<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signora Presidente, sarò molto breve.
Il mio intervento riguarda piuttosto il processo verbale dell'altro ieri.
Mi scuso, ma il collega Pirker ed io, per non disturbare i colleghi durante la votazione avevamo consegnato un appunto scritto in cui si diceva che i nostri apparecchi per il voto durante la votazione relativa alla Conferenza sul clima non avevano funzionato.
L'ho fatto presente al servizio in Aula e mi è stato risposto che sarebbe stato registrato, ma non lo è stato.
Vorrei avere un chiarimento, altrimenti in futuro non potrò più risolvere questi problemi per iscritto e dovrò, come fanno molti colleghi, chiedere la parola. Ciò richiede però una grande quantità di tempo.
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<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Benissimo, onorevole Posselt, apporteremo la rettifica da lei richiesta.
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="EN" NAME="Miller">
Signora Presidente, sono spiacente, ma devo fare un'osservazione in ordine al processo verbale di ieri.
Ieri sono intervenuto per far presente l'imprecisione del mio collega, l'onorevole Macartney, in ordine ad un presunto errore di traduzione.
<P>
Egli ieri aveva affermato che nella versione originale di un emendamento le parole "carne di manzo inglese» erano state tradotte con "carne di manzo britannica».
Questo lato dell'Aula ha preso visione del manoscritto originale presentato dal suo gruppo, dove si parla chiaramente di "carne di manzo britannica».
Non so se l'onorevole Macartney ci nasconda il fatto di essere vegetariano e stia cercando di bandire tutta la carne di manzo britannica, ma se è così penso di aver scoperto il suo gioco.
Egli dovrebbe scusarsi con l'Assemblea per averla indotta in errore e per non aver detto tutta la verità.
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<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="EN" NAME="Macartney">
Signora Presidente, anche a me dispiace dover rispondere a questa osservazione.
Non ho nulla da nascondere; ho però delle conoscenze linguistiche.
Faccio molta attenzione a quello che firmo quando devo sottoscrivere degli emendamenti.
I servizi di seduta possono confermare che nell'emendamento originale depositato dal nostro gruppo è stata utilizzata l'espressione "viande anglaise ».
Non sono responsabile di ciò che è successo in seguito, ma ho appurato la questione con David Martin, che allora espletava le funzioni di Presidente.
I servizi di seduta possono confermarlo.
Spero che venga messa fine alla questione, che è assolutamente ridicola.
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<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
Onorevole Macartney, ad ogni modo adesso stiamo procedendo all'adozione del processo verbale.
E lo dico sia a lei che all'onorevole Miller.
Faremo in modo, comunque, che le dichiarazioni di tutti vengano correttamente trascritte.
<P>
(Il processo verbale è approvato)
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<CHAPTER ID=2>
Votazioni
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="DE" NAME="Zimmermann">
Signora Presidente, vorrei solo rilasciare una breve dichiarazione sulla mia relazione.
Coloro che hanno assistito ieri sera alla discussione hanno potuto sentire il motivo per cui la Commissione non è disposta ad accogliere, nella loro formulazione attuale, le proposte di emendamento che sono state ora approvate dai cristiano democratici e che si riferiscono al vertice di Amsterdam.
Io vorrei ribadire chiaramente ancora una volta che il mio gruppo non ha votato a favore di questi emendamenti, poiché il Trattato non è stato ancora ratificato e noi non possiamo ancora fare riferimento ad esso.
E' un peccato che gli emendamenti siano stati integrati nella relazione, come ha voluto la maggioranza.
Ma dobbiamo rassegnarci perché ormai le cose stanno così.
Vorrei tuttavia ancora una volta sottolineare che il mio gruppo non può accettare che ci si riferisca a qualcosa che non è ancora entrato in vigore.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="EN" NAME="Tomlinson">
Signora Presidente, l'ho sentita fare i nomi di alcune persone che intendono fare delle dichiarazioni di voto, ma non sono qui.
Potrebbe verificare la presenza in Aula di tutte le persone che intendono presentare dichiarazioni di voto e di cui lei sta leggendo i nomi?
In caso contrario si tratterebbe di una dichiarazione di non-voto.
<P>
<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
Si, lei ha pienamente ragione.
L'onorevole Vanhecke è presente, ci ha appena fatto sapere che presenta una dichiarazione di voto per iscritto.
Anche l'onorevole Lindqvist ci ha fatto sapere che la sua dichiarazione di voto sarebbe stata presentata per iscritto.
Gli onorevoli Holm e Wibe sono presenti.
Ci sono tutti.
E' magnifico!
Mi congratulo con loro per aver presentato le loro dichiarazioni di voto per iscritto.
Credo che la prossima volta le presenteranno oralmente in modo che risulti chiaramente che sono presenti.
<P>
<SPEAKER ID=10 NAME="Lindqvist">
È positivo che i problemi dei profughi vengano affrontati sul piano globale e che l'onere ne venga distribuito tra più paesi.
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Temo tuttavia che una politica comune dell'Unione in materia di profughi, asilo e visti possa tradursi in una linea più dura nei confronti dei profughi e in barriere più invalicabili nei confronti del resto del mondo.
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Holm">
Non sottoscrivo la richiesta che l'Unione, in modo sovranazionale, divenga responsabile di settori quali l'asilo e l'immigrazione.
Mi pare che problemi come questi vadano piuttosto gestiti sul piano nazionale.
Invece, sono ovviamente favorevole a una cooperazione intergovernativa in questo campo.
<P>
L'obiettivo del programma, ossia promuovere la cooperazione tra le autorità competenti nei vari Stati, è lodevole.
Ma è bene intensificare la cooperazione anche con i paesi dell'Europa centrale e orientale.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Veicoli con ruote
<SPEAKER ID=13 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A4-0342/97) dell'onorevole Kittelmann, a nome della commissione per le relazioni economiche esterne, sulla proposta di decisione del Consiglio ai fini dell'adesione della Comunità europea all'accordo della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite relativo all'adozione di prescrizioni tecniche uniformi per i veicoli a motore, gli accessori e le parti che possono essere installati e/o utilizzati sui veicoli a motore ed alle condizioni del riconoscimento reciproco delle omologazioni rilasciate in base a tali prescrizioni (Accordo del 1958 riveduto) (9868/97 - C4-0467/97-96/0006(AVC).
<P>
<SPEAKER ID=14 NAME="Kittelmann">
Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, l'accordo ha un nome lungo, ma quello che spero noi oggi approveremo è effettivamente un accordo riveduto che ha una certa importanza.
La commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa vi invita ad adottare la raccomandazione.
Avevamo già approvato la relazione nel novembre dello scorso anno.
All'inizio di gennaio tuttavia il Consiglio ha comunicato che intendeva ritirare la sua richiesta di approvazione, al fine di elaborare ulteriormente la proposta della Commissione e di presentarla nuovamente.
L'operazione ha avuto successo, il testo di cui disponiamo ora è formulato in modo migliore.
<P>
In cosa consiste l'accordo del 1958 della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite?
Nel 1958 alcuni Stati rappresentati nella Commissione per l'Europa delle Nazioni Unite conclusero un accordo sull'adozione di condizioni uniformi per l'omologazione di accessori e parti di veicoli a motore.
So che i colleghi Mombaur e Malangré sono estremamente soddisfatti.
Più precisamente si tratta del riconoscimento reciproco tra le parti contraenti delle omologazioni di tipi di automobili prodotti in conformità con le suddette norme.
<P>
La proposta della Commissione prevede che ora anche la Comunità europea oltre ai suoi singoli Stati membri aderisca a questo accordo delle Nazioni Unite.
Penso che ciò sia molto positivo, poiché dimostra chiaramente che l'Unione europea aderisce in misura sempre maggiore anche ad accordi di diritto internazionale e può votare con una sua personalità giuridica.
Per motivi giuridici tuttavia, sarà la Comunità europea e non l'Unione europea a divenire parte contraente, poiché l'Unione, a differenza della Comunità, non dispone di una personalità giuridica internazionale.
<P>
Il significato economico di un tale accordo per l'industria automobilistica europea è evidente.
Dalla conclusione dell'accordo sono state adottate circa 100 regolamentazioni specifiche che riguardano la totalità degli accessori e parti di veicoli a motore.
Una rinegoziazione si è resa fra l'altro necessaria anche alla luce del completamento del mercato interno dell'UN.
E' inoltre emerso chiaramente che, dinanzi al rapido progresso tecnico dell'industria automobilistica e alla crescente compenetrazione commerciale internazionale è necessario un dispositivo normativo riconosciuto a livello internazionale.
<P>
La presente proposta si differenzia dalla prima in tre punti.
Primo: il ruolo che mantengono gli Stati membri dopo l'adesione della Comunità all'accordo è definito in modo particolareggiato.
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Secondo: come ulteriore base giuridica per l'adesione della Comunità europea all'accordo riveduto si aggiunge l'articolo 100 A.
<P>
Terzo: alla decisione sull'adesione si aggiunge l'allegato 3, che regola particolari tecnici relativi alla partecipazione della Comunità e degli Stati membri all'accordo.
Questa proposta in particolare rende oggi la nostra approvazione più facile rispetto ad un anno fa, poiché questo allegato contiene la richiesta che noi e la commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, competente per parere, abbiamo rivolto alla Commissione, affinché questa informi tempestivamente questo Parlamento ancor prima della presentazione formale di proposte sull'emanazione della nuova regolamentazione.
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In questo modo il Parlamento potrà comunicare i suoi desideri già in questa fase preliminare.
Tale procedura di informazione è stata promessa dal Commissario Bangemann e confermata per iscritto.
Quanto il Commissario Bangemann promette viene sempre mantenuto!
Quest'assicurazione diverrà ora parte integrante dell'atto giuridico formale e quindi assumerà un'importanza ancora maggiore.
<P>
In merito al recepimento delle norme nel diritto comunitario, deve essere applicata la procedura di codecisione, quindi si richiede l'approvazione del Parlamento.
In questo modo si salvaguardano i nostri diritti di codecisione, soprattutto se si considera la procedura di informazione già citata.
<P>
Il rafforzamento di questo accordo mediante più rigide procedure decisionali e la cooperazione della Comunità in quanto tale accresceranno notevolmente la sua importanza internazionale.
<P>
Altri importanti produttori di automobili aderiranno presto o tardi all'accordo.
Grazie a questo le possibilità di vendita per l'economia europea e il mercato mondiale continueranno a migliorare.
Daremo così il nostro consenso ad un accordo che per l'Europa sarà necessario e vantaggioso.
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<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="EN" NAME="Smith">
Signora Presidente, sono grato al relatore per averci fornito le spiegazioni tecniche che stanno alla base della sua relazione.
La raccomandazione deriva dal riconoscimento che è necessario avere un complesso di norme internazionali accettate da tutti sull'omologazione dei veicoli a motore.
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Noi pensiamo che se il nostro scopo è quello di globalizzare il commercio di beni di ogni tipo, allora dovremmo favorire la suddivisione del lavoro a livello internazionale, a vantaggio nostro e delle economie più povere.
Ma noi vogliamo anche la globalizzazione dei diritti umani, dei valori sociali e del rispetto per l'ambiente.
Abbiamo quindi tutto l'interesse a continuare a far sì che questo sistema, per funzionare, debba passare attraverso strutture giuridiche internazionali, in modo da aumentare la fiducia e garantire l'affidabilità e la trasparenza a livello economico, e il rispetto reciproco a livello mondiale.
Questo è il motivo per il quale appoggiamo la relazione.
<P>
Devo dire che, dopo alcune iniziali riserve, il relatore mi ha convinto del fatto che il Parlamento avrà sicuramente un ruolo nel programma, e sono grato all'onorevole Kittelmann per il lavoro svolto in tal senso.
Spero solo che la sua fiducia venga premiata nei mesi e negli anni a venire.
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<SPEAKER ID=16 NAME="Santini">
Signora Presidente, quest'accordo, che risale al 1958, potrebbe sembrare un pò obsoleto, ma con le modifiche che il nostro relatore e la Commissione vi hanno apportato possiamo senz'altro accoglierlo con favore e dire che è ancora attuale.
La dimostrazione viene anche dall'applicazione che ha avuto in questo lasso di tempo: più di cento regolamentazioni specifiche sono state applicate e non vi sono stati mai grossi problemi.
<P>
Desidero sottolineare l'importanza che quest'accordo riveduto ha per l'industria automobilistica europea e l'occupazione.
Nella competizione globale fra costruttori automobilistici, in particolare fra costruttori europei e americani, per la penetrazione commerciale nei nuovi mercati emergenti, l'adozione di norme tecniche uniformi e comuni per le autovetture è infatti quanto mai necessaria, soprattutto perché consente di definire i parametri per una concorrenza sana ed equilibrata; sappiamo inoltre quanto bisogno vi sia di questa disciplina in molti altri campi.
<P>
Occorre pure tenere conto del fatto che l'adesione dell'Unione europea all'accordo riveduto del 1958 potrebbe indurre alcuni paesi, ad esempio Giappone, Corea, Cina, Sudafrica, India, paesi emergenti e concorrenti del futuro, che hanno manifestato interesse o addirittura intenzione di aderire a tale accordo, a compiere il passo definitivo, ma a compierlo un pò nella direzione che noi auspichiamo.
<P>
Infine, in questa prospettiva per l'industria automobilistica europea che ha avviato una serie di ganoide-venture in molti paesi emergenti, l'adesione dell'UN all'accordo riveduto è di vitale importanza.
L'adesione, infatti, consentirà un più rapido processo di adozione di tutta la materia, ma soprattutto consentirà all'industria automobilistica europea di non cedere il passo, come in altri campi, all'invadenza dell'industria americana.
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="DE" NAME="Kreissl-Dörfler">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, immaginate di essere produttori di automobili e di voler ottenere l'omologazione di un nuovo tipo di veicolo.
Supponiamo inoltre che dal vostro punto di vista si tratti di un tipo molto economico, anche se non supera del tutto il test dell'alce per alcuni aspetti della sicurezza.
L'adesione delle Comunità europee all'accordo ECE sarebbe per voi una manna dal cielo.
Citerò il parere della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale: "Con l'adesione dell' UE la portata della procedura di codecisione per taluni aspetti sensibili relativi alla sicurezza e alla legislazione di tutela ambientale si riduce notevolmente» Ancora: "L'UE lascerebbe esercitare il suo potere legislativo ad un'istituzione che dispone di una più debole base normativa».
E citando il relatore della commissione giuridica: " Il Trattato istitutivo delle Comunità europee prevede un livello di protezione il più elevato possibile per l'ambiente e la tutela dei consumatori, mentre tali disposizioni sostanziali non figurano nell'accordo ECE.
