<CHAPTER ID=1>
Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta venerdì 12 febbraio 1999.
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<CHAPTER ID=2>
Comunicazione del Presidente
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, vari deputati e gruppi politici hanno richiamato la mia attenzione sul fatto che, nelle ultime settimane, in Francia, in Italia e ultimamente in Austria si sono prodotte valanghe che hanno fatto numerose vittime.
In particolare, quella che è appena caduta nel Tirolo occidentale è la valanga più grande degli ultimi 50 anni e ha provocato cinque morti e trentatré dispersi.
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Credo di interpretare il pensiero di quest'Assemblea esprimendo il nostro cordoglio alle autorità e ai familiari delle vittime, come abbiamo solitamente fatto quando si sono verificate catastrofi di questa portata.
Sono inoltre certo che voi tutti condividete il dolore per quanto è avvenuto nella nostra Unione, segnatamente in Francia, Italia e Austria.
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Applausi
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<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="DE" NAME="Stenzel">
Signor Presidente, mi consenta di ringraziarla sentitamente a nome della delegazione austriaca del mio gruppo, come pure di quella del PSE, per le sue parole di cordoglio per la tragedia provocata dalla valanga in Tirolo.
Vorrei fare una mozione d'ordine.
Si è trattato, come lei ha detto, della più grave calamità di questo genere verificatasi in Austria dalla seconda guerra mondiale; ma ne sono state interessate anche altre regioni alpine dell'Unione europea, in Francia e in Italia, come pure talune aree della Svizzera.
In Austria il Consiglio nazionale ha osservato oggi un minuto di silenzio in memoria delle vittime.
Trovo che sarebbe giusto che anche il Parlamento europeo dedichi un minuto al ricordo di chi ha perso la vita a Galtür.
<P>
Nel contempo, vorrei chiedere, rivolgendomi a tal fine alla rappresentanza della Commissione, che nel bilancio per il 1999 si reperiscano stanziamenti nell'ambito della linea B4-330, relativa alle calamità naturali, per sostenere l'area colpita.
L'aiuto dato subito vale più di ogni altro.
La ringrazio.
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<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Molte grazie, onorevole Stenzel.
Credo che la Commissione ne abbia preso atto.
Di norma il Parlamento non osserva un minuto di silenzio allorquando si verificano catastrofi del genere semplicemente perché, purtroppo, esse sono tanto frequenti in Europa, e l'Europa così grande, che lo si dovrebbe fare molte volte.
Non ho tuttavia difficoltà ad accettare la sua proposta.
Se gli onorevoli colleghi lo ritengono opportuno, li invito ad osservare un minuto di silenzio.
<P>
Il Parlamento osserva un minuto di silenzio
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<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Sono state inoltre ricevute, negli ultimi giorni, le obiezioni di alcuni onorevoli colleghi in merito alla decisione di annullare le sedute previste per lunedì scorso.
Vorrei spiegarvi brevemente il senso esatto e i motivi della decisione.
<P>
In primo luogo, voglio sottolineare che il Parlamento europeo non ha chiuso.
È rimasto aperto durante tutta la giornata di lunedì e sono stati garantiti i servizi minimi indispensabili ai deputati e ai visitatori che hanno potuto recarvisi.
Lo testimonia il fatto che il Vicepresidente Imbeni ha potuto incontrare nei locali del Parlamento una delegazione di agricoltori italiani.
<P>
In secondo luogo, credo che sia inoltre opportuno rammentare che non compete al Parlamento europeo garantire l'ordine pubblico nelle sue immediate vicinanze, all'esterno dei propri edifici.
Ne sono responsabili le autorità belghe e sono state queste ultime a prendere la decisione di isolare la zona circostante le istituzioni comunitarie.
<P>
In terzo luogo, dato che i provvedimenti decisi dalle autorità belghe non garantivano la presenza del personale necessario per il corretto svolgimento delle riunioni delle commissioni parlamentari - che come voi ben sapete coinvolgono un complesso di funzionari, interpreti, eccetera - è sembrato più prudente sospendere tali riunioni.
Questa decisione è stata presa dal Segretario generale che si è tenuto in costante contatto con il sottoscritto, dietro mia espressa autorizzazione e dopo aver consultato il questore competente per le questioni di sicurezza.
<P>
Infine, occorre chiarire anche che gli organizzatori della manifestazione non hanno mai chiesto di essere ricevuti da uno degli organi del Parlamento europeo.
Gli agricoltori che hanno preso parte alla manifestazione svoltasi a Strasburgo durante l'ultima Plenaria, al contrario, hanno chiesto di essere ricevuti in Parlamento e li ho ricevuti io stesso assieme al Presidente Santer, al presidente della commissione per l'agricoltura, onorevole Colino, e al Commissario Fischler, e la nostra riunione è durata circa un'ora.
<P>
In questo frangente l'obiettivo dei manifestanti era il Consiglio e non il Parlamento, perciò non hanno chiesto di essere ricevuti.
Se lo avessero fatto, li avrei naturalmente ricevuti, nei limiti delle mie possibilità, come del resto sarebbe stata ricevuta ufficialmente qualsiasi delegazione.
<P>
Tale decisione, giusta o sbagliata che sia, è stata pertanto dettata da difficoltà pratiche di accesso e da motivi di prudenza e, comunque, non presuppone alcun tipo di disattenzione o di critica al diritto di manifestare o di esporre di fronte al Parlamento posizioni politiche che sono recepite dal Parlamento stesso come provenienti dai cittadini.

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Onorevole Nassauer, ha facoltà di parola.
<P>
<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="DE" NAME="Nassauer">
Signor Presidente, ho veramente capito bene che le autorità belghe avrebbero dichiarato a lei, cioè al Presidente del Parlamento europeo, di non poter garantire la sicurezza delle riunioni in questa sede?
<P>
In secondo luogo, in quale punto del Regolamento si prevede che sedute regolarmente convocate del Parlamento o dei suoi organi possano venir annullate dal Segretario generale d'intesa con il Presidente?
Questa competenza non spetta forse all'Ufficio di presidenza o agli organi a ciò preposti?
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Applausi
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Una terza domanda: lei ritiene davvero opportuno che, per la minaccia di una dimostrazione annunciata, il Parlamento europeo rinunci a riunirsi e sospenda la propria attività politica?
Non sarebbe stato meglio che il Parlamento in quanto tale avesse dialogato con i dimostranti, invece di limitarsi a chiudere le porte?
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Applausi
<P>
<SPEAKER ID=7 NAME="Presidente">
Rispondo alle sue tre domande, onorevole Nassauer.
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Per quanto attiene alla prima domanda, le autorità belghe non ci hanno comunicato se potevamo o meno tenere riunioni.
Ci hanno comunicato che avrebbero isolato la zona, che avrebbero impedito ai mezzi di trasporto pubblici - metropolitana, treni e autobus - di raggiungere detta zona e che ci sarebbero state tre vie di accesso per gli autoveicoli.
In tali circostanze, abbiamo ritenuto di non poter garantire che le riunioni delle commissioni, unica attività del Parlamento ad essere stata sospesa, potessero svolgersi con l'assistenza dei funzionari e degli interpreti.
<P>
Per ciò che riguarda la seconda domanda, tale decisione, comunicata dal Segretario generale ma approvata dal sottoscritto, trova riscontro, in ogni caso, nelle facoltà che l'articolo 19 del Regolamento - in cui si enuncia che dispongo di tutti i poteri atti ad assicurare il buon svolgimento delle sedute del Parlamento e quindi delle sue commissioni - conferisce al Presidente.
Qualora io non abbia la certezza che le riunioni delle commissioni possano svolgersi in buone condizioni, non potendo garantire i servizi di interpretariato e la necessaria assistenza dei funzionari, è mio dovere comunicare al Segretario generale di sospendere tali riunioni.
<P>
Infine, per quanto concerne la terza domanda, talune attività non sono state sospese in seguito alla manifestazione, ma in quanto le autorità belghe avevano deciso di isolare la zona circostante le istituzioni comunitarie - non solo il Parlamento, ma anche la Commissione e il Consiglio - e di adottare provvedimenti che avrebbero reso difficoltoso l'accesso al Parlamento.

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Diversi parlamentari hanno chiesto di intervenire. Non intendo limitare la facoltà di parola di nessuno.
Voglio semplicemente fare una riflessione: il Consiglio oggi non è rappresentato dal Ministro Verheugen che, per motivi di salute, non ha potuto essere qui, ma dal Presidente in carica del Consiglio Volmer che ha anche impegni presso il Bundestag .
Pertanto, quanto più tempo dedichiamo ora a tale questione, tanto meno ne potremo utilizzare per l'ordine del giorno.
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<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="EN" NAME="Perry">
Signor Presidente, intervengo su un argomento diverso, ma legato al precedente: quando sono giunto qui questo pomeriggio, qualcuno stava inscenando una manifestazione proprio alle porte di quest'Aula.
Era stato anche innalzato un grande striscione (non importa sapere a favore di quale causa).
Le ho già scritto in passato, signor Presidente, e il Collegio dei questori mi ha risposto, che siffatte dimostrazioni non sono consentite sulla soglia di quest'Aula: oggi pomeriggio, invece, abbiamo assistito proprio ad una manifestazione di questo tipo.
Mi può assicurare che, se non possiamo mantenere l'ordine nelle strade di Bruxelles, siamo almeno in grado di farlo rispettare all'interno del palazzo del Parlamento?
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<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
Onorevole Perry, purtroppo erano proprio alcuni deputati di questo Parlamento a dimostrare.
Presumo che non mi stia chiedendo di chiamare la polizia per farli sgombrare.
Cinque deputati hanno partecipato alla manifestazione e ci è sembrato più opportuno tollerarne lo svolgimento, anziché offrire una pubblicità gratuita sciogliendola d'autorità.
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Non mi pare il caso di continuare con questa discussione.
Vedo che sei deputati hanno chiesto la parola: me ne rammarico, ma dobbiamo procedere con l'approvazione del processo verbale della scorsa sessione.
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<CHAPTER ID=3>
Approvazione del processo verbale
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di venerdì 12 febbraio 1999 è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="FR" NAME="Fontaine">
Signor Presidente, desidero semplicemente segnalare che probabilmente è stato commesso un errore: il mio nome non compare nell'elenco dei deputati presenti alla seduta in questione.
Ero tuttavia presente e ricordo anche di aver firmato. Sono molto sorpresa e le chiedo quindi di registrare la mia presenza venerdì 15 febbraio.
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<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
Si procederà immediatamente alle verifiche del caso.
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="DE" NAME="Theato">
Signor Presidente, vorrei fare un'osservazione, che è al contempo una richiesta, in merito al processo verbale della seduta del 12 febbraio 1999.
Nel mio intervento riportato a pagina 7 della versione tedesca avevo sottolineato che l'attesa relazione del comitato di esperti doveva venir inviata anche alla commissione per il controllo dei bilanci.
Vorrei pregarla di farci pervenire ufficialmente tale relazione per la riunione della commissione del 15-16 marzo.
Ne abbiamo bisogno per la discussione e ne abbiamo bisogno anche per un'eventuale verifica in relazione alle prossime procedure di discarico.
Ho dichiarato che è questo l'organo adatto a trarre le conclusioni nei termini più concreti.
Si tratta di un elemento particolarmente importante per la commissione.
Pertanto la invito a far sì che i documenti ci pervengano in tempo per la riunione.
<P>
Applausi
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<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
Onorevole Theato, confido che il comitato di esperti ci consegni la sua relazione lunedì 15, alle 17.00, e non appena saranno disponibili le traduzioni - spero già il giorno seguente, visto che si faranno gli straordinari - si provvederà a trasmetterle alla sua commissione.
La Conferenza dei presidenti ha deciso che i gruppi politici potranno presentare le proprie risoluzioni in merito alla relazione, ma che, naturalmente, la sua commissione disporrà della relazione stessa per procedere all'esame delle questioni in sospeso.
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
Signor Presidente, ho chiesto la parola in merito al processo verbale.
Con le dovute distanze, il Segretario generale e il Vicesegretario generale sembrano vedere di buon occhio più gli agricoltori venuti a manifestare che i deputati dell'Emiciclo.
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Volevo ritornare sulla pagina 1 e sul mio intervento, poiché non credo sia stato riportato correttamente.
Si legge infatti che ho sottolineato l'inopportunità e l'inadeguatezza giuridica della decisione da lei presa e alla quale ha fatto accenno la onorevole Theato, presidente della commissione per il controllo dei bilanci.
Vorrei che nel processo verbale si evidenziasse che, nel sottolineare il motivo per il quale la commissione per il controllo dei bilanci dovrebbe essere destinataria della relazione del comitato di esperti, ho fatto riferimento all'allegato 5, articolo 5, in modo che il testo del mio intervento non sia presentato in forma tanto succinta, pur trattandosi un processo verbale.
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Presidente">
Onorevole Fabre-Aubrespy, la trascrizione del suo intervento sarà verificata ed eventualmente corretta.
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Il processo verbale è approvato
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<CHAPTER ID=4>
Ordine del giorno
<SPEAKER ID=17 NAME="Presidente">
Su richiesta di alcuni gruppi politici, sono state proposte le seguenti modifiche all'ordine del giorno:
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Mercoledì:
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dalle 15.00 alle 16.00 - di fatto dalle 15.20 alle 16.00 -: dichiarazioni del Consiglio e della Commissione in merito alla detenzione di Abdullah Ocalan e alla necessità di una soluzione politica del problema curdo; -dalle 16.00 alle 16.30: dichiarazione del Consiglio in merito al proprio rifiuto di approvare il progetto di accordo della Commissione con il Sudafrica; -dalle 16.30 alle 20.30 e dalle 21.00 alle 24.00: l'ordine del giorno viene modificato nel modo seguente: la comunicazione della Commissione sulla competenza in tema di sport viene stralciata; la raccomandazione per la seconda lettura relativa ai documenti di immatricolazione dei veicoli (A4-0033/99) (relatore: onorevole Bazin), su richiesta della commissione per i trasporti, sarà esaminata secondo la procedura senza discussione e rimane pertanto inserita nel turno di votazioni di domani.Ha facoltà di parola la onorevole Breyer.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, in base all'articolo 126 del Regolamento noi del Gruppo Verde vorremmo chiedere che la relazione Grossetête sia rinviata alla commissione.
La motivazione è che a mio avviso non si devono discutere relazioni i cui termini sono ormai scaduti.
La Commissione sta già lavorando ad una nuova proposta ed ha contattato diversi membri del Parlamento, sottolineando più volte che esiste già una versione completamente rielaborata.
Ritengo che non sia assai sensato votare su una relazione che non è più attuale.
A mio avviso, in questo modo ci rendiamo anche un pò ridicoli.
C'è già abbastanza lavoro da fare, senza dover affrontare anche questa fatica di Sisifo.
Pertanto vorrei chiedere che la relazione sia rinviata alla commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori.
Se si vuole, si può anche chiedere alla Commissione: questa confermerà di certo che entro breve ci sarà un nuovo testo, e che non ha senso deliberare su una relazione non più attuale.
<P>
<SPEAKER ID=19 NAME="Presidente">
Onorevole Breyer, non posso sottoporre a votazione la sua proposta.
L'ordine del giorno è stato approvato a Strasburgo.
Adesso ho solo proposto modifiche precedentemente discusse con i gruppi politici, in quanto vi era un accordo generale tra di loro.
Lei pone una questione nuova, che non ha potuto essere discussa da nessuno, in un momento in cui, secondo il Regolamento, è inammissibile.
Non posso dunque sottoporre a votazione la sua proposta perché lei avrebbe dovuto presentarla prima affinché tutti la potessero discutere, oppure quando è stato fissato l'ordine del giorno.
<P>
Sottopongo a votazione le modifiche all'ordine del giorno proposte di concerto con i gruppi politici.
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Il Parlamento approva la proposta
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, non trovo del tutto corretto il suo modo di procedere.
L'articolo 129 recita esplicitamente: «.. possono chiedere il rinvio in commissione al momento della fissazione dell'ordine del giorno, prima dell'apertura della discussione.»
Non abbiamo ancora aperto la discussione e l'ordine del giorno, se ho ben inteso le sue affermazioni, è appena stato fissato.
Vorrei sottolineare ancora una volta che anche la commissione per i problemi economici e monetari e per la politica industriale ha chiesto, nella sua ultima riunione, che questo punto non venga messo all'ordine del giorno in quanto esiste già una nuova proposta della Commissione.
<P>
Mi permetto quindi di insistere e lei può senz'altro dare nuovamente la parola alla Commissione.
Sarebbe veramente inaudito che si debba discutere di una cosa ormai del tutto obsoleta.
Perciò le chiedo di porre ai voti questa mia mozione.
<P>
<SPEAKER ID=21 NAME="Presidente">
Onorevole Breyer, legga bene l'articolo.
L'articolo la autorizza a chiedere il rinvio in commissione in tre casi:
<P>
Primo: durante la fissazione dell'ordine del giorno, che non avviene ora.
Adesso non abbiamo fissato l'ordine del giorno, lo abbiamo solo modificato.
<P>
Secondo: prima dell'apertura della discussione.
All'inizio della discussione potrà presentare la sua proposta.
<P>
Terzo: prima della votazione finale.
<P>
Non può dunque farlo in questo momento in quanto non stiamo fissando l'ordine del giorno, bensì approvando semplicemente, come in effetti è avvenuto, alcune modifiche.
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<CHAPTER ID=5>
Detenzione di Abdullah Ocalan e problema curdo
<SPEAKER ID=22 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione in merito alla detenzione di Abdullah Ocalan e alla necessità di una soluzione politica del problema curdo.
<P>
Ha facoltà di parola, a nome del Consiglio, il Presidente in carica Volmer.
<P>
<SPEAKER ID=23 NAME="Volmer">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, mi rallegro di avere per la prima volta l'opportunità di parlare dinanzi al Parlamento europeo, anche se l'argomento che oggi tratteremo non è purtroppo allegro.
Dopo la cattura di Abdullah Ocalan da parte delle autorità turche, e in seguito all'incapacità o all'impossibilità della comunità internazionale di trovare una soluzione accettabile per tutti sulle modalità di un suo processo, in quasi tutti i paesi europei c'è stato un crescendo di sommosse con morti, feriti e gravissimi danni materiali.
<P>
Noi condanniamo nel modo più deciso l'uso della violenza.
Non è ammissibile che si affrontino problemi politici, per gravi che siano, con simili atti di forza.
Da quando la vicenda si è fatta scottante, in tutti i paesi europei, e anche nell'ambito dell'Unione, si è discusso a vari livelli su come si possa contribuire a risolvere i conflitti nella Turchia sudorientale.
Il 22 febbraio 1999 l'Unione ha rilasciato una dichiarazione congiunta di cui voi, onorevoli deputati, avete preso atto.
Dopo i disordini provocati dal PKK in Europa si moltiplicano ora gli appelli ad intervenire con strumenti di politica estera.
Condivido questa linea.
Non dobbiamo dimenticare che gli eccessi di questi ultimi giorni sono le conseguenze di un conflitto che ha avuto le sue origini, ed è tuttora in corso, nel territorio di un paese, la Turchia, che è attualmente nostro partner nella NATO e che un giorno sarà anche nostro partner nell'Unione europea.
<P>
Nel pubblico dibattito di questi giorni, peraltro, parecchie idee difettano di un certo rigore concettuale.
Consentitemi di dare il mio apporto a questo rigore.
A mio avviso, è giusto dire che il PKK si è screditato con le sue azioni terroristiche e brutali.
Si è screditato anche rispetto al suo compito di rappresentanza dei legittimi interessi del popolo curdo.
Ma questo partito di Ocalan non sarebbe oggi così visibile e presente, non avrebbe il ruolo e il potere che ha, se non vi fossero determinate condizioni all'interno di questo paese nostro partner , la Turchia, che vive nella perenne ansia che si voglia mettere in discussione la sua integrità territoriale.
<P>
In quest'ottica, il PKK, con i suoi obiettivi e i suoi metodi, diventa per certi versi sintomo di un problema più profondo e proprio per questo non può divenire per noi esponente legittimo degli interessi curdi o parte belligerante da noi riconosciuta.
Al contrario, con le sue violenze indiscriminate esso si è continuamente screditato quale forza politica.
E' ormai innegabile il pericolo che esso giunga a danneggiare gli interessi curdi agli occhi di gran parte dell'opinione pubblica europea.
Il PKK ha una responsabilità di fondo nel fatto che ancora oggi la Turchia considera praticamente ogni sussulto di identità etnica alla stregua di una minaccia all'unità dello Stato e all'integrità del suo territorio.
Se si vuole che la Turchia sia un domani in grado di soddisfare gli interessi legittimi dei gruppi etnici, distinguendoli dalla minaccia terroristica, occorre prima rimuovere queste sue ansie.
Il fatto che un gruppo pronto alla violenza, e più volte interprete di atti violenti anche in Europa, si presenti come rappresentante dei legittimi interessi curdi costituisce un ostacolo rilevante, anche se non l'unico, a questo processo.
<P>
Se vogliamo davvero far qualcosa, dobbiamo trovare la forza di dire la verità, la forza di contribuire alla rappacificazione.
Il primo passo su questo cammino è rappresentato dal coraggio di dire le cose come stanno con animo amichevole, per quanto esse siano scomode o importune.
Occorre, a mio avviso, anzitutto riconoscere che esiste una questione curda, poi che essa si può, in ultima analisi, risolvere solo in Turchia, infine che dovremmo avviare con quel paese un dialogo sul modo di affrontare al meglio il problema.
<P>
Riteniamo che ogni popolo e ogni etnia abbia diritto ad essere culturalmente autonomo e ad autogestirsi, per lo meno in parte, in questo campo.
Un siffatto diritto va peraltro chiaramente distinto dal diritto all'indipendenza nazionale, dalla quale discende il separatismo.
Proprio nelle trattative di Rambouillet questa distinzione tra autonomia culturale e separatismo nazionale è stata l'elemento chiave usato dal gruppo di contatto per cercare di giungere ad una soluzione pacifica, ed essa ci sembra la chiave per risolvere anche altri conflitti locali.
<P>
Confidiamo che il governo turco saprà cogliere l'occasione che si cela dietro la cattura di Ocalan e che saprà distinguere tra smembramento dello Stato e autonomia culturale.
Si potrebbe vedere la questione anche in termini di diritto internazionale.
L'autodeterminazione dei popoli non prefigura automaticamente il diritto di costituire uno Stato, ma d'altra parte i diritti delle minoranze, come ad esempio quello all'autonomia culturale, non possono venir negati e repressi perché sussiste il timore, fondato o meno che sia, di separatismo.
Noi speriamo di poter avviare con la Turchia un dialogo fruttuoso.
Nell'affermare ciò, ci sentiamo incoraggiati anche da talune dichiarazioni da parte turca, come ad esempio quella del Presidente Demirel, secondo il quale ci potrebbe essere un'amnistia per gli esponenti della lotta armata del PKK che deporranno le armi.
<P>
Il presidente del consiglio Ecevit si è espresso contro la pena di morte.
Il parlamento turco ha presentato una proposta di legge che prevede l'introduzione di una certa regionalizzazione in Turchia.
Si tratta di segnali incoraggianti che siamo lieti di riprendere per giungere ad una soluzione accettabile sia per lo Stato turco che per la minoranza curda.
Vogliamo dire in tutta chiarezza che la Turchia ha un interesse più che giustificato a mantenere l'integrità dello Stato; noi la sosterremo in questa sua aspirazione.
D'altra parte, i curdi hanno un interesse assolutamente legittimo allo sviluppo della loro autonomia culturale; noi sosterremo anche questa posizione.
Parleremo col governo turco delle questioni ancora aperte.
I presupposti per un dialogo sono oggi migliori che in passato in quanto alla Turchia si è da più parti fatto presente che essa potrà divenire membro effettivo dell'Unione europea se si atterrà a tutti gli standard fissati a Copenaghen per i paesi candidati.
Si tratta, in particolare, di standard in materia di democrazia e diritti dell'uomo.
<P>
Anche le discussioni sul miglioramento del diritto di cittadinanza in Germania - consentitemi di passare alla politica interna del mio paese - hanno consentito di migliorare sensibilmente il dialogo con la Turchia e, se si ritiene che i problemi dei profughi e dei richiedenti asilo debbano essere risolti lì dove le cause dell'esodo trovano la loro origine, si riconoscerà che uno dei presupposti più importanti è proprio un dialogo più aperto.
In questo contesto, la discussione tedesca sulla modifica del diritto di cittadinanza svolge una funzione importante.
Spero che la Turchia si avvalga dell'occasione che deriva dall'attuale situazione e, risolvendo la problematica dei curdi nel rispetto della democrazia, dei diritti dell'uomo e di quelli delle minoranze, sappia compiere un altro passo verso l'Europa.
<P>
Applausi
<P>
<SPEAKER ID=24 NAME="Van den Broek">
Signor Presidente, non c'è molto tempo, quindi, per brevità, mi unisco alle parole della Presidenza del Consiglio e aggiungo soltanto che la Commissione sottoscrive pienamente la dichiarazione adottata dal Consiglio lo scorso lunedì.
In quella dichiarazione viene condannato ancora una volta con grande chiarezza l'uso del terrore, sia quando questo strumento viene impiegato, violando la legge, dalla Turchia nella lotta all'estremismo, sia quando a ricorrervi sono i curdi, come abbiamo potuto constatare, purtroppo, dopo l'arresto e il trasferimento di Ocalan in Turchia.
In secondo luogo, si ribadisce il rispetto per l'integrità territoriale della Turchia, un argomento che non deve essere oggetto di discussione.
Inoltre, il testo auspica e chiede espressamente alla Turchia che siano rispettate le Convenzioni alle quali anche questo paese ha aderito e che riguardano il diritto ad un equo processo e ad una difesa, nonché i diritti dell'imputato.
<P>
Infine, si insiste sulla necessità di non limitarsi a contrastare le attività terroristiche, un compito, peraltro, che la Turchia deve svolgere con il nostro sostegno.
Neppure noi accettiamo l'uso del terrore nei nostri paesi, ma non dobbiamo limitare il nostro intervento alla lotta contro questo fenomeno, né ricominciare a indagare sulla possibilità di trovare una soluzione politica pacifica a quella che è stata definita la questione curda.
Riconoscere che esiste una questione curda equivale all'inizio di una soluzione.
<P>
Insieme al Consiglio vogliamo ricordare che non si tratta esclusivamente di criticare la Turchia.
Né il Consiglio né la Commissione hanno risparmiato critiche a questo paese in materia di diritti umani.
Tuttavia, la questione curda è estremamente complessa e complicata con ripercussioni numerose e di vasta portata.
In tal senso, vorrei richiamare l'attenzione del vostro Presidente e del Parlamento sulle proposte avanzate in passato dalla Commissione che, nella consapevolezza che la strategia del terrore trova terreno fertile nel sottosviluppo sociale, ha suggerito di utilizzare i programmi MEDA per migliorare la situazione nella regione sudorientale della Turchia e, in particolare, lo sviluppo socioeconomico.
La questione curda non è certo un problema economico in quanto tale, ma questo aspetto va considerato parallelamente alle azioni politiche adottate per trovare una soluzione duratura alle rivendicazioni legittime della comunità curda che chiede il rispetto della propria identità culturale e dei diritti delle minoranze.
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, fino ad oggi, quando abbiamo sollevato la questione curda, le autorità turche ci hanno invariabilmente risposto che, anzitutto, è un loro problema interno e che, in secondo luogo, si tratta di terrorismo.
Gli avvenimenti degli ultimi mesi e degli ultimi giorni, e in particolare le recenti dimostrazioni che hanno avuto luogo in Europa, ci hanno invece dimostrato che si tratta di una questione internazionale con importanti ripercussioni sulla pace, la stabilità e la sicurezza dell'Europa intera.
<P>
Il mio gruppo è convinto (e lo ha affermato in numerose occasioni) che il terrorismo è solo un sintomo di ben altri problemi, un sintomo che si può combattere solo eliminando le cause che lo alimentano.
Come in Irlanda del Nord la famosa Bloody Sunday produsse un fertile terreno di reclutamento per l'IRA, allo stesso modo la distruzione di alcuni villaggi nella Turchia sudorientale e l'impatto che lo stato di emergenza ha avuto sui civili sono serviti solo a rafforzare il terrorismo.
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Nel mio collegio elettorale, nella zona nord di Londra, vivono migliaia di profughi curdi, provenienti in gran parte dalla Turchia; chi, come me, ha parlato con queste persone e le ha ascoltate non può dubitare della loro disperazione, della loro appassionata volontà di pace e del loro sincero attaccamento alla cultura, alla lingua e alle tradizioni del popolo curdo.
La settimana scorsa avrete forse visto alla televisione le immagini di una ragazza curda di quindici anni che si è data fuoco a Londra: la sua è una famiglia di profughi che vive nel mio collegio elettorale, a Wood Green.

<P>
Voglio smentire l'insinuazione che questa gente, che tutti abbiamo visto dimostrare la settimana scorsa, non sia altro che una banda di terroristi.
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Applausi
<P>
E' solo una menzogna; naturalmente, fra i dimostranti vi erano simpatizzanti del terrorismo e a costoro va la nostra ferma condanna, ma la maggioranza era costituita da persone non meno amanti della pace di me e di voi.
Per questo motivo, il mio gruppo vuole esortare la Turchia a cogliere l'occasione che ora si offre alle autorità e ai partiti politici turchi.
L'arresto e l'imminente processo di Abdullah Ocalan offrono l'opportunità di provare che, anche in un processo così delicato, il sistema giudiziario turco può agire in maniera equa e trasparente, assolvendo i propri obblighi internazionali.
<P>
Ci si chiede se abbiamo il diritto anche solo di porre questo problema: certamente sì.
Ho parlato con alcuni Ministri turchi, i quali hanno ammesso che in Turchia si pratica la tortura nelle prigioni e si commettono omicidi senza processo; non ci sono quindi dubbi che abbiamo il diritto di sollevare tali questioni.
<P>



Ora però si profila un'opportunità di ben maggiore rilevanza.
La Turchia può finalmente soddisfare le legittime rivendicazioni dei propri cittadini di nazionalità curda (e in tale contesto approvo la dichiarazione del Consiglio); può riformare il proprio sistema politico per concedere alla minoranza curda il diritto di esprimersi nell'ambito di quel sistema; può affrontare il problema delle gravi disuguaglianze economiche tra il sud-est e il resto del paese; può garantire ai curdi della Turchia scuole in cui i loro figli possano studiare nella propria lingua; infine, con l'avvicinarsi delle elezioni nel paese, può far cessare i soprusi contro l'HADEP e offrire a questo partito la possibilità di parteciparvi in condizioni di parità con gli altri partiti politici turchi.
<P>
Applausi
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Con misure come queste la Turchia potrebbe convincerci della serietà della propria candidatura all'Unione europea.
Misure come queste produrrebbero immediatamente stabilità e sicurezza sia per la Turchia che per l'Unione europea e riceverebbero il più deciso appoggio di questo Parlamento.
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Applausi
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="NL" NAME="Oostlander">
Signor Presidente, naturalmente oggi dichiariamo tutti apertamente - anche la stampa - di auspicare che Ocalan abbia un processo equo e giusto; anche se si tratta di un individuo che, probabilmente, verrà condannato per terrorismo; anche se si tratta di un individuo che non ha rifiutato la violenza, una strada per la quale non abbiamo mai dimostrato simpatia, così come non abbiamo mai approvato la dura repressione operata dall'esercito turco nella regione sudorientale del paese.
Auspichiamo comunque un processo giusto ed equo e non solo per una questione di valutazione da parte dell'Unione europea, perché diversamente paesi come la Turchia non potrebbero far parte dell'Unione. Sarebbe infatti piuttosto insolito chiedere un processo giusto ed equo solo per queste ragioni.
Inoltre, per quanto riguarda la Turchia, dobbiamo naturalmente risolvere molti altri problemi politici prima che si possa parlare di adesione all'Unione.
Mi sorprendono alcune reazioni, anche di Ministri degli esteri fra i quali quello olandese, che vanno in questa direzione.
<P>
In quanto Unione europea dobbiamo renderci conto che questo processo è solo un sintomo di un problema più profondo, un problema che riguarda tutti noi, non fosse altro perché in Europa vivono molti cittadini turchi e turchi di origine curda.
Anno dopo anno, generazione dopo generazione, abituati alla democrazia e allo Stato di diritto, molti di loro vorrebbero incontrarsi e avviare realmente un dialogo.
Vorrei lanciare un appello ai rappresentanti dell'Unione, al Consiglio e alla Commissione affinché venga dato un sostegno a quei curdi e ai quei turchi che vivono nell'Unione e che vogliono avviare un dialogo per risolvere il problema delle minoranze in Turchia. Si tratta infatti di cittadini che sostengono posizioni moderate e che potrebbero trovare una soluzione.
L'arresto di Ocalan non ha provocato solo violenza.
Noi condanniamo la violenza, ma ci sono state anche dimostrazioni - fra l'altro ad Amsterdam lo scorso fine settimana - che si sono svolte in modo rispettoso e durante le quali i curdi hanno dimostrato che, al loro interno, esiste anche una comunità democratica moderata.
A questa comunità dobbiamo dare ascolto.
<P>
Credo che la Turchia debba cogliere questa occasione per dimostrarsi generosa, generosa nel risolvere il problema dei curdi.
Noi tutti abbiamo interesse a che uno Stato che vuole divenire membro dell'Unione europea sia consapevole dell'esistenza del problema delle minoranze.
Una soluzione può essere trovata nel rispetto dell'integrità territoriale turca.
Credo che tutti concordiamo con il Presidente del Consiglio quando afferma che, con l'autodeterminazione, non esiste diritto al separatismo.
L'autodeterminazione è possibile se si vive in uno Stato di diritto democratico.
La Turchia deve cogliere questa occazione proprio per percorrere questa strada a grandi passi.
<P>
Applausi
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<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="NL" NAME="Bertens">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, l'arresto di Ocalan presenta due aspetti.
Innanzi tutto, si tratta dell'arresto di un uomo che ha guidato con fermezza un'organizzazione terroristica, il PKK.
Le gesta di quest'uomo e del PKK non hanno mai ottenuto la benché minima approvazione da parte del Parlamento, per quanto tragico e disperato possa essere il destino del popolo curdo.
Tuttavia, chiediamo che Ocalan venga sottoposto ad un processo equo dinanzi ad un tribunale civile.
Se la Turchia vuole davvero divenire membro dell'Unione europea, deve ovviamente dimostrare di essere un vero Stato di diritto.
<P>
D'altro canto, l'arresto di Ocalan ripropone all'ordine del giorno politico il dramma del popolo curdo.
Vorrei far riferimento ad una relazione di un mio ex collega, il liberale italiano onorevole Gawronski, adottata sette anni fa dall'Assemblea all'unanimità. In detta relazione egli indicava quali fossero le possibilità per il Parlamento, la Commissione e il Consiglio di inserire il tema dei curdi all'ordine del giorno.
<P>
Come sapete, si tratta di un popolo di 25 milioni di persone, la cui esistenza non viene riconosciuta.
Questo popolo è stato la vittima - si dice - di una divisione interna, della sua dispersione in sette paesi, ma soprattutto della posizione di rifiuto assunta dalla comunità internazionale all'inizio degli anni «20, quando Francia e Gran Bretagna erano ancora grandi potenze.
Il PKK non è il popolo curdo.
Questo movimento radicale rappresenta soltanto una sua frazione.
Il governo turco commette un errore nel vietare tutte queste organizzazioni.
L'onorevole Oostlander ne ha già parlato.
Così facendo le autorità turche si alienano le simpatie delle forze democratiche, promuovono un'estremizzazione delle posizioni curde ed escludono possibili vie di soluzione.
<P>
Cosa può fare l'Unione europea?
Naturalmente, l'Unione deve continuare a promuovere il processo di democratizzazione e il rispetto dei diritti in Turchia ed inviare osservatori.
L'Unione deve insistere presso la Turchia affinché vengano rispettati i diritti dei cittadini e delle minoranze.
Ai cittadini della Turchia deve essere garantito il diritto alla propria lingua e alla propria cultura.
Anche ai partiti democratici come l'HADEP devono essere garantiti dei diritti.
Quando verranno liberati i numerosi parlamentari curdi prigionieri nelle carceri turche?
<P>
La Turchia deve promuovere lo sviluppo socioeconomico della regione sudorientale del paese.
E potrei suggerire molti altri passi che la Turchia dovrebbe compiere.
Senza volerlo, la Turchia ha riproposto all'ordine del giorno la questione curda.
Forse, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, possiamo fare qualcosa anche noi.
Dobbiamo elaborare una posizione comune sul caso Ocalan.
Questa posizione non esisteva in passato.
Come Unione e come Stati membri avremmo dovuto valutare le nostre responsabilità, vale a dire sviluppare un contingency planning , in merito ad un problema che esiste già da 20, 30, 40 anni.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="EL" NAME="Ephremidis">
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="FR" NAME="Pasty">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo parecchi anni di guerriglia e repressione in contrapposizione con gli autori di attentati terroristici che hanno provocato la morte di migliaia di persone, la Turchia è riuscita ad arrestare il principale istigatore di tali violenze: Ocalan, presidente del Partito dei lavoratori curdi.
Non comportiamoci da censori, ruolo facile quando non si è implicati direttamente nel conflitto. Cerchiamo invece di valorizzare gli aspetti positivi della nuova situazione venutasi a creare, con l'arresto del leader curdo, a beneficio della pace nella regione.
<P>
Per più di vent'anni le popolazioni curde, ripartite in quattro paesi, la Turchia, l'Iraq, L'Iran e la Siria, non hanno avuto alcun mezzo di esprimersi se non la violenza e noi condanniamo certamente ogni forma di terrorismo e gli atti di violenza, che non hanno mai giovato ad alcuna causa.
Ora che il capo della principale organizzazione responsabile degli attentati è in carcere è però necessario ed urgente trovare una soluzione al problema che affligge circa trenta milioni di persone.
L'ultimo ventennio di guerriglia ha impedito di prendere in considerazione le rivendicazioni culturali, linguistiche e umanitarie di queste popolazioni ed è dovere della comunità internazionale favorire la ricerca di una soluzione diplomatica e pacifica che riconosca alle popolazioni curde il diritto ad una certa autonomia all'interno delle frontiere attuali dei quattro Stati interessati.
<P>
L'arresto di Ocalan deve inoltre mettere in luce il fatto che il PKK non è il solo ed unico rappresentante della comunità curda e, anche in questo caso, è nostro dovere adoperarci presso le autorità turche affinché la comunità curda non sia ritenuta collettivamente responsabile dell'operato di questo leader , il quale si è arbitrariamente arrogato il ruolo di portavoce dei curdi.
Allo stesso modo, ci adopereremo presso le autorità turche affinché le condizioni in cui si svolgerà il processo consentano alla comunità internazionale, ma anche alle popolazioni curde, di valutare oggettivamente le motivazioni che hanno portato all'arresto e alla detenzione.
<P>
L'ultima questione che intendo affrontare riguarda gli episodi di violenza verificatisi in territorio europeo e i casi di detenzione di ostaggi nelle varie ambasciate ad opera di manifestanti curdi che protestavano contro l'arresto del loro leader .
A fronte di tali atti di violenza palesemente organizzati e ben orchestrati, l'Unione europea è stata colta del tutto impreparata.
Ciò testimonia la necessità di intensificare le relazioni tra i nostri servizi di polizia in materia di scambio di informazioni per impedire che il terrorismo internazionale detti legge nel nostro territorio.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="NL" NAME="Aelvoet">
Signor Presidente, il caso Abdullah Ocalan è scoppiato solo nel novembre scorso e si è appena concluso.
I paesi dell'Unione europea erano d'accordo sul fatto che Ocalan non dovesse essere estradato in Turchia, ma non hanno saputo rispondere al quesito che chiedeva dove egli dovesse rimanere.
Nessuno, nessun paese, né singolarmente né insieme ad altri, ha offerto asilo politico a Ocalan.
Questo era, ovviamente, il rovescio della medaglia.
Chi afferma A, deve, per coerenza, aggiungere anche B e l'Europa non l'ha fatto.
<P>
Oggi constatiamo che in Turchia, nonostante le numerose dichiarazioni in tono trionfalistico, manca la consapevolezza che, con l'arresto di Ocalan, non si è risolta la questione curda.
Il problema ora è se l'Europa possa ancora intervenire in modo significativo sul piano politico.
E' corretto affermare che il problema curdo è un problema politico, che è un problema internazionale, ma soprattutto che è un problema internazionale che si pone in Europa.
Abbiamo l'impressione che l'azione degli Stati Uniti non abbia tenuto conto delle conseguenze per l'Europa.
<P>
Cosa può fare ancora l'Europa in termini concreti? Innanzi tutto, deve, a nostro giudizio, continuare ad esercitare pressione sulla Turchia per influire sulle modalità di svolgimento del processo.
Constatiamo che le critiche espresse finora hanno già ottenuto qualche risultato. La Turchia cerca infatti di correre ai ripari per il fatto di avere affidato il caso ad un tribunale per la sicurezza di Stato, dove non esiste la normale autonomia di giurisdizione, e inizia ad adottare misure limitate per nominare esclusivamente pubblici ministeri civili e così via.
Dobbiamo continuare con coerenza ad attaccare la scelta di un tribunale militare.
Dobbiamo inoltre inviare una delegazione dell'Unione composta da medici, giuristi ed esperti in materia di diritti dell'uomo per garantire che Ocalan sia sottoposto ad un processo equo in buone condizioni di salute.
<P>
In secondo luogo, riteniamo di fondamentale importanza che, nella corsa alle elezioni, sia riservato uno spazio alle voci democratiche curde.
Oggi l'HADEP sta affrontando enormi difficoltà da questo punto di vista e l'Unione deve ribadire chiaramente che, in un processo elettorale democratico, a tutti i partiti deve essere garantita piena partecipazione.
Oggi non è così.
Il Parlamento europeo deve adottare un'iniziativa anche a questo proposito e può farlo inviando una delegazione in Turchia.
Perché solo in una Turchia democratica, solo in una Turchia dove si è perfezionato il processo di democratizzazione, si potrà trovare una soluzione al problema curdo.
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="FR" NAME="Dell'Alba">
Signora Presidente, il Parlamento dell'Unione europea molto spesso, a mio avviso anche troppo spesso, sale in cattedra mettendo a tacere la propria coscienza senza troppi sforzi.
Domani voteremo per l'ennesima volta per denunciare la gravità dei rischi per la vita di Abdullah Ocalan e chiederemo giustamente una soluzione politica alla questione curda.
<P>
Personalmente auspico che si possa cogliere questa occasione per fare un esame di coscienza sull'atteggiamento che l'Unione europea ha avuto, sebbene ciò non traspaia molto dal testo.
Anche i sostenitori di Ocalan, che hanno difeso la causa del leader del PKK, ma che in realtà credo ne abbiano accelerato la caduta, dovrebbero fare la medesima analisi.
<P>
Un paese che avrebbe dovuto chiedere l'estradizione non lo ha fatto, signor Presidente del Consiglio.
Il mio paese ha esitato troppo a lungo, per usare un eufemismo, invece di scegliere l'unica via che avrebbe potuto evitare ciò che invece è successo in seguito.
Ocalan è in Turchia, nel mentre tutti sostenevano che tale soluzione era da evitare nel modo più assoluto.
L'Italia avrebbe forse dovuto assumersi le proprie responsabilità ricorrendo, ad esempio, alla procedura di Schengen e alla procedura di asilo, visto che né Germania né Unione europea hanno saputo trovare la soluzione politica che si rendeva necessaria.
<P>
A mio parere, l'Italia avrebbe dovuto applicare le norme della Convenzione sul terrorismo, giudicare Ocalan ed assumersi le proprie responsabilità.
Niente di tutto ciò si è verificato ed io ritengo che il mea culpa europeo dovrebbe andare ad aggiungersi all'intero dossier , affinché ci serva da lezione per il futuro.
In assenza di un'unione politica, ci troveremo ancora ad affrontare casi simili e l'Unione europea non uscirà certo rafforzata da questa vicenda.
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde">
Signora Presidente, ogni popolo ha diritto ad avere la propria nazione e ogni indiziato ha diritto ad un processo regolare.
La Turchia opprime il popolo curdo e non credo proprio che Ocalan avrà un processo regolare.
Credo che in questo stesso momento sia sottoposto a torture.
Non ho mai visto niente di diverso durante il lavoro svolto con i prigionieri politici in Turchia.
Una volta con alcuni politici provenienti da molti paesi dell'Europa occidentale ho seguito due politici in esilio fino ad Ankara.
Avremmo dovuto essere il loro scudo.
Non appena arrivati in aeroporto, furono fermati e sottoposti immediatamente ad un interrogatorio durante il quale furono anche torturati.
Cercammo di andarli a trovare in carcere, ma non riuscimmo ad entrare.
Nell'atrio vidi due ragazzi della stessa età dei miei figli - 8 e 11 anni - con le mani ammanettate e legate dietro alla schiena.
Come possono degli adulti trattare i bambini come criminali prima ancora che abbiano raggiunto l'età della pubertà?
Quando visitammo Ankara una seconda volta, durante il processo, consegnai una lettera personale da parte del Presidente del Parlamento, Lord Plumb, ai due imputati.
In questo modo, riuscii a superare il recinto e a parlare con loro.
Riferirono di violente torture.
E il peggio non erano le sigarette accese e gli elettroshock ; il peggio era che ogni volta che si addormentavano venivano svegliati e nuovamente interrogati e torturati.
I paesi europei devono spiegare una volta per tutte alla Turchia che la tortura è un crimine contro l'umanità.
Non sarà possibile intrattenere relazioni normali con la Turchia fino a quando continuerà a servirsi della tortura e fino a quando opprimerà il popolo curdo.
Posso proporre che i membri della nostra delegazione per la Turchia assistano a turno al processo?
<P>
<SPEAKER ID=33 NAME="Cellai">
Signora Presidente, la vicenda Ocalan induce la delegazione di Alleanza Nazionale ad alcune riflessioni: primo, le minoranze curde in Turchia, in Iraq ed in Iran hanno il diritto di veder riconosciute le loro identità, le loro specificità e le loro aspirazioni ad una forte autonomia; secondo, il PKK non è né il solo né il più importante partito atto a rappresentare queste aspirazioni; terzo, il PKK ha utilizzato, nella sua lotta, strumenti di puro terrorismo e i mezzi più spregiudicati, compreso il traffico di droga, per autofinanziarsi; quarto, l'Europa dei governi socialisti di sinistra si è dimostrata incapace di trattare in modo unitario e coerente il caso Ocalan.
<P>
Ciò premesso, non possiamo accettare un processo sommario e senza garanzie da parte della Turchia ma chiediamo che esso si svolga nel rispetto dei diritti dell'imputato e non sotto l'alea del rischio della pena di morte.
Parimenti non possiamo accettare che le nostre città diventino terreno di scontro e di violenza gratuita da parte di chi è stato accolto in nome di ragioni umanitarie.
