<CHAPTER ID=1>
Ordine del giorno
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Prima di procedere all'approvazione del processo verbale, comunico che ho ricevuto una richiesta da parte di quattro gruppi politici - PSE, PPE, GUE/NGL e V - affinché questo pomeriggio Consiglio e Commissione rilascino dichiarazioni sulla situazione in Iraq.
Secondo la proposta, il punto andrebbe affrontato tra le 15.00 e le 15.45 e, di conseguenza, verrebbe abbreviata la discussione sui problemi d'attualità.
<P>
Sottopongo la richiesta a votazione; le modalità saranno definite in seguito.
<P>
(Il Parlamento approva la richiesta) Vi è, inoltre, una proposta del gruppo PPE che chiede che i punti «Trasferimento della Rank Xerox» e «Filippine» siano sostituiti nell'ordine del giorno da questa discussione.
<P>
Vi sono ulteriori osservazioni da parte di altri gruppi?
In caso contrario, sottopongo a votazione la soppressione dei punti 4 e 5 della discussione su problemi d'attualità e urgenti.
<P>
<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, come lei ben sa, si tratta di una questione molto urgente e molto recente.
Le chiedo quindi di incontrare i segretari generali dei gruppi per decidere le modalità di svolgimento della discussione sui problemi di attualità e urgenti di questo pomeriggio.
Nessuno di noi ha avuto il tempo di pensare in dettaglio a come strutturare il dibattito, se Consiglio e Commissione vi possano intervenire, e quali problemi urgenti debbano essere soppressi dall'ordine del giorno.
Le chiedo di concederci ancora un po' di tempo e di fare l'annuncio più tardi.
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<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Non c'è alcun problema da parte mia.
La riunione dei segretari generali si terrà dopo la votazione.
L'Assemblea sarà chiamata a decidere in merito ai cambiamenti dell'ordine del giorno nel primo pomeriggio, quando sarà possibile avanzare le proprie proposte sull'ordine delle discussioni e sulle urgenze da eliminare dall'ordine del giorno.
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="EN" NAME="Spencer">
Signor Presidente, vorrei appoggiare la proposta in quanto si tratta di una questione di affari esteri.
Mi risulta che c'è un Ministro austriaco che può intervenire a nome della Presidenza, e questo mi sembra l'approccio corretto da adottare in tale situazione.
Dovremmo innanzitutto ascoltare ciò che hanno da dire la Presidenza e la Commissione, e quindi dare avvio al dibattito.
Concordo totalmente con lei sulla procedura da seguire.
<P>
<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="EN" NAME="Martin">
Signor Presidente, date le circostanze insolite appoggio la sua proposta.
Vorrei tuttavia suggerire di procedere come è stato fatto altre volte in passato: chiedo di votare in ogni caso sulle due urgenze se si deciderà di sopprimerle, anche in assenza di una discussione.
L'inserimento delle due questioni nell'ordine del giorno era stato concordato all'inizio della settimana.
<P>
<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
Si discuterà di questo nella riunione dei segretari generali e l'Assemblea deciderà nel pomeriggio, prima dell'inizio dei lavori.
Sono certo che non vi saranno problemi, ma l'Assemblea deve prendere una decisione.
<P>
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, potrebbe dirmi se verrà adottata una risoluzione sull'Iraq?
Il mio gruppo è a favore di un'eventuale risoluzione; abbiamo già redatto un documento e siamo pronti a discuterne con gli altri gruppi.
<P>
<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente">
Mi sembra che anche il gruppo PPE abbia chiesto di adottare una risoluzione, ma non so se tale informazione sia corretta.
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<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten">
Signor Presidente, credo che il Parlamento, come testé affermato dal presidente della commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa, debba avere la possibilità di discutere di questo argomento senza, però, adottare una risoluzione, che al momento attuale non è necessaria.
In caso contrario, signor Presidente, la rimandiamo a gennaio, quando torneremo su questo tema, ma adesso non ne vedo proprio la necessità.
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="NL" NAME="Aelvoet">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio gruppo è del parere che, per quanto la materia sia complessa, alcune cose siano molto chiare. Mi riferisco alle Nazioni Unite, agli obiettivi, alla necessità di intraprendere un'azione legale contro Saddam.
Ci associamo, pertanto, alla richiesta del gruppo PSE affinché il Parlamento approvi una risoluzione e concluda qui la discussione.
Diversamente, le nostre non sarebbero altro che parole al vento.
<P>
<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="EN" NAME="Cox">
Signor Presidente, il mio gruppo crede che sia estremamente chiaro a chi vadano attribuite le responsabilità politiche di ciò che oggi sta accadendo in Iraq.
Stamattina c'è stata una breve discussione, e mi rallegro del fatto che lei abbia dato una risposta positiva alla richiesta di avviare un dibattito sulla questione.
Date le circostanze, sarebbe opportuno che ad esso non facesse seguito una risoluzione.
<P>
<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="FR" NAME="Moreau">
Signor Presidente, vorrei esprimere lo sdegno del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea - Sinistra verde nordica per gli attacchi aerei lanciati durante la scorsa notte...
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<SPEAKER ID=13 NAME="Presidente">
Onorevole Moreau, non è il momento di avviare la discussione.
<P>
Nell'immediato si sta cercando di appurare se si debba adottare una risoluzione o meno.
In quanto alla discussione, essa si terrà nel pomeriggio.
<P>
La prego quindi di informare l'Aula se il suo gruppo sia favorevole o contrario ad una risoluzione e di non entrare nel merito della questione.
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="FR" NAME="Moreau">
Signor Presidente, il Parlamento deve esprimere la propria indignazione nei confronti degli attacchi...
<P>
(Reazioni diverse)
<P>
<SPEAKER ID=15 NAME="Presidente">
Onorevole Moreau, lei non ha la facoltà di parlare.
<P>
Metto ora ai voti la questione relativa alla proposta di risoluzione.
<P>
<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="FR" NAME="Berès">
Signor Presidente, deploro il modo in cui ha tolto la parola alla onorevole Moreau e la prego di consentire alla stessa di esprimere il suo punto di vista rispetto alla risoluzione.
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<SPEAKER ID=17 NAME="Presidente">
Onorevole Berès, mi spiace, ma non posso consentire che le regole vengano violate e che si apra una discussione che non è in programma.
<P>
Si procede alla votazione per verificare se una proposta di risoluzione sia giustificata o meno.
<P>
(Il Parlamento respinge la proposta)
<SPEAKER ID=18 NAME="Presidente">
In tribuna è presente l'ex collega Claudia Roth.
Desidero salutarla, visto che ha avuto la cortesia di venirci a fare visita nonostante abbia lasciato l'incarico.
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<CHAPTER ID=2>
Approvazione del processo verbale
<SPEAKER ID=19 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Signor Presidente, l'Assemblea ieri ha deliberato di includere 50.000 tonnellate di sgombri nel pacchetto di aiuti umanitari da inviare in Russia.
Lancio un appello affinché lei chieda al Consiglio dei ministri della pesca, che si riuniscono oggi a Bruxelles, di rispettare l'opinione espressa dal Parlamento e di non ignorare la sua raccomandazione che è il risultato di una votazione molto chiara.
<P>
<SPEAKER ID=21 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Gallagher.
Informeremo immediatamente il Consiglio.
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="ES" NAME="Miranda de Lage">
Signor Presidente, questa mattina vorrei dare una buona notizia.
Il panorama internazionale non è così positivo come vorremmo, tuttavia ieri, dopo un secolo di conflitti - tra Argentina e Cile ne sono scoppiati ben 23 per questioni di confini -, è stato firmato un accordo che stabilisce definitivamente la pace tra questi due paesi.
Ritengo che si tratti di una notizia gradita e, se il Parlamento è d'accordo, chiederei al Presidente di far pervenire, sia al Cile che all'Argentina, le nostre congratulazioni per l'accordo di pace appena sottoscritto.
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<SPEAKER ID=23 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Miranda.
In effetti, in giorni come questi è bene che vi sia almeno un luogo dove si faccia pace.
Esprimerò immediatamente la soddisfazione del Parlamento europeo.
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<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="NL" NAME="Metten">
Signor Presidente, in relazione alle urgenze, al punto 4 della discussione su temi di attualità, il processo verbale della seduta di ieri riporta una richiesta di aggiunta di un nuovo argomento, cioè il trasferimento della Rank Xerox .
Tale dicitura non è del tutto esatta, poiché lo stabilimento si chiama solo Xerox .
Chiedo, dunque, che il processo verbale di ieri sia rettificato e che nella discussione che terremo oggi pomeriggio non si parli di Rank Xerox , bensì soltanto di Xerox .
Faremmo una figura da sciocchi se, come Parlamento europeo, non sapessimo neanche citare correttamente il nome di un'impresa.
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<SPEAKER ID=25 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Metten.
Lo verificheremo.
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(Il processo verbale è approvato)
<P>
<CHAPTER ID=3>
Votazioni
<SPEAKER ID=26 NAME="Samland">
Signor Presidente, da quanto ho saputo, il Presidente del Consiglio si trova ancora in volo e non può atterrare.
Ciononostante è importante perlomeno sentire quello che il Presidente del Consiglio ha da dirci.
Con questa risoluzione avete approvato il bilancio per il 1999, vale a dire l'ultimo bilancio delle prospettive finanziarie in vigore.
Prego il Presidente del Parlamento di rendere una dichiarazione a nome del Presidente del Consiglio e confermare che egli concorda pienamente con la risoluzione adottata dal Parlamento in seconda lettura, assicurando inoltre che, non essendo stato superato il limite massimo, il bilancio otterrà l'approvazione anche da parte del Consiglio.
Signor Presidente, dovrebbe essere lei a dichiarare tutto ciò a nome del Presidente del Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=27 NAME="Presidente">
Effettivamente, onorevole Samland.
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<SPEAKER ID=28 NAME="Dührkop Dührkop">
Signor Presidente, al momento di verificare il documento di seduta, mi sono resa conto che è stato omesso un paragrafo, ovvero un emendamento sui Fondi strutturali che abbiamo approvato in seno alla commissione per i bilanci e che non è stato incluso - credo per motivi di tempo - nel documento di seduta.
A mio avviso, si trattava del paragrafo 7, che, con la votazione di oggi, si inserisce perfettamente nel presente documento.
Vorrei verificare con i servizi che è quanto avvenuto.
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<SPEAKER ID=29 NAME="Presidente">
I servizi m'informano che il paragrafo è stato incluso, ma che dovrà essere verificato a tempo debito.
Verranno, inoltre, confrontate tutte le versioni linguistiche.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="EN" NAME="Wynn">
Signor Presidente, per alcuni illustri membri della commissione per i bilanci si è trattato dell'ultimo esame di bilancio. Mi riferisco al presidente, onorevole Samland, agli onorevoli Tomlinson e Dankert che siedono da questa parte dell'Aula, all'onorevole Brinkhorst del gruppo ELDR, e probabilmente anche agli onorevoli Kellett-Bowman e Bardong del gruppo PPE.
A nome della commissione per i bilanci desidero congratularmi di cuore con loro per il lavoro svolto e fare loro tanti auguri per il futuro.
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(Prolungati applausi)
<P>
<SPEAKER ID=31 NAME="Presidente">
Onorevole Wynn, la ringrazio per l'iniziativa.
In effetti, dal Presidente del Consiglio ho ricevuto la seguente dichiarazione: «You have just completed your second reading of the 1999 draft budget.
The outcome of your vote corresponds to our expectations and I am consequently pleased to state that the Conseil can accept the maximum rate of increase which results from your second reading».
<P>
Con questa dichiarazione che ho ricevuto dal Consiglio posso dare per definitivamente approvato il bilancio generale per il 1999.
<P>
(Si procede alla firma del bilancio generale per il 1999)
<P>
<SPEAKER ID=32 NAME="Presidente">
Credo che l'Assemblea possa congratularsi con i relatori, onorevoli Dührkop e Viola, nonché con i negoziatori a nome del Parlamento per l'ottimo lavoro svolto.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
Signor Presidente, prima che la relazione sia messa ai voti, vorrei fare un richiamo alle disposizioni dell'Allegato V del Regolamento. Mi sorprende vedere che in testa all'elenco delle votazioni compaiano preambolo e considerando laddove, trattandosi di una relazione la cui proposta di decisione termina con la concessione del discarico, l'articolo 3, paragrafo 3, stabilisce che la proposta di decisione sia posta in votazione prima della proposta di risoluzione.
<P>
L'errore deriva con tutta probabilità dalla confusione esistente tra decisione e risoluzione all'interno del progetto della commissione per il controllo dei bilanci; tuttavia l'allegato è esplicito e se ne evincono facilmente i motivi.
L'importante è sapere quello che si afferma, nel caso specifico il contenuto dell'articolo 23 della risoluzione, vale a dire se si accetta o no di concedere il discarico. La votazione dei consideranda e delle motivazioni degli elementi che, di solito, formano la risoluzione ha invece luogo in un secondo momento.
<P>
Le chiedo di voler rispettare il Regolamento, cosa che non è sempre stata fatta, come si è visto in alcuni pareri della commissione per il controllo dei bilanci.
L'esperienza dimostra che è facile per il Parlamento gettarsi a capofitto nella prima parte della risoluzione per poi segnare il passo nella seconda.
<P>
<SPEAKER ID=34 NAME="Presidente">
Onorevole Fabre-Aubrespy, lei ha ragione.
Formalmente, però, la proposta di risoluzione approvato dalla commissione non rientra del tutto nella fattispecie contemplata dall'AllegatoV del Regolamento.
Poiché la proposta della commissione competente segue un ordine diverso, ritengo che la cosa migliore stia nel sottoporre la questione all'Assemblea affinché essa stabilisca in quale ordine intende votare.
<P>
<SPEAKER ID=35 NAME="Theato">
Signor Presidente, ritengo che in questo caso sia stata rispettata la norma; infatti il testo è suddiviso in modo chiaro; si può notare che la decisione arriva fino al paragrafo 25 e che da tale paragrafo ha inizio la risoluzione.
In essa sono contemplate le motivazioni che di norma, se indicato chiaramente nei titoli, sono contenute nelle osservazioni, nelle condizioni, alle quali la Commissione deve ottemperare in merito alla decisione sul discarico.
Nel documento ciò non è evidenziato da titoli, ma da asterischi.
Il titolo, così come predisposto dai servizi, induce in errore, in quanto reca solo l'indicazione della parte A. Il testo non era stato redatto da noi in questa forma; qualcuno avrebbe dovuto informarci che era necessario inserire un titolo.
Secondo la mia opinione tuttavia si potrebbe facilmente ovviare a questo inconveniente.
<P>
<SPEAKER ID=36 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Theato, perché risulta chiaro che vi è una proposta di risoluzione che va fino al paragrafo 24 e una proposta di decisione che va dal paragrafo 25 in poi.
Non è così?
Il relatore potrà fornirci un chiarimento.
La proposta di risoluzione va fino al paragrafo 24 compreso, mentre la proposta di decisione riguarda i paragrafi 25 e 26.
Non è forse così?
<P>
<SPEAKER ID=37 NAME="Elles">
Signor Presidente, devo dire che quanto riportato sul discarico dall'Allegato V del Regolamento è di difficile comprensione.
Di tale allegato sono state fornite interpretazioni contraddittorie.
Le chiedo di far sì che il Regolamento sia reso conforme prima possibile a quanto stabilito nel Trattato.
<P>
Per quanto riguarda il punto sollevato dalla onorevole Theato, ritengo che la collega abbia ragione e che dovremmo tenere una votazione in Aula allo scopo di chiarire la procedura.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="NL" NAME="Aelvoet">
Signor Presidente, trovo davvero spiacevole che si decida con maggioranze fortuite se un regolamento vada rispettato oppure no.
Mi pare che le disposizioni del Regolamento del Parlamento europeo siano chiarissime.
Non capisco, quindi, come si possa pensare di approvare un'eccezione al Regolamento con maggioranze fortuite.
Invito quindi il Parlamento ad attenersi correttamente al suo Regolamento e a votare secondo le norme stabilite da quest'ultimo e non a casaccio.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="FR" NAME="Presidente">
Al paragrafo 3 dell'articolo 3, il Regolamento dice quanto segue:
<P>
«La proposition de décision est mise aux voix avant la proposition de résolution.
La procédure d'octroi de la décharge se clôture par un vote sur la proposition de résolution dans son ensamble.»
Ciò significa che si deve procedere alla votazione dapprima dei paragrafi 25 e 26, successivamente del resto e, infine, dell'intera proposta.
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="DE" NAME="Theato">
Signor Presidente, la distinzione deve avere inizio dal paragrafo 26 e comprendere i paragrafi seguenti fino al paragrafo 29.
Se lei osserva attentamente il documento potrà vedere che nel testo, a questo punto, vi è una interruzione.
<P>
<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
Onorevole Theato, mi consenta di chiederle ulteriori chiarimenti.
Stiamo cercando di capire che cosa rientri nella decisione e che cosa rientri nella risoluzione.
Vedo che al paragrafo 23 si dice:
<P>
"Décide, à la lumière de ces considérations, de donner la décharge à la Commission».
<P>
<SPEAKER ID=42 NAME="Presidente">
Questo sembra far parte della decisione, non della risoluzione.
Quindi, dal paragrafo 23 in avanti si tratta di decisione.
<P>
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="DE" NAME="Theato">
Signor Presidente, ho detto anch'io ciò che lei afferma.
Il testo comprende una decisione ed una risoluzione.
Il Regolamento dice che in una decisione è contenuto ciò che deve essere fatto, secondo le decisioni del Parlamento.
Lo ha ribadito anche lei poco fa. La risoluzione contiene invece le osservazioni relative alla decisione, osservazioni che devono essere rispettate.
E perciò si deve partire dal paragrafo 26.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="EN" NAME="Elles">
<SPEAKER ID=45 NAME="Presidente">
Ha facoltà di parlare l'onorevole Martens.
<P>
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="NL" NAME="Martens">
Signor Presidente, chiedo la parola e mi scuso con i nostri colleghi, però noi votiamo sul paragrafo 23 in circostanze eccezionali dopo aver letto la comunicazione della Commissione europea che il Presidente del Parlamento ci ha fatto pervenire ieri.
Ne abbiamo discusso e non condividiamo le conclusioni cui tale dichiarazione giunge. In essa si dice che, in caso di mancata approvazione, cioè in caso di rigetto del paragrafo 23 e del discarico per l'anno 1996, si deve presentare una mozione di censura.
Noi non siamo d'accordo con questa interpretazione.
La grande maggioranza del nostro gruppo ha dichiarato di voler votare contro il paragrafo 23.
Ai sensi del Regolamento del Parlamento europeo ciò significa che la questione viene rinviata alla commissione per il controllo dei bilanci e che la discussione prosegue tra Parlamento e Commissione.
Questo è quello che comporta il rigetto del discarico.
<P>
Vorrei, inoltre, aggiungere che noi in quanto gruppo continuiamo a nutrire la massima fiducia nel Presidente della Commissione europea e che contiamo su di lui per l'attuazione delle riforme da lui proposte.
Questo è il significato del nostro voto.
<P>
Infine, desidero dire ancora una cosa.
Una mozione di censura non è il modo giusto per esprimere l'approvazione e la fiducia del Parlamento.
Il Presidente della Commissione potrebbe intervenire e noi potremmo, poi, approvare una mozione di fiducia.
Sarebbe questa la procedura più corretta.
<P>
(Applausi a destra)
<P>
<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, non era mia intenzione prendere la parola prima della votazione, ma devo dire che non ho mai sentito niente di più ipocrita di quanto ha detto l'onorevole Martens.
<P>
(Vivi applausi a sinistra) Dopo ciò che è successo in Aula durante le ultime settimane, tutti sanno che adesso occorre verificare se c'è fiducia nella competenza della Commissione europea in materia finanziaria.
Spero che sia chiaro che, come ha fatto notare l'onorevole Martens, se la votazione porterà al rifiuto del discarico, presenterò immediatamente una mozione di censura sulla Commissione europea a nome di un numero di deputati superiore a quello richiesto dal Regolamento del Parlamento.
<P>
(L'oratore viene interrotto) Signor Presidente, coloro che, pur credendo che sia possibile dire al pubblico, alla Commissione e al Parlamento che non hanno fiducia nella competenza della Commissione europea in materia finanziaria, non sono pronti a prendere un'iniziativa a livello politico e a mandare a casa la Commissione non sono degni di sedere in quest'Aula.
Li sfido ad agire!
<P>
(Vivi e prolungati applausi a sinistra)
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="NL" NAME="Aelvoet">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del mio gruppo dichiaro che è evidente che non possiamo concedere il discarico alla Commissione.
Noi protestiamo formalmente contro il fatto che ieri pomeriggio, verso le sei, ci sia stata consegnata una comunicazione, tradotta in tre lingue, che in pratica poneva fine al lavoro dei gruppi e conteneva una vera e propria minaccia, nonché un ricatto nei confronti del Parlamento.
Riteniamo inaccettabile che si ricorra a metodi del genere.
<P>
(Applausi al centro e a destra) Un parlamento che abbia anche solo un minimo di rispetto di se stesso non può accettare simili comportamenti.
Peraltro, siamo convinti che la comunicazione sia giunta dopo che i socialisti avevano raccolto le loro firme poiché, altrimenti, il tono della comunicazione non sarebbe stato così esplicito.
<P>
Secondo noi, non è corretto equiparare - come si fa nella comunicazione - il rifiuto del discarico con l'approvazione di una mozione di censura.
Per noi, le due cose non sono identiche e, quindi, non intendiamo cadere in questa trappola.
<P>
(Applausi al centro e a destra) Infine, è evidente che il rifiuto del discarico dimostra che esistono problemi molto seri e noi speriamo che a tali seri problemi si cerchi di dare una risposta altrettanto seria.
E' in questo spirito che noi oggi votiamo contro il discarico.
<P>
(Applausi al centro e a destra)
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="EN" NAME="Cox">
Signor Presidente, pur rammaricandomi che la discussione abbia avuto inizio prima del voto, prendo atto della situazione.
Mi sembra che siano state sollevate obiezioni a tre livelli: quello procedurale, quello della natura istituzionale o interistituzionale della questione e quello politico.
<P>
Per quando riguarda il primo livello, è chiaro che dal punto di vista strettamente procedurale le due votazioni dovrebbero essere separate.
E' evidente che la votazione per rifiutare il discarico è una procedura ben distinta rispetto a quella sulla mozione di censura.
Pertanto la questione procedurale è abbastanza semplice.
<P>
In merito alla questione istituzionale, devo dire che ieri sera tra le 18 e le 19, quando ho ricevuto la dichiarazione della Commissione, ho avuto subito l'impressione che questa interferisse con la procedura e con la sovranità del Parlamento.
<P>
(Applausi al centro e a destra) La dichiarazione diceva, tra l'altro, che in caso di rifiuto della concessione del discarico sul bilancio, il Parlamento europeo avrebbe dovuto sbloccare la situazione votando una mozione di censura.
Non è compito della Commissione europea dire al Parlamento come deve procedere.
<P>
(Prolungati applausi al centro e a destra) Credo che la Commissione, con questa dichiarazione, si sia preclusa la possibilità di assistere oggi alla concessione del discarico da parte del Parlamento.
Il mio gruppo, come tutti gli altri, ha discusso a lungo sulla questione, ed è ancora diviso.
Ho deciso di votare a favore del discarico, anche se ora non mi soffermerò in dettaglio sulle ragioni che mi spingono a farlo; tuttavia sono profondamente contrariato dall'interferenza prematura della Commissione, che in un certo senso ieri ha posto un ricatto istituzionale.
<P>
Per concludere, vorrei passare all'aspetto politico.
Abbiamo visto che le questioni sono separate dal punto di vista procedurale e che la Commissione ha torto sotto il profilo istituzionale. Politicamente, però, l'Assemblea deve seguire una certa logica.
Credo che se pensiamo che la Commissione sia incompetente in materia finanziaria, secondo la logica politica, dobbiamo essere pronti ad assumerci le nostre responsabilità.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="PT" NAME="Miranda">
Signor Presidente, a proposito della votazione che ci apprestiamo ad effettuare e soprattutto data la reazione della Commissione, vorrei dire che anche il mio gruppo ha riflettuto a lungo e molto serenamente sulla questione, giungendo alla conclusione che, nel complesso, la Commissione non merita il discarico.
<P>
Consentitemi di precisare che il presente atto di discarico non è un atto amministrativo ma è, semmai, un atto pregno di significati politici.
Non stiamo accertando in termini meramente contabili se la Commissione abbia esercitato in maniera corretta il suo mandato.
L'atto politico che stiamo compiendo in questo momento ha valore in sé perché, secondo noi, a prescindere dalle considerazioni che ognuno può fare sul fatto che la Commissione meriti o meno una censura, è lampante che non vi è un nesso giuridico fra censura e discarico.
<P>
Riteniamo quindi che i due atti, le due situazioni, siano completamente distinti.
Temiamo che la reazione della Commissione possa essere interpretata solo come un modo per ricattare politicamente il Parlamento, esercitando una pressione intollerabile su di esso.
<P>
Vorrei affermare con chiarezza che non può essere la Commissione a dettare ciò che il Parlamento può o non può fare.
Non può essere la Commissione a dettare gli orientamenti che dobbiamo seguire in materia.
<P>
Il Parlamento è indipendente e deve esercitare la sua indipendenza ora e qui, votando contro la Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="FR" NAME="Pasty">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è perfettamente legittimo che, prima di una votazione tanto importante quanto quella che sta per svolgersi, ciascun gruppo possa esprimere la propria posizione.
<P>
Condivido l'opinione della maggior parte dei colleghi che hanno parlato finora, fatta eccezione per la onorevole Green.
Non possiamo cedere ad alcun ricatto, ad alcuna forma di intimidazione, sia che provenga dalla Commissione che dalla presidente del gruppo PSE.
<P>
(Applausi a destra) Non scordate che il ricatto e l'intimidazione sono le armi dei deboli.
Tenuto conto del senso in cui si è votato e delle larghe maggioranze risultanti - credo che i voti espressi qui ne siano la dimostrazione - non vedo come si possa ora concedere il discarico.
Non esiste alcun legame giuridico tra discarico e censura.
Rifiutiamo il discarico e vedremo in seguito, all'interno dei gruppi parlamentari, se dare seguito ad una mozione di censura.
La decisione dipenderà da ciascun gruppo, ma non si deve stabilire un nesso fra i due eventi.
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="FR" NAME="Lalumière">
Signor Presidente, non vi è alcun dubbio sull'inopportunità del testo distribuito ieri sera dalla Commissione.
<P>
Discarico e censura - o fiducia - sono, dal punto di vista giuridico, due atti ben distinti, ma, sotto il profilo politico, si tratta di due atti legati in modo indissolubile.
<P>
Per quanto concerne il discarico, sussistono divisioni anche all'interno del nostro gruppo.
Non siamo tutti d'accordo.
Personalmente, voterò a favore del discarico, poiché temo una Commissione debole.
Tuttavia, gli avvenimenti delle ultime ore dimostrano - e lo deploro profondamente - che è la Commissione stessa ad essersi indebolita ieri sera.
Non possiamo far altro che prendere atto di tale indebolimento e deprecarlo.
<P>
<SPEAKER ID=54 NAME="Elles">
Signor Presidente, ho due osservazioni da fare.
Alcuni deputati sembrano essere convinti che si stia votando in modo definitivo sul rifiuto della concessione di discarico.
Vorrei ricordare ai colleghi che il Regolamento non prevede che un emendamento consenta di rifiutare la concessione del discarico.
Con questo voto siamo chiamati a decidere, spero prima possibile, se vogliamo rifiutare la concessione del discarico a questo stadio, oppure se riteniamo che la questione, come risulta dal Regolamento, debba essere rinviata alla commissione competente.
Le obiezioni sollevate dai deputati, ed in particolare quelle della presidente del gruppo del Partito del socialismo europeo, sono fuori luogo.
Si tratta di una procedura che andrà avanti ed io, come relatore, continuerò a seguirla nella commissione per il controllo dei bilanci se adesso la votazione darà questo orientamento.
<P>
Inoltre, in base all'articolo 122 del Regolamento, invito l'Assemblea a procedere immediatamente al voto.
<P>
<SPEAKER ID=55 NAME="Presidente">
Una volta che si saranno espressi tutti i gruppi e il relatore, sottoporrò il paragrafo 23 a votazione per appello nominale, su richiesta dei gruppi PPE, GUE/NGL, UPE, PSE, I/EDN, ARE e V.
<P>
Qualora il paragrafo sia respinto, la relazione sarà rinviata in commissione, come ha spiegato il relatore.
<P>
Passiamo alla votazione del paragrafo 23.
<P>
(Il Parlamento respinge l'articolo 23 e, di conseguenza, la relazione è rinviata in commissione)
<P>
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, vorrei sottolineare che non era mia intenzione prendere la parola prima della votazione, e che l'ho fatto solo dopo l'onorevole Martens, che ha anticipato l'argomento rendendo necessario il mio intervento.
<P>
La votazione che ha avuto luogo poco fa è estremamente importante.
Ho qui una mozione di censura, firmata da un numero di deputati superiore a quello richiesto dal Regolamento, che adesso intendo presentare.
Il mio gruppo voterà per esprimere la propria fiducia alla Commissione europea in modo che essa possa continuare a svolgere il suo lavoro nel corso del prossimo anno e, secondo noi, non possiamo permetterci di...
<P>
(Reazioni diverse)
<P>
<SPEAKER ID=57 NAME="Presidente">
Onorevole Green, questo non è il momento di insistere sull'argomento: potrà presentare la sua mozione di censura e illustrare la posizione del suo gruppo nel corso della discussione.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, le faccio presente che lei ha permesso all'onorevole Martens di prendere la parola e che invece adesso rifiuta di fare altrettanto con me.
<P>
(Reazioni diverse) Ho presentato una mozione di censura e faccio presente che il mio gruppo intende votare contro tale mozione, per dare fiducia alla Commissione europea.
Vorrei quindi sapere chi di voi ha votato a favore.
Crediamo che...
<P>
(Reazioni diverse)
<SPEAKER ID=59 NAME="Presidente">
Onorevole Green, le ho permesso di annunciare la sua mozione di censura e di chiarire la posizione del suo gruppo per due volte, ma l'ho fermata quando ha cominciato ad entrare nel merito della questione.
Non è l'ora di avviare un dibattito su un argomento che non è all'ordine del giorno; la discussione avrà luogo al momento opportuno.
Dopo la votazione i deputati trarranno le loro conclusioni e prenderanno una posizione politica.
<P>
Vorrei dire lo stesso al relatore.
La relazione è stata rinviata alla commissione, e lei continuerà ad esserne il relatore.
Onorevole Elles, ritengo quindi chiusa la questione, a meno che lei voglia sollevare un'obiezione sulla base del Regolamento.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="EN" NAME="Elles">
Signor Presidente, occorre finire di votare sulla relazione prima di fare qualsiasi dichiarazione a titolo personale.
Dobbiamo ancora votare su quattro paragrafi, e bisogna farlo prima di rinviare la questione in commissione, dato che non è possibile rimandare in commissione una relazione incompleta.
<P>
<SPEAKER ID=61 NAME="Presidente">
Onorevole Elles, stranamente il Regolamento dice che, in caso di rifiuto della concessione del discarico, la questione deve ritornare in commissione e tocca quindi a quest'ultima prendere una decisione in merito.
Non ho scritto io il Regolamento, e questo è ciò che esso prevede.
Non è possibile votare di nuovo: la questione è rinviata in commissione in quanto non si può agire in maniera diversa.
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Muscardini">
Signor Presidente, sono veramente esterrefatta dall'incapacità di comprendere il pieno significato della democrazia.
È mezz'ora che ho chiesto di parlare: diversi esponenti di gruppi politici hanno parlato, alcuni addirittura due volte, e a me non è stato dato il diritto di parola.
<P>
Prendo atto, oltretutto, che in questa sede, alla vigilia di una fine legislatura stiamo dando una prova tragica della nostra capacità di interpretare le esigenze dei cittadini: la Commissione che ricatta il Parlamento e il Parlamento che, con un suo gruppo di grande importanza, ricatta la Commissione e gli altri parlamentari, presentando mozioni che esso stesso non vota.
Siamo al ridicolo: i popoli europei ci chiedono di fare il nostro lavoro e noi siamo capaci soltanto di fare buffonate!
<P>
<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="EN" NAME="Jackson">
Signor Presidente, potrebbe dirci qual è il suo giudizio su ciò che ha detto la onorevole Green?
Mi sembra di capire che la onorevole Green vuole presentare una mozione di censura.
E' possibile che un deputato annunci che intende presentare una mozione per qualcosa e allo stesso tempo dica che non intende votare a favore?
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="Presidente">
Questo è un problema di coerenza politica.
Ognuno è libero di giudicare la propria coerenza e tutti gli altri possono darne l'interpretazione che vogliono.
<P>
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Signor Presidente, l'Allegato V del Regolamento è molto chiaro per quanto concerne il rinvio in commissione.
Non voglio entrare nel merito della questione sollevata in precedenza dalla onorevole Green nel suo intervento, ma sottolineo che la relazione e le critiche sono state estremamente chiare.
Sta al singolo Commissario dare le dimissioni se pensa di non avere il sostegno del Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=66 NAME="Presidente">
Ho già detto che è possibile sollevare unicamente questioni procedurali; non permetterò che si discuta oltre della questione del discarico.
<P>
<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="NL" NAME="Wijsenbeek">
Signor Presidente, in riferimento all'articolo 163 del nostro Regolamento deploro profondamente che sia il relatore sia lei abbiate affermato che le nostre norme sono strane.
Chiunque in quest'Assemblea è libero di presentare proposte di modifica del Regolamento e la commissione per il controllo dei bilanci, pur lavorando già da anni ad una simile proposta, non l'ha presentata, nonostante avesse potuto farlo molto tempo fa.
Oggi le regole sono quelle che sono e quindi non ci resta che applicarle così come stanno.
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="EN" NAME="Cox">
Signor Presidente, mi sembra di capire che, in riferimento alla questione procedurale di cui si è parlato, dopo la votazione lei rinvierà la relazione Elles alla commissione per il controllo dei bilanci.
Vorrei chiederle, nel rinviare la relazione, di invitare la Commissione a mettere agli atti una dichiarazione sull'esito della votazione, dichiarazione distinta da quella prematura che ha fatto ieri sera.
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="ES" NAME="Robles Piquer">
Signor Presidente, desidero soltanto chiedere se avremo occasione di fare dichiarazioni sul voto riguardante l'importante decisione che abbiamo appena preso.
<P>
<SPEAKER ID=70 NAME="Presidente">
Tutte le dichiarazioni di voto avranno luogo al termine delle votazioni.
Ciascuno potrà esprimere la propria dichiarazione di voto.
<P>
<SPEAKER ID=71 NAME="Liikanen">
La Commissione ha discusso ieri dell'opportunità di presentare la propria dichiarazione solo dopo il voto.
C'erano due opinioni diverse ma alla fine, nell'interesse della trasparenza, abbiamo deciso di illustrare la nostra posizione prima del voto.
La nostra posizione rimane invariata, ed è quindi quella illustrata nella dichiarazione scritta che vi è stata consegnata ieri.
<P>
<SPEAKER ID=72 NAME="Presidente">
Visto che la Commissione ha fatto conoscere la propria posizione e ognuno ha espresso la propria, continuiamo la votazione come previsto.
<P>
<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="FR" NAME="Pimenta">
Signor Presidente, non è necessario chiedere una votazione per parti separate per gli emendamenti in quanto, ai sensi del Regolamento, questi devono essere votati separatamente.
Forse non ne è al corrente, ma alcuni parlamentari si oppongono alla votazione in blocco.
Si deve quindi procedere a votazioni distinte.
<P>
<SPEAKER ID=74 NAME="Presidente">
Onorevole Pimenta, mi spiace doverla contraddire ma, in relazione agli emendamenti, il Regolamento prevede un termine per la presentazione delle richieste di votazione per parti separate.
Detto termine è scaduto senza che venisse presentata alcuna richiesta in tal senso.
<P>
<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten">
Signor Presidente, devo dire all'onorevole Pimenta che il nostro gruppo non ha chiesto di scindere gli emendamenti nn. 20 e 23 poiché, secondo le disposizioni ufficiali di voto del gruppo, noi dovremmo votare a favore di entrambi gli emendamenti.
Però, il semplice fatto che alcune persone non si attengano alle disposizioni porta a questo risultato.
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="DE" NAME="Kuhn">
Signor Presidente, non stiamo discutendo di un chilo di pesce o di piselli.
Argomento della discussione sono le garanzie che devono essere riconosciute a tutti all'interno dell'Unione europea.
Se viene avanzata la richiesta di votare separatamente in merito alle due proposte di emendamento, poiché in questo modo è possibile votare a favore di una e non dell'altra, io accoglierei tale richiesta nell'interesse di tutti i cittadini.
<P>
<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="FR" NAME="Lataillade">
Signor Presidente, in seguito a quanto affermato dalla relatrice, concordo con lei nell'indicare che, in effetti, un emendamento verte sull'articolo 5, laddove l'altro verte sull'articolo 6, il che si ricollega alla richiesta di votazioni per parti separate in relazione ad emendamenti che si riferiscono ad articoli distinti.
<P>
<SPEAKER ID=78 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, non possiamo tornare su una votazione ormai conclusa, visto che essa è conforme al Regolamento.
Vi ricordo che le votazioni in blocco possono essere messe in discussione soltanto entro un determinato lasso di tempo.
Mi vedo quindi costretto a mettere agli atti il risultato della votazione.
<P>
(Il Presidente dichiara approvata la posizione comune (così modificata) )
<P>
<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="DE" NAME="Rack">
Signor Presidente, vorrei porre una domanda, che desideravo fare fin da questa mattina, in merito al Regolamento.
A ben guardare, mi pare che tra i colleghi del gruppo PSE siedano nuovi membri che, tuttavia, non sono stati presentati. Si tratta di strane figure bianche.
Non è forse vero che avrebbero dovuto essere presentati, secondo tutte le norme ed ai sensi del Regolamento?
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
<SPEAKER ID=80 LANGUAGE="DE" NAME="Graenitz">
Signor Presidente, in commissione abbiamo accolto l'emendamento n. 15; purtroppo però, la rappresentante della Commissione, che ha assistito alla riunione della commissione per la protezione dell'ambiente, non ci ha informato del fatto che esiste in proposito una sentenza della Corte di giustizia del luglio di quest'anno che recita: «Nell'Unione europea sono vietate l'utilizzazione e la conseguente commercializzazione di HCFC negli apparecchi estintori».
L'emendamento che abbiamo presentato è quindi contrario alla sentenza della Corte di giustizia.
Se lo avessi saputo, non avrei sicuramente votato a favore dell'emendamento.
La Commissione ce ne ha dato notizia solo ieri sera e ritengo che anche gli altri componenti la commissione non avrebbero approvato l'emendamento.
Vorrei pertanto raccomandare al Parlamento di respingerlo, dal momento che non considero opportuno ribaltare, furtivamente, con un emendamento, una sentenza della Corte di giustizia.
<P>
(Il Parlamento respinge l'emendamento)
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
<SPEAKER ID=81 NAME="Schaffner">
Signor Presidente, la ringrazio per le sue vive congratulazioni, ma intendevo comunicare di aver votato contro la mia relazione.
Abbiamo negoziato su tale documento e sono state fatte concessioni reciproche molto interessanti.
Tuttavia è sempre più facile ridimensionare i propri obiettivi che spingersi oltre.
E' stato presentato un emendamento alla mia relazione che non potevo accettare.
Esso è stato approvato; pertanto, come è mia abitudine - perché sta diventando proprio una consuetudine - rimetto la mia relazione alla presidente della commissione per le libertà pubbliche e gli affari interni.
<P>
<SPEAKER ID=82 NAME="Presidente">
Onorevole Schaffner, la Presidenza non è solita prendere posizione sul merito delle relazioni adottate o respinte, tuttavia ci tenevo a porgerle le mie congratulazioni per il considerevole lavoro che ha svolto per quanto riguarda tale dossier .
<P>
<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="FR" NAME="Pradier">
Signor Presidente, vorrei sapere se la seduta è stata tolta oppure se si procederà a mettere ai voti la relazione successiva.
<P>
<SPEAKER ID=84 NAME="Presidente">
Temo che si debba rinviare la votazione sulla relazione successiva, vale a dire la sua, a questa sera.
Sono già le 13.10 e stiamo votando senza interruzioni dalle 9.30, il che - va detto - è encomiabile.
<P>
<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="FR" NAME="Pradier">
Signor Presidente, il fatto che la sorte di 400.000 persone che sono in prigione non meriti sei minuti di ritardo nel mettersi a tavola la dice lunga sul nostro Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="FR" NAME="Presidente">
Onorevole Pradier, la sua relazione sarà messa ai voi questa sera in condizioni di serenità, di diligenza e di maggioranza che non sussistono in questo momento. Tutti sono sfiniti, salvo coloro che stanno per presentare le dichiarazioni di voto.
<P>
<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
Signor Presidente, il gruppo I-EDN ha votato contro la seconda lettura del bilancio 1999, pur giudicando in maniera positiva il fatto che l'emendamento strategico, approvato in prima lettura dalla maggioranza del Parlamento, non sia stato ripreso in seconda lettura.
<P>
L'emendamento era volto ad accantonare come riserva, per le categorie 3, 4 e 5, importi considerevoli al fine di collocare il Parlamento in una posizione migliore per discutere il futuro accordo interistituzionale sulle nuove prospettive finanziarie.
<P>
L'emendamento in questione, come ha ricordato il servizio giuridico in un recente parere, non era conforme alle norme di bilancio, in quanto era contrario ai principi di specialità e di veridicità di bilancio.
Vorrei soprattutto protestare a nome del mio gruppo contro ciò che tale strategia sottintendeva o, piuttosto, implicava.
Essa infatti prendeva in ostaggio i contribuenti degli Stati membri.
E' ovvio che mettere crediti a riserva accresce le somme previste nel bilancio, il che equivale ad aumentare i contributi nazionali degli Stati membri, vale a dire le imposte che gravano sui cittadini, sui contribuenti degli Stati membri.
<P>
Per quanto riguarda la Francia, ad esempio, l'emendamento comportava un aumento del contributo francese pari a 4 miliardi all'incirca.
Plaudiamo al fatto che la commissione per il controllo dei bilanci, rendendosi conto che la sua strategia era priva di sbocchi, abbia rinunciato ad esso.
Valutiamo positivamente che le riserve inerenti ai Fondi strutturali non siano state approvate ma constatiamo che, ancora una volta, il Parlamento europeo ha incrementato le uscite proprio in un periodo di tagli alle spese.
Pertanto, poiché la seconda lettura del Parlamento rappresentava un passo in direzione di spese supplementari, non abbiamo votato a suo favore.
<P>
<SPEAKER ID=88 NAME="Andersson, Hulthén, Lööw, Palm, Sandberg-Fries e Theorin">
Accogliamo con favore il compromesso relativo alle cosiddette riserve strategiche raggiunto fra Parlamento e Consiglio.
E' essenziale che il lavoro delle due istanze dell'autorità di bilancio si svolga senza intoppi, specie in vista dell'imminente negoziato sulle nuove prospettive finanziarie, di Agenda 2000, delle riforme agricole e dei nuovi interventi che si renderanno necessari per agevolare il processo di ampliamento.
Reputiamo pertanto positivo che l'accordo raggiunto con il Consiglio abbia comportato la rinuncia al principio di iscrivere a bilancio riserve strategiche.
<P>
Giudichiamo favorevolmente che l'autorità di bilancio abbia saputo concordare un aumento degli stanziamenti di impegno per il programma PHARE pari a ulteriori 48 milioni di euro rispetto alla prima lettura del Parlamento.
