<CHAPTER ID=1>
Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta il 19 settembre 1997.
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<CHAPTER ID=2>
Approvazione del processo verbale
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di venerdì 19 settembre 1997 è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, dal verbale risulta che venerdì la seduta è terminata alle 10.10 e che sull'ordine del giorno ci era rimasto un solo punto da discutere.
Oggi però il nostro ordine del giorno è sovraccarico, tanto che un argomento importante come l'accordo di cooperazione con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia potrà essere esaminato solo verso mezzanotte.
Mi auguro che in futuro si possa giungere a una migliore organizzazione dei lavori.
Se venerdì scorso avessimo sfruttato il tempo a nostra disposizione in maniera ragionevole, oggi potremmo esaminare questo importante argomento durante la giornata e alla presenza dei nostro ospiti!
<P>
<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Onorevole Posselt, lei ha ragione.
È un peccato che non fossero stati preparati altri argomenti per l'ultima sessione di Strasburgo, tuttavia il fatto è che le commissioni che avrebbero dovuto concludere le rispettive relazioni non sono riuscite ad approvarle in tempo utile.
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<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="DE" NAME="Kreissl-Dörfler">
Signor Presidente, vorrei far notare che oggi abbiamo due ospiti brasiliani dello Stato federale di Bahia.
Io stesso ho partecipato a un seminario sul MERCOSUR, e penso di parlare a nome di tutti se auspico un approfondimento dei rapporti specialmente con il Brasile.
Vorrei dare un caloroso benvenuto al ministro Barbosa de Deus e al vicegovernatore del Brasile Borges.
Muchas gracias, muito obrigado!
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<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">

La ringrazio, estendiamo a tutti i presenti il benvenuto da lei manifestato sebbene, come lei sa, la norma di questa Assemblea è di dare il benvenuto nel caso di una visita che abbia carattere ufficiale.
Vi sono molti visitatori illustri che presenziano alle nostre sedute invitati dai nostri deputati e in quei casi, normalmente, non viene comunicato pubblicamente nessun saluto di benvenuto.
Comunque ci associamo al suo benvenuto di buon grado.
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<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
Signor Presidente, il mio intervento verte sulla pagina 13 del processo verbale della riunione di venerdì tenutasi a Strasburgo: il punto 11 riporta l'annuncio del Presidente che le prossime tornate si terranno l'1 e il 2 di ottobre 1997.
<P>
Ritengo che, in applicazione della decisione presa oggi dalla Corte di giustizia, non sia possibile né approvare il processo verbale così redatto né, e i miei colleghi glielo confermeranno, tenere la nostra riunione.
Il paragrafo 29, punto 2, di tale decisione prevede che tornate aggiuntive possono essere fissate in un altro luogo di lavoro solo se il Parlamento tiene le dodici tornate ordinarie nella sua sede di Strasburgo.
<P>
Ritengo importante, fin dall'approvazione del processo verbale, pronunciarsi su tale punto ritirando il paragrafo 11 del processo verbale della seduta di venerdì 19 settembre.
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<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente">
Onorevole Fabre-Aubrespy, non mescoliamo le cose.
Il processo verbale raccoglie ciò che è stato detto, ed è stato detto che, oggi, si sarebbe tenuta una riunione che si sta svolgendo.
<P>
Per quanto riguarda invece la sentenza della Corte di giustizia, l'Ufficio di presidenza ha incaricato stamattina il consigliere giuridico di emettere un parere sulle deduzioni del caso.
Non appena emesso, tale parere sarà trasmesso agli organi competenti del Parlamento per le dovute deduzioni.
<P>
<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="FR" NAME="Berès">
Signor Presidente, la Corte di giustizia ha effettivamente emesso una sentenza che ci riguarda direttamente nella quale si dice che la decisione di Edimburgo va interpretata in quanto definisce la sede del Parlamento come il luogo in cui devono essere tenute, a cadenza regolare, dodici tornate ordinarie.
Del resto, l'articolo 176 del Trattato di Roma, che regola i nostri lavori, stabilisce che l'istituzione, o le istituzioni, da cui proviene l'atto annullato, o la cui astensione è stata dichiarata contraria al presente Trattato, sono tenute a prendere le misure che comportano l'esecuzione della sentenza della Corte di giustizia.
<P>
Signor Presidente, lei ha annunciato l'iniziativa attesa e ce ne rallegriamo dato che permetterà al Parlamento di rendersi conforme alla sentenza della Corte.
Le chiedo quindi, signor Presidente, di prendere un'iniziativa per permettere al Parlamento di allinearsi definitivamente con il diritto e per evitare di doverci pronunciare, anno dopo anno, su un calendario che dovrebbe essere definitivamente fissato.
<P>
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
Onorevole Berès, non intendo continuare questa discussione.
L'Ufficio di presidenza, che è l'organo competente, ha chiesto un parere in merito, parere che sarà trasmesso alla Conferenza dei presidenti e all'Ufficio di presidenza e, se necessario, all'Assemblea, per le deduzioni del caso.
Non anticipo giudizi su queste ultime e ciò non pregiudica affatto, ovviamente, il diritto del Parlamento di fissare il suo calendario.
Il tutto sarà evidentemente fatto in conformità ai trattati, alla sentenza della Corte e al nostro regolamento.
Oggi, questo è tutto quello che possiamo fare per tale problema, che è molto serio e non autorizza ad improvvisare.
Non è ora il caso di aprire un dibattito al riguardo e mi auguro di poter avere l'aiuto di tutti.
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<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="FR" NAME="Striby">
Desidererei parlare anch'io della sessione del Parlamento e delle tornate per il 1998.
Avete tutti sentito, e mi rincresce, la decisione della Corte di giustizia formulata su richiesta della Francia.
Abbiamo...
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(Il Presidente interrompe l'oratore)
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
Onorevole Striby, mi ascolti, ho detto che non si continuerà la discussione.
Trarremo le dovute conclusioni conformemente al nostro regolamento al momento debito, ma ora non ne discuteremo più.
<P>
(Il processo verbale è approvato)
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="EN" NAME="Andrews">
Signor Presidente, sin da quando sono entrato ho cercato di prendere la parola, manifestando ai suoi servizi il mio desiderio di formulare una dichiarazione per conto del mio gruppo - Unione per l'Europa - che è il terzo maggiore schieramento del Parlamento europeo.
Ho tentato di recarmi in Angola in missione di pace...
<P>
(Il Presidente interrompe l'oratore)
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<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Signor Presidente, desidero richiamare la sua attenzione su una questione molto importante.
Il 19 settembre, di ritorno dalla tornata di Strasburgo, una parlamentare ha ricevuto l'invito a partecipare ad una cerimonia ufficiale a Firenze.
In detta occasione, la onorevole Baldi si è avvicinata ad Antonio Di Pietro - l'ex magistrato di Milano oggi candidato al terzo collegio senatoriale in Toscana - ma è stata aggredita e sbattuta a terra da una guardia del corpo dell'ex magistrato.
Non ha ricevuto alcun aiuto malgrado Antonio di Pietro e la guardia del corpo sapessero bene che la onorevole Baldi era un'ospite d'onore della nostra Istituzione.
<P>
Signor Presidente, desidero che lei si rivolga alle autorità italiane affinché queste e l'ex magistrato Di Pietro porgano le proprie scuse alla onorevole Baldi.
In proposito le consegnerò un dossier esauriente, comprensivo di prove fotografiche e referti medici, chiedendole di compiere gli opportuni passi per ridare dignità ad un membro del nostro Parlamento.
Il fatto giunge a proposito; infatti, la signora Commissario Bonino è stata di recente arrestata e detenuta in Afghanistan.
Dovremmo esprimere la nostra condanna per simili atti, commessi sia dentro che fuori i confini dell'Unione europea.
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<SPEAKER ID=15 NAME="Presidente">
La ringrazio onorevole Crowley.
Le sarò grato se vorrà inviarmi la documentazione al riguardo e io prenderò le misure opportune, congiuntamente alle autorità italiane.
Per quanto riguarda la onorevole Bonino, ella non ci ha chiesto alcun aiuto e sono sicuro che il Presidente della Commissione le abbia dato tutto l'appoggio necessario.
Non ha bisogno del nostro sostegno, ma lo avrà qualora fosse necessario.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Richiesta di applicazione della procedura senza discussione
<SPEAKER ID=16 NAME="Presidente">
La commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa ha appena richiesto l'applicazione della procedura senza discussione, ai sensi dell'articolo 99 del Regolamento, alla relazione dell'onorevole Kittelmann sulla procedura d'adozione della posizione comunitaria nell'ambito del Comitato misto per l'Unione doganale istituito con decisione n. 1/95 del Consiglio d'associazione CE-Turchia, relativa all'attuazione della fase definitiva dell'Unione doganale.
Pertanto, questa relazione sarà semplicemente sottoposta a votazione durante il turno di votazioni di domani alle 11.00.
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<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="DE" NAME="Kreissl-Dörfler">
Signor Presidente, si tratta di una richiesta di applicazione del regolamento in conformità all'articolo 99(2).
Desidero chiedere al Presidente di non permettere che la relazione Kittelmann, che è molto importante - non so se l'onorevole Kittelmann adesso è in sala - non venga discussa.
Riguardando l'approfondimento dell'Unione doganale, in una fase in cui noi - e questa è la motivazione - di fatto partecipiamo ai negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione europea e sono di attualità i problemi con Cipro, non possiamo permettere che una tale relazione non venga discussa.
Prego pertanto il signor Presidente di procedere di conseguenza, dato che diverse sono le cose da dire su questa relazione, anche da parte dell'onorevole Kittelmann.
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Presidente">
Lei si è appellato all'articolo corrispondente del Regolamento e, come lei sa, la relazione dev'essere sottoposta a votazione senza discussione salvo nel caso in cui almeno 29 deputati chiedano che essa sia sottoposta a discussione.
Vi sono 29 deputati che appoggino la richiesta dell'onorevole Kreissl-Dörfler?
<P>
(Il Presidente constata che più di 20 deputati appoggiano la richiesta dell'onorevole KreisslDörfler, per cui la relazione sarà iscritta con discussione nel progetto di ordine del giorno di una delle prossime tornate)
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<CHAPTER ID=4>
Questioni politiche urgenti
<SPEAKER ID=19 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la comunicazione della Commissione sulle linee direttrici per le politiche occupazionali degli Stati membri nel 1998 (preparazione del Consiglio europeo sull'occupazione dei giorni 20 e 21 novembre 1997 a Lussemburgo).
<P>
Ha facoltà di parlare il Presidente della Commissione Santer.
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<SPEAKER ID=20 NAME="Santer">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la Commissione ha approvato stamattina le relazioni sull'occupazione nonché le proposte sulle linee direttrici per le politiche occupazionali degli Stati membri che rappresentano il nostro contributo al Consiglio europeo speciale del 21 novembre, interamente dedicato all'occupazione.
Vista l'importanza di tale scadenza e la priorità assoluta data alla lotta contro la disoccupazione, priorità sottolineata a più riprese dal Parlamento, colgo volentieri l'occasione offertami dalla tornata dell'Assemblea per darvi le novità sulle nostre proposte.
<P>
Le proposte sulle linee direttrici sono una anteprima importante che costituisce un salto di qualità nel modo di avvicinarsi alle questioni occupazionali a livello dell'Unione europea.
Vedo in questo, in un certo qual modo, il risultato del passo da me intrapreso il 31 gennaio scorso, allorché in questa stessa aula vi presentavo il patto di fiducia per l'occupazione.
Azioni integrate sul piano della politica macroeconomica, del mercato interno, delle politiche del mercato del lavoro, dei Fondi strutturali e della mobilitazione di tutti gli attori per una ricerca di convergenza nella lotta contro la disoccupazione e per l'occupazione: ecco gli elementi da me consigliati nel patto di fiducia, perché la rivoluzione post-industriale e la globalizzazione economica esigono un nuovo approccio integrato, perché, semplicemente, sarebbe incomprensibile che l'occupazione non fosse considerata un problema d'interesse comune, sarebbe inaccettabile che l'Unione non facesse tutto il possibile per la lotta contro la disoccupazione.
<P>

Tale orientamento ha fatto strada.
Le parti sociali hanno raccolto la sfida: trattano a livello europeo, e con successo; si moltiplicano a livello nazionale gli sforzi per concludere patti.
Il Consiglio europeo ha abbracciato il concetto del patto di fiducia in numerose sue conclusioni e, per di più, l'occupazione è entrata nel Trattato di Amsterdam: l'occupazione è ormai questione d'interesse comune non solo come pio desiderio, ma con procedure di controllo e di convergenza che stimoleranno il coordinamento delle politiche in un quadro comune.
<P>
Infatti, non è più ormai questione di presentare soltanto relazioni sull'occupazione.
Il Trattato di Amsterdam prevede l'individuazione di linee direttrici per le politiche occupazionali degli Stati membri, se non addirittura, all'occorrenza, raccomandazioni agli Stati membri per le politiche occupazionali da seguire.
Non sottovalutiamo l'importanza di tale progresso.
So che gli scettici diranno: ancora delle procedure, ma serve avere la memoria tanto buona per ricordare il rifiuto generale di un approccio comune in materia di politica occupazionale.
<P>
In questo preciso istante constatiamo tutta l'efficacia delle procedure di controllo e di convergenza nel contesto dell'Unione economica e monetaria.
Esse hanno dato una vera e propria sferzata a ciascuno Stato membro per realizzare obiettivi fissati in comune.
È un esempio che ci deve servire da modello nella nostra lotta contro la disoccupazione.
Siamo tutti d'accordo che si tratta della priorità per eccellenza.
<P>
I capi di Stato e di governo lo hanno sottolineato dichiarando che non dobbiamo aspettare la ratifica del nuovo trattato per utilizzare i mezzi di azione definiti nel capitolo sull'occupazione.
Lo hanno sottolineato decidendo che, al Consiglio europeo speciale di novembre, tutta l'attenzione sarà focalizzata sull'occupazione.
Si tratta di segnali di determinazione a cui va il mio plauso.
Attenzione però alle false speranze.
Nessun testo di trattato, nessuna conclusione del Consiglio europeo, nessuna dichiarazione d'intenti crea occupazione.
Per questo occorre un'azione concreta, efficace, tenace, di ampio respiro, che prenderà tempo dato che in questo campo non esiste la bacchetta magica.
Ma ciò non è motivo di rassegnazione.
<P>
Al contrario, è un incitamento in più per non attendere, per passare fin da adesso all'azione concreta.
Lo esigono i 18 milioni di disoccupati dell'Unione europea, e noi lo dobbiamo loro Inoltre stanno migliorando le condizioni economiche e le prospettive di crescita.
Approfittiamone, ma evitiamo l'errore di cadere nel compiacimento.
Le cose non si sistemeranno da sole in una congiuntura migliore.
Sappiamo che gli adattamenti richiesti sono di natura strutturale e sappiamo ciò che dobbiamo fare.
Non mancano le analisi convergenti e le priorità sono state fissate dai vari Consigli europei.
In realtà, si è già detto tutto; ora bisogna agire.
<P>
È con questo spirito che oggi facciamo le nostre proposte per le linee direttrici: proponiamo obiettivi concreti, ambiziosi ma realisti, in quanto basati sulle migliori pratiche riscontrate negli Stati membri, quantificabili nella misura del possibile.
Proponiamo che tali obiettivi vengano perseguiti nel modo più concreto possibile grazie a piani di azione dettagliati degli Stati membri, elaborati in un comune quadro di obiettivi e di orientamenti, attualizzati e seguiti su base annuale.
<P>
L'obiettivo a lungo termine dell'Unione europea deve essere di arrivare gradualmente ad un tasso occupazionale di oltre il 70 %, simile a quello dei nostri principali partner commerciali.
Ciò esige, da parte degli Stati membri molta serietà e determinazione nell'applicare il policymix che noi proponiamo.
In tali condizioni, e grazie anche alla migliore congiuntura, potremo vedere entro cinque anni aumentare l'attuale tasso occupazionale dal 60 al 65 % e abbassarsi l'attuale tasso di disoccupazione dall'11 al 7 % circa.
In questo modo, avremo creato 12 milioni di nuovi posti di lavoro.
<P>
Questo obiettivo è ambizioso, certo, ma realista.
Realista, se tutti gli Stati membri applicheranno seriamente le regole del gioco basato su una dinamica collettiva, chiamata in inglese peer review e peer pressure - una disciplina di gruppo se volete - e se agiremo a livello degli Stati membri e dell'Unione secondo quattro grandi assi.
Dobbiamo creare una nuova cultura imprenditoriale, creare una nuova cultura d'inserimento professionale o di occupazionalità, promuovere ed incoraggiare la capacità di adattamento ed infine rafforzare le politiche delle pari opportunità.
<P>
Signor Presidente, il primo asse di azione è, innanzitutto, lo spirito imprenditoriale.
I posti di lavoro sono creati dalle imprese, occorre quindi un clima che stimoli lo spirito imprenditoriale, soprattutto per le piccole e medie imprese che rappresentano le vere opportunità di creazione di nuovi posti di lavoro.
Concretamente, proponiamo di ridurre gli oneri amministrativi e le spese generali, dato che scoraggiano l'assunzione di nuovi lavoratori.
Il peso è enorme.
Il costo annuale degli oneri amministrativi per le nostre imprese è stimato in 200 miliardi di ecu; riduciamo gli ostacoli per colui che vuole passare dal lavoro dipendente all'attività autonoma.
Si rinuncia troppo spesso davanti alla prospettiva di perdere i diritti acquisiti di protezione sociale; facilitiamo l'accesso ai capitali per le piccole e medie imprese, in particolare creando, entro il 2000, un mercato secondario di capitali, paneuropeo.
Prendiamo esempio dal NASDAC americano: tale borsa riunisce 5500 imprese e circa dieci milioni di dipendenti, ha contribuito alla creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e il suo giro d'affari supera quello della borsa di New York.
<P>
Infine, traduciamo in azione un orientamento fissato dal Consiglio europeo da tempo: la pressione fiscale sul lavoro dev'essere ridotta.
Finora la tendenza è completamente contraria a tale orientamento: aumenta la pressione fiscale sul lavoro mentre diminuisce quella sui capitali.
L'attuale pressione del 42 % distrugge l'occupazione; chiediamo a ciascun Stato membro di prefissarsi come obiettivo entro il 2000 una sostanziale diminuzione di tale pressione.
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A titolo esemplificativo, una riduzione di un punto percentuale del prodotto interno lordo equivarrebbe a circa 70 miliardi di ecu.
Taluni riterranno pesante tale sforzo, ricorderò loro che gli Stati membri spendono ogni anno circa 100 miliardi di ecu a titolo di aiuti statali in gran parte a favore di settori con pochi sbocchi, poco promettenti in termini di creazioni di posti di lavoro.
<P>
Dobbiamo, al contempo, riequilibrare la pressione fiscale sul capitale, cosa che permetterà di rispettare la neutralità finanziaria, di limitare la concorrenza fiscale dannosa e le distorsioni derivanti dal mercato interno.
La Commissione ha individuato, oggi, una serie di misure da dibattere al Consiglio "Ecofin» del prossimo 13 ottobre.
Ricordo, anche in tale contesto, le nostre proposte fiscali in materia di energia che sono sempre al vaglio del Consiglio.
<P>
Infine, molto è stato detto sulle sfide delle nuove tecnologie che rappresentano tante possibilità per le nostre imprese.
Sviluppiamo dunque le strategie atte a trarre tutto il potenziale da tali evoluzioni inevitabili, facilitando ad esempio l'accesso alla società dell'informazione.
Altrettanto è stato detto sull'importanza degli sforzi per la ricerca e lo sviluppo.
Ma qual è la realtà?
Perdiamo terreno rispetto alla concorrenza.
Rovesciamo quindi la tendenza, portiamo le nostre spese in tali settori a un livello simile a quello degli Stati Uniti e del Giappone, vale a dire al 2, 5 % del prodotto interno lordo.
<P>
Signor Presidente, il secondo asse dell'azione proposta mira a un miglior inserimento professionale o, come viene chiamata oggi, a una migliore occupazionalità.
Abbiamo 18 milioni di disoccupati, ma, nel contempo, gli imprenditori lamentano l'impossibilità di coprire centinaia di migliaia di posti vacanti.
Sorprendente, davvero, ma lo è meno quando apprendiamo che la metà dei disoccupati non ha nessuna formazione, che meno del 10 % dei disoccupati riceve una formazione.
<P>
Il fenomeno riguarda particolarmente i giovani di meno di 25 anni.
Perché stupirci oltre modo se il 10 % dei giovani abbandona anticipatamente il proprio corso di studi, se il 45 % di coloro che iniziano l'insegnamento secondario non lo conclude?
Il 50 % circa dei disoccupati è di lunga durata e la mancanza di formazione incide molto.
Che fine hanno fatto le politiche occupazionali degli Stati membri che assorbono ogni anno 200 miliardi di ecu?
Due terzi delle politiche hanno carattere puramente passivo, non presentano alcun incentivo ad integrare il mercato dell'occupazione.
La disoccupazione è un fenomeno nefasto per chi ne è toccato, per l'integrità delle nostre società, e uno spreco incredibile di un potenziale di crescita e di prosperità.
<P>
L'analisi molto sommaria che ho fatto mostra che la mancanza di qualifiche è una delle principali cause del flagello.
Proponiamo agli Stati membri di attaccarlo dandosi precisi obiettivi, per offrire un nuovo modo di ricominciare sotto forma di posti di lavoro, di formazione e di qualsiasi altra misura ad ogni disoccupato adulto prima dei dodici mesi di disoccupazione e ad ogni giovane prima dei sei mesi.
<P>
Devono altresì fissare l'obiettivo di ridurre di metà, entro cinque anni, il numero dei giovani che abbandonano anticipatamente i corsi di studio e di assicurare che molti più giovani terminino gli studi secondari e beneficino di un corso di formazione nelle imprese.
Inoltre, privilegiamo le politiche occupazionali attive.
Gli Stati membri devono fissarsi degli obiettivi per quanto riguarda il numero di persone che passano al nuovo sistema, favorendone il reinserimento nel mercato del lavoro, nonché portare, entro cinque anni, ad almeno 25 % il numero dei disoccupati a cui proporre una formazione.
<P>
Signor Presidente, anche le parti sociali hanno tutto l'interesse alla riuscita delle necessarie modifiche.
I negoziati a livello europeo sul congedo parentale e sul lavoro a tempo parziale mettono in primo piano il ruolo essenziale che tali strumenti possono svolgere, lo stesso dicasi per il loro esemplare contributo, negli ultimi anni, alla contrattazione salariale.
Chiediamo loro di intensificare gli sforzi, dato che le sfide sono enormi.
Dovrebbero, segnatamente, concludere rapidamente un accordo quadro per offrire nuove possibilità di posti di lavoro ovunque in Europa, allo scopo di aumentare l'inserimento professionale.
Non dimentichiamo il contributo dei Fondi strutturali per risollevare il livello di qualificazione e per rendere più attive le politiche del mercato del lavoro.
Gli Stati membri dovrebbero rafforzare tali aspetti quanto più possibile.
<P>
Signor Presidente, l'obiettivo del nostro terzo asse di azione è una migliore adattabilità.
Nuove tecnologie, nuove condizioni di mercato e nuove evoluzioni si succedono sempre più rapidamente e a queste le imprese si devono adattare; e la facoltà di adattamento diventa sempre più determinante per la loro vitalità.
È una realtà inevitabile che deve essere integrata nell'organizzazione del lavoro.
Anche qui le parti sociali hanno un ruolo importante, soprattutto nella negoziazione degli accordi sull'organizzazione del lavoro e sulle forme di lavoro flessibile.
Ma anche gli Stati membri sono chiamati a dare il loro contributo, soprattutto per creare la cornice istituzionale che permetta tipi di contratto più flessibili, e per migliorare lo statuto di lavoro atipico sul piano della previdenza sociale e dell'evoluzione delle carriere.
<P>
Gli Stati membri dovranno anche sostenere meglio la capacità di adattamento delle imprese.
Essi devono promuovere, ad esempio sul piano fiscale, l'investimento in risorse umane e lo sviluppo della formazione nell'impresa.
Essi devono favorire misure volte a incoraggiare i lavoratori a perfezionarsi.
Invece di spendere somme enormi in aiuti statali a favore di settori dal futuro incerto, gli Stati membri dovrebbero privilegiare azioni quali il perfezionamento professionale, la creazione di posti di lavoro durevoli, il funzionamento efficace dei mercati occupazionali.
<P>
Signor Presidente, sono al quarto asse delle azioni che proponiamo nelle linee direttrici, vale a dire le pari opportunità.
Ho parlato della disoccupazione in generale e della disoccupazione giovanile, ma va segnalato che le donne sono maggiormente colpite dalla disoccupazione degli uomini e che la loro partecipazione alla vita attiva è minore.
Quello che ho detto a proposito del potenziale di crescita e di prosperità che presentano le nostre risorse umane si applica del tutto, ovviamente, anche alle lavoratrici, e vale tanto più se si considerano le prospettive demografiche.
A termine, il mantenimento del nostro livello di vita e del modello sociale europeo dipenderà, in modo cruciale, in una popolazione attiva decrescente, dal contributo delle donne.
<P>
Proponiamo tre linee di azione.
Primo, gli Stati membri devono dimostrare di essere sensibilizzati sulle pari opportunità, di intraprendere sostanziali sforzi per ridurre il divario tra il tasso di disoccupazione delle donne e quello degli uomini sostenendo attivamente un aumento occupazionale delle donne.
Secondo, occorre fare di più per conciliare la vita professionale e la vita familiare, assicurandone il prosieguo e accelerando, all'occorrenza, l'esperienza in materia di interruzione di carriera, di congedi parentali e di tempo parziale.
Miglioriamo l'accesso ai servizi di custodia dei bambini e alle cure delle persone dipendenti.
Terzo, occorre facilitare il reinserimento delle donne nella vita attiva, ad esempio sul piano della formazione.
<P>
Concludendo, signor Presidente: ho tentato di tracciarvi un quadro il più completo possibile delle proposte approvate oggi come contributo al Consiglio europeo speciale sull'occupazione.
Abbiamo intenzione di presentare poi, in ottobre, un secondo contributo a due componenti, visto che presenteremo i nostri commenti sul seguito dato alle altre azioni accolte dal Consiglio europeo di Amsterdam a favore dell'occupazione, ad esempio quelle della competenza della Banca europea per gli investimenti, quelle nel quadro del programma di azioni per il mercato interno, quelle a favore delle piccole e medie imprese e il rafforzamento della nostra competitività.
Poi svilupperemo le nostre riflessioni sulla materia in cui tutte le nostre politiche comuni possono essere messe al servizio dell'occupazione.
<P>
Signor Presidente, credo che con le proposte di oggi prendiamo gli Stati membri in parola.
Non chiediamo loro di fare dei miracoli al Consiglio europeo speciale, evitiamo ad ogni costo di creare false speranze che, per definizione, si tradurrebbero in autentiche delusioni.
Chiediamo, però, al Consiglio europeo di adottare orientamenti concreti in applicazione delle analisi convergenti e dei principi da esso stesso fissati.
In tal modo, gli chiediamo di dimostrare che la definizione dell'occupazione come priorità per eccellenza non sia una frase vuota.
Questo si aspettano i cittadini dell'Unione, questo si aspettano soprattutto i 18 milioni di disoccupati.
<P>
Signor Presidente, il Commissario Flynn ed io siamo ovviamente a disposizione degli onorevoli parlamentari per rispondere alle domande che vorrete rivolgerci.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="NL" NAME="van Velzen, Wim">
Signor Presidente, il rapporto si muove, a grandi linee, sulla scia della relazione di cui si occuperà tra breve la commissione per gli affari sociali, anche se, naturalmente, contiene alcune differenze.
Vorrei porre due domande.
Prima: laddove si parla delle agevolazioni di pagamento non trovo la proposta di riduzione dell'IVA sui servizi ad alta intensità di lavoro.
Vorrei sapere dal Presidente se si tratta di una svista da parte mia.
E se non è una svista, vorrei sapere per quali motivi quella proposta così importante, sulla quale la Commissione stessa ha il potere di decidere, non è stata presentata.
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Seconda domanda: lei ha formulato questa proposta dopo aver sentito gli Stati membri? Cioè, in altre parole, su quanto favore ritiene che le sue proposte possano contare nel Consiglio del Lussemburgo?
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="FR" NAME="Santer">
Signor Presidente, per quanto riguarda le proposte fiscali abbiamo individuato questa stessa mattina un pacchetto di misure fiscali, tra cui il codice di comportamento in materia fiscale e diverse altre proposte riguardanti la fiscalità diretta e la fiscalità indiretta.
Questo pacchetto di misure sarà presentato al Consiglio "Ecofin» il 13 ottobre.
<P>
Attendiamo che il Consiglio "Ecofin» del 13 ottobre dia degli orientamenti in vista del Consiglio europeo del 21 novembre, perché riteniamo che la questione fiscale possa influire anche sull'occupazione, e che vi siano delle relazioni tra occupazione e fiscalità come con altri settori, ad esempio l'ambiente, ecc. Contiamo perciò che il Consiglio europeo del 21 novembre dia anche degli orientamenti.
<P>
Quanto alla seconda domanda, se il Consiglio europeo imboccherà la nostra stessa strada, le risponderò che lo speriamo.
In materia di fiscalità vige ancora l'unanimità e riteniamo, al riguardo, che almeno entro la fine del semestre di questa presidenza, alla fine quindi del mese di dicembre, giungeremo ad un accordo politico sulla questione fiscale e, spero, anche in relazione all'occupazione.
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="SV" NAME="Burenstam Linder">
Signor Presidente, un modo per far calare la disoccupazione registrata dalle statistiche - e, lo sottolineo, dalle statistiche - è quello di ridurre l'offerta di lavoro con diverse normative e sovvenzioni, ossia sottrarre un certo numero di persone dalla forza lavoro, diminuendo la cosiddetta labour force participation .
Ritiene lei, signor Presidente, che lavorare de facto di meno costituisca un buon metodo - peraltro utilizzato in diversi paesi - per far fronte ai problemi dell'Europa come questi emergono dalle statistiche?
Oppure preferisce la strada indicata da Blair in Gran Bretagna, aumentando l'occupazione con il ricorso a più flessibilità in tutte le norme che ingessano il mercato del lavoro in Europa?
<P>
<SPEAKER ID=24 NAME="Flynn">
La questione specifica è stata da noi compresa in un orientamento sull'occupazione, ove proponiamo di rendere il sistema fiscale più favorevole all'occupazione.
Gli Stati membri, per incoraggiare le imprese a creare posti di lavoro, devono sfruttare l'attuale clima macroeconomico propizio e invertire definitivamente la pluriennale tendenza a gravare con maggiori imposte e oneri sui lavoratori, che sono passati dal 35 % del 1980 ad oltre il 42 % del 1995.
<P>
Ciò significa che ciascuno Stato membro dovrebbe mirare alla riduzione dell'onere fiscale gravante sui lavoratori, mantenendosi neutrale dal punto di vista del bilancio di previsione, al fine di ottenere un progresso sostanziale entro il 2000.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="EN" NAME="Hughes">
La mia domanda verte sulla politica del Vertice straordinario sull'occupazione.
Vorrei conoscere il giudizio del Presidente Santer in merito allo slancio con cui affronteremo il Vertice straordinario.
Il Vertice di Amsterdam ha lanciato a tutto gas il dibattito sull'occupazione ma, a giudizio del Presidente Santer, gli orientamenti oggi adottati saranno d'incitamento per i capi di Stato?
Che cosa pensa dell'attuale impegno degli Stati membri e come valuterà il grado di successo del prossimo vertice?
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="FR" NAME="Santer">
Evidentemente vanno mobilitati tutti gli attori affinché il Consiglio europeo sia un successo.
Ho segnalato le difficoltà di tale vertice.
L'esercizio che abbiamo fatto stamattina, vale a dire le proposte di linee direttrici, che costituiscono una anteprima in materia di occupazione in quanto anticipano il capitolo sull'occupazione del Trattato di Amsterdam, è proprio un nuovo tipo esercizio; infatti esso dà il via ad un processo che permette agli Stati membri di riconsiderare la situazione occupazionale di anno in anno, e di adottare le linee direttrici per la politica nazionale dell'occupazione.
A partire da queste linee direttrici vogliamo, quindi, un po' come si fa anche nell'Unione economica e monetaria, stabilire dei metodi di convergenza e di controllo che permettano agli Stati membri di avere un monitoraggio, per sapere ogni anno se gli obiettivi sono stati raggiunti.
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Poi, lei mi chiede come fare evolvere l'insieme delle misure affinché il Consiglio europeo del 21 novembre sia un successo.
Penso che si debbano mobilitare le altre istanze.
Ho parlato di parti sociali che devono svolgere un ruolo primordiale, ed è per loro che abbiamo organizzato un vertice il prossimo 13 novembre.
Ritengo che tutti gli altri organi della Comunità debbano associarsi, come il Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni, ecc.
Ne deve veramente risultare un processo comune.
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Siamo perfettamente consci che non è al Consiglio europeo che creeremo posti di lavoro, ma occorre che s'inneschi un processo, e credo che se vi è, a livello dei quindici Stati membri, la volontà politica, e un documento a sostegno che poggi tale volontà sull'accettazione del capitolo sull'occupazione del Trattato di Amsterdam, che sarà firmato domattina proprio ad Amsterdam e nel quale ci ritroviamo, allora credo che il seguito dato al Consiglio europeo abbia una possibilità di riuscita.
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<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="NL" NAME="Boogerd-Quaak">
Signor Presidente, questo vertice sull'occupazione deve chiudersi con un risultato positivo e per tale motivo vorrei riproporre i due quesiti formulati prima dall'onorevole van Velzen, poiché, a mio parere, non hanno avuto risposta.
La prima domanda era: cosa proponete di preciso in materia di imposte?
Ad esempio, proponete, in concreto, un trasferimento delle imposte che gravano sul lavoro ad altre basi impositive, come l'imposta sull'energia?
Ed è vostro intento fare proposte in materia di IVA, dove siamo competenti a ridurre gli oneri sui servizi ad alta intensità di lavoro?
<P>
La mia seconda domanda, collegata alla prima e alla quale lei ha già risposto tre volte, è la seguente: cosa può fare di preciso la Commissione europea qualora gli Stati membri non siano disposti a concordare obiettivi convergenti?
Quali sanzioni l'Unione europea può comminare in un caso del genere?
O forse preferiamo continuare a far finta di nulla, come è sempre stato a partire da Essen, dove abbiamo cominciato col dire che faremo questo e quello ma dove poi, alla fine, non abbiamo preso nessuna decisione alla quale gli Stati membri possano richiamarsi o fare riferimento per attuare le loro politiche.
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Infine, signor Presidente, quali proposte intende presentare ai fini di un rinnovamento a lungo termine?
Perché quelli che ci avete sottoposto ora sono programmi a breve termine, ma quali sono i vostri progetti per il lungo periodo?
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="FR" NAME="Santer">
Per quanto riguarda il regime fiscale riteniamo che debba essere più favorevole all'occupazione.
Non ho sviluppato tutte le proposte, che dovete ovviamente studiare nel loro insieme e che comprendono comunque varie decine di pagine, ma, al fine di incoraggiare le imprese a creare nuovi posti di lavoro, riteniamo che gli Stati debbano sfruttare il clima macroeconomico favorevole per rovesciare la tendenza a lungo termine all'aggravio della fiscalità sui prelievi obbligatori.
<P>
Abbiamo fissato un obiettivo per ridurre la pressione fiscale sul lavoro, pur non apportando modifiche al bilancio per far sì che possano avvenire entro il 2000 dei sostanziali progressi.
Abbiamo fatto altresì una proposta, sempre al vaglio, sull'imposizione fiscale sui prodotti energetici; la riteniamo uno dei probabili mezzi per permettere di ridurre la pressione fiscale sul lavoro.
Non si tratta di una proposta nuova, dato che continuiamo a ripeterlo dal Libro bianco del 1993.
Sono state fatte al riguardo proposte nella mia Commissione e in quella precedente.
Vi è quindi un insieme di proposte volte a ridurre la fiscalità sul lavoro, a rafforzare la tendenza generale.
Esaminando il fascicolo sulla fiscalità, troverete dei punti molto precisi al riguardo.
<P>
Poi, alla domanda sulle sanzioni previste dalla Commissione, è difficile rispondere perché è un processo ancora da innescare.
Quando abbiamo avviato il processo per l'Unione economica e monetaria, nel nostro approccio non avevamo nemmeno previsto sanzioni, contiamo sul cosiddetto peer review , quella disciplina di gruppo che avrà luogo a livello del Consiglio al momento dell'esame delle relazioni nazionali presentate ogni anno dai vari Stati membri e che dovranno inserirsi nel quadro delle linee direttrici.
<P>
Infine, la Commissione ha il diritto, come detto nel capitolo sull'occupazione, di formulare raccomandazioni agli Stati membri.
Non siamo arrivati ancora a quel punto.
Attendiamo chiaramente il Consiglio europeo del 21 novembre per vedere come elaborare raccomandazioni agli Stati membri.
È quindi tutto un processo che deve essere avviato.
Nessuna sanzione è stata fissata perché va ricordato che la politica sociale, la politica dell'occupazione, come la politica economica, rimane ancora fondamentalmente di competenza nazionale.
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="FI" NAME="Ojala">
Signor Presidente, desidererei proseguire ponendo dei quesiti sulla tassazione al Presidente Santer.
Se il Consiglio non è ora disposto ad adottare una decisione all'unanimità su tale questione, quali conclusioni può trarre la Commissione?
Se non si è disposti a trasferire l'accento della tassazione mettendo a punto imposte compensatrici sull'energia e sull'IVA per poter ridurre la tassazione del lavoro, non si priveranno tutte queste misure della loro base?
Se si ridurrà unicamente la tassazione del lavoro, si dovranno di conseguenza applicare dei tagli alla sicurezza sociale.
La posizione di partenza della Commissione non sarà mica un'alleggerimento della tassazione del lavoro a scapito della sicurezza sociale?
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Desidererei altresì chiedere al Commissario Flynn che cosa intende con quella flessibilità che, nel nome della capacità di adattamento, si vuol aumentare?
Si deve forse intendere uno sviluppo simile a quello in atto negli Stati Uniti d'America dove, in realtà, i nuovi posti di lavoro hanno significato retribuzioni insufficienti, oppure si intende un dialogo del mercato del lavoro?
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="EN" NAME="Flynn">
Anzitutto va detto che il processo prevederà, da parte di ciascuno Stato membro, l'elaborazione di un piano d'azione, che tratti specificamente e interagisca con tutte le problematiche degli orientamenti, tenendo sempre presente che esso sarà attuato in un ambito europeo comune per gli obiettivi e gli indirizzi fissati; ciascun paese, però, dovrà definirne uno consono alle proprie istanze.

<P>
Per quanto riguarda la sanzione, dopo l'adozione degli orientamenti al prossimo vertice di dicembre, agli Stati membri spetterà l'elaborazione dei piani d'azione, che ci permetteranno di valutare e controllare l'operato dei vari paesi.
A seguito di detta valutazione è possibile che la Commissione, di propria iniziativa, sia in grado di formulare raccomandazioni ai singoli Stati membri, tenendo conto del modo in cui affrontano le sfide poste dagli orientamenti.
<P>
Qui non stiamo parlando di tagli alla previdenza sociale - non è questo il punto.
Ai sistemi previdenziali, ogni anno, vengono destinate delle risorse finanziarie superiori ai 200 miliardi di ecu, di cui due terzi sono usati per attuare misure passive del mantenimento del reddito.
Vogliamo che una parte più consistente delle riserve del sistema fiscale e previdenziale sia destinata alle politiche attive per il mercato del lavoro.
<P>
Occorre sottolineare che stiamo attuando la strategia concordata ad Amsterdam.
