<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, desidero porgere a ciascuno di voi i miei migliori auguri di buon Natale e felice anno nuovo.
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Il processo verbale della precedente seduta è stato distribuito.
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Non mi pare ci siano osservazioni.
<P>
(Il processo verbale è approvato)
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<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, fin dall'inizio avevo chiesto di intervenire in merito al processo verbale, rispetto al quale volevo dire quanto segue: a pagina 26 si dice che ieri, prima del voto sull'urgenza, io ho segnalato all'attenzione del collega Cot il fatto che le risoluzioni comuni erano disponibili in tutte le versioni linguistiche, ma non lo erano i testi d'origine delle stesse.
A ciò il collega Cot mi ha risposto che si trattava di un'eccezione, in quanto vi erano stati problemi di traduzione.
Su questo inconveniente io mi sono poi ulteriormente informato presso l'ufficio di distribuzione della documentazione, dove invece mi è stato detto chiaramente che è prevista una nuova norma in base alla quale i testi d'origine delle risoluzioni comuni in futuro non verranno più tradotti e messi a disposizione.
Ora, per quanto io di solito sia favorevole alle misure di risparmio, questa volta intendo protestare vivamente, in quanto è possibile in qualunque momento il verificarsi di una situazione in cui vengano respinte le risoluzioni comuni - cosa peraltro già successa molte volte - e poi vengano messi ai voti i testi d'origine delle stesse.
Mi sembra pertanto doveroso insistere sulla necessità di una traduzione e messa a disposizione in tempo utile di questi documenti.
<P>
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Onorevole Posselt, prendo nota della sua osservazione e chiederò che la questione venga riesaminata.
<P>
<CHAPTER ID=2>
Votazioni
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="ES" NAME="Fabra Vallés">
<SPEAKER ID=5 NAME="Theato">
Signor Presidente, dal dibattito di ieri è emerso che è auspicabile la pubblicazione del parere sulla Gazzetta ufficiale; in realtà non si modifica il testo; si tratta di un inserimento al punto 7 su cui la relatrice è d'accordo, per quanto ho saputo; ne ho parlato anche con gli altri membri della commissione per il controllo dei bilanci, e abbiamo riscontrato che l'inserimento richiesto oralmente nella proposta di emendamento dell'onorevole Fabra Vallés non crea alcuna difficoltà, non vi è opposizione alla sua integrazione al testo.
Vorrei quindi proporre di accogliere la proposta di emendamento in questione.

<P>
<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="NL" NAME="Aelvoet">
La onorevole Müller mi ha chiesto di comunicare che condivide l'emendamento orale.
<P>
<SPEAKER ID=7 NAME="Presidente">
Vi sono obiezioni all'eventualità di mettere ai voti l'emendamento orale dell'onorevole Fabra Vallés?
Poiché non vi sono obiezioni, lo metto ai voti assieme alla proposta di risoluzione, in merito alla quale non sono stati presentati emendamenti.
<P>
La proposta viene accolta.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
Signor Presidente, ci viene proposto un emendamento orale e lei chiede se vi sono obiezioni: non ve ne sono.
Ritengo, comunque, che sarebbe più corretto porre in votazione l'emendamento orale prima dell'intera relazione.
<P>
Personalmente sono a favore dell'emendamento orale, mi riservo invece sulla relazione nel suo complesso.
Le chiederò quindi di fare procedere alle votazioni della relazione nel suo complesso, come di consueto, così come dell'emendamento orale.
Anche l'ultimo giorno di tornata dell'anno!
<P>
<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
Onorevole Fabre-Aubrespy, sto cercando di agevolare i lavori del Parlamento, senza insistere pedantemente sull'osservanza delle formalità, qualora esista il consenso generale.
Ma, se vuole, non ho nulla in contrario a fare un'altra votazione per verificare tutto ciò.
In fondo, si trattava di una votazione comprendente un emendamento orale - come accade spesso - e avevo visto che l'intera Assemblea era d'accordo, non essendoci stata alcuna obiezione.
Dunque, vi prego di votare l'emendamento.
<P>
(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
<P>
<SPEAKER ID=10 NAME="Titley">
<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
Signor Presidente, le condizioni con cui abbiamo proceduto alle votazioni mi spingono a prendere la parola.
La ringrazio di aver aderito alla mia richiesta, speravo però che lei avesse proceduto formalmente ad una votazione favorevole o contraria alla relazione.
<P>
Vorrei dire che la relazione della onorevole Müller verte su una importantissima relazione della Corte dei conti sul funzionamento della politica estera e della sicurezza comune, campo di attività dell'Unione europea dove le spese vengono decise a livello intergovernativo.
Ribadisco: le spese vengono decise, così come le decisioni principali, a livello intergovernativo, allorché si ricorre spesso al bilancio comunitario.
<P>
Del resto, la relazione precisa che circa il 75 % delle spese vengono attinte dal bilancio comunitario e il Parlamento giunge, quindi, alla conclusione che dovrebbe essere coinvolto non solo nelle decisioni ma anche nell'intero processo di controllo delle spese.
Recentemente, infatti, si è verificato, in condizioni giuridiche peraltro criticabili, l'adozione di un accordo interistituzionale rientrante nel Trattato di Amsterdam volto a modificare le condizioni con cui viene applicata tale politica estera e di sicurezza comune e noi abbiamo criticato l'applicazione di tale accordo interistituzionale.
<P>
Critichiamo, altresì, la relazione della onorevole Müller perché si pone in un'ottica molto più ideologica che finanziaria.
Infatti, molto spesso le relazioni della Corte dei conti, fonte di informazioni che ci permettono di valutare quanto talvolta i fondi comunitari vengano utilizzati in modo poco efficace, non danno luogo a critiche o a proposte di riforma sul piano finanziario - cosa che dovrebbero fare -, ma a proposte di natura ideologica: è il caso della presente relazione.
Ragion per cui, signor Presidente, abbiamo votato contro, sebbene ciò non sia venuto alla luce, viste le condizioni con cui lei ha fatto procedere alla votazione.
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Lindqvist (ELDR), Sjöstedt (GUE/NGL), Schörling (V) e Sandbæk (I-EDN)">
La relazione compie una serie di osservazioni di carattere istituzionale sulla politica estera e di sicurezza comune, così come su altre questioni generali; intendiamo dissociarci da tali osservazioni.
Ci riferiamo, per esempio, all'affermazione che il sistema della Presidenza a rotazione su base semestrale complicherebbe e intralcerebbe un'esecuzione attenta e continuativa delle azioni comuni.
Teniamo a dire con la massima chiarezza che ogni singolo paese dell'Unione europea deve avere il diritto di ricoprire il ruolo di paese di Presidenza, sulla base di una rotazione come avviene oggi.
Abbiamo tutti preso atto della proposta di turni di Presidenza della durata di un anno, composti da un paese grande, da un paese medio e da un paese piccolo.
Non può esservi dubbio circa il fatto che una proposta del genere violerebbe il principio in base al quale tutti gli Stati membri sono ugualmente titolati a ricoprire il ruolo di Presidente.
Il solo fatto che uno Stato sia grande non lo rende automaticamente più adatto a fregiarsi del titolo di paese di Presidenza.
Alla luce di ciò riteniamo che, anche in futuro, la PESC dovrà conservare il carattere di una forma di cooperazione intergovernativa.
<P>
Viene inoltre chiesto agli Stati membri di prevedere una riserva di personale da destinare ad azioni comuni nel quadro della PESC.
In primo luogo, ciò è in aperto contrasto con il desiderio manifesto di diversi paesi di preservare la propria neutralità; in secondo luogo, deve essere ogni singolo Stato a decidere se partecipare o meno ad azioni comuni; nessuno può esservi tenuto automaticamente.
<P>
<SPEAKER ID=13 NAME="Willockx">
Quattro anni dopo l'entrata in vigore del Trattato di Maastricht la PESC, la politica estera e di sicurezza comune dell'Unione europea non ha ancora mosso i primi passi.
<P>
Esperienze concrete, come l'amministrazione di Mostar da parte dell'Unione europea, l'Unità europea per le elezioni palestinesi e l'intervento dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina parlano da sé.
Per quanto riguarda quest'ultimo, il Parlamento europeo ha espresso nel quadro della seconda lettura del bilancio 1998 la sua preoccupazione in merito all'esecuzione del finanziamento dell'Unione europea per le azioni legate al ritorno in patria dei profughi della Bosnia-Erzegovina.
<P>
Ma non è solo il Parlamento europeo a preoccuparsi dell'attuazione della PESC.
Anche la Corte dei Conti non esita nel suo parere a tracciare un bilancio dei tre anni d'esperienza con gli interventi comuni nell'ambito della PESC e a sottolineare i punti deboli e le mancanze ancora esistenti.
<P>
Il nocciolo della problematica legata alla PESC è costituito dal conflitto tra la competenza esclusiva del Consiglio ad approvare le azioni PESC e la competenza del Parlamento europeo a stanziare le risorse necessarie.
<P>
Già nel 1994 ho richiamato l'attenzione, in qualità di relatore della relazione "Finanziamento della PESC» sul "campo di tensione» esistente tra la competenza a livello di contenuto della PESC, che è demandata al Consiglio, e la competenza in materia di bilancio.
All'epoca ho detto espressamente che nessuno trae profitto da un contrasto permanente tra Parlamento europeo e Consiglio.
I cittadini dell'Unione europea non traggono nessun beneficio da una discussione infinita su chi è competente per che cosa, ma vogliono un'Unione efficiente, che si assuma le sue responsabilità anche verso l'esterno attraverso un'energica politica estera.
<P>
Ciò significa forse che tra il 1994 ed oggi non è successo niente?
Le difficoltà legate all'amministrazione di Mostar da parte dell'Unione europea, all'Unità europea per le elezioni palestinesi e alla gestione del bilancio destinato all'Alto rappresentante per la BosniaErzegovina non hanno portato ad alcun risultato?
Le innumerevoli discussioni della commissione per i bilanci, in cui a quest'ultima è stato chiesto, sulla base di informazioni scarse e con un fondamento particolarmente traballante, di mettere a disposizione risorse finanziarie per azioni PESC, sono dunque state vane?
A mio giudizio la risposta è: no.
<P>
L'Accordo internazionale di Amsterdam garantisce importanti progressi in relazione al finanziamento della PESC.
Chiare norme devono meglio definire le rispettive competenze delle due parti dell'autorità di bilancio, Consiglio e Parlamento, e assicurare le necessaria interazione tra i due.
In tal modo le risorse finanziarie potranno essere messe a disposizione in modo più rapido ed efficace per coprire l'effettivo fabbisogno della PESC.
<P>
Con ciò non è detta l'ultima parola.
Giustamente nella sua ben fondata valutazione, la Corte dei Conti indica una serie di punti deboli della PESC:
<P>
mancanza di chiarezza e trasparenza.
Sulle spese di tipo politico finanziate con fondi del bilancio dell'Unione europea (=90, 94 %) sono disponibili le necessarie informazioni; vi sono ancora problemi per quanto riguarda le spese amministrative e i contributi degli Stati membri.
Per quanto concerne quest'ultima voce, a prescindere da alcune misure, vi sono solo scarse informazioni - o mancano del tutto - sui contributi versati dagli Stati membri o da altri erogatori.-La Presidenza semestrale del Consiglio non corrisponde all'esigenza di continuità nella gestione di un intervento comune (riferimento concreto a Mostar).-Ci sono ancora carenze nella gestione della PESC da parte della Commissione.-Mancanza di chiari criteri di suddivisione, per cui troppo spesso si verificano sovrapposizioni tra gli obiettivi della PESC e i compiti della Comunità nel campo della cooperazione per lo sviluppo.
Ciò si traduce in mancanza di coerenza nella gestione delle risorse, il che non va a beneficio della trasparenza del bilancio.Per eliminare tali carenze l'Accordo interistituzionale deve forse essere meglio precisato e completato.
Su tale punto condivido appieno le conclusioni della relazione Müller.
L'unica cosa che vorrei aggiungere è che ciò può riuscire solo mediante un approccio pragmatico.
<P>
Rivolto in particolare all'autorità di bilancio ciò significa che il Parlamento europeo non può abusare della sua competenza dell'aspetto finanziario delle azioni PESC.
<P>
Commissione, Consiglio e Parlamento europeo (sia la commissione per i bilanci sia la commissione per il controllo dei bilanci) devono dare forma, attraverso una cooperazione intensa e costruttiva, ad una PESC efficace.
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<CHAPTER ID=3>
Etichettatura di alimenti a base di soja e di mais geneticamente modificati
<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, sette interrogazioni orali alla Commissione, in merito all'etichettatura degli alimenti geneticamente modificati a base di soja e di granturco, presentate dagli onorevoli:
<P>
Breyer e Lannoye (B4-0908/97 - O-0139/97) a nome del gruppo Verde al Parlamento europeo, -Florenz, Schleicher e Oomen-Ruijten (B4-0909/97 - O-0141/97) a nome del gruppo PPE, -Roth-Behrendt (B4-0910/97 - O-0143/97) a nome del gruppo PSE, -Pasty e Azzolini (B4-0912/97 - O-0145/97) a nome del gruppo Unione per l'Europa, -Eisma (B4-0913/97 - O-0154/97) a nome del gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori, -Papayannakis e González Álvarez (B4-1003/97 - O-0164/97) a nome del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea - Sinistra verde nordica, -Souchet e Nicholson (B4-1006/97 - O-0170/97) a nome del gruppo dei deputati indipendenti per l'»Europa delle Nazioni».
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, vorrei intervenire per un richiamo al Regolamento relativo alla discussione sull'etichettatura dei prodotti geneticamente modificati.