E' importante lanciare chiari segnali politici ed è altrettanto importante che, nel periodo precedente l'adesione, le aspettative non vadano deluse.
Valutiamo in maniera positiva anche il fatto che il Parlamento abbia introdotto un quadro finanziario che permetterà lo storno dal 1998 di 400 milioni di euro destinati ad aiuti alimentari in Russia.
La Commissione deve varare quanto prima provvedimenti concreti per impedire frodi e per assicurare che gli alimenti giungano effettivamente a chi in Russia ne ha bisogno.
<P>
Nonostante gli sforzi di riforma della politica agricola comune costituiscano un passo nella giusta direzione, noi sosteniamo la necessità di ulteriori, significativi interventi per garantire una politica agricola migliore sotto il profilo ambientale e della tutela dei consumatori, nonché più aderente alle realtà di mercato.
Siamo inoltre decisamente contrari agli aiuti che l'Unione eroga alla coltivazione del tabacco.
<P>
In linea di principio siamo contrari all'idea di discutere assieme al bilancio 1999 anche la concessione del discarico, trattata in una relazione a parte.
Cercare d'inserire condizioni per la concessione del discarico nella parte della motivazione concernente la voce A-1100 non è soltanto dubbio dal punto di vista giuridico; tentare di porre in risalto i problemi in questo modo è anche immotivato dal punto di vista politico ed oggettivo.
<P>
Quanto alle indennità di viaggio dei deputati europei, noi restiamo convinti che ogni indennità dovrà essere corrisposta soltanto in base alle spese effettivamente sostenute per il viaggio.
<P>
<SPEAKER ID=89 NAME="Bébéar">
Il bilancio che abbiamo appena approvato è al tempo stesso prudente e ragionevole.
Prudente poiché esso dovrebbe consentire di realizzare i nostri progetti e ragionevole in quanto aumenta in misura minore rispetto alle spese pubbliche degli Stati membri.
<P>
Vorrei insistere su tre punti che mi stanno particolarmente a cuore: il Parlamento europeo deve proseguire il suo impegno per garantire all'Unione europea un ampio margine di manovra a livello di bilancio in previsione delle azioni future; le azioni che reputiamo prioritarie devono poter disporre di mezzi sufficienti e non vanno dimenticati gli aiuti umanitari.
<P>
L'esercizio 1999 è, con forti probabilità, il più difficile a cui abbiamo dovuto far fronte, tenuto conto dell'equilibrio raggiunto tra limitazione dell'aumento di bilancio, soddisfazione dei bisogni reali e valutazione delle prospettive future.
In quest'ottica, il Parlamento europeo vorrebbe dotare il proprio bilancio 1999 di riserve.
Deploro che la Commissione non sia stata di tale parere.
I programmi arrivano a fine percorso.
Sappiamo ciò che vogliamo ottenere in futuro.
Abbiamo le risorse per farlo; non resta che valutarli in modo ineccepibile.
<P>
Per gli inizi del XXI secolo l'Unione europea si è prefissa di realizzare l'Unione economica e monetaria ed anche un ampliamento senza precedenti.
Tutto ciò non si potrà fare senza mezzi sufficienti.
Se le spese verranno effettuate in modo mirato, molti progetti ed azioni potranno essere avviati e portati a termine.
Lo stesso vale per le azioni umanitarie, a prescindere che si tratti di aiuti a futuri partner .
<P>
Vigiliamo quindi.
Abbiamo approvato un buon bilancio che collega bene il passato recente con il futuro prossimo.
Si tratta ora di seguire da vicino la sua esecuzione per restare all'interno dei principi che abbiamo negoziato con successo.
<P>
<SPEAKER ID=90 NAME="Gallagher">
L'Agenda 2000 si basa su una serie di principi chiave che è importante ricordare.
In primo luogo, nel periodo che va di qui al 2006, occorrerà mettere in atto a livello europeo un regime fiscale rigoroso.
A fronte di questo, è stato proposto che il massimale contributivo degli Stati membri rimanga pari all'1, 27 percento del PNL comunitario.
Tutti i costi, inclusi quelli che deriveranno dall'ampliamento, dovranno rientrare in questo limite.
Il governo irlandese ha accettato il mantenimento del massimale dell'1, 27 percento come ipotesi di lavoro per i negoziati, ma noi ci chiediamo se ciò sarà sufficiente per soddisfare le esigenze di spesa, specie dopo il processo d'ampliamento.
<P>
Realisticamente è assai improbabile che una diminuzione degli introiti favorisca ulteriori spese.
Anche senza contare le preoccupazioni dei contribuenti netti, tali spese rappresenterebbero una contraddizione per l'Unione europea, che nel contesto della politica economica ed occupazionale sta chiedendo di diminuire le imposizioni fiscali per quegli Stati membri che intraprendono una politica a livello europeo contraria a questa prescrizione senza un motivo chiaro.
<P>
L'Unione europea sta affrontando una delle questioni più difficili dei negoziati attuali, vale a dire quella degli sbilanci netti di alcuni Stati membri.
Germania, Austria, Paesi Bassi e Svezia sostengono di versare contributi eccessivi nel bilancio dell'Unione e vogliono che si ponga rimedio a questa situazione nel contesto dei negoziati per l'Agenda 2000.
<P>
Il Regno Unito ha già un sistema di rimborso, il che significa che paga solo un terzo della propria quota del costo delle spese aggiuntive.
Di recente la Commissione europea ha presentato una relazione sulla questione degli sbilanci netti nella quale si propongono alcune soluzioni al problema, in presenza di un accordo politico sulla necessità di intervenire.
Dal punto di vista irlandese, la peggiore di queste soluzioni è quella che consentirebbe un cofinanziamento a livello nazionale pari al 25 percento di alcune voci di spesa per la PAC.
Questo potrebbe costare all'Irlanda circa 160 milioni di sterline di qui al 2006 e il governo irlandese ha ragione ad esprimere la propria opposizione di principio all'idea.
<P>
Chiaramente occorrerà studiare le altre soluzioni proposte dai contribuenti netti, specie per quanto riguarda la base su cui calcolare i contributi al bilancio comunitario.
Ciò influirà sull'accordo conclusivo stipulato con l'Irlanda sulla scorta del Piano nazionale di sviluppo 2000-2006 in relazione ai Fondi strutturali e alla PAC per quanto concerne i presunti sbilanci netti.
C'è un evidente legame tra tali questioni, ed è il momento di rendercene conto.
<P>
Relazione Pex (A4-0505/98)
<SPEAKER ID=91 NAME="Hawlicek">
Saluto con favore la proroga dei programmi ARIANNA e CALEIDOSCOPIO fino al 31 dicembre 1999.
Sarebbe stato irresponsabile non prevedere programmi culturali per il 1999.
In questo modo, con il programma quadro CULTURA 2000 che avrà inizio il 1 gennaio 1999, viene garantita la continuità dei programmi culturali.
<P>
Sono molto lieto che questo risultato sia stato sostenuto nel corso della Conferenza dei ministri della cultura, i cui partecipanti hanno accolto anche il bilancio preventivo, tanto che è stato raggiunto un accordo in merito ad un budget per un importo complessivo di 14, 3 milioni di ecu (10, 2 milioni di ecu per CALEIDOSCOPIO e 4, 1 milioni di ecu per ARIANNA).
<P>
Saluto con estremo favore la proposta legislativa in discussione oggi, che prevede una proroga dei programmi CALEIDOSCOPIO e ARIANNA.
La commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi d'informazione aveva criticato già prima dell'estate l'eventualità che non fossero previsti per il 1999 programmi culturali ma solamente progetti-pilota e che quindi il bilancio preventivo per la cultura dovesse registrare una riduzione pari al 40 percento.
<P>
Sono particolarmente lieto che si sia potuto raggiungere questo risultato durante la Presidenza austriaca dell'Unione europea, sotto la guida del Presidente in carica Peter Wittmann, grazie al cui impegno si è giunti, nel corso della Conferenza dei ministri della cultura del 17 novembre 1998, alla decisione di prorogare entrambi i programmi per un anno.
Grazie all'impegno personale del presidente della commissione per la cultura, onorevole Pex, già il 14 settembre 1998 abbiamo approvato in commissione la relativa modifica al budget e il 21 settembre 1998 si è raggiunto un accordo tra Consiglio, Parlamento europeo e Commissione per prorogare di un anno i programmi CALEIDOSCOPIO e ARIANNA.
<P>
Tale accordo prevede che vengano mantenuti i finanziamenti fissati nel budget per il 1998, vale a dire 14, 3 milioni di ecu e non 10, 9 milioni di ecu, come si legge nella proposta della Commissione.
<P>
Relazione Kuhn (A4-0469/98)
<SPEAKER ID=92 NAME="Grossetête">
Vi sono validi motivi per essere soddisfatti dei notevoli progressi realizzati grazie alla proposta di direttiva chiesta dal Parlamento europeo dal 1994.
<P>
E' giunta l'ora di prevedere il riavvicinamento delle legislazioni nazionali in relazione ai regimi delle garanzie legali (contrapposte alle garanzie commerciali) nel quadro dei contratti di vendita conclusi con i consumatori.
Le differenze tra i regimi nazionali pongono seri problemi ai sempre più numerosi consumatori che effettuano acquisti transnazionali.
<P>
Deploro che la posizione comune del Consiglio non possa essere approvata senza emendamenti, in quanto ciò ritarda l'entrata in vigore di un testo importante per l'effettiva realizzazione del mercato unico.
Cionondimeno alcuni miglioramenti essenziali andavano apportati al testo.
<P>
Sono pertanto lieta che sia stato adottato il mio emendamento, volto a riprendere nel corpo degli articoli della direttiva il considerando 14, concernente i beni d'occasione.
Auspico che, per motivi di coerenza giuridica, esso possa essere accolto dal Consiglio.
Era, in effetti, inconcepibile che tale disposizione, caratterizzata dal buon senso - per cui la sostituzione della merce non può essere sistematicamente pretesa dal consumatore quando si tratta di un bene di seconda mano -, comparisse soltanto all'interno di un considerando e non negli articoli stessi.
<P>
Per contro, non ho votato a favore di numerosi emendamenti presentati dalla relatrice, la onorevole Kuhn.
Alcuni di essi, ad esempio il n. 17 che verte sui pagamenti rateali, non hanno infatti stretta attinenza con il regime di garanzia.
<P>
Come in prima lettura, tali emendamenti sono irrealistici ed eccessivi poiché spezzano l'equilibrio indispensabile tra interessi dei consumatori, da un lato, e obblighi e vincoli che pesano sui produttori, dall'altro.
Mi riferisco in particolare alle piccole e medie imprese su cui alcuni emendamenti avranno pesanti ripercussioni.
<P>
<SPEAKER ID=93 NAME="Hager">
Nel corso della prima lettura ho votato contro la relazione dal momento che, ora come allora, non riesco a condividere pienamente il contenuto di alcuni punti.
Sono contrario, tra l'altro, a una quadruplicazione dei termini di garanzia dal momento che vedo in essa un carico insostenibile, soprattutto per le PMI.
Molte delle questioni che ho respinto non sono più al voto in seconda lettura e le proposte di emendamento ora presentate tengono senza dubbio conto degli interessi dei consumatori.
Secondo me, inoltre, esse non vengono ad incidere in maniera eccessiva sull'economia.
<P>
Per questo motivo e nonostante le perplessità che nutrivo e che continuo a nutrire nei confronti della proposta di direttiva in sé, ho votato a favore della maggior parte degli emendamenti presentati e a favore della relazione nel suo complesso.
<P>
Relazione Torres Couto (A4-0466/98)
<SPEAKER ID=94 NAME="Delcroix">
<SPEAKER ID=95 NAME="Fitzsimons">
In seguito al Vertice di Kyoto, tenutosi nel dicembre del 1997 nell'ambito della Convenzione sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, l'Unione europea ha avanzato una proposta di strategia volta a ridurre le emissioni di monossido di carbonio degli autoveicoli e ad aumentare il risparmio di carburante.
La strategia si basa su tre provvedimenti: un accordo con l'industria sull'ambiente, misure fiscali e un programma di informazione del consumatore sul risparmio di carburante.
Lo scopo della proposta è quello di fornire ai potenziali acquirenti di nuovi autoveicoli ad uso privato una serie di informazioni sul consumo di carburante per convincerli a scegliere i modelli che consentono un maggiore risparmio.
<P>
Lo scopo di tali informazioni è quello di sostenere sia le misure attuali e future adottate dall'industria automobilistica e volte a ridurre il consumo di carburante degli autoveicoli sia le misure fiscali introdotte dagli Stati membri al fine di incoraggiare l'acquisto di modelli che consentono un maggiore risparmio di carburante.
Il programma di informazione del consumatore si articola in quattro punti principali:
<P>
l'introduzione di un'etichetta che certifichi il basso consumo di carburante dei nuovi autoveicoli ad uso privato; -la pubblicazione di una guida che riassuma le caratteristiche di consumo di tutti i nuovi modelli di autoveicoli presenti sul mercato; -l'affissione in tutti i punti vendita di un manifesto che riporti informazioni sul consumo di carburante degli autoveicoli in mostra; -l'obbligo di inclusione dei dati sul consumo di carburante in tutto il materiale pubblicitario usato dalle industrie automobilistiche.Sono a favore della proposta europea, ma ritengo altresì che le indicazioni sopraelencate debbano essere scritte con linguaggio semplice e chiaro.
Per esempio, riportando i dati sul consumo, dovrebbe venir indicato chiaramente quanti litri di un certo carburante sono necessari per percorrere 100 chilometri oppure quanti galloni sono necessari per percorrere un certo numero di miglia.
<P>
Sono inoltre dell'idea che nella guida al consumo di carburante debbano essere elencati i dieci nuovi modelli di automobili disponibili sul mercato che consentono un maggior risparmio di carburante.
La proposta è intelligente e concreta e difende gli interessi e i diritti dei consumatori dell'Unione europea.
Il Trattato di Amsterdam ha assegnato all'Unione europea un ruolo più importante nell'ambito delle politiche sulla tutela dei consumatori in base al nuovo articolo 152 relativo ai diritti dei consumatori.
La proposta ha un duplice scopo: da un lato, quello di adempiere ai nostri obblighi in base a quanto previsto dall'Accordo di Kyoto e, dall'altro quello di accrescere e tutelare i diritti dei 340 milioni di consumatori dell'Unione europea.
<P>
Relazione Graenitz (A4-0465/98)
<SPEAKER ID=96 NAME="Andersson, Hulthén, Lööw, Sandberg-Fries e Theorin">
<SPEAKER ID=97 NAME="Bowe">
A nome dei deputati del Partito laburista del Parlamento europeo vorrei spiegare perché non abbiamo potuto votare a favore degli emendamenti nn. 32, 33, 15, 14, 13, 12, 11 e 10 della relazione Graenitz.
Riteniamo che gli emendamenti nn. 32 e 33 aumenterebbero eccessivamente e inutilmente l'utilizzo del bromuro di metile in alcune regioni dell'Unione europea, mente in altre tale sostanza non viene più utilizzata in quanto sono state trovate alternative adeguate.
<P>
Non possiamo inoltre appoggiare l'emendamento n. 15, dato che esso reintroduce alcune sostanze che contribuirebbero a ridurre lo strato d'ozono, mentre esistono alternative migliori, già ben note.
Per quanto riguarda gli emendamenti nn. 10, 11, 12, 13 e 14, pensiamo che le scadenze per l'eliminazione graduale delle sostanze che riducono lo strato d'ozono proposte dalla Commissione siano realistiche e che concedere delle proroghe comporterebbe ben pochi vantaggi dal punto di vista ambientale e creerebbe problemi, in particolare alle piccole e medie imprese.
Di conseguenza non possiamo votare a favore di tali emendamenti.
<P>
<SPEAKER ID=98 NAME="McKenna">
I Verdi credono che sia essenziale togliere immediatamente dal mercato le sostanze che riducono lo strato di ozono, e sono convinti che tali sostanze avrebbero dovuto essere vietate già da molto tempo.
<P>
I cristiano-democratici e i socialdemocratici europei sembrano intenzionati a rimandare l'imposizione del divieto di utilizzo del bromuro di metile, pericolosa sostanza che riduce lo strato d'ozono: noi invece crediamo che qualsiasi proposta che implichi una proroga all'utilizzo di tale sostanza tossica rappresenti una minaccia per la salute dell'uomo e per l'ambiente.
<P>
Negli ultimi due anni il buco dell'ozono è aumentato del 20-25 percento ed è incredibile che un eurodeputato possa permettere o sostenere pratiche che provocheranno un ulteriore aumento del fenomeno.
Gli studiosi sono concordi nel ritenere che abbandonare in tempi brevi la produzione e il consumo del bromuro di metile sia l'unico mezzo efficace da affiancare al Protocollo di Montreal se si vuole arrestare il processo di riduzione dello strato di ozono.
<P>
Il bromuro di metile è un gas fortemente tossico usato come pesticida in agricoltura; esso distrugge ogni tipo di organismo presente nel suolo, sia utile sia dannoso.
L'Europa è il secondo grande consumatore mondiale di bromuro di metile, sostanza usata per il 90 percento in agricoltura, principalmente in Italia e in Spagna.
Questi due paesi stanno esercitando forti pressioni affinché venga permesso l'utilizzo di tale sostanza per un lungo periodo di transizione ed è assurdo che, a causa di interessi personali di pochi coltivatori di vedute ristrette in Italia e in Spagna, l'intero pianeta debba subire l'aumento delle radiazioni ultraviolette con conseguenze devastanti quali l'aumento dell'incidenza dei tumori della pelle ed altri danni irreversibili all'ambiente.
<P>
Il fatto che la relazione degli onorevoli Graenitz e Poggiolini proponga l'eliminazione graduale di questa sostanza entro il 2005, ossia quattro anni più tardi di quanto propone la Commissione, non è sufficiente .
Germania e Paesi Bassi hanno già posto al bando il bromuro di metile; Danimarca, Svezia e Finlandia lo faranno entro il 2001.
<P>
I Verdi chiedono di reintrodurre la scadenza proposta dalla Commissione europea.
<P>
Ci disturba inoltre che sembra che per gli idroclorofluorocarburi vengano adottati due pesi e due misure.
Se da un lato si vieta l'uso di queste sostanze all'interno dell'Unione europea, dall'altro si dà la possibilità alle industrie comunitarie di esportarle affinché vengano utilizzate al di fuori dell'Unione.
Questo non è accettabile ed è incompatibile con la salvaguardia ambientale del nostro pianeta.
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<SPEAKER ID=99 NAME="Presidente">
La relazione dell'onorevole Elles è rinviata in commissione; pertanto non sono previste dichiarazioni di voto ad essa inerenti.
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(Proteste da parte della onorevole Lulling) Mi consenta di proseguire; vorrei ricordare che la dichiarazione di voto - ai sensi del Regolamento che lei conosce molto bene - viene data sulla votazione finale, votazione che non ha avuto luogo a causa del rinvio in commissione.
<P>
<SPEAKER ID=100 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
Signor Presidente, protesto per il fatto che lei non autorizzi dichiarazioni di voto sulla relazione Elles.
<P>
<SPEAKER ID=101 LANGUAGE="DE" NAME="Lulling">
Signor Presidente, il Vertice di Vienna passerà alla storia dell'Unione europea come il Vertice dei rinvii.
Questa situazione non è certamente imputabile alla Presidenza austriaca.
Deploro ciò che è successo ancora di più ora che il governo tedesco si appresta ad assumere la Presidenza dell'Unione europea. L'esecutivo tedesco, infatti, come si è visto in più di un'occasione, manca di esperienza al punto che, con le loro dichiarazioni contraddittorie, i suoi esponenti - a detta dei maggiori quotidiani francesi, dei veri dilettanti - hanno creato problemi prima ancora di entrare in azione.
L'Unione europea, in questa difficile situazione, avrebbe meritato qualcosa di meglio che trovarsi in balia di persone tanto inesperte in campo europeo.
Nel Consiglio dei ministri siedono - è vero - uomini politici che dispongono di considerevole esperienza, che hanno il senso della realtà e che sono dotati di un notevole senso di responsabilità.
Grazie al cielo in settori di vitale interesse per gli Stati membri, come ad esempio la politica fiscale, è ancora richiesta l'unanimità, tanto da poter sperare, nel corso del prossimo semestre, di limitare i danni.
<P>
Non appartengo alla schiera di coloro che hanno giudicato negativamente il fatto che il Vertice di Vienna si sia occupato del problema dei duty-free .
Sono addirittura dell'opinione che l'incarico alla Commissione - che in questa materia non ha accolto il nostro appello - sia uno dei maggiori successi o risultati del Vertice.
Nella situazione attuale dell'occupazione è necessario concedere una proroga ai duty-free , per lo meno fino al 2002, quando disporremo concretamente nei nostri portafogli di banconote e monete in euro.
I negozi tax-free non sconvolgono certo il mercato unico.
Se i duty-free verranno chiusi, le spese aeroportuali che ora vengono coperte con gli incassi delle loro vendite, dovranno essere coperte con altri ricavi fiscali.
E' una mera illusione affermare che gli Stati membri non sarebbero in grado di far fronte alle mancate entrate fiscali legate ai duty-free .
La loro chiusura rischia di avere un costo più alto di quanto possa presumibilmente portare sotto forma di entrate fiscali.
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<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, prima di esporre la mia dichiarazione di voto, vorrei fare un richiamo al Regolamento.
Credo che lei abbia l'obbligo di accettare le dichiarazioni di voto dopo il rifiuto del discarico.
C'è stata una votazione di rifiuto del discarico; da ciò consegue automaticamente un rinvio in commissione, il che impedisce la votazione finale. Tuttavia si è verificato un rifiuto del discarico.
La commissione per il regolamento, la verifica dei poteri e le immunità si è già occupata di casi simili, quali la votazione del calendario delle sedute, ed ha concluso che le dichiarazioni di voto sono autorizzate anche in assenza di una votazione finale nei casi in cui, in precedenza, si sono svolte altre votazioni.
E' fuori dubbio, signor Presidente, che lei debba autorizzare le dichiarazioni di voto, non sul rinvio in commissione, ma sul rifiuto del discarico.
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<SPEAKER ID=103 NAME="Presidente">
Onorevole Berthu, su tale punto non ho incertezze.
Non posso autorizzare dichiarazioni di voto, poiché non c'è stato un rifiuto del discarico, bensì ci sono stati una votazione negativa sulla proposta di discarico - il che non è la stessa cosa - ed un rinvio in commissione.
Non apriamo ora un lungo dibattito sulla questione; ribadisco tuttavia che non siamo assolutamente in presenza di un caso di rifiuto del discarico.
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(Interruzione da parte della onorevole Lulling) Non vi è stato un rifiuto del discarico, onorevole Lulling.
Esamini il contenuto della votazione.
Si è deciso di non adottare la proposta della commissione per il controllo dei bilanci che proponeva la concessione del discarico.
Non è stato pertanto concesso il discarico e la relazione è stata rinviata in commissione.
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<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, chiedo che la questione sia deferita alla commissione per il regolamento, la verifica dei poteri e le immunità e che, qualora essa si esprima a favore della nostra interpretazione, le dichiarazioni di voto siano accettate con effetto retroattivo.
<P>
In merito al Consiglio europeo di Vienna, prendiamo atto con soddisfazione del sincero tentativo da parte della Presidenza austriaca di individuare, nel corso degli ultimi sei mesi, soluzioni più innovative rispetto al solito ai problemi dell'Unione europea, ad esempio nel documento «Per una strategia in materia di immigrazione».
Malauguratamente, gli ostacoli sono oggi così grandi e così radicati in politiche avviate da tanto tempo che un'unica Presidenza, da sola, per quanto grande sia la sua buona volontà, non sarà in grado di porvi rimedio.
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Si è molto parlato del fatto che il Vertice di Vienna non abbia risolto il problema del futuro finanziamento dell'Unione, né quello della politica agricola, né quello delle istituzioni destinate a farsi carico dell'ampliamento e neanche quello dell'applicazione del Trattato di Amsterdam nel campo della circolazione delle persone, ma che abbia perlomeno fissato dei termini ultimi per risolverli in futuro.
Non sappiamo se tali scadenze saranno rispettate; molti ne dubitano.
Tuttavia, il gruppo I-EDN vorrebbe evidenziare l'insufficiente enfasi data al fatto che tutte le date costituiscono un espediente fra scadenze elettorali per non sottoporre agli elettori le questioni reali.
<P>
Per buona parte del 1998 i dibattiti sono stati sospesi a causa delle elezioni legislative in Germania ed ora bisognerebbe accelerare al massimo la discussione su Agenda 2000 per concluderla in marzo, prima delle elezioni europee del prossimo giugno.
In base alla stessa logica, la Commissione non ha presentato a Vienna la proposta d'insieme sulle modifiche ai Trattati successivi ad Amsterdam, vale a dire Amsterdam II o Maastricht III - come dir si voglia - per non spaventare l'elettore francese nel mezzo del dibattito parlamentare sulla revisione costituzionale di Amsterdam.
<P>
Da anni le Istituzioni europee cercano di accrescere i propri poteri schivando o eludendo il verdetto dell'elettore.
Credono di poter così sfuggire ai problemi.
In realtà, non fanno altro che peggiorarli, come dimostra la questione del controllo democratico dell'Unione economica e monetaria: occultata a Maastricht per non dissuadere l'elettore con un eccesso di federalismo e poi nuovamente nascosta ad Amsterdam, per non riaprire il vaso di Pandora, la si ritrova ora in tutta la sua ampiezza nelle peggiori condizioni, come ha sottolineato a Vienna il Presidente Gil-Robles.
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Tale prassi non potrà durare.
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<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, ritengo che, per molti versi, il Vertice di Vienna sia stato un successo.
Desidero tuttavia aggiungere che nella dichiarazione, la Presidenza austriaca del Consiglio, di per sé molto competente, ha commesso un errore imperdonabile quando ha usato il termine «Balcani occidentali» riferendosi alla situazione in Croazia.
Ritengo che si debbano distinguere con estrema precisione le regioni che un tempo, ed in maniera artificiosa, erano unite a formare la Iugoslavia.
Vi è infatti, da una parte, la Croazia, che dovrebbe essere ormai integrata nelle strutture europee, anche se occorrono ancora alcuni cambiamenti.
Dall'altra parte vi è la Bosnia-Erzegovina, dove è necessario gettare le basi della forma più elementare di struttura statale e dove vediamo, innanzi tutto, che una parte del paese, la Repubblica Srpska, nega ai profughi il diritto di ritorno in patria.
<P>
Vi è poi la Serbia, in cui un regime arbitrario continua a disonorare il buon nome del popolo serbo e tenta di imporre la politica di guerra e repressione di Milosevic.
Ritengo che queste realtà così diverse debbano essere considerate separatamente e che il termine artificioso «Balcani occidentali» vada archiviato dal Consiglio europeo.
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<SPEAKER ID=106 NAME="Caudron">
Non nascondo una certa delusione di fronte ai risultati ottenuti al Vertice europeo di Vienna.
E' senz'altro positivo che sia stata ribadita e posta in evidenza la priorità costituita dalla lotta alla disoccupazione, ma le misure concrete sono state rinviate ad un secondo momento.
<P>
Tale atteggiamento è tanto più deplorevole in quanto la riunione dei Ministri dell'economia aveva suscitato speranze e lasciato presagire un nuovo impulso al futuro dell'Unione europea.
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Dobbiamo ammettere di non essere del tutto soddisfatti.
Tutte le questioni in sospeso sono state procrastinate, come se il tempo potesse riconciliare le diverse posizioni.
<P>
I rinvii evidenziano ancora una volta le carenze istituzionali dell'Unione europea laddove il pilastro economico è, per quello che lo riguarda, dotato di un organo decisionale forte.
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Se ci si può, da un lato, accontentare delle dichiarazioni di buone intenzioni, si ha il diritto, dall'altro, di interrogarsi sulla capacità dell'organizzazione politica dell'Unione dinanzi alle sfide a cui tutti dobbiamo far fronte.
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L'ampliamento può indubbiamente rivelarsi un'opportunità per l'Europa, a patto che i processi decisionali siano adattati al nuovo equilibrio di poteri.
Per tradurre in pratica le intenzioni, occorrono un potere esecutivo effettivo e legittimo ed un potere legislativo che disponga di mezzi sufficienti per garantire il suo carattere democratico.
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La Presidenza di turno è giunta ad una svolta in cui la presa di decisioni diventa sempre più aleatoria, a prescindere da quale Stato eserciti tale funzione e da quale maggioranza politica regga il Consiglio.
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Prima ancora di entrare in vigore, il Trattato di Amsterdam sembra mostrare i propri limiti, anche se rappresenta un passo importante per la cittadinanza europea e per il Parlamento europeo.
Per evitare che l'Unione europea si riduca ad un'entità economica in cui il sociale passi per un ripiego, si devono rilanciare le riforme istituzionali al fine di imprimere nuovo slancio all'Europa politica e persino farla nascere.
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<SPEAKER ID=107 NAME="Delcroix">
Contrariamente alle aspettative, il Vertice di Vienna non ha preso alcuna decisione in relazione al futuro finanziamento dell'Europa.
A qualche giorno di distanza dall'introduzione dell'euro, gli Stati membri hanno preferito ignorare questo tema troppo delicato.
Alcuni auspicano che il proprio contributo non aumenti, anzi che esso sia ridotto; altri fanno riferimento al principio del juste retour , un tempo enunciato dalla signora Thatcher con: «I want my money back!».
Inevitabilmente la questione ritornerà sul tavolo dei negoziati a Bruxelles nel marzo 1999.
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Il Vertice di Edimburgo del 1992 aveva fissato le prospettive finanziarie dell'Unione fino al 1999.
Nulla è previsto oltre tale data.
Se ci si attiene alle dichiarazioni di alcuni Stati, si prevede un futuro grigio per la costruzione europea.
Spagna, Grecia e Portogallo, paesi beneficiari dei Fondi di coesione, sono decisi a recuperare il ritardo economico e hanno espresso perplessità nei confronti della «stabilizzazione» delle spese reali in termini di volume, vale a dire un tetto mantenuto all'1, 27 percento.
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Tra coloro che vogliono pagare di meno e coloro che non vogliono ricevere di meno, il dibattito sembra partito con il piede sbagliato.
Alcuni elementi mi inducono tuttavia a ritenere che, quando si troveranno con le spalle al muro, gli Stati non potranno mantenere tali posizioni a tempo indeterminato.
Nel 1988 e nel 1992 l'aumento delle risorse era stato spettacolare; i Fondi strutturali, in particolare, furono raddoppiati.
Fino a qui, con moderazione, l'Europa ha sempre adeguato i propri mezzi alle proprie ambizioni.
Se si risolvessero le difficoltà facendo economia, sarebbe una novità.
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Un aspetto positivo emerso a Vienna è costituito dal programma ambizioso e dinamico adottato per il 1999: le finanze dell'Unione in marzo a Bruxelles; il patto per l'occupazione, l'armonizzazione fiscale, le grandi reti infrastrutturali e la difesa a giugno a Colonia; la cooperazione in materia di giustizia e di affari interni in ottobre a Tampere ed il coordinamento delle politiche economiche, la lotta contro le frodi, l'ambiente e la politica estera a Helsinki, in dicembre.
Una constatazione è d'obbligo: se l'appuntamento di Bruxelles fallisse, tutte queste prospettive sarebbero compromesse, il tutto a qualche settimana dalle elezioni europee del giugno 1999 che vedranno il rinnovo del Parlamento europeo e, indirettamente, la scelta del nuovo Presidente e dei nuovi membri della Commissione.
<P>
Un altro elemento positivo sta nei progressi realizzati dall'Europa a partire dalla firma del Trattato di Amsterdam.
La sua resistenza di fronte alla crisi asiatica testimonia il buono stato di salute dell'Unione monetaria ed ha attenuato la freddezza che gli Stati solitamente riservano ai temi attinenti alla propria sovranità nazionale: difesa, fiscalità e riforme istituzionali.
Sembra che soffi un vento nuovo ad indicare che l'Europa è sempre più consapevole che la sua forza aumenta quando l'unione tra i suoi membri si rafforza.
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Un fallimento a Bruxelles interromperebbe lo slancio dell'euro ed aprirebbe per l'Europa un periodo di incertezze, se non di crisi, che comprometterebbe l'attuazione del Trattato di Amsterdam e farebbe di nuovo piombare l'Unione in una situazione di conflitti di bilancio permanenti.
L'Unione europea non potrà procrastinare all'infinito la presa in carico su base volontaristica dei problemi della disoccupazione - grave piaga al suo interno - che essa stessa ha, in parte, generato con la fiscalità che grava sul lavoro.
<P>
La pace e la crescita dell'Europa, ancorché di modesta entità, hanno un prezzo.
Tutti sanno che la pace non è un fenomeno spontaneo: essa va costruita giorno per giorno e costa cara.
Tutti sanno anche che il prezzo da pagare per la pace non è assolutamente paragonabile ai costi, in termini di uomini e di denaro, delle guerre che, per due volte, hanno devastato il nostro continente.
Per noi stessi e per i nostri figli, è nostro dovere costruire l'Europa della pace.
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<SPEAKER ID=108 NAME="Nicholson">
Il fatto che nelle conclusioni del Vertice di Vienna ci sia così poca sostanza non va visto come qualcosa di totalmente negativo.
La Presidenza austriaca è riuscita perlomeno a resistere alla tentazione di porsi obiettivi troppo ambiziosi all'inizio del proprio mandato, evitando di incorrere in un inevitabile fallimento a distanza di soli sei mesi dall'inizio del proprio turno di presidenza.
Sembra che il governo austriaco comprenda l'importanza di una gestione stabile e pertanto si è concentrato su temi quali l'accordo con la Svizzera.
La presidente del gruppo PSE ha a ragione sottolineato, nel corso del dibattito di ieri, che l'obiettivo è stato raggiunto, in quanto l'Austria ha compreso le particolari difficoltà del paese in questione.
Forse chi sostiene l'idea assurda che debba essere un Alto commissario per gli affari esteri dell'Unione europea ad occuparsi dell'ancora più assurda politica di sicurezza e difesa comune deve trarre da questo un insegnamento.
Le diverse reazioni degli Stati membri agli eventi che si sono verificati nel Golfo sottolineano quanto sia importante che ciascun paese possa decidere autonomamente in merito alla propria politica estera.
La cooperazione internazionale dà migliori risultati se sono i singoli paesi ad operare tramite i propri canali diplomatici, che in molti casi esistono già da secoli.
<P>
Passando ora ad un argomento specifico, vorrei esprimere la mia soddisfazione per le conclusioni cui si è giunti per l'Irlanda del Nord, e mi rallegro del fatto che siano state ribadite le conclusioni del Vertice di Cardiff di giugno, che chiedevano alla Commissione di presentare alcune proposte di sostegno concreto all'Accordo di Belfast.
Mi compiaccio che la Commissione abbia tenuto conto di ciò che il Consiglio le aveva chiesto di fare, fornendo ulteriori impegni per il programma PEACE.
La Commissione ha inoltre dichiarato che pensa di aumentare notevolmente il finanziamento per il programma INTERREG, cosa di cui mi rallegro.
Spero che la Commissione voglia proporre un pacchetto più consistente per l'Irlanda del Nord: la cooperazione transfrontaliera è solo una componente dell'Accordo di Belfast, e non rappresenta l'intero Accordo.

<P>
Relazione Roubatis (A4-0409/98)
<SPEAKER ID=109 NAME="Andersson, Hulthén, Lööw, Palm, Sandberg-Fries e Theorin">
Il rispetto dei diritti dell'uomo costituisce un presupposto per la sicurezza e la pace.
Se non si riesce ad assicurare a tutti gli esseri umani il diritto alla salute e al benessere, non esiste neppure alcuna garanzia di pace e di sicurezza.
<P>
Le violazioni dei diritti umani perpetrate oggi gettano il seme per i conflitti di domani.
Questo circolo vizioso di soprusi e conflitti può e dev'essere fermato.
Ciò è possibile combattendo la povertà e la fame nel mondo.
A livello planetario, le ingiustizie sono aumentate considerevolmente in questi due decenni di neoliberalismo.
Queste ingiustizie, all'interno come all'esterno dell'Unione, devono essere combattute da tutti noi.
<P>
Non condividiamo la posizione espressa al paragrafo 23, in cui viene deplorato che anche in futuro la PESC continuerà a costituire un pilastro a sé nell'architettura dell'Unione.
A nostro avviso, non v'è nulla che osti a una politica comune dell'Unione in materia di diritti dell'uomo e di secondo pilastro.
Anzi, i diritti dell'uomo e la politica estera costituiscono due campi strettamente legati ad altre politiche, quali il commercio e la cooperazione allo sviluppo.
Ma riteniamo che i problemi militari e di difesa debbano restare materia di competenza nazionale.
<P>
<SPEAKER ID=110 LANGUAGE="DA" NAME="Blak, Iversen, Kirsten Jensen e Sindal">
I socialdemocratici danesi si sono astenuti dal voto sulle parti della relazione che fanno riferimento ad una cooperazione armonizzata nel settore dei diritti dell'uomo.
Il fatto che la politica estera e di sicurezza si trovi nel terzo pilastro non ostacola in linea di principio una politica per i diritti dell'uomo coerente all'interno dell'Unione che dipende invece molto di più dalla volontà politica.
<P>
<SPEAKER ID=111 NAME="Caudron">
Innanzitutto vorrei congratularmi con gli onorevoli Barros Moura e Roubatis per la qualità e la serietà delle relazioni presentate.
Grazie ai loro lavori, il Parlamento europeo assume appieno il proprio ruolo nelle celebrazioni per il 50- anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
I relatori hanno inoltre proposto percorsi interessanti per il futuro.
<P>
Desidero inoltre rendere omaggio al governo britannico per aver accettato di estradare Augusto Pinochet, affinché questi sia chiamato a rispondere dei crimini da lui ordinati o eseguiti in suo nome.
Ciò equivale a rendere giustizia alle migliaia di cileni uccisi, scomparsi o perseguitati durante i lunghi anni del suo sanguinario regime dittatoriale.
<P>
Per quanto attiene alla relazione Barros Moura, vorrei dire molto chiaramente che sono lieto che la relazione sia tesa ad esaltare i valori proclamati nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
<P>
Condivido inoltre l'auspicio che sia operata una riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, soprattutto affinché nei piani monetari imposti ai paesi in via di sviluppo siano tenute in considerazione le conseguenze sociali.
<P>
In tale contesto, ritengo importante che, a partire dai negoziati dell'OMC, sia elaborato un codice di condotta per le imprese.
Dovrebbe essere ripresa l'idea, sviluppata da taluni, di introdurre una «etichetta sociale».
Penso che sia opportuno introdurre clausole di cosiddetta «corretta espressione sociale».
Per quanto possano dire i liberali, io credo con fermezza che i diritti dell'uomo e i diritti sociali siano strettamente legati.
<P>
Non voglio dilungarmi oltre sul testo dell'onorevole Barros Moura, poiché intendo dare il mio sostegno anche alla relazione dell'onorevole Roubatis, il quale, grazie alle proposte avanzate, consentirà all'Unione di dotarsi di uno strumento in grado di affrontare le emergenze.
<P>
Onorevoli colleghi, le situazioni di emergenza sono al centro della lotta di decine di migliaia di attivisti nel settore dei diritti dell'uomo.
E' pertanto necessario, a livello parlamentare, avere uno strumento che possa dare man forte a questa forza militante.
<P>
Ritengo che un tale organismo, in cooperazione con le associazioni per la difesa dei diritti dell'uomo in tutto il mondo, abbia una ragion d'essere.
E' superfluo portare esempi.
Ogni giorno, ogni istante vengono perpetrate manifeste violazioni dei diritti più elementari dell'uomo, della donna e dei minori.
<P>
Ad un anno dal terzo millennio, si rende necessario tracciare un bilancio... e si devono intraprendere misure concrete.
<P>
<SPEAKER ID=112 NAME="Eriksson, Sjöstedt e Svensson">
Ci asteniamo dal voto finale sulla relazione Roubatis.
<P>
La relazione contiene numerosi spunti positivi per quanto riguarda i diritti dell'uomo, ma noi siamo contrari alla richiesta indiscriminata di un aumento di fondi e alle rivendicazioni di uniformità giuridica nell'Unione europea.
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<SPEAKER ID=113 NAME="Lindqvist">
Uno dei compiti più importanti dell'Unione e degli Stati europei consiste precisamente nel vigilare sui diritti dell'uomo e nel promuovere la democrazia e la libertà d'espressione.
La proposta che l'Unione europea, in ogni accordo con paesi terzi, inserisca clausole di rispetto dei diritti umani è positiva, così come è positiva l'idea di un'unità di «allarme precoce» in caso di conflitti suscettibili di ledere i diritti dell'uomo.
<P>
La debolezza della politica dell'Unione in materia di diritti dell'uomo dipende comunque dalla mancanza di monitoraggio, di controlli e di sorveglianza.
Un simile esempio è dato dalla Turchia e dall'Unione doganale stipulata con l'UE.
L'accordo di Unione doganale prevede precise clausole che impongono alla Turchia il rispetto della democrazia e della libertà di espressione, la cessazione della carcerazione arbitraria e del ricorso alla tortura.
Tuttavia nulla di ciò è avvenuto, nonostante l'accordo sia in vigore da ormai quattro anni.
Gli accordi disattesi da una delle parti firmatarie vanno rescissi, ma prima di giungere a tanto occorre attivare un sistema di pressioni e di sanzioni.
Occorre pertanto istituire un sistema per la sorveglianza e il controllo sugli accordi in vigore che abbia queste caratteristiche.
<P>
Relazione Barros Moura (A4-0410/98)
<SPEAKER ID=114 NAME="Palm">
Non condivido l'opinione del relatore secondo cui occorrerebbe rafforzare ulteriormente l'integrazione politica dell'Unione.
L'Unione europea deve costituire anzitutto una forma di cooperazione intergovernativa.
<P>
Il relatore ritiene inoltre che la rispettabilità degli Stati Uniti quale esempio morale risulti pregiudicata dal ricorso alla pena di morte.
Va però ricordato che esistono molte altre ragioni per ritenere pesantemente pregiudicata la rispettabilità degli USA. Basti ricordare le altre violazioni dei diritti dell'uomo commesse nel paese, le cospicue esportazioni di armamenti e strumenti di tortura, nonché il comportamento degli Stati Uniti nei conflitti e nelle relazioni internazionali.
<P>
Reputo inoltre tragico dover constatare che oggi, a cinquant'anni dalla firma della Dichiarazione universale dei ritti dell'uomo, la mobilitazione dei deputati del Parlamento in singoli casi resti ancora uno strumento fondamentale per promuovere la causa dei diritti dell'uomo. Ciò dimostra con quanta arbitrarietà vengano applicati tali diritti.
<P>
<SPEAKER ID=115 NAME="Verwaerde">
Desidero esprimere le mie congratulazioni all'onorevole Barros Moura per il lavoro svolto.
<P>
La sua relazione è la decima sul tema presentata dal 1983 e riprende moltissimi principi e valori che stanno alla base dei lavori del Parlamento in materia di diritti dell'uomo.
<P>
Il relatore ha fatto il punto su molte migliorie istituzionali che sarebbe opportuno apportare, specie per quanto attiene alla circolazione delle informazioni tra Parlamento e Commissione europea.
D'altra parte, se Amsterdam ha consentito di compiere alcuni progressi nel settore della politica estera e della sicurezza comune, il Consiglio non sempre rispetta l'obbligo di trasmettere al Parlamento le informazioni complete in tempi ragionevoli.
<P>
Mi preme insistere a titolo personale su un punto che ritengo particolarmente importante.
Mi riferisco al Trattato di Roma per l'istituzione di un tribunale penale internazionale.