Nel Vertice di Amsterdam si è stabilito che la disoccupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro sono da considerarsi come questioni di interesse comune.
<P>
Per quanto riguarda le sanzioni, non remeremo contro gli Stati membri, ma collaboreremo con i governi.
Stiamo gettando le basi di una cooperazione che ci consenta di compiere un salto di qualità.
Questo processo risale al 1993 ed è ora giunto il momento di elaborare gli orientamenti che aiuteranno gli Stati membri a redigere i piani d'azione.
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="FR" NAME="Reding">
Signor Presidente, la Commissione vuole cambiare l'atteggiamento in cinque anni.
È una assurdità, è ottimismo, ma penso che senza illusioni non c'è mai successo.
<P>
Deve pur essere avviata una nuova mentalità per la nuova cultura imprenditoriale.
È un'ottica a lungo termine.
A breve termine, si deve pensare al finanziamento alle imprese.
La mia domanda è la seguente: quale sarà la provenienza di tale finanziamento?
Dal bilancio comunitario, dal settore privato o dai bilanci nazionali?
Che ne pensa la Commissione?
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="EN" NAME="Flynn">

Non si tratta assolutamente di un nuovo fabbisogno finanziario; stiamo parlando della possibilità di prendere le attuali strutture finanziarie a livello comunitario o nazionale e trasformarle in politiche più attive per il mercato del lavoro.
Va ricordato che stiamo parlando di aumentare il tasso di occupazione del 65 % in cinque anni, un traguardo non impossibile tenuto conto che tale percentuale veniva registrata negli anni '70, quando il nostro tasso di occupazione era pari a quello degli USA - ormai decisamente più avanti di noi.

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Abbiamo effettuato una simulazione per dimostrare che, mantenendo un tasso di crescita macroeconomica del 3 % annuo nel prossimo periodo, grazie alle riforme strutturali e agli orientamenti politici sull'occupazione da noi indicati, potremmo ottenere un tasso di occupazione del 65 % almeno che, dopo cinque anni, ci porterebbe ad un tasso di disoccupazione del 7-8 %.
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<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="DE" NAME="Wolf">
Signor Presidente, onorevoli colleghi! Stiamo qui a discutere in presenza di quasi 30 milioni di disoccupati e oltre 50 milioni di poveri che vivono nella nostra Unione.
Non illudiamoci di poter assicurare le risorse necessarie per un'attiva politica del mercato del lavoro attingendo agli spiccioli.
Chiedo alla Commissione se essa intenda, almeno a dicembre, in connessione con l'iniziativa Monti, esaminare la possibilità di recuperare l'imponibilità, e in particolare di operazioni finanziarie, di utili d'impresa, e dei patrimoni, dal momento che in considerazione del patto di stabilità bisognerà per forza aumentare le entrate.
<P>
In secondo luogo: che fine ha fatto la responsabilità dell'industria?
Che cosa intende fare la Commissione per convincere l'industria a non ridurre i posti di lavoro razionalizzando e delocalizzando le imprese, ma a creare nuovi posti di lavoro e di formazione professionale?
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In terzo luogo, mi rallegra sapere che il prossimo non sarà un vertice all'insegna della deregulation .
Non per questo però ne rimango soddisfatto.
Non dovrà infatti nemmeno essere un vertice della workfare e della maggiore flessibilità dell'orario del lavoro, dal momento che questo modello statunitense non è compatibile con le società europee, avendo tra l'altro portato anche lì alla distruzione della coesione sociale e alla creazione di uno stato permanente di attrito sociale.
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<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="EN" NAME="Flynn">
Stiamo cercando di promuovere e incoraggiare la flessibilità.
Qui si parla di ammodernare l'organizzazione e i modelli del lavoro nell'Unione.
Alle parti sociali, che avranno un ruolo chiave nel processo, chiederemo di trattare - specie nei settori economici che subiscono i maggiori cambiamenti strutturali - sull'organizzazione del lavoro e gli accordi flessibili.
Agli Stati membri chiederemo anche di creare un quadro che favorisca forme contrattuali più adattabili, tenendo conto dei modelli occupazionali sempre più diversi.
<P>
Chi non ha un lavoro regolare deve avere una maggiore sicurezza - ad esempio, uno status occupazionale.
Chi sceglie di ridurre il proprio orario di lavoro non va penalizzato in termini di possibilità di carriera.
Tutto sommato, sosteniamo la flessibilità nelle imprese e vogliamo più formazione e meno divari nelle specializzazioni, che rappresentano il principale deficit strutturale nell'Unione di oggi.
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<SPEAKER ID=35 NAME="Santini">
Signor Presidente, parto da un punto preciso della sua relazione, là dove dice che il 45 percento degli studenti delle medie superiori non concludono il loro corso di studi.
A questi va aggiunto circa il 65 percento degli studenti universitari che, anch'essi, non riescono a laurearsi.
Di qui mi viene un'idea, che trasformo in proposta per la Commissione: accanto agli incentivi per l'imprenditoria, accanto agli incentivi per la formazione professionale di questi ragazzi, che diventano automaticamente altrettanti disoccupati, perché non prevedere un programma di aiuto a studenti in difficoltà, i quali molto spesso sono tali non perché non abbiano voglia di studiare, ma perché hanno necessità di lavorare?
Perché non prevedere un programma che li aiuti a completare gli studi?
Avremmo alcuni risultati paralleli: innanzitutto diminuiremmo il numero dei potenziali disoccupati e, in secondo luogo, aumenteremmo il livello culturale di questi ragazzi, che avrebbero quindi, successivamente, maggiori possibilità di occupazione a un livello superiore.
Perché non trasformare questa proposta in un programma futuro?
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<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="EN" NAME="Flynn">
È un'ottima idea, che tiene conto dell'idoneità al lavoro, ovvero dell'intensificazione delle possibilità di trovare lavoro.
È proprio questo il nocciolo degli orientamenti oggi presentati.
<P>
Stiamo parlando di come poter affrontare i problemi dei disoccupati cronici, dei giovani disoccupati e, in particolare, di chi non ha mai potuto ricevere una formazione adeguata.
Non dobbiamo dimenticare che il 10 % di tutti i disoccupati europei non ha mai avuto accesso alla formazione e finisce col restare senza lavoro a lungo termine.
<P>
Vogliamo un indirizzo programmatico.
Qui si afferma specificamente che ciascun disoccupato di oggi troverà un lavoro, otterrà una specializzazione o seguirà un corso di formazione entro dodici mesi dall'inizio dello stato di disoccupazione, mentre ogni giovane sotto i 25 anni potrà contare su un'esperienza formativa, educativa o lavorativa entro i primi sei mesi.
<P>
Pertanto, sin dall'inizio, verrà rispettata l'etica del lavoro e, alla fine, saremo in grado di ridurre la dipendenza nella UE.
Questo è quanto va fatto se vogliamo colmare il divario della specializzazione che affligge l'intero mercato del lavoro in Europa.
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<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="ES" NAME="Hernández Mollar">
Signor Presidente, in questo momento ci troviamo in un periodo di transizione fino a quando non entrerà in vigore l'Unione monetaria, che sarà lo strumento che ci permetterà di diventare più competitivi e di far convergere le nostre economie.
Tuttavia, ciò che è certo è che oggi gli Stati membri stanno compiendo degli sforzi importanti al fine di risanare le proprie finanze e di rendere possibile tale convergenza.
<P>
Gradirei che il Presidente della Commissione valutasse lo sforzo compiuto dagli Stati membri a favore della convergenza delle economie e l'incidenza che esso ha sul mercato del lavoro e sulla creazione di posti di lavoro.
Vorrei inoltre che il Presidente della Commissione valutasse quale sia stato il grado di adempimento dei piani pluriennali di occupazione dopo il 1995 e come tali piani siano stati valutati dalla Commissione.
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<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="EN" NAME="Flynn">
In realtà, molto è stato fatto di recente.
Anche se oggi il Presidente Santer ed io ci siamo soffermati sugli orientamenti per l'occupazione, abbiamo approvato altri due documenti.
Il primo è la relazione sull'occupazione per il 1997, ove condensiamo e analizziamo i dati e discutiamo le questioni afferenti le varie politiche.
<P>
Il secondo documento, la relazione congiunta, è di grande importanza perché costituisce la fonte d'ispirazione degli orientamenti economici e contiene tutte le migliori procedure presentate nei programmi pluriennali, oltre alle proposte avanzate al Presidente in carica del Lussemburgo.
Abbiamo attinto, in modo specifico, alle migliori esperienze e prove, ora incluse nella relazione congiunta.
Se ne evince chiaramente che la maggior parte degli Stati membri sta operando molto bene per quel che riguarda lo sviluppo del mercato del lavoro e del sistema scolastico e la riforma di tutti gli altri sistemi.
<P>
Purtroppo, ciò non viene sempre attuato in modo coordinato.
Sulla base degli orientamenti e del mandato di Amsterdam, intendiamo realizzare l'azione coordinata prevista nei piani d'azione, in modo da applicare una procedura di valutazione in modo continuativo.
Molto è già stato fatto, ma ciò non significa che gli Stati membri non considerino più il problema come una massima priorità.
Ora finalmente, grazie al Vertice di Amsterdam, abbiamo avviato un processo che rafforza la nostra strategia.
Oggi abbiamo finalmente preso il toro per le corna.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="FI" NAME="Myller">
Signor Presidente, sono state presentate molte interrogazioni relative alla tassazione.
Essa costituisce, in effetti, una parte estremamente importante del pacchetto sull'occupazione presentato dalla Commissione, o dovrebbe costituire una parte importante della proposta della Commissione, anche perché il suo Presidente ha affermato che non vale la pena riporre troppe speranze su quanto si può fare a livello comunitario a favore dell'occupazione.
È soltanto con i mezzi dell'imposizione fiscale che è effettivamente possibile fare qualcosa di concreto.
Desidererei a tal proposito sapere dove si colloca la tassazione del capitale e dell'armonizzazione della stessa nella presente proposta.
Se in tale settore non si verificano progressi, c'è il timore di dover incorrere in un dumping o in una concorrenza della tassazione, dato che gli Stati membri mirano a posti di lavoro e ad investimenti.
Desidererei porre un quesito, in questa sede posto già più volte: che cosa intende affermare la Commissione quando sostiene che la flessibilità dei salari è uno strumento valido per incentivare l'occupazione?
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="FR" NAME="Santer">
Signor Presidente, rispondo a questa domanda dicendo che la questione fiscale non rientra nella presente comunicazione della Commissione.
La presente comunicazione riguarda precisamente, l'ho detto all'inizio e non sbagliamo argomento, le proposte sulle linee direttrici per le politiche occupazionali degli Stati membri nel 1998, in esecuzione e in anticipazione al capitolo sull'occupazione del Trattato di Amsterdam.
È la comunicazione che vi ho esposto oggi.
<P>
Oltre alla comunicazione, è stata individuata un'altra questione fiscale stamattina dalla Commissione, ma in un altro contesto.
Si tratta di un accordo di principio concluso al Consiglio informale dei Ministri delle finanze tenutosi a Lussemburgo, Mondorf-les-Bains qualche tempo fa, di cui è parte integrante l'armonizzazione della fiscalità sul capitale.
È una questione a parte che presenteremo al Consiglio "Ecofin» il 13 ottobre.
<P>
Ovviamente, concordo pienamente con lei sul fatto che la concorrenza fiscale esercitata ora tra gli Stati membri riduce la base imponibile, crea problemi di gettito fiscale per gli Stati membri e porta al dumping fiscal .
Ritengo perciò necessario reagire a questa malsana concorrenza tra gli Stati membri in materia di fiscalità e stabiliremo, come già detto, degli orientamenti più precisi a partire dal Consiglio europeo per inquadrare, almeno in un accordo politico, l'intero pacchetto fiscale, che, ribadisco, va molto lontano.
In tal modo avremo per lo meno la certezza di essere riusciti a sbloccare, dopo un lungo lavoro di due anni, la questione della fiscalità che ultimamente si era, come sapete, arenata.
Credo, quindi, che il Consiglio "Ecofin» potrà dare il via, il 13 ottobre prossimo, ad un accordo politico che adotteremo poi al Consiglio europeo.
<P>
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="FR" NAME="Sainjon">
Signor Presidente Santer, l'ho ascoltata con grande interesse e credo che lei abbia ragione.
La politica occupazionale è diventata una questione di principale importanza per l'Unione europea, è davvero la priorità per eccellenza.
<P>
Lei ha parlato di un piano ambizioso, ma mi permetterò di dire che non si hanno mai abbastanza ambizioni quando si tratta del futuro dei cittadini europei, e soprattutto dei giovani.
Quindi, appoggio del tutto i vari obiettivi che lei ci ha presentato, in particolare in materia di PMI, di rinnovamento, di formazione, di occupazione giovanile, ecc.
<P>
Tuttavia signor Presidente, lei sa, come me, che occorre molta convinzione affinché gli Stati membri possano effettivamente unire i loro sforzi in tale settore.
Non possiamo darlo per scontato.
Non crede, allora, che sia ora di parlare oggi di dovere morale e anche di dovere civico davanti alla situazione che ben conosciamo in Europa?
Lei stesso ha citato dei dati impressionanti riguardanti la disoccupazione e soprattutto le persone che vivono nella precarietà.
È un vero scandalo.
<P>
Le rivolgo quindi la seguente domanda: come spingere gli Stati, facendo prova di autorità, a prendere misure efficaci per combattere la disoccupazione?
Infine, signor Presidente, si parla della BEI, ma quali sono i finanziamenti?
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="FR" NAME="Santer">
Signor Presidente, darei volentieri ragione all'onorevole parlamentare perché ho sempre ritenuto un dovere morale per ciascuno Stato membro combattere la disoccupazione, una delle piaghe dell'epoca moderna.
Io stesso avevo preso l'iniziativa, il 31 gennaio dell'anno scorso, di illustrarvi un patto di fiducia per l'occupazione, che non ha avuto, bisogna riconoscerlo, con gli Stati membri lo stesso successo che con voi.
<P>
Ho continuato a ripetere che occorre fare qualcosa contro la disoccupazione se l'Europa vuole rimanere credibile dinanzi ai cittadini, perché bisogna riflettere su come la penserà l'uomo qualunque, il lavoratore dell'Europa, se non riusciamo ad arginare tale flagello.
Mi rallegro che ad Amsterdam - non era facile, lo sa bene il Presidente che ha partecipato a varie riunioni della conferenza intergovernativa - sia stato incluso il capitolo sull'occupazione in quanto ora, mutatis mutandis , si è stabilita una correlazione con il processo per l'unione monetaria.
<P>
Ora, nella mente dei cittadini l'Unione europea non è solo un mercato, una moneta unica, ma anche una dimensione sociale e spero, ne sono anzi convinto, che grazie all'avvio di tale processo gli Stati membri si assumeranno le proprie responsabilità.
Il processo generatosi permetterà di riconsiderare la situazione dell'occupazione ogni anno, per assicurarne il concreto controllo anno per anno.
Credo che il suo successo starà proprio in questo.
<P>
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="FR" NAME="Seillier">
Onorevole Flynn, dato che lei ha parlato di salto di qualità e di nuova cultura, non ritiene che la Commissione potrebbe suggerire, nel senso della creatività intellettuale, la seguente nuova prospettiva: dato che le PMI, come sappiamo, sono le principali fonti di creazione di posti di lavoro, la invito a considerare che una madre di famiglia numerosa è il vero imprenditore di una PMI.
Non andrebbero riviste in profondità le nostre concezioni economiche?
Mi duole veder considerare ancora inattive tali madri, mentre per il lavoro di formazione dell'infanzia, così importante e base delle successive formazioni, esse effettuano un lavoro di grande valore sociale.
Non sarebbe questa una grande innovazione da proporre agli Stati membri?
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="EN" NAME="Flynn">
È giusto.
Troverà particolarmente interessante la nostra quarta linea d'azione, ovvero «Potenziare le politiche per le pari opportunità», ove si afferma chiaramente che, in base ai rapporti demografici, la popolazione in età lavorativa va crescendo a un ritmo più lento rispetto agli ultimi vent'anni ed è destinata a ridursi nel prossimo decennio.
Ha ragione quando afferma che, a lungo termine, la crescita dell'occupazione - necessaria a sostenere il tenore di vita e il modello sociale europeo - dipenderà fortemente dalla maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro.
<P>
Sono certo che riusciremo in quanto abbiamo intrapreso oggi.
Ricorderete che, al momento della sua presentazione, il Libro bianco sulla crescita, la competitività e l'occupazione fu considerato come una svolta nel processo di elaborazione della politica europea, perché negava che la sola crescita e la deregolamentazione indiscriminata potessero risolvere i problemi della disoccupazione e seguiva la via della crescita e della riforma strutturale.
Nulla di tutto ciò è stato realizzato nei termini auspicati; al momento di adottare le riforme da noi allora proposte, i governi si sono rivelati troppo lenti o persino timidi.
Ma le cose ora sono cambiate e cominciano a ingranare; si va facendo strada un maggiore impegno, evidente sin dai giorni di Amsterdam.
Oggi abbiamo compreso quanto sia importante procedere e rendere veramente sostanziale detto impegno, al fine di attuare i piani d'azione che saranno produttivi nel prossimo quinquennio.
<P>
<SPEAKER ID=45 NAME="Presidente">
Ringrazio il Presidente della Commissione e il Commissario Flynn per le loro risposte e per la tempestività con cui hanno risposto ai quesiti formulati.
<P>
Questo punto è chiuso.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Esecuzione del bilancio
<SPEAKER ID=46 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di risoluzione (B40818/97) dell'onorevole Brinkhorst, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, e dell'onorevole Tillich, a nome della commissione per i bilanci, sull'esecuzione del bilancio delle Comunità per il 1997.
<P>
<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="NL" NAME="Brinkhorst">
Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare il Commissario Liikanen e la signora Commissario Gradin per aver contribuito a migliorare in questi ultimi tempi l'esecuzione del bilancio europeo.
Si può, infatti, constatare che, da un paio d'anni a questa parte, è notevolmente migliorato il modo di votazione del bilancio che ci viene sottoposto dall'autorità competente in materia.
C'è, naturalmente, ancora qualche aspetto che si presta a rilievi critici, ma ci tenevo a fare questa premessa.
<P>
È evidente che sussistono ancora problemi in relazione alle quote latte.
Quest'anno ben sei paesi membri hanno concesso il superamento delle quote stabilite e a tale proposito chiedo alla Commissione se non sarebbe ora di pensare a proposte di ristrutturazione per questo settore.
<P>
In merito ai Fondi strutturali, si può registrare un miglioramento globale anche se - con grande delusione della commissione per il controllo dei bilanci - la realizzazione di determinate iniziative comuni presenta diverse carenze.
Vorrei porre questo punto all'attenzione del Commissario Liikanen.
<P>
In terzo luogo, ricordo che l'anno scorso ci siamo giustamente occupati delle reti transeuropee nel settore dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni.
La Commissione ha promesso che entro la fine di quest'anno si giungerà all'esecuzione integrale e all'esaurimento dei crediti.
Chiedo se è vero che ancora nello scorso mese di agosto le reti transeuropee erano utilizzate per non più del 4 % e, in caso affermativo, cosa ritenga la Commissione di poter fare per migliorare tale stato di cose durante l'anno in corso.
<P>
Siamo lieti che i Fondi strutturali vengano utilizzati molto di più dal punto di vista della sostenibilità.
L'anno passato la signora Commissario Wulf-Mathies si è impegnata, d'intesa con la commissione per l'ambiente, a favore di un migliore impiego dei Fondi strutturali proprio al fine di promuovere la sostenibilità.
Plaudiamo a questa iniziativa ed auspichiamo che sia possibile compiere ulteriori progressi in quella direzione, poiché così la sostenibilità nell'Unione europea potrà assumere una più netta fisionomia.
<P>
Per quanto riguarda la politica estera, è ora in discussione l'ipotesi di cambiare radicalmente i programmi PHARE.
Come annunciato dalla Commissione, questi programmi saranno riconsiderati anche nell'ottica di rendere possibile il pre-accesso.
In conseguenza di ciò, quest'anno si registra ancora una certa carenza di dotazione.
A nome della commissione per il controllo dei bilanci chiedo al Commissario di dirci a quale velocità potrà procedere la riforma del programma PHARE, considerato anche che prossimamente dovremo preoccuparci di lanciare un segnale di miglioramento ai paesi dell'Europa orientale.
<P>
Con l'ex Iugoslavia sussistono tuttora gravi problemi.
Dall'incontro di ieri con esponenti dell'Alta rappresentanza dell'ex Iugoslavia è emerso che ci sono grosse difficoltà per quanto concerne la destinazione dei fondi e, in particolare, l'ampliamento dei terreni destinati alla costruzione di case.
<P>
Infine, il programma MEDA.
Ci fa piacere constatare che, dopo qualche difficoltà iniziale, MEDA stia registrando dei progressi.
Speriamo che, nell'ambito degli obblighi di determinazione, si riuscirà anche a spostare l'ago della bilancia nettamente dalla parte degli impegni di pagamento.
<P>
<CHAPTER ID=6>
Benvenuto
<SPEAKER ID=48 NAME="Presidente">
E' con piacere, onorevoli colleghi, che do il benvenuto al Parlamento europeo a una delegazione dell'Assemblea dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, guidata dal presidente per le relazioni con l'Unione europea, signora Ilinka Mitreva, che ha preso posto in tribuna d'onore.
<P>
Questa visita costituisce il secondo incontro tra le delegazioni del Parlamento europeo e l'Assemblea dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, nonché la prima visita ufficiale di una delegazione del parlamento macedone al Parlamento europeo.
<P>
Il Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini dell'Unione europea, attribuisce grande importanza alle sue relazioni con il parlamento dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia e, tramite i suoi membri, con il paese e il popolo macedone.
<P>
Sono informato della frequenza dei vostri incontri, degli scambi di opinioni che sono in essere e confido che questi incontri siano fruttuosi.
Vi saluto quindi a nome del Parlamento europeo e vi auguro un buon proseguimento.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Esecuzione del bilancio 1997 (proseguimento)
<SPEAKER ID=49 NAME="Theato">
, presidente della commissione per il controllo dei bilanci. (DE) Signor Presidente, Signor Commissario, onorevoli colleghi!
Il nostro compito come Parlamento non è quello di spendere più soldi a tutti i costi. E'piuttosto nostro compito saper riconoscere e rimuovere le barriere, perché la Comunità possa divenire capace di agire.
<P>
E'con queste parole che Heinrich Aigner, primo presidente della commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo, l'11 ottobre 1977, ossia quasi 20 anni fa, ha giustificato la ragione e lo scopo di quello che ci vede impegnati oggi.
La procedura per il controllo dell'esecuzione del bilancio, alla quale egli ha contribuito in maniera determinante, da allora non ha perso nulla della sua importanza.
Come Parlamento, noi abbiamo il dovere di verificare se i fondi da noi messi a disposizione nel bilancio, sono effettivamente e correttamente spesi.
<P>
Dobbiamo renderci conto se nell'esecuzione del bilancio qualcosa va storto in tempo utile da poter ancora modificar rotta, all'occorrenza.
Con questa procedura inoltre intendiamo individuare i punti che vanno modificati nel bilancio dell'anno prossimo, e quelli che vanno migliorati.
Farò solo alcuni esempi di questioni che vanno assolutamente migliorate.
<P>
In primo luogo, la ricostruzione nei territori dell'ex Iugoslavia.
L'Unione europea era ed è sempre fra i primi quando si tratta di promettere un sostegno finanziario per la ricostruzione onde agevolare il ritorno dei profughi.
Ma sappiamo anche che molti progetti si sono dovuti sospendere, o addirittura non è stato possibile avviarli in quanto mancavano i presupposti politici e l'erogazione dei fondi era prevista solo a favore di coloro che avrebbero rispettato l'accordo di pace in tutto e per tutto.
Eppure, l'effettiva erogazione di risorse, come pure la gestione e l'efficienza degli aiuti dell'Unione europea in molti settori lasciano talmente tanto a desiderare, che sono urgentemente necessari profondi miglioramenti.
Qui ormai è in gioco la credibilità della Commissione.
<P>
Un'altra situazione che reputo ugualmente preoccupante riguarda i fondi che abbiamo stanziato per la sicurezza nucleare nell'Europa centrale e orientale e che continuano a essere sottoutilizzati oppure rimangono addirittura del tutto inutilizzati.
La Commissione naturalmente non è l'unica responsabile del coordinamento degli aiuti internazionali a favore di Chernobyl, ma non si può imputare sempre tutto ai problemi di coordinamento.
Non posso che rinnovare alla Commissione il mio urgente appello di esaminare questi problemi con la priorità che essi meritano.
<P>
Mi rendo conto che in politica vi sono opinioni estremamente divergenti riguardo alle priorità.
Un maggior livello di sicurezza degli impianti nucleari dell'Europa centrale e orientale costituisce però una di queste priorità.
Ma non è sempre solo colpa della Commissione se nell'esecuzione del bilancio si verificano dei problemi.
Ne sono un esempio le risorse stanziate nel bilancio per la lotta alle frodi, specie nel settore agrario.
Per i programmi per il miglioramento dei controlli, ad esempio, sono a disposizione ben 15 milioni di ecu!
Il problema è nel fatto che finora evidentemente i vari Stati membri non hanno ancora presentato proposte di progetti idonei, il che non testimonia a favore dell'impegno degli Stati membri in questo contesto.
Possiamo solo sperare e appellarci affinché nei prossimi mesi vengano presentate delle proposte.
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Da anni ormai il superamento delle quote latte ci crea grosse preoccupazioni, e nel 1992 siamo addirittura stati costretti a rimandare il discarico.
Ma permettetemi anche di sottolineare qualche aspetto positivo.
Nel caso dei Fondi strutturali sembra confermarsi l'inversione di tendenza delineatasi già nel 1996.
Nel primo semestre tutto sommato ci sono stati più pagamenti che stanziamenti.
Ciononostante la somma di fondi ancora da erogare continua ad essere imponente.
Continuiamo a portare avanti impegni di spesa per più di 24 miliardi di ecu, e dobbiamo stare molto attenti affinché questi negli anni a venire non si trasformino in un accumulo finanziario cui non potremo più far fronte.
E'un problema che mi preme raccomandare alla sua attenzione, Commissario Liikanen!
Di particolare rilevanza a mio avviso sono anche le iniziative comunitarie già menzionate dal nostro relatore, l'onorevole Brinkhorst.
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Concludendo vorrei richiamare ancora una volta le parole dell'onorevole Aigner.
Fra le priorità da lui menzionate nel suo discorso di 20 anni fa vi erano in primis gli interventi a favore dei giovani.
Su insistenza del Parlamento europeo da allora sono state realizzate importanti iniziative.
Mi riferisco soprattutto al programma SOCRATES che ha trovato piena attuazione e per il quale il prossimo bilancio dovrà prevedere risorse sufficienti di modo che anche noi possiamo dare un contributo a quanto appena esaminato insieme alla Commissione e al suo Presidente.
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Infine desidero ringraziare i due relatori che hanno svolto un lavoro impegnativo, elaborando una serie di domande e riassumendone le risposte; desidero anche ringraziare la Commissione, il Commissario Liikanen e la signora Commissario Gradin per la loro disponibilità!
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<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="DE" NAME="Bösch">
Signor Presidente, onorevoli colleghi! Permettetemi di scegliere, per il dibattito di oggi, un approccio diverso da quello adottato da chi mi ha preceduto.
Vorrei infatti considerare la questione più strettamente dal punto di vista dei contribuenti che qui rappresentiamo.
Ci renderemo conto che con questa nostra discussione stiamo in un certo qual modo dando l'avvio al dibattito per il discarico della Commissione.
Vedo che la proposta di risoluzione presentata dai due relatori, che hanno fatto un ottimo lavoro, risponde più o meno alle aspettative.
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Lamentiamo il superamento delle quote latte, deploriamo il basso tasso di utilizzo nel programma PHARE, ci dichiariamo molto preoccupati per la quota di utilizzo delle risorse a favore della Iugoslavia, rallegrandoci invece per l'alto tasso di utilizzo dei fondi MEDA.
E'così che si può riassumere il nostro atteggiamento.
Al termine di questa procedura, nell'interesse dei contribuenti europei - ovvero di coloro che speriamo saranno i nostri elettori - alzeremo il dito ammonitore e, coerentemente, procederemo ad approvare l'esecuzione del bilancio da parte della Commissione.
Una volta di più avremo preso atto del fatto - e questo mi pare di rilevarlo in diversi interventi - che, purtroppo, l'80 % del bilancio dell'Unione europea è speso dagli Stati membri, mentre solo il 20 % - per dirla chiaro e tondo, solo spiccioli - viene speso direttamente dalla Commissione europea.
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Non sarebbe una cattiva idea, per una volta, fare proprio quello che alla vigilia di ogni appuntamento elettorale promettiamo ai nostri elettori, e cioè esercitare in maniera semplice e spassionata un controllo politico sulla burocrazia di Bruxelles.
Facendo questo, proporrei di concentrarci innanzitutto su quel 20 % di cui non sono responsabili gli stati membri, ma la Commissione europea direttamente.
Anzi, per una volta dovremmo cercare di non concentrarci esclusivamente sulle percentuali di esecuzione, come se una percentuale alta fosse sinonimo di bontà, mentre una percentuale bassa fosse indice di cattiva gestione.
Così facendo i problemi verranno ben presto alla luce.
Il programma PHARE infatti è già stato menzionato.
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In sette anni la Commissione non è stata in grado di spendere più della metà del bilancio previsto.
Ogni ministro nazionale responsabile di un dicastero dovrebbe a questo punto rassegnare le dimissioni ammettendo di non essere in grado di assolvere in maniera soddisfacente i compiti affidatigli; la Corte dei conti non fa che confermarlo nelle sue relazioni.
Ciò avviene in un settore in cui la Commissione stessa si è posta degli obiettivi molto ambiziosi con la sua Agenda 2000, dicendo che questa in pratica è la cosa più importante che faremo nei prossimi anni, ossia l'allargamento verso est dell'Unione.
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In considerazione della totale incapacità della Commissione europea di spendere in maniera sensata 1 miliardo di ecu l'anno nei paesi dell'Europa centrale e orientale, come possiamo aspettarci che questa stessa Commissione, queste stesse persone sappiano realizzare un processo ben più costoso e ben più complesso quale quello dell'adesione di tali paesi all'Unione europea?
Io ad ogni modo temo di non poterlo spiegare ai miei elettori in Austria, non sulla base delle cifre di cui abbiamo parlato oggi.
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Questa impressione viene inoltre rafforzata dall'utilizzo - e il termine «utilizzo» non posso che metterlo fra virgolette - delle risorse della linea di bilancio PHARE-Democrazia, per la quale, dei previsti 10 milioni di ecu al 31 agosto di quest'anno risultava utilizzato o per essere più esatti, impegnato, la bellezza dello 0 %!
E questo in un momento in cui la Commissione ha la pretesa di distribuire pagelle ai nostri vicini indicando loro in quali settori della società civile vanno apportati altri miglioramenti e precisando che potranno contare sul sostegno della Commissione europea.
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Vorrei limitarmi a dire questo, per quanto riguarda PHARE, e sono certo che lo stesso si possa dire a proposito del programma MEDA.
Anche qui le relazioni della Corte dei conti parlano chiaro; da esse risultano infatti delle irregolarità!
Non abbiamo mai avuto la possibilità di approfondire queste questioni, anche a causa della limitata disponibilità di personale.
La onorevole Theato, presidente della nostra commissione per il controllo dei bilanci, ha già menzionato il settore delle centrali nucleari e dell'utilizzo delle risorse TACIS.
Credo sia stato un bene non aver impegnato più del 20 % in Ucraina.
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Non ho intenzione di enumerare altri esempi, ma sono convinto che in dibattiti di questo genere dovremmo davvero esaminare la qualità dell'esecuzione del bilancio.
E'una cosa che certamente dobbiamo ai nostri elettori, ma la dobbiamo anche a noi stessi, in quanto Parlamento europeo.
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<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="EN" NAME="Elles">
Signor Presidente, prima di formulare commenti specifici, desidero iniziare con un'osservazione di carattere generale.
Ritengo che il dibattito odierno sia relegato all'ambito della discussione sul bilancio e venga considerato solo come un modo per valutare l'andamento dello stesso.
All'improvviso abbandoniamo la questione e ci concentriamo sul dibattito per il bilancio della prossima settimana, in seno alla commissione per i bilanci, e su quello della fine del mese, con la votazione a Strasburgo.
<P>
Al controllo sulle spese, però, dovrebbe essere attribuita la medesima importanza da parte della commissione per i bilanci o per il controllo dei bilanci e delle commissioni competenti in materia di spesa.
Noto con piacere che sono stati registrati progressi nell'assicurare al controllo sulle spese l'importanza dovuta.
Questo dovrebbe diventare il nostro punto d'inizio: alla luce della presente discussione, dovremmo poter individuare i punti deboli nella procedura di bilancio.
Non dovremmo votare sulla concessione di nuovi crediti prima di aver chiarito questioni simili a quella sollevata dall'onorevole Bösch.
Possiamo ricorrere alla riserva per segnalare alla Commissione che qualcosa non va nella procedura di spesa.
La discussione odierna, quindi, fa parte di un processo in atto ed è rilevante.
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Gli onorevoli Brinkhorst e Tillich, nella risoluzione sul sottoutilizzo dei crediti, propongono un vasto repertorio di idee.
Un utilizzo insufficiente dovrebbe evidenziare la necessità di trattare con la dovuta prudenza gli emendamenti in proposito; infatti, in alcune aree, come la ex Iugoslavia, si deve tener conto di particolari circostanze.
Mi interessano le osservazioni del relatore onorevole Brinkhorst in merito alle difficoltà incontrate nell'attuazione dei programmi.
Sarebbe utile conoscere i commenti della Commissione su quanto definito al paragrafo 16.
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In secondo luogo, come affermato dall'onorevole Bösch con soddisfazione del mio gruppo, un utilizzo rapido non implica necessariamente un efficace impiego dei crediti.
Può sempre capitare di imbattersi in un avido burocrate certo del fatto che basti usare il denaro per dimostrarne l'effettivo utilizzo e garantirsi il sostegno del Parlamento.
Abbiamo notato che, malgrado l'ottimo utilizzo nella categoria 1, le previsioni sono state troppo ottimistiche; pertanto, accolgo con favore l'idea di avere un quadro aggiornato del bilancio 1998 prima di affrontare la votazione finale.
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Per quel che riguarda i programmi della categoria 4, con un elevato uso di MEDA ed uno scarso di TACIS, il gruppo del Partito popolare europeo non crede che, l'anno prossimo, si debbano necessariamente votare tutti i crediti per MEDA, bensì includere TACIS nella riserva.
Come osserva giustamente l'onorevole Bösch, dobbiamo tener conto della qualità della spesa.
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Infine, il Partito popolare europeo auspica che, nel caso di un evento imprevisto come avvenne per il programma JET a Culham l'anno scorso o di fluttuazioni impreviste dei tassi di cambio (guadagno della sterlina sull'ecu), vi siano i mezzi per garantire che non vengano operati tagli sui bilanci operativi di un programma importante, come quello di Culham.
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<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="FR" NAME="Giansily">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione congiunta degli onorevoli Brinkhorst e Tillich sembra un'ottima occasione per ricordare un principio evidente che potrebbe enunciarsi come segue: gli stanziamenti approvati dal Parlamento sono fatti per essere spesi.
Se la relazione constata, a giusto titolo, dei progressi riguardo alla tendenza, iniziata due anni fa, ad un miglior utilizzo degli stanziamenti, evidenzia però, e insisto su questo, varie disfunzioni dalle quali bisognerà trarre delle drastiche conclusioni per il prossimo bilancio.
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Innanzitutto, per quanto riguarda gli stanziamenti del programma PHARE, la disponibilità di 150 milioni di ecu in previsione per la fine dell'esercizio ci deve fare riflettere con tutta sincerità sull'adeguatezza dei mezzi per l'obiettivo da raggiungere.
La delegazione che si è recata in Romania, la settimana scorsa, nel quadro della commissione mista, ha constatato le difficoltà riscontrate da quel paese e da molti altri ad integrare l'acquis comunitario per mancanza di mezzi, mentre nel contempo abbiamo 150 milioni di ecu inutilizzati.
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Se da un lato avviamo, tramite la discussione sull'Agenda 2000, un'opera che sarà il nostro nuovo orizzonte, rattrista il fatto di non trovare risposte adeguate a tale problema, che porta ad annullare degli stanziamenti mentre i candidati all'ampliamento evidenziano uno stato di grande necessità.
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Per quanto riguarda la ex Iugoslavia, nella mia qualità di relatore particolare di questo bilancio, tengo a sottolineare la mia completa costernazione di fronte al quasi totale inutilizzo di taluni di questi stanziamenti.
Così, ad esempio, alla fine del mese di agosto '97, il tasso di utilizzo degli stanziamenti per pagamenti destinati all'azione di ricostruzione delle repubbliche era pari al 6, 14 %, quello dell'Europa per Sarajevo era del 4, 15 % e non erano stati assolutamente utilizzati gli stanziamenti per le azioni di riabilitazione delle repubbliche dell'ex Iugoslavia.
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Devo aggiungere che, in particolare per i profughi, sembra inverosimile come gli stanziamenti accordati dagli Europei servano ad un obiettivo i cui effetti concreti non si vedono, dato che i profughi sono sempre lì, nel paese che li ha ospitati.
Credo che, per la votazione del bilancio del 1998, vadano tratte le dovute conclusioni, in modo da non turbare tale bilancio con stanziamenti aperti, quando oggi sappiamo per certo che non saranno spesi.
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Per quanto riguarda TACIS, vorrei dire che il problema è un po' diverso, nella misura in cui conosciamo talune difficoltà concrete, ed in particolare quelle riguardanti il nucleare nei paesi appartenenti all'ex Unione Sovietica e che da questo lato sarebbe estremamente utile prendere delle decisioni molto efficaci in materia.
In compenso, avremmo potuto deplorare, l'anno scorso, il sottoutilizzo degli stanziamenti del programma Meda.
Credo che ci dobbiamo rallegrare, oramai, della considerevole accelerazione verificatasi nell'utilizzo di tali stanziamenti.
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Tuttavia, in modo più generale e a mo' di conclusione, tengo a mettere in guardia il Consiglio contro un'iniziativa che verrebbe nuovamente a tradursi, nel bilancio del 1998, in una riduzione degli stanziamenti per pagamenti per il prossimo esercizio.
Ora che il patto di stabilità è stato ratificato ad Amsterdam, spetta agli Stati membri ridurre le proprie spese interne e non considerare più il bilancio comunitario un meccanismo per i momenti di bisogno che, alla fine dell'esercizio finanziario, permette, grazie al ritorno degli stanziamenti non utilizzati, di procedere agli ultimi aggiustamenti di cui gli stanziamenti europei sarebbero la variabile positiva per ministri delle finanze in difficoltà.
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Ritengo che il principio degli stanziamenti per impegni e degli stanziamenti per pagamenti debba far sì che non vi siano divari, che vi sia il minimo divario possibile tra gli stanziamenti impegnati e quelli pagati.
Viene spesso da pensare, causa l'incompleta applicazione dell'accordo interistituzionale da parte di taluni governi, che il Parlamento europeo non compia il suo lavoro.
A questo proposito vorrei affermare esattamente il contrario.
Ritengo che la commissione per i bilanci del Parlamento lavori in modo minuzioso sull'utilizzazione degli stanziamenti.
Essa auspicherebbe che il proprio operato venisse seguito allo stesso modo dal Consiglio e dalla Commissione.
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<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="FI" NAME="Virrankoski">
<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="DE" NAME="Müller">
Signor Presidente, egregio Commissario Van den Broek!
Abbiamo inserito in bilancio la somma di 105 milioni di ecu per la ricostruzione nei territori dell'ex Iugoslavia.