<P>
Il mio richiamo poggia sull'articolo 37 del nostro Regolamento che riguarda le dichiarazioni e le interrogazioni orali e che prevede che una commissione, un gruppo politico o almeno 29 deputati, possano presentare una proposta di risoluzione.
<P>
La scorsa settimana, i miei colleghi des Places e Souchet hanno presentato una proposta di risoluzione assolutamente conforme al Regolamento e, improvvisamente, la Conferenza dei Presidenti decide che non vi sarà né risoluzione né votazione.
<P>
Riteniamo tale decisione assolutamente contraria al Regolamento e la deploriamo tanto più perché è la seconda volta che questo succede, in questa settimana.
Ci è stato, infatti, rifiutato di votare sulla dichiarazione della Commissione riguardante il morbo della mucca pazza, dichiarazione ritenuta da noi alquanto negativa.
Questo è il sintomo di un male molto preoccupante.
<P>
Il Parlamento europeo chiede continuamente maggior potere, ma non osa votare risoluzioni quando avverte che potrebbero contrariare la Commissione.
Il mio gruppo desidera, dal canto suo, poter esprimere chiaramente il suo disaccordo sul rinvio del divieto dei prodotti a rischio e la politica in materia di organismi geneticamente modificati.
Di conseguenza, signor Presidente, chiediamo, conformemente al Regolamento, che tale risoluzione, regolarmente presentata, sia posta in votazione.
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Presidente">
Onorevole Berthu, credo che questa non sia la nostra prima conversazione del genere.
La Conferenza dei presidenti dei gruppi politici è arrivata a questa decisione, come da lei stesso precisato.
Poiché il suo gruppo è rappresentato in seno alla Conferenza, a prescindere dalla posizione adottata dalla Conferenza - che, stando alle mie informazioni, si è espressa all'unanimità - avreste potuto presentare una proposta di risoluzione senza essere vincolati alla Conferenza dei Presidenti dei gruppi politici.
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, la decisione della Conferenza dei presidenti non è stata presa all'unanimità.
<P>
Rappresentavo io stesso il mio gruppo e mi sono fermamente opposto.
Ritengo che la Conferenza dei Presidenti non aveva il diritto di prendere tale decisione perché contraria al Regolamento.
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Presidente">
Onorevole Berthu, si renderà conto che non sono qui per rispondere a nome della Conferenza dei presidenti dei gruppi politici.
Sono qui presenti alcuni presidenti dei gruppi politici che potrebbero prendere la parola.
Tuttavia, ho l'impressione che la nostra discussione termini qui.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, il gruppo Verde al Parlamento europeo ha preso quest'iniziativa, perché il regolamento novel food è in vigore dal 15 maggio, e da mesi la Commissione ci fa aspettare, dicendo che prossimamente ci sarà anche una normativa per il granturco e la soja geneticamente modificati... ma non succede nulla!
Quando intende la Commissione porre fine a questa sua tattica da temporeggiatrice nei confronti dei consumatori e dello stesso Parlamento?
Per quanto tempo ancora intende lasciare all'oscuro i consumatori?
Quando - mi chiedo - la Commissione e il comitato permanente per i prodotti alimentari prenderanno finalmente una decisione chiara in merito all'etichettatura del granturco e della soja?
<P>
Vedo che è presente la signora Cresson; di solito c'è la tendenza a ribadire gli ultimi progressi nel campo dell'ingegneria genetica; perché, mi chiedo, non si propone allora l'analisi del DNA che è il metodo più attuale?
Perché in questo frangente la Commissione ci propone addirittura il ricorso all'analisi delle proteine, che è invece obsoleta?
Sono vere le voci secondo cui è previsto un accordo con l'industria unicamente su base volontaria?
Che cosa si pensa di fare in merito agli alimenti per l'infanzia?
Si intende seguire la posizione del comitato scientifico dell'alimentazione umana, il quale propone di escludere gli alimenti transgenici dalla produzione di alimenti per l'infanzia, anche quando si tratti di granturco e soja?
Perché la Commissione non decide che siano i produttori a fornire il metodo di analisi?
Perché invece si sprecano i soldi dei contribuenti per pagare con denaro pubblico gli importi milionari dei metodi di analisi?
Perché la Commissione non ci presenta finalmente una proposta?
A quando la proposta relativa a additivi, aromi ed enzimi?
Quando intende la Commissione porre fine definitivamente al regolamento sulla riservatezza?
Quanto tempo dovranno ancora aspettare i consumatori, ma anche i deputati di questo Parlamento, per poter contare su una proposta coerente, relativamente all'etichettatura degli alimenti geneticamente modificati prodotti a base di soja e di granturco, secondo gli auspici di noi tutti e degli stessi consumatori?
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="DE" NAME="Schleicher">
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, abbiamo voluto porre quest'argomento all'ordine del giorno perché volevamo avere finalmente la certezza che le cose vadano avanti.
La Commissione ha presentato la sua proposta in data 3 dicembre, cioè dopo che noi avevamo messo in moto le cose.
Il regolamento verrà approvato senza la partecipazione di questo Parlamento, in quanto è di competenza del comitato comune per i prodotti alimentari, ma ho dato un'occhiata alla sua motivazione - e devo dire che sono rimasta sorpresa.
Per quasi sei mesi ne abbiamo discusso con la Commissione che ci diceva che non era necessario intervenire normativamente in questa fattispecie.
Ma ora, ai punti 8, 9 e 20 della motivazione, la Commissione adduce esattamente le stesse argomentazioni di cui da sempre noi ci siamo fatti portavoce.
Devo dire che c'è qualcosa che mi sfugge.
Sono grata alla Commissione per aver imboccato finalmente la via giusta, ma vorrei che ci spiegasse perché allora per tanto tempo ha fatto quadrato contro il nostro punto di vista.
<P>
Certamente appoggiamo l'esame del DNA proposto dalla Commissione, con l'aggiunta - tuttavia - che venga fissato al contempo anche il metodo di analisi applicato, come diceva giustamente la collega Breyer.
Infatti, soltanto allora si tratterà di una proposta veramente applicabile, in grado di garantire un'informazione adeguata.
<P>
Dopo che ieri il comitato permanente per i prodotti alimentari si è occupato intensamente della proposta, congiuntamente con gli Stati membri, sembra che sia possibile addivenire ad una decisione della Commissione e del Consiglio entro gennaio.
In questo modo verranno create le premesse affinché le disposizioni del regolamento per l'etichettatura di semi di soja e di granturco geneticamente modificati del 19 settembre «97 - entrato in vigore ormai dal 1. novembre «97, ma la cui applicazione ha dovuto essere rimandata al 1. febbraio «98 - possa essere applicato e recepito negli Stati membri almeno entro quella data.
Ne siamo lieti, certamente, ma ci chiediamo anche perché si è aspettato tanto.
<P>
Vorrei rivolgere ancora alcune domande alla Commissione.
Anzitutto, mi piacerebbe che la signora Commissario ci comunicasse e illustrasse i risultati della seduta di ieri del comitato per i prodotti alimentari.
<P>
Avrei poi una seconda domanda: negli Stati Uniti si è conclusa la campagna «97 per la soja e il granturco, ma c'è da ritenere che prodotti alimentari geneticamente modificati stiano arrivando o siano già in circolazione in Europa.
Ritiene la Commissione che vi sia il rischio che prodotti geneticamente modificati, in particolare granturco e semi di soja, vengano esportati verso l'Europa mescolati ai prodotti tradizionali, senza che vi sia la necessaria autorizzazione per la loro immissione in commercio nell'Unione europea, autorizzazione richiesta ai sensi della direttiva del 1990, parte C?
<P>
E quante sono, a tutt'oggi, le domande di commercializzazione giunte alla Commissione?
Che cosa intende fare la Commissione europea per garantire che tutte le richieste di commercializzazione ancora pendenti siano oggetto di una decisione in tempo utile?
La Commissione europea sa dirci qual è l'entità delle forniture di detti organismi da Stati Uniti e Canada verso l'Europa?
La Commissione ritiene che vi sia il rischio di conflitti commerciali con i nostri interlocutori nordamericani, qualora per una mancata autorizzazione degli OGM questi prodotti non potessero essere commercializzati in Europa?
<P>
Signora Commissario, so bene che oggi probabilmente non sarà in grado di fornire risposte dettagliate a tutte le mie domande; ma le sarei comunque grata se potesse prenderne nota e fornirci una risposta entro l'inizio di gennaio.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="DE" NAME="Graenitz">
Signor Presidente, signora Commissario, oggi le abbiamo voluto rivolgere quest'interrogazione orale in quanto riteniamo che sia necessario informare il Parlamento in modo tempestivo ed esauriente, in particolare per quanto attiene agli alimenti geneticamente modificati - più tempestivamente, cioè, di quanto non avvenga solitamente.
Il fatto di non essere riusciti a far entrare in vigore il regolamento il 1o novembre in quanto non erano pronte le necessarie norme d'attuazione, con la conseguenza di dover rinviare il tutto a febbraio, costituisce a mio avviso uno svantaggio per i consumatori europei, ma anche per la nostra industria.
Proprio per i prodotti alimentari destinati ad essere commercializzati sul mercato interno è necessario prevedere le modalità, vale a dire la possibilità stessa, di un'etichettatura uniforme - ed è necessario farlo prima che tali alimenti vengano prodotti.
E' un principio imprescindibile tanto per l'industria quanto per la tutela dei consumatori.
E' inconcepibile invece che ci vogliano tempi così lunghi, soprattutto dal momento che il regolamento novel food è stato messo a punto ormai da un anno dal comitato di conciliazione, e sia entrato in vigore a partire dallo scorso maggio - seppure fosse evidente fin da allora che sarebbe stato necessario trovare disposizioni ad interim per il granturco e la soja.
<P>
Si pone poi il quesito se non sia il caso di considerare fin da ora la possibilità di informare il Parlamento in tempi più brevi e confacenti su questi argomenti estremamente delicati, cioè prima che entri in vigore un nuovo accordo interistituzionale, come previsto per la prossima primavera - di modo che il Parlamento non sia costretto a procacciarsi per vie traverse le proposte di testo in discussione presso il comitato permanente per i prodotti alimentari della Commissione.
<P>
Signora Commissario, dal momento che il Centro comune di ricerca ed il settore relativo ricadono nel suo ambito di competenza, vorrei anche chiederle quale sia lo stato di avanzamento dei lavori per lo sviluppo di un metodo d'analisi delle modificazioni genetiche del DNA il quale sia applicabile in tutta l'Unione. In particolare, vorrei sapere in che misura partecipa a questi lavori il Centro comune di ricerca, il quale già ha sviluppato mediante ring tests diversi metodi d'analisi, relativi anche a prodotti alimentari - in maniera che vi sia un certo livello di uniformità internamente all'Unione e non si spalanchi invece la porta alla mera casualità.
Non credo, infatti, che dovremmo delegare questa decisione interamente all'industria.
<P>
A questo riguardo, signora Commissario, vorrei porle un'altra domanda ancora.
Invece di creare una disposizione in base alla quale un alimento può recare la dicitura "il prodotto può contenere ingredienti geneticamente modificati», non sarebbe forse più opportuno fissare un valore limite ed imporre soltanto per valori superiori allo stesso l'indicazione: "prodotto alimentare geneticamente modificato», oppure: "prodotto alimentare non modificato geneticamente»?
In Austria ci è stato un caso controverso causato da impurità.
Tali fenomeni di impurità si verificano facilmente, in particolare nel caso di granturco o semi di soja trasportati su rotaia - e quand'anche fossero dell'ordine di grandezza dell'1 % soltanto, sarebbe comunque meglio specificare che esiste questo valore limite, piuttosto che creare incertezza presso il consumatore mediante un'indicazione del tipo "il prodotto può contenere... ".
<P>
Signora Commissario, ritengo sia imprescindibile dare una risposta molto rapida a questa serie di domande, se vogliamo veramente che il regolamento venga approvato a febbraio da tutti gli Stati membri e recepito dall'industria.
Il tempo stringe, è ora di presentare una proposta che contenga tutte quelle indicazioni che deve conoscere il consumatore e che sono necessarie all'industria per la produzione e l'etichettatura degli alimenti.
<P>
<SPEAKER ID=22 NAME="Santini">
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="NL" NAME="Eisma">
Signor Presidente, può chiedere al Commissario se presta attenzione quando parliamo; è bello comunicare.
Non solo i consumatori e l'industria sono confusi circa l'uso di OGM nel cibo.
Anche il Parlamento europeo, noi tutti qui presenti, dobbiamo chiedere regolarmente chiarimenti.
Per questa ragione è stato avviato il dibattito odierno.
<P>
Per me è sempre più evidente che la Commissione non sa bene che politica deve seguire nel campo degli OGM.
Essa emana regolamenti con calendari ai quali non solo l'industria trova difficoltà ad attenersi, ma che essa stessa non sa come rispettare.
La questione più importante sollevata stamani è perché la Commissione non abbia elaborato prima le disposizioni d'attuazione per le quali ora è disponibile sono una proposta provvisoria.
Per l'industria si è creata una situazione d'impasse con molte incertezze.
Ancor più importante è il fatto che i consumatori non sanno ancora con sicurezza se acquistano prodotti contenenti ingredienti geneticamente modificati.
Per il mio gruppo si è pertanto venuta a creare una situazione inaccettabile.
L'etichettatura riveste grande importanza.
Noi crediamo nella libertà di scelta dei consumatori, finché questi dispongono di sufficienti informazioni attraverso l'etichetta.
Il consumatore dev'essere posto in condizione di decidere autonomamente se intende assumere prodotti alimentari modificati geneticamente.
Alla Commissione spetta il compito di rendere obbligatoria la presenza di tali informazioni sulle etichette e di far sì che con un metodo affidabile si possa stabilire se un prodotto contiene OGM.
Proprio sul metodo da scegliere è sorta molta confusione.
