spinta della pressione collettiva, il raffronto dovrà assumere una forma trasparente, rappresentata da una tavola di ricapitolazione dei risultati accessibile a tutti.
Può essere questa una forza motrice decisiva nel far emergere in tutta l' Unione quello spazio giuridico affidabile che rappresenta il presupposto irrinunciabile perché i cittadini possano circolarvi liberamente all' insegna della sicurezza e della certezza.
<P>
Il principio del reciproco riconoscimento accettato a Tampere va tuttavia ora integrato con un certo grado di armonizzazione anche in ambito penale.
Al vertice sono state prese iniziative volte a tutelare la posizione delle vittime del crimine e per garantire l' accesso del cittadino alla giustizia.
Avrei preferito che gli Stati membri fossero esortati a introdurre nel rispettivo ordinamento un fondo per le vittime del crimine, in modo da garantire ovunque pari condizioni economiche nell' assistenza prestata a queste ultime.
Le vittime del crimine devono infatti ricevere assistenza materiale, economica, psicologica e sociale sull' intero territorio dell' Unione, mediante interventi pubblici, volontari o individuali.
<P>
Desidero concludere rivolgendo un particolare ringraziamento alla Commissione e al Commissario Vitorino per l' atteggiamento costruttivo tenuto in occasione del vertice.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="NL" NAME="Swiebel">
Signor Presidente, la grande novità del Vertice di Tampere è stato l' emergere della volontà politica di giungere ad una politica comune europea.
Il ruolo politico della Commissione e del Commissario qui presente ne sono usciti rafforzati.
Sono stati poi ribaditi punti essenziali, quali il diritto di asilo e la lotta contro il razzismo e la discriminazione.
Tutto ciò è senz' altro di grande importanza, ma tra il dire e il fare c' è di mezzo il mare.
<P>
Infatti, alle decisioni adottate a Tampere occorre adesso dare contenuti concreti, mentre alcune opzioni politiche non hanno trovato accoglienza.
Il sistema comune europeo in materia di asilo, così come è stato proposto, è ancora molto lontano dalla concezione di una politica europea integrata.
L' idea di una distribuzione degli oneri tra gli Stati membri rimane un tabù.
Un approccio europeo al problema della migrazione in quanto tale non è, al momento attuale, una strada praticabile.
Una politica di disincentivazione è richiesta a gran voce.
Infine, stiamo ancora aspettando di sapere come il Consiglio pensi di tutelare in concreto i diritti dei cittadini di paesi terzi.
<P>
Su tutte queste problematiche, la Commissione dovrebbe prendere l' iniziativa e stabilire l' agenda futura; il Parlamento, dal canto suo, dev' essere posto in condizione di svolgere realmente il ruolo che gli spetta.
Nella cooperazione in materia di diritto civile e penale, al centro della strategia è stato posto il principio del riconoscimento reciproco: può sembrare un approccio modesto, ma è probabilmente una scelta ragionevole, viste anche l' incredulità e l' ostilità che questa nuova tendenza sembra continuare a suscitare negli ambienti degli esperti e dei giuristi.
C' è da fare ancora una grande opera di convincimento.
<P>
Dato un simile contesto, l' istituzione di EUROJUST si presenta come un' iniziativa audace, ed è quindi un vero peccato che l' aspetto del controllo parlamentare sia stato accantonato.
<P>
Infine, vorrei parlare ancora della Carta dei diritti fondamentali.
Ora che è stato deciso come sarà composto il forum che redigerà la Carta, diventa urgente stabilire quale status essa avrà.
Finora il Consiglio ha lasciato questo punto nel vago.
Ma, se vogliamo che la Carta dei diritti fondamentali abbia un suo valore aggiunto, essa dovrà essere una fonte giuridica vincolante, alla quale tutti i cittadini dell' Unione possano fare appello.
A tale scopo, la Carta dovrà essere inserita nei Trattati.
<P>
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, il 3 aprile dello scorso anno il Parlamento ha avuto il merito di approvare a larga maggioranza la mia relazione sull' ampliamento ad Est e la sicurezza interna e nello stesso giorno ha deliberato di istituire un' accademia europea di polizia per la sicurezza interna.
Sono molto soddisfatto e grato che a Tampere il Consiglio abbia concretizzato tale decisione istituendo un corso accademico di polizia a livello europeo.
Mi compiaccio inoltre del fatto che lunedì il Commissario Vitorino abbia reso noto nell' ambito della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni che la Commissione presenterà quanto prima uno studio focalizzato sulla realizzazione concreta di tale progetto, poiché credo che, in effetti, se la nostra polizia riceve una formazione comune secondo lo spirito europeo e se, come la decisione prevede, anche la polizia dei paesi candidati viene coinvolta sin dal principio in questo progetto, riprendendo quindi la proposta avanzata in Aula, faremo un importante e concreto passo avanti verso un' Europa della giustizia e della sicurezza interna.
Sarei molto soddisfatto se l' accademia potesse aver sede nella zona di confine tra l' Unione europea e i paesi candidati, ossia nell' area della Baviera orientale, ove già esistono diverse forme di cooperazione di polizia che ben si prestano ad essere utilizzate per tale progetto.
<P>
Vorrei toccare un secondo punto.
Ritengo che il Consiglio abbia fatto bene a preparare il terreno per una politica comune in materia di asilo e di rifugiati ma, al contrario di alcuni onorevoli colleghi, non sono così scontento del fatto che rimangano alcuni passi da compiere, considerato che mancano ancora diversi elementi essenziali alla costruzione.
Vorrei fare un appunto critico in merito al fatto che non si è ancora giunti ad una ripartizione degli oneri, tanto che pare proiettata in un lontano futuro.
Sono tuttavia del parere che, senza tale ripartizione, la politica comune in materia di asilo e di rifugiati sarebbe paragonabile ad un grande tetto sorretto da un unico muro maestro ad un' estremità.
Il tetto finirebbe inevitabilmente per crollare.
A mio avviso, una politica comune in materia di asilo senza una solida base è impensabile.
Dovremmo pertanto sfruttare il tempo per interventi concreti in tale ambito.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="DE" NAME="Gebhardt">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, possiamo acclamare, accettare oppure ritenere lacunoso il risultato del Vertice di Tampere.
Al di là della dicitura sotto la quale lo cataloghiamo, il Vertice di Tampere è stato ed è in ogni caso importante.
Tanto più importante perché ha significato un passo avanti verso uno spazio comune di giustizia europeo.
La direzione è giusta.
Tuttavia, dinanzi al grande obiettivo dello spazio comune di giustizia, Tampere rappresenta soltanto una piccola tappa di un lungo percorso.
La gente in Europa si attende di più.
Si aspetta che su questo cammino vengano compiuti in rapida successione passi più significativi e soprattutto più coraggiosi.
Sono convinto che ne abbia anche diritto.
<P>
I cittadini possono senz' altro pretendere che in ciascun Stato membro dell' Unione europea la legge garantisca loro in eguale misura sicurezza, protezione e tutela.
Possono aspettarsi che in uno Stato vicino non li si tratti secondo un diverso ordinamento giuridico a loro estraneo.
Questo diritto non potrà essere soddisfatto solo da Vertici, più o meno riusciti che siano.
Così come non è possibile creare la pace solo perché non si toccano le armi, lo spazio comune di giustizia europeo non potrà nascere solo dalle dichiarazioni di buona volontà formulate da qualche governo.
Alla volontà di cooperazione sul piano giudiziario devono seguire norme affidabili sui termini di tale cooperazione.
Il Consiglio e i governi non possono delineare da soli tali norme.
Il Parlamento deve aiutarli in questo compito.
Il Consiglio dovrebbe sapere che, nell' interesse dei cittadini da noi rappresentati in qualità di deputati, siamo pronti a compiere questo passo, e lo faremo.
<P>
<SPEAKER ID=37 NAME="Coelho">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, il 15 e 16 di ottobre, a Tampere, si sono fatti importanti passi avanti per la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia all' interno dell' Unione europea.
<P>
In contrapposizione all' idea che la nostra Unione debba essere esclusivamente o principalmente di natura economica, il Consiglio, seguendo la linea che il Parlamento già da molto tempo andava sostenendo, si è schierato con i cittadini, per la loro libertà di circolazione, la loro sicurezza e per il riconoscimento del diritto alla giustizia, diritti che devono essere garantiti non soltanto ai cittadini dell' Unione, bensì a tutti coloro che per circostanze diverse soggiornano legalmente nel nostro territorio.
Sono stati concordati priorità e orientamenti politici, e adesso la Commissione dovrà presentare una proposta di scoreboard, un quadro di controllo dei progressi effettuati e del grado di adempimento dei termini fissati dal Trattato di Amsterdam, dal piano d' azione di Vienna e dalle conclusioni stesse di questo Consiglio europeo. Si tratta di un' iniziativa pragmatica che promette buoni risultati, avviata anche grazie all' impegno del Commissario António Vitorino, al quale vanno le mie congratulazioni.
<P>
E' certo che ci sarà più cooperazione e che in alcune aree è stato facile arrivare ad un accordo, come nel caso della creazione dell' EUROJUST, che dovrà entrare in funzione alla fine del 2001, o del rafforzamento del ruolo dell' EUROPOL, o ancora della creazione di una accademia europea di polizia.
Ma, in linea generale, è importante riconoscere che invece dell' armonizzazione e dell' uniformazione, laddove potevano e dovevano aver luogo, si sono preferiti la compatibilità, la convergenza ed il riavvicinamento delle prassi in vigore all' interno dei quindici Stati membri.
In tal modo è stato posto l' accento sulla convergenza e su regole comuni nella procedura di asilo, sulla creazione - seppure vaga - di uno strumento finanziario destinato a situazioni di protezione temporanea dei rifugiati, sul rafforzamento della cooperazione giudiziaria, sul riconoscimento delle sentenze, eccetera.
Sono stati definiti principi nel complesso molto positivi.
Adesso attendiamo le decisioni e le iniziative che ci permetteranno di dare un contenuto concreto a quanto stabilito.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="ES" NAME="Palacio Vallelersundi">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, a conclusione degli interventi in Aula mi sembra ci sia una cosa da dire: avete parlato dello spirito di Tampere e io credo ci sia anche un segnale di Tampere: un segnale forte ad indicare che l' Europa ha smesso di essere solo un mercato e che il cittadino europeo non è più solo un consumatore e un lavoratore; che il cittadino, in quanto cittadino, in tutta la sua dimensione, con tutte le sue preoccupazioni, con tutte le sue necessità, con tutte le sue richieste, è al centro della costruzione europea.
<P>
E mi sembra importante, riassumendo quanto si è detto qui, segnalare una questione che, a mio modo di vedere, simbolizza questa entrata in scena del cittadino.
<P>
A Tampere si è avuto un cambiamento quasi costituzionale, perché il Consiglio ha dato mandato alla Commissione di definire, su sua proposta, norme comuni per l' ammissione e la permanenza, per le cause di modesta entità, e per molte altre questioni.
<P>
Si sta così passando da un diritto di iniziativa condiviso a un diritto di iniziativa interamente in mano alla Commissione.
Mi sembra che questo, dal punto di vista della costruzione europea, sia di enorme importanza.
<P>
Negli ultimi secondi di questo dibattito mi preme sottolineare l' importanza della costruzione giudiziaria: il cittadino infatti vuole sapere che, oltre alla sicurezza, oltre alla polizia, oltre alla lotta contro il crimine, anche la giustizia è sua, che è la sua giustizia, in qualunque punto d' Europa; che, davanti a qualunque giudice, otterrà giustizia.
Questo è un altro dei grandi messaggi di Tampere.
Signor Commissario, lei ha detto che mancano molte cose a Tampere, ed è vero.
Ma c' è - come dicono i francesi - du pain sur la planche.
Voi avete, perlomeno, quindici importantissimi mandati da portare a termine.
<P>
Il Parlamento aspetta con ansia proposte concrete.
<P>
<SPEAKER ID=39 NAME="Lipponen">
<SPEAKER ID=40 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Presidente del Consiglio.
Dò infine la parola al Commissario Vitorino, che parlerà a nome della Commissione europea.
I tempi di questa discussione si sono un po' dilatati; mi permetto pertanto di invitare il Commissario, per quanto possibile, a limitare il suo intervento.
Signor Commissario, avremo modo anche in futuro di discutere nuovamente con lei.
Ha facoltà di parola il Commissario Vitorino.
<P>
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="FR" NAME="Vitorino">
- (FR) Signor Presidente, non considererò il suo avvertimento come una violazione del mio fondamentale diritto di parola, glielo assicuro.
<P>
Vorrei semplicemente, a nome della Commissione, ringraziarvi per i contributi offerti al dibattito.
Voglio assicurare agli onorevoli deputati, e soprattutto alla onorevole Palacio, che la Commissione è del tutto cosciente della propria responsabilità nell' applicazione delle conclusioni di Tampere.
<P>
Tengo a sottolineare che la Commissione non avrebbe potuto svolgere il suo compito senza l' aiuto della Presidenza finlandese, in particolare del Primo ministro Lipponen, che vorrei ringraziare ancora una volta per la sua cooperazione ed il suo lavoro per il successo di Tampere, e senza il sostegno, sempre attento e critico, del Parlamento europeo.
<P>
E' su tale sostegno del Parlamento europeo che la Commissione conta adesso per preparare lo scoreboard.
Lo scoreboard infatti non è soltanto uno strumento di programmazione legislativa, ma anche di consolidamento della trasparenza e della responsabilità di tutte le Istituzioni europee di fronte ai cittadini, perché proprio ai cittadini appartiene lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Non si tratta soltanto di un meccanismo di controllo, ma anche di uno strumento di valutazione dei risultati concreti ottenuti man mano che si dà concreta attuazione alle conclusioni di Tampere.
I progressi non riguarderanno soltanto il Consiglio, la Commissione ed il Parlamento europeo, ma anche gli Stati membri, a cui verranno affidati alcuni compiti in virtù del principio di sussidiarietà.
<P>
Infine, signor Presidente, vorrei sottolineare l' importanza, per la Commissione, delle decisioni prese a Tampere in merito all' elaborazione della Carta dei diritti fondamentali, che saranno oggetto di verifica a Helsinki.
<P>
Considero come fondamento politico e filosofico dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia tutte le questioni relative non solo ai diritti fondamentali dei cittadini degli Stati membri dell' Unione, ma anche a quelli dei cittadini di Stati terzi residenti legalmente e stabilmente sul territorio dell' Unione.
<P>
Riguardo ai diritti relativi alla lotta alla discriminazione, basati sull' articolo 13 del Trattato, essi saranno discussi al momento del dibattito sulla Carta dei diritti fondamentali.
In tale occasione occorrerà dimostrare una chiara volontà affinché il processo di elaborazione della Carta e la Conferenza intergovernativa dell' Unione, che si svolgeranno contemporaneamente, si muovano nella stessa direzione, per assicurare le condizioni dell' ampliamento e consolidare i fondamenti dello Stato di diritto in questa nostra Unione di diritto.
<P>
Prima di cedere la parola al collega Michel Barnier che vi esporrà gli obiettivi della Conferenza intergovernativa, voglio ringraziare ancora il Parlamento per il sostegno offerto alla Commissione per questo progetto, il progetto di Tampere, nello spirito e nella lettera di Tampere, ma soprattutto progetto dei cittadini della nostra Unione comune.
<P>
(Vivi applausi)
<P>
<SPEAKER ID=42 NAME="Presidente">
In conclusione di questa dichiarazione, annuncio di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell' art. 37, paragrafo 2 del Regolamento.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=2>
Relazione sulla CIG
<SPEAKER ID=43 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione concernente la relazione del Gruppo d' alto livello sulla Conferenza intergovernativa.
<P>
Ha facoltà di parlare il Commissario Barnier, che interviene a nome della Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="FR" NAME="Barnier">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, per la Commissione, che ho l' onore di rappresentare, il nostro dibattito ha un limite, pur essendo motivo di grande interesse.
<P>
Il limite che ognuno comprenderà e rispetterà è che, fino a questo momento, né la Commissione né il Parlamento europeo hanno fissato in modo chiaro e dettagliato le loro posizioni e i loro propositi in vista dei prossimi negoziati istituzionali che si terranno all' inizio dell' anno prossimo.
Oggi si tratta quindi, e sarebbe già tanto, di sondare e valutare lo spirito col quale, voi e noi, ci avviciniamo a tali negoziati.
<P>
Vorrei a tale proposito comunicarvi, onorevoli parlamentari, o piuttosto confermarvi, lo stato d' animo del Presidente Prodi e del Collegio dei Commissari, e ascoltare con estrema attenzione quello che direte a nome dei vostri gruppi politici o a titolo personale.
<P>
Onorevoli deputati, la Commissione, chiedendo a tre personalità stimate ed autorevoli di riflettere ed esprimere liberamente le proprie idee, ha voluto avviare ed accendere senza indugi il dibattito.
Siamo così sicuri di fare la nostra parte, nello spirito dell' articolo 48, comma primo, del Trattato sull' Unione europea.
<P>
Il primo obiettivo è raggiunto.
Il dibattito inizia.
Esso deve aver luogo qui come deve aver luogo all' interno degli Stati membri, in seno ai parlamenti nazionali.
Anch' io vi contribuirò, assieme a tutti coloro che hanno a cuore la costruzione dell' Europa, e sono più di quanti si creda, restando il più vicino possibile ai cittadini.
<P>
Vorrei, signor Presidente, esprimere la nostra riconoscenza al Primo ministro Jean-Luc Dehaene, al Presidente von Weizsäcker e a Lord Simon per il loro prezioso contributo, e porgervi i miei ringraziamenti per l' accoglienza e l' attenzione che avete riservato alla loro relazione, in modo particolare all' interno della commissione per gli affari costituzionali, presieduta dall' onorevole Napolitano.
<P>
Onorevoli deputati, il principale merito della relazione Dehaene è quello di definire la posta in gioco e di dare alla riforma istituzionale un' autentica prospettiva politica.
Ma torneremo su questo tra un attimo.
Si possono, sin d' ora, trarre vari insegnamenti: sulle scadenze innanzitutto, poi sull' ambito delle riforme che bisogna portare a termine, ed infine sul modo di prepararsi ai negoziati.
<P>
Per quanto riguarda le scadenze mi sia consentito dire, onorevoli deputati, che questa è l' ultima occasione per varare una vera riforma prima del grande ampliamento dell' Unione, prima che gli Stati ed i popoli europei si trovino riuniti in una grande comunità politica ed economica.
Tale prospettiva di ampliamento non è più solo una lontana ipotesi.
Abbiamo anche deciso, il 13 ottobre scorso, in seno al Collegio, di prepararci con la serietà di sempre, ma con maggiore anticipo.
Ecco perché è necessario che la Conferenza intergovernativa termini entro la fine dell' anno 2000.
<P>
Dobbiamo riuscirci.
Forse che, onorevoli deputati, la scadenza ci costringe ad una mini-conferenza intergovernativa?
Non crediamo.
La riforma, che tutti consideriamo in fondo necessaria, non è soltanto, e neanche innanzitutto, una questione di tempo, ma soprattutto una questione di volontà politica, di chiarezza sul funzionamento attuale delle Istituzioni e sulle sue carenze; è questione di coraggio, di coraggio collettivo che si può avere o non avere, per dare una buona volta priorità all' Unione, ad una visione a lungo termine, ad una visione che vada al di là, per quanto difficile possa essere, della prudenza e degli interessi immediati.
<P>
Tenuto conto delle scadenze dei negoziati e dei termini per la ratifica da parte di ognuno degli Stati membri, è quindi adesso che bisogna volere ed ottenere la vera riforma.
Onorevoli parlamentari, non sto parlando di una riforma definitiva delle Istituzioni europee, ma di una riforma abbastanza energica da evitare il blocco delle Istituzioni, o il loro soffocamento; di una riforma abbastanza profonda, come ha detto l' altro giorno un vostro collega, da permettere, in futuro, ulteriori evoluzioni.
Sarebbe un errore credere, e voglio sottolinearlo, di poter realizzare in seguito, in diciotto, venti o ventisette, la riforma che non siamo riusciti ad ottenere ad Amsterdam o che non abbiamo voluto fare adesso.
<P>
Riguardo all' ambito della riforma, abbiamo parlato di ambizioni per questa Conferenza intergovernativa, ed è proprio questo lo spirito della Commissione.
Nessuno, onorevoli parlamentari, deve meravigliarsene perché il grande progetto di ampliamento, come ho appena detto, sarà più rapido e più vasto di come lo si era immaginato ad Amsterdam.
Quindi lo ripeto: il ruolo della Commissione e del Parlamento europeo è quello di tenere alto il livello della Conferenza, sollecitando la realizzazione immediata di tutte le riforme necessarie affinché la nostra Unione possa accogliere un gran numero di Stati.
<P>
Non si tratta, onorevoli parlamentari, di contestare le conclusioni di Colonia.
Il primo dovere della Conferenza intergovernativa sarà quello di trattare, ed in modo esauriente, i temi lasciati in sospeso ad Amsterdam; di trattarli, ribadisco, con una certa ambizione perché, permettetemi di dirlo in base alla mia esperienza, questi tre temi possono essere trattati con maggiore o minore ambizione.
Gli argomenti da affrontare - il numero di Commissari all' interno di un' Unione più ampia, il nuovo sistema di ponderazione dei voti, l' ambito di applicazione della maggioranza qualificata - sono estremamente impegnativi, ma necessari.
La nostra sensazione, consentitemi di dirlo, è che sarà più facile affrontarli se considerati in una prospettiva politica.
<P>
Ecco perché la lista degli argomenti citati nella relazione Dehaene ci sembra da accogliere.
Nessuna delle idee proposte può essere considerata superflua.
Non è superfluo lavorare ad una ristrutturazione del Trattato per renderlo più leggibile, più accessibile ai cittadini, e per immaginare un giorno la possibilità di apportare più agevolmente modifiche alle politiche comuni, in opposizione ai principi fondamentali dell' Unione.
<P>
Non è superfluo cercare di migliorare il meccanismo della cooperazione rafforzata, senza tuttavia, e sono categorico, correre il benché minimo rischio di uno smantellamento dell' acquis comunitario.
Non è superfluo sperare di poter trarre, alla fine dell' anno 2000, con il nuovo Trattato, le conseguenze istituzionali delle decisioni che potrebbero essere prese nel frattempo, nello spirito di Colonia, per la sicurezza e la difesa del continente europeo.
Non è superfluo, onorevoli parlamentari, lavorare alle questioni istituzionali che si presenteranno con l' ampliamento dell' Unione.
Per esempio, quella dello statuto giuridico dell' Unione, quella del funzionamento della Corte di giustizia, o anche quella di una più decisa azione europea nella lotta contro la frode.
Dico questo a seguito di quanto è stato deciso al Consiglio di Tampere, del quale avete parlato con il mio collega ed amico, il Commissario Vitorino.
Su questi punti, e forse anche altri, la Commissione ascolterà con interesse le vostre reazioni ed i vostri suggerimenti.
<P>
Infine, signor Presidente, onorevoli parlamentari, due parole sulla preparazione ai negoziati.
Le intenzioni della Presidenza portoghese e poi di quella francese, nonché le intenzioni della Presidenza finlandese, prima di Helsinki, sono essenziali affinché la Conferenza intergovernativa si avvii su buone basi e, permettetemi di dirlo, abbia inizio il più presto possibile nell' anno 2000.
Da parte nostra, ci prepariamo in modo serio: è il minimo che ci si possa aspettare dalla Commissione.
Dal 10 novembre prossimo discuteremo in seno al Collegio della forma e degli orientamenti della nostra relazione ufficiale che sarà resa nota all' inizio dei negoziati.
<P>
In tutti i casi, onorevoli parlamentari, tale relazione sarà un documento politico globale e solido, costruito e strutturato per essere utile alle trattative, per facilitarle e, si spera, per accelerarle.
Ricordando la qualità degli interventi, nel periodo precedente ad Amsterdam, dei due rappresentanti del Parlamento europeo, la onorevole Elisabeth Guigou e l' onorevole Elmar Brok, tengo anche a dire che mi sembra utile per tutti che la vostra Assemblea possa far sentire la propria voce partecipando, in condizioni migliori, ai negoziati.
<P>
Concludendo, onorevoli parlamentari, tra la prudenza e la temerarietà, tra il realismo e l' utopia, siamo convinti che esista uno spazio ed una strada per un' autentica riforma delle nostre Istituzioni, per un più efficace e più democratico funzionamento dell' Unione, non certo per ritardarne l' ampliamento, ma per conseguirlo con successo.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="DE" NAME="Poettering">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare, a nome del gruppo del Partito popolare europeo e dei democratici europei, Jean-Luc Dehaene, Richard von Weizsäcker e Lord Simon per questa relazione che è ambiziosa e coraggiosa, ma al contempo realistica e, quindi, lungimirante.
La settimana scorsa, il nostro gruppo ha condotto il dibattito con Jean-Luc Dehaene; lei era presente, signor Commissario, e vorrei sottolineare che nutriamo piena fiducia che, con il suo contributo, i lavori della Commissione conducano l' Unione europea ad un futuro positivo.
In tal senso le assicuriamo tutto il nostro appoggio.
<P>
Ad Helsinki si deciderà in merito ai negoziati di adesione con altri sei paesi.
Pertanto negozieremo con dodici paesi ed appare molto probabile che in una prima fase entri a far parte dell' Unione europea un numero di Stati superiore a cinque.
Non è quindi realistico limitare il Protocollo di Amsterdam a tre temi, dobbiamo andare oltre.
Il nostro gruppo del Partito popolare europeo e dei democratici europei ribadisce perciò di volere più di quanto prospettato ad Amsterdam, vogliamo un Amsterdam plus, ossia una riforma basilare dell' Unione europea, per prepararla all' ampliamento, che ai nostri occhi rappresenta una delle massime priorità!
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Il nocciolo della questione è senz' altro racchiuso nella decisione a maggioranza in sede di Consiglio, che siamo favorevoli a far diventare la procedura decisionale applicata in linea generale da tale Istituzione, mentre il Parlamento europeo deve essere legittimato con pari diritti alla codecisione in tutte le questioni legislative, come accade già oggi per la politica agricola, ma questo è un altro punto.
Ci rendiamo conto, anche se bisognerà ancora discuterne, che ogni Stato deve essere rappresentato in seno alla Commissione e che nel Consiglio dei ministri occorre definire una nuova ponderazione.
La doppia maggioranza è uno strumento, ma ne esistono altri.
Comunque, è ovvio che nella nuova ponderazione dei voti in seno al Consiglio dei ministri debba esservi un riscontro democratico.
Tuttavia, onorevoli colleghi, aggiungo che esiste una dimensione al di là di tutte le procedure giuridiche.
Se oggi i rappresentanti di alcuni dei maggiori Stati membri manifestano una certa sufficienza o arroganza nei confronti di Stati più piccoli, noi rifiutiamo questo atteggiamento asserendo che tutti gli Stati membri dell' Unione europea danno il loro contributo e devono essere coinvolti.
A tale proposito anche i maggiori Stati membri dovrebbero riconoscere che alcune Presidenze di piccoli Stati hanno ottenuto più risultati e dimostrato maggiore efficienza ed impegno di quanto non abbiano fatto altri grandi Stati!
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(Applausi)
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Consideriamo buona la proposta elaborata dal comitato dei Saggi di adottare un Trattato fondamentale.
In particolare, mi compiaccio del fatto che questo punto trovi l' approvazione del nostro amico Jacques Santer, esempio di efficienza di un piccolo Stato membro, in questo caso il Lussemburgo.
Sottolineiamo che è giusto - e trovo l' idea geniale - che il gruppo di lavoro abbia proposto di elaborare un Trattato fondamentale e un Trattato allargato.
Il Trattato fondamentale permetterà a ciascun Stato membro e a tutti i parlamenti nazionali di prendere parte attiva ad ogni riforma, e ciò è positivo.
Il Trattato allargato prevede invece che siano il Consiglio dei ministri e il Parlamento europeo a prendere decisioni in materia. Ciò crea flessibilità e potrebbe offrire la possibilità di soddisfare diversi requisiti.
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Il Commissario Barnier ha parlato dello statuto giuridico dell' Unione europea.
Dal punto di vista giuridico, oggi l' Unione europea è uno zero assoluto, non è neppure in grado di acquistare un immobile, figuriamoci se può essere rappresentata in un organismo internazionale!
Dobbiamo modificare tale situazione, se vogliamo che l' Unione europea abbia un suo peso nel mondo!
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Occorre agire inoltre sul versante della politica estera e di sicurezza e della difesa.
Giusto la settimana scorsa, l' Istituto di studi strategici di Londra ha dichiarato che gli europei non hanno capacità di agire.
Ciò non riguarda soltanto le Istituzioni, bensì anche la disponibilità da parte degli Stati membri di fornire alle nostre forze armate la logistica e i chiarimenti necessari.
Ci attendiamo dal nostro nuovo Alto rappresentante, signor Solana, in accordo con il Commissario Patten, che si intraprendano le necessarie iniziative.
Ora si deve avviare un ampio dibattito anche in merito all' ampliamento geografico dell' Unione europea, oltre che ai suoi contenuti, ed esortiamo il Consiglio dei ministri - gli uomini e le donne che vi sono rappresentati - ad avere il coraggio di guidare l' Europa verso un futuro positivo, perché ne va della stabilità, della pace e della democrazia sul nostro continente nel XXI secolo!
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(Applausi)
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<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="EN" NAME="Corbett">
Signor Presidente, il mio gruppo accoglie con favore la pubblicazione della relazione Dehaene, Lord Simon e von Weizsäcker, in quanto sostiene in modo chiaro e corretto la necessità che la CIG non sia confinata ai cosiddetti "tre leftover di Amsterdam" .
Dobbiamo affrontare questioni di più ampia portata.
Questa CIG, tuttavia, non riguarderà tanto l' ampliamento della sfera di responsabilità o dei poteri dell' Unione europea, bensì la riforma strutturale, la riforma istituzionale, che renderà l' Unione più aperta, più efficiente, più democratica e più trasparente.
Soprattutto, la CIG consentirà all' Unione europea di operare e di assolvere le proprie responsabilità quando conterà oltre 20 Stati membri.
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Le questioni rimaste in sospeso ad Amsterdam faranno parte del pacchetto, ma non in modo esclusivo.
Stiamo riuscendo ad ottenere un' agenda più ampia.
Ma persino quelle tre questioni, come ha sottolineato il Commissario Barnier, non sono facili da affrontare.
Per esempio, l' estensione del voto a maggioranza qualificata spingerà immediatamente varie persone, tra cui euroscettici assortiti, a dichiarare nei rispettivi Stati membri che il proprio paese sta rinunciando al diritto di veto e alla sovranità.
Persino la posizione di uno dei più grossi partiti che costituiscono il PPE è che non si dovrebbe estendere il voto a maggioranza qualificata.
Tuttavia, se si fermassero un minuto a pensare, si renderebbero presto conto che il loro paese, ogni paese, probabilmente ha più da perdere dal veto posto da altri paesi che da guadagnare ponendo il proprio in molti settori di competenza dell' Unione europea.
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Tuttavia, la modifica va introdotta non solo per i tre leftover di Amsterdam: l' estensione del voto a maggioranza qualificata, la composizione della Commissione e la ponderazione dei voti in seno al Consiglio.
E' necessaria una modifica anche per la Corte di giustizia.
Come funzionerà se sarà composta da quasi 30 membri?
Si dovrà modificare anche la composizione del Parlamento, se vogliamo rispettare il limite di 700 deputati stabilito dai Trattati su nostra richiesta.
Vanno presi provvedimenti per dar seguito alle conclusioni raggiunte dai nostri Stati membri riguardo all' integrazione dell' UEO e al trasferimento delle sue funzioni, o di parte delle sue funzioni, all' Unione europea.
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C' è poi la questione della codificazione e semplificazione dei Trattati, questione che il Parlamento è stato il primo a porre in rilievo durante i preparativi per i negoziati di Amsterdam; il lavoro è stato avviato ad Amsterdam, ma è ben lungi dall' essere completo, ed anche questo è un punto evidenziato e sottolineato nella relazione Dehaene.
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Aggiungere nuove questioni, quali quelle sopra citate, all' agenda della CIG non significa necessariamente renderla più difficoltosa.
Un pacchetto più ampio potrebbe agevolare il raggiungimento di un accordo e favorirne la ratifica da parte degli Stati membri, ma posso garantire, a nome del mio gruppo, la nostra disponibilità nei confronti di una stretta cooperazione tra Parlamento e Commissione, nello spirito indicato dal Commissario Barnier, cosicché si possa insieme presentare alla CIG un pacchetto equilibrato di proposte che lui, e i nostri rappresentanti ad ogni riunione della CIG, possano sostenere: un pacchetto che porrà l' Unione in condizione di funzionare quando avrà più di 20 Stati membri.
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<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="EN" NAME="Duff">
Signor Presidente, mi compiaccio della relazione perché ci indica la questione fondamentale, cioè il metodo da usare in futuro per la revisione dei Trattati.
Dobbiamo riconoscere che sarà praticamente impossibile - e di sicuro impraticabile - raggiungere un accordo tra 25 o 30 Stati su questioni essenziali di sovranità.
Pertanto, la riforma centrale è l' articolo 48 relativo alla modifica dei Trattati.
Dobbiamo rafforzare gli articoli costitutivi del Trattato ed introdurre un sistema semplice e snello per le modifiche dei capitoli del Trattato relativi alle politiche.
La prima riforma smorzerà i timori di oscuri trasferimenti di sovranità e la seconda dovrebbe incoraggiare una partecipazione più visibile dei cittadini alle decisioni politiche che vengono assunte a Bruxelles e a Strasburgo.
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La seconda riforma essenziale è l' eliminazione del veto nazionale dalle disposizioni sulla cooperazione rafforzata; la terza sarà il riconoscimento del diritto dei cittadini di adire direttamente la Corte di giustizia.
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<SPEAKER ID=48 NAME="Frassoni">
Commissario Barnier, il rapporto Dehaene contiene luci ed ombre, come quasi tutto nella vita; vorrei aggiungere che le sue idee principali sono portate avanti dal Parlamento europeo da decenni, per cui non mi sembra particolarmente originale.
Vorrei ora approfittare del mio scarso tempo di parola per invitare lei e il Presidente Prodi a riflettere sui rischi che si corrono a voler avere come unici interlocutori i governi, a voler convincere solo loro, soprattutto i più riluttanti, e a far rimare sempre realismo e credibilità con proposte spesso ambigue e modeste.
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E' preoccupante, secondo me, che perfino dei Saggi, senza più obblighi verso nessuno, abbiano come priorità un tentativo di compromesso e vogliano giocare un ruolo che non appartiene a loro.
Spero che la Commissione e lei, nella proposta che ci farete, avrete il coraggio di volare più alto, che saprete motivare con qualcosa di più appassionante della semplice riorganizzazione di testi confusi dei Trattati la necessità di definire una parte costituzionale nei testi fondanti dell' Unione europea.
Mi dispiace che il presidente Dehaene non abbia avuto questo coraggio.
Spero anche che la Commissione saprà liberarsi dell' inefficiente e anacronistica struttura a pilastri e rifiutare nettamente l' idea davvero bizzarra, che è stata espressa dai Saggi, che il Parlamento sia legittimato a codecidere soltanto nel primo pilastro.
Il coraggio di cercare alleanze e consenso fuori dai palazzi del potere, tra la gente, in questo Parlamento, è una sfida che la Commissione deve accettare.
Se non lo farà, perderemo tutti.
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<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="DE" NAME="Kaufmann">
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, signor Commissario, il gruppo Unione per l' Europa delle nazioni ritiene la relazione Dehaene sulle implicazioni istituzionali dell' ampliamento insoddisfacente nei metodi come nella sostanza delle sue conclusioni.
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Sul metodo: il Consiglio di Colonia, nel giugno scorso, si era rifiutato di nominare un gruppo ristretto per preparare i lavori di revisione del Trattato.
Voleva infatti che la discussione fosse aperta fin dall' inizio.
Ebbene, a cosa abbiamo assistito?
La Commissione, indispettita per non aver potuto tenere sotto controllo il dibattito, si è affrettata a nominare per conto proprio un gruppo di lavoro ristretto, subito qualificato gruppo di Saggi, pur non essendo i suoi membri più saggi della media delle persone qui presenti.
E questo per tentare di spingere il Consiglio ad accettare l' ordine del giorno della Conferenza voluto dalla Commissione.
Non ci meravigliamo quindi di constatare che la relazione Dehaene, in fondo, cerca di rafforzare i poteri della Commissione e di aggirare i diritti degli Stati.
Innanzitutto, per una curiosa coincidenza, il testo conclude che la Commissione dovrà, già all' inizio della Conferenza intergovernativa, depositare un progetto di trattato completo sul tavolo delle trattative.
Si continua quindi con il solito metodo dell' imposizione con la forza.
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Con lo stesso atteggiamento, il gruppo avanza al Consiglio la vecchia proposta federalista della generalizzazione del voto a maggioranza qualificata.
Tale proposta, unita al mantenimento del monopolio d' iniziativa da parte della Commissione, porterebbe, si sa, ad un considerevole rafforzamento dei poteri di quest' ultima e alla relativa diminuzione del diritto degli Stati.
D' altra parte è interessante constatare come, con un bell' esempio di eufemismo europeo, il sistema di decisione a maggioranza è presentato nella relazione, cito testualmente, come "propizio al consenso" , mentre è chiaramente il contrario.
La regola della maggioranza obbliga la minoranza a piegarsi, in particolare i piccoli Stati, mentre l' unanimità impone di negoziare fino a raggiungere un accordo.
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Insistendo nell' atteggiamento di aggirare gli Stati, la relazione Dehaene propone che il Trattato possa in alcuni casi essere modificato con semplice decisione del Consiglio o addirittura con decisione a maggioranza qualificata.
Questo è del tutto inaccettabile, in quanto assolutamente contrario alla nostra concezione di un' Europa che rispetta le sue nazioni.
Tuttavia la relazione, oltre ai soliti luoghi comuni federalisti, abbozza timidamente una nuova idea, quella della flessibilità istituzionale necessaria ad un' Europa più estesa.
Riconosce, cosa che noi abbiamo sempre detto, che la cooperazione rafforzata del Trattato di Amsterdam non può risolvere il duplice problema della crescente eterogeneità e dell' impossibilità totale di abbandonare poteri sovrani a procedure di decisione a maggioranza qualificata, meno ancora in un' Europa di trenta o più Stati.
Ecco, onorevoli colleghi, il vero punto da aggiungere all' ordine del giorno della CIG. Il secondo argomento, analogo al primo, in quanto anch' esso postula il libero esercizio delle sovranità nazionali dovrebbe essere: "Come riportare l' Europa sotto il controllo dei suoi popoli?"
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<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="EL" NAME="Dimitrakopoulos">
Signor Presidente, la relazione Dehaene, ancora informale, va comunque nella giusta direzione.
Nel leggerla, in realtà, ci si accorge che non fa menzione delle prospettive, degli obiettivi e delle sfide che l' Unione si trova ad affrontare in vista del XXI secolo, ma almeno propone alcuni orientamenti generali relativi a tutta una serie di questioni istituzionali, che vanno disciplinate.
Dopo l' interessante intervento del Commissario competente Barnier, resta da vedere quante e quali di dette proposte verranno adottate e che cosa si dovrà aggiungere per permettere all' Unione di iniziare a prepararsi correttamente per il futuro.
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E' significativa l' espressione usata dal Commissario Barnier, secondo il quale la Commissione presenterà un testo "global et fort" , che restiamo in attesa di poter leggere.
Da parte sua, il Parlamento non può esimersi dal raccomandare che detto testo preveda un approccio sistematico a tutti gli aspetti dell' UE, affinché la nuova Conferenza intergovernativa possa occuparsi di ciascuna delle questioni e delle problematiche attuali, sempre nell' ambito della logica aristotelica secondo cui la politica è l' arte del possibile.
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<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="DE" NAME="Leinen">
Signor Presidente, nella relazione del gruppo di esperti vedo un importante passo avanti e concordo pienamente con il Commissario Barnier sul fatto che le riforme globali dell' Unione devono ormai passare alla fase di attuazione e non possono più essere rimandate al periodo successivo all' ampliamento.
Ciò potrebbe avere esiti fatali, perché se 15 Stati non riescono a darsi regole comuni, tanto meno potranno farlo 20 o 25 Stati.
Questa è l' ultima possibilità per riformare l' Unione affinché funzioni, risulti comprensibile ai cittadini e possa sopportare l' ampliamento.
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Mi compiaccio che si proceda ad una revisione dei Trattati.
Non vi è cittadino dell' Unione che riesca ad addentrarsi nel Trattato di Maastricht o nel Trattato di Amsterdam.
Leggere questo genere di testi è un vero azzardo!
Bisogna riuscire a suddividere gli elementi prettamente costituzionali da quelli di carattere più tecnico.
Occorre operare una distinzione, così come è attuata nelle leggi fondamentali o nelle costituzioni degli Stati membri.
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Un cenno a proposito della riforma delle Istituzioni.
Il gruppo Dehaene si è concentrato in modo particolare sulla riforma della Commissione.
Credo che il Consiglio rappresenti il punto focale della riforma.
Con le misure previste la Commissione funzionerà.
Il Parlamento ha attuato talune riforme e funziona.
L' Istituzione che non va e che frena l' Unione è il Consiglio!
Per questa ragione concentreremo il nostro intervento in Parlamento sulle richieste di riforma del Consiglio.
Occorre regolamentare in qualche modo tale duplice struttura, che ha funzione di organo legislativo e di organo esecutivo, soprattutto in vista di un' Unione formata da 20 o 25 Stati membri.
Spero, Commissario Barnier, che la Commissione riesca a presentare una proposta concreta in merito alla modifica del Trattato, sulla quale apriremo poi la discussione.
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<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström">
Signor Presidente, Commissario Barnier, il chiaro messaggio di cambiamento lanciato dagli elettori il 13 giugno deve essere preso in seria considerazione da noi politici.
Dobbiamo agire di conseguenza ed adoperarci per un cambiamento.
E la Conferenza intergovernativa fornirà un' eccellente occasione.
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La relazione del comitato di esperti indipendenti rappresenta un' ampia fonte di ispirazione, mentre occorre cogliere l' occasione della Conferenza intergovernativa per una vera revisione dei Trattati.
Occorre semplificare, rendere trasparenti, chiarire e rivedere tutti i compiti dell' Unione, dando vita a un ordinamento in cui l' UE si concentri su meno ambiti, ossia sulle sole problematiche genuinamente transfrontaliere.
I cittadini dell' UE necessitano di una costituzione democratica, con un elenco di competenze in cui le responsabilità siano chiare e in cui il principio di sussidiarietà abbia un contenuto reale.
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Con queste ambizioni in vista della Conferenza intergovernativa, credo proprio che potremo assicurare il rispetto dei due grandi compiti dell' Unione europea: la creazione di un' Unione più vasta, democraticamente funzionante, e il ripristino di parte della credibilità e della legittimazione perdute agli occhi dei cittadini.
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<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="DE" NAME="Voggenhuber">
Signor Presidente, per le menti lucide e illuminate il 2000 è certo un anno come tutti gli altri, ma all' alba di un nuovo secolo non solo i romantici subiscono una certa magia, che li induce a staccarsi dalle occupazioni quotidiane assumendo un atteggiamento per così dire progettuale verso il proprio futuro.