<P>
Per finire, un accenno alle affermazioni del Presidente del Consiglio, che sono veramente gravi.
Sarebbe infatti preoccupante se fosse vero che un paese membro come la Grecia ha sostenuto, più o meno indirettamente, il PKK in nome di un'atavica ed ormai incomprensibile inimicizia verso il popolo turco.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signora Presidente, il Presidente del Consiglio ha detto a chiare lettere che il Consiglio e la comunità internazionale europea si sono dimostrati incapaci di affrontare congiuntamente la questione Ocalan.
Sì, in effetti questa incapacità c'è stata ed è vergognoso il modo in cui essa si è manifestata in questi ultimi mesi.
Ma per me è motivo di particolare rabbia e vergogna che dopo il rientro di Ocalan - contro la sua volontà - in Turchia sia stata rilasciata una dichiarazione che non vale neanche la carta su cui è scritta, giacché in essa neppure una volta si parla di problema curdo o di situazione dei curdi.
Si accenna solo a problemi da risolvere.
<P>
Signor Presidente del Consiglio, lei non ha particolari responsabilità nei confronti di questo documento.
Le sue parole sono state inequivocabili.
Non è stato tenero con il PKK, ma per lo meno ha detto le cose con chiarezza.
Sarebbe bello che anche i Ministri degli esteri o il Consiglio parlassero altrettanto apertamente, invece di produrre simili documenti, che testimoniano invero solo l'incapacità di trovare una posizione comune.
<P>
In secondo luogo, ci stiamo occupando in questa sede anche del caso Ocalan, e non solo in generale della questione curda, e la onorevole Pauline Green ha esposto in termini chiarissimi la nostra posizione in merito ad una soluzione pacifica e politica.
Ocalan non è per noi né un grande eroe né uno zio prediletto, ma ha diritto come tanti altri ad un trattamento giusto, un trattamento rispettoso della sua salute, un trattamento onesto e corretto, aperto e trasparente, un trattamento che consenta ai suoi avvocati, che speriamo possa scegliere da solo, di vederlo.
Perciò ci preoccupiamo per Ocalan: perché è diventato un simbolo, un simbolo di tanti altri processi purtroppo passati sotto silenzio in Turchia e gestiti in modo scorretto, non trasparente, irridendo lo Stato di diritto.
Per la Turchia non sarà solo una questione di umanità condurre almeno questo processo in termini obiettivi, corretti e trasparenti; sarà anche questione di intelligenza politica.
<P>
Alla Turchia chiediamo e continueremo a chiedere di cambiare il suo atteggiamento e di puntare ad una soluzione politica del problema che affronti la questione e i diritti dei curdi sul piano politico. In questo, Ministro Volmer, le do pienamente ragione.
Se così sarà, anche la Turchia potrà stare certa che ognuno in questo Parlamento si impegnerà a convincere i curdi che anch'essi devono dare il proprio contributo all'individuazione di una soluzione pacifica e politica.
Occorre la presenza di entrambe le parti, la Turchia e le organizzazioni curde, che devono impegnarsi a fondo per una composizione pacifica.
Dal canto nostro, noi in questo Parlamento non cesseremo di batterci per una soluzione pacifica di un problema che solo in modo pacifico e politico si può risolvere.
<P>
<SPEAKER ID=35 NAME="Graziani">
Signora Presidente, è una constatazione più che un giudizio che, quando il nome di un uomo diventa, o lo si è fatto diventare, sinonimo di un problema politico, è difficile poi distinguere l'una cosa dall'altra.
Il precedente di Arafat dovrebbe pure insegnare qualcosa!
In altre parole, così come dietro e accanto ad Arafat c'era è c'è la questione palestinese, attraverso la questione Ocalan c'è il problema irrisolto del popolo curdo.
<P>
Piaccia o non piaccia, è da qui che la Turchia dovrebbe partire per risolvere un problema interno attraverso l'autonomia curda e per creare una delle condizioni che possono consentirle, un domani, un ingresso dignitoso in Europa.
<P>
E tuttavia, quanto abbiamo visto dal momento della illegale cattura di Ocalan non lascia molte speranze.
Quando si mostra un prigioniero nelle condizioni in cui si è mostrato Ocalan, vantandosene, tutti i diritti umani appaiono oggettivamente sfigurati.
Quando gli avvocati hanno difficoltà anche solo ad incontrare il loro assistito, c'è da dubitare della correttezza delle regole del processo.
Quando si è di fronte a un tribunale speciale, dove siede anche un colonnello, la sensazione è che siamo al di là di una concezione dello Stato di diritto.
Quando infine si scorge, sulle conclusioni del processo, l'ombra della forca, che la Turchia sappia quel che pensa l'Europa è necessario, e per la Turchia e per l'Europa stessa.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="DE" NAME="Kronberger">
Signora Presidente, ogniqualvolta si manifestano crisi come quella collegata alla cattura del capo del PKK Ocalan, ci limitiamo a discutere dei sintomi passeggeri, senza parlare del retroscena politico di tali conflitti.
Questo vale per il problema dei curdi come per quello del Kosovo o per i focolai di crisi nei paesi della CSI.
E' ovvio che dobbiamo esigere dalla Turchia il rispetto della convenzione europea sui diritti dell'uomo.
E' altrettanto ovvio che la pena di morte va bandita in tutto il mondo.
<P>
Il caso Ocalan deve tuttavia costituire per noi l'occasione di travalicare la politica quotidiana per adottare provvedimenti di lungo respiro e sviluppare un'attiva politica di pace europea, ma anche per sanzionare in modo adeguato i paesi in cui sistematicamente si ledono i diritti dell'uomo.
I diritti umani e il diritto all'autodeterminazione dei popoli devono avere la priorità sugli interessi economici.
Purtroppo, al momento, avviene di norma il contrario.
Quando assistiamo per anni ad una sostanziale ingiustizia senza protestare, ci rendiamo complici anche noi.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="NL" NAME="Dankert">
Signora Presidente, l'onorevole Swoboda ha già criticato il comunicato del Consiglio poiché in esso non compare il termine «curdi».
Vorrei citare un giornale turco, la rivista Radical , che elogia il testo del Consiglio perché è stato redatto con finezza e cautela.
Ciò significa, quindi, che si tratta di un testo estremamente ipocrita.
Condivido l'opinione del Consiglio secondo cui i problemi della Turchia devono essere risolti con mezzi politici.
Appoggio altresì il Consiglio quando afferma che occorre compiere ogni sforzo per separare la lotta contro il terrorismo dalla ricerca di soluzioni pacifiche, ma il mio problema è che il Consiglio trascura il fatto che, in questo momento, mancano sforzi di questo tipo in Turchia.
<P>
E' stato qui ricordato il processo all'HADEP di fronte ad un tribunale per la sicurezza di Stato, un processo che - si badi bene - inizia prima delle elezioni per concludersi a elezioni avvenute, così che gli elettori sanno di correre il rischio di votare per il partito sbagliato se, fra breve, l'HADEP verrà vietato.
Il numero di intellettuali condannati o sotto processo dinanzi al tribunale per la sicurezza di Stato per aver fatto quanto il Consiglio auspica è incredibilmente elevato.
Eppure il testo del Consiglio non ne parla.
E' questa lacuna che biasimo.
<P>
Consentitemi di soffermarmi brevemente sull'intervento del Commissario Van den Broek, che sostiene la necessità di aiutare la regione sudorientale della Turchia.
Sono d'accordo con il Commissario.
Ma credo che fino ad oggi fosse estremamente difficile fornire aiuti ad una regione dove è in corso un conflitto militare.
Gli aiuti, poi, vengono sempre forniti ad una parte a discapito dell'altra.
La situazione va facendosi più chiara poiché il PKK è stato pesantemente colpito sotto il profilo militare e nella regione esistono maggiori possibilità di intervento.
Tuttavia, il Commissario avrebbe potuto dire che l'Unione europea, con l'appoggio del Parlamento, sta già attualmente operando in tal senso. Avrebbe potuto dire che abbiamo elaborato cinque grandi progetti nel campo della sanità pubblica e della formazione professionale in quella regione.
L'unica difficoltà che rimane è che la Turchia, in questo momento, non può accettare gli aiuti perché non ha ancora firmato l'accordo di cooperazione e manca quindi la base finanziaria.
<P>
Mi si consenta un'ultima considerazione.
Credo sia fondamentale che le ONG in Turchia abbiano il sostegno della Commissione per creare quella società civile, quella democrazia, quei diritti dell'uomo che sono tanto necessari nel paese.
Reputo estremamente deprecabile che, esigendo garanzie bancarie dalle ONG - somme di cui queste organizzazioni non dispongono - la Commissione abbia attualmente bloccato ogni programma di questo tipo.
Si tratta di programmi indispensabili e la situazione deve cambiare al più presto.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="DE" NAME="Langen">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, nel dibattito sulla cattura del capo del PKK Ocalan, anche il Parlamento europeo è tenuto ad assumere un atteggiamento chiaro.
Constato che la posizione assunta il 17 febbraio dalla commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa non soddisfa questa esigenza in quanto, a mio parere, non vi può essere alcun dubbio sul fatto che il Parlamento europeo condanna con la massima fermezza il terrorismo del PKK.
Anche le violenze compiute dai sostenitori di quel partito in tutta Europa vanno severamente condannate.
Chiediamo quindi che tutti gli Stati procedano coerentemente, come sempre affermano nelle loro dichiarazioni, contro questa violenza e contro il terrorismo.
<P>
Riguardo ad Ocalan e al PKK, taluni paesi membri dell'Unione europea non si sono esattamente coperti di gloria negli ultimi anni.
Tra questi, Ministro Volmer, non c'è solo la Grecia, ma anche la Germania.
Posso solo ripetere quanto abbiamo detto a Istambul durante la riunione delle delegazioni, e il Presidente Dankert lo ha ribadito: essendo questo l'atteggiamento degli Stati europei, per la Turchia la cattura di Ocalan diventa un grande successo.
Il risultato è davanti agli occhi di tutti: violenze in tutta Europa.
<P>




Per noi devono essere chiari i seguenti principi: primo, che Ocalan si merita, anzi ha diritto ad un processo corretto; secondo, che l'indipendenza della magistratura deve essere garantita anche in Turchia; terzo, che al processo devono poter assistere osservatori indipendenti; quarto, che alla Turchia si chiede di non giustiziare Ocalan nel caso di una prevedibile condanna a morte; quinto, che, anche se stigmatizziamo nei termini più severi il terrorismo del PKK, la Turchia deve essa stessa intraprendere passi atti a individuare soluzioni politiche al problema dei curdi; sesto, che sarebbe un chiaro segnale da parte turca se alle elezioni del 18 aprile fosse ammesso il partito curdo, il quale la volta scorsa ha ottenuto il 4, 6 % dei suffragi.
Anche questa è una richiesta finora non considerata.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EL" NAME="Lambrias">
Signora Presidente, volenti o nolenti, sulla faccenda Ocalan regna una gran confusione.
Propaganda di governo, servizi segreti, organizzazioni in lotta tra loro, interessi diversi: questi gli elementi coinvolti che hanno fomentato l'opinione pubblica europea, allontanandola dalle responsabilità dell'Unione europea.
In tutta questa confusione si perdono di vista i chiari principi universali che vanno rispettati.
<P>
Innanzi tutto il mondo civile aborre e condanna il terrorismo, qualunque sia l'obiettivo di quest'ultimo, poiché in nessun caso lo scopo giustifica i mezzi.
In secondo luogo, però, ogni individuo ha il diritto di potersi difendere finché la sua colpevolezza non viene dimostrata in modo inconfutabile.
È deplorevole che proprio in Europa, culla di detti principi, non sia stato fatto nulla per applicarli.
Tutti i responsabili - ciascuno per motivi diversi - hanno cercato di scaricarsi di dosso il problema Ocalan.
La Germania avrebbe potuto giudicarlo avendolo riconosciuto come capo di un'organizzazione terroristica attiva anche in Germania; invece Ocalan finirà sotto processo nel paese che, come si è dimostrato, non offre la minima garanzia di un processo equo.
Mentre a parole invitiamo la Turchia a garantire un equo processo, il Consiglio d'Europa approva una risoluzione sulla tortura in detto paese.
<P>
Che tristezza, signora Presidente. Come potrà discolparsi l'Europa non di fronte al gruppo terroristico PKK, bensì di fronte ai curdi della Turchia perseguitati ormai da 60 anni?
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="ES" NAME="Robles Piquer">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente tutti noi deputati, che in modo democratico svolgiamo in questa sede il nostro lavoro, desideriamo vivamente che Ocalan venga sottoposto a giusto giudizio, che questo giudizio possa essere seguito da osservatori esterni e che vengano assicurate tutte le garanzie cui ogni accusato ha diritto.
Ciò non toglie, tuttavia, che molti di noi sanno anche che l'esito finale di tanti anni di guerra, distruzione e morte, anni durante i quali Ocalan è stato a capo del Partito dei lavoratori curdi, rientra in un suo contesto naturale e logico.
Non si può utilizzare sistematicamente la violenza senza pensare che si possa finire per diventare vittime di quella stessa violenza.
<P>
Noi dobbiamo deplorare quanto accaduto per il discredito che getta su tutta la gestione europea delle questioni relative all'ordine pubblico.
Dobbiamo sperare e chiedere che il problema del popolo curdo venga risolto riconoscendo, tra i suoi diritti naturali, l'espressione della sua lingua, della sua cultura e del suo modo di vivere senza che, allo stesso tempo, vengano messe a repentaglio la stabilità di alcune vecchie nazioni di questo continente europeo.
E' evidente che fra queste, anche se non è uno Stato membro dell'Unione europea, va collocata la Turchia, poiché la Turchia è sicuramente uno Stato membro - e membro importante - del Consiglio d'Europa e di altre Istituzioni europee.
<P>
E' necessario quindi chiedere a tutti di adottare un atteggiamento di grande serenità.
E' necessario chiedere che il Partito dei lavoratori curdi non costituisca più il principale motore delle violenze e delle azioni di forza con le quali ha aggravato la situazione del suo capo e sperare che sia possibile aprire una strada alla giustizia che comprenda il riconoscimento di quei diritti che il popolo turco deve avere sia in seno alla Turchia che in seno ad altre nazioni vicine.
<P>
<SPEAKER ID=41 NAME="Volmer">
Signora Presidente, onorevoli deputati, sono lieto di poter constatare che la stragrande maggioranza degli oratori intervenuti nella discussione hanno, in linea di massima, valutato positivamente le dichiarazioni di principio fatte dal Consiglio sul tema in esame.
Dalla discussione ho tratto l'impressione che esista un'ampia intesa su alcuni punti che vorrei ora brevemente elencare.
<P>
Primo: noi condanniamo con grande fermezza qualsiasi forma di violenza e qualsiasi forma di terrorismo.
Per affrontare questo tema si riuniranno nei prossimi giorni i Ministri degli interni dell'Unione europea.
<P>
Secondo: occorre riconoscere dal punto di vista politico che esiste una questione curda.
La questione curda non può più essere trascurata.
<P>
Terzo: occorre distinguere nettamente tra il PKK e i curdi.
Solo una minoranza di quel popolo è responsabile degli atti di violenza; la maggioranza è costituita invece da persone pacifiche, come noi, che non desiderano altro che poter vivere in una situazione di pace e sicurezza.
<P>
Quarto: la questione curda non è più una questione interna della Turchia dato che le violenze che hanno avuto come teatro le strade delle nostre città dimostrano che ne sono colpiti quasi tutti i paesi europei.
<P>
Quinto: distinguere tra separatismo e autonomia culturale potrebbe essere la chiave per favorire una soluzione del problema.
<P>
Sesto: concordiamo sulla necessità di sollecitare la Turchia a seguire una procedura rispettosa dei principi dello Stato di diritto e ci associamo alla condanna in linea di principio della pena di morte.
<P>
Vorrei aggiungere che entro aprile una troika dell'Unione europea, a livello di direttori politici, compirà una missione in Turchia, cui ne seguirà un'altra a livello di Ministri degli esteri.
Noi approfitteremo di tali occasioni per discutere con esponenti dello Stato turco i punti che ho testé elencati nell'ottica in cui si è svolto l'odierno dibattito qui in Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signora Presidente, vorrei soltanto rivolgere una breve domanda al Presidente in carica del Consiglio.
Desidero sapere se egli è disposto a sottoporre al Consiglio, come dichiarazione generale, i punti che ha appena elencati, nonché a chiedere al Consiglio di accettarli in quanto tali.
<P>
<SPEAKER ID=43 NAME="Volmer">
Signora Presidente, spero che le mie dichiarazioni di poc'anzi siano state verbalizzate e che potremo presentare il relativo verbale al Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="EL" NAME="Ephremidis">
Signora Presidente, ho già accennato alle tre donne curde che si trovano nell'ambasciata di Nairobi. In precedenza avevo chiesto al Consiglio di fornire garanzie in modo che le tre donne, in possesso di passaporto straniero, potessero recarsi in tutta sicurezza nel paese che ha loro concesso il passaporto, visto che la loro vita è in pericolo.

Il rappresentante del Consiglio non ha però risposto e lo invito caldamente a dire se intende fare qualcosa in proposito.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="NL" NAME="Dankert">
Signora Presidente, il Consiglio ha già replicato.
Avevo inteso che anche la Commissione avrebbe risposto ai quesiti posti e invece la vedo scomparire improvvisamente.
Mi sembra piuttosto insolito.
<P>
<SPEAKER ID=46 NAME="Presidente">
La Commissione non ha espresso tale intenzione.
La Commissione desiderava forse prendere posizione al riguardo?
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Van den Broek">
Signora Presidente, non voglio crearle difficoltà.
In risposta all'onorevole Dankert, posso dire che la Commissione indagherà sul problema che egli ha menzionato a proposito delle garanzie bancarie richieste alle ONG.
Per il resto, sono d'accordo con lui quando afferma che la Turchia in questo momento non collabora con la massima disponibilità all'attuazione dei programmi.
Desidero comunque ringraziare l'onorevole Dankert e il suo collega, l'onorevole McMillan-Scott, per gli sforzi profusi nell'elaborazione di questi programmi.
<P>
<SPEAKER ID=48 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Van den Broek.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=6>
Progetto di accordo della Commissione con il Sudafrica
<SPEAKER ID=49 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio sul suo rifiuto di approvare il progetto di accordo con il Sudafrica presentato dalla Commissione.
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<SPEAKER ID=50 NAME="Volmer">
Signora Presidente, le trattative tra l'Unione europea e il Sudafrica per la conclusione di un accordo sono in corso dal 1995.
Il relativo progetto prevede, tra l'altro, la creazione entro dieci anni di una zona di libero scambio e un ampio rafforzamento della cooperazione per quanto concerne la politica, l'economia e la politica di sviluppo.
Sin dall'inizio, le trattative si sono rivelate molto difficili, in particolare a causa dei problemi legati all'apertura reciproca dei mercati agricoli, nonché a seguito delle diverse posizioni sulla possibilità di utilizzare denominazioni d'origine per il porto e lo sherry di fabbricazione sudafricana.
<P>
L'esclusione dalla liberalizzazione di prodotti agricoli sensibili è possibile solo in parte poiché altrimenti l'accordo potrebbe non risultare conforme alle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio.
Nonostante queste difficoltà, l'Unione europea ha ripetutamente ribadito il suo forte interesse dal punto di vista economico e politico alla conclusione dell'accordo col Sudafrica.
Il Consiglio europeo di Vienna ha espresso la richiesta che esso sia concluso al più tardi entro il Consiglio straordinario di Berlino.
Il 29 gennaio a Davos, in margine al Forum mondiale sull'economia, è stato raggiunto un compromesso globale tra il Commissario Pinheiro e il Ministro del commercio sudafricano Erwin.
<P>
Durante il Consiglio del 22 febbraio, la Presidenza tedesca ha cercato, sulla base di tale compromesso, di giungere anche ad un'intesa politica sulla conclusione dell'accordo, intesa che dovrebbe essere confermata formalmente in occasione del Consiglio del 22 marzo.
Durante la riunione del Consiglio si è, tuttavia, constatato che all'interno dell'Unione europea manca tuttora consenso sulla stipula di un accordo fondato sul compromesso raggiunto dalla Commissione.
I problemi principali sono costituiti, in prima linea, dalla riserva che molti Stati membri nutrono nei confronti della regolamentazione prevista per l'utilizzo della denominazione d'origine per il porto e lo sherry .
In concreto, si tratta dell'uso delle denominazioni «porto » e «sherry » sul mercato sudafricano per bevande di produzione sudafricana.
A procurare forti perplessità ad alcuni Stati membri è in particolare il possibile precedente che una regolamentazione non soddisfacente potrebbe costituire per le nostre relazioni con altri partner commerciali.
Anche l'intesa raggiunta riguardo alle quote di importazione e al calendario per la riduzione dei dazi doganali su conserve e succhi di frutta non sono giudicati soddisfacenti da tutti gli Stati membri.
<P>
Alla luce di tale situazione, il Consiglio ha valutato positivamente i progressi compiuti nel corso dell'ultima tornata negoziale e ha invitato la Commissione a presentare quanto prima proposte per risolvere le questioni ancora aperte, allo scopo di trovare un'intesa politica sulla conclusione dell'accordo nel corso del prossimo Consiglio del 22 marzo.
La Presidenza ha ribadito che l'Unione europea è fermamente intenzionata a giungere ad un'intesa prima del Consiglio straordinario di Berlino del 24 e 25 marzo prossimi.
<P>
La Commissione si è già messa al lavoro e ha avviato colloqui bilaterali con gli Stati membri che non sono soddisfatti del compromesso raggiunto.
Non sappiamo ancora come sarà possibile trovare una soluzione ai loro problemi; potrebbero essere necessari ulteriori incontri con la controparte sudafricana.
Va tuttavia ricordato che, prima del Consiglio del 22 febbraio, il capo dei negoziatori del Sudafrica, il Ministro del commercio Erwin, in una lettera al Commissario Pinheiro aveva categoricamente respinto qualsiasi modifica del compromesso concluso a Davos.
La Presidenza tedesca è ben consapevole dell'importanza di questo accordo per le relazioni politiche ed economiche con il Sudafrica: esso va infatti interpretato anche come un chiaro segnale di sostegno alla democrazia sudafricana, nonché come un contributo alla stabilità nell'Africa australe.
<P>
Pertanto, nelle prossime settimane forniremo tutto il nostro appoggio alla Commissione nel difficile compito che l'attende.
Siamo determinati a rispettare il calendario fissato dal Consiglio europeo di Vienna - cioè la stipula dell'accordo entro il Consiglio straordinario di Berlino.
Confidiamo nella capacità di tutte le parti interessate di dar prova della necessaria flessibilità al fine di risolvere i pochi punti ancora controversi.
Potete star certi che la Presidenza tedesca farà tutto quanto in suo potere affinché il Consiglio dia il suo consenso alla conclusione dell'accordo nei tempi previsti.
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<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="SV" NAME="Theorin">
Signora Presidente, da quando il sistema dell'apartheid in Sudafrica è stato smantellato, i leader politici dell'Unione europea hanno a più riprese promesso a Nelson Mandela un accordo di libero scambio improntato all'equità, accordo strategico estremamente necessario per garantire uno stimolo positivo allo sviluppo delle zone più povere del Sudafrica, nonché della massima importanza per la pace, la stabilità e lo sviluppo dell'intero meridione del continente africano.
<P>
Da ormai quasi quattro anni sono in corso negoziati non sempre in linea con quelle belle promesse, negoziati che, anzi, in molti frangenti, hanno lasciato trapelare il protezionismo della peggior specie, indipendentemente dal fatto che vertessero su frutta e ortaggi piuttosto che vino, patate o fiori recisi.
<P>
E, in ogni occasione, il Parlamento e la sua delegazione per il Sudafrica hanno sempre chiesto il raggiungimento di quell'accordo.
Primi ministri e Presidenti, nei loro incontri di Cardiff e Vienna, hanno promesso che l'accordo sarebbe stato firmato quanto prima, e comunque non oltre marzo di quest'anno.
Ciò per ragioni del tutto naturali: i negoziati si trascinano ormai da troppo tempo; proprio in marzo il parlamento sudafricano verrà sciolto; scade il mandato presidenziale di Nelson Mandela.
E' quantomeno fastidioso che alcuni paesi, proprio ora a un soffio dalla chiusura dei negoziati, si assumano l'enorme responsabilità politica di porre a repentaglio l'accordo e, con esso, l'intera credibilità dell'Unione agli occhi del Terzo mondo.
Come si potrà d'ora in poi dare credito al negoziato con l'Unione, se non sarà possibile neppure concludere questo accordo con il Sudafrica?
<P>
E l'Unione, che fa?
Ebbene, fa crollare il prezzo dei pomodori sul mercato sudafricano, lasciando così senza un lavoro migliaia di donne sudafricane, magari con sette od otto persone a carico; non paga di ciò, tira in ballo il porto e lo sherry all'ultimo momento. Eppure è un questione già risolta, perché già affrontata nel negoziato.
Gli Stati membri che la sollevano si assumono un'enorme responsabilità politica.
Spero che, in questo frangente, l'atteggiamento positivo emerso in seno al Consiglio riesca a prevalere.
Non sono soltanto i paesi europei a protestare, non basta discutere soltanto con questi: è parte in causa anche il Sudafrica .
Anche il Sudafrica deve rendere conto ai propri cittadini.
Vogliamo davvero mettere a repentaglio la reputazione dell'Unione in questo modo?
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<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten">
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="SV" NAME="Cars">
Signora Presidente, noi europei possiamo solo vergognarci dello scarsissimo sostegno che abbiamo prestato al popolo sudafricano ai tempi dell'apartheid .
Ebbene, vogliamo ora avere un motivo in più per provare vergogna?
Noi europei manifestiamo spesso il nostro rispetto per il modo in cui il Sudafrica tenta di rimarginare le ferite lasciate dall'apartheid , nonché grande ammirazione e considerazione per il Presidente Mandela.
E' pertanto con un sentimento di vergogna che apprendiamo come il Consiglio non abbia trovato la forza di approvare l'accordo di libero scambio, un accordo che ha richiesto, fatto certo inopportuno, ben tre anni di negoziati.
<P>
Le argomentazioni presentate dai Ministri di Francia, Italia, Portogallo e Spagna nell'opporsi alla ratifica dell'accordo sono troppo irrilevanti, troppo piccine per giustificare davvero una simile posizione.
Ciò è inquietante, perché fa pensare che il vero obiettivo sia riaprire il negoziato sull'accordo nella sua totalità.
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La mia domanda al rappresentante del Consiglio è, pertanto, se egli possa assicurarmi che la mia preoccupazione è infondata, che l'accordo, nei suoi elementi fondamentali, non è in discussione e che andrà in porto entro e non oltre il 22 marzo, ossia fra breve, e senza modifiche nella sostanza.
Se il Parlamento otterrà tale garanzia dal Presidente in carica del Consiglio, la discussione di oggi avrà avuto un senso.
Dal canto mio, posso garantire a mia volta al Consiglio che in questo Emiciclo è grande il turbamento verso ciò che stiamo vivendo come il tradimento dell'intenso desiderio degli europei di stabilire stretti, amichevoli rapporti con un paese e con un continente ai quali teniamo tanto.
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<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="FR" NAME="Moreau">
Signora Presidente, dopo più di tre anni di negoziati, spesso difficili, la Commissione e il Sudafrica sono giunti ad un progetto di accordo.
Il Parlamento europeo ha già sottolineato l'importanza di tale accordo richiedendo una maggiore celerità nei negoziati.
Dopo aver contribuito a sovvertire l'esecrabile regime dell'apartheid , non possiamo restare indifferenti dinanzi alle sorti del popolo sudafricano.
Deve essere usato ogni mezzo affinché la popolazione nera, che ha tanto sofferto, possa finalmente beneficiare di un miglioramento delle proprie condizioni di vita e l'Unione europea deve dare il proprio contributo.
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Il mio gruppo pertanto è spiacevolmente sorpreso per il fatto che il Consiglio abbia respinto tale accordo. E' chiaro che le motivazioni presentate devono essere ancora passate al vaglio.
Avrebbero potuto però essere affrontate in un secondo momento, senza mettere in discussione la struttura complessiva dell'accordo, e mi permetto di insistere su tale punto.
Perché non rendere operativo l'accordo risolvendo in seguito i problemi evidenziati?
In questo modo il Consiglio lancia un messaggio negativo al popolo sudafricano.
A nome del mio gruppo, signor Presidente in carica del Consiglio, le chiedo quindi di intervenire affinché il Consiglio conceda rapidamente il proprio benestare ad un accordo che certamente rappresenta un contributo positivo allo sviluppo del Sudafrica.
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<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="DE" NAME="Telkämper">
Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, desidero innanzi tutto darle il mio benvenuto in occasione di questa sua prima partecipazione ad una seduta del Parlamento e le posso assicurare che la Presidenza tedesca è stata preceduta, quanto meno nel settore della politica estera, da una buona fama.
Speriamo che tale buona fama possa contribuire ad una positiva conclusione dell'accordo su cui si sta trattando con il Sudafrica. Siamo sorpresi che il Consiglio non abbia approvato, nella sua ultima riunione, il compromesso negoziato dal Commissario Pinheiro con il Sudafrica.
Quattro anni di trattative significano, naturalmente, quattro anni di dura lotta da entrambe le parti.
Dal Sudafrica abbiamo preteso molto in questi anni seguiti ai tempi difficili dell'apartheid , una politica che è stata sostenuta da molti paesi dell'Unione europea - e non solo dal punto di vista finanziario.
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Credo che, per tali considerazioni, l'Unione europea abbia il dovere di dare il suo appoggio al Sudafrica e che lo debba fare subito.
Il Presidente Mandela ha fatto del suo meglio; questo accordo deve servire anche a rafforzare la sua posizione nella prossima consultazione elettorale - non dobbiamo dimenticare, infatti, che quest'anno si terranno non soltanto le elezioni europee ma anche le elezioni sudafricane - e l'aiuto in tal senso gli deve derivare non solo dai singoli Stati membri, bensì anche da parte della Presidenza.
<P>
Noi non vogliamo che si debbano pagare debiti per la politica di apartheid poiché, in tale ipotesi, la popolazione, la gente del Sudafrica si troverebbe a pagare due volte.
Questo era il primo punto.
La nostra seconda richiesta è che l'Unione europea vada incontro alle esigenze del Sudafrica non solo per quanto concerne il mercato del vino e dello sherry ma anche in relazione ad una questione che, a quanto pare, sta creando problemi, ad esempio, alla Germania, ai Paesi Bassi e all'Austria: mi riferisco alla clausola sull'emigrazione.
Credo che spetti a noi la responsabilità di giungere entro marzo a risultati rapidi. In tale direzione vanno l'invito e la richiesta che rivolgiamo a lei nella sua veste di Presidente in carica del Consiglio.
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<SPEAKER ID=56 NAME="Posada Gonzalez">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'accordo con il Sudafrica è auspicato da tutti al fine di consolidare una democrazia in espansione in un paese che può servire da esempio stimolante per gli altri paesi africani ubicati nella stessa regione geografica.
Comprendiamo la particolare sensibilità del Regno Unito nei confronti dei sudafricani, ma chiediamo - unendoci ai 40 mila agricoltori che hanno manifestato pochi giorni fa - la stessa comprensione e tolleranza per la nostra sensibilità rispetto ai prodotti complementari della nostra economia mediterranea e, più concretamente, rispetto al fatto che i nostri supermercati siano letteralmente invasi da prodotti che recano nomi a noi sacri come sherry , porto , grappa, eccetera.
<P>
Non contestiamo solo la quantità, ma soprattutto la questione del marchio (fonte del contenzioso), che deve essere chiaro e contenere tutte le informazioni utili per il consumatore, soprattutto sull'origine del prodotto.
La Francia difende strenuamente le sue denominazioni come lo champagne o il cognac , persino contro i russi che ricorrono alla denominazione champansky .
E' perciò nostro dovere dar prova di sensibilità e tutelare le nostre denominazioni d'origine, che sono il frutto di una cultura sedimentatasi per molte generazioni e giustamente riconosciute e apprezzate dagli estimatori.
<P>
Oltre ai prodotti contemplati dagli accordi di pesca, ai tessili e alle importazioni di prodotti agricoli competitivi, non possiamo ignorare questo elemento di legittimo disaccordo sulle denominazioni d'origine.
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<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="FR" NAME="Souchet">
Signora Presidente, il Consiglio ha agito in modo saggio e coerente respingendo il compromesso Pinheiro-Erwin, poiché esso non era conforme al mandato negoziale stabilito direttamente con la Commissione.
Questo nuovo caso di abuso del mandato mette in luce la necessità di definire dettagliatamente il ruolo della Commissione in materia di negoziati commerciali.
Tali mandati devono essere sufficientemente precisi, l'esecuzione deve essere sottoposta ad un controllo continuo da parte del Consiglio e la Commissione non deve essere autorizzata a firmare accordi preliminari, che sembrano vincolare de facto il Consiglio e rendono precaria la posizione dei paesi con cui intratteniamo negoziati.
<P>
Deve essere chiaro che non è la Commissione ad avere il potere di vincolare l'Unione, ma il Consiglio in rappresentanza degli Stati membri.
Nel caso concreto non spetta certo alla Commissione, foss'anche per un nobile obiettivo come l'accordo con il Sudafrica, proporre, al di fuori di ogni mandato, di sacrificare gli interessi di interi settori dell'agricoltura europea proprio quando questa versa in gravi difficoltà sociali, come abbiamo avuto modo di constatare lunedì proprio qui a Bruxelles.
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="EN" NAME="Kinnock, Glenys (PSE).">
Signora Presidente, come osservatrice veterana di questi negoziati ormai quadriennali non mi sarei dovuta sorprendere, credo, per l'atteggiamento che soprattutto Francia e Spagna hanno assunto lunedì nella riunione del Consiglio «affari generali».
Come possono affermare che il pacchetto di Davos è troppo generoso col Sudafrica del Presidente Mandela?
Come si può sciupare la migliore occasione che ci si offre per porgere concreta solidarietà al Sudafrica con una proposta ridicola come quella sul porto e lo sherry ?
<P>
Contrariamente a quanto è stato qui affermato, il Sudafrica ha fatto notevoli concessioni in relazione al porto e allo sherry , con l'obiettivo di raggiungere un accordo più ampio.
In una situazione assai difficile, i negoziatori sudafricani hanno coagulato nel proprio paese un consenso assai significativo.
Il Ministro del commercio Alex Erwin ha espresso stamane a Città del Capo il suo disappunto per la decisione di lunedì.
La sua dichiarazione si inserisce nel contesto di una crescente inquietudine dell'agricoltura, dell'industria, dei sindacati e di altri settori del suo paese.
Il Ministro Erwin ha invitato l'Europa alla ragionevolezza, a non riaprire il pacchetto e a discutere invece ancora una volta di commercio, sviluppo e cooperazione.
<P>
Non vogliamo intavolare negoziati più ampi, né parlare di negoziati multilaterali concernenti viaggi e OMC.
E' giunto il momento che tutti gli Stati membri dell'Unione dimostrino realismo, generosità e lungimiranza, invece di irrigidirsi nel miope protezionismo di lunedì.
In questo momento abbiamo bisogno di lungimiranza politica.
In questo momento sia il parlamento sudafricano che il Parlamento europeo desiderano concludere definitivamente questo accordo, dal momento che stanno per aver luogo le elezioni sia in Sudafrica che in Europa.
Per l'Unione europea il 22 marzo sarà l'ultima occasione per definire questo accordo e offrire una vera solidarietà ai nostri partner del Sudafrica.
<P>
<SPEAKER ID=59 NAME="Mezzaroma">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, come presidente della delegazione per le relazioni con il Sudafrica ringrazio questo Parlamento per aver accettato di elaborare celermente una risoluzione per mantenere saldi i rapporti con questo grande paese, dopo il fallimento del compromesso, durato cinque anni, gestito dalla Commissione e fatto saltare dal Consiglio.
<P>
Penso che il Consiglio non abbia tenuto assolutamente in considerazione l'aspetto politico del rapporto.
Il Sudafrica ha bisogno di essere aiutato per raggiungere una democrazia che per ora appare ancora molto fragile; ha necessità di progredire e svilupparsi, di avere chi insegna agli abitanti a lavorare, chi insegna loro ad inserirsi in un mondo che a molti di essi è ancora sconosciuto.
Il Sudafrica va aiutato e non mortificato, specialmente ora che, a maggio, ci saranno le seconde elezioni democratiche.
<P>
L'Europa non può farsi sfuggire questa occasione.
L'Europa è maestra nell'arte del lavoro, è esperta, ha tradizioni forti, sa formare, ha piccole e medie imprese pronte ad insegnare come realizzare un lavoro e sviluppare occupazione.
Ebbene, tutti questi talenti li dobbiamo trasferire per far progredire una grande nazione che, fino a pochi anni fa, non sapeva cosa significassero libertà, democrazia e progresso.
<P>
Il Consiglio dovrebbe considerare tutti questi aspetti e non soffermarsi su quattro succhi di frutta.
<P>
Lunedì prossimo la nostra delegazione sarà in Sudafrica.
Mi piacerebbe portare al Presidente Mandela e al Presidente del parlamento sudafricano Juvuala - che noi, tre mesi fa, abbiamo ospitato a Strasburgo - un messaggio di grande speranza, di fratellanza e di accoglienza delle loro richieste di aiuto.
Mi piacerebbe dire loro che vogliamo trattare con pari dignità ma con comprensione dei loro problemi, non solo in atteggiamento di ascolto ma anche con capacità di superamento degli ostacoli che, purtroppo, sono emersi da parte nostra e che hanno fatto naufragare il compromesso.
<P>
Mi auguro che la risoluzione comune sia domani approvata, adottata, per ripristinare così un rapporto che per ora mi sembra abbastanza offuscato.
<P>
<SPEAKER ID=60 NAME="Barros Moura">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, ho combattuto il regime dell'apartheid sin dagli esordi della mia militanza politica e non accetto perciò lezioni da nessuno.
Mi premeva dirlo come introduzione al mio intervento sul merito della questione.
Ritengo che il Consiglio abbia agito correttamente nel far saltare questo accordo aspettando che vengano corretti gli aspetti relativi al porto , allo sherry e altri aspetti di primario interesse per i nostri cittadini, i nostri elettori e le nostre popolazioni.
Noi, qui riuniti, rappresentiamo appunto i nostri elettori, mentre il signor Commissario Deus Pinheiro rappresenta solo sé stesso.
Ripeto: solo sé stesso.
Per questo può permettersi di liquidare con tale indifferenza il problema dello sherry e del porto .
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Pertanto, pur dichiarandomi pienamente a favore di una rapida conclusione di un accordo che dia soddisfazione alle fondamentali pretese dei nostri amici sudafricani e che consolidi il sistema democratico antirazzista in quel paese, auspico la stipula di un accordo sensato, che tenga in debita considerazione gli interessi dei nostri produttori.
Come ben sanno gli amici inglesi che qui si sono pronunciati in materia, la storia ci insegna che il porto si produce in Portogallo.
Sappiamo, del resto, quanti siano i vincoli storici che legano gli inglesi al Portogallo.
Per questo motivo devono tutelare la genuinità di questo prodotto.
Vorrei che la storia non ci tramandasse solo il Trattato di Methuen, ma potesse anche lasciarci il Vinho do Porto .
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="DE" NAME="Kittelmann">
Signora Presidente, mi fa piacere non tanto che abbiamo l'opportunità di discutere di questo tema, ma piuttosto che, in poco tempo, dobbiamo chiarire due questioni di fondo.
Il Segretario di stato ha appena detto in tono amabile: siamo fermamente intenzionati, siamo fiduciosi, faremo di tutto.
Ha detto anche: però non sappiamo ancora come sarà possibile trovare una soluzione.
E, in terzo luogo, ha detto pure: il Sudafrica ha respinto in termini assoluti qualsiasi modifica dell'accordo.
Il margine di valutazione di cui disponiamo è racchiuso entro questo triangolo.
<P>
Come tutti i colleghi che hanno preso la parola, ritengo anch'io che quanto sta succedendo col Sudafrica sia uno scandalo.
Chiunque segua gli sviluppi in quel paese si rende conto che esso sta andando a rotoli, che i rapporti sociali stanno peggiorando, che il passaggio di consegne da Mandela a Mbeki comporterà prevedibilmente conflitti sociali poiché a coloro ai quali è stato promesso tutto non si potrà dare nulla.
Noi tutti abbiamo auspicato che quel paese dell'Africa meridionale potesse diventare una promessa economica dalla quale attingere nuova speranza dopo che avevamo ormai dato per perso l'intero continente africano.
E invece che cosa fa il Consiglio, peraltro non solo dopo questo rifiuto?
L'intera vicenda si sta trascinando già dal 1995, con una serie di decisioni una più scandalosa dell'altra!
Il Consiglio accondiscende consapevolmente a che un paese che ha bisogno del nostro aiuto sia lasciato andare in rovina.
Un simile comportamento ha conseguenze anche di tipo psicologico poiché mette in dubbio la nostra credibilità e onestà.
Pertanto, onorevole rappresentante del Consiglio, cerchi di essere, per quanto le è possibile, deciso e coerente!
Anche la Germania ha tentennato a lungo prima di affrontare apertamente i problemi agricoli, ma adesso si è allineata agli altri paesi e così hanno fatto anche altri.
Rivolgo quindi un'accorata preghiera: non sottovalutiamo le conseguenze per l'Unione europea!
<P>
<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="EN" NAME="Spiers">
Signora Presidente, vorrei fare due osservazioni.
In primo luogo, stiamo parlando di un pacchetto: entrambe le parti sono scese a compromessi e tentare di riformulare il pacchetto a questo punto significherebbe mandare tutto all'aria.
Molti deputati hanno parlato di vini e liquori e delle etichette per il porto e lo sherry ; dovrebbero leggere più attentamente il testo dell'accordo.
Il Sudafrica accetta di ritirare gradualmente le etichette nei paesi terzi entro cinque anni, e comunque si tratta di un mercato assai limitato.
Il ritiro avverrà entro otto anni nei paesi SADC, mentre le etichette saranno mantenute per dodici anni nei paesi SACU, in attesa di un accordo con l'OMC.
L'Unione europea non deve ricorrere a ottuse scorrettezze per ribaltare la posizione del Sudafrica in quelli che restano negoziati multilaterali.
<P>
In secondo luogo, concordo con la onorevole Oomen-Ruijten che giudica positivamente l'operato del Commissario Pinheiro.
Lo stesso non si può dire per tutta la Commissione.
La DG VI ha dato prova del peggior protezionismo e tutti sanno quanto ciò sia deprecabile.
Dietro le discussioni sul vino e i liquori, sul porto e lo sherry si cela un mero protezionismo agricolo: la Spagna ha sollevato problemi in materia di agricoltura, la Francia ha tirato in ballo le restituzioni all'esportazione.
Se i Capi di governo non riescono a farsi valere, superando questi interessi settoriali, rischiamo di veder sfumare l'intero accordo.
<P>
<SPEAKER ID=63 NAME="Volmer">
Signora Presidente, onorevoli deputati, ho ascoltato con attenzione le vostre critiche alle decisioni che sono state prese. Tuttavia, mi pare di aver capito che la posizione della Presidenza del Consiglio sia stata sostanzialmente approvata.
In Consiglio ci siamo adoperati con grande fermezza per consentire, finalmente, la conclusione dell'accordo, perché è così che doveva essere, come peraltro riconosciuto anche da molti oratori intervenuti in questa discussione.
Dopo che nel passato abbiamo adottato sanzioni economiche per mettere in ginocchio il regime dell'apartheid , ora sarebbe coerente da parte nostra favorire la ripresa dell'economia per sostenere il processo di democratizzazione.
<P>
L'Unione europea deve prendere una decisione di fondo e scegliere tra la solidarietà con i paesi in via di sviluppo, che si trovano in una difficile fase di trasformazione, e la difesa degli interessi nazionali di singoli Stati membri.
Credo che ciò che molti Stati membri si arrogano come diritto, ossia che una certa configurazione del sistema economico migliori le loro opportunità di sviluppo, debba valere tanto di più e tanto più chiaramente per i paesi del Terzo mondo.
Quindi, in linea di massima, posso soltanto prendere atto delle vostre critiche e dei vostri contributi e trasmetterli al Consiglio, nella speranza che i paesi che si oppongono alla conclusione dell'accordo diano il giusto peso alle loro dichiarazioni e, forse, rivedano un po' la loro posizione.
<P>
Applausi
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<SPEAKER ID=64 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Presidente del Consiglio.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=7>
Armonizzazione delle disposizioni sociali in materia di trasporti
<SPEAKER ID=65 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0032/99), presentata dall'onorevole Grosch a nome della commissione per i trasporti e il turismo, sulla politica dei trasporti: armonizzazione delle disposizioni sociali.
<P>
<SPEAKER ID=66 NAME="Grosch">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, è stata senz'altro un'impresa interessante quella di analizzare, per conto di quest'Assemblea, le disposizioni sociali in materia di trasporti. Il diverso andamento del processo di liberalizzazione, che è ormai molto avanzato nei trasporti aerei, marittimi e stradali ma ancora alle prime battute nel trasporto ferroviario e nella navigazione interna, produce effetti anche sull'evoluzione delle disposizioni sociali.
Nella relazione che vi ho presentato era necessario tener conto di queste differenze.
Gli aspetti sociali che nella relazione sono stati valutati con maggiore attenzione riguardano, naturalmente, l'orario di lavoro, la sicurezza e la salute, la qualifica e la formazione professionali, la mobilità in generale e - non meno importante - l'occupazione.
Trattandosi di un settore importante dell'economia, il trasporto di merci e persone viene chiaramente a trovarsi tra l'incudine e il martello, rappresentati rispettivamente dalle norme sulla concorrenza, da un canto, e dalla sicurezza e dalle condizioni di lavoro, dall'altro.
Il trasporto su strada e su ferrovia è una parte del servizio pubblico e costituisce il fondamento della mobilità auspicata da tutti i cittadini. Inoltre, con sei milioni di dipendenti e tre milioni di operatori autonomi esso assume una notevole importanza anche in termini di occupazione.
<P>
Per tali motivi riteniamo sia necessario da parte nostra affrontare in maniera specifica la questione delle disposizioni sociali in materia di trasporti poiché, nei settori in cui il processo di liberalizzazione non è stato accompagnato dalle necessarie disposizioni sociali di minima, la concorrenza si è sviluppata a spese delle condizioni di lavoro e della sicurezza dei lavoratori e, dunque, anche dei cittadini.
Tale concorrenza al di fuori di ogni regola non solo comporta effetti distruttivi sugli aspetti sociali ma solleva anche perplessità dal punto di vista economico.
Un'armonizzazione realistica e pragmatica, come proposto nella relazione, non è quindi in contrasto con una liberalizzazione intesa correttamente, anzi!
Essa costituirà piuttosto la base stabile di cui l'economia ha bisogno per garantirsi uno sviluppo sostenibile.