<P>
In precedenza sembrava che la maggioranza degli Stati membri e la Commissione fossero favorevoli al cosiddetto metodo della chiara d'uovo, ma nella recente proposta la Commissione ha improvvisamente scelto il metodo del DNA. Con grande sorpresa, ho sentito dal comitato permanente per i prodotti alimentari che ieri si è tenuta una nuova riunione.
Sembra che il recente progetto di regolamento sia troppo poco chiaro per le imprese perché inizino ad utilizzare un'etichettatura corretta.
Perciò vorrei sapere dalla Commissione perché abbia deciso a favore di questo nuovo metodo e quando prevede di far entrare in vigore le norme d'attuazione?
Signor Presidente, per dirla eufemisticamente, è ormai giunta l'ora; chiedo di nuovo alla Commissione che si assuma le sue responsabilità, dato che finora ha evidenziato gravissime carenze.
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, credo che, a questo punto del dibattito e visti gli interventi degli altri colleghi che hanno espresso la loro inquietudine, che altro non è se non l'inquietudine dei cittadini, ci sia ben poco da aggiungere e credo che quindi non utilizzerò per intero il tempo concessomi.
Noi avevamo anche presentato una interrogazione che, in fondo, ribadisce ciò che già hanno espresso le domande poste dai colleghi, e cioè perché non mettere in pratica queste misure applicative, perché non stilare analisi omologate a livello europeo?, per quale ragione non realizzare un sistema di etichettatura corretto, che consenta ai consumatori di operare liberamente una scelta?
<P>
Gli Stati Uniti affermano che l'Unione europea si oppone alla importazione di prodotti modificati transgenicamente e che l'Unione europea tiene conto più delle inquietudini dell'opinione pubblica che delle basi scientifiche.
A noi sembra che l'inquietudine dell'opinione pubblica europea sia logica.
L'opinione pubblica europea è sensibilizzata da altri problemi in materia di sicurezza alimentare.
Inoltre, ad esempio, in seguito alla recente approvazione della possibilità di produrre in Francia mais transgenico, la stampa spagnola ha pubblicato la notizia - e credo che lo abbia fatto tutta la stampa europea - che in questo tipo di mais saranno introdotti tre geni, uno che contiene una sostanza tossica che agisce come repellente per gli insetti, un'altro gene che contiene una sostanza resistente agli antibiotici, ed un terzo gene che contiene una sostanza in grado di resistere agli erbicidi.
È logico che l'opinione pubblica europea - e di qualsiasi altro paese - sia preoccupata per gli effetti che tali prodotti potrebbero avere sulla salute.
Per questa ragione è imprescindibile poter disporre di un sistema di etichettatura corretta, che venga attuato in maniera adeguata.
<P>
Probabilmente, signora Commissario, il cambiamento che si stà verificando nella DG XXIV, al fine di garantire la sicurezza dal punto di vista alimentare, stà prendendo la direzione giusta. È infatti prevista un'unità di analisi del rischio il cui obiettivo fondamentale è quello di analizzare i rischi che ognuno di questi prodotti potrebbe rappresentare per la salute pubblica.
In ogni caso, signora Commissario credo che noi tutti stiamo dando voce ad una inquietudine motivata, dell'opinione pubblica europea, che non ha assolutamente intenzione di correre il rischio di alimentarsi con sostanze che non siano sicure per la salute.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="FR" NAME="Souchet">
Signor Presidente, tanto sugli organismi geneticamente modificati quanto sulla mucca pazza, vale a dire sulla sicurezza alimentare dei concittadini, il nostro gruppo ha chiesto due volte che il Parlamento europeo prenda chiaramente posizione votando una risoluzione.
Due volte ci è stato rifiutato, contrariamente al regolamento.
Il collega Berthu ha appena sottolineato questa gravissima irregolarità.
<P>
E' quindi molto strano che nel resoconto del 18 dicembre di Scotto, corrispondente di "Le Monde», siano omesse proprio le due iniziative parlamentari, uniche a nostra conoscenza, che esortano l'Assemblea a prendere nel corso della presente tornata, le proprie responsabilità su queste due questioni essenziali.
<P>
Riguardo agli organismi geneticamente modificati, come non constatare che le decisioni prese dalla Commissione coincidono ampiamente con gli interessi economici delle società transnazionali che commercializzano i cereali?
Come non notare che la commercializzazione della soja e del mais geneticamente modificati è stata autorizzata dietro la spinta americana, senza neppure esigere la necessaria rintracciabilità all'adeguata tutela del consumatore?
Oggi si è commercializzato nei Paesi Bassi della polpa di barbabietole transgeniche pur se tale commercializzazione era vietata.
Chi è responsabile giuridicamente di tale situazione, signora Commissario?
La società Monsanto, responsabile dei test, lo zuccherificio olandese CSM o la Commissione che ha dato l'autorizzazione?
<P>
Lo scorso 27 novembre, il governo francese ha dato il via libera alla coltivazione di un mais transgenico resistente alla piralide, contenente un gene ausiliario resistente all'antibiotico ampicillina.
Lo stesso onorevole Kouchner, coautore di una risoluzione che chiedeva di vietare gli OGM mentre era ancora membro dell'Assemblea, appoggiato dal Ministro per l'ambiente, Voynet, ha comunque dato il suo assenso a questo tipo di mais contrariamente alle raccomandazioni espresse dal comitato francese per la prevenzione e la cautela.
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Chi sarà responsabile, signora Commissario, se nei prossimi tre mesi si proverà che il gene di resistenza all'ampicillina è in grado di trasmettersi ai batteri del tubo digerente?
Il governo francese, la società che ha presentato la richiesta di autorizzazione o la Commissione che ha dato l'autorizzazione iniziale?
Di sicuro, comunque, non è stato rispettato il principio di cautela.
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Risulta quindi indispensabile creare una commissione di riflessione in seno al Parlamento che dia vita a una vera discussione democratica sui rischi che possono insorgere per l'ambiente e la salute dell'uomo dall'utilizzo degli OGM.
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Ho l'impressione che si giochi agli apprendisti stregoni pur cercando, nel contempo, di avere la coscienza a posto presentando ai consumatori un'etichettatura falsamente rassicurante.
Difatti, signor Presidente, il non dover votare nessuna risoluzione dopo tale discussione non prova forse che la nostra istituzione cerca di fuggire alle proprie responsabilità e di scaricarle sui funzionari?
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<SPEAKER ID=26 NAME="Cresson">
<SPEAKER ID=27 NAME="Presidente">
Ringrazio la signora Cresson per i chiarimenti apportati.
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="DE" NAME="Gebhardt">
Signor Presidente, signore e signori, signora Commissario, per quanto i rispettivi punti di vista non collimino sempre perfettamente, il Parlamento ha già detto tutto quello che aveva da dire in merito alla necessità di un'etichettatura chiara ed esauriente dei prodotti alimentari e dei loro ingredienti, nelle misura in cui questi siano geneticamente modificati.
Visto da questa prospettiva, in realtà il nostro dibattito odierno appare inutile e prolisso in quanto è una mera ripetizione.
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Dal punto di vista mio e del gruppo parlamentare che rappresento, la nostra discussione odierna invece si è resa imperativa, in quanto non ci soddisfa il modo in cui la Commissione si occupa dell'argomento, estremamente delicato, dell'etichettatura di prodotti alimentari geneticamente modificati, né tanto meno ci soddisfa la leggerezza con cui tratta, a volte, i regolamenti del Consiglio e del Parlamento.
In qualità di deputati del Parlamento europeo, siamo investiti, a destra e a manca, da un'ondata di scontentezza dei cittadini che in realtà dovrebbe riversarsi sulla Commissione.
E' stata infatti la Commissione che ha deluso i cittadini, creando confusione sull'etichettatura dei prodotti alimentari geneticamente modificati.
Non è pensabile, infatti, accogliere in un primo tempo la richiesta giustificata dell'obbligo di identificazione e inserirlo in un regolamento, per impedirne poi l'entrata in vigore.
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In qualità di consumatrice, la scorsa primavera sarei stata indotta a ritenere che mediante il regolamento novel food le cose fossero state disciplinate, in quanto da quel momento in poi i nuovi prodotti alimentari, in particolare quelli geneticamente modificati, avrebbero dovuto essere etichettati in modo chiaro ed esauriente.
Ma neanche per sogno!
I prodotti commercialmente rilevanti, a base di granturco e di soja transgenici, ormai non erano più considerati come nuovi.
E anche il tentativo di ritoccare il regolamento, entrato in vigore nel frattempo il 1. novembre, è sfumato in un nulla di fatto.
Mancavano infatti gli orientamenti di applicazione per concretizzare il duplice obiettivo di un livello di tutela omogeneo dei consumatori europei da un lato, e della certezza del diritto per produttori e commercianti dall'altro.
Ma non è finita qui!
Il regolamento in questione, cioè l'81/13, non è riuscito ad entrare in vigore neanche questa volta, in quanto è stato sostituito da una versione ulteriormente emendata.
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Com'è possibile, mi chiedo, spiegare o rendere intelligibile questo stato di cose al cittadino medio e ai consumatori europei?
Signora Commissario, il tipo di etichettatura che lei ci ha presentato mi sembra essere quello giusto, ma non è stata data una risposta alla domanda sul perché non sia stata possibile un'effettiva entrata in vigore del regolamento al 1. novembre «97 - dopo che le discussioni sul regolamento novel food e relativa etichettatura si sono protratte per ben cinque anni.
Abbiamo avuto tempo più che sufficiente per condurre le discussioni previe e richiedere tutti i chiarimenti del caso, anche se non era possibile prevedere esattamente fin dall'inizio come si sarebbero configurate le cose.
Che però la necessità di prevedere un'etichettatura si sarebbe presentata, e in maniera inevitabile, lo sapevamo a priori.
Perché, allora, non è stato possibile farlo?
Perché ora sarà possibile soltanto a partire dal 1. febbraio - o da marzo addirittura, quando sarà ormai entrata sul mercato tutta una serie di nuovi prodotti?
E quando finalmente entrerà in vigore il regolamento, esso si applicherà forse soltanto ai prodotti considerati nuovi a partire da quel momento in poi?
E' un problema, questo, ancora tutto da chiarire.
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Invito inoltre a non trascurare il terzo punto, cioè quello attinente al problema della verifica e dei relativi metodi di analisi.
I metodi adatti per verificare eventuali interventi di ingegneria genetica ci sono, anche per i prodotti a base di soja e granturco.
Per quanto esitante, la Commissione non ha pertanto il diritto di continuare a privare i consumatori della possibilità di avvalersi di un'etichettatura esauriente ed uniforme in tutti i paesi dell'Unione.
Dal punto di vista dei consumatori, infatti, non c'è da aspettarsi alcun danno, ma soltanto beneficio da un'etichettatura dei prodotti alimentari che contenga informazioni complete.
Il gruppo parlamentare che rappresento ribadisce pertanto la sua richiesta in tal senso.
La scelta sull'acquisto dei prodotti spetta ad un consumatore ben informato, e non va lasciata alla mercé dell'una o dell'altra burocrazia.
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="DE" NAME="Keppelhof-Wiechert">
Signor Presidente, signora Commissario, cari colleghe e colleghi, con l'entrata in vigore del regolamento novel food , il Parlamento europeo ha deciso di etichettare i prodotti alimentari nuovi in maniera esauriente, in modo da dare ai consumatori la possibilità di fare una scelta consapevole.
Ricordo che abbiamo deciso di informare il consumatore su tutte le caratteristiche e su tutti gli aspetti nutrizionali - quali la composizione, il valore nutritivo e l'uso del prodotto - in base ai quali un alimento transgenico si distingue dai prodotti alimentari tradizionali.
Secondo me, l'identificazione degli alimenti transgenici mediante etichettatura non dev'essere però intesa come un'informazione volta a mettere in guardia il consumatore nei confronti del prodotto.
Piuttosto, essa costituisce una premessa fondamentale per creare fiducia e promuovere l'accettazione di questa nuova tecnologia da parte della popolazione.
Se poi vi fossero degli acquirenti che - per un motivo qualunque - preferissero evitare i prodotti transgenici, l'identificazione mediante etichettatura consentirà loro di farlo in modo mirato.
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Vorrei segnalare ancora una volta che il nostro principale obiettivo dev'essere quello di evitare l'insorgere di carenze nutrizionali e di altri rischi per la salute, legati al consumo di prodotti o ingredienti geneticamente modificati.
Pertanto, questi prodotti alimentari potranno essere immessi in commercio soltanto se soddisfano i seguenti tre requisiti: primo, essi non devono costituire un pericolo per il consumatore; secondo, non devono avere carattere ingannevole; terzo, il loro consumo regolare non deve causare carenze nutrizionali imputabili a differenze sostanziali del valore nutritivo di questi prodotti rispetto a quelli tradizionali.
Ora, data la varietà e molteplicità dei nuovi alimenti cui si riferisce il regolamento novel food , s'impone - di norma - una valutazione caso per caso di ciascuno di essi.
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Dal canto suo, la Commissione ha cercato di illustrare nella sua proposta di regolamento la disciplina prevista per il granturco e la soja modificati geneticamente.
Secondo tale proposta, i prodotti alimentari transgenici devono essere etichettati come tali ogni qualvolta essi contengano del DNA modificato geneticamente.
In base a questo metodo sarà certamente necessario etichettare come geneticamente modificato un numero maggiore di prodotti rispetto a quanto avverrebbe se si tenesse conto solamente dell'esame delle proteine.
I prodotti alimentari contenenti DNA o proteine modificati geneticamente devono cioè riportare sull'etichetta - nell'elenco degli ingredienti o in altra parte visibile - la dicitura: "Prodotto a base di soja/granturco modificata/o geneticamente» .