Mi rallegro che quest'anno sia stato adottato lo statuto di tale corte.
E' necessario però che il Trattato sia ratificato da almeno sessanta Stati affinché entri in vigore.
Ed io non posso far altro che adoperarmi a questo fine, anche nel mio paese, la Francia.
<P>
Sostengo senza riserve l'eccellente lavoro svolto nell'ambito della commissione per lo sviluppo.
Con questa risoluzione, il Parlamento ha lanciato un segnale forte.
Auspico che le richieste e gli intendimenti espressi ed accolti quest'oggi possano avere effetto prima possibile.
<P>
Relazione Schaffner (A4-0468/98)
<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
Signor Presidente, il mio gruppo ha votato contro la relazione della onorevole Schaffner sul rispetto dei diritti dell'uomo nell'Unione europea.
Mi rallegro del fatto che la relatrice abbia dichiarato di aver votato contro la sua relazione.
<P>
In effetti, i diritti dell'uomo vengono violati molto frequentemente nell'Unione ed il Parlamento europeo troppo spesso adotta dichiarazioni che non sono sempre attinenti ai diritti dell'uomo e che non hanno veri effetti.
<P>
Noi, deputati e cittadini europei, siamo spesso privati dei nostri diritti.
Ad esempio, è nostro diritto motivare il voto su una relazione che è stata oggetto di votazione, come stabilito in modo inequivocabile dall'Allegato V, primo paragrafo dell'articolo 6, a cui vi invito a fare riferimento: «...tenendo conto del voto del Parlamento...» e ciò prima del rinvio in commissione.
<P>
Il voto sul rifiuto della concessione del discarico era motivato dalle critiche estremamente gravi mosse alla Commissione per la gestione dei crediti di bilancio.
Ci rallegriamo che il Parlamento, con 270 voti contro 225 a favore e 23 astensioni, abbia rifiutato di approvare tale discarico.
<P>
Allo stesso modo - e la Commissione ne era consapevole anche prima della votazione - il Parlamento europeo ha ritenuto a maggioranza che il rifiuto del discarico arrecasse un serio pregiudizio alla credibilità ed all'autorità della Commissione.
Per questo motivo auspichiamo che il Parlamento chiarifichi la situazione, voti una mozione di censura, tenga conto della gravità dei fatti imputati e del legame politico che di fatto si manifesta tra il rifiuto del discarico e il mozione di censura, che circola in Parlamento su iniziativa del mio gruppo.
D'altronde tale testo è già stato firmato da una quindicina di deputati.
Otterrà certamente il numero di firme richiesto.
<P>
<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, desidero innanzi tutto dichiarare apertamente che il gruppo PPE si è sempre impegnato all'interno dell'Unione europea per la tutela dei diritti dell'uomo, là dove questi potevano essere minacciati.
E' stato detto che, nel 50o anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo, non si sarebbe potuto votare contro una relazione sui diritti dell'uomo; tuttavia abbiamo dovuto farlo. Questa relazione, infatti, si fregia dell'etichetta di relazione sui diritti dell'uomo, ma dal punto di vista del contenuto, si è rivelata l'esatto contrario.
Essa è piuttosto un attentato contro due fondamenti dei nostri Stati democratici di diritto, vale a dire, in primo luogo, il matrimonio e la famiglia e, in secondo luogo, il concetto di cittadinanza.
Questi elementi costituiscono i fondamenti di ogni moderno Stato di diritto e pertanto ci vediamo costretti a dire no alla relazione. Essa, infatti, mette in dubbio questi fondamenti e non merita, quindi, il nome di relazione sui diritti dell'uomo.
Vorrei che fosse possibile togliervi non solo il nome della onorevole Schaffner - come grazie al cielo è già avvenuto -, ma anche il titolo di «relazione sui diritti dell'uomo».
<P>
<SPEAKER ID=118 NAME="Andersson, Hulthén, Lööw, Palm, Sandberg-Fries e Theorin">
Reputiamo importante che il Parlamento europeo segua con attenzione il rispetto per i diritti dell'uomo all'interno dell'Unione.
Salutiamo la capacità mostrata dalla presente relazione di collocare i diritti dell'uomo in un contesto più ampio, nonché le giuste posizioni assunte contro il razzismo e la xenofobia e a favore dei diritti sociali, delle minoranze etniche, dei profughi e degli omosessuali.
Teniamo a sottolineare quanto sia importante che il Parlamento assuma una posizione progressista in materia di diritti dell'uomo all'interno dell'Unione europea.
<P>
Il dibattito, cui questa relazione contribuisce, pone in evidenza le differenze ideologiche esistenti, su questo tipo di problematiche, fra una sinistra progressista e le forze reazionarie della destra.
Siamo decisamente contrari a ogni manifestazione più o meno esplicita di maschilismo, di antiabortismo, di pregiudizi contro gli omosessuali e ci opponiamo all'accondiscendenza verso le tendenze razziste e xenofobe riscontrabile in alcuni emendamenti.
Siamo inoltre del tutto contrari a ogni tentativo di far passare sotto l'etichetta dei diritti dell'uomo proposte improntate a liberalismo verso la droga.
L'abuso di sostanze stupefacenti e le sue tragiche conseguenze sul piano sociale non possono in alcun caso essere visti come parte dei diritti dell'uomo.
Deploriamo profondamente che simili proposte vedano la luce in questo Emiciclo.
Ciò contribuisce soltanto a danneggiare la posizione del Parlamento in materia di diritti dell'uomo all'interno dell'Unione.
<P>
<SPEAKER ID=119 NAME="Andrews">
Vorrei innanzitutto dire qualcosa a proposito della lunga relazione presentata dalla onorevole Schaffner sull'importante argomento del rispetto dei diritti dell'uomo all'interno dell'Unione europea nel 1997.
<P>
E' importante e fa riflettere il fatto che si stia discutendo di tale questione proprio in concomitanza con il 50o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite.
Concordo con la relatrice quando dice che è sufficiente leggere il rapporto annuale di Amnesty International per capire quanto i diritti dell'uomo vengano ancora ignorati nel mondo.
Le Istituzioni comunitarie sono conscie di quanto sia importante che i diritti umani vengano rispettati sia nei nostri paesi che all'esterno.
Credo, tuttavia, di dover fare un chiarimento in merito ad un emendamento alla relazione presentato dalla onorevole McKenna.
<P>
La onorevole McKenna si rammarica del fatto che in Irlanda la Special Criminal Court , un tribunale penale speciale, possa giudicare anche reati di tipo non terroristico, e il tono dell'emendamento sembra suggerire che la onorevole McKenna metta in dubbio nel complesso l'opportunità di ricorrere a tale tribunale.
Al riguardo occorre ricordare che:
<P>
Né la costituzione né la legge sui reati contro lo Stato del 1939 dicono che la Special Criminal Court debba occuparsi esclusivamente di casi para-militari.-Vi sono solo due aspetti che differenziano la Special Criminal Court da un normale tribunale: in primo luogo, non c'è giuria e, in secondo luogo, invece di un solo giudice, ce ne sono tre.


Queste sono le uniche differenze: per il resto vengono applicate le stesse norme sulle prove, la rappresentanza legale, eccetera e naturalmente le decisioni di questo tribunale possono essere riviste dalla Corte d'appello.-Nel caso Joseph Kavanagh contro il governo irlandese è risultato che il Director of Public Prosecutions è libero di rinviare chiunque alla Special Criminal Court in base alla legge sui reati contro lo Stato del 1939, qualora ritenga che i normali tribunali non siano atti a garantire la corretta amministrazione della giustizia, ad esempio in alcuni casi di omicidio, crimine organizzato e traffico di stupefacenti e/o reati analoghi.-Di recente il ricorso alla Special Criminal Court è aumentato per alcuni casi di traffico di stupefacenti e crimine organizzato in seguito al chiarimento del ruolo del Director of Public Prosecutions in base alle leggi in vigore.
<SPEAKER ID=120 NAME="Berthu">
Il gruppo I-EDN ha votato contro la relazione Schaffner che, con il pretesto di difendere i diritti dell'uomo nell'Unione europea, presenta una moltitudine di disposizioni del tutto contestabili, dal diritto di voto agli immigrati fino al matrimonio tra omosessuali.
Non potendo affrontarle tutte nella mia dichiarazione di voto, mi accontenterò di trattarne una sola, presentata al paragrafo 46 della risoluzione, «invita gli Stati membri a riconoscere e a promuovere le lingue regionali ... soprattutto firmando e ratificando la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie», adottata dal Consiglio d'Europa nel 1992.
<P>
Questo appello per la ratifica della Carta delle lingue regionali o minoritarie non ci conviene affatto.
Innanzitutto il testo prevede che la pubblica amministrazione sia in grado di utilizzare tali lingue nei rapporti con i cittadini, il che sarebbe troppo oneroso e tra l'altro contrario alla Costituzione francese la quale, all'articolo 2, prevede che «la lingua della Repubblica è il francese».
La situazione attuale ci sembra del tutto soddisfacente: la pratica delle lingue regionali è libera, ma gli Stati possono utilizzare una lingua privilegiata per mantenere la loro unità.
<P>
E' vero che la Carta riguarda un numero limitato di lingue regionali tradizionali, come dichiarato in sede di ratifica, ma saranno presto esercitate pressioni per aggiungere lingue supplementari, soprattutto quelle parlate dagli immigrati.
La Carta apparentemente esclude già nel primo articolo «le lingue degli immigrati», però non dice nulla sulle lingue dei figli degli immigrati o dei loro nipoti, che non possono considerarsi immigrati, ma che possono sempre parlare la loro lingua di origine a causa degli ostacoli all'integrazione.
Questo timore è accresciuto dall'articolo 7, secondo cui i principi definiti per le lingue regionali possono essere applicati per le lingue minoritarie «private del territorio».
<P>
Inoltre la Carta è animata da uno spirito di destrutturazione degli Stati, che coincide perfettamente con la volontà di taluni federalisti europei di non permettere che sussista nulla di consistente tra Bruxelles e le regioni.
Per esempio, l'articolo 7 prevede scambi transnazionali per le lingue regionali praticate in modo identico o simile in due o più Stati; l'articolo 14 stabilisce che deve essere sostenuta la cooperazione transfrontaliera diretta tra le collettività locali sul cui territorio sono parlate lingue regionali simili.
<P>
Da questo punto di vista, la ratifica della Carta sulle lingue regionali o minoritarie darebbe un nuovo impulso all'Europa delle regioni, che anche l'euro contribuisce a rafforzare privando gli Stati di uno degli strumenti di identità nazionale.
Pertanto non desta alcuna sorpresa scoprire che per l'ennesima volta il Parlamento europeo si è reso complice di una cattiva azione contro le nazioni.
<P>
<SPEAKER ID=121 NAME="Buffetaut">
I diritti dell'uomo dovrebbero unirci.
Ma, come accade ogni anno, alcuni colleghi hanno preso la relazione a pretesto per ribadire opzioni politiche e ideologiche che non hanno nulla a che vedere con la materia in oggetto.
<P>
Dinosauri neo-marxisti-leninisti o libertari irresponsabili hanno così introdotto proposte miranti a destabilizzare sia la famiglia che i principi di cittadinanza, fondamenti di ogni società e di ogni nazione.
<P>
Pertanto ragione ci è stato impossibile votare a favore della relazione Schaffner come emendata e siamo compiaciuti del fatto che la relatrice stessa ne abbia disconosciuto la «maternità».
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In linea generale, non abbiamo potuto esimerci dal constatare che alcuni di coloro che rivendicavano con maggiore enfasi la difesa dei diritti dell'uomo sono stati i primi a sostenere nel corso dei decenni i regimi marxisti-leninisti, che hanno sempre sbeffeggiato tali diritti con cinismo e brutalità.
Evidenziamo inoltre che tali esponenti non hanno mai ritenuto di dover fare abiura, sebbene siano stati i complici, o persino gli agenti, dei regimi comunisti totalitari responsabili della morte di più di cento milioni di esseri umani innocenti.
<P>
Come provano gli archivi del KGB, ricordiamo inoltre che tutti i partiti comunisti europei hanno ricevuto finanziamenti dall'URSS fino al 1989!
E sono proprio loro, o i loro compagni di viaggio, che vengono a darci lezioni sui «diritti dell'uomo»!
<P>
E' ormai giunto il momento di denunciare questa farsa sinistra.
E' tempo di portare alla luce le alleanze immorali dei socialisti con i partiti comunisti.
Anche in questo caso il loro puntiglioso senso della morale ci è parso, per così dire, «cangiante».
Come rimarcava giustamente il compianto François Furet, l'ossessione del fascismo e quindi l'antifascismo sono stati strumentalizzati dal movimento comunista come mezzo per nascondere la propria realtà agli occhi dell'opinione pubblica.
E' deplorevole che i socialisti si siano sempre prestati a tale mistificazione.
<P>
Personalmente, guardando a questo secolo sanguinario che si chiude sulle rovine lasciate dalla peste rossa e dalla peste nera, sorelle gemelle, ritrovo i miei modelli in Winston Churchill e Charles de Gaulle, che combatterono davvero per la dignità dei popoli.
<P>
<SPEAKER ID=122 NAME="Cars">
Con una certa titubanza ho votato a favore della relazione Schaffner nel suo insieme. La mia esitazione è dipesa dal fatto che nella relazione erano stati inseriti così tanti elementi che poco o nulla avevano a che fare con il rispetto dei diritti dell'uomo all'interno dell'Unione.
<P>
<SPEAKER ID=123 NAME="Darras">
Come ogni anno il Parlamento analizza la situazione dei diritti dell'uomo nell'Unione europea.
Tuttavia il voto odierno acquista una dimensione particolare, poiché celebriamo il 50- anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo ed il decimo anniversario del premio Sacharov, istituito dalla nostra Assemblea.
<P>
In tale contesto, mi congratulo con la relatrice, che ha presentato un lavoro notevole e che ha applicato perfettamente le norme della consultazione e del compromesso.
Ciò non era affatto scontato, visto che risulta spesso difficile «fare ordine in casa propria».
<P>
Voterò pertanto a favore della relazione, poiché i diritti dell'uomo sono una componente inalienabile di ogni società democratica e devono costituire una delle colonne portanti della politica interna ed estera dell'Unione.
<P>
Inoltre approvo la proposta di dichiarare il 1999 «Anno europeo contro la violenza sulle donne».
Ritengo poi che occorra contrastare le minacce ai diritti della persona di cui si rendono colpevoli talune «sette».
Condivido il concetto di diritto al lavoro, alla salute, alle prestazioni sociali, alla casa, all'istruzione ed alla giustizia.
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La ratifica del Trattato di Amsterdam sancirà la lotta contro ogni tipo di discriminazione (articolo 13), concetto che mi sta particolarmente a cuore e che è indissociabile da quello di libertà.
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Per concludere, non posso far altro che sostenere le linee generali della relazione che, se approvata dall'Assemblea, sarà motivo di orgoglio per il Parlamento.
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<SPEAKER ID=124 NAME="Hager">
Per me e per i miei colleghi la tutela dei diritti dell'uomo rappresenta un argomento di grande e vitale importanza. Perciò comprendo appieno il significato di questa relazione annuale.
E' un problema che non si sia giunti a formulare una definizione unitaria del concetto di diritti dell'uomo e che, di conseguenza, la relazione risulti incompleta.
Avrei preferito che, almeno quest'anno, in occasione del 50o anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo, la relazione non avesse assunto i toni della dichiarazione programmatica del partito che detiene la maggioranza all'interno della commissione competente e che avesse affrontato, invece, i veri problemi esistenti all'interno dell'Unione europea.
In ogni caso l'elencazione puntuale e la continua confusione tra violazioni che vengono perpetrate all'interno dell'Unione europea e quelle che avvengono al di fuori di essa non può portare ad alcun risultato.
Solo per questo ho respinto alcuni punti, in merito ai quali ritengo che vi sia una violazione dei diritti dell'uomo. Essi si riferiscono, però, a violazioni perpetrate al di fuori dell'Unione e non dovrebbero quindi essere oggetto della relazione che siamo chiamati a votare oggi.
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<SPEAKER ID=125 NAME="Seillier">
Per l'ennesima volta regna una grande confusione nelle discussioni e nelle votazioni concernenti la situazione ed il rispetto dei diritti dell'uomo nell'Unione europea.
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La storia contemporanea ha drammaticamente messo in luce il pericolo che deriva dall'oblio della verità sulla persona umana.
Ribadire alcune verità essenziali appare più che mai necessario nel 50- anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo.
La dichiarazione del 1948 è chiara: sancisce il riconoscimento dei diritti proclamati, non un conferimento. Tali diritti infatti sono inerenti alla persona umana e alla sua dignità.
<P>
Stiamo assistendo al proliferare di ogni sorta di millantati diritti in nome del principio di non-discriminazione (articolo 13 del progetto del Trattato di Amsterdam), il che può implicare la giustificazione di qualsiasi comportamento, per esempio in materia di pratiche sessuali.
Questa tendenza positivista è estremamente grave: segna una rottura con i fondamenti dell'umanesimo europeo, che sarebbe opportuno riscoprire per gli adulti e far conoscere alle giovani generazioni.
<P>
Duemila anni confermano la rivelazione biblica sull'unità del genere umano (cfr.
Genesi), Gesù Cristo è venuto per insegnarci come promuovere al meglio il rispetto dei diritti dell'uomo.
«Fate agli altri tutto ciò che vorreste che gli altri facessero per voi».
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<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
Signor Presidente, devo dire che sono un poco stupita.
Lei permette all'onorevole Fabre-Aubrespy di fare la sua dichiarazione di voto sulla relazione Elles concernente il discarico per il 1996 nell'ambito di una dichiarazione di voto sulla relazione Schaffner.
Lei ha peccato due volte: in primo luogo con ci ha concesso la parola su un voto importante e poi consente ad un deputato di esprimersi, mentre lo nega ad altri.
Inoltre, signor Presidente, non posso esimermi dal farle notare che ha torto a non ritenere che vi sia stato un voto sul discarico.
Mi spieghi ciò che ha detto: non c'è stato discarico e non c'è stato rifiuto del discarico, non c'è stata concessione del discarico.
Può espormi la sua interpretazione?
<P>
<SPEAKER ID=127 NAME="Presidente">
Signora, lo farò con piacere.
Innanzitutto ammetto di essere stato un po' distratto permettendo che l'onorevole Fabre-Aubrespy si dilungasse su emendamenti che non avevano molta attinenza con la relazione Schaffner, ma, come ha potuto constatare, la mia è una presidenza assai liberale.
<P>
Detto questo, passo alla questione che mi ha posto. La rinvio all'articolo 122, «Dichiarazioni di voto»: «Qualora la discussione generale sia terminata, i deputati possono avanzare una dichiarazione orale sulla votazione finale».
In secondo luogo, la prego di far riferimento all'Allegato V, ai sensi del quale si è svolta la votazione, in base all'articolo 3 «Concessione del discarico». Si ricorderà che, per la decisione finale, abbiamo ritenuto a maggioranza in sede di Plenaria che non vi erano emendamenti ammissibili e che avremmo votato a favore o contro la conclusione della commissione.
<P>
Tale conclusione era in favore della concessione del discarico, ma non è stata approvata.
Pertanto, ai sensi dell'articolo 6, «Rinvio in commissione», l'onorevole Fabre-Aubrespy mi ha fatto notare che era necessario tener conto del voto del Parlamento.
Ciò è indubbio, ma la votazione non era un voto finale; di conseguenza, la Presidenza mantiene la propria interpretazione, ovvero che non è possibile presentare dichiarazioni di voto e, se per una volta ho dato prova di troppa indulgenza, la prego di scusarmi.
<P>
(La seduta, sospesa alle 13.29, riprende alle 15.00)
<P>
<SPEAKER ID=128 NAME="Presidente">
Ha facoltà di parola l'onorevole Elliott.
<P>
<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="EN" NAME="Elliott">
Signor Presidente, chiedo chiarimenti in merito a ciò su cui saremo chiamati a discutere nel corso della giornata odierna.
La discussione congiunta sul razzismo e la xenofobia si sarebbe dovuta svolgere dopo la votazione; vorrei sapere per quando è stata fissata.
<P>
<SPEAKER ID=130 NAME="Presidente">
I servizi m'informano che la discussione avrà luogo con tutta probabilità alle 18.20.
<P>
<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="EN" NAME="Elliott">
Signor Presidente, capisco che oggi ci sono delle difficoltà, ma purtroppo questo orario rappresenta un problema per me, in quanto sarò costretto a lasciare l'Aula alle 18, perché domani dovrò assistere ad un funerale in Gran Bretagna, e quindi a quell'ora non potrò essere presente.
Dovrò pertanto organizzarmi diversamente per la presentazione di ciò che vorrei dire nel corso della discussione congiunta.
Speravo che la discussione avrebbe avuto luogo in tarda mattinata o subito dopo l'interruzione.
La ringrazio per avermi fornito questo chiarimento.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Ordine del giorno
<SPEAKER ID=132 NAME="Presidente">
In seguito alla decisione di questa mattina di includere nell'ordine del giorno del pomeriggio un dibattito sull'Iraq e di ridurre di conseguenza i tempi della discussione su temi di attualità, propongo agli onorevoli colleghi, una volta che i segretari dei gruppi si saranno consultati, di sopprimere gli ultimi due punti della discussione, ovvero «Trasferimento della Rank Xerox » e «Filippine», e pertanto di fissare a 45 minuti il tempo di parola per i deputati.

<P>
Ha facoltà di parlare l'onorevole Hallam.
<P>
<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="EN" NAME="Hallam">
Signor Presidente, stamane l'onorevole Martin ha giustamente proposto di procedere alla votazione su queste urgenze.
Sono conscio della gravità della situazione in Iraq, ma ritengo che anche queste urgenze siano importanti e che ci debba essere data almeno l'opportunità di dire ciò che pensiamo.
<P>
<SPEAKER ID=134 NAME="Presidente">
Nel corso del dibattito un gruppo si è espresso contro lo svolgimento della votazione senza discussione.
Come sapete, occorre che tutti i gruppi siano concordi su tale procedura.
<P>
<SPEAKER ID=135 LANGUAGE="EN" NAME="Ford">
Signor Presidente, il gruppo in questione è l'UPE, che ha usato questa squallida tattica per togliere dall'ordine del giorno un argomento che il Parlamento solo ieri, con 290 voti contro 55, aveva deciso di inserirvi.
Le preoccupazioni di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie non saranno dimenticate: tenteremo infatti di ripresentare la questione il mese prossimo.
Speriamo che allora l'UPE vorrà assumersi le proprie responsabilità, invece di usare queste squallide tattiche per impedire all'Aula di esprimere la propria opinione.
<P>
<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="EN" NAME="McCartin">
Signor Presidente, non abbiamo obiezioni in merito alla discussione in Aula della mozione Xerox , ma non vogliamo votare su qualcosa che non è stato ancora discusso.
Pur comprendendo la situazione in cui si trovano i lavoratori interessati, riteniamo che la mozione di risoluzione sia inaccettabile ed i fatti riportati inesatti.
Se si vuole procedere alla votazione, bisogna che vi sia anche un dibattito.
<P>
<SPEAKER ID=137 NAME="Presidente">
Potremmo perdere tempo a discutere, ma ci sono questioni importanti da esaminare e il tempo a nostra disposizione è limitato.
Prima c'era solo un gruppo ad avere questa posizione, ora ce n'è un altro che non vuole votare senza prima discutere la questione.
<P>
<SPEAKER ID=138 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, si potrebbe almeno verificare se tutti i presenti sono d'accordo di fissare la discussione di entrambe le questioni per il mese prossimo.
Perlomeno si avrebbe l'impressione che ci sarà l'opportunità di affrontare il problema.
<P>
<SPEAKER ID=139 NAME="Presidente">
Sia l'onorevole McCartin che l'onorevole Pasty stanno dicendo di sì: avete quindi il loro impegno.
Pensate che sia necessario votare sulla proposta?
Io credo di no.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Discussione su problemi d'attualità (obiezioni)
<SPEAKER ID=140 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulla situazione in Iraq.
<P>
Do la parola al Commissario Pinheiro che interviene a nome della Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=141 NAME="Pinheiro">
Come sapete, l'Unione europea e, naturalmente, la Commissione hanno sempre sostenuto che la soluzione della crisi irachena doveva basarsi sulla piena osservanza da parte dell'Iraq delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Nel corso degli ultimi 14 mesi, durante i quali la questione irachena è stata argomento di discussione in più occasioni, l'Unione europea, attraverso gli Stati membri, ha ribadito la propria posizione a riguardo.
Il 9 novembre l'Unione europea ha condannato esplicitamente, indicandola come del tutto inaccettabile, la decisione irachena del 31 ottobre di porre fine alla cooperazione con l'UNSCOM, e si è espressa a favore della risoluzione 1205, con cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha risposto a tale decisione.
<P>
Come sapete, riteniamo ancor oggi che l'osservanza da parte dell'Iraq delle condizioni poste dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sia un requisito essenziale per la soluzione della crisi.
Purtroppo l'azione militare sembra essere diventata inevitabile e speriamo che gli attacchi si limitino a colpire obiettivi militari.
Ribadiamo, come sempre abbiamo fatto, che non abbiamo niente contro il popolo iracheno, ma piuttosto contro il regime e il suo leader .
<P>
Attualmente sono in corso delle consultazioni all'interno degli Stati membri, e la Presidenza poco fa ha rilasciato una dichiarazione, il cui contenuto coincide grossomodo con quanto ho appena dichiarato.
<P>
<SPEAKER ID=142 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Commissario, onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte ad una grave crisi, anzi siamo nel bel mezzo di una grave crisi, e dobbiamo chiederci innanzi tutto chi ne è responsabile.
A nome del mio gruppo desidero dichiarare apertamente che responsabili di questa crisi sono Saddam Hussein ed il suo regime. Dalle sue parole, signor Commissario, comprendo che questa è anche l'opinione dell'Unione europea e della Commissione.
<P>
Chi è Saddam Hussein?
E' forse un uomo politico che ogni tanto infrange qualche regola e che non conduce una politica di buon vicinato?
Assolutamente no; Saddam Hussein è un brutale dittatore che costituisce un pericolo per i paesi confinanti e che, al medesimo tempo, vessa in maniera brutale anche gli abitanti del suo paese, sia che si tratti di iracheni di origine curda, sia che si tratti di sciiti, sia che si tratti di normali cittadini.
Ad essi, infatti, non lascia arrivare neppure gli aiuti che giungono dall'estero, preferendo utilizzarli per sé, per la sua famiglia e il suo entourage, anziché distribuirli a coloro che ne avrebbero veramente bisogno.
Da anni la comunità internazionale cerca di riportare questo dittatore alla ragione, sia con azioni militari sia con numerose azioni diplomatiche.
Sappiamo tutti quante volte l'ONU è ricorsa alle vie diplomatiche e quante volte la Russia ha cercato di fare opera di mediazione.
Ogni volta, dopo ogni tentativo di mediazione, a distanza di poche settimane, di pochi mesi o addirittura di pochi giorni, abbiamo visto che i tentativi di mediazione non hanno mantenuto ciò che avevano promesso e, soprattutto, che Saddam Hussein non ha mantenuto le promesse e le affermazioni fatte.
Più di una volta gli osservatori e gli ispettori delle Nazioni Unite sono stati espulsi.
Saddam Hussein ha voluto dare inizio ad un gioco pericoloso, simile a quello del gatto con il topo, e non solo ha offeso singoli paesi, gli Stati Uniti o i paesi europei, o ha loro impedito di lavorare, ma si è anche preso gioco di quell'istituzione che noi, in questo Parlamento europeo, difendiamo strenuamente, vale a dire l'ONU.
Ha tolto all'ONU ogni autorità. Ognuno di noi - ogni paese e ogni singolo parlamentare - che desidera che i principi dell'umanità, del rispetto dei diritti umani e della pace vengano osservati e applicati anche in questa regione, è stato deriso da Saddam Hussein, dal suo regime e dalla sua condotta.
<P>
Malgrado ciò non sono soddisfatto dell'azione avviata. All'interno del mio gruppo, pur condividendo il giudizio su Saddam Hussein, esistono opinioni molto diverse su questo intervento e ci si chiede se, così com'è stata presentata, sia davvero la soluzione ottimale.
Sono stati espressi dubbi, perplessità e critiche sulle motivazioni che hanno indotto un Presidente molto indebolito politicamente a scegliere proprio questo momento per realizzare questa azione.
Sono stati espressi dubbi e critiche sulla circostanza che, prima di prendere una decisione definitiva, non sia stata interpellata l'ONU.
Dispongo di sufficienti conoscenze in campo giuridico per vedere che vi possono essere molteplici, fondate interpretazioni giuridiche in merito al fatto che sarebbe stata necessaria una nuova risoluzione dell'ONU o del Consiglio di sicurezza.
Esistono motivi altrettanto buoni per affermare che non sarebbe stata necessaria un'ulteriore risoluzione visto che già era stata adottata una decisione di principio anche per quanto riguarda le sanzioni.
Tuttavia, secondo me, sarebbe stato più intelligente e ragionevole se, perlomeno nell'ambito di una procedura di consultazione, Stati Uniti e Gran Bretagna avessero coinvolto l'ONU nella decisione e nella realizzazione del loro intervento.
Infatti ora esiste quanto meno il pericolo che, combattendo Saddam Hussein in maniera diversa, avvenga proprio quello che vogliamo assolutamente scongiurare, vale a dire che si veda diminuire l'autorità delle Nazioni Unite, e ciò accadrà se vi è ancora qualcuno che si chiede se non sarebbe stato più ragionevole coinvolgere l'ONU nel processo di decisione.
In ogni modo molti ne sono convinti e anch'io, all'interno del mio gruppo, condivido questa opinione.
<P>
Ora si tratta di trovare una soluzione per questa difficile situazione nella quale versiamo e che mi fa temere che, se non affronteremo il problema alla radice, ci ritroveremo a dover protestare di nuovo da questo Parlamento, dovremo nuovamente far sentire le nostre critiche; ciononostante continueranno ad essere avviate azioni da parte di singoli Stati, verranno effettuati ancora bombardamenti e, malgrado ciò, in Iraq non cambierà nulla.
Se nel Parlamento europeo siamo concordi nel criticare il comportamento forse troppo indipendente degli Stati Uniti, la nostra risposta può essere una sola: l'Europa deve accordarsi per trovare una politica estera e di sicurezza comune.
Finché l'Europa condurrà una politica estera, di sicurezza e difesa tanto debole, prudente e poco uniforme, non sarà possibile vincolare in maniera più stretta gli Stati Uniti a determinati principi e regole che noi sosteniamo.
<P>
Secondo: dobbiamo assolutamente riuscire a far sì che gli Stati Uniti attuino la loro politica in questa regione cercando un maggior consenso a livello regionale.
Sappiamo quanto è problematica quest'area.
Sappiamo anche che ogni ostacolo che si frappone nel processo di pace crea difficoltà in tutta la regione e mette in forse il rapporto stesso dell'Europa con il mondo arabo.
La soluzione della questione irachena e la lotta contro questo spaventoso regime saranno possibili solo se attuate in accordo con gli altri paesi arabi.
E' assurdo pensare di poter realizzare una politica di questo tipo dal di fuori, sia dall'Europa sia dagli Stati Uniti, contro il parere dei paesi arabi.
Se non saremo in grado di conquistare non solo i cuori, ma anche le menti delle popolazioni arabe in Iraq e al di fuori dell'Iraq, non ci riusciremo.
<P>
Terzo: gli aiuti umanitari.
Proprio da questo Parlamento abbiamo dichiarato in maniera univoca che il popolo non deve soffrire per le colpe e gli errori di Saddam Hussein. Questa convinzione deve informare anche in futuro le nostre azioni; per questo nei prossimi mesi dobbiamo essere pronti - ove necessario - a fornire aiuti finanziari per soccorrere coloro che si verranno a trovare di nuovo in difficoltà.
<P>
Ultimo punto: le molteplici critiche alla politica di polizia internazionale attuata dagli Stati Uniti.
Sia che l'America abbia voluto assumere questo ruolo per fare qualcosa, sia che lo abbia fatto perché nessun altro paese ha voluto farsene carico, il pericolo esiste.
Con ciò, ritorno al punto cui avevo già accennato.
Per evitare che gli Stati Uniti assumano il ruolo di polizia internazionale esiste un'unica soluzione: rafforzare la politica europea di difesa e di sicurezza.
Grazie alla risoluzione di Francia e Regno Unito è stato fatto un primo passo; dobbiamo però impegnarci a combattere la tendenza, l'aspirazione degli Stati Uniti a svolgere il ruolo di polizia internazionale e dobbiamo fare in modo da delineare una politica estera e di sicurezza comune, per creare un nuovo equilibrio.
<P>
<SPEAKER ID=143 NAME="Spencer">
Signor Presidente, mi trovo sostanzialmente d'accordo con i due oratori che mi hanno preceduto.
<P>
La prima domanda che dobbiamo porci è questa: l'uso massiccio della forza era necessario?
La mia risposta, in linea con quanto detto dagli oratori che mi hanno preceduto, è: sì, purtroppo sì.
Dopo anni di inutili sforzi diplomatici, con un Saddam Hussein sempre più evasivo, sempre più disonesto, non c'era alternativa.
<P>
Saddam Hussein si è fatto beffa delle Nazioni Unite, un'organizzazione di cui deride i valori e di cui non accetta il mandato.
La relazione dell'UNSCOM è allarmante: da essa risulta che Saddam Hussein non solo possiede armi di distruzione di massa, ma che le sposta all'interno del paese.
Egli continua a sfuggire intenzionalmente ai tentativi di bloccare tali armi tramite i meccanismi dell'UNSCOM.
<P>
Dobbiamo domandarci come mai Saddam voglia continuare ad avere la possibilità di provocare una guerra chimica e biologica.
Sappiamo che egli ha usato le armi contro il suo popolo e abbiamo tutte le ragioni per credere che le userà anche contro altri popoli.
<P>
Lasciate che vi ricordi l'entità degli armamenti.
Il Primo ministro britannico ha dichiarato la scorsa notte: «Dal 1991 ad oggi gli ispettori hanno distrutto o disinnescato 48 missili Scud, 40.000 tonnellate di munizioni chimiche, 690 tonnellate di agenti chimici a scopo bellico, 3.000 tonnellate di precursori chimici e una fabbrica di armi biologiche; tuttavia più di 30.000 testate chimiche e 4.000 tonnellate di precursori chimici mancano ancora all'appello.»
<P>
La seconda domanda che dobbiamo porci è questa: era il momento opportuno per agire?
Io non credo alla tesi secondo la quale il Presidente Clinton avrebbe cercato di sviare l'attenzione pubblica dando il via all'attacco in modo da salvarsi dalla situazione imbarazzante che è venuta a crearsi nel suo paese e guadagnare qualche giorno.
Abbiamo a che fare con una questione di vita o di morte: di vita o di morte per gli iracheni, sia amici che nemici del regime, di vita o di morte per le popolazioni che vivono in nazioni confinanti con l'Iraq - in particolare Israele -e di vita o di morte forse anche per tutti noi.
Se avete seguito le trasmissioni televisive di Washington, come sono certo molti di noi hanno fatto, avrete visto che sono stati i consiglieri, sia civili sia militari, del Presidente a decidere che era giunto il momento di agire.
<P>
Come cittadino britannico, non credo che il nostro Primo ministro metterebbe in pericolo la vita dei nostri soldati, in questo momento e per questa causa, se non pensasse che l'azione militare sia inevitabile, necessaria e giusta.
<P>
Vorrei che ci concentrassimo non solo sull'azione intrapresa, ma anche sulle sue ripercussioni.
Il Parlamento non è un organo esecutivo in questo settore della politica estera, ma ha il dovere di analizzare e di criticare ciò che è successo e anche di guardare avanti e di consigliare i governi degli Stati membri.
L'onorevole Swoboda ha detto che purtroppo questa è una conseguenza della nostra incapacità di creare una politica estera e di sicurezza forte, e sappiamo che i prossimi sei mesi saranno importantissimi per lo sviluppo di tale politica.
Gli avvenimenti delle ultime 24 ore dimostrano il nostro disperato bisogno di avere un'unità di analisi e pianificazione che serva da collegamento tra i Ministeri degli esteri europei, un Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e forse, più di tutto, un Consiglio «affari generali» veramente preparato ad avviare dibattiti sulle questioni di difficile soluzione nelle zone calde del mondo.
Ma c'è qualcosa di ancora più importante.
<P>
Nel corso degli ultimi mesi ci siamo impegnati nella creazione di una politica di difesa per l'Unione e la dichiarazione di Saint-Malo, anche se redatta pensando ai Balcani, potrebbe fungere da base per la creazione di istituzioni più importanti a livello mondiale nell'interesse dell'Europa.
<P>
Le prossime settimane rappresenteranno una vera sfida non solo per l'Europa, ma anche per i governi britannico e francese, per i quali si profila la possibilità di scegliere tra continuare a guardarsi con ostilità dalle due sponde della Manica, come hanno fatto in passato oppure considerare la crisi come un'opportunità per rafforzare i passi compiuti insieme, passi che chiedono anche a noi di fare.
Possono lasciare la scelta all'istinto dei rispettivi Ministeri degli esteri, oppure mettere da parte gli schemi mentali del passato e cercare di sviluppare per l'Europa una sorta di pugno di ferro nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune, senza la retorica che, per il 95 percento, l'ha caratterizzata fino ad ora.
<P>
Credo che la politica di difesa per la nostra Unione costituisca un premio che non deve essere offuscato dal fumo e dalla polvere di Baghdad.
Tutti - in particolare la Presidenza tedesca, che erediterà le conseguenze di ciò che è successo nelle ultime 24 ore - siamo tenuti a trasformare la crisi in un'opportunità.
<P>
Ci si presenta la grande opportunità di ripensare alla posizione dell'Europa non solo per quanto riguarda il Golfo, ma tutto il Medio Oriente.
Personalmente credo che sulla scelta del momento in cui sferrare l'attacco abbiano inciso non solo ciò che stava accadendo a Baghdad, ma anche gli sviluppi del processo di pace in Palestina.
<P>
L'Europa avrà la possibilità di dare avvio ad un'iniziativa concreta in Palestina nei mesi che precedono il 4 maggio.
Israele sta per affrontare una difficile e contrastata campagna elettorale e l'autorità di Yasser Arafat rimarrà incerta fino al 4 maggio.
Qualunque sia la nostra opinione, dobbiamo riconoscere che il Presidente degli Stati Uniti sarà inevitabilmente distratto dai propri problemi interni.
<P>
L'Europa dovrà pensare in fretta, essere creativa e sfruttare il prezioso aiuto e l'intelligenza dell'inviato speciale dell'Unione europea per il Medio Oriente, Miguel Moratinos.
Tuttavia ritengo che, se crediamo che l'Europa sia un protagonista a livello mondiale e possa influire sugli avvenimenti dei paesi che la circondano, dobbiamo utilizzare i pochi mesi che ci restano per pensare ad una soluzione creativa ed efficace.
<P>
Concedetemi, per concludere, di ritornare al nocciolo della questione.
Il Primo ministro britannico ha detto la scorsa notte: «Non c'è alcuna alternativa realistica all'uso della forza militare.
Stiamo ricorrendo ad un'azione bellica con vero rammarico, ma anche con grande determinazione.
Tutte le altre strade sono state tentate senza successo ed ora siamo costretti ad agire.»
Vorrei sottolineare, non come cittadino britannico, ma in veste di presidente della commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa - e credo anche da buon europeo -, che, quando calerà il polverone e la situazione sarà chiara, dovremo essere in grado di dire che l'Europa è unita, e che è costretta ad agire in quanto non ha altra scelta.
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Questo è un momento difficile, ma sono i momenti difficili che stimolano la creatività e i veri progressi di questa nostra Europa.
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<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="EN" NAME="Cox">
Signor Presidente, se vogliamo capire chi sia il responsabile di quanto accaduto nelle ultime 24 ore, se Washington, Londra o Baghdad, dobbiamo innanzitutto ricercare le cause di ciò che si sta verificando oggi.
Facendo questo capiremo chiaramente che la responsabilità dell'attuale crisi ricade senza dubbio su Saddam Hussein e sul suo regime.
L'Iraq ha provocato una crisi dopo l'altra per molti anni dopo la guerra del Golfo del 1991 e, in particolare, nel gennaio di quest'anno, ha proceduto all'espulsione dal paese di tutto il personale americano dell'UNSCOM.
In agosto l'Iraq ha impedito agli ispettori dell'UNSCOM di visionare le nuove installazioni e in ottobre ha posto definitivamente fine alla cooperazione con l'UNSCOM.
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Le provocazioni vanno ad aggiungersi alla scarsa collaborazione e alla reticenza che hanno caratterizzato questi otto anni, durante i quali le autorità irachene hanno ostacolato totalmente o in parte il regolare svolgimento delle ispezioni.
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Tutti i tentativi di trovare una soluzione diplomatica alla crisi sono falliti a causa della mancanza di volontà in tal senso da parte di Saddam Hussein.
Egli ha infatti impedito, ostacolato e vanificato a più riprese le ispezioni della Commissione speciale dell'ONU, violando apertamente le risoluzioni delle Nazioni Unite.
Saddam ha dimostrato la propria totale indifferenza nei confronti del memorandum d'intesa firmato nel febbraio di quest'anno dall'Iraq e dal Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, che è intervenuto personalmente.
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Questa settimana l'ispettore capo Richard Butler ha riferito che ancora una volta si è rifiutato di sottostare alla risoluzione 687.
Si pensa che l'Iraq sia tuttora in possesso di armi biologiche, di missili balistici non autorizzati e di armi chimiche.
L'intervento militare delle ultime 24 ore è purtroppo la naturale conseguenza dell'intransigenza del regime iracheno.
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Il mio gruppo comprende appieno le sofferenze del popolo iracheno colpito dalle sanzioni; ribadisce però che la causa prima di tali sanzioni va ricercata nel suo dittatore.
Appoggiamo senza riserve gli Stati Uniti e il Regno Unito che stanno tentando di eliminare questa minaccia alla pace della regione e del mondo intero; spero che gli Stati membri vorranno fare altrettanto in Consiglio.
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<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="NL" NAME="Van Bladel">
Signor Presidente, qualche tempo fa abbiamo accolto con sollievo ed anche con orgoglio il ritorno di Kofi Annan da Baghdad, forte del compromesso che era riuscito a raggiungere.
Già allora, però, nutrivamo tutti il segreto timore che quel compromesso fosse destinato a una vita breve e di lì a poco abbiamo dovuto constatare che era proprio così perché gli uomini dell'UNSCOM sono, sì, andati in Iraq, ma ne sono anche stati ben presto cacciati.
Non entrerò nei dettagli della vicenda; lo hanno già fatto ampiamente gli onorevoli Swoboda e Spencer.
La domanda che continuo a pormi è perché mai Saddam frapponga tante difficoltà se non ha nulla da perdere.
Ma, forse, il mio è un ragionamento troppo semplicistico.
Comunque, signor Presidente, per farla breve dirò che le azioni che sono state intraprese adesso erano veramente inevitabili.
Invero, molti dubitano che questo fosse il momento più opportuno; posso comprendere simili perplessità, però penso che i rapporti di forza all'interno del Congresso non cambino, mentre la situazione nel Medio Oriente resta grave.
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Signor Presidente, queste azioni sono tali da rendere più facile una soluzione?
Suppongo di no.
L'UNSCOM non farà più ritorno in Iraq, Saddam Hussein non sarà toccato.
Cosa possiamo fare ancora per cercare di migliorare un po' la situazione in quella regione?
Sostenere l'opposizione?
Le esperienze passate ci dicono che l'opposizione è molto frammentata; ciononostante, l'Unione europea dovrebbe osare e fare un tentativo.