<P>
Sembra quasi una battuta credere che il Parlamento potrebbe, nella dirittura d'arrivo di tutta una procedura, impedire una omologazione di automobile di standard inferiore con il suo parere conforme, quindi con un semplice si o no; infatti per poter avere un ruolo determinante al Parlamento manca uno strumento essenziale, la codecisione.
Al fine di tener conto delle riserve delle commissioni competenti per parere, la Commissione si è impegnata ad informare anticipatamente il Parlamento in via confidenziale.
Si tratta di un bel gesto, bisogna riconoscerlo.
Ma perché si dovrebbe verificare un caso di emergenza, proprio relativamente all'ambiente e alla sicurezza?
L'adesione della Comunità ubbidisce alla logica che vuole una maggiore e più rapida presenza sul mercato mondiale e che spinge altri paesi ad aderire all'ECE.
Perché si deve far pagare più caro il biglietto d'entrata?
Ed io propongo di non metterci adesso in una situazione insoddisfacente per poi sperare in tempi migliori.
Al contrario, dovremmo chiedere alle istanze competenti di riformare innanzitutto le procedure ECE dal punto di vista ecologico, sociale e delle tecniche relative alla sicurezza, e in seguito potremo parlare di un'adesione all'accordo sull'omologazione di veicoli a motore.
Allora anche noi non ci opporremo, al contrario.
Sperando che prima o poi non arrivi anche il test dell'elefante!
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<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="NL" NAME="van Dam">
Signora Presidente, desidero prima di tutto dire qualcosa riguardo alla procedura adottata dalla commissione per le relazioni economiche esterne, che il 21 ottobre scorso ha votato a rotta di collo su questa relazione.
Il fatto che 6 dei 14 membri della commissione presenti alla votazione si siano astenuti rivela come molti di essi fossero insoddisfatti del modo in cui si è operato.
La relazione è stata aggiunta all'ordine del giorno un solo giorno lavorativo prima della riunione della commissione e tale cambiamento dell'ordine del giorno è stato comunicato ai membri della commissione il giorno stesso della riunione.
Inoltre, abbiamo potuto prendere visione della relazione soltanto durante la riunione stessa è stato pertanto impossibile svolgere un dibattito sui suoi contenuti, e tanto meno lo è stato formulare un giudizio equilibrato.
Una cosa del genere non dovrà più ripetersi in futuro.
<P>
Tutto ciò non inficia la nostra valutazione positiva del lavoro svolto dal relatore.
Concordiamo con lui sul fatto che, per diversi motivi, è importante che l'Unione aderisca all'accordo ECE.
Le dimensioni crescenti del commercio internazionale e la sempre maggiore concorrenza da parte dell'industria automobilistica giapponese e coreana ci impongono una chiara scelta di campo a favore dell'industria europea.
Se elimineremo gli ostacoli tecnici, potremo favorire le esportazioni dai paesi dell'Unione.
<P>
L'adesione a questo accordo da parte dei paesi di tutto il mondo è certamente auspicabile; in particolare, dovrebbero sottoscriverlo anche gli Stati Uniti.
Nonostante questi ultimi abbiano optato per l'autocertificazione, spero comunque che la Commissione europea continui ad impegnarsi per l'adesione di questo come di altri paesi.
<P>
Ora che il mercato unico è stato completato, diventa tanto più importante armonizzare la normativa comunitaria con i regolamenti dell'ECE.
Al proposito, insistiamo affinché l'Unione si impegni a riprendere, per quanto possibile, anche nelle disposizioni ECE il buon livello di protezione garantito dalle norme comunitarie.
Siamo lieti che sia stato sventato il pericolo che l'adesione all'accordo ECE comporti un abbassamento di tale livello.
Ora che il Consiglio ha aggiunto l'articolo 100 A alla base giuridica, confidiamo che la salute pubblica, la sicurezza e l'ambiente continueranno ad essere tutelate.
L'Unione può farlo poiché al momento ha la maggioranza assoluta nel processo decisionale dell'ECE e, anche in caso di ulteriori adesioni, potrà sempre disporre di una minoranza con potere di blocco.
<P>
Noi speriamo che l'adesione all'accordo ECE favorirà un maggiore equilibrio nella difesa dei vari interessi e una maggiore armonia tra la tutela degli interessi dell'ambiente, dei consumatori e della sicurezza dei trasporti, da un lato, e quelli dei produttori automobilistici dei paesi membri, dall'altro lato.
Al proposito, un approccio comune offre il vantaggio che la tutela degli interessi dell'industria automobilistica nazionale non porteranno unilateralmente ad un abbassamento del livello di protezione.
<P>
Per quanto riguarda, poi, gli aspetti interni dell'adesione, la posizione del Parlamento europeo è interessante.
Mentre il Parlamento ha tuttora un diritto di codecisione sui requisiti dell'equipaggiamento e sull'approvazione dei veicoli a ruote, dopo l'adesione tali competenze saranno sostituite dalla procedura di approvazione prevista dai nuovi regolamenti ECE.
Secondo noi, anche il quel caso il controllo parlamentare sarà garantito.
Ora, poi, che ci è stato promesso che il Parlamento europeo sarà tenuto informato in via ottimale tramite la procedura modus vivendi , condividiamo la conclusione tratta dal relatore secondo cui il coinvolgimento del Parlamento europeo sarà assicurato anche dopo la firma dell'accordo ECE.
<P>
Meno tranquillo mi sento, invece, in merito al coinvolgimento degli Stati membri.
Noi condividiamo le critiche espresse dal Consiglio alla pretesa della Commissione europea di fungere da portavoce in tutte le fasi delle consultazioni ECE.
E' vero che, secondo la decisione del Consiglio, la Commissione europea parlerà a nome dell'Unione europea, mentre gli Stati membri potranno parlare in Prima persona solo nelle riunioni degli esperti?
<P>
L'adesione a questo accordo dimostra che le competenze dell'Unione in ambito internazionale possono essere di ampia portata.
Giustamente il relatore lo ha verificato sulla base del principio di sussidiarietà, dando un notevole peso alla crescente mondializzazione del commercio e degli investimenti.
Anche noi, al pari del relatore, riteniamo che in questo caso l'agire comune da parte degli Stati membri in seno all'ECE rappresenti un importante valore aggiunto.
<P>
<SPEAKER ID=19 NAME="Bonino">
Signora Presidente, la Commissione intende innanzitutto congratularsi con il relatore, onorevole Kittelmann, per l'eccellente relazione su questo progetto di decisione.
La relazione delinea un'analisi dettagliata del contenuto e delle procedure interne da seguire, a partire dal momento in cui la Comunità europea diventa parte contraente di questo accordo.
<P>
Dal punto di vista politico nonché economico, vorrei sottolineare semplicemente la crescente importanza del potenziamento dell'armonizzazione internazionale, non solo per quanto riguarda l'industria ma anche per quanto riguarda il punto di vista dei consumatori.
Penso che, da questo punto di vista, i colleghi che hanno espresso in questa sala certe preoccupazioni, troveranno in questo strumento un'ulteriore garanzia, perché credo che solo l'armonizzazione multilaterale può garantire, in un mercato globale di tutta evidenza, un dato di garanzia ulteriore.
<P>
Il punto che la Commissione intende precisare, ma che è già stato dettagliatamente presentato dal relatore, onorevole Kittelmann, riguarda le procedure, ed è un punto che ha sollevato qualche dubbio in questa sala.
Per essere più precisi, la Commissione intende ribadire che, Prima di votare a favore dell'adozione di un progetto di regolamento o di un progetto di emendamento, la Comunità dovrà richiedere il parere conforme del Parlamento europeo nel caso di nuovi regolamenti, oppure, nel caso di regolamenti esistenti che vengano adeguati al progresso tecnico, sottoporre i progetti di emendamento al Parlamento europeo in tempo utile perché si possano seguire le procedure in vigore a livello di comitatologia.
<P>
Inoltre, la Commissione informerà il Parlamento europeo a tutti gli stadi della procedura, in particolare in relazione alla stesura del programma di lavoro e all'avanzamento dei lavori preparatori.
Nei settori sensibili, quali quello degli agenti inquinanti e delle emissioni di rumore, il Consiglio e la Commissione hanno concordato, nel contesto di una dichiarazione riportata agli atti del Consiglio, che l'adozione di misure in questi settori debba aver luogo, a livello comunitario, conformemente al disposto degli articoli 100 A a 189 B e che, solo dopo aver completato queste procedure, verrà avviata la procedura per l'adozione di un emendamento ad un regolamento.
<P>
In questo senso, la Commissione ha inteso garantire che il Parlamento europeo fosse coinvolto ad ogni stadio della procedura e a livello di informazione in modo completo e corretto.
Tutti i partecipanti debbono comunque apportare il proprio contributo di modo che queste procedure possono svolgersi in modo efficace.
<P>
Da questo punto di vista, nell'evidente passaggio - che è un aspetto giuridico - dalla codecisione ad altre forme di cooperazione - poiché è quanto richiede questo tipo di trattati - credo che la Commissione abbia dimostrato attenzione al coinvolgimento del Parlamento europeo, in particolare per quanto riguarda le materie sensibili, che, relativamente ai miei rapporti istituzionali, riguardano i consumatori e le emissioni inquinanti e le emissioni di rumori.
<P>
<SPEAKER ID=20 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
Passiamo ora alla votazione della relazione dell'onorevole Kittelmann.
<P>
(Il Parlamento approva la decisione)
<P>
<SPEAKER ID=21 NAME="Caudron">
Come l'onorevole collega Peter Kittelmann, ritengo che si debba firmare questo accordo.
<P>
Tali accordi mirano infatti a garantire una sana concorrenza su un mercato che diventa sempre più internazionale.
Dobbiamo quindi verificare che gli impegni presi dai paesi terzi vengano rispettati.
Non potremmo consentire, e l'industria non potrebbe tollerare, che l'Unione europea applichi in modo unilaterale i diversi accordi che ha sottoscritto.
<P>
L'OMC, nata nel 1984, aveva senso solo se fosse stata in grado di far applicare le regole stabilite.
Fino ad oggi, è apparso chiaramente che occorre rafforzare gli strumenti giuridici di cui dispone per raggiungere concretamente questo obiettivo.
Molti sono gli esempi di concorrenza sleale attuata da taluni nostri partner.
<P>
Queste violazioni, a cui l'Europa reagisce spesso timidamente, hanno prodotto gravi conseguenze in tutti i settori industriali.
Tutti ne sono a conoscenza.
L'Unione europea può firmare un'infinità di accordi, ma deve controllare che vengano effettivamente applicati e da tutte le parti che li hanno sottoscritti.
L'Europa deve rispettare gli impegni presi.
E' però controproducente che anticipi l'attuazione degli accordi o che li applichi prima dei nostri concorrenti.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Produzione cinematografica e audiovisiva
<SPEAKER ID=22 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, sei interrogazioni orali:
<P>
B4-0902/97, dell'onorevole Guinebertière, a nome del gruppo Unione per l'Europa, sul Fondo di garanzia per incentivare la produzione cinematografica e audiovisiva; -B4-0903/97, degli onorevoli Monfils e Ryynänen, a nome del gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori, sulla creazione di un Fondo di garanzia; -B4-0904/97, dell'onorevole Pailler, a nome del gruppo confederale della sinistra unitaria europea. Sinistra verde nordica, sul Fondo di garanzia europeo per la produzione cinematografica e audiovisiva; -B4-0905/97, dell'onorevole Leperre-Verrier, a nome del gruppo dell'Alleanza radicale europea, sul Fondo di garanzia per incentivare la produzione cinematografica e audiovisiva; -B4-0906/97, dell'onorevole Ripa di Meana, a nome del gruppo Verde al Parlamento europeo, sul Fondo di garanzia per incentivare la produzione cinematografica e audiovisiva; -B4-0907/97, degli onorevoli Pack, Pex e Perry, a nome del gruppo del Partito popolare europeo, sul Fondo di garanzia per incentivare la produzione cinematografica e audiovisiva.
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="FR" NAME="Guinebertière">
Signora Presidente, signora Commissario, vorrei ricordare che il Parlamento europeo, il 22 ottobre 1996, si era pronunciato in favore della creazione di un Fondo di garanzia per incentivare la produzione cinematografica e audiovisiva.
Questo strumento finanziario era destinato a incoraggiare gli istituti bancari e finanziari a potenziare i loro interventi a favore della produzione cinematografica, segnatamente accordando una garanzia parziale ai prestiti concessi ai produttori.
<P>
Tuttavia, sotto la presidenza irlandese, il Consiglio del 16 dicembre non aveva accolto la proposta che riprendeva l'idea di un periodo sperimentale di cinque anni e basava la propria credibilità su uno studio del FEI che forniva garanzie per la gestione di questo Fondo.
Il 24 novembre, il Consiglio "cultura», sotto la presidenza lussemburghese, deve riesaminare nuovamente una proposta di compromesso.
<P>
In qualità di relatrice per il Parlamento, ho potuto valutare le aspettative dei professionisti del settore, sia audiovisivo che finanziario.
L'effetto catalizzatore del Fondo di garanzia permetterebbe non solo un maggior numero di produzioni, ma anche la costituzione di cataloghi, il cui consumo è sempre maggiore dato lo sviluppo di un mercato di nuovi servizi.
<P>
Tutte le cifre che analizziamo in questo ambito contribuiscono a dimostrare due situazioni.
La prima è che vi è una costante crescita di più reti televisive, nonché dell'utilizzo della trasmissione di immagini digitali, e per giunta più in Europa che altrove, secondo le previsioni per il periodo 1995/2005.
La crescita del reddito globale del settore è stimata, in media, a più del 69 %.
E i film sono una parte fondamentale di un settore industriale che trova sempre maggiori sbocchi, ad esempio, in attività di formazione, istruzione, informazione, commercio, eccetera.
C'è quindi uno sviluppo estremamente sostenuto del consumo di questi prodotti.
<P>
La seconda constatazione è che la bilancia degli scambi culturali tra UE e Stati Uniti registra oggi un deficit di 6 miliardi di dollari per l'Unione, il che equivale, purtroppo, a 250 000 posti di lavoro.
Nel momento in cui si tiene il vertice di Lussemburgo, nel momento in cui gli Stati considerano con vergogna i loro tassi di disoccupazione, noi responsabili politici dobbiamo fare di tutto per fornire a questo settore i mezzi per far "esplodere» i nuovi lavori, che spesso sono ad altissimo contenuto tecnologico.
Io so che la Commissione, come il Parlamento, è molto sensibile a questo argomento, e che è consapevole dell'esistenza di questo potenziale miniera di posti di lavoro.
<P>
Le chiedo perciò di aiutarci, di fronte al Consiglio, perché ritengo che insieme potremmo fare molta strada; questo strumento verrebbe a completare i mezzi a disposizione della politica audiovisiva europea che, grazie alla direttiva "Televisioni senza frontiere» ed il programma MEDIA, ha già permesso di meglio strutturare un settore che deve far fronte ad un aumento permanente di prodotti cinematografici.