Eppure il metodo di analisi proposto dalla Commissione non è conciliabile né con il regolamento novel food , né con la dichiarazione del Vertice di Lussemburgo.
Invito pertanto la Commissione a voler modificare la sua proposta in modo da dare piena ed integrale esecuzione alle norme sull'etichettatura previste dal regolamento novel food .
Secondo me infatti non è pensabile che vengano imposte delle limitazioni alla normativa sull'etichettatura creata da questo Parlamento.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="FI" NAME="Ryynänen">
Signor Presidente, signora Commissario, la discussione in corso ha già messo dettagliatamente in luce il fatto che l'etichettatura di alimenti a base di soja e di mais geneticamente modificati costituisce un problema serio, che la Commissione avrebbe potuto eliminare già sul nascere e in cui è ora assolutamente necessario intervenire.
A tal riguardo, la risposta della signora Commissario sulle azioni ultimamente intraprese e sulla tabella di marcia è stata veramente necessaria, benché occorra constatare che molte sono ancora le questioni irrisolte e molto il dafarsi, prima che si possa parlare di sicurezza.
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L'immissione sul mercato del mais e della soja geneticamente modificati, prima dell'entrata in vigore la normativa sui nuovi alimenti, è stata evidentemente un errore.
Ora tali prodotti possono essere commercializzati senza chiare indicazioni sulle confezioni: ne è conseguita un'enorme incertezza, confusione e una giustificata preoccupazione, dato che in tale situazione i vari Stati membri hanno intrapreso iniziative a livello nazionale, causa di ulteriore confusione sul mercato comune.
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Come ha constatato la signora Commissario, il presente regolamento, entrato in vigore il 1º novembre, era senz'altro indispensabile e importante, ma è necessario ammettere che, mancando le proposte per l'attuazione, il lavoro della Commissione è rimasto incompleto.
Si tratta di una mancanza totale e, come già fatto da molti colleghi, è il caso di chiedersi la ragione per cui la Commissione non abbia elaborato proposte e istruzioni prima dell'entrata in vigore del regolamento.
Ora la situazione è complicata e manca di chiarezza sia per l'industria, sia per i consumatori che per i produttori che non sanno che cosa indicare e come indicarlo.
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È altresì problematico comprendere i criteri scientifici in base ai quali si può dedurre se un prodotto geneticamente modificato corrisponda a uno tradizionale.
Per tale ragione è in altre parole necessario che le esigenze in fatto di etichettatura poggino su valutazioni scientifiche.
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Nella sua risposta, la signora Commissario ha posto in rilievo il fatto che il consumatore finale deve poter disporre di informazioni più ampie e più chiare.
Siamo pienamente d'accordo, dato che informazioni chiare e di facile comprensione sulla qualità e il contenuto del prodotto sono un requisito indispensabile per consentire ai consumatori una scelta cosciente e indipendente.
Da tale ottica, è importante che l'etichettatura sia uniforme e quanto più possibile semplice; troppe informazioni possono infatti celare i dati essenziali per il consumatore.
Nondimeno, anche un'etichettatura facoltativa e complementare può fornire informazioni sufficienti, soprattutto nel caso in cui l'alimento e i suoi componenti contengano sostanze geneticamente modificate, anche qualora ciò non sia dimostrabile con certezza, né possa d'altronde essere con certezza escluso.
L'etichettatura deve dar notizia di tale possibilità.
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Nel complesso, sia i produttori di alimenti che i consumatori hanno il diritto a informazioni più consistenti e più precise, per una maggiore sicurezza degli alimenti.
È altresì necessaria una continua attività di ricerca, in particolare sugli effetti generali e cumulativi degli ingredienti geneticamente modificati nell'intera catena alimentare.
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="FR" NAME="Lannoye">
Signor Presidente, è da circa un anno che il Parlamento ha approvato i lavori del comitato di conciliazione sul regolamento novel food .
All'epoca eravamo l'unico gruppo politico ad esprimere serie riserve al punto da votare contro tale regolamento.
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Constato che un anno più tardi si sono avverate le nostre reticenze, che erano più che reticenze del resto, erano davvero critiche severe.
La signora Commissario ha confermato ciò che dicevamo. Dicevamo che vi era una nozione del tutto confusa e non definita, il sostanziale equivalente.
Cos'è un alimento sostanzialmente equivalente?
Non lo sappiamo nemmeno oggi. I nostri timori si sono dunque avverati.
<P>
Riguardo, poi, all'etichettatura, l'articolo 8 di tale regolamento era disseminato di lacune, lacune che, oggi, sembrano ancora più grandi di un anno fa.
Non voglio certo affermare che siamo necessariamente degli eroi in materia, mi rallegro però che, ora, tutti dicano quello che dicevamo noi.
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Per quanto riguarda, quindi, la situazione odierna, si conferma che siamo in una situazione di vuoto giuridico e a questo proposito non sono d'accordo con il Commissario Cresson.
Oggi, vi è un vuoto giuridico dato che non sappiamo cos'è il sostanziale equivalente.
Ci sforziamo di correre dietro ad un treno che non abbiamo speranza di raggiungere se non cambiando radicalmente le cose.
<P>
Vorrei perciò attirare l'attenzione sul fatto che, da parte dei consumatori, non vengono richiesti alimenti geneticamente modificati.
Da parte mia, non conosco nessun consumatore che desideri alimenti geneticamente modificati, soprattutto se resistenti ai diserbanti.
E gli scienziati?
Ebbene, un anno dopo, molti scienziati pongono nuove domande e formulano altri dubbi: la tolleranza ad un diserbante significa che i vegetali in questione accumulano tali diserbanti nel loro organismo.
Non una parola al riguardo!
Non c'è niente nei regolamenti, non si sa cosa possa comportare per la salute dell'uomo, non si sa cosa possa comportare per l'ambiente.
Due Stati membri, il Lussemburgo e l'Austria, hanno preso una coraggiosa posizione.
Constato che altri stanno esitando e rimettono in questione le loro precedenti riflessioni.
Le ONG e le associazioni preoccupate di salute e di ambiente, invece, moltiplicano i loro interventi negativi.
<P>
Cosa dice oggi la Commissione?
Ringrazio al riguardo il Commissario Cresson. Ha fatto un esposto che considero del tutto corretto, almeno in merito alle informazioni, dato che abbiamo informazioni attuali.
Tuttavia, propone un'etichettatura basata sull'individuazione di DNA modificato o di proteine modificate.
Quanti saranno, allora, gli alimenti derivanti dall'ingegneria genetica applicata alla soja e al mais ad essere etichettati?
Vorrei avere un dato!
Segnalo che, stante alle mie informazioni, il 2 % della soja geneticamente modificata nei carichi provenienti dall'estero è passato questo anno a 15 %.
Gli arrivi di soja sono già qui e anche quelli del successivo raccolto, per cui il problema si amplifica.
<P>
Non è ancora stato risolto il problema degli additivi, degli aromi e dei solventi di estrazione.
Infine, concludendo, credo che ci stiamo sbagliando adottando un metodo basato sull'analisi dei prodotti finiti.
Occorre - e questo è il nostro leitmotiv - un sistema di certificazione d'origine, con rintracciabilità dei prodotti, in modo che il consumatore sia davvero informato sull'origine o sull'intervento dell'ingegneria genetica nella costituzione dei prodotti che alla fine si ritrova nel piatto.
Lo ritengo indispensabile.
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="FR" NAME="Barthet-Mayer">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, gli organismi geneticamente modificati sono entrati nell'Unione europea e il Parlamento non può che deplorare questo stato di cose.
In tale contesto, la proposta di etichettatura è veramente una misura infinitesimale.
<P>
Due aspetti della questione richiedono da parte nostra maggior vigilanza.
Da una parte, l'etichettatura degli OGM, il suo rispetto e il suo controllo, dall'altra, la diffusione degli OGM viventi, la loro coltura e i rischi che possono fare incorrere all'ambiente di cui siamo parte integrante.
<P>
Trattandosi di etichettatura, sappiamo che, per informare il consumatore occorre avere i mezzi per individuare un OGM in un prodotto, occorre poterlo dosare.
Ora, nonostante le eccellenti precisazioni che lei ci ha apportato, signora Commissario, soprattutto rispetto all'approccio DNA, recenti articoli scientifici affidabili rivelano che i metodi in grado di controllare tali alimenti non sono a punto, che sono onerosi e che dipendono dalle informazioni fornite dagli inventori.
Allora, - non illudiamoci - qualunque ricerca alla cieca sarà azzardata.
<P>
Senza voler fare gli uccelli del malaugurio, ritengo tale regolamento, che il mio gruppo approva perché necessario, di difficile applicazione.
Nel merito, trattandosi di diffusione degli OGM, gli OGM e la transgenesi creano una situazione inedita nella storia dell'umanità: l'introduzione di geni modificati dall'uomo nelle piante coltivate e, di riflesso, nelle piante selvatiche.
Se i rischi di incrocio restano minimi per il mais che non ha cugini selvatici, almeno nelle regioni europee, le cose cambiano per la colza, simile ad esempio al cavolo e alla mostarda, e per la soja che appartiene alla famiglia delle leguminose, il cui rischio di incrocio è del tutto garantito.
Inoltre, l'introduzione di geni resistenti agli insetti renderà presto tali parassiti sempre più resistenti, finché ci ritroveremo senza armi biologiche con cui lottare.
Non lasciamoci invadere troppo facilmente da tali tecniche, in nome del progresso e del profitto di talune multinazionali, senza averne realmente valutato l'incidenza e senza applicare l'indispensabile principio di cautela.
Questo chiedono i consumatori europei, giustamente del resto.
<P>
Temo proprio che l'etichettatura in questione sia soltanto acqua fresca.
Creare distinti settori per degli OGM sembra piuttosto irreale per coloro che ne capiscono almeno un po' di produzione, trasporto, stoccaggio e trasformazione dei prodotti agricoli.
In nome della sacrosanta mondializzazione degli scambi, entro cinque anni, gli OGM si troveranno ovunque, nella verdura, nei cereali.
Allora, perché i consumatori europei possano ancora ambire ad una scelta legittima di una alimentazione naturale, il meno che possa ancora fare l'Unione europea per il momento è sostenere appropriatamente la produzione biologica.
Intanto, facciamo la politica dello struzzo: etichettiamo.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="EN" NAME="Nicholson">
Signor Presidente, nel breve tempo a mia disposizione vorrei solo dire che la questione che circonda l'etichettatura dei prodotti alimentari modificati geneticamente rappresenta uno dei più grossi problemi che l'Unione europea deve affrontare oggi.
Dobbiamo tenerci pronti a far fronte alla grossa sfida di quei paesi, e specialmente l'America, che hanno un forte interesse a sviluppare e a promuovere questo nuovo settore.
<P>
Personalmente sono contrario all'adozione di questa politica da parte dell'Unione europea.
Non abbiamo bisogno di questa nuova tecnologia né di produrre maggiori quantità di prodotti alimentari in un mercato che è già saturo.
Dato che ho vissuto in prima persona l'esperienza della crisi dell'ESB, dove nella miscela del mangime venivano messi ingredienti che non erano della qualità che ci si sarebbe aspettati, mi è difficile credere che abbiamo intenzione di creare un nuovo mostro con l'introduzione di prodotti alimentari modificati geneticamente.
<P>
Penso che in nessuna parte dell'Unione europea vi sia una domanda di utilizzo diffuso di alimenti modificati geneticamente.
Ritengo che dobbiamo essere molto cauti nel prendere una decisione in questo campo, e che dobbiamo assicurarci che né i cereali né altri prodotti sviluppati in questo settore vengano importati nell'Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="EN" NAME="Gillis">
Signor Presidente, ho ascoltato con piacere il dibattito di stamattina, e mi rallegro del fatto che, pur affrontando con la massima cautela il problema degli alimenti modificati geneticamente, questo Parlamento sia pronto a fare notevoli passi in avanti rispetto alla posizione totalmente negativa della maggior parte degli europarlamentari due anni fa.
<P>
Nel quadro di questa maggiore apertura desidero sottolineare alcuni punti.
In primo luogo, dal punto di vista ambientale, l'uso di varietà che la trasformazione genetica ha reso più resistenti alle malattie trasmesse via aria e via suolo ha ridotto drasticamente la necessità d'impiego di erbicidi, fungicidi e altri prodotti chimici per la difesa delle piante, che lasciano nel suolo residui molto dannosi.
Queste varietà modificate geneticamente daranno un contributo decisivo all'alimentazione della popolazione mondiale in rapida crescita.
<P>
In secondo luogo i prodotti alimentari modificati geneticamente, che ci piaccia o no, sono già una realtà in Giappone e negli Stati Uniti. Questi prodotti sono stati sottoposti a test su cicli multigenerazionali, è stata accertata la loro sicurezza ed efficacia, ed essi sono entrati da molto tempo nella catena alimentare e nel mercato internazionale.
<P>
In terzo luogo l'ingegneria genetica otterrà in tempi brevi risultati persino migliori di quelli che i coltivatori potrebbero ottenere in anni di tentativi tramite riproduzione convenzionale e metodi di incrocio. Questa tecnica aumenterà i valori degli alimenti, le proteine, gli amidi, il contenuto in oli, la resa e, soprattutto, permetterà di migliorare l'assorbimento delle sostanze nutritive del terreno dato che verranno utilizzate minori quantità di fertilizzante.
<P>
Tuttavia l'argomento del dibattito di stamattina è l'etichettatura.
Riconosco che è già stata presa una decisione in merito, ma credo che l'etichettatura rappresenti solamente una soluzione a breve o, al massimo, a medio termine al problema dell'utilizzo di prodotti modificati geneticamente.
Non sono sicuro che possa avere efficacia a lungo termine, e ho l'impressione che abbia due difetti fondamentali.