Inoltre, occorre fornire aiuti umanitari, poiché è terribilmente triste che alla vigilia delle festività natalizie i cittadini iracheni ricoverati in ospedale non possano essere curati per carenza di medicinali.
Al pari dell'onorevole Spencer, che ha compiuto un'eccellente analisi della situazione, credo anch'io che la Presidenza tedesca abbia un ruolo importante da svolgere in questo ambito.
La Presidenza tedesca si accinge ad un compito improbo, poiché l'Agenda 2000 è alle porte ed è già ora motivo di scontri al nostro interno.
Ritengo che sia importante che l'Unione europea distingua la sua posizione da quella degli Stati Uniti e faccia qualcosa di serio e valido per il Medio Oriente e per l'Iraq.
Dobbiamo compiere azioni concrete per il popolo iracheno affinché possa rendersi conto che non viene abbandonato al suo destino nelle mani del dittatore.
Al momento attuale l'unica via che possiamo percorrere a tale fine è quella degli aiuti umanitari.
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<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">

Signor Presidente, visto che cambierò il tono della riunione, dirò subito che sebbene, a nostro avviso, Saddam Hussein sia un tiranno e il suo regime sia inaccettabile, oggi stiamo parlando di un attacco contro il popolo iracheno che non ha precedenti.

Infatti, non è Saddam Hussein che subirà i danni dell'attacco, ma il popolo iracheno, che da anni soffre per un embargo disumano, già responsabile della morte di 500.000 bambini, e sono proprio i bambini, le loro madri e i loro padri che sono oggetto dell'attacco degli Stati Uniti.
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E' questa la realtà.
Non si tratta di difendere Saddam Hussein.
Saddam Hussein è un tiranno.
Tuttavia, lo stesso gruppo di ispettori delle Nazioni Unite riconosce che, in un mese, sono state effettuate 428 ispezioni, di cui oltre 290 ordinarie e 128 nuove.
Gli ispettori riconoscono, inoltre, che non vi è troppa fiducia nell'imparzialità del loro capo, Butler.
Questo, signor Presidente, è ciò che accade.
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Al riguardo, vanno lamentate diverse mancanze.
In primo luogo, il fatto che il Parlamento non si pronunci in modo chiaro contro quella che, comunque si voglia chiamare, è una barbarie; che non vi sia una risoluzione che affermi questo; inoltre, che ancora una volta l'Unione europea non abbia una posizione comune; che l'Unione europea non sia un punto di riferimento nel mondo di che cosa debba essere la difesa della pace contro la barbarie perpetrata dagli Stati Uniti attraverso un attacco di cui neppure le Nazioni Unite sapevano nulla e che lo stesso Kofi Annan ha denunciato.
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L'Unione europea dovrebbe, pertanto, schierarsi al fianco di Kofi Annan e non degli Stati Uniti.
L'Unione europea dev'essere un punto di riferimento per la difesa dei diritti dell'uomo, della vita e della pace.
Essa sta perdendo un'ulteriore occasione, perché va lamentato, signor Presidente, che Blair abbia già appoggiato incondizionatamente l'attacco e che lo abbia appoggiato anche Aznar.
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Va lamentato che in questa sede non si levino altre voci contro la barbarie e di questo, onorevoli colleghi, mi rammarico.
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Devo concludere il mio intervento, signor Presidente.
Continuo comunque a lamentare l'assenza di una voce più forte contro tale barbarie e che si consenta agli Stati Uniti di portare avanti una politica di fatti consumati, senza che l'Unione europea adotti una decisione contraria ad essi, e che si continui a punire non tanto Saddam Hussein che è un tiranno - lo ribadisco -, ma il popolo iracheno, che ha già sofferto a sufficienza.
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<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
Signor Presidente, il gruppo Verde condanna l'operato unilaterale di Stati Uniti e Gran Bretagna.
Ma condanniamo altrettanto anche il regime criminale e la politica delinquenziale di Saddam Hussein.
Saddam Hussein è un criminale e va trattato di conseguenza.
Va denunciato, trascinato davanti a un tribunale, processato e, se giudicato colpevole, arrestato e punito con i metodi propri di uno Stato di diritto.
Non possiamo però accettare una giustizia sommaria e metodi da cow-boy !
Non sono ammissibili in un ordinamento giuridico internazionale!
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Negli ultimi anni abbiamo assistito al lento emergere di un ordinamento giuridico internazionale.
Gli assassini del Ruanda non si linciano, si processano!
Gli assassini della Bosnia non si linciano, si processano!
Pinochet non si lincia, si processa!
Se non vogliamo finire in un caos di polizie private in concorrenza fra loro, dobbiamo attenerci all'ordinamento giuridico internazionale.
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L'onorevole Swoboda deplora che gli Stati Uniti si ergano a gendarme internazionale e auspica che l'Unione competa per questo ruolo: come se fosse questa la soluzione!
Ma se anche i russi istituiranno la loro polizia mondiale e, se i cinesi istituiranno la propria, il 2000 vedrà la nascita di quattro o cinque polizie mondiali di altrettante superpotenze, in concorrenza fra loro per imporre il proprio ordine mondiale in funzione dei propri interessi e allora non mi resterà che piangere per i nostri nipoti.
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Signor Presidente, il destino dell'Unione europea è indissolubilmente legato a quello della legalità e dello Stato di diritto .
Con le nostre relazioni, noi ci sforziamo (e oggi l'abbiamo fatto con particolare vigore) di promuovere i diritti umani e lo Stato di diritto in tutto il mondo. Come possono i rappresentati dell'Unione europea accettare la «giustizia da cow-boy » in alternativa allo Stato di diritto?
Signor Presidente, ne sono esterrefatto. Dobbiamo rispettare lo Stato di diritto anche nei momenti più difficili!
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<SPEAKER ID=148 LANGUAGE="FR" NAME="Taubira-Delannon">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, eccoci di fronte ad una situazione che ritengo particolarmente fastidiosa: le distinzioni sono nette, il torto da una parte e la ragione dall'altra.
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Per quanto ne sappiamo, il rapporto Buttler, che ha eretto l'umiliazione a metodo diplomatico, si basa su tre incidenti avvenuti nell'ambito del controllo di 130 siti; in altri termini, il tasso di ostruzione o di frizione è di circa il 2, 5 percento.
Il rapporto tuttavia suscita tale scalpore da offuscare le conclusioni del direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, secondo cui l'Iraq ha prestato la collaborazione necessaria per l'esecuzione della missione sul controllo nucleare.
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Quale emergenza ha dunque impedito che si prendesse tempo per valutare il contenuto delle due relazioni?
Su quale legittimità si può basare un paese per appropriarsi di una competenza internazionale?
Il fatto che tale Stato sia sostenuto da altri paesi può forse attenuare in una certa misura la gravità di questa appropriazione?
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E' senz'altro deplorevole, fors'anche sospetto, che questa guerra dal nome ipocrita, che coinvolge un'unica regione e provoca perdite di vite umane, si verifichi in un momento così opportuno per la politica interna degli Stati Uniti.
Se il Presidente americano ha creduto di usare il Presidente iracheno come parafulmine, questi al limite può servirgli come coprisesso.
Nessuno infatti avrà l'idea balzana di dimenticare le nefandezze e il cinismo di Saddam Hussein.
Trasformandolo in vittima, il Presidente americano purtroppo ci costringe ad essere compiacenti con alcuni ed intransigenti con altri.
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E' in gioco la nostra determinazione di resistere alle tentazioni belliche, di lottare contro le dimostrazioni di forza e di rifiutare le spedizioni punitive.
Si tratta della nostra determinazione di ribadire che abbiamo esigenze di carattere politico, morale e diplomatico nelle nostre relazioni internazionali e di essere all'altezza dei nostri ideali.
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<SPEAKER ID=149 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, il Consiglio di sicurezza ha detto chiaramente a quali obblighi l'Iraq deve ottemperare.
Ma è altrettanto chiaro che Saddam Hussein non ha nessuna intenzione di tener fede alle sue promesse.
La comunità internazionale non può più tollerare i trucchetti che Saddam continua ad escogitare.
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Il mese scorso gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avevano fatto intendere a chiare lettere che la misura era ormai colma e che sarebbero intervenuti qualora Saddam Hussein non avesse rispettato gli accordi presi, e che lo avrebbero fatto senza preavviso.
Dunque, la violenza di oggi è giustificata, anche perché già da lungo tempo la situazione era tale che non rimaneva altra strada se non quella di una punizione che lasciasse il segno.
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L'attacco degli Stati Uniti e degli alleati era, dunque, motivato, anche se, come rilevato dal Premier olandese Kok, dal punto di vista umanitario esso rappresenta un evento terribile.
L'Iraq ha cercato di sfruttare la posizione di debolezza del Presidente americano.
Non intervenire in questo momento avrebbe non solo messo in dubbio la credibilità degli Stati Uniti, ma anche messo in pericolo la sicurezza della regione.
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Saddam Hussein, oltre a non perdere occasione per attaccare i paesi confinanti con il suo, come successo a suo tempo in Iran e in Kuwait, non esita neppure ad uccidere il suo stesso popolo e persino i propri familiari.

E' giunta l'ora che questo dittatore violento, questo vero e proprio tiranno se ne vada, e con lui devono abbandonare l'Iraq anche tutte le armi proibite.
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<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="FR" NAME="Martinez">
Signor Presidente, mancano nove giorni a Natale.
L'Iraq è l'unico paese arabo in cui vi sono cristiani, chiese, alberi di Natale; come regalo ai piccoli arabi, portiamo bombe, l'embargo , la morte di migliaia di bambini, un genocidio, un campo di concentramento gestito dall'Occidente per diciotto milioni di arabi.
<P>
Quale crimine ha commesso l'Iraq?
Questo paese esige il diritto alla dignità, il diritto all'integrità territoriale, il diritto alla sovranità sulle risorse naturali, il diritto alla non-ingerenza negli affari interni.
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Quali sono le rivendicazioni di Saddam?
Vivere con orgoglio, senza doversi piegare.
Chi è un despota orientale?
Saddam Hussein o Bill Clinton che si trascina per gli hotel e per i corridoi con prostitute ai suoi piedi, le quali usano i vestiti per asciugare le sue secrezioni?
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E' stato invocato il diritto. Ma dov'è il Consiglio di sicurezza?
Dov'è la sua risoluzione?
Dov'è l'operazione di peace keeping ?
Il Presidente austriaco del Consiglio è stato forse consultato?
Chi è stato consultato?
Si parla del poliziotto del mondo, ma dov'è il ladro?
Aramco, Exxon, la potenza coloniale britannica in Kuwait?
Si parla di regime! Ma qual è il modello?
L'emiro Jaber del Kuwait, la famiglia reale saudita?
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L'Europa si gioca la propria credibilità.
La nazione araba guarda all'Europa.
Gli arabi non sono quelli delle periferie!
Sono quelli di Ninive, Babilonia e della Mesopotamia.
Ai miei studenti iracheni, al rettore di Baghdad, di Babilonia, che hanno assistito alle mie lezioni, dico: «Un giorno la Francia ridiventerà la Francia, tenderemo la mano al popolo iracheno, ripareremo al crimine perpetrato dall'Europa, l'Europa dei millantati diritti dell'uomo».
Viva l'Iraq.
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(Reazioni diverse)
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<SPEAKER ID=151 NAME="Parigi">
Signor Presidente, i popoli speravano che a partire dal 1945 fossero finite le drammatiche stagioni delle guerre; invece i fatti dimostrano che a partire dal 1945 non è finita la guerra ma è scoppiata la pace, perché mai come in questi ultimi cinquant'anni ci sono stati tante guerre, tanti genocidi, tante ingiustizie, tante trasmigrazioni di popoli, tante sofferenze da parte della gente innocente.
<P>
A proposito di questa questione drammatica che si pone dinanzi a noi, noi condanniamo severamente non il popolo iracheno, di cui riconosciamo l'antichissima civiltà - forse la civiltà più antica dell'intera umanità - ma Saddam, che ha posto il suo popolo sull'altare dei sacrifici più crudeli per poter così raggiungere i propri sogni di gloria e di onnipotenza.
<P>
Condanniamo altresì il fatto che le organizzazioni internazionali - Unione europea compresa - siano del tutto impotenti, vittime di una squallida impotenza dinanzi a questa tragedia e a quelle che l'hanno preceduta.
Questa impotenza alimenta negli Stati Uniti la convinzione di poter essere l'angelo vendicatore.
Signor Presidente, ci auguriamo che questa pagina crudele possa presto finire anche per merito dell'Unione....
<P>
(Il Presidente interrompe l'oratore)
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<SPEAKER ID=152 NAME="Presidente">
Onorevole Parigi, le ritiro la facoltà di parlare.
Ha superato il tempo a sua disposizione.
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La discussione è chiusa.
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<SPEAKER ID=153 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
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<SPEAKER ID=154 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le cinque seguenti proposte di risoluzione:
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B4-1087/98 presentata dalla onorevole Erika Mann a nome del gruppo PSE- B4-1100/98 presentata dall'onorevole La Malfa a nome del gruppo ELDR- B4-1138/98 presentata dagli onorevoli von Habsburg e altri a nome del gruppo PPE- B4-1144/98 presentata dagli onorevoli Schroedter e Aelvoet a nome del gruppo V- B4-1151/98 presentata dall'onorevole Alavanos a nome del gruppo GUE/NGLsu una soluzione politica al problema della Transdnestria.
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<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Erika">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, il mio gruppo ha presentato questa proposta di risoluzione perché riteniamo che sia giunto il momento che l'Unione europea assuma un ruolo più attivo nella soluzione del conflitto della Transdnestria.
A molti di noi la situazione della Transdnestria è relativamente sconosciuta e pensiamo che sia necessario che l'opinione pubblica europea sia meglio informata in merito a questo conflitto.
La Moldavia è legata a noi da un accordo di partenariato e cooperazione.
La Romania diverrà un giorno membro dell'Unione europea e la Moldavia in questo modo diverrà un paese confinante dell'Unione europea.
Il conflitto in Transdnestria dura ormai da oltre otto anni ed è rimasto pressoché sconosciuto all'opinione pubblica europea.
<P>
Il conflitto verte sulla questione dello status che dovrà assumere in futuro la regione della Transdnestria all'interno dello Stato della Moldavia.
Non è altro che un gioco di potere, finalizzato al rafforzamento dello status quo da parte di alcuni dei partecipanti.
Gli scontri hanno luogo principalmente per affermare il potere politico ed economico di una delle parti.
La lotta che si sta svolgendo è una lotta tra élite , non è una lotta della popolazione e anche gli scontri per stabilire quale lingua debba essere parlata in Transdnestria, se la lingua russa o la lingua rumena, hanno importanza solo secondaria.
Noi, all'interno dell'Unione europea siamo chiamati ad elaborare una strategia per la soluzione del conflitto e ad assistere l'OSCE nei suoi tentativi di fronteggiare gli scontri più aspri.
<P>
Non possiamo distogliere lo sguardo da ciò che accade. In futuro dovremmo anche cercare, nell'ambito dell'accordo di partenariato e cooperazione e nell'ambito dei colloqui che il Consiglio sta portando avanti, di trovare una risposta ai problemi che ancora attendono una soluzione.
La questione fondamentale è stabilire come debba essere configurata, in maniera intelligente, la collaborazione con l'OSCE, come debba essere organizzato il ritiro delle truppe russe e quale sia la soluzione da adottare per svuotare gli arsenali, quale sia il modo migliore di procedere nei confronti dei prigionieri politici - in particolare del gruppo Ilic-Ilascu -, quale forma di cooperazione pacifica possa essere instaurata, soprattutto in ambito economico e sociale tra la Moldavia e la regione della Transdnestria, e quale sostegno finanziario noi possiamo dare a tutto ciò.
<P>
La mossa decisiva è, tuttavia, quella di fare tesoro di ciò che è avvenuto nel caso dell'Irlanda e in altri casi. E' necessario, infatti, che l'Unione europea dia il proprio contributo per stabilire un termine entro il quale il conflitto debba essere risolto.
Sappiamo bene, e ne abbiano esperienza diretta, che un conflitto politico può essere sanato solamente se viene fissato un termine temporale per la sua risoluzione.
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<SPEAKER ID=156 LANGUAGE="NL" NAME="Bertens">
Signora Presidente, dal 1992 aspettiamo che si trovi una soluzione duratura ed equa al problema nella regione della Transdnestria.
Da sei anni è in atto un conflitto strisciante che potrebbe un giorno scoppiare e provocare un'escalation della situazione politica.
<P>
La popolazione della Moldavia dovrebbe tenere bene a mente l'esperienza della guerra del 1992 e fare tutto il possibile per evitare nuovi spargimenti di sangue.
Perché le belle parole e il Memorandum di Mosca non vengono tradotti in pratica?
<P>
Il mio gruppo accoglie con soddisfazione il segnale di aiuto che il Parlamento europeo, grazie anche all'iniziativa della onorevole Mann, ha lanciato a favore della pace in Moldavia e nella Transdnestria.
Le forze che operano per la pace meritano tutto il nostro appoggio, e così pure l'impegno internazionale dell'OSCE, della Federazione russa e dell'Ucraina, che speriamo continui in modo da dare alla pace un'opportunità.
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Invito il Consiglio e la Commissione a fornire il loro contributo al processo di pace, per il quale si potrebbero utilmente impiegare i finanziamenti TACIS.
Inoltre va assegnata priorità alla distruzione dei grandi arsenali di armi che i russi hanno lasciato in quel paese.
Come noto, la presenza di grandi partite di armi può dare origine ad una spirale di violenza.
<P>
<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="DE" NAME="Habsburg-Lothringen">
Signora Presidente, la Moldavia è purtroppo un paese da noi un po' dimenticato.
Per questa ragione vorrei ringraziare la onorevole Mann per l'energia che ha profuso affinché questa opinione diffusa potesse cambiare davvero ed in maniera radicale.
<P>
Trascuriamo questo paese anche se per noi, dal punto di vista tattico, esso svolge un ruolo di indicibile importanza.
Basterebbe ascoltare come reagiscono i governi dei paesi candidati all'adesione quando si parla della regione della Moldavia.
Una volta, in un discorso molto interessante, l'ex Ministro degli esteri rumeno Gabriel, ha sottolineato che esistono due punti critici per la sicurezza dell'Europa.
Uno è costituito dalla questione della Transdnestria, l'altro dalla questione di Königsberg.
Si tratta di due località che costituiscono una reale minaccia alla sicurezza di tutta l'Europa per la loro ubicazione e per le grandi quantità di armi in esse esistenti - quantità veramente inspiegabili. La Russia, oggi, non può - e neppure vuole - fornire agli altri paesi alcuna spiegazione sulle ragioni per cui in questa regione sono ammassate quantità così ingenti di armi.
Non dobbiamo pensare che si tratti di piccole località appartate; dobbiamo imparare a collocare gli avvenimenti in uno scenario più ampio e non possiamo andare per il mondo con il paraocchi.
<P>
Ritengo che sia molto importante che il Parlamento europeo confermi il nostro sostegno alle missioni in questa regione e soprattutto all'OSCE, in maniera che sappiano di avere il pieno appoggio dei rappresentanti politici dell'Europa, i quali sono disposti - se necessario - a prestare aiuto e sostegno.
E' possibile giungere ad una soluzione del conflitto se si dispone della forza necessaria.
Lo scontro si attua in realtà tra Russia da una parte e Unione europea dall'altra.
Se lasciamo che sia solo la Russia a mostrare la sua forza, non faremo certo un favore all'Europa.
E' indispensabile mostrare la nostra presenza in questa regione, sostenere questo paese e questa giovane democrazia e fare per la Moldavia tutto ciò che è in nostro potere.
Così faremo, anche per noi stessi, la cosa migliore.
<P>
<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo sostiene la richiesta avanzata dal Consiglio dei ministri dell'OSCE affinché i due contendenti intraprendano i passi decisivi per risolvere il conflitto in Transdnestria.
Conosciamo gli sforzi compiuti dalla missione OSCE, che opera per il riappacificamento della regione con pochi mezzi finanziari e grande impegno e si trova spesso a fare i conti con le limitazioni imposte al suo mandato.
Sappiamo bene che vi potrà essere una soluzione solo all'interno dei confini della Moldavia riconosciuti a livello internazionale.
A complicare il quadro si aggiungono il ritardo nel ritiro, già deciso, delle truppe russe di Mosca e la presenza - già ricordata - in questa regione di enormi quantità di armi.
<P>
Alla Moldavia - ce ne dimentichiamo sempre - è toccato il medesimo destino della ex DDR: per 40 anni è stata soggetta al potere sovietico.
La Moldavia ha avanzato la richiesta di aderire all'Unione europea, ma la richiesta è sempre stata ignorata.
A questo Stato confinante con l'Unione europea dovremmo invece offrire una soluzione, come ad esempio suggerisce la Presidenza austriaca, nell'ambito della Conferenza europea, nel quadro di ampliamento dell'Unione. Invito il signor Commissario ad illustrare quale strategia la Commissione ha intenzione di seguire in materia di accordo di partenariato e cooperazione per la Moldavia.
<P>
<SPEAKER ID=159 NAME="Pinheiro">
Signora Presidente, la Commissione condivide ovviamente la preoccupazione del Parlamento europeo in merito alla situazione in Transdnestria.
Benché non si siano registrati episodi di violenza dal 1992 a oggi, è chiaro che non vi sarà alcuna garanzia di pace sino a quando non sarà siglato un accordo fra i leader delle due parti ed i paesi limitrofi, segnatamente la Russia.
<P>
Al fine di facilitare il dialogo e coadiuvare i mediatori, in particolare l'OSCE, nel quadro del Programma TACIS la Commissione si appresta a proporre il finanziamento di un progetto per la ricostruzione di uno dei ponti distrutti nel 1992 sul Dnestr, a Gura e Kolui.
La proposta è stata oggetto di coordinamento con una missione OSCE a Chi&#x015F;inu e riteniamo che persegua le stesse finalità della proposta contenuta nella presente risoluzione.
Seguiamo con attenzione la situazione nella regione, tenendo costantemente informati il Consiglio e gli Stati membri e siamo pronti ad assumere altri eventuali provvedimenti che possano risultare utili per la soluzione del conflitto.
<P>
Mi preme nondimeno rinnovare a nome della Commissione l'encomio e l'incoraggiamento per gli sforzi compiuti dalle autorità della Moldavia in condizioni che tutti riconoscono essere di estrema difficoltà, volti al consolidamento della democrazia e dello sviluppo dell'economia di mercato
<P>
<SPEAKER ID=160 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Pinheiro.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 17.30.
<P>
<SPEAKER ID=161 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti sette proposte di risoluzione:
<P>
B4-1086/98 presentata dagli onorevoli Pasty e altri, a nome del gruppo UPE- B4-1088/98 presentata dagli onorevoli Happart e Berès, a nome del gruppo PSE- B4-1102/98 presentata dall'onorevole Monfils, a nome del gruppo ELDR- B4-1119/98 presentata dagli onorevoli Maes e altri, a nome del gruppo ARE- B4-1139/98 presentata dagli onorevoli Pack e altri, a nome del gruppo PPE- B4-1152/98 presentata dagli onorevoli Ainardi e altri, a nome del gruppo GUE/NGL- B4-1159/98 presentata dall'onorevole Kerr, a nome del gruppo Vsulle misure urgenti da adottare contro il doping nello sport.
<P>
<SPEAKER ID=162 LANGUAGE="FR" NAME="Happart">
Signora Presidente, signor Commissario, dall'inizio di agosto ho intrapreso iniziative in vista di una risoluzione con procedura d'urgenza del Parlamento europeo in relazione il doping nello sport.
<P>
Ringrazio i colleghi che si sono via via uniti alle mie iniziative, poiché hanno consentito di migliorare il testo che avevo proposto come base di partenza.
Infatti dieci teste lavorano meglio di una e questa proposta di risoluzione comune ne è l'ennesima prova.
Non voglio certo apparire come un moralizzatore per definizione, ma nella problematica del doping vi sono almeno due ragioni che ci portano a reagire con fermezza.
Innanzitutto vi è l'immoralità della prassi.
E' infatti del tutto immorale presentare ai giovani dei modelli che implicano gravi rischi per la salute, formalmente giustificati da un migliore rendimento sportivo, ma in realtà dovuti a ragioni puramente finanziarie.
<P>
In tale contesto, non possiamo avallare il principio dell'imbroglio.
Quando si ricorre al doping , lo si fa soprattutto a scapito della morale, al fine di indurre la società in errore, e il doping mi fa pensare all'uso di ormoni nei prodotti alimentari.
Ciò si ricollega al concetto di frode, alla stessa stregua delle frodi finanziarie.
<P>
Se il Parlamento non prende posizione di fronte ad un tale atteggiamento, ad una tale logica che sembra insinuarsi nello sport, noi mancheremmo al nostro dovere fondamentale di organizzare una società migliore e più giusta.
Dobbiamo pretendere che lo sport, nei principi e negli ideali, rimanga in primo luogo un esempio morale per la gioventù.
<P>
<SPEAKER ID=163 LANGUAGE="NL" NAME="Bertens">
Signora Presidente, il doping mina il fisico, lo spirito e la sportività.
Come giustamente rilevato dall'onorevole Happart, il doping è una forma di frode e accolgo pertanto con favore le sue iniziative al riguardo.
E' necessario adottare provvedimenti a livello internazionale e concludere accordi. Visto che il Comitato olimpico internazionale ha per il momento rinunciato a farlo, diventa necessario preparare bene e seriamente la Conferenza mondiale di Losanna.
Occorre insediare un'agenzia internazionale e redigere in via provvisoria un elenco internazionale, chiaro e preciso, delle sostanze proibite.
Ma questo il CIO non può farlo da solo; anche le organizzazioni internazionali quali, in particolare, l'Unione europea hanno un importante ruolo da svolgere.
Il recente Vertice di Vienna ci offre una buona base di partenza. Spetta ora agli Stati membri coordinare gli sforzi, armonizzare le politiche e usare lo spazio europeo a favore della politica per la salute e a favore dello sport.
I Ministri dello sport dell'Unione devono riunirsi entro breve termine per definire un possibile piano d'azione europeo.
<P>
<SPEAKER ID=164 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signora Presidente, non sempre mi succede di trovarmi d'accordo con l'onorevole Happart, ma oggi è per me un piacere condividere la sua posizione sul tema in questione.
Si tratta di un problema che ci preoccupa molto poiché tutti riteniamo che lo sport sia talmente inquinato dal doping che non si possa quasi più avere alcuna fiducia nella capacità delle autorità sportive di risanare la situazione con le loro sole forze.
Pertanto, riponiamo la nostra fiducia nell'Unione europea.
Speriamo che gli Stati membri comincino a coordinare la loro politica, ma speriamo anche che la Commissione emani una direttiva che renda tale coordinamento una realtà e che consenta di eseguire i necessari controlli.
A questo scopo avevamo proposto l'istituzione di un'unità amministrativa indipendente.
<P>
Signora Presidente, il problema del doping nello sport ha già assunto dimensioni troppo ampie.
Dobbiamo purtroppo constatare che i difensori dell'uso di sostanze proibite danno continuamente prova di creatività inventando sempre nuove sostanze e sempre nuove scappatoie.
Si è venuta a creare una vera e propria mafia, che dispone di propri laboratori e circuiti di distribuzione.
Pertanto, ci sarà bisogno non solo di un'efficace politica di prevenzione da parte della Commissione, non solo di un elenco delle sostanze proibite ma anche, nel contempo, di severi controlli volti a scongiurare concretamente l'uso di queste ultime.
Signora Presidente, per «politica di prevenzione» intendiamo una politica che ragioni anche in termini di azioni positive e che sia al corrente delle nuove scoperte.
Le sostanze che oggi sono permesse perché nessuno le conosce potrebbero, un domani, rivelarsi pericolose.
Noi vogliamo metter fine all'avvelenamento perpetrato ai danni dei nostri sportivi.
Lo sport è sano a condizione che non sia assoggettato alle pure leggi del commercio, perché a farne le spese è la salute dell'uomo.
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<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="EN" NAME="Perry">
Signora Presidente, esporrò la mia posizione con semplicità e concisione.
Assumere droghe e ricorrere al doping per motivi che non siano di natura medica è sbagliato.
L'assunzione di droghe è dannosa per l'individuo psicologicamente, mentalmente e fisicamente.
Ci sono poi le implicazioni di ordine morale e l'atteggiamento disonesto che essa provoca.
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Gli sportivi di entrambi i sessi sono un esempio per i giovani europei, che prestano molta più attenzione alle imprese degli sportivi che a quelle dei politici.
Ecco perché è essenziale porre fine a questa pratica.
Le organizzazioni sportive hanno bisogno dell'aiuto dei politici per reprimere il fenomeno, ed è qui che entra in gioco la Commissione.
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In terzo luogo si tratta di un problema che attraversa le frontiere nazionali e non può essere affrontato dai singoli Stati.
E' necessaria la cooperazione a livello internazionale.
La Commissione - ed anche l'Europa - devono assumere le proprie responsabilità in questo campo.
Dobbiamo prendere l'iniziativa, e non aspettare che siano gli altri a farlo.
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<SPEAKER ID=166 LANGUAGE="FR" NAME="Ainardi">
Signora Presidente, è ormai da mesi che i casi di doping portano alla luce una catena di responsabilità che non si limita unicamente agli atleti, anzi!
La discussione odierna, d'altro canto, riflette una crescente preoccupazione di fronte al propagarsi del grave problema del doping in moltissime discipline sportive.
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Vi sono gravi carenze nei mezzi di prevenzione e di lotta contro il doping negli Stati membri.
Sono lieto che il governo francese, su iniziativa del Ministro Buffet, abbia avviato un progetto di legge per contrastare il doping e tutelare la salute degli atleti.
Tale iniziativa è stata mirabilmente presentata al Consiglio di Vienna ed ivi ripresa.
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Nella proposta di risoluzione, il mio gruppo afferma che occorre lottare non solo contro il doping , ma anche contro le sue cause profonde al fine di restituire allo sport tutta la sua dimensione umana.
Le legislazioni in materia devono essere adattate o rafforzate e devono essere intrapresi provvedimenti a livello europeo in stretta collaborazione con le istituzioni sportive, soprattutto nel settore della ricerca, per definire norme di analisi dei prodotti dopanti, istituire una lista di prodotti vietati e lottare contro il traffico di tali prodotti.
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Attualmente sono solo gli atleti che vengono sanzionati, mentre coloro che gestiscono i prodotti dopanti non vengono minimamente coinvolti.
Tale situazione deve cambiare, è necessario colpire i trafficanti ed i medici che prescrivono tali prodotti.
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Auspico che l'adozione della risoluzione depositata dal mio gruppo sia percepita come un segnale dai partecipanti alla conferenza mondiale del Comitato olimpico internazionale, che si terrà a Losanna il prossimo febbraio.
Per concludere, dalla discussione odierna emerge chiaramente la necessità di un'armonizzazione legislativa di ampia portata e di iniziative comunitarie in linea con la gravità del problema.
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<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="EN" NAME="Kerr">
Questa è una risoluzione molto importante.
Sono responsabile dello sport nell'ambito della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione, e siamo ancora in attesa di una direttiva sullo sport da parte della Commissione.
Vorrei far sapere alla Commissione che aspettiamo questa direttiva ormai da vari anni.
So che durante il recente Consiglio dei ministri dello sport tenutosi in Austria si è discusso sull'argomento.
Gradirei che il Parlamento se ne occupasse prima del suo scioglimento che avrà luogo in giugno.
Alcuni di noi, naturalmente, sperano di tornare e di riprendere l'iniziativa quando ne avremo le competenze previste dal Trattato di Amsterdam.
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Come ho detto si tratta di un'ottima risoluzione, molto esauriente, che affronta una questione importantissima: non il doping ma il denaro nello sport.
Ecco la chiave.
All'ultimo Tour de France , sembra, i ciclisti di metà delle squadre in gara erano dopati.
Altri sport importanti sono spesso soggetti al doping e il denaro è l'essenza del problema.
Gli enormi profitti finanziari spingono gli atleti a sottoporsi a pratiche assurde per ottenere la vittoria.
E' necessario separare, almeno parzialmente, il denaro dallo sport, far sparire il doping dallo sport e restituire lo sport allo sport.
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E' un problema molto diffuso.
Talvolta quando guardo i miei ex colleghi del gruppo laburista britannico, mi viene da pensare che anch'essi facciano uso di Prozac , tanto sembrano tranquilli di fronte ad avvenimenti gravi come il bombardamento di Baghdad.
Oltre al Prozac , potremmo suggerire loro di prendere anche un po' di Viagra : così forse riusciranno ad opporsi con più vigore a Tony Blair.
<P>
Questa esauriente risoluzione deve ricevere il sostegno unanime del Parlamento.
Il mio messaggio alla Commissione è il seguente: riunire i propri sforzi ed elaborare una direttiva che includa il tema del doping nello sport.
Allora potremo applicarla in tutta l'Unione.
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<SPEAKER ID=168 LANGUAGE="NL" NAME="Van Bladel">
<SPEAKER ID=169 NAME="Presidente">
Onorevole Van Bladel, le parole sembrano molto simili.
Non sono sicuro che vi sia una differenza sostanziale e, in ogni caso, non credo che sia questo il momento più adatto per simili discussioni.
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<SPEAKER ID=170 LANGUAGE="FR" NAME="Lindeperg">
Signor Presidente, non intendo rispondere alle provocazioni dell'onorevole Kerr, ma desidero entrare subito nel vivo della questione.
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Ognuno di noi oggi ha preso coscienza della necessità di lottare contro il doping nello sport, sia per ragioni etiche e sociali che per motivi di sanità pubblica.
Tutti i paesi sono interessati da questo gravissimo problema, tutti i governi si trovano nella necessità di agire.
Attualmente le legislazioni nazionali, laddove esistono, sono diverse tra loro.
In un mercato unico, dove circola ogni tipo di prodotto, in cui le competizioni sportive si svolgono a livello europeo, la legislazione deve essere necessariamente armonizzata.
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Le conclusioni del recente Consiglio di Vienna vanno in questa direzione.
E' stata infatti evidenziata la necessità di una mobilitazione a livello comunitario; nelle conclusioni si invitano, e cito, «gli Stati membri ad esaminare con la Commissione e con le altre istituzioni sportive internazionali le misure che potranno essere intraprese per intensificare la lotta contro questo problema, soprattutto al fine di coordinare le disposizioni nazionali vigenti».
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Il governo francese si è impegnato con volontà e fermezza in questo senso, attraverso il progetto di legge in corso di approvazione, presentato da Marie-George Buffet, Ministro della gioventù e dello sport, e grazie all'azione del nostro ex collega Bernard Kouchner, Ministro della sanità.
Se le conclusioni convergono, le soluzioni possono acquisire una maggiore efficacia.
Insieme al Ministro italiano Giovanna Melandri, il Ministro Buffet ha rivolto un appello al Ministro tedesco degli interni e dello sport, affinché sia convocato un incontro dei Ministri dello sport dei quindici Stati membri prima dell'apertura della conferenza organizzata dal Comitato olimpico internazionale il 2 e 3 febbraio prossimo a Losanna per vagliare le proposte che saranno avanzate.
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Questa risoluzione oggi è il minimo che possiamo fare.
I gravi fatti a cui abbiamo assistito sono imputabili alla mancanza di armonizzazione delle legislazioni nell'ambito del mercato interno dell'Unione.
Solo norme internazionali consentiranno di lottare efficacemente contro il doping .
Occorre che gli Stati membri, che si sono già dotati di una legislazione in materia, la armonizzino e che i paesi, che ancora non ne dispongono, prendano dei provvedimenti al riguardo.
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A tale fine, la Commissione, ai sensi degli articoli 100 A e 129 del Trattato, rafforzati dal Trattato di Amsterdam, deve intraprendere iniziative in relazione sia al mercato unico sia alla sanità pubblica.
Non appena saremo in grado di approvare una raccomandazione, l'Unione dovrà dotarsi di uno strumento giuridicamente forte e varare una direttiva.
Al di là della questione normativa, è dovere di noi tutti contribuire a ristabilire lo spirito sportivo ed i valori che questo rappresenta, nonché a salvaguardare la sua capacità di farci sognare.
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<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="PT" NAME="Mendes Bota">
Signor Presidente, l'assunzione di sostanze dopanti per potenziare le prestazioni atletiche è ben più diffusa degli episodi di sport-spettacolo che hanno coinvolto star del calibro di Ben Joh nson alle Olimpiadi di Seul o di Richard Virenque e della sua squadra al recente Tour de France .
Si fa infatti ricorso al doping sia nello sport amatoriale sia nello sport giovanile.
Le vittime sono, in prima battuta, gli sportivi in attività istigati a superare artificialmente i limiti delle proprie potenzialità con prodotti dopanti sempre all'avanguardia rispetto alle moderne tecnologie di controllo, autentici attentati alla salute umana.
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Le vittime sono, in seconda battuta, gli sportivi di domani, i bambini, costretti ad anticipare il loro sviluppo fisico, a modellare precocemente le masse muscolari, sin dalla più tenera età, per rincorrere l'illusione di creare futuri campioni bionici.
E' il momento di lanciare un appello affinché si lasci ai bambini il piacere di giocare, di divertirsi facendo sport e soprattutto di difendere il loro sacrosanto diritto a non essere stru mentalizzati da manager e persino da genitori con pochi scrupoli.
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Alla luce di tutto ciò, com'è possibile che la Commissione abbia elaborato una comunicazione sull'azione comunitaria per lo sport ignorando totalmente questo vero e proprio mercato unico selvaggio di dopanti illeciti?
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<SPEAKER ID=172 NAME="Amadeo">
Signor Presidente, l'assunzione di una sostanza ergogena è talvolta dettata dall'ignoranza e chi sollecita l'uso degli anabolizzanti, dell'eritropoietina, dell'ormone della crescita o altro non conosce precisamente i pro e i contro di tale utilizzo, ma non esita in ogni caso a suggerirne l'uso per garantirsi un profitto, formale o sostanziale che sia.
Molto spesso però anche chi conosce bene gli effetti delle sostanze somministrate ne suggerisce comunque l'utilizzo.
Sono questi uomini senza scrupoli, che perseguono il successo con l'imbroglio e la malafede, che rovinano lo sport calpestandone qualsiasi principio etico.
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Alla più recente diffusione del doping ha contribuito, oltre all'eccessiva proliferazione dello sport-spettacolo anche una pseudocultura della medicalizzazione, che ha portato ad una vera e propria ossessione dell'uso del farmaco.
La mia opinione personale è che l'atleta ammalato dovrebbe poter assumere qualsiasi farmaco il medico gli prescriva per aiutarlo a guarire, mentre l'atleta sano non dovrebbe assumere nient'altro che esuli dai contenuti di un'equilibrata alimentazione.
Purtroppo però il contendere di questi giorni ha compreso in un unico paniere le cose più disparate, così che sono stati attribuiti gli stessi effetti al pane, alla bistecca, al caffè, all'acqua minerale, e allora diventa improprio parlare indifferentemente di doping riferendosi agli steroidi anabolizzanti, all'eritropoietina, all'ormone della crescita, alla somatostatina e, magari soltanto per assonanza, alla creatina, alla carnitina, agli integratori e in genere agli aminoacidi.
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L'illecito allora potrebbe essere rappresentato da quelle sostanze che inducono vere e proprie modificazioni strutturali a livello delle componenti biologiche dell'organismo.
Una cosa è assumere steroidi anabolizzanti per aumentare la propria massa corporea, altra cosa è completare la propria dieta con sostanze che sono più facilmente digeribili e assimilabili a parità di apporto calorico ed energetico; una cosa è rompere l'equilibrio ormonale con la somministrazione dell'ormone della crescita o di qualche altra sostanza ormonale, altra cosa è arricchire l'alimentazione con un composto vitaminico.
<P>
Sono convinto che il doping nello sport rappresenta culturalmente un assurdo, nel senso che il diffondersi di un tale comportamento potrebbe privare l'uomo del piacere di muoversi contando solo sulle proprie forze.
Non dobbiamo infatti dimenticare che l'attività fisica e sportiva è rimasta l'unica forma di attività motoria in grado di garantire al'essere umano il mantenimento di quelle caratteristiche morfo-funzionali che lo qualificano come tale.
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Ricordate le previsioni della scienza di ieri, che preconizzava un uomo tutto testa, con arti minuscoli, senza muscoli, supportato in ogni sua azione dalla tecnologia, il cosiddetto uomo bionico?
Fortunatamente non è stato così.
Oggi la scienza potrebbe tentare di realizzare un uomo biochimico, dove tutto potrebbe essere risolto con l'assunzione di una pillola o una bevanda o con un'iniezione, ma crediamo ancora - anzi, ne sono fiduciosamente certo - che non sarà così.
Il nostro compito di amministratori è di stabilire regole certe e rigorose, uguali per tutti i paesi della Comunità, per impedire che questo fenomeno diventi un fenomeno veramente pericoloso.
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<SPEAKER ID=173 NAME="Pinheiro">
Signor Presidente, la Commissione condivide l'opinione espressa nei numerosi progetti di risoluzione sull'importanza del doping nello sport.
Ritiene infatti che sia fondamentale occuparsi urgentemente delle cause che spingono a farvi ricorso, quali la commercializzazione eccessiva dello sport, e che possono forse spiegare il diffondersi di tale flagello.
La Commissione plaude alla conclusione sul doping raggiunta dal Consiglio europeo di Vienna e si compiace altresì del fatto che il Parlamento abbia voluto occuparsi di questo tema.
Il dibattito odierno ci offre lo spunto per presentare le diverse azioni varate dalla Commissione, in sintonia con la maggior parte delle proposte avanzate dagli onorevoli deputati.
<P>
Nella scorsa primavera vi è stato uno scambio epistolare fra il Commissario Oreja e il Ministro dello sport italiano sulla necessità di un'azione coordinata su scala europea in materia di doping.
A seguito degli avvenimenti della scorsa primavera, in particolare del Tour de France e delle vicende legate al calcio italiano, la Commissione è entrata immediatamente in contatto con il presidente del Comitato olimpico internazionale e con gli Stati membri.
<P>
In data 21 settembre 1997, il signor Samarauhe ha comunicato l'auspicio delle organizzazioni sportive che l'azione governativa vada ad incidere in particolare sulle questioni relative al commercio, all'armonizzazione della legislazione e alle campagne di sensibilizzazione, lasciando alle organizzazioni sportive l'onere della repressione dei trasgressori.
In quell'occasione, il Commissario Oreja ha annunciato la sua partecipazione alla conferenza mondiale sul doping che si terrà a Losanna.
<P>
La questione del doping nello sport è stata esaminata in tre occasioni dalla Commissione nei suoi contatti con gli Stati membri e il mondo dello sport.
Se ne è parlato nel corso della riunione dei direttori sportivi degli Stati membri tenutasi a Vienna il 7 e 8 ottobre scorsi, in occasione di una riunione con i Ministri dello sport austriaco, britannico e tedesco e successivamente in occasione del Foro europeo dello sport, ove si sono riunite le organizzazioni governative e non-governative nonché le federazioni sportive, con la partecipazione anche del direttore del Comitato olimpico internazionale e del capogabinetto del Ministro dello sport francese.
<P>
La Commissione, come ricordato da alcuni deputati, considera il doping una delle preoccupazioni e uno dei problemi prioritari dello sport.
La questione non è stata però debitamente approfondita, in quanto i due documenti di lavoro esistenti sono solo documenti di riferimento, nell'attesa di avviare un dialogo con gli Stati e le organizzazioni sportive sulla forma più adeguata di intervento comunitario.
<P>
I servizi della Commissione si sono riuniti per esaminare le varie possibilità d'azione e poter presentare una posizione comune alla conferenza di Losanna.