Ringrazio quindi la Commissione per il sostegno fornitoci.
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="FR" NAME="Monfils">
Signora Presidente, come già sottolineato dalla onorevole collega Guinebertière, il Fondo di garanzia non è una novità per il Parlamento europeo; la sua istituzione è stata infatti proposta più di un anno fa ed il sistema è al tempo stesso semplice, poco oneroso, ma, come già precedentemente evidenziato, estremamente utile per lo sviluppo della produzione audiovisiva.
Si parla così spesso dei rapporti tra cultura e economia che è giunto il momento di dimostrare che è possibile passare dalle parole ai fatti.
<P>
Dal momento che il settore della cultura è in grado di offrire nuovi posti di lavoro, fatto già dimostrato da tempo, è logico incentivare i privati a investire in queste attività.
Ma poiché ogni prodotto audiovisivo è un prototipo, le pubbliche amministrazioni devono farsi carico delle loro responsabilità, assumendosi una parte del rischio che l'aiuto al cinema comporta.
Il cinema, però, non rappresenta solo uno sbocco occupazionale, ma anche l'espressione artistica delle nostre convergenze e diversità e costituisce un potente strumento della politica culturale.
<P>
Potenziare il sostegno al nostro cinema significa permettere ai cittadini europei di vedere nelle loro sale o sulle reti televisive il riflesso delle loro identità, invece di essere perpetuamente alienati da una cultura proveniente dall'esterno.
Per tutte queste ragioni, il Fondo di garanzia mi sembra essere uno strumento supplementare particolarmente necessario per sostenere la creazione cinematografica europea.
<P>
Signora Presidente, ad Amsterdam gli Stati non hanno voluto attribuire alla cultura un posto più importante e molti deputati considerano l'articolo 128 particolarmente lacunoso.
I ministri della cultura hanno oggi l'occasione correggere parzialmente questo errore, dando il via libera alla nascita del Fondo di garanzia.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="FR" NAME="Ainardi">
Signora Presidente, nel 1988 il deficit degli scambi culturali (cinema, televisione, video) dell'Unione europea rispetto agli Stati Uniti è stato di 2, 1 miliardi di dollari.
Nel 1995, questo deficit è più che triplicato, raggiungendo i 6, 8 miliardi di dollari.
Effettivamente, la forte espansione del settore audiovisivo in Europa, con la nascita di nuove reti, si rivela vantaggiosa soprattutto per gli Stati Uniti.
La quota dei film americani nelle sale europee aumenta costantemente ed ha raggiunto l'80 %.
Queste cifre indicano chiaramente che gli Stati Uniti hanno compreso l'importanza decisiva del settore cinematografico e audiovisivo a livello sia politico che commerciale.
<P>
Di fronte al predominio americano, l'Unione europea deve battersi, da un lato, per limitare l'avanzata delle produzioni americane, e dall'altro, per difendere e sviluppare le proprie produzioni cinematografiche e audiovisive.
Si tratta di una vera e propria difesa della civiltà.
Grazie alla mobilitazione dei professionisti del settore della cultura, a cui abbiamo dato voce nella nostra Assemblea, siamo riusciti ad imporre nei negoziati del GATT il principio dell'eccezione culturale, facendo riconoscere che le opere culturali non sono una merce.
La difesa di questo principio è quanto mai attuale.
Bisogna difenderlo nei negoziati dell'accordo multilaterale sugli investimenti attualmente in corso nel quadro dell'OCSE, da cui bisogna escludere il cinema, gli audiovisivi e la proprietà intellettuale, ma anche istituendo e promuovendo strumenti giuridici e finanziari adeguati ed efficaci.
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Il Fondo di garanzia, che viene a completare il programma MEDIA, malgrado le carenze a livello normativo e finanziario, può effettivamente contribuire a incentivare la produzione e la distribuzione di opere culturali originarie degli Stati membri.
Il Parlamento europeo aveva adottato, il 22 ottobre 1996, la proposta della Commissione, rafforzandola con alcuni emendamenti.
E' deplorevole che il Consiglio non sia ancora giunto ad un accordo per l'opposizione di alcuni Stati membri.
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Questa discussione e la risoluzione presentata dal nostro gruppo mirano ad inviare un segnale forte al Consiglio dei ministri della cultura affinché, in occasione della riunione del 24 novembre, giunga ad un accordo.
Le recenti proposte della Federazione europea dei realizzatori dell'audiovisivo (FERA) potrebbero contribuire a sbloccare la situazione.
Approvando la costituzione del Fondo di garanzia, il Consiglio esprimerà la volontà di difendere la cultura dei paesi europei e di resistere al predominio economico e culturale degli Stati uniti.
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<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="FR" NAME="Leperre-Verrier">
Signora Presidente, tra qualche giorno, il Consiglio "cultura» dovrà decidere in merito alla creazione di un Fondo di garanzia per incentivare la produzione audiovisiva.
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La questione non è del tutto nuova, in quanto è dal 1996 che questa decisione, peraltro fondamentale, viene bloccata dal Consiglio.
Speriamo che il Consiglio faccia seguire alle parole i fatti.
Mi spiego.
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In un momento in cui, per la prima volta, gli Stati dell'Unione si riuniscono per definire una strategia comune per l'occupazione, è opportuno ricordare che il mercato audiovisivo è in piena espansione e costituisce una miniera potenziale di più di due milioni di posti di lavoro.
D'altra parte si tratta di un settore di punta, profondamente toccato da tutte le innovazioni tecnologiche più importanti: la transizione verso il sistema digitale, il 16/9, eccetera.. Se non vogliamo ancora una volta farci superare dagli Stati Uniti e mettere in pericolo la nostra identità culturale è necessario sviluppare una industria dinamica per la produzione di programmi.
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In proposito, va notato che gli americani, di cui temiamo l'invasione culturale, e in questo abbiamo ragione, hanno saputo sviluppare una industria audiovisiva che, in termini di esportazioni, è più importante dell'industria automobilistica e farmaceutica insieme.
Sarebbe un miracolo avere una situazione simile anche in Europa.
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Questo Fondo di garanzia, che agirebbe da starter , permetterebbe di incentivare gli investimenti in un settore a rischio, senza però, è opportuno sottolinearlo ancora una volta, gravare sul bilancio dell'UE.
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E' la più sconfortante constatare quanto la proposta sia rimasta bloccata se si considera che riduzione della dotazione di bilancio del programma MEDIA II avrebbe dovuto essere compensata dall'istituzione di questo fondo.
Ancora una volta, la produzione audiovisiva europea risulterà perdente, e possiamo anche dire che oggi è nuovamente vittima della regola dell'unanimità nel Consiglio.
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<SPEAKER ID=27 NAME="Ripa di Meana">
Signora Presidente, una richiesta e due domande.
Noi chiediamo che vi sia una garanzia che il Fondo non privilegi le grandi produzioni e favorisca soprattutto le coproduzioni per i produttori dei paesi ad area linguistica ridotta, diffondendole in tal modo tra i cittadini dell'Unione europea.
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Alla Commissione facciamo due domande.
È essa al corrente del testo di compromesso della Presidenza lussemburghese e, in caso affermativo, qual è la sua posizione in merito?
Infine, qual è la previsione che essa può fare sullo svolgimento del Consiglio «Cultura» del 24 novembre che finalmente potrebbe pervenire a un accordo sull'istituzione del Fondo?
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="FR" NAME="Deprez">
Signora Presidente, preparando questo intervento per la discussione odierna, ho riletto ieri l'eccellente relazione dell'onorevole Guinebertière che risale già, praticamente, ad un anno fa, nonché i documenti di una conferenza tenuta recentemente dal Commissario Ortega a Monaco.
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Quando ci si interessa di questo problema, non si può non essere colpiti da alcune cifre che forniscono un'idea dell'entità del problema.
Diversi oratori l'hanno già sottolineato.
In Europa, abbiamo la fortuna di avere il mercato audiovisivo con il più alto tasso di espansione al mondo, e queste prospettive di espansione probabilmente raddoppieranno nei prossimi dieci anni.
Constatiamo però, tra l'altro, proprio mentre stiamo costituendo un grande mercato, che tra le prime dieci multinazionali mondiali della comunicazione, quattro sono europee e che, per ora, la quota degli introiti delle imprese europee provenienti dal loro stesso mercato non rappresenta nemmeno un terzo del totale degli introiti del settore audiovisivo.
Il che significa che le imprese estere, sul nostro mercato, raccolgono due terzi degli introiti.
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Per quanto riguarda l'occupazione, la situazione è purtroppo più grave di quella descritta dalla onorevole Guinebertière, dal momento che lei analizzava unicamente le ripercussioni del deficit commerciale anno per anno.
Se si confronta l'occupazione negli Stati Uniti nell'insieme del settore audiovisivo, che supera i 2, 6 milioni di addetti, con quella nell'UE, che è appena di 1, 8 milioni, il nostro deficit raggiunge praticamente un milione di posti di lavoro nel settore culturale.
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Per questi motivi, è fondamentale incitare il Consiglio.
Contrariamente all'oratrice precedente, non sono tra coloro che ritengono che il fine ultimo sia l'eccezione culturale.
Sono peraltro lieto di constatare che alcuni oratori, di lingua diversa dal francese, abbiamo preso la parola, perché non vorrei che la cultura fosse assimilata semplicemente alla lingua francese.
Non sono neanche tra coloro che ritengono che la logica delle quote e delle produzioni, per sostituire produzioni europee qualunque a produzioni americane qualunque, sia il nostro obiettivo.
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Penso che il futuro dell'audiovisivo europeo sia nella qualità, e poiché la qualità richiede investimenti, gli investimenti devono essere incentivati.
Il meccanismo del Fondo di garanzia è estremamente semplice ed efficace.
Stanziamenti di base più limitati, prestiti e garanzie a condizioni di mercato - un meccanismo tutt'altro che burocratico - possono avere un effetto di leva notevole.
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I professionisti del settore chiedono l'istituzione del Fondo di garanzia, la Commissione europea l'ha proposta, il Parlamento europeo la sostiene sulla scia di quanto indicato dall'onorevole Guinebertière.
Non rimane che la decisione del Consiglio, e in particolare, all'interno del Consiglio, di uno Stato.
Che questo Stato, paladino del liberalismo, il 24 novembre ascolti la voce di chi vuole lo sviluppo dell'Europa e dice "si».
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="DE" NAME="Junker">
Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, sono stata relatrice per il Libro verde sul rafforzamento dell'industria delle realizzazioni audiovisive in Europa, anche questo molto tempo fa.
Ci siamo occupati di tre strumenti fondamentali che dovrebbero promuovere questo rafforzamento, cioè della direttiva sulla televisione, che nel frattempo è stata realizzata, del programma MEDIA-2 che sta procedendo, e del Fondo europeo di garanzia, per il quale non registriamo progressi, poiché viene bloccato dal Consiglio.
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Potrebbe costituire tuttavia un importante presupposto proprio per conquistare competitività e capacità di mercato nei confronti della concorrenza straniera.
Non possiamo più accettare che vengano sostenute le piccole ma raffinate produzioni artistiche del settore low budget , che in gran parte non verranno mai proiettate in un cinema né trasmesse da nessuna televisione.
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In Germania solo una produzione cinematografica su due arriva in un cinema; neanche in un piccolo cinema esclusivo.
Questo è lo svantaggio di un sostegno errato, ed è pertanto estremamente deplorevole che, secondo le mie informazioni, sia proprio la Germania a causare il blocco a livello di Consiglio.
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Spero veramente che si riesca a fare buon uso della competenza di registi, produttori, banche, istituti che si occupano dei media, nonché delle fondazioni per il cinema e che si possa pervenire a decisioni diverse da quelle prese fino ad ora.
Solo così sarà possibile sfruttare le possibilità, che sono già state descritte in questa sede e far progredire il grande cinema, naturalmente ricorrendo soprattutto a coproduzioni, cosa peraltro già usuale.
Abbiamo una produzione cinematografica che se vuole essere competitiva, deve essere realizzata solo in coproduzione con la televisione.
Questo è un grande mercato in fase di crescita.
Negli Stati Uniti la concessione di capitale a rischio è normale. In Europa purtroppo no!
Abbiamo voluto ovviare a questa mancanza con questo Fondo di garanzia, e se vogliamo che le belle dichiarazioni diventino realtà, è necessario trasformare in realtà anche questo Fondo di garanzia.
Spero che la Commissione riesca ad esercitare le debite pressioni.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="DE" NAME="Wolf">
Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, credo che sia necessario addurre argomenti molto precisi.
Si tratta in pratica di sviluppare un settore che non solo avrà una grande importanza economica per il futuro, ma che, con tutta la sua diversità e varietà rappresenta le caratteristiche che distinguono l'Unione europea da altri grandi blocchi che esistono in questo mondo: la sua diversità, la sua varietà e la sua creatività.
E' quindi importante che nel fondo di garanzia si tenga conto delle minoranze linguistiche e delle piccole produzioni.
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Le piccole produzioni, onorevole Junker, non devono necessariamente essere collocate al di fuori del mercato, quest'idea va subito superata.
Naturalmente abbiamo bisogno di coproduzioni, naturalmente abbiamo bisogno di un sostegno e naturalmente abbiamo bisogno del Fondo di garanzia, Questo è infatti lo strumento che ora, dopo che sono state prese tante altre decisioni, diviene praticabile, attuabile ed efficace.
A questo punto credo che dobbiamo rivolgerci tutti agli Stati membri come la Germania, che decidono di azionare il freno.
Non è accettabile che un paese ritenga di essere alla testa dello sviluppo europeo e blocchi tutti i fascicoli fondamentali.
Politica per l'occupazione, politica dell'audiovisivo, potrei continuare l'elenco.
Questa situazione va superata.
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="FR" NAME="Hory">
Signora Presidente, anch'io, come l'onorevole Deprez, ho riletto la relazione presentata dalla onorevole Guinebertière l'anno scorso e volevo riprendere una frase, in quanto non saprei dire meglio di lei "Deve esistere un'alternativa alla visione unicamente hollywoodiana del mondo».
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Condivido pienamente questo modo di esporre il problema e mi associo a tutti gli oratori che hanno richiesto di sbloccare il progetto del Fondo di garanzia. Vorrei però, con il vostro permesso, affrontare il problema da un punto di vista politico perché troppo spesso si dimentica che il settore della cultura è forse il terreno privilegiato per una analisi politica.
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Affermiamo solitamente che il nostro progetto europeo si basa, per quanto riguarda il passato, su una storia e su tradizioni comuni: è vero.
Per il presente, su uno zoccolo di valori comuni che sono proprio il risultato di questa storia: è vero. Per il futuro, però, la creazione letteraria, cinematografica, artistica e audiovisiva è senza dubbio lo strumento più importante per indagare il cosiddetto "umanesimo europeo».
