<CHAPTER ID=0>
<SPEAKER ID=1 NAME="Dell'Alba">
Signor Presidente, mi sembra di ricordare che, in seguito a trasmissioni televisive, per così dire, poco giudiziose, l'Ufficio di presidenza avesse deciso - tra le altre misure - di vietare la ripresa con telecamere del momento della nostra firma.
La informo che fuori un'équipe televisiva svedese sta facendo esattamente questo.
Mi chiedo allora a che cosa serva la decisione presa.
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<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Abbiamo pregato i giornalisti di astenersi dal fare riprese televisive.
Il servizio si sta occupando della questione, onorevole Dell'Alba.
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<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="FR" NAME="Giansily">
<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Onorevole collega, se è arte non è pornografia e se è pornografia non è arte!
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<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="EN" NAME="Killilea">
Signor Presidente, ho cercato di ritornare sul processo verbale prima che lei proseguisse.
Sono stato l'ultimo oratore prima della votazione e nell'Aula c'era un pandemonio con tutta le gente che entrava ed usciva.
Nel mio intervento ho avanzato una proposta che non è stata registrata perché non mi ero reso conto che il Vicepresidente aveva chiesto di fare silenzio ed ho continuato a parlare.
Vorrei che la proposta venisse messa a verbale.
Tale proposta riguarda gli ultimi due paragrafi.
Avendo presentato l'emendamento alla proposta di risoluzione contenuta nella relazione dell'onorevole Fabra Vallés con il quale si chiede la rotazione di tutti i posti di funzionario addetto alle informazioni a livello di categoria A negli uffici del Parlamento nelle capitali nazionali, ho chiesto al Segretario generale, al Presidente e al Vicepresidente entranti di esaminare la questione della rotazione del personale di categoria A nelle città europee ogni quattro anni.
Si tratta di una parte decisamente fondamentale del mio intervento, ma a causa del rumore che c'era nel Parlamento in tale occasione è andata persa.
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Un'ultima cosa: credo che i questori le abbiano chiesto di spostare i registri su cui i deputati appongono la loro firma all'interno dell'Aula, ma che lei si sia opposto.
Forse potrebbe fare ciò che le è stato chiesto come ultimo atto prima di lasciare il suo incarico di Presidente.
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<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
Ci occuperemo della questione a cui lei fa riferimento.
Attualmente è all'esame del Segretario generale, non si è ancora pervenuti ad un risultato.
L'idea del trasferimento dei registri all'interno comunque non è nuova.
<P>
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="DE" NAME="Bloch von Blottnitz">
Signor Presidente, questo mio breve intervento va a toccare il regolamento nel senso più ampio del termine. Avrei ancora una richiesta da farle, per così dire, a coronamento della fertile attività da lei svolta in questa sede.
Non potrebbe provvedere a far allestire in tutte le nostre mense un banco per cibi provenienti da coltivazioni biologiche?
Si tratta di generi alimentari migliori e più sani.
Ne trarrebbero giovamento tutti quanti, inclusi i produttori di questi alimenti.
Sarebbe veramente un'ottima cosa.
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<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente">
Poiché manca poco a Natale, inserirò nella lista dei desideri anche la richiesta della onorevole Bloch von Blottnitz.
Anche lei, onorevole Cornelissen, avrà una richiesta da fare, oppure è perfettamente felice così?
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<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="NL" NAME="Cornelissen">
Signor Presidente, ieri abbiamo ricevuto due resoconti di seduta, uno della riunione di lunedì - per il quale esprimo le mie congratulazioni - e uno della nostra riunione di Bruxelles del 27 novembre.
Presidente, ciò corrisponde a dodici giorni dopo la riunione.
Mi sono informato e ho scoperto che per i resoconti delle sedute di Bruxelles bisogna aspettare generalmente una settimana.
Presidente, vorrei chiederle di indagare e provvedere acciocché i resoconti delle nostre sedute di Bruxelles siano resi disponibili con la stessa rapidità di quelli di Strasburgo.
<P>
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
Lei ha ragione, onorevole Cornelissen.
Ci occuperemo della questione.
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<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="EN" NAME="Teverson">
Signor Presidente, vorrei tornare su un precedente richiamo al regolamento.
Alcuni deputati si sono detti contrari alla ripresa con telecamere del momento della nostra firma del registro delle presenze.
Voglio dire che, per quanto riguarda alcuni altri deputati e il sottoscritto, non abbiamo obiezioni di sorta al riguardo.
Questa dovrebbe essere «un'Assemblea aperta» e, quindi, non abbiamo nulla da obiettare.
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<CHAPTER ID=1>
Discussioni su problemi di attualità (obiezioni)
<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la votazione sulle obiezioni concernenti le discussioni su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza .
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Dopo la votazione sulle obiezioni relative al punto V «armi nucleari»
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="SV" NAME="Theorin">
Signor Presidente, vorrei soltanto manifestare il mio vivo rincrescimento per il fatto che la maggioranza di quest'Assemblea non abbia capito quanto fosse importante per il Parlamento europeo far sentire la propria voce prima che l'Assemblea generale dell'ONU decidesse a grande maggioranza di avviare i negoziati per l'abolizione delle armi nucleari.
Considero una vergogna che il Parlamento europeo non si sia dimostrato abbastanza maturo da dire che anche noi vogliamo far sentire la nostra voce.
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<CHAPTER ID=2>
Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 1996 e situazione in Serbia
<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sui lavori preparatori della riunione del Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 1996 a Dublino e sulla situazione in Serbia.
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<SPEAKER ID=15 NAME="Spring">
Signor Presidente, tra due giorni il Consiglio europeo si riunirà a Dublino per la seconda volta negli ultimi sei mesi.
Questi, naturalmente, sono stati i sei mesi della presidenza irlandese del Consiglio dei ministri, sei mesi pieni di attività e densi di eventi.
I ministri irlandesi che sono stati impegnati nel Consiglio dei ministri, tra i quali il sottoscritto, si sono dovuti occupare contemporaneamente anche delle loro responsabilità a livello nazionale.
Ed è proprio per queste ultime che questa mattina devo iniziare scusandomi con voi.
A causa di pressanti impegni governativi in Irlanda, tra i quali anche quello di dare un aiuto nei preparativi per il Consiglio europeo, devo purtroppo lasciare quest'Aula dopo il mio intervento di questa mattina.
Il mio collega, il ministro Gay Mitchell, rimarrà qui fino alla fine della discussione.
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Nel mio intervento di fronte a questo Parlamento lo scorso luglio ho illustrato le priorità della presidenza irlandese, tra le quali l'Unione economica e monetaria, l'occupazione, la Conferenza intergovernativa, la sicurezza interna e la gestione del portafoglio delle relazioni esterne dell'Unione.
Queste saranno le tematiche principali da discutere al Consiglio europeo.
Ma abbiamo anche un'altra priorità, vale a dire quella di essere efficaci ed efficienti nella nostra gestione degli affari dell'Unione.
Il test finale e più significativo di questa priorità avrà inizio alle 10 di venerdì quando prenderà il via il Consiglio europeo di Dublino.
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Lo slancio dell'avanzata verso la terza fase dell'UEM è stato mantenuto per tutta la durata della presidenza irlandese.
Il nostro obiettivo è di presentare sostanziali conclusioni al Consiglio europeo su tre questioni - il proposto patto di stabilità, il nuovo meccanismo del tasso di cambio e l'euro - e di far sì che questo risultato rafforzi ulteriormente la fiducia in un'inizio della terza fase dell'UEM entro i tempi stabiliti.
Vi è ora consenso sul fatto che gli Stati membri saranno obbligati a presentare programmi di stabilità o di conversione.
Gli Stati membri che parteciperanno all'UEM presenteranno dei programmi di stabilità il cui scopo è di fare in modo che gli Stati membri si mantengano entro i criteri di deficit di Maastricht nel corso di tutto il ciclo economico.
Gli Stati membri che saranno esclusi dall'UEM dovranno presentare dei programmi di conversione che contribuiranno a far sì che vi sia una maggiore convergenza dei risultati economici all'interno dell'UE e che l'andamento dei tassi di interesse non sconvolga lo sviluppo economico.
A questo riguardo sono stati registrati notevoli progressi, ma come voi sapete, non sono ancora stati definiti tutti i dettagli.
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I ministri di ECOFIN si riuniranno domani a Dublino per valutare nuovamente la possibilità di completare il pacchetto.
Il Consiglio ECOFIN riferisce che gli elementi fondamentali del nuovo meccanismo del tasso di cambio sono stati concordati, anche se per il completamento di questo processo si attende l'istituzione della Banca centrale europea nel 1998.
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Per quanto concerne la normativa per l'euro i progressi compiuti dalla presidenza sono in anticipo rispetto a quanto previsto nello scenario per il passaggio alla moneta unica concordato a Madrid.
Questo è importante in quanto la gente vuole essere rassicurata su questioni quali, ad esempio, la continuità dei contratti.
Il Consiglio europeo riuscirà a far registrare in pratica il completamento di questo lavoro, anche se per l'adozione dei regolamenti effettivi si dovrà attendere la creazione della Banca centrale europea nel 1998.
<P>
Tutti noi condividiamo l'interesse per la creazione di occupazione e questo interesse è stato riconosciuto nella priorità che le presidenze che si sono susseguite e le riunioni del Consiglio europeo hanno accordato a tale questione.
Viene ora riconosciuto che l'azione a livello di Unione deve fare da complemento a quella intrapresa a livello nazionale per affrontare i livelli inaccettabilmente alti di disoccupazione in tutti gli Stati membri.
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Il Consiglio europeo esaminerà i progressi compiuti nella strategia di Essen, il pacchetto di misure di ristrutturazione concepite allo scopo di aumentare la capacità di creazione di posti di lavoro dell'economia europea, sulla base di una relazione sull'occupazione realizzata congiuntamente dalle riunioni di ECOFIN e del Consiglio «Affari generali» e dalla Commissione.
<P>
Il Consiglio europeo avrà anche l'opportunità di considerare gli sviluppi del patto di fiducia sull'occupazione che è stato proposto dal Presidente Santer.
Come voi tutti ben sapete, alcuni elementi del patto, soprattutto quelli che comportano un'ingente spesa aggiuntiva, non hanno incontrato molti favori alla luce dell'attuale necessità di restrizione fiscale.
Alcuni elementi sono stati tuttavia sviluppati e saranno questi che noi esamineremo durante il Consiglio europeo.
<P>
Una delle principali priorità della presidenza irlandese è stata quella di presiedere la Conferenza intergovernativa.
A Firenze il Consiglio europeo ha detto di prevedere di segnare decisivi passi in avanti verso il completamento della Conferenza intergovernativa entro la metà del 1997 alla sua riunione di Dublino questo mese.
A questo scopo, esso ha richiesto alla presidenza di elaborare la bozza di un progetto di revisione dei trattati.
Abbiamo organizzato il lavoro della Conferenza con lo scopo di adempiere a questo ambizioso mandato.
La Conferenza si è riunita mensilmente a livello ministeriale e il lavoro dei ministri degli esteri è stato preparato da un gruppo di loro rappresentanti che si sono riuniti quasi settimanalmente dallo scorso agosto.
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Vorrei cogliere questa opportunità per esprimere nuovamente la mia riconoscenza per il continuo contributo che il Parlamento europeo fornisce al lavoro della Conferenza.
La bozza di progetto di trattato, che è stata elaborata sotto la responsabilità della presidenza, riflette tale contributo e le ambizioni per l'Europa che il Parlamento europeo sta cercando di far valere per influire sui negoziati.
La bozza di trattato verrà presentata al Consiglio europeo a Dublino questa settimana.
Tale bozza riflette, in maniera equilibrata, le discussioni che hanno avuto luogo alla Conferenza, nonché la necessità di mantenere un adeguato livello di ambizione in relazione agli obiettivi fissati dal Consiglio europeo.
<P>
Si potrebbe dire che la bozza presentata dalla presidenza affronta cinque principali sfide.
Prima, lo sviluppo di un'Unione nella quale i diritti fondamentali delle persone siano pienamente rispettati e nella quale si possa vivere senza il timore di minacce alla propria sicurezza personale.
A questo riguardo abbiamo proposto, molto significativamente, il rafforzamento dei mezzi a disposizione dell'Unione nella lotta contro la criminalità internazionale, compresi il terrorismo, il traffico di droga e i reati contro i bambini.
Abbiamo anche proposto l'introduzione di metodi comunitari, se del caso, nei settori della libertà di circolazione, dell'asilo e dell'immigrazione e abbiamo suggerito il primo gennaio 2001 come scadenza generale per il completamento della creazione di un'area di libertà, sicurezza e giustizia nella quale verrebbe garantita la libera circolazione delle persone.
<P>
Quanto al rispetto dei diritti fondamentali, abbiamo proposto dei testi che riaffermerebbero che l'Unione è fondata sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e sullo stato di diritto.
Abbiamo avanzato delle proposte che consentirebbero al Consiglio di prendere delle iniziative volte a vietare qualsiasi forma di discriminazione basata su sesso, razza, età e minorazioni fisiche.
Abbiamo anche proposto di rafforzare il trattato significativamente allo scopo di garantire il rispetto del principio di uguaglianza tra uomini e donne ed abbiamo suggerito l'inclusione nel trattato di un linguaggio neutro, vale a dire privo di qualsiasi connotazione sessista.
<P>
Seconda, disposizioni del trattato significativamente rafforzate riguardo a diverse questioni, tra le quali l'occupazione, l'ambiente, la tutela dei consumatori, la trasparenza e la sussidiarietà, che toccano i cittadini nella loro vita quotidiana e influiscono sul loro modo di percepire l'Unione e le sue istituzioni.
<P>
Terza, lo sviluppo di una politica esterna per l'Unione coerente ed efficace in tutti i suoi aspetti: la politica estera e di sicurezza comune, compresa la dimensione della sicurezza e della difesa, e rafforzamento della capacità dell'Unione di agire nelle relazioni economiche esterne.
Quarta, la promozione di istituzioni efficaci ed efficienti che siano manifestamente democratiche e saldamente radicate nell'accettazione dell'opinione pubblica.
Abbiamo proposto uno snellimento della procedura di codecisione e che il Parlamento venga posto su un piano di parità nell'ambito di tale procedura.
Abbiamo sostenuto l'estensione della procedura di codecisione riferendoci a criteri accettati proposti dalla Commissione e dallo stesso Parlamento.
Quinta, considerazione del modo in cui il trattato dovrebbe essere modificato per consentire lo sviluppo di quella che ora viene definita come flessibilità o maggiore cooperazione, che è sicuramente uno dei temi più importanti alla Conferenza.
<P>
In quasi tutti i casi le nostre proposte sono sotto forma di bozze di testi di trattato, le eccezioni essendo costituite da quei settori riguardo ai quali abbiamo accettato l'opinione generale secondo la quale per il momento sarebbe preferibile non proporre dei testi di trattato.
In tali casi abbiamo sottolineato l'importanza delle problematiche e le abbiamo affrontate in maniera approfondita definendo anche delle opzioni in vista dell'ulteriore lavoro della Conferenza.
<P>
La bozza di progetto di trattato è un documento della presidenza.
Alle delegazioni non si chiede di aderirvi in tutti i suoi aspetti.
Secondo la presidenza tale bozza rappresenta una buona base per un ulteriore lavoro in vista dell'ottenimento di un consenso finale sotto la presidenza olandese al Consiglio europeo di Amsterdam su un trattato che metterebbe l'Unione in condizione di affrontare le sfide che la attendono e di rispondere alle aspirazioni dei cittadini.
Siamo molto incoraggiati dalla reazione positiva del Parlamento al nostro documento e alle sue ambizioni per l'Europa.
<P>
La sicurezza dei cittadini e, in particolare, la sicurezza personale è una questione di vitale importanza, cosa di cui ci siamo resi conto con orrore quando ci sono stati stati resi noti i terribili fatti verificatisi in Belgio.
Talvolta devono accadere cose indicibili per indurre ad intraprendere rapidamente un'azione e come presidenza abbiamo deciso di predisporre delle misure che consentiranno un'efficace cooperazione tra gli Stati membri ed una maggiore cooperazione internazionale per prevenire la tratta di esseri umani e che saranno di aiuto nella lotta alla violenza contro i bambini.
I ministri della giustizia e degli affari interni sono passati immediatamente all'azione ed è stato rapidamente raggiunto un accordo su una serie di azioni congiunte volte a potenziare la cooperazione tra le forze di polizia e di giustizia nella lotta contro la pedofilia organizzata e la tratta di donne a scopo di sfruttamento sessuale.
<P>
La presidenza irlandese ha posto un forte accento sulla lotta contro il traffico di droga e la tossicodipendenza.
Il Consiglio europeo riuscirà a riportare notevoli progressi per quanto concerne il programma di azione in tema di droga, comprese misure per proteggere i confini esterni dal traffico di droga e l'adozione del programma comunitario contro la tossicodipendenza.
La presidenza ha anche cercato di promuovere un senso di comunanza di intenti nella lotta contro la droga, sia all'interno dell'Unione europea, sia tra i partner internazionali.
Confido che il Consiglio europeo di Dublino fornirà una prova evidente di questa volontà comune.
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Esso discuterà anche dell'intensificazione della lotta contro la criminalità organizzata e cercherà di dare slancio alla cooperazione tra gli Stati membri in questa battaglia così vitale.
Prevedo pure che rivolgerà un appello affinché gli Stati membri ratifichino al più presto la Convenzione su Europol, al massimo entro la fine del 1997.
Inoltre, la sfida comune di combattere la criminalità organizzata internazionale, in particolare in relazione al traffico di droga e alla tratta di esseri umani, sarà al centro delle discussioni con i paesi associati dell'Europa centrale e orientale e Cipro alla loro riunione con il Consiglio europeo il 14 dicembre.
<P>
Ciascuna presidenza ha un ruolo particolare da svolgere nella gestione delle relazioni esterne dell'Unione.
Le sfide esterne e le responsabilità che l'Unione deve affrontare sono diventate sempre più complesse e ardue col passare del tempo e ciascuna presidenza è chiamata a rispondervi.
E' anche il ruolo più difficile da pianificare.
Anche se sono molte le questioni che sono state oggetto di azione in questo settore sotto la nostra presidenza, tre questioni particolari saranno al centro della discussione al Consiglio europeo ed è di queste che ora intendo occuparmi.
<P>
La riunione straordinaria del Consiglio europeo a Dublino il 5 ottobre ha discusso come il Consiglio europeo avrebbe potuto accrescere il suo ruolo nel processo di pace ed il suo sostegno a suo favore in un momento di accresciuta tensione in Medio Oriente.
Nel frattempo, l'Unione ha considerevolmente intensificato i suoi sforzi al riguardo.
Mi sono recato direttamente nella regione dopo la riunione di ottobre a Dublino e dal 10 al 12 novembre ha avuto luogo una visita della troika.
L'Ambasciatore Moratinos è stato nominato inviato speciale dell'Unione nella regione con un ampio mandato di impegno con le parti. L'Ambasciatore ha ora assunto il suo incarico.
La presidenza ha anche ospitato il presidente Arafat e il primo ministro Netanyahu per discutere sui progressi compiuti nel processo di pace.
Questa settimana a Dublino i capi di Stato e di governo avranno l'opportunità di esaminare gli ultimi sviluppi nella regione e di mantenere un chiaro slancio per un ruolo concreto e costruttivo per l'Unione nella ricerca della pace in Medio Oriente.
<P>
Durante l'attuale presidenza la comunità internazionale si è trovata di fronte ad un'altra crisi nella regione dei Grandi Laghi, questa volta nell'est dello Zaire.
Il conseguente ritorno di centinaia di migliaia di profughi ruandesi nella loro madrepatria ha comportato un radicale cambiamento del carattere della crisi e dei parametri per lo spiegamento delle forze di assistenza umanitaria con un adeguato sostegno militare, secondo quanto previsto dalla risoluzione 1080 del 15 novembre del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
L'Unione ha reagito a tutte le fasi della crisi in piena collaborazione con l'ONU, l'OUA, i leader regionali e altri membri della comunità internazionale.
Mentre noi parliamo, la situazione continua ad evolversi.
La forza multinazionale temporanea a scopo umanitario sancita dalla risoluzione dell'ONU con il Canada come nazione guida attualmente sta allestendo il suo quartiere generale a Kampala in Uganda.
Un piano di spiegamento flessibile e graduale è stato elaborato e concordato dai paesi partecipanti.
Nell'ambito di questo piano il ruolo della forza multinazionale si evolverà per adeguarsi al mutare delle circostanze nell'est dello Zaire e il suo spiegamento procederà per gradi nel contesto dell'obiettivo generale di favorire la fornitura di aiuti umanitari e il rimpatrio ordinato e volontario di profughi e sfollati.
Tale forza opera in stretto contatto con le agenzie umanitarie internazionali sotto la direzione del coordinatore umanitario dell'ONU per far sì che essa possa fare pienamente la sua parte nell'assistere tali agenzie e il loro operato nell'est dello Zaire.
<P>
La sfida cruciale rimane quella di assicurare la fornitura di materiale sanitario nel modo migliore e più efficace possibile a coloro che continuano ad averne necessità nell'est dello Zaire e di favorire il rimpatrio ordinato e volontario di profughi e sfollati.
Alla luce del rapido evolversi della situazione, è giusto che i mezzi con i quali tali aiuti vengono forniti vengano valutati volta per volta.
L'Unione europea cercherà di svolgere pienamente il suo ruolo nei compiti umanitari che ci attendono, in particolare attraverso ECHO.
A questo proposito, vorrei rammentare l'azione congiunta concernente il contributo che l'UE potrebbe dare agli sforzi compiuti dalle Nazioni Unite per risolvere la crisi nella regione e la decisione del Consiglio che richiede all'UEO di elaborare e di attuare aspetti di tale azione congiunta.
<P>
Altre ardue sfide ci attendono nella regione dei Grandi Laghi e tra queste il reinserimento di centinaia di migliaia di profughi che fanno ritorno in Ruanda, la ricostruzione e la promozione della riconciliazione in tale paese, la prosecuzione del processo di transizione democratica nello Zaire, lo sviluppo del processo di pace in Burundi e la ricostruzione di tali aree, Tanzania compresa, che da due anni ospitano un grandissimo numero di profughi.
<P>
L'Unione europea farà la sua parte nell'affrontare queste ardue sfide.
A questo riguardo, accolgo di buon grado l'iniziativa della Commissione che si è impegnata ad elaborare un piano di azione strategico globale per gli aiuti dell'UE alla regione dei Grandi Laghi che riguarda una vasta gamma di settori.
Accolgo di buon grado e lodo anche i continui sforzi del nostro inviato speciale nella regione dei Grandi Laghi, il signor Ajelle, che sta svolgendo un ruolo importante per conto dell'Unione nella regione, in particolare per quanto concerne l'espressione del sostegno dell'Unione agli sforzi compiuti dalla stessa regione per risolvere i suoi problemi.
<P>
E' ampiamente riconosciuto nel contesto della regione dei Grandi Laghi che una risposta umanitaria da sola non rappresenta una soluzione ai suoi problemi, ma è necessario un approccio globale di ampia portata.
Ecco perché, unitamente agli sforzi compiuti per soddisfare le esigenze umanitarie più immediate, l'Unione sostiene la convocazione in tempi brevi di una conferenza internazionale sotto l'egida congiunta delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione per l'unità africana che, nell'ambito di un approccio globale, può affrontare le cause che stanno alla radice della crisi.
Questo è il giusto approccio per garantire una duratura soluzione ai problemi che da troppo tempo affliggono la regione dei Grandi Laghi.
<P>
Il Consiglio europeo di Dublino avrà luogo esattamente un anno dopo la firma a Parigi dell'accordo di pace per la Bosnia e l'Erzegovina.
E' opportuno, in occasione di questo significativo anniversario, che i capi di Stato e di governo facciano il punto della situazione per quanto riguarda il processo di pace.
Sono stati registrati notevoli progressi verso l'attuazione del processo di pace anche se rimangono difficili sfide.
La recente riunione a Londra della conferenza per l'attuazione della pace ha definito un dettagliato programma d'azione volto, in particolare, ad accelerare il processo di attuazione in aree dove i progressi sono stati lenti.
Il Consiglio europeo considererà l'ulteriore contributo che può dare a tale processo.
Vi sarà anche l'opportunità di discutere gli sviluppi in altri paesi della regione, in particolare la preoccupante situazione nella Repubblica federale di Jugoslavia.
<P>
La dinamica delle relazioni dell'Unione con i paesi dell'Europa centrale e orientale che hanno fatto richiesta di adesione e Cipro è stata mantenuta e rafforzata negli ultimi mesi, sia a livello multilaterale, sia a livello bilaterale.
La riunione del Consiglio europeo di Dublino offrirà una valida opportunità di valutare i progressi compiuti riguardo ai lavori preparatori per l'ampliamento della Commissione in corso di svolgimento.
<P>
Mentre parliamo, prosegue a Singapore la prima la conferenza ministeriale dell'OMC.
Tale riunione è una significativa pietra miliare sulla strada verso una maggiore globalizzazione degli scambi commerciali e noi attribuiamo importanza ad un suo esito positivo.
Desidero anche citare che il 16 dicembre a Washington avrà luogo un Vertice UE-USA.
Si prevede che tale riunione valuti i progressi compiuti nell'attuazione delle maggiori priorità contemplate dal piano d'azione UE-USA e lo sviluppo generale delle relazioni UE-USA.
Quando sono intervenuto dinanzi a quest'Assemblea lo scorso luglio ho detto che la presidenza irlandese coincide con un periodo di grandi sfide per l'Unione europea, sfide continue.
Il Consiglio europeo di Dublino di venerdì e sabato sarà il primo passo verso una risposta a tali sfide.
<P>
Infine, desidero cogliere questa opportunità per ringraziare il Parlamento europeo per il suo impegno costruttivo con la presidenza irlandese del Consiglio dei ministri nel corso della sua durata in carica.
E' giusto dire che entrambe le nostre maggiori istituzioni, il Consiglio e il Parlamento, sono impegnate nello stesso processo.
Il nostro scopo, secondo quanto previsto dal trattato, è quello di garantire un'unione sempre maggiore dei popoli europei.
Con il nostro costruttivo impegno congiunto favoriamo il raggiungimento di questo obiettivo.
Rendo omaggio in particolare a lei, signor Presidente.
Lei ha fatto sì che la nostra attività venisse condotta in maniera molto costruttiva.
<P>
In precedenza ho detto che, nel contesto delle discussioni dei ministri degli esteri al Consiglio europeo di Dublino, prevedevo uno scambio di vedute sulla preoccupante situazione in Serbia, nella Repubblica federale di Jugoslavia.
Sono al corrente della richiesta del Parlamento di una dichiarazione a questo proposito e in risposta a tale richiesta posso riferire che, a nome dell'Unione, la presidenza ha rilasciato tre dichiarazioni sulla situazione in quella regione, l'ultima delle quali il 4 dicembre, esprimendo la nostra preoccupazione riguardo all'annullamento antidemocratico dei risultati di alcune elezioni locali da parte delle autorità, deplorando l'azione delle autorità che hanno messo a tacere le emittenti radiotelevisive indipendenti, chiedendo che la Serbia rispetti il diritto della gente di protestare pacificamente e invitandola alla moderazione.
Il 6 dicembre il Consiglio «Affari generali», alla luce degli sviluppi in quel paese, ha deciso di rimandare l'estensione del regime di importazioni autonomo alla Repubblica federale di Jugoslavia.
Il Consiglio crede fermamente che la Repubblica federale di Jugoslavia debba alla fine prendere posto nella comunità internazionale delle nazioni per la stabilità e la prosperità nella regione, ma non potrà farlo se non rispetterà le norme fondamentali della democrazia e i diritti umani.
