<CHAPTER ID=1>
Necrologia
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, ho il triste dovere di annunciarvi la scomparsa, in seguito ad un incidente, del Viceministro greco degli affari esteri, Yannos Kranidiotis, e di altre cinque persone che lo accompagnavano, tra le quali il figlio maggiore di 23 anni.
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Il Ministro era in missione.
Si stava recando con 12 persone a Bucarest quando l' aereo ha perso quota, scendendo da 25.000 piedi a 3.000 piedi, per atterrare infine all' aeroporto di Bucarest, senza peraltro schiantarsi.
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Alcuni di voi ricorderanno certamente che Yannos Kranidiotis è stato deputato al Parlamento europeo dal gennaio 1995 al febbraio 1997, data in cui è stato nominato Ministro del governo greco. Ricorderete che in seno al Parlamento era stato membro della commissione per i bilanci, oltre che vicepresidente della delegazione mista UE-Cipro.
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Siamo in molti a ricordare il nostro collega scomparso.
Devo dire che era molto apprezzato per le sue qualità umane e per la sua competenza nel campo degli affari europei.
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Vi propongo di osservare un minuto di silenzio in sua memoria.
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(Il Parlamento osserva un minuto di silenzio)
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<CHAPTER ID=2>
Approvazione del processo verbale
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, vorrei innanzitutto ringraziarla, a nome del mio gruppo, per l' elogio funebre che ha pronunciato in onore del Ministro Kranidiotis.
Tuttavia avevo chiesto la parola, in conformità dell' articolo 122 del Regolamento, per intervenire per fatto personale, in relazione alle accuse mosse ieri contro la mia persona dall' onorevole Galeote durante il dibattito per l' investitura del Presidente Prodi.
In base al Regolamento, questo è il momento opportuno.
Poiché non vedo l' onorevole Galeote in Aula, lascio alla sua discrezionalità se concedermi la parola adesso o quando sarà presente.
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<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Onorevole Barón Crespo, ritengo che in base al Regolamento lei debba presentare a questo punto la sua dichiarazione per fatto personale, anche se l' onorevole Galeote non è presente.
Egli potrà prenderne visione nel processo verbale.
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<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, ritengo che l' onorevole Galeote sia intervenuto in maniera inopportuna. Non si trattava infatti di una mozione di censura nei miei confronti, ma del dibattito per l' investitura del Presidente Prodi ed egli ha criticato quanto avevo sostenuto a proposito della signora de Palacio.
Dato che ho con me il testo dell' intervento, confermo quanto ho detto ieri, ovvero che abbiamo deciso di appoggiare l' investitura della nuova Commissione nonostante le riserve in merito alla signora de Palacio.
Ne presumiamo l' innocenza, ma non condividiamo il suo concetto di responsabilità politica per quanto riguarda il bilancio comunitario.
Vi è da sperare che la signora de Palacio, in veste di Vicepresidente, ci dia informazioni più attendibili di quelle fornite a propria discolpa al Congreso de los Diputados, considerato che il dibattito in Aula avrà luogo solo giovedì prossimo.
Questo è quanto ho detto ieri e lo confermo.
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Poiché sono stato accusato di slealtà, desidero precisare, con riferimento ai criteri e alle parole del Presidente Prodi sulle responsabilità dei Commissari, che se oggi l' Assemblea approva la risoluzione di contenuto politico relativa alla nuova Commissione, documento su cui si sono accordati tutti i gruppi, l' onorevole Galeote si troverà in un' Assemblea di persone sleali.
<P>
<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
Ora, se permette, torniamo al processo verbale.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="FR" NAME="Bourlanges">
Signora Presidente, intervengo soltanto per segnalare che nella votazione relativa all' interpretazione del Regolamento il mio voto risulta contrario, mentre io intendevo votare a favore.
In realtà ero in ritardo e ho votato dal posto dell' onorevole Pasqua.
Immagino che questo spieghi perché la macchina ha opposto resistenza alla mia intenzione.
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(Si ride) Tuttavia, l' avevo segnalato subito dopo.
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<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente">
Onorevole Bourlanges, la rettifica figura già nel processo verbale: "L' onorevole Bourlanges ha comunicato di aver voluto votare a favore".
Lei sta pubblicizzando più del dovuto la sua intenzione.
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<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="ES" NAME="Palacio Vallelersundi">
Signora Presidente, anch' io ho avuto un problema con il dispositivo elettronico di voto.
Nel processo verbale di ieri, a proposito dell' interpretazione del Regolamento, non risulta che io abbia votato, mentre in realtà ero presente.
Non so se il dispositivo elettronico abbia funzionato o meno, ma desidero che risulti agli atti che ho votato.
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<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
Va bene, onorevole Palacio, ne terremo conto.
<P>
<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signora Presidente, mentre diverse volte mi sono visto costretto ad avanzare qualche critica, desidero ora cogliere l' occasione per rivolgere un esplicito ringraziamento e i miei elogi al Servizio di seduta.
Nel processo verbale odierno il mio intervento è riportato con la massima fedeltà, quasi più correttamente di come mi sia espresso io stesso.
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
Apprezziamo i suoi complimenti, onorevole Posselt.
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="DE" NAME="Rack">
Signora Presidente, nell' elenco della delegazione ACP citato nel processo verbale figura come membro per l' Austria il nome della onorevole Stenzel.
Quest' ultima, però, ha nominato me e pertanto chiedo che si provveda a rettificare.
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<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
­ La ringrazio, onorevole Rack.
Vedo che la onorevole Stenzel approva.
Provvederemo alla rettifica.
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(Il processo verbale è approvato)
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<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="DE" NAME="Sichrovsky">
Signora Presidente, mi permetto di ricordare ai presenti e anche a lei che in questa settimana ricorre il 55esimo anniversario della liberazione di un campo di concentramento dimenticato, situato nelle immediate vicinanze di Strasburgo.
A Natzwiller-Struthof, uno degli esempi più atroci dei campi nazionalsocialisti, migliaia di persone hanno trovato la morte in seguito ad esperimenti medici.
Vi era anche una camera a gas, una delle poche esistenti al di fuori dei grandi campi di sterminio dell' Europa orientale.
Desidero pertanto chiedere se è possibile far apporre una lapide commemorativa a nome del Parlamento europeo.
Vorrei inoltre proporre di inviare una delegazione in occasione delle prossime cerimonie di commemorazione.
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Presidente">
­ Onorevole Sichrovsky, a mio parere, in base al Regolamento, potrebbe presentare tale proposta per iscritto: esamineremo il seguito migliore da darle.
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<CHAPTER ID=3>
Lavori in preparazione del Consiglio europeo di Tampere
<SPEAKER ID=17 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca le dichiarazioni della Presidenza del Consiglio e della Commissione sui lavori preparatori della riunione del Consiglio europeo del 15/16 ottobre a Tampere. Colgo l' occasione per porgere il benvenuto alla Presidente in carica del Consiglio, signora Halonen.
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<SPEAKER ID=18 NAME="Halonen">
, Consiglio.c (FI) Signora Presidente, lei si è già fatta interprete del nostro comune cordoglio per la scomparsa dei membri della delegazione greca coinvolti nell' incidente aereo.
Vorrei tuttavia esprimere il dolore profondo da me provato quest' oggi nell' apprendere la notizia della morte del caro collega e delle altre vittime e le chiedo di far pervenire questo mio messaggio di cordoglio.
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Sono grata dell' occasione datami quest' oggi di illustrare l' ordine del giorno e i lavori preparatori per il prossimo Consiglio straordinario europeo.
Nel Consiglio europeo di Tampere intendiamo promuovere il lungo cammino verso un' Unione che offra ai suoi cittadini uno spazio di reale libertà, giustizia e sicurezza.
Ciò costituisce un passo dovuto e inevitabile per lo sviluppo futuro dell' Unione.
Abbiamo creato il mercato interno che consente la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali.
Stiamo completando la fase per l' adozione di una moneta unica che consoliderà il nostro benessere comune.
Il prossimo passo sarà quello di garantire ad ogni cittadino dell' Unione il diritto di potersi muovere liberamente, sentendosi al contempo al sicuro, su tutto il territorio dell' Unione.
Sempre in quest' ottica l' Unione dovrà creare uno spazio comune in conformità con il Trattato di Amsterdam all' interno del quale i singoli individui e le realtà economiche dovranno poter godere a pieno titolo dei propri diritti.
A Tampere avremo il compito di tracciare le linee dello sviluppo politico futuro; avremo l' obbligo di impegnarci in concrete e specifiche azioni comuni e dovremo infine evitare che le linee di demarcazione tra i vari pilastri compromettano l' efficienza del funzionamento dell' Unione.
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I maggiori successi finora ottenuti dall' Unione sono stati determinati dall' applicazione del metodo comunitario, la cui ultima palese dimostrazione è consistita nel creare il il mercato interno.
Tale metodo potrebbe essere utile ancora oggi.
E' necessario avvicinare senza ulteriore indugio le normative degli Stati membri, e dunque armonizzarle; si devono creare regole minime comuni e si dovrà ricorrere in misura sempre maggiore al principio del riconoscimento reciproco.
In particolare dovremmo collaborare per eliminare le barriere di carattere giuridico, amministrativo e tecnico che rallentano l' applicazione di tale principio.
Quest' ultimo aspetto, che potrebbe sembrarvi di scarsa importanza, costituisce in realtà il vero ostacolo da superare.
Sono convinta che se interrogassimo i cittadini degli Stati membri sulle loro speranze, risponderebbero che dall' Unione si attendono un' azione più efficiente e determinata volta a salvaguardare i loro diritti e a promuovere la sicurezza.
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La promozione della sicurezza interna comporta una politica di maggior coesione e coerenza, anche nelle relazioni esterne dell' Unione.
Si dovranno adottare strumenti sempre più uniformi in materia di giustizia e di affari interni, nonché di politica estera e di sicurezza, come pure nelle politiche commerciali e della cooperazione allo sviluppo, affinchè i cittadini possano beneficiare di uno spazio di sicurezza che li tuteli da tutti i punti di vista sopra esposti.
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Non si deve dimenticare che l' Unione è destinata a crescere nel prossimo futuro e che questa regione geografica, che noi chiamiamo Unione, si amplierà immancabilmente nei prossimi anni.
Bisognerà rafforzare la cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni anche con i paesi candidati, in modo da collaborare al raggiungimento degli obiettivi che la politica dell' Unione si prefigge.
Anche le relazioni esterne dovranno essere considerate in una prospettiva più ampia in cui assumeranno uguale importanza tutte le relazioni dell' Unione con le regioni limitrofe tanto a Nord che a Est e a Sud.
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Prima di passare ad esporre nei dettagli gli argomenti dell' ordine del giorno del prossimo Consiglio di Tampere, sebbene questa sia una seduta del Parlamento europeo, desidero ricordarvi che fortunatamente non siamo soli nell' attività di promozione della cooperazione, ma possiamo contare sulla insigne tradizione e sulla grande esperienza in merito del Consiglio d' Europa e dell' OSCE, e mi auguro che continueremo a tenerne conto nello sviluppo futuro della nostra attività di cooperazione.

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Il mio compito quest' oggi è illustrarvi l' ordine del giorno e i lavori preparatori per il Consiglio europeo di Tampere.
Vorrei innanzitutto individuare alcuni argomenti prioritari che la Presidenza finlandese si prefigge di affrontare già prima del Vertice.
Mi auguro inoltre di poter ricevere da voi indicazioni e stimoli da inserire successivamente nei lavori preparatori, visto che abbiamo il tempo per farlo.
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Dunque, per prima cosa l' ordine del giorno: il Consiglio europeo di Tampere si concentrerà su tre tematiche principali che sono: la politica in materia d' immigrazione e d' asilo, le misure volte a contrastare la criminalità transfrontaliera e la creazione di uno spazio comune di giustizia europeo.
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Il Trattato di Amsterdam ha conferito finalità più precise ai temi relativi alla giustizia e agli affari interni.
Le procedure decisionali da noi adottate, nonché gli strumenti legislativi di cui disponiamo, sono oggigiorno più efficaci, mentre il ruolo delle Istituzioni comunitarie risulta rafforzato.
La posizione dell' attuale Presidenza è che d' ora in avanti si debbano sfruttare appieno i nuovi strumenti.
Lo scorso dicembre, il Consiglio europeo di Vienna ha messo a punto un piano d' azione che fissa il calendario dei prossimi lavori, cosicché a Tampere non sarà necessario concordare un nuovo programma.
Ci auguriamo pertanto che durante il Vertice di Tampere siano tracciate le linee politiche future e vengano presi impegni la cui portata determinante risulti chiara anche ai cittadini dei singoli paesi membri.
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Da tali argomenti si passerà direttamente a una valutazione particolarmente dettagliata delle questioni relative ai diritti umani e alla trasparenza, argomenti estremamente importanti allorchè si affrontano temi quali la libertà, la sicurezza e la giustizia.
E' chiaro a tutti che i diritti umani devono essere garantiti ad ogni individuo che viva nell' area dell' Unione e che questi va tutelato contro qualunque forma di discriminazione.
Vi ricordo altresì che rispettando i diritti umani delle minoranze, rispettiamo sì i diritti e la dignità di coloro che ne fanno parte, ma promuoviamo anche la stabilità sociale e, di conseguenza, la sicurezza globale di tutti i cittadini.
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Passo ora a trattare in maniera più dettagliata la politica in materia d' immigrazione e di asilo, che se ricordo bene è stata già argomento di discussione nell' incontro con i Ministri della giustizia e degli affari interni in questa stessa sede.









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Ritengo che a tutti coloro che vivono all' interno dell' Unione e a tutti coloro che auspicano di entrarvi si debba garantire la sicurezza. Uno degli obiettivi principali del Consiglio europeo di Tampere dovrà essere quello di adottare una politica comune in materia di immigrazione e d' asilo.
A Tampere si dovranno stabilire i principi comuni su cui poggiare l' elaborazione di un ordinamento europeo in materia d' asilo.
Quale ne sarebbe la base? Innanzitutto la Convenzione di Ginevra relativa allo status di rifugiato, quindi l' articolo 63 del Trattato sull' Unione europea.
L' obiettivo è quello di garantire un livello di sicurezza elevato e quanto più uniforme possibile, per chi si trovi in stato di necessità.
Dobbiamo porci come finalità la creazione di uno spazio comune europeo che garantisca norme minime e procedure comuni in materia di asilo. In questo modo, a beneficio stesso degli individui, si renderà il sistema in questione più semplice, più chiaro e più veloce.
Si dovrà contemporaneamente vigilare affinchè tale sistema non leda i diritti umani, non dimenticando mai che il diritto d' asilo è un diritto fondamentale dell' uomo.
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La crisi del Kosovo ha dimostrato che è ormai tempo che l' Unione raggiunga un accordo sull' attribuzione di responsabilità e sui criteri da seguire per garantire una protezione temporanea.
L' Unione dovrà avere la capacità di offrire tempestivamente protezione nel caso di un esodo di massa.
Assicurare una protezione temporanea significa da un lato la volontà di richiederla da parte di chi ne ha bisogno, e dall' altro fare in modo che il paese che accolglie i profughi se ne assuma la responsabilità e abbia al contempo i mezzi necessari per rispettare l' impegno. Credo che su questo punto a Tampere otterremo dei risultati.
A mio avviso sarebbe logico che in siffatti casi di emergenza si preveda di risarcire economicamente i paesi che accolgono i profughi, attingendo fondi dal bilancio o da altre risorse comunitarie, cosa che, del resto, testimonierebbe un sentimento di vera solidarietà tra gli Stati membri.
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In secondo luogo, vorrei sottolineare i principi che regolano l' esigenza di avvicinare la politica dell' immigrazione, di armonizzare le forme di lotta contro l' immigrazione clandestina e di tutelare in modo più uniforme i diritti e i doveri degli stranieri che vivono legalmente negli Stati membri.
Sono altresì dell' opinione che, se un immigrato soggiorna legalmente per un determinato periodo di tempo all' interno dell' Unione, egli possa godere di diritti sempre più simili a quelli dei cittadini del paese che lo ospita.
Per gli immigrati, comunque, la cosa più importante sarebbe ottenere informazioni sui servizi sociali e conoscere i propri diritti politici.
Su questo punto abbiamo avuto già esperienze in diversi paesi.
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Passo ora al controllo delle frontiere esterne dell' Unione.
Dato che la questione interessa direttamente il paese all' attuale Presidenza, esso è stato vagliato con particolare attenzione.
Grazie all' aquis di Schengen, il controllo delle frontiere esterne seguirà uno sviluppo più equilibrato e uniforme.
La realizzazione del prossimo ampliamento comporterà un ulteriore mutamento delle frontiere esterne dell' Unione e la priorità di garantire un controllo efficace delle frontiere assumerà sempre più peso sia dal punto di vista della sicurezza, sia per quel che concerne la libera circolazione dei cittadini.
E' estremamente importante concentrarsi sulla lotta contro l' immigrazione clandestina prestando al contempo attenzione a non compromettere l' istituto dell' asilo.
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Il Trattato di Amsterdam offre nuove vie per definire la politica dei rimpatri: dobbiamo d' ora in poi saperne sfruttare tutte le inerenti potenzialità.
A Tampere, dunque, si potrebbe decidere di lasciare invariate le menzioni del rimpatrio contenute sia nei Trattati che negli accordi misti.
In alcuni casi l' Unione dovrebbe intraprendere negoziati per sottoscrivere accordi multilaterali in materia di rimpatrio mentre in altri il Trattato di Amsterdam prevede l' adozione di norme in tale settore anche tra gli Stati membri.
L' Unione deve oltretutto incoraggiare attivamente coloro che esprimano la volontà di far ritorno nel proprio paese; al riguardo sarebbe utile in riesame degli strumenti attualmente esistenti a tal fine.
Ricorro a un solo esempio: gli aiuti allo sviluppo potrebbero costituire uno strumento per preparare meglio la via del ritorno.
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La politica comunitaria in materia d' immigrazione e d' asilo dovrà diventare parte integrante di una politica estera più uniforme.
La nostra attenzione dovrebbe rivolgersi alle condizioni di vita in cui versano i paesi da cui proviene il maggior flusso di immigrati e di richiedenti asilo, condizioni che spingono, o talvolta addirittura costringono, gli individui a lasciare il proprio paese.
L' Unione può agire in tali casi promuovendo varie forme di cooperazione nella politica estera, di sicurezza e di cooperazione allo sviluppo, nonché nei settori della cooperazione economica e della politica dell' immigrazione. L' Unione dovrà accrescere la propria capacità di rispondere alle crisi.
La relazione elaborata dal gruppo di lavoro a livello di alti funzionari del Consiglio, contenente una valutazione globale della questione, corredata degli allegati paese per paese, sarà distribuita al Parlamento nei prossimi giorni.
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Il prossimo argomento riguarda la lotta alla criminalità transfrontaliera.
Uno spazio di sicurezza e di giustizia può essere realizzato solo se si costringono alla disciplina coloro che approfittano della libertà vigente, utilizzandola in maniera illecita.
A tale scopo, la prima cosa da fare è eliminare gli ostacoli tecnici, amministrativi e giuridici che impediscono la cooperazione tra le autorità competenti.
Un concreto passo avanti che, a mio avviso, potrebbe essere fatto a Tampere sarebbe trovare un accordo sulla possibilità di ricorrere a gruppi investigativi internazionali.
Se del caso, si dovrebbe consentire ai funzionari di polizia di poter continuare le indagini anche oltre i confini degli Stati membri, in collaborazione con le polizie locali.
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L' Europol costituisce un importante strumento di cooperazione, a cui vanno garantite le risorse e l' appoggio politico necessari per esplicare a pieno la sua attività.
Dopodiché dovremmo pensare in maniera più specifica a un ampliamento delle sue competenze.
Il Consiglio di Tampere dovrebbe innanzitutto accrescere le materie di competenza dell' Europol, in modo da farvi rientrare anchei reati che riguardano il riciclaggio di denaro.
In secondo luogo il Consiglio europeo potrebbe affidare al Consiglio il compito di preparare una normativa che obblighi i paesi membri a collaborare in particolari inchieste con Europol, qualora esso ne faccia richiesta.
Per rendere più completo l' ampliamento delle materie di competenza dell' Europol da me auspicato, andrebbe affidato a tale ufficio il controllo politico e giuridico della sua attività, in un giusto rapporto di equilibrio.
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Mi auguro altresì che diventi possibile riconoscere l' esistenza di alcuni reati che potrebbero essere combattuti meglio se si potessero uniformare gli ordinamenti giuridici nazionali.
Non vorrei apparire troppo generica sottoponendovi questi argomenti, e sono ben consapevole che per trattarli adeguatamente avremmo bisogno di tanto lavoro; mi limito pertanto a citare solo le tematiche più urgenti.
Le priorità poste dalla Presidenza per il prossimo Consiglio di Tampere sono argomenti relativi per esempio alla tratta di donne e bambini, alla pornografia infantile, al riciclaggio di denaro sporco, al reato di falsificazione dell' euro, nonché misure miranti ad assicurare l' attività trasfrontaliera delle nuove tecnologie.
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Nella lotta alla criminalità un ruolo importantissimo sarà svolto dalla prevenzione.
Bisogna pertanto cercare di evitare l' insorgere di circostanze che inducano a commettere reati, o almeno osteggiare e ridurre le occasioni di crimine.
L' obiettivo principale resta naturalmente quello di ridurre il rischio che soprattutto i giovani commettano reati, rendendo di conseguenza più sicuro anche il nostro futuro.
<P>
Una particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alle vittime del crimine, nonché a coloro che sono sospettati o imputati di reati. Desidero sottolineare che in entrambi questi settori si richiede una nostra più approfondita valutazione.
A Tampere potrebbe essere decisa l' elaborazione di un programma di cooperazione a livello comunitario a sostegno delle vittime della criminalità. I diritti delle vittime dovrebbero essere garantiti su una base di parità, senza distinzione di Stato, nazionalità o lingua.
I nostri Capi di Stato e di governo riuniti a Tampere potrebbero altresì richiedere alla Commissione di presentare una proposta di normativa che garantisca, tra l' altro, un servizio adeguato di interpretariato e un' assistenza legale per coloro che sono imputati o sospettati di crimini negli Stati membri.
Spero di non darvi l' impressione di dedicare troppo tempo alla valutazione di tali questioni che tradiscono, confesso, il mio passato di Ministro della giustizia, anche se qui mi presento in veste di Ministro degli affari esteri.
<P>
Passiamo adesso al tema relativo alla creazione di uno spazio europeo di giustizia.
Quando parliamo di rafforzare la cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni, il fulcro si sposta forse un po' troppo facilmente su questioni inerenti alla sicurezza.
Tuttavia importanza almeno pari va riconosciuta alla promozione dei diritti dei cittadini all' interno dell' Unione europea.
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La creazione del mercato interno e l' adozione dell' euro hanno favorito l' aumento di contatti tra persone di diversi paesi.
L' internazionalizzazione che ne è conseguita è già evidente.
Si celebrano sempre più matrimoni misti, mentre i cittadini si recano al lavoro o studiano, comprano o vendono beni, utilizzano servizi, investono denaro o richiedono prestiti sempre più oltre i confini del proprio paese.
Tale aspetto è entrato a far parte della vita comune di tutti i giorni.
<P>
Eppure i cittadini, a causa di barriere tecniche, amministrative e giuridiche, hanno ancora difficoltà a far valere pienamente i propri diritti.
Sappiamo bene che molte di tali difficoltà dipendono in gran parte dalle differenze che sussistono tra i vari ordinamenti giuridici.
Siamo inoltre consapevoli dell' esistenza di un ordinamento di natura settentrionale e di un ordinamento di natura meridionale, nonché di una common law, per cui non sottovaluto affatto tali problematiche.
Siamo molto lontani dalla creazione di uno spazio comune europeo in tale settore, nonostante esso riguardi questioni che interessano da vicino la vita quotidiana dei cittadini.
L' istituzione di un' area in cui siano uniformati gli ordinamenti giuridici europei, rappresenterà una delle sfide più importanti dei prossimi anni.
I cittadini dovranno poter aver fiducia nella giustizia e nell' amministrazione e dovranno poter godere di un' equa assistenza legale, a prescindere dal paese dell' Unione in cui si trovino a transitare o soggiornare. L' obiettivo finale è garantire un equo trattamento ai cittadini ed assicurare loro un' assistenza giuridica di base.
<P>
In primo luogo il cittadino dovrà sapere senza dover affrontare difficoltà insormontabili i fattori che determinano la sua posizione legale.
Inoltre egli dovrà avere l' opportunità di far valere appieno i suoi diritti.
Ciò riguarda sia le autorità amministrative, sia quelle legali.
Le procedure non dovranno essere troppo lente, macchinose o dispendiose e oltretutto si dovranno poter utilizzare tecnologie informatiche.
I Capi di stato e di governo dovrebbero offrire il proprio appoggio affinché negli Stati membri si possa rendere più accessibile il ricorso all' assistenza legale, e promuovere inoltre l' istituzione a livello nazionale di organi giudiziari semplificati.
<P>
Resto dell' opinione che gli Stati membri dovranno adoperarsi attivamente per ottenere il riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni prese dagli altri Stati membri.
Noi tutti che partecipiamo alla vita politica sappiamo bene quanto questo sia spesso difficile e che genere di popolarità vi si ottenga.
Le sentenze e le decisioni delle autorità competenti di un determinato paese membro devono poter essere ritenute valide in tutta l' area comunitaria.
Ciò rappresenterebbe per i cittadini un risparmio di inutili procedure burocratiche, eviterebbe spese aggiuntive e dimostrerebbe la fiducia reciproca nei confronti dei vari ordinamenti giuridici.
Non vanno però dimenticati i significativi risultati già raggiunti in alcuni settori (per esempio in merito alla verifica degli accordi tra Bruxelles e Lugano).
A Tampere, i Capi di governo potrebbero impegnarsi a continuare d' ora in poi su questa strada.
<P>
Non è nemmeno il caso di temere un' armonizzazione dei vari ordinamenti di diritto penale e civile, o almeno della loro interpretazione.
Il Trattato di Amsterdam apre in questi settori nuove strade sia nel diritto processuale che in questioni formali di diritto. Potremmo stabilire regole minime comuni su questioni specifiche che riguardano, ad esempio, la validità dei certificati, l' assistenza legale e altri aspetti attinenti alle procedure legali in casi che esulino dai confini nazionali.
Solo dopo aver accertato tali elementi, potremo pensare a come procedere negli altri campi del diritto, ossia riguardo al patrimonio, al diritto del lavoro e perfino al diritto di famiglia.
Tutto questo contribuirebbe ad accrescere la fiducia nella giustizia.
Capisco che il diritto è solo un riflesso della cultura. Naturalmente le differenze culturali sono grandi, ma credo che non vi sia nulla che ci impedisca di considerare l' opportunità che abbiamo di rendere meno complicata la vita quotidiana dei cittadini.
<P>
Mi sono schierata molto apertamente nel mio intervento a sostegno del rafforzamento della cooperazione e dell' armonizzazione delle normative. Vorrei però aggiungere con altrettanto vigore che ciò non significa rinunciare alle caratteristiche peculiari delle diverse culture.
Al contrario.
Come ho affermato, l' ordinamento giuridico fa parte della cultura e tradisce la cultura specifica di un paese. Noi dobbiamo continuare a rispettare e ad apprezzare le diversità culturali, ma non possiamo neanche dimenticare che abbiamo adottato alcuni principi comuni e che possiamo introdurre tali principi in tutti i nostri paesi membri.
<P>
A Tampere delibereremo anche in merito all' applicazione delle disposizioni relative alla Carta sui diritti fondamentali dell' Unione europea.
La valutazione del contenuto dei diritti fondamentali viene comunque svolta altrove, ossia in seno a un organo specifico preposto all' elaborazione di una siffatta Carta, ai cui lavori offre un forte contributo anche il Parlamento europeo.
<P>
Realizzando tale progetto - mirante a rafforzare la tutela dei diritti umani - daremo seguito alle disposizioni ai sensi dell' articolo 13 del Trattato sull' Unione. Tale articolo vincola la Comunità a intraprendere azioni di lotta contro tutte le forme di discriminazione.
Mi auguro che la nuova Commissione vorrà promuovere iniziative in tal senso il più velocemente possibile.
<P>
In marzo il Cancelliere Schröder e il Primo ministro Lipponen hanno inviato ai loro colleghi una lettera; in seguito ci siamo recati nelle capitali dei paesi membri per raccogliere le opinioni di tali Stati in merito agli argomenti da iscrivere nell' ordine del giorno e agli obiettivi del Vertice.
I Ministri della giustizia e degli affari interni, che avete avuto modo di ascoltare in quest' Aula, inizieranno domani a Turku una riunione su questo stesso argomento.
<P>
Approveremo la versione definitiva dell' ordine del giorno del Vertice di Tampere solo dopo aver ascoltato le opinioni degli altri partner, che verranno comunicate al Primo Ministro durante il giro di consultazioni nella varie capitali dell' Unione europea alla fine del mese.
Nei lavori preparatori utilizzeremo tra l' altro i risultati conseguiti dal gruppo di lavoro degli alti funzionari che ha analizzato le questioni relative alle politiche di immigrazione e di asilo, nonché le posizioni espresse dal Parlamento europeo. Siamo inoltre in contatto con le Nazioni Unite.
Un contributo importante l' abbiamo ricevuto dall' Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite e da numerose organizzazioni nazionali. Credo che vi interesserà conoscere la mia opinione sul livello di partecipazione del Parlamento europeo.
Finora il Parlamento ha già esercitato una grande influenza sui lavori preparatori dell' ordine del giorno del Vertice di Tampere.
I Ministri della giustizia e degli affari interni hanno partecipato alla Conferenza con i parlamentari degli Stati membri, organizzata dal 23 al 25 marzo dal Parlamento europeo in merito alla creazione di uno spazio di libertà , di sicurezza e di giustizia. Essi hanno poi trattato questo argomento con la commissione competente del Parlamento all' inizio di settembre.
Vi posso rassicurare fin d' ora sul fatto che il dibattito odierno avrà un peso molto rilevante nei lavori di preparazione. Comunicherò il vostro punto di vista ai Ministri di giustizia e degli affari interni in modo che ne tengano conto nei loro dibattiti.
Il Vertice di Tampere sarà organizzato rispettando la tradizione ormai consolidata dei Consigli europei e pertanto l' inizio dell' incontro sarà inaugurato con un discorso da parte del Presidente del Parlamento europeo.
<P>
Nelle organizzazioni nazionali e tra i media vige da tempo la convinzione che, quando si tratta di questioni relative alla giustizia e agli affari interni, anche in seno all' Unione si diventa leggermente più misteriosi.
Dobbiamo sconfessare questa visione.
Stiamo infatti deliberando su questioni che influenzeranno direttamente la vita dei cittadini.
La democrazia ci insegna che in tal caso le decisioni vanno prese in piena trasparenza pur con il rischio di dover poi difendere in un dibattito acceso la validità dei contenuti. Tali decisioni vanno tuttavia prese apertamente.
Con questo spirito sono oggi pronta a discutere con voi su tali argomenti.
Mi riprometto di ascoltare attentamente i vostri interventi, ai quali cercherò di rispondere come meglio posso.
Sono convinta che riusciremo a trovare punti di accordo su molti aspetti.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="ES" NAME="Marín">
Commissione. (ES) Signora Presidente, onorevoli deputati, quasi un anno fa i Capi di stato e di governo hanno deciso di convocare un Vertice straordinario del Consiglio europeo, dedicato sostanzialmente alla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Si tratta di un atto di grande importanza che guiderà l' azione dell' Unione nei prossimi anni.
<P>
In questo contesto, è importante che il Parlamento europeo, la cui azione in quest' ultimo anno è stata considerevole, faccia sentire la propria voce a seguito dell' adozione della risoluzione nella Seduta plenaria di aprile nella quale si era già delineato il quadro politico che oggi viene precisandosi.
<P>
La risoluzione della quale oggi discutiamo, inoltre, sarà adottata in tempo utile per essere presentata alla riunione informale di Turku che avrà inizio domani.
Il fatto che voi esprimiate il vostro parere sullo spazio di libertà, sicurezza e giustizia e nel contempo sulla Carta dei diritti fondamentali è sintomatico dell' inevitabile connessione politica esistente fra i due obiettivi.
<P>
Lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia deve basarsi sulla solida garanzia del rispetto dei diritti che appartengono alle realtà delle società contemporanee, in linea con l' approccio aperto ed innovatore voluto dal Parlamento europeo.
<P>
La Commissione, da parte sua, condivide appieno questa impostazione, per la quale si impegnerà fermamente durante il processo di redazione della Carta. Presidente Halonen, comunicheremo ovviamente alla prossima Commissione il suo invito di presentare a tal fine proposte specifiche.
<P>
Il Parlamento europeo, in merito alle riforme istituzionali, offre indicazioni più puntuali, delle quali si dovrà tenere conto nella preparazione della prossima Conferenza intergovernativa.
<P>
A questo proposito, non dobbiamo neppure dimenticare le possibilità offerte dal nuovo Trattato di Amsterdam, segnatamente per quanto riguarda il controllo democratico e la trasparenza, anche se c' è ancora molto da cambiare.
La Commissione condivide ampiamente il vostro punto di vista sul contenuto che volete dare allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
<P>
Vi sono già taluni punti in comune, ad esempio per quanto riguarda l' importanza che si attribuisce all' accesso alla giustizia, all' elaborazione di una strategia coerente in materia di immigrazione e di asilo, alla protezione dei gruppi più deboli e maggiormente esposti alle discriminazioni, o al rafforzamento dei meccanismi utilizzati nella lotta contro la criminalità organizzata.
Si tratta di punti molto sensibili, per sostenere i quali sarà necessario innanzitutto un vasto consenso ed una grande volontà politica nel cercare soluzioni comuni.
<P>
Come dicevo poc' anzi, la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia è un obiettivo fondamentale per avvicinare l' Unione ai suoi cittadini - aspetto questo che fa parte delle preoccupazioni quotidiane dei cittadini dell' Unione - ed è essenziale per conferire maggiore legittimità alla costruzione europea.
Si tratta di un obiettivo che non possiamo mancare.
<P>
Per questo motivo, la Commissione, al pari del Parlamento, confida che la riunione di Tampere infonderà l' impulso iniziale.
I temi sono molto complessi e delicati. Come diceva il Presidente in carica del Consiglio Halonen, uno stesso fenomeno può essere visto da diverse angolazioni politiche, ma è bene che vi sia una base di partenza comune.
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="DE" NAME="Pirker">
Signora Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, è stato giustamente sottolineato che a Tampere si terrà un Consiglio europeo straordinario in cui si dovranno avviare i preparativi per creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
In conclusione lei ha ricordato che prima di questo appuntamento, per la precisione domani e dopodomani, si svolgerà un importante Vertice del Consiglio, quello dei Ministri della giustizia e degli interni a Turku.
E' quindi essenziale che oggi affrontiamo questo argomento anche qui in Parlamento.
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A fronte di tale incontro preparatorio di domani e dopodomani a Turku e, purtroppo, dell' aumento che si registra in Europa nella criminalità organizzata, nel traffico di droga, della tratta di esseri umani e di altri problemi, ho trovato incomprensibile che si sia discusso in Aula della possibilità di condurre o meno oggi questo dibattito in seno al Parlamento europeo.
Sono tuttavia soddisfatto che il gruppo del PPE, con l' appoggio dei fautori della sicurezza presenti in Aula, sia riuscito ad imporre con successo l' iniziativa contro i socialdemocratici che si opponevano a tale discussione.
<P>
Ciò che conta sono la possibilità e la necessità di inviare un segnale dell' importanza che attribuiamo al settore della sicurezza e della giustizia e del fatto che in occasione del Vertice di Tampere si devono elaborare dati nell' interesse della sicurezza e della libertà dei cittadini europei.
Si tratta di necessità imperative.
Il Consiglio continua ad intervenire in proposito e ad avanzare proposte importanti.
Lo considero molto positivo.
Ciò che manca però è la trasposizione delle promesse in azioni concrete.
Che ne è stato, per esempio, del documento sul diritto di asilo di cui abbiamo discusso quasi un anno fa, il documento strategico in materia di asilo e immigrazione, presentato dalla Presidenza austriaca?
Aspettiamo ancora che venga recepito EURODAC.
Siamo in attesa dell' armonizzazione di dati che consentano di valutare quali sistemi di lotta contro la droga sono efficaci e quali no.
Alle promesse devono seguire i fatti.
E' quanto ci aspettiamo, in concreto, rispetto a tre settori.
<P>
In primo luogo auspichiamo strategie globali per il controllo dei flussi migratori, che da un lato non richiedano troppo agli Stati membri e ai cittadini in termini di capacità di integrazione, ma che dall' altro contribuiscano ad evitare conflitti sociali.
Ci aspettiamo strumenti duraturi per adottare soluzioni solidali rispetto all' afflusso di profughi e norme unitarie in materia di procedure di asilo.
Riteniamo irrinunciabile una ripartizione degli oneri derivanti dall' accoglienza dei profughi, tanto quanto l' approntamento di aiuti sul posto.
Al riguardo ci occorrono soluzioni a lungo termine.
Inoltre - sono lieto che lei vi abbia fatto cenno - ci servono strumenti per la lotta contro l' immigrazione clandestina, il traffico di esseri umani, l' abuso del diritto di asilo.
Pertanto attendiamo una rapida trasposizione di EURODAC e l' applicazione del sistema di sicurezza di Schengen a tutti i confini europei.
Ci aspettiamo inoltre misure efficaci nella lotta contro la criminalità organizzata.
E' necessario potenziare Europol e attribuirvi competenze operative.
Si deve rafforzare la cooperazione di polizia a livello internazionale, fino a comprendere la cooperazione in materia di formazione e la collaborazione con i paesi candidati.
In materia di cooperazione giudiziaria, ci aspettiamo, com' è ovvio, che sia garantita ai cittadini la certezza del diritto, ma che d' altro canto si renda possibile promuovere azioni penali efficaci e tempestive oltre confine, il che comporta procedure d' urgenza, scambio diretto di atti, armonizzazione del diritto penale nonché assistenza alle vittime di crimini.
<P>
Sono sfide rivolte al Consiglio.
Ci aspettiamo fatti anziché belle parole accompagnate da belle foto del Vertice.
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<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="FI" NAME="Myller">
Signora Presidente, desidero innanzitutto ringraziare il Ministro, signora Halonen, per la sua dettagliata dichiarazione.
Il gruppo parlamentare dei Socialdemocratici ha tutta l' intenzione di partecipare già in questa fase al dibattito sugli importanti argomenti sollevati.
Il fulcro della cooperazione europea consiste nell' eliminare gli ostacoli economici e culturali che si frappongono sulla strada del dialogo.
Attraverso la realizzazione del mercato interno vogliamo migliorare la capacità dell' Europa di riuscire a fronteggiare la concorrenza mondiale e dunque creare le premesse per promuovere concretamente il benessere dei cittadini.
Purtroppo la libera circolazione comporta, anche, il pericolo di un aumento della criminalità internazionale, una delle fonti di maggior preoccupazione condivisa attualmente dai cittadini di varie parti d' Europa.
D' altronde, il rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri ci obbliga a valutare i diritti dei cittadini da un punto di vista più ampio rispetto a quello dei singoli Stati, ossia da una prospettiva europea.
A questo proposito, va sottolineata pure l' importanza di garantire il pieno rispetto dei diritti delle minoranze e di combattere ogni forma di discriminazione.
Mi compiaccio che il Ministro Halonen abbia sottolineato nel suo discorso l' urgenza di applicare le disposizioni dell' articolo 13 del Trattato sull' Unione europea, e mi auguro altresì che la Commissione non tardi a prendere l' iniziativa.
<P>
Il Consiglio europeo di Tampere rappresenterà un momento storico, in quanto cercherà di adottare una politica comune di lotta alla criminalità transfrontaliera, di creare uno spazio di giustizia europeo e di definire una politica comune in materia di immigrazione e di asilo.
Uno dei temi di base dell' incontro è costituito dai diritti fondamentali dei cittadini dell' Unione europea, riconosciuti dal Trattato di Amsterdam, che, fra gli altri, contempla anche il diritto dei cittadini alla sicurezza.
Un' azione efficace contro la criminalità potrà essere portata avanti solo attraverso una più stretta cooperazione tra gli Stati membri che si traduce, nella pratica, in un riavvicinamento delle normative, in un rafforzamento della cooperazione tra le forze di polizia, nonché in un miglior coordinamento delle indagini.
E' importante riconoscere la centralità del concetto di prevenzione, che consente prospettive di valutazione più ampie rispetto alla pura e semplice politica giudiziaria.
La tutela del diritto dei cittadini alla libera circolazione e l' applicazione più flessibile delle norme ad essa legate richiede che nel diritto comunitario venga introdotto il principio delle decisioni a maggioranza.
Si tratta tra l' altro di questioni attinenti all' applicazione dell' Accordo di Schengen.
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Se rafforzeremo il ruolo dell' Unione nella creazione di uno spazio di giustizia in Europa e nella lotta alla criminalità internazionale, riusciremo a nostra volta a eliminare i pregiudizi più comuni nei confronti di una più stretta cooperazione in Europa.
E' nostro compito dimostrare che tale settore fa parte della cooperazione europea e che in questo modo riusciremo a dare una risposta adeguata alle preoccupazioni dei cittadini.
Le questioni trattate finora riguardano anche il periodo successivo all' ampliamento e indicano dunque i requisiti che dobbiamo esigere dagli Stati candidati.
Una più stretta cooperazione consentirà inoltre di creare le premesse per un dialogo aperto con le regioni limitrofe dell' Unione.
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La chiarezza, la trasparenza e un' azione sostenibile dal punto di vista etico saranno i principi guida delle procedure decisionali europee, sia per quanto riguarda la cultura amministrativa interna alle Istituzioni che in tema di consolidamento della sicurezza e della tutela dei diritti dei cittadini.
Si avverte l' esigenza di una cooperazione a diversi livelli se si vuole che tali principi siano compresi dai cittadini dell' Unione.
A questo proposito, le organizzazioni nazionali hanno un importante compito da svolgere.
Il fatto stesso che oggi il Parlamento stia discutendo di argomenti così importanti già prima del Vertice straordinario di Tampere, dimostra che abbiamo saputo interpretare pienamente - come del resto era auspicabile - lo spirito del Trattato di Amsterdam.
In conformità con questo stesso principio si dovrebbe garantire una rappresentanza paritaria del Parlamento e del Consiglio nei lavori preparatori intrapresi in seno all' Unione per l' elaborazione della Carta dei diritti fondamentali dei cittadini.
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signora Presidente, dopo le visite alle capitali europee, la Presidenza del Consiglio ha identificato tre settori, di cui ha parlato questa mattina la Presidente in carica: diritto d' asilo e immigrazione, lotta contro la criminalità transfrontaliera e istituzione di una zona giudiziaria europea.
Vorrei intervenire brevemente su ciascuno di questi punti.
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La sfida politica in materia di asilo e immigrazione consiste nel raggiungimento di un equilibrio tra la necessità di salvaguardare il diritto d' asilo come diritto individuale e di garantire un' adeguata protezione dei rifugiati e la volontà di arginare la migrazione economica.
L' Europa ha bisogno di una politica comune in materia di immigrazione.
Come minimo, abbiamo bisogno di standard comuni, fondati sulla Convenzione di Ginevra del 1951 e sugli orientamenti dell' ACNUR.
Dobbiamo evitare l' approccio del minimo comune denominatore, che determinerebbe una diminuzione costante del livello di protezione.
L' Unione europea deve dimostrare che non diventerà una fortezza, con il terrore di una contaminazione dall' esterno, ma che rimarrà un rifugio per i diseredati.
<P>
Gli eventi degli ultimi anni dimostrano con quanta facilità possono sopravvenire situazioni in cui si verificano flussi in massa di rifugiati.
Abbiamo bisogno di un messaggio chiaro da Tampere che distingua il tema dell' asilo dalla discussione sull' immigrazione.
Un regime di protezione temporanea è accettabile, ma solo in circostanze eccezionali, e non deve impedire il vaglio delle singole domande di asilo.
Dobbiamo fare attenzione a non tornare indietro, ad un concetto di asilo basato su criteri politici, ma a considerarlo comunque un diritto umano.
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<P>
Nella lotta contro la criminalità transfrontaliera è chiaro che Europol svolge un suo ruolo.
Facciamo in modo che continui a svolgerlo, ma questo è solo parte della soluzione.
Esistono altri modi per rafforzare la cooperazione delle forze di polizia, come l' idea di una scuola di polizia europea.
Ed esistono modi per rafforzare la cooperazione giudiziaria, come ad esempio alcune delle idee proposte sotto il titolo di Eurojust, volte a riunire pubblici ministeri e magistrati di diversi paesi al fine di perseguire la criminalità transfrontaliera.
Dobbiamo definire in modo preciso il ruolo, i poteri e le implicazioni finanziarie di Eurojust e la questione della responsabilità.
Dobbiamo mantenere un equilibrio tra l' azione penale volta a perseguire i reati e la tutela dei diritti degli imputati.
<P>
Si è parlato molto di rendere la vita più difficile ai criminali, ma armonizzare reati e pene è un progetto ambizioso che è stato paragonato al programma del 1992 per il mercato unico.
Merita uno studio attento, ma non permettiamo che il desiderio di trovare la soluzione migliore impedisca di attuarne una comunque adeguata.
Guardiamo anche al progresso riguardante il riconoscimento reciproco delle sentenze in materia penale.
<P>
Vorrei chiederle, signora Presidente in carica del Consiglio, di definire il concetto di area giudiziaria europea.
In materia di diritto civile, sembra che l' obiettivo sia facilitare l' accesso alla giustizia.
Vi sono possibilità di compiere progressi concreti nelle controversie transfrontaliere.
Disponiamo già di un certo grado di armonizzazione: su certe convenzioni si sta lavorando, ad esempio sull' interdizione alla guida.
Si può fare molto anche riguardo al riconoscimento reciproco.
Tuttavia, in campo penale, forse stiamo parlando di operare come se non vi fossero confini giuridici all' interno dell' Europa.
Nell' affrontare la questione dell' armonizzazione del diritto penale, il concetto chiave è la completa fiducia nei rispettivi sistemi giuridici.
In questo campo abbiamo bisogno di standard minimi comuni e di garanzie, ad esempio, in relazione al trattamento dei detenuti in attesa di giudizio.
Abbiamo bisogno di una valutazione rigorosa e trasparente dei sistemi di giustizia penale degli Stati membri.
Abbiamo bisogno di una forma d' ispezione e di valutazione per instaurare la fiducia, magari simile alla verifica di Schengen sui controlli alle frontiere.
Dobbiamo investire nei sistemi giudiziari, ad esempio nella formazione di giudici e magistrati.
Raccomando alla Presidenza la proposta per un sistema di garanzie europee che renda possibile concedere la libertà provvisoria nel paese d' origine in attesa del processo.
<P>
In conclusione, signora Presidente in carica del Consiglio, la vostra agenda per il Vertice di Tampere è di ampia portata, i contributi provenienti dagli Stati membri sono numerosi e vari.
Le vostre idee non sembrano ancora del tutto definite, perciò ci perdoni se siamo scettici riguardo alle prospettive di successo.
Occorre la partecipazione dei Ministri della giustizia e degli affari interni, se vogliamo un reale progresso.
Occorre il coinvolgimento del Parlamento europeo.
Ciò significa offrirci il pieno accesso alla documentazione, mano a mano che la discussione procede.
Infine, abbiamo bisogno che il Vertice di Tampere rispecchi l' opinione pubblica, adatti le proprie ambizioni alle risorse umane e finanziarie disponibili, ma sappia darci gli orientamenti necessari per dimostrare alla gente comune l' importanza dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
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(Applausi)
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<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="FI" NAME="Wuori">
Signora Presidente, anche dopo l' esauriente discorso della Presidente in carica del Consiglio Halonen, sono costretto a denunciare il metodo oscuro con cui è stato preparato l' incontro di Tampere. La scorsa settimana esso ha causato un incidente imbarazzante in seguito alla notizia apparsa sul giornale danese Berlingske Tidende, che ha riferito che l' immigrazione dai paesi terzi deve essere contenuta, ricorrendo addirittura a campagne di intimidazione e minacce.
Un giornalista della televisione finlandese che aveva utilizzato un memorandum sull' incontro di Tampere fornitogli da un parlamentare senza particolari informazioni, si è visto negare a tempo indeterminato dal Presidente e dal Segretario generale del Parlamento finlandese l' accesso in Parlamento.
Se si soffocano così i liberi mezzi d' informazione e non si dà la dovuta importanza ai cittadini nei lavori preparatori volti a creare uno spazio di sicurezza e di giustizia, vi è motivo di credere che un siffatto spazio non sarà né libero, né tantomeno aperto, almeno quanto la nostra tradizione richiederebbe.
Sorge il dubbio che una sicurezza blanda e limitata, basata in ultima analisi sulla repressione, darà scarsa importanza alle libertà e ai diritti dei cittadini, la cui promozione dovrebbe invece essere argomento del dibattito.
<P>
Lo scrittore finlandese Samuli Paronen sostiene che "Quanto più sono efficienti i sistemi di sicurezza, tanto meno sono garantiti gli individui@.
Non informare l' opinione pubblica non è cosa buona, anche se a volte potrebbe apparire come una pur sospetta benedizione; tuttavia l' adozione di metodi poco trasparenti e non aperti all' opinione pubblica non dovrebbe aver spazio in un sistema politico maturo come quello che dovremmo creare nell' Europa degli individui e dei cittadini.
Solo tenendo conto di questo aspetto, potremmo adottare un' opportuna politica in materia d' immigrazione e d' asilo, che sia aperta ed umana nel rispetto della Convenzione di Ginevra e che combatta sinceramente qualunque forma di discriminazione.
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
Signora Presidente, in democrazia le decisioni si prendono a maggioranza.
Inoltre, la democrazia prevede che i cittadini godano di diritti fondamentali che non possono essere violati neanche con decisioni prese a maggioranza.
In uno Stato di diritto, questo genere di violazioni non deve esistere.
La tutela della privacy è un diritto umano fondamentale che non può essere violato in base a direttive dell' Unione europea, convenzioni o leggi nazionali.
Nella Dichiarazione universale dei diritti dell' uomo è stato contemplato anche questo diritto, riconosciuto altresì nei trattati internazionali di salvaguardia dei diritti politici e civili, nonché nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell' uomo.
<P>
Il Ministro Halonen, in qualità di rappresentate del Consiglio, ha affermato che è possibile denunciare la presenza e l' insorgere di alcuni nuovi reati.
E' il momento allora di rivolgere l' attenzione ad un crimine che viola la libertà del singolo cittadino e che viene commesso 24 ore al giorno dai funzionari dei servizi di sicurezza degli Stati Uniti e dei paesi dell' Unione europea: si tratta dello spionaggio elettronico.
Nello spazio di giustizia europeo, la lotta a questo genere di reato sembra destinato a restare senza un' adeguata valutazione, senza un controllo parlamentare o politico, rimanendo unicamente un aspetto della cooperazione tra forze di polizia.