Di questi, appena 3, 376 milioni di ecu risultano erogati alla fine di agosto.
Per «L'Europa per Sarajevo» abbiamo stanziato 15 milioni di ecu, dei quali ad agosto risultano erogati solo 623.000.
Mi chiedo come pensate di convincere noi, il Parlamento, che prossimamente dovrebbe darvi discarico per l'esecuzione del bilancio, che la Commissione stia impegnandosi con tutte le sue forze per sostenere la ricostruzione nell'ex Iugoslavia.
<P>
Non sono trascorse nemmeno quattro settimane da quando nel suo ufficio abbiamo discusso i notevoli problemi politici, giuridici e interni che emergono quando si tratta delle modalità di utilizzo di tali fondi.
Tutti e due siamo giunti alla conclusione che così non si può andare avanti.
Ciò che occorre è una buona dose di lungimiranza politica, bisogna chiedersi che cosa proporre per uscire da questa situazione desolante.
Lei si era detto d'accordo, e aveva proposto che io, l'onorevole Giansily e qualche altro collega esperto in materia ci unissimo alla Commissione nel tentativo di trovare una soluzione.
<P>
L'invito però, che a onor del vero ci aspettavamo in occasione dell'ultima seduta plenaria, non c'è stato.
A questo punto, come pensa la Commissione di convincerci ad aver fiducia e che essa abbia veramente intenzione di fare qualcosa?
Le posso assicurare che la prossima settimana durante la procedura di bilancio assegneremo una riserva, e non sarà il Parlamento a dover spiegare ai cittadini europei per quale motivo questi fondi non sono erogati. Sarà la Commissione a doverlo fare e dovrà spiegare come mai questi soldi fino ad agosto non sono stati spesi, e perché - come mi sento di prevedere - non siano spesi nemmeno per la fine dell'anno!
<P>
(Applausi a sinistra)
<P>
<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="NL" NAME="Willockx">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella mia vita precedente ero solito occuparmi del bilancio dello Stato belga, in quella attuale mi occupo del bilancio europeo.
Nel bilancio belga avevamo l'annoso problema di evitare e di correggere deragliamenti di spesa; nel bilancio europeo la situazione è leggermente diversa poiché qui la nostra principale difficoltà è far sì che quanto viene iscritto a bilancio sia poi effettivamente speso.
<P>
A ben guardare, entrambi questi compiti risultano essere imperativi democratici di pari importanza.
Infatti, da un lato, un bilancio deve rispecchiare una volontà politica e, dall'altro lato, fa parte dei nostri doveri la sua esecuzione quanto più possibile all'interno dei margini previsti, ma anche non al di fuori degli stessi.
<P>
E'importante profittare di questa discussione per approfondire gli aspetti testé ricordati.
Mi limiterò a due brevi osservazioni.
La prima è di segno positivo.
Condivido la constatazione dell'onorevole Brinkhorst secondo cui le spese nell'ambito dei Fondi strutturali migliorano gradualmente.
Trovo che sia una buona cosa.
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Posso, poi, confermare con ancor maggiore enfasi quanto detto dagli onorevoli Giansily e Müller sugli aiuti all'ex Iugoslavia.
Posto che, dopo aver dimostrato la nostra incapacità di arginare il conflitto in quelle zone, su di noi grava un particolare dovere morale di collaborare alla ricostruzione, è inaccettabile che la nostra azione colà sia ora così insufficiente e così poco trasparente.
Occorre, quindi, correggerla a breve termine e questo è, a mio parere, il messaggio più importante che ricavo dall'esecuzione del bilancio comunitario per il 1997.
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Il mio gruppo mi ha sollecitato, sulla scorta dell'esecuzione del bilancio 1997, a guardare anche un pò al futuro.
E in futuro, il bilancio sarà dominato politicamente da due temi: primo, l'occupazione; secondo, l'allargamento.
Per quanto riguarda l'occupazione, dev'esser chiaro sin dall'inizio che il Parlamento europeo in quanto autorità di bilancio deve poter far sentire la propria voce per fornire un contributo all'offensiva lanciata dall'Europa contro il flagello della disoccupazione.
Nel contempo, dev'essere chiaro anche che noi rappresentiamo solo una parte di un approccio globale.
Infatti, ci sarà bisogno non solo di un impegno da parte nostra in relazione al nostro bilancio bensì anche di un impegno da parte degli Stati membri, come pure di un impegno su altri terreni, non compresi nel nostro bilancio, per i quali oggigiorno occorre un approccio più marcatamente europeo.
Insisto ancora una volta sulla mancata esecuzione, sulla vergognosa mancata esecuzione del Libro bianco di Delors del 1993, con particolare riferimento alle reti transeuropee.
Sono queste le cose su cui dobbiamo giudicare in un quadro complessivo, e all'interno di tale quadro complessivo dobbiamo assumerci le nostre responsabilità per il bilancio europeo.
<P>
Bisogna, poi, smetterla con quella procedura ipocrita in base alla quale l'autorità di bilancio vota su determinate voci che poi, però, per mancanza di una base giuridica, non possono essere applicate.
Questa è una truffa bella e buona che non possiamo più tollerare.
<P>
La difficoltà che incontreremo nelle prossime settimane, quando ci occuperemo in prima lettura del bilancio per il 1998, consiste nel fatto che il Vertice del Lussemburgo si situa tra la prima e la seconda lettura del bilancio.
Credo che dovremo ricorrere a tutta la nostra creatività per massimizzare sia il potere contrattuale del Parlamento europeo in questa prima lettura sia l'influenza che esso può esercitare sulla decisione finale durante il Vertice del Lussemburgo alla fine di novembre.
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Il secondo tema è l'esecuzione e la preparazione dell'allargamento dell'Unione.
Diciamolo chiaramente: per noi, l'allargamento potrà realizzarsi solo a condizione di ulteriori modifiche istituzionali.
Perché, indipendentemente da quanto previsto nel bilancio, se dal punto di vista istituzionale non si riuscirà ad andare oltre Amsterdam, l'allargamento significherà condannare l'Europa alla paralisi.
Quindi, sul tema dell'allargamento occorre per prima cosa avviare una discussione di carattere istituzionale; è, peraltro, altrettanto vero che dobbiamo pensare anche a come finanziare l'Unione europea dopo che l'allargamento sarà diventato una realtà.
A tale proposito, un ruolo centrale spetterà naturalmente ad una politica strutturale più razionale, tale da non pregiudicare quella funzione di ridistribuzione - a mio avviso sottovalutata - che l'Europa ha già ora e che rappresenta un fatto positivo.
Si deve poter dire a voce alta che l'allargamento dell'Unione significherà non meno bensì più solidarietà.
E dobbiamo poter dire a voce alta anche che non accettiamo che l'allargamento dell'Unione diventi un pretesto per riaprire il dibattito sul juste retour e per rimettere a repentaglio una serie di impegni relativi al finanziamento dell'Unione.
Un'Unione allargata, che piaccia o no, costerà di più agli Stati membri, ed è un nostro dovere politico fondamentale dirlo.
<P>
Da ultimo, dovremo assumerci responsabilità, restando sempre all'interno di precisi confini di bilancio.
Ciò vuol dire che dovremo tagliare selettivamente su determinate voci.
Mi sia consentito lanciare già ora, alla vigilia della discussione sul bilancio, un appello sia al Consiglio sia ai membri del Parlamento affinché i tagli al bilancio siano operati in modo selettivo e si evitino in ogni caso tagli generalizzati.
Ritengo, infatti, che tagliare in modo generalizzato sarebbe una dimostrazione di mancanza di coraggio e di incapacità di fare scelte politiche.
Pertanto, chiedo che i tagli al bilancio siano selettivi.
<P>
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="SV" NAME="Holm">
Signor Presidente, come molti oratori hanno già sottolineato, il Parlamento europeo può dirsi soddisfatto constatando che la strada intrapresa pare quella buona.
L'esecuzione del bilancio tende infatti a migliorare costantemente, ma ciò non ci autorizza a dormire sugli allori.
Come ricorda infatti la risoluzione, molto ancora resta da fare.
<P>
Proprio come il collega finlandese del gruppo liberale, anch'io sono stato colpito negativamente dal paragrafo 5 sull'obiettivo 6, paragrafo che non pare stanziare alcun importo per tale obiettivo.
Ho quindi effettuato un controllo e sono giunto alla conclusione che le cose non stanno esattamente così.
Esistono infatti degli stanziamenti destinati allo scopo, ma è il sistema stesso a far sì che, in Svezia per esempio, non si possa procedere all'erogazione dei fondi.
Diviene allora molto importante tentare di capire perché questi importi non sono stati sfruttati appieno.
L'obiettivo 6 è di vitale importanza per le regioni settentrionali della Svezia e della Finlandia, anche in virtù della situazione geografica di questi paesi.
En passant , vorrei ricordare che già la settimana scorsa nel Nord della Svezia si è registrata la prima nevicata, con venti centimetri di neve.
Se si fa un raffronto con Bruxelles, dove ora la temperatura è di 20 gradi, ci si può facilmente rendere conto dei problemi che gravano sul Nord della Svezia.
Ecco perché abbiamo il dovere di verificare che i fondi dell'obiettivo 6 vengano effettivamente utilizzati.
La ragione del mancato utilizzo è duplice: in parte ciò può dipendere dalla burocrazia, in parte dal fatto che quegli stanziamenti sono forse inconciliabili con progetti già decisi in Svezia.
<P>
E infine, l'eterno cruccio: il settore agricolo.
Auspico caldamente che la Commissione metta a punto un piano di revisione delle quote latte, affinché in futuro venga data una soluzione a questo problema.
Gradirei una risposta del Commissario anche su questo punto.
<P>
<SPEAKER ID=57 NAME="Liikanen">
Signor Presidente, la risoluzione che discutiamo oggi conclude la procedura volta ad informare l'autorità di bilancio sull'esecuzione dell'attuale bilancio comunitario.
Detta procedura, avviata dal Parlamento europeo, si è rivelata molto utile sia per l'ente di controllo, sia per noi esecutori.
Si è dimostrata efficace in quanto ha permesso a Commissione e Parlamento di svolgere un dibattito approfondito sullo stato di esecuzione, come si è potuto osservare oggi.
<P>
Inoltre, essa getta le basi per il trasferimento globale che la Commissione proporrà la settimana ventura.
Per quanto concerne l'esecuzione globale del bilancio 1997, gli ultimi dati confermano gli orientamenti trasmessi dalla Commissione all'autorità di bilancio lo scorso luglio.
L'esecuzione dell'intero bilancio alla fine di settembre supera il livello degli anni precedenti, specie per quel che riguarda gli stanziamenti per pagamenti.
Sebbene un terzo del bilancio debba ancora essere attuato, la Commissione prevede che, alla fine dell'anno, l'esecuzione supererà quella del 1996, confermando così la recente tendenza.
<P>
Per spiegare il fenomeno si possono indicare due ragioni.
In primo luogo, il bilancio 1997 non comprende nuovi programmi di spesa rilevanti e, specie in merito ai Fondi strutturali, l'attuazione procede senza intoppi.
In secondo luogo, il bilancio 1997 è stato intenzionalmente formulato in modo più oculato rispetto ai bilanci precedenti.
Nel caso del settore agricolo e degli stanziamenti per azioni strutturali, l'autorità di bilancio ha in qualche modo deciso di anticipare le somme non spese; da un lato, ciò non causerà particolari problemi nella categoria 1 e, dall'altro, verranno totalmente utilizzati gli stanziamenti per i Fondi strutturali.
<P>
Desidero formulare alcune osservazioni sugli interrogativi in merito alle singole categorie.
La Commissione ha già proposto un trasferimento, nella categoria 1, per riequilibrare le voci di bilancio prima della fine dell'esercizio finanziario.
Il fabbisogno inaspettatamente inferiore nei settori della carne bovina e dei cereali ci permetterà di pagare l'anticipo sui premi per i semi oleaginosi e di coprire i costi della peste suina.
L'assenso dell'autorità di bilancio all'esame di un'ultima lettera di rettifica permetterà di trarre le dovute conclusioni sul bilancio 1998.
<P>
Per quanto riguarda le quote latte, tale discussione sarà integrata nell'Agenda 2000 e nella riforma della PAC, e potrà quindi essere affrontata di nuovo in detti ambiti.
Nella categoria 2, solo poche iniziative comunitarie costituiscono un'eccezione ad un alto tasso di attuazione; in questi casi, una ripianificazione si è resa inevitabile alla fine del periodo di programmazione.
Rispondendo alle domande degli onorevoli Virrankoski e Holm sull'attuazione dell'Obiettivo 6, posso dire che, in base a quanto ci consta, i fondi saranno spesi totalmente entro la fine dell'anno.
I problemi particolari dell'Obiettivo 6 sono stati ampiamente discussi nel contesto di Agenda 2000.
<P>
In merito alle politiche interne, la Commissione prevede di attuare quasi il 100 % degli impegni, tenuto conto delle scarse possibilità di reimpiego nel quadro del trasferimento globale.
L'onorevole Brinkhorst ha posto una domanda concernente le reti transeuropee.
Posso dire che l'attenzione rivolta dal PE a dette reti è stata bilanciata da un alto livello di attuazione; i dati aggiornati in mio possesso indicano che l'attuazione ha raggiunto l'82 %, per quanto riguarda gli impegni, e il 40 % per quel che concerne i pagamenti.
<P>
Come già sottolineato da alcuni oratori, nella categoria 4 il quadro è più confuso.
La Commissione proporrà un maggiore reimpiego nel quadro del trasferimento globale.
Vale la pena sottolineare che il riorientamento di PHARE come strumento di preadesione ridurrà di 150 milioni di ecu l'importo ancora da erogare.
Detti fondi potranno essere destinati a MEDA quest'anno e poi recuperati nel 1999, assicurando così il pieno rispetto delle coperture pluriennali per entrambi i programmi.
<P>
Desidero fare due affermazioni riguardo le osservazioni dell'onorevole Bösch.
Per quanto concerne PHARE, l'attuazione si è rivelata complessa e difficile da controllare quando i progetti erano in media molto piccoli.
Per detta ragione, PHARE è stato riorientato verso i due campi importanti delle infrastrutture e delle istituzioni e sono state aumentate le dimensioni critiche dei programmi.
Per quel che riguarda MEDA, la sua critica era diretta a programmi del passato.
L'attuale MEDA, che richiede dimensioni maggiori per i programmi, quest'anno registra un livello di attuazione pari al 63 %.
<P>
Infine, a proposito del bilancio amministrativo della Commissione, l'andamento dei tassi di cambio si è rivelato positivo.
La Commissione sta per presentare una proposta all'autorità di bilancio in merito all'uso di detti fondi per ridurre il futuro fabbisogno di bilancio. Spero che detta proposta verrà appoggiata.
<P>
<SPEAKER ID=58 NAME="Presidente">
Signor Commissario, la prego di scusarmi ma, per errore, non avevamo dato la parola all'onorevole Lukas, a cui la concedo immediatamente la parola per un minuto.
<P>
<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="DE" NAME="Lukas">
Signor Presidente, ho l'inaspettato onore di poter prendere la parola dopo il Commissario.
Quello che ho da dire non è tanto sconvolgente, ma le regole vanno rispettate, e pertanto accetto di buon grado.
<P>
La proposta di risoluzione fornisce una panoramica assai obiettiva di una situazione grave.
Ai relatori sono dovuti i nostri ringraziamenti per il lavoro svolto.
Se in molti settori importanti i fondi sono stati erogati in misura esigua o non sono stati erogati affatto, allora bisogna chiedersi se i contributi degli Stati membri o di alcuni di essi non siano troppo elevati.
Per quanto concerne il previsto allargamento dell'Unione verso est, va deplorato il basso tasso di utilizzo dei fondi del programma PHARE e di quelli per la cooperazione transfrontaliera in ambito strutturale.
Il tasso di esecuzione estremamente esiguo della voce «Misure per la lotta contro le violenze sui minori» non manca di una certa dose di cinismo.
Il tasso di utilizzo permanentemente basso dei fondi per i controlli in agricoltura è preoccupante.
Proprio l'aumento delle frodi e di conseguenza la contrarietà dei cittadini dell'Unione richiedono che tutti i meccanismi di controllo siano applicati appieno e in modo efficiente.
<P>
Specialmente negli Stati membri che sono contributori netti è difficile spiegare a chi paga le tasse che vasti settori del bilancio che essi contribuiscono a finanziare sono sfruttati solo in misura esigua.
Una riforma della politica delle entrate e delle spese è quindi essenziale.
Una politica dei bilanci più rigorosa ed efficiente si rende dunque indispensabile anche in considerazione del calo del livello sociale in molti Stati membri
<P>
<SPEAKER ID=60 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=8>
Relazioni UE-Canada
<SPEAKER ID=61 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0140/97), presentata dall'onorevole Graziani a nome della commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa, sulla comunicazione della Commissione sulle relazioni tra l'Unione europea e il Canada (SEC(96)0331 - C4-0620/96).
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Graziani">
. Signor Presidente, all'inizio della seduta avevo chiesto la parola per una di quelle trasgressioni al Regolamento che sono abbastanza frequenti in questo Parlamento.
Mi permetta, signor Presidente, di richiamare l'attenzione dell'Assemblea e della Commissione sul tragico avvenimento che ha colpito in Italia due regioni, l'Umbria e le Marche: il bilancio delle vittime è alto, ed alto è il bilancio delle perdite dal punto di vista artistico.
Richiamando dunque l'attenzione, sua, signor Presidente, dell'Assemblea e della Commissione, credo sia utile, positivo e necessario che l'Italia in particolare, colpita direttamente, ma anche l'Unione europea si facciano carico delle opere di restauro di un patrimonio che - non è retorica dirlo - non è soltanto italiano od europeo ma dell'umanità intera.
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Veniamo ora alla relazione all'ordine del giorno.
Le relazioni bilaterali tra Europa e Canada hanno una storia che risale addirittura all'indomani della firma dei Trattati di Roma.
Il primo accordo fu per la cooperazione nucleare; successivamente, nel 1976, ci fu l'accordo quadro di cooperazione commerciale ed economica; a tappe successive siamo giunti alla dichiarazione politica e al relativo piano d'azione congiunto del dicembre scorso: una collaborazione ed un legame che si sono dunque rinnovati nel tempo e che oggi diventano più stretti nell'ambito di rafforzate relazioni transatlantiche che, stabilite prima con gli Stati Uniti, non potrebbero certamente oggi ignorare il Canada.
Anzi, nell'ambito stesso dei nuovi rapporti internazionali, un'intesa Europa/Canada può giovare agli equilibri necessari allo stesso complesso delle relazioni transatlantiche.
Si tratta infatti di verificare quali siano, dopo la fine della guerra fredda, i nuovi terreni di intesa tra Europa, Stati Uniti e Canada, una volta che il collante sicurezza, che per 50 anni ha sotteso questi rapporti, si è notevolmente modificato.
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Alla fase in cui prevaleva la sicurezza comune non può che succedere la fase della più stretta collaborazione in tutti i campi, che non tollera, come tale, eccessive egemonie da parte di chicchessia.
Ma le egemonie non si esorcizzano: si contengono con adeguati mezzi politici; in quest'ambito l'intesa Unione europea/Canada costituisce un elemento di equilibrio di primaria importanza, utile, penso, agli stessi Stati Uniti che, con le leggi Helms-Burton e D'Amico, hanno evidentemente pensato - sbagliando - di fare accettare agli alleati provvedimenti unilaterali.
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Gli equilibri giusti sono i collanti delle democrazie, degli Stati di diritto ed anche dei più solidi rapporti internazionali.
Quando i giusti equilibri vengono meno, anche le intese e le collaborazioni ne risentono: sicché, occuparci oggi delle relazioni transatlantiche in rapporto al Canada, così come ci siamo occupati delle relazioni con gli Stati Uniti, è cosa che risponde ad una stessa logica, l'un fatto rafforzando l'altro.
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E'peraltro interesse dell'Unione europea che le realtà nordamericane non sacrifichino ai loro, pur necessari, rapporti con l'area del Pacifico i rapporti con l'Europa stessa.
Certo, non sarà indifferente a disegnare questo scenario il cammino possibile, ma al momento oggettivamente incerto, dell'Europa, se essa cioè non diventa soggetto politico istituzionale e, come tale, dotato di una politica estera la cui formazione e il cui sviluppo siano espressione di una reale capacità di governo.
Oggi tutto questo non c'è, e quest'assenza è ragione di squilibrio.
Quanto ci propone Amsterdam è soltanto un surrogato, come dire che l'orzo è uguale al caffè per bere la classica tazzina.
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Con il Canada, comunque, paese giovane, che ha i vantaggi ma anche i problemi della nazione giovane e multilingue, la collaborazione apre spazi sempre più ampi, ai quali non possono far velo i contenziosi esistenti, come la questione della pesca.
Il guaio maggiore, da questo punto di vista - lo ricordo - è che i banchi di Terranova non sono più quelli di un tempo ed è interesse di tutti, non solo del Canada ma anche dell'Europa, che si tenga conto di questo dato di fatto, cioè della latitanza del pesce.
Così è per la caccia: c'è soprattutto da rispettare la cultura e le necessità delle popolazioni autoctone, il che non esclude la necessità di usare mezzi di cattura il meno dolorosi possibile.
Il Canada è - lo ricordo - un partner essenziale per la stabilità e la sicurezza dell'Europa.
E'un paese moderno per cultura democratica e rispetto delle minoranze.
In quest'ambito, signor Presidente, mi onoro di presentare questa relazione al Parlamento, relazione che, spero, possa essere approvata.
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<SPEAKER ID=63 NAME="Schmid">
Signor Presidente, la proposta della commissione sulle relazioni fra l'Unione europea e il Canada contiene anche un capitolo sulla cooperazione nel settore degli affari interni e della giustizia.
Questo è positivo, in quanto tiene conto del fatto che la globalizzazione della criminalità organizzata ha preceduto di gran lunga la globalizzazione dell'economia.
Le organizzazioni criminali moderne nel frattempo gestiscono le loro attività a livello mondiale.
Dobbiamo notare che la mafia russa compie frodi ai danni delle assicurazioni sociali a Los Angeles, non solo a Mosca.
La Jacuza giapponese non è attiva solo a Tokyo, ma anche a Düsseldorf e a Toronto.
Le triadi cinesi non si trovano solo a Hong Kong, ma anche ad Amsterdam, a Londra e a San Francisco.
Da questo stato di cose bisogna trarre i debiti insegnamenti, e precisamente che la criminalità si è ormai da tempo organizzata in maniera transnazionale, mentre la polizia continua a restare chiusa entro i confini degli stati nazionali.
<P>
Data questa situazione, nell'Unione europea abbiamo proceduto a mettere a punto il terzo pilastro.
Ma non basta.
Quello che viene fatto per il terzo pilastro va integrato mediante accordi con paesi terzi.
Ai fini della sicurezza interna è necessaria la protezione dei fianchi esterni.
Le condizioni sono promettenti per un accordo in questo senso con il Canada.
In primo luogo, perché il governo canadese e le due camere del suo parlamento sono interessati a farlo.
In secondo luogo, perché le autorità canadesi, nel settore degli affari interni e della giustizia, sono molto attive per quanto riguarda i problemi che ho appena delineato.
E in terzo luogo, perché il Canada, per la collaborazione fra le forze dell'ordine, è un partner altamente qualificato; la Royal Canadian Mounted Police ne ha di cose da insegnare, a giudicare dai suoi successi.
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La difficoltà sta più che altro nelle lacerazioni interne in Europa.
Non siamo ancora del tutto in grado di parlare ad una voce sola.
E questo deve cambiare.
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<SPEAKER ID=64 NAME="Schnellhardt">
Signor Presidente, signore e signori! Innanzitutto desidero complimentarmi con il relatore, l'onorevole Graziani, per la sua relazione che valuta in maniera equilibrata i vari aspetti delle relazioni fra Unione europea e Canada, e che contiene indicazioni per il futuro.
Allo stesso tempo vorrei però anche sottolineare quanto sia importante che il Parlamento europeo esprima il suo parere a proposito del piano d'azione comune.
Proprio perché la collaborazione fra il Canada e l'Unione europea in molti settori è ottima - mentre in altri settori, come la tutela dell'ambiente, è spesso difficile - anche i contatti fra i rappresentanti eletti dalla popolazione vanno intensificati.
<P>
Abbiamo bisogno di questi contatti e colloqui per poterci comprendere; inoltre è necessario avere la possibilità di intervenire concretamente sul piano di azione.
Per me è quindi pressoché incomprensibile che sia stato approvato il piano d'azione prima che il Parlamento europeo avesse la possibilità di esprimere un parere al riguardo.
<P>
Passiamo ora ad alcuni dei temi riguardanti la tutela dell'ambiente.
Credo che la tutela dell'ambiente sia un settore in cui l'Unione europea e il Canada si trovano a collaborare in seno a organismi internazionali per trovare delle soluzioni comuni ai problemi ambientali globali.
Esistono inoltre questioni bilaterali, quali ad esempio gli sforzi per l'introduzione di sistemi incruenti per la cattura degli animali.
Nel frattempo, intensi colloqui e negoziati hanno portato i ministri degli esteri dell'Unione europea ad approvare l'accordo fra Unione europea, Canada e Russia.
In futuro, nell'ambito dell'applicazione di questo accordo, che fondamentalmente sostengo, bisognerà trovare delle concrete alternative incruenti per i metodi di cattura tradizionali.
La sola abolizione delle tagliole infatti non risolverà necessariamente questo problema.
<P>
Per farlo, non basta il lavoro dei funzionari governativi e della Commissione.
Sarà bensì necessario l'apporto di coloro che posseggono una vasta esperienza pratica e cognizioni specialistiche.
E mi riferisco sia alle organizzazioni per la protezione degli animali, sia ai tenditori di trappole indigeni del Canada, degli Stati Uniti d'America e della Russia che hanno un'esperienza pratica.
Specialmente nel settore della tutela dell'ambiente e della protezione degli animali vorrei quindi estendere anche ad altre aree la collaborazione UE-Canada.
<P>
Io stesso nell'autunno scorso ho avuto modo di farmi un'idea dell'esperienza e delle pratiche degli indiani del Quebec.
Le loro cognizioni, come pure quelle di altri gruppi e altre popolazioni, dovrebbero essere trasmesse e discusse, per esempio con le organizzazioni internazionali per la protezione degli animali, e con gli onorevoli colleghi di quest'Aula.
<P>
Qui non si tratta affatto di ingerenza.
In fondo, la protezione degli animali è una questione di interesse comune a livello internazionale, come pure il desiderio di dare uno spazio e un ruolo adeguato ai popoli indigeni nella realizzazione di uno sviluppo sostenibile compatibile con l'ambiente, coinvolgendoli nelle decisioni riguardanti lo sfruttamento delle risorse naturali e lo sviluppo dei loro territori.
Per quanto concerne la cooperazione a livello ambientale in genere, il piano d'azione lascia intravedere l'intenzione di continuare le consultazioni sull'ambiente che già hanno avuto luogo in passato.
Tuttavia abbiamo notato che non si prevede un'azione concreta, bensì una semplice discussione.
<P>
Accogliamo con favore anche gli accordi nel settore della politica per la sanità pubblica.
Allora prendiamo in mano questo programma, e applichiamolo!
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<SPEAKER ID=65 NAME="Plooij-Van Gorsel">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome della commissione per la ricerca desidero congratularmi con l'onorevole Graziani per la sua eccellente relazione.
Le relazioni bilaterali tra l'Unione e il Canada hanno una lunga storia.
Nel 1995 abbiamo siglato importanti accordi di cooperazione nel settore delle scienza e della tecnologia, mentre già nel 1959 era stata avviata la cooperazione in quello dell'energia, con particolare riferimento alla cooperazione nucleare.
Il Canada può vantare, naturalmente, una forte tradizione nel campo della scienza e della ricerca e ha pertanto buone possibilità di essere scelto come sede del futuro reattore termonucleare sperimentale, il cosiddetto ETER - a condizione, però, che l'Unione decida di proseguire interamente i propri programmi di ricerca sulla fusione.
<P>
Il mantenimento dei legami con il Canada è importante anche alla luce del recente rafforzamento delle relazioni transatlantiche con gli Stati Uniti.
Il nuovo piano d'azione allarga la cooperazione ai settori delle tecnologie informatiche e della comunicazione nonché alle biotecnologie - i due settori, cioè, che in futuro offriranno le maggiori occasioni di lavoro.
Quindi, la commissione per la ricerca auspica che l'obiettivo di sviluppare la cooperazione scientifica nel campo delle biotecnologie e di regolamentare le manipolazioni genetiche possa essere raggiunto in breve tempo.
<P>
Per quanto riguarda la cooperazione nel settore delle tecnologie informatiche, l'attenzione va rivolta soprattutto alla realizzazione di reti tra le imprese ai fini di promuovere lo scambio di tecnologie.
La priorità va riservata a progetti di ricerca comuni nel settore delle tecnologie informatiche e della comunicazione.
Considerato l'alto grado di sviluppo che questo settore ha raggiunto in Canada, l'omologo settore europeo non potrà che trarre vantaggio da una cooperazione.
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<SPEAKER ID=66 NAME="Gallagher">
Signor Presidente, mi associo ai colleghi nel complimentarmi con l'onorevole Graziani per l'ottima relazione.
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In linea generale, tra il Canada e l'Unione è sempre prevalso uno spirito di collaborazione e interesse reciproco, che impedisce a molti di comprendere i rapporti talvolta burrascosi tra UE e Canada nel settore della pesca.
Poiché spesso ci si chiede come la pesca sia diventata oggetto del contendere, è opportuno fare qualche passo indietro.
<P>
Le strutture della pesca in Canada e nell'Unione europea sono molto simili.
In entrambi i casi si registra una forte dipendenza dall'industria ittica nelle regioni periferiche ed è comprensibile che qualsiasi minaccia a detta risorsa possa suscitare turbamenti e causare tensioni.
Nel 1975 il Canada, l'Islanda e la Norvegia istituirono una zona economica esclusiva di 200 miglia, al fine di proteggere uno stock ittico sempre più scarso; l'Europa fece altrettanto nel 1977.
<P>
Tale situazione comportò la perdita di notevoli possibilità di pesca per le navi europee e, dopo l'adesione di Spagna e Portogallo nel 1986, i problemi di questi due paesi diventarono problemi comunitari.
Nel 1992 il Canada proclamò una moratoria sulla pesca del merluzzo e, stando alle stime canadesi, ciò si tradusse nella perdita di 40.000 posti di lavoro nella provincia di Terranova.
<P>
Gli effetti delle ridotte possibilità di pesca per le flotte europee sono ben noti; sono seguiti vari anni di stasi e relazioni tese.
Nel 1992 l'Unione e il Canada siglarono un memorandum d'intesa, da cui sarebbe dovuto emergere un nuovo accordo sulla pesca in sostituzione del precedente accordo quadro del 1981.
Nel 1994 il Canada approvò gli emendamenti alla propria legge per la protezione della pesca costiera che gli permettevano di adottare delle misure per la conservazione degli stock accavallati sia nella zona delle 200 miglia, sia nelle acque adiacenti.
Il documento consentiva alle autorità canadesi di fermare le navi di specifici paesi e, nel marzo 1995, Spagna e Portogallo furono aggiunti alla lista nera di detti paesi.
Il fermo di una nave spagnola e l'aspra battaglia che ne seguì ormai appartengono alla storia.
Per fortuna la controversia fu composta nelle settimane successive e, nel settembre dello stesso anno, Spagna e Portogallo furono tolti dalla lista nera.
<P>
Detto ciò, sono ottimista e ritengo possibile che l'Unione e il Canada stringano una collaborazione più fattiva, che permetta a entrambi di capire e rispettare le opinioni della controparte.
La mia commissione auspica una maggiore cooperazione nel settore della pesca, che contribuisca a un ulteriore sviluppo dei saldi legami già esistenti.
Ciò sarà realizzabile con l'adozione di misure costruttive a livello sia bilaterale che multilaterale, nell'ambito della NAFO.
<P>
La mia commissione invita la UE e il Canada a garantire il rispetto degli impegni bilaterali.
Appoggiamo l'iniziativa adottata dalla NAFO di mantenere l'attuale meccanismo di obiezione, ma respingiamo le disposizioni extraterritoriali dell'attuale legislazione canadese.
In conclusione, vorrei dire che...
<P>
(Il Presidente interrompe l'oratore)
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<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto, vorrei congratularmi con l'onorevole Graziani per la sua relazione e, inoltre, accogliere con un saluto la sua presenza in Aula in quanto significa che egli si è ristabilito.
Vorrei contribuire al dibattito con due argomenti fondamentali.
Il primoè che, in un momento in cui stiamo parlando dell'aggiornamento delle relazioni transatlantiche, acquista particolare importanza questa relazione sui nostri rapporti con il Canada perché il Canada, fin dall'inizio - e specialmente nei momenti più difficili -, si è sempre schierato con la causa europea e con la libertà, e questo bisogna riconoscerlo e attualizzarlo.
Non si tratta soltanto di parlare con gli Stati Uniti.
<P>
Vorrei sottolineare altri due aspetti.
Uno riguarda la nuova dimensione che caratterizza le relazioni transatlantiche nella misura in cui il Canada ha intrapreso la creazione di una zona di libero scambio con gli Stati Uniti - il Trattato NAFTA - che in seguito è stata estesa al Messico, e che, in questo momento, sta considerando la possibilità di creare una zona di libero scambio continentale, per tutta l'America, il che significa che, in un futuro non troppo lontano, dovremo rivedere anche le nostre relazioni non solo economiche - e questo dev'essere accolto con favore perché ci riguarda direttamente -, ma anche politiche.


<P>
Allo stesso modo, ritengo che sia opportuno sottolineare l'aspetto delle nostre relazioni con il Canada che si riferisce al rispetto della legislazione internazionale e del contesto delle relazioni dell'Organizzazione mondiale del commercio, e mi riferisco in particolare alle legislazioni extraterritoriali che, come nel caso della legge Helms-Burton, stanno danneggiando sia il Canada che l'Unione europea.
Ritengo infatti che sia opportuno congiungere gli sforzi in questo senso.
<P>
Come ultimo punto, signor Presidente, desidero evidenziare un aspetto che ritengo importante nella relazione e al quale l'onorevole Graziani ha integrato emendamenti presentati, tra alcuni altri, dal sottoscritto, che si riferiscono al settore della pesca.
E'importante rilevare che è opportuno - come ha osservato l'oratore che mi ha preceduto - che delle relazioni secolari come quelle della pesca possano essere sviluppate nei termini rispettosi della legislazione internazionale.
Sappiamo bene che gli argomenti della pesca sono polemici e prova di questo è la "guerra del salmone» attualmente in corso tra Stati Uniti e Canada.
Si sa già che, come disse un vecchio leader comunitario, Gesù aveva scelto dei pescatori come suoi apostoli perché la pesca può diventare un argomento assai polemico.
Credo comunque che sia positivo ed importante per il futuro che sviluppiamo le nostre relazioni in un clima di solidarietà, di cooperazione e di rispetto della legge internazionale.
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="ES" NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io desidero congratularmi vivamente con l'onorevole Graziani per l'eccellente relazione.
Il Canada è un grande paese al quale ci uniscono forti legami storici, politici ed economici.
Condividiamo principi e valori comuni e la cooperazione deve restare alla base delle nostre relazioni.
Come spagnolo, e in particolare spagnolo di Galizia, devo tuttavia fare riferimento ad un argomento che ha turbato le nostre relazioni: la pesca.
I cittadini della Galizia, che io rappresento, non comprendono ancora l'atteggiamento aggressivo adottato dal Canada nel corso del conflitto relativo alla pesca scatenato da questo stesso paese, in violazione del Diritto internazionale.
<P>
Non desidero riaprire vecchie ferite, ma contribuire a far sì che esse guariscano definitivamente.
Per questo motivo vorrei richiamare l'attenzione sui paragrafi 20 e 21 della relazione Graziani e sulle 8 conclusioni della relazione della commissione per la pesca allegate alla stessa, respingendo la legislazione extraterritoriale canadese, chiedendo la sua revoca nonché garanzie per i pescherecci comunitari, richiamando ad una vera cooperazione nell'ambito della NAFO, mantenendo il vigente meccanismo di obiezione, evitando discriminazioni rispetto ad altre flotte e reclamando altresì l'entrata in vigore dell'accordo sulla pesca del 1992, sebbene sia stato modificato, ma includendo le principali richieste europee già accordate quali l'accesso della flotta comunitaria alle eccedenze di pesca del Canada.
<P>
Come sottolinea la relazione Graziani, affinché il piano d'azione congiunto possa essere utile, esso non deve diventare una mera dichiarazione di intenti, ma un impegno effettivo verso un progresso nella cooperazione.
<P>
In qualità di membro della delegazione di questo Parlamento con il Canada nonché della commissione per la pesca, auspico un rafforzamento di questa cooperazione.
La pesca, signor Presidente, può diventare un banco di prova per le nuove relazioni che si stabiliranno tra il Canada e l'Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="PT" NAME="Novo">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l'interesse comune nel mantenere e sviluppare le relazioni fra l'Unione europea ed il Canada non deriva, o per lo meno non dovrebbe derivare unicamente dagli importanti e voluminosi scambi commerciali in atto.
Al contrario, la cooperazione e la convergenza in materia di opposizione contro l'extraterritorialità di certe legislazioni nazionali quali l'americana HelmsBurton e quelle della NATO, la cooperazione e la convergenza nelle azioni umanitarie e persino la soluzione della questione del finanziamento delle Nazioni Unite che costituiscono un terreno politico di sforzo congiunto che giustamente deve essere mantenuto e rafforzato.
<P>
Quanto agli aspetti strettamente commerciali, è opportuno che taluni interessi economici molto consistenti, connessi all'acciaio, al grano, alla carne bovina e persino agli audiovisivi non si sovrappongano né facciano dimenticare - o addirittura tendano a considerare marginale - la risoluzione concertata e reciprocamente soddisfacente delle questioni socialmente ed economicamente rilevanti per certe regioni dell'Unione europea che fra l'altro coincidono con zone meno sviluppate, ove, per di più, la coesione è lungi dall'essere una realtà.
<P>
Mi riferisco ovviamente ai temi relativi all'attuale controversia in materia di pesca nella zona NAFO che non riteniamo possa essere risolta con provvedimenti unilaterali di natura extraterritoriale, le quali, in altri settori, sono state giustamente respinte da canadesi ed europei.
<P>
E'pertanto opportuno che in materia di pesca il Canada non adotti pesi e misure diversi ma che, anzi, i negoziati proseguano onde salvaguardare tutti gli interessi in gioco compreso quello comune di preservazione delle risorse ittiche.
<P>
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="FR" NAME="Leperre-Verrier">
Signor Presidente, le relazione tra l'Unione europea e il Canada esistono da una cinquantina d'anni e ci preme rallegrarci di vederle prendere una nuova dimensione.
Sappiamo, infatti, che la solidarietà transatlantica è stata un elemento indispensabile al mantenimento della pace, delle libertà e della stabilità.
Per fortuna tale comunicazione, pur mantenendo l'accordo quadro definito in precedenza, ne accentua la dimensione politica, sociale e culturale aprendo la cooperazione a nuovi settori quali la ricerca scientifica, lo sviluppo tecnologico o l'istruzione.
<P>
Inoltre, dopo il periodo di guerra fredda, la situazione internazionale, che situa gli Stati Uniti in posizione dominante, impone una revisione delle relazioni transatlantiche.
In tale contesto, le relazioni Unione europea-Canada sono una promessa di riequilibrio.
Ci troviamo sul terreno del rifiuto dell'unilateralismo e le leggi Helms-Burton e d'Amato rappresentano un interessante e significativo esempio di tale convergenza di interessi.
<P>
Per questo condivido del tutto il punto di vista espresso dall'onorevole Graziani, autore di questa eccellente relazione.
