<CHAPTER ID=0>
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Onorevoli parlamentari, vi porgo il benvenuto e dichiaro aperta l'ultima seduta dell'anno 1998.
<P>
<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Il processo verbale dell'ultima seduta è stato distribuito.
<P>
Vi sono osservazioni?
<P>
<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="EN" NAME="Miller">
Signora Presidente, vorrei fare un'osservazione relativamente al processo verbale a proposito della relazione dell'onorevole Oostlander.
Mi complimento con il neoeletto deputato scozzese per il suo intervento durante il dibattito su razzismo e xenofobia.
Vorrei tuttavia sapere se è disposto a condannare insieme a me i nazionalisti di vedute ristrette che, all'interno del suo partito, continuano a esprimere e proferire giudizi razzisti contro gli inglesi.
<P>
<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Onorevole Miller, anche se questa è l'ultima seduta prima di Natale la sua osservazione non riguarda affatto il processo verbale!
<P>
Ha facoltà di parlare l'onorevole Wijsenbeek.
<P>
<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="DE" NAME="Wijsenbeek">
Può dire tranquillamente Wijsenbeek, signora Presidente, la sua pronuncia è corretta.
<P>
(Ilarità) E anche se quella della onorevole Fontaine non sempre lo è, l'ho già perdonata da tempo!
<P>
(Ilarità)
<P>
C'è poi l'onorevole Goedbloed a rendere la situazione ancor più difficile.
Signora Presidente, mi richiamo al processo verbale, pagine 11, 12 e 13, come peraltro già fatto ieri.
L'onorevole Elles, relatore della commissione per il controllo dei bilanci, e il Presidente hanno fatto notare che ritenevano strano il nostro Regolamento.
Signora Presidente, suppongo che in considerazione di ciò riceveremo una proposta di modifica dell'Allegato V del Regolamento da parte della Presidenza dell'Assemblea, se non da parte dell'Ufficio di presidenza.
Non sarebbe forse stato opportuno che l'Ufficio di presidenza avesse affrontato questo tema molto prima all'interno della commissione per il regolamento invece di convocarci con una specie di procedura d'urgenza lunedì a mezzogiorno, quando ormai non potevamo più fare nulla?
<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
Ne prendo atto.
<P>
<SPEAKER ID=7 NAME="Theato">
Signora Presidente, vorrei associarmi a quanto ha detto l'onorevole Wijsenbeek.
A nome della commissione per il controllo dei bilanci avevo già rilevato una situazione di incompatibilità.
In merito al processo verbale, ho visto che le votazioni sul discarico e sulla relazione Ellis sono state verbalizzate, ma non trovo i testi sui quali si è votato e che a mio parere avrebbero dovuto essere riportati nel processo verbale. Infatti, in base all'articolo 6 dell'allegato V al Regolamento, in caso di rinvio in commissione dobbiamo commentare il risultato della votazione nella seduta successiva.
Se non disponiamo dei testi che sono stati votati in aula, sarà difficile svolgere il relativo lavoro.
Insisto pertanto affinché si verifichi che i testi sui quali si è votato figurino nel processo verbale.
Altrimenti non vedo come la commissione per il controllo dei bilanci possa reagire, se dispone solo dei risultati delle votazioni riportati nella prima parte del processo verbale.
<P>
<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente">
Il problema è che non ha avuto luogo la votazione finale, mentre i testi vengono stampati sempre dopo che questa è stata effettuata.
Quindi, una volta che si conosce il risultato, si possono trasmettere alla commissione per il controllo dei bilanci i testi di cui si è parlato e che sono stati approvati, come indica infatti il processo verbale.
Propongo di verificare nuovamente come si possa organizzare meglio la procedura relativa al vostro lavoro.
<P>
<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="DE" NAME="Theato">
Signora Presidente, chiedo che ciò venga fatto al più presto, poiché dovremo presentare una comunicazione in Aula a gennaio, secondo quanto attualmente previsto dal regolamento, e non credo che ciò sia possibile in quanto il processo verbale non contiene i testi che dovrebbe riportare.
Disponiamo pertanto solo del risultato, che compare nelle prima parte del processo verbale, e ciò può naturalmente dar luogo ad un certo disaccordo in merito ai testi.
<P>
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
Verificheremo e provvederemo affinché la commissione per il controllo dei bilanci possa lavorare regolarmente.
<P>
<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="DE" NAME="Graenitz">
Signora Presidente, poiché non sono potuta intervenire sul processo verbale di ieri, vorrei ricordare ancora una volta che questa è l'ultima occasione che hanno i colleghi di firmare la dichiarazione scritta dell'onorevole Martin sulle ripercussioni negative dell'Organizzazione mondiale del commercio sulla protezione degli animali.
Invito i colleghi a sottoscrivere questo testo.
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
Lo abbiamo già fatto e per quest'anno è l'ultima volta!
<P>
<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="EN" NAME="Provan">
Signora Presidente, intervengo a proposito della cerimonia celebrata all'inizio di questa settimana per celebrare il decimo anniversario del premio Sacharov.
Ieri, nei corridoi, ho avuto l'opportunità di parlare con il nostro presidente e gli ho fatto presente che è stato Lord Bethell a istituire il premio Sacharov.
Ritengo ingiusto che il Parlamento non abbia dimostrato gratitudine per questo suo merito, pur avendo invitato in qualità di ospiti alcuni relatori e un paio di altre illustri personalità.
Bisognerebbe pertanto mettere a verbale che fu grazie all'encomiabile impegno di Lord Bethell, amico personale dello stesso Sacharov, che venne istituito il premio. Successivamente fu il relatore a seguirne la procedura parlamentare.
<P>
<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
Molte grazie, onorevole Provan.
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
Signora Presidente, prendo la parola a proposito della pagina 12 del processo verbale in cui vengono riportati i vari interventi a nome dei gruppi prima della votazione sull'articolo 23, vale a dire sulla procedura riguardante il discarico.
Alla pagina suddetta viene riportato, per quanto mi riguarda, che a nome del mio gruppo ho indicato che presenteremo una mozione di censura nel caso in cui venga concesso il discarico.
Questo è palesemente il contrario di ciò che ho detto.
Prima della votazione finale ho affermato che, a nostro parere, esiste un legame ben chiaro tra il rifiuto del discarico e la presentazione di una mozione di censura e che presenteremo - cosa che peraltro faremo dato che abbiamo già un certo numero di firme - una mozione di censura nel caso in cui il discarico non venga concesso.
Chiedo pertanto di procedere a questa rettifica.
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Presidente">
Provvederemo a correggere.
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signora Presidente, vorrei esprimere un'osservazione sulla pagina 23 del processo verbale riguardo al diverbio che mi ha contrapposto all'onorevole Jean-Pierre Cot, che presiedeva la seduta, in merito alle dichiarazioni di voto sulla relazione Elles che egli ha sistematicamente rifiutato.
Si è trattato di un' interpretazione assolutamente autoritaria che noi contestiamo.
D'altronde mi sono recato presso il servizio di seduta dopo la chiusura ed ho potuto constatare che vi era pervenuto un gran numero di dichiarazioni di voto da parte dei deputati e che altre erano giunte per posta elettronica.
L'interpretazione più naturale del Regolamento è che i deputati devono potersi esprimere su una votazione politicamente così importante.
<P>
Come è stato detto dall'onorevole Jean-Pierre Cot, abbiamo scritto già ieri al Presidente del Parlamento europeo per chiedergli di sottoporre la questione alla commissione per il regolamento.
Non si tratta, ben inteso, di un rinvio in commissione nel senso usuale del termine in base al disposto dell'articolo 129, bensì di un rinvio in applicazione dell'articolo 5 che, a sua volta, rappresenta una conseguenza secondaria del rifiuto di votazione sulla relazione Elles.
Si tratta pertanto di un caso totalmente differente dagli altri casi di rinvio alla commissione cui siamo avvezzi.
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Presidente">
Onorevole Berthu, la situazione dal punto di vista giuridico non appare del tutto chiara e va verificata, dopodiché verrà affrontata di conseguenza.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="EN" NAME="Ford">
Signora Presidente, sono rimasto colpito da quanto affermato dall'onorevole Berthu a proposito delle dichiarazioni di voto inviate per posta elettronica.
Sono un convinto fautore delle tecnologie moderne, ma ero persuaso che i deputati dovessero essere presenti in aula per depositare una dichiarazione di voto.
Mi chiedevo se non fosse il caso di dotarmi anch'io della posta elettronica.
<P>
<SPEAKER ID=20 NAME="Presidente">
Onorevole Ford, naturalmente le dichiarazioni di voto per iscritto vengono anche consegnate in forma scritta e, poiché i nostri deputati sono molto aggiornati, utilizzano naturalmente anche i moderni mezzi di comunicazione.
Mi sembra che ciò sia piuttosto interessante.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="DE" NAME="Müller">
Signora Presidente, il gruppo socialista ha presentato ieri una mozione di censura contro la Commissione con lo scopo invece di esprimerle la fiducia.
Desidero pregarla di incaricare la commissione per il regolamento, la verifica dei poteri e le immunità di controllare la ricevibilità di tale richiesta.
<P>
A mio parere essa è contraria forse non alla lettera, ma senza dubbio allo spirito del Trattato europeo.
La prego pertanto a titolo preventivo, per evitare di trovarci in un dilemma a gennaio, di dare mandato alla commissione per il regolamento, la verifica dei poteri e le immunità di verificare detta richiesta.
<P>
(Applausi)
<SPEAKER ID=22 NAME="Presidente">
Onorevole Müller, prendiamo atto della sua richiesta, sebbene lei abbia appena espresso il desiderio che ciò avvenga prima di gennaio.
Questa è l'ultima seduta prima di Natale e non posso pensare che l'Aula approverebbe se proponessimo di convocare i deputati anche a Natale!
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="DE" NAME="Müller">
Signora Presidente, intendevo prima della tornata di gennaio, in modo da non trovarci di fronte ad un dilemma.
<P>
<SPEAKER ID=24 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Müller, ora la sua proposta è più chiara.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signora Presidente, sono davvero sorpresa da quanto affermato dall'ultima relatrice, secondo cui questa Istituzione sarebbe di fronte a un dilemma, in quanto non capisco in che consista il problema.
Come è noto, la proposta di censura è stata depositata correttamente in conformità al regolamento dell'Assemblea.
<P>
Volevo tuttavia riferirmi al processo verbale di ieri.
Si noterà come al punto 7 sul discarico, al secondo paragrafo dopo "Durante la votazione sono intervenuti», il processo verbale sia alquanto esplicito nel descrivere le accuse di ricatto rivolte a tanti e, in un caso specifico, di ricatto veniva incolpato il mio gruppo.
Tuttavia, non trovo un adeguato resoconto della mia risposta, quando ho cioè denunciato l'ipocrisia di queste persone.
Se il processo verbale parla di ricatto, allora bisogna che figuri anche il termine usato da me, ipocrisia, per rispondere a queste calunnie.
<P>
<SPEAKER ID=26 NAME="Presidente">
Procederemo ad una verifica, onorevole Green.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="FR" NAME="Lalumière">
Signora Presidente, a pagina 12 del processo verbale si potrebbe apportare una lieve modifica concernente la mia dichiarazione.
Dopo aver sottolineato l'infelicità di espressione del testo della Commissione, avevo indicato non che il mio gruppo avrebbe votato a favore della concessione del discarico, bensì che il mio gruppo era diviso e che, personalmente, avrei votato a favore.
Avevo però espresso chiaramente che il mio gruppo era diviso e ciò andrebbe precisato.
<P>
<SPEAKER ID=28 NAME="Presidente">
Verrà corretto anche questo.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="EN" NAME="Banotti">
Signora Presidente, col rischio di rovinare il Natale a tutti, stamattina dal parrucchiere ho sentito...
<P>
(Si ride) che si prevedono agitazioni negli aeroporti.
Forse lei sarà in grado di dirci se la situazione a Strasburgo è regolare o se ci sono problemi.
<P>
<SPEAKER ID=30 NAME="Presidente">
Veramente questo non riguarda l'approvazione del processo verbale, ma sono lieta che Mary, come tutte noi, vada dal parrucchiere per fare qualcosa per il suo aspetto!
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David">
Signora Presidente, vorrei solo che venisse messo a verbale che la onorevole Banotti ha un'acconciatura che le dona molto.
<P>
<SPEAKER ID=32 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, onorevole Martin.
Credo che tutti sentiamo già l'atmosfera del Natale, ma ora dobbiamo svolgere il nostro lavoro.
<P>
(Il processo verbale è approvato)
<P>
<CHAPTER ID=2>
Votazioni
<SPEAKER ID=33 NAME="Lagendijk">
Malgrado alcuni timori espressi nel corso delle discussioni e in qualche emendamento presentato alla commissione per i trasporti ed il turismo, il gruppo Verde oggi ha votato a favore della relazione dell'onorevole McMahon, inclusi tutti gli emendamenti della commissione per i trasporti ed il turismo.
<P>
Tale è stata la nostra decisione perché ritengo che la proposta di direttiva della Commissione europea sia un intervento efficace, capace di ravvicinare le legislazioni nazionali e internazionali relative al trasporto fluviale di merci pericolose.
Tale iniziativa comporterà una maggiore sicurezza dei trasporti e una più equa concorrenza tra operatori.