In realtà, il programma-quadro di ricerca ha già stanziato un importo di due milioni di ecu per uno studio relativo alla ricerca sugli ormoni della crescita - questione nodale oggi nella lotta contro il doping - e per uno studio in collaborazione con la commissione medica del Comitato olimpico internazionale sui metodi di normalizzazione per affermare la validità dei test , in particolare presso la Corte.
<P>
La Commissione contatterà altresì il comitato europeo di etica affinché emetta un parere su alcuni problemi di natura scientifica ed etica posti dal doping .
Altre vie d'azione comunitaria attualmente praticate sono: nell'ambito di un nuovo programma-quadro di ricerca, far figurare il doping fra gli obiettivi e temi prioritari, finanziare campagne informative in collaborazione con le organizzazioni sportive, co-finanziare con il Comitato olimpico ed il Consiglio d'Europa una guida per uno sport pulito, adottare direttive comunitarie in materia di salute ed igiene nei locali di lavoro, nonché di tutela dei giovani nei locali di lavoro e, infine, promuovere la libera circolazione di persone.
<P>
Il Commissario Oreja ha convocato una riunione con i rappresentanti personali dei ministri (è prevista per il 19 gennaio) onde coordinare una posizione comune dell'Unione in vista della conferenza.
Ha già avviato contatti con la futura Presidenza tedesca per predisporre le modalità con le quali esaminare il problema del doping nel corso della riunione dei Ministri dello sport.
<P>
Ma tutto questo lavoro potrà meglio concretizzarsi dopo la conferenza di Losanna, in modo che l'azione comunitaria possa dispiegarsi in modo davvero utile ed efficace.
Per quanto riguarda l'attività legislativa, la Commissione ritiene che sia ancora prematuro parlarne.
<P>
Onorevoli parlamentari, i quindici Stati membri dell'Unione europea sono la prima forza sportiva del mondo e perciò spetta a loro dare l'esempio.
Penso che la dichiarazione di Vienna abbia sancito la validità delle azioni già intraprese dalla Commissione, che dovranno essere portate a termine dopo la Conferenza di Losanna.
Le possibilità offerte dai Trattati sono molteplici ma, come sempre, è opportuno definire con chiarezza gli obiettivi ed i mezzi tenendo presenti i principi di sussidiarietà e proporzionalità.
<P>
La Commissione ritiene che il grosso della proposte contenute nei vostri progetti di risoluzione possa essere attuato.
Il vostro sostegno ed interesse rafforzano l'azione già intrapresa dalla Commissione che dovrà essere completata per poi essere concretizzata dagli Stati membri, dalle organizzazioni sportive e da organismi quali il Consiglio d'Europa.
<P>
Credo che siamo sulla buona strada e che tale azione si tradurrà in risultati concreti e positivi, senza mai abbassare la guardia nella lotta contro il doping nello sport, ma nella certezza che lo sport avrà sempre la meglio su quanti tentano di contravvenire alle sue regole.
Mi rallegro infine del fatto che tutte le Istituzioni comunitarie - Parlamento, Consiglio e Commissione - parlino all'unisono e propongano identiche strategie.
<P>
<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="FR" NAME="Donnay">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'entità del problema doping impone una sollecita reazione.
Il problema non è certamente nuovo, ma si è rivelato ai cittadini in tutta la sua gravità a seguito dei recenti episodi verificatisi in ambito ciclistico e calcistico, in Francia e Italia.
<P>
Proprio perché pensiamo ai nostri giovani, perché riteniamo fondamentale il ruolo dello sport come mezzo educativo e di prevenzione dell'esclusione e dei comportamenti marginali, chiediamo a gran voce che l'Unione europea e gli ambienti sportivi internazionali condannino, senza appello, l'assunzione di sostanze dopanti.
<P>
Lo sport è scuola di coraggio e perseveranza che infonde spirito agonistico, gusto per la competizione, che invita al rispetto per l'altro.
Dove finiscono questi principi, se l'imbroglio diventa la regola del gioco?
Le nostre Istituzioni combattono la droga.
I nostri dirigenti, le nostre polizie coniugano i loro sforzi per proteggere i cittadini e in particolare i giovani.
<P>
Il mio gruppo si augura che la pratica del doping sia oggetto di altrettanti sforzi di lotta a tutti i livelli.
Occorre intensificare la cooperazione fra giustizia, polizia e servizi doganali onde ridurre la circolazione dei prodotti dopanti proibiti ed il loro uso in ambito sportivo.
Ne va della salute degli sportivi, che siano professionisti o dilettanti.
Ne va dell'etica dello sport che dobbiamo ritrovare ad ogni costo.
<P>
Abbiamo deciso di reagire con la presente risoluzione perché l'Unione europea non può più tacere.
Il doping nello sport non può essere affrontato su scala nazionale perché è un problema di dimensione mondiale.
Se plaudo da un lato al documento di lavoro che la Commissione ha appena reso pubblico, sull'evoluzione e le prospettive dell'azione comunitaria nello sport, mi spiace molto dover constatare dall'altro come abbia minimizzato il problema del doping .
In febbraio si terrà a Losanna una conferenza mondiale del CIO sul tema nel corso della quale si parlerà dell'istituzione di un'agenzia olimpica contro il doping .
Sosteniamo l'iniziativa a patto che l'istituenda agenzia sia indipendente, internazionale, trasparente e senza scopo di lucro.
<P>
Ritengo inoltre sia nell'interesse di tutti che i Ministri europei dello sport si riuniscano prima di detta conferenza affinché l'Unione europea concorra allo sforzo di fissare regole comuni per la protezione dei diritti degli sportivi, per l'applicazione di sanzioni in caso d'infrazione, per il controllo medico degli atleti.
<P>
Infine, la Commissione ha un ruolo da svolgere accanto agli Stati membri in materia di prevenzione ed informazione, nelle scuole, vicino ai giovani e nei club sportivi dilettantistici e professionistici.
<P>
<SPEAKER ID=175 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 17.30.
<P>
<CHAPTER ID=6>
Benvenuto
<SPEAKER ID=176 NAME="Presidente">
Prima di dare la parola ai rappresentanti dei gruppi politici, permettetemi di porgere il benvenuto, con mia grande gioia, alla rappresentanza della Camera della Repubblica di Cipro presso la commissione parlamentare mista che, guidata dall'onorevole Tassos Papadopoulos, è in tribuna per seguire la sessione.
<P>
La commissione parlamentare mista UE-Cipro ha tenuto ieri e oggi la sua quattordicesima riunione a Strasburgo. A nome del Parlamento europeo, auspico che la riunione sia stata proficua e porgo alla suddetta delegazione i migliori auguri per un tranquillo ritorno a Cipro, buone feste e felice anno nuovo.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Discussione su problemi d'attualità (proseguimento)
<SPEAKER ID=177 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=178 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo esprime per l'ennesima volta il proprio biasimo per il fatto che si continuino ad usare metodi anacronistici, medievali e di dubbia efficacia per punire i trasgressori in paesi che vogliono essere definiti moderni e democratici, come gli USA.
Ciononostante, fatti inconfutabili come l'odierno bombardamento sull'Iraq dimostrano che il ricorso alla violenza costituisce il nocciolo della politica americana in tutti i settori.
<P>
Mentre celebriamo il 50- anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, negli USA viene giustiziato il cinquecentesimo condannato a morte dal 1977, anno in cui fu reintrodotta la pena capitale, mentre 3.000 condannati restano in attesa dell'esecuzione.
Come ha rivelato ieri la delegazione americana a Strasburgo, guidata dalla combattiva Angela Davis, che vedo ora seduta in tribuna, negli USA vengono giustiziati persino i minorenni, mentre il sistema penale opera in modo selettivo e sempre a scapito dei gruppi economico-sociali più deboli e, in particolare, delle persone di colore; infatti, in Pennsylvania l'87 percento dei giustiziati nel 1998 era di colore.
<P>
Nel corso della settimana abbiamo approvato una serie di relazioni riguardanti i diritti dell'uomo.
In base alle nostre decisioni e ai valori europei e in nome del rispetto dei diritti dell'uomo, invitiamo quindi gli USA ad abolire la pena capitale e a consentire la revisione del processo del giornalista Abu Jamal in Pennsylvania, di Martínez in Florida e di altri, dando loro l'opportunità di difendersi.
Invitiamo anche i governi di altri paesi, in particolare dell'Arabia Saudita e del Turkmenistan, ad abolire la pena capitale e a revocare le sentenze di condanna a morte.
<P>
Infine, occorre che Commissione e Consiglio impongano l'abolizione della pena di morte mediante una clausola specifica negli accordi economici e politici da stipulare con paesi terzi e che promuovano subito una moratoria mondiale delle esecuzioni capitali sino all'abolizione definitiva della pena di morte in tutte le nazioni del pianeta.
<P>
<SPEAKER ID=179 LANGUAGE="NL" NAME="Bertens">
Signor Presidente, il gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori è sempre stato contrario, in linea di principio, alla pena di morte.
Siamo pertanto lieti che l'attenzione sia ora puntata - o cominci, quanto meno, a manifestarsi - su una campagna internazionale che prende l'avvio questa settimana a Strasburgo.
L'Europa deve fare della lotta contro la pena di morte il vessillo della sua politica e deve farne anche un elemento della sua politica estera.
Sia dagli Stati membri sia dai paesi di prossima adesione si deve pretendere l'abolizione della pena capitale: si tratta di una norma di civiltà che ci aspettiamo sia rispettata all'interno dell'Unione.
<P>
Ma l'Unione deve impegnarsi anche affinché siano conclusi accordi a livello mondiale.
Le sentenze capitali che ancora oggi vengono comminate senza posa in Cina, Iran, Arabia Saudita e negli Stati Uniti riempiono di orrore me ed altri.
Dobbiamo insistere per una moratoria mondiale delle pene di morte, come già chiesto dall'oratrice che mi ha preceduto, nonché farci copromotori di una risoluzione di pari portata che dovrebbe essere adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Tali azioni rientrano nell'ambito del contributo che intendiamo fornire ai festeggiamenti in occasione dell'anniversario della Dichiarazione universale dei diritti universali dell'umanità universale.
<P>
<SPEAKER ID=180 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, vorrei fare osservare alla onorevole Karamanou che non ci ha parlato della pena di morte in Iraq.
Lo dico perché il proliferare di risoluzioni sul tema rischia di diventare una forma di autocompiacimento a buon mercato.
Credo invece che il problema sia quello di agire affinché, nei tempi più rapidi, non si debba più presentare alcuna risoluzione sulla pena di morte.
<P>
Vi è un aspetto positivo.
Questa volta, non solo si spara a zero sugli Stati Uniti, ma si prende di mira anche l'Arabia Saudita.
Me ne compiaccio, perché non accade spesso.
E' un fatto da sottolineare, giacché la situazione in Arabia Saudita è ben nota.
A mio avviso, la questione fondamentale è quella della moratoria, non più come semplice speranza o vaga illusione, ma come reale iniziativa che deve essere presa quest'anno dal Consiglio in seno alla Nazioni Unite.
Non vogliamo più assistere a una partita di ping pong come nel 1998, quando Italia e Presidenza austriaca hanno giocato a scaricabarile, riversando l'uno sull'altro le responsabilità, talché nessuna risoluzione è stata presentata alle Nazioni Unite.
<P>
Penso che il 1999 debba essere l'anno dell'istituzione della moratoria universale delle esecuzioni e che non si possa più trascinare l'iniziativa alle calende greche.
<P>
<SPEAKER ID=181 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, i diritti dell'uomo sono indivisibili.
Tale principio ha costituito il motto di questa settimana.
I diritti dell'uomo devono essere garantiti anche a coloro che si sono resi colpevoli di reati e che si trovano in carcere.
Anche ad essi deve essere concessa l'opportunità di ammettere la propria colpa e di ricominciare una nuova vita.
Per questa ragione il riconoscimento dell'universalità dei diritti dell'uomo è direttamente legata al rifiuto della pena di morte.
Tre donne e due uomini in Turkmenistan si trovano nel braccio della morte.
E' probabile che la sentenza di morte emessa nei loro confronti venga eseguita tra pochi giorni.
La loro ultima speranza risiede nella possibilità che il Presidente del Turkmenistan conceda loro la grazia.
Questo gesto di clemenza non diminuirebbe certo la loro colpa, ma sarebbe un atto ispirato ai diritti dell'uomo.
<P>
Chiediamo quindi al Presidente del Turkmenistan di trovare il coraggio per concedere la grazia e per porre i diritti dell'uomo al di sopra del diritto nazionale.
Questo gesto renderebbe anche più credibile la celebrazione del 50o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
<P>
<SPEAKER ID=182 LANGUAGE="DE" NAME="Lenz">
Signor Presidente, non posso fare altro che condividere le affermazioni del collega che mi ha preceduto.
Desidero però aggiungere ancora una cosa.
Ieri un gruppo di visitatori mi ha chiesto per quale motivo noi siamo contrari alla pena di morte.
Ritengo che la nostra risoluzione illustri il motivo in maniera molto chiara.
Ogni caso è diverso dagli altri e, purtroppo, lo sono spesso anche i metri di misura; tuttavia, nel caso in cui vengano respinti tutti i ricorsi legali e tutte le domande di grazia, alla fine vi è una pena irrevocabile.
Per questa ragione l'Unione europea nel Trattato di Amsterdam - e di ciò siamo particolarmente lieti - raccomanda a tutti gli Stati membri di abolire la pena di morte.
Vediamo con grande preoccupazione che gli Stati Uniti e i singoli Stati che li compongono - la pena di morte è stabilita infatti da leggi dei singoli Stati - si collocano sullo stesso piano di altri paesi con i quali non vorrebbero certo essere accomunati.
Il nostro appello ad abrogare la pena di morte si rivolge quindi in particolare agli Stati Uniti, anche se è rivolto a tutti i paesi.
La pena di morte è un provvedimento definitivo, irrevocabile e non lascia spazio né ad una grazia né all'umanità.
<P>
<SPEAKER ID=183 LANGUAGE="FR" NAME="Pailler">
Signor Presidente, porto un distintivo e, dentro di me, porto la grande emozione che ho provato durante la riunione di ieri quando ho accolto una delegazione di varie correnti del movimento abolizionista americano, guidato da Angela Davis.
Angela ha segnato i ragazzi della mia generazione che spesso hanno iniziato la loro militanza protestando per la sua liberazione.
Anche lei era condannata a morte.
<P>
Scarcerata grazie alla mobilitazione internazionale ed ad una momentanea sospensione della pena di morte negli Stati Uniti, è rimasta fedele ai propri impegni e continua a lottare in difesa degli oppressi e contro la pena di morte.
Le testimonianze riferiteci ieri dai membri della delegazione, l'avvocato di Abu-Jamal, il responsabile di Amnesty International , fanno venire i brividi.
Credo siano peraltro tutti presenti in Aula.
Negli Stati Uniti la pena di morte riveste, per di più, carattere razzista e discriminatorio.
Più si è neri e poveri, più si rischia di essere condannati a morte e giustiziati.
<P>
Mentre la comunità internazionale festeggia il cinquantenario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, gli Stati Uniti sono arrivati alla cinquecentesima esecuzione dal 1977, continuando ad applicare un metodo barbaro ed inefficace, un vero e proprio omicidio amministrativo come ha affermato a suo tempo Albert Camus.
Oltre 3.500 persone si trovano attualmente nel braccio della morte
<P>
Giornalista nero condannato a morte nel 1982 a seguito di una macchinazione della polizia e dell'apparato giudiziario, nonché di una parodia di processo, Mumia Abu-Jamal è divenuto simbolo della lotta contro la pena di morte.
Dopo il rifiuto alla revisione del processo da parte della Corte suprema di Filadelfia, rischia di essere giustiziato in qualsiasi momento.
Tutte le manifestazioni, tutte le prese di posizione, tutte le risoluzioni spesso adottate anche in questa sede, contribuiscono ad impedirne l'esecuzione.
Che il Presidente degli Stati Uniti e il governatore della Pennsylvania lo sappiano: non ci rassegneremo all'irrimediabile.
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Adottando la risoluzione sottoscritta dal nostro gruppo, esprimiamo con forza la volontà di salvare Mumia Abu-Jamal, impedendo la sua esecuzione, e di abolire la pena di morte.
Mumia non deve morire; il suo processo deve essere rifatto.
Ma occorre fare di più ed esigere dai nostri governi e dalle autorità europee prese di posizione ed interventi più incisivi presso gli Stati Uniti, nel quadro delle relazioni economiche transatlantiche.
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Non potrei concludere, signor Presidente, e me ne scuso, senza evocare la sorte di Léonard Peltier, difeso brillantemente ieri nel corso del nostro incontro dal suo portavoce, Bobby Castillo, presente in Aula.
Leader dell'American Indian Movement , è stato condannato a due ergastoli.
Oggi è gravemente malato e privo di cure mediche.
Non dobbiamo mollare.
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<SPEAKER ID=184 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signor Presidente, sono contrario alla pena capitale poiché la ritengo immorale, ingiustificata e controproducente.
Si deve ricordare che in molti casi (anche se forse non in tutti), i paesi in cui essa viene applicata più frequentemente lasciano molto a desiderare in termini di democrazia, rispetto della legge e dei diritti umani.
In tali paesi, si ricorre spesso a questa pena per soffocare il dissenso politico.
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Un ulteriore argomento contro la pena capitale è il gran numero di errori giudiziari verificatisi perfino nei paesi più democratici.
Se una persona viene condannata e giustiziata per errore, sarà troppo tardi per ricorrere in appello.
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Infine, i terroristi di molti paesi hanno capito il valore del martirio e hanno sfruttato la pena di morte a favore della loro causa.
Non dobbiamo dar loro l'opportunità di farlo.
Mi appello ai deputati di questo Parlamento affinché sostengano questa risoluzione e soprattutto la richiesta alle Nazioni Unite di appoggiare una moratoria universale sulla pena capitale, come preludio alla sua abolizione.
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<SPEAKER ID=185 NAME="Fassa">
Signor Presidente, troppe volte i dibattiti sulla pena di morte sono un'occasione per processare questo o quello Stato, dove tale pena è prevista dall'ordinamento giuridico; molto spesso i discorsi sulla pena di morte diventano una condanna e una querimonia nei confronti dell'ordinamento statunitense.
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Credo che uno degli aspetti più interessanti della risoluzione che voteremo questo pomeriggio è il fatto che essa sottolinea con sufficiente chiarezza come la pena di morte sia purtroppo contemplata dagli ordinamenti più disparati, che ingiustamente la prevedono e la applicano.
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La pena di morte colpisce quasi sempre dei soggetti deboli, in alcuni paesi appartenenti a minoranze economiche o etniche, in altri a minoranze politiche.
Per questo motivo è nostro dovere sottolineare con molta forza come i diritti dell'uomo non hanno colore, così come non ha colore politico questa pena.
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<SPEAKER ID=186 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, ho poco da aggiungere a quanto affermato dalla onorevole Pailler.
Ieri, numerosi deputati e molti colleghi hanno avuto l'occasione di ascoltare l'avvocato di Abu-Jamal, l'avvocato di Peltier e la testimonianza diretta di Angela Davis - che siamo lieti di aver conosciuto di persona dopo esserci impegnati a suo tempo per la sua libertà -, ed essi hanno affarmato che la pena di morte, oltre ad essere immorale, come sottolineato da altri colleghi, oltre ad essere inaccettabile per l'Unione europea, perché l'Unione europea deve dichiararsi del tutto contraria alla pena di morte, negli Stati Uniti punisce i più poveri e la gente di colore.

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E' la verità: noi condanniamo la pena di morte ovunque sia, in Cina, in Iraq, in Iran, dappertutto.
Però gli Stati Uniti si vantano di essere la democrazia più importante del mondo.
Per questa ragione è incredibile che vi siano tremila persone nel braccio della morte e che tra queste tremila persone ci sia anche uno spagnolo, un europeo, di nome Joaquín José Martínez.
Vi sono molti dubbi sul crimine da lui commesso - una persona afferma di essere il vero assassino - e se non si interverrà presto in suo aiuto, egli potrà essere giustiziato come Abu-Jamal.
L'anno prossimo dobbiamo presentare alle Nazioni Unite - visto che in questo caso possiamo farlo - una posizione comune per una moratoria universale contro la pena di morte.
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Sudan
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<SPEAKER ID=187 LANGUAGE="NL" NAME="Bertens">
Signor Presidente, la situazione in Sudan resta disperata.
Il governo continua le sue massicce violazioni dei diritti dell'uomo e milioni di persone muoiono di fame.
Gli sforzi congiunti dell'IGAD non danno ancora nessun frutto.
Tali sforzi sono degni, invero, del massimo apprezzamento, ma vengono frustrati dal costante afflusso di armi nel paese, che non fa altro che rinfocolare viepiù il conflitto.
Fornire armi al Sudan significa gettare benzina su un fuoco già acceso che alimenterà ulteriormente la spirale di violenza.
Bisogna por fine alle forniture di armi, che rappresentano un facile guadagno ottenuto sfruttando una situazione di conflitto e pagato con distruzioni e sofferenze umane.
Mi fa pertanto piacere che nell'Unione viga un embargo sulla fornitura di armi, ma ciò non basta: l'Unione deve sollecitare i paesi associati ad aderirvi e deve inoltre attivarsi affinché ne sia approvato uno a livello di Nazioni Unite.
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Occorre, poi, rafforzare i meccanismi di controllo sul rispetto di questi due tipi di embargo .
L'Unione deve dare il buon esempio e assumere un ruolo-guida nelle iniziative volte a stroncare i flussi di armi; in tal modo riuscirà a creare una delle premesse necessarie per la risoluzione del conflitto, come la popolazione del Sudan, peraltro, merita, poiché è dal 1956 che sta cercando di uscire dalla guerra civile.
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<SPEAKER ID=188 LANGUAGE="NL" NAME="Van Bladel">
Signor Presidente, l'onorevole Bertens conosce bene il Sudan, io no.
Nell'ultimo anno e mezzo il Sudan ha conquistato il primato delle discussioni urgenti senza che ciò abbia modificato la situazione locale.
Lo scopo della risoluzione di cui discutiamo oggi è quello di affrontare il problema del Sudan in maniera più seria sollecitando il Consiglio ad approvare un embargo sulle forniture di armi e a proporlo al Consiglio di sicurezza.
Non ho nulla in contrario ad una simile richiesta; temo però che la sua realizzazione sia alquanto difficile da controllare.
Al proposito, sono molto curiosa di sapere come il Commissario immagina che dovrebbero configurarsi concretamente tanto l'embargo quanto il controllo del suo rispetto.
Inoltre, signor Presidente, mi pare che un simile comportamento sarebbe un po' selettivo.
Da quando Mobutu è fuggito dal cuore dell'Africa, nella regione subsahariana il processo di riarmo ha subito un'accelerazione.
Basti pensare al conflitto in corso in Angola: proprio lì, dove abbiamo speso milioni per le operazioni di sminamento, si sta già procedendo di nuovo, in tutta tranquillità, a seminare dappertutto mine acquistate di recente in Bulgaria.
Basti pensare allo Zimbabwe, dove si spende un milione al giorno per tenere gli aerei in volo e nel contempo tenere Kabila al potere.
Signor Presidente, condivido la proposta avanzata per il Sudan, ma deve essere estesa ad altri paesi africani.
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<SPEAKER ID=189 LANGUAGE="DE" NAME="Telkämper">
Signor Presidente, molti degli oratori che mi hanno preceduto hanno ricordato che la scorsa settimana è stata nel segno del 50o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; è stato inoltre ribadito che i diritti dell'uomo sono universali e validi per ogni uomo.
Ciò vale quindi anche per il Sudan.
In Sudan - il collega che mi ha preceduto lo ha appena ricordato - si assiste ogni giorno a violazioni dei diritti dell'uomo. A compierle sono sia il governo che i ribelli.
Da quindici anni è in corso in Sudan una guerra civile che provoca di continuo nuovi profughi e nuove distruzioni.
Questa situazione ha comportato anche la distruzione economica e sociale delle strutture del paese, al punto che la popolazione non nutre più alcuna speranza.
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In particolare nel Sud del Sudan è in atto una pesante repressione della libertà religiosa.
Riceviamo di continuo notizie di persecuzioni nei confronti di coloro che professano la religione cristiana; i sacerdoti - come è avvenuto ad esempio a padre Sebit o a padre Boma - vengono torturati e seviziati e sappiamo che pressoché tutta la popolazione soffre la fame.
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Questa è una forma di violazione dei diritti dell'uomo soprattutto dal governo.
Si assiste ad una istituzionalizzazione della violazione dei diritti dell'uomo da parte del governo.
Tuttavia anche noi come Unione europea e i nostri Stati associati abbiamo la nostra parte di colpe per il fatto che in Sudan continuano a giungere armi e che la situazione perdura.
Ritengo che tutto ciò debba cambiare.
Il governo del Sudan deve assolutamente sottoscrivere gli accordi internazionali contro il ricorso alle armi biologiche e chimiche e contro l'uso delle mine.
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<SPEAKER ID=190 NAME="Fassa">
Signor Presidente, abbiamo celebrato con grande solennità l'anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo.
Questo, però, con rammarico lo facciamo ogni giovedì pomeriggio in quest'Aula - forse non particolarmente affollata, come meriterebbe - dove dobbiamo celebrare purtroppo il fatto che esistono tanti uomini ancora oggi privi di diritti.
È il caso del Sudan, dove la carestia si accompagna alla guerra civile e alla repressione di ogni genere di libertà, in particolare la libertà religiosa.
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Ora, io credo che la risoluzione che presentiamo sul Sudan perché questa situazione abbia a finire, perché ci si possa avviare verso un processo di cambiamento, non debba ridursi alla pure parole ma debba allargarsi al sostegno di un embargo rigoroso e alla repressione in tutti i possibili modi delle attività di coloro che, anche in Europa, con il loro comportamento - con il commercio delle armi e con altri traffici illeciti - consentono che gli uomini di una vasta zona del mondo continuino a rimanere privi di ogni diritto.
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Pakistan
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<SPEAKER ID=191 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, desidero premettere che attribuisco grande valore al rispetto dei diritti dell'uomo e alla vita che Dio ci ha dato.
Perciò mi sento profondamente offeso dalla onorevole Eriksson che ieri mattina ha avuto la brutalità di accusare di violazione dei diritti umani gli attivisti contrari all'aborto.
Dopo la sistematica violazione dei diritti umani ad opera dei regimi comunisti, che prevedeva anche il ricorso ad atroci pratiche abortiste, la onorevole Eriksson deve vergognarsi di aver lanciato una così infame calunnia.
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Nel corso di questa settimana seguita al 50- anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, i diritti dell'uomo sono stati tema di discussione sia nella nostra seduta di ieri che in quella odierna ed ora, durante l'abituale discussione mensile su problemi urgenti, per la seconda volta in sei mesi dobbiamo occuparci del Pakistan.
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Per lungo tempo, in quel paese islamico i non-musulmani hanno potuto godere di una relativa libertà, che l'attuale Premier Sharif sta però limitando notevolmente.
Egli vuole trasformare il Pakistan in un vero e proprio Stato musulmano, dove vigano le leggi islamiche e dove sia reintrodotta la pena di morte.
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Nel 1991 il Parlamento pakistano ha approvato a maggioranza la proposta di inserire nella costituzione la norma secondo cui la sharia , cioè la legge islamica, è il fondamento dell'intera legislazione.
Le conseguenze di tale decisione sono profonde.
Chi offende il Corano viene incarcerato a vita.
Chi offende Maometto a voce, per iscritto, con illustrazioni o in altri modi è punito con la condanna a morte.
E per comprovare simili reati la giustizia si accontenta delle dichiarazioni di testimoni oculari, che devono essere quattro uomini musulmani oppure due uomini e quattro donne, sempre di fede musulmana.
La testimonianza oculare di sole donne oppure di uomini non di religione musulmana è giuridicamente priva di valore.
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Sharif continua imperterrito nella sua politica.
Di recente l'Assemblea nazionale ha approvato il quindicesimo emendamento alla costituzione - né c'era da dubitare del contrario, visto che dei 210 seggi parlamentari solo dieci sono riservati alle minoranze religiose.
Secondo tale emendamento, l'apparato giudiziario deve attenersi molto rigorosamente alla sharia , e da ciò consegue, tra l'altro, che tutti coloro che detengono il potere legislativo devono essere musulmani.
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Il mese prossimo questo emendamento sarà votato dal Senato pakistano.
L'ex Premier ed attuale capo dell'opposizione Benazir Bhutto ha lanciato un allarme segnalando che in Pakistan sta per imporsi un regime totalitario islamico, simile a quello del vicino Afghanistan.
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La minaccia rappresentata da queste leggi va considerata nel contesto dei problemi sociali che affliggono il Pakistan.
In quel paese la miseria è profonda, le differenze tra ricchi e poveri sono enormi e il lavoro minorile è ampiamente diffuso.
Sono proprio le condizioni di povertà a far sì che le leggi sulla blasfemia costituiscano un vero pericolo per la sopravvivenza delle minoranze religiose. Tali leggi, infatti, sono state concepite apposta per mettere in trappola chi professa una fede minoritaria.
Nella pratica, le leggi religiose vengono usate per regolare conti personali; infatti, una lite tra vicini può portare all'accusa, nei confronti di cristiani, di aver bestemmiato contro Maometto!
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La risoluzione comune invita il Pakistan ad affrontare seriamente il tema dei diritti dell'uomo.
In un modo o nell'altro, è comunque dovere del governo di quel paese garantire a tutti i suoi cittadini, siano essi musulmani oppure no, un processo equo.
Commissione e Consiglio possono dare il loro contributo affinché il Pakistan prenda finalmente il nostro invito nella dovuta considerazione.
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<SPEAKER ID=192 LANGUAGE="EN" NAME="Evans">
Signor Presidente, non è certo molto piacevole per me dover appoggiare una mozione che critica con forza la situazione dei diritti umani in Pakistan.
Detto questo, vorrei dissociarmi dai commenti piuttosto provocatori fatti dall'onorevole Van Dam all'inizio del suo intervento; le sue osservazioni, a mio avviso, erano irrilevanti e inopportune nell'ambito di questo dibattito.
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Ci sono molti pakistani, in Pakistan, a Londra e in tutto il mondo, che sono profondamente colpiti dagli eventi a cui fa riferimento la nostra mozione.
Le autorità pakistane devono essere consapevoli dei gravi danni arrecati all'immagine del loro paese.
La mozione non si limita a descrivere le sofferenze di un'unica minoranza; descrive anche i maltrattamenti subiti da cristiani, ahmadi , membri del MQM, in particolare a Karachi, e il mancato rispetto dei diritti umani, soprattutto per quanto riguarda le donne.
Questi diritti saranno ulteriormente minacciati dal proposto quindicesimo emendamento, se il Senato lo approverà, e ci appelliamo a quest'ultimo e ad altri affinché si rifiutino di approvarlo.
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Secondo la legge sulla bestemmia, una delle sanzioni previste è la condanna a morte e l'elaborazione di tali leggi permette azioni vendicative, di cui si ha spesso notizia in tribunali affollati di mullah e circondati all'esterno da folle ostili.
Le notizie che ci giungono sulle violenze di massa o su primitive pratiche giuridiche gettano nello sgomento gli amici del Pakistan - e io stesso, insieme ad altri colleghi qui presenti, mi considero un amico del Pakistan.
Non intendiamo mettere in dubbio il diritto di quel popolo a decidere del proprio destino, ma chiediamo che il Pakistan rispetti il dettato della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, di cui questa settimana si celebra il 50- anniversario.
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Esortiamo il governo pakistano a garantire un maggiore rispetto dei diritti umani e a favorire la consultazione e il dialogo nell'interesse di tutti i cittadini pakistani - quelli che abitano nel loro paese, quelli che risiedono in altre regioni del mondo, e gli altri che condividono queste preoccupazioni.
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<SPEAKER ID=193 NAME="Fassa">
Signor Presidente, stiamo negoziando l'accordo di cooperazione fra l'Unione europea e il Pakistan e uno dei punti che spesso è sottolineato in questo tipo di accordi è la capacità di attivare una cooperazione regionale.
Quanto al Pakistan, esso ha da tempo attivato un singolare tipo di cooperazione regionale sostenendo con estremo vigore il regime dei taleban in Afghanistan, e oggi, come in ogni cooperazione regionale che si rispetti, riceve in cambio la proposta di applicare la legge islamica in quel paese.
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Credo che il richiamo al detto antico di uno dei padri del pensiero giuridico e politico moderno, Alberico Gentili, «silete teologi in munere alieno », debba risuonare fortemente in quest'Aula, che di quella tradizione è sicuramente una delle più legittime eredi.
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<SPEAKER ID=194 LANGUAGE="SV" NAME="Holm">
Signor Presidente, è con grande preoccupazione che assistiamo all'evoluzione degli eventi in Afghanistan.
Moltissime persone sono state assassinate a causa delle loro convinzioni religiose e tali violenti attacchi sono destinati a continuare.
Le proposte presentate ora fanno venire i brividi. Per esempio il quindicesimo emendamento alla costituzione del Pakistan, che renderà la situazione ancora più preoccupante.
Va tenuto presente che il rispetto dei musulmani e la possibilità che essi vivano secondo i dettami dell'Islam sono assicurati già oggi in Pakistan. Essi sono liberi di praticare la propria fede.
L'inasprimento ora proposto servirà unicamente a gettare le basi per un atteggiamento ostile nei confronti di altre confessioni religiose e della minoranza non musulmana esistente in Pakistan.
Ecco perché dobbiamo esortare con la massima chiarezza il senato pakistano a votare contro questa proposta, per non mettere a repentaglio i diritti umani, così importanti per noi, per il popolo pakistano e per il futuro del pianeta.
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Va inoltre ricordato che fra i 49 Stati del mondo in cui l'Islam è la religione principale soltanto in tre paesi - Arabia Saudita, Iran e l'Afghanistan, controllato dai taleban - l'esercizio del diritto è subordinato a queste dure leggi musulmane.
Spero sinceramente che il Pakistan non segua la stessa strada, ma che continui piuttosto a rispettare i diritti umani e a dare invece più spazio ai diversi gruppi religiosi, rendendone possibile la convivenza anche in futuro.
Spero sinceramente che il governo pakistano, con questo emendamento costituzionale, non scateni nuove turbolenze.
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<SPEAKER ID=195 LANGUAGE="NL" NAME="Maij-Weggen">
Signor Presidente, sono anni che il mio gruppo segue con preoccupazione l'evolversi della situazione in Pakistan, dove le minoranze religiose sono vittima di sempre nuove violenze.
Ma non ci sono solo minacce e violenze: il 18 novembre scorso, infatti, nove cristiani sono stati uccisi a Noshehra.
<P>
Successivamente abbiamo ricevuto notizie inquietanti sulla sorte di due parlamentari appartenenti al movimento Muttahida Quami , che sono tuttora in stato di fermo e sottoposti a maltrattamenti.
Questa settimana ho ricevuto una lettera dall'ambasciata pakistana in cui si afferma che i nove cristiani assassinati non erano affatto cristiani bensì membri di una setta, che il capo delle famiglie uccise avrebbe praticato riti magici e che la loro uccisione sarebbe la conseguenza di una faida familiare.
Questo è un tipico esempio di quella pratica di cui si è appena parlato e che consiste nel gettare i cristiani in una cattiva luce per poterli eliminare.
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Inoltre, nella stessa lettera dell'ambasciata pakistana si dice che i due parlamentari che sono in stato di fermo non avrebbero subito alcun maltrattamento e godrebbero di tutti i diritti di difesa.
Ancora una volta, la versione che noi abbiamo appreso di questa vicenda è completamente diversa.
<P>
Le informazioni contrastanti fornite dalle organizzazioni non governative, da un lato, e dalle autorità pakistane, dall'altro, sono un motivo in più che ci induce a votare a favore della risoluzione presentata e ad invitare la Commissione ad attivarsi concretamente per cercare di porre fine a questo genere di pratiche.
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Desidero, infine, affermare anch'io che il quindicesimo emendamento alla costituzione pakistana non deve essere approvato poiché altrimenti, a mio giudizio, la situazione in quel paese non potrà che aggravarsi ulteriormente.
Chiediamo alla Commissione e al Consiglio che passino dalle parole ai fatti.
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<SPEAKER ID=196 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, pochi giorni prima del 50- anniversario della firma della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo in Pakistan, essa è stata calpestata ancora una volta.
Un mese fa una famiglia cristiana composta da nove persone - non si trattava di separatisti - è stata assassinata nella città di Noshehra da un gruppo di terroristi islamici.
Da giugno, quando il Parlamento europeo protestò contro la discriminazione degli ahmad i, dei musulmani e degli swanti e contro la legge sulla blasfemia, alla quale si è fatto ricorso per giustificare la persecuzione di minoranze religiose sgradite a partire dal 1986, le cose sono cambiate ben poco.
La violenza a Karachi è aumentata.
Di recente sono stati arrestati parlamentari appartenenti al movimento Muttahida Quami e i loro sostenitori sono stati condotti di fronte ad un tribunale militare.
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Dopo l'approvazione da parte dell'Assemblea nazionale, è ora in discussione al Senato un articolo aggiuntivo alla costituzione.
Tale articolo si ripropone di dichiarare il Corano e la Sunna somme leggi del paese.
L'esecutivo dovrebbe in questo modo acquisire il diritto di decidere in maniera esclusiva in merito a ciò che è giusto o ingiusto.
Ma vi è dell'altro: l'articolo 15 avrà valore, indipendentemente da ciò che è previsto nella costituzione, in ogni altra legge o sentenza.
Ciò costituisce una sorta di salvacondotto per tutti i fanatici e probabilmente scatenerà una nuova ondata di terrore nei confronti delle minoranze.
Quali possibilità ha la Commissione di impedire che questa ondata di violenza si abbatta effettivamente?
Clausole di un trattato?
Conferenze internazionali di giuristi che discutano quali possano essere le vie giuste da intraprendere e quali quelle sbagliate?
L'esclusione del Pakistan da deliberazioni comuni, in maniera che finalmente anche in questo paese, che è membro della comunità SAARC - per la quale il Parlamento europeo è corresponsabile - possa essere attribuito un valore più elevato alla democrazia ed ai diritti umani?
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Iran
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<SPEAKER ID=197 LANGUAGE="FR" NAME="Pradier">
Signor Presidente, forse non ha mai sentito parlare di Darioush Farouhar e di sua moglie, di Pirouz Davani, redattore capo di un quoditiano iraniano, di Majid Charif, di Mohamad Mokhtari o di Jafar Pouyandeh.
Stia tranquillo!
Non ne sentirà parlare mai più, perché sono stati trucidati, uccisi o giustiziati, oppure sono scomparsi.
Questo è quel che capita oggi agli intellettuali e ai dissidenti politici in Iran.
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L'offensiva scatenata contro gli intellettuali e gli oppositori assume oggi una piega particolarmente inquietante.
Ecco perché ritengo si debba cercare di sostenere il Presidente Khatami negli sforzi compiuti, alla luce anche delle dichiarazioni e delle iniziative da lui assunte a favore della libertà d'espressione e della libertà dei mezzi di comunicazione.
Ecco perché dobbiamo chiedere che le ONG possano recarsi in territorio iraniano per soccorrere quanti si adoperano per portare questo paese sulla strada della democrazia.
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<SPEAKER ID=198 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
Signor Presidente, concordo appieno con l'onorevole Pradier.
Alla lista contenuta nella risoluzione comune vorrei aggiungere almeno un nome, quello di Reza Hadjzadeh, che ho appena ricevuto dagli intellettuali iraniani all'opposizione sottoposti a tante vessazioni da quel regime di terrore.
E' positivo il fatto che il Presidente iraniano si sia formalmente espresso a favore della libertà di cultura e di espressione, fatto che noi ribadiamo anche nella risoluzione comune, ma ci si domanda se non sia necessario spingersi oltre.
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Per esempio, nel caso dell'Algeria, abbiamo inviato una delegazione del Parlamento per un sopralluogo. Nonostante in Algeria continuino ad accadere atrocità di ogni genere, credo che ciò abbia avuto un certo effetto.
Gli intellettuali iraniani e l'intera società civile e democratica iraniana attendono con impazienza una nostra visita.
Lancio quindi l'idea di una qualche forma di commissione di sopralluogo che, se possibile, si rechi in Iran e studi la situazione in loco , dimostrando con la sua stessa presenza la propria solidarietà.
<P>
<SPEAKER ID=199 LANGUAGE="NL" NAME="Maij-Weggen">
Signor Presidente, l'Iran si è reso nuovamente colpevole di violazioni dei diritti umani.
Se la volta scorsa erano stati minacciati e imprigionati - e, in alcuni casi, addirittura uccisi - soprattutto membri di minoranze religiose e donne, questa volta le vittime sono intellettuali, esponenti dell'opposizione e, di nuovo, donne.
Da agosto non si hanno più notizie di Pirouz Davani, redattore-capo del quotidiano Pirouz .
Il 25 novembre è stato ritrovato il cadavere di Majid Charif, fondatore del mensile Iran Farda , che era stato rapito.
Più di recente Mohamad Mokhtari e Mohamed Jafar Pouyandeh, scrittori e giornalisti, sono stati anch'essi rapiti e uccisi.
La loro vicenda si aggiunge all'assassinio, il 22 novembre, di Darioush Forouhat e di sua moglie Parvaneh, esponenti dell'opposizione.
E tutti questi casi si sono verificati in un clima di costante oppressione ai danni delle donne, alle quali da qualche tempo è vietato farsi curare da medici e specialisti di sesso maschile, quando soltanto il 7 percento dei medici iraniani è rappresentato da donne.
<P>
Signor Presidente, dobbiamo constatare che la primavera che aveva cominciato a sbocciare con il nuovo Presidente Khatami si è trasformata in un rigido inverno e che l'Iran sta nuovamente diventando un paese non sicuro, con un governo duro e violento, nonostante la posizione moderata del suo Presidente.
Invitiamo Commissione e Consiglio a mettere con urgenza la questione iraniana all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio per chiedere a quel paese che garantisca la tutela dei suoi cittadini e per verificare se i quindici paesi dell'Unione europea possano trovare una linea comune in relazione all'accoglienza dei profughi iraniani.
Noi riteniamo che in questo momento l'Iran sia un paese pericoloso per gli intellettuali critici, per le donne e anche per i giornalisti.
<P>
<SPEAKER ID=200 LANGUAGE="FR" NAME="Pailler">
Signor Presidente, da alcune settimane a questa parte, un'ondata di terrore si è abbattuta sugli scrittori iraniani.
Majid Charif, Mohamad Mokhtari e Jafar Pouyandeh sono stati assassinati dopo essere stati rapiti.
E' un caso? Non credo proprio.
Non facevano forse parte del comitato incaricato di preparare l'assemblea generale dell'associazione degli scrittori iraniani che, lo ricordo, è stata messa al bando dalle autorità?
<P>
Questi omicidi, che si inquadrano in un clima di scontro fra le diverse fazioni in lotta per il potere, mirano a ridurre gli intellettuali al silenzio.
Adottando la risoluzione, sottoscritta dal nostro gruppo, esprimiamo loro la nostra solidarietà ed esigiamo dalle autorità iraniane che assumano i provvedimenti necessari per snidare e punire i responsabili di tali crimini e per garantire protezione e sicurezza ai cittadini.
<P>
La nostra solidarietà si può esprimere anche sostenendo la proposta avanzata dagli scrittori iraniani in esilio relativa all'invio di una commissione internazionale in Iran, composta da intellettuali e da parlamentari del mondo intero, per indagare sui succitati massacri e salvare la vita di quanti si sentono oggi minacciati.
<P>
<SPEAKER ID=201 LANGUAGE="DE" NAME="von Habsburg">
Signor Presidente, proprio gli avvenimenti delle ultime ore ci indicano quanto sia importante l'Iran per noi.