Constato con rammarico, Commissario Barnier, che nei preparativi per la Conferenza intergovernativa non vi è traccia di tale magia di fine secolo, né della capacità di cogliere prospettive.
Deploro inoltre il fatto che neanche il comitato dei Saggi abbia avuto tale coraggio, in contrasto con alcuni inni di lode intessuti in Aula.
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Per quanto attiene alla riforma delle Istituzioni, a proposito dei motivi e delle necessità, ci si richiama ad un concetto tecnocratico di incremento dell' efficienza e della capacità di azione, senza peraltro degnare di uno sguardo la questione quanto mai urgente e necessaria dell' istituzione di una democrazia europea.
Neppure sul secondo e terzo pilastro di quella democratica terra di nessuno rappresentata dalla cooperazione intergovernativa il comitato dei Saggi ha speso una sola parola di critica, né ha avanzato proposte che lo impegnassero nel senso di una riforma democratica europea.
Non una sola idea è stata elaborata in merito ai metodi della Conferenza intergovernativa, della quale intanto tutti sappiamo che non è in grado di progredire nella realizzazione dell' idea europea.
In realtà, il coinvolgimento del Parlamento non è tra gli obiettivi.
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Analogamente, nella relazione del gruppo di esperti non si fa alcun cenno alla dimensione sociale dell' Unione, premessa necessaria per una democrazia europea.
In merito alla questione della politica estera e di sicurezza, la relazione concede invece notevole spazio - al pari dei Capi di stato e di governo - alla politica di sicurezza, dimenticando che la politica in materia di sicurezza altro non è che una funzione della politica estera.
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<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Signor Presidente, volendo ricapitolare in un minuto la relazione del gruppo Dehaene, cosa che io tenterò di fare ora, si potrebbe dire che essa contiene ciò che i fautori dell' UE in Svezia avevano promesso non sarebbe mai accaduto.
Qualora le proposte del gruppo trovassero attuazione, l' Unione compirebbe un passo decisivo verso la trasformazione in un soggetto avente caratteristiche d Stato.
Il residuo diritto di veto verrebbe abolito, l' influenza dei paesi piccoli diminuirebbe, il Presidente della Commissione diverrebbe una sorta di primo ministro nel quadro di un esecutivo europeo sempre più potente, e l' Unione europea diverrebbe un organismo militare.
<P>
Pare particolarmente negativo il fatto che il gruppo proponga che il potere dei singoli Stati sulle modifiche del Trattato venga ridotto in modo drastico.
In vasti ambiti dell' attuale Trattato, il gruppo Dehaene chiede che sia possibile apportare modifiche senza l' approvazione de parlamenti nazionali e senza il requisito dell' unanimità.
Si tratta di una proposta direttamente rivolta contro l' eventualità che gli Stati membri e le loro popolazioni possano influire in modo democratico sull' evoluzione dell' Unione.
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<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="ES" NAME="Méndez de Vigo">
Signor Presidente, cosa deve fare la prossima Conferenza intergovernativa?
Deve preparare l' Unione per un' Europa di 27 Stati membri.
Pertanto, quanto maggiore sarà la portata della riforma istituzionale, tanto maggiore sarà la portata dell' ampliamento.
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Cosa deve fare?
Deve mantenere l' equilibrio istituzionale, che ha permesso il progresso della costruzione europea negli ultimi quarant' anni.
Cosa non deve significare?
Non deve significare nuove competenze per l' Unione europea.
Questo è già stato fatto dal Trattato di Amsterdam.
E non deve significare nemmeno lo snaturamento dell' Unione.
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In questo contesto, tengo a dire che la relazione Dehaene è molto azzeccata sotto vari aspetti, ma contiene un elemento che mi preoccupa parecchio.
Se la consideriamo nel suo complesso, la relazione Dehaene chiede, da un lato, l' estensione della maggioranza qualificata e, al tempo stesso, la costituzionalizzazione dei Trattati e la loro divisione in due parti, una sottoposta ad una procedura molto rigorosa, che richiede l' unanimità per qualsiasi modifica, e l' altra che richiede la maggioranza semplice.
A questo si deve aggiungere una flessibilizzazione delle cooperazioni rafforzate.
<P>
Quello che mi preoccupa - mi rivolgo alla Commissione, che deve preparare una comunicazione al riguardo - è che l' unione di questi tre fattori - estensione della maggioranza qualificata, ratifiche di tipo diverso e flessibilizzazione delle cooperazioni rafforzate - porti a un' Europa "alla carta" , un' Europa in cui ogni Stato membro sceglie quello che vuole essere.
Devo dire, signor Presidente, che questa non è l' Unione europea per cui molti di noi hanno lottato e in cui molti di noi credono.
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<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
Signor Presidente, lo stesso Gruppo Dehaene ritiene che i suoi piani siano alquanto ambiziosi, ma in realtà lo sono soltanto se rapportati alla situazione e alle resistenze attuali.
Mentre, quegli stessi piani appaiono invece modesti in rapporto alle esigenze poste da un' Unione con più di trenta Stati membri.
Quando l' Unione avrà il doppio di membri rispetto agli attuali, il processo decisionale si bloccherà completamente a meno che non intervengano cambiamenti drastici, molto più drastici di quelli ora in discussione.
Sarà inevitabile ampliare le competenze della Commissione in quanto garante del comune interesse europeo, e ciò a spese delle competenze dei governi, rappresentati in Consiglio.
Tale modifica dell' assetto europeo comporterà una legittimazione democratica della Commissione molto maggiore di quella attuale nonché, a lungo termine, l' elezione diretta di tutti i Commissari.
E' , poi, evidente che anche il nostro Parlamento dovrà ricevere tutte le competenze che gli spettano.
Ciò che ora appare rivoluzionario, ben presto sembrerà molto realistico.
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, c' è un cane che non ha ancora abbaiato in questa discussione, e vorrei proprio richiamare l' attenzione sulla totale incapacità della relazione Dehaene di affrontare in modo adeguato - lo menziona solo di passaggio - l' aspetto regionale del governo in Europa.
La sussidiarietà sembra un concetto cui si dedicano grandi parole ma nessuna azione concreta e senza dubbio dev' essere ridefinito nel Trattato.
<P>
Le regioni e nazioni autonome all' interno di Stati membri dell' Unione europea - quali quelle esistenti in Spagna, nel Regno Unito o in Belgio - devono ottenere un riconoscimento effettivo nel nostro sistema.
La riforma del Consiglio è una condizione fondamentale.
Potrebbe introdurre un' adeguata differenziazione tra i propri ruoli esecutivo e legislativo e, riguardo a quest' ultimo, iniziare ad assumere le caratteristiche di un organo territoriale.
<P>
Il Comitato delle regioni, nella sua attuale costituzione, è senza denti e neppure lontanamente rappresentativo.
I parlamentari sono consapevoli che il Lussemburgo ha sei membri in seno al Comitato delle regioni mentre la Scozia ne ha quattro?
Non ho grande familiarità con le differenze tra la regione orientale e quella occidentale del Lussemburgo, ma so qualcosa in merito alle differenze all' interno della Scozia, e il principio di rappresentanza, così com' è ora concepito, è assurdo.
Un Comitato che dovrebbe consentire alle regioni e alle nazioni interne di controbilanciare gli Stati è dominato dal sistema statale.
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Con l' ampliamento, saranno eletti al Parlamento nuovi deputati, molti dei quali rappresenteranno nazioni che in precedenza facevano parte di una confederazione.
Pensate alla Slovenia o all' Estonia.
Sono piccoli Stati, ma il numero dei loro rappresentanti sarà automaticamente superiore a quello dei Paesi baschi, delle Fiandre, della Scozia e del Galles.
Il principio di rappresentanza in Europa, così come è applicato alle nazioni e regioni europee, dev' essere riesaminato, e mi rattrista molto che la relazione Dehaene non abbia praticamente sfiorato questo argomento.
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<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="FR" NAME="Lamassoure">
Signor Presidente, meno di un anno dopo lo storico successo dell' unione monetaria ecco l' Unione europea in una strana posizione.
Corre, corre, ma non sa più né dove sta andando, né come ci va.
<P>
Le banconote della moneta europea non circolano ancora ed ecco che già si è parlato a giugno a Colonia di un esercito europeo, a settembre a Tampere di una giustizia penale europea, mentre si prepara una Carta dei diritti fondamentali e, soprattutto, la Commissione invita il Consiglio europeo ad accettare la prospettiva di un' Europa che si estende fino all' Asia minore e fino alle frontiere occidentali dell' Iraq e dell' Iran.
Questo non è più un ampliamento, è un' esplosione.
<P>
Alcuni degli appartenenti all' UDF, all' interno del PPE, sono favorevoli a nuovi spostamenti in avanti dei confini europei.
Altri, tra cui noi, sono più riservati o perfino contrari.
Ma credo che saremo tutti d' accordo sul fatto che è ormai tempo che i responsabili politici riprendano il controllo della situazione e abbiano alla fine il coraggio di discutere dell' obiettivo che ci si prefigge in termini di dimensioni geografiche e di cammino dell' Europa politica, come abbiamo fatto per l' Europa economica e monetaria.
<P>
L' Europa fino a dove?
Fino a dove, in termini geografici?
Non ne abbiamo mai parlato né qui, né in Consiglio, né in Commissione.
L' Europa fin dove, in termini di competenze?
L' Europa dei Trenta non potrà funzionare come l' Europa dei Dodici!
Da un lato, le sarà indispensabile un sistema decisionale molto più efficace, di natura politica e non più diplomatica.
Dall' altro, i punti d' interesse comune saranno meno numerosi e l' esigenza di decentralizzazione molto più forte.
<P>
Fin dove vogliamo arrivare?
Seguendo quale cammino e con chi?
E' a queste domande che bisogna rispondere prima di dare ai giuristi istruzioni su, per esempio: "la futura ponderazione dei voti della bella isola di Malta" .
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<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="FI" NAME="Väyrynen">
Signor Presidente, erano già circolate voci in merito alle quali il gruppo di lavoro ad alto livello intendeva proporre un modello d=integrazione europea a "cipolla@, una variante del sistema a cerchi concentrici.
E= un peccato che la relazione non contenga il termine "cipolla@, poiché la ripartizione delle competenze istituzionali sembra essere l=unica soluzione realista a fronte di un forte ampliamento dell=Unione.
<P>
In futuro l=Europa verrà ad essere costituita da tre cerchi istituzionali.
La circonferenza più esterna sarebbe rappresentata dal Consiglio europeo delle cui istituzioni intergovernative si potrebbe usufruire meglio rispetto ad ora affidando al Consiglio nuovi compiti.
Al secondo cerchio vi sarebbe l=Unione europea che si evolverebbe in futuro in una Confederazione di Stati.
Essa implicherebbe un decentramento del processo decisionale ed un rafforzamento della cooperazione intergovernativa.
Una siffatta Confederazione di Stati dell=Unione europea potrebbe agevolmente far fronte a un rapido ampliamento.
Il cerchio più interno sarebbe costituito dalla Federazione europea che si comporrebbe degli Stati dell=Unione europea che si sarebbero spinti più avanti nel processo di integrazione, ossia gli Stati che fanno parte sia della Nato che dell=area euro.
L=Unione europea diventerebbe dunque una Confederazione di Stati il cui nucleo sarebbe costituito dallo Stato federale.
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<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="NL" NAME="Van Hecke Johan">
Signor Presidente, della relazione Dehaene si può dire che ha indubbiamente il pregio di essere chiara e che testimonia di creatività e forza, di pragmatismo ed ambizione.
Non esistono - potremmo dire così - mille ricette pronte per una Conferenza intergovernativa veloce ed efficiente.
Se vogliamo evitare un nuovo caso di alta tecnologia giuridica, se non vogliamo finire in un groviglio inestricabile, dovremo far sempre riferimento, in un modo o nell' altro, al nocciolo di questa relazione chiara e trasparente.
Non è necessario che questa circostanza si trasformi in una sorta di veni vidi vici per l' onorevole Dehaene.
Però, se si accolgono soltanto gli elementi essenziali del Trattato di Amsterdam, senza aggiungerci nulla, l' Europa corre il rischio di ritrovarsi con le ali tarpate.
Il pallone è ora nel campo degli Stati membri e della Commissione.
Dal nostro punto di vista, e vogliamo dirlo con grande chiarezza, la riforma dell' Unione rimane una condizione irrinunciabile per l' allargamento.
Occorre prima approfondire, e poi si potrà allargare.
Noi siamo, infatti, contrari ad un' Europa che abbia sempre più membri ma sempre meno sostenitori, sempre meno efficienza e sempre meno anima.
<P>
<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="FR" NAME="Barnier">
Signor Presidente, onorevoli deputati, a questo punto e tenuto conto dei vincoli dell' ordine del giorno, mi limiterò a poche osservazioni.
La regola del gioco per la discussione odierna era chiara.
La discussione rivestiva per la Commissione una grande importanza, con il limite però che, come il Collegio, neppure voi avete per il momento definito esattamente la vostra posizione e le vostre proposte.
Quello auspicato dal Presidente Prodi era quindi uno scambio di vedute sulla relazione Dehaene per arrivare a questa discussione chiarificatrice.
Ho ascoltato con molta attenzione, signor Presidente, tutti coloro che sono intervenuti, che ringrazio per la loro attenzione ed il loro contributo.
Terremo conto delle domande, dei suggerimenti, se non addirittura talvolta delle critiche e dei timori, emersi nella discussione nei pochi giorni che ci separano dal 10 novembre.
In tale giorno infatti il Collegio adotterà la sua prima posizione politica, cui farà seguito la discussione su questo primo documento politico della Commissione.
Dopodiché avremo ancora molto lavoro da sbrigare, fra il 10 novembre e l' inizio dei negoziati, giacché la Commissione dovrà presentare un documento di cui io stesso ho già detto che sarà un documento politico forte, globale, strutturato in modo da essere utile ai negoziatori e favorire i negoziati.
Nel corso di questo periodo dovremo lavorare in stretta intesa con la commissione per gli affari istituzionali e con il Parlamento.
Per concludere, signor Presidente, vorrei quindi ringraziare il Parlamento europeo per questo primo scambio di vedute sulla prossima Conferenza intergovernativa e sulle ambizioni con cui dobbiamo affrontarla.
<P>
<SPEAKER ID=63 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà tra qualche istante.
<P>
<CHAPTER ID=3>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=64 NAME="Bonino">
Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento, solo per confermare che anche questa volta i deputati radicali presenti non parteciperanno alle operazioni di voto.
Questo perché, nonostante la buona volontà di singoli, numerosi, colleghi - che ringrazio - questa Istituzione non ha trovato nessuna soluzione in merito alla situazione dei deputati non iscritti, situazione che è intollerabile dal punto di vista amministrativo e finanziario ma ancor di più dal punto di vista delle prerogative parlamentari: non abbiamo infatti facoltà né di emendamento né di risoluzione.
<P>
Signor Presidente, siamo stati eletti democraticamente come voi e rappresentiamo due milioni e mezzo di cittadini europei, eppure, la scorsa tornata, per depositare una risoluzione siamo stati costretti a mendicare e a venderla ad un altro gruppo parlamentare.
Questo è francamente intollerabile!
Stiamo ricorrendo in Corte e credo che otterremo ragione.
Signor Presidente, è già passato un mese ed è stato appena nominato il relatore dell' emendamento.
Conosciamo bene la lentocrazia di questo Parlamento, dove il tempo medio perché una relazione passi dalla commissione per gli affari costituzionali all' Aula è di ventun mesi!
Orbene, in questi ventun mesi, onorevoli parlamentari, noi non ci ridurremo ad essere una macchina schiacciabottoni per votare quando voi ce lo consentite, per votare su risoluzioni che non ci è stata data neanche la possibilità di sottoporre al vostro voto.
Mi auguro che molti colleghi sentiranno il richiamo alla dignità e alle prerogative del parlamentare dando ragione a chi, come voi, è stato eletto e, come voi, vuole difendere la dignità di questo Parlamento.
Siamo contro i gruppi e contro le vostre burocrazie!
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<P>
Siamo deputati e rappresentiamo cittadini europei con la stessa legittimità con cui voi rappresentate i vostri!
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(Applausi)
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<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="EN" NAME="Corbett">
Signor Presidente, un richiamo al Regolamento.
Mi auguro che le votazioni non saranno ritardate ogni mese da una diatriba sulla situazione dei radicali e degli altri deputati non iscritti.
La commissione per gli affari costituzionali ha ora nominato un relatore.
Se c' è stato un ritardo in tale nomina è perché il rappresentante dei deputati radicali alla riunione dei coordinatori indetta per nominare un relatore ha chiesto che la decisione fosse posticipata.
E' su loro richiesta che la decisione è stata inizialmente posticipata.
E' il massimo dell' ipocrisia presentarsi qui ad accusare di lentezza la commissione per gli affari costituzionali.
<P>
Intanto, per quanto riguarda la presentazione di emendamenti, avete esattamente lo stesso diritto di ogni altro deputato di presentare emendamenti con 32 firme.
Se non riuscite ad ottenere nemmeno 32 firme a sostegno di una posizione, allora non vale la pena di sprecare tempo in seduta plenaria per votare su tale posizione.
<P>
<SPEAKER ID=66 NAME="Presidente">
Ho ora un elenco di deputati che desiderano intervenire.
Negli interessi dell' equilibrio politico darò la parola all' onorevole Madelin, ma pregherei gli altri oratori di ritirarsi in modo che si possa procedere alla votazione.
<P>
<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="FR" NAME="Madelin">
Signor Presidente, senza voler prolungare ulteriormente la discussione, credo si ponga un problema che esige una soluzione per evitare che ci si trovi continuamente di fronte alla stessa questione.
Il funzionamento di una democrazia richiede il rispetto di determinate regole, ma l' onorabilità di una democrazia dipende anche dall' attenzione prestata alla tutela delle minoranze, e vorrei che tutti noi in Assemblea avessimo gli stessi diritti.
<P>
<SPEAKER ID=68 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="DE" NAME="Pack">
Signor Presidente, stamane, nel dibattito su Tampere, abbiamo appreso che la Presidenza del Consiglio ha finalmente acconsentito ad esaminare in forma ufficiale la nostra relazione ed a valutare seriamente le nostre pressanti richieste ivi contenute.
Qualsiasi cosa ciò significhi, ne prendo atto e spero che, a partire da venerdì, la Presidenza partecipi al dibattito, così da rendere funzionante l' Agenzia europea per la ricostruzione a Salonicco e istituire un Patto di stabilità. Mi auguro altresì che le nostre proposte in merito al funzionamento dell' Agenzia in Kosovo siano prese in seria considerazione.
<P>
Prima di passare al dibattito, la pregherei di permettere alla Commissione, che sinora non ne ha avuto l' opportunità, di esprimere il proprio parere in merito a quanto esposto dal Parlamento sulla questione.
Le chiedo pertanto di dare la parola al Commissario Patten.
<P>
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="DE" NAME="Lechner">
Signor Presidente, poiché non è una questione marginale, vorrei far rilevare e mettere a verbale un' imprecisione linguistica contenuta nell' emendamento n. 1.
Nella versione tedesca, nella seconda frase del sedicesimo considerando, si afferma che: "Es bedarf keiner gesetzlichen ...
Rahmenbedingungen für Signaturen, die ausschließlich in geschlossenen ..." ("le firme elettroniche usate esclusivamente all' interno di sistemi chiusi non esigono una disciplina comune").
La parola "geschlossenen" ("chiusi") dev' essere eliminata.
Si è trattato di una svista nella trascrizione.
Più oltre, sempre nello stesso paragrafo, si dice: "einer begrenzten Anzahl" .
Anziché "begrenzt" si deve utilizzare "bestimmt", un "numero determinato", non "limitato", in inglese "defined".
<P>
Mi permetto inoltre di sottolineare che vi prego di non approvare l' emendamento n. 6, poiché altrimenti questa importante direttiva non potrà entrare in vigore.
<P>
<SPEAKER ID=72 NAME="Presidente">
Vi sono osservazioni da parte della Commissione?
<P>
<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="FR" NAME="Barnier">
Signor Presidente, a proposito dell' intervento dell' onorevole Lechner vorrei dire che non abbiamo alcuna obiezione da sollevare riguardo a quanto da lui suggerito in merito all' emendamento n. 1.
Anche noi avevamo qualche dubbio, di cui il Parlamento era a conoscenza, a proposito all' emendamento n. 6, in quanto pareva essere in contraddizione con l' articolo 133 del Trattato.
Anche per questo motivo, quindi, non abbiamo potuto approvare l' emendamento di cui lo stesso onorevole Lechner ha appena raccomandato la reiezione.
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(Il Presidente dichiara approvata la posizione comune così modificata)
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura (A5-0033/1999) della commissione giuridica e per il mercato interno, concernente la posizione comune definita dal Consiglio in vista dell' adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 70/221/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai serbatoi di carburante liquido e ai dispositivi di protezione posteriore antincastro dei veicoli a motore e dei loro rimorchi (8697/1999 - C5-0031/1999 - 1998/0071(COD)) (Relatore: onorevole M. Harbour)
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<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="FR" NAME="Barnier">
Signor Presidente, nessuno degli emendamenti ci pone problemi particolari.
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(Il Presidente dichiara approvata la posizione comune così modificata)
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura (A5-0029/1999) della commissione giuridica e per il mercato interno, concernente la posizione comune definita dal Consiglio in vista dell' adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al tachimetro per i veicoli a motore a due o a tre ruote e recante modificazioni della direttiva del Consiglio 92/61/CEE (6884/1/1999 - C5-0029/1999 - 1998/0163(COD)) (Relatore: onorevole E. Ferri)
<P>
<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="FR" NAME="Barnier">
Signor Presidente, senza voler ritardare la discussione, anche in questo caso non abbiamo avuto problemi ad approvare tutti gli emendamenti.
Avevamo avuto un problema a proposito dell' emendamento n. 5, che del resto è stato dichiarato irricevibile.
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<SPEAKER ID=76 NAME="Ferri">
Signor Presidente, vorrei solo dire che è un' occasione mancata, secondo il mio modesto punto di vista, perché questo emendamento n. 5 tocca un punto importante dei rapporti tra Commissione e Consiglio, in particolare il problema della comitatologia.
La normativa precedente è stata abrogata e quindi è urgente prendere posizione nelle procedure di modifica delle varie regole che andiamo approvando, soprattutto su alcune materie importanti e delicate, se debba prevalere, cioè, il parere, l' opinione della Commissione o del Consiglio.
Sono due punti di vista diversi, a seconda che si scelga il comitato consultivo, come avevamo scelto noi, che metteva l' accento più sulla Commissione, o il comitato di regolamentazione che metteva l' accento più sul Consiglio.
Io credo che sarebbe stato opportuno poter votare questo emendamento perché, soprattutto in una materia abbastanza delicata come la sicurezza stradale, quindi la tutela della vita dei cittadini, avrebbe potuto essere molto utile.
Vorrei comunque raccomandare alla Commissione - non so se è presente il Commissario Liikanen ma, in ogni modo, ne abbiamo già discusso nel dibattito generale - una certa urgenza se si deve presentare una normativa quadro che riguardi tutte le materie, in modo da affrontare in maniera organica e approfondita un problema molto delicato dal punto di vista istituzionale.
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<SPEAKER ID=77 NAME="Presidente">
La ringrazio.
L' emendamento n. 5 è stato dichiarato irricevibile perché incompatibile con le norme relative alla seconda lettura.
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(Il Presidente dichiara approvata la posizione comune così modificata)
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura (A5-0028/1999) della commissione giuridica e per il mercato interno, concernente la posizione comune definita dal Consiglio in vista dell' adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa agli impianti a fune adibiti al trasporto di persone (14248/3/1998 - C5-COD 1994/0011) (Relatore: onorevole B. Miller)
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Presidente.
Vi sono osservazioni da parte del Commissario?
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<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="FR" NAME="Barnier">
Signor Presidente, le dico subito che approviamo gli emendamenti.
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(Il Presidente dichiara approvata la posizione comune così modificata)
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Relazione (A5-0035/1999) dell' onorevole Huhne a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sul rapporto annuale 1998 della Banca centrale europea (C4-0211/1999)
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
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Proposta di risoluzione comune su Tampere
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(Il Parlamento approva la risoluzione comune)
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<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Robert J">
Signora Presidente, ho aspettato con pazienza - o persino con impazienza - per parecchio tempo perché volevo sollevare questo punto prima del voto sul Mediatore.
<P>
Mi può spiegare per quale ragione, avendo a disposizione un sistema di votazione elettronica molto costoso e sofisticato, siamo dovuti passare attraverso - e scelgo le parole con molta cura - il caos organizzato del voto appena espresso?
Disponiamo di un sistema a tre pulsanti per votare a favore del candidato A o del candidato B o per astenerci; questo sistema consente di mantenere la segretezza e so che è già stato usato in passato in circostanze analoghe.
Di certo sarebbe stato meno dispendioso in termini sia di tempo che di costi usare tale sistema anziché adottare la procedura che abbiamo appena seguito.
Può spiegare il motivo di tale decisione?
<P>
Mentre sono in piedi, signora Presidente, vorrei anche fare riferimento ad un episodio di questa mattina, quando lei presiedeva la seduta.
Si sarà accorta - perché ho notato un chiaro cipiglio presidenziale - che il telefono cellulare di un deputato ha suonato, se ricordo bene, durante il discorso del Primo ministro finlandese.
Si è trattato di un' evidente scortesia nei confronti del Primo ministro finlandese, scortesia che mi è sembrata aggravata dal fatto che il deputato non solo ha risposto al telefono, ma ha anche continuato la conversazione.
Quali misure si possono adottare per evitare che ciò si ripeta in futuro?
<P>
In terzo luogo, visto che sono in piedi e ho la sua attenzione, può prendere provvedimenti riguardo al fatto che alcuni uscieri fumano mentre sono in servizio?
Ritengo che questo dia un' impressione estremamente scadente del Parlamento.
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<SPEAKER ID=80 NAME="Presidente">
Onorevole Evans, prendo atto con molto piacere dei tre punti da lei sollevati.
Riguardo al primo punto, abbiamo ritenuto auspicabile chiedere ai due candidati quale sistema preferissero.
Abbiamo chiesto loro se volessero o meno una votazione mediante sistema elettronico, considerato che, come sempre, ma forse ancor più in questo caso, l' esito della votazione rischia di essere molto combattuto, di dipendere forse da una manciata di voti.
In quanto Presidente, comunque, non volevo che in seguito potessero sorgere contestazioni, che qualche deputato potesse dire di aver fatto un errore di "manovra".
Mi sembrava una cosa estremamente importante.
Se i due candidati avessero accettato la votazione elettronica, avremmo proceduto in tal senso. Così non è stato.
Vi segnalo che la votazione a scrutinio segreto ha richiesto esattamente, secondo quanto mi è stato detto, venti minuti.
Credo che non sia un tempo eccessivo e questo ci consentirà di avere una votazione davvero incontestabile e incontestata.
<P>
Quanto al secondo punto, penso che lei abbia notato la mia espressione di disappunto.
Ho visto subito da dove proveniva lo squillo.
Non era facile evitare che ciò accadesse, ma ho fatto sapere che non era corretto e spero che la persona in questione l' abbia capito.
<P>
In merito al terzo punto, si prenderanno tutti i provvedimenti necessari, perché anche questo comportamento non è per niente normale.
Sono cose per noi inaccettabili.
Terremo quindi conto della sua osservazione.
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DICHIARAZIONI DI VOTO
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Relazione Pack (A5-0013/1999)
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<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="NL" NAME="Van der Laan">
Signora Presidente, desidero spiegare, a nome del nostro gruppo, perché abbiamo votato contro.
Il gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori ha sempre ritenuto che l' Agenzia per la ricostruzione del Kosovo debba avere sede a Pristina, che la sua sede debba essere soltanto Pristina e che l' Agenzia non debba in alcun modo essere né collegata né assoggettata né costretta a collaborare con altre agenzie stanziate a Salonicco.
A nostro parere, questa è l' unica posizione logica ed è anche l' unica posizione che può tutelare gli interessi dei kosovari.
Dato che su questo punto il testo originale elaborato dalla Commissione è molto esplicito, e dato che l' emendamento della onorevole Pack aggiunge del tutto inutilmente l' elemento "Salonicco" , il nostro gruppo ha deciso di votare contro la relazione.
<P>
Vorrei precisare che noi appoggiamo la posizione del Parlamento europeo laddove si afferma la necessità di rendere più efficienti la gestione dell' Agenzia e le procedure, nonché, ovviamente, di sottoporre l' Agenzia al controllo di OLAF - né potrebbe essere diversamente visto che i relativi emendamenti portano la mia firma.
E siamo dunque particolarmente lieti che la Commissione riprenderà molte di queste proposte di modifica.
Però, le risposte concrete che il Commissario Patten ha testé dato al Parlamento sono in netto contrasto con l' assordante silenzio che proviene da parte del Consiglio.
Il Consiglio si è sistematicamente rifiutato di avviare un dialogo costruttivo con il Parlamento sul contenuto della relazione: un atteggiamento che reputiamo inaccettabile.
Al riguardo, sosteniamo in particolare la posizione assunta dalla onorevole Pack, cioè il suo tentativo di rinviare fino all' ultimo questa relazione.
<P>
Mi permetto di rilevare - purtroppo il Consiglio non è presente - che spetterà naturalmente al Parlamento l' ultima parola su questa materia, nell' ambito della procedura per il bilancio 2000.
Quindi, riassumendo, posso affermare, signor Presidente, che il nostro gruppo si è trovato a dover risolvere un dilemma alquanto complesso: come votare su una relazione che viene in parte incontro alle nostre preoccupazioni, ma non sulla questione essenziale di Pristina?
Abbiamo deciso di optare per la chiarezza e la sostanza e abbiamo quindi votato contro.
<P>
Relazione Palacio Vallelersundi (A5-0037/1999)
<P>
<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="DE" NAME="Hager">
La posizione dei liberali in merito al contenuto delle prime due risoluzioni del Parlamento sullo Statuto del deputato europeo non è cambiata.
Per porre fine all' attuale fase di stasi sulla questione - e alla luce delle recenti trattative con il Consiglio - abbiamo appoggiato l' approvazione delle risoluzioni.
<P>
<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Berg">
I membri della delegazione europea del PvdA hanno votato a favore di un emendamento che rafforza dal punto di vista procedurale le risoluzioni adottate dal Parlamento europeo il 3 dicembre 1998 e il 5 maggio 1999 sul tema dello statuto dei deputati allo stesso Parlamento.
<P>
Secondo i membri del PvdA, tale voto favorevole non esprime alcun giudizio sui contenuti delle risoluzioni succitate; essi attribuiscono alla votazione soltanto un valore procedurale e la considerano semplicemente come un atto necessario per poter portare avanti le trattative con il Consiglio sullo statuto dei deputati al Parlamento europeo, ancora in corso di definizione.
<P>
E' importante che nell' emendamento si affermi esplicitamente la disponibilità del Parlamento europeo a negoziare con il Consiglio al fine di ottenerne l' approvazione su uno statuto degli europarlamentari.
Ciò significa che il Parlamento europeo è disponibile a trovare compromessi con il Consiglio.
I membri del PvdA nonché altri deputati al Parlamento europeo si sono impegnati in passato per concretizzare tale disponibilità al compromesso da parte del Parlamento e continueranno ad operare in tal senso.
<P>
In conclusione, i membri del PvdA tengono fede all' obiettivo di approvare il nuovo statuto dei deputati al Parlamento europeo verso l' inizio del 2000.
<P>
<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
Ho votato a favore dell' emendamento al paragrafo 2, presentato dal gruppo del Partito del socialismo europeo.
Accogliendo questo emendamento, abbiamo creato le condizioni per una ripresa del dialogo con il Consiglio sul futuro statuto dei deputati al Parlamento europeo, nella speranza che tale statuto sia finalmente approvato quanto prima.
<P>
A mio parere, questa votazione non comporta in alcun modo l' approvazione della risoluzione del 5 maggio 1999 sullo statuto dei deputati.
Resto dell' opinione che la maggioranza del Parlamento europeo, con quella proposta di statuto, non abbia spiegato in maniera sufficientemente chiara agli elettori che intendeva fare piazza pulita del sistema di privilegi e rimborsi eccessivi.
Perciò, il 5 maggio u.s. votai contro la risoluzione citata, insieme con gli altri membri dell' SP presenti nel gruppo del PSE.
<P>
Anche nel nuovo Parlamento europeo l' SP insisterà perché sia approvato uno statuto onesto, con un sistema di rimborsi trasparente e basato sui costi effettivamente sostenuti.
L' SP condivide, pertanto, le proposte fatte in proposito dal Consiglio e ritiene che lo statuto debba essere approvato il prima possibile.
Esso deve costituire la base di una profonda riforma del Parlamento europeo, affinché anche questa Istituzione possa riconquistare la fiducia degli abitanti dell' Unione.
Ciò che pretendiamo dal Consiglio e dalla Commissione dobbiamo avere il coraggio di attuarlo anche qui, in casa nostra.
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura Lechner (A5-0034/1999)
<P>
<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="FR" NAME="Caudron">
Non è la prima volta, e non sarà certo l' ultima, che mi esprimo sulle questioni legate allo sviluppo dei servizi di commercio elettronico.
<P>
Penso infatti che, pur dovendoci rallegrare del fatto che gli scambi commerciali sono favoriti dai progressi dell' informatica, dobbiamo comunque stare attentissimi e vigilare a che venga garantito un giusto equilibrio fra gli interessi dei prestatori di servizi e la tutela dei consumatori.
<P>
Dobbiamo prendere atto di nuove realtà: le comunicazioni e le transazioni elettroniche si sviluppano e si generalizzano.
I prodotti ed i servizi offerti sulla rete informatica generano un mercato mondiale in rapida espansione, la sua crescita dovrebbe superare il 100 percento entro il 2001.
<P>
Ciò significa che è necessario adottare al più presto norme volte a disciplinare questo nuovo mercato il quale, infatti, se da un lato apre nuove possibilità di profitto per le imprese di qualsiasi tipo, dall' altro non offre alcuna sicurezza ai consumatori.
<P>
E' quindi indispensabile mettere a punto norme di sicurezza e di riconoscimento giuridico della firma elettronica e dei servizi di autentificazione (autenticità dell' origine ed integrità dei dati).
<P>
Questo è ciò che propone la direttiva di cui oggi discutiamo.
In occasione della prima lettura, il Parlamento aveva proposto diversi emendamenti.
Abbiamo constatato con soddisfazione che molti di essi sono stati ripresi nella posizione comune.
Deve accadere la stessa cosa anche per quanto riguarda gli emendamenti proposti oggi.
<P>
La direttiva in esame deve costituire un primo passo verso l' elaborazione di un regime europeo nel settore del commercio elettronico, pur sapendo che ci si prospetta un lungo periodo di discussioni su questo tema a livello mondiale.
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<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="FI" NAME="Kauppi">
<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David W">
Non ci sono dubbi sul fatto che il commercio elettronico diventerà uno dei settori in espansione del futuro, a condizione che i consumatori sentano di potersi fidare del sistema.
<P>
Due problemi attualmente ostacolano lo sviluppo del commercio elettronico: la difficoltà di verificare l' identità degli utenti e dei consumatori e le incertezze in merito alla misura in cui le transazioni on-line siano legalmente vincolanti.
<P>
Accolgo con favore il fatto che la proposta di direttiva conferisca forza giuridica alle firme elettroniche (a condizione che siano autenticate), e in tal modo dia loro la stessa forza giuridica dei documenti firmati con l' inchiostro.
<P>
La maggiore sicurezza del commercio elettronico nell' Unione europea dovrebbe accrescere la fiducia dei consumatori e consentire ai cittadini dell' Unione di rivolgersi a questo settore di attività con maggiore tranquillità e sicurezza.
<P>
<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
Accolgo con grande favore questa ragionevole misura volta ad affrontare uno dei principali problemi che ostacolano la potenziale espansione del commercio elettronico in tutta Europa, e cioè la difficoltà di verificare l' identità degli utenti e dei consumatori.
Quest' ultima iniziativa dell' Unione, che integra quelle adottate a livello nazionale, contribuirà a creare un corretto quadro normativo che consenta alle imprese europee di porsi all' avanguardia nello sviluppo di servizi di commercio elettronico.
In breve, quest' iniziativa a favore del commercio elettronico rende giustizia alle imprese di serie A.
<P>
Le imprese britanniche sono già all' avanguardia nella realizzazione del potenziale del commercio elettronico in Europa.
Oltre 13 milioni di persone in Gran Bretagna hanno ora accesso a Internet e si prevede che gli introiti del commercio elettronico raggiungeranno 10 miliardi di sterline il prossimo anno.
Analogamente, il governo laburista è all' avanguardia nel creare un contesto favorevole allo sviluppo del commercio elettronico.
Stiamo presentando un progetto di legge, considerato un modello in tutta Europa, volto ad ammodernare il diritto contrattuale al fine di tenere conto del commercio elettronico.
Ci stiamo adoperando per migliorare i livelli d' istruzione, incoraggiare l' apprendimento lungo tutto l' arco della vita e assicurare che gli istituti scolastici dispongano di un collegamento on-line.
Infatti, entro il 2002 tutte le scuole britanniche saranno collegate a Internet.
Intendiamo anche istituire una rete di centri di apprendimento informatici, le cosiddette "e-libr@ries" , attiva in tutto il paese.
<P>
I grandi centri e le città della mia regione, l' Inghilterra nordoccidentale, sono stati costruiti sullo sfondo di una precedente rivoluzione economica, la rivoluzione industriale.
Il ruolo che ebbe il ferro nel XIX secolo sarà svolto dalle tecnologie dell' informazione nel XXI.
E se le ferrovie sono state la rete di comunicazione che ha dato impulso alla rivoluzione industriale, Internet sarà l' elemento trainante della nuova rivoluzione della conoscenza.
Il nord-ovest deve riconquistare la sua posizione all' avanguardia del progresso tecnologico.
Con queste politiche lungimiranti e contemporaneamente concrete, credo si possa togliere il freno alla naturale laboriosità e immaginazione della popolazione del nord-ovest e trasformare ancora una volta la regione in un generatore di prosperità economica per la Gran Bretagna, l' Europa e il mondo.
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura Miller (A5-0028/1999)
<P>
Relazione Huhne (A5-0035/1999)
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<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Ho votato contro la risoluzione del Parlamento europeo relativa alla relazione annuale per il 1998 della Banca centrale europea (BCE), in quanto approva tale relazione, che si pone nell' ottica del passaggio ad un sistema monetario europeo totalmente unificato.
Orbene io, come gli economisti che fanno parte dell' Associazione per l' indipendenza monetaria della Francia, penso che questo obiettivo non sia auspicabile e che il 1o gennaio 2002 sia necessario mantenere parallelamente, da un lato, le monete nazionali e, dall' altro, l' euro con il ruolo di moneta comune.
<P>
La risoluzione del Parlamento, inoltre, si sofferma ampiamente su misure tecniche volte a migliorare la trasparenza della BCE.
Si tratta di un obiettivo apparentemente lodevole, ma impossibile da realizzare.
Lo stesso Parlamento europeo lo ha recentemente dimostrato andandosi a cacciare in un pasticcio dal quale non è riuscito ad uscire.
Il testo iniziale della risoluzione chiedeva infatti che venisse reso pubblico l' orientamento dei voti espressi dai vari membri del Consiglio direttivo dopo ogni decisione in materia monetaria.
Duisenberg, presidente della BCE, ha dichiarato di non essere d' accordo su questa proposta, per tutta una serie di ragioni, una peggiore dell' altra.
In particolare, egli ha sostenuto che la pubblicità dei voti incoraggerebbe le pressioni sui membri del Consiglio.
Il professor Buiter, membro del comitato politico monetario della Banca d' Inghilterra, ha giustamente risposto che se i voti rimarranno segreti, le pressioni verranno esercitate in segreto, il che sarà ancora peggio.
<P>
Da ultimo la commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo ha ritirato la parte corrispondente del progetto di risoluzione per non avere seccature con Duisenberg ed il Parlamento europeo ha poc' anzi dato il proprio avallo a quest' abdicazione.
<P>
Questo fatto è più grave di quanto non sembri.
In primo luogo, dimostra la debolezza, se non addirittura la compiacenza con cui il Parlamento europeo esercita il suo potere di controllo.
In secondo luogo, si deve ricordare che la pubblicità dei voti è ammessa in tutte le grandi banche centrali del mondo, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone.
Perché la Banca centrale europea dovrebbe fare eccezione?
Perché dovrebbe operare in condizioni di minore trasparenza?
La risposta è semplice: ognuna delle banche centrali che ho appena citato opera nel quadro di una nazione unica, mentre la Banca centrale europea lavora con numerose nazioni e diversi popoli.
A causa di tale differenza di situazione, essa teme molto più delle altre lo sfruttamento dei suoi conflitti interni da parte di questo o quello Stato membro.
Per evitare questo rischio, è costretta ad essere due volte meno trasparente.
Con questo pretesto si giustifica tutto: la Banca centrale europea, per il fatto di avere competenza su una zona troppo eterogenea, deve prendere le distanze in modo radicale dalla realtà sociale.
Agendo in tal modo, essa può nell' immediato placare gli animi su questo o quel voto, ma col passare del tempo si condanna troncando i rapporti con i popoli.
<P>
Si comprenderà che in queste condizioni non posso approvare né la risoluzione del Parlamento europeo né la relazione annuale della BCE per il 1998.
<P>
<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="FR" NAME="Caudron">
Nella mia qualità di ex membro della commissione per i problemi economici e monetari, ho letto con interesse la prima relazione annuale della Banca centrale europea di cui cerco di seguire i lavori con molta attenzione.
<P>
Per questo motivo non posso non approvare il relatore quando deplora la mancanza di trasparenza della BCE.
E' vero che sono stati compiuti passi avanti, ma sono ampiamente insufficienti se si pensa alle informazioni messe a disposizione dalle altre banche centrali.
Tenuto conto del suo alto grado d' indipendenza, è essenziale che la BCE assicuri un livello elevato di trasparenza per quanto riguarda le decisioni adottate in materia di politica monetaria.
Ciò costituirebbe una garanzia della sua credibilità.
<P>
Trovo per esempio deplorevole che Duisenberg si opponga alla pubblicazione di un processo verbale dettagliato delle riunioni, dal momento che questa è prassi comune in seno a numerose banche centrali.
<P>
Sostengo la proposta della commissione per i problemi economici e monetari che chiede la messa a disposizione del Parlamento europeo di verbali sintetici delle riunioni del Consiglio direttivo, che espongano in maniera esplicita gli argomenti a favore o contro le decisioni adottate e le motivazioni di tali decisioni.
<P>
Mi sembra inoltre essenziale, in un intento di efficace collaborazione fra la BCE ed il Parlamento europeo, che il Presidente della BCE sia disposto a rendere conto di ciascuna decisione in materia monetaria di importanza significativa.
<P>
Vorrei insistere anche su un' esigenza espressa dal Parlamento europeo a proposito della BCE.
Quest' ultima deve sforzarsi di pensare la politica monetaria in termini di crescita sostenibile e di occupazione.
L' obiettivo della stabilità dei prezzi non può essere fine a se stesso, deve contribuire alla crescita ed alla creazione di posti di lavoro.
<P>
Colgo l' occasione di esprimermi sulla BCE per affrontare un problema che mi sta a cuore e che ho avuto modo di denunciare più volte: le commissioni che alcune banche applicano alle transazioni in euro.