Fuori dal dibattito democratico si sta svolgendo la discussione su reati come quelli relativi all' elaborazione del cosiddetto documento Enfopol 19, nonché le questioni che riguardano la cooperazione tra polizie ILETS.
La cooperazione nel settore dello spionaggio ECHELON non farà parte del dibattito democratico, come pure gli accordi bilaterali sui servizi di sicurezza tra gli Stati Uniti e i paesi dell' Unione europea.
E' altresì reato ricorrere a codici di riconoscimento particolari, come quelli inseriti dai produttori di computer e dalle ditte produttrici di software americani nei loro prodotti.
Ciò costituisce un crimine che lede il diritto alla privacy del singolo e minaccia inoltre la sicurezza degli Stati europei.
<P>
Per combattere l' insorgere di tali fenomeni e attività criminose deve essere garantita la trasparenza e la pubblicità delle informazioni.
Mi auguro che la Finlandia passerà, in merito, dalle parole ai fatti.
Non ritengo che a tutt' oggi si possa intravvedere all' orizzonte del periodo di Presidenza finlandese un segnale di maggior trasparenza e pubblicità; quest' ultime sembrano restare solo parole vuote.
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="DA" NAME="Camre">
Signora Presidente, i membri del gruppo Unione per l' Europa delle Nazioni intendono votare contro questo progetto di risoluzione, soprattutto in ragione del fatto che il progetto è teso ad introdurre una situazione giuridica che si spinge oltre a quanto previsto dai Trattati dell' Unione europea.
Il progetto contiene una serie di proposte che sono in diretta contraddizione tra di loro.
Non è possibile fermare la criminalità organizzata, la tratta degli esseri umani, il riciclaggio di denaro sporco e il terrorismo soltanto attraverso la cooperazione di polizia, se nel contempo si consente la libera circolazione tra i paesi dell' Unione europea, sia per i cittadini comunitari che per tutti gli altri, e soprattutto se il controllo alle frontiere esterne dell' Unione europea viene indebolito, come inevitabilmente avverrà con l' ampliamento dell' Unione europea.
Se vogliono creare pace e sicurezza in Europa, i paesi membri dell' Unione europea devono iniziare ad impegnarsi più attivamente per creare pace, sicurezza, crescita economica e democrazia nei paesi vicini all' Unione europea afflitti dalla povertà.
La soluzione non è quella di utilizzare le risorse in modo indiscriminato per trasferire le popolazioni dei paesi poveri in Europa, ma è quella di impegnare le risorse per trasferire lo sviluppo europeo verso i paesi poveri.
L' immigrazione in Europa va a vantaggio solo di una minoranza e spesso una minoranza del tutto casuale, mentre la maggioranza dei popoli dei paesi dai quali provengono gli immigrati continua a vivere nelle condizioni attuali.
La proposta è priva di qualsiasi riferimento a queste soluzioni centrali ed è unicamente volta a promuovere uno sviluppo federalistico all' interno dell' Unione europea, uno sviluppo dal quale la maggioranza della popolazione del mio paese, la Danimarca, si è dissociata in occasione del referendum del 1993 sul Trattato di Amsterdam.
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signora Presidente, creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia è un' utopia che in questo mondo non riusciremo mai a tradurre in realtà.
<P>
Le istituzioni nutrono elevate aspettative in merito a ciò che l' ulteriore sviluppo dell' Unione europea significherà per i cittadini.
Ritengo che sarebbe opportuno avere un' opinione più modesta e manifestare una certa prudenza per quanto riguarda l' ampliamento delle competenze europee nel campo dell' amministrazione della giustizia e degli affari interni.
<P>
E' evidente la necessità di tale allargamento delle competenze.
Ad esempio, è da tempo che dovrebbe esistere una politica europea in materia di asilo.
In seguito all' apertura delle frontiere è indispensabile un maggior coordinamento.
Negli scorsi anni alcuni Stati, fra cui i Paesi Bassi, hanno registrato un eccessivo afflusso di persone in cerca di asilo.
La realtà ci impone di procedere ad un' armonizzazione legislativa allo scopo di evitare una specie di race to the bottom.
E' però indispensabile che, a causa dell' inasprimento della normativa comunitaria, non vengano trascurate le esigenze di coloro che hanno davvero bisogno che venga loro concesso asilo.
I requisiti minimi non devono esser eccessivamente abbassati.
<P>
Non ci sembra opportuno elaborare una Carta europea, un nuovo catalogo dei diritti fondamentali; infatti le costituzioni in vigore negli Stati membri, la Convenzione europea dei diritti dell' uomo ed altri trattati assicurano già una sufficiente tutela dei cittadini.
Pertanto non è necessario promuovere un accumulo di regimi giuridici di ogni tipo, come proposto la scorsa settimana dal Ministro olandese degli interni.
<P>
In breve, l' ordine del giorno di Tampere offre molti spunti concreti di lavoro.
Rimanendo morbosamente attaccato ad un' utopia a cui il cittadino aderirà grazie ai vantaggi derivanti dalla cittadinanza europea, il Parlamento rischia però di rimanere al di fuori del dibattito vero e proprio.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="FR" NAME="de Gaulle">
Signora Presidente, come gli oratori precedenti, credo che né la creazione di uno spazio giudiziario europeo, né l' introduzione di regole generali per il controllo dell' immigrazione risolveranno i problemi della criminalità tranfrontaliera e dell' immigrazione.
E' un' altra illusione sbandierata di fronte all' opinione pubblica europea per indurla a credere che l' Europa è in grado di risolvere i problemi dei cittadini.
<P>
Vorrei parlarvi, con qualche anticipo, della prossima Conferenza intergovernativa, che in effetti è già in preparazione, senza che se ne conoscano, tuttavia, le esatte condizioni.
Le elezioni europee hanno rivelato una disaffezione molto profonda delle popolazioni d' Europa nei confronti dell' Unione europea.
<P>
Le domande che si è posta l' opinione pubblica si possono così riassumere: per quali aspetti l' Europa apporta un plusvalore e migliora i nostri sistemi decisionali?
L' Europa ci ha portato una maggiore crescita economica, un maggiore benessere nella vita quotidiana o la speranza di partecipare ad una grande avventura?
La risposta in molti paesi è stata negativa, a cominciare dai Paesi Bassi - cosa che peraltro mi ha un poco sorpreso, perché è in questo paese che sono stati firmati i Trattati di Maastricht e di Amsterdam.
Un numero sempre maggiore di persone comincia a dubitare dei valori di un' integrazione a passo forzato e del valore stesso dei Trattati che il Commissario Barnier, passato senza esitazioni dal gaullismo al centrismo, vorrebbe vedere costituzionalizzati.
<P>
Tuttavia, onorevole Bourlanges, trent' anni fa lei era gaullista, mentre oggi è il contrario di un gaullista, poiché è diventato centrista.
<P>
In altre parole, l' obiettivo della prossima CIG non dovrebbe essere quello di rafforzare il processo istituzionale, ma, al contrario, di alleggerirlo, vale a dire di limitare le competenze dell' Unione, tornando ad un mercato comune rispettoso dell' ambiente e della salute pubblica.
<P>
Del resto, il Commissario delegato Lamy ha definito la costruzione europea un "fenomeno privo di determinismo storico, creazione umana e fragile".
Aveva dubitato che vi fosse realmente un futuro...
<P>
(Il Presidente ritira la parola all' oratore)
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="EL" NAME="Dimitrakopoulos">
Signora Presidente, in quanto parlamentare greco, chiedo anzitutto che mi sia consentito esprimere il mio dolore per la morte dell' amico ed ex collega Yannos Kranidiotis, Viceministro degli esteri greco, e dei suoi collaboratori.
<P>
Il Vertice straordinario di Tampere riveste indubbiamente una particolare importanza, poiché è chiamato a formulare politiche più integrate per la libertà, la sicurezza e la giustizia nell' Unione europea. In un' Unione con la sua architettura odierna, in un' Unione che si va ampliando e che, giorno dopo giorno, sviluppa le proprie relazioni con i paesi terzi, il concetto di politica, come tutti lo intendiamo, è associato sempre più con taluni aspetti del capitolo giustizia, sicurezza e libertà in Europa, come ad esempio la questione dell' immigrazione e dell' asilo.
Onorevoli colleghi, il Vertice di Tampere dovrà affrontare le tematiche della libertà, della sicurezza e della giustizia per i cittadini rispetto alle diverse realtà che emergono dalle nuove sfide rappresentate dal passaggio dal XX al XXI secolo.
<P>
Signora Presidente in carica del Consiglio, fra poche ore si troverà di fronte una risoluzione del Parlamento europeo in merito a tali problematiche.
La pregherei di tenere in debito conto detta risoluzione, giacché le proposte del Parlamento non mirano soltanto a trovare una soluzione ai singoli problemi, ma anche a creare un nuovo quadro istituzionale, che garantisca la libertà, la sicurezza e la giustizia nell' Unione e che nel contempo porti alla formulazione di politiche specifiche per tutta una serie di questioni delicate.
Tra di esse vanno annoverate la scottante questione, da me già menzionata, dell' immigrazione e dell' asilo, in merito alla quale urge purtroppo un nuovo approccio, la complessa problematica della criminalità e molti altri punti perché l' elenco, com' è comprensibile, è alquanto lungo.
<P>
Signora Presidente, onorevoli colleghi, tra gli altri temi del Vertice di Tampere vi è anche la questione della stesura della Carta dei diritti fondamentali dei cittadini.
Nella fase attuale chiediamo che venga istituito un organismo che si occupi di tale importante questione.
Prego il Consiglio di voler rivedere la propria proposta e di far sì che la rappresentanza parlamentare in detto organismo rispecchi la vera essenza del Parlamento europeo, ovvero tutte le forze politiche, nonché tutte le tendenze e le opinioni attualmente esistenti in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="DE" NAME="Schulz">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, avrei speso volentieri una parola all' indirizzo dell' onorevole de Gaulle.
Purtroppo però ha lasciato l' Aula dopo l' intervento, fatto che del resto consente di innalzare il livello di qualità del dibattito molto più che se egli fosse rimasto.
<P>
La Presidenza finlandese ha presentato i suoi orientamenti e vorrei richiamare l' attenzione su un punto, signora Presidente in carica del Consiglio, che ritengo sostanziale in relazione al dibattito sulla creazione di uno spazio di sicurezza, libertà e giustizia.
Innanzitutto le sue affermazioni e gli interventi dei colleghi in Aula - per quanto riguarda la cooperazione tra Parlamento europeo, parlamenti nazionali, Consiglio e Commissione - si muovono in un ambito giuridico che comporta un grosso rischio, quello che la legislazione sia avulsa dai cittadini europei.
<P>
Cos' è in gioco nella costituzione di uno spazio di sicurezza, libertà e giustizia?
Entrano in gioco sicurezza e diritti fondamentali, ossia, da un lato, diritti individuali diretti e, dall' altro, tutela della sicurezza e di tali diritti individuali attraverso istituzioni statali, ovvero attraverso istituzioni che si dovranno istituire in Europa.
Sono due aspetti questi che possono riguardare in modo diretto ogni cittadino europeo a livello individuale.
In merito a quasi tutte le questioni, che si tratti di asilo, immigrazione, flussi migratori, Europol o della Carta dei diritti fondamentali, si rileva un interesse diretto di ogni singolo cittadino.
<P>
Ma come avviene il processo legislativo?
Nonostante tutti i bei discorsi del Consiglio, resta il fatto che il 90 percento degli atti giuridici adottati sono opera dello stesso Consiglio.
E come si regola quest' ultimo?
Quindici esecutivi si incontrano a Bruxelles, dove svolgono la loro attività legislativa, quindi rientrano nelle rispettive capitali e applicano le leggi emanate dal Consiglio, il che significa che, per come si è operato finora, gli esecutivi escludono in modo sempre più marcato i parlamenti nazionali - ciò risulta più evidente che mai in merito ad Europol ed alla stipula della relativa convenzione - senza riservare la funzione legislativa al Parlamento europeo.
Questo deficit di partecipazione a livello parlamentare non consente di infondere un' effettiva legittimazione democratica allo spazio di sicurezza, libertà e giustizia, che implica lo sviluppo di una costellazione di diritti di tutela individuali e di possibilità di intervento nella sfera personale.
Pertanto il Parlamento europeo deve rivolgere un appello a Consiglio e Commissione: in particolare nei settori in cui avete già deliberato - sebbene a mio avviso con troppa esitazione - che il Parlamento europeo assuma funzioni legislative equiparate, a Tempere dovete far sì, se intendete istituire uno spazio democratico di sicurezza, libertà e diritto, che il Parlamento goda di pari diritti nel processo legislativo in occasione della prossima Conferenza governativa. In caso contrario corriamo il rischio di allontanare sempre di più l' Unione europea dai cittadini.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Benvenuto
<SPEAKER ID=30 NAME="Presidente">
<CHAPTER ID=5>
Lavori in preparazione del Consiglio europeo di Tampere (proseguimento)
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="NL" NAME="Wiebenga">
Signora Presidente, che cosa occorre per trasformare il Vertice di Tampere in un successo?
Le condizioni in cui versa la politica europea in materia di giustizia - lo dico anche ai colleghi finlandesi appena arrivati - sono negative, se non addirittura pessime.
Ecco due esempi: in Kosovo e, in precedenza, in Bosnia si è parlato di un esodo coatto di massa.
L' Unione europea non disponeva - e non dispone tuttora - di alcuna normativa in merito alla tutela e all' accoglimento provvisorio dei profughi.
La proposta legislativa che disciplina tali aspetti è stata presentata dalla Commissione due anni fa e approvata dal Parlamento lo scorso anno.
I governi però finora si sono rifiutati di recepirla e di convertirla in legge.
<P>
Secondo esempio: le frodi europee; ci vuole molto tempo per migliorare la cooperazione nel campo della giustizia.
Si parla di istituire una Procura europea.
In aprile il Parlamento si è pronunciato a favore di tale ipotesi e lo stesso ha fatto il Comitato di esperti indipendenti; tocca ora al Consiglio esprimersi al riguardo.
Signora Presidente, un elemento è essenziale per la buona riuscita del Vertice di Tampere: la volontà politica degli Stati membri.
<P>
Non abbiamo bisogno né di nuovi programmi d' azione né di quella che gli inglesi chiamano soft law, ossia una normativa d' imitazione.
Vogliamo che i governi aboliscano il requisito dell' unanimità che paralizza il processo decisionale e che a Tampere essi compiano dei primi passi in tal senso.
<P>
Signora Presidente del Consiglio, desidero chiederle di concedere al Parlamento europeo il controllo assoluto e la facoltà di assumere una decisione finale in campo legislativo.
<P>
Signora Presidente, ripeto che non servono ulteriori programmi d' azione e belle dichiarazioni per la stampa.
Decisioni adottate a maggioranza, completo controllo parlamentare: non è poi così difficile!
Basta la volontà politica!
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="DE" NAME="Ceyhun">
Signora Presidente, il Vertice in materia di politica interna di Tampere rappresenta una pietra miliare di importanza storica nello sviluppo dell' Unione europea.
Soltanto pochi anni fa i governi degli Stati membri non erano ancora disposti a collaborare con il Parlamento europeo in merito a questioni importanti quali la cooperazione di polizia, l' immigrazione o la politica di asilo comune.
Questo è il momento in cui l' Unione europea getta basi importanti nel dopo Amsterdam.
Dai risultati che si conseguiranno a Tampere dipende il grado di democrazia e di legittimità con cui l' Unione europea agirà per quanto riguarda la creazione di uno spazio effettivo di sicurezza, libertà e giustizia per i cittadini.
Non ho ancora potuto esaminare alcun documento prodotto dalla Presidenza finlandese.
Anche in seno alla commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, i Ministri degli interni e della giustizia sono rimasti troppo sul vago.
Finora non abbiamo avuto modo di notare granché della grande trasparenza nordica.
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Pertanto faccio riferimento ai documenti tedeschi su Tampere.
Deploro che ancora una volta ci troviamo a condurre in questa sede un dibattito in materia di politica interna, senza disporre dei documenti della Presidenza del Consiglio.
A tale proposito tengo a sottolineare che il mio gruppo nutre grande preoccupazione riguardo a settori quali la cooperazione tra le forze di polizia, la lotta contro la droga, la tutela dei dati e il controllo democratico di Europol e del sistema informativo di Schengen, di cui si tratterà a Tampere. Il nostro timore è che si trascurino proprio questi punti che rivestono un' importanza centrale per la democrazia in Europa e che in definitiva siano come sempre i cittadini a perderci in termini di diritti.
Ho ancora qualche speranza, ma l' esperienza mi spinge al pessimismo.
Spero che la Presidenza finlandese consideri con serietà i nostri dubbi.
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<SPEAKER ID=33 NAME="Di Lello Finuoli">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, ci auguriamo che i partecipanti al vertice di Tampere ricordino come i movimenti migratori, comunque inarrestabili, siano alla base della storia dell' umanità 3, nel lungo periodo, il presupposto della sua salvezza collettiva.
Ci auguriamo anche che, su queste basi, nel tentare di creare uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia, essi si ispirino ai principi della solidarietà e dell' inclusione e non pensino a realizzare un' Europa comunitaria, pacifica e opulenta al suo interno e impenetrabile per quanti premono dall' esterno, spinti dalla fame, dalla guerra e dal disagio sociale.
Pace e benessere interni non sono destinati a durare a lungo proprio perché non è destinata a durare a lungo la rassegnazione di un mondo circostante che vive nell' insicurezza, nel bisogno e nel caos.
Sarebbe una grande ipocrisia assumere la lotta alla discriminazione, al razzismo, alla xenofobia come principio fondante dell' Europa comunitaria e poi, nella prassi, attuare politiche di esclusione che rafforzino nei cittadini dell' Unione le paure della contaminazione con i diversi da noi.
In che cosa diversi, poi, è riflessione che lasciamo volentieri ai razzisti.
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Vorremmo anche che lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia tendesse ad innalzare il livello delle garanzie per tutti - sia per i cittadini dell' Unione che per gli extracomunitari - e che non ci si fermasse ad enunciare le garanzie formali ma si pensasse anche a realizzare le garanzie sostanziali, come quelle del lavoro, della sicurezza sociale, della libertà personale, dell' uguaglianza tra donne e uomini e di tante altre oggi sacrificate sull' altare della competizione: una competizione globale, tanto cara alla Commissione e al suo Presidente.
E' questa strategia neoliberista, una tipica strategia di esclusione, che ci rende scettici anche sul Vertice di Tampere, e saremmo ingenui a sperare che il nostro scetticismo sarà smentito.
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<SPEAKER ID=34 NAME="Angelilli">
Signora Presidente, dopo il problema del lavoro, la richiesta più urgente che i cittadini europei rivolgono alle Istituzioni comunitarie è quella di affrontare l' emergenza sicurezza la quale, per le sue caratteristiche, non può essere sempre risolta autonomamente dai singoli Stati membri.
Per questo il nostro impegno deve essere massimo, anche al fine di rafforzare la fiducia che i cittadini europei possono riporre nel Parlamento.
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Credo, però, che sia insufficiente l' idea di proporre una Carta di diritti fondamentali dei cittadini.
Abbiamo già molte dichiarazioni scritte, spesso inapplicate.
C' è bisogno piuttosto di una volontà pratica di prendere tutte le misure necessarie per garantire una reale cooperazione giudiziaria e di polizia.
Credo ormai inaccettabile l' inesistenza di una strategia europea in materia di immigrazione, sia per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori legali, sia per tutti i problemi legati alla clandestinità.
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Per concludere, l' idea di un' Europa che non sia solo mercato e moneta unica, è molto bella, soprattutto di un' Europa che sia anche spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia, ma è importante che questa sfida venga veramente vinta attraverso un rafforzamento progressivo delle Istituzioni comunitarie e potenziando la collaborazione e la cooperazione tra gli Stati membri, piuttosto che facendo ricorso alle decisioni a maggioranza qualificata, che di per sé non rappresenta la soluzione dei problemi.
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<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="DA" NAME="Krarup">
C' è un punto nel progetto di risoluzione che mi aggrada molto, si tratta del punto 7 b, nel quale si denuncia il fatto che i testi delle decisioni nell' ambito della cooperazione Schengen non siano stati ancora pubblicati, anche se costituiscono parte integrante del diritto comunitario dal maggio di quest' anno.
Ci si può quindi chiedere come e sotto quale forma i cittadini dell' Unione possano basarsi su disposizioni che sono in pratica inaccessibili.
Questo è l' unico punto che possiamo appoggiare.
Ad eccezione di questo aspetto, tuttavia, sia la dichiarazione del Consiglio che quella della Commissione, nonché la proposta redatta dall' onorevole Watson, si muovono in una direzione politica.
Dietro al concetto di spazio di sicurezza, libertà e giustizia, si nasconde in realtà un grandissimo passo nell' ambito dello sviluppo dell' Unione.
Si va verso una situazione caratterizzata da molta più Unione di quanta ne consenta l' adesione e il supporto delle popolazioni europee, ma la nostra Assemblea soffre di una fissazione e crede che più potere al Parlamento sia sinonimo di più democrazia.
Si tratta - se mi consentite - di una concezione di democrazia molto limitata.
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Il punto fondamentale è che la proposta e le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione ed il presente progetto di risoluzione conducono tutti verso un pericoloso trasferimento di competenze all' Unione europea.
Qui parliamo di giustizia, diritto penale e poteri della polizia.
Da una parte abbiamo la costruzione di Fort Europa, resa necessaria, tra le altre cose, dalla politica stessa dell' Unione europea, ma dall' altra sappiamo che questi elementi della cultura giuridica costituiscono il sistema nervoso centrale delle democrazie.
Attualmente - a sentire gli autori della proposta - questi elementi sono sottomessi ad un sistema sovranazionale nel quale viene sminuita l' importanza del terzo pilastro.
La cooperazione intergovernativa non funziona. Perciò è necessaria un' autorità sovranazionale.
La questione riguarda lo smantellamento di una serie di meccanismi democratici e la creazione al loro posto di sistemi sovranazionali che creeranno sul serio problemi democratici.
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<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signora Presidente, il nostro Parlamento, senza rendersene conto, non manca di senso dell' umorismo.
Nella risoluzione Watson si dice convinto che i cittadini europei sono stanchi di proclami e dichiarazioni altisonanti e nella risoluzione Napolitano si propone niente meno che di fare un grande esercizio di stile, cadendo nella trappola tesa dal Consiglio con la redazione di questa grande Carta dei diritti fondamentali.
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Esiste già una Carta, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell' uomo, ed esistono le costituzioni, ma, come hanno sottolineato alcuni colleghi, non abbiamo una comunitarizzazione del terzo pilastro, non disponiamo di una politica democratica in materia di affari esteri.
Continuiamo quindi in questa direzione.
Penso che questo grande esercizio di masturbazione mentale non sia che l' ultimo di una serie cui il Parlamento europeo è avvezzo.
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Per due o tre anni, o forse un po' meno, il Parlamento discuterà di questa grande Carta, affermando il proprio concetto europeo dei diritti dell' uomo, quando si sa che i cinesi ne hanno uno diverso.
Non faremo che incoraggiare questi meccanismi.
Si parlerà molto, con grande autocompiacimento, come hanno fatto certi colleghi - e mi dispiace che l' onorevole Schulz abbia fatto abbassare ulteriormente il livello della discussione lasciando l' Aula. Vorrei dire, tuttavia, che forse il Parlamento dovrebbe interrogarsi sul proprio concetto di democrazia.
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Ieri abbiamo assistito, ancora una volta, alla negazione dei diritti delle minoranze di questo Parlamento e ringrazio i 90 colleghi che hanno rifiutato questa logica.
Possiamo dunque parlare con compiacimento delle minoranze del mondo intero, possiamo continuare in questa direzione.
Forse però sarebbe opportuno cominciare a renderci conto che la costruzione europea si fonda su basi talmente poco democratiche che molti Stati del mondo, che spesso critichiamo, non hanno nulla da invidiare al nostro attuale sistema sedicente democratico.
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Allora, forse dovremmo tornare all' essenziale. Rifiutare questo specchietto per le allodole che ci offre il Consiglio e chiedere riforme fondamentali, tra cui quella che dobbiamo chiedere a noi stessi affinché il Parlamento diventi un vero parlamento e non, come sempre più spesso si rivela, lo strumento delle burocrazie.
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<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="DE" NAME="Brok">
Signora Presidente, signora Presidente del Consiglio, rispetto alle questioni relative alla politica europea in materia di giustizia, anche in riferimento all' idea di una Carta dei diritti fondamentali, si è entrati di fatto in una fase decisiva dello sviluppo dell' Unione europea.
Siamo tutti consapevoli che si tratta di questioni che toccano il nucleo primario della sovranità nazionale.
Pertanto dobbiamo avere piena comprensione per il fatto che in molti Stati membri questo argomento solleva difficoltà.
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D' altro canto si deve osservare che nel frattempo si è compiuto all' interno dell' Unione europea un processo di sviluppo, con la creazione di un ordinamento giuridico europeo e l' attribuzione di competenze alle Istituzioni europee.
Da questo non devono sorgere contraddizioni originate da conflitti di competenze tra le Istituzioni dei diversi livelli.
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In altre parole, ciò significa che, per motivi di ragionevolezza, in concomitanza con il passaggio di competenze ad un determinato livello, deve avvenire il trasferimento dei rispettivi vincoli giuridici, delle competenze della consultazione parlamentare e dei poteri decisionali, perché altrimenti si crea un vuoto giuridico e parlamentare.
In questo settore decisivo del diritto che non riguarda soltanto la protezione dei cittadini da fattori esterni, ma anche la loro tutela rispetto alle istituzioni statali, non si deve permettere che manchi la tutela da abusi dell' esecutivo né il relativo controllo nell' interesse dei cittadini.
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Per questo motivo è fondamentale colmare tali vuoti.
Non mi riferisco soltanto a questioni generali che si presenteranno in futuro, anzi vorrei invitare espressamente il Consiglio, a fronte degli attuali sviluppi in materia di flussi di profughi e di asilo, ad introdurre in merito a tali questioni per le quali è previsto il termine di cinque anni il voto maggioritario, ossia la decisione a maggioranza semplice del Consiglio, con la conseguenza automatica prevista, ossia il riconoscimento del diritto di codecisione del Parlamento europeo.
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Desidero esprimermi inoltre sulla questione dei diritti fondamentali.
Ritengo che la decisione adottata a Colonia di elaborare una Carta dei diritti fondamentali rivesta estrema importanza.
Essa tuttavia produce effetti giuridici limitati.
Con il tempo dobbiamo ottenere che il cittadino possa rivendicare diritti fondamentali anche a livello europeo nel caso in cui procedure amministrative e legislative europee ledano i suoi interessi.
Tuttavia l' elemento decisivo delle proposte emerse a Colonia riguarda il metodo, nel senso che tali questioni non competono più soltanto ai governi nazionali, ma si costituirà una sorta di organismo in cui saranno rappresentati parlamenti nazionali, Parlamento europeo e governi.
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Signora Presidente del Consiglio, tale organo rappresenta una straordinaria opportunità purché si riesca a trovare un' equa composizione con una partecipazione adeguata del Parlamento europeo che deve essere in rapporto paritario rispetto alle altre due istanze.
Grazie all' esperienza di questo lavoro forse con tale metodo si potranno prima o poi completare le fondamenta del processo di unificazione europea nell' interesse dei cittadini.
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Al riguardo non è in questione soltanto la Carta dei diritti fondamentali, ma l' avvio di una nuova procedura di cooperazione tra parlamenti e governi nazionali e Parlamento europeo, che può assicurare all' Unione europea un' ampia legittimazione in tale processo di completamento.
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La prego di non lesinare sulle singole competenze, ma di considerare la grande opportunità che si offre.
Ne va innanzitutto della Carta.
Pertanto a Tampere dovrà essere magnanima e assegnare al Parlamento una rappresentanza che gli consenta di accordare la legittimazione a tale consesso.
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<SPEAKER ID=38 NAME="Paciotti">
Signora Presidente, nella risoluzione proposta secondo me sono contenute tutte le valutazioni e le proposte che è opportuno che questo Parlamento approvi per dare un suo contributo tempestivo affinché il Consiglio di Tampere cominci a dare concreta attuazione alle solenni promesse fatte ai cittadini europei dal Trattato di Amsterdam.
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L' obiettivo è semplice: si tratta di fare insieme quello che da soli i singoli Stati membri farebbero meno bene.
Nessuno più si illude che la lotta alla criminalità organizzata, che ignora i confini con le sue frodi, con i suoi crudeli traffici di bambini, di donne, di profughi, possa essere efficacemente combattuta dai singoli Stati.
Occorre fare insieme, ma se si ampliano i poteri dell' Unione nella prevenzione e nella repressione dei crimini, occorre che ciò avvenga in un quadro in cui ogni persona possa sentirsi sicura di vedere egualmente rispettati i propri diritti.
Non c' è libertà senza sicurezza, ma non c' è sicurezza senza giustizia; giustizia significa in primo luogo rispetto del principio di uguaglianza, del principio di non discriminazione, rispetto della pari dignità di ogni persona, rispetto delle diversità.
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A questo principio si deve ispirare la politica dell' Unione.
A questo si ispira il documento proposto.
Noi conosciamo le resistenze degli Stati membri, anche di quelli che non le dichiarano, in questa materia che è di tradizionale competenza nazionale.
Ma le resistenze, le inadempienze e i ritardi sono solo dannosi, e non c' è più tempo per i rinvii.
L' ampliamento dell' Unione ai nuovi paesi candidati impone anzi di avviare sin d' ora trattative per la progressiva adozione di misure comuni e di standard adeguati di garanzie.
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Mi auguro che la Presidenza finlandese, di cui ho apprezzato le dichiarazioni di questa mattina, voglia vedersi riconosciuto il merito di aver dato avvio all' adempimento delle promesse contenute nel Trattato di Amsterdam.
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<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EN" NAME="Ludford">
Signora Presidente, con questo mio primo intervento in Parlamento desidero insistere affinché il Vertice sia qualcosa di più di un comitato per la sicurezza pubblica e affinché si svolga in base ad un ordine del giorno equilibrato.
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Il Trattato prevede la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, ma il Vertice di Tampere rischia di ridursi ad un vertice sulla sicurezza.
Senza dubbio vogliamo che i Primi ministri si occupino della protezione dei cittadini da minacce quali la criminalità organizzata, il traffico di droga, il terrorismo e i reati sessuali, ma non dovrebbero trascurare neppure il rischio della discriminazione e del razzismo.
Dovrebbero altresì affrontare i problemi del segreto bancario e dei paradisi fiscali che offrono una copertura per il riciclaggio di denaro.
Dovrebbero cercare di tutelare i cittadini europei dall' ingiustizia, in modo che chi viene arrestato in un paese diverso dal proprio abbia il diritto alla rappresentanza legale, all' ausilio di un interprete e alla libertà provvisoria.
Invece di cercare di armonizzare i sistemi giuridici europei, incominciate piuttosto da una giustizia transfrontaliera per le persone intrappolate in costose trafile burocratiche.
Sebbene sia importante contrastare l' immigrazione illegale e l' abuso delle disposizioni in materia di asilo, i governi devono rispettare gli obblighi assunti nell' ambito della Convenzione di Ginevra e concedere asilo ai veri rifugiati, trattandoli con comprensione e dignità, non demonizzandoli.
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Il Trattato sottolinea come principi fondamentali la libertà e il rispetto dei diritti dell' uomo.
Dobbiamo insistere affinché la Carta dei diritti fondamentali non solo sia redatta con la partecipazione paritaria del Parlamento, ma sia giuridicamente vincolante e non rimanga una dichiarazione vana, priva di mordente.
Alcuni dei diritti necessari per i cittadini vanno contro i relativi governi, come i controlli sulla polizia, le dogane e i servizi segreti.
La libertà d' informazione dovrebbe costituire una priorità del Vertice, così come la ratifica del Tribunale penale internazionale e l' azione legale contro i responsabili di crimini contro l' umanità.
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Il messaggio che dobbiamo lanciare oggi è che Tampere deve essere un vertice per i cittadini, non solo per i burocrati, e che occorre rafforzare la responsabilità democratica.
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Infine, se i nostri leader nazionali vogliono dare un esempio di giustizia e di buon governo, dovrebbero opporsi ai rispettivi Ministri degli esteri che scandalosamente vogliono collocare a Salonicco l' Agenzia per la ricostruzione del Kosovo.
Questa mossa meschina è il contrario di ciò l' Unione europea dovrebbe rappresentare.
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<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="FR" NAME="Boumediene-Thiery">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, accogliamo con favore lo svolgimento di un Consiglio europeo in parte dedicato allo spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia, che testimonia la presa di coscienza da parte delle Istituzioni europee e degli Stati dell' importanza delle questioni indispensabili al futuro dell' Europa.
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Tali questioni sono importanti per tutti i cittadini che vivono in questo spazio, poiché riguardano le loro libertà individuali e collettive.
Tampere fornirà altresì orientamenti politici su questioni delicate, come le politiche dell' immigrazione, che necessitano di una nuova prospettiva nei rapporti nord-sud, come la libera circolazione, che richiede una reale armonizzazione delle politiche in materia di visti in Europa, come il diritto di asilo e il diritto alla salute per tutti i rifugiati.
Altre questioni importanti sono le politiche d' integrazione, che riguardano anche i diritti culturali delle minoranze, il diritto di vivere in famiglia in completa dignità e i diritti politici per tutti i cittadini residenti in Europa.
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Senza dubbio tutti questi diritti devono figurare nella Carta dei diritti fondamentali, che deve rivolgersi a tutti gli uomini e a tutte le donne che vivono in Europa e che l' arricchiscono.
E' quindi necessario rafforzare il controllo democratico sulle scelte che intendiamo compiere, poiché oggi sono ancora troppo numerose le zone d' ombra, come Europol.
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Per queste ragioni il Parlamento europeo, emanazione diretta dei popoli, deve partecipare da vicino a riunioni come il Vertice di Tampere.
Le scelte del Consiglio europeo devono essere trasparenti, conformi ai diritti dell' uomo e ai pareri del Parlamento europeo.
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<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Signora Presidente, l' Unione europea si muove speditamente verso lo sviluppo di una politica comune in campo giudiziario, e ciò tramite una serie di diversi programmi e provvedimenti.
Vengono così costituiti enormi registri comuni di dati personali per i profughi e per fronteggiare la criminalità.
Ciò fa sorgere notevoli interrogativi nell' ambito della certezza del diritto e della privacy, non da ultimo per i più esposti fra i profughi.
L' esperienza sin qui maturata non è incoraggiante.
Il controllo sul registro istituito nel quadro degli accordi di Schengen, il SIS, è stato insoddisfacente, ed è stato ancora peggiore sulla struttura SIRENE.
Nel registro SIS, i profughi respinti vengono mescolati ai criminali e alla refurtiva.
L' autorità di vigilanza JSA ha rivolto pesanti critiche contro l' uso errato dei dati, contro il fatto che i profughi non vengono informati dei propri diritti e contro il fatto che quella stessa autorità si sia vista precluso un adeguato accesso a quel registro.
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Anche la proposta relativa al registro EURODAC è inquietante, non da ultimo per quanto attiene alla richiesta di inserire anche i dati di categorie diverse oltre ai richiedenti asilo e le norme concernenti il momento della radiazione delle informazioni.
Negli schedari dell' EUROPOL potranno essere registrate informazioni altamente sensibili, per esempio sulle opinioni politiche degli interessati.
E sarà possibile schedarvi anche soggetti mai condannati né direttamente sospettati di attività illecite.
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La proposta relativa alla convenzione ENFOPOL è pure inquietante, poiché alcuni Stati membri intendono procedere a intercettazioni telefoniche nel territorio di altri paesi senza l' autorizzazione di questi ultimi.
Alla luce di tutto ciò, risulta quindi deludente che il paese di Presidenza e Tarja Halonen abbiano così poco da dire sulle questioni attinenti alla certezza del diritto e alla tutela della privacy, questioni che dovrebbero invece essere ritenute primordiali.
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<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signora Presidente, il Consiglio europeo di Colonia ha avuto l' infelice idea di avviare la preparazione di una Carta dei diritti fondamentali dell' Unione europea, senza che alcun parlamento nazionale a mia conoscenza avesse mai domandato nulla in proposito.
Questa idea, nella forma presa in considerazione, ci appare sia inutile che pericolosa.
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Inutile, perché, secondo le conclusioni del Consiglio, dovrebbe essere solo un esercizio di stile volto a riunire in un unico documento i diritti già in vigore.
Si tratta quindi di diritti già esistenti, sanciti in diversi documenti: i Trattati, la Carta sociale europea, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell' uomo e soprattutto, evidentemente, le costituzioni nazionali.
Inoltre, per quanto riguarda i cittadini, tali diritti sono già tutelati in modo soddisfacente dai sistemi giuridici in vigore.
L' esercizio proposto appare quindi inutile.
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E' però anche pericoloso, perché le lobby federaliste si approprieranno delle conclusioni di Colonia allo scopo di sottrarre la difesa dei diritti dei cittadini alle costituzioni nazionali e per subordinare queste ultime ad un testo superiore, ad una pretesa costituzione europea.
Del resto, in occasione della sua audizione la scorsa settimana, il Commissario Barnier ha sottolineato con compiacimento che il processo di preparazione della Carta dovrebbe affiancarsi al processo di costituzionalizzazione dei Trattati.
E' evidente che il Consiglio di Colonia ha avviato un meccanismo di cui perderà il controllo.
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In realtà, credo che sia meglio lasciare i diritti dei cittadini alle costituzioni nazionali e la loro tutela ai parlamenti nazionali, che li hanno perfezionati nel corso dei secoli.
In quanto all' Unione, farebbe meglio a dedicarsi alla questione più urgente in questo momento: l' elaborazione di una Carta dei diritti delle nazioni.
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<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="EN" NAME="Paisley">
Signora Presidente, gli elettori che rappresento non hanno alcuna fiducia nel Commissario Patten per quanto riguarda la legge e l' ordine.
Il Commissario ha appena raccomandato quella che si potrebbe definire una Carta del terrorismo per l' Irlanda del Nord.
La nostra forza di polizia, il Royal Ulster Constabulary, ha avuto 302 dei suoi membri selvaggiamente assassinati e 8700 feriti in modo brutale.
Tuttavia, il Commissario Patten insiste perché la polizia sia responsabile dinanzi ad un nuovo organo dirigente che comprenderà una rappresentanza dell' IRA.
Se la Commissione intende adottare questa linea di pensiero nel campo della criminalità, del traffico di droga eccetera, quale sarà il futuro di questa Unione europea, che ha in sé i semi della propria distruzione?
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<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="ES" NAME="Palacio Vallelersundi">
Signora Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, mi rendo conto che si tratta di un compito molto arduo.
Quanto a lei, signora Presidente in carica del Consiglio, è evidente che stiamo parlando di una questione che suscita sentimenti di sovranità recalcitrante che, a mio avviso, avrebbero dovuto essere già ampiamente superati.
Non a caso la nazionalità si identifica con la bandiera, con la polizia e con i giudici.
Stiamo parlando proprio di questo: di polizia, di giudici e di quello che sta dietro a una bandiera, quanto meno alle bandiere degli Stati dell' Unione europea, ovvero della difesa dei diritti dell' uomo.
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Le vostre difficoltà dipendono dal fatto che la funzione della Presidenza del Consiglio è complessa.
Inoltre, il massimo organo, il Consiglio europeo, per poter decidere, deve partire da principi generali, dalla volontà di agire.
In altri campi, quali la costruzione di strade o la creazione di reti transeuropee, i principi generali hanno un loro significato, ma da questo Vertice, onorevoli colleghi, ci aspettiamo qualcosa di più concreto, soprattutto per quanto riguarda la giustizia.
Il Vertice non può limitarsi semplicemente all' immigrazione né, ovviamente, alla sola sicurezza: dei tre settori - libertà, sicurezza e giustizia -, la giustizia è proprio quello che accusa i ritardi più gravi e che necessita di maggiore impulso.
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Signora Presidente in carica del Consiglio, mi sembra che manchino proposte concrete.
Non si tratta dell' accesso alla giustizia o dell' assistenza legale alle vittime.
E' opportuno presentare proposte che prevedano procedure uniformi per le cause di scarsa rilevanza economica.
Vi chiedo di parlare di questo, non di principi generali. Non limitatevi a dire che noi tutti dobbiamo collaborare perché, se si prosegue per questa strada, il Vertice di Tampere non sarà un successo.
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<SPEAKER ID=45 NAME="Napolitano">
Signora Presidente, la decisione del Consiglio di Colonia di procedere all' elaborazione di una Carta di diritti fondamentali impegnerà il nostro Parlamento in un lungo e complesso lavoro.
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Occorrerà discutere sul carattere della Carta, sui suoi contenuti, sul rapporto tra Carta dei diritti e processo di costituzionalizzazione dell' Unione.
Questi temi formeranno oggetto di una relazione che la commissione per gli affari costituzionali, in collaborazione con altre commissioni, preparerà nei prossimi mesi e sottoporrà a voi tutti in sessione plenaria.
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In questo momento però è urgente prendere posizione sulla procedura da seguire per l' elaborazione della Carta.
Questo è lo scopo limitato ma importante della risoluzione presentata da me e dall' onorevole Watson.
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E' necessario che il Parlamento dica oggi, prima che il Consiglio decida la costituzione dell' organo incaricato di redigere il progetto di Carta, che non possiamo accettare un numero di rappresentanti del Parlamento europeo inferiore a quello dei rappresentanti dei capi di governo degli Stati membri e che sollecitiamo un' attenta consultazione prima di decidere se il contributo essenziale dei parlamenti nazionali debba essere assicurato attraverso la partecipazione di un certo numero di loro rappresentanti all' organo previsto o attraverso altri e più efficaci canali.
<P>
E ora una parola a titolo personale sulla lotta contro la criminalità e sulla sfida dell' immigrazione.
L' esperienza compiuta come Ministro degli interni italiano mi fa dire: è indispensabile accelerare il cammino verso regole e politiche comuni, esattamente l' opposto dell' invocazione di politiche strettamente nazionali, e per quanto riguarda l' immigrazione e l' asilo, la base migliore è costituita dal documento della Presidenza austriaca dell' autunno 1998.
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<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, il Consiglio europeo di Tampere ha l' obiettivo di definire gli orientamenti politici e le priorità riguardanti l' istituzione della zona di libertà, di sicurezza e di giustizia, cosa che è stata ricordata in sede di Consiglio straordinario.
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A tale riguardo, la libera circolazione delle persone all' interno dell' Unione rappresenta un obiettivo fondamentale della costruzione europea.
La libera circolazione deve innanzitutto essere applicata in modo uguale per tutti; penso in particolare alle difficoltà vissute da numerosi residenti stranieri, ai quali troppo spesso è negato il diritto al ricongiungimento familiare.
Sono convinto che l' obiettivo fondamentale dell' Unione europea sia permettere l' integrazione degli immigrati.
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Signora Presidente, ho ritirato il mio intervento al momento dell' apertura della sessione, poiché l' omaggio reso dal Presidente, signora Fontaine, ai due giovani della Guinea morti, Yaguine e Fodé, è stato toccante.
Con una lucidità sorprendente questi due adolescenti ci avevano scritto una lettera in cui ricordavano le enormi difficoltà che oggi si presentano ad un bambino del terzo mondo.
Anch' io mi chiamo Fodé e provengo da quella parte diseredata del pianeta.
Tuttavia, ho avuto la straordinaria fortuna di essere adottato da una famiglia francese, di andare a scuola e ora di sedere tra voi in quest' Aula.
<P>
Questa vocazione di accoglienza in un clima dignità deve continuare, poiché, credetemi, nessuna donna, nessun uomo lascia la sua famiglia, il suo villaggio, il suo paese se non spinto da un' imperiosa necessità di mantenere i famigliari.
Smettiamo quindi di separare le madri dai figli, di ritirare il permesso di soggiorno ai lavoratori che perdono il lavoro e di mettere in discussione il diritto d' asilo.
In sintesi, diamo agli immigrati la possibilità di uscire dalla precarietà amministrativa e offriamo loro un permesso di soggiorno durevole, che permetta di soggiornare secondo i loro desideri nei paesi europei, dove si recano proprio perché questi in passato hanno colonizzato le loro terre.
<P>
In conclusione, l' Europa deve bandire ogni forma di discriminazione riguardante le assunzioni, l' alloggio, l' accesso alle strutture per il tempo libero e ricordare a tutti coloro che negano l' esistenza delle camere a gas e che non credono all' uguaglianza delle razze, che il razzismo non è un' opinione, ma un reato.
<P>
<CHAPTER ID=6>
Benvenuto
<SPEAKER ID=47 NAME="Presidente">
E' con grande piacere che accogliamo l' esecutivo della delegazione della Grande Assemblea nazionale turca alla commissione parlamentare mista UE-Turchia, presieduta dal professor Kursat Eser.
<P>
Vi invito ad accoglierli con un applauso, anche per esprimere la nostra costernazione alla notizia di un altro grave terremoto, avvenuto nel nord-ovest della Turchia lunedì scorso, poche settimane dopo i tragici eventi che hanno colpito la regione.
<P>
A nome del Parlamento europeo, vorrei esprimere la mia più profonda solidarietà alla Grande Assemblea nazionale turca e al popolo turco per le pesanti perdite causate da questa catastrofe naturale.
Noto con soddisfazione che, in spirito di solidarietà, Consiglio e Commissione hanno adottato le misure necessarie per garantire alle autorità turche l' aiuto dell' Unione europea e per cooperare con loro al fine di alleviare le sofferenze della popolazione.
<P>
Infine, vorrei esprimere l' auspicio che la discussione che svolgerete oggi e domani con l' esecutivo della delegazione del Parlamento europeo sia fruttuosa e che il dialogo tra i nostri due parlamenti prosegua presto nell' ambito della delegazione parlamentare mista.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Lavori in preparazione del Consiglio europeo di Tampere (proseguimento)
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="DE" NAME="Voggenhuber">
Signora Presidente, desidero ringraziarla per la sua tolleranza e pazienza.
Un collega del Partito popolare europeo ha definito il proprio gruppo amico della sicurezza, come se ci fossero in Aula nemici della sicurezza!
Credo che il problema consista piuttosto nel fatto che alcuni non sono in egual misura amici della libertà e della giustizia.
<P>
<P>
Pertanto ritengo che il compito più urgente sia quello di creare le condizioni per uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, ossia una Carta europea dei diritti fondamentali, perché è importante non soltanto centralizzare ambiti sensibili del potere statale e di polizia, ma anche europeizzare i diritti dei cittadini.
<P>
Ora il Vertice di Colonia ha deciso la proclamazione di tale catalogo europeo di diritti fondamentali, un progetto lodevole.
Tuttavia, se si considera il modo in cui è prevista la realizzazione di tale progetto, come parlamentari non si può che rimanere turbati.
Il Consiglio - mi è del tutto incomprensibile per quali motivi - ha riservato a se stesso tutte le competenze in merito alla Carta.
Non è stato avviato alcun dialogo con il Parlamento europeo.
Il ruolo attribuito al Parlamento europeo, in quanto rappresentante dei popoli europei e quindi istanza originaria di un catalogo di questo tipo, è inaccettabile.
In questo processo non si può parlare di parità delle istituzioni legislative.
Il coinvolgimento dei parlamenti nazionali avviene soltanto attraverso singoli rappresentanti, quindi non si assicura neanche una pluralità di correnti politiche.
<P>
Il motivo principale di preoccupazione e di sgomento è la portata del compito.
Signora Presidente del Consiglio, credo che dovremmo evitare una cosa, cioè soddisfare soltanto in apparenza le richieste essenziali dei cittadini!
La proclamazione di diritti già esistenti non costituisce alcuna Carta dei diritti fondamentali, ma lirismo politico!
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="EN" NAME="Andrews">
Signora Presidente, desidero congratularmi con la Presidenza finlandese per questa iniziativa, che ha il mio pieno appoggio.
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Spero che al termine della Conferenza temporanea tutti gli Stati membri ratificheranno l' istituzione del tribunale penale internazionale, in modo che i criminali di guerra, così numerosi oggi in tutto il mondo, possano essere perseguiti.
Nel luglio 1998, in una conferenza tenuta a Roma sotto l' egida delle Nazioni Unite, 83 paesi hanno concordato l' istituzione di un Tribunale internazionale.
Solo quattro paesi hanno sinora ratificato lo Statuto di Roma: Trinidad e Tobago, Senegal, San Marino e Italia.
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Soprattutto, il Tribunale penale internazionale incoraggerà gli Stati a compiere indagini e a perseguire il genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l' umanità, in certi casi svolgendo indagini e perseguendo tali crimini anche direttamente.
Affrontando la questione dell' impunità e offrendo un foro equo per tali azioni legali, il tribunale contribuirà ad allentare le tensioni internazionali e a promuovere la pace e la sicurezza, sia a livello nazionale che internazionale.
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<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="SV" NAME="Cederschiöld">
Signora Presidente, il Commissario candidato Vitorino ha evidenziato, in sede di audizione, che l' obiettivo di una Carta dei diritti umani non dovrebbe consistere unicamente nella ricerca di un denominatore comune fra gli Stati membri, ma che quella carta dovrebbe rappresentare una dichiarazione autonoma in materia di diritti.
Nello stendere tale Carta, è essenziale tener presente che la politica dell' immigrazione all' interno dell' Unione deve tener conto del sistema sociale e delle possibilità di istruzione esistenti in ciascuno Stato membro.
Ciò sarà particolarmente vero se la carta sarà estesa ai cittadini di paesi terzi residenti nell' Unione.
Il livello di assistenza sociale sarà allora in più diretta relazione con le politiche dell' immigrazione e dell' asilo.
Se si introdurrà un numero eccessivo di diritti sociali ed economici da finanziare con fondi pubblici, l' innalzamento del livello delle prestazioni sociali nell' Unione comporterà anche un innalzamento delle mura verso l' esterno.
Con ciò sarebbe assicurata l' assistenza per i cittadini dell' Unione, ma non per chi, sul territorio dell' Unione stessa, maggiormente necessita di protezione: i profughi.
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Il Trattato di Amsterdam introduce il concetto di uno spazio europeo della giustizia.
Ma per poter parlare di uno spazio di giustizia, occorre che vi regni la certezza del diritto.
Per poter misurare il grado di avanzamento dei singoli Stati membri è necessario stabilire alcuni criteri e definire metodi di misurazione efficaci.
Occorre stabilire una sorta di criteri di convergenza anche per la certezza del diritto.
Definiti tali criteri, occorrerebbe pubblicare in apposita tabella i progressi compiuti dai singoli Stati membri; ciò renderebbe più evidenti le differenze fra i vari paesi.
La pressione collettiva è una potente forza sociale e può contribuire a un' armonizzazione volontaria.
Se la valutazione di sui sopra avverrà in piena trasparenza, l' impegno delle varie istituzioni potrebbe avere maggiore efficacia, grazie a una serie di armonizzazioni volontarie nella stessa direzione.