Per coloro che osservano obiettivamente la situazione in Iran, non vi è ombra di dubbio che in questo paese, sotto la guida del Presidente Khatami, sono stati compiuti notevoli progressi.
E' vero che si sono verificati anche incidenti, tuttavia non si può dimenticare che sono stati spesso orchestrati dall'esterno.
Continuano ad esserci gruppi di sedicenti combattenti per la libertà dell'Iran, che hanno portato nel paese il terrorismo.
Per questo motivo dovremmo fare tutto quanto è in nostro potere per incoraggiare il governo iraniano e soprattutto il Presidente a proseguire sulla strada della liberalizzazione e della democratizzazione.
Su un punto in particolare dobbiamo però essere irremovibili.
Si tratta della insopportabile persecuzione dei bahai ; i bahai sono infatti uno dei gruppi maggiormente civilizzati e per questo dobbiamo intervenire per sostenerli nella difesa della loro libertà.
<P>
<SPEAKER ID=202 LANGUAGE="NL" NAME="Bertens">
Signor Presidente, le oscure forze conservatrici hanno stretto l'Iran nella loro morsa.
Vengono uccisi giornalisti, a dissidenti e intellettuali si impedisce di parlare, mentre le donne vengono ricacciate nel ruolo loro imposto dai conservatori.
Ha ragione l'onorevole von Habsburg quando dice che dobbiamo preoccuparci anche della sorte dei bahai .
Le forze democratiche e innovatrici non hanno ancora avuto nessuna possibilità di esprimersi in Iran.
L'elezione del Presidente Khatami è stata un evento positivo, ma una rondine non fa primavera.
<P>
Signor Presidente, l'Unione deve impegnarsi nella misura del possibile per sostenere le forze democratiche iraniane e per esprimere tutta la sua riprovazione.
Spero, infine, che i governi nazionali - e quindi, ad esempio, anche il governo dei Paesi Bassi - si rendano conto di quale valore vada attribuito alle cosiddette comunicazioni ufficiali. Stando a tali comunicazioni inviate in Europa dalle ambasciate anche di altri Stati membri, l'Iran sarebbe diventato - e cito - un paese sicuro, cosicché i richiedenti asilo vi possono essere rispediti e non occorre più accoglierne di nuovi.
Signor Presidente, rimango esterrefatto quando leggo notizie del genere sulla stampa olandese ed estera.
<P>
<SPEAKER ID=203 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, non si finisce mai d'imparare!
Sono davvero sorpreso dell'opinione positiva che l'onorevole von Habsburg ha dell'Iran.
Sono profondamente solidale con i bahai e concordo nel ritenere che essi non debbano essere perseguitati.
Tuttavia, che si faccia come se nulla fosse dinanzi a tutto ciò che è stato detto sulle donne, sugli intellettuali e sugli spiriti critici in generale, mi lascia esterrefatto.
Certo è vero, e così intendevo anch'io dare avvio al mio discorso: l'Iran ha un nuovo Presidente, che, stando alle sue asserzioni e ai suoi atteggiamenti, stimo, pur non condividendo il suo pensiero in tutti i dettagli.
Ma forse proprio poiché è il popolo ha eletto un Presidente relativamente liberale, contro l'opinione degli ayatollah , o perlomeno dei fondamentalisti tra loro, emerge in Iran un movimento che intende porre fine allo «spettro liberale» e che lotta strenuamente contro l'apertura e la liberalizzazione del paese.
Si tratta di concetti peraltro assai relativi; comunque si può senz'altro vedere la possibilità di proseguire il dialogo con l'Iran.
<P>
Dev'essere però chiaro che qualunque dialogo, abbia esso toni di critica o di apertura, non può indurre quest'Aula a rinunciare a porre al centro delle sue riflessioni i diritti dell'uomo in Iran, come in molti altri paesi, e a portare avanti tale battaglia.
Ciò deve esortare anche la Commissione e il Consiglio a rivolgere piena attenzione allo sviluppo dei diritti dell'uomo.
Siamo disponibili al dialogo con il Presidente dell'Iran.
È nostro auspicio che egli parli sempre più a nome dell'Iran nel suo complesso, cosa che tuttavia potrà fare soltanto quando sarà sufficientemente forte da condurre con effettivo successo la lotta contro i gruppi fondamentalisti legati al terrore.
Mi auguro perciò che la Commissione e il Consiglio abbiano al riguardo la stessa opinione del Parlamento.
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<SPEAKER ID=204 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, dopo un periodo di silenzio l'Iran sta nuovamente attirando su di sé l'attenzione della comunità internazionale.
Spesso l'attenzione è stata motivata da eventi negativi, ed è così anche stavolta.
Nelle scorse settimane alcuni scrittori e intellettuali critici sono scomparsi in circostanze sospette e sono stati poi ritrovati morti.
Data la gravità della situazione, è bene aggiungere l'Iran alla discussione odierna su problemi urgenti.
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Ed è bene anche che l'ayatollah Khamenei abbia nel frattempo condannato gli assassinii che sono stati commessi.
Comprensibilmente, altre persone che potrebbero essere bersaglio di nuovi attentati hanno fatto perdere le loro tracce, ma questo non è il modo per risolvere il problema.
La paura suscitata dagli attentati è molto grande tra le persone minacciate e i loro familiari.
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Purtroppo, gli attentati dimostrano che il Presidente iraniano Khatami, considerato un moderato, non è affatto in grado di difendere i suoi sostenitori.
In Iran, l'apparato giudiziario, i servizi segreti e le forze armate sono tutti agli ordini del massimo capo religioso Ali Khamenei.
Dopo la schiacciante vittoria alle elezioni dell'anno scorso, Khatami promise che avrebbe favorito la crescita della società iraniana.
Gli assassinii di cui ci stiamo occupando sono avvenuti nel momento in cui è scoppiata un'accesa lotta politica tra il Presidente Khatami e il potente governo conservatore.
Gli autori degli assassinii non sono stati ancora individuati.
<P>
La risoluzione presentata sollecita l'apparato giudiziario iraniano a compiere serie indagini sui possibili colpevoli e a proteggere possibili nuove vittime.
E' molto importante che l'Iran prenda questo nostro appello in seria considerazione.
Un paese democratico deve saper lasciare spazio anche alle minoranze critiche, consentendo loro di vivere in libertà e di svolgere il loro lavoro.
Ma la realtà della situazione iraniana è in netto contrasto con questo principio.
E' compito del governo dell'Iran migliorare tale realtà.
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Bambini soldati
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<SPEAKER ID=205 LANGUAGE="NL" NAME="Bertens">
Signor Presidente, la campagna internazionale per vietare l'impiego dei bambini soldati merita tutto l'appoggio del Parlamento europeo.
Attualmente, 300.000 bambini in 33 paesi stanno combattendo le guerre dei loro genitori. In quei paesi i bambini non hanno alcuna possibilità di crescere in maniera normale.
Conosciamo tutti i casi del Congo, della Somalia, del Sudan, della Sierra Leone, dell'Afghanistan e di altri paesi.
Neppure nell'Unione europea la situazione è ben regolamentata poiché in undici dei quindici Stati membri vengono reclutate persone di età inferiore ai diciott'anni, in contrasto con le norme generali della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, secondo la quale l'età adulta comincia non prima dei diciott'anni.
Come possiamo giustificare dal punto di vista morale il fatto che in alcuni paesi d'Europa i giovani possono votare solo dopo aver compiuto diciotto anni, però possono essere mandati in guerra a quindici, sedici o diciassette anni?
E' incomprensibile che la Convenzione del 1989 abbia creato una simile eccezione.
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Le trattative condotte in ambito ONU su un protocollo opzionale che preveda i diciotto anni come età minima sono bloccate già da anni; c'è, dunque, bisogno dell'impegno e della leadership dell'Unione per rimetterle in moto.
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La Commissione deve assegnare priorità di bilancio alla smobilitazione e al reinserimento dei bambini soldati.
E' questo l'unico modo per interrompere la spirale di violenza.
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Anche il Parlamento europeo deve fare la sua parte, sull'esempio del ruolo di promotore che ha assunto a suo tempo nella campagna contro le mine antiuomo.
Allora, inizialmente tutti ci chiedevano di cosa ci stessimo occupando, ed ora abbiamo la Convenzione di Ottawa.
Sapete bene come è andata.
Occorre creare un gruppo di like-minded countries , come si suole definirli, affinché redigano un codice morale e portino ad un nuovo livello nelle Nazione Unite la discussione sui bambini soldati, che si è ormai arenata.
Questa è la lezione da trarre dall'esperienza della Convenzione di Ottawa.
Visto anche che tra breve cadrà il decimo anniversario della Convenzione sui diritti del fanciullo, sarebbe veramente ora di porre fine alla pratica di ingaggiare e di usare i bambini per combattere le guerre.
<P>
<SPEAKER ID=206 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signor Presidente, il collega Bertens ha appena menzionato una cifra terrificante: 300.000 bambini combattono nel mondo.
Alcuni hanno solo otto anni.
Negli ultimi dieci anni due milioni di loro hanno perso la vita, sei milioni sono segnati da menomazioni per tutta la vita.
I traumi psichici connessi all'esperienza della violenza non si contano.
Anche molti paesi dell'Unione europea non hanno sottoscritto il protocollo relativo alla Convenzione sui diritti del fanciullo, che vieta l'arruolamento sotto i 18 anni: esso è possibile in Germania, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna.
L'applicazione di questo protocollo è un dovere politico, se l'Unione europea vuole mantenere la credibilità e se il mondo vuole prestare fede alle parole dell'attuale Presidente del Consiglio, e cioè che i diritti dell'uomo sono divenuti un elemento essenziale della politica dell'Unione europea.
<P>
L'impegno dell'Unione europea nell'ambito di un'azione comune per l'applicazione del protocollo a tutela dei minori è pertanto determinante.
Sono soprattutto i singoli paesi a chiedere un tale esempio, tanto più che al Vertice di Cardiff, nel codice di condotta sulle esportazioni di armi, è stata decisa una linea guida dalla quale emergeva chiaramente che il ruolo chiave per...
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(Il Presidente interrompe l'oratore) ... un crescente rispetto internazionale del protocollo sulle armi leggere è richiesto in particolare nei paesi dove si fa ricorso ai bambini soldati.
A queste parole...
<P>
(Il Presidente toglie la parola all'oratore)
<SPEAKER ID=207 LANGUAGE="DE" NAME="Lenz">
Signor Presidente, la nostra risoluzione tratta oggi non già della gioia dei bambini all'approssimarsi delle feste, bensì di uno dei più tristi capitoli dell'abuso umano, per non dire un delitto.
Ho sperimentato da bambino che cosa significa mandare in guerra, come ultima riserva, ragazzini di quattordici e quindici anni, e non lo dimenticherò.
Penso con orrore al destino dei bambini soldati, mandati alla guerra in nome del fanatismo nel conflitto Iraq-Iran, o in altri paesi.
<P>
Credo perciò che l'Unione europea dovrebbe sostenere le Nazioni Unite nel loro impegno a stilare un protocollo addizionale alla Convenzione dell'ONU sui diritti del fanciullo.
L'Unione europea deve agire in maniera conseguente.
Nei nostri paesi non è certo consuetudine mandare in guerra ragazzi con meno di 18 anni - è necessario sapere anche questo -, tuttavia mi dichiaro anch'io favorevole a fissare il limite a 18 anni.
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Nell'Unione europea abbiamo avuto il coraggio di abolire la guerra, già sufficientemente terribile per gli adulti, come si può notare ai nostri confini; dobbiamo altresì adoperarci affinché, anche negli altri paesi, in caso di guerra, non vengano per alcuna ragione reclutati bambini, per i quali essa rimarrebbe un trauma per tutta la vita.
Impegniamoci dunque, qui al Parlamento europeo, per la gioia dei bambini, contro la fame e a favore dell'istruzione, ma contro i bambini soldati!
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<SPEAKER ID=208 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, credo che tutti gli oratori siano d'accordo sul fatto che, se è terribile la violazione dei diritti dell'uomo in generale, è ancor più scandalosa la violazione dei diritti dell'infanzia.
Sono state fornite le cifre: 300.000 bambini vivono in situazione di guerra.
Non molto tempo fa abbiamo visto un documentario alla televisione spagnola in cui apparivano bambini alti poco più di un palmo che portavano armi e che fin da piccoli erano più abituati a vedere morti e omicidi che a vedere la vita, la scuola o la pace.
L'Unione europea, pertanto, dovrà fare il massimo sforzo non soltanto affinché si garantisca che nessuno di questi bambini, minori di 18 anni, vada in guerra, sia utilizzato in guerra, ma anche perché i nostri Stati membri e altri Stati del mondo firmino il protocollo del Tribunale penale internazionale che, in uno dei suoi articoli, considera come crimine di guerra il fatto che nella guerra vi siano bambini, in particolare bambini armati.
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Ritengo, signor Presidente, che un mondo in cui vi sono 250 milioni di bambini che svolgono lavori faticosi, 300.000 bambini coinvolti nella guerra e che consente che ogni anno perda la vita un numero così elevato di bambini non è un mondo che ha molto futuro.
Per questo ritengo che l'Unione europea debba prendere misure affinché ciò non continui ad accadere. Naturalmente, nei limiti delle nostre possibilità.
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<SPEAKER ID=209 LANGUAGE="DE" NAME="Günther">
Signor Presidente, nell'Unione europea ci opponiamo al fatto che per Natale, ma anche in altre occasioni, si regalino ai bambini giocattoli legati alla guerra.
Abbiamo al riguardo a che fare con un'evoluzione che costituisce ai miei occhi un eclatante abuso dell'infanzia.
Esprimo il mio ringraziamento a tutti gli oratori che mi hanno preceduto, per il fatto che in proposito abbiamo sicuramente una posizione comune.
Tutti insieme dobbiamo adoperarci contro tale abuso dei minori.
Ciò che si chiede nella risoluzione, tuttavia, non è a mio avviso sufficiente.
Ritengo che si tratti di un argomento troppo serio perché sia affrontato solo nell'appendice di una Convenzione, per quanto valida.
Sono dell'opinione che dobbiamo impegnarci al fine di dar vita ad una convenzione apposita, una moratoria, per ottenere in questo ambito un successo analogo a quello conseguito nella lotta contro le mine antiuomo.
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<SPEAKER ID=210 LANGUAGE="FR" NAME="Leperre-Verrier">
Signor Presidente, in questa settimana dedicata ai diritti dell'uomo non possiamo dimenticare i più giovani e la loro situazione in numerosi paesi: maltrattamenti, lavoro coatto, ma anche arruolamento precoce nei ranghi dell'esercito, spesso irregolare.
I bambini sono troppo spesso le prime vittime civili dei vari conflitti e non devono diventare i braccio armato di fazioni o di nazioni in conflitto.
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Eppure, si stima a più di 300.000 il numero dei bambini soldati impegnati nelle ostilità, senza contare quelli che, invece di frequentare la scuola, vengono arruolati, talora contro la loro volontà, nelle forze armate.
Urge lottare contro tale situazione odiosa.
Una tappa importante sarebbe l'adozione di un protocollo aggiuntivo alla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, che imponga il limite dei 18 anni per il reclutamento militare.
In secondo luogo, sarebbe opportuno sensibilizzare gli Stati ed esortarli a ratificare la convenzione e assumere le necessarie disposizioni.
Dobbiamo pertanto chiedere all'ONU di avviare le procedure opportune ed intensificare la sua azione.
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FYROM
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<SPEAKER ID=211 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, se non le spiace parliamo della Macedonia.
Come lei sa, e ritengo che lo si debba ribadire con forza, ci troviamo dinanzi ad una situazione nuova in Macedonia.
Si è insediato un nuovo governo.
Vi è, finalmente, una situazione di alternanza in questo paese, e colgo l'occasione per ringraziare uno dei primi ad averlo capito, l'onorevole von Habsburg, che fra l'altro si è molto adoperato in tal senso.
<P>
La nuova maggioranza non è moderata, ma sappiamo bene cosa hanno fatto i moderati in Macedonia: negli ultimi cinque o sei anni non hanno fatto proprio nulla per risolvere i problemi del paese.
Oggi vi è una maggioranza per così dire estremista, ma comunque una maggioranza che si accinge ad affrontare, finalmente, gli acuti problemi nei quali si dibatte la Macedonia, fra gli altri quelli relativi alla convivenza della maggioranza macedone e della minoranza albanese.
Il governo recentemente istituito è una coalizione di tre partiti, fra i quali quello della minoranza albanese.
<P>
Quattro persone sono state condannate in circostanze un po' dubbie, almeno dal punto di vista giuridico, visto che il caso è all'ordine del giorno della Corte europea dei diritti dell'uomo.
Sappiamo che la nuova maggioranza desidera risolvere tale questione ereditata dal precedente governo e credo che il Parlamento possa, tramite la presente risoluzione, fornire un pretesto, nel miglior senso del termine, alle autorità macedoni affinché la vicenda sia avviata a soluzione e siano liberati i quattro dirigenti albanesi, tuttora in carcere, condannati a due o a sette anni di detenzione.
<P>
Invito pertanto tutti gli onorevoli colleghi a votare a favore della risoluzione in oggetto.
Nel gennaio prossimo, la commissione per gli affari esteri riceverà il nuovo Presidente del consiglio Georgievski e vi invito a partecipare alla riunione.
Ritengo che sia una persona che vale la pena ascoltare.
Penso che grazie a lui, grazie a questa nuova maggioranza, l'Europa, l'Unione europea, possa intraprendere nuove iniziative con la Macedonia.
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<SPEAKER ID=213 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, il nuovo governo macedone è guidato da un partito che per molti anni, a volte decenni, ha assunto toni marcatamente nazionalistici, e che conduce una politica chiaramente nazionalista.
Sarei lieto se gli accenti e i toni più moderati delle ultime settimane e degli ultimi mesi caratterizzassero davvero il nuovo governo.
Anche a quest'ultimo dobbiamo dare occasioni e possibilità.
<P>
Mi dichiaro concorde con l'oggetto di questa risoluzione, che mira a restituire agli albanesi, puniti con eccessiva durezza, la libertà perduta.
Alcuni di noi hanno già più volte discusso l'argomento nella delegazione con i macedoni.
Insieme alla collega Pack ho incontrato nella capitale Skopje, poco prima del suo fermo, uno dei politici arrestati.
Credo che sarebbe davvero un segnale di forza e di lungimiranza se si restituisse la libertà a questi albanesi.
<P>
<SPEAKER ID=214 LANGUAGE="ES" NAME="Robles Piquer">
Signor Presidente, nell'ambito della nostra proposta di risoluzione sul Sudan, desidero attirare l'attenzione del Parlamento sulla tragica situazione dei sacerdoti cattolici, padre Hillary Boma e padre Lino Sebit, accusati di qualcosa di talmente incompatibile con il loro sacro ministero come la presunta partecipazione ad un attentato con bombe avvenuto a Khartoum lo scorso mese di giugno.
Essi si trovano rinchiusi in carcere dal 1- agosto, da cinque mesi quindi, venendo sottoposti a torture e obbligati a confessare ciò che non hanno commesso.
Non sappiamo quando accadrà, ma sarà un tribunale militare a giudicarli, non un tribunale civile.
<P>
Penso che dovremmo unire la nostra voce alla lettera che sua Eminenza il Cardinale Danneels, presidente della Pax Christi International, ha inviato in novembre al Presidente del Sudan.
<P>
Occorre chiedere che essi ricevano un processo giusto e rapido, dinanzi ad un tribunale civile, con un'assistenza legale e la presenza di osservatori esterni.
Dobbiamo ricordare, signor Presidente, che il Governo del Sudan non ha ratificato e pertanto non rispetta, le convenzioni contro la tortura e le punizioni disumane e degradanti, come purtroppo ha dovuto ricordare in una risoluzione l'Assemblea paritetica ACP-Unione europea nel corso dell'ultima riunione.
<P>
<SPEAKER ID=215 NAME="Pinheiro">
Signor Presidente, la Commissione non solo condivide le preoccupazioni generali sui diversi casi di violazione dei diritti dell'uomo testé riferiti nel corso della discussione, ma condivide complessivamente i testi delle varie risoluzioni presentate.
<P>
Come ben sapete, la Commissione insiste da sempre sul rispetto, in tutti i casi, delle garanzie previste dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, nonché, consentitemi di aggiungere, dagli altri strumenti internazionali, in particolare il Trattato di Vienna in materia di tutela consolare.
Non di rado, anche negli Stati Uniti, non tutti i detenuti sono pienamente a conoscenza dei propri diritti e non vengono applicate le norme contemplate nel precitato Trattato di Vienna, inosservanza quanto mai grave e che può motivare l'annullamento della sentenza.
<P>
Come sapete, le attribuzioni della Commissione sono limitate in quanto normalmente è materia di competenza del Consiglio e di altre istituzioni quali il Consiglio d'Europa e le Nazioni Unite.
Vorrei nondimeno soffermarmi su due o tre punti: il primo, relativo alla posizione dell'Unione europea sulla pena di morte, chiaramente reiterata in giugno in una direttiva adottata dal Consiglio, nella quale si afferma che l'Unione europea, nel suo insieme, deve combattere per il conseguimento dell'obiettivo dell'abolizione universale della pena di morte.
Soggiungo che in tutti gli accordi con paesi terzi già oggi figura una clausola di rispetto per i diritti umani, ritenuta condizione essenziale per la nostra cooperazione con detti paesi.
Ciò significa che in fase di negoziato per un accordo di libero commercio con i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo o con il Pakistan, l'opinione dell'Unione europea in materia di abuso o di non rispetto dei diritti dell'uomo potrà avere un peso determinante.
<P>
Quanto al Sudan, fortunatamente si è giunti ad una tregua per consentire lo svolgimento della cosiddetta Operation Life Line Sudan , operazione per la quale l'Unione europea, solo quest'anno, ha devoluto 73 milioni di ecu.
Tuttavia la situazione in cui versano il Sudan ed altri paesi è grave. Vorrei ancora ricordare i nostri solleciti tentativi per risolvere il problema dei sacerdoti cattolici al quale ha fatto cenno l'onorevole Robles Piquer.
<P>
Signor Presidente, onorevoli deputati, per quanto riguarda l'Iran, nonostante il barlume di speranza acceso con l'elezione del Presidente Khatami, abbiamo l'impressione che l'impotenza di cui egli ha dato prova nella lotta contro talune forze estremiste giustifichi, più che mai, il sostegno determinato della Comunità internazionale.
<P>
Quanto ai bambini soldati, abbiamo sostenuto con vigore l'azione del rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per l'infanzia nei conflitti armati e ci accingiamo a predisporre un programma congiunto, co-finanziato dalla Commissione, per tradurre in pratica alcune delle raccomandazioni che lo stesso Segretario presenterà prossimamente all'Assemblea generale.
<P>
Per concludere, signor Presidente, per quanto attiene alla ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, vorrei dire che, anche in quella regione, nutriamo la speranza che un dialogo interetnico, sul quale poggia a quanto sembra l'attuale governo, possa propiziare la soluzione di alcuni dei problemi verificatisi con la minoranza albanese e, in particolare, con gli ex sindaci Osmani e Demiri.
<P>
<SPEAKER ID=216 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
<SPEAKER ID=217 NAME="Presidente">
Passiamo ora alla votazione su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
<P>
<CHAPTER ID=8>
Votazioni
<SPEAKER ID=218 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, prima di passare alla relazione dell'onorevole Pradier, desidero richiamare ancora una volta l'attenzione su un fatto: la votazione di oggi e la discussione sui problemi di attualità sono state lievemente contrarie al Regolamento, poiché disponevamo ancora una volta soltanto della traduzione dei testi comuni e non dei testi originali.
In teoria abbiamo il diritto, di cui sovente ci siamo avvalsi, di rifiutare i testi comuni e di votare sui testi originali.
Tale diritto ci viene tuttavia negato se i testi originali non sono tradotti nelle lingue ufficiali, come accade usualmente.
So che la Presidenza avrà preso delle decisioni al riguardo e mi limito ad esprimere la mia protesta, pregandola di incaricare di ciò la commissione per il regolamento, la verifica dei poteri e le immunità.
<P>
<SPEAKER ID=219 NAME="Presidente">
Prendo nota della sua protesta, e la ringrazio comunque per la sua collaborazione in questa occasione.
<P>
<SPEAKER ID=220 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
Signor Presidente, propongo di sostituire, nella versione francese, la dicitura «centres d'hébergement pour les refugiées» con «centres de rétention».
Il nostro gruppo ritiene, infatti, che i centri di accoglienza per profughi non abbiano assolutamente nulla a che fare con la politica carceraria.
Diverso è il caso dei centri di trattenimento destinati ai profughi.
Noi proponiamo di usare il termine «centres de rétention» invece di «centres d'hébergement».
Spero che gli interpreti sapranno tradurre correttamente in tutte le lingue.
<P>
<SPEAKER ID=221 NAME="Presidente">
Piuttosto che di un emendamento orale, mi pare che si tratti di un problema di traduzione.
<P>
<SPEAKER ID=222 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
No, signor Presidente.
Penso che l'errore sia stato commesso in tutte le versioni linguistiche e che quindi in tutte le lingue si parli di qualcosa che assomiglia a «centri di accoglienza».
Quando gli sfollati chiedono il riconoscimento dello status di profughi, spesso vengono portati in centri di accoglienza.
Quando viene emessa contro di loro un'ordinanza di espulsione, vengono invece portati in un centro di trattenimento.
Lo scopo della nostra proposta è quello di chiarire che in questo testo si parla di centri di trattenimento.
<P>
<SPEAKER ID=223 LANGUAGE="FR" NAME="Pradier">
Signor Presidente, condivido appieno la posizione espressa dal nostro collega, onorevole Van Lancker.
Effettivamente, i centri di trattenimento, che nella maggior parte dei casi operano in regime di non-diritto, meritano l'attenzione dei parlamentari e di tutti i cittadini d'Europa.
<P>
<SPEAKER ID=224 NAME="Presidente">
Va bene, la ringrazio.
<P>
Vi sono obiezioni?
<P>
<SPEAKER ID=225 LANGUAGE="NL" NAME="Wijsenbeek">
Signor Presidente, non mi pare corretto usare nella versione in lingua neerlandese di questo testo un termine fiammingo.
In corretta lingua neerlandese centro di accoglienza si dice, infatti, «opvangcentrum» e non «onthaalcentrum».
<P>
<SPEAKER ID=226 NAME="Presidente">
Non possiamo iniziare un dibattito su questo tema.
L'emendamento è chiaro.
<P>
<SPEAKER ID=227 LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten">
Signor Presidente, visto che stiamo discutendo del significato del termine in lingua neerlandese, propongo di aggiungere tra virgolette la parola «opvangtenten», cioè tende per l'accoglienza, dato che è in questo che consiste l'attuale politica.
<P>
(Il Parlamento approva l'emendamento orale)
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
<SPEAKER ID=228 LANGUAGE="EN" NAME="Smith">
<SPEAKER ID=229 NAME="Presidente">
Come si usa dire alla Camera dei comuni, informerò per iscritto l'onorevole deputato.
<P>
<SPEAKER ID=230 LANGUAGE="EN" NAME="Malone">
Signor Presidente, desidero richiamare l'attenzione sulle carceri irlandesi, la cui caotica situazione contrasta clamorosamente con le dettagliate disposizioni emanate dal Consiglio d'Europa in materia carceraria, disposizioni che sono state accettate dal nostro paese.
<P>
Il sistema è in crisi.
Le carceri sono piene di detenuti condannati per reati non violenti contro la proprietà, oppure per mancato pagamento di pene pecuniarie, e il consumo di stupefacenti rappresenta un'autentica piaga.
Gli onorevoli deputati che mi stanno ascoltando apprenderanno con interesse una circostanza assai drammatica: nonostante l'Irlanda sia nota come la tigre celtica, il tasso dei suicidi nelle sue prigioni è uno dei più alti in Europa.
<P>
La relazione dell'onorevole Pradier contiene una serie di ottimi suggerimenti: per esempio, l'opportunità di tener conto delle specifiche esigenze delle donne detenute, il mantenimento dell'ambiente sociale e familiare, la necessità di offrire servizi medici adeguati (tra cui un'assistenza speciale per i tossicodipendenti), e infine una legislazione costruttiva e più umana in materia di delinquenza giovanile; a tutte queste proposte sono favorevole.
<P>
Nelle carceri irlandesi si stanno già effettuando alcune riforme.
Mi compiaccio della decisione, presa la settimana scorsa dal governo irlandese, di istituire un organo di controllo per il sistema carcerario, tuttavia molto rimane ancora da fare.
La relazione indica una serie di riforme possibili.
Mi oppongo comunque alla proposta di depenalizzare il consumo di droghe illegali in carcere.
La depenalizzazione non è una soluzione, e non farebbe che peggiorare il problema della droga.
<P>
<SPEAKER ID=231 LANGUAGE="DA" NAME="Blak, Iversen, Kirsten Jensen e Sindal">
I socialdemocratici danesi al Parlamento europeo hanno votato a favore della relazione d'iniziativa sulle condizioni carcerarie nell'Unione europea.
Vi sono buoni motivi per soffermarci sulla situazione delle carceri dell'Unione.
Questi istituti sono generalmente sovraffollati, e può essere utile scambiarsi esperienze sulla prevenzione della criminalità, sulle alternative alle pene detentive, sulla carcerazione preventiva, eccetera.
Oggi, inoltre, in occasione del cinquantenario della dichiarazione dei diritti dell'uomo dell'ONU, l'argomento dei diritti e delle libertà fondamentali dei detenuti è di estrema attualità.
<P>
Nella relazione, viene messo l'accento sul fatto che è possibile ovviare al sovraffollamento delle carceri con la depenalizzazione di reati quali il consumo di sostanze illegali, che non provocano danni ad altri se non alla persona che ne fa uso.
Tuttavia, le disposizioni di diritto penale nel settore degli stupefacenti non sono una questione di competenza comunitaria, e devono essere quindi i singoli paesi membri a decidere in qual misura occorra muoversi verso, per esempio, la depenalizzazione dell'hashish .
<P>
<SPEAKER ID=232 NAME="Lindqvist">
Molte delle proposte avanzate dalla relazione in materia sociale sono buone, per esempio per quanto concerne una maggiore «umanità» delle condizioni di carcerazione.
<P>
E' però lecito domandarsi se proporre agli Stati membri indirizzi in materia di politiche detentive rientri fra i compiti dell'Unione.
Il diritto penale e il diritto civile rappresentano competenze nazionali.
Indicare agli Stati membri che è possibile ridurre l'affollamento delle carceri con l'abolizione delle pene detentive per uso di stupefacenti equivale a un'interferenza diretta nella loro politica interna.
<P>
<SPEAKER ID=233 NAME="McKenna">
A nome del gruppo Verde, desidero esprimere la nostra approvazione per questa relazione d'iniziativa sulle condizioni carcerarie nell'Unione europea e sulle proposte di ristrutturazioni e pene sostitutive.
<P>
In tutta l'Unione europea si riscontra una crescente preoccupazione per le carenze di molte prigioni dell'Unione, in cui i detenuti scontano pene per reati che vengono puniti in maniera differente nei diversi paesi.
<P>
Mi sembra giusto che spetti agli Stati membri applicare le norme emanate dal Consiglio d'Europa in materia carceraria.
La privazione della libertà di movimento non deve implicare la privazione di tutte le libertà fondamentali; è necessario rispettare la libertà di pensiero e di opinione politica e religiosa, come pure i diritti civili.
<P>
Accolgo con favore anche le misure tese a migliorare le condizioni carcerarie, e a facilitare il successivo reinserimento nella società.
E' di particolare importanza l'attenzione prestata alle specifiche esigenze delle donne detenute.
Altrettanto importanti sono le raccomandazioni per la tutela dell'ambiente sociale e familiare, per i servizi medici (tra cui l'assistenza speciale per i tossicodipendenti) e per una legislazione più umana in materia di delinquenza giovanile.
<P>
La nostra politica futura dovrebbe mirare a questi obiettivi: analizzare i concetti di amnistia e di pena sostitutiva, e porre in primo piano l'importanza della formazione del personale carcerario e degli assistenti sociali.
<P>
E' altrettanto importante considerare il problema della criminalizzazione dei tossicodipendenti.
Criminalizzare non è una soluzione, anzi porta ad ignorare il problema dei tossicodipendenti, che fanno del male solo a se stessi, e aggrava il sovraffollamento delle carceri.
L'approccio più logico sarebbe invece una politica che favorisca la riabilitazione dei tossicodipendenti e ne incoraggi il reinserimento nella società.
<P>
Per quanto riguarda gli istituti di pena irlandesi, la Irish Penal Reform Trust ha presentato molte proposte utili e costruttive al governo irlandese, individuando alcuni dei più gravi problemi che affliggono il sistema carcerario del paese.
<P>
Questa organizzazione nutre profonde preoccupazioni sul trattamento riservato ai detenuti irlandesi.
Per esempio:
<P>
il 40 % dei detenuti non dispone di servizi igienici all'interno della propria cella.
Sono costretti a far uso (talvolta in celle che condividono con altri detenuti) di un vaso da notte che devono poi svuotare al mattino.- In alcune carceri il sovraffollamento è particolarmente grave.
Il 15 luglio 1998 la prigione di Cork ospitava un numero di detenuti pari al 177 % della sua capacità progettuale (266 persone in una prigione costruita per 150).- Negli istituti di pena i servizi ricreativi sono estremamente limitati.- Le cure mediche offerte ai detenuti sono state vivacemente criticate dai detenuti stessi, dalle commissioni che hanno visitato le carceri e dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura.- I servizi psichiatrici e psicologici sono limitati e devono coprire aree troppo vaste.
Ciò comporta l'uso troppo frequente di celle imbottite (cui è stato fatto ricorso per ben 500 volte nella prigione di Mountjoy nel corso del 1997).- E' assai raro il controllo esterno delle condizioni carcerarie.
Non esistono ispettori carcerari e le commissioni che visitano le carceri mantengono un atteggiamento acritico e mancano di credibilità.- I detenuti hanno difficoltà a mantenere i rapporti familiari.
Le visite senza divisori sono permesse molto raramente e la corrispondenza è soggetta a censura.- La formazione iniziale del personale carcerario è breve e non dedica sufficiente attenzione ai diritti umani.- I direttori degli istituti di pena non esercitano alcun controllo sul proprio bilancio né sull'organigramma del proprio personale, e non hanno facoltà di autogestione.L'intreccio di queste carenze genera un ambiente dove i diritti umani vengono trascurati.
Il trattamento riservato ai detenuti non ne riconosce la dignità, e non vi è modo per contrastare questa tendenza che anzi finisce per sembrare accettabile.
In tal modo, standard inadeguati diventano la norma.
<P>
I potenziali abusi vengono raramente alla luce per la cultura della segretezza che caratterizza il Ministero della giustizia.
<P>
In Irlanda si ritiene comunemente che i non abbienti in tribunale subiscano un trattamento diverso.
Gli studi condotti sulla popolazione carceraria mostrano una chiara prevalenza di giovani poco istruiti, disoccupati e tossicodipendenti.
Le prove a disposizione dimostrano che gli imputati più poveri hanno maggiori probabilità di subire una pena detentiva piuttosto che una pena pecuniaria, ed anche in quest'ultimo caso possono finire in carcere per inadempienza.
Inoltre alcuni tribunali concedono la possibilità di contribuire alla «cassa dei poveri» come pena sostitutiva.
Ciò chiaramente favorisce i più abbienti.
<P>
In Irlanda la prassi penale segue criteri vaghi.
Se si vuole fare giustizia occorre analizzare i modelli su cui si basa l'emissione delle condanne, ed eliminare le discriminazioni.
In Irlanda non vi è una tradizione di studio sulla giustizia penale, e quindi le iniziative politiche si basano spesso sull'intuizione e la convenienza piuttosto che su fatti e principi.
<P>
Un altro problema è che gli individui soggetti a detenzione preventiva non sono separati da coloro che hanno subito una condanna.
Poiché devono restare a disposizione della corte, essi vengono trattenuti in prigioni affollate e insalubri, e provano quindi sulla propria pelle le caratteristiche peggiori del sistema penale irlandese; questo è inaccettabile poiché la loro condizione giuridica è pur sempre quella di cittadini innocenti.
<P>
Nel 1999 aprirà a Cloverhill un nuovo istituto di pena destinato espressamente alla detenzione preventiva.
Ciò dovrebbe rappresentare un'opportunità per costituire un ambiente che riconosca le particolari esigenze delle persone soggette a detenzione preventiva.
Tuttavia, la qualità progettuale di questa istituzione lascia molto a desiderare.
Sebbene gli orientamenti internazionali consiglino di utilizzare abitualmente la cella singola, la prigione di Cloverhill sarà sovraffollata fin dalla sua apertura.
Ogni cella ospiterà tre detenuti; si tratta inoltre di ambienti piccoli e angusti, che misurano appena 10, 7 metri.
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La situazione irlandese non rappresenta un caso isolato; è chiaro infatti che problemi analoghi affliggono molti altri Stati membri dell'Unione europea.
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<SPEAKER ID=234 NAME="Sjöstedt">
La relazione richiama una serie di valori umanitari che condivido pienamente; non ritengo, tuttavia, che i problemi trattati - diritto penale e condizioni nelle carceri degli Stati membri - rientrino nelle competenze dell'Unione o del Parlamento europeo.
Per questo motivo, nella votazione finale, non ho votato a favore della relazione, e non voglio che la relazione interferisca nella politica interna degli Stati membri.
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<SPEAKER ID=235 NAME="Presidente">
Con questo si conclude la votazione.
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<CHAPTER ID=9>
Razzismo e xenofobia
<SPEAKER ID=236 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, due interrogazioni orali dell'onorevole Elliott, a nome della commissione per le libertà pubbliche e gli affari interni:
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B4-0714/98, presentata al Consiglio e B4-0715/98 presentata alla Commissione, sul dibattito annuale sul razzismo, e
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la relazione (A4-0478/98) presentata dall'onorevole Oostlander a nome della commissione per le libertà pubbliche e gli affari interni su una comunicazione della Commissione concernente un piano d'azione contro il razzismo (COM(98)0183 - C4-0253/98).
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<SPEAKER ID=237 LANGUAGE="EN" NAME="Ford">
Signor Presidente, per cominciare vorrei esprimere il mio rammarico per dover parlare a nome dell'onorevole Elliott che, in seguito al ritardo provocato dal dibattito sulla situazione in Iraq, non è in grado di presentare la sua risoluzione.
Purtroppo tale modifica dell'ordine del giorno mi ha costretto a sostituirlo.
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Devo confessare altresì che sono spiacente di aver perso la conferenza stampa tenuta oggi dagli onorevoli Mégret, Blot e Le Gallou che hanno spiegato la loro posizione attuale all'interno del Front national.
Solitamente sono contrario alla guerra - civile o d'altro tipo - ma in questo caso particolare faccio un'eccezione.
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Per quanto riguarda la risoluzione, desidero attirare l'attenzione degli onorevoli deputati su alcuni punti.
Prima di tutto il paragrafo 1 afferma la necessità di ratificare con urgenza il Trattato di Amsterdam.
I deputati saranno consapevoli che, grazie al nuovo articolo 13, la Commissione sarà in grado, per la prima volta, di introdurre una legislazione per organizzare la lotta contro il razzismo, la xenofobia e l'antisemitismo.
Tutto questo però sarà possibile soltanto dopo la ratifica del Trattato di Amsterdam.
Spero che i francesi, gli ultimi a dover ratificare il Trattato, lo facciano quanto prima.
Li esorto a cogliere l'occasione di introdurre la legislazione in materia prima del 10 giugno, così che le proposte della Commissione potranno far parte del dibattito sulle elezioni europee.
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Mi auguro che, come si afferma nel paragrafo 3, la legislazione conterrà molte delle idee proposte dal gruppo Starting Line che lavora ormai da molti anni sulla legislazione proposta.
Il nostro obiettivo nel campo della lotta contro il razzismo è una legislazione dettagliata e vigorosa.
Non voglio che la Commissione si lasci intimorire dalla convinzione espressa da alcuni, secondo la quale alcuni Stati membri non accetteranno tale legislazione e proposte legislative.
Non dobbiamo dimenticare che solo recentemente i 15 Stati membri hanno firmato il Trattato di Amsterdam e sono convinto che, approvando l'articolo 13, essi accettano di introdurre la relativa legislazione.
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Vorrei anche richiamare l'attenzione degli onorevoli deputati sul paragrafo 10, che dice che nella prossima revisione del Trattato dovremo cercare di introdurre la votazione a maggioranza qualificata in questo settore particolare.
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Il paragrafo 4 riporta l'idea di un codice di condotta per i partiti politici; un codice di condotta che li costringa ad impegnarsi, in primo luogo, a rifiutare il razzismo, a non usare un linguaggio razzista e a non ricorrere al razzismo nel corso delle loro campagne politiche, e in secondo luogo, cosa ugualmente importante, a non associarsi a partiti che violano tale codice di condotta.
Sarebbe opportuno, alla luce della campagna condotta dal Parlamento per quasi quindici anni per ottenere una legislazione a livello europeo, che tale codice di condotta venisse adottato in primo luogo dai partiti politici in corsa per le elezioni europee del 1999.
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Il paragrafo 6 cita il nuovo Osservatorio europeo - il centro di monitoraggio istituito a Vienna.
Beata Winckler, direttrice del centro, in questo momento è presente in tribuna e ascolta il dibattito.
Vorrei ringraziarla per il lavoro svolto come direttrice, e ringraziare altresì il comitato direttivo dell'Osservatorio, e soprattutto Jean Kahn, che si sta riprendendo da un colpo apoplettico, per il lavoro svolto all'interno di tale istituzione.
Vorrei dire loro che nutriamo grandi aspettative nell'Osservatorio.
Non ci aspettiamo un'arida relazione statistica una volta l'anno, ma piuttosto relazioni che ci indichino le azioni da intraprendere a livello locale, regionale, nazionale ed europeo per combattere il razzismo ovunque esso si manifesti e per impedirne la nascita.
Vogliamo usare l'Osservatorio come un think tank , per essere certi di avanzare proposte adeguate.
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Il paragrafo 7 parla della Rete europea per il monitoraggio del razzismo e della xenofobia.
E' essenziale che l'Osservatorio la utilizzi.
Non vogliamo che esso reinventi la ruota, ma che attinga all'esperienza già acquisita nei gruppi comunitari e nelle altre organizzazioni dei 15 Stati membri dell'Unione.
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Pur presentando la risoluzione dell'onorevole Elliott, devo dire che personalmente ho alcuni dubbi sul paragrafo 12, in cui si chiede che piccoli gruppi locali ricevano il sostegno della Commissione.
E' ovviamente importante che tali gruppi ricevano assistenza, ma se ci basiamo sul principio della sussidiarietà il sostegno dovrebbe venire da organizzazioni regionali e nazionali.
I problemi burocratici sono troppo complessi per poter instaurare un rapporto diretto tra Commissione e piccoli gruppi locali.
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Il paragrafo 15 ricorda giustamente ciò che noi abbiamo richiesto: i paesi candidati devono garantire i diritti delle minoranze.
A questo proposito, vorrei ricordare loro che forse alcune questioni relative alla giustizia e agli affari interni possono rappresentare, per l'adesione, un ostacolo più imponente che non alcuni problemi riscontrabili nel settore agricolo e nei Fondi strutturali.
Credo che il Parlamento si opporrà all'adesione di Stati che non rispettano i diritti delle minoranze - siano esse di natura etnica, linguistica o religiosa - o comunque i diritti di persone con tendenze sessuali diverse.
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Infine auspico un'azione transeuropea per ciò che riguarda l'attività di polizia.
Questo è importante, e vorrei fornire un solo esempio: attualmente si sta diffondendo in Europa musica razzista.