Gli emendamenti presentati dalla commissione per i trasporti di fatto migliorano la direttiva, in quanto prevedono l'istituzione di un regime transitorio che estenderà l'applicazione dei più recenti regolamenti emanati per il fiume Reno a tutte le vie navigabili interne contemplate dalla direttiva fino al momento in cui verrà concluso un accordo internazionale valido.
<P>
I Verdi, tuttavia, avevano e tuttora hanno alcune preoccupazioni a proposito del campo di applicazione della direttiva.
L'articolo 1(2) e (3) prevede che gli Stati membri possano esonerare dalle disposizioni stabilite le vie navigabili interne che non sono collegate alle vie navigabili di un altro paese membro, al punto 2, e le navi militari adibite al trasporto di merci pericolose, al punto 3.
Dato che lo scopo generale è proteggere tutte le vie navigabili dai danni causati da incidenti verificatisi durante queste operazioni, sono convintissimo che si debbano applicare le stesse norme di sicurezza a tutti i tipi di trasporto di merci pericolose, che siano effettuati su vie navigabili nazionali o comunitarie.
Lo stesso criterio dovrebbe essere applicato alle navi militari, in quanto non esiste ragione, che sia morale o ambientale, per escludere tali imbarcazioni dall'obbligo di rispettare i requisiti di sicurezza.
<P>
Mi auguro pertanto che la maggior parte degli Stati membri applichi automaticamente la direttiva alle proprie vie navigabili interne e che le navi militari si adeguino, per quanto possibile, alle norme vigenti per le altre imbarcazioni.
<P>
Relazione Cot (A4-460/98)
<SPEAKER ID=34 NAME="Gahrton e Holm">
Siamo contrari alle conclusioni tratte dalla relazione a proposito della legislazione dell'Unione e, in particolare, sul principio di sussidiarietà.
<P>
Il principio di sussidiarietà introdotto dal Trattato di Maastricht doveva risultare finalizzato a delegare le decisioni al livello più appropriato, nonché a garantire che l'Unione europea non accentrasse su di sé competenze legislative suscettibili di essere meglio attuate ad altro livello politico.
Esso non può però essere trasformato in un principio teso a dimostrare sempre e comunque che la legislazione comunitaria sia la migliore e che non possa quindi essere contestata.
<P>
Siamo contrari in particolare al considerando B, che afferma l'inutilità di applicare il principio di sussidiarietà nei campi in cui sia competente la sola Unione, nonché al considerando C, estremamente contraddittorio, in cui si afferma che il principio di sussidiarietà deve essere applicato, ma che l'intero coacervo normativo dell'Unione europea va comunque mantenuto.
Ciò è completamente in contrasto con gli scopi stessi del principio di sussidiarietà, nei termini in cui essi sono stati presentati all'epoca dell'approvazione del Trattato di Maastricht.
<P>
Abbiamo votato contro la relazione nel suo insieme, perché riteniamo che il principio di sussidiarietà debba costituire un principio in base al quale l'Unione europea non possa prevalere rispetto a legislazioni varate con più efficacia a livello inferiore - nazionale, regionale o locale - o, se del caso, a livello internazionale - OSCE, ONU o Consiglio d'Europa.
<P>
Affinché la legislazione nel suo complesso possa migliorare, occorre a nostro avviso limitare la legislazione comunitaria allo stretto necessario, rendendola prontamente comprensibile e ponendo fine alla prassi di allegarvi dichiarazioni e complementi, che spianano la strada a interpretazioni discordanti e che rendono la legislazione dell'Unione in linea di massima incomprensibile al pubblico.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Programma TEMPUS III
<SPEAKER ID=35 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0464/98), presentata dall'onorevole Evans a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'adozione della terza fase del programma di cooperazione transeuropea per l'istruzione superiore TEMPUS III (2000-2006) (COM(98)0454 - C4-0554/98-98/0246(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=36 NAME="Evans">
Signora Presidente, a nome del mio gruppo sono lieto che la Commissione abbia redatto la presente relazione e mi auguro che venga adottata oggi con gli emendamenti da me proposti.
<P>
Vorrei in primo luogo scusarmi con i miei colleghi della commissione e con la Commissione europea per non aver potuto partecipare alla discussione sugli emendamenti in commissione, ma nel momento ad essi riservato mi trovavo a Heathrow, seduto in aereo con la smania di decollare, dove peraltro sono rimasto per ben altre due ore.
<P>
Sono a dir poco sorpreso del fatto che il Consiglio presumibilmente ignora il ruolo del Parlamento o forse non prevedeva che ci sarebbe stato questo dibattito.
Pare che si sia occupato della stesura della posizione comune il 4 dicembre e il testo nuovo, in francese, mi è pervenuto solamente ieri.
Non si tratta certo di una procedura soddisfacente.
Si sarebbe potuto chiedere di rinviare la relazione in commissione per poter riesaminare il testo nuovo, ma, dopo averci riflettuto, ho deciso di non proporre questa soluzione.
In considerazione del documento ricevuto ieri, posso invece ritirare gli emendamenti 10, 11 e 12, in quanto già inseriti nel testo.
<P>
TEMPUS è molto più di un programma apprezzabile.
Assolve un compito di rilievo nel contribuire allo sviluppo dei paesi dell'Europa orientale e continuerà a farlo anche in futuro. Si tratta di paesi che troppo a lungo sono stati isolati dal mondo occidentale.
Quando le nuove democrazie emergenti muovevano i primi passi, si presumeva che un'università fosse un'università, a prescindere dalla sua ubicazione, Praga o Parigi, Budapest o Birmingham.
La realtà si rivelò ben diversa.
Come è avvenuto per tanti aspetti della vita nei paesi del blocco orientale, anche l'istruzione era un settore molto compromesso.
Il programma TEMPUS era volto a colmare il divario esistente e a costruire nel settore dell'istruzione un ponte per il passaggio agli anni «90: un ponte costruito su fondamenta fatte di aiuti finanziari dell'Unione europea, concessioni di borse per aiutare i docenti a spostarsi e condividere esperienze e per attuare progetti comuni e iniziative a vantaggio reciproco.
Il programma TEMPUS, inoltre, ha consentito dotazioni di strumenti nuovi e moderni in grado di collegare studenti e docenti alle migliori opportunità del settore.
A questo proposito, ricordo di aver visto in Romania edifici in sfacelo che ospitavano al loro interno sofisticati computer dell'ultima generazione acquistati con i finanziamenti di TEMPUS.
<P>
I singoli istituti che beneficiano degli aiuti finanziari di TEMPUS riconoscono apertamente il proprio debito nei confronti di questo programma e dell'Unione in generale.
In un contesto più ampio, l'istruzione svolge un ruolo cruciale nello sviluppo dell'economia e nel dare nuova vita all'industria e a regioni intere.
Per costruire un paese in grado di funzionare bene ci vuole un'economia prospera e robusta e questo obiettivo si raggiunge con investimenti rivolti a tutti i livelli dell'istruzione.
TEMPUS esorta ed assiste i paesi che per migliorare hanno bisogno di incentivi.
Se non esistesse, ci sarebbero gravi disservizi nei sistemi di istruzione di questi paesi e noi, cittadini dell'Europa occidentale e delle nazioni più ricche, risentiremmo sicuramente degli effetti negativi di questa situazione.
<P>
Le nuove proposte di TEMPUS poggiano sulle esperienze acquisite negli ultimi anni.
Molti dei paesi un tempo beneficiari non sono più ammissibili perché ora partecipano a SOCRATES o LEONARDO.
Tra i vari provvedimenti da me richiesti, alcuni emendamenti presentati in merito al documento della Commissione riguardano il collegamento da stabilire tra i programmi nuovi e SOCRATES e LEONARDO, nella speranza di salvaguardare il prezioso lavoro già svolto e i legami già instaurati.
I nuovi paesi partecipanti, gli stati dell'ex URSS, la Mongolia, la Bosnia-Erzegovina, l'Albania e l'ex Repubblica Iugoslava di Macedonia saranno i nuovi beneficiari dei fondi TEMPUS.
So e ho visto come TEMPUS ha aiutato altri paesi a sviluppare il proprio sistema di istruzione superiore; ora dobbiamo garantire e adoperarci al massimo affinché TEMPUS aiuti tutti i partecipanti, vecchi e nuovi.
<P>
Nei miei emendamenti propongo anche di adottare iniziative specifiche per aprire le porte a un maggior numero di studenti provenienti da minoranze etniche e per consentire scambi tra persone appartenenti a minoranze culturali, linguistiche ed etniche di paesi aventi le stesse caratteristiche.
Sarebbe un modo stupendo per costruire l'Europa dei cittadini.
Come ho fatto presente in un altro emendamento, sarebbe essenziale evitare che si creino gruppi svantaggiati.
Dobbiamo garantire che TEMPUS e gli altri progetti europei si rivolgano per quanto possibile a tutti, senza escludere nessuna categoria di persone.
Soprattutto i progetti che vertono sull'istruzione e i giovani devono servire da elemento di coesione tra i cittadini e includere il maggior numero possibile di gruppi sociali.
<P>
La recente relazione di valutazione ha criticato le modalità di spesa di alcuni fondi di TEMPUS.
È vero che alcuni accademici sono forse comprensibilmente più interessati agli aspetti didattici e che si preoccupano meno delle inezie previste ai sensi delle procedure contabili e quelle relative all'assegnazione degli aiuti finanziari.
<P>
Mi auguro vivamente che, in base a quanto afferma la relazione di valutazione, si riesca ad ottenere che i beneficiari dei fondi TEMPUS diano risposte precise. Potremo così guadagnarci la reputazione di essere trasparenti e di poter rispondere dei fondi che vengono spesi.
Si tratta comunque di denaro investito bene e saggiamente e, pur rammaricandomi per il modo in cui il Consiglio ha presentato il nuovo documento, spero sinceramente che il Parlamento stamattina sostenga la presente relazione.
<P>
<SPEAKER ID=37 NAME="Christodoulou">
Signora Presidente, come opportunamente illustrato dal relatore onorevole Evans, in sostanza il programma concorre a trasformare la cultura in un bene economico per paesi che ne hanno molto bisogno.
<P>
Sotto l'aspetto puramente finanziario, come accadeva nelle fasi precedenti, il programma TEMPUS III non dispone di un quadro o di un impegno finanziario distinto.
Tuttavia, il finanziamento delle azioni dipende dai due programmi PHARE e TACIS e quindi la loro possibile applicazione è correlata alle risorse disponibili per i due programmi, partendo dal presupposto che essi continueranno ad esistere e a svilupparsi.
Di ciò dobbiamo tener conto nel valutare le modalità di attuazione del programma.
<P>
Una seconda osservazione riguarda la valutazione dell'ammontare dei finanziamenti; in effetti, non è possibile basarsi sulla dotazione finanziaria delle fasi precedenti perché, come già detto, diversi sono gli Stati interessati e gli scopi perseguiti.
Ciò presuppone comunque l'esistenza di risorse disponibili, giacché è imprescindibile che la Commissione assicuri l'esistenza dei dati finanziari, che purtroppo mancano nelle sue comunicazioni.
D'ora in poi è indispensabile fornire tali dati, per permetterci di sapere a che punto stiamo e per garantire la necessaria trasparenza specie da quando vi è di norma una doppia fonte di finanziamento; infatti, le spese d'esercizio derivano da PHARE o TACIS e le spese tecniche dalla Fondazione per la formazione professionale.
Nel caso specifico, signora Presidente, vorrei osservare che alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione compete la grande responsabilità di seguire l'esecuzione di detti programmi, evitando il ripetersi di quanto talvolta accaduto nei periodi precedenti.
È necessario assicurare anche una maggiore flessibilità e adattabilità, stando sempre attenti a selezionare le azioni effettivamente attuabili.
Come correttamente precisato dall'onorevole Evans, ciò risulta rilevante anche sotto l'aspetto finanziario.
Infine, si devono garantire la coesione e la complementarità con altre azioni, in modo da assicurare la maggiore efficacia possibile nel collegare azioni diverse aventi finalità concrete.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="DE" NAME="Hawlicek">
Signora Presidente, a nome del mio gruppo vorrei congratularmi con l'onorevole Evans per la sua relazione e vorrei sottolineare quanto sia importante il programma TEMPUS.
Proprio per le nuove democrazie dell'est la cooperazione in campo culturale e formativo riveste molta importanza; si tratta infatti di due settori nei quali possiamo collaborare, su un piano di parità, con le nuove democrazie e con i futuri membri dell'Unione europea.
Sottolineo pertanto in modo particolare l'importanza di detto programma.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EN" NAME="Banotti">
Signora Presidente, oggi è l'ultimo giorno di seduta prima delle vacanze di Natale, pertanto l'onorevole Evans sarà particolarmente felice di sentire che siamo completamente d'accordo con lui.
Non sapevo che la posizione comune fosse arrivata soltanto ieri e mi associo alla sua opinione a proposito dell'inadeguatezza della procedura seguita.
Vorrei formulare un paio di osservazioni a proposito della relazione dell'onorevole Evans, che approviamo senza riserve.
<P>
Egli asserisce giustamente che, per lo sviluppo di questi paesi, l'istruzione occupa una posizione di rilievo.