Una volta avviato siffatto processo per la definizione di norme minime, sarebbe possibile corredarlo di scadenze precise, creando così una potente forza trainante verso l' instaurazione di uno spazio giudiziario affidabile, ciò che rappresenta il presupposto affinché i cittadini possano circolarvi liberamente e in tutta sicurezza, nonché per fornire adeguate garanzie di sicurezza in concomitanza con l' ampliamento.
E' un processo che richiede una maggiore sicurezza a fronte di più chiare definizioni in materia di privacy e di diritti umani.
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<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Robert J">
Signora Presidente, la Presidente in carica del Consiglio ha detto che, se si domandasse alla popolazione degli Stati membri cosa vuole, il messaggio sarebbe chiaro.
Ritengo che il programma di Tampere faccia parte di tale messaggio.
E' un esempio di ordine del giorno voluto dalla popolazione.
Se sarà messo in esecuzione a Tampere ed applicato dai governi degli Stati membri, dimostrerà a qualcuno dei nostri cittadini euroscettici che si stanno compiendo concreti passi in avanti.
A molti di loro in realtà non interessa l' estensione della votazione a maggioranza qualificata, per quanto importante; essi attendono con ansia progressi in materia di diritti dei cittadini, di libera circolazione, verso un' autentica Europa integrata in cui la popolazione conosca e comprenda i propri diritti e le proprie responsabilità.
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Lei ha sottolineato l' importanza dell' ordine del giorno, ora che ci stiamo muovendo verso un effettivo ampliamento dell' Unione europea, per fare ordine innanzitutto in casa nostra.
Sono certo che molti sarebbero d' accordo sul fatto che è indispensabile raggiungere gli obiettivi di libertà, giustizia, sicurezza e trasparenza prima dell' ampliamento.
E' un' Europa che si fonda su ciò che abbiamo in comune e non erige barriere per evidenziare le differenze.
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Poco fa l' onorevole Camre è intervenuto contro la fornitura di aiuti a favore dei paesi più poveri.
A lui e ad altri voglio dire che non si può ottenere una reale prosperità e un' effettiva sicurezza per 350 milioni di persone in 15 paesi se si negano simili speranze e diritti ai propri vicini.
Muri, armi e cortine di ferro non sono la risposta a chi chiede asilo e ai rifugiati.
Per questa ragione è così importante il successo del Vertice di Tampere e di questa risoluzione.
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Alcuni deputati britannici in questo settore dell' Aula potrebbero nutrire riserve su alcuni punti, ma crediamo pienamente nei principi di questa risoluzione, nei punti che si rivelano concreti e applicabili.
Sono molto ottimista sul fatto che il Consiglio di Tampere non rappresenterà solo un positivo passo avanti, ma diverrà un vertice significativo a livello storico.
Auguro alla Presidenza finlandese ogni successo.
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<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signora Presidente, desidero ribadire quanto espresso dall' onorevole Napolitano e dall' onorevole Voggenhuber sull' assoluta importanza che il Parlamento sia rappresentato in modo pieno e adeguato nell' elaborazione della Carta dei diritti dell' Unione europea.
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Vorrei altresì dire alla Presidente in carica del Consiglio che la sussidiarietà deve essere rispettata a Tampere così come in tutti gli aspetti del lavoro dell' Unione.
Rappresento un collegio elettorale che da oltre 500 anni ha un sistema giuridico indipendente, con una tradizione specifica in materia di giustizia e di affari interni.
Non costituisce in sé uno Stato membro, ma ora in Scozia abbiamo di nuovo un parlamento che legifera in materia di giustizia e di affari interni.
E' essenziale che questa e altre regioni come la nostra siano tenute in considerazione in modo pieno e adeguato nella formulazione delle politiche relative a questi settori.
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Infine, sono pienamente d' accordo con quanto ha detto la Presidente in carica sulla necessità di applicare in modo efficace i diritti.
Non serve a nulla formulare carte dei diritti e sancire i diritti nei Trattati se in pratica restano ignorati.
Nel breve periodo trascorso da quando siedo in questo Parlamento mi è stato fatto presente che in Italia vi sono lettori di lingue straniere che da undici anni vedono i propri diritti, statuiti dalla Corte europea di giustizia, negati da uno Stato membro dell' Unione.
Spero che il Consiglio e la Commissione adottino le misure più rigorose per evitare in questo e in altri casi che i diritti siano dichiarati e poi vanificati dall' azione degli Stati.
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<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="ES" NAME="Salafranca Sánchez-Neyra">
Signora Presidente, mi auguro che, dopo la dichiarazione della Presidenza in carica del Consiglio, al Vertice di Tampere l' Unione possa dare prova di un fermo impegno di volontà politica che delinei tutta una serie di orientamenti chiari e precisi che ci permettano di continuare ad andare avanti.
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In questo sperano i nostri cittadini: non vogliono più dichiarazioni, ma ci chiedono di compiere passi concreti per avanzare in questa direzione.
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In quest' ansia di concretezza, per quanto riguarda lo spazio di libertà, ho l' impressione che vi siano due questioni che meritano un' attenzione particolare: l' armonizzazione delle procedure di asilo e l' immigrazione clandestina, a cui dovremmo aggiungere la protezione temporanea, tema di enorme attualità dopo la crisi nel Kosovo, e la solidarietà interna fra gli Stati membri dell' Unione europea.
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Per quanto riguarda lo spazio di sicurezza, ritengo che sarebbe opportuno concentrarsi in un primo tempo su quelle forme di criminalità che presentano un carattere transfrontaliero più marcato.
Mi riferisco al terrorismo, alla droga, alla criminalità organizzata ed alla tratta di esseri umani.
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Signora Presidente, a mio avviso, sono tre i mezzi da utilizzare: la cooperazione tra le forze di polizia - tenendo conto dei progressi compiuti grazie a Schengen -, la prevenzione della criminalità e le relazioni esterne, considerato che la sicurezza dell' Unione non può rimanere isolata da quella del resto d' Europa e del mondo.
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L' Unione deve prestare particolare attenzione al sud d' Europa nonché ai paesi confinanti con la Russia.
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Infine, per quanto riguarda lo spazio di giustizia, dovremmo adoprarci al massimo affinché il cittadino abbia la sensazione di trovarsi, in tutto il territorio dell' Unione europea, in un quadro giuridico adeguato, nel quale i suoi diritti vengono protetti in maniera analoga, non solo nei confronti dei criminali, ma anche di possibili abusi da parte dei pubblici poteri.
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Dei tre settori di cui stiamo discutendo, la rete giudiziaria europea è senza dubbio il meno sviluppato e, a questo proposito, sono dell' avviso che sarebbe opportuna la creazione di un' unità permanente che dia continuità alla cooperazione in questo campo e agisca quale interfaccia giudiziaria di Europol.
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Per concludere, signora Presidente, credo che gli obiettivi del Consiglio europeo di Tampere siano molto ambiziosi, ma solo con un reale impegno a tradurre in realtà questo spazio di libertà, sicurezza e giustizia riusciremo a dimostrare ai cittadini dell' Unione europea che il nostro lavoro è un efficace strumento per risolvere i loro problemi.
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<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="DE" NAME="Martin, Hans-Peter">
Signora Presidente, non v' è dubbio che, al contrario di quanto è emerso in alcuni interventi, io considero positivamente che l' Unione europea si accinga ad elaborare una propria Carta dei diritti fondamentali.
Con un sistema generale di valori comuni l' Europa può darsi un volto, che è ciò che più colpisce le persone ad un primo approccio.
Al riguardo, però, è davvero deludente che non si preveda di dare carattere vincolante a tale nuovo volto dell' Europa, perché allo stato attuale delle cose la Carta non sarà parte costituiva dei Trattati.
I più modesti sosterranno che stiamo quanto meno plasmando qualcosa di nuovo, ma proprio noi a livello di Parlamento europeo non dovremmo essere troppo modesti, ma insistere sul fatto che una Carta può essere integrata nei Trattati e diventare parte di una costituzione europea comune, a cui può persino schiudere la strada.
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Riveste comunque un' importanza primaria stabilire chi ha diritto di elaborare tale Carta.
Sappiamo che ogni istituzione ha il proprio modo di lavorare ed una propria motivazione politica.
Vi è infatti una differenza evidente se il lavoro in materia di diritti fondamentali è svolto da un organo esecutivo o amministrativo o da un parlamento.
La commissione per gli affari costituzionali chiede pertanto che il Parlamento europeo non sia relegato ad una mera funzione accessoria in un processo di tale importanza, ma che possa interagire come ideatore e fattore decisionale alla pari del Consiglio.
E' un segnale importante che nei giorni scorsi si siano espressi in questo senso anche alcuni governi nazionali.
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Siamo nel contempo consci del vuoto di credibilità che resta da colmare agli occhi dei cittadini europei. Eppure avremmo la possibilità di coinvolgere in una forma finora sconosciuta nel processo di elaborazione della Carta anche organizzazioni non governative e singoli cittadini.
Potremmo elaborare insieme, lavorando di fantasia, un modo di organizzare audizioni pubbliche, anche nel quadro di incontri non convenzionali con i cittadini dei diversi Stati membri.
Dal lavoro intorno al volto europeo dei diritti fondamentali l' Unione potrebbe uscire rinvigorita in tutto il corpo.
Libertà e uguaglianza, dignità dell' uomo e giustizia sociale sono obiettivi raggiungibili soltanto se intesi come questione di competenza dei popoli.
Ritengo pertanto che si debba elaborare una Carta con piena partecipazione del Parlamento, altrimenti è meglio non crearla affatto.
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<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signora Presidente, qui a Strasburgo sentiamo in modo particolare la tradizione di Robert Schuman, la cui Comunità del carbone e dell' acciaio ha rappresentato un passo non soltanto verso l' integrazione economica, che adesso ha trovato coronamento nell' euro, ma anche verso l' integrazione politica.
Di fatto il Consiglio avrebbe l' opportunità di creare a Tampere una sorta di Comunità del carbone e dell' acciaio in materia di giustizia, libertà e sicurezza all' interno dell' Unione europea.
Temo però che questo non avvenga e il mio scetticismo si fonda su diversi punti.
In primo luogo la Carta dei diritti fondamentali.
Signora Presidente, reputo davvero necessario che Parlamento europeo, Consiglio e Commissione negozino con pari diritti le modalità di elaborazione di tale Carta e al riguardo il ruolo principale deve spettare al Parlamento europeo.
Ritengo inaccettabile che svolgiamo una funzione puramente decorativa per i parlamenti nazionali.
In seno alla commissione per gli affari interni abbiamo formulato molte critiche nei riguardi di come si prefigura questo nuovo progetto e la Presidenza del Consiglio ha risposto che non può derogare dal mandato.
Lo trovo scandaloso!
Il Consiglio si attribuisce un mandato e poi afferma di non potersi allontanare da tale mandato!
Questo è veteroassolutismo!
Credo pertanto che dovremmo utilizzare la seduta odierna per riportare tale procedura a livello parlamentare.
I cittadini europei sono rappresentati dal Parlamento europeo.
Se i parlamenti nazionali cooperano, tanto meglio.
Le rivolgo tuttavia un invito pressante a cercare a nome del Consiglio un dialogo con il Parlamento europeo in merito a tale questione, sia rispetto ai contenuti che alla procedura.
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In secondo luogo, a Tampere il dibattito verterà anche sulla questione della ripartizione degli oneri derivanti dall' accoglienza di profughi di guerre civili e di coloro che chiedono asilo.
Considero scandaloso che non si siano ancora stabilite quote precise in merito.
La crisi nel Kosovo ha dimostrato che purtroppo la ripartizione degli oneri su base volontaria non funziona.
Si è detto che nel Kosovo è stato provato il contrario.
Abbiamo soltanto avuto la fortuna che, con l' intervento della NATO e l' ansia di ricostruire che ha spinto molti albanesi del Kosovo a rimpatriare, il flusso dei profughi ha subito un arresto precoce.
Ma dobbiamo riconoscere che alla prossima crisi rischieremmo una catastrofe, se l' affrontassimo con gli stessi strumenti adottati per il conflitto del Kosovo.
Pertanto occorre una chiara ripartizione degli oneri sulla base di quote fisse.
La solidarietà europea necessita di regole precise e chiare, che vanno stabilite prima di una crisi e non in tutta fretta a crisi già iniziata.
Desidero pertanto ribadire l' invito di cogliere l' opportunità a Tampere di imprimere una vera e propria svolta che determini un' effettiva integrazione politica, a partire dalla sicurezza interna e dalla cooperazione giudiziaria, perché si tratta di elementi centrali della concezione di Stato e quindi della Comunità.
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<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="PT" NAME="Marinho">
Signora Presidente, non sappiamo se Tampere sarà un successo, ma, dopo il discorso che abbiamo ascoltato questa mattina, abbiamo la sensazione che potrebbe esserlo.
Infatti ciò che nel Trattato di Amsterdam suonava come musica celestiale, ma sembrava destinato a rimanere lettera morta, acquista una certa visibilità, genera maggiori consensi e finisce con l' imporsi naturalmente per ragioni di necessità, rendendo credibile la strada da percorrere verso uno spazio comune di libertà, di sicurezza e di giustizia.
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Sia oggi, nel discorso della Presidente in carica del Consiglio, che due settimane fa, in occasione dell' audizione del Commissario Vitorino, abbiamo colto, noi parlamentari abituati al politichese di Consiglio e Commissione, elementi di rigore filosofico sui presupposti fondamentali di un autentico mercato interno di libertà e giustizia, ossia un mercato dei valori - e non già quello delle merci e dei servizi - che ci inducono a nutrire un certo ottimismo sul Vertice di Tampere e sulle sue conseguenze.
Perché?
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Anzitutto perché è ovviamente nel quadro di una Carta delle libertà e dei diritti fondamentali che troveremo il fondamento delle misure giuridiche da attuare ed in secondo luogo perché nella tradizionale collaborazione intergovernativa si privilegia il metodo comunitario, il che condurrà ad una nuova identità giuridica o istituzionale europea, più efficace, più moderna e più vicina a quei problemi che sono venuti incancrenendosi perché abbiamo tentato di risolverli rimanendo aggrappati alla ragnatela della sovranità e del feticismo giuridico-nazionalista.

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In ultimo perché si fa della visibilità di questo nuovo spazio europeo la pietra di paragone della fiducia dei cittadini, non riducendo il problema alla tradizionale polemica "libertà contro sicurezza", ma accettando anzi, in tutta la loro ampiezza, nuove sfide e nuove preoccupazioni che i cittadini europei sperano di vedere davvero risolte a livello europeo.
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<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="PT" NAME="Coelho">
Signora Presidente, signora Presidente del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, tutti sappiamo che la crescente coomplessità della criminalità internazionale rende insufficienti gli sforzi per combatterla all' interno dei singoli Stati.
Nell' ottica della dimensione economica dell' Unione e del rafforzamento della dimensione politica, vi è ancora molto da fare nel campo di un' autentica libertà di circolazione dei cittadini.
Non solo perché il Trattato di Amsterdam ha sancito il diritto alla sicurezza, ma soprattutto perché la dimensione della cittadinanza europea non sarà reale senza un effettivo spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia.
Si impone infatti l' abolizione delle frontiere interne, ma occorrerà prestare attenzione alla sicurezza dei cittadini, armonizzare la normativa relativa all' ammissione e alla circolazione dei cittadini di paesi terzi all' interno dell' Unione europea, attuare una politica d' immigrazione e di asilo più uniforme e solidale, coordinare le azioni di prevenzione e di lotta contro la criminalità ed in particolare contro la criminalità organizzata (soprattutto il terrorismo, il traffico di esseri umani, i reati contro l' infanzia, il traffico di droga e di armi, la corruzione e la frode) e, in ultimo, garantire, a livello europeo, il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali.
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E' quindi necessario che il Parlamento, con le nuove responsabilità che gli sono state conferite dal Trattato di Amsterdam, faccia suo l' obiettivo di procedere verso l' attuazione di questo spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia, nel rispetto delle caratteristiche nazionali e non trascurando mai lo sforzo di avvicinare l' Europa ai cittadini, ed identificando con estrema chiarezza gli obiettivi che si vogliono perseguire e la forma con cui si intende presentarli all' opinione pubblica.
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Per realizzare tutto questo, a nome dell' Europa, dei nostri concittadini e del consolidamento delle libertà, della sicurezza e della giustizia dobbiamo collaborare in spirito di efficienza e di solidarietà interistituzionale.
Il Parlamento europeo ha questa volontà; ci aspettiamo molto, per quanto riguarda la Commissione, dal lavoro del Commissario António Vitorino, quanto al Consiglio speriamo che segnali e decisioni ci vengano già dal Vertice di Tampere.
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="DE" NAME="Leinen">
Signora Presidente, la Presidenza finlandese del Consiglio ha un' enorme responsabilità.
Molta gente guarda a Tampere con grandi aspettative in attesa di progressi concreti sulla strada di un' Europa dei cittadini.
Al riguardo credo che la Carta dei diritti fondamentali rappresenti un' occasione unica per dimostrare alla popolazione dalla Scandinavia al mar Mediterraneo che l' Europa non è soltanto un mercato, né solo una moneta, ma una comunità dei valori per la difesa e la promozione delle conquiste della società civile ottenute negli ultimi secoli.
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Tale Carta può risultare interessante solo a condizione che il metodo con cui viene elaborata sia esplicito e trasparente.
Pertanto il Vertice di Tampere non può essere una tradizionale Conferenza intergovernativa a porte chiuse.
La Carta deve essere redatta nel quadro di un dialogo aperto con i cittadini.
Ritengo che i diritti civili costituiscano un argomento privilegiato dei parlamenti, del Parlamento europeo come di quelli nazionali.
Credo pertanto che al Vertice di Tampere si dovrebbero compiere sostanziali passi avanti, riconoscendo al Parlamento europeo una partecipazione maggiore rispetto a quanto deliberato a Colonia.
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Sono in gioco diritti civili europei.
Al riguardo si dovrebbe davvero raggiungere una condizione di parità tra i rappresentanti del Parlamento europeo e i rappresentanti nazionali.
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Ritengo che i cittadini dimostreranno interesse per questa Carta andrà al di là di una proclamazione solenne.
I diritti dei cittadini devono essere garantiti anche in termini giuridici!
Spero che da questo dibattito emerga l' orientamento da seguire nel quadro dei prossimi Trattati per la definizione di tali diritti.
Dibattiti aperti e garanzie giuridiche, soltanto a queste condizioni avremo l' occasione di riprendere contatto con i cittadini europei.
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<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="ES" NAME="Hernández Mollar">
Signora Presidente, in questa legislatura dobbiamo affrontare una sfida di eccezionale importanza per la costruzione dell' Unione europea.
Nella legislatura precedente, il Parlamento ha detto sì all' Unione monetaria ed all' integrazione sociale, facendo dell' occupazione il fulcro ed il motore della politica sociale europea. Ora dobbiamo dire sì anche ad uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia.
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Il Consiglio europeo di Tampere, frutto dell' iniziativa - dobbiamo riconoscerlo - e dell' impegno del Presidente del Consiglio spagnolo, José María Aznar, deve affrontare questo tema con la stessa volontà politica che ha caratterizzato il Vertice straordinario di Lussemburgo sul problema dell' occupazione.
Il fenomeno migratorio è una sfida da raccogliere con coraggio, realismo e profonda umanità e comprensione.
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Solidarietà ed integrazione devono costituire i due assi portanti della nostra politica in materia d' immigrazione.
Come è stato detto in questa sede, le soluzioni giuridiche, economiche, sociali e di controllo dei flussi migratori devono essere adottate partendo da un progetto comune, da una politica comune.
Non si tratta di un problema solo spagnolo, tedesco o italiano, ma dell' intera Unione europea.
A questo proposito, nel prossimo Consiglio europeo di Tampere, si dovrebbe chiarire il concetto stesso di immigrazione.
Una cosa è l' immigrazione per motivi politici, un' altra l' immigrazione economica e non possono essere risolte allo stesso modo.
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Nel contempo, si deve chiarire il concetto di asilo che, in numerose occasioni, viene confuso con l' immigrazione illegale e con i problemi degli stranieri.
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Come prevede lo stesso Trattato di Amsterdam, tutti gli Stati membri dovrebbero compiere gli stessi sforzi per affrontare le conseguenze che derivano dall' accoglienza dei rifugiati e dei profughi o dalle forti pressioni migratorie di natura esclusivamente economica, come quelle che hanno origine nei paesi terzi mediterranei o nell' area meridionale dell' Unione.
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Per questo è importante analizzare le circostanze politiche, geografiche ed economiche di ciascuna crisi o di ciascuna forma di immigrazione.
Non sarebbe ragionevole né efficace un egualitarismo nella suddivisione degli oneri, specialmente per quanto riguarda la distribuzione dei profughi.
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Infine, signora Presidente, l' integrazione sociale è lo scudo, o la protezione, contro gli atteggiamenti razzisti o xenofobi che attualmente si stanno facendo strada in alcuni paesi europei.
<P>
Concludo, signora Presidente, facendo riferimento ai paesi di origine dei flussi migratori.
Non basta che l' Unione europea...
<P>
(Il Presidente interrompe l' oratore)
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<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou">
Signora Presidente, nel prendere la parola in Aula poche ore dopo la terribile sciagura, non posso non menzionare il turbamento della rappresentanza greca e il suo cordoglio per la tragica scomparsa, nel compimento del proprio dovere, del Viceministro degli esteri greco Yannos Kranidiotis, un autorevole politico con lo sguardo rivolto all' Europa, che aveva contribuito alla pace e alla cooperazione nei Balcani, nonché alla riconciliazione tra Grecia e Turchia.
Già membro del Parlamento europeo, fu da me sostituito nel febbraio 1997, allorché fu chiamato a servire il paese in veste di Viceministro degli esteri.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, vi prego di perdonare questa parentesi e la grande commozione che mi pervade.
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Signora Presidente in carica del Consiglio, il suo intervento e le proposte concrete in esso contenute mi soddisfano molto poiché rafforzano il mio convincimento che il Vertice di Tampere può rappresentare un processo determinante e un' importante tappa nel nostro cammino verso l' integrazione europea.
Oggi il Parlamento giustamente si aspetta che il Consiglio invii da Tampere un messaggio forte a tutti i cittadini europei, a dimostrazione del fatto che l' Unione si dedica alla promozione dei loro interessi vitali, quali il rafforzamento della sicurezza interna, la libera circolazione, il libero accesso alla giustizia, la lotta alla criminalità organizzata internazionale, il controllo delle frontiere e il rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali.
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Il Consiglio di Tampere può e deve valorizzare le nuove opportunità offerte dal Trattato di Amsterdam, oltre che ottenere progressi rilevanti in settori cruciali, quali l' armonizzazione della politica sull' immigrazione e della politica d' asilo assicurando un elevato livello di tutela anche per i diritti dei profughi, una giusta ripartizione degli oneri per l' accoglienza degli immigrati provenienti da zone di crisi, come i Balcani di recente, e infine il rafforzamento della sicurezza interna per i cittadini non soltanto mediante misure di polizia.
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Credo sia infine giunto il momento di adottare le relative proposte della Grecia, che prevedono la realizzazione di un "rapido accesso del cittadino alla giustizia" usando mezzi alternativi, come mediazioni e interventi conciliatori prima del processo, nonché la creazione di un sistema armonizzato per la definizione e la composizione pubblica delle vertenze, fondato sui principi di libertà, democrazia e rispetto delle libertà fondamentali e dello stato di diritto.
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<SPEAKER ID=61 NAME="Presidente">
Onorevole collega, comprendiamo la sua commozione all' annuncio del decesso del Viceministro degli affari esteri del suo paese.
La Presidente ha avuto modo di associare il Parlamento al suo cordoglio e a quello del vostro popolo.
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<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="FI" NAME="Kauppi">
Signora Presidente, Ministro Halonen, la sicurezza è uno degli argomenti che preoccupano più da vicino i cittadini europei.
L' obiettivo dell' incontro di Tampere è quello di raccogliere un' importante sfida: la creazione di un' Europa più sicura.
Uno degli argomenti prioritari trattati sarà l' adozione di una politica comune in materia di immigrazione.
Anche l' idea di una politica comune in materia d' asilo e il principio di una compartecipazione sovranazionale agli oneri sono concetti molto belli ma di difficile realizzazione.
Una divisione degli oneri, se attuata su base volontaria, può rappresentare, a mio avviso, un punto di partenza più realistico per quanto riguarda la politica dell' Unione.
Qualora non si riesca ad alleggerire l' aggravio in questo modo, raggiungendo dunque su base volontaria risultati soddisfacenti, si potrebbe prevedere il ricorso a contributi per le spese sostenute al fine di fronteggiare l' emergenza profughi dal paese membro destinatario di tale flusso di immigrati.
Questo punto è stato sollevato anche da lei, signora Ministro.
Il ricorso a strumenti orientativi di tipo economico deve comunque essere inserito nella politica degli Stati membri dell' Unione europea in materia di immigrazione.
Nel mio paese, la Finlandia, che è geograficamente piuttosto lontana dalle recenti aree di crisi, trova sempre più consensi il principio di garantire un efficace aiuto alle vittime delle crisi il più vicino possibile alle loro case.
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Da qualche tempo vengono presentate proposte volte a "comunitarizzare@ maggiormente la cooperazione nel settore della giustizia e della polizia che rientra attualmente nel terzo pilastro.
Un provvedimento siffatto contribuirebbe a rafforzare tale cooperazione.
La proposta, tuttavia, intacca il nucleo delle competenze specifiche dei singoli Stati, ossia il diritto di preservare il proprio ordinamento giuridico e di vigilare sul rispetto delle leggi nell' ambito del proprio territorio.
Ecco dunque perché ritengo che i pro e i contro della proposta debbano essere valutati attentamente.
La cooperazione nell' ambito del terzo pilastro dell' Unione è sufficiente fino a quando l' Unione europea non si doterà di una propria forza di polizia; essa attualmente si basa sull' attività delle singole forze di polizia degli Stati membri e di Europol, lo strumento previsto per agevolare i compiti.
Lo stesso dicasi anche per la proposta di istituire gruppi investigativi.
La questione della "comunitarizzazione@ ritornerà a essere una proposta concreta nel momento in cui si deciderà di istituire forze di polizia sovranazionali.
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La creazione dello spazio europeo di giustizia e l' istituzione di un gruppo di lavoro ad hoc riceve il mio pieno appoggio.
Va garantito il diritto a un giusto accesso alla giustizia - access to justice - ai cittadini che devono poter contare su un' assistenza adeguata qualora incorrano in qualche inconveniente con le autorità giudiziarie di un altro paese membro.
Sono pienamente favorevole all' istituzione di un gruppo di lavoro ad hoc.
La creazione di uno spazio di giustizia europeo sarà un passo importante verso la nuova Europa dei cittadini.
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<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="ES" NAME="Carnero González">
Signora Presidente, il Nobel per la letteratura García Márquez ha scritto un libro dal titolo Il generale nel suo labirinto.
Si riferiva al libertador Simón Bolívar.
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Leggendo l' allegato IV del Consiglio europeo di Colonia, si ha l' impressione che, per quanto riguarda la Carta dei diritti fondamentali, anche il Consiglio si trovi in un labirinto.
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Alla fine, non vi è dubbio che le istituzioni, volenti o nolenti, usciranno dal labirinto.
Il problema non è nelle istituzioni che, tutto sommato, saranno in grado di uscire dal labirinto in cui si trova il Consiglio in relazione alla Carta dei diritti fondamentali.
Il problema è nei cittadini, nella frustrazione che può aggiungersi a quella già avvertita dall' opinione pubblica riguardo a determinati aspetti della costruzione europea.
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Per questo motivo, ritengo sia fondamentale che a Tampere si prendano decisioni che chiariscano la situazione, che consentano di compiere passi avanti in merito alla decisione, già positiva, adottata a Colonia sul carattere, il contenuto, il rapporto con la Conferenza intergovernativa, le procedure di elaborazione e la stessa approvazione della Carta dei diritti fondamentali.
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Una Carta che deve essere vincolante ed avere forza giuridica; che deve rafforzare i diritti dei cittadini e, in ultima analisi, la cittadinanza europea; che deve applicarsi a tutti coloro che vivono e lavorano nell' Unione; che deve quindi essere collegata alla Conferenza intergovernativa per quanto riguarda la revisione del Trattato di Amsterdam.
Una Carta, alla cui elaborazione il Parlamento europeo deve partecipare attivamente, con un numero sufficiente di deputati affinché siano rappresentate tutte le tendenze politiche dell' Unione.
E, soprattutto, una Carta che deve essere approvata.
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Il termine "proclamazione" utilizzato a Colonia è chiaramente insufficiente.
D' ora in poi dobbiamo adoperarci affinché - ribadisco - il Consiglio riesca ad uscire dal labirinto.
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<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="EL" NAME="Giannakou-Koutsikou">
Signora Presidente, ringraziamo la Presidenza per le sue parole in merito ai tragici fatti e alla morte del vice Ministro degli esteri di Grecia.
A nome del partito "Nea Dimokratia" e dell' opposizione desideriamo esprimere le nostre più sincere condoglianze e il nostro profondo cordoglio per la scomparsa di un collega di vecchia data e, dopo la sua nomina al Ministero degli esteri, di un ottimo interlocutore.
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Signora Presidente, il Consiglio di Tampere è estremamente importante.
Pur condividendo quanto detto dalla Presidente in carica del Consiglio, crediamo che dalle sue dichiarazioni non traspaia una precisa volontà politica, ad esempio, in materia di armonizzazione.
Signora Presidente in carica del Consiglio, la politica sull' immigrazione fa parte integrante della politica estera, la quale molto spesso cede il passo di fronte a motivi di opportunità che potrebbero eventualmente rivoltarsi contro l' aspetto umanitario connesso alla politica d' asilo e per l' immigrazione.
L' Europa certo non può sbarrare le porte, ma non può nemmeno spalancarle a tal punto da costruire ghetti e da non creare i necessari presupposti.
Signora Presidente in carica del Consiglio, tali politiche devono piuttosto essere associate alla politica di sviluppo e cooperazione, che non ha avuto un successo commisurato ai mezzi finanziari di cui disponeva.
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Il maggiore problema, però, è rappresentato dal lato oscuro, ovvero dall' associazione tra criminalità organizzata, terrorismo, narcotraffico e altro, che ci porta a seguire da lontano simili attività, specie quelle del crimine organizzato, senza poter intervenire per porvi fine.
Signora Presidente, è assolutamente necessario assicurare un ambito di giustizia e sicurezza e garantire l' armonizzazione, ma a tale scopo serve la volontà politica.
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<SPEAKER ID=65 NAME="Presidente">
Sono state ricevute, ai sensi dell' articolo 37, paragrafo 2, del Regolamento, due proposte di risoluzione.
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<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="FI" NAME="Halonen">
<CHAPTER ID=8>
Situazione a Timor orientale
<SPEAKER ID=67 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio sulla situazione a Timor orientale.
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Vi ricordo che la discussione si svolgerà questo pomeriggio dopo quella sulla relazione della onorevole Dührkop Dührkop e dell' onorevole Fabra Vallés.
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<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="FI" NAME="Halonen">
Signora Presidente, onorevoli parlamentari, fin dall' inizio, l' Unione europea ha sostenuto il Portogallo e l' Indonesia nei loro sforzi volti a far rispettare l' accordo preso dalla comunità internazionale, sotto l' auspicio delle Nazioni Unite, per una soluzione duratura della crisi a Timor Est basata sul diritto di autodeterminazione del suo popolo.
L' Unione continuerà ad adoperarsi con fermezza e determinazione per centrare tale obiettivo.
Nella decisione assunta dal Consiglio "affari generali@ nell' aprile 1999, è stato richiesto alla Commissione di preparare programmi sociali ed economici per contribuire a promuovere a Timor Est la nascita di proprie istituzioni.
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Plaudiamo all' entusiasmo dimostrato dalla popolazione di Timor Est per le elezioni.
Lunedì, il Consiglio "affari generali@ ha dichiarato che Timor Est è degno di ricevere tutto il nostro sostegno anche in futuro.
Siamo pronti a riconoscere Timor Est non appena sarà terminato il processo d' indipendenza patrocinato dalle Nazioni Unite.
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A tale proposito desidero ringraziare ancora una volta le Nazioni Unite per l' operazione UNAMET e per l' indefesso lavoro svolto dai suoi funzionari per garantire la riuscita del referendum, nonostante le condizioni fossero davvero difficili.
Colgo allo stesso tempo l' occasione per esprimere la mia gratitudine al Ministro degli esteri irlandese Andrews, che ha operato come rappresentante personale del Presidente nella missione di vigilanza sul corretto svolgimento delle elezioni, nonché il Ministro degli esteri britannico Cook che ha rappresentato la Presidenza in seno alla riunione dell' APEC.
Auspichiamo che anche il Consiglio dei ministri sia rappresentato in simili occasioni, anche se questa volta la Presidente non è potuta intervenire personalmente per la concomitanza della tornata parlamentare che ha occupato tutta la settimana.
Desidero inoltre ringraziare la delegazione di osservatori del Parlamento e tutti coloro che hanno partecipato all' operazione di vigilanza: la presenza internazionale è stata significativa per la buona riuscita delle votazioni.
Ritengo che tali organizzazioni abbiano contribuito anch' esse a instaurare il clima di sicurezza che esisteva ancora durante lo svolgimento delle elezioni.
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Noi tutti avevamo previsto e temuto disordini.
Tuttavia, il terrore scoppiato all' indomani delle elezioni, ci ha sorpreso per la sua ferocia.
Durante tutta la crisi, l' Unione ha esercitato forti pressioni sul governo indonesiano affinché si assumesse la responsabilità di garantire la sicurezza e di tenere sotto controllo la situazione a Timor Est.
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Sono dell' opinione che stiamo procedendo nella giusta direzione, ma abbiamo ancora molta strada da percorrere.
Le questioni prioritarie, d' ora in avanti, sono intervenire al più presto per dare una risposta all' emergenza umanitaria e organizzare urgentemente contingenti di pace da inviare sul territorio.
Quanto più velocemente le truppe di pace raggiungeranno Timor Est, tanto più riusciremo a rendere meno penose le conseguenze dell' emergenza ed è per questo che l' Unione europea sta esercitando forti pressioni politiche in tal senso.
L' altra priorità è rappresentata dall' urgente invio degli aiuti umanitari.
In questo momento, nelle condizioni più difficili versano i profughi che hanno abbandonato le loro case e si sono rifugiati in montagna, come pure la popolazione di Timor Est deportata a Timor Ovest e in parte ospitata in alcuni campi.
Secondo stime contrastanti, i profughi dovrebbero raggiungere una cifra oscillante fra le 200.000 e le 400.000 persone.
Tali dati discordanti dimostra che non si ha una stima precisa della situazione.
Non abbiamo conoscenze precise sulla situazione a Timor proprio perchè i rappresentanti della comunità internazionale non riescono a raggiungere l' area.
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Questa popolazione ha urgente bisogno di ricevere aiuti umanitari.
Alle operazioni di soccorso coordinate dalle Nazioni Unite stanno prendendo parte organizzazioni sia nazionali che internazionali.
Le autorità indonesiane hanno comunicato che le porte saranno aperte agli aiuti internazionali, ma che non saranno in grado di garantire la sicurezza del personale delle organizzazioni umanitarie.
Un' imponente operazione di soccorso sarà pertanto possibile solo quando le organizzazioni umanitarie potranno entrare nel territorio senza ostacoli o minacce per la loro sicurezza, e questo potrà avvenire in ultima analisi nel momento in cui arriveranno le truppe multinazionali per il mantenimento della pace. Finora abbiamo sempre continuato a richiedere l' immediato invio degli aiuti umanitari.
<P>
Molti paesi si sono dichiarati pronti a partecipare all' operazione di soccorso.
In questo momento si stanno facendo gli inventari delle merci in deposito e si sta organizzando il trasporto.
L' Unione ha messo a disposizione 8 milioni di euro per gli aiuti umanitari a Timor Est, divenendo così già da adesso il maggiore singolo offerente di aiuti.
Esponenti dell' Organizzazione umanitaria della Comunità europea (ECHO) hanno contribuito a quantificare il fabbisogno degli aiuti, congiuntamente alla autorità indonesiane e alle organizzazioni internazionali.
Mi auguro che la Commissione sarà in grado di fornire un resoconto più preciso sui suoi programmi.
<P>
L' aiuto umanitario, all' inizio, dovrà essere garantito probabilmente attraverso un ponte aereo, per cui i beni di prima necessità, quali generi alimentari, medicinali e altro, come coperte e utensili da cucina, saranno lanciati in quelle aree in cui sappiamo si stanno nascondendo i profughi.
Secondo gli esperti, per ragioni di sicurezza, all' inizio gli aiuti andranno lanciati da un' altezza di un chilometro e mezzo con velivoli Hercules, e questo purtroppo potrebbe rendere più difficile il buon esito delle operazioni.
Si dovrà tuttavia cercare con ogni mezzo di garantire che l' aiuto inviato in questa fase sia sufficiente.
<P>
Soltanto dopo che le truppe di pace avranno fatto ingresso nel territorio, potranno migliorare le condizioni di sicurezza.
L' Unione ha continuato a sostenere e a pretendere che l' Indonesia si assuma la responsabilità dell' ordine e della sicurezza; come abbiamo avuto modo di costatare, però, le autorità indonesiane non hanno purtroppo rispettato finora quanto stabilito dagli accordi internazionali.
L' Indonesia ha finalmente accettato l' ingresso di truppe multinazionali di pace nel territorio, e ho appena ricevuto la notizia che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all' unanimità la decisione di inviare contingenti per il mantenimento della pace a Timor Est.
Ci auguriamo che l' Indonesia voglia continuare a cooperare con il Consiglio di sicurezza.
Ci adopereremo affinché la forza di pace raggiunga il territorio il più presto possibile.
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Desidero da parte mia comunicarvi che sarò personalmente in contatto telefonico con gli Stati membri dell' Unione, particolarmente con il Portogallo, nonché, attraverso il nostro ufficio di rappresentanza sul territorio, con le autorità indonesiane e con il Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan.
Mi auguro che d' ora in poi vi saranno premesse migliori per uno stretto lavoro di cooperazione.
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Desidero ancora affrontare una questione importante, in merito alle azioni che stanno seminando terrore e fomentano il clima di paura che vige a Timor Est.
L' Indonesia non è riuscita a rispettare gli impegni presi per garantire l' ordine e la sicurezza nella regione.
Secondo molti, essa non ha avuto neanche alcuna intenzione di farlo.
La regione è in preda al terrore.
Abbiamo prove che militari e polizia indonesiana hanno partecipato alle atrocità compiute.
Secondo i funzionari delle organizzazioni umanitarie della Comunità internazionale, i rappresentanti della Croce rossa internazionale e delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani sono stati costretti ad abbandonare la regione affinché i reati possano essere compiuti senza la presenza di testimoni esterni.
Il Consiglio ha comunicato l' altro ieri la sua profonda costernazione per l' oltraggio subito a causa di un tale provvedimento, nonché per gli attacchi perpetrati ai danni dei funzionari delle organizzazioni umanitarie di Timor Est, dei religiosi e di coloro che difendono i diritti umani.
Il Consiglio ha auspicato la convocazione speciale della commissione per i diritti dell' uomo per discutere della situazione a Timor Est.
Ci adopereremo inoltre affinché sia inviata al più presto una commissione d' inchiesta per raccogliere prove e per individuare le responsabilità in merito agli atti di terrore compiuti dopo il referendum.
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L' altro giorno, il Consiglio "affari generali@ ha approvato alcune risoluzioni sulle misure che l' Unione dovrà adottare, e ha deliberato una posizione comune che le rafforzi. Tali misure prevedono l' embargo nei confronti dell' Indonesia di tutte le armi, le munizioni e di qualunque altro mezzo adoperato per perpetrare la repressione interna e il mantenimento dello stato di terrore.
Contemporaneamente è stata interrotta la cooperazione bilaterale nel settore militare tra i paesi membri e l' Indonesia.
Tale posizione resterà in vigore quattro mesi, suscettibili di proroga se la situazione lo richiederà.
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Oltre ad adoperarci in difesa di Timor Est e del diritto di autodeterminazione del suo popolo, dobbiamo pensare anche al futuro sviluppo dell' Indonesia.
In sede di Consiglio "affari generali@ è stato sottolineato che l' Unione vuole assistere alla nascita di un' Indonesia forte, democratica ed unita.
La democrazia, il rispetto dei diritti umani e i principi su cui poggia lo Stato di diritto costituiranno le fondamenta su cui costruire la società indonesiana.
Offriremo tutto il nostro sostegno a una società democratica che operi in seno alla comunità internazionale.
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<CHAPTER ID=9>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=69 NAME="- Proposta di risoluzione (B5-0061/99) presentata dall' onorevole Souchet, a nome del gruppo UEN, a conclusione della dichiarazione di Romano Prodi, Presidente designato della Commissione">
<SPEAKER ID=70 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Pannella.
E' molto gentile da parte sua lasciare a Romano Prodi il tempo di raggiungerci.
Spero che non sia rimasto bloccato in un ascensore, nel qual caso è evidente che la circostanza costituirebbe davvero un' attenuante.
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(Il Parlamento approva la risoluzione) (Applausi)
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Presidente.
Credo proprio, onorevoli deputati, che si tratti di un problema piuttosto grave, perché avevo, e ho tuttora, intenzione di dare la parola al Presidente Prodi...
<P>
(Vedendo Romano Prodi arrivare)...
Signor Presidente, adesso ci dirà in quale ascensore è rimasto bloccato.
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La informo che il Parlamento europeo ha appena votato a stragrande maggioranza a favore della risoluzione relativa alla Commissione e le do immediatamente la parola.
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<SPEAKER ID=71 NAME="Prodi">
<SPEAKER ID=72 NAME="Presidente">
Ringrazio il Presidente della Commissione, Romano Prodi, e conformemente a quanto avevamo deciso ciascun presidente di gruppo avrà a disposizione tre minuti per il proprio intervento.
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<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="DE" NAME="Poettering">
Signora Presidente, signor Presidente designato della Commissione, onorevoli colleghi, ieri, nel corso di un acceso dibattito, il gruppo del Partito popolare europeo e dei democratici europei ha discusso della decisione da adottare oggi.
Ha partecipato a tale dibattito l' ex Presidente della Commissione europea Jacques Santer, con un efficace intervento di grande rilievo.
In apertura di questa breve dichiarazione desidero porgere al collega ed amico Jacques Santer un caloroso ringraziamento ed esprimergli tutto il nostro rispetto e riconoscimento per l' eccellente contributo che ha offerto alla causa europea in veste di Presidente del Consiglio lussemburghese e di Presidente della Commissione europea.
<P>
<P>
Nel quadro del dibattito all' interno del nostro gruppo sono emersi dubbi e interrogativi che rimangono aperti.
Non lo si deve nascondere e per questo rispettiamo la posizione di coloro che esprimono una decisione diversa rispetto alla maggior parte del nostro gruppo.
La grande maggioranza del nostro gruppo voterà a favore della Commissione di Romano Prodi.
Ciò non significa tuttavia né firmare un assegno in bianco né dare carta bianca!
La prenderemo in parola, Presidente Prodi, ossia verificheremo con attenzione se dopo la sua conferma manterrà gli impegni assunti in precedenza davanti al Parlamento europeo.
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Ci aspettiamo che fino al 2005 lei consulti il Parlamento europeo in merito al suo programma, che dovrà essere equilibrato sotto il profilo politico.
Si è impegnato in tal senso e soprattutto si è assunto di nuovo l' impegno di rispettare cinque punti.
Desidero ringraziare di cuore i colleghi di tutti i gruppi, gli onorevoli Hänsch e Costa, la onorevole Hautala, gli onorevoli Collins e Bonde per essere riusciti oggi, dopo il dibattito di ieri durato due ore, ad approvare - sotto la presidenza del nostro gruppo - una risoluzione con una maggioranza così ampia.
E' nostro compito a livello di Parlamento europeo parlare all' unisono quando sono in gioco le questioni fondamentali per il futuro dell' Europa.
La risoluzione avrebbe riscosso ancora maggiore consenso se un gruppo avesse avuto a disposizione il testo tradotto in una determinata lingua.
La traduzione in quella lingua non è stata fornita e pertanto è mancata l' approvazione di tale gruppo.
Come vedete, i problemi del Parlamento sono simili a quelli della Commissione, ma anche questo conferisce un volto umano all' Unione europea.
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Mi sia consentita un' ultima considerazione.
Nelle scorse settimane abbiamo compiuto un importante passo avanti nella cooperazione.
Adesso è nostro compito proseguire sulla strada della parlamentarizzazione e della democratizzazione e soprattutto soddisfare la speranza dei paesi dell' Europa centrale di poter aderire alla nostra Comunità di diritto, pace e libertà.
Con queste premesse diciamo di sì alla Commissione designata.
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(Applausi)
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<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="EN" NAME="Cox">
Signora Presidente, il tempo a disposizione per gli interventi sta per scadere e si avvicina il momento di decidere.
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Dall' inizio del recente periodo di crisi, il gruppo ELDR ha svolto un ruolo centrale, ponendosi alla guida e insistendo su una maggiore responsabilità parlamentare da parte della Commissione come organo esecutivo.
Il trauma che abbiamo vissuto sarà stato utile se impareremo e metteremo in pratica la lezione.
Siamo convinti che la Commissione designata desideri essere più aperta, trasparente, rigorosa, riformista e responsabile di qualsiasi Commissione precedente.
Riteniamo che si sia chiarito il fatto che tale responsabilità parlamentare è di carattere sia collegiale che individuale.
Crediamo che gli ultimi nove mesi di contatti con il Parlamento europeo rappresentino una pietra miliare nella democratizzazione della politica dell' Unione europea.
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La votazione di oggi sarà divisa in due parti: voteremo su una risoluzione politica e sulla Commissione.
La risoluzione politica, sostenuta da oltre 500 deputati, prevede per il nuovo millennio un nuovo accordo tra Parlamento e Commissione.
Abbiamo promosso quest' idea e ora le diamo il nostro appoggio.
Abbiamo insistito su una maggiore trasparenza, su un migliore accesso alla documentazione e sulla necessità di una responsabilità individuale dei Commissari.
<P>
Siamo consapevoli dei punti delicati e delle prerogative che circondano tali questioni, ma il nostro obiettivo di base è chiaro.
Siamo convinti che le riforme che chiediamo rafforzino entrambe le nostre Istituzioni nella comune vocazione europea.
Dal Parlamento dovrebbe giungere forte e chiaro, in particolare alle capitali dell' Unione, il messaggio che le regole di partecipazione sono cambiate in modo radicale.
I diktat e la presunzione delle capitali non potranno mai più mettere in ginocchio un' intera Commissione per tutelare singoli Commissari.
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<P>
La collegialità non può costituire una copertura per qualsiasi comportamento, anche inaccettabile.
Dalla crisi che abbiamo attraversato, credo che sia scaturita una nuova energia e che nascerà una nuova sinergia tra le nostre Istituzioni a beneficio dell' Unione.
Il mio gruppo, il gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori, dovrebbe votare all' unanimità a favore della Commissione e del suo Presidente.
Vogliamo offrire all' Europa la possibilità di ricominciare da capo.
Che il lavoro abbia inizio.
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(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="FR" NAME="Lannoye">
<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signora Presidente, nel corso della discussione di ieri ho esposto le ragioni per cui il gruppo di cui faccio parte non potrà accordare la fiducia alla Commissione Prodi.
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Pur sottolineando l' interessante svolta nelle relazioni fra tale Istituzione ed il Parlamento nonché la nostra volontà di adoperarci per il buon esito della riforma amministrativa annunciata, ho espresso la convinzione che per rispondere alle pressanti aspettative dei cittadini sarebbe stato necessario promuovere sostanziali cambiamenti non solo per quanto riguarda il funzionamento della Commissione, ma anche i suoi stessi orientamenti politici.
Purtroppo non ho sentito parlare di niente del genere nel corso delle varie audizioni dei Commissari designati e neppure nelle proposte dello stesso Romano Prodi.
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In una situazione in cui la Commissione è appena uscita dalla più grave crisi della sua storia e l' Unione europea nel suo complesso ha di che meditare sul segnale d' allarme senza precedenti inviatole da milioni di elettori, il momento si prestava ad alcuni atti forti capaci di aprire nuove prospettive e di far rinascere la speranza.
L' esperienza ha dimostrato che non si costruisce un' Unione europea solo con il mercato e le direttive, ma la si forgia soprattutto attraverso intense relazioni fra persone che cooperano alla realizzazione di progetti che le motivano e le uniscono.
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Sono convinto che l' Europa riconquisterà credibilità agli occhi dell' opinione pubblica ed il favore di molti popoli del mondo ribadendo chiaramente, di fronte all' ondata neoliberale, i suoi valori ed il suo progetto.
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A nostro giudizio, signora Presidente, questa è l' ambizione che oggi manca ed è per questo motivo che il mio gruppo non può accordare la fiducia alla Commissione.
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<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="EN" NAME="Collins">
Signora Presidente, signor Presidente della Commissione, il 1999 è stato un anno difficile per le principali Istituzioni dell' Unione europea, in quanto i problemi emersi da questioni quali la responsabilità relativa all' amministrazione di varie iniziative comunitarie avevano creato tensione nelle relazioni tra Parlamento europeo e Commissione.
<P>
Vorrei convincere il nuovo collegio della Commissione e tutti i deputati al Parlamento europeo che dobbiamo lasciarci rapidamente alle spalle gli eventi di quest' anno.
Dobbiamo tutti riflettere in particolare sulle difficoltà degli ultimi dodici mesi e imparare dagli errori commessi.
Dobbiamo fare in modo che vengano create strutture decisionali a livello comunitario che garantiscano la responsabilità per tutte le decisioni.
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Nella risoluzione presentata oggi dal mio gruppo politico poniamo l' accento sulla necessità di una sana gestione nell' amministrazione di tutti i programmi e tutte le iniziative dell' Unione.
La Commissione, essendo responsabile di sorvegliare il funzionamento quotidiano di tante politiche in ambito comunitario, dovrebbe prestare particolare attenzione ai propri obblighi derivanti dal Trattato.
Le sfide che si pongono all' Unione europea sono troppo importanti perché un blocco istituzionale impedisca alla Commissione e al Parlamento europeo di affrontare il loro programma legislativo.
L' Unione europea non può funzionare in modo efficace se non vi è cooperazione e intesa tra Commissione, Parlamento e Consiglio.
Non mi interessa promuovere in seno all' Unione europea processi decisionali fondati sul blocco istituzionale.
Credo che anche la Commissione debba riconoscere che l' espansione della procedura di codecisione significa che il Parlamento ha pari voce in capitolo nell' attuazione delle direttive e dei regolamenti comunitari riguardanti 38 diversi settori economici e sociali.
La procedura di codecisione copre un' ampia gamma di attività, comprese quelle nel settore dei trasporti, degli affari regionali, delle questioni sociali, delle iniziative per l' occupazione, dei finanziamenti strutturali, della protezione dei consumatori, della salute pubblica e dell' ambiente.