<P>
Vorrei ribadire ancora una volta oggi che, secondo l'opinione del Consiglio, l'atteggiamento della Repubblica federale di Jugoslavia verso le questioni del rispetto dei diritti umani e dei diritti delle minoranze e l'osservanza delle norme democratiche sarà il fattore chiave nel determinare le future relazioni dell'Unione con tale paese.
<P>
(Vivi applausi)
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Santer">
<SPEAKER ID=17 NAME="Presidente">
La ringrazio, Presidente Santer.
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Possiamo dare inizio alla discussione.
Il primo intervento è della onorevole Green a nome del gruppo PSE.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, se mai qualcuno ha dubitato che un piccolo Stato membro dell'Unione europea potesse fornire una prestazione di ottimo livello, la presidenza irlandese ha dissipato qualsiasi dubbio.
Il governo irlandese ha compiuto quella che molti pensavano fosse un'impresa impossibile: ha presentato un progetto di trattato in tempo per il secondo vertice di Dublino di questo fine settimna.
Il governo irlandese è riuscito a preparare non solo una bozza di documento, ma un documento lucido, convincente e che tiene conto chiaramente della necessità di far valere le ragioni di una maggiore integrazione europea con un linguaggio e uno stile che sono accessibili e significativi per i popoli dell'Unione europea.
Il mio gruppo si congratula con la presidenza irlandese per i suoi sforzi molto rilevanti.
<P>
Questo Parlamento deve ora dedicare un po' di tempo all'esame e all'analisi delle 140 pagine che costituiscono i progetti di proposta, che verranno presentati formalmente ai nostri capi di governo venerdì, tenendo conto, ovviamente, dell'esito di tale riunione.
Voglio che sia ben chiaro che qualsiasi risposta che il mio gruppo darà oggi deve essere vista come un'immediata risposta politica a tale documento e lo dico fermo restando l'approfondito lavoro critico che seguirà nelle prossime settimane.
<P>
Dopo aver accolto di buon grado la pubblicazione del progetto, se mi è consentito vorrei sollecitare le presidenze che seguiranno a mantenere la forma molto allettante nella quale si presenta.
La presidenza irlandese ha chiaramente imparato la lezione della débâcle del dibattito pubblico sul Trattato di Maastricht.
Ciascuna proposta di modifica del Trattato è accompagnata da una motivazione scritta sotto forma di introduzione e, soprattutto, è scritta in un linguaggio semplice e di facile comprensione.
Non vi è più traccia dell'approccio rigido, ampolloso e legalistico di Maastricht.
I socialisti accolgono di buon grado e plaudono a questo fatto, che contribuirà inevitabilmente ad una comprensione da parte dell'opinione pubblica dei motivi per cui le modifiche sono necessarie e vengono proposte.
<P>
Il mio gruppo vuole anche dire che accoglie favorevolmente gli elementi positivi contenuti nel progetto di proposta.
Richiamiamo l'attenzione, in particolar modo, sull'inclusione di un capitolo sull'occupazione il cui scopo è di dare, nel trattato europeo, alla questione della creazione di posti di lavoro la stessa priorità politica che il Trattato di Maastricht ha attribuito all'UEM e alla moneta unica.
Naturalmente, vogliamo che questa attribuzione sia realmente incisiva e che non siano solo pie parole di cui francamente ne abbiamo già avute abbastanza.
Ma siamo incoraggiati dal fatto che il concetto di un capitolo separato sull'occupazione sia stato chiaramente formulato e goda di un sostegno a stragrande maggioranza.
<P>
Noi accogliamo favorevolmente, in particolar modo, la definizione molto ampia di non discriminazione, che è come noi la vogliamo ed anche una forte dichiarazione di intenti dell'Unione europea che non tollererà coloro che propugnano la politica dell'odio.
Questo Parlamento ha guidato la campagna contro il riemergere del razzismo e dell'antisemitismo.
Sarebbe un potentissimo primo segnale positivo per la riforma del trattato se il secondo vertice di Dublino riuscisse a raggiungere subito un accordo su questa nuova attribuzione, volta a dimostrare che la nostra Europa rispetta i cittadini o i residenti siano essi bianchi o neri, cristiani, ebrei o musulmani.
Abbiamo imparato le lezioni della nostra storia e crediamo che tutte le persone rispettabili in Europa condividano questo nostro desiderio di tolleranza.
<P>
Signor Presidente in carica, sono sicura che lei si aspetta che noi in quest'Aula esprimiamo un parere equilibrato sui progetti di proposta e io non la deluderò.
Nell'esprimere non poche critiche per quanto non contenuto nel progetto, voglio chiarire che con questo non intendo denigrare la notevole impresa di averlo effettivamente realizzato.
E' con un certo rammarico che riconosciamo che, nonostante tutte le energie che vi sono state dedicate, il progetto di trattato nelle sue lacune dimostra le difficoltà cui si trova di fronte l'Unione.
<P>
Innanzitutto, il mio gruppo si rammarica sinceramente che non vi sia alcun accenno alle riforme istituzionali, così necessarie per far funzionare l'Unione con più efficacia ed efficenza.
Cosa ha reso necessaria questa CIG?
Non è il presuntuoso desiderio di coinvolgere ciascun paese in un altro tortuoso dibattito su dove l'Europa sta andando, non è la pedissequa devozione ad un incauto slancio verso l'Eurofederalismo, come gli euroscettici vorrebbero indurci a credere, ma piuttosto l'imperativo assoluto di ampliare l'Unione e farvi entrare i paesi dell'Europa centrale e orientale, Cipro e, in definitiva, i Paesi Baltici.
Non è nientemeno che ciò che fondamentalmente sta alla base della vita di milioni di persone, vale a dire la pace e la stabilità nel nostro continente.
Se le nostre intenzioni sono serie, allora dobbiamo fare in modo che l'Unione sia pronta per l'ampliamento, il che significa far sì che le procedure istituzionali che regolano il processo decisionale nell'Unione vengano snellite e predisposte per un'Unione più ampia nell'immediato futuro.
<P>
Il fatto che il Consiglio non riesca a dimostrare il benché minimo consenso su tale questione nove mesi dopo l'apertura della CIG è causa di grande preoccupazione.
<P>
Riguardo alle questioni di importanza pratica per i nostri cittadini non vi è altro che uno scarso accenno: l'ambiente, i servizi pubblici, il reale sviluppo della cittadinanza europea ed una maggiore trasparenza ed apertura.
Abbiamo il sospetto che l'ambiguità di cui soffrono attualmente il secondo e terzo pilastro in termini di responsabilità democratica verrà accentuata e non ridotta dalle proposte contenute nel progetto.
Non solo nel progetto non viene ulteriormente esteso il diritto di controllo democratico, che viene esercitato dai parlamenti eletti in tutto il mondo, ma la logica del testo sembrerebbe essere quella di indebolire i diritti di bilancio del Parlamento sul secondo pilastro su una politica estera e di difesa comune e, con le proposte di un regime ibrido sul terzo pilastro sugli affari interni e di giustizia, esso rende il processo decisionale più complicato invece di chiarirlo e di semplificarlo.
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Speriamo che a Dublino i nostri governi possano incontrarsi e ricercare un alto livello di ambizione per l'Unione europea e per il suo futuro.
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<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signor Presidente, »Die Politik ist keine exakte Wissenschaft» .
Vi prego di perdonare il mio accento tedesco, ma non oserei citare Bismark in inglese.
Se la politica fosse una scienza esatta, gli Stati Uniti d'Europa esisterebbero già come logica conclusione degli obiettivi dei padri fondatori dell'Unione europea, offrendo sicurezza e prosperità ai suoi cittadini ed esercitando un'influenza benevola ma potente sulla scena mondiale.
Purtroppo, però, la politica non è esatta e oggi siamo qui a discutere di una misura che è pratica più che ideale.
<P>
Le proposte avanzate dalla presidenza irlandese sotto il titolo «Bozza di un progetto di revisione dei trattati» sono la quintessenza delle opinioni e dei pareri raccolti in una miriade di discussioni, dibattiti e seminari a livello politico e ufficiale con accademici, ONG e partner sociali, un processo che ha avuto inizio sotto la presidenza italiana ed ha acquistato slancio negli ultimi sei mesi.
Il documento dovrebbe quindi meritare il nostro consenso se riflette esattamente tali opinioni.
Teoricamente, nessuno dovrebbe opporvisi, ma ho il sospetto che vi siano notevoli disparità in certi settori, soprattutto nell'ambito del terzo pilastro.
Il consenso potrebbe quindi rivelarsi difficile da raggiungere.
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Il principio del consenso, tuttavia, non dovrebbe mai voler dire che ci si deve sottomettere ed io elogio la presidenza per avere premuto affinché venissero compiuti reali progressi in settori quali lo status del Trattato per quanto concerne la lotta a favore dell'occupazione e della crescita, la lotta contro il traffico di droga, con un ampliamento delle competenze e dei poteri di Europol, misure per combattere la criminalità, l'ampliamento della PESC, la semplificazione del processo decisionale e la trasparenza, i diritti fondamentali, l'ambiente sostenibile e la libera circolazione.
<P>
La massima priorità - la piaga della disoccupazione - è anche la nostra massima priorità.
Il Consiglio europeo deve affrontare nuovamente tale questione a Dublino.
Intere comunità nei nostri paesi vengono distrutte a causa della diffusa disoccupazione.
E' necessaria una risposta generosa.
Credo che Dublino dovrebbe fornirci una dichiarazione generale e separata della strategia del Consiglio europeo di intensificazione della lotta per la crescita e l'occupazione.
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I politici possono essere schematicamente suddivisi in pragmatisti e idealisti.
I primi sono coloro che sanno ciò che si può ottenere e devono sopportare la frustrazione quando questo è inferiore a quello che loro vorrebbero.
La presidenza irlandese e i membri del governo generalmente si trovano in questa categoria.
<P>
Non ho dubbi che la presidenza irlandese sa molto bene che il suo documento è debole in una maniera che definirei imbarazzante sulla vexata questio del veto e della votazione a maggioranza qualificata.
So che essa condivide pienamente le opinioni di questo Parlamento, ma considera il suo documento come un riconoscimento realistico o pragmatico di ciò che per ora è politicamente ottenibile.
<P>
Decidere quando discutere di un argomento delicato - quando farne un caso - è sempre un compito delicato per il politico pragmatico, ma per i politici che possono concedersi il lusso di essere idealisti - e molti in questo Parlamento appartengono a questa categoria - non vi sono tali inibizioni.
Il nostro compito è sempre quello di perseguire gli obiettivi irraggiungibili, trascinando per quanto possibile i nostri colleghi pragmatici con noi verso questo obiettivo.
Ecco perché dobbiamo chiedere che venga posto fine al veto che costituisce un ostacolo sul nostro cammino verso l'Unione.
Se non verrà eliminato il nostro grande movimento si fermerà perché ciascuno Stato membro può dire: fin qui e non oltre.
Se ciò accadrà l'Europa subirà una forte crisi col rischio di disgregarsi mentre gli Stati membri perseguiranno le loro aspirazioni individuali non avendo più un obiettivo comune.
<P>
Ci stiamo avvicinando - ammesso che non vi siamo già arrivati - ad una linea di demarcazione della storia dell'Unione.
Coloro che non credono nell'Unione federale prevista dai Padri fondatori devono valutare se hanno il diritto di fermare questo movimento e di farlo fallire o se devono invece andarsene.
E' un peccato forse che questo progetto della presidenza irlandese non ponga tale questione perché è necessario affrontarla e, direi, meglio prima che poi.
Credo quindi, come il Parlamento europeo, che il veto dovrebbe essere eliminato, e lo si dovrebbe fare al più presto.
<P>
Si deve porre fine anche al deficit democratico.
Vogliamo che venga estesa la codecisione e un terzo pilastro più democratico e più efficace.
<P>
Sono anche favorevole all'uso della votazione a maggioranza qualificata per il raggiungimento dell'obiettivo di un'efficace politica estera e di sicurezza comune e all'inclusione dell'UEO nel terzo pilastro europeo.
Lasciatemi citare a coloro che direbbero che questo è un approccio irragionevole - e vi saranno alcuni che lo faranno - le sagge parole di un connazionale irlandese, George Bernard Shaw: »L'uomo ragionevole si adatta al mondo: l'uomo irragionevole persiste nel cercare di adattare il mondo a sé stesso.
Qualsiasi progresso dipende quindi dall'uomo irragionevole».
Vorrei poter credere che questo Parlamento è fermamente dalla parte dell'uomo irragionevole.
<P>
Consentitemi di concludere ringraziando calorosamente la presidenza irlandese per le gentili parole indirizzate ai gruppi di questo Parlamento e al Parlamento stesso e per aver tenuto conto delle preoccupazioni di quest'Assemblea.
Porgo alla presidenza i miei migliori auguri di riuscita a Dublino e nei suoi giorni conclusivi.
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="FR" NAME="Pasty">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel momento in cui sta per aprirsi il vertice di Dublino la situazione dell'Europa è alquanto paradossale.
Da una parte l'Unione europea, l'Europa dei Quindici, continua ad esercitare un forte potere d'attrazione sui popoli europei che non ne fanno ancora parte e che aspirano ad aderirvi.
Onorevoli colleghi, non è altamente simbolico che i manifestanti pacifici e silenziosi che sfilano in massa, al freddo e sotto la neve di Belgrado, per far rispettare i valori della democrazia, che sono la ragione d'essere della nostra Unione, agitino la bandiera con le dodici stelle d'oro?
Sapremo comprendere il loro appello e rispondere con generosità?
<P>
I popoli europei che sono membri dell'Unione sono invece assillati da dubbi.
Mentre il flagello della disoccupazione non smette di estendersi, aggravando le fratture sociali che minacciano le nostre società, mentre gli atti terroristici continuano ad insanguinare le nostre città in Francia, in Spagna, in Irlanda del Nord, mentre i trafficanti di droga, le reti di pedofili, la criminalità organizzata non cessano, per mancanza di un sufficiente coordinamento degli apparati giudiziari e di polizia, di tessere le loro tele mortali, i cittadini dell'Europa dei Quindici incominciano a dubitare della stessa fedeltà dell'Unione.
<P>
L'Europa attraversa una sorta di crisi di stanchezza e minaccia di perdersi in dibattiti troppo tecnici, come quelli relativi alle migliori parità dei cambi tra la futura moneta unica e le sue componenti, o il dibattito, ancora più ermetico, riguardante il futuro patto di stabilità monetaria.
<P>
I nostri concittadini sono stanchi di questi diverbi tra esperti, subodorano che servano in verità da alibi al rifiuto di guardare in faccia la realtà, in particolare a respingere quella solidarietà senza la quale qualsiasi unione non è altro che falsa apparenza.
I nostri concittadini si aspettano dai Capi di Stato e di governo, che stanno per riunirsi a Dublino, che semplicemente ridiano vitalità all'Unione.
<P>
È più che mai necessario riaffermare i grandi obiettivi, vale a dire maggiore prosperità, più posti di lavoro, maggiore sicurezza, maggiore attenzione alla tutela dell'ambiente ed ai valori della libertà e della democrazia che sono alla base della nostra società.
<P>
Il Consiglio europeo, secondo l'invito della lettera comune di Kohl e Chirac, deve fornire i mezzi necessari alla realizzazione di questi obiettivi e impegnarsi, come ha saputo fare in passato, quando sono stati tracciati gli orientamenti per il mercato unico e l'Unione economica e monetaria, ma anche per il rafforzamento della coesione, senza la quale non esiste unione.
<P>
In fondo, ciò che ci attendiamo dai Capi di Stato e di governo che costituiscono il Consiglio europeo, istituzione detentrice della maggiore legittimità democratica in Europa, è che traccino gli orientamenti per un'Europa democratica, generosa e prospera, garante della sicurezza interna e della pace nel mondo, che rifletta l'immagine che di lei hanno i popoli che aspirano ad aderirvi.
Questi popoli sono stati troppo a lungo privati di ciò che rappresenta oggi il fondamento del nostro patto e dei nostri valori: proprio per questo motivo dobbiamo preservare e rafforzare l'acquis comunitario per potere, un domani, meglio condividerlo con loro.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="FR" NAME="Spaak">
Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, signor Ministro, la presidenza irlandese, è riuscita in una bella impresa - e ce ne dobbiamo rallegrare profondamente - redigendo un testo tanto più corretto in quanto traduce una situazione insoddisfacente.
<P>
I progressi sono rari e l'esame dei punti importanti è rinviato al futuro.
Vorrei evocare la questione degli obiettivi della politica estera e di sicurezza comune e della cooperazione rafforzata.
Come si può sperare nell'adesione dei cittadini europei senza ricordare loro che la Conferenza intergovernativa serve a redigere un trattato che deve essere la base giuridica di un obiettivo da raggiungere?
L'obiettivo del trattato di Roma era di assicurare la pace grazie ad una comunità economica che raggruppasse i vincitori ed i vinti di ieri.
L'Atto unico consolidava le istituzioni ed organizzava il mercato unico.
Il trattato di Maastricht, nonostante le sue debolezze, prevedeva le tappe e l'avvio della moneta unica e richiedeva, nel suo articolo che fa riferimento all'articolo B, di mantenere integralmente l'acquis comunitario e di svilupparlo.
<P>
Mi chiedo se i ministri dei quindici Stati membri non potrebbero trovare finalmente un consenso per ribadire che la costruzione europea è ad un bivio importante della sua storia; che si dimostrerà degna delle speranze che ancora suscita nell'opinione pubblica, organizzando una società giusta, solidale e democratica; che è in nome di questi principi che deve aprirsi ai paesi che hanno fatto richiesta di adesione; che gli strumenti necessari per realizzare questo grande disegno sono istituzioni efficaci e democratiche.
<P>
È certo che non vi sarà politica estera e di sicurezza comune senza un ammorbidimento sufficiente della regola dell'unanimità, vale a dire la soppressione del veto.
Se non si realizzerà questa condizione continueremo ad essere i contribuenti più generosi, lasciando ad altri i benefici politici delle nostre azioni.
Quale sarà, in queste circostanze, la missione di visibilità di un signore o di una signora PESC?
<P>
La cooperazione rafforzata, come ricorda il suo testo, signor Ministro, è una delle questioni più importanti della conferenza.
Il Parlamento europeo, nella sua maggioranza, condivide questa opinione.
È importante, per altro, chiarirne le condizioni, pena il sorgere di ambiguità.
Queste condizioni sono - e gliele cito - il mantenimento della coerenza interna ed esterna dell'azione dell'Unione, la salvaguardia dell'intero acquis comunitario, il rispetto degli obiettivi dell'Unione e la sua apertura, alle stesse condizioni, a tutti gli Stati membri che esprimano la loro volontà in questo senso.
<P>
Aggiungo una condizione: la sua attuazione non potrà essere sottoposta all'unanimità.
Mi resta giusto il tempo, signor Ministro, di ringraziarla ancora per la qualità della sua presidenza, nonostante le difficoltà incontrate, e di augurarle buona fortuna per l'azione che certo non mancherà di portare avanti ancora in futuro.
<P>
<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="ES" NAME="Puerta">
Signor Presidente, il nostro gruppo, costituito da deputati scarsamente pragmatici, esprime la propria profonda preoccupazione in previsione dell'imminente Consiglio europeo di Dublino.
Riconosciamo l'impegno e il buon operato della Presidenza irlandese nel corso del semestre, ma siamo rimasti delusi dall'estensione del documento sulla revisione del Trattato che verrà presentato al Vertice.
<P>
Sicuramente esso contiene proposte innovative e positive, quali l'incremento della collaborazione giudiziaria e, nel settore dell'ordine pubblico, la lotta contro il razzismo e la discriminazione, l'introduzione nelle politiche comunitarie di nuovi requisiti per la tutela dell'ambiente e la maggiore trasparenza dell'attività legislativa del Consiglio.
<P>
Tuttavia vi sono numerose lacune e dimenticanze.
La proposta non prevede l'obiettivo della piena occupazione e non fa riferimento ai mezzi necessari per l'applicazione di politiche comuni volte alla creazione di posti di lavoro.
Non menziona nemmeno la tutela dei servizi pubblici e, con nostra sorpresa, non propone di introdurre nel Trattato il protocollo sulla politica sociale. Inoltre rimanda all'anno 2001 il consolidamento del diritto alla libera circolazione delle persone senza accennare all'auspicabile adesione dell'Unione alla Convenzione europea per i diritti umani e le libertà fondamentali.
Cerca di progredire nel settore della difesa e dell'integrazione militare senza attuare un concomitante progresso nell'ambito della politica estera.
<P>
Visto quanto sopra, l'aspetto più preoccupante è il blocco in materia istituzionale con il pericolo che le decisioni siano prese all'ultimo momento, senza garanzie di trasparenza e senza che i cittadini ne siano informati in precedenza.
L'opinione pubblica europea ha reagito negativamente a tale situazione, che non migliora certo con il decisionismo congiunto del Presidente della Repubblica francese e del Cancelliere tedesco.
Le loro proposte lasciano trasparire l'immagine di un nucleo duro ed egemonico, capace di imporre decisioni piuttosto che di promuovere lo sviluppo della Conferenza intergovernativa.
<P>
Per quanto riguarda gli altri punti dell'agenda di Dublino, il nostro gruppo appoggia la lotta contro la criminalità e il traffico di stupefacenti, ma respinge con fermezza l'adozione del «Patto di stabilità», che va ben oltre le attuali esigenze dell'Unione economica e monetaria, e il sistema originato da eventuali sanzioni nei confronti degli Stati membri.
Infatti sicuramente aggraverebbero la situazione economica e sociale dei paesi che hanno già serie difficoltà.
<P>
Critichiamo anche la riconferma del modello e delle scadenze della moneta unica e chiediamo al Consiglio europeo di aprire un dibattito pubblico e un contraddittorio fra le diverse posizioni nonchè un dialogo su tale modello e le sue conseguenze, soprattutto in materia di occupazione.
Lo stesso onorevole Santer ci parlava delle condizioni disastrose dell'occupazione.
Potremmo definire le politiche sull'occupazione con il vecchio motto: »di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale».
Per il momento ci troviamo nella fase della sconfitta.
<P>
Signor Presidente, questi dibattiti non possono continuare a svolgersi a livello elitario fra le presidenze delle Banche centrali o attraverso le opinioni espresse sulla stampa da ex Capi di governo o ex Presidenti della Commissione.
E' assolutamente indispensabile definire le condizioni necessarie per l'informazione capillare dei cittadini e la loro partecipazione al sistema istituzionale.
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="DE" NAME="Roth">
Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, siamo in Avvento, il periodo in cui vengono scritte le lettere a Gesù Bambino. È il momento giusto per immaginarsi la seguente scena: è la sera di Natale, sotto l'albero c'è un grosso pacco, è molto bello a vedersi e suscita grosse aspettative.
È così grande che dentro possono starci tutti i nostri desideri.
Cominciamo a disfarlo, a togliere la carta, uno strato dopo l'altro. Nello scatolone c'è un altro scatolone, continuiamo a scartare sempre più disperati, finché ci rendiamo conto che lo scatolone è vuoto, che dentro non c'è niente.
Sono solo strati e strati di carta.
Sarebbe un incubo per qualsiasi bambino e un simile incubo è ciò che sta accadendo con la revisione del trattato di Maastricht.
<P>
Leggendo le proposte del Consiglio sulla riunione di Dublino mi sento come quel bambino di cui ho narrato.
Questi programmi, questi progetti non esaudiscono i nostri desideri.
Nella nostra lettera noi chiedevamo: maggior trasparenza, maggior democrazia, maggiori diritti per il Parlamento europeo, ed invece cosa è successo?
L'esatto contrario, in quanto dai documenti di Dublino non emerge maggior trasparenza, bensì minor trasparenza, perché il Consiglio vuole continuare a regnare ancora più incontrastato di prima dall'alto del proprio sapere occulto e della propria volontà di dominio assoluto.
Tali documenti non contengono maggiore democrazia, bensì minore democrazia, perché riducono i diritti dei cittadini ad esprimere desideri, perché parlano, sì, di lotta alle discriminazioni, ma accrescono le gerarchie tra le persone, perché per loro la sicurezza non è mai certezza del diritto, altrimenti come potrebbe venir rinviata al prossimo millennio la libera circolazione ed essere conferiti all'Europol poteri operativi non sottoposti a controllo?
Non accrescono i diritti del Parlamento, bensì li diminuiscono, perché si aggrava in maniera eclatante il divario tra la parte relativa al mercato interno e il secondo e il terzo pilastro, perché nella proposta in relazione alla politica estera non viene menzionato una sola volta il Parlamento, mentre si cita molto spesso l'UEO e perché nella politica estera e in quella interna si vorrebbero sottrarre al Parlamento i diritti in materia di bilancio.
Le proposte non contengono più Europa, bensì meno Europa.
Il pacco non è semplicemente vuoto, bensì - cosa ancora più grave - contiene una serie di sventure.
Di questo non ha colpa la Presidenza irlandese.
Auguro a tutti un felice Natale e, se possibile, un anno nuovo migliore!
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="FR" NAME="Saint-Pierre">
Signor Presidente, onorevoli deputati, per prima cosa vorrei ringraziare la presidenza irlandese per aver dato seguito, in tempi molto ragionevoli, al mandato che le è stato conferito in occasione del Consiglio europeo informale del 5 ottobre, e per aver elaborato un documento leggibile, ben articolato e che fa il punto del negoziato.
Colgo inoltre l'occasione per insorgere contro il cinismo con il quale hanno reagito eminenti rappresentanti di alcuni governi, e non dei meno importanti, che hanno vigorosamente criticato il documento della presidenza irlandese quando condividono la responsabilità della deprecabile situazione nella quale si trova la CIG.
<P>
Detto questo, il documento lascia molto a desiderare, anche se la presidenza irlandese avanza proposte coraggiose in materia di occupazione e di ambiente e osa addirittura proporre la soppressione della terza lettura nella procedura di codecisione, il che equivale a porre il Parlamento europeo su un piano di parità con il Consiglio. Ottima iniziativa.
Sul piano istituzionale, innanzitutto, è il blocco totale, il che è di cattivo auspicio per la preparazione dell'ampliamento. Nessuna proposta concreta né sull'estensione della votazione a maggioranza, né sull'estensione della procedura di codecisione.
Lo stesso vale per quanto riguarda la composizione della Commissione e l'equilibrio dei voti in seno al Consiglio.
Non stiamo forse andando incontro alla catastrofe se il grande pacchetto istituzionale che deve permettere all'Unione di decidere efficacemente e di funzionare dopo il prossimo ampliamento viene rinviato alla fine dei negoziati con tutti i rischi che un grande mercanteggiamento finale dell'ultimo minuto può comportare?
<P>
E poi c'è la PESC, la nostra povera PESC.
Gli Stati membri credono sinceramente che l'Unione acquisterà credibilità facendo di un funzionario, per quanto alto sia il suo grado, il centro della politica estera dell'Unione europea?
Le proposte miranti a rafforzare lo status del Segretario generale del Consiglio sono in modo quanto mai evidente inaccettabili, a meno che non si voglia che in materia di rappresentanza esterna l'Unione venga trattata allo stesso modo dai nostri partner e che i nostri commissari e membri della troika siano accolti alla stessa stregua di un funzionario.
<P>
E' peraltro accettabile che venga introdotta una nuova modalità di veto legata a ragioni di politiche nazionali in campi nei quali la maggioranza è già possibile?
E' evidente che le proposte in materia di politica estera sono in netta regressione.
Ciò è in contrasto con l'evidente volontà politica di procedere concretamente nel campo della difesa, volontà che noi apprezziamo.
Ma consentitemi di interrogarmi sulle implicazioni che un rapido sviluppo dell'integrazione in materia militare e di difesa avrebbe senza che vengano compiuti contemporaneamente progressi in materia di politica estera.
<P>
In conclusione, signor Presidente, sono personalmente soddisfatto di constatare - e su questo punto sono d'accordo con il Presidente Santer - che la questione della cooperazione rafforzata si trovi d'ora in poi al centro della discussione della Conferenza, il che non era il caso quando il mio gruppo aveva iniziato a portare avanti una battaglia in questo senso, già in occasione della relazione Martin Bourlanges.