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Ritengo che i problema sia ancora più ampio, e sia collegato alla crisi di valori dell'universalismo progressivamente corrotto.
Non penso infatti che la democrazia possa essere ridotta ad una vaga ideologia dei diritti dell'uomo.
Non credo che il liberalismo politico sia semplicemente un materialismo senza principi.
Non credo che gli scambi internazionali non siano altro che una globalizzazione che disprezzi gli uomini e non credo che l'universalismo possa riassumersi nell'uniformizzazione.
La perdita del senso dei valori dell'universalismo è direttamente all'origine di ciò che siamo costretti a chiamare, non esistendo termini migliori, l»identitarismo», l'etnicismo, il tribalismo e la religiosità più medievale.
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Quando avremo abdicato completamente di fronte all'invasione di una pseudo-cultura mondiale, sostenuta da capacità finanziarie senza precedenti, moltiplicata da strumenti di comunicazione diventati mezzi imperialistici, impoverita dalla sua stessa vittoria, quando alla fine, il liberalismo più sfrenato ci avrà reso liberi di scegliere tra Pepsi e Coca, non dovremo stupirci di vedere migliaia di esseri umani ricercare un altro avvenire nell'affermazione violenta della loro identità.
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L'onorevole Ainardi parla di difesa della civiltà.
Credo infatti che la lotta che dobbiamo affrontare per la difesa dell'identità e della specificità europea sia uno degli aspetti moderni della guerra della civiltà sulla barbarie.
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<SPEAKER ID=32 NAME="Presidente">
Sono state presentate sette proposte di risoluzione ai sensi dell'articolo 40, paragrafo 5, del regolamento .
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<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="EN" NAME="Whitehead">
Signora Presidente, abbandonerò il confessionalismo dell'oratore che mi ha preceduto.
Dal canto mio vorrei solo dire alla onorevole Guinebertière - io che vengo dal mondo anglosassone e che sono interessato alla questione dato che ho lavorato per 35 anni nel settore delle produzione audiovisiva - di tenere duro e di non arrendersi.
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Vorrei spiegare il motivo della mia dichiarazione.
Non è che io creda che la proposta sia priva di pericoli o difficoltà; la riluttanza espressa da alcuni paesi in Consiglio (e il mio paese tra questi) si basa sul timore che avvengano degli sprechi, sul timore che un gruppo egoistico di culturali si appropri dei fondi e faccia film che nessuno andrebbe a vedere.
Non credo assolutamente che ciò possa avvenire.
Penso invece che si dovrebbe avere un fondo di garanzia ben concepito, che nasca da un accordo tra il settore privato e quello pubblico, che sia basato su prestiti, e non su regali, che sia soggetto a verifiche e rendiconti per un periodo di cinque anni.
Dopodiché vedremo se il fondo funziona o meno.
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Penso che un fondo così funzionerebbe, e lo dico sulla base della mia esperienza nel settore televisivo e nell'industria cinematografica.
Molti piccoli film che avrebbero un enorme impatto culturale, e non mi riferisco tanto a quelli del mondo anglofono, ma piuttosto a quelli dei paesi europei più piccoli, non decollano a causa delle difficoltà di reperimento di fondi.
Questi film non riescono a trovare i finanziamenti necessari: le banche, infatti, da sempre riluttanti e scettiche in questo campo, non fanno facilmente investimenti di questo tipo.
C'è solo un modo per dare sostegno a questi film, e cioè fornire loro una garanzia secondaria: lo scopo del fondo di garanzia è proprio questo.
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Tutti coloro a cui piace la qualità in questo settore devono rendersi conto che, data l'enorme diffusione della televisione, in futuro l'unica soluzione è rappresentata dall'esistenza di un mercato cinematografico secondario che dia vita ad un numero sempre maggiore di film.
Altrimenti la televisione-spazzatura inonderà, come il riflusso in un sistema fognario, anche l'industria cinematografica.
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Mi piacerebbe sentir dire alla Commissione che essa sta dalla nostra parte, che essa condivide l'opinione che il Parlamento e la commissione per la cultura esprimono da anni, e non solo da qualche mese, anche se la proposta è temporaneamente bloccata in Consiglio.
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<SPEAKER ID=34 NAME="Bonino">
Signora Presidente, durante tutto questo tempo la Commissione, come il Parlamento ben sa, ha svolto il proprio ruolo nel processo seguito a questa proposta.
Il Fondo di garanzia in questione è stato in un primo tempo dotato di un bilancio di 90 milioni di ecu.
In seguito, la proposta si è scontrata con fortissime resistenze all'interno dell'altra istituzione comunitaria.
Al punto che la proposta di compromesso formulata dalla presidenza irlandese, di 60 milioni di ecu, non ha potuto neppure essere approvata all'unanimità.
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Attualmente, per rispondere all'interrogazione dell'onorevole Ripa di Meana, la presidenza lussemburghese ci propone un nuovo compromesso, di 30 milioni di ecu, che rappresenta in realtà un piccolo denominatore comune, ma che almeno, secondo la Commissione, ha il merito della coerenza in quanto, questa riduzione della dotazione finanziaria, peraltro non trascurabile, corrisponde ad una limitazione degli interventi al settore cinematografico e alle produzioni con bilanci piccoli e medi.
Ed è questa infatti la linea che si vuole adottare, dal momento che sono proprio le produzioni, o le coproduzioni, dotate di bilanci piccoli e medi a non avere possibilità di accedere ai finanziamenti del mercato privato, se non a condizioni particolarmente onerose.
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D'altra parte, come il Parlamento ben sa, la Banca europea per gli investimenti non può finanziare queste produzioni con bilanci piccoli e medi in quanto concede finanziamenti minimi dell'importo di 25 milioni di ecu.
Si tratta quindi di livelli completamente diversi.
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Detto questo, la Commissione condivide con il Parlamento non soltanto la preoccupazione per l'aspetto culturale e per l'importanza della diversificazione della cultura, ma anche per l'occupazione.
D'altra parte, e non è un caso, ed è forse una fortuna, che questa relazione viene discussa nel momento in cui a Lussemburgo si tiene un grande vertice, appunto, sull'occupazione.
Tra tutti i dati che sono stati forniti in questa sede dagli onorevoli parlamentari, ve n'è uno che vorrei sottolineare.
Negli anni novanta, l'audiovisivo americano ha generato più posti di lavoro che le industrie automobilistica, alberghiera e farmaceutica messe insieme.
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Per tutte queste ragioni, quindi, e per tutte le altre informazioni, molto interessanti, che gli onorevoli deputati hanno sottolineato, la Commissione eserciterà tutte le pressioni possibili in occasione del Consiglio di lunedì prossimo, affinché questo minimo comune possa essere finalmente approvato.
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<SPEAKER ID=35 NAME="Presidente">
L'onorevole Elchlepp ha una domanda per la Commissione.
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<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="DE" NAME="Elchlepp">
Signora Presidente, volevo rivolgere un'ulteriore domanda alla signora Commissaria.
Se si devono riguadagnare quote di mercato per gli europei grazie ad un miglioramento della qualità nel mercato cinematografico europeo - gli ordini di grandezza li abbiamo già sentiti - potranno 30 milioni provocare un'inversione di tendenza?
Qual è la sua valutazione in merito?
Dal punto di vista finanziario, visto quest'ordine di grandezza, non si sta piuttosto cercando di costruire un alibi?
Che contributo si può dare con 30 milioni all' inversione di tendenza da noi auspicata nella produzione di film?
La prego di dirci quali sono le sue esperienze e valutazioni.
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<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="FR" NAME="Bonino">
Capisco la preoccupazione dell'onorevole deputato.
Effettivamente, la proposta iniziale della Commissione era di ben 90 milioni di ecu.
Ciononostante, ci ritroviamo in una situazione in cui, con 30 milioni di ecu, con un campo di applicazione ristretto ai bilanci piccoli e medi, secondo la Commissione possiamo far sì che questa iniziativa abbia un effetto di leva e possa almeno partire.
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E' sempre il solito problema del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Si può pensare, da un lato, che non ne valga la pena.
La Commissione ritiene invece che, anche se il bilancio è stato ridotto, si tratti di un fatto importante, perché è un primo passo e sarà possibile, almeno lo spero, favorire una iniziativa futura e più adeguata nel grande settore dell'audiovisivo.
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<SPEAKER ID=38 NAME="Presidente">
Prendiamo atto del vigoroso sostegno della Commissione e del Commissario Bonino, che ringraziamo.
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La discussione congiunta è chiusa.
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Passiamo ora alla votazione e metto ai voti una proposta di risoluzione comune di sette gruppi politici .
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(Il Parlamento approva la risoluzione)
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<CHAPTER ID=5>
Pesca nell'Antartico
<SPEAKER ID=39 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A4-0315/97) dell'onorevole McKenna, a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento che fissa talune misure di conservazione e di controllo applicabili alle attività di pesca nell'Antartico e che sostituisce il regolamento (CE) 2113/96 del 25 ottobre 1996 (COM(97)0213 - C4-0285/97-97/0135(CNS)).
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<SPEAKER ID=40 NAME="Ripa di Meana">
. Signora Presidente, la commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell'Antartico, CCAMLR, è l'ente di gestione responsabile delle attività di pesca nell'Oceano Antartico, ad eccezione dei mammiferi marini.
La commissione, che riunisce tra l'altro sette Stati membri dell'Unione europea, si è riunita il 21 ottobre e ha continuato i suoi lavori fino al 2 novembre a Hobarth in Australia con decisioni che sono state adottate sulla base delle proposte formulate dalla stessa commissione.
Le misure sono di gestione applicabili nell'ambito della CCAMLR sono state oggetto di alcune modifiche tra cui, in particolare, la modifica delle quote relative alle attività di pesca esistenti e le nuove attività di pesca.
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Sono poi state introdotte numerose modifiche minori relative alla procedura dell'Unione europea per autorizzare un'attività di pesca, al miglioramento dell'attività di monitoraggio, alle limitazioni sui metodi di eliminazione dei residui plastici prodotti dalle navi da pesca e alla descrizione tecnica degli attrezzi da pesca con palangaro per evitare la cattura accidentale di uccelli marini, in particolare, albatros.
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Molte delle decisioni adottate nel corso della riunione si riferiscono all'apertura di nove nuove attività di pesca e riguardano principalmente il tooth fish , l'austromerluzzo.
La commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell'Antartico va fiera della sua etica di conservazione e del suo sostegno ad un approccio precauzionale, prevede una procedura da espletare preventivamente al rilascio dell'autorizzazione per una nuova attività di pesca.
Solo dopo l'approvazione della CCAMLR e l'adozione di un totale delle catture ammesse (TAC) sarà possibile avviare l'attività di pesca.
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Tuttavia, nell'anno in corso è stata proposta l'apertura simultanea di numerose attività di pesca in diverse zone prossime al continente Antartico.
Considerando la notevole entità della pesca illegale e il suo aumento progressivo, alcuni membri della CCAMLR hanno raccomandato l'adozione di un atteggiamento di maggiore cautela al momento di esaminare le richieste.
Durante l'anno in corso, il Comitato scientifico ha infatti raccomandato per quanto riguarda queste nuove attività di pesca l'adozione di TAC significativi, per volumi pari a 1.980 o a 2.200 tonnellate a seconda delle zone.
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Un'altra modifica di rilievo ha riguardato il TAC di austromerluzzo attorno alle isole Heard e McDonald, che è aumentato di 12 volte passando da 297 a 3.800 tonnellate.
Per quanto concerne la fissazione di TAC l'approccio seguito dalla CCAMLR nel 1996 non sembra, a parere nostro, ispirato ai principi precauzionali; piuttosto risulta chiaramente che l'organizzazione è ormai sottoposta a pressioni crescenti per autorizzare la pesca prima di aver proceduto a rigorose analisi scientifiche e ad aver messo a punto adeguate misure di controllo.
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La pesca illegale è senza dubbio il principale problema affrontato dalla CCAMLR.
Rappresenta infatti una grave minaccia sia per gli stock ittici, attualmente e soprattutto per l'austromerluzzo, nonché per la stessa credibilità della commissione.
La pesca illegale assume varie forme: pescherecci autorizzati a pescare, ma che commettono infrazioni; pescherecci battenti bandiera di un paese membro della CCAMLR che esercitano la loro attività ma sprovvisti di licenza di pesca, commettendo così una grave infrazione; infine, pescherecci battenti bandiera di paesi non membri della CCAMLR che pescano senza alcuna limitazione.
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L'Unione europea è interessata sia alle azioni delle imbarcazioni dei suoi paesi membri, sia a quelle delle navi che battono bandiera di altri paesi, ma che sono di proprietà di società dell'UE.
La situazione è così grave che secondo stime attendibili il totale delle catture illegali sarebbe pari o addirittura superiore a quelle delle catture consentite.
Considerando che nel resto del mondo gli stock sono oggetto di un depauperamento sempre più pronunciato, e che la capacità di pesca è invece in costante aumento, è del tutto probabile che una parte sempre più crescente dello sforzo di pesca si concentri nell'Oceano Antartico.
La situazione è poi esacerbata dall'alto prezzo raccomandato per l'austromerluzzo.
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Per molti anni, la CCAMLR è stata in grado di attuare concretamente i principi propugnati.
Tuttavia, per risolvere l'attuale crisi del settore della pesca registrata in altre zone e caratterizzata dall'esaurimento degli stock , alla CCAMLR saranno necessari spirito di cooperazione e determinazione, in quanto la situazione rende inevitabile nel prossimo futuro l'adozione di decisioni molto più severe di quelle approvate nel corso della riunione del 1996.
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<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="EN" NAME="Provan">
Signora Presidente, vorrei ringraziare il mio vecchio amico, l'onorevole Ripa di Meana, per la sua presentazione di stamattina, che solleva una questione importante in ordine alla procedura parlamentare.
Il relatore dovrebbe rappresentare la commissione responsabile della relazione, e qui invece abbiamo l'onorevole Ripa di Meana in sostituzione di un relatore che non ha chiesto alla commissione di trovargli un sostituto.
Non penso che un gruppo politico possa presentare una relazione per conto di una commissione quando invece tale relazione avrebbe dovuto essere illustrata da un altro rappresentante della commissione.
Vorrei chiedere alla Presidenza dei chiarimenti in merito.
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<SPEAKER ID=42 NAME="Presidente">
Onorevole Provan, credo che vi siano stati innumerevoli precedenti.
Sarebbe possibile, in effetti, in futuro, esaminare quale debba essere la procedura formalmente corretta.
E se le forme necessarie non sono state rispettate, faremo in modo di procedere altrimenti.