I problemi sono lungi dall' essere risolti e continuano a creare non poche difficoltà ai cittadini europei della zona euro.
Si deve avviare al più presto un' iniziativa per porre fine a queste pratiche denunciate più volte dal Parlamento e dalla Commissione europea.
<P>
<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
La Banca centrale europea, nonostante svolga un ruolo fondamentale nelle politiche e nelle economie europee, basa il suo funzionamento sul principio di indipendenza nei confronti del Consiglio, del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, cosa che è inaccettabile.
Si tratta, purtroppo, di un esempio di mancanza di controllo democratico da parte di tali Istituzioni.
<P>
Avendo assunto come base la realizzazione del Patto di stabilità e dei relativi criteri di convergenza nominale e attribuendo il primato alla stabilità dei prezzi, gli orientamenti monetari della BCE finiscono per essere determinanti nell' ambito delle politiche nazionali ed europee nei più diversi settori economici e sociali, nonché nella definizione delle prospettive di bilancio dell' Unione europea e degli Stati membri.
<P>
Pertanto è necessario che si giunga ad una diversa forma d' intervento da parte della BCE, che ci sia un effettivo controllo democratico sul suo funzionamento, che nelle politiche europee si dia priorità alla risoluzione dei problemi economici e sociali dell' Unione europea e dei suoi Stati membri, ponendo l' accento sulla politica della crescita e dell' occupazione.
Da queste considerazioni hanno origine le ragioni del mio voto.
<P>
<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
Accolgo con favore la prima relazione annuale del governatore della Banca centrale europea, signor Duisenberg.
Si è meritato le nostre lodi per il riuscito insediamento della BCE e per la felice introduzione dell' euro.
Per deputati come me, le pubblicazioni annuali e mensili della BCE si sono rivelate preziose e sempre di alto livello.
<P>
Mi rammarico, tuttavia, del fatto che la BCE non adotti gli elevati standard di trasparenza e apertura stabiliti dalla Banca d' Inghilterra.
La Banca d' Inghilterra ha ottenuto l' autonomia operativa nel maggio 1997 con uno dei primi provvedimenti del nuovo governo laburista.
I verbali delle riunioni del comitato per la politica monetaria, compresi i risultati delle votazioni e le motivazioni, vengono ora pubblicati entro sei settimane circa.
Questo alimenta la fiducia dei mercati nelle decisioni della Banca ed è un grande esempio di trasparenza di gestione.
<P>
Certo non è una coincidenza che in seguito alla coraggiosa decisione del governo laburista nel maggio 1997 la Gran Bretagna abbia goduto di un periodo di stabilità economica senza precedenti e abbia ricevuto gli elogi dell' OCSE.
Né può essere una coincidenza che la decisione del governo laburista sia stata all' epoca criticata dai conservatori, campioni degli alti e bassi economici, che in campo di instabilità ed incompetenza non sono secondi a nessuno.
<P>
Vorrei che la BCE adottasse una politica di apertura e trasparenza analoga a quella della Banca d' Inghilterra.
Tale apertura dovrebbe prevedere la pubblicazione dei verbali del Consiglio direttivo con le motivazioni delle decisioni adottate, in particolare in materia di tassi d' interesse.
<P>
Sarebbe assurdo che la Gran Bretagna passasse da una situazione di trasparenza ad una di relativa segretezza.
Pertanto, se mai la Gran Bretagna adotterà l' euro, anche la BCE deve accettare una maggiore apertura.
<P>
Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre a Tampere
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<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signora Presidente, il recente Consiglio di Tampere dedicato allo spazio europeo, definito spazio "di libertà, di sicurezza e di giustizia", ha adottato alcune buone decisioni tecniche per intensificare la cooperazione nella lotta contro la criminalità e favorire il coordinamento giudiziario, per esempio attraverso un più ampio ricorso al riconoscimento reciproco delle sentenze in materia civile o penale, come lei stessa, signora Presidente, aveva raccomandato nel suo discorso introduttivo.
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Su un piano più generale, e in particolare quando ha affrontato le questioni legate all' immigrazione, il Consiglio è caduto in due contraddizioni, entrambe riconducibili, lo sappiamo sin troppo bene, alla sua mancanza di coraggio politico o alla paralisi reciproca dei suoi membri.
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Prima contraddizione: mentre nel Trattato di Amsterdam ci si dotava coraggiosamente dei mezzi necessari per una totale comunitarizzazione delle questioni legate all' immigrazione, il Consiglio di Tampere diventa improvvisamente più prudente.
Sembra quasi che i Capi di stato e di governo, che nei Trattati sono sempre pronti a sottoscrivere grandi principi europei di fatto assai poco impegnativi, si siano improvvisamente spaventati delle conseguenze pratiche di questo nuovo testo.
La differenza di tono è così evidente che si ha difficoltà a credere che siano state le stesse persone a ratificare il Trattato di Amsterdam e, a distanza di sei mesi, ad approvare le conclusioni di Tampere.
La contraddizione diventa ridicola nel caso del governo francese che nel Trattato di Amsterdam ha approvato la ripartizione finanziaria e fisica dei profughi fra i paesi dell' Unione, e che ora fa marcia indietro di fronte alle conseguenze della sua firma.
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Seconda contraddizione: il Consiglio di Tampere manifesta la volontà platonica di gestire i flussi migratori e di combattere l' immigrazione clandestina alla fonte, ma allo stesso tempo proclama a viva voce, e a più riprese, che si deve riconoscere agli immigrati legali, cito testualmente: "una serie di diritti uniformi il più possibile simili a quelli di cui beneficiano i cittadini dell' UE", e che si deve attuare in via prioritaria una politica d' integrazione che consenta loro di restare nei paesi dell' Unione.
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Tutto ciò è assurdo.
E' evidente che più diritti si concedono agli immigrati legali, più se ne attirano altri, come si attirano immigrati illegali che sperano di poter regolarizzare un giorno la propria posizione.
Quanto tempo si dovrà ancora attendere prima che il Consiglio e la Commissione si rendano conto, anche a questo proposito, delle disastrose conseguenze pratiche dei principi da loro sbandierati?
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<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="EN" NAME="Newton Dunn">
<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="EN" NAME="Banotti">
Il Vertice straordinario di Tampere, che per la prima volta si è concentrato sulla politica in materia di asilo ed immigrazione, ha anche sollevato seriamente la questione del traffico di esseri umani che negli ultimi cinque anni ha registrato un costante aumento.
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In tutte le città europee constatiamo la presenza di donne, soprattutto, introdotte illegalmente a fini di prostituzione.
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La risoluzione del Parlamento non fa riferimento a questo problema, ma vorrei che fosse messo a verbale che contestualmente al traffico di persone adulte, aumenta anche il traffico di bambini a fini di prostituzione e pedofilia.
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E' vergognoso che l' opulenta società occidentale abbia ora aggiunto ai suoi eccessi di consumo lo smercio di carne umana.
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<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="PT" NAME="Figuereido">
Il Consiglio europeo di Tampere aveva come obiettivo quello di dar seguito e di pianificare la concretizzazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia definito nel Trattato di Amsterdam, perseguendo un maggior coordinamento o perfino l' attuazione di politiche comuni, come nel caso dell' immigrazione, dell' asilo e della politica sui visti d' ingresso, cosa che, a nostro parere e tenendo conto dell' importanza dell' area delle libertà civili, della giustizia e della sicurezza, esige che venga garantito un processo decisionale che richieda l' unanimità in seno al Consiglio, nel rispetto della sovranità degli Stati membri.
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Tale spazio, che va creandosi di pari passo con la progressiva soppressione delle cosiddette frontiere interne dell' UE e del rafforzamento delle sue frontiere esterne, non può trasformare l' UE in una fortezza.
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Occorrerà mettere in evidenza che, nonostante la preoccupazione posta nel proclamare linee di principio in materia di rispetto dei diritti, delle libertà e delle garanzie all' interno di quest' area particolarmente delicata, e nonostante siano necessarie misure che richiedono cooperazione, ad esempio nella lotta contro il crimine organizzato e il riciclaggio di capitali, contro il traffico di droga e di armi, o quello di esseri umani, si dovrà fare particolarmente attenzione per quanto riguarda la coerenza e le implicazioni delle politiche e delle misure effettivamente adottate.
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<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
Ho votato a favore dell' emendamento n. 2 del gruppo Verts/ALE, perché ritengo che i cittadini di paesi terzi residenti sul territorio dell' Unione debbano fruire degli stessi diritti in materia di libera circolazione riconosciuti ai cittadini dell' UE.
Non sono invece favorevole a un visto comune dell' Unione europea, perché ritengo che ogni Stato membro debba poter preservare la propria autonomia nella politica dei visti.
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="EN" NAME="Hautala">
Mi auguro sinceramente che con il Vertice di Tampere ci siamo allontanati di un passo dall' Europa fortezza, come sostiene la Presidenza dell' Unione europea.
La conferma dell' applicazione della Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati "in ogni sua componente" è una vittoria importante per i Verdi e per molte organizzazioni non governative.
Mi rammarico, tuttavia, del fatto che per la maggioranza dei richiedenti asilo l' unico modo per entrare nell' Unione europea sia ancora quello illegale.
La nuova strategia volta a contrastare l' immigrazione clandestina nei paesi di origine comporta un rischio, dal momento che la cooperazione potrebbe portare a una qualche forma di repressione.
L' Unione deve affrontare il problema alle radici per ottenere un miglioramento reale nel campo dei diritti umani e delle condizioni economiche delle popolazioni di tali paesi.
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Il nostro gruppo accoglie con favore i maggiori sforzi tesi a combattere il riciclaggio di denaro e il traffico di esseri umani.
Ma ribadiamo che il conferimento di maggiori poteri a Europol dev' essere accompagnato da un' equivalente garanzia di maggiori salvaguardie democratiche a livello di Unione onde assicurare il rispetto dei diritti civili.
Questo comprende il controllo del Parlamento europeo e della Corte di giustizia.
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I Verdi ritengono che lo status dei cittadini dei paesi terzi vada migliorato ben oltre le proposte di Tampere.
Il trattamento equo non comporta solo il diritto di accesso ai servizi sociali o all' istruzione, ma anche il diritto di voto e di libera circolazione nell' Unione.
La Carta dei diritti fondamentali deve comprendere nuovi diritti vincolanti per i cittadini dell' Unione europea se non vogliamo che rimanga una semplice dichiarazione politica.
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<SPEAKER ID=100 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
Signor Presidente, è probabile che gran parte dei miei elettori non fosse a conoscenza del fatto che la scorsa settimana si è svolta a Tampere un' importante riunione dei governi dell' Unione europea sulla giustizia e gli affari interni.
Ciò è forse dovuto al fatto che gli accordi raggiunti esprimono un tale buon senso e apportano benefici talmente ovvi al comune cittadino britannico che neppure gli estremistici ed eurofobici conservatori hanno trovato granché da ridire o su cui protestare.
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I governi dell' Unione europea hanno deciso di creare uno spazio comune di giustizia per affrontare il problema comune della criminalità organizzata, in particolare il traffico di stupefacenti e di esseri umani.
Vi sarà ora una maggiore cooperazione transfrontaliera tra le forze di polizia, compresa - su proposta britannica - una nuova task force operativa dei capi di polizia e un istituto di formazione europeo delle forze di polizia.
Ci sarà anche una maggiore cooperazione transfrontaliera in campo giudiziario, che comprende il riconoscimento reciproco delle sentenze in tutti i paesi dell' Unione.
Saranno introdotte procedure di estradizione accelerate, che potrebbero addirittura contribuire a portare in tribunale ex dittatori.
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A Tampere sono state altresì definite misure per consentire ai cittadini di viaggiare, vivere e lavorare agevolmente in tutti i paesi europei.
I cittadini dei paesi terzi, per esempio del Commonwealth, che risiedono in Gran Bretagna da molto tempo avranno il diritto di ricevere un' istruzione e di fruire dei servizi sanitari e di altri benefici in tutta l' Unione.
Inoltre, ai cittadini britannici che avessero problemi giuridici all' estero sarà garantito un accesso agevolato alla giustizia, compreso il diritto ad ottenere assistenza giuridica, servizi di traduzione e procedure semplificate in materia di risarcimento danni e riscossione di crediti.
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Tra le altre misure, i governi hanno anche stabilito norme comuni per l' accoglienza dei rifugiati politici richiedenti asilo e hanno deciso di elaborare una Carta dei diritti fondamentali.
La Carta enuncerà per la prima volta tutti i diritti fondamentali di cui godono i cittadini dell' Unione europea in un documento cartaceo.
Uno strumento chiave, che andrà ad integrare la Convenzione europea dei diritti umani ora trasposta nel diritto del Regno Unito dal governo laburista.
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Grazie a tutte queste misure saprò finalmente rispondere quando i miei elettori con problemi giuridici all' estero si rivolgeranno a me in cerca di aiuto.
I cittadini britannici potranno fruire degli stessi diritti sanciti dalla legge nei paesi dell' Europa continentale così come tutti gli altri cittadini dell' Unione europea.
A lungo relegati sott' ordine dal governo conservatore, con il governo laburista i britannici sono ora cittadini di prima classe.
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(La seduta, sospesa alle 13.30, riprende alle 15.05)
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<CHAPTER ID=4>
Annuncio del risultato dell' elezione del Mediatore
<SPEAKER ID=101 NAME="Presidente">
Come concordato, annuncerò i risultati dello scrutinio relativo alla votazione sul Mediatore.
I votanti sono stati 557, le schede bianche o nulle 32.
Il numero di voti espressi è 525.
La maggioranza assoluta è di 263 voti.
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Hanno ottenuto:
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Anastassopoulos: 256 voti
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Söderman: 269 voti
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Söderman ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti espressi ed è quindi eletto Mediatore.
Mi congratulo per la sua elezione e gli porgo i miei più cordiali auguri per l' esercizio del suo mandato.
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(Vivi applausi)
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<CHAPTER ID=5>
Ristrutturazione delle imprese
<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Onorevoli deputati, sull' onda della questione Michelin torna d' attualità il tema scottante della ristrutturazione industriale.
Viviamo in un periodo in cui, sia nell' industria che in altri comparti, si registrano profondi mutamenti dovuti a tutta una serie di motivi e, in particolare, al complesso fenomeno della globalizzazione.
La liberalizzazione dei capitali, il superamento delle frontiere a livello economico, il cambiamento dei modelli grazie all' alta tecnologia e alla società dell' informazione e la concorrenza mondiale sono elementi che spesso comportano drastiche trasformazioni e ristrutturazioni nella produzione industriale.
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E' indubbio che la ristrutturazione in questione può essere prevista ed attuata in vari modi.
La comunicazione della Michelin e l' annuncio relativo al taglio di 7.500 posti di lavoro nei prossimi tre anni hanno causato profonde preoccupazioni, da noi condivise, che non riguardano soltanto l' azienda coinvolta, ma si riflettono su quello che avviene o avverrà d' ora in poi in tutte le imprese grandi e piccole in Europa.
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Essere realisti significa riconoscere che non possono esistere ristrutturazioni di velluto o esenti da problemi.
Una ristrutturazione può però essere intelligente e tenere conto dei costi sociali ed economici, oppure può essere miope e considerare il solo costo economico di oggi, pagando il costo sociale molto più tardi, poiché sono molti i fattori che influiscono negativamente su un' azienda che non tiene conto della dimensione sociale.
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Il nostro obiettivo è certo la cosiddetta ristrutturazione intelligente; inoltre, esistono tre caratteristiche che molte imprese hanno già preso in considerazione, visto che in passato l' Unione ha già evidenziato casi relativi alle due suddette tipologie di ristrutturazione.
Una ristrutturazione intelligente prevede anzitutto un progetto relativo alle possibilità occupazionali delle persone coinvolte, poiché si tratta chiaramente di un diritto-dovere della stessa impresa.
Ad ogni modo, l' impresa deve dotarsi di una strategia che si occupi prima di tutto dell' occupazionalità degli interessati.
In secondo luogo, non vi è nulla che giustifichi una mancanza di tempestività nelle comunicazioni ai lavoratori, nel senso di un aggiornamento dettagliato e di consultazioni con i lavoratori in merito ad una possibile ristrutturazione che, con un minore costo sociale, potrebbe portare ai medesimi risultati.
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Sino ad oggi nell' UE esiste un quadro istituzionale fondato su due direttive: l' una in materia di licenziamenti in massa e l' altra in merito ai comitati d' impresa.
Entrambe costituiscono un quadro minimo di standard per quelle aziende che desiderano procedere ad una ristrutturazione.
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Per quanto riguarda il dibattito odierno, sinora nulla fa credere che l' azienda in questione abbia violato le relative normative.
Abbiamo di fronte a noi un lungo periodo di tempo che ci consentirà di valutare le prossime mosse.
Tuttavia, come emerge anche dalla discussione in corso, visti i profondi mutamenti che avvengono intorno a noi, non possono non cambiare anche le modalità con cui affrontarli.
Le norme in vigore hanno spesso bisogno di essere migliorate, modificate o integrate con nuove norme.
Pertanto, nel novembre 1998, la Commissione ha presentato una direttiva sull' informazione e la consultazione con i lavoratori.
Si tratta di una direttiva che sinora è stata appoggiata dal Parlamento e credo che il dibattito di oggi sulla Michelin promuoverà le nostre future azioni a sostegno di tale direttiva.
E' comunque ovvio che al momento la sola legislazione non è in grado di affrontare l' enorme problema della ristrutturazione industriale, visto che l' industria europea non si trova a competere con i soli concorrenti europei, ma deve far fronte con successo alla concorrenza mondiale.
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Relativamente ai casi precedenti quali quello della Renault, la Commissione aveva incaricato degli esperti di analizzare la questione della ristrutturazione anche dal punto di vista della perdita di posti di lavoro.
Vi è la relazione Gillenhammer, già nota al Parlamento, che contiene talune proposte che si potrebbero adottare.
La prima di esse concerne l' osservatorio; entro gennaio verrà presentata la proposta finale relativa all' osservatorio, che mi riservo di discutere con il Parlamento per capire se sia necessario un osservatorio per le piccole e medie imprese, che ci terrà informati in merito ai mutamenti futuri e che fungerà da collegamento, a livello nazionale, con gli osservatori locali per permettere alle imprese di essere più pronte possibile a raccogliere i messaggi del momento.
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Un altro punto su cui desidero soffermarmi riguarda il dialogo sociale.
La responsabilità per tale dialogo grava sulle parti sociali e, nell' ambito della responsabilità sociale di noi tutti, vi sono determinate azioni da compiere.
Anzitutto, le possibilità occupazionali dei lavoratori riguardano la politica nazionale, nonché gli stessi lavoratori e l' azienda medesima.
Infatti è l' impresa ad essere responsabile per mantenere occupato il personale, il quale a sua volta ha la responsabilità di partecipare al continuo aggiornamento e sviluppo delle sue capacità e abilità.
I negoziati tra imprese e lavoratori in merito agli strumenti per l' apprendimento lungo tutto l' arco della vita rappresentano una delle questioni cruciali del dialogo sociale, che verrà trattata anche alla mia prima riunione ufficiale con le parti sociali europee agli inizi di novembre.
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Infine, prendendo ancora a prestito le proposte e le idee della relazione Gillenhammer, ho intenzione di inviare una lettera a tutte le aziende europee con più di mille dipendenti, chiedendo loro di preparare volontariamente una relazione intitolata "Gestire il cambiamento" in modo da creare una specie di benchmarking tra le grandi aziende in merito a come poter concepire le ristrutturazioni senza creare gravi problemi sociali.
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Onorevoli deputati, credo sia importante menzionare tutta una serie di misure adottate a livello di Unione ai fini della ristrutturazione delle imprese.
Ricordo brevemente la recentissima decisione relativa all' attuazione di un progetto sugli investimenti di capitale a rischio elevato, approvato dalla Commissione la settimana scorsa, che rappresenta un importante strumento specie per le piccole imprese nuove.
Ricordo anche le misure volte a promuovere l' innovazione transfrontaliera, i provvedimenti tesi a dare impulso alla mobilità dei lavoratori dipendenti mediante il trasferimento dei loro diritti e delle loro pensioni e i programmi speciali per la loro riqualificazione.
Desidero evidenziare anche la notevole somma disponibile mediante i fondi strutturali per l' obiettivo 3, in cui rientrano tutti i paesi, ovvero una somma dell' ordine dei 24 miliardi di euro per i prossimi sette anni; grazie all' obiettivo 3, ai fondi strutturali e alla strategia per l' occupazione sarà possibile impostare politiche nazionali, ma coordinate a livello europeo, in materia di occupazionalità, imprenditorialità e adattabilità di imprese e lavoratori.
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Oggi abbiamo davanti a noi un caso particolare, che non è certo un modello da imitare.
Ci troviamo ad affrontare un caso specifico, aperto da una comunicazione in merito ad un gran numero di licenziamenti e da un simultaneo annuncio sui profitti ottenuti.
E' ovvio che, a tutti i livelli, l' Unione farà e dovrà fare tutto il possibile per aiutare la libera concorrenza, promovendo un ambiente sano e libero per la concorrenza ove possano operare le imprese europee.
E' altrettanto ovvio che l' Europa sostenga quello di cui va fiera da secoli, cioè il modello sociale europeo.
La ristrutturazione e l' ammodernamento delle imprese non possono però fare vittime.
Come già detto, una ristrutturazione di velluto non esiste, ma il riassetto può comunque essere gestibile e prevedibile, causando quindi costi momentanei, ma non vittime.
Ritengo che le proposte di carattere legislativo e quelle a livello di cooperazione tra le parti sociali costituiscano la base per poter affrontare i grandi problemi della nostra epoca.
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<SPEAKER ID=103 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signor Presidente, oggi affrontiamo il tema della ristrutturazione delle imprese.
Innanzi tutto, mi congratulo con la signora Commissario.
Credo che oggi sia la prima volta che ella interviene in una discussione su un argomento di carattere sociale e penso che lo farà spesso anche in futuro su molte altre questioni.
Ma già oggi, da questa discussione, emerge un elemento assolutamente essenziale di tutti i dibattiti su problemi sociali e occupazionali, cioè la ristrutturazione delle imprese e la mondializzazione.
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Mi pare di per sé positivo che questo tema sia nuovamente oggetto di attenzione, anche da parte del nuovo Parlamento.
E' evidente che la ristrutturazione è un fenomeno che non conosce soste, ma spesso non si tiene conto di tale sua caratteristica.
Di solito ci si interessa della ristrutturazione delle imprese soltanto quando essa comporta perdite occupazionali, dimenticando che spesso ne deriva invece un aumento dei posti di lavoro.
Ma a questi casi viene data ben poca pubblicità.
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La discussione odierna ha avuto un andamento un po' strano, motivo che mi induce a formulare un' osservazione su una risoluzione che, a quanto risulta, è tuttora in circolazione e porta tuttora la mia firma.
Quella risoluzione fu presentata in riferimento ad un vecchio argomento di discussione: la questione Michelin.
I presidenti hanno deciso che quest' ultima non dovesse essere iscritta all' ordine del giorno e che si dovesse discutere di ristrutturazioni in generale.
Ritengo che la decisione presa dall' Ufficio di presidenza sia senz' altro ragionevole.
Dato che la mia risoluzione riguardava un argomento non più attuale, il gruppo del Partito popolare europeo l' ha sostituita con la risoluzione Menrad, che è così diventata la risoluzione ufficiale del PPE.
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Siamo infine riusciti a redigere una risoluzione di compromesso che sostituisce una serie di risoluzioni presentate dai diversi gruppi.
Resta però il fatto - che, ovviamente, non possiamo far finta di non vedere - che il motivo scatenante di questa discussione è stata proprio la questione Michelin.
Non intendo soffermarmi su quella vicenda, anche perché penso che il Parlamento non abbia il diritto di intervenire in una decisione interna di un' impresa.
Di ciò il mio gruppo è profondamente convinto, tanto più che quella decisione non ha comportato concretamente esborsi di danaro pubblico ed ha riguardato esclusivamente la Francia.
Il governo francese, che è composto, come ben sappiamo, da socialisti, verdi e comunisti, non è intervenuto nella vicenda; dunque, sarebbe stato veramente insolito se lo avessimo dovuto fare noi.
E questo è un motivo ulteriore per non approfondire questo punto.
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E' uno dei nostri principi fondamentali non ingerirci, in linea di massima, in simili questioni, soprattutto ora che è stato istituito un comitato d' impresa europeo con il compito di risolvere proprio problemi di tal genere.
Vorrei aggiungere ancora una considerazione: la consultazione e l' informazione sono strumenti che possono facilitare notevolmente la risoluzione di problemi legati alla ristrutturazione.
La stragrande maggioranza del mio gruppo ne è assolutamente convinta.
Un tanto è peraltro confermato anche dalle cifre.
E' molto più facile risolvere i problemi dopo aver svolto un' adeguata opera di consultazione, come ha affermato anche la signora Commissario.
Ma se si dispone di uno strumento adatto - e in Europa, fortunatamente, lo abbiamo - allora è del tutto illogico mettersi a discutere a livello europeo di ogni singolo caso: dobbiamo lasciare che se ne occupino i responsabili della concertazione aziendale.
E anche qualora un' autorità nazionale si ritenga in dovere di intervenire, sarà una faccenda che riguarderà solamente quell' autorità nazionale e non altri: non spetterà di certo al Parlamento europeo occuparsene.
Ciò non toglie, però, che una discussione come questa abbia sempre e comunque la sua importanza.
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Concludo il mio intervento con un una domanda alla signora Commissario.
C' è qualcosa che vorrei ancora sapere in riferimento alle sovvenzioni pubbliche.
Si tratta di un aspetto che ha sempre avuto un ruolo importante nelle discussioni sulle ristrutturazioni, anche nel caso della Hoover.
La signora Commissario può forse dirci ancora qualcosa al proposito?
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<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="FR" NAME="Caudron">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, nella mia veste di rappresentante del gruppo del Partito del socialismo europeo desidero iniziare il mio intervento nella discussione sulla ristrutturazione delle imprese con il messaggio dei lavoratori della Michelin, messaggio che ho inteso sotto forma di tre no, l' onorevole Pronk non se n' abbia a male.
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No, onorevoli colleghi, in un' Europa equilibrata e prospera non è più accettabile sentire un' impresa annunciare contemporaneamente un aumento dei profitti del 17 percento e l' eliminazione di 7.500 posti di lavoro.
No, onorevoli colleghi, non è morale assistere, in seguito a quest' annuncio, ad un rialzo del 12 percento del titolo quotato in Borsa dell' impresa in questione, con la conseguente creazione di una plusvalenza per gli azionisti, senza che sia stato creato un solo elemento di ricchezza supplementare, anzi.
No, onorevoli colleghi, i lavoratori non possono più accontentarsi delle informazioni frammentarie e alterate, se non addirittura false, diffuse dalla direzione della Michelin per tentare di giustificare la sua decisione.
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Del resto, onorevoli colleghi, questo nuovo e grave episodio che in Francia ha messo in subbuglio i media ed il mondo politico, dimostra, se mai fosse stato necessario, l' urgenza di misure forti ed adeguate in Europa per conciliare finalmente redditività economica e garanzie sociali, crescita ed occupazione, libertà imprenditoriale e difesa dei lavoratori.
I socialisti europei lo esigono e per questo motivo, tra l' altro, hanno formulato diverse proposte.
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Innanzitutto un legame diretto fra aiuti pubblici ed accordi che prevedano una riduzione dell' orario di lavoro con sanzioni pecuniarie per le imprese che non rispettano gli impegni presi pur avendo ricevuto fondi pubblici.
I socialisti chiedono inoltre un bilancio dell' applicazione della direttiva europea sui licenziamenti collettivi, bilancio accompagnato da proposte di miglioramenti allo scopo di renderla efficace nella tutela dell' occupazione e dei lavoratori.
I socialisti europei insistono infine affinché venga rivista la direttiva europea sull' istituzione di un comitato d' impresa europeo, vengano assicurate un' autentica informazione dei lavoratori, da effettuarsi con regolarità ed al momento opportuno, e vere consultazioni, il che presuppone fornire in tempo utile mezzi e metodi di valutazione autonomi ai lavoratori.
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Senza queste misure minime ed alcune altre, accompagnate da azioni concrete contro le dislocazioni all' interno dell' Unione europea e da provvedimenti contro il dumping sociale all' esterno, il modello sociale europeo, così caro ad alcuni uomini politici europei, fra cui i rappresentanti della destra, sarà solo un discorso vano che contribuirebbe a rafforzare il sentimento antieuropeo diffuso nei nostri paesi e fra numerosi lavoratori.
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Lo si ripete spesso, onorevoli colleghi, il progresso ha valore solo se è condiviso e ciò significa per noi, in un mondo in costante mutamento, smettere di far pesare la maggior parte degli sforzi e dei sacrifici sui lavoratori per poi lasciare che siano soprattutto i più ricchi ed i più potenti a trarre vantaggio dagli effetti positivi di tali sforzi e sacrifici.
E' giunto il momento di agire a livello di Consiglio e di Commissione e, oso dirlo a conclusione del mio intervento, ne va della coerenza delle società nelle quali viviamo, della pace sociale, della stessa sopravvivenza dell' idea europea, ma anche dell' interesse dell' impresa nella sua globalità e, quindi, della solidità dell' economia europea.
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<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="NL" NAME="Plooij-van Gorsel">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, ora che il mercato va assumendo una dimensione sempre più mondiale, diventa più importante che mai che le imprese siano in condizioni ottimali per poter affrontare la concorrenza.
Data tale necessità, per le imprese diventa talvolta inevitabile ricorrere a riorganizzazioni o provvedimenti dolorosi, quali il trasferimento o il ricollocamento di lavoratori e, nei casi estremi, il loro licenziamento.
Secondo il mio gruppo, né il Parlamento europeo né la Commissione europea sono competenti ad intervenire nella gestione interna delle imprese europee.
Le imprese devono essere libere di prendere tutte le decisioni gestionali che hanno come fine la crescita e un aumento dell' occupazione.
E' questo ciò di cui l' Europa ha bisogno.
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Il mio gruppo ritiene naturalmente che la ristrutturazione di imprese debba svolgersi in un clima di buona e tempestiva consultazione del consiglio di fabbrica.
I diritti dei lavoratori ad essere consultati ed informati, così come sono previsti da diverse direttive europee, devono essere rispettati.
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E' poi nostro dovere provvedere affinché siano adottate misure a livello nazionale ed europeo tali da migliorare la situazione economica in Europa.
Infatti, se le imprese devono sobbarcarsi oneri sociali o economici eccessivi, il risultato sarà un aumento della disoccupazione e non dell' occupazione.
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Infine vorrei dire ancora, signor Presidente, che anche in Francia alcune imprese sono ora giunte alla conclusione che la riorganizzazione è necessaria.
Meglio tardi che mai, dato che tutte le imprese devono essere tirate a lucido perché possano affrontare il XXI secolo.
In tal modo si risanerà l' economia europea e, a più lungo termine, si garantiranno i livelli occupazionali.
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<SPEAKER ID=106 LANGUAGE="FR" NAME="Auroi">
Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, il discorso della signora Commissario ha riguardato più le PMI che le preoccupazioni dei lavoratori della Michelin, di cui in Aula è presente una rappresentanza.
In quanto parlamentare nato e residente a Clermont Ferrand, culla e sede sociale della Michelin, li ho ricevuti più volte, fra l' altro, proprio a tale titolo.
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Gli annunci concomitanti dell' eliminazione di 7.500 posti di lavoro e dell' enorme aumento dei profitti dell' impresa in questione, e quello della chiusura dello stabilimento Wolber-Michelin a Soissons - definito un errore di comunicazione dai dirigenti dell' impresa - dimostrano a che punto il cinismo ed il disprezzo sono i motori della strategia industriale di questa multinazionale.
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Altri esempi identici sono ancora impressi nella memoria di tutti noi: Renault Vilvorde, il sistema bancario francese, le grandi imprese di distribuzione, senza dimenticare la Daewoo.
Tutte queste imprese, che anno dopo anno attuano piani di licenziamento, hanno beneficiato di sovvenzioni europee e nazionali senza essere in alcun momento chiamate a render conto del modo in cui questi fondi vengono utilizzati.
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Penso che il Parlamento europeo debba farsi carico delle preoccupazioni di milioni di europei che sono disoccupati o vivono nel timore di ritrovarsi senza lavoro.
Dobbiamo inoltre essere fermi e chiari su tre punti: verificare che le somme ricevute dalle grandi imprese vengano spese in primo luogo per garantire la stabilità dell' occupazione.
Alla vigilia dell' apertura dei negoziati dell' OMC, ricordare che qualsiasi strategia aziendale - e questo vale anche per le multinazionali - deve tener conto dei dati umani alla stessa stregua di quelli economici e finanziari per far sì che milioni di lavoratori europei possano salvaguardare il proprio posto di lavoro e la propria dignità.
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Infine, nel momento in cui è appena stato istituito un comitato aziendale europeo "Michelin", occorre modificare la legislazione comunitaria per far sì che i lavoratori o i loro rappresentanti, coinvolti in piani di licenziamento collettivo per motivi economici, possano adire gli organi giudiziari territorialmente competenti senza attendere la pronuncia del licenziamento e contestare il fondamento di tale decisione.
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Questo è lo spirito della risoluzione che vi proponiamo e solo a queste condizioni l' Europa terrà fede al suo ruolo politico consentendo uno sviluppo economico delle imprese davvero sostenibile e tutelando i diritti dei lavoratori che ne rappresentano, non lo si deve mai dimenticare, la forza vitale.
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<SPEAKER ID=107 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signor Presidente, signora Commissario, mi rallegro del fatto che al Parlamento europeo abbia potuto avere luogo questa discussione sull' ondata di ristrutturazioni di imprese alla quale assistiamo e sull' emorragia di posti di lavoro che l' accompagna.
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Il gruppo cui appartengo lo aveva auspicato da quando è scoppiato il caso "Michelin", ossia, in altre parole - è stato ripetuto poc' anzi - dall' annuncio contemporaneo da parte della direzione di questa grande impresa, dinanzi ad alcuni analisti finanziari, della realizzazione di consistenti profitti da un lato e della decisione di eliminare in Europa 7.500 posti di lavoro dall' altro.
Anche se è stata subito accolta favorevolmente dalla Borsa - dove il titolo ha compiuto un balzo in avanti -, quest' iniziativa ha invece suscitato profonda indignazione in vasti settori dell' opinione pubblica, in particolare in Francia, ma anche altrove come io stesso ho avuto modo di constatare.
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In un certo senso, il cinismo del metodo "Michelin" ha avuto l' effetto di decuplicare il fenomeno di rigetto provocato dalla strategia capitalistica moderna, cosiddetta dello share-holder value, che tende alla creazione di valore per l' azionista e che sempre più spesso consiste nel subordinare tutto, in primo luogo i costi giudicati insopportabili rappresentati dai lavoratori, alle esigenze bulimiche degli azionisti che finanziano l' impresa.
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La Michelin purtroppo è lungi dall' essere un' eccezione in materia.
Il suo annuncio provocatorio si inserisce nel quadro di una vera e propria cancrena che non possiamo lasciar sviluppare senza reagire, salvo rinunciare a qualsiasi controllo dello sviluppo socioeconomico e, di conseguenza, all' ambizione di promuovere un modello sociale europeo nell' ambito della mondializzazione.
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Lo stesso vale per la Olivetti che, dopo aver trovato i capitali necessari per la succosa OPA relativa alla Telecom Italia, ha programmato l' eliminazione di 13.000 posti di lavoro, per la Alcatel che, per riconquistare la fiducia degli azionisti, ha reso noto nella stessa occasione un utile netto di 15 miliardi di franchi, vale a dire 2,3 miliardi di euro, e l' eliminazione di 12.000 posti di lavoro, e per il settore bancario dove l' arrivo dell' euro da dato una vera e propria sferzata alle fusioni-acquisizioni divoratrici di posti di lavoro e ha determinato un riorientamento delle banche verso attività finanziarie, se non addirittura speculative.
Il triste record va alla Renault che, liquidando in modo brutale i posti di lavoro alla Nissan, soddisfa i suoi azionisti, anche a costo di esportare in Giappone l' immagine più detestabile dell' Europa, non senza eliminare di riflesso diverse migliaia di posti di lavoro nella stessa Unione europea.
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Che cosa possiamo fare quindi?
Vi sono aspetti che rientrano nella sfera di competenza dei governi, in particolare la riforma delle leggi sui licenziamenti cosiddetti "economici".
In nessun caso un' impresa fiorente dovrebbe poter ridurre il proprio organico, o addirittura licenziare parte dei suoi dipendenti.
Vi sono quindi altri aspetti che è compito dell' Unione europea affrontare.
Lo scorso gennaio, signora Commissario, il Parlamento europeo ha modificato la direttiva sull' informazione e la consultazione dei lavoratori.
Stiamo ancora aspettando che la Commissione riprenda tali emendamenti.
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Penso che oggi si debba comunque andare oltre.
A titolo d' esempio, si dovrebbe imporre alle imprese un periodo di sospensione di sei mesi di qualsiasi piano di ristrutturazione per consentire una valutazione sindacale indipendente; se l' impresa ha ricevuto aiuti pubblici - questo è già stato detto - fra cui aiuti a livello europeo, il mancato rispetto delle norme stabilite dovrebbe comportarne la restituzione; nello stesso spirito, nella direttiva sui comitati aziendali europei si dovrebbe sensibilmente rafforzare il ruolo di questi ultimi e la tutela dei delegati del personale.
Spetta quindi alla Commissione presentarci al più presto due proposte di direttiva rivedute.
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Infine, alla vigilia dell' apertura dei negoziati dell' OMC, mi preme sottolineare la necessità per l' Europa di affermare la sua volontà politica, in particolare in materia di politica industriale, con al centro "l' occupazione, la creazione di ricchezze, lo sviluppo territoriale".
Di fronte alle nuove tecnologie ed alla rivoluzione dell' informazione, vi è spazio per una nuova concezione della produttività, fondata non sul razionamento delle spese sociali, ma sulla promozione delle capacità umane.
In controtendenza rispetto alla totale deregolamentazione, oggi l' Unione europea può, se vuole, dotarsi di strumenti che le consentano di dare impulso a tale politica, dalla tassazione delle operazioni speculative all' attuazione di un sistema di stanziamenti selettivo che incoraggi la creazione di posti di lavoro e ne dissuada l' eliminazione in massa.
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Dal canto suo, il mio gruppo intende rivolgersi alle principali organizzazioni sindacali europee per uno scambio di esperienze e, se del caso, per lanciare l' idea di una petizione europea che consenta ai cittadini di influire sulle decisioni future.
Vi è stato, signor Presidente, un effetto Vilvorde, della cui portata tutti si ricordano, ma che non si è tradotto in nuove regole.
Da parte nostra auspichiamo che l' effetto Michelin sfoci in cambiamenti concreti.
Penso che sia questo il metro di valutazione con cui i nostri concittadini, posti di fronte alle ristrutturazioni di cui oggi discutiamo, giudicheranno la reale portata della nostra solidarietà.
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<SPEAKER ID=108 NAME="Nobilia">
Signor Presidente, ho ascoltato l' intervento del Commissario Diamantopoulou, che ringrazio.
Per il mio gruppo, Unione per l' Europa delle nazioni, il quadro entro il quale la questione si pone è piuttosto delicato perché esiste un pericolo che consiste, da un lato, nel configurare i presupposti di una non libera concorrenza e, dall' altro, nel limitare l' azione degli Stati membri in materia, e ciò contrasta con il principio della sussidiarietà.
Allora, un principio concreto per giustificare un intervento dell' Unione in proposito è quello del possibile disagio sociale che ristrutturazioni di imprese possono produrre all' interno della Comunità e, comunque, all' interno degli Stati membri, un principio peraltro già previsto dal Trattato di Roma del 1957.
E ciò per evitare che le ulteriori politiche dell' Unione, volte ad una sempre maggiore coesione ed integrazione sociale, risultino, sia pure in parte, vanificate.
<P>
Premesso che l' auspicio per l' Unione è quello di darsi una politica economica e, possibilmente, industriale comune, a nostro avviso intanto appare opportuno che l' Unione possa pronunciarsi, soprattutto su quelle ristrutturazioni in ordine alle quali vi sia stato o vi sia coinvolgimento, anche finanziario, degli Stati membri.
Va sottolineata inoltre l' esigenza che l' Unione assoggetti i suoi interventi in questa materia ad un controllo più rigido e determini meccanismi di riscontro sia del coinvolgimento, e comunque dell' informazione alle rappresentanze sindacali dei lavoratori, sia dell' effettiva positività, non solo economica ma anche sociale, degli interventi stessi, e ciò in quanto non sempre gli aiuti dell' Unione nei confronti delle imprese hanno avuto come riscontro lo sviluppo stabile delle attività delle stesse e la salvaguardia dei loro livelli occupazionali.
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In questi casi non si può non chiedere l' applicazione di una sanzione estesa fino al rimborso integrale delle somme impegnate dalla stessa Unione.
Questo è un principio da applicare anche nell' eventualità che gli aiuti vengano diretti a un' impresa extracomunitaria, nel qual caso si ritiene che un accordo di cooperazione con il paese dell' impresa, laddove non esistesse, non solo possa meglio delineare ed integrare gli interventi dell' Unione verso quel paese ma che, nella nuova auspicabile evenienza, possa facilitare l' esecuzione della suddetta sanzione.
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<SPEAKER ID=109 LANGUAGE="FR" NAME="Lang">
Signor Presidente, arrogante e demagogica, la classe politica europea ha trovato il capro espiatorio ideale cui addossare la colpa delle sue nefandezze economiche.
Quelli che, a sinistra, denunciano oggi le eliminazioni di posti di lavoro nell' impresa Michelin hanno ampiamente approvato le politiche economiche ultraliberali dell' Unione europea, definite nei Trattati di Maastricht e di Amsterdam.
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Onorevoli colleghi, voi sostenete attivamente la mondializzazione, ma protestate con violenza quando le imprese europee tentano di adattarsi alle norme rovinose da voi stessi decretate, nonché all' ambiente economico da voi imposto.
Abbiate quindi il coraggio di guardare in faccia la realtà: i lavoratori della Michelin non sono le vittime della direzione dell' impresa, sono vostre vittime, di voi propugnatori del mondialismo, come sono vostre vittime i lavoratori dei settori bancario, assicurativo, automobilistico e di molti altri, le cui imprese si fondono, si dislocano e si ristrutturano allo scopo di sopravvivere.
La vostra economia mondializzata è la mondializzazione della disoccupazione ed è la certezza della regressione sociale generalizzata.
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I governi socialisti o liberali e la Commissione europea, ugualmente sottomessi al dogma del mondialismo, sono corresponsabili di tale situazione.
Essi non hanno fatto altro che ingannare e manipolare i lavoratori europei e capitolano totalmente, ancor prima persino dell' apertura dei negoziati del Millennium Round, rinunciando a lottare con efficacia contro il dumping sociale, rinunciando ad imporre la necessaria clausola sociale, rinunciando al principio della preferenza comunitaria.
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Favorendo quindi la libera circolazione dei capitali a livello mondiale, volendo liberalizzare ancor più gli investimenti, i governi europei trasformano i fondi pensionistici anglosassoni in veri e propri sostegni dei mercati economici e finanziari.