Resto dell'idea che la possibilità di una cooperazione rafforzata dovrà quindi essere aperta in modo permanente, essendo compatibile con gli obiettivi dell'Unione e rispettando l'acquis comunitario e il quadro istituzionale unico.
<P>
Signor Presidente, onorevoli deputati, i sei mesi di presidenza irlandese che si concluderanno con il vertice di Amsterdam saranno di importanza capitale per l'Unione.
Spetta ai nostri governi decidere di dotare l'Unione di istituzioni capaci di far funzionare una comunità ampliata o, al contrario, condannare l'Europa alla paralisi.
Ed è al Parlamento che spetta l'onore di ricordarlo alla presidenza e ai governi.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="FR" NAME="Martinez">
Signor Presidente, non vi parlerò del problema della disoccupazione al quale, immagino, sono imputabili alcune vostre notti insonni.
Non vi parlerò neppure della CIG, né dell'ampliamento verso l'Est, né della necessità del veto - essendo personalmente convinto del contrario -, né del diritto di secessione.
Ciò di cui vi parlerò è, quindi, il patto di rigidità di bilancio.
<P>
Tale patto prevede dei meccanismi miranti a imporre sanzioni in caso di cattiva gestione di bilancio.
Uno Stato come la Francia potrà così trovarsi a dover pagare una sanzione di 30 miliardi di franchi, somma che gli permetterebbe, ad esempio, di aumentare lo stipendio di tutti i suoi insegnanti di 30.000 franchi.
Non mi soffermerò sulla questione della fondatezza di tale meccanismo. Mi limiterò a constatare che per cinquant'anni anche voi avete praticato con successo i deficit keynesiani.
Ci si domanda allora perché cambiare.
Una cosa è certa: con questo patto di rigidità di bilancio voi curate la nevrosi tedesca.
La Germania, che ha conosciuto la Repubblica di Weimar, ha paura dell'inflazione.
Ma non è certo perché in una famiglia la nonna soffre di diabete che si devono privare di zucchero tutti i bambini. Non si può somministrare a tutti la medicina che serve a curare la malattia del singolo.
<P>
Con questo patto di rigidità di bilancio, grazie al quale voi volete creare una moneta unica, una politica di bilancio unica, arriveremo ad una situazione in cui non si potranno compensare le differenze di livello economico tra gli Stati né con interventi a livello di bilancio, né con interventi a livello monetario.
Non resterà altro quindi, a parte la disoccupazione, se non interventi a livello fiscale, il che porterà gli Stati a praticare delle defiscalizzazioni competitive alle quali, peraltro, fa già ricorso il Lussemburgo, in materia di redditi immobiliari.
E questo è ciò che la Germania si appresta a fare, abolendo l'imposta sul capitale e riducendo il tasso marginale di imposta sul reddito.
<P>
Ve l'ho detto e ve lo ripeto, allineatevi alla Germania.
Esiste una sentenza della Corte di Karlsruhe del giugno 1995 che si basa sulla libertà d'azione del contribuente per determinare se tale o tal'altra imposta è troppo elevata.
Inserite la moneta unica, inserite il bilancio unico, inserite nel vostro trattato di Maastricht rimaneggiato un tetto massimo delle imposizioni obbligatorie, come la Corte di Karlsruhe sta per fare per la Germania.
In tal modo, almeno, la CIG sarà servita a qualcosa.
<P>
<SPEAKER ID=26 NAME="Presidente">
Ho ricevuto quattordici proposte di risoluzione presentate sulla base dell'articolo 37, paragrafo 2 del Regolamento: sette proposte di risoluzione sul Consiglio europeo e altre sette proposte di risoluzione sulla situazione politica in Serbia .
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="EL" NAME="Roubatis">
Signor Presidente, i cittadini europei reagiscono con sorpresa al fatto di veder frustrate molte delle loro speranze.
Molti degli interrogativi sorti con il Trattato di Maastricht non hanno mai trovato risposta e, in questo modo, siamo giunti alla crisi di fiducia del cittadino verso la stessa costruzione europea.
Tale diffidenza, se non verrà instaurato un nuovo clima, condurrà a problemi più generali che metteranno a repentaglio i progetti di coloro che diedero vita all'esperimento inedito, oggi noto come Unione europea.
A Firenze, la Presidenza irlandese ha ricevuto il mandato di presentare alla Conferenza intergovernativa una prima bozza di Trattato.
Va sottolineato sin dall'inizio che gli irlandesi hanno saputo fare riscontro al mandato con efficienza e che tutto il Parlamento deve congratularsi con loro senza riserve.
Tenuto conto del modo e delle condizioni in cui essi hanno operato, è naturale che vi siano imperfezioni o motivi di dissenso.
Ma siamo ancora in pieno svolgimento della Conferenza intergovernativa e molta strada ci separa dal Vertice di Amsterdam.
Affinché la Conferenza intergovernativa sia coronata da successo, è essenziale che il nuovo Trattato raccolga l'assenso del cittadino europeo.
Che vengano dissipati i dubbi creati dal Trattato di Maastricht. Che trovino risposta le aspettative e i timori dei popoli d'Europa.
Essi desiderano l'approfondimento e lo sviluppo dell'Unione.
Occorre un modello che poggi sui principi della democrazia, della parità tra tutti e tra tutti i paesi, grandi e piccoli, che combatta la disoccupazione, l'esclusione sociale, il razzismo e la xenofobia.
Un'Europa senza discriminazioni, il cui sviluppo non conosca velocità diverse, sarà un'Europa rispettosa del cittadino europeo.
Occorre garantire una più salda legittimazione del quadro istituzionale dell'Unione.
Obiettivi come la riqualificazione del Parlamento europeo e il rafforzamento del suo ruolo in più campi dell'attività comunitaria assicureranno un intervento più incisivo del cittadino negli eventi.
<P>
Occorre comunque vigilare affinché il costo, qualunque esso sia, delle modifiche istituzionali non venga scaricato solo sui paesi più piccoli.
Prima di concludere, vorrei parlare del graduale sviluppo dell'identità europea in materia di difesa e sicurezza.
La salvaguardia dell'integrità territoriale e la difesa della frontiera esterna daranno impulso alla PESC e comporteranno l'approfondimento della cooperazione in questo settore.
Ma non è possibile avanzare tutti insieme se alcuni cittadini europei hanno l'impressione che, in caso di pericolo, l'Unione li abbandonerà al loro destino.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="DE" NAME="Brok">
Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, vorrei ringraziare il Presidente Santer e il Presidente in carica del Consiglio per i loro interventi, ma anche per il lavoro svolto per giungere a questa fase della Conferenza intergovernativa.
Se vogliamo essere equi nel valutare il documento irlandese non dobbiamo pretendere di trovarvi già esposte le conclusioni. Esso riflette in modo intelligente il contenuto dei negoziati svoltisi precedentemente e debbo dire che in alcuni punti di particolare interesse per il Parlamento europeo va addirittura un pò oltre il risultato prospettato finora dai negoziati.
Trovo in special modo importanti le affermazioni della Presidenza irlandese in relazione alla procedura di codecisione del Parlamento europeo.
Nel documento si afferma inequivocabilmente che in futuro ci saranno soltanto tre procedure decisionali e che per la legislazione ordinaria la procedura di codecisione rappresenterà la regola generale.
<P>
È evidente che rimangono ancora da chiarire nell'ambito dei negoziati successivi questioni riguardanti la definizione e i limiti delle procedure, ma in merito alla questione più rilevante per il Parlamento europeo si è creata una base che permetterà di proseguire i negoziati in modo positivo durante il periodo di Presidenza olandese.
È stata affrontata anche la necessità di estendere il voto a maggioranza qualificata.
Mi rallegra in particolare il fatto che nelle lettere del Presidente Chirac e del Cancelliere Kohl si menzioni come regola generale da adottare in seno al Consiglio il voto a maggioranza qualificata, al quale si potranno ammettere determinate eccezioni, purché la regola rimanga quella del voto di maggioranza.
<P>
Se consideriamo questi punti come elementi cruciali per il raggiungimento di una maggiore democrazia, trasparenza e capacità d'azione, in vista di un futuro ampliamento, allora credo che il loro abbinamento ci dia la possibilità di fare dei passi avanti in questo settore durante la Conferenza intergovernativa.
Tuttavia come Parlamento abbiamo il dovere di dire che esiste una serie di punti dei quali non possiamo in alcun modo essere soddisfatti.
Giudico l'intero settore della politica estera e di sicurezza comune ancora del tutto carente ed anche il ruolo della procedura decisionale; l'astensione costruttiva è solo un alibi e non elimina la possibilità di blocco da parte di un paese ostruzionista.
Sorge poi la questione dei doppi meccanismi di voto: le questioni di politica generale vengono deliberate all'unanimità, la loro attuazione con voto di maggioranza.
Tutto questo era già previsto dal trattato di Maastricht e non ha funzionato.
Ciò significa che nell'ambito delle procedure decisionali e della politica estera e di sicurezza comune dobbiamo studiare altre soluzioni rispetto a quelle che emergono dai documenti e dai negoziati svoltisi in precedenza.
<P>
Dobbiamo però aggiungere che non sarebbe accettabile per il Parlamento se nuovi settori che vengono trasferiti, per fortuna, dal terzo al primo pilastro non potessero essere trattati dalle istituzioni in tutto e per tutto alla stregua dei settori tradizionali del primo pilastro.
Per questo motivo dobbiamo rifiutare la creazione di un pilastro 1B, o comunque si chiami, ed esigere su tale questione la piena collaborazione della Commissione, del Parlamento e della Corte di giustizia europea affinché sia garantito il controllo democratico e dello stato di diritto.
<P>
È inconcepibile che fino ad oggi non si siano fatti progressi in materia di procedure di bilancio.
Il Parlamento europeo eletto direttamente dai cittadini non ha voce in capitolo per quanto concerne il 50 % del bilancio.
Se si arriverà al punto di definire contro ogni logica i settori del secondo e del terzo pilastro come spese obbligatorie, per togliere al Parlamento possibilità di decisione, se non addirittura negargliele a priori, allora dovrò far presente agli Stati membri a questo riguardo che a giudizio del Parlamento una Conferenza intergovernativa che termina con un tale esito non può considerarsi conclusa in modo soddisfacente.
<P>
Nel campo dell'occupazione, del commercio estero, della politica integrata in materia di ambiente e di tutela dei consumatori la Presidenza irlandese ha presentato ottime proposte.
Dovremmo insistere affinché al Vertice di Dublino venga conferito alla Presidenza olandese un mandato in materia di semplificazione dei trattati.
La Presidenza irlandese ha fornito una buona base strutturale per i successivi negoziati. Di questo vorrei ringraziarla personalmente.
Vorrei ringraziare Noel Dorr per aver condotto in modo eccellente, sia dal punto di vista professionale che da quello umano, il gruppo degli incaricati.
Mi auguro che si possa proseguire il lavoro su questa base, in modo da ricavarne il meglio per l'Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="EN" NAME="Collins, Gerard">
Signor Presidente, per prima cosa vorrei ringraziare il Presidente in carica e il Presidente della Commissione per i loro interventi odierni in questa sede.
Desidero esprimere i miei più sinceri ringraziamenti alla presidenza per la bozza di documento per la CIG, documento che ritengo ottimo e che costituirà una solida e valida base per continuare le discussioni nell'ambito della CIG e concluderle ad Amsterdam.
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Il vertice di Dublino di questo fine settimana deve occuparsi delle questioni fondamentali cui si trova di fronte attualmente l'Unione e fissare gli orientamenti per il 1997 per il lavoro che le istituzioni dovranno svolgere su tali questioni.
Innanzitutto, il vertice deve riaffermare l'impegno a introdurre una moneta unica nel 1999 e i vantaggi che questa moneta porterà alla maggior parte dei cittadini europei.
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Quest'anno ha visto una notevole avanzata degli oppositori della moneta unica che sono riusciti a destare serie preoccupazioni riguardo ai suoi effetti nell'animo di molti.
I capi di Stato e di governo devono per prima cosa dissipare i timori che sono stati suscitati e a questo proposito sono benvenuti gli sforzi volti a sviluppare un patto di stabilità.
Spero che un patto di questo genere possa rassicurare coloro che sono preoccupati degli effetti di una moneta unica sul loro lavoro, sulla loro attività e sui loro risparmi.
I leader europei devono riconoscere che è assolutamente ragionevole che la gente sia preoccupata per il possibile impatto che l'abolizione della moneta che sono soliti utilizzare e la sua sostituzione con uno sconosciuto e non ancora esistente euro potrà avere sulla loro situazione personale.
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Queste preoccupazioni devono essere affrontate nella loro globalità nel 1997 perché non vi sarà alcuna moneta unica se non vi sarà il sostegno popolare in tutti quei paesi i cui governi ora aspirano ad entrare a far parte della zona dell'euro fin dal primo momento.
I governi devono tenere a mente il messaggio della discussione sulla ratifica del Trattato di Maastricht, vale a dire che è l'opinione pubblica, attraverso le urne, ad avere l'ultima parola riguardo al ritmo e all'estensione dell'integrazione europea in tutti i settori politici, ivi compresa la politica monetaria.
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Gli elettori in quasi tutti i paesi europei sono sempre più preoccupati per la loro sicurezza personale e gran parte dei crimini di cui abbiamo notizia sono associati, giustamente a mio parere, all'uso di droghe illegali.
Il commercio di queste droghe ha un carattere multinazionale, come lo è il riciclaggio delle ingenti somme di denaro implicate in tale commercio, eppure la risposta dell'organizzazione internazionale che si trova nella posizione migliore per affrontare questo problema, l'Unione europea, viene vista come praticamente inesistente.
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Il Trattato di Maastricht prevedeva la creazione di Europol come un'agenzia di raccolta di informazioni riservate sul commercio di droghe illegali.
Quest'agenzia deve essere dotata delle risorse necessarie per svolgere questo compito.
La CIG sta avanzando delle proposte per l'eliminazione dei controlli alle frontiere interne dell'Unione.
Se si vuole che ciò avvenga, lo si deve unire ad un impegno ad aumentare le risorse disponibili per difendere le frontiere esterne dalle attività dei trafficanti di droga.
L'Unione deve orientare le sue attività verso iniziative di questo genere se vuole rispondere a quelle che sono le esigenze e le preoccupazioni dei suoi cittadini.
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La creazione di un mercato unico in Europa ha contribuito in larga misura a rimuovere le restrizioni sulla libera circolazione di capitali, beni e servizi nell'Unione.
Per quanto riguarda la libera circolazione delle persone, tuttavia, sono stati fatti pochi o nessun progresso reale finora nel rimuovere le restrizioni in vigore alle frontiere.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="FR" NAME="Herzog">
Signor Presidente, onorevoli deputati, il ministro Hervé de Charrette ha parlato della mediocrità del progetto irlandese.
Credo che il ministro farebbe bene a guardare in casa propria: il documento franco-tedesco, da parte sua, non brilla per la sua ambizione.
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In particolare, chiunque può constatare la totale assenza di una risposta alle aspettative della società, segnatamente per quanto riguarda l'occupazione e la coesione sociale.
Le dichiarazioni dello Stato francese sul modello sociale europeo e sulla difesa del servizio pubblico suonano così come delle spacconate.
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In effetti, la presidenza irlandese ha fatto quello che ha potuto nel quadro di un mandato impossibile.
La Conferenza intergovernativa non riesce a trovare un senso perché non esamina obiettivi sociali, non esamina gli obiettivi che costituirebbero un'ambizione per l'Europa nel mondo.
E questa Conferenza non ha alcun senso perché i governi si arroccano sulla loro posizione di potere, si aggrappano saldamente al loro privilegio di potere e intendono continuare a gestire l'Europa senza i cittadini.
In queste condizioni, le riforme istituzionali si riducono a semplici modifiche delle procedure e a ricomposizioni delle prerogative di potere.
<P>
Ritrovare i cittadini vuol dire rispondere ai problemi dell'occupazione, della sicurezza, della solidarietà.
Abbiamo un capitolo sull'occupazione insignificante. Avremmo bisogno di politiche di sviluppo duraturo e di un potere economico comune nell'Unione europea.
Per quanto concerne la sicurezza, essa deve essere comunitarizzata ed io approvo ciò che dice il testo irlandese a questo proposito.
Ma perché questa comunitarizzazione sia veramente efficace, dobbiamo privilegiare i diritti fondamentali, civili e sociali in questo spazio in cui vige la libertà di circolazione.
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Infine, la coesione: l'Unione monetaria del cosiddetto «nocciolo duro» divide i popoli europei.
Le cooperazioni rafforzate rischiano di essere collocate nella stessa ottica.
Noi vogliamo la Spagna e l'Italia nella comunità dell'Unione monetaria e le cooperazioni rafforzate devono essere le cooperazioni di coloro che vogliono proseguire sulla via del progresso della società e della civiltà senza essere ostacolati dai seguaci della concorrenza più aggressiva e del disprezzo della solidarietà.
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="DE" NAME="Cohn-Bendit">
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="EN" NAME="Ewing">
Signor Presidente, in questo che è il mio ventunesimo anno come deputato del Parlamento europeo avverto una forte disposizione all'ottimismo.
E' una cosa alquanto nuova e credo la si debba in gran parte alla presidenza irlandese.
Se mai qualcuno ha incarnato la filosofia del «piccolo è bello», questo qualcuno non può che essere la presidenza irlandese.
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Ci troviamo di fronte alla più forte economia europea con un enorme tasso di crescita, per cui mi sembra alquanto appropriato, dal momento che siamo impegnati nella discussione sull'UEM, che sia stata l'Irlanda a guidarci per sei mesi.
Nel Regno Unito, il paese al quale a malincuore appartengo, vi è un atteggiamento spaventosamente negativo, atteggiamento che sta crescendo, è pericoloso e di solito non si basa su valide ragioni.
Riguardo all'UEM i pessimisti parlano di perdita di posti di lavoro senza neppure spiegare quali posti di lavoro andranno persi.
Io dico che i posti di lavoro aumenteranno.
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Ci congratuliamo con il signor Spring per i suoi sforzi nel campo della politica estera, per aver posto l'occupazione nel Trattato e per la straordinaria schiettezza di questo documento che è tale da far sì che tutta l'Europa sappia dove stiamo andando.
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<SPEAKER ID=33 NAME="Amadeo">
Signor Presidente, dopo ben quattro settimane di proteste popolari, di marce, di sit-in , di scioperi studenteschi ed operai, dopo ben quattro settimane di mobilitazione e di proteste di un intero paese che ha visto le sue piazze e le sue strade stracolme di gente di tutte le condizioni e di tutte le età, sembra che un fantasma aleggi e volteggi su tutta la Serbia: il fantasma del comunismo che sembra definitivamente sparito, stando alle cronache giornalistiche e televisive che abbiamo il piacere e il dispiacere di leggere ed ascoltare, perlomeno in Italia.
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Sembrerebbe che tali poderose proteste di massa siano originate solo dall'annullamento delle elezioni amministrative e che solo per ripristinare tali risultati la gente serba invada le strade.
Ed anche i nostri Ministri degli esteri, i capi di Stato e i leader dei partiti di centro e di sinistra nel riferirsi alla situazione serba utilizzano tutte le parole, tutti i termini, tutti i giri di frase, tutte le analogie pur di non pronunciare una parola, quella parola, un termine, quel termine, una definizione, quella definizione che renderebbe le cose più chiare ed evidenti a tutti.
Quella parolina che non riescono proprio a pronunciare, perché evidentemente la lingua si inceppa e la salivazione è insufficiente e difficile l'articolazione del muscolo facciale, mi permetto di svelarla io, e spero che non me ne vogliano tutti gli ipocriti e i bizantini di questo mondo: comunismo.
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Signori deputati europei, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, vogliamo dirlo o no che i serbi protestano contro il regime comunista, che desiderano ardentemente che il comunista Milosevic si tolga dai piedi, che auspicano che le più elementari libertà conculcate dal regime comunista possano divenire patrimonio di tutto il popolo serbo?
O forse ritenete inelegante infierire su un'ideologia sconfessata da quegli stessi processi storici che, secondo le utopie dello scientismo marxista, avrebbero dovuto uniformare e collettivizzare il mondo intero?
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Secondo noi di Alleanza Nazionale, sarebbe invece utile chiamare le cose con il loro nome e cognome, per evitare confusioni e fraintendimenti e per indicare alle giovani generazioni che il termine «libertà» è inconciliabile con l'ideologia comunista, per sua natura totalizzante e repressiva delle individualità non omologate e non omologabili.
Chiarito ciò, è importante che l'Unione europea invii un messaggio chiaro ed inequivocabile al regime comunista di Belgrado, altrettanto chiaro che quelli a suo tempo inviati al governo sudafricano dell'apartheid od al regime dittatoriale cileno: si interrompa qualsiasi rapporto commerciale, fino a quando i diritti sacrosanti dell'opposizione non siano riconosciuti e le fondamentali libertà democratiche non vengano ripristinate.
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<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="EN" NAME="Malone">
Signor Presidente, desidero ringraziare il Presidente Santer per il suo discorso qui oggi e anche i signori Mitchell e Spring.
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Ho avuto modo di vedere direttamente il valido ed efficace lavoro che la presidenza irlandese ha svolto e desidero unirmi agli altri oratori che si sono congratulati con la presidenza irlandese - giustamente - per l'intenso lavoro che è sfociato nel progetto di trattato che ora ci troviamo ad esaminare, un progetto che è stato ultimato in tempo.
Vi è molto di quanto in esso contenuto con cui mi trovo certamente d'accordo e so le difficoltà che i suoi autori hanno incontrato, soprattutto nell'affrontare la politica di ostruzionismo dell'attuale governo di uno Stato membro.
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Vi sono tuttavia alcune parti del documento che mi preoccupano.
Sono lieto di vedere l'inclusione di un capitolo sull'occupazione nel progetto, ma sono molto deluso dal fatto che il capitolo parla solo di un elevato livello di occupazione: non parla di piena occupazione e questo, a mio avviso, è molto significativo.
Il concetto di piena occupazione, di lavoro o di opportunità di lavoro per tutti coloro che vogliono lavorare dovrebbe restare al centro della politica europea.
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Nella sua ultima relazione sulle tendenze dell'occupazione a livello mondiale, l'Organizzazione internazionale del lavoro dice infatti che la piena occupazione è ancora un obiettivo raggiungibile, ragion per cui non capisco perché tale espressione non venga usata nel progetto di trattato.
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In Irlanda abbiamo potuto constatare i benefici derivanti dall'aderenza ai criteri di Maastricht per quanto concerne il nostro settore delle finanze pubbliche.
Una'analoga serie di criteri in materia di politica dell'occupazione non può che essere un bene per l'Irlanda e l'Europa.
Dobbiamo adoperarci per far sì che il capitolo sull'occupazione contenuto nel trattato sia realmente incisivo e porti effettivamente a dei risultati.
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Vorrei anche sapere - forse il ministro può aiutarci a questo proposito nelle conclusioni - perché alcuni governi sono così riluttanti ad intensificare la cooperazione europea nella lotta contro la criminalità organizzata e la droga.
Non si rendono conto che questa è una battaglia che possiamo vincere solo insieme?
Possiamo permetterci di aspettare e lasciare che la droga e la criminalità disgreghino il tessuto della società europea?
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Sono anche turbato dagli scarsi riferimenti in tutto il documento alla povertà e all'esclusione sociale.
Ho potuto trovare un solo accenno, a pagina 46 del Capitolo 5, all'esclusione sociale.
Riconosco che debba esserci, e c'è, un forte accento nel documento sulla sicurezza del cittadino, ma abbiamo bisogno anche di solide politiche sociali a livello europeo per alleviare le sofferenze della vita quotidiana di molti nostri cittadini.
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John Cushnahan ha parlato di Bismark.
Allora io posso citare un grande leader contemporaneo che ha detto: »Non dobbiamo essere duri solo con la criminalità, ma anche con le sue cause».
Speriamo quindi che nel progetto finale - che ora passa alla presidenza danese - il messaggio di Dublino sia, come il Presidente Santer ha detto che dovrebbe essere: la lotta contro la disoccupazione, le privazioni sociali e la povertà deve continuare e il trattato finale deve avere questa lotta come sua priorità.
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<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="DE" NAME="Pack">
Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, interverrò soltanto sul tema Serbia.
Gli altri miei colleghi hanno già detto tutto il resto.
Stiamo assistendo ad un fatto grave: un interlocutore ambito da tutti i governi occidentali si attribuisce senza alcuno scrupolo il diritto di annullare risultati elettorali che non gli piacciono.
Perfino i giudici in Serbia emanano le loro sentenze in base ai desideri del signor Milosevi.
Che la Serbia non sia uno stato di diritto, grazie a questa manipolazione, è chiaro adesso a chiunque.
L'imbavagliamento dei mass media, la diffamazione di chi dimostra pacificamente sono l'ulteriore prova della palese arbitrarietà del governo comunista.
La Serbia non può continuare a rimanere proprietà privata delle famiglie Milosevi e Markovi.
<P>
Il Consiglio, al contrario degli Stati Uniti, ha reagito in modo molto esitante.
Perché, nonostante la nostra bandiera sventolasse nelle dimostrazioni dell'opposizione, il Consiglio ha avuto paura di schierarsi a favore della democrazia e dei diritti fondamentali?
La Serbia paga adesso il prezzo per non aver dovuto adempiere - a differenza degli altri stati sorti in quell'area - agli accordi di Badinter del 1991 per ottenere il proprio riconoscimento.
La soluzione della questione del Kosovo avrebbe dovuto essere il presupposto di tale riconoscimento, nonché essere all'ordine del giorno anche in occasione della stipulazione degli accordi di Dayton.
Questi pericolosi peccati di omissione hanno conseguenze fatali.
Il gruppo dirigente jugoslavo non mostra la benché minima intenzione di introdurre riforme democratiche.
La gente di quel paese non si sente libera, si sente defraudata dei propri diritti fondamentali.
Durante la mia ultima visita a Belgrado, a giugno, mi sono sentito dire da molti serbi: voi vi preoccupate dei diritti degli albanesi del Kosovo.
Ebbene, fatelo pure.
Ma anche noi abbiamo bisogno di aiuto.
Chi ci aiuta ad affermare i nostri diritti?
I tre leader della coalizione dei partiti di opposizione Zajedno sono stati a Bruxelles su mio invito alla fine di ottobre, dove sono stati ricevuti dalla delegazione per le relazioni con l'Europa sudorientale.
<P>
Certo, le idee e le dichiarazioni espresse negli ultimi anni dai signori Draskovic e Djindji erano di stampo prettamente nazionalista ed espansionista nel loro riferimento alla grande Serbia.
Karadzic aveva potuto contare ancora sul loro sostegno quando Milosevi su pressione dell'Occidente lo aveva deposto.
Dall'altro lato la coalizione con l'unica vera forza democratica della Serbia, il partito di Vesnapesi, dà adito alla speranza che vi sia un'opposizione che vuole un progresso democratico.
Per questo ora spetta a noi e soprattutto ai partner occidentali condannare il comportamento antidemocratico di Milosevi ed esprimere solidarietà a coloro che stanno dimostrando pacificamente.
La coalizione dei partiti di opposizione è fragile, pertanto dare un appoggio esterno ai suoi obiettivi servirebbe a convincere la popolazione del fatto che un cambio di governo porterebbe senz'altro ad una maggiore democrazia.
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Ci aspettiamo dal governo serbo, nonché dall'opposizione, una veloce soluzione della questione del Kosovo, senza la quale non sarebbe possibile un processo di pace.
Anche il destino della nascente democrazia bosniaca dipende dall'affermazione dei diritti democratici a Belgrado.
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Invito il Consiglio a perseguire questi obiettivi di portata europea con maggiore energia e rigore e a dare finalmente un segno in tal senso nella riunione di Dublino.