Detto questo, lei sa bene che vi sono stati moltissimi precedenti, soprattutto per le relazioni presentate il venerdì mattina e per cui ci sono problemi perché il relatore non riesce a rendersi disponibile.
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<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="EN" NAME="Hardstaff">
Signora presidente, mi dispiace molto che la onorevole McKenna non sia presente oggi, in quanto avrei voluto congratularmi con lei personalmente per l'estrema chiarezza della sua relazione sulle misure di tutela e di controllo della pesca nell'Antartico per il ruolo della commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell'Antartico (CCAMLR).
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Nella sua relazione la onorevole McKenna sottolinea il ruolo di questa commissione nella gestione degli stock ittici dell'Antartico e il mandato ecologico che essa si è assunta.
La relatrice si sofferma inoltre sui problemi di applicazione delle normative in acque così lontane, date le scarse risorse a disposizione per il monitoraggio e la sorveglianza.
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Tra i cambiamenti proposti dalla CCAMLR c'è l'aumento delle quote di un certo numero di specie in località diverse e l'autorizzazione di nuove attività di pesca in altre zone. In particolare viene proposto un aumento delle attività in alcune località in relazione all'austromerluzzo della Patagonia, e quasi un raddoppio delle attività per i krill dell'Oceano indiano sudorientale.
Il Regno Unito beneficerà dell'aumento della quota dei calamari attorno alla Georgia del Sud.
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Questi notevoli aumenti del totale delle catture ammesse solleva la questione di quanto la CCAMLR abbia aumentato le quote su pressione delle nazioni interessate. Ci si potrebbe chiedere inoltre se la commissione abbia seguito i propri criteri di rigorosa analisi scientifica e abbia messo a punto delle misure di controllo prima di autorizzare le nuove attività di pesca.
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Questo riguarda tutti i pescherecci dell'Unione europea, sia quelli battenti bandiera del proprio paese che quelli che espongono un'altra bandiera.
Man mano che si esauriscono gli stock ittici attorno all'Europa, i pescatori della Comunità, per trovare nuove zone di pesca da sfruttare, guardano sempre più lontano, per esempio all'Antartico.
Gli alti prezzi dell'austromerluzzo sono un'ulteriore incentivo a pescare in zone in cui è difficile effettuare controlli.
Alcuni paesi sono più disposti rispetto ad altri a cooperare con la CCAMLR per quanto riguarda il monitoraggio e la sorveglianza.
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Il Partito del socialismo europeo accoglie con favore e appoggia gli emendamenti della commissione, in cui viene sottolineata la necessità di seguire un approccio ecologico nella gestione degli stock ittici dell'Oceano antartico e in cui si auspica che tutte le nazioni che pescano in questa zona si assumano la responsabilità di controllare i propri pescherecci e le proprie catture.
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<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="FI" NAME="Piha">
Signora Presidente, l'attività di pesca nell'Antartico, una regione che ci sembra tanto lontana, è purtroppo un valido esempio di quanto facilmente ci scordiamo delle sue conseguenze ecologiche.
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La relazione dell'onorevole McKenna descrive innanzitutto i pericoli deriventi dall'uso attrezzature di pesca per gli uccelli marittimi, che ne finiscono prigionieri, con gravi conseguenze per la conservazione della specie.
Per le navi da pesca con palamito esistono certamente norme dettagliate, il cui rispetto non metterebbe a repentaglio la vita degli uccelli marittimi; bisogna però vedere se queste norme vengono rispettate.
L'area in questione è totalmente priva di tutela giuridica; disponiamo di rapporti elaborati dagli osservatori scientifici, ciononostante non è possibile far ad essi ricorso per misure giuridiche contro le navi che hanno commesso infrazioni, e altrettanto inefficaci sembrano gli strumenti contro la pesca illegale.
<P>
Per quanto riguarda i contratti di pesca, si può in generale affermare che, nel quadro del loro rinnovo, l'operato del Consiglio e della Commissione è ancora una volta inaccettabile.
Il Consiglio elabora e la Commissione provvede ad attuare decisioni economiche senza prestare ascolto all'altra autorità di bilancio, un procedimento contro il quale la commissione per i bilanci e il Parlamento europeo si sono a più riprese pronunciati.
Le trattative per il rinnovo dei verbali dovrebbero essere infatti avviate per tempo, per far sì che sia possibile prestare adeguatamente ascolto al Parlamento europeo.
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L'Unione europea utilizza ogni anno centinaia di milioni per diversi contratti di pesca, benché a beneficiarne siano soltanto alcuni Stati membri dell'Europa meridionale. È dunque a mio avviso giustificato chiedersi quanto sia elevato il rapporto costi-benefici esistente fra le possibilità di pesca acquisite e le spese per gli aiuti erogati dai fondi comunitari.
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<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="EN" NAME="Teverson">
Signora Presidente, nel febbraio di quest'anno ho avuto la fortuna di potermi recare in Nuova Zelanda e di osservare l'ottima gestione di alcune attività di pesca.
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Mentre mi trovavo laggiù sono venuto indirettamente a contatto con il problema dell'austromerluzzo della Patagonia; in quel periodo, infatti, nell'Isola del Sud era stato sbarcato un carico di pesce del valore di parecchi milioni di dollari neozelandesi, la pesca più fruttuosa mai arrivata in quelle isole.
Il pesce veniva venduto a qualcosa come 2.000 ECU la tonnellata.
Questo episodio va inquadrato in un fenomeno più vasto che ha avuto inizio l'anno scorso, e cioè l'enorme afflusso di flotte di pescherecci nella parte meridionale del globo e in Antartide, finalizzato principalmente alla pesca di questa specie, l'ultima moda in campo gastronomico nei paesi dell'Estremo oriente, e in particolare in Giappone.
Si tratta di una specie ittica che ha un ciclo vitale molto lungo e le sue scorte, una volta ridotte, non si riprodurranno, o per lo meno ciò non succederà per molti anni.
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La conseguenza sarà la distruzione di un'altra specie nell'Antartide, dove, per ironia, il mondo ha deciso di tutelare le risorse terrestri, ma deve ancora decidere in tal senso per quanto riguarda gli oceani, le cui acque hanno un fragile equilibrio ambientale.
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La CCAMLR è un'organizzazione che ha finalità eccellenti sotto tutti i punti di vista, e in particolare in campo ambientale.
Tuttavia, come è stato già detto dagli oratori che mi hanno preceduto, la zona presenta grossi problemi.
In primo luogo è una porzione di mare e di oceano molto vasta, e la CCAMLR non ha alcun potere reale al di fuori delle zone economiche esclusive di queste isole, molte delle quali sono sotto la sovranità dell'Unione europea.
Anche all'interno di queste zone i controlli sono scarsi.
E' molto difficile per il Sudafrica, la Francia, e le Isole britanniche, così come per qualsiasi altra nazione, controllare le attività di pesca all'interno delle proprie zone economiche esclusive.
Un altro problema ricorrente è quello delle bandiere di comodo, quello delle navi che pescano ad esclusivo vantaggio proprio battendo la bandiera di qualche paese che non è in grado di effettuare i controlli sulla pesca.
<P>
Credo che si potrebbe cominciare ad adottare alcune soluzioni.
Non sarà facile, ma alcune di queste potrebbero essere adottate subito.
In primo luogo si dovrebbe conferire alla CCAMLR maggiori poteri in ordine all'applicazione delle norme e alla loro osservanza.
L'organizzazione NAFO dell'Atlantico settentrionale non è certo perfetta, ma per lo meno ha poteri al di fuori delle zone economiche esclusive. Simili poteri di controllo, applicazione e osservanza potrebbero essere utili anche nell'Oceano antartico.
Si potrebbe insistere per ottenere l'imbarco degli osservatori su tutti i pescherecci, e far sì che il totale delle catture ammesse venga quindi rispettato.
E' necessario intervenire non solo sul totale delle catture ammesse, ma anche sulle quote, in modo da evitare che si verifichi la classica "corsa» al pesce, fenomeno che interessa le nostre acque.
Bisogna fare dei controlli via satellite.
Bisogna opporsi duramente alle bandiere di comodo.
<P>
Dato che molti dei firmatari della CCAMLR sono nazioni europee, e che tale commissione è stata ratificata dalla stessa UE, vorrei chiedere alla Commissaria se è possibile, in questa sede, assumere una posizione più radicale, in modo da far sì che in Antartide non venga protetta solo la terra, ma vengano anche introdotte misure rigorose per la salvaguardia dell'Oceano antartico e del suo ambiente marino.
Solo in questo modo sarà possibile salvare sia l'austromerluzzo che altre specie ittiche che potrebbero diventare oggetto di mode gastronomiche a Tokyo, nell'America del nord e anche a Bruxelles.
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La questione è molto seria.
Ringrazio la relatrice per la sua eccellente relazione e chiedo alla Commissaria di assicurarsi che i suoi funzionari diano la priorità a tale questione nelle future riunioni della CCALMR.
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<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="DE" NAME="Habsburg-Lothringen">
Signora Presidente, mi permetta innanzitutto di rivolgere alcune parole all'onorevole Ripa di Meana, del quale conosciamo le posizioni molto ambientaliste in merito a questo tipo di temi.
Per questo motivo sono rimasto un po' deluso dal modo in cui egli ha trattato la relazione, dal punto di vista delle pure cifre e parlando solo delle quote.
Io ritengo che la relazione tratti un tema che suscita forti emozioni, poiché non possiamo semplicemente dimenticare che sia l'Artico che l'Antartico, fra l'altro esattamente come le foreste tropicali, a cui fa sempre riferimento l'onorevole Kreissl-Dörfler, sono elementi fondamentali per il mantenimento dell'intero equilibrio ambientale di questo mondo.
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Grazie a Dio la Commissione ha lentamente iniziato, al fine di conservare le risorse biologiche marine dell'Antartico, a partire, in una certa misura, da considerazioni ambientali nel regolamentare la pesca.
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Non dobbiamo dimenticare una cosa: quanto più ci si allontana dall'equatore verso nord o verso sud tanto più lenta è la capacità di rigenerazione della natura.
Chiunque sia stato una volta in zone artiche o antartiche e abbia visto che i cadaveri di pesci o altri cadaveri giacciono per anni prima di decomporsi, chiunque abbia visto, viaggiando con un automezzo in quei luoghi, quanti anni, quanti decenni può restare sul suolo un fusto d'olio, sa che stiamo parlando di un tema molto carico di emotività e non di un tema sul quale si possa facilmente sorvolare.
<P>
I temi discussi in questa sede, soprattutto la pesca illegale, hanno per noi un' enorme importanza.
Dobbiamo fare tutto il possibile per porre un freno fin dall'inizio, anche se sappiamo che è molto difficile.
Per questo motivo sono veramente molto lieto che la relazione e le proposte della Commissione abbiano un tono relativamente deciso.
Mi auguro che queste dichiarazioni siano effettivamente seguite da fatti.
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Bonino">
Signora Presidente, signori parlamentari, credo che il dibattito in corso, sul quale vorrei fare alcune precisazioni, meriti anche alcuni elementi di aggiornamento.
La relazione in discussione si riferisce, infatti, alle misure adottate nel 1996; come è stato qui ricordato, da allora, c'è stata una nuova riunione, giacché le procedure della CCAMLR sono riviste ogni anno ed è quindi interessante non solo riguardare le conclusioni della riunione svoltasi nel 1996 ma forse aggiornare i signori parlamentari sulle decisioni prese nel 1997, che mi sembrano elementi positivi in riferimento alle preoccupazioni qui espresse.
<P>
Andrò per ordine: per quanto riguarda la pesca illegale, per la prima volta quest'anno la CCAMLR ha accettato una proposta della Commissione riguardante i battelli di paesi non contraenti, consistente nell'obbligo per le navi che siano state viste impegnate in attività di pesca nella zona ad essere sottoposte a ispezione nei porti delle parti contraenti della CCAMLR, nel caso in cui esse cercassero di sbarcare le loro catture.
È questa è una delle misure possibili, anche per riuscire a capire l'entità della pesca illegale sul cui volume, come è evidente, non abbiamo prove di fondo.
Questa nuova misura obbligatoria può dunque servire non solo da deterrente ma anche per aiutarci a valutare la dimensione del fenomeno della pesca illegale, fenomeno che tutti riconosciamo come esistente.
<P>
Qualora le navi non siano in grado di dimostrare che loro catture non provengono dalla zona della CCAMLR, saranno vietati lo sbarco e il trasbordo delle catture in tutti i porti delle parti contraenti.
<P>
È stata inoltre accettata, come risoluzione della CCAMLR, una proposta della Commissione sul monitoraggio via satellite.
Ciò presenterà forse qualche problema tecnico, ma comunque è stato accettato con una risoluzione come proposta della Commissione.
<P>
Oltre a questa sono state accettate altre due proposte della Commissione circa iniziative di procedure già presenti in ambito NAFO - come appunto l'onorevole Teverson ha ricordato - in particolare per quanto riguarda lo schema degli osservatori e lo schema degli ispettori a bordo.
Rimane però un problema: il numero degli ispettori è molto ridotto, per ragioni anche meteorologiche, se vogliamo dire così, o per ragioni tecniche di vario tipo, ma comunque è stato introdotto ed esiste nella CCAMLR uno schema possibile per osservatori e ispettori.
Si tratterà adesso di spingere le parti contraenti a mettere in pratica questo schema che è diventato possibile.
<P>
Per quanto riguarda un punto sollevato dall'onorevole Ripa di Meana, la Commissione tiene a sottolineare che le misure adottate dalla CCAMLR nella riunione di quest'anno sono pienamente e totalmente conformi al parere del Comitato scientifico.
È stato questo un grande problema che abbiamo tutti affrontato prima della riunione della Commissione ma comunque i pareri dei comitati scientifici sono stati pienamente presi in considerazione e riflettono, meglio di quanto sperassimo, l'approccio cautelativo propugnato dalla Comunità e che nella riunione dell'anno scorso era stato solo parzialmente attuato.
<P>
Per tutti questi motivi noi riteniamo che certamente nelle attività di pesca come sappiamo, il meglio è sempre possibile e anche auspicabile.
La Commissione tiene comunque a confermare che l'ultima riunione alla CCAMLR ha presentato aspetti positivi rispetto a paesi che hanno grande interesse di pesca in quella zona e che, evidentemente, avevano un atteggiamento più resistente.
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<SPEAKER ID=48 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissaria Bonino, del suo intervento.
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La discussione è chiusa.
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Passiamo ora alla votazione.
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(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
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<CHAPTER ID=6>
Pesca al largo delle coste della Guinea Bissau, Costa d'Avorio, Guinea Equatoriale e Capo Verde
<SPEAKER ID=49 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=50 NAME="Imaz San Miguel">
Signor Presidente, farò riferimento alla relazione concernente l'accordo tra l'Unione europea e la Guinea Bissau per il periodo 16 giugno 1997-15 giugno 2001.