Non lasciamo che delle controversie settoriali rimettano in causa delle relazioni bilaterali che esistono da sempre.
L'interesse reciproco rappresentato dal rafforzamento delle relazioni politiche e commerciali è troppo importante.
<P>
Si pongono però due problemi: la pesca rappresenta il primo ostacolo e il problema delle quote del pescato ha letteralmente inasprito, negli ultimi anni, le relazioni Canada-Unione europea.
Altro pomo della discordia, la questione delle tagliole e l'importazione di pellicce.
Dovrebbero essere trovate delle soluzioni in entrambi i casi per il permanere della serenità nelle nostre relazioni.
Il Canada rappresenta, infatti, un partner indispensabile alla stabilità ed alla sicurezza dell'Europa mentre la portata dei settori di cooperazione riflette le sfide con cui si confronta il mondo occidentale.
<P>
E'quindi auspicabile che il Canada e l'Unione europea possano unire i loro sforzi nella ricerca di un nuovo equilibrio per la comunità internazionale.
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<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Canada ci è particolarmente vicino, nonostante la geografia, poiché condivide una parte di storia con due membri dell'Unione, la Gran Bretagna e la Francia.
Il nostro retaggio di valori comuni va alimentato e deve servire da base ad una cooperazione attiva tra le collettività pubbliche, le imprese e soprattutto tra le persone che oggi intrecciano relazioni sempre più solide al di là dell'Atlantico.
<P>
Il Canada offre anche l'esempio, interessantissimo per tutti coloro che riflettono sulle istituzioni europee, di un paese federale che, nonostante la sua antichità, non ha trovato il suo equilibrio.
La sua agitata storia istituzionale è segnata dalla mancata approvazione della provincia del Quebec, in quanto tale, nell'attuale legge costituzionale del Canada e dall'impossibilità di trovare, almeno finora, una formula originale che unisca la sovranità degli abitanti francofoni del Quebec e l'associazione con il resto del paese.
In effetti, al primo referendum sulla sovranità tenutosi nel 1980, i voti favorevoli erano il 40 % al secondo referendum tenutosi nel 1995 erano il 49, 5 %, e si prevede un terzo referendum.
<P>
Tale evoluzione deve far riflettere anche gli Europei perché se il federalismo funziona bene quando si rivolge ad un solo popolo, come in Germania, si blocca o accusa continui sussulti quando si rivolge a più popoli desiderosi di conservare la loro identità ed il controllo del proprio destino.
Infatti, il coordinamento imposto subordina le nazioni membro, e dà continuamente adito al sospetto del mancato rispetto di uno dei partner.
Questa osservazione è tanto più vera, ovviamente, se la carta costituzionale di base non è stata nemmeno approvata da una delle nazioni membro.
<P>
Mi rallegro perciò di vedere che la maggior parte dei responsabili europei non si pongono oggi esplicitamente l'obiettivo federale e, nella stessa ottica, aggiungo, per gli amici d'oltreatlantico, che seguiamo con tanta simpatia gli sforzi del Quebec e del Canada volti a trovare la formula istituzionale a chiarimento delle loro relazioni.
<P>
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="FR" NAME="Antony">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Graziani ha toccato, nella sua relazione sulle relazioni tra il Canada e l'Europa, le questioni più disparate, dalle tagliole alle riflessioni sull'interesse di una dimensione trilaterale Unione - Stati Uniti - Canada, e, per inciso, il problema delle pesche costiere.
<P>
Ci sarebbe quindi molto da dire, da criticare anche, in particolare riguardo alla presa di posizione a favore dell'Organizzazione mondiale del commercio, e cioè di un mondo senza frontiere dato in pasto alle multinazionali.
Ma non basterebbero due minuti, tanto più che il testo presentato non tocca l'essenziale.
<P>
Ciò che è diventato il Canada prefigura quello che può diventare l'Europa, un federalismo satellite degli Stati Uniti.
Ottawa costituisce un modello per Bruxelles, la capitale di un'entità artificiale che racchiude sotto il giogo federalista due nazioni, i Canadesi francesi ed anglosassoni, entrambi vittime del sistema.
Lo sono, ovviamente, i Canadesi francesi, ma anche quelli anglosassoni, che perdono la loro identità man mano che Ottawa taglia i legami con Londra.
<P>
I due popoli si confondono oggi nel calderone americano.
I Québequois combattono strenuamente per la difesa del francese, ma il crollo della natalità dalla cosiddetta rivoluzione silenziosa rende vano tale combattimento.
Tra qualche decennio i sei milioni di Canadesi francesi rischiano la scomparsa, cancellati dalla cartina, così come è stato per gli Acadi e i Francesi della Luisiana.
<P>
A questi due popoli rimane però una via d'uscita: uscire dal collante federale, come hanno fatto i popoli dell'Europa centrale e come vogliono fare le nostre nazioni, progressivamente soffocate da Bruxelles.
Ragion per cui, patrioti francesi, sosteniamo la causa del Quebec libero.
Nel 1995 i federalisti di Ottawa hanno vinto per poco, beneficiando degli stessi vantaggi degli eurofederalisti di Maastricht in Francia nel 1992 - voto delle minoranze etniche, pressioni delle autorità finanziarie e dei media.
E come nel 1763, anche Parigi si è disinteressata alla sorte della nuova Francia.
<P>
La nostra intelligentia discende veramente da Voltaire il quale dichiarava allora: "Vorrei che il Canada fosse in fondo al mar glaciale».
La prossima volta sarà quella buona.
Sappiano i Québequois di non essere soli.
Quando in Francia ci saremo liberati dal controllo lussemburghese, potremo riallacciare i legami spezzati due secoli fa con i fratelli del Quebec.
<P>
<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Erika">
Signor Presidente, signor Graziani, lei ha presentato una relazione eccellente ed io le sono molto grata per il fatto di averci trasmesso una visione di fondo così ottimistica. Credo infatti che abbiamo necessità di intrattenere buone relazioni transatlantiche, tanto con gli Stati Uniti quanto con il Canada.
Queste relazioni costituiscono un fondamento importante per i nostri valori occidentali e di questo io la ringrazio.
Inoltre mi rallegro di rivederla in buona salute qui tra noi!
<P>
Il piano d'azione congiunto del 17 dicembre 1996 consolida l'accordo quadro del 1976 e apre la via ad una nuova forma di collaborazione tra l'Unione europea ed il Canada.
Sono lieta che discutiamo questo accordo, come sono lieta del fatto che abbiamo scelto forme nuove su cui fondare la nostra collaborazione, argomento, questo, sul quale mi riservo di intervenire ancora in seguito.
<P>
L'accordo pone l'accento soprattutto sulle relazioni bilaterali nel settore del commercio e degli investimenti, ma anche su una più solida collaborazione nelle questioni commerciali di tipo multilaterale, nonché sul completamento e consolidamento della collaborazione in ambito politico.
Si tratta di un pacchetto relativamente ampio, per realizzare il quale la Commissione ha lavorato sodo e bene.
<P>
Di che cosa si tratta, quando si parla di una nuova forma e di un nuovo stile nella collaborazione?
Vorrei citare soltanto alcuni ambiti di novità.
Il primo punto riguarda una nuova forma di collaborazione diretta, vale a dire che la Commissione collaborerà a livello amministrativo direttamente con la controparte canadese responsabile.
Viene posta in essere una forma di collaborazione politica molto più diretta, vale a dire che in futuro vi saranno, semplicemente, modalità di collaborazione diretta per tutti i casi e tutti i temi da trattare congiuntamente.
<P>
Il secondo punto riguarda i casi di contenzioso commerciale, che potranno essere affrontati in modo più diretto, senza passare per modalità complicate come quelle che avevamo in passato.
E'un elemento, questo, che non dovremmo sottovalutare.
Sappiamo infatti quanto ci rendano difficile la vita i casi di contenzioso commerciale, e proprio per questo è importante poterli affrontare più direttamente.
Abbiamo sul tavolo forme di accordo completamente nuove, e sono lieta del fatto che la Commissione abbia voluto procedere in questa direzione.
<P>
Ciononostante confermo quanto lei ha detto, Signor Presidente, e cioè che abbiamo bisogno di un maggior coinvolgimento del Parlamento nei vari programmi.
Pertanto vorrei invitare la Commissione ad informarci regolarmente sulle sue attività.
<P>
<SPEAKER ID=74 NAME="Van den Broek">
Signor Presidente, desidero anch'io iniziare il mio intervento complimentandomi con l'onorevole Graziani per la sua ampia relazione. In merito, poi alle osservazioni introduttive sulla calamità che ha colpito il suo paese, posso assicurargli nuovamente che la Commissione se ne è occupata stamani.
Vorrei profittare di questa occasione per esprimere ancora una volta, a nome della Commissione, i sentimenti di cordoglio per le vittime del terremoto in Italia.
In modo del tutto spontaneo, la Commissione ha constatato stamattina che purtroppo, per mancanza di mezzi e per l'esaurimento delle linee di bilancio, non siamo in grado di testimoniare la nostra sincera partecipazione anche sotto forma di aiuti concreti, sia pure di un importo simbolico dato che non abbiamo fondi disponibili per interventi a seguito di calamità naturali.
Abbiamo quindi vagliato diverse possibilità e so che il Commissario Oreja sta ancora verificando in che misura potremmo eventualmente contribuire alla ricostruzione dei monumenti danneggiati - come tutti sanno, ha subito danni anche la chiesa superiore della basilica di Assisi.
Al momento non posso anticipare nulla, ma mi sembrava comunque giusto comunicare un tanto.
<P>
Venendo ora all'argomento della relazione, è per me un piacere riferire al Parlamento sugli sviluppi positivi intervenuti di recente nelle relazioni tra l'Unione europea e il Canada.
Riguardo alla comunicazione della Commissione al Consiglio del 28 febbraio dell'anno passato, il 17 dicembre scorso è stata rilasciata una dichiarazione politica comune ed è stato approvato un programma comune d'azione.
Tale programma ha già avuto un effetto positivo sulle relazioni bilaterali, che ora sono più equilibrate di un anno fa, come entrambe le parti hanno constatato il 20 giugno scorso in occasione del Vertice di Denver tra l'UE e il Canada.
Alcune settimane dopo, durante un incontro svoltosi nell'ambito del dialogo politico, il Ministro degli affari esteri Axworthy ha dichiarato che i progressi ottenuti fino ad allora grazie al programma d'azione avevano superato ogni aspettativa da parte canadese.
A mio giudizio si può tranquillamente dire che essi hanno superato anche le aspettative da parte nostra.
Permangono, tuttavia, alcuni problemi da risolvere nella sfera bilaterale, soprattutto in relazione alla divergenza di opinioni - di cui si è già parlato oggi pomeriggio - sull'applicazione extraterritoriale della legislazione nel settore della pesca nonché a determinate questioni relative al commercio e agli investimenti.
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In linea generale, il Canada è per noi un importante partner transatlantico, al quale ci uniscono valori e obiettivi comuni.
Condivido, quindi, pienamente le osservazioni dell'onorevole Graziani sull'importanza delle nostre relazioni con il Canada.
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Per quanto concerne il programma d'azione vorrei richiamare la vostra attenzione su quattro accordi con il Canada che sono in via di definizione.
Vorrei citare dapprima quello sul riconoscimento reciproco di norme e certificazioni.
Le trattative al riguardo si sono concluse e l'accordo è stato parafato il 30 maggio.
Ci dovrà essere ancora uno scambio di informazioni sulle istituzioni per procedere ad una valutazione di conformità.
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Il secondo accordo riguarda la cooperazione e l'assistenza reciproca in questioni doganali ed è pronto per la firma.
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Il terzo contiene disposizioni relative al settore veterinario e fitosanitario.
Le trattative sono già concluse, restano però ancora da definire completamente certi aspetti riguardanti la ESB.
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Il quarto accordo attiene alla concorrenza; anche qui le trattative sono concluse e il testo verrà trasmesso al Consiglio nelle prossime settimane.
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Complessivamente, riteniamo di poter affermare che questi quattro accordi favoriranno di certo il commercio con il Canada.
Inoltre, sono stati avviati i lavori preparatori per uno studio comune da svolgere nel settore commerciale al fine di promuovere il commercio di beni e servizi e di ridurre o abolire gli ostacoli tariffari e non tariffari.
Sempre nell'ambito di questo studio, il 30 settembre è avvenuto lo scambio di elenchi degli ostacoli commerciali esistenti.
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Va poi menzionato il fatto che il Canada è un nostro importante alleato contro l'applicazione delle leggi Helms-Burton e d'Amato.
Su questo tema abbiamo avuto consultazioni con i nostri amici canadesi.
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Nella politica estera e di sicurezza, l'Unione e il Canada collaborano strettamente già da anni nell'ambito di organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite e l'OCSE.
Come diretta conseguenza del programma d'azione, durante la Presidenza lussemburghese l'UE avvierà consultazioni a livello di esperti nei seguenti settori: riforma delle NU, disarmo, non proliferazione, diritti dell'uomo, Europa orientale ed Asia centrale.
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Come giustamente rilevato dall'onorevole Graziani nella sua relazione, il Canada è un importante protagonista sullo scenario dell'Oceano Pacifico.
Esso ricopre attualmente la carica di Presidente dell'APEC e sta organizzando il vertice di quell'organismo, che si terrà il prossimo novembre a Vancouver.
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In merito all'ultimo capitolo del programma d'azione, dal titolo «Mantenimento dei legami», sono del parere che gli accordi con il Canada nel settore dell'istruzione superiore e della formazione professionale nonché in quello della scienza e della tecnologia abbiano già dato ottimi risultati.
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Per quanto riguarda i legami tra le due parti o, per così dire, il rapporto diretto tra popolo e popolo, desidero esprimere la mia soddisfazione per la decisione presa dal Canada lo scorso aprile di abolire l'obbligatorietà del visto per i cittadini portoghesi ivi residenti.
Questo punto era stato discusso dalla Commissione e dal Canada nell'ambito del programma d'azione.
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Da ultimo - ma non in ordine d'importanza - vorrei ricordare che la delegazione del Parlamento europeo responsabile delle relazioni con il Canada si recherà in visita nella capitale di quel paese entro la fine dell'anno, cioè in un momento, a mio parere, particolarmente felice nelle relazioni tra l'UE e il Canada. Auspico e mi aspetto, quindi, che essa sia coronata da successo.
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<SPEAKER ID=75 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=9>
Unione economica e monetaria
<SPEAKER ID=76 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0255/97), presentata dall'onorevole Willockx a nome della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, sui criteri di convergenza, la terza fase dell'Unione economica e monetaria e i diversi regimi di previdenza sociale.
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<SPEAKER ID=77 NAME="Willockx">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero chiarire prima di tutto che la mia relazione sul sistema di protezione sociale fa parte, in realtà, di un complesso formato da tre elementi: lavoro, protezione sociale e reddito.
Le parti componenti di questo trittico sono legate tra loro in modo indissolubile.
Pertanto, gli obiettivi che la Commissione intende proporre agli Stati membri devono prevedere anche importanti aspetti di garanzia nel campo della sicurezza sociale e del reddito.
Durante il prossimo Vertice del Lussemburgo sull'occupazione non si dovrà, quindi, perdere di vista il legame che salda tra loro in un tutt'uno questi tre elementi.
<P>
A margine vorrei poi rilevare come sia sbagliato, da un lato, sostenere che il rispetto dei criteri di convergenza relativi al bilancio - o il loro non rispetto - ci avrebbe permesso di risolvere il problema della disoccupazione, mentre, dall'altro lato, è parimenti sbagliato utilizzare il rispetto dei criteri di convergenza come un alibi per andare a tagliare nel sistema della protezione sociale, ipotecando così indirettamente anche la politica per l'occupazione.
<P>
Credo che dobbiamo evitare di fare confronti artificiosi con gli Stati Uniti d'America.
Noi abbiamo un nostro modello, il modello renano, e ad esso dobbiamo restare fedeli qui in Europa.
Non ritengo che i criteri testé citati mettano in pericolo la sostenibilità finanziaria del sistema di protezione sociale, al contrario.
In un paese come il Belgio, ad esempio, il rispetto e il raggiungimento di quei parametri di convergenza si è rivelato lo strumento migliore per garantire il finanziamento a lungo termine del sistema di protezione sociale.
Quindi, dichiaro apertamente che mi rifiuto di considerare i due obiettivi in contrasto tra di loro.
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Durante questa discussione si è parlato più volte di pensioni.
Anche qui dobbiamo evitare di usare slogan .
La capitalizzazione non è una bacchetta magica per mettere al sicuro le pensioni future; d'altro canto, però, penso che integrare i sistemi di ripartizione con forme di capitalizzazione aggiuntiva non sia affatto un peccato mortale.
Comunque, una cosa è certa, cioè che la prudenza è d'obbligo, e qui mi richiamo al parere espresso dalla Commissione europea nella sua ultima comunicazione sulla modernizzazione della sicurezza sociale, nella fase di transizione da un sistema all'altro.
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La questione nodale che dovremo risolvere in futuro è in che modo possiamo garantire la sostenibilità finanziaria del sistema di sicurezza sociale senza indebolire la rete di protezione sociale.
Ci sono tre modi.
Primo: una sana gestione della finanza pubblica; come già detto, questa è la migliore garanzia per il futuro del sistema di protezione sociale, perché essa ci consentirà di mettere più fondi a disposizione di quest'ultimo.
Secondo: l'occupazione; un sistema di protezione sociale non può funzionare se non c'è un alto grado di occupazione.
Terzo: la necessaria modernizzazione dei regimi, posti ora di fronte ad una sfida nuova.
In questo contesto, cosa può fare l'Europa?
Il compito che le spetta non è molto rilevante, potrà solo provare a creare il quadro generale all'interno del quale si dovrà portare a buon fine il compito che ho testé indicato.
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L'Europa può ricorrere a tre importanti strumenti.
Il primo è il coordinamento fiscale tra gli Stati membri nel campo delle basi impositive mobili.
Accolgo con favore quanto detto al riguardo oggi pomeriggio dal Presidente Santer.
Il secondo è la ricerca di risposte fiscali coordinate all'esigenza di finanziamenti alternativi del sistema di sicurezza sociale; un esempio potrebbe essere l'imposta sull'energia per finanziare la riduzione dei contributi a carico dei datori di lavoro.
Il terzo è la definizione di criteri di convergenza sociali che consentano di indirizzare il sistema di protezione sociale e la politica salariale nonché di evitare in futuro il dumping sociale.
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Signor Presidente, onorevoli colleghi, è mia ferma convinzione che quanto più l'Europa sarà democratica, tanto più solido potrà essere un sistema di protezione sociale adeguato e moderno.
Per quanto alcuni teorici dicano che la gente, coloro che ci eleggono, non vogliono e non accetteranno mai che venga smantellato il solido sistema di sicurezza sociale ora esistente, io credo che quanta più democrazia ci sarà in Europa, tanto più il nostro sistema di protezione sociale sarà valido.
Ne sono fermamente convinto.
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<SPEAKER ID=78 NAME="Chanterie">
Signor Presidente, nella mia qualità di relatore per parere della commissione per gli affari sociali e l'occupazione desidero innanzitutto esprimere soddisfazione per il fatto che sia il relatore sia la commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale abbiano accolto in buona parte le conclusioni della nostra commissione, incaricata di formulare un parere.
È, infatti, fuor di ogni dubbio che l'Unione economica e monetaria abbia notevoli ripercussioni sui sistemi di sicurezza sociale degli Stati membri.
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Questo fatto, però, non è un motivo valido per opporsi alla realizzazione dell'UEM, al contrario.
Gli obiettivi, le norme e il calendario devono essere rispettati interamente, e non perché facciano parte dell'uno o dell'altro dogma economico bensì perché contribuiscono al successo dell'UEM e, quindi, alla stabilità monetaria, alla crescita economica e ad una maggiore competitività, favorendo, di conseguenza, una maggiore occupazione.
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E'vero, comunque, che i temporanei svantaggi ci spronano ad attrezzare i nostri sistemi di sicurezza sociale per l'entrata in vigore dell'UEM, la quale dovrà avvenire senza mettere a repentaglio quel doppio fulcro su cui si fondano i sistemi di sicurezza sociale e che è rappresentato, da un lato, dall'aspetto assicurativo, cioè da una copertura comune e dalla tutela contro i principali rischi sociali, e, dall'altro lato, dall'aspetto assistenziale, cioè dalla solidarietà.
La sicurezza sociale, infatti, è uno dei pilastri fondamentali del modello sociale europeo.
Tutti riconoscono che il finanziamento dei sistemi di sicurezza sociale rappresenta il problema più difficile che ciascuno Stato membro deve affrontare.
La necessità di operare tagli di bilancio ci pone ineluttabilmente di fronte all'interrogativo se sia possibile conservare tutte le componenti della sicurezza sociale o se non sia il caso di intervenire in maniera ragionata e mirata prima di vedersi costretti, alla fine, a rinunciare a diritti e a prestazioni.
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Si dimentica troppo spesso che il sistema di sicurezza sociale risente non soltanto dell'UEM bensì, naturalmente, anche dello sviluppo demografico e di fattori tecnologici.
Pensiamo, ad esempio, all'invecchiamento della popolazione e alla ridotta natalità; pensiamo, ad esempio, ai cambiamenti intervenuti nella composizione dei nuclei familiari, all'ingresso delle donne sul mercato del lavoro e al permanere di un alto tasso di disoccupazione.
Pensiamo, d'altro canto, anche ai progressi compiuti dalla medicina e dalla farmacologia, alle scoperte nel campo dell'informatica, della robotica, della telematica e nel settore multimediale.
Simili rivolgimenti demografici e tecnologici comportano per lo più un calo delle entrate ed un aumento delle spese della sicurezza sociale.
E lo squilibrio che ne consegue non è sostenibile.
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La commissione per gli affari sociali propone dunque quattro tipi di intervento.
Primo: sviluppare il mercato unico per contrastare distorsioni della concorrenza e dumping sociale.
Secondo: sostenere la crescita economica anche attraverso investimenti aggiuntivi e il miglioramento della capacità concorrenziale.
Terzo: favorire l'occupazione, ad esempio, utilizzando come indennità salariale i sussidi di disoccupazione.
Quarto: riformare il settore fiscale sia per ridurre gli oneri sul lavoro sia per contribuire a mantenere in equilibrio i bilanci pubblici.
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Nel progetto del Trattato di Amsterdam si afferma che l'Unione europea mira ad un alto livello di occupazione e ad un alto livello di protezione sociale.
Lo si dice esplicitamente.
Anche se, al momento, non esiste alcun patto sociale europeo, ci sono tuttavia il capitolo del Trattato di Amsterdam dedicato all'occupazione e il Vertice sull'occupazione che si terrà a novembre.
Spero che entrambi rappresentino uno stimolo ad agire; certo, da soli non saranno sufficienti per garantire il finanziamento del sistema di protezione sociale, ma, insieme con le diverse misure politiche che saranno prese a livello nazionale, potranno aiutarci ad imboccare la strada verso un'unione politica e monetaria che sia allo stesso tempo anche sociale, e questo è l'obiettivo finale che vogliamo raggiungere.
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<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="EN" NAME="Donnelly">
Signor Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Willockx per la sua relazione e l'onorevole Chanterie per il suo parere.
Il nostro è un dibattito estremamente opportuno dato che, all'inizio del pomeriggio, abbiamo sentito le dichiarazioni del Presidente Santer in merito al prossimo Vertice sull'occupazione del Lussemburgo, e conosciamo il profondo legame tra i nostri sistemi previdenziali, i livelli di disoccupazione e il futuro della crescita e del lavoro nella UE.
<P>
Sebbene nella relazione ci si chieda che ne sarà dei sistemi previdenziali dopo l'unione economica e monetaria, tutti i presenti in quest'Aula devono accettare una semplice verità: la nostra previdenza sociale necessita di una seria riforma a prescindere dalla creazione dell'unione economica e monetaria, come chiaramente affermato nella relazione dell'onorevole Willockx.
<P>
Il gruppo del Partito del socialismo europeo vuole un riesame della previdenza sociale purché, come indicato nella relazione dell'onorevole Willockx, venga sempre garantito il mantenimento di una «rete di sicurezza» sociale.
Dobbiamo riformare il sistema conservando la rete di sicurezza esistente nella UE.
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Il sistema creato alla fine della seconda guerra mondiale non è più adatto alla tipologia dell'occupazione e della disoccupazione di oggi.
Pertanto, ci sono tre punti che, a nostro giudizio, dovrebbero essere inclusi nel prossimo riesame ed analizzati dal Consiglio e dalla Commissione in futuro.
<P>
E'necessario costituire, in primo luogo, un nuovo sistema delle previdenze sociali, che offra un aiuto flessibile e commisurato alle esigenze dei singoli cittadini e che miri a fornire assistenza ai disoccupati, senza escluderli in modo permanente dal mondo del lavoro.
E'un dato di fatto che, in alcuni paesi, la previdenza sociale escluda i cittadini dal lavoro, facendo sì che una persona senza lavoro ogni due diventi un disoccupato a lungo termine.
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Si deve riconoscere che la spesa previdenziale a carico dei contribuenti è in aumento.
Ne consegue la necessità di creare occupazione nella UE perché solo così potremo ridurre il debito contratto per pagare la previdenza sociale.
Per detti motivi, signor Commissario, il Vertice del Lussemburgo è cruciale non solo per garantire la coesione sociale della UE, ma anche ridurre il deficit di bilancio e far funzionare il patto di stabilità e crescita.
<P>
In particolare, dobbiamo abbattere le barriere che impediscono a centinaia di migliaia di giovani di passare dal sussidio alla retribuzione - e nell'Unione di oggi è praticamente impossibile che alcuni giovani ci riescano mai.
Nella mia veste di socialdemocratico vi chiedo di favorire un dibattito onesto in materia e di concepire un sistema previdenziale che sia attento alle esigenze individuali e massimizzi le opportunità di lavoro nella UE.
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<SPEAKER ID=80 LANGUAGE="FR" NAME="Herman">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho applaudito così vivamente gli onorevoli Willockx e Donnelly perché il loro discorso è proprio quello che avrei voluto tenere io anche se non esattamente per quello che è scritto nel testo.
Abbiamo perciò delle piccole divergenze di opinione benché mi rallegri sostanzialmente, della nostra concomitanza d'idee e del nostro mutuo consenso.
<P>
Come già ribadito dall'onorevole Donnelly, infatti, il regime sociale va mantenuto, e a ciò siamo favorevoli, ma previo adeguamento.
Non è esattamente quello che lei dice: la previdenza sociale va mantenuta e rafforzata, se necessario.
Non è la stessa cosa. Se diceva: va rivista per adeguarla, sarei stato subito d'accordo.
Così pure quando afferma che né il rispetto dei criteri di convergenza né la data prevista per l'entrata in vigore della terza fase devono compromettere i necessari sforzi dell'Unione per creare occupazione, mi rincresce molto ma questa frase è ambigua.
Se letta come lei l'ha letta nel discorso, la voterei, ma non è quello che ha scritto.
<P>
Inoltre, nel paragrafo 14, si parla di livello di protezione sociale e viene introdotta un'idea di fermezza che non figura né nel discorso dell'onorevole Donnelly né nel suo.
Nel suo caso vi sono delle sfumature.
Trovo però che l'onorevole Donnelly è diventato straordinariamente realista e non posso che rallegrarmene; probabilmente l'esperienza del potere rende le cose un po' più comprensibili e la gente più responsabile.
<P>
Ciò detto, signor Presidente, il resto della relazione è eccellente.
Conviene mantenere un regime di previdenza sociale e di solidarietà, essendo questa indispensabile per il buon funzionamento del sistema.
Dal canto nostro non crediamo alla legge della giungla né che il mercato possa regolamentare tutto; crediamo nel ruolo dello Stato e in quello, importante, delle parti sociali.
Esse devono trovare un accordo, come del resto il governo, ma questo comporta da parte loro avere coscienza della realtà.
<P>
Infatti, come ben ribadito dall'onorevole Donnelly, e lo ripeto, l'attuale regime, così com'è nella maggior parte degli Stati, non è né finanziabile né sostenibile in vista della globalizzazione e della mondializzazione.
Va fatto quindi uno sforzo di adeguamento e mi compiaccio che nei discorsi - purtroppo meno nei testi - siamo giunti ad un accordo su tale punto.
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Signor Presidente, per il resto il nostro gruppo voterà senza problemi la relazione e ci preme ringraziare e congratularci nuovamente con l'onorevole Willockx.
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<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="NL" NAME="Kestelijn-Sierens">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori è diviso sul giudizio da esprimere in merito alla relazione dell'onorevole Willockx.
Riconosciamo che il relatore ha avuto il coraggio di impegnarsi per alcuni mesi nella ricerca di un ampio consenso; cionondimeno, riteniamo che nessuno possa ritrovarsi pienamente in questa relazione.
Per parte mia, non posso fare a meno di rilevare che la risoluzione è incoerente ed anche ambigua.
Incoerente perché, ad esempio, non si può affermare nello stesso tempo che i criteri di bilancio di Maastricht riducono lo spazio di intervento nel campo sociale e che ciò non è vero perché un disavanzo minore comporta minori interessi passivi, più investimenti, più crescita, più occupazione e, dunque, una più ampia base impositiva.
Devo ammettere, onorevole Willockx, che il suo intervento di oggi è stato più chiaro ed univoco, ma non è del tutto in linea con quanto scritto nella relazione.
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A nome del gruppo liberale vorrei chiarire alcuni punti.
Desidero in primo luogo sottolineare che sono i paesi che si impegnano con costanza e sistematicità per assicurare una gestione sana delle loro risorse finanziarie quelli che poi ottengono i risultati migliori nel campo dell'occupazione, ponendo così le basi per un sistema di sicurezza sociale che sia sostenibile.
<P>
In secondo luogo, noi riteniamo che, per quanto riguarda le pensioni, il sistema di capitalizzazione possa benissimo convivere accanto al sistema di ripartizione.
Non si tratta di sostituire un sistema con l'altro, bensì di farli funzionare l'uno accanto all'altro.
<P>
Il mio gruppo è a favore del paragrafo 6 della risoluzione nel quale si invita la Commissione ad eseguire uno studio sulle ripercussioni dell'invecchiamento della popolazione sul sistema pensionistico.
<P>
Infine, onorevoli colleghi, tra breve affronteremo in seduta plenaria la relazione sulla modernizzazione e sul miglioramento della protezione sociale nell'Unione europea.
In tale occasione, apriremo nuovamente il dibattito su tutta questa materia.
Ritengo che la credibilità del Parlamento ne guadagnerebbe se dedicassimo a questa tematica una sola relazione, e non molte.
Così facendo, non solo risparmieremmo sui consumi di carta ma anche renderemmo più coerenti i nostri punti di vista.
<P>
<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="EL" NAME="Theonas">
Signor Presidente, è un fatto incontestabile che l'intero sistema della protezione sociale in Europa stia fronteggiando l'immediato pericolo di un collasso totale.
I sistemi previdenziali sono sull'orlo di un fallimento rovinoso.
<P>
Vi è un interrogativo che merita una risposta chiara almeno da parte del Parlamento europeo, l'unico organo comunitario elettivo che, per detto motivo, si suppone sia più vicino ai popoli della UE. Chi è responsabile di questa situazione inaccettabile?
La risposta è alquanto ovvia: la disoccupazione di massa e la politica che l'ha causata.
Ma sorge spontanea un'altra domanda, ovvero chi è responsabile della disoccupazione?
Le risposte che vengono proposte non solo sono una provocazione per l'intelligenza del cittadino europeo, ma addirittura cercano di capovolgere la realtà e pretendono di mantenere e rafforzare una politica che è la vera responsabile del drammatico dilagare della disoccupazione e della povertà.
<P>
Purtroppo, lo stesso errore viene commesso dalla presente relazione, che persiste nel voler affidare alla UEM l'incarico di far fronte alla disoccupazione.
Invece di analizzare le conseguenze della UEM sul sistema previdenziale, essa esige il rispetto dei criteri e della data d'inizio della terza fase al fine di creare un contesto positivo, del resto opinabile, per la crescita dell'occupazione.
Si tratta di una mera illusione o di una distorsione consapevole?
Lasciamo che siano gli interessati a decidere; il risultato non cambia.
Ignorando completamente gli effetti che i criteri della UEM e i programmi di convergenza avranno sulla capacità del sistema previdenziale di assolvere i propri obblighi nei confronti degli assistiti e dei disoccupati, propongono di stornare i fondi della previdenza sociale e le risorse destinate ai sussidi di disoccupazione e alla formazione professionale, a favore di iniziative per l'occupazione, ovvero a beneficio degli interessi imprenditoriali.
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Signor Presidente, mentre le statistiche indicano una continua contrazione del contributo padronale alla previdenza sociale, i lavoratori considerano una provocazione le ulteriori agevolazioni di cui godrebbero le imprese per depredare le risorse della politica sociale e speculare a danno dei lavoratori e dei loro diritti sociali.
<P>
Se una nuova strategia globale per l'occupazione, come battezzata dai leader della UE, e l'appello alle parti sociali per l'adattabilità, la flessibilità e l'assunzione delle loro responsabilità significassero la rinuncia dei lavoratori e dei cittadini europei ai diritti conquistati lottando, se il successo della politica delineata comportasse la totale destrutturazione del modello sociale europeo, allora la loro risposta sarebbe certamente una nuova lotta che, prima o poi, sconfiggerebbe non solo la politica antipopolare, ma anche gli esponenti di detta politica.
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<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signor Presidente, già sin d'ora l'UEM ci costringe a riflettere sulle strutture della sicurezza sociale, poiché sono sorte grandi pressioni per ridurre la spesa pubblica.
Ma con altrettanto zelo bisognerebbe riflettere su quelle che nel futuro saranno le fonti di finanziamento della sicurezza sociale e, a tal riguardo, la politica comunitaria non è a mio vedere equilibrata.
Dei disavanzi eccessivi ci si è preoccupati a sufficienza, ma l'Unione europea non è riuscita a fare tutto il possibile per garantire la base del finanziamento della sicurezza sociale, ossia le entrate dello Stato.
A mio avviso, l'unica e più importante riforma a tal riguardo è quella di metter fine all'evasione fiscale, ovvero di garantire che i fattori di produzione non si trasferiscano in altro paese, con condizioni fiscali migliori.
In tale questione, soprattutto nell'armonizzazione della tassazione indiretta, occorre fare veramente molto.
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E'quanto mai evidente che, all'avvicinarsi dell'UEM, parliamo sempre più del modello europeo.
Non ci vogliamo imbattere in barboni che dormono lungo le strade, siamo bensì disposti a pagare una certa quantità di tasse, affinché a tutti sia garantita una protezione sociale minima.
E'necessario portare avanti il dialogo, peraltro già avviato, fra i diversi modelli di sicurezza sociale dei vari paesi europei, dato che ogni paese può certamente contribuire al modello europeo.
Credo che nei paesi nordici non vi sia unicamente ragione di temere per la direzione del modello europeo di sicurezza sociale dato che, per una buona parte, esso corrisponde proprio a quello di tali paesi.
Ricordo, ad esempio, l'assicurazione sociale tedesca che rappresenta un chiaro passo in tale direzione
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<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="FR" NAME="de Lassus">
Signor Presidente, la relazione dell'onorevole Willockx è di eccellente qualità e vorrei a mia volta congratularmi con l'autore e sottolineare che tratta probabilmente la questione più difficile che dovremo affrontare nei prossimi anni.
Il recente intervento dell'onorevole Herman ne ha dato un'idea.
<P>
La realizzazione dell'Unione economica e monetaria dell'euro, se accompagnata da una troppo rapida deregolamentazione, può infatti provocare un aumento generale della disoccupazione e un peggioramento delle condizioni di vita di una parte crescente, e già troppo consistente, della popolazione europea.
Ciò vale a maggior ragione in quanto, in materia di protezione sociale, gli Stati membri portano avanti politiche diversissime, comportanti ingenti distorsioni supplementari di concorrenza.
Dobbiamo quindi soffermarci, ora, sull'attuazione di una vera e propria convergenza dei vari regimi di protezione sociale.
Al riguardo, tengo a segnalare che la Commissione troverà interessanti da sfruttare, meglio e più approfonditamente, le conclusioni del Libro bianco sulla crescita e sull'occupazione.
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Riguardo alla lotta per l'impiego, dobbiamo aumentare i bilanci del piano regionale destinati a facilitare l'inserimento e il ritorno al lavoro facendo leva, in particolare, sull'eccellente tessuto associativo che si sforza attualmente di rispondere, ma senza mezzi sufficienti.
Va inoltre iniziata la convergenza delle politiche di assicurazione malattia degli Stati membri, badando a non ridurre l'attuale copertura dell'assicurazione malattia, gestita da istituzioni pubbliche o di pubblico interesse, affinché la salute degli Europei non sia solamente terreno di commercio delle assicurazione private.
Ciò comporta nuove numerose decisioni, la più urgente delle quali è certamente l'attuazione di una direttiva sulla mutualità.
<P>
Vorrei, infine, portare l'appoggio del gruppo dell'Alleanza radicale europea a favore delle decisioni da prendere per spingere al progressivo trasferimento delle risorse necessarie al regime di previdenza sociale verso la fiscalità dei capitali e la fiscalità delle energie non rinnovabili, in modo da ridurre in proporzione gli oneri che gravano ancora oggi troppo sui salari, a scapito dell'occupazione.
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<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, la relazione dell'onorevole Willockx è problematica.
Forse, è questa l'unica valutazione su cui oggi possiamo essere tutti d'accordo.
Certo, proviamo ammirazione per il coraggio dimostrato dal relatore, che ha affrontato una questione spinosa.
Ma l'interrogativo che sta alla base è se tutto ciò sia necessario, e leggendo il parere della commissione per gli affari sociali si capisce che la risposta è «no».
Infatti, la relazione non affronta per nulla il problema delle conseguenze dell'UEM sul finanziamento dei sistemi di sicurezza sociale nell'Unione europea.
<P>
A ciò si aggiunge il fatto che la relazione è contraddittoria.
Prendiamo, ad esempio, il primo considerando, dove si afferma che il modello sociale esistente dev'essere mantenuto.
Ma, quando si va alla ricerca della soluzione di un problema, non bisogna spegnere la luce bensì la si deve lasciare bene accesa per poter vedere tutte le alternative possibili.
Alla sfida rappresentata dalla crescente concorrenza mondiale occorre dare una risposta adeguata.
Secondo il «World Economic Outlook» pubblicato questo mese dal FMI, nell'Unione europea sono necessarie profonde trasformazioni dei sistemi di sicurezza sociale e della politica per l'occupazione per poter ridurre il tasso di disoccupazione.
La realizzazione di un'Unione economica e monetaria richiede una maggiore mobilità del lavoro.
Chi ritiene che ciò sia inaccettabile dal punto di vista sociale, deve essere coerente e cancellare l'UEM dalla sua lista dei desideri.
Cosa che il relatore, invero, non fa.
<P>
Infine, questa relazione è antiquata, guarda indietro invece di guardare avanti.
Non è possibile pensare di ricorrere a sussidi per creare posti di lavoro e cancellare le disparità regionali; così facendo si annullerebbe qualsiasi iniziativa innovativa e non si solleciterebbe nessuno a darsi attivamente da fare per procurarsi il pane quotidiano.

E'ovvio che le autorità devono intervenire con i loro mezzi per contrastare il dumping fiscale, sociale ed ambientale, e anche che dovranno incoraggiare l'istruzione e l'insegnamento; ma queste sono azioni che ben si conciliano con una riduzione dello Stato sociale, dello Stato assistenziale.
Infatti, non credo che sarebbe onesto far pagare ai nostri figli il conto salatissimo dei nostri debiti solo perché noi ci rifiutiamo di assumerci le nostre responsabilità.
<P>
<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="DE" NAME="Lukas">
Signor Presidente, questa relazione dimostra in modo evidente che è necessario, per la preparazione dell'Unione monetaria, porre in essere tutto un ventaglio di misure proprio nel settore della politica sociale e occupazionale.