Se tale procedura non verrà applicata in modo efficiente, l' inefficienza si radicherà nelle procedure decisionali interne dell' Unione e questa è l' ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questo momento così impegnativo.
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La sfida principale che si pone all' Unione europea è prepararsi per il processo di ampliamento, che prevede l' adesione di sei nuovi paesi all' Unione entro il 2004-2005.
L' Unione e i nuovi paesi candidati dovranno discutere su 37 diversi capitoli di negoziato.
Saranno discussioni difficili ed è necessaria nell' Unione una riforma istituzionale interna se vogliamo che il processo di ampliamento si concluda con successo.
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In conclusione, Commissione e Parlamento devono fare in modo che le decisioni più ardue siano elaborate in uno spirito di intesa e di propositi comuni.
Spero che tutti noi abbiamo imparato la lezione degli eventi dell' anno scorso.
Il nostro gruppo ha elaborato una posizione.
Ogni delegazione nazionale voterà come ritiene giusto.
La delegazione irlandese voterà a favore del Presidente Prodi e della Commissione.
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<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde">
Signora Presidente, con la Commissione di Prodi, l' Unione europea ha per la prima volta un vero governo.
Un governo certo partorito dai quindici Primi ministri, ma che nasce anche da una propria volontà, libero dal controllo dei paesi membri, lontano dai parlamenti nazionali, anni luce da elettori e contribuenti, ma non ancora soggetto al controllo del Parlamento europeo.
Gli elettori e i parlamenti nazionali perdono potere a favore di Prodi, ma non si riuniscono qui.
Il peso degli elettori viene nuovamente limitato.
Il potere esecutivo viene ancora rafforzato a spese del potere legislativo.
Prodi promette che ascolterà le nostre richieste ed invierà un Commissario ogniqualvolta lo chiederemo.
Prodi promette inoltre che rifletterà seriamente sull' opportunità di destituire un Commissario, se il Parlamento esprimerà un voto di sfiducia.
Ma sono Prodi e la Commissione a decidere, a decidere se avere fiducia nei nostri confronti, nei confronti degli elettori, nei confronti dei parlamenti nazionali, e sono ancora le uniche venti persone, all' interno dell' Unione europea, che possono proporre una nuova legge o l' abrogazione di una legge.
All' interno della Commissione stessa, i direttori generali si sono ancora una volta impadroniti del potere.
Mentre Prodi promette trasparenza, la risposta sulla trasparenza viene svuotata del suo contenuto dai direttori generali.
Molte risposte delle audizioni sono state elaborate dai vecchi funzionari.
Nella bozza della risposta di Kinnock, i funzionari avevano addirittura scritto che il problema era che il funzionario olandese, Van Buitenen, aveva distribuito troppi documenti ai presidenti dei gruppi, e non che la Commissione aveva nascosto la frode.
Ci sono quindi ancora funzionari che non hanno imparato nulla.
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Il Comitato di esperti propone la creazione di un pubblico ministero e un maggiore controllo sovranazionale nei paesi membri.
La Commissione e la maggioranza di questo Parlamento vogliono più regole e progetti diretti da Bruxelles.
Ne derivano più centralismo, più frodi, e tra cinque anni, un nuovo comitato di saggi potrebbe redigere una nuova relazione sull' aumento delle frodi all' interno dell' Unione europea, poiché le cause sono proprio chiusura e centralismo.
Il controllo può certo permettere di scoprire qualche cosa, ma la vera soluzione può essere rappresentata solo da una drastica riduzione delle funzioni e dei progetti a Bruxelles, in modo da potersi concentrare sugli aspetti che hanno veramente un carattere transnazionale e non possono essere risolti a livello nazionale o regionale.
La strada da seguire deve essere quella di un' Unione europea più snella, aperta e democratica.
<P>
Il mio gruppo, Europa delle democrazie e delle diversità, non può fornire alla Commissione un appoggio politico, ma un' opposizione estremamente critica e costruttiva.
Il sogno della democrazia è quello di assicurare agli esseri umani condizioni paritarie, obiettivo che non deve essere confuso con il tentativo di trattarci come se fossimo tutti uguali, poiché siamo diversi nella nostra diversità e questa è la nostra forza.
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<SPEAKER ID=80 NAME="Bonino">
<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signor Presidente, desidero esprimere alcune considerazioni in merito alla posizione del mio gruppo riguardante la neoeletta Commissione che resterà in carica per i prossimi cinque anni.
La maggior parte di noi è convinta che stiamo instaurando con la Commissione un rapporto nuovo in virtù del quale Parlamento e Commissione opereranno in futuro con maggiore collaborazione.
Alla luce di tali premesse, parte di noi ha deciso di esprimere voto di fiducia alla Commissione, dati i segnali positivi forieri di un avvio favorevole.
Desideriamo inoltre esprimere soddisfazione per l' unità dimostrata dai gruppi politici nell' approvare la dichiarazione in cui si richiede alla Commissione di voler considerare attentamente la responsabilità individuale dei singoli Commissari.
Siamo lieti di constatare che il Parlamento è unito nel richiedere maggior pubblicità dei documenti e nel ribadire l' importanza dell' informazione ai cittadini.
Abbiamo inoltre sottolineato la necessità di coinvolgere maggiormente i cittadini e il Parlamento europeo nel processo di riforma dei Trattati istitutivi e nelle Conferenze intergovernative.
Alcuni di noi sostengono che la Commissione non sembra voler dedicare particolare attenzione alla dimensione ambientale; dovrà dunque essere compito di tutto il nostro gruppo fare in modo che la Commissione dia sufficiente peso ai principi di creazione di un' Europa sociale e di uno sviluppo sostenibile e ne tenga conto in tutte le sue decisioni.
Siamo tuttavia certi che il Presidente della Commissione Prodi ha tenuto in debita considerazione le opinioni del Parlamento, e ci apprestiamo a collaborare pertanto con la nuova Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, la delegazione francese del mio gruppo, come quella danese, ha già esposto nella discussione principale le ragioni fondamentali per cui non può sostenere una Commissione che si considera il governo dell' Europa, senza peraltro che i cittadini abbiano mai esplicitamente approvato un simile statuto.
<P>
Il Parlamento europeo dal canto suo si presta al gioco con estremo piacere, come sta a dimostrare il titolo del testo posto in votazione, ossia "Progetto di decisione sull' elezione della Commissione designata", mentre invece è evidente che non si può parlare di elezione né a livello di Assemblea - in seno alla quale, sotto il profilo giuridico, si tratta di approvare la designazione dei Commissari - né tanto meno a livello di elettori che, in Francia perlomeno, e forse in numerosi altri paesi, non hanno mai sentito parlare di Romano Prodi.
<P>
Vorrei anche approfittare di questa dichiarazione di voto per parlare della risoluzione parallela che raggruppa un certo numero di impegni presi dalla Commissione Prodi in campi per lo più di natura tecnica, ma importanti, legati al codice di condotta, all' etica ed alla trasparenza.
Non si può che approvarne la maggior parte, segnatamente per quanto riguarda un' adeguata circolazione dell' informazione, grazie alla quale, spero, i parlamentari saranno informati dei negoziati del Millennium Round meglio di quanto non lo siano stati a proposito dell' Uruguay Round, anche se quest' Europa finora ha obbedito a forze potenti che vogliono il liberoscambismo più assoluto e che preferiscono agire in segreto.
<P>
La risoluzione, purtroppo, è viziata da alcune disposizioni aberranti, ad esempio quella che prevede, cito testualmente, "che la Commissione Prodi si assuma l' impegno di iscrivere all' ordine del giorno della Conferenza intergovernativa, oltre ai tre punti già fissati, un consistente programma di riforme istituzionali". e' chiaro che la Commissione non ha alcun potere, fino a nuovo ordine, per decidere essa stessa l' ordine del giorno della prossima CIG.
Questa frase ha perlomeno il merito di dimostrare che il Parlamento europeo e la Commissione si sosterranno a vicenda per accrescere i rispettivi poteri e calpestare le decisioni del Consiglio.
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In questa vicenda, come in quella della Carta dei diritti fondamentali, la stupidità del Consiglio ci impedisce di averne pietà.
In ogni caso, votiamo contro la risoluzione che contiene tale disposizione.
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<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="EN" NAME="Paisley">
Signor Presidente, è una vergogna che in questo momento cruciale della storia d' Europa vi siano ombre sulla Commissione.
Non importa quanto protesta il Presidente Prodi, lui e il suo collegio non sono esenti da gravi difetti.
Le minacce di dimissioni indicano una debolezza che sta già degenerando e che diventerà presto un bubbone destinato a scoppiare.
<P>
Se questa votazione si fosse svolta prima delle elezioni sono certo che avrebbe avuto un risultato diverso.
Come ho già affermato questa mattina, le persone che rappresento non hanno alcuna fiducia nel Commissario Patten.
Non possiamo tollerare il suo insulto ai nostri poliziotti caduti e feriti.
Il Commissario Patten forse dimenticherà, ma noi non dimenticheremo.
Forse può liquidare il loro eroismo, ma noi faremo in modo che tale eroismo rimanga vivo.
Oggi in quest' Aula desidero rendere loro solenne omaggio.
<P>
<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Signor Presidente, il gruppo GUE/NGL ha già espresso le sue obiezioni contro i progetti neoliberali della squadra presentata da Prodi.
In particolare, si oppone al candidato olandese Bolkestein, che è un accanito fautore di un politica basata sui tagli, sulle privatizzazioni, sulla deregulation e sull' abbassamento dell' onere fiscale.
Alcuni mesi fa, durante la campagna per le elezioni europee, i capilista di quasi tutti i partiti olandesi affermavano che Bolkestein non doveva assolutamente essere nominato Commissario, in quanto ritenuto un euroscettico, in considerazione delle sue idee spesso provocatorie.
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Non penso che egli lo sia mai stato.
E' vero però che vede i Paesi Bassi come un paradiso fiscale per le grandi aziende e i redditi più elevati e desidera che l' Unione europea non lo ostacoli in tale progetto.
Pertanto non è opportuno che gli venga affidato il portafoglio per l' armonizzazione fiscale.
Nel frattempo la grande maggioranza degli eurodeputati olandesi, venendo apertamente meno alle promesse fatte agli elettori, si è espressa a favore di una Commissione di cui fa parte anche Bolkestein.
Il mio partito, il partito socialista olandese, non si associa a tale posizione.
<P>
<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="ES" NAME="Ortuondo Larrea">
Signor Presidente, deploro che non sia presente quasi nessun membro della Commissione europea eletta.
<P>
Questa è una dichiarazione di voto rivolta al Presidente Prodi.
Spero che qualcuno gliela trasmetta.
<P>
Secondo molti storici e antropologi, i Paesi baschi sono la nazione più antica d' Europa che, nonostante la ridotta popolazione, ha mantenuto per secoli e millenni un' ancestrale lingua propria, nonché una cultura e tradizioni specifiche.
<P>
Ma, oltre a tutto questo, esistono molte altre manifestazioni della particolare realtà basca, non solamente sociali, biologiche, civico-giuridico-legislative o amministrative, ma soprattutto economico-fiscali.
<P>
La graduale assimilazione e l' integrazione storica dei Paesi baschi da parte dello Stato spagnolo, sempre conseguenza di sconfitte belliche del passato, ed il massiccio arrivo di immigrati provenienti da altre aree della penisola iberica, hanno significato un appannamento e un' attenuazione della nostra personalità, delle nostre peculiari caratteristiche originali basche.
<P>
Per questo, i Paesi baschi portano avanti con lo Stato spagnolo un conflitto politico che ha dato origine a manifestazioni di tipo violento che la maggior parte di noi rifiuta, ma che hanno lasciato dietro di sé una scia di morti, ferite, dolore, soprusi, paura e molte vittime innocenti.
<P>
Le cose che ci hanno portato via per ragioni di Stato sono tante.
Ma c' è un' identità ben precisa, un chiaro segno di autogoverno e di sovranità che ha resistito a tutte le vicissitudini e contrarietà storiche.
Mi riferisco all' autonomia globale, alla capacità e alla competenza esclusive che i Paesi baschi hanno in materia fiscale, di riscossione di tutte le imposte, tasse ed esazioni pubbliche, nonché nella gestione del bilancio e della spesa pubblica.
<P>
Fortunatamente, oggi in Euskadi viviamo, come nell' Irlanda del Nord, un tempo di speranza.
L' organizzazione armata ETA ha deciso una tregua e la maggior parte dei partiti politici, dei sindacati e delle organizzazioni civili basche ha firmato a Lizarra-Estella (Navarra) un accordo che intende ricondurre il conflitto basco sulla strada del dialogo e della negoziazione.
Vale a dire su un terreno esclusivamente democratico.
<P>
Ebbene, da parte della Commissione dell' Unione europea sono state criticate e messe in discussione alcune misure fiscali volte a potenziare l' attività economica e a ridurre il nostro alto tasso di disoccupazione.
Si tratta di misure adottate dalle istituzioni basche nell' esercizio della loro sovranità e del loro autogoverno in materia, diritto che nemmeno la dittatura fascista del Generale Franco si era azzardata a toccare o a calpestare negli storici territori baschi di Navarra o di Álava.
<P>
In questo momento storico in cui noi baschi puntiamo sulla costruzione europea come cammino democratico d' intesa, di conciliazione e di convivenza pacifica con tutti gli spagnoli e con gli altri popoli d' Europa, quello di cui meno abbiamo bisogno, quello che maggiormente potrebbe nuocere alla pace che cerchiamo e a cui aneliamo è che non si rispetti la nostra residua sovranità fiscale, le nostre convenzioni economiche.
<P>
Avremmo preferito votare a favore della nuova Commissione europea che lei ci ha presentato.
Ma le risposte ricevute dai nuovi responsabili delle competenze e di altri aspetti collegati alle regioni europee hanno generato inquietudine e preoccupazione nei Paesi baschi, cosa che non ci ha permesso di accordarle la nostra fiducia.
<P>
Ma non abbiamo nemmeno voluto dire di no.
Non abbiamo respinto la sua candidatura e la sua proposta perché vogliamo guardare al futuro.
<P>
Per tutto questo, Presidente Prodi, oso chiedere il suo appoggio al processo di pace in Euskadi, nei Paesi baschi.
In questo senso sono state presentate alla sua Direzione generale responsabile per i diritti umani proposte di programmi e di iniziative per favorire la pacificazione.
<P>
Ma c' è una cosa soprattutto che lei può fare a favore della pace nella nostra regione, ed è sostenere il rispetto dei diritti storici dei baschi, tra i quali la sovranità fiscale di cui gode qualunque altro Stato membro dell' Unione.
E' una sovranità che siamo disposti ad armonizzare con quella degli altri, a patto che ciò avvenga attraverso il dialogo, l' intesa e l' accordo e certamente non attraverso il disprezzo, la disistima e, ancor meno, l' imposizione.
<P>
Siamo convinti che, per la pace, valga la pena di riflettere su questi aspetti.
<P>
Molte grazie, Presidente Prodi, per la sua attenzione.
Confidiamo che l' indiscusso spirito democratico che contraddistingue la sua azione politica ci aiuti a trovare una soluzione soddisfacente per tutti.
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<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, in questa votazione mi sono astenuto.
La ragione è che occorreva dimostrare "al di là di ogni ragionevole dubbio" l' opportunità di nominare questa Commissione, mentre a mio parere, nonché a giudizio dell' onorevole Hudghton, il giusto verdetto sarebbe stato "insufficienza di prove".
<P>
Riconosco la qualità e la competenza di molti dei Commissari e capisco che la maggioranza dei deputati abbia deciso, tutto considerato, di confermare la nomina dell' intera Commissione.
Saremo quindi lieti di lavorare con loro.
Tuttavia, ritengo che sussistano troppi dubbi riguardo a taluni singoli membri e riguardo alla dirigenza della Commissione nel suo insieme.
I dubbi sono rimasti.
In tutta coscienza non posso giustificare ai miei elettori in Scozia un voto favorevole.
D' altro lato, non vi sono neppure prove convincenti che giustifichino la decisione di rifiutare in blocco la Commissione.
<P>
In tali circostanze, la soluzione giusta mi è sembrata un' astensione positiva.
<P>
<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="DE" NAME="Raschhofer">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il fatto che nella nuova Commissione siano designati quattro Commissari già in carica nel precedente collegio, che ha dovuto dimettersi per cattiva gestione, è uno dei motivi per cui abbiamo negato la nostra approvazione a tale Commissione per il periodo in corso.
Non abbiamo potuto accordare il nostro sostegno neanche per il periodo successivo perché alcuni candidati non si sono assunti con chiarezza la piena responsabilità individuale che il loro mandato comporta.
<P>
In questo modo il Presidente Prodi ha perso l' occasione di imprimere alla Commissione la svolta necessaria.
Avrebbe avuto la possibilità di sostituire i Commissari precedenti, inviando così ai cittadini europei un segnale di trasparenza e onestà.
Dopo tutto l' obiettivo di questa Commissione è quello di rafforzare il proprio potere in vista di un supergoverno europeo.
Non condividiamo tale orientamento, né esso rispecchia la volontà dei cittadini europei.
Anche se la risoluzione posta ai voti va considerata come un mandato di lavoro alla Commissione del Professor Prodi, che noi respingiamo, non l' approviamo in quanto in tal modo ribadiamo le richieste fondalmentali del Parlamento europeo nei confronti di un' amministrazione comunitaria ben funzionante.
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<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="DE" NAME="Konrad">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi è tutta una serie di motivi per respingere la Commissione.
Innanzitutto vorrei ribadire la sua mancanza di equilibrio politico.
Dopo il grandioso successo elettorale dei democratici cristiani, questa Commissione non rispecchia i rapporti di maggioranza all' interno del Parlamento.
A mio avviso questo non è accettabile.
Inoltre, con la presenza dei Commissari Busquin per il Belgio e Lamy per la Francia, abbiamo all' interno della Commissione due membri coinvolti in scandali.
<P>
Se era nostra intenzione inaugurare una nuova era, secondo me la presenza dei due candidati citati non lo consente, mentre i cittadini europei hanno il diritto di pretendere che come parlamentari garantiamo che la nuova Commissione sia composta soltanto di figure irreprensibili.
Ma le cose non stanno così.
Riceviamo di nuovo, consentitemi di dirlo, gli scarti della politica nazionale.
A gennaio il Parlamento europeo non ha certo agito come sappiamo per poi ritrovarsi a settembre a votare Commissari peggiori di quelli che ha mandato a casa!
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<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="FR" NAME="Goebbels">
Signor Presidente, vorrei dire perché mi sono astenuto al momento della votazione sulla risoluzione.
Quest' ultima contiene un punto, quello contrassegnato dalla lettera b), che a mio giudizio mette a repentaglio uno dei capisaldi dell' architettura istituzionale europea, ossia il diritto d' iniziativa della Commissione, che deve agire collegialmente ed essere l' unica ad avere il diritto di proporre una legislazione europea.
<P>
Il Parlamento crede di aver conquistato una grande vittoria per il fatto di aver ottenuto la garanzia che il Presidente Prodi terrà conto delle proposte legislative del Parlamento europeo.
Quest' iniziativa del Parlamento non mancherà certo di suscitare una richiesta nello stesso senso da parte degli Stati membri e delle burocrazie nazionali.
Vedrete che a partire da questo momento la pressione delle capitali europee sulla Commissione diventerà più forte di quella del Parlamento.
Credo che dobbiamo fare tutto il possibile per difendere il diritto d' iniziativa della Commissione, altrimenti quest' ultima non sarà che un semplice passacarte, un mero organo esecutivo.
Il Parlamento ha una notevole influenza politica sulla Commissione finché quest' ultima resta un organo politico, ma non sarà più così qualora venisse meno il diritto in questione.
<P>
<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="FR" NAME="Bourlanges">
Signor Presidente, prima di procedere con la dichiarazione di voto vorrei porre una domanda.
Desidero sapere a quale titolo è presente la signora Schreyer, la cui designazione è stata approvata, io stesso ho votato a suo favore, ma che non ha ancora ricevuto la nomina.
E' assurdo. Detto questo, mi fa piacere che ascolti ciò che sto per dire.
<P>
(Il Presidente interrompe l' oratore: vi è un giorno di transizione, onorevole Bourlanges) Per l' appunto, credo che tutto ciò, ed è il senso della mia dichiarazione di voto, sia assurdo.
Ho votato quattro volte a favore della Commissione, perché mi fido del Presidente Prodi e della sua squadra.
In questa dichiarazione di voto, vorrei richiamare l' attenzione sul fatto che il Parlamento non si è comportato in maniera corretta dal punto di vista giuridico.
L' articolo 214 è formale: prevede una precisa successione delle procedure ed una distinzione fra il momento in cui si designa il Presidente e quello in cui si approva il collegio, allo scopo di tutelare l' autorità politica del Presidente.
Nel caso specifico, con i voti che abbiamo espresso, abbiamo costantemente approvato la Commissione prima di designare il Presidente.
Con il primo voto, abbiamo approvato la designazione di Romano Prodi, mentre con l' atto del 19 luglio si erano già designati i Commissari previsti.
Abbiamo quindi proseguito con il terzo ed il quarto voto basandoci sulla decisione antecedente del 19 luglio.
Trovo che il Parlamento non si sia fatto onore con questo modo di procedere.
Avremmo dovuto essere più scrupolosi del Consiglio sul rispetto delle rigide disposizioni dell' articolo 214.
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<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, oggi avrei voluto votare senza riserve a favore della Commissione.
Purtroppo però un "ma" ha motivato la mia astensione, perché nonostante la presenza di ottimi Commissari - in particolare mi hanno convinta i Commissari signore Schreyer e Wallström -, devo dire di aver trovato più che deludenti i discorsi del Presidente Prodi.
Credo che le dichiarazioni d' intenti da sole non siano sufficienti, si dovrebbe piuttosto spiegare in che direzione si procederà alle riforme nell' Unione europea.
Per i miei gusti abbiamo ascoltato troppe belle parole e troppo poche proposte concrete; pertanto con la mia astensione desidero sottolineare che questo non basta e che nei prossimi anni la Commissione dovrà fare il possibile per mantenere fede alle promesse e non limitarsi ai lirismi.
Spero che il Professor Prodi riesca comunque a diventare una figura forte all' interno dell' Unione europea.
E' chiaro che non era mia intenzione votare contro la Commissione, anzi avrei preferito darle il mio pieno appoggio, se solo non avessi trovato il discorso del Presidente Prodi così deludente.
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<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="FR" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso">
<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="FR" NAME="Carlotti">
Come i colleghi del partito socialista europeo particolarmente attenti ed assidui in occasione delle audizioni dei candidati alla carica di Commissario, esprimo soddisfazione per una procedura ricca di insegnamenti sulla personalità e le intenzioni di coloro che saranno i nostri interlocutori privilegiati.
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Questo "esame di ammissione" del futuro esecutivo collegiale dinanzi ai rappresentanti dei cittadini europei costituisce un' importante tappa della democratizzazione delle Istituzioni europee di cui i socialisti fanno il loro cavallo di battaglia.
<P>
Le mediocri prestazioni di alcuni candidati, a quanto pare sempre reticenti quando si tratta di parlare di Europa sociale o di occupazione, se non addirittura l' audizione assai poco convincente della signora Palacio, non riescono ad offuscare un' impressione d' insieme complessivamente soddisfacente.
<P>
Contrariamente alla destra europea che ha palesemente cercato di nascondere le divisioni esistenti al suo interno con la virulenza degli attacchi, talvolta personali ed ingiuriosi, sferrati contro alcuni Commissari, intendo privilegiare la via della concertazione e della collaborazione con la futura Commissione.
<P>
A mio avviso, è necessario soprattutto ritrovare un interlocutore credibile, porre fine ad una situazione di interminabile transizione e permettere all' esecutivo europeo di riprendere il suo gravoso compito e, infine, compiere passi avanti, in un rapporto di stretta concertazione con i parlamentari europei, sulle questioni determinanti che riguardano l' Europa ed i suoi cittadini.
<P>
Animata da questo spirito, voto a favore dell' investitura della nuova Commissione, senza per questo firmare un "assegno in bianco".
Intendo riservarmi la possibilità di giudicare, prove alla mano, la qualità del lavoro svolto.
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<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="FR" NAME="Caudron">
Ho ascoltato personalmente tutti gli interventi del Presidente Prodi ed ho partecipato a tutte e sei le audizioni dei candidati alla carica di Commissario.
<P>
La prima conclusione che ne traggo è che ci troviamo di fronte ad una squadra solida, con Commissari in grande maggioranza competenti nei loro settori.
<P>
La seconda conclusione è che l' ideologia espressa da questa squadra e gran parte delle sue proposte sono lontane dalle mie idee in materia di costruzione e gestione dell' Europa, visto il marcato predominio del liberalismo sul sociale e sulla questione della cittadinanza.
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Per questo motivo, anche se a mezzogiorno voterò senza esitazioni a favore dell' investitura della Commissione porgendole il mio incoraggiamento e l' augurio di buona fortuna, fra qualche settimana presterò particolare attenzione al programma che verrà annunciato per l' anno 2000 e la legislatura.
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Il mio voto in quell' occasione e quelli successivi dipenderanno dalla misura in cui le proposte avanzate corrisponderanno a quelle sulla cui base sono stato eletto il 13 giugno.
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Secondo me ora più che mai sono quattro le questioni fondamentali dei prossimi cinque anni:
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1 - un' Europa politica democratica, trasparente ed efficiente;
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2 - un' Europa sociale solida e giusta a difesa dei più deboli;
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3 - un' Europa dei cittadini in cui ognuno si senta pienamente europeo nella propria vita quotidiana;
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4 - un' Europa che sappia ampliarsi risolutamente e senza lassismo per garantire la pace.
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<SPEAKER ID=95 NAME="Cossutta">
. Il gruppo parlamentare di cui faccio parte si è orientato a votare contro il Presidente Prodi.
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Condivido molte delle preoccupazioni e delle riserve espresse dalla maggioranza del mio gruppo parlamentare circa il programma e la composizione della Commissione.
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Non condivido tuttavia l' orientamento a votare contro.
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Conosco bene Romano Prodi ed apprezzo altamente le sue capacità di direzione ed i suoi intenti democratici.
Il Presidente Prodi è stato capo del governo italiano in una fase decisiva per l' ingresso dell' Italia in Europa; ho sostenuto allora con determinazione la sua opera di governo e mi sono battuto strenuamente per evitare che il governo di centro sinistra da lui presieduto entrasse in crisi - giusto un anno fa di questi giorni - per l' iniziativa del gruppo politico che fa capo all' onorevole Bertinotti.
<P>
Non gli ho negato la mia fiducia allora, non intendo negargliela ora.
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Romano Prodi è stato proposto Presidente della Commissione da parte dell' attuale governo della Repubblica italiana, di cui il mio partito fa attivamente parte ed io confido che la forza della sua personalità sia in grado di garantire una valida direzione della Commissione, superando i limiti e le inadeguatezze che si registrano nel suo programma e nella sua composizione.
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Per questo noi deputati comunisti italiani, in difformità dagli orientamenti espressi dalla maggioranza del gruppo parlamentare GUE/NGL, di cui siamo componenti, esprimiamo un voto di motivata e vigile astensione.
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<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="FR" NAME="Désir">
<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="ES" NAME="Ferrer">
Ho votato a favore della Commissione presieduta da Romano Prodi innanzitutto perché il suo Presidente soddisfa pienamente i requisiti per superare le sfide che l' Unione europea dovrà affrontare alla vigilia del terzo millennio e perché, in generale, i Commissari hanno dimostrato di essere in grado di raccogliere tali sfide in maniera efficace.
Non si tratta semplicemente di garantire, nel quadro della globalizzazione dell' economia, una crescita che possa creare un' occupazione duratura e sostenibile, o di proporre una riforma istituzionale radicale per la prossima Conferenza intergovernativa, né di portare avanti il tema dell' ampliamento dell' Unione per contribuire in tal modo al benessere dell' Europa globale, pur riconoscendo l' innegabile importanza di tali sfide.
Si tratta soprattutto di fare avanzare il processo di costruzione europea in direzione dei sentimenti e della coscienza.
Si tratta, come ha detto lo stesso Presidente Prodi nel suo intervento di ieri, di creare una stessa anima e uno stesso cuore, l' anima e il cuore europei, di offrire pace e prosperità autentiche ai popoli vicini nonché di stabilire vincoli di cooperazione a livello mondiale onde garantire una società del benessere per tutti e un mondo di pace e libertà.
<P>
Sono sicura che il Presidente Prodi, sia per la sua fedeltà ai principi che hanno dato vita all' attuale Unione europea, sia per la sua comprovata capacità di gestione, condurrà la nuova Commissione lungo il percorso e al ritmo che le attuali circostanze impongono.
Per questo, al di là delle questioni individuali che riguardano taluni Commissari e che, in ogni caso, appartengono al passato, ho dato il mio voto di fiducia alla nuova Commissione, consapevole che il Parlamento dispone dei meccanismi necessari per revocare tale fiducia qualora fosse tradita.
Che i cittadini europei recuperino la speranza e la fiducia nel processo di costruzione europea dipende ora dalla nuova Commissione che, sotto la direzione del Presidente Prodi, comincia oggi il suo cammino.
Una Commissione a cui il Parlamento ha conferito quelle caratteristiche di legittimità democratica e di trasparenza che i cittadini esigono.
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<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
L' intervento del Presidente della Commissione corona il lavoro delle commissioni, durante il quale è stato possibile valutare le posizioni politiche dei vari Commissari.
<P>
In generale abbiamo visto sostenere gli orientamenti politici fondamentali dell' Unione europea responsabili dei problemi attuali, con particolare riferimento alla disoccupazione e all' esclusione sociale.
<P>
La crisi di fiducia dei cittadini nelle Istituzioni europee, messa in evidenza dall' astensione nelle recenti elezioni, richiede non solo "un' amministrazione moderna ed efficiente", ma soprattutto nuove politiche che rispondano positivamente ai problemi economico-sociali che si registrano nei paesi membri dell' Unione europea.
<P>
Gli orientamenti centrali delle posizioni che ci sono state presentate continuano infatti a riflettere le politiche neoliberali e federaliste, pur, in taluni casi, con qualche tocco sociale nei discorsi, ma senza alcuna concretizzazione obiettiva.
Ancora ieri, nel suo discorso, Romani Prodi ha chiarito il suo orientamento affermando che è necessario "continuare a ristrutturare il mercato unico e a promuovere la liberalizzazione" ed ha sottolineato espressamente la necessità di andare avanti con il processo di liberalizzazione dei settori dei beni e dei servizi.
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Il mantenimento dei criteri di Maastricht e del patto di stabilità toglie qualsiasi credibilità al patto europeo per l' occupazione e, se si aggiunge l' insistenza con cui si intende rendere più flessibili i rapporti di lavoro, risulta chiaro che la posta in gioco è una deregolamentazione sempre più spinta del mondo del lavoro.
D' altra parte non si è registrato alcun progresso sull' opportunità di tassare i movimenti di capitale né sulla necessità di adeguare i regimi sociali nazionali alle tendenze demografiche attuali, il che dimostra, in ultima analisi, che l' obiettivo non è una maggiore giustizia sociale, ma anzi un aggravamento delle disuguaglianze sociali.
<P>
In ambito agricolo si è continuato ad insistere sugli orientamenti generali della PAC - politica agricola comune, e su una maggiore liberalizzazione dei mercati, confermando le ingiustizie nella distribuzione degli aiuti e delle sovvenzioni, con evidente pregiudizio dell' agricoltura familiare e di paesi come il Portogallo, in cui predominano le piccole aziende agricole.
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In materia di politica estera e di difesa, si è continuato a porre l' accento sull' ottica federalista e di rafforzamento delle posizioni militariste della PESC, invece di puntare con decisione sulle politiche di cooperazione.
<P>
Ecco quindi le principali ragioni del nostro voto contrario.
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="FR" NAME="Fruteau">
Vorrei esprimere la mia grande soddisfazione per aver potuto partecipare all' importante momento democratico che abbiamo appena vissuto e che non ha uguali nel panorama politico europeo.
<P>
Le Istituzioni europee, in particolare la Commissione ed il Parlamento, escono nobilitate dalle audizioni dei Commissari designati ed i cittadini europei che le hanno seguite (attraverso la stampa) potranno trovarvi, spero, validi motivi per interessarsi maggiormente alla costruzione europea.
<P>
Per queste ragioni, e tenendo conto della competenza generalmente riconosciuta ai Commissari e della volontà manifestata dalla maggior parte di loro di lavorare in stretta collaborazione con il Parlamento, ho votato a favore dell' investitura della Commissione europea.
<P>
L' ho fatto ancor più serenamente in quanto la procedura scelta per le audizioni ha consentito di ricordare l' impegno assunto dalla Commissione di presentare, prima della fine del 1999, un insieme di proposte intese a dare finalmente un contenuto concreto all' articolo 299, paragrafo 2, del Trattato di Amsterdam che sancisce la specificità delle regioni ultraperiferiche ed istituisce a loro favore il diritto a disposizioni particolari, derogatorie, per consentire loro di far fronte alle proprie difficoltà strutturali.
<P>
Inoltre, per quanto riguarda i PTOM associati all' Unione europea, il Commissario Nielson ha riconosciuto la necessità di presentare nel più breve tempo possibile un insieme di proposte volte a conferire a questi paesi uno statuto adeguato alla loro situazione attuale, nella prospettiva della prossima convenzione d' associazione, con la conseguenza, in particolare, del rinnovo dello strumento finanziario assegnato al loro sviluppo.
<P>
Su questi due punti, ai quali sono particolarmente sensibile, mi è parso che le proposte dei Commissari competenti lascino ben sperare per la futura collaborazione fra Commissione e Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=100 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton e Schörling">
Nonostante alcuni dei Commissari candidati abbiano dato prova di buone qualifiche e di coscienza ecologica, e nonostante potessero quindi rivelarsi ottimi Commissari come nel caso di Margot Wallström e di Michaela Schreyer per esempio, noi non possiamo dare il nostro appoggio alla Commissione Prodi, in parte per la totale assenza di una coscienza ecologica e sociale dalla dichiarazione programmatica di Romano Prodi, in parte per la presenza di candidati che non sono riusciti a convincerci della loro idoneità e disponibilità ad agire con la massima franchezza nei confronti del Parlamento.
<P>
Inoltre, dall' atteggiamento di Romano Prodi sono emersi elementi giustamente interpretati come l' indizio della sua volontà di confermarsi come una sorta di capo di governo, cosa priva di fondamento nel vigente Trattato sull' Unione europea e che comporterebbe un ulteriore passo verso la trasformazione dell' UE in uno Stato.
Votiamo pertanto contro la designazione della Commissione di Prodi per il mandato 23 gennaio 2000 - 22 gennaio 2005.
Non siamo invece contrari a una sorta di "Commissione di servizio" per il periodo che ci separa dal 22 gennaio 2000, purché non si tratti naturalmente dell' attuale Commissione di Santer che deve andarsene immediatamente.
Ci siamo pertanto astenuti dal voto sul resto dell' attuale mandato.
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<SPEAKER ID=101 LANGUAGE="EN" NAME="Hudghton">
<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="EN" NAME="Inglewood">
Nell' inverno 1998/99 il Parlamento europeo ha raggiunto la maggiore età, determinando le dimissioni della Commissione Santer e stabilendo così il proprio posto all' interno dell' ordine politico europeo.
Temo, tuttavia, che abbiamo sbagliato, come Istituzione, per il modo non strutturato, non abbastanza approfondito e incoerente in cui abbiamo esaminato la Commissione Prodi.
Ciò mi ha reso impossibile appoggiare le nomine degli Stati membri.
<P>
Prima che sia esaminata la prossima Commissione, il Parlamento dovrebbe incaricare la commissione per il Regolamento di elaborare procedure di vasta portata, che coprano tutti gli aspetti di una serie di audizioni più esaurienti e approfondite.
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Se non lo faremo, distruggeremo la fiducia dell' opinione pubblica nei nostri confronti e tradiremo i cittadini europei, ai quali il Parlamento europeo non ha fornito, a mio parere, un servizio utile per quanto riguarda la Commissione Prodi.
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<SPEAKER ID=103 LANGUAGE="FR" NAME="Lienemann">
Il voto sulla ratifica della Commissione non è un voto di approvazione sul suo programma perché a questo proposito il Parlamento verrà consultato alla fine dell' anno.
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Oggi si deve quindi giudicare se i Commissari designati sono in grado di svolgere con competenza e serietà i compiti loro affidati.
Da ciò che abbiamo appreso nel corso dell' audizione dei Commissari non è emerso nulla che possa giustificare, per il momento, un veto su questo o quel candidato.
Diciamo che essi possono beneficiare di un giudizio a priori positivo.
Resta il fatto che dal momento della sua presentazione al Parlamento europeo, Romano Prodi ha rilasciato dichiarazioni che non possono non deludere e preoccupare coloro che si aspettano dall' Unione europea risposte rapide ed innovative, per riorientare l' Europa ponendola al servizio dei popoli e delle persone e non della finanza e del re denaro, in modo che essa si affermi come un' alternativa di fronte alla mondializzazione liberale.
<P>
Il silenzio di Prodi sulla necessità di tutelare il modello sociale europeo, la sua desolante parsimonia, se non addirittura le sue frequenti omissioni a proposito di una politica europea a favore dell' occupazione, i suoi discorsi prudenti e generici sulla riforma istituzionale suscitano non poche riserve.
<P>
Per questo motivo, al momento della votazione sulla designazione di Romano Prodi ho espresso parere negativo.
In attesa di un indispensabile riorientamento degli assi politici della Commissione e di una discussione sull' azione futura, il voto positivo di oggi va interpretato come la scelta di non aggravare la crisi e la paralisi delle Istituzioni, come pure il rifiuto di cercare capri espiatori individuali laddove ad essere in causa è l' orientamento politico e culturale dell' Europa.
<P>
Si tratta, in un certo senso, di un voto amministrativo.
Il mio voto non vuole quindi essere un atto di sfiducia nei confronti dei Commissari designati, ma non è neppure un voto di fiducia.
Dalla nuova Commissione mi aspetto che si guadagni tale fiducia, ma deve sapere che saremo in molti a non esitare a condannarla se la sua azione risulterà deludente come l' attuale presentazione politica.
<P>
<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="EN" NAME="Lucas">
La mia decisione di votare contro la Commissione non è stata presa alla leggera.
Tuttavia, dopo aver ascoltato con attenzione sia la discussione di oggi sia le risposte fornite dai Commissari designati in occasione delle audizioni parlamentari nelle ultime settimane, mi rimane ancora un certo numero di gravi preoccupazioni e riserve.
<P>
Le mie preoccupazioni riguardano due aspetti: in primo luogo, dal punto di vista politico, è ovvio che non potevamo aspettarci una Commissione verde.
Tuttavia, ci aspettavamo una dimostrazione di maggiore consapevolezza sulle modalità di rendere prioritarie e di attuare le questioni chiave della giustizia sociale e della sostenibilità ambientale.
<P>
Per quanto riguarda, in secondo luogo, la valutazione della capacità dei Commissari di rispondere alle enormi aspettative ad essi rivolte riguardo all' introduzione di un tipo molto diverso di comportamento e di cultura nella nuova Commissione, ci aspettavamo la dimostrazione della capacità di introdurre una riforma autentica, di vasta portata, radicale.
<P>
Pertanto, per poter votare a favore di questa Commissione, dovrei essere convinto dell' impegno dei Commissari, come gruppo, ad introdurre tali riforme fondamentali.
<P>
Dovrei poter dire che l' integrità e la capacità di giudizio di tutti i Commissari sono irreprensibili.
<P>
Dovrei poter dire che di questi Commissari io e i cittadini d' Europa possiamo fidarci pienamente.
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Purtroppo, tuttavia, ciò che ho sentito e letto in queste ultime settimane e in questi ultimi mesi non mi consente ancora, per un certo numero di Commissari della nuova Commissione, di affermare queste cose.
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Per questa ragione, non posso giustificare di fronte ai miei elettori un voto favorevole a questa nuova Commissione.
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<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Ho votato contro la composizione della nuova Commissione e mi sono astenuto dal voto in merito al Professor Prodi.
Il motivo: a maggio di quest' anno il Presidente della Commissione Prodi ha ricevuto un mandato convincente da parte del Parlamento europeo affinché con una squadra nuova mettesse a punto un programma complessivo di riforme per una Commissione bisognosa di risanamento.
La Commissione è intaccata invece fin d' ora.
<P>
Il Presidente Prodi non ha tenuto conto dei risultati delle audizioni.
A fronte dei considerevoli dubbi avanzati rispetto alla competenza del Commissario belga Busquin nel settore della ricerca e delle molte riserve nei confronti del suo operato, il candidato avrebbe dovuto essere sostituito!
Inoltre il Presidente ha accolto senza farsi scrupoli la proposta del governo francese di nominare Pascal Lamy per il settore del commercio estero, sebbene questi sia l' architetto del "sistema Jacques Delors", cioè abbia contribuito alla creazione di una struttura finanziaria poco trasparente all' interno della Commissione.
Tale sistema è la vera causa delle gravi carenze organizzative che hanno portato allo scioglimento della Commissione Santer.
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Del tanto proclamato "giusto equilibrio tra la complessità politica" non vi è ombra.
La Commissione è in maggioranza orientata a sinistra.
Il Presidente Prodi non ha opposto alcuna resistenza al Cancelliere tedesco quando, secondo una pura logica di partito, ha proposto una candidata verde e un candidato socialdemocratico.
La carenza di contenuti e la chiara ricerca di potere da parte di Schröder sono ormai di pubblico dominio; adesso i tedeschi gli mandano di regione in regione conti salati.
Al contrario del suo predecessore Helmut Kohl, che cinque anni fa ha accolto la candidatura proposta dall' opposizione per la Commissione - nel 1994 non mi è stato facile votare per la signora Wulf-Mathies -, il Cancelliere Schröder ha dimostrato di non essere disposto a tener conto dell' opposizione attuale della CDU/CSU, vincitrice delle elezioni europee in Germania.
L' onorevole Brok sarebbe stato un brillante candidato che poteva essere accettato a maggioranza.
<P>
La signora Schreyer è il Commissario competente per il bilancio, un campo in cui può soltanto amministrare ma non gestire; essa non ha saputo dissipare i dubbi sulle sue capacità in materia di controllo dei bilanci.
Il Commissario Verheugen viene relegato al settore dell' ampliamento, in cui si sono compiuti da tempo i passi decisivi.
Non sarà mai responsabile di una propria Direzione generale e rimarrà quindi soltanto un Commissario di seconda categoria.
Non posso accettare questo declassamento per il maggiore Stato membro dell' Unione europea, che senza dubbio è una conseguenza dell' ostinazione del Cancelliere Schröder.
<P>
Conclusione: rifiuto questa Commissione.
Da tale voto escludo in modo esplicito il Commissario italiano Monti (concorrenza), quello lussemburghese signora Reding (istruzione e cultura) e quello britannico Patten (relazioni esterne) che - di questo ho avuto modo di convincermi in prima persona - hanno fatto un' ottima impressione in termini di competenza e capacità di comunicazione.
<P>
Nonostante i dubbi espressi non ho votato contro il Presidente Prodi, ma mi sono astenuto.
Riconosco che egli ha inserito nel suo programma cinque richieste avanzate dal gruppo del PPE, tra cui quelle relative alla facoltà del Parlamento europeo di proporre alla Commissione iniziative legislative, al comportamento dei Commissari in caso di voto di sfiducia e alla necessità di mantenere un dialogo permanente in merito alla riforma della Commissione.
Spero che il Presidente Prodi sviluppi un orientamento alle riforme e sia capace di realizzarle, contribuendo ad infondere nei cittadini europei nuova fiducia in Istituzioni europee trasparenti ed efficienti.
<P>
<SPEAKER ID=106 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Ieri, nel corso del mio intervento, ho esposto le tendenze positive che intravvediamo nell' approccio proposto da Prodi e dalla sua nuova squadra.
In occasione della votazione mi sono però astenuta.
I rappresentanti del gruppo ALE vogliono un' altra Europa, e non quella degli Stati.
Inoltre personalmente non posso dare la fiducia a certi Commissari, perché dubito dell' efficacia della lotta contro le frodi che verrà condotta sotto la loro guida.
E' per questi motivi che mi sono astenuta.
<P>
<SPEAKER ID=107 LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David W">
Intendo votare a favore della nuova Commissione.
<P>
Apprezzo gli impegni assunti dal Presidente Prodi al fine di cambiare la cultura nella Commissione in modo da garantire una maggiore trasparenza e una migliore gestione finanziaria.
<P>
E' altresì incoraggiante la volontà espressa da Prodi di procedere con l' ampliamento dell' Unione, di conferire la massima priorità alla creazione di posti di lavoro e di lavorare in stretta collaborazione con il Parlamento in vista della Conferenza intergovernativa.
<P>
L' accettazione da parte dei singoli Commissari delle loro personali responsabilità e l' impegno a lavorare in stretta collaborazione con il Parlamento indicano in essi la consapevolezza del nuovo ambiente in cui la Commissione dovrà operare.
<P>
La nuova Commissione non ha ricevuto un assegno in bianco; i suoi membri sono stati giudicati idonei ad essere nominati.
La capacità di svolgere il loro lavoro sarà giudicata più avanti, in base ai risultati che otterrà la Commissione nel portare l' Europa più vicina ai cittadini, nell' affrontare i problemi della frode e dell' inefficienza all' interno dei propri servizi e soprattutto nel fornire all' Europa gli strumenti per lottare contro la criminalità, la disoccupazione e l' emarginazione sociale.
<P>
<SPEAKER ID=108 NAME="Posselt">
Come tutto il gruppo europeo della CSU, in entrambe le votazioni mi sono espresso contro la Commissione per la sua composizione unilaterale e per il fatto che non rispecchia in alcun modo la volontà elettorale emersa il 13 giugno.
Inoltre gravano dubbi su alcuni Commissari, in particolar modo rispetto al Commissario Busquin, la cui sostituzione avrebbe dovuto costituire una priorità anche per il Presidente Prodi.
<P>
In occasione della seconda votazione sulla persona di Prodi mi sono astenuto; gli accordo infatti la mia piena fiducia fino alla fine del periodo in corso, ma per i prossimi cinque anni avrei preferito votare a gennaio e ho trovato alquanto dubbia la procedura seguita oggi.
<P>
Presidente Prodi, desidero porgere i migliori auguri al Vicepresidente responsabile per le relazioni con il Parlamento europeo, signora de Palacio, delle cui qualità sono pienamente convinto, nonché ai Commissari competenti per i settori di cui mi occupo anch' io - i Commissari Patten, Verheugen e soprattutto Reding e Vitorino, nostri colleghi da molti anni e assicura loro una cooperazione costruttiva.
<P>
<SPEAKER ID=109 LANGUAGE="FR" NAME="Souchet">
Il Presidente Prodi ha parlato della Commissione come di un vero e proprio governo.
L' onorevole Poettering, a nome del PPE, si è rallegrato di tale aberrazione, che, dal canto nostro, noi condanniamo risolutamente.
<P>
Che cosa chiede in effetti il Presidente Prodi?
Poteri sempre più ampi, un numero sempre crescente di campi di competenza per la Commissione, vale a dire una centralizzazione ed una regolamentazione sempre maggiori.
Egli raccomanda in definitiva di perseverare e di amplificare l' aberrazione che ha portato al moltiplicarsi delle irregolarità e delle frodi denunciate dal Comitato dei saggi e che è all' origine delle dimissioni della Commissione Santer.
<P>
Lungi dal proporre un rimedio a questa disfunzione istituzionale, lungi dal riportare la Commissione ai compiti limitati che le vengono attribuiti dai Trattati ed al rigore gestionale a cui dovrebbe attenersi, Prodi si inserisce risolutamente nell' abituale ottica di superamento continuo delle competenze sancite dai Trattati a favore della Commissione.
Peggio ancora, egli propone, con un atteggiamento alla Delors, di accentuare tale assurda situazione.
È la prima ragione che motiva il nostro rifiuto di votare a favore di una Commissione che definisce i propri obiettivi facendosi beffe dei Trattati.
<P>
Il secondo motivo per cui abbiamo espresso voto negativo è dovuto ad un certo numero di preoccupanti dichiarazioni rilasciate dai Commissari designati nel corso delle audizioni dinanzi al Parlamento europeo.
Ciò che Prodi ed alcuni altri hanno presentato con compiacimento come un modello di esercizio democratico (poc' anzi Prodi ha persino parlato "di un grande esercizio di democrazia") è stata in realtà una gara di reciproco incoraggiamento al rilancio del federalismo.
Alcuni candidati alla carica di Commissario - ed il premio a questo proposito va forse assegnato al Commissario designato Barnier - si sono basati disinvoltamente sui Trattati per raccomandare chi la codecisione generalizzata (in particolare il Commissario Fischler), chi l' elaborazione di una costituzione europea destinata a sostituire quelle degli Stati membri, chi la sostituzione delle sovranità nazionali con una "sovranità europea" (sic).
<P>
Si ha l' impressione di sognare...
Questi appelli a svincolarsi dall' equilibrio istituzionale deciso dai governi degli Stati membri, questi impegni a favore di un' instabilità istituzionale permanente a vantaggio degli organi sovranazionali europei e a scapito delle democrazie nazionali sono motivo di seria preoccupazione.
Non è salutare per la democrazia che le audizioni si siano trasformate in vere e proprie operazioni di ricatto politico con Commissione e Parlamento impegnati a sostenersi a vicenda nella loro incontenibile sete di potere, sovvertendo i quadri fissati dai governi nazionali eletti dai popoli.
Non avalleremo tali aberrazioni.
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(La seduta, sospesa alle 13.35, riprende alle 15.00)
<P>
<CHAPTER ID=10>
Progetti di bilancio rettificativi e suppletivi 1/99, 3/99 e 4/99
<SPEAKER ID=110 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0009/99), presentata dagli onorevoli Dührkop Dührkop e Fabra Vallés a nome della commissione per i bilanci, sui progetti di bilancio rettificativo e suppletivo nn.
1, 3 e 4 al bilancio generale delle Comunità europee per l' esercizio 1999 (C5-0021/1999, C5-0074/1999 e C5-0130/1999).
<P>
<SPEAKER ID=111 LANGUAGE="ES" NAME="Dührkop Dührkop">
Signor Presidente, mi permetta di fare alcune puntualizzazioni in veste di relatrice per il bilancio 1999.
<P>
In primo luogo, il bilancio 1999, al momento della sua adozione, è stato considerato come un ponte verso le nuove prospettive finanziarie, vale a dire verso il finanziamento di Agenda 2000.
<P>
Costituiva un ponte anche per quanto riguarda le priorità politiche che il Parlamento europeo ha voluto stabilire per il futuro, il nuovo millennio, soprattutto nella rubrica 4 - le azioni esterne - per le quali il Parlamento ha fatto uno sforzo nell' intento di aumentare gli stanziamenti d' impegno.