Domani queste multinazionali apolidi saranno padrone incontrastate dell' economia, ma anche del nuovo ordine mondiale da voi auspicato.
L' unica politica possibile per la piena occupazione dei lavoratori europei consiste nel riconquistare il mercato interno, tutelarlo contro la concorrenza sleale, rinunciare ad una mondializzazione criminale ed antisociale, nel ristabilire la necessaria regola della preferenza comunitaria.
In poche parole, consiste nel realizzare prodotti europei in Europa con lavoratori europei.
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<SPEAKER ID=110 LANGUAGE="EN" NAME="Helmer">
Signor Presidente, vorrei innanzitutto appoggiare la tesi sostenuta dal Gruppo del partito popolare europeo il quale afferma che la presente discussione riguarda in realtà soprattutto una società di uno degli Stati membri e non è quindi argomento che competa alle Istituzioni dell' Unione europea.
Non vi è dubbio che la Michelin si trovi oggi confrontata ad una sfida competitiva che esige un aumento di produttività e che comporterà un certo numero di licenziamenti.
Mi risulta che la preoccupazione riguardi una fabbrica di gomme per biciclette.
Ma la Michelin può importare gomme per biciclette per metà del prezzo di produzione in Francia.
Nessuna società può andare avanti così.
La domanda è: vogliamo che l' Europa abbia un' economia da gomme per biciclette o una moderna economia high-tech?
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Più in generale voglio mettere in discussione un' idea che prevale in Parlamento, in special modo nella commissione per l' occupazione e gli affari sociali.
Si suppone di poter salvare posti di lavoro e di aumentare le prospettive d' occupazione dissuadendo le società dal licenziare i lavoratori che non servono più.
Tale idea potrebbe sembrare plausibile, ma è decisamente sbagliata e controproducente.
Se manteniamo in vita posti di lavoro anche quando non sono più necessari, danneggiamo la produttività e rendiamo meno competitiva l' industria europea.
Manteniamo i lavoratori in situazioni deficitarie in cui non apportano valori positivi, invece di lasciarli liberi di intraprendere una nuova attività in industrie redditizie dove possono produrre ricchezza.
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Nel modello anglosassone che presenta un mercato del lavoro flessibile, succede spesso che i lavoratori perdano il loro posto di lavoro, ma la cosa non ha importanza, perché presto ne trovano un altro.
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(Reazioni diverse)
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Nello sclerotico e rigido modello sociale europeo lottiamo per mantenere i lavoratori in attività improduttive e quando infine perdono il posto, molto probabilmente saranno inadatti al lavoro.
Questa è la ragione per cui l' Europa ha una disoccupazione, anche quella di lunga durata, molto più alta degli Stati Uniti.
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Infine, dobbiamo ricordare che né i governi né le Istituzioni europee creano posti di lavoro. Sono le imprese a creare posti di lavoro.
E il nostro compito, in quanto membri di un organo legislativo, è creare un ambiente in cui possano prosperare le imprese e moltiplicarsi i posti di lavoro.
Non dobbiamo chiedere all' industria di perseguire obiettivi di protezione sociale.
Lasciamo che siano i governi ad occuparsi della sicurezza sociale e lasciamo libera l' industria di creare ricchezza e posti di lavoro.
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<SPEAKER ID=111 LANGUAGE="EN" NAME="Hughes">
Signor Presidente, vorrei innanzitutto informare l' onorevole Helmer ed altri che i deputati che siedono in questo settore dell' Aula non intendono intralciare od ostacolare la capacità decisionale delle imprese.
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Ciò che vorremmo fare è invitarle ad aver cura di coloro che investono in esse.
E con questo non mi riferisco solo agli azionisti, ma anche alle migliaia di lavoratori di società come la Michelin che hanno investito tempo, energie, conoscenze, abilità, speranze ed aspirazioni, loro e dei loro familiari, in una società per la quale hanno lavorato per molti anni.
Mi riferisco all' investimento delle comunità che le appoggiano e le sostengono.
Mi riferisco infine a tutti noi, dentro e fuori di quest' Aula, nella nostra qualità di contribuenti dell' Unione europea.
In tali imprese vengono investiti, in modo diretto o indiretto, fondi pubblici: fondi regionali, nazionali ed europei e, come ha detto poco fa l' onorevole Nobilia, ciò non dovrebbe accadere senza condizioni.
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Una buona impresa si preoccuperà del suo personale.
Collaborerà con la sua forza lavoro e favorirà partecipazione, partenariato ed innovazione.
Una buona impresa non tratterà la sua forza lavoro o la comunità che la ospita come fattori di produzione di cui disporre senza scrupoli in un gioco globale di profitti e perdite.
<P>
In Parlamento ci siamo abituati all' idea delle esternalità in materia di politica ambientale, per cui il conto da pagare per le pratiche inquinanti finisce con l' essere addebitato non all' impresa interessata, ma alla società nel suo complesso.
E' forse necessario ragionare allo stesso modo quando si tratta di responsabilità sociali di imprese come la Michelin.
In caso contrario il pericolo è che l' onere debba essere sopportato interamente dagli azionisti.
<P>
E' chiaro che vi è uno squilibrio all' interno dell' Unione europea.
Da un lato la libertà delle imprese di ristrutturarsi e dislocarsi è notevole, mentre dall' altro sono pochissimi i diritti dei lavoratori interessati.
Anche nei casi in cui la legislazione europea contiene precise disposizioni, ad esempio in materia di diritto dei lavoratori ad essere consultati con largo anticipo su decisioni riguardanti le eccedenze di personale o altri importanti cambiamenti che possono mettere in pericolo i loro mezzi di sostentamento, la legge non viene osservata o viene applicata in modo inadeguato.
E' necessario prendere in esame tale situazione.
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E' necessario affrontare a livello europeo alcune questioni di grande importanza e rivedere e migliorare la legge sui licenziamenti individuali e collettivi e sui comitati d' impresa.
Abbiamo bisogno di un quadro di riferimento in materia di informazione e consultazione nonché di rivedere la normativa su trasferimenti, fusioni ed acquisizioni, non tanto per quanto riguarda la questione in esame, ma, ad esempio, a proposito del settore assicurativo e bancario.
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L' aumento del 12% del valore delle azioni Michelin nei giorni successivi all' annuncio dimostra la cinica e deliberata speculazione avvenuta in borsa.
Il mio giudizio è di decisa riprovazione e mi auguro che tutte le persone rette in quest' Aula condivideranno la mia opinione.
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Infine, signor Presidente, vorrei attirare la sua attenzione su una questione di procedura, una vera questione di procedura.
Ho firmato insieme ad altri una risoluzione, un testo di compromesso, due giorni fa.
Tale risoluzione conteneva, nel paragrafo finale, un riferimento alla Michelin.
La risoluzione che è stata fatta circolare adesso per essere votata domani non contiene più tale riferimento.
Qualcuno, nei servizi di seduta, ha rimosso tale riferimento senza avvisare i firmatari.
E' una questione molto seria e spero che lei, signor Presidente, indagherà a fondo e riferirà i risultati dell' indagine al Parlamento.
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<SPEAKER ID=112 NAME="Presidente">
Molte grazie, onorevole Hughes.
Con molto piacere mi informerò su quanto è accaduto e gliene sarà data comunicazione.
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<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="FR" NAME="Flautre">
Signor Presidente, siamo molto interessati a conoscere le conclusioni dell' inchiesta che lei condurrà perché anche noi abbiamo firmato la risoluzione in questione ed abbiamo fatto la stessa constatazione.
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Ciò che noi tutti andiamo dicendo da un po' è che lo scopo perseguito attraverso un numero crescente di ristrutturazioni di imprese è quello di fornire sempre maggiori garanzie agli azionisti e di assicurare una redditività sempre più alta ai loro investimenti finanziari.
Per questo motivo la direzione del gruppo Michelin ha annunciato contemporaneamente l' eliminazione di 7.500 posti di lavoro e profitti mirabolanti.
Per questo motivo, come avete sottolineato, all' annuncio di piani di licenziamento fa sempre seguito un aumento del valore delle azioni delle imprese interessate.
<P>
Questa assoluta manifestazione di disprezzo nei confronti dei lavoratori e della loro vita è in palese contraddizione con gli obiettivi dichiarati a favore dell' occupazione, della coesione sociale e territoriale e del modello sociale europeo.
Cosa credete che pensino i lavoratori che stanno per essere licenziati a Soissons nello stabilimento Wolbert-Michelin di questi obiettivi e della nostra determinazione a promuoverli?
La disperazione sociale determinata da decisioni di questo genere si trasforma immancabilmente in disperazione politica e quest' ultima è una minaccia costante per la democrazia.
<P>
Per questo motivo l' Unione europea deve far seguire i fatti alle parole e tenere fede ai propri impegni per l' occupazione e per il diritto di vivere in maniera dignitosa.
Come può farlo, nell' immediato, di fronte alle decisioni drastiche e unilaterali dei grandi gruppi?
L' Unione deve innanzitutto condannare senza ambiguità questo tipo di decisioni e sostenere i lavoratori interessati.
No, onorevole Pronk, quelle dei grandi gruppi non sono decisioni di diritto divino.
I politici hanno la responsabilità di intervenire e di dire ciò che ne pensano.
<P>
L' Unione europea deve anche prendere atto della fine di un' equazione magica su cui insistono tutte le Istituzioni europee, secondo la quale crescita più competitività sarebbe necessariamente uguale a occupazione e sviluppo.
E' falso e ne abbiamo le prove!
Sarà necessario trarre le debite conseguenze da tale constatazione e riconsiderare i fondamenti della strategia europea per l' occupazione e gli orientamenti economici generali.
Si deve prevedere un rafforzamento del potere dei lavoratori e dei loro rappresentanti per far valere il loro diritto di contestazione in merito ai motivi economici che stanno alla base del loro licenziamento, quello da noi definito l' emendamento Wolbert-Michelin e sul quale saremo chiamati a votare domani.
È inaccettabile che la definizione e la gestione dell' interesse generale siano monopolizzati da coloro che detengono il potere decisionale in campo economico.
Non è prosternandosi davanti agli azionisti né iniettando il populismo nazionalista autoritario...
<P>
(Il Presidente interrompe l' oratore)
<P>
<SPEAKER ID=114 NAME="Presidente">
Posso condividere molti dei suoi punti di vista, ma, come lei capirà, è mio dovere rispettare il Regolamento e gli orari.
Anche a sinistra si deve rispettare il Regolamento.
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<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="FR" NAME="Laguiller">
Signor Presidente, in questa discussione tengo a protestare contro la scandalosa decisione della Michelin di procedere a 7.500 licenziamenti, mentre i suoi profitti sono elevati.
<P>
E' evidente che sono altrettanto disgustata dai piani di eliminazione di posti di lavoro previsti da Renault-Nissan, Alsthom, Rhône-Poulenc, Hoechst Marion Roussel e molte altre imprese, che hanno tutte in comune il fatto di realizzare considerevoli profitti e, tuttavia, di ridurre i loro dipendenti sul lastrico o di eliminare posti di lavoro, con conseguenze quasi altrettanto gravi perché un posto di lavoro eliminato significa un disoccupato in più.
Le imprese che si comportano in questo modo, i direttori, i grandi azionisti, sono i principali responsabili della gravità della situazione di disoccupazione e di miseria materiale, per non dire morale, che ne deriva.
<P>
Dal canto nostro, siamo favorevoli a vietare qualsiasi licenziamento in imprese che realizzano profitti, pena la requisizione.
Favorire l' arricchimento di una manciata di grandi azionisti spingendo decine di migliaia di donne e uomini verso la disoccupazione e la povertà è un atteggiamento criminale, e peso le parole.
I profitti delle imprese sono il risultato del lavoro di tutti e si devono utilizzare in via prioritaria per mantenere i posti di lavoro esistenti e crearne di nuovi, suddividendo il lavoro senza diminuire i salari.
<P>
<SPEAKER ID=116 NAME="Della Vedova">
Signor Presidente, noi tutti ci rendiamo conto che i licenziamenti nascondono dei drammi umani, di cui forse è bene che i governi europei, che si ispirano al modello sociale europeo, si facciano maggiormente carico.
Credo però che la discussione di oggi abbia assunto toni lunari, visto che si discute di ristrutturazione di imprese e di quali debbano essere i profitti tollerabili e quali no, nella grande Europa liberale.
<P>
Credo che, se dovessero prevalere molte delle voci che si sono sentite oggi, allora si preparerebbe un' Europa della povertà e della disoccupazione e non un' Europa dell' occupazione e della ricchezza.
Che senso ha affermare che i profitti della Michelin sono saliti del 17 per cento, senza dire se siano maggiori o minori di quelli della Bridgestone o della Goodyear o degli altri concorrenti, senza dire che la Michelin è un' azienda con un fatturato per addetto di 106 dollari, contro i 141 della Goodyear, senza dire che la Renault - che, se non sbaglio, è un' azienda partecipata in modo determinante dal governo francese - va in Giappone, vi compra un' azienda, la Nissan, e si trova obbligata, per non chiuderla, a licenziare 21.000 lavoratori che però, essendo giapponesi, a noi interessano di meno?
Credo che invece vada messo in discussione il modello sociale europeo, che è il modello sociale dell' Europa della disoccupazione, delle tasse, dell' Europa con un sindacato che ha un potere enorme, che blocca la crescita economica, vieta a milioni di disoccupati italiani, francesi e tedeschi e a milioni di immigrati di trovare lavoro, per proteggere situazioni che spesso non sono altro che situazioni di privilegio.
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Ieri questo Parlamento ha chiesto al Presidente Duisenberg di piegare la politica monetaria alle necessità di crescita di un' Europa che non sa riformarsi, non sa riformare le economie e non sa liberalizzare i mercati, specie il mercato del lavoro.
Se questa è l' Europa che prepariamo, siamo ipocriti, perché prepariamo un' Europa dove regna la disoccupazione e dove le aziende chiudono.
Quando però non ci saranno più aziende, forse non ci saranno nemmeno le lacrime per piangere.
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<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="FR" NAME="Karoutchi">
Signor Presidente, l' Unione europea deve disporre di un' industria competitiva creatrice di ricchezza e, quindi, di posti di lavoro.
<P>
Ciò significa che all' interno dell' Unione si deve arrivare ad un autentico coordinamento delle politiche fiscali e ad una definizione di norme sociali equiparabili per tutti allo scopo di non assistere più alle distorsioni della concorrenza oggi ancora troppo accentuate.
Ciò significa altresì che le imprese europee devono essere messe in condizione di resistere alla mondializzazione e di adattarvisi.
La si può anche deplorare, ma ciò non toglie che la mondializzazione esiste.
Spetta a noi organizzarla per evitarne gli aspetti negativi.
In questo contesto, ci troviamo di fronte al difficile problema delle dislocazioni: difficile perché esse distruggono posti di lavoro in Europa, perché anche coloro che le deplorano esigono oggi parallelamente che l' Europa moltiplichi gli investimenti nei paesi in via di sviluppo e favorisca al massimo l' introduzione sul territorio dell' Unione europea di prodotti provenienti da tali paesi.
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Per quanto riguarda la vicenda della Michelin, dato che tutti ne parlano - anche se avevamo detto che non era questo l' argomento -, lo stesso giorno dell' annuncio dell' eliminazione di posti di lavoro alla Michelin, la Pirelli ha fatto la stessa cosa, nelle stesse proporzioni, ma nessuno ne parla.
Oggi la Michelin significa 82 stabilimenti di produzione di cui 48 in Europa.
Vorrei davvero sapere quante imprese automobilistiche, comprese quelle pubbliche, quante imprese produttrici di pneumatici, comprese quelle a partecipazione statale, hanno oggi lo stesso tasso di presenza in Europa e non hanno già effettuato dislocazioni senza destare alcuno scalpore e, talvolta, godendo del favore dei governi, compresi quelli di sinistra.
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Oggi si devono dire le cose come stanno.
E' vero che la Michelin ha ridotto di 25.000 unità il numero di posti di lavoro in vent' anni, ma vorrei ricordare ad alcuni che si tratta della scomparsa di 25.000 posti di lavoro dovuta a sforzi di produttività analoghi a quelli compiuti in tutti i settori industriali, in particolare nel settore automobilistico e in quello dei pneumatici, 25.000 di cui solo 186 licenziamenti.
Per favore quindi, smettiamola di cercare capri espiatori per ciò che è da attribuirsi all' evoluzione dell' industria o alle conseguenze della ristrutturazione.
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Ci dicono di guardare i profitti in Borsa.
Scusate, onorevoli deputati, ma occorre guardare i profitti realizzati in Borsa da tutte le imprese in quest' ultimo anno o in questi ultimi due anni. Desidero poi ricordare all' onorevole Wurtz che lui o alcuni suoi amici fanno parte di un governo che non fa nulla per porre freno ai profitti in Borsa.
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<SPEAKER ID=118 NAME="Ghilardotti">
Signor Presidente, siamo qui ancora una volta - e non è la prima, purtroppo - a discutere di un gravissimo problema: il licenziamento di migliaia di lavoratori per scelte unilaterali da parte di un' azienda.
E il caso Michelin, di cui non voglio parlare nel dettaglio perché l' han già fatto altri colleghi, ci dà l' occasione per questa discussione.
<P>
In molti Stati membri - la storia di questi anni ce lo ricorda - ci sono casi di ristrutturazione: la storia, appunto, è ricca di casi di ristrutturazione, trasferimenti, chiusure di aziende - il collega Wurtz ce ne ha ricordati alcuni - che non solo riducono l' occupazione ma mettono a repentaglio la coesione economica e sociale delle aree colpite, creano un clima di insicurezza sociale fra i lavoratori, creano un clima che non favorisce certo lo sviluppo e la crescita.
La necessaria maggiore competitività delle aziende, soprattutto nell' era della globalizzazione dell' economia, deve però saper coniugare la flessibilità necessaria all' interno delle aziende con la sicurezza dei lavoratori.
Questi processi, questi fenomeni che sono via via sempre più frequenti, vanno governati attraverso gli strumenti che sono a disposizione e che vanno migliorati.
La signora Commissario, che voglio ringraziare per la chiarezza della sua dichiarazione, ha parlato di ristrutturazione intelligente.
Gli strumenti che esistono per la prevenzione e la gestione dei fenomeni vanno utilizzati sia a livello nazionale che a livello europeo perché la perdita dei posti di lavoro, collega Pronk, riguarda l' Europa: non riguarda i singoli paesi, riguarda tutti noi.
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In particolare, credo che il caso di cui discutiamo oggi dev' essere l' occasione perché la Commissione assuma, oggi, davanti al Parlamento europeo, l' impegno ad una valutazione, a una revisione della direttiva sui licenziamenti, sulla chiusura delle imprese, per renderla più efficace in termini di protezione dei posti di lavoro.
Inoltre, è necessario accelerare il riesame della direttiva sui comitati d' impresa, in particolare rafforzare l' informazione e la consultazione ma, aggiungo, anche inserire in quella direttiva un problema fondamentale, che è quello delle sanzioni: le regole vanno rispettate, e chi non le rispetta deve darne conto.
<P>
<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="ES" NAME="García-Margallo y Marfil">
Signor Presidente, mi rallegro che questo dibattito si svolga oggi in questa sede perché il Parlamento deve essere continuamente attento alle necessità dei cittadini e deve essere in prima linea nella costruzione europea; per soddisfare questo duplice obiettivo, lo sviluppo della dimensione sociale dell' Europa mi sembra fondamentale.
<P>
La risoluzione in esame è una mescolanza di stili, di contributi individuali, il cui risultato è un insieme straordinariamente disuguale.
Ma alcune riflessioni, specialmente quelle esposte dall' onorevole Pronk, mi sembrano particolarmente importanti.
<P>
Mi sia consentito osservare che quanti, come me, credono che solo le imprese competitive possano creare occupazione, e che solo creando occupazione si possa preservare il modello sociale europeo, hanno vinto.
E che quanti credono, attraverso l' intervento pubblico, in una specie di prometeismo volontarista, hanno perso.
<P>
Detto questo, quanti, come me, credono nel mercato e militano in questa parte dell' Emiciclo, lontani dalle tentazioni autarchiche dell' una e dell' altra parte dell' Assemblea, sono anche convinti che il principio di compensazione sociale debba equilibrare il principio di un mercato che funzioni.
<P>
Per questo, mi fa piacere che la nostra risoluzione punti sul dialogo sociale come metodo di soluzione dei conflitti, come mi fa piacere che punti sullo sviluppo della Carta sociale, del Protocollo sociale, con misure concrete.
Mi rallegro che sottolinei la necessità di riformare un sistema fiscale che promuove, che incentiva la dislocazione delle imprese verso territori dalla fiscalità più leggera.
E mi fa piacere, infine, che l' occupazione sia un principio orizzontale, un principio ispiratore di tutte le politiche e in special modo degli aiuti pubblici.
<P>
Tuttavia agli altri settori dell' Assemblea vorrei dire che coloro che hanno cercato, per salvare posti di lavoro, di buttare nei fiumi di Manchester le macchine tessili erano in errore, perché oggi viviamo in un' epoca infinitamente migliore di quella che essi volevano preservare.
<P>
<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="DE" NAME="Weiler">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, concordo su un punto con l' oratore precedente.
Se il mercato fosse davvero in grado di regolamentarsi da sé, oggi non discuteremmo della Michelin.
E' inoltre un vistoso errore, onorevole Pronk, sostenere che questo non sia un problema di competenza del Parlamento europeo.
Alcuni anni fa abbiamo dibattuto con pieno diritto in questa sede la questione della Renault.
E' in gioco l' eliminazione di 7.500 posti di lavoro, il che rappresenta un record particolarmente negativo per un' impresa.
<P>
In secondo luogo è necessario discuterne in Aula perché i lavoratori europei si aspettano che l' Unione guidi la globalizzazione e proceda con intelligenza, ovvero in modo sostenibile sul piano sociale, alla necessaria modernizzazione delle imprese e all' introduzione degli adeguamenti richiesti dal mercato.
Al riguardo l' Unione europea ha adottato alcune direttive che tuttavia in questo caso vengono applicate con troppa prudenza.
Mi sembra sintomatico della politica della società Michelin che soltanto alla fine di quest' anno essa costituisca un comitato aziendale europeo.
<P>
All' interno dell' Unione europea i mutamenti economici proseguiranno, ma per noi socialdemocratici è scontato che i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali debbano essere coinvolti in questo processo, che abbiano diritto ad un' informazione tempestiva e ad una seria valutazione delle loro proposte.
Signora Commissario, può senz' altro contare sul nostro sostegno se rafforzerà gli strumenti dell' Unione europea in questo ambito.
Desidero inoltre rivolgere il mio ringraziamento ai lavoratori della Michelin presenti oggi in Aula.
Avrei auspicato lo stesso impegno anche da parte della proprietà.
Un incremento degli utili pari ad oltre il 17 percento nel primo semestre del 1999 è un risultato eccellente, ma tale profitto dovrebbe essere reinvestito dall' impresa in nuovi prodotti, in nuovi metodi di produzione sostenibili a livello ambientale e soprattutto nella formazione dei lavoratori.
Questo rappresenterebbe un contributo alla pace sociale e giustificherebbe inoltre un aumento di valore sui mercati azionari.
<P>
<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="DE" NAME="Menrad">
Signor Presidente, in riferimento al tema della ristrutturazione di imprese oggetto della discussione ribadisco la posizione della citata proposta di risoluzione comune dei quattro gruppi.
I global player europei non hanno altra scelta che affrontare la concorrenza sui mercati mondiali.
In tale contesto il gruppo del PPE ritiene necessario evitare le ripercussioni negative a livello sociale.
Non si tratta di un fenomeno del tutto nuovo.
Quando dieci anni fa mi sono insediato per la prima volta in Parlamento, ho incontrato i comitati aziendali di un' impresa di fibre ottiche per cavi appartenente al mio collegio elettorale.
La loro azienda era stata da poco rilevata da un grande gruppo industriale elettronico francese e in un primo tempo i lavoratori speravano che i loro posti di lavoro fossero più sicuri.
Per caso sono venuti a conoscenza dell' intenzione da parte della casa madre di chiudere entro tre mesi lo stabilimento rilevato.
La direttiva sul comitato aziendale europeo interviene su questo punto dolente e ha già prodotto risultati efficaci.
Dovremmo quindi ricordare anche questa storia costellata di successi, con il messaggio positivo che negli ultimi due anni si sono creati 600 nuovi comitati aziendali europei.
Tuttavia in molti casi manca ancora un' informazione tempestiva.
Al riguardo è senz' altro opportuno, signora Commissario, rivedere la direttiva.
<P>
Infine dobbiamo insistere affinché ogni impresa e gruppo industriale rispetti gli impegni legali assunti in termini di informazione e consultazione e debba sopportarne le conseguenze in caso contrario.
<P>
Concludo con un' osservazione del Ministro del lavoro cristianodemocratico, sotto la cui presidenza è stata approvata la direttiva sul comitato aziendale europeo.
La carenza d' informazione porta come conseguenze incertezza, sfiducia e in definitiva paura.
Informazione e consultazione significano trasparenza, che crea fiducia ed evita costose vertenze all' interno delle imprese europee, a vantaggio sia dei lavoratori che dei datori di lavoro.
<P>
<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="FR" NAME="Gillig">
Signor Presidente, signora Commissario, a questo punto della discussione sono state dette molte cose.
Questo ci consente di riprendere alcune idee conclusive.
<P>
La risoluzione sulle ristrutturazioni industriali viene presentata oggi perché un' impresa - la Michelin - ha deciso di licenziare 7.500 persone.
La situazione è drammatica, ma oggi è interessante constatare che possiamo parlare di ristrutturazioni industriali non solo da un punto di vista meramente economico, ma invocando i problemi umani che si pongono a tale proposito.
Credo che la risoluzione si colleghi perfettamente alla situazione della Michelin.
Eliminare 7.500 posti di lavoro oggi, quando né i risultati industriali né quelli finanziari dell' impresa consentono di imputare questi i licenziamenti ad un periodo di crisi, è davvero inaccettabile dal solo punto di vista del diritto.
<P>
Sotto il profilo umano, la situazione non solo è inaccettabile, ma anche indecente e immorale.
Quando una semplice operazione di comunicazione consente alle quotazioni di un' impresa di guadagnare il 12 percento lasciando credere che la ricchezza può emeregere spontaneamente grazie ai soli mercati finanziari, mentre in realtà non vi è stata alcuna creazione di valore, né è stato prodotto o venduto un solo pneumatico in più, non si può parlare che di totale disprezzo per il lavoro umano.
Mentre gli azionisti vendono i propri titoli e realizzano plusvalenze, uomini e donne vengono a sapere che saranno gli unici a patire le conseguenze di tale situazione.
Ecco il caro prezzo che i lavoratori europei devono pagare per fare in modo che poche persone possano far rendere al massimo i loro investimenti.
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Nelle misure proposte, signora Commissario, lei ci ha parlato del costo sociale e della necessità di tenerne conto nel lungo periodo.
E' indispensabile e urgente che un rafforzamento della direttiva sui licenziamenti collettivi e di quella sui comitati aziendali europei completi questo meccanismo.
E' altrettanto indispensabile prevedere nuove forme di ridistribuzione sociale, finanziate dagli azionisti delle imprese prospere che licenziano con l' unico intento di far aumentare il valore delle loro azioni.
Infine, ci aspettiamo di ricevere chiarimenti per sapere se approvare o meno la risoluzione di compromesso in cui è scomparso il nome della Michelin.
In ogni modo, la discussione illustra chiaramente il divario politico che divide l' Assemblea e che non si riesce a superare con risoluzioni cosiddette "di compromesso".
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<SPEAKER ID=123 LANGUAGE="EN" NAME="Bushill-Matthews">
Signor Presidente, vorrei innanzitutto esprimere la mia piena e sincera partecipazione a coloro che hanno perso il posto di lavoro non per colpa loro, ma a causa della ristrutturazione delle imprese.
Posso dirlo con genuino coinvolgimento emotivo in quanto mi sono trovato anch' io in quella condizione.
Sono stato disoccupato e non è affatto piacevole.
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Tuttavia il miglior modo per le società di promuovere la stabilità dell' occupazione è avere successo.
Il miglior modo per le società di avere successo è essere competitive sul mercato globale.
Se posso dissentire da ciò che qualcuno sostiene dall' ala opposta dell' Aula, sicuramente non farà buona impressione sui giornali, ma il momento migliore, l' unico in realtà, per attuare piani di ristrutturazione è quando si è forti.
Se si aspetta di essere deboli, si dovrà ricorrere ad azioni molto più radicali e licenziare un maggior numero di lavoratori.
E' davvero un dato di fatto.
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Ovviamente le imprese hanno molte responsabilità, ma la loro responsabilità primaria è quella di sopravvivere come datori di lavoro e prendere i provvedimenti necessari per riuscirci. Io credo tuttavia che non sia compito nostro insegnare loro il modo migliore per farlo né commentare se la ristrutturazione sia "intelligente" oppure no.
A noi ed ai governi spetta piuttosto vedere che cosa possiamo fare per contribuire, per quanto possibile, ad eliminare il problema alla radice.
Ciò significa cercare di identificare dove è possibile ridurre l' onere di adempimenti inutili che aggiungono costi alle imprese e stabilire fino a che punto si possono ridurre i costi non salariali che, a loro volta, spingono le società a disfarsi di manodopera pensando che sia il modo migliore per risparmiare grandi somme di denaro.
Questa è la vera questione che dovremmo discutere oggi.
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Infine, vorrei dire che interventi di governo troppo frequenti possono essere d' intralcio e rendere meno competitive le imprese.
Dobbiamo essere sicuri, per la credibilità del Parlamento, di non cadere nella stessa trappola.
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<SPEAKER ID=124 LANGUAGE="DE" NAME="Martin, Hans-Peter">
Signor Presidente, oggi abbiamo l' occasione di intervenire in merito ad una divergenza di orientamenti davvero interessante.
Il panorama delle imprese europee si modifica ad un ritmo mai visto prima, ma secondo un modello a nostro avviso identico.
Ristrutturazioni e fusioni creano nuovi giganti di settore il cui bilancio in termini di posti di lavoro - se si considerano le grandi imprese - è sempre di segno negativo.
Nel solo settore bancario tedesco si registra una perdita pari ad oltre 100.000 posti di lavoro.
Milioni di lavoratori in Europa sono a ragione preoccupati per il proprio posto di lavoro, mentre nel contempo le ristrutturazioni e le fusioni producono, almeno a breve termine, un aumento del valore azionario.
Spesso si dimentica che pochi beneficiano di questa nuova suddivisione degli utili, perché solo una ristretta minoranza dispone di partecipazioni azionarie.
Inoltre, diversamente da quanto lei ha affermato, signora Commissario, la Michelin non rappresenta affatto un caso isolato.
Altri deputati hanno sottolineato questo punto.
<P>
I responsabili delle ristrutturazioni avanzano sempre la stessa argomentazione, ovvero che non hanno alternative e che occorre adeguarsi perché nessuno può sottrarsi alle dilaganti concentrazioni.
In tal modo però si dà spazio ad un auspicio molto pericoloso, che si compie da sé, spingendo sempre più settori verso rischiose concentrazioni di mercato.
Sono certo che in futuro tale questione si ripresenterà in seno al Parlamento europeo.
Ci occorrono pertanto iniziative per un efficace diritto europeo in materia di cartelli.
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Desidero considerare in breve altri due aspetti.
Le imponenti ristrutturazioni si ripercuotono in particolare sulle piccole e medie imprese.
Mentre le grandi imprese mirano a raggiungere, spesso con successo, rendimenti pari al 15 percento del capitale impegnato, i margini della subfornitura diventano sempre più esigui.
In definitiva sono le piccole e medie imprese a sopportare, unitamente ai lavoratori, la maggior parte dell' onore fiscale.
Chi trae vantaggio dalle ristrutturazioni e dalle fusioni riesce inoltre, nel pieno rispetto della legalità, a trovare forme di evasione fiscale.
Ne deriva una situazione davvero pericolosa per l' Europa.
La pace sociale corre seri pericoli, se si pensa che poco più di un quinto della società trae beneficio da tali sviluppi mentre il resto ne viene danneggiato.
Riteniamo pertanto che ogni tentativo di contrastare questo andamento debba essere sostenuto.
Non si tratta di una legge di natura.
Dobbiamo avere il coraggio di pretendere un contributo significativo rispetto agli impegni sociali anche da parte di coloro che sono avvantaggiati dalle ristrutturazioni.
Al riguardo assume particolare rilievo la richiesta di coordinare tra loro le politiche fiscali nazionali e di impedire trasferimenti di capitale e di imprese al solo scopo di trarre vantaggi in termini fiscali.
<P>
Tuttavia questo non basta.
Dalla seconda guerra mondiale non si è mai verificato un tale squilibrio tra potere economico e politico.
In questo contesto la possibilità per i lavoratori nonché per le piccole e medie imprese di organizzarsi a livello transfrontaliero ...
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(Il Presidente interrompe l' oratore)
<P>
Riveste pertanto un' importanza decisiva il rafforzamento dei comitati aziendali europei.
Chiedo a Consiglio, Commissione e Parlamento europeo di impegnarsi in merito a tali questioni essenziali e soprattutto di migliorare l' organizzazione dei comitati, non soltanto a livello di consultazione ed informazione.
<P>
<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, signora Commissario, la competitività è l' argomento centrale in Europa.
E' naturale che ogni impresa, ogni imprenditore, aspiri a raggiungere una situazione di monopolio.
A livello personale e di impresa il monopolio è un traguardo ambito.
I subappaltatori e i consumatori hanno invece interessi opposti, per cui si impone l' economia di mercato.
Ritengo interessante che l' economia di mercato rechi innanzitutto beneficio ai consumatori, impedendo quindi i monopoli.
E' infatti il consumatore a creare posti di lavoro con la sua scelta di acquistare servizi e prodotti che gli sono utili.
Credo che con questo triangolo, da un lato l' impresa con proprietari ed azionisti, dall' altro i lavoratori e dal terzo i consumatori, si delinei una situazione positiva da cui ognuno può trarre benefici.
Dobbiamo fare in modo che si crei una win-win situation, cioè un vantaggio comune nell' offerta di prodotti e servizi acquistati dai consumatori.
Al riguardo occorre innanzitutto un' iniziativa che favorisca la riqualificazione.
Dobbiamo renderci conto che il commercio elettronico e molte tecnologie sono state introdotte sui nostri mercati in modo rapido ed efficiente.
E' necessario rafforzare e migliorare in modo sensibile l' infrastruttura, perché in molti settori rischiamo di rimanere indietro.
<P>
Consentitemi infine alcune considerazioni sulla ricerca.
Discutiamo di contributi minimi, ma ciò che il consumatore apprezza è proprio la disponibilità di nuovi e validi prodotti.
In tal senso abbiamo bisogno di una nuova cultura a livello europeo e - su questo punto concordo con l' onorevole Martin - è necessario definire nuovi obiettivi nel quadro del partenariato sociale europeo che consentano l' emergere di una win-win situation per tutte e tre le parti interessate, ossia imprese, lavoratori e consumatori.
Solo così in Europa avremo in futuro l' opportunità di vivere nel benessere.
Anche rispetto all' ampliamento il benessere rappresenta un aspetto sostanziale, centrale.
Pertanto vorrei raccomandare alla signora Commissario di assicurare in futuro una maggiore dotazione finanziaria delle linee del bilancio europeo che promuovono l' occupazione.
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<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Anzitutto desidero soffermarmi sul tema in discussione, ovvero se stiamo trattando un caso isolato e se abbiamo o no il diritto di farlo.
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Credo sia ormai palese che, con il pretesto del caso Michelin, è stata sollevata una questione che rappresenta il fulcro della problematica attuale nell' Unione europea, ovvero il tema della competitività, da una parte, e della coesione sociale, dall' altra.
Per fare un esempio, sono stati proposti confronti con altri paesi e con altri continenti.
In effetti, riguardo alla politica monetaria, all' impiego delle alte tecnologie e alle applicazioni celeri in questo campo, abbiamo da imparare dagli USA, pur essendoci però una differenza rilevante rispetto all' Europa, visto che il modello culturale, sociale e storico dell' Europa si fonda su forze sociali solide e sull' equilibrio tra società ed economia.
<P>
Si è detto che l' Europa deve creare un ambiente per le proprie imprese.
Vi è anche bisogno, però, di un ambiente per i cittadini e questi due ambiti devono coesistere.
<P>
A mio avviso, nella proficua discussione sviluppatasi in Aula, la riflessione è una componente di entrambe le opinioni espresse, pur restando diversi i mezzi disponibili.

Per quanto concerne la domanda su un possibile intervento della Commissione, credo che la risposta debba essere affermativa, perché il mercato non opera secondo leggi naturali, ma ha bisogno dell' intervento delle forze politiche e noi del Parlamento e della Commissione facciamo parte di tali forze politiche europee.
Per quanto riguarda l' Unione, a mio parere vi sono tre livelli di intervento.
<P>
Il primo riguarda l' ambito della legislazione e degli interventi istituzionali.
Il Parlamento ha già formulato proposte in merito alle due direttive menzionate, ovvero quella sui comitati d' impresa e quella sui licenziamenti in massa.
Secondo una prima valutazione, le due direttive sarebbe soddisfacenti ma, al momento, si stanno esaminando gli emendamenti presentati dal Parlamento e nel gennaio 2000 saremo in grado di discutere tali due direttive.
<P>
In secondo luogo, come sapete, la direttiva sull' informazione e la consultazione dei lavoratori è già sul tavolo del Consiglio dei ministri.
Nell' attuale fase di promozione della direttiva, non sarebbe opportuno presentare emendamenti, pur trattandosi senza dubbio di una questione in cui il Parlamento avrà un ruolo importante da svolgere.
Per quel che concerne gli interventi istituzionali e legislativi, giudico molto interessanti le proposte sul trasferimento dell' imposizione fiscale dal costo del lavoro all' ambiente. Una prima esortazione positiva in tal senso è già contenuta nelle direttive sull' occupazione.
<P>
Ritengo che, nel quadro generale degli orientamenti per l' economia e l' occupazione, si possa imparare moltissimo anche a livello nazionale e, se si vuole, si potrebbe istituire una forma di benchmarking, ovvero uno scambio di informazioni e modelli positivi, attuati a livello nazionale, al fine di far fronte all' enorme problema delle ristrutturazioni che dovremo affrontare in tutti i settori.
Relativamente ai problemi da affrontare in ambito bancario, nella sua storia l' Europa ha accumulato un' enorme esperienza in materia di ristrutturazioni, a partire da quelle nel settore tessile e cantieristico sino ad arrivare ai giorni nostri.
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Un secondo livello riguarda il funzionamento delle istituzioni.
Facendo riferimento al dialogo sociale, già ricordato da alcuni deputati, mi sia consentito leggere un passo di un recente documento dell' UNICE, ovvero dell' Unione degli industriali europei.
Nel testo, intitolato "Liberalizzare le risorse occupazionali europee: opinioni delle imprese sulla politica sociale europea dopo il 2000" , si afferma che "... le imprese europee credono di essere parte integrante della società; ciò significa che agiscono in modo socialmente responsabile, considerando i profitti come il loro obiettivo principale, non come il loro unico motivo d' esistere.
Le imprese sono a favore di una riflessione a lungo termine sugli investimenti e le decisioni strategiche. Le aziende europee sono disposte ad assumersi le proprie responsabilità.
Una delle maggiori sfide da affrontare riguarda l' insieme delle istanze dei vari fattori sociali (lavoratori, consumatori, capitalisti, enti pubblici, ambientalisti ed altri gruppi interessati)" .
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Quando una componente delle parti sociali - ovvero coloro che subiscono la competizione mondiale e che, a giudizio di tutti, andrebbero aiutati e protetti visto che ci interessano le imprese europee competitive a livello mondiale - esprime preoccupazione per la società e per il mantenimento dell' equilibrio sociale, ci fornisce un ottimo argomento a favore dello sviluppo e del sostegno al dialogo sociale.
Mi sia però consentito un commento di carattere politico: queste posizioni non si fondano su concezioni filantropiche o su idee socialiste, bensì su una valutazione assolutamente realistica secondo cui l' Europa e le sue solide forze sociali, in mancanza di vera coesione sociale, andrebbe incontro a conflitti sociali con conseguenze dirette sulla stabilità economica, ovvero su un fattore indispensabile per lo sviluppo della concorrenza e delle imprese.
<P>
A mio avviso, il progresso del dialogo sociale è della massima importanza.
Va ricordato che ieri è stata avviata la prima fase di dialogo macroeconomico in Europa, cioè la sua componente tecnica.
La parte politica prenderà l' avvio il prossimo 8 novembre, quando per la prima volta siederanno allo stesso tavolo le parti sociali, che esprimono timori in merito all' occupazione, le banche, che rappresentano la politica monetaria, e gli Stati membri, che sono le forze politiche dell' Unione.
Ritengo sia molto importante sostenere e promuovere il dialogo sociale che, a livello di imprese, costituisce un presupposto fondamentale per qualsiasi tipo di ristrutturazione.
<P>
Il terzo punto concerne le azioni e le politiche.
Per la prima volta, a livello di Unione, viene attuata una strategia europea per l' occupazione, comprendente 22 direttive incorporate nei progetti degli Stati membri per l' occupazione.
Come già ricordato, la dotazione finanziaria è ingente.
Oltre a tali orientamenti e ai finanziamenti per molte di queste politiche, vi sono anche le proposte già menzionate in Aula, cioè taluni sgravi fiscali per i lavoratori e le piccole e medie imprese, sostegno alla riqualificazione e al perfezionamento dei lavoratori in vista di futuri licenziamenti e ristrutturazioni, pacchetti sociali per il rafforzamento della rete sociale in caso di grandi ristrutturazioni, formazione continua e offerta di nuove qualifiche ai lavoratori affinché possano far fronte ad un eventuale riassetto.
In un' epoca di continui e rapidi mutamenti, nulla è mai abbastanza e i progetti appena elaborati sono già insufficienti.
<P>
Vorrei soffermarmi anche sulla questione dell' aiuto pubblico e sui suoi legami con i profitti delle imprese.
Come ci insegna la storia, le aziende non possono operare secondo leggi che ne limitino il numero di dipendenti o il volume dei profitti.
Ad ogni modo, le forze politiche possono intervenire, secondo le modalità qui menzionate, nel campo degli investimenti di tali profitti, indicando quanto vada investito in alte tecnologie, ambiente e risorse umane.
Tali orientamenti possono essere imposti ed applicati.
Pertanto credo che, in un' epoca di rapidi mutamenti come la nostra, vi sia comunque la possibilità di modificare e di riorientare la nostra politica.
A questi livelli, in Europa, c' è molto spazio per collaborare e scambiarsi opinioni.
Voglio comunque assicurarvi che i continui contatti con la competente commissione per l' occupazione e gli affari sociali e con le imprese aiuteranno la Commissione a definire forme di intervento sempre più flessibili e sostanziali in tale campo.
<P>
<SPEAKER ID=127 NAME="Presidente">
Molte grazie, signora Commissario, per il suo intervento e per le sue ultime parole di dialogo con il Parlamento.
<P>
Sono state ricevute sei proposte di risoluzione, presentate sulla base dell' art. 37, par.
2, del regolamento, per concludere la presente dichiarazione.
<P>
Prendo nota dell' intervento dell' onorevole Hughes: controlleremo se sono scomparsi alcuni paragrafi in una proposta di risoluzione.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà giovedì, alle 10.00.