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<SPEAKER ID=36 NAME="Azzolini">
Signor Presidente, il Consiglio europeo di Dublino si apre in un clima di grandi aspettative per il futuro dell'Unione europea.
<P>
Abbiamo appena ricevuto la bozza del progetto del Trattato sull'Unione europea, presentato dalla Presidenza irlandese, che già le Cancellerie nazionali si muovono per andare oltre e dare quella marcia in più, strettamente necessaria, per permettere di ottenere proprio dal Vertice di Dublino risultati concreti ed efficienti, funzionali alla causa della costruzione europea.
<P>
Concordiamo in effetti sulle conclusioni del Vertice franco-tedesco di lunedì scorso che, nella lettera comune, ha manifestato ancora una volta la volontà di imprimere un impulso decisivo ai lavori del Consiglio europeo.
<P>
Le materie sul tappeto sono tuttavia molte e fondamentali, ma desidero qui ricordare che occorre concentrarsi sulle riforme istituzionali e sulla sicurezza interna ed esterna.
Non solo: il Vertice deve dimostrare di essere capace di assumere finalmente quelle decisioni necessarie per dare un nuovo impulso alla creazione di condizioni sociali, politiche ed economiche atte ad avvicinare l'Unione ai suoi cittadini, per moltissimi dei quali dovrà essere risolta prioritariamente la grande piaga della disoccupazione.
<P>
Se è vero che l'ampliamento dell'integrazione debole non può né deve essere ostacolato, è altrettanto vero che, se si migliorerà sostanzialmente l'efficacia del processo decisionale, potremo presentare un'Unione più dinamica e coerente al suo funzionamento.
<P>
Sottolineiamo altresì la necessità di adottare al più presto le disposizioni legislative necessarie all'emissione dell'Euro e un regolamento che garantisca, all'interno dell'area della moneta unica, la convergenza economica e la stabilità monetaria, permettendo così all'Unione europea di avvalersi di una politica economica coerente e globale.
<P>
Signor Presidente, Dublino può e deve rappresentare la chiave di volta su cui costruire definitivamente l'architettura europea del XXI secolo.
E allora il grande disegno di fine secolo - la moneta unica e la cooperazione tra i popoli uniti, tanto care a Jean Monnet - potrà essere finalmente realizzato.
Perché ciò accada, è necessario che tutti noi ci diamo quella marcia in più, menzionata poc'anzi, che finalmente imprimerà all'Unione europea il suo consolidamento.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro">
Signor Presidente, perché Dublino se c'è già stata Norimberga?
Per farsi scattare la foto sorridente a 16, o a 17, se la presenza del Presidente del Parlamento vi fosse tollerata?
Perché una relazione della presidenza di una piccola istituzione, se c'è un documento di due presidenti grandissimi e determinanti?
Perché continuare con ministri, diplomazia, cooperazione, se il signor PESC può fare tutto il lavoro?
Perché garantire sigle, se la NATO sopravvive e cresce?
Perché attaccare le cause, se uno spazio giuridico comune e un'energica Europol vigilano sulle conseguenze?
Perché tante parole su quanto è nominativo, patto, stabilità, maggiore o minore flessibilità di criteri e sanzioni, se non si tace ciò che è reale, ciò che è sociale, ciò che è la disoccupazione, ciò che è la vita che non può essere contenuta in monete uniche e banche centrali?
Signor Presidente, perché spendere un minuto, se bastano 51 secondi per porre questioni per discutere e commentare la quali occorrerebbero delle ore?
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<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="EN" NAME="Ahern">
Signor Presidente, nel momento in cui viene presentato un progetto di trattato sulla CIG, dobbiamo scoprire ancora una volta che, contrariamente alle assicurazioni che abbiamo sentito questa mattina su cittadinanza e democrazia, è stata tralasciata una revisione del Trattato EURATOM?
Si tratta di uno dei trattati fondamentali dell'Unione, insieme al Trattato di Roma.
Il suo mancato aggiornamento e la sua mancata revisione, per tutelare le persone dagli effetti delle radiazioni invece di promuovere l'energia nucleare, sono un fatto singolare.
<P>
Questa mattina abbiamo sentito parlare gli ammiratori di Jean Monnet - anch'io sono una sua ammiratrice.
Il suo biografo ha detto che riguardo al Trattato EURATOM egli pensava che l'energia nucleare avesse un grande futuro e nessun passato, e nessuna delle due asserzioni era vera.
Sono state tuttavia presentate delle modifiche del Trattato EURATOM per questo processo e, riguardo alla CIG, la riunione del Consiglio di Dublino farà una dichiarazione sulla sicurezza nucleare in risposta alle diffuse preoccupazioni dell'opinione pubblica?
In particolare, sono state concordate delle modifiche al Trattato EURATOM che prevedono delle disposizioni in base alle quali sarebbe consentita una decisa valutazione della sicurezza degli impianti nucleari?
Il Trattato EURATOM non prevede la definizione o l'imposizione di norme di sicurezza relativamente al funzionamento degli impianti nucleari.
Sono state concordate delle disposizioni riguardo agli impianti nucleari che interessano il territorio di un altro Stato membro, in particolare in relazione all'effetto cumulativo dei rischi per la salute e l'ambiente delle popolazioni confinanti?
Intende il Consiglio dichiarare specificamente che i reattori nucleari esistenti che non sono rispondenti alle norme verranno chiusi?
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="DE" NAME="Lukas">
Signor Presidente, il tempo a mia disposizione non mi consente di congratularmi con la Presidenza irlandese, cosa che avrei fatto volentieri.
Gli sforzi intensi compiuti dagli Stati membri per adempiere ai criteri di Maastricht ci stanno portando ad un incremento massiccio della disoccupazione e ad un deterioramento degli standard sociali.
Tale situazione viene aggravata dal fatto che il livello di informazione dei cittadini in materia di introduzione dell'euro è del tutto insufficiente, perché la passata campagna divulgativa sull'adozione della moneta unica è stata condotta in modo marcatamente unilaterale.
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Le conseguenze sociali e a livello di politica occupazionale - non so se intenzionalmente o no - sono state taciute.
I massicci effetti dell'introduzione dell'euro in tutti i settori della vita dei cittadini europei esigono però che venga data la possibilità di codecisione alle popolazioni degli Stati membri.
In questo senso ci sembra indispensabile da un punto di vista politico-democratico consultare le popolazioni degli Stati membri mediante referendum in merito all'introduzione dell'unione monetaria.
Un'unione monetaria condotta contro la volontà delle popolazioni e dei cittadini sarebbe senz'altro condannata al fallimento!
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="NL" NAME="d'Ancona">
Signor Presidente, allorché alcune settimane fa il nostro Ministro degli esteri presentò i progetti della Presidenza olandese fummo molto delusi.
Con ogni rispetto per la sua modestia e realismo, la Presidenza olandese ci parve decisamente poco ambiziosa, ma dopo aver visto le premesse del Vertice di Dublino abbiamo più comprensione per la posizione olandese.
Logicamente, ciò che si riceve in eredità dal predecessore è determinante per quello che una presidenza può riuscire a fare in sei mesi, e ciò che ereditano i Paesi Bassi è ahimè piuttosto poco.
Non lo si può addebitare all'Irlanda, giacché le cose sono decise da tutti i governi insieme: è un giudizio maturato tenendo conto del quadro di riferimento del Parlamento europeo, rappresentato dalle relazioni Martin/Bourlanges e Dury/Maij-Weggen.
Alla luce di questi elementi non possiamo che constatare l'aprirsi di un divario fra la volontà del Parlamento e i risultati raggiunti, e in particolare - per non citare che qualche caso di rilievo - nei campi dell'occupazione e della politica sociale.
Non basta evidentemente declamare l'importanza di queste tematiche: si tratta, a lungo andare, di scegliere gli strumenti con cui concretizzare gli obiettivi riconosciuti importanti.
Il progetto dell'UME impone proprio un accresciuto impegno sul fronte dell'occupazione.
È un bilancio che crediamo sia inevitabile fare.
<P>
Quindi il terzo pilastro: la cooperazione nel campo della giustizia e degli affari interni, dove le cose non sono rimaste ferme.
Ma gli auspici del Parlamento, trasferimento di competenze alla Comunità, potere al Parlamento europeo, non sono evidentemente stati ascoltati.
Si prosegue lungo la via, da noi più volte definita non democratica, della cooperazione intergovernativa, praticamente una sorta di interpilastro che, come ha dichiarato l'onorevole Brok parlandone, pure noi troviamo inaccettabile, ma non soltanto in questo settore.
In generale, anche la riforma del processo decisionale da noi sollecitata avanza piuttosto a rilento, e ancora più lentamente cambia il ruolo che noi, il Parlamento europeo, dovremmo svolgere in tale processo decisionale.
Ciò non implica affatto la mancanza di apprezzamento per quanto ha raggiunto, con duro lavoro, la Presidenza irlandese.
È estremamente importante che nel nuovo Trattato figurino i diritti dell'uomo e la parità di trattamento: sarà necessario per il completamento dell'Europa dei cittadini.
Ed è nostro compito, signor Presidente, far sì che la Presidenza olandese tragga ispirazione dal lavoro compiuto e riduca il divario fra quelli che sono i nostri obiettivi e le realizzazioni del Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="DE" NAME="Stenzel">
Signori Presidenti, vorrei cominciare il mio intervento manifestando alla Presidenza irlandese del Vertice il mio grande rispetto e dichiarare che l'Austria, che assumerà la Presidenza nel secondo semestre del 1998, ha tutto da imparare dal modo in cui l'Irlanda ha svolto questo difficile compito.
Spero che anche noi saremo in grado di operare in maniera efficiente, così come ha saputo fare la Repubblica irlandese.
<P>
Gli obiettivi dell'Unione europea sono ambiziosi. Moneta unica, politica estera comune, casa comune con spazio per nuovi inquilini, possibilmente a prova di scasso, grazie alle procedure di consultazione e di codecisione degli inquilini stessi.
Quest'ultimo punto è estremamente urgente, in quanto l'Unione europea riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi solo se i cittadini, con l'ausilio del Parlamento europeo, ed anche i rispettivi Parlamenti nazionali verranno coinvolti nei processi decisionali, secondo il principio di sussidiarietà.
Io personalmente - nonché l'Austria nel suo complesso - mi pronuncio a favore dell'approvazione a Dublino di un protocollo da inserire nel trattato relativo all'attuazione del suddetto principio ed al rafforzamento del Comitato delle Regioni.
<P>
Sosteniamo inoltre qualsiasi sforzo che vada nella direzione di un rafforzamento della sicurezza interna ed esterna.
L'Austria per prima, dovendo proteggere il suo lungo tratto di frontiera esterna dell'UE, si rende conto dell'importanza dell'Europol e degli accordi di Schengen e chiede che si proceda di comune accordo nel campo della politica sull'immigrazione e sul diritto d'asilo.
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A nostro giudizio è essenziale che la PESC prenda forma e che venga ammesso il voto di maggioranza per le questioni non militari.
La mancanza di una politica estera e di sicurezza comune ha avuto effetti negativi soprattutto nei confronti della ex-Jugoslavia.
Per questo ritengo estremamente urgente che il Parlamento faccia sentire la propria voce al fine di rafforzare l'opposizione democratica in Serbia.
Sostengo quindi il tentativo austriaco di assumere un atteggiamento coerente su tale questione al Vertice di Dublino, poiché solo attraverso il consolidamento delle strutture democratiche nella ex-Jugoslavia si possono salvaguardare i fragili accordi di pace sottoscritti a Dayton.
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="NL" NAME="van Bladel">
Ringrazio i Presidenti del Consiglio e della Commissione.
Molto di ciò che è stato detto mi lascia soddisfatta, fra l'altro il Patto di fiducia.
Finalmente si farà qualcosa per la regione dei laghi e la Presidenza olandese sa come deve comportarsi con la questione della sovranità.
Mancano tuttavia misure concrete per la sicurezza e la lotta alla droga.
Se siamo d'accordo per ridurre la criminalità e il traffico della droga, dal Vertice di Dublino mi aspetto provvedimenti concreti.
Infine, recentemente i trasporti stradali in Europa sono stati paralizzati da azioni di protesta, in Francia, Danimarca e Grecia.
Cos'hanno intenzione di fare Commissione e Consiglio per garantire il principio della libera circolazione?
Il Vertice di Dublino dovrà dimostrare che l'Unione è attenta alle preoccupazioni quotidiane dei cittadini, e soprattutto appoggiare le rivendicazioni di democrazia serbe, come hanno implorato gli onorevoli Cohn Bendit e Pack.
Grazie, Presidente, per l'impegno mostrato dall'Irlanda: una buona base per un possibile trattato di Amsterdam.
<P>
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Signor Presidente, benché le tematiche istituzionali non siano ancora state trattate alla Conferenza intergovernativa, il progetto di nuovo trattato della Presidenza rivela l'intenzione di trasferire più poteri dai paesi membri all'Unione europea in campi di competenza veramente importanti.
Il progetto è tale da condurre a qualcosa di più che una polizia comune, una politica dei profughi e controlli di frontiera.
Non ci sarà una mera politica estera comune: l'obiettivo, una politica comune della difesa, è chiaramente delineato nella proposta.
La proposta cambia le condizioni di adesione rendendole inaccettabili, tanto che proposte così ardite possono essere adottate soltanto con referendum popolari.
<P>
Da un punto di vista ambientale la proposta è deludente: non presenta alcun progresso riguardo il diritto degli Stati membri di conservare e introdurre requisiti ambientali più severi per le merci.
<P>
L'articolo proposto sull'apertura è un timidissimo passo in avanti: non servirà a rendere pubbliche le riunioni del Consiglio, e ogni Istituzione potrà darsi le proprie regole sull'accesso ai documenti.
Inaccettabile.
<P>
In campo occupazionale il comitato proposto e le sue raccomandazioni avranno un peso insignificante rispetto alla granitica politica di convergenza responsabile dell'aggravarsi della disoccupazione europea.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, il trattato-quadro presentato a Dublino e, peraltro, la lettera comune francotedesca evitano di affrontare i veri problemi e non fanno altro che spingere sempre più la CIG lungo la strada del federalismo che non risolve nulla e che i cittadini non vogliono.
<P>
Anzitutto, questi testi evitano una volta di più di menzionare la geometria variabile eppure necessaria all'ampliamento, perché temono di rimettere in discussione l'unità istituzionale.
Evitano di menzionare la moneta unica, mentre la questione dei complementi istituzionali viene dibattuta tutti i santi giorni sulle pagine dei giornali.
E' vero che i testi affrontano le questioni della sicurezza e del terzo pilastro, ma con l'obiettivo, particolarmente perverso nelle attuali circostanze, della totale abolizione dei controlli alle frontiere interne.
<P>
Ma, soprattutto, questi testi, nelle loro diverse disposizioni, vorrebbero organizzare una vera e propria eutanasia dei parlamenti nazionali.
Eutanasia con l'estensione della maggioranza qualificata al Consiglio, che toglie qualsiasi potere ai parlamenti nazionali dei paesi minoritari.
Eutanasia con il trasferimento delle competenze intergovernative verso il primo pilastro, che ridurrà notevolmente i poteri dei parlamenti nazionali su temi molto delicati.
Eutanasia, infine, con la sottrazione di alcuni accordi commerciali alla ratifica dei parlamenti nazionali.
In cambio, non si offre loro nient'altro che ridicole briciole.
Suppongo che se ne ricorderanno nel momento in cui, signor Presidente del Consiglio, presenterete loro il trattato da ratificare.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="FR" NAME="Guigou">
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="NL" NAME="Martens">
Signor Presidente, nell'ambito del presente dibattito vorrei rivolgere una domanda precisa al Presidente della Commissione.
All'inizio di questa legislatura concordammo un codice di comportamento fra Parlamento e Commissione, essenziale per una buona cooperazione.
In questi giorni si è tenuta una consultazione fra il Presidente della Commissione e l'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo sul finanziamento del programma MEDA.
La proposta che vorrei fare è la seguente: rispetterà e applicherà la Commissione pienamente lo spirito e la lettera della risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 1996 sulla situazione politica turca?
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="De Giovanni">
Signor Presidente, ringraziamo caldamente la Presidenza irlandese per lo sforzo compiuto in una situazione assai difficile.
<P>
Molte cose positive sono state già dette, ma dobbiamo dire con franchezza che il risultato complessivo oggi sul tavolo non è ancora soddisfacente.
Siamo naturalmente preoccupati di questo, dopo quasi un anno di lavori della Conferenza intergovernativa.
Si ha la sensazione - lo diceva un momento fa la collega Guigou - di una CIG che può andare verso una riforma minimale in attesa dell'Unione monetaria.
Credo che questa sia la vera domanda politica: la Conferenza intergovernativa riuscirà a costruire un contrappeso politico all'Unione monetaria?
<P>
L'integrazione europea è un fatto irreversibile.
Il vero problema consiste nell'evitare che si prosegua verso un'integrazione di fatto, dove la sovranità monetaria resta praticamente in mano alla Banca centrale.
Questo è il vero problema.
<P>
La moneta unica costituisce il più massiccio trasferimento di sovranità politica dalla costituzione della Comunità.
Il rischio è che il trasferimento avvenga dagli Stati nazionali verso organi democraticamente e politicamente non responsabili.
In questo caso la democrazia in Europa verrebbe a diminuire e non ad aumentare.
<P>
Il problema che dobbiamo porci è dunque se la bozza di Trattato dia o meno l'impressione di rappresentare un avvio convincente in questa direzione.
Le nostre perplessità vertono principalmente sulla debolezza della cittadinanza politica, pur avendo naturalmente apprezzato la sanzione per la violazione dei diritti umani e l'attenzione per uno spazio di sicurezza e di libertà.
Ma soprattutto ci colpisce il fatto che il discorso sulle Istituzioni sia ancora così indietro: il testo è pressoché muto, si dice che arriverà più tardi.
Ma come, quando, in che forma arriverà?
<P>
È assolutamente necessario un riequilibrio istituzionale per una nuova democratizzazione, perché naturalmente la riforma delle Istituzioni significa anche costruzione dell'Unione politica e riequilibrio fra le Istituzioni dell'Unione, arricchimento del ruolo di controllo e del ruolo legislativo del Parlamento europeo.
<P>
Infine, la flessibilità, un tema veramente centrale.
Sappiamo tutti che l'Europa sarà a seconda di quella che sarà l'interpretazione della flessibilità.
Su questo credo che non ci siano dubbi, ed è importante che il documento ne parli.
È questo sicuramente un punto decisivo, come dimostrato anche dal recente documento franco-tedesco.
Ma dobbiamo sapere che, se la flessibilità sarà flessibilità costituzionale, regola e non deroga, ci sarà un rischio di rottura nella costituzione materiale dell'Europa.
<P>
Questi sono i problemi che si addensano e, pur ringraziando ancora la Presidenza per il suo sforzo, restiamo comunque preoccupati per lo sviluppo della situazione.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="DE" NAME="Poettering">
Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il Vertice di Dublino di venerdì e sabato prossimi cade in un periodo molto difficile per l'Unione europea, sia dal punto di vista politico che da quello psicologico.
Per questo motivo abbiamo bisogno che da Dublino arrivino segnali di fiducia.
I Capi di Stato e di governo devono saper infondere ai cittadini dell'Unione europea ottimismo e fiducia e questo potrà avvenire soprattutto in due modi: in primo luogo, facendo partire da Dublino un chiaro segnale sulla volontà dell'Unione di procedere a riforme radicali.
Abbiamo bisogno del voto di maggioranza in sede di Consiglio.
È il presupposto affinché possa aver luogo il necessario ampliamento dell'Unione europea a livello politico, economico e morale.
La lettera del Cancelliere Kohl e del Presidente Chirac è a tal proposito senz'altro incoraggiante.
La seconda condizione è che i Capi di Stato e di governo, anticipati già dai ministri delle Finanze nella giornata di giovedì, diano un chiaro segnale relativamente all'introduzione di una moneta europea stabile a partire dal primo gennaio 1999, al fine di sostenere l'affermazione dell'Europa nel processo di globalizzazione dell'economia mondiale.
Se giungeranno entrambi i segnali, il Vertice di Dublino sarà un successo.
<P>
<SPEAKER ID=49 NAME="Secchi">
Signor Presidente, se tra un paio d'anni l'Unione europea avrà una moneta comune, un'unica politica monetaria ed una Banca centrale sovranazionale, di converso, la politica fiscale e in particolare la componente tributaria saranno certamente molto meno coordinate e probabilmente in larga misura ancora disomogenee.
Ciò comporterà problemi particolarmente seri: uno squilibrio sul piano politico e dell'equilibrio dei poteri tra politica monetaria e politica fiscale, come peraltro hanno già sottolineato altri colleghi; rischi per il successo della moneta unica e per il buon funzionamento del mercato interno; il permanere di situazioni di concorrenza fiscale sleale con effetti negativi sui flussi dei beni, dei servizi e dei fattori di produzione; ricadute negative sull'occupazione, dato che il peso dell'imposizione fiscale tende a spostarsi dai fattori mobili - il capitale - verso i fattori meno mobili, come il lavoro.
<P>
I recenti sforzi e i nuovi orientamenti della Commissione in materia tributaria sono quindi pienamente condivisibili.
Anche a nome del mio gruppo ritengo che si debba chiedere con fermezza al Consiglio di sostenerli e in particolare di dichiarare il proprio esplicito appoggio a tale impostazione, di valorizzare e fare avanzare i lavori del gruppo di alti rappresentanti dei Ministri delle finanze per l'esame globale delle politiche di tassazione, anche in relazione alle altre politiche comunitarie.
<P>
Anche se lo scopo immediato è quello di garantire il buon funzionamento del mercato interno - premessa indispensabile per il successo della moneta unica - e ridurre gli effetti negativi della concorrenza fiscale sleale con nuovi strumenti di coordinamento, quali, ad esempio, un codice di buona condotta, i tempi sembrano ormai maturi per un salto di qualità nella direzione del superamento del principio di unanimità in materia fiscale, a favore di modalità decisionali più snelle.
<P>
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="NL" NAME="Maij-Weggen">
L'imminente Vertice di Dublino sarà guardato, sicuramente nei Paesi Bassi, dal punto di vista della Conferenza intergovernativa e dell'azione comune contro il traffico e l'uso di stupefacenti.
Riguardo la Conferenza intergovernativa, desidero esprimere il mio apprezzamento per gli sforzi compiuti dalla Presidenza irlandese.
Il fatto che ci venga sottoposta una prima ipotesi di nuovo trattato è un risultato considerevole.
Se ho delle critiche da esprimere, non sono indirizzate all'operato della Presidenza irlandese, ma nascono ovviamente dal fatto che diversi paesi membri non hanno ancora dato la propria disponibilità su alcuni punti dove l'Irlanda avrebbe voluto avanzare.
<P>
La prima sezione, quella sui diritti dell'uomo, a mio giudizio va molto bene: in particolare l'ottimo articolo sull'antidiscriminazione rappresenta un buon inizio anche per l'Anno europeo contro il razzismo.
Le mie congratulazioni.
Sono valide anche le proposte sull'apertura e la trasparenza, tranne un punto: quello relativo all'accesso agli atti del Consiglio.
Non credo che basti rilasciare dichiarazioni di voto e risultati di votazioni.
<P>
Più grave è la situazione riguardo la riforma delle Istituzioni.
Sono state fatte pochissime proposte e io concordo con l'onorevole Brok quando afferma che gli interessi del Parlamento non sono affatto salvaguardati.
Nutriamo perplessità anche a proposito del pilastro della sicurezza interna che verrà probabilmente reso interamente comunitario, ma rimarrà al contempo intergovernativo per la parte decisionale.
Ciò può comportare gravi pericoli, e per la politica estera si dovrà fare ancora molto.
<P>
Poi, l'azione comune in materia di stupefacenti.
Tengo a dichiarare espressamente che noi cristianodemocratici, compresi quelli olandesi, valutiamo positivamente il documento e non è vero che sarà bruciato in tutti i Paesi Bassi.
Nel mio paese si sta registrando una crescente incertezza nei confronti della politica liberale di tolleranza in materia di droga dell'attuale governo.
Mi auguro veramente che a Dublino venga concordata l'azione comune di cui si parla e che possa essere decisa anche e soprattutto una strategia europea comune di lotta agli stupefacenti.
La stiamo aspettando tutti, anche nei Paesi Bassi.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="ES" NAME="Valverde López">
Signor Presidente, in questi giorni vediamo che l'Europa è obbligata a proseguire la propria costruzione nell'ambito del lavoro complesso ma ordinato delle istituzioni.
E la relazione del Consiglio lo ha dimostrato.
<P>
Ma, allo stesso tempo, subiamo una campagna permanente di stampa sensazionalistica che - sui mezzi di informazione - pone in risalto soltanto gli aspetti aneddotici e quelli negativi.
Penso che tutte le istituzioni debbano reagire contro tale situazione.
Dobbiamo inviare messaggi chiari.
<P>
L'opinione pubblica deve sapere con la massima chiarezza che tutte le proposte miranti all'integrazione significano progresso, avanzamento, mentre quelle orientate alla semplice cooperazione portano soltanto all'inefficienza e alla paralisi.
<P>
Pertanto ritengo che, a tale riguardo, dobbiamo reagire anche contro certe proposte che tendono a snaturare il modello istituzionale.
E, tra le altre, occorre ricordare con fermezza in questa sede che questo Parlamento si opporrà sempre alla perdita del potere di iniziativa totale e assoluto della Commissione.
Si tratta di un principio fondamentale delle nostre istituzioni.
Inoltre qualsiasi snaturamento delle rispettive funzioni del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali produrrebbe un'immagine negativa.
<P>
Il terzo elemento che desidero sottolineare, signor Presidente, è che in questi ultimi tempi - per non dire anni - il Consiglio europeo, che svolge un ruolo importantissimo, in qualche modo sta cercando di ridurre e annullare il ruolo del Consiglio dei ministri.
Ritengo che si tratti di un altro segnale negativo contro il quale il Parlamento deve reagire.
<P>
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="SV" NAME="Cederschiöld">
Signor Presidente, nel campo del diritto la Presidenza irlandese lascia delle tracce inconfondibili che si riveleranno importanti.
La realtà è difficile e minacciosa: la criminalità internazionale ricicla miliardi, vi sono persone che vengono sfruttate, divengono tossicodipendenti, bambini fatti oggetto di abusi sessuali, profughi trattati come merce di scambio.
Se la criminalità ha compiuto il passo che l'ha resa internazionale e non conosce frontiere, anche la politica dovrà fare altrettanto.
Abbiamo la responsabilità di forgiare gli strumenti giuridici capaci di contrastare la criminalità internazionale, che colpisce i singoli individui nella loro vita quotidiana, spesso in maniera molto tragica.
<P>
Chi si assumerà le responsabilità se si lascieranno intatte le attuali situazioni di blocco politico all'interno della cooperazione europea di diritto, e se si permetterà alla criminalità organizzata di mettere a segno altre vittorie?
La Presidenza irlandese si è particolarmente adoperata nella repressione del narcotraffico e della criminalità, e merita un elogio.
Sarebbe stato più saggio inserire più di un punto sia nella risoluzione del Parlamento che in quella del PPE a sostegno di questa lotta: è poco un solo punto su 28 concernenti questioni di diritto.
Vi è uno squilibrio, che è compensato dal fatto che i contenuti dell'unico punto sono più ampi di quelli degli altri.
Sia almeno un buon segno, un presagio dell'affermarsi delle questioni di sicurezza interna alla Conferenza intergovernativa.
<P>
Lamento che la proposta del PPE sulla lotta alla criminalità non abbia avuto maggior influenza sulla risoluzione del Parlamento al fine di mettere a disposizione strumenti più incisivi, garantire ai cittadini europei sicurezza, trasparenza e controllo democratico.