Questo assunto, ossia l'affermazione della complementarità tra liberalizzazione e armonizzazione sociale, doveva essere, secondo me, la premessa della mia relazione.
<P>
I principali interlocutori nella fase preparatoria di tutte le disposizioni rimangono ovviamente - e questo è un primo punto fermo contenuto nella relazione - le parti sociali.
Al riguardo va garantita la piena rappresentatività di questi organismi. Però, qualora le trattative non portino ad alcun risultato, sarà compito della Commissione attivarsi dal punto di vista legislativo; essa non potrà, infatti, addurre la mancata conclusione delle stesse come pretesto per rinviare ulteriormente la definizione delle questioni in esame.
<P>
Il settore dei trasporti non può più restare escluso, in nessuno dei suoi comparti, dalle direttive sull'orario di lavoro.
I trasporti su strada sono a questo proposito un buon esempio poiché proprio qui risulta evidente, da un lato, che la Commissione ha il dovere di adottare iniziative e, dall'altro lato, che non si può parlare solo dell'orario di lavoro.
Tutti i comparti del settore trasporti ma in ispecie quello del trasporto su strada hanno bisogno di nuove definizioni comuni dei dipendenti mobili e di quelli non mobili, delle diverse attività inerenti alla professione e non solo delle ore di guida, delle ore di viaggio e di quelle di riposo.
La flessibilità, così come proposta nella relazione, deve tener conto dei diversi comparti del settore trasporti e deve riguardare anche l'orario di lavoro, però non può mai mettere in pericolo i principi della salute e della sicurezza dei lavoratori e, dunque, neppure dei cittadini.
<P>
Cinquantamila morti nel settore dei trasporti è una cifra che la dice lunga sulla sicurezza nel trasporto su strada.
In passato ci sono stati eventi, quali scioperi che in poche ore paralizzano interi paesi oppure incidenti tragici su traghetti, che ci hanno posti di fronte alla necessità di fare qualcosa in questo settore.
Non riteniamo opportuno attendere finché nuovi scioperi o nuovi incidenti ci costringano nuovamente ad adottare iniziative laddove esse ancora mancano.
Però è vero anche che una buona regolamentazione da sola non basta.
Essa può rivelarsi efficiente e può persino stimolare il mercato qualora i controlli siano effettuati in maniera uniforme e le violazioni siano punite in maniera uniforme in tutti gli Stati dell'Unione europea.
In tutti i paesi deve essere garantito il rispetto delle norme di minima e il Parlamento europeo non può aspettare altri quattro anni prima che siano disponibili le relazioni sulla valutazione dei relativi controlli.
A questo fine va poi utilizzata al massimo la tecnologia moderna, che può contribuire ad una maggiore sicurezza. Secondo noi, nessun tipo di interesse economico, ad esempio, dei costruttori può consentire o giustificare il mancato ricorso da parte nostra alle nuove possibilità offerte dalla tecnologia.
Penso, al riguardo, al caso dei tachigrafi: se paragonati alla tecnologia attualmente disponibile, si può dire che i tachigrafi che vengono utilizzati ancora oggi sono quasi dei reperti medievali.
<P>
Un altro importante capitolo della relazione è quello riguardante l'accesso alla professione.
La qualifica professionale e il riconoscimento reciproco sono i pilastri fondamentali di una politica dei trasporti, alla stessa stregua degli orari di lavoro, poiché garantiscono la qualità del servizio nonché il rispetto di condizioni di lavoro sicure.
Il Consiglio, però, non sembra disponibile a fare questo salto di qualità neppure, ad esempio, nel trasporto aereo, dove il personale di volo svolge rilevanti funzioni inerenti alla sicurezza.
<P>
Tener conto degli aspetti sociali in materia di trasporti significa anche garantire la mobilità dei cittadini in tutte le sue sfaccettature e rispettare le esigenze dei cittadini con mobilità ridotta.
Questo è un punto di cui deve farsi carico il servizio pubblico, ma è naturalmente anche un punto che merita una discussione generale.
Consentitemi, infine, di affrontare ancora l'aspetto dell'occupazione nella politica dei trasporti.
Posto che gli Stati membri spendono annualmente oltre 180 miliardi di euro per l'occupazione, la nostra commissione giudica necessario che tutti i provvedimenti che vengono proposti siano valutati alla luce delle loro ripercussioni sulla situazione occupazionale.
<P>
In conclusione vorrei dire che, se vogliamo creare nell'Unione europea uno spazio comune dei trasporti in cui le condizioni di lavoro non vadano più a detrimento della salute, della sicurezza e della qualità della vita dei cittadini, dobbiamo dire sì ad un minimo di armonizzazione delle disposizioni sociali poiché si tratta di regolamentare aspetti che non potranno mai essere regolamentati dal solo mercato.
Il Trattato di Amsterdam ci fornisce - pur se, forse, in maniera limitata - gli strumenti per farlo; si tratta ora di vedere se ne abbiamo anche la volontà.
Vi ringrazio per l'attenzione.
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<SPEAKER ID=67 NAME="McMahon">
Signora Presidente, la relazione dell'onorevole Grosch propone temi di ampio respiro che coprono tutti gli aspetti sociali del settore dei trasporti.
Essa è stata approvata pressoché all'unanimità dalla commissione per i trasporti e il turismo, e ciò dimostra quanto il Parlamento sia favorevole a introdurre provvedimenti concernenti l'aspetto sociale del settore dei trasporti.
La relazione dell'onorevole Grosch sarà anzi integrata dalla prossima relazione dell'onorevole Chanterie, a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, concernente l'estensione della direttiva generale sull'orario di lavoro, e dalla mia relazione sull'orario di lavoro dei camionisti.
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Esiste un indubbio rapporto diretto tra un'adeguata regolamentazione dell'orario di lavoro, la salute e la sicurezza dei lavoratori e, naturalmente, ciò che è ancor più importante, la sicurezza dei passeggeri, quale che sia il modo di trasporto usato.
Dobbiamo congratularci con la Commissione che ha collaborato con le parti sociali del settore ferroviario per la conclusione dell'accordo firmato il 30 settembre scorso.
Siamo convinti che accordi analoghi si potrebbero raggiungere negli altri settori dei trasporti.
Purtroppo ciò non è avvenuto e per questa ragione sto preparando una relazione sull'orario di lavoro dei camionisti, dal momento che la Commissione è stata costretta a ricorrere agli strumenti legislativi.
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L'altra fonte di inquietudine è la lentezza dei progressi nell'armonizzazione dei periodi di volo e di riposo per gli equipaggi degli aerei: è questo un tema che ci preoccupa particolarmente.
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In conclusione, la commissione per l'occupazione e gli affari sociali sostiene la relazione.
E' nostra opinione che nel settore dei trasporti la liberalizzazione abbia provocato gravi difficoltà.
Mi riferisco soprattutto ai servizi postali: in molti Stati membri la liberalizzazione dei servizi postali ha causato notevoli problemi e di conseguenza in tutta l'Unione i lavoratori del settore postale devono spesso accettare contratti a tempo parziale, in molti casi senza un'adeguata previdenza sociale.
A mio parere il concetto di servizio generale dovrebbe invece costituire la norma e dovrebbe applicarsi ai servizi postali di tutta l'Unione europea.
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<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="FR" NAME="Schlechter">
Signora Presidente, con questa relazione l'onorevole Grosch mira a rilanciare una discussione che dura da quindici anni ed è finalizzata a migliorare i regolamenti nn. 3820 e 3821/85.
Nel frattempo il Consiglio «affari sociali» ha adottato una posizione comune sulla proposta di direttiva concernente il tempo di lavoro.
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E' scandaloso regolamentare tutte le attività del settore pubblico e privato tralasciando un settore come i trasporti stradali, che assorbe più di sette milioni di lavoratori.
Per scongiurare tutti gli abusi che si sono verificati in passato e che continueranno a verificarsi in futuro, ritengo sia necessario discutere dell'annualizzazione del tempo di lavoro nel settore dei trasporti e decidere che ogni ora di lavoro superiore a 48 ore settimanali sia considerata e remunerata come ora straordinaria, compresi gli oneri sociali e le imposte.
Ritengo che questo sia l'unico mezzo per convincere i datori di lavoro a rinunciare alle ore straordinarie richieste in modo sconsiderato; ciò inoltre avrebbe il grande vantaggio di consentire agli autisti di richiedere il pensionamento a 55 anni.
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Per concludere, rendo atto al Commissario Kinnock, il quale ha recentemente avanzato una proposta in cui si riconosce che il tempo di lavoro di un autista comprende tutte le mansioni che gli sono affidate, ovvero il tempo in cui è a disposizione del datore di lavoro.
Viene pertanto accolta un'antica rivendicazione sindacale.
Per un settore così specifico come quello dei trasporti, possiamo dichiararci d'accordo sulle proposte concernenti l'orario di lavoro di 48 ore, che possono essere portate a 60 qualora non si superi la media di 48 ore settimanali in un periodo di quattro mesi.
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Ciò che è difficile da capire tuttavia non sarà certo facile da mettere in pratica. A mio parere, la burocrazia ha avuto un peso eccessivo.
Se il calcolo delle 48 ore in quattro mesi non rappresenta un grosso problema per la grande impresa, che dire delle piccole e medie imprese e dei servizi di controllo degli Stati?
E' vero che il nuovo tachigrafo agevolerà i controlli, ma fino ad allora i problemi saranno enormi.
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Ad ogni modo è necessario che le autorità di controllo incaricate ai sensi del regolamento definiscano un efficace dispositivo sanzionatorio e di controllo da attuarsi in via preventiva.
La relazione Grosch dovrebbe portare il Parlamento europeo ad esercitare pressioni presso la Commissione e il Consiglio dei ministri, affinché l'insostenibile situazione nel settore dei trasporti cessi una volta per tutte e non si ripeta in futuro.
Proprio per questo desidero ringraziare l'onorevole Grosch.
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<SPEAKER ID=69 NAME="Mendes Bota">
Signora Presidente, la liberalizzazione del mercato dei trasporti, avviata nel 1993 con il completamento del mercato interno, ha impresso maggiore dinamismo e determinato una diversificazione dell'offerta nonché una riduzione dei prezzi a vantaggio dei consumatori.
Osserviamo nondimeno che come contropartita a questi vantaggi si è registrato un aggravamento della situazione sociale e professionale dei lavoratori del settore dei trasporti.
Il grande pubblico si rende conto di questi problemi solo quando, periodicamente, i conducenti dei veicoli adibiti a trasporti pesanti di merci paralizzano l'intera Europa con i loro lunghi scioperi, del resto amplificati dai mezzi di informazione, che arrecano gravi danni al complesso dell'attività economica.
La verità è che il clima di concorrenza esacerbata nel comparto dei trasporti fra aziende, fra Stati membri e fra la stessa Unione europea e i paesi dell'Europa centro-orientale si è tradotto in instabilità occupazionale, in salari più bassi, in ridotta sicurezza sociale e in forme di dumping tariffario, fiscale e dello stesso materiale usato.
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I livelli di liberalizzazione dei diversi comparti del settore dei trasporti - stradale, aereo, ferroviario, marittimo - e del servizio postale oscillano ancora fra liberalizzazione totale e situazione di oligopolio.
Le condizioni di lavoro e la protezione sociale dei lavoratori riflettono tale situazione.
Ma vi è una soglia minima che deve essere garantita.
Donde la necessità di un intervento del Consiglio e della Commissione volto ad un'armonizzazione delle disposizioni sociali dell'Unione europea in materia di trasporti, poiché una maggiore sicurezza, stabilità occupazionale e protezione sociale della salute dei lavoratori determinano più produttività per le imprese e sicurezza per gli utenti.
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Vi sono però due aspetti particolari che meritano il nostro commento.
In primo luogo, la proposta di calcolare nell'orario di lavoro complessivo del settore dei trasporti stradali oltre ai tempi di guida e di carico e scarico anche tutti gli altri periodi di tempo in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro deve essere valutata con cautela ed equilibrio in quanto le imprese possono non essere in grado di sostenere una definizione troppo estensiva del concetto di orario di lavoro pena una perdita di competitività e il rischio del fallimento.
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Infine, pur plaudendo alla fermezza con la quale la Commissione ha voluto sopprimere lo scandaloso beneficio fiscale della vendita di merci in esenzione IVA, esortiamo la Commissione stessa ad adottare specifici provvedimenti di sostegno al settore dei trasporti marittimi, stanti le possibili gravi ripercussioni di tale misura sugli attuali livelli occupazionali.
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Cogliamo l'occasione per complimentare l'onorevole Grosch per l'ottima relazione presentata.
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<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="NL" NAME="Wijsenbeek">
Signora Presidente, mi unisco alle congratulazioni rivolte al relatore che ha svolto un lavoro eccellente e mi congratulo altresì con i tre oratori che mi hanno preceduto, l'onorevole McMahon e gli amici onorevoli Marcel Schlechter e Mendes Bota.
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Ho sempre sostenuto che nel settore dei trasporti l'orario di lavoro dovrà divenire il fattore determinante e che esso dovrà comprendere anche altre attività, diverse dal semplice stare seduti al volante o dallo spostarsi per mezzo di un veicolo o di una nave.
Tuttavia, credo che, come contropartita, si debba garantire la necessaria flessibilità di applicazione per non costringere gli operatori a rimanere sulle strade più a lungo di quanto non sia strettamente necessario.
Se, quindi, nel corso di una settimana gli orari di lavoro si sono prolungati e, nella successiva, si ha diritto a ottenere una riduzione equivalente, questo significa che è possibile anche avere maggior tempo a disposizione per concludere un viaggio.
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L'onorevole Grosch si sbaglia su un punto.
Abbiamo già un regolamento sul tachigrafo digitale.
Ora si tratta soltanto di attendere gli ultimi dati tecnici che ne consentano l'entrata in vigore. I regolamenti, però, esistono già e la Commissione aspettava proprio questo momento per presentare la sua proposta affinché entrambe le problematiche potessero essere affrontate insieme.
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Non dobbiamo essere indotti in errore.
La violazione spesso constatata dei tempi di guida e di riposo - come si legge spesso sulla stampa, i tempi di guida vengono superati di molto - è dovuta soprattutto al fatto che i periodi di riposo inferiori a quanto previsto vengono considerati comunque come tempi di guida.
Così si arriva a cifre assurde come 48 ore consecutive di guida che, nella realtà, nessuno può sostenere.
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Consentitemi ancora alcune considerazioni.
Innanzi tutto, non deve esistere discriminazione nazionale.
In secondo luogo, vorrei ricordare che non si deve esagerare con la sicurezza neppure nell'ambito dei trasporti di persone su strada.
E' la modalità di trasporto più sicura che conosciamo, con la più ridotta percentuale di incidenti per chilometri percorsi.
Desidero infine ricordare che, nel settore dei trasporti marittimi, è di fondamentale importanza, per poter mantenere livelli adeguati di infrastrutture e formazione, adottare misure rigorose anche per gli equipaggi europei, ma soprattutto tempi di navigazione più brevi. Non mi riferisco agli orari di lavoro, ai tempi di lavoro e di riposo, bensì al viaggio per via marittima che deve essere abbreviato.
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<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="FR" NAME="Moreau">
Signora Presidente, il lavoro svolto dall'onorevole Grosch e dalla commissione per i trasporti e il turismo è estremamente interessante.
Nel settore dei trasporti, l'armonizzazione sociale è una necessità ed un tale obiettivo deve essere ambizioso.
Per motivi di efficienza economica, i vari modi di trasporto godono di trattamenti palesemente disuguali, come nel caso del trasporto ferroviario e su vie navigabili in rapporto a quello stradale.
I motivi di tale disparità sono diversi: da un canto vi è una necessità di carattere sociale, cioè migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, e quella di favorire l'occupazione; dall'altro canto, infine, vi è l'importanza di garantire la sicurezza in particolar modo nel trasporto stradale.
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I suggerimenti avanzati dal mio gruppo ed accolti dalla commissione sono volti a ribadire concetti importanti.
In tale ambito si colloca la necessaria riduzione del tempo di lavoro senza diminuzione dello stipendio, la promozione del dialogo sociale e il principio di non-regressione in materia sociale, in modo che il progresso di taluni non vada a penalizzare altri.
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Oltre alla richiesta formulata nella relazione Grosch di una definizione precisa del tempo di lavoro nel settore dei trasporti su strada che comprenda l'intero periodo in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro, nonché all'affermazione del ruolo dei servizi pubblici, con i suddetti principi si mira a contribuire ad un concetto progressista della costruzione europea, che deve tener conto dei progressi tecnici e conoscerli a fondo per compiere un'opera di civilizzazione che faccia leva sui punti di forza di ognuno, non solo per progredire insieme e non certo per esacerbare le diversità attuali al fine di giungere ad un allineamento verso il basso.
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Vorrei concludere richiamando l'attenzione sulle proposte contenute nella relazione Grosch, affinché esse non restino speranze vane ma siano invece recepite giorno dopo giorno nelle decisioni concrete che il Parlamento è chiamato a prendere.
Nel caso specifico mi riferisco all'inserimento nella direttiva sul tempo di lavoro dei settori esclusi.
<P>
Dall'affermazione e dall'attuazione dei principi di giustizia sociale dipende il giudizio dei popoli europei sull'Unione.
Dobbiamo prendere atto di un grande deficit in questo ambito, a cui è necessario porre rimedio senza indugio.
La comprensione, l'adesione e la partecipazione dei popoli costituiscono ottime ragioni per realizzare tangibilmente l'obiettivo di un'armonizzazione sociale migliore per costruire l'Europa che i popoli si aspettano.
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<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="DE" NAME="Lukas">
Signora Presidente, la crescente mobilità delle persone e la crescita esponenziale dell'industria dei viaggi rendono oltremodo necessaria l'armonizzazione di determinate disposizioni sociali ad alto livello, se non altro per garantire la sicurezza dei trasporti.
Questo processo riguarda in particolare il trasporto aereo e quello su strada.
Occorre definire una regolamentazione di portata europea per il settore dei viaggi in corriera - un tipo di turismo che dal punto di vista della tutela ambientale è altamente apprezzabile - al fine di assicurare che i passeggeri ed altri partecipanti al viaggio non corrano alcun pericolo a causa di un eccessivo affaticamento del conducente.
<P>
Riguardo ai consideranda D e G, dove il relatore afferma che l'armonizzazione delle disposizioni sociali deve limitare qualsiasi forma di concorrenza che vada a scapito della salute, della qualità della vita e della mobilità, e che l'orario di lavoro è un elemento essenziale per la sicurezza dei trasporti, vorrei rilevare che qualsiasi limitazione alla concorrenza è di per sé pericolosa; tuttavia, in questo caso particolare e soprattutto alla luce della necessità di garantire la sicurezza delle persone, ritengo che essa sia giustificata.

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<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="DA" NAME="Sindal">
Signora Presidente, l'armonizzazione delle disposizioni sociali nella politica dei trasporti ha impegnato molto la nostra commissione parlamentare e la Commissione e sono certo che tutti noi in Aula siamo coscienti dei problemi esistenti.
Credo anche che sia possibile trovare tra di noi un accordo su alcune soluzioni, ma quando arriviamo alle decisioni al Consiglio, tutto sembra vacillare.
Condizioni soddisfacenti devono forse lasciare il passo a condizioni insoddisfacenti?
Il punto è proprio questo se vogliamo armonizzare.
Come si armonizza?
La relazione illustra la portata del problema e dimostra quante opinioni ci sono in merito a questo argomento.
Il trasporto è un'attività transnazionale e conseguentemente è un obiettivo della normativa comune.
Occorrono norme comuni sui trasporti, occorrono disposizioni comuni sull'ambiente e sugli orari di lavoro, come ha del resto sottolineato anche il relatore.
D'altra parte, il trasporto nazionale è molto importante.
Le norme e le tradizioni nazionali sono tuttavia così diverse che le condizioni sociali spesso sono determinanti in termini di competitività, come è stato ricordato anche questa sera.
Da una parte abbiamo il lavoratore e dall'altra l'acquirente.
Sicurezza e orario di lavoro sono tra loro strettamente legati e non devono compromettere la competitività.
A mio parere, laddove necessario, occorrono norme europee; tuttavia, occorre tenere conto in una certa qual misura anche delle tradizioni e dei contratti nazionali.
Non appena includiamo condizioni sociali e imposte nell'ambito dell'armonizzazione, tutto fallisce.
Ritengo che il documento di cui discutiamo sia estremamente valido, ma se vogliamo davvero giungere ad una soluzione equilibrata e sensata, dobbiamo vedere quali possibilità abbiamo al Consiglio dei ministri e dobbiamo analizzare a quale livello dobbiamo armonizzare.
Ripeto la mia domanda: condizioni soddisfacenti devono forse lasciare il passo a condizioni insoddisfacenti?
E' questo ciò di cui dobbiamo discutere.
<P>
<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="SV" NAME="Stenmarck">
Signora Presidente, desidero in primo luogo ringraziare l'onorevole Grosch per il lavoro che ha dedicato alla presente relazione.
Il documento sul quale siamo chiamati a pronunciarci contiene molto di positivo, per esempio laddove il relatore scrive che l'armonizzazione sociale non è finalizzata all'obiettivo di porre sotto controllo le forze del mercato.
<P>
Faccio peraltro parte del novero di quanti avanzano dubbi verso un'eccessiva armonizzazione delle legislazioni sociali dei vari paesi.
A mio avviso, la politica sociale rappresenta in prima istanza una competenza nazionale.
Motivo questa mia posizione in base al principio di sussidiarietà, che noi stessi chiamiamo in causa tanto spesso, e in base al fatto che tale principio debba trovare un'applicazione il più possibile vasta.
Dissento dalla tesi che si possa agire diversamente: nell'attuale contesto dell'Unione, le differenze fra i vari Stati sono notevoli.
Tali differenze aumenteranno in forma spettacolare in occasione di ogni ampliamento dell'Unione a paesi situati nell'Europa orientale.
Ciò non toglie, tuttavia, che in alcuni settori di politica sociale l'esistenza di regole comuni rappresenti un vantaggio.
Ciò vale, per esempio, nel caso dei requisiti in materia di sicurezza stradale, settore nel quale il varo di norme comuni si tradurrebbe in un indiscutibile vantaggio.
<P>
Ritengo tuttavia che il relatore si spinga troppo oltre quando menziona la riduzione degli orari di lavoro a parità di retribuzione fra i principali obiettivi per il settore dei trasporti.
Non credo infatti che la riduzione generalizzata degli orari di lavoro costituisca una soluzione al problema della sicurezza stradale, in assenza di una riduzione dei turni di servizio e senza l'introduzione di opportuni periodi di riposo.
Questo è chiaramente un problema che si presta alla ricerca di soluzioni comuni sul piano europeo.
<P>
<SPEAKER ID=75 NAME="Kinnock, Neil">
Signora Presidente, vorrei unirmi a coloro che, nel corso di questo dibattito, si sono congratulati con l'onorevole Grosch per la sua relazione.
Essa è generalmente alquanto lusinghiera per la Commissione, e desidero quindi ricambiare ringraziando sia l'onorevole Grosch che i suoi colleghi per il lavoro che hanno svolto preparando questa relazione sull'armonizzazione delle disposizioni sociali in materia di trasporti.
<P>
Essa costituisce per noi un salutare monito, poiché ci ricorda che è bensì necessario perseguire la liberalizzazione per migliorare i sistemi di trasporto e le loro prestazioni, ma è altrettanto essenziale attuarla in modi che rispettino le ragionevoli esigenze dei lavoratori del settore, garantendo inoltre al pubblico un soddisfacente livello di servizi e adeguate condizioni di sicurezza.
Lo stesso onorevole Grosch ha sottolineato questo punto, che è stato del resto ribadito da altri oratori.
<P>
E' chiaro che sull'importante tema dell'orario di lavoro non vi è praticamente divergenza di opinioni tra Parlamento e Commissione.
Devo però far presente che (come è peraltro noto a molti onorevoli deputati) la Commissione non ha affatto il potere di avanzare proposte tese a ridurre l'orario di lavoro senza tagliare i salari - esigenza che è stata posta, nel corso del dibattito, sia dalla onorevole Moreau che da altri intervenuti.
<P>
Come è ben noto al Parlamento, la direttiva comunitaria sull'orario di lavoro e, di conseguenza, le proposte attuali si basano sul principio della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
E' ovvio che un'adeguata applicazione di tale principio potrebbe in qualche caso condurre a una riduzione dell'orario di lavoro, ma occorre lasciare la gestione delle conseguenze pratiche delle modifiche legislative ai negoziati tra datori di lavoro e lavoratori, preferibilmente attraverso il normale dialogo sociale.
E' evidente che tale gestione non può - e anzi non deve - essere compito della Commissione né della legge.
<P>
Sono stati espressi alcuni timori per il livello dei controlli sui tempi di guida e di riposo ed anche per le multe e le sanzioni comminate ai contravventori.
A questo proposito vorrei dire al Parlamento che ritengo anch'io necessario che i controlli siano efficaci: altrimenti sono inutili.
In armonia con i suggerimenti avanzati dall'onorevole Grosch nella sua relazione, la Commissione proporrà quindi un aumento del numero minimo di controlli da effettuare.
La Commissione è da tempo consapevole delle preoccupazioni relative a multe e sanzioni; attualmente stiamo preparando una relazione sull'efficienza e l'efficacia delle misure di applicazione che affronterà tutti gli aspetti dei problemi in esame.
Naturalmente, quando avremo portato a termine il nostro lavoro, informerò il Parlamento dei risultati raggiunti.
<P>
La relazione che stiamo discutendo afferma la necessità di valutare i provvedimenti adottati in materia di trasporti secondo gli effetti che essi hanno sull'occupazione, le condizioni di lavoro e la mobilità.
Mi auguro che tutti gli onorevoli deputati siano convinti che né io né gli altri miei colleghi che si occupano di trasporti potremmo trascurare tali questioni nell'elaborazione delle nostre proposte.
Devo però aggiungere che, a mio parere, non si raggiungerebbero risultati migliori redigendo una relazione generale su questi temi.
Il Parlamento certo non ignora che tutte le proposte da noi presentate tengono conto di questi problemi, garantendo flessibilità, deroghe o periodi di transizione.
Spero che il Parlamento concordi sul fatto che si tratta di un modo di agire pratico e trasparente, il cui pregio principale è quello di costituire un principio politico attuato in maniera sistematica, piuttosto che una relazione periodica in cui si esprimono dei semplici commenti.
<P>
Si tratta comunque di un aspetto relativamente secondario nel contesto complessivo di questa relazione, che non deve distoglierci in alcun modo dalla sostanza del lavoro svolto dall'onorevole Grosch e dai suoi colleghi, lavoro che sono lieto di poter raccomandare al Parlamento.
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<SPEAKER ID=76 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Kinnock.
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La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=8>
Integrazione della Turchia nei programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa»
<SPEAKER ID=77 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0048/99), presentata dalla onorevole Heinisch a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione, sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione di base sul programma SOCRATE per includere la Turchia (COM(96)0199 - C4-0293/96-96/0130(COD)) e sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione di base relativa alla terza fase del programma «Gioventù per l'Europa» per includere la Turchia (COM(96)0199 - C4-0294/96-96/0131(COD)).
<P>
<SPEAKER ID=78 NAME="Heinisch">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono ormai quasi tre anni che dibattiamo sull'opportunità di inserire la Turchia nei programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa».
Dato che i programmi scadranno alla fine dell'anno in corso e si sta già discutendo di quelli successivi, si può ben dire che era ora che questo punto fosse posto all'ordine del giorno del Parlamento.
Ci è voluto così tanto tempo anche perché il tema della relazione che vi ho presentata è stato spesso messo in collegamento con il problema fondamentale delle relazioni tra l'Unione europea e la Turchia in vista di una piena adesione di quest'ultima all'Unione.
<P>
Già nell'articolo 28 dell'Accordo di associazione tra l'Unione europea e la Turchia si stabiliva che tale paese può presentare domanda di adesione all'Unione.
Questa linea fu poi confermata dal Consiglio europeo di Lussemburgo nel dicembre 1997 e soprattutto a Cardiff nel giugno 1998.
In tali occasioni il Consiglio non mancò mai di ribadire l'importanza di avvicinare la Turchia all'Unione europea in tutti i settori - un'affermazione che comprendeva anche la partecipazione della Turchia, sin dall'inizio, a programmi comunitari quali SOCRATE e «Gioventù per l'Europa».
<P>
Tuttavia, il Consiglio non mancò mai neppure di rilevare che i paesi candidati devono aver raggiunto concretamente la stabilità istituzionale quale garanzia di un ordine democratico e conforme alle regole dello Stato di diritto, del rispetto dei diritti umani nonché del rispetto e della tutela delle minoranze.
E' fuor di dubbio che in Turchia la situazione dei diritti umani proprio riguardo ai rapporti con le minoranze va tuttora considerata insoddisfacente, come ha dimostrato del resto anche l'ultimo rapporto annuale di Amnesty International .
Inaccettabile è inoltre la politica ostruzionistica opposta dalla Turchia alla volontà di adesione manifestata da Cipro.
Volevo affermare un tanto con la massima chiarezza.
<P>
Per adesso non dirò nulla di più in merito alla situazione attuale dei diritti umani.
Si tratta di un tema sul quale abbiamo già preso nettamente posizione in diverse occasioni, ad esempio in alcune relazioni e da ultimo in sede di commissione con la relazione Swoboda sull'andamento delle relazioni con la Turchia e sulla strategia europea nei confronti di quel paese.
Le cose essenziali da dire al riguardo sono già state dette tutte e le richieste del Parlamento sono contenute in numerosi documenti.
Pertanto, la relazione odierna si limita ad affrontare la questione dell'inserimento della Turchia nei programmi in materia d'istruzione.
Le discussioni sull'adesione della Turchia all'Unione europea sono di portata più ampia e sviano la prospettiva dai reali obiettivi che intendiamo perseguire attraverso i programmi di scambio e che dovrebbero essere il principale metro di misura per valutare la questione ora in discussione.
<P>
I programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa» sono stati pensati per far comprendere ai giovani valori quali la tolleranza, la democrazia e la cittadinanza attiva.
Scopo dichiarato dell'Unione europea è di utilizzare questi programmi per permettere ai giovani di collaborare alla costruzione dell'Europa, poiché i giovani educati in un clima di apertura e tolleranza sono gli architetti più promettenti di un'Europa pacifica e umana.
E proprio questo dovrebbe essere il nostro obiettivo: avvicinare i giovani all'idea di Europa e ai suoi valori.
In tale ottica, i programmi sono stati aperti alla partecipazione dapprima di giovani dei paesi EFTA e successivamente anche a quelli dei paesi associati dell'Europa centrale e orientale, di Cipro e Malta.
Quindi, non possiamo lasciare la Turchia fuori dalla porta.
<P>
La motivazione relativa alla prima fase di SOCRATE prevedeva due compiti: rendere l'Europa «a portata di tutti» e darle una dimensione umana.
Tenendo conto di tale impegno, la Turchia appare sicuramente predestinata all'inserimento nei programmi di scambio.
Il nostro scopo è di rendere l'Europa familiare ai giovani turchi perché sono proprio loro ad essere favorevoli ad un cambiamento del loro paese e a spingere affinché esso si evolva guardando al futuro; inoltre, a loro spetta un ruolo fondamentale nel processo di democratizzazione e di comprensione tra i popoli.
<P>
Quale sia il target potenziale di questi programmi lo potete comprendere già dal fatto che oltre il 50 percento della popolazione turca è di età inferiore a 25 anni.
Quali possibilità abbiamo?
Certamente, con questi programmi riusciremo a raggiungere soltanto una piccola parte dei giovani turchi; pensate, però, all'enorme effetto moltiplicatore che può derivare da esperienze personali positive.
Per tale motivo dobbiamo offrire ai giovani turchi la possibilità di conoscere direttamente la nostra cultura dell'Europa occidentale e il nostro atteggiamento verso i diritti fondamentali e i diritti umani.
Che questa sia la via giusta è dimostrato anche dalle forme di cooperazione già in atto con organizzazioni giovanili e studentesche europee.
<P>
Vorrei inoltre sottolineare ancora che nell'attuazione del programma ci preoccuperemo di assicurare un'equa partecipazione delle minoranze e in particolar modo dei curdi.
Gli scontri violenti attualmente in corso nelle città europee non modificano in alcun modo tale nostro intendimento.
Tuttavia, non potremo raggiungere quell'obiettivo tramite una votazione o qualcosa del genere; si tratterà piuttosto di valutare attentamente la partecipazione al programma da parte delle minoranze attraverso una relazione da presentare annualmente.
<P>
Concludendo questo mio intervento desidero ancora affermare soltanto che dovremmo tenere bene a mente le parole di Jean Monnet, il quale era solito ribadire che tutti gli sforzi di unificazione europea, alla fin fine, devono mirare soprattutto a unire le persone e non solo a favorire un'associazione tra Stati.
Una cooperazione rafforzata a livello di giovani e l'offerta di borse di studio e scambi di studenti costituiscono un punto di partenza decisivo per il consolidamento della democrazia e per il rispetto dei diritti umani in Turchia.
A loro volta, entrambi questi elementi rappresentano un passo importante per legare stabilmente la Turchia all'occidente.
Vi invito perciò a votare con me a favore dell'inclusione della Turchia nei nostri programmi in materia di istruzione e di scambi per la gioventù.
<P>
<SPEAKER ID=79 NAME="Schwaiger">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, lo scambio di studenti e di giovani tra la Turchia e i paesi dell'Unione europea offre un'eccellente opportunità per contribuire alla comprensione reciproca tra i nostri popoli e i nostri cittadini.
Esso costituisce anche un contributo all'ulteriore apertura della Turchia verso i paesi democratici organizzati secondo i principi dello Stato di diritto che fanno parte dell'Unione europea.
La commissione per le relazioni economiche esterne appoggia dunque all'unanimità l'eccellente relazione della onorevole Renate Heinisch.
<P>
Noi vogliamo assicurare una maggiore e duratura partecipazione dei giovani turchi alla costruzione di una società pluralista all'interno delle regole dello Stato di diritto, proprio come è sempre stato auspicato dalle parti sociali della Turchia.
L'approvazione della relazione ora in esame sarebbe anche una dimostrazione di come l'Unione europea tenga fede passo per passo, all'interno di una strategia a medio e lungo termine, alla sua responsabilità nei confronti di quell'importante paese posto al nostro confine meridionale, nonché del fatto che gli elementi di cooperazione aumentano continuamente e si rafforzano e sono, inoltre, tali da permetterci non solo di superare occasionali motivi di contrasto - oggi abbiamo parlato a lungo del caso Ocalan - ma anche, a lungo termine, di eliminare questi ultimi alla radice nel momento in cui in Turchia avanza una società nuova.
<P>
Signor Commissario, il Parlamento europeo è senz'altro pronto a promuovere la collaborazione non solo come proposto nella relazione Heinisch bensì anche in altri settori affinché l'Unione possa compiere fino in fondo il suo dovere - cosa che non ha ancora fatto, e mi riferisco in particolare agli aiuti finanziari.
<P>
<SPEAKER ID=80 LANGUAGE="DE" NAME="Elchlepp">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sarò breve.
Anche il mio gruppo è a favore di un ampliamento del programma «Gioventù per l'Europa» al fine di includervi la Turchia. Tale decisione, però, va vista disgiunta dalle nostre attuali relazioni politiche con quel paese e disgiunta anche dalle gravi preoccupazioni per alcuni aspetti della politica interna turca.
Perché?
Il programma «Gioventù per l'Europa» ha obiettivi autonomi che riguardano la politica a favore dell'istruzione, nel senso che mira a diffondere tra i giovani la tolleranza nei confronti di modelli di pensiero e di vita di altri paesi, a favorire l'incontro tra culture all'interno di progetti appositi e a promuovere l'esercizio della solidarietà attraverso la collaborazione concreta in ambito comunale, tanto per citare un esempio.
<P>
Scopo del programma è dunque quello di permettere ai giovani di fare esperienze nuove e anche di renderli meno inclini a tendenze nazionaliste.
I giovani turchi che vengono nei nostri paesi - pur essendo, in alcuni casi, frutto di una selezione - hanno per la prima volta l'occasione di conoscere veramente l'Europa e di correggere eventuali idee sbagliate su quest'ultima che possono aver appreso dai giornali del loro paese.
Cambiamenti della struttura sociopolitica di un paese possono realizzarsi attraverso l'ammorbidirsi di strutture di pensiero calcificate e attraverso un cambio generazionale.
Proprio per ciò occorre sostenere il dialogo con i giovani turchi anche grazie a questo programma per la democrazia.
A tutti coloro che sono contrari vorrei dire che i giovani turchi che invitiamo nei nostri paesi non devono pagare per le colpe del loro governo.
Non possiamo combattere atteggiamenti nazionalistici e contemporaneamente sottrarci al dialogo con i giovani di altri paesi, neppure della Turchia.
<P>
<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="FR" NAME="Monfils">
Signora Presidente, la relazione Heinisch, peraltro ottimamente redatta, pone un problema politico, come è stato detto qualche istante fa, poiché propone di estendere alla Turchia i programmi di scambio SOCRATE e «Gioventù per l'Europa».
D'altro canto, come ammesso dalla relatrice stessa, la situazione dei diritti dell'uomo in tale paese continua a destare preoccupazioni. E' inoltre necessario ricordare che gli episodi degli ultimi giorni non mostrano certo un'evoluzione positiva.
Mi riferisco all'arresto, alla detenzione e alle condizioni in cui è giudicato Ocalan, mi riferisco anche alle reazioni della Turchia a fronte delle dichiarazioni e delle proposte dell'Unione europea volte ad esortare il paese a risolvere i problemi interni nel rispetto dei diritti dell'uomo.
Qual è la risposta della Turchia?
Il governo asserisce che le dichiarazioni dell'Unione europea vanno ad aggiungersi alla lista di questioni da affrontare in via preventiva nell'ambito del rafforzamento della cooperazione euro-turca.
Ciò è semplicemente irreale.
<P>
Dinnanzi ad una situazione simile, sarebbe stato saggio rinviare la relazione in commissione per avere più tempo per riflettere, ma ciò non è opportuno; che fare, dunque?
Come ha affermato qualcuno pochi istanti fa, la gioventù turca non può essere ritenuta responsabile dei problemi in cui versa il paese e forse il ravvicinamento all'Unione potrebbe favorire a scadenza un'evoluzione orientata verso una maggiore democrazia, un maggiore rispetto delle risoluzioni di organismi internazionali, una maggiore giustizia ed una maggiore libertà.
<P>
Altri tuttavia, ai quali anch'io mi associo, ritengono che votare a favore della relazione Heinisch equivale a dire ai turchi che possono permettersi di fare ciò che vogliono, che possono respingere qualsiasi iniziativa, che possono continuare a prendere tutto ciò che l'Europa offre loro senza contropartita alcuna, che possono continuare a violare i diritti dell'uomo ignorando sfacciatamente la norma basilare dell'Unione della quale intendono entrare a far parte, ovvero il rispetto pieno dei diritti della persona umana.
<P>
Noi non abbiamo certo l'abitudine di negoziare con i guantoni da pugilato, come fa la Turchia, e ritengo che l'Unione europea abbia un atteggiamento troppo incerto nei confronti di tale paese, mentre si mostra particolarmente scrupolosa nei riguardi del sistema giudiziario e della tutela dei diritti dell'uomo nei paesi candidati dell'Europa orientale.
<P>
Signora Presidente, il gruppo ELDR intende concedere un'opportunità alla gioventù turca e pertanto non voterà contro la relazione, sebbene sia illusorio credere che l'atteggiamento attuale della Turchia non sia condiviso dai giovani.
Possiamo tuttavia dare loro una chance , senza però che tale voto possa essere interpretato dalla Turchia come una nuova vittoria, come un segno di approvazione per la sua politica, per le azioni arbitrarie che perpetra o per gli attentati alla libertà di espressione.
Per tale ragione il gruppo liberale ha deciso di astenersi.
<P>
<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="FR" NAME="Guinebertière">
Signora Presidente, in sede di commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione, questa relazione sull'estensione dei programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa» alla Turchia è stata fonte di dibattiti e le decisioni non sono certo state immediate; il primo scambio infatti risale al 1996.
Detti programmi termineranno quest'anno ed i nuovi programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa» prenderanno avvio nel 2000, termine per cui è prevista la loro estensione alla Turchia in base alle procedure definite con tale paese.
<P>
Nel contesto attuale mi chiedo quale sia il messaggio prioritario che dobbiamo inviare alla Turchia.
Questi programmi sono chiaramente vettori di valori di una collettività fondata sulla democrazia, sulla comprensione di popoli e di culture diverse, e mi riferisco a tutte le virtù dell'istruzione e della formazione.
In tal senso sono favorevole ad un'estensione piena del programma SOCRATE.
Deploro tuttavia che un emendamento importante, presentato da alcuni colleghi della commissione per la cultura, sia stato respinto. In base a tale emendamento, e cito, «la presente decisione entra in vigore in seguito alla verifica effettuata dal Parlamento europeo del rispetto effettivo dei diritti umani da parte della Turchia».
<P>
Per tale ragione, i membri del mio gruppo politico voteranno liberamente e secondo coscienza su questa relazione.
Personalmente ho deciso di astenermi.
<P>
<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="DE" NAME="Ceyhun">
Signora Presidente, credo che i diritti umani possano essere rispettati in un paese soltanto se vi sono abbastanza persone che si impegnano a tal fine.
E' proprio questo il senso della proposta di cui stiamo discutendo.
Pertanto, siamo favorevoli all'inserimento della Turchia nei programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa» poiché riteniamo che potremo contribuire in misura notevole al raggiungimento di quello scopo se offriremo ai giovani turchi l'opportunità di usufruire dei nostri programmi e di trasformare il loro paese, che purtroppo ancora oggi è considerato - a ragione - non sufficientemente democratico, in uno Stato realmente democratico.
In tale ottica, valutiamo molto positivamente la relazione della onorevole Heinisch; le daremo il nostro incondizionato appoggio e pensiamo che la relazione, la discussione odierna nonché la decisione che, speriamo, sarà presa in termini positivi costituiranno per la Turchia altrettanti segnali.
<P>
<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signora Presidente, fortunatamente non dobbiamo aspettare per far conoscere l'Europa ai giovani turchi.
Ci sono moltissimi giovani turchi che risiedono in Europa e che raccontano di questo continente quando rientrano in Turchia.
Non intravedo dunque il motivo di tanta urgenza oggi.
<P>
Nel 1996 la Commissione ha presentato la proposta di inserire la Turchia fra i paesi dei programmi SOCRATE, «Gioventù per l'Europa» e LEONARDO.
Nel frattempo si sono aggiunti altri paesi, mentre la Turchia è rimasta esclusa a causa della situazione dei diritti dell'uomo.
Il Parlamento europeo ha aderito alla proposta nel 1996.
<P>
La commissione per l'occupazione e gli affari sociali si chiede - a mio avviso, con ragione - perché non si possa sospendere l'adozione di provvedimenti attuativi di bilancio fino a quando non saranno realizzati maggiori progressi nella ricerca di una soluzione alla questione di Cipro e al problema curdo.
Del resto, il dibattito sulla questione curda e sul caso Ocalan, che si è svolto qualche ora fa, ha dimostrato in modo chiaro che il Parlamento giudica ancora molto problematica la situazione in Turchia.
<P>
Ciascuno di noi riconosce l'importanza dei programmi che offrono la possibilità di promuovere la comprensione reciproca e il rispetto fra gli individui e i popoli.
Ma quali garanzie abbiamo che ai programmi potranno partecipare giovani turchi appartenenti ai diversi gruppi della popolazione?
Non voglio farmi illusioni.
Non sarebbe forse un segnale errato procedere a questa integrazione e a questa apertura poco prima delle elezioni, in un momento tanto drammatico?
Sappiamo bene che l'inizio è previsto solo dopo l'anno 2000.
Perché, quindi, dovremmo avviare i preparativi in un momento in cui l'intera Assemblea insiste sulla necessità che la Turchia intervenga sul fronte dei diritti dell'uomo?
Dobbiamo dare prova di coerenza e non inviare segnali sbagliati.
<P>
Appoggiamo sostanzialmente il contenuto delle proposte, ma ci asterremo dalla votazione perché riteniamo che questo sia un momento estremamente inopportuno per inviare un segnale di questo tipo.
<P>
<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="NL" NAME="Vanhecke">
Signora Presidente, voglio innanzi tutto premettere che, a mio avviso, abbiamo tutto l'interesse, quali europei, ad intrattenere le migliori relazioni possibile sul piano politico e culturale con tutti i nostri vicini. Questo vale, ovviamente, anche per la Turchia.
Ciononostante, ho comunque l'impressione che, con questa proposta di integrazione della Turchia nei programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa», il Parlamento, in primo luogo, si renda ridicolo e, in secondo luogo, commetta un errore fondamentale.
<P>
Il Parlamento si rende ridicolo perché da anni - o comunque dalla fine dei negoziati sull'unione doganale nel 1995 - minacciamo la Turchia di rappresaglie o di bloccare questo o quel dossier se non vengono compiuti passi avanti verso una soluzione del problema di Cipro o della questione curda.
Ebbene, vorrei sapere quali sono i progressi compiuti, per esempio, in relazione a Cipro.
Io non ne sono a conoscenza.
Ci rendiamo ridicoli come Parlamento quando proferiamo continuamente minacce e poi non le mettiamo in atto.
<P>
In secondo luogo, commettiamo un errore sostanziale quando, senza protestare, continuiamo a sviluppare la posizione del Consiglio e della Commissione e consideriamo la Turchia come un paese candidato all'adesione all'Unione europea.
E' assurdo!
La Turchia non appartiene all'Europa, né sotto il profilo storico né sotto quello culturale e anche geograficamente parlando solo il 3 percento del suo territorio si trova in Europa.
L'Europa non è un prodotto, come una bibita o cibo per cani. L'Europa si fonda su una realtà sociale, culturale e storica.
<P>
In breve, il Parlamento dovrebbe avere il coraggio - e concludo con questa osservazione - di dire alla Turchia che desidera mantenere i più stretti rapporti di amicizia e di collaborazione, ma che la Turchia non è un paese europeo e, conseguentemente, non può essere candidato all'adesione all'Unione.
<P>
<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="DE" NAME="Sichrovsky">
Signora Presidente, questa discussione mette in evidenza, a ben guardare, anche il dilemma insito in tutti dibattiti sul rispetto dei diritti umani che si svolgono al Parlamento europeo.
Noi siamo favorevoli alla relazione, forse anche perché crediamo che l'astensione non dovrebbe essere tollerata in votazioni su questioni concernenti i diritti umani.
Quindi, dobbiamo decidere se votare sì o no, se vogliamo sostenere od ostacolare il processo.
L'inserimento della Turchia nei programmi in materia di istruzione è a nostro giudizio necessario perché il livello d'istruzione di una società è sempre direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia.