In primo luogo l'etichettatura di prodotti come i semi di soja, usati in migliaia di preparati alimentari, non è pratica.
A volte vengono usate quantità di soja estremamente piccole, come ad esempio nel caso di salse e minestre.
Queste piccole quantità vengono ulteriormente diluite fino quasi a scomparire.
L'etichettatura in questi casi non avrebbe significato, e comunque sarebbe impossibile individuare e valutare tramite analisi queste sostanze, cosa che diminuirebbe la credibilità dei criteri di etichettatura.
<P>
In secondo luogo non mi sembra giusto fissare ulteriori norme sull'etichettatura di prodotti che sono stati già ampiamente testati e di cui è stata dimostrata la completa sicurezza, e credo che non sarebbe una buona legge.
O c'è qualcosa di dannoso negli alimenti in questione, nel qual caso essi dovrebbero essere proibiti, oppure non c'è, nel qual caso non occorrono norme particolari.
<P>
La modificazione genetica ha fatto parte della produzione alimentare da quando esiste l'agricoltura.
Oggi abbiamo animali di specie diverse perché il loro pool genico è stato modificato tramite la selezione di alcune caratteristiche.
La modificazione genetica non è di per sé dannosa, ed è sbagliato da parte nostra confondere il pubblico suggerendo che lo sia.
<P>
Per finire vorrei dire che credo che all'interno di un mercato globale in continua espansione, operante in base alle norme dell'OMC, organizzazione fortemente appoggiata dall'Unione europea, questa differenziazione diventerà irrilevante se non completamente assurda.
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<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="SV" NAME="Olsson">
Signor Presidente, la signora Commisario ha affermato che occorre tempo, ma a me sembra che il tempo sia scaduto.
L'evoluzione dell'industria e della ricerca ha superato la politica.
I consumatori hanno ogni diritto di sapere che cosa ingeriscano.
È la storia stessa a dimostrarlo: c'è stata la crisi dell'ESB, in parte superata, da cui abbiamo tratto un insegnamento.
Le rivendicazioni del consumatore sono quindi legittime.
Quali rappresentanti eletti abbiamo il dovere di garantire che il consumatore riceva un'informazione adeguata.
Ma mi domando se sia realistico, oggi, parlare anche solo di etichettatura completa e dettagliata.
<P>
Vorrei ora riprendere un tema menzionato dall'onorevole Lannoye, quello dell'equivalenza.
Non sappiamo ancora quale sia l'equivalente di un comune alimento.
Il problema consiste nel fatto che nel sistema vi sono già oggi talmente tanti organismi geneticamente modificati da dover etichettare virtualmente qualunque alimento, o comunque qualunque alimento preparato, in quanto potrebbe contenere organismi geneticamente modificati.
Non è, naturalmente, una situazione soddisfacente: già da tempo il consumatore chiede di poter sapere quando ingerisce OGM e quali rischi corra, e noi non siamo riusciti a dare risposta.
<P>
Vorrei ora passare a un altro aspetto, affrontato in parte anche dall'onorevole Gillis: in realtà, l'uomo modifica il patrimonio genetico di animali e piante da quando ha cessato di vivere unicamente di caccia e raccolta, 10.000 anni fa.
Abbiamo sempre cercato di mettere a punto piante strane, che fossero migliori di quelle a nostra disposizione.
La semplice esistenza del mais ne è un esempio.
Abbiamo ascoltato dalla onorevole Barthet-Mayer che non esistono piante imparentate con il mais.
Non ne esistono, infatti, ed è per puro caso che noi coltiviamo il mais; teoricamente esso non sarebbe mai dovuto esistere, ma anche la natura si comporta talvolta in modo strano.
<P>
Mi pare importante per l'agricoltura europea poter contare sugli stessi strumenti e metodi di produzione utilizzati in altri paesi, onde poter garantire la nostra competitività a lungo termine.
Tuttavia, se decideremo di ammettere la manipolazione genetica nella nostra produzione alimentare, il consumatore deve sentirsi tutelato.
Altrimenti, quella strada è impraticabile. Tra tante lungaggini e ambiguità, consumatori, ricercatori e produttori si trovano ora in una sorta di carosello, in cui il consumatore non sa che cosa sia pericoloso e in cui produttori e ricercatori non sanno come comportarsi.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, purtroppo non posso fare a meno di far notare che a gennaio proprio il gruppo parlamentare dei Verdi aveva detto che non avrebbe votato a favore di questo regolamento, in quanto sprovvisto di norme di esecuzione, e perché non era chiaro come dovesse configurarsi la sua trasposizione.
Se ci si arrischia invece ad un acquisto a scatola chiusa, come hanno fatto le colleghe ed i colleghi di questo Parlamento, è fuori luogo lamentarsi poi delle brutte sorprese.
<P>
Signora Commissario, personalmente trovo vergognoso il modo in cui vengono calpestate le richieste dei consumatori, in quanto, secondo me, la Commissione oggi non ha chiarito affatto secondo quale calendario intenda introdurre norme relative all'etichettatura.
Nella discussione è stato nuovamente introdotto il concetto di equivalenza, il che mi porta a temere che ci si voglia tenere aperta una scappatoia per truffare il consumatore.
E non sono stati chiariti neppure i tempi previsti per un'etichettatura chiara degli additivi, degli aromi e degli enzimi.
Finché non esistono norme in merito, evidentemente l'80 % dei prodotti alimentari in questione continuerà ad essere soggetto al regolamento sulla riservatezza, anche se verrà introdotto il metodo di analisi del DNA - e questo non è certo nell'interesse dei consumatori, che devono invece essere liberi di scegliere in modo chiaro e trasparente se acquistare o meno determinati prodotti!
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La onorevole Schleicher aveva chiesto inoltre di sapere per quali prodotti sia già stata presentata domanda di commercializzazione e quali prodotti siano già stati autorizzati ai sensi del regolamento novel food ; lei invece, signora Commissario, ha risposto facendo riferimento alla direttiva sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, non tenendo conto affatto della domanda.
Pertanto la invito ancora una volta a dirci per quali prodotti è già stata presentata domanda di commercializzazione e quali prodotti prossimamente si affiancheranno alla soja e al granturco geneticamente modificati.
Inoltre, signora Commissario, lei non ha approfondito la questione relativa all'identificazione positiva, che pure era stata sollevata.
Ci sono molti produttori e commercianti che vorrebbero venire incontro alle richieste dei consumatori, nel senso di offrire un'etichettatura chiara anche di quei prodotti che non sono stati modificati geneticamente.
Quando potremo contare finalmente sulla presentazione di criteri chiari anche per l'identificazione di questo tipo di prodotti?
<P>
Un'ultima osservazione: signora Cresson, lei ha detto che a tutt'oggi non esiste una normativa perché gli Stati membri vi si oppongono.
Allora dica chiaramente pane al pane, e vino al vino - e faccia i nomi dei paesi che si oppongono, di modo che il Parlamento, insieme agli Stati membri favorevoli, possa tentare di convincere anche coloro che ancora osteggiano la protezione dei consumatori e calpestano il loro diritto alla tutela della salute.
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<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="DE" NAME="Raschhofer">
Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, l'ingegneria genetica si scontra in Austria con una massiccia opposizione, visibile, tra l'altro, dal fatto che una proposta di legge d'iniziativa popolare contro l'ingegneria genetica ha raccolto recentemente ben 1 milione e 300 mila firme.
Per questo la popolazione austriaca ha sempre reagito in modo molto sensibile a quelle normative dell'Unione europea che facilitavano l'uso e l'emissione deliberata nell'ambiente di piante geneticamente modificate.
Ed il motivo di questa diffidenza, spesso giustificata, è evidente: le modificazioni genetiche in questione riguardano una parte tangibilissima della vita dei cittadini - cioè il cibo.
Il consumatore vuole sapere che cosa mangia, altrimenti verrà meno la sua fiducia nei prodotti alimentari.
<P>
Un passo importante per evitare che ciò accada è la creazione di un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari geneticamente modificati, in modo da consentire ad ogni consumatore di capire facilmente ed in modo chiaro che cosa mangiano i suoi figli.
Ogni alimento deve contenere esattamente quello che c'è scritto sull'etichetta - è questo l'importante.
Mi chiedo pertanto se non equivalga ad un inganno ai danni del consumatore, ritenere che l'identificazione del prodotto modificato sia necessaria soltanto al di sopra di una determinata quantità di proteine modificate, vale a dire da una certa soglia in poi.
L'obbligo di identificazione mediante etichetta varrà ogni qualvolta sussista una differenza rispetto ai prodotti naturali, oppure solamente quando questa differenza sia tale da essere verificabile mediante determinate analisi?
Visto che i prodotti modificati geneticamente dovranno comunque costituire un'eccezione, mi chiedo inoltre se sia prevista un'identificazione positiva per i prodotti tradizionali, oppure se un'etichettatura completa ed uniforme a livello europeo sia prevista soltanto per i prodotti modificati.
<P>
<SPEAKER ID=38 NAME="Cresson">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, ho ascoltato molto attentamente le vostre osservazioni su tale questione così importante e vi ringrazio peraltro di partecipare a questa discussione.
<P>
Ho avuto talvolta l'impressione, forse perché il dibattito era tanto appassionato, cosa normalissima visto che riguarda un problema fondamentale come quello della salute pubblica, che quello che avevo detto non era stato sempre ben capito.
<P>
Ripeterò quindi quello che ho detto poc'anzi, e cioè che gli operatori sono tenuti, a partire dal 1- novembre, ad etichettare i prodotti non equivalenti ai sensi dell'articolo 2 del regolamento CE/1813/97.
Spetta ovviamente agli Stati membri vigilare che tali prodotti vengano etichettati.
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In risposta a quanto detto, non vi è un limite.
Dal momento che vi è una semplice traccia seppur poco chiara, bisogna etichettare.
<P>
Le indicazioni vengono così formulate in modo chiaro, cito: "Prodotto a base di soja geneticamente modificata ovvero prodotto a base di mais geneticamente modificato».
Più chiari di così non si può.
Solo una traccia, nessun limite, e poi una dicitura, a caratteri sufficientemente grandi, che descrive in modo chiaro che la derrata è prodotta a base di mais o di soja geneticamente modificati, mi sembra sufficientemente chiaro.
<P>
Poco fa, ho sentito dire che non vi erano indicazioni concrete.
Sì, invece, l'ho detto prima.
Sono le diciture relative all'assenza di alimenti o di ingredienti alimentari prodotti a base di soja o di mais geneticamente modificati, ovvero le diciture relative alla presenza di tale alimento o ingrediente alimentare, qualora tale presenza non fosse scientificamente verificabile e che fosse provata con altri mezzi.
L'indicazione concreta viene comunque ricercata.
<P>
In risposta ad altre osservazioni, aggiungo che l'etichettatura non riguarda il prodotto finito, ma gli ingredienti.
Ogni qualvolta, quindi, rientri nella composizione di un prodotto finito un ingrediente in cui vi sia semplice traccia - lo ripeto - di una sostanza da potersi considerare geneticamente modificata, l'etichettatura lo riporterà.
<P>
La Commissione ha scelto il criterio più scientificamente sicuro, quello del DNA, il più specifico al prodotto.
Purtroppo, tale punto di vista non è condiviso dagli Stati membri, come abbiamo potuto rilevare nella riunione appena conclusa.
E' vero quindi che le discussioni degli Stati membri rischiano di prolungare il dibattito.
<P>
Evidentemente il regolamento sarà difficilmente applicabile, l'abbiamo detto prima; sarà difficilmente applicabile perché ci troviamo in un campo difficile, ma dobbiamo andare avanti in modo scientifico per mettere a punto metodi di individuazione.
La scienza, però, continua a progredire e man mano che si fanno nuove scoperte ne vengono alla luce gli aspetti positivi e talvolta anche, fatalmente, gli aspetti negativi.
E' proprio questo il problema, del resto, e, secondo me, questo sarà il grande problema degli anni futuri.
<P>
La fiducia nella scienza è stata totale negli ultimi decenni, ma non è più così.
La scienza e i suoi progressi, ampiamente positivi, si veda nel prolungamento della vita umana, possono anche risultare minacciosi.
I consumatori ne devono essere informati e condivido del tutto la vostra opinione in merito.
<P>
Di conseguenza, credo, dal canto mio, che la Commissione - sempre criticabile, è abituata a ciò, è una specie di capro espiatorio - abbia fatto il suo dovere insistendo presso gli Stati membri a favore del criterio del DNA, che è più ampio, sul fatto che l'etichettatura debba essere più chiara, che si debba operare rapidamente, che il prodotto dovrà essere menzionato pur esistendone solo una traccia.
<P>
Tutto questo richiede ovviamente tempo affinché si riuniscano i vari comitati, perché non si riuniscono gli Stati membri dall'oggi al domani, perché non sono d'accordo tra di loro.
La discussione è lungi dall'essere chiusa.
Siate certi però che la Commissione sarà, dal canto suo, estremamente vigile sul principio di cautela riguardo alla salute dei consumatori.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, vorrei chiedere brevemente alla Commissione se intende occuparsi delle eventuali infrazioni di questo regolamento sull'etichettatura.
<P>
<SPEAKER ID=40 NAME="Presidente">
Se la signora Commissario Cresson desidera rispondere, ha la parola.
<P>
<SPEAKER ID=41 NAME="Cresson">
Risponderò molto volentieri, signor Presidente.
Effettivamente, come ho detto poc'anzi, spetta agli Stati membri l'applicazione del regolamento.
<P>
Spetta quindi a loro agire per quanto riguarda eventuali violazioni.
Ovviamente, qualora venissero rilevate carenze, interverrebbe la Commissione, come di consueto.
