<CHAPTER ID=9>
Tempo delle interrogazioni (Commissione)
<SPEAKER ID=210 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B4-0017/98). Esamineremo le domande rivolte alla Commissione.
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<SPEAKER ID=211 NAME="Monti">
La Commissione ricorda all'onorevole interrogante che, secondo le disposizioni del nuovo articolo 255 introdotto dal Trattato di Amsterdam, il cittadino ottiene un diritto d'accesso ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, sottoposto ai principi e ai limiti che il Consiglio deve determinare conformemente alla procedura di codecisione, entro due anni dall'entrata in vigore del Trattato.
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Sulla base di questi principi generali e comuni alle tre istituzioni, ciascuno dovrebbe, in seguito, elaborare nel proprio regolamento interno le disposizioni specifiche riguardanti l'applicazione.
La Commissione presenterà quindi una proposta di legislazione, a seconda dell'entrata in vigore del Trattato.
Finora non è stata presa la decisione in merito alle eccezioni sul diritto di accesso che la Commissione dovrebbe proporre.
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Senza alcun dubbio, la Commissione considera indispensabile lo sviluppo della politica di trasparenza e accesso ai suoi documenti, ma la futura legislazione in questa materia dipende dal risultato delle trattative interistituzionali.
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Naturalmente sarà rispettata la dichiarazione inserita nell'atto finale, la quale permette a uno Stato membro di chiedere alla Commissione o al Consiglio di non rivelare, senza permesso preventivo, ai terzi un documento proveniente dallo Stato stesso.
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<SPEAKER ID=212 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signor Presidente, tre brevi domande.
Desidererei innanzitutto una precisazione: il presente regolamento concernerà tutte le istituzioni o soltanto le tre più importanti, citate nel Trattato di Amsterdam: la Commissione, il Parlamento e il Consiglio?
Esso dovrebbe a mio giudizio riguardarle senz'altro tutte e tre.
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La seconda domanda tocca questioni più sensibili.
È stato tenuto conto del fatto che la futura BCE dovrebbe essere subordinata alla legislazione pubblica?
Anche la collaborazione a livello di Europol si è dimostrata un terreno in cui c'è veramente bisogno di trasparenza.
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Chiederei infine alla Commissione di presentare una sorta di Libro verde sulla trasparenza, in modo che tutte le istituzioni, Parlamento compreso, possano intavolare una discussione di ampio respiro su come dovrebbe essere il regolamento.
A mio vedere, si tratterebbe di un ottimo metodo.
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<SPEAKER ID=213 NAME="Monti">
Come quadro generale a questa risposta complementare, devo dire, onorevole Hautala, che i segretari generali delle tre istituzioni interessate hanno già avuto incontri specifici per discutere questo punto e hanno formato un gruppo di lavoro interistituzionale, sotto la guida della Commissione, cui è stato dato incarico di svolgere uno studio preliminare del problema.
I lavori del gruppo sono già in corso e in questo periodo il gruppo sta riflettendo sulle questioni da affrontare nella proposta di futura legislazione.
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Lei chiede, onorevole Hautala, se si applicherà alle tre istituzioni.
Come ho ricordato, secondo le disposizioni dell'articolo 255, si tratta di accesso ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione e ci saranno dei principi generali e comuni alle tre istituzioni, in base ai quali ciascuna delle tre istituzioni elaborerà poi un proprio regolamento interno di applicazione specifica.
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<SPEAKER ID=214 LANGUAGE="DE" NAME="von Habsburg">
Signor Presidente, vorrei chiedere al signor Commissario se lo studio preliminare a cui ha fatto riferimento riguarda anche i lavori interni del Parlamento, visto che abbiamo un organo, la Conferenza dei presidenti dei gruppi politici, che senza informare i parlamentari prende decisioni di qualunque tipo nel corso di sedute segrete, di cui non veniamo a conoscenza.
Si può porre rimedio a una tale situazione?
La seconda domanda che vorrei porle è la seguente: qual è la sua posizione in merito all'ipotesi di obbligare anche la Banca centrale europea a fornire accesso ai propri documenti, visto ciò significherebbe spalancare le porte agli speculatori americani?
Allora potremmo anche dire addio ai nostri soldi!
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<SPEAKER ID=215 NAME="Monti">
Per quanto riguarda la Banca centrale europea, non ho nulla da dire in quanto l'articolo 255 non si riferisce a questa istituzione.
Quanto alla prima domanda, mi sembra che essa attenga, come l'onorevole stesso ha detto, ai rapporti interni al Parlamento europeo, e non compete quindi alla Commissione pronunciarsi al riguardo.
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<SPEAKER ID=216 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde">
Vorrei chiedere se la Commissione può accettare il principio dell'inversione dell'onere della prova, che è stato adottato dal Parlamento in seduta plenaria a larga maggioranza e dalla commissione per gli affari istituzionali del Parlamento con 34 voti favorevoli e nessuno contrario.
In forza di ciò il presupposto di ogni decisione dovrebbe essere che le riunioni e i documenti sono pubblici, a meno che la maggioranza qualificata dei 2/3 dei partecipanti a una riunione della Commissione, del Parlamento o del Consiglio decida che la riunione si deve svolgere a porte chiuse e che i documenti non sono accessibili al pubblico.
Con l'inversione dell'onere della prova è necessaria la maggioranza qualificata per classificare un documento come riservato.
La Commissione condivide questo principio adottato dalla nostra commissione parlamentare all'unanimità?
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<SPEAKER ID=217 NAME="Monti">
La ringrazio per questa domanda complementare.
Si tratta di un tema che porterò all'attenzione del gruppo di lavoro costituito dai segretari generali delle tre istituzioni.
Non ho elementi particolari di risposta da offrire; prendo quindi nota e trasmetto la questione al gruppo dei tre segretari generali.
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<SPEAKER ID=218 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 61, dell'onorevole Julio Añoveros Trias de Bes (H-0048/98):
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Oggetto: Internet e diritto comunitario
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Quando sarà disponibile su Internet il ?
E prevede la Commissione di offrire gratuitamente su Internet la base di dati CELEX?
Prevedono le istituzioni di offrire una pagina che fornisca al pubblico informazioni sul processo legislativo di formazione delle norme comunitarie e sui funzionari responsabili?
Se vi è tale intenzione, potrebbero le istituzioni progettare tale pagina congiuntamente per facilitarne il funzionamento?
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<SPEAKER ID=219 NAME="Monti">
Il server EuroLaw , nome provvisorio al quale fa allusione l'onorevole parlamentare, metterà a disposizione il testo integrale delle Gazzette ufficiali, sia della serie L che della serie C, gratuitamente su Internet, sito Europa, http: \europa.eu.int, nelle 11 lingue ufficiali dell'Unione europea per la durata di venti giorni.
Questo sito è in corso di approntamento: la data effettiva della sua apertura dovrebbe situarsi nella primavera del 1998 e sarà annunciata ufficialmente dall'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee.
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Il server EuroLaw consentirà agli utenti di accedere gratuitamente e progressivamente ai seguenti servizi: al repertorio della legislazione comunitaria in vigore, arricchito con i testi degli atti che nel repertorio figurano solo con il titolo, quali figurano nella banca dati CELEX; alla raccolta dei trattati dell'Unione europea; al testo consolidato degli atti legislativi comunitari; alle sentenze recenti della Corte di giustizia delle Comunità europee; ai documenti COM.
Pertanto tutti i testi legislativi in vigore saranno estratti da CELEX e messi gratuitamente a disposizione degli utenti di EuroLaw .
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Per il momento, invece, la Commissione non prevede di offrire gratuitamente la banca dati CELEX alla consultazione via Internet.
Va ricordato, infatti, che CELEX offre una gamma molto ampia di possibilità avanzate di ricerca e che gli introiti derivanti dall'interrogazione della base servono per finanziare una parte del cospicuo lavoro di analisi documentale necessario per dare a CELEX il suo specifico valore aggiunto.
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La Commissione condivide il parere dell'onorevole parlamentare circa l'opportunità che i cittadini vengano informati dei meccanismi decisionali dell'Unione e del funzionamento delle procedure interistituzionali.
Proprio a tal fine essa prevede di presentare i principali procedimenti interistituzionali in forma di grafico, e questo nell'interesse della concisione.
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Inoltre, nella misura delle risorse disponibili e in collaborazione con i servizi del Parlamento, la Commissione cercherà di diffondere informazioni sintetiche sullo stato dei procedimenti in corso, obiettivo che verrà raggiunto in particolare ammodernando e mettendo su Internet il sistema APC che è già accessibile al pubblico.
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<SPEAKER ID=220 LANGUAGE="ES" NAME="Añoveros Trias de Bes">
Signor Presidente, non intendo rivolgere nessuna domanda complementare, bensì dire semplicemente che la risposta del Commissario è stata esaustiva e lo ringrazio di cuore.
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<SPEAKER ID=221 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Ringrazio la Commissione per la risposta.
Vorrei porre una domanda complementare: quando sarà possibile verificare mediante il server EuroLaw in che misura gli Stati membri traspongono l'ordinamento comunitario nel diritto nazionale?
Oggi esiste un primo tentativo per quanto concerne la legislazione finlandese, ma qual è l'opinione del Commissario in ordine alla possibilità di ottenere, tramite lo stesso servizio, informazioni sulla situazione in tutti gli Stati membri?
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Reputo inoltre importante che tale server EuroLaw sia configurato in modo tale da consentire di individuare facilmente le novità, tramite la cosiddetta «tecnica push » sulla quale il suo collega Oreja ha promesso di riflettere. Spero che tale tecnica divenga ben presto una realtà.
Ai fini della versatilità d'uso reputo infatti essenziale che le notizie possano essere estrapolate dal sistema con celerità.
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<SPEAKER ID=222 NAME="Monti">
Vorrei dire all'onorevole Thors che sarebbe auspicabile che il server EuroLaw fosse immediatamente disponibile su Internet.
Questo non è possibile.
Per farlo è necessario un preventivo lavoro di adeguamento di tutti i dispositivi tecnici, in particolare quelli dell'Ufficio delle pubblicazioni; tutto comunque sarà pronto tra qualche mese.
Comprendiamo l'urgenza e l'importanza di questo strumento e ogni sforzo sarà posto in atto per abbreviare quanto più possibile i tempi.
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Approfitto dell'occasione e della domanda specifica dell'onorevole Thors circa l'importanza per il cittadino di sapere se gli Stati membri hanno recepito l'ordinamento comunitario, per segnalare un altro strumento di informazione.
In tutta l'ampia gamma delle materie relative al mercato interno, dal novembre 1997 la Commissione pubblica uno scoreboard , una pagella periodica, che indica la situazione, Stato membro per Stato membro, del recepimento delle direttive, l'osservanza delle procedure di infrazione, eccetera: questo scoreboard è già oggi disponibile su Internet.
Come si vede, stiamo andando sicuramente con tutti gli strumenti disponibili nella direzione giustamente auspicata dall'onorevole Thors.
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<SPEAKER ID=223 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 62, dell'onorevole Ian White (H-0112/98):
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Oggetto: Tariffe relative all'affrancatura della corrispondenza di prima categoria (20 g)
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Può la Commissione indicare quali Stati membri dell'Unione europea applicano attualmente la stessa tariffa per la corrispondenza di prima categoria, generalmente lettere di peso non superiore ai 20 g, nazionale e intracomunitaria?
Attualmente, nel Regno Unito, la tariffa applicata è la stessa, ma sono state proposte modifiche.
L'applicazione di una tariffa superiore per la corrispondenza intracomunitaria di prima categoria, da parte dei servizi postali britannici, determinerebbe una violazione dell'articolo 6?
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<SPEAKER ID=224 NAME="Monti">
In circa la metà degli Stati membri dell'Unione europea vige una tariffa unificata per l'invio, a livello nazionale e intracomunitario, di corrispondenza della categoria normalizzata più rapida appartenente al primo scaglione di peso.
Negli altri Stati membri le tariffe variano in funzione della destinazione, di solito a seconda che si tratti di corrispondenza nazionale o intracomunitaria.
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La direttiva 97/67/CE sui servizi postali dispone che i prezzi di ciascuno dei servizi che fanno parte della fornitura del servizio universale debbano essere correlati ai costi.
Questo obbligo si applica al complesso della corrispondenza in questione, sia essa di tipo nazionale o intracomunitario.
Ciò potrebbe spingere alcuni Stati membri a rettificare in tal senso l'attuale sistema di tariffazione dei propri servizi postali.
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Il Trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare all'articolo 6, non vieta una simile differenziazione tariffaria purché questa sia commisurata ai costi, come prescrive la citata direttiva 97/67/CE.
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<SPEAKER ID=225 LANGUAGE="EN" NAME="White">
Credo sia utile spiegare al Commissario il contesto in cui si colloca la mia interrogazione.
Nel Regno Unito si propone di cambiare le tariffe postali internazionali a partire dal 6 aprile prossimo.
Attualmente la tariffa per il primo scaglione di peso è la stessa, sia per l'invio nazionale che intracomunitario.
Si propone inoltre di mantenere a 26 pence la corrispondenza nazionale ma di portare a 30 pence quella intracomunitaria e di diminuire la tariffa della corrispondenza non intracomunitaria, da 31 pence a 30 pence, allineando così in realtà l'Unione europea a tutti gli altri servizi postali non comunitari.
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Io sostengo che ciò è contrario all'articolo 6 e di conseguenza che spetta alla Commissione la responsabilità di chiedere spiegazioni alle autorità postali del Regno Unito.
La pregherei di darmi una risposta dettagliata.
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<SPEAKER ID=226 NAME="Monti">
Ringrazio anzitutto l'onorevole White per avere chiarito ulteriormente il contesto nel quale si colloca la sua domanda.
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Effettivamente può esserci un'apparente contraddizione tra tariffa unica e prezzo correlato ai costi, ma è una contraddizione solo apparente.
L'articolo 12 della direttiva sui servizi postali dispone, da una parte, che i prezzi devono essere correlati ai costi e, dall'altra, che gli Stati membri possano decidere di applicare sull'intero territorio nazionale una tariffa unica.
Queste due affermazioni possono sembrare contraddittorie.
Tuttavia, l'obbligo di correlazione ai costi non implica una totale coincidenza fra prezzo e costo e lascia allo Stato membro la possibilità di applicare una perequazione tariffaria per determinate prestazioni del servizio universale.
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Aggiungo che operare una distinzione tariffaria basata sui costi tra gli invii nazionali e quelli intracomunitari o, eventualmente, tra gli invii verso diversi Stati membri non costituisce una violazione dell'articolo 6 del Trattato poiché tale distinzione non si fonda sulla nazionalità bensì sul criterio del costo reale che la prestazione di servizi diversi comporta.
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<SPEAKER ID=227 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 63, della onorevole Anne Van Lancker (H-0114/98):
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Oggetto: Lavori preparatori relativi all'integrazione dell'acquis di Schengen nel trattato
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In virtù del trattato le misure previste dalla Convenzione di Schengen in materia di controlli alle frontiere esterne, asilo, immigrazione e cooperazione nel settore della giustizia in questioni civili sono contemplate dal titolo IV del trattato istitutivo della Comunità europea; le disposizioni in materia di cooperazione tra le polizie e nel settore della giustizia negli affari penali sono contemplate dal titolo VI del trattato sull'Unione europea, terzo pilastro.
Dove sarà inserito, secondo la Commissione, il SIS (e più tardi l'EIS)?
L'articolo 286 del trattato dispone che a decorrere dal 1º gennaio 1999 gli atti comunitari sulla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali nonché alla libera circolazione di tali dati si applicano alle istituzioni e agli organismi istituiti dal presente trattato.
In che modo sarà disciplinata la tutela dei dati personali nel quadro del SIS?
L'articolo 286 avrà riferimento anche ai dati personali raccolti nel quadro delle iniziative del terzo pilastro?
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<SPEAKER ID=228 NAME="Monti">
La questione sollevata dall'onorevole Van Lancker ha carattere fondamentale e richiede una risposta breve, ma circostanziata.
Il principio dell'integrazione dell'acquis di Schengen nell'ambito dell'Unione europea è stato sancito nel Protocollo allegato al Trattato di Amsterdam.
Al fine di conseguire tale integrazione, sono state adottate diverse misure tra le quali, come disposto dall'articolo 2, paragrafo 1 del Protocollo, la decisione del Consiglio che determina, in base alle pertinenti disposizioni dei trattati, la base giuridica di ciascuna delle disposizioni o decisioni che costituiscono l'acquis di Schengen.
<P>
Ai sensi delle disposizioni del Trattato sull'Unione europea attualmente vigenti, la ripartizione dell'acquis di Schengen tra il primo e il terzo pilastro sarebbe stato un compito molto arduo in considerazione dell'attribuzione poco chiara delle competenze tra i due pilastri menzionati.
Tuttavia, il Trattato di Amsterdam apporta maggiore chiarezza e l'esercizio di ripartizione non dovrebbe sollevare troppi problemi.
<P>
Per quanto riguarda, in particolare, la ripartizione delle disposizioni in materia di sistema di informazione di Schengen, la Commissione ritiene che si dovrebbe determinare una doppia base giuridica relativa al primo e al terzo pilastro.
Infatti, il sistema di informazione di Schengen raccoglie dati attinenti sia al primo che al terzo pilastro.
L'articolo 96 dell'accordo di Schengen, relativo alle categorie degli stranieri segnalati ai fini della non ammissione, fa riferimento ai controlli alle frontiere esterne, alla politica dei visti e all'immigrazione, quindi a dati di pertinenza del primo pilastro.
<P>
Altre categorie di dati, ad esempio le segnalazioni effettuate ai fini dell'estradizione, rientrano invece indiscutibilmente nella cooperazione di polizia e in quella giudiziaria in materia penale, e sono quindi di competenza del terzo pilastro.
<P>
La determinazione della doppia base giuridica non dovrebbe pregiudicare affatto il funzionamento del sistema di informazione di Schengen.
La doppia base giuridica non è una novità.
Anche il sistema informativo doganale trova fondamento in un regolamento del primo pilastro e in una convenzione del terzo pilastro dall'identico testo.
<P>
Anche per quanto riguarda le specifiche disposizioni di Schengen sulla protezione dei dati nell'ambito del sistema di informazione Schengen, dovrebbe essere stabilita una doppia base giuridica, primo e terzo pilastro.
Le stesse norme verrebbero in tal modo applicate alla protezione dei dati relativi ai settori di competenza sia del primo che del terzo pilastro, nello scambio di informazioni attraverso il SIS.
Infine, è ancora irrisolta la questione se l'articolo 286 del Trattato CE sarà applicato al sistema di informazione di Schengen.
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<SPEAKER ID=229 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
Innanzi tutto desidero ringraziare sentitamente il Commissario per la sua interpretazione, che coincide completamente con la mia.
E' inaccettabile che gli strumenti necessari all'attuazione del nuovo pilastro comunitario relativo alla libera circolazione delle persone vengano considerati di pertinenza del terzo pilastro.
Tuttavia, signor Commissario, l'atteggiamento assunto dal Consiglio - non da uno Stato membro, ma da diversi Stati membri - sembra indicare sempre più chiaramente che il Consiglio la pensa in modo radicalmente diverso.
Ho l'impressione che il Consiglio sia favorevole a far rientrare nel terzo pilastro tutto il sistema di informazione di Schengen e quindi in futuro anche il sistema di informazione europeo, con tutte le conseguenze che ciò comporta per l'esercizio del controllo parlamentare e giudiziario e del diritto d'iniziativa della Commissione europea in questo settore così delicato.
Vorrei sapere dal Commissario quali argomentazioni giuridiche e politiche la Commissione può addurre per convincere il Consiglio a determinare la base giuridica appropriata in materia, affinché il Protocollo di Schengen possa essere adeguatamente integrato.
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<SPEAKER ID=230 NAME="Monti">
Devo dire che il lavoro in corso e che ho brevemente descritto è un lavoro che sta procedendo malgrado sia complesso.
Nella dichiarazione relativa all'articolo 2 del Protocollo di Schengen gli Stati membri convengono che il Consiglio adotti, entro la data di entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, tutte le misure necessarie di cui allo stesso articolo 2 e quindi anche quella relativa alla ripartizione testé ricordata.
A tal fine stabilisce che i lavori preparatori siano avviati in tempo utile per essere ultimati anteriormente a tale data.
<P>
Devo dire che dopo la firma del Trattato di Amsterdam, la Presidenza lussemburghese ha avviato i lavori in sede di Consiglio e che l'attuale Presidenza britannica li ha immediatamente ripresi.
Sono già previste diverse riunioni al fine di rispettare il calendario fissato.
Alcuni risultati sono stati già conseguiti, il che consente di ritenere che le scadenze saranno rispettate.
Non abbiamo quindi alcun motivo per essere pessimisti.
<P>
Capisco bene la preoccupazione dell'onorevole parlamentare, ma è evidente che la Commissione partecipi in maniera attiva e costruttiva ai lavori del Consiglio in questa materia, al fine di assicurare che l'integrazione dell'acquis di Schengen, nell'ambito dell'Unione europea, avvenga nel pieno rispetto del diritto della Comunità europea e dell'Unione europea.
<P>
Mi pare altrettanto evidente che il Parlamento europeo sia coinvolto nell'esercizio della ripartizione dell'acquis di Schengen, visto che tale ripartizione determinerà la base giuridica delle future proposte miranti a modificare l'acquis di Schengen e concerne quindi il ruolo del Parlamento in relazione a tali future proposte.
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Mi impegno pertanto a proporre al Consiglio di sottoporre, quando sarà il momento, al Parlamento europeo il progetto di decisione relativo alla ripartizione dell'acquis di Schengen.
<P>
<SPEAKER ID=231 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
La domanda che intendo porle sul Sistema di informazione di Schengen (SIS) riguarda la funzione esercitata dalla JSA o Joint Supervisory Authority , l'autorità comune di controllo.
Tale autorità è preposta a vigilare sul rispetto delle norme in vigore per il sistema.
Nella prima relazione pubblicata da tale autorità di controllo vengono evidenziate enormi carenze del SIS, tra cui l'insufficiente informazione fornita alle persone che vi vengono registrate.
Viene inoltre sottolineata l'esistenza di informazioni contrastanti sulla stessa persona in parti diverse del registro SIS.