Ora sta ai governi degli Stati membri.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Benvenuto
<SPEAKER ID=53 NAME="Presidente">
Prima di concedere brevemente la parola al Consiglio e alla Commissione, sono lieto di porgere il benvenuto a una delegazione del Regno del Nepal, presente in Tribuna d'onore, presieduta da Sua Eccellenza Ram Chandra Poudel, Presidente della Camera dei rappresentanti.
Abbiamo l'onore di ricevere questa delegazione per il quarto incontro interparlamentare con la delegazione competente del Parlamento europeo.
<P>
Le relazioni fra Nepal e Unione europea sono eccellenti e i contatti a livello parlamentare dimostrano la volontà comune di cooperare in numerosi settori.
Confido che questo quarto incontro segni una nuova tappa nel necessario processo di avvicinamento fra i paesi e i popoli che rappresentiamo e auguro alla delegazione un lavoro proficuo e una piacevole permanenza a Strasburgo.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 1996 a Dublino e situazione in Serbia (proseguimento)
<SPEAKER ID=54 NAME="Mitchell">
Sarò molto breve nel rispondere alla discussione.
Desidero innanzitutto ringraziare i deputati per i loro interventi e per i gentili commenti espressi a proposito del lavoro della presidenza irlandese.
<P>
In particolare, in relazione alla Conferenza intergovernativa, vorrei ribadire che essa può andare avanti finché i 15 Stati membri decideranno che debba farlo.
Ma credo che noi dobbiamo essere ambiziosi.
Purtroppo, noi non iniziamo, come hanno iniziato i nostri colleghi statunitensi, con una pagina bianca nello scrivere questa costituzione.
Dobbiamo tenere a mente nell'essere ambiziosi che qualunque cosa accada deve essere ratificata nei 15 Stati membri, in alcuni casi dai parlamenti nazionali, in altri casi con referendum.
Dobbiamo quindi tenere conto della realtà dei fatti.
Ma come l'autore della relazione della presidenza irlandese, onorevole Noel Dorr, ha detto, questa relazione mira al massimo grado di realismo e credo che questo sia un obiettivo ambizioso.
<P>
L'Unione europea, a mio avviso, è pace, stabilità e prosperità che da tale pace e stabilità deriva costruendo l'interdipendenza.
La Conferenza intergovernativa stabilisce le modalità di gestione di tale interdipendenza in futuro.
La cooperazione che è derivata da tale interdipendenza ha fatto sì che gli Stati membri dell'Unione potessero usufruire di vantaggi materiali senza precedenti.
Ma se vogliamo veramente la pace e la stabilità nell'Unione, dobbiamo anche fare in modo che lo stesso concetto venga applicato negli Stati membri, nelle aree rurali, nelle aree urbane dell'Unione.
Concordo con i deputati che oggi in questa sede hanno sollevato la questione dell'esclusione sociale e della disoccupazione.
Non è vero che stiamo facendo tutto il possibile per combattere la disoccupazione.
Possiamo fare di più e possiamo raggiungere livelli di occupazione più elevati.
<P>
Vorrei citare in modo particolare il programma irlandese per lo sviluppo locale che è l'unico che conosco bene.
Sono sicuro che in ciascuno Stato membro vi sono esempi dai quali ognuno di noi può trarre vantaggio se ci fosse forse un po' di cooperazione europea.
Ma il piano di sviluppo locale in Irlanda, del quale abbiamo discusso recentemente ad una conferenza alla quale sono intervenuti il Presidente Santer e il Taoiseach , signor Bruton, per dimostrare quanto teniamo a questo concetto, guarda alle cause che stanno alla base della disoccupazione nel suo complesso cercando di introdurre un'istruzione supplementare - soprattutto nelle aree di disoccupazione di lunga durata.
<P>
Chi diventa disoccupato di lunga durata?
Coloro che lasciano la scuola senza una qualificazione.
Non possono intraprendere un'attività, non possono intraprendere una professione, non possono andare all'università.
Un'istruzione supplementare per aiutare in modo mirato coloro che vivono in comunità che risentono della disoccupazione di lunga durata, corsi di formazione supplementari per i medesimi, finanziamenti a favore delle imprese che creano da uno a cinque posti di lavoro in quelle aree, gestione immobiliare - viste le condizioni di vita della gente, che spesso abita in complessi edilizi popolari - e miglioramento delle condizioni ambientali: sono come cinque dita infilate in un guanto.
<P>
Se assumiamo questo approccio integrato per affrontare le cause dello svantaggio, possiamo incidere sulla disoccupazione di lunga durata.
Credo che sia importante, in particolare per quelli di noi in quest'Aula, siano essi socialisti, cristiano-democratici o di qualsiasi altra fede politica, che credono nell'incoraggiamento della libera impresa, ma anche nella giustizia sociale.
Dobbiamo incoraggiare la libera impresa ma dobbiamo anche incoraggiare e creare un maggior senso di giustizia sociale.
<P>
Il nostro compito è di favorire una maggiore efficienza e una più efficace trasparenza nell'Unione e di fare in modo che l'Unione sia più vicina alle preoccupazioni dei cittadini.
Quale modo migliore di farlo se non attraverso una più stretta cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni?
La gente è preoccupata della questione della droga.
La gente è preoccupata della questione della criminalità.
Non è solo una preoccupazione degli Stati membri.
La criminalità non si ferma ai confini degli Stati membri.
In effetti, la causa del problema della droga risiede nei paesi dove la droga viene coltivata in grossi quantitativi, e alcuni paesi producono più droghe illegali da importare nei nostri Stati membri che tutti i prodotti legali messi insieme.
<P>
La disoccupazione è un problema che suscita molte preoccupazioni.
Quando ero giovane - forse ora non è più di moda parlare del diavolo - mia madre mi diceva: »Il diavolo trova lavoro per le mani inoperose».
Siamo veramente realistici quando ci preoccupiamo della criminalità e del problema della droga?
Ci sono 18 milioni di disoccupati.
<P>
(Applausi) Se non faremo nulla per affrontare questo problema, il problema della droga continuerà a restare tra di noi.
<P>
La criminalità e la disoccupazione non sono questioni di cui devono occuparsi solo gli Stati membri.
E' come dire negli Stati Uniti: »E' una questione che riguarda solo la California, oppure, è una questione che riguarda solo New York».
E' anche un problema federale.
Di tali questioni si devono occupare principalmente gli Stati membri, ma anche l'Unione europea ha un ruolo da svolgere nell'affrontarle.
Dobbiamo riuscire ad affrontare le preoccupazioni dei cittadini su base europea.
Questo è al centro della CIG.
<P>
Non consideriamo solo le istituzioni e le costituzioni, consideriamo anche le questioni che preoccupano i nostri cittadini.
Questo è il motivo per cui siete stati eletti; questo è il motivo per cui io sono stato eletto.
A mio avviso, il secondo vertice di Dublino sarà un successo solo se compiremo dei progressi riguardo a tutti questi problemi.
<P>
(Applausi)
<SPEAKER ID=55 NAME="Santer">
Signor Presidente, non ho alcuna intenzione di rilanciare la discussione, anche se l'emiciclo è decisamente più pieno di poco fa quando il presidente del Consiglio ha fatto la sua relazione ed ha illustrato i lavori del Consiglio europeo di Dublino.
<P>
Mi limiterò ad affrontare due argomenti che riguardano le relazioni internazionali, che sicuramente saranno anche discusse a Dublino a livello di capi di Stato e di governo, così come a livello di ministri degli esteri.
<P>
Il primo argomento di cui poc'anzi hanno parlato diversi oratori riguarda la Serbia.
La Commissione - non è il caso di sottolinearlo - continua ad essere estremamente preoccupata del deterioramento della situazione in Serbia in seguito all'annullamento del risultato delle elezioni locali in diverse grandi città serbe.
In questo contesto, l'Unione europea deve continuare a premere sulle autorità serbe affinché esse si conformino ai principi fondamentali della democrazia.
Un miglioramento delle relazioni bilaterali tra l'Unione europea e quei paesi sembra escluso, fino a quando non si troverà una soluzione giusta e democratica a tale questione.
<P>
In queste circostanze, si è convenuto che la Commissione proponga al Consiglio un regime di importazioni autonomo preferenziale per i paesi della ex Jugoslavia per il 1997, escludendo la Repubblica federale di Jugoslavia.
<P>
Devo anche dire che la Commissione continua ad essere molto preoccupata per l'assenza di progressi reali sulla questione del Kosovo.
Nonostante l'accordo concluso di recente tra Belgrado e le autorità albanesi del Kosovo su un reinserimento degli studenti albanesi nelle strutture del sistema scolastico - accordo che finora non è ancora stato attuato - non si scorge alcun segno di ammorbidimento nell'atteggiamento delle autorità serbe.
Belgrado continua ad insistere sul fatto che si tratta di un problema puramente interno e rifiuta qualsiasi mediazione delle istituzioni internazionali.
<P>
Neanche l'Unione europea ha ricevuto una risposta favorevole alla sua richiesta di presenza nel Kosovo, in conformità a quanto concordato negli Stati Uniti quest'anno.
Il Kosovo rimane quindi una delle questioni centrali, e finché non verrà trovata una soluzione non sarà possibile una piena normalizzazione delle relazioni bilaterali tra l'Unione europea e la Repubblica federale di Jugoslavia.
<P>
Ecco, onorevoli deputati, ciò che tenevo a sottolineare a proposito della Serbia.
<P>
Un'altra questione è stata posta dall'onorevole Martens, in relazione alla risoluzione del 19 settembre sulla Turchia.
A questo riguardo, per rispondere brevemente all'onorevole Martens, vorrei dire solo che la Commissione si sente evidentemente vincolata dal codice di condotta che abbiamo negoziato con il Parlamento.
Io personalmente mi ci attengo e lo stesso fanno anche i Commissari.
<P>
In merito alla risoluzione del 19 settembre 1995 sulla Turchia, essa sarà rispettata dalla Commissione tanto nello spirito quanto nella lettera.
Mi assumo questo impegno dinanzi a quest'Assemblea riunita in seduta plenaria, davanti a voi tutti.
Non può quindi esserci alcuna divergenza in quanto al merito tra il vostro Parlamento e l'atteggiamento della Commissione a questo riguardo.
<P>
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, il Presidente Santer ha appena fatto una dichiarazione molto importante.
Voglio capire chiaramente ciò che egli intende dire perché questo avrà un impatto sulla votazione sul bilancio di domani.
Il Presidente Santer lo sa, ed è per questo che l'ha fatta.
Voglio che sia ben chiaro per il mio gruppo ciò che egli ha inteso dire.
<P>
Può dirci se ciò che ha appena detto significa categoricamente che, se i deputati di questo Parlamento non si troveranno d'accordo con i progetti sulla Turchia presentati dalla Commissione, quest'ultima li ritirerà?
«Sì» o «No» - questo è quanto abbiamo bisogno di sapere.
<P>
<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="FR" NAME="Santer">
A questo proposito risponderò molto chiaramente, come ho già dichiarato in precedenza, che siamo vincolati da un codice di condotta che è stato negoziato e approvato dal vostro Parlamento e dalla Commissione.
Io mi ci attengo, come fa la Commissione.
Detto questo, ci manterremo nella nostra sfera di competenza, come ho già peraltro dichiarato - e lei ne è testimone, onorevole Green - dinanzi alla Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari.
Non mi resta che ribadire l'impegno che mi sono assunto dinanzi a tale Conferenza.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="EN" NAME="Green">
Signor Presidente, sono molto grata al Presidente Santer per aver ripetuto quanto da lui detto alla Conferenza dei presidenti.
Egli saprà anche che il suo collega, il Commissario Van den Broek, ha fatto capire in modo chiaro e categorico che non avrebbe ritirato le proposte in caso di disaccordo da parte di questo Parlamento.
Ecco perché abbiamo bisogno di chiarezza ed ecco il motivo per cui la chiedo al Presidente Santer.
<P>
<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="DE" NAME="Roth">
Signor Presidente, vorrei pregare il Presidente Santer di essere più preciso.
Dalla sua risposta non mi è assolutamente chiaro quello che intende dire.
Era in discussione il fatto che, durante l'ultima seduta, il Parlamento europeo aveva deliberato sulla necessità di discutere i singoli progetti.
Nel documento si afferma che, nel caso in cui all'interno del Parlamento non si riesca a pervenire ad un'intesa, la Commissione si impegna a ritirare i singoli progetti in questione.
Adesso ci dica semplicemente se è così o no.
Nonostante tutta la buona volontà non riesco a capire le sue dichiarazioni.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="NL" NAME="Martens">
Signor Presidente, ringrazio il Presidente della Commissione, il quale ha espressamente ed esplicitamente dichiarato che la Commissione rispetterà ed applicherà lo spirito e la lettera della risoluzione del 16 settembre 1996.
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="FR" NAME="Santer">
Risponderò molto brevemente.
Se dichiaro che non vi è alcuna divergenza di fondo tra la Commissione e il vostro Parlamento in merito alla risoluzione del 19 settembre 1995 sulla Turchia, va da sé che la Commissione non vi presenterà dei progetti che non corrispondono allo spirito e alla lettera di tale risoluzione.
E' necessario, tuttavia, che regni una certa fiducia tra il vostro Parlamento e il Presidente della Commissione a questo proposito!
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
Passiamo ora alla votazione sulle relative risoluzioni.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Votazioni
<SPEAKER ID=63 NAME="Desama">
Signora Presidente, prima di passare alla votazione vorrei fare, in qualità di relatore, alcune precisazioni su taluni emendamenti.
Innanzitutto, chiedo che venga respinta la proposta di intenzione di reiezione della posizione comune della direttiva.
Credo che tutti siano d'accordo.
<P>
In secondo luogo, come relatore io sostengo solo gli emendamenti dal n. 1 al n.
10, vale a dire quelli che sono stati adottati dalla commissione per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'energia. Non sosterrò quindi tutti gli altri emendamenti, indipendentemente dalla mia opinione personale al riguardo.
Vorrei dire infine, a proposito degli emendamenti adottati in commissione, che solo tre di loro lo sono stati a stragrande maggioranza. Si tratta degli emendamenti nn.
1, 5 e 10. Lo dico perché tutti i colleghi siano chiaramente informati, dato che oggi sono più numerosi di quanto non fossero ieri sera al momento della discussione.
<P>
Per concludere, vorrei segnalarle, signora Presidente, che alcuni emendamenti sono irricevibili ai sensi dell'articolo 72 del regolamento.
Ma, dato che sono stati posti in votazione, le propongo di intervenire solo nel caso in cui uno o l'altro di tali emendamenti venga effettivamente adottato, per non provocare inutili discussioni.
<P>
(Il Presidente dichiara approvata la posizione comune così modificata)
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="Desama">
Signora Presidente, non vorrei che la reiezione di tutti gli emendamenti faccia credere all'Assemblea che si tratta di una sconfitta del Parlamento o di una parte dell'emiciclo.
Vorrei ricordare che la posizione comune è un'ottima posizione comune, dato che riprende l'80 % degli emendamenti del Parlamento.
Come relatore, quindi, sono estremamente soddisfatto del risultato.
Vorrei rammentare, peraltro, che in prima lettura l'adozione era stata ottenuta con una maggioranza nella quale il PPE non figurava.
<P>
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="DE" NAME="Mombaur">
Signora Presidente, ritengo che il relatore abbia ragione.
I risultati ottenuti dal Parlamento sono già evidenti nella prima lettura.
Molte grazie!
<P>
<SPEAKER ID=66 NAME="Papoutsis">
Signora Presidente, stiamo vivendo un momento di importanza storica per l'evoluzione del mercato unico europeo, un momento in cui si aprono grandi prospettive per la politica dell'energia e per l'economia europea in generale.
Ringrazio il Parlamento europeo per avere approvato la posizione comune del Consiglio sul mercato interno dell'elettricità.
Reputo questo un enorme, importante successo del nostro impegno congiunto che, dopo anni di negoziato, ha dato i suoi frutti.
<P>
Ma si tratta anche di un grande successo per il Parlamento, perché l'80 % degli emendamenti presentati in prima lettura sono stati incorporati nella posizione comune.
Desidero inoltre ringraziare in particolare il relatore Desama per avere svolto un lavoro lungo ed eccezionalmente ben fatto, ma anche per il suo notevole apporto all'intero arco dei negoziati.
Desidero ancora ringraziare tutti i deputati del Parlamento europeo che partecipano alla commissione per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'energia, per l'enorme contributo dato alle discussioni sulla posizione comune.
Mi preme garantire al Parlamento che la Commissione europea ha recepito il messaggio della discussione svoltasi ieri in Plenaria e che si atterrà a tale messaggio nell'applicazione della presente direttiva.
Spero che il Consiglio la approverà, nella sua versione definitiva, la settimana prossima, in modo da poterla applicare già dall'inizio del 1997.
<P>
L'industria europea della produzione elettrica fruirà, d'ora in poi, di un quadro chiaro sul quale basare le decisioni commerciali future.
Si apre oggi in Europa una nuova fase nell'evoluzione del mercato dell'elettricità e credo che ciò costituirà un segnale molto positivo anche per il mercato interno del gas naturale, atteso per i prossimi mesi.
<P>
<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="ES" NAME="Galeote Quecedo">
Signora Presidente, desidero rettificare il mio voto all'emendamento n.
14. Desidero votare «sì» anzichè «no».
Ritengo vi sia stata una certa confusione durante l'esposizione. Comprendo che non ha alcuna incidenza sul risultato finale della votazione, tuttavia desidero che il cambiamento del mio voto risulti agli atti.
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="ES" NAME="García Arias">
Signora Presidente, penso che l'importanza del voto all'emendamento n. 14 sia sufficientemente chiara, visto che il nostro gruppo aveva chiesto la votazione nominale.
Quindi deploro vivamente che i deputati spagnoli del Partito popolare siano stati disorientati o trascurati in merito alla questione che ha pesanti ripercussioni sul settore del carbone in Spagna.
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="ES" NAME="Estevan Bolea">
Signora Presidente, durante la votazione, lei ha detto emendamento n. 11 e tale emendamento, nella nostra lista di votazione, era indicato come n.
14. Da qui è nata la confusione.
Abbiamo capito che si trattava dell'emendamento n. 11 mentre in realtà era anche il 14.
Tutti i deputati spagnoli del gruppo del PPE hanno votato a favore dell'emendamento n. 14, da lei chiamato 11, della onorevole García Arias.
Se possibile le chiediamo di procedere alla correzione.
<P>
<SPEAKER ID=70 NAME="Presidente">
Potrà anche esserci un errore sull'elenco delle votazioni in possesso del gruppo PPE, ma, dal canto mio, il mio annuncio era molto chiaro.
Ho annunciato chiaramente su quale emendamento si votava.
<P>
<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="ES" NAME="Sisó Cruellas">
Anch'io, come l'onorevole Galeote, desidero modificare il mio voto in quanto è stata fatta confusione fra gli emendamenti 11 e 14.
Pertanto voto a favore del n.14.
<P>
<SPEAKER ID=72 NAME="Presidente">
Se vi sono stati altri errori, vi prego di essere così gentili da segnalarlo alla Presidenza.
In questo modo risparmieremo del tempo.
<P>
<SPEAKER ID=73 NAME="Ahlqvist, Theorin e Wibe">
Le nostre riserve concernono il punto 11, dove si dice di conferire ad Europol competenze operative.
Ciò significa che Europol - non si può dare altra interpretazione - potrà operare come autorità indipendente nei paesi membri.
Ne conseguirebbe però un radicale cambiamento del sistema giuridico del mio paese e l'introduzione di qualcosa che non è contemplato dalla legge svedese.
Se questa parte sarà approvata, difficilmente potremo aderire alla risoluzione, sebbene il nostro giudizio delle restanti sezioni sia positivo.
<P>
<SPEAKER ID=74 NAME="Berthu">
Nel suo intervento di questa mattina relativo ai lavori preparatori del Consiglio europeo di Dublino, il Presidente della Commissione si è rallegrato delle disposizioni previste nel progetto di trattato-quadro precisando che la Commissione vi ritrova un gran numero di sue idee.
Egli ha concluso dicendo che è necessaria un'Unione forte per difendere le sovranità nazionali.
<P>
Ma quando si esaminano i testi in gestazione, ci si chiede se il Presidente Santer non parlasse per antifrasi e non volesse dire in realtà: » per meglio sopprimere le sovranità nazionali».
<P>
In effetti, il progetto di trattato che verrà presentato a Dublino denota una forte volontà di far piegare le nazioni.
Le si incatena sempre più in politiche comunitarie unificate, dotate di diversi meccanismi di sorveglianza multilaterali; si limita la loro capacità di difesa moltiplicando le votazioni a maggioranza qualificata; si mortificano sistematicamente i parlamenti nazionali; si mette in atto un controllo di sussidiarietà di pura facciata; si cerca di far somigliare il trattato ad una costituzione, enunciando dei diritti fondamentali dei cittadini; infine, si toglie alle nazioni il dominio del loro territorio proclamando ufficialmente l'obiettivo di eliminare tutti i controlli alle frontiere interne, che si tratti di beni o persone, di cittadini dell'Unione o di persone originarie di paesi terzi.
<P>
Questi orientamenti sono pessimi.
Ratificandoli definitivamente, i governi degli Stati membri dimostrerebbero che sono pronti a rinunciare alle libertà secolari dei loro paesi per far piacere a gruppi di pressione microscopici.
Non è così che si costruirà l'Europa dei popoli.
<P>
<SPEAKER ID=75 NAME="David">
Vorrei esprimere tutto l'apprezzamento dell'EPLP per l'ottimo lavoro della presidenza irlandese.
Sono stati sei mesi molto intensi e la bozza generale di revisione dei trattati è un impressionante documento di lavoro che riflette chiaramente l'operosità della presidenza irlandese.
<P>
La risoluzione del Parlamento è in generale equilibrata e moderata nei toni e nel contenuto.
In particolare, i deputati laburisti accolgono calorosamente l'accento che il progetto di revisione pone sulla creazione di posti di lavoro.
Vorremmo che nel nuovo trattato alla lotta contro la disoccupazione venisse attribuita la stessa priorità data all'UEM nel Trattato di Maastricht.
<P>
Nella risoluzione, tuttavia, vi era un paragrafo contro il quale ha votato l'EPLP.
Si tratta del paragrafo 11.
Abbiamo dato un voto sfavorevole perché tale paragrafo è contrario al buon senso e alla politica di lunga data del partito laburista.
Secondo il partito laburista le politiche in materia di immigrazione, di controlli alle frontiere e di asilo devono essere decise dal governo e dal parlamento britannici in conformità al principio di sussidiarietà.
La cooperazione in questi settori dovrebbe rimanere intergovernativa.
<P>
<SPEAKER ID=76 NAME="Lindqvist">
Il Parlamento si esprime a favore di una forte politica estera e della sicurezza con un diritto di veto svuotato.
Molte competenze verranno trasferite dalla cooperazione interstatale a poteri sovrastatali, soprattutto per le dogane, gli stupefacenti, l'asilo, i visti e questioni di polizia: dal terzo pilastro al primo.
Gli interventi militari e la gestione di situazioni di crisi passeranno ad essere compiti dell'Unione europea, mentre l'alleanza per la difesa dell'UEO assumerà ancora più nettamente i compiti della politica di difesa dell'Unione europea.
Contestualmente all'ampliamento della «costituzione comunitaria» prenderà pieno effetto l'unione monetaria UEM.
Sarà la banca centrale dell'Unione con sede a Francoforte a decidere in materia di interessi, politica regionale, monetaria, del mercato del lavoro e, in un secondo momento, anche della politica fiscale e finanziaria.
Vi sarà più accentramento e federalismo.
Io ho votato contro la risoluzione.
<P>
<SPEAKER ID=77 NAME="Mann, Thomas">
<SPEAKER ID=78 NAME="Theonas">
I Capi di Stato e di governo dell'Unione, anziché cimentarsi con i gravi problemi dei popoli d'Europa e invece di rispondere positivamente alle giuste richieste dei lavoratori, tentano di trincerarsi dietro le mura del castello di Dublino per portare avanti la discriminazione dei popoli d'Europa tra prima, seconda e terza categoria.
Per decretare la condanna definitiva dei lavoratori alla disoccupazione e all'esclusione sociale.
Per rafforzare i poteri del Direttorio bruxellese e il carattere autoritario delle strutture dell'Unione.
<P>
Hanno fretta, perché temono che la loro costruzione possa essere sventata dalle barricate degli agricoltori, dalle saracinesche abbassate delle piccole e medie imprese, dai comizi degli scioperanti, siano essi operai o impiegati, che in tutti i paesi levano gli scudi contro le conseguenze del Trattato di Maastricht, contro l'imminente patto di stabilità, contro i nuovi programmi di austerità, contro l'ultima versione delle decisioni di Essen sull'occupazione, modificate in peggio.
<P>
Ma persino la risoluzione del Parlamento europeo risulta più papista del Papa, perché chiede più celerità e più fermezza nell'applicazione delle disposizioni impopolari e autoritarie di Maastricht, mostrando così l'evidente assenza di contatti tra liberali, socialdemocratici e altre forze conservatrici, da un lato, e i popoli europei in lotta, dall'altro.
Un'ulteriore ragione che giustifica la richiesta di consultazioni popolari per esprimere, in ogni Stato membro, il verdetto degli elettori.
E che giustifica la necessità che, a decidere del proprio futuro, siano i popoli d'Europa.
Per un'Europa della pace, dell'amicizia e dell'uguaglianza tra i popoli, per un'Europa democratica che innalzi il livello di vita dei cittadini prendendo come riferimento l'uomo e non il profitto.
<P>
Situazione in Serbia
<SPEAKER ID=79 NAME="Hory">
Nel momento in cui le opinioni pubbliche dell'Europa occidentale e il nostro Parlamento manifestano una legittima emozione di fronte agli avvenimenti che si stanno verificando in Serbia ed una giustificata inquietudine per le loro eventuali conseguenze, vorrei spiegare il mio rifiuto personale a partecipare a questa votazione.
<P>
Da un lato, credo che l'Unione - e soprattutto il nostro Parlamento - da cinque anni abbia un approccio parziale e squilibrato alla crisi jugoslava.
La permanente demonizzazione della Serbia e della Repubblica federale di Jugoslavia evidentemente non è servita alla causa di una pace equa e durevole per la regione.
Incoraggiando delle indipendenze manifestamente premature e conflittuali, gli Europei hanno favorito la scissione di uno Stato e rinunciato ai loro mezzi di favorire una cooperazione regionale fondata su una buona intesa tra i popoli interessati.
Noi ci siamo arrischiati a mettere la Serbia al bando dall'Europa e siamo in parte responsabili delle tensioni esistenti in quel paese.
<P>
Dall'altro lato, credo molto sinceramente che il sostegno dato alle rivendicazioni autonomiste di una parte della popolazione del Kosovo sfocerà immancabilmente in una richiesta di indipendenza di tale regione e in un rischio di modifica con la forza delle frontiere internazionali tra la Jugoslavia e l'Albania.
La Serbia considera, giustamente, il Kosovo come il cuore stesso della sua storia nazionale.
Noi non possiamo fare delle considerazioni univoche ed una valutazione parziale senza correre il rischio di riaccendere l'incendio balcanico spento a gran fatica in Bosnia l'anno scorso.
<P>
So di esprimermi contro il punto di vista dominante e anche contro quello che è il clima attuale; spero solo che i prossimi avvenimenti jugoslavi non siano tali da giustificare un pessimismo che gli ultimi cinque anni hanno troppo largamente alimentato.
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura Desama (A4-0380/96)
<SPEAKER ID=80 NAME="Bernardini">
Alla nostra Assemblea viene chiesto nuovamente di pronunciarsi in merito alla direttiva sull'elettricità, o più esattamente sulla posizione comune adottata dal Consiglio dei ministri il 20 giugno scorso.