<P>
<SPEAKER ID=42 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa
<P>
<CHAPTER ID=4>
Accordo interinale con l'Uzbekistan
<SPEAKER ID=43 NAME="Presidente">
In conformità con l'ordine del giorno, si procede al dibattito della relazione (A40304/97) dell'onorevole Wiersma, a nome della commissione per le relazioni economiche esterne, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione da parte della Comunità europea dell' accordo interinale sugli scambi e sulle questioni commerciali tra la Comunità europea, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio e la Comunità europea della energia atomica, da una parte, e la Repubblica dell'Uzbekistan, dall'altra. (COM(96)466-10521/96 - C4-0082/97-96/0236 (CNS)).
<P>
Ha la parola la onorevole Mann in qualità di relatrice supplente.
<P>
<SPEAKER ID=44 NAME="Mann, Erika">
Signor Presidente, sono lieta di poter presentare a titolo di supplente la relazione dell'onorevole Wiersma che stimo molto.
Egli purtroppo non ha potuto essere presente oggi, in quanto è impegnato in questioni importanti in Olanda, e prego i colleghi di scusarlo.
<P>
Il 21 giugno 1996 è stato firmato un accordo di partenariato e cooperazione con l'Uzbekistan, il quale però entrerà in vigore soltanto una volta che sarà stato ratificato dal Parlamento europeo e da tutti gli Stati membri.
In data 17 luglio 1996 è stato redatto dunque un accordo interinale ed il Parlamento europeo è stato invitato dal Consiglio, nel quadro di una consultazione semplice, ad esprimere il suo parere in merito a quest'accordo.
<P>
Per l'Unione europea l'Uzbekistan rappresenta un interlocutore importante in Asia centrale, ed è pertanto ragionevole, sotto il profilo sia politico che economico, stipulare un accordo commerciale che ci consenta di instaurare rapporti stabili e in certa misura regolamentati con questo paese.
Dopo il Kazakistan, l'Uzbekistan sarà il secondo Stato dell'Asia centrale con cui intendiamo firmare un accordo interinale.
Dal punto di vista economico e commerciale, i prodotti più importanti di questo paese sono il cotone, l'oro, il petrolio e il metano, risorse per le quali già oggi le imprese dell'Unione europea si trovano in forte concorrenza con quelle degli Stati Uniti, della Corea, della Turchia e dell'Iran.
<P>
Nel 1996, il commercio dell'Uzbekistan con l'Unione europea è aumentato del 30 %, partendo però da un livello molto basso.
Le esportazioni della Comunità verso l'Uzbekistan, a loro volta, sono aumentate di oltre il 60 %, di modo che si è prodotto un attivo della nostra bilancia commerciale di circa 180 milioni di ecu.
Il conseguimento di una bilancia commerciale più equilibrata riveste quindi particolare interesse per l'Uzbekistan.
<P>
Problemi notevoli sussistono poi in merito alla riforma del settore finanziario.
L'FMI e la Banca mondiale, infatti, hanno temporaneamente sospeso l'erogazione di prestiti già concessi.
Da parte sua, l'Unione europea appoggia, nel quadro del programma TACIS, progetti-modello atti a consolidare le necessarie riforme, in particolare anche mediante il sostegno offerto dal programma TACIS-democrazia.
<P>
In data 14 novembre 1996, l'Unione europea e la Repubblica dell'Uzbekistan hanno siglato un accordo interinale sul commercio e sui problemi relativi a questo settore, con l'obiettivo di garantire un'attuazione rapida delle norme commerciali contenute nell'accordo di partenariato e cooperazione - firmato, come dicevo, il 21 giugno 1996.
<P>
L'accordo interinale è di competenza esclusiva della Comunità, mentre l'accordo di partenariato e cooperazione dev'essere attuato da parte degli Stati membri, cosa che alla luce delle nostre esperienze richiede tempi molto lunghi.
Si pone ora un problema noto, cioè quello relativo al rispetto della democrazia e dei diritti umani.
<P>
La commissione per gli affari esteri e la sicurezza, cioè la relatrice Anne André-Léonard, raccomanda di rinviare la decisione sull'accordo di partenariato e cooperazione fino alla primavera del 1998, dal momento che la situazione relativa alla democrazia e ai diritti umani in Uzbekistan appare estremamente insoddisfacente.
La situazione dei mezzi di comunicazione di massa, delle organizzazioni non governative e di Obidkhon Nazarov, una figura di riferimento molto popolare del culto islamico, viene considerata estremamente insoddisfacente e definita come molto negativa, tra l'altro, anche dall'ultimo rapporto di Human Rights Watch.
<P>
Ci troviamo dunque dinnanzi ad una situazione in cui, ancora una volta, il Parlamento europeo deve decidere come si possa coniugare la necessità di portare avanti una maggiore stabilità economica in un paese dell'Europa orientale, da un lato, con quella di dare il nostro appoggio al movimento democratico e al processo di consolidamento della democrazia, dall'altro.
<P>
Di situazioni analoghe abbiamo già discusso altre volte, pertanto una decisione di questo tipo non rappresenta per noi nulla di nuovo.
Resta però il fatto che la commissione per gli affari esteri e la sicurezza ritiene necessaria l'entrata in vigore dell'accordo interinale, dal momento che un miglioramento e consolidamento generale delle relazioni commerciali può portare, come conseguenza, ad un analogo miglioramento e consolidamento della democrazia.
La commissione per i bilanci inoltre è dello stesso avviso, ed i colleghi possono essere certi del fatto che anche il relatore, l'onorevole Wiersma, condivide questa valutazione a nome della commissione per le relazioni economiche esterne.
<P>
Del resto, analogamente a quanto avviene per l'accordo di partenariato e di cooperazione, l'accordo interinale contiene la cosiddetta clausola sui diritti umani.
Si tratta ovviamente di un accordo relativo a questioni commerciali, e non rappresenta, dunque, il quadro formalmente più adeguato per avviare un dialogo politico in merito alla democrazia e ai diritti umani. Infatti non sono state trasferite alla Comunità le competenze in materia, come ha osservato giustamente il Commissario van den Broek in una lettera alla Presidente della commissione per le relazioni economiche esterne, onorevole Castellina.
Tuttavia, la commissione parlamentare mista ci offre una reale possibilità di affrontare un dialogo democratico, si tratta ora soltanto di trovare il quadro di riferimento più adatto per farlo.
Sarà un compito importante della Commissione e del Consiglio, quello di definire e formulare tale quadro.
Sappiamo che nel caso del Kazakistan non è stata trovata una soluzione felice.
Invito pertanto la Commissione ed il Consiglio ad impegnarsi a fondo e a sfruttare appieno le possibilità offerte dalla commissione mista.
<P>
Va detto però - e prego i colleghi di tenerne conto - che l'accordo interinale contiene una cosiddetta clausola di sospensione, la quale rappresenta un'innovazione rispetto all'accordo stipulato in origine con l'URSS nel 1989.
Tale clausola consente alla Comunità di procedere ad una sospensione dell'accordo, qualora dovesse verificarsi un peggioramento sostanziale nella situazione dei diritti umani in Uzbekistan.
E' una clausola che però dovremmo riservarci di adoperare soltanto nel caso di un effettivo peggioramento della situazione, evitando di ricorrervi in modo strumentale ad ogni piè sospinto.
<P>
Ho già detto, e lo ripeto, che il relatore, onorevole Wiersma - nonostante le possibili riserve - raccomanda al Parlamento di approvare la stipula dell'accordo in questione, in quanto quest'accordo ci consentirà di instaurare una più stretta cooperazione e di avviare una condivisione di valori comuni.
E tale è l'obiettivo che intendiamo realizzare.
Spero pertanto che gli onorevoli colleghi di questo Parlamento vogliano far propria la posizione del relatore.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="NL" NAME="Tindemans">
Signor Presidente, il relatore Wiersma e la onorevole Mann hanno espresso la loro raccomandazione di stipulare in maniera convincente un accordo commerciale interinale con l'Uzbekistan.
Tale accordo dovrebbe contribuire a far entrare in vigore quanto prima l'accordo di partenariato e cooperazione siglato nel luglio del 1996.
L'accordo interinale contiene un rinvio ad una forma di stato democratico e ai diritti umani.
Ciò è per noi ovvio, ma i rapporti che riceviamo al riguardo non sono positivi.
Penso che i membri della commissione desiderino che la Commissione europea ci fornisca quanto prima informazioni più dettagliate.
L'accordo interinale può rafforzare la cooperazione europea tesa al raggiungimento di tali obiettivi.
Un'applicazione di sanzioni in caso di gravi violazioni dei diritti umani rimane possibile.
<P>
La mia domanda si riferisce al miglioramento della situazione economica grazie all'accordo interinale.
Quando ho chiesto ad un connazionale che cosa ne pensasse, egli ha risposto, basandosi sull'esperienza, con un'unica frase, dicendo: fare commercio con l'Uzbekistan è ottimo, far commercio in quel paese è molto difficile.
L'Uzbekistan è specializzato nell'esportazione di materie prime.
Tutti sappiamo quando si tratta di gas, petrolio, ecc., ma la bilancia dei pagamenti è determinata in larga misura dal prezzo dell'oro e del cotone sul mercato mondiale.
Le riserve estere permettono anche d'introdurre importanti riforme nel paese.
La maggior parte degli assicuratori europei di crediti pubblici non offre alcuna copertura per l'Uzbekistan.
Dove ciò avviene, accade per conto dello stato.
L'inflazione resta elevata, i tassi d'interesse pure, i pagamenti sono difficili, il sistema bancario lascia a desiderare, la banca centrale sembra non rendersi appieno conto del proprio ruolo, il commercio non prospera, il potere statale sull'economia rimane considerevole, l'economia di mercato è ancora sottosviluppata.
Tenuto conto di tutto ciò, possiamo appoggiare il relatore e approvare un accordo interinale.
L'approvazione dell'accordo di partenariato e di cooperazione richiede molto tempo.
Del resto può passare ancora molto tempo prima che sia approvato.
L'accordo interinale può contribuire ad accelerare l'evoluzione.
Ciò riveste grande importanza sia per l'Uzbekistan che per l'Europa.
<P>
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, con ricchezze del suolo come petrolio e gas, ma ancor più con il cotone, l'Uzbekistan costituisce un interessante partner commerciale.
Per motivi politici ed economici, finora il paese ha potuto trarre scarsi benefici da tale potenziale.
Ciononostante appoggiamo, assieme al relatore, la proposta di rafforzare i rapporti commerciali con l'Uzbekistan.
<P>
C'è anche un grosso ostacolo.
In questo paese i diritti fondamentali dell'uomo e la democrazia non vengono sufficientemente rispettati.
Perciò ci troviamo dinanzi ad una difficile scelta.
L'accordo interinale offre una base per richiamare le autorità alle loro responsabilità.
Nello stesso tempo proprio la cooperazione commerciale offre dei vantaggi per l'Uzbekistan.
Scegliamo, assieme al relatore, di sostenere l'accordo interinale e di rinviare l'accordo di partenariato, che verrà preso in considerazione solo quando la situazione giuridica in Uzbekistan migliorerà sensibilmente.
<P>
Il nostro appoggio a favore dell'accordo interinale presuppone che Consiglio e Commissione convincano le autorità uzbeke che l'articolo 1 è essenziale per l'accordo.
Chiedo particolare attenzione da parte del Consiglio e della Commissione per le limitazioni che le autorità uzbeke impongono ai cristiani.
La legislazione impedisce l'evangelizzazione e permette che si tengano riunioni religiose solo se registrate ufficialmente presso le autorità statali.
<P>
Un esempio scioccante è stato offerto all'inizio di quest'anno dal sequestro da parte della dogana uzbeka di 25.000 bibbie, donate da società bibliche russe e turche alla comunità uzbeka.
Dopo una lunga intermediazione, anche da parte della Commissione europea, tali bibbie sono fortunatamente state dissequestrate.
Ringrazio il Commissario Van den Broek e i collaboratori del suo gabinetto per l'aiuto prestato in occasione di tale "rilascio».
<P>
In sintesi, desidero sottolineare che in Uzbekistan è necessario un considerevole miglioramento a livello della libertà di culto e di altre libertà fondamentali.
Noi sosteniamo l'accordo nella speranza che esso vi contribuisca.
Soltanto quando le libertà fondamentali e la democrazia saranno garantite, si potrà parlare di sostegno all'accordo di partenariato.
<P>
<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, la commissione per le relazioni economiche esterne ha deciso all'unanimità di appoggiare la relazione dell'onorevole Wiersma, e quindi anche l'accordo interinale. La commissione ritiene infatti che isolare l'Uzbekistan in questo momento di profonda crisi del paese sarebbe la cosa più sbagliata e pericolosa che potremmo fare.
Dobbiamo cogliere ogni occasione per promuovere lo sviluppo di questo paese e per avviare con esso relazioni sempre più strette.
E ciò non solo per ragioni economiche, sebbene l'economia abbia anch'essa la sua importanza.
L'Uzbekistan dispone di materie prime fondamentali.
Nel 1996, dopo anni di crisi, vi è stata pur sempre una modesta crescita economica dell'1 %.
Ma oltre ai motivi economici, come dicevo, vi sono altri motivi di rilievo, di natura più prettamente politica.
A più riprese si è parlato della questione dei diritti umani.
Certamente dobbiamo impegnarci affinché la democrazia, lo stato di diritto ed i diritti umani vengano rispettati, ma non dobbiamo dimenticare che - diversamente da quanto avviene nel caso dell'Ucraina - di cui la collega Mann ed io ci occupiamo spesso alla commissione per le relazioni economiche esterne - e diversamente anche dalla Bielorussia - casi questi che hanno destato vivissime preoccupazioni, dal momento che si tratta di paesi europei - l'Uzbekistan è invece un paese dell'Asia centrale che è stato una colonia della Russia prima, e dell'Unione sovietica poi; si tratta dunque di un paese che ha subìto le condizioni classiche del colonialismo.