Tutti gli spunti e tutte le richieste presentate dal relatore mi sembrano perfettamente pertinenti e dovrebbero, a mio avviso, trovare la nostra approvazione.
Ritengo, tuttavia, che tutti questi argomenti siano in contraddizione con quanto si dice al punto 1, perché proprio la mancanza, a tutt'oggi, di sistemi fiscali coordinati, come pure l'incapacità degli Stati membri di sanare i rispettivi bilanci statali in modo compatibile con le esigenze di politica sociale, e l'erosione, da parte degli Stati, della base dei rispettivi sistemi di sicurezza sociale pur di adempiere ai criteri di convergenza sono fatti che dimostrano la necessità di riconsiderare la data prevista per l'introduzione dell'Euro.
<P>
A questo proposito vi sarà in Austria, all'inizio di dicembre, una proposta di legge di iniziativa popolare che mira a svolgere un referendum sulla questione.
Mediante questa misura, importante sotto il profilo democratico, si vuole dare ai cittadini la possibilità di affrontare criticamente una questione che li riguarda da vicino.
Riteniamo infatti che sia sbagliato rivolgersi ai cittadini mediante campagne pubblicitarie e propagandistiche, facendo credere loro che tutti quei problemi di natura sociale e occupazionale che dovremo risolvere in vista dell'introduzione della moneta unica siano in realtà inesistenti.
<P>
L'Unione monetaria europea dovrà costituire il punto finale e decisivo della realizzazione del mercato unico, e dovrà essere attuata in un momento in cui avremo risolto, se non altro, almeno i problemi più gravosi anche sotto il profilo sociale e avremo effettivamente creato le premesse indispensabili per la sua realizzazione.
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<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="EN" NAME="Katiforis">
Signor Presidente, la relazione che oggi discutiamo ha potuto contare su un lungo iter e un dibattito approfondito in seno alla commissione economica; il primo scambio di pareri in proposito risale a ventidue mesi fa.
Tenuto conto dell'importanza e della delicatezza dell'argomento, il nostro relatore ha abilmente guidato i lavori della commissione e ci ha permesso di concludere con una votazione che non ha raccolto voti contrari.
Dobbiamo darne atto al relatore, che merita i nostri encomi.
<P>
Tuttavia, temo che alcune questioni fondamentali rimangano aperte, dato che non abbiamo raggiunto un accordo a proposito degli effetti sull'economia europea, in particolare, dei criteri di convergenza e del patto di stabilità.
Personalmente, ritengo che le due questioni hanno e avranno effetti deflazionistici.
Inoltre, la moneta unica espone gli Stati membri al pericolo degli impatti asimmetrici sul lato della domanda, che non potranno più essere controbilanciati con un ritocco al tasso di cambio.
Naturalmente, non sostengo l'opportunità di abbandonare la moneta unica, dati i grandi benefici e i mutamenti storici che essa comporta per il mondo degli affari.
E'però necessario trovare un antidoto - ad esempio, una politica coordinata a livello europeo per i problemi sociali e l'occupazione o eventualmente una nuova tassa, come la recente imposta britannica sulle entrate straordinarie, che ha avuto un effetto positivo ed è servita a finanziare un'importante campagna contro la disoccupazione.
<P>
Infine, desidero porre un interrogativo fondamentale.
Mi chiedo se, dopo il magistrale intervento opportunamente illustratoci dell'onorevole Donnelly, il tenore di vita dei lavoratori europei rimarrà invariato o diminuirà, fino a raggiungere i livelli da terzo mondo indicati nel riferimento alla globalizzazione.
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<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="DE" NAME="Frischenschlager">
Signor Presidente, questa relazione cerca di affrontare seriamente i problemi, ma lo fa in settori molto tradizionali, sollevando al contempo una serie di questioni di principio sulle quali vorrei intervenire.
In questa relazione si dice, innanzitutto, che bisogna evitare un'operazione di demolizione sociale.
Ma su questo non c'è dubbio, nessuno lo vuole!
Se vogliamo essere sinceri, però, dobbiamo dire anche che è inevitabile una revisione delle nostre strutture sociali e dei nostri sistemi previdenziali, ivi compreso il rischio di dover effettuare alcuni tagli.
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Secondo punto: nella relazione si dice che, per quanto riguarda la previdenza per gli anziani, non dobbiamo aspettarci molto da una modifica del sistema che passi da un regime di ripartizione ad un regime di capitalizzazione.
Se mai una soluzione di questo tipo venisse adottata, richiederebbe tempi molto lunghi, ne sono consapevole anch'io!
Ma credo che dovremmo dire altrettanto chiaramente che in futuro le forme di previdenza che prevedono modalità di iniziativa personale dell'assicurato avranno un ruolo centrale nella politica di previdenza per gli anziani.
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Terzo punto: Riguardo al Vertice per l'occupazione di Lussemburgo.
Il Presidente del Consiglio, Signor Juncker, ha ribadito più volte che non si tratterà di un vertice per la deregolamentazione - e fin qui siamo d'accordo, perché la deregolamentazione di per sé non sarebbe comunque una misura sufficiente.
Ma spero che in occasione di questo vertice per l'occupazione si voglia discutere per lo meno anche della necessità di modificare e rendere più flessibili le nostre strutture economiche e la gestione del lavoro.
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Vi sono due settori per i quali la relazione indica, seppur vagamente, qualche orientamento per il futuro; uno di questi è lo spunto per un riorientamento della politica fiscale in senso ecologico: vale a dire che l'imposizione fiscale dovrebbe gravare non più sul lavoro, ma piuttosto sui consumi, sull'energia e così via.
Ma nella relazione si chiede unicamente di analizzare questa possibilità, il che, secondo me, è del tutto insufficiente!
Sappiamo che una riforma fiscale in tal senso è uno degli strumenti più importanti per il futuro; dobbiamo allora dar prova di una volontà politica sufficientemente forte per metterla in pratica a tutti gli effetti.
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Nella presente relazione viene citata anche la relazione della commissione sul futuro della previdenza sociale del 1995, nella quale si dice che la relazione diretta tra i contributi versati dagli aventi diritto alla previdenza sociale e il grado di copertura contro eventuali rischi, vale a dire, questo nesso rigido, dev'essere rimesso in discussione.
Secondo me è uno spunto importante.
Credo infatti che dovremmo occuparci seriamente della questione della previdenza di base, perché il lavoro tende a diminuire, ed il divario tra coloro che hanno un'occupazione e coloro che non l'hanno è destinato ad aumentare.
La solidarietà sociale dovrà rivolgersi però anche a coloro che non hanno versato al sistema previdenziale contributi sufficienti mediante attività lavorativa remunerata.
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<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'odierno dibattito è un'ulteriore testimonianza dei tentativi di «quadratura del cerchio» o di «cerchiatura del quadrato».
Nello scarso tempo a mia disposizione per un tema così impegnativo, mi preme lodare lo sforzo del relatore che espone alcune considerazioni molto pertinenti, traendo tuttavia conclusioni opposte a quel che sarebbe lo sviluppo logico dei considerando.
Occorre però ricordare che si tratta di una relazione della commissione per i problemi economici, più preoccupata dell'UEM e dei suoi effetti del finanziamento della previdenza sociale che della previdenza sociale e degli effetti dell'UEM sulla situazione della protezione sociale dei cittadini.
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Consentitemi un'osservazione che mi pare urgente e cruciale sulla convinzione secondo la quale «la previdenza sociale protegge i cittadini contro i rischi di natura sociale», come si può leggere nei documenti comunitari nonché nei documenti degli Stati membri, ad esempio nel Libro verde portoghese in materia.
Riterrei perversa tale convinzione qualora dovesse sostituirne un'altra secondo la quale la previdenza sociale consacra i diritti di chi è nato, vive e lavora, o ha lavorato, quali i diritti sociali connessi agli obblighi della società rispetto agli individui che la compongono.
Non è una questione di assicurazioni individuali e di calcoli attuariali ma di diritti umani a misura dei nostri tempi.
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D'altro canto, non è innocente il modo in cui, nel considerare il grave problema della copertura finanziaria della previdenza sociale, si eludono le responsabilità di chi non adempie ai doverosi obblighi sociali di contribuire a tale copertura - obblighi che sono ancora tali per lo meno fintantoché non si modifichino gli attuali regimi - senza che questo abuso venga adeguatamente stigmatizzato e senza che si responsabilizzi chi manca ai propri doveri.
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<SPEAKER ID=90 NAME="Cellai">
Signor Presidente, non me vorrà se, avendo richiesto la parola fin dall'inizio di questa seduta ed essendo stato regolarmente non notato, seguendo ora l'esempio del collega Graziani, aprirò questo mio intervento sulla relazione Willockx con una lieve trasgressione.
Intendo infatti sottolineare la gravità della situazione venutasi a creare in Italia, segnatamente in Umbria e nelle Marche, a seguito del recente catastrofico terremoto e intendo sottolineare alla Presidenza, alla commissione per i bilanci e ai colleghi tutti l'indispensabilità di reindividuare, e con urgenza, fondi per le calamità naturali, anche in previsione dell'ormai prossima votazione sul bilancio dell'Unione europea per il 1998.
Allo stato delle cose risulta che il governo italiano non abbia ancora inoltrato alcuna richiesta ufficiale di aiuto, ma l'Europa non può rimanere assente e inerte dinanzi ad eventi di così rilevante gravità che hanno causato morti, centinaia di miliardi di danni, migliaia di senzatetto e senza lavoro e colpito un numero rilevantissimo di opere d'arte, che sono patrimonio non italiano né europeo ma universale.
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In ordine ora alla relazione dell'onorevole Willockx, i criteri di convergenza sono un pò la croce e la delizia degli Stati membri.
Da un lato, è vero che la convergenza limita il margine di manovra del bilancio dei singoli Stati membri, imponendo una ristrutturazione dei sistemi previdenziali, ma, dall'altro, il rispetto dei criteri di convergenza accresce l'efficienza complessiva dell'economia europea e rafforza la sua posizione nell'economia mondiale, favorendo la crescita e l'occupazione.
Forse il problema è leggermente diverso e sta nel fatto che non sia stato introdotto, ad oggi, un corpo di leggi e regolamenti comunitari, anche minimi, relativi alla politica fiscale e finanziaria.
Il dumping fiscale riduce le entrate dello Stato, aumenta l'onere di tassazione sul lavoro a favore dei capitali, ostacolando le politiche previdenziali degli Stati membri.
Al riguardo appaiono, però, incoraggianti finalmente i risultati ottenuti dal Consiglio "Ecofin» del 13 settembre scorso.
Sembra che i Quindici siano disposti ad avanzare sulla strada del coordinamento fiscale, e anzi, si prospetta che già a fine anno, nel corso del Consiglio europeo, possano essere prese le prime decisioni, tra cui l'approvazione del codice di comportamento in materia fiscale.
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Si dovrà lottare contro la defiscalizzazione competitiva - ne parlava il Presidente Santer proprio stasera, a proposito dell'occupazione - e la concorrenza sleale, senza appesantire la pressione fiscale.
Bisogna correggere verso il basso il livello di tassazione, specie le imposte dirette e indirette sulla manodopera salariata, il cui peso crescente sta avendo un disastroso effetto sull'occupazione.
<P>
Sarebbe auspicabile, come opportunamente segnalato nella relazione, la creazione di un Fondo per la concessione di aiuti antidisoccupazione per gli Stati membri più bisognosi.
Bisogna tener presente che la mancanza di un accordo europeo per la tutela dei lavoratori permetterà alle industrie di insediarsi in regioni dove la forza lavoro costerà di meno ed è meno protetta, con il rischio che i sistemi nazionali vengano armonizzati sul più basso livello di sicurezza sociale. La nostra preoccupazione è che, in questa corsa sfrenata per rafforzare le posizioni dominanti delle industrie nazionali nel libero mercato, si favorisca l'erosione del sistema di protezione sociale: questo perché i governi nazionali possono tagliare le spese per la protezione sociale pur di essere competitivi.
Se vogliamo evitare questo pericoloso scenario, dobbiamo adoperarci affinché l'Unione abbia un certo grado di manovra nel campo della protezione sociale.
Le politiche vanno armonizzate a livello europeo: se ci deve essere unione economica efficiente, credo che, a maggior ragione, degli standard sociali a livello europeo siano un prerequisito importante, se vogliamo veramente mantenere la coesione economica e sociale dell'Unione europea.
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<SPEAKER ID=91 NAME="Presidente">
Molte grazie, onorevole Cellai e grazie per le sue parole di solidarietà per le vittime del terremoto.
Sono molto contento che lei abbia detto queste parole durante il Suo discorso.
Grazie ancora.
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<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="DE" NAME="Ettl">
Signor Presidente, Signore e Signori, sono molto grato all'onorevole Willockx per aver voluto indicare chiaramente nella sua relazione che la politica sociale e la politica economica si influenzano vicendevolmente, senza per questo escludersi o entrare in contraddizione l'una con l'altra; proprio per questo però, e lo si dice nella relazione, è diventato praticamente un esercizio di routine dei 15 Stati membri attribuire alla sola Unione europea e alla sua evoluzione la pressione per un intervento riformatore che si fa sentire in molti ambiti della politica.
<P>
Già oggi si profila l'atteggiamento di usare i criteri di convergenza come pretesto per non procedere ad una riforma dei regimi previdenziali, passando invece a forme di deregolamentazione.
Non è questa una base soddisfacente per il mantenimento del benessere e della qualità della vita; invece i problemi dovrebbero venir affrontati secondo un'ottica più globale, e credo che su questo tutti noi siamo d'accordo.
Il nostro obiettivo è una vera Unione europea basata sull'armonia sociale, e non semplicemente una zona di libero scambio un po' più evoluta che lasci da parte le questioni di politica sociale.
Naturalmente non dobbiamo sottovalutare gli effetti dello sviluppo demografico: soltanto nell'ultimo decennio, la speranza di vita è aumentata di due o tre anni.
Questo dato da solo dovrebbe costituire una sfida sufficiente per indurci a trattare la questione del tenore di vita in modo più globale.
Certamente è necessario un riorientamento della politica fiscale, di modo che l'onere maggiore non gravi più sul fattore lavoro, ma piuttosto sul capitale, sul consumo energetico, sull'inquinamento ambientale ed anche sul valore aggiunto.
Attualmente però le più importanti distorsioni della concorrenza sono dovute alle differenze tra i singoli regimi fiscali, ed è su questo che bisognerebbe fare leva.
Un intervento di questo tipo, infatti, sarebbe meglio indicato per raggiungere i nostri obiettivi che non una pressione indifferenziata sui nostri sistemi o meccanismi previdenziali.
Pertanto considero una politica fiscale europea orientata secondo il memorandum del Commissario Monti come un prerequisito irrinunciabile per riportare alla stabilità il finanziamento dei nostri sistemi di sicurezza sociale. Tale politica dev'essere, a mio avviso, accompagnata da un patto sociale europeo per dare soluzione al problema della disoccupazione e dare continuità alla crescita economica.
Da troppo tempo rimandiamo il dibattito sul futuro della sicurezza sociale nell'Unione europea, mentre proprio in questo ambito noi - Parlamento Europeo - potremmo dare un contributo positivo mediante le nostre iniziative.
E credo che gli spunti migliori in tal senso si ritrovino proprio nelle relazioni.
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<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="FR" NAME="Elmalan">
Signor Presidente, la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale riconosce che i criteri di convergenza limitano il margine di manovra del bilancio di cui dispongono gli Stati per assolvere ai propri compiti sociali.
Tale pressione sul bilancio degli Stati può comportare delle difficoltà per il finanziamento della protezione sociale.
<P>
Invece di approfondire la questione, la relazione tralascia ogni contraddizione e si accontenta di riaffermare che le disposizioni relative all'Unione economica e monetaria si devono attuare senza restrizioni.
La relazione tiene conto, evidentemente, dei problemi sollevati, ma rientra pienamente nell'attuale logica che deve condurre alla moneta unica.
<P>
Avremmo potuto basarci utilmente su uno studio dell'Observatoire social européen relativo alle conseguenze sociali dell'Unione economica e monetaria in cui si ribadisce che l'Unione economica e monetaria è fautrice della deregolamentazione sociale.
Per essere competitivi e per poter reagire agli shock esterni, gli Stati membri dovranno soltanto "adeguare i livelli dei prezzi e dei salari per mezzo della pressione fiscale e dei regimi di previdenza sociale».
Tale studio rileva non di meno che l'Unione economica e monetaria permetterà di esercitare una pressione sui sindacati affinché accettino dei livelli salari e di contributi inferiori, in nome del mantenimento della competitività.
<P>
La relazione della commissione economica va in quella direzione pronunciandosi a favore di una diminuzione del costo del lavoro attraverso lo sgravio degli oneri imprenditoriali.
L'analisi e le proposte evidenziate sono distanti dalla realtà dei cittadini europei.
La sottomissione ai mercati finanziari, che hanno imposto la moneta unica e i relativi criteri, comporta un aumento della deregolamentazione in tutti i settori, la rimessa in causa dei servizi pubblici e lo smantellamento dei regimi di previdenza sociale.
I dipendenti e le organizzazioni sindacali prendono sempre più coscienza di tale realtà - attualmente palese in Italia - e passano all'azione.
<P>
Il rilancio del potere d'acquisto, lo sviluppo dei servizi pubblici, la riduzione dell'orario di lavoro senza diminuzione di stipendio, la tassazione dei movimenti speculativi di capitali per dissuadere la speculazione, sono tutte vie che vengono deliberatamente ignorate dalla relazione.
Vie che potrebbero comunque aprire la strada ad un'altra costruzione europea il cui motore sarebbe l'occupazione e il progresso sociale.
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<SPEAKER ID=94 NAME="de Silguy">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la riflessione proposta oggi dal relatore, onorevole Willockx, giunge a proposito per ricordarci la finalità dell'Unione economica e monetaria, e mi unisco ai complimenti fatti oggi in Aula al relatore.
<P>
L'euro non è fine a se stesso.
L'euro deve essere uno strumento al servizio della crescita e dell'occupazione, deve essere anche un garante del nostro regime di previdenza sociale.
Come sottolinea il vostro relatore, l'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea stabilisce che la Comunità ha il compito di promuovere un elevato livello di protezione sociale e di occupazione.
L'Assemblea solleva infatti legittimamente il problema del finanziamento dei regimi di previdenza sociale negli Stati membri, nel quadro dell'Unione economica e monetaria.
L'argomento preoccupa anche la Commissione, che ha approvato nel marzo scorso una comunicazione dal titolo "Ammodernare e migliorare la protezione sociale nell'Unione europea» che risponde ampiamente, del resto, alle domande fatte poco fa dall'onorevole Kestelijn-Sierens.
<P>
In seguito alle vostre discussioni, vorrei fare brevemente due osservazioni.
La prima riguarda l'evoluzione demografica europea e le sue potenziali conseguenze sul futuro finanziamento dei regimi sociali degli Stati membri.
La seconda è relativa alla gestione delle finanze pubbliche per garantire il buon funzionamento dei regimi di previdenza sociale.
<P>
Innanzitutto, le difficoltà di finanziamento che i regimi di previdenza sociale europei potrebbero incontrare in futuro - rispondo qui all'onorevole de Lassus - saranno di ordine demografico.
L'invecchiamento della popolazione si tradurrà in crescenti oneri per una popolazione attiva sempre più ridotta.
Infatti, il tasso di occupazione, in Europa, vale a dire il rapporto tra l'occupazione totale e la popolazione in età lavorativa, è passato dal 67 % del 1960 al 59 % di oggi.
Tenete presente che, negli Stati Uniti, oggi supera il 73 %, come in Giappone.
<P>
A politica stabile, gli oneri che gravano sulla finanza pubblica aumenteranno con le seguenti conseguenze.
Prima conseguenza: aumenterà il peso delle pensioni e delle spese sanitarie connesse all'invecchiamento.
Il rapporto delle spese per le pensioni rispetto al PIL dovrebbe aumentare da 3 a 4 punti dal 1995 al 2030; è tanto.
Seconda conseguenza: il cambiamento della struttura per età della popolazione dovrebbe portare ad un aumento della domanda di servizi e di trasferimenti sociali, cosa che probabilmente appesantirà maggiormente la spesa pubblica.
<P>
Quali saranno gli effetti di tale evoluzione demografica?
Saranno di bilancio, ma avranno anche implicazioni sul mercato del lavoro.
Infatti, da una parte il risparmio nazionale dovrebbe diminuire in modo significativo peggiorando la situazione dei conti pubblici del bilancio.
Inoltre, secondo un recente studio dell'OCSE, l'evoluzione del risparmio privato dovrebbe risentire negativamente dell'invecchiamento della popolazione.
D'altro canto, la mobilità sul mercato del lavoro sarà minima.
Le persone aventi dai 20 ai 30 anni diminuiranno di 9, 4 milioni, mentre quelle dai 50 ai 60 anni aumenteranno di 5, 5 milioni.
La risultante riduzione della mobilità professionale e geografica potrebbe anche influenzare negativamente la crescita e la produttività.
<P>
Tali prospettive possono essere inquietanti per le future generazioni.
Devono quindi spingerci a prendere posizione per la tutela della coesione economica e sociale e per garantire il buon finanziamento della previdenza sociale in Europa, e, in definitiva, per salvaguardare il modello sociale europeo - al di là della semplice rete di sicurezza, onorevole Donnelly.
Al riguardo, la realizzazione dell'Unione economica e monetaria - il 1- gennaio 1999, onorevole Lukas - può apportare elementi risolutivi.
<P>
Come sottolineato dal relatore, il risanamento delle finanze pubbliche, connesso alla realizzazione dell'Unione economica e monetaria, non è pericoloso.
Anzi, costituisce la migliore garanzia di tutela dei regimi sociali in Europa, e aggiungo che lo stesso vale per l'occupazione.
Tale riequilibrio di bilancio deve anche, però, accompagnarsi a vere e proprie riforme strutturali, come ha sottolineato poco fa l'onorevole Chanterie.
<P>
Per far fronte alla sfida demografica ed essere in grado di prendere le dovute decisioni politiche - gli arbitrati dovranno essere politici - gli Stati membri devono prima di tutto ritrovare sufficienti margini di manovra di bilancio.
Il quadro finanziario introdotto per l'Unione economica e monetaria ne offre un mezzo.
Si deve puntare al principio del rispetto della regola di relativo equilibrio del bilancio figurante, del resto, nel patto di stabilità e di crescita.
Se l'attuale ritmo di risanamento delle finanze pubbliche va mantenuto, cosa che dovrebbe essere possibile con il ritorno della crescita, si dovrebbe raggiungere l'obiettivo relativo equilibrio nel 2002, vale a dire molti anni prima di risentire dello squilibrio demografico.
<P>
Il 2010, infatti, sarà l'anno del più forte deficit demografico per l'Unione europea.
Fino a tale data, l'impatto dell'invecchiamento della popolazione sarà minimo.
Gli Stati membri dispongono quindi di un sufficiente lasso di tempo per prepararsi ai dovuti adeguamenti.
Tuttavia, tale preparazione deve iniziare da adesso e lo sforzo passa attraverso vere riforme strutturali.
Dagli interventi degli onorevoli parlamentari ho capito che tutti convergevano su tale punto, anche se le soluzioni proposte variavano a seconda degli oratori.
<P>
Le riforme strutturali da effettuare riguardano tanto i regimi fiscali, come molti di voi hanno sottolineato, quanto i sistemi sociali o i cosiddetti sistemi pensionistici.
La riforma dello Stato previdenziale è al centro delle necessarie ristrutturazioni.
E'indispensabile per garantire il carattere durevole al consolidamento di bilancio, poiché bisogna rendere compatibili gli obiettivi di solidarietà e di protezione sociale con quello del controllo delle spese pubbliche.
Come giustamente sottolineato dal relatore, saranno indispensabili adeguate riforme fiscali. Ciò non significa, onorevole Katiforis, aumentare necessariamente tutte le imposte, ma in mancanza di tali riforme l'armonizzazione sociale sarebbe molto più difficile.
<P>
La Commissione ha perciò rilanciato l'armonizzazione fiscale e i lavori del gruppo dell'onorevole Monti progrediscono in tal senso.
Questo, del resto, è stato sottolineato da molti di voi ed in particolare dal relatore della commissione per gli affari sociali.
Ecco perché anche la Commissione insiste al fine di realizzare l'armonizzazione sociale tramite il dialogo sociale.
<P>
Non intervengo sulla questione "occupazione» nella misura in cui, poco fa, il presidente Santer e l'onorevole Flynn hanno avuto ampiamente occasione di illustrarvi le linee direttrici approvate dalla Commissione in vista del vertice sull'occupazione, ma che segnano, a mio avviso, un elemento innovatore nella volontà di creare dei posti di lavoro in Europa, cosa che evidentemente andrà a risanare i nostri conti sociali.
<P>
Infine, anche la riforma dei sistemi pensionistici rappresenta una priorità.
Il regime di capitalizzazione è presente nella maggior parte dei paesi, è una evoluzione positiva nella misura in cui un regime equilibrato si deve basare sia sulla ripartizione sia sulla capitalizzazione.
Tuttavia, una tale evoluzione può essere solo graduale, come lo ricorda giustamente, una volta ancora, il vostro relatore.
La creazione di fondi pensionistici non deve, però, rimettere brutalmente in causa i regimi di ripartizione esistenti, ma deve integrarli.
D'altronde, credo che l'onorevole Frischenschlager lo abbia sottolineato poco fa.
<P>
Concludendo, signor Presidente, onorevoli parlamentari, permettetemi di sottolineare che la Commissione si compiace dell'apporto del Parlamento europeo su tale questione particolarmente sensibile e delicata.
La relazione partecipa così molto utilmente alla presa di coscienza che si fa strada oggi in Europa.
Molti Stati si adoperano con coraggio e determinazione per applicare le necessarie riforme fiscali e sociali.
La cultura di stabilità che accompagna l'introduzione dell'euro rafforza le condizioni del successo di questo dovuto adeguamento. È proprio in questo che l'Unione economica e monetaria appare la miglior tutela del modello sociale europeo per il futuro.
<P>
<SPEAKER ID=95 NAME="Presidente">
Molte grazie, signor Commissario Silguy.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=10>
Convenzione sul diritto del mare
<SPEAKER ID=96 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la raccomandazione (A4-0283/97) dell'onorevole Cot a nome della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione da parte della Comunità Europea della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982 e dell'accordo del 28 luglio 1994 sull'attuazione della parte XI della convenzione (COM(97)0337 - COM(97)0037/2-9032/97 - C4-0477/97-97/0038/AVC)).
<P>
<SPEAKER ID=97 NAME="Cot">
Signor Presidente, presento la relazione a nome della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini, sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione da parte della Comunità europea della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982 e dell'accordo del 28 luglio 1994 sull'attuazione della parte 11 della convenzione.
<P>
Tale convenzione sul diritto del mare, denominata di Montego Bay o della Giamaica, è un testo fondamentale che è stato firmato tra l'altro dalla Comunità europea il 7 dicembre 1984, così come l'accordo aggiuntivo firmato dalla Commissione il 16 novembre 1994.
Una prima domanda ci viene in mente: perché questi testi vengono presentati ora dopo circa quindici anni dalla convenzione di Montego Bay?
Risposta: perché l'organizzazione internazionale che formiamo può procedere al deposito del suo strumento di ratifica della convenzione solo se la maggioranza degli Stati membri, cioè gli Stati membri della Comunità, ha compiuto tale formalità.
<P>
L'adesione alla convenzione sul diritto del mare ci sembra indispensabile soprattutto per le competenze proprie della Comunità relative al diritto del mare, competenze in materia di politica commerciale, di pesca, di ambiente.
Il ritardo con cui procediamo a tale ratifica, lo preciso per i nostri colleghi, non crea alcun pregiudizio alla Comunità europea, dato che essa attualmente è già membro dell'Istituto internazionale dei fondali marini, vale a dire dello strumento esecutivo delle disposizioni della convenzione su tale capitolo, a titolo provvisorio, è vero.
Perderemmo tale privilegio se non autorizzassimo l'adesione entro il 16 novembre 1998, vale a dire tra un anno.
<P>
Il principale problema che si presenta, secondo me, è quello della soluzione delle controversie.
L'articolo 287 della convenzione propone quattro procedure a scelta: il tribunale internazionale del diritto del mare con sede ad Amburgo, la Corte internazionale di giustizia dell'Aia, un tribunale arbitrale costituito conformemente all'allegato 7 della convenzione, e un tribunale arbitrale costituito conformemente all'allegato 8.
<P>
Ora, per questo problema, la Comunità ha deciso di non scegliere.
La decisione a noi presentata precisa solamente che "il Consiglio si impegna a riesaminare, sulla base di una proposta della Commissione, in tempi ragionevoli e dopo un periodo sufficiente di funzionamento, le procedure riguardanti la soluzione delle controversie, secondo quanto previsto dalla convenzione e comunque entro il 31 dicembre 1998, se sia nell'interesse della Comunità optare per una procedura di soluzione delle controversie diversa dall'arbitrato».
<P>
Questa formula contorta pone tre problemi.
Primo, un problema di fondo.
La decisione mi sembra deplorevole.
Avrei preferito, da parte mia, che la Comunità desse manforte alla costituzione del nuovo tribunale di Amburgo, o per lo meno, manifestasse la propria fiducia alla Corte internazionale di giustizia.
Secondo problema, che definirei di "biliardo».
Durante la ratifica dell'accordo sulla convenzione delle Nazioni Unite relativa alla conservazione e alla gestione degli stock di pesce il cui spostamento si verifica sia all'interno sia al di fuori delle zone esclusive - da notare le specie così interessate - la Commissione aveva dichiarato che avrebbe applicato, in materia di soluzione delle controversie, la modalità prescelta nel momento in cui la Comunità avrebbe ratificato la convenzione sul diritto del mare.
<P>
Ora, nella fattispecie, il costo delle palle da biliardo è tale da non permettere di segnare nessuno dei due punti previsti, e così si continua a rinviare l'adozione di una modalità di soluzione delle controversie.
<P>
Infine, terzo problema: la procedura.
Esprimendo il nostro parere conforme all'insieme della convenzione, non possiamo più partecipare in seguito alla decisione su questo punto particolare, ma fondamentale.
Chiedo, perciò, all'onorevole Van den Broek, a nome della Commissione, di incaricarsi di consultare il Parlamento sul contenuto e sulle modalità della soluzione da individuare, al momento debito, sul punto della procedura di soluzione delle controversie.
<P>
Alla luce di tali osservazioni, la commissione giuridica e per i diritti dei cittadini, all'unanimità e dopo aver esaminato i pareri degli onorevoli van Bladel, Langenhagen e Collins, vi propone di approvare la decisione.
<P>
<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="ES" NAME="Aoveros Trias de Bes">
Signor Presidente, vorrei aprire questo mio intervento congratulandomi con l'onorevole Cot, il nostro vicepresidente presso il Parlamento nonché professore universitario, per la sua splendida relazione ed esprimere il mio accordo con tutte le precisazioni contenute nella relazione stessa.
Inoltre, come esperto dell'argomento, desidero sottolineare l'estrema importanza di questa Convenzione.
Io ho seguito le sue vicissitudini dalla Conferenza del mare alla conclusione della Convenzione a Montego Bay, in Giamaica, nel 1982.
<P>
Durante quella Conferenza accaddero dei fatti di rilievo, come l'importantissima partecipazione degli Stati minori e per questo motivo i rappresentanti presso la Conferenza vollero concludere un Accordo di ampio respiro.
Fu richiesto un minimo di 60 ratifiche affinché l'Accordo entrasse in vigore e questo è il motivo per cui ci sono voluti 12 anni perché ciò accadesse.
L'accordo di applicazione della parte XI della suddetta Convenzione incontrò meno difficoltà.
<P>
Si tratta di una Convenzione - e insisto nel sottolineare la sua importanza - che definisce in modo adeguato il diritto del mare in riferimento ai suoi aspetti economici.
La sua importanza è talmente rilevante che, prima di entrare in vigore dopo l'arrivo della 60ª ratifica, aveva già creato delle norme internazionali di carattere consuetudinario.
Pertanto, se non fosse riuscita ad entrare in vigore, sarebbe stata comunque molto importante in quanto aveva dato luogo a consuetudini di carattere internazionale, come nel caso della zona economica esclusiva, per esempio, e pertanto nel caso di competenze importantissime oggi attribuite alla Comunità, come ha affermato l'onorevole Cot.
<P>
Il Parlamento, attraverso questa relazione, deve esprimere il proprio parere circa la decisione del Consiglio che esamina la convenienza che la Comunità partecipi sia alla Convenzione che all'accordo attuativo.
Inoltre, la proposta di decisione del Consiglio si basa - e confermo quanto affermato dall'onorevole Cot - su due grandi questioni: in primo luogo, sulla distribuzione delle competenze - perché un gran numero di argomenti, attribuiti attraverso la Convenzione e all'Accordo, spettano alla Comunità in virtù dei Trattati e pertanto necessariamente si dovrà giungere ad un'attribuzione delle competenze nei confronti dei paesi che fanno parte dell'Unione europea - e in secondo luogo attraverso la presentazione di uno strumento di ratifica, la partecipazione della Comunità verrà infine consolidata e il problema sarà risolto.
<P>
In secondo luogo, esiste un altro problema importante: quello della composizione delle controversie prevista dalla Convenzione.
Sfortunatamente, non ci viene offerta una via di uscita.
Per questo ritengo che con grande precisione e ottimo criterio l'onorevole Cot si sia rivolto al Commissario per chiedere se sia possibile che questa mancanza di definizione in questo ambito possa essere risolta.
L'unica alternativa rimasta a questa Assemblea è confidare nella buona fede delle altre istituzioni e richiedere alla Commissione - che proporrà il modo in cui farlo - e al Consiglio - che deciderà sulla proposta - che, quando procederanno al suo esame, ritornino a consultare il Parlamento e tengano conto delle opinioni espresse.
Unendomi alla richiesta dell'onorevole Cot, chiedo al Commissario che ciò diventi realtà.
<P>
<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="PT" NAME="Vaz da Silva">
Signor Presidente, l'adesione formale della Comunità europea alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare pone fine ad un lungo ed estenuante processo nel corso del quale gli stessi europei non sono sempre stati in grado di precisare i propri interessi, processo iniziato nel 1982 con la firma della Convenzione entrata poi in vigore nel 1994 con l'iniziale ratifica di 60 Stati membri.
<P>
Per il Portogallo, paese storicamente legato al mare e che è stato l'anima, assieme ad alcuni altri Stati, della lotta per la fissazione di regole internazionali a protezione dell'insostituibile patrimonio rappresentato dagli oceani, questo atto di adesione della Comunità europea assume una valenza simbolica.
Di fatto, fu su iniziativa portoghese che il 1998 è stato dichiarato «Anno mondiale degli oceani»» grazie al grande impegno del governo di Cavaco Silva che guadagnò altresì a Lisbona l'Esposizione internazionale del 1998 sul tema «Oceani: un patrimonio per il futuro».
<P>
La Commissione mondiale indipendente per gli oceani, istituita dall'UNESCO nel 1995 sotto l'attuale presidenza portoghese dell'ex-presidente Mário Soares, presenterà la sua relazione finale a Lisbona nell'agosto 1998.
Sono certa che la riflessione portata avanti da questa commissione sull'enorme potenziale degli oceani apporterà soluzioni preziose per la pratica attuazione della Convenzione sul diritto del mare, tenendo altresì in debito conto le conclusioni di Rio, capitolo 17, su «mari e zone costiere».
<P>
È tuttavia opportuno superare le apparenti opposizioni che si trascinano indefinitamente fra quanti difendono concetti tradizionali basati su pratiche acquisite e quanti difendono invece concetti intersettoriali e integrati.
Gli interessi degli uni e degli altri devono essere - e sono - compatibili.
Gli oceani sono, senz'ombra di dubbio, uno spazio tridimensionale che esige una gestione integrata delle risorse.
L'Europa avrà tutto da guadagnare se, nel dar seguito alla sua adesione formale alla Convenzione, si presenterà quale capofila di un concetto innovatore che formuli proposte concrete per un suo reale recepimento nel diritto comunitario, aprendo così le porte al XXI- secolo.
Ciò si espleta con la creazione di una Agenzia europea degli oceani e con un concetto di gestione delle risorse che tenga in pari considerazione non solo i diritti degli Stati rivieraschi e degli Stati che tradizionalmente pescano d'altura, ma anche il diritto di tutti a queste stesse risorse.
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Mi sia però consentito concludere, Signor Presidente, con la denuncia della stridente contraddizione inerente al Portogallo.
Nonostante la leadership assunta negli ultimi anni e nonostante i risultati conseguiti, il mio paese non si annovera ancora fra gli attuali 120 firmatari della Convenzione.
Distrazione, mancanza di visione o che altro?
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<SPEAKER ID=100 NAME="Van den Broek">
Signor Presidente, anche la Commissione ringrazia l'onorevole Cot per la sua eccellente relazione e condivide la posizione assunta dalla commissione giuridica, dalla commissione per la pesca, dalla commissione per le relazioni economiche esterne nonché dalla commissione per la protezione dell'ambiente.
La Commissione è molto lieta che sia stato compiuto quest'ultimo, importante passo grazie al quale la Comunità sarà ben presto parte contraente della Convenzione, succedendo così alla maggioranza dei suoi Stati membri.
La Convenzione rappresenta uno sviluppo fondamentale nella graduale introduzione di norme internazionali in questo settore ed è un esempio di cooperazione internazionale nella conclusione di accordi.
<P>
La Comunità, insieme con i suoi paesi membri, ha partecipato attivamente alle diverse fasi delle lunghe trattative, che avevano lo scopo di fissare un corpus ampio ed universalmente accettato di norme relative al diritto del mare.
La Convenzione riguarda settori nei quali la CE ha competenze notevoli, in particolare quelli della pesca, dell'ambiente, della politica commerciale e della sicurezza sul mare.
La relazione sottolinea giustamente l'importanza della Convenzione ai fini della tutela degli interessi della Comunità nel settore ittico.
In quanto regione costiera, è intento della Comunità, che ha fortissimi interessi nella pesca in mare aperto e che nel contempo amministra il patrimonio ittico di acque che ricadono sotto la giurisdizione dei paesi membri, creare un equilibrio tra gli interessi degli Stati rivieraschi e quelli dei paesi che pescano in mare aperto.
Tale equilibrio di interessi si rispecchia molto chiaramente nelle disposizioni della Convenzione in materia di pesca.
Inoltre, la Comunità si è sempre rifatta alla Convenzione nella definizione della propria politica ittica esterna nonché in occasione della conclusione di accordi bilaterali sulla pesca e di altre convenzioni multilaterali.
<P>
Per quanto riguarda la competenza della CE nel settore della politica commerciale, la Convenzione stabilisce che la Comunità è membro permanente dell'Autorità internazionale per il fondo marino.
Tale organismo, cui spetta il compito di bonificare i fondali marini, dovrebbe iniziare ad operare nel 2015, quando potrebbe diventare una realtà il commercio di granelli polimetallici.
<P>
L'onorevole Cot e altri hanno parlato della procedura prevista per la composizione delle controversie. In merito al riferimento a tale procedura contenuto nella relazione vorrei sottolineare che sulla decisione presa in questa fase non ha pesato nessun fine recondito.
In particolare, voglio dire che non è assolutamente nelle intenzioni della Commissione aggirare la procedura di consultazione con il Parlamento.
Abbiamo semplicemente ritenuto che, per l'intanto, fosse più ragionevole aspettare e fare un pò di esperienza prima di prendere una decisione definitiva, che si deve necessariamente fondare su dati di fatto.
Pertanto, abbiamo lasciata aperta la possibilità di scelta delle procedure per la composizione delle controversie di cui parla l'articolo 15 della Convenzione.