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L'autorità di controllo comune giudica inoltre del tutto insufficienti le risorse per condurre i controlli richiesti, ad esempio dal punto di vista del finanziamento e della traduzione.
Viene inoltre evidenziato che, qui a Strasburgo, in almeno un'occasione non è stato permesso l'accesso al calcolatore del SIS quando si è tentato di compiere un'ispezione in situ con l'ausilio di esperti.
<P>
Domando pertanto se la Commissione intenda rafforzare le risorse di bilancio dell'autorità di controllo comune e le sue competenze materiali.
Auspica la Commissione che ciò avvenga?
<P>
<SPEAKER ID=232 NAME="Monti">
Quanto all'autorità di controllo comune occorre naturalmente attendere l'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam; per quanto riguarda invece altri aspetti della sua domanda ritengo che solo gli organi stessi della Convenzione di Schengen sarebbero nella migliore posizione per dare risposte ulteriormente approfondite.
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<SPEAKER ID=233 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, signor Commissario, credo risulti ormai evidente la stretta connessione fra il titolo IV del Trattato che istituisce la Comunità europea e il titolo VI del Trattato sull'Unione europea.
Vorrei sapere qual è, a suo avviso, il nesso tra la questione delle frontiere esterne dell'Unione europea, disciplinata dal primo, e la questione della lotta alla criminalità organizzata, disciplinata dal secondo.
A mio avviso è necessario aprire il sistema di informazione di Schengen e porre in relazione questi due aspetti.
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<SPEAKER ID=234 NAME="Monti">
La sua osservazione, onorevole deputato, mette in luce lo scopo stesso di queste costruzioni: assicurare contemporaneamente uno spazio di libertà di movimento e uno spazio di sicurezza.
Schengen è nato in questa prospettiva e si sta svolgendo in questa prospettiva; anche la sua incorporazione nel Trattato di Amsterdam si muove decisamente in questa prospettiva.
Le strutture di informazione devono riflettere questo fondamentale duplice obiettivo.
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<SPEAKER ID=235 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 64, dell'onorevole Graham Watson (H-0147/98):
<P>
Oggetto: Sistema di assegnazione dei biglietti per la Coppa mondiale di calcio 1998
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Le autorità francesi hanno proposto un sistema di assegnazione dei biglietti per la Coppa mondiale di calcio 1998 che limita le vendite mondiali per le partite a soltanto il 40 % del totale dei biglietti, con il 60 % dei biglietti riservato al mercato francese.
<P>
Considerato il precedente rappresentato dal Cassis de Dijon, la Commissione conviene che il sistema proposto per l'assegnazione dei biglietti costituisce un'infrazione di fondo delle regole del mercato interno?
La Commissione ha in programma di sorvegliare le proposte attività di vendita dei biglietti?
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<SPEAKER ID=236 NAME="Papoutsis">
Signor Presidente, il Comitato organizzatore dei Mondiali di Francia aveva previsto inizialmente un sistema di distribuzione dei biglietti basato sull'esclusività territoriale, sistema che sostanzialmente non avrebbe consentito la vendita in altri Stati membri dell'Unione europea.
Tale sistema prevedeva inoltre di collegare la vendita dei biglietti ad altri servizi, quali il viaggio e l'alloggio.
A seguito dell'intervento della Commissione europea, il Comitato organizzatore ha accettato di modificare il sistema onde permettere ai tour operator e alle agenzie viaggi di vendere tanto biglietti isolati, quanto pacchetti di servizi, e di venderli anche in altri paesi.
Ciò garantisce quindi la libera concorrenza tra i distributori dell'intera Unione Europea.
<P>
A seguito delle denunce degli organi di stampa contro le violazioni delle norme europee di concorrenza commesse con la vendita dei biglietti per i Mondiali di calcio 1998, la Commissione si è rivolta per iscritto al Comitato organizzatore francese e a cinque tour operator scelti per la vendita dei biglietti nella zona coperta dall'UEFA.
Siamo in attesa di una risposta a tali lettere e riteniamo che, in questo modo, la Commissione potrà avere il quadro completo del modo in cui il Comitato organizzatore ha effettuato la distribuzione dei biglietti, verificando se e in quale grado siano state violate le norme della libera concorrenza.
Se verrà appurata una violazione della legislazione comunitaria, questa interesserà principalmente le norme europee di concorrenza di cui agli articoli 85 e 86 del Trattato, più che la giurisprudenza stabilita nella sentenza Cassis de Dijon cui allude l'onorevole parlamentare. Tale giurisprudenza prevede infatti la rimozione delle restrizioni quantitative sulle importazioni tra Stati membri in base all'articolo 30 del Trattato.
E comunque, per il momento, non è ancora stata rilevata siffatta irregolarità nella distribuzione dei biglietti per i Mondiali di calcio 1998.
<P>
<SPEAKER ID=237 NAME="Presidente">
Grazie, Commissario Papoutsis.
<P>
Onorevole Watson, nel regolamento non figura nessuna norma che proibisca ai deputati di entrare in Aula con un pallone, ma immagino che sullo stesso non ci saranno marchi né pubblicità subliminale.
Comunque lei ha facoltà di parlare un minuto per rivolgere la sua domanda al Commissario.
<P>
<SPEAKER ID=238 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signor Presidente, la rassicuro perché non ho affatto intenzione di mettermi a calciare questo pallone in Aula, è solo un bellissimo ricordo di una Coppa mondiale di calcio.
<P>
Sono grato alla Commissione per la sua risposta.
Vorrei però ricordare che ai sensi degli articoli 7A e 85 dell'Atto unico europeo, qualsiasi prodotto posto legalmente in vendita in una regione dell'Unione europea non può essere soggetto a divieto di esportazione verso un'altra regione dell'UE.
Infatti la Commissione ha appena comminato alla Volkswagen una multa di 68 milioni di sterline per aver violato questo principio.
<P>
Inoltre ho saputo che le autorità francesi hanno impedito alle agenzie di vendita dei biglietti e ai tour operator di vendere biglietti al di fuori della Francia.
Per esempio, un biglietto per la partita Brasile-Scozia che costerebbe in Francia 50 sterline sul mercato nero in Gran Bretagna è stato offerto a circa 800 sterline.
Le autorità francesi hanno consultato la Commissione prima di prendere i loro accordi?
<P>
Conviene il Commissario che ciò è indegno e che viola i principi dell'Unione europea?
Intende agire contro la Francia qualora venga accertata una violazione dei Trattati?
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<SPEAKER ID=239 LANGUAGE="EL" NAME="Papoutsis">
Signor Presidente, mi permetta in primo luogo di dire che il pallone posto davanti al banco dell'onorevole Watson mi ricorda la mia adolescenza, quando praticavo anch'io questo splendido sport .
Ma vorrei fare qualche considerazione sulle osservazioni dell'onorevole Watson.
Come ho già detto, siamo in attesa di una risposta alle lettere inviate ai tour operator e alle autorità francesi; allo stato attuale non siamo in possesso di elementi che ci consentano di affermare che una simile infrazione sia stata commessa.
Ciò che posso enunciare come principio generale, tuttavia, è che la Commissione europea giudica la concorrenza tra fornitori e prodotti diversi sempre e comunque più vantaggiosa per il consumatore di quanto non lo siano i sistemi di distribuzione in esclusiva o di vendita vincolata di biglietti.
Insisteremo pertanto sulle norme di concorrenza e riteniamo che riusciremo nel nostro intento.
<P>
<SPEAKER ID=280 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca il proseguimento della discussione congiunta sull'inquinamento atmosferico da emissioni dei veicoli a motore.
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<SPEAKER ID=281 NAME="Tamino">
Signor Presidente, devo dire innanzitutto che dall'intervento dei Commissari ho avuto la sensazione che purtroppo su queste direttive ancora vi sia una scarsa disponibilità al dialogo tra Commissione e Consiglio, da una parte, e Parlamento dall'altra, e quindi, purtroppo, non troviamo quelle aperture che ci aspettavamo.
D'altra parte però io credo, come già è stato detto, che l'alto numero di morti e i gravi danni provocati dall'inquinamento atmosferico, in gran parte dovuto al traffico automobilistico - si pensi, per quanto riguarda i danni, alle piogge acide - impongono decisioni nette in tempi rapidi, anche se noi siamo convinti che non è soltanto agendo sulle benzine e agendo sulle automobili che si possa risolvere il problema.
<P>

Infatti sarebbero necessarie altre iniziative, per esempio attraverso l'introduzione di nuovi carburanti, attraverso l'utilizzo di sistemi di trasporto innovativi, ma anche e soprattutto, ad esempio, favorendo il trasporto collettivo, spostando passeggeri e merci verso mezzi di trasporto meno inquinanti: tutte cose che sono al di fuori di questo provvedimento ma che, se non perseguite, difficilmente permettono di raggiungere l'obiettivo.
<P>
Per quanto riguarda le due direttive in questione, i Verdi condividono sicuramente i problemi posti dai relatori e le soluzioni proposte nelle loro relazioni.
In particolare noi riteniamo che si debba abbassare il livello dei solfuri nelle benzine, ridurre a valori non pericolosi la quantità di aromatici e di poliaromatici, eliminare completamente il piombo e, per quanto riguarda i sistemi automobilistici, introdurre un sistema di garanzia di equipaggiamento diagnostico di bordo per tutti i mezzi.
<P>
Sicuramente però non si deve dire che i provvedimenti che si devono prendere verso il 2000 sono troppo vicini, per rinviarli poi al 2005 e dire in seguito che non sono obbligatori: o sono obbligatori o non hanno alcun senso!
<P>
<SPEAKER ID=282 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, questo pomeriggio abbiamo parlato della Conferenza di Kyoto e delle emissioni di CO2 .
Il dibattito che stiamo tenendo ora ha molto a che vedere con ciò di cui abbiamo discusso nel corso del pomeriggio.
Infatti nella comunicazione della Commissione presentata verso la fine del 1997, relativa alla conferenza di Kyoto, si fa riferimento a quei settori che producono maggiore quantità di CO2 - uno dei più pericolosi gas ad effetto serra - e si dice chiaramente che i trasporti, se non si prenderanno misure adeguate, aumenteranno nel 2010 del 31 % la loro quota di produzione di CO2 .
Ed è per questo motivo che stiamo parlando ancora di questo argomento.
<P>
Mi sembra che il relatore abbia affrontato il problema in maniera adeguata.
La sua relazione prevede misure globalmente integrate, cioè prevede che non si agisca solamente impiegando tecniche più avanzate per la produzione dei motori, bensì che si operi per migliorare la qualità del carburante. Inoltre, il relatore suggerisce di agire in settori diversi come, ad esempio, sul controllo del traffico e sul potenziamento del trasporto pubblico - dove non si sta facendo molto - e invita a tener conto delle reti transeuropee di trasporto e dei carburanti alternativi.
Propone cioè una serie di misure integrate che è molto importante prendere in considerazione.
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Nella relazione si dice anche che un miglioramento della qualità dei carburanti avrebbe un effetto immediato se si riuscisse ad attuarlo - un effetto che andrebbe molto più in là di quelli che si potrebbero ottenere con l'introduzione di nuove tecnologie nella costruzione dei motori - perché esso verrebbe ad interessare tutto il parco automobilistico europeo.
Come il relatore ha detto molto bene, infatti, esistono paesi, come il mio, la Spagna, che possiedono un parco automobilistico molto vecchio, per rinnovare il quale sarà necessario molto denaro.
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In definitiva, signor Presidente, mi sembra che il Parlamento avrà bisogno domani di una chiara maggioranza per approvare queste relazioni e vedrà aumentata la propria capacità di discussione in questo procedimento di codecisione se riuscirà a tenere un atteggiamento fermo e chiaro, come lo ha avuto la commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori.
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<SPEAKER ID=283 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, il programma Auto-Oil è ormai prossimo al completamento.
Se ora si fisseranno in maniera vincolante i valori per il 2005, si assicurerà massima chiarezza per l'industria.
Su tale punto concordo appieno con i due relatori.
E' indispensabile stabilire valori obbligatori entro il 2005, sia per i veicoli a motore sia per i carburanti.
E' vero che si renderanno necessari importanti investimenti, ma sotto il profilo tecnico ciò è perfettamente realizzabile e rappresenta un'esigenza fondamentale per migliorare la qualità dell'aria.
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Soltanto per quanto riguarda il catalizzatore per l'abbattimento degli NOx è necessario pazientare ancora un po'.
L'emendamento 28, che prevede per il 2000 la riduzione del tenore di zolfo a 100 ppm mi sembra molto realistico.
Occorre che, quando il nuovo catalizzatore sarà in produzione, sia disponibile pure il carburante a basso tenore di zolfo.
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Appoggio con vigore gli emendamenti relativi agli equipaggiamenti diagnostici di bordo e alla partenza a freddo.
Anch'io mi schiero a favore di un test di durata dopo dieci anni.
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Come ho avuto modo di leggere, pure sul fronte delle esigenze concernenti il CO2 c'è grande movimento, anche se quanto si sente al riguardo non è sono molto positivo.
Ora che le emissioni di sostanze altamente inquinanti vengono ridotte in misura drastica, è il momento di impegnarci con maggiore dedizione all'obiettivo di diminuire il consumo di carburante in generale. In particolare emerge che con piccole migliorie tecnologiche è possibile conseguire considerevoli risparmi di carburante.
Mi riferisco ad esempio all'autovettura a volano, con la quale è possibile ridurre i consumi del 20 %. Inoltre richiamo l'attenzione sugli sviluppi dell'automobile a 5 litri.
A questo proposito il Commissario ritiene forse d'introdurre una normativa vincolante a livello europeo?
A nostro parere è giunto il momento di farlo.
In tal modo si potranno rispettare gli accordi stipulati in occasione del Vertice di Kyoto.
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<SPEAKER ID=284 NAME="Amadeo">
Signor Presidente, l'alba del prossimo millennio vedrà finalmente l'avvio di una politica dei trasporti stradali europei incentrata sulla lotta ai problemi dell'inquinamento atmosferico derivante dal traffico stradale, e se dovessimo misurarne l'efficacia, tenuto conto del gran numero delle misure previste, sicuramente dovremmo dichiararci più che ottimisti.
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Il programma comune dell'Esecutivo e delle industrie automobilistica e petrolifera dell'Unione Auto-Oil ha definito una strategia diretta alla riduzione delle emissioni di gas degli autoveicoli allo scopo di migliorare la qualità dell'aria fissando due scadenze: il 2000 e il 2005, date entro le quali dovrebbero essere definite la qualità dei carburanti e i valori limite delle emissioni.
Occupandoci delle due relazioni in discussione degli onorevoli Hautala e Lange, tra i punti importanti di tutto il programma Auto-Oil intravvediamo una sottile contraddizione tra il fatto che migliorare la qualità dei carburanti determinerà effetti immediati sia sui veicoli nuovi sia su quelli più vecchi e il fatto che la determinazione di valori limite e il miglioramento dei motori dovrebbe interessare al contrario soltanto i veicoli nuovi.
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Noi riteniamo opportuno fissare tre punti: primo, coniugare il rispetto per l'ambiente con il rispetto per il lavoro e la ricerca dell'industria; secondo, fissare assolutamente entro il 2005 il regime definitivo; terzo, stabilire con fermezza il principio del «chi inquina paga», prevedendo sgravi fiscali a chi investe nell'ottica di migliorare la qualità; è giusto cioè che le aziende che fanno ricerca e che fanno grossi investimenti per fornire un prodotto conforme e meno inquinante siano premiate.
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Anche secondo noi la commercializzazione della benzina contenente piombo dovrebbe essere vietata in tutti gli Stati membri già dal 2000, fatti salvi i problemi economici che il divieto potrebbe causare, cui però, secondo noi, sarà possibile ovviare intervenendo adesso, per tempo.
In ogni caso ci si dovrebbe rifare alla decisione del Consiglio che fissa valori obbligatori entro il 2000 e valori indicativi entro il 2005.
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Per quanto concerne il carburante diesel, facciamo nostra la proposta del Presidente del PSA Citroën-Peugeot, che ha dichiarato recentemente la possibilità di utilizzare biocarburanti senza aggiunta di costi per l'industria automobilistica, soprattutto il dister, un diesel ad alto concentrato di protezione ambientale.
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Una migliore concezione dei motori, un miglior controllo tecnico, controlli più frequenti e il ricorso a nuovi tipi di carburante, insieme ad una gestione più attenta del traffico e dei trasporti pubblici, sono anch'essi elementi importanti nella campagna di riduzione delle emissioni.
Siamo del parere, poi, che tutta una serie di nuove tecnologie potrebbe essere messa a punto per combattere efficacemente l'inquinamento: mi riferisco per esempio all'equipaggiamento di sistemi diagnostici a bordo.
Importante, secondo noi, è quindi affinare anche la direttiva sulle emissioni di CO2 dovute agli autoveicoli, attualmente in fase di stallo, insieme alla proposta di instaurare un sistema di incentivi fiscali, che non deve però significare una nuova imposizione fiscale bensì un controllo e una verifica più efficace di quelli esistenti.
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<SPEAKER ID=285 LANGUAGE="ES" NAME="Díez de Rivera Icaza">
Signor Presidente, ogni cittadino - e non solo qualcuno - ha il diritto di respirare aria pura e di tutelare la propria salute.
Questo criterio e l'aumento di inquinamento atmosferico dovuto al doppio sistema dei carburanti utilizzati dagli autoveicoli hanno condotto il Parlamento europeo a votare, nel corso della prima lettura e a maggioranza assoluta, la modifica di questa direttiva per migliorare la qualità dell'aria che respiriamo.
Non c'è dubbio che il diritto alla salute, previsto dal Trattato di Amsterdam, e la posizione del Parlamento europeo hanno trovato eco nel Consiglio, anche se tale eco è ancora insufficiente dal momento che alcuni valori limite solo ancora meramente indicativi.
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Per questo motivo, non dubitiamo che, come ha fatto il settore automobilistico, alcune imprese petrolchimiche, non ostante la tremenda pressione alla quale ci hanno sottoposto, effettueranno gli investimenti necessari per offrire carburante di qualità migliore quando a richiederlo sarà la salute dei loro azionisti e clienti. Che sono sicuramente anche cittadini.
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Sarebbe molto grave se prevalessero gli interessi dei privati sulla qualità dell'aria che respiriamo, soprattutto dopo la Conferenza di Kyoto.
Tutti noi possiamo verificare l'allarmante aumento dell'inquinamento atmosferico all'interno dei nuclei urbani: anche in città come Parigi, Atene o Bologna è stato necessario arrestare in alcune occasioni il traffico per risolvere questo grave problema per la salute.
Alcune delle città citate - e mi sembra importante segnalarlo - appartengono a paesi del sud dell'Europa.
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Io, conscia delle mie responsabilità e nella piena osservanza di quanto prescritto nell'articolo 2 del nostro regolamento che così recita: »I deputati al Parlamento europeo eserciteranno il proprio mandato nella piena indipendenza, non saranno soggetti ad istituzioni né ad alcun mandato imperativo «, voterò a favore della relazione della onorevole Hautala, cioè a favore della salute e dell'ambiente.
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<SPEAKER ID=286 LANGUAGE="DE" NAME="Schnellhardt">
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signora Commissario, il Commissario Bangemann purtroppo se ne è già andato, tuttavia io non vorrei proprio che al momento della conciliazione dovesse essere sorpreso.
Non ritorneremo a presentare le vecchie proposte di emendamento, anzi abbiamo modificato le nostre posizioni così come il Consiglio ha mutato le sue allontanandosi dalle posizioni della Commissione.
Credo che ciò costituisca un buon segno in vista della conciliazione.
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Gli sforzi finalizzati alla riduzione delle emissioni di sostanze nocive dei veicoli non sono una cosa nuova.
A questo proposito sono stati registrati, nel corso degli ultimi anni, molti progressi.
Tuttavia essi non sono sufficienti. Al fine di garantire, anche in futuro, una illimitata possibilità di movimento - è a ciò infatti che voglio riferirmi - una illimitata possibilità di movimento dei cittadini, è necessario che vengano attuate misure complesse.
Per questo motivo va salutato con favore l'avvio del programma Auto-Oil.
Da una parte si prevede in esso di ottimizzare la tecnica di costruzione dei veicoli, per limitare le emissioni di sostanze nocive, e dall'altra si prevede di migliorare la qualità dei carburanti, in maniera che non si sviluppino sostanze nocive o che esse possano essere ridotte e che non venga ostacolata l'introduzione delle moderne tecniche di costruzione dei motori.
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Nel programma Auto-Oil è accaduto per la prima volta - e ciò è deplorevole - che l'iniziale collaborazione tra il settore petrolifero e l'industria automobilistica si sia concluso al momento della presentazione del parere della Commissione.
Sarebbe infatti veramente molto importante che questi due importanti settori industriali lavorassero insieme per uno scopo comune, quando si tratta, ad esempio, di creare e mantenere la concorrenzialità dell'industria europea.
Una cosa almeno possiamo affermarla: le misure legislative sono necessarie per raggiungere qualche progresso.
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Del resto è una cosa talmente ovvia - carburanti di migliore qualità sono necessari sia per ridurre le emissioni di sostanze nocive del parco automobilistico attuale, che per rendere possibile l'impiego di tecnologie avanzate di costruzione dei motori, che consentano di ridurre i consumi di carburanti.
Questo Parlamento, nel corso della prima lettura, aveva, conseguentemente, assunto una posizione univoca.
Al contrario, è assolutamente incomprensibile il comportamento di una parte dell'industria petrolifera europea che respinge in tutti i modi qualsiasi misura atta a migliorare la qualità dei carburanti.
L'industria petrolifera afferma che i costi che essa si troverebbe a sopportare sono elevati, e sostiene che i vantaggi per l'ambiente sarebbero comunque molto ridotti.
Entrambe le cose sono false.
I costi per l'eliminazione dello zolfo dai carburanti e per le altre misure, secondo calcoli più recenti, non sono poi così elevati come si poteva ritenere all'inizio. E tra l'altro verranno scaricati sul consumatore.
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Vorrei puntualizzare i termini della questione di cui stiamo parlando.