<P>
Certo, in campo politico possiamo e dobbiamo sfruttare tutte le opportunità per costringere la Turchia sulla strada della democratizzazione; però non possiamo far pagare ai giovani turchi le colpe dei responsabili della politica del loro paese.
Questi ultimi non modificheranno i loro orientamenti neppure se escluderemo i giovani turchi dai programmi culturali e di istruzione.
Forse, daremo un segnale di intelligenza politica se, per una volta, dimostreremo la capacità di saper differenziare.
<P>
<SPEAKER ID=87 NAME="Musumeci">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo italiano di Alleanza Nazionale saluta con particolare soddisfazione la proposta di estendere alla Turchia i programmi europei per la formazione e la gioventù.
<P>
Tuttavia non possiamo esimerci dall'esprimere la nostra amarezza per il ritardo con il quale una simile proposta, già avanzata dalla Commissione europea nel maggio del 1996, giunge all'esame di questo Parlamento.
Inutile negare che anche dietro questo ritardo si nascondono remore, resistenze, ostilità, riserve, da più parti e a diversi livelli, in relazione all'inclusione della Turchia nei programmi culturali.
<P>
Lo Stato turco, si sostiene, non offre ancora sufficienti garanzie nella politica per i diritti dell'uomo: una tesi e una preoccupazione che noi riteniamo di potere e di dovere condividere, al di là dei considerevoli passi avanti compiuti negli ultimi anni dall'ordinamento giuridico turco; una preoccupazione resa ancor più seria dalla contingente vicenda del capo terrorista Ocalan e dall'incerta e per noi angosciante sorte del popolo curdo.
<P>
L'Unione europea non può però penalizzare il colpevole ritardo nel processo di democratizzazione della Turchia abbandonando ad un pericoloso isolamento internazionale proprio quella fascia della popolazione turca maggiormente sensibile al cambiamento e ai principi essenziali del vivere civile: mi riferisco ai giovani, cioè al 50 per cento della popolazione di quel paese mediterraneo; ai giovani in quanto primi destinatari dei programmi europei SOCRATE e Gioventù per l'Europa.
Quest'Europa ricca e opulenta, quest'Europa pacifista, ipercritica a parole come un implacabile pubblico ministero ma pavida nelle azioni come un coniglio, ha già la responsabilità di non essere intervenuta per impedire che il caso Ocalan degenerasse; non può ora assumersi anche quella di impedire alla gioventù turca di acquisire, in nome degli scambi culturali, quei valori di democrazia, di libertà, di tolleranza e di giustizia grazie ai quali la Turchia potrà presto diventare un nuovo riferimento nella politica di allargamento dell'Europa nel Mediterraneo.
<P>
Questo almeno è il nostro augurio di europeisti e di cittadini del Mediterraneo.
<P>
<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="FR" NAME="Le Gallou">
Signora Presidente, la relazione Heinisch è una ulteriore relazione, una ulteriore dimostrazione della cattiva fede dell'Unione europea nei confronti della situazione esistente in Turchia.
Si tratta in realtà di consentire scambi tra i giovani turchi ed europei attraverso i programmi LEONARDO, SOCRATE e «Gioventù per l'Europa».
Occorre forse ricordare che la Turchia non è europea né per popolazione, né per lingua, né per cultura, né per religione, né per storia?
<P>
Avevamo già denunciato gli accordi sull'unione doganale, voluti dagli Stati Uniti d'America nel dicembre 1995, con il monito che si sarebbe trattato di una prima tappa inaccettabile verso l'integrazione nell'Unione di un paese non europeo.
Oggi, estendendo alla Turchia i programmi europei in favore dei giovani e dell'istruzione, l'Europa compie un secondo passo verso l'apertura nei confronti della Turchia.
<P>
Orbene, questa è una dimostrazione di incoerenza nelle relazioni tra l'Unione europea e la Turchia.
Da una parte l'Unione si preoccupa dei diritti dell'uomo a Cipro, o di quelli della minoranza curda, dall'altra, rinsalda le relazioni politiche e culturali con la Turchia.
Tutto ciò è contraddittorio e non è né serio né responsabile.
<P>
<SPEAKER ID=89 NAME="Van den Broek">
Signora Presidente, se mi consente, vorrei innanzi tutto constatare che una larga maggioranza del Parlamento appoggia l'integrazione della Turchia nei programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa».
Richiamandomi al dibattito precedente e ai molti altri che abbiamo dedicato in passato alle relazioni fra la Turchia e l'Unione europea, vorrei unirmi a coloro che, nonostante i numerosi problemi politici e le divergenze di opinione con la Turchia, sostengono che l'Europa abbia il dovere di compiere un tentativo nei confronti dei giovani turchi allo scopo di sviluppare e rafforzare la comprensione reciproca e che si debba cogliere questa occasione per far conoscere e condividere il nostro concetto di democrazia, tolleranza e senso civico tramite i nostri programmi di scambio.
Se simili concetti si apprendono da giovani, è più semplice metterli in pratica da adulti. Ed è questo lo scopo dei nostri programmi.
<P>
Desidero congratularmi con la onorevole Heinisch per la sua relazione e per la determinazione con la quale è giunta all'elaborazione di questa raccomandazione dopo lunghe discussioni anche in seno alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione. Ella è inoltre riuscita a trovare un consenso a favore del testo.
Vorrei aggiungere che non abbiamo sostanzialmente difficoltà ad accogliere gli emendamenti proposti.
Mi si consenta, tuttavia, di osservare che, per quanto concerne l'emendamento n. 5 - laddove si fa riferimento all'attenzione particolare che deve essere prestata alle minoranze, un elemento che rientra perfettamente nella politica della Commissione -, riteniamo non sia auspicabile dare forse l'impressione che, nell'attuazione del programma, si debba applicare, seppure in modo informale, un sistema di quote per la partecipazione delle minoranze.
<P>
Siamo dell'avviso che il buon esito della partecipazione delle minoranze debba essere assicurato senza che vi si faccia riferimento nel testo con questo emendamento.
Spero che la relatrice e il Parlamento possano essere d'accordo.
<P>
Infine, nel contesto delle proposte in esame, le decisioni sull'integrazione della Turchia non implicano - come è noto - che la Turchia possa immediatamente ed effettivamente prendere parte ai programmi.
Dopo aver consultato la Turchia, occorre comunque prendere una decisione sulle disposizioni attuative e sugli aspetti finanziari di tale partecipazione.
Il Parlamento verrà naturalmente consultato a questo proposito.
Del resto, nell'ambito dei nuovi programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa» per il periodo compreso fra il 2000 e il 2004, si è già tenuto conto della partecipazione della Turchia e, con l'approvazione dei progetti di decisione in esame, verrà dato il via all'attuazione di una serie di misure preparatorie che sono assolutamente necessarie al fine di garantire il successo dell'integrazione della Turchia in questi programmi.
Ritengo che una decisione favorevole alla partecipazione della Turchia sia un segnale positivo che l'Unione invia alla società civile turca per indicare, ancora una volta, che è disposta a sviluppare la cooperazione settoriale con la Turchia.
In tal senso ci auguriamo di ricevere una risposta e una reazione positive da parte della Turchia.
<P>
<SPEAKER ID=90 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=9>
Programma SOCRATE (seconda fase)
<SPEAKER ID=91 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A4-0048/99) a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi d'informazione, sulla seconda fase del programma d'azione comunitaria in materia di istruzione SOCRATE (Relatore: onorevole Pack).
<P>
<SPEAKER ID=92 NAME="Pack">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi non intendo dire null'altro sugli aspetti fondamentali dell'importanza di questo programma in materia d'istruzione: ne abbiamo già parlato a sufficienza nei mesi e persino negli anni scorsi.
Invero, sappiamo già tutto.
Al Presidente del Consiglio, che purtroppo non è qui, vorrei ugualmente far pervenire il seguente messaggio: gli europeisti convinti non piovono dal cielo, ma vengono formati e istruiti in Europa per l'Europa!
Il necessario valore aggiunto dell'Europa, la dimensione europea nei sistemi d'istruzione siamo noi a doverli creare, e ciò all'interno dello spazio europeo per l'istruzione.
<P>
Non togliamo a nessun politico di livello nazionale, regionale o locale nessuna delle sue competenze in materia d'istruzione, neppure in materia di istruzione europea; no, il nostro intendimento è quello di dargli un aiuto aggiuntivo che, in vista della creazione in Europa di una convivenza fondata sulla tolleranza, risulta più necessario che mai.
Già in sede di prima lettura abbiamo detto che la Commissione ha apportato notevoli miglioramenti alla situazione attuale con la sua proposta per SOCRATE II, laddove prevede procedimenti più semplificati, un più facile accesso al programma, minore burocrazia.
Abbiamo anche raggiunto un obiettivo piccolo ma per molti importante in relazione al programma COMENIUS; cioè che, ove necessario, sia possibile uno scambio di allievi anche nell'ambito di quest'ultimo programma.
<P>
Mi concentrerò adesso sugli emendamenti che mi paiono rilevanti, che presentiamo oggi e sui quali voteremo domani.
In primo luogo vorrei dire che ho attribuito grandissima importanza al fatto che la questione della conoscenza delle lingue straniere fosse considerata anche e in maniera particolare dal punto di vista delle persone che vivono in zone di confine.
Se chi vive in queste zone non conosce la lingua del suo vicino, non può comprendere appieno, neppure nelle piccole cose, l'importanza del mercato unico.
Né a loro serve l'inglese, che pure imparano; piuttosto, pensando al caso della regione tedesca da cui provengo, la Saarland, ai confini con la Francia e il Lussemburgo, sarebbe molto più utile imparare il francese, e tutti dovrebbero farlo, a partire dalla scuola materna!
Sarebbe realmente nel loro interesse.
<P>
Una seconda questione che abbiamo sollevato riguarda l'assoluta necessità di rafforzare il sistema di riconoscimento degli studi compiuti all'estero; si tratta del cosiddetto sistema ECTS.
Dobbiamo potenziarlo affinché i giovani si vedano riconosciuto in patria il periodo che hanno trascorso all'estero, che non deve dunque risultare «tempo perso» ai fini della durata del loro corso di studi.
<P>
C'è, poi, un terzo punto che riteniamo sia molto importante.
Le borse di studio concesse nell'ambito del programma ERASMUS sono molto esigue, per mancanza di fondi, ma non si può pretendere che un giovane se ne vada all'estero con 100 euro in tasca!
Può farlo solo se ha genitori o altri parenti che lo possano finanziare, ma in questo caso, forse, non avrà bisogno neppure dei nostri 100 euro.
Quindi, sarebbe bene se le università, al momento della concessione delle borse di studio, tenessero in considerazione le condizioni finanziarie ed economiche degli studenti.
Se uno studente vuole recarsi all'estero come studente-scambio nell'ambito di ERASMUS e può pagarsi da sé le relative spese, sarebbe meglio se noi risparmiassimo i 100 euro.
Qualora ci siano tre, quattro o cinque studenti in tale situazione, noi potremmo risparmiare abbastanza per consentire ad uno studente meno abbiente di andare all'estero.
Abbiamo quindi richiamato l'attenzione su questo aspetto e spero che il Consiglio, nel corso della sua prossima riunione, saprà comprendere tale problematica meglio di quanto non abbia fatto in passato, e spero pure che vorrà accettare le nostre proposte.
<P>
Abbiamo poi richiamato l'attenzione, ovviamente, anche su un altro aspetto, ossia la necessità di procedere ad una valutazione del programma alla fine del 2002, dato che abbiamo accolto la riduzione della sua durata da sette a cinque anni.
Tale valutazione dovrà essere non solo di tipo qualitativo bensì soprattutto di tipo finanziario.
Mi auguro pertanto che il Consiglio accolga l'idea che, visti i tempi lunghi che mediamente una valutazione richiede, essa debba essere condotta seriamente e non sia soltanto un adempimento burocratico!
<P>
Il punto più controverso che dovremo ora affrontare è - come è sempre stato nel caso di SOCRATE già a partire dal 1994, cioè da quando mi occupo di questo tema - è, dicevo, la questione del finanziamento.
La Commissione aveva proposto una dotazione di 1, 5 miliardi di euro per un periodo di cinque anni.
Noi abbiamo replicato che l'importo era insufficiente, che servono due miliardi di euro, anche alla luce dell'ampliamento del programma a tutti quei paesi che vogliono parteciparvi.
Proprio oggi abbiamo parlato della Turchia, ma dovrebbero aggiungersi anche la Polonia, l'Ungheria, la Repubblica ceca, l'Estonia, la Lettonia, la Slovacchia.
E' sempre la stessa storia: il Consiglio continua a farci promesse ma poi non ci sono mai i soldi necessari per mantenerle.
Abbiamo, dunque, bisogno di maggiori fondi.
Ora il Consiglio si è fatto venire un'idea brillante: ha prolungato la durata a sette anni e ci ha dato 1, 55 miliardi di euro.
Ma il tutto risulta alquanto simbolico, poiché in realtà ci ha dato meno di quanto avremmo ricevuto per un periodo di cinque anni.
E allora noi abbiamo presentato una controproposta molto saggia: dateci 2, 5 miliardi di euro.
Questi soldi non li vogliamo per noi bensì per i giovani dell'Unione europea, per 300 milioni di persone che possiamo coinvolgere in questo programma - un coinvolgimento «dalla culla alla tomba», come ho avuto occasione di dire la volta scorsa, poiché si tratta di un programma che inizia a scuola e continua fino in età avanzata con l'educazione permanente.
<P>
Sarebbe un peccato se il Consiglio non tenesse concretamente fede alle sue molte promesse non fornendo i fondi necessari.
Se le rispetterà, potremo fare qualcosa per i cittadini europei e credo che, in vista delle prossime elezioni europee, abbiamo anche il dovere di lottare insieme per questo scopo.
Penso che vorrete farlo insieme con me!
<P>
Applausi
<P>
<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="DE" NAME="Elchlepp">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo con la onorevole Pack per la relazione che ci ha presentata e mi rallegro per l'ampio consenso che è stato raggiunto in commissione sugli orientamenti futuri del programma.
Degli aspetti fondamentali del programma SOCRATE, che ha dato grandi risultati, abbiamo già parlato a sufficienza.
Oggi vorrei sottolinearne uno, ossia la proposta del Consiglio di una dotazione finanziaria del tutto inadeguata.
Purtroppo, come dimostra l'alto numero di richieste di partecipazione inoltrate presso le agenzie competenti, l'accesso a questo programma resta ancora oggi precluso a migliaia di giovani, ai quali ogni anno viene data una risposta negativa a causa dell'insufficienza dei fondi.
Riteniamo invece che l'Unione europea potrebbe assumere un'ancor più rilevante funzione di battistrada nei programmi europei di scambi.
Per tale motivo, sin dall'inizio il mio gruppo ha chiesto un aumento dei fondi per offrire ai giovani l'occasione di fare un'esperienza all'estero e anche per ovviare allo squilibrio sociale insito nel programma SOCRATE nella sua versione attuale.
L'Europa intesa come occasione d'incontro tra giovani, l'Europa dell'educazione alla tolleranza e dello spazio culturale comune trova ampio spazio nei bei discorsi delle grandi occasioni; nella pratica, però, le decisioni in materia di finanziamenti sono ancora dominate da un grave imbarazzo.
Sarebbe, invece, bello ed anche in linea con una visione europeista se il maggior numero possibile di giovani potessero trascorrere una parte del loro periodo d'istruzione in un paese vicino.
<P>
Vorrei, peraltro, ricordare che una maggiore conoscenza delle lingue straniere e una precoce sensibilizzazione alla realtà culturale di altri paesi rappresentano un eccellente contributo alla mobilità sul mercato europeo del lavoro in quanto parte di un'attiva politica per l'occupazione.
Questa consapevolezza si è affermata ormai da lungo tempo tra gli esperti del mercato del lavoro.
La richiesta unanime della competente commissione parlamentare affinché siano stanziati 2, 5 miliardi di euro per la prossima fase del programma è il minimo che si poteva pretendere.
Invece, la proposta della Commissione di concedere solo 1, 5 miliardi di euro per sette anni non significa, in realtà, un vero aumento bensì, come giustamente rilevava la onorevole Pack, una sorta di numero zero, cioè nessun aumento per l'intera durata del programma se si tiene conto dell'ampliamento dei compiti previsti nell'educazione destinata agli adulti, dell'apertura del programma ai paesi dell'Europa centrale e orientale nonché della volontà di rimediare seriamente allo squilibrio sociale di alcune parti del programma.
Penso, per esempio, alle borse di studio ERASMUS, il cui importo medio attuale di 70 ECU non è assolutamente uno stimolo ulteriore per i giovani di famiglie non abbienti a seguire un periodo di studi all'estero, mentre per coloro che possono comunque permettersi un soggiorno all'estero esso rappresenta semplicemente un di più.
<P>
Per quanto riguarda il resto, sono molto lieto che gli emendamenti del mio gruppo contenenti richieste di politica sociale siano stati accolti; mi riferisco, per esempio, alla proposta che le università valutino in futuro con maggiore attenzione lo stato di necessità degli studenti che fanno richiesta di una borsa di studio ERASMUS e che, nel programma COMENIUS, le misure relative alla mobilità abbiano la precedenza, soprattutto quelle a favore di giovani che frequentano scuole professionali o che seguono una formazione professionale perché sono loro le persone che, da sempre, hanno minori opportunità di scambio.
Mi rallegra, infine, che la commissione abbia accolto l'auspicio che, per quanto riguarda lo scambio di studenti nell'ambito di COMENIUS, la lingua ufficiale del paese confinante sia stata inserita nella lista delle priorità.
Si potranno così favorire le attività transfrontaliere e la creazione di zone bilingui, come auspicato, ad esempio, nella mia regione d'origine.
Vogliamo, infatti, istituire una zona bilingue nella parte meridionale della Renania superiore, e la realizzazione di tale obiettivo, anche con il consenso del Consiglio, fungerebbe da volano per l'ulteriore sviluppo di quest'idea.
Tutto ciò è un contributo importante alla diffusione di un'immagine dell'Europa come realtà concreta ed utile per i cittadini - il che non succede spesso nella politica europea.
<P>
<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="DE" NAME="Heinisch">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero ringraziare di cuore la onorevole Doris Pack per il grande impegno che ha profuso a favore del programma SOCRATE.
Il mio totale appoggio va in particolare all'aumento della dotazione finanziaria del programma.
In qualità di relatrice per l'Anno europeo dedicato all'educazione permanente so bene quanto l'azione III, GRUNDTVIG, che promuove appunto l'educazione permanente, sia importante oltre che per i giovani privi di un'adeguata istruzione di base anche per gli adulti che vorrebbero o devono ampliare le loro conoscenze e competenze.
Ai fini di una collaborazione alla pari nel settore dell'istruzione a livello europeo è necessario informare tutti i soggetti coinvolti sulle questioni relative all'istruzione.
Ciò significa che nelle scuole occorre rivolgersi in primo luogo ai genitori e ai docenti per aiutarli a riconoscere e a promuovere la dimensione europea dell'istruzione insieme con i giovani.
<P>
Proprio nei paesi dell'Europa centrale e orientale, a Cipro e nei paesi baltici i genitori e i responsabili dell'istruzione auspicano di poter dare un loro contributo al processo di democratizzazione delle scuole e della società.
Prima ho parlato della relazione riguardante l'inserimento della Turchia nei programmi SOCRATE e «Gioventù per l'Europa»; la settimana scorsa ho discusso a Istanbul di questi temi con giovani e con insegnanti e lo stesso ho fatto questa settimana negli incontri con una delegazione lituana.
Tutti i miei interlocutori vedono nel settore dell'istruzione degli adulti una grande opportunità di sviluppare ulteriormente una società democratica nei loro paesi.
Ma anche qui vale il mio vecchio adagio sull'istruzione scolastica degli adulti: spesso è più importante educare e istruire i genitori e gli adulti che i giovani.
Sono pertanto lieta che il programma promuova questo settore dell'istruzione.
<P>
<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="FI" NAME="Virrankoski">
Signor Presidente, il Parlamento ha al suo esame la seconda fase del programma SOCRATE e la posizione comune in merito definita dal Consiglio.
Voglio già da ora ringraziare la onorevole Pack per la dedizione con cui ha svolto il lavoro per il programma SOCRATE, che traspare anche dalla relazione al nostro vaglio.
Il programma SOCRATE è tra i programmi più riusciti dell'Unione europea, usufruendo del quale migliaia e migliaia di giovani europei hanno potuto studiare fuori dal proprio paese, ricevere nuovi stimoli e nuove conoscenze e in questo modo arricchire la propria immagine del mondo attraverso l'esperienza internazionale.
Il programma è risultato prezioso soprattutto per i paesi piccoli, in quanto, dando più opportunità agli studenti del proprio paese e accogliendo studenti dagli altri paesi, ha rafforzato l'importante dialogo tra gli Stati europei.
<P>
La differenza più grande tra la relazione della onorevole Pack e la posizione comune definita dal Consiglio consiste nel fatto che il Consiglio vuole concedere al programma una dotazione di 1.550 milioni di euro, laddove la onorevole Pack e la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione hanno richiesto un totale di 2.500 milioni di euro per i prossimi sette anni.
Se si considera che l'Unione europea subirà sicuramente un ampliamento nei prossimi anni, quest'ultima somma sembra la più adeguata.
A sua difesa, inoltre, dobbiamo ricordare che la competitività industriale e commerciale dell'Europa dipende moltissimo dal tipo di formazione che riusciamo a garantire ai nostri giovani e anche agli adulti.
<P>
Rispetto al contenuto del programma SOCRATE, vorrei approfondire solo un aspetto. Nella relazione si considera di limitare l'insegnamento delle lingue al lussemburghese e all'irlandese, oltre a quelle ufficiali dell'Unione.
Dato che neanche le lingue dei paesi limitrofi agli Stati membri sono molto spesso insegnate all'interno dell'Unione europea, sembrerebbe logico eliminare una limitazione così restrittiva e ampliare le possibilità di insegnamento anche alle lingue dei paesi confinanti con l'Unione, che si studiano più raramente ma che sono molto importanti.
In questa maniera si potrebbe promuovere la cooperazione con quei paesi e non solo in vista dell'ampliamento.
<P>
<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="FR" NAME="Guinebertière">
Signor Presidente, anzitutto vorrei congratularmi con la onorevole Doris Pack, relatrice per il programma SOCRATE, per il lavoro svolto non solo in seno al Parlamento ma anche nel corso dei negoziati con il Consiglio e la Commissione per ottenere due miliardi di euro per lo svolgimento del programma.
<P>
Se c'è un programma che i cittadini europei conoscono, questo è proprio SOCRATE.
SOCRATE ha dimostrato di funzionare e ha conseguito un successo che supera la dotazione finanziaria.
Sfortunatamente, però, si può dire che, in un certo senso, esso contribuisce a creare una classe privilegiata, vale a dire coloro che vi hanno accesso.
<P>
Questo programma apporta un vero e proprio valore aggiunto europeo alla dimensione nazionale dei sistemi di istruzione dei nostri paesi: stimola l'apprendimento delle lingue europee nonché la conoscenza di altre culture, dal nord al sud e dall'est all'ovest.
Perché riscuote così tanto successo?
Credo per la semplice ragione che esso risponde alle aspettative dei cittadini di vedere che l'Europa si interessa a loro, alla loro promozione personale, alla loro integrazione nel territorio.
E' proprio vero, SOCRATE consente agli studenti e agli insegnanti di incontrarsi, facilita la cooperazione tra istituzioni, un migliore riconoscimento dei diplomi ed una maggiore conoscenza dei sistemi di istruzione degli altri paesi europei.
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La commissione per la cultura ha presentato numerosi emendamenti volti a migliorare la proposta iniziale della Commissione ed è in particolare per l'apertura di SOCRATE alla formazione permanente che abbiamo richiesto un aumento di bilancio.
Ritengo inoltre che l'introduzione di MINERVA, tendente a favorire l'uso di strumenti multimediali nel campo dell'istruzione, rappresenti un eccellente elemento di novità insieme alle azioni congiunte da condurre con altri programmi comunitari quali LEONARDO e «Gioventù per l'Europa».
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In conclusione, auspico che l'attuazione di questi programmi possa avere un seguito e possa essere presentata senza ostacoli ai responsabili delle attività di controllo, o anche solo a chiunque lo desideri.
Ci troviamo in fase di seconda lettura del programma e ci avviciniamo alla fase di attuazione; auguro pertanto buon lavoro ai cittadini che beneficeranno del nostro operato e comprenderanno che l'Europa è fatta per loro.
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<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="EN" NAME="Kerr">
Signor Presidente, vorrei congratularmi anch'io con la onorevole Pack per la sua relazione.
Negli ultimi cinque anni ella si è valorosamente battuta in Parlamento per SOCRATE, e in questo periodo sono stato suo collega nella commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione.
E' evidente che dovremo continuare a batterci contro il Consiglio dei ministri.
Anche se siamo riusciti ad ottenere un aumento del bilancio, tale aumento è chiaramente inadeguato a soddisfare le esigenze del crescente numero di paesi che vogliono, a ragione, partecipare ai programmi di formazione previsti da SOCRATE.
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E' importante che possano parteciparvi veramente.
Se intendiamo costruire un'Europa più grande, non limitata agli attuali quindici Stati membri, è giusto estendere i programmi ad altri paesi.
L'esperienza dei programmi che ho acquisito a suo tempo come docente universitario dimostra che quanto più favoriremo i contatti fra i giovani in Europa, tanto più essi riusciranno a comprendere l'importanza dell'Europa e del processo di costruzione dell'Europa.
Vorrei solo che al programma potessero partecipare alcuni giornalisti britannici; forse servirebbe anche a loro per comprendere un po' meglio l'Europa.
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Mi auguro che il Commissario, signora Cresson, risponda positivamente alla relazione continuando, secondo i desideri del Parlamento, la lotta per espandere il programma ed aumentarne il bilancio per garantire l'autentico successo di SOCRATE.
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<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, ci troviamo nel bel mezzo del passaggio dalla società industrializzata alla società della scienza, nella quale l'istruzione rappresenterà la nuova questione sociale.
Ma per mettere chiunque in condizione di svolgere nel corso della propria vita una pluralità di attività professionali, come conseguenza del processo di trasformazione tecnologica, occorre creare le necessarie premesse.
Un elemento importante di un'Europa della scienza è rappresentato dal programma SOCRATE per il settore dell'istruzione di base e dal programma LEONARDO per il settore dell'istruzione professionale.
Questi due programmi promuovono l'acquisizione di conoscenze e competenze da parte del singolo e lo preparano ad affrontare il futuro.
Con una formazione scolastica qualificata e con l'attuazione del nostro concetto di educazione permanente si possono superare molte sfide poiché il profilo professionale della forza lavoro di domani sarà il seguente: sviluppare capacità di comando e lavorare in autonomia, avere pratica di lavoro di gruppo e dimostrare competenza sociale.
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I lavoratori e i manager devono poter comunicare e in tale comunicazione devono riuscire a fornire un'immagine di se stessi e dei loro contenuti, ma anche ad immedesimarsi in spazi culturali inizialmente sconosciuti, individuandone i punti di diversità e cercando di superare gli elementi di divisione.
In quale altro modo se non grazie ad una buona conoscenza delle lingue straniere le persone potranno aumentare la loro mobilità, potranno studiare a livello europeo al di fuori del loro paese d'origine, potranno ricevere una formazione o trovare un posto di lavoro?
Il fatto che SOCRATE promuova l'insegnamento anche nelle lingue europee meno diffuse è un contributo alla solidarietà.
Le proposte della onorevole Pack, che è una pioniera della politica fattibile, vanno accolte in toto .
I miei studenti, che quasi ogni lunedì vengono interrogati sull'Europa, hanno dimostrato di quale favore goda SOCRATE, nonostante tutti i problemi legati alla presentazione delle domande.
Scambi di studenti e incontri tra insegnanti sono ben più significativi di qualsiasi prospetto divulgativo, per quanto accattivante.
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Però, che senso hanno anche le idee più brillanti se poi non vanno a vantaggio di tutti?
La richiesta di 2, 5 miliardi di euro è il minimo che si possa pretendere visto il numero crescente di paesi beneficiari, dei paesi candidati all'adesione.
SOCRATE è un caso esemplare di un investimento nel futuro che è ragionato e controllabile.
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="DE" NAME="Frischenschlager">
Signor Presidente, in questa discussione sull'eccellente nonché importante relazione della onorevole Pack vorrei evidenziare soprattutto due punti.
Stiamo parlando del lavoro culturale rappresentato dalla comunicazione transfrontaliera.
Al proposito dovremmo tenere in particolare considerazione un aspetto dei paesi dell'Europa centrale e orientale.
Viaggiando in quei paesi abbiamo potuto constatare tutti quanti che la conoscenza delle nostre lingue è lì molto diffusa e di buon livello. Però, quanti di noi, qui in Europa occidentale, sono capaci di parlare quelle lingue?
In questo senso, l'Unione europea ha una responsabilità particolare nel dire chiaramente che anche i giovani dei nostri paesi devono imparare le lingue dell'Europa centrale e orientale, e ciò non solo per motivi economici ma soprattutto per motivi culturali, per motivi di politica europea.
Questo era il primo punto che desideravo sottolineare.
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Al secondo ha già accennato la onorevole Pack e riguarda la responsabilità particolare nelle zone di confine.
Infatti, nelle zone di confine dell'Austria stiamo assistendo al fenomeno per cui adesso, dopo decenni caratterizzati da contrasti su confini invalicabili, da morti e dalla cortina di ferro, improvvisamente si ha paura dei confini aperti.
Tale paura va combattuta soprattutto con iniziative culturali e in materia di politica dell'istruzione.
Appare, dunque, di estrema importanza giungere all'istituzionalizzazione di simili iniziative.
Scambi di studenti, scambi di insegnanti ma specialmente scuole bilingui e, in certi casi, persino trilingui potrebbero essere lo strumento adatto per collegare le zone di confine in un'unica rete non solo dal punto di vista economico ma anche cultural-linguistico.
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In Austria, più esattamente in Carinzia, abbiamo fatto un'esperienza molto particolare poiché, data la presenza in quella regione di una minoranza slovena, vi sono state istituite scuole di tipo speciale dove si insegna in lingua slovena e in lingua tedesca.
Adesso, dopo l'apertura dei confini, ci rendiamo conto di quanto sia importante il ruolo che i giovani educati in quelle scuole possono svolgere per garantire uno sviluppo economico uniforme e buone relazioni economiche transfrontaliere.
Sulla base, quindi, di tali esempi concreti ritengo che i soldi investiti per questi scopi siano assolutamente ben spesi e ben impiegati.
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<SPEAKER ID=100 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Signor Presidente, mi unisco ai precedenti oratori nell'apprezzare l'occasione di contribuire brevemente a questo dibattito.
La prima fase di SOCRATE si è rivelata un prezioso esperimento di istruzione transnazionale.
Nel mio paese, l'Irlanda, ci sono molti insegnanti e studenti che possono testimoniare del suo successo quale esperienza formativa unica.
A parte la sua ovvia dimensione formativa, SOCRATE ha offerto ai giovani un senso di appartenenza e l'occasione di condividere la diversità culturale dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, e di goderne.
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Grazie a programmi formativi adeguatamente elaborati, SOCRATE permette ai giovani di sperimentare gli stili di vita e l'individualità di ogni Stato dell'UE, apprezzando però contemporaneamente il proprio ricco e variegato patrimonio culturale.
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Sono lieto che il Consiglio abbia raggiunto una posizione comune sui futuri programmi di istruzione e formazione, tra cui SOCRATE, che i tempi operativi del nuovo programma debbano essere estesi a sette anni e che il nuovo bilancio debba registrare un significativo aumento.
L'Europa, a mio avviso, deve continuare ad investire nei giovani.
Una popolazione giovanile disposta a muoversi e ricca di competenze rappresenta la nostra ricchezza più preziosa in un mondo sempre più competitivo.
L'Irlanda ha dimostrato che i suoi giovani sanno offrire un significativo contributo alla forte crescita economica del paese.
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<SPEAKER ID=101 LANGUAGE="DE" NAME="Hawlicek">
Signor Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare calorosamente la onorevole Pack per la relazione che ci ha presentato ma soprattutto per l'impegno di cui ha dato prova.
Il contenuto dei programmi di seconda generazione in materia d'istruzione dipende dagli esiti della discussione sul Libro bianco «Insegnare ed imparare», dal Libro verde sulla mobilità transfrontaliera nonché dal programma «Europa della conoscenza».
Lo scopo che perseguiamo è di facilitare l'accesso ai programmi da parte di tutte le persone interessate, di semplificare la procedura di presentazione e selezione delle domande nonché di raggiungere una quota di partecipazione del dieci percento delle scuole e del dieci percento degli studenti.
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Un altro obiettivo di particolare importanza è l'eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione.
A tale scopo, in questa sede di seconda lettura è stata proposta un'integrazione del testo in cui si chiede che, nella concessione delle borse di studio, siano tenute in debito conto le condizioni economiche dei richiedenti nonché la necessità di garantire pari opportunità tra uomo e donna e - cosa di cui sono particolarmente lieta - una maggiore partecipazione delle parti sociali.
Nel programma SOCRATE II c'è un elemento di novità, ossia l'inserimento dell'educazione per gli adulti nel programma GRUNDTVIG, come conseguenza dell'educazione permanente che è oggetto di tutti i programmi in materia d'istruzione.
Un'altra novità è che con MINERVA, di cui si è occupata anche la onorevole Pack nella sua relazione, abbiamo per la prima volta un programma in materia d'istruzione che porta un nome di donna; si tratta, al riguardo, di un programma a favore della tecnologia multimediale e dell'istruzione.
Quindi, riassumendo, possiamo dire che SOCRATE è un buon programma con contenuti nuovi, con l'obiettivo di un più elevato grado di partecipazione e con un maggior numero di possibili partecipanti tra i paesi candidati all'adesione all'Unione europea.
Non dobbiamo dimenticare che una gran parte di questi ultimi può partecipare già ora ai programmi culturali e in materia d'istruzione e che nei prossimi sette anni il loro numero crescerà sempre di più.
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In tale prospettiva, la proposta del Consiglio di portare gli stanziamenti proposti dalla Commissione da 1, 4 miliardi di euro per cinque anni a 1, 55 miliardi di euro per un periodo di sette anni appare viepiù scandalosa.
Essa avrebbe come conseguenza che SOCRATE II dovrebbe realizzare un maggior numero di compiti in un maggior numero di paesi con minori fondi a disposizione.
Invito pertanto il Parlamento europeo ad accogliere il motivato emendamento della commissione, votato da questa all'unanimità, che prevede uno stanziamento di 2, 5 miliardi di euro per sette anni.
Si tratta realmente di una richiesta minima per riuscire a portare avanti con successo il programma SOCRATE a favore dei giovani, degli studenti, dei docenti e di tutti coloro che desiderano insegnare e migliorare la loro istruzione in Europa.
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<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="FI" NAME="Matikainen-Kallström">
Signor Presidente, il programma SOCRATE rappresenta uno dei canali più importanti di promozione della mobilità dei cittadini della Comunità e di garanzia della pluralità dell'istruzione.
Facendo beneficiare del programma anche la popolazione scolastica dei paesi candidati e di altri paesi limitrofi, compiamo un atto obbligato in vista dell'ampliamento dell'Unione europea.
Nel definire le modalità di un'ulteriore apertura del programma, bisogna tener presente che l'assegnazione di borse troppo esigue potrebbe creare difficoltà ai singoli richiedenti, impedendo loro di usufruirne.
E' un principio importante valutare la situazione economica dei candidati per quantificare le somme da elargire.
L'insegnamento delle lingue delle minoranze all'interno dell'area europea, come per esempio il sostegno alla lingua lappone, contribuisce, a livello di politica internazionale, a mantenere preziose tradizioni locali che devono restare vive in un'Europa che diventa sempre più cosmopolita.
Includendo nel programma la formazione degli adulti nonché la mobilità del personale qualificato delle scuole consentiamo a più ampie fette di popolazione di accedere ai sussidi.
L'apertura anche a questi gruppi consentirà di compiere considerevoli passi avanti nel riconoscimento reciproco delle qualifiche di studio ottenute all'estero, il che favorirà a sua volta la mobilità dei giovani già entrati nel mondo del lavoro.
In futuro saremo ampiamente ricompensati per gli sforzi finanziari che compiremo adesso a sostegno del programma.
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Mi auguro che il Consiglio e la Commissione diano alla questione la dovuta importanza e che il programma SOCRATE, già in corso, possa avere successo con il sostegno della dotazione proposta dal Parlamento.
Sappiamo che molti sono gli aspiranti ai fondi dell'Unione europea, ma se limitiamo le risorse da elargire ai programmi per la gioventù, non facciamo che risparmiare sul nostro futuro e sullo sviluppo stesso dell'Europa, e ciò sarebbe segno di una politica poco lungimirante.
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<SPEAKER ID=103 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Signor Presidente, vorrei unirmi ai colleghi che si sono congratulati con la relatrice per l'eccellente proposta che ella ci ha presentato.
Quando si discute di istruzione dobbiamo capire che si tratta di un investimento per il futuro dei nostri giovani, che potranno così acquisire le competenze per adattarsi alle mutevoli tecnologie del mutevole mondo in cui viviamo.
Si tratta altresì di un investimento nel futuro, per giungere ad una migliore comprensione delle diversità culturali, sociali e linguistiche presenti nell'Unione europea.
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Ecco perché è importante, come ha affermato la onorevole collega che mi ha preceduto, incoraggiare lo studio delle lingue minoritarie nell'ambito del programma SOCRATE.
Mi riferisco soprattutto all'irlandese, lingua ufficiale dell'Unione europea che meriterebbe una maggiore considerazione.
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Lo hanno già osservato numerosi oratori: nonostante le affermazioni del Consiglio sull'importanza dell'istruzione, e nonostante la buona fede della Commissione in materia di educazione permanente, riscontriamo uno scarso impegno quanto alle risorse finanziarie.
Esorto quindi tutti i deputati ad approvare gli emendamenti presentati dalla relatrice per assicurare un adeguato finanziamento di 2.500 milioni di euro al nuovo programma SOCRATE, esteso ai prossimi sette anni.
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E' importante anche imparare dagli sbagli del passato.
Mi riferisco in particolare al programma ERASMUS che riguardava gli scambi di studenti di terzo livello.
C'era in esso un elemento di esclusività, tanto che se una famiglia non poteva permettersi di mantenere uno studente all'estero, quello studente non poteva beneficiarne.
E' essenziale che questi programmi garantiscano qualche forma di sostegno finanziario, a livello europeo oppure nazionale.
Se i governi degli Stati membri non saranno disposti ad assicurarla, dovremo ridurre i fondi che essi ricevono in base al programma SOCRATE e ad altri programmi di formazione.
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Per concludere, esorto tutti i deputati ad appoggiare questa proposta, recando un soffio di speranza al futuro dell'Unione europea.
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<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="EN" NAME="Elliott">
Signor Presidente, esprimo il mio vivissimo apprezzamento per le raccomandazioni e gli emendamenti che la relatrice ha presentato.
Negli ultimi tempi non ho partecipato direttamente alle discussioni svoltesi in Parlamento su questi programmi, ma circa cinque anni fa ho elaborato, assieme alla onorevole Pack, la relazione del Parlamento sul primo programma SOCRATE.
Gli eventi che si sono succeduti da allora hanno giustificato il forte sostegno offerto dal Parlamento a questo programma.
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Altri oratori hanno giustamente esaltato il valore degli scambi ERASMUS e delle reti scolastiche che questi programmi mettono a disposizione.
I programmi non vanno solo a beneficio dei singoli studenti che vi partecipano e delle scuole e degli istituti universitari che essi frequentano, ma contribuiscono concretamente a diffondere, tra studenti e famiglie, una viva coscienza dell'opera svolta dall'Unione europea, che diviene in tal modo una presenza tangibile.
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Vedo con piacere che sono stati inclusi anche i paesi candidati, insieme a Malta e Cipro.
La settimana scorsa ero Malta con il comitato misto e posso assicurarvi che la piena partecipazione di Malta a questi programmi è attesa con trepidazione.
Il punto cruciale è il finanziamento: in mancanza di finanziamenti adeguati, non potremo garantire la partecipazione di tutti i giovani che potrebbero beneficiare di questi programmi, né potremo impedire che vi partecipi soltanto l'élite che può permetterselo.
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Spero ardentemente che approveremo lo stanziamento di due miliardi e mezzo di euro.
Sembra una somma enorme, e i ministri si sgomentano al solo pensiero.
Ma cosa sono realmente due miliardi e mezzo di euro?
Nient'altro che un euro per ogni cittadino europeo per ogni anno di programma.
Per molti significa meno di una tazzina di caffè o di un giornale.
E' meno del cinque percento del patrimonio personale di Bill Gates, e si tratta di una riflessione interessante: se non riusciamo a trovare il denaro altrimenti, forse potremmo chiedergli una donazione.
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<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="DE" NAME="Rack">
Signor Presidente, SOCRATE è un'idea grandiosa.
In qualità di docente universitario posso constatare di anno in anno ciò che la onorevole Pack ha illustrato, ha giustamente sottolineato ma anche, altrettanto giustamente, lamentato.
Un'idea eccellente, senz'altro, ma un'idea priva di adeguati finanziamenti.
Solo qualche settimana fa c'è stata all'università l'assegnazione delle borse di studio e ricordo molto bene l'entusiasmo con cui gli studenti hanno ascoltato i nomi delle località in cui si recheranno a studiare: Roma, Parigi, Trieste, Salonicco ed altre. E ricordo bene anche le lacrime di coloro ai quali non è stato possibile concedere una borsa di studio.
Inoltre, ogni settimana posso constatare con grande gioia il contributo di arricchimento che la presenza di uno studente in scambio tramite ERASMUS comporta, durante le lezioni dell'anno accademico tradizionale, anche per l'istituzione che lo ospita.
Ma, come detto, ci sono problemi dal punto di vista finanziario.
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Noi ci allarghiamo e giustamente lo facciamo anche verso i paesi dell'Europa centrale e orientale.
In piena consapevolezza cerchiamo di aprire nuovi orizzonti.
Però, e questo è un punto che mi ha dato molto da pensare soprattutto nelle ultime settimane, se confronto le domande di partecipazione più recenti con quelle di due o tre anni fa, posso riscontrare un'enorme differenza: oggi, infatti, molte domande di concessione di una borsa di studio vengono presentate da persone che in realtà non ne avrebbero bisogno perché hanno alle loro spalle già due, tre o quattro soggiorni di studio all'estero.
Invece, le domande di borsa di studio che non ricevo più o che ricevo in misura sempre minore sono proprio quelle che rientravano nelle nostre intenzioni quando abbiamo istituito ERASMUS e SOCRATE, cioè domande da parte di giovani e validi candidati con conoscenza di lingue straniere, disposti ad impegnarsi e a lasciarsi coinvolgere, ma privi di precedenti esperienze di studi all'estero.
Data questa situazione, ritengo che non dovremmo ricorrere a tagli nella concessione delle borse di studio bensì dovremmo tutti quanti unire le nostre forze ed impegnarci a trasformare in realtà, nel senso auspicato da tutti, le possibilità che esistono a favore dei giovani europei.
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<SPEAKER ID=106 LANGUAGE="EN" NAME="Tongue">
Signor Presidente, desidero ringraziare la onorevole Pack e l'onorevole Elchlepp, membro del nostro gruppo, che ha contribuito a dare la priorità nel programma agli studenti svantaggiati.
SOCRATE è stato un grande successo: su questo sono tutti d'accordo.
Estenderlo alle scuole è stata un'ottima idea che ha recato grandissimi benefici.
Vorrei ricordare un progetto soltanto, che ha coinvolto quattro scuole elementari di quattro paesi: «L'acqua nella nostra cultura».
I bambini hanno appreso l'esistenza di altri paesi, di altre culture e di altre lingue con cui condividiamo alcuni aspetti della nostra cultura, e la necessità di proteggere l'ambiente.
Hanno anche imparato ad usare le nuove tecnologie per comunicare oltre le frontiere - un risultato veramente fantastico.
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Questo è il fondamento dell'Europa dei popoli.
So che il Commissario, signora Cresson, è d'accordo con noi su questo punto.
Come si è detto, bisogna trovare due miliardi e mezzo di euro, ma si tratta di un prezzo assai modesto per la diffusione dell'armonia e della comprensione tra i bambini e i giovani.
Dopo tutto, questa è l'unica base per una pace duratura in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=107 LANGUAGE="DE" NAME="Stenzel">
Signor Presidente, chi ha a cuore assicurare ai giovani europei formazione professionale, mobilità e, di conseguenza, maggiori opportunità sul mercato del lavoro deve avere a cuore il programma SOCRATE II.
Purtroppo, Parlamento e Consiglio non hanno ancora raggiunto un accordo in merito alla dotazione finanziaria.
Poiché la durata del programma sarà portata a sette anni, è logico chiedere uno stanziamento di 2, 5 miliardi di euro.
Inoltre entro il 31 dicembre 2002 SOCRATE dev'essere sottoposto ad una valutazione sia qualitativa sia finanziaria.
Appoggio appieno le proposte della onorevole Pack e mi auguro che vengano accolte.
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La promozione dell'aspetto linguistico, ossia dell'apprendimento di due lingue straniere, tra cui almeno una di un paese vicino, rappresenta una premessa fondamentale per aumentare le possibilità dei nostri giovani di qualificarsi, di sfruttare le opportunità del mercato interno, di trovare un impiego e di crearsi una consapevolezza europea.
Appoggio anche la richiesta di modificare i criteri di assegnazione delle borse di studio, di impedire che a tutti vengano attribuite automaticamente borse di studio troppo esigue per poter vivere in maniera decorosa.
Coloro che ne hanno la necessità devono ottenere borse di studio sufficienti.
Mi auguro che tali punti vengano realizzati e che il Comitato di conciliazione giunga ad un risultato soddisfacente prima del termine di questa legislatura.
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<SPEAKER ID=108 NAME="Cresson">
Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei anzitutto ringraziare sentitamente il Parlamento per l'impegno e il sostegno costantemente dimostrati che ci consentono oggi di concludere la seconda lettura della nuova fase del programma SOCRATE ad appena due mesi dall'adozione della posizione comune da parte del Consiglio.
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Prendo atto, in particolare, della volontà politica manifestata dal Parlamento nel portare a buon fine i negoziati sul nuovo programma nei tempi più brevi possibili, trasmettendo in tal modo ai cittadini, alla vigilia delle elezioni europee, un messaggio politico forte sulla nostra comune volontà di procedere nella costruzione di uno spazio europeo di istruzione.
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Ringrazio in particolare la onorevole Pack per la qualità della relazione e i suoi colleghi della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione per il costante appoggio offerto.
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Avevo già sottolineato l'atteggiamento estremamente positivo della Presidenza austriaca che ha fatto avanzare con molto rigore e saggezza i lavori del Consiglio, conclusi con l'adozione della posizione comune nel mese di dicembre.
I segnali da parte della Presidenza tedesca sono altrettanto positivi e, direi, incoraggianti. Dimostrano l'esistenza di una volontà politica comune di giungere ad una decisone prima della nuova legislatura.