<P>
Già all'indomani della definizione di questo debole documento, la nostra reazione è stata quella di condannare il compromesso franco-tedesco sul quale si basa tale testo.
Oggi aggiungo la mia voce alla proposta di risoluzione presentata dal gruppo GUE che chiede la reiezione.
So che anche una maggioranza dei miei colleghi non si esimerà dal dare seguito a tale risoluzione.
<P>
Mi preme tuttavia congratularmi con il mio collega Claude Desama, ardente difensore dei servizi pubblici, che ha saputo frenare le spinte liberali per la creazione del mercato interno dell'elettricità.
La sua logica, purtroppo, non è stata seguita fino in fondo.
La posizione comune del Consiglio si basa principalmente sull'idea di deregolamentazione.
Non è stata presa alcuna precauzione per rispettare l'interesse generale, per rispettare l'indipendenza energetica.
<P>
Non posso quindi aderire a questo testo e non oso prevedere le reazioni di ostilità che si stanno già manifestando nel mio paese.
<P>
<SPEAKER ID=81 NAME="Caudron">
Questo mercoledì 11 dicembre alle ore 12.00 il Parlamento europeo ha dovuto pronunciarsi, in seconda lettura, sulla posizione comune del Consiglio dei ministri europeo concernente il «mercato interno dell'elettricità» adottata a giugno di quest'anno.
<P>
E' un problema importante e delicato soprattutto per i Francesi, ma anche per tutti coloro che hanno a cuore il servizio pubblico e l'indipendenza.
<P>
Nell'esprimere il mio apprezzamento per l'enorme e positivo lavoro del relatore Claude Desama e nel prendere atto dei notevoli progressi compiuti da cinque anni a questa parte per quanto concerne il servizio pubblico e la sicurezza energetica, voglio dire ora, in quanto deputato socialista europeo francese, che la posizione comune dei quindici ministri e governi europei non è accettabile così com'è.
<P>
Tale posizione espone ancora a troppi rischi il settore dell'energia europeo e il servizio pubblico, anche se ha ripreso una parte delle proposte socialiste della prima lettura.
<P>
E' per questo che sono e resto contrario a tale posizione ministeriale ed è per questo che, in coscienza, ho votato a favore della reiezione della posizione comune e, quindi, a favore degli emendamenti destinati a modificare profondamente il testo ministeriale, emendamenti che sono stati presentati da Claude Desama.
Nessun emendamento è stato preso in considerazione.
La posizione comune verrà purtroppo applicata così com'è.
<P>
<SPEAKER ID=82 NAME="García Arias">
Noi socialisti spagnoli abbiamo votato a favore della posizione comune in quanto essa introduce gradualmente il regime di concorrenza nel settore dell'elettricità salvaguardando il principio del servizio pubblico e della coesione territoriale.
La Legge sull'ordinamento del sistema elettrico spagnolo risponde a questi principi.
Un'altra cosa sarà l'interpretazione che ne darà il nuovo governo se vorrà favorire un regime monopolistico e violare i diritti dei consumatori.
<P>
Tuttavia esiste un elemento estremamente preoccupante che abbiamo cercato di modificare con un emendamento mirante ad evitare tagli nella produzione di carbone nazionale.
<P>
Durante la discussione, la portavoce del Partito popolare spagnolo ha negato l'impatto negativo di questo articolo sulla produzione spagnola.
Lo ha definito «una fantasia».
Occorre risponderle che o ha voluto manipolare le conseguenze del contenuto e nascondere la realtà, o ha ostentato presuntuosamente la propria ignoranza, il che significa essere irresponsabili, là dove ha affermato che il PP si trova nel «progetto illusorio» del mercato interno dell'energia elettrica.
<P>
Secondo la Relazione 1995 dell'Ente spagnolo per l'energia elettrica, la produzione elettrica annuale spagnola generata con carbone nazionale, misurata in GW / ora all'anno, corrisponde al 29 % mentre al carbone importato spetta soltanto il 7 %.
Ne consegue una riduzione del 14 %!
<P>
E' un atto di cinismo politico affermare che si presentava di malavoglia un emendamento al solo fine di «tranquillizzare persone che erano state allarmate inutilmente» senza muovere un dito per convincere gli altri deputati del proprio gruppo e, successivamente, sbagliarsi al momento della votazione e votare contro.
<P>
Lo stesso dicasi in merito alle sue argomentazioni sulla politica carbonifera del PSOE nel settore del carbone.
Il fatto evidente è che, durante l'amministrazione socialista, il settore è stato razionalizzato, la produzione di carbone è stata salvaguardata e la produttività è aumentata.
Gli adeguamenti di personale sono stati effettuati di comune accordo con i sindacati, senza misure traumatiche, sulla stessa linea seguita per altre riconversioni minerarie europee, salvo quella britannica.
<P>
Le angosce e le preoccupazioni per il settore minerario spagnolo non dipendono dagli emendamenti dei socialisti, ma dalle dichiarazioni del Ministro dell'industria in merito alla sua interpretazione del menzionato articolo di questa Direttiva.
La responsabilità del futuro dell'attività mineraria spagnola va attribuita alle posizioni del Partito popolare spagnolo.
<P>
<SPEAKER ID=83 NAME="Guigou">
Per quanto concerne i progetti in materia di elettricità, al Parlamento europeo è stato compiuto un notevole lavoro, a monte delle decisioni e in ciascuna tappa della procedura legislativa, grazie all'impegno personale e alla tenacia del relatore Claude Desama.
<P>
Tuttavia, il testo che ci viene riproposto oggi in seconda lettura, dopo essere stato ammorbidito nel corso della riunione del Consiglio «Energia» del 20 giugno 1996 in un compromesso che ci viene presentato come intoccabile, rompe l'equilibrio che il Parlamento europeo aveva voluto imporre.
Una volta di più, la deregolamentazione ha la meglio sull'interesse generale, la concorrenza viene privilegiata a scapito delle garanzie di qualità del servizio pubblico e di uguaglianza di trattamento degli utenti.
Si vuole liberalizzare rapidamente senza tenere conto della natura stessa di tale settore, senza reali garanzie per il servizio pubblico al quale noi teniamo e che è un elemento costitutivo della nostra società.
<P>
Ecco perché oggi mi oppongo a questo testo: ho quindi votato a favore dell'intenzione di reiezione, perché, com'è ovvio, si deve opporre un'espressione forte allo slittamento liberale operato dal Consiglio.
E' indispensabile segnare una battuta d'arresto.
<P>
Ciò non significa però che noi ci chiudiamo in un'opposizione di puro rifiuto: anzi, abbiamo una serie di proposte da fare perché ciò che ci auguriamo fin dall'inizio è di gettare le fondamenta di un reale mercato interno dell'energia, che garantisca gli investimenti a lungo termine e l'indipendenza energetica, che armonizzi le norme sociali, ecologiche e di sicurezza e che istituisca un comitato di valutazione composto da tutti i beneficiari e, in particolare, dai rappresentanti degli utenti comuni.
<P>
Inoltre, dopo aver preso parte alla votazione sull'intenzione di reiezione, che non ha ottenuto la maggioranza richiesta, era importante partecipare alla votazione sugli emendamenti per sostenere quelli che corrispondono alle nostre richieste e per opporci risolutamente a quelli che accrescerebbero ancora di più l'apertura alla concorrenza.
<P>
In termini più generali, la nostra opposizione a questo testo deve essere intesa come un segnale forte mentre prosegue la riflessione sul modello di società che si sceglierà l'Europa, sia nei dibattiti sui settori che ci interessano in questa tornata (elettricità, gas, poste e telecomunicazioni), sia nelle discussioni sull'UEM e sulla Conferenza intergovernativa.
<P>
<SPEAKER ID=84 NAME="Péry">
Elettricità, poste e telecomunicazioni: questo periodo di seduta plenaria di dicembre è veramente carico di problemi molto delicati per la nostra opinione pubblica.
<P>
Per difendere questi servizi di interesse generale, e in particolare quelli legati all'elettricità, il Parlamento si era avvalso delle sue competenze legislative per modificare la direttiva proposta dalla Commissione.
Ricordatevi la battaglia condotta dal nostro relatore socialista Claude Desama.
<P>
Noi siamo riusciti ad inserire: il mantenimento dei monopoli delle imprese di distribuzione, un accesso alla rete negoziato con l'obbligo, per tutti i produttori e i distributori, di assicurare delle condizioni di servizio pubblico, l'armonizzazione nei campi dell'ambiente e del fisco come condizione preliminare alla liberalizzazione.
<P>
Tre anni dopo, ecco che il testo ci viene riproposto, ammorbidito dai nostri quindici governi.
Me ne rammarico vivamente.
<P>
Questa nuova proposta non comporta più altrettante garanzie: ecco perché ho votato in primo luogo a favore della reiezione della direttiva e, quindi, a favore degli emendamenti allo scopo di influire sulla posizione del Consiglio.
<P>
Il testo finale, sul quale rimango critica, fornisce migliori garanzie ai cittadini europei rispetto alla direttiva nella sua formulazione iniziale e questo grazie alla pressione del Parlamento europeo.
<P>
Vorrei concludere con un appello all'opinione pubblica francese affinché resti vigile.
Il governo attuale ha due anni per adottare tale legge.
La Francia può, se vuole, mantenere il controllo della sua rete di distribuzione aprendo progressivamente la produzione alla concorrenza sul 20 % del mercato.
<P>
I socialisti non permetteranno né al presidente della Repubblica, né ai ministri della destra di svendere le nostre imprese pubbliche barando sulla realtà della direttiva europea.
<P>
<SPEAKER ID=85 NAME="Wibe">
La relazione è ricca di molte proposte valide, come gli articoli 3.3 e 10.1.
Tuttavia, non credo che gli aspetti regionali di una mercato dell'elettricità deregolamentato siano stati studiati a sufficienza.
Una deregolamentazione comporta un chiaro rischio di innalzamento delle tariffe nelle aree scarsamente popolate, dove sono necessari lunghissimi dotti di allacciamento.
<P>
La deregolamentazione svedese non ha peraltro mostrato in generale alcun miglioramento dell'efficienza.
In sostanza, i grandi clienti hanno potuto ridurre i propri costi, allorché i piccoli consumatori hanno subito un aumento delle tariffe.
Come di solito, il Parlamento sta sopravalutando i vantaggi derivanti da un'operazione di deregolamentazione.
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura Herman (A4-0402/96)
<SPEAKER ID=86 NAME="Wolf">
La questione che oggi si deve chiarire, nell'ambito delle telecomunicazioni, non riguarda il grado di apertura del mercato.
Si tratta piuttosto del tipo di regolamentazione democratica necessaria a questo settore - in cui fondi pubblici e beni privati si intrecciano indissolubilmente - affinché i meccanismi di formazione del mercato possano funzionare a vantaggio di tutti.
In questa prospettiva vanno anche definite le questioni ancora sul tappeto: l'autorità europea di regolamentazione non deve configurarsi unicamente come istanza di deregolamentazione, né tanto meno le istituzioni nazionali competenti devono puntare eccessivamente in questa direzione, anche se in determinati punti la deregolamentazione risulta necessaria.
La questione di un'ulteriore deregolamentazione e della tutela delle rimanenti prestazioni offerte dal servizio pubblico deve venir affrontata a livello europeo, mentre i requisiti di flessibilità in funzione dell'utente vanno fissati a livello nazionale o regionale.
Il concetto di servizio universale va «reso dinamico» in modo che sbalzi tecnologici e «convergenze» non possano scardinarne il significato.
<P>
Programma legislativo
<SPEAKER ID=87 NAME="Cushnahan">
Accolgo di buon grado la pubblicazione del programma della Commissione per il 1997.
Purtroppo, però, il programma è ricco di retorica e povero di particolari.
<P>
Se tutto va bene, il programma annuale coinciderà con la conclusione della CIG.
E' assolutamente indispensabile, quindi, che il programma della Commissione affronti il serio problema di credibilità cui si trova di fronte l'UE in relazione all'opinione che di noi hanno i cittadini europei.
<P>
I cittadini europei non vedono l'Unione come qualcosa a loro vicina o che fornisce risposte ai loro problemi.
Se vogliamo veramente assicurare la positiva ratifica della prossima revisione del trattato, dobbiamo convincere i nostri elettori che possiamo affrontare quelle che sono le loro preoccupazioni.
<P>
Diversi sondaggi di opinione hanno confermato che le questioni del terzo pilastro, quali la lotta alla criminalità organizzata e alla disoccupazione, sono questioni della massima priorità sulle quali dobbiamo concentrare le nostre energie.
<P>
Devono essere una costante del programma della Commissione - e non devono farvi parte solo per far bella mostra di sé.
<P>
Dobbiamo anche fornire delle risposte.
<P>
<SPEAKER ID=88 NAME="Theorin e Wibe">
Vorrei presentare le mie riserve su un punto, il n.
12, dove si parla della necessità di istituire un sistema «definitivo» fra l'altro per l'imposta sul valore aggiunto.
Io non ho nulla in contrario, soltanto che il termine definitivo non deve essere interpretato come «omogeneo».
Io sono definitivamente contrario ad ogni proposta di armonizzazione di questo tipo.
L'armonizzazione determinerebbe un abbassamento del livello fiscale svedese, che a sua volta darebbe luogo a tagli nel settore pubblico.
<P>
(La seduta, sospesa alle 12.30, riprende alle 15.00)
<P>
<CHAPTER ID=6>
Diritti dell'uomo nel mondo nel 1995/1996
<SPEAKER ID=89 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione annuale (A4-0400/96), presentata dall'onorevole Lalumière a nome della commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa, sui diritti dell'uomo nel mondo per gli anni 1995/1996 e sulla politica dell'Unione in materia di diritti dell'uomo.
<P>
<SPEAKER ID=90 NAME="Lalumière">
Signor Presidente, questa mattina abbiamo consegnato il premio Sakharov, questo pomeriggio abbiamo una discussione sui diritti dell'uomo.
La giornata è dedicata ai diritti dell'uomo, e siamo noi ad aver voluto che fosse così.
<P>
Come ogni anno, il Parlamento esamina quindi una relazione sulla politica dell'Unione europea nei paesi terzi in materia di diritti dell'uomo.
Come ogni anno, noi ci troviamo di fronte le innumerevoli violazioni dei diritti dell'uomo che vengono perpetrate in troppi paesi; l'orrore dei prigionieri politici torturati, dei milioni di bambini ridotti in schiavitù, delle donne trattate come esseri inferiori, dei giornalisti messi a tacere, eccetera.
<P>
Quest'anno, tenuto conto dei fatti di cronaca e di ciò che mi sembrano essere le priorità negli anni a venire, ho deliberatamente orientato la mia relazione sulle riforme da operare se l'Unione vuole passare da un'azione spontanea e molto empirica ad una politica strutturata, permanente e ambiziosa.
<P>
Da molto tempo il Parlamento europeo ha moltiplicato le iniziative per migliorare il rispetto dei diritti dell'uomo in ogni parte del mondo.
Le nostre risoluzioni votate in ciascuna seduta, 139 dal gennaio 1995, l'inclusione delle clausole sui diritti dell'uomo nella maggior parte degli accordi con i paesi terzi, l'insistenza con la quale chiediamo alla Commissione e al Consiglio di tenere conto dei diritti dell'uomo nelle loro azioni e nelle loro politiche, tutto ciò costituisce uno sforzo notevole e incoraggiante.
In molti paesi del mondo, tuttavia, la situazione è ben lungi dall'essere soddisfacente e la questione che ci viene posta oggi è di sapere in che modo l'Unione può fare di più.
Per farlo l'Unione deve procedere ad un certo numero di riforme, le cui linee generali sono tracciate nella relazione che vi è stata sottoposta.
<P>
Una prima serie di riforme è di ordine giuridico.
La Comunità e, quindi, l'Unione hanno in effetti improvvisato una politica dei diritti dell'uomo, senza avere una base giuridica solida nei Trattati.
Il Trattato di Roma taceva in proposito.
Il Trattato di Maastricht accenna ai diritti dell'uomo, ma come un obiettivo filosofico.
Ma l'Unione non ha competenze precise in materia e il fatto che essa non abbia ancora una personalità giuridica le impedisce addirittura di aderire alla Convenzione europea sui diritti dell'uomo.
Queste lacune devono essere colmate.
<P>
Inoltre, l'Unione ha bisogno di definire chiaramente ciò che intende con l'ampio concetto dei diritti umani, che evidentemente va ben al di là delle semplici azioni umanitarie.
L'Unione ha bisogno di precisare la forza giuridica di questi diritti di cui parla.
L'Unione ha bisogno di precisare le garanzie, i controlli e le sanzioni, ivi compreso - ove necessario - il ricorso alla forza militare.
Tutte cose senza le quali, secondo l'espressione di Robert Badinter, i diritti dell'uomo rischiano di essere un gioco accademico.
<P>
Una seconda serie di riforme riguarda i servizi amministrativi speciali di cui gli organi dell'Unione devono dotarsi se si vuole acquisire l'esperienza e la professionalità necessarie per avere autorità in un campo così complesso come quello dei diritti dell'uomo.
<P>
Oggi la Commissione e il Parlamento sono tributari delle analisi e delle informazioni provenienti dalle ONG e dalla stampa.
Senza mettere in discussione il loro ottimo lavoro, si deve ammettere che un'organizzazione così importante come l'Unione europea deve essere in grado di corroborare le sue prese di posizione con conoscenze appropriate, di alta qualità, e con metodi di lavoro rigorosi.
<P>
Ma, evidentemente, è la terza serie di riforme ad essere la più importante.
Non si può fare nulla senza la volontà politica.
Orbene, è giocoforza constatare che l'Unione - penso soprattutto al Consiglio, anche se, su questo piano, la presidenza irlandese sfugge ampiamente a questa critica - ma in modo generale, l'Unione e in particolare il Consiglio, non hanno ancora manifestato una volontà chiara di difendere i diritti dell'uomo quando l'Unione si trova di fronte ad una situazione concreta.
<P>
Le esitazioni in Bosnia, in Cecenia, in Ruanda, nello Zaire, ma anche in Turchia, in Cina o altrove, dimostrano fino a che punto è difficile agire, che sia per prevenire o per curare.
Queste difficoltà non sorprendono.
La politica estera è sempre stata l'espressione degli interessi degli Stati e il risultato dei rapporti di forza economici, finanziari, politici o militari.
<P>
L'inclusione delle preoccupazioni morali, in questo caso i diritti dell'uomo, in una politica estera che per sua natura esula dalla sfera della morale non può essere una cosa facile.
Per riuscire a superare gli ostacoli, l'Unione ha innanzitutto bisogno di una vera politica estera comune.
E' la premessa di un'azione veramente efficace.
<P>
Inoltre, l'Unione ha bisogno di essere ben convinta dell'importanza vitale della lotta per i diritti dell'uomo.
Importanza vitale innanzitutto per l'Europa stessa.
In questa fine di secolo, l'Europa dubita di se stessa.
La gente esita sul senso della costruzione europea.
Si dovrebbe comprendere che ciò che è in discussione oggi è l'avvenire della nostra civiltà e dei suoi valori umanistici.
Certamente, questa civiltà non ha avuto solo aspetti positivi.
L'Europa ha talvolta generato atrocità, ma è anche stata il luogo, il crogiolo dove è stata elaborata questa nozione fondamentale: la dignità di ogni essere umano.
<P>
Dalla Seconda Guerra Mondiale, signor Presidente, i diritti dell'uomo sono la base su cui noi costruiamo l'Europa.
Se non li difendiamo con una volontà politica estremamente forte è tutta la base dell'edificio europeo che rischia di sgretolarsi.
<P>
<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="PT" NAME="Barros Moura">
Signor Presidente, i diritti dell'uomo fanno parte della nostra identità europea.
Ma non è esclusivamente per difendere il nostro modello di società, come è legittimo e come è nostro dovere, che l'Unione europea deve esigere il loro rispetto universale.
Difendere i diritti dell'uomo nel mondo significa batterci per la dignità di tutti e garantire che possano essere i popoli, e non i loro carnefici o i loro sfruttatori, a beneficiare dei frutti del lavoro e degli sforzi collettivi.
<P>
In questo quadro, la relazione dell'on. Lalumière evidenzia i progressi registrati nell'affermazione universale dei diritti dell'uomo, in particolare attraverso l'intervento dell'Unione europea, che, fra altre iniziative, ha fatto includere clausole di garanzia dei diritti dell'uomo negli accordi sottoscritti con paesi terzi.
Poiché ciò è innegabile, occorre constatare le difficoltà incontrate per introdurre nelle relazioni internazionali, indifferentemente se di tipo commerciale, economico, politico o militare, i valori morali che, in considerazione della nostra cultura, dovrebbero reggere la comunità internazionale.
<P>
Però l'Unione europea non sempre si mostra conseguente con i suoi principi e tollera violazioni molto gravi da parte di alcuni partner o persino al suo interno, come dimostrano i fenomeni razzisti e xenofobi contro i quali si ribella la coscienza democratica.
<P>
La relazione dell'on. Lalumière chiede maggiore coerenza, maggiore coordinamento, migliore collegamento delle diverse istituzioni dell'Unione europea nella definizione della dottrina e nell'applicazionre pratica dei diritti dell'uomo.
Ecco qualcosa che esige un'autentica riforma di fondo nella Conferenza Intergovernativa in modo da includere i diritti dell'uomo nel Trattato e, soprattutto, in modo da dotare l'Unione europea di una vera Politica estera e di sicurezza comune, in grado di fare della democrazia politica, dei diritti, delle libertà e delle garanzie, dei diritti sociali, economici e culturali, il nucleo che conferisce coerenza a tutte le azioni esterne dell'Unione europea.
<P>
Mi congratulo con la relatrice per il suo lavoro e per la sua apertura alle proposte del gruppo del PSE e di altri, che hanno fatto del suo contributo, che è opera di una vera specialista, un patrimonio comune del Parlamento europeo.
<P>
Oggi, il giorno dopo che Ramos Horta e Ximenes Belo hanno ricevuto ad Oslo il premio Nobel per la pace, desidero dire che dovremo continuare a vigilare contro la politica dei due pesi e delle due misure.
Praticarla non è all'altezza dei nostri principi.
Non è all'altezza dei nostri principi dimenticare, in nome di vantaggi economici o di vantaggi legati alle politiche commerciali o ad altre politiche, i diritti dell'uomo, in particolare quando si tratta di popoli deboli che lottano contro oppressori molto potenti, come l'Indonesia.
<P>
Signor Presidente, in questo momento cruciale della storia del nostro tempo, in cui varcheremo la soglia del millennio, dinanzi ai progressi nella coscienza democratica e solidale universale e alle drammatiche ricadute nella barbarie, facciamo dei diritti dell'uomo un segno distintivo di civilizzazione, di speranza di dignità delle persone e dei popoli, e fattore, di per sé, di sviluppo.
Proclamiamo (è la proposta del gruppo PSE accolta dalla relatrice) il 2000 anno universale dei diritti dell'uomo e prepariamolo, sin d'ora, sia nell'educazione della nostra gioventù sia nella vita di tutti i giorni.
<P>
<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="EN" NAME="Moorhouse">
Signor Presidente, questa è una relazione molto meditata.
E' più di un semplice resoconto delle molte, gravi violazioni dei diritti umani nei paesi di tutto il mondo perché dà un serio contributo allo sviluppo della nostra filosofia in corso nel Parlamento europeo.
Mi congratulo sinceramente con la relatrice soprattutto per il suo esauriente studio.
Quelli di noi che fanno parte della sottocommissione per i diritti umani e sono impegnati nelle discussioni sulle urgenze conoscono fin troppo bene la vastità di questo nostro compito.
Purtroppo siamo sommersi da denunce di atti criminali perpetrati dai governi e da coloro che agiscono sotto di loro.
<P>
Attraverso le nostre discussioni riusciamo a rendere pubblici questi atti e di quando in quando ad esercitare una misera influenza sui governi - compito tutt'altro che facile - non di meno perché quando la nostra azione è associata a pressioni economiche abbiamo perlomeno una certa autorità.
Io cito spesso l'esempio della Siria dove alcuni anni fa abbiamo sospeso gli aiuti allo sviluppo per un paio di anni.
Non dubito che il rilascio dei prigionieri politici dalle carceri siriane fosse dovuto all'influenza economica all'epoca esercitata.
<P>
La questione è in che modo porteremo avanti il nostro lavoro.
La onorevole Lalumière ha due proposte particolari da fare, una è quella di fare ricorso a mezzi legali e l'altra è quella di un approccio politico.
Comprensibilmente ella attinge alla sua esperienza nel Consiglio europeo e questa potrebbe benissimo essere la strada da seguire e dovremmo approfondire questo punto.
L'approccio politico, come lei dice, è irto di difficoltà, ma è meritevole di ulteriore considerazione.
Purtroppo, nella mia lunga esperienza la Commissione tende ad essere molto blanda nei suoi attacchi contro i paesi terzi, ma sono lieto di dire che almeno il suo comportamento non è nulla in confronto a quello del Consiglio dei ministri nel quale gli Stati membri mettono al primo posto gli interessi commerciali e nazionali e sono pronti a passare sopra alle questioni dei diritti umani in tutti i casi salvo in quelli più estremi.
<P>
Pertanto, possiamo almeno dire che i diritti umani si stanno rivelando come una delle questioni più importanti e noi dobbiamo partire da questo punto.
Fortunatamente, come Parlamento europeo abbiamo la necessaria libertà di azione e dobbiamo continuare a svolgere il nostro ruolo ed esprimerci chiaramente contro ciò che è inaccettabile.
<P>
<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="NL" NAME="van Bladel">
Signor Presidente, al di fuori dell'Unione questo Parlamento è noto soprattutto per il suo impegno per i diritti dell'uomo.
La relazione dell'onorevole Lalumière descrive il modo come il Parlamento europeo ha intenzione di mettere allo scoperto i diritti dell'uomo in una politica sincronizzata delle Istituzioni.
Si tratta di sanzioni di natura politica, giuridica e finanziaria intese ad avere un effetto curativo ma al contempo anche preventivo.
In determinati casi, la relatrice non esclude nemmeno l'intervento armato, seppure dietro mandato dell'ONU.
Presidente, questa relazione è l'espressione di un'evoluzione e una concezione formatesi in Europa dalle due guerre mondiali a questa parte e che hanno radici vecchie e profonde.
Perorare la causa dei diritti dell'uomo non è una nuova forma di arroganza coloniale, è piuttosto una condotta pragmatica di carattere umanistico volta proprio e soprattutto a promuovere la stabilità internazionale e l'umanità, componente essenziale di una politica estera europea in addivenire: una buona mossa alla vigilia della Conferenza intergovernativa e del ventunesimo secolo.
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<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="NL" NAME="Bertens">
Signor Presidente, la relazione dell'onorevole Lalumière è veramente ben fatta; i miei complimenti.
Invece di concentrare l'attenzione su casi singoli di violazione dei diritti dell'uomo, essa evidenzia sistematicamente l'impostazione della politica da parte dell'Unione.
L'onorevole Lalumière sottolinea giustamente come l'Unione possa agire nel modo più efficiente nella politica estera dei diritti dell'uomo.
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Nello stesso giorno in cui Wei Jingsheng riceve dal Parlamento il premio Sacharov è giusto soffermarsi sulla politica dei diritti dell'uomo dell'Unione.
Nella sua comunicazione sulla politica di lungo termine verso la Cina la Commissione precisa giustamente che prima di tutto deve venire l'efficienza.
Ma l'efficienza non è ottenibile con la moderazione: l'Unione potrà raggiungere il massimo dell'efficienza proprio attraverso la coerenza, la risolutezza e la trasparenza.
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Coerenza significa fare dei diritti dell'uomo un elemento di tutte le nostre azioni internazionali.
La riunione ministeriale dell'OMC a Singapore costituisce un'ottima occasione per imporre il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo anche all'ordine del giorno di accordi commerciali multilaterali.
Per cui, a Singapore dovrà essere presa in considerazione anche la clausola sociale.