<P>
La Commissione si associa in toto alla richiesta del Parlamento europeo di essere coinvolto a pieno titolo nella scelta definitiva della procedura.
Una nuova e distinta comunicazione sarà presentata al Consiglio tempestivamente, cioè entro la fine del 1998; in essa o verrà confermata la scelta odierna in favore dell'arbitrato - che, in assenza di una decisione diversa, è al momento la procedura che va applicata automaticamente - o verrà proposta un'altra possibilità quale, ad esempio, il ricorso al tribunale di Amburgo.
Ma indipendentemente dalla scelta che sarà operata, il Parlamento europeo verrà sicuramente consultato dato che la decisione definitiva rientra nella procedura prevista per la stipulazione di accordi internazionali, nella quale il Parlamento europeo deve svolgere il suo ruolo istituzionale.
<P>
<SPEAKER ID=101 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, signor Commissario Van den Broek.
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La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=11>
Diritto internazionale, diritto comunitario, diritto costituzionale nazionale
<SPEAKER ID=102 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-278/97) presentata dall'onorevole Alber a nome della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini, sui rapporti fra il diritto internazionale, il diritto comunitario e il diritto costituzionale nazionale.
<P>
<SPEAKER ID=103 NAME="Alber">
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, quando mi è stata affidata questa relazione che si occupa dei rapporti intercorrenti tra il diritto internazionale, il diritto comunitario e il diritto costituzionale nazionale non potevo certo immaginare che, dopo oltre vent'anni passati in questa assemblea come deputato, questa sarebbe stata la mia ultima relazione.
E tanto meno potevo sospettare che l'argomento, il contenuto di questa mia relazione avrebbe rappresentato un passaggio senza soluzione di continuità verso il mio nuovo incarico presso la Corte di giustizia delle Comunità europee.
Ora, se qualcuno fosse portato a credere che io abbia redatto la relazione in oggetto in termini così positivi in vista della mia appartenenza, a partire dalla prossima settimana, alla Corte di giustizia in qualità di avvocato generale, devo dire che si sbaglia!
<P>
Vista la situazione giuridica europea, non si può che addivenire alla conclusione di confermare la preminenza del diritto comunitario e sottolineare, di conseguenza, la supremazia della Corte di giustizia delle Comunità europee in merito alla sua interpretazione.
In realtà, la preminenza del diritto comunitario non è sancita in alcun testo, né nel Trattato, né altrove.
Semplicemente, essa si basa sulla sua accettazione generalizzata, ribadita ovviamente con vigore dalla giurisprudenza della Corte la quale rileva, e a ragione, che se si mette in discussione il principio della preminenza del diritto comunitario, in realtà si mette in dubbio la base stessa della Comunità.
Certo però che questa deduzione, fatta secondo la logica dell'efficienza, da sola è insufficiente a motivare in ultima istanza il principio della preminenza stessa.
<P>
Quando la Comunità era appena agli inizi, erano sorte delle perplessità a questo riguardo.
Ricordo a titolo di esempio la giurisprudenza tedesca che nella sentenza Solange-1 aveva ritenuto che, fino a quando vi fosse il dubbio che la Comunità avrebbe potuto non rispettare i diritti fondamentali ed i diritti umani, doveva essere lasciata facoltà alla giurisdizione nazionale di verificare la compatibilità del diritto comunitario con il diritto costituzionale nazionale.
Seguì poi la sentenza Solange-2, nella quale si affermava invece l'esatto contrario di quanto era stato detto prima, e cioè che, fino a quando la Comunità avrebbe rispettato i diritti fondamentali ed i diritti umani, non vi sarebbe stata necessità di verificare il diritto comunitario da parte della giurisdizione nazionale.
<P>
Soltanto ora - in seguito alla "sentenza su Maastricht» della Corte costituzionale federale - sono sorti nuovi dubbi da parte della giurisdizione nazionale, dubbi ripresi anche da altri Paesi che si riservano il diritto di verificare anch'essi, se del caso, il principio di preminenza.
Sono molto grato al collega Rothley per aver disposto in Commissione giuridica un'audizione su questa questione, il risultato della quale ovviamente è stato tenuto in considerazione al momento di stilare la presente relazione.
<P>
Certamente è giusto il ragionamento secondo cui, vista la densità delle normative comunitarie, è diventato sempre più difficile legittimare il principio della preminenza soltanto a partire da un'impostazione fondata sul diritto internazionale.
Abbiamo bisogno, invece, di una nuova impostazione di diritto comunitario, e a questo riguardo credo che non dovremmo limitarci esclusivamente a invocare la questione del trasferimento di competenze da parte dei Parlamenti nazionali; dobbiamo invece constatare, anche sotto il profilo giuridico, che il Trattato è stato concepito in modo tale da mirare alla realizzazione di un'Unione sempre più stretta tra i popoli d'Europa.
E questa crescente integrazione dei popoli europei deve avere, ovviamente, le sue conseguenze anche sul versante giuridico.
<P>
Per questo motivo, la Corte tedesca non ha potuto, né del resto ha voluto descrivere l'attuale Comunità come uno Stato federale; ha preferito invece definirla come una associazione di Stati, senza peraltro specificare quali conseguenze ne derivino sotto il profilo giuridico.
Ma non è sufficiente descrivere semanticamente l'attuale fattispecie, è necessario trarre anche le dovute conseguenze sul piano giuridico.
Personalmente sarei addirittura portato a dire che ormai l'integrazione dei popoli europei ha raggiunto un livello tale da giustificare eo ipso la preminenza del diritto comunitario - senza bisogno di modificare il Trattato o di recepirvi formalmente questo principio.
<P>
Certo è una buona cosa - ed è quello che chiediamo - inserire nero su bianco nel Trattato il principio della preminenza.
Sono lieto del fatto che il Consiglio, confermando la giurisdizione della Corte di giustizia delle Comunità europee, dica nel protocollo di Amsterdam che questo dovrebbe essere ormai un passo praticamente incontroverso.
Se ora verrà ratificato il Trattato di Amsterdam si potrebbe affermare che, tramite la ratifica e, come dicevo, mediante l'inclusione del protocollo, risulti indirettamente confermato nel Trattato stesso il principio della preminenza.
Bisogna ammettere però che non tutte le leggi di ratifica godono di rango costituzionale, motivo per cui lo strumento della ratifica da solo non è sufficiente a dare soluzione al problema.
<P>
Concordo con la Corte costituzionale federale quando solleva al riguardo la questione del deficit democratico.
Il nostro modo di vedere vi si ritrova ripreso perfettamente.
Certo però che respingiamo le conclusioni della Corte costituzionale quando arriva a postulare che sono i Parlamenti nazionali - e non il Parlamento Europeo - a dover colmare tale deficit, adducendo la seguente motivazione: sarebbe prematuro conferire pieni poteri al Parlamento europeo, dato che non esiste, a tutt'oggi, un popolo europeo.
Io trovo che questa sia un'affermazione bizzarra.
Sarebbe un'argomentazione adatta a provocare l'ilarità dei congressi di etnologi.
Il fatto è che non vogliamo creare un popolo europeo, proprio perché il mantenimento delle differenze tra i popoli d'Europa ci pare una delle caratteristiche migliori di questa nostra costruzione!
Siamo sinceri, esiste forse un popolo belga?
Al tempo dell'Unione Sovietica non esisteva un popolo sovietico, così come non c'era il popolo iugoslavo quando esisteva ancora la Iugoslavia. Eppure nessuno metteva in discussione il carattere statale e la personalità giuridica di queste organizzazioni e di questi Stati!
<P>
Del resto non è vero neanche quello che afferma la dottrina, e cioè che è il popolo a creare lo Stato mediante un contratto.
Siamo soliti invocare Rousseau e il contratto sociale , ma nessuno ha mai visto neanche una copia conforme di questo presunto contratto.
Si tratta di una finzione bella e buona.
L'unico documento che mai abbia portato alla creazione di uno Stato fu la Donazione di Costantino che sancì la nascita dello Stato della Chiesa. E come sappiamo, si trattava di un falso che - se non altro - in quanto tale per lo meno era onesto sotto il profilo del diritto pubblico.
Non dovremmo quindi aggrapparci al concetto di "popolo nazionale» come base dello Stato, perché la maggior parte degli Stati, a cominciare dalla Svizzera, si sono sviluppati per evoluzione naturale, di modo che il concetto di "popolo» è servito semmai come legittimazione a posteriori.
<P>
Riassumendo: con questa relazione intendiamo ribadire la giurisprudenza della Corte di giustizia nella sentenza Foto-Frost, in base alla quale non è data competenza alle giurisdizioni nazionali di dichiarare invalidi gli atti delle istituzioni comunitarie.
Da ciò si evince naturalmente che - a nostro modo di vedere - la giurisdizione in merito al carattere vincolante del diritto comunitario sia di competenza esclusiva della Corte di giustizia delle Comunità europee.
Ne consegue che in caso di controversia anche i supremi organi giurisdizionali degli Stati membri sono tenuti al rispetto dell'obbligo di sottoporre problemi di diritto comunitario alla Corte di giustizia delle Comunità europee ai sensi dell'art. 177.
<P>
Chiediamo tuttavia che, fatte salve le mie argomentazioni, il principio di preminenza del diritto comunitario trovi in futuro una sua collocazione nel Trattato.
Chiediamo anche che nel Trattato si faccia chiarezza sui rapporti tra diritto internazionale e diritto comunitario; a tal fine chiediamo una parificazione della Comunità europea con gli Stati membri. Ciò significa che il diritto internazionale non vige eo ipso , ma soltanto dopo la trasformazione del suo contenuto in forme giuridiche del diritto comunitario.
Chiediamo inoltre che, a lungo termine, tale rapporto tra diritto internazionale e diritto comunitario sia disciplinato anche per il secondo ed il terzo pilastro dell'Unione Europea.
E in quest'ottica chiediamo anche che ad essa il Trattato attribuisca personalità giuridica.
<P>
A mio modo di vedere, la presente relazione tiene conto dell'evoluzione di fatto della Comunità europea.
Se diciamo sì a quest'Europa, schierandoci a favore dell'integrazione dei popoli europei in vista di un'Unione, allora l'unica soluzione possibile - a prescindere dalla questione che si opti per uno Stato federale o piuttosto per un'associazione di Stati - è quella di accettare il principio della preminenza del diritto comunitario, dal quale a sua volta deriva la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee che intendiamo confermare secondo queste premesse.
<P>
<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="DE" NAME="Rothley">
Signor Presidente, quella odierna è l'ultima relazione del collega Alber.
Vorrei cogliere l'occasione per ringraziarlo della sua attiva collaborazione e fargli i migliori auguri per il suo incarico futuro.
Il gruppo che io rappresento intende votare a favore della proposta di risoluzione, respingendo tutti gli emendamenti.
<P>
Ancora qualche parola, collega Alber, in merito alla funzione specifica del termine "associazione di Stati».
Secondo la terminologia della Corte costituzionale federale si tratta evidentemente del tentativo di ridurre il diritto dell'Unione europea, delle Comunità europee, al rango di diritto internazionale.
Non si tratta di un problema teorico, ma anzi di un conflitto molto concreto che potrebbe sfociare in una crisi dell'Unione europea nel suo complesso.
In termini generali, la questione non è quella di vedere se vi siano limiti imposti all'integrazione europea da parte degli ordinamenti costituzionali nazionali, ma piuttosto di stabilire se una Corte costituzionale sia in diritto di verificare la validità degli atti comunitari.
Il problema si configura in questi termini.
<P>
E non è soltanto un problema limitato alla Corte costituzionale federale, in quanto tendenze analoghe si riscontrano anche in altri Stati membri, basti pensare al caso dell'Austria o della Svezia.
Ben dieci anni fa, e del resto lei, collega Alber, lo ha fatto notare, la Corte di giustizia delle Comunità europee ha richiamato l'attenzione sul fatto che il requisito dell'uniformità, vale a dire dell'applicazione uniforme del diritto comunitario in tutti gli Stati membri da parte dei giudici nazionali, è particolarmente cogente quando è in discussione la validità di un atto comunitario, per esempio l'approvazione di una direttiva.
Infatti eventuali divergenze di opinioni sulla validità di atti giuridici comunitari da parte delle giurisdizioni nazionali potrebbero mettere a repentaglio l'unità stessa dell'ordinamento comunitario, inficiando di conseguenza il requisito fondamentale della certezza del diritto.
<P>
E' questo il motivo che giustifica la preminenza del diritto comunitario!
Non è un atteggiamento dettato da velleità o arroganza, ma è semplicemente fondato su una necessità cogente e assoluta!
Per questo motivo non ci stupisce che il Presidente della Corte di giustizia delle Comunità europee, Rodriguez Iglesias, abbia parlato al riguardo di un attacco sferrato contro i capisaldi dell'ordinamento comunitario.
Spero vivamente che le varie Corti Costituzionali riconoscano il principio secondo cui, ai sensi dell'articolo 164, la Corte di giustizia delle Comunità europee è tenuta a garantire la salvaguardia del diritto in merito all'interpretazione e applicazione di questo trattato.
Garantire, si parla letteralmente di garantire!
Pertanto nessuna Corte Costituzionale nazionale può ergersi a giudice o a tutore del diritto comunitario.
<P>
A questo aspetto si ricollega poi anche la questione del controllo da parte dei Parlamenti nazionali, in quanto sono loro a decidere quali competenze potranno essere conferite in futuro.
Spero vivamente che non si debba arrivare mai ad una situazione in cui si renda necessario avviare una procedura di violazione del Trattato contro uno Stato membro a causa di una sentenza della sua Corte Costituzionale.
Spero che a questo non si debba arrivare mai!
<P>
<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="EL" NAME="Anastassopoulos">
Signor Presidente, la relazione dell'onorevole collega Siegbert Alber, che stiamo esaminando, merita tutta la nostra attenzione, in linea di massima, per due motivi.
<P>
In primo luogo, la relazione prende in esame una questione non solo delicata, ma anche rilevante per la UE, ovvero la posizione occupata dal diritto comunitario nel sistema giuridico che disciplina la nostra società sia all'interno di ciascuno Stato membro, in correlazione con il diritto costituzionale o fondamentale, sia nei rapporti internazionali, in associazione con il diritto pubblico internazionale.
<P>
In secondo luogo, essa costituisce l'ultimo contributo di un collega molto stimato, che tanto ha dato al Parlamento europeo e che, a partire da dopo domani, si dedicherà alla difesa del diritto comunitario da un bastione diverso e ancor più illustre.
<P>
Ho avuto il piacere e l'onore di collaborare strettamente con l'onorevole Alber, inizialmente nella Presidenza del PE, ove sedevamo accanto come vicepresidenti, e negli ultimi anni nella commissione giuridica, da lui presieduta. Ritengo sia mio dovere esprimere il commosso riconoscimento di tutta l'Aula per il suo pluriennale contributo complessivo quale rappresentante eletto di uno dei più grandi popoli europei.
<P>
Signor Presidente, non sono trascorsi nemmeno due anni da quando il sottoscritto dovette segnalare nel rapporto della commissione giuridica sulla dodicesima relazione annuale della Commissione in merito al controllo e l'applicazione del diritto comunitario, dopo un'apposita udienza organizzata dalla medesima commissione, i seguenti punti considerati basilari:
<P>
1.i trattati comunitari hanno istituito un nuovo ordine legittimo, in base al quale gli Stati membri hanno definito i propri diritti fondamentali in campi che non cessavano di espandersi; 2.il controllo, che viene esercitato di recente dalle corti costituzionali sulla validità dell'attività legislativa comunitaria in relazione alle rispettive costituzioni degli Stati membri, è foriero di pericoli per l'applicazione uniforme e l'armonizzazione del diritto comunitario.Ci sono voluti trent'anni per giungere all'accoglimento da parte del Consiglio di Stato francese - ultimo fra tutti - del principio della superiorità del diritto comunitario su quello nazionale.
Ma non abbiamo fatto in tempo ad esprimere il nostro sollievo, perché è arrivata la decisione della suprema Corte costituzionale federale tedesca in merito al Trattato di Maastricht, che di nuovo - nel decennio 1990 - mette gravemente in dubbio detto principio da un punto di vista diverso. Si tratta di un principio derivante fondamentalmente dalla giurisprudenza e avvalorato indirettamente dal Trattato di Amsterdam, che verrà sottoscritto domani, come si osserva nella relazione Alber.
<P>
Naturalmente, sarebbe preferibile un riconoscimento più diretto ed esplicito.
Le idee espresse nella mia relazione del 1995 vengono ora confermate e sistematizzate nel testo dell'onorevole collega tedesco, che sostiene la superiorità del diritto comunitario in base al modello innovativo ed esclusivo della Comunità europea e alla sua tendenza ad uno sviluppo ulteriore.
Nel campo del diritto detto sviluppo genera nuove situazioni e assiomi, che rendono attuale l'osservazione dell'antico filosofo greco Teofrasto, secondo il quale la realtà non si confà alla legge, né la legge alla realtà.
<P>
La nuova realtà è oggi rappresentata dall'Unione europea, che si accompagna a tutte le speranze e le aspettative attribuitele dai suoi ispiratori e fondatori.
La relazione Alber viene presentata in un momento realmente opportuno, poiché la costruzione dell'Europa unita, malgrado i numerosi ostacoli, avanza anche se non mancano i sussulti che assumono la forma pericolosa di decisioni dei supremi organi giuridici - generalmente rispettabili - degli Stati membri.
<P>
Il valore della relazione in discussione sta proprio nel fatto che il suo testo, con l'argomentazione estremamente motivata presentataci stasera dal relatore, rifiuta qualsiasi tendenza all'intromissione dei supremi organi giuridici nazionali nell'opera che appartiene esclusivamente alla Corte di giustizia delle Comunità europee.
Solo quest'ultima garantisce l'indipendenza e l'unità dell'ordine comunitario legittimo, che da dopo domani dovranno essere difese dal nostro relatore onorevole Alber nella sua nuova veste di avvocato generale della Corte di Giustizia.
Saremo lieti di poterlo ammirare nel suo nuovo incarico.
<P>
<SPEAKER ID=106 NAME="Florio">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la puntualizzazione delle relazioni che intercorrono tra diritto comunitario, diritto costituzionale e diritto internazionale è una questione di grande importanza che tocca tutti i cittadini, anche se spesso non se ne accorgono.
Dall'applicazione di un principio apparentemente astratto, quale il principio dell'applicabilità diretta della norma comunitaria, derivano infatti, per il giudice di merito nazionale, obblighi che ne condizionano l'attività giurisdizionale.
I sostenitori più ferventi della supremazia del diritto comunitario ritengono che questo abbia la prevalenza su ogni altra norma, sia essa nazionale che internazionale.
Tale teoria ritiene che il rapporto tra il diritto comunitario e il diritto nazionale sia un rapporto di tipo sostanzialmente federale.
Un'interpretazione diversa è sostenuta da coloro che intendono salvaguardare i principi fondamentali del diritto costituzionale nazionale dall'invadenza del diritto comunitario.
Secondo costoro, l'ordinamento costituzionale nazionale è la massima espressione della sovranità popolare, mentre il diritto comunitario, in quanto affetto da deficit democratico, non può ritenersi fonte di livello sistematicamente più alto.
<P>
Il relatore, onorevole Alber, nominato recentemente avvocato generale della Corte di giustizia - per questa sua nomina ci congratuliamo con lui - sostiene la posizione federalista.
La sentenza della Corte costituzionale federale tedesca dell'ottobre 1993, sul progetto di Trattato di Maastricht è da lui criticata: l'autore non ne condivide la tesi, secondo cui il passaggio di potere alla Comunità europea costituirebbe, tendenzialmente, uno svuotamento del principio democratico.
<P>
Il nostro gruppo apprezza le posizioni espresse dall'onorevole Alber e, in particolare, sottolinea l'importanza che la preminenza del diritto comunitario, come richiesto dal relatore, venga sancita nel Trattato istitutivo delle Comunità europee e che lo stesso Trattato definisca con chiarezza il rapporto intercorrente tra diritto internazionale e diritto europeo.
<P>
Riteniamo, al riguardo, di dover però rilevare l'urgenza di superare l'attuale deficit democratico che, qualora permanesse, finirebbe per perpetuare anomalie nei processi decisionali europei solo provvisoriamente tollerabili.
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<SPEAKER ID=107 LANGUAGE="NL" NAME="Wijsenbeek">
Signor Presidente, non ho mai visto una relazione in cui si citino così tante sentenze come quella dell'onorevole Alber, di cui ci stiamo occupando.
Dev'essere stato un esercizio propedeutico alla sua nomina a vice procuratore generale; al riguardo voglio dire che, adesso che anche lui siederà tra i ranghi della Corte di giustizia accanto al nostro ex collega La Pergola, non occorrerà più nemmeno nominare il diritto del Parlamento europeo di nominare i membri dell'ufficio del Pubblico ministero della Corte di giustizia, poiché i juges de gouvernement saranno ben presto anche quelli del Parlamento.
Con ciò intendo affermare - e non potevo fare a meno di ricordarlo - che in futuro, forse, sarà più difficile prendere una decisione come quella odierna, in cui la Corte ci ha trattati come se fossimo una patata bollente.
<P>
Ma da questa esperienza dovremmo trarre una lezione di saggezza, poiché per anni nelle relazioni della commissione giuridica sull'applicazione del diritto comunitario abbiamo messo in guardia da un eccessivo coinvolgimento della Corte nelle nostre contese politiche con le altre istituzioni.
In questo caso, lo ha fatto la Francia; resta, comunque, un fatto che la Corte, di quando in quando, deve anche prendere le distanze dal Parlamento.
Credo che, dicendo questo, affermiamo molto chiaramente che, nella gerarchia delle norme prevista dalla relazione dell'onorevole Alber ed anche in relazione ai rapporti politici ed al ruolo politico della Corte, esiste una sorta di primordialità del diritto comunitario, come giustamente rilevato dall'onorevole Rothley.
Ciononostante, sarà così che gli Stati membri si dovranno adeguare e la giurisprudenza dovrà diventare più unitaria, principalmente per effetto dei pareri pregiudiziali di cui all'articolo 177.
<P>
Spero che l'onorevole Alber nella sua funzione di vice procuratore generale sia chiamato a pronunciare il parere pregiudiziale che io stesso ed il mio avvocato, l'onorevole Janssen van Raay, chiederemo domattina al tribunale di Rotterdam dove devo ho avviato una causa penale poiché ritengo che il diritto comunitario debba essere applicato uniformemente in tutti gli Stati membri e che il Trattato debba prevalere sul diritto nazionale.
<P>
<SPEAKER ID=108 LANGUAGE="DE" NAME="Ullmann">
Signor Presidente, signore e signori, colleghe e colleghi, l'Unione europea è ancora ben lungi dall'essere un'unione politica.
Come Comunità europea essa rappresenta invece senz'altro una comunità di diritto la quale, nei decenni della sua esistenza, ha sviluppato una dinamica sorprendente di cui la relazione Alber presenta una sorta di bilancio.
Per me, caro collega Alber, è motivo di soddisfazione personale il fatto che tale bilancio sia il frutto di un'iniziativa del Parlamento europeo, o meglio, della commissione giuridica dello stesso, la quale, nel giugno 1995, ha organizzato un simposio per sondare le relazioni tra il diritto comunitario ed il diritto internazionale da una parte, e tra il diritto comunitario e il diritto costituzionale degli Stati membri dall'altra.
Questa iniziativa e le discussioni che sono seguite hanno portato ai chiarimenti enunciati nella presente relazione, ma che a loro volta sono ben lungi dall'essere patrimonio comune della coscienza pubblica o, per lo meno, della giurisprudenza degli Stati membri.
<P>
Il primo di questi chiarimenti, che a sua volta determina tutti gli altri, è quello della preminenza, della priorità del diritto comunitario rispetto al diritto nazionale.
Questo principio non è una pretesa eccessiva degli eurocrati, ma piuttosto un fatto giuridico garantito per il semplice motivo che in questo spazio senza frontiere interne in cui vigono le quattro libertà non esiste, e non può esistere, un conflitto normativo, pur salvarguardando le competenze nazionali tutelate dal principio di sussidiarietà, le quali però si situano ad un livello normativo ben diverso.
In relazione a questa situazione, infatti, la libertà di circolazione delle persone da molto tempo non viene più considerata come un'attività di tipo esclusivamente commerciale, ma piuttosto - come ad esempio nella sentenza Bosman - come un diritto della personalità e come espressione della libertà dei cittadini dell'Unione.
Mi sembra questo un motivo più che sufficiente per questo Parlamento per appoggiare la richiesta del relatore di una tutela dei diritti fondamentali ampia e sovraordinata, nonché dell'attribuzione di personalità giuridica all'Unione europea. E' questa infatti l'unica istanza in grado di rappresentare e difendere in sede internazionale l'invocata tutela dei diritti fondamentali.
<P>
Vorrei esprimere il mio ringraziamento per questa relazione positiva ed incoraggiante, unendovi l'auspicio di successo per il suo autore nei suoi futuri compiti di alta responsabilità come avvocato generale presso la Corte di giustizia delle Comunità europee!
<P>
<SPEAKER ID=109 LANGUAGE="FR" NAME="Fabre-Aubrespy">
Signor Presidente, nutro anch'io molto rispetto per il relatore e gli auguro buona fortuna per i suoi prossimi incarichi, ma devo confessargli, a nome del mio gruppo, che sono in totale disaccordo con il contenuto della sua relazione.
<P>
Ci aspettavamo infatti uno studio giuridico, una riflessione sui problemi sollevati dalla gerarchia delle norme, le relazioni, ad esempio, tra il Consiglio europeo e il Parlamento europeo, o il Consiglio dei ministri.
Ci aspettavamo la definizione di un metodo per meglio conciliare il diritto comunitario e i diritti nazionali.
<P>
Invece di tutto questo, ci troviamo di fronte ad una relazione politica, direi quasi ideologica, che parte dalla constatazione che le Corti supreme hanno la tendenza ad essere reticenti "chiedendo di controllare il diritto comunitario derivato in merito alla sua compatibilità con il diritto costituzionale nazionale».
Evidentemente, sono prese di mira, stavo per dire vilipese, la Corte costituzionale federale tedesco e la sua decisione del 12 ottobre 1995, e la Corte suprema danese, di cui vi parlerà tra poco il mio collega, nella sua sentenza del 12 ottobre 1996.
Ma potevano essere aggiunti il Consiglio costituzionale francese o la Corte italiana, e quant'altri tribunali.
<P>
Infatti, non si può affermare, come fa la relazione, che l'Unione europea ha la vocazione di creare il diritto internazionale primario che verrebbe imposto a tutti gli Stati e ai diritti nazionali.
Non si può nemmeno affermare, come propone la relazione, che ciascun giudice nazionale, comprese le supreme giurisdizioni nazionali, devono applicare il primato del diritto comunitario.
Ed inoltre non si può nemmeno reclamare che la Comunità europea si sostituisca agli Stati nazionali per l'applicabilità del diritto internazionale pubblico.
<P>
I diritti nazionali vanno rispettati, ed in particolare modo il diritto costituzionale nazionale. Dicendo, però, che il diritto costituzionale nazionale deve essere subordinato al diritto comunitario, quando il diritto costituzionale nazionale, spessissimo, deriva da leggi referendarie, si mette allora in causa il diritto dei popoli a disporre di se stessi, e la cosa risulta davvero curiosa per un'istituzione che si vuole democratica.
<P>
<CHAPTER ID=12>
Benvenuto
<SPEAKER ID=110 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, mi pregio di porgere il benvenuto a Zurab Zhvania, presidente del Parlamento della Repubblica di Georgia, ed a Giorgi Kobakhidze, vicepresidente e capo della delegazione parlamentare permanente per le relazioni con l'Unione europea, che già ebbimo il piacere di accogliere al Parlamento europeo nel maggio 1997.
<P>
I due onorevoli colleghi parlamentari della Georgia...
<P>
...e la delegazione che li accompagna parteciperanno domani e venerdì prossimo alla Conferenza europea dal titolo «Iniziativa per la democrazia».
I detti parlamentari avranno altresì dei colloqui col Parlamento europeo, in particolare con la delegazione per i rapporti con le Repubbliche Transcaucasiche e con il Presidente del Parlamento europeo.
Mi auguro che le riunioni e le discussioni dei prossimi giorni siano fruttuosi e contribuiscano al consolidamento delle relazioni fra il vostro Paese e l'Unione europea.
<P>
<CHAPTER ID=13>
Diritto internazionale, diritto comunitario, diritto costituzionale nazionale (proseguimento)
<SPEAKER ID=111 LANGUAGE="DE" NAME="Hager">
Signor Presidente, mi sia dapprima concesso l'appunto che non è per mancanza di cortesia o per il contenuto della relazione che mi astengo regolarmente dal congratularmi con il relatore, ma semplicemente per esigenza di sintesi.
Vorrei aggiungere un altro aspetto a ciò che abbiamo sentito finora.
Originariamente la onorevole Spaak, in qualità di relatrice della commissione per gli affari istituzionali, ha fatto notare con ragguardevole franchezza che i cittadini si sentono sopraffatti dall'accelerato processo di integrazione istituzionale dell'Europa e che non riescono ad identificarsi con esso.
<P>
Riteniamo che la conclusione logica sarebbe quella di trovare un'altra strada e cioè una che conceda più spazio libero agli Stati membri; però avviene l'opposto.
Si sta cercando un nuovo metodo per rendere gradevole la strada che i cittadini non accettano.
Vi chiederete cosa questo abbia a che fare con la presente relazione.
Siamo dell'avviso, come ha già sottolineato l'onorevole Fabre-Aubrespy, che questa relazione vada, dal punto di vista politico, esattamente in questa direzione, poiché si intende invitare alla moderazione le corti supreme nazionali, come la Corte costituzionale federale della Germania o la Suprema corte della Danimarca, per aver indicato dei limiti all'integrazione.
Solo per questo motivo non possiamo tendenzialmente approvare la relazione nonostante tutta la stima che naturalmente serbiamo per il relatore.
<P>
<SPEAKER ID=112 LANGUAGE="DE" NAME="Rack">
Signor Presidente, io ho tre buoni motivi per accogliere pienamente la relazione Alber.
In qualità di professore universitario, sia di diritto statale che di diritto europeo, mi compiaccio del fatto che ora esista un testo serio per i miei studenti, che espone con molta chiarezza le finezze della sentenza Solange della Corte costituzionale federale della Germania, che normalmente non è così semplice e soprattutto non è facile da capire.
Inoltre la pone nella sua giusta prospettiva. La relazione Alber può quindi fornire materia prima per molte, per non dire innumerevoli, tesi e tesine a differenza di molti altri testi accademici di questo genere.
<P>
Quale europeista convinto e di vecchia data accolgo favorevolmente questa relazione, poiché dà una chiara risposta negativa a coloro che sono sì sostenitori dell'Europa, ma con riserva.
E' una risposta negativa a coloro che verbalmente sostengono in ogni situazione opportuna nonché inopportuna una presenza più forte dell'Europa per poi tirarsi indietro nelle situazioni concrete onde difendere i propri interessi particolari e le proprie posizioni giuridiche; inoltre è una risposta negativa a coloro che, ad esempio non solo in Germania, ma anche nel mio paese, a parole sostengono l'euro, ma non proprio in quel dato momento, non proprio in quella data forma e non proprio alle condizioni poste dal Trattato.
La relazione si rivolge anche a coloro che in molti Stati membri dell'Unione vogliono applicare la sussidiarietà talora in un modo talaltra in modo diverso, a seconda dei loro comodi o dei rispettivi interessi particolari.
<P>
La relazione Alber esprime molto chiaramente che un'Europa comune esisterà solo se gli Stati membri divideranno la propria sovranità, se in parte tale sovranità verrà trasferita alla Comunità e se, in seguito, tale rinuncia alla sovranità verrà rispettata.
Inoltre, e a mio avviso anche questo è molto importante, essa sottolinea che un'Europa comune potrà esistere solo se quest'Europa si impegnerà con tutti i mezzi a favore della tutela dei diritti fondamentali, come viene appunto richiesto nelle debite forme da questa relazione.
<P>
In qualità di professore universitario e di europeista convinto ho un terzo buon motivo per accogliere favorevolmente la relazione Alber.
Per Siegbert Alber questa relazione costituisce un buon inizio per la sua nuova funzione importante di avvocato generale presso la Corte di giustizia europea.
Sono sicuro che in tale sede Siegbert Alber contribuirà a far sì che attraverso le sentenze della Corte di giustizia l'Europa non venga soltanto realizzata, ma anche avvicinata ai cittadini. Darà questo contributo grazie alla sua preparazione e al suo impegno.
Nel breve periodo in cui ho avuto l'onore di essere un suo collega, ho avuto l'occasione di conoscerlo meglio e di apprezzare il suo raffinato senso dell'umorismo. Ho quindi la speranza che in futuro avremo decisioni della Corte di giustizia europea che non solo potremo accogliere favorevolmente, rispettare ed accettare, ma che di tanto in tanto susciteranno in noi un sorriso di compiacimento.
<P>
<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="NL" NAME="Janssen van Raay">
Signor Presidente, onorevole Alber, caro Siegbert, devo dire onestamente che nella traduzione tedesca suona un pò meglio che nella versione olandese. Lei è, dopo l'onorevole Ewing, il membro più anziano del Parlamento europeo; ha due anni più di me.
Abbiamo lavorato insieme per anni e il suo canto del cigno rispecchia in pieno il suo stile.
Come ha già detto l'imputato Wijsenbeek, noi speriamo - io in quanto suo legale e lui in quanto imputato - che domani riusciremo veramente a sottoporre al suo giudizio, sotto forma di decisione pregiudiziale in applicazione in via principale degli articoli 7A e 8A del Trattato, l'importante causa che vede, appunto, imputato l'onorevole Wijsenbeek per essersi rifiutato di esibire il passaporto all'aeroporto di Rotterdam.
Soltanto in quel momento non diremo più «caro Siegbert» bensì, secondo la denominazione corretta, »vostro onore».
E noi la ringraziamo, onorevole giudice, per tutto quanto lei ha fatto nella commissione giuridica a favore dei suoi colleghi e a favore dell'Europa in quanto Stato di diritto.
Le formuliamo i nostri migliori auguri per il suo nuovo incarico.
Credo che incorrerò in un vero lapsus freudiano quando la nostra causa giungerà sul suo tavolo alla Corte di giustizia del Lussemburgo.
<P>
<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="DA" NAME="Krarup">
Non ho dubbi che l'onorevole Alber sia un ottimo giurista, e mi piacerebbe anche unirmi alle congratulazioni sia per la relazione che per la missione futura.
E' una chiara e precisa ripetizione di uno dei principali principi di integrazione dell'UE, ossia il principio della preminenza, che gli stessi studenti del signor Rack possono essere contenti di studiare.
E sicuramente lo possono fare anche altri, per esempio i giudici della Corte suprema danese, per i quali sosterrò una causa il mese prossimo.
Questo principio che viene espresso in modo molto dettagliato e preciso, ottiene il consenso sia del relatore che di una grande maggioranza e non solo: deve essere ampliato e consolidato, come risulta da una serie di punti della relazione, e le tendenze opposte devono essere combattute, e penso soprattutto ad alcune dichiarazioni e sentenze della corte costituzionale tedesca seguite - anche se su un altro piano - dalla Corte suprema danese in una sentenza emessa nel mese di agosto dello scorso anno relativamente ad una causa da me sostenuta.
Ma, e qui arrivano i problemi, mentre vengono ampliati l'integrazione ed il principio della preminenza, vengono indeboliti i processi decisionali nazionali.
Il colosso - se mi è permesso di essere così irriverente da descrivere il sistema in questo modo - cresce, ma i suoi piedi di argilla diventano sempre più deboli.
Vengono così insidiate le democrazie nazionali, e speriamo che la Corte suprema danese, nel giro dei prossimi sei mesi, emetta una sentenza che possa provocare ondate in grado di scuotere questo sistema così autocelebrativo.
<P>
<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="ES" NAME="Aoveros Trias de Bes">
Signor Presidente, devo confessare che attendevo con una certa emozione la possibilità di intervenire in questo dibattito perché sapevo che sarebbe stata presentata l'ultima relazione del collega Siegbert Alber.
Credo sinceramente che perderemo un deputato di prim'ordine.
E io, egoisticamente, devo dire che perderò un "compagno di banco», perché, a causa del nostro cognome, sono sempre stato seduto al suo fianco e perdere i suoi consigli e il suo aiuto in molte occasioni sarà assai triste.
Ciononostante, allo stesso tempo devo dire che è motivo di gioia e soddisfazione che che egli vada ad occupare uno degli incarichi più ambiti da un giurista, vale a dire il prestigioso incarico di avvocato generale presso la Corte di giustizia dell'UE.
<P>
La Comunità europea è una comunità di diritto, che consacra il principio della legalità.
Questo, a sua volta, è strettamente legato al principio della separazione dei poteri.
Gli Stati, cedendo legittimamente all'Unione l'esercizio della sovranità nazionale in alcuni ambiti, non devono indebolire il controllo democratico che può risultare da tale cessione.
Questo possibile deficit dovrebbe essere controbilanciato da un maggior controllo politico da parte del potere legislativo.
Possiamo dire, in questo modo, che i diritti fondamentali godranno di una vera protezione giuridica quando esisterà un processo parallelo tra il trasferimento delle competenze dal potere nazionale al potere comunitario da un lato e, dall'altro, quando il Parlamento europeo, di concerto con i parlamenti nazionali, acquisirà un maggiore potere di controllo sulle attività dell'Esecutivo.
<P>
Non dobbiamo scordare che, sebbene la Comunità europea sia basata sul principio della legalità, essa non fa del tutto proprio il principio della separazione dei poteri, dato che i Trattati soltanto attribuiscono delle competenze e non definiscono un sistema di controllo politico nella sua totalità.
<P>
Un'ulteriore conseguenza importante - a cui hanno già fatto riferimento gli onorevoli Rothley e Florio -è il principio della gerarchia normativa.
Questo assioma è stato definito in numerose occasioni dalla Corte di giustizia e potrebbe essere sintetizzato nell'idea che ogni disposizione nazionale che sia contraria al diritto comunitario è nulla.
A garanzia di ciò, esiste, per esempio, l'articolo 177 che si riferisce alla questione pregiudiziale.
<P>
Durante la discussione di questa relazione in seno alla commissione giuridica - e il collega Alber, il relatore, si è riferito espressamente a questo - si è fatto cenno alla sentenza della Corte di giustizia sul caso Foto-Front in cui si afferma tassativamente ed esclusivamente che i tribunali nazionali non hanno competenza per dichiarare nulli gli atti delle istituzioni comunitarie e che la Corte di giustizia è l'unico foro competente per valutare la natura vincolante del diritto comunitario.
<P>
Non si deve scordare che il diritto comunitario è un ordinamento giuridico unitario nel quale è possibile trovare diversi tipi di norme: il diritto derivato, ovvero quanto risulta dall'attività delle istituzioni comunitarie ed è parte integrante del diritto comunitario.
E ancora di più, se mi è permesso dirlo, esso è la parte più visibile del diritto comunitario.
Tale diritto derivato è soltanto controllato dalla Corte di giustizia e non dalla giurisdizione nazionale.
Il giudice nazionale non deve e non può emettere una valutazione sulla validità del diritto derivato.
<P>
Questo punto, signor Presidente, ci porta ad un argomento ambiguo e pericoloso, come il principio della sussidiarietà a cui è anche stato fatto riferimento nel corso del dibattito.
Potrei fare riferimento - ma mi asterrò dal farlo - al Protocollo relativo all'applicazione dei principi di proporzionalità e di sussidiarietà del Trattato di Amsterdam e che sarà incluso nel Trattato sotto forma di allegato.
<P>
Concludo dicendo che condivido quanto affermato dall'onorevole Rack riguardo alla difesa ferma, costante e decisa del diritto comunitario e la richiesta, avanzata dall'onorevole Alber, che la supremazia del diritto comunitario resti consacrata nell'ambito del Trattato.