Alcuni anni fa ho constatato di persona quanto fosse critica la situazione delle dotazioni, in particolare delle attrezzature scientifiche, in molti dei paesi che hanno fruito degli aiuti.
Stavolta la nostra rete sarà molto più estesa e mi auguro solo che non sia troppo poco fitta.
Se nessuno sarà al corrente di quanto stiamo facendo, tranne poche persone sparse in zone molto vaste e solo in alcuni paesi, il valore del programma andrà perduto.
<P>
Un tema che va affrontato riguarda la nostra possibilità di essere informati in merito all'evoluzione della situazione dei sistemi di istruzione di questi paesi.
Abbiamo assistito all'effetto sorprendente che il programma SOCRATES ha avuto nei nostri paesi.
Soprattutto all'interno del mio gruppo, siamo preoccupati a causa dell'evidente scarsità dello stanziamento attribuito per tentare di realizzare ciò che è una rappresenta uno dei maggiori successi della Comunità.
<P>
Mi auguro che, prendendo spunto dalla relazione dell'onorevole Evans, si trovi il modo di essere tenuti al corrente, meglio se direttamente dalle persone che hanno ricevuto gli aiuti, degli effetti concreti prodotti dal programma TEMPUS nei vari paesi.
Un proverbio cinese dice che se uno ama i suoi figli, deve farli viaggiare.
Noi non abbiamo avuto molte esperienze di viaggi in confronto ai nostri studenti che vanno regolarmente nei paesi dell'Europa orientale: è un campo nel quale potremmo migliorare molto le nostre conoscenze.
<P>
Siamo lieti di poter sostenere gli emendamenti dell'onorevole Evans e auguriamo buon Natale a lui e a tutti coloro i quali hanno ricevuto gli aiuti del programma TEMPUS.
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="FI" NAME="Ryynänen">
Signora Presidente, desidero anch'io congratularmi con l'onorevole Evans per la sua valida relazione che appoggio pienamente.
Nel corso di tutto questo decennio il programma TEMPUS è stato uno strumento importantissimo ed efficace per i PECO e, successivamente per quelli della CSI, a sostegno di un insegnamento universitario più ampio e più efficace.
Per le università dei PECO, il programma in parola si è tradotto in maggiori possibilità di partecipare ai programmi comunitari a favore dell'istruzione.
<P>
A partire dal 2000, il programma TEMPUS III proposto dalla Commissione, sarà orientato a sostenere, in quanto parte delle iniziative PHARE e TACIS, i paesi legati all'Unione europea da un accordo di partenariato che non possono partecipare agli altri programmi comunitari.
L'iniziativa è in primo luogo volta a riformare l'amministrazione delle università e a svilupparne l'attività didattica, anche mediante l'apertura di contatti con il mondo imprenditoriale.
Non è mai abbastanza insistere sull'importanza dell'istruzione universitaria per il processo di rinnovamento economico e sociale dei paesi beneficiari degli aiuti.
<P>
Dal momento che le risorse a titolo dei programmi PHARE e TACIS sono limitate, come è stato qui sostenuto, è assolutamente indispensabile vigilare per un'efficace coordinamento con le altre azioni comunitarie al fine di beneficiare al massimo di tali iniziative.
Condivido l'opinione del relatore per quanto riguarda i settori prioritari, come altresì la necessità di attribuire un'attenzione specifica alla partecipazione degli studenti delle varie minoranze ai programmi di scambio.
I corsi di lingua e di cultura rientrano indubbiamente fra le misure complementari che è necessario sostenere sin dall'inizio.
<P>
Rispetto al passato, il nuovo programma TEMPUS dovrà essere dotato di una funzione politica di maggiore spicco e inserirsi nel contesto degli sforzi compiuti dai paesi beneficiari a favore della stabilizzazione.
TEMPUS è infatti anche uno strumento per la cooperazione transfrontaliera fra gli attuali Stati candidati e quelli associati ed è importante che i settori prioritari del programma siano conformi a quelli delle iniziative PHARE e TACIS.
Tramite l'istruzione, il programma TEMPUS deve sostenere la riforma economica, democratica e amministrativa.
<P>
Il territorio formato dai paesi beneficiari del programma è estremamente vasto e, nel contempo, molto eterogeneo, tanto da rendere necessaria una strategia apposita per i diversi paesi e gruppi di paesi.
Rafforzando la ricerca europea è possibile avvicinare tali paesi alla Comunità, a diversi livelli, nonché approfittare dei risultati dell'unificazione.
<P>
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="EN" NAME="Kerr">
Signora Presidente, ho apprezzato l'osservazione dell'onorevole Ryynänen a proposito delle clamorose proteste politiche - in inglese «hue»; il sottoscritto di nome Hugh, che si pronuncia come «hue», si appresta stamattina a presentarvi il suo intervento.
<P>
Sono favorevole alla relazione dell'onorevole Evans per una serie di motivi.
Innanzitutto, dal mio punto di vista di vecchio professore universitario con 25 anni di anzianità, mi fa piacere vedere che tutti questi soldi vengano spesi per proteggere il posto di lavoro di molti miei amici di lunga data.
Dopotutto, esiste l'eventualità che l'anno prossimo debba riunirmi nuovamente a loro anch'io, anche se, come l'onorevole Evans sa bene, questo non accadrà.
<P>
In secondo luogo, la relazione mi piace perché, come mi informa l'onorevole McMahon, TEMPUS I è stato gestito da un brava signora proveniente dalla contea scozzese dell'Ayrshire, Leslie Wilson.
Non c'è dubbio che il merito del programma vada attribuito alla sua origine geografica e all'abilità amministrativa di una scozzese.
Ne vado particolarmente fiero perché sono il numero uno del partito socialista scozzese in lizza alle prossime elezioni europee, che garantiranno il mio ritorno l'anno venturo.
<P>
In terzo luogo, l'apprezzo perché l'ha redatta il mio amico onorevole Evans, che è l'essenza dell'istruzione superiore fatta persona.
Mi dice di avere due lauree alla London University e un dottorato honoris causa alla Brunel University.
Ciò getta un'ombra sulla reputazione di quest'ultima università, ma sono sicuro che sia un'ottima partecipante al programma TEMPUS.
<P>
L'apprezzo perché fa opera di divulgazione di cultura in tutta l'Unione europea e crea un collegamento con i paesi candidati.
Tuttavia, anch'io, come l'onorevole Evans, sono perplesso a proposito del volume delle risorse necessarie.
Ci servono più fondi per questo programma e per tutti i programmi del settore istruzione in modo da renderli operativi, in particolare per i nuovi Stati membri.
<P>
L'apprezzo perché la mia amica, la onorevole Müller, che è il tormento della Commissione, mi dice che si tratta di un programma amministrato bene e che il dentista della signora Cresson non c'entra per niente.
Possiamo pertanto aver fiducia circa il modo in cui viene gestito.
<P>
Per tutti questi motivi, dovremmo sostenere il programma in questione.
Peraltro, come l'onorevole Evans, anch'io tengo a sottolineare che il Consiglio sarebbe piuttosto offensivo se adottasse la posizione comune senza neppure curarsi del parere del Parlamento.
Direi che si tratta di un'infrazione alle regole dell'accordo interistituzionale.
Sarebbe bello poter ritirare il nostro parere, onorevole Evans, e trattenerlo per altri sei mesi, ma non vogliamo penalizzare le università solo perché il Consiglio si è comportato male.
Dovremmo però senz'altro esprimere la nostra riprovazione per l'accaduto.
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="DE" NAME="Lukas">
Signora Presidente, grazie al tipo di collaborazione previsto da TEMPUS nuove regioni si apriranno ai contatti con l'Unione europea.
In merito al programma TEMPUS III che sta per iniziare, mi sembra sia particolarmente importante verificare attentamente che le priorità stabilite di volta in volta corrispondano alle esigenze nazionali dei paesi beneficiari.
La Commissione dovrà fare in modo che, alla luce delle critiche esposte nella relazione di valutazione, il nuovo programma venga applicato in modo decisamente più efficiente.
Proprio in considerazione del ruolo chiave che svolgono le iniziative in materia di istruzione superiore nel processo di integrazione, la Commissione e tutti gli altri artefici dell'iniziativa si assumono una responsabilità estremamente grande.
Vorrei espressamente appoggiare il relatore quando sostiene che le misure a favore della mobilità andrebbero previste anche per coloro che stanno studiando, in quanto non rappresentano solo, come afferma il relatore, una "quantité negligeable» , bensì costituiscono il perno su cui ruota tutta l'iniziativa.
<P>
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signora Presidente, il programma TEMPUS ha avuto successo e ha reso all'istruzione superiore nei paesi dell'Europa centrale e orientale un contributo senza confronti.
<P>
In considerazione dei profondi cambiamenti intervenuti nella realtà politica in cui opera e della prospettiva sempre più concreta di un nuovo ampliamento, è giunto il momento di valutare e aggiornare la situazione per prepararci alla terza fase.
Dato che questi paesi stanno convertendosi all'economia di libero mercato, è di particolare interesse contribuire al riordino dei programmi d'istruzione in funzione di un adeguamento ai nuovi imperativi economici e anche dell'acquisizione delle competenze necessarie all'attività imprenditoriale.
Inoltre, gli interventi relativi ai programmi di studio dovrebbero consentire a docenti e studenti universitari di saperne di più dell'ethos dell'Unione europea, del ruolo che svolge nel mondo, delle nostre priorità politiche e delle responsabilità derivanti da cittadinanza europea e adesione.
Il programma «Jean Monnet» è riuscito a raggiungere alcuni di questi obiettivi all'interno dell'Unione europea stessa.
Potremmo ricavarne un insegnamento e applicarne gli elementi migliori a TEMPUS III.
<P>
Rinnovo i miei complimenti al relatore e rimango in attesa dell'iniziativa che il Parlamento prenderà nei confronti del Consiglio dopo il pessimo trattamento riservato alla questione nella decisione di ieri.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="FI" NAME="Virrankoski">
Signora Presidente, la relazione dell'onorevole Evans, ora all'esame, rientra nella riformulazione della politica comunitaria a favore della gioventù e della cultura.
Sinora il Parlamento ha esaminato una prima volta la nuova normativa di base dei programmi Socrate e Leonardo, del programma per la gioventù e di quello quadro per la cultura.
Ora si tratta della continuazione di TEMPUS.
In vista delle sfide del prossimo millennio, la commissione per la cultura ha svolto un vastissimo lavoro per elaborare tali iniziative ed è perciò il caso di esprimerle tutta la nostra riconoscenza.
Desidero, in particolare, ringraziare l'onorevole Evans della presente relazione.
<P>
L'insegnamento e la ricerca universitari gettano le basi a una società nuova e nel corso dei secoli sono stati caratterizzati da una vocazione internazionale che ha consentito di raccogliere il sapere più avanzato e di metterlo a disposizione di tutti.
È perciò quanto mai naturale che l'Unione europea attribuisca un grande valore proprio allo sviluppo della cooperazione fra le università.
Il programma TEMPUS, destinato ai PECO, è stato varato nel 1990 ed è continuato senza interruzione.
Dal punto di vista dell'estensione geografica, l'iniziativa in procinto di iniziare è meno estesa, dato che la maggior parte dei paesi candidati all'Unione europea partecipa già ai programmi SOCRATES e LEONARDO.
<P>
È estremamente importante coinvolgere i giovani, in particolare gli studenti universitari, in attività internazionali, dato che gli studenti di oggi saranno i protagonisti della società di domani.
Un periodo di studio all'estero, anche se breve, apre nuove prospettive nei confronti della comunità internazionale e delle relazioni fra i popoli e sebbene l'obiettivo primario resti un approfondimento delle conoscenze, lo scambio di studenti contribuisce a un approccio del tutto nuovo nei riguardi delle questioni e dei problemi internazionali.
<P>
Lo scambio di studenti e di docenti, nonché lo sviluppo amministrativo e dei metodi di insegnamento, comportano ovviamente anche ulteriori vantaggi immediati, ampliano e rafforzano le conoscenze.
È nondimeno importante rendersi conto del fatto che non sempre siamo la parte che dà, bensì anche quella che riceve.
<P>
<SPEAKER ID=45 NAME="Papoutsis">
Signora Presidente, onorevoli parlamentari, come sapete TEMPUS è il frutto della volontà politica espressa dai Capi di stato e di governo al Vertice di Parigi del novembre 1989 e a Strasburgo nel dicembre dello stesso anno.
<P>
Il sostegno e la collaborazione di tutte le Istituzioni - tra cui Parlamento, Consiglio e Comitato economico e sociale - hanno portato rapidamente, in data 7 maggio 1990, alla decisione di istituire il programma TEMPUS, ovvero il necessario quadro legislativo volto ad adattare alle specifiche condizioni dei paesi dell'est il frutto dell'esperienza maturata con i programmi comunitari ERASMUS e COMET relativi all'istruzione.
<P>
Come attestano le numerose valutazioni e le relazioni annuali in vostro possesso, sin dalla sua attuazione - nel 1990 per i paesi PHARE e nel 1994 per i paesi TACIS - il programma TEMPUS ha contribuito positivamente, nel corso delle sue varie fasi di sviluppo, al riassetto e all'ammodernamento dei sistemi di istruzione superiore nei paesi interessati.
Inoltre, possiamo affermare con sicurezza che è stato all'altezza delle nostre aspettative.