Se vogliamo attenerci alle nude cifre della prima lettura, stiamo parlando di un aumento pari a 0, 004 ECU per litro di benzina e pari a 0, 009 ECU per litro di carburante diesel.
E quali sarebbero i vantaggi per l'ambiente?
In ogni caso sarebbero molto elevati.
Un produttore di automobili europeo ha testato i propri veicoli in California, dove già esistono sul mercato carburanti che soddisfano valori limite analoghi a quelli qui previsti, ed ha potuto constatare che le emissioni di idrocarburi erano ridotte del 40 % e le emissioni di ossido di azoto erano diminuite del 30 % circa.
Questi, secondo me, sono vantaggi decisivi per l'ambiente.
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Non è certo corretto che, nel momento in cui si prospetta l'attuazione del programma Auto-Oil, le industrie petrolifere minaccino di chiudere le raffinerie.
Un nuovo studio della Commissione dimostra una cosa che è già nota fra gli operatori del settore. In Europa le raffinerie dispongono di una supercapacità produttiva.
Esiste un problema strutturale. Attualmente l'industria petrolifera effettua al di fuori dell'Europa importanti investimenti.
La necessità di avere carburanti puliti non farebbe altro che richiamare gli investimenti in Europa e assicurerebbe la concorrenzialità del settore in Europa, e siamo proprio sicuri che non vogliamo raggiungere questi scopi?
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Non ostante tutto, io mi dichiaro assolutamente a favore di questo compromesso, anche se esso costituisce un passo indietro rispetto a ciò che è stato deciso nel corso della prima lettura. Esso si riferisce in particolare ai valori limite per l'anno 2005 ed al loro carattere vincolante.
L'onorevole Florenz oggi lo ha già detto: gli investimenti devono mettere in moto l'industria.
Lo sappiamo.
L'industria dovrà impiegare del denaro.
E allora diamole la sicurezza che tale denaro verrà impiegato nel modo più giusto, anziché lasciarle effettuare investimenti per il 2000 e arrivare poi con nuovi valori che vanificano tali investimenti.
Non possiamo lasciare che ciò accada. Come Parlamento in ogni caso non ne abbiamo neppure l'intenzione.
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Io devo tuttavia aggiungere che sarebbe possibile, dal punto di vista tecnico, prospettare molte più cose di quante ne abbiamo presentate qui.
Il futuro ci dirà se le misure legislative quadro saranno state sufficienti a trasformare in realtà le cose necessarie e fattibili.
Se non saranno state sufficienti, la presente relazione lascia la possibilità di apportare correzioni e miglioramenti.
Forse essa potrà servirvi di monito.
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<SPEAKER ID=287 NAME="Crowley">
Signor Presidente, desidero ringraziarla e dare il benvenuto al Commissario; vorrei anche ringraziare entrambi i relatori per il loro contributo a questa importantissima questione.
Devo dire che sono molto interessata al problema anche perché l'unica raffineria di petrolio esistente in Irlanda è situata proprio nella mia circoscrizione elettorale, quella di Munster, dove si trova la contea di Cork in cui sono nata. Essi si sono rivolti a me e mi hanno espresso forti preoccupazioni in merito ad alcune delle proposte avanzate.
Vi sono ad ogni modo alcuni concetti che vorrei sottolineare.
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Innanzitutto, e penso tutti gli europarlamentari siano d'accordo su questo, è necessario creare per tutti i nostri cittadini il migliore ambiente possibile, permettendo loro di scegliere liberamente quando sono in gioco salute e sicurezza.
Tutte le iniziative promosse in questa sede devono mirare all'attuazione delle pratiche e delle idee migliori in questo senso.
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E' inoltre nostro compito assicurarci che la possibilità di accedere all'ambiente lavorativo e di concorrere e di ottenere un posto di lavoro all'interno della Comunità non sia solo teorica, ma reale.
Se si esaminano alcuni dei suggerimenti relativi ai livelli massimi consentiti in base alle relazioni e se si prende ad esempio l'Irlanda, si vedrà che la qualità dell'aria di Dublino, la capitale, già risponde ai requisiti stabiliti in questa relazione.
La città di Cork da cui provengo ha una qualità dell'aria migliore, nella misura del 50 %, rispetto a quella di Dublino, e il resto dell'Irlanda, che possiamo chiamare Irlanda rurale, è migliore nella misura di un altro 10 %.
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Sicuramente una direttiva e una legislazione europea avrebbero un forte impatto su queste aree, e come già hanno detto altri parlamentari prima di me, bisogna considerare anche il fattore costo; si tratta di costi che ricadrebbero direttamente sul consumatore e di costi che influirebbero sulla capacità produttiva della nostra industria, oltre che sulla nostra competitività.
Per risolvere questo problema alcuni parlamentari hanno suggerito, tra le altre cose, di applicare incentivi fiscali differenziati per dare un incoraggiamento.
Ma come è possibile mettere d'accordo questa differenziazione con l'idea del mercato unico?
Non voglio sprecare altro tempo; desidero solo dire che domani voterò contro le relazioni e spero che in sede di conciliazione sarà possibile raggiungere un accordo su un suggerimento più ragionevole.
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<SPEAKER ID=288 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
Signor Presidente, per le future generazioni, tutto il nostro stile di vita "usa e getta» è una minaccia, mentre l'incessante aumento degli autoveicoli in circolazione rappresenta uno dei rischi maggiori per il clima.

Le emissioni degli autoveicoli devono essere eliminate con tutti i mezzi possibili, è necessario ridurre le fonti delle emissioni, ossia sviluppare i motori delle automobili, nonché mettere a punto catalizzatori efficaci anche per i motori diesel e migliorare la qualità di tale carburante.
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L'industria petrolifera europea rappresenta il vecchio capitalismo della ciminiera, basato sullo sfruttamento dell'uomo, della natura e sulla distruzione dell'ambiente e, ad eccezione di talune società, si oppone alla riduzione delle emissioni, sostenendo che ciò implica nuovi investimenti, quasi si trattasse di costi che essa stessa deve sostenere.
Nondimeno, siamo tutti consapevoli del fatto che, alla fin fine, saranno i consumatori a pagare gli investimenti.
Chi inquina deve pagare e, in tal caso, ciò avverrebbe mediante un aumento irrilevante del prezzo del carburante.
Se invece a pagare non è chi inquina, sarà allora la salute dei cittadini a farne le spese.
Un'industria petrolifera europea non competitiva non sarà in grado di trasferire i costi degli investimenti ai prezzi, ragion per cui il compito del Parlamento europeo non è quello di acconsentire al mantenimento di tale ramo dell'industria mediante sovvenzioni alla qualità del carburante.
Una industria petrolifera che riesce a vendere i propri prodotti unicamente inquinando la natura è destinata al fallimento.
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Signor Presidente, ritengo sia molto importante approvare le relazioni dell'onorevole Lange e della onorevole Hautala, importante dall'ottica di un miglioramento della qualità dell'atmosfera.
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<SPEAKER ID=289 LANGUAGE="DA" NAME="Sandbæk">
Signor Presidente, è molto importante ricordare che il programma Auto-Oil consiste sostanzialmente nel migliorare l'ambiente e la salute degli esseri umani.
Molti studi hanno dimostrato che l'inquinamento atmosferico ha effetti sulla salute umana.
Esiste quindi un rapporto diretto tra l'aumento della mortalità e l'inquinamento atmosferico causato dal traffico automobilistico.
Questi studi mostrano con estrema chiarezza che occorre stabilire valori limite precisi per le emissioni dei veicoli a motore, e che occorre definire chiare norme per la qualità della benzina.
Per questo è importante che i valori siano vincolanti e non indicativi.
Soltanto con norme precise, è realistico pensare di poter ottenere la qualità dell'aria auspicata.
Per lo stesso motivo, è importante limitare le disposizioni di deroga alle norme ai casi assolutamente necessari.
Questo non significa naturalmente che debbano essere ignorati gli aspetti economici.
Innovazioni tecnologiche e norme più severe significano costi più elevati, ma è necessario considerare tutte le grandezze in gioco.
Il rapporto costi/benefici non può essere l'unico criterio di valutazione.
Dobbiamo valutare i costi rispetto ai miglioramenti e ai risparmi per la società nel suo insieme.
Per questo sono pienamente d'accordo che le proposte di direttiva debbano contenere le soluzioni più idonee per i cittadini e la salute dei cittadini così come per l'economia.
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Inoltre, le esperienze della California dimostrano che i calcoli della Commissione sopravvalutano i costi determinati dai nuovi requisiti relativi alla qualità della benzina e ai limiti delle emissioni.
Ritengo che l'imposizione di nuovi requisiti all'industria possa avere un effetto stimolante sull'innovazione.
Speriamo quindi che la direttiva possa incoraggiare l'industria ad interessarsi allo sviluppo di veicoli a motore che utilizzino fonti di energia rinnovabili.
Appoggio dunque calorosamente la posizione comune del Consiglio con tutte le modifiche approvate dalla commissione per la protezione dell'ambiente.
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<SPEAKER ID=290 LANGUAGE="DE" NAME="Kronberger">
Signor Presidente, le relazioni della onorevole Hautala e dell'onorevole Lange indicano che in questo Parlamento è oggi scoccata l'ora fatale dell'ecologia.
Ciò che inizialmente sembra essere una limitazione per l'industria automobilistica, rappresenta in realtà una grande opportunità.
Lo abbiamo visto anche con il catalizzatore, quando all'inizio si diceva che esso avrebbe determinato l'affossamento dell'industria automobilistica. In realtà era un progresso tecnico.
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La Commissione, arroccandosi sulle sue vecchie posizioni, si preclude la possibilità di instaurare un dialogo costruttivo. Questa possibilità sarebbe importante.
In tal modo l'auto rimarrà il nemico pubblico n.1.
La discussione su quale sia la verità in materia di costi nel settore dei trasporti deve essere approfondita.
Il Parlamento ha indicato una via di uscita. Essa, però, non è stata purtroppo accolta.
Da questo scontro non è uscito alcun vincitore, né l'ambiente, né l'industria automobilistica, né l'industria petrolifera.
E continueranno ad esserci solo perdenti. È davvero un peccato.
Mentre il Parlamento sicuramente domani supererà il suo test dell'alce, la Commissione, secondo me, fin da ora, non ha superato il suo.
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<SPEAKER ID=291 LANGUAGE="FR" NAME="Lienemann">
Signor Presidente, in prima lettura il Parlamento aveva fatto la scelta giusta.
Ha permesso di far evolvere in modo significativo la posizione della Commissione, dato che il Consiglio avanza già proposte più favorevoli.
E' possibile proseguire oltre ed è ciò che si aspettano i nostri concittadini.
Leggiamo ogni giorno sui giornali che l'inquinamento dei centri urbani aumenta e che l'effetto serra ci minaccia.
L'uso del progresso tecnico per risolvere questi problemi di civiltà e di qualità della vita e della salute dei nostri concittadini fa parte ormai della coscienza collettiva.
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Risulta quindi di fondamentale importanza fissare norme vincolanti per il 2005, norme severe, poiché questa è la sfida per l'industria automobilistica.
Senza dubbio i costruttori hanno qualche esitazione, ma essi devono capire che la credibilità del settore risiede proprio in questa possibilità di creare norme rispondenti alle aspettative.
Ciò è tanto più importante in quanto il mercato automobilistico europeo incontra difficoltà nel rinnovamento del parco automobilistico.
Soltanto automobili pulite, soltanto automobili sicure potranno legittimare un rinnovamento del parco automobilistico e quindi una ripresa dell'occupazione nel settore.
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Siamo anche a conoscenza del fatto che la questione degli autoveicoli vecchi, già sollevata da parecchi colleghi, è essenziale.
Da questo punto di vista, gli sforzi richiesti all'industria petrolifera sono assolutamente indispensabili poiché gli autoveicoli vecchi in circolazione sono molti, ma spero che l'Europa rifletta su un sistema per accelerare il declassamento delle automobili vecchie, che sono d'altra parte spesso di proprietà delle persone meno abbienti.
Abbiamo bisogno di una strategia comunitaria per accelerare il ricambio degli autoveicoli.
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Per concludere, l'ambiente non è nemico dell'occupazione: questa evoluzione degli autoveicoli rappresenta una grande possibilità per l'industria automobilistica!
Per quanto riguarda i petrolieri, che ci ricattano con le raffinerie, ebbene durante questi anni hanno accumulato profitti considerevoli, che devono venire reinvestiti nella modernizzazione degli impianti per rispondere ad un interesse generale.
Quindi che non si nascondano dietro la questione dell'ambiente per giustificare delle chiusure che avrebbero, ahimè! programmato, a prescindere dalle nostre scelte di oggi.
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<SPEAKER ID=292 LANGUAGE="SV" NAME="Virgin">
Signor Presidente, il Parlamento constata con soddisfazione che il Consiglio ha inasprito, su aspetti essenziali, l'originaria proposta della Commissione andando invece incontro alla posizione del Parlamento.
In commissione per l'ambiente, la maggioranza si è schierata a favore delle modifiche apportate dalla relatrice Hautala in materia di carburanti.
Queste modifiche sono sagge, in considerazione del poco tempo rimasto prima dell'entrata in vigore prevista per il 2000.
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È importante stimolare l'evoluzione tecnologica verso una più avanzata metodologia di ripulitura dei gas di scarico e verso motori più parchi, garantendo entro il 2005 la disponibilità di carburanti a basso tenore di zolfo.
Nel periodo di transizione, tuttavia, ci sarà comunque un notevole miglioramento per quanto concerne le emissioni dei veicoli di vecchia concezione.
È, in un certo senso, una scorciatoia verso una migliore qualità dell'aria.
D'altro canto, ritengo che la commissione per l'ambiente abbia compiuto un passo troppo lungo per quanto riguarda i composti aromatici presenti nella benzina nel 2000.
A tale riguardo, la posizione del Consiglio mi pare più realistica.
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In un gran numero di raffinerie moderne è in corso un conflitto tra requisiti sullo zolfo e requisiti sui composti aromatici.
Dal punto di vista ambientale, i requisiti relativi allo zolfo sono molto più importanti e dovrebbero ottenere pertanto la precedenza.
Inoltre, la moderna tecnologia catalitica è in grado di far fronte al problema dei composti aromatici.
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È inoltre importante che agli Stati membri venga permesso di fare di più e di utilizzare strumenti di carattere economico per migliorare lo stato dell'ambiente.
In vaste zone della Svezia è già in uso un combustibile che risponde ai requisiti previsti per il 2005; e posso assicurare che lo stato dell'ambiente ha tratto grande giovamento dall'impiego di questo carburante.
Utilizzare gli incentivi economici è semplice, purché si abbia un minimo di accortezza nell'impedire che si trasformino in ostacoli alla concorrenza.
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In conclusione, è incoraggiante constatare che l'evoluzione verso autoveicoli a emissioni zero è tanto rapida.
Già li si intravvede, e non come un sogno ma come una realtà.
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<SPEAKER ID=293 LANGUAGE="FR" NAME="Buffetaud">
Signor Presidente, il Parlamento europeo si pronuncerà domani su due proposte di direttiva la cui posta in gioco è alta, sia a livello ambientale che a livello industriale che a livello occupazionale.
<P>
La nostra posizione deve, dunque, trovare un giusto equilibrio tra il desiderio di migliorare la qualità dell'aria, di promuovere nuove tecnologie, ma anche di mantenere la competitività e l'occupazione nelle industrie europee del settore automobilistico e petrolifero.
<P>

Si tratta di un problema irresolubile, mi risponderà lei ed io vorrei fare alcune osservazioni: per prima cosa, bisogna concedere alle imprese delle scadenze ragionevoli per adattarsi alle nuove norme; in secondo luogo, bisogna definire se un aggravio maggiore del necessario non rischi di avere conseguenze esattamente contrarie a quelle desiderate, in particolar modo un rincaro delle automobili provocherebbe un invecchiamento del parco automobilistico, con conseguente aggravamento dell'inquinamento, aggravamento dei rischi in materia di sicurezza e difficoltà economiche per i costruttori.
<P>
La posizione del Consiglio sembrava già un passo avanti rispetto a quella della Commissione.
Il Parlamento auspica norme più severe. Alcune di queste norme sembra possano venire accettate dal Consiglio.
E' quindi possibile trovare un equilibrio soddisfacente, che non sia massimalista e che mostri che il nostro Parlamento è in grado di assumersi le proprie responsabilità, sia a livello ambientale che industriale.
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<SPEAKER ID=294 LANGUAGE="PT" NAME="Apolinário">
Signor Presidente, la presente discussione è stata molto condizionata da argomenti di natura economica.
L'industria petrolifera, che presenta condizioni tecniche e finanziarie molto diverse fra paesi del sud e del nord, e l'industria automobilistica fanno entrambe valere le proprie ragioni.
<P>
Noi preferiamo focalizzare l'attenzione sull'ambiente e sulla sanità pubblica.
La qualità dell'aria ha enormi ripercussioni sulla salute; ricorderò, fra gli altri dati, che il 7-10 % delle affezioni respiratorie pediatriche e il 19 % delle insufficienze polmonari sono imputabili all'inquinamento atmosferico.
È stato dimostrato che l'eccessivo livello di particelle di piombo nell'atmosfera influenza il quoziente intellettivo dei bambini.
<P>
Per combattere l'inquinamento atmosferico si limita la velocità del traffico veicolare in alcune capitali europee o si vieta addirittura la circolazione.
Intendiamo dimostrare e manifestare in questa sede il nostro appoggio alla commissione per l'ambiente in quanto tale problema è avvertito anche nel sud dell'Europa.
Vorremmo nondimeno soffermarci su tre punti.
<P>
In primo luogo, sulla lotta contro la benzina contenente piombo. Il piombo deve sparire una volta per tutte.
L'Unione europea e gli Stati membri devono promuovere una vasta azione di informazione rivolta ai cittadini sui vantaggi ambientali derivanti dalla benzina senza piombo.
<P>
In secondo luogo, difendiamo la fissazione di livelli di emissione obbligatori entro il 2005, contrariamente al Consiglio e all'industria petrolifera, perché è l'unico modo di strappare un impegno serio all'industria tramite un contratto ambientale stipulato con l'intera società.
<P>

Infine, a nostro modo di vedere, il ruolo del Parlamento europeo, ora come in prima lettura, è quello di darsi obiettivi più ambiziosi rispetto alla proposta iniziale, lasciando trattare al Consiglio, in sede di conciliazione, i valori limite di emissione di zolfo, in quanto riteniamo vi siano casi, come il Portogallo, ove i mancati investimenti ambientali nel settore non hanno permesso di por mano a quelle riforme che si rivelano oggi ineludibili.
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<SPEAKER ID=295 LANGUAGE="PT" NAME="Pimenta">
Signor Presidente, oggi dobbiamo raccogliere una sfida.
O il Parlamento è in grado di prendere coerentemente la difesa della salute pubblica e dell'ambiente, fissando i valori relativi alla qualità dei carburanti e all'esigenza di migliori tecnologie per gli autoveicoli, rispecchiando il voto sulle relazioni Hautala e Lange in commissione per l'ambiente, oppure soccombiamo alle molteplici pressioni esercitate dai settori economici interessati.
<P>
Non discuto il fatto che quanto chiediamo in questa sede implichi sforzi finanziari e di ricerca da parte dell'industria petrolifera ed automobilistica.
<P>
Non si può tuttavia negare che l'inquinamento atmosferico delle nostre città, incluse Lisbona e Oporto, spesso raggiunge valori di pericolosità per la salute pubblica; recenti studi confermano che il tenore di piombo nel sangue dei bambini delle zone a rischio e delle zone urbane supera ogni limite tollerabile.
Non vi è dubbio che il particolato, il benzene ed altri inquinanti risultanti dalla combustione veicolare siano altamente cancerogeni.
<P>
È inoltre necessario disporre di migliori automobili e di migliori carburanti, anche perché dati gli attuali contenuti di zolfo nella benzina e nel gasolio non è possibile ottenere un significativo progresso tecnologico sia per quanto riguarda l'introduzione di una nuova generazione di catalizzatori, sia per quanto riguarda una nuova generazione di motori, a iniezione diretta di benzina, ad esempio, con consumi significativamente inferiori e che possono funzionare a meno del 25 % in ciclo urbano.
Minori consumi significa minori spese per il consumatore, meno inquinamento e minori emissioni di CO2 , il principale gas che altera il clima.
Pertanto gli attuali costi pari a 1.000 dollari all'anno per veicolo a benzina e a 1.800 dollari per veicoli diesel possono essere azzerati grazie al progresso tecnologico che permetterà la produzione di autovetture migliori con minori consumi.
<P>
Dobbiamo ancora sottolineare il fatto che migliori carburanti danno automaticamente luogo a minore inquinamento, in quanto anche le odierne autovetture funzioneranno meglio, con minori emissioni.
<P>
I casi specifici della CEPSA, REPSOL e PETROGAL non possono obbligare tutta l'Europa, e in particolare gli spagnoli ed i portoghesi, a continuare a respirare aria inquinata mettendo a repentaglio la salute di tutti.
Se tali aziende hanno problemi particolari, spetta ai rispettivi governi negoziare con queste accordi quadro - »covenants» - che prevedano calendari e meccanismi appropriati.
Nella mia veste di deputato, sono disponibile ad analizzare con spirito aperto eventuali richieste di deroga.
Non posso però esitare nel dare il mio sostegno alle relazioni Hautala e Lange, che sono l'unica forma possibile di conciliazione, e mi auguro che il Parlamento europeo sappia affermarsi democraticamente e difendere i diritti dei cittadini europei.
<P>
<SPEAKER ID=296 LANGUAGE="FI" NAME="Myller">
Signor Presidente, benché occorra constatare un valido e giustificato tentativo di ridurre il bisogno del trasporto su strada, e di quello automobilistico in particolare, mediante una sua programmazione anche a livello regionale, l'amara verità è che in Europa e in generale nel mondo, gli autoveicoli continueranno ad aumentare con ulteriori rischi per la natura, già di per sé vulnerabile, e per la salute umana.
Salutiamo perciò con favore il programma Auto-Oil.
<P>
Per quel che riguarda gli obiettivi da raggiungere entro il 2000 e il 2005 in fatto di emissioni dei veicoli a motore, nel corso della prima lettura il Parlamento europeo ha adottato una posizione chiaramente più avanzata rispetto a quella della Commissione.