<P>
<CHAPTER ID=6>
Test nucleari
<SPEAKER ID=128 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla mancata ratifica da parte del Senato statunitense del Trattato di non proliferazione nucleare.
<P>
Do la parola al Presidente in carica del Consiglio Sasi.
<P>
<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, l=Unione europea si è adoperata affinché il Trattato sul divieto totale di sperimentazione nucleare entri in vigore il più rapidamente possibile.
Tutti gli Stati dell=Unione europea la cui ratifica è necessaria per l=entrata in vigore del Trattato lo hanno sottoscritto, compresi gli Stati in possesso di armamenti nucleari quali la Francia e la Gran Bretagna.
L=Unione europea ritiene che il Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari rappresenti un notevole passo avanti nella promozione della non proliferazione e del disarmo nucleare, e che la sua entrata in vigore costituisca un vantaggio per tutti gli Stati.
<P>
Di conseguenza l=Unione europea ha espresso il suo profondo rammarico per la decisione del Senato americano del 13 ottobre di non ratificare il Trattato sul divieto totale di sperimentazione nucleare.
La decisione si ripercuote in maniera deleteria sugli sforzi plurilaterali volti a promuovere la non proliferazione e il disarmo nucleare.
Disappunto in merito a tale decisione è stato espresso di recente nella dichiarazione della Presidenza dell=Unione europea il 13 ottobre.
La messa al bando della sperimentazione nucleare è stata oggetto anche di una dichiarazione del Vertice di Tampere.
Abbiamo ribadito il sostegno dell=Unione europea al Trattato anche nel dialogo politico tra l=Unione europea e gli Stati Uniti d=America.
<P>
Analizzando il significato dell=accaduto, va sottolineato che il Presidente Clinton ha nuovamente asserito che farà del suo meglio affinché il Trattato venga ratificato il prima possibile.
Il Presidente Clinton ha dichiarato che gli Stati Uniti si asterranno anche nel futuro dal compiere test nucleari.
<P>
La credibilità internazionale del Trattato sul divieto totale di sperimentazione nucleare resta forte.
I tentativi di proibire gli esperimenti nucleari hanno una lunga storia che risale agli anni 50.
Dopo difficili trattative si arrivò all= approvazione in seno all=Assemblea delle Nazioni Unite, del Trattato sul divieto totale di sperimentazione nucleare, ossia il Trattato CTBT, nel settembre 1996.
Il Trattato è stato fin ora sottoscritto da 155 Stati e ratificato da 51.
Dei 44 Stati in possesso di tecnologia nucleare la cui ratifica, in conformità dell=articolo XIV del Trattato è necessaria per l=entrata in vigore del Trattato sul divieto totale di sperimentazione nucleare, 26 in tutto lo hanno ratificato.
La forte reazione internazionale agli esperimenti nucleari indiani e pakistani dello scorso anno ha rivelato che tali test - indipendentemente da chi li compia - ricevono un netta condanna a livello internazionale.
<P>
Nel luglio 1999 l=Unione europea ha adottato una posizione comune la cui finalità è riconfermare il contributo dell=Unione europea agli sforzi internazionali per promuovere l=entrata in vigore del CTBT.
In base alla posizione comune, l=Unione europea ha partecipato attivamente alla conferenza convocata a Vienna il 6-8 ottobre di quest=anno come previsto dell=articolo XIV del Trattato.
Inoltre, l=Unione europea ha condotto colloqui bilaterali al fine di promuovere l=entrata in vigore del Trattato con tutti i paesi che non hanno ancora sottoscritto o ratificato il CTBT, ma la cui ratifica è necessaria per la sua entrata in vigore.
Gli sforzi per la promozione dell=entrata in vigore del Trattato devono continuare ad essere sostenuti con determinazione.
L=Unione europea esorta tutti gli Stati e soprattutto quei paesi, compresi gli Stati Uniti, la cui ratifica è necessaria per l=entrata in vigore del Trattato ad aderire ad esso il prima possibile.
<P>
L=Unione europea considera il Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari uno strumento indispensabile per il sistema di sicurezza internazionale che dota l=attività di promozione del disarmo e della non proliferazione nucleari di un quadro globale.
Il Trattato sul divieto totale di sperimentazione nucleare funge da sostegno a siffatto regime di non proliferazione nucleare.
L=Unione europea si sta preparando a partecipare in maniera costruttiva alla Conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari che avrà luogo nell=aprile-maggio del 2000.
<P>
Il Trattato sul divieto totale di sperimentazione nucleare è di natura unica.
Esso prevede la proibizione di tutti gli esperimenti nucleari in qualunque luogo, compresi i cosiddetti test nucleari a scopi pacifici che erano stati oggetto di un vivace dibattito teorico negli anni 60, nel periodo in cui nasceva il Trattato sulla non proliferazione.
L=applicazione del Trattato sul divieto totale di sperimentazione nucleare viene controllato attraverso un regime di verifica capillare il cui nucleo è rappresentato dal sistema di monitoraggio mondiale composto da 321 stazioni tecniche di rilevamento.
Il regime di verifica contiene altresì le disposizioni che consentono di effettuare controlli in loco qualora insorga il sospetto di una violazione del Trattato.
Il regime di verifica è un sistema efficiente, capace di garantire con un elevato livello di affidabilità il controllo dell=attuazione del Trattato.
Siffatto regime contribuisce a sua volta a instaurare un clima di fiducia nelle relazioni tra i partner del Trattato.
<P>
Onorevoli parlamentari, l=Unione europea parteciperà attivamente a Vienna ai lavori di preparazione atti a costruire un regime di verifica e ad istituire un=organizzazione per l=attuazione del Trattato.
L=Unione europea sostiene gli sforzi della commissione preparatoria del CTBT volti ad istituire il regime di verifica in modo tempestivo ed efficace in base allo stesso Trattato.
<P>
<SPEAKER ID=130 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
La Commissione condivide la delusione espressa poco fa dalla Presidenza del Consiglio per il rifiuto da parte del Senato degli Stati Uniti di ratificare il Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari.
<P>
Come sapranno gli onorevoli deputati, tale Trattato è il risultato di decenni di duro lavoro, decenni di lavoro risoluto mirato a fermare la diffusione delle armi nucleari, cominciato con il Trattato di non proliferazione siglato alla fine degli anni '60.
Costituisce un elemento chiave della strategia internazionale volta a controllare, ridurre e infine eliminare il rischio di un conflitto nucleare.
La sua ratifica da parte delle attuali potenze nucleari è essenziale per fermare la proliferazione di armi nucleari in altri paesi.
<P>
L' Unione europea, come ha sottolineato la Presidenza, ribadisce l' impegno già assunto in passato in vista di questi obiettivi.
Ci siamo adoperati intensamente affinché il Trattato entrasse in vigore il più presto possibile.
Tutti gli Stati membri, tranne uno, lo hanno già ratificato e nell' ultimo paese rimasto sono in corso i lavori volti a completare le procedure.
<P>
So che il governo americano condivide i nostri obiettivi.
Il Presidente Clinton e il suo gruppo hanno lavorato alacremente per ottenere l' approvazione del Congresso per la ratifica del Trattato.
Hanno compreso, come noi, quanto sia importante che svolgiamo insieme un ruolo di guida al fine di ottenere le 44 ratifiche necessarie per l' entrata in vigore del Trattato.
<P>
E' quindi tanto più deplorevole il fatto che il Senato abbia votato contro la ratifica.
Sembra che abbia agito così per ragioni interne statunitensi, più che in base ad una valutazione del valore del Trattato per la sicurezza internazionale e degli Stati Uniti.
<P>
A mio parere è stato commesso un grave errore e la proposta che ci è stata presentata oggi riflette questa mia convinzione.
Rifiutando di approvare il Trattato, gli Stati Uniti offrono pretesti proprio ai paesi che volevamo vincolare agli impegni in esso contenuti e la cui ratifica è una condizione per la sua entrata in vigore.
<P>
Quale messaggio è stato inviato alla Russia e alla Cina?
In che modo questo voto contribuirà a convincere paesi come l' India e il Pakistan a ratificare il Trattato?
Questo deplorevole voto potrebbe persino incoraggiare altri paesi nelle loro aspirazioni nucleari e spingerli ad oltrepassare la soglia sperimentando i propri congegni nucleari.
<P>
Esperimenti nucleari del genere in questa fase potrebbero rendere vano tutto il lavoro che ha richiesto il Trattato.
Minerebbero alla base il sostegno e la fiducia internazionali rivolti agli sforzi multilaterali per il controllo degli armamenti.
Cosa ancora più grave, potrebbero scatenare azioni analoghe in altri paesi, attraverso esperimenti o il rafforzamento dei programmi nucleari.
<P>
Il rifiuto opposto dal Senato alla ratifica del Trattato rappresenta una battuta d' arresto, ma non mette fine al cammino iniziato.
Ora più che mai dobbiamo mostrare il nostro impegno a favore del Trattato e raddoppiare i nostri sforzi per promuovere la sua entrata in vigore in tempi rapidi.
E' essenziale al fine di mantenere lo slancio internazionale a favore di una costante limitazione degli armamenti e di un regime globale rafforzato di non proliferazione.
<P>
La Commissione ha sostenuto con costanza un' ambiziosa politica comunitaria in materia di non proliferazione.
Ovunque possibile abbiamo completato le iniziative adottate nell' ambito della PESC in questo settore con azioni che rientrano tra le competenze comunitarie.
Nel quadro del Trattato Euratom, ad esempio, abbiamo contribuito allo sviluppo e al rafforzamento di un efficace sistema di controllo nucleare in Europa, comprendente la Federazione russa.
Nell' ambito dei programmi PHARE e TACIS vengono sostenute attività in questo campo mediante finanziamenti.
Al momento stiamo esaminando la possibilità di estendere tali attività ad altre aree, tra cui i controlli sulle armi chimiche e biologiche di distruzione di massa.
<P>
La strategia comune riguardante la Russia comprende anche disposizioni specifiche in materia di non proliferazione.
In questo contesto stiamo esaminando le possibilità di cooperazione con gli Stati Uniti riguardo all' iniziativa allargata per la riduzione della minaccia.
<P>
L' adesione al Trattato costituisce altresì un elemento cruciale della nostra politica nei confronti dell' Asia meridionale, come ha chiarito la Presidenza.
Dopo i test nucleari eseguiti dall' India e dal Pakistan, la Commissione ha partecipato alla task force internazionale istituita per attuare misure mirate a rafforzare la fiducia e la sicurezza e per impegnare questi paesi in discussioni costruttive sulla non proliferazione regionale e sul controllo degli armamenti.
<P>
Nel corso degli anni sono stati compiuti notevoli progressi in fatto di controllo internazionale degli armamenti, di non proliferazione e di disarmo, attraverso sforzi sia bilaterali che multilaterali.
Nel contesto multilaterale la ratifica del Trattato e la revisione del Trattato di non proliferazione prevista per l' anno prossimo rivestiranno un' importanza cruciale per riconfermare gli impegni già assunti e per gettare una base per ulteriori progressi.
<P>
Per conseguire tali obiettivi, dobbiamo lavorare con gli Stati Uniti e gli altri principali partner.
Il ruolo di guida svolto dagli Stati Uniti è stato essenziale nello sviluppo del regime globale di non proliferazione.
Spero che sapremo incoraggiare i nostri amici americani ad assumere nuovamente tale ruolo.
<P>
Dobbiamo fare tutto il possibile per convincere il Congresso dell' importanza del Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari sia per noi che per gli stessi Stati Uniti e per gli sforzi internazionali di non proliferazione.
Posso assicurarvi che la Commissione continuerà ad offrire il proprio contributo in vista di questo obiettivo.
<P>
Sono altresì convinto che tutti gli onorevoli deputati abbiano un ruolo particolare da svolgere a tale proposito.
Spero che sfrutterete ogni opportunità per spiegare e sottolineare ai vostri colleghi del Senato le motivazioni per cui dovrebbero riesaminare il voto da loro espresso sul Trattato e il fatto che un impegno rinnovato a favore della non proliferazione internazionale e del controllo degli armamenti promuoverà gli interessi americani in termini di sicurezza, oltre ad una maggiore sicurezza e stabilità a livello internazionale.
<P>
Oggi l' International Herald Tribune, un ottimo quotidiano, pubblica la sintesi di un discorso pronunciato l' altro giorno dal consigliere del Presidente per la sicurezza nazionale, Sandy Berger, al Consiglio sulle relazioni estere.
Egli sottolinea che gli americani che si oppongono a trattati come quello di cui stiamo discutendo oggi non hanno considerato il fatto che gli Stati Uniti hanno già messo fine agli esperimenti e che il Trattato contribuisce a congelare la produzione di armamenti nucleari in un momento in cui gli Stati Uniti godono di un enorme vantaggio strategico.
Spero che, per usare un termine dai toni sinistri ma appropriato, il fall-out di questa deplorevole decisione politica possa essere contenuto.
So che questo è ciò che vuole il governo americano ed è ciò che tutti noi vogliamo.
I senatori e i membri del Congresso degli Stati Uniti devono assumersi le responsabilità che comporta la posizione del loro paese a livello globale e ciò rende importante seguire una linea comune nella politica estera in generale e nella politica nucleare in particolare.
Il mancato riconoscimento di tale esigenza ci condanna tutti a vivere in un mondo molto meno sicuro.
<P>
<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="FR" NAME="Morillon">
Signor Presidente, signor rappresentante del Consiglio, signor Commissario, avete appena ricordato, in maniera molto esauriente, l' importanza rivestita dal Trattato sul divieto dei test nucleari, volto essenzialmente a rafforzare le disposizioni del Trattato di non proliferazione e, in tal modo, a tenere sotto controllo lo sviluppo delle armi nucleari, a limitare quindi la loro proliferazione e quella delle tecnologie necessarie a metterle a punto.
<P>
Proposto per la ratifica tre anni fa, come avete ricordato, il Trattato è stato firmato fin dal primo momento dalle cinque potenze nucleari membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Per entrare in vigore, tuttavia, deve essere ratificato da quarantaquattro paesi specificamente designati, che comprendono i detentori di tali armi, le potenze nucleari, ma anche i cosiddetti paesi di soglia, ossia quelli che potrebbero impiegare le tecnologie militari in quanto dispongono di reattori nucleari per usi civili.
<P>
Il 13 ottobre scorso il Trattato ha subito una sconfitta dinanzi al Senato americano che lo ha respinto con 51 voti contrari e un' astensione contro 48 voti favorevoli.
Ciò significa che il margine è stato molto stretto e che potrebbe quindi essere utile - e che sarà sicuramente utile - che il Parlamento faccia sentire la propria voce dopo quella dei Capi di governo che, a Tampere, hanno deplorato l' atteggiamento del Senato americano, sottolineando che costituiva, cito testualmente: "un segnale inopportuno per coloro che sarebbero tentati di dotarsi di armi nucleari".
<P>
Fra i vari argomenti avanzati negli Stati Uniti, alcuni hanno ritenuto che non era forse giunto il momento di rinunciare ai test nucleari nel momento in cui la Corea del nord sta facendo di tutto per dotarsi di proprie armi e la Cina continua a sviluppare il suo arsenale.
Altri hanno messo in dubbio la validità della simulazione e ritenuto che, per garantire nel lungo termine la credibilità della dissuasione nucleare, non si doveva vietare il ricorso alla sperimentazione.
Altri, infine, hanno messo in discussione l' applicazione del Trattato, di cui si deve riconoscere che sarà difficile da controllare una volta che saranno state dislocate le 381 stazioni di cui ci ha parlato il rappresentante del Consiglio.
Non è certo che nell' immediato esse dispongano dei mezzi necessari per rilevare esplosioni nucleari di debole potenza in un ambiente che non sempre consentirà di distinguerle dai terremoti.
<P>
Tutto ciò ha poca importanza in confronto al problema geopolitico che dobbiamo affrontare e che riguarda il controllo più efficace possibile della fabbricazione delle armi di distruzione di massa.
Sono lieto che il Commissario Patten abbia affermato che la minaccia non proviene solo dagli armamenti nucleari.
Avendo dedicato la mia vita al servizio delle armi, so che la forza è di per sé neutra e che è l' uso che se ne fa che può essere buono o cattivo.
La comparsa delle armi nucleari ha avuto perlomeno il merito di far prendere coscienza ai responsabili politici dei rischi che il suo uso potrebbe far correre.
L' equilibrio del terrore, nel corso dei quarant' anni della guerra fredda, ha forse consentito di evitare una terza guerra mondiale.
La strategia della dissuasione poteva quindi avere i suoi meriti.
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Se non riusciremo ad impedire la proliferazione di queste armi, corriamo il rischio che finiscano col cadere in mani irresponsabili.
Per questo motivo, consapevole di tale rischio, approvo la risoluzione che domani sarà sottoposta all' approvazione dell' Assemblea.
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<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, il mio gruppo aveva chiesto l' inserimento di questo punto nell' ordine del giorno.
Mi sia consentito, innanzitutto, rallegrarmi del fatto che ci sia praticamente unanimità tra Consiglio, Commissione e, spero, Parlamento, su un tema così cruciale in un momento in cui dobbiamo fare decisivi passi avanti nella configurazione di una politica estera e di sicurezza comune.
Considerato che siamo sempre così autocritici, credo sia il caso, in quest' occasione, di esprimere il nostro compiacimento.
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Detto questo, ritengo che, più che discutere tra di noi, quello che dobbiamo fare sia rivolgerci al Senato statunitense e, in particolare, alla sua maggioranza repubblicana; questo infatti non è un dibattito contro gli Stati Uniti, ma un dibattito in cui vogliamo appoggiare in modo concreto il Presidente Clinton.
Ciò che noi critichiamo profondamente è l' atteggiamento della maggioranza repubblicana al Senato che rispecchia molto più quella che fu in altri tempi la dottrina del "destino manifesto" degli Stati Uniti che non il primato morale, oltre che militare, che detengono oggi.
Devo confessare - sulla base di una certa esperienza nelle relazioni tra Parlamento europeo e Congresso degli Stati Uniti - che, anche se al Congresso degli Stati Uniti abbiamo molti amici e interlocutori, non siamo mai riusciti a intavolare un dibattito positivo con il senatore Helms, che sembra non avere nemmeno il passaporto americano ed è convinto, non solo su questo argomento ma anche su molti altri, di avere il diritto di imporre la sua legge al mondo.
Si pensi anche all' atteggiamento dilatorio degli Stati Uniti in relazione al finanziamento dell' ONU.
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Dobbiamo segnalare ai nostri amici e colleghi statunitensi il rischio che questa decisione comporta, in quanto incita Stati come il Pakistan o l' India - con il rischio di una guerra totale - a continuare con i loro esperimenti nucleari.
Danneggia le nostre relazioni con la Russia e crea una situazione che incoraggia gli Stati che erano sul punto di dotarsi di armamenti nucleari a riprendere i preparativi.
Credo sia una manifestazione di assoluta irresponsabilità.
E nell' Unione, dove tutti abbiamo ratificato il Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari, abbiamo argomenti politici e morali per rivolgerci ai nostri colleghi statunitensi e ricordare loro che hanno la grande responsabilità di cercare di stabilizzare il mondo e che possono contare sul nostro aiuto se ci consentiranno di collaborare con loro.
Questo tipo di misure unilaterali, che vanno in senso contrario rispetto alla Storia e presuppongono il blocco drammatico di un processo che dura da molti anni e dovrebbe anzi essere incoraggiato, credo siano l' esatto contrario di quello che dobbiamo fare.
<P>
Signor Presidente, spero che i nostri colleghi che fanno parte della delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti lo ricordino il più presto possibile ai nostri colleghi statunitensi.
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<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="DA" NAME="Haarder">
Signor Presidente, vorrei ringraziare il Commissario Chris Patten del suo intervento chiaro e forte. E vorrei anche ringraziare l' onorevole Barón Crespo per aver sottolineato che oggi non stiamo criticando gli Stati Uniti.
Stiamo invece criticando alcuni singoli membri del Senato americano.
Siamo amici degli Stati Uniti.
Ammiriamo l' impegno degli USA nei confronti della libertà e della pace nel mondo.
Abbiamo sostenuto la strategia nucleare degli USA e della NATO compresi gli esperimenti eseguiti in vista della non proliferazione nucleare.
Ci vediamo quindi costretti a fare una paternale ai nostri amici del Senato americano.
E' assolutamente incosciente utilizzare la ratifica del blocco degli esperimenti nucleari come pomo della discordia in un conflitto di politica interna tra il Congresso repubblicano e il Presidente democratico.
Come potremo spingere la Russia, la Cina, l' India e il Pakistan alla ratifica se il nostro principale alleato non è disposto a farlo?
Abbiamo protestato - credo che l' onorevole Morillon se lo ricordi - quando la Francia ha condotto i propri esperimenti nucleari nell' Oceano Pacifico.
Abbiamo protestato perché quell' azione comprometteva i tentativi volti a promuovere la non proliferazione.
E ora ci vediamo costretti a criticare la maggioranza del Senato americano.
Invitiamo a riprendere in considerazione la questione.
Speriamo che si capisca che la critica di oggi si rivolge al Senato americano, che se la merita.
Spero che in questo modo la questione possa essere ripresa rapidamente in esame.
<P>
<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, innanzitutto vorrei esprimere a nome del mio gruppo la delusione per il mancato inserimento nella risoluzione di un invito a tutti gli Stati membri europei e ai paesi candidati all' adesione all' Unione europea a dare pieno appoggio alla risoluzione sulla coalizione per una nuova agenda, ora all' esame della 55ª Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Tale risoluzione, che, tra l' altro, ha il sostegno del Parlamento europeo e del mio paese, l' Irlanda, sottolinea un nuovo modo di pensare misure efficaci mirate a promuovere la causa di un mondo libero dal nucleare.
<P>
La decisione statunitense è deplorevole ed invia un segnale molto pericoloso al resto del mondo riguardo al disarmo nucleare.
E' interessante e degno di attenzione il recente caso in Scozia in cui è stata confermata una sentenza del Tribunale internazionale che dichiarava illegali le armi nucleari.
<P>
Dobbiamo inoltre rivolgere l' attenzione alla NATO, dove si rende necessario un riesame, perché, da quanto capisco, gli Stati Uniti hanno dimostrato senza ombra di dubbio il loro disprezzo per l' intera questione del disarmo nucleare a livello internazionale.
Sono aspetti di cui occorre tenere conto.
<P>
Infine, l' Unione europea dovrebbe rivedere la propria politica di sostegno alla NATO e all' Unione dell' Europa occidentale.
Entrambe le organizzazioni militari sono impegnate con armamenti nucleari, armi che il Tribunale internazionale ha giudicato illegali.
Stiamo dando sostegno ad armi illegali e questo ci impone davvero un' analisi della situazione.
<P>
<SPEAKER ID=135 NAME="Morgantini">
Signor Presidente, nel votare contro il Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari il Senato nordamericano ha compiuto un gesto irresponsabile, assumendosi nello stesso tempo la responsabilità di mettere il mondo di fronte al serio pericolo dell' olocausto nucleare.
"Gli abbiamo fatto il funerale" , ha pomposamente detto il senatore Jesse James, noto per il suo fondamentalismo, non rendendosi conto - o forse rendendosene conto molto bene - che con la firma di quel Trattato si era cominciato a rendere concreta la speranza di non vedere mai più ripetersi ciò che gli Stati Uniti avevano compiuto con l' olocausto nucleare di Hiroshima e Nagasaki.
Una triste prospettiva per il nostro secolo!
Infatti, nel paese che vuole ergersi a leader morale e strategico sembrano prevalere le forze che, in nome dei profitti e delle supremazie militari e nucleari, non hanno timore di portare anche se stesse alla distruzione.
In realtà, forse non dovremmo essere sorpresi.
Quelle forze sono le stesse che continuano a perpetrare la pena di morte, a non pagare le quote dovute alle Nazioni Unite, contribuendo anche in questo modo alla perdita di legittimità e funzionalità di un organismo che ha come suo elemento costitutivo il diritto dei popoli ad essere liberi dalle guerre.
<P>
Una follia, questa compiuta dal Senato americano, che, come diceva il Commissario Patten, non è stata forse neppure fatta per calcoli strategici ma per lotte interne, il che rende la questione ancora più misera e peggiore e, soprattutto, come è stato fatto osservare, incita altri paesi, già potenze nucleari, a non ratificare il Trattato, e incita altri paesi ancora a rifornirsi di armi nucleari.
Abbiamo visto che la Russia non si è fatta attendere, sperimentando l' altro ieri un missile balistico intercontinentale Steel RS 18.
Inquietante è anche il fenomeno che si è manifestato con il Ministro giapponese.
La Cina poi, che ha compiuto 45 test nucleari, aveva assicurato di voler accelerare i tempi di ratifica.
Ora tutte queste cose sono sicuramente in dubbio.
<P>
Questo Parlamento si è espresso più volte a favore della fine delle armi nucleari.
Dobbiamo impegnarci affinché i paesi che non hanno ancora ratificato il Trattato lo facciano al più presto.
Ne citiamo solo alcuni: la Cina, la Russia, l' India e Israele, che ancora tiene in carcere Mordekaivanour, obiettore di coscienza.
Dobbiamo anche porre fine al Nuclear Sharing, come stabiliscono gli articoli 1 e 2 del Trattato di non proliferazione: "Nessuno Stato in possesso di armi nucleari può, direttamente o indirettamente, portare armi in altri paesi" .
Al contrario, abbiamo visto che nelle basi NATO sono state deposte grandi quantità di armi nucleari, e ciò contro la volontà delle popolazioni che avevano scelto di vivere in zone libere dal nucleare.
L' Unione europea è sicuramente attiva nel rafforzare la strada per la non proliferazione delle armi nucleari.
Non voglio perdere la fiducia che sia possibile rendere più razionale questo mondo, e che esso cessi di produrre ciò che lo può distruggere.
Sono convinta che i movimenti per la pace contro il nucleare, che tanto hanno fatto negli anni '70 e '80, possano riprendere la loro attività in collaborazione anche con noi e il nostro Parlamento, affinché davvero possiamo vivere fuori da un mondo del nucleare.
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<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="EN" NAME="Elles">
Signor Presidente, la deputata appena intervenuta ha menzionato il senatore Jesse James, che, se ricordo bene, era un pistolero.
In realtà ci stiamo riferendo al senatore Jesse Helms, che di solito spara commenti affrettati, ma senza usare pistole.
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Vorrei sottolineare tre punti nell' ambito della discussione.
In primo luogo, siamo tutti d' accordo sui pericoli della proliferazione nucleare.
La Commissione ha ragione a sottolineare nella sua dichiarazione la necessità che gli Stati Uniti assumano un ruolo di guida nel trattare con paesi come la Russia, la Cina, il Pakistan e l' India, che attendono proprio questo, una guida di cui al momento sono privi.
Dovremo fare il possibile per indurre il Senato a riconoscere con realismo qual è la situazione.
Abbiamo quindi ragione oggi a criticare con fermezza l' azione adottata dal Senato degli Stati Uniti sul Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari.
<P>
In secondo luogo, è interessante che nella precedente discussione sul tema della globalizzazione abbiamo riconosciuto, che ci piacesse o no, il carattere globale delle forze economiche e delle nuove tecnologie.
Tuttavia, il Senato degli Stati Uniti, una legislatura, oppone resistenza all' ambiente globale in cui vive.
Forse perché teme le difficoltà delle verifiche e la possibilità che la messa al bando consenta a paesi quali la Corea del Nord e l' Iraq di condurre test di basso livello; o forse ha paura che fermando in modo definitivo gli esperimenti gli Stati Uniti possano subire un deterioramento del proprio arsenale e deterrente nucleare.
<P>
Il Commissario ha menzionato l' articolo di Sandy Berger pubblicato dall' Herald Tribune, ma è questa la vera risposta alla domanda del perché i repubblicani al Senato hanno votato contro il Trattato?
L' Herald Tribune ha pubblicato un secondo articolo oggi, esattamente alla stessa pagina, in cui Crystal, direttore del Weekly Standard, scrive: "I repubblicani sosterranno che la sicurezza americana non può essere salvaguardata da convenzioni internazionali.
Chiederanno invece agli americani di affrontare questo mondo sempre più pericoloso senza illusioni.
Sosterranno che il dominio americano può essere mantenuto ancora per molti decenni, non con accordi sul controllo degli armamenti, bensì aumentando il potere dell' America e quindi la sua capacità di porsi alla guida" .
A mio parere, come hanno detto altri oratori, avremo il diritto e la necessità assoluti di discutere con i nostri colleghi del Congresso, in particolare con quelli del Senato.
Come membro della delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti, sarà proprio quello che farò appena possibile.
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<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="DE" NAME="Sakellariou">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, Commissario Patten, vorrei ricordare le parole con cui il Presidente Clinton ha stigmatizzato il comportamento del Senato.
Lo ha definito irresponsabile.
Tale irresponsabilità ha inferto un duro colpo agli sforzi internazionali volti alla non proliferazione e getta il disarmo nucleare in una grave crisi.
Mi sembra ancora più importante in questo momento che l' Unione europea assuma l' iniziativa in tale settore.
<P>
Plaudo all' intervento del Presidente Chirac, del Cancelliere Schröder e del Primo ministro Blair che in una lettera aperta si sono rivolti all' opinione pubblica americana per la ratifica dell' accordo CTBT.
Purtroppo non è stato sufficiente, come tutti sappiamo.
Pertanto occorre fare molto di più.
Dobbiamo diventare concreti e agire.
Sono un po' deluso, signor Presidente in carica del Consiglio, che lei ci abbia raccontato quanto abbiamo già letto sui giornali.
Mi congratulo con il Commissario Patten per i punti concreti che ha illustrato.
Signor Commissario, vorrei chiederle di raccogliere tali proposte in una sorta di catalogo di azioni nel quadro di una comunicazione per il Parlamento europeo che ci consenta di operare attivamente, di adottare iniziative o di presentare altre proposte al Consiglio.
<P>
In conclusione vorrei ribadire la posizione approvata dal Parlamento europeo il 18 novembre dello scorso anno, nella quale ha sostenuto le dichiarazioni del 9 giugno 1998 da parte di otto Stati sulla new agenda coalition, ossia una rapida, definitiva e totale eliminazione delle armi nucleari.
Questa è la richiesta a cui il Parlamento deve rinnovare il proprio appoggio.
<P>
<SPEAKER ID=138 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, la scorsa settimana a Greenock, sulla costa occidentale dell' Unione europea, tre donne coraggiose, Angela Zetter, Ellen Moxley e Bodil Ulla Roder, sono state processate con l' accusa di danni criminali.
Avevano compiuto un' azione mirata a boicottare l' impianto dei missili Trident sul fiume Clyde.
Il loro obiettivo era quello di impedire ciò che considerano un grave crimine secondo la legge internazionale.
Il giudice Gimblett ha indotto la giuria ad assolverle in quanto l' accusa non aveva dimostrato che avessero agito con intenzioni criminali.
E' possibile che si ricorra in appello contro tale sentenza.
In questo caso, il Procuratore generale della Scozia dovrà dimostrare dinanzi alla nostra massima corte d' appello la legalità di una politica di difesa fondata su armi di distruzione di massa.
<P>
La dottrina del duplice effetto non si applica alle armi che per loro natura intrinseca sono progettate per causare distruzioni di massa.
Il coraggio e l' indipendenza di giudizio del giudice Gimblett e il coraggio di Angela Zelter e delle sue compagne contrastano nettamente con il petulante rifiuto del Senato degli Stati Uniti di ratificare il Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari.
<P>
Come la maggior parte dei miei compatrioti, sono profondamente contrario all' utilizzo delle acque scozzesi per i Trident.
Ho l' orgoglio di rappresentare un partito, il Partito nazionale scozzese, che vi si oppone in modo assoluto e sono lieto che l' intero gruppo Verts/ALE sia solidale con noi su questo punto.
Non sorprende quindi il fatto che giudichiamo deplorevole l' azione del Senato.
<P>
<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="EL" NAME="Giannakou-Koutsikou">
Signor Presidente, la recente decisione del senato degli USA di non ratificare il Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari crea uno spiacevole precedente per quanto riguarda gli sforzi compiuti da tutti i popoli della terra di conseguire la stabilità e la pace duratura.
<P>
In un' epoca di situazioni e congiunture cruciali a livello internazionale, la decisione, presa da quella che in sostanza rimane l' unica superpotenza, pone un grosso interrogativo in merito alla riaffermazione della volontà politica del mondo civilizzato di controllare con efficacia la produzione e la diffusione delle armi di distruzione di massa.
Non vi è dubbio che le società democratiche moderne godano di un sistema di pace, sicurezza, sviluppo e prosperità.
E' però possibile che nuove forme di instabilità politica e sociale minaccino la coesione delle società liberali a seguito, ad esempio, delle azioni di un terrorismo organizzato su scala mondiale.
Il terrorismo attuale si va modernizzando a tutti i livelli e segue da vicino i progressi tecnologici nel settore delle armi e delle comunicazioni.
<P>
I dati disponibili ci indicano che in futuro vi saranno forse mezzi di distruzione di massa utilizzabili per perseguire determinati obiettivi politici su tutto il pianeta.
Una simile prospettiva, signor Presidente, deve però essere lasciata ai margini della discussione.
Ciò può essere garantito solo applicando, in modo organizzato e congiunto, dei metodi per esercitare un controllo preventivo sullo sviluppo, la disponibilità e l' uso di armi nucleari, chimiche e biologiche di distruzione di massa.
Non ci illudiamo certo che le limitazioni alle armi nucleari o la loro messa al bando possano impedire a taluni Stati, con assoluta certezza, di acquisire dette armi in futuro.
Abbiamo visto quel che accade tra India e Pakistan; spesso le divergenze tra paesi confinanti in lotta o il desiderio di sovvertire un equilibrio geopolitico, considerato da taluni svantaggioso, diventano un pretesto per far ricorso al nucleare.
In ogni caso è importante che la comunità internazionale e tutti coloro che possono garantire la pace e la stabilità nel mondo dichiarino, in modo chiaro e vincolante, la propria volontà politica a far sì che la non proliferazione degli arsenali nucleari sia sempre una massima priorità non negoziabile.
<P>
Signor Presidente, ci auguriamo che la decisione del senato americano sia solo una momentanea deviazione dall' obbligo morale che questa superpotenza ha nei confronti dell' opinione pubblica mondiale, in quanto detto paese deve essere il capofila della politica per la riduzione del pericolo nucleare.
<P>
<SPEAKER ID=140 LANGUAGE="NL" NAME="Wiersma">
Signor Presidente, il Parlamento europeo si è sempre schierato a favore della riduzione degli armamenti nucleari - e il Presidente francese ne sa qualcosa -, che si trattasse dei Trattati START o del Trattato contro la proliferazione di armi nucleari, che fortunatamente è stato prorogato non molto tempo fa.
Molti paesi hanno deciso volontariamente di rinunciare al possesso di armi nucleari.
Le grandi potenze nucleari hanno ridotto in misura considerevole i loro arsenali atomici, ma non possiamo ancora dirci soddisfatti perché il processo START va avanti a fatica e troppi paesi si riservano il diritto di diventare una potenza nucleare.
<P>
In alcune zone del mondo, tale situazione acuisce le tensioni.
Qualche tempo fa è stato sottoscritto un ampio accordo che vieta l' esecuzione di test nucleari e costituisce un importante passo in avanti.
Tale accordo era ed è espressione della volontà di bandire completamente, a lungo termine, le armi nucleari.
Gli Stati Uniti sono stati tra i promotori di tale divieto ed è pertanto oltre modo penoso che proprio essi - o, meglio, la maggioranza del Senato degli USA - non abbiano ora voluto ratificare l' accordo.
<P>
Il Trattato di non proliferazione sancisce, in un certo senso, l' accettazione dell' esistenza di cinque potenze nucleari.
Gli Stati che non possiedono armi di questo tipo hanno acconsentito a ciò a condizione che le potenze nucleari facciano di tutto per ridurre i loro armamenti atomici.
Il divieto di esecuzione di test nucleari era ed è un elemento essenziale dell' accordo.
La promessa di riduzione delle armi nucleari è una caratteristica importante del processo di non proliferazione e ne costituisce in parte la base morale.
<P>
Anche per questo motivo la decisione del Senato americano è molto grave.
Essa va ad intaccare la credibilità del processo di non proliferazione.
Il Senato cita il caso di paesi come l' Iraq, che in futuro potrebbero diventare una minaccia nucleare, e ne trae la conclusione che gli Stati Uniti devono continuare a disporre di un arsenale atomico al passo con i tempi, per ottenere il quale è necessario compiere test nucleari.
<P>
Anche a prescindere dalla rilevanza politica e militare di un simile ragionamento, occorre constatare come esso sia rivelatore di un provincialismo americano nel quale non c' è spazio per un approccio internazionale di stampo contrario, secondo cui i paesi come l' Iraq vanno contrastati attraverso divieti internazionali e sanzioni.
A nostro parere, l' Unione europea dovrà sostenere con forza questo tipo di approccio.
<P>
<SPEAKER ID=141 LANGUAGE="DE" NAME="Stenzel">
Signor Presidente, deploro nel modo più assoluto il rifiuto del Senato degli Stati Uniti di ratificare il Trattato per la totale interdizione degli esperimenti nucleari, il CTBT, che ha inferto un grave colpo al disarmo.
Tale posizione del Senato americano è in contrasto con le conclusioni della Conferenza CTBT che, come ha ricordato il Presidente in carica del Consiglio, si è riunita a Vienna ed ha sottolineato l' importanza di una proibizione completa e verificabile degli esperimenti nucleari, invitando tutti i paesi a sottoscrivere e ratificare in tempi brevi tale Trattato.
<P>
La mancata ratifica da parte degli Stati Uniti non ha un grande peso in termini di politica reale, poiché su 155 Stati finora solo 51 hanno ratificato il Trattato e dei 44 Stati che svolgono un ruolo chiave hanno firmato solo 41.
Tuttavia l' entrata in vigore di tale Trattato negli Stati Uniti avrebbe avuto l' effetto di esercitare pressioni su potenze atomiche regionali inducendole ad aderire. Cito ad esempio l' India e il Pakistan, che stanno costruendo un equilibrio regionale di terrore, la Corea del Nord o l' Iran, l' Iraq, Israele.
Non tutti questi paesi sono altrettanto imprevedibili, tuttavia la diffusione di armi nucleari purtroppo non è affatto diminuita con il Trattato di non proliferazione, bensì è aumentata.
Il fallimento del Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari negli Stati Uniti alimenta di nuovo il sospetto che nutrono appunto i paesi di soglia e le potenze atomiche regionali del Terzo mondo che il Trattato di non proliferazione serva anzitutto ad assicurare il potenziale dei grandi paesi discriminando i paesi minori.
<P>
Certo è encomiabile che un paese come l' Austria, che non è una potenza nucleare, abbia sottoscritto e ratificato il Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari, ma questo non eserciterà alcuna influenza diretta sulle potenze nucleari regionali.
Lo scopo che ci prefiggiamo e cui ora dobbiamo a maggior ragione tendere è un graduale avvicinamento all' obiettivo finale del disarmo nucleare, che comprende la cessazione di esperimenti nucleari nonché il proseguimento del processo START e lo smantellamento verificabile di materiale fissile.
<P>
<SPEAKER ID=142 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
Signor Presidente, non reputo necessario tornare sulle questioni riassunte in modo molto sintetico in particolare dal Commissario Patten. Vorrei però ribadire il pericolo che l' azione del Senato possa inviare un messaggio sbagliato ai falchi della Duma russa che sinora non hanno risposto alle iniziative per il disarmo nucleare.
Vorrei anche sottolineare le conseguenze che ciò comporta per il Trattato di non proliferazione, la cui revisione è prevista l' anno prossimo, perché esso si fonda sulla premessa che le esistenti potenze nucleari lavorino per il disarmo.
Tale premessa è ora messa in discussione, malgrado il fatto che il Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari avrebbe congelato per sempre la superiorità nucleare degli Stati Uniti.
Questa è l' assurdità della faccenda.
<P>
Tuttavia, in realtà la questione ha una portata più ampia.
Si tratta in effetti di politica interna statunitense.
Se analizziamo, ad esempio, la politica occidentale nei confronti della ex Jugoslavia, constatiamo che la sua efficacia ha seguito l' andamento della politica interna statunitense.
<P>
Vorrei domandare al Commissario Patten, se sta ancora ascoltando, se è d' accordo con me sul fatto che questi avvenimenti rafforzano la necessità di una efficace politica estera e di sicurezza comune e di una politica europea di difesa nell' ambito delle quali poter agire in modo autonomo, non per essere indipendenti, ma piuttosto per non lasciare la nostra sicurezza in balia della politica interna e delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti.
<P>
<SPEAKER ID=143 LANGUAGE="SV" NAME="Theorin">
Signor Presidente, "il Paese deve reggersi sul diritto", e ciò vale anche in ambito internazionale.
In materia di armi nucleari esistono due accordi cruciali: da un lato l' accordo di non proliferazione, con il quale le potenze nucleari si sono impegnate al disarmo nucleare a patto che altri paesi non si dotino di armi atomiche; dall' altro l' accordo per la sospensione dei test atomici, estremamente importante perché quei test vengono condotti per produrre armi.
<P>
Il segnale lanciato dal Senato statunitense alla comunità internazionale è quindi estremamente pericoloso.
Il processo di disarmo nucleare, così importante, può risultarne bloccato.
Consentitemi di ricordare che le armi atomiche non sono pericolose unicamente se usate, ma anche per il semplice fatto di esistere.
<P>
Il generale a quattro stellette Lee Butler, ex responsabile delle forze nucleari strategiche degli Stati Uniti, l' uomo che per anni ha avuto il dito sul pulsante di innesco, è totalmente convinto che la semplice esistenza delle armi atomiche, che possono essere utilizzate non soltanto per decisione politica ma anche per un errore tecnico, rappresenti una minaccia.
E' essenziale che l' Unione europea lo dica chiaramente agli Stati Uniti, esigendo davvero la ratifica dell' accordo.
<P>
<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, sono profondamente soddisfatto dati i risultati del tutto unanimi a cui ha portato il dibattito qui in Parlamento e ritengo positivo che Commissione, Parlamento e Consiglio abbiano ribadito molto chiaramente il sostegno dell=Unione europea al Trattato sul divieto totale della sperimentazione nucleare.
E= altrettanto positivo che un=ampia maggioranza di Stati membri abbia sottoscritto il Trattato.
Purtroppo il Senato degli Stati Uniti ha lanciato al riguardo un segnale del tutto sbagliato, un segnale errato soprattutto per quei paesi che potrebbero cedere ancora alla tentazione di compiere esperimenti nucleari.
Da parte nostra vi posso assicurare che continueremo a sollevare la questione in seno al dialogo politico tra Unione europea e Stati Uniti.
Tuttavia sappiamo bene che questa volta il problema non è il governo degli Stati Uniti; piuttosto noi e specialmente voi, onorevoli parlamentari, dovremmo esercitare particolari pressioni sul Senato degli Stati Uniti affinché si esprima a favore del Trattato.
<P>
<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
Signor Presidente, è stato interessante per me, nel corso di questa breve ma importante discussione, ascoltare il parere dell' onorevole MacCormick.
Ci conosciamo da 35 anni, cosa che può risultare sorprendente agli onorevoli deputati, perché entrambi sembriamo molto più giovani.