TEMPUS era rivolto alle iniziative degli istituti universitari all'interno di un quadro definito di priorità e sempre in accordo con le autorità nazionali.
In tal modo abbiamo soddisfatto con efficacia le esigenze specifiche dei nostri partner .
La maggior parte dei paesi associati dell'Europa centrorientale, che hanno aderito a TEMPUS sin dal suo avvio, sono ormai entrati in una nuova fase di rapporti con gli Stati membri dell'Unione, partecipando in modo integrato e totale ai programmi comunitari SOCRATES e LEONARDO.
Tuttavia, i paesi non associati dell'Europa centrorientale, i nuovi Stati indipendenti dell'ex URSS e la Mongolia hanno approfittato di detto programma in un secondo tempo; in questi paesi esiste ancora un ampio campo d'azione per TEMPUS, che è l'unica istituzione oggi in grado di promuovere validamente in quelle regioni l'adeguamento del mondo universitario alle nuove condizioni sociali ed economiche.
In effetti, proprio a questi paesi si rivolge la proposta di TEMPUS III.
Nel rispondere all'interrogativo sollevato dalla onorevole Banotti, vorrei dire che la Commissione sta elaborando una relazione sulle ripercussioni riscontrate nei sistemi educativi dei paesi beneficiari; ovviamente, la relazione si soffermerà su ciascun singolo Stato.
<P>
Signora Presidente, vorrei complimentarmi con l'onorevole Evans in particolare per l'ottima qualità della sua relazione, che si riscontra in tutto il documento e che mette in risalto gli importanti obiettivi del programma oggi in discussione.
<P>
Relativamente agli emendamenti avanzati dal Parlamento, la Commissione ritiene che molti di essi arricchiscano e illustrino ancor meglio la proposta iniziale ed è quindi in grado di accogliere gli emendamenti nn. 1, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 9 e 17, presentati dall'onorevole Evans a nome della commissione per la cultura, nonché l'emendamento n.
14.
La Commissione non può invece accogliere l'emendamento n. 6 relativo ai dati economico-finanziari, che la Commissione non è in grado di prevedere.
La dotazione finanziaria destinata a TEMPUS viene stabilita di anno in anno nell'ambito della procedura di ripartizione del bilancio tra i vari paesi beneficiari dei programmi PHARE e TACIS.
Nella sua relazione giustificativa, la Commissione aveva menzionato, a titolo indicativo, le somme a disposizione di TEMPUS negli anni precedenti. Non è possibile, però, dare per scontate le somme che saranno destinate a TEMPUS dai programmi in vigore dopo il 2000, poiché manca ancora una programmazione economico-finanziaria relativa alle norme da applicare ai suddetti paesi dal 2000 in poi.
Inoltre, non possiamo accogliere l'emendamento n. 16 concernente la natura e il ruolo del comitato che coadiuverà la Commissione nell'attuazione del programma.
A tale proposito, restiamo in attesa delle nuove decisioni che verranno prese in merito alla comitologia.
La Commissione, tuttavia, desidera insistere sul testo della propria proposta, elaborato in conformità alla proposta sulla comitologia approvata il 24 giugno 1998. La Commissione non può accogliere nemmeno l'emendamento n.
13, concernente la fissazione del livello di flessibilità nella gestione dei progetti, né l'emendamento n. 15 sull'aggiunta di condizioni, il cui effetto indiretto sarebbe una limitazione sia dell'ambita flessibilità che dello scambio di informazioni su tutte le iniziative.
La Commissione ovviamente comprende lo spirito dei suddetti emendamenti, ma ritiene che la proposta iniziale dell'emendamento n. 15 dia al testo un senso più chiaro e completo.
Venendo infine all'emendamento n. 18 sull'introduzione di una serie di azioni e provvedimenti strutturali, la Commissione non ritiene opportuno includere tali integrazioni.
La definizione di provvedimenti di carattere strutturale e/o complementare, così come enunciato, rientra tra le competenze del comitato TEMPUS, che verrà costituito mediante la suddetta risoluzione.
I provvedimenti in questione sono strettamente legati alle priorità concordate ogni anno con le autorità competenti di detti paesi.
<P>
La Commissione presenterà prossimamente al Consiglio una proposta modificata relativa a TEMPUS III che, oltre a comprendere i dieci emendamenti del Parlamento già accolti, terrà in debito conto anche le aspirazioni dell'Aula nella misura in cui lo permetterà la nostra proposta al Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=46 NAME="Presidente">
Molte grazie, Commissario Papoutsis.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
Passiamo ora alla votazione.
<P>
(Il Parlamento approva il progetto di risoluzione legislativa)
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Hulthén">
Ringrazio il relatore per avere svolto un ottimo lavoro su una relazione certo importante.
Il programma TEMPUS, finalizzato all'interscambio paneuropeo in materia di istruzione superiore, rappresenta un contributo importante allo sviluppo non soltanto delle strutture dell'istruzione superiore, ma anche delle strutture democratiche nei PECO non associati e negli Stati dell'ex Unione sovietica.
<P>
Per quanto riguarda i paesi inclusi nel programma TEMPUS, ove democrazia e libertà civili vengano disattese dai regimi al governo, come nel caso della Bielorussia, tengo a ribadire con vigore l'importanza di alcuni obiettivi del programma in particolare, come quelli relativi al rafforzamento dell'indipendenza dell'istruzione superiore migliorandone le strutture amministrative, o al maggiore risalto da dare al ruolo dell'istruzione superiore, decisiva ai fini del processo di riforme economiche, sociali e politiche.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Partecipazione dell'Ungheria alla politica audiovisiva
<SPEAKER ID=48 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0467/98), presentata dalla onorevole Leperre-Verrier a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi d'informazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione della Comunità in seno al consiglio di associazione, in merito alla partecipazione dell'Ungheria ad un programma comunitario nel quadro della politica audiovisiva comunitaria (COM(97)0562 def. C4-0637/97-97/0311(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="FR" NAME="Leperre-Verrier">
Signora Presidente, si è proposto di associare l'Ungheria al nostro programma comunitario MEDIA II.
Dopo i settori dell'istruzione, della gioventù e della cultura, che hanno consentito l'associazione ai nostri programmi di un certo numero di paesi dell'Europa centrale ed orientale tra cui l'Ungheria, questa decisione riguarda un altro ambito fondamentale per la preadesione: quello dell'audiovisivo.
Questo settore in piena trasformazione è particolarmente interessante in quanto è caratterizzato da notevolissimi progressi tecnologici e costituisce un importante mezzo di espressione anche in termini di identità e cittadinanza.
Questo è almeno l'obiettivo perseguito dalla creazione dello spazio audiovisivo europeo.
<P>
Va inoltre osservato che il programma MEDIA II è soltanto un elemento della politica audiovisiva europea, i cui capisaldi sono contenuti nella direttiva «Televisione senza frontiere». Si tratta comunque di due aspetti che hanno in comune numerosi obiettivi.
E' pertanto evidente che la partecipazione dei paesi candidati al programma MEDIA II è condizionata dai loro progressi in materia di armonizzazione, se non addirittura di allineamento legislativo alle direttive europee.
<P>
E' lecito chiedersi se le modalità d'applicazione di questa decisione, di portata politica non trascurabile, siano all'altezza della posta in gioco e in grado di perseguire l'obiettivo fissato.
Vale la pena ricordare il principio di associazione.
L'Ungheria parteciperà a tutte le azioni che rientrano nel quadro del programma MEDIA II, conformemente alle condizioni definite dal programma e applicabili in tutti gli Stati membri.
Spetta tuttavia all'Ungheria creare, su scala nazionale, le strutture adeguate.
<P>
A tal fine l'Ungheria dovrà creare, in collaborazione con la Commissione, una «cellula MEDIA».
Sul piano finanziario, l'Ungheria verserà ogni anno un contributo destinato a coprire la sua partecipazione al programma.
Questo contributo ammonterà, per il periodo 1998-2000, a circa 650.000 Ecu. Tuttavia essa è stata autorizzata, come previsto dal protocollo aggiuntivo, a coprire il contributo finanziario per il 50 percento con la sua dotazione PHARE.
<P>
Nondimeno occorre considerare il fatto che l'allineamento della legislazione ungherese ai testi in materia di audiovisivi europei e, in particolare, alla citata direttiva «Televisione senza frontiere» rappresenta ancora un problema e dovrà pertanto costituire l'oggetto di uno stretto coordinamento tra l'Unione europea e l'Ungheria.
Lo sviluppo dello scenario audiovisivo ungherese è infatti ancora fragile e un po' paradossale.
L'eliminazione del monopolio di Stato per quanto riguarda i mezzi di informazione è stata introdotta, a seguito dei capovolgimenti politici del 1989, come uno dei principali obiettivi della riforma. Tuttavia ci sono voluti almeno sette anni e la promulgazione nel 1996 della legge sui mezzi di informazione, perché questo obiettivo cominciasse a concretizzarsi.
Si trattava, infatti, non soltanto di affermare un principio, ma anche di porre fine al monopolio dell'informazione, della produzione e della diffusione nonché di riorganizzare l'intero settore dell'audiovisivo.
<P>
Il nuovo assetto normativo, che pone l'Ungheria tra i paesi dell'est maggiormente dotati a garantire la libertà di informazione, ha sinora beneficiato soprattutto il servizio pubblico in quanto in effetti, al di fuori del servizio pubblico, le ritrasmissioni via satellite, così come la diffusione via cavo, non sono sottoposte ad alcuna regolamentazione.
Ciononostante questa libertà rischia, per i suoi stessi eccessi, di allontanare l'Ungheria dall'espressione della propria identità nazionale e di avvantaggiare soltanto le produzioni non europee.
Naturalmente esistono, nel quadro della legge attuale, timidi sforzi volti ad incoraggiare l'industria cinematografica locale.
Inoltre, è in fase di studio una nuova legge sul cinema, mentre la legge del 1996 deve essere emendata per rispondere alle esigenze europee.
<P>
Direi che è in questo contesto che sono comparse le difficoltà che hanno, in un primo tempo, condotto a differire la votazione su questo progetto di associazione in seno alla commissione per la cultura.
In effetti l'Ungheria, che già si era impegnata nel processo di preadesione e aveva manifestato il desiderio di partecipare in qualità di partner a pieno titolo al programma MEDIA II, la primavera scorsa ha deciso di autorizzare l'installazione sul suo territorio della società di radiodiffusione HBO, filiale della società americana Time Warner che trasmette dall'Ungheria in Polonia e per via satellite.
Questa decisione è stata adottata non tenendo conto di alcuna regolamentazione europea e facendo concorrenza sleale alle società europee che, invece, rispettano i propri obblighi.
<P>
Non mi soffermerò sulle fasi negoziali seguenti.
Mi sono recato di persona in Ungheria, su invito del Segretario di stato per la cultura, nello scorso mese di ottobre.
I pochi giorni trascorsi a Budapest, nel corso dei quali ho incontrato i responsabili ungheresi del settore, sono serviti a rafforzare la mia convinzione che le autorità ungheresi fossero animate da buona volontà e consapevoli della necessità di adeguare la loro legislazione.
Forse non avevano la consapevolezza - e quindi non sentivano l'urgenza - del fatto che, in fin dei conti, risolvendo la questione relativa a HBO avrebbero reso un servizio al paese, piuttosto che fare semplicemente un favore all'Unione europea in vista dell'adesione.
<P>
Temo, sfortunatamente, che vi siano ancora alcuni malintesi.
Per questo mi sono rallegrato della promulgazione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla televisione transfrontaliera che conferirà all'organo competente per la regolamentazione del Consiglio d'Europa, l'ORTT, la facoltà di elaborare ed adottare le misure necessarie.
Tuttavia, sul versante dell'allineamento legislativo, le prospettive di evoluzione sono piuttosto vaghe, talvolta contraddittorie, e sarebbe auspicabile un maggiore rigore.
<P>
Tengo a dire che, alla luce di questi eventi, mi sorgono dei dubbi quanto alla validità del metodo che prevede da subito l'associazione dei paesi candidati al programma MEDIA.
Vi sono esperienze passate in merito.
Per taluni paesi dell'Europa centrale e orientale, il programma TEMPUS è stato, in un certo senso, l'anticamera dell'associazione al programma SOCRATES.
Anche per l'audiovisivo si sarebbe potuto prevedere un percorso simile per assistere quei paesi nello sviluppo di detto settore.
Ancora una volta mi rincresce che il programma PHARE non offra più la possibilità di finanziare azioni in campo culturale.
<P>
In conclusione, benché non si possa ignorare che l'Ungheria ha compiuto importanti progressi in materia audiovisiva e che è un paese di grande cultura, specie nel campo cinematografico, occorre tuttavia che essa manifesti in modo più incisivo la sua volontà di aderire ai nostri valori culturali comuni e che trovi i mezzi per mantenere le promesse fatte nei nostri confronti in materia di riforma legislativa.
In particolare dovrebbe rispettare il calendario che ha fissato e a cui, purtroppo, non sembra affatto attenersi.
Ecco perché, pur esprimendo parere favorevole all'associazione dell'Ungheria al programma MEDIA II, ho presentato alcuni emendamenti - mi riferisco in particolare agli emendamenti nn. 1 e 3 volti ad inserire un certo grado di condizionalità all'associazione dell'Ungheria.