Coerenza significa oltretutto la presenza di imprese del mondo economico dell'Unione che, nel loro operato internazionale, si impongano un codice di comportamento paragonabile alle regole dell'Unione.
Anch'esse rappresentano l'Europa.
Essere presenti, ad esempio, in Nigeria non costituisce un salvacondotto per la violazione dei diritti dell'uomo.
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Risolutezza in questo caso significa avere una politica mirata alla promozione del rispetto della democrazia e dei diritti dell'uomo, che possiamo realizzare facendo uso della diplomazia preventiva, gli interventi umanitari, la promozione della libertà di stampa e la democrazia ovunque nel mondo e mediante la nostra infaticabile lotta contro il problema umanitario delle mine terrestri.
Oltre a ciò, il Consiglio deve poter votare a maggioranza qualificata la sospensione di trattati in seguito a violazioni di diritti dell'uomo.
Naturalmente, questa è materia da approfondire alla Conferenza intergovernativa.
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Infine, signor Presidente, la trasparenza.
I criteri della nostra politica per i diritti dell'uomo e l'applicazione della stessa devono essere univoci.
Soltanto in questo caso potremo aspettarci da paesi terzi che ne tengano conto.
Non devono essere gli interessi economici a prevalere.
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Signor Presidente, una mozione d'ordine.
Mi sia almeno permesso, a nome del gruppo liberale e forse di tutti i miei colleghi, di esprimere gli auguri al Commissario per il suo compleanno.
Compie i mie stessi anni, e quanti per l'esattezza potrete scoprirlo consultando il vademecum.
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<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
Signor Presidente, questa mattina abbiamo attribuito a Wei Jingsheng il premio Sakharov.
Esattamente un anno fa ne abbiamo insignito Leyla Zana, deputata curda dell'Assemblea nazionale turca.
Questa parlamentare, in un paese che ha stretto numerosi accordi con l'Unione europea, resta tuttora in prigione, dove l'abbiamo quasi dimenticata, proprio mentre l'Unione, e il Consiglio dei ministri in particolare, si sforza di stringere in ogni modo i legami con la Turchia. Ciò è evidente anche dall'andamento delle procedure di bilancio, con la bocciatura di numerosi emendamenti del Parlamento che avrebbero vincolato allo stato dei diritti umani la concessione di aiuti alla Turchia.
Ciò mi pare offrire un evidente esempio proprio di quella grande contraddizione menzionata anche dalla signora Lalumière nella sua straordinaria relazione: la contraddizione tra gli interessi commerciali, economici o strategici da una parte e, dall'altra, quegli elementari valori dell'etica che l'Unione europea dovrebbe seguire senza ipocrisie.
Dico «senza ipocrisie» e ciò vale anche per un altra zona vicina all'Unione, o almeno alla Grecia: la ex Jugoslavia.
L'Unione europea, giustamente, protesta per le violazioni dei diritti umani commesse dal regime di Milosevic, ma tace davanti a situazioni analoghe nella vicina Croazia.
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Occorre compiere progressi.
Purtroppo, l'intervento del Parlamento europeo si renderà necessario per molto ancora.
Ma almeno alcune riforme, quali la menzione dei diritti umani nella versione riveduta del Trattato di Maastricht, o la relativa clausola negli accordi internazionali stipulati, sono estremamente importanti.
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<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="DE" NAME="Sichrovsky">
Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, anche noi valutiamo favorevolmente la relazione.
Deploriamo però il fatto che le importanti questioni relative ai diritti umani spesso si riducano ad una discussione assurda fra destra e sinistra.
Tali questioni a nostro giudizio sono troppo importanti per essere strumentalizzate e degradate ad argomento di scontro politico spicciolo.
La storia europea del nostro secolo dimostra che nessun partito politico può affermare di essere senza macchia in tema di diritti umani.
Facciamo pertanto un appello a tutti i gruppi affinché il problema venga affrontato congiuntamente, nella speranza che i diversi gruppi politici di questo Parlamento non vengano continuamente classificati alla maniera del vecchio film western The Good, The Bad and The Ugly per poter ognuno presentare se stesso nei panni del buono.
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<SPEAKER ID=97 NAME="Imbeni">
Signor Presidente, vorrei invitare il Commissario a seguire con attenzione la proposta che figura al paragrafo 69 della relazione dell'onorevole Lalumière per vedere se, una volta tanto, ciò che si propone riesce ad essere seguito da un impegno congiunto delle Istituzioni: Parlamento, Commissione, Consiglio e Consiglio europeo. È una proposta che riguarda l'idea di fare del 2000 l'Anno dei diritti dell'uomo e di preparare un programma per tre anni che precedono il 2000, dedicato all'educazione per i diritti dell'uomo.
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Penso che la relazione Lalumière meriti la nostra approvazione.
Se una critica deve essere fatta, essa va divisa per 628 perché la relazione è diventata un pò lunga, come al solito, a causa dell'insistenza con cui ciascun deputato vuole apportarvi suoi correttivi.
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Vorrei segnalare soltanto una difficoltà che abbiamo ancora nell'affrontare questi temi.
Anche la nostra cultura, che è la più avanzata esistente al mondo, è una cultura in negativo; ciò significa che noi definiamo la pace come assenza di guerra, la democrazia come assenza di dittatura, la vita come assenza di morte, i diritti dell'uomo come assenza di violazione dei diritti dell'uomo.
Tutto questo sta a indicare una cultura che non è in grado di affermare gli aspetti positivi senza l'assenza del nemico, senza l'opposizione al negativo.
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Penso che una premessa positiva per superare questo handicap potrebbe consistere nel fare riferimento a tre aspetti fondamentali della nostra esistenza: in primo luogo, nessun essere umano e nessuna autorità possono ingiungere legalmente di togliere la vita a qualcun altro.
Se riuscissimo ad affermare questo concetto, avremmo fatto un passo in avanti notevole.
In secondo luogo, l'umanità non può essere assolutamente divisa in due, stabilendo che, per ragioni religiose o d'altro tipo, un essere - quello femminile - è inferiore a quello maschile.
In terzo luogo, esistono i diritti dell'infanzia che sono propri e indisponibili, il che significa che nessuno, né genitore né autorità d'altro tipo, può togliere il diritto dell'infanzia non soltanto alla vita, ma anche ad una vita degna di essere vissuta.
Se facessimo dei progressi su questi tre punti, forse riusciremmo a concepire i diritti dell'uomo in modo positivo.
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<SPEAKER ID=98 NAME="Ferrer">
Signor Presidente, possiamo affermare con sicurezza che oggi quasi tutti i paesi del mondo, apparentemente, accettano i diritti umani fondamentali come valore di riferimento; ciò nonostante, in tutto il mondo continuano a verificarsi reiterate e flagranti violazioni di tali diritti.
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L'elenco degli atti di violenza esercitati dall'uomo sull'uomo continua ad allungarsi, come l'onorevole Lalumière, conoscitrice d'eccezione della questione, ci ricorda molto bene nella sua eccellente relazione.
Di conseguenza il mio gruppo, convinto che la difesa dei diritti umani sia condizione indispensabile per conseguire una pace vera fra i popoli, condivide le proposte formulate dall'onorevole Lalumière nella sua relazione.
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L'Unione europea, che ha fatto della difesa dei diritti umani il punto nevralgico della propria politica, non può rimanere indifferente di fronte alle violazioni della dignità suprema della persona commesse in un numero così elevato di paesi.
Ma nemmeno può limitarsi semplicemente a denunciarle.
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L'Unione europea deve essere in grado di assumersi le responsabilità insite nel suo impegno a favore della pace e della difesa dei diritti umani.
Pertanto condividiamo anche le misure proposte dalla relazione, volte a migliorare proprio il sistema di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali da parte dell'Unione europea e ad attuare politiche preventive al servizio della pace e dei diritti dell'uomo.
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Preferiremmo tuttavia che, accanto ai diritti civili e politici, a quelli economici e sociali e ai diritti culturali, si prevedessero anche i diritti delle minoranze nazionali.
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Se nella Dichiarazione di Copenaghen, nella Carta di Parigi della CSCE e nella Convezione quadro del Consiglio d'Europa si difende la protezione delle minoranze nazionali, ciò significa che viene implicitamente riconosciuta l'esistenza di alcuni diritti collettivi che vanno tutelati.
Di conseguenza riteniamo che nella relazione vadano riconosciuti e garantiti esplicitamente anche questi diritti, rispettando, com'è ovvio, la preminenza dei diritti umani universali.
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La difesa dell'inalienabile dignità della persona - di ogni singolo individuo e dell'insieme di persone che si sentono parte di una comunità - è un imperativo politico che riguarda noi tutti e che l'Unione europea, ma anche ogni Stato membro, deve essere in grado di assumersi in tutta la sua entità se desidera essere fedele allo spirito dei padri fondatori e se intende adempiere, grazie a tale fedeltà, alle proprie responsabilità nei confronti della storia.
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In questo senso la relazione Lalumière traccia la via da seguire.
Si tratta semplicemente di avere la volontà politica di percorrerla.
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="FR" NAME="Goerens">
Signor Presidente, nella sua relazione la onorevole Catherine Lalumière accenna ai molteplici aspetti della problematica dei diritti dell'uomo con la sua consueta abilità, ma anche con la fermezza richiesta riguardo ai principi essenziali che sono in gioco.
Non serve a gran che continuare a dissertare su questo grave argomento.
E' importante dotarsi di uno strumento coerente ed efficace, tanto giuridico quanto politico, atto a far seguire ad una professione di fede, talvolta gratuita, degli atti coerenti che siano all'altezza dei valori sui quali noi ci dichiariamo intransigenti.
Questo vale in particolare per le relazioni esterne dell'Unione europea, campo nel quale la nostra determinazione di difendere i principi che ci stanno a cuore ha un valore di test.
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La relazione della onorevole Lalumière espone in dettaglio la lunga serie di strumenti utilizzati finora con più o meno successo.
Noto con soddisfazione che ella ci invita, nella proposta di risoluzione legislativa, a completare il meccanismo esistente con un nuovo strumento, nel caso specifico un codice di buona condotta destinato alle imprese europee attive nei paesi terzi che imporrebbe a dette imprese di non farsi complici di gravi violazioni dei diritti dell'uomo.
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Nel quadro dell'OSCE sono già state formulate proposte analoghe, proposte che finora sono restate purtroppo lettera morta.
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L'inclusione di considerazioni etiche nella condotta degli affari sarebbe peraltro una risposta tipicamente europea alla problematica della globalizzazione e della mondializzazione.
Scommettiamo che essa indurrà i paesi ribelli a pensarci due volte prima di farsi beffe più o meno impunemente dei principi e dei valori che sono a noi cari.
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<SPEAKER ID=100 LANGUAGE="FR" NAME="Pailler">
Signor Presidente, anno dopo anno, relazione dopo relazione, si attendono dall'Europa non solo dei segnali ma degli atti politici forti e decisi affinché i diritti dell'uomo guadagnino terreno in tutto il mondo.
Purtroppo, gli anni si susseguono gli uni uguali agli altri, talvolta assistiamo addirittura a regressioni là dove la speranza era più forte.
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Che dire della recente decisione del tribunale supremo di Israele che legalizza la tortura nelle carceri?
Le denunce non sono più sufficienti.
Agiamo sospendendo l'accordo provvisorio con Israele fino a quando i diritti dell'uomo non verranno rispettati.
Lo stesso vale per la Turchia, che non ha ancora liberato né Leyla Zana, premio Sakharov 1995, né i suoi colleghi, ex deputati di origine curda, e che propone una legge antiterrorismo e una terribile censura della stampa, già rattristata dagli assassinî impuniti di alcuni giornalisti.
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Anche in questo caso sospendiamo gli aiuti finanziari e subordiniamo la nostra cooperazione al rispetto dei diritti dell'uomo.
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L'elenco sarebbe lungo e figura nella relazione di Catherine Lalumière, elenco funesto delle risoluzioni contro le violazioni dei diritti fondamentali, delle arroganti e sprezzanti violazioni degli accordi internazionali.
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Vorrei concludere denunciando ancora una volta i crimini dei gruppi paramilitari colombiani, che se la prendono con le popolazioni civili, con i contadini e che, ieri, hanno ancora ucciso quattro persone appartenenti alla stessa famiglia, quattro fratelli, grazie alla complicità passiva del governo colombiano.
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Se non vuole deludere amaramente il resto del mondo, l'Europa deve giocare le carte che ha in mano - e sono molte - ovunque ne disponga.
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<SPEAKER ID=101 LANGUAGE="NL" NAME="van der Waal">
Signor Presidente, nella politica estera dell'Unione europea i diritti dell'uomo vanno assumendo un peso crescente. Infatti, negli accordi di cooperazione con paesi terzi è invariabilmente contemplata la clausola dei diritti dell'uomo.
È un fatto molto positivo che i diritti dell'uomo abbiano acquistato un più ampio riconoscimento anche per questo tramite.
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Allo stesso tempo, il lungo triste elenco di risoluzioni citate nella relazione dell'onorevole Lalumière denuncia la triste realtà di ancora innumerevoli paesi, in alcuni per i regimi dittatoriali, in altri per le tradizioni culturali, in altri ancora per le difficili condizioni socio-economiche e purtroppo anche a causa del fanatismo religioso.
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I diritti dell'uomo sono una materia non facile dove ogni convincimento di progresso viene messa duramente alla prova.
Fra l'idea della perfezione e la realtà spesso amara, dove trova conferma la verità biblica di un uomo proclive al male, permane un'area di tensione.
Ciò nondimeno, noi abbiamo il dovere, ove possibile, di usare pressione e influenza per sanare o prevenire l'aggravarsi di situazioni gravi.
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Tuttavia, non ci attendiamo granché da tutte le riforme istituzionali, come l'affidamento della politica estera alla Comunità e la nomina di un Commissario per i diritti dell'uomo.
Le considerazioni d'obbligo su situazioni connesse ai diritti dell'uomo non possono evidentemente essere imposte agli Stati. Lo hanno nuovamente dimostrato i recenti negoziati nell'ambito dell'OMC; inoltre, le grandi potenze come la Cina non permettono di essere richiamate all'ordine.
L'attività di nuove istituzioni aggiungerebbe poco a quanto stanno già facendo l'Unione europea, le Nazioni Unite, l'OSCE o il Consiglio d'Europa, e senza dimenticare Amnesty International e altre ONG.
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<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="EN" NAME="Truscott">
Signor Presidente, anch'io desidero congratularmi con la onorevole Lalumière per la sua ottima relazione.
E' giusto che se ne discuta ora, nel giorno in cui abbiamo consegnato il premio Sacharov a Wei Jingsheng.
La relazione sottolinea giustamente il nesso esistente tra democrazia e diritti umani e la necessità di un concetto universale che abbracci i diritti delle minoranze nazionali, dei profughi, delle donne e dei bambini e il diritto ad un ambiente sano.
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Accolgo di buon grado anche la richiesta di inserire clausole sociali minime negli accordi commerciali per tutelare i diritti dei minori contro qualsiasi forma di schiavitù.
Questo tipo di sfruttamento di altri nostri consimili deve essere inaccettabile alle soglie del nuovo millennio.
E l'UE non dovrebbe neppure concludere nefasti accordi con i paesi che violano palesemente i diritti umani.
Si deve porre fine a questa logica che compromette il lavoro dell'UE e di questo Parlamento.
L'Unione non dovrebbe continuare a fingere di non vedere tali violazioni.
E' necessario che vengano rispettate le norme minime e che vengano sospesi gli accordi in caso di chiare prove di diffuse violazioni dei diritti umani.
L'unione doganale con la Turchia dimostra che gli accordi con i regimi che maltrattano i propri cittadini non portano a miglioramenti nel settore dei diritti umani.
Gli aiuti dell'UE dovrebbero essere concessi a condizione che chi li riceve compia degli sforzi sostenibili per migliorare il proprio comportamento.
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E' anche giusto che l'UE controlli il commercio di armi e prema per un codice di condotta vincolante in modo che l'UE, perlomeno, non sostenga regimi che violano le libertà civili del loro popolo.
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Anche se è giusto che l'UE rafforzi la sua politica estera e di sicurezza comune, la Gran Bretagna non ritiene che la PESC dovrebbe essere comunitarizzata.
La PESC dovrebbe restare intergovernativa, ma deve essere soggetta a riforma.
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Infine, accolgo di buon grado la richiesta della onorevole Lalumière di un Commissario per i diritti umani e di un centro per la prevenzione attiva dei conflitti, che avrebbero dovuto esserci già da molto tempo.
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Spero che questa relazione abbia il pieno e meritato sostegno di quest'Assemblea.
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<SPEAKER ID=103 NAME="Amadeo">
Signor Presidente, pur complimentandomi con l'onorevole Lalumière, sento l'obbligo di denunciare gravi contraddizioni in alcune nostre decisioni.
Ad esempio, nel considerando K, che tratta della recrudescenza del fanatismo, dell'intolleranza politica e religiosa, giustamente si cita l'Iran, dimenticando però che appena nella tornata scorsa, in una risoluzione d'urgenza sul Medio Oriente, il Parlamento europeo chiedeva anche la mediazione dello stesso Iran che costantemente víola i diritti dell'uomo.
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A proposito del nobile impegno assunto dall'Unione europea in fatto di diritti dell'uomo, non va sottaciuta la sia pur minore contraddizione che si manifesta nel gruppo liberale qui presente.
Mi riferisco al fatto che tale delegazione raccoglie un gruppuscolo italiano - quello della Lega - che incentra la propria azione sulla predicazione della discriminazione tra italiani del Nord e italiani del Sud.
Inoltre, il Congresso ebraico europeo ha recentemente denunciato che Bossi, capo della Lega, ha sempre rifiutato di condannare episodi di razzismo.
Infine, la Lega pretende la cacciata dal Nord di magistrati e insegnanti del Sud, e ora attacca persino l'unità della Chiesa cattolica.
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Fino a quando il gruppo liberale sarà così poco rispettoso della propria onorata origine, tanto da mantenere rapporti con siffatto gruppuscolo razzista?
E per quali ragioni?
Per mantenere un gruppo politico più numeroso?
Ma a quale prezzo?
A prezzo della svendita della dignità e dell'onore di Malagodi, Einaudi, Ugo La Malfa, che non possono più ribellarsi!
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<SPEAKER ID=104 NAME="Barón Crespo">
Signor Presidente, innanzi tutto desidero congratularmi con l'onorevole Lalumière per l'eccellente relazione sulla politica europea in materia di diritti dell'uomo nella quale sviluppa uno degli aspetti fondamentali della nostra identità.
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Desidero sottolineare due aspetti che ritengo fondamentali e sui quali dovremmo riflettere anche durante il nostro lavoro in Parlamento e in occasione delle nostre relazioni con le altre istituzioni.
Il primo aspetto riguarda l'affermazione, riportata nel paragrafo tredicesimo, sul carattere evolutivo dei diritti dell'uomo.
I diritti dell'uomo non si consolidano - e noi europei lo sappiamo bene - dalla sera alla mattina.
Hanno carattere evolutivo e dobbiamo applicare questa regola, ossia dobbiamo valorizzare i progressi ottenuti nel campo del rispetto dei diritti dell'uomo non soltanto nei nostri paesi, ma anche nei paesi terzi con i quali abbiamo relazioni.
E questa idea si completa molto bene con quella del dialogo critico, in quanto entrambe si applicano a tutti i programmi in corso come PHARE, TACIS e MEDA e ad altri riguardanti Turchia, Israele, Algeria, Bielorussia e Iran.
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Il secondo aspetto - l'idea della clausola democratica - è in rapporto diretto con questa idea del carattere evolutivo, ossia non dobbiamo intendere la clausola democratica come un sistema di sanzionamento, bensì come un elemento per favorire la diffusione e il consolidamento di quella che è una pianta molto rara nella storia dell'umanità, cioè la democrazia e il rispetto dei diritti dell'uomo.
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Ritengo pertanto che queste innovazioni teoriche contenute - ripeto - nell'eccellente relazione dell'onorevole Lalumière debbano essere da noi assimilate e applicate sistematicamente a tutti gli accordi che stipuleremo.
Ossia la clausola democratica va valutata attraverso il suo carattere evolutivo e il dialogo critico che dobbiamo dare alla nostra politica estera.
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<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="SV" NAME="Theorin">
Signor Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Lalumière per la sua eccellente relazione, che spero raccoglierà l'appoggio di tutti i colleghi.
La relazione sui diritti dell'uomo internazionali sottolinea giustamente che il concetto abbraccia sia i diritti civili e politici che quelli economici e sociali.
Sono lieto che l'onorevole Lalumière abbia accettato la mia proposta d'emendamento e soprattutto la richiesta che gli stupri sistematici vengano considerati gravi crimini di guerra.
Di conseguenza, si dovrà esigere che le definizioni di gravi crimini di guerra del secondo protocollo aggiuntivo della quarta Convenzione di Ginevra venga completato con la dicitura «stupri sistematici».
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Nel 1994 votai contro la costituzione di un'unione doganale fra Unione europea e Turchia, perché le condizioni relative ai diritti dell'uomo poste dal Parlamento non erano soddisfatte.
La maggioranza dei deputati era convinta che l'unione doganale servisse a favorire un miglioramento della situazione dei diritti dell'uomo in Turchia.
Al pari di simili accordi con paesi terzi, fu introdotta una clausola sui diritti dell'uomo e la democrazia nella convinzione, così facendo, di generare uno sviluppo positivo.
Purtroppo, ciò si rivelò un errore: da quando è entrata in vigore l'unione doganale la situazione dei diritti dell'uomo in Turchia non è migliorata, anzi è andata peggiorando.
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Ieri si sono presentati qui in Parlamento cinque redattori dei più autorevoli giornali turchi i quali ci hanno avvertito di una proposta di legge in arrivo, che porterà severe restrizioni alla libertà d'espressione.
L'Unione europea dispone di strumenti politici, economici e diplomatici che devono essere messi in uso e integrati con provvedimenti cogenti nel caso che le violazioni dei diritti dell'uomo non cessino.
Dovranno essere messi a punto meccanismi politici, economici e giuridici per dare garanzie, assicurare controlli e imporre sanzioni, senza le quali le clausole per il rispetto dei diritti dell'uomo e la democrazia non avranno alcun effetto.
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<SPEAKER ID=106 NAME="Van den Broek">
Signor Presidente, innanzitutto la Commissione desidera cogliere l'occasione per ringraziare quest'Assemblea per l'impegno profuso nella difesa dei diritti dell'uomo e le libertà fondamentali nella politica dell'Unione europea.
È con grande piacere che questa mattina abbiamo nuovamente constatato l'interessamento del Parlamento europeo per i diritti dell'uomo, espresso nel conferimento del prestigioso premio Sacharov.
La presentazione della relazione annua sui diritti dell'uomo è una delle iniziative del Parlamento europeo che serve da spunto per un significativo dialogo fra le Istituzioni su problemi connessi ai diritti dell'uomo.
Quest'anno discutiamo la relazione presentata dall'onorevole Lalumière, eminente relatrice, che, come ex segretario generale del Consiglio d'Europa, è qualificata come pochi per parlare di quest'argomento.
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È risaputo che la Commissione annette grande importanza al rispetto dei diritti dell'uomo sia all'interno dell'Unione che all'esterno.
La Commissione ha già discusso in passato insieme a voi clausole legate ai diritti dell'uomo facenti parte di accordi dell'Unione europea con paesi terzi.
Dal 1992 tali clausole vengono sistematicamente iscritte in accordi con paesi terzi, quindi non in maniera casuale; tutti i nostri nuovi accordi esterni conoscono questa clausola, la quale, da allora, costituisce una componente essenziale degli accordi bilaterali.
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I diritti dell'uomo vengono sollevati regolarmente dalla Commissione a livello internazionale e mondiale.
Ad esempio, nella nostra comunicazione di luglio scorso sulla relazione fra commercio internazionale e norme del lavoro abbiamo proceduto ad un'analisi approfondita della possibilità di porre tali norme all'ordine del giorno dell'Organizzazione mondiale del commercio.
Si tratta, per l'esattezza, di norme sull'abolizione del lavoro forzato, la schiavitù, il lavoro minorile, la promozione della libertà sindacale nonché del diritto a negoziati del lavoro collettivi, e sulla non discriminazione nelle assunzioni.
Come sapete, proprio in questo momento, se ne sta discutendo all'incontro ministeriale dell'OMC a Singapore, e sapete, come stamane è già stato osservato nel dibattito, quanto questi temi siano controversi quando vengono messi in rapporto con regole che disciplinano il commercio internazionale.
La relazione Lalumière propone altresì l'introduzione di un codice di comportamento per le multinazionali dell'Unione europea che le costringa al rispetto dei diritti dell'uomo.
Devo far osservare che un simile codice di comportamento non può essere imposto obbligatoriamente alle imprese all'interno dell'Unione.
Naturalmente, plaudirei alle imprese disposte a tener conto dei diritti dell'uomo nella loro politica aziendale in paesi terzi.
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Il rafforzamento della democrazia e il rispetto dei diritti dell'uomo hanno per l'Unione europea un elevato grado di importanza, in particolare anche in paesi in fase di transizione.
Desidero ricordare i nostri programmi per la democrazia facenti capo a PHARE e TACIS destinati a paesi del Mediterraneo, l'Europa orientale e l'ex Unione Sovietica. Essi sono l'esempio di un'ampia rosa di programmi e azioni in appoggio alle riforme democratiche e destinati ad un ulteriore sviluppo dello Stato di diritto, il rafforzamento della società civile e la tutela e promozione dei diritti dell'uomo.
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Dalla comparsa del noto capitolo B7-52 - iniziativa europea per la tutela dei diritti dell'uomo - continuano ad incrementarsi i fondi destinati a questo fine.
Ai fini di controllo e coordinamento, dal 1994 la Commissione ha presentato relazioni annue sugli orientamenti di massima seguiti nell'impiego dei fondi in questo ambito.
Le relazioni comprendono una descrizione separata per ogni singola voce di bilancio: un resoconto per la sezione diritti dell'uomo, democrazia e sviluppo ed un rapporto generale su tutte le voci di bilancio connesse ai diritti dell'uomo.
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La Commissione condivide la forte preoccupazione del Parlamento europeo per quanto riguarda questioni come la libertà di pensiero e la libertà di stampa.
Essendo questi fattori fondamentali della democrazia e la società civile che ricoprono un ruolo prezioso nella tutela dei diritti dell'uomo e la promozione di questa libertà, li troviamo di conseguenza al centro di azioni ben precise.
Cito l'affollatissima conferenza sulla libertà dei mezzi d'informazione nell'ex Yugoslavia organizzata di recente dalla Commissione a Bruxelles, e nella quale occasione la Commissione ha nuovamente promesso un consistente importo - questa volta circa 10 milioni di ECU per il 1997 - proprio a sostegno e per l'incentivazione di mezzi d'informazione liberi nell'ex Yugoslavia.
Credo che pure gli attuali sviluppi, non tanto in Bosnia quanto a Belgrado, stiano a dimostrare l'importanza che può assumere questo fattore nel rafforzamento della democrazia.
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In questo contesto, mi chiedo anche se la proposta di aprire speciali voci di bilancio separate per i mezzi d'informazione non possa essere di minore utilità, visto il possibile pericolo che in altri campi questo aspetto venga limitato oppure trascurato.
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La relazione dell'onorevole Lalumière segnala anche l'importanza che il Parlamento europeo annette all'istituzione da parte della Commissione di un centro per la prevenzione di conflitti.
La Commissione è attualmente impegnata in un programma modello, denominato «Rete per la prevenzione di crisi», scaturito dall'iniziativa Rocard, il quale servirà d'appoggio per lo svolgimento di studi, l'emissione di pareri e l'effettuazione di valutazioni nel campo della prevenzione delle crisi.