<P>
Sicuramente ricorderete che in occasione della seduta plenaria del 5 novembre abbiamo avuto l'opportunità di discutere insieme le tre proposte per i programmi SOCRATE, LEONARDO e «Gioventù per l'Europa».
Come sapete, il Consiglio dei ministri della pubblica istruzione tenutosi il 4 dicembre ha adottato la posizione comune sui primi due programmi, mentre sul programma «Gioventù», per motivi attinenti al bilancio, non è stato raggiunto il consenso.
Non ho potuto esprimere l'accordo della Commissione sulla proposta che era stata presentata, accordo che era necessario ai fine del consenso generale.
Credo che, nella situazione in cui ci trovavamo, fosse impossibile esprimere l'accordo della Commissione.
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Spero che il Parlamento potrà esprimere il suo parere sul programma LEONARDO in seconda lettura, prima della fine del suo attuale mandato, in modo che la discussione finale possa concludersi sotto la Presidenza tedesca.
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Per quanto riguarda il programma «Gioventù per l'Europa», è sperabile che la situazione si sblocchi nelle prossime settimane affinché la posizione comune possa essere adottata in occasione del Consiglio previsto per il 27 maggio prossimo.
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La Commissione ha esaminato gli emendamenti presentati da questa Assemblea con spirito costruttivo e aperto. Sono lieta di annunciarvi che quindici dei sedici emendamenti presentati saranno ripresi in toto o in parte.
La Commissione li inserirà in una proposta, previo riesame, che sarà presentata al Consiglio nei prossimi giorni.
Numerosi emendamenti sono simili alle proposte iniziali e alle modifiche apportate dalla Commissione e contribuiscono pertanto a migliorare, e persino a rettificare, alcuni aspetti politici importanti della posizione comune.
<P>
Citerò alcuni esempi tra i più significativi.
Ringrazio il Parlamento per aver ripreso il concetto di «spazio europeo d'istruzione» come era stato definito nelle proposte della Commissione - mi riferisco all'emendamento n.
2. L'espressione «spazio educativo e cooperativo per l'istruzione» scelta dal Consiglio rappresenta una concezione troppo tecnocratica e astratta e, volendo essere franchi, difficilmente comprensibile per l'opinione pubblica.
Lo «spazio d'istruzione», invece, trasmette un messaggio politico forte rivolto a tutti i cittadini dell'Unione ed indica chiaramente il senso delle azioni comunitarie nel campo dell'istruzione e della formazione.
A tal riguardo vorrei ringraziare in particolar modo tutti coloro che hanno insistito su questo messaggio, le onorevoli Guinebertière e Hawlicek e l'onorevole Hyland.
<P>
Venendo alle procedure previste per la selezione dei progetti, constato con soddisfazione che il Parlamento condivide l'impostazione della Commissione volta a conseguire maggiore semplificazione e trasparenza e ad instaurare un clima di cordialità per i beneficiari del programma. Faccio riferimento all'emendamento n.
14. In realtà, la proposta del Parlamento di eliminare, nel quadro delle azioni centralizzate, una delle fasi di consultazione degli Stati membri faciliterebbe e abbrevierebbe in modo consistente la procedura di selezione dei progetti.
<P>
Mi rallegro anche per l'intenzione del Parlamento di introdurre all'articolo 12 una clausola di revisione che consentirebbe alla Commissione di presentare, tre anni dopo l'avvio del programma, una relazione sui risultati conseguiti, corredata dalle proposte ritenute opportune anche sulla dotazione finanziaria. Si tratta dell'emendamento n.
8. Dato che il Consiglio ha deciso di prolungare la durata del programma fino a sette anni, invece dei cinque anni proposti dalla Commissione, la clausola suggerita dal Parlamento consentirà al programma di rispondere in modo flessibile alle nuove esigenze che potranno sorgere.
<P>
Accolgo ovviamente con favore l'emendamento n. 12 che tende ad assegnare, riguardo all'attribuzione delle borse ERASMUS, la priorità agli studenti la cui situazione finanziaria richieda un sostegno particolare.
Ringrazio l'onorevole Rack e la onorevole Tongue per aver messo in rilievo questo punto.
Occorre d'altronde sottolineare, dato che è stato già detto dagli oratori precedenti, che sono spesso gli studenti appartenenti alle classi più agiate a presentare la domanda di borsa di studio, perché sono più disinvolti, perché hanno avuto la possibilità, grazie alla loro situazione familiare, di viaggiare, perché sono avvezzi a sentire parlare in famiglia di ciò che avviene all'estero e sono per questo, forse, culturalmente più preparati.
La decisione, però, giustamente, viene presa sul campo e credo che si possa confidare pienamente nel fatto che i responsabili dell'assegnazione delle borse operano una distinzione tra quanti dispongono di mezzi e quanti hanno forse più meriti e meno mezzi ma per i quali l'assegnazione di una borsa sarà più determinante ai fini del percorso professionale e personale.
<P>
A tal proposito mi preme sottolineare che lo scorso autunno la Commissione ha avviato, in seguito all'iniziativa del Parlamento, uno studio sulla situazione socioeconomica degli studenti ERASMUS.
I risultati dell'indagine, condotta su diecimila studenti, saranno presentati al Parlamento nei prossimi mesi.
<P>
Già da due anni la Commissione invita sistematicamente le università e le agenzie nazionali a prendere in considerazione le necessità finanziarie degli studenti per l'assegnazione delle borse ERASMUS.
Si tratta di un punto su cui sono particolarmente sensibile e vorrei ringraziare quanti si sono occupati specificamente di questo aspetto.
<P>
Accolgo parimenti con favore il principio degli emendamenti nn. 10 e 16, che prevede la possibilità di lanciare progetti pilota in favore dei giovani insegnanti disoccupati per consentire loro di insegnare per un certo periodo in una scuola di un altro Stato membro.
Abbiamo enormemente bisogno, in tutti gli Stati membri, di insegnanti provenienti da altri paesi dell'Unione europea. Sappiamo tutti quale è stata in passato la situazione dell'insegnamento delle lingue straniere nei nostri paesi.
Pertanto, beneficiare anche temporaneamente del contributo di un insegnante di un paese straniero, che porta con sé una cultura ed un vissuto propri, rappresenta una opportunità preziosa, soprattutto per gli alunni più giovani.
<P>
Questo tipo di iniziativa consentirebbe ai giovani insegnanti di acquisire una preziosa esperienza professionale e, d'altra parte, i progetti di questo tipo potranno contribuire a conferire una vera dimensione europea all'insegnamento scolastico.
<P>
Molti altri emendamenti sono volti a chiarire e a rafforzare taluni aspetti della posizione comune e possono pertanto essere accolti nella forma in cui sono stati presentati o nello spirito.
Si tratta, segnatamente, degli emendamenti nn. 1, 3, 4, 5, 7, 9, 11, 13, per la seconda parte, e 15, che vertono, tra l'altro, sui seguenti aspetti: l'importanza da attribuire al sistema comunitario di trasferimento di crediti, il rafforzamento delle attività dei giovani in formazione nell'ambito dei progetti che prevedono l'apprendimento delle lingue, la definizione delle modalità di partecipazione di Cipro, la riduzione delle percentuali minime previste dal Consiglio per le azioni 2 e 3, la priorità da attribuire alle lingue meno insegnate e meno diffuse e, nelle regioni frontaliere, alle lingue dei paesi confinanti.
Molti degli oratori hanno espresso interesse in merito; penso agli onorevoli Elchlepp, Kerr, Mann. L'emendamento n.
6 riguardante l'articolo finanziario non può però essere accettato.
<P>
Prendo atto del sostegno del Parlamento a favore di un aumento che porti a 2.500 milioni di euro la dotazione di bilancio del programma.
La Commissione aveva previsto nella proposta iniziale, conformemente alle priorità fissate nell'Agenda 2000, una dotazione finanziaria pari a 1.400 milioni di euro per una durata di cinque anni.
Gli stessi criteri di priorità applicati ad un periodo di sette anni, come previsto nella posizione comune, e la considerazione del tasso di crescita medio avevano portato la Commissione ad una proposta dell'ordine di 2.151 milioni di euro.
Data questa premessa, per raggiungere una posizione comune in prima lettura, la Commissione si è allineata alla somma di 1.550 milioni di euro, e tale proposta ha raccolto il consenso della maggioranza qualificata.
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Mi rallegro che le opinioni della Commissione e del Parlamento convergano sulla volontà di elevare la dotazione di bilancio per portarla all'altezza delle nostre ambizioni.
Spero che il prosieguo del processo negoziale consentirà al Consiglio di pronunciarsi anch'esso in tal senso e spero che potremo compiere ulteriori passi avanti insieme nel corso del processo di conciliazione.
Naturalmente mi impegnerò al vostro fianco con grande determinazione nel processo di conciliazione.
<P>
Per concludere, tengo a sottolineare che, a mio avviso, siamo sulla buona strada per giungere ad una decisone finale nel semestre di Presidenza tedesca e questo ci consentirebbe di preparare nelle migliori condizioni l'attuazione del nuovo programma.
Spero, è ovvio, che nel corso dei negoziati si possa raggiungere un accordo soddisfacente in merito alla dotazione di bilancio.
<P>
Infine, vorrei ringraziare ancora una volta la commissione per la cultura e in particolare la relatrice, onorevole Pack, per la qualità del lavoro svolto e per il carattere costruttivo degli emendamenti presentati, nonché il Parlamento europeo nel suo insieme per l'appoggio che ci ha sempre offerto.
Sono convinta che il nostro programma contribuirà a costruire un'Europa del sapere, portatrice di un messaggio politico forte e vicino alle esigenze dei cittadini.
<P>
<SPEAKER ID=109 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, Commissario Cresson.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si terrà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=10>
Imposta sul consumo dei tabacchi lavorati
<SPEAKER ID=110 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A4-0021/99), presentata dall'onorevole Langen a nome della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 92/79/CEE relativa al ravvicinamento delle imposte sulle sigarette, la direttiva 92/80/CEE relativa al ravvicinamento delle imposte sui tabacchi lavorati diversi dalle sigarette e la direttiva 95/59/CE relativa alle imposte diverse dall'imposta sul volume d'affari che gravano sul consumo di tabacchi lavorati (COM(98)0320 - C4-0402/98-98/0189(CNS)).
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<SPEAKER ID=111 NAME="Langen">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel 1998 la Commissione europea ha presentato una relazione sulle strutture e sui tassi delle imposte al consumo, nonché una proposta di modifica di tre direttive concernenti l'imposta sui tabacchi.
Nella relazione su cui si fondano le proposte tecniche e le aliquote minime si analizza se le disposizioni normative in vigore consentano un efficace funzionamento del mercato interno. Due aspetti assumono particolare importanza.
Il primo riguarda il fatto che le frodi fiscali e il contrabbando rivestono un ruolo fondamentale essendo conseguenze della tassazione, piuttosto elevata, del tabacco e dei prodotti a base di tabacco e delle diverse aliquote applicate dai vari Stati membri; in secondo luogo, nel quadro dell'applicazione pratica della normativa fiscale è emersa una serie di problemi ai quali bisogna trovare un adeguamento tecnico.
<P>
Il sistema in vigore è stato introdotto nel 1993 e la proposta si rifà ad un lungo dibattito in relazione al mercato interno, iniziato nel 1995.
Le accise sui tabacchi rappresentano una notevole fonte di introito degli Stati membri, tanto da oscillare tra lo 0, 4 e l'1, 6 percento - ad esempio in Grecia - del prodotto nazionale.
Poiché in linea di massima i generi soggetti a imposta sul consumo possono essere portati da uno Stato membro all'altro nell'ambito del regime di sospensione d'imposta, in tale contesto sorgono problemi a livello di documenti, di eventuali falsificazioni e di altre questioni; in effetti i Ministri europei delle finanze non dovrebbero dormire sonni tranquilli dopo aver sentito che lo scorso anno il Presidente della Corte dei conti ha stimato pari a 75 miliardi di euro annui i mancati introiti legati alle imposte di consumo, con particolare riferimento all'imposta sul valore aggiunto, a quelle sui tabacchi e sugli alcolici.
Si tratta pertanto di un mancato gettito fiscale di dimensioni enormi, per combattere il quale si dovrebbero adottare misure dirette soprattutto nel caso delle frodi e dell'evasione fiscale.
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Purtroppo oggi non si tratta di lottare contro le frodi fiscali e di armonizzare i provvedimenti esistenti nel comparto, ma di adottare modifiche di portata relativamente modesta.
Vanno distinti due settori. Il primo riguarda le imposte sul consumo di sigarette mentre il secondo quelle sul consumo di tabacchi lavorati diversi dalle sigarette.
Questi ultimi rappresentano una percentuale pari a solo il 5 percento del mercato mondiale.
Il 95 percento è infatti costituito da sigarette, e in questo campo si parla soltanto di adeguamenti tecnici.
Il sistema di calcolo dell'imposta minima, al quale non intendo fare riferimento, in quanto solo pochi esperti sono in grado di comprenderlo, è oltremodo complesso.
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Da un lato, la proposta presentata dalla Commissione prevede che provvisoriamente, fino ad un massimo di due anni, sia possibile rimanere al di sotto dell'imposizione minima, che può ammontare al 57 percento del prezzo al dettaglio.
Dall'altro, essa comprende, per i tabacchi lavorati diversi dalle sigarette, un adeguamento molto modesto in due fasi a decorrere dal 1º gennaio 1999 - data che, come sapete, è ormai passata, senza che tale modifica sia stata possibile; neppure il Parlamento ha espresso ancora il proprio parere - e, per la seconda piccola modifica, a partire dal 1º gennaio 2001.
Le variazioni sono state recepite a maggioranza dalla commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, mentre l'aumento della pressione fiscale è stato approvato da una maggioranza ristretta; il gruppo ELDR ha ora presentato nuovi emendamenti che turberebbero l'equilibrio fin qui raggiunto.
Se accettassimo tali emendamenti, l'imposizione fiscale minima del tabacco lavorato da arrotolare, vale a dire delle sigarette fatte a mano, si ripercuoterebbe in un improvviso aumento del prezzo del 30 percento.
Noi eravamo contrari e invito i colleghi a respingere i nuovi emendamenti del gruppo ELDR che toccano un problema specifico dei Paesi Bassi e che non hanno nulla a che vedere con il consumo di tabacco da parte dei giovani.
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È un errore ritenere che coloro che si avvicinano al fumo siano proprio quelli che si fanno le sigarette a mano.
Al contrario, il fenomeno riguarda una determinata fascia d'età, una determinata categoria di reddito di fumatori abitudinari e non i giovani che preferiscono le sigarette più leggere.
Inoltre abbiamo insistito presso la Commissione affinché presenti entro il 30 giugno 2000 un rapporto interinale sul tema della sanità pubblica e, desidero sottolinearlo, soprattutto sull'argomento delle frodi fiscali.
Il predetto rapporto è anche necessario perché finora non è stato fatto nulla in questo settore.
Ringrazio sentitamente per la consulenza offerta in passato e mi auguro che la versione della relazione approvata dalla commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale raccolga attorno a sé un'ampia maggioranza.
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<SPEAKER ID=112 NAME="Rosado Fernandes">
Signor Presidente, a nome della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale tengo a felicitarmi con il collega Werner Langen per l'ottimo lavoro svolto, per l'equilibrio di cui ha dato prova e per il buon senso nell'aver presentato una proposta di emendamento che invita ad espletare l'esame dei livelli impositivi ogni quattro anni, invece di cinque.
E' una proposta che ci trova pienamente concordi.
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Vi ricordo tuttavia che qui si parla di aliquote di accisa sul tabacco quando ben sappiamo che gran parte delle imposte dovute sul territorio europeo non viene riscossa.
La verità è che il tabacco, come gli alcolici, è un bottino estremamente ambito dalla criminalità organizzata. in realtà chi ha presenziato alla riunione della commissione di inchiesta sul regime del transito comunitario, chi ha letto le relazione dell'UCLAF o ha sentito che nel mio stesso paese, non più tardi dell'altro giorno, sono spariti 70 container di tabacco - e il governo portoghese chiede, naturalmente, un indennizzo di 14 miliardi di scudi ad uno spedizioniere - sa quanti miliardi di imposte sfuggano al controllo finanziario della Comunità.
Ciò avviene, molto spesso, con la collaborazione degli Stati membri nonché di taluni istituti europei, visto che non vengono erogati i fondi destinati all'acquisto di scanner per i controlli alle frontiere e per il controllo fisico nei porti.
E' senz'altro opportuno parlare di aliquote di accisa, ma sarebbe altresì auspicabile e salutare che la Commissione studiasse le modalità di controllo dei versamenti e obbligasse i colpevoli a pagare il dovuto.
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Un'altra lacuna che ho riscontrato nel documento della Commissione è, invero, l'assenza di un programma educativo sul tabacco e sul tabagismo destinato ai giovani che sono i potenziali fumatori.
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<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="NL" NAME="Metten">
Signor Presidente, la Commissione europea ha assunto una posizione estremamente moderata a proposito della modifica dell'imposta minima sulle sigarette e altri tabacchi lavorati.
La Commissione lascia agli Stati membri maggiore flessibilità nell'applicazione dell'incidenza del 57 percento del prezzo al dettaglio.
Grazie a questa flessibilità l'incidenza può scendere temporaneamente addirittura al di sotto del 57 percento.
Nonostante questo provvedimento sia stato proposto come misura tecnica, dovremo comunque vegliare affinché non abbia un effetto di distorsione della concorrenza.
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Oltre alla già citata flessibilità, la Commissione propone di procedere in due fasi per adeguare le accise specifiche relative ai tabacchi lavorati.
Poiché le accise sono ovunque più elevate rispetto a quelle minime, il presente provvedimento ha un valore puramente cosmetico.
Tuttavia, in seno alla commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale un'ampia minoranza ha sottolineato che la Commissione avrebbe dovuto spingersi oltre.
L'onorevole Langen lo ha già ricordato.
A nostro giudizio, la Commissione dovrebbe porre fine ai privilegi concessi al tabacco usato per arrotolarsi le sigarette da sé, oggi soggetto a un accisa ridottissima rispetto alle normali sigarette delle quali è concorrente.
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Il gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori ha presentato, fra l'altro, tre emendamenti, i nn. 6, 7, e 8, che il mio gruppo ha appoggiato e continuerà ad appoggiare.
Pertanto, ammesso che esista un motivo per applicare al tabacco da arrotolare un'accisa diversa da quelle delle sigarette normali, l'aliquota, in questo caso, dovrebbe essere più elevata dal momento che le sigarette fatte da sé sono più dannose.
Utilizzando l'incentivo del prezzo, l'aliquota inferiore prevista per il tabacco da arrotolare spinge i consumatori ad avvicinarsi al prodotto più dannoso.
Occorre eliminare questo incentivo sbagliato.
Ciò non significa che dobbiamo porre fine all'industria del tabacco da arrotolare, ma piuttosto che questa industria perderà la sua posizione di privilegio sul piano fiscale. L'emendamento n.
7 del gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori non si esprime in termini tanto radicali in quanto sposta l'incidenza dell'imposta sul prezzo finale dal 30 al 45 percento.
A titolo di paragone, l'incidenza per le sigarette è del 57 percento.
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Nel dibattito sull'equiparazione delle accise delle sigarette e del tabacco da arrotolare emergono le argomentazioni più strane.
Non solo si dovrebbe mantenere questo vantaggio fiscale concesso al tabacco da arrotolare per salvaguardare l'occupazione nelle piccole e medie imprese, ma la sigaretta fatta da sé sarebbe in effetti la sigaretta dei poveri che non possono permettersi sigarette vere.
Tuttavia, chi impone ai tabacchi lavorati accise elevate per scoraggiarne il consumo - e questo accade in tutti gli Stati membri - non può al contempo prevedere un'aliquota ridotta per il prodotto più dannoso.
Se il fumo fa male alla salute, fa male anche alla salute dei più poveri.
<P>
Il mio gruppo ritiene che non ci sia spazio per ciniche eccezioni.
L'aggettivo «cinico' è proprio il termine più corretto per descrivere la posizione assunta dai sostenitori di questo regolamento.
La proposta della Commissione e la relazione Langen sono troppo moderate.
Mi auguro che la Commissione, fra breve, proponga di procedere a una più radicale revisione delle imposte sui tabacchi lavorati.
Già da domani il Parlamento - almeno per quanto concerne il mio gruppo - darà il via a questa revisione.
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<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="FI" NAME="Matikainen-Kallström">
Signor Presidente, quando si parla di tabacco non è mai sufficiente sottolineare i danni che esso comporta alla salute non solo dei fumatori attivi, ma anche di chi è costretto, contro la sua stessa volontà, a subire il fumo cancerogeno del tabacco.
Per tale motivo è necessario dare alla tutela della salute pubblica un importante ruolo sia allorché si stabiliscono le aliquote delle accise sui tabacchi lavorati a livello dei singoli Stati che quando si istituisce una normativa comunitaria sul tabacco.
I proventi ricavati dal pagamento delle imposte sul tabacco dovrebbero essere utilizzati in misura sempre maggiore per le attività di prevenzione a tutela della salute pubblica.
<P>
Il tabacco non costituisce una problematica solo nazionale o regionale, ma è sempre più un problema globale.
E', per esempio, davvero riprovevole l'attività delle imprese americane nei paesi asiatici, in cui la pubblicità sul tabacco non è stata ancora vietata, né tanto meno è stata creata una legislazione che tuteli la salute pubblica.
In alcuni casi si è minacciato di trasferire l'organizzazione di grandi avvenimenti sportivi in paesi più accondiscendenti verso gli interessi delle grandi società del tabacco.
<P>
La proposta di direttiva, attualmente al vaglio di codesto Parlamento, affronta soprattutto le modifiche tecniche da apportare alla normativa comunitaria relativa all'imposta sul tabacco.
Oltre a tali modifiche, un'altra questione da risolvere sono i problemi che persistono in merito al controllo del traffico di sigarette.
Nonostante le organizzazioni criminali contrabbandino grandi carichi di sigarette, parte dei paesi membri dell'Unione sono contrari alla introduzione di sistemi di controllo più efficaci.
Sono dell'opinione che in futuro si dovranno applicare sanzioni a quei paesi che saranno restii a introdurre sistemi di controllo moderni ed efficaci, quali quelli indicati nel quadro dell'attuale proposta sul sistema di imposizione fiscale in materia di tabacchi.
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<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="SV" NAME="Holm">
Signor Presidente, desidero manifestare il mio assenso all'eccellente intervento della onorevole Matikainen-Kallström e alle sue posizioni sulla questione del tabacco, che condivido in toto .
Il tabacco e il fumo fanno male.
Dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere per convincere i forzati di questo vizio, come me, a smettere e per persuadere i giovani a non iniziare neppure.
<P>
Il gruppo Verde è naturalmente d'avviso che le tasse sul fumo, o meglio il prezzo delle sigarette, debbano essere il più possibile elevati.
Ciò crea però difficoltà in rapporto al mercato interno.
Per esempio, in Svezia il prezzo delle sigarette è fra i più alti in tutta l'Unione europea; un pacchetto costa carissimo.
Eppure, il carico fiscale sulle sigarette è in Svezia fra i più bassi d'Europa.
La Svezia, pertanto, non si attiene alla direttiva che prevede una tassazione minima del 57 percento.
E' quindi fondamentale che la Commissione riveda l'intera problematica fiscale affinché i singoli paesi possano dotarsi di tasse più elevate.
Quando la Svezia ha aumentato l'imposta due anni fa, si è vista costretta a ridurla nuovamente, perché il contrabbando e l'evasione fiscale sono aumentati in modo talmente drammatico da costringerci ad abbassare il prezzo delle sigarette.
Questa non è certo una soluzione; anzi, un'imposizione fiscale elevata è indispensabile per spingerci a fumare di meno.
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<SPEAKER ID=116 NAME="Porto">
Signor Presidente, non commenterò la relazione dell'onorevole Langen - con il quale mi congratulo - ma lamento il fatto che la Commissione non abbia colto quest'occasione per introdurre un'accisa proporzionale ad valorem sul tabacco anziché un'accisa specifica.
<P>
Come ho già avuto modo di dire nel 1992 in occasione della stesura dei primi regolamenti, tale imposta grava maggiormente su taluni tabacchi e meno su altri, dando luogo ad una distorsione della concorrenza che, nella fattispecie concreta, si traduce in una vantaggio competitivo per il tabacco americano, più caro, sul quale grava una minore imposta specifica, a scapito dei tabacchi europei, complessivamente più economici e quindi più gravati in termini percentuali.
<P>
La maggiore imposizione sui tabacchi europei comporta inoltre un'imposta regressiva, dato che sono consumati sostanzialmente da persone con basso reddito.
Si potrebbe paradossalmente affermare che si consegue in tal modo il risultato socialmente desiderabile di ridurre il consumo totale di tabacco, visto che ci sono più fumatori poveri che ricchi.
Ma dato che la salute degli individui, siano esse ricchi o poveri, ci deve preoccupare in ugual misura, non sarà facile giustificare nella pratica un maggiore interesse per la salute di questi ultimi.
Tale discriminazione troverà una sua legittimazione alla luce della filosofia politica?
<P>
Non comprendiamo poi - ed è per questo che desideravo intervenire - perché non si sia approfittato di quest'occasione per adottare solamente un'imposta ad valorem .
Non si possono certo addurre ragioni di semplicità amministrativa, dato che vi sono altre imposte della stessa natura in taluni settori e dato che si tratta di imposte estremamente facili da applicare stante il numero molto limitato e ben organizzato di produttori.
<P>
<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto intendo chiedere alla Commissione perché la coltivazione del tabacco venga tuttora incentivata con un miliardo di euro e perché si promuova soprattutto la qualità di minor pregio e non quella di maggior pregio, meno dannosa per la salute.
Ora si mira a imporre un ulteriore aggravio sulle vendite - emendamenti nn. 2, 5 e 6 - del 30 percento, il che stimola il contrabbando e, di conseguenza, comporta maggiori profitti per le organizzazioni che si occupano delle frodi attuate attraverso il transito.
<P>
Ritengo inoltre che la censura arbitraria della pubblicità del tabacco sia una catastrofe per la sanità.
Abbiamo bisogno che la pubblicità in questo settore fornisca informazioni ragionevoli, istruttive e orientate verso la qualità.
Vietando la pubblicità nel suo insieme, non vi sarà alcuna possibilità di informare i consumatori circa il giusto comportamento da tenere.
Penso che occorra cogliere l'opportunità per un'informazione mirata alla tutela della salute allo scopo di utilizzare le qualità di maggior pregio.
La censura arbitraria dev'essere abolita.
Dobbiamo avere la possibilità di fare pubblicità laddove essa ponga in primo piano gli aspetti sanitari e possa impedire che i giovani inizino a fumare troppo presto.
Forse si dovrebbe incentrare il discorso sul puro piacere e sulla quantità, in modo da intervenire contro il fenomeno del tabagismo; se poi uno fuma una sigaretta per piacere, ciò non dovrebbe essere sanzionato socialmente.
Il tabacco è un prodotto legale, un prodotto soggetto ad altissime imposte; ritengo che non sia opportuno applicare una censura sulla pubblicità.
<P>
<SPEAKER ID=118 NAME="Cresson">
Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei in primo luogo ringraziare l'onorevole Langen per il contenuto della relazione e per le conclusioni a cui è giunto.
In linea di massima, l'onorevole Langen riconosce la necessità di apportare alcune modifiche tecniche alla legislazione fiscale comunitaria relativa ai prodotti derivati da tabacco.
Tali modifiche si sono rivelate indispensabili in occasione dell'ultimo esame delle aliquote e della struttura delle accise sui derivati da tabacco per favorire un'interpretazione e un'applicazione più uniformi negli Stati membri e per consentire una più facile attuazione ai fini del corretto funzionamento del mercato unico.
<P>
Dopo aver consultato le amministrazioni nazionali, le aziende e i gruppi di interesse, la Commissione non ha ritenuto opportuno procedere ad una revisione radicale della struttura impositiva esistente, ed in particolare dei livelli minimi applicati ai prodotti derivati del tabacco.
<P>
Riguardo agli emendamenti proposti dall'onorevole Langen, in merito all'estensione del periodo di revisione delle aliquote e della struttura delle accise, la Commissione ritiene di poter accettare un periodo di quattro anni anziché i cinque anni previsti dal progetto di proposta.
La revisione terrà conto del buon funzionamento del mercato interno, del valore reale delle aliquote delle accise e degli obiettivi più generali contenuti nel Trattato.
<P>
Per quanto riguarda gli emendamenti presentati tendenti a integrare nel testo considerazioni inerenti alle frodi, alla salute e ai legami tra queste e il prezzo del tabacco lavorato, consentitemi di dire che non vedo la necessità di tale impostazione per le direttive che rientrano nel disposto dell'articolo 99 del Trattato.
Tali direttive si limitano a prevedere un nuovo livello minimo di imposizione per i prodotti in questione, lasciando agli Stati membri il compito di fissare le aliquote a livello nazionale, fermo restando il rispetto dei livelli minimi definiti nelle direttive 92/79/CEE e 92/80/CEE.
Fatte salve queste disposizioni, spetta in larga misura agli Stati membri decidere il livello impositivo da applicare nonché prendere in considerazione fattori quali le frodi e salute.
<P>
Poiché l'analisi svolta ai fini della relazione sui prodotti lavorati del tabacco non ha riscontrato alcuna giustificazione per allineare progressivamente le imposte sul tabacco da arrotolare con quelle attualmente previste per le sigarette, gli emendamenti riguardanti l'aumento delle aliquote per il tabacco da arrotolare sono inaccettabili per la Commissione.
L'industria produttrice del tabacco da arrotolare è meno automatizzata di quella che produce sigarette e necessita pertanto di una più alta intensità di manodopera.
Per garantirne la sopravvivenze e proteggere l'occupazione, si è ritenuto necessario applicare aliquote più basse al tabacco da arrotolare.
Va da sé che nulla vieta agli Stati membri di fissare aliquote nazionali più elevate per tale prodotto qualora lo ritengano necessario per motivi di tutela della salute.
<P>
<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="NL" NAME="Metten">
Signor Presidente, vorrei richiamarmi in modo specifico alle ultime osservazioni del Commissario Cresson che, ancor prima dell'adozione degli emendamenti volti a introdurre un lieve aumento dell'imposta sul tabacco da arrotolare, ha già affermato di non poterli accogliere perché avrebbero effetti negativi sull'occupazione.
Il Commissario conclude poi dichiarando che le imposte sul tabacco e i suoi prodotti hanno grande rilevanza sul piano della salute pubblica.
Non riesco a seguire il suo ragionamento.
Il Commissario si richiama anche alla ricerca condotta dagli Stati membri e dalle organizzazioni professionali.
Vorrei che il Commissario mi indicasse qual'è l'opinione dei gruppi di interesse di cui ha parlato nonché delle organizzazioni dei consumatori e di quelle che si occupano di salute.
<P>
<SPEAKER ID=120 NAME="Langen">
Signor Presidente, desidero rivolgere una domanda al Commissario, signora Cresson.
Se quanto affermato dal collega Metten è esatto, si dovrebbe trattare di una modifica che interessa le sigarette, in quanto il 99 percento del mercato è escluso dall'emendamento del gruppo ELDR, che concerne quindi solo l'1 percento.
Si tratta proprio della parte di mercato in cui sono attive imprese artigianali.
L'industria delle sigarette è estremamente concentrata.
Signora Commissario, può confermare che i previsti aumenti d'imposta, appoggiati dall'onorevole Metten, riguardano solo il comparto artigianale di questo settore che è responsabile dell'1 percento delle vendite complessive e che pertanto le argomentazioni di carattere sanitario dell'onorevole Metten non hanno rilevanza?
<P>
<SPEAKER ID=121 NAME="Cresson">
Non posso che confermare quanto ho detto poc'anzi, vale a dire che si ritiene che tale prodotto, cioè il tabacco da arrotolare, non sia direttamente in concorrenza con le sigarette.
<P>
Inoltre, come ho detto prima, l'industria del tabacco da arrotolare ha una più alta intensità di manodopera e, sebbene in proporzione la dimensione di questo settore non sia grande, si tratta pur sempre di posti di lavoro.
Ci è dunque sembrato che la protezione dell'occupazione e dell'esistenza di questa industria rendessero necessario un livello impositivo più basso per il tabacco da arrotolare.
<P>
Ripeto, nulla vieta agli Stati membri di fissare aliquote nazionali diverse in funzione di considerazioni inerenti alla salute dei consumatori.
<P>
<SPEAKER ID=122 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, Commissario Cresson.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si terrà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=11>
Regionalizzazione della politica comune della pesca
<SPEAKER ID=123 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A4-0018/99), presentata dall'onorevole Gallagher a nome della commissione per la pesca, sulla regionalizzazione della politica comune della pesca.
<P>
<SPEAKER ID=124 NAME="Gallagher">
Signor Presidente, nel presentare questa relazione sulla regionalizzazione, che è una relazione d'iniziativa della commissione sulla pesca, permettetemi anzitutto di rendere omaggio alla memoria del nostro collega Allan Macartney, il cui forte senso dell'identità europea traspare da ogni pagina di questo documento.
Il suo prezioso contributo all'attività della commissione per la pesca ha dato vigore e sicurezza all'industria europea della pesca, i cui interessi egli ha strenuamente difeso nel corso della sua vita.
E' inutile dire che egli lascia un terribile vuoto in quest'Aula.
Ma non sarà dimenticato.
La sua fedeltà all'ideale europeo vive in questa relazione presentata al Parlamento.
<P>
Spesso ci si appella alla regionalizzazione e alla sua importanza per la politica comune della pesca; se ne danno però interpretazioni conflittuali.
L'attuale stato di cose deriva dal fatto che, secondo molti pescatori, vi è scarsa coesione nell'applicazione regionale della politica comune della pesca e tra le Istituzioni comunitarie.
Ho sempre creduto che tutti gli sforzi dei legislatori comunitari saranno vani se non riusciremo a coinvolgere le organizzazioni dei pescatori nel processo decisionale.
<P>
Di conseguenza, la relazione sottolinea il potenziale di una politica di regionalizzazione già emergente nel contesto europeo.
In quest'ambito bisogna riconoscere che, benché la rinazionalizzazione delle aree di pesca adiacenti ai paesi dell'Unione europea non sia un'opzione praticabile, le Istituzioni comunitarie hanno tuttavia l'obbligo ineludibile di salvaguardare il futuro delle comunità che dipendono dalla pesca per la loro esistenza.
La sopravvivenza a lungo termine di queste comunità non dipenderà soltanto dal riconoscimento giuridico dei loro legittimi diritti storici, tutelati dal principio della stabilità relativa e dal limite delle sei-dodici miglia, ma anche dall'impegno del Parlamento a garantire che la futura politica europea rifletta l'esigenza di favorirne la partecipazione in veste di interlocutori.
<P>
Lo scopo di questa relazione non è quindi quello di discutere se la regionalizzazione debba essere applicata, ma piuttosto quello di esplorare i modi di ampliarla, svilupparla ed istituzionalizzarla.
Nessuno pensi che questa relazione voglia introdurre immediatamente la regionalizzazione.
E' piuttosto un'occasione di discutere su questi temi e di considerarne i possibili sviluppi.
<P>
L'attuale politica comune della pesca contiene già importanti elementi di variazione regionale e cooperazione locale, che andrebbero esaminati più approfonditamente in rapporto al problema della conservazione del patrimonio ittico.
Tra gli esempi basterà ricordare l'introduzione della legislazione sulle reti a maglia quadrata.
Questi provvedimenti sono entrati a far parte della legislazione del mio paese grazie alle iniziative prese dai pescatori in qualità di interlocutori responsabili.
Nella Comunità si osservano altri esempi regionali, come il sistema francese dei comitati locali, regionali e nazionali: ciò dimostra che le unità di gestione sviluppate a livello regionale, estese all'industria e al processo decisionale, possono produrre un sistema di gestione più razionale, funzionale e realistico di quello attualmente in vigore.
<P>
E' sconcertante che, mentre si spendono forti somme di denaro dei contribuenti europei per studi teorici, scientifici e gestionali praticamente irrilevanti, né gli scienziati né i legislatori comunitari cerchino di studiare quei sistemi di gestione democratica che già esistono nella Comunità e funzionano perfettamente.
<P>
Mi auguro che il Parlamento, insieme a questa relazione, sosterrà il mio invito a studiare senza indugio i sistemi di gestione regionale già esistenti, per applicarli su più vasta scala nelle regioni comunitarie.
Mi riferisco agli emendamenti presentati dai miei colleghi, a molti dei quali sono io stesso favorevole, mentre ho sottoscritto personalmente gli emendamenti che estendono il limite a 24 miglia.
<P>
Per concludere vorrei farvi notare che se, nel prossimo futuro, non riusciremo a elaborare una politica di regionalizzazione coesa in materia di pesca a livello comunitario, ciò avrà implicazioni socioeconomiche non trascurabili; d'altra parte sono fermamente convinto che questa relazione illumini con un raggio di speranza l'inizio di una nuova politica comune della pesca che sia accettabile per la maggior parte dei pescatori, se non proprio per tutti.
Chiedo al Parlamento di esprimere il proprio sostegno votando a favore di questa relazione.
<P>
<SPEAKER ID=125 NAME="Baldarelli">
Signor Presidente, signor relatore, devo dire che questa relazione è il frutto di un lavoro significativo della commissione per la pesca e coglie in continuità una serie di proposte che essa ha sottoposto a questo Parlamento: la riforma della politica comune della pesca, i regolamenti, la relazione d'iniziativa sugli accordi internazionali e la discussione che avremo nei prossimi mesi sui regolamenti strutturali, l'IFOP e i Fondi strutturali.
<P>
Tutto questo può essere attivato, può essere organizzato meglio se prevale il principio della sussidiarietà, si eliminano le strutture e le sovrastrutture burocratiche, si ha la capacità di coinvolgere i pescatori nella gestione della politica comune della pesca: in fondo è in quest'essenza il principio della regionalizzazione.
<P>
Quando parliamo di regionalizzazione pensiamo ad un argomento già presente nella politica comune della pesca.
Non pensiamo naturalmente alla rottura della solidarietà comunitaria; anzi, attraverso il coinvolgimento delle politiche locali, attraverso una sussidiarietà attiva che preveda la presenza del territorio si può attivare meglio la riforma della politica comune della pesca.
In questo senso si possono cogliere anche quelle giuste innovazioni e quegli elementi importanti di equilibrio tra la pesca e l'ambiente per il mantenimento delle risorse comunitarie e anche per offrire un'opportunità significativa per le attività di pesca legate soprattutto all'equilibrio ambientale, alla piccola pesca e alla ricerca di nuovi lavori che ancora il settore della pesca può naturalmente offrire, in un'Europa fortemente caratterizzata dalla disoccupazione: l'acquacoltura, i lavori artigianali legati all'ambiente marino, svolgendo insomma la funzione non solo di pescatori ma anche di guardiani del mare.
La richiesta di estendere a ventiquattro miglia la possibilità delle acque territoriali è una richiesta, secondo il gruppo socialista, onesta, che tiene conto anche della capacità di governo dell'attività e delle risorse marine in prossimità della costa; una richiesta che, secondo noi, potrebbe valorizzare il coinvolgimento delle associazioni.
<P>
Pensiamo tuttavia che la realtà della politica comune della pesca debba tener conto dei vari soggetti che operano nel settore.
In questo senso, per esempio, sosteniamo che nel comitato consultivo si debbano coinvolgere anche altri soggetti, senza indebolirne però alcuni importanti; non un comitato consultivo caratterizzato solo dalla presenza degli armatori - o, giustamente, delle ONG e dei consumatori - ma anche da una forte presenza del sindacato.
In questo senso noi pensiamo che si debba proseguire in futuro e in questo senso daremo un contributo nel prosieguo della nostra attività.
<P>
<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="EN" NAME="Provan">
Signor Presidente, siamo lieti di avere stasera tra noi la signora Commissario, poiché questo è un dibattito di cui il Parlamento europeo può andare orgoglioso.
La relazione che stiamo ora discutendo discende logicamente dalla relazione Fraga che abbiamo discusso in novembre.
La politica comune della pesca fu concepita nel 1973, venne promulgata nel 1983, e a quell'epoca era diffusa la convinzione che stessimo elaborando una politica di lungo periodo.
Retrospettivamente, possiamo ammettere che sono stati commessi numerosi errori, e che la politica comune della pesca è oppressa da un pesante fardello burocratico.
<P>
Non è riuscita a tutelare il patrimonio ittico; non è riuscita a offrire adeguato sostegno alle comunità costiere che vivono di pesca; molte norme sono arbitrarie ed inique, e gli abusi sono assai frequenti.
La relazione Gallagher rappresenta quindi per questo Parlamento un'occasione importantissima.
Il relatore ha affermato che essa segue la traccia indicata dall'onorevole Macartney, la cui scomparsa costituisce certamente una tragedia: mi unisco in questo ai sentimenti espressi dal relatore stesso.
Le alternative sono chiaramente delineate nella relazione Gallagher.
<P>
A mio parere, dobbiamo rafforzare la localizzazione della politica comune della pesca.
E' necessario coinvolgere le comunità locali delle regioni costiere d'Europa nella politica comune della pesca, politica che esse attualmente non accettano: ci si offre quindi una splendida occasione per ottenere la partecipazione dei pescatori.
Dobbiamo riconoscere che le comunità locali hanno bisogno di assistenza; è necessario offrire loro l'opportunità di curare, sfruttare e amministrare le risorse ittiche locali, e quindi è anche essenziale estendere il limite delle 12 miglia a 24 miglia, in modo che questo spazio economico garantisca ai pescatori un reddito sufficiente.
<P>
La categoria da tutelare è quella dei pescatori locali, e l'area delle 24 miglia è quella in cui essi lavorano.
Se non permettiamo loro di sfruttare le proprie risorse locali, essi sicuramente non si sentiranno coinvolti nella politica locale della pesca; se invece riusciremo a coinvolgerli, essi ne sorveglieranno l'attuazione e garantiranno una gestione a lungo termine di cui potranno approfittare anche le future generazioni.
Tutti coloro che credono veramente alla conservazione del patrimonio ittico devono collaborare alla regionalizzazione, garantendo così che i pescatori locali partecipino alla politica comune della pesca, e la attuino secondo le norme comunitarie.
<P>
<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, il termine regionalizzazione può assumere significati diversi per diverse persone.
Come osserva correttamente la relazione, per alcuni vuol dire rinazionalizzazione; può anche significare delega di alcuni aspetti del processo decisionale alle aree subnazionali, oppure gestione organizzata per vasti specchi d'acqua, come il Mare del Nord o parti del Mediterraneo: ci sono molti significati differenti.
<P>
In alcuni casi una delega di qualche tipo può essere accettabile, o addirittura desiderabile, ma d'altra parte dobbiamo ricordare che i pesci nuotano da una parte all'altra del mare, e quindi la gestione della pesca deve effettuarsi a livello adeguato.
Non è detto che lo stesso livello di gestione si riveli il più efficace per le varie parti del patrimonio ittico di una regione: per esempio, i problemi posti da specie migratorie come il tonno sono completamente differenti da quelli che si presentano nello sfruttamento delle alghe o di alcune specie di molluschi.
<P>
La relazione Gallagher purtroppo non affronta questi nodi, ma si limita a sostenere la causa della regionalizzazione.
Non definisce affatto il significato del termine, né fornisce orientamento alcuno su ciò che si dovrebbe regionalizzare, o in che modo: si limita a proclamare la necessità di una complessiva regionalizzazione della politica comune della pesca.
Senza una definizione più chiara di questo concetto il gruppo Verde non può sostenere la relazione.
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<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="EN" NAME="Ewing">
Signor Presidente, inizio oggi il mio intervento turbata da sentimenti contrastanti.
Allan Macartney era un mio caro collega e mi conforta vedere che il suo lavoro è oggetto del dibattito odierno; ringrazio l'onorevole Gallagher che lo ha completato con tanta competenza, e la commissione per la pesca.
Sono lieta che ad Allan sia succeduto Ian Hudghton, suo intimo amico ed agente elettorale, che interverrà più tardi nel dibattito.
<P>
Questo tema mi sta molto a cuore poiché il mio collegio elettorale conta numerose comunità dipendenti dalla pesca, tra cui 90 isole abitate, alcune delle quali sono molto vicine al Circolo Polare Artico.
Alcune di queste comunità sono molto fragili e dipendono in tutto dall'industria della pesca.
Ho vissuto la loro disperazione e la loro speranza, le loro tragedie e la loro disillusione nei confronti di questa politica.
Sono stata in mare molte volte, col bel tempo e col mare in tempesta, e ho potuto osservare che i pescatori hanno stretti rapporti con i pescatori di altre parti della Comunità e addirittura di altre regioni del mondo.
Forse se i pescatori si unissero e facessero politica, avremmo meno problemi.
Certamente, ci sarebbe più equità e meno burocrazia.
<P>
Dobbiamo riuscire ad offrire un futuro a tutti i nostri pescatori.
Essi devono credere di avere un futuro: oggi molti di loro non ne sono affatto convinti, ma l'onorevole Gallagher ha donato loro la luce di una nuova speranza.
L'emendamento n.
4 dell'onorevole Provan è però molto pericoloso, e altrettanto pericolosa è la risposta che egli ha dato oggi nel corso di una conferenza stampa.
I regolamenti passano ma la politica resta.
Abbiamo convenuto di continuare ad applicare il principio della stabilità relativa, e qualsiasi allusione alla fine della politica comune della pesca che non tenga conto delle aggiunte è molto pericolosa.
<P>
La onorevole McKenna ha osservato che i pesci, invece di restare tranquilli nello stesso luogo come gli animali di una fattoria, nuotano da una parte all'altra del mare: questo è un fatto riconosciuto.
La politica comune della pesca ha rappresentato di per sé una deroga al Trattato di Roma.
I suoi obiettivi erano molto ambiziosi: si volevano introdurre equità, conservazione delle aree dipendenti e dei modi di vita tradizionali, stabilizzazione dei mercati, prezzi ragionevoli, relazioni organizzate all'interno della Comunità e dei paesi terzi.
Era un progetto meraviglioso, ma purtroppo la realtà è stata ben diversa: non siamo stati capaci di tutelare né i pescatori, né il patrimonio ittico.
<P>
Ecco perché la regionalizzazione mi sembra necessaria; ne ho già offerto alcuni esempi con l'emendamento n. 24.
Siamo già avviati sulla strada della regionalizzazione, e gli esempi in questo senso sono molti.
Non ve li elencherò ma vi basterà esaminare l'emendamento n. 24 che offre molti esempi positivi.
Il problema dei rigetti in mare, per esempio, presenta caratteristiche diverse da un paese all'altro.
Se pensate alla rete a maglia quadrata, che in molte zone potrebbe risolvere il problema della conservazione del patrimonio ittico, vi renderete conto che ci stiamo già muovendo verso una politica di regionalizzazione.