Comunque, ritengo di poter affermare in tutta onestà che i nostri rispettivi pareri sulle armi nucleari non sono cambiati in tre decenni e mezzo, il che dimostra, suppongo, una coerenza mai venuta meno in tutta la vita.
<P>
Per passare ad un punto più serio, penso che la maggior parte degli oratori intervenuti abbia operato la distinzione estremamente importante tra gli Stati Uniti e il governo degli Stati Uniti, da un lato, e il Senato, in particolare la sua maggioranza repubblicana, dall' altro, distinzione sottolineata dagli onorevoli Barón Crespo, Haarder, Elles e da altri oratori.
E' importante che operiamo tale distinzione e riconosciamo che è sul Senato e sui membri del Congresso che dobbiamo esercitare pressioni.
Un punto che dobbiamo discutere con loro, evocato dall' articolo citato dall' onorevole Elles, è che oggi l' unilateralità sostenuta da alcuni repubblicani, anche se non da tutti, per essere giusti nei confronti del senatore Logan, è una politica che, per riprendere la storia irlandese di "isolazionismo" , sarebbe per il mondo altrettanto disastrosa quanto lo è stata dopo la prima guerra mondiale.
<P>
Ci attende un intenso lavoro di persuasione.
L' onorevole Morillon ha detto che il voto al Senato è stato perso per 51 voti contro 48.
In realtà, il problema è più serio, perché la ratifica di un Trattato richiede due terzi di voti favorevoli al Senato, perciò mancano quasi 20 voti per l' approvazione.
In ogni caso, posso assicurare al Parlamento che la Commissione intende unirsi al Parlamento nel tentativo di indurre i senatori ad un ripensamento.
E' nel nostro interesse, nel loro interesse e nell' interesse del mondo intero.
<P>
<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
Signor Presidente, ho posto al Commissario Patten una domanda diretta.
Vorrei sapere se intende darmi una risposta.
<P>
<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
L' onorevole parlamentare si riferisce alla domanda che mi chiedeva se riconosco che l' azione americana dimostra con grande forza la necessità di formulare una politica estera e di sicurezza comune?
Sono del tutto d' accordo con lui su questo punto.
Forse, tuttavia, potrei compiere un ulteriore passo, sottolineando che l' Unione europea ne uscirebbe davvero danneggiata se, dopo aver sostenuto la necessità di una politica estera e di sicurezza comune, dopo esserci schierati a favore di un' iniziativa europea di sicurezza e di difesa, la nostra azione non fosse all' altezza della nostra retorica.
Perché in tali circostanze avremmo ottenuto il peggiore effetto possibile sull' opinione pubblica americana, nonché sulla nostra.
Sarebbe il modo per incoraggiare negli Stati Uniti proprio quei sentimenti unilateralisti che l' onorevole deputato ed io deploriamo.
<P>
<SPEAKER ID=148 NAME="Presidente">
Molte grazie, signor Commissario.
<P>
Sono state ricevute, ai sensi dell' art. 35, paragrafo 2 del Regolamento, cinque proposte di risoluzione a conclusione della presente dichiarazione.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani mattina.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Vertice UE/Russia a Helsinki
<SPEAKER ID=149 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio sul Vertice UE/Russia a Helsinki.
<P>
Il Presidente in carica del Consiglio Sasi chiede alla Presidenza di annunciare che, per impegni inderogabili, dovrà lasciare l' Aula alle 18.00.
<P>
Ha la parola il Presidente in carica del Consiglio Sasi.
<P>
<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
Il Presidente in carica Sasi ha sintetizzato in modo esemplare i risultati del Vertice Unione europea/Russia della scorsa settimana.
Come il Parlamento può immaginare, il Vertice è stato inevitabilmente dominato da discussioni sulla Cecenia, in cui l' Unione europea ha insistito, come ha riferito la Presidenza, per un ridimensionamento della situazione, per un ritorno al dialogo politico, per un uso proporzionato della forza nella lotta contro il terrorismo e per una soluzione alla crisi umanitaria.
<P>
Vorrei fare qualche osservazione su questo tema e quindi concentrarmi brevemente su altre due questioni che sono emerse con toni preoccupanti nelle nostre discussioni: l' attuazione dell' accordo di partenariato e di cooperazione e l' ampliamento dell' Unione europea e la dimensione settentrionale.
<P>
Innanzitutto, la Commissione condivide senz' altro la profonda preoccupazione di tutti gli Stati membri circa l' attuale situazione in Cecenia.
Una delle priorità immediate, in particolare con l' inverno che avanza, è garantire l' assistenza umanitaria per le decine di migliaia di profughi che si spostano a causa del conflitto.
In linea di principio la Commissione ha deciso che ECHO può rendere disponibili nell' immediato 1,2 milioni di euro per contribuire ad alleviare la situazione nell' Inguscezia e nel Dagestan.
I russi sono aperti in generale all' offerta di aiuti umanitari, ma è necessario comunque qualche progresso nei negoziati per poter distribuire gli aiuti dell' Unione europea.
<P>
Prima di procedere ci occorrono maggiori garanzie da parte delle autorità russe sulle disposizioni di sicurezza per gli operatori internazionali incaricati degli aiuti sul posto.
Si sono verificati troppi episodi nella storia recente per trascurare tale importante questione.
Abbiamo anche insistito affinché fosse consentito alle organizzazioni umanitarie di visitare la zona per valutare le necessità in loco e spero che tale missione possa svolgersi nei prossimi giorni.
<P>
In secondo luogo, la Commissione ha accolto con grande favore i progressi compiuti nell' attuazione dell' accordo di partenariato e di cooperazione.
Benché, come ovvio, il Vertice non sia entrato nei particolari, è stata espressa una chiara consapevolezza dell' importanza di un partenariato strategico tra Unione europea e Russia, malgrado le attuali difficoltà.
In questo contesto, le iniziative di cooperazione economica che abbiamo avviato con la Russia si stanno sviluppando in generale in modo soddisfacente.
Ad esempio, stiamo compiendo progressi significativi nel garantire una migliore protezione dei diritti di proprietà intellettuale.
Abbiamo avviato un importante programma che offre a giovani dirigenti russi periodi di formazione pratica in aziende dell' Unione europea.
<P>
La cooperazione tra esperti sta procedendo in una serie di altri settori, tra cui l' ambiente, il problema del "millennium bug" in Russia e l' utilizzo più efficiente dell' energia.
Per contro, le relazioni commerciali bilaterali e gli investimenti non si stanno sviluppando secondo quanto auspicato dalla Commissione.
L' Unione europea sta ampliando, giustamente, le opportunità di esportazione per le imprese russe sui mercati comunitari, allo scopo di promuovere l' economia russa.
Purtroppo, però, nell' altra direzione si registrano progressi minori.
Abbiamo chiesto ripetutamente alle autorità russe di rimuovere gli ostacoli all' espansione delle imprese dell' Unione europea sui mercati russi.
Tra questi, gli eccessivi requisiti in termini di certificazioni e di collaudi, oltre a problemi specifici come i continui richiami alle compagnie aeree internazionali che utilizzano rotte sulla Siberia.
Il calo delle esportazioni dell' Unione europea verso la Russia dopo la crisi finanziaria di agosto dell' anno scorso sottolinea la necessità di un intervento in questi settori.
Il Ministro Sasi ha indicato alcuni punti necessari per migliorare le condizioni per gli investimenti esteri diretti.
<P>
In terzo luogo, il Primo ministro Putin ha accolto con favore l' ampliamento dell' Unione europea quale forza di stabilità politica in Europa.
E' comprensibile che i russi stiano sviluppando un concreto interesse per il processo di ampliamento e l' Unione europea è pronta ad impegnarsi in un serio dialogo nel quadro dell' accordo di partenariato e di cooperazione.
Tuttavia, la Commissione ha sempre affermato chiaramente che non sarebbe appropriato istituire un meccanismo speciale o una forma di consultazioni trilaterali con i paesi candidati, come richiesto dalla Russia in varie occasioni.
<P>
In risposta alle preoccupazioni della Russia riguardo all' impatto economico dell' ampliamento, il Presidente Prodi ha sottolineato i vantaggi in termini di tariffe più basse e di un migliore accesso ai mercati dei paesi candidati.
I vantaggi saranno ancora più consistenti se la Russia provvederà a ravvicinare le proprie norme tecniche a quelle dell' Unione europea, contribuendo a facilitare il proprio accesso alle maggiori opportunità commerciali offerte dal mercato unico ampliato.
Un principio fondamentale per la Commissione è che l' ampliamento non deve creare nuove linee di divisione in Europa.
<P>
Al Vertice il Primo ministro Putin è stato molto positivo riguardo alla dimensione settentrionale.
Ha affermato la propria volontà che siano coperte non solo le zone transfrontaliere, ma anche vaste aree della Russia nordoccidentale.
Abbiamo concordato di discutere le proposte particolareggiate in occasione della Conferenza di Helsinki a novembre.
<P>
Kaliningrad come futura enclave all' interno dell' Unione europea rappresenta una sfida particolare nell' ambito della dimensione settentrionale.
I paesi partner della dimensione settentrionale, compresi i paesi candidati all' adesione all' Unione europea che confinano con Kaliningrad, mostrano un crescente interesse alla cooperazione sulle questioni sollevate dalla sua peculiare situazione.
Attraverso TACIS e altri strumenti finanziari dell' Unione europea, la Commissione sta già sostenendo il processo di transizione economica a Kaliningrad.
<P>
Non è stata un' occasione in cui si sia potuta constatatare una completa identità di vedute.
Come avrebbe potuto essere così, date le circostanze?
Tuttavia, a mio parere è stato un incontro utile e spero davvero che il Primo ministro russo rifletta su tutto ciò che abbiamo detto, in particolare riguardo al Caucaso settentrionale.
<P>
<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="NL" NAME="Oostlander">
<SPEAKER ID=153 LANGUAGE="SV" NAME="Schori">
Signor Presidente, il vertice di Helsinki si è svolto in un contesto estremamente preoccupante.
Stando alle informazioni che giungono da Mosca, la Croce Rossa si prepara a consegnare quest' inverno aiuti d' emergenza alle popolazioni dell' intera regione polare russa.
Nel frattempo, la Banca mondiale e il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite parlano di un estendersi della povertà, dell' esclusione e di una disoccupazione giovanile senza precedenti in Russia.
<P>
Che la miseria sociale rappresenti un terreno favorevole allo sviluppo del populismo e dell' estremismo, delle contrapposizioni religiose ed etniche emerge ora con una chiarezza sconvolgente dalle vicende di cui sono teatro la Cecenia e le regioni circostanti, in cui signori della guerra e bande di delinquenti si arricchiscono a spese della popolazione civile.
Il bagno di sangue in atto in Cecenia pare non avere fine.
Circa 200.000 cittadini inermi sono stati costretti alla fuga, mentre il Dagestan appare sempre più destabilizzato.
Non può essere escluso che le nostre migliori intenzioni nei confronti della Russia vengano pesantemente ostacolate e minacciate dalla crisi che non ha fine: our best laid schemes might go aglay.
<P>
Nessuno, nell' Unione europea, auspica una Cecenia indipendente.
Non possiamo accettare il ricatto del terrorismo, ma neppure l' idea che alla crisi venga data una soluzione militare.
Esigiamo che la Russia avvii un negoziato con il presidente eletto della Cecenia astenendosi dall' imporre condizioni irrealistiche in partenza, ed esigiamo che gli aiuti inviati dall' Unione europea giungano effettivamente a destinazione.
<P>
Ieri il primo ministro Putin ha fatto approvare alla Duma lo stanziamento di un miliardo di dollari da destinare a all' intervento militare in Cecenia.
La mia domanda al Consiglio e alla Commissione è quindi: farete in modo di assicurarvi che nessun aiuto internazionale finisca per finanziare le operazioni belliche dei russi in Cecenia?
<P>
<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="FI" NAME="Väyrynen">
Signor Presidente, dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia ed il crollo dell=Unione sovietica, i paesi occidentali convennero di offrire un aiuto incondizionato per la salvaguardia dell=unità territoriale della Federazione russa.
In quella fase i leader russi ricevettero probabilmente anche qualche promessa se essi contribuirono al pacifico scioglimento del Patto di Varsavia e all=altrettanto pacifico smembramento dell=Unione sovietica.
Tale è stato anche il punto di partenza comune dei paesi occidentali nei confronti degli avvenimenti in Cecenia.
<P>
Tuttavia, i dirigenti russi adesso temono probabilmente di perdere le regioni la cui popolazione è costituita per la maggior parte da minoranze etniche e religiose.
Il ritiro delle forze militari dalla Cecenia ha costituito un precedente allarmante.
Gli avvenimenti del Dagestan hanno a loro volta dimostrato che la piaga si stava allargando.
La minaccia avvertita del governo russo nei confronti dell=integrità territoriale del proprio paese è una preoccupazione indubbiamente fondata.
Dovrebbe tuttavia rendersi conto che l=indipendenza del paese non può essere garantita con il ricorso alla forza militare.
L=unica reale possibilità è che le minoranze etniche che abitano le regioni meridionali della Russia siano soddisfatte delle proprie condizioni di vita e considerino per se stesse un vantaggio far parte della Federazione russa.
<P>
Non si può totalmente escludere il ricorso alle forze armate, ma esse vanno impiegate unicamente per tenere sotto controllo il terrorismo.
I paesi occidentali devono condannare in maniera decisa l=uso spropositato della forza militare in Cecenia certamente con più fermezza di quanto abbiano fatto in occasione del Vertice di Helsinki.
Sarà nostro compito esercitare pressioni sul governo russo affinché risolva i problemi interni del paese sia ricorrendo a mezzi politici sia promuovendo lo sviluppo economico e sociale.
Purtroppo l=immagine di credibilità e di efficienza dell=Unione europea e, complessivamente, dei paesi occidentali è in questo caso compromessa dalla recente guerra condotta in Jugoslavia a fini umanitari.
<P>
<SPEAKER ID=155 NAME="Hautala">
Signor Presidente, signor Commissario, il Ministro Sasi ha purtroppo ribadito poco fa il concetto che l=Unione europea considera la situazione in Cecenia unicamente una questione interna russa.
Tuttavia la Russia sta violando molteplici convenzioni per la salvaguardia dei diritti umani.
Gli accordi del Consiglio d=Europa ad esempio vietano tassativamente agli Stati di uccidere e di bombardare i propri cittadini.
I Trattati sottoscritti in seno all=OSCE sanciscono con altrettanta chiarezza l=impegno assunto dagli Stati; in virtù di tali Trattati le violazioni dei diritti umani non possano mai essere considerate questioni interne agli Stati.
A questo si aggiunga che il potere centrale russo reprime le minoranze etniche.
Sussiste addirittura il sospetto che la Russia stia perpetrando pulizie etniche nel tentativo di creare in Cecenia zone franche cuscinetto.
<P>
La posizione del nostro gruppo è che ormai non siano più sufficienti le esortazioni e le negoziazioni di gabinetto e che quindi gli aiuti economici alla Russia dovrebbero limitarsi agli aiuti umanitari e al sostegno per il risanamento ambientale.
L=onorevole Schori ha fornito proprio poc=anzi i dati ultimi riguardo a come la Russia stia in effetti incrementando il bilancio per il settore militare.
Intende l=Unione europea, attraverso ad esempio l=accordo di partenariato e di cooperazione, contribuire ad incrementare le spese militari che la Russia utilizzerà per imporre anche in futuro la disciplina in Cecenia?
<P>
<SPEAKER ID=156 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
Signor Presidente, atti terroristici come quelli che hanno colpito la popolazione russa causando una notevole quantità di vittime tra i civili vanno condannati con fermezza.
Se, ripeto se, quelle azioni terroristiche sono state provocate dalla Cecenia, si è allora trattato di un=errata maniera di attirare l=attenzione internazionale.
Vanno però condannati con altrettanta intransigenza le azioni e gli atti di terrore compiuti dalla Russia contro la popolazione civile in Cecenia.
<P>
Purtroppo l=Unione europea e i paesi della Nato hanno in questo caso dato l=esempio su quali misure adottare; con la guerra in Jugoslavia hanno difatti rivelato come pensano si risolvano i conflitti.
Per l=Unione europea e per la Nato essi vanno risolti con l=impiego della violenza, lanciando bombe contro obiettivi mirati e con l=aggressione ai danni di Stati sovrani, contro quanto deliberato dalla comunità internazionale.
Questa non è la maniera giusta di risolvere i problemi.
Noi dovremmo creare strumenti internazionali che ci consentano di risolvere le controversie tra gli Stati e salvaguardare la libertà dei cittadini e i diritti umani in maniera pacifica.
<P>
<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="DE" NAME="Kronberger">
Signor Presidente, signor Commissario, è fuori dubbio che una cooperazione costruttiva tra la Russia e gli Stati della CSI da un lato e l' Europa dall' altro lato rappresenta una delle premesse più importanti per la pace nel XXI secolo.
La guerra in Cecenia ed altri conflitti regionali minacciano al momento tale cooperazione.
Ritengo tuttavia che non si debba considerare la crisi cecena soltanto come un conflitto regionale, né come un semplice scontro a carattere religioso.
Significherebbe minimizzare e sottovalutare la situazione.
Sono in gioco anche questioni di ordine geostrategico per l' accesso alle riserve petrolifere e di gas del Caucaso e della regione del mar Caspio, in cui si contrappongono interessi economici europei, americani, cinesi, russi e di altri paesi.
La minima scintilla può far scoppiare un incendio.
Da oggi inoltre si delinea un nuovo scenario di crisi in Armenia, dove poche ore fa sono stati assassinati il Primo ministro Sarkisjan ed il Presidente del parlamento Demirtschjan.
<P>
<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, purtroppo sono costretto ad andar via per prendere parte a una riunione con il Presidente del Parlamento e per tale motivo desidero ribadire adesso, come ha già fatto il Commissario Pattern nel suo eccellente discorso, che l=Unione non è a favore del terrorismo, né tantomeno riteniamo che l=impiego spropositato della forza sia ammissibile in nessuna circostanza.
Il nostro intento è raggiungere una soluzione negoziata, e ciò richiede l' instaurazione di un dialogo tra i leader russi e ceceni.
Intensificheremo ancora di più il dialogo tra l=Unione europea e la Russia e durante i colloqui non mancheremo di esprimere il nostro disappunto in merito all=azione russa in Cecenia.
<P>
Come è emerso dal dibattito, è evidente che il perseverare della crisi accresce le pressioni per far interrompere la cooperazione con la Russia.
Se la situazione non migliorerà, anche il Consiglio avrà sempre più difficoltà ad opporsi a tali istanze.
Abbiamo altresì tenuto conto del relativo incremento dei capitoli di spesa militare del bilancio russo e abbiamo richiesto delucidazioni su come la Russia intenda finanziare siffatte spese.
Ci è stato detto che l=aumento delle entrate fiscali e la crescita economica sarebbero stati all=origine di questo incremento di risorse finanziarie.
Come è stato tuttavia affermato, quanto più durerà la guerra tanto più profonda sarà l=opposizione a una qualsivoglia forma di sostegno in favore della Russia.
<P>
<SPEAKER ID=159 LANGUAGE="DE" NAME="Lehne">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, le relazioni con la Federazione russa rivestono grande importanza.
Su questo punto siamo tutti d' accordo in Aula e tale posizione è stata più volte ribadita in diverse decisioni.
Sono pertanto lieto che si proceda ora all' applicazione dell' accordo di partenariato, che si svolgano consultazioni regolari ed affrontino tutte le questioni aperte, raggiungendo anche risultati positivi.
Approvo inoltre che il nuovo Segretario generale del Consiglio Solana abbia dichiarato di ritenere che la politica nei confronti della Russia rappresenti una priorità assoluta.
Senz' altro ha ragione.
<P>
Questi sono gli aspetti positivi, ma consideriamo ora i punti dolenti.
In qualità di deputato impegnato ormai da alcuni anni nella politica verso la Russia, non nascondo l' esistenza di alcuni elementi di grande frustrazione.
In tale contesto i temi all' ordine del giorno sono sempre gli stessi in tutti gli organi, si tratti della lotta alla criminalità, delle riforme economiche o del problema di una legislazione ragionevole in Russia, per esempio nel settore bancario o fiscale, senza che si possano registrare progressi effettivi.
Questo è frustrante.
<P>
E' inoltre palese che gli aiuti inviati in Russia continuano a sparire in misura considerevole - cito soltanto l' FMI, il Fondo monetario internazionale - finendo in un pozzo senza fondo.
E' deplorevole che non siamo stati in grado di compiere alcun progresso reale al riguardo.
Un altro motivo di frustrazione è rappresentato dai recenti fatti accaduti in Cecenia e dalle notizie trasmesse alla televisione.
Non intendo pronunciarmi oltre sulle violazioni dei diritti dell' uomo, perché se ne è già discusso nell' ultima seduta plenaria.
La situazione è drammatica e richiede una condanna e una reazione da parte nostra.
Credo inoltre che i metodi adottati in Russia per la soluzione dei problemi non servano a molto.
Il Primo ministro Putin otterrà forse successi a breve termine a livello di politica interna, ma in definitiva non risolverà il problema delle minoranze sul territorio russo, né la questione della necessaria decolonizzazione.
<P>
Il governo russo farebbe bene ad osservare gli esempi che in parte ha sotto gli occhi nel paese stesso - cito soltanto il Tatarstan - e a cercare soluzioni politiche di altro genere, anziché perseverare nella politica attuale che in definitiva produrrà più danni che successi.
Si devono esprimere anche simili critiche, dobbiamo essere onesti con i partner e dire loro la verità.
<P>
<SPEAKER ID=160 LANGUAGE="DE" NAME="Krehl">
Signor Presidente, posso soltanto concordare con l' onorevole Lehne.
La cooperazione dell' Unione europea con la Federazione russa riveste un' importanza particolare ed il Vertice ha evidenziato aspetti importanti a tale riguardo.
Tuttavia, per essere onesta, non riesco davvero a condividere l' immagine ottimista proposta dal Presidente Sasi in merito alla situazione e agli sviluppi all' interno della Federazione russa!
<P>
<P>
Se considero la dichiarazione comune elaborata al Vertice di Helsinki sulla Cecenia, il tema attualmente più importante nel quadro della cooperazione con la Russia, devo constatare che si limita a registrare uno scambio di opinioni tra Unione europea e Russia sulla situazione nel Caucaso settentrionale.
Questo non può certo essere sufficiente!
<P>
Qualsiasi forma di cooperazione con la Russia viene ora offuscata dalla guerra in Cecenia.
180.000 profughi si sono già rifugiati nell' Inguscezia e nel Dagestan.
Le organizzazioni umanitarie non riescono a lavorare.
Milioni di profughi non possono più lasciare il paese e il governo russo non è disposto a condurre alcuna trattativa.
<P>
Occorre una soluzione politica.
Sono dell' idea che l' Unione europea dovrebbe avere un peso maggiore nel quadro dei colloqui.
Esiste un interesse alla cooperazione con la Russia.
E' ovvio che la Russia ci serve, ne è un esempio il Kosovo.
Ma anche noi, l' Unione europea, serviamo alla Russia.
Credo che si dovrebbe riflettere sull' opportunità di minacciare in sede di negoziati il blocco dei crediti e degli aiuti - ad eccezione degli aiuti umanitari - nei confronti della Russia, se non si cercherà e troverà una soluzione politica alla crisi cecena.
<P>
(Applausi)
<P>
In occasione della prima guerra in Cecenia il Parlamento europeo ha rifiutato di ratificare l' accordo di partenariato.
Adesso discutiamo di un Vertice che ha avuto rilevanza politica soltanto in termini di scambio di opinioni.
L' Unione europea, nello sforzo di ottenere un maggior peso in materia di politica estera, non può tollerarlo!
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=161 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signor Presidente, concordo appieno con la onorevole Krehl e ti ringrazio, Constanze, per aver avuto il coraggio di esprimerti in modo così chiaro.
<P>
A livello europeo questo Vertice si è rivelato un' enorme delusione e non si può davvero far finta di niente come fa appunto la Presidenza.
L' Unione europea ha fallito, perdendo l' occasione di sfruttare le opportunità a sua disposizione.
Perché tolleriamo di nuovo una brutale guerra civile?
Perché ignoriamo il problema?
Al riguardo non occorre alcun Vertice ad alto livello, non servono scambi di cortesie, si devono chiamare le cose col proprio nome.
Devo ammettere che a fronte della situazione reale la relazione della Presidenza finlandese in questa sede sfugge a qualsiasi definizione.
La verità è infatti che vengono bombardati i villaggi e accerchiati i profughi e queste sono violazioni eclatanti dei diritti internazionali.
Non si tratta di affari interni alla Russia che si possano tranquillamente ignorare!
<P>
Abbiamo l' accordo di partenariato e di cooperazione e le clausole sui diritti dell' uomo, quindi possiamo avanzare la minaccia di sanzioni economiche, chiedendo la fine dei bombardamenti.
Altrimenti nessun aiuto internazionale può arrivare sul posto, questo è fuori dubbio, Commissario Patten!
Mi aspetto pertanto che Consiglio e Commissione si riuniscano ed elaborino una strategia nel quadro della politica estera e di sicurezza comune, al fine di utilizzare questi strumenti economici per costringere la Russia a terminare la guerra.
<P>
<SPEAKER ID=162 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso">
Signor Presidente, a questo punto è chiaro che la maggior parte dei colleghi in Parlamento condivide la mia convinzione che la tragedia della Cecenia avrebbe potuto essere evitata se l' Unione europea avesse dimostrato un atteggiamento risoluto nei confronti dell' aggressione russa.
Invece, abbiamo assistito negli ultimi giorni ad uno spettacolo deplorevole, con il Ministro degli esteri russo a Madrid e il Primo ministro russo a Tampere.
<P>
Il Presidente in carica Sasi ha menzionato la particolare importanza che riveste per il popolo finlandese il luogo in cui si è tenuta la riunione a Helsinki.
La Finlandia è ora un paese indipendente.
Come può l' Unione europea negare questo diritto al popolo ceceno?
Possiamo tollerare ancora la politica imperialistica della Russia nei confronti delle piccole nazioni come la Cecenia?
<P>
Pochi minuti fa il Commissario Patten ha menzionato Kaliningrad e io ricordo la protezione di cui ha goduto in passato la popolazione di quella città, in precedenza chiamata Königsberg.
Possiamo accettare che solo alcuni particolari paesi siano protetti in modo adeguato?
<P>
<SPEAKER ID=163 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, quando nel secolo scorso le truppe colonialiste russe hanno conquistato la Cecenia, la Finlandia apparteneva già da tempo alla Russia.
Il popolo finlandese ha trovato a caro prezzo la strada della libertà, pertanto mi sarei aspettato maggior comprensione da parte della Presidenza finlandese per le sofferenze del popolo ceceno sottomesso!
Devo riconoscere che la strategia dell' Unione europea nei confronti della Russia ha fallito.
Non soltanto il paese e l' economia versano in una crisi più grave rispetto a pochi anni fa, mentre l' attuale governo russo conduce la seconda brutale guerra colonialista contro la Cecenia, in cui sono in gioco interessi legati al petrolio e che noi sovvenzioniamo.
E' inoltre in atto una forma particolarmente violenta di campagna elettorale, alla quale offriamo il nostro contributo con vertici e fondi che vengono per così dire polverizzati in questa guerra.
Senza le risorse occidentali la Russia sarebbe insolvibile già alla fine del mese.
Siamo quindi noi a finanziare gli assassini nella guerra civile in Cecenia.
Dobbiamo pertanto cominciare a dire alla Russia che non siamo disposti a continuare così a lungo.
<P>
Desidero sottolineare la mia opinione che l' Unione europea debba modificare la sua politica al riguardo ed impegnarsi chiaramente per il rispetto dei diritti dell' uomo del popolo ceceno.
A tale scopo dispone di strumenti quali l' OSCE, l' accordo di cessate il fuoco del 1996 nonché la partecipazione della Russia al Consiglio d' Europa ed infine il nostro accordo di cooperazione con questo paese.
Dovremmo soltanto sfruttare tali strumenti anziché compiacere il governo russo.
Oggi si è citato in continuazione il Primo ministro Putin, un uomo dei servizi segreti, profilatosi in occasione dell' ultima guerra contro la Cecenia.
Si è detto - quasi sottovoce - che non intende proclamare lo stato di emergenza.
Perché?
Perché dall' inizio del conflitto in Cecenia ha visto crescere di sette volte la sua popolarità.
Perché non dovrebbe quindi affrontare le elezioni?
Con questa guerra sta conducendo una campagna elettorale e soltanto se la popolarità dovesse diminuire, si troverebbe a riflettere su tali scenari, pertanto occorre cambiare rotta in fretta e parlare chiaro!
<P>
<SPEAKER ID=164 LANGUAGE="FI" NAME="Paasilinna">
Signor Presidente, si ha l=impressione che la guerra russa in Cecenia, oltre a scaturire da molte altre ragioni, sia una manovra in vista delle elezioni.
Le operazioni militari ivi condotte sembra si trasformino immancabilmente in azioni repressive ai danni della popolazione civile, una situazione che va assolutamente condannata e che prima o poi ci costringerà ad interrompere gli aiuti alla Russia.
E= tuttavia il caso di precisare che un siffatto provvedimento verrebbe in effetti a colpire le fasce più povere e coloro che più necessitano degli aiuti.
<P>
Nel tentativo di trovare una via d=uscita, mi chiedo se non si debba pensare ad organizzare una conferenza sulla questione del Caucaso, considerando che azioni di guerra stanno coinvolgendo un=area di almeno cinque Stati, e non soltanto la Cecenia sulla cui crisi sono intervenuti gli onorevoli colleghi.
L=esempio dell=Armenia - dove il Primo ministro è stato assassinato quest=oggi, alcune ore fa - ne è ancora una volta la triste riprova.
L=altra alternativa è che la Russia sposti il suo fulcro dal sud al nord, in un=area che rispetto al sud ha molte più ricchezze naturali e non presenta né conflitti né pericoli.
Esso rappresenterebbe un ulteriore mezzo per indurli ad abbandonare quel territorio.
Il signor Commissario è pronto a sostenere una siffatta misura che attiene alla dimensione settentrionale?
<P>
<SPEAKER ID=165 NAME="Volcic">
Signor Presidente, i russi conducono nel Caucaso quella politica che avevano violentemente rimproverato ad altri nel Kosovo.
Ultimamente il Primo ministro Putin ha ottenuto la fiducia sul bilancio 2000 solo perché ha destinato un miliardo di dollari supplementari all' esercito in Cecenia, il che significa armi per la Cecenia contro il voto dei veterocomunisti.
A meno di due mesi dal voto, Putin non turberà il parlamento russo, a lui avverso, con proposte di una soluzione politica e non militare.
Putin inoltre accetta l' aiuto militare, ma dice che dev' essere distribuito dai russi senza il controllo internazionale; una richiesta assurda con tutti i ladri e i nemici in giro.
Putin forza la guerra per ragioni preelettorali e non perché tema l' Islam o per altre ragioni ancora più buffe.
Gli servono, tuttavia, documenti in cui sia espressa una razionale volontà di collaborazione con gli occidentali, come il documento del 22 ottobre di Helsinki.
Sappiamo che il dibattito, una settimana fa, fu molto aspro, mentre il documento che ne è risultato, carico di luoghi comuni inneggianti alla collaborazione, evidentemente non esprime il senso di quel dibattito ed è ad uso dei russi.
Invito anche i signori Ministri a non usare, per i guerriglieri ceceni, il termine "terroristi" ; troppe volte, infatti, abbiamo dovuto ricrederci, visto che i terroristi alla fine sono diventati combattenti per le ragioni nazionali.
<P>
Penso che la vera politica con Mosca potrà riprendere soltanto in gennaio, dopo le elezioni, se non addirittura in agosto.
<P>
<SPEAKER ID=166 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
La discussione è stata dominata da preoccupazioni riguardanti il Caucaso settentrionale.
Tuttavia, come ha sottolineato l' onorevole Paasilinna, vi sono motivi di inquietudine anche riguardo alla situazione nel Caucaso meridionale.
L' onorevole parlamentare ha segnalato le allarmanti notizie della sparatoria avvenuta oggi nel parlamento armeno e del probabile assassinio del Primo ministro.
Attendiamo la conferma di questa tragica notizia, ma sembra che sia attendibile.
<P>
Ho incontrato di recente il Ministro degli esteri armeno per discutere i suoi timori circa la stabilità del Caucaso meridionale e anche per dare ascolto alle inquietudini che ha espresso riguardo alla Cecenia e al Caucaso settentrionale.
Vorrei dire in questa occasione che la Commissione desidera ribadire il proprio sostegno al governo armeno nei suoi sforzi volti a trovare una soluzione rapida e pacifica alla situazione nel Caucaso.
Ciò che è successo oggi è causa di profonda preoccupazione.
<P>
La discussione si è concentrata sulla Cecenia, oggetto di colloqui improntati a grande franchezza a Helsinki, ed alcuni deputati hanno affermato, com' è comprensibile, che l' Unione europea avrebbe dovuto fare qualcosa di più di quanto non abbia già fatto.
Forse è inevitabile in una discussione come questa il fatto che peraltro non sia stato chiarito cosa avremmo dovuto fare.
<P>
Desidero ribadire alcuni punti sollevati in precedenza dalla Presidenza.
Il comunicato, come è stato sottolineato in un intervento, riferiva che avevamo scambiato pareri sulla situazione nel Caucaso settentrionale, ma senza aggiungere altro, per un' ottima ragione: non potevamo affermare di aver concordato alcunché riguardo al Caucaso settentrionale.
<P>
L' Unione europea ha affermato con forza i seguenti punti: innanzitutto, per quanto inquietanti siano i timori - peraltro comprensibili - riguardanti il terrorismo ceceno, vi sono forti ragioni per affrontare il problema con proporzionalità; in secondo luogo, abbiamo sostenuto con decisione la necessità di ridurre la tensione e di avviare il dialogo politico.
Se si mina alla base e si distrugge l' autorità di qualsiasi leader moderato in Cecenia, il problema sarà: con chi si potrà parlare?
Con chi si potrà condurre un dialogo politico?
Questo è un argomento su cui abbiamo insistito con il Primo ministro Putin, sia durante le discussioni ufficiali sia nel corso del pranzo, quando la Cecenia è stata l' argomento di discussione dominante in assoluto.
<P>
Abbiamo chiesto con grande energia che venisse consentito al più presto lo svolgimento della missione per la valutazione degli aiuti in Inguscezia.
La settimana scorsa ho parlato all' Ufficio per il coordinamento dell' assistenza umanitaria presso le Nazioni Unite e alla signora Ogata all' ACNUR.
Ho letto, come avranno fatto anche gli onorevoli parlamentari, le relazioni fornite dal Comitato internazionale della Croce Rossa sulla crisi umanitaria, che peggiora di giorno in giorno nel Caucaso settentrionale.
Tale comitato ha stimato la scorsa settimana che oltre un terzo della popolazione di Grozny era già fuggito.
Abbiamo pertanto insistito con i russi affinché riconoscessero la necessità di una visita in tempi brevi nella regione da parte delle organizzazioni umanitarie, in modo da valutare la situazione e da poter contribuire al meglio a risolvere il problema degli aiuti.
<P>
Spero che l' onorevole parlamentare che ha proposto la possibilità di tagliare gli aiuti umanitari ci ripensi.
Sono stato Ministro per lo sviluppo e mi sono occupato a livello nazionale di fornire assistenza umanitaria a paesi lacerati dalla guerra.
Non ho mai creduto che togliere gli aiuti a chi è colpito dalla guerra, a chi è vittima delle decisioni politiche dei governanti, fosse un buon modo di affrontare le crisi.
<P>
Consentitemi di aggiungere un' osservazione sul finanziamento della campagna militare, che, a mio giudizio - un giudizio che non sembra condiviso dal Primo ministro russo - avrà senz' altro ripercussioni sulla ripresa dell' economia russa degli ultimi mesi.
<P>
Alcuni deputati hanno suggerito di tagliare l' assistenza finanziaria alla Federazione russa perché potrebbe essere usata per sostenere la campagna militare.
Vorrei soltanto ricordare ai deputati al Parlamento europeo, che con ogni probabilità conoscono meglio di me alcuni particolari di tali questioni, che non forniamo aiuti finanziari diretti alle autorità russe.
TACIS non funziona in questo modo.
Non siamo un' istituzione finanziaria internazionale che fornisce assistenza finanziaria per la ricostruzione - speriamo - dell' economia russa.
Dev' essere chiaro che non sosteniamo le campagne militari russe in Cecenia né altrove.
<P>
Inoltre, quando si comincia a parlare di tagliare i programmi di assistenza alla Russia occorre considerare alcune conseguenze.
Un esempio che mi sta molto a cuore è il successo dei negoziati sul programma multilaterale per la protezione dell' ambiente in materia di rifiuti nucleari. L' obiettivo è di consentire ai donatori occidentali di fornire assistenza tecnica e finanziaria per l' immagazzinamento e lo smaltimento dei rifiuti nucleari nella Russia nord-occidentale, cioè di quei terrificanti sottomarini nucleari che stanno arrugginendo e di altre scorie nucleari.
<P>
E' molto importante per tutti noi fare in modo che programmi come quello che ho ricordato abbiano buon esito.
Spero che i colloqui riguardanti programmi di questo tipo possano procedere, anche mentre parliamo con fermezza e con forza ai russi della tragedia del Caucaso settentrionale, in Cecenia.
<P>
Un punto che abbiamo sottolineato alle autorità russe e al Primo ministro è il nostro desiderio di parlare con decisione di tali questioni, non come nemici, ma in quanto auspichiamo una relazione di cooperazione con la Russia.
La nostra insistenza rispecchia l' opinione pubblica nell' Unione europea, come è emerso dai discorsi che si sono succeduti oggi in quest' Aula.
<P>
Il risultato della discussione odierna è stato quindi quello di ribadire gli argomenti che abbiamo presentato a Putin e ad altri, che spero vorranno prendere in seria considerazione nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.
<P>
E' necessario un ritorno ai negoziati, per quanto possa sembrare difficile ai leader russi, altrimenti temo che assisteremo a disastri su disastri.
In tali circostanze, penso che nessun sondaggio di opinione rimanga valido a lungo termine.
<P>
<SPEAKER ID=167 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Patten.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.
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<CHAPTER ID=8>
Programma CULTURA 2000
<SPEAKER ID=168 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A5-0026/1999) a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi di informazione e lo sport, concernente la posizione comune definita dal Consiglio in vista dell' adozione di una decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento unico di finanziamento e di programmazione a favore della cooperazione culturale (Programma "Cultura 2000" ) [13328/2/1998 - C5-0023/1999 - 1998/0169(COD)] (Relatore: onorevole Graça Moura).
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<SPEAKER ID=169 LANGUAGE="PT" NAME="Graça Moura">
Signor Presidente, il programma CULTURA 2000 andrà a sostituire quale strumento unico i programmi ARIANNA, CALEIDOSCOPIO e RAFFAELLO, che hanno reso servizi rilevanti alla causa della cultura europea e il cui successo è stato unanimemente riconosciuto.
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Grazie alle attività sviluppatesi all' interno dei rispettivi ambiti, è stato offerto a molti cittadini europei, che altrimenti non avrebbero avuto tale possibilità, l' accesso ad una vasta gamma di beni e valori della creazione culturale.
Come strumento unico di finanziamento e programmazione a favore della cooperazione, CULTURA 2000 enuncia un insieme di obiettivi che mirano a dare una risposta - migliore e più esauriente - a tali necessità, riuscendo così a rappresentare un passo decisivo verso una politica culturale europea degna di tale nome, ovvero uno strumento che permetta il contatto costante, interattivo e fecondo fra le culture dei vari paesi membri, in modo tale che la varietà delle aree considerate e la multidisciplinarietà delle realizzazioni diventino sempre più un elemento vivificante dell' humus dell' identità europea, senza pregiudicare il pluralismo e la specificità essenziale di tali culture.
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Sebbene quanti sono intervenuti nelle varie fasi del processo avessero ben presenti queste preoccupazioni, si è verificato che i punti di vista di Consiglio e Commissione, da un lato, e Parlamento, dall' altro, non fossero completamente in sintonia.
Ma visto che, nel frattempo, si è già percorso un notevole tratto di strada, conviene riferire in tutta franchezza alcune delle divergenze principali.
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Dobbiamo citare l' aspetto finanziario, la questione relativa ad una frammentazione o polverizzazione delle azioni ritenuta eccessiva e considerata suscettibile di diminuire la visibilità dell' Unione e, di conseguenza, la questione riguardante l' opzione di privilegiare linee che sostengano una maggiore dimensione e spettacolarità delle iniziative, per cui è stata prevista la partecipazione di agenti e operatori culturali coinvolgendo un numero minimo di paesi piuttosto elevato, cosa che, a nostro avviso, comporterebbe un serio rischio di ipertrofia per alcune reti di operatori culturali, poiché attribuirebbe loro una concentrazione eccessiva di mezzi e poteri e metterebbe in pericolo, in tal modo, il normale funzionamento, e persino l' esistenza, di molte delle restanti reti.

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Coerentemente con la relazione Mouskouri, che questo Parlamento a ragion veduta aveva approvato, la raccomandazione che ho l' onore di sottoscrivere chiede di rafforzare la dotazione finanziaria di 167 milioni di euro, prevista inizialmente, portandola a 250 milioni.
Non c' è dubbio sul fatto che tanto il Consiglio, quanto la Commissione siano sensibili alle grandi necessità che si fanno sentire in tutti i settori contemplati dal programma, né che esista una grande volontà di trovare soluzioni soddisfacenti in tal senso.
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Passando adesso agli altri aspetti di contrasto, possiamo dire che l' esperienza insegna che quanto maggiore è il numero di Stati partecipanti, tanto più elevato è il rischio che vengano meno le caratteristiche dei singoli progetti iniziali.
Ora, in linea di principio, ogni progetto iniziale risponde ad esigenze sentite concretamente da un determinato gruppo di cittadini.
Dall' altro lato è evidente che esistono grandi dislivelli, dovuti a circostanze di tempo, modo e luogo, quanto alla possibilità di accesso dei cittadini dei vari paesi europei a fruire dei valori della cultura.
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Questo aspetto tende a risultare ancora più complesso in prospettiva dell' ampliamento, in gran parte preparato e anticipato proprio a livello di contatti culturali.
E' per questo motivo che si è prevista la possibilità di sostenere azioni di medie e, persino, di piccole dimensioni, di cui possa beneficiare il maggior numero possibile di cittadini dell' Unione europea, usufruendo in tal modo di un coinvolgimento più diretto.
A poco varrà, infatti, la visibilità se non ci sarà un' intima adesione alla vita e alle proposte culturali.
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In tal senso sono state fatte alcune concessioni, accettando di fissare a tre il numero minimo di Stati partecipanti per la coorganizzazione di progetti specifici e a cinque quello per accordi di cooperazione culturale e di grande portata, cercando di trovare il modo di rendere più flessibili i dispositivi di inquadramento.
Va sottolineato anche l' intuito dimostrato nel risvegliare nuove sinergie e nuovi impulsi creativi, senza pregiudicare un approccio settoriale alle azioni.
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Bisogna procedere con urgenza.
Un enorme numero di agenti e operatori culturali rimarrà sprovvisto di qualsiasi tipo di mezzo per portare avanti l' azione, di inestimabile valore, che svolge, se questo dossier non verrà concluso entro la fine del corrente anno, in modo da permettere l' entrata in vigore del programma già al principio dell' anno prossimo.