<P>
Infine, il Parlamento europeo ha incrementato altresì gli stanziamenti di pagamento nel bilancio 1999 in considerazione del palese buco di un miliardo a livello di stanziamenti di pagamento verificatosi soprattutto nei Fondi strutturali.
<P>
Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi abbiamo quattro bilanci rettificativi e suppletivi (BRS) con 41 trasferimenti ed un quinto bilancio rettificativo.
<P>
E' un record, come è un record che abbiamo impiegato meno di 150 ore per arrivare alla prima ed unica lettura del BRS n.
4.
<P>
Il bilancio rettificativo n.
1 non pone alcun problema.
Si tratta di una formalità consueta, ovvero l' eccedenza del bilancio 1998 che di solito viene restituita agli Stati membri.
Ma quando si parlerà di bilanci rettificativi, si dovrà tenere conto anche di questo.
<P>
Per quanto riguarda il BRS n.
3, ne parlerà in maniera più approfondita l' onorevole Fabra Vallés. Io passo direttamente al BRS n.
4, che prevede stanziamenti d' impegno dell' ordine di 137 milioni per la creazione dell' Agenzia europea per la ricostruzione del Kosovo e per gli aiuti macrofinanziari all' ex Repubblica jugoslava di Macedonia, dell' ordine di 30 milioni per l' aiuto umanitario a favore della Turchia a causa del terremoto nonché stanziamenti di pagamento dell' ordine di 180 milioni destinati al programma PHARE, all' ex Jugoslavia ed al Kosovo, oltre alla creazione di 15 posti per l' OLAF.

<P>
Signor Presidente, considerato che era stato previsto di riassegnare l' intero contenuto del BRS 4 alla rubrica 4, ragione per cui Parlamento e Consiglio hanno deciso di finanziare gli stanziamenti nel titolo B-1 agricoltura, mi permetto di divagare un poco perché il mio problema non sono i BRS, né l' urgenza.
Non si tratta di sostenere aiuti con finanziamenti non previsti, ma vi è un altro problema grave, signor Presidente: quando leggo la pagina 12 della versione spagnola del progetto preliminare di bilancio rettificativo e suppletivo n.
4/99, mi rendo conto che ci troviamo solo di fronte alla punta dell' iceberg.
La Commissione infatti afferma testualmente che, nonostante questo sforzo di finanziamento mediante ridistribuzione, sono necessari ancora 570,5 milioni, che la Commissione stessa si propone di ridistribuire nel trasferimento globale o in un trasferimento complementare in questo esercizio.
<P>
La Commissione riconosce altresì che non è possibile ridistribuire l' importo in questione nella rubrica 4, ma che è necessario un intenso sforzo per una ridistribuzione a livello di intero bilancio.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi vengono i brividi perché alla fine dell' esercizio di bilancio 1999, per parafrasare un proverbio spagnolo,"neanche la relatrice riconoscerà il proprio bilancio".
<P>
La cosa più grave è che, dopo tutte queste ridistribuzioni, le stesse priorità del Parlamento europeo, votate a dicembre, non esistono più, sono state modificate totalmente.
Le continue ridistribuzioni hanno eroso l' autorità del Parlamento in materia di bilancio.
E' un avvertimento, signor Presidente, per il bilancio 2000.
<P>
Leggendo le pagine 8 e 12 mi trovo di fronte ad un altro problema, altrettanto preoccupante: il rafforzamento degli stanziamenti di pagamento.
A questo proposito, la Commissione sostiene che anche così mancano ancora 650,5 milioni in stanziamenti di pagamento.
A ciò si aggiunga che, in base ad una previsione SEM 2000, probabilmente il buco in stanziamenti di pagamento per i Fondi strutturali nell' anno 1999 sarà addirittura maggiore rispetto al 1997 e 1998.
Signor Presidente, questo burden of the future del quale lei parlava anni fa in sede di commissione per i bilanci è già il fardello di oggi. Non abbiamo tenuto conto del suo "avvertimento" né come Parlamento siamo riusciti a resistere al risparmio ingannevole voluto dal Consiglio, che presenta un bilancio di pagamenti dimenticando prudentemente che gli impegni devono essere rispettati.
Per quanto riguarda il bilancio 2000, vi invito a non continuare sulla stessa strada.
<P>

In veste di relatrice per il bilancio 1999, ritengo che il bilancio 2000 debba prevedere una revisione delle prospettive finanziarie - le cifre ci sono già -, nonché un notevole aumento degli stanziamenti di pagamento, per evitare non solo che il fardello diventi sempre più pesante, ma anche che si giunga ad una paralisi dei pagamenti nei programmi della Comunità.
Mi auguro che il bilancio 1999 ci servirà ad evitare di commettere errori di questo tipo in futuro.
<P>
<SPEAKER ID=112 LANGUAGE="ES" NAME="Fabra Vallés">
Signor Presidente, desidero congratularmi innanzitutto per la sua prima - se non erro - Presidenza.
La verità è che sembra che lei abbia ricoperto questa carica per tutta la vita.
Le porgo i miei migliori auguri.
<P>
Signor Presidente, il BRS n.
3/99 riguarda due casi, ma non di quelli che spesso abbiamo criticato in sede di commissione per i bilanci per uso ed abuso dei bilanci rettificativi e suppletivi. Mi sembrano infatti due richieste ben giustificate.
<P>
Il primo caso riguarda la Corte di giustizia, che rinnoverà l' intero sistema informatico a livello di elaborazione testi.
La richiesta è pienamente giustificata, non solo perché l' attuale sistema non è preparato per l' "effetto 2000", ma anche perché con questo aggiornamento si tiene conto di una migrazione di sistemi. Si tratta dell' installazione di un complesso sistema applicabile fin dall' inizio, ovvero dalla creazione stessa del testo fino alla pubblicazione, senza dover ricorrere ad alcun altro supporto, che consentirà alla Corte di giustizia di ottimizzare il proprio lavoro.
<P>
L' aumento che viene chiesto a titolo di bilancio rettificativo e suppletivo è di 1.675.000 euro, non tutti destinati ai sistemi informatici. Una parte - 135.000 euro - sarà dedicata alla formazione del personale.
E' l' unico importo disponibile a titolo di questo BRS. Avremmo dovuto preoccuparcene prima - abbiamo iniziato a parlarne nel 1998 -, ma non è stato possibile inserirlo nel bilancio del 1999 senza ricorrere ad un BRS.
Si è proceduto in tal modo a causa dei ritardi provocati soprattutto dal fatto che è stato necessario chiedere ad un impresa esterna competente in materia di scegliere il sistema migliore nonché ricorrere ad una licitazione pubblica.
Tali ritardi sono alla base di questo bilancio rettificativo e suppletivo che la commissione per i bilanci è pienamente d' accordo a concedere.
<P>
Il secondo caso riguarda il Comitato delle regioni.
Sappiamo tutti che il Comitato in questione e il Comitato economico e sociale avevano una struttura organizzativa comune, la SOC, che, con l' entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, è stata soppressa.
In tal modo al Comitato delle regioni veniva a mancare il servizio di controllo finanziario e contabile, cosa che rende difficile il funzionamento di qualsiasi organismo.
Per questo motivo ha chiesto la creazione di un posto di grado A3 per il controllore finanziario, un posto di grado A5 per il contabile ed un posto di grado C5 per mansioni di segreteria.
La commissione per i bilanci è pienamente d' accordo con il Consiglio e ritiene che si dovrebbe concedere un posto A4 per il controllore finanziario, un posto A5 per il contabile, ma per il momento nessun posto C5.
<P>
Chiederei al responsabile del bilancio per l' anno 2000 di tenere conto delle necessità del Comitato delle regioni e di far rientrare il posto in questione fra quelli previsti nel bilancio 2000 per tale Comitato.
<P>
Spesso siamo stati alquanto avari nella concessione di aumenti di organico, ed è anche vero che talvolta non consentiamo alle Istituzioni di funzionare a pieno ritmo per mancanza di personale.
E' un punto su cui bisogna riflettere.
<P>
Vorrei concludere, signor Presidente, rivolgendo alcune parole al Commissario Liikanen. Credo sia il suo ultimo giorno in veste di responsabile per i bilanci.
Posso solo dirgli due cose: che la gara è stata dura, ma il risultato è stato buono.
Forse non ottimo, ma buono sì.
La gara è stata portata a termine e chissà quanti vorrebbero aver svolto il lavoro che lei è riuscito a compiere.
Per questo motivo le porgo i miei complimenti e la ringrazio.
<P>
<SPEAKER ID=113 NAME="Presidente">
Onorevole Fabra, la ringrazio molto per le sue parole iniziali.
Dopo essere stato per 14 anni membro della commissione per i bilanci, questo è il primo dibattito che seguo in veste di Presidente.
E' comunque la seconda volta che presiedo l' Assemblea.
<P>
<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="DE" NAME="Böge">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, mi siano consentite alcune considerazioni di fondo su quest' avventura dei progetti di bilancio rettificativi e suppletivi.
<P>
E' certo corretto e necessario reagire a situazioni di urgente necessità in materia di politica finanziaria, in particolare trovandosi di fronte a casi come quello del Kosovo o della Turchia.
Tuttavia non si può evitare l' impressione che sia messa in pratica una tattica volta a confondere.
Anche in ragione di esperienze passate, in Parlamento sorge subito il sospetto che si applichi di proposito una ridistribuzione di risorse da linee di bilancio non utilizzate, poiché vi sono all' interno del bilancio priorità non gradite del Parlamento a cui le altre Istituzioni non intendono affatto dare seguito.
<P>
In realtà la cosa peggiore non è il progetto di bilancio rettificativo e suppletivo n.
4, perché per ora non sono in grado di valutare se quest' anno ce la caveremo con cinque bilanci rettificativi o se entro dicembre non arriveremo a sette, dal momento che la stessa Commissione nel suo documento di lavoro ha fornito valutazioni assai diverse rispetto alla necessità di stanziamenti.
Non si può stimare in termini di cifre la spesa ancora necessaria per PHARE.
La relatrice ha già parlato di 650 milioni.
Al riguardo dovremmo sentirci tutti a disagio.
Signor Commissario, credo che per inaugurare finalmente una procedura corretta e ragionevole, la Commissione dovrebbe procedere fino a dicembre, ossia fino alla seconda lettura, ad un' opera di riordino, affinché l' anno prossimo non ricadiamo di nuovo in una situazione analoga a quella di quest' anno, tanto più che la stessa Commissione afferma l' impossibilità di valutare l' andamento dei pagamenti per il 2000.
<P>
Apprezzerei inoltre, signor Commissario, - si tratta di un' istanza della commissione per il controllo dei bilanci - che la Commissione dichiari la propria disponibilità ad inserire in sede di presentazione del quinto bilancio rettificativo e suppletivo i quindici posti richiesti nel quadro della votazione dalla commissione per il controllo dei bilanci.
Questo sarà per noi uno degli aspetti sostanziali quando ad ottobre dovremo procedere ad una valutazione.
<P>
Vorrei inoltre esprimere una considerazione in merito al dibattito di domani, signor Presidente.
Domani discuteremo e voteremo sulla proposta di costituzione dell' agenzia per la ricostruzione del Kosovo.
Desidero sottolineare che nel quarto bilancio rettificativo e suppletivo siamo stati in grado di aumentare e mettere a disposizione le risorse finanziarie necessarie, spontaneamente e con celerità.
E' tuttavia nell' interesse della stessa Commissione che le proposte vengano rielaborate secondo le indicazioni del Parlamento sia in merito alla responsabilità finanziaria sia rispetto alla struttura dell' agenzia per la ricostruzione, poiché il solo stanziamento delle risorse non è sufficiente per portare a termine l' impresa in modo efficiente, trasparente e responsabile.
Ritorneremo su questo punto domani.
<P>
<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="EN" NAME="Wynn">
Signor Presidente, appena arrivato mi sono trovato davanti a tre sorprese.
In primo luogo, l' ho visto seduto lì anziché qui fra noi per la discussione sul bilancio.
Il grande vantaggio di questa situazione è che, poiché lei siede al banco della Presidenza e non fra i deputati, i socialisti avranno più tempo per i loro interventi, dal momento che lei avrebbe avuto tempo di parola in questo dibattito.
La seconda sorpresa è vedere il Commissario Liikanen, dopo avergli espresso il mio apprezzamento ieri.
Avevo intenzione di dare il benvenuto alla signora Schreyer in occasione del suo primo dibattito e invece vedo lui presente.
La terza sorpresa è che non ci sia nessuno a rappresentare il Consiglio, visto che la discussione riguarda i bilanci rettificativi e suppletivi.
<P>
Dico questo con grande tristezza, perché il Consiglio merita delle critiche riguardo ai bilanci rettificativi e suppletivi nn.
1 e 3. L' ho già detto in occasione di un trilogo, lo abbiamo detto in seno alla commissione e ora voglio sia messo agli atti.
Il Consiglio si è comportato in modo davvero vergognoso riguardo ai BRS nn.
1 e 3. E' stato uno schiaffo al Parlamento.
Per chi non dovesse capire di che cosa sto parlando, mi riferisco ai tempi con cui ha presentato i progetti di bilancio rettificativo e suppletivo, che non ci hanno consentito di effettuare un esame completo.
Esprimeremo il nostro voto su tali progetti questa settimana, ma sotto tutti gli aspetti si tratterà di una mera formalità.
Mi auguro che la cosa non si ripeta.
Se pensassi che il prossimo anno il Consiglio adotterà lo stesso comportamento, cioè presenterà un BRS a fine luglio, non esiterei a convocare una riunione straordinaria della commissione per i bilanci entro il termine di 45 giorni per garantirne il blocco nonché la possibilità di esaminarlo in modo approfondito.
Il Consiglio non ha affatto contribuito alla fiducia che stiamo cercando di creare tra le due Istituzioni.
Ha solo favorito l' antagonismo e il sospetto.
<P>
Detto questo, per quanto riguarda il BRS n. 4, la celerità con cui le Istituzioni hanno operato è lodevole.
Il Consiglio ha preso atto di quanto abbiamo chiesto e lo ha discusso nel giro di una settimana e domani voteremo il BRS n.
4, il che è davvero incoraggiante.
Siamo compiaciuti della cooperazione che si è realizzata riguardo al BRS n.
4. Siamo favorevoli all' uso dei fondi della categoria 1 per le spese esterne e apprezziamo la celerità con cui si sono prese le decisioni.
Tuttavia, due cose vanno dette a proposito del BRS n. 4.
La prima è che i 15 posti supplementari per l' OLAF ci sono, fatto che accettiamo, ma è doveroso puntualizzare che sarà necessario un BRS n. 5.
Questo si dovrà adottare quanto prima, date le esigenze della Commissione in materia di pagamenti; tuttavia, quanto alla risoluzione che dovremo votare, insisteremo sulla necessità di un BRS n. 5 e di 15 posti supplementari per l' OLAF.
Si tratta di una decisione politica che dovrà essere adottata dalla commissione competente e dalla commissione per il controllo dei bilanci; pertanto, il messaggio che va trasmesso al Commissario Schreyer, se non da lei, Commissario, almeno dai servizi della Commissione, è che vorremmo convocare una riunione a breve scadenza con il Commissario Schreyer per discutere il contenuto di un BRS n. 5 da presentare al Parlamento il più presto possibile e, cosa ancora più importante, per prevedere il personale supplementare per l' OLAF.
<P>
<SPEAKER ID=116 NAME="Presidente">
Ho l' impressione che la sorpresa del presidente della commissione per i bilanci sia comune a tutti.
Mi auguro che i funzionari del Consiglio qui presenti ne prendano nota e ne facciano partecipe il Ministro competente.
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<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="FI" NAME="Virrankoski">
Signor Presidente, i progetti di bilancio rettificato e suppletivo nn.1, 3 e 4 presentati dalla Commissione, hanno avuto una lettura insolitamente veloce e flessibile da parte del Parlamento.
Ciò rivela l' alto senso di responsabilità del Parlamento e della sua commissione per il bilancio nei confronti dell' economia dell' Unione europea, e della rapidità con cui le politiche comunitarie evolvono e si adeguano al mutare degli eventi.
<P>
I progetti nn. 1 e 3 hanno un contenuto prevalentemente tecnico e riguardano l' eccedenza del bilancio, nonché alcune spese di adeguamento informatico.
Il bilancio suppletivo più importante è il numero 4 che stanzia una somma considerevole in favore degli aiuti umanitari e della ricostruzione nell' area dei Balcani - Kosovo e Macedonia - nonché per gli aiuti alla Turchia.
Riuscire a mettere assieme queste risorse è stata una vera e propria sfida dal punto di vista della credibilità dell' Unione europea; il fatto che i progetti siano stati approvati dalla commissione per il bilancio senza alcuna modifica dimostra inoltre un elevato senso di responsabilità.
<P>
Desidero soprattutto aggiungere che nel momento in cui si darà inizio alla ricostruzione in Kosovo, le procedure in relazione alla gestione finanziaria e alla attribuzione delle competenze dovranno essere semplici e chiare. Per questo motivo l' Agenzia per la ricostruzione non va divisa in due sedi.
Dovrà invece avere un ufficio unico che operi in piena autonomia e a cui venga affidato ampio potere decisionale, altrimenti la gestione delle risorse richiederà inutili sprechi di tempo, compromettendo altresì l' efficacia degli aiuti.
Domani, pertanto, quando discuteremo della questione e assumeremo decisioni in merito, mi auguro che Pristina venga proposta come sede dell' Agenzia e si abbandoni totalmente l' idea di farne una sezione dell' Ufficio di vigilanza sul Patto di stabilità di Salonicco.
<P>
Per quel che concerne le altre questioni sollevate dall' onorevole Fabra Vallés in merito all' organico, se ne potrà discutere in occasione della prossima lettura del bilancio.
<P>
<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="NL" NAME="Buitenweg">
Signor Presidente, l' emendamento n. 4 modifica la destinazione di diverse centinaia di milioni di euro.
Un novellino come il sottoscritto è stato costretto a decidere sulla scorta di questo scarno documento.
Ritengo che ciò non debba ripetersi.
<P>
La proposta prevede il trasferimento di stanziamenti d' impegno per un importo di 137 milioni di euro. Di questi, 30 milioni verranno assegnati alla Turchia, in particolare per azioni di aiuto per realizzare dei ricoveri temporanei in vista dell' inverno, vale a dire per fornire soccorsi urgenti.
Soltanto 15 milioni sono stati accantonati per stanziamenti di pagamento, e per di più con riserva.
Pertanto ci possiamo aspettare quanto prima un' altra rettifica di bilancio, perché altrimenti le aziende e le organizzazioni interessate dovranno attendere a lungo prima di riscuotere i fondi a loro destinati.
Sarà necessaria una rettifica anche per quanto concerne il Kosovo.
Adesso vengono erogati 30 milioni di stanziamenti di pagamento, ma ne occorrono 50.
Cercando di tappare alla meno peggio le falle e spostando i fondi da un capitolo all' altro si rende poco trasparente il bilancio e si danneggia anche l' autorità di bilancio, come affermato a chiare lettere dalla collega Dührkop Dührkop.
<P>
Passiamo ora ad esaminare il contenuto dell' emendamento n. 4.
La proposta originale prevedeva una riduzione della cooperazione con l' America Latina e l' Asia, il che per noi era inaccettabile.
Noi vogliamo che questi fondi vengano stanziati, che la Commissione s' impegni a fondo creando i posti necessari e che il denaro venga erogato nel pieno rispetto della destinazione decisa dall' autorità di bilancio.
<P>
Il nostro gruppo si rallegra del fatto che il Consiglio abbia accolto così rapidamente, come sottolineato dall' onorevole Wynn, l' idea della commissione per i bilanci analizzando la questione del sottoutilizzo del fondo di garanzia per l' agricoltura.
<P>
Tra breve, in occasione dell' esame del bilancio per l' esercizio 2000, questa discussione ricomincerà daccapo.
Consiglio e Parlamento dovranno nuovamente trovare un' intesa sulle spese esterne, in particolare in relazione alla ricostruzione del Kosovo.
Verrà fuori che il Consiglio metterà in forse lo stanziamento di fondi per la cooperazione con l' America Latina, l' Asia e l' Africa.
Verranno anche tagliati gli importi per sostenere progetti volti a promuovere il processo di pace nel Medio Oriente e a favorire il reinserimento sociale di soldati demoralizzati e profughi.
Diminuiranno le risorse destinate alle ONG.
Il gruppo Verde non può accettare tali proposte; lo sottolineo sin d' ora.
<P>
I 500 milioni previsti per la ricostruzione del Kosovo sono in parte a carico di paesi con i quali l' Unione europea intrattiene rapporti di sviluppo.
Non ci sembra giusto.
Il gruppo Verde non condivide il miope motto I want my money back.
Vogliamo garantire che i cittadini ricevano quanto loro dovuto e siamo disponibili a discutere di eventuali tagli o dell' abolizione dei programmi di aiuto che non si rivelano efficaci.
Ma limare gli importi previsti con una riduzione lineare del 10% dimostra che non sono state valutate seriamente le priorità.
<P>
Il Kosovo è un caso a sé.
Già durante l' esame delle prospettive finanziarie è stato affermato che la ricostruzione in quell' area richiederà forse un aumento della categoria 4.
Penso che per un periodo limitato dovremo effettivamente superare quanto previsto dall' accordo interistituzionale.
Alla luce del presente dibattito desidero ricordare che questa settimana discutiamo anche della restituzione agli Stati membri di stanziamenti di pagamento per un valore di 1,6 miliardi di euro.
Non può certo essere impossibile decidere di assegnare a favore del Kosovo una parte di tale surplus.
<P>
<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
Signor Presidente, anzitutto desidero far notare che la relazione della commissione per i bilanci non è disponibile in tutte le lingue e sino ad un' ora fa non era stata diffusa in greco; credo si debba prestare a ciò particolare attenzione.
Forse in questo caso dipende dall' urgenza della procedura ma, poiché il nostro nuovo Parlamento si trova agli inizi della legislatura, ritengo si debbano rispettare taluni principi e meccanismi operativi.
<P>
Auspicando la presenza in Aula del rappresentante del Consiglio, desidero formulare due osservazioni in merito al bilancio rettificativo e suppletivo 4/99.
Ad esempio, assistiamo a varie iniziative e apprendiamo che l' opposizione jugoslava sta preparando incontri e dimostrazioni a Bruxelles.
Vorrei sapere come vengono finanziate tali attività.
Visto che per la Jugoslavia sono state mantenute soltanto le azioni puramente umanitarie, con quali criteri politici e fondi - approvati dal Parlamento - Commissione e Consiglio realizzano e valorizzano simili iniziative?
Nel contempo, invece, per problematiche fondamentali come la difesa dalla pulizia etnica che oggi in Kosovo colpisce le comunità serba, rom e turca, non si fa assolutamente nulla.
<P>
La mia seconda osservazione concerne gli aiuti umanitari per 30 milioni concessi alla Turchia.
Si tratta di una decisione degna di nota, proprio come l' attivazione della Banca europea per gli investimenti e l' attuazione di altri programmi.
Tuttavia, signor Presidente, non vanno dimenticati taluni principi, di cui non si è parlato nel recente incontro con il Ministro degli esteri turco, che sono invece stati sanciti dal Parlamento in merito ai rapporti con la Turchia e che il governo di detto paese dovrebbe tenere in debito conto.
<P>
<SPEAKER ID=120 NAME="Presidente">
Onorevole Alavanos, le chiedo scusa per la mancanza del testo in tutte le versioni linguistiche, ma lei sa bene che la commissione per i bilanci ha discusso la presente relazione ieri notte.
Le garantisco che, prima della votazione, avremo la relazione in tutte le lingue.
Mi dispiace per il contrattempo.
<P>
<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, questi bilanci rettificativi e suppletivi si riferiscono indubbiamente a problemi urgenti.
Dopo le terribili sciagure che si sono abbattute su quelle aree, sia la ricostruzione del Kosovo sia gli aiuti umanitari per la Turchia nord-occidentale non possono essere procrastinati. E' un preciso dovere morale dell' Unione europea stanziare le risorse finanziarie necessarie.
La risoluzione presentata dai colleghi Dührkop Dührkop e Fabra Vallés merita il nostro pieno appoggio.
Eventuali emendamenti comporterebbero ritardi indesiderati.
<P>
Ciò non toglie che abbiamo difficoltà ad accettare alcune parti del pacchetto.
Ad esempio, non riteniamo opportuno che gli stanziamenti supplementari a favore del Kosovo, della Turchia e della Repubblica di Macedonia vengano completamente finanziati a scapito dei fondi della categoria 1, spese agricole, in quanto ciò sarebbe in contrasto con lo spirito delle prospettive finanziarie.
L' eventuale fabbisogno di risorse supplementari deve essere coperto in primo luogo attraverso tagli ai programmi appartenenti alla stessa categoria, in questo caso la categoria 4.
Inizialmente pure la Commissione condivideva tale linea, ma in seguito alle pressioni esercitate dalla commissione per i bilanci ha cambiato idea e ciò anche se è possibile praticare dei tagli all' interno della categoria 4.
Mi riferisco tra l' altro al programma MEDA.
La bassa percentuale di utilizzo dei fondi nel quadro del suddetto programma è allarmante.
Ai primi di settembre soltanto il 24% degli stanziamenti di pagamento disponibili per il 1999 era stato erogato.
Sarebbe quindi opportuno trovare una nuova destinazione per questi fondi.
<P>
L' attuale situazione relativa ai succitati stanziamenti di pagamento della categoria 4 evidenzia che dev' essere avviata una discussione approfondita tra Commissione, Consiglio e Parlamento.
Com' è possibile che quasi tutti gli stanziamenti di pagamento previsti per il 1999 per programmi quali TACIS o quello concernente la ex Jugoslavia sono stati utilizzati, al contrario di quanto avviene nel caso del programma MEDA?
Ciò è forse dovuto ad una cattiva implementazione da parte della Commissione?
Oppure - cosa che ritengo più probabile - a livello di determinazione del bilancio l' autorità a ciò preposta non tiene sufficientemente conto dell' effettivo fabbisogno di stanziamenti e della capacità di assorbimento dei singoli programmi?
In vista della procedura di approvazione del bilancio per l' esercizio 2000 è necessario chiarire quanto prima questo punto.
Ecco una delle prime sfide a cui dovrà far fronte la nuova Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="DE" NAME="Ilgenfritz">
<SPEAKER ID=123 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
<P>
Prima di procedere con l' ordine del giorno, vorrei segnalarvi che il Commissario Liikanen è qui oggi per l' ultima volta in veste di responsabile dei bilanci.
Continuerà, mi auguro, a collaborare con noi nelle sue nuove funzioni.
Considerato che in questi cinque anni, nonostante i contrasti, si era instaurato un clima di ottima collaborazione, vorrei salutarlo ed augurargli ogni bene per i suoi nuovi compiti.
Commissario Liikanen, alla prossima seduta.
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<CHAPTER ID=11>
Situazione a Timor orientale (proseguimento)
<SPEAKER ID=124 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca il proseguimento della discussione sulla dichiarazione del Consiglio relativa alla situazione a Timor orientale.
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<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="PT" NAME="Costa Neves">
Signor Presidente, ho fatto parte della delegazione del Parlamento europeo che ha seguito in loco la consultazione popolare del 30 agosto a Timor orientale.
Ho raccolto informazioni aggiornate e sono stato testimone del coraggio, delle convinzione e della capacità di resistenza di quel popolo.
Ha resistito a 24 anni di occupazione violenta da parte dell' Indonesia, ha patito morte e sofferenza per difendere la propria identità.
Non si è mai arreso, non ha mai abbassato la testa.
Quando la comunità internazionale ha incominciato a prendere coscienza dell' oppressione indonesiana, si è convinto che la libertà sarebbe arrivata.
Si è fatto registrare massicciamente e il 98,6 percento è andato alle urne.
Lo ha fatto in modo disciplinato, la felicità sul volto, facendo assegnamento sulle garanzie offerte dalla comunità internazionale, pensando di poter manifestare liberamente la propria volontà e che questa sarebbe stata rispettata.
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La manifestazione della volontà d' indipendenza è stata chiara, vasta e univoca, ma il giorno successivo alla consultazione non è stato caratterizzato dalla calma che si sarebbe imposta.
L' Indonesia non ha voluto mantenere l' impegno formale assunto a New York di assicurare la sicurezza.
Ciò ha provocato migliaia di morti, centinaia di migliaia di profughi indifesi e affamati, molti dei quali feriti o ammalati.
Dodici giorni di genocidio costituiscono un lasso di tempo troppo lungo durante il quale non abbiamo saputo meritare la fiducia che il popolo di Timor orientale ha risposto nella comunità internazionale e quindi anche in noi, deputati al Parlamento europeo.
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La popolazione di Timor orientale ha il diritto di sperare che cessi immediatamente l' aggressione di cui è vittima solo perché ha legittimamente manifestato la sua volontà.
Ha il diritto di vedere denunciati ed incriminati presso i tribunali internazionali gli autori morali e materiali dei crimini commessi.
Non sono state risparmiate neppure le chiese e coloro che vi hanno cercato rifugio ed è risultato chiaro che le milizie non sono solo una creazione dalle forze armate indonesiane, ma sono ispirate, inquadrate, armate ed in parte costituite da queste ultime.
Sono stato testimone di tutto questo!
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L' Unione europea deve assicurare i necessari aiuti umanitari, assumendo un ruolo di primo piano.
L' Unione europea deve appoggiare la ricostruzione e contribuire, attuando un' azione comune con la Commissione, al processo di sviluppo del nuovo Stato indipendente che deve essere riconosciuto senza indugi.
Ovviamente tutto ciò presuppone l' invio immediato a Timor orientale di una forza internazionale di pace e che l' arrivo delle truppe d' intervento provochi il ritiro dei militari indonesiani.
La situazione impone provvedimenti urgenti. Corrono voci sempre più insistenti che ogni giorno da Timor orientale partono imbarcazioni cariche di passeggeri che arrivano a destinazione vuote.
Non c' è nemmeno bisogno di fosse comuni!
Siamo corresponsabili di ciò che è avvenuto, di ciò che avviene e di ciò che avverrà a Timor orientale.
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<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="PT" NAME="Soares">
Signor Presidente, desidero innanzitutto complimentarmi con l' onorevole Costa Neves per il suo intervento che sottoscrivo integralmente.
In effetti da parte degli eurodeputati portoghesi che siedono in quest' Aula vi è stata una concertazione e una unanimità assoluta sulla questione di Timor orientale.
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Come noto, conosciamo bene il problema.
All' unisono con gli avvenimenti che si sono registrati nel nostro paese, dove la popolazione è scesa in piazza massicciamente per manifestare e protestare contro quello che possiamo considerare un tradimento da parte dell' Indonesia e contro le atrocità di cui è stato vittima il popolo martire di Timor orientale (vi è stata una reazione unanime in Portogallo e fortunatamente anche in molti altri paesi), noi qui, lavorando in seno ai diversi gruppi politici per redigere un documento suscettibile di essere approvato dal Parlamento a larghissima maggioranza, se non all' unanimità, non abbiamo fatto che dare voce a questo sentimento popolare.
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Signor Presidente, aggiungerei che nel maggio di quest' anno vi è stato un accordo concluso sotto l' egida dell' Organizzazione delle Nazioni Unite e del suo Segretario generale proprio per preparare una seria consultazione del popolo di Timor orientale.
Le Nazioni Unite hanno inviato una missione e successivamente si sono recati sull' isola osservatori internazionali e numerosi giornalisti; il referendum ha avuto luogo e i risultati sono stati inequivocabili giacché, come ha ricordato il collega poc' anzi, non soltanto vi è stata una partecipazione del 98 percento degli elettori iscritti, ma il 78,5 percento di essi si è espresso a favore dell' indipendenza.
Tutto ciò non lascia spazio a dubbi.
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L' Indonesia era quindi tenuta, in base all' accordo stipulato sotto l' egida delle Nazioni Unite, a mantenere l' ordine e ad assicurare la transizione verso l' indipendenza.
Non solo non ha tenuto fede ai suoi impegni, ma, grazie alle milizie e alle forze armate che le manovrano, ha suscitato un vero e proprio inferno a Timor orientale, mettendo la popolazione nella situazione, estremamente critica, che conosciamo.
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Ora possiamo contare su una dichiarazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanna quanto è accaduto a Timor orientale, riconosce i diritti del suo popolo e prevede l' intervento di un contingente di pace.
Oltre alla forza di pace, occorrerà che giungano, grazie a corridoi umanitari, aiuti urgenti alla popolazione, alle molte persone che hanno cercato rifugio sulle montagne e che hanno fame.
Vi sono donne e bambini in pericolo di morte, padri che sono stati selezionati - perché la repressione ha avuto anche, malauguratamente, un contenuto religioso - e che sono le vittime designate dei carnefici indonesiani che hanno mano libera a Timor.
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Benché lo stesso Presidente Habibie abbia riconosciuto che l' Indonesia non è in grado di mantenere l' ordine e abbia sollecitato l' intervento di un contingente di pace delle Nazioni Unite, con diversi espedienti si è poi ritardato l' arrivo di tale contingente.
E' pertanto necessario che l' intera comunità internazionale, e quindi il Parlamento europeo, premano in due direzioni: affinché la forza di pace vada il più presto possibile a ristabilire la pace a Timor orientale e gli aiuti umanitari possano giungere sull' isola.
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E' inoltre indispensabile che i giornalisti, che sono gli occhi del mondo su ciò accade nella regione, possano tornare a Timor dopo esserne stati espulsi. Lo stesso vale per gli osservatori internazionali.
Spero che il Parlamento europeo dimostri di essere all' altezza delle sue responsabilità, condanni ciò che è avvenuto a Timor orientale e riesca ad offrire un aiuto rapido ed efficace al suo popolo.
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<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="NL" NAME="Maaten">
Signor Presidente, innanzitutto esprimo il mio apprezzamento per la dichiarazione pronunciata questa mattina dal Presidente del Consiglio, che ha sottolineato l' urgenza e la gravità della situazione a Timor orientale, dove i miliziani cercano di soffocare nel sangue il desiderio di indipendenza.
Poco fa abbiamo ricevuto ulteriori informazioni da Human Rights Watch e da Oxfam. Inoltre abbiamo potuto seguire nei mass-media l' evolversi degli eventi.
Mentre noi siamo qui riuniti in Aula, a Timor orientale è sera.
E' proprio quando si fa buio, quando scende l' oscurità, che la popolazione ha più paura.
Il minimo che questo Parlamento possa fare è esprimere il suo pieno appoggio alla popolazione civile e alle sue legittime aspirazioni.
Per questo motivo sosteniamo la proposta di istituire un tribunale internazionale per punire i responsabili e ci impegniamo a favore della protezione dei profughi.
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Signor Presidente, ho fatto parte della delegazione di osservatori parlamentari inviata su iniziativa del Presidente del Parlamento e ottimamente guidata dal Vicepresidente del Parlamento José Pacheco Pereira.
Anche a tale riguardo mi congratulo con la Presidenza finlandese per aver preso l' iniziativa di mandare una delegazione a nome dell' Unione europea.
Mentre fino a poco tempo fa era il solo Portogallo a doversi occupare di questo problema, ora è l' intera Unione europea a sostenere le legittime aspirazioni all' indipendenza di Timor orientale.
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Noi ci siamo recati a Timor orientale per rassicurare la popolazione, dicendo che poteva votare in piena sicurezza.
Ciò è avvenuto in misura massiccia, ma dopo la nostra partenza sono iniziate le uccisioni da parte delle milizie filoindonesiane.
Onorevoli colleghi, non possiamo ignorare tali massacri; se lo facessimo, la nostra delegazione non avrebbe fatto altro che dell' inutile turismo elettorale.
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Desidero richiamare l' attenzione anche sull' evoluzione della situazione a lungo termine a Timor orientale.
Adesso l' Unione ha predisposto aiuti umanitari immediati e cospicui, ma una volta ottenuta l' indipendenza bisognerà assicurare il sostegno allo sviluppo economico e sarà per lo meno altrettanto necessario garantire il nostro appoggio per la creazione di istituzioni democratiche.
A Timor orientale non esiste nulla in tal senso: non vi sono partiti politici, non esiste un sistema giudiziario, al di fuori della chiesa non vi è alcuna istituzione che funzioni.
Ritengo che sarebbe opportuno varare un programma analogo a quello avviato per il Sudafrica.
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Signor Presidente, la campagna per il referendum è stata la più parziale cui io abbia mai assistito.
Qualsiasi tentativo di condurre una campagna a favore dell' indipendenza veniva represso con la violenza.
Ciononostante la popolazione di Timor orientale ha votato in massa per l' indipendenza.
Quella protezione che le autorità indonesiane non hanno potuto - o non hanno voluto - dare dev' essere garantita immediatamente e senza alcuna condizione da una forza internazionale di pace.
Lo dobbiamo alla popolazione locale, all' UNAMET, che ha svolto un lavoro eccellente, e lo dobbiamo anche a noi stessi.
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Signor Presidente, il popolo indonesiano si è incamminato - almeno ce lo auguriamo - sulla via della democrazia e anche senza Timor orientale deve far fronte a tantissimi problemi.
In futuro dovremo rivolgere la nostra attenzione anche ad essi.
Tuttavia è giusto che per il momento gli aiuti bilaterali all' Indonesia siano stati sospesi, perché il recente passato ci ha insegnato che bisogna continuare ad esercitare una certa pressione finché l' intero processo non sia giunto ad una soluzione positiva.
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<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signor Presidente, desidero ringraziare il Consiglio per la sua azione decisa rivolta a favorire l' organizzazione del referendum per l' indipendenza di Timor Est, con l' invio, tra l' altro, di una delegazione di alto prestigio a cui hanno preso parte alcuni nostri onorevoli colleghi in rappresentanza del Parlamento.
Ho partecipato anch' io, e ne sono molto fiera, alla delegazione inviata dall' attuale Presidenza del Consiglio.
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Ricordo che già nel mese di maggio discutemmo sul tipo di presenza internazionale che si sarebbe dovuta garantire a Timor Est.
Alcuni si chiedevano se non fosse il caso di inviare poliziotti in borghese e far ricorso a una forza multinazionale di pace.
Sembra purtroppo che l' errore più grave di tutta l' operazione internazionale sia stato limitarsi a garantire che le persone potessero votare.
Di per sé ciò costituiva già una grande sfida, perché la popolazione era minacciata e viveva nel terrore dal aprile.
La gente è andata a votare, era una giornata di sole e non dimenticherò mai quante persone sono venute a ringraziare noi, osservatori internazionali, per la nostra presenza.
Si è trattato purtroppo di una felicità molto breve: già all' indomani delle votazioni le milizie a Timor Est iniziavano a imperversare per le strade e nei villaggi e si aveva notizia che soprattutto il personale locale al servizio delle Nazioni Unite era vittima delle peggiori violenze e di uccisioni.
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Desidero ora aggiungere tre richieste a quelle già presentate in precedenza: in primo luogo, si devono richiedere le dimissioni di quei capi dell' esercito che abbiano preso parte a tali misfatti e di cui se ne abbia prova.
In secondo luogo, nel quadro del programma ECHO, gli aiuti umanitari vanno inviati nel più breve tempo possibile sul territorio e, naturalmente, tale operazione dovrà poi essere inserita in un programma di aiuti allo sviluppo a lungo termine.
In terzo luogo, dato che le milizie continuano a seminare terrore tra la popolazione, sarà indispensabile inviare osservatori delle organizzazioni internazionali in difesa dei diritti dell' uomo.
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<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Signor Presidente, desidero dire innanzitutto che in generale condivido gli interventi che ho ascoltato finora.
E' noto che Timor orientale è illegalmente occupata dall' Indonesia da circa 24 anni. Questo fatto ha determinato successive risoluzioni dell' ONU che chiedevano il ritiro dell' Indonesia e ribadivano il diritto all' autodeterminazione del popolo di Timor orientale.
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Anche la nostra Assemblea ha assunto in varie occasioni la stessa posizione.
In tutti questi anni le forze di occupazione indonesiane sono state causa di centinaia di migliaia di vittime e di incommensurabili sacrifici da parte della popolazione di Timor orientale, la quale non ha mai desistito da quella sua eroica lotta per la libertà e l' indipendenza che le merita tutta la nostra ammirazione.
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Poi, con l' accordo sottoscritto a New York fra Portogallo e Indonesia sotto l' egida delle Nazioni Unite, si è creduto di aver finalmente imboccato la strada che avrebbe portato alla soluzione di tutti i problemi.
E l' aliquota di partecipazione al referendum del 30 agosto, il 98,6 percento, nonché la schiacciante maggioranza del popolo di Timor orientale che si è espressa a favore dell' indipendenza, il 78 percento, sono dati che hanno dimostrato, in tutta evidenza, che la lotta dei timoresi merita il riconoscimento del mondo intero.
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Dopo la consultazione sia l' ONU che gli osservatori internazionali e le stesse autorità indonesiane hanno riconosciuto che le operazioni di voto si erano svolte in modo libero e corretto, nonostante le pressioni e la campagna d' intimidazione ad opera delle milizie unioniste, ma la verità è che quando i risultati sono stati resi pubblici, il terrore si è nuovamente impadronito di Timor orientale.
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Così quel popolo è tornato a soffrire ed è minacciato di genocidio.
Occorre quindi porre rimedio a questa situazione con la massima urgenza e recare soccorso, con tutti gli aiuti umanitari possibili, al popolo di Timor orientale.
E' necessario che sia le milizie che la polizia e l' esercito indonesiano cessino di intervenire seminando il terrore sul territorio.
Ma è anche indispensabile riconoscere che l' Indonesia non ha tenuto fede agli impegni assunti con l' accordo stipulato a New York, che prevedeva l' intervento del Consiglio di sicurezza dell' ONU mediante l' invio di un contingente di pace, con mandato specifico e durata definita, per garantire la sicurezza e la pace sul territorio ed evitare un nuovo genocidio.
Questa decisione si è fatta aspettare anche troppo!
Finalmente è stata presa, il Consiglio di sicurezza dell' ONU ha deciso di intervenire, ma gli incidenti continuano ed è urgente farli cessare: non possiamo procrastinare ulteriormente questo intervento.
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Le popolazioni che si trovano a Timor orientale, ma anche i deportati in altre zone dell' Indonesia, hanno bisogno di aiuto.
E' urgente provvedere al ritorno, in condizioni di sicurezza, di profughi e deportati alle loro case e far sì che le organizzazioni non governative, gli osservatori internazionali ed i giornalisti possano entrare al più presto a Timor orientale.
Come dice la nostra proposta ...
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(Il Presidente interrompe l' oratore)
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<SPEAKER ID=130 LANGUAGE="PT" NAME="Portas">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa discussione su Timor giunge a quattordici giorni dall' inizio del terrore, in una nuova fase della storia del territorio.
E' la prima osservazione che dobbiamo fare.
La rapidità con cui avviene il genocidio è incompatibile con la lentezza delle decisioni internazionali.
Non possiamo dimenticare che Timor orientale è stata vittima di due genocidi nel corso di venticinque anni: quello avvenuto al momento dell' occupazione e quello minuziosamente programmato per il referendum.
Due abbandoni in venticinque anni: quello del Portogallo nel 1974 e, finora, quello della comunità internazionale che non ha saputo onorare gli impegni assunti nei confronti del popolo timorese.
Due diaspore in venticinque anni: a suo tempo l' esilio di coloro che non hanno accettato l' invasore; ora l' esodo di quelli che hanno cercato di sfuggire al terrore.
Non vi è dunque tempo da perdere.
Il terrore a Timor è assoluto e noi portoghesi ci sentiamo particolarmente vicini a questo popolo che vediamo morire pregando e gemendo in portoghese.
<P>
Alla prima opportunità che è stata loro offerta, i timoresi sono scesi dalle montagne, sono usciti dalle loro case, sono andati in chiesa e si sono recati alle urne per riottenere, nella concordia, la loro libertà.
E' una lezione straordinaria per la pace e la tranquillità dell' Occidente questa, di un popolo che ancora crede nel ricorso alle urne come forma di libertà.
<P>
Ciò che è avvenuto dopo il referendum merita la più severa condanna.
Innanzitutto perché l' Indonesia ha messo in atto un piano di genocidio che non può lasciare dubbi sulla sua natura: genocidio demografico, perché centinaia di migliaia di timoresi sono stati spinti alla fuga; genocidio culturale, perché fin dal primo giorno del terrore il principale bersaglio, dal punto di vista delle istituzioni, è stata la Chiesa cattolica, sono stati i luoghi di culto, le sedi episcopali, i religiosi, le suore, i fedeli: in altre parole l' istituzione in cui tradizionalmente i timoresi riponevano la loro fiducia.
E non siamo ancora in grado di quantificare l' entità dello sterminio perché, come tutti sappiamo, sono stati costretti a lasciare Timor sia gli osservatori internazionali che gli ultimi giornalisti rimasti.
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Dobbiamo quindi trarre due conclusioni evidenti.
La prima, di cui è necessario che anche il Parlamento si renda conto, è che mai la colonizzazione portoghese ha fatto ai timoresi ciò di cui si è resa responsabile l' Indonesia.
Perciò la bandiera portoghese è amata a Timor mentre, per la stessa ragione, passerà molto tempo prima che la bandiera indonesiana torni ad esservi rispettata.
La seconda è che, se da un lato la decolonizzazione sotto il patrocinio del Portogallo è stata precipitosa, questa autodeterminazione, avvenuta sotto l' egida della comunità internazionale, ma delle cui conseguenze non ci si è preoccupati affatto, non ha risparmiato né sangue né vite umane.
Questo popolo ha sofferto due volte, sempre per colpa d' altri.
E per il semplice desiderio di essere libero.
<P>
E che dire del comportamento della comunità internazionale nei giorni che sono seguiti al terrore?
Pongo una domanda alla vostra coscienza: se i timoresi parlassero inglese o tedesco, la comunità internazionale avrebbe tardato così a lungo nel recar loro soccorso?
Se per il Kosovo non è stato necessario chiedere l' autorizzazione del Consiglio di sicurezza, né attendere il consenso di Milosevic, perché per Timor orientale dobbiamo aspettare il permesso del Consiglio di sicurezza ed ottenere l' assenso del signor Habibie?
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<P>
Se i timoresi fossero una minoranza politicamente corretta, l' aiuto dei governi sarebbe stato così lento?
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Ma il dramma dei timoresi, il loro peccato, è di essere pochi, poveri e cattolici... e di avere il petrolio, il che per talune potenze internazionali è un argomento troppo serio per essere lasciato nelle loro mani.
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Ho ancora due domande per la vostra coscienza.
Guardate l' elenco dei paesi che hanno appoggiato l' Indonesia in seno alle Nazioni Unite: Cuba, Iran, Iraq, Sudan.
Si è subito costituita la coalizione delle dittature per proteggere la libertà dei tiranni!
Quanto tempo ci è voluto perché si costituisse la coalizione delle democrazie?
E ancora: l' Unione europea ha appena deliberato un embargo di materiale militare per quattro mesi a carico degli indonesiani.
Ma che cosa sono quattro mesi dopo ventiquattro anni di vendita coercitiva di armi all' Indonesia, pur nella consapevolezza del genocidio in corso da ventiquattro anni a Timor?
<P>
Cari amici, onorevoli colleghi, ho quattro semplici richieste a nome del nostro gruppo che si espresso all' unanimità: immediato invio di una forza di pace internazionale a Timor; aiuti umanitari; tribunale penale per punire i criminali; sanzioni economiche e finanziarie.
<P>
Viva Timor orientale!
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<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, davanti agli occhi di tutto il mondo si è compiuta e si sta tuttora compiendo una vera tragedia che colpisce la popolazione di Timor orientale.
E' grazie al coraggio di diversi corrispondenti che l' opinione pubblica è a conoscenza di questi fatti.
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Il motivo delle attuali sofferenze di cui è vittima la popolazione di Timor orientale è chiaro: le milizie filoindonesiane cercano di soffocare nel sangue il desiderio di indipendenza politica espresso dalla stragrande maggioranza dei cittadini, negando il risultato del referendum tenuto il 30 agosto scorso.
Corresponsabili di questa ondata di violenza sono le unità dell' esercito presenti, nonché la polizia locale.
Ciò non significa però che i vertici dell' esercito e il governo indonesiano siano privi di colpe.
Infatti il governo è responsabile delle migliaia di morti, delle centinaia di migliaia di profughi e delle centinaia di migliaia di abitanti di Timor orientale deportati a Timor occidentale di cui si ha notizia.
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In un paese civilizzato la politica prevale sempre sulle armi; è la prima a comandare sulle seconde!
Anche il Presidente Habibie ha promesso che gli autori dei reati perpetrati di recente a Timor orientale saranno perseguiti penalmente.
Pertanto, nell' attesa dell' arrivo di una forza di pace sotto l' egida dell' ONU, Giacarta deve porre un freno alle violenze perpetrate dalle milizie.
Soltanto un intervento di questo tipo dimostrerebbe l' effettiva difesa degli interessi nazionali.
<P>
Ora che l' orgoglio nazionale indonesiano è messo così apertamente in discussione e scatena false emozioni in merito alla sovranità del paese, è opportuno pensare alla possibilità di ripristinare lo stato di diritto nelle Molucche.
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In seguito alle forti pressioni internazionali, alla fine il Presidente Habibie ha accettato l' intervento militare internazionale a Timor orientale.
La terribile situazione in cui versa la popolazione locale non tollera ulteriori indugi da parte del Consiglio di Sicurezza dell' ONU.
Inoltre Giacarta afferma ufficialmente di non voler porre condizioni ad una missione ad hoc.
In altri termini, la missione di pace dell' ONU può iniziare già in questi giorni a svolgere il proprio compito a Timor orientale.
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In considerazione dell' anarchia che regna a Timor orientale, soltanto un mandato militare forte può offrire una prospettiva politica alla popolazione locale a lungo terrorizzata. Anche in questo caso si rivelerà utile il già promesso sostegno finanziario dell' Unione europea.
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<SPEAKER ID=132 NAME="Speroni">
I tragici eventi di Timor orientale hanno dimostrato la pavidità e l' opportunismo della comunità internazionale.
Bisogna avere il coraggio, dopo il chiaro risultato del referendum, di applicare subito il principio di autodeterminazione dei popoli riconoscendo l' indipendenza di Timor orientale, senza aspettare la problematica concessione da parte indonesiana.
E' un invito che rivolgo soprattutto ai governi dei quindici paesi dell' Unione europea.
<P>
Oltretutto ciò farebbe sì che l' intervento di una forza internazionale di pace possa essere considerato non un' interferenza nei confronti della sovranità indonesiana, ma l' aiuto della comunità internazionale ad uno Stato indipendente e sovrano.
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<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="ES" NAME="Salafranca Sánchez-Neyra">
Signor Presidente, il martirio a Timor ha reso evidenti molte cose.
<P>
In primo luogo, l' inefficacia delle Nazioni Unite, cosa che, purtroppo, non costituisce una novità.
<P>
In secondo luogo, la paralisi e la passività della comunità internazionale, che in un primo momento non ha voluto complicare le sue relazioni con altre potenze della regione, di certo non troppo rispettose dei diritti umani.