Solo gli obiettivi vincolanti sono importanti.
Nei confronti dell'industria petrolifera europea, le raccomandazioni proposte dal Consiglio non comportano pressioni sufficienti per sviluppare prodotti migliori e meno inquinanti, possibili grazie allo sviluppo della tecnica.
Tuttavia, il Consiglio sembra non aver compreso nemmeno la forza del controllo fiscale, del cosiddetto scaglionamento delle imposte, mediante il quale indurre i consumatori a preferire carburanti di qualità migliore.
Si tratta nondimeno di una soluzione dimostratasi valida e che, laddove adottata, ha rapidamente dato buoni risultati.
<P>
In Europa l'occupazione è una questione di primaria importanza, ma non è certo frenando l'adozione di tecnologie che la si incentiva.
Può verificarsi il contrario.
I consumatori favoriscono infatti prodotti che non inquinano l'ambiente e che, qualora non disponibili sul mercato europeo, potrebbero giungere da altrove, conquistando così i nostri mercati, con conseguenze imprevedibili per l'occupazione.
Dobbiamo vigilare sulla nostra competitività, nonché sulla qualità dei prodotti dell'industria petrolifera europea affinché sia la migliore possibile.
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<SPEAKER ID=297 LANGUAGE="FR" NAME="Grossetête">
Signor Presidente, siamo tutti interessati alla qualità dell'aria.
Oggi vogliamo chiedere ai costruttori di automobili ed ai petrolieri di fare degli sforzi.
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Esaminiamo in primo luogo i costruttori di automobili.
In questi ultimi trent'anni abbiamo chiesto loro di compiere grossi sforzi, dato che hanno contribuito per il 90 % al miglioramento della qualità dell'aria per quanto riguarda le emissioni degli autoveicoli.
Oggi chiediamo loro misure ancor più vincolanti.
Sono maggiormente favorevole alla posizione comune dato che i vincoli imposti dalla stessa sono già forti.
I valori che devono essere indicativi per il 2005 dovrebbero, a mio avviso, essere resi obbligatori, affinché i nostri industriali possano conoscere esattamente e persino definire le loro strategie di sviluppo.
Credo quindi che rivesta particolare importanza l'introduzione di misure obbligatorie entro il 2005.
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Tuttavia l'evoluzione delle tecnologie, nel settore della costruzione automobilistica, potrà portare dei frutti solo con un netto miglioramento della qualità dei carburanti.
In questo senso, bisogna assolutamente che i petrolieri compiano gli sforzi necessari.
Fino ad oggi, non sono loro ad aver maggiormente contribuito al miglioramento della qualità dell'aria.
Risulta quindi importante che i petrolieri compiano degli sforzi, tra l'altro a livello della riduzione dello zolfo.
Sappiamo che ciò è fondamentale per il catalizzatore NOX. A mio avviso si tratta di un elemento estremamente importante.
E' per questo che sostengo senza riserve ed intendo votare la relazione Hautala, poiché credo sia assolutamente incoerente chiedere sforzi ai costruttori di autoveicoli e non chiedere ai petrolieri quegli sforzi indispensabili affinché le nuove tecnologie siano completamente efficaci.
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Ciò è quanto volevo esprimere.
Aggiungo che se il carburante viene migliorato, gli effetti saranno visibili immediatamente a breve termine, dato che l'insieme dei veicoli ne verrà interessato e noi constateremo già dei progressi per la qualità dell'aria.
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<SPEAKER ID=298 LANGUAGE="DE" NAME="Flemming">
Signor Presidente, signora Commissario, l'auto rappresenta una parte della nostra libertà.
Non vogliamo certo rinunciarvi. L'auto, d'altra parte, è un mezzo irrinunciabile per la nostra economia.
Essa tuttavia è un mezzo di trasporto molto giovane, dal momento che è ancora all'inizio della sua evoluzione.
È affascinante, secondo me, vedere ciò di cui già oggi è capace l'industria automobilistica.
La lotta per la concorrenza, tra chi è in grado di portare per primo sul mercato l'auto migliore, l'auto più ecologica, l'auto del futuro, è sicuramente molto grande.
Tuttavia non è sicuramente nostro compito, non è compito dei deputati, tutelare quelle industrie che ritengono di dover produrre senza curarsi del mercato e senza curarsi della salute della popolazione.
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Trovo che sia molto interessante che proprio il responsabile del settore tecnico dei gas di scarico della Renault, il signor Hublain, inviti i parlamentari europei a stabilire requisiti più elevati per la benzina ed il carburante diesel.
L'impiego di carburanti migliori costituisce la chiave per poter avere minori emissioni di sostanze nocive. E noi possiamo solo essere completamente ed assolutamente d'accordo con lui.
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Le compagnie petrolifere temono per i loro cospicui investimenti.
Innanzi tutto i carburanti auspicati dal Parlamento esistono già in molti paesi.
Nessuno contesta che siano necessari investimenti cospicui per questo scopo. I bilanci dell'industria petrolifera sono abbondantemente in attivo.
I loro ricavi sono enormi. Riusciranno a sopportare questi investimenti in assoluta sicurezza.
<P>
Non voglio essere frainteso: sono assolutamente a favore del fatto che si ottengano ricavi elevati e anche che ad ottenerli siano le grandi compagnie internazionali; tuttavia il nostro compito è quello di tutelare la salute della popolazione e tutelarla è anche lo scopo dichiarato della Unione europea.
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Ritengo che noi deputati siamo obbligati ad adempiere ai compiti dell'Unione stabiliti nei Trattati.
Domani, al momento della votazione, potremo assumerci le nostre responsabilità al riguardo.
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<SPEAKER ID=299 LANGUAGE="EN" NAME="Jackson">
Signor Presidente, in questo dibattito abbiamo assistito ad una vera e propria battaglia tra le industrie automobilistiche e quelle petrolifere, che hanno cercato di trascinare il Parlamento europeo ora da una parte, ora dall'altra; me ne rammarico, anche perché la situazione è ulteriormente complicata dagli equilibri del Parlamento stesso.
Bisogna riconoscere che il Parlamento europeo ha acquisito in questo campo una certa competenza, come dimostra il lavoro svolto dai nostri relatori.
Il Parlamento non vuole rinunciare al proprio ruolo in questo processo di conciliazione, cosa che accadrebbe se solo dessimo il nostro consenso alla posizione comune.
Vorrei ricordarvi che questo è l'ultimo dibattito aperto sull'argomento, prima che se ne occupi la commissione di conciliazione.
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Probabilmente sia io che i miei colleghi conservatori britannici appoggeremo gli emendamenti Hautala, ma abbiamo dei dubbi su alcuni di quelli proposti da Lange.
Pensiamo che alcuni emendamenti Lange prevedano modifiche nella produzione automobilistica che sarebbe molto difficile, se non impossibile, attuare entro le brevi scadenze proposte.
D'altro canto pensiamo che gli emendamenti Hautala possano apportare rapidamente miglioramenti che interesserebbero non solo i veicoli nuovi, ma anche quelli che sono già in circolazione.
<P>
Vorrei tuttavia lanciare un segnale d'allarme sulla questione della benzina con piombo.
Non dobbiamo guardare con favore ad una legislazione che da un lato abolisce la benzina con piombo a partire dal 1º gennaio 2000 e, dall'altro, dice che se un paese ha difficoltà socioeconomiche la stessa direttiva non dovrà essere applicata fino al 2005.
Se lo facessimo non potremmo più dire che ci preoccupiamo dell'ambiente tutti allo stesso modo in Europa.
In alcune delle nostre città più antiche e più popolate le emissioni dei motori funzionanti a benzina con piombo hanno causato enormi danni alla salute della popolazione.
La clausola che prevede l'esclusione di alcuni paesi permetterebbe di perpetrare questa situazione ancora per sette anni.
<P>
Siamo favorevoli all'abolizione della benzina con piombo a partire dal gennaio del 2000, ma crediamo si debba dire ai milioni di guidatori di auto funzionanti a benzina con piombo che cosa accadrà dopo questa data.
In Gran Bretagna nel 2000 saranno ancora in circolazione almeno 1.3 milioni di automobili di questo tipo.
Immaginate i titoli sui giornali: "Bruxelles ci mette fuori strada».
<P>
Sta ora all'industria petrolifera ed ai governi dei paesi che non hanno un piano d'emergenza trovare una soluzione per i possessori di queste automobili, tramite la commercializzazione di additivi al piombo o di benzine con nuova formula.
E' una cosa che dobbiamo ai possessori di queste vetture e la Commissione, i governi nazionali e il Parlamento europeo dovrebbero proporre una soluzione in tal senso.
<P>
<SPEAKER ID=300 NAME="Poggiolini">
Signor Presidente, signori Commissari, i cittadini europei chiedono giustamente la possibilità di respirare aria pulita nelle loro città, ed il programma Auto-Oil, che il Parlamento europeo si appresta a votare in seconda lettura, propone una strategia globale per cercare di raggiungere precisi obiettivi di qualità dell'aria, in linea con le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità.
<P>
Siamo di fronte a due importantissimi provvedimenti, che avranno un sicuro impatto sull'ambiente ed anche sulle strategie industriali dei nostri paesi: essi si propongono appunto, da un lato con la relazione Hautala, di fissare per gli anni 2000-2005 nuove regole per le benzine, in particolare le percentuali di riduzione di benzene, prodotti aromatici e zolfo contenuti nei carburanti, che sono responsabili di gravi malattie come il cancro; dall'altro con la relazione Lange, di apportare, entro le stesse scadenze, determinate modifiche ai motori, fornendoli ad esempio di un particolare sistema di diagnostica di bordo - l'OBD - in modo da controllare i valori limite per le emissioni.
<P>
Secondo la relazione Lange, l'industria automobilistica è dunque tenuta, in tempi realistici e di fattibilità tecnica, ad adeguarsi ai precisi limiti indicati dalla direttiva, mentre, per quanto riguarda la relazione Hautala, si può andare ben oltre la posizione comune, sostenendo le modifiche introdotte dalla commissione per l'ambiente, volte principalmente a fissare limiti più severi per le benzine e per i diesel.
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L'Italia, anticipando la direttiva comunitaria, si è già da tempo imposta severi limiti per benzene (1 %), aromatici (35 %), ossigenati (2, 7 %) e, a parte qualche problema per quanto riguarda lo zolfo e il piombo - i cui limiti più severi debbono comunque essere raggiunti entro il 2005 - in questo momento ha sicuramente la benzina migliore d'Europa.
<P>
Mi auguro che queste direttive, migliorate dal Parlamento in sede di conciliazione, vengano approvate e rese operanti al più presto.
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<SPEAKER ID=301 LANGUAGE="DE" NAME="Liese">
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, adesso, alla fine di una lunga lista di relatori, e alla fine di una lunga lista di relatori appartenenti al mio stesso gruppo, devo aggiungere qualcosa di nuovo.
Non è certo facile, tuttavia io ritengo di poterlo fare.
Innanzi tutto un chiarimento. Qual è veramente la posizione del gruppo del Partito popolare europeo?
Vi sono sicuramente differenze, lo abbiamo visto anche nel corso del dibattito.
Abbiamo discusso a lungo, ma vi posso comunicare che il gruppo del Partito popolare europeo è a favore della relazione Lange e della relazione Hautala.
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Non abbiamo potuto discutere ogni cosa in dettaglio.
Tuttavia, rispetto ad entrambe le relazioni, siamo, innanzi tutto, a favore della obbligatorietà dei valori fissati per l'anno 2005. Ed io ritengo che questo sia il punto fondamentale.
Sono lieto che sia stato possibile raggiungere questo risultato e che quindi, domani, nel corso della seduta plenaria, lo decideremo con i nostri 314 voti.
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Una osservazione ancora in tema di concorrenza.
Secondo la mia opinione, è giusto discutere della concorrenzialità dell'industria tedesca e anche dell'industria degli altri Stati membri ed è giusto che queste industrie espongano questi problemi, e che noi vediamo tutto ciò nella prospettiva europea.
Tuttavia esiste una decisiva differenza rispetto a ciò di cui discutiamo di solito.
Spesso carichiamo la nostra industria di oneri che l'industria sul mercato mondiale non deve sostenere, e tali oneri finiscono per divenire ostacoli alla concorrenza.
In questo caso le cose sono completamente diverse. Infatti, se una ditta, una raffineria che si trovi al di fuori dell'Unione europea vuole vendere benzina all'interno della UE, deve adempiere a questi doveri.
Questa non è quindi una distorsione della concorrenza che rischia di far salire a dismisura i nostri costi di produzione, bensì una misura ragionevole a protezione dell'ambiente e per il miglioramento delle capacità innovative.
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Per concludere, vorrei far un'osservazione nei confronti della Commissione.
Mi spiace che il Commissario Bangemann non sia qui. Mi piacerebbe rivolgermi direttamente a lui.
Tuttavia lei potrà eventualmente riferirgli le mie parole, signora Commissario Bjerregaard. Noi nella Unione europea abbiamo una nuova politica per la tutela della salute.
E' stato il Parlamento europeo a volere che avessimo una nuova politica di tutela della salute.
Addirittura il Commissario Bangemann ha cambiato opinione.
Egli ha presentato buone proposte a proposito di alimenti per bambini, ha presentato buone proposte a proposito della etichettatura di mais e soia.
Gli riferisca pure che se anche in questa occasione adotterà la linea proposta dal Parlamento, noi ne saremo addirittura entusiasti.
Forse tutto ciò gli consentirà di raggiungere il necessario grado di saggezza che ci darà l'opportunità di raggiungere davvero un buon risultato nel comitato di conciliazione.
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<SPEAKER ID=302 NAME="Bjerregaard">
Signor Presidente, per il momento mi limito a ringraziare per il dibattito.
Penso sia stato interessante ascoltare i numerosi interventi sui problemi sollevati in queste relazioni.
La Commissione ha anche potuto constatare un ampio appoggio alle relazioni dell'onorevole Lange e della onorevole Hautala.
Per il momento non possiamo fare altro che attendere la votazione di domani e prepararci ad avviare una procedura di conciliazione.
Vorrei semplicemente esprimere l'auspicio che lo si possa fare rapidamente.
Ritengo che le proposte meritino che vi sia tra di noi un accordo, in modo che possano essere concretizzate.
Come ho percepito dal dibattito di oggi, siamo in ogni caso d'accordo sugli obiettivi, e quindi dovrebbe essere possibile raggiungere un risultato entro un tempo ragionevole.
Quindi grazie per il dibattito.
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<SPEAKER ID=303 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
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<CHAPTER ID=11>
Agenzia europea dell'ambiente e rete europea di informazione edi osservazione in materia ambientale
<SPEAKER ID=304 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione dell'onorevole K. Collins (A4-0030/98), a nome della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, sulla proposta di regolamento (CE) del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 1210 del Consiglio sull'istituzione dell'Agenzia europea dell'ambiente e della rete europea di informazione e di osservazione in materia ambientale [COM(97)0282 - C4-0363/97-97/0168(SYN)].
<P>
<SPEAKER ID=305 NAME="Collins, Kenneth">
Signor Presidente, il regolamento dell'Agenzia che, come spero, concluderemo questa sera, è entrato in vigore nell'ottobre del 1993.
Non c'è bisogno di ripercorrere le tappe che hanno portato alla sua creazione: basti dire che si è trattato di un processo molto contrastato.
Nel 1993 era stato deciso che il regolamento sarebbe stato rivisto due anni più tardi.
Tale revisione, tuttavia, fu rinviata di due anni per permettere nel frattempo all'Agenzia di diventare completamente operativa.
Se la revisione fosse avvenuta prima, non sarebbe stata messa in pratica.
<P>
La proposta della Commissione allora non suscitò polemiche e lo scopo degli emendamenti alla proposta fu quello di rafforzare le disposizioni esistenti e quindi di permettere all'Agenzia di consolidare il lavoro svolto fino a quel momento.
Penso tuttavia che molti ancora non abbiano capito quali siano veramente le funzioni dell'Agenzia, come è emerso molto chiaramente durante la discussione su questo argomento in commissione.
Stasera vorrei quindi descrivere le finalità dell'Agenzia e spiegare come i miei emendamenti vadano ad inserirvisi.
<P>
L'Agenzia europea dell'ambiente è stata istituita soprattutto allo scopo di facilitare la raccolta di dati comparabili sull'ambiente in tutta la Comunità e, di fatto, in tutta l'Europa.
Prima dell'istituzione dell'Agenzia non c'era modo di confrontare i dati delle varie nazioni, e la comparazione di dati è un requisito indispensabile per stabilire una politica ambientale efficace.
Per dirla in altre parole, ciascuno degli Stati membri aveva raccolto dati sull'ambiente, ma non era possibile fare un confronto tra Spagna e Portogallo, tra Portogallo e Grecia, tra Grecia e Germania, o tra Germania e Regno Unito.
Di conseguenza era impossibile avere una visione complessiva delle condizioni ambientali nella Comunità.
L'Agenzia è stata istituita soprattutto per questo motivo.
Sul lungo periodo, inoltre, si voleva che la Commissione usasse i dati forniti dall'Agenzia per il monitoraggio delle condizioni ambientali nell'Unione europea e anche per l'attuazione di politiche ambientali più efficaci.
<P>

La Commissione ha verificato l'attività svolta finora dall'Agenzia traendo conclusioni piuttosto positive, ha indicato all'Agenzia nuove questioni da affrontare e, in generale, si è espressa a favore di una cooperazione ancora maggiore tra l'Agenzia stessa e i paesi terzi, e in particolare quelli dell'Europa centrale e orientale.
Ce ne felicitiamo, dato che la prospettiva dell'ampliamento si fa sempre più vicina.
<P>
Questa revisione ha tuttavia qualche lacuna, che io ho cercato di colmare con i miei emendamenti.
La proposta della Commissione, per esempio, trascura il ruolo importante di questo Parlamento, di cui parla pochissimo, dando invece troppa importanza al ruolo della Commissione e a quello del Consiglio.
Pur comprendendo i motivi alla base di questo atteggiamento, ritengo che sarebbe giusto correggerlo.
<P>
Credo che l'Agenzia e la Commissione dovrebbero gettare le basi di un sistema che faciliti la cooperazione tra le due istituzioni ed eviti la duplicazione dei compiti.
La Commissione non dovrebbe fare quello che sta già facendo l'Agenzia e l'Agenzia non dovrebbe fare ciò che sta già facendo la Commissione: abbiamo cercato di essere chiari su questo punto.
Dal momento che l'Agenzia riveste un ruolo fondamentale nella raccolta di informazioni a livello comunitario, informazioni che poi servono alla Commissione per attuare e applicare le leggi, dovrebbe essere incoraggiata a cooperare di più con organismi come quello per l'applicazione della legge comunitaria sull'ambiente (IMPEL), dato che l'attuazione e l'applicazione delle leggi sono fattori fondamentali per lo sviluppo delle politiche comunitarie sull'ambiente.
Chiaramente, per trasmettere le informazioni al pubblico, l'Agenzia deve, se possibile, pubblicare documenti in diverse lingue.
Questo è uno dei motivi per cui l'emendamento della onorevole Díez de Rivera Icaza ha tutto il mio appoggio.
<P>
Sono convinto che la clausola che prevede la creazione di un archivio di informazioni e di un registro di dati consentirà all'Agenzia una migliore divulgazione pubblica delle informazioni, cosa molto importante per la politica comunitaria sull'ambiente.
<P>
Se vogliamo, come sembra, che l'Agenzia crei un programma di lavoro pluriennale, dobbiamo anche permetterle di avere un bilancio pluriennale.
Penso - e anche la commissione ne è convinta - che avere l'una senza l'altro sia assurdo.
Questo concetto è estremamente importante dato che il principale problema cui l'Agenzia dovrà far fronte in futuro, secondo la commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, sarà un problema di bilancio.
<P>
Onorevoli colleghi, faremmo bene a ricordare che il fatto che le attività dell'Agenzia non si siano sviluppate appieno non significa che essa debba veder congelato o ridotto il proprio bilancio.
Dobbiamo permetterle di lavorare meglio.
Dopotutto l'Agenzia dà un notevole contributo alle politiche dell'Unione europea, un contributo che potrebbe diventare ancora più significativo in futuro: per questo motivo l'Agenzia ha bisogno di una certa autonomia e dell'appoggio del Parlamento.

<P>
L'Agenzia deve consolidare il lavoro svolto finora e quindi essere in grado di ampliare le proprie attività se e quando questo si renderà necessario: ecco perché ha bisogno di un bilancio adeguato.
Francamente alcuni degli emendamenti che abbiamo ricevuto da questa importante commissione parlamentare fanno pensare che non tutti abbiano capito veramente questo concetto.

L'Agenzia è un'istituzione funzionale, e non solo un gruppo di esperti; essa è necessaria alla Comunità, di cui è una parte funzionale, e deve essere trattata come tale.
<P>
<SPEAKER ID=306 NAME="Tappin">
Signor Presidente, questa relazione fa parte della revisione quinquennale dell'Agenzia europea dell'ambiente che ha sede a Copenaghen.
Lo scopo della revisione da parte della Commissione è quello di decidere se lo status e le funzioni dell'Agenzia debbano essere potenziate.
Ovviamente la natura e la sostanza del lavoro che essa svolge riguarda più la commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori che quella per i bilanci.
<P>
Il futuro dell'Agenzia dipenderà da quali saranno le ripercussioni sul bilancio delle ristrettezze finanziarie che interessano tutti i settori dell'Unione europea.
Prima di proseguire vorrei congratularmi con il direttore e con il personale dell'Agenzia per l'ambiente per come sono riusciti a raggiungere gli obiettivi fissati al momento della stesura del regolamento, e ringraziare l'Agenzia per aver sostenuto il Parlamento nel suo cammino verso la trasparenza, la responsabilità e l'armonizzazione dei regolamenti.
<P>
La relazione preliminare dell'onorevole Collins include uno dei tre emendamenti presentati dalla commissione per i bilanci, quello sull'articolo 1(6).
Questo emendamento suggerisce di dare al Parlamento, quale autorità politica e di bilancio, il diritto di valutare per primo il rapporto costi/benefici della politica ambientale nell'Unione.