Esiste un complesso - se così si può chiamare - dal nome No remorse , abbreviazione di No remorse for the Holocaust , il cui ultimo CD è intitolato Barbecue in Rostock e celebra le bombe molotov lanciate contro gli alloggi di immigranti in Germania.
Mi vergogno di ammettere che il complesso è britannico.
I CD vengono prodotti in Danimarca e in Svezia, per poi essere venduti nelle strade di Germania e Spagna.
Se vogliamo affrontare questi problemi, è importante farlo a livello europeo, perché si tratta chiaramente di un problema transnazionale.
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Raccomando al Parlamento la risoluzione dell'onorevole Elliott.
Spero che verrà approvata con la votazione di domani, perché è importante che quest'Aula assicuri il proprio controllo costante, necessario per garantire che i tragici eventi di cinquant'anni fa non si ripetano in futuro.
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<SPEAKER ID=238 NAME="Oostlander">
Signor Presidente, è positivo che la Commissione continui a lavorare sul tema del razzismo e della xenofobia soprattutto adesso che tale argomento non è più molto popolare.
Infatti, compito dei politici è influenzare costantemente in termini positivi l'evoluzione della società, anche se talvolta risulta essere ben più proficuo, dal punto di vista elettorale e della conquista di consensi, diffondere paura e ostilità nei confronti di determinati gruppi.
L'utilità di trattare un tema del genere consiste, inoltre, nel fatto che esso ci offre l'occasione di analizzare noi stessi e di fare autocritica, ed è proprio questo aspetto a rendere interessante l'argomento ora in discussione.
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Il piano d'azione della Commissione è in un certo senso deludente perché non è ancora un piano operativo, un piano strategico; dobbiamo però analizzarlo nei suoi singoli aspetti e vi propongo perciò le seguenti osservazioni.
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La Commissione europea considera giustamente che la lotta contro il razzismo vada a vantaggio della società.
Un'azione che provenga dall'alto, dal mondo della politica, deve inserirsi in una molteplicità di iniziative sociali.
A tale proposito la Commissione cita una serie di organizzazioni che possono svolgere un ruolo molto importante in questo campo.
Personalmente condivido le indicazioni della Commissione, la quale, però, ha purtroppo dimenticato di nominare nel suo documento uno dei soggetti più rilevanti, cioè le chiese e le comunità religiose tradizionali.
Proprio adesso che l'appartenenza a confessioni diverse e in certi casi a religioni esotiche rappresenta una sfida ulteriore per l'integrazione, è nostro dovere affrontare, ad esempio, la questione delle moschee e della loro gestione nonché i problemi delle comunità musulmane.
E, d'altro canto, è compito di queste ultime collaborare con noi per lottare contro la discriminazione nella nostra società.
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Importante è, poi, che gli stessi gruppi che vengono discriminati mettano in campo azioni proprie.
Si tratta di persone adulte che possono e devono difendere la loro causa e che dovrebbero anche poter risolvere da sole eventuali problemi esistenti nel loro ambiente, in particolare i problemi di integrazione causati da un'insufficiente conoscenza della lingua e della cultura del paese ospitante nonché, in certi casi, da una maggiore criminalità provocata dalla sensazione di sradicamento rispetto alla società in cui vivono.
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Auspichiamo, inoltre, che anche soggetti diversi da noi, anche gli stessi gruppi oggetto di discriminazione, diano il loro contributo alla creazione della «cultura dell'Unione europea», perché il loro sarebbe un apporto molto importante.
Tale contributo andrebbe peraltro ad inserirsi in una tradizione antichissima dato che l'Europa ha sempre avuto una cultura aperta - e così dovrà essere anche in futuro.
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L'atteggiamento della società può essere influenzato anche attraverso il sostegno che viene fornito alle reti delle organizzazioni antirazziste, la cui attività merita indubbiamente di essere cofinanziata.
Purtroppo nel documento c'è ancora qualche vago accenno alla possibilità di un finanziamento totale, che potrebbe però rappresentare un pericolo per quel tipo di reti poiché esse orienterebbero le loro attività esclusivamente in funzione delle istanze pubbliche dalle quali dipendono per i finanziamenti, con un conseguente effetto paralizzante dal punto di vista del loro inserimento nella società.
Il consenso da parte della società deve, invece, restare sempre una priorità e per tale motivo è molto importante che le reti e le loro organizzazioni si sentano responsabili nei confronti - appunto - della società.
Un finanziamento totale da parte di istanze pubbliche costituirebbe, in tale ottica, un grave impedimento.
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Occorre, quindi, che queste reti si orientino principalmente in funzione della società, e proprio qui sta il difficile.
Non trovo sia il caso di finanziare attività lobbistiche nei confronti dei legislatori, poiché i legislatori siamo, in definitiva, noi stessi; è nostro dovere fare sempre e comunque del nostro meglio, e sicuramente possiamo farlo in maniera più democratica.
Pertanto ho compiuto un ulteriore tentativo per togliere dalla risoluzione quella che mi pareva un'intrusione di sapore corporativo, e credo che tale mio emendamento possa trovare un ampio sostegno.
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Nel piano d'azione si sollecita giustamente una politica coerente dell'Unione europea in tutti i campi.
Ciò vale anche, ad esempio, per la sua politica di assunzione del personale, che deve testimoniare concretamente la nostra impostazione antirazzista, e per la sua politica estera, che deve mirare ad evitare o a mettere prontamente fine a fenomeni di odio razzista, di manipolazione politica, di discriminazione etnica nonché a genocidi.
Secondo me, non dobbiamo aver timore di criticare la nostra politica estera, che, al pari della politica socioeconomica e di quella culturale, costituisce un settore della politica generale e non può quindi essere esente dalle nostre critiche.
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In relazione alla politica estera vorrei segnalare che un numero incredibilmente alto di persone sono morte perché non sono state intraprese azioni per contrastare le pulizie etniche, che sono uno dei fenomeni più gravi che l'Unione europea si trova a dover combattere.
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Nel processo di ampliamento dell'Unione, l'aspetto dell'antirazzismo e della lotta contro la xenofobia deve ricevere tutta la necessaria attenzione, senza trascurare l'antisemitismo poiché - per sorprendente che possa essere - risulta che in alcuni paesi esso stia facendo ancora oggi molti proseliti.
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Finché nei paesi che vogliono aderire all'Unione europea continueranno ad esserci simili discriminazioni, potremo utilizzarle come un metro per valutare il grado di ripristino dello Stato di diritto.
Discriminazioni, odio razzista, xenofobia: sono tutti metri per misurare la qualità di uno Stato di diritto, e su questi fenomeni dobbiamo richiamare seriamente l'attenzione dei paesi candidati all'adesione all'Unione nonché dei suoi membri attuali.
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Nel contempo dobbiamo riconoscere che in alcuni paesi l'integrazione di determinate minoranze non è affatto facile.
Un esempio è, naturalmente, l'integrazione del popolo rom , che in molti Stati rappresenta un tema scottante anche per quanto riguarda la sua disponibilità all'integrazione.
Sarebbe bene se affrontassimo la questione dei rom anche in questa sede, come una tematica di portata europea.
Vorrei ricordare brevemente che abbiamo chiesto all'Unione di compiere uno studio sulla questione delle minoranze con particolare attenzione alla situazione in Romania, dove ce ne sono moltissime e dove, peraltro, sono state adottate varie misure per studiare in che modo si possa favorire una maggiore integrazione.
Attività del genere meritano tutto il nostro rispetto, soprattutto da parte di quelli tra noi che vivono in paesi dove questa problematica non ha assunto dimensioni così gravi.
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Si possono, naturalmente, segnalare diverse attività di prevenzione che sono state realizzate in campo sociale ed economico, nella politica degli alloggi nonché nella politica scolastica e culturale.
Durante l'Anno di lotta contro il razzismo sono state attuate parecchie iniziative, tra le quali una delle più importanti, una che ha trovato una sua forma concreta, è l'istituzione dell'Osservatorio dei fenomeni di razzismo e xenofobia con sede a Vienna, la cui direttrice Beata Winckler sta seguendo dalla tribuna del pubblico i nostri lavori.
La sua presenza ci fa particolare piacere perché sia per lei sia per noi il contatto con il Parlamento europeo è ovviamente molto importante.
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Signor Presidente, dobbiamo sperare che il tema del razzismo e della xenofobia non finisca per scomparire, sommerso da considerazioni su political correctness and image-building .
Si tratta, infatti, di questioni serie che hanno conseguenze molto concrete per le persone che ne soffrono nonché per l'Unione europea, che si fonda su principi quali l'antirazzismo e la solidarietà transfrontaliera.
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Dopo la ratifica del Trattato di Amsterdam dovremo iniziare a legiferare e preferibilmente dovremo farlo in termini specifici, per non correre il rischio di ritrovarci in situazioni imbarazzanti. Avremo, infatti, bisogno di normative specifiche per ciascun tipo di discriminazione e per ciascun settore politico.
Al riguardo, ho potuto acquisire la necessaria esperienza nei Paesi Bassi, dove mi sono occupato della redazione delle norme in materia di lotta alla discriminazione.
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Dobbiamo riconoscere che questo è un problema totalmente europeo ma che il nostro ruolo non può che essere integrativo poiché la responsabilità principale risiede presso gli Stati membri e le loro società.
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<SPEAKER ID=239 NAME="Van Lancker">
Signor Presidente, a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali vorrei incentrare il mio intervento su quattro temi concreti che rivestono un'importanza speciale al fine di dare contenuti concreti al piano d'azione proposto.
Il primo tema riguarda le opportunità di lavoro per le minoranze etniche.
Nonostante l'assenza di statistiche - fatto, di per sé, molto grave - sulla posizione di tali minoranze nel mercato del lavoro, è più che evidente che esse subiscono discriminazioni particolarmente gravi.
L'alto tasso di disoccupazione, le scarse possibilità di carriera, la situazione lavorativa precaria che caratterizzano questo gruppo di persone non possono essere spiegati soltanto con il loro basso livello d'istruzione.
Da qualche tempo a questa parte l'Unione europea dispone di strumenti tali da consentirle di affrontare questo problema in modo concreto, ricorrendo a direttive sull'occupazione.
Ci fa molto piacere che il «maxi -Consiglio» d'inizio dicembre abbia accolto la raccomandazione del Parlamento e della Commissione affinché, nei piani nazionali per l'occupazione, alla discriminazione delle minoranze etniche sia dedicata un'attenzione affatto speciale.
Noi speriamo che si trovi una formulazione ancora più severa e che possano seguire poi benchmarks nonché promesse concrete e affidabili.
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Il secondo tema riguarda la strategia per le pari opportunità, che l'Unione europea può ulteriormente rafforzare utilizzando i Fondi strutturali e le iniziative comunitarie.
E lo stesso Parlamento europeo ha sempre insistito affinché alla questione delle minoranze etniche fosse riconosciuto un ruolo di rilievo nell'ambito del Fondo sociale europeo.
Speriamo che il Consiglio tenga conto di tale nostra richiesta ed anche che la Commissione riservi una maggiore attenzione all'esigenza della non-discriminazione all'interno delle iniziative comuni future.
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Il terzo tema riguarda la legislazione in materia di lotta alla discriminazione sulla base dell'articolo 13.
Noi speriamo che la Commissione ci sottoponga entro breve tempo una proposta di direttiva che ci permetta di far sentire la nostra voce, tra l'altro, attraverso la giurisprudenza della Corte di giustizia europea.
So bene che per ciò è richiesta l'unanimità del Consiglio, ma sarebbe scandaloso ed incomprensibile se gli Stati membri si opponessero ad una siffatta legislazione.
Ci attendiamo dalla Commissione che, per la sua iniziativa, attinga ampiamente all'esperienza che abbiamo già fatto con la legislazione sulle pari opportunità tra uomo e donna, nonché a tutto ciò che è connesso con aspetti quali azione positiva, discriminazione indiretta e inversione dell'onere della prova.
Soltanto se farà riferimento a tutti questi punti la direttiva potrà essere una buona direttiva.
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Infine, signor Presidente, l'ultimo tema riguarda le parti sociali.
Il dialogo sociale a livello europeo potrebbe riconquistare una buona dose della sua credibilità se si trovasse, finalmente, l'accordo su un codice di condotta per la non-discriminazione sul posto di lavoro.
Auspico che la Commissione europea saprà concretizzare presto il suo piano d'azione in tale direzione.
Attendo con interesse le proposte che ci sottoporrà.
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<SPEAKER ID=240 LANGUAGE="DE" NAME="Heinisch">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l'istituzione di un Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia rappresenta, accanto all'inserimento nel Trattato di Amsterdam della clausola di non discriminazione, un risultato di successo sulla strada della lotta al razzismo.
Tale Osservatorio costituisce per noi un valido aiuto, poiché ci consente, attraverso la rilevazione dei dati, di formarci un'immagine più adeguata dei modi e dell'entità del fenomeno razzista e xenofobo, oltre a darci la possibilità di operare confronti tra gli Stati membri.
Il miglioramento delle informazioni può contribuire a rendere più efficace la lotta contro il razzismo.
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Il piano di azione della Commissione contiene iniziative positive, quali la promozione della cooperazione e del partenariato ad ogni livello e lo sviluppo del mainstreaming .
Ritengo particolarmente significativa la promozione di progetti pilota e di reti, al fine di sollecitare un intenso scambio di esperienze.
Sono necessari progetti innovativi per combattere il razzismo.
Concordo tuttavia con il collega Oostlander sul fatto che il piano d'azione così com'è denota una carenza quanto a proposte concrete e dettagliate.
Lo sviluppo di idee preconcette negative va contrastato già nelle prime fasi dell'educazione, e questo è un compito che spetta a genitori ed insegnanti, sui quali, in quanto educatori, grava una responsabilità notevole.
Il mio impegno con i genitori, durato anni, è sempre stato orientato proprio a questo, a promuovere cioè negli asili e nelle scuole una migliore comprensione reciproca tra le culture.
Le lezioni multiculturali, l'attuazione di progetti nelle scuole e il coinvolgimento attivo dei genitori favoriscono lo sviluppo di una società multietnica e tollerante.
Per questi obiettivi continuerò ad impegnarmi attivamente anche in seguito.
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Alla Conferenza europea sull'articolo 13 del Trattato di Amsterdam, tenutasi a Vienna all'inizio di dicembre - conferenza alla quale ho partecipato - è stato pronunciato un esplicito ammonimento a riconoscere che razzismo e xenofobia minacciano l'Europa.
Secondo i relatori, entrambi i fenomeni sarebbero cresciuti, tuttavia a siffatta grave minaccia non verrebbe tributata l'importanza dovuta.
Il perdurare dei fenomeni di razzismo, xenofobia e antisemitismo e la loro dimensione transnazionale sono allarmanti e rendono sempre più manifesta l'urgenza di un'azione a livello europeo.
È pertanto necessario ratificare velocemente il Trattato di Amsterdam, cosicché, dopo la sua entrata in vigore, si possano presentare disposizioni giuridiche per la lotta contro la discriminazione razziale.
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Non resta, infine, che auspicare di riuscire nel prossimo secolo a creare un clima nel quale il razzismo non trovi più terreno fertile: questa è e rimane una questione decisiva per il futuro dell'Europa.
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<SPEAKER ID=241 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Presidente, il relatore afferma giustamente che la Commissione non dimostra sufficiente concretezza nei suoi piani d'azione.
Forse, tuttavia, anche noi dovremmo fare un esame di coscienza.
Quando si parla di razzismo, siamo tutti sempre pronti a condannarlo, ma potrei citare una serie di argomenti verso i quali, invece, abbiamo un atteggiamento diverso.
Prendiamo, ad esempio, la relazione Schaffner sulla quale abbiamo votato oggi: in questo Parlamento molti, anche a costo di sembrare xenofobi, non sono stati disposti a concedere il voto agli immigrati nelle elezioni locali.
In altri casi, inoltre, abbiamo evitato di approvare documenti che avrebbero conferito ai cittadini di paesi terzi legalmente residenti il diritto alla libera circolazione, e questo è stato un nostro ulteriore fallimento.
Non siamo neppure riusciti ad emettere un parere sulla proposta del gruppo guidato da Simone Veil e, anche in questo caso, per via dello status proposto per i cittadini di paesi terzi.
Si tratta di insuccessi gravi per il Parlamento europeo.
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Quanto al contenuto del paragrafo 8 della relazione Oostlander, che rinvia alla società non razzista di cui alla Carta dei partiti politici europei, anche in questo caso l'evoluzione in atto In Europa non è quella che dovrebbe essere.
A livello europeo sono soltanto il Parlamento, rappresentato dal suo Presidente, e il gruppo ELDR ad avere firmato tale Carta. Eppure è pronta per essere firmata già dal febbraio del 1998.
Perché tutti gli altri partiti europei sono in ritardo?
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Mi rallegra che l'onorevole Oostlander dedichi tanta attenzione alla situazione dei rom , non solo negli Stati membri ma anche nei paesi dell'Europa centrale e orientale.
Si tratta di un argomento che va approfondito con la massima serietà, sia nei rapporti con i paesi candidati, sia nell'ambito delle nostre stesse politiche di asilo e di immigrazione.
In molte situazioni, questo gruppo di persone è chiaramente bisognoso di protezione.
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In conclusione, constato con soddisfazione che il Parlamento, a grande maggioranza, ha approvato oggi un appello rivolto a tutti gli Stati affinché procedano alla firma della Convenzione del Consiglio d'Europa sulle lingue regionali e minoritarie.
Credo che ciò accada per la prima volta e, comunque, rappresenta una grande sfida per tutti noi.
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<SPEAKER ID=242 LANGUAGE="ES" NAME="Mohamed Ali">
Signora Presidente, non usufruirò di tutto il tempo che ho a disposizione perché alcuni degli aspetti che intendevo sollevare sono già stati citati ed approfonditi adeguatamente.
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In effetti, oggi ci occupiamo di una comunicazione della Commissione riguardante il piano d'azione contro il razzismo.
Sfortunatamente, dobbiamo riconoscere che azioni di questo tipo sono essenziali, dato che il razzismo e la xenofobia sono presenti nella nostra vita quotidiana, sia pubblica sia privata.
Per questo motivo penso che occorra lottare costantemente contro questo fenomeno, che va affrontato fin dalle sue origini, lì dove nasce, cresce e si sviluppa.
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Come ho già detto in occasioni precedenti, occorre lottare contro il razzismo già nell'ambito delle relazioni sociali, facendo sì che le istituzioni pubbliche promuovano, in modo permanente, l'interculturalità, l'interrelazione e la conoscenza oggettiva delle altre culture minoritarie.
Da questo può derivare unicamente un arricchimento sociale e culturale e, in nessun caso, un pericolo per l'essenza dello Stato.
Si tratta, quindi, di andare verso una vera convivenza e non verso una mera coesistenza.
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Allo stesso tempo, dobbiamo continuare a denunciare la politica estera dell'Unione europea e degli Stati membri che, quando esiste, si basa spesso su pregiudizi etnici - come nel caso della Bosnia, dell'Albania, eccetera - e non su un vero spirito di cooperazione e di sviluppo, indipendente dall'aspetto strettamente economico.
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Insieme a queste misure di carattere generale - misure che dovrebbero ispirare tutte le politiche portate avanti dall'Unione europea - non dobbiamo scordare di adottare provvedimenti concreti che contribuiscano ad eliminare le discriminazioni razziali.
E' necessario promuovere politiche di «discriminazione positiva» nell'integrazione delle minoranze etniche e culturali.
L'esperienza di «discriminazione positiva» tra le donne dev'essere applicata ad altri gruppi oggetto di discriminazione strutturale.
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Passando ad un altro argomento, vorrei sottolineare che non smetterò mai di denunciare in questa sede, con grande determinazione, una violazione costante del rispetto dei diritti dell'uomo, che si verifica nei commissariati di polizia al momento di determinare i fattori che accompagnano il reato, ponendo ad esempio in relazione il reato con la confessione religiosa o culturale dell'accusato.
Non è raro vedere nei comunicati stampa o nei verbali della polizia espressioni tendenziose o chiaramente razziste e discriminatorie come «aspetto arabo», «aspetto musulmano», «aspetto magrebino», eccetera.
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Ciò rappresenta un chiaro attentato alla dignità delle persone e al rispetto dei diritti fondamentali e per questo motivo dobbiamo combatterlo con tutti i mezzi a nostra disposizione.
Per queste ragioni, è assolutamente necessario mettere a disposizione di tutti i cittadini tutte le risorse giuridiche esistenti in uno Stato di diritto al fine di contrastare atti di razzismo e di xenofobia, facendo sì che le istituzioni pubbliche, nazionali o europee, diffondano informazioni sui meccanismi esistenti per avviare procedimenti legali contro atti di questo tipo e addirittura promuovendo e garantendo il sostegno economico necessario a questo scopo.

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<SPEAKER ID=243 LANGUAGE="DE" NAME="Ceyhun">
Signora Presidente, in qualità di nuovo deputato mi sono fatto procurare i resoconti dei dibattiti sulla xenofobia e il razzismo tenutisi in quest'Aula.
Dall'ingresso del Front National francese, quest'Assemblea ha più volte dovuto discutere di siffatto argomento.
La relazione della prima commissione d'inchiesta sul tema risale al 1985, mente nel 1989 fu nominata una seconda commissione d'inchiesta, in seguito all'ingresso dei repubblicani tedeschi al Parlamento europeo.
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Benché tale problema sia già stato trattato molto seriamente due volte, deve ancora continuare ad essere un argomento di discussione.
Oggi, partiti quali quelli di Le Pen, Haider o Frey registrano risultati elettorali considerevoli in Francia, Austria e Germania, e purtroppo in Europa anni addietro ci sono state numerose vittime di reati a matrice xenofoba e razzista.
Solo ad Amsterdam gli Stati membri hanno reagito alle ripetute richieste e relazioni del Parlamento europeo, e purtroppo, dopo Maastricht, abbiamo perso del tempo prezioso.
Dovremmo tuttavia trarre da ciò le debite conclusioni e dare vita ad una nuova base giuridica volta ad eliminare ogni forma di discriminazione e di razzismo nell'Unione.
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Solo attraverso una politica di pari opportunità riusciremo a superare xenofobia e razzismo.
Per questa ragione non ci si può limitare ai piani d'azione contro il razzismo.
L'armonizzazione delle differenti disposizioni giuridiche all'interno dell'Unione contro i reati di stampo xenofobo e razzista e la promozione di uguali diritti per tutti i cittadini dell'Unione europea dovrebbero essere i nostri prossimi obiettivi.
Solo così riusciremo a realizzare una convivenza pacifica e di pari opportunità per tutti i cittadini europei.
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<SPEAKER ID=244 LANGUAGE="EN" NAME="Hudghton">
Signora Presidente, come il precedente oratore anch'io sono entrato a far parte del Parlamento europeo solo di recente, ma ho avuto il privilegio di rappresentare la commissione per la politica regionale e di parlare ad un seminario antirazzista tenutosi a Bruxelles all'inizio di quest'anno.
Accolgo con favore la relazione Oostlander e quest'ultimo dibattito, come pure il sostegno offerto dal Parlamento europeo alla lotta contro il razzismo.
In qualità di deputati del Parlamento europeo spetta a noi promuovere il rispetto della diversità culturale e della dignità umana: la xenofobia e il razzismo sono presenti purtroppo, in diversa misura, in tutti i nostri Stati membri.
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Nel giugno 1997 la commissione per la politica regionale ha approvato un parere in materia, concludendo che «l'unico modo per garantire progressi reali affrontando i problemi del razzismo, della xenofobia e dell'antisemitismo è di cominciare a diffondere una comune consapevolezza della loro esistenza».
Noi e i nostri colleghi politici, a tutti i livelli, non dobbiamo perciò temere di ammettere che questi problemi esistono anche nei nostri paesi, se vogliamo individuare e applicare misure significative per combattere il razzismo.
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L'articolo F(1) del Trattato di Amsterdam ha introdotto la possibilità di negare il voto ad uno Stato membro colpevole di aver violato i diritti umani.
Questo è un chiaro segno che l'Europa non è più disposta ad accettare violazioni dei diritti umani che provocano pratiche discriminatorie e razzismo.
Tutti i governi degli Stati membri sono responsabili, a livello locale, regionale e statale, della promozione e dello sviluppo di strategie che favoriscano l'integrazione sociale, nel senso più ampio del termine, attraverso iniziative locali e forme di partenariato.
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La mia esperienza a livello locale, nell'ambito dell'amministrazione scozzese, mi ha dimostrato quanto sia importante svolgere quest'opera a tutti i livelli.
Un esempio positivo di iniziativa intrapresa dall'amministrazione locale è rappresentato, nel mio collegio elettorale, dalla partecipazione al consiglio di Tayside per l'uguaglianza razziale.
Organismi di questo tipo possono operare a fianco di associazioni di volontariato e istituzionali ed integrarne le attività; ritengo quindi essenziale sostenere l'opera indipendente delle organizzazioni di volontariato e incoraggiare la cooperazione tra il governo nazionale e quello locale, come pure l'opera della società civile.
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Il dibattito di questo pomeriggio è stato positivo e gli interventi che ho ascoltato dimostrano che questo Parlamento si è chiaramente impegnato ad affrontare il problema del razzismo.
La consapevolezza però ci impone di agire; non possiamo limitarci a parlare.
Un aspetto troppo spesso trascurato è la necessità di affrontare molti dei problemi sociali e culturali che sono alla base del razzismo nelle nostre società.
Essi rappresentano ostacoli imponenti, e sarà necessario agire con decisione e vigore se vogliamo rimuoverli definitivamente.
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Un aspetto essenziale della lotta al razzismo è l'istruzione, fondamentale per indebolire, e nel lungo periodo annientare, il razzismo.
L'istruzione dev'essere impartita a tutti i livelli, e soprattutto a livello base; inoltre, se vogliamo che essa sia efficace nella lotta contro le discriminazioni e il razzismo, occorre garantire un flusso adeguato di informazioni.
A questo proposito, all'Osservatorio di Vienna si dovrebbe conferire un maggiore potere, e noi, in qualità di rappresentanti eletti, dovremmo essere regolarmente informati degli sviluppi e degli studi realizzati in modo da poter coordinare nel modo più opportuno i nostri sforzi in tutta Europa.
<P>
Il mio partito respinge la mentalità provinciale manifestata da alcuni Stati membri durante il Vertice del Consiglio tenuto la settimana scorsa.
La cooperazione e la reciproca comprensione fra tutti gli Stati sono requisiti fondamentali se vogliamo che la lotta contro il razzismo sia efficace, e ciò non sarà possibile se abbandoneremo questi obiettivi a favore di mete anguste e limitate.
L'Europa deve adottare un approccio rivolto al mondo esterno, se vuole sconfiggere il razzismo.
Accolgo con favore lo spirito del Piano di azione, di questa relazione e della risoluzione proposta.
Mi auguro sinceramente che a tutti i livelli si possano avanzare proposte concrete, che diano luogo a progressi significativi in questa lotta.
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<SPEAKER ID=245 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signora Presidente, sono preoccupato per i rinnovati segnali di nazionalismo e tengo ad esprimere tutta la mia riprovazione. Sono convinto che episodi di questo tipo vadano combattuti con la massima fermezza.
Un piano d'azione contro il razzismo può servire a tale scopo.
Tuttavia, il modo migliore per contrastare il razzismo è, a mio parere, quello di agire a livello locale e nazionale.
La diversità delle varie situazioni in ambito comunale, provinciale e nazionale rende necessario un approccio specifico per ciascuna realtà.
Certo, non intendo negare che fenomeni come il razzismo, la xenofobia e l'antisemitismo non finiscono ai confini nazionali.
I singoli Stati europei dovranno, pertanto, collaborare per sensibilizzare i loro cittadini su queste tematiche e per favorire lo scambio di informazioni ed esperienze.
Il Consiglio d'Europa può, in tale contesto, fungere ottimamente da organo sovraordinato, come ha, del resto, dimostrato di saper fare già negli anni scorsi.
<P>
Nel 1995 l'onorevole Oostlander aveva proposto, nella sua qualità di relatore, riflessioni di tenore molto diverso riguardo al livello sul quale si sarebbe dovuto combattere il razzismo.
Allora egli affermò, durante una tavola rotonda su questo tema, che la lotta contro il razzismo può essere diversa da paese a paese e si richiamò al principio di sussidiarietà.
A quell'epoca, egli riteneva che il manuale della lotta contro il razzismo sarebbe stato scritto più a livello nazionale che a livello europeo.
Nella risoluzione odierna, ben poco è rimasto della visione di allora.
Il motivo principale per cui non approvo la risoluzione sono le proposte per una nuova legislazione europea.
Facendo riferimento all'articolo 13 del Trattato sull'Unione europea, così come modificato dal Trattato di Amsterdam, il relatore invita la Commissione a presentare una direttiva contro la discriminazione razziale.
Nell'articolo citato, però, si parla di «misure adeguate», laddove le misure adeguate non corrispondono automaticamente ad una direttiva.
Inoltre, a mio parere l'articolo 13 viene considerato una sorta di articolo costitutivo, fondante a livello europeo, e in quanto tale viene continuamente citato come punto di riferimento.
<P>
Però, stante la sua formulazione, non mi pare che simile interpretazione sia corretta.
Secondo me, inoltre, non c'è bisogno di una costituzione a livello europeo: tutti gli Stati membri hanno già sottoscritto la Convenzione europea sui diritti dell'uomo e hanno già una costituzione.
<P>
Signora Presidente, è sicuramente necessario lottare contro il razzismo.
Pertanto, pur sostenendo convinto tutti i tentativi che vengono intrapresi a tale scopo a livello nazionale ed europeo, ritengo che sarebbe esagerato approvare una normativa a livello europeo in questo campo.
Se saranno accolti i paragrafi in cui si chiede una legislazione di tal genere, sarò purtroppo costretto ad astenermi dal voto.
<P>
<SPEAKER ID=246 NAME="Formentini">
Signora Presidente, colleghi, debbo sottolineare anch'io come le proposte fatte dalla Commissione nel suo piano d'azione siano proposte corrette ma inadeguate.
In effetti questo fenomeno va affrontato colpendo soprattutto le cause che lo ingenerano.
<P>
Oggi probabilmente il razzismo non è così virulento, ma lo è la xenofobia, questa sì.
Ciò è dovuto anche al fatto che le popolazioni mal sopportano le ondate migratorie che poi hanno delle conseguenze disastrose sulle condizioni di vita.
Occorre quindi che la Comunità europea abbia un approccio molto più attivo in materia.
A mio avviso, ad esempio, mentre gli Stati dovrebbero stare molto attenti a come avviene l'immigrazione, bisognerebbe che la Comunità prendesse delle iniziative tendenti, ad esempio, ad organizzare l'ingresso nel territorio di coloro che lo meritano e che ne hanno titolo, mentre si dovrebbero contrastare coloro che non rispondono a tali requisiti.
Lo dico perché, altrimenti, si ingenera nell'opinione pubblica una sorta di insofferenza, che può sfociare anche in episodi di intolleranza nei confronti delle persone.
Occorre quindi un approccio estremamente positivo, non più semplicemente lasciarsi prendere dagli avvenimenti, ma questi avvenimenti cercare di determinarli.
<P>
Oggi è molto probabile che la coscienza popolare sia vaccinata nei confronti dei vecchi fenomeni.
È vaccinata, ma questo probabilmente non basta.
Occorrono anche azioni, e da questo punto di vista l'intraprenderle da parte della Comunità europea è sicuramente un'azione meritoria.
<P>
<SPEAKER ID=247 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signora Presidente, dove ha origine questo razzismo quotidiano, questa xenofobia ora celata, ora palese?
Forse dalla concorrenza all'ultimo sangue sul mercato del lavoro, dai focolai di criminalità, dagli ambienti di vita malsani?
Perché tanta gente guarda altrove quando si commettono abusi?
Perché tanti tollerano le violenze commesse da bande di razzisti?
Il tempo a mia disposizione non può bastare a fornire risposte precise, ma io credo che valga la pena di analizzare i sintomi di questo fenomeno sia nei paesi membri che in Europa.
<P>
In base all'articolo 29 del Trattato dell'Unione, la prevenzione e la lotta contro il razzismo e la xenofobia rientrano nelle competenze europee.
Nel piano di azione della Commissione, che come sottolinea l'eccellente relazione dell'onorevole Oostlander il Partito popolare europeo approva, si intende affrontare con provvedimenti concreti e ancor più decisi le discriminazioni per motivi di razza, provenienza e religione.
Vanno qui sostenuti i progetti pilota, vanno create nuove reti e vanno meglio coordinate fra loro quelle già esistenti, ed i gruppi interessati devono assolutamente collaborare gli uni con gli altri.
La Commissione dovrebbe elaborare una proposta di direttiva contro la discriminazione razziale, dedicando un articolo all'aspetto sociale e a quello dell'occupazione, perché gli effetti dell'ideologia razzista - come dimostra l'autorevole parere della onorevole Waddington, che ha l'appoggio dei membri del PPE facenti parte della commissione per l'occupazione e gli affari sociali - si fanno sentire anche sul posto di lavoro.
<P>
L'integrazione delle minoranze etniche nel mercato del lavoro produce risultati non omogenei.
Nei piani d'azione nazionali, alcuni Stati membri propongono interventi di sostegno, altri limitano la libera circolazione.
Tre aspetti mi stanno qui particolarmente a cuore.
In primo luogo i giovani vanno indotti, a scuola come sul posto di lavoro, a responsabilizzarsi nella lotta contro la xenofobia.
Secondariamente occorre predisporre assieme alle parti sociali un codice di comportamento contro le discriminazioni sul posto di lavoro.
Possiamo qui raccogliere tante esperienze dai vari paesi membri.
Dobbiamo, infine, impegnarci a fondo per coordinare i programmi di azione del Fondo sociale europeo - tra cui ADAPT, NOW, YOUTH, START e URBAN - e parte dei nostri Programmi LEONARDO, GIOVENTU' e SOCRATES in modo che essi possano dare un efficace contributo a questa doverosa lotta al razzismo.
<P>
<SPEAKER ID=248 LANGUAGE="FR" NAME="Nordmann">
Signora Presidente, desidero associarmi all'onorevole Ford in particolare per rendere omaggio all'operato delle varie commissioni del nostro Parlamento ed alla commissione consultiva, presieduta da Jean Kahn.
E' al lavoro di tali istituzioni che dobbiamo i progressi compiuti, negli ultimi dieci anni, nella lotta quotidiana contro il razzismo e la xenofobia condotta dall'Unione europea, nonché l'inserimento di questa lotta fra i principi costitutivi dell'Unione.
A tale riguardo, il Trattato di Amsterdam apporta un contributo di notevole portata.
<P>
Questa lotta contro il razzismo si basa sul principio dell'uguaglianza dei diritti individuali, sulla separazione del pubblico e del privato, sul fatto che nessuna barriera dovuta all'origine del singolo individuo possa frapporsi alla sua affermazione.
La laicità praticata in un certo numero di Stati costituisce certamente il fondamento filosofico più idoneo a garantire tale uguaglianza e tale lotta contro ogni forma di discriminazione.
<P>
Ciò deve invitarci ad un'estrema prudenza nel trattare quelle che vengono definite «discriminazioni positive».
Infatti, il rischio di segregare gli individui nel loro gruppo o nella loro comunità d'origine è forte, e si può arrivare a vere e proprie assurdità, come, ad esempio, quella che figura al punto 13 della relazione Oostlander, laddove si chiede alla Commissione di «presentare al Consiglio e al Parlamento europeo una comunicazione sulla politica che conduce a livello del proprio personale, per garantire un'equa rappresentanza dei gruppi razziali ed etnici minoritari».
<P>
Signora Presidente, immagini le difficoltà che dovremo affrontare il giorno in cui, per un particolare problema di assunzione, una persona qualificata si sentisse dire che vi sono già troppi ebrei, troppi neri - o troppo pochi - fra il personale della Commissione, per cui la sua candidatura viene respinta.
Il concetto di «discriminazione positiva» è assurdo.
Occorre riconoscere i diritti individuali e non portare avanti, col pretesto della lotta al razzismo ed alla xenofobia, un discorso di ghettizzazione degli individui.
<P>
<SPEAKER ID=249 NAME="Novo">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, Signor Commissario, mi esimo dall'analisi di questioni già affrontate da altri e che hanno raccolto ampio consenso, quali il piano d'azione o la sua limitata valenza innovativa, la necessità di varare progetti in partenariato reale e diversificato, l'urgenza di avere una visione integrata della lotta al razzismo, la necessità di istruzione o di campagne di sensibilizzazione ed informazione nonché la necessità di valutare i progressi legislativi a livello degli Stati membri o l'urgenza di garantire una reale assistenza a livello giuridico alle vittime.
<P>
Gli specifici provvedimenti previsti in materia di occupazione, il miglior utilizzo del Fondo sociale europeo o una politica abitativa diversa che impedisca il costituirsi di ghetti sono misure certamente molto importanti ma che potranno avere un'efficacia assai limitata alla luce di recenti studi dai quali emerge il dato di un preoccupante ed emblematico atteggiamento di xenofobia anche fra la stessa popolazione europea.
<P>
La situazione potrebbe aggravarsi qualora non comprendessimo che alla base di questi atteggiamenti vi sono le politiche economiche neo-liberiste generatrici di instabilità, disoccupazione, emarginazione e povertà, cause oggettive del proliferare di razzismo e xenofobia.
Ritengo che la relazione in esame non abbia debitamente affrontato tale questione; mi sembra anzi che rappresenti un'occasione mancata per conoscere, di fatto, la reale dimensione del problema e per modificare quelle politiche che fomentano xenofobia e razzismo.
<P>
<SPEAKER ID=250 LANGUAGE="DE" NAME="Wolf">
Signora Presidente, l'onorevole Thomas Mann ha formulato una giusta domanda, che noi tutti dovremmo porre a noi stessi: dove ha origine il razzismo?
E aggiungo subito la seconda questione, anch'essa appena posta: si è detto che abbiamo compiuto grandi progressi nella lotta contro il razzismo.
Io penso che si debba essere assai più prudenti, perché il razzismo è aumentato, e continua ad essere pericolosissimo.
La violenza razzista sulle nostre strade continua.
Che qua e là essa appaia in calo - come può darsi risulti dalle statistiche di qualche paese - può essere dovuto ai criteri di valutazione adottati per il fenomeno sommerso.
Dobbiamo insomma chiederci veramente dove nasce il razzismo, un problema oggi così pressante per la nostra Europa.
<P>
Secondo me la domanda è in effetti duplice.
C'è una correlazione con la disoccupazione diffusa, con la politica dell' «ognuno per sé», con l'inasprimento della concorrenza che abbiamo sostenuto per questi ultimi quindici o vent'anni?
C'è una correlazione con la storia d'Europa? Una storia intesa come storia di colonialismi, di imperialismi, come storia di questo secolo; la storia delle guerre tedesche, del razzismo tedesco in Europa.
Credo che, se non riguardiamo a questa storia e non la riesaminiamo, continueremo a ricadere nel medesimo errore, quello di adottare una miriade di piccoli provvedimenti che non spostano però i termini del problema.
Non possiamo comportarci così.
E' nostro dovere ricordare, ed è nostro dovere affrontare i problemi in modo concreto.
<P>
<SPEAKER ID=251 LANGUAGE="EN" NAME="Paisley">
Signora Presidente, il suo predecessore ha augurato Buon Natale ai deputati.
Il Natale è un momento in cui ci dev'essere pace per giovani e bambini.
Quest'Aula si illude che l'Irlanda del Nord abbia ottenuto la pace, ma non è così.
<P>
In Irlanda del Nord esiste un ente finanziato e sponsorizzato dal governo, il FAIT (famiglie contro l'intimidazione e il terrore).
La relazione che ha pubblicato di recente è sconcertante.
Dalla firma dell'accordo di Belfast - mi spiace di non avere il tempo di leggervi la relazione per esteso - soltanto il mese scorso 95 minori (di età variante fra i tre mesi e i 18 anni) sono stati oggetto di intimidazioni.
La relazione dice, inoltre, che ci sono stati casi di famiglie allontanate dalle proprie case e dalla provincia in cui vivevano.
Sono state denunciate gravi aggressioni, a colpi di accetta e martello; la relazione ci informa che nel mese di novembre si sono verificati ben 150 incidenti di questo tipo.
Si tratta di una situazione assai diffusa in cui sono coinvolte le formazioni paramilitari dei lealisti, l'UVF e l'UDA, e quelle dei repubblicani, cioè l'IRA.
Per quale motivo?
Perché abbiamo accelerato il rilascio dei prigionieri; e lo stesso ente ha rivelato che nelle strade di Belfast sono proprio gli individui rilasciati grazie a questo piano, che avrebbe dovuto portarci la pace, ad organizzare questi episodi di violenza.
<P>
E' giunto il momento che il governo e questo Parlamento affrontino la realtà.
Vorrei poter dire che i ragazzi e le ragazze del mio paese trascorreranno un felice Natale; so invece che alcuni di loro saranno nel mirino di questi terroristi.
<P>
<SPEAKER ID=252 LANGUAGE="DE" NAME="Habsburg-Lothringen">
Signora Presidente, si è parlato già molto della questione, e in particolare della relazione Oostlander.
L'onorevole Oostlander ha lamentato l'eccessiva lentezza dei progressi nella lotta contro il razzismo e la xenofobia.
Noi però non dovremmo dimenticare che in ogni campo di attività del Parlamento europeo è in realtà possibile prendere provvedimenti atti a contrastare questi agghiaccianti fenomeni.
Credo che in particolare un capitolo della relazione Oostlander, quello cioè che tratta le misure di politica estera, abbia grande rilevanza.
Ai nostri confini c'è un paese del quale di recente ci siamo occupati molto, e per il quale molto abbiamo parlato di aiuti, un paese in cui il razzismo mostra oggi un volto che supera la nostra immaginazione: la Russia.

Purtroppo ne discutiamo troppo poco, eppure ci sarebbero infiniti casi di cui parlare.
<P>
Nell'ultima seduta plenaria del Parlamento abbiamo trattato, tra i problemi di attualità, la vicenda del Generale Makasciov, membro del Comitato centrale del Partito comunista, che ha condotto parte della sua campagna elettorale all'insegna del motto «fate fuori gli ebrei», senza venir per questo mai censurato - come sarebbe stato doveroso - dalla Duma di cui è membro.
Penso che un tale comportamento sia assai preoccupante, in specie se si pensa che in quel paese vivono minoranze delle quali molti di noi non hanno forse mai sentito parlare.
Siccome ritengo che sia importante che se ne parli, permettetemi di citare uno o due casi.
<P>
Un esempio è quello della minoranza ebrea - e mi ricollego alle esternazioni del Generale Makasciov - che vive oggi nel cosiddetto territorio autonomo ebreo.
Questa minoranza è stata in parte deportata nel 1927 e poi di nuovo all'inizio degli anni '30.
Oggi i suoi appartenenti vivono nel Birobijan o territorio autonomo ebreo, lungo la sponda settentrionale dell'Armur.
Stando a scrittori dell'epoca, si trattava di una regione talmente selvaggia e inospitale che, prima del suo ripopolamento con migliaia gli ebrei, nei suoi 36.000 chilometri quadrati abitavano solo 1.192 persone: coreani, kazaki e tungusi , in gruppi peraltro sempre più sparuti per il clima impossibile.
Oggi il territorio è popolato dagli ebrei a suo tempo deportati, e la rivista più importante pubblicata localmente è redatta in yiddish .
Credo che quando accade che qualcuno come il Generale Makasciov si esprime in simili termini, sia proprio quello il momento di non dimenticare questa gente, che vive così isolata, la cui esistenza è davvero in pericolo.
<P>
Permettetemi di aggiungere una seconda breve osservazione.