<P>
L'Uzbekistan presenta infatti tutte le caratteristiche tipiche di una situazione post-coloniale molto recente: una monocoltura a base di cotone, una fortissima dipendenza dai mercati mondiali, una mancanza assoluta di industrie di trasformazione e il bisogno di esportare materie prime che il paese stesso non è in grado di utilizzare appieno.
A tutto ciò si aggiungono inoltre decenni di dittatura totalitaria, di modo che a questo paese non possiamo certo applicare i nostri standard europei.
Pertanto penso che dovremmo mettere da parte ogni residua arroganza e dire chiaramente che si tratta di un paese che possiamo forse equiparare agli standard dei paesi ACP.
E' evidente, naturalmente, che - per quanto questi ultimi abbiano già alle spalle periodi più lunghi di sviluppo e cooperazione con l'Europa - anche in questo caso le carenze rimangono enormi, e le democrazie sono in numero minoritario.
E' necessario pertanto stipulare l'accordo interinale con l'Uzbekistan, in modo da avviare un dialogo politico e commerciale quanto più intenso possibile con questo paese; dall'altra parte, però, è imprescindibile esercitare un'influenza sistematica per sostenere la democrazia, i diritti umani e delle minoranze, nonché la libertà di culto in Uzbekistan - e la clausola sui diritti umani, in combinazione con quella di sospensione, ce lo consente.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="DE" NAME="van Habsburg">
Signor Presidente, vorrei sostenere quanto ha detto il collega Posselt, e non intendo certamente esprimere parere contrario alle proposte che abbiamo sentito; vorrei comunque segnalare che qui al Parlamento europeo forse non siamo consapevoli fino in fondo dell'influenza fortissima che possiamo esercitare e di come potremmo, di conseguenza, intervenire.
In particolare, vorrei far riferimento al caso di Mikhael Arzinknow al quale, in quanto attivista islamico, fu ritirato il passaporto e imposto il divieto di espatrio.
In seguito alla sua richiesta di restituzione del documento gli fu detto che, finché non si fosse sottoposto a cure psichiatriche, il passaporto non gli sarebbe stato restituito.
<P>
Signor Presidente, sono circostanze, queste, che esprimono la politica del Presidente Islam Karimow.
Come diceva giustamente l'onorevole Posselt, è possibile constatare che si tratta di un popolo che ha subìto un'involuzione in seguito all'oppressione di cui per lungo tempo ha sofferto; pertanto, dobbiamo mostrare comprensione per le attuali difficoltà.
Il fatto, però, che in seguito all'intervento della nostra delegazione, a Mikhael Arzinknow sia stato, quanto meno, restituito il passaporto dimostra che siamo in grado di fare qualcosa di concreto!
Ritengo, pertanto, che sarebbe della massima importanza accompagnare l'approvazione di questo accordo, che personalmente sostengo, con la constatazione che ci sono immense lacune da colmare per quanto attiene al rispetto dei diritti umani.
Ciò vale in particolare anche per la libertà di culto, in quanto l'Islam viene represso ferocemente; se si considera che sono interdette per esempio le chiamate alla preghiera dei muezzin, è evidente che si tratta di un segnale di persecuzione religiosa estremamente forte - per non parlare poi del fatto che numerose personalità di spicco del culto islamico, come il signor Nazarow, in passato sono state imprigionate e vengono tuttora detenute con una certa frequenza; esse sono state inoltre minacciate nelle loro case e anche le loro famiglie sono state oggetto di pressioni.
<P>
La stessa cosa vale anche per i Cristiani: per esempio Rashid Durebajew, rappresentante dei Battisti, sta affrontando un processo in base al quale potrebbe venir condannato a tre anni di detenzione.
E com'è noto, si tratta di carceri in cui le condizioni dei detenuti sono talmente degradate, che le persone vi muoiono dopo un periodo relativamente breve, in seguito a malattie e maltrattamenti.
Faccio pertanto appello ai colleghi affinché approvino l'accordo in questione, ma non senza cogliere l'opportunità di esercitare quell'influenza decisiva che siamo in grado di far valere.
Il caso da me esemplificato dimostra che nelle questioni relative al culto, ma anche in merito a tutti gli altri problemi relativi ai diritti umani, l'Uzbekistan adotta un comportamento corretto.
<P>
<SPEAKER ID=49 NAME="Cresson">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la Commissione ringrazia il Parlamento europeo e il relatore Wiersma per la sua relazione che permetterà l'entrata in vigore dell'accordo interinale con l'Uzbekistan.
La Commissione accetta l'approccio positivo che spinge ad andare avanti, grazie a tale relazione, nonostante la decisione di prorogare una decisione sull'accordo di partenariato.
<P>
L'obiettivo dell'accordo interinale con l'Uzbekistan è di attuare le disposizioni commerciali dell'accordo di partenariato, firmato il 21 giugno 1996 in margine al Consiglio europeo di Firenze, in attesa della ratifica dell'accordo di partenariato da parte del Parlamento europeo e da tutti i parlamenti degli Stati membri.
Tale accordo di partenariato è stato ratificato finora da cinque parlamenti nazionali degli Stati membri e sono: Grecia, Spagna, Austria, Finlandia e Svezia.
<P>
L'Uzbekistan è un polo di stabilità in una regione che potrebbe rivelarsi importante sul piano geostrategico e che potrebbe fare parte prossimamente di un'Europa allargata.
Si è dimostrato partner affidabile e prevedibile, cosa che è stata ben recepita da altri partner, quali gli Stati Uniti, il Giappone o la Corea.
Per affermare la sua indipendenza soprattutto nei confronti della Russia, l'Uzbekistan cerca, oggi, di rafforzare le sue relazioni con l'Unione europea.
<P>
L'entrata in vigore dell'accordo interinale permetterà e favorirà lo sviluppo delle già promettenti relazioni commerciali tra l'Unione europea e l'Uzbekistan.
Nel corso del 1996, gli scambi bilaterali sono aumentati di quasi il 30 % rispetto all'anno precedente, mentre le esportazioni comunitarie sono state oggetto di un incremento superiore al 60 %, consolidando così l'avanzo commerciale a 180 milioni di ecu circa.
E' del resto probabile che con i suoi 22 milioni di abitanti e le sue ingenti risorse di cotone, oro e gas naturale, l'Uzbekistan diventi un importante partner per l'Unione europea nei prossimi anni.
Molte nostre imprese lo hanno già capito lanciandosi in loco in una dura competizione con società americane, asiatiche, turche, iraniane e di altri paesi.
Una rapida entrata in vigore dell'accordo interinale acquisisce maggior importanza in tale contesto.
<P>
L'accordo interinale contiene anche, all'articolo 1, disposizioni relative al rispetto della democrazia e dei diritti dell'uomo.
Molti di noi hanno menzionato questo punto, in modo particolarmente eloquente l'onorevole van Habsburg, che ringrazio dell'intervento.
Grazie a tali disposizioni, l'accordo interinale permetterà di discutere del rispetto dei diritti dell'uomo e, all'occorrenza, di fare pressione sulle autorità uzbeche in caso di difficoltà in materia dei diritti dell'uomo nel giovanissimo e fragile paese ch'è oggi l'Uzbekistan.
<P>
All'occorrenza l'accordo interinale potrà essere utilizzato come leva per instradare le autorità uzbeche nella buona direzione.
Infatti, la clausola di sospensione inclusa nell'accordo interinale permette alla Comunità di minacciare l'Uzbekistan di sospensione dell'accordo qualora la situazione dei diritti dell'uomo degenerasse.
Nel qual caso le questioni relative ai diritti dell'uomo potranno essere formalmente esaminate nelle riunioni delle commissioni miste previste dall'accordo interinale.
Le commissioni miste offrono infatti l'occasione di avere, in margine, un dialogo politico con il Commissario competente Van den Broek, con i servizi della Commissione e con i rappresentanti delle altre istituzioni.
<P>
<SPEAKER ID=50 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
Si procede alla votazione.
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
<SPEAKER ID=51 NAME="Presidente">
Chiede la parola la onorevole van Bladel per una questione di ordine.
<P>
<SPEAKER ID=52 NAME="van Bladel">
Signor Presidente, in qualità di vicepresidente della sottocommissione per i diritti dell'uomo, ho appena ricevuto notizia dall'organizzazione per i diritti dell'uomo operante in Angola, notizia peraltro confermata dall'ONU, che in una decina di province diverse persone sono state torturate e uccise.
Ieri il Commissario Brittan ha affermato al termine del dibattito d'attualità che i diritti umani rappresentano un elemento fondamentale della Convenzione di Lomé.
Signor Presidente, ci stiamo avvicinando al Natale, cioè ci approssimiamo al silenzio politico e dei mass-media.
I prigionieri sono maggiormente in pericolo. Lei mi garantirebbe un Natale molto più sereno se chiedesse alla Commissione o al Consiglio di far sì che tutte le parti in Angola si attengano al rispetto dei diritti umani e al processo di pace.
Signor Presidente, auguro anche a Lei un felice anno nuovo.
<P>
<SPEAKER ID=53 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole van Bladel.
Ritengo di poterla rassicurare in merito al fatto che tutta questa Assemblea condivide la sua preoccupazione, che le sue parole verranno messe agli atti e che io stesso trasmetterò la preoccupazione, che lei ha espresso direttamente, al Presidente del nostro Parlamento.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Decisione dell'UEFA concernente i vincitori della Coppa Coca-Cola
<SPEAKER ID=54 NAME="Presidente">
In conformità con l'ordine del giorno, si procede ora alla dichiarazione della Commissione sulla decisione dell'UEFA di non consentire ai vincitori della Coppa Coca-Cola di partecipare alle competizioni europee di coppa.
<P>
<SPEAKER ID=55 NAME="Cresson">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la Commissione è conscia dei problemi che la decisione dell'UEFA, di non consentire ai vincitori della Coppa Coca-Cola di partecipare alle competizioni europee di coppa, provoca ai medi e piccoli club partecipanti a tale competizione nazionale.
<P>
Per poter stabilire i fatti nel loro stesso contesto economico, la Commissione ribadisce che effettuerà le dovute indagini nel quadro delle procedure di cui al regolamento 17 del Consiglio del 6 febbraio 1962.
Tali norme procedurali mirano a garantire alle parti il diritto ad essere ascoltate e a dare ai terzi, i cui interessi possono essere toccati da una decisione della Commissione, l'opportunità di far valere preventivamente le proprie osservazioni.
<P>
La Commissione ha già ricevuto le osservazioni dell'UEFA in merito alla denuncia nonché la risposta ad alcune domande che le sono state rivolte al fine di chiarire i motivi alla base dell'adozione della norma messa in causa.
La valutazione della risposta dell'UEFA ha portato alla luce la necessità di chiedere sia a The Premier Ligue sia a The Football Association of England di presentare le proprie osservazioni sulla denuncia e sulla risposta dell'UEFA.
E' stato loro altresì chiesto di spiegare perché la controversia in questione non avrebbe potuto essere appianata a livello nazionale.
Contemporaneamente, The Football Ligue è stata chiamata a presentare le proprie riflessioni sulla stessa risposta dell'UEFA.
<P>
La Commissione non ha ancora ricevuto risposta né da parte del querelante né dalle altre due organizzazioni.
Una posizione sull'orientamento da seguire in tale caso potrà essere presa soltanto dopo approfondita valutazione delle motivazioni delle parti in causa.
Tale posizione può essere presa in considerazione soltanto tra alcuni mesi a causa del rispetto delle norme procedurali e delle limitate risorse dei servizi della DG IV.
<P>
Ad ogni modo, la Commissione tiene a ricordare agli onorevoli parlamentari che non può arrogarsi il diritto di ergersi ad arbitro di conflitti d'interessi privati nell'applicazione delle norme di concorrenza del trattato.
Essa baderà innanzitutto al rispetto dell'interesse pubblico connesso al ripristino di una situazione di fatto e di diritto conforme agli articoli 85 e 86 del Trattato.
Tale modo di agire della Commissione, autorità amministrativa, si differenzia dal giudice civile a cui spetta salvaguardare i diritti propri dei privati cittadini nelle reciproche relazioni.
<P>
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="EN" NAME="Cunningham">
Signor Presidente, l'onorevole Ford, che ha più volte sollevato la questione, ha dovuto recarsi a Lussemburgo e mi ha incaricato di parlare a suo nome.
<P>
Vorrei spiegare un po' la situazione.
L'UEFA ha chiesto di ridurre i club della Premier League in Inghilterra da 20 a 18.
Essi, dato che non erano disposti a farlo, hanno ritirato i vincitori della Coppa Coca-Cola, la League Cup , dalle competizioni dell'UEFA.
La Coppa Coca-Cola rientra tuttavia nelle responsabilità della Football League e non in quelle della Premier League .
Mi sembra quindi ridicolo impedire ad una squadra di questa competizione di partecipare alla coppa UEFA quando in effetti l'UEFA ha una questione in sospeso con la Premier League .
<P>
Questo è profondamente ingiusto e credo vada contro la lettera e lo spirito della legge europea.
E non è solo ingiusto, ma anche pericoloso, e spiego perché.
I club inglesi più importanti fanno partecipare a questa competizione formazioni più deboli in quanto non vedono la possibilità di un piazzamento in UEFA, e il mio collega di Glasgow, l'onorevole Miller, mi dice che lo stesso vale anche per la Scozia.
<P>
Di conseguenza diminuiranno i tifosi, diminuiranno le entrate televisive e diminuiranno gli sponsor , e ciò andrà ad incrementare l'onere finanziario dei club minori.
La signora Commissario Cresson ha torto quando parla dei club minori; certo ora alla competizione partecipano club come Manchester United, Liverpool, Tottenham, Leeds e così via.