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Il risultato è che il mondo intero ha dovuto rimanere impassibile di fronte all' attuazione di un "piano B" non molto diverso dall' operazione di pulizia etnica diretta da Milosevic.
E, oggi, il genocidio dei cristiani di Timor comincia ad essere documentato tanto quanto quello dei musulmani del Kosovo.
<P>
Nell' Unione europea, signor Presidente in carica del Consiglio, non possiamo, non dobbiamo - ed è stato detto proprio qui - avere due pesi e due misure per quanto riguarda gli interventi umanitari.
I diritti umani e il diritto alla vita non si devono predicare per una regione, un paese o un continente, ma devono avere carattere planetario o universale.
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Per questo bisogna plaudire al gesto coraggioso del Portogallo e di altri paesi come il Regno Unito e l' Australia.
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E' ora di agire.
E' tardi, troppo tardi, ma a livello dell' Unione europea, signor Presidente in carica del Consiglio, bisogna fare in modo che l' aiuto umanitario di 8 milioni di euro, a cui si riferiva il Ministro, signora Halonen, questa mattina, e quelli che seguiranno, arrivino immediatamente a destinazione.
<P>
In secondo luogo, l' Unione europea deve favorire l' invio urgente di un contingente internazionale che possa garantire la vita e i diritti della torturata e martirizzata popolazione di Timor e finalmente porre fine a quest' incubo.
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<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="FR" NAME="Naïr">
Signor Presidente, adesso lo sappiamo, quello che succede a Timor orientale è nello stesso tempo un crimine e una tragedia.
Lo abbiamo già detto.
Un crimine, in quanto l' occupazione coloniale indonesiana dura da 24 anni.
Le violazioni permanenti dei diritti dell' uomo, il terrore esercitato su un popolo pacifico, infelice ed inerme sono diventate cose di ordinaria amministrazione, ma esistono da 24 anni, l' ho visto con i miei occhi.
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L' ONU ha organizzato un referendum: 98 percento di votanti, oltre il 78 percento a favore dell' indipendenza.
E' stato un voto democratico, assolutamente trasparente.
Ora, invece di ritrovare la pace, il popolo timorese vive una vera e propria tragedia.
Stiamo assistendo ad una aggressione, caratterizzata da uno stato d' assedio, dell' Indonesia sulla sovranità di Timor orientale.
Secondo il diritto internazionale, da quando il popolo timorese ha scelto l' indipendenza, è di fatto sovrano sul suo territorio.
Esso diventa sovrano di diritto dal momento in cui si dota di istituzioni rappresentative scelte dal popolo stesso.
C' è un solo sovrano oggi a Timor orientale: il popolo timorese.
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I fatti che oltraggiano questo diritto, li conoscete: deportazione di oltre 80.000 persone a Timor occidentale, dove sono ammassate, ridotte alla fame, picchiate e prese in ostaggio dall' esercito indonesiano.
Terrore di massa ovunque.
I responsabili sono noti: le milizie, l' esercito e il potere civile indonesiano.
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Ci dicono che il governo del Presidente Habibie è prigioniero dell' esercito a Giacarta, che lo Stato maggiore non controlla più le truppe di Timor orientale, che le milizie avanzano da ogni parte.
Ma allora vi chiedo, onorevoli colleghi, chi è responsabile?
Se non lo è più il governo civile, allora dobbiamo denunciare un colpo di Stato bianco in Indonesia.
Se non è l' esercito, allora dobbiamo denunciare la scomparsa di ogni istituzione rappresentativa in questo paese.
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Le misure da prendere sono evidenti.
L' ONU deve intervenire in osservanza del capitolo 7.
L' ONU deve definire la composizione della forza d' intervento.
L' esercito indonesiano deve ritirarsi da Timor orientale.
Le milizie devono essere disarmate.
E bisogna chiaramente ritenere lo Stato indonesiano responsabile dei suoi attuali indugi.
Occorre costituire una commissione internazionale sulle violenze a Timor orientale e trascinare gli autori dei crimini davanti al Tribunale penale internazionale.
Bisogna subordinare tutti gli scambi con l' Indonesia al ripristino definitivo della pace a Timor.
E' necessario dare al popolo timorese i mezzi per costituirsi in Stato indipendente e riconoscere tale Stato.
In questa tragedia non si tratta, signor Presidente, di diritto d' ingerenza.
Piuttosto, del rispetto del diritto internazionale.
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<SPEAKER ID=135 NAME="Presidente">
Mi rendo conto che la discussione suscita profonde emozioni, ma vi sarei grato se cercaste di attenervi al tempo assegnato.
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<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
Signor Presidente, posso inserire questa discussione nel giusto contesto?
In seguito all' invasione indonesiana nel 1976, le Nazioni Unite non hanno riconosciuto la sovranità dell' Indonesia su Timor orientale.
Vediamo di tenere conto di questo, tanto per iniziare.
Soltanto l' Australia l' ha riconosciuta e persino questo paese, dopo un certo periodo, ha capito di aver commesso un errore, pertanto, dal punto di vista giuridico, non era necessario chiedere il permesso per inviare una forza internazionale di pace.
Tuttavia lo abbiamo fatto.
Ed ora, finalmente, è arrivata l' autorizzazione.
Ma quando entrerà nel paese?
Si spera questo fine settimana.
Chi la guiderà?
Si spera non gli indonesiani.
Ho appreso stamattina dalla televisione che una fazione all' interno dell' esercito indonesiano ha davvero affermato di voler guidare la forza multinazionale di pace!
Per fortuna, il Ministro degli esteri aveva idee diverse, ma naturalmente in questo momento è in corso una guerra di tutti contro tutti.
In ogni caso, a prescindere da chi la guiderà, la forza di pace deve entrare nel paese ora, immediatamente, prima che si debba assistere ad altre atrocità.
<P>
Ne avvengono ogni giorno.
Chiese e scuole bruciate.
Persone trucidate.
Ieri ho appreso di una suora a cui era stato detto che sarebbe stata portata in salvo, ma di non guardare la chiesa.
Lei ha cercato di guardare e ha visto sangue filtrare attraverso la porta della chiesa, sangue di donne, bambini e sacerdoti.
Che cosa avevano fatto?
Niente.
E non si è trattato di un incidente isolato.
Il personale dell' ONU è stato attaccato mentre tentava di portare aiuti alimentari e l' esercito è rimasto semplicemente a guardare.
Se non si può fare arrivare cibo né soccorso, ci sarà una catastrofe umanitaria, non solo a Timor orientale ma anche a Timor occidentale.
<P>
L' ultima notizia è che alcuni profughi sono stati imbarcati su navi ed è stato detto loro che venivano portati in salvo.
Le navi sono poi ritornate senza passeggeri a bordo.
Chiunque chiamerebbe questo genocidio.
<P>
<P>
Ecco il motivo per cui dobbiamo istituire un tribunale per i crimini di guerra: per rendere giustizia a queste persone.
<P>
Che altro si può fare?
Un embargo sulle armi, sì, ma avremmo dovuto provvedervi prima.
Si sarebbe dovuta annullare da tempo la fornitura di jet Hawk dalla Gran Bretagna.
Sono lieto che ora sia stata annullata, ma è troppo tardi.
La forza di pace deve entrare subito nel paese.
Gli aiuti umanitari nonché osservatori che garantiscano il rispetto dei diritti umani a Timor occidentale e Timor orientale devono arrivare immediatamente, ma ancora più importante è che il governo indonesiano sia chiamato a rispondere delle proprie azioni.
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<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="ES" NAME="Knörr Borràs">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori ospiti, come deputato dei Paesi baschi voglio sperare che far sentire la nostra voce per chiedere intervento e aiuto a favore di Timor possa costituire un passo avanti verso la fine non solo delle carneficine per mano di individui protetti dai militari indonesiani, ma soprattutto dell' ipocrisia che sta alla base della politica internazionale.
<P>
Dobbiamo smetterla di fare distinzione fra dittature cattive e dittature buone, dobbiamo rinunciare alla teoria secondo cui "è un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana" - e le chiedo scusa, signor Presidente.
<P>
Basta con la dottrina del male minore, in base alla quale pare che si possano calpestare i diritti di pochi per preservare la sicurezza di determinate zone a cui le potenze sono interessate per ragioni geostrategiche.
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Dobbiamo respingere il criterio per cui la velocità di intervento dipende dalla quantità di riserve di petrolio nel sottosuolo.
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Ma guardiamo anche all' interno dei nostri confini.
Guardiamo noi stessi.
Nell' Unione europea, stiamo vivendo due conflitti, in Irlanda e nei Paesi baschi, la cui soluzione è ostacolata da interessi politici ed elettorali di partito.
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La pace, i diritti umani e la prosperità, dentro e fuori l' Unione europea, non possono aspettare per giorni, settimane ed anni che ci mettiamo d' accordo.
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Spero che riusciremo a capirlo una volta per tutte.
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<SPEAKER ID=138 LANGUAGE="EN" NAME="Manisco">
Signor Presidente, non è per spirito di sterile recriminazione, ma perché siamo preoccupati ed allarmati dal modo in cui evolve la situazione che ci sentiamo obbligati a ricordare e sottolineare la responsabilità diretta e indiretta degli Stati Uniti d' America per i massacri e la pulizia etnica che proseguono senza tregua in questo stesso momento a Timor orientale.
Abbiamo condiviso il sollievo provato da molti quando l' Amministrazione Clinton, con un evidente voltafaccia, ha infine criticato il governo di Giakarta e consentito alle Nazioni Unite di assumere il controllo della crisi.
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Chiunque in quest' Aula non abbia familiarità con il ruolo svolto da Washington nelle tragedie che si sono scatenate in Indonesia e a Timor, a partire dal 1966 fino all' ultimo genocidio perpetrato dall' esercito il 30 agosto, dovrebbe leggere l' analisi pubblicata oggi sul Washington Post e sull' Herald Tribune con un titolo a caratteri cubitali: Pentagon defends Indonesian military contacts as useful.
Ci viene ricordata la stretta amicizia personale tra il Presidente dei Capi di stato maggiore degli Stati Uniti, generale Henry Shelton, e il macellaio di Giakarta, generale Wiranto.
Il militare di più alto grado negli Stati Uniti favorisce e incoraggia la violenza a Timor orientale e lunedì scorso ha ordinato al suo amico indonesiano di accettare l' invio di una forza internazionale di pace.
La signora Halonen ha dichiarato stamattina che il terrore scatenato il 30 agosto ha colto il Consiglio di sorpresa.
Vorremmo suggerire che, onde evitare altre sorprese in futuro, Consiglio e Parlamento seguano da vicino la missione di pace delle Nazioni Unite, il piano europeo di aiuti umanitari, i dettagli di qualsiasi programma attuale o futuro destinato a porre fine alle sofferenze della popolazione timorese e a garantire la piena indipendenza e sovranità del paese, libero da ogni minaccia, interferenza o pressione da parte dell' esercito indonesiano e dei loro mentori americani.
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<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="DE" NAME="Sichrovsky">
Signor Presidente, è ovvio che siamo tenuti a sostenere gli sforzi della popolazione di Timor orientale sulla strada dell' indipendenza e della democrazia.
Ma che forma deve assumere tale sostegno?
Come europei non possiamo intervenire in un conflitto nell' Asia sudorientale volendo fungere da puri maestri.
In questo modo non otteniamo la fiducia di coloro che in Asia potrebbero essere partner importanti nel processo di democratizzazione del paese.
Soprattutto non può certo essere obiettivo dell' Europa una disintegrazione e una balcanizzazione dell' Asia sudorientale.
Così, per quanto sia una domanda spiacevole, l' articolo di fondo dell' Herald Tribune di oggi chiede "Who are these Western crusaders to be lecturing the Asians?" .
La nostra responsabilità a livello europeo consiste nel sostenere uno sviluppo democratico da cui derivi nel contempo un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
<P>
Forse noi europei dobbiamo innanzitutto imparare come si sostiene la popolazione di un paese straniero sulla strada dell' indipendenza, ma anche nella ricerca di una forma di società democratica.
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<SPEAKER ID=140 LANGUAGE="PT" NAME="Pacheco Pereira">
Signor Presidente, in primo luogo, in veste di membro della missione inviata dal Parlamento europeo a Timor in occasione del referendum, vorrei fornire un piccolo dato testimoniale, in modo che tutti comprendano ciò che è accaduto sull' isola.
Praticamente tutti gli edifici che hanno ospitato la delegazione del Parlamento - le case in cui abbiamo dormito, i locali in cui abbiamo mangiato, le sale in cui ci siamo riuniti - sono oggi distrutti.
Forse ciò consentirà di comprendere la gravità degli avvenimenti che si sono abbattuti su Timor orientale.
<P>
In secondo luogo, dal punto di vista politico, vi sono vari aspetti decisivi per la nostra azione in quanto comunità internazionale.
La comunità internazionale infatti non è un' astrazione, siamo noi stessi.
Il primo di tali aspetti è la chiara consapevolezza che a Timor non è in corso una guerra civile.
L' Indonesia ha tentato di accreditare questa versione dei fatti, e se non ci è riuscita è perché sull' isola vi erano giornalisti ed osservatori internazionali.
Non vi è guerra civile a Timor.
Vi è un conflitto fra l' esercito indonesiano e la sua longa manu, le milizie, e la maggioranza della popolazione di Timor.
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Secondo aspetto: a Timor non vi è, non vi è mai stato, un problema di controllo della situazione dal punto di vista della pace e della sicurezza da parte dell' esercito indonesiano.
Abbiamo potuto renderci conto di persona che, se volesse, l' esercito indonesiano sarebbe perfettamente in grado di tenere sotto controllo la situazione ed assicurare la pace e la sicurezza sul territorio.
Ma il fatto è che l' esercito non solo non ha voluto far questo, ma ha addirittura preso parte al conflitto.
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In ultimo un' osservazione molto importante per il futuro: la questione di Timor orientale non troverà soluzione semplicemente grazie alla decisione del Consiglio di sicurezza di inviare un contingente di pace sull' isola.
Occorre prendere coscienza del fatto - e noi parliamo con cognizione di causa - che la forza internazionale incontrerà un' opposizione e probabilmente verrà a trovarsi in una situazione di conflitto più grave di quella incontrata in Kosovo.
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E' quindi necessaria una forte volontà politica per consentire alla comunità internazionale di compiere i passi che risulteranno necessari, senza cedere ad eventuali condizioni poste dall' Indonesia a proposito dell' intervento del contingente di pace ed assicurare, qualsiasi sia il grado di conflittualità sul territorio, la pace e la sicurezza dei timoresi, nonché gli aiuti umanitari e lo sviluppo di cui Timor ha tanto bisogno.
Quest' ultimo aspetto riguardante la volontà politica è decisivo perché malauguratamente continueremo a sentir parlare di Timor molto più a lungo di quanto probabilmente desidereremmo.
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<SPEAKER ID=141 LANGUAGE="EN" NAME="Schori">
"Che si viva in Africa o nell' Europa centrale o in qualsiasi altro paese, se qualcuno persegue civili innocenti e tenta di ucciderli in massa a causa della loro razza, della loro origine etnica o della loro religione e noi siamo in grado di fermarlo, lo fermeremo".
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Sono parole del Presidente Clinton, che si riferiva al Kosovo.
Ma devono valere anche per Timor orientale, che a questo punto assurge a banco di prova morale per l' intera comunità internazionale.
E' una questione di diritti umani, aspetti umanitari, politica, diritto internazionale, ma anche di economia e di credibilità.
Se non contribuiremo a risolvere la tragedia di Timor orientale, il messaggio lanciato alla popolazione dell' isola e ad altri popoli ancora sarà questo: la democrazia è sinonimo di morte.
L' esercizio democratico con il sostegno del mondo esterno e delle Nazioni Unite conduce a massacri generalizzati e inarrestabili; è quindi in gioco la credibilità del resto del mondo.
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Sul piano economico, il gruppo socialista chiede già da tempo che la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale varino sanzioni contro il regime di Giacarta.
Non mi riferisco, ovviamente, agli aiuti umanitari o agli aiuti ai movimenti democratici.
Solitamente, in contesti finanziari non ci si fanno scrupoli di ordine politico.
Già all' epoca dell' imperatore Vespasiano, che aveva introdotto un' imposta sui servizi igienici, si soleva dire pecunia non olet.
Ma gli aiuti miliardari al regime indonesiano hanno un pessimo odore, e vanno bloccati!
E così è accaduto.
La lezione della tragedia di Timor orientale è che la politica e l' economia sono interconnesse, e che la comune appartenenza al genere umano e la tutela della credibilità impongono interventi umanitari dall' esterno.
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<SPEAKER ID=142 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, quanto sta accadendo era stato previsto ben prima del referendum.
La popolazione di Timor orientale è stata incoraggiata dalle Nazioni Unite ad esporsi ed esercitare il proprio diritto democratico di voto ed è ora perseguitata per averlo fatto.
La comunità internazionale è stata avvertita con buon anticipo.
Che cosa ha fatto durante le ultime due settimane?
E' rimasta seduta a girarsi i pollici, aspettando un invito dall' Indonesia, il paese che occupa illegalmente Timor orientale da 25 anni, il cui Ministro degli esteri ha risposto con un gesto sprezzante quando la questione è stata sollevata in seno all' Assemblea generale dell' ONU.
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Un terzo della popolazione è stato massacrato e noi stiamo qui ad aspettare l' invito dell' Indonesia.
L' ipocrisia del Presidente Clinton, già evidenziata quest' oggi, è inaccettabile.
Il magnifico nuovo governo di Tony Blair, con la sua politica estera improntata all' etica, ha continuato ad inviare armi all' Indonesia.
Ci sono gli ipocriti, le cosiddette forze di polizia morale del mondo, che mettono il profitto prima delle persone.
E questo è del tutto inaccettabile.
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Ciò che vogliamo vedere ora è il totale embargo imposto sulle armi all' Indonesia ed anche un embargo economico.
Vogliamo una forza internazionale di pace.
Vogliamo l' indipendenza per i cittadini di Timor orientale, che è un loro diritto democratico.
Vogliamo porre fine alla tirannia imposta alla popolazione di Timor orientale negli ultimi 25 anni con l' aiuto dei paesi dell' Unione europea, dell' America e di tutti gli ipocriti che vogliono vendere armi ai tiranni in Indonesia e in altri paesi del mondo.
Tutto questo deve finire.
Bisogna porre fine all' ipocrisia dell' industria degli armamenti dell' Unione europea: questo è il migliore esempio che abbiamo avuto finora delle conseguenze che possono derivarne.
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<SPEAKER ID=143 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine">
<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="FR" NAME="Dell' Alba">
<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="DE" NAME="Jarzembowski">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, una cosa è guardare indietro, ed è certamente utile, e altro è guardare subito avanti.
Non illudiamoci.
Anche se forse durante il fine settimana arriveranno truppe dell' ONU, senza la cooperazione dell' esercito indonesiano e delle istituzioni statali non riusciremo a raggiungere in tempi brevi la pace.
Infatti le bande di saccheggiatori che continuano a devastare Timor orientale e l' esercito ancora presente sul posto non possono essere tenuti in scacco dai sei o ottomila uomini delle truppe ONU.
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I profughi timoresi fuggiti nella parte occidentale dell' isola devono avere la possibilità di tornare a casa.
A Timor occidentale, dove si trovano adesso, devono ricevere protezione.
Pertanto dobbiamo inviare un segnale chiaro a coloro che ricoprono ruoli di responsabilità in Indonesia.
Non sono più sicuro che il governo possa ancora far fronte alle proprie responsabilità e mantenere la situazione sotto controllo.
Forse è l' esercito a comandare.
Dobbiamo ribadire a tutti i responsabili che se non si verificherà in tempi brevi un cambio di rotta nella politica indonesiana, saremo costretti - e mi rivolgo a Consiglio e Commissione - a passare a serie minacce con tutti i mezzi in nostro potere a livello economico per indurre i responsabili indonesiani alla cooperazione.
Altrimenti, nonostante la presenza di truppe ONU sul posto, continueremo ad assistere a massacri e deportazioni.
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E' pertanto necessario che oggi inviamo un segnale chiaro.
L' Indonesia ha ancora l' opportunità di intrattenere con noi buoni rapporti nei prossimi anni.
Tuttavia, se non modifica la sua politica, non troverà più alcun partner in Europa, finché saranno al potere i responsabili della situazione attuale, si tratti dell' esercito, del parlamento o del governo.
Ci appelliamo inoltre al Consiglio, affinché in questi giorni invii insieme agli Stati membri segnali chiari ai responsabili indonesiani.
E' importante che essi cooperino, altrimenti il contingente di pace dell' ONU non serve a niente.
Ci occorre un' azione decisa dell' Europa, da parte di Consiglio, Commissione e Parlamento.
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<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="PT" NAME="Candal">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sul problema di Timor vi è in Aula una certa unanimità di punti di vista, seppure con sfumature forse diverse.
Poiché sono stato uno dei membri della missione parlamentare di osservatori che si è recata a Timor, utilizzerò comunque questo tempo di parola, anche se solo in parte.
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Tengo a dirvi che abbiamo svolto il nostro compito tenendo alto il nome del Parlamento europeo. La nostra è stata forse la delegazione che ha viaggiato di più sull' isola (abbiamo percorso 200 chilometri fino all' estrema punta orientale) e che ha controllato il maggior numero di sezioni elettorali.
Il nostro lavoro a Timor ci è stato molto utile e ci consente oggi di portarvi queste informazioni che in realtà, lasciando l' isola, speravamo di potervi presentare in tutt' altra luce. Un lavoro a favore dei timoresi che, almeno in quel momento, si sono sentiti appoggiati e a cui non dovremo far mancare il nostro aiuto in futuro.
<P>
Lo spettacolo del referendum è stato davvero impressionante!
Non si vedeva nessuno per le strade, l' intera popolazione presidiava compatta le urne, dimostrando civismo, coraggio, senso democratico e amore per la libertà.
E' stato entusiasmante assistere a questo spettacolo per chi si considera, con fierezza, sostenitore della democrazia.
<P>
I timoresi hanno dato vita a un fiore, un castello di speranze che, d' improvviso, in un soffio di violenza, è stato rovesciato e distrutto nel sangue, nella crudeltà, nella morte.
Ancora una volta sono i timoresi stessi e non i politici, con il loro grido ed il loro dolore, a richiamare l' attenzione del mondo sulla loro giusta causa.
E penso che questa volta Timor non sarà nuovamente dimenticata e che quel crescendo di voci a sostegno del suo popolo martire ed eroico non si attenuerà se non con il raggiungimento della libertà, quando Timor potrà assicurare alla sua gente felicità e progresso.
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<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="PT" NAME="Nogueira Román">
Signor Presidente, come deputato della Galizia desidero esprimere la mia solidarietà nei confronti del popolo di Timor, la mia assoluta condanna della repressione genocida da parte dell' Indonesia e la comunanza di pensiero con tutti coloro che riconoscono il diritto all' autodeterminazione dei timoresi, che si sono ora dichiarati a favore dell' indipendenza.
<P>
Chiedo che le Istituzioni dell' Unione europea appoggino l' invio urgentissimo di una forte missione civile e di un contingente di pace dell' ONU proporzionato alla gravità della situazione, per far sì che Timor si costituisca in Stato indipendente.
Questo processo non sarà breve e per tutto il tempo necessario l' ONU dovrà assicurare un sostegno sicuro e l' Unione europea un aiuto politico ed economico imprescindibile.
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Alla luce delle loro precise responsabilità storiche, il dovere dell' ONU e dell' Unione europea di proteggere Timor si riferisce non solo all' attuale aggressione, ma anche alle future minacce da parte dell' Indonesia.
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<SPEAKER ID=148 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden">
Signor Presidente, ho iniziato la mia carriera militare come ufficiale dell' esercito britannico a metà degli anni sessanta, impegnato in operazioni militari contro l' esercito indonesiano nel Borneo, in difesa dell' allora nuovo Stato della Malesia.
Forse è appropriato che ora inizi la mia carriera parlamentare intervenendo su fatti che riguardano l' Indonesia e un altro Stato in fase di creazione, Timor orientale.
<P>
Sono passate più di due settimane dal referendum a Timor orientale.
L' esito del referendum e le terribili conseguenze erano prevedibili.
Eppure la comunità internazionale, con alcune eccezioni, sembra essere stata colta di sorpresa dal modo in cui si è evoluta questa tragedia.
E' abbastanza chiaro che era necessario esercitare pressioni internazionali sull' Indonesia e molti di noi hanno chiesto la tempestiva sospensione dell' assistenza finanziaria della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale nonché la sospensione delle esportazioni di armi e della cooperazione militare.
Accogliamo quindi con favore la posizione comune adottata, seppure in ritardo, dal Consiglio "Affari generali".
Se si fosse intervenuti prima con un' azione risoluta, forse la reazione delle autorità indonesiane sarebbe stata diversa.
<P>
L' esigenza immediata è ora il rapido spiegamento di una forza di pace e la consegna degli aiuti umanitari.
Non considero necessariamente opportuno che gli europei reagiscano militarmente a crisi in zone lontane dai loro confini.
Ma la crisi a Timor orientale ha evidenziato le difficoltà degli europei nel predisporre una nuova missione di pace.
Il fatto è che, anche se fosse auspicabile, i margini per tale intervento sono ridotti.
Le capacità sono limitate.
Gli Stati membri dell' Unione non spendono abbastanza per le loro forze armate e ciò che spendono è spesso speso male.
Nel corso degli anni, il Regno Unito ha sviluppato una capacità militare estremamente efficace, eppure le forze armate del Regno Unito sono ora disperatamente insufficienti e la maggior parte degli Stati membri dell' Unione europea stanzia per la difesa una quota del proprio PIL ancora minore del Regno Unito.
<P>
Il contributo più utile che può apportare l' Unione europea in una situazione come quella di Timor orientale ha maggiori probabilità di essere civile che militare.
Su questo dovremmo concentrare le nostre forze.
Abbiamo appreso dalla signora Halonen che è stato chiesto alla Commissione di preparare un programma socioeconomico per il rafforzamento delle istituzioni a Timor orientale.
Questa iniziativa è bene accetta, ma per garantirne l' efficacia, il programma dev' essere attuato quanto prima, non appena le condizioni di sicurezza lo consentano, e dovrà essere coordinato con i contributi di altre istituzioni e di altri paesi e gestito con grande attenzione.
<P>
Infine, vi è un altro aspetto di questa tragedia che non dobbiamo dimenticare.
Nel corso delle ultime settimane sono stati commessi i crimini più atroci contro cittadini timoresi e persone provenienti da altri paesi: i responsabili devono essere chiamati a risponderne.
<P>
<SPEAKER ID=149 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Berg">
Signor Presidente, in considerazione dei legami che uniscono Paesi Bassi ed Indonesia, sottolineo innanzitutto che mi ha meravigliato come, a livello di ordine giuridico internazionale e della sua difesa da parte del Consiglio di Sicurezza, le istituzioni preposte a mantenere tale ordine si siano ancora una volta dimostrate tanto ingenue.
Tutti sanno che in Indonesia il potere è in mano ad ampi e complessi vertici militari, coperti da partiti solo all' apparenza politici.
Tutti sanno che i militari indonesiani non intendevano bloccare le milizie, anzi hanno contribuito attivamente ad orchestrare le azioni che sono state condotte negli scorsi giorni.
Ciononostante, nell' attesa che l' Indonesia si comportasse in maniera corretta, il mondo si è permesso di argomentare ad un livello squisitamente giuridico.
Tale ingenuità sa quasi di provocazione e dovrebbe costituire un insegnamento per come agire in situazioni analoghe.
Questo è il primo punto su cui desideravo richiamare l' attenzione.
<P>
Ecco il secondo punto: vorrei lanciare un appello urgente al Parlamento europeo affinché, quando affronta la questione indonesiana, tracci una netta distinzione tra il regime militare in Indonesia, le elezioni che sono state tenute e che rispecchiano un lungo e radicale processo di trasformazione appena iniziato in un paese enorme, di cui Timor orientale costituisce soltanto una piccolissima parte, e le atroci sofferenze del popolo indonesiano.
<P>
Dobbiamo dare tutto il nostro appoggio agli abitanti di Timor orientale - e in tal senso sono favorevole sia alle sanzioni sia alla risoluzione -; lo stesso dobbiamo fare con il popolo indonesiano.
Dobbiamo offrire aiuti non solo umanitari, ma anche di altro tipo, ad esempio per costruire una società democratica.
Infatti sarebbe un errore clamoroso abbandonare a sé la popolazione nelle tante regioni che compongono l' arcipelago indonesiano.
A mio giudizio, il modo migliore per dare un sostegno agli abitanti di Timor orientale consiste nel dare il nostro appoggio al popolo indonesiano, in quanto entrambi hanno bisogno di democrazia e di un ordine giuridico internazionale ed il Parlamento europeo deve essere a disposizione di entrambi.
<P>
<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="EN" NAME="Deva">
Signor Presidente, questa discussione si svolge al momento opportuno.
Mentre parliamo, il Consiglio di sicurezza dell' ONU sta approvando una risoluzione in forza dell' articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite per consentire l' invio a Timor orientale di una forza di pace sotto il comando australiano.
E' in ritardo di due settimane.
Regno Unito, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Canada, Filippine e Tailandia si sono ora impegnati a costituire la forza di pace con uomini e materiale.
Sono in ritardo.
Cina, Russia, Corea del Sud e Malesia hanno dichiarato la loro intenzione di partecipare.
Anch' essi sono in ritardo.
La comunità internazionale si è finalmente svegliata.
Come al solito, e come sempre sarà, offrendo troppo poco e troppo tardi.
<P>
In seguito al referendum a Timor orientale sono state trucidate 10.000 persone per aver votato a favore dell' indipendenza.
300 000 persone, tra cui bambini, su una popolazione totale di 800.000 individui, sono state sfollate e private della propria casa, costrette a nascondersi nella giungla senza soccorsi, cibo né servizi sanitari.
Ciò che mi stupisce è che la comunità internazionale e le Nazioni Unite non riescano mai ad imparare, a prevenire, da esperienze come quelle vissute in Somalia, Ruanda, Bosnia, Kosovo e ora Timor orientale.
Che cos' è che non funziona?
Eppure molto spesso si fa appello alla comunità internazionale affinché ponga rimedio ai disastri compiuti da brutali tiranni, le cosiddette pulizie etniche e i genocidi di qualche dittatore.
Ai sensi della Convenzione di Montevideo, il diritto internazionale ci impone di riconoscere questi regimi brutali come Stati sovrani indipendenti.
Forse dovremmo riesaminare questa definizione, promuovere un dibattito a livello internazionale e chiederci se democrazie come le nostre dovrebbero accordare pari riconoscimento, trattamento e rispetto ai regimi in qualsiasi parte del mondo che rifiutano la democrazia e lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e il buon governo.
Senza dubbio è tempo di differenziare, ridefinire, irrigidire i criteri che applichiamo per concedere gli aiuti.
Se il buon governo è una condizione essenziale per poter fruire di aiuti allo sviluppo, perché il buon governo non dovrebbe essere un criterio fondamentale anche per il riconoscimento internazionale, le relazioni bilaterali e lo sviluppo degli scambi?
Il Fondo monetario internazionale ha recentemente applicato questo criterio in Indonesia ed è ora che venga applicato anche dagli Stati membri dell' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="EN" NAME="Ford">
Signor Presidente, il Consiglio ci ha informati stamattina che Timor orientale merita il nostro pieno sostegno.
Ci è stato detto che gli osservatori da noi inviati hanno avuto un ruolo cruciale per il successo del referendum, quando la popolazione di Timor orientale ha pronunciato un sonoro ed ampio "sì" all' indipendenza.
Il Consiglio ha riferito che la Commissione sta preparando un programma di assistenza socioeconomica per Timor orientale indipendente. Naturalmente accogliamo tutte queste iniziative con grande favore.
Ma la signora Halonen ha anche affermato di essere stata colta di sorpresa dal terrore scatenatosi dopo il referendum.
Mi stupisce che sia stata colta di sorpresa.
Ero a Giakarta in agosto, in veste di rappresentante speciale del PSNU per collaborare con il parlamento indonesiano, il DPRK, alla redazione di una nuova normativa per tale parlamento.
Allora è risultato chiaro a me e, quel che più conta, a chiunque si trovasse a Giakarta, innanzitutto che ci sarebbe stato un clamoroso sì al referendum e poi che l' esercito, o almeno una grossa parte dell' esercito, avrebbe tentato di sovvertire il processo d' indipendenza scatenando ed incoraggiando un clima di terrore.
Lo abbiamo visto succedere, e non capisco perché siamo così sorpresi.
<P>
Sono favorevole alla forza di pace.
Sono favorevole all' invio di aiuti umanitari per assistere i 200 000 - 400 000 profughi.
Sono compiaciuto del fatto che saranno resi disponibili 8 milioni di euro per tali aiuti umanitari.
Ma devono essere consegnati al più presto.
Posso accettare che per il momento debbano essere forniti per via aerea.
Apprendiamo che saranno lanciati da elicotteri da 1 500 metri di altezza.
Ma ricorderete che gli aiuti che abbiamo visto sollevarsi in aria per poi essere lanciati a gruppi di profughi curdi non hanno avuto grande successo.
Se ricordo bene, alcuni profughi furono addirittura uccisi.
Non appena possibile gli aiuti devono essere consegnati a terra.
Dobbiamo garantire che ciò sia possibile entro pochi giorni, non settimane.
<P>
Sono d' accordo sulla necessità di imporre un embargo sulle armi.
Dobbiamo sospendere la vendita di armi all' Indonesia e accolgo con favore il divieto imposto per quattro mesi.
E' possibile che si debba prolungare, ma allo stesso tempo è necessario aiutare anche gli indonesiani, fornendo l' assistenza necessaria a garantire che la fragile democrazia eletta in occasione delle ultime elezioni generali sia in grado di insediarsi.
Se non lo faremo, a novembre o dicembre affronteremo una discussione assai simile a questa sull' Indonesia e ci diremo a vicenda che sapevamo che alla fine ci sarebbero state solo lacrime.
<P>
<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="NL" NAME="Maij-Weggen">
Signor Presidente, il referendum tenuto a Timor orientale sotto la responsabilità dell' ONU è sfociato in una tragedia.
Quando, dopo oltre venti anni di violenze e di repressione, la popolazione ha finalmente potuto scegliere il proprio futuro, la libera scelta a favore dell' indipendenza è stata punita con una brutalità senza pari.
Con uccisioni, incendi e deportazioni le milizie proindonesiane hanno trascinato il paese in un caos caratterizzato da saccheggi e rovine bruciate, come tutti abbiamo potuto vedere.
<P>
L' esercito indonesiano non è intervenuto per proteggere la popolazione.
L' ONU, le ONG, gli osservatori erano impotenti.
Anche tra le loro file si sono registrati morti e feriti.
Io faccio parte della schiera di persone che conoscono bene l' Indonesia.
In qualità di rappresentante di un paese che per 300 anni ha guidato un regime coloniale stento a rivolgermi con durezza all' Indonesia, ma i recenti avvenimenti mi spingono a formulare un' aperta critica e dure accuse al governo e all' esercito indonesiani.
<P>
Ciò che è accaduto a Timor orientale è grave; pertanto bisogna adottare con urgenza le sanzioni del caso e intervenire con un' azione internazionale.
Nel frattempo, alcune sanzioni sono state approvate, anche da parte dell' Unione europea, ed esprimo il mio pieno appoggio al riguardo.
Deploro che, all' interno del Consiglio, Francia e Paesi Bassi abbiano cercato di opporsi all' embargo sulle forniture di armi e mi congratulo con la Presidenza finlandese per essere riuscita ad imporre tale provvedimento.
<P>
Il secondo passo che occorre intraprendere consiste nell' inviare una forza internazionale di pace, composta magari da elementi provenienti da quella regione, in modo da proteggere la popolazione e da poter tradurre in realtà l' indipendenza di Timor orientale.
<P>
Il terzo passo è rappresentato dall' istituzione di un tribunale per punire gli autori delle violenze e per fare giustizia.
<P>
Il quarto passo è rappresentato dagli aiuti da fornire alla regione, perché, una volta diventata indipendente - come sicuramente accadrà -, Timor orientale avrà bisogno di moltissimi aiuti, che noi dobbiamo concedere con generosità.

<P>
Infine, la violenza delle milizie indonesiane non riguarda soltanto Timor orientale, visto che tali formazioni uccidono e compiono saccheggi anche nelle Molucche, ad Atjeh e ad Irian Jaya.
Soprattutto nelle Molucche centinaia di persone, in particolare cristiani, sono state ammazzate.
La scorsa settimana, olandesi originari delle Molucche hanno manifestato con grande dignità a Bruxelles.
A nostro giudizio, dobbiamo rivolgere l' attenzione anche a quanto accade in tale area.
Siamo dell' opinione che, se non verrà posto un freno alle uccisioni perpetrate anche nelle altre regioni e se il governo indonesiano non offrirà alcuna protezione, l' ONU dovrà intervenire pure in altre zone dell' Indonesia.
<P>
Signor Presidente, in Indonesia sono in gioco i diritti dell' uomo e la democrazia: in qualità di comunità internazionale siamo tenuti ad agire!
<P>
<SPEAKER ID=153 NAME="Fava">
Signor Presidente, leggo alcune righe: nel 1975 l' Indonesia ha preso il controllo di Timor dando avvio a un' oppressione che ha portato alla scomparsa di un terzo della popolazione per fame, epidemia e guerra e per il terrore instaurato.
Non è una didascalia giornalistica, non è un riepilogo, è la dichiarazione che annunciava l' attribuzione del premio Nobel, l' 11 novembre del 1996, a Ximenes Belo e a José Ramos Horta.
<P>
Intendo dire che è già storia l' olocausto che ha portato alla morte di 250 mila esseri umani a Timor orientale, gli ultimi diecimila nelle scorse settimane.
Rispetto a questo olocausto credo che la nostra Istituzione e nessun cittadino europeo si possa permettere il lusso dello stupore: non ne abbiamo il diritto, abbiamo perso definitivamente la nostra innocenza.
Per molto tempo la comunità internazionale ha permesso che sopravvivessero le cosiddette dittature di sviluppo, dall' Indonesia al Cile dei Chicago Boys, alla Cina, alla Corea, quei paesi in cui in nome della macroeconomia abbiamo tollerato che le ragioni del mercato prevalessero sulle ragioni dei diritti umani.
Abbiamo tollerato l' intolleranza e la violenza.
<P>
Vorrei che alla responsabilità della comunità internazionale non si aggiungesse adesso la nostra responsabilità.
Sono felice che il Consiglio abbia deciso una posizione comune, un embargo simbolico di quattro mesi sulle armi, le munizioni e le attrezzature militari.
Mi auguro che questo embargo venga esteso alle forniture in corso per evitare domani di aggiungere il nostro rimorso al rimorso, e voglio precisare che la mia indignazione prescinde, in questo momento, dalla lingua che parlano gli abitanti di Timor orientale.
Il mio problema è che da venticinque anni il popolo di Timor orientale non ha più voce.
<P>
<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signor Presidente, chi può dimenticare le tragiche immagini del Burundi, del Ruanda, della Sierra Leone, della Bosnia-Herzegovina e, più di recente, del Kosovo, che sono ancora fresche nella nostra memoria.
Abbiamo ora aggiunto alla lista la tragedia umanitaria in atto per migliaia di profughi di Timor orientale in conseguenza della ben pianificata e sistematica politica di assassinio, di distruzione della proprietà e di intimidazione perpetrata dalle milizie e da alcuni elementi delle forze di sicurezza indonesiane.
<P>
Nella maggioranza di queste situazioni va detto che l' intervento tempestivo della comunità internazionale, basato sulla valutazione della situazione e sull' allarme preventivo, può senza dubbio salvare molte vite e ridurre fortemente le sofferenze e la miseria.
Credo che nessuno in quest' Aula possa negare che quanto è accaduto a Timor orientale era ampiamente prevedibile e quindi in qualche misura evitabile.
La comunità internazionale, in particolare le Nazioni Unite, devono porsi alcuni interrogativi rigorosi e indagatori.
Ritengo che anche per noi dell' Unione europea sia doveroso fare chiarezza.
<P>
Abbiamo appena approvato la nuova Commissione e alla luce dei recenti avvenimenti a Timor orientale, nel Kosovo e altrove vorrei rivolgere le mie osservazioni al nuovo Commissario responsabile per la politica estera e di sicurezza comune.
Vorrei chiedergli se può assicurare a questo Parlamento che l' adozione di una politica che preveda un' unità di allarme preventivo, come stabilito dal Trattato di Amsterdam, avrà la massima priorità.
Inoltre, può garantire che tale unità fornirà alle commissioni parlamentari competenti tutte le informazioni necessarie, comprese analisi, raccomandazioni e strategie su qualsiasi crisi potenziale che debba essere seguita da vicino da questo Parlamento?
<P>
La disponibilità di tali informazioni migliorerebbe enormemente il contributo del Parlamento allo sviluppo di una politica estera dell' Unione più efficace e coesiva, ormai da lungo attesa.
Dobbiamo assicurare che l' Unione europea risponda con la massima urgenza ed efficacia a situazioni di crisi potenziale e in tal modo contribuisca a prevenire l' insorgere di tragedie come quella cui abbiamo recentemente assistito a Timor orientale.
<P>
<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="PT" NAME="Seguro">
Signor Presidente, desidero associarmi alle parole di condanna già pronunciate dai colleghi che mi hanno preceduto, ma devo precisare che la morte a Timor orientale non è arrivata dopo il referendum: già prima della consultazione elettorale erano stati uccisi oltre duecentomila timoresi di fronte alla passività della comunità internazionale che ha guardato alla popolazione di Timor orientale come a un popolo di cui si può fare a meno.
Secondo noi non esistono popoli di cui si può fare a meno ed è per questo che vogliamo far sentire la nostra voce: per salvare vite umane e per far sì che venga rispettata la libera volontà del popolo di Timor orientale.
Chiediamo quindi che l' Unione europea - e chiamiamo in causa Consiglio e Commissione - si faccia avanti con un' iniziativa destinata a tutelare il processo d' indipendenza di Timor orientale.
<P>
Ma la cosa più urgente è salvare vite umane perché a Timor orientale non sono solo le pallottole ad uccidere, ma anche la fame.
Occorre organizzare aiuti umanitari d' emergenza ed inviare un contingente internazionale di pace e soprattutto porre fine ai negoziati con l' Indonesia.
E' infatti necessario che la comunità internazionale capisca una volta per tutte che l' Indonesia non può contribuire alla ricerca di una soluzione perché è l' Indonesia stessa che costituisce il problema di Timor orientale.
E' necessario che il Consiglio e la Commissione estendano la sospensione degli aiuti alla cooperazione economica e militare perché l' Indonesia, signor Presidente, è sorda alla questione dei diritti umani, ma non lo è alle sanzioni economiche e agli interessi militari.
<P>
<SPEAKER ID=156 NAME="Mauro">
Signor Presidente, evito di aggiungere qualcosa a quanto già molti hanno detto bene finora sul tema di Timor orientale.
Vorrei invece porre una questione su questo tema: cosa vuol dire "costruire la pace senza opportunismi" , cosa vuol dire, in buona sostanza, dopo ventiquattro anni che questa tragedia prosegue e dopo che per ventiquattro anni la comunità internazionale ha evitato di porre sanzioni economiche, cosa vuol dire "adoperarsi" in questo momento?
<P>
Mi unisco in questo senso alla richiesta già fatta in quest' Aula e fatta anche dal Senato della Repubblica del mio paese, la quale prevede che i governi europei e l' ONU riconoscano al più presto lo stato sovrano di Timor orientale e che questo non sia più un problema trattato in esclusiva anche in quest' Aula; ciò rende grande onore ai colleghi portoghesi e ai colleghi di qualche altra nazione.
<P>
Vorrei aggiungere a questa anche un' altra considerazione.
Al debito che abbiamo da ventiquattro anni con Timor orientale, si aggiunge il fatto che per Timor orientale in questi giorni ci si spende in qualche manifestazione, ma non si prende in considerazione l' ipotesi politica che comunque dovremo passare attraverso il fatto di piatire ancora una volta dagli Stati Uniti la possibilità di un intervento militare.
Questo ci costringe a riprendere in esame il tema della politica di difesa comune.
<P>
Un' ultima osservazione: è ancora possibile per noi fare il bene per Timor orientale, farlo subito e farlo con determinazione.
Da questo dipenderà in gran parte, e non solo dall' approvare i Commissari della Commissione, la credibilità di questa Istituzione.
<P>
<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa">
Signor Presidente, un elemento che caratterizza la situazione attuale è la rabbia e la frustrazione degli uomini e delle donne di tutti i nostri Stati membri.
Sono arrabbiati e frustrati per la sclerosi presente nei processi decisionali dell' Unione europea e delle Nazioni Unite.
E' ora che ne prendiamo atto e risolviamo i problemi che ostacolano l' assunzione di decisioni.
<P>
Il Presidente in carica del Consiglio ha dichiarato stamattina che il Consiglio è stato colto di sorpresa da quanto è accaduto nelle ultime due settimane.
Non riesco a capire come il Consiglio o chiunque altro possa provare stupore.
Nessun membro del Consiglio ha letto i giornali nel corso degli ultimi 25 anni?
Nessuno sa che abbiamo armato i perpetratori di questo genocidio durante gli ultimi 25 anni?
I cittadini di Timor orientale hanno creduto in noi quando abbiamo promesso che li avremmo protetti se avessero votato e loro si sono presentati a migliaia per votare a favore dell' indipendenza.
Non siamo stati capaci di proteggerli.
<P>
Quante altre volte diremo "mai più" prima di riuscire a prendere una decisione atta a garantire che se in futuro ci impegneremo con una promessa del genere faremo in modo di riuscire a mantenerla e la manterremo?
Non è sufficiente torcerci le mani e dichiarare che ci dispiace.
Dobbiamo garantire che non si ripeta mai più.
<P>
<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="EN" NAME="Banotti">
Signor Presidente, noterà dal numero di irlandesi che desiderano intervenire nella discussione di oggi che si tratta di una questione che ci sta molto a cuore.
Per molti anni il signor Tom Hyland, un irlandese che ne ha fatto la causa della sua vita, ha presentato richieste a livello internazionale per un intervento a Timor orientale.
In Irlanda abbiamo molto a cuore Timor orientale e siamo stati estremamente attivi; come ha rilevato il Presidente in carica del Consiglio stamattina, il nostro Ministro degli esteri David Andrews è stato il supervisore speciale dell' Unione europea in occasione delle recenti elezioni a Timor orientale.
<P>
Tuttavia, nel contesto dell' attuale disastro, l' Indonesia è diventata un simbolo del punto a cui può arrivare un regime brutale, debole e senza scrupoli per rafforzare il suo potere e il suo controllo su persone che considera una minaccia per la sua autorità.
Sfortunatamente quel governo ha avuto molti amici in questo Parlamento nel corso degli anni e molti governi dell' Unione hanno posto il profitto dell' industria degli armamenti al di sopra dei diritti umani fondamentali della sfortunata popolazione di Timor orientale.
Gli avvenimenti dei mesi scorsi hanno illustrato chiaramente ciò che da anni molti tentano di porre in luce sulla realtà della vita a Timor orientale.
Il Presidente in carica del Consiglio ha parlato con molta passione delle sue preoccupazioni, ma, come ha giustamente rilevato l' onorevole De Rossa, per molti di noi queste preoccupazioni non sono state una sorpresa.
Forse è perché Timor orientale è molto lontano da noi ed è un paese molto piccolo che le questioni cruciali della terribile catastrofe che in questo momento travolge il paese hanno ricevuto così scarsa attenzione sia da noi dell' Unione europea che, naturalmente, dagli Stati Uniti.
Quello che abbiamo visto è un regime brutale mettere in atto una terribile vendetta contro un piccolo paese che ha osato affermare di volere l' indipendenza ed è nostro dovere offrire un sostegno ai timoresi.
<P>
<SPEAKER ID=159 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock">
Signor Presidente, da bambino vivevo in Portogallo e collezionavo francobolli portoghesi e ricordo in particolare quelli colorati e affascinanti di Timor orientale.
La província esquecida, o provincia dimenticata del Portogallo, come era nota allora, evocava l' immagine di un' isola bellissima e remota nel Pacifico, un misto esotico di oriente e occidente in cui si sviluppava un singolare patrimonio culturale cattolico.
Purtroppo non ho mai visitato il paese, ma provo grande compassione per le sofferenze della popolazione di Timor orientale fin dall' annessione all' Indonesia nel 1975, con quasi un terzo della popolazione trucidata, una percentuale ancora maggiore delle vittime nell' ex Jugoslavia.
<P>
Le Nazioni Unite riconoscono il diritto all' autodeterminazione della popolazione timorese e la sovranità del Portogallo su tale territorio.
In Occidente non abbiamo sollecitato una risoluzione delle Nazioni Unite per bombardare l' ex Jugoslavia riguardo al Kosovo, che continua a far parte della Jugoslavia, eppure siamo stati disposti, per qualche motivo, ad evitare qualsiasi intervento militare in passato a favore dei timoresi.
<P>
Ho sempre creduto che gli interventi militari in paesi stranieri dovrebbero avere luogo soltanto nell' interesse nazionale degli Stati coinvolti, eppure il grave deterioramento della situazione e il vertiginoso aumento della violenza nella regione impongono un intervento e passano la prova della nuova politica estera improntata all' etica, alla quale il Portagallo aderisce pienamente.
In quanto cittadino britannico, sono lieto di appoggiare il Portogallo nel suo tentativo di garantire un esito equo alla crisi, non solo perché il Portogallo è il più antico alleato della Gran Bretagna, ma anche perché il Portogallo dovrebbe avere l' opportunità di concedere l' indipendenza a tutte le sue colonie, compresa l' ultima colonia che gli rimane, oltre a Macao, e cioè Timor orientale.
Noi in Gran Bretagna abbiamo avuto tale opportunità.
Abbiamo riconosciuto l' autodeterminazione di tutte le nostre colonie laddove ciò sia risultato possibile sotto il profilo giuridico.
<P>
I diritti umani, se si devono considerare un casus belli come per il Kosovo, devono essere applicati a livello universale e in modo coerente.
Pertanto accordo pieno appoggio e accolgo con grande favore la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per la costituzione di una forza internazionale di pace cui i paesi partecipino volontariamente, soprattutto quelli più vicini come l' Australia e la Nuova Zelanda.
Questo consentirà al 78 percento della popolazione di Timor orientale che ha votato il 30 agosto di costituire il proprio Stato sovrano indipendente e di auspicare un futuro pacifico e prospero per il proprio paese.
<P>
Infine, ma non perché gli attribuisca minore importanza, rendo omaggio al coraggio della popolazione di Timor orientale.
<P>
<SPEAKER ID=160 LANGUAGE="EN" NAME="Stevenson">
Signor Presidente, come altri deputati intervenuti nella discussione desidero richiamare l' attenzione di questa Assemblea sulla vergognosa ipocrisia dimostrata durante l' intera tragica crisi in atto a Timor orientale dal Segretario di stato per gli affari esteri del Regno Unito, Robin Cook, il quale ha evidentemente usato due pesi e due misure.