<P>
Spero che il Consiglio e la Commissione condivideranno questa impostazione e a tal proposito gradirei, signor Commissario, conoscere il punto di vista della Commissione.
Dobbiamo effettivamente dare un segnale politico forte, senza dimenticare che l'Ungheria sarà il primo paese ad associarsi al programma MEDIA.
Occorre altresì tener presente che altri paesi candidati all'adesione si sono anch'essi impegnati nel delicato processo di allineamento legislativo e che osservano sia noi, sia quanto accade in Ungheria e in Polonia.
Non lasciamo che questi due paesi diventino i cavalli di Troia degli interessi americani nel settore audiovisivo europeo.
<P>
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="EN" NAME="Evans">
Signor Presidente, vorrei esordire ringraziando la relatrice per il suo lavoro e l'eccellente relazione che ci ha presentato stamattina.
È importante che rappresenti il proseguimento della relazione precedente su TEMPUS.
È indispensabile che tutto in Ungheria e negli altri paesi venga adeguato prima possibile.
La partecipazione dell'Ungheria ad un programma comunitario sui mezzi d'informazione riveste molta importanza in quanto, come è noto a tutti, la libertà dei mezzi d'informazione è cruciale per ogni democrazia.
<P>
Di tutti i paesi emergenti dell'Europa orientale, l'Ungheria è il più avanzato e il più preparato a partecipare al programma MEDIA II, in quanto le sue strutture tecniche e amministrative sono a un livello più progredito.
Recentemente mi sono recato a Budapest e posso dire che, rispetto ad altri paesi dell'Europa orientale, l'Ungheria sta ottenendo ottimi risultati.
Naturalmente ci fa molto piacere che il paese possa anche assicurare un proprio contributo finanziario.
Inoltre, è pronta per garantire la libertà di informazione, cosa che è sempre stata nostro interesse e anche nostra preoccupazione.
<P>
La relazione fa presente che tali libertà potrebbero distogliere l'Ungheria dall'obiettivo di esprimere la propria identità nazionale.
Si tratta di una questione seria che dovrebbe preoccuparci.
A mio avviso, in Ungheria e in alcuni degli altri paesi, troppo spesso si sentono canzoni dell'Europa occidentale e si guardano film per lo più americani o prodotti all'estero.
Soffocare cultura, lingua e identità dei paesi candidati non è nell'interesse di un'Europa più forte e più unita.
Per questa ragione apprezzo particolarmente l'emendamento n. 7 presentato della relatrice che afferma la possibilità di usare l'ungherese come lingua veicolare.
Anzi, personalmente sarei ancora più ambizioso, perché non ritengo che si possa dare il benvenuto a nuovi paesi nell'Unione europea, che si tratti di MEDIA II o di qualsiasi altro programma, dicendo loro che sono liberi di aderire, purché parlino una delle lingue che usiamo noi.
So che per l'ungherese è un problema.
Ogni nuova lingua crea problemi.
Non è possibile però costruire con successo l'Europa soffocando la lingua o l'identità culturale dei paesi.
Mi rendo conto che si tratta di un'impresa ardua, ma va sicuramente affrontata.
<P>
La partecipazione dell'Ungheria al programma MEDIA II non solo sarà importante, ma aiuterà anche l'attuazione della direttiva «Televisione senza frontiere».
<P>
Come sottolineato dalla relatrice, dobbiamo chiederci come mai l'industria audiovisiva sia così importante.
Nella società odierna noi tutti sappiamo che l'industria audiovisiva assolve una funzione di importanza straordinaria e, trattandosi di uno strumento di comunicazione, è di gran peso per motivi economici e per la creazione di posti di lavoro.
Una considerazione espressa più volte nella nostra commissione a proposito di questa e delle altre relazioni è che l'industria audiovisiva ha una posizione di rilievo anche per la tutela degli aspetti culturali della vita e per lo sviluppo culturale.
Contribuisce inoltre a salvaguardare l'identità nazionale.
Se verrà usata adeguatamente, in quei paesi porterà rispetto e creerà spazio per le lingue e le culture minoritarie e per i cittadini delle minoranze etniche.
Sono lieto di sottolineare un dato importante, ovvero l'esigenza assoluta di fare tutto il possibile per accogliere nuovi paesi nell'Unione europea tramite il programma MEDIA II - che è soltanto un esempio - e per assicurarsi che essi rispettino le loro lingue, culture e religioni minoritarie, ma anche che si adoperino a incentivarle, perché un'Europa costruita su fondamenta di culture solide e di rispetto per la cultura e la lingua minoritaria altrui sarà in futuro più prospera e ricca di successi.
Concludo dicendo di essere molto favorevole alla relazione e mi congratulo con la relatrice per la sua presentazione.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="EN" NAME="Perry">
Signor Presidente, l'interesse che nutro per questo argomento non nasce unicamente dalla mia appartenenza alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi d'informazione, ma anche perché faccio parte della commissione parlamentare mista con l'Ungheria.
Ritengo che le commissioni parlamentari paritetiche possano occuparsi del monitoraggio di programmi come MEDIA II o altri programmi comunitari a cui già partecipano i paesi candidati.
Le commissioni parlamentari paritetiche possono assumersi questa prerogativa.
<P>
Tutti sappiamo che l'Ungheria ha chiesto di aderire all'Unione europea già nel 1989.
Ma quello che i governi, la classe politica e gli stessi cittadini dell'Ungheria vanno ripetendo con insistenza è che l'Ungheria fa parte dell'Europa da sempre e che quello che chiede ora è semplicemente di aderire all'Unione europea.
Nel corso degli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una trasformazione straordinaria del paese il quale, grazie a nuovi regimi politici e riforme socio-economiche, ha già raggiunto i presupposti economici e politici per l'adesione.
L'Unione europea deve fare tutto quanto è in suo potere per incentivare e promuovere l'adesione dell'Ungheria all'Unione e la partecipazione a questi programmi nella fase di pre-adesione è un evento di particolare valore.
<P>
Ci troviamo, tuttavia, in una fase cruciale dei preparativi dell'adesione ed è un fatto straordinario poter aprire le porte ai paesi candidati, invitarli a partecipare ai programmi dell'Unione e incoraggiarli ad adottare i regolamenti comunitari.
Condivido senza riserve l'inclusione dell'Ungheria nel programma MEDIA II.
Sono a favore della proposta e mi associo ai complimenti rivolti alla relatrice per la sua relazione.
Il settore audiovisivo nel suo complesso svolge un ruolo decisivo per promuovere lo sviluppo della società civile, soprattutto nelle nuove democrazie dell'Europa centrale e orientale.
Sappiamo che la programmazione audiovisiva nell'Unione europea non è facile e di certo sarà ancora più difficile nei paesi che desiderano l'adesione.
<P>
La politica audiovisiva europea trae i suoi principali orientamenti dalla direttiva «Televisione senza frontiere».
Condivido l'esigenza di aiutare e incoraggiare i paesi a salvaguardare la propria cultura.
Non a caso sono convinto che non si possa ottenere questo risultato tramite contingenti o controlli, ma piuttosto incentivando e sostenendo la promozione e la produzione di programmi nazionali.
Mi auguro che il programma MEDIA II sia all'altezza di detto compito.
<P>
In conclusione, vorrei associarmi ai colleghi che hanno sollecitato interventi più incisivi da parte dell'Unione e dei paesi candidati per garantire che essi possano adottare l'intero acquis del settore audiovisivi.
Una volta ottenuto questo risultato, potremo tutti accogliere nell'Unione l'Ungheria, che potrà vantare un settore audiovisivo efficace e valido.
<P>
<SPEAKER ID=52 NAME="Presidente">
Molte grazie onorevole Perry.
<P>
Onorevoli deputati, manca ancora il gruppo Verde al Parlamento europeo, che avevamo tralasciato per motivi di ordine amministrativo.
Dunque, prima di dare la facoltà di intervenire all'onorevole von Habsburg, mi permettano di dare la parola per due minuti all'onorevole Kerr.
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="EN" NAME="Kerr">
Signor Presidente, i nuovi laburisti vogliono decisamente che il mio nome non compaia nei libri di storia nelle pagine dedicate alla cultura.
<P>
In primo luogo, vorrei complimentarmi con la onorevole Leperre-Verrier per aver prodotto un'altra relazione di qualità.
Effettivamente, alla riunione dei coordinatori, fui io a suggerire in sua assenza che la relazione venisse affidata a lei perché sapevo che avrebbe fatto un ottimo lavoro.
<P>
Mi soffermo in particolare sulla preoccupazione da lei espressa a proposito del monitoraggio in quanto ritengo utile seguire con attenzione tutti gli aspetti messi in evidenza.
Vorrei sottolineare quanto lei dice a proposito di un programma di preadesione, che potrebbe essere una buona idea.
Colgo l'occasione per rilevare l'importanza della questione delle risorse.
Ho appena saputo che gli olandesi hanno approvato solamente 90 milioni di ecu per il programma quadro culturale, il che corrisponde a un vero e proprio insulto nei confronti del Parlamento che aveva richiesto 250 milioni di ecu, in virtù della posizione di rilievo che tale programma occupa.
La Commissione, a dire il vero, aveva concesso 167 milioni di ecu e lo stanziamento a cui hanno acconsentito gli olandesi è un disonore.
Gli eventi dimostrano quanto sia importante la dotazione finanziaria per far fronte alle esigenze dei programmi.
È di essenziale importanza che il programma MEDIA II possa disporre di maggiore risorse.
<P>
La questione del potere dei mezzi di comunicazione in Ungheria riveste particolare interesse.
Quando ero ragazzo, le case di produzione cinematografica in Gran Bretagna riconoscevano che il cinema ungherese avesse una parte di rilievo nel cinema europeo.
Come ha fatto notare la onorevole Leperre-Verrier, veniva finanziato dal vecchio apparato statale che ora è stata demolito, come peraltro è avvenuto per tanti altri settori dell'apparato statale in Ungheria.
Dobbiamo cercare di assistere, sostituire e dar nuova vita al cinema ungherese, che all'interno dell'Unione darebbe un prezioso contributo al cinema europeo.
<P>
Sono favorevole alla presente relazione e terminerò il mio intervento nei tempi assegnati per dar prova del mio spirito natalizio.
Auguro buon Natale a tutti.
<P>
<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="DE" NAME="von Habsburg">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo desidero esprimere il mio personale ringraziamento alla onorevole Leperre-Verrier per la sua ottima relazione.
Non ci capita spesso di avere relazioni eccellenti e lei può dunque andarne fiera.
Desidero tuttavia riesaminare alcuni punti di questa relazione poiché, a mio avviso, si tratta di questioni di importanza fondamentale.
<P>
In Ungheria, proprio in questo campo, si sono registrati sviluppi decisamente positivi, specie a partire dal 1996, quando è stata gradualmente introdotta la nuova legislazione sui mass media.
Si sono incontrate grandi difficoltà, poiché, come tutti sappiamo, i mezzi di comunicazione di massa sono molto importanti dal punto di vista politico e per questo motivo i partiti si danno battaglia. Fortunatamente oggi in Ungheria esiste una disputa tra i partiti e non arrivano solo ordini dall'alto.
Il processo ha subito un rallentamento, ma è iniziato ed ora procede speditamente.
<P>
Vorrei solo far presente che in Ungheria si è avviato un cambiamento in senso decisamente liberale e che pertanto si può parlare di un vero progresso.
Desidero ringraziare in modo particolare la relatrice per essere stata capace di rilevare, sulla base di questo sviluppo, quanto sia pericoloso lasciare che una piccola cultura nazionale vada perduta.
In Ungheria, come ha già giustamente ricordato l'oratore che mi ha preceduto, lo sviluppo della cultura dei film e dei media è iniziato molto tempo fa.
Personalmente ho dei ricordi in tal senso, che risalgono ai tempi in cui egli era probabilmente solo un bambino.
Ad esempio quando, durante la seconda guerra mondiale, prendevo parte alle riunioni degli ungheresi a Hollywood, erano presenti quasi tutte le celebrità cinematografiche.
Tuttavia non conversavamo in inglese, ma in ungherese, poiché il loro inglese era così modesto che io preferivo parlassero l'ungherese per riuscire a capirli.
<P>
In Ungheria c'è ancora tanto talento, che può essere ben utilizzato per favorire lo sviluppo generale della cultura europea.
Vorrei quindi ringraziare la relatrice per essersi espressa in modo molto cortese e diplomatico sulla concorrenza internazionale in questo settore.
La concorrenza è di una brutalità inimmaginabile.
In realtà, con l'impiego di milioni di dollari, ci si batte per il controllo dell'intero sistema dei mezzi di comunicazione di massa in tutti questi nuovi Stati.
Vi sono paesi ove queste forze, in pratica, hanno già ottenuto un successo pieno.
Basti citare l'esempio della situazione nella Repubblica ceca, dove in pratica c'è un evidente controllo dei mass media da parte degli americani, anche se si tratta di società private.
<P>
Ringraziando il cielo in Ungheria le cose non sono andate allo stesso modo poiché le emittenti televisive più grandi, anche quelle private, sono oggi in gran parte di proprietà ungherese ed europea.
Questo è un fatto positivo se vogliamo mantenere la cultura europea.