Ma, man mano che la competizione procede, dato che essa non dà la possibilità di ottenere un piazzamento in UEFA, questi club potrebbero decidere non solo di mandare formazioni più deboli, ma anche di ritirarsi, causando difficoltà, problemi e incertezza finanziaria per i club minori.
Qui si tratta di club locali, e sono in gioco anche posti di lavoro.
La faccenda è molto seria, e non riguarda soltanto il gioco del calcio.
<P>
Pensiamo che ciò sia estremamente ingiusto, che ciò sia illegale, e siamo convinti che se non verrà fatto presto qualcosa, come spero, alcuni dei club minori potrebbero andare veramente in rovina a causa del calo delle entrate, come si è già verificato in passato; chiedo quindi alla Commissione di agire più in fretta possibile per risolvere il problema in modo da permettere in futuro ai vincitori inglesi, scozzesi, gallesi e potenzialmente a quelli di ogni altra parte del Regno Unito di poter ottenere un piazzamento in UEFA per i vincitori della Coppa Coca-Cola; in questo modo la competizione acquisterà maggiore prestigio, la televisione attirerà sponsor più importanti e otterrà maggiori guadagni, a vantaggio dei club minori.
<P>
<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="EN" NAME="Perry">
Signor Presidente, vorrei ringraziare la signora Commissario Cresson per la sua dichiarazione, ma vorrei dire qualcosa in linea con l'intervento dell'onorevole Cunningham.
<P>
Questo potrebbe essere l'ultimo dibattito della settimana, e forse anche dell'anno, nel Parlamento europeo, ma non si tratta di una questione secondaria e di scarso rilievo, dato che tocca un argomento importante per l'Europa e per gli europei: il gioco del calcio.
<P>
Ci sbagliamo se pensiamo che le questioni trattate dal Parlamento europeo rivestano, per milioni di cittadini, un'importanza maggiore rispetto al calcio.
Durante le vacanze di Natale, questi milioni di cittadini europei andranno a vedere le partite di calcio, che rappresentano per loro qualcosa di molto importante.
Sicuramente questi cittadini, e certamente quelli del Regno Unito, si aspettano che il Parlamento e la Commissione affrontino il problema.
<P>
Il calcio è l'Europa.
I campionati europei di calcio non solo danno la possibilità di assistere ad uno sport ad alto livello che piace, ma rendono l'Europa più reale per molti dei suoi cittadini.
Siamo nel Parlamento europeo, e la Commissione ha anche la responsabilità di far sì che si continui a giocare a calcio in Europa e di dare l'opportunità ai club di partecipare ai campionati europei.
<P>
Il calcio è un grande affare.
Qui non stiamo parlando solo di gente che dà calci ad un pallone, ma di ingenti somme di denaro e di importanti decisioni che avranno grosse ripercussioni sui club .
Deve essere chiaro che non stiamo parlando solo di piccoli club locali, ma di grosse imprese che operano in varie società calcistiche del Regno Unito.
Dove lo sport è professionismo, è in gioco molto denaro.
Al calcio quindi bisogna applicare correttamente le stesse norme che vengono applicate alle altre attività commerciali.
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Ho studiato la questione, e secondo me è chiaro che l'UEFA sta approfittando della propria posizione di forza.
Quando li ho contattati per chiedere informazioni, hanno solamente voluto darmi l'indirizzo del loro avvocato.
Questo mi sembra essere il comportamento di un'associazione che non è sicura al 100 % della propria posizione e dei fatti che la riguardano.
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In Gran Bretagna sia la Football Association che la Football League sono a favore del passaggio del vincitore della Coppa Coca-Cola nel campionato europeo.
Ovviamente il calcio ha bisogno della competizione tra le squadre, ma non bisogna dimenticare che ai tifosi delle squadre delle divisioni inferiori, che vogliono anch'esse prendere parte al calcio europeo, questa possibilità piace, e come europei dobbiamo ammettere che questo è positivo.
Ma queste squadre hanno anche bisogno delle entrate derivanti della Coppa Coca-Cola.
Si stima che qualcosa come il 20 % delle loro entrate, circa 32 milioni di sterline, provenga dalla Coppa Coca-Cola.
Se il premio non è rappresentato dal calcio europeo, allora esse rischiano di perdere il denaro della televisione e la sponsorizzazione della Coca Cola in questa competizione.
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Si tratta quindi di una questione seria per queste squadre.
E oggi, cosa ancora più seria, ho ricevuto una lettera dal Portsmouth Football Club, dove si legge: "Qui a Portsmouth pensiamo che debba esserci un altro posto in Europa per i vincitori della Coppa Coca-Cola.
Appoggeremo qualsiasi iniziativa che possa fare pressione sulla UEFA.
Tutte le iniziative appoggiate dal Portsmouth Football Club hanno anche il mio appoggio.
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
Signor Presidente, non sono sicuro che la Commissione abbia compreso appieno l'entità della questione, e vorrei illustrarla alla signora Commissario Cresson.
Qui si parla di un'organizzazione, la Football League che viene punita per ciò che ha fatto un'altra organizzazione, la Premier League, sulla quale non ha alcun controllo.
La discriminazione va contro i principi del Trattato di Roma e quelli del mercato unico.
Questo è il punto su cui dobbiamo concentrarci.
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Come hanno già giustamente sottolineato gli onorevoli Cunningham e Perry, non dobbiamo sottovalutare il danno economico che potrebbe derivare da questa decisione.
Chiaramente prendere parte ad una competizione, che in fin dei conti comporta un posto in Europa, fornisce un'importante motivazione ai club .
Per i club calcistici più importanti, come per esempio il Manchester United, forse questa non è una grossa motivazione, ma club come il Bolton Wanderers, per esempio, hanno bisogno delle entrate che possono derivare da un campionato importante e da un posto in Europa, che è estremamente redditizio dato che non solo incrementa la partecipazione e la competizione, ma comporta anche diritti televisivi.
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Inoltre i club calcistici minori, come per esempio il Bury Football Club nella mia circoscrizione, dipendono dalle partite con club prestigiosi e dalla prospettiva di poter accedere essi stessi alla finale.
Nell'eventualità in cui i club più prestigiosi non partecipino o mandino formazioni indebolite, i club minori non otterranno entrate da quelle partite da cui dipende la loro sopravvivenza.
In base al decreto Bosman, che ha il mio completo appoggio, i club più piccoli del Regno Unito faticano ad andare avanti a causa della perdita delle quote di cessione.
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Spero che la Commissione vorrà considerare la questione con la dovuta serietà, dato che essa ha un importante risvolto economico.
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<SPEAKER ID=59 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Titley, tuttavia la Presidenza, approfittando della particolare situazione odierna, desidera affermare di essersi un poco dispiaciuta quando lei ha ricordato tra le grandi squadre il Madrid, dimenticando però di ricordare la squadra del Barcelona.
In ogni caso sono qui io per ricordarla.
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Ha ora la parola l'onorevole Wynn, per un minuto.
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<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="EN" NAME="Wynn">
Signor Presidente, vorrei innanzitutto complimentarmi con la signora Commissario Cresson per aver trattenuto l'ilarità leggendo la propria dichiarazione.
Sono certo che a molta gente la questione sembra comica, quando invece si tratta di un problema estremamente serio.
Vorrei inoltre sottolineare, per coloro che non sono a conoscenza della questione, che questa non è una scusa per fare pubblicità gratuita alla Coca Cola in quest'Aula.
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La mia domanda alla signora Commissario riguarda le sue considerazioni finali sul fatto che la Commissione non è l'arbitro di conflitti di interesse privato, come leggo dai miei appunti sulla sua dichiarazione.
Forse questo significa che quando la Commissione viene informata dalle parti in causa non viene effettuato alcun intervento?
Devo dire questo ai tifosi del Wigan Athletic?
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<SPEAKER ID=61 NAME="Cresson">
Signor Presidente, non ho molto da aggiungere a quanto detto prima, se non, forse, per ripetere o precisare.
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Ho detto che abbiamo interrogato le diverse parti in causa e che la Commissione non ha ancora ricevuto risposte né dal querelante né dalle altre due organizzazioni.
Allora, come può prendere posizione la Commissione non avendo ricevuto fino ad oggi alcuna risposta?
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La Commissione ricorda che nell'applicare le norme di concorrenza - dato che trattasi di un problema di concorrenza del Trattato - non si prefigge di ergersi ad arbitro di conflitti d'interessi privati, bada invece al rispetto del pubblico interesse in vista del ripristino di una situazione conforme di fatto e di diritto agli articoli 85 e 86 del Trattato.
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Non disponendo di informazioni, non siamo in grado di rispondere.
Quando ne avremo, vedremo in che misura la Commissione potrà eventualmente rispondere a ciò che sembra essere a tutt'oggi un conflitto d'interessi privati.
Aggiungo che, viste le norme procedurali da rispettare e le limitate risorse della DG 4, che deve sbrigare una notevole mole di fascicoli, tale posizione potrà essere definita soltanto tra qualche mese.
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Vorrei approfittare anche del fatto che il Presidente mi ha accordato la parola per augurare a tutti voi buon Natale e buon Anno.
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<SPEAKER ID=62 NAME="Il Presidente">
Molte grazie, Commissario signora Cresson.
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La discussione è chiusa.
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<CHAPTER ID=6>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=63 NAME="Presidente">
Onorevole colleghi, permettetemi, prima di chiudere la seduta, di approfittare del privilegio che mi è dato dal fatto di presiedere questa sessione, e di ricordare a tutti voi che oggi, giornata in cui si conclude il nostro lavoro per il 1997, si chiude anche a Lussemburgo, l'anno contro il razzismo in Europa.
Il nostro lavoro avrà avuto, senza dubbio, molte deficienze, tuttavia ha senza dubbio aspetti positivi, e tra essi va di certo annoverato il contributo che abbiamo dato alla lotta contro il razzismo nel corso di questo anno.
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È giusto anche, onorevoli colleghi, sottolineare che il sostegno maggiore ci è venuto da parte dei cittadini europei, da parte delle organizzazioni non governative.
Tuttavia, al momento di aprire la porta al nuovo anno 1998, restano ancora cose in sospeso e tra esse, sicuramente l'impegno di continuare la lotta contro il razzismo.
Non siamo certo così ingenui da credere che un solo anno di lotta possa porre fine a questa piaga: sappiamo bene che questa piaga ha molte cause e che dobbiamo continuare a lottare in questo senso per sanarle.
Anche nel prossimo anno, onorevoli colleghi, tra le tante cose che dovremo fare, vi è senza dubbio l'impegno di continuare a lavorare, per preparare la nostra casa ad accogliere nuovi vicini: dovremo impegnarci per portare a termine la nostra struttura democratica. Inoltre, in queste giornate, non dobbiamo dimenticare i milioni di cittadini europei che non hanno lavoro e dobbiamo dire loro che speriamo che il Consiglio europeo per il lavoro di Lussemburgo non produrrà solo parole, ma rappresenterà invece l'inizio di un cammino che confidiamo, possa consentire loro di celebrare il prossimo Natale ed il prossimo Capodanno con una prospettiva di lavoro concreta.
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Onorevoli colleghi, ho ora il grato compito di ringraziare il nostri collaboratori per il lavoro che hanno svolto nel corso di questo anno e, nel contempo di augurare loro ogni bene, cominciando dagli usceri, per il loro lavoro, apparentemente modesto, che essi però svolgono con una cura che costituisce la chiave del funzionamento della nostra Assemblea stessa.
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Ai servizi di interpretazione...
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(Applausi) ... questo sottile filtro che rende possibile che, non ostante qui si parlino 11 lingue differenti, si possa dialogare e anche - qualche volta - ci si possa capire. Ai nostri collaboratori dell'ufficio della presidenza, alcuni vicepresidenti, tra i quali annovero anche me, devono chiedere scusa se spesso, al momento di presiedere, stravolgono il loro lavoro estremamente curato.
Ritengo inoltre, onorevoli colleghi, di dovere dedicare parole di affetto e di riconoscimento a quei funzionari che non vediamo.
In primo luogo ai funzionari che lavorano alla stesura degli atti della sessione, che ci sorprendono, quando andiamo a leggere i nostri interventi, perché ci danno l'impressione - pur senza aver modificato nulla - che il nostro intervento suoni meglio di quando l'abbiamo pronunciato.
Ai funzionari della Infosesión , che hanno la capacità e la saggezza di cogliere le parti migliori dei nostri interventi, per presentarli poi alla opinione pubblica.
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E ancora, permettetemi, almeno oggi, di fare un ringraziamento speciale: ai servizi di traduzione del nostro Parlamento.
Onorevoli colleghi, ogni giorno vengono tradotte in questo Parlamento 4.400 pagine.
Dico proprio 4.400 pagine, che rappresentano il lavoro di 32 linguisti e 18 tra segretarie e segretari.
Questo è quasi un miracolo, che li costringe a lavorare a volte anche la notte.
Credo, onorevoli colleghi che sarebbe cosa buona se inviassimo loro un messaggio di ringraziamento e di auguri per il Natale e per il Capodanno.
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(Applausi) Infine, onorevoli colleghi, auguro a voi tutti ogni bene e vi ringrazio di concedermi di presiedere le sedute del venerdì, tanto tranquille e piacevoli e al tempo stesso tanto fraterne.
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Onorevoli colleghi, buone feste.
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<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
Signor Presidente, lei ha augurato a tutti e a tutte noi buone feste e buon Anno.
Permetta a questa umile lussemburghese - dato che lei ha parlato molto dei vertici lussemburghesi - di augurare a sua volta, a nome di tutti i membri del club del venerdì, buon Anno e buone feste.
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<SPEAKER ID=65 NAME="Presidente">
Molte grazie, onorevole Lulling.
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Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.
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(La seduta termina alle ore 11.45)
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