<P>
Ho dei dubbi sugli emendamenti dell'onorevole Novo.
Egli parla di decentralizzazione come se fosse la stessa cosa, ma a mio avviso la regionalizzazione potrebbe riguardare un'intera regione e interessare Stati diversi.
Ne ha parlato anche la onorevole McKenna: potrebbe trattarsi di tutto il Mare del Nord o dell'intero Mediterraneo.
Il termine decentralizzazione fa pensare invece al rapporto con un solo Stato membro.
Perciò, pur ammirando l'opera e l'impegno dell'onorevole Novo, devo dichiarare che non sosterrò i suoi emendamenti.
<P>
Sostengo invece gli emendamenti dell'onorevole Teverson e, naturalmente, il mio.
Ringrazio il Commissario, signora Bonino, che ha dimostrato eccezionali qualità di infaticabile e competente Commissario per la politica della pesca, e ringrazio la Commissione che ha curato l'organizzazione di numerose occasioni di incontro in cui tutti potranno discutere questi argomenti.
Io però vorrei spingermi oltre; insieme a Pat the Cope voglio il diretto coinvolgimento dei pescatori e sostengo la creazione di comitati regionali di gestione.
<P>
<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="EN" NAME="Provan">
Signor Presidente, desidero informare la onorevole Ewing che abbiamo ritirato gli emendamenti nn. 3, 4 e 5.
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<SPEAKER ID=130 LANGUAGE="FR" NAME="Souchet">

Signor Presidente, la politica comune della pesca, attualmente, comprende già alcuni elementi di regionalizzazione; basti pensare alle normative specifiche di alcune aree marittime, alle misure di conservazione in vigore in alcune aree di pesca (aree o subaree ICES), o alle restrizioni che riguardano alcune specie e tipi di pesca specifici e che implicano diverse limitazioni in materia di accesso alle acque o di interruzione della pesca in determinati periodi, ovvero alle normative regionali differenziate decise dagli Stati membri in virtù del principio di sussidiarietà, o infine alle misure d'urgenza prese dalla Commissione in materia di salvaguardia delle risorse.
<P>
Si tratta, in buona sostanza, di sapere che cosa significhi con esattezza l'espressione «regionalizzazione della politica comune della pesca».
Se per regionalizzazione si intende «decentramento», e cioè che le decisioni generali - in particolar modo in materia di programmazione e di gestione della flotta - sono centralizzate a livello nazionale per ciascuno Stato membro, e che l'applicazione adeguata di tali decisioni è delocalizzata, siamo senza dubbio favorevoli a una certa regionalizzazione della PCP.
Siamo invece contrari se per «regionalizzazione» si intende il trasferimento del potere decisionale dal livello nazionale verso le regioni amministrative.
<P>
Il principio di sussidiarietà deve essere applicato correttamente.
Se la Commissione ha come mandato la definizione degli obiettivi generali, non le compete affatto la valutazione delle decisioni per mezzo delle quali tali obiettivi potranno essere raggiunti.
E' a livello nazionale che va definita la coerenza tra la pianificazione del territorio, la pianificazione dei litorali e il mantenimento dell'equilibrio tra i vari tipi di pesca (pesca costiera, pesca d'altura e pesca oceanica); neppure le regioni sono adatte a sostituirsi, da questo punto di vista, al livello nazionale.
<P>
E in effetti, pescherecci provenienti da porti d'immatricolazione che dipendono da regioni amministrative diverse sono autorizzati a pescare nelle medesime acque.
In tal caso, se istanze regionali diverse prendono decisioni diverse, o addirittura contraddittorie, ne possono derivare effetti perversi in quanto viene incoraggiata la delocalizzazione dei pescherecci o allentata la severità dei controlli.
<P>
E' quindi indispensabile, dato che spesso le «regioni amministrative territoriali» e le «aree regionali di pesca» non coincidono, prevedere un sistema definito e coordinato dalle amministrazioni nazionali.
Le autorità regionali sono le più indicate per fare applicare in modo decentrato sia le misure strutturali che le misure relative alla commercializzazione dei prodotti della pesca.
<P>
Di conseguenza il nostro gruppo voterà a favore degli emendamenti volti a sostenere lo sviluppo di una politica decentrata piuttosto che quello di una regionalizzazione della PCP in senso stretto.
Respingiamo l'insieme degli emendamenti e degli articoli della risoluzione che mirano a trasferire alle regioni amministrative alcune decisioni che devono rimanere di competenza nazionale, e quelli volti a modificare la zona delle sei e dodici miglia.
Siamo a conoscenza della posizione di alcuni Stati membri a proposito delle aree protette, le cosiddette boxes; riteniamo, tuttavia, che questa risoluzione non possa proporsi di modificare le normative di fondo della PCP.
Essa non può che vertere sulle modalità del suo funzionamento e della sua organizzazione.
<P>
Il nostro gruppo seguirà con attenzione l'evoluzione del voto e voterà a favore della risoluzione se saranno mantenute le prerogative nazionali riguardo alle decisioni relative all'attuazione della PCP.
Noi non ci auguriamo affatto che, al momento di una svolta dell'applicazione della PCP, il ruolo delle amministrazioni regionali sia rinforzato a scapito di quello delle amministrazioni nazionali.
Al contrario, riteniamo che l'applicazione degli elementi di regionalizzazione dell'attuale PCP, che ho ricordato all'inizio del mio intervento, debba essere rafforzata per poter rispondere nel modo migliore e più da vicino ai bisogni reali, alle diversità - sia in termini di risorse ittiche che in termini strutturali - dei diversi bacini di produzione costituiti dalle zone di pesca.
<P>
Infine, signor Presidente, vorrei congratularmi con l'onorevole Gallagher per il lavoro da lui svolto e vorrei anch'io onorare la memoria del nostro collega onorevole Macartney, che per primo si era occupato di questa relazione sulla regionalizzazione della PCP.
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<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="EN" NAME="Paisley">
Signor Presidente, vorrei unirmi alle osservazioni fatte dagli altri deputati del Parlamento in merito al collega della signora scozzese che ha appena parlato.
Ella conosce perfettamente i miei sentimenti in proposito: sono lieto che l'opera svolta dall'onorevole Macartney in commissione si faccia ancora sentire tra noi questa sera, e che noi tutti possiamo contribuire al raggiungimento dei suoi obiettivi.
<P>
Vorrei ricordare a quest'Aula che già all'inizio degli anni novanta la Commissione aveva avviato una relazione sull'industria della pesca nell'Irlanda del Nord.
In quell'occasione si era osservato che nei tre porti principali interessati dall'attività della pesca - Kilkeel, Ardglass e Portavogie - il settore è caratterizzato da imprese a conduzione familiare.
La percentuale di individui che svolgono tale attività all'esterno della famiglia è assai ridotta.
La vita di queste comunità dipende da un'adeguata valutazione delle loro esigenze, e dobbiamo perciò dare ascolto alle loro voci.
<P>
Ecco perché questa relazione mi piace; essa afferma che il sostegno dei pescatori alle normative sulla pesca sarebbe maggiore se si riuscisse a coinvolgere le organizzazioni locali dei pescatori nel processo decisionale.
Che cosa c'è di sbagliato in tutto ciò?
E' proprio di questo che abbiamo bisogno.
Abbiamo bisogno del contributo di coloro la cui sopravvivenza è a rischio.
I pescatori non accetteranno alcun regime normativo se non potranno contribuirvi in qualche modo e se non riusciranno a far sentire la propria voce.
Se ciò avverrà, l'intero programma potrà essere accettato più facilmente.
<P>
L'Irlanda del Nord è una regione dell'obiettivo 1, ma potrebbe non essere sempre così.
Che cosa succederà al sistema odierno, che prevede il disarmo di pescherecci, quando non riceveremo più i fondi dell'obiettivo 1?
Dovremo garantire la tutela di queste piccole comunità; vi assicuro che sono di dimensioni assai ridotte se confrontate con le grandi industrie della pesca ubicate altrove nella Comunità, ma sono pur sempre vitali per tutti noi.
Questi sono i temi che stanno veramente a cuore dei pescatori dell'Irlanda del Nord.
<P>
<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="DA" NAME="Sindal">
Signor Presidente, in passato i pescatori erano in grado di gestire da soli la pesca. Le possibilità tecniche hanno modificato la pesca che non è più organizzata unicamente a livello regionale o lungo le coste.
O meglio, lo è ancora, ma non solo.
Sono in sostanza d'accordo con il relatore sul fatto che dobbiamo fare attenzione a non cadere nel romanticismo: la pesca è cambiata ed è con la nuova pesca che dobbiamo confrontarci.
Non possiamo riportare indietro l'orologio e pensare al buon tempo andato.
Per questo, vorrei commentare la questione relativa alle 24 miglia marine.
La collega, onorevole McKenna, ha ricordato che il pesce depone le uova in un luogo e viene catturato altrove.
Se cominciamo ad essere restrittivi gli uni nei confronti degli altri, non avremo una politica comune della pesca. A che serve che i pesci depongano le uova nelle nostre acque se poi non possiamo catturarli?
E' quindi necessario assicurare una certa cooperazione e lo scambio di quote.
Sono anche scettico in merito a quello che ha detto il collega, onorevole Souchet, sul livello nazionale.
Potremmo invece parlare della cooperazione regionale tra più paesi.
Abbiamo valide esperienze in merito nel Mar Baltico.
Invece che sulla burocrazia, come è stato precedentemente detto, dobbiamo puntare sull'autogestione e sulla possibilità di influenzare la nostra situazione specifica.
Infatti quando si ha la responsabilità, si contribuisce ad affrontare e risolvere la propria situazione e si contrasta così la burocrazia.
<P>
Nella maggior parte dei casi, la cooperazione è buona.
A tale riguardo, non tralascio certo di ringraziare Allan, con il quale ho lavorato nella commissione per il Mare del Nord, proprio in questa materia.
Anche se ci sono regole valide, le deroghe nazionali possono far sì che improvvisamente arrivi un peschereccio con una rete a strascico di 100 tonnellate e 1000 CV che, con una rete grande come un campo di calcio, è in grado di svuotare il mare.
Se poi ci sono due pescherecci con reti a strascico nel Mar Baltico, non ha importanza che ci siano l'autogestione e la regionalizzazione.
Due pescherecci di questo tipo nel Mar Baltico possono rendere la vita molto dura per 50 piccoli pescatori.
Regionalizzazione significa quindi autogestione, responsabilità e partecipazione attiva.
E richiede qualche cosa da noi, in quest'Aula, ma anche a livello nazionale.
<P>
<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="EN" NAME="McCartin">
Signor Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Gallagher per aver ripreso questa relazione dell'onorevole Macartney, e per aver fatto un lavoro eccellente; infatti è riuscito a conservare l'interesse e l'esperienza che l'onorevole Macartney aveva infuso a questo tema, e il suo particolare attaccamento al settore e alle persone che vi lavorano.
L'onorevole Gallagher ha le stesse qualifiche venendo da una regione molto simile, e avendo acquisito lo stesso tipo di esperienza nell'industria della pesca.
<P>
Dobbiamo riconoscere che la politica comune della pesca ha bisogno di alcune migliorie.
Quando gli agricoltori europei sfilano nelle strade per la politica agricola comune, non è perché sono contrari a tale politica ma perché temono di esserne privati.
I pescatori, in generale, non apprezzano ciò che noi e il Commissario stiamo cercando di fare per loro conto.
E' evidente che c'è una sorta di reciproco malinteso nei porti pescherecci in tutta l'Unione europea.
Ognuno di noi pensa che gli altri abbiano strappato un accordo più vantaggioso.
<P>
E' perciò importante aprire nuovi orizzonti, offrire ai pescatori la speranza di una maggiore partecipazione rispetto al passato.
Se non riusciremo in tale intento, non potremo convincerli che stiamo lottando per garantire la loro esistenza, per conservare le risorse di cui dispongono e per proteggere le regioni in cui vivono.
Tutto ciò non è così evidente per loro.
Domenica sera, a Donegal, ho incontrato molti pescatori, e mi sono sembrati, in genere, molto infelici.
Se non si lamentavano del tempo, si lamentavano per le quote o per i prezzi insoddisfacenti.
Hanno tanti di quei problemi che talvolta si sentono sfuggire di mano la situazione.
<P>
La proposta dell'onorevole Gallagher mira a coinvolgere nuovamente i pescatori.
Non intendiamo affatto dire che stiamo offrendo loro una sorta di rinazionalizzazione, o che stiamo eliminando la politica comune della pesca.
Ciò che vogliamo fare, è coinvolgere le regioni e le comunità nell'elaborazione politica e nel suo aggiornamento costante.
Approvo questa relazione e attendo con interesse il dibattito che seguirà, e la politica che riusciremo a ridisegnare sulla base di queste proposte.
<P>
<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="EN" NAME="Hudghton">
Signor Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Gallagher e gli altri oratori che hanno reso omaggio al mio predecessore, lo scomparso dottor Allan Macartney.
Inizialmente egli aveva redatto una prima stesura di questa relazione per contribuire all'attuale valutazione, su scala europea, dei successi e dei fallimenti registrati dalla politica comune della pesca.
Nel settembre dello scorso anno l'onorevole Gallagher accettò di assumere la responsabilità di questa relazione, e vorrei mettere a verbale il mio apprezzamento per l'impegno che egli ha profuso in seno alla commissione.
<P>
La versione originale si basava sulla premessa che la politica comune della pesca è ed è stata, fin dall'inizio, parzialmente regionalizzata.
Tale versione considerava il modo per garantire una maggiore partecipazione a livello locale in materia di gestione delle risorse e di misure di conservazione, e invitava a consolidare l'attuale regionalizzazione ampliandola mediante la realizzazione di unità di gestione regionali.
Come Allan Macartney, sono fermamente convinto che se riuscissimo ad avvicinare il processo decisionale a coloro che sono più direttamente interessati alla politica comune della pesca, e che sono responsabili della sua applicazione, potremmo ottenere un maggiore rispetto per le disposizioni della PCP e in generale un maggior successo della politica stessa.
Auspico quindi una maggiore partecipazione dei pescatori e dell'industria della pesca, quale requisito essenziale del successo della PCP.
<P>
Oltre a coinvolgere l'industria della pesca nel processo decisionale, dobbiamo tener conto delle esigenze dell'intero settore rispetto alla regionalizzazione.
Il rapporto causale tra il pescato di una certa regione e l'industria che esso alimenta in quella regione è molto vulnerabile.
Sono giunto a questa conclusione la settimana scorsa durante un incontro con rappresentanti dell'industria di trasformazione del pesce nel mio collegio elettorale.
Essi si sono detti preoccupati perché il pesce di quella regione non sempre viene lavorato dall'industria locale.
Di conseguenza, sono a rischio posti di lavoro essenziali per quell'industria, in zone che ovviamente dipendono dalla pesca per la propria sopravvivenza.
<P>
Vorrei quindi sottolineare l'importanza dell'articolo 12 della risoluzione.
E' giunto il momento di consolidare la realtà di fatto, ed estendere il principio della regionalizzazione della politica comune della pesca a tutte le acque comunitarie.
Questa misura è necessaria se vogliamo veramente coinvolgere i pescatori nelle decisioni che li interessano, ed è inoltre l'unico modo pratico e trasparente di riconoscere le variabili specifiche che caratterizzano il settore della pesca.
<P>
Sono certo che la regionalizzazione perseguirebbe l'obiettivo fondamentale di tutelare il patrimonio ittico mediante una pesca sostenibile, così vitale per le comunità d'Europa che dipendono dalla pesca.
In sede di commissione, la onorevole Ewing ed io siamo riusciti a presentare una serie di emendamenti per garantire che principi fondamentali della PCP come la stabilità relativa non fossero messi a repentaglio.
Il mio gruppo adesso ha presentato emendamenti coerenti con la regionalizzazione della politica comune della pesca, che alla fin fine contribuiranno a garantire il successo di tale politica.
<P>
La regionalizzazione è già una realtà, per quanto frastagliata e incoerente.
Questi emendamenti mirano a sciogliere tale anomalie, e ribadiscono l'importanza di coinvolgere l'industria della pesca nell'ambito del comitato consultivo per la pesca.
Invito l'Aula ad approvare emendamenti e la relazione nel suo insieme.
<P>
<SPEAKER ID=135 LANGUAGE="EN" NAME="McMahon">
Signor Presidente, sostengo la relazione del'onorevole Gallagher, che propone due approcci possibili alla riforma della politica comune della pesca dopo il 2002: un approccio intrastatale, in cui si delegano le responsabilità alle varie regioni di uno Stato membro; ed un approccio interstatale in cui le acque comunitarie sono divise in regioni con una struttura di gestione delegata.
<P>
Circa un anno fa la Commissione ha inviato un questionario a tutti gli Stati membri e alle organizzazioni d'Europa, all'industria, ai consumatori, ai rappresentanti dell'industria della trasformazione, e ad altri.
La Commissione ha poi tenuto alcune audizioni in varie località d'Europa.
Un compendio dei risultati mostra che la stragrande maggioranza degli intervistati auspicava una maggiore decentralizzazione e regionalizzazione; è questo che vuole l'industria della pesca in tutta l'Unione europea.
<P>
Ritengo che il principio della decentralizzazione e della regionalizzazione, insieme alla stabilità relativa, debba costituire il fondamento di qualsiasi riforma futura della PCP.
Il concetto di stabilità relativa è stato sancito dall'accordo del 1983, e potenziato dall'estensione dei divieti costieri a 12 miglia.
Io stesso sostengo l'emendamento dell'onorevole Provan che propone di estendere ulteriormente i divieti costieri.
E' importante proteggere comunità come quelle della Scozia nordorientale, delle Western Isles, di Donegal, della Cornovaglia, della Galizia e della Bretagna da un eccessivo sfruttamento del patrimonio ittico.
E' importante quindi che l'Unione europea fissi vari principi in materia di sfruttamento e di conservazione.
Nell'ambito di tale politica, si impone un maggiore impegno per realizzare una gestione delegata della PCP, la cui regionalizzazione favorirà la partecipazione attiva dei pescatori al processo decisionale, e la partecipazione delle organizzazioni dei produttori a livello locale.
<P>
Per concludere, sostengo l'appello alla regionalizzazione della politica europea della pesca lanciato dall'onorevole Gallagher, necessaria se vogliamo porre rimedio alle attuali carenze della PCP.
Qualsiasi riforma, comunque, dovrà basarsi sul principio della stabilità relativa, che è la migliore garanzia degli interessi dei pescatori e dell'ambiente marino.
<P>
<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="ES" NAME="Fraga Estévez">
Signor Presidente, nel necessario processo di evoluzione della politica comune della pesca non possiamo permettere che la paura delle novità ci faccia scartare a priori alcun cambiamento.
L'opportunità di modifiche che permettano un maggior coinvolgimento del settore decisionale e una migliore applicazione del principio della sussidiarietà è pienamente condivisa - credo - da questo Parlamento.
Questi due aspetti, tuttavia, non sono sufficientemente consolidati nella PCP nonostante siano da noi vivamente auspicati.
<P>
Detto questo, l'istituzione di un sistema di regionalizzazione come quello che ci viene proposto nella relazione, mediante la creazione di alcuni comitati di gestione regionale di cui non sono stati definiti compiti e componenti, presuppone un salto nel vuoto che non può che arrecare danno, data la mancanza di consenso e di riflessione necessaria per un passo di tale portata, al processo di avvicinamento della PCP ai veri protagonisti.
<P>
Prima ancora di chiedersi in che cosa potrebbe consistere la regionalizzazione, si dovrebbero stabilire i canali di comunicazione con il settore e intraprendere un processo di decentramento tale da arrivare a un livello regionale per il quale molti Stati membri non sono neppure adeguatamente attrezzati, giacché molte regioni non si sono viste ancora trasferire le competenze di pesca da parte delle relative amministrazioni nazionali.
Di fatto, neppure lo stesso settore, a quanto risulta dalle risposte date ai questionari che la Commissione ha inviato per la revisione della PCP, ha affermato questa necessità di regionalizzazione, salvo in un caso, quello del Regno Unito.
<P>
Minoritaria è anche la petizione per l'estensione a 24 miglia delle acque territoriali.
Una decisione come questa - che non è neppure chiara, dal momento che, quando fu discussa la riforma della PCP, si parlò sia di 24 miglia che di 35 o 50 - implica cambiamenti importanti nello status delle flotte e deve essere esaminata nel contesto globale della revisione della politica comune della pesca.
Per questi motivi, mi oppongo agli emendamenti nn. 6 e 20.
<P>
Inoltre, gli esperti che hanno esaminato la regionalizzazione per conto della commissione per la pesca hanno riconosciuto che essa comporterebbe cambiamenti sostanziali al principio della stabilità relativa, quando giustamente molti deputati che appoggiano la regionalizzazione sono contrari alla modifica di questo principio; vorrei proprio che mi si spiegasse questa contraddizione.
Si aggiunga poi che la regionalizzazione porterebbe a dover riequilibrare la situazione fra le flotte strettamente costiere e quelle industriali, rendendo necessaria la creazione di un sistema di compensazioni.
<P>
Non occorre proseguire per capire che la proposta di regionalizzazione è lungi dall'essere matura e che c'è ancora molto da pensare e lavorare affinché la proposta concepita non sia in partenza una proposta perdente.
Non mi rimane che esprimere il mio ringraziamento all'onorevole Gallagher per il suo lavoro e ringraziare tutti voi.
<P>
<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="ES" NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero iniziare il mio intervento complimentandomi con il relatore nostro collega onorevole Gallagher, il cui lavoro e il cui rigore sono noti a tutti coloro che fanno parte della commissione per la pesca.
Lo faccio in particolare oggi, a proposito di questa relazione, dalla quale dissento, e che l'onorevole Gallagher ha dovuto riprendere pur non essendone il relatore originario; desidero, in questa sede, esprimere una volta di più la mia stima in memoria del collega Allan Macartney.
<P>
"Regionalizzazione» è un termine dal significato confuso e credo che questo dibattito lo stia dimostrando.
Cosa vuol dire regionalizzare?
Credo che prima di parlare di regionalizzazione della politica comune della pesca dovremmo metterci d'accordo sul significato che vogliamo dare alla parola.
Regioni e regionalizzazione sono termini che assumono contenuti diversi in ciascuno dei 15 Stati membri e il riferirli a un campo come quello della pesca e della PCP rende, a mio parere, la relazione poco chiara - direi contraddittoria - e poco illuminante, non contribuendo quindi a far luce su tale campo che di tanta chiarezza ha bisogno.
<P>
Un decentramento che implichi maggiore partecipazione e trasparenza deve essere ben accetto, ma va attuato nell'ambito della globalità propria di una politica comune che rispetti i principi di equità e di non discriminazione, e che sia compatibile con le libertà fondamentali della libera circolazione del mercato unico come sancito nel Trattato.
Non si possono confondere le necessità delle popolazioni dipendenti dalla pesca con una rinazionalizzazione, ottenuta attraverso una regionalizzazione, che rompa la globalità di una politica comune.
Il coinvolgimento nel processo decisionale in ambito comunitario va migliorato, ma non si deve frammentare la PCP con risoluzioni regionali che aumentino la burocrazia e riducano le garanzie di imparzialità nel processo decisionale.
<P>
La riforma della PCP deve anche fare in modo che questo settore diventi una volta per tutte un settore in più dell'economia comunitaria, senza perdere di vista, naturalmente, la necessità di continuare a difendere la pesca costiera e le popolazioni che dipendono dalla pesca, ma senza rompere lo status quo vigente né estendere queste zone costiere, come si propone qualche emendamento.
<P>
Per tutti questi motivi, signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, non riteniamo che la relazione che oggi dibattiamo in questa sede sia convincente.
<P>
<SPEAKER ID=138 NAME="Cunha">
Signor Presidente, signora Commissario, desidero esordire complimentandomi con il collega Pat Gallagher per il suo lavoro, molto intenso e positivo, e vorrei altresì cogliere l'occasione per rendere omaggio al grande amico e collega Allan Macartney recentemente scomparso.
<P>
L'esperienza ci insegna che il settore della pesca è fertile terreno di conflitti per l'accesso alle risorse ittiche fra comunità di pescatori, segnatamente fra comunità di pescatori di paesi vicini.
Onde ridurre al minimo tale conflittualità, la politica comune della pesca ha da sempre riservato una certa fascia di acque territoriali degli Stati membri dell'Unione alla pesca esclusiva delle comunità locali.
Tale limite è stato fissato a sei miglia nel 1972 ed è stato elevato a 12 miglia nel 1983, nel quadro dell'attuale regolamento della politica comune della pesca.
Ricordo però che la validità di questo misura scade il 31 dicembre 2002 e se non si interviene verrebbero applicati i principi del mercato unico, ossia il libero accesso alle risorse ittiche di tutte le acque dell'Unione europea.
Ciò sarebbe catastrofico per l'intero comparto, specialmente per la pesca artigianale e la piccola pesca, che svolgono una rilevantissima funzione economica e sociale in molti Stati membri, ad iniziare dal mio, il Portogallo.
<P>
E' perciò fondamentale assicurare la prevalenza del principio di stabilità relativa e far sì che l'area di pesca riservata esclusivamente alle comunità nazionali o locali sia non solo mantenuta ma estesa.
Per questo motivo, assieme a James Provan ed altri colleghi, ho sottoscritto sette emendamenti alla relazione Gallagher affinché tale principio di stabilità relativa sia garantito sin da subito e possa così aver maggior peso nelle negoziati sulla politica comune della pesca degli anni 2002 in modo da ottenere l'estensione da 12 a 24 miglia di questa fascia di mare esclusivamente riservata alla pesca nazionale o locale.
<P>
Signor Presidente, desidero comunque precisare che noi interpretiamo il termine regionalizzazione non già come scappatoia per la rinazionalizzazione ma esclusivamente come maggiore decentramento e flessibilità, ossia maggiore responsabilizzazione ed efficacia.
<P>
<SPEAKER ID=139 NAME="Bonino">
Signor Presidente, innanzitutto, a nome della Commissione e mio personale, desidero unirmi alle parole di rimpianto, di commozione e di cordoglio per il vostro collega Allan Macartney, non senza ricordare che, quand'ero molto più giovane e membro di questo Parlamento, il collega Macartney ed io eravamo nello stesso gruppo.
Mi unisco quindi, a nome della Commissione e mio personale, alle vostre parole.
<P>
Signori deputati, devo dire che, ogni volta che discutiamo di pesca - in realtà siamo diventati un gruppo «amici della pesca», più o meno sempre gli stessi - ho sempre l'impressione che alcuni di voi pensino, o comunque lo lasciano trasparire dalle loro parole, che c'è stato un periodo glorioso e radioso per il settore della pesca.
Io sono un pò novizia, mi occupo di questo settore solo da quattro anni, ma qualunque cosa legga, libri o pubblicazioni sulla pesca dei tempi passati, io questa epoca d'oro della pesca non l'ho trovata mai: il settore ha sempre vissuto, in alcuni momenti in particolare, una vita particolarmente grama, perennemente in lotta per mantenere l'equilibrio tra l'estrazione e le risorse.
Da questo punto di vista, quindi, credo che la Commissione abbia dimostrato di essere molto attenta e anche molto aperta a suggerimenti che possano venire da vari settori, dal Parlamento, dal comitato consultivo nonché dal settore stesso, per vedere di migliorare la situazione.
<P>
In questo spirito ho esaminato attentamente la relazione Gallagher e mi preme dirvi con molta onestà due cose: la prima è che, come voi sapete, è in corso una vasta consultazione per la riforma della politica comune della pesca degli anni 2002, consultazione che abbiamo fatto lo sforzo di avviare con molto anticipo in modo da poter lasciare un periodo congruo per il dibattito.
<P>
Non tutti i questionari sono rientrati, ma dalla stragrande maggioranza dei questionari e dalle risposte che sono giunte e sono al vaglio della Commissione, risulta che solo parte del settore inglese e parte del settore irlandese hanno auspicato questo tipo di proposta.
Credo infatti che la signora McKenna abbia ragione su un punto: innanzitutto noi dovremmo essere più chiari su cosa pensiamo, o pensate, che sia la regionalizzazione, qual è la differenza o la precisione tra decentralizzazione - cosa che comporta maggiore trasparenza, maggiore coinvolgimento - e regionalizzazione e, soprattutto, come possiamo mettere insieme un principio fondamentale, che molti di voi hanno ancora qui ripetuto, cioè quello della stabilità relativa, e la regionalizzazione.
<P>
Orbene, io credo che questa relazione sia importante esattamente perché è un utile contributo al dibattito.
Incontrerò domani mattina il comitato consultivo della pesca con le riforme che sto proponendo, ma vi prego di credere che già nella politica comune attuale ci sono elementi regionali molto forti: per esempio i POP regionali, per esempio tutta la parte che riguarda la cooperazione, le riunioni a livello regionale; esiste insomma tutta una serie di iniziative che possono essere approfondite, rafforzate.
<P>
Ultimo punto su cui vorrei attirare l'attenzione degli onorevoli parlamentari - per questo dico quindi che necessita di maggiore studio - è un problema del Trattato.
Intanto non è chiaro quale sia il ruolo della Commissione in questa relazione, ma sicuramente poi esiste un problema nella fase decisionale ultima, finale, che è quella del Consiglio dei ministri, cioè dei quindici Ministri dell'Unione.
Questa fase penso non possa essere vista solo come atto di ratifica di decisioni prese a livello regionale o in sede di organizzazioni regionali.
<P>
Mi auguro che continueremo a discutere insieme di questo problema perché a volte trovo che si sovrappongono due elementi: la decentralizzazione, una giusta applicazione della sussidiarietà, un maggiore coinvolgimento delle comunità locali, ciò che è una giusta esigenza, e la regionalizzazione, che credo vada studiata molto meglio, perché esistono anche problemi che non sono solubili a livello regionale.
Non vorrei dunque che sbagliassimo tipo di approccio e pensassimo a iniziative radicali di riforma senza averle valutate fino in fondo.
<P>
Mi auguro che potremo continuare insieme questa riflessione per riuscire a portare alla politica comune della pesca le riforme necessarie, dopo averle però esaminate un pò più a fondo.
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<SPEAKER ID=140 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, Commissario Bonino.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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La seduta, sospesa alle 20.25, riprende alla 21.00
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<CHAPTER ID=12>
Protezione giuridica dei diritti di licenza: moratoria
<SPEAKER ID=141 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0037/99), presentata dall'onorevole Rothley a nome della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini, in merito all'introduzione di una moratoria nelle leggi nazionali sulla protezione giuridica dei diritti di licenza.
<P>
<SPEAKER ID=142 NAME="Rothley">
Signor Presidente, ricercatori, scienziati e inventori dell'Unione europea si trovano dinanzi ad un grosso problema: o pubblicano i risultati delle loro ricerche, della loro attività scientifica, rinunciando così ad una futura protezione giuridica dei diritti di licenza, o non partecipano al dibattito scientifico in attesa di un successivo brevetto.
Tale dilemma interessa ricercatori, scienziati e inventori dell'Unione europea costretti a rinunciare o al dibattito scientifico o alla protezione del brevetto.
Il problema è già stato risolto negli USA, in Giappone, in molti altri paesi del mondo, ma non nell'Unione europea.
Tutto ciò ha ripercussioni gravissime: un ricercatore, uno scienziato o un'inventore europeo può certamente registrare negli USA quello che ha sviluppato o pubblicato, con la logica conseguenza che dovrà compiere ulteriori investimenti nel paese in cui il suo brevetto è tutelato.
<P>
In altri termini: la mancanza di una moratoria implica che nell'Unione europea viga una normativa che inibisce l'innovazione ed è allo stesso tempo ostile alla ricerca.
Che cosa significa la moratoria?
Che la pubblicazione da parte dell'inventore non è pregiudiziale ai fini della registrazione di un brevetto ma solo nei confronti dell'inventore.
Ciò non intacca affatto il principio della prima registrazione.
Nell'Unione europea ci sono però persone molto scaltre, come gli appartenenti alla confederazione tedesca dell'industria chimica, che affermano che tutto ciò ha a che fare con la mancanza di certezza del diritto.
Gli americani, i giapponesi, i canadesi e molti altri rimarrebbero a bocca aperta nel sentire che la confederazione dell'industria chimica tedesca sostiene che nei loro paesi regna una mancanza di certezza del diritto.
Probabilmente essi non la vedono così.
<P>
Allorché, nell'ambito dell'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale si negoziò con gli americani, essi decisero di introdurre il principio della prima registrazione e noi europei replicammo con l'introduzione della moratoria per nuove invenzioni. Stupisce che l'intera industria europea all'epoca fosse d'accordo di applicare detta procedura in Europa.
La Commissione, in ottobre, ha tenuto un'audizione e, sorprendentemente, già il giorno seguente ne ha comunicato i risultati all'opinione pubblica sbigottita. So dunque che la Commissione ci dirà che il problema va inquadrato nell'ottica del principio della prima registrazione e di quello della prima invenzione che negli USA svolge un ruolo fondamentale.
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Un fatto è certo: gli americani non rinunceranno mai al principio del primo inventore, per cui a noi europei non resta che fare ciò che è giusto, ciò che è nel nostro interesse, vale a dire introdurre la moratoria.
Non spetta certo a me formulare raccomandazioni agli altri partiti politici.
Non esprimo raccomandazioni politiche al PPE o all'ELDR, che forse respingeranno il tutto.
È senz'altro possibile.
Desidero però richiamare l'attenzione su un fatto; il PPE e l'ELDR assumeranno una posizione, ebbene è proprio a quella che entrambi dovranno rinunciare!
Non potranno mantenerla.
Saranno costretti a modificarla!
<P>
Ho già accumulato parecchia esperienza e so che si vince al secondo tentativo. A prescindere dalla decisione del Parlamento in merito a questa iniziativa, so che noi - ossia il mio gruppo - alla fine l'avremo vinta, è sicuro.
Organizzeremo una conferenza mondiale su questo argomento invitando i personaggi più autorevoli e poi comunicheremo probabilmente alla Commissione qual è il punto di vista su questo argomento e non solo della confederazione dell'industria chimica tedesca.
Raccomanderei quindi al gruppo PPE e al gruppo ELDR di assumere un atteggiamento più cauto.
È sempre difficile dover desistere da una posizione che non si può difendere perché è ostile alla ricerca, perché ostacola l'innovazione, perché non ha nulla a che vedere con l'armonizzazione mondiale del diritto in materia di brevetti.
Tale posizione è insostenibile: i vostri gruppi e la Commissione dovranno cedere.
Cederete di sicuro!
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Forse sarebbe più saggio, schierarsi sin dall'inizio dalla parte della ragione.
Quanto accadrà domani, se otterremo 314 voti o meno, non ha alcuna importanza.
Senza l'iniziativa del mio gruppo, questo tema non sarebbe mai stato sollevato.
La Commissione avrebbe preferito farlo passare sotto silenzio e soprattutto non parlarne in relazione ai brevetti comunitari.
Questo è ciò che la Commissione avrebbe voluto.
Noi invece abbiamo inserito questa problematica all'ordine del giorno.
Ne discuteremo e, a prescindere dal risultato della votazione di domani, non mi preoccupa non riuscire ad ottenere la maggioranza necessaria.
Il vero dibattito lo condurremo a proposito del brevetto comunitario e al termine della discussione noi vinceremo nell'interesse dell'Unione europea.
Mi stupisce vedere come con simili strumenti inibitori dell'innovazione e ostili alla ricerca si distrugga il potenziale imprenditoriale dell'Unione europea. E poi ci si meraviglia che i posti di lavoro sorgano altrove!
Per tale motivo sono convinto che alla fine la ragione la spunterà!
<P>
<SPEAKER ID=143 LANGUAGE="EN" NAME="Oddy">
Signor Presidente, vorrei congratularmi con il relatore che è uno dei membri più creativi della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini.
Egli è stato il primo a far passare in Parlamento una relazione d'iniziativa sull'assicurazione dei veicoli a motore che ha spinto la Commissione a legiferare in materia.
Ancora una volta, l'onorevole Rothley ha dimostrato una grande creatività in fatto di invenzioni.
<P>
E' importante che l'Unione europea non soffra di uno svantaggio competitivo rispetto ad altre regioni del mondo, per quanto riguarda le nostre competenze nel settore dell'ingegneria.
I brevetti sono un pilastro dei diritti giuridici e mirano a favorire le invenzioni.
La creatività è il motore della produttività nell'Unione europea.
L'ingegneria è importante nel mio collegio elettorale, e quindi apprezzo in modo particolare l'importanza dei brevetti e delle invenzioni.
Citerò soltanto due esempi: nel mio collegio elettorale Frank Whittle ha inventato il motore a reazione, e James Brindley ha inventato i dispositivi di sicurezza per le biciclette.
<P>
Questa relazione contiene una proposta importante, perché concede ai ricercatori un periodo di un anno nell'arco del quale essi possono pubblicare i risultati del proprio lavoro prima di chiedere di brevettare la propria invenzione.
Ciò aiuterebbe i ricercatori a pubblicare, seguendo l'esempio degli Stati Uniti e del Giappone.
Dobbiamo rendere l'Unione europea il più competitiva possibile.
Abbiamo bisogno di una forte base manifatturiera e i brevetti rappresentano una parte importante dello sviluppo della produzione industriale nell'Unione.
<P>
<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="ES" NAME="Añoveros Trias de Bes">
Signor Presidente, l'attuale iniziativa legislativa basata sul paragrafo 2 dell'articolo 138 B del Trattato CE e sull'articolo 50 del nostro Regolamento, mira, come ha detto il relatore, all'introduzione, nella legislazione riguardante i brevetti, di una moratoria di un anno durante il quale l'inventore può richiedere un brevetto senza che la previa pubblicazione dell'invenzione costituisca un ostacolo al suo ottenimento.
Si tratterebbe, quindi, di prevedere un sistema analogo a quello già esistente negli Stati Uniti e in Giappone, dove la moratoria è di sei mesi.
<P>
I tentativi di introduzione di detta moratoria da parte della OMPI non hanno avuto successo fino ad ora, dal momento che la moratoria è strettamente legata alla questione ancora irrisolta dell'individuazione di colui a cui va attribuito il diritto di licenza, vale dire se spetti all'inventore, come negli Stati Uniti, o a colui che deposita la domanda, come in Europa.

<P>
Signor Presidente, nutro il massimo rispetto - lo sa - nei confronti del mio collega, l'onorevole Rothley.
Reputo sinceramente che sia un esimio parlamentare e un magnifico giurista.
Tuttavia, in questo caso, devo dire che sono fermamente contrario a quello che propone nella sua relazione.
Ha parlato di prudenza.
Non so chiedere una moratoria possa essere considerato un atto di prudenza o di imprudenza.
Direi che il mio intervento è forse superfluo, dal momento che lui stesso ha accennato ai punti sui quali io mi devo basare.
Ha anticipato il mio intervento dicendo - ci sarà qualche motivo - quali sono gli argomenti che vanno a sfavore di questa petizione.
Si intende, lo ha detto lui stesso e io non faccio che ripeterlo, che la moratoria produce innegabilmente un alto livello di insicurezza sia giuridica che finanziaria per coloro che hanno reso possibile l'invenzione oggetto di un brevetto e senza dubbio l'industria - ha detto anche questo - non sarebbe in grado di sopportare il costo che deriva dall'incertezza generata dalla moratoria.
<P>
E' necessario - e questo non è ancora stato fatto - compiere uno studio approfondito che determini le conseguenze reali della divergenza esistente fra la legislazione europea e quella degli Stati Uniti perché non ci dobbiamo scordare, signor Presidente, che la moratoria in vigore in questo paese è fondata su un sistema di capitale a rischio molto diverso da quello esistente all'interno dell'Unione europea e quindi risulterebbe inutile fissare, all'interno dell'Unione, una moratoria di questo tipo giacché non terrebbe conto della specificità del sistema finanziario vigente.

<P>
Bisogna anche dire che la Commissione organizzò nell'ottobre 1998 un'audizione pubblica alla quale assistettero rappresentanti dei settori interessati.
La conclusione dell'audizione fu che qualsiasi iniziativa legata all'istituzione di una moratoria, per essere veramente efficace, deve tenere conto del fenomeno della globalizzazione e, quindi, rientrare nell'ambito di un organismo di normalizzazione.
<P>
Di conseguenza, signor Presidente, non ci troviamo d'accordo nel pensare che il fondamento giuridico si trovi nell'articolo 138 B del Trattato.
Capiamo che è troppo chiedere e non è neppure prudente - l'onorevole Rothley ha parlato di prudenza - chiedere alla Commissione un'iniziativa legislativa di questo calibro.
Il collega ha detto che il vero dibattito si terrà nell'ambito del brevetto. E' vero.
Poiché avrà luogo nell'ambito del brevetto, la moratoria non è necessaria, anzi è piuttosto controproducente.
<P>
<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Presidente, siamo in presenza di un argomento evidentemente non facile.
Vi sono alcuni vantaggi, evidenziati dal relatore, ad esempio per la ricerca scientifica o per le piccole imprese, non necessariamente al corrente delle varie attività.
D'altro canto, quando affermiamo che l'Unione è terribilmente indietro dal punto di vista delle invenzioni in rapporto al numero di abitanti, prendiamo in esame solamente l'Unione nel suo complesso.
Secondo me, invece, dovremmo analizzare anche le differenze fra Stati membri, perché il quadro non è così uniforme come sostenuto dal relatore.
<P>
Gli aspetti negativi, invece, sono dati per esempio dall'incertezza giuridica, dalla poca chiarezza nelle cause in giustizia e dal rischio che le imprese europee si trovino in posizione svantaggiata rispetto alla concorrenza statunitense.
<P>
Al pari del gruppo liberale, ritengo anch'io che il problema vada collocato nel contesto di una sorta di guerra commerciale de facto fra Unione europea e Stati Uniti.
E' chiaramente una questione di diritto relativo ai beni immateriali: e sono convinta che anche l'intera guerra sugli UTMS sia una questione di beni immateriali.
Sappiamo inoltre di essere stati molto vicini alla soluzione qualche anno fa, quando ci accingevamo a elevare a norma generale, sul piano mondiale, il principio del first to file in sostituzione del principio del first to invent .
Al contempo, sarebbe stata varata una moratoria.
<P>
Ebbene, guardiamoci ora dal rinunciare al collegamento fra questi due concetti, con l'introduzione unilaterale di una moratoria.
E' chiaro che l'iniziativa ora proposta dal relatore abbia spinto la Commissione ad agire.
Lo si nota, a mio avviso, dall'ultima comunicazione in materia di brevetti nella Comunità, nella quale la Commissione evidenzia esplicitamente la necessità di introdurre, anche a titolo provvisorio, un meccanismo per verificare l'avvenuta registrazione di quanto viene realizzato.
Una demarcazione così chiara rappresenta un netto miglioramento.
Il nostro gruppo, pertanto, si opporrà a un'iniziativa formale, ma auspica che la materia sia oggetto di ulteriori studi e che questa carta venga riservata per i prossimi negoziati commerciali.
E' una decisione che abbiamo preso alla luce dell'attuale stato dei rapporti fra blocchi commerciali.
<P>
<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="DE" NAME="Ullmann">
Signor Presidente, signora Commissario, si possono avere opinioni differenti o addirittura molto differenti circa l'opportunità di abbandonare la tradizione europea in materia di brevetti adeguandosi agli USA.
Ciò che però non si può fare - e su questo punto concordo appieno con quanto detto dal relatore - è sottrarsi alle conseguenze risultanti da tale decisione, una volta che si sono manifestate.
Recepire i criteri statunitensi di brevettabilità senza prevedere la moratoria da essi derivante e da tempo introdotta negli USA danneggerebbe gravemente la ricerca europea.
In questo modo si perderebbero proprio i vantaggi che si mira ad ottenere con l'adeguamento e si spingerebbero i ricercatori a pubblicare e a registrare le proprie invenzioni negli Stati Uniti.
Il fatto che in questo caso sia esclusa una soluzione unilaterale è evidente quanto l'esigenza di adeguare la nostra normativa al trattato dell'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale.
<P>
Le obiezioni espresse negli ultimi tempi da parte dell'industria chimica contro la moratoria puntano ad assoggettare gli scienziati agli interessi di segretezza dell'industria.
Penso che al Parlamento spetti il compito di tutelare le libertà della scienza e del rapporto tra ricercatori e proprietà intellettuale; pertanto chiedo che noi deputati appoggiamo l'iniziativa del relatore con tutta la fermezza possibile.
Desidero quindi ringraziare espressamente il relatore per aver portato avanti questa iniziativa.
<P>
<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="DE" NAME="Gebhardt">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, a volte c'è da stupirsi che i global player giochino come società di bassa classifica del girone dilettanti!
I colossi mondiali e le lobby delle loro confederazioni ci vogliono convincere a non introdurre in Europa una moratoria nella normativa relativa ai brevetti.
Proprio i grandi colossi mondiali che nelle altre parti del mondo, ad esempio negli USA o in Giappone, convivono molto bene con questa disposizione, ci vogliono indurre a non accogliere tale norma a tutela degli inventori.
Al contrario della lobby che bolla la moratoria in quanto ostile alla ricerca e inibitrice dell'innovazione, condivido l'opinione del relatore secondo cui, senza la rapida introduzione di una moratoria, il diritto europeo in materia di brevetti appare inadeguato.
La disposizione serve alla ricerca e tutela le PMI che, giustamente, stanno molto a cuore al Parlamento europeo in quanto, grazie a tecnologie d'avanguardia, creano i posti di lavoro di cui si avverte una profonda necessità.
<P>
I giovani ricercatori impegnati in università e altri istituti contribuiscono a fornire le idee alla base dei nuovi sviluppi.
Essi devono poter discutere e pubblicare le loro innovazioni senza mettere a rischio il diritto ad un brevetto che potrebbe comportare grossi profitti.
Le grandi aziende si possono permettere di portare avanti la ricerca a porte chiuse e di nascondere le scoperte fatte, finché giunge il momento opportuno per procedere ad una proficua commercializzazione.
Invece i ricercatori universitari devono poter pubblicare i risultati del loro lavoro se intendono costruire e consolidare la loro posizione di scienziati.
L'utilità di una moratoria è esemplificata dal caso degli Stati Uniti, dove risiedono i ricercatori più famosi e dove esiste un'enorme quantità, davvero invidiabile, di piccole aziende innovative.
Se l'Europa vuole tenere il passo con gli USA, deve risvegliarsi quanto prima e non con lentezza, anche se ciò non va a genio ai colossi industriali.
<P>
<SPEAKER ID=148 NAME="Bonino">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, in effetti la questione dell'introduzione, nelle legislazioni nazionali sui brevetti, di un periodo di tolleranza per le invenzioni è un aspetto delicato e, per altri versi, importante nell'attuale dibattito sulla riforma del sistema dei brevetti in Europa, come peraltro ha già accennato l'onorevole relatore.
Per questo la Commissione è grata al Parlamento e al relatore, in particolare, di aver preso questa iniziativa.