<P>
Vorrei iniziare con una valutazione della relazione stessa.
Ci troviamo dinanzi ad un accordo positivo che bene si inquadra nella filosofia degli accordi di pesca dell'Unione.
In Europa abbiamo un mercato comunitario deficitario in termini di pescato, per cui gli accordi di pesca contribuiscono ad equilibrare i consumi rispetto alle risorse proprie.
D'altro canto, gli accordi apportano delle possibilità di pesca ad una flotta - quella comunitaria - che dispone di una capacità superiore alle risorse proprie esistenti nelle acque comunitarie.
Da questo punto di vista, gli accordi di pesca offrono anche un'alternativa economica alla flotta di pesca comunitaria e contribuiscono in modo importante a mantenere posti di lavoro diretti ed indiretti, un aspetto degno di rilievo in un momento in cui si sta svolgendo un Vertice sull'occupazione a Lussemburgo, in un momento in cui stiamo compiendo uno sforzo al fine di orientare tutte le politiche comunitarie verso la creazione di occupazione.
Inoltre, ciò serve anche quale alternativa economica per regioni e comunità locali che incontrino difficoltà reali nel diversificare il proprio tessuto economico, garanzia della loro sopravvivenza.
<P>
Tutto questo è possibile grazie agli accordi di pesca ad un prezzo relativamente poco oneroso per le casse comunitarie se lo si paragona alla parte del bilancio europeo che viene destinata ad altri settori di attività economica, senza dimenticare, inoltre, che in molte occasioni tali accordi contribuiscono ad azioni di cooperazione allo sviluppo con le comunità locali in cui tali risorse di pesca vengono utilizzate.
Tutto questo, ovviamente, secondo una filosofia di utilizzazione che sia rispettosa della conservazione di queste risorse proprie.
<P>
In questo senso, l'accordo che approveremo oggi è adeguato a queste condizioni.
Esaminandolo nei suoi punti specifici sarebbe necessario sottolineare diversi aspetti.
<P>
In primo luogo, che le possibilità di pesca si adeguano al grado di utilizzazione reale delle possibilità negoziate nel protocollo precedente.
Così, i pescherecci da traino per la pesca dei gamberetti hanno ora una capacità pari a 9.600 TSL/anno, invece delle 8.800 precedenti.
E nel caso dei pescherecci da traino per la pesca dei cefalopodi, le tonnellate di stazza lorda scendono da 4.000 a 3.000 TSL/anno.
Inoltre, tali riduzioni sono conformi alle percentuali di utilizzazione precedenti.
L'accordo prevede altresì che, se lo stato delle risorse lo consente, le possibilità di pesca nei settori citati possono essere aumentate, con un aumento della contropartita finanziaria logicamente proporzionale alla cattura.
<P>
Per quanto concerne le tonniere, le possibilità di pesca vengono aumentate sensibilmente da 26 a 37 tonniere a circuizione e da 16 a 52 tonniere con lenze a canna e pescherecci con palangari di superficie, dato l'elevato livello di utilizzazione che avevano avuto nel protocollo precedente.
Si tratta, pertanto, di un buon accordo adeguato al grado di adempimento dell'accordo e del protocollo precedente e che aumenta, inoltre, le possibilità di pesca per la flotta comunitaria.
Inoltre, la compensazione finanziaria registra un aumento ragionevole da 6, 35 a 8, 5 milioni di ecu all'anno, dato l'incremento delle possibilità di pesca a cui accennavo prima.
<P>
Anche gli armatori avranno dei costi paragonabili a quelli del periodo precedente, con un lieve aumento dei canoni delle licenze a partire dal quarto periodo annuale di applicazione del protocollo.
<P>
Vorrei inoltre sottolineare che il costo dell'accordo è integrato da una serie di voci destinate ad un programma scientifico per il miglioramento delle risorse, a borse di studio per la formazione scientifica, tecnica ed economica sulla pesca, oltre che a programmi di pesca artigianale e a programmi di sorveglianza marittima.
Insomma, una scommessa su un adeguato controllo delle risorse e su una collaborazione nello sviluppo delle comunità locali di pesca artigianale.
<P>
Per completare questa descrizione sommaria dell'accordo, aggiungerei l'obbligo di imbarcare un certo numero di marinai locali nonché la presenza di osservatori della Guinea-Bissau, con il compito di controllare il rispetto della regolamentazione in materia di pesca.
In definitiva, un accordo che sia utile anche alla cooperazione e che rispetti la sorveglianza, il controllo e la conservazione delle risorse.
Pertanto, chiedo che si voti a favore dello stesso, oltre a congratularmi con la Commissione europea per i negoziati condotti in quell'occasione.
<P>
Vorrei concludere con una riflessione riguardo alla procedura.
Questo Parlamento deve difendere e fare buon uso delle proprie competenze, di tutte, incluse quelle relative al bilancio.
Ma nella pratica ciò non deve rappresentare un ostacolo al fatto che la Commissione europea possa avviare negoziati per il rinnovo di accordi o per l'attuazione degli stessi.
Un altro punto riguarda la necessità di richiedere al Parlamento europeo un parere precedentemente all'approvazione del protocollo e, secondo modalità tali da non compromettere la flessibilità che l'applicazione pluriennale di questi accordi esige.
In questo senso, chiedo agli onorevoli parlamentari di tener presente questa osservazione anche al momento di esprimere un voto sugli emendamenti per la proposta di risoluzione legislativa e, inoltre, chiedo un voto a favore della relazione nella sua globalità.
<P>
<SPEAKER ID=51 NAME="Medina Ortega">
Signor Presidente, in primo luogo desidero iniziare il mio intervento rilevando che, purtroppo, i servizi dell'Assemblea hanno commesso un errore e, per giunta, non si tratta di un errore di poco rilievo perché si trova sulla prima pagina della mia relazione.
La relazione in spagnolo si riferisce alla proposta di regolamento del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la cooperazione finanziaria previste nell'accordo tra la Comunità e il governo della Repubblica della Côte d'Ivoire .
Ebbene, Côte d'Ivoire in effetti è il nome di questa Repubblica in francese, ma in spagnolo, già da molto tempo, la chiamiamo Costa de Marfil e, sebbene in Spagna vi sia una certa tolleranza linguistica per le denominazioni geografiche, in ambito internazionale ciò non accade e chiedo pertanto che i servizi dell'Assemblea provvedano a correggere questo errore di redazione, perché, tra l'altro, anche il documento che ci è giunto dalla Commissione fa riferimento a questo paese come Costa de Marfil e non come Côte d'Ivoire .
<P>
In secondo luogo, come sempre avviene in questo tipo di argomenti, sono da rilevare alcune questioni procedurali.
Si tratta di un accordo che è stato firmato il 30 giugno e, sebbene il Parlamento ne sia giunto a conoscenza ufficiosamente attraverso la cortese informazione passataci dalla Commissione, siamo stati consultati formalmente soltanto alla fine di ottobre e con la procedura d'urgenza, con la particolarità che è necessario effettuare il primo versamento entro il 31 dicembre di quest'anno.
Vale a dire che siamo stati consultati in tempo per dare la nostra approvazione, ma l'Accordo è già in vigore da luglio, per cui, se ora il Parlamento esprimesse un suo voto contrario, metteremmo le istituzioni comunitarie in una situazione difficile.
<P>

Riconosco che la Commissione ha migliorato di molto le proprie prassi - qui abbiamo la Commissaria Bonino che è in partene è l'artefice -, tuttavia uno degli elementi che accompagnano la relazione è l'opinione della commissione per i bilanci espressa dalla onorevole Karin Jöns e, com'è logico, la commissione per i bilanci gradirebbe che le procedure fossero più adeguate, ovvero che, entro i limiti del possibile, prima di sottoscrivere l'accordo, prima di assumere impegni definitivi e, soprattutto, prima della sua entrata in vigore - piuttosto che prima della firma, prima della sua entrata in vigore - il Parlamento debba avere la possibilità di pronunciarsi sull'argomento.
<P>
Passando invece al tema di fondo, si tratta di un accordo modesto, non è un accordo di grande rilevanza in quanto si riferisce a sessanta tonniere e a tre pescherecci da traino.
Vi è stato un lieve aumento del numero delle unità, tuttavia in realtà non vi è stato un incremento del totale delle catture, per cui non penso che questo accordo inciderà sulle catture effettive.
<P>
L'accordo riguarda due specie ittiche: il tonno albacora i cui livelli di cattura, in realtà, sono già elevati e pertanto sarebbe assai difficile espandere ulteriormente la capacità di cattura di questa specie, e il tonnetto striato.
Nel caso del tonnetto striato sembra che le possibilità di utilizzazione siano maggiori e che, pertanto, il piccolo aumento che potrà risultare da questo accordo non avrà ripercussioni sostanziali sulle risorse ittiche.
<P>
Vorrei cogliere l'occasione per ricordare che, insieme alla mia relazione, esiste anche un'opinione positiva della commissione per lo sviluppo e la cooperazione dato che tale commissione ritiene che questi accordi di pesca costituiscano anche uno strumento di aiuto allo sviluppo.
<P>
La commissione per lo sviluppo e la cooperazione gradirebbe, certamente che si destinassero maggiori risorse agli obiettivi specifici dello sviluppo dato che, sul totale che viene erogato attraverso questo modesto accordo - si tratta di un contributo annuo della Comunità pari a un milione di ecu in tre anni, vale a dire un totale di tre milioni di ecu - 2, 4 milioni vanno assegnati a canoni per l'esercizio della pesca a cui si sommano 600.000 ECU da destinarsi a programmi scientifici, alla formazione, agli aiuti all'amministrazione pubblica, alla sorveglianza marittima e come contributi ad organizzazioni internazionali di pesca.
Vale a dire che una parte importante dell'accordo viene destinata a queste finalità prettamente di sviluppo.
<P>
In definitiva, non credo faccia molta differenza ad uno Stato se gli si dice "ecco, questa somma viene pagata per poter pescare e il resto ve lo diamo come aiuto allo sviluppo».
Credo si debba considerare che la contropartita comunitaria complessiva versata ai paesi in via di sviluppo - che sono disposti ad offrirci le possibilità di pesca nelle loro acque aiutandoci a risolvere un problema in gran parte lavorativo, ma anche di consumo - rappresenta uno strumento di aiuto allo sviluppo.
E' una modalità normale e, inoltre, mi sembra più appropriato farlo in questo modo piuttosto che attraverso una semplice donazione.
Credo che non esista cosa peggiore dell'elemosina.
<P>
Se la Comunità sostituisse questi accordi - che hanno comportato un certo sacrificio, una certa rinuncia da parte di quegli Stati - con una semplice elemosina, probabilmente non contribuiremmo allo sviluppo economico di questi paesi poiché, fra l'altro - il Presidente lo sa, in quanto nativo di una città costiera - l'attività di pesca, sia quella svolta dai pescatori di quel paese che di pescatori di altri paesi, finisce per essere un fattore generatore di attività economica nelle città di pesca.
Io, per esempio, sono originario di un piccolo villaggio di pescatori che per molto tempo è vissuto grazie alla pesca, e non solo grazie all'attività di pesca dei nostri pescatori, ma anche grazie all'arrivo di pescatori di altre regioni, di altri paesi, che utilizzavano il nostro porto, che stipulavano contratti di fornitura, eccetera.
Mi sembra pertanto che la via degli accordi di pesca quali strumenti di aiuto allo sviluppo debba essere sostenuta da questo Parlamento e io, certamente, invito in particolare la Commissione a proseguire su questa strada. Tutto questo, naturalmente, sempre nei limiti di un'utilizzazione razionale delle risorse ittiche.
<P>
Né ai paesi in via di sviluppo né a noi interessa che queste risorse ittiche vadano distrutte.
E direi, ribadendo quanto già detto alla signora Commissaria durante l'ultima plenaria del Parlamento europeo, che attualmente ho l'impressione che la Comunità europea stia conducendo gli accordi di pesca in modo esemplare - e potrebbe farlo ancor meglio - dato che dimostra preoccupazione per la conservazione di queste risorse.
Infatti, i nostri pescatori, attualmente, sono sottoposti ad una sorveglianza comunitaria, che spero venga rafforzata successivamente, affinché queste risorse di pesca non si esauriscano e, allo stesso tempo, vediamo invece che, in acque vicine alle nostre coste, che conosciamo, altre flotte di altri paesi non stanno dando lo stesso esempio che sta dando la Comunità.
Quindi, probabilmente, la Comunità dovrebbe fare uno sforzo in questo senso. L'altro giorno parlavo di uno sforzo educativo, ma anche di uno sforzo in materia di accordi internazionali allo scopo di far sì che la totalità dello sforzo di pesca nei paesi in via di sviluppo non abbia come risultato la distruzione dei fondali di pesca.
<P>
<SPEAKER ID=52 NAME="Kindermann">
<SPEAKER ID=53 NAME="Novo">
Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, come ebbi l'opportunità di constatare nello scorso agosto, le autorità governative nonché i diversi settori economici capoverdiani con i quali ho avuto modo di intrattenermi sono vivamente interessati al rinnovo dell'accordo di pesca con l'Unione europea.
<P>
Il rinnovo dell'accordo in questione risulta ovviamente di estremo interesse anche per la flotta comunitaria, giacché consentirà di mantenere in attività imbarcazioni spagnole, francesi e portoghesi nella cattura di specie altamente migratorie, segnatamente il tonno.
<P>
L'accordo prevede un aumento significativo del numero di licenze, così distribuite: 37 per tonniere a circuizione (+14 unità), 36 per tonniere con lenza a canna e palangari di superficie (+19 unità), nonché tre licenze per pescherecci con palangari di fondo.
<P>
Tuttavia l'aumentato numero di licenze non implica un rilevante incremento dei volumi di cattura previsti, che si mantengono nell'ordine delle cinquemila tonnellate annue.
Questo fatto, apparentemente contraddittorio con l'aumento delle licenze, è giustificato dalla necessità che le imbarcazioni seguano i branchi e gli spostamenti delle risorse che costringono a entrare e uscire frequentemente dalle acque territoriali capoverdiane.
<P>
Gli oneri globali previsti per il nuovo accordo fanno peraltro registrare incrementi irrilevanti o minimi: una compensazione finanziaria di 1.086 MECU (+2, 1 % rispetto all'accordo precedente), dotazioni per programmi tecnico-scientifici ammontanti a 267.440 ECU (+2, 1 %) e finanziamento di borse di studio e di formazione per circa 178.000 ECU, ossia + 0, 5 %.
<P>
Nella mia relazione caldeggio il rinnovo dell'accordo di pesca fra l'Unione europea e la Repubblica di Capo Verde.
Questa mia raccomandazione giustifica il fatto che io oggi insista su determinate questioni che potranno migliorare il quadro di esecuzione del protocollo dell'accordo, a breve o medio termine.