Dobbiamo darci da fare poiché ci sono anche altri paesi nei quali questa minaccia è forte; prendiamo ad esempio gli attuali sviluppi in Croazia, ove si cerca in tutti i modi di mettere nelle mani delle società statunitensi il controllo della stampa, della televisione e degli altri mezzi di comunicazione.
Non intendo con questo rivolgere alcun rimprovero al loro governo: si tratta di società private che cercano di raggiungere il monopolio e di sfruttarlo a loro vantaggio.
Credo però che la cosa più importante sia far presente che questo pericolo esiste.
Come è stato giustamente sottolineato, non vogliamo acquisire delle quote, vogliamo però che la nostra gente trovi lo spazio per potersi affermare in modo da riuscire a sviluppare il proprio talento ed essere quindi competitiva.
<P>
Desidero infine aggiungere un'altra osservazione: abbiamo diverse proposte di emendamento su questa relazione che, a mio avviso, possono essere considerate complessivamente buone, tuttavia vorrei esprimere il mio assoluto dissenso sulle proposte di emendamento nn.
1 e 6, poiché, in particolare la proposta numero 6, ma in certa misura anche la numero 1, non sono realistiche.
Non ci si può aspettare che ogni sei mesi vengano presentate delle relazioni complete.
Chi ha avuto a che fare con la televisione ed i mass media sa che questo non è possibile.
Si dovrebbe tornare al testo originario proposto dalla relatrice, che è un buon testo poiché più realistico.
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<SPEAKER ID=55 NAME="Papoutsis">
<SPEAKER ID=56 NAME="Presidente">
Molte grazie, signor Commissario.
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La discussione è chiusa.
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Passiamo ora alla votazione.
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Prima di passare alla votazione della proposta di risoluzione legislativa
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<SPEAKER ID=57 NAME="Presidente">
Ha la parola l'onorevole Robles Piquer per un richiamo al Regolamento.
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="ES" NAME="Robles Piquer">
Signor Presidente, vorrei chiederle di confermarmi quanto affermano alcuni colleghi, ovvero che le votazioni del venerdì rispondono agli stessi criteri applicati negli altri giorni, limitatamente alla partecipazione alle votazioni nominali ai fini del ricevimento della nostra retribuzione.
Se così fosse, oggi si sarebbe svolta solamente una votazione nominale.
Alcuni di noi non vi hanno potuto partecipare a causa di impegni altrove e non parrebbe irragionevole indire un'altra votazione nominale, per avere almeno la possibilità di dimostrare la nostra presenza in Aula.
<P>
<SPEAKER ID=59 NAME="Presidente">
Onorevole Robles Piquer, la qualità delle votazioni del venerdì è esattamente la stessa di qualsiasi altro giorno.
Per quanto riguarda il computo dei voti nominali, il lunedì e il venerdì costituiscono delle eccezioni per cui, in questo senso, non è necessaria un'altra votazione nominale.
<P>
Onorevoli deputati, passiamo ora alla votazione della risoluzione legislativa.
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
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<SPEAKER ID=60 NAME="Presidente">
Mi congratulo con la onorevole Leperre-Verrier.
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Ha la parola l'onorevole Hallam per un richiamo al Regolamento.
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<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="EN" NAME="Hallam">
Signor Presidente, vorrei solo ricordare all'Assemblea che di venerdì dobbiamo comportarci meglio d'ora in poi, perché per la prima volta da molto tempo siamo ripresi dalla televisione.
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<SPEAKER ID=62 NAME="Presidente">
Onorevole Hallam, non so a che cosa lei si riferisca; la Presidenza ci tiene a dirle che, almeno a livello personale, si ritiene estremamente soddisfatta di come stanno andando le cose questo venerdì, nonché tutti i venerdì.
In nessun caso ritengo che si sia avuto oggi un qualche comportamento che fosse meno che confacente al normale svolgimento dell'Assemblea e, soprattutto, che non fosse rispondente ai sentimenti di amicizia e confidenza che caratterizzano, fortunatamente, le discussioni del venerdì mattina, che sono giorni privilegiati.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Quadro di controllo del mercato unico
<SPEAKER ID=63 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0402/98), presentata dall'onorevole García-Margallo y Marfil a nome della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, sul quadro di controllo del mercato unico n. 2 [(98)0889 - C4-0444/98].
<P>
Ha la parola per primo l'onorevole García-Margallo y Marfil, quale relatore.
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="García-Margallo y Marfil">
Signor Presidente, vi esporrò l'opinione della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, relativamente al documento inviato dalla Commissione, concernente il quadro di controllo del mercato unico n. 2.
Tale documento fa riferimento ai progressi compiuti nella realizzazione del mercato interno e, cosa ancor più importante, agli ostacoli e alle sfide contro cui ci dovremo misurare da questo momento in poi.
<P>
Come gli onorevoli colleghi ricorderanno, il famoso Libro bianco del 1985 sul mercato interno era quasi compiuto il 31 dicembre, la notte di San Silvestro del 1992, benché rimanessero da adottare alcune misure e, soprattutto, fossero insorte nuove esigenze che il Libro bianco non aveva potuto trattare.
<P>
Qual è stata la risposta della Commissione di fronte a tali insufficienze e alle nuove questioni rimaste sospese?
Nel 1993 essa creò due commissioni allo scopo di tenere informati il Parlamento e il Consiglio europeo sui progressi fatti, ma ben presto si rese conto che tali informazioni erano insufficienti; nel 1996 fece dunque un ulteriore passo con la comunicazione «Impatto ed efficacia del mercato unico», che costituì il punto di partenza del piano d'azione per il mercato unico, approvato dal Consiglio di Amsterdam nel giugno del 1997.
Tale piano copre un periodo cruciale per la costruzione europea come quello che si conclude il 31 dicembre 1998, data dell'introduzione dell'euro.
<P>
Qual era il contenuto di tale piano?
Quale fine si proponeva?
Voleva istituire un mercato interno simile a un mercato nazionale, con le seguenti caratteristiche: moneta unica, armonizzazione fiscale, infrastrutture integrate, libera circolazione delle persone e, da ultimo, ma non per questo di minor importanza, disponibilità degli strumenti necessari alla vita delle imprese al suo interno. Mi riferisco allo statuto della società europea.
<P>
Come si possono raggiungere degli obiettivi tanto ambiziosi?
Come si articola il piano?
Innanzitutto tramite la definizione chiara degli obiettivi strategici poiché, come dice un poeta spagnolo, non c'è vento favorevole per chi non sa dove stia andando; in secondo luogo, attraverso l'identificazione di alcune azioni concrete secondo un calendario preciso; e, in terza ed ultima istanza, con la determinazione di un procedimento che consenta di seguire i progressi fatti e rilevare le deficienze che si potrebbero verificare.
Tale è l'origine dei quadri oggetto della discussione odierna, di cui questo è il terzo in discussione; a mio avviso, esso riveste una particolare importanza in quanto mancano pochi giorni, meno di dieci giorni infatti, alla scadenza del piano d'azione.
<P>
Che cosa rivela il documento della Commissione?
Limitatamente ai progressi compiuti, dal documento della Commissione si possono formulare, a mio parere, quattro osservazioni importanti.
<P>
La prima è che sono stati realizzati molti degli obiettivi previsti, di cui desidero ricordare due in particolare: la liberalizzazione delle forniture di gas e la tutela delle invenzioni tecnologiche/biotecnologiche.
<P>
La seconda osservazione riguarda il fatto che la Commissione ritiene che stiano per essere raggiunti altri obiettivi e, a questo proposito, sottolinea la direttiva sui fondi comuni d'investimento -un capitale nel nuovo mercato dei capitali, se mi si consente la ridondanza - nonché la direttiva sui diritti d'autore nella società dell'informazione.
<P>
La terza osservazione riguarda i progressi mancati, per i quali la commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale dichiara apertamente il proprio dispiacere e disappunto, sentimenti che spero siano condivisi da questo Parlamento.
Non sono infatti andate molto bene le cose per la libera circolazione delle persone e per l'armonizzazione fiscale, ambiti in cui i progressi fatti sono stati troppo limitati, o per lo meno ben al di sotto del dovuto.
<P>
La quarta e ultima osservazione è che il Parlamento constata con preoccupazione che quasi il 15 percento della legislazione riguardante il mercato interno non è stato ancora recepito, ovvero gli Stati membri non l'hanno ancora incorporata nei loro ordinamenti nazionali.
<P>
Quali conclusioni se ne possono trarre?
Cosa fare, come direbbe Lenin?
In primo luogo il Parlamento chiede un nuovo piano d'azione che copra il periodo compreso fra il 1- gennaio 1999 e il 31 dicembre 2002 che, come potrà confermare il signor Presidente, coincide con il periodo di introduzione dell'euro.
<P>
In secondo luogo, stabilisce due fasi: la prima, nel 1999, in cui risolvere le questioni pendenti e raggiungere gli obiettivi non ancora attuati, e, la seconda, a partire dal 2000, dedicata all'attuazione della libertà di circolazione delle persone.
<P>
In quanto agli strumenti, il Parlamento raccomanda, ove esista un fondamento giuridico, il ricorso alla forma del regolamento in preferenza a quella della direttiva onde evitare lungaggini nel recepimento, nonché il ricorso alle procedure di decisione a maggioranza qualificata piuttosto che all'unanimità.
<P>
Concludo, signor Presidente, augurando ai credenti un felice Natale e ai non credenti un felice solstizio d'inverno.
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<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="PT" NAME="Mendes-Bota">
Signor Presidente, solamente settori molto minoritari ed interessi molto specifici potrebbero mettere oggi in dubbio gli enormi vantaggi indotti dall'apertura delle frontiere per i cittadini e le imprese europee: produzione e scambi commerciali in continuo aumento, calo dei prezzi, straordinaria varietà dell'offerta.
Siamo in presenza del maggior mercato integrato del mondo con 370 milioni di consumatori che, da soli, contribuiscono per l'1, 1 % - 1, 5 % alla crescita del PIL nello spazio dell'Unione, elemento fondamentale per la convergenza delle economie e per la riduzione delle disparità di sviluppo fra i vari Stati membri.
Il 70 percento del commercio di questi quindici paesi si realizza nello spazio comunitario, il quale disporrà di una moneta comune entro le prossime due settimane.
I sottoscrittori dell'Atto Unico europeo possono dichiararsi soddisfatti del consuntivo dell'integrazione europea.
<P>
Tuttavia questo Parlamento deve fungere da campanello d'allarme dell'insoddisfazione, deve agitare le acque della dimenticanza e dell'inazione ed è proprio quello che fa il nostro collega García-Margallo.
Occorre denunciare il ritardo nell'attuazione di alcuni importanti provvedimenti che già figuravano nel Libro bianco del 1995 e di altre misure improcrastinabili.
Si deve denunciare il ritardo, direi quasi l'ostruzionismo di taluni Stati membri nel trasporre la legislazione comunitaria nel diritto nazionale. Gli stessi Stati membri hanno ignorando i moniti della Commissione, disatteso persino le sentenze della Corte di giustizia e non hanno recepito 220 testi legislativi ossia il 15 percento del totale.
Sotto tale profilo, si potranno certo irrogare sanzioni pecuniarie agli Stati membri recalcitranti, ma ci sembra che la sanzione più efficace sarebbe la pubblicazione della lista dei ritardi e dei ritardatari per esporli all'ignominia dell'opinione pubblica quale giusta punizione per il loro scarso impegno europeo.
<P>
Il Parlamento deve denunciare il ritardo di tali quadri di controllo che la Commissione sarebbe tenuta a presentare semestralmente, a cominciare dal giugno 1997, e che subiscono a loro volta la ritardata attuazione del piano d'azione per il Mercato unico: 39 dei 62 impegni proposti non rispettano i termini previsti.
Vi è pertanto una lunga strada da percorrere per eliminare le distorsioni del mercato e per rendere accessibili le quattro libertà di circolazione a tutta la popolazione dell'Europa dei quindici.
<P>
Si pone oggi, a nostro avviso, una questione chiave per il progresso immediato del Mercato unico: la questione fiscale.
In tale ambito, gli ultimi orientamenti del Consiglio sono poco confortanti.
Laddove ieri si parlava di armonizzazione fiscale oggi si parla di un vago coordinamento delle politiche fiscali e addirittura si arretra, come è accaduto al Consiglio europeo di Vienna per la prevista sospensione delle deroghe fiscali di cui beneficiano le vendite in esenzione di imposta per i passeggeri intracomunitari.
<P>
Il ritardo nell'attuazione di una decisione del 1991 è un vero e proprio attentato al Mercato unico.
E' un precedente estremamente pericoloso, uno scandalo protezionistico da parte di un settore privilegiato e sostenuto da una lobby attiva, poderosa e, a quanto pare, efficace.
Si può non volere fare di più in materia fiscale, ma almeno un nuovo sistema fiscale armonizzato dell'IVA e una maggiore coerenza nel settore della fiscalità sui capitali sono assolutamente necessari.
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<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="SV" NAME="Lindqvist">
Signor Presidente, questa relazione riguarda il modo in cui le norme comunitarie vengono recepite negli Stati membri.
E' bene che simili valutazioni vengano condotte, perché servono a indicare, per esempio, che dei 62 impegni assunti in questo campo soltanto 23 hanno ricevuto effettiva attuazione.
Naturalmente questa situazione è insoddisfacente, ma mi domando perché le regole non vengano applicate.