<P>
A seguito di una serie di interventi di parlamentari che facevano riferimento al sistema degli Stati Uniti o del Giappone, è mio obbligo ricordare che è, sì, vero che la legge americana prevede il principio del periodo di tolleranza, ma ciò va compreso alla luce di una caratteristica specifica della legislazione americana, che funziona in base al principio del «first to invent », mentre il diritto europeo funziona in base a un altro principio, che è quello del «first to file », primo a depositare.
Può piacere o non piacere ma, a mio giudizio, ogni paragone con altri sistemi deve tener presente che i punti di partenza sono diversi, i principi di attuazione sono diversi.
<P>
Seconda riflessione: la Commissione ha organizzato, il 5 ottobre 1998, come è stato qui ricordato, un'audizione ad hoc delle parti interessate.
La Commissione non decide da sola nel voto: a questa audizione erano presenti 150 persone, in rappresentanza di tutti gli ambienti interessati, e proprio per informazione forse è bene se li elenco: erano presenti grandi, piccole e medie imprese, associazioni di inventori e di ricercatori, organismi di rappresentanza nazionale, europei e internazionali, consulenti in materia di brevetti, uffici dei brevetti nazionali ed europei, istituzioni internazionali, Stati membri ed esperti internazionali.
<P>
Può anche essere che tutti questi signori si siano sbagliati; rimane il fatto che, alla fine di questa audizione, si può trarre una prima conclusione importante, cioè che un'eventuale azione legislativa riguardante il periodo di sospensione può essere concepita solo a livello internazionale, nel quadro dell'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale.
È infatti emerso in modo evidente che un'iniziativa unilaterale europea non avrebbe prodotto i frutti sperati.
<P>
Altra osservazione: secondo la grandissima maggioranza degli ambienti interessati in questa audizione, un periodo di tolleranza aumenta l'incertezza giuridica, abbandonando il principio della novità assoluta per quello della novità relativa.
E in realtà il periodo di tolleranza sembra essere percepito come una risposta inadeguata ad autentici problemi, quali la complessità della procedura di deposito delle domande, la mancanza di relative informazioni, la necessità di divulgare le proprie invenzioni prima di depositare le domande di brevetto.
<P>
Comunque, l'audizione del 5 ottobre ha permesso di individuare alcune soluzioni che la Commissione si è impegnata ad approfondire, impegno che comunque deriva dalla comunicazione sul futuro del brevetto in Europa, adottata in febbraio.
<P>
In particolare, per quanto riguarda la complessità della procedura per il deposito delle domande di brevetto, la Commissione si è impegnata ad approfondire la riflessione intorno all'idea di un deposito provvisorio dalla richiesta di brevetto, fondata su formalità semplificate e senza pagamento di imposte.
Questo tipo di riflessione sarà conclusa prima della fine del 1999.
Inoltre, per rispondere alle esigenze concrete di inventori e piccole e medie imprese, che hanno la necessità di divulgare le loro invenzioni prima di depositare la domanda, la Commissione si è impegnata a condurre il riesame di due eccezioni al principio della novità assoluta, attualmente in vigore nel diritto europeo: abuso evidente nei confronti del richiedente e presentazione dell'invenzione nel contesto di esposizioni internazionali.
<P>
In queste circostanze, signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione si trova nella condizione di comunicare che, per quanto riguarda la proposta di risoluzione legislativa, essa non può accogliere l'invito a proporre una direttiva del Parlamento e del Consiglio fondata sull'articolo 100 A del Trattato.
Invece, la Commissione accetta l'emendamento, depositato dalla signora Palacio, che invita l'Istituzione a proseguire la riflessione avviata, tenendo conto delle conclusioni dell'audizione di cui ho parlato poc'anzi.
<P>
<SPEAKER ID=149 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=13>
Rafforzamento della coesione e della competitività
<SPEAKER ID=150 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0027/99), presentata dall'onorevole de Lassus Saint Geniès a nome della commissione per la politica regionale, in merito alla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni «Rafforzare la coesione e la competitività mediante la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione» (COM(98)0275 - C4-0491/98).
<P>
<SPEAKER ID=151 NAME="de Lassus Saint Geniès">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la ricerca e l'innovazione, tutti ne convengono, sono i motori dello sviluppo economico, ma nessuno osa aggiungere che tale sviluppo deve essere equilibrato.
E' ovvio, in effetti, sottolineare che la ricerca fondamentale esige investimenti sempre più cospicui e che, per questa ragione, essa sembra dover riguardare soltanto alcune équipes forti a contatto con un ambiente ad alta concentrazione intellettuale e industriale.
<P>
Le esigenze della competizione intercontinentale sono all'origine di alleanze industriali potenti e gli investimenti pubblici, in particolare i finanziamenti europei per sostenere gli sforzi intrapresi, sono ben accetti.
Il principio stesso dello sviluppo dello sforzo di ricerca appare come un principio di progresso, competizione e attrazione verso le zone di attività più forti e, di conseguenza, di concentrazione.
La coesione, dal canto suo, presuppone uno sforzo preliminare di ridistribuzione a sostegno dello sviluppo delle regioni meno favorite.
Esiste pertanto una contrapposizione di principi.
<P>
E' evidente che i processi di ricerca non possono, da soli, indurre la convergenza e che l'autosviluppo è il fondamento della futura convergenza.
Gli enti locali e regionali meno favoriti devono quindi creare, con l'aiuto di tutta l'Unione, un ambiente propizio allo spirito di iniziativa e all'innovazione.
<P>
L'opportunità che ci si presenta è che, invece di una ricerca fondamentale pesante dovuta a équipes concentrate, si sta formando un mondo d'intercomunicazioni che facilita l'inserimento in rete di piccole équipes di ricerca disseminate su tutto il territorio.
Dobbiamo cogliere questa opportunità.
Tutti i programmi europei devono in effetti contribuire alla convergenza delle economie e il programma quadro di ricerca non deve sottrarsi a questo obiettivo, affermato dai Trattati e ribadito al Vertice di Amsterdam.
<P>
La Commissione, nella sua comunicazione, ha indicato alcune piste per rinforzare la coesione e, al tempo stesso, la competitività mediante la ricerca e l'innovazione.
La stesura di questa comunicazione (a prescindere dal suo interesse) non può tuttavia celare il contrasto di fondo che divide la Commissione su questo tema, analogo al dibattito sulla pianificazione del territorio: è veramente possibile destinare crediti di ricerca verso le regioni meno favorite nell'Unione senza allo stesso tempo ridurre lo sforzo europeo di competitività?
<P>
Sta di fatto che numerosi studi evidenziano un aumento preoccupante delle disparità tra le regioni, mentre il prodotto interno lordo per abitante degli Stati dell'Unione continua ad indicare una convergenza residua.
Nella realtà esiste un divario netto tra crescita nazionale e coesione regionale, ma anche a livello degli Stati, le divergenze sono estreme. In materia di spese per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, per esempio, nel 1993 Germania e Francia hanno speso il 60 percento della spesa totale per la ricerca nell'Unione; Irlanda, Grecia e Portogallo insieme hanno speso solamente l'1, 3 percento.
Sia che ci si riferisca alla capacità di tradurre la ricerca fondamentale in innovazione, al numero di brevetti per abitante, o al personale impiegato nel settore della ricerca e dello sviluppo, tutti questi indicatori rivelano l'ampiezza delle disparità di sviluppo tecnologico.
<P>
Qual è il bilancio delle azioni europee su questo aspetto?
Osserviamo, ad esempio, che un gruppo di regioni che comprenderebbe l'intera Grecia (ad eccezione dell'Attica), tre regioni portoghesi e la Calabria in Italia hanno potuto partecipare soltanto per il 2 per cento al terzo programma quadro.
Certo, dal 1993 la Commissione si è adoperata per favorire una migliore sinergia tra i programmi comunitari e l'obiettivo di coesione economica e sociale.
Tra l'altro (e la Commissione vi ha già pensato), si potrebbero utilizzare ulteriormente i Fondi strutturali per correggere la tendenza osservata.
La parte destinata dai diversi obiettivi dei Fondi strutturali agli investimenti specifici a favore della ricerca e dello sviluppo, tuttavia, resta ancora modesta nonostante si sia registrato un miglioramento da una fase di programmazione a quella successiva.
<P>
Onorevoli colleghi vi propongo d'insistere con forza per pervenire, mediante i programmi d'aiuto alla ricerca, a una dotazione più equilibrata dei fattori chiave della competitività nelle diverse regioni dell'Unione.
Il nostro Parlamento potrà, in merito alla comunicazione della Commissione, sottolineare quello che sembra essere l'obiettivo principale, e cioè lo sviluppo dell'innovazione nelle PMI delle regioni meno favorite.
Si tratta di promuovere l'innovazione in tutte le piccole imprese che non dispongono né dei mezzi, né delle competenze, né del tempo necessario per affrontare l'innovazione e introdurla nelle prassi dell'impresa.
<P>
Questo tipo di sviluppo, però, esige un impegno regionale deciso, una sinergia stretta tra il quinto programma quadro e le strategie disposte dalle regioni e cofinanziate dai Fondi strutturali.
E' indispensabile inoltre stabilire alcuni criteri per valutare i progressi conseguiti nell'acquisire le soglie di potenzialità che consentono allo spirito d'innovazione e alla competitività di svilupparsi in modo autonomo.
Senza questo sforzo concettuale preliminare, sarà difficile intervenire nel modo più efficace affinché le regioni meno favorite possano varcare tali soglie.
<P>
E' altresì necessario esortare la Commissione a trarre tutte le conclusioni possibili dalla giusta osservazione secondo cui una delle molle fondamentali della ricercata coesione è l'eccellenza della formazione professionale.
Per il momento, la comunicazione si limita a concludere che è necessario promuovere corsi di formazione in centri di eccellenza.
Non si può insistere sull'importanza delle risorse umane e limitarsi a una conclusione così poco incisiva.
Come minimo vanno proposti nuovi meccanismi di finanziamento e un impulso alle politiche locali di miglioramento della qualità.
<P>
In conclusione, onorevoli colleghi, la comunicazione della Commissione costituisce una base interessante di riflessione per affrontare i problemi di coesione, ma rimane da svolgere un lavoro molto impegnativo per chiarire gli obiettivi, i criteri e le procedure.
<P>
<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou">
Signor Presidente, ritengo che, con il suo ottimo lavoro, il relatore metta realmente il dito nella piaga del problema relativo all'applicazione e all'efficacia della coesione politica, economica e sociale dell'Unione, stigmatizzando le carenze e le scelte sbagliate del passato, che hanno ostacolato un più rapido adattamento delle regioni svantaggiate invece di contenere le disparità regionali esistenti nell'UE.
<P>
Le grandi differenze di sviluppo che continuano a sussistere tra le varie regioni dell'Unione si devono in grande misura all'enorme scarto esistente nel settore della tecnologia e, in particolare, negli investimenti per la ricerca e il progresso tecnologico.
Gli elementi disponibili danno un quadro preciso delle disparità nell'Unione, dato che lo scarto in termini tecnologici è doppio rispetto alle differenze di reddito.
Come abbiamo sentito, due paesi dell'Unione da soli, Germania e Francia, spendono il 60 percento di tutti i fondi stanziati per la ricerca e lo sviluppo tecnologico.
<P>
Siamo lieti che detti paesi siano in grado di assorbire le risorse per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, ma nel contempo ci corre l'obbligo di segnalare l'esigenza di far partecipare a pieno titolo la ricerca e lo sviluppo tecnologico al raggiungimento dell'obiettivo della coesione economica e sociale e della riduzione delle disparità regionali, in modo da conseguire uno sviluppo più equilibrato dell'Unione.
Ciò è realizzabile grazie al potenziamento dei fattori fondamentali che determinano la competitività delle varie regioni dell'UE, ovvero grazie a maggiori finanziamenti e appoggi al tentativo di colmare il divario tecnologico specie nelle regioni dell'obiettivo 1, che presentano maggiori problemi in tal senso.
<P>
Inoltre sono necessari sia un approccio integrato ai problemi della crescita nel corso del nuovo periodo di sviluppo 2000-2006, sia una cooperazione più efficace tra i fondi strutturali e il quinto programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico.
A mio avviso, ciò dovrebbe rappresentare una delle priorità fondamentali del nuovo periodo di sviluppo.
Infine, dovrebbe essere chiaro a tutti che la coesione è un'alleata della competitività e del dinamismo del nostro sistema produttivo e viceversa.
<P>
In conclusione, concordo con tutte le proposte contenute nella relazione, con le priorità avanzate ai fini di un rafforzamento equilibrato delle varie regioni dell'UE, con le proposte presentate in merito al consolidamento delle PIM e, in particolare, con le proposte relative al potenziamento dei legami tra i centri di ricerca e le università con i fattori locali di sviluppo.
<P>
<SPEAKER ID=153 LANGUAGE="DE" NAME="Berend">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, se la creazione di posti di lavoro nell'Unione europea rappresenta uno dei nostri obiettivi prioritari, bisogna rivolgere grande attenzione alla ricerca, allo sviluppo tecnologico e all'innovazione.
Noi del gruppo PPE siamo profondamente convinti che i posti di lavoro più sicuri sono quelli che vengono creati attraverso la competitività.
Le aziende che intendono rimanere o diventare competitive non possono farlo senza sufficiente ricerca e sviluppo di alto livello, senza innovazione.
È esatto, come sottolineato dalla Commissione e dal relatore, che nel settore della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell'innovazione si registrano considerevoli differenze a livello regionale.
La ricerca ha luogo soprattutto nelle regioni economicamente molto avanzate e troppo poco, se non addirittura per niente, nelle aree sottosviluppate.
Questa è la realtà.
Il nostro obiettivo deve pertanto consistere nell'incentivare lo scambio di informazioni tra regioni ricche e povere.
<P>
Siamo convinti che si dovrebbe attuare una cooperazione tra programmi di ricerca da un lato e Fondi strutturali dall'altro, compiendo però una netta distinzione tra il finanziamento dei due comparti, in quanto si tratta di serbatoi separati, il che peraltro non implica che essi non possano integrarsi a vicenda o che siano persino incompatibili.
In breve, siamo favorevoli agli effetti di sinergia tra i due, ma contrari ad una commistione finanziaria diretta.
Al riguardo posso citare esempi positivi registrati nella mia regione, una zona della Germania iscritta nell'obiettivo 1, la Turingia.
Si tratta di aziende ben note al di là dei confini regionali e nazionali quali la Carl Zeiss di Jena, la Jen-Optik , la Jenaer Glaswerke , in cui, anche attraverso risorse dei Fondi strutturali, nel quadro del FESR, sono state create le premesse infrastrutturali e in cui, con stanziamenti del quarto programma quadro di ricerca, sono stati attuati progetti di ricerca e d'innovazione d'avanguardia e di ottima qualità.
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Da questo punto di vista, possiamo accogliere solo parzialmente l'articolo 21 del relatore.
Pertanto abbiamo presentato il relativo emendamento in merito ad uno split vote che comunque, desidero sottolineare, non incide sul nostro atteggiamento positivo nei confronti della relazione nel suo complesso.
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<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="EN" NAME="Ahern">
Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore per la sua eccellente relazione.
Le regioni europee sono interessate da uno strano fenomeno: mentre il PIL per abitante indica una crescente convergenza residua tra Stati dell'UE, si sta verificando uno squilibrio sempre maggiore tra regioni all'interno di uno stesso Stato.
Si può dunque affermare che vi è un certo scarto tra crescita nazionale e coesione regionale.
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Una politica intelligente di diffusione delle innovazioni tecnologiche sarebbe uno degli strumenti necessari per opporsi a questo processo di polarizzazione.
Purtroppo, ricerca e sviluppo sono ancora monopolio delle regioni più ricche.
La questione è perciò delicata, e il gruppo Verde ha proposto tre misure importanti.
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Lo sviluppo tecnologico ha bisogno di una maggiore assistenza strutturale, piuttosto che di pesanti infrastrutture nelle regioni meno favorite, soprattutto nelle regioni dell'obiettivo 1.
In secondo luogo, auspichiamo l'applicazione del principio della discriminazione positiva a favore delle regioni meno favorite, secondo i nuovi programmi quadro di RST.
Ciò significa che la ripartizione delle risorse prevista dal programma quadro dovrebbe avvenire applicando criteri di attribuzione secondo il modello previsto dai Fondi strutturali.
In terzo luogo, le innovazioni tecnologiche nelle regioni meno favorite dovrebbero essere orientate alla promozione dello sviluppo sostenibile, favorendo le competenze locali e sfruttando le risorse naturali e umane del luogo.
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Infine abbiamo presentato un emendamento che introduce il principio della discriminazione positiva nella ricerca e nello sviluppo per le regioni più povere.
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<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="ES" NAME="Vallvé">
Signor presidente, prima di tutto desidero congratularmi con il relatore, onorevole de Lassus, perché ritengo che abbia presentato un'ottima relazione su un tema così importante come quello concernente il rafforzamento della coesione fra tutti i cittadini europei.
In tal senso, credo che la ricerca e lo sviluppo tecnologico siano fondamentali per riuscire ad ottenere una maggiore coesione territoriale fra tutti i cittadini europei.
Evidentemente, questo non vuol dire che si debba procedere ad una distribuzione dei lavori di ricerca e sviluppo in tutto il territorio europeo, bensì che è necessario attuare determinate politiche al fine di promuovere l'attività lì dove questo progresso tecnologico possa essere più efficace.
Di norma ciò si verificherà nei territori delle regioni più sviluppate sia a livello di Unione europea che a livello di Stati membri.
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Di solito, questi territori che costituiscono i veri motori economici sono quelli che possono contribuire in modo più efficace allo sviluppo degli altri territori, delle regioni più arretrate.
Tuttavia, ciò non impedisce che, naturalmente, le regioni più arretrate ottengano a loro volta degli investimenti per migliorare il loro livello tecnologico e la loro competitività.
Altrimenti, non potremmo arrivare a uno sviluppo omogeneo di quello che è il territorio dell'Unione europea.
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In questo senso, desidero congratularmi ancora una volta con il relatore perché ritengo che nel suo lavoro abbia colto quali sono gli aspetti critici da considerare per ottenere non solo una coesione economica e sociale ma anche una coesione territoriale di tutte le regioni dell'Unione europea.
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<SPEAKER ID=156 NAME="Lage">
Signor Presidente, onorevoli deputati, signora Commissario, onorevole relatore, senza voler necessariamente far professione di fede tolemaica nella scienza, vecchia tentazione della scienza moderna occidentale, non possiamo oggi ignorare che la conoscenza, la scienza e la ricerca sono i veri motori del progresso, non solo intellettuale ma anche economico, delle nostre società.
Questo problema rischia di diventare l'anello più fragile dell'Unione europea di fronte alla poderosa sfida lanciata dagli Stati Uniti d'America.
Se questa sfida è vitale per i paesi e le regioni più ricche e scientificamente avanzate dell'Unione europea lo è ancor di più per i paesi e le regioni che sono meno favorite non certo per talento e capacità creativa, che sono invero ugualmente distribuiti fra tutti, ma a livello di produzione della conoscenza e di innovazione tecnologica.
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Per questi motivi plaudiamo alla comunicazione della Commissione e riteniamo debba essere sostenuta laddove si impegna a promuovere un più intenso impiego dei Fondi strutturali per ricerca e sviluppo, cercando così di rafforzare la debole capacità scientifica e consolidare le basi tecnologiche delle industrie delle regioni più povere.
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Tuttavia la strategia proposta dalla Commissione presenta un grave difetto, ben rilevato nell'impeccabile relazione dell'onorevole de Lassus Saint Geniès con cui mi felicito vivamente; essa consiste nel non avere preso in considerazione la necessità di una distribuzione più equa delle risorse disponibili nei programmi quadro di ricerca e sviluppo.
Lungi da me il propugnare una demagogica dispersione territoriale dei grandi assi e delle priorità dei programmi quadro, ma propenderei decisamente per un loro decentramento dai poli di ricerca superiore e di alta tecnologia europei verso centri minori e verso gruppi di ricerca più piccoli e duttili operanti nelle regioni più povere.
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Infine, benché questi programmi quadro non rappresentino più del 4 percento delle spese per la ricerca nell'Unione europea, qualora meglio distribuiti potrebbero imprimere un poderoso impulso a paesi quali il Portogallo, fin'ora considerati i parenti poveri della ricerca e sviluppo dell'Unione europea.
La diffusione e l'assimilazione del sapere scientifico, del progresso tecnologico e dell'innovazione dovranno infatti costituire una delle priorità dello sviluppo regionale e della politica di coesione futura in Europa.
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<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="DE" NAME="Lukas">
Signor Presidente, il relatore pone particolare enfasi sulla necessità di promuovere l'innovazione nelle PMI.
In tal modo egli va dritto al nocciolo del problema, in quanto le grandi aziende trattano direttamente con i centri di ricerca.
Le PMI si trovano invece in una situazione ben più difficile.
Si tratta soprattutto di incentivare l'innovazione in quelle imprese che a causa delle loro dimensioni non possiedono né le risorse finanziarie né il personale né il tempo per occuparsi sistematicamente e prioritariamente di sviluppi innovativi.
È importante creare nelle PMI una vera cultura dell'innovazione allo scopo di rendere competitiva l'economia europea e di tutelare i posti di lavoro.
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Vanno appoggiate tutte le iniziative che puntano in questa direzione, soprattutto quelle che incoraggiano i giovani imprenditori a compiere investimenti a favore dell'innovazione.
La cosa più opportuna sarebbe concentrare su tale obiettivo una parte quanto più consistente possibile del bilancio sia del programma quadro sia dei Fondi strutturali.
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<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="EL" NAME="Hatzidakis">
Signor Presidente, la relazione de Lassus tocca una questione particolarmente rilevante, cioè come poter promuovere la coesione e la competitività nell'Unione mediante il sostegno alla ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione.
A mio avviso è una questione rilevante perché, come tutti sappiamo, per quante strade, ferrovie, porti e aeroporti si costruiscano, per quanto si promuovano le infrastrutture, i trasporti e l'ambiente, la ricerca e la tecnologia saranno sempre un'insostituibile risorsa di sviluppo, perché costituiscono la via più rapida per il progresso.
Si tratta di una forma di sviluppo che aiuta le regioni ad aiutare se stesse e, nel contempo, a determinare il proprio futuro senza correre in continuazione per raggiungere gli altri.
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Detto ciò, è però penoso dover constatare che le disparità tra le varie regioni in termini di ricerca e tecnologia sono di gran lunga maggiori rispetto ad altri settori.
Come dimostra la relazione de Lassus, esse sono più che doppie rispetto alle disparità in termini di reddito mentre, ad esempio, le differenze relative alle spese pro capite per la ricerca e lo sviluppo tecnologico tra la Macedonia e Berlino sono esattamente di 1: 100.
Vi è poi un enorme problema di concentrazione, dato che un decimo delle regioni dell'Unione può contare sul 68 percento del personale europeo occupato nei settori della ricerca, la tecnologia e l'innovazione.
Forse queste cifre bastano a spiegare perché, malgrado gli sforzi di convergenza compiuti nel corso degli anni, le disparità di reddito tra le regioni continuino ad essere enormi e in alcuni casi si siano aggravate.
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Occorre rendersi conto del fatto che la ricerca e la tecnologia sono uno strumento essenziale per conseguire la coesione e la competitività in Europa e che esse meritano quindi maggiore attenzione in futuro.
È comunque deplorevole che la relativa comunicazione della Commissione sia stata pubblicata dopo la preparazione del quinto programma quadro per la ricerca e la tecnologia e che le conclusioni della Commissione non siano state integrate in detto programma.
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In ogni caso si deve dare maggiore enfasi alla promozione della ricerca e della tecnologia nelle regioni meno sviluppate dell'Unione.
Colgo l'occasione per dire che tale genere di azioni dovrebbero avere maggiore peso nelle politiche regionali e strutturali dell'UE del prossimo periodo, poiché questo rappresenta il modo migliore, più rapido e lungimirante per far progredire dette regioni.
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Si tratta anche del modo migliore per promuovere l'occupazione, perché così si creano posti di lavoro stabili e duraturi in settori che hanno un futuro e prospettive e, nel contempo, si aiutano le PIM che costituiscono la maggioranza delle imprese attive in tale settore produttivo.
Signor Presidente, si deve dare a Cesare quel che è di Cesare: la promozione di tali azioni nel nuovo periodo è una responsabilità che ricade non tanto sulla Commissione quanto sugli Stati membri.
Vorrei citare ad esempio il mio paese, la Grecia, che purtroppo tra i Quindici è il fanalino di coda nel settore in questione; le nostre spese nel settore corrispondono allo 0, 63 percento del PIL, mentre la media europea è del 2, 4 percento.
Dobbiamo quindi cogliere l'occasione del nuovo quadro comunitario di sostegno per promuovere la ricerca e lo sviluppo.
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<SPEAKER ID=159 LANGUAGE="DE" NAME="Rack">
Signor Presidente, di solito piove sul bagnato.
Questo detto vale anche per le aziende per quanto riguarda la programmazione dei nuovi siti industriali.
Esse preferiscono le posizioni centrali, dove è già concentrato il maggior potere economico, e poi lavoratori, centri di formazione e infrastrutture si incanalano nella scia di quanto già esiste in loco .
È così che si vengono a creare la cosiddetta «banana d'oro», il Sunbelt e le zone periferiche e, di conseguenza, quello scenario in cui si rende necessaria una politica regionale in controtendenza, in modo che non tutto si concentri nei grandi agglomerati urbani, mentre le aree periferiche si spopolano.
Risultati particolarmente brillanti nella lotta contro questo fenomeno si ottengono possedendo determinate qualità.
Grazie alla ricerca e allo sviluppo tecnologico è possibile impiegare gli investimenti iniziali per garantire che non solo il know-how , bensì anche i posti di lavoro si sviluppino in posti diversi dalle aree centrali e negli agglomerati urbani.
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È quanto viene esposto in maniera convincente nella comunicazione della Commissione e nella relazione dell'onorevole de Lassus.
In tal senso mi auguro che entrambe - sia la comunicazione sia la relazione - non si limitino a sembrare così convincenti, bensì vengano tradotte in pratica.
Un punto particolarmente importante è rappresentato a mio giudizio dal paragrafo 15 della relazione, in cui si parla della cooperazione interregionale e transfrontaliera, perché è indispensabile, soprattutto in queste aree, stanziare investimenti iniziali.
Questa sera abbiamo già discusso nell'ambito della relazione Pack in merito alla cooperazione in materia di formazione nel quadro di SOCRATE e ci siamo rallegrati che pure in quest'area e per queste zone le risorse dell'Unione europea abbiano reso possibile una maggiore cooperazione nel settore della formazione professionale.
Spero e auguro a tutti, ma soprattutto alle regioni interessate site alle frontiere esterne dell'Unione, in cui vogliamo intervenire con INTERREG per combattere le tendenze in atto, che ciò che la comunicazione della Commissione e la relazione de Lassus promettono divenga realtà, in modo che cominci a piovere anche sull'asciutto.
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<SPEAKER ID=160 LANGUAGE="EN" NAME="Chichester">
Signor Presidente, desidero congratularmi con l'onorevole de Lassus per la sua relazione.
Questo tema riveste grande importanza per il mio collegio elettorale nel Devon, per la mia regione, il Sud-Ovest, e in particolare per la Cornovaglia, che ha ottime ragioni per aspirare allo status di obiettivo 1.
Nella nostra regione l'attività di ricerca è già in grande fermento, e ciò dimostra i risultati che si possono ottenere incoraggiando l'occupazione locale, senza contare unicamente sulle università di Exeter e Plymouth.
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Nella cittadina di Holsworthy è in corso un progetto di estremo interesse: si sta costruendo un impianto per la produzione di energia a partire dai rifiuti agricoli, non solo appoggiandosi ad un progetto di ricerca (il programma ALTENER) ma anche grazie ai finanziamenti dell'obiettivo 5b.
Ecco un buon esempio di sinergia tra Fondi regionali e Fondi di ricerca.
Il fattore più importante per le regioni periferiche della Comunità è costituito dalle reti informatiche che riescono a far collaborare, con reciproco vantaggio, ricercatori di ogni parte d'Europa.
<P>
Attualmente, in seno alla commissione per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'energia, sto lavorando ad una relazione sull'integrazione tra politica ambientale e politica energetica.
Potenzialmente questo settore è in grado di creare numerosi posti di lavoro nelle regioni meno favorite.
Tempo fa è stato realizzato un interessante progetto: il prototipo di un autobus ibrido, alimentato a batteria nell'area urbana e a diesel nel resto del territorio.
Si tratta di un altro esempio del modo in cui i finanziamenti europei possono contribuire materialmente ai progetti per l'occupazione e l'ambiente.
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Sono lieto che la relazione sottolinei l'importanza delle piccole imprese.
Nel mio collegio elettorale nel Devon, le piccole imprese e i lavoratori autonomi rappresentano un vasto settore dell'economia, e sono insostituibile fonte di lavoro, innovazione e nuovi progetti.
Mi compiaccio quindi per l'attenzione loro riservata dalla relazione.
<P>
Per concludere, dobbiamo essere cauti nell'assegnare contratti di ricerca solo in base a considerazioni geografiche.
La nostra priorità dev'essere il valore del progetto, altrimenti danneggeremo l'attività di ricerca della Comunità europea.
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<SPEAKER ID=161 NAME="Porto">
Signor Presidente, signora Commissario, poche altre iniziative e raccomandazioni potrebbero rivelarsi più calzanti della presente per il Portogallo, paese che costituisce di fatto un esempio singolare di squilibrata politica di insediamento spaziale dei centri di attività scientifici e tecnologici e ove un intervento ridistributivo risulterebbe oltre modo opportuno.
<P>
Come ben sottolineato nella comunicazione della Commissione e nella relazione dell'onorevole de Lassus Saint Geniès, lo sviluppo tecnologico è un fattore fondamentale dello sviluppo endogeno delle regioni meno favorite e dell'attenuazione delle disparità regionali.
Promuoverlo solamente in una o due sedi geografiche (già più favorite) costituisce invece un motivo determinante di aggravio degli squilibri ben superiore all'effetto che potrebbe essere ottenuto con un certo equilibrio delle spese complessive destinate ad infrastrutture e servizi, con ricadute forse interessanti sul piano sociale ma non sulla dinamica dell'autosviluppo.
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L'esempio portoghese è in tal senso illuminante: a Lisbona si concentra il 65 percento dei fondi destinati alla ricerca ed allo sviluppo tecnologico e l'82 percento dei fondi della ricerca statale. Lo stesso dicasi per i fondi comunitari.
Non vi è pertanto alcun collegamento con la reale attività produttiva - basti pensare che il distretto di Lisbona produce il 25 percento del PIL industriale del paese ed una percentuale poco significativa del PIL agricolo e forestale - né con le potenzialità esistenti, per non parlare dell'interesse sociale e politico che potrà essere avvertito, certamente non da tutti, in un'ipotesi di sviluppo regionale equilibrato del paese.
<P>
Una predisposizione equilibrata dei meccanismi di sostegno assieme agli attuali e ai potenziali utenti costituisce perciò la garanzia di poter fornire un'adeguata risposta alle necessità del paese, o dei paesi in generale, e di una auspicabile maggior copertura da parte delle imprese delle spese sostenute (ben diversamente da quanto si verifica nei grandi laboratori, avulsi da buona parte della realtà economica).
L'esperienza che deve essere portata avanti da centri tecnologici correttamente distribuiti sul territorio ritengo debba essere ben diversa e positiva.
<P>
Si tratta infine di attuare quanto disposto dal trattato di Maastricht, laddove si dice chiaramente che si devono sostenere le università, i centri di ricerca, le piccole e medie imprese.
Credo che questa sia la giusta posizione da assumere in tutta l'Unione europea.
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<SPEAKER ID=162 NAME="Wulf-Mathies">
Signor Presidente, innanzitutto ringrazio l'onorevole de Lassus per l'importante relazione e per la proposta di risoluzione.
Mi compiaccio nel rilevare che il Parlamento approva i punti cardine della comunicazione e sottolineo che è la prima volta in cui abbiamo cercato di garantire sia quelle sinergie che giustamente chiedete tra le due politiche sia un miglior coordinamento tra la politica comunitaria in materia di ricerca e sviluppo e la politica strutturale e di coesione.
<P>
Condividiamo l'opinione secondo cui la ricerca, lo sviluppo tecnologico, l'innovazione e l'ammodernamento della base produttiva rappresentano elementi essenziali per assicurare la competitività delle regioni, creare posti di lavoro sicuri ed eliminare le disparità regionali esistenti.
Per questa ragione nella bozza degli orientamenti per i futuri programmi strutturali dal 2000 al 2006, approvati dalla Commissione il 2 febbraio scorso, la Commissione ribadisce l'approccio evidenziato oggi anche dalla relazione.
La competitività di una regione dipende in misura determinante dalla disponibilità di un modello d'innovazione strategica.
<P>
Negli orientamenti per la prossima fase dei Fondi strutturali la Commissione raccomanda pertanto alle regioni una vasta gamma di misure tese a promuovere l'innovazione, a partire da nuovi tipi di finanziamento, come ad esempio capitale a rischio per incentivare la costituzione di nuove aziende, per passare poi ai servizi iperspecializzati, fino al transfer tecnologico.
È emerso, anche dagli interventi, che la trasmissione di sapere e di conoscenze attraverso il transfer tecnologico e la diffusione di nuove tecnologie fornisce un contributo essenziale per aumentare la competitività delle regioni.
Gli interventi dei Fondi strutturali devono pertanto aiutare, in conformità con questi orientamenti, soprattutto le PMI a conseguire quella competitività di cui hanno bisogno per l'ulteriore sviluppo, ma devono anche consentire la cooperazione, la creazione di centri in cui vengono integrate le conoscenze e le competenze, nonché l'interazione con reti di ricerca e d'innovazione comunitarie e internazionali - non vanno infatti dimenticati i Business Innovation Center , le diverse reti europee - grazie alle quali abbiamo già contribuito in misura considerevole a far sì che le PMI possano anche partecipare ai risultati della ricerca condotta da altri.
<P>
In merito alla critica espressa in relazione al quinto programma quadro di ricerca, desidero ribadire che esso rappresenta il risultato di due anni di negoziati con il Parlamento e gli Stati membri e che in prima linea esso non mira a favorire la coesione, bensì la competitività dell'intera Europa a livello di tecnologie di punta, vale a dire la competitività anche rispetto agli Stati Uniti e al Giappone.
Pertanto è fondamentale fare quanto necessario e prestare particolare attenzione a che lo sviluppo della ricerca - pure di quella legata alle tecnologie di punta - venga utilizzato non solo per favorire le regioni più povere ma, anche attraverso lo scambio di ricercatori incentivato dal quinto programma quadro di ricerca, per stimolare l'innovazione nelle regioni strutturalmente più deboli.
<P>
Se, nell'ambito del quinto programma quadro, considerate con il rafforzamento del potenziale di risorse umane nella ricerca e il miglioramento della cultura socioeconomica di base, se considerate le borse di studio Marie Curie destinate a ricercatori di regioni svantaggiate, se considerate le borse per lo sviluppo riservate a istituti di ricerca di zone sfavorite, vedrete che anche il quinto programma quadro viene incontro a molte esigenze delle regioni strutturalmente deboli e che gestione sostenibile delle riserve idriche, qualità dell'acqua, agricoltura, pesca e silvicoltura sostenibili, spazio rurale, città del domani e patrimonio culturale sono argomenti che rivestono particolare importanza anche per lo sviluppo regionale.
Lo stesso discorso vale anche per argomenti quali la promozione dell'innovazione e il coinvolgimento delle PMI.
<P>
Il relatore ha rilevato che nell'ultimo decennio abbiamo registrato progressi anche per quanto riguarda le risorse finanziarie.
Abbiamo iniziato nel 1988 con 200 milioni e siamo ormai giunti a 8, 5 miliardi nell'ambito dei Fondi strutturali per la ricerca e la tecnologia.
Tutto questo - ciò va sottolineato e sono lieta che l'onorevole Hatzidakis lo abbia già notato - non dipende soltanto dalla Commissione: anche gli Stati membri, che presentano i programmi alla Commissione, devono prestare maggiore attenzione affinché tali progetti siano inclusi nei predetti programmi.
In una recente valutazione dell'obiettivo 1 abbiamo constatato che, se erogati nel campo della ricerca e dello sviluppo, maggiori stanziamenti non rappresentano automaticamente un indicatore di maggiore innovazione.
Nei paesi della coesione il settore pubblico è tuttora sovrarappresentato, mentre le innovazioni aziendali sono ancora troppo scarse; pertanto ritengo che sia estremamente importante porre maggiore enfasi su questo aspetto, da cui dipende in maniera determinante la capacità delle regioni di elaborare strategie di innovazione e di far fronte meglio alla propria situazione specifica.
<P>
Per tale ragione, ad esempio, sono così rilevanti iniziative quali la Regional Information Society Initiative in cui le regioni cooperano a livello transfrontaliero e scambiano buone pratiche in materia di incentivazione delle innovazioni.
Perciò è importante affrontare con maggiore impegno queste tematiche nel campo della cooperazione interregionale e transfrontaliera.
Credo che ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma condivido la conclusione del relatore, secondo cui ci resta ancora molta strada da percorrere prima di registrare nelle regioni più povere un adeguato recupero anche sul piano della ricerca e dell'innovazione.
<P>
<SPEAKER ID=163 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=14>
Marcatura e procedura di valutazione della conformità degli imballaggi
<SPEAKER ID=164 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0053/99), presentata dalla onorevole Grossetête a nome della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla marcatura degli imballaggi e all'istituzione di una procedura di valutazione della conformità degli stessi (COM(96)0191 - C4-0627/96-96/0123(COD)).
<P>
<SPEAKER ID=165 NAME="Grossetête">
Signor Presidente, vorrei rivolgermi subito e in modo diretto alla Commissione poiché corrono numerose voci.
Mi sembra di capire che ci sono delle manovre in atto e vorrei sapere dalla Commissione se è vero che è allo studio una proposta di integrazione alla direttiva di cui ci stiamo occupando.
Qualora esista effettivamente una nuova proposta a breve termine, vorrei sapere se essa riguarda proprio la direttiva di cui parliamo stasera.
In tal caso e in funzione delle risposte della Commissione, vedrò quale atteggiamento assumere.
<P>
Ritornando al contenuto di questa direttiva, desidero ricordare che un primo esame aveva avuto luogo nell'ottobre 1997, che i lavori erano stati sospesi in attesa di risposte precise da parte della Commissione e che, dopo aver ottenuto queste risposte con molti mesi di ritardo, non ci siamo ritenuti soddisfatti.
Alla fine, mancando il contributo attivo della Commissione, sono stata indotta a fare una proposta diversa.
<P>
Infatti, la Commissione aveva proposto due nuovi simboli per indicare le possibilità di riciclaggio e di riutilizzo degli scarti di imballaggio ma questi due simboli sono completamente nuovi e non forniscono un'informazione sufficiente al consumatore.
Inoltre, la Commissione stessa riconosce che le strutture per il riciclaggio sono ben lungi dal coprire tutto il territorio europeo e oggi sappiamo che la direttiva del 1994 sugli imballaggi e sui loro rifiuti non è stata applicata correttamente in tutta Europa.
Ho ritenuto quindi preferibile fornire al consumatore un'informazione che gli permetta di essere veramente attivo a livello personale.
Infatti, il consumatore deve poter partecipare attivamente allo smistamento dei suoi rifiuti in base ai simboli, già noti, che gli indicano quale sia il materiale dell'imballaggio onde facilitare lo smistamento personale.
I simboli sono stati scelti grazie ai lavori del Comitato europeo di normalizzazione, il CEN.
<P>
La Commissione temeva che questi simboli non fossero appropriati e io desidero rassicurarla perché sono tutti di dominio pubblico.
So anche che certi industriali si sono premurati di mettere a disposizione della Commissione i loro simboli.
D'altra parte, la proposta della Commissione prevede una procedura di valutazione degli imballaggi conforme alle esigenze fondamentali della direttiva del 1994, in base alla quale il fabbricante deve redigere una dichiarazione di conformità, stabilire una documentazione tecnica e tenerla a disposizione delle autorità nazionali per i necessari controlli.
<P>
Sappiamo che il settore degli imballaggi è particolarmente complesso e richiede spesso l'intervento di numerosi professionisti.
Per tener conto di questa realtà, mi sembrava necessario adottare il testo dell'allegato 3, onde evitare dubbi al produttore dell'imballaggio e al fabbricante del prodotto - la responsabilità non spetta al fabbricante del prodotto contenuto nell'imballaggio, qualora quest'ultimo sia deteriorato - anche al fine di valutare la responsabilità di ciascuno durante i vari stadi della produzione: fabbricante dell'imballaggio, riempitore, imballatore.
Ne ho discusso con l'onorevole Bowe e abbiamo trovato un piano d'intesa che si concretizza negli emendamenti nn.19 e 20.
<P>
In conclusione, desidero ricordare che la mia proposta dovrebbe consentire una soluzione di transizione, in attesa di un'ulteriore revisione della direttiva «imballaggi» del 1994, e che tutti i settori dell'imballaggio, le associazioni dei consumatori e anche una maggioranza di Stati membri la sostengono.
Questo è il motivo per cui mantengo la mia proposta e attendo il dibattito, augurandomi di ottenere risposte precise dalla Commissione alla quale mi sono rivolta all'inizio del mio intervento.
<P>
<SPEAKER ID=166 NAME="Riis-Jørgensen">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, è stato un piacere essere relatrice della commissione per la politica industriale, nella quale ho avuto la possibilità di analizzare le conseguenze di questa proposta di direttiva.
Vorrei esprimere le osservazioni seguenti.
In primo luogo, vorrei segnalare che l'adozione di un marchio europeo speciale per gli imballaggi riciclabili potrebbe creare ostacoli agli scambi con i partner non facenti parte della Comunità.
A mio avviso, un marchio internazionale avrebbe un impatto molto maggiore e non provocherebbe ostacoli agli scambi.
Mi sembra inopportuno chiedere alle nostre aziende europee di spendere denaro per promuovere l'uso di un marchio europeo, se poi si passerà ad un marchio internazionale.
Certo, il sistema di marcatura è volontario, tuttavia il fatto di servirsi della marcatura proposta dalla Commissione deve ancora essere visto come una sorta di «amo», di vantaggio in termini di commercializzazione.
Sulla base delle informazioni ricevute, l'ISO dovrebbe avere pronto un marchio già nell'estate del 1999, quindi tra pochi mesi.
Qual è quindi il vero senso della proposta della Commissione?
La marcatura proposta dalla Commissione non è connessa ad un sistema di raccolta europeo che giustifica l'intenzione ecologica della marcatura.
Un imballaggio che, per esempio, contiene PVC, sulla base delle informazioni a mia disposizione, potrebbe riportare la marcatura di imballaggio riciclabile.
I consumatori lo considererebbero come un segnale di rispetto ambientale, anche se l'imballaggio in questione magari in Danimarca sarebbe destinato all'incenerimento e non ad un riciclaggio più ecologico.
No, alla luce di tutto questo, non vedo nulla che giustifichi la marcatura proposta dalla Commissione o il timing della Commissione.
Perciò non ho dubbi sull'opportunità di attendere un marchio ISO.
<P>
Avrei poi alcuni commenti sui requisiti fondamentali.
Considerando la scelta della Commissione sulla procedura di valutazione della conformità, ammetto che la Commissione ha fatto una scelta oculata.
Il controllo di fabbricazione interno viene accolto favorevolmente dall'industria, poiché può essere integrato nei sistemi di controllo esistenti per qualità, ambiente e igiene.
Tuttavia, il controllo di fabbricazione interno si basa sui requisiti fondamentali previsti dalla direttiva sugli imballaggi 94/62.
Questi requisiti sembrano essere stati definiti in modo troppo debole: è questa l'opinione che abbiamo sentito esprimere dall'industria, ma anche da parte delle autorità di controllo nazionali.
Non possiamo accettare che le nostre aziende sprechino tempo e denaro, a causa di dubbi sulla misura in cui rispettano la legislazione comunitaria.
Analogamente non possiamo accettare che l'interpretazione di questi requisiti fondamentali venga affidata alle autorità di controllo nazionali, con tutto quello che ne consegue in termini di rischi di ostacoli tecnici agli scambi e di distorsione della concorrenza tra i paesi membri.
Quindi, anche se mi associo alla proposta della Commissione sul controllo di fabbricazione interno, ritengo che non sarebbe corretto procedere con questa proposta di direttiva, prima che i requisiti fondamentali siano stati declinati in norme CEN.
La Commissione ha ammesso sia con la commissione per la politica industriale che con quella per la protezione dell'ambiente che la presente proposta è stata redatta piuttosto in fretta e che non è stata elaborata con l'attenzione auspicata.
Per questo motivo, ritengo, conformemente alle conclusioni della commissione per la politica industriale, che l'unica cosa giusta sarebbe ricordare alla Commissione la propria responsabilità e chiederle di ritirare la proposta, fino a quando CEN e ISO non avranno ultimato i loro lavori.
<P>
Ed ora un breve commento sulla relazione della onorevole Grossetête.
All'interno del Gruppo liberale sosteniamo con convinzione le identificazioni dei materiali proposte.
Il sistema di marcatura proposto dalla relatrice fornisce ai consumatori un'informazione reale e i consumatori vengono coinvolti in modo positivo nelle questioni ambientali.
Quando il consumatore deve acquistare qualche cosa può esprimere una preferenza su un dato tipo di imballaggio e - cosa più importante di tutte - per il consumatore è più facile separare i rifiuti di imballaggio.
Questa informazione e questo coinvolgimento dei consumatori hanno un effetto reale, attivo e positivo sull'ambiente.
<P>
<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="EN" NAME="Gillis">
Signor Presidente, desidero ringraziare la relatrice e congratularmi con lei per la relazione.
Accolgo con favore i tentativi di armonizzare la gestione dei rifiuti di imballaggio, pur riconoscendo gli alti costi iniziali dei sistemi di recupero, riciclaggio e selezione dei rifiuti.
I benefici a lungo termine superano di gran lunga tali costi e porteranno ad una sensibile riduzione, se non all'eliminazione totale delle discariche come soluzione per lo smaltimento dei rifiuti.
<P>
Lo smaltimento dei rifiuti di imballaggio è un problema che va affrontato in una prospettiva di lungo termine.
Bisogna incoraggiare i produttori ad usare una quantità inferiore di materiale di imballaggio.
Molto spesso, per esempio, le merci destinate ai supermercati sono confezionate in una serie di involucri successivi.
La marcatura usata sugli imballaggi per indicare la categoria a cui i rifiuti appartengono non deve solo essere chiara e di facile comprensione, ma deve anche usare gli stessi simboli e gli stessi colori in tutta l'UE.
Anche i sacchi e i contenitori usati per la selezione dei rifiuti devono avere gli stessi simboli e codici colore in tutti gli Stati membri dell'UE.
Attualmente non è così.
<P>
Per garantire il successo di una seria gestione dei rifiuti di imballaggio questi simboli devono essere facilmente identificabili dai consumatori.