Quando è stato nominato Segretario di stato per gli affari esteri, il signor Cook ha lanciato una politica estera improntata all' etica comprendente, tra l' altro, un impegno ad osservare un rigoroso codice di condotta in materia di controllo delle esportazioni di armi.
Ciononostante, ha consentito l' esportazione di aerei da bombardamento Hawk destinati all' esercito indonesiano in violazione della sua stessa politica estera etica e degli orientamenti in materia di esportazione di armi.
Poiché il contratto era stato concluso dal precedente governo conservatore, il Ministro Cook ha sostenuto che non poteva essere annullato.
Ha persino fornito diverse rassicurazioni sul fatto che le clausole contrattuali assicuravano che i jet non sarebbero stati usati a fini di aggressione contro la popolazione di Timor orientale.
Ora, di fronte alla spirale delle atrocità commesse in tale paese e alla prova evidente che gli aerei in questione sono stati usati in attacchi contro la popolazione di Timor orientale, il Ministro Cook ha eseguito una mirabile inversione di rotta: sabato scorso ha finalmente annullato il contratto e introdotto un embargo temporaneo all' esportazione di armi.
Non sapremo mai quante persone sono morte a Timor orientale in conseguenza del suo rifiuto di annullare prima il contratto.
<P>
Quest' Assemblea ha il diritto di ricevere spiegazioni dal Ministro Cook sul modo in cui ciò che il governo britannico ha asserito non si sarebbe potuto verificare sia improvvisamente diventato possibile.
Dovremmo anche chiedergli per quale motivo il denaro dei contribuenti britannici sia stato usato per finanziare questa scandalosa vicenda, o meglio perché il Ministro della difesa del Regno Unito sia intervenuto specificamente per accertare che l' esercito indonesiano ricevesse l' invito a partecipare ad un' importante fiera degli armamenti che si tiene in Gran Bretagna la prossima settimana.
<P>
Ancora una volta, e solo in seguito alle pressioni internazionali, il Ministro Cook è stato costretto a ritirare l' invito.
Dovremmo insistere affinché si presenti dinanzi a questo Parlamento e fornisca spiegazioni in merito alla sua straordinaria collaborazione con il regime tirannico indonesiano.
<P>
<SPEAKER ID=161 LANGUAGE="EN" NAME="Doyle">
Signor Presidente, l' unica questione che ci resta da affrontare in questa fase, tenuto conto dell' ampia serie di contributi offerti da tutte le ali di questo Parlamento, è il motivo per cui siamo sorpresi di quanto è accaduto in Indonesia, il motivo per cui siamo sorpresi dell' impotenza dell' Unione europea dinanzi al tragico genocidio delle ultime due settimane a Timor orientale.
Se non siamo stati in grado di intervenire e di intervenire prontamente e in modo adeguato nel Kosovo, alle nostre stesse porte, senza settimane e mesi di prevaricazioni e consultazioni giuridiche per stabilire ciò che si poteva e non si poteva fare, come potevamo aspettarci che l' Unione europea rispondesse alla tragedia di Timor orientale come noi avremmo auspicato e come i cittadini europei avrebbero voluto?
<P>
Che cosa nelle nostre Istituzioni - nel Parlamento europeo e nell' Unione europea nel suo insieme - ci rende incapaci di rispondere alle crisi in qualsiasi paese del mondo nel modo che i nostri popoli, i nostri elettori, i nostri cittadini si aspettano da noi?
Dobbiamo esaminare con urgenza il motivo per cui la nostra reazione è sempre - come ho detto ieri e come altri hanno ribadito oggi - troppo limitata, troppo lenta.
Per i cittadini europei e il mondo intero, siamo un edificio di parole da miliardi di sterline, miliardi di dollari.
Non siamo mai presenti quando serve.
Rispondiamo sempre con mesi di ritardo, passiamo ore e ore in quest' Aula e in altre Istituzioni a discutere le crisi, ma non siamo presenti, quando serve, con la rapidità necessaria.
Perché?
Forse la risposta la daranno i prossimi due oratori.
<P>
Perché è sempre troppo poco, troppo tardi?
Perché ci ha colto di sorpresa il fatto che ci sia stato un genocidio dopo il referendum di due settimane fa?
Perché il Consiglio delle Nazioni Unite è stato colto di sorpresa?
Avevamo garantito a queste persone che se avessero esercitato i loro diritti democratici e avessero votato li avremmo protetti e avremmo assicurato il regolare svolgimento del processo di transizione fino alla sua conclusione.
Abbiamo fallito, fallito miseramente.
La comunità internazionale dovrebbe chinare la testa per la vergogna, insieme all' Unione europea.
<P>
Che cosa c' è di sbagliato?
Che cosa dobbiamo fare per essere in grado di rispondere come dovremmo?
Questa è l' unica questione cui va data risposta perché per il resto ormai è troppo tardi.
Altri si sono assunti i nostri compiti.
Facciamo in modo di non trovarci di nuovo in questa situazione.
<P>
<SPEAKER ID=162 NAME="Presidente">
A conclusione della seduta odierna, sono state ricevute, ai sensi dell' articolo 37 del Regolamento, sei proposte di risoluzione.
<P>
<SPEAKER ID=163 LANGUAGE="PT" NAME="Seguro">
Signor Presidente, desidero segnalare che oggi ha avuto luogo una riunione di concertazione e che tali proposte di risoluzione saranno sostituite da un' unica proposta di risoluzione comune.
<P>
<SPEAKER ID=164 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, onorevole collega.
<P>
La Presidenza ha ricevuto la richiesta di parola da parte della Commissione e del Consiglio.
Ha la parola, a nome della Commissione, il Commissario Liikanen.
<P>
<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="FI" NAME="Liikanen">
Signor Presidente, l' onorevole Cushnahan ha rivolto un' interrogazione al Commissario per le relazioni esterne.
Purtroppo il neoeletto Commissario non è presente in Aula; egli assumerà l' incarico solo domani.
Vi informo inoltre che la nuova Commissione si riunirà per la prima volta sabato di questa settimana.
Tra le questioni al vaglio vi sarà la situazione a Timor Est e saranno approfondite soprattutto tre richieste.
<P>
Signor Presidente, mi è stata posta una domanda che era rivolta al Commissario Patten, responsabile per la politica estera e di sicurezza.
Il Commissario oggi non è presente e prenderà servizio domani.
La prima riunione della Commissione è prevista per sabato e la situazione a Timor orientale sarà all' ordine del giorno.
Esamineremo tre questioni fondamentali: in che modo ristabilire la pace; quali sono le esigenze umanitarie urgenti e come si possono soddisfare in tale regione; come preparare un programma pluriennale per il rafforzamento delle istituzioni a Timor orientale.
<P>
Per quanto riguarda le attività dell' ufficio europeo per gli aiuti umanitari finora e in questo momento, la signora Halonen, Ministro degli esteri finlandese e Presidente del Consiglio, desidera rilevare che ECHO è presente a Timor orientale dal 15 luglio.
Sei partner erano a Timor orientale e sono stati pienamente attivi fino al 9 settembre, data in cui sono stati evacuati in Australia per motivi di sicurezza.
Tutte queste persone torneranno a Timor orientale non appena saranno migliorate le condizioni di sicurezza.
Ci auguriamo che la recente risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite consenta di sbloccare la situazione e di riprendere al più presto tutte le attività connesse agli aiuti umanitari a Timor orientale.
<P>
<SPEAKER ID=166 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, signor Commissario.
<P>
Ha la parola il Ministro Sasi a nome del Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Consiglio. (FI) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, desidero innanzitutto ringraziare quanti hanno partecipato al dibattito per le opinioni espresse e per le domande rivolte.
Sono convinto che agendo congiuntamente, Parlamento, Consiglio e Commissione riusciranno a trovare la migliore soluzione per la crisi a Timor Est per poi affrontare meglio pensare il futuro.
Le risoluzioni approvate dal Consiglio lunedì a Bruxelles, testimoniano il forte impegno con cui stiamo agendo per risolvere la questione di Timor Est secondo modalità che più favoriscano la sua popolazione.
<P>
Uno dei principi più importanti del diritto internazionale è l' autodeterminazione dei popoli la cui salvaguardia è attualmente in pericolo a Timor Est.
L' altro principio che invitiamo l' Indonesia a seguire, è il rispetto degli accordi presi.
L' Indonesia dovrà rispondere all' impegno preso allorchè ha sottoscritto i principali accordi sulla salvaguardia dei diritti umani e soprattutto l' accordo stipulato il 5 maggio a New York nel quadro delle Nazioni Unite, in merito alla questione di Timor Est.
In base a tali premesse l' Unione sta portando avanti la sua azione specifica nel Consiglio di sicurezza, in seno alle Nazioni Unite e a Giacarta.
La garanzia di una presenza internazionale è indubbiamente l' unico modo per ripristinare un clima di sicurezza e per garantire un arrivo sufficiente di aiuti umanitari nel territorio.
<P>
Questa mattina, alla fine di un lungo incontro, il Consiglio di sicurezza ha deciso di inviare immediatamente truppe speciali e forze multinazionali di pace a Timor Est.
La riunione è iniziata ieri alle diciotto locali ed è terminata oggi alle due.
Possiamo ritenerci soddisfatti per il tipo di mandato che è stato affidato, ritenuto appunto un mandato "forte@.
Prevediamo che i primi contingenti saranno sul posto già prima del fine settimana.
Gli australiani hanno comunicato di essere pronti con un preavviso di 24 ore.
Consideriamo importante e positivo il fatto che la decisione non preveda particolari requisiti per i partecipanti alla missione.
Il primo criterio - come ripristinare al più presto e sotto i migliori auspici un clima di sicurezza - è molto importante.
Ci auguriamo che a lungo termine anche gli altri paesi asiatici, e in particolar modo i paesi dell' ASEAN, contribuiranno ampiamente alla missione.
Anche i paesi membri dell' Unione sono stati invitati a partecipare all' operazione e sappiamo che molti di essi stanno ponderando seriamente tale eventualità.
Francia, Gran Bretagna e Portogallo hanno inoltre comunicato di essere pronti all' invio di contingenti.
<P>
Un ulteriore problema da risolvere con urgenza riguarda la situazione dei profughi di Timor Est fuggiti a Timor Ovest.
La regione fa parte dell' Indonesia e noi partiamo dal presupposto, che ci auguriamo corretto, che l' Indonesia tuteli la sicurezza di tutte le persone che si trovano sul suo territorio.
Al contempo va però garantito l' immediato ingresso nella regione delle organizzazioni umanitarie e soprattutto dell' Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite.
A testimonianza del profondo coinvolgimento della comunità internazionale, invitiamo l' Alto Commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite, signora Ogata, a recarsi a Timor Ovest nei prossimi giorni.
<P>
L' operazione umanitaria è urgente. Le priorità sono la tutela dei profughi a Timor Ovest e l' ingresso dei funzionari dell' ACNUR, nonché l' avvio al più presto di un ponte aereo per il trasporto di generi alimentari e di altri beni di prima necessità.
Per quanto concerne il ponte aereo, si prevede che le operazioni di trasporto potrebbero cominciare giovedì nel quadro del programma alimentare mondiale e dell' UNICEF.
Bisogna a tal fine preparare scorte sufficienti e provvedere alla raccolta del materiale sfruttando anche le risorse dell' Unione destinate agli aiuti umanitari.
Mi risulta che all' operazione umanitaria contribuiscono con la loro preziosa esperienza le organizzazioni ACNUR, UNDP e ICRC.
L' Unione e i paesi membri intendono sostenere ampiamente l' operazione anche in futuro.
L' Ufficio della Comunità europea per gli aiuti umanitari(ECHO) ha contribuito fin dall' inizio a rendere gli aiuti più efficaci e a coordinare il loro aiuto nelle aree più bisognose.
<P>
In merito alle sanzioni, desidero precisare che l' embargo delle armi, deciso dal Consiglio lunedì, avrà effetto immediato.
In base ad esso verrà vietata l' esportazione di armi da parte degli Stati membri all' Indonesia; la sanzione avrà una durata di quattro mesi, al termine dei quali si valuterà se prorogarla o meno.
Gli aspetti giuridici della decisione sono attualmente al vaglio degli organi competenti e pertanto non mi soffermerò ulteriormente su tale argomento.
<P>
Nel dibattito odierno è stata sollevata più volte la questione relativa alla violazione dei diritti umani, crimine che condanniamo con molta fermezza; esprimiamo tutto il nostro rammarico per la gravità del problema.
In quest' Aula qualcuno ha affermato che avremmo dovuto prevedere quello che sarebbe accaduto a Timor Est.
E' assolutamente vero che sapevano già in anticipo che, dopo il referendum, nella regione ci sarebbero stati disordini.
Resto tuttavia del' opinione che l' ampiezza e la violenza degli atti di terrore ha colto di sorpresa indistintamente tutti gli osservatori.
L' Unione, come pure l' intera comunità internazionale, aveva ricevuto garanzie dal governo indonesiano che esso sarebbe stato in grado di tutelare l' ordine e la sicurezza sul territorio; l' Indonesia, del resto, aveva sottoscritto questo impegno firmando l' accordo di New York.
<P>
Come ha affermato il Ministro degli esteri, signora Halonen, è molto probabile che nella regione siano stati commessi gravi crimini contro l' umanità.
Per tale motivo il Consiglio ha invitato nelle sue risoluzioni, la commissione per i diritti umani a riunirsi in seduta straordinaria su tale problema, e ha proposto la nomina di una commissione di inchiesta da inviare sul territorio.
E' molto importante che nella soluzione della crisi vengano individuate le responsabilità anche penali dei reati commessi.
<P>
<SPEAKER ID=168 LANGUAGE="ES" NAME="Portas">
Desidero far rilevare l' assenza del Commissario per gli affari esteri, che è già stato investito della carica.
<P>
Se Timor è davvero un' urgenza, la sua presenza in questa sede sarebbe stata ovvia.
<P>
<SPEAKER ID=169 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, onorevole deputato.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani mattina alle ore 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=12>
Tempo delle interrogazioni (Consiglio)
<SPEAKER ID=170 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni al Consiglio (B5-0029/99).
<P>
Guardavo dall' alto di questi banchi per vedere se era presente il rappresentante del Consiglio.
Volevo assicurarmi della sua presenza e porgergli il benvenuto a nome della Presidenza del Parlamento.
<P>
E' la prima volta nella presente legislatura che si svolge il Tempo delle interrogazioni, in questo caso al Consiglio.
Vorrei ricordarvi che, dopo che il Consiglio avrà risposto alle interrogazioni presentate per iscritto, il deputato o la deputata che ha formulato l' interrogazione, nonché gli altri deputati, hanno diritto a presentare domande complementari.
<P>
<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, le procedure adottate dai paesi membri in merito all' espulsione non costituiscono materia del diritto comunitario.
L' Unione non ha ancora approvato norme in merito alla protezione temporanea dei cittadini di paesi terzi.
Le procedure di espulsione rientrano nella giurisdizione dei singoli Stati membri.
Le autorità dei paesi membri, nell' espletare le proprie funzioni, devono operare nel rispetto della legislazione nazionale, sotto il controllo politico e giuridico dei propri organi nazionali senza violare le specifiche norme internazionali in materia di tutela dei diritti dell' uomo.
<P>
La morte di un bambino rappresenta sempre un avvenimento raccapricciante.
Ne sono anch' io colpito come padre.
Il Consiglio, purtroppo, non è stato informato in merito, per cui non può assumere posizione in base agli elementi forniti nell' interrogazione della onorevole parlamentare.
<P>
<SPEAKER ID=172 LANGUAGE="ES" NAME="Díez González">
Deploro la risposta, se può dirsi tale, che mi è stata data. Dalle parole del Ministro Sasi, dovremmo forse concludere che le autorità spagnole, il giorno 8 luglio, hanno agito correttamente allontanando quelle cento famiglie rumene?
No, non è questa la nostra conclusione.
Le autorità spagnole non hanno agito in difesa dell' ordine pubblico né dei diritti dell' uomo, e neppure hanno salvaguardato la sicurezza nazionale.
Non hanno agito in base a criteri di giustizia o di equità, né - ribadisco - nel rispetto dei diritti umani, ma hanno dato un' unica risposta ai rifugiati: una risposta violenta e inaccettabile, democraticamente inaccettabile.
Le autorità spagnole sono andate contro lo spirito europeo proprio della Carta europea dei diritti fondamentali che ci riguarda tutti, signori del Consiglio, ed hanno agito in un modo che ci fa vergognare ed arrossire come europei e democratici.
<P>
Episodi del genere mettono nuovamente in evidenza l' urgenza di avere una politica comune in questa materia. Una politica comune, solidale e fondamentalmente civile per garantire il controllo e l' accoglienza degli immigrati.
A questo proposito, attendiamo con enorme interesse il Vertice di Tampere dato che sono necessari iniziativa e impegno da parte di tutti, anche dei governi più recalcitranti, come, purtroppo, il governo spagnolo.
<P>
Direi di più.
Speriamo che qualsiasi abuso e violazione dei diritti dell' uomo venga sanzionato e che non ci vengano propinate risposte senza contenuto, come è accaduto oggi.
Vorrei aggiungere che, se l' autore della violazione, signori del Consiglio, è un governo democratico, in materia di difesa dei diritti dell' uomo non vi sono terze vie né possibilità di sfuggire, neppure con una risposta in Aula.
O si è a favore della difesa dei diritti dell' uomo o, molto semplicemente, si è contro.
<P>
<SPEAKER ID=173 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, desidero ribadire tutta la nostra profonda costernazione di fronte alla morte violenta di qualunque essere umano, qualunque siano le cause che ne abbiano determinato la morte.
La questione posta dall' interrogazione sembra tuttavia riguardare un incidente automobilistico, e non le conseguenze di un' azione della polizia spagnola.
Il caso andrebbe discusso durante il tempo delle interrogazioni in seno al Parlamento spagnolo. Noi non possiamo dimenticare che ogni organo ha i suoi poteri, e il caso trattato è di competenza esclusiva delle autorità spagnole.
<P>
<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="ES" NAME="Hernández Mollar">
Ho provato vergogna nell' udire le parole della presidente della delegazione socialista spagnola.
Vorrei ricordarle che un ministro socialista è stato condannato per il reato di sequestro e che il governo socialista del leader del suo partito, Felipe González, è stato condannato dal Tribunale per i diritti dell' uomo a motivo dell' espulsione di 103 immigrati alla frontiera di Melilla.
Credo inoltre che il Consiglio abbia dato una risposta corretta e che sarebbe bene che la deputata socialista, che è altresì portavoce della sua delegazione, facesse "i compiti a casa" e si preparasse meglio sulla costruzione europea, senza coprire di ridicolo il suo gruppo parlamentare con domande su questioni che esulano dalla competenza comunitaria e rientrano in quella nazionale.
<P>
Se la sua strategia consiste nello screditare il governo spagnolo con falsità e nel far leva su un settarismo deformante, irrazionale ed irresponsabile, ella dimostra allora un' evidente incapacità di capire quale sia la sua missione al Parlamento europeo - che non è esattamente quella di sfruttare la tragica morte di un bambino. E' certamente preoccupante che il suo esordio sia di questo tipo.
<P>
Signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei chiederle quale politica di solidarietà economica e sociale pensa di portare avanti il Consiglio con riferimento ai numerosi gruppi familiari che si spostano da un paese all' altro per motivi esclusivamente economici.
<P>
<SPEAKER ID=175 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, l' interrogazione è molto complessa: cosa possiamo fare al riguardo?
Una cosa è chiara: se si tratta di un paese candidato all' entrata nell' Unione, nei negoziati di adesione si potranno valutare le modalità per migliorare le condizioni di vita della popolazione.
E' altrettanto logico, inoltre, che si tratta del programma PHARE, nel suo quadro verranno valutate le modalità di finanziamento dei progetti miranti a migliorare le condizioni di vita di tali popolazioni, riducendo in tal modo anche la pressione dovuta al fenomeno dell' immigrazione all' interno dell' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=176 LANGUAGE="ES" NAME="Cerdeira Morterero">
Signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei che lei approfondisse maggiormente la sua risposta che non ci ha soddisfatti del tutto, anche se ci rendiamo conto dei limiti del Consiglio in questa materia.
<P>
Non possiamo non tenere conto del fatto che, non solo nel mio paese, la Spagna, ma anche nel resto dell' Unione europea, nei prossimi anni, assisteremo ad un incremento della pressione migratoria da parte di gruppi di nomadi, come avviene oggi, in Spagna, ad opera di gruppi di origine rumena e di etnia gitana.
<P>
Per far fronte a questa pressione che, lo sappiamo tutti, continuerà ad aumentare sia alle nostre frontiere che all' interno dei nostri paesi, riteniamo assolutamente necessaria l' elaborazione di un piano generale per tutte le popolazioni in questione, che definisca competenze e responsabilità dell' Unione europea e di ciascuno Stato membro.
E' necessario coordinare le azioni a beneficio di questi gruppi affinché i diritti dell' uomo e la dignità delle persone vengano rispettati sempre e comunque, ma dobbiamo evitare che gli Stati membri dell' Unione europea possano eludere le proprie responsabilità, sia a livello dell' organizzazione nazionale che delle amministrazioni locali, come è successo nel mio paese.
<P>
Esigiamo pertanto dal Consiglio una risposta al problema che l' intera Unione europea dovrà affrontare per quanto riguarda le popolazioni nomadi, una risposta coordinata con gli Stati membri grazie alla quale, allo stesso tempo, ciascuno si assuma le proprie responsabilità.
<P>
<SPEAKER ID=177 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, desidero innanzitutto ribadire che l' Unione si prefigge di realizzare una politica sempre più uniforme in materia di immigrazione e di asilo, e di questo argomento si occuperà il Vertice di Tampere in ottobre.
Non ritengo necessario approfondire ulteriormente la questione dopo l' esauriente discorso del Ministro Halonen quest' oggi al Parlamento.
Desidero invece riconfermare l' importanza di attribuire competenze sufficientemente chiare alle Istituzioni in Europa, in modo che ognuno sappia cosa fare e quali siano le materie di sua competenza.
<P>
<SPEAKER ID=178 NAME="Presidente">
Ha la parola l' onorevole Carnero per una mozione di procedura molto breve.
Mi auguro che sia realmente una mozione di procedura.
<P>
<SPEAKER ID=179 LANGUAGE="ES" NAME="Carnero González">
Signor Presidente, lei mi conosce. Non dubiti, sarà effettivamente una mozione di procedura.
Assisto a questa discussione non in veste di parlamentare che si limita a formulare domande, bensì di deputato interessato alle questioni di fondo affrontate dal Consiglio e mi sono meravigliato del contenuto dell' intervento di un altro collega, segnatamente dell' onorevole Hernández Mollar.
<P>
Ho l' impressione che, al pari del portavoce della sua delegazione, l' onorevole Galeote, abbia approfittato del Tempo delle interrogazioni per sminuire in maniera inaccettabile la figura di una collega che ha espresso opinioni politiche del tutto rispettabili.
<P>
Ritengo sia una mozione di procedura sufficientemente pertinente.
<P>
<SPEAKER ID=180 NAME="Presidente">
Il Presidente, senza spingersi a chiamare lei impertinente, ritiene che la mozione non sia pertinente e prega gli altri deputati di non utilizzare il tempo di parola in questo modo.
<P>
Ha la parola per una mozione di procedura l' onorevole Korakas.
Sarà interrotto immediatamente se non si tratta di una vera mozione di procedura.
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<SPEAKER ID=181 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas">
Signor Presidente, oggi ho ricevuto una lettera del servizio competente, in cui mi si informa che la mia interrogazione al Consiglio riceverà una risposta congiunta assieme ad un' altra domanda posta da un collega.
Le questioni trattate sono però totalmente diverse, poiché la mia interrogazione non riguarda il tema più generale delle centrali nucleari, bensì una specifica centrale, che il governo turco insiste nel voler realizzare in una regione sismica, fatto questo che va messo in diretta correlazione con il terribile terremoto che ha colpito la Turchia.
A suo avviso, si possono forse discutere congiuntamente due questioni diverse?
Non so se la centrale nucleare, che verrà realizzata in Marocco ai fini del dissalamento dell' acqua, presenti analogie con la questione da noi sollevata in merito alla centrale da costruire in Turchia, ovvero con il problema della sismicità della regione specie alla luce del terribile terremoto di alcuni giorni fa in Turchia.
<P>
<SPEAKER ID=182 NAME="Presidente">
Onorevole Korakas, quando arriveremo alle interrogazioni per le quali è stato deciso di rispondere congiuntamente, le darò una spiegazione, ma adesso dobbiamo proseguire con ordine. Dobbiamo rispettare l' ordine della seduta per potere andare avanti ed io non sono disposto a tollerare che ulteriori questioni preliminari o di procedura impediscano lo svolgimento normale del Tempo delle interrogazioni.
<P>
<SPEAKER ID=183 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=184 NAME="Per Gahrton">
interrogazione n. 2, dell' onorevole (H-0407/99):
<P>
Oggetto: Difesa comune della UE Nel corso della campagna elettorale per le elezioni europee di quest' anno il primo ministro svedese Göran Persson ha affermato che una difesa comune dell' UE difficilmente potrà divenire una realtà, giacché la Svezia opporrebbe il suo veto non appena la questione dovesse essere esaminata.
L' allora ministro della cooperazione allo sviluppo Pierre Schori ha aggiunto che, nell' accezione dell' UE, esiste una differenza determinante tra il concetto di efficace gestione delle crisi e quello di difesa comune.
Secondo Schori l' UE non ha l' obiettivo di sviluppare una difesa comune ma desidera semplicemente migliorare la propria capacità di gestire efficacemente una crisi.
Alla luce delle anzidette dichiarazioni, può il Consiglio far sapere se, a suo avviso, il fatto che l' UE debba sviluppare una difesa comune è sancito dai trattati?
Come interpreta il Consiglio le decisioni del vertice di Colonia di integrare l' UEO nell' UE?
Nell' ambito della futura politica estera e di sicurezza dell' Unione vi è un posto per Stati membri neutrali?
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<SPEAKER ID=185 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
, Consiglio. .- (FI) Signor Presidente, come l' onorevole parlamentare saprà, l' articolo 17 del Trattato sull' Unione europea recita@la politica estera e di sicurezza comune comprende tutti gli interessi fondamentali della sicurezza dell' Unione, ivi compresa la definizione a termine di una politica di difesa comune che potrebbe successivamente condurre a una difesa comune, qualora il Consiglio europeo decida in tal senso@.
Pertanto, secondo quanto contenuto nell' articolo, una difesa comune appare come una possibilità futura nell' ambito del Trattato sull' Unione europea.
L' articolo precisa altresì che l' Unione non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri.
<P>
Il Consiglio europeo di Colonia ha analizzato la capacità dell' Europa di assolvere a quelli che, conformemente all' articolo 17 del Trattato sull' Unione europea, vengono definiti compiti di Petersberg, che consistono in missioni umanitarie e di soccorso, e attività di mantenimento della pace, e missioni di intervento per la soluzione delle crisi, ivi comprese le missioni tese al ristabilimento della pace, qualora si potrà ricorrere a strumenti militari credibili.
I Capi di Stato e di governo si sono impegnati a promuovere strumenti militari europei efficaci basati sui mezzi nazionali esistenti, con forze bilaterali o multinazionali, e a potenziare la capacità d' intervento europea.
Al Consiglio "affari generali@ è stato affidato il compito di preparare le proposte e le misure per centrare siffatti obiettivi.
Si dovranno individuare le norme specifiche per integrare quei campi di attività dell' Unione dell' Europa Occidentale necessari all' Unione europea per assolvere ai nuovi compiti di Petersburg.
Ciò significa che l' Unione dell' Europa Occidentale non sarà totalmente integrata nell' Unione europea.
E' nostra intenzione prendere le necessrie decisioni entro la fine del 2000.
<P>
Come affermato nelle conclusioni del Vertice di Colonia, il potenziamento della decisionalità nella gestione delle crisi non implica la modifica della politica di difesa degli Stati membri, anzi preserva il carattere specifico dei paesi neutrali.
In conformità con le conclusioni di Colonia, l' obiettivo comune deve essere quello migliorare la capacità di gestione delle crisi da parte dell' Unione e non l' organizzazione di una difesa regionale.
Come ha ribadito il Consiglio europeo di Colonia, nella politica estera e di difesa comune rientra pure la gestione delle crisi come previsto dal Trattato sull' Unione europea che conferisce del resto a tutti gli Stati membri gli stessi diritti e gli stessi doveri.
Inoltre, in conformità con l' articolo 17, paragrafo 3, terzo comma, tutti gli Stati membri devono partecipare pienamente e su un piano di parità ai programmi e alle decisioni nell' ambito dell' UEO.
<P>
Nelle conclusioni del Consiglio europeo di Colonia si dichiara che la definizione di una valida politica per la sicurezza e per la difesa comuni prevede, tra l' altro, che tutti gli Stati membri dell' Unione, compresi i paesi neutrali, abbiano la possibilità di partecipare pienamente e su un piano di parità alle operazioni dell' Unione europea.
Si afferma infine che le decisioni relative alle attività di gestione delle crisi, in particolare quelle che hanno implicazioni militari o di difesa, saranno prese ai sensi dell' articolo 23 del Trattato sull' Unione europea.
Gli Stati membri conserveranno in ogni circostanza il diritto di decidere se e quando spiegare le proprie forze nazionali.
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<SPEAKER ID=186 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
Ringrazio per la risposta assai dettagliata, ma credo che occorresse essere un ermeneuta della Bibbia per capire ciò che il rappresentante del Consiglio ha detto in realtà.
Ci sarà o non ci sarà una difesa comune?
Se la sua risposta può essere interpretata in senso negativo, siamo in presenza di un fatto sensazionale.
Sarebbe allora estremamente interessante ascoltare le reazioni da Parigi, Berlino, Madrid e da molti altri luoghi in cui le decisioni di Colonia erano invece state interpretate come un ulteriore passo verso l' istituzione di una difesa comune.
<P>
Oppure devo dedurre dalla risposta che una difesa comune vi sarà in ogni caso?
Possibile che non riesca a rispondermi?
Non so più nemmeno io quante volte ho già posto questa domanda da quando sono giunto al Parlamento qualche anno fa, tentando di ottenere dal Consiglio segnali chiari, o chiare interpretazioni di quanto sta realmente accadendo.
Poiché le opinioni in seno all' Unione sono talmente divergenti, e poiché le interpretazioni delle decisioni di Colonia sono talmente contrastanti in diverse parti dell' Unione, non sarebbe meglio dire chiaramente "sì, ci stiamo incamminando verso la difesa comune" oppure "no, non ci sarà nessuna difesa comune"?
Non potremmo ricevere una risposta inequivocabile a un quesito dall' importanza tanto grande?
<P>
<SPEAKER ID=187 LANGUAGE="SV" NAME="Sasi">
A me pare che la questione sia chiara nella misura in cui, a una domanda relativa al futuro, si possa rispondere con certezza che cosa accadrà.
Si può chiaramente constatare che una simile eventualità potrebbe divenire d=attualità con il graduale sviluppo dell=Unione europea, ma anche allora occorrerà prendere diverse decisioni prima che accada qualcosa.
Quanto all=attuale situazione, pare abbastanza chiaro che l=Unione dovrebbe ricoprire soprattutto funzioni di mantenimento della pace.
Sono queste che verranno sviluppate per prime.
Poi, con il progredire di questo processo, non si può prevedere con certezza che cosa accadrà.
Allo stato attuale, tuttavia, non credo che si possa già iniziare a parlare di una difesa comune.
<P>
<SPEAKER ID=188 LANGUAGE="SV" NAME="Schori">
Il collega Gahrton fa riferimento, nella sua interrogazione, alle dichiarazioni che io ho rilasciato nella campagna elettorale per le europee in Svezia.
Dichiarazioni che si sono dimostrate veritiere e che hanno trovato conferma non soltanto presso il Consiglio, ma anche da parte di Chris Patten in commissione parlamentare.
Egli ha affermato infatti che un esercito comune dell' Unione sarebbe superfluo, estremamente costoso e direttamente dannoso per i rapporti con gli Stati Uniti.
Vorrei tuttavia aggiungere che chi, come me, non vuole un esercito comune europeo e non vive in un paese NATO, chiede tuttavia, come la stragrande maggioranza del popolo svedese, del suo governo e del partito che io rappresento, una maggiore responsabilità dell' Unione europea nel campo della pace e della sicurezza in Europa.
Concordiamo inoltre con la decisione di Colonia laddove vi si afferma, tra l' altro, che l' Unione europea deve meglio coordinare sul piano militare e civile la gestione delle crisi.
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La mia domanda al Consiglio è quindi: condividete la concezione che la strada verso la sicurezza sostenibile transiti soprattutto da una cooperazione transnazionale in ambito civile, e non dalla corsa agli armamenti, ossia che occorre seguire la "linea Monnet" e non la "linea Maginot"?
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<SPEAKER ID=189 LANGUAGE="SV" NAME="Sasi">
Credo che lei abbia pienamente ragione.
Se dobbiamo ricorrere alla forza, significa che in qualcosa abbiamo mancato.
L' intera idea di un' Unione europea consiste nell' intento di legare fra di loro i popoli europei in un modo tale da garantire pace e sicurezza all' Europa intera.
Quanto al processo di ampliamento, possiamo riassumerlo nella necessità di legare anche quei paesi all' Europa in pace e ciò in modo da garantire che in quella regione non sorgano altri problemi.
Sono esattamente dello stesso parere: i nostri sforzi debbono anzitutto essere diretti verso provvedimenti che impediscano l' insorgenza di situazioni di crisi in Europa e nelle regioni vicine.
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<SPEAKER ID=190 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, ho una domanda di ordine pratico.
Cosa accadrebbe oggi, se uno Stato membro neutrale subisse un' aggressione militare da parte di un paese non aderente all' Unione europea?
Lei come reagirebbe e quali azioni consiglierebbe?
Proprio in questi giorni si è verificata una crisi ai confini con due paesi dell' Unione europea, ossia Grecia e Austria.
Quali sono le sue previsioni nel caso di un attacco militare ad un paese dell' Unione europea, anche se si trattasse di un paese neutrale?
Quali misure metterebbe in atto in veste di Presidente del Consiglio?
<P>
<SPEAKER ID=191 LANGUAGE="SV" NAME="Sasi">
In una simile situazione, si può constatare che sarebbe molto difficile prevedere ciò che accadrà.
Non vi sono basi giuridiche che impongano agli Stati membri di prendere provvedimenti in una situazione del genere.
D' altronde, è chiaro che viviamo in un' Unione solidale.
Se uno degli Stati membri dovesse essere oggetto di aggressione da parte di un paese terzo, noi dovremmo mostrarci solidali, è evidente.
Ma è molto difficile prevedere con quali mezzi.
E' tuttavia chiaro che una situazione del genere, che speriamo non si verifichi mai, potrebbe condurre a considerazioni e a conclusioni di segno diverso.
Ma spero che mai ci ritroveremo in una situazione come quella evocata nel suo quesito.
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<SPEAKER ID=192 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=193 NAME="Charlotte Cederschiöld">
interrogazione n. 3, della onorevole (H-0408/99):
<P>
Oggetto: Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata Ai sensi dell' articolo K1 del trattato sull' Unione europea, gli Stati membri si sono impegnati a prevenire e a combattere tutte le forme di criminalità internazionale e considerano la lotta contro la criminalità organizzata una questione d' interesse europeo comune.
Il piano d' azione sulla criminalità organizzata illustra la strategia comune che i Paesi membri della UE hanno prescelto per combattere la criminalità organizzata.
<P>
Nell' ottobre del 1998 il Consiglio esortò la Presidenza a presentare, ai sensi dell' articolo K3 del TUE, proposte di posizioni comuni in ordine al progetto di convenzione dell' ONU e ai suoi protocolli, intendendo esso che il Consiglio voleva contribuire ai negoziati e scongiurare che la futura convenzione e lo strumento giuridico dell' Unione si contradicessero.
<P>
Ciò premesso, quali misure ha adottato il Consiglio per stimolare e influenzare la futura convenzione dell' ONU e per verificare la corrispondenza tra la convenzione stessa e lo strumento della UE in materia?
<P>
<SPEAKER ID=194 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, il Consiglio è consapevole dell' importanza e della necessità di definire e di presentare posizioni comuni sul progetto di convenzione e sui protocolli delle Nazioni Unite.
Intende altresì partecipare attivamente ai negoziati per verificare la corrispondenza fra la futura convenzione e lo strumento previsto dall' Unione in materia. Per questo motivo, dopo che nell' ottobre 1998 il Consiglio aveva esortato la Presidenza in tal senso, gli Stati che si sono succeduti alla Presidenza dell' Unione europea hanno concordato posizioni comuni durante le riunioni del gruppo di lavoro interdisciplinare per la lotta alla criminalità organizzata, del comitato K.4, istituito ai sensi del nuovo articolo 36 a Bruxelles, nonchè in seno ai negoziati di Vienna.
Gli Stati membri hanno partecipato attivamente agli incontri.
<P>
Durante la Presidenza tedesca, il Consiglio ha approvato la proposta di posizione comune del 29 marzo 1999 in ordine al progetto di convenzione, ai sensi dell' articolo K.3 del Trattato sull' Unione europea.
Si cercherà d' ora in avanti di assumere altre posizioni comuni a seconda dei progressi ottenuti durante i negoziati di Vienna.
I paesi membri concordano sull' opportunità di evitare discordie fra la futura convenzione e gli strumenti dell' Unione europea.Tali strumenti sono, ad esempio, la strategia comune approvata il 3 dicembre 1998 sul riciclaggio di denaro sporco, sugli accertamenti e sull' identificazione dei proventi dei reati e di attività svolte con nezzi criminosi, sul blocco, il sequestro e la confisca di tali beni, nonché la strategia comune approvata il 21 luglio 1998 che riguarda la partecipazione ad organizzazioni criminali.
Gli Stati membri, secondo i propri mezzi e su iniziativa del Consiglio, continuano i lavori di definizione delle posizioni comuni nei negoziati sul progetto di convenzione, e si prefiggono di raggiungere l' unanimità sugli elementi che rivestono particolare interesse comune dell' Unione.
La Commissione partecipa pienamente ai lavori.
Gli Stati membri concordano sull' esigenza di una partecipazione quanto più attiva possibile ai negoziati sul progetto di convenzione, e intendono altresì continuare a svolgere un ruolo attivo in tutti i dibattiti e i negoziati in materia.
<P>
<SPEAKER ID=195 LANGUAGE="SV" NAME="Cederschiöld">
Grazie per la buona risposta.
Che, tuttavia, potrebbe essere ulteriormente approfondita.
Dinanzi al crimine organizzato occorre una cooperazione più organizzata, una cooperazione transnazionale.
Sta di fatto che le indagini in ambito criminale risultano troppo incentrate sull' ambito nazionale.
Se vogliamo davvero l' efficienza, occorrono più indagini di dimensione europea.
<P>
Il mio quesito è quindi: la Presidenza esercita pressioni affinché il Consiglio informale che ha luogo proprio in questi istanti segni ulteriori passi che possano tradursi, in concreto, in un maggior numero di indagini transfrontaliere dopo il vertice di Tampere?
<P>
<SPEAKER ID=196 LANGUAGE="SV" NAME="Sasi">
Come affermato dalla onorevole, i ministri della giustizia si riuniscono proprio in questo momento in Finlandia.
E' chiaro che quella riunione ha il compito di preparare il vertice di Tampere, previsto a metà ottobre.
Uno degli aspetti trattati in quella riunione è proprio quello della delinquenza e del crimine organizzato, nonché i problemi che esso comporta.
Come evidenziato dall' autrice dell' interrogazione, è tuttavia della massima importanza che il problema non venga trattato unicamente in seno all' Unione, ma anche a livello internazionale e in collegamento con i lavori delle Nazioni Unite.
Naturalmente l' Unione se ne occuperà direttamente, ma darà ugualmente tutto il proprio appoggio alle Nazioni Unite, onde consentire che vengano compiuti progressi.
<P>
Quanto a un eventuale mandato a negoziare nell' ambito delle Nazioni Unite, l' intenzione c' è, ma può rivelarsi difficilmente attuabile.
E' un' ipotesi che il Consiglio ha attualmente allo studio.
<P>
<SPEAKER ID=197 NAME="Seppänen">
Signor Presidente, nella proposta di convenzione approvata dal Consiglio si trovano disposizioni relative anche alle intercettazioni telefoniche e alla collaborazione tra le autorità competenti.
La maggior parte di tali disposizioni sono elaborate in seno al gruppo di lavoro Enfopol, che non è posto sotto il controllo parlamentare o politico, ma è unicamente uno strumento di cooperazione tra forze di polizia.
Tuttavia, le intercettazioni telefoniche possono in alcuni casi violare la privacy, la privacy dei cittadini, e avere risvolti addirittura criminosi.
Cosa intende fare il Consiglio affinché le disposizioni elaborate in seno all' Enfopol siano sottoposte al controllo democratico e parlamentare?
<P>
<SPEAKER ID=198 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, naturalmente, nel momento in cui le norme relative alle intercettazioni telefoniche verranno adottate da ognuno dei paesi membri, sono certo che susciteranno un ampio dibattito e saranno l' oggetto di un' attenta valutazione.
Per quanto concerne la preoccupazione mostrata dall' onorevole parlamentare in merito al controllo politico del gruppo di lavoro, la Presidenza si ripropone di vagliare la questione; non intendo però soffermarmi ulteriormente oggi su questo problema, in quanto non lo conosco a fondo.
<P>
<SPEAKER ID=199 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=200 NAME="Jonas Sjöstedt">
interrogazione n. 4, dell' onorevole (H-0409/99):
<P>
Oggetto: Accesso ai documenti relativi a Schengen Al momento dell' entrata in vigore del trattato di Amsterdam, l' accordo di Schengen con le sue disposizioni applicative è diventato diritto comunitario.
In precedenza, il Consiglio dei ministri, richiamandosi al particolare status dell' accordo di Schengen, non poteva pubblicare determinati atti.
<P>
Vi è ora la possibilità di migliorare la visibilità e quindi il controllo democratico delle questioni relative a Schengen.
Alcuni dei più importanti documenti di Schengen finora mantenuti segreti sono il manuale SIRENE nonché manuali per il controllo delle frontiere esterne o relativi ad ambasciate e consolati.
<P>
Questi atti verranno ora pubblicati, integralmente o parzialmente?
<P>
<SPEAKER ID=201 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, come ha giustamente affermato l' onorevole parlamentare, l' Accordo di Schengen è diventato diritto comunitario al momento dell' entrata in vigore del Trattato di Amsterdam.
La normativa di 700 pagine sull' Accordo di Schengen sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale e potrà essere consultata sulle pagine Web non appena tradotta in tutte le lingue ufficiali dell' Unione.
Recentemente, inoltre, il Segretariato del Consiglio ha fatto stampare un' opera di divulgazione contenente l' Accordo di Schengen, gli accordi di adesione nonché le dichiarazioni e le disposizioni del comitato che si occupa dell' attuazione dell' Accordo stesso.
E' nostra intenzione consegnare il documento all' onorevole parlamentare.
<P>
<SPEAKER ID=202 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Grazie infinite per la risposta alla mia domanda.
Mi domando se debbo interpretarla in questo senso: anche il manuale SIRENE verrà reso pubblico, le istruzioni diramate ad ambasciate e consolati verranno rese pubbliche, le istruzioni in materia di controlli alle frontiere esterne verranno rese pubbliche.
Sono dunque incluse nelle 700 pagine di documentazione di cui è prevista la pubblicazione?
O rimarranno invece riservate?
Trovo del tutto inaccettabile che parti rilevanti dell' applicazione di un simile accordo non debbano essere rese pubbliche.
<P>
<SPEAKER ID=203 LANGUAGE="SV" NAME="Sasi">
I documenti contenuti in quel manuale e che verranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dovrebbero contenere la maggior parte del materiale richiesto dall' onorevole.
Se in quel materiale vi saranno lacune, si provvederà a verificare in che misura le relative informazioni possano essere rilasciate, ove richieste, e ciò in ossequio alla decisione del Consiglio del 20 dicembre 1993.
<P>
<SPEAKER ID=204 LANGUAGE="EN" NAME="Newton Dunn">
Signor Presidente, mi compiaccio del fatto che le 700 pagine saranno pubblicate.
Naturalmente il testo è giuridicamente vincolante per i cittadini d' Europa.
Ma cosa accadrà in futuro, quando altre leggi come queste saranno approvate dal Consiglio dei ministri?
Saranno adottate in totale segretezza.
Il pubblico in galleria, noi deputati, la stampa, nessuno potrà osservare il processo di adozione degli atti normativi.
Qual è la posizione della Presidenza finlandese riguardo all' adozione di leggi in segretezza, visto che attualmente il Consiglio dei ministri può competere solo con Pechino e con la Corea del Nord nell' approvare in segreto leggi che riguardano i cittadini?
Questo processo non dovrebbe invece svolgersi apertamente, e la Presidenza intende intervenire in proposito?
<P>
<SPEAKER ID=205 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, la Finlandia intende, durante la sua Presidenza, raggiungere il più elevato livello possibile di trasparenza riguardo all' attività dell' Unione europea.
Per tale motivo, nel periodo di Presidenza finlandese, vengono pubblicati gli ordini del giorno dei Consigli e addirittura dei comitati, in maniera tale che all' occorrenza si possa sapere quali saranno gli argomenti trattati o ci si possa informare sulle relative questioni e trasferirle a livello di dibattito nazionale.
In base alla mia esperienza personale in seno al Consiglio, devo ammettere che sebbene non tutte le attività di quest' organo vengano pubblicizzate in modo adeguato, il modo migliore di essere aggiornati sulle sue attività è quello di leggere il Financial Times che, seppur stringatamente, è quello che fornisce maggiori informazioni.
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<SPEAKER ID=206 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=207 NAME="Olivier Dupuis">
interrogazione n. 5, dell' onorevole (H-0414/99):
<P>
Oggetto: Istituzione di una moratoria universale sulle esecuzioni capitali A numerose riprese il Parlamento europeo ha chiesto che l' Unione europea si faccia promotrice in seno alle Nazioni Unite di un' iniziativa a favore dell' istituzione di una moratoria universale sulle esecuzioni capitali.
In quest' ottica, su iniziativa del Consiglio o degli Stati membri, la commissione per i diritti dell' uomo delle Nazioni Unite ha adottato nel corso degli ultimi tre anni alcune risoluzioni in cui si raccomanda l' abolizione universale della pena capitale.
Non ritiene la Presidenza del Consiglio in carica, come il Parlamento europeo, che ormai siano soddisfatte le condizioni necessarie affinché una maggioranza di membri dell' Assemblea generale delle Nazioni Unite si pronunci quest' anno a favore dell' istituzione di una moratoria universale sulle esecuzioni capitali?
In caso affermativo, ha la Presidenza in carica già preso l' iniziativa di iscrivere questo punto all' ordine del giorno dell' Assemblea generale di questo autunno o intende farlo secondo altre modalità procedurali nei prossimi giorni?
<P>
<SPEAKER ID=208 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
, Consiglio. (FI) Signor Presidente, perseguire una politica contro l' applicazione della pena capitale è l' obiettivo principale della politica comune in materia di diritti dell' uomo.
Nel giugno 1998 il Consiglio ha approvato gli orientamenti della politica dell' Unione in merito alla pena capitale nei paesi terzi.
L' obiettivo finale dell' Unione è l' abolizione universale della pena capitale.
Per raggiungere tale obiettivo, il Consiglio invita gli Stati che ancora applicano la pena di morte ad istituire una moratoria sulle esecuzioni capitali e chiede che siano rispettate norme minime al riguardo.
Invita inoltre gli Stati ad aderire agli strumenti giuridici internazionali di abolizione della pena capitale.
<P>
In conformità con i suoi orientamenti, l' Unione europea si è fatta promotrice dell' iniziativa di presentare per la prima volta una proposta di risoluzione sulla pena capitale in occasione della 55esima conferenza della commissione per i diritti dell' uomo che ha avuto luogo quest' anno a Ginevra.
Tale iniziativa è stata accolta con successo; la proposta, più intransigente nei contenuti rispetto alle risoluzioni precedenti, ha potuto contare su una più ampia base di consensi con 72 membri a favore rispetto ai 65 del 1998.
In concomitanza con la conferenza della commissione per i diritti dell' uomo, l' Unione ha organizzato una tavola rotonda a cui hanno partecipato le organizzazioni nazionali e i rappresentanti dei governi di molti paesi.
Il Consiglio ha appena adottato la decisione di portare avanti una politica che si impegna a sollevare le questioni relative alla pena di morte in molteplici forum e ha altresì deciso di presentare per la prima volta una proposta di risoluzione sulla pena capitale alla 54esima sessione dell' Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Il Consiglio ritiene che questa iniziativa dell' Unione europea consoliderà maggiormente l' orientamento internazionale verso l' abolizione della pena capitale.
<P>
<SPEAKER ID=209 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, innanzitutto vorrei invitarla a guardare un po' a sinistra e un po' a destra dell' Assemblea perché poc' anzi avevo segnalato per primo di voler porre una domanda complementare, ma, dato che lei non mi ha visto, non ho potuto farlo.
<P>
Ringrazio la Presidenza finlandese per l' azione che conduce alle Nazioni Unite sulla questione dell' abolizione della pena di morte, e sono molto felice di sapere che, grazie ad essa - ma non solo, naturalmente - quest' anno a New York avremo una risoluzione.
Resta probabilmente solo il problema del testo.
<P>
A quanto mi risulta dalle informazioni in mio possesso, il testo sarebbe ricalcato su quello adottato a Ginevra.
Vi è un solo grave difetto, ossia quello di non prevedere scadenze successive alle quali poter concretizzare, con un trattato o un' altra iniziativa istituzionale, la proposta di istituzione della moratoria.
<P>
Potrebbe la Presidenza del Consiglio fornirmi informazioni complementari in merito?
Che tipo di eventuale scadenza ha in mente il Consiglio per poter concretizzare tale proposta?
<P>
<SPEAKER ID=210 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
, Consiglio. (FI) Signor Presidente, il Consiglio intende operare in maniera trasparente al fine di ottenere il più ampio successo per l' iniziativa in seno all' Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Mi auguro altresì che si possano avere scambi di opinione con gli altri eventuali sostenitori del progetto.
La bozza del testo dell' iniziativa non è ancora pronta, dato che il processo è ancora in atto.
<P>
Nelle risoluzioni della commissione per i diritti dell' uomo si fa riferimento alla questione concernente la moratoria.
Aver stabilito un punto di partenza è di per sé un fatto positivo; portarlo abuon fine sarebbe ancor più auspicabile; la cosa tuttavia non è così semplice.
<P>
Desidero inoltre sottolineare che è dovere di noi tutti adoperarci per promuovere l' abolizione della pena capitale in ogni incontro ufficiale, compresi singoli eventi, in occasione di dichiarazioni e nelle iniziative presentate in seno a forum plurilaterali.