Occorre definire chiaramente quali funzioni debbano essere decentrate e affidate ad un organismo satellite e quali attività debbano invece essere svolte a livello centrale da parte della Commissione, in modo da assicurare la complementarietà ed evitare duplicazioni.
<P>
D'altro canto il Parlamento ha stabilito chiaramente i principi relativi a tutte le agenzie all'interno della procedura 1998.
Dal momento che i programmi di bilancio e di istituzione delle agenzie vengono pubblicati nel bilancio ed appartengono quindi alle note di bilancio, qualsiasi modifica che le riguardi dev'essere comunicata all'autorità di bilancio.
La commissione per i bilanci, coerentemente con la decisione del Parlamento, ha presentato l'emendamento n.
1, che avrebbe dato l'opportunità all'Agenzia dell'ambiente di trovare risorse per voci di bilancio alternative e l'avrebbe aiutata ad ottenere introiti supplementari per servizi a pagamento, come consentito dai regolamenti istitutivi a condizione che vengano seguiti criteri di trasparenza.
<P>
Se la commissione per la protezione dell'ambiente non avesse bocciato questo emendamento, esso avrebbe dato una copertura legislativa alla situazione di bilancio sopra descritta; purtroppo però questo emendamento non è stato approvato.
L'emendamento n.
8 della commissione per la protezione dell'ambiente prevede che il procedimento di bilancio debba avvenire annualmente, cosa che preoccupa la commissione per i bilanci.
Inoltre, tra il programma di lavoro e il bilancio approvato c'è adesso un principio orizzontale adottato dal Parlamento, che è valido per tutte le agenzie e che dà loro una certa flessibilità nella scelta delle priorità.
La commissione per i bilanci ha quindi introdotto questo principio nella proposta legislativa.
<P>
<SPEAKER ID=307 NAME="Holm">
Signor Presidente, noi riteniamo senza ombra di dubbio che l'Agenzia europea dell'ambiente di Copenaghen abbia avviato le proprie attività in modo egregio.
Contiamo ora, con le nostre osservazioni, di contribuire affinché l'Agenzia faccia ancor meglio.
<P>
La nostra commissione è partita dall'idea di non chiedere troppe modifiche, in considerazione del fatto che l'Agenzia europea dell'ambiente ha inaugurato da poco le sue nuove competenze.
Abbiamo invece proposto alcune modifiche di minore entità.
<P>
L'Agenzia ha il compito di fornirci dati sull'ambiente che ci consentano di condurre una politica adeguata.
La commissione per la ricerca è d'avviso che occorrerebbe, in seno all'Agenzia, un'unità preposta al controllo di qualità dei dati e alla valutazione del margine di incertezza che caratterizza i dati raccolti nei vari paesi.
Il principale compito di questa unità dovrebbe consistere nel costante controllo di qualità dei dati ricevuti e nella responsabilità di individuare e descrivere il grado di incertezza connesso a molti dei dati raccolti.
Tale unità dovrebbe inoltre avere facoltà di contestare i dati nazionali ricevuti, laddove vi siano dubbi sulla loro attendibilità, e dovrebbe ricevere risorse sufficienti per cercare informazioni alternative, se del caso.
Solo un'informazione adeguata, infatti, consente di prendere decisioni giuste e necessarie in materia di ambiente.
<P>
L'Agenzia europea dell'ambiente ha inoltre acquisito una notevole competenza in campo ecologico.
Sarebbe pertanto un grave errore se tale competenza non venisse sfruttata.
La commissione per la ricerca propone pertanto che l'Agenzia non si limiti unicamente a operare su incarico, per esempio a livello di consultazione o di perizie, ma che possa anche intraprendere progetti di propria iniziativa.
<P>
È inoltre indispensabile poter divulgare le informazioni raccolte dall'Agenzia europea dell'ambiente, di modo che chiunque possa trarne beneficio, anche il pubblico e le organizzazioni non governative, il mondo della ricerca, il mondo della scuola eccetera. Tutte ottime ragioni per far sì che il materiale sia quanto possibile migliore e che, in futuro, la politica ambientale dell'Unione divenga per ciò stesso ottimale.
<P>
<SPEAKER ID=308 LANGUAGE="ES" NAME="Díez de Rivera Icaza">
Signor Presidente. Per noi parlamentari che da tempo lottiamo perché venga creata e fissata la sede della Agenzia europea dell'ambiente, nulla è più soddisfacente della relazione Collins sulla valutazione e sulla revisione delle competenze di tale Agenzia.
In questi anni, non ostante la sua breve esistenza, l'Agenzia ha raggiunto ampiamente gli obiettivi stabiliti allora dal Presidente Jacques Delors, come dice chiaramente anche l'onorevole Collins, dal momento che ha offerto, con rigore e competenza, informazioni obiettive e comparabili sulla situazione dell'ambiente europeo per permettere al Parlamento, alla Commissione e agli Stati membri di poter agire di conseguenza.
<P>
Detto ciò, vorrei fermarmi brevemente solo su un aspetto delle nuove competenze nel campo del rafforzamento della sua funzione informativa.
Sempre se ciò è possibile, la Agenzia dovrebbe cercare di diffondere le sue pubblicazioni in tutte le lingue ufficiali della Unione, come ha già detto l'onorevole Collins.
Senza di ciò il valido lavoro divulgativo della Agenzia si vedrebbe ridotto e l'Agenzia non riuscirebbe così ad assolvere il suo obiettivo principale.
<P>
So bene, signor Presidente, che ciò rappresenta un costo addizionale.
Tuttavia il costo del degrado ambientale è maggiore e uno degli obiettivi della Agenzia, come ho appena detto, è proprio la prevenzione di questo degrado.
In questo senso è stata presentata una proposta di emendamento e spero che la Commissione ed il Consiglio possano farla propria.
<P>
<SPEAKER ID=309 LANGUAGE="DE" NAME="Schleicher">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghe e colleghi, è vero che l'Agenzia europea dell'ambiente, all'inizio, ha perduto molto tempo, dal momento che sono occorsi tre anni per fissarne la sede.
Il tempo è ciò che manca a noi.
Va però detto, considerando tutti i problemi esistenti, che l'Agenzia ha svolto un lavoro molto buono. Vorrei che un tanto venisse apprezzato.
<P>
È anche ovvio che le modifiche ora previste al regolamento per la costituzione della Agenzia europea dell'ambiente, essenzialmente, tengano conto delle necessità oggettive che nel frattempo sono sorte e che, in seguito a ciò, i compiti vengano modificati solo in misura contenuta.
È previsto un ampliamento dei compiti dell'Agenzia, così che essa sia in grado di fornire un aiuto alla Commissione nei settori della valutazione di impatto ambientale e della comunicazione, così che possa divulgare informazioni in materia di ricerca sull'ambiente e possa creare un archivio dei dati relativi all'ambiente.
<P>
Noi sosteniamo, in particolare, la proposta che l'Agenzia debba aiutare la Commissione ad assolvere i suoi compiti informativi.
Scopo dell'inclusione dell'Agenzia nel sistema informativo deve però essere quello di evitare che la Commissione, da una parte, e l'Agenzia, dall'altra, effettuino doppie richieste di dati e di relazioni agli Stati membri per garantire, al tempo stesso, che Commissione e Agenzia possano muoversi sulla base degli stessi dati.
<P>
Al momento di verificare il lavoro della Agenzia europea dell'ambiente, dovremmo prestare particolare attenzione al fatto che, a lungo termine, si riesca ad armonizzare i sistemi di informazione sull'ambiente tra gli stati con la rete europea di informazione e di osservazione in materia ambientale, che si possa instaurare un più stretto accordo tra l'Agenzia e gli Stati membri in merito all'oggetto, ai metodi o alla raccolta dei dati e che, infine, non vengano creati cimiteri di dati mediante la raccolta e l'archiviazione di dati non richiesti e non utilizzabili.
<P>
Formalmente devo muovere nuovamente una critica in merito al fatto che la Commissione non ci presenta una proposta definitiva e che, in questo modo, ha reso più difficile la discussione che si è svolta sotto la guida dell'onorevole Collins.
<P>
<SPEAKER ID=310 LANGUAGE="EN" NAME="White">
Signor Presidente, desidero congratularmi con il relatore per la sua lucida e attenta analisi dell'attività svolta dall'Agenzia; ha fatto un ottimo lavoro, e voglio congratularmi per questo anche con la Commissione.
Devo però dire che, finché l'Agenzia non avrà degli elicotteri e finché non si permetterà che i funzionari provenienti da Copenaghen facciano il loro lavoro e che gli elicotteri scendano nelle zone con gravi problemi ambientali, nessuno prenderà sul serio il lavoro dell'Agenzia.
Se ci fossero gli elicotteri credo invece che l'Agenzia verrebbe presa sul serio, e credo che quello che ho detto non sia una sciocchezza perché, pur avendo discusso della faccenda con i miei colleghi della commissione per la protezione dell'ambiente, so che le nostre aspirazioni per l'Agenzia sono completamente diverse da quelle stabilite.
<P>
Come ha detto la onorevole Schleicher, l'Agenzia è una "tomba di dati», e quindi non è abbastanza efficace.
Dovremmo invece aspirare ad un'Agenzia in grado di eseguire ispezioni a livello internazionale, cosa che implicherebbe necessariamente un cambiamento del suo status e del suo statuto.
Dovremmo quindi concentrarci seriamente sulla questione dell'applicazione, che invece purtroppo, al momento, viene ignorata.
Non esiste un meccanismo per l'applicazione, a livello di Unione, di politiche e di leggi sull'ambiente, e ciò è dovuto, in parte, al fatto che sono ancora gli stati-nazione ad occuparsene.
<P>
Nessuno rispetterà le agenzie degli stati-nazione, ma credo che tutti rispetterebbero invece un'Agenzia di composizione internazionale vista come un ispettorato degli ispettorati.
Questa prospettiva sembra essere ancora lontana, e forse non dovremmo ancora valutare in questo modo il lavoro dell'Agenzia; ma se qualcuno non dicesse ogni tanto quali dovrebbero essere le aspirazioni dell'Agenzia, allora non avrebbe avuto senso la richiesta di Copenaghen di essere la sede di tale istituzione.
<P>
<SPEAKER ID=311 LANGUAGE="EL" NAME="Trakatellis">
Signor Presidente, signora Commissario, la decisione di istituire, nel 1990, un'Agenzia europea dell'ambiente, ovvero un ente scientificamente indipendente dedito alla raccolta, all'elaborazione e all'analisi di dati ambientali a livello europeo, ha rappresentato un passo importante verso la formulazione di una valida politica di coesione nel campo dell'ambiente nell'UE.
<P>
Quattro anni dopo l'avvio dell'Agenzia, siamo chiamati ad approvare, in base alle esperienze e alle valutazioni, alcune modifiche allo statuto volte a migliorarne l'attività.
L'obiettivo principale delle modifiche dev'essere l'estensione ed il rafforzamento della raccolta e dell'elaborazione di dati attendibili e, in particolare, dell'informazione rivolta a istituzioni e Stati membri ai fini della formulazione di provvedimenti e politiche.
Siamo favorevoli al potenziamento delle comunicazioni e dei collegamenti tra l'Agenzia e le istituzioni comunitarie e, in particolare, al consolidamento dei rapporti tra l'Agenzia e il Parlamento europeo, dato che il contributo del Parlamento all'elaborazione degli orientamenti politici e la sua partecipazione ai lavori legislativi sono determinanti e in continua espansione in vista della formulazione finale della politica UE per l'ambiente - e la Commissione non deve trascurare quest'aspetto.
Inoltre, occorre evidenziare che la politica di massima diffusione delle informazioni, mediante reti e sistemi telematici, a favore di tutti i centri decisionali e del pubblico darà un contributo importante anche alla valutazione delle soluzioni e alla sensibilizzazione verso l'analisi e l'uso di tecnologie ecocompatibili.
<P>
È noto che la questione della giusta applicazione del diritto comunitario rappresenta oggi il tallone d'Achille della politica della protezione dell'ambiente nell'Unione.
L'Agenzia potrebbe svolgere un ruolo rilevante sia nella raccolta dei dati che nel controllo del rispetto del diritto comunitario a seguito del rafforzamento e dell'ampliamento dell'uso della rete IMPEL.
Mi schiero a favore dell'eventualità di includere, tra i compiti dell'Agenzia, anche il sostegno alla Commissione nella procedura di scambio di informazioni e sviluppo di criteri per la valutazione dell'impatto ambientale, perché in tutti gli Stati membri un'applicazione non corretta della direttiva ha causato grossi problemi.
Ritengo che le modifiche proposte siano indispensabili per il proseguimento del prezioso lavoro dell'Agenzia a livello europeo, specie tenuto conto delle sfide che l'UE affronterà in vista del futuro ampliamento.
<P>
<SPEAKER ID=312 NAME="Bjerregaard">
Signor Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare il Parlamento europeo per aver inserito nell'ordine del giorno questa modifica del regolamento sull'Agenzia europea dell'ambiente.
Ritengo sia importante adottare questa proposta il più presto possibile, affinché l'Agenzia possa lavorare in modo nuovo sulla base di quanto verrà modificato.
Vorrei anche esprimere un particolare ringraziamento al relatore, onorevole Ken Collins, per il lavoro dedicato alla relazione.
<P>
L'Agenzia finora se l'è cavata piuttosto bene e il suo lavoro ha fatto grandi progressi, come del resto è stato sottolineato durante il dibattito.
Tutto questo è positivo e so che il Parlamento ha attribuito una grande importanza all'Agenzia.
Anche nell'ambito del dibattito pubblico abbiamo considerato con estrema soddisfazione le relazioni pubblicate dall'Agenzia, quindi occorre proseguire su questa strada.
Mi permetta quindi di iniziare mettendo l'accento su un'importante opportunità di sviluppo: il ruolo dell'Agenzia sarà molto rilevante nell'ambito dell'ampliamento ai PECO.
Dobbiamo fare in modo che i paesi che lo desiderano possano partecipare al lavoro dell'Agenzia, come ha sottolineato anche il relatore, onorevole Collins.
<P>
Considero molto positivi gli emendamenti del relatore e sono molto soddisfatta delle osservazioni costruttive sulla proposta della Commissione.
L'emendamento 1 riguarda il sostegno dell'Agenzia alla formulazione e all'attuazione della politica ambientale.
La Commissione accetta sia la proposta volta a ritornare al testo originale del regolamento che il riferimento alle altre istituzioni comunitarie.
Anche per quanto riguarda il riferimento al programma di lavoro, non ci sono problemi.
Siamo d'accordo anche sulla necessità di una stretta cooperazione, e ci impegneremo in questo senso.
<P>
L'emendamento 2 dice che l'archivio proposto deve contenere un registro dei dati.
La Commissione è d'accordo, ma ho saputo che ci possono essere alcuni ostacoli giuridici in merito al testo successivo relativo alla trasmissione delle informazioni connesse alla legislazione ambientale comunitaria e nazionale; dobbiamo quindi analizzare questo aspetto in maggior dettaglio.
L'emendamento fa anche riferimento al ruolo ispettivo e qui torniamo ad una vecchia discussione.
Il ruolo principale dell'Agenzia è quello di fornire alle istituzioni comunitarie e agli Stati membri informazioni sullo stato di salute del nostro ambiente, attraverso una stretta cooperazione con gli Stati membri.
Se cominciamo a confondere il ruolo informativo con il ruolo ispettivo e lo incorporiamo nel regolamento, rischiamo di compromettere la cooperazione quindi l'efficienza dell'Agenzia.
Il rischio che corriamo è quello di non ricevere le informazioni di cui abbiamo bisogno. Capirete quindi che non condivido l'opinione espressa da Ian White nel suo intervento.
Credo che non dobbiamo fare rientrare il ruolo ispettivo tra i compiti dell'Agenzia, poiché è sottinteso che le conclusioni alle quali l'Agenzia giunge sulla situazione ambientale ci possono aiutare a capire meglio se la nostra legislazione e le nostre misure sono efficaci.
E come ben sa il Parlamento, quando si parla di ispezioni, non mi sono mai risparmiata sforzi.
<P>
Gli emendamenti 3 e 6 sono proposte utili che la Commissione accetta.
Per quanto riguarda l'emendamento 4, potremmo accettare la formulazione secondo la quale l'Agenzia deve assicurare un'ampia diffusione delle informazioni ambientali, aggiungendo una precisazione, ossia che queste informazioni comprendano in particolare le informazioni sullo stato dell'ambiente.
Questa aggiunta ci potrebbe aiutare a concentrarci sulle competenze e conoscenze dell'Agenzia senza ostacolare il lavoro in altri settori.
Accettiamo il requisito della diffusione in tutte le lingue possibili, come sottolineato dall'onorevole Collins e dalla onorevole Díez de Rivera.
Il riferimento ad un nuovo articolo 2.14 ci sembra invece superfluo.
<P>
In merito all'emendamento 5, il servizio giuridico ci ha informati che il parere del Parlamento non dovrebbe proporre modifiche agli articoli che non sono stati ancora modificati nella proposta della Commissione.
Detto questo, possiamo comunque dichiararci favorevoli al punto sull'IMPEL, come ha ricordato l'onorevole Collins nel suo discorso di oggi, e posso informarLa che la cooperazione è già in corso, come confermato durante l'ultima assemblea plenaria dell'IMPEL.
Posso anche ricordare che il gruppo di lavoro sull'ambiente del Consiglio sta riflettendo su come eventualmente introdurre questo riferimento specifico nel regolamento.
<P>
Gli emendamenti 7 e 8 sono abbastanza comprensibili, ma riteniamo che non siano necessari.
Infine, l'emendamento 9. Appoggiamo la nota secondo la quale il prossimo riesame dei compiti svolti dall'Agenzia avvenga in relazione alla politica globale dell'Unione in materia di ambiente.
L'Agenzia può essere di grande aiuto a tutti noi affermandosi come fonte indipendente ed obiettiva di informazioni affidabili su temi quali le emissioni ad effetto serra, i depositi di carbonio eccetera.
Non respingo il concetto di valutazione della redditività; infatti la proposta della Commissione contiene un requisito relativo alla valutazione dei risultati e dell'efficienza nel 1999.
Ma la redditività deve essere analizzata nell'ambito degli obiettivi, dei ruoli e dei risultati dell'Agenzia e non in un contesto più ampio, quello degli obiettivi della Commissione.
<P>
Infine, occorre ricordare che accettiamo anche l'osservazione contenuta nell'emendamento 9 relativa al fatto che anche il Parlamento deve ricevere la relazione sull'attività e sull'efficienza dell'Agenzia entro il 15 settembre 1999.
In conclusione, vorrei ancora una volta ringraziare per il dibattito di oggi ed in particolare il relatore, onorevole Collins, per tutto l'impegno dedicato alla proposta che ha messo ancora una volta l'accento sul lavoro dell'Agenzia, ed in modo positivo.
<P>
<SPEAKER ID=313 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
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<CHAPTER ID=12>
Alimenti trattati con radiazioni ionizzanti
<SPEAKER ID=314 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=315 NAME="Bloch van Blottnitz">
<SPEAKER ID=316 LANGUAGE="EN" NAME="Whitehead">
Signor Presidente, desidero congratularmi con la onorevole Bloch van Blottnitz per il suo impegno in questo campo, impegno che ha avuto inizio ben prima del mio arrivo in questo Parlamento e che potrebbe continuare anche quando non sarò più qui.
<P>
Credo che l'etichetta con il simbolo internazionale per l'irradiazione alimentare stia confondendo la onorevole Bloch van Blottnitz.
Ci sono molte cose che possono confondere, ma non avrei mai creduto che tra queste potesse esserci anche una semplice etichetta.
Si tratta di una delle questioni sulle quali la commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori ha assunto, nel corso del proprio dibattito interno, una posizione diversa da quella esposta oggi dalla relatrice.
<P>
Ci sono ancora opinioni contrastanti su come utilizzare le radiazioni per la conservazione degli alimenti.
Ovviamente bisogna tenere conto del fatto che in questi otto anni c'è stato l'avvento del mercato unico, cosa che ci impedisce di tornare indietro alla prima lettura.
Molti Stati membri, che inizialmente erano contrari all'irradiazione degli alimenti, potrebbero ora dover accettare loro malgrado gli alimenti irradiati.
Nel mio paese la Tesco ha dimostrato che una percentuale di alimenti non trascurabile è stata irradiata nonostante fosse dichiarato il contrario.
Credo quindi che, in base ad uno dei principi fondamentali contenuto nelle proposte della tanto rinviata posizione comune, bisogna mettere al primo posto nella nostra agenda la sicurezza del consumatore ed ancor prima l'informazione.
<P>
I principi che devono guidarci oggi, principi che sono stati chiari fin da quando è iniziato il dibattito sulla prima lettura, sono: utilizzare le radiazioni solo se ciò va a vantaggio della salute pubblica e dà benefici al consumatore, etichettare con cura, ma senza isterismi, porre severe limitazioni ai prodotti che vengono trattati in questo modo e far sì che i prodotti aggiunti siano soggetti a codecisione.
Le cosce di rana cui ha fatto menzione la onorevole Bloch van Blottnitz sono state giustamente depennate dalla lista.
Ci sono rimasti solamente tre prodotti, e non vogliamo che se ne aggiungano degli altri senza che venga adottata ancora una volta la procedura specifica di codecisione sulla loro eventuale autorizzazione.
<P>
Questo è lo scopo degli emendamenti della commissione per la protezione dell'ambiente.
Il consenso ottenuto in quella sede andrà a sommarsi, spero, con un accordo sull'etichetta con il simbolo per l'irradiazione alimentare, e sono ansioso di sentire ciò che dirà a riguardo il portavoce del PPE dato che il suo partito ha dimostrato di avere forti riserve sull'introduzione di un'etichetta di avvertenza. Credo che questo approccio sia migliore rispetto a quello estremo della relatrice.
Non so quali degli emendamenti verranno accolti, dato che alcuni di essi sono stati depennati dalla commissione per la protezione dell'ambiente.
E' quindi difficile fare delle ipotesi e prevedere cosa il Parlamento vorrà approvare.