<P>
In primo luogo, occorre adoperarsi senza eccezione alcuna affinché la flotta comunitaria risponda positivamente a tutte le sollecitazioni delle autorità capoverdiane volte ad autorizzare l'imbarco di osservatori locali, il cui numero purtroppo, per ragioni a noi ben note, risulta ancora insufficiente per coprire tutte le imbarcazioni comunitarie operative.
<P>
In secondo luogo, è fondamentale ricordare ai capitani e armatori comunitari l'obbligo di tempestivo invio delle dichiarazioni di cattura alle autorità capoverdiane, atto che deve essere cumulativo ad identiche dichiarazioni inviate alle rispettive autorità nazionali competenti.
<P>
In terzo luogo, occorre insistere presso gli armatori comunitari affinché contribuiscano ai rifornimenti delle unità conserviere recentemente installate a Capo Verde.
Si deve trasformare quello che è un dovere morale in un obbligo effettivo, tanto più che tali forniture di materia prima potranno essere lavorate a prezzi fissati dal mercato internazionale.
<P>
In quarto luogo, sarebbe auspicabile sviluppare un coordinamento con altri settori della Commissione, segnatamente quelli vocati all'aiuto allo sviluppo in modo che sia possibile installare a bordo sistemi di localizzazione automatica delle flotte il cui servizio potrebbe essere fra l'altro reso non solo a Capo Verde ma anche ad altri paesi di quella sub-regione africana.
<P>
Questo settore di investimenti è tanto più importante in quanto questo Parlamento insiste in modo particolare sulla gestione responsabile dei livelli di pesca e anche perché le autorità capoverdiane hanno dato prova di un utilizzo estremamente corretto delle disponibilità finanziarie specifiche dell'accordo destinate a programmi tecnici e scientifici, come è direttamente verificabile in loco .
<P>
Infine, gli emendamenti legislativi che ho presentato nella mia relazione e approvati in sede di commissione per la pesca si prefiggono una migliore articolazione fra Commissione e Parlamento in materia di accordi di pesca.
È importante che, una volta per tutte, signora Commissaria, la Commissione proceda alla presentazione di relazioni di esecuzione degli accordi e della situazione delle risorse alieutiche locali ben prima del termine della vigenza dei rispettivi protocolli, onde consentire al Parlamento europeo di pronunciarsi su questi prima del relativo rinnovo.
<P>
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa relazione si inquadra in una discussione congiunta delle varie proposte relative al settore peschiero.
È il caso del rinnovo di accordi di pesca con la Guinea Bissau per ulteriori quattro anni - con la Guinea Equatoriale e la Costa d'Avorio entrambi per tre anni.
Consentitemi su questo alcune brevi riflessioni.
Mi preoccupano molto le condizioni previste dal protocollo con la Guinea Equatoriale, relative essenzialmente al comparto tonniero, come è noto, ma che aumentano quasi del 50 % le possibilità di pesca, portando da 53 a 68 il numero delle licenze ammissibili, nonostante il fatto che le disposizioni di vigilanza e controllo si rivelino di fatto poco incisive, che i finanziamenti destinati a programmi scientifici siano sostanzialmente diminuiti e che come zona di pesca sia ammesso il braccio di mare territoriale oltre le quattro miglia.
Trovo che sia inammissibile!
<P>
Lo stesso discorso non vale per l'accordo con la Costa d'Avorio, anch'esso mirante essenzialmente alla pesca del tonno, laddove si constata solo un modesto aumento delle possibilità di pesca e delle licenze, con la previsione di un aumento rilevante degli stanziamenti globali destinati a formazione e borse di studio, alla vigilanza e ai programmi tecnico-scientifici.
<P>
L'accordo di pesca con la Guinea Bissau, il primo di questo tipo di accordi ed anche il più consistente e diversificato oggi in discussione, attribuisce a Spagna, Italia e Portogallo possibilità di pesca sino a 9.600 tonnellate di stazza lorda annue per la pesca del gamberetto, propone per la pesca di cefalopodi il valore di tremila tonnellate di stazza lorda annue, per Spagna ed Italia, e fissa la possibilità di ulteriore concessione di 89 licenze per tonniere.
<P>
A parte il succitato accordo con la Guinea Equatoriale, il cui protocollo ci sembra essere in conflitto con i principi fondamentali della conservazione delle riserve da lungo tempo approvato da questo Parlamento e che ammette la pesca in acque che dovrebbe essere esclusivamente riservate ai pescatori locali, il nostro gruppo darà il suo voto favorevole ai rimanenti testi.
<P>
<SPEAKER ID=54 NAME="Jöns">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il "codice di condotta» tutte e tre le istituzioni si sono impegnate a fare tutto quanto è in loro potere per garantire effettivamente una rapida trattazione degli accordi di pesca.
Ma la carta si lascia scrivere; questo per lo meno sembra essere ancora il motto della Commissione, anche a quasi un anno dalla firma del "codice di condotta». Infatti essa ci consulta molto regolarmente solo diversi mesi dopo la conclusione degli accordi.
Questo vale anche per l'accordo oggetto della discussione di oggi.
Il fatto che ora possiamo concludere la procedura parlamentare in meno di un mese, va detto per correttezza, lo dobbiamo solo alla rapida consultazione in seno al Consiglio e al veloce lavoro delle nostre commissioni.
<P>
Se la Commissione si attenesse al "codice di condotta», cioè se concludesse tempestivamente le trattative, allora non si verificherebbe neppure un altro inconveniente.
Mi riferisco al fatto che la Commissione si impegna con i paesi terzi in merito a somme e scadenze di pagamento senza avere di una corrispondente base giuridica.
Anche nel caso del presente accordo, ancora una volta non ha atteso il parere del Parlamento.
Questo non può che voler dire che la Commissione scavalca sistematicamente il Parlamento che è parte dell'autorità di bilancio.
A lungo andare ciò mi sembra veramente insopportabile!
<P>
Altrettanto inaccettabile è che si pretenda da noi di accettare nuovamente l'applicazione provvisoria di quattro accordi, per il solo motivo che la Commissione ha svolto i negoziati in ritardo.
Tutti gli accordi sono già in atto da mesi.
Devo quindi constatare che il "codice di condotta» fino ad oggi non ha migliorato la pessima gestione della Commissione in materia di accordi di pesca.
E' vero che ora riceviamo i testi degli accordi in lingua originale subito dopo la firma. Tuttavia riceviamo i testi senza le specificazioni relative alle conseguenze finanziarie contenute nella scheda finanziaria obbligatoria.
E questo, cari colleghi della commissione per la pesca, non va assolutamente bene!
<P>
Per noi della commissione per i bilanci la scheda finanziaria è indispensabile e il fatto che non si possa lavorare in base a progetti viene ripetutamente dimostrato.
Nel caso di Capo Verde fra l'altro la scheda finanziaria tuttora non è corretta.
<P>
Vorrei poter ripetere ancora chiaramente anche oggi, anche alle colleghe e ai colleghi della commissione per la pesca, che per noi della commissione per i bilanci è naturalmente e come sempre fondamentale che gli accordi di pesca internazionali vadano considerati come spese non obbligatorie.
<P>
<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="PT" NAME="Apolinário">
Signor Presidente, mi esprimo dal punto di vista della commissione per la pesca.
Ritengo che gli interventi fatti inquadrino i problemi da un punto di vista procedurale, e affrontano questioni che devono realmente essere affrontate.
A mio modo di vedere, le competenze di questo Parlamento nell'accompagnamento degli accordi di pesca sono competenze dell'intero Parlamento e non solo di questa o quella commissione parlamentare; ora vorrei comunque pronunciarmi sugli accordi di pesca e più concretamente sugli accordi di pesca con Capo Verde e la Guinea Bissau.
<P>
Volevo sottolineare quanto sia difficile per noi sostenere la posizione degli accordi di pesca quando la Commissione, sistematicamente, viola il cosiddetto "codice di comportamento» e quando, altrettanto sistematicamente, siamo messi nella condizione di pronunciarci solo dopo che i relativi protocolli sono già stati conclusi e quando l'intera procedura è già in avanzata fase di approvazione.
<P>
Sebbene tutto possa essere visto in un'altra prospettiva, è ovvio che siamo più sensibili a tale situazione in quanto le imbarcazioni che operano nel quadro di tali accordi provengono da Portogallo, Spagna e Francia.
I parlamentari che non hanno cittadini ai quali rispondere potranno esprimersi in modo forse più radicale.
<P>
A proposito dell'accordo con Capo Verde, vorrei sottolineare che, fra il 1990 e il 2000 - perciò fra il primo e questo terzo protocollo - le compensazioni finanziarie destinate a Capo Verde sono diminuite del 40 %.
Parallelamente, le possibilità di pesca, in particolare del tonno, sono aumentate del 40 %, passando da circa 50 imbarcazioni nel primo protocollo a 73 nel protocollo vigente.
Abbiamo cioè a che fare con un paese in difficoltà finanziarie ed economiche che sconta in fondo una strategia di progressiva riduzione delle compensazioni finanziarie nel quadro degli accordi di pesca.
Faccio comunque notare che la parte che spetta agli armatori, segnatamente in termini di palangari fissi, aumenta del 30 % fra il secondo protocollo ed il protocollo attualmente in fase di approvazione.
Volevo anche ribadire che, per Capo Verde, vi è stata una riduzione del 40 % di compensazione finanziaria fra il primo protocollo e quello attualmente in via di approvazione.
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Infine, relativamente alla Guinea Bissau, faccio osservare che dal 1993 non sono aumentati gli importi di contropartita finanziaria, per cui si giustifica il loro adeguamento.
Non dimentichiamo tuttavia che questi due paesi, Capo Verde e la Guinea Bissau, dipendono molto dai succitati accordi di pesca per la loro stessa sopravvivenza economica e dobbiamo anche soggiungere - come ha fatto l'onorevole Honório Novo - che, in materia di provvedimenti per la ricerca e borsedi studio e formazione, entrambi i paesi hanno fatto del loro meglio affinché le somme stanziate fossero sfruttate al meglio.
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<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="DE" NAME="Langenhagen">
Signor Presidente, abbiamo oggi di fronte a noi cinque relazioni sulle quali dobbiamo esprimerci.
Quattro riguardano gli accordi internazionali, una relazione, come abbiamo già sentito, riguarda le misure di controllo e conservazione nell'Antartico.
L'aspetto degli accordi internazionali che è rilevante per la politica della pesca viene affrontato nella risoluzione del Parlamento sul Trattato di Amsterdam discussa mercoledì, questa settimana, anche a seguito delle pressioni della commissione per la pesca.
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Si chiede che finalmente si applichi a tutti gli importanti accordi internazionali la procedura di parere conforme.
Il fatto che finora noi siamo solo stati ascoltati, signora Commissaria Bonino e altri, ci ha reso difficile e in alcuni casi addirittura impossibile svolgere un buon lavoro.
Io riconosco volentieri che, anche grazie alla sua personalità, Commissaria Bonino, la situazione in passato è migliorata, soprattutto relativamente alle informazioni che ora ci arrivano molto più rapidamente.
E' però anche vero che un effettivo contributo del Parlamento europeo agli accordi di pesca con i paesi terzi potrà esistere solo se la procedura di parere conforme varrà come base giuridica generale.
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Soltanto allora potremo tradurre in realtà con i mezzi adeguati gli orientamenti elaborati insieme e recentemente adottati dal Parlamento europeo in merito agli accordi con i paesi terzi.
Prima che un giorno presto o tardi si convochi un'altra conferenza intergovernativa e ci vengano gentilmente concessi maggiori poteri, possiamo sempre sperare in un esito positivo dalla Corte di Giustizia in merito agli accordi internazionali, nella fattispecie per quanto riguarda l'accordo internazionale con la Mauritania.
Registreremmo veramente un grande progresso se venisse emessa una sentenza a nostro favore.
Il risultato verrà presentato, speriamo, fra breve, e lo aspettiamo molto ansiosamente.
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Nel frattempo dobbiamo lavorare con le possibilità che abbiamo a disposizione.
Queste, perlomeno formalmente, si limitano agli emendamenti della commissione per la pesca, che il gruppo del partito popolare europeo appoggia volentieri.
Non possiamo tuttavia appoggiare le proposte di emendamento della commissione per i bilanci.
La richiesta di un'informazione tempestiva e di una partecipazione del Parlamento è giusta in linea di principio, ed in futuro non è più da escludere una posizione di blocco da parte nostra.
Si pone però il problema giuridico, se sia possibile intervenire in questo senso anche nel caso di un accordo in atto, quindi di un legittimo mandato della Commissione.
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Qualcosa deve comunque accadere!
Pertanto la prego di non indietreggiare di fronte alle questioni di principio irrisolte.
Altrimenti ci faremo prevaricare da altri e il nostro bilancio rischierà di essere ridotto.
Questo sarebbe molto doloroso e dobbiamo evitarlo ad ogni costo.
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<SPEAKER ID=57 NAME="Baldi">
Signor Presidente, intervengo per conto dell'onorevole Tajani.
Consideriamo con favore l'accordo di pesca tra l'Unione europea e la Guinea Bissau perché è di particolare interesse per l'Italia; esso è infatti uno dei pochissimi accordi di cui beneficiano anche i pescherecci italiani.
Il protocollo offre all'Italia possibilità di pesca pari a 4 mila tonnellate di stazza lorda per la pesca ai gamberetti e a 1.000 tonnellate di stazza lorda per cefalopodi e pesci demersali.
I pescherecci italiani che operano nelle acque della Guinea Bissau con licenza comunitaria, sono 5 e ad essi si aggiungeranno altri 3 a partire dal gennaio 1998.
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Si tratta di un accordo collaudato ormai da anni, che non presenta aspetti controversi, ma che anzi dimostra di offrire una flessibilità tale da poter essere riadattato sulla base delle richieste degli Stati membri.
Con il rinnovo del protocollo, infatti, si registrano alcune modifiche rispetto al precedente, modifiche basate sul tasso di utilizzo reale della possibilità di pesca; in tal modo, la pesca di cefalopodi e di pesci demersali, che registra una diminuzione pari a 1.000 tonnellate di stazza lorda, è stata adattata al ridotto volume di cattura degli anni precedenti che rappresentano solo il 20 percento delle possibilità negoziate dalla Comunità.
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Quanto alle possibilità di pesca relative alla pesca dei gamberetti, la flotta comunitaria ne aveva utilizzate circa per il 93 percento e questo giustifica l'aumento di 800 tonnellate di stazza lorda accordato dal presente protocollo.
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Tale adeguamento rappresenta un miglioramento del rapporto costo/benefici tra la quantità di pesce resa disponibile per i pescherecci della Comunità e la contropartita finanziaria pagata dalla Repubblica della Guinea Bissau, che ammonta a 34 milioni di ecu in tre anni.
