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Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta il 13 dicembre 1996.
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Onorevoli colleghi, il nostro Parlamento torna oggi a riunirsi per eleggere i suoi più alti rappresentanti per i prossimi due anni e mezzo.
In quanto Presidente decano ho l'onore di aprire la sessione odierna. Essendo di gran lunga il membro più anziano della nostra Assemblea mi sia concesso di procedere ad alcune brevi osservazioni personali.
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Sono rimasto l'ultimo membro di questa stimata Assemblea che abbia visto la luce negli anni antecedenti la prima guerra mondiale e anche l'ultimo che abbia ricordi personali di quell'evento che contrassegnò una nuova epoca.
Le mie radici affondano in quella lontana età seguita alle guerre napoleoniche e scaturita dal Congresso di Vienna, il quale assicurò un lungo periodo di pace e fu responsabile, nel bene e nel male, di un progresso fino ad allora sconosciuto.
Ho assistito di persona a tre guerre mondiali, poichè la cosiddetta guerra fredda altro non era che la terza guerra mondiale.
Sono stato inoltre testimone di due regimi totalitari che non conoscevano il timore di Dio e quindi nemmeno il rispetto dell'uomo: Stalin, il successore di Lenin, e Hitler. Sono stato spettatore della loro ascesa e della loro terribile fine.
Mi fu concesso di lavorare fianco a fianco di grandi uomini che molto hanno dato al nostro continente.
Il primo fu il profeta dell'Europa, Richard von Coudenhove-Kalergi, il fondatore dell'Unione paneuropea, che fin dal 1922 ci aveva detto che l'Europa avrebbe dovuto soffrire incommensuratamente se non si fosse proceduto ad unificarla al momento giusto.
Insieme ad Aristide Briand e a Gustav Stresemann, egli mancò solo di poco la mèta.
Se il loro tentativo fosse andato in porto ci sarebbero stati risparmiati milioni di morti ed enormi perdite umane e materiali.
Ho avuto anche il grande onore di partecipare alle aspirazioni di uomini di Stato come Robert Schuman, Josef Bech, Konrad Adenauer, Charles de Gaulle e Franz Josef Strauß.
E ora, a questa mia veneranda età, mi è infin concesso di rappresentare la Baviera al Parlamento europeo da ben 18 anni.
Un periodo meraviglioso, quest'ultimo, in un cui ogni giorno è vivificato dal sentimento di impegnarsi per la causa giusta, senza contare le tante amicizie contratte con colleghi di nazioni e partiti diversi, tutti uniti nella consapevolezza della missione e dei compiti che attendono l'Europa nei prossimi anni.
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In questa retrospettiva che abbraccia quasi tutto il nostro secolo mi sia concesso di procedere a due osservazioni.
Le faccio anche in omaggio a uno dei discorsi più importanti che io abbia ascoltato in questa Aula: il discorso inaugurale del primo Presidente decano del Parlamento, una grande donna della scena politica francese, la onorevole Louise Weiss, la cui rilettura ci trasmette valori fondamentali tutt'oggi validi.
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La nostra è un'epoca di rivolgimenti storici che aprono a noi tutti nuove dimensioni.
Le distanze, lo spazio e il tempo hanno acquisito un significato del tutto diverso rispetto a pochi anni or sono.
Le condizioni stesse della nostra esistenza sono mutate profondamente.
I rapporti fra le nazioni e fra i singoli individui si sono trasformati rispetto ai decenni precedenti.
Siamo pertanto chiamati a ridefinire anche la politica.
Stiamo attraversando un periodo di crisi, un termine che i cinesi trascrivono con un ideogramma che comprende i significati di grande pericolo ma anche di grandi opportunità.
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Per noi, cui è toccato l'onore di esser membri dell'unica istanza europea democraticamente eletta, tutto ciò comporta un'enorme responsabilità.
Non possiamo allontanarla da noi, poichè, ponendo la propria candidatura al Parlamento europeo, ciascuno di noi ha liberamente deciso di assumersi tale responsabilità.
Siamo in obbligo nei confronti di quanti ci hanno accordato la loro fiducia e dobbiamo adempiere questo obbligo con tutte le nostre forze, mettendo da parte interessi personali e privati.
Ai nostri elettori e all'idea europea deve valere la nostra completa dedizione.
Se la nostra credibilità ci sta a cuore non è ammissibile rimanere assenti dalle sessioni; questo vale, mi si consenta di insistervi perchè è una mia mania, anche per il venerdì.
Vi possono certo essere cause di forza maggiore, che devono però rimanere rare eccezioni.
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Abbiamo una responsabilità storica nei confronti di tutti gli europei, se concepiamo l'Unione europea come qualcosa di più di un grande mercato o di un club delle nazioni ricche.