E' altresì importante approfittare delle nostre relazioni politiche con paesi come la Cina, l' Iran e gli Stati Uniti al fine di sollevare, durante i nostri incontri, il problema della pena di morte.
<P>
<SPEAKER ID=211 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente in carica del Consiglio, la mia domanda riguarda l' ultima parte del suo intervento.
<P>
Siamo lieti che si facciano pressioni sugli Stati membri e che si pretenda che nella 54a Assemblea delle Nazioni Unite si preveda questo punto all' ordine del giorno.
Sono perfettamente d' accordo con lo spirito dell' interrogazione e con l' intervento dell' onorevole Dupuis.
<P>
Tuttavia, potrebbe dirci il Presidente in carica del Consiglio se l' Unione europea è disposta a fare pressioni sui paesi con i quali intratteniamo relazioni politiche ed economiche, come la Cina, mantenendo un atteggiamento inequivocabile e deciso a favore dell' abolizione della pena di morte che il Parlamento europeo appoggia?
Non potremmo influire in qualche modo sui paesi con i quali intratteniamo relazioni commerciali e politiche?
<P>
<SPEAKER ID=212 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, desidero ribadire che nel giugno 1998 abbiamo adottato alcuni orientamenti sulla politica dell' Unione relativa alla pena capitale nei paesi terzi.
Il nostro scopo ultimo è l' abolizione della pena capitale; tuttavia, visto che tra gli Stati che ancora applicano la pena di morte vi sono paesi influenti, non ritengo praticabile l' idea di interrompere le nostre relazioni con essi.
<P>
<SPEAKER ID=213 LANGUAGE="EL" NAME="Theonas">
Signor Presidente, è con grande soddisfazione che apprendo dal Presidente in carica del Consiglio che la Presidenza finlandese proseguirà le trattative con determinati paesi - tra cui la Cina - in merito alla soppressione della pena di morte.
Vorrei sapere se la Presidenza finlandese intende avviare con la Turchia un simile negoziato atto a scongiurare l' esecuzione capitale di Ocalan e ad abolire definitivamente la pena di morte in Turchia.
<P>
<SPEAKER ID=214 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, ci auguriamo tutti, e l' Unione lo ha inoltre ribadito in ogni occasione, che la Turchia continui la sua moratoria sulle esecuzioni capitali, naturalmente anche in relazione al caso Ocalan.
<P>
<SPEAKER ID=215 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=216 NAME="Gerard Collins">
interrogazione n. 6, dell' onorevole (H-0416/99):
<P>
Oggetto: Sovvenzioni UE per i servizi marittimI dell' Irlanda Poiché l' Irlanda ha una delle più ampie aree marittime da sorvegliare nell' UE, competenza importante per l' Irlanda e per l' UE tutta che si estende ad attività quali la sorveglianza e l' intercettazione antidroga, la protezione della pesca e la sicurezza dei trasporti marittimi, il Consiglio farà conoscere le iniziative che si dovrebbero prendere a livello UE a sostegno degli sforzi dell' Irlanda in questo settore?
<P>
<SPEAKER ID=217 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, il Consiglio è consapevole del fatto che gli Stati membri con maggiore sviluppo costiero hanno maggiori responsabilità nel vigilare sull' applicazione delle norme comunitarie relative alla sicurezza in mare e alla protezione dell' ambiente marino dai danni provocati dalle imbarcazioni.
Per sostenere gli sforzi di tali Stati, le direttive e i regolamenti comunitari in materia prevedono una stretta collaborazione e un ampio scambio di informazioni tra i paesi membri, per evitare inutili sovrapposizioni, semplificare le operazioni di riconoscimento delle imbarcazioni e uniformare le pratiche degli Stati membri.
<P>
Per quanto concerne la pesca, il Consiglio intende far riferimento alla normativa giuridica in materia in conformità con la decisione 95/527/CE.
Tale normativa, relativa al periodo 1996-2000, stabilisce un contributo finanziario della Comunità agli Stati membri per compensarli di alcune spese derivanti dall' applicazione delle disposizioni in merito ai sistemi di sorveglianza e di controllo previsti nel quadro della politica comune della pesca.
In conformità con detta normativa, l' Irlanda ha il diritto di richiedere sovvenzioni comunitarie.
<P>
<SPEAKER ID=218 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Signor Presidente, il Consiglio è disposto a riconoscere che il costo della sorveglianza marittima a carico dell' Irlanda è totalmente sproporzionato rispetto alle dimensioni e alla popolazione del paese?
Riconosco che la normativa del 1995 in materia di pesca tiene conto di questo aspetto, ma il Consiglio è disposto ad accordare il suo appoggio all' erogazione di fondi commensurati all' area soggetta al controllo delle autorità irlandesi?
<P>
<SPEAKER ID=219 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, le affermazioni richiedono cautela; cionondimeno va detto che al momento attuale non sono previsti finanziamenti.
<P>
<SPEAKER ID=220 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=221 NAME="Liam Hyland">
interrogazione n. 7, dell' onorevole (H-0418/99):
<P>
Oggetto: Mutui fondiari meno costosi Considerando i costi sempre crescenti dell' edilizia abitativa in tutta l' UE, il Consiglio vorrà progettare nuovi modi di procurarsi mutui fondiari a lungo termine meno costosi per chi vuole comprarsi casa?
<P>
<SPEAKER ID=222 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, l' andamento dei tassi di interesse relativo ai mutui fondiari segue in parte l' andamento del mercato finanziario.
Il livello attuale dei tassi d' interesse a lungo termine nell' area dell' euro si traduce in sostanza in mutui fondiari meno costosi.
La politica finanziaria potrebbe tuttavia influenzare in parte e indirettamente i tassi d' interesse di detti mutui.
Purtuttavia, come l' onorevole parlamentare saprà sicuramente, la questione purtroppo non è di competenza del Consiglio.
La Commissione non ha presentato al Consiglio proposte in merito alle eventuali misure di bilancio o fiscali finalizzate a promuovere i mutui fondiari.
<P>
<SPEAKER ID=223 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Signor Presidente, l' introduzione della moneta unica, insieme alle migliori condizioni di concorrenza sul mercato, ha determinato una riduzione sostanziale degli interessi a carico dei titolari di mutui a tasso variabile.
Vorrei sottolineare: di mutui a tasso variabile.
Vi è tuttavia, in particolare in Irlanda, un considerevole numero di persone con debiti a tasso fisso, talvolta con interessi tre volte superiori ai tassi attuali, che gli istituti di credito non sono disposti ad adeguare senza notevoli penalizzazioni finanziarie.
Vorrei chiedere al Presidente in carica del Consiglio se è disposto a fare esaminare la questione, se non dal Consiglio, dalla Commissione o addirittura dalla Banca centrale europea.
E' un problema serio per un gran numero di persone, per le quali è sempre più difficile far fronte ai tassi di interesse applicati cinque, sei e sette anni fa, che sono pari al triplo del tasso attuale.
<P>
<SPEAKER ID=224 NAME="Presidente">
Anche se ho ricevuto richieste di parola, sono costretto ad applicare le regole del gioco. L' articolo 4 dell' allegato II del Regolamento afferma che ciascun deputato, nel Tempo delle interrogazioni al Consiglio, può rivolgere una sola domanda complementare.
Pertanto, anche se mi rincresce, non posso concedere la parola all' onorevole Newton Dunn.
<P>
Ha la parola il Presidente Sasi.
<P>
<SPEAKER ID=225 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, il miglioramento della normativa concernente i servizi finanziari nell' ambito del mercato interno costituisce uno degli obiettivi prioritari del Consiglio.
Esso favorirebbe la concorrenza di cui potrebbero beneficiare coloro che vogliono acquistare una casa.
Come ho già affermato nel mio intervento precedente, il Consiglio non ha ricevuto alcuna proposta dalla Commissione al riguardo.
Nel momento in cui la Commissione presentasse una proposta, è chiaro che la valuteremmo con molta attenzione.
<P>
<SPEAKER ID=226 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=227 NAME="Pat the Cope Gallagher">
interrogazione n. 8, dell' onorevole (H-0420/99):
<P>
Oggetto: Blocco dell' uso delle lenti a contatto multiuso Notizie diffuse dai media in giugno riferiscono che gli ottici britannici hanno consigliato di bloccare l' impiego delle lenti a contatto multiuso nel timore che possano trasmettere una nuova variante della malattia di Creutzfeld-Jakob.
<P>
Il Consiglio ha esaminato questa nuova minaccia a livello UE ed è del parere che questa misura precauzionale debba essere presa in tutti gli Stati membri UE?
<P>
<SPEAKER ID=228 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, dal 1996 in tutte le sue riunioni semestrali il Consiglio "sanità@ segue e analizza con attenzione le nuove manifestazioni dell' encefalopatia spongiforme bovina e in particolar modo della malattia infettiva di Creutzfeldt-Jakob.
Tuttavia il Consiglio non ha avuto finora ragguagli né sono state presentate proposte che riguardino in maniera specifica il problema a cui fa riferimento l' onorevole parlamentare.
<P>
<SPEAKER ID=229 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
E' il Consiglio a conoscenza della situazione in Gran Bretagna a cui mi riferisco?
Se non ne è a conoscenza, lo invito caldamente ad informarsi della situazione.
Non voglio essere in alcun modo allarmista, ma il fatto che il governo britannico abbia già preso provvedimenti è un aspetto di cui tenere conto.
Dal momento che il Trattato di Amsterdam accorda la massima priorità alla tutela della salute e tenuto conto del fatto che il Parlamento europeo gode ora di poteri di codecisione in virtù del Trattato, può il Consiglio assicurare all' Assemblea che eventuali proposte da esaminare in materia di lenti a contatto multiuso saranno presentate al Parlamento a fini di consultazione e approvazione?
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<SPEAKER ID=230 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, sono certo che gli ottici e gli oculisti sono a conoscenza degli eventuali rischi derivanti dall' uso delle lenti a contatto; come ben sappiamo, però, vista l' attribuzione di competenze specifiche, è compito della Commissione seguire i risvolti della situazione.
Se la Commissione verrà a conoscenza del problema, essa sarà tenuta a presentare proposte in merito che noi valuteremmo con molta attenzione.
<P>
<SPEAKER ID=231 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=232 NAME="Brian Crowley">
interrogazione n. 10, dell' onorevole (H-0424/99):
<P>
Oggetto: Delinquenza giovanile, droga e Consiglio europeo di Tampere Quali assicurazioni può fornire la Presidenza finlandese in merito al fatto che durante il Consiglio speciale "Giustizia e Affari interni", che si svolgerà il 15 e 16 ottobre a Tampere, sarà adottata una strategia comune, volta ad affrontare il problema della delinquenza giovanile e ad inviare un chiaro messaggio dal quale risulti che l' Unione europea non introdurrà una politica liberale nei confronti delle sostanze stupefacenti?
<P>
<SPEAKER ID=233 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, in questa fase non si possono fornire assicurazioni definitive circa gli argomenti che verranno discussi nel prossimo Vertice di Tampere, che sono stati comunque oggetto del dibattito odierno.
Spetterà, difatti, ai Ministri della giustizia e degli affari interni il compito di preparare le questioni inerenti al proprio settore durante l' incontro non ufficiale che avrà luogo a Turku il 16-17 settembre; il Consiglio @affari generali@, inoltre, durante l' incontro di lunedì scorso, ha già intrapreso i lavori preparatori per il Consiglio europeo che proseguiranno nella prossima riunione dell' 11-12 ottobre.
<P>
Possiamo comunque affermare che la Presidenza ha tenuto conto della particolare attenzione che la delegazione del Regno Unito, sostenuta anche dalle delegazioni francese e svedese, ha dimostrato in tema di delinquenza giovanile.
La Presidenza intende ribadire, nel dibattito sulla lotta alla criminalità, l' importanza di un' efficace politica di prevenzione volta a creare strumenti equilibrati per rafforzare gli strumenti di cooperazione tra le forze di polizia e le autorità giudiziarie.
<P>
L' uso di sostanze stupefacenti, a cui accennava l' onorevole parlamentare, non rientrerà invece negli argomenti che verranno trattati in seno al Consiglio europeo straordinario di Tampere.
Il Consiglio e il Parlamento europeo stanno mettendo a punto una strategia in merito alle sostanze stupefacenti, in base alla comunicazione presentata dalla Commissione.
Si prevede che la relazione al riguardo sarà presentata a Helsinki nel dicembre 1999, in sede di Consiglio europeo.
<P>
<SPEAKER ID=234 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Vorrei ringraziare il Presidente in carica del Consiglio per la sua risposta.
Tuttavia non ci ha detto nulla di nuovo.
Lo scopo del Tempo delle interrogazioni è di consentire ai deputati di sollevare questioni importanti e cercare di ottenere informazioni dal Consiglio.
<P>
Quanto alla mia domanda complementare, gradirei ricevere una risposta diretta dal Presidente in carica del Consiglio in merito alla posizione della Presidenza finlandese per quanto riguarda in primo luogo la riduzione della delinquenza giovanile, in secondo luogo la garanzia che non verrà limitato il diritto degli Stati membri a non conformarsi, se non lo desiderano, ad una politica e ad un regime d' uso delle sostanze stupefacenti cosiddetti liberali e in terzo luogo la garanzia che non sarà modificato il requisito dell' unanimità per l' introduzione di modifiche in questo ambito.
<P>
<SPEAKER ID=235 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, posso assicurare l' onorevole parlamentare che la Presidenza finlandese agirà con ogni mezzo per garantire la prevenzione e la riduzione della delinquenza giovanile che riteniamo essere un problema molto grave.
La nostra capacità di affrontare questo aspetto avrà conseguenze importanti sulle dimensioni future della criminalità. Infatti i comportamenti criminosi nei giovani hanno ripercussioni a lungo termine che influiscono non solo sui giovani stessi, naturalmente, ma attraverso i loro crimini, si fanno sentire nella società.
<P>
La linea politica adottata dalla Finlandia sull' uso di sostanze stupefacienti è molto chiara.
Sia nella sua veste di Stato membro che come Presidente di turno dell' Unione europea, la Finlandia si dichiara contraria a una politica liberale nei confronti delle sostanze stupefacenti; del pari non è favorevole alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti.
<P>
<SPEAKER ID=236 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=237 NAME="Alexandros Alavanos">
interrogazione n. 12, dell' onorevole (H-0428/99):
<P>
Oggetto: Abolizione su base reciproca, da parte dell' Unione europea e di altri paesi, dell' obbligo del visto Alcuni Stati membri dell' Unione europea hanno abolito l' obbligo del visto per i cittadini degli Stati Uniti che si recano nell' UE.
Gli USA, invece, conservano il diritto di esigere un visto dai cittadini comunitari che si recano in territorio statunitense.
<P>
Può dire il Consiglio quali sono gli Stati membri dell' Unione i cui cittadini non sono tenuti a disporre di un visto quando si recano negli Stati Uniti? Quali iniziative intende prendere nei confronti degli USA per far sì che l' abolizione dell' obbligo del visto riguardi tutti i cittadini dell' Unione europea?
<P>
L' onorevole Alavanos ha la parola per una questione d' ordine.
<P>
<SPEAKER ID=238 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
Signor Presidente, chiedo venia per l' interruzione ma, a quanto vedo, il testo greco non è stato scritto correttamente.
E' stato commesso un errore da parte del mio ufficio o dei servizi e quindi, per agevolare il Presidente in carica del Consiglio, vorrei riformulare la mia interrogazione.
Mentre i cittadini statunitensi possono entrare liberamente in tutti i paesi dell' Unione, per poter andare negli USA i cittadini di taluni Stati membri dell' UE devono ottenere il visto dall' ambasciata americana.
Vorrei che il Presidente in carica del Consiglio ci aggiornasse in proposito e ci dicesse come intende porre fine a tale discriminazione.
Ho riformulato l' interrogazione perché il mio testo contiene un errore.
<P>
<SPEAKER ID=239 NAME="Presidente">
Onorevole Alavanos, ho l' impressione che la versione spagnola affermi la stessa cosa che lei ha detto.
E' probabilmente una questione linguistica.
Nessuno è perfetto, lei lo sa, è possibile commettere errori.
Il Presidente del Consiglio, che del resto è già stato reso edotto proprio da lei, le risponderà.
<P>
<SPEAKER ID=240 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, sono certo che l' onorevole parlamentare sa che al momento attuale, poiché gli Stati Uniti non compaiono tra i paesi elencati nell' Allegato al regolamento CE/574/99, il Consiglio non è competente a richiedere a tale paese l' abolizione dell' obbligo del visto per i cittadini dell' Unione europea.
La questione compete piuttosto ai paesi membri interessati in conformità dell' articolo 2, paragrafo 3 del regolamento.
<P>
Il programma di azione del Consiglio e della Commissione, approvato dal Consiglio giustizia e affari interni@ il 3 dicembre 1998 riguarda l' individuazione delle modalità più adeguate di applicazione delle disposizioni del Trattato di Amsterdam relative alla creazione di un' area di libertà, sicurezza e giustizia. Fra le misure da realizzare entro un periodo di due anni viene presentata una proposta di regolamento relativa sia agli Stati ai cui cittadini non si richiede il visto nei paesi membri dell' Unione europea che a quegli Stati ai cui cittadini viene invece richiesto il visto dai paesi membri in conformità con l' articolo 62 della versione consolidata del Trattato che istituisce le Comunità europee, paragrafo 2, lettera b, capoverso i.
Solo quando la Commissione presenterà la proposta di regolamento, il Consiglio potrà, in base al principio della reciprocità, valutare la situazione di quei paesi per i cui cittadini gli Stati membri dell' Unione europea non prevedono l' obbligo del visto.
<P>
L' Ufficio per l' immigrazione e la cittadinanza degli Stati Uniti consente agli stranieri provenienti da alcuni Stati di entrare negli Stati Uniti senza l' obbligo del visto per un periodo massimo di 90 giorni, nel quadro del programma pilota cosiddetto Visa Waiver che abolisce l' obbligo del visto per viaggi di lavoro o turismo.
Partecipano a tale programma i seguenti paesi dell' Unione europea: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia , Francia , Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito; manca in pratica solo la Grecia che non aderisce ancora completamente al programma.
Desidero tuttavia sottolineare che il Segretario di Stato americano ha comunicato che il ministro della Difesa ha dato l' assenso alla partecipazione della Grecia al programma; bisogna ancora completare la fase formale di definizione, prima che i cittadini greci possano recarsi negli Stati Uniti nell' ambito di questo programma.
Sono in corso con la Grecia negoziati a livello di esperti, per far beneficiare al più presto anche i cittadini greci del programma Visa Waiver; in tal caso il problema sarà risolto.
<P>
<SPEAKER ID=241 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
Signor Presidente, la risposta datami è stata circostanziata e necessita di un particolare approfondimento da parte mia.
Non condivido però l' opinione della Presidenza, secondo cui la questione non competerebbe al Consiglio.
Ritengo che, dal momento che abbiamo l' Unione europea e che esistono la libera circolazione, il Trattato di Schengen e la libertà per le persone di viaggiare da uno Stato membro all' altro, non sia possibile che un paese terzo come gli USA venga a compromettere questa situazione e a fare discriminazioni a scapito di un paese come la Grecia.
<P>
Da questo punto di vista, ci si aspetterebbe dal Consiglio e, in particolare, dalla Presidenza finlandese, molto sensibile a tali tematiche, una qualche iniziativa nei confronti degli USA.
<P>
<SPEAKER ID=242 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, è vero che la libera circolazione delle persone è una delle priorità della politica dell' Unione europea ed è un obiettivo tra l' altro realizzato.
E' pur vero, tuttavia, che gli Stati membri praticano politiche indipendenti in materia di visti e che esse non sono ancora completamente armonizzate.
<P>
<SPEAKER ID=243 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=244 NAME="Bernd Posselt">
interrogazione n. 13, dell' onorevole (H-0436/99):
<P>
Oggetto: Acquisti immobiliari nei paesi candidati all' adesione Qual è la posizione del Consiglio sui tentativi in atto in paesi candidati dell' Europa centrale e orientale di limitare o vietare in tali paesi anche dopo l' adesione, almeno per un periodo transitorio, il libero acquisto di terreni da parte di cittadini dell' UE?
<P>
<SPEAKER ID=245 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, come sostiene l' onorevole parlamentare, gran parte dei paesi candidati sta richiedendo, nei negoziati in atto per l' adesione, periodi di transizione per mantenere in vigore le norme nazionali che limitano il diritto del libero acquisto di immobili da parte dei cittadini o di società dell' Unione.
Queste istanze, presentate in base a motivazioni politiche, economiche o sociali, sono al momento al vaglio degli organi del Consiglio, al fine di definire una posizione comune in sede di negoziati di adesione all' Unione europea.
L' Unione assumerà una posizione definitiva solo dopo aver ricevuto da detti paesi ulteriori informazioni e delucidazioni in merito alla portata e all' impatto delle loro richieste.
E' d' uopo altresì ricordare che i Trattati contengono norme vincolanti, in conformità delle quali una società comunitaria che operi nei paesi che hanno fatto richiesta di adesione ha diritto ad acquistare immobili, compresi i terreni agricoli.
L' Unione ha altresì ribadito, nella sua posizione comune in sede di negoziato all' inizio delle consultazioni sull' adesione il 31 marzo 1998, che le misure transitorie non potevano comportare modifiche alle norme o alle politiche comunitarie, né tantomeno comprometterne la corretta applicazione.
Rispetto a questo punto, va detto che il periodo di transizione che limita la libertà di acquisto di terreni, rientra nel capitolo della libera circolazione dei capitali.
Questo principio è di vitale importanza dal punto di vista del corretto funzionamento del mercato comune.
Più in generale, esso significa che la libertà di trasferimento di capitali di qualunque tipo dovrebbe essere garantita già al momento dell' adesione.
<P>
<SPEAKER ID=246 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, vorrei porre una domanda complementare: concordo con lei e la ringrazio per la sua risposta chiara, ossia che l' adesione comporta il pieno recepimento dell' acquis communautaire.
Tuttavia continuano a circolare voci su una sorta di transazione, ovvero l' abbinamento di periodi transitori relativi, per esempio, al libero mercato del lavoro all' interno dell' Unione europea a periodi transitori previsti nei paesi candidati.
Considero questa prospettiva oltremodo problematica, perché non si tratta della fusione di due sistemi, ma di un processo di adesione. Nel corso di tale processo credo si possano mantenere periodi transitori come è avvenuto in passato, ma ritengo che con l' adesione i paesi candidati debbano accogliere appieno l' acquis communautaire.
Se questo non si verificasse, si tratterebbe di un' adesione sulla carta che rappresenterebbe una grave minaccia per la Comunità.
<P>
<SPEAKER ID=247 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, mi sono recato personalmente nei paesi candidati e in alcuni di essi ho avuto modo di constatare la preoccupazione dei cittadini riguardo al diritto degli stranieri di acquistare liberamente terreni.
Si deve tuttavia riconoscere che molti paesi hanno già modificato le loro normative, in modo da rendere più accessibile l' acquisto di un terreno.
In tutte le consultazioni avute, ho ribadito chiaramente che le normative europee non possono essere modificate e che i paesi candidati dovranno adottare l' acquis communautaire anche a questo riguardo.
<P>
<SPEAKER ID=248 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=249 NAME="Gary Titley, sostituito dall' onorevole Skinner">
interrogazione n. 14, dell' onorevole (H-0437/99):
<P>
Oggetto: Millennium Round dell' Organizzazione Mondiale del Commercio Al Consiglio europeo di Colonia nel giugno del corrente anno, i Capi di Stato dell' UE hanno convenuto che il prossimo Millennium Round di negoziati commerciali dell' OMC comprendesse anche i diritti dei lavoratori affermando che la negoziazione di un' ampia gamma di argomenti, tra cui un quadro regolamentare del lavoro, ambiente, sviluppo e trasparenza era l' approccio più appropriato per raggiungere risultati sostanziali ed equilibrati a beneficio di tutti i membri dell' OMC.
<P>
L' introduzione di un quadro regolamentare del lavoro veniva accolta con ampio compiacimento dai governi dei paesi in via di sviluppo, dalle ONG e dal movimento sindacale mondiale.
<P>
Alcune settimane più tardi, tuttavia, i ministri del commercio UE decidevano di cancellare i diritti dei lavoratori dal mandato negoziale dell' UE.
<P>
Il Consiglio conviene ora con i suoi ministri del commercio che un quadro regolamentare minimo del lavoro non abbia alcun ruolo nell' ottenimento di risultati sostanziali ed equilibrati nel Millennium Round a beneficio di tutti i membri dell' OMC?
<P>
<SPEAKER ID=250 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, il Consiglio si è più volte espresso sia in merito ai negoziati commerciali, che al prossimo Millennium Round; l' ultima volta lo ha fatto approvando risoluzioni in seno al Consiglio affari generali@ il 21 e 22 giugno 1999.
Il Consiglio non ha affidato alcun mandato negoziale ufficiale alla Commissione per la preparazione del Round.
Il Consiglio ha tuttavia deciso di proseguire quest' anno i lavori preparatori per il terzo Vertice dei Ministri dell' Organizzazione mondiale per il commercio che si svolgerà in autunno, in concomitanza con il programmato inizio del nuovo Round.
Contemporaneamente dovrebbero essere intrapresi i lavori di definizione della posizione comune dell' Unione.
Nel giugno 1999, nelle risoluzioni adottate sui lavori preparatori per il terzo Vertice dei Ministri dell' Organizzazione mondiale per il commercio, il Consiglio ha fatto esplicito riferimento alle conclusioni della Presidenza del Vertice di Colonia tenutosi il 3 e 4 giugno 1999, in cui si affermava che la negoziazione di un' ampia gamma di temi, comprendente anche la regolamentazione sul lavoro, era l' approccio più appropriato per raggiungere risultati sostanziali ed equilibrati a beneficio di tutti i membri dell' OMC.
<P>
<SPEAKER ID=251 LANGUAGE="EN" NAME="Skinner">
Signor Presidente, vorrei dire, a nome mio e dell' onorevole Titley, che la sua risposta è piuttosto debole.
Come ben sappiamo, al Consiglio europeo di Colonia è stata pienamente riconosciuta la necessità che il Millennium Round di negoziati dell' OMC comprendesse un quadro regolamentare minimo del lavoro.
Nell' ottica di ravvicinare sempre di più i paesi del mondo con un quadro regolamentare minimo del lavoro - che preveda l' abolizione della schiavitù e del lavoro minorile - è di cruciale importanza che questi negoziati siano avviati in modo adeguato.
Mi auguro, pertanto, che il Consiglio prenda atto delle numerose questioni sollevate dal Parlamento, sia in seno alle commissioni che in seduta plenaria, nei riguardi di tali misure.
Spero che lei intenda assumere una posizione più decisa e tornare da noi con una risposta più forte, dopo aver esaminato la piena attuazione delle vostre norme fondamentali di negoziazione.
E' essenziale che prendiate in considerazione questo elemento specifico.
<P>
<SPEAKER ID=252 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, concordo anch' io con l' onorevole parlamentare sul fatto che il prossimo Round sarà la sede più adatta per valutare un quadro regolamentare minimo del lavoro e sul fatto che i lavori preparatori sono stati impostati in vista della necessità di un tale negoziato.
Nel corso dei nagoziati, però, i paesi in via di sviluppo in particolare hanno evidenziato il timore che l' Unone possa imporre vincoli per la regolamentazione del lavoro, tali da compromettere le loro esportazioni.
Abbiamo cercato con coerenza, forza e fermezza di placare questi timori che però in parte continuano a sussistere.
Se il prossimo Round dell' Organizzazione mondiale per il commercio deve essere accolto favorevolmente e ritenuto sufficientemente credibile anche solo dalle organizzazioni nazionali è necessario - me ne rendo conto - che i negoziati affrontino il tema di un quadro normativo anche minimo in tema di lavoro.
Posso inoltre garantirvi che l' attuale Presidenza sta facendo di tutto per raggiungere un accordo al fine di portare sul tavolo dei negoziati di Seattle la questione della regolamentazione del lavoro, consentendo in tal modo di compiere progressi concreti.
<P>
<SPEAKER ID=253 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Vorrei sollevare una questione che interessa le relazioni tra l' Unione europea e l' OMC e che influisce anche sull' occupazione, ma riguarda l' attuale normativa.
<P>
Vi sono imprese di piccole e medie dimensioni in tutta l' Unione che subiscono ancora le sanzioni imposte nel contesto della guerra delle banane e questo perché siamo stati troppo lenti a conformarci alla decisione; le sanzioni sono quindi ancora in vigore.
Questo costerà posti di lavoro in regioni molto vulnerabili dell' Unione e vorrei essere rassicurato sul fatto che il Presidente del Consiglio è favorevole a garantire la conformità alle norme del diritto internazionale e a prevenire danni a carico dei membri dell' Unione derivanti da sanzioni imposte in base a misure risultate illegali.
<P>
<SPEAKER ID=254 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, sono dello stesso parere dell' onorevole parlamentare.
E' molto importante risolvere la controversia sulle banane prima dell' inizio a Seattle del prossimo Round dell' Organizzazione mondiale per il commercio.
Il Consiglio "affari generali@, nella seduta di luglio, ha affidato alla Commissione il compito di preparare in settembre una proposta che garantisse la completa conformità della nuova strategia comunitaria nel settore delle banane con la normativa dell' OMC.
La questione delle banane è stata argomento di discussione della riunione del Consiglio "affari generali@ di lunedì scorso, durante la quale è stato fatto il punto della situazione.
La Commissione dapprima ha proposto un sistema basato sulle quote; è stato comunque molto difficile trovare il benché minimo accordo con i paesi produttori di banane e con gli Stati Uniti, data la loro grande diversità di interessi in merito alle quote.
Se non si riuscirà a raggiungere un accordo comune, è probabile che ci troveremo nella situazione di dover accettare un sistema basato unicamente sulle tariffe.
<P>
La Presidenza eserciterà forti pressioni affinché si raggiunga un tempestivo accordo sulle banane nel rispetto della normativa dell' OMC.
E' di prioritaria importanza trovare una soluzione rapida e definitiva alla controversia che riveste un carattere di urgenza per le molte società a cui l' Organizzazione mondiale per il Commercio ha applicato un aumento delle sanzioni doganali.
<P>
<SPEAKER ID=255 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
<SPEAKER ID=257 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=258 NAME="Maurizio Turco, sostituito dall' onorevole Dupuis">
interrogazione n. 15, dell' onorevole (H-0438/99):
<P>
Oggetto: Situazione in Corea del Nord La Corea del Nord versa da vari anni in una situazione catastrofica in cui, alla totale mancanza di libertà e democrazia, si aggiunge una crisi alimentare dalle dimensioni tragiche se non apocalittiche.
Secondo le stime delle organizzazioni internazionali, dal 1995 sono morte da 1 a 3 milioni di persone in Corea del Nord a seguito della carestia cronica dovuta a cause naturali e, ancor più, alla natura del regime nazional-comunista al potere a Pyongyang.
Di fronte a questa situazione il regime non solo non mostra alcuna volontà di avviare le riforme politiche ed economiche, ma anzi rafforza la dipendenza delle popolazioni nord-coreane e mantiene un controllo totale sulle missioni di esperti e sull' aiuto medico e alimentare fornito dalla comunità internazionale alle popolazioni nord-coreane (600.000 tonnellate di cereali nel 1998 e 530.000 nel 1999), non consentendo alle organizzazioni internazionali di verificare l' utilizzo o l' efficacia degli aiuti.
Inoltre, l' atteggiamento minaccioso delle autorità nord-coreane nei confronti delle vicine democrazie, in particolare del Giappone e della Corea del Sud, estende l' estrema pericolosità di questo regime all' insieme della regione.
<P>
Quali misure ha preso o intende prendere il Consiglio affinché le popolazioni nord-coreane possano recuperare al più presto la libertà, costruire la democrazia e uno Stato di diritto nonché inserirsi nell' economia di mercato?
Non ritiene che sia ormai indispensabile proporre al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite un piano volto a mettere sotto tutela internazionale la Corea del Nord?
<P>
<SPEAKER ID=259 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, come l' onorevole parlamentare, anche il Consiglio nutre profonda preoccupazione per ciò che accade nelle Repubblica democratica popolare della Corea del Nord, segnatamente a causa delle violazioni dei diritti umani ai danni dei prigionieri politici, per l' assenza di uno Stato di diritto e per la completa mancanza di volontà da parte delle autorità di collaborare con le organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani.
L' Unione ritiene, inoltre, che la situazione catastrofica in cui versa la Repubblica democratica popolare di Corea sia di natura strutturale e sia la conseguenza di proprie scelte interne.
Considerando il tipo di governo democratico popolare che vige in Corea ed i progressi raggiunti, in gran parte secondo le decisioni prese unilateralmente da questo stesso governo, l' Unione ritiene di dover comunque offrire alla Corea del Nord l' opportunità di dare esito positivo all' impegno assunto.
<P>
L' Unione europea ha intrapreso un primo dialogo politico con la Repubblica democratica popolare della Corea del Nord nel dicembre 1998.
E' pronta ad avere uno stesso tipo di incontro alla fine dell' anno, qualora la Repubblica di Corea dimostri di aver compiuto progressi nei settori che attualmente preoccupano l' Unione.
In merito a ciò, l' Unione europea ha rivolto un appello alla Repubblica di Corea affinché rispetti pienamente gli impegni presi nel quadro dell' accordo sul disarmo nucleare, e firmi e ratifichi l' accordo sulla totale cessazione degli esperimenti nucleari.
La Repubblica di Corea dovrebbe cessare l' attività missilistica, comprese le ricognizioni aeree, che minano la stabilità della regione.
L' Unione lancia un forte appello alla Repubblica democratica popolare di Corea affinché non esporti più missili e la relativa tecnologia nelle aree instabili e calde del pianeta.
L' Unione nutre altresì una profonda preoccupazione per eventuali nuovi esperimenti missilistici e nelle sue relazioni politiche con i paesi terzi, li esorta a esercitare pressioni sulla Corea del Nord perché rispetti tutti i suddetti impegni.
<P>
Il 19 luglio, il Consiglio dell' Unione europea ha raggiunto conclusioni importanti in merito alla comunicazione della Commissione sulla Repubblica di Corea.
Nelle conclusioni viene oltretutto illustrata la situazione nella penisola di Corea e vengono elencati i motivi di preoccupazione sopra menzionati.
<P>
<SPEAKER ID=260 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, signor Rappresentante del Consiglio, credo che non basti che l' Unione europea sia preoccupata.
Essa dovrebbe occuparsi della Corea del Nord.
E' vero che è un paese lontano, ma ciò non toglie che il regime al potere sia letteralmente criminale; l' Unione dovrebbe impegnarsi a rovesciare questo regime, altrimenti saremo costretti, come nel caso del Kosovo o di altre regioni, a ricorrere a mezzi più gravi.
<P>
E' necessario uno sforzo di fantasia, d' immaginazione, ed è ciò che invito il Consiglio a fare.
Si potrebbe fare opera di "sovversione", nel miglior senso del termine, e di informazione nei confronti dei cittadini della Corea del Nord in modo che non si sentano isolati.
Le Nazioni Unite potrebbero intraprendere una grande iniziativa diplomatica per isolare completamente la Corea del Nord.
Si potrebbe paracadutare un certo numero di cose giacché disponiamo dei mezzi militari e tecnici necessari.
Vorrei sapere se il Consiglio è disposto a studiare misure di questo tipo in modo da rovesciare tale regime criminale, il che ci consentirebbe di evitare, come nel caso dell' Unione sovietica, di piangere 30 o 40 anni dopo la tragedia.
<P>
<SPEAKER ID=261 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, sono pienamente d' accordo con l' onorevole parlamentare.
La Corea del Nord rappresenta una vergogna per l' umanità e considero la natura del suo governo criminale e i sistemi da esso adottati disumani.
L' onorevole parlamentare sostiene che bisognerebbe essere dotati di un grande spirito creativo per democratizzare e trasformare radicalmente il governo.
Molti paesi hanno fatto sicuramente ricorso alla loro fantasia; nessuno però è finora riuscito a trovare la pietra filosofale e ad elaborare una soluzione che - anche se frutto di enormi sforzi - sia semplice, facile e realizzabile con mezzi pacifici.
<P>
<SPEAKER ID=262 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Signor Presidente, la risposta mi preoccupa tanto quanto la domanda.
Ho la sensazione che l' invasione della Jugoslavia abbia stuzzicato l' appetito dei guerrafondai, che vogliono far concorrenza agli USA nel ruolo di guardiani del mondo.
Confesso che la seconda risposta del Rappresentante del Consiglio ha accresciuto i miei timori.
Ci può forse dire se l' Unione pensa davvero di invadere la Corea del Nord?
<P>
<SPEAKER ID=263 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, desidero ribadire che la Presidenza finlandese svolgerà un' azione forte e decisa affinché l' Unione faccia quanto in suo potere in difesa della tutela dei diritti umani nel mondo.
Tuttavia l' Unione non può fungere da polizia per tutto il pianeta, e questo riduce sensibilmente la nostra capacità di assumere decisioni più radicali nei confronti della Corea del Nord.
Siamo in ogni caso totalmente consapevoli del fatto che il governo della Corea del Nord continua imperturbato a violare i diritti umani fondamentali, mentre sarebbe auspicabile che si iniziasse il processo di democratizzazione del paese.
Si è fatto appello in quest' Aula alla creatività, e difatti non abbiamo cercato soluzioni ostili per riuscire a trasformare il governo della Corea del Nord.
Purtroppo non sempre le soluzioni pacifiche producono i cambiamenti voluti; potrebbe addirittura verificarsi che tali mezzi abbiano il solo effetto di rafforzare il governo in carica.
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<SPEAKER ID=264 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
E' proprio per questi motivi, signor Rappresentante del Consiglio, che a mio giudizio si devono escogitare altre soluzioni.
Alcuni colleghi, come quello greco che mi ha preceduto, pensano che abbiamo scoperto la Corea del Nord dopo il Kosovo: che si rassicuri, ce ne occupiamo da molto tempo.
Esistono mezzi alternativi a quelli militari, che ci si deve sforzare di evitare, e quindi lo sforzo d' immaginazione dell' Unione europea deve concentrarsi sulla ricerca di altri sistemi.
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Si potrebbero, ad esempio, investire cinque milioni di ecu per creare una radio destinata alla popolazione della Corea del Nord.
Il Consiglio è disposto a lavorare su un' ipotesi di questo tipo?
Si potrebbero paracadutare aiuti alimentari, diffondere informazioni dirette alla popolazione della Corea del Nord in modo che si doti dei mezzi necessari per resistere, per opporsi a questo regime criminale, altrimenti saremo costretti, come teme il collega greco, a ricorrere a mezzi militari, perché la tragedia si sarà estesa.
Penso che si debba dar prova d' immaginazione.
Purtroppo non sento molte risposte in tal senso.
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<SPEAKER ID=265 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, desidero aggiungere brevemente che l' informazione è sempre una consigliera importante per la democrazia e in materia di salvaguardia dei diritti umani.
Purtroppo, nel caso della Corea del Nord, il problema consiste nel fatto che, essendo il paese completamente isolato dalla comunità internazionale, è estremamente difficile ottenere, per quanto si cerchi di farlo, informazioni sul paese.
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<SPEAKER ID=266 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=267 NAME="Ioannis Theonas">
interrogazione n. 16, dell' onorevole (H-0440/99):
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Oggetto: Situazione nel Kosovo Gli oltre due mesi trascorsi dall' insediamento della "KFOR" nel Kosovo non solo non sono serviti a sdrammatizzare la situazione nella regione e non hanno contribuito all' affermarsi del clima di stabilità, sicurezza e convivenza pacifica delle popolazioni, ma anzi tale presenza acuisce e rende più tesa la situazione esplosiva creata dai bombardamenti della NATO.
L' aver taciuto sulla fossa comune con i cadaveri di 15 serbi, massacrati verso la metà di luglio appena fuori la località di Gnjilane, zona posta sotto la responsabilità delle truppe americane, pone gravissimi interrogativi sul ruolo della cosiddetta "forza di pace", in quanto con la tolleranza o anche con il sostegno di quest' ultima la popolazione serba del Kosovo è vittima di una vasta pulizia etnica, il che dimostra la parzialità della sensibilità della comunità internazionale sul tema della protezione dei diritti umani che si presume vengano tutelati.
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Considerando che l' UCK prosegue senza ostacoli la sua attività illegale, organizzando, come riferisce la stampa internazionale, un traffico d' armi e di droga, e dedicandosi indisturbata a massacri di innocenti cittadini serbi, si chiede al Consiglio quali iniziative intenda adottare affinché venga convocato immediatamente il Consiglio di sicurezza dell' ONU affinché venga fatta luce sulle circostanze della strage di Gnjilane, venga analizzata complessivamente la situazione dei diritti umani, venga valutato il ruolo della "KFOR" nel Kosovo e vengano prese decisioni concrete e immediate relativamente all' UCK nonché misure di salvaguardia della permanenza dei Serbi, degli zingari e di altre etnie nel Kosovo.
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<SPEAKER ID=268 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
<SPEAKER ID=269 LANGUAGE="EL" NAME="Theonas">
Signor Presidente, credo che sia la risposta del Presidente in carica del Consiglio, sia la discussione sull' interrogazione precedente abbiano dato prova dell' approccio selettivo adottato dalla cosiddetta comunità internazionale nell' affrontare i problemi esistenti nel mondo, tra cui la situazione attuale nei Balcani.
Signor Presidente, stiamo ora assistendo alla pulizia etnica ai danni di serbi, rom e qualsiasi altra etnia rimasta in Kosovo, ma la cosa non sembra preoccuparci.
In secondo luogo, il Consiglio crede forse che entro lunedì l' UCK avrà deposto le armi?
In terzo luogo, il Consiglio ritiene che, con le sue azioni, l' UCK rappresenti un rischio di destabilizzazione per l' Albania e l' ex Repubblica jugoslava di Macedonia?
Desidererei ricevere risposte concrete.
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<SPEAKER ID=270 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, la Presidenza ha assistito con preoccupazione alla fuga dal Kosovo di molti serbi, nonché di zingari.
Il fatto che anche gli zingari abbiano lasciato la regione, dimostra che i problemi interni e gli attriti tra i diversi gruppi etnici in Kosovo sono davvero gravi e complessi.
Si parte comunque dal chiaro principio che le truppe KFOR debbano tutelare e aiutare indistintamente tutti i gruppi etnici.
L' obiettivo prioritario è cercare di ripristinare al più presto la calma nella regione e fare in modo che ognuno vi si possa sentire al sicuro.
Desidero aggiungere che la Presidenza del Consiglio considera estremamente importante che l' UCK rispetti l' impegno di consegna delle armi.
Questa è l' unico mezzo per mantenere viva la speranza di riuscire a mantenere in Kosovo una società davvero multietnica.
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<SPEAKER ID=271 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas">
Signor Presidente, le risposte del Presidente in carica del Consiglio ci lasciano letteralmente sbalorditi.
Si rende conto che dei 250.000 serbi del Kosovo ne sono rimaste solo poche migliaia dopo la fine dei bombardamenti?
A Pristina ve n' erano 27.000 e ne sono rimasti 1.500-2.000.
Il Presidente sa bene che tutti scappano, tranne i guerriglieri dell' UCK e gli albanofoni, ma ci dovrebbe spiegare perché in Kosovo sia arrivata la famosa forza internazionale, che personalmente considero una forza d' occupazione.
Ci potrebbe dire perché, mentre Solanas firma documenti segreti della NATO che comprovano il coinvolgimento dell' UCK nel narcotraffico, nella prostituzione e nella criminalità, la forza internazionale continua a sostenerlo e la comunità internazionale ad armarlo invece di disarmarlo, come stabilito?
Basta con le ipocrisie, signor Presidente.
Mettiamo giudizio e rendiamoci conto che tutto è successo per permettere la pulizia etnica in Kosovo, in modo da poterci mettere sopra le mani voi.
Per detti motivi vi siete rifiutati di finanziare la ricostruzione di quanto avete distrutto nel resto della Jugoslavia.
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<SPEAKER ID=272 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, per quanto ne so, in Kosovo non è in atto nessuna pulizia etnica. Anzi, da questo punto di vista si è riusciti a riportare alla calma la situazione, per cui gli avvenimenti recenti sembrano piuttosto essere incidenti occasionali.
Le truppe KFOR sono truppe il cui compito specifico è quello di mantenere la pace; ad esse ha contribuito anche la Finlandia con l' invio di un contingente di ben 800 uomini.
I militari lavorano senza sosta affinché la pace possa radicarsi in maniera duratura nel territorio e affinché tutti i kosovari, a prescindere dalla razza o dalla religione, possano far ritorno nelle loro case.
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<SPEAKER ID=273 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=274 NAME="Manuel Medina Ortega">
<SPEAKER ID=275 NAME="Efstratioos Korakas">
interrogazione n. 19, dell' onorevole (H-0446/99):
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Oggetto: Blocco della costruzione di una centrale atomica nella zona di Akuyu in Turchia, a forte rischio sismico Il recente e terribile terremoto, sia per portata che per intensità, che ha colpito la Turchia, a prescindere dalle distruzioni causate, non ancora quantificabili, ha anche portato alla ribalta la questione molto più drammatica della costruzione dell' enorme centrale nucleare di Akuyu nella Turchia nord-occidentale, costruzione su cui il governo turco continua ad insistere.
Come confermato dai rapporti di tutti gli esperti, si tratta di una zona dove la frequenza sismica è particolarmente alta.
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Detto questo, può il Consiglio far sapere quali iniziative ha avviato per bloccare questo piano che tocca gli interessi vitali non soltanto della zona stessa ma anche delle zone limitrofe tanto all' interno che all' esterno della Turchia, le cui popolazioni nutrono forti preoccupazioni e si stanno mobilitando?
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<SPEAKER ID=276 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, desidero dare un' unica risposta alle interrogazioni dell' onorevole Medina Ortega e dell' onorevole Efstratios Korakas, in quanto entrambe fanno riferimento ai rischi che comporta la costruzione di una centrale nucleare, rispettivamente in Marocco e in Turchia.
Il Consiglio sostiene, in via generale, che Turchia e Marocco hanno entrambi sottoscritto la convenzione sulla sicurezza nucleare, tra le cui finalità rientrano gli argomenti di preoccupazione espressi dagli onorevoli parlamentari nelle loro interrogazioni.
L' obiettivo della convenzione entrata in vigore il 24 ottobre 1996 è creare e mantenere un elevato livello di tutela nucleare mondiale, promuovendo misure nazionali e strumenti di cooperazione internazionale, assicurando alle centrali una protezione efficace e sostenibile contro le eventuali fughe radioattive a tutela degli individui, della società e dell' ambiente e salvaguardandoli dagli effetti nocivi eventualmente provocati dalle radiazioni ioniche provenienti da dette centrali.
L' altro obiettivo è promuovere un' attività di prevenzione degli incidenti che potrebbero causare contaminazioni radioattive, nonché misure atte a ridurre l' impatto di tali conseguenze, in caso l' incidente non sia stato evitato.
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<SPEAKER ID=277 LANGUAGE="ES" NAME="Medina Ortega">
Signor Presidente in carica del Consiglio, per quanto riguarda il Marocco è in gioco la costruzione di una centrale nucleare per produrre 600 Mw di elettricità.
L' Unione europea ha stipulato con il Marocco accordi che prevedono aiuti economici, ma, a quanto pare, la ragione della costruzione della centrale è un aiuto da parte della Cina.
In altre parole, la Repubblica cinese sarebbe disposta a finanziare la costruzione di una centrale nucleare.
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La mia domanda è se il Consiglio non ritiene che sarebbe opportuno offrire al Marocco la possibilità di procedere in maniera più razionale, visto che costruire una centrale nucleare per produrre 600 Mw di elettricità equivale a "uccidere le mosce a cannonate". Ho l' impressione che sarebbe meglio se i nostri vicini non lo facessero.
Non può il Consiglio adoprarsi affinché il Marocco non debba ricorrere a questa insensata tecnologia cinese che gli è stata offerta?
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<SPEAKER ID=278 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, è importante che l' Unione segua la realizzazione dei progetti in questione, cerchi con tutti i mezzi di garantire un elevato livello di sicurezza delle centrali e faccia in modo che il loro utilizzo e la loro costruzione non comporti alcun rischio per gli abitanti dell' Unione, né tantomeno del paese in cui tali centrali si troveranno.
Possiamo consolarci forse affermando che perlomeno da tali centrali non si sviluppano emissioni di anidride carbonica nell' aria.
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<SPEAKER ID=279 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas">
Signor Presidente, la questione sollevata nella nostra interrogazione non riguarda il problema più generale delle centrali nucleari, bensì un particolare impianto da 1400 MW che la Turchia intende realizzare senza ragioni specifiche, malgrado si tema che il vero motivo sia la produzione di armi nucleari, nella regione di Akköy, 120 chilometri a est di Cipro, in una regione definita sismica.
Proprio in quel punto si incontrano tre placche tettoniche, nel 1917 ci fu un terremoto pari a magnitudo 7,1 della scala Richter, la frattura di Esemis sarebbe, secondo recenti studi, ancora attiva, tra il 1871 e il 1975 si sono registrati più di 50 eventi tellurici significativi in un raggio di meno di 130 chilometri e, di recente, un sisma di magnitudo 6,3 della scala Richter ha causato ad Adana - a 136 chilometri di distanza - 140 morti.
Oltre a ciò va ricordato anche il recente terremoto con i suoi effetti catastrofici.
Non è dunque criminale l' ostinazione della Turchia che, malgrado tutto ciò, vorrebbe realizzare la centrale in detta regione?
Si tratta di una questione di maggiore rilevanza non solo per la Turchia, ove c' è chi si mobilita contro il progetto, ma anche per la Grecia e quindi si impone un nostro intervento diretto per mandare a monte l' operazione.
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<SPEAKER ID=280 LANGUAGE="FI" NAME="Sasi">
Signor Presidente, è evidente che i terremoti rappresentano un fattore non trascurabile nella progettazione di una centrale nucleare di cui si deve garantire la sicurezza.
E' altrettanto chiaro che le autorità competenti, prima di consentire l' ubicazione proposta, devono sempre tener conto dell' eventuale impatto delle frequenze sismiche; devono altresì verificare che le strutture previste nel progetto garantiscano che, in caso di terremoto, la centrale non subirà alcun danno.
E' infine logico che seguiremo il più attentamente possibile la situazione e compiremo accertamenti per verificare se le strutture siano adeguate e resistenti.
Desidero infine ricordare che Turchia e Marocco hanno firmato le convenzioni internazionali in merito, e questo comporta già di per sé garanzie maggiori riguardo al livello di sicurezza richiesto.
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<SPEAKER ID=281 NAME="Presidente">
Onorevole Sasi, la ringrazio per il grande sforzo che ha compiuto oggi rispondendo a tutte le interrogazioni.
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Poiché è terminato il tempo a disposizione assegnato per rispondere alle interrogazioni al Consiglio, le risposte alle interrogazioni dal n. 20 al n.
26 saranno presentate per iscritto.
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Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.
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(La seduta termina alle 19.10)
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