<P>
<SPEAKER ID=116 NAME="Van den Broek">
Signor Presidente, questo è un dibattito per fini estimatori del diritto ed anche il mio cuore di giurista esulta.
Desidero iniziare congratulandomi con il relatore per l'approfondito lavoro che ha svolto, che certamente induce a più attente riflessioni alle quali egli, pur se da una certa distanza, vorrà contribuire.
Ribadisco ancora il nostro apprezzamento per la qualità della relazione, che, secondo il giudizio della Commissione, contiene una gran mole di idee interessanti soprattutto sulla prevalenza del diritto comunitario e sulla ratifica di accordi internazionali nel sistema giuridico europeo.
<P>
La Commissione condivide la posizione del relatore secondo cui la dottrina della prevalenza del diritto comunitario è di importanza fondamentale per garantire un'applicazione uniforme in tutti gli Stati membri del diritto comunitario.
Questo aspetto del sistema giuridico comunitario ha contribuito in particolare alla realizzazione degli obiettivi previsti dall'articolo 2 del Trattato.
<P>
Il relatore indica, poi, alcuni strumenti per rafforzare la prevalenza del diritto comunitario - e tra essi vorrei segnalare innanzitutto il potenziamento del ruolo del Parlamento europeo - che nella Comunità godono di consenso più o meno generalizzato.
La Commissione ritiene che gli altri strumenti proposti dal relatore siano suggerimenti interessanti e che meritino senz'altro una più attenta considerazione.
<P>
Anche il contributo del relatore sul tema del rapporto tra il diritto comunitario e il diritto internazionale è molto interessante, considerato che adesso la Comunità partecipa sempre più a trattative internazionali e stipula sempre più accordi.
<P>
Il capitolo sull'integrazione degli accordi internazionali nel sistema giuridico europeo richiede certamente ulteriori approfondimenti, ma le proposte del relatore per determinate soluzioni in questo campo rappresentano indubbiamente un buon punto di partenza.
<P>
Quindi, possiamo senz'altro concludere che il relatore ha affrontato una serie di argomenti che vanno a toccare il nocciolo del sistema giuridico comunitario.
Sarà cura della Commissione eseguire ulteriori studi sugli argomenti e sulle numerose proposte del relatore.
<P>
Infine, mi sia permesso profittare di questa occasione per esprimere all'onorevole Alber gli auguri della Commissione per il suo nuovo incarico di vice procuratore generale presso la Corte di giustizia.
Questa istituzione sarà dunque rafforzata grazie alla presenza di un convinto difensore dei valori della Comunità, che ha dato un importante e inconfondibile contributo allo sviluppo del diritto comunitario.
<P>
<SPEAKER ID=117 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, Signor Commissario Van den Broek.
<P>
Mi sia consentito porgere all'onorevole Alber le mie personali felicitazioni.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
(La seduta, sospesa alle 19.55, riprende alle 21.00)
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<CHAPTER ID=14>
Relazioni CE-nazioni del Sud-Est asiatico
<SPEAKER ID=118 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:
<P>
A4-0221/97, presentata dall'onorevole Pettinari a nome della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e il Regno di Cambogia (COM(97)78-6828/97 - C4-0250/97-97/0060(C.S.)), -A4-0216/97, presentata dall'onorevole Castagnède a nome della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e la Repubblica popolare del Laos (COM(97)79-6829/97 - C4-0251/97-97/0062(C.S.)), -A4-0195/97, presentata dall'onorevole Hindley a nome della commissione per le relazioni economiche esterne, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo che estende al Vietnam l'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e il Brunei Darussalam, l'Indonesia, la Malaysia, le Filippine, Singapore e la Thailandia, paesi membri dell'Associazione dei paesi del Sud-Est asiatico (COM(97)0002 - C4-0152/97-97/0017(C.S.)), -A4-0262/97, presentata dall'onorevole Hindley a nome della commissione per le relazioni economiche esterne, sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale «Per una nuova dinamica nelle relazioni tra l'Unione europea e l'ASEAN (COM(96)0314 - C4-0467/96).
<SPEAKER ID=119 NAME="Pettinari">
Signor Presidente, la situazione politica in Cambogia è radicalmente cambiata da quando, nel luglio scorso, la commissione per lo sviluppo e la cooperazione ha approvato l'accordo di cooperazione: una situazione che domani, al momento della votazione sulla mia relazione, mi porterà a raccomandare all'Aula di rinviare in commissione la relazione stessa, per permettermi di aggiornarla, com'è necessario, e per avere il tempo di contribuire a una soluzione pacifica della crisi cambogiana.
<P>
Due mesi fa abbiamo assistito ad un terremoto politico a Phnom Penh, dove il leader Hun Sen, grazie ad un'azione militare, prendeva di fatto il controllo di tutta la Cambogia e costringeva il principe Ranariddh a fuggire all'estero.
Dietro quegli scontri si nascondeva e si nasconde ancora il fantasma dei Khmer rossi, soprattutto dopo che il movimento di Pol Pot si è disgregato e tenta di reintegrarsi nella vita civile della Cambogia.
La prospettiva che i Khmer rossi potessero cambiare il quadro politico della Cambogia, soprattutto grazie ad alleanze con i principali partiti nazionali, ha prodotto una situazione di instabilità e fatto emergere le componenti meno democratiche della politica cambogiana.
<P>
Credo sia necessario rinnovare l'appello alle parti per accettare un immediato cessate il fuoco nelle province ancora coinvolte negli scontri, e chiedo al governo cambogiano di rispettare i diritti fondamentali della popolazione quale precondizione per trovare una soluzione alla crisi.
<P>
L'Unione europea può e deve giocare un ruolo di pacificazione in Cambogia, e lo deve fare anche il Parlamento europeo usando lo strumento dell'accordo quadro di cooperazione che, ripeto, è prematuro ratificare in questa sede.
Io credo che l'approvazione, necessaria in futuro, dell'accordo debba essere sottoposta a tre condizioni fondamentali, già discusse in sede di commissione per lo sviluppo e la cooperazione: innanzitutto, il rispetto integrale degli accordi di Parigi del 1991 e dell'impianto istituzionale nazionale determinato da quegli accordi; in secondo luogo il rispetto del calendario elettorale, ovvero la garanzia che nel marzo del 1998 si terranno le elezioni legislative.
Sto parlando di elezioni che dovranno essere libere, multipartitiche, democratiche e che garantiscano la piena espressione di tutti i partiti cambogiani; elezioni, inoltre, che dovrebbero essere monitorate da osservatori internazionali, ivi compresi, ovviamente, alcuni inviati dal Parlamento europeo.
La terza condizione è il rispetto rigoroso dei diritti dell'uomo, su cui non possiamo transigere.
Ritengo anzi necessario che quanto prima una commissione d'inchiesta internazionale verifichi le accuse di massacri perpetrati durante i recenti scontri, poco prima dell'estate.
<P>
Nel frattempo è anche compito dell'Unione europea contribuire alla stabilizzazione della situazione dopo che c'è stato un avvicendamento alla testa del governo tra il principe Ranariddh e l'ex Ministro degli Esteri Um Guot.
In questo senso è necessario sostenere l'opera di mediazione del re Sihanouk, che ha preferito rimanere imparziale rispetto agli attori della crisi politica e cercare di ricomporre il conflitto in nome del popolo cambogiano, già duramente provato da decenni di storia drammatica.
<P>
Prendo atto, inoltre, della decisione dei Ministri degli Esteri dell'ASEAN di ritardare ulteriormente l'adesione della Cambogia alla loro organizzazione.
Si tratta di una vera e propria novità, dato che, per la prima volta nella sua storia, l'ASEAN decide che la situazione politica interna di un paese può ostacolare le relazioni di quel paese con l'organizzazione.
E' comunque un approccio positivo che mi auguro possa essere utilizzato in futuro anche nei confronti della Birmania, nei confronti cioè di una dittatura militare che, però, è stata di recente ammessa all'ASEAN.
<P>
Signor Presidente, il Parlamento europeo ha la possibilità di contribuire attivamente alla ricerca di una situazione politica negoziale alla crisi cambogiana, e lo può fare se sapremo, con una larga maggioranza del Parlamento, utilizzare il processo di ratifica dell'accordo quadro di cooperazione economica e commerciale.
Sappiamo, su questo punto, di poter contare sulla collaborazione e la cooperazione della Commissione esecutiva.
<P>
Chiedo pertanto, con queste motivazioni, che il Parlamento segua domani la mia richiesta di rinvio in commissione della relazione sulla Cambogia.
Cercherò, in tal modo, di trasmettere alle autorità cambogiane tutta la preoccupazione europea per una crisi politica che va risolta quanto prima.
<P>
<SPEAKER ID=120 NAME="Castagnède">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, con cinque milioni di abitanti, il Laos è uno dei più modesti paesi del sud-est asiatico.
E' anche uno dei più poveri dato che il 46 % della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.
Probabilmente, è uno dei più interessanti per la sua diversità etnica e culturale - coabitano oltre sessanta gruppi etnici diversi - per l'autenticità, ancora ampiamente preservata, della sua natura, del suo patrimonio culturale e dei suoi modi di vita tradizionali.
<P>
E' altresì un paese provato lungamente e strenuamente, a partire dalla sua indipendenza ottenuta nel 1953, prima da divisioni interne, tra la destra, i neutralisti e il Pathet Lao comunista; poi, soprattutto, dalla guerra del Vietnam dove il Laos si è ritrovato coinvolto, suo malgrado, e soprattutto vittima.
E' stato bombardato dall'aviazione americana in modo del tutto spaventoso perché le linee di approvvigionamento nord-vietnamite passavano lungo il suo confine.
Si afferma che si sia abbattuta sul Laos circa una mezza tonnellata di bombe pro capite.
<P>
Tuttavia si sa che, dopo il crollo di Saigon e il ritiro degli Americani dalla regione, nel 1975, il Laos è passato sotto il controllo del movimento comunista Pathet Lao che ha imposto, per una decina di anni, un'economia di stampo sovietico, senza raggiungere grandi risultati.
A partire dal 1986, il Laos si è finalmente lanciato in un programma di riforme economiche orientate verso l'economia di mercato, come viene chiaramente confermato dalla sua costituzione del 1991.
E' stato firmato un accordo con la Banca mondiale e con il Fondo monetario internazionale.
Si sono create le basi per una cooperazione con l'Unione europea.
Tale bisogno di apertura verso l'esterno si concretizza ulteriormente con l'adesione del Laos all'ASEAN, mentre erano stati parallelamente avviati dei negoziati, in vista della conclusione di accordi commerciali, con gli Stati Uniti e la Comunità europea.
<P>
L'accordo raggiunto tra la Comunità e il Laos è commerciale e di cooperazione.
A livello commerciale, le due parti si concedono il trattamento della nazione più favorita per gli scambi di merci.
Per quanto riguarda la cooperazione, la Comunità manifesta la volontà di contribuire a uno sviluppo durevole del Laos e di migliorare le condizioni di vita della popolazione laotiana.
In tal senso, sono state già individuate talune priorità di lotta contro la povertà, a favore dello sviluppo rurale, per promuovere il ruolo delle donne nello sviluppo, nonché valorizzare le risorse umane.
<P>
Vorremmo attirare brevemente l'attenzione del Parlamento su quattro particolari aspetti dell'accordo di cooperazione.
Esso menziona innanzitutto il grave problema degli ordigni inesplosi, quelle mine antiuomo che sono state disseminate durante la guerra del Vietnam.
La loro presenza dilagante costituisce oggi l'ostacolo principale allo sviluppo agricolo.
La Comunità dovrà continuare ad adoperarsi per contribuire all'estirpazione di tale piaga.
Va inoltre sottolineata l'importanza particolare delle considerazioni sull'ambiente in tale accordo di cooperazione.
Non entrerò nei dettagli, ma in tale accordo vi è un aspetto davvero interessante.
<P>
L'accordo contiene poi le disposizioni volte a combattere la produzione di oppio che permane uno dei maggiori problemi del Laos.
L'unica soluzione per conseguire tale obiettivo è individuare coltivazioni alternative.
Si sono già avviati esperimenti incoraggianti.
L'accordo permetterà di prolungarli.
<P>
Infine, va ricordata la particolare importanza delle preoccupazioni in materia di diritti dell'uomo e di principi democratici nell'accordo che stiamo vagliando.
Votato ormai al liberalismo economico, il Laos è veramente un regime a partito fortemente dominante, praticamente a partito unico.
Regime che si è evoluto favorevolmente man mano che si andavano attenuando i postumi della guerra civile e straniera, ma il rispetto dei diritti dell'uomo e dei principi democratici richiede un approfondimento, cosa di cui si sono preoccupate le parti, in modo molto chiaro, nell'accordo di cooperazione.
<P>
L'articolo 1 dell'accordo stabilisce, infatti, che il rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali dell'uomo costituisce un elemento fondamentale dell'accordo. La violazione di tale articolo potrà costituire un caso d'urgenza speciale ai sensi del quale possono essere adottate misure per la mancata esecuzione dell'accordo.
L'accordo di commercio e di cooperazione tra il Laos e la Comunità merita di essere approvato, dato che permetterà di favorire la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà in questa parte del sud-est asiatico e nel contempo costituirà un elemento di sostegno determinante allo sviluppo e all'apertura economica di tale paese.
<P>
Tale è comunque la posizione unanime della commissione per la cooperazione e lo sviluppo, opinione espressa in questa sede, ovviamente, dal vostro relatore.
<P>
<SPEAKER ID=121 NAME="Hindley">
Signor Presidente, prima di dedicarmi alle relazioni sul Vietnam e l'ASEAN, vorrei sollevare una questione di procedura.
La commissione per gli affari esteri ha presentato un parere in merito alla mia relazione sull'ASEAN.
A causa di un'infelice mancanza di coordinamento tra le commissioni, detta risoluzione non è stata inclusa in quella odierna, ma sarà presentata domani come emendamento orale.
Pertanto, chiedo cortesemente alla Presidenza di concedermi alcuni attimi prima della votazione per una rapida spiegazione.
<P>
Venendo ora alla sostanza della discussione, prima mi soffermerò sull'accordo con il Vietnam, o sulla parte concernente il Vietnam, e poi affronterò la questione più ampia dell'ASEAN.
<P>
La parte concernente il Vietnam è semplicemente una questione tecnica: dobbiamo prendere atto che il Vietnam ha aderito all'ASEAN e modificare di conseguenza l'attuale accordo di cooperazione con tale organizzazione.
Il Vietnam è una nazione povera, avviata verso la ripresa e dotata di un enorme potenziale; è un paese che, sostanzialmente, non si è mai integrato in un mondo più vasto perché, sin dall'indipendenza dopo la seconda guerra mondiale, è stato dilaniato da conflitti interni ed esterni.
E' impossibile sostenere il semplice fatto che il Vietnam riuscirà a riscattarsi aderendo all'ASEAN e sottoscrivendo gli accordi con la stessa e i trattati bilaterali con la UE.
In effetti, il Vietnam non ha mai avuto l'onore di integrarsi con un mondo più vasto, mentre detti accordi gli assegnano tale diritto a lungo termine.
<P>
E' stata sollevata la questione dei diritti dell'uomo in Vietnam che, ne sono certo, sarà menzionata anche da altri oratori nel corso della discussione.
Personalmente, ricordo all'Assemblea che i nostri accordi bilaterali con il Vietnam comprendono una clausola condizionale in merito, che sarà applicata anche in sede ASEAN.
La richiesta di estendere gli attuali accordi ASEAN ad un nuovo paese e la questione dei diritti umani mi offrono l'opportunità per parlare più in generale di tale associazione.
<P>
Durante l'estate l'ASEAN ha accolto la candidatura della Birmania e, come appena ricordato, esiste la possibilità che vi aderisca anche la Cambogia.
Ciò solleva la questione del rispetto dei diritti dell'uomo perché gli onorevoli colleghi potrebbero esprimere delle riserve in merito all'adesione al Trattato UE-ASEAN della Birmania e, in misura minore o eguale, della Cambogia.
<P>
Lasciatemi dire chiaramente che la ferma opinione della commissione e del sottoscritto è che le adesioni all'associazioni riguardino solo quest'ultima; spetta all'ASEAN decidere chi ammettere o meno - nessuno potrà mai sostenere che essa abbia avuto voce in capitolo in occasione dell'ampliamento della UE.
Tuttavia, nel caso di nuove adesioni all'ASEAN, i nostri rapporti con i precedenti membri ASEAN dovranno necessariamente subire delle modifiche sostanziali allo scopo di tener conto della nuova composizione.
A tale proposito, mi sia consentito affermare che, a giudizio della commissione, è opportuno e consigliabile richiedere l'applicazione della procedura adottata per il Vietnam e avere un mandato separato, allorché si renda necessario apportare modifiche al Trattato per Cambogia, Laos e Birmania - certamente sarà questo il caso, molto presto, per Laos e Birmania.
Non vorrei che la questione dell'ampliamento dell'ASEAN, con l'adesione della Birmania e Laos, venisse risolta unendo i due casi.
Preferiremmo avere mandati separati, in modo da entrare nel merito di ciascun caso.
<P>
Sappiamo che la composizione e la costituzione dell'ASEAN si basano su una concezione a cerchi concentrici e sovrapposti, di modo che l'adesione ad essa non presuppone necessariamente che il nuovo arrivato abbia il diritto di partecipare a pieno titolo al dialogo dell'associazione con terzi.
Ne consegue che, con un pò di abilità, sagacia e raziocinio, potremo proseguire con i rapporti allargati UE-ASEAN, tenendo presente l'eventuale nostra disapprovazione morale nei confronti di nuovi arrivati, ma riuscendo a portare avanti il dialogo.
Non credo sia necessario un acume superiore a quello che possono vantare la Commissione, il Consiglio e le altre parti interessate.
<P>
La commissione non è però soddisfatta della situazione anomala che si creata; infatti, mentre alcuni paesi ASEAN hanno siglato con noi un accordo bilaterale comprendente una clausola condizionale sui diritti umani, l'accordo generale UEASEAN non prevede detta condizione.
Vorremmo insistere sull'importanza di redigere un nuovo accordo che contenga specificamente detta clausola condizionale sui diritti dell'uomo, non solo per quel che riguarda la libertà di coscienza e di espressione, ma soprattutto in merito alle condizioni di lavoro.
Il capitolo sociale e l'importanza della condizionalità sociale nell'Unione sono due punti fermi per noi.
Pertanto, è perfettamente logico pretendere l'inclusione del capitolo sociale e della dimensione sociale nei nostri rapporti con un terzo blocco, ASEAN compreso.
<P>
Volendo ora trattare un aspetto positivo, ricordo che le nostre relazioni economiche e commerciali con l'ASEAN hanno sempre riscosso successi.
Tuttavia, è stato osservato addirittura dal Primo ministro di Singapore in persona che, nel triangolo che si va formando tra Europa, America e Asia, il lato USA-Europa e quello USAAsia presentano legami saldi, mentre il collegamento tra Asia ed Europa rimane debole e potrebbe persino avere conseguenze sproporzionate e disorientanti sull'intera prosperità economica mondiale.
<P>
A tale proposito, quando si parla di rafforzamento del dialogo, il Parlamento plaude alla procedura di dialogo con l'ASEM, perché sembra essere il modo migliore per mantenere la questione all'ordine del giorno e garantire dei progressi che risolvano le difficoltà causate dal blocco nelle relazioni UE-ASEAN.
Esprimiamo il nostro sincero apprezzamento per coloro che partecipano al dialogo; nel leggere le presentazioni in merito, siamo felici di apprendere degli incontri a livello ministeriale o accademico, degli scambi tra giovani o operatori economici oppure degli scambi di visite della Commissione.
Ma quel che cerchiamo - e che non troviamo di certo nei documenti visti sinora - è il riferimento ad uno scambio a livello di parlamentari.
Se vogliamo sviluppare un dialogo vero tra l'Europa e l'ASEAN, dobbiamo coinvolgere chi è stato eletto in modo diretto ed ha un mandato; si devono agevolare i contatti, nel quadro della procedura ASEM e delle più ampie relazioni UE-ASEAN.
<P>
Infine, vorrei esprimere il mio sincero apprezzamento per il documento, che illustra la creazione di una nuova dinamica nelle relazioni UE-ASEAN.
Sentiamo l'esigenza di promuovere un maggiore dialogo e di rafforzare gli accordi e la cooperazione, ma ciò non deve andare a scapito dei diritti del PE di esprimere pareri ed eventualmente votare su questioni del genere.
Possiamo anche accettare, come soluzione temporanea, la redazione di un documento che persegua il dialogo, ma vorrei dire alla Commissione che nulla può sostituire un vero accordo.
Se vogliamo evitare un accordo effettivo perché temiamo che l'ASEAN non accetterà la clausola condizionale sui diritti dell'uomo, è probabile che il Parlamento non accetterà la situazione.
Dobbiamo ribadire il concetto: pur potendo ammettere temporaneamente l'uso della comunicazione sulla nuova dinamica, sappiamo che nulla potrà mai sostituire un rapporto permanente.
Non volendo che le responsabilità del Parlamento siano in alcun modo insidiate, sollecitiamo la conclusione - per quanto ardua o complessa in taluni casi - di un vero nuovo accordo.
<P>
A tale proposito, signor Presidente, chiedo all'Assemblea di approvare sia la relazione specifica sul Vietnam, sia quella più generale sull'ASEAN.
Grazie.
<P>
<SPEAKER ID=122 NAME="Caccavale">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la commissione per gli affari esteri e la sicurezza ha giudicato, com'è ovvio, estremamente importante e delicato il rapporto tra l'Unione europea e l'ASEAN, e ciò per molti motivi.
E' inutile ribadire quanto sia strategicamente diventata importante l'area del Sud-Est asiatico; ricordo inoltre che l'Europa è ormai il secondo maggiore investitore economico in questa regione è chiaro infine che si fa sentire l'esigenza di un dialogo politico permanente tra l'Unione europea e l'ASEAN.
Tuttavia, rispetto alla questione tecnica di come andare avanti in questo dialogo politico, noi riteniamo che negoziare un accordo nuovo, di terza generazione, sarebbe la soluzione migliore.
E' per questo che noi riteniamo sia necessario invitare il Portogallo a revocare il rifiuto di concedere alla Commissione il mandato per negoziare quest'accordo di terza generazione.
<P>
Gli escamotages studiati dalla Commissione per aggirare il problema - per esempio l'aggiunta di protocolli all'accordo del 1980 oppure un pacchetto di azioni economiche e di cooperazione sociale - non possono essere visti, a nostro avviso, come alternativa ad un nuovo accordo di terza generazione con l'ASEAN, e ciò per un semplice motivo: questo indebolirebbe l'accordo tra l'Europa e l'ASEAN sul piano politico, soprattutto per quello che riguarda la questione dei diritti umani, che è una questione centrale: non possiamo infatti nasconderci dietro a un dito, dietro agli interessi economici, legittimi sì ma che evidentemente non possono essere anteposti a certe questioni fondamentali di bruciante attualità: la Birmania, che è recentemente entrata nell'ASEAN, víola in maniera flagrante ed efferata i diritti umani e di democrazia; altri paesi dell'ASEAN applicano la pena di morte con molta frequenza, al di là di tutte le convenzioni internazionali; Timor orientale si trova in una situazione che rimane tuttora sospesa; i traffici di armi víolano tutte le convenzioni internazionali stipulate.



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Noi riteniamo pertanto necessario che sui principi non si possa negoziare, sui principi di autodeterminazione, di libertà e dei diritti dell'uomo.
Riteniamo indispensabile che i paesi dell'ASEAN sottoscrivano le due convenzioni internazionali, sui diritti dell'uomo e contro la tortura.
<P>
Concludo, signor Presidente, dicendo soltanto che, per motivi tecnici, burocratici, il parere della commissione per gli affari esteri e la sicurezza non è stato inserito nella relazione generale della commissione per le relazioni economiche esterne.
Mi auguro che domani, attraverso gli emendamenti orali, questo intervento possa essere reinserito.
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<SPEAKER ID=123 LANGUAGE="PT" NAME="Moniz">
Signor Presidente, tengo più che mai a congratularmi con l'onorevole Hindley per il lavoro svolto.
Le conclusioni presentate sono certamente frutto di uno studio approfondito della complessa problematica posta dai rapporti UE-ASEAN.
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Si registra una crescente importanza dei paesi ASEAN nel quadro dell'economia internazionale, rilevanza strategica per garantire la pace, la stabilità e la sicurezza in una regione che influenza molto significativamente gli avvenimenti su scala mondiale.
Si valuta correttamente il posizionamento dell'Unione europea che, dal punto di vista economico, è il secondo investitore nella regione e che dovrà optare per un atteggiamento positivo di consolidamento della sua partecipazione alle azioni tese allo sviluppo economico e sociale di tali paesi.
E' pertanto assolutamente necessario dare concretezza ad un dialogo più serrato ed accrescere i livelli di cooperazione, auspicio non chiaramente espresso nell'Agenda 2000, nonché le relazioni nei settori del commercio, della politica degli investimenti e di accesso ai mercati.
<P>
Risulta tuttavia indispensabile condurre una valutazione permanente dei livelli di cooperazione, tenendo presenti i requisiti di reciprocità ed i vincoli imposti dalle normative interne dell'ASEAN.
E' altresì imperativo garantire che la clausola relativa alla tutela dei diritti umani venga estesa a tutti gli accordi UE-ASEAN e che non restino sulla carta ma assicurino effettivamente il rispetto dei diritti sociali dei lavoratori e la libertà individuale dei cittadini.
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Noi tutti riteniamo motivati gli ostacoli che l'Unione europea frappone alla Birmania a causa delle violazioni ai diritti dell'uomo.
Ma siamo anche a conoscenza dell'irriducibile posizione dell'Indonesia segnatamente per quanto attiene a Timor orientale, un atteggiamento di sfida al quale l'Unione europea deve saper rispondere con efficacia e determinazione.
Per questo motivo, sarà più appropriato e politicamente più sostenibile esigere da questo paese l'osservanza delle norme internazionali riconosciute dall'ONU piuttosto che chiedere al Portogallo l'autorizzazione a negoziare accordi di terza generazione, pur riconoscendo la loro importanza intrinseca quale migliore opzione per imprimere una nuova dinamica alle relazioni UE-ASEAN, in un quadro democratico di giustizia e di rispetto per la dignità umana.
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<SPEAKER ID=124 LANGUAGE="FR" NAME="Stasi">
Signor Presidente, se al mondo vi è un paese a cui l'Unione europea deve accordare il suo aiuto, quello è proprio la Cambogia. Questo per almeno due ragioni.
Innanzitutto, perché la Cambogia è uno dei paesi più poveri del mondo e siccome i suoi scambi commerciali sono ampiamente deficitari, soltanto un vigorosissimo sostegno da parte della comunità internazionale è in grado di bloccare e di rovesciare il processo di impoverimento nel quale versa il paese.
<P>
Tale sforzo, però, s'impone anche per ragioni morali.
La passività e la viltà dimostrate dalla comunità internazionale, e soprattutto dai paesi europei, nel periodo in cui i khmer rossi operavano un vero e proprio genocidio del popolo cambogiano, c'impongono oggi di aiutare tale popolo a sviluppare la propria economia, a migliorare le proprie condizioni di vita e ad imboccare la strada della democrazia.
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Abbiamo quindi accolto con soddisfazione la firma dell'accordo di cooperazione tra l'Unione europea e la Cambogia, il 29 aprile scorso, a Lussemburgo.
E' un buon accordo e le priorità che ne risultano rispondono perfettamente alla situazione del paese ed alle necessità degli abitanti.
La lotta contro la povertà, la ricerca di uno sviluppo duraturo, la tutela dell'ambiente, soprattutto mediante la lotta contro il disboscamento, lo sminamento, l'istruzione, la promozione degli investimenti privati nonché la promozione della democrazia ed il rispetto dei diritti dell'uomo, figurano, infatti, tra i principali obiettivi di tale accordo.
<P>
Il gruppo PPE aveva approvato l'applicazione di tale accordo lo scorso mese di giugno per questi vari motivi, nonostante le riserve che già si potevano formulare sulla situazione del paese in merito alla stabilità politica ed al rispetto dei diritti dell'uomo, .
Purtroppo la situazione si presenta, oggi, in modo del tutto diverso.
Il colpo di stato con cui il 5 luglio scorso il secondo Primo ministro Hun Sen ha destituito l'altro Primo ministro, Norodom Ranariddh, ha fatto di nuovo sprofondare la Cambogia nel caos.
Sono ripresi i combattimenti, la violenza si manifesta in varie forme - saccheggi, omicidi - il potere rimette in causa il pluralismo politico, e si è lungi dal rispettare i diritti dell'uomo.
Ratificare oggi l'accordo in questo drammatico contesto sarebbe come legittimare il colpo di stato e tutte le illegalità che ha occasionato e che si perpetrano ancora in tutto il territorio cambogiano.
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Il gruppo PPE appoggia il relatore Pettinari il quale, in principio di seduta, ha raccomandato all'Aula di rinviare in commissione la relazione stessa per la ratifica dell'accordo con la Cambogia.
L'Europa, l'Unione europea, il Parlamento europeo non devono nuovamente disinteressarsi delle sorti dell'infelice popolo cambogiano.
Occorre, invece, mediante quello che il relatore ha chiamato "rinvio attivo», fare pressione su coloro che detengono il potere perché cessi il dilagare dell'illegalità e della violenza, affinché vengano applicati gli accordi di Parigi, in prospettiva soprattutto delle elezioni del mese di marzo 98, di cui si esigerà lo svolgimento sotto il controllo internazionale.
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Il popolo cambogiano ha sofferto troppo in tutta la sua recente storia, e le nostre responsabilità nei suoi confronti sono troppo grandi perché non venga manifestata chiaramente e fermamente la volontà del Parlamento, in questa votazione, di sostenere la Cambogia ad avviarsi finalmente sulla strada dello sviluppo e della democrazia.
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<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="NL" NAME="Plooij-Van Gorsel">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, mi congratulo innanzitutto con l'onorevole Hindley per le due ampie relazioni che ci ha presentato.
Il gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori accoglie con favore l'allargamento al Vietnam della nostra cooperazione con l'ASEAN.
Tale cooperazione promuoverà la crescita economica del Vietnam e favorirà anche la stabilità sociale in quel povero paese.
I legami commerciali all'interno dell'ASEAN contribuiscono a stabilizzare i rapporti regionali, rendendo così quella regione più attraente agli occhi degli investitori europei.
<P>
E' soprattutto il commercio di prodotti elettronici ad offrire prospettive molto interessanti agli imprenditori europei sia grandi sia piccoli, purché, però, i paesi dell'ASEAN non creino nuovi ostacoli.
Al proposito, penso in particolare alle severe regole di Singapore sulla censura su Internet.
Alla consultazione internazionale spetta un ruolo importante per assicurare la libertà del commercio di prodotti elettronici.
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Il gruppo liberale approva, inoltre, che la cooperazione con il Vietnam possa avvenire solo a condizione che quel paese rispetti i diritti umani.
Questa clausola è uno dei pochi strumenti di cui l'Unione dispone per imporre la tutela dei diritti dell'uomo.
Il mio gruppo auspica anche che i colloqui sui diritti umani con gli altri paesi dell'ASEAN diano presto buoni frutti.
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Per quanto concerne la cooperazione con gli altri paesi dell'ASEAN, gli incendi boschivi in Indonesia hanno dimostrato una volta di più quanto sia importante la cooperazione nel settore dell'ambiente e dello sviluppo.
Speriamo quindi che la cooperazione in questi campi ci aiuti in futuro ad evitare il ripetersi di simili catastrofi ambientali.
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Da ultimo, il mio gruppo vuole sottolineare quanto sia importante che l'euro, la nostra moneta comune, trovi ampia diffusione presso gli ambienti imprenditoriali asiatici.
In questo modo potremo migliorare la nostra posizione di terzo partner commerciale di quella regione.
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<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="DE" NAME="Telkämper">
Signor Presidente, è indubbio che il Sud-est asiatico sia una regione in pieno sviluppo, come è stato poc'anzi rilevato dall'onorevole Hindley.
E' quindi comprensibile auspicare una continuazione dell'accordo del 1980 tra l'Unione europea e i paesi dell'ASEAN.
Ma quali sono i fattori di tale sviluppo attuale?
I tracolli, la paura che la situazione possa degenerare come alcuni anni fa in Messico.
In Tailandia è crollato il baht, a Calimanta, Sumatra e Celebes bruciano da settimane le foreste.
Sono ormai anni che in Birmania, Cambogia, Timor orientale e in molte altre regioni i diritti dell'uomo vengono in parte violati.
Cosa ne deduciamo?
Non è possibile limitarci semplicemente a continuare i rapporti come prima.
Non è possibile liberalizzare semplicemente il commercio o promuovere la liberalizzazione degli investimenti seguendo il modello dell'OMC.
Sono dell'opinione che noi dovremmo piuttosto discutere se, per la stabilizzazione dei mercati finanziari, non sia opportuno introdurre qualcosa che assomigli alla tassa Tobin.
Il Primo ministro della Malaysia aveva ragione, quando alcuni giorni fa, in occasione della conferenza del Fondo monetario europeo e della Banca mondiale ad Hong Kong, disse che la speculazione monetaria è immorale e a chiederne il divieto.
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Secondo: i diritti dell'uomo devono ovviamente fare parte di un eventuale accordo.
L'Unione europea non può continuare a ricorrere all'uso di escamotages dei protocolli per evitare di affrontare la questione vera e propria.
Per i nostri principi democratici, la partecipazione del Parlamento europeo è una premessa irrinunciabile per la stipulazione di nuovi accordi.
Per tale motivo, non abbiamo bisogno di protocolli, bensì di accordi della terza generazione.
Quindi esortiamo, come anche molti altri colleghi, il Portogallo a rinunciare al veto riguardante la Timor orientale.
Con ciò non intendiamo tuttavia caldeggiare le violazioni dei diritti dell'uomo, bensì ribadire che questo problema è un problema dell'Unione europea e non solo del Portogallo.
Gli altri paesi europei vi sono altrettanto coinvolti, trattandosi di una responsabilità che ci deriva dal periodo coloniale.
Forse riusciamo a giungere a un accordo che assomigli a un impegno di protezione nei confronti di questa regione, la Timor orientale, prendendo appunto spunto dalla responsabilità storica; forse è addirittura possibile ricavarlo dai Trattati.
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Terzo: massima priorità va attribuita a un'economia stabile.
L'economia non deve essere ulteriormente liberalizzata, bensì ristrutturata.
Non si tratta di togliere obblighi e vincoli, ma di introdurre divieti per prodotti che sperperano le nostre risorse e vengono realizzati in condizioni che violano i diritti dell'uomo.
A tale scopo abbiamo bisogno di impegni di protezione, e sono dell'avviso, che se li avessimo avuti, gli incendi delle foreste non si sarebbero verificati.
Vorrei rivolgere una domanda al Commissario: l'Unione europea ha sostenuto attraverso la Commissione sistemi di preallarme.
Perché questi non hanno funzionato?
Cosa è successo agli indigeni durante questi incendi? Sono arsi anche loro?
Questi incendi sono forse una forma di liberalizzazione?
Nelle zone colpite potrà essere presto coltivato del riso e il progetto di trasmigrazione sarà vanificato. Troveremo presto piantagioni al posto della foresta vergine?
Cosa facciamo a favore della salvaguardia dell'ambiente?
Cosa facciamo affinché le risorse vengano sfruttate in modo moderato ed equilibrato, affinché le conoscenze, le ricchezze dei popoli di questo territorio possano essere tramandate?
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Infine prendiamo in considerazione i trattati: se dovessimo avere nuovi trattati e se la Birmania dovesse essere inclusa, in questo momento non potrei che associarmi ai tanti che prima di me hanno espresso la propria adesione alla posizione della Gran Bretagna riguardo ad ASEAN 1998, quindi a non concedere il visto alla Birmania.
Sono dell'avviso che un simile Stato non debba essere incluso nell'ampliamento.
Ovviamente l'ampliamento è un problema dell'ASEAN, ma anche noi dobbiamo riflettere.
Accettiamo ciò che l'ASEAN ci propone oppure no, e se non lo possiamo accettare per motivi connessi alla violazione dei diritti dell'uomo o per motivi economici, non lo dovremo fare. Dovremo chiarire invece la nostra posizione.
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<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="FR" NAME="Dell'Alba">
Signor Presidente, signor Vicepresidente Marín, onorevoli colleghi, oggi, su vari giornali europei un gruppo di deputati ha detto tra l'altro che l'Europa va male, va male perché, in merito al Trattato di Amsterdam, non è riuscita a mettere la democrazia sufficientemente al primo posto delle sue istituzioni, delle sue procedure, delle sue regole di funzionamento.
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Se l'Europa va male, l'ASEAN, invece, va malissimo.
Del resto non è un caso che gli incendi devastino la regione e le monete siano in caduta libera.
Là non regna uno sfrenato liberalismo, onorevole Telkämper, ma è il liberalismo, il sistema economico, che blocca il rispetto dei diritti dell'uomo, della democrazia, e che pretende, in nome del mercato e della crescita, di dimenticare che i diritti dell'uomo sono valori universali, di dimenticare la democrazia politica e di ritenere che un modello statale possa funzionare senza valori.
<P>
In quanto membri dell'Unione, abbiamo altri valori e ritengo sia importante sottolineare in questa questione, come fanno giustamente tutti i colleghi, che non si possa accettare, in nome della legge del commercio, in nome della legge del profitto, di chiudere gli occhi sul fatto che l'ASEAN abbia accettato la Birmania nonostante i suoi generali - un po' dittatoriali, lo riconosce - mentre Aung San Sun Kyi, premio Nobel e premio Sakharov, è in residenza vigilata.
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No, il Parlamento e l'Unione europea hanno il diritto e il dovere di dire no e dunque di fare tutto il possibile affinché vengano rispettate le clausole dei diritti dell'uomo, le norme che ci siamo dati nelle relazioni con i paesi con cui cooperiamo.
Se così non fosse, possiamo dire semplicemente agli amici dell'ASEAN di rivolgersi altrove perché noi non siamo interessati.
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Mi rendo conto che questa è una posizione difficile e che spesso con la Cina e con altri paesi facciamo bei discorsi seguiti poi da tutt'altro.
Dimostrare fermezza ai paesi dell'ASEAN sarebbe come testare l'esistenza dei nostri valori, o vedere se possiamo non tener conto a nostra convenienza.
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La Malaysia ed altri paesi stanno cercando di capeggiare un movimento che tenterà di ostacolare il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
Ebbene, se i nostri valori sono autentici potremo allora realizzare la cooperazione in questione.
Con questa ottica, sono molto importanti le opinioni del relatore della commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa.
La messa in causa della pena di morte che viene praticata in quei paesi e di tutte le violazioni denunciate nella relazione devono servire da prova per la Commissione, e per noi tutti, al fine di mostrare le nostre priorità nel modo in cui trattiamo con tali paesi.
Il ministro inglese Cook ha rifiutato un importante commercio di armi con l'Indonesia.
Ha fatto bene, secondo me.
Simili segnali sono importanti per riuscire ad annullare tale accordo, qualora l'ASEAN accettasse la Birmania al suo interno.
Perché non concludere accordi bilaterali sulla base dei nostri valori?
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Questa è la sfida che dobbiamo raccogliere, sfida per la quale, ad esempio, il nostro gruppo ha proposto di stanziare, a livello di bilancio comunitario, dei crediti a favore dei paesi dell'ASEAN, proprio per dimostrare che non siamo soddisfatti dell'accettazione della Birmania tra i suoi membri.
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<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="FR" NAME="Antony">
Signor Presidente, la relazione del collega Hindley verte sulle relazioni dell'Unione europea con il Vietnam e sul loro ampliamento tramite gli accordi conclusi con l'Organizzazione delle nazioni del sud-est asiatico.