I consumatori parteciperanno ai sistemi di selezione e recupero soltanto se questi ultimi saranno semplici e se si renderà disponibile un buon sistema di raccolta differenziata.
Le abitazioni moderne non sono grandi, e le famiglie difficilmente hanno a disposizione spazio per tenere o accatastare i rifiuti per lunghi periodi.
I bambini naturalmente sono preoccupati per l'ambiente in cui vivono.
Se la scuola li incoraggerà a partecipare a questo tipo di programmi, essi daranno il buon esempio a casa.
La parola chiave per il successo è semplicità: altrimenti ci aspetta il fallimento.
<P>
<SPEAKER ID=168 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento precedente ha espresso molto bene quale dovrebbe essere l'obiettivo del regolamento in materia di marcatura degli imballaggi sulla base indicata dalla direttiva sull'imballaggio: ovvero, fare in modo che il consumatore scelga le modalità più ecologiche per smaltire i rifiuti di imballaggio.
Sappiamo purtroppo che la proposta della Commissione non riuscirebbe a raggiungere questo obiettivo. E' una proposta ormai vecchia e adesso è indispensabile aspettare che la Commissione modifichi la direttiva di partenza, ossia la direttiva relativa agli imballaggi del 1994, secondo la sua proposta sulla marcatura degli imballaggi.
I Verdi hanno intenzione di votare contro l'attuale relazione, perché sembra essere questa l'unica maniera per costringere la Commissione a ritirare la sua proposta ormai superata.
In risposta al lavoro eccellente svolto dalla onorevole Grossetête, l'unica alternativa possibile, a mio avviso, dovrebbe essere che la Commissione ritiri la sua proposta.
<P>
<SPEAKER ID=169 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
<SPEAKER ID=170 NAME="Souchet">
Signor Presidente, si possono seguire diversi procedimenti per la gestione e il controllo dei rifiuti: l'alleggerimento dei materiali utilizzati, il riciclaggio, il riutilizzo e la valorizzazione a scopo energetico.
Seguiamo con grande interesse lo sviluppo di tutti i vari sistemi di valorizzazione e di riutilizzo perché, vista la crescente importanza dell'imballaggio dovuta alle sue funzioni di protezione, di sicurezza, di logistica e soprattutto di supporto alla commercializzazione, è necessario controllare il maggiore impatto dei rifiuti sull'ambiente, senza tralasciare alcun procedimento utile.
Di conseguenza, noi voteremo l'insieme degli emendamenti depositati, all'infuori degli emendamenti nn. 12, 13 e 15 della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori.
<P>
Rifiutiamo l'emendamento n. 13 perché, precisando che gli imballaggi e i rifiuti di imballaggio dovranno essere trattati secondo la loro marcatura, esso tende a favorire un sistema di valorizzazione a scapito degli altri.
Noi invece, abbiamo bisogno di tutti questi sistemi.
Alcuni sperano di privilegiare il riciclaggio e il riutilizzo degli imballaggi a scapito della rivalorizzazione energetica; questo atteggiamento è contrario a una gestione integrata degli imballaggi e dei loro rifiuti.
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Gli emendamenti nn. 12 e 15 fanno ricadere tutta la responsabilità della procedura di attestazione di conformità degli imballaggi sul trasformatore, esonerando completamente il fabbricante; di fatto, e in virtù del principio secondo cui chi inquina paga, la responsabilità di questa procedura non spetta all'imballatore ma al fabbricante dell'imballaggio.
Inoltre è molto più facile controllare i fabbricanti perché sono meno numerosi dei trasformatori: se prendiamo come esempio rappresentativo il settore vinicolo, vediamo che in Francia esistono solo pochi fabbricanti di bottiglie per più di 30. 000 imbottigliatori.
<P>
In conclusione, signor Presidente, se saranno respinti questi tre emendamenti della commissione per l'ambiente che falsano, secondo noi, la relazione della nostra collega, voteremo a favore del rapporto della onorevole Grossetête.
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<SPEAKER ID=171 NAME="Bjerregaard">
Signor Presidente, sono lieta che il Parlamento europeo abbia inserito all'ordine del giorno la marcatura degli imballaggi.
Come lei ben sa, la Commissione ha adottato questa proposta già nel 1996, e vorrei ringraziare la commissione per la protezione dell'ambiente, ed in particolare, la relatrice, onorevole Grossetête, per la relazione.
Il motivo per il quale la Commissione ha presentato questa proposta è l'obbligo previsto dall'articolo 8 della direttiva 94/62 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, come hanno del resto ricordato molti oratori.
Detto articolo recita: «Il Consiglio decide non oltre due anni dall'entrata in vigore della presente direttiva in merito alla marcatura degli imballaggi».
So che sono stati criticati soprattutto i nuovi simboli introdotti dalla Commissione con la proposta.
I simboli intendono segnalare ai consumatori che l'imballaggio può essere riciclato o riutilizzato.
Tali simboli tuttavia non garantiscono in alcun modo che l'imballaggio venga effettivamente riciclato o riutilizzato, e questo è chiaramente un problema.
Ho studiato con estremo interesse la relazione adottata dalla commissione per la protezione dell'ambiente.
Gli emendamenti proposti - come ricordato dalla stessa relatrice - comporterebbero una modifica completa della relazione della Commissione, la trasformerebbero in una proposta sull'identificazione dei materiali.
I simboli proposti dalla relatrice si propongono di informare il consumatore sul materiale di cui è costituito l'imballaggio.
I simboli per l'alluminio, il vetro e la plastica riportano tuttavia anche le frecce «che si rincorrono» che segnalano al consumatore la riciclabilità e quindi potrebbero dare informazioni fuorvianti.
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C'è inoltre il problema seguente: abbiamo già una decisione della Commissione sull'identificazione dei materiali, si tratta della decisione 97/129, adottata il 28 gennaio 1997, nella quale vengono definiti sistemi di identificazione per i materiali costituenti gli imballaggi.
Vengono introdotti sistemi di identificazione specifici sotto forma di numeri e sigle, per plastica, carta, cartone, metallo, legno, tessuti, vetro e materiali compositi.
L'impiego del sistema di identificazione è facoltativo.
In virtù dell'articolo 3 della decisione della Commissione, il sistema può essere reso nel frattempo obbligatorio.
La modifica proposta che trasforma un sistema di marcatura destinato ad indicare la riciclabilità e la riutilizzabilità degli imballaggi in un sistema di marcatura che prende la forma di un sistema di identificazione non assicurerà un valore aggiunto rispetto alla decisione della Commissione.
Per tali ragioni - e l'Assemblea non rimarrà certo sorpresa - non posso accettare gli emendamenti nn. 1, 3-11, 13, 14, e nemmeno gli emendamenti nn.
16 e 18.
<P>
C'è poi un altro importante aspetto nella proposta della Commissione, ossia quello che riguarda la procedura di valutazione della conformità.
Vorrei segnalare che occorre assolutamente una procedura di valutazione della conformità, sia per i fabbricanti che per le autorità, per controllare la conformità con i requisiti fondamentali contenuti nella direttiva 94/62.
Appoggio quindi pienamente l'emendamento n. 12 che precisa che tutti gli imballaggi devono essere sottoposti ad una procedura di valutazione della conformità, prima di poter essere immessi sul mercato.
Inoltre possono essere accettati anche gli emendamenti nn. 2 e 21, poiché rendono più precisa e meno rigida la proposta.
E' importante sottolineare che è il fabbricante ad essere responsabile dell'esecuzione delle procedure di valutazione della conformità.
Non posso quindi accettare l'emendamento n. 15 e nemmeno gli emendamenti nn.
19 e 20. Non è possibile adottare il principio della responsabilità congiunta, quando devono essere eseguite le procedure di valutazione della conformità.
Il fabbricante dell'imballaggio è tenuto a garantire che l'imballaggio prodotto e commercializzato sia conforme alle disposizioni contenute nella direttiva sugli imballaggi, la direttiva 94/62.
<P>
Infine vorrei ancora una volta sottolineare che non credo che i consumatori, i fabbricanti e le autorità o l'ambiente acquisiscano un valore aggiunto se questa proposta viene trasformata in una proposta sull'identificazione volontaria dei materiali.
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La onorevole Grossetête ha iniziato ponendomi una domanda diretta, chiedendomi se la Commissione presenterà una nuova proposta.
La risposta è negativa.
Queste voci nascono probabilmente dal fatto che abbiamo avviato la discussione sulla revisione della direttiva sugli imballaggi, ma siamo ancora in una fase estremamente precoce, quindi sarebbe errato affermare che abbiamo una nuova proposta.
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<SPEAKER ID=172 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=15>
Etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari
<SPEAKER ID=173 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0003/99), presentata dall'onorevole Schnellhardt a nome della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 79/112/CEE relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari nonché la relativa pubblicità (COM(97)0020 - C4-0059/97-97/0027(COD)).
<P>
<SPEAKER ID=174 NAME="Schnellhardt">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, dinanzi a noi abbiamo una relazione alla quale il Parlamento si dedica da molto tempo.
Già durante l'elaborazione della direttiva concernente l'etichettatura è stata discussa la questione dell'indicazione degli ingredienti delle bevande alcoliche, peraltro sempre bloccata dal Consiglio.
Commissario Bangemann, al fine di evitare malintesi così come avvenuto in occasione del nostro ultimo incontro nello stesso luogo e alla stessa ora, desidero precisare fin dall'inizio che ringrazio per la puntualità con la quale è stata presentata questa relazione.
Ciò risponde esattamente a quanto concordato durante la procedura di concertazione.
Ne sono davvero lieto.
<P>
La proposta della Commissione intende colmare una grave lacuna, e di questo ci rallegriamo.
Al contrario di quanto accade per tutti gli altri prodotti alimentari, per le bevande alcoliche non sono finora previste indicazioni degli ingredienti sull'etichetta.
Malgrado tutti i dibattiti, in Aula c'è accordo su un punto: l'etichettatura recante l'indicazione degli ingredienti delle bevande alcoliche dev'essere introdotta nell'interesse del mercato interno e di un'adeguata informazione dei consumatori.
Le proposte della Commissione sono state appoggiate e migliorate sia nella competente commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori sia nella commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale sia nella commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale.
<P>
La proposta della Commissione non fa riferimento agli aspetti contenutistici dell'etichettatura degli ingredienti.
Desidero sottolinearlo in maniera esplicita.
Essa affronta in primo luogo la questione relativa alle procedure legislative da applicare per fissare la normativa in materia di etichettatura; a tale proposito emergono idee divergenti; devo dire che la situazione assume lentamente contorni assurdi, quando il relatore e i deputati lottano tra di loro, come accaduto in un comunicato stampa della collega Lulling che mi ha accusato di essere causa dell'ossessione e dei ritardi della mia commissione.
Signor Commissario, la prego di confermare che sono venuto da lei un anno fa e che all'epoca abbiamo tentato di convincere i servizi giuridici della Commissione e del Parlamento a predisporre un parere comune.
Finora non siamo riusciti a conseguire tale risultato, in quanto non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione in merito.
<P>
Questo è stato anche uno dei motivi per cui ho provocato un ritardo, perché mi sarebbe piaciuto sapere quale fosse l'atteggiamento giusto.
Ci sono due pareri diversi.
Ritengo che la proposta sia orientata verso l'ottenimento del consenso da parte del Consiglio, ma a mio giudizio non è affatto logica.
Tre diverse procedure legislative per adottare lo stesso provvedimento normativo, una misura a tutela del consumatore, devono suscitare le proteste di un deputato, in particolare nel caso in cui s'intenda applicare la procedura di codecisione solo per le bevande alcoliche e i vini aromatici.
Nel Trattato di Maastricht ci è stato concesso il diritto di codecisione per le questioni inerenti all'etichettatura e desidero ribadire questo diritto, anche nell'ambito della parità di trattamento di altri comparti, come la birra o le bevande alcoliche.
<P>
Dobbiamo liberarci una volta per tutte della nomea, secondo la quale molto spesso in occasione delle discussioni sul vino o sulla birra il Parlamento perda del tutto la ragione.
Pertanto, in fase di elaborazione della relazione sono partito dai seguenti presupposti: primo, l'etichettatura di prodotti alimentari, compresa quella delle bevande alcoliche, tesa ad assicurare l'informazione del consumatore, costituisce in linea di principio una misura che riguarda il mercato interno e la protezione del consumatore.
La normativa di riferimento è rappresentata dalla direttiva concernente l'etichettatura dei prodotti alimentari.
Di conseguenza, l'etichettatura degli ingredienti deve avvenire nell'ambito di tale direttiva.
Non è vero, anche se certamente poi lo si affermerà, come già fatto in precedenza, che l'etichettatura del vino potrebbe essere realizzata soltanto nel quadro di disposizioni particolari, perché è un prodotto agricolo.
Qui non si tratta del prodotto agricolo vino, ma dell'etichettatura di prodotti e dell'informazione ai consumatori.
<P>
Secondo, a livello di etichettatura degli ingredienti, tutte le bevande alcoliche devono essere trattate nella stessa maniera.
Ciò vale per quanto concerne sia l'aspetto temporale, in particolare la contestuale entrata in vigore delle disposizioni, sia le procedure da applicare.
A tale proposito in Parlamento non vi sono opinioni discordanti.
<P>
Terzo, la parità di trattamento di tutte le bevande non esclude che per ogni categoria possano venir elaborate specifiche direttive in materia di etichettatura che tengano conto delle peculiarità delle singole bevande.
In base alla proposta presentata dalla commissione per la protezione dell'ambiente ciò è possibile.
La reazione dei settori interessati evidenzia che la parità di trattamento di tutte le categorie di bevande non si limita ad una possibilità astrusa.
Non spetta a me in qualità di relatore e non spetta al Parlamento in qualità di organo legislativo prendere le difese di una o dell'altra parte.
Il nostro compito consiste nell'assicurare condizioni quadro uguali ed evitare eventuali discriminazioni.
Pertanto occorre applicare una procedura unitaria e varare scadenze uguali per tutti.
Questo principio è contenuto nella proposta della commissione per la protezione dell'ambiente.
Domani dobbiamo decidere se ci schieriamo a favore di un ampio coinvolgimento del Parlamento o se lasciamo al Consiglio l'onere di occuparsi di alcune etichettature.
Onorevole Lulling, non si tratta di ossessione, ma se nel suo comunicato stampa leggiamo che conformemente al Trattato il vino e le bevande alcoliche devono essere etichettate in base alla regolamentazione in vigore per il mercato vinicolo, questa sì che è una prova di ignoranza!
E' il colmo!
<P>
<SPEAKER ID=175 NAME="Klaß">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, c'è molta emozione in Aula.
Ritengo che il consumatore debba essere informato; egli deve senz'altro essere informato.
Questo è il principio su cui siamo tutti d'accordo.
Difficile è invece decidere come si debba configurare in dettaglio tale informazione.
Oggi discutiamo dell'etichettatura di bevande con un titolo alcoli metrico superiore all'1, 2 percento, ossia una vasta gamma di bevande dei tipi più disparati, che va dal vino alle bevande contenenti alcol e ai cosiddetti alcopops.
Ogni bevanda è di per sé speciale e si differenzia in maniera radicale dalle altre.
Il vino è una bevanda naturale, prodotta a base di uva, e ritengo che il consumatore sia informato al riguardo.
Soprattutto esistono i regolamenti specifici che precisano, differenziandoli, gli ingredienti ammessi.
<P>
Diverso è il discorso per quanto concerne gli alcopops, le bevande designer .
In questo caso urge adottare una normativa, tesa soprattutto ad assicurare che siano inseriti tra gli alcolici e che vengano commercializzati come tali e non vengano esposti negli scaffali riservati ai succhi di frutta.
La relazione Schnellhardt non si occupa in maniera approfondita dell'etichettatura. Oggi si tratta soltanto di stabilire chi sarà in futuro a decidere in merito a queste indicazioni.
La commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale appoggia la proposta della Commissione volta a precisare dettagliatamente l'etichettatura, ove indispensabile, all'interno delle specifiche disposizioni comunitarie esistenti.
Ad ogni modo, il termine di tre anni per l'attuazione, previsto nella proposta della Commissione, ci appare troppo breve in relazione alla necessaria differenziazione e pertanto chiediamo che sia prolungato.
<P>
Per tutti gli altri prodotti, le norme in materia di etichettatura dovrebbero essere fissate conformemente alla procedura dell'articolo 189 B del Trattato.
Ai fini dell'etichettatura devono essere determinanti criteri obiettivi.
Non bisogna far credere viticoltori e agricoltori che occorrono ulteriori direttive.
Pertanto ci sembra accettabile la proposta della Commissione, da cui emerge che disponiamo di norme comunitarie specifiche e che possiamo trovare una soluzione anche nel campo dell'etichettatura.
<P>
<SPEAKER ID=176 NAME="Lulling">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nel caso di questa relazione in merito ad una proposta di direttiva concernente l'etichettatura per le bevande alcoliche, anche con tutta la più buona volontà non si può certo affermare che chi va piano va sano e va lontano.
Da circa due anni la commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori lavora a questa relazione e ciò malgrado la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e la commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale abbiano già espresso i rispettivi pareri nel novembre e nel dicembre 1997.
Entrambe le commissioni hanno approvato i pareri all'unanimità, fatte salve due astensioni.
Nelle due commissioni 74 deputati hanno partecipato alla votazione sui pareri, che in linea di massima approvano la proposta della Commissione.
Detta proposta si limita a regolamentare le procedure da seguire per l'etichettatura degli ingredienti delle bevande alcoliche e non si addentra nelle questioni tecniche relative a ciò che dev'essere riportato sull'etichetta.
<P>
Già dal 1979 sappiamo che Commissione, Consiglio e Parlamento incontrano difficoltà nel mettere a punto una normativa al riguardo.
Cionondimeno è irresponsabile che la commissione per la protezione dell'ambiente abbia sprecato un anno intero dall'adozione del parere delle commissioni per presentarci una relazione oltremodo contrastata, votata nella prima settimana festiva di gennaio e approvata con soltanto 24 voti a favore, 15 contrari e un'astensione.
Perché si è agito così?
Perché il relatore e i componenti della commissione per la protezione dell'ambiente che lo appoggiano non vogliono capire che, secondo il Trattato, il vino e gli alcolici nelle loro diverse forme sono prodotti agricoli, la cui produzione e commercializzazione sono soggetti alla normativa relativa al mercato del vino?
Per tutte le altre bevande alcoliche, compresa la birra, esiste un'altra base giuridica.
<P>
Di conseguenza, giustamente, la Commissione ha proposto dove - e non come (questo verrà specificato più avanti) - debbano essere applicate per queste due grandi categorie le norme concernenti gli ingredienti delle bevande alcoliche.
Che ci piaccia o meno, per quanto riguarda la politica agricola vale il principio giuridico dell'articolo 43, che prevede soltanto l'audizione del Parlamento.
In merito alle disposizioni legislative che attengono all'etichettatura delle altre bevande alcoliche che sono prodotti industriali è opportuna la codecisione.
Forse è comprensibile, anche se non provo alcuna comprensione per questi legulei, che molti deputati - come direbbe De Gaulle, di tous azimuts - parlino di codecisione e cerchino di ottenere questo diritto anche dove non è previsto dal Trattato.
<P>
L'ossessione del relatore - è stato proprio lui a parlarne -, tesa ad applicare la procedura di codecisione anche nel caso dell'etichettatura dei prodotti agricoli, sta ormai assumendo contorni grotteschi. Signor Presidente, lei sa che abbiamo ripresentato proposte ragionevoli della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale.
Siamo d'accordo sul fatto che le disposizioni in materia di etichettatura degli ingredienti per entrambe le categorie entrino in vigore contestualmente.
Possiamo anche accettare che ciò accada entro tre anni, ma ogni altra decisione è contraria al disposto del Trattato e pertanto mi auguro che l'Assemblea approvi quanto da noi proposto.
<P>
<SPEAKER ID=177 LANGUAGE="EN" NAME="Whitehead">
Signor Presidente, vorrei difendere il relatore dagli attacchi che gli sono stati rivolti dal suo stesso gruppo.
Non è colpa dell'onorevole Schnellhardt se questa relazione è rimasta a lungo nei cassetti della commissione.
Non è colpa dell'onorevole Schnellhardt se ci si è testardamente rifiutati di ammettere che le politiche comuni per l'etichettatura hanno bisogno di procedure comuni.
Non è colpa dell'onorevole Schnellhardt se ci sono stati, per usare un eufemismo, numerosi esempi di atteggiamento ostruzionistico.
<P>
La maggior parte dei membri della commissione ritiene legittimo e anzi urgente che le disposizioni comunitarie aventi lo stesso obiettivo vengano sottoposte alla medesima procedura legislativa, ossia quella prevista dall'articolo 189 del Trattato CE.
Questo deve valere sia per le specifiche disposizioni comunitarie qui menzionate che per tutte le altre bevande alcoliche.
Non partecipiamo, né vogliamo partecipare, ad una discussione sul contenuto delle etichette, che per il momento riguarda altri.
<P>
Non vogliamo immischiarci in una polemica fra Nord e Sud, o fra i sostenitori di un particolare settore del mercato agricolo e i paladini di altri settori.
Non vogliamo essere coinvolti nella crociata contro le bevande alcoliche, eccezion fatta per quei settori in cui i nuovi prodotti potrebbero rappresentare un pericolo per la salute degli ignari.
Vogliamo un parere uniforme, che consideri tutti i prodotti alcolici riconosciuti, legittimi e tradizionali. Ecco perché alcuni emendamenti, e in particolare il n.
9 e il n. 15, cercano di includere il sidro e il perry nell'elenco standard , insieme al vino, ai liquori e alla birra.
<P>
Mi appello agli entusiasti del vino affinché contribuiscano allo spirito di compromesso per elaborare una procedura comune.
Noi tutti dobbiamo fare la nostra parte.
Anch'io ho fatto la mia, e sono disposto ad accettare l'emendamento dell'onorevole Bébéar (appoggiato dal penultimo oratore) relativo ai potenziali pericoli delle nuove bevande alcoliche, i cosiddetti alcopop .
Lo faccio ben consapevole che tali bevande vengono prodotte nel mio stesso collegio elettorale.
Quelli che hanno votato per me fabbricano questi prodotti.
Sono pronto a mettere a verbale, adesso, che tali bevande sono pericolose e devono essere trattate in modo particolare.
<P>
Non ho osservato lo stesso spirito di compromesso fra coloro che vengono a dirci che bere vino è un'esperienza culturale, che in qualche modo dovrebbe essere esclusa dagli accordi e dai controlli di questo Parlamento.
Coloro che lo sostengono e che fanno affermazioni così deprimenti, non solo offendono l'intelligenza dei consumatori europei - la stragrande maggioranza dei quali concorderebbe con l'onorevole Schnellhardt, e il sofferto frutto delle sue fatiche in materia.
Peggio ancora, essi offendono questo Parlamento, dicendo che vi è un settore, in materia di etichettatura, che dovrebbe essere escluso dal controllo e dalla supervisione di questo Parlamento.
Non posso accettare tale atteggiamento, e spero che questo valga anche per il Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=178 LANGUAGE="DE" NAME="Schleicher">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le bevande costituiscono parte dell'alimentazione.
Nella mia regione, la Baviera, già nel XV secolo abbiamo stabilito che anche i consumatori hanno diritto a regole chiare; la birra rappresenta pur sempre parte dell'alimentazione dei bavaresi.
Inoltre vi sono altre bevande.
Ora i medici raccomandano di assumere almeno tre litri di liquidi al giorno, lasciando al consumatore la scelta tra le bevande da ingerire.
Tuttavia per il consumatore è importante conoscere la qualità di ciò che sceglie.
Non credo che egli voglia sapere se una certa bevanda ricada sotto la normativa del mercato agricolo o di un altro comparto del mercato interno; egli vuole piuttosto disporre di informazioni attendibili.
<P>
Mi riferisco a coloro che forse hanno ingerito una quantità eccessiva di alcol e pertanto non ne devono bere altro, ma anche a coloro che ad esempio soffrono di diabete e vogliono sapere quanto zucchero residuo sia contenuto in una determinata bevanda.
Si tratta di aspetti che oggigiorno rivestono molta importanza e penso che noi abbiamo bisogno di una normativa che tenga conto della situazione attuale e non releghi da una parte la birra e il sidro e dall'altra il vino; ritengo che in questo campo abbiamo bisogno di una base realistica.
Desidero lanciare un appello alla ragione; reputo che la relazione Schnellhardt fornisca la base adatta; sarei pertanto lieto se il Parlamento aderisse alla proposta.
<P>
<SPEAKER ID=179 LANGUAGE="DA" NAME="Riis-Jørgensen">
Signor Presidente, vorrei rivolgere un sentito ringraziamento all'onorevole Schnellhardt per l'ottima relazione.
Credo che sia importante, come hanno sottolineato molti dei miei colleghi questa sera, non dividere in due il mercato delle bevande alcoliche.
La conditio sine qua non è che vengano applicati requisiti uniformi all'indicazione degli ingredienti sull'etichetta di birra, vino e superalcolici.
Questa è la prima cosa.
La seconda è che le norme dovranno entrare in vigore contemporaneamente per evitare che ci siano regole diverse, a seconda che si beva birra, vino o superalcolici.
Terzo: per garantire regole uniformi, è necessario utilizzare la stessa procedura decisionale ed applicare le stesse norme con piena partecipazione del Parlamento europeo. Quindi, a nome del guppo liberale, vorrei appoggiare l'emendamento n.
1 relativo all'aggiunta dell'articolo 129 A nella procedura decisionale. Vorrei anche appoggiare l'emendamento n.
23 che prevede che sulla bottiglia debba essere indicato il titolo alcolimetrico oppure quanti bicchieri vi sono contenuti, affinché noi che guidiamo o anche altri sappiano quanto possono bere senza danni per la salute. Vorrei anche sostenere l'emendamento n.
12, nel quale si preferisce il termine «ingredienti» all'espressione «elaborato mediante», ed infine - come già detto - è molto importante discutere delle bevande alcoliche nel loro insieme, appoggio quindi gli emendamenti nn. 15 e 9.
<P>
Spero davvero che domani sia possibile approvare questa relazione.
So molto bene che esistono grosse differenze tra il Nord e il Sud; ritengo tuttavia incredibile - e sono assolutamente d'accordo con l'onorevole Whitehead - che quando si parla di consumo di vino si parli di cultura, mentre il consumo di birra viene visto come qualche cosa di totalmente diverso.
In entrambi i casi si tratta di liquidi che si consumano in compagnia, in occasione di feste o di cene.
Spero davvero che sia possibile trattare tutti questi elementi in modo uniforme e con piena partecipazione del Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=180 NAME="Cabrol">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la presente proposta di modifica della direttiva 79/112/CEE riguarda l'etichettatura, la presentazione e la pubblicità delle derrate alimentari con particolare riferimento alle bevande alcoliche.
Tale proposta, pur non fissando le regole di etichettatura degli ingredienti, permette tuttavia di indicarli nei cinque regolamenti comunitari già esistenti.
La Commissione europea propone l'entrata in vigore di tali informazioni entro tre anni a partire dal 1- luglio 1998.
<P>
Permetteteci alcune osservazioni.
Per prima cosa, vogliamo congratularci con la Commissione europea che tiene conto della necessità del consumatore di essere informato sugli ingredienti delle bevande alcoliche.
Dobbiamo tuttavia esprimere la nostra preoccupazione riguardo alle nuove bevande a contenuto alcolico destinate ai giovani chiamate premixate o alcopops , che non rientrano nella presente proposta.
Queste bevande sono presentate e pubblicizzate in modo da attirare i giovani e possono costituire un vero e proprio danno per la salute pubblica.
E' quindi importante che gli ingredienti e la gradazione alcolica di tali bevande siano riportati sull'etichetta.
E'pure urgente che la Commissione europea presenti un testo su tali bevande, dette analcolici anche se il contenuto è alcolico, che devono assolutamente essere messe in vendita nel reparto dei vini e degli alcolici.
<P>
Infatti, alcune di tali bevande hanno una gradazione alcolica superiore a 3 o 4 gradi; la loro esistenza è spesso ignorata e il loro gusto è mascherato dallo zucchero.
Alle bevande interessate da queste modalità di etichettatura e menzionate nell'articolo 6, paragrafo 3, è il caso di aggiungere anche le bevande e i cocktail aromatizzati col vino, che rientrano nel regolamento 1601/91/CEE.
<P>
La birra invece, non rientra in alcun regolamento comunitario specifico e deve essere quindi esclusa da questo articolo.
E' per questo motivo che vi chiederò di sostenere l'emendamento n. 14 e di respingere l'emendamento n.
9 del relatore. Questo stesso articolo 6, paragrafo 3, fissa una scadenza di tre anni, a partire dal 1- luglio 1998, per l'applicazione delle modalità di etichettatura.
La scadenza del termine lo rende fin d'ora inapplicabile perché il lasso di tempo è troppo breve in rapporto all'adozione della direttiva.
La scadenza proposta dall'emendamento n. 14 è quindi assai più realista.
<P>
Infine, come sottolinea il relatore della commissione per l'agricoltura, la mozione «elaborata con l'aiuto di» sembra meno appropriata della mozione «preparata con l'aiuto di».
Preferiamo quindi questa ultima formulazione che è d'altronde ben nota ai consumatori nel settore alimentare.
<P>
<SPEAKER ID=181 NAME="Marinucci">
Signor Presidente, al mio paese si dice: «Chi troppo vuole nulla stringe».
Non lo so se questo è il caso dell'onorevole Schnellhardt, perché mi auguro che la sua relazione, debitamente emendata, possa alla fine ricevere il voto positivo di quest'Aula.
È certo però che l'aver voluto tentare, da parte dell'onorevole Schnellhardt, di inserire il vino fra le bevande per la cui etichettatura dovrebbe essere applicata la procedura di cui all'articolo 189 B del Trattato ha comportato un grave ritardo, un ritardo imperdonabile.
La Commissione esecutiva aveva infatti inviato al Parlamento il provvedimento, di cui trattiamo questa notte, il 10 febbraio del 1997.
La commissione per l'ambiente, competente per il merito, aveva dato l'incarico all'onorevole Schnellhardt il 16 aprile del 1997, quasi due anni fa.
E si trattava di un provvedimento urgente, tanto più che la stessa commissione era in ritardo sui tempi indicati dall'articolo 6 della direttiva 112 del 1979.
Ciò nonostante la commissione per l'ambiente - che normalmente, grazie all'efficienza del suo presidente, esamina ed approva le relazioni con grande celerità - ha dovuto trattare questo argomento per ben tre volte nell'arco di due anni, affrontando un numero imprecisato di rinvii strategici, magari in vista di tornate elettorali.
Perché?
Perché l'onorevole Schnellhardt, appellandosi all'importanza - peraltro da tutti condivisa - di far decidere il Parlamento nel più vasto campo possibile, ha voluto sottrarre il vino all'ambito dei provvedimenti specifici ad esso relativi, senza tener conto del fatto che per il vino l'etichettatura è parte integrante della sua stessa definizione: vino da tavola, di qualità, eccetera.
<P>
Noi, rappresentanti dei territori, orgogliosi di esseri grandi produttori di vino, non possiamo essere d'accordo, e al riguardo desidero ringraziare il gruppo a cui ho l'onore di appartenere, per avermi consentito di dirlo in quest'Aula.
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No, non siamo d'accordo: non, o non solo, per difendere i produttori, anche se si tratta di una categoria di cui nella nostra Europa è più che giusto tener conto, visto l'apprezzamento di cui meritatamente godono in ogni parte del mondo; non, o non solo, per difendere la produzione delle nostre regioni ma anche e, direi, soprattutto per difendere i consumatori europei e non, ivi compresi, Presidente, colleghi, i grandi bevitori di birra, per il caso, che auguro loro, in cui decidano - qualche volta e anche più volte - di bere un buon bicchiere di vino.
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<SPEAKER ID=182 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Signor Presidente, dal punto di vista della sanità pubblica sarebbe difficile pensare a un settore amministrativo più importante delle norme che regolano la qualità dei generi alimentari.
Dal punto di vista dell'agricoltura, poi, bisogna riconoscere ai produttori agricoli e all'industria alimentare il merito di fare sempre ogni sforzo per fornire prodotti alimentari di qualità, che soddisfino le esigenze dei consumatori.
Dal punto di vista della riforma agricola, infine, non c'è bisogno di dire che il processo di estensivazione costituisce una base adeguata per la produzione di materie prime di qualità nel settore alimentare.
Esso rappresenta un aggravio dei costi per i produttori, ma purtroppo non ha avuto una risposta finanziaria positiva da parte del mercato.
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Le economie agricole dell'Unione europea, al pari di quelle dei paesi terzi, si stanno avviando a grandi passi verso la globalizzazione; nel quadro dei colloqui sul commercio mondiale è quindi essenziale che quei paesi che si impegnano per rispettare adeguati criteri di qualità dei prodotti e tutela dei consumatori non vengano messi in difficoltà da paesi come gli Stati Uniti (proprio quello che sta accadendo ora).
Sono completamente d'accordo: l'etichettatura dei prodotti alimentari dev'essere chiara, standardizzata e priva di tecnicismi.
Nonostante la nostra ansia di rintracciabilità e trasparenza dobbiamo stare molto attenti ad evitare un'eccessiva regolamentazione, che potrebbe soffocare l'innovazione e la ricerca di nuovi prodotti.
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In quanto agli organismi geneticamente modificati ripeterò quanto ho affermato in precedenza.
Non si dovrebbe immettere nella catena alimentare alcun prodotto che sia geneticamente modificato o che contenga ingredienti geneticamente modificati finché non sia stato sottoposto ad una completa sperimentazione; anche allora sarà necessaria una chiara etichettatura.
Per placare i timori dei consumatori, suggerisco di contrassegnare le etichette di tutti i prodotti che contengono ingredienti geneticamente modificati con un colore specifico.
Auspico inoltre la realizzazione di un programma d'informazione sui processi d'ingegneria genetica applicati all'agricoltura.
In questo campo bisognerebbe basarsi sui fatti, e non reagire emotivamente a campagne tese unicamente a giocare sulle paure dei consumatori.
Da questo punto di vista è necessario un efficace programma d'informazione destinato ai consumatori.
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<SPEAKER ID=183 NAME="Bébéar">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, onorevole Schnellhardt, credo che abbiate tutti torto.
Credo che non abbiate capito il nostro modo di procedere e che sbagliate di grosso.
Onorevole Whitehead, io sono un medico: non accetto neanche per un solo istante che lei possa supporre che sostengo l'alcolismo.
Mi batto tutti i giorni per combattere questa piaga e non posso accettare che lei ci parli degli alcopops .
Bisogna temere questa dannosa bevanda ed eliminarla dal nostro consumo perché è pericolosa per i giovani.
Onorevoli Whitehead e Schnellhardt, vi invito a riflettere un po' sulla cultura della nostra Europa e su quel che rappresenta, come segno di festa, un buon bicchiere di vino o di whisky , onorevole Whitehead, bevuto in misura ragionevole.
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Credo, onorevoli colleghi e cari amici, che non vi siate resi conto che, meno di quindici giorni fa, abbiamo votato l'importantissima riforma dell'organizzazione comune del mercato viti-vinicolo.
In quell'occasione, abbiamo cercato di difendere il principio della qualità, della produzione regionale e il rispetto delle nostre tradizioni del vino e delle bevande alcoliche, nell'interesse del consumatore e della sua diversità a livello europeo.
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Onorevole Schnellhardt, l'etichettatura costituisce una parte integrante del testo che abbiamo adottato, in quanto fissa le regole di presentazione del vino, propone al grande pubblico le denominazioni, le indicazioni di origine quali gli châteaux , i Riversaltes , i Prädikat , come li chiamate voi in tedesco, onorevole Schnellhardt, i Q&A, eccetera.
Siamo qui per difendere una certa cultura rientrando nella logica della nostra recente organizzazione comune del mercato vinicolo.
Vogliamo rispettare i consumatori e vogliamo difendere il vino: pertanto, onorevole Schnellhardt, domani mattina voteremo contro la sua proposta.
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<SPEAKER ID=184 LANGUAGE="EN" NAME="Gillis">
Signor Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Schnellhardt per la sua chiara e concisa presentazione di una legge complessa e ricca di implicazioni emotive.
Per quanto riguarda l'etichettatura delle bevande alcoliche, personalmente ritengo che i consumatori abbiano il diritto alla trasparenza e ad informazioni esaustive.
L'etichettatura di tutti i prodotti destinati ai consumatori, e in particolare di tutti gli alimenti, comprese le bevande alcoliche ed analcoliche, è essenziale per offrire al consumatore una chiara descrizione dei prodotti in questione.
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Sono consapevole che le etichette dei prodotti tradizionali solitamente non ne specificavano il contenuto, e comunque l'etichettatura da sola non è una panacea per ogni male.
L'etichettatura dev'essere precisa e soggetta a controlli, per godere della fiducia dei consumatori.
Dichiarazioni imprecise e incontrollate sono inutili e gettano discredito sull'intero sistema.
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Nonostante tutti questi problemi, l'etichettatura svolge un ruolo importante e dovrebbe applicarsi a tutti i prodotti alimentari, comprese le bevande alcoliche.
Al momento di votare, vorrei che la proposta di includere la birra venisse estesa al sidro.
Sosterrò quindi gli emendamenti nn. 15 e 9.
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Per concludere, le informazioni ai consumatori devono essere complete e precise.
Sono quindi favorevole al principio che tutti i prodotti alimentari debbano recare le indicazioni dei propri ingredienti.
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<SPEAKER ID=185 NAME="Bangemann">
Signor Presidente, sono ormai undici anni che partecipo a queste discussioni e ho già assistito a tutti i tentativi di mettere ordine nella questione di cui ci occupiamo stasera.
Adesso la Commissione ha compiuto un nuovo tentativo, che in realtà riguarda più gli aspetti procedurali che quelli contenutistici perché, se toccassimo questi ultimi, faremmo la stessa fine che abbiamo già fatto con le prime due proposte.
Così non si va avanti.
Per tale ragione l'approccio scelto dal relatore e che anche noi abbiamo raccomandato nella nostra proposta è certamente corretto.
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Non voglio immischiarmi in discussioni.
È esatto, onorevole Lulling, ho parlato con il relatore, ma non so se egli abbia causato un ritardo nella presentazione della proposta.
Sono propenso a credere a quanto lei afferma, ma non intendo immischiarmi nella faccenda.
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Che cosa abbiamo proposto e su che cosa verte la disputa?
Non intendo affrontare la questione di quale prodotto rappresenti più cultura, anche se ci sarebbe molto da dire a proposito.
Il vino viene citato nella Bibbia e questo vuol già dire qualcosa!
Da questo punto di vista non dovremmo condurre una guerra culturale, vino contro birra o zone produttrici di birra contro zone produttrici di vino; dovremmo pensare come far sì che sull'etichetta venga riportato qualcosa di utile per il consumatore.
Questo è ciò a cui tutti noi puntiamo.
È un obiettivo sul quale non ci sono divergenze.
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Se questo è l'obiettivo comune, non è possibile fare a meno di rilevare che per determinate bevande alcoliche possediamo già sia singole disposizioni oltremodo dettagliate sia istituzioni con molta esperienza al riguardo, che svolgono e assolvono i relativi compiti.
In realtà ciò non è né più né meno di quanto proponiamo.Non vogliamo dire che c'è una differenza di qualità tra vino e birra o tra birra e grappa o altro. La domanda è: vogliamo utilizzare ciò di cui già disponiamo per evitare di fare un doppio lavoro?
Onorevole Schnellhardt, è esatto che, se adesso per così dire sovrapponiamo una normativa generale a quella che esiste per il mercato del vino e per la sua commercializzazione, normativa già molto dettagliata, creiamo di sicuro una situazione in cui i consumatori non sanno più che pesci pigliare e in cui soprattutto anche i produttori incontrano difficoltà.
Questa è in realtà l'unica differenza.
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Dalla discussione ho appreso che su questo punto in Parlamento vi sono posizioni molto differenziate.
Ciò è molto positivo per noi, perché possiamo aspettare e vedere quale posizione prevarrà.
Proporrei anche qui di fare lo stesso.
Comunque posso immaginare che il Consiglio tenda ad approvare quanto da noi proposto.
Ma possiamo aspettare di vedere come andrà a finire.
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Mi pronuncerò ora in merito ai singoli emendamenti, in modo che a livello di votazione possiate tener conto anche della nostra posizione. Possiamo accogliere l'emendamento n.
3, nel quale si chiede di inserire un ulteriore considerando che contenga i due obiettivi della proposta, vale a dire sia la tutela dei consumatori sia il consolidamento del mercato interno.
Ciò non rappresenta per noi alcun problema.
Lo stesso discorso vale per l'emendamento n. 17.
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Consideriamo superfluo l'emendamento n. 1, in quanto non è necessaria un'altra base giuridica oltre all'articolo 129 A, perché l'articolo 100 A abbraccia anche la protezione dei consumatori.
Non intendo immischiarmi nella disputa tra servizi giuridici.
Noi abbiamo formulato la proposta così come facciamo sempre, fondandola sulla base giuridica che ci sembra più opportuna.
Ad ogni modo, se si ritiene necessario introdurre anche l'articolo 43, visto che si tratta di prodotti di diverso tipo, nulla vieta di farlo.
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Ho detto in precedenza che distinguiamo tra vino, vino aromatizzato e bevande alcoliche perché possediamo già una dettagliata normativa comunitaria contenente anche disposizioni in materia di etichettatura.
Ci sembra logico che nel quadro della nuova normativa tali disposizioni vengano adeguate per quanto concerne gli ingredienti delle bevande, anche se sul loro contenuto dovremo ancora trovare un accordo.
Avremo di sicuro nuove disposizioni, ma esse dovranno portare all'adeguamento di queste norme specifiche e non viceversa.
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Per le bevande non regolamentate a livello comunitario, quali il vino o il sidro, le disposizioni concernenti l'etichettatura devono essere recepite in direttive della Commissione.
Onorevole Schnellhardt, anche in questo caso sorgeranno forse domande relative alla base giuridica su cui si fonda il testo e sulle modalità di coinvolgimento del Parlamento?
Capisco che il Parlamento preferisce avere a che fare con una procedura che richiede - o quasi - la sua approvazione, rafforzando così la posizione dell'Assemblea.
Ma non ci si può spingere al punto da applicare questo principio anche quando obiettivamente non approda ad alcun risultato ragionevole.
Non è possibile combattere una guerra di competenze a spese di altri.
Non lo ritengo opportuno.
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Possiamo accogliere le migliorie redazionali di cui all'emendamento n. 14 e anche il prolungamento a cinque anni del termine per l'accettazione delle modalità.
Ciò dovrebbe però valere per tutti i prodotti.
Nell'emendamento n. 19 invece si propone che questo valga soltanto per il vino e gli alcolici.
A nostro giudizio si tratta di una disparità di trattamento che non possiamo accettare.
In tal senso non possiamo recepire gli emendamenti nn. 5, 6, 7, 11, 16, 20 e la seconda parte degli emendamenti nn.
9 e 15, mentre la prima parte di questi ultimi due emendamenti è accettabile.
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A nostro parere, gli emendamenti nn.
2, 10 e 18, con i quali si mira a rendere applicabile ad altre bevande quali il sidro o a nuovi prodotti industriali l'articolo 6 della direttiva 79/112, non possono essere accolti, in quanto in questo caso dovremmo subito, parallelamente all'approvazione della direttiva di modifica, indicare sull'etichetta di queste bevande l'elenco degli ingredienti, mentre tale obbligo non sussisterebbe ancora per vino, birra e bevande alcoliche; ciò implicherebbe un'altra disparità di trattamento, ma sull'altro versante.
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Per quanto concerne tali bevande, si tratta più che altro di un problema di raggiro dei consumatori, in molti casi attraverso una rigida applicazione dell'articolo 2 della direttiva 79/112, problema che potrebbe essere facilmente risolto mediante la vigilanza delle competenti autorità degli Stati membri.
Non si tratta quindi di una questione legata al varo di una nuova normativa.
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Nella nostra proposta abbiamo invitato a premettere all'elenco degli ingredienti la dicitura «prodotto a base di» qualora non sia possibile includere in tale elenco tutti gli ingredienti.
Ad esempio, si potrebbe decidere di non inserire l'acqua nell'elenco degli ingredienti di molte di queste bevande, come il whisky , in quanto essa non rappresenta un elemento essenziale.
La onorevole Schleicher ha citato un esempio che mi sembra piuttosto strano.
A suo parere, se il consumatore ha già assunto una certa quantità di alcolici, leggerà l'elenco degli ingredienti per stabilire se può continuare a bere quella bevanda, ma probabilmente in quelle condizioni non sarà più in grado di leggere!
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Nel caso del vino non desideriamo utilizzare il concetto di «elaborazione» e pertanto non intendiamo accogliere gli emendamenti nn. 12 e 22.
A nostro giudizio, gli emendamenti nn. 4 e 13 non risultano accettabili, ma recepiremo l'articolo standard in merito alla consultazione del Comitato scientifico, vale a dire che in linea di principio accettiamo il ruolo del predetto Comitato.
Gli emendamenti nn.
23 e 24 riguardano il problema dell'alcolismo che non è oggetto della discussione, così come non lo ha costituito il problema degli OGM - vedo che purtroppo il collega che si è occupato degli organismi geneticamente modificati se ne è già andato.
In relazione a tale piaga è già stata presa posizione dal punto di vista medico.
Del resto anche l'onorevole Schnellhardt è medico.
Potete intrattenervi al riguardo tra esperti.
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Proteste
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Anche i veterinari sono dei medici e talvolta è più difficile curare gli animali che gli esseri umani.
Ammetto però che l'alcolismo non rappresenta certo un grave problema per gli animali.
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Da ultimo desidero mettere bene in chiaro un punto: a questi prodotti è legata una cultura millenaria.
Non si deve quindi condurre una guerra culturale, ma un fatto dev'essere sottolineato: il problema dell'alcolismo non interessa le bevande che un consumatore acquista e assume perché la qualità del loro gusto è per lui rilevante.
Non importa, se esse siano alcoliche o meno.
Credo che nessuno compri una bottiglia di Pétrusse o di Amarone per ubriacarsi.
Per farlo, ci sono tante altre bevande meno costose! Bisognerebbe tenerne conto.
Non è possibile fare di ogni erba un fascio! In tal modo si farebbe torto a molti, anche ai consumatori.
Il consumatore non è tanto ignorante da sentirsi informato soltanto dopo aver letto tutto ciò che noi prescriviamo!
Il consumatore non va considerato alla stregua di un essere che soltanto noi siamo in grado di istruire.
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Non sono contrario ad aggiungere qualche indicazione sull'etichetta, ma so con certezza quali bevande alcoliche bevo e quali no.
Persino all'interno delle diverse categorie attuo una scelta molto accurata, anche quando sull'etichetta non c'è scritto nulla.
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<SPEAKER ID=186 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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La seduta termina alle 23.25
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