Ciò può dipendere dallo scarso appoggio verso tali regole negli Stati membri, o dal fatto che il processo decisionale è talmente rapido che l'opinione pubblica non riesce a stare al passo. A questo punto non è affatto certo che aumentare le decisioni assunte a maggioranza rappresenti la soluzione migliore.
<P>
Credo che occorra far luce sui motivi per i quali le decisioni non vengono attuate.
Non sono del tutto favorevole all'idea di elevare sanzioni agli Stati inadempienti al riguardo.
Il problema può infatti essere visto anche dall'ottica opposta: esiste una situazione speculare a questa, che riguarda le deroghe concesse dall'Unione ad alcuni paesi nel corso del negoziato d'adesione.
Per esempio, la Svezia ha ottenuto una deroga quadriennale che le ha permesso di mantenere in vigore il divieto all'uso di antibiotici nei mangimi.
L'Unione europea aveva affermato all'epoca la propria intenzione di avvicinarsi agli standard svedesi in materia e ciò è effettivamente avvenuto anche se in misura estremamente limitata e lenta.
Imporre una sanzione all'Unione servirebbe a risolvere il problema?
Non credo proprio, come chiunque potrà comprendere.
<P>
La conclusione che ne traggo è che le decisioni comuni vanno attuate proprio perché prese di comune accordo.
Occorre però far luce sulle cause della mancata attuazione.
La cooperazione è probabilmente un modo migliore per giungere a un risultato rispetto a quanto non lo siano le multe e la coercizione.
Le norme sono comunque più efficaci quando sono oggetto di consenso negli Stati membri, perché in questo caso diviene più semplice applicarle.
<P>
<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="EN" NAME="Kerr">
Signor Presidente, stamattina intervengo in sostituzione dell'onorevole Wolf ma, attingendo alla mia vasta cultura e infinita flessibilità, azzarderò comunque alcune considerazioni sul mercato unico.
A dire il vero, mi fa particolarmente piacere poterne parlare in quanto si tratta di un argomento che sta molto a cuore al Primo ministro Tony Blair.
Durante i momenti di pausa tra un bombardamento su Baghdad e quello successivo, potrebbe prendersi la briga di esaminare la presente risoluzione e relazione.
Malgrado il suo incondizionato entusiasmo per il mercato unico, troverà molte cose su cui non potrà essere d'accordo.
Ad esempio, esiste il problema della moneta unica che, come giustamente evidenzia la relazione, in vista del completamento del mercato unico è fondamentale.
La Gran Bretagna non ha ovviamente ancora il permesso di farne parte a causa del diniego di Rupert Murdoch.
<P>
La questione dell'armonizzazione fiscale fa inorridire tutti i mezzi di informazione britannici a causa della necessità di dover in qualche modo cedere parte della nostra sovranità relativamente all'armonizzazione dell'IVA.
Si tratta di un requisito indispensabile per un mercato unico.
Desidero sottolineare la valenza politica annessa alla libera circolazione dei lavoratori e la protezione dei lavoratori all'interno del mercato unico.
La relazione non ne tiene debitamente conto.
Il mercato è composto da due parti e noi dobbiamo proteggerle entrambe.
<P>
In conclusione, auguro a tutti i presenti buon Natale e felice anno nuovo.
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, il quadro di controllo del mercato unico è uno strumento utile.
Ogni sei mesi esso permette di osservare a che punto si è giunti con l'implementazione della normativa in materia di mercato interno.
Particolare attenzione va rivolta in tale contesto all'attuazione delle direttive europee nella legislazione nazionale.
Grazie a detto quadro è facile comprendere quali Stati membri esplichino i propri compiti e quali no.
E' incontestabile che gli Stati membri devono rispettare gli accordi e gli impegni presi.
La peculiarità è costituita dal fatto che si tratta di un compito che gli Stati membri si sono autonomamente assunti, perché è il Consiglio dei ministri a fissare, in collaborazione o meno con il Parlamento europeo, la normativa europea.
Nella proposta di risoluzione non si tiene conto in misura sufficiente del carattere specifico del processo decisionale a livello di Unione europea.
Se tutti gli Stati membri devono trovare un accordo, può accadere che ci voglia parecchio tempo prima di giungere ad una decisione, il che è uno svantaggio.
<P>
Eliminare il requisito dell'unanimità implica però persino maggiori ostacoli a livello di Stati membri e un numero ancora più alto di procedure d'infrazione.
Sembra quindi un'abile mossa fare ricorso allo strumento dei regolamenti; ma che resta del principio di sussidiarietà?
Di sicuro in questo modo le decisioni non vengono prese in maniera più vicina ai cittadini.
I paragrafi 9 e 10 suscitano un'idea del tutto errata.
Sarò breve per quanto riguarda il commento in merito all'appello a favore dell'introduzione, verso il 2000, di un regime IVA comune, così come previsto dal sistema originale.
I costi per l'introduzione e gli oneri amministrativi per la messa in pratica sono talmente elevati che il progetto deve rimanere per il momento congelato, a meno che la Commissione non disponga di un'enorme riserva segreta.
Vorrei sapere dal signor Commissario se ciò sia vero.
<P>
Infine considero irrealistica la richiesta che entro tre anni il mercato interno presenti tutte le caratteristiche di un mercato nazionale.
Dev'essere attribuita massima priorità ad un maggiore rispetto della normativa esistente.
Un migliore funzionamento del mercato interno può essere conseguito parallelamente ad una rivalutazione della diversità culturale.
Inoltre, signor Presidente, auguro a lei e a tutti i colleghi buon Natale e un felice 1999.
Estendo il mio augurio alla Commissione e al Consiglio, sebbene il punto 5 della risoluzione chieda di realizzare il maggior numero possibile di obiettivi entro il 31 dicembre 1998.
Signor Commissario, si prenda tranquillamente alcuni giorni di riposo!
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="DE" NAME="Lukas">
Signor Presidente, quando, tra pochi giorni, l'Unione economica e monetaria verrà introdotta negli 11 Stati, un mercato interno funzionante al 100 percento non sarà più un obiettivo al quale mirare, bensì una vera necessità.
La mancanza di disciplina degli Stati membri che non ottemperano ai loro obblighi sui mercati interni, dopo l'introduzione della moneta unica andrà combattuta con ancora maggior perseveranza.
Grazie alla totale trasparenza ed alla possibilità di confronto, le distorsioni della concorrenza saranno ancora più evidenti.
Anche se si sono fatti dei passi avanti, gli sforzi degli Stati sono palesemente insufficienti e non si possono lasciare le cose a metà.
Gli stessi governi, che si sono sottoposti a pesantissime restrizioni di bilancio per poter raggiungere i criteri di convergenza, devono sottostare ad un meccanismo di intervento per eliminare gli ostacoli commerciali ed essere anche disponibili ad armonizzare le proprie tasse, in modo da prevenire temibili trasferimenti di capitali e di imprese che sarebbero certo deleteri.
Signor Presidente, mi permetta, in via eccezionale, giacché abbiamo appena parlato della mancanza di disciplina, di superare di un minuto il tempo a mia disposizione per augurare a tutti un felice Natale!
<P>
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, per molto tempo abbiamo inseguito l'idea di creare, con l'integrazione europea, uno spazio economico comune, senza frontiere.
Il concetto di istituzione del mercato interno è stato quasi una specie di piano generale per l'attuazione dell'idea della pace per le Comunità europee.
Oggi facciamo un passo avanti; il mercato interno è praticamente diventato una realtà.
Il grande obiettivo dinanzi a noi è la via che porta al mercato interno europeo.
Il secondo indicatore del mercato interno offre quindi una buona occasione per dibattere sul grado di integrazione economica all'interno dell'Unione europea.
<P>
Con l'inizio della terza fase dell'unione monetaria, tra meno di due settimane, si raggiungerà una nuova qualità dell'integrazione.
Abbiamo anche messo in atto o preso in esame una serie di progetti necessari al conseguimento del mercato interno europeo.
Il primo ad essere aperto è stato il mercato interno dell'elettricità, poi quello del gas.
Si è quindi garantita la tutela delle scoperte biotecnologiche e noi tutti ricordiamo l'animato dibattito svoltosi su questo tema in Parlamento.
<P>
Ieri, in seconda lettura, abbiamo approvato la normativa sulla garanzia europea e, in prima lettura, la direttiva sui ritardi nei pagamenti che è ora all'esame del Consiglio.
Personalmente nutro la speranza che queste trattative possano portare, in breve tempo, ad un risultato complessivo.
Questo tema è particolarmente importante per le piccole e medie imprese poiché i ritardi nei pagamenti, in particolare da parte degli enti statali, costituiscono un problema enorme per il quale, ogni anno, vanno perduti molti posti di lavoro.
<P>
Vi sono anche altri progetti già avviati; all'inizio del prossimo anno il Parlamento discuterà sui diritti d'autore e su alcuni aspetti ambientali come la direttiva sugli autoveicoli vecchi.
Stiamo ancora aspettando l'unificazione dello statuto delle società per azioni europee.
Anche questo è un elemento importante che consentirà alle maggiori aziende europee di operare con ordine.
<P>
In futuro dovremo porre maggiore attenzione al numero di strumenti giuridici che vorremo utilizzare e a quale grado di giudizio vorremo avvalerci.
Già da tempo la deregolamentazione, da un lato, e la sussidiarietà, dall'altro, sono esigenze concrete e proprio in questi giorni stanno sfociando in progetti concreti come l'iniziativa SLIM.
Con la statistica approvata in settimana abbiamo riconfermato l'opportunità di introdurre l'iniziativa SLIM in questo settore; al riguardo auspichiamo anche l'elaborazione di un Libro verde.
Desidero quindi esprimere il mio vivo ringraziamento alla Presidenza ed ai collaboratori ed augurare a tutti un grande successo per il nuovo anno e buon Natale.
<P>
<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, la relazione dell'Assemblea sull'istituzione, da parte della Commissione, di un quadro di controllo del mercato unico mette in luce una concezione molto disciplinare della cooperazione europea.
Da un lato, al fine di evitare ritardi nel recepimento delle direttive in seno alle legislazioni nazionali, propone il ricorso alla forma del regolamento che ha applicazione diretta, uniforme e adottata a maggioranza - cosa che, mi sembra, contravviene agli appelli alla flessibilità ed alla sussidiarietà periodicamente lanciati da più parti.
Dall'altro, richiede alla Commissione, ancora una volta, di esaminare la possibilità di imporre ammende agli Stati che non rispettano i propri obblighi in materia di recepimento.
<P>
Laddove un organo amministrativo abbia facoltà di imporre sanzioni ad uno Stato sovrano si verrebbe a creare, a nostro avviso, un sistema assolutamente privo di legittimità ed antidemocratico.
Inoltre, il Trattato non prevede alcuna base giuridica che consenta alla Commissione di procedere in tal modo, né il Consiglio, a sua volta, ha potere di delega per simili prerogative, in quanto non le detiene.
Solo la Corte di giustizia, in virtù dell'articolo 171 del Trattato, dispone di determinati poteri di sanzione, a nostro avviso peraltro eccessivi, in quanto non suscettibili di appello né di sospensione da parte di una volontà nazionale democraticamente e solennemente espressa.
<P>
Queste considerazioni non hanno impedito alla Commissione di chiedere recentemente al Consiglio l'autorizzazione a creare un meccanismo di intervento autoritario per l'eliminazione di taluni ostacoli agli scambi.
Il Consiglio ha severamente e a giusto titolo respinto la proposta.
Tuttavia, resta il fatto che il Consiglio stesso ha accettato l'istituzione di procedure di sorveglianza multilaterale - in passato sul disavanzo pubblico, oggi sull'occupazione - che sono anch'esse misure di natura disciplinare.
<P>
Questo risultato deriva da un duplice errore, che la relazione oggi in esame reitera.
Anzitutto Bruxelles godrebbe di una legittimità superiore alle nazioni e, in secondo luogo, il mercato unico dovrebbe divenire un mercato interno, vale a dire un mercato totalmente integrato proprio come un mercato nazionale.
Questo duplice errore contiene in nuce la negazione di qualsiasi margine di manovra per le nazioni e, quindi, la negazione di ogni sovranità nazionale su qualunque materia.
Farebbe onore e sarebbe la salvezza del Consiglio rimediare a questo errore una volta per tutte non appena ne abbia occasione.
<P>
Onorevoli colleghi, vi auguro buon Natale in un'Europa che non è ancora del tutto disciplinare.
<P>
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signor Presidente, sono favorevole alla presente relazione.
Alcune delle conclusioni del relatore sono estremamente allarmanti.
Egli pone in rilievo il fatto che il 15 percento della legislazione adottata in materia di mercato unico non è ancora stato recepito in tutti gli Stati membri.
Inoltre, egli è ipercritico per la mancata adozione di proposte relative alla libera circolazione dei cittadini e all'armonizzazione fiscale.
<P>
Come il relatore, approvo l'istituzione del quadro di controllo da parte della Commissione per rilevare i progressi conseguiti nell'attuazione del piano d'azione per il mercato unico.
Mi auguro che la Commissione lo esamini con grande cura.
Gli zelanti politici alla Commissione e al Consiglio, che sono favorevoli all'abolizione del duty-free , ci dicono che il suo mantenimento sarebbe contrario ai principi del mercato unico.