Il testo presenta dei dati indicativi sui progressi economici raggiunti dal Vietnam e ricorda anche la possibilità di sospendere gli accordi in caso di violazioni dei diritti dell'uomo.
Quel "in caso» è a dire poco sbalorditivo, in quanto il solo buon senso dovrebbe incoraggiare ad osservare che nessun accordo non avrebbe dovuto essere firmato dal momento che sottostava al rispetto dei diritti dell'uomo.
Forse, però, gli oppositori al regime comunista, i credenti, i cristiani, i buddisti e gli altri, perseguitati, non sarebbero considerati, in questa sede, uomini.
Il Vietnam non si è svincolato dal giogo comunista, come non lo è il Laos o la Cambogia.
<P>
Vi sarebbe ancora molto da dire a proposito di ciò che riflettono in realtà i dati del maggior benessere economico dato che il paese è stato ridotto alla miseria generalizzata dal collettivismo più feroce.
Il minimo ammorbidimento provoca evidentemente un maggior benessere, ma alquanto relativo.
Ciò che è invece reale, è la fantastica corruzione che devasta il paese secondo il processo messo in vigore in tutti i regimi socialisti dove, dopo l'eliminazione degli uomini e delle strutture dell'economia di mercato naturale, pullulano soltanto le mafie come le erbacce in un campo abbandonato da tempo.
Come la Cina del lao gai , come la Cambogia, come il Laos, il Vietnam rimane paese d'oppressione dove si perpetra l'immenso martirio dei popoli assoggettati dal comunismo.
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Ripetiamolo per quanto sarà necessario, il comunismo uccideva prima del nazismo.
Uccideva contemporaneamente al nazismo.
Nel 1997 continua ad uccidere.
Le notizie che ci giungono dal Vietnam - ho tre figliocci vietnamiti - sono spesso e sempre quelle della repressione violenta di tutte le libertà, della repressione sanguinosa di ogni tipo di manifestazione, ma i due terzi dell'Assemblea si batteva per la sedicente pace in Vietnam.
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Nelle sue due guerre di conquista il comunismo vietnamita ha ucciso milioni di persone, nelle esecuzioni di massa, nei campi della morte, e anche con la fuga dei boatpeople .
Purtroppo i Vietmin, poi Vietcong, non mancano di essere appoggiati nei paesi occidentali, nel partito comunista evidentemente, quello del traditore Boudarel, non ancora giudicato, il sinistro seviziatore del campo 113, autore di crimini contro l'umanità, che stamattina beveva il caffè al boulevard Saint-Germain.
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Ma ha anche ottenuto il massiccio sostegno della gerarchia e del clero cattolici, secondo la testimonianza dello stesso cardinale di Courtray, il 5 gennaio 1990.
Noi francesi ci aspettiamo, ora, che i vescovi francesi chiedano perdono per essersi ingiustamente compromessi per decine di anni con i carnefici dei 200 milioni di vittime di questi popoli assoggettati.
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<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="DE" NAME="Junker">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'oggetto del dibattito odierno è l'organizzazione dell'ASEAN in generale, il Vietnam, quale membro relativamente nuovo e il Laos, paese di adesione più recente all'organizzazione nonché la Cambogia, la cui adesione all'ASEAN è stata per ora sospesa a causa del cruento cambio di potere del luglio scorso.
L'altro nuovo membro dell'ASEAN, la Birmania, non è oggetto del dibattito, però non può essere esclusa dalle nostre considerazioni.
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Come l'onorevole Hindley ha giustamente rilevato nella sua relazione, l'ASEAN è un'associazione interasiatica, concepita come bastione contro il comunismo.
Con il Laos e il Vietnam, però, sono due i paesi che, nonostante tutta la liberalizzazione economica, risultano guidati politicamente da governi comunisti e che fanno parte del gruppo dei paesi emergenti.
Ciò dimostra che dal momento del crollo dei blocchi gli interessi politici sono cambiati.
L'associazione ha oggi un'importanza geostretegica rispetto al gigante cinese al nord.
Fino a poco tempo fa, la maggior parte dei paesi membri dell'ASEAN, cioè la Malaysia, Singapore, la Tailandia e in parte anche l'Indonesia, sarebbero stati considerati paesi di grande successo.
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Tassi di crescita a due cifre hanno fatto sì che grattacieli siano spuntati come funghi, che la produzione e l'economia d'esportazione abbia registrato tassi di crescita senza uguali; anche l'Europa, che ha subito l'aggressiva concorrenza commerciale e ha dovuto e deve tuttora lottare contro l'esportazione di posti di lavoro.
Contemporaneamente è stato riconosciuto che i paesi dell'ASEAN sono un mercato importante che doveva essere occupato strategicamente. Di conseguenza l'Unione europea è diventata, per ordine di grandezza, il secondo investitore in questa regione.
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L'accordo di cooperazione con l'ASEAN poggia sullo stato dei rapporti vigenti nel 1980.
Da tempo quindi una modernizzazione sembra più che giustificata.
Mi sembra tuttavia che sia più semplice dirlo che farlo.
Quindi per il momento ci si limiterà, apparentemente, al semplice ampliamento dell'attuale accordo a nuovi membri.
Nel caso del Brunei, il ricco sultanato del petrolio, ciò non costituì problema.
Anche nel caso del Vietnam si tratta più o meno di una formalità, seppure resti resta una riserva.
Comunque la questione dei diritti dell'uomo è oggetto di dibattito.
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Chi abbia osservato un paese dell'ASEAN tenendo ben aperti gli occhi, ha dovuto constatare che il lavoro infantile, lo sfruttamento sessuale di bambini e donne, la negazione dei diritti fondamentali dei lavoratori, l'oppressione delle minoranze etniche e religiose fanno parte dell'ordine del giorno in molte regioni.
Le condizioni di lavoro in Malaysia e in Indonesia e in altri paesi danno continuamente spunto a richieste circa il rispetto delle norme dell'Organizzazione internazionale del lavoro e l'introduzione di una clausola sociale nell'ambito dell'OMC, fatto però che sembra turbare poco i paesi dell'ASEAN.
La Malaysia ha addirittura reclamato una modifica della definizione dei diritti dell'uomo così come è contenuta nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1950.
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Comunque le "tigri» hanno subìto ultimamente dei duri contraccolpi.
Turbolenze monetarie, crolli economici, catastrofi naturali tra cui anche quelle delle ultime settimane e degli ultimi giorni mostrano chiaramente che lo sfruttamento incontrollato delle risorse umane e naturali e uno sviluppo economico "importato» e senza solide basi si ripercuotono in modo drammatico.
Ciò dà una nuova dimensione all'esigenza di una nuova dinamica nei rapporti con l'ASEAN.
Per l'Unione europea ciò significherà prodigarsi in una difficile ricerca d'equilibrio tra i sistemi politici ed economici, tra cooperazione, tolleranza e disapprovazione, laddove si valichino i limiti di tolleranza.
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Attualmente non si deve quindi giungere ad alcun accordo con il nuovo uomo forte della Cambogia, Hun Sen, che ha letteralmente camminato sui cadaveri per ottenere il potere. Inoltre non deve essere dato alcun sostegno al regime militare della Birmania, che oltre a violare i diritti dell'uomo, si finanzia con il commercio di stupefacenti e con il contrabbando ed esercita quindi un'influenza nefasta sui paesi vicini.
Per povertà, questi vengono spinti alla coltivazione dell'oppio.
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Sono dell'avviso che sia importante, proprio con l'esempio del Vietnam e del Laos, sottolineare l'aspetto della politica dello sviluppo e mettere in luce che si tratta di uno sviluppo duraturo.
Compito dell'Unione europea è provvedere a questo tipo di sviluppo.
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<SPEAKER ID=130 LANGUAGE="DE" NAME="Günther">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel mio intervento vorrei limitarmi al Laos e ringraziare dapprima l?onorevole Castagnède per la sua relazione nonché per ciò che ora ha aggiunto al dibattito.
Per quanto riguardo lo sviluppo abbiamo a che fare in primo luogo con i paesi ACP.
Il Laos, tuttavia, rappresenta uno dei paesi più poveri del mondo che non ha, però, alcun accesso alle risorse e ai mezzi del Fondo europeo per lo sviluppo.
Da tale punto di vista questo accordo rappresenta ovviamente una speranza in vista di una collaborazione.
<P>
Povertà in un paese come il Laos non significa solo mancanza di cibo, bensì anche mancanza di salute, mancanza di istruzione e in generale mancanza di opportunità di vita.
In questo paese il reddito pro capite annuo ammonta a circa 290 dollari. Prendendo in esame ciò che finora abbiamo potuto dare nell'ambito della nostra collaborazione per lo sviluppo, risulta che, fatti i conti, il 15 % di tale reddito deriva dai sussidi e contributi dell'Unione europea.
<P>
Se ora miriamo a una collaborazione nell'ambito di questo accordo, dobbiamo anche renderci conto del fatto che qui stiamo progettando scambi commerciali e una collaborazione con un paese che si trova dall'altra parte del globo.
Da un lato, con l'adesione del paese all'associazione dell'ASEAN abbiamo a portata di mano un mercato che conta pur sempre 400 milioni di consumatori.
Dall'altro lato, per quanto io accolga favorevolmente questo accordo, vorrei rivolgere ancora alcune domande alla Commissione.
<P>
La prima domanda è la seguente: come dobbiamo vedere la questione della democratizzazione con un governo monopartitico, tenendo presente che circa il 75 % delle persone alla guida del paese sono ufficiali e militari d'alto rango?
La seconda domanda è: miglioreranno le opportunità di mercato del Laos rispetto ai vicini paesi dell'Asia, tanto da potere presumere che lì verrà a crearsi ciò che noi abbiamo sempre cercato di promuovere nell'ambito della collaborazione allo sviluppo, ciò un mercato regionale, un mercato che si sviluppi anche in tempi relativamente brevi?
<P>
La terza domanda riguarda le mine antiuomo.
L'accordo prevede l'intenzione della Commissione di esaminare il problema.
Io ora le chiedo: cosa intende per esaminare il problema?
Ci troviamo dinanzi al fatto che finora non siamo neppure riusciti a disattivare più mine di quante ogni anno ne vengano deposte.
Sussiste un'enorme discrepanza e sarei oltremodo lieto se questo problema venisse affrontato con priorità, prima di procedere con interventi di entità modesta e conseguentemente dispersiva.
<P>
L'ultima domanda che vorrei porre è la seguente: quale è la situazione della stabilità monetaria?
Esistono sforzi e progetti affinché il paese possa giungere a una moneta più stabile e meno debole e che sia anche convertibile?
Infatti, anche tassi di crescita del 7 % risultano piuttosto modesti a fronte di un'inflazione del 20 %.
<P>
<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="EN" NAME="Harrison">
Signor Presidente, l'ASEAN si va sviluppando rapidamente e la fraterna Europa si è appena accorta di questa precoce sorella minore, i cui legami familiari con l'Europa, a livello politico, economico e culturale, si rafforzano giorno dopo giorno.
Come avviene nei rapporti tra buone sorelle, anche qui c'è bisogno di un atteggiamento pratico e costruttivo verso il dialogo; pertanto, esprimo il mio apprezzamento per le comunicazioni della Commissione e le ottime relazioni elaborate dagli onorevoli colleghi.
<P>
Consideriamo, ad esempio, il più grande progetto europeo, l'UEM. In una recente conferenza a Singapore sono state evidenziate le enormi opportunità commerciali e finanziarie che si apriranno per i due blocchi economici, non appena l'euro si sarà affiancato al dollaro e allo yen come valuta delle riserve mondiali.
<P>
La recente visita del Commissario De Silguy nell'ASEAN mette in risalto questi promettenti sviluppi.
Purtroppo, i recenti alti e bassi di tale associazione in campo finanziario possono aver offuscato il messaggio del Commissario De Silguy.
Come ha sentenziato un funzionario tailandese, il marco di oggi dovrebbe preoccupare più dell'euro di domani.
L'alterco tra Mahathir e Soros su un'eventuale minaccia per la Malaysia serve solo a ribadire l'interdipendenza dei mercati finanziari mondiali, come se la Baring Brothers di Singapore non avesse già lanciato abbastanza segnali d'allarme.
<P>
I legami politici si vanno rafforzando sia dentro che fuori dall'ASEAN.
I suoi dieci partner devono ora affrontare le tensioni interne, specie quando queste si riflettono sui rapporti con la UE.
Dobbiamo far sentire la nostra voce - né stridula, né flebile - e protestare per il mancato rispetto dei diritti umani e politici in tutta la regione e, in particolare, in Birmania.
<P>
Il governo britannico ha affermato chiaramente che la Birmania non potrebbe mai essere considerata come paese partecipante a pieno titolo al Vertice ASEM a Londra, l'anno venturo, sotto la Presidenza britannica.
<P>
Al tempo stesso, dobbiamo accettare la decisione dell'ASEAN di annoverare tra i propri membri la Birmania, il Laos ed eventualmente la Cambogia.
Il fatto che la Cambogia sia piombata nell'instabilità politica ci deve spingere a sostenere qualsiasi slancio verso la democrazia che si possa ravvisare in quel tormentato paese.
Speriamo che, con l'incoraggiamento della UE, si potranno organizzare delle elezioni libere e legali nel mese di maggio o novembre.
<P>
Per quanto riguarda il Vietnam, l'accordo di cooperazione con la UE offre enormi opportunità per un dialogo vivace, ma costruttivo.
Come verrà interpretato l'appello per i diritti dell'uomo - il primo per una nazione dell'ASEAN - nel caso del Vietnam?
E' davvero negligente da parte nostra trascurare l'importanza di paesi come Malaysia e Indonesia nel mondo di oggi.
La quarta nazione al mondo in ordine di grandezza, l'Indonesia, deve ancora risolvere la sua controversia con l'Europa, Portogallo compreso, in merito al Timor orientale.
Spero che verrà accettata di buon grado la richiesta del Parlamento di inviare una delegazione del PE nel Timor orientale.
A nostra volta, se ci verranno concessi i visti, dovremo essere pronti a riferire in modo corretto e onesto tutto quel che vedremo e sentiremo a tanti anni di distanza dal terribile eccidio di Dili.
<P>
Infine, parliamo del problema dello smog.
Il fenomeno del Niño e le politiche di disboschimento selvaggio in Indonesia rappresentano una combinazione devastante.
I paesi dell'ASEAN, proprio come l'Europa o la Gran Bretagna, non possono isolarsi dal resto del mondo.
Quando, l'anno venturo, i nostri amici e colleghi andranno a Londra - ormai libera dallo smog tipico del XIX secolo - per sviluppare con noi dei rapporti fraterni, speriamo che tra noi e i paesi dell'ASEAN si frapporranno soltanto la foschia e la pioggia del XXI secolo.
Grazie, signor Presidente.
<P>
<SPEAKER ID=132 NAME="Marín">
<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="DE" NAME="Günther">
Signor Presidente, avevo posto quattro domande al Commissario, di cui due hanno trovato risposta nel corso del suo intervento.
Ci terrei comunque a sapere se in merito alle mine antiuomo esistono dei concetti chiari.
Cosa significa: si intende esaminare il problema?
La mia seconda domanda era se esistono misure tendenti a stabilizzare la moneta del Laos.
<P>
<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="DE" NAME="Telkämper">
Anch'io avevo fatto alcune domande al Commissario; avevo menzionato che l'Unione europea aveva sostenuto, o meglio, costituito in Sumatra un sistema di preallarme.
Tale sistema di preallarme non ha indicato in tempo gli incendi delle foreste.
Perché ciò non ha funzionato?
Penso che per l'attuale discussione sia molto importante che lei mi possa dare una risposta in merito.
<P>
<SPEAKER ID=135 NAME="Dell'Alba">
Signor Presidente, anch'io avevo fatto una domanda, anche se non del tutto esplicita che vorrei ora ripetere: se, come si sente dire, l'anno prossimo, sotto la Presidenza britannica, ci sarà la riunione dei paesi ASEAN e noi porremo la questione della Birmania; se all'ASEAN, nel caso in cui noi avessimo da dire sulla Birmania, non venisse l'idea di procedere per accordi bilaterali, come è valutata dalla Commissione l'altra idea, quella cioè di non accettare l'ASEAN come blocco ma di negoziare accordi di cooperazione con i vari paesi separatamente?
Qual è la vostra posizione in questo caso specifico, che può naturalmente verificarsi?
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<SPEAKER ID=136 NAME="Marín">
Signor Presidente, per rispondere al primo quesito della onorevole Günther relativo alle mine antipersona, dirò che si tratta di una questione scottante principalmente in Cambogia, sebbene non sia oggetto dell'accordo di cooperazione di per sé.
E' un problema che esiste sul territorio ma che non è stato incluso nell'accordo.
Che cosa stiamo facendo in questo senso?
Ebbene, in Cambogia, ormai da molto tempo, l'Unione europea sta svolgendo dei programmi molto intensi di disattivazione delle mine e abbiamo lavorato molto intensamente alla soluzione di questo problema.
Se chiede la mia opinione sulla questione delle mine antipersona, sono a favore della sospensione della loro produzione in tutto il mondo.
Dunque, non vi sono problemi in questo senso.
A mio parere, questa è anche l'opinione dell'Unione europea nella sua totalità.
<P>
Per quanto riguarda la stabilizzazione monetaria, la Commissione non ha competenze monetarie, come lei sa molto bene e, sfortunatamente, l'euro non esiste ancora.
L'Unione europea sarà in grado di intervenire il giorno in cui esisterà l'euro?
Lei mi rivolge una domanda a cui non so rispondere.
Lei sa meglio di me che l'Unione europea non ha ancora una responsabilità esterna in materia monetaria.
Forse a partire dal 1- gennaio 1999, quando l'euro avrà una responsabilità interna ed esterna, l'Unione europea potrà, eventualmente, intervenire attraverso la normale partecipazione alle istituzioni finanziarie internazionali, per esempio la Banca Asiatica per lo Sviluppo, una banca regionale della Banca Mondiale.
Tuttavia, oggi come oggi, non abbiamo né gli strumenti, né la capacità, tanto meno interna.
Si tratta di un dibattito che avrà luogo in futuro.
<P>
Se chiede il mio parere, io condivido abbastanza le tesi esposte dal direttore generale del Fondo Camdessus, a Hong Kong.
La globalizzazione è positiva, la libera circolazione dei capitali è buona, ma, naturalmente, vi sono certi limiti oggettivi che è necessario correggere al fine di evitare che l'aspetto positivo della globalizzazione possa diventare un elemento di forte destabilizzazione, particolarmente nei paesi caratterizzati da economie più deboli.
<P>
Riguardo agli incendi a Sumatra, è stato detto che l'Early Warning System non ha funzionato.
Onorevole Telkämper, non capisco la sua domanda.
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<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="DE" NAME="Telkämper">
Signor Presidente, ancora un breve chiarimento.
Avevo menzionato che è sensato sostenere efficaci progetti ecologici e, riguardo i diritti dell'uomo, proteggere le popolazioni che vivono in queste foreste.
Per quanto io sappia, è stato finanziato e costruito con mezzi dell'Unione europea un sistema di preallarme per la regione di Sumatra e di Kalaimantan con lo scopo di evitare tali incendi, tali catastrofi.
Con ciò la Commissione si è dimostrata molto progressista e ha fatto qualcosa di duraturo.
Ora la domanda è: perché questo progetto dell'Unione europea non ha funzionato?
Se la domanda è troppo specifica, signor Commissario, mi può rispondere anche per iscritto.
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<SPEAKER ID=138 NAME="Marín">
Onorevole Telkämper, perché dice che non ha funzionato?
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<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="DE" NAME="Telkämper">
Perché ora assistiamo ad enormi incendi e nel mio intervento mi sono chiesto se ciò avvenga forse persino nell'ambito della liberalizzazione. Cioè, se vengono bruciate le foreste per ottenere spazio libero per il progetto di migrazione, per la coltivazione del riso, per nuove piantagioni.
Questa era la domanda e ne attendo ancora la risposta.
Ma come ho già detto prima, se tale domanda è troppo specifica, mi può rispondere anche per iscritto.
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<SPEAKER ID=140 NAME="Marín">
Mi risulta molto facile, signor Presidente.
Lei dice che il sistema non ha funzionato e io le chiedo quali sono gli argomenti che le adduce per dire che il sistema non abbia funzionato.
Perché per dire che in questo emiciclo non vi sia luce, devo dimostrare che siamo al buio.
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<SPEAKER ID=141 LANGUAGE="DE" NAME="Telkämper">
Forse ora non ci capiamo, ma se l'Unione europea sostiene un progetto, presumo che tecnicamente e amministrativamente sia stato realizzato bene e che abbia un carattere preventivo dal punto di vista dell'intento...
<P>
(Il Presidente interrompe l'oratore)
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<SPEAKER ID=142 NAME="Marín">
Non ricordo la domanda dell'onorevole Dell'Alba.
L'amico Telkämper mi destabilizza sempre dal punto di vista politico, signor Presidente.
Ora non so più dove mi trovo.
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<SPEAKER ID=143 NAME="Presidente">
Il signor Commissario potrà rispondere per iscritto.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=15>
Accordo di cooperazione CE-ex Repubblica iugoslava di Macedonia
<SPEAKER ID=144 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla raccomandazione (A40273/97), presentata dall'onorevole Pons Grau a nome della commissione per le relazioni economiche esterne, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo di cooperazione tra la Comunità europea e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia (COM(96)533-8204/97 - C4-0305/97-96/0259(AVC)).
<P>
<SPEAKER ID=145 NAME="Pons Grau">
Signor Presidente, intervengo a nome della commissione REX per dare il nostro appoggio a questo accordo che in seno alla commissione REX ottenne il voto unanime di tutti i suoi componenti.
<P>
L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia è l'unica repubblica sorta dall'ex Iugoslavia senza spargimento di sangue.
Questo piccolo Stato di due milioni di abitanti, intercluso nel cuore dei Balcani, tra Albania, Serbia, Montenegro, Bulgaria e Grecia, ha dovuto affrontare tensioni interetniche e rapporti difficili con i suoi vicini immediati, il che ha avuto conseguenze dirette assai negative sulla sua economia e sul suo processo di inserimento nell'economia e nella comunità internazionali.
Ciononostante, ad oltre sei anni dalla dichiarazione di sovranità, la Macedonia comincia pian piano ad uscire dall'isolamento economico ed internazionale cui era soggetta a causa di un duplice embargo: l'embargo diretto decretato dalla Grecia e le conseguenze indirette dell'embargo decretato dalla comunità internazionale nei confronti della Repubblica federale di Iugoslavia.
<P>
Non mi soffermerò, signor Presidente, sui problemi che hanno accomunato questa Repubblica e il popolo greco - lei li conosce assai meglio di me -, tuttavia, attualmente, di tutti i problemi esistenti, ne rimane irrisolto soltanto uno: il nome della Repubblica.
Tutto sembra indicare che questo punto possa presto essere risolto anche in seno al Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite.
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Si deve considerare, nel contesto della situazione economica e politica del paese, che un successo dell'attuale politica delle autorità della Repubblica è rappresentato dal controllo dell'inflazione, che è stato gestito con grande efficienza.
Tuttavia, allo stesso tempo, tra gli aspetti negativi si deve ricordare che la disoccupazione ha raggiunto un livello record del 37 % in poco tempo, il che indica l'estrema durezza delle misure economiche adottate.
<P>
Il problema fondamentale dell'economia di questo paese è come aumentare i livelli di investimento allo scopo di ammodernare l'apparato produttivo, le infrastrutture di trasporto e le infrastrutture sociali in un contesto caratterizzato da un risparmio interno molto basso, saggi di interesse assai alti e da un grosso onere della spesa pubblica.
<P>
Nonostante i mutamenti positivi osservati nella congiuntura economica della Repubblica macedone, il futuro economico della Macedonia sembra decisivamente condizionato dalle incertezze politiche interne che caratterizzano il panorama politico tanto di questo paese che dei paesi finitimi.
La composizione etnica del paese ci consente di comprendere la complessità della situazione.
Su due milioni di abitanti, circa il 65 % sono macedoni, il 22 % albanesi, il 4 % turchi, il 2 % serbi e il 4 % appartengono ad altre minoranze.
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Per quanto riguarda il contenuto dell'accordo di cooperazione, esso è analogo all'accordo di cooperazione firmato con la Slovenia nel 1993.
Si tratta di un accordo quadro di commercio e cooperazione, preferenziale e a carattere evolutivo.
Un parte essenziale concerne il fondamento democratico della cooperazione, che costituisce un elemento essenziale dell'accordo.
Inoltre, vi è una dichiarazione comune che consentirà di intavolare un dialogo politico regolare; di consolidare i principi e le istituzioni democratiche e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle minoranze; di facilitare la piena integrazione della Macedonia nella società delle nazioni democratiche.
Si prevedono riunione e contatti a livello ministeriale, tecnico e parlamentare. La dichiarazione comune prevede altresì la possibilità di organizzare il dialogo politico con una dimensione regionale.
<P>
Per quanto concerne l'interscambio commerciale, si prevedono le consuete disposizioni in materia di norme di origine; la proprietà intellettuale, industriale e commerciale; le procedure contro le pratiche di dumping e le sovvenzioni; le misure di salvaguardia che risultino necessarie per le industrie di nuova creazione e in caso di difficoltà commerciali e di bilancia dei pagamenti, nonché il meccanismo di consultazione in seno al Consiglio di cooperazione.
<P>
Noi riteniamo che questo accordo di cooperazione abbia un immenso valore politico, più che economico.
Pertanto, in una regione scossa da continue difficoltà politiche, economiche e persino militari che hanno avuto conseguenze anche sullo sviluppo dell'Unione europea, la commissione REX è convinta che sia una scommessa politica importante appoggiare questo accordo di cooperazione.
<P>
<SPEAKER ID=146 NAME="La Malfa">
. Signor Presidente, la commissione per gli affari esteri e la sicurezza ha espresso parere positivo sulla stipulazione dell'accordo di cooperazione fra l'Unione europea e l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia.
Ai motivi di carattere economico addotti dall'onorevole Pons Grau si sommano le considerazioni più strettamente politiche della commissione per gli affari esteri e la sicurezza.
La Macedonia è riuscita, nel corso di questi anni, ad acquistare la sua indipendenza senza le tremende tragedie che hanno accompagnato l'indipendenza di altre regioni dell'ex Iugoslavia, ed è necessario che l'Unione europea faccia quanto è possibile per sostenere l'ulteriore trasformazione economica della Macedonia e consolidarne la sua vita democratica.
<P>
A nostro giudizio, sarebbe molto utile che l'Unione europea avesse una propria delegazione a Skopje, in maniera da seguire molto attentamente e da vicino l'evoluzione di quell'esperienza democratica.
Nel suggerire all'Assemblea l'approvazione di quest'accordo, di cui valutiamo pienamente l'importanza politica, consideriamo doveroso esprimere al governo macedone un invito a seguire con molta attenzione la situazione delle sue minoranze e la situazione in generale dei diritti civili: la Macedonia, infatti, ha una popolazione complessa nelle sue origine etniche ed è necessario che questo governo abbia il massimo rispetto per la complessità della situazione che si trova a gestire.
<P>
Con questo parere della commissione per gli affari esteri e la sicurezza chiediamo all'Assemblea di procedere favorevolmente.
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<SPEAKER ID=147 NAME="Dell'Alba">
. Signor Presidente, mi consenta innanzitutto di rubare qualche secondo per dire che, avendo visto conferire l'onorevole Telkämper e il Vicepresidente Marín, spero di poter avere, almeno per iscritto, la risposta che aspettavo alla mia domanda precedente.
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Come relatore per parere della commissione per i bilanci vorrei dire che anche la nostra commissione esprime parere positivo, affinché si possa procedere a questo accordo.
E' molto importante: la situazione della Repubblica di Macedonia è delicata, in un contesto in cui è stata risparmiata, fino ad ora, da tutte le guerre sanguinose che hanno caratterizzato le repubbliche dell'ex Iugoslavia.
Questo sforzo è molto importante. Tre sono i volani essenziali in questa materia: il Parlamento ha già proceduto ad accettare l'aiuto macroeconomico per la situazione della bilancia dei pagamenti del paese; ora con quest'accordo, e quindi con tutti i volani di cooperazione tecnica, finanziaria e commerciale, noi facciamo un atto importante e significativo a favore della Repubblica di Macedonia.
<P>
L'aspetto del protocollo finanziario è da questo punto di vista significativo: 150 milioni di ecu della BEI, garantiti dal bilancio comunitario.
Noi abbiamo chiesto, e avuto a suo tempo dalla Commissione, le stime per quanto riguarda l'incidenza finanziaria: la commissione per i bilanci conferma ora il giudizio positivo che è stato dato a quest'accordo.
<P>
Mi si consenta una piccola puntualizzazione per quanto riguarda la cooperazione finanziaria: il relatore ritiene che il riciclaggio si combatta con altri metodi, con una politica diversa in materia di droga.
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<SPEAKER ID=148 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la firma dell'accordo di cooperazione tra l'Unione europea e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, oltre che del protocollo finanziario e dell'accordo in materia di trasporti, ha indubbiamente un grande valore politico, perché si prefigge di contribuire in modo determinante allo sviluppo economico di questo piccolo paese dei Balcani, alla riorganizzazione della industria, al rilancio degli scambi commerciali e alla promozione di rapporti più stabili ed equilibrati con i paesi vicini.
<P>
Va sottolineato che l'accordo prevede una clausola specifica, che attribuisce particolare importanza allo sviluppo sociale e ai diritti sociali e che costituisce un'innovazione nel documento in questione.
E' un fatto che l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, come risulta dalla discussione di ieri e l'altro ieri in seno alla delegazione interparlamentare, ha compiuto seri sforzi per rafforzare la competitività e ammodernare l'economia, come pure per adeguare gradualmente le proprie strutture ai modelli europei pur vivendo, com'è noto, in condizioni particolarmente difficili e in una congiuntura storica complessa.
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Dopo l'accordo intermedio con la Grecia, le attività economiche alla frontiera meridionale acquistano sempre maggiore consistenza.
La Grecia è il paese comunitario che vanta il maggior volume di esportazioni verso l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e che si piazza al terzo posto relativamente agli scambi commerciali totali.
Ci si aspetta che lo sviluppo della rete stradale, previsto nell'accordo, agevolerà ulteriormente il progresso dei rapporti economici e l'espansione dell'interscambio commerciale.
<P>
Tra l'altro, si prevede che l'accordo di cooperazione potrà facilitare il dialogo politico sul consolidamento delle istituzioni democratiche, il rispetto dei diritti dell'uomo, ivi compresi i diritti delle minoranze, e la promozione della sicurezza, la pace e la stabilità in tutta Europa e, in particolare, in questa delicata regione dei Balcani.
Si deve sostenere l'avvicinamento dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia all'Unione europea.
Il paese ha un parlamento filoeuropeo ed un governo che riconosce l'importanza di una buona cooperazione a livello regionale.
Tuttavia, onorevoli colleghi, come cittadina di un paese, la Grecia, che ha sottoscritto detto accordo, vorrei esprimere il desiderio e l'augurio di poter presto rimuovere anche l'ultimo ostacolo nei rapporti tra i nostri due paesi trovando una soluzione comunemente accettabile, durevole e dignitosa per entrambe le parti, che ponga fine al problema della denominazione internazionale dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, cioè una soluzione che rispetti la sensibilità delle due nazioni.
<P>
Infine, vorrei sostenere anche io la richiesta di detto paese in merito alla creazione di un ufficio UE a Skopje.
<P>
<SPEAKER ID=149 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, come un vescovo ceco della Boemia settentrionale usa dire "L'amore per il prossimo sarebbe una cosa meravigliosa, se il prossimo non fosse così terribilmente vicino!»
Questo è esattamente il problema della Macedonia.
La Macedonia è un piccolo paese con vari vicini e una storia molto complessa. Più di una volta ha corso il pericolo di essere schiacciata da questa storia.
Possiamo quindi davvero compiacerci questa mattina visto che il Parlamento esprimerà parere positivo sulla stipulazione di questo accordo, che rappresenta un grande passo in avanti sulla strada che porterà ad accogliere anche questo paese nella comunità degli europei. La Macedonia è un paese che ha contribuito molto alla nostra storia e cultura e continuerà a dare i suoi contributi anche in futuro.
<P>
Ciò nonostante i problemi sono tuttora estremi. Si pensi soltanto, come già ricordato dall'onorevole Pons Grau, alla problematica della minoranza albanese in Macedonia.
Ma nessuno dice chiaramente che tale problematica è strettamente collegata alla questione del Cossovo, che l'oppressione del Cossovo ha provocato a sua volta la problematica così accesa dell'università albanese nel Tetovo macedone, per menzionare solo un esempio a dimostrazione del fatto che in questa regioni le varie questioni sono tuttora strettamente collegate tra di loro.
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Per tale motivo è doveroso appoggiare inequivocabilmente questo paese nel suo cammino verso l'Europa e soprattutto occorre far sì che siano garantite la libertà e l'indipendenza di questo paese.
Oggi abbiamo parlato dell'Asia - ed è anche giusto che noi lo avessimo fatto- ma è un'onta che da un lato parliamo dell'Asia, ma dall'altro non siamo in grado di risolvere elementari problemi europei.
Oggi il paese della Macedonia non esisterebbe più se a suo tempo gli Stati Unita d'America non avessero preso a proteggere l'indipendenza del paese contro un'eventuale aggressione serba.
Considerando quali sono le forze che attualmente stanno per prendere il potere in Serbia, si può solo dire che si sta cadendo dal padella alla brace e che esiste il pericolo di nuovi pesanti conflitti.
<P>
E' quindi veramente ora che, dopo anni di blocchi, abbiamo concluso questo accordo commerciale e di cooperazione. Ma ciò deve essere solo un primo passo.
Dobbiamo sostenere le forze democratiche nel paese.
Non dobbiamo rinfacciare al paese certe debolezze connesse alle riforme, che d'altronde sono ovvie, poiché quando si è soggetto a pressioni esterne è estremamente difficile promuovere contemporaneamente riforme interne.
E' sorprendente la misura in cui le riforme interne sono state portate avanti. Tuttavia, occorre promuovere ulteriormente queste misure.
Dovremmo soprattutto renderci conto che il prossimo passo, l'accordo di associazione e di adesione, dovrebbe seguire il prima possibile.
Il tempo necessario per la Slovenia è stato di tre anni e sono dell'avviso che anche la Macedonia non dovrebbe attendere di più.
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<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="DE" NAME="Habsburg-Lothringen">
Signor Presidente, signor Commissario, visto che l'onorevole Possel ha già tracciato la strada, secondo la quale questo accordo è per la Macedonia in fondo solo il primo passo verso il proprio futuro, vorrei dapprima esprimere la mia soddisfazione per il fatto che tale accordo di cooperazione abbia trovato un terreno tanto fertile in questo Emiciclo.
Vorrei ovviamente ringraziare vivamente l'onorevole Pons Grau per la sua relazione.
La Macedonia è un paese che nel corso degli ultimi anni ha sofferto molto, è un paese che è riuscito a liberarsi da una stretta molto difficile, cosa che non è riuscita a molti altri paesi che si sono trovati in una situazione analoga, basti pensare al destino della Bosnia-Erzegovina.
Sono dell'avviso che questo paese meriti un nostro corrispondente impegno.
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Vorrei quindi sottolineare quanto io sia compiaciuto del fatto che, quando alcune settimane fa si parlò di un sostegno macroeconomico per la Macedonia, quest'Aula abbia superato tutte le difficoltà con le quali è normalmente alle prese e abbia concesso tale sostegno, sebbene né la commissione né la Plenaria ne abbiano mai discusso. Quindi abbiamo compiuto - a mio avviso, a giusto titolo - un grande atto di fiducia.
<P>
Considerando quali sono oggi i classici partner commerciali delle Macedonia, penso che noi dell'Unione europea occupiamo una posizione di rilievo.
Al primo posto troviamo la Romania, quindi le ex-Repubbliche jugoslave e poi la Russia.
Se oggi però diamo uno sguardo alla carta geografica, e ho sempre la sensazione che ciò avvenga troppo di rado, possiamo riconoscere che la Macedonia è un paese chiave dei Balcani.
Per tale motivo è necessario sostenere la globalità delle infrastrutture di collegamento.
La Macedonia si trova praticamente all'interno dell'Unione europea, se si pensa al collegamento dalla Grecia all'Austria e alla Germania.
Tale infrastruttura deve essere costruita in modo tale da corrispondere alle esigenze di questo paese e da soddisfare altresì quelle dell'Unione europea.
<P>
Penso in tutta sincerità che noi abbiamo una grande responsabilità nei confronti di questo paese.
Tenendo presente la posizione geografica e ciò che tale paese ha sofferto, si tratta quasi di una responsabilità morale.
Vorrei infine esprimere nuovamente la mia soddisfazione per l'accoglienza positiva che quest'Aula ha riservato a questa relazione e spero che possa continuare su questa strada.
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<SPEAKER ID=151 NAME="Marín">
Signor Presidente, in primo luogo desidero ringraziare il relatore, l'onorevole Pons Grau, per l'eccellente relazione e comunicare che la Commissione condivide la sua opinione relativamente al fatto che l'accordo di cooperazione ha un'importanza capitale per l'ex Repubblica iugoslava della Macedonia e per lo sviluppo delle sue relazioni con la Comunità, poiché include un regime commerciale preferenziale, un protocollo finanziario e un dialogo politico, basato su una dichiarazione separata, che avvia delle relazioni certamente importanti per il futuro di questo paese, non soltanto nell'ambito della zona in cui si trova, ma naturalmente anche nelle sue relazioni con l'Unione europea.
Inoltre, insieme all'accordo separato relativo ai trasporti, l'accordo della cooperazione rappresenta un importante momento di impulso della stabilità e della cooperazione nella regione.
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La Commissione può anche condividere l'opinione generale manifestata dagli oratori, nel senso che si tratta di un primo passo e che, in ultima analisi, molto più che il suo valore finanziario, questo accordo di cooperazione ha un grande significato politico.
Data la sua importanza e proprio per via di questa, la Commissione spera che il Consiglio approvi senza indugi la decisione relativa alla conclusione dell'accordo di cooperazione e dell'accordo sui trasporti, di modo che esso possa entrare in vigore il 1- dicembre 1997 al più tardi.
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Il Governo macedone continua ad attuare la propria politica di riforme economiche e politiche, tuttavia sappiamo tutti che si trova di fronte a difficili problemi economici e sociali, come la bassa crescita economica e, naturalmente proprio a causa della bassa crescita economica, anche l'elevata disoccupazione.
<P>
Oltre all'aiuto finanziario normale erogato attraverso il programma PHARE - 15 milioni di ecu direttamente dal programma PHARE e 10 milioni di ecu per la cooperazione transfrontaliera con la Grecia -, di recente sono stati messi a disposizione di questo paese altri 8 milioni di ecu.
Questi fondi saranno assorbiti facilmente e saranno utilizzati per la promozione di progetti che rientrino nelle priorità del programma indicativo pluriennale esistente per il periodo 1996-1999, vale a dire, le piccole e medie imprese, gli aiuti agli investimenti pubblici e al programma TEMPUS per l'istruzione.
<P>
La Commissione sta studiando altresì in quale modo il programma PHARE possa contribuire a migliorare una delle situazioni politiche interne più complesse, ovvero, le relazioni interetniche.
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Come ultimo punto, la Commissione desidera congratularsi per le iniziative del Parlamento europeo volte a sviluppare i contatti con il Parlamento macedone; contatti che costituiscono un asse importante anche per intensificare le relazioni tra l'Unione europea e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.
Di conseguenza, la Commissione auspica che questo dialogo politico tra il Parlamento europeo e il Parlamento macedone possa svilupparsi e consolidarsi ulteriormente.
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<SPEAKER ID=152 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
(La seduta termina alle 23.55)
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