Oltre alla contropartita finanziaria, su richiesta del governo guineiano, la Comunità europea partecipa, tra l'altro, al finanziamento di borse di studio, di programmi scientifici e tecnici, destinati al miglioramento della conoscenza dello stato delle risorse alieutiche nonché al sostegno di programmi di pesca artigianale.
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Farò un'ultima osservazione sugli emendamenti presentati a proposito delle relazioni sulla pesca oggi in esame.
Tale questione, che riguarda la classificazione come non obbligatoria e le spese relative agli accordi di pesca, sarà riesaminata in seno al Consiglio, al Parlamento e alla Commissione e ci saranno quindi procedure di bilancio ad hoc .
Ecco perché il nostro gruppo non sosterrà questo tipo di emendamenti.
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<SPEAKER ID=58 NAME="Ripa di Meana">
Signor Presidente, rendendomi conto che non posso entrare nel merito, mi limito ad osservare che la commissione per la pesca e il Parlamento nelle sue plenarie continuamente deplorano vari aspetti degli accordi che ci vengono sottoposti, e questi aspetti sono stati sottolineati oggi anche dagli onorevoli Kindermann e Jöns: i costi, il fatto che il Parlamento sia coinvolto solo nelle procedure di consultazione, con l'eccezione degli accordi con il Marocco e l'impatto di questi accordi sulle riserve ittiche e le comunità di pesca locale.
Eppure, ogni volta che si esaminano questi accordi, il Parlamento finisce per accettarli.
Se il Parlamento vuole sul serio che la Commissione e il Consiglio tengano conto di questo stato d'animo critico, dovrebbe oggi respingerli, senza criticare, ma anzi sostenendo la politica del Commissario per la pesca, signora Bonino e mandando un chiaro segnale alla Commissione e al Consiglio per questo stato consultivo inaccettabile.
Ecco perché i Verdi voteranno contro questi accordi.
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<SPEAKER ID=59 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Ripa di Meana, per l'ammirevole sforzo di sintesi per il quale la presidenza le è grata.
Una presidenza che, come lei sa, è dura con il martello ma assai debole con l'orologio.
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<SPEAKER ID=60 NAME="Fraga Estévez">
La ringrazio, signor Presidente. Ringrazio inoltre la signora Commissaria per essere presente oggi.
In primo luogo, senza alcun dubbio devo congratularmi con i quattro relatori, gli onorevoli Novo, Kindermann, Medina e Imaz, per le quattro eccellenti relazioni che hanno realizzato, per giunta, in modo tempestivo senza che ciò abbia tolto qualità al loro lavoro.
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Ritengo che questi quattro protocolli, esaminati nel loro insieme, siano molto vantaggiosi, sia per l'Unione europea che per i paesi terzi, sia per l'aumento generale delle possibilità di pesca che per i contributi del bilancio comunitario a capitoli quali lo sviluppo della pesca artigianale, specialmente nei due protocolli con le due Guinee, nonché per i meccanismi di sorveglianza stabiliti per i paesi terzi.
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Ciò nonostante, e per tutti coloro che continuano a pensare che la pesca comunitaria nei paesi terzi avvenga trascurando lo stato delle risorse alieutiche e del futuro dell'attività di pesca nella zona, vorrei sottolineare, prendendo spunto dalla relazione dell'onorevole Kindermann e ritengo che egli non lo abbia sottolineato a sufficienza, il famoso piano di regolamentazione per la protezione dei tonnidi nell'Atlantico, avviato sulla stessa iniziativa delle tre principali organizzazioni di produttori comunitari di tonno congelato.
Ritengo che noi, che spesso critichiamo questo settore, dovremmo, al contrario, appoggiare questo tipo di iniziative che dimostrano che il settore stesso conosce a fondo la propria attività e che cerca di pescare, nonostante gli errori commessi in passato, anche le risorse che si trovano in acque di paesi terzi e non solo in quelle comunitarie.
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Credo che questo sia un piano - e voglio che questo risulti ben chiaro - destinato a monitorare le risorse di tonnidi tramite l'imbarco volontario di osservatori sui pescherecci e che avvierà la sorveglianza su una zona ampia che, oltre alla menzionata Guinea Equatoriale, include le acque del Camerun, di São Tomé, di Principe, del Gabon e di parte della Nigeria.
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Per concludere, vorrei anche parlare del Consiglio dei ministri.
Mi rivolgo in particolare alla onorevole Jöns: le sono grato per i suoi consigli, onorevole, ma vi sono molti deputati di questo Parlamento che non condividono le idee della commissione per i bilanci e vorrei dirle che, se coloro che si basano sempre sul famoso argomento delle spese non obbligatorie incluse nell'Accordo interistituzionale dell'ottobre 1993, e la commissione per i bilanci o questo Parlamento non sono d'accordo con la classificazione fatta sia dalla Commissione che dal Consiglio, devono denunciare la Commissione e il Consiglio per non aver osservato questo Accordo interistituzionale.
Altrimenti, alcuni di noi parlamentari continueranno a pensare che questa debba essere una spesa obbligatoria.
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<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="EN" NAME="Provan">
Signor Presidente, il dibattito di oggi è stato costruttivo, e questo è importante per alcuni Stati membri.
Sono molto lieto che le procedure stiano migliorando, anche se la maggior parte dei miei colleghi concorderebbe nel dire che non è ancora del tutto soddisfatta in ordine alle proposte della Commissione e al modo in cui tali proposte sono trattate dal Parlamento e dal Consiglio.
Secondo me il compito più importante di questo Parlamento è quello di cercare di offrire ai paesi meno avanzati una politica di sviluppo, definendo correttamente le politiche e le opportunità di pesca.
Credo che il Parlamento dovrebbe fare in modo da evitare l'eccessivo sfruttamento di alcuni stock ittici.
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Sul lungo periodo il Parlamento dovrebbe inoltre assicurarsi che questi paesi sviluppino una propria industria ittica, e cioè che i fondi stanziati dall'Unione vengano utilizzati correttamente.
Deduco dalle relazioni che qui si parla di una somma complessiva pari a quasi 41 milioni di ecu, un bel po' denaro distribuito tra i numerosi pescherecci che partecipano alle attività di pesca locali in base agli accordi con l'Unione.
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Il futuro delle attività di pesca dei pescherecci europei è strettamente legato a questi accordi.
Gli Stati membri interessati che utilizzano i fondi dovrebbero però tener presente che tali fondi potrebbero, ad un certo punto, essere indirizzati altrove, per fornire una compensazione economica dove non ci sono più opportunità di pesca.
E' importante quindi che questi accordi vadano visti alla luce del fatto che le opportunità di pesca in futuro potrebbero non esserci più.
Bisogna tener presente che, anche se siamo grandi consumatori di pesce, l'opportunità di sfruttare queste risorse potrebbe non essere più una prerogativa dei pescherecci europei.
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<SPEAKER ID=62 NAME="Bonino">
<SPEAKER ID=63 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissaria Bonino.
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La discussione è chiusa.
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Passiamo ora alla votazione.
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Relazione (A4-0300/97) dell'onorevole Imaz San Miguel a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio concernente la conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste nell'accordo tra la Comunità europea e il governo della Repubblica della Guinea Bissau sulla pesca al largo della costa della Guinea Bissau, per il periodo 16 giugno 1997-15 giugno 2001 (COM(97)0395 - C4-0448/97-97/0205(CNS));
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(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
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<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="DE" NAME="von Habsburg">
Signor Presidente, ho viaggiato parecchio in Guinea Bissau, e sono stato molto colpito dalla relazione del mio amico Imaz.
Purtroppo devo dire che il leggerla mi ha suscitato alcune riserve.
Anche se ho espresso un voto favorevole non sono tuttavia del tutto soddisfatto, poiché la pesca è alla base del sostentamento della popolazione della Guinea Bissau.
Il modo in cui vengono fissate le quote comporta il rischio che effettivamente le attività di pesca siano eccessive.
E' vero che adesso vengono fissate delle quote, prima non ve ne erano affatto.
Allora la gente viveva completamente di pesca.
Mi ricordo ancora che allora si diceva che in due minuti si poteva pescare abbastanza da sfamare un'intera famiglia.
Oggi non è più così, e, visto che il tutto dura quattro anni, vorrei proprio chiedere che dopo due anni si controlli attentamente.
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<SPEAKER ID=65 NAME="Andersson e Wibe">
In sede di votazione non ci è stato possibile appoggiare la relazione.
La nostra posizione non va intesa come una sconfessione del lavoro svolto dal relatore.
A nostro avviso, l'Unione europea dovrebbe rinunciare a questo tipo di costosi accordi di pesca per iniziare invece a sostenere in particolare il settore peschiero dei paesi in via di sviluppo.
Una soluzione del genere, peraltro, contribuirebbe ad aumentare l'importanza della pesca nel contesto dell'approvvigionamento alimentare, a dare impulso allo sviluppo economico di questi paesi e a eliminare i rischi connessi agli accordi di pesca, per esempio l'eventualità che il settore peschiero di alcuni Stati membri ottenga un indiretto sostegno a proseguire le proprie attività, in un momento in cui l'intero settore della pesca in Europa dovrebbe invece essere sottoposto a un ridimensionamento.
Auspichiamo pertanto che la Comunità non firmi nuovi accordi come questo e che si astenga dal rinnovare quelli sottoscritti in precedenza.
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Ci preme inoltre sottolineare la necessità di sottoporre questo tipo di accordi con paesi terzi a un controllo di bilancio più scrupoloso.
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Relazione Medina Ortega
<SPEAKER ID=66 NAME="Andersson e Wibe">
In sede di votazione non ci è stato possibile appoggiare la relazione.
La nostra è una posizione di principio e, in quanto tale, non va intesa come una sconfessione del lavoro svolto dal relatore.
A nostro avviso, l'Unione europea dovrebbe rinunciare a questo tipo di costosi accordi di pesca per iniziare invece a sostenere il settore peschiero dei paesi in via di sviluppo.
Una soluzione del genere, peraltro, contribuirebbe ad aumentare l'importanza della pesca nel contesto dell'approvvigionamento alimentare, a dare impulso allo sviluppo economico di questi paesi e a eliminare i rischi connessi agli accordi di pesca, per esempio l'eventualità che il settore peschiero di alcuni Stati membri ottenga un indiretto sostegno a proseguire le proprie attività, in un momento in cui l'intero settore della pesca in Europa dovrebbe invece essere sottoposto a un ridimensionamento.
Auspichiamo pertanto che la Comunità non firmi nuovi accordi come questo e che si astenga dal rinnovare quelli sottoscritti in precedenza.
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Ci preme inoltre sottolineare la necessità di sottoporre questo tipo di accordi con paesi terzi a un controllo di bilancio più scrupoloso.
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Relazione Kindermann
<SPEAKER ID=67 NAME="Andersson e Wibe">
Ringraziamo il relatore per l'ottimo lavoro svolto con questo documento.
In sede di voto finale, tuttavia, non ci è stato possibile appoggiare la relazione.
La nostra è una posizione di principio e, in quanto tale, non va intesa come una sconfessione del lavoro svolto dal relatore.
A nostro avviso, l'Unione europea dovrebbe rinunciare a questo tipo di costosi accordi di pesca per iniziare invece a sostenere piuttosto il settore peschiero dei paesi in via di sviluppo.
Una soluzione del genere, peraltro, contribuirebbe ad aumentare l'importanza della pesca nel contesto dell'approvvigionamento alimentare, a dare impulso allo sviluppo economico di questi paesi e a eliminare i rischi connessi agli accordi di pesca, per esempio l'eventualità che il settore peschiero di alcuni Stati membri ottenga un indiretto sostegno a proseguire le proprie attività, in un momento in cui l'intero settore della pesca in Europa dovrebbe invece essere sottoposto a un ridimensionamento.
Auspichiamo pertanto che la Comunità non firmi nuovi accordi come questo e che si astenga dal rinnovare quelli sottoscritti in precedenza.
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Ci preme inoltre sottolineare la necessità di sottoporre questo tipo di accordi con paesi terzi a un controllo di bilancio più scrupoloso.
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Relazione Novo
<SPEAKER ID=68 NAME="Andersson e Wibe">
Non abbiamo votato per la relazione.
La nostra è una posizione di principio.
A nostro avviso, l'Unione europea dovrebbe rinunciare a questo tipo di costosi accordi di pesca per iniziare invece a sostenere piuttosto il settore peschiero dei paesi in via di sviluppo.
Una soluzione del genere, peraltro, contribuirebbe ad aumentare l'importanza della pesca nel contesto dell'approvvigionamento alimentare, a dare impulso allo sviluppo economico di questi paesi e a eliminare i rischi connessi agli accordi di pesca, per esempio l'eventualità che il settore peschiero di alcuni Stati membri ottenga un indiretto sostegno a proseguire le proprie attività, in un momento in cui l'intero settore della pesca in Europa dovrebbe invece essere sottoposto a un ridimensionamento.
Auspichiamo pertanto che la Comunità non firmi nuovi accordi come questo e che si astenga dal rinnovare quelli sottoscritti in precedenza.
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Ci preme inoltre sottolineare la necessità di sottoporre questo tipo di accordi con paesi terzi a un controllo di bilancio più scrupoloso.
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<CHAPTER ID=7>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=69 NAME="Presidente">
Onorevoli parlamentari, com'è d'obbligo, ed è per me un obbligo piacevole, devo ringraziare i servizi ausiliari di questa Assemblea, le cabine di interpretazione, gli uscieri, eccetera, per la loro collaborazione.
Anche se oggi, onorevoli colleghi, vorrei rivolgere una critica affettuosa ai funzionari dell'Ufficio di presidenza perché, come avranno avuto modo di osservare, recentemente non ho avuto l'occasione di presiedere queste conclusioni così confortanti del venerdì.
I servizi dell'Ufficio di presidenza non mi hanno designato a svolgere questa funzione.
Per cui, in un certo modo, essi privano di significato quell'appellativo affettuoso, attribuitomi dall'onorevole Kellett-Bowman, di "signor Venerdì», a ricordare proprio quell'aborigeno che viveva sull'isola con Robinson Crusoe.
E' ovvio che questo appellativo ha per me una connotazione affettuosa ma, oltre a questo, sta a dimostrare che questo Parlamento non è razzista perché un aborigeno, sebbene riciclato, può riuscire a diventare Vicepresidente del Parlamento.
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Ma in secondo luogo, e questa è la cosa più importante per me, mi priva della confortante compagnia, dalla presidenza, della presenza di tutti loro che, come tanti Robinson Crusoe, pazientemente stanno qui tutti i venerdì su quest'isola, cercando di interrompere l'isolamento che ci separa dai cittadini europei con un lavoro paziente e positivo al quale io ho l'onore di partecipare.
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(La seduta termina alle 11.46)
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