<P>
Dal canto nostro, non possiamo dare il nostro appoggio agli emendamenti 29, 31, 32 e 33 in quanto le parole di ammonimento che contengono, quelle che vorrebbe dire la nostra relatrice, sono state incluse negli altri emendamenti della commissione o in simboli alternativi o nell'attenta formulazione che abbiamo adottato per l'emendamento 30.
<P>
Vorrei concludere dicendo che ciò che vogliamo è un sistema precauzionale e non una diatriba contro questo tipo di trattamento.
Faccio appello agli onorevoli colleghi affinché appoggino gli emendamenti della commissione per la protezione dell'ambiente.
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<SPEAKER ID=317 LANGUAGE="DE" NAME="Schnellhardt">
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, posso comprendere la relatrice quando esprime insoddisfazione per il fatto che siano state respinte le proposte di emendamento che, sulla base della nuova relazione del Consiglio, erano doverose.
Vorrei esortare la Presidenza a riflettere ancora una volta su questo fatto. Noi avevamo infatti l'obbligo di presentarle.
Si tratta di cose nuove e noi abbiamo quindi il dovere di votare in merito ad esse.
Questa è la mia opinione. Per questo condivido l'opinione che è tempo di andare avanti con la direttiva relativa al trattamento degli alimenti.
Già molti anni fa vi sono stati tentativi in tal senso.
I relatori che mi hanno preceduto lo hanno già ricordato. Ci sono voluti otto anni affinché il Consiglio esprimesse il proprio parere in materia.
Certo, i regolamenti dei singoli Stati prevedono cose molto diverse, dal divieto assoluto di effettuare il trattamento fino al libero impiego.
Il conseguimento di un parere unitario ha quindi comportato una serie di problemi, tuttavia temo che otto anni siano un tempo eccessivamente lungo.
<P>
Al centro della nostra attenzione deve stare chi, alla fine, fa uso degli alimenti: il consumatore.
Il consumatore - secondo me - deve poter riconoscere se si tratta di un prodotto sottoposto a trattamento con radiazioni ionizzanti oppure no.
L'obbligo di etichettatura tiene conto di ciò ed è, in questo, un elemento essenziale della direttiva.
A tale proposito, onorevole Whitehead, noi dovremmo seguire, nella maniera più chiara e trasparente possibile, la direttiva relativa all'etichettatura, dal momento che essa ci dice come si debba procedere.
Onorevole relatrice, lei ha già avuto modo di verificare come vanno le cose con i nuovi contrassegni, con i nuovi simboli.
Il nuovo logo non serve assolutamente a nulla.
È molto meglio continuare a fare nella maniera consueta, a cui il consumatore è ormai abituato: semplicemente scriviamocelo sopra.
Da parte mia ritengo che possiamo anche stabilire le dimensioni della scritta o qualsiasi altro particolare.
Il consumatore tuttavia è abituato al fatto che sia scritto sul prodotto stesso, come esso sia stato trattato.
Per questo chiedo che si proceda in conformità alla direttiva relativa all'etichettatura. Mi sembra molto meglio.
<P>
Un altro punto estremamente importante, in merito a ciò, è la necessità di provare l'avvenuto trattamento con radiazioni ionizzanti.
Altrimenti, come si potrebbe scoprire se le affermazioni riportate in etichetta corrispondono al vero?
Se viene consentito il trattamento degli alimenti con radiazioni ionizzanti, deve essere assicurato, a tutela del consumatore, che venga esercitato un controllo.
Con la nostra proposta tutto ciò viene garantito.
<P>
Inoltre dobbiamo naturalmente pretendere che le misure igieniche e di tutela della salute, una buona produzione e buoni metodi di coltivazione, che sicuramente corrispondono allo standard europeo, debbano avere senz'altro la precedenza sul trattamento con radiazioni ionizzanti.
Il ricorso al trattamento con radiazioni ionizzanti, trattamento che comporta costi ridotti, per ovviare a problemi di natura igienica deve assolutamente essere vietato.
<P>
La responsabilità per il consumatore e per la sua salute è nelle nostre mani.
Lasciate che ci facciamo carico di tale responsabilità, impegnandoci per l'obbligo di etichettatura, per il controllo dei prodotti sottoposti a trattamento con radiazioni ionizzanti e quindi per la tutela dei consumatori europei.
<P>
Naturalmente noi, come Parlamento, vogliamo essere interpellati in occasione di tutte le altre decisioni importanti.
Niente può creare più fiducia nel consumatore che un dibattito pubblico in Parlamento.
E a proposito della lista comunitaria che stiamo preparando, nella quale sono indicati i singoli alimenti, abbiamo sicuramente abbastanza da discutere.
<P>
<SPEAKER ID=318 LANGUAGE="FR" NAME="Cabrol">
Signor Presidente, signora Commissario, cari colleghi, questa proposta sul trattamento degli alimenti con radiazioni ionizzanti è stata presentata in prima lettura nel 1989.
Ha sollevato talmente tanti problemi, talmente tanti timori presso il pubblico, in Parlamento ed in Consiglio, che quest'ultimo non ha adottato una posizione comune che il 27 ottobre 1997, cioè otto anni dopo!
<P>
Per chiarire il dibattito sono state avanzate due proposte ben distinte: da un lato una direttiva quadro che riguarda le condizioni generali del trattamento con radiazioni ionizzanti degli alimenti, dall'altro una direttiva di applicazione che fissa la lista degli alimenti che possono essere trattati, lista che prevede attualmente solo una categoria di prodotti: spezie e erbe aromatiche (tutti sono d'accordo, nessuno se ne lamenta, ma deve essere completata a tappe fino al 31 dicembre 2000, dopo aver consultato il comitato scientifico sull'alimentazione umana).
<P>
Possiamo rallegrarci dell'adozione di questa direttiva, che ha come obbiettivo, in prima istanza, il rispetto della salute, ma anche la giusta informazione del consumatore.
In effetti, tutti gli studi realizzati fino ad oggi hanno dimostrato senza alcuna ambiguità che le radiazioni ionizzanti sugli alimenti non pongono alcun rischio in termini di sicurezza e di salute del consumatore.
Il trattamento con radiazioni ionizzanti degli alimenti - di quelli, per esempio, suscettibili di essere contaminati - deve essere persino considerato come benefico per il consumatore, dato che fornisce sicurezza sanitaria e conserva meglio di altre tecniche la qualità nutritiva del prodotto.
Questo metodo non deve tuttavia servire per coprire la preparazione difettosa di un alimento, né tantomeno venire utilizzato quando non è di alcuna utilità.
<P>
In conclusione, questa direttiva apporta ogni garanzia di una informazione chiara e di un controllo nelle diverse fasi del trattamento con radiazioni ionizzanti.
Può essere votata senza gli emendamenti proposti dal relatore, i quali non apportano alcun miglioramento e rischiano, al contrario, di generare una spiacevole confusione attraverso il ricorso ad un simbolo, a torto inquietante, che verrebbe definito "radura », mentre un'etichettatura senza equivoci è già stata prevista.
<P>
<SPEAKER ID=319 LANGUAGE="SV" NAME="Olsson">
Signor Presidente, prima di tutto sono lieto di congratularmi con la relatrice per il lavoro svolto sulla presente relazione.
<P>
Nella posizione comune viene approvata l'irradiazione degli alimenti come metodo di conservazione.
Anche se per il momento, come abbiamo visto, esiste soltanto una categoria trattata con l'irradiazione, ossia le erbe aromatiche e le spezie, non si può comunque escludere che tale metodo possa essere applicato con successo a un numero ben più vasto di alimenti.
È questo l'elemento da tener presente al momento di esprimersi in materia.
<P>
La commissione per l'ambiente pone il dito sugli aspetti sanitari.
Ritengo questo tema della massima importanza ed esorto i colleghi parlamentari ad appoggiare la proposta di emendamento presentata dalla commissione per l'ambiente.
In questo modo, avremo forse la possibilità di inasprire ancora un poco la posizione comune.
<P>
Sappiamo che, allo stato attuale, in alcuni paesi dell'Unione l'irradiazione alimentare è permessa, mentre in altri è vietata, come per esempio in Svezia e in Germania.
Personalmente, sono del parere che l'irradiazione radioattiva non si concilia con i concetti di alimentazione e di generi alimentari.
Non dovrebbe pertanto essere permessa.
È probabilmente vero, come è stato detto anche in questa sede, che tale prassi non comporta rischi per la salute umana.
Del resto, esistono rigorosi requisiti affinché tale prassi non possa materialmente implicare alcun rischio.
Ma esiste un ulteriore aspetto da considerare: quello dell'ingannevole impressione di freschezza degli alimenti irradiati.
Un alimento può dunque parere del tutto fresco anche se è in realtà vecchio e piuttosto scadente.
Per il consumatore, una simile situazione è fuorviante.
In questo caso non ha senso riempire i prodotti di etichette: per ingannare il consumatore basta infatti l'aspetto.
<P>
Dal canto mio, intendo sostenere le proposte di emendamento presentate in Aula dalla relatrice, anche se il mio gruppo si limiterà ad appoggiare principalmente le proposte della commissione per l'ambiente.
A mio avviso, si tratta di due passi distinti: in primo luogo, sosteniamo la commissione per l'ambiente; al contempo, non sarebbe peregrino fare ulteriori pressioni scegliendo di appoggiare anche le proposte presentate dai Verdi.
<P>
<SPEAKER ID=320 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Signor Presidente, il fatto che numerosi Stati membri già da molti anni dispongano di un divieto contro l'irradiazione alimentare, divieto che ha mostrato di funzionare benissimo, fornisce la prova dell'inutilità dell'irradiazione come metodo di conservazione.
Tale metodo presenta inoltre numerosi svantaggi in termini di perdita del valore nutritivo come contropartita del prolungamento della durata del prodotto.
<P>
Nella presente situazione, la soluzione migliore sarebbe quella di pronunciarsi per una messa al bando dell'irradiazione alimentare con la sola eccezione delle spezie, ma tale strada non pare praticabile.
Dovendo scegliere tra la posizione comune del Consiglio e le proposte della commissione per l'ambiente, non vi sono dubbi.
La commissione per l'ambiente chiede l'inasprimento di alcune disposizioni in materia, non da ultimo per quanto riguarda l'etichettatura, l'igiene e la necessità di evitare che l'irradiazione prenda il posto delle misure sanitarie e dei metodi di analisi.
Il mio gruppo intende pertanto votare a favore degli emendamenti presentati dalla commissione per l'ambiente, ma anche di buona parte delle proposte di emendamento dei Verdi.
<P>
<SPEAKER ID=321 NAME="Lannoye">
Signor Presidente, nell'ottobre del 1989 io fui fra coloro che votarono la relazione della onorevole Bloch van Blottnitz, mia collega, che d'altronde non era più lì, era stata sostituita dalla onorevole Quistoudt-Rowohl, ma di fatto aveva redatto la relazione.
Tale relazione, approvata a grande maggioranza, proponeva un divieto di principio all'irradiazione degli alimenti, con un'eccezione per le spezie e le erbe aromatiche.
Orbene, la posizione del Consiglio, che d'altronde è doppia e ci giunge con otto anni di ritardo, segue una logica inversa.
Ora instaura questo metodo come metodo di conservazione degli alimenti con, in un primo tempo, la possibilità di irradiare le spezie e le erbe aromatiche.
<P>
Trovo quindi, dato l'enorme lasso di tempo trascorso, che sarebbe stato logico accettare tutti gli emendamenti volti ad un ristabilimento della posizione della prima lettura.
Constato che alcuni emendamenti non saranno sottoposti al voto, a meno che la presidenza non cambi opinione entro domani, ed in particolar modo l'emendamento 27, ma anche due emendamenti che sono stati votati in commissione per la protezione dell'ambiente il 10 ed il 13.
Vi è dunque qualcosa che non va.
Il presidente della commissione per la protezione dell'ambiente ha rifiutato alcuni emendamenti e ne ha accettati altri e la presidenza del Parlamento assume una posizione diversa.
Ammetterete che ciò crea un certo disordine.
In queste condizioni, il buon senso suggerirebbe di accettare tutti gli emendamenti e sottoporli alla votazione, sapendo che alcuni non verranno votati.
<P>
Desidererei comunque esprimermi a favore di due tipi di emendamenti: quelli che preconizzano un logo.
Io stesso ho d'altronde presentato, con la onorevole van Blottnitz, un emendamento che richiede la presenza di un logo estremamente chiaro.
In effetti sappiamo tutti che l'etichettatura, così come è stata prevista, è insufficiente e non permette un'informazione seria del consumatore.
In secondo luogo, credo sia necessario disporre sistematicamente di un metodo di analisi.
Come accettare che possano venire introdotti sul mercato dei prodotti irradiati per i quali non esiste un metodo di analisi normalizzato ed efficace?
E' inaccettabile.
Non è possibile avere un regolamento in base al quale nessun metodo permette di verificare se il regolamento viene rispettato o meno.
E' incoerente.
Propongo quindi che vengano votati questi emendamenti, per coerenza, ed in particolar modo l'emendamento 27.
<P>
<SPEAKER ID=322 LANGUAGE="DA" NAME="Kirsten Jensen">
Signor Presidente, l'esistenza di regole di consumo comuni nell'Ue è in linea di principio positiva, poiché le merci che circolano sono davvero molte.
Quando le merci attraversano le frontiere, si rischia di ricevere merci irradiate, a meno che il settore non venga regolamentato.
Gli alimenti irradiati non possono diventare la soluzione di problemi associati a trasporti su lunghe distanze e metodi di conservazione inadeguati.
Una mela irradiata può sembrare fresca, ma può essere in realtà un prodotto molto vecchio.
Le derrate alimentari deperibili possono continuare ad essere vendute nei negozi, se si ammette l'irradiazione.
Il Consiglio propone che venga ammessa l'irradiazione per pochissimi prodotti, solo le spezie.
Di questo sono soddisfatta, ma il punto è che un ampliamento progressivo di un elenco positivo può modificare questa situazione.
I requisiti sono rigorosi, questo bisogna ammetterlo, ma è importante che ci sia apertura e piena pubblicità, e che ci sia la partecipazione del Parlamento nel pieno rispetto dei principi sanitari e di tutela dei consumatori.
<P>
Un principio importante nella legislazione comunitaria per i consumatori è che i consumatori non devono essere ingannati.
Invece lo saranno, e anche molto, se autorizziamo l'irradiazione, poiché in questo modo i prodotti alimentari appaiono diversi da quello che sono.
Il ricorso all'irradiazione come mezzo di conservazione è difficile da controllare.
In Europa ci sono molti alimenti e riteniamo che quelli di cui è ammessa l'irradiazione debbano comunque essere etichettati.
I consumatori devono poter scegliere, anche nei casi in cui viene superato il test sanitario.
Sono favorevole agli studi sui rischi sanitari delle irradiazioni, poiché questo trattamento non rende innocue tutte le tossine contenute negli alimenti, anzi alcune di esse si rinforzano.
E' anche importante prendere una posizione in merito a quali metodi possono essere utilizzati per l'irradiazione.
Questo è un aspetto trascurato dal Consiglio, ma di cui tiene invece conto la commissione parlamentare per la protezione dell'ambiente.
<P>
<SPEAKER ID=323 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
Signor Presidente, mi trovo completamente d'accordo con la mia collega di partito Bloch van Blottnitz.
L'irradiazione alimentare è non solo rischiosa, ma anche inutile per qualunque alimento, con l'eccezione di alcune spezie.
<P>
È questo anche il punto di vista ufficiale del governo svedese.
Secondo le disposizioni vigenti in Svezia, infatti, l'irradiazione alimentare non è consentita; fanno eccezione soltanto alcune spezie.
In forza di ciò, questo argomento assume in Svezia una rilevanza particolare.
Una delle principali promesse fatte alla Svezia prima dell'adesione all'Unione fu proprio che nessuna disposizione a tutela dell'ambiente o della sanità avrebbe subito un peggioramento.
Ripeto: nessuna disposizione in materia sarebbe potuta peggiorare.
<P>
Se il Parlamento dovesse rifiutare di seguire gli emendamenti proposti dalla relatrice Bloch van Blottnitz, la Svezia si vedrebbe costretta a un peggioramento normativo.
Ciò approfondirebbe ulteriormente la crisi già aperta tra la Svezia e l'Unione per molte ragioni.
Ma poiché si tratterebbe, sino ad ora, del più grave peggioramento nelle normative sanitarie svedesi, mi auguro davvero che il Parlamento decida di appoggiare gli emendamenti proposti dalla onorevole Bloch van Blottnitz.
<P>
<SPEAKER ID=324 LANGUAGE="DE" NAME="Graenitz">
Signor Presidente, sono chiamato a discutere e a votare in seconda lettura in merito ad una proposta che è stata esaminata in prima lettura quando il mio paese non era ancora membro della Unione europea. Né io né nessun altro collega mio connazionale abbiamo avuto, quindi, la possibilità di dare il nostro contributo di idee e modifiche nel corso di tale lettura.
Tuttavia potremmo dare ora il nostro contributo sotto forma di proposte di emendamento. Considerando che all'interno della nostra Unione europea sono possibili ancora tante modifiche e tanti ampliamenti, ritengo necessario ripensare completamente le regole secondo le quali si svolgono la prima lettura, la seconda lettura e la concertazione, in modo che a tutti gli Stati membri vengano concesse le medesime possibilità.
<P>
A proposito dell'argomento di cui stiamo discutendo, vorrei aggiungere che il trattamento degli alimenti con radiazioni ionizzanti deve essere evitato. Io temo infatti che, mediante tale pratica, si possa simulare che gli alimenti trattati siano alimenti freschi, che possano essere disattese altre misure igieniche e che in questa maniera il consumatore possa essere indotto in errore.
Non ostante ciò ritengo sia necessario tenere questa seconda lettura ed effettuare anche qui in Parlamento una votazione sulla direttiva nel senso di quanto è stato votato in commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori. Infatti, l'informazione, l'etichettatura e soprattutto le misure di controllo e di verifica per i prodotti trattati con radiazioni ionizzanti sono necessarie e devono essere prescritte anche a tutela dei consumatori del mercato interno.
Solo questo consente infatti al consumatore di operare una libera scelta tra gli alimenti.
<P>
Secondo la mia opinione è particolarmente importante che a noi venga concessa la facoltà di seguire apertamente le decisioni della commissione permanente per gli alimenti, di discuterne, e che il nostro intervento non sia limitato alla decisione di quali alimenti debbano essere aggiunti alla lista oltre alle erbe ed alle spezie che già vi sono incluse.
Noi dovremmo invece venire informati in merito alla durata ed alla potenza delle radiazioni cui vengono sottoposti i singoli alimenti. Anche questo è, infatti, molto importante.
Solo la trasparenza e una chiara etichettatura sono in grado di comunicare al consumatore che il Parlamento europeo e la Unione europea sono interessati alla tutela preventiva della salute e lavorano per questo scopo.
<P>
<SPEAKER ID=325 NAME="Bjerregaard">
Signor Presidente, la proposta della Commissione del 1989 riguardava la creazione di un sistema caratterizzato da un controllo rigoroso sugli alimenti trattati con radiazioni ionizzanti, dal processo di trasformazione presso il produttore fino alla vendita della merce al consumatore finale.
Per facilitare l'adozione della legislazione, il Consiglio ha suddiviso la proposta in due parti, ossia una direttiva quadro e una direttiva di applicazione contenente un elenco degli alimenti che possono essere irradiati.
Le otto categorie di alimenti contenute nella proposta modificata della Commissione sono ridotte ad una soltanto nella posizione comune, ossia erbe aromatiche essiccate e spezie.
Per quanto riguarda la raccomandazione contenuta nel progetto, che sottolinea la necessità di utilizzare metodi di controllo normalizzati per rilevare l'irradiazione degli alimenti, desidero sottolineare che il controllo di molti altri processi di conservazione è rappresentato da controlli amministrativi e non di laboratorio.
Il lavoro di normalizzazione, come noto, viene svolto da un organismo indipendente, il CEN.
<P>
Così come gli altri alimenti, quelli trattati con radiazioni ionizzanti sono oggetto di direttive di controllo, in particolare la direttiva 89/397 e la direttiva 93/99.
Per questo, gli emendamenti 9, 11, seconda parte, 13, 27 e 32 alla direttiva quadro non possono essere accettati, così come non lo possono essere gli emendamenti corrispondenti riguardanti la direttiva di applicazione, ossia gli emendamenti 2, 3 e la seconda parte dell'1.
Per quanto riguarda la comitatologia, occorre ricordare che tutti gli emendamenti aventi un contenuto politico devono essere approvati in questa assemblea.
Perciò la critica espressa nel progetto di raccomandazione che sostiene che il comitato di regolamentazione ha un'influenza eccessiva su questa direttiva, non è giustificata.
Il Comitato permanente ha unicamente la possibilità di prendere una decisione politica nel caso in cui uno Stato membro abbia adottato misure di protezione.
Per questo, la Commissione deve attenersi al testo del Consiglio e respingere gli emendamenti 8 e 19.
<P>
Per la gestione delle questioni tecniche, è necessario precisare nella raccomandazione che il Comitato permanente deve avere funzioni consultive, così come era stato originariamente proposto dalla Commissione.
Affinché l'adozione della direttiva, che avrebbe già dovuto avere luogo, conformemente al Libro bianco, non venga bloccata, la Commissione ha dovuto accettare un Comitato di regolamentazione.
Non è quindi possibile accettare gli emendamenti 14, 16 e 17, relativi alla procedura di comitato, e nemmeno il 15 sulle regole interne del Comitato che vengono stabilite dal Comitato stesso.
<P>
Per quanto riguarda l'obbligo di consultazione del Comitato scientifico dell'alimentazione umana di cui all'articolo 13, questo non deve essere confuso con il processo decisionale comune stabilito dalla direttiva per l'adozione di ulteriori disposizioni che possono avere ripercussioni sulla salute pubblica.
Per questo, gli emendamenti 6 e 18 sono superflui e debbono quindi essere rifiutati.
<P>
Poiché ora l'etichettatura è obbligatoria in tutti i casi, i consumatori potranno comunque operare sempre una scelta ponderata tra i prodotti che contengono o non contengono ingredienti irradiati.