La Russia che permette cose simili è la stessa che negli ultimi 150 anni ha sradicato completamente e per ben due volte un'etnia, quella dei ceceni.
L'intero gruppo etnico è stato cacciato dalla sua terra, e vi è sempre ritornato. I risultati sono davanti ai nostri occhi.
Quindi anche in politica estera possiamo fare qualcosa per opporci a queste continue manifestazioni di razzismo.
<P>
<SPEAKER ID=253 LANGUAGE="FI" NAME="Ryynänen">
Signora Presidente, anche se l'Unione europea - e in particolare questo Parlamento - hanno formulato ripetutamente risoluzioni e adottato relazioni per combattere il razzismo e la xenofobia, purtroppo i progressi - se mai ce n'è stati - sono limitati, come si evince dagli interventi precedenti.
E' tempo dunque di agire in modo più determinato ed efficace sia a livello nazionale che a livello dell'Unione per prevenire ogni forma di discriminazione e aumentare lo spirito di tolleranza.
E' questo il motivo per cui la relazione Oostlander e il piano d'azione della Commissione sono particolarmente benvenuti al pari della legislazione che ha fatto seguito alla ratifica del Trattato di Amsterdam.
<P>
La lotta contro il razzismo deve divenire parte integrante delle altre politiche dell'Unione, inclusa quella delle relazioni esterne e dell'ampliamento a nuovi paesi membri.
Concordo con il relatore sul fatto che vi deve essere un unico Commissario responsabile del coordinamento delle azioni volte a combattere il razzismo.
Del pari, e in sintonia con il relatore, desidero sottolineare la fondamentale importanza che le attività d'informazione e di comunicazione rivestono nella strategia di lotta al razzismo.
L'informazione deve essere adattata a tutte le parti interessate.
La lotta al razzismo deve coinvolgere tutti gli attori, in uno spirito di ampia collaborazione.
Grazie alle loro reti, molte organizzazioni non governative rappresentano degli attori dinamici che vale la pena di sostenere nei loro sforzi tesi a promuovere la tolleranza.
<P>
A mio avviso, è stata attribuita troppo poca attenzione al grande significato che rivestono i programmi dell'Unione europea rivolti ai giovani per favorire la conoscenza e la comprensione reciproche, strumenti questi che consentono di lottare contro la xenofobia.
Nel momento in cui si stanno rinnovando tali programmi è importante sottolineare l»importanza dell'interazione e della tolleranza per conseguire gli obiettivi previsti dai programmi stessi.
Ritengo pertanto che il Consiglio debba sostenere il Parlamento nei suoi sforzi tesi a consentire a un numero maggiore di giovani di partecipare a tali iniziative, in quanto l'esperienza personale - ad esempio con l'ausilio di programmi di scambio scolastici - offre l'opportunità di superare i pregiudizi e di vivere la differenza come una fonte di arricchimento.
<P>
<SPEAKER ID=254 LANGUAGE="EL" NAME="Papayannakis">
Signora Presidente, anche'io desidero esprimere compiacimento sia per l'intenzione della Commissione di intraprendere un'azione legislativa contro il razzismo, sia per le parole pronunciate dagli onorevoli Ford e Oostlander.
Mi sia consentito sottolineare, signora Presidente, due punti, il primo dei quali riguarda l'ampliamento.
Credo che, nell'ambito degli sforzi compiuti dalla Commissione e da noi stessi, nel preparare l'ampliamento si debba ora stare attenti affinché nella procedura di preadesione ci si sforzi seriamente di ridurre i problemi connessi a razzismo, xenofobia e fenomeni simili nei paesi candidati, in modo da evitare di importare nell'Unione problemi a noi ben noti sia tramite i profughi provenienti da quelle nazioni che per mezzo di coloro che già vivono nei nostri territori.
Ad esempio, conosciamo bene il problema degli zingari in Grecia, per non parlare di quello degli zingari provenienti dalla Repubblica ceca e da altri paesi candidati - problemi che desidero mettere in evidenza in questa sede.
<P>
Il secondo punto, signora Presidente, riguarda il Commissario; vorrei sottolineare che sinora la suddivisione delle competenze tra i Commissari si è fondata sul potere economico, cioè l'elemento primordiale dell'Unione, se si vuole.
L'Unione, però, diventa sempre più politica e sociale; pertanto, se vogliamo dotarci di una politica seria per combattere il razzismo, abbiamo bisogno di quel che gli inglesi chiamano «follow-up», ovvero di dare un seguito alle nostre azioni. Serve un Commissario che funga da «ministro» del monitoraggio sull'applicazione della normativa contro il razzismo.
Credo che ciò avrebbe un'efficacia eccezionale e maggiore di quanto sinora detto dagli onorevoli colleghi.
<P>
<SPEAKER ID=255 NAME="Amadeo">
Signora Presidente, la discussione di oggi si iscrive all'indomani del dibattito sui diritti dell'uomo e in piena celebrazione dei cinquant'anni della solenne Dichiarazione universale di questi diritti, nati con la Rivoluzione francese e cresciuti con l'evolversi della nostra civiltà, e di esso, a mio avviso, rappresenta il debito corollario.
<P>
Nei cambiamenti epocali che la società contemporanea sta attraversando, uno spettro aleggia sull'Europa e rischia di produrre effetti perversi se non viene dovutamente gestito: la mondializzazione.
Questa realtà che attira e spaventa la nostra Europa, pur ricca delle sue diversità di tradizioni, movimenti e lingue, potrebbe ingenerare - e spesso lo ha già fatto - la paura dell'altro, del differente, incrementando i fenomeni razzisti e quelli xenofobi, che per essere finalmente superati, hanno bisogno, da una parte, di una campagna di sensibilizzazione dell'opinione che possa sostenere e incrementare l'informazione dei cittadini e, dall'altra, di un vero e proprio rafforzamento culturale che ribadisca l'identità europea come valore.
<P>
Perciò, al di là delle estrinsecazioni pratiche del piano di azione contro il razzismo, che dobbiamo qui denunciare, piano che espone poche proposte concrete proprio sugli obiettivi che intende perseguire e sui finanziamenti di cui intende dotarsi, sarebbe necessario che gli Stati membri sostenessero la lotta, ormai consolidata, alle discriminazioni razziali e concretizzassero l'accettazione dei gruppi minoritari con una serie di iniziative politiche e pedagogiche nei settori dell'occupazione, dell'educazione, della salute, della sicurezza sociale, del diritto d'alloggio e dei servizi pubblici e privati.
<P>
Nel momento in cui la società europea si apre a nuove esigenze e bisogni, le discriminazioni razziali, il razzismo e la paura del diverso potranno essere combattuti e vinti se avremo insegnato ai nostri figli che non basta essere europei in virtù della cittadinanza che si possiede di questo o di quel paese europeo, ma che si diventa europei imparando a rispettare le diversità, valore che più onora il nostro vecchio Continente.
<P>
<SPEAKER ID=256 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signora Presidente, per cominciare vorrei rispondere alle osservazioni dell'onorevole Paisley.
Avendo svolto in passato attività politica nell'Irlanda del Nord, mi permetto di dissentire fortemente dalle sue conclusioni sul processo di pace.
Quella odierna è l'occasione migliore che l'Irlanda del Nord abbia mai avuto per sanare le sue gravi fratture e per assicurare una pace permanente.
Tuttavia, pur dissentendo dall'approccio dell'onorevole Paisley, condivido le sue osservazioni su quanto affermato dal FAIT - un'organizzazione che abbraccia comunità diverse e di cui fa parte anche mio fratello - che denuncia i terribili misfatti perpetrati dalle formazioni paramilitari.
Constato con rammarico che le autorità dell'Irlanda del Nord reagiscono alle attività di tali formazioni con un silenzio assordante, soprattutto per ciò che riguarda le intimidazioni, le azioni punitive eccetera.
Non dobbiamo ignorarle.
<P>
E adesso passo alla relazione.
Sulla scia del Trattato di Amsterdam, è importante rafforzare la nostra lotta contro il razzismo e la xenofobia.
Accolgo quindi entrambe queste relazioni e in particolare condivido le conclusioni dell'onorevole Oostlander: il piano della Commissione gronda retorica ma è piuttosto carente in termini di azioni concrete.
Sostengo la proposta dell'onorevole Oostlander di assumere iniziative politiche e formative per favorire l'integrazione delle minoranze nelle società degli Stati membri.
Ogni Stato membro ne ha bisogno, compreso il mio, in cui devo constatare con rammarico la diffusione del razzismo e della xenofobia, soprattutto nei confronti dei profughi.
<P>
<SPEAKER ID=257 NAME="Pinheiro">
. (EN) Vorrei, innanzitutto, ricordare il lavoro svolto dal Parlamento europeo nel corso del 1998 e degli anni precedenti, nella lotta contro il razzismo, la xenofobia e l'antisemitismo, all'interno e all'esterno dell'Unione europea.
Nel 1998 abbiamo realizzato grandi progressi nei nostri sforzi congiunti per innalzare sempre più il profilo della lotta europea contro il razzismo.
Permettetemi di ricordare alcune delle tappe fondamentali raggiunte quest'anno.
<P>
Nel mese di marzo, la Commissione ha presentato il proprio piano di azione contro il razzismo, a ottobre la Rete europea contro il razzismo.
Nel 1998 anche il Centro di monitoraggio europeo sul razzismo e la xenofobia ha avviato la propria attività.
Quest'anno, inoltre, la Commissione ha lavorato intensamente per preparare il terreno all'entrata in vigore dell'articolo 13 del nuovo Trattato.
Soltanto due settimane fa a Vienna si è svolta una conferenza importante, nel corso della quale il Commissario Flynn ha confermato l'intenzione di presentare, subito dopo la ratifica del Trattato di Amsterdam, un pacchetto di proposte per la lotta alle discriminazioni; esse avrebbero incluso una direttiva quadro riguardante, in generale, ogni tipo di discriminazione nell'occupazione, e una direttiva volta specificamente ad affrontare le discriminazioni razziali e a proporre un piano d'azione contro la discriminazione. Tale piano dovrebbe rafforzare la cooperazione con gli Stati membri e la società civile, ponendo un accento particolare sia su forme di partenariato e su una fitta rete di collaborazione, che sull'approfondimento delle conoscenze e sulla diffusione della prassi migliore in ogni parte dell'Unione europea.
<P>
Infine, nel contesto del mainstreaming propugnato dalla Commissione nel suo piano d'azione, vorrei ricordare che gli orientamenti del 1999 per le politiche occupazionali degli Stati membri, proposti in ottobre e approvati lo scorso fine settimana al Vertice di Vienna, richiedono un mercato del lavoro aperto a tutti e contengono un riferimento esplicito alla necessità di affrontare le specifiche difficoltà del mercato del lavoro con cui si confrontano le minoranze etniche.
In relazione a ciò, l'anno prossimo presenteremo una nuova iniziativa comunitaria come parte della riforma dei Fondi strutturali.
Intendiamo avviare una nuova iniziativa per le risorse umane, incentrata sulla cooperazione transnazionale e volta a combattere le discriminazioni e le sperequazioni nel mercato del lavoro.
<P>
Il 1998 è stato un anno importante di preparazione e consultazione nella lotta contro il razzismo.
Sulla base di questo lavoro, la Commissione intende presentare proposte legislative per combattere le discriminazioni razziali nel 1999.
Ci auguriamo di continuare a ricevere il vostro sostegno.
<P>
<SPEAKER ID=258 NAME="Presidente">
Grazie, Commissario Pinheiro.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 9.00.
<P>
<CHAPTER ID=10>
Trasporto fluviale di merci pericolose
<SPEAKER ID=259 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0435/98), presentata dall'onorevole McMahon a nome della commissione per i trasporti e il turismo, sulla proposta di direttiva del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose per via navigabile interna (COM(97)0367 - C4-0449/97-97/0193(SYN)).
<P>
<SPEAKER ID=260 NAME="McMahon">
Signora Presidente, questa relazione riguarda il trasporto di merci pericolose sul Reno e sul Danubio.
Al momento la Commissione europea è impegnata a Ginevra in discussioni con la Commissione centrale per la navigazione del Reno e con gli altri Stati membri, nell'ambito di un accordo internazionale.
L'obiettivo della legislazione oggetto del dibattito di questa sera è di armonizzare le norme nazionali ed internazionali sul trasporto di merci pericolose per via navigabile interna con la legislazione in vigore per strade e ferrovie.
<P>
La mia relazione descrive nei dettagli l'uso e il funzionamento delle vie navigabili interne, ma vorrei concentrarmi su alcuni degli aspetti principali dei regimi che regolano il funzionamento di questo tipo di trasporto.
Attualmente soltanto il fiume Reno applica norme internazionali vincolanti per le vie navigabili interne.
E' opportuno che questo dibattito abbia luogo a Strasburgo poiché questa città è attraversata dal Reno, una delle principali arterie europee.
La Commissione centrale per la navigazione del Reno fu istituita nel 1818 - primo ente transnazionale entro i confini dell'attuale Unione europea - e rappresenta un modello di cooperazione intergovernativa.
<P>
Ho visitato il sontuoso palazzo della Commissione del Reno, dove un tempo, subito dopo l'unificazione della Germania nel 1871, risiedette il Kaiser Guglielmo.
Mi ha piacevolmente sorpreso apprendere le norme che regolano il funzionamento della Commissione del Reno.
In occasione dell'ultima tornata ho navigato su una delle chiatte che trasportano petrolio e gas naturale.
A questo proposito vorrei sottolineare il grande successo ottenuto dalla commissione per i trasporti e il turismo, che ha coinvolto nei suoi lavori non solo la Commissione del Reno ma anche la sua controparte per il Danubio.
Il successo del Reno in questo tipo di trasporto è stato un tema ricorrente nelle sedute di Bruxelles.
Il messaggio che è stato trasmesso chiaramente è che la Commissione del Reno dispone di una buona legislazione.
Per il futuro quindi dovremmo basarci sulle sue norme e sul cosiddetto regolamento ADNR.
<P>
Attualmente la Commissione sta negoziando la revisione delle norme che regolano il trasporto per via navigabile interna.
Credo che le raccomandazioni di Ginevra siano insufficienti, e debbano invece adeguarsi alle norme attualmente applicate per il Reno.
La proposta della Commissione per un accordo finale è ancora in corso di negoziazione, e presumibilmente ci vorrà ancora un po' di tempo.
La Commissione ritiene che la sua proposta vada applicata a tutte le vie navigabili interne, non solo al Reno e al Danubio ma anche a quelle dell'Europa orientale.
Sarebbe una misura realizzabile e proficua, ma poiché la Commissione del Reno è il leader mondiale del settore, credo che debba essere la sua legislazione a prevalere.
A mio avviso sarà possibile elaborare un insieme di norme coerente, pratico e funzionale soltanto quando il nuovo accordo ADN sarà finalmente concordato e armonizzato con le attuali proposte per il Reno.
Nei nostri tentativi di armonizzare gli standard all'interno della Comunità (e anche oltre i suoi confini) dobbiamo far tesoro dei successi del Reno.
<P>
In questa prospettiva, sono stati presentati parecchi emendamenti alla relazione.
Ho sostenuto volentieri i suggerimenti avanzati dalla onorevole Langenhagen.
Capisco che la Commissione non gradisca particolarmente il riferimento ad un periodo di transizione, ma finché non raggiungeremo un accordo sulla legislazione definitiva, è importante avere un periodo di transizione.
Accoglierò con piacere i commenti che la Commissione vorrà eventualmente includere nella sua risposta alla mia relazione.
Non mi sembra che questo parere presenti difficoltà insormontabili.
La commissione per i trasporti e il turismo l'ha anzi sostenuto all'unanimità, e non mi sembra che siano stati presentati emendamenti dai deputati.
In seno alla commissione si sono avuti interessanti scambi di opinioni, e ho cercato di tener conto dei diversi punti di vista nell'elaborare la mia relazione.
<P>
Queste erano le principali osservazioni che desideravo fare.
Seguirò il dibattito con interesse e sarò particolarmente attento ai commenti dei pochi deputati che sostengono con entusiasmo il trasporto di merci per via navigabile interna.
E' un mercato in crescita.
In effetti, la città di Strasburgo, e il suo porto in particolare, attraversano un periodo di notevole espansione.
Le vie navigabili interne permettono di trasportare merci in maniera economica e sicura dal punto di vista ambientale, e ciò vale soprattutto per le merci pericolose.
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<SPEAKER ID=261 LANGUAGE="DE" NAME="Langenhagen">
Signora Presidente, come abbiamo sentito, la proposta della Commissione intenderebbe creare, attraverso una direttiva quadro, una normativa europea sul trasporto di merci pericolose per via navigabile interna, ed io vorrei sottolineare espressamente le dichiarazioni dell'onorevole McMahon.
La creazione di una nuova normativa unitaria in materia è necessaria, e pertanto va accolto con favore il fatto che si giunga ad una regolamentazione.
Al momento viene applicata, con effetto giuridico limitato, una specifica raccomandazione della Commissione economica per l'Europa in seno alle Nazioni Unite, che riguarda il trasporto internazionale di merci pericolose per via navigabile interna, ma si riferisce unicamente al passaggio da uno Stato membro all'altro e non al trasporto a livello nazionale.
Come abbiamo sentito, si sta discutendo a Ginevra della trasformazione di questa raccomandazione internazionale in un accordo formale.
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Del pari trova applicazione per la principale via navigabile interna d'Europa, il Reno, che scorre proprio qui davanti alle porte di Strasburgo, il regolamento per il trasporto delle sostanze pericolose sul Reno, elaborato dalla Commissione centrale per la navigazione del Reno.
Per procedere verso una maggiore omogeneità legislativa ci sono tre opzioni, e noi dobbiamo sceglierne una.
La prima opzione sarebbe quella di accettare l'attuale proposta della Commissione con tutti i punti deboli che essa presenta.
Si tratta di un'opzione inadeguata.
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La seconda possibilità consisterebbe nel tenere in sospeso la proposta della Commissione fino alla conclusione delle trattative per l'accordo internazionale che sostituisca l'attuale raccomandazione.
La terza opzione, quella da me caldeggiata, prevede una soluzione transitoria, e cioè che fino all'entrata in vigore dell'accordo internazionale - considerando che tale nuovo accordo non potrà essere concluso, anche a voler essere ottimisti, prima di tre anni - ci si impegni a proseguire nell'armonizzazione delle normative nazionali.
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Le basi giuridiche da adottarsi per la relativa direttiva quadro dell'Unione sono gli allegati al regolamento del Reno, con il loro complesso contenuto tecnico, che già oggi costituiscono in diversi Stati membri dell'Unione l'elemento di riferimento per le normative nazionali.
Una volta entrato in vigore il nuovo accordo internazionale, la Commissione ci presenterà una nuova proposta di direttiva.
Quindi questa soluzione transitoria ha una serie di effetti positivi, in quanto evita che sulla via d'acqua interna più importante d'Europa trovino applicazione due norme parallele, cioè la raccomandazione internazionale e il regolamento del Reno, ed evita di conseguenza che chi naviga su vie d'acqua interne debba dotarsi di due certificati, uno della Commissione del Reno e l'altro dell'Unione.
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La soluzione transitoria consente di armonizzare interamente le due normative esistenti, e pertanto chiedo che si vogliano appoggiare la relazione e gli emendamenti, accettati all'unanimità dalla commissione per i trasporti e il turismo.
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<SPEAKER ID=262 LANGUAGE="SV" NAME="Stenmarck">
Signora Presidente, desidero in primo luogo ringraziare il relatore McMahon per l'importante lavoro svolto con la presente relazione.
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Negli ultimi anni, l'Unione europea ha compiuto grandi sforzi per rendere più sicuro il trasporto di merci pericolose.
Tutto ciò riveste la massima importanza, in parte perché si tratta spesso di merci che richiedono un trattamento improntato a grande cautela, in parte perché è altrettanto importante assicurare il regolare funzionamento del mercato interno.
Ciò presuppone l'esistenza, in una serie di settori, delle stesse norme nei vari paesi, e che tali norme consentano di transitare agevolmente alle frontiere; in assenza di tali norme, le difficoltà ai posti di confine continueranno a sussistere ancora per molti anni.
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Nell'ambito della navigazione interna, a breve termine questo risultato può essere garantito facendo uso della Convenzione sul Reno, oppure di ciò che è noto con il nome di accordo ADNR.
Tale accordo, firmato nel 1972 e riveduto nel 1985, oggi disciplina unicamente il traffico fluviale sul Reno, ma potrebbe essere applicato anche ad un contesto più ampio.
A questo accordo potrebbe subentrare l'accordo ADN, una volta pronto.
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In una serie di discussioni, non solo in questo Emiciclo ma anche in commissione per i trasporti e il turismo, abbiamo chiesto se le stesse norme di cui ci dotiamo oggi a livello di Stati membri dell'Unione possano essere applicabili anche agli Stati di imminente adesione, ossia ai paesi che, pur non facendo ancora parte dell'Unione, vi aderiranno in tempi auspicabilmente brevi.
Abbiamo inoltre richiesto che tali norme possano essere applicabili anche al traffico verso paesi terzi.
Ho ricevuto assicurazioni al riguardo: anche il Commissario Neil Kinnock ha risposto in senso affermativo.
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Così come già accaduto in passato nel caso di strade, ferrovie e navigazione marittima, ora queste esigenze si presentano anche per le vie di navigazione interna.
Nei negoziati di adesione ora in corso, per esempio, viene chiesto ai paesi candidati di adeguarsi agli standard in vigore per gli Stati membri.
Mi pare un fatto molto positivo, che contribuirà a rendere i trasporti molto più sicuri rispetto ad oggi in tante regioni d'Europa.
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<SPEAKER ID=263 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signora Presidente, condivido lo spirito che anima la direttiva.
E' importante armonizzare le norme nazionali e internazionali relative al trasporto di merci per via navigabile interna, come abbiamo fatto nel settore dei trasporti su strada e per ferrovia.
Nella nostra azione sarà estremamente importante garantire la sicurezza e la concorrenza leale.
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Vorrei comunque esprimere il mio pieno sostegno al relatore.
L'onorevole McMahon ha perfettamente ragione di preoccuparsi per la pletora di certificati che si renderanno necessari.
La conseguenza sarà non una duplicazione ma addirittura un'inutile triplicazione, un aumento della burocrazia e, cosa ancora più preoccupante, della confusione.
Vorrei quindi sostenere i suoi emendamenti che mirano a riconciliare i diversi approcci.
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<SPEAKER ID=264 NAME="Pinheiro">
Desidero ringraziare la commissione per i trasporti e il turismo e soprattutto il relatore, onorevole McMahon, per il suo prezioso contributo al miglioramento della proposta della Commissione sul trasporto di merci pericolose per via navigabile interna.
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La Commissione può accettare la conclusione principale della relazione dell'onorevole McMahon, ossia che la legislazione comunitaria dovrà basarsi sul futuro accordo ADN.
Il punto su cui dissentiamo, però, è il modo di raggiungere tale meta.
Mentre nella sua relazione l'onorevole McMahon considera necessaria una soluzione temporanea basata sull'accordo del Reno, alla Commissione ciò sembra poco pratico e addirittura inutile.
L'accordo ADN potrebbe essere pronto già nel 2000 e quindi, con ogni probabilità, assai prima gli Stati membri applichino la soluzione temporanea che viene suggerita.
<P>
Naturalmente - come è stato osservato - la Commissione può assicurare che il futuro accordo ADN raggiungerà lo stesso livello di sicurezza dell'accordo del Reno, poiché l'allegato I del futuro accordo ADN rispetterà i requisiti del Reno.
Per garantire che in futuro l'allegato I dell'accordo ADN, nel processo di adattamento al progresso tecnico, resti in linea coi requisiti del Reno, la Commissione potrebbe accettare un riferimento esplicito nell'articolo 8.
<P>
Di conseguenza, gli emendamenti nn. 2, 3, 7 e 8 vanno respinti, in quanto introdurrebbero una soluzione temporanea, rendendo necessaria una nuova direttiva per applicare il futuro accordo ADN.
Sono lieto di poter dire comunque che la Commissione è in grado di accettare gli altri emendamenti, ovvero gli emendamenti nn. 1 e 6 e, nello spirito, gli emendamenti nn.
4 e 5 poiché mirano ad applicare in tutta la Comunità europea l'accordo ADN.
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<SPEAKER ID=265 NAME="Presidente">
Grazie, Commissario Pinheiro.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 9.00.
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<CHAPTER ID=11>
«Legiferare Meglio», relazione 1997
<SPEAKER ID=266 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:
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(A4-0498/98), presentata dalla onorevole Vallelersundi a nome della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini, su un progetto di accordo interistituzionale sulla qualità redazionale dei testi legislativi, -(A4-0460/98), presentata dall'onorevole Cot a nome della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini, sulla relazione della Commissione al Consiglio europeo - Legiferare meglio 1997 (COM(97)0626 - C4-0656/97).
<SPEAKER ID=267 NAME="Estevan Bolea">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, intervengo in sostituzione della collega di delegazione e di gruppo, onorevole Ana Palacio, relatrice della relazione sull'accordo interistituzionale sulla qualità redazionale dei testi legislativi.
Oltre a presentare la sua relazione, esprimerò la posizione del Partito popolare europeo riguardo all'altra relazione, presentata dall'onorevole Cot, oggetto di questa stessa discussione, che è «Legiferare meglio 1997».
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Queste due relazioni mi sembrano assai opportune visto che, signor Commissario, onorevoli colleghi, viene ribadito costantemente che l'Unione europea, la Commissione europea, deve cercare di legiferare meno e legiferare meglio.
Soprattutto legiferare meglio.
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La prima cosa da sottolineare è che, pur sembrando fondamentalmente tecnica, la discussione di oggi è di grande attualità politica e di grande interesse per i cittadini.
In termini generali, la complessità che caratterizza le società avanzate come le nostre si riflette nella legge come strumento di organizzazione sociale.
Le società moderne non sono omogenee, sono conflittuali e continuamente condizionate da fattori di cambiamento di ordine economico, tecnologico e ambientale.
Tali società, nel loro funzionamento democratico, ricercano costantemente nuovi equilibri.
Allo stesso tempo, le forme tradizionali di organizzazione sociale si indeboliscono e, in mancanza di soluzioni spontanee dei conflitti, la norma giuridica diventa il principale regolatore sociale, infinitamente moltiplicabile e multiforme: così, la legge può stabilire una norma, ma può anche determinare la creazione di un ente pubblico, una spesa dello Stato, eccetera.
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Oltre a problemi generali di questo tipo, il sistema giuridico comunitario si distingue per il suo carattere relativamente nuovo - è veramente innovativo a livello mondiale - e per la struttura della sua elaborazione, che è ancora contraddistinta dal carattere in gran parte intergovernativo della presa di decisioni in seno al Consiglio.
Questo è un punto cruciale, signor Commissario.
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La Comunità costituisce un nuovo sistema di diritto caratterizzato da elementi presi a prestito dai sistemi nazionali (pick and choose ).
La norma del diritto comunitaria può essere composta e, pertanto, risultare meno comprensibile e accessibile, persino per gli specialisti dei diversi diritti nazionali.
A volte, il legislatore comunitario utilizza deliberatamente nozioni giuridiche vaghe, o definizioni vaghe, al fine di consentire la sua integrazione nei sistemi giuridici nazionali.
La produzione della legislazione in undici versioni linguistiche pone un'ulteriore difficoltà.
Desidero aggiungere, onorevoli colleghi, che lavorare con quindici paesi in undici lingue e legiferare per tutti mi sembra già un fatto straordinario e un piccolo miracolo quotidiano di questa Unione, di questo Parlamento, della Commissione e del Consiglio.
Tuttavia, com'è già stato detto, la legislazione comunitaria continua ad essere contraddistinta, in grande misura, dal carattere intergovernativo del negoziato in seno al Consiglio.
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Un ultimo punto: nel corso dell'iter legislativo, gli interventi e gli emendamenti possono essere effettuati in undici lingue diverse.
Persino in condizioni ideali, e nonostante la grande qualità del lavoro dei traduttori delle Istituzioni, che svolgono un'opera ammirevole, questo condizionamento può dar luogo a frasi lunghe, meno chiare, a redazioni disomogenee, persino ad incongruenze e dobbiamo costantemente aggiungere dei corrigenda alle varie versioni di ciascun paese.
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Così, quindi, la preoccupazione espressa da queste due relazioni è politica e ha come fine ultimo quello di avvicinarsi ai cittadini.
Mi consentano, signora Presidente e signor Commissario, di ricordare brevemente le principali pietre miliari che hanno segnato la storia della presa di coscienza, a livello comunitario, della dimensione politica della qualità delle norme giuridiche.
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In primo luogo, il Consiglio europeo di Edimburgo del dicembre 1992 diede un'impostazione globale all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità.
Esso, inoltre, spinse verso il chiarimento e l'ulteriore semplificazione della nuova legislazione comunitaria e verso l'adozione, a tal riguardo, di linee direttrici sulla qualità redazionale della legislazione comunitaria.
Il Consiglio europeo ha inoltre chiesto che la legislazione esistente diventi più accessibile, in particolare attraverso la codifica ufficiale degli atti comunitari.
Signor Commissario, questo punto è davvero urgente.
La codifica degli atti comunitari è estremamente urgente.
L'ottima relazione presentata oggi dall'onorevole Cot si iscrive nella tradizione inaugurata da questo Consiglio di Edimburgo.
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Dopo le conclusioni dello stesso, l'8 giugno 1993 il Consiglio europeo adottò una risoluzione sulla qualità redazionale della legislazione comunitaria, in cui si definiscono le linee direttrici per la redazione degli atti del Consiglio.
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Inoltre, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione conclusero, nell'ottobre 1993, un accordo interistituzionale sulla sussidiarietà e, nel dicembre 1994, un altro accordo interistituzionale sulla codifica ufficiale dei testi legislativi.
<P>
Va anche sottolineato che, nel maggio 1996, la Commissione avviò un progetto pilota di semplificazione della legislazione relativa al mercato interno, il progetto SLIM, che attualmente si trova nella sua quarta fase.
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Un ultimo punto: il Trattato di Amsterdam contiene un vero arsenale di strumenti volti a migliorare la qualità legislativa improntata alla trasparenza in un'Unione «in cui le decisioni saranno prese nel modo più aperto e più vicino possibile ai cittadini» (articolo A, secondo paragrafo del TUE modificato).
Vi è inoltre il Protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, il cui obiettivo è quello di rispondere alle esigenze di qualità sostanziale della legislazione e delle norme di semplificazione della procedura di codecisione, oltre al Protocollo sui Parlamenti nazionali, che consentiranno che venga svolto un ruolo più importante nell'elaborazione di un atto comunitario.
Inoltre, è attualmente in corso la revisione della Dichiarazione del 1987 sulle misure di applicazione del diritto comunitario (procedura di comitatologia) e, infine, vi è la Dichiarazione n.
39 allegata al Trattato di Amsterdam, attraverso la quale si invitano il Parlamento, il Consiglio e la Commissione a concludere un accordo interistituzionale sulla qualità redazionale degli atti comunitari.
<P>
La onorevole Palacio è certa che le due relazioni diano una risposta alla crescente preoccupazione dei legislatori e che domani l'Assemblea approverà le due relazioni.
Vi è un emendamento che intende, da una parte, riaffermare la posizione che il Parlamento ha ribadito, in contrapposizione alle dichiarazioni interpretative unilaterali, lasciando allo stesso tempo al Presidente un margine di valutazione sull'opportunità politica di inserirle.
Si tratta di un argomento che sta ai confini del problema della qualità redazionale propriamente detta.
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<SPEAKER ID=268 NAME="Gebhardt">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, nel corso delle ultime settimane in Germania è riemersa l'idea che le leggi debbano in futuro avere una scadenza.
Il Ministro della giustizia, signora Däubler-Gmelin, ha respinto la richiesta, ricordando che il governo e il Parlamento non sono un supermercato che deve indicare sulle confezioni di uova la data entro cui il prodotto va consumato.
Il Ministro ha ragione: la qualità delle leggi non è soggetta agli stessi parametri che giustamente si applicano ai generi alimentari.
Lo stesso dicasi, senza alcuna limitazione, anche per le norme deliberate dal Parlamento europeo in cooperazione con il Consiglio e con la Commissione.
<P>
L'onorevole Cot, che oggi ho l'onore di sostituire in qualità di relatrice, ha sottolineato chiaramente il requisito che deve osservare l'attività di produzione legislativa dell'Unione.
Deve trattarsi di una legislazione di elevata qualità sia formale che di contenuti.
Le norme devono essere più chiare e semplici se si vuole che i cittadini le accettino e le rispettino.
Adottando testi giuridici di buona qualità sostanziale e formale, si contribuisce in modo determinante a dare alle normative europee quella trasparenza che continuiamo a chiedere.
Siamo noi europarlamentari a dover fare questo passo, se vogliamo che i cittadini d'Europa ci riconoscano quali loro rappresentanti eletti.
Non basta pretendere che siano trasparenti gli altri organi dell'Unione.
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Consentitemi di fare alcune osservazioni sul contenuto delle nostre direttive e dei nostri regolamenti, e perdonatemi se evito il termine sussidiarietà, tanto strapazzato e dietro al quale certuni nascondono i loro risentimenti antieuropei.
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Le nostre leggi sono credibili per i cittadini solo se ci occupiamo di temi che veramente ci riguardano, sia perché questo è ciò che stabilisce il nostro statuto, sia perché così esige la solidarietà tra i paesi membri o per semplici ragioni di opportunità.
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Il principio di proporzionalità impone alla Comunità di limitare la sua attività agli interventi strettamente necessari per conseguire gli obiettivi prefissati dal Trattato.
I nostri cittadini sono particolarmente sensibili all'applicazione di questo principio nella produzione legislativa dell'Unione.
Se facciamo troppo, non ci capiscono più e finiscono per credere all'accusa di «smania legislativa» che tanti mezzi di informazione volentieri ci rivolgono.
Per quanto poi riguarda il contenuto delle norme, è addirittura ovvio che in ogni atto giuridico vi debba essere effettivamente ciò che con quell'atto si intende regolamentare e perseguire.
A questo proposito sono convinta che il Parlamento europeo ha la coscienza a posto.
Per il Consiglio invece ho di tanto in tanto qualche dubbio, mentre riconosco questa volontà alla Commissione.
Pertanto dobbiamo invitare il Consiglio a non indebolire o annacquare, nella ricerca di un compromesso, le proposte di legge ad esso sottoposte.
Anche questo è un segno di qualità sostanziale.
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Assai importante è per me che il Consiglio rinunci all'abitudine di allegare norme di legge a titolo di chiarimento.
Un testo di legge che non si spiega da sé è in contrasto con ogni regola di trasparenza.
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Se qualcosa ha bisogno di venir chiarito, nasce il giustificato sospetto che prima qualcosa sia stato tenuto nascosto.
E' per questo che la Corte di giustizia continua a rifiutarsi di prendere in considerazione dichiarazioni fornite a titolo di interpretazione di un atto giuridico, qualora il contenuto di tali dichiarazioni non sia esplicitamente riportato nel testo dell'atto giuridico stesso.
Infine, per quanto riguarda l'aspetto sostanziale delle norme, non dobbiamo cadere in una pericolosa trappola.
La Commissione e il Consiglio sono tenuti a vegliare affinché, con la scusa di semplificare i testi legislativi, non si giunga ad abbassare il livello di tutela in materia di ambiente, di qualità dei prodotti, di salute pubblica e di sicurezza economica e sociale dei lavoratori.
<P>
In questo il Parlamento è attento, ma il Consiglio e la Commissione devono remare nella stessa direzione.
Il tema della qualità redazionale dei testi legislativi, oggetto della relazione Palacio, mi fa venire il mal di testa.
Non che la qualità redazionale dei testi legislativi non mi stia a cuore, anzi credo che essa non sia mai abbastanza elevata.
Ma chi fissa il parametro?
Bisogna misurare questa qualità sul livello di comprensione dei cittadini oppure occorre adottare il linguaggio tecnico dei giuristi?
Io sono a favore di leggi fatte per la gente.
E di certo una frase come la seguente, tratta da una bozza di accordo interistituzionale sulla qualità redazionale dei testi legislativi, non risponde a questo spirito: «Va rafforzato il ruolo svolto dai servizi giuridici degli organi comunitari, nonché dai loro esperti in materia giuridica e linguistica, nel miglioramento della qualità redazionale dei testi legislativi.»
<P>
Demandando a servizi che devono lavorare per noi la formulazione della nostra volontà politica, trascuriamo il nostro dovere di parlamentari.
Quando si tratta di finezze linguistiche, chiediamo aiuto ai giornalisti piuttosto che ai servizi giuridici, anche se con questo - a scanso di ogni malinteso - non voglio mettere in discussione la qualità dei servizi giuridici.
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Concludo con una frase.
Legiferare è come pescare.
L'esca deve attirare il pesce, non il pescatore.
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<SPEAKER ID=269 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signora Presidente, limiterò le mie osservazioni alla relazione dell'onorevole Jean-Pierre Cot sul tema «legiferare meglio».
Anzitutto, concordo con lui sul fatto che la Commissione ha sbagliato a riunire in un'unica comunicazione tutti gli aspetti della semplificazione legislativa, sia di natura sostanziale che formale.
La loro presenza in un unico documento non agevola una discussione globale su come legiferare meglio.
In effetti, pur consapevole dell'importanza in questo campo dei principi della sussidiarietà e della proporzionalità, non intendo affatto invischiarmi in un dibattito sugli aspetti più particolari dell'una o dell'altra.
<P>
Vorrei fare una semplice osservazione: in qualità di deputato del Parlamento europeo (istituzione che, a differenza di altre, si confronta costantemente con l'opinione pubblica) sono spesso il bersaglio di violente critiche alla legislazione europea.
Gli autori di queste critiche mi fanno spesso notare che essa è incredibilmente farraginosa e verbosa.
Secondo altri produciamo troppe leggi, molte delle quali superflue.
Altri ancora, soprattutto rappresentanti delle piccole imprese, accusano tale legislazione di crear loro gravi problemi: essi sono convinti che le interferenze nel loro settore mettono spesso a repentaglio i posti di lavoro.
Convengo che, mentre alcune di queste critiche sono fuori luogo, altre sono spesso giustificate.
<P>
In quest'Aula e in altre istituzioni si parla spesso di avvicinare l'Unione europea ai suoi cittadini.
A tale scopo, il nostro primo dovere è di produrre soltanto la legislazione necessaria, espressa in un linguaggio semplice e comprensibile per coloro cui essa si rivolge.
Dato che la Commissione è l'unica Istituzione che ha diritto di iniziativa in materia legislativa, spero che essa stessa voglia tener presenti queste osservazioni nell'affrontare il problema di produrre leggi migliori per l'Unione europea.
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<SPEAKER ID=270 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signora Presidente, desidero soffermarmi brevemente sull'emendamento n. 2 alla relazione Cot.
Tale emendamento esorta la Commissione a destinare fondi alla campagna Fight the Fog , ossia alla campagna per un linguaggio più chiaro.
Si tratta di una campagna condotta con successo dai traduttori di lingua inglese della Commissione europea e che l'intera Commissione dovrebbe appoggiare con il suo sostegno. E' della massima importanza che Commissari e direttori generali si rendano conto dell'importanza della posta in gioco, e di quanti costi inutili verrebbero risparmiati al contribuente e agli Stati membri se il pubblico riuscisse a capire il contenuto di pieghevoli, modulistica eccetera.
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Numerosi Stati membri hanno già avuto esperienze estremamente positive in questo campo: è per esempio il caso dell'Inghilterra, della Vallonia nel Belgio e dei paesi nordici.
Occorre utilizzare un linguaggio che suoni genuino ai parlanti di una data lingua, e che non sia una sorta di gergo comunitario.
Ciò richiede l'impegno della Commissione nel suo complesso, e che a tale scopo siano previsti opportuni stanziamenti.
Spero pertanto che i vertici della Commissione coglieranno l'importanza di questa iniziativa ai fini della chiarezza e della trasparenza e che daranno il loro appoggio agli sforzi compiuti in tal senso.
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<SPEAKER ID=271 LANGUAGE="PT" NAME="Pinheiro">
Signora Presidente, a nome della Commissione mi sia consentito esprimere sentiti ringraziamenti alla commissione giuridica e per i diritti dei cittadini per l'attenzione rivolta al rapporto della Commissione «Legiferare meglio» e al progetto di accordo istituzionale relativo agli orientamenti comuni in materia di qualità redazionale della legislazione comunitaria.
Mi rallegro nel constatare che la posizione dei relatori è, nel complesso, molto simile a quella della Commissione.
L'argomento in esame riveste infatti un interesse fondamentale per tutti noi, essendo un caposaldo delle relazioni fra Istituzioni e cittadini dell'Unione europea che si traducono negli atti legislativi riportanti i diritti e i doveri di quanti vivono negli Stati membri.
Negli ultimi anni, la qualità di tali atti è stata oggetto di motivate critiche e l'attuale tentativo di ristabilire il necessario equilibrio è il risultato diretto di una presa coscienza avvenuta alla Conferenza di Amsterdam.
<P>
Quanto alla relazione della onorevole Palacio Vallelersundi, vorrei ricordare che il testo del progetto di accordo interistituzionale è frutto di una stretta collaborazione fra le tre Istituzioni e di numerosi dibattiti protrattisi per oltre un anno.
Sottolineo inoltre l'importanza di detto accordo in vista dell'obiettivo di trasparenza del processo legislativo.
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Mi rincresce di non potermi esprimere in merito agli emendamenti proposti in quanto non detengo il mandato necessario e la Commissione non ha del resto ancora preso posizione in materia.
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A seguito della relazione «Legiferare meglio» del 1997 della quale si è parlato oggi, la Commissione ha proceduto alla presentazione di altre relazioni fra le quali «Legiferare meglio» 1998, sottoposta al Parlamento europeo la settimana scorsa. Con queste relazioni si vuole ribadire l'impegno della Commissione di legiferare in modo migliore.
Sulla falsariga della relazione Cot, la Commissione intende intensificare il controllo di legittimità delle proposte legislative sotto il profilo della sussidiarietà e della proporzionalità e, ancor prima della ratificazione del Trattato di Amsterdam, ha voluto applicare il protocollo che sarà allegato a tale Trattato.
Oltre a ciò, la Commissione presenta regolarmente proposte di semplificazione e codifica e si adopera per il consolidamento dell'informazione e per una migliore possibilità di accesso alle informazioni di carattere giuridico.
<P>
Condividiamo anche la posizione secondo la quale il principio di sussidiarietà non è chiamato in causa nei casi di competenza esclusiva e non può essere invocato a scapito dell'acquis comunitario.
Riteniamo nondimeno che i principi di sussidiarietà e proporzionalità debbano essere applicati in modo obiettivo, senza per questo frenare il dinamismo e la flessibilità necessari, come ricordato nel protocollo di Amsterdam.
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Colgo l'occasione, Signora Presidente, per precisare tre punti di minor conto: in primo luogo, l'affrontare in un'unica relazione i principi di sussidiarietà e proporzionalità degli strumenti tecnici che permettono di rendere più semplice, più chiara e più accessibile la legislazione comunitaria è stata una scelta puramente pragmatica volta a fornire una visione d'insieme su tutto ciò che consente di legiferare meglio.
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In secondo luogo, per quanto attiene alla questione della consultazione previa, credo concorderete con me nel riconoscere che la Commissione vi ha fatto ricorso molto più spesso nel corso dell'anno.
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Infine, sulla questione delle direttive quadro, vorrei dire che la Commissione ha deciso di ricorrere a tale strumento solo in casi specifici, verificando che non dessero luogo ad incongruenze nei testi legislativi nazionali.
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<SPEAKER ID=272 NAME="Presidente">
Grazie, Commissario Pinheiro.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 9.00.
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(La seduta termina alle 19.50)
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