Li esorto a leggere la presente relazione ed a sottoporre a minuzioso esame la problematica del quadro di controllo della Commissione e, una volta resisi conto inevitabilmente che il mercato unico è ancora ben lontano dall'essere completo, soprattutto nel settore dell'armonizzazione fiscale, potrebbero cambiar idea. Del resto, il Vertice di Vienna ha preso la decisione di realizzare uno studio sulla valutazione dell'impatto che avrà l'abolizione del duty-free .
Una volta ultimato lo studio, non potrà che confermare i peggiori timori nutriti da molti dei presenti, cioè che all'interno dell'Unione andrebbero distrutti 140.000 posti di lavoro, aumenterebbero le tariffe di aerei e traghetti e si arrecherebbero danni alla politica regionale e a quella del turismo.
Di fronte a questi dati, mi auguro che il Consiglio «ECOFIN» e la Commissione abbiano motivi a sufficienza per convincersi, come minimo, a prorogare i duty-free anche dopo il 30 giugno dell'anno prossimo.
Sarebbe il più bel regalo di Natale che Commissione e Consiglio potrebbero fare ai cittadini dell'Europa.
<P>
In conclusione, insieme ad altri onorevoli di questo Parlamento, vorrei augurare a lei, a tutto il personale del Parlamento, ai Commissari e a tutto il personale della Commissione buon Natale e felice anno nuovo.
<P>
<SPEAKER ID=73 NAME="Papoutsis">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, anzitutto vi ringrazio per la positiva valutazione del quadro di controllo del mercato unico, la cui terza edizione è stata pubblicata lo scorso ottobre.
Mi sia anche consentito ringraziare l'onorevole García-Margallo y Marfil per l'ottima relazione.
<P>
Il quadro di controllo semestrale si prefigge due scopi: presentare un quadro della situazione attuale nel mercato unico e valutare in che misura gli Stati membri, il Consiglio, il Parlamento e la Commissione abbiano conseguito gli obiettivi fissati, con il nostro consenso, dal piano d'azione per il mercato unico.
Il quadro di controllo è quindi uno strumento operativo avente un chiaro obiettivo politico, ovvero migliorare il funzionamento del mercato unico.
<P>
Pubblicando informazioni obiettive sulle prestazioni del mercato unico, possiamo contribuire ad affrontare i rimanenti ostacoli sulla strada della totale integrazione del mercato.
L'impatto del quadro di controllo è più forte per quel che riguarda il deficit di recepimento, cioè la percentuale di direttive non ancora attuate in uno o più Stati membri.
In base agli ultimi dati presentati al Consiglio «mercato unico» del 7 dicembre, solo il 13 percento delle direttive non sarebbe ancora stato applicato nell'intera Unione; questo dato va confrontato con una percentuale ben più alta - 35 percento - registrata un anno e mezzo fa, nel giugno 1997.
Inoltre, il recepimento delle normative negli Stati membri è migliorato sensibilmente e il relativo deficit oscilla tra livelli molto bassi: dallo 0, 7 percento della Finlandia, seguita a breve distanza da Danimarca, Svezia, Spagna e Paesi Bassi, al 5, 5 percento del Portogallo.
Malgrado i progressi registrati in gran parte degli Stati membri, è chiaro che entro la fine del 1998 non saranno attuate tutte le restanti direttive.
Il conseguente ritardo va affrontato con urgenza e i paesi dell'Unione dovrebbero mantenere il ritmo di queste ultime settimane per quanto riguarda la notificazione dell'applicazione delle direttive a livello nazionale.
Se così fosse, entro il prossimo giugno il mercato unico potrebbe finalmente superare questo grande ostacolo ed operare a pieno regime.
Sebbene il piano d'azione termini alla fine dell'anno, la Commissione continuerà a seguire da vicino la situazione mediante il quadro di controllo del mercato unico.
<P>
Un altro dato positivo è costituito da ulteriori progressi recenti nell'applicazione del piano d'azione per il mercato unico in campo legislativo e non legislativo.
Vorrei qui ricordare il regolamento del Consiglio, di recente pubblicazione, sul funzionamento del mercato unico in rapporto alla libera circolazione delle merci negli Stati membri, nonché il regolamento che stabilisce le procedure per gli aiuti statali.
<P>
Il Parlamento europeo ha anche espresso il proprio parere in merito al Libro verde sui brevetti, rendendo così possibile la successiva pubblicazione di una comunicazione della Commissione entro la fine dell'anno.
<P>
Il piano d'azione, inoltre, chiedeva di compiere uno sforzo specifico per colmare le lacune esistenti in taluni settori: contratti pubblici, riconoscimento reciproco, modelli europei, marchio di conformità, brevetti, materiali per l'edilizia, ammodernamento e applicazione più coerente dell'IVA, realizzazione del programma DOGANE 2000 e, infine, misure di riforma per il transito delle merci.
Come sapete, si sta lavorando duramente nei suddetti settori e per alcuni di essi sono già state pubblicate delle comunicazioni che presentano ulteriori programmi di lavoro per gli anni futuri.
Al contrario, in altri settori quali le firme digitali, i diritti d'autore nella società dell'informazione, le norme per il soggiorno dei lavoratori e la vendita di servizi finanziari a distanza, sono ancora in corso i lavori sia in Consiglio che in Parlamento.
<P>
Il fatto che il Consiglio «affari sociali» non abbia raggiunto un accordo sulla questione della partecipazione dei lavoratori significa invece che ben pochi progressi sono stati registrati in merito alla direttiva sullo statuto delle imprese europee e le relative proposte nel campo del diritto societario.
<P>
Importanti passi avanti sono stati compiuti grazie al miglioramento degli strumenti di gestione e feedback , che mirano a rafforzare l'efficacia delle norme del mercato unico.
Tra di essi si possono annoverare, ad esempio, l'accelerazione delle procedure di intervento della Commissione, la creazione di centri di coordinamento negli Stati membri per accelerare la soluzione di problemi, la creazione di punti di contatto per le imprese e i cittadini nei paesi dell'Unione e l'avvio del dialogo con le aziende e i cittadini.
A tale proposito desidero assicurarvi che attribuiamo grande importanza al dialogo con le imprese; si tratta di un'azione che verrà avviata prossimamente assieme al Commissario Monti.
Il nostro obiettivo è potenziare le informazioni sul mercato unico destinate alle aziende e, in particolare, alle piccole e medie imprese che non hanno sempre la possibilità di trovare tutte le necessarie informazioni.
Si tratta di un sistema cosiddetto user-friendly , che si basa sul contatto diretto via Internet e via telefono.
La prima fase di sviluppo del sistema inizierà tra pochi giorni, cioè il prossimo 21 dicembre.
Essendo basato sul dialogo, il sistema offre la possibilità alle aziende di dare un feedback sui problemi che si trovano ad affrontare. Ritengo che ciò potrà costituire un aiuto prezioso per i nostri tentativi di migliorare il funzionamento del mercato unico.
Visto che nella maggior parte dei casi - ma non in tutti - sono stati conseguiti gli importanti progressi cui ambiva il piano d'azione, secondo la Commissione lo si può dunque considerare pienamente riuscito.
Il quadro di controllo del mercato unico continuerà a monitorare i progressi relativamente agli obiettivi non ancora raggiunti.
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Onorevoli parlamentari, il piano d'azione per il mercato unico è ormai agli sgoccioli.
Possiamo affermare con ragione che, tra poche settimane, il mercato unico entrerà nella fase della moneta unica e si troverà in una situazione decisamente migliore rispetto a un anno e mezzo fa.
Non possiamo però riposarci sugli allori: nel febbraio 1999 la Commissione preparerà un documento di lavoro per riesaminare la situazione ed esprimere le proprie opinioni in merito ad una strategia complessiva per il mercato unico.
Il parere oggi in discussione contiene proposte concrete su come affrontare gli svantaggi del mercato unico, le quali saranno analizzate nel dettaglio dalla Commissione nei prossimi mesi.
È però necessario continuare a discuterne nel prossimo futuro al fine di sottoporre tempestivamente una proposta al vaglio del Consiglio europeo di Colonia, alla fine della Presidenza tedesca.
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Signor Presidente, mi sia consentito formulare i migliori auguri di buon Natale a lei personalmente, agli onorevoli parlamentari, agli interpreti e al personale della Commissione, del Consiglio e del Parlamento. Mi auguro che il nuovo anno porti a tutti salute e serenità.
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<SPEAKER ID=74 NAME="Presidente">
Molte grazie, Commissario Papoutsis.
Mi permetta inoltre, a nome dell'Assemblea, di farle i migliori auguri, non solo in vista delle feste ormai prossime, ma anche per l'anno nuovo e per il rapporto di proficua collaborazione che speriamo di mantenere.
Faccio tanti auguri, dunque, a lei e alla sua famiglia.
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La discussione è chiusa.
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Passiamo ora alla votazione.
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(Il Parlamento approva la risoluzione)
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<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, vorrei esprimere ancora un augurio al mercato interno, affinché anche in futuro frodi e criminalità vengano contrastate con la stessa efficienza con le quali sono state combattute fino ad oggi e noi possiamo costituire un buon esempio per la sicurezza della casa europea.
La ringrazio, signor Presidente.
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<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione sul quadro di controllo del mercato unico, ma vorrei esprimere alcune precisazioni.
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Siamo ancora lontani da un mercato unico perfetto, privo di distorsioni della concorrenza.
E' inammissibile, a mio avviso, che gli Stati membri non applichino le direttive adottate e non sono d'accordo con l'onorevole Berthu quando afferma che non occorrono sanzioni.
Occorrono sanzioni nei confronti degli Stati membri - tra cui il mio - che non applicano le direttive, perché la mancata attuazione genera distorsioni della concorrenza.
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A proposito delle distorsioni legate alla concorrenza, vorrei soffermarmi su un elemento che davvero non funziona in seno al mercato unico; vorrei parlare dei contratti di esclusiva per la consegna di talune merci, contratti di cui sono vittime gli esercenti al dettaglio del mio paese.
Avevo presentato un'interrogazione per iscritto...
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(Il Presidente invita l'oratore a concludere) Un attimo, signor Presidente, le chiedo un po' di flessibilità, si tratta di un punto molto importante!
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Avevo presentato un' interrogazione scritta alla Commissione.
Il Commissario Van Miert, che è belga, mi ha risposto che i contratti di esclusiva, che impongono ai dettaglianti lussemburghesi di avvalersi di un rappresentante generale belga che impone commissioni, sono compatibili con il mercato unico.
Non posso credervi, perché al dettagliante lussemburghese viene imposto un prezzo superiore a quello offerto ai consumatori delle regioni limitrofe.
Se questa non è una distorsione della concorrenza, allora non so in che cosa consistano le distorsioni e insisto affinché si ponga rimedio al problema.
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Signor Presidente, mi consenta ancora qualche parola sull'armonizzazione fiscale: sono dell'idea che non occorra una armonizzazione a trecentosessanta gradi, perché nel mercato unico una sana concorrenza è anche salutare.
Basta osservare quanto avviene negli Stai Uniti o in Svizzera dove l'imposizione fiscale non è uniforme.
Non vogliamo un'armonizzazione che significhi uniformità e auspichiamo una sana concorrenza fiscale in seno al mercato unico.
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Signor Presidente, non vogliamo un'armonizzazione dell'IVA come quella dell'euro, perché sarebbe antisociale.
Tenevo ad esprimere queste precisazioni perché ho votato a favore della relazione, la quale contiene però dei passaggi che possono far credere che io sia a favore di una siffatta armonizzazione, a cui invece sono contrario.
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La ringrazio, signor Presidente, per la sua cortesia e auguro a lei e a tutti i colleghi un buon 1999, che di certo non vedrà realizzarsi l'armonizzazione fiscale auspicata dall'onorevole Deprez.
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<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="DE" NAME="Wolf">
La presente relazione mette in luce l'esistenza di un problema, senza però affrontarlo: l'attuazione del mercato interno europeo richiede una regolamentazione politica più complessa di quella prevista nella sua concezione originaria, che poneva come elemento centrale l'andamento autonomo delle forze di mercato deregolamentate, senza interventi di natura politica.
Oggi è chiaro che il problema non potrà essere risolto definitivamente senza avviare una nuova iniziativa politica al fine di ottenere un adeguato consenso di base degli Stati membri dell'Unione europea a livello politico-sociale ed una funzionale regolamentazione quadro comunitaria.
Da quando è cambiato il governo in Germania, nell'Unione europea è diventato possibile governare; si deve però saper sfruttare appieno questa possibilità e non sprecarla per contrasti dovuti a motivazioni effimere.
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Purtroppo, per potersi collocare al centro del dibattito politico, la relazione dell'onorevole García-Margallo y Marfil è caratterizzata da un concetto ancora troppo tecnocratico di limitazione dei danni, in parte persino da illusioni create da radicali teorie di mercato che credono nella «autorealizzazione» del mercato interno.
E' un peccato, poiché essa non contiene nulla di veramente sbagliato; per detti motivi il nostro gruppo si asterrà dal voto.
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<SPEAKER ID=78 NAME="Presidente">
Onorevoli deputati, il Parlamento ha esaurito l'ordine del giorno.
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<CHAPTER ID=6>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=79 NAME="Presidente">