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L'Europa unita deve essere la patria di tutti gli europei, anche di coloro che pur non facendo ancora parte della nostra Unione aspirano a collaborarvi.
Per costoro le nostre porte devono rimanere sempre aperte.
Dobbiamo adoperarci affinchè anche questi europei entrino a far parte a pieno titolo dell'Unione europea non appena siano in grado di adempierne le condizioni fondamentali.
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Non si tratta solo di un dovere: tale è anche il nostro interesse.
Un grande deputato al Parlamento europeo, lo scomparso onorevole Heinrich Aigner, ha detto una volta «L'Europa è il solo progetto di pace realistico esistente».
Egli intendeva dare espressione al fatto che l'Europa non deve essere in primo luogo un grande mercato o una comunità economica, bensì una comunità che tuteli i suoi cittadini e che sia garante di pace per noi e per molti altri popoli.
L'Europa non è solo Parigi, Londra, Madrid, Roma, Berlino, Lussemburgo, Bruxelles, L'Aia, Lisbona, Vienna, Helsinki, Dublino, Copenaghen, Atene o Stoccolma, bensì anche Budapest, Praga, Varsavia, Lubliana, Vilnius, Riga, Tallin, Bratislava, Zagabria, Bucarest, Kiev, Scopje, Sofia, Sarajevo, Tirana, Vaduz, La Valletta, Nicosia, Oslo, Berna e Belgrado.
Il processo di unificazione europea deve rimanere accessibile anche agli abitanti di queste ultime città, ai cittadini dei paesi dell'Europa centrale e orientale.
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Di recente il Presidente ceco Václav Havel ci ha messo in guardia dal fare dell'Unione europea un «club della nazioni fortunate».
Significherebbe tradire l'idea dell'Europa se, dopo la caduta della cortina di ferro, che fu creata per motivi militari, erigessimo da parte nostra una nuova frontiera economica fra paesi benestanti e non.
C'è chi sostiene che l'ampliamento ci costerebbe caro.
Certo tutte le cose buone sono care, ma in un mondo pericoloso la sicurezza è il bene maggiore, e solo un'Europa unita può farsene garante.
L'esperienza ci insegna che, in termini di miseria umana e di distruzione economica, un giorno di guerra costa più di un intero anno impiegato nel mantenimento della pace.
Un proverbio francese dice: »Plaie d'argent n'est jamais mortelle».
Ben altre cose sono letali.
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Onorevoli colleghi, il compito che ci attende è imponente.
In questa Assemblea siamo chiamati a fare la storia.
È l'obbligo che abbiamo contratto con i nostri popoli e con ciascuno dei nostri elettori.
Dobbiamo adempiervi.
È un compito meraviglioso, ma anche difficile.
Molte decisioni importanti cadranno nei prossimi due anni e mezzo.
Di queste decisioni saremo responsabili.
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Invoco su tutti i presenti la benevolenza divina, su noi deputati e su coloro che saranno chiamati a rappresentare la nostra Assemblea.
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E adesso al lavoro!
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(Applausi)
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Elezione del Presidente (annuncio delle candidature e designazione degli scrutatori)
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Secondo le modalità previste dal Regolamento, l'elezione del Presidente avrà luogo domani, alle 10.00.
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Ricordo all'Assemblea che, ai sensi del Regolamento, sotto la presidenza del decano d'età non può aver luogo alcuna discussione il cui oggetto sia estraneo all'elezione del Presidente o alla verifica dei poteri.
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Ai sensi dell'articolo 13 del Regolamento le candidature alla presidenza del Parlamento europeo devono essere presentate con il consenso degli interessati. Esse possono essere presentate unicamente da un gruppo politico o da almeno ventinove deputati.
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Secondo le modalità previste dal Regolamento sono state presentate le canditature
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dell'onorevole GIL-ROBLES GIL-DELGRADO e della onorevole LALUMIERE
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Ricordo all'Assemblea che, ai sensi dell'articolo 14 del Regolamento, per essere eletto un candidato deve ottenere in uno dei primi tre scrutini la maggioranza assoluta dei voti espressi .
Le schede bianche o nulle non entrano nel computo dei voti espressi.
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Per agevolare la votazione che si terrà domani, propongo di procedere al sorteggio dei sei scrutatori.
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(Il Presidente procede al sorteggio degli scrutatori.)
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<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Sono designati scrutatori:
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l'onorevole De Vries l'onorevole Tajani la onorevole Thors la onorevole Thyssen l'onorevole Tamino l'onorevole Virrankoski
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<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="FR" NAME="Dell'Alba">
Signor Presidente, desidero soltanto ringraziarla, in quanto per l'elezione degli scrutatori ha bloccato il sistema D'Hondt e ha dimostrato che si possono eleggere scrutatori appartenenti a gruppi diversi dai due grandi gruppi.
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<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Molte grazie .
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(La seduta termina alle 18.20)
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