Le date previste per la conciliazione non escludono tale possibilità, dal momento che, del resto, tale procedura si svolgerà parallelamente a quella relativa al programma GIOVENTÙ, sebbene in totale autonomia rispetto a quest' ultima.
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Sappiamo tutti che le nostre coordinate culturali hanno a che fare col nostro modo di esistere in quanto europei e che un' azione di fondo legata alla vita culturale nelle sue molteplici espressioni è una condizione sine qua non per rafforzare la consapevolezza della nostra identità europea.
Se questa dimensione non troverà piena realizzazione, la stessa unione politica poggerà su piedi di fango.
Solo la cultura può costituire uno stabile fondamento.
Pertanto dovrà esserci una maggior partecipazione dei cittadini ed un maggiore accesso alle iniziative culturali.
Concludo il mio intervento auspicando che l' azione del Parlamento possa contribuire in modo rilevante al raggiungimento di tale risultato.
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<SPEAKER ID=170 LANGUAGE="DE" NAME="Pack">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero esprimere la mia gratitudine al collega Graça Moura che ha rilevato il compito di elaborare la relazione e ha dovuto accontentarsi di proseguire il lavoro iniziato nella precedente legislatura dalla onorevole Mouskouri, da parte della quale devo porgere un caloroso saluto a tutti i presenti.
E' molto lieta che finalmente si sia ripreso il cammino.
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Il modello sociale alla base della relazione dell' onorevole Graça Moura presenta un elevato valore umano.
Al suo interno la cultura svolge un ruolo importante, anche al fine di educare i nostri concittadini al rispetto reciproco delle diverse culture nonché delle tradizioni nazionali e regionali.
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Questo nuovo programma delinea il quadro della politica culturale dell' Unione europea per i prossimi anni.
Va aggiunto che oggi più che mai serve una vera politica in materia di cultura e formazione, in quanto rappresenta la base effettiva della politica europea.
Essa conferisce soprattutto un volto umano alla politica europea burocratica e lontana dai cittadini, collocando questi ultimi al centro dell' azione e del dibattito, come accade per i programmi "GIOVENTÙ" e "SOCRATES" .
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L' Unione europea non deve limitarsi a produrre cifre, statistiche, eccetera.
Soltanto la reale partecipazione dei cittadini ne fa un insieme vivente.
La cifra che resta disponibile all' Unione europea per la politica culturale, ossia 167 milioni di euro, è irrisoria.
In qualità di insider sappiamo che il nostro operato in materia di politica culturale va oltre tale settore specifico e che lavoriamo per la cultura anche nel quadro dei Fondi regionali.
Ma 167 milioni di euro sono troppo pochi!
Neanche 250 milioni di euro sarebbero sufficienti a fronte della mole di lavoro che ci aspetta.
Credo che il settore della cultura, a cui dobbiamo dare visibilità, richieda risorse di gran lunga più cospicue.
Del resto si può dire lo stesso per tutta l' Unione europea.
Nei discorsi della domenica tutti concordano sulla necessità di dare un' anima all' Europa.
E' uno slogan di grande effetto, dietro cui tutti si nascondono, ma purtroppo non si stanziano molti fondi a tal fine.
Credo che la situazione sia analoga in ogni paese.
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In sostanza il programma "CULTURA 2000" può rappresentare soltanto una piccola opportunità per realizzare il desiderio di far davvero conoscere ad ognuno la cultura del suo vicino.
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La relazione nella sua forma attuale presenta diverse modifiche alla precedente proposta della Commissione.
Abbiamo prestato maggiore attenzione alla volontà dei cittadini, rinunciando piuttosto a grandi eventi.
So che questo è anche l' orientamento del nuovo Commissario.
Spero che gli aspetti positivi dei progetti in discussione compensino la carenza di risorse finanziarie.
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<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="ES" NAME="Aparicio Sánchez">
Signor Presidente, siamo di fronte ad una relazione seria e rigorosa.
L' onorevole Graça Moura merita il plauso del gruppo socialista, che esprimo molto calorosamente.
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Cultura 2000, per le ragioni appena esposte, è un programma di straordinaria importanza.
La posizione comune del Consiglio non ha accolto finora nessuno dei parametri del Parlamento e il gruppo di lavoro ha ragionevolmente mantenuto in questa seconda lettura i criteri considerati imprescindibili.
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Desidero in primo luogo mettere in evidenza il problema del finanziamento.
Non si riesce a capire perché, pur non sconfinando dalle prospettive finanziarie, le risorse che consideriamo minime vengano ridotte di un terzo.
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Per contro, siamo d' accordo con il Consiglio sulla necessità che le azioni di Cultura 2000 siano visibili per l' opinione pubblica, ma il modo migliore per ottenere questo risultato è l' attuazione di interventi di piccola o media entità, sono le azioni sparse, vicine ai cittadini e non i grandi avvenimenti.
Il Consiglio confonde ripercussione pubblica con ripercussione mediatica e non si rende conto che quest' ultima è quasi sempre effimera.
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Il Consiglio o, per meglio dire, una sua piccola parte, ha ignorato lo spirito e la lettera dei Trattati e in particolare l' articolo 151.
Esso continua ad avere paura di espressioni come "politica europea" , "spazio culturale europeo" , ecc., e preferisce continuare a parlare di "cooperazione" .
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L' anima dell' Europa, di cui abbiamo sentito spesso la mancanza, prende forma efficacemente attraverso la promulgazione di leggi e l' avvio di iniziative in materia di cultura e d' istruzione.
La conoscenza, le emozioni umane che soltanto le arti e le lettere possono produrre, la cultura insomma, si situano in ciò che di più profondo noi europei abbiamo in comune e sono quindi la base della cittadinanza europea.
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Spero che la risolutezza del Parlamento da una parte, l' aiuto del nuovo Commissario dall' altra, e in ultimo la capacità di comprensione del Consiglio finiscano per operare insieme in tal senso.
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<SPEAKER ID=172 LANGUAGE="NL" NAME="Sanders-ten Holte">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, mi congratulo con l' onorevole Graça Moura per l' eccellente lavoro che ha svolto.
Il gruppo liberale appoggia convinto gli emendamenti da lui presentati e ritiene anch' esso che l' impegno del Consiglio in relazione all' importo del budget sia insufficiente.
Vorrei ora sottolineare qualche altro punto.
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Primo: le reti culturali.
Il testo del Consiglio afferma letteralmente che i progetti finanziati devono operare con l' aiuto di reti.
Secondo tale dicitura, le reti culturali potrebbero chiedere l' intervento del programma quadro per la cultura solo in caso di progetti singoli.
Però tali reti devono ricevere aiuti anche per sostenere una parte dei loro oneri fissi, poiché se i finanziamenti fossero disponibili solo per realizzare il progetto ma non per mantenere operativo l' ufficio della rete, non sarebbe possibile seguire il progetto e l' esperienza già acquisita andrebbe perduta.
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Secondo: il programma assegna ora il giusto rilievo al ruolo della lettura e delle traduzioni.
Quel che mi preoccupa, invero, è come si possa garantire un' adeguata ripartizione dei fondi.
Sia la promozione che la traduzione e lo scambio devono continuare ad essere rappresentati in modo equilibrato, non devono farsi concorrenza l' un l' altro.
A correre rischi sono soprattutto le case editrici che pubblicano opere letterarie e che svolgono un ruolo importante nel rendere accessibile il nostro patrimonio culturale.
Mi interesserò affinché esse possano ricevere una parte dei fondi anche in futuro.
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Ancora un punto, signor Presidente. Non ho approvato la procedura di bilancio.
I membri della commissione per la cultura sanno meglio di quelli della commissione per i bilanci come debbano essere ripartiti i fondi tra le istituzioni culturali e le istituzioni scolastiche.
Lasciamo alla commissione per i bilanci il compito di stabilire le linee generali, mentre spetta alla commissione specificamente competente in materia decidere le priorità di contenuto e la conseguente attribuzione finanziaria.
Attendo con interesse la discussione, annunciata dal relatore sul bilancio, riguardo ai metodi di ripartizione dei fondi previsti dal capitolo A 30 del bilancio per l' anno 2001.
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<SPEAKER ID=173 LANGUAGE="NL" NAME="Vander Taelen">
Signor Presidente, desidero semplicemente fare alcune constatazioni generali sul tema cultura.
Da un punto di vista teorico, tutti sembrano convenire sul fatto che la cultura è importante; da un punto di vista pratico, però, le cose in Europa stanno molto diversamente.
L' Europa, infatti, sembra essere più interessata all' agricoltura che alla cultura.
Certo, c' è una certa somiglianza tra queste due parole, ma in termini di bilancio la differenza è invece molto grande.
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Per qualsiasi deputato che abbia un po' di sensibilità culturale è un' esperienza commovente leggere le dichiarazioni d' amore che il Consiglio fa ogni volta che si parla di cultura.
Ma la commozione lascia ben presto il posto alla delusione quando poi alle parole non seguono i fatti, soprattutto sotto forma di stanziamenti di bilancio, perché non esiste nessun altro settore per il quale l' Unione spenda di meno che per la cultura, e su quel che poco che spende occorre per di più risparmiare, anche se a tutti piace affermare e ribadire che la cultura è forse l' unico mezzo per rendere popolare l' Europa presso i suoi cittadini.
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Credo che il Parlamento europeo darebbe dimostrazione di leggerezza se non si attenesse alle raccomandazioni del relatore, perché non si può continuare a dire che è un peccato che sempre meno elettori si rechino a votare alle consultazioni europee, né ci si può continuare a lamentare del fatto che da tutte le indagini demoscopiche risulta che l' Europa appare sempre più lontana dai suoi cittadini, se poi si tagliano i fondi destinati a progetti che hanno proprio l' obiettivo di avvicinare l' Europa alle persone!
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Riteniamo, infatti, che non dobbiamo finanziare costosi progetti su vasta scala, bensì piccoli progetti che sono vicini alle esigenze della gente e che possono inoltre contribuire, a livello socioeconomico, a promuovere l' occupazione.
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Ora che si parla tanto dell' Europa del secolo futuro, di una nuova, grande Europa, dell' Europa dell' allargamento, forse sarebbe utile dare il via, una buona volta, ad una coraggiosa politica culturale, poiché la cultura non è una cosa di cui si debba parlare quando si parla di tutte le altre cose cosiddette importanti.
Adesso che tutto viene considerato, a quanto pare, solo da un punto di vista economico, è giunto forse il momento di cominciare a dedicare maggiore attenzione a quella che è l' origine dell' Europa, cioè la cultura.
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<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto sottolineare quanto sia importante la relazione dell' onorevole Graça Moura.
La costruzione dell' Europa culturale è diventata ormai una necessità al pari della costruzione politica di un' Europa fino ad ora economica e monetaria.
Che si tratti di un obiettivo di politica culturale o della promozione di azioni culturali, la constatazione è la stessa: il bilancio assegnato al programma CULTURA 2000 è ridicolmente basso.
La commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi di comunicazione e lo sport chiede 250 milioni di euro e gliene vengono accordati 167. 33 milioni di euro all' anno: si può ammettere una cifra del genere?
Le spese comunitarie in materia di cultura ammontano allo 0,003 percento.
E' proprio il caso di rallegrarsi di un tale aumento del bilancio?
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Lo stesso Commissario, signora Reding, in occasione delle audizioni di settembre, parlava dell' azione culturale come di una legittimazione tardiva.
Cerchiamo quindi di colmare un ritardo evidente per tutti con una dotazione finanziaria adeguata.
Il relatore insiste anche sul legame fra cultura e cittadinanza.
Mi sembra infatti che sia necessario un maggiore equilibrio fra i bilanci assegnati alle manifestazioni culturali di spicco ed i progetti mirati.
La costruzione della cittadinanza europea passa attraverso un coinvolgimento degli individui e non solo delle Istituzioni.
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Considerata l' esiguità della dotazione finanziaria prevista, se mi è consentito, per finire, vorrei esprimere un commento.
Che dire di un' Europa fiera - giustamente - di tutelare la diversità culturale di fronte ai futuri negoziati dell' OMC se non siamo capaci di sostenere concretamente tale espressione culturale?
Non vorrei che il bilancio della cultura fosse inversamente proporzionale alla nostra ambizione.
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<SPEAKER ID=175 NAME="Angelilli">
Signor Presidente, è molto importante essere riusciti finalmente ad includere nel Trattato degli espliciti riferimenti alla cultura.
Infatti, in questa fase delicata per l' Unione europea, mentre ci si avvia all' ampliamento ad Est, mentre sono già in atto tutte le trasformazioni economiche e finanziarie legate alla realizzazione della moneta unica, non dobbiamo dimenticare il valore "cultura" , le specificità e le diversità della cultura europea, la sua valorizzazione e la sua diffusione.
La cultura, che vuol dire anche storia, lingue, tradizioni, deve rimanere per i cittadini europei un legame fondamentale ed irrinunciabile.
Dobbiamo quindi dare il benvenuto al nuovo programma CULTURA 2000, ribadendo però alcune considerazioni che, tra l' altro, hanno già fatto la maggior parte dei miei colleghi.
Innanzi tutto occorre incoraggiare e stimolare i cittadini europei, le associazioni e le piccole imprese europee del settore, ad usufruire quanto più possibile di questo programma, evitando di concentrare i già scarsi finanziamenti solo su pochi grandi eventi, a vantaggio di pochi reti privilegiate che, a lungo andare, come l' esperienza passata insegna, finiscono per avere il monopolio dei finanziamenti medesimi; in secondo luogo, occorrerebbe comunque fare degli sforzi per aumentare la dotazione finanziaria prevista per questo programma.
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In conclusione, ritengo che l' Europa non debba dimenticare che investire nella cultura non significa solo preservare un grande patrimonio e la nostra identità di europei, ma anche creare molti nuovi posti di lavoro.
Credo, signor Presidente, che i cittadini europei in questo momento ne abbiano davvero un grande bisogno.
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<SPEAKER ID=176 LANGUAGE="ES" NAME="Gutiérrez Cortines">
Signor Presidente, desidero appoggiare il programma Cultura 2000 e congratularmi con il relatore, onorevole Graça Moura, per aver arricchito il documento di nuovi contributi volti, da un lato, ad ottenere una maggiore partecipazione dei paesi e dei beneficiari e, dall' altro, ad insistere sulla necessità di diversificare l' accesso ai concorsi, nonché per aver inserito nel testo raccomandazioni contro la concentrazione delle attività ed i grandi avvenimenti culturali.
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Sulla stessa linea, desidero far partecipe la Commissione della mia preoccupazione riguardo alla definizione e alla successiva attuazione dei programmi, in ogni loro aspetto.
Il successo di CULTURA 2000 dipenderà in gran misura dalla sua capacità di mettere in moto nuovi metodi di lavoro e di avvicinare tali offerte di collaborazione all' Europa dei cittadini.
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E' necessario che la stessa Commissione e gli Stati membri acquistino maggiore efficacia nella comunicazione, aumentino i punti di consultazione e d' informazione e collaborino nel compito di orientamento e di consulenza dei potenziali beneficiari.
I bandi di concorso devono essere diffusi con sufficiente anticipo e devono giungere ad ogni estremità d' Europa, lasciando tempo sufficiente affinché gli interessati identifichino i possibili partner e cerchino aiuti complementari.
Se vogliamo che la cultura sia esercitata dalla base e possa interessare la maggior parte delle persone, l' Unione europea deve avvicinarsi ai cittadini e i requisiti per i concorsi devono essere pubblicizzati dai mezzi di comunicazione di maggior diffusione.
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Credo inoltre che vi sia consenso da parte di tutti coloro che sono intervenuti e di tutti i partiti nell' appoggiare progetti meno ambiziosi.
Allo stesso tempo, sarebbe opportuno favorire, nei criteri di scelta, le proposte di privati e di gruppi, perché si deve compensare la tendenza delle istituzioni a diventare le protagoniste del fatto culturale.
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Sebbene sia più semplice capirsi attraverso le reti istituzionali, è un obiettivo basilare del programma rompere tale barriera e favorire la cultura di base della società, in quanto la sua funzione non è quella di creare una cultura ufficiale.
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Da ultimo, Commissario Reding, desidero assicurarle il mio pieno appoggio per quanto riguarda il finanziamento: sono cosciente che si dovrà far pressione sul Presidente Prodi e sulla Commissione, ma so che lei lotterà con impegno per ottenere il miglioramento auspicato.
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<SPEAKER ID=177 LANGUAGE="EN" NAME="Wyn">
Signor Presidente, vorrei trattare un aspetto della diversità culturale che ha bisogno di sostegno: le lingue meno diffuse.
L' Europa dovrebbe essere orgogliosa della sua diversità linguistica.
L' Unione europea ha fatto molto per promuovere la propria ricchezza culturale e mi congratulo con il Commissario, signora Reding, per il suo lavoro a tale proposito.
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Molti deputati al nuovo Parlamento potrebbero non ricordare che nel maggio 1998 le linee di bilancio per le lingue meno diffuse sono state congelate perché non avevano base giuridica.
Garantirà ora la Commissione l' introduzione di una base giuridica per tali progetti?
Non si deve permettere che si ripeta la situazione del 1998.
Si deve assicurare il meritato finanziamento alle lingue meno usate, altrimenti eccellenti progetti innovativi ne risentiranno (teatro, traduzione di opere letterarie a seguito della fine del programma ARIANNA, l' insegnamento delle lingue e così via).
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In qualità di parlante gallese, ho visto i significativi vantaggi del finanziamento europeo, ma anche il pericolo che minaccia molti eccellenti progetti se il sostegno finanziario viene ritirato.
Poiché il bilancio è già stato congelato per 16 mesi, è improbabile che le azioni contemplate nell' ambito del programma CULTURA 2000 abbiano inizio prima del 2001.
E' quindi decisivo che la Commissione faccia ricorso a misure preparatorie per garantire che i progetti in corso non ne risentano nel frattempo.
Le lingue non sono solo parole: sono anche i veicoli attraverso cui le culture d' Europa si esprimono e si esaltano.
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Speriamo che le parole del Commissario, signora Reding, diventino realtà e che ogni lingua sia rispettata e promossa indipendentemente dal numero di individui che la parla.
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<SPEAKER ID=178 LANGUAGE="ES" NAME="Ortuondo Larrea">
Signor Presidente, martedì scorso abbiamo ricevuto la visita, in quest' Aula, del Presidente della Colombia Pastrana e tutti noi abbiamo esternato il nostro plauso per la sua proposta di piano per la pace.
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Anche in Europa sono in corso conflitti politici derivanti da diversità culturali.
Due di essi si sono per di più manifestati in modo violento: in Irlanda del Nord e nei Paesi baschi.
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Desidero chiedere in questa sede appoggio non solo per la Colombia ed altri paesi, ma anche per gli attuali processi di pace in questi due territori, che sono parte dell' Europa.
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Mi appello a Consiglio, Commissione e Parlamento affinché i meccanismi del programma Cultura 2000, oltre ad altri a disposizione, si utilizzino anche per appoggiare tali iniziative di pace.
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Dovremmo impegnarci a far sì che avvenimenti come la Città europea della cultura o il Mese della cultura europea possano avere luogo in Irlanda del Nord o nei Paesi baschi, perché è proprio nel nuovo quadro politico rappresentato dall' Europa che si possono trovare soluzioni valide per questi due conflitti.
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E' necessario promuovere in quelle regioni i valori della tolleranza e del rispetto della diversità culturale e della libertà dei popoli di decidere in modo democratico il loro futuro e stimolare la convivenza, la solidarietà, il senso della giustizia e la pace.
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Impegniamoci in questo senso.
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<SPEAKER ID=179 LANGUAGE="FR" NAME="Reding">
Signor Presidente, innanzitutto vorrei porgere le mie più calorose congratulazioni al relatore per il suo ottimo lavoro, nonché alla commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi di comunicazione e lo sport per il sostegno assicuratogli.
Vorrei dirvi quanto la Commissione apprezzi il fatto che proprio uno dei grandi poeti contemporanei sia il relatore per quanto riguarda il programma CULTURA 2000.
Tengo a farvi sapere, anche se si tratta forse solo di un aneddoto, che uno dei libri di Graça Moura sarà tradotto quest' anno in svedese grazie al programma ARIANNA.
Questo per dimostrarvi che la cultura europea viaggia!
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<P>
Il relatore ha presentato una relazione molto costruttiva, basata su un' approfondita analisi delle esigenze della cooperazione culturale.
La relazione dimostra chiaramente, se ancora fosse necessario, l' importanza attribuita dal Parlamento al programma e alle culture europee.
<P>
Il programma CULTURA 2000 è il primo programma quadro della cultura e consentirà di valorizzare uno spazio culturale comune destinato ad incoraggiare la creatività, la cooperazione, gli scambi, a salvaguardare e a far conoscere meglio il patrimonio e la storia dei popoli europei ed a stimolare lo sviluppo delle culture.
Nel quadro dei vostri interventi e anche, in precedenza, in occasione dei nostri colloqui nei corridoi del Parlamento, avete insistito su ciò che è positivo e ciò che si potrà migliorare nella gestione quotidiana del programma.
Ho preso nota dei problemi riguardanti la ripartizione dei fondi, l' attuazione di programmi specifici ed il trattamento delle lingue.
Vorrei tuttavia ringraziarvi soprattutto per la rapidità con la quale avete lavorato.
E' nell' interesse dei cittadini europei, perché sapete che si deve avviare rapidamente la procedura di conciliazione fra Parlamento e Consiglio per fare in modo che, nel 2000, i cittadini possano beneficiare dei vantaggi del programma CULTURA 2000.
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Conosco le aspettative del Parlamento, e devo dire molto chiaramente che le condivido.
Per questo motivo la maggior parte degli emendamenti proposti dal Parlamento può essere accolta dalla Commissione.
Si tratta degli emendamenti nn. 1, 2, 4, 5, 6, 8, 9, 10, 12 e 14.
Non intendo ripetere ciò che è contenuto in detti emendamenti, lo sapete meglio di me.
Vorrei solo dire che l' emendamento n. 4 relativo alla comitatologia viene accolto in linea di principio per il semplice fatto che il testo fa riferimento alla procedura di gestione prevista dalla decisione del Consiglio del 28 giugno 1999 recante le modalità di esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione.
Consentitemi anche di esprimere un' osservazione per quanto riguarda l' emendamento n. 12, che è accolto mantenendo un certo margine di flessibilità al fine di avvicinare su questo punto specifico, durante la fase di conciliazione, le posizioni di Consiglio e Parlamento.
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Propongo di accogliere in parte gli emendamenti nn. 7, 11 e 13.
Il primo, che riguarda le azioni integrate nell' ambito degli accordi di cooperazione culturale transnazionale, consta di due parti: una che riguarda il ruolo del comitato, e in particolare l' obbligo da parte dei responsabili dei progetti finanziati di presentare un bilancio delle azioni intraprese direttamente al comitato, in quanto questo controllo è di competenza della Commissione, che deve anche assumersi la responsabilità della gestione del programma; la seconda che prevede l' aggiunta della precisazione "professionisti".
La Commissione non può accettare di riprendere un termine così generico che allungherebbe notevolmente e in maniera imprevedibile, quanto alle conseguenze pratiche, l' elenco dei potenziali beneficiari del programma.
Ciò non significa che non si accetti la conservazione del patrimonio, anzi, essa è chiaramente prevista negli emendamenti del Parlamento che abbiamo ripreso.
<P>
In merito alla parte dell' emendamento n. 7 accolta dalla Commissione, ho solo un' osservazione da fare riguardo alla terminologia.
Sarebbe opportuno infatti utilizzare i termini "Stati membri o associati"; è una correzione minima.
<P>
L' emendamento n. 11 relativo al ruolo d' informazione dei punti di contatto si può accogliere a condizione che le azioni regionali, che possono essere intraprese a complemento di quelle a livello nazionale, lo siano sulla base di disposizioni vigenti nei vari Stati membri e che non comportino alcun aumento del contributo finanziario globale della Comunità.
E' evidente che la Commissione discuterà con gli Stati membri della ripartizione degli aiuti fra il livello nazionale e quello regionale.
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La Commissione accoglie l' emendamento n. 13 che propone criteri indicativi di ripartizione della dotazione finanziaria fra i più importanti settori culturali, portando dal 9 all' 11 percento la percentuale a favore delle azioni nel settore del libro e della lettura, il cui importo annuale diminuirebbe sensibilmente rispetto al programma ARIANNA.
Sono sicura che il relatore ne sarà soddisfatto.
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Ho ascoltato tutte le rivendicazioni relative al bilancio.
Sono con voi con tutto il cuore, ma si devono fare i conti con la Realpolitik e voi sapete molto bene che l' Autorità di bilancio non sempre condivide i nostri auspici.
Mi vedo quindi costretta a mantenere la mia posizione iniziale sull' emendamento n. 3 e non posso accogliere la proposta volta ad aumentare il bilancio da 167 a 250 milioni di euro.
Le tre Istituzioni si sono infatti impegnate a rispettare la programmazione di bilancio e solo le Autorità di bilancio, vale a dire Parlamento e Consiglio, potranno introdurre una modifica.
E' ovvio che qualora venisse introdotta una modifica, la Commissione se ne rallegrerebbe, ma allo stato attuale delle cose, mi vedo costretta a respingere l' emendamento.
<P>
Onorevole relatore, onorevoli deputati, sono lieta che oggi si possa votare sul programma CULTURA 2000, che costituirà un nuovo punto di partenza per i popoli europei che da noi si aspettano, al di là delle azioni economiche, che mettiamo l' uomo, la cultura, le radici, le diversità che costituiscono la ricchezza dell' Europa al centro delle nostre preoccupazioni.
<P>
In quest' ottica e sperando che si possa andare rapidamente nella direzione auspicata dai cittadini europei vi chiedo di approvare la relazione.
<P>
<SPEAKER ID=180 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Reding.
<P>
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.
<P>
<CHAPTER ID=9>
Programma "Gioventù
<SPEAKER ID=181 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A5-0038/1999) a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi di informazione e lo sport, concernente la posizione comune definita dal Consiglio in vista dell' adozione di una decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d' azione comunitaria "Gioventù" [13175/1/1999 - C5-0022/1999 - 1998/0197(COD)] (Relatore: onorevole Gröner).
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<SPEAKER ID=182 LANGUAGE="DE" NAME="Gröner">
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(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il 28 agosto 1998 la Commissione ha presentato una proposta in vista dell' adozione di una decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d' azione comunitaria "Gioventù" per il periodo 2000-2004, che è stata inoltrata alla competente commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi di informazione e lo sport.
La proposta della Commissione raggruppava i programmi esistenti a favore della gioventù "Gioventù per l' Europa III" e "Servizio volontario europeo" concentrandone gli obiettivi.
In seno alla commissione abbiamo lavorato con molta efficienza e rapidità ed il 28 ottobre 1998 abbiamo approvato la relazione de Coene all' unanimità con 61 emendamenti.
L' Assemblea si è pronunciata a favore di tale relazione in prima lettura il 5 novembre.
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Era nostra intenzione conseguire un equilibrio tra il servizio volontario europeo e "Gioventù per l' Europa" .
Gli emendamenti proposti dal Parlamento erano volti ad avvicinare il programma ai giovani al fine di avvicinare loro l' Unione europea stessa.
Gli strumenti da utilizzare erano e sono: rafforzamento del bilancio del programma (la Commissione proponeva 600 milioni di euro, il Parlamento ne propone 800), al fine di raddoppiare il numero di giovani da raggiungere.
Con i nostri emendamenti, volevamo promuovere una semplificazione delle strutture, l' intensificazione della comunicazione con la categoria destinataria, la trasparenza della procedura di presentazione delle domande e del modo in cui vengono esaminate, la partecipazione garantita ai giovani svantaggiati, una più ampia diffusione dell' informazione sul programma per ottenere un ampliamento dell' accesso al programma, infine la flessibilità dei limiti d' età per la partecipazione al programma, per trovare in definitiva nella comitatologia una traccia di soluzione orizzontale.
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Il programma proposto è rimasto quindi bloccato in Consiglio per sette mesi, finché quest' ultimo il 28 giugno, sotto la Presidenza tedesca, ha raggiunto una posizione comune sulla base di una proposta di programma quinquennale con uno stanziamento di 350 milioni di euro.
Ciò corrisponde ad una spesa inferiore a 0,20 euro all' anno per cittadino per lo scambio di giovani e si attesta su un rapporto nell' ordine di una quota per mille del bilancio generale.
Non posso immaginare una casa europea senza giovani né un programma che esclude parti consistenti di giovani.
Pertanto il Parlamento europeo si compiace che la posizione comune tenga conto di alcuni emendamenti proposti.
Siamo riusciti ad imporre nel programma il rispetto dei diritti dell' uomo e la lotta contro il razzismo e la xenofobia.
Inoltre abbiamo ottenuto una speciale attenzione per l' eliminazione della discriminazione e la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne e l' impostazione prevede disposizioni pratiche di facile comprensione ed incentrate sui giovani, da attuarsi in cooperazione con la Commissione.
Abbiamo infine ottenuto la garanzia che il servizio volontario europeo non sostituisca un impiego retribuito potenziale od effettivo.
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Oggi, con il sostegno unanime della commissione competente, presento 13 ulteriori emendamenti, che di nuovo si riferiscono in primo luogo al finanziamento e alla durata ed invitano gli Stati membri ad eliminare gli ostacoli di accesso al programma.
Anzitutto si deve garantire ai giovani protezione sociale ed assistenza medica e tale ambito potrebbe essere regolato come già succede per gli scambi tra studenti.
Inoltre si pensa all' introduzione di una struttura destinata a raccogliere informazioni sui giovani ed alla creazione di un sito Internet "Giovani in Europa" e "Gioventù per l' Europa" , per raggiungere in modo interattivo nuove fasce di giovani europei.
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Non deve sfuggire agli interessati l' importanza di questo programma, che sarà avviato all' inizio del prossimo anno, ai fini di raggiungere direttamente i giovani cittadini.
I programmi SOCRATE e LEONARDO hanno rivelato che un programma settennale può essere più efficace di un programma a più breve termine.
Pertanto ritengo opportuno proporre al momento una durata settennale e un quadro finanziario per l' attuazione del programma di 980 milioni di euro.
Propongo una relazione intermedia a metà del periodo di sette anni nonché il monitoraggio e la valutazione del programma Gioventù.
Un requisito per il buon esito del programma è la divulgazione delle informazioni, per far sì che il programma non sia riservato soltanto ad una cerchia di iniziati.
Dobbiamo riuscire a destare nei giovani entusiasmo per l' Europa e contribuire ad attenuare, ad esempio, le difficoltà legate alla situazione periferica del loro paese, problemi sociali o finanziari, ossia a rendere appetibile l' Europa.
I limiti d' età non devono essere trattati rigidamente.
Nella diversità sta l' essenza e la ricchezza dell' Europa.
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Mi appello ancora agli Stati membri, affinché dichiarino il loro impegno per quanto riguarda la protezione sociale e l' assistenza medica.
Rispettiamo il principio della sussidiarietà, ma in questo ambito gli Stati membri devono assumersi le loro responsabilità.
Ora è importante dare seguito alle belle parole che ricorrono ai Vertici.
I contatti informali con Presidenza del Consiglio e Commissione fanno sperare in un accordo, poiché i giovani e le loro associazioni si aspettano un intervento pratico e un' interazione delle Istituzioni, e non solo burocrazia.
In qualità di Parlamento eletto, abbiamo una grande responsabilità.
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In veste di relatrice farò tutto il possibile per trovare un compromesso accettabile e chiedo al Consiglio di venirci incontro, soprattutto per quanto riguarda il bilancio.
Il futuro dell' Europa inizia con la gioventù di oggi!
Questo deve essere il messaggio del 1º gennaio, giorno in cui il nuovo programma potrà ufficialmente diventare operativo.
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<SPEAKER ID=183 LANGUAGE="DE" NAME="Zissener">
Signor Presidente, innanzitutto desidero ringraziare ancora la relatrice per il suo lavoro.
Consentitemi di riassumere i punti essenziali del nuovo programma d' azione a favore della gioventù per il periodo 2000-2007.
Il programma d' azione deve contribuire alla creazione di uno spazio di formazione europeo che promuova l' apprendimento lungo tutto l' arco della vita e consenta un pieno esercizio dei diritti civili.
Con tale programma d' azione si devono riunire e concentrare i diversi programmi finora attuati in materia di gioventù, come la relatrice ha affermato poc' anzi.
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Sebbene il nuovo programma d' azione riunisca e concentri i diversi programmi finora attuati, non si privilegia alcun singolo programma.
Il Parlamento ha appunto sottolineato nei confronti della Commissione la necessità di assicurare un rapporto di equilibrio tra i programmi e una migliore ripartizione delle risorse finanziarie.
In tal modo il nuovo programma d' azione risulta un po' più chiaro e pertanto più vicino ai cittadini, se lo si confronta con i diversi programmi per la gioventù eccessivamente dispersivi.
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Un ulteriore vantaggio per i cittadini risiede nel forte decentramento del programma gioventù, che permette infatti ai giovani di prendere parte al programma anche nel loro paese.
Ritengo molto importante tale punto, poiché offre un' occasione di venire a contatto con l' Europa anche a quei giovani che da casa non hanno ricevuto alcuno stimolo in tal senso.
Con quanta più tempestività i giovani verranno a contatto con altre nazionalità europee, tanto prima prenderanno parte attiva al processo d' integrazione dell' Europa.
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Il programma d' azione Gioventù promuove anche in un altro senso l' integrazione dell' Europa, in quanto include i paesi candidati dell' Est, Cipro, Malta e la Turchia.
In tale modo i giovani hanno la possibilità di conoscere le diversità culturali non solo degli Stati che sono già membri della Comunità europea, ma anche di quelli che si trovano ai confini della Comunità e dei quali folti gruppi di popolazione vivono già in diversi Stati membri.
Tale circostanza incide ancora una volta in modo positivo sulla lotta per il rispetto dei diritti dell' uomo e contro il razzismo, l' esacerbato nazionalismo e l' antisemitismo.
Così i giovani offrono un contributo concreto alla costruzione e all' integrazione dell' Europa.
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Attraverso la partecipazione al programma di giovani provenienti da diversi Stati membri, i giovani scoprono la realtà europea nella sua diversità sociale e culturale e si aprono a nuovi ambienti, con un enorme aumento degli stimoli ad imparare una lingua straniera.
La commissione per la cultura, la gioventù e l' istruzione chiede una dotazione finanziaria globale di 980 milioni di euro per una durata settennale del programma.
Il Consiglio è però disposto ad autorizzare solo la metà della cifra da noi richiesta.
Credo di dover ribadire in questa sede che tale cifra si suddivide su sette anni e corrisponde ad un importo annuo di 140 milioni di euro.
Come ha sottolineato a ragione la onorevole Gröner, questi fondi non vengono investiti in un ambito qualsiasi, ma per il futuro dell' Europa e tale futuro risiede nella gioventù dell' Europa!
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L' istruzione della gioventù europea non è un ambito in cui si possa risparmiare.
Pertanto è importante che il Parlamento approvi il programma a grande maggioranza, affinché possiamo avviare negoziati con il Consiglio con una base finanziaria certa.
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<SPEAKER ID=184 LANGUAGE="EN" NAME="Taylor">
Signor Presidente, il programma Gioventù è stato uno dei programmi che ha avuto più successo nel far sì che individui di diverse nazionalità potessero lavorare insieme ed imparare uno dall' altro.
Se posso prendere ad esempio la Scozia, che rappresento, posso affermare che ci sono state centinaia di programmi Gioventù dei quali hanno beneficiato migliaia di scozzesi.
Ad esempio a Fort William, nelle Highlands scozzesi, un gruppo di giovani interessati a progetti all' aperto ha elaborato un programma di sci di fondo con partner slovacchi.
A Dundee è stato realizzato uno scambio di opinioni ed esperienze nell' ambito di un progetto spagnolo riguardante i problemi attuali dei giovani.
Nei Lothians occidentali è stato elaborato un progetto di assistenza sociale con partner di Monaco.
Un gruppo proveniente dai Lothians ha assistito proprio ieri ad una discussione in Aula.
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A conclusione del mio elenco di esempi desidero citare anche un collegamento tra Larkhall nello Lanarkshire ed un programma francese nell' ambito del quale alcuni giovani hanno contribuito alla realizzazione di una pista ciclabile nel sud della Scozia.
Dal lavoro giovanile allo sci di fondo, dalle piste ciclabili all' assistenza sociale, le iniziative sono diverse come diversi sono i partecipanti.
E se questo è solo un piccolo numero di esempi di come ha operato il programma Gioventù in Scozia, pensate all' impatto che ha avuto in tutta l' Unione europea ed ai potenziali risultati che può ottenere in futuro.
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Il finanziamento del programma Gioventù non è tuttavia soltanto importante, bensì imprescindibile.
I giovani come me sono gli europei del presente e del futuro.
Siamo la prima generazione a riunire sia un' identità europea che le nostre proprie identità nazionali.
Se si vuole che le istituzioni di cui siamo membri siano importanti oggi come domani, è essenziale il finanziamento del programma Gioventù.
Invito gli onorevoli parlamentari a tornare alle loro circoscrizioni ed a parlare agli organizzatori, ai partecipanti e ai beneficiari di questo lavoro che porta le idee di base dell' ideale europeo alle comunità locali: persone di diverse nazionalità che lavorano insieme per il bene comune.
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Vi chiedo di appoggiare la relazione in esame e quindi anche l' operato dei giovani in Europa.
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<SPEAKER ID=185 LANGUAGE="NL" NAME="Sanders-ten Holte">
Signor Presidente, mi congratulo anch' io con la onorevole Gröner per il valido ma soprattutto conciso documento che ha redatto.
Quando si parla di scambi transfrontalieri di giovani, penso in particolare all' opportunità che viene offerta ai giovani di conoscere culture diverse e nel contempo di contribuire alla costruzione dell' Europa.
In tal modo, i giovani diventano maggiormente consapevoli delle differenze esistenti nel loro stesso ambiente e si può così sviluppare un clima di fiducia reciproca in cui diminuisce la paura di tutto ciò che è diverso.
Per contro, aumentano la tolleranza e la disponibilità alla collaborazione e alla solidarietà.
Si rafforza, quindi, la democrazia, ed è proprio questo ciò di cui ha bisogno l' Europa.
Per realizzare tali obiettivi, occorrono soldi, e anche in notevole quantità, vista l' importanza del programma.
Tuttavia, il gruppo liberale ritiene che anche questo programma debba restare all' interno del quadro finanziario generale.
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Vorrei, poi, sottolineare l' importanza di una buona comunicazione con i giovani, e lo strumento di comunicazione per eccellenza è naturalmente Internet.
E' assolutamente necessario realizzare una pagina su Internet dedicata al tema "I giovani per l' Europa" , dove essi possano trovare tutte le informazioni sulle azioni europee e nazionali nei settori dell' istruzione, dell' educazione, dello sport, dei media, del tempo libero e chi più ne ha più ne metta.
Le possibilità sono pressoché infinite, basta saperle sfruttare.
Credo che questa sarebbe un' ottima possibilità di informare adeguatamente i giovani, per di più in un modo a loro molto congeniale: navigando sulle onde del mare digitale.
Mi auguro che sarà realizzata una pagina stimolante, innovativa e molto accessibile.
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Infine, voglio dire ancora che il programma deve essere approvato quanto prima.
Ha fatto bene la onorevole Gröner a non presentare troppi emendamenti, affinché si possa giungere velocemente ad un accordo con il Consiglio.
La stragrande maggioranza del gruppo liberale appoggerà, pienamente convinto, le proposte della collega in tutti i loro aspetti.
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<SPEAKER ID=186 NAME="Angelilli">
Signor Presidente, il rafforzamento dell' Unione europea non può passare soltanto attraverso l' euro.
I nostri giovani si devono sentire integrati senza frontiere, con una mentalità più aperta e libera.
In poche parole, devono acquisire quella capacità di adattamento e quella velocità nello scambio culturale, nella formazione e nell' esperienza professionale che sono elementi sempre più richiesti nella società del prossimo millennio.
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"Gioventù" è un programma che può raggiungere questi scopi: soprattutto può consentire ai giovani meno abbienti e più svantaggiati di fare delle esperienze transnazionali che potranno essere determinanti per un loro più adeguato inserimento nel mondo del lavoro.
E' quindi prioritario garantire, così come sottolineato dalla relatrice, una massima divulgazione del programma, evitando in futuro che azioni comunitarie come questa possano rimanere un privilegio per pochi per mancanza di informazione.
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Sono assolutamente condivisibili le critiche al Consiglio che non si è reso disponibile a un aumento del bilancio necessario proprio per avere pari opportunità di accesso al programma.
E' inoltre incredibile che non possa essere assicurata una piena tutela dei diritti dei partecipanti per quanto riguarda la protezione sociale e l' assistenza medica.
Per concludere, vorrei sottolineare che in una società che si orienta verso reti telematiche e Internet ed investe sempre di più nel loro utilizzo per la comunicazione, l' informazione e i servizi, è quasi ridicolo che il Consiglio non abbia accolto gli emendamenti per la creazione di un sito Internet tutto dedicato ai giovani.
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<SPEAKER ID=187 NAME="Scallon">
) Signor Presidente, vorrei ringraziare la onorevole Gröner per l' eccellente relazione.
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Nell' esame dei fattori che hanno promosso o impedito l' integrazione sociale dei giovani, credo sia essenziale includere un' analisi del ruolo della famiglia o dell' assenza dell' ambiente familiare nello sviluppo di un giovane.
Nella relazione del Consiglio d' Europa relativa alle politiche coerenti ed integrate sulla famiglia si afferma: "La famiglia svolge un ruolo d' importanza primaria nel processo di socializzazione perché trasmette i valori, i modelli, le abitudini ed i comportamenti del gruppo sociale al quale appartengono i figli.
Carenze strutturali all' interno della famiglia coinvolgeranno probabilmente anche la capacità di socializzazione del bambino" .
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Che un bambino venga o meno allevato all' interno di una famiglia, rappresenta una circostanza che avrà profonde conseguenze sul suo sviluppo sociale.
Ritengo quindi che nel programma d' azione comunitaria Gioventù, che intende analizzare i fattori che hanno promosso o impedito l' integrazione sociale dei giovani, dovrebbe essere incluso un riferimento al ruolo della famiglia.
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<SPEAKER ID=188 LANGUAGE="EN" NAME="Cashman">
Signor Presidente, vorrei ricordare al Parlamento che, mentre nell' ambito di Agenda 2000 abbiamo dato alta priorità all' istruzione e alla formazione giovanile, tale priorità non si riflette negli stanziamenti di bilancio per il programma d' azione Gioventù.
Tutto ciò nonostante tale programma investa nel nostro futuro, nei giovani che diventeranno, come abbiamo udito oggi, gli europei di domani.
Con questi programmi d' azione cambieremo la vita dei giovani, offrendo loro speranza e scelte dove prima non ce n' erano.
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Nella mia regione, il West Midlands inglese, migliaia di giovani ne hanno beneficiato.
Desidero che ne tragga vantaggio un numero sempre maggiore, non minore.
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Infine, facendo eco alla onorevole Scallon, consentitemi un' affermazione ovvia: ricordiamo a noi stessi, qui in Aula, che questi giovani diventeranno la generazione che libererà finalmente il nostro continente da razzismo, sessismo, misantropia, xenofobia e da altre discriminazioni di cui tutti noi ci vergogniamo!