Gli emendamenti 5, 26 e 29, che introducono l'impiego di un simbolo specifico che indichi il trattamento subito, sono quindi superflui e non possono essere accettati.
<P>
Molti emendamenti integrano e chiariscono il testo.
Faccio riferimento agli emendamenti 1, 2, la prima parte del 3, 4, 7 e 12 alla direttiva quadro e la prima parte dell'emendamento 11 alla direttiva di applicazione.
Gli emendamenti 30, 31 e 33 non possono essere accettati, poiché non si può sollevare il dubbio sulla sicurezza del processo.
L'emendamento 10 stabilisce un rapporto tra le condizioni per l'autorizzazione dell'irradiazione degli alimenti e l'obbligo degli Stati membri di fornire informazioni alla Commissione.
Poiché non c'è alcun nesso tra questi due aspetti, l'emendamento non può essere accettato.
Anche la prima parte dell'emendamento 11 è inaccettabile, poiché la questione è già oggetto dell'articolo 1, paragrafo 1.
<P>
Il periodo a disposizione per ritirare i prodotti irradiati non conformi alla direttiva viene portato, nell'emendamento 20, da 24 mesi a 12 mesi.
Un periodo così breve renderebbe molto difficile l'applicazione della direttiva, e l'emendamento deve quindi essere respinto.
Gli emendamenti 21, 22 e 28 limitano le possibilità di utilizzare l'irradiazione dei prodotti alimentari.
E' tuttavia difficile motivare perché i consumatori, che devono in ultima istanza valutare che cosa è vantaggioso o necessario per loro, non abbiano la possibilità di prendere le proprie decisioni, ma vengono loro imposti certi criteri.
Questi emendamenti non possono quindi essere accettati.
<P>
<SPEAKER ID=326 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
Ho sentito le dichiarazioni di vari colleghi a proposito degli emendamenti dei quali il Presidente ha dichiarato l'irricevibilità.
<P>
Poiché immagino che il tema sarà sollevato anche domani, vorrei ricordare a tutti i colleghi di che cosa si tratta.
<P>
L'articolo 125 dice, appunto, che «il Presidente decide»: onorevole Lannoye, non la Presidenza ma il Presidente, cioè non chi presiede in quel momento, ma il Presidente del Parlamento.
«La decisione del Presidente sulla ricevibilità degli emendamenti non è presa - si precisa alla fine dell'articolo 125 - sulla sola base delle disposizioni dei paragrafi 1 e 2 bensì sulla base delle disposizioni del regolamento in generale».
<P>
L'articolo 72, poi, dice che «la decisione del Presidente in merito alla ricevibilità di un emendamento è inoppugnabile», per cui le porte sembrano effettivamente chiuse.
<P>
Tuttavia, io vorrei leggere anche - solo per informazione e per curiosità - il paragrafo 2 dell'articolo 70, che recita: »Alla luce delle conclusioni del Comitato di conciliazione, la delegazione del Parlamento può raccomandare la ripresa dell'esame della posizione comune e degli eventuali emendamenti a essa presentati ovvero, in consultazione con la commissione competente, presentare nuovi emendamenti per l'esame in Aula, in conformità dell'articolo 72».
<P>
Naturalmente, dietro questo paragrafo del regolamento c'è una questione tutta politico-istituzionale, relativa cioè all'andamento della conciliazione, il merito del risultato della conciliazione, ma mi sembra di intravvedere che una possibilità, almeno regolamentare, esiste ancora, più in là nel tempo.
<P>
Ho letto questi articoli anche perché credo che dovrò essere io a presiedere la conciliazione, onorevole Bloch van Blottnitz, per cui ci troveremo ancora a discutere di questo problema.
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<SPEAKER ID=327 NAME="Bloch van Blottnitz">
Signor Presidente, mi rallegro per il fatto che entrambi siederemo nel Comitato di conciliazione, il che mi induce a sperare.
Ciò che la Commissione mi ha comunicato è, secondo me - devo dirlo in tutta onestà - scandaloso.
Non siete disposti a ricevere alcuna proposta di emendamento.
Vi trincerate dietro ad un «non è possibile, non è possibile».
Ma ciò che ritengo inconcepibile, ciò che ritengo scandaloso, ciò che io ritengo arrogante è che voi ci diciate apertamente che, ai sensi dell'articolo 100 a, non saremo ammessi a partecipare ad ulteriori procedure.
Ma è proprio questo ciò che noi vogliamo, con la proposta di emendamento n. 19, e cioè che il Parlamento, dopo la presentazione della lista comunitaria, ai sensi dell'articolo 100 a, venga sempre fatto partecipe.
Ma lei, signora Commissario, lo ha appena negato.
Ciò significa che noi, per il resto del gioco, saremo solo spettatori che fuori di qui, per strada, nel corso della campagna elettorale, dovranno fare le spese di cose che sono state decise a porte chiuse.
Io non starò al vostro gioco! Voglio proprio dirvelo.
Questa cosa non passerà!
La ritengo soprattutto una sfrontatezza.
<P>
Noi abbiamo la facoltà di intervenire.
Il Parlamento ha i suoi diritti e tuttavia questi diritti ci vengono subdolamente sottratti.
Il trattamento degli alimenti con radiazioni ionizzanti, in ultima analisi, è utile solo ai consumatori di whisky , perché in questo modo il whisky invecchia più rapidamente.
E quindi perché dovremmo sostenerla?
Finora sono stata al gioco perché, mi sono detta, possono sussistere buoni motivi per sottoporre gli alimenti al trattamento con radiazioni ionizzanti.
Ma ora, dopo che voi della Commissione avete detto «non accetto, non accetto, non accetto», è finita.

Forse potete correggermi, forse ho frainteso ciò che avete affermato, ma mi sembra che a noi è riservato il ruolo dello stupido, dello sfruttatore, per cose in merito alle quali non abbiamo alcuna possibilità di decisione.
Così non va!
Questo modo di procedere non ha nulla a che fare con la democrazia, nulla a che fare con la codecisione e addirittura nulla a che fare con il mercato interno.
Noi dobbiamo subire le conseguenze di cose che fate voi.
Io dico no.
Oppure potere affermare che io vi abbia frainteso.
<P>
Ancora una cosa a lei, signor Presidente.
Lei ci ha dato già buoni consigli. Ma domani prima della votazione voglio permettermi di leggere l'articolo 62, secondo comma.
Non intendo citarlo ora, dal momento che è già molto tardi, tuttavia domani mi permetterò di produrlo.
In tale articolo è infatti previsto che possono essere presentate proposte di emendamento in merito ad argomenti che non siano stati trattati in precedenza nel corso della prima lettura.
Se ciò è possibile, lo faremo.
So bene che la decisione non spetta a lei. Lei non può fare nulla a proposito.
Sfortunatamente lei sarà solo, sicuramente, seduto qui.
La ringrazio per la pazienza. Arrivederci.
<P>
<SPEAKER ID=328 LANGUAGE="DE" NAME="Roth">
Signor Presidente, per chiarire la faccenda del whisky , che trovo peraltro molto interessante, vorrei dire che, mediante il trattamento con radiazioni ionizzanti, il whisky può essere invecchiato artificialmente.
L'ho appreso questa sera. Non è certo colpa sua, tuttavia vorrei ugualmente pregarla di fungere per così dire da «portavoce» informando il Presidente del Parlamento dell'atmosfera che regna in Parlamento.
Mi riferisco all'articolo 72 e non al comma al quale anche lei si riferisce, bensì all'articolo 72, comma 2C.
Tale comma recita che le proposte di emendamento sono consentite solamente se mirano a modificare un passo del testo non contenuto nella proposta presentata nel corso della prima lettura.
<P>
Numerosi colleghi di vari schieramenti politici hanno qui confermato che, effettivamente, sono presenti parti completamente nuove, dal momento che nel corso degli ultimi anni si è avuta in questo settore una notevole evoluzione.
Ciò che esiste oggi, allora non esisteva, e non esisteva neppure probabilmente nei sogni più arditi.
Per questo non è solo logico, e quindi possibile, ma è tassativamente necessario avere la facoltà di presentare proposte di emendamento in merito.
E questo l'hanno affermato tutti, su questo punto non vi è dissenso alcuno.
La prego di comunicarlo al Presidente.
<P>
In secondo luogo, la prego di chiarire cosa succede in una situazione in cui il presidente della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, in forza del suo alto incarico e della sua personalità, decide di non ricevere determinate proposte di emendamento e, in seguito, il Presidente, in forza delle possibilità consentitegli, non ammette emendamenti di tutt'altro genere.
Un certo numero di proposte di emendamento prima ammesse non lo sarebbero più in seguito.
Cosa succede in questa situazione?
Chiaramente tra questi due signori si genererebbe una vera e propria confusione.
La prego di spiegarmelo.
Cosa è più ragionevole fare in questo caso?
Non è forse il caso di ripensare completamente tutta la questione?
<P>
In terzo luogo, vorrei riferirmi all'articolo 125, dove si dice che la decisione, in ultima analisi, spetta al Presidente e che le sue decisioni sono inoppugnabili.
Le chiedo, in tutta serietà, vi sono limiti a questa inoppugnabilità?
A pensarci bene, esistono limiti come la logica, l'intelligenza o la ovvietà?
Esistono, oppure ci troviamo nella favola del nuovo vestito dell'imperatore, dei fratelli Grimm?
Tutti dicono guarda che classe, il Presidente ha degli abiti molto belli, finché non arriva qualcuno - un bambinetto - e dice: ma è completamente nudo!
<P>
Esiste da qualche parte un limite a questa inoppugnabilità delle decisioni del Presidente?
Questo è quanto io chiedo, perché so che lei è una persona molto democratica, signor Presidente della seduta.
<P>
<SPEAKER ID=329 LANGUAGE="EN" NAME="Whitehead">
Signor Presidente, non voglio continuare a mettere a dura prova la sua pazienza.
Penso che lei abbia dimostrato notevole tolleranza se non altro ascoltandoci, anche se non con le sue decisioni.
Vorrei dire al rappresentante della Commissione ed a lei, quale nostro rappresentante in questa sede, che se questa proposta andrà in sede di conciliazione senza che venga ascoltato il parere del Parlamento, e quindi anche quello dei paesi che non erano membri dell'Unione quando la proposta è stata presentata per la prima volta, allora il nostro diritto di essere consultati e di essere coinvolti nella discussione è solamente una farsa.
Ci siamo espressi chiaramente contro gli emendamenti che non consentono una reale partecipazione del Parlamento.
Sarebbe completamente assurdo non consultare il Parlamento o non permettergli di avere voce in capitolo durante la prossima fase del dibattito, e spero che lei vorrà tenere conto di questo quando domani prenderà le sue decisioni. Mi auguro che la Commissione rifletta su ciò che ha detto quando ha eliminato quasi tutti gli emendamenti di questo tipo.
<P>
<SPEAKER ID=330 NAME="Presidente">
A conclusione di questo dibattito non previsto, devo aggiungere che capisco lo stato d'animo dell'onorevole Bloch van Blottnitz anche perché alle sue osservazioni precedenti si è aggiunta una risposta della Commissione che sicuramente non è stata del tutto accettata nel merito.
Tutti sappiamo cosa significa quando la Commissione non è d'accordo su qualche emendamento: tutta la fase della conciliazione per il Parlamento diventa più complicata.
<P>
Per quanto riguarda il regolamento in senso stretto, vorrei dire intanto all'onorevole Roth che il Presidente Gil-Robles è democratico tanto quanto me, e che sarà ovviamente informato del dibattito di questa sera.
Mi pare comunque di dovervi dire che l'argomento sollevato ora dagli onorevoli Graenitz e Whitehead non dev'essere sottolineato ripetutamente perché non ha alcuna incidenza - se non su un piano generale - certamente non sul piano regolamentare.
Tra allora e oggi sono entrati dei nuovi Stati membri e questo non ha alcuna incidenza dal punto di vista del dibattito che stiamo svolgendo sul regolamento: il regolamento non cambia ad ogni nuova adesione.
<P>
Piuttosto - non vale per ora ma per il futuro - tenete conto che esiste una discussione aperta per il dopoAmsterdam, cioè la commissione per il regolamento sta già discutendo su modifiche al regolamento successive e conseguenti al Trattato di Amsterdam.
È già stato accennato da parte dell'onorevole Bloch van Blottnitz che si farà riferimento all'articolo 62, e non pare che ci siano molti margini; comunque è ovviamente nelle sue facoltà sollevare domani questo problema con il Presidente, al momento in cui si passerà alla votazione.
Ripeto comunque che il Presidente sarà informato di questo dibattito per assumere le decisioni del caso, per le quali non ci sono limiti se non quelli regolamentari; e di nessun altro genere, onorevole Roth!
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<SPEAKER ID=331 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
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<CHAPTER ID=13>
Discariche di rifiuti
<SPEAKER ID=332 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione della onorevole Jackson (A4-0026/98), a nome della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa alle discariche di rifiuti (COM(97)0105 - C4-0160/97-97/0085(SYN)).
<P>
<SPEAKER ID=333 NAME="Jackson">
Signor Presidente, la politica dell'Unione europea in materia di rifiuti è in una fase di sviluppo meno avanzata rispetto a quella sulla qualità dell'aria e dell'acqua.
La direttiva sulle discariche ha, infatti, ancora quelle che potremmo definire le caratteristiche di una politica sperimentale.
Dal canto mio devo porre alcuni importanti quesiti sulla direttiva e spero di ottenere qualche risposta dalla Commissione.
<P>
Prima di tutto vorrei dire che è importante riconoscere che questa direttiva, se applicata interamente - e sottolineo questo "se» - porterebbe ad un minor utilizzo della discarica per lo smaltimento dei rifiuti, dato che prevede una graduale introduzione di limiti sul volume dei rifiuti biodegradabili da collocare a discarica, come stabilisce l'articolo 5.
Questa sezione della direttiva è nuova, dal momento che nel 1996 noi l'avevamo respinta.
In molti paesi questi limiti comporterebbero la necessità di ricorrere agli impianti di incenerimento.
Una direttiva che spinge verso un cambiamento generalizzato rispetta forse pienamente il principio della sussidiarietà?
Io non credo.
<P>
Gli obiettivi fissati nell'articolo 5 sono molto precisi, anche se sono nazionali e non sono concepiti per essere applicati a discariche specifiche.
Una delle conseguenze che potrebbero derivare dalla mancata applicazione del principio di sussidiarietà sarebbe la proposta di una soluzione universale per tutti gli Stati membri, a fronte di situazioni molto diverse.
Alcuni paesi hanno sofisticati sistemi di discarica e strutture geologiche che fanno della discarica una soluzione accettabile e forse quella più sostenibile dal punto di vista ambientale.
In altri paesi discariche non regolamentate situate in luoghi inadatti rappresentano invece un rischio per la salute.
<P>
Questa direttiva, opponendosi all'opzione locale, porta fin troppe decisioni fondamentali dai livelli nazionale e locale a quello europeo.
E' importante inoltre rendersi conto che la direttiva, se interamente applicata, porterebbe diversi Stati membri a dover spendere notevoli somme di denaro per trovare metodi alternativi di smaltimento dei rifiuti e per istituire i sistemi di controllo che permetterebbero loro di provare che la direttiva viene osservata.
<P>
Non è realistico pensare che gli Stati membri saranno in grado di rispettare la direttiva, così com'è attualmente formulata, entro i limiti di tempo stabiliti.
In Irlanda il 99 % dei rifiuti viene smaltito nelle discariche, e non c'è la possibilità di passare rapidamente a metodi alternativi.
In Portogallo il 54 % dei rifiuti ha "destinazione ignota».
In Grecia, secondo quanto ci ha riferito la Commissione, ci sono da 3.000 a 6.500 discariche illegali.
Nessuno di questi paesi sarà in grado di osservare la direttiva così com'è attualmente formulata.
Se questa versione preliminare verrà approvata, la Commissione dovrà perseguire penalmente questi paesi per anni tramite la Corte di giustizia.
<P>
Nel mio paese, il Regno Unito, secondo una stima del Ministero dell'ambiente, quello dell'onorevole Prescott, dovrebbero essere costruiti 70 inceneritori, il che comporterebbe una spesa che potrebbe toccare i 7 miliardi di sterline.
Dove troverà questo denaro il Primo ministro Blair?
Come relatrice ho il dovere di dire che la commissione cui appartengo ha appoggiato la direttiva e ne ha in parte potenziato le disposizioni rendendo vincolante, e non più opzionale, la scadenza del 2002.
Ma questa non è l'unica cosa che ha fatto la commissione: in caso contrario avrei qualche problema a continuare a rappresentarla.
Per la prima volta la commissione per la protezione dell'ambiente, la salute pubblica e la tutela dei consumatori ha approvato, a più riprese, emendamenti che obbligano gli Stati membri a rispettare l'impegno preso approvando la direttiva.
<P>
Vogliamo che gli Stati membri non si limitino a parlare, ma facciano anche degli investimenti.
Lo scopo dei nostri emendamenti è quello di far sì che la direttiva costringa gli Stati membri ad applicare la legge esistente chiudendo le discariche abusive che non sono conformi alla direttiva.
Vogliamo inoltre che questa direttiva venga usata per obbligare gli Stati membri a riferire frequentemente in merito all'applicazione della legge, in particolare durante la graduale riduzione della quantità di rifiuti biodegradabili da smaltire nelle discariche.
<P>
Occorre inoltre tenere presenti anche le discariche esentate dall'applicazione della direttiva: anche le informazioni che riguardano tali discariche devono essere trasmesse alla Commissione e, da questa, al Parlamento.
<P>
Non dobbiamo infine dimenticare che gli Stati membri hanno votato all'unanimità per la versione precedente della direttiva, che escludeva, di fatto, il 50 % del territorio dell'UE.
Come possiamo sperare realisticamente che essi applicheranno interamente questa direttiva, molto più rigorosa, se in passato avevano trovato accettabile la versione precedente?
Non credo che il Parlamento debba permettere che vengano approvate delle leggi che contengono poco più delle aspirazioni dei ministri dell'ambiente.
<P>
Spero che il Parlamento vorrà seguire da vicino gli sviluppi di questa direttiva, come farò anch'io, e mi auguro che il Commissario, signora Bjerregaard, possa partecipare prima o dopo ad un dibattito sull'argomento, magari qui con noi stasera.
Non vale la pena venire a Strasburgo per comportarsi come una sorta di sofisticata bilancia parlante, che è quello che il Commissario Bjerregaard sembra quando legge l'elenco degli emendamenti che la Commissione ritiene accettabili o non accettabili.
Questo è un parlamento, e come tale esige un dibattito.
<P>
<SPEAKER ID=334 LANGUAGE="EN" NAME="Bowe">
Signor Presidente, sappiamo tutti cosa comporta questa proposta per molti settori industriali e per l'economia degli Stati dell'Unione, ed è questo forse uno dei motivi per cui ci è voluto tanto tempo per raggiungere un accordo sulle clausole della proposta e per cui attualmente ci troviamo a questo punto nel processo legislativo.
Penso, tuttavia, che siamo più vicini alla fine che all'inizio di questo processo.
<P>
La nuova proposta della Commissione tiene conto delle preoccupazioni che avevamo espresso in Parlamento l'ultima volta che ci era stata presentata: essa rinasce da queste basi e il Parlamento deve congratularsene con la Commissione.
Vorrei complimentarmi anche con la relatrice, l'onorevole Jackson, per il lavoro svolto.
<P>
Vorrei tornare su alcuni punti da lei sottolineati e dire, innanzitutto, che è assolutamente necessario applicare criteri uniformi in Europa in modo da regolamentare quella che in realtà è, in molti casi, una situazione europea.
L'incenerimento dei rifiuti non è inevitabile; possiamo disporre di molte altre strategie tecnologiche e, in particolare, gli sviluppi di questi ultimi anni nell'utilizzo del compostaggio su larga scala come alternativa alla trasformazione dei rifiuti organici dimostrano che esiste una vera alternativa, se solo vorremo investire le nostre energie, il nostro lavoro e altre risorse per permettere l'applicazione di questa pratica in tutta l'Unione.
<P>
Devo rettificare qualcosa che ha detto la relatrice: l'ultima volta che il Consiglio dei ministri si è occupato della proposta, non l'ha votata all'unanimità, e per questo motivo, quando l'abbiamo bocciata qui in Parlamento, non ha potuto reintegrarla.
La proposta ha ottenuto soltanto la maggioranza.
Questa volta, se si esamina l'accordo politico raggiunto, che sorprendentemente sembra già essere una posizione comune, probabilmente ci sarà più difficile modificare la proposta.
<P>
Ciononostante io e il gruppo socialista pensiamo che debbano esserci una serie di criteri attuabili, ragionevoli e applicabili in tutta la Comunità, che permettano l'istituzione di un'industria della discarica che risolva molti dei problemi attuali.
Dobbiamo anche riconoscere che questa direttiva non ha unicamente un risvolto economico, ma riguarda anche la tutela dell'ambiente e della salute pubblica.
In particolare, l'impatto negativo che un cattivo uso delle discariche ha sulle falde freatiche e sul riscaldamento dell'atmosfera terrestre, a causa delle emissioni di metano, è già di per sé un ottimo motivo per proporre le iniziative indicate nella proposta.
<P>
Vorrei esortare il Parlamento ad appoggiare gli emendamenti della commissione per la protezione dell'ambiente che ci verranno presentati domani.
Essi rappresentano un passo in avanti in quello che è un processo che dura già da molto tempo, un passo in avanti verso la speranza di veder concludere la proposta prima della fine dell'anno.
<P>
<SPEAKER ID=335 LANGUAGE="NL" NAME="Eisma">
Signor Presidente, il trattamento dei rifiuti deve basarsi su una certa scala gerarchica.
"The ladder of Lansink», come la chiamiamo nei Paesi Bassi perché è stato l'onorevole Lansink, un parlamentare della Camera dei deputati olandese, a pensare all'applicazione di tale gerarchia, che prevede in primo luogo la prevenzione, seguita dal riutilizzo e dal riciclaggio, mentre lo smaltimento dei rifiuti in discariche rappresenta, in questo sistema, l'ultima soluzione.
<P>
Al fine di rispettare tale gerarchia e di ridurre quanto più possibile lo smaltimento in discariche di rifiuti biodegradabili, la relazione della onorevole Jackson prevede importanti obiettivi.
La commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori ha espresso la propria fiducia nella normativa originale della Commissione europea.
Soltanto in questo modo possiamo giungere al varo di misure uniformi a livello europeo.
<P>
Non in tutti gli Stati membri la legislazione è però così avanzata per quanto riguarda i requisiti per l'ultima soluzione, ossia lo smaltimento in discarica dei rifiuti.
Alcuni Stati membri dovranno pertanto attuare le manovre necessarie per poter raggiungere gli obiettivi previsti.
Soltanto in questo modo potremo garantire quell'elevata protezione dell'ambiente cui l'Unione europea afferma di aspirare.
In tale ambito vanno anche presi in considerazione gli incentivi economici.
Tutto ciò non significa che non vi possano essere deroghe.
Un valido esempio è rappresentato dai residui di dragaggio non pericolosi. Determinati Stati, fra cui anche il mio, vale a dire i Paesi Bassi, hanno messo a punto efficaci metodi di trattamento ecocompatibili che possono contemplare deroghe.
<P>
Signor Presidente, concludendo esprimiamo il nostro appoggio alla relazione.
La politica in materia di ambiente svolge un ruolo fondamentale nella normativa europea.
Questa direttiva relativa alle discariche di rifiuti deve senz'altro costituirne parte integrante.
<P>
<SPEAKER ID=336 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, l'attuale proposta sullo smaltimento dei rifiuti ha seguito un lunghissimo iter , ma speriamo che ora si stia avvicinando alla conclusione.
Penso però che l'attesa sia stata premiata, perché quanto presentato dalla Commissione contiene un considerevole miglioramento rispetto al criticato parere comune del 1995.
<P>
Ora si tiene infatti conto sotto ogni aspetto dei nuovi sviluppi.
La separazione dei rifiuti biodegradabili ha conquistato un suo posto e il campo d'applicazione della direttiva comprende ora quasi tutta l'Unione europea.
Si tratta di importanti migliorie.
Anche l'introduzione dell'aspetto legato ai costi e al controllo delle discariche rappresenta un punto a nostro favore.
<P>
Passiamo però alla pratica.
Come si tradurrà tutto ciò nella realtà?
La direttiva relativa agli imballaggi e la presente direttiva contengono incentivi per mantenersi quanto più in alto possibile nella scala gerarchica dei rifiuti, ma la pratica si rivela spesso più complessa della teoria.
In sintesi, dipenderà dall'impegno delle autorità nazionali e locali se sarà effettivamente data priorità alla prevenzione o al riutilizzo.
<P>
Un motivo di particolare preoccupazione è costituito dal trasporto dei rifiuti avviati verso forni inceneritori a basso costo e verso discariche troppo convenienti.
L'introduzione del nuovo calcolo dei costi prima dello smaltimento deve entrare quanto prima in vigore nei diversi Stati membri.
Sebbene questa direttiva appaia molto meglio concepita delle precedenti versioni, dobbiamo renderci conto che miliardi di tonnellate di rifiuti continuano ad essere smaltiti in maniera illecita o inceneriti, causando emissioni eccessivamente inquinanti.
<P>
Pertanto occorre agire con prontezza a livello d'implementazione. Si rileva però la presenza di un importante iato nella catena di trattamento dei rifiuti.
Bisogna che a brevissima scadenza si proceda alla revisione della direttiva relativa ai forni inceneritori con nuove norme per le emissioni.
Vorrei sapere dal signor Commissario quando sarà pronta la proposta in merito, in quanto esistono troppe disparità tra forni inceneritori.
<P>
<SPEAKER ID=337 LANGUAGE="DA" NAME="Kirsten Jensen">
E' positivo vedere che il Consiglio dei Ministri tiene conto degli emendamenti del Parlamento europeo nel suo accordo politico, per il resto piuttosto ambiguo.
La proposta originaria della Commissione escludeva sostanzialmente metà Europa dagli obiettivi della direttiva, cosa piuttosto assurda.
La collocazione a discarica occupa uno degli ultimi posti nella gerarchia della gestione dei rifiuti, e le regole uniformi sono volte a limitare la collocazione a discarica e il turismo dei rifiuti nonché a garantire discariche rispettose dell'ambiente quando la collocazione a discarica rappresenta l'unica soluzione disponibile.
La commissione per la protezione dell'ambiente propone di tenere conto innanzi tutto delle acque freatiche quando si individuano nuove ubicazioni per le discariche.
Poiché le acque freatiche costituiscono per alcuni paesi la fonte di approvvigionamento di acqua potabile, è importante che vengano salvaguardate nel migliore dei modi.
In Danimarca circa il 90 % dell'acqua potabile viene dalle acque freatiche.
<P>
E' positivo che la proposta contenga un requisito sul trattamento dei rifiuti biodegradabili.
Nelle discariche possono svilupparsi gas e questi rifiuti dovrebbero essere raccolti separatamente e alcuni di essi sottoposti a compostaggio.
E' anche positivo che la proposta sia giunta alla fase decisionale, poiché i rifiuti sono uno dei quei settori nei quali la tutela legislativa non è ancora completamente attuata.
<P>
<SPEAKER ID=338 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signor Presidente, il gruppo liberale è favorevole a ridurre la quantità dei rifiuti e a rendere il loro trattamento più sicuro.
Esistono due metodi per lo smaltimento dei rifiuti: l'incenerimento, dove le condizioni geografiche e la densità della popolazione rendono inadatta la discarica, e la discarica stessa.
Entrambi i metodi presentano dei problemi.
L'incenerimento può causare l'inquinamento dell'aria, la discarica può portare all'inquinamento delle falde freatiche e alla produzione di metano, uno dei gas responsabili dell'effetto serra.
<P>
Ma la tecnologia sta riducendo questi problemi.
Secondo me la direttiva tende a preferire l'incenerimento, ma permette l'applicazione di entrambi i metodi.
La commissione per la protezione dell'ambiente, la salute pubblica e la tutela dei consumatori fa una scelta più netta, e alcuni degli emendamenti che ha presentato porterebbero ad adottare unicamente la politica dell'incenerimento.
Il mio gruppo è a favore di uno spostamento graduale verso l'incenerimento, in particolare per i rifiuti che non sono biodegradabili.
Non vogliamo però ignorare l'esistenza di un'industria verde in espansione che utilizza il metano emesso dai rifiuti per la produzione di energia.
Il documento sul gas metano pubblicato di recente dalla Commissione ne riconosce l'importanza.
<P>
Il gruppo liberale voterà contro alcuni emendamenti presentati dalla commissione per la protezione dell'ambiente, e cioè contro quelli che metterebbero fuorilegge la discarica, quelli che riteniamo contengano troppe norme, e quelli che ci sembrano poco pratici.
Ciononostante appoggiamo le finalità della direttiva e il lavoro svolto dal Commissario.
Ci rammarichiamo della posizione assunta dalla relatrice e delle sue dure dichiarazioni nel dibattito di stasera.
Crediamo che la direttiva costituisca un passo in avanti per l'Unione verso un trattamento dei rifiuti più efficace e una maggiore tutela dell'ambiente.
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<SPEAKER ID=339 LANGUAGE="PT" NAME="Apolinário">
Signor Presidente, questa direttiva è un buon esempio della crescente influenza del Parlamento europeo in materia di legislazione ambientale, visto che la reiezione della proposta iniziale ha portato all'emendamento della Commissione nonché ad una nuova impostazione, a una nuova strategia dello stesso Consiglio dei ministri.
<P>
Strategia tanto più necessaria in quanto in alcuni Stati membri, tra cui il Portogallo, il 54 % dei rifiuti, come è ricordato, veniva collocato fino a poco tempo fa in depositi non autorizzati, circa il 10 % in depositi autorizzati e solo il 36 % in discariche.
Nel frattempo, però, si è insediato un nuovo governo, una nuova maggioranza ha assunto il potere legislativo ed il potere esecutivo e viene seguito un nuovo orientamento strategico, come la Commissione ben sa, con la presentazione di un piano nazionale di gestione dei rifiuti, piano già esecutivo e che farà sì che a partire dall'estate prossima alcune regioni del paese, segnatamente l'Algarve che è la principale regione turistica del Portogallo, smaltiscano i propri rifiuti in apposite discariche.
<P>
Gli aspetti positivi da evidenziare rispetto alla proposta in esame sono a mio avviso quelli della riduzione delle emissioni di gas metano, del divieto di smaltimento in comune di rifiuti pericolosi e non e dell'obbligo di pre-trattamento.
<P>
Sottolineo anche la divergenza fra la posizione del Parlamento europeo che propugna una riduzione del 25 % entro il 2002 e la posizione del Consiglio che mira al 2006.
<P>
Per concludere, desidero sottolineare il regime transitorio concesso alle isole. Ad esempio, per le Azzorre e Madera si concede una dispensa dal pre-trattamento dei rifiuti nella prima discarica di ogni isola fino al limite di 15.000 tonnellate.
Sottolineo che si tratta di un regime transitorio perché queste isole, che costituiscono un immenso patrimonio naturale e ambientale a vocazione turistica, hanno tutto da guadagnare dall'attuazione di politiche ambientali non basate sull'eccezione.
<P>
La candidatura al Fondo di coesione della prima discarica di rifiuti nella regione autonoma delle Azzorre è un bell'esempio di politica da seguire.
<P>
<SPEAKER ID=340 LANGUAGE="EN" NAME="White">
<SPEAKER ID=341 LANGUAGE="FI" NAME="Myller">
Signor Presidente, si può in generale affermare che, nell'attuale formulazione, la direttiva sullo smaltimento dei rifiuti nelle discariche è soddisfacente.
Nondimeno, a livello comunitario, i mezzi per realizzare gli obiettivi sono troppo scarsi.
<P>
Un'imposta sui rifiuti separata, o una tassa, è uno strumento indispensabile con cui far sì che i consumatori, grandi e piccoli, riducano la quantità di rifiuti destinati alle discariche.
L'imposta dovrebbe essere formulata in modo tale che, per il consumatore, i rifiuti differenziati e non inquinanti siano i meno costosi, mentre quelli destinati alla discarica i più cari.
Naturalmente tutto ciò implica che comuni e altre autorità responsabili abbiano provveduto a organizzare un'adeguata raccolta differenziata dei rifiuti.
<P>
In tale ambito l'Unione europea deve progredire e seguire l'esempio degli Stati membri più avanzati.
È necessario incentivare l'utilizzo dei rifiuti da discarica, fra l'altro per produrre energia o sostanze fertilizzanti, ma occorre nel contempo mettere a punto nuove tecnologie per assicurarsi che tali processi non comportino rischi per l'ambiente o per la salute.
È altresì necessario accertarsi che le acque d'infiltrazione siano trattate in modo da non causare nessun pericolo alle acque di superficie, né alla falda freatica.
<P>
Reputo estremamente importante che le proposte di emendamento a favore della protezione delle risorse idriche, approvate in seno alla commissione per la tutela dell'ambiente, siano accolte nella votazione di domani.
<P>
<SPEAKER ID=342 NAME="Bjerregaard">
Signor Presidente, è estremamente positivo che il Parlamento europeo abbia inserito il tema delle discariche di rifiuti nell'ordine del giorno della seduta di oggi.
La Comunità avrebbe dovuto già da tempo adottare una direttiva in grado di garantire che la collocazione a discarica dei rifiuti assicuri un pieno rispetto dell'ambiente.
Come già ricordato, è la seconda volta che discutiamo una proposta di direttiva sulle discariche di rifiuti.
La Commissione ha presentato la sua prima proposta nel luglio 1991 e, come sappiamo ed è stato ricordato durante il dibattito, il Parlamento europeo ha respinto tale proposta nel maggio 1996 con la motivazione che il livello di protezione ambientale non era sufficientemente elevato e che c'erano troppe deroghe.
<P>
La proposta di cui discutiamo oggi è stata completamente modificata.
Non è stato certo un compito facile, ma credo che possiamo essere soddisfatti del risultato.
La nuova proposta contiene molti nuovi elementi che riflettono l'evoluzione avvenuta a partire dalla precedente proposta della Commissione.
In molti Stati membri, abbiamo assistito a profondi cambiamenti a livello di procedure, metodi e strategie per la gestione dei rifiuti.
In linea con la strategia comunitaria per la gestione dei rifiuti, molti Stati membri ritengono che la discarica dovrebbe rappresentare l'ultima spiaggia per lo smaltimento dei rifiuti.
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I principali nuovi elementi della proposta della Commissione sono i seguenti: un obiettivo di riduzione della collocazione a discarica dei rifiuti urbani biodegradabili in vista di una riduzione dell'effetto serra mondiale, trattamento - quindi, non incenerimento ma vero e proprio trattamento di tutti i rifiuti prima della collocazione a discarica -, divieto di discarica per le gomme usate, un costo più elevato - come ricordato alla fine del suo intervento dalla onorevole Myller - per la collocazione a discarica, il divieto di collocazione a discarica comune di rifiuti pericolosi e non pericolosi - un elemento già contenuto nella proposta precedente, che era stata criticata dal Parlamento - e, infine, disposizioni più severe per le discariche esistenti.
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Sono convinta che la nuova proposta ci faciliterà il compito di prevenire e ridurre il carico ambientale creato dalle discariche.
Occorre impegnarsi al più presto in questo senso.
Le numerose proteste che la Commissione riceve in relazione alle discariche sottolineano che occorre un'azione da parte della Comunità.
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Ho esaminato con estremo interesse la proposta di relazione adottato dalla commissione per la protezione dell'ambiente, che contiene molti utili emendamenti in grado di rendere la proposta della Commissione più rigorosa e la procedura più chiara.
Sono quindi lieta di poter affermare che la Commissione accetta 16 emendamenti, anche se devo ammettere che alcune parti della relazione mi preoccupano e ad esse dedicherò un po' di tempo.
Constato con soddisfazione che il Parlamento europeo ha appoggiato il nostro impegno volto a ridurre la collocazione a discarica dei rifiuti biodegradabili.
Abbiamo indicato obiettivi a lungo termine per gli Stati membri. Questi obiettivi dovrebbero comunque rimanere invariati al fine di garantire che gli Stati membri godano delle migliori possibilità per pianificare ed introdurre metodi di gestione alternativi per questo tipo di rifiuti.
Per questo motivo, la Commissione non può accettare l'emendamento 16.
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Per quanto attiene agli emendamenti 12 e 31, vorrei sottolineare che la Commissione ritiene che non sia giusto appoggiare più emendamenti di quelli già contenuti nella proposta.
Mi preoccupa in particolare l'eccezione per le discariche sotterranee.
Non ci sono motivi di carattere ambientale per creare un'eccezione per questa forma di discarica.
Tutti gli impianti di discarica - sopra e sotto la terra - debbono soddisfare i requisiti della direttiva e devono quindi essere sicuri e sottoposti a controlli.
Non posso trovarmi d'accordo con il metodo adottato attualmente in Germania, dove 1, 7 milioni di tonnellate di rifiuti, 350.000 tonnellate delle quali erano costituite da rifiuti pericolosi, nel 1994 sono stati conservati in vecchie miniere.
In Germania questa viene definita un'operazione di riutilizzo e non un'operazione di smaltimento, e la legislazione sulle discariche di rifiuti non trova in questo caso applicazione.
E' una pratica certo non rispettosa dell'ambiente.
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In linea generale, non sono contraria al deposito di rifiuti sotto terra, ma ritengo che dobbiamo essere certi che le strutture di stoccaggio sotterranee siano conformi alle disposizioni della proposta sulle discariche.
Per questo motivo non posso accettare che vengano introdotte disposizioni eccezionali per le discariche sotterranee.
La precedente posizione comune del Consiglio è stata rifiutata dal Parlamento europeo proprio in ragione dell'elevato numero di eccezioni; per questo motivo, francamente, faccio fatica a capire perché il Parlamento ora auspichi l'introduzione di altre eccezioni e nell'emendamento 13 esprima, per l'appunto, il desiderio che sia accolta un'altra eccezione.
In questa fase, non posso accettare che si crei una deroga per lo spandimento di gesso e calce, ma prometto al Parlamento che la Commissione analizzerà in maggior dettaglio questo emendamento e vaglierà le possibilità in esso contenute.
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La Comunità oggi si trova di fronte ad un grosso problema: quello delle discariche non controllate, come emerge chiaramente dall'alto numero di proteste e petizioni che la Commissione riceve.
La situazione deve quindi cambiare.
Gli impianti esistenti devono soddisfare i nuovi requisiti contenuti nella proposta della Commissione e quindi ottenere una nuova autorizzazione per poter continuare a funzionare.
I requisiti di autorizzazione contenuti nella vecchia direttiva quadro sui rifiuti non sono in linea con le evoluzioni del settore e non possono garantire che la collocazione a discarica dei rifiuti avvenga in condizioni sicure e controllate.
Per questo la Commissione non può accettare l'emendamento 25.
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Infine ci sono gli emendamenti 27, 30, 33 e 36, per i quali la Commissione ritiene che le disposizioni degli allegati debbano essere definite dal Comitato tecnico, di cui all'articolo 16 della proposta della Commissione. Poi c'è l'emendamento 7.
La Commissione non può impegnarsi a trasmettere le relazioni degli Stati membri, ma può elaborare relazioni sulla base delle informazioni ricevute dagli Stati membri e trasmetterle poi al Parlamento europeo.
E' possibile che alcuni pensino che tutto questo sia pura semantica, ma riteniamo di poter risolvere il problema in questo modo.
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Poi ci sono gli emendamenti 2 e 3 relativi alle modifiche dei considerando che precisano che la Commissione deve presentare nuove proposte entro un periodo di tempo definito. Abbiamo già in previsione di presentare una proposta sull'incenerimento dei rifiuti non pericolosi e, secondo il programma di lavoro, presenteremo una proposta sul compostaggio.
Tuttavia non posso accettare il modo in cui tale impegno della Commissione è formulato in questi emendamenti.
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Vi sono molti altri emendamenti che meriterebbero dei commenti, ma è molto tardi, quindi mi fermerò qui, a meno che non vi siano emendamenti sui quali altri deputati presenti richiedano particolari commenti.
Ian White mi ha chiesto alcune informazioni sui costi complessivi, ma purtroppo non sono in grado di fornirle.
Questo dipende anche dal fatto che l'evoluzione nei vari paesi membri è diversa.
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Poi vorrei dire alla onorevole Jackson che penso abbia espresso alcune osservazioni poco gentili alla fine del suo intervento.
Dopo essere stata qui al Parlamento dalle 15 e non aver fatto altro che discutere con i deputati del Parlamento, non riesco assolutamente a capire le sue osservazioni.
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<SPEAKER ID=343 NAME="Jackson">
Signor Presidente, vorrei chiedere il suo aiuto in merito all'emendamento 16, che è uno di quelli che il Commissario, signora Bjerregaard, ha detto di non essere disposta ad accettare.
In realtà l'emendamento 16 presenta due modifiche diverse: la prima riguarda la questione degli obiettivi per il 2002, e qui il Parlamento e la commissione vorrebbero togliere le parole "per quanto possibile» in modo che gli obiettivi del 2002 diventino vincolanti e non più opzionali.
Il resto dell'emendamento si riferisce alla comunicazione delle informazioni.
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Vi sono due modifiche distinte a questo emendamento, e vorrei chiedere al Commissario, signora Bjerregaard, di chiarire quali parti non è disposta ad accettare.
Penso che sarebbe triste se un Commissario non accettasse, anche in questo stadio preliminare, emendamenti riguardanti i requisiti da osservare nella comunicazione delle informazioni, e, per una volta, sono sostanzialmente d'accordo con il suo consigliere sulla necessità che il Parlamento migliori la presente comunicazione.
Vorrei chiedere al Commissario di accettare questo emendamento; in caso contrario spero che il Parlamento vorrà dare battaglia sui punti citati e portarli avanti in sede di conciliazione.
Sarei estremamente grata al Commissario se potesse darmi un chiarimento in proposito.
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<SPEAKER ID=344 NAME="Presidente">
Chiedo al Commissario, signora Bjerregaard, di fare una precisazione. Infatti, sia l'emendamento n.
16 che l'emendamento n. 23 contengono parti che riguardano i testi cambiati.
Vorrei che il Commissario precisasse se si riferisce all'insieme degli emendamenti o soltanto ad una parte, quando dice che la Commissione non accetta gli emendamenti nn. 16 e 23.
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<SPEAKER ID=345 NAME="Bjerregaard">
Signor Presidente, io ho fatto questa precisazione; infatti, nella mia risposta ho fatto riferimento in due occasioni all'emendamento 16.
Per quanto riguarda l'obbligo di trasmettere le relazioni, ho detto che eravamo insoddisfatti della formulazione e vorrei che trovassimo insieme altre formulazioni.
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Per quanto attiene alla questione dell'obbligatorietà, che dovrebbe entrare in vigore nel 2002, riteniamo che non sia possibile prendere una decisione ora.
Crediamo che in questo modo rischieremmo di obbligare gli Stati membri ad adottare una data politica - e questo è in sostanza in linea con l'argomentazione addotta dalla onorevole Jackson - e quindi non siamo favorevoli al concetto dell'obbligo entro il 2002.
Per quanto riguarda invece la trasmissione delle relazioni, come già detto, siamo favorevoli all'idea.
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<SPEAKER ID=346 NAME="Jackson">
Qual è l'opinione della Commissione sull'emendamento 23?
Questo emendamento è di importanza vitale in quanto riguarda le discariche esentate dall'applicazione della direttiva.
La questione è molto semplice: il Commissario appoggia o no l'emendamento 23?
Io spero di sì.
Ero quasi intenzionata a ritirare le mie osservazioni precedenti, ma non credo che lo farò.
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<SPEAKER ID=347 NAME="Presidente">
Avevo già chiesto alla signora Commissario, il suo parere sull'emendamento n. 23 ma non aveva la cuffia, come adesso d'altronde, e quindi non poteva sentirmi.
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<SPEAKER ID=348 NAME="Bjerregaard">
E' uno degli emendamenti che ho saltato perché mi sembrava che fosse ormai tardi.
Accettiamo sicuramente l'emendamento 23.
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<SPEAKER ID=349 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
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(La seduta termina alle 23.45)
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