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E' nostro dovere appoggiare la presente relazione e sostenere i programmi a favore dei giovani.
Desidero inoltre far notare alla onorevole Scallon che il termine "famiglia" è stato usato politicamente molto più per escludere che per rendere partecipi.
Mi congratulo con la relatrice.
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<SPEAKER ID=189 LANGUAGE="FI" NAME="Kauppi">
Signor Presidente, signora Commissario, la onorevole Angelilli ha sostenuto con tono critico che il dibattito si è svolto solo sull=euro, nonostante molte siano le altre questioni prioritarie.
Desidero farle notare che la nascita dell=euro è qualcosa di molto importante anche per noi giovani.
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Il programma d=azione comunitaria "Gioventù@ è uno dei programmi più importanti che si rivolgono ai cittadini dell=Unione.
"Gioventù@ è un programma che ha avuto successo sia dal punto di vista operativo sia per la pubblicità che ha avuto.
Anche se è il Parlamento a decidere sul quadro e sugli orientamenti generali del programma, non va dimenticato che il buon esito della realizzazione dei programmi può essere ottenuto solo a livello nazionale.
Nell=attuazione del programma "Gioventù@ sarà d=uopo dunque concedere un sufficiente margine di manovra e il dovuto sostegno alle agenzie nazionali.
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Nonostante il successo ottenuto, il programma "Gioventù@ non è ancora pronto né tantomeno perfetto.
Le procedure di accesso al programma devono essere ancora più semplificate ed essere più a favore dell=utente, un problema già sollevato in quest=Aula.
Spesso i problemi dei programmi per la gioventù dipendono dal fatto che si cerchi di raggiungere, grazie ai vari programmi settoriali, la più vasta categoria di destinatari.
In tale maniera si intende concedere ai più giovani l=opportunità di beneficiare dei programmi.
L=esperienza ha tuttavia mostrato che se la categoria destinataria è troppo eterogenea, anche l= iter della valutazione delle domande diventa più complesso e l=accesso ai programmi da parte di alcune fasce speciali di destinatari potrebbe essere reso addirittura più difficile.
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La verifica dei programmi per la gioventù va sensibilmente migliorata.
Nella fase di attuazione sarà d=uopo altresì tenere maggiormente conto dei suggerimenti degli operatori nazionali.
Nella valutazione va considerata anche la loro buona gestione finanziaria.
Ad esempio il programma settoriale a sostegno delle attività di mobilità tra gruppi di giovani impiega risorse considerevolmente minori rispetto al servizio volontario europeo per i giovani, anche se del primo ne beneficiano molti più ragazzi.
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La nuova dimensione inserita nel programma "Gioventù@ è lo sport .
Esso rappresenta un significativo passo avanti.
Prima della realizzazione del programma va tuttavia stabilito a che tipo di attività sportive possono essere destinati i fondi dei programmi per i giovani.
Dovranno essere finanziate innanzitutto le attività volte a promuovere la dimensione educativa dello sport.
E= molto probabile che le risorse del programma , se non si porranno dei limiti, verranno utilizzate per finanziare avvenimenti unicamente sportivi.
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<SPEAKER ID=190 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, signora Commissario, io sono stato eletto al Parlamento europeo come leader del Partito pensionati in Italia.
Un' ora fa, qualcuno del mio gruppo ha detto: "Fatuzzo, hai battuto la testa da qualche parte, tu che sei del Partito dei pensionati e parli del programma per i giovani" ?
Sì, in effetti, due giorni fa ho avuto un lieve incidente, ma non è per questo motivo che parlo del programma per i giovani.
Ne parlo perché voglio che si sappia che in Italia il Partito dei pensionati e i pensionati - e credo anche gli anziani di tutta Europa - sono d' accordo con questo programma per i giovani, sono favorevoli a che i giovani si conoscano, apprendano le lingue, vadano dall' Irlanda all' Italia, al Portogallo, alla Finlandia.
Questo programma è importantissimo perché porta l' Europa al giovane.
Ho però anche provato a sostituire la parola 'giovani' con la parola 'anziani' nel programma che stiamo discutendo e ho visto che ne veniva fuori un bellissimo progetto, anch' esso valido perché è vero, come ha detto l' onorevole Taylor, che questa è la prima generazione ad avere identità europea e, come ha detto l' onorevole Gröner, che il futuro dell' Europa comincia con i giovani.
Ma agli anziani che hanno costruito l' Europa ci pensiamo qualche volta?
Ebbene, io traggo spunto da questa approvazione del programma per i giovani per dire: "Costruite, costruiamo insieme anche un programma per gli scambi culturali tra gli anziani!"
Forse spenderemo non un miliardo in sette anni, vista l' età degli anziani, ma sette miliardi in un anno; non è tanto, ma è già di sicuro un fatto positivo.
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<SPEAKER ID=191 LANGUAGE="DE" NAME="Gröner">
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(DE) Signor Presidente, una breve osservazione: vorrei segnalare che abbiamo lavorato sul testo inglese.
Ora, nell' emendamento n. 12, nella versione tedesca del testo, si ritrova una parte dell' emendamento ritirato dalla onorevole Scallon.
Nell' esame delle attività si sarebbero dovute includere imprese a carattere spirituale.
Ciò avrebbe probabilmente comportato il rischio della presenza di sette giovanili all' interno del programma.
In seno alla commissione questa parte dell' emendamento era stata ritirata.
Chiedo cortesemente di esaminare le versioni linguistiche, tenendo conto che fa fede il testo inglese.
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<SPEAKER ID=192 LANGUAGE="DE" NAME="Reding">
Signor Presidente, desidero congratularmi con la relatrice, onorevole Gröner, per lo slancio e l' energia con cui ha portato avanti questo progetto.
Vorrei inoltre ringraziare i membri della commissione competente, poiché a loro dobbiamo la possibilità di votare oggi un progetto che dovrebbe essere a disposizione di tutti i giovani a breve termine.
La rapidità era necessaria ed è stata rispettata.
I miei più vivi ringraziamenti a nome della Commissione!
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Devo inoltre sottolineare l' atteggiamento molto positivo della Presidenza finlandese che, da parte sua, ha fatto del suo meglio affinché i lavori progredissero: ritengo che la cooperazione che si è instaurata tra le Istituzioni per far progredire i negoziati nel più breve tempo possibile sia davvero esemplare.
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Poiché è stata sollevata la questione, vorrei segnalare in merito all' informazione riguardante i programmi "Giovani" , che la rete Eurodesk, combinazione di siti Internet e di consigli rivolti ai giovani, è disponibile in tutti i paesi e in tutte le lingue dell' Unione.
Questo è un primo passo compiuto in direzione delle istanze del Parlamento e tengo a precisare, a titolo informativo, che si tratta di un programma sviluppato sulla base di un progetto scozzese.
E' una riprova che ciò che funziona bene nelle nostre regioni viene ripreso dalla Commissione.
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Vorrei inoltre dirvi che la Commissione è aperta alle conclusioni del lavoro svolto dal Parlamento.
Sono quindi in grado di accettare quasi tutti gli emendamenti.
In seconda lettura saranno accolti del tutto o in parte i 13 emendamenti presentati dalla onorevole Gröner.
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Il rifiuto di talune parti degli emendamenti è dovuto essenzialmente a ragioni istituzionali.
E' il caso, ad esempio, della dichiarazione interistituzionale in cui si motivano le somme stimate necessarie, emendamento n. 9, parte 3.
Può darsi anche che un aspetto dell' emendamento dipenda dall' esecuzione, e penso all' emendamento n.
12, parte 2.
<P>
Riguardo all' aspetto finanziario, ho compreso molto bene ciò che avete detto e sono d' accordo con voi.
Come sapete, la Commissione, nella proposta iniziale e secondo le priorità stabilite da Agenda 2000, propone una dotazione finanziaria di 600 milioni di euro per una durata di 5 anni.
Sono d' accordo sul vostro emendamento che porta la durata da cinque a sette anni, ma si dovrà naturalmente rettificare lo stanziamento a bilancio in tale senso.
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Come la vostra relatrice, anch' io penso che, per ragioni di coerenza tra i programmi che rientrano nell' ambito dell' educazione, dell' istruzione e della gioventù, sia necessario portare la durata da 5 a 7 anni.
Del resto l' ho appena confermato.
Penso anche che sia essenziale trovare una soluzione agli ostacoli esistenti in materia di mobilità dei giovani, beninteso nel rispetto delle competenze degli Stati.
In questo senso siamo in grado di accogliere gli emendamenti nn. 2, 3 e 6.
Inoltre, alcuni emendamenti forniscono precisazioni utili al testo della proposta comune del Consiglio e contiamo quindi di accoglierli. Si tratta degli emendamenti nn.
1, 4, 5, 9 , parte 2, 10, 11, 12, parte 1, e dell' emendamento n. 13 presentato dalla onorevole Gröner e dalla onorevole Scallon.
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Va da sé che l' articolo 7 riguardante il comitato del programma dovrà essere adattato alla nuova decisione sulla comitatologia.
Siamo quindi in grado di accogliere, in linea di massima, gli emendamenti nn. 7 e 8, rivedendone in modo adeguato la formulazione.
<P>
Per dare seguito alla presente relazione, intendo proporre alla Commissione di adottare una proposta modificata sulla base degli emendamenti che possiamo accogliere.
Tale proposta modificata sarà presentata al Collegio prima del Consiglio del 23 novembre in modo da facilitare la decisione da parte dei Ministri della gioventù.
<P>
Sapete molto bene, onorevoli deputati, che abbiamo ancora una piccola battaglia da portare avanti, ma continuo a riporre fiducia negli obiettivi e nella posta in gioco del programma Gioventù e non dubito che tali obiettivi saranno accolti nella loro interezza anche dal Consiglio e dagli Stati membri.
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Ho notato con soddisfazione, e mi rallegro nel dirlo, l' entusiasmo manifestato in Aula da deputati giovani e meno giovani che si sono impegnati per consentire ai giovani del nostro continente - in futuro, più ancora che in passato, anche se tutti sono stati d' accordo nel sottolineare che il programma Gioventù ha già dato molto a milioni di giovani - di costruire su ciò che è stato fatto bene.
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I giovani sono il nostro presente.
Essi costruiscono il futuro insieme a noi.
Essi costruiscono il loro futuro.
Con questo programma daremo loro un grande aiuto e vi ringrazio, nell' interesse della gioventù europea, di avere contribuito a dar loro una mano.
<P>
(Applausi)
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<SPEAKER ID=193 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.
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<CHAPTER ID=10>
Osservatorio europeo dell' audiovisivo
<SPEAKER ID=194 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0024/1999), presentata dall' onorevole Gargani a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi d' informazione e lo sport, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla partecipazione della Comunità all' Osservatorio europeo dell' audiovisivo. (COM(1999)111 - C5-0019/1999 - 1999/0066(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=195 NAME="Gargani">
. Signor Presidente, vorrei dire subito che con una lettera del 6 luglio 1999 il Consiglio ha consultato il Parlamento, a norma dell' articolo 157, sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la partecipazione della Comunità all' Osservatorio europeo dell' audiovisivo.
Nella seduta del 23 luglio il Presidente del Parlamento ha proposto alla commissione, da me presieduta, l' esame di merito, e nella riunione del 27 luglio la commissione per la cultura e la gioventù mi ha nominato relatore; nelle riunioni del 22 settembre, dell' 11 e del 12 ottobre la commissione ha esaminato la proposta e il progetto di relazione, che ha approvato all' unanimità.
<P>
L' Osservatorio europeo dell' audiovisivo, signor Presidente, è un organismo molto importante, di pubblico servizio, che è finalizzato alla raccolta e alla diffusione delle informazioni sull' industria audiovisiva: cinema, televisione, video, eccetera.
Istituito sotto l' egida dell' Eureka audiovisivo nell' ottobre dell' ' 89, opera nel quadro di un accordo parziale conseguito in seno al Consiglio d' Europa e annovera tra i suoi membri ben 34 membri europei e la Commissione dell' Unione europea nel suo complesso.
In relazione con la rete di partner, di corrispondenti e di organismi vari, la sua missione non si può confondere - questo è un dato importante e fondamentale, sul quale la commissione ha discusso a lungo - con la missione e i compiti che ha l' Eurostat in questo settore.
Sono due cose diverse: mentre l' organismo comunitario è finalizzato alla raccolta armonizzata ed organica di statistiche generali, provenienti dai vari Stati, con il pubblico e le amministrazioni come principali clienti che forniscono dunque lavoro, l' Osservatorio ha obiettivi più specifici, più mirati, orientati in funzione del mercato e delle esigenze statistiche delle imprese e dei professionisti.
Inoltre, la sua sfera di competenza è più ampia: si estende al settore giuridico, alle informazioni specializzate, e il suo mandato, che comprende appunto i 34 Stati - lo sottolineo ancora una volta - è più esteso di quello dell' Eurostat.
Le due istituzioni non devono essere eccessivamente contrapposte, anzi non devono e non possono essere contrapposte, in quanto hanno contatti regolari e hanno stabilito anche un loro modus operandi, hanno raggiunto un accordo nell' esplicazione dell' attività.
D' altra parte la sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1998, relativa alle basi giuridiche, imponeva la dotazione di un quadro meglio definito rispetto al passato, appunto per la confusione che sussisteva precedentemente.
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La nuova linea riguarda le misure preparatorie del settore audiovisivo; non fa riferimento all' ex articolo 130, paragrafo 3, relativo allo sviluppo industriale e alle decisioni in base alle quali si istituiva per l' audiovisivo un Eureka.
E' stata prevista una rubrica volta a creare un' infrastruttura di informazione statistica.
Questa dovrebbe permettere il pagamento del contributo comunitario al bilancio dell' Osservatorio europeo di Strasburgo per il 1999, cioè per l' anno in corso, il cui ritardo certamente ha ostacolato e ostacola il funzionamento dell' istituzione, e io credo - è opinione peraltro dell' intera commissione - che il suo funzionamento sia importante e fondamentale per la Commissione europea e per i 34 Stati membri che aderiscono e che continuano ad aderire attivamente all' Osservatorio.
D' altra parte, su questi problemi credo che avremo la possibilità di collaborare con l' ottimo Commissario, signora Reding, che colgo qui l' occasione per salutare e ringraziare della sua disponibilità.
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Signor Presidente, avendo l' onore di presiedere la commissione per la cultura, naturalmente ne rappresento anche la posizione.
Come ho detto all' inizio, la votazione finale è stata all' unanimità e dei tre emendamenti in cui ci siamo imbattuti, due sono stati accolti all' unanimità e uno è stato approvato a maggioranza.
A titolo personale, tuttavia, vorrei dire che il terzo emendamento non incontrava il mio consenso, nel senso che la decisione che stiamo per adottare e che la Commissione ha già anticipato, doveva scadere, nel testo originario, l' ultimo giorno dell' ultimo mese del quinto anno, mentre la Commissione ha contratto questo termine a tre anni.
Torno a dire che, sul piano personale, ho qualche perplessità, perché ritengo che si faccia una distinzione tra l' Eurostat e l' Osservatorio, che forse non porta ad una collaborazione, che pure si è determinata in questo periodo.
D' altra parte, la peraltro giusta preoccupazione che animava l' onorevole Perry, firmatario di quell' emendamento, che il Parlamento dovesse controllare in questi anni la spesa e il bilancio dell' Osservatorio, è egualmente salva nel momento in cui noi lasciamo i cinque anni, lasciamo cioè all' Osservatorio la possibilità di programmare in maniera più ampia e più organica le funzioni preziose che esso ha.
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<SPEAKER ID=196 LANGUAGE="DE" NAME="Echerer">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, sono tra i nuovi membri del Parlamento europeo.
Mi sia consentita una considerazione: si discute di politica culturale ed è presente solo un piccolo gruppo di persone che in sostanza condivide le stesse opinioni.
Credo che ci aspetti una battaglia impegnativa e difficile e, dal momento che siamo pochi, dovremmo rimanere uniti.
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Consideriamo ora l' Osservatorio.
In qualità di relatrice per parere della commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia sono senz' altro favorevole alla partecipazione della Comunità all' Osservatorio europeo dell' audiovisivo.
Sostengo pertanto la proposta della Commissione di estendere la durata di tale partecipazione a cinque anni.
L' Osservatorio conta tra i suoi membri - come è già stato ricordato - 34 paesi europei e in questo modo anticipa quasi l' ampliamento dell' Unione.
La sua attività non si limita alla ricerca di mercato o a rilevamenti statistici, ossia non si riduce ad una raccolta di cifre, ma offre analisi qualitative ed informazioni di carattere giuridico, soprattutto - aspetto di particolare rilievo - in merito alle risorse a disposizione del settore.
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Tali informazioni rivestono importanza a livello di osservazione, valutazione e formulazione dei programmi comunitari nel settore degli audiovisivi e sono di grande utilità all' industria, in particolare alle piccole e medie imprese.
Su questo aspetto si concentra il mio unico rilievo critico.
Secondo le mie ricerche in molti Stati membri le PMI sanno poco o nulla sull' esistenza dell' Osservatorio, mentre proprio a loro risulterebbe molto utile l' utilizzo di questo servizio.
Pertanto chiedo ai diversi interlocutori ad ogni livello - e sono lieta che la Commissione abbia presentato su mio invito una proposta davvero valida - di realizzare all' interno della propria homepage un link visibile in merito.
Mi auguro che si dia seguito quanto prima a tale proposta.
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In vista dei prossimi negoziati dell' OMC rispetto al settore audiovisivo emerge con sempre maggiore chiarezza l' importanza che rivestono informazioni indipendenti e attendibili in merito alla situazione del mercato europeo per i responsabili politici, come per le istituzioni comunitarie, i governi degli Stati membri e i responsabili degli Stati membri e delle regioni, nonché per l' industria della ricerca, le università e i media.
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<SPEAKER ID=197 LANGUAGE="EN" NAME="Perry">
Signor Presidente, sono sicuro di parlare a nome di quasi tutti i deputati presenti in Aula questo pomeriggio, affermando che la cultura non riceve abbastanza denaro.
La domanda è: che cosa pensano i parlamentari che non sono presenti?
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Essi concorderebbero certamente sulla necessità di impiegare bene le limitate somme di denaro che possiamo investire nella cultura.
Da parte mia, ho davvero bisogno di essere convinto che stiamo spendendo bene il denaro con l' Osservatorio dell' audiovisivo.
Ecco perché ho appoggiato l' emendamento n. 3 proposto dalla commissione per la cultura, che limita il nostro impegno a 3 anni.
Potrà essere ampliato, ma il nostro impegno è per 3 anni.
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Il motivo è triplice: quale prova sostanziale possiamo addurre per affermare che l' Osservatorio dell' audiovisivo sta svolgendo il lavoro auspicato?
Lasciatemi citare la relazione in materia redatta dalla onorevole Dührkop Dührkop.
La collega ha dichiarato che gli stessi servizi dell' audiovisivo del Parlamento giudicavano negativamente la qualità e l' utilità dei servizi a pagamento forniti dall' Osservatorio.
Abbiamo un deficit di 6 miliardi di euro con gli Stati Uniti.
Stiamo certo facendo qualcosa di sbagliato ed è necessario porvi rimedio.
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In secondo luogo, vorrei dire che stiamo finanziando servizi statistici da troppe angolazioni.
L' Osservatorio: 215.000 euro; Eurostat: 250.000 euro; servizi statistici degli Stati membri: 350.000 euro.
Stiamo spendendo quasi 1 milione di euro esclusivamente per la statistica.
L' Osservatorio deve adempiere i compiti che Eurostat non può svolgere.
Dovremmo chiedere ad Eurostat e alla Commissione di trovare una soluzione per fornirci le informazioni che chiediamo, così che le somme stanziate risultino spese meglio.
Se mi è possibile dirlo in meno di due minuti, non è irragionevole aspettarsi che Commissione ed Eurostat, in tre anni, riescano ad unire i loro sforzi.
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<SPEAKER ID=198 LANGUAGE="FI" NAME="Iivari">
Signor Presidente, signora Commissario, la produzione audiovisiva riveste un ruolo importante nel mantenimento e nella promozione della molteplicità delle forme culturali e della culture dei paesi europei.
Il significato delle culture nazionali si accentua nel processo di globalizzazione del mondo.
L=audiovisivo è uno dei settori culturali di maggior respiro internazionale.
La produzione del settore dell=audiovisivo, pur essendo un=attività economica, ha come sua componente principale la dimensione culturale.
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Non va neanche dimenticato il positivo impatto occupazionale del settore.
L=ammontare totale dei posti di lavoro per la cultura in Europa è superiore ai tre milioni di cui una porzione considerevole è nel settore dell=audiovisivo.
Nonostante il settore sia dominato dalle grandi società, non va dimenticato che nuovi posti di lavoro nascono soprattutto nelle piccole e medie imprese.
Per siffatte imprese è determinante che l=Osservatorio dell=audiovisivo funzioni.
Nel settore dell=audiovisivo abbiamo il compito di garantire lo sviluppo delle piccole e medie imprese le quali contribuiscono a promuovere in Europa la competitività e la differenziazione dei prodotti.
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I membri dell=Osservatorio sono in effetti i 34 Stati europei più la Commissione europea.
Alla cooperazione svolta nel suo ambito prendono dunque parte Stati che stanno appena richiedendo di aderire all=Unione europea.
L=Osservatorio dell=audiovisivo promuove il funzionamento delle imprese europee in questo settore in veloce espansione.
Raccogliendo e fornendo informazioni favorisce particolarmente la cooperazione tra le piccole e medie imprese e contribuendo al loro sviluppo.
Per questo motivo ritengo importante garantire il funzionamento dell=Osservatorio.
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Esprimo il mio disappunto per l=esito della votazione della commissione per la cultura, la gioventù, l=istruzione, i mezzi di informazione e lo sport e per la proposta di garantire solo per tre anni i finanziamenti all=Osservatorio, contrariamente alla posizione espressa tra l=altro dal relatore, onorevole Gargani, presidente della commissione.
Sono particolarmente lieta che l=onorevole Gargani abbia manifestato in maniera esplicita la sua opinione durante la sessione.
Ritengo che sia giusto che il Parlamento vigili attentamente sull=utilizzo del denaro dei contribuenti.
Bisogna tuttavia ricordare che non è opportuno risparmiare laddove non va fatto.
E= meglio sostenere le piccole e medie imprese offrendo servizi piuttosto, ad esempio, che sovvenzionare le imprese che possano falsare la concorrenza.
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<SPEAKER ID=199 LANGUAGE="DA" NAME="Andreasen">
Signor Presidente, al Parlamento veniamo spesso accusati di sprecare il denaro dei contribuenti e alcune volte a ragione.
Nell' ambito della discussione su questa proposta, possiamo dimostrare che abbiamo anche il senso del risparmio e della razionalizzazione.
L' Osservatorio europeo dell' audiovisivo elabora statistiche per le aziende operanti nell' industria audiovisiva, un lavoro di cui si occupano anche Eurostat e gli uffici statistici nazionali, e in parte il loro lavoro e quello dell' Osservatorio si sovrappongono.
Tutto ciò non è sicuramente razionale né opportuno, e vorremmo cercare di appurare se una più stretta cooperazione tra Eurostat e gli uffici nazionali possa a termine rendere superfluo il lavoro dell' Osservatorio.
Anche se il contributo della Comunità rappresenta solo il 12% del bilancio dell' Osservatorio, si tratta comunque di denaro, e crediamo che questo denaro possa essere risparmiato.
Ma se il contenuto principale della presente proposta è "solo" una restrizione del periodo di partecipazione da 5 a 3 anni, avremo anche il tempo di valutare se Eurostat e gli uffici statistici nazionali di statistica siano in grado di soddisfare le nostre esigenze in termini di statistiche e di informazioni statistiche.
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<SPEAKER ID=200 NAME="Dell' Alba">
Onorevole Gargani, i radicali italiani avrebbero voluto emendare, intervenire, avere la possibilità di interloquire anche in questa come in tutte le altre relazioni: non lo possono fare perché, come questa mattina Emma Bonino ha ribadito, non ci è consentito svolgere quell' attività parlamentare che invece è propria del mandato parlamentare europeo.
Pertanto non abbiamo presentato, signor Presidente, o meglio non abbiamo potuto presentare, degli emendamenti, né parteciperemo alla votazione sulla relazione.
Ce ne dispiace, perché la materia è importante, e fra l' altro noi, in Italia, abbiamo una grande esperienza di osservatorio dell' audiovisivo.
Proprio noi radicali, per primi forse, abbiamo creato in modo autonomo un centro di ascolto sull' audiovisivo che tiene il monitoraggio delle presenze, per esempio politiche, all' interno dei vari contenitori, dei vari telegiornali, dei mezzi di informazione.
Sarebbe importante - ed era questo l' emendamento che avremmo voluto presentare - che, tra i compiti di questo Osservatorio, proprio nell' ottica di un' integrazione europea che sempre di più dev' essere integrazione politica, integrazione delle società e del modo di fare politica, integrazione dell' informazione a livello europeo, vi fosse ad esempio il monitoraggio delle presenze nelle varie televisioni di tutt' Europa, dell' attività politica parlamentare delle forze politiche nazionali e di quella a livello europeo, che potrebbe così avere un punto di riferimento nell' Osservatorio.
E' un' idea che le lancio, presidente Gargani, nell' incapacità di poterla tradurre, ripeto, in atto parlamentare che, allo stato, non ci è consentito.
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<SPEAKER ID=201 LANGUAGE="ES" NAME="Ridruejo">
Signor Presidente, signora Commissario, in primo luogo vorrei esporre qualche dato di riferimento che mi sembra utile, anche se alcuni sono già stati menzionati.
L' Osservatorio europeo dell' audiovisivo, come si è detto, è stato costituito nel 1992, sotto l' auspicio iniziale del programma EUREKA audiovisivo.
All' epoca si stabilì - leggo testualmente - che "l' obiettivo dell' Osservatorio sarà di migliorare il trasferimento di informazioni all' interno dell' industria audiovisiva e promuovere una visione più chiara del mercato e una maggiore trasparenza.
Più concretamente, il compito dell' Osservatorio consisterà nel redigere ed elaborare informazioni e statistiche nel settore audiovisivo" .
Inoltre, nel 1997, il Consiglio europeo si pronunciò sull' Osservatorio dichiarando: " I suoi servizi dovranno essere orientati principalmente alle necessità dei professionisti dell' industria" .
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Sulla base delle suddette affermazioni, signora Commissario e signor Presidente, desidero pertanto chiedere, sia alla Commissione che all' Osservatorio stesso, di rimanere fedeli al principio della fondazione.
Anche se non è il caso dell' Osservatorio, oggi si tende sempre più a semplificare le cose.
Mi spiego: è una realtà che molte strutture ed organizzazioni finiscono per restare a carico del loro finanziatore pubblico e tale situazione tende ad allontanarle dal loro obiettivo, che in questo caso è il servizio pubblico e l' attenzione ai professionisti del settore audiovisivo.
Molti non conoscono l' Osservatorio.
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Ritengo quindi opportuno, da un lato, che l' Osservatorio compia un maggiore sforzo per suscitare l' interesse dei professionisti, riducendo in modo sostanziale la sua crescente dipendenza dalla richiesta di servizi da parte della Commissione.
In tal modo incrementerebbe le proprie risorse attraverso la prestazione di servizi ai professionisti e raggiungerebbe una maggiore autonomia.
Tutto ciò richiede obiettivi e sforzi.
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Dall' altro lato, sarebbe bene che la Commissione affidasse a specialisti esterni la revisione periodica dell' efficienza e la valutazione dei servizi dell' Osservatorio da parte dei professionisti, per esempio attraverso inchieste.
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<SPEAKER ID=202 LANGUAGE="DE" NAME="Junker">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, chi voglia informarsi sull' utilità dell' Osservatorio europeo dell' audiovisivo deve solo dare un' occhiata all' indice di qualsiasi edizione di IRIS, la rivista giuridica, per esempio al numero del settembre 1999.
Troverà al suo interno relazioni in merito ad una direttiva della Commissione europea che impone agli Stati membri di controllare che nessuna società di telecomunicazioni con una posizione rilevante sul mercato possa affidare alla stessa persona giuridica la gestione della propria rete televisiva via cavo, o sul progetto di un ampio disegno di legge francese concernente la società dell' informazione, che mira tra l' altro a regolamentare le questioni del libero utilizzo delle codificazioni, della riservatezza nella trasmissione di dati, della tutela dei diritti d' autore o delle necessarie istanze di regolamentazione.
Vi troverà inoltre notizie in merito alle recenti sentenze della Corte europea dei diritti dell' uomo riguardanti 13 ricorsi presentati contro la Turchia, di cui 11 sono stati accolti con il riconoscimento di violazioni del diritto alla libertà di espressione.
Tutto ciò rappresenta molto più della raccolta di materiale statistico e ritengo che dimostri l' importanza di questo servizio.
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In tal modo si chiarisce l' obiettivo con cui è stata motivata a suo tempo la fondazione di tale organismo, ossia l' osservazione del mercato, la promozione della trasparenza nonché la raccolta e l' elaborazione di informazioni e statistiche nel settore dell' audiovisivo.
L' industria e i settori affini, ma anche la Commissione europea, gli Stati membri e il Parlamento europeo in diverse occasioni hanno tratto utilità da tale servizio.
Tuttavia finora è mancata una base giuridica vincolante, carenza a cui si intende ovviare adesso richiamandosi all' articolo 130 A, paragrafo 3 del Trattato sull' Unione europea, in considerazione dell' obiettivo principale dell' Osservatorio, che è quello di rafforzare la competitività dell' industria audiovisiva mediante un miglioramento del flusso di informazioni.
La trasparenza che ne deriverà rappresenta una condizione irrinunciabile per l' azione politica europea nella società dell' informazione, anche se forse questo non sarà gradito a coloro che intendono spalancare le porte senza controllo agli interessi di potere sul mercato.
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Sono lieta che il relatore si sia pronunciato a favore di un' estensione a cinque anni della durata della partecipazione; il mio gruppo condivide questo punto di vista.
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<SPEAKER ID=203 LANGUAGE="EN" NAME="Reding">
. Signor Presidente, voglio ringraziare il relatore per la sua eccellente relazione.
E' un lavoro profondo e rapido.
La ringrazio, presidente Gargani.
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Come sapete, onorevoli parlamentari, l' Osservatorio è un organismo pubblico che ha il compito di raccogliere informazioni economiche e giuridiche da varie fonti internazionali e di aggiornarle riunendole in maniera organizzata e comprensibile.
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Come si è detto in Aula, l' Osservatorio diffonde queste informazioni attraverso pubblicazioni periodiche.
Tali compiti vengono svolti efficacemente dall' Osservatorio ed il risultato della nostra partecipazione in termini di sostegno all' industria dell' audiovisivo e all' Unione è positivo.
Vorrei inoltre sottolineare che qualora la partecipazione comunitaria all' Osservatorio dovesse venir meno, la Commissione sarebbe obbligata a raccogliere le stesse informazioni da fonti diverse - nella maggior parte dei casi sulla base di accordi commerciali.
Ciò richiederebbe non solo tempi più lunghi, ma sarebbe anche molto più costoso rispetto all' importo previsto per i contributi annui.
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Credo che la consultazione delle pubblicazioni dell' Osservatorio, in special modo dell' annuario e della rivista giuridica IRIS, sia pratica comune presso i servizi della Commissione che trattano questioni legate al settore dell' audiovisivo.
Inoltre, il parere dell' Osservatorio è stato richiesto in molte occasioni ed in varie aree nell' ambito di contatti in corso, quando erano necessarie informazioni specifiche.
Desidero menzionare i settori dell' occupazione, i programmi di finanziamento cinematografico, la statistica del commercio internazionale, le metodologie statistiche, l' andamento dei mercati e così via.
<P>
In futuro la Commissione prevede di estendere le attività svolte dall' Osservatorio, in special modo in due aree specifiche: la realizzazione di una struttura di informazione statistica sotto Eurostat e la preparazione in vista dei negoziati del GATT 2000.
L' attiva partecipazione della Commissione all' Osservatorio per i prossimi 5 anni permetterà di ottimizzare la complementarità dei compiti svolti da Eurostat e dallo stesso Osservatorio.
Lo scopo è creare, al termine di un periodo quinquennale, un complesso armonizzato ufficiale di studi statistici dell' Unione europea per il settore dell' audiovisivo.
Vorrei sottolineare che le attività dell' Osservatorio e di Eurostat non si sovrappongono in termini di tempo, di aree geografiche o di dati forniti e potrebbero essere proficuamente coordinate al fine di ottenere una visione chiara della complessa realtà del settore dell' audiovisivo.
I servizi della Commissione sono in grado di svolgere tale compito nel modo migliore.
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Se mi è consentito, signor Presidente, non intendo entrare nel dettaglio riguardo agli emendamenti proposti dal Parlamento, ma mi rallegro di poter dire che la Commissione condivide la preoccupazione riguardo alla necessità per le piccole e medie imprese di operare con successo ed accoglie quindi l' emendamento presentato in proposito.
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Per quanto riguarda gli altri due emendamenti, la Commissione comprende i timori del Parlamento, ma non è possibile accoglierli nell' attuale redazione.
Ciononostante, la Commissione farà tutto il possibile affinché il lavoro dell' Osservatorio sia ampiamente accessibile.
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Per terminare, vorrei aggiungere un' ultima osservazione.
Nell' ambito della procedura di bilancio, anche se si opterà per un periodo di cinque anni, il Parlamento avrà la possibilità, ogni anno, se lo giudicherà necessario, di introdurre modifiche, di bloccare i pagamenti, in altre parole di ricorrere a sanzioni.
Il Parlamento rimane dunque interamente padrone del gioco.
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<SPEAKER ID=204 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.
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<CHAPTER ID=11>
Partecipazione della Turchia ai programmi SOCRATE e GIOVENTU
<SPEAKER ID=205 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A5-0023/1999), della commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi d' informazione e lo sport, concernente la posizione comune definita dal Consiglio in vista dell' adozione di una decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione di base relativa al programma SOCRATE per includere la Turchia tra i paesi beneficiari (8076/1/1999 - C5-0024/1999 - 1996/0130(COD)) e la posizione comune definita dal Consiglio in vista dell' adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione di base relativa al programma "Gioventù per l' Europa III" per includere la Turchia tra i paesi beneficiari (8077/1/1999 - C5-0025/1999 - 1996/0131(COD)) (Relatore: onorevole G. Gargani).
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<SPEAKER ID=206 NAME="Gargani">
Signor Presidente, l' idea di includere la Turchia tra i paesi beneficiari dei programmi "Gioventù per l' Europa" e SOCRATE risale al 1996.
La proposta della Commissione è appunto del 14 maggio 1996 ed è in linea con l' obiettivo di estendere il grande mercato culturale anche a questo paese.
Questo è avvenuto nonostante gli ostacoli rappresentati, in particolare, dalla situazione dei diritti dell' uomo in Turchia e dal problema di Cipro.
Nonostante queste difficoltà e pur nella recrudescenza dei problemi che si è avuta nell' ultimo periodo, tale idea ha portato il Parlamento, nella seduta del 25 febbraio, a estendere alla Turchia la decisione e, nei giorni scorsi, anche la Commissione a decidere in questo senso.
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Io credo che sia una decisione molto imporante, onorevoli colleghi.
E' importante perché, malgrado la Turchia sia un paese che ha mostrato qualche difficoltà su questo piano - confesso, signor Presidente, che in seno alla commissione si è sentita l' eco di questa problematica, di questa difficoltà a far accettare quest' idea nell' ambito europeo, nell' Europa così aperta alla cultura, come hanno ribadito per tutto il pomeriggio i vari oratori nei loro discorsi sui quattro provvedimenti fra loro in qualche modo interconnessi - credo che questa decisione porti a qualificare l' Europa nel suo complesso come un insieme di Stati che guarda a nuovi paesi in maniera aperta, con grande dignità e offrendo grandi possibilità di sviluppo sul piano della libertà e della cultura.
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Credo che il Parlamento, nel momento in cui approva un provvedimento di questo tipo, dia una grande apertura ai giovani turchi che, rinnegando gli errori dei loro padri, possono così guardare all' Europa come a un fatto di grande libertà, come ad un' unione di Stati in cui la cultura, la sua diffusione e la solidarietà tra i giovani sono elementi importanti e fondamentali.
Io chiedo che questo provvedimento venga approvato all' unanimità, come è stato fatto in seno alla commissione, e che, malgrado il ritardo dei programmi del 1999, esso possa trovare una sua puntuale applicazione nel 2000, che ormai è alle porte.
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<SPEAKER ID=207 LANGUAGE="EN" NAME="O' Toole">
Signor Presidente, ringrazio l' onorevole Gargani per aver redatto la presente relazione ed alcuni deputati della precedente legislatura per aver lavorato affinché potesse essere presentata stasera in Aula.
<P>
Non è certo una questione priva di conflitti.
Due sono i punti di vista che prevalgono.
Il primo è affermare che permettiamo a qualcuno di non adempiere i propri obblighi.
Il secondo - ed è un' opinione che condivido - è che stiamo davvero facendo sì che il potere delle attività culturali superi le differenze fra le persone e ne cambi la vita.
Finché ci saranno questioni serie non interamente risolte in quest' Aula, dipenderemo da simili iniziative se vogliamo assicurare un futuro sano all' Europa e al progetto europeo.
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Si tratta di iniziative vitali per cambiare l' atteggiamento della gente.
Se il nostro scopo è l' evoluzione e la coesistenza, allora ci basta guardare all' Irlanda del Nord, paese in cui grazie ai fondi europei si è ottenuto un avvicinamento e si è modificato il panorama del conflitto in modo radicale.
Sono questi i risultati che si possono ottenere con simili iniziative e che aiuteranno l' Europa, i suoi vicini ed i beneficiari a portare avanti un piano di cambiamento.
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Mi rifaccio alle parole dell' onorevole Gargani per dire che tutte le questioni discusse in Aula stasera tendono a considerare la cultura come una priorità; questo significa che non solo l' euro, per esempio, o i posti di lavoro e l' occupazione potranno fare del progetto europeo un successo.
In ultima analisi sarà l' evoluzione culturale a concretizzare gli ideali e le idee che noi tutti nutriamo promuovendo il nostro futuro comune.
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<SPEAKER ID=208 LANGUAGE="DA" NAME="Andreasen">
<SPEAKER ID=209 NAME="Musumeci">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la delegazione italiana di Alleanza Nazionale si dichiara pienamente favorevole all' inclusione della Turchia fra i paesi beneficiari dei programmi "Gioventù per l' Europa" e SOCRATE.
Il nostro non è solo un doveroso omaggio alla cultura ma è anche un sereno giudizio politico che scaturisce, soprattutto, dalla consapevolezza di avere come interlocutore uno Stato - la Turchia, appunto - ancora lontano dalla piena affermazione dei diritti umani e dei principi di libertà e di democrazia sui quali si fonda l' Unione europea.
E' proprio per questo che dobbiamo stimolare e incoraggiare il pieno coinvolgimento dei giovani di quel paese in una sana politica di scambi, di mobilità, di confronto con i giovani europei.
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Da sempre la gioventù ha intercettato per prima le ansie di novità, di cambiamento, di crescita anche culturale di un popolo.
I giovani sono un veicolo efficacissimo per la trasmissione di valori sani, improntati alla democrazia.
Bene ha fatto dunque il Parlamento europeo già in prima lettura - e qui ringrazio il relatore, onorevole Gargani - a pronunciarsi per consentire alla Turchia la partecipazione agli scambi previsti dai due programmi.
Del resto, negare questa possibilità significherebbe accentuare l' isolamento di quello Stato mediterraneo rispetto ad un' Europa che deve invece ricercare il dialogo, specie con quanti, come in questo caso i giovani, non possono essere chiamati a pagare responsabilità non proprie ma di un governo sul quale permangono le nostre riserve.
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Consentire alla Turchia l' accesso ai programmi SOCRATE e "Gioventù per l' Europa" non significa dunque conferire legittimità ad uno Stato che non ha ancora attuato una prova concreta di maturità nel rispetto dei diritti delle minoranze, ma contribuisce ad aiutare quei giovani ad accentuarne il lento e difficile processo.
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<SPEAKER ID=210 LANGUAGE="FR" NAME="Ries">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, estendere i programmi SOCRATE e "Gioventù per l' Europa" è un chiaro segnale che l' Unione manda alla Turchia, a coloro che in Turchia hanno voglia di Europa, hanno bisogno di Europa.
Questo programma riguarda, a ragione, la gioventù: i giovani sono infatti la linfa che finirà con l' irrigare tutto l' albero, grazie a loro si riuscirà infine a radicare la democrazia e i diritti dell' uomo in quel paese.
Per far ciò occorrerà tuttavia che la gioventù turca che si unirà a noi sia rappresentativa.
<P>
Spetta quindi alla Commissione - contiamo su di lei, Commissario Reding - dar prova di grande attenzione per far sì che tutti i giovani turchi, indipendentemente da sesso o appartenenza etnica, abbiano accesso a tale programma.
La sostanza del nostro emendamento n. 5, se non proprio la sua formulazione, è stata ripresa dal Consiglio.
Essa impone senza equivoci il rispetto del diritto delle minoranze.
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E' impossibile o comunque molto difficile affrontare questo dibattito senza parlare dell' eventuale adesione della Turchia all' Unione.
La Turchia è un paese associato e da un associato si pretende di più, molto di più.
In particolare con la sua inflessibilità nel trattare la questione curda, ma non soltanto a questo proposito, la Turchia ha inviato un segnale molto negativo all' Europa.
Ankara è ancora molto lontana dai criteri di Copenaghen.
Oggi, con questo programma, scommettiamo sui suoi giovani.
Spetta a loro fare da trait-d' union.
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<SPEAKER ID=211 LANGUAGE="FR" NAME="Reding">
. (FR) Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione le prese di posizione degli onorevoli parlamentari.
La Commissione è convinta che la partecipazione della Turchia ai programmi riguardanti in primo luogo i giovani, programmi di scambio e di incontro che rafforzano la società civile, la democrazia ed il rispetto dei diritti dell' uomo, favorirà l' intesa e la comprensione tra i popoli e le culture.
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In prima lettura, la Commissione ha approvato gli emendamenti proposti dalla commissione per la cultura, e ne ringrazio la relatrice, volti ad incoraggiare la realizzazione di azioni preparatorie.
Le strutture turche che gestiranno la nuova generazione dei programmi SOCRATE e "Gioventù per l' Europa" non potrebbero infatti avviare i lavori senza la necessaria formazione ed assistenza tecnica.
E' ovvio inoltre che non avremo un atteggiamento elitario, ma aiuteremo la parte della società civile che ne ha più bisogno, incluso, onorevole parlamentare, le minoranze.
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Anche se le decisioni sull' eleggibilità della Turchia nell' ambito delle attuali proposte non permetteranno un' immediata ed effettiva partecipazione di tale paese ai programmi, esse consentiranno all' Unione europea di mandare un segnale positivo alla società civile turca e di esprimere ancora una volta la sua volontà di sviluppare la cooperazione settoriale con la Turchia.
<P>
E' vero: se la Turchia cambia, essa cambierà grazie ai suoi giovani e perché i suoi giovani sono cambiati.
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<SPEAKER ID=212 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.
<P>
(La seduta termina alle 20.10)
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