La rete in programma avrà il compito di cercare di impossessarsi di informazioni su potenziali crisi e disastri umanitari, elaborare i dati e redigere rapporti affidabili analitici e di strategia sulle possibilità di prevenire i conflitti.
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La relazione attira l'attenzione su un più stretto coordinamento fra le Istituzioni europee da un lato e i paesi membri dall'altro.
La Commissione è pienamente concorde col Parlamento circa la necessità di potenziare tale coordinamento e agiremo anche di conseguenza.
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Cercheremo, nella misura del possibile, di migliorare i coordinamenti attraverso un impegno attento e applicando alle procedure interne nuove forme di comunicazione riguardo i diritti dell'uomo.
Sapete che il Presidente Santer ha assunto nella propria persona la responsabilità per la delicata materia dei diritti dell'uomo, e a me è stata affidata, sotto la sua autorità, la responsabilità per gli aspetti tematici ed orizzontali.
<P>
Al fine peraltro di migliorare il coordinamento interno si riuniscono regolarmente i direttori generali della Commissione incaricati delle relazioni esterne.
Abbiamo attivato anche un gruppo di lavoro interdisciplinare «Diritti dell'uomo» in cui sono rappresentati tutti i servizi della Commissione impegnati nei diritti dell'uomo.
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Presidente, vengo a conclusione.
Uno dei più importanti avvenimenti che sono serviti a promuovere e tutelare i diritti dell'uomo nel mondo fu indubbiamente la firma della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo il 10 dicembre 1948.
Ho preso accuratamente nota della richiesta dell'onorevole Imbeni che sia prestata attenzione alla proposta di indire eventualmente il 2000 anno dei diritti dell'uomo.
Io vorrei emendare leggermente quella proposta e suggerire se non sia bene scegliere il 1998, in quanto cinquantesimo anniversario della firma della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
È un'idea che si era già fatta strada da noi, ed anche di concerto con le Nazioni Unite abbiamo cercato di fare in modo che il 1998 diventi l'anno della tutela internazionale dei diritti dell'uomo.
Si dovrà ancora attendere per vedere se sarà possibile, ma ci stiamo comunque impegnando in questo senso.
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Informalmente, vorrei terminare esprimendo i miei ringraziamenti per i cordiali auguri che mi sono stati rivolti questo pomeriggio per il mio compleanno, giorno in cui raggiungo la rispettabile età che condivide con me anche l'onorevole Bertens.
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<SPEAKER ID=107 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Tutela dei minori - Adozione di minori
<SPEAKER ID=108 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca ora, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:
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A4-0393/96, presentata dall'onorevole Zimmermann a nome della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini, su misure per la protezione dei minori nell'Unione europea; -A4-0392/96, presentata dall'onorevole Carlo Casini, a nome della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini, sul miglioramento del diritto e della cooperazione tra gli Stati membri in materia di adozione di minori.
<SPEAKER ID=109 NAME="Zimmermann">
Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, in veste di relatrice sulle misure per la protezione dei minori nell'Unione europea, mi fa particolarmente piacere che questa relazione sia all'ordine del giorno in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione dell'UNICEF.
Con ciò quest'Aula dimostra di prendere sul serio anche i problemi, le esigenze e gli interessi di circa 80 milioni di persone dell'Unione europea.
A tal proposito desidero citare alcuni dei problemi che riguardano i bambini.
<P>
Non tutti i bambini dell'Unione hanno le stesse opportunità di accesso al sistema scolastico.
Molti bambini vivono al di sotto della soglia di povertà.
In Germania sono 2, 2 milioni.
Non tutti i bambini godono della stessa assistenza sanitaria.
A volte sono vittime di abusi sessuali, vengono maltrattati e sfruttati economicamente.
Anche nell'Unione è molto diffuso il lavoro minorile. Ai bambini rifugiati viene per lo più negato l'accesso al nostro territorio.
Un numero impressionante di bambini è vittima della droga, dell'alcool, della nicotina e dei farmaci.
Per non parlare di tutti quei bambini sottoposti a pressioni psichiche che non siamo in grado di rilevare.
Questo fa sì che una gran parte di bambini sia ostacolata fin dall'inizio nel proprio sviluppo.
Per porre riparo a tale circostanza è necessario prendere tutta una serie di provvedimenti.
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La ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e la sua introduzione da parte di tutti gli Stati membri nelle relative legislazioni è da considerarsi prioritaria.
Sia i minori che gli adulti devono venire sufficientemente informati dei diritti in essa sanciti, perché per poter prendere atto di tali diritti devono prima esserne a conoscenza.
I trattati attualmente in vigore hanno come obiettivo il benessere dei cittadini.
I cittadini dell'UE sono considerati per definitionem innanzitutto nella loro dimensione di lavoratori, datori di lavoro e consumatori.
I loro figli sono pertanto, in primo luogo, figli di genitori che lavorano.
Per garantire ai bambini uno status che tenga conto dei mutamenti della società e dei presupposti ad essi legati non sono però sufficienti modifiche legislative.
Pertanto invitiamo il Consiglio, nell'ambito della revisione del trattato di Maastricht, a riconoscere che i bambini costituiscono una categoria autonoma.
I diritti dei bambini devono diventare uno dei criteri fondamentali dell'azione delle istituzioni europee.
Nel contempo occorre introdurre in tutti i settori una politica avente per oggetto i diritti dei minori, che prenda in considerazione in ogni suo atto giuridico ed in ogni sua iniziativa gli aspetti specifici dell'infanzia.
La definizione e l'attuazione di politiche finalizzate alla tutela dei diritti dell'infanzia devono acquistare priorità rispetto alle considerazioni in materia di politica di bilancio.
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Invitiamo altresì gli Stati membri ad inserire un protocollo aggiuntivo nella Convenzione europea sui diritti dell'uomo che risponda alle esigenze dell'infanzia.
Chiediamo anche che venga istituita una Direzione generale competente in materia di diritti dei minori o un dipartimento autonomo all'interno della Commissione e nominato un responsabile del Parlamento europeo per i diritti dell'infanzia.
Sottopongo al Parlamento la proposta di istituire una commissione per i diritti dei bambini.
Se noi oggi, nel giorno del 50- anniversario della fondazione dell'UNICEF, voteremo e approveremo questa relazione, il nostro atto costituirà una garanzia dell'attenzione particolare che in futuro sarà riservata ai problemi dell'infanzia e alle attività del Parlamento europeo.
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Per favorire la partecipazione politica dei minori invitiamo gli Stati membri ad istituire parlamenti della gioventù in ambito locale, regionale e nazionale, mentre per promuovere la partecipazione sociale dei minori si dovrà provvedere innanzitutto alla nomina di responsabili per l'infanzia all'interno degli Stati membri.
Riteniamo che dovrebbe venire appoggiata anche l'istituzione di un «telefono azzurro», già presente in alcuni stati dell'Unione.
Il processo di integrazione europea si ripercuote anche sulle condizioni di vita dei bambini e poiché, come per gli adulti, non conosciamo ancora tali mutamenti, chiediamo alla Commissione di occuparsene, affidandone l'analisi ad esperti.
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La relazione sottolinea la necessità di dare aiuti ed assistenza psicologica ai bambini vittime o testimoni di atti di violenza e sollecita gli Stati membri, nell'ambito delle loro norme di procedura penale, ad accordare priorità, prima di passare all'esecuzione della pena, alla riabilitazione e all'educazione dei minori, in modo da dare loro un'effettiva chance di reinserimento nella società.
Invitiamo inoltre il Consiglio a creare un centro europeo dei minori scomparsi, come più volte richiesto dalla onorevole Banotti.
Anche ai profughi minorenni provenienti da paesi terzi deve essere garantita adeguata protezione ed assistenza umanitaria.
In questo contesto non bisogna fare alcuna differenza tra profughi politici e profughi economici.
Si attende anche dalla Commissione che intraprenda ogni possibile azione nella lotta contro il turismo sessuale e la pornografia infantile.
So che la Commissaria Gradin si è occupata intensamente di questo problema.
Lo ha sottolineato sia alla Conferenza di Stoccolma, a cui ero presente anch'io, che qui in Parlamento.
Parallelamente anche gli Stati membri dovranno dotarsi, a livello nazionale, di una legislazione che consenta di perseguire reati di questo genere commessi dai propri cittadini all'estero.
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Alla base delle richieste formulate nella mia relazione c'è un dato di fatto essenziale: rispetto ad altri gruppi sociali meritevoli di protezione i bambini hanno il vantaggio che il futuro appartiene a loro.
Nella progettazione di tale futuro devono poterci affiancare in veste di partner con pari diritti.
In questo devono venir facilitati dall'istruzione, che sul territorio dell'Unione europea deve essere accessibile a tutti i bambini, a prescindere dalla loro posizione sociale e dalla loro nazionalità.
I bambini di oggi costituiranno la società di domani.
Noi possiamo contribuire a costruirla rispettando la loro dignità e dando loro la possibilità di diventare persone autonome.
La discussione odierna significa per noi tutti in primo luogo la disponibilità ad assumerci la responsabilità del futuro dei bambini e l'impegno ad agire nel loro interesse, ad essere i loro difensori, vale a dire ad introdurre un cambiamento di mentalità che tenga conto delle trasformazioni sociali, economiche e politiche all'interno della società e riconosca ai bambini una posizione adeguata alle loro esigenze.
I bambini devono poter partecipare a questo processo in una condizione di parità.
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In conclusione vorrei aggiungere ancora una frase pronunciata dai bambini alla Conferenza di Rio: »Questo è il nostro futuro e noi vogliamo avere diritto di parola.
Vogliamo che ci educhino alla parola, che ci incoraggino ad esprimerci.
Vogliamo solidarietà!»
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<SPEAKER ID=110 NAME="Casini C.">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è significativo che questo Parlamento parli di bambini proprio alla vigilia di Natale, festa in cui si celebra il mistero della vita e dell'infanzia, e se ne parli proprio nel giorno in cui ricorre il 50º anniversario dell'UNICEF.
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Riconoscere i diritti dei bambini, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è un fatto politico di prim'ordine.
È stato detto che il trattamento riservato ai bambini manifesta ciò che la società pensa di tutto l'uomo.
In effetti, quando giustamente si ripete che il bambino è un soggetto, si vuol dire che il principio di eguaglianza deve essere inflessibilmente applicato anche a favore dei più deboli, dei più piccoli, dei dipendenti, di coloro che non hanno voce, di coloro che non hanno pienamente autonomia, capacità di pensiero e d'azione.
<P>
Quando ancora si dice che i diritti e gli interessi del bambino devono prevalere su quelli degli adulti, vogliamo applicare il principio di solidarietà, secondo il quale la società deve offrire un supplemento di forza propria ai più deboli.
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Recenti fatti di cronaca nera mostrano quanto ignobile sfruttamento possa essere fatto dei bambini da parte degli adulti, desiderosi ad ogni costo di soddisfare la loro brama di piacere e di denaro.
Bisogna dunque dire un fermissimo «no» ad ogni violenza sui bambini e un «sì» alto e chiaro ai diritti dei bambini, tutti i bambini, di ogni razza e colore - ricordo per inciso che il 1997 sarà l'Anno europeo contro il razzismo - in qualsiasi condizione si trovino e per tutto l'arco di sviluppo della loro vita.
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Il moderno istituto dell'adozione è lo strumento per realizzare uno dei primi diritti del bambino: il diritto alla famiglia.
Non ne comprenderemmo il vero significato, anzi lo capovolgeremmo e regrediremmo all'antico diritto romano se affermassimo un diritto degli adulti all'adozione e se attribuissimo un primato all'interesse dell'adulto.
Mi rendo perfettamente conto che la nozione stessa di famiglia è oggi in pensione, ma si ammetterà che normalmente il meglio per un bambino è crescere nell'affetto, nell'attenzione di un padre e di una madre, in un contesto di garantita stabilità e serenità.
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Se ci si colloca dalla parte del bambino, le cose sono semplici.
Ovviamente esistono casi in cui, nell'interesse del bambino, è preferibile l'adozione - ricordo che sul tema specifico dell'adozione io sono relatore - da parte di una sola persona.
Si pensi, ad esempio, ad un bimbo che, avendo perso i genitori, ha un nonno, una nonna, uno zio con cui vivere; si pensi anche alla persona che sposa una donna, vedova o no che sia, che ha già un bambino; in questo caso l'adozione serve a rendere il figlio della donna anche figlio dell'uomo.
Ciononostante è chiara la preferenza che deve darsi alla famiglia composta da un padre e da una madre.
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Devo precisare che una diversa soluzione, che affermasse il diritto all'adozione dell'adulto in quanto tale, o di una comunità diversa da quella familiare come sopra descritta, stravolgerebbe l'istituto dell'adozione e la mia stessa relazione, dalla quale dovrei quindi prendere qualche distanza.
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Del resto non esiste un problema pratico, perché il fortissimo calo della natalità nei nostri paesi fa sì che vi siano mediamente dieci domande d'adozione per ogni bambino in stato d'abbandono.
Questo fenomeno è la ragione di una forte espansione in tutti i nostri paesi dell'adozione internazionale, la quale presenta difficoltà più grandi sia per i genitori adottanti sia per la trasparenza delle procedure, per il rischio di deviazioni anche gravi e, quel che più conta, per la crescita armoniosa dei bambini interessati.
D'altra parte, l'adozione internazionale è una materia che interessa direttamente l'Unione europea.
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In sintesi, il contenuto della mia relazione sull'adozione afferma che l'adozione significa dare una famiglia al minore che non ce l'ha; che l'interesse superiore del minore deve essere posto al primo posto; chiede che la Convenzione dell'Aja sia ratificata sia dagli Stati membri sia dagli altri paesi; chiede l'armonizzazione del divario d'età per adottare; chiede il riconoscimento reciproco delle adozioni realizzate negli Stati membri; indica la preferenza per una famiglia composta di un padre e di una madre per l'adozione; ammette l'adozione di singoli solo quando l'interesse del minore lo richieda; indica l'adozione internazionale come sussidiaria, visto che prima di tutto bisogna permettere al minore di rimanere nella sua famiglia, cercando di fornire i mezzi necessari attraverso la cooperazione economica.
In caso di adozione devono essere rispettate regole rigorose sulla dichiarazione di abbandono.
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Bisogna dire «no» alle forme contrattuali di adozione; bisogna che l'intermediazione nell'adozione internazionale sia svolta soltanto da organismi autorizzati.
Spero che il voto sia il più possibile unanime; i bambini devono unirci, non dividerci.
Per questo abbiamo cercato di ottenere un risultato che possa essere quanto più condiviso.
Mi auguro che le ore che mancano al voto finale ci consentano di raggiungere l'obiettivo di un voto unanime.
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<SPEAKER ID=111 NAME="Seillier">
<SPEAKER ID=112 LANGUAGE="EL" NAME="Lambrias">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, con riprovevole ritardo onoriamo gli impegni che la società europea, con le sue organizzazioni, deve assumersi nei confronti dei suoi membri più giovani e più deboli: i bambini.
Affinché ci domandassimo se fossero sufficientemente protette le fasce d'età più vulnerabili e indifese, è stato necessario che la scoperta di crimini raccapriccianti in un determinato paese sconvolgesse l'opinione pubblica internazionale.
Ma l'imperversare di discussioni interminabili, di appelli e di convegni in grande stile che ha caratterizzato lo scorso anno si dimostrerà di interesse puramente filologico, a meno che non vengano prese con urgenza certe misure di carattere istituzionale e che non ne venga imposta l'applicazione.
Soltanto così potrà essere fermato il brutale e ripugnante sfruttamento dei giovani.
Sfruttamento che non è solo quello sessuale attuato dai trafficanti di carne bianca, ma che è anche quello economico di cui sono colpevoli datori di lavoro senza cuore e consumatori indifferenti.
Le relazioni di cui discutiamo oggi, messe a punto dalle commissioni competenti, contengono una lunga serie di suggerimenti.
Tra questi spiccano quelli relativi alla salvaguardia dei diritti dell'infanzia e al loro riconoscimento in una versione riveduta del Trattato, all'armonizzazione delle legislazioni nazionali, alla più stretta cooperazione tra autorità giudiziarie e all'effettivo funzionamento dell'EUROPOL.
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Nell'ambito del tempo limitato di cui dispongo consentitemi di aggiungere un altro aspetto, spesso passato sotto silenzio: la tolleranza verso il cosiddetto turismo sessuale.
In questa redditizia attività si parla solo e sempre delle vittime, mentre si resta indifferenti davanti ai carnefici che tengono in vita questo rivoltante commercio: gli utenti adulti.
Sicuramente esistono strumenti, relativamente facili da reperire, per sgominare il turismo sessuale, che macchia non tanto i paesi lontani, quanto piuttosto i paesi civilizzati in cui risiede la clientela.
Solo con un approccio al problema onesto e globale l'Europa potrà dare un contributo decisivo alla protezione dei minori, in quest'epoca di globalizzazione non solo dell'economia ma anche, come è giusto, dei valori della civiltà.
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<SPEAKER ID=113 NAME="van Dijk">
I minorenni sono sempre ragazzi e ragazze, come tutti sappiamo, e purtroppo dobbiamo ancora constatare che sia nell'educazione che nella società, l'istruzione e ovunque le ragazze sono trattate diversamente dai ragazzi: fin dal primissimo momento si pagano le conseguenze del sesso che uno porta.
Per infrangere gli stereotipi della nostra società dobbiamo cominciare dall'inizio e cercare di cambiare le cose.
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Qui ho sentito un pò troppe belle parole sulla tutela dei minori e l'importanza della famiglia.
Devo dire che negli ultimi anni nella commissione per le donne abbiamo discusso a più riprese dei pericoli che corrono i minori non soltanto all'esterno bensì anche all'interno della famiglia.
I casi di incesto sono spesso sconcertanti e non mi fermo a riflettere se siano meno o più sconcertanti del caso Dutroux, cui ha evidentemente alluso l'onorevole Lambrias, ma francamente non si può dire che i bambini siano assolutamente sicuri all'interno della famiglia. Se in questa società intendiamo offrire uguali possibilità e uguale trattamento a uomini e donne dovremo rassegnarci al fatto che la famiglia tradizionale non continuerà ad esistere e che vi sono sempre più spesso altre forme di convivenza, del resto anche fra uomini e donne e non solo fra persone dello stesso sesso, che possono durare a lungo e costituire un ottimo ambiente in cui crescere i bambini, sia i bambini più piccoli che quelli più grandi.
Non vi è assolutamente nulla di male e, a mio giudizio, questa è perfino una condizione necessaria per dare una possibilità di riuscita all'equo trattamento di uomini e donne.
La società dovrà adeguarsi di conseguenza, e non il contrario.
Non possiamo pretendere il ritorno della famiglia tradizionale perché qua e là si verificano decisamente troppi eccessi: gli eccessi avvengono anche nella famiglia tradizionale.
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<SPEAKER ID=114 NAME="Reding">
<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="EN" NAME="Kinnock, Glenys">
<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="DE" NAME="Mosiek-Urbahn">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la richiesta contenuta nella relazione Zimmermann sulla protezione dei minori nell'Unione europea riguarda la creazione di un quadro legislativo il più possibile uniforme.
L'obiettivo primario della relazione, ovvero il raggiungimento di una miglior tutela dei minori, è pienamente condivisibile.
Ma ad un'analisi attenta emergono alcuni punti che meritano una diversa considerazione.
La miglior protezione per i bambini, come ha già sottolineato la onorevole Sellier, consiste nella possibilità di crescere in una famiglia sana.
La famiglia è il fulcro della nostra società, ma questa circostanza non viene citata in nessun punto della risoluzione presentata nella relazione.
Ritengo che questa sia una grave mancanza.
<P>
Il presupposto migliore per una reale protezione del minore è e rimane la famiglia.
Gli interessi di bambini e famiglie si muovono solitamente nella stessa direzione, anche se mi rendo conto che nella realtà può andare diversamente.
Ne consegue pertanto che inizialmente il sostegno deve rivolgersi alla famiglia.
Le sue esigenze vanno analizzate.
In questo ambito ci troveremo di fronte a molti problemi sociali, ad un crescente egoismo, ad una crescente indifferenza strutturale.
Nelle grandi città ci sono quartieri in cui soltanto il 10 % delle famiglie ha bambini.
Non dobbiamo quindi meravigliarci se si riduce sempre più la sensibilità per le esigenze dei bambini.
<P>
In materia di tutela dei minori, dobbiamo pensare solo in un secondo tempo in termini di diritti.
I diritti dell'infanzia sono del resto già stati formulati nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, che assicura un codice minimo di norme giuridiche ed è stata accolta con largo consenso.
180 paesi in tutto il mondo hanno sottoscritto la Convenzione.
Credo che non sia successo con nessun'altra Convenzione in precedenza.
Essa ha prodotto stimoli positivi e rappresenta veramente una pietra miliare nello sviluppo dei diritti dell'infanzia, tuttavia si limita ad enunciare gli obblighi degli stati in materia, senza definire quelli che sono i diritti dell'infanzia.
Quest'ultimo dovrebbe pertanto essere il contributo dato dalla presente relazione.
<P>
Come già detto ed analizzato in modo approfondito da più parti, le problematiche principali sono costituite dal ruolo dei mass media, dall'aumento dei reati a sfondo sessuale, dalla pedofilia, dai maltrattamenti, dalla prostituzione, dalla tossicodipendenza, dalla povertà, dalla diffusione del lavoro minorile.
È necessario tutto il nostro impegno per affermare il diritto dell'infanzia ad un sano sviluppo psicofisico e per trovare le risposte ai suddetti problemi.
Il Consiglio Giustizia e Affari interni si è dichiarato disponibile e si è impegnato ad intervenire affinché si instauri una maggiore collaborazione tra forze dell'ordine e giustizia.
Le richieste formulate nella relazione a tal proposito, relative all'istituzione di un'ulteriore Direzione generale, di parlamenti della gioventù, nonché di commissioni specifiche, sicuramente non sono dannose, sorge però spontanea una domanda: a che cosa serve tutto ciò?
Non significa soltanto più burocrazia, non ha in parte addirittura solo funzione di alibi?
Io sono orgoglioso di poter portare come esempio un caso concreto di aiuto, e cioè l'iniziativa presa da un membro del nostro gruppo, la onorevole Banotti, per ricondurre alle rispettive case bambini scomparsi senza ricorrere né ad istituzioni né a centri di accoglienza.
<P>
Nella relazione si afferma la necessità di sancire i diritti dell'infanzia nel trattato di Maastricht.
Nessuno di noi è contrario, però ci chiediamo di nuovo se nella pratica ciò serva a qualcosa.
Non stiamo infatti parlando qui di prestare aiuti concreti ai bambini?
Tra le altre cose abbiamo bisogno di migliorare il diritto in materia di adozioni come proposto dall'onorevole Casini.
Dobbiamo unire tutte le nostre forze e sfruttare tutte le opportunità, perché per realizzare un'efficace protezione dell'infanzia occorrono impegno, energia e costanza.
<P>
<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="FR" NAME="Schaffner">
Signor Presidente, i due relatori avevano presentato delle proposte interessanti per fare della tutela dei minori una priorità delle politiche comunitarie, tentando di porre fine alla legge del silenzio, al turismo sessuale, ecc.
Ecco un tema che, a mio avviso, avrebbe dovuto ottenere l'unanimità in questo emiciclo.
Si deve constatare, purtroppo, che la politica ha fatto irruzione in questo campo.
Alcuni si servono di questa nobile causa come di un cavallo di Troia per tentare di far prevalere la propria ideologia sull'interesse dei bambini.
<P>
Come si fa, di fronte alla realtà quotidiana di abusi e deviazioni di ogni tipo di cui i bambini e i giovani adolescenti sono le vittime, a non rendersi conto che qualsiasi tentativo di proiettare le pratiche sessuali degli adulti in un campo così delicato non è solo una provocazione ma un vero e proprio incitamento dei minori alla depravazione?
Spero che il nostro Parlamento abbia un sussulto di dignità, altrimenti perderà tutta la legittimità di indignarsi come ha fatto a settembre a Bruxelles in seguito ai terribili fatti di cronaca di quest'estate.
<P>
Il voto del mio gruppo su questo testo dipenderà dagli emendamenti che saranno stati adottati.
Tuttavia, non posso che rallegrarmi della decisione dell'ultimo Consiglio «Giustizia», che ha anticipato l'auspicio di alcuni di noi adottando un'azione comune per intensificare la lotta contro la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini ed estendendo il mandato dell'Unità narcotici di Europol ai fatti di pedofilia.
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L'infanzia è fragile, l'infanzia è per natura fuggevole.
Schiller diceva: »Imparate a portare sempre rispetto ai sogni dei bambini».
Come può un Parlamento che si vuole responsabile immaginare di difendere l'interesse dei cittadini di cui è il rappresentante adottando certi emendamenti di questi testi?
Come può ciascuno di noi pensare di giustificare tali proposte davanti all'opinione pubblica del suo paese, davanti agli elettori della sua circoscrizione?
Come guardare ancora i bambini negli occhi per scoprirvi i loro sogni?
<P>
<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione affronta tematiche di per se estremamente urgenti e credo che avrà l'approvazione della stragrande maggioranza dei deputati.
Essa esamina però anche temi che non rientrano nelle competenze dell'Unione, bensì degli Stati membri, e che quindi non devono essere dibattuti in Parlamento.
<P>
Formalmente andiamo alla ricerca del principio di sussidiarietà, dichiarando che occorre rafforzarlo e rispettarlo.
Ma se approveremo tutti gli emendamenti e tutte le proposte senza modificarle, non manteniamo ciò che professiamo.
È per questo che il nostro gruppo non potrà appoggiare tutte le proposte d'emendamento avanzate, nonostante che la relazione ci sembri essenzialmente valida.
Oltre al fatto che intendiamo tener fede alle nostre dichiarazioni, vorrei anche chiedere cosa penserebbe la popolazione europea della nostra proposta se ci addentrassimo in innumerevoli aspetti legati alla cultura, come per esempio a quale età scatta il diritto di adozione, oppure le nostre idee circa il diritto all'adozione degli omosessuali e delle persone singole.
Credo che le raccomandazioni in questo campo non rispettino la pluralità culturale, la quale riveste grande importanza in Europa.
<P>
Inoltre, credo che molte proposte rischino di mettere in ombra i problemi principali, cioè la necessità di dotare l'Unione di strumenti per combattere gli orribili crimini che vengono perpetrati e mettere in uso quelli che già abbiamo proprio per prevenire i crimini già menzionati da molti di voi.
Abbisogniamo di una più stretta cooperazione di polizia all'interno dell'Unione per sgominare le reti del traffico di bambini a scopo di sfruttamento sessuale, adozione o trapianto d'organi.
<P>
Sono lieto che il Consiglio dei ministri abbia accolto i primi provvedimenti per poter, agendo congiuntamente, porre fine a simili pratiche.
La situazione è tale da rendere necessari provvedimenti nell'intera Europa, esigere ai paesi candidati di rispettare le condizioni dell'Unione e chiedere che sia usata la dovuta considerazione per i bambini e la cooperazione sociale anche nei programmi PHARE e TACIS.
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<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="ES" NAME="Sierra González">
Signor Presidente, desidero riferirmi in particolare alla relazione sull'adozione internazionale.
La prima caratteristica da evidenziare della relazione dell'onorevole Casini, la cui sensibilità in materia è assolutamente accreditata, è la sua tempestività.
Infatti viene redatta in un momento in cui il traffico di minori e il loro sfruttamento a fini illeciti mettono a rischio l'istituto dell'adozione internazionale.
<P>
La seconda è che prevede garanzie imprescindibili per prevenire lo sfruttamento di minori a scopi criminali.
Allo stesso tempo - coerentemente con lo spirito tutelare che la ispira - mette in luce il valore sociale di altre forme giuridiche per contrastare l'abbandono dei minori, quali l'affido temporaneo e la tutela.
<P>
Tuttavia, proprio perchè la relazione è improntata a una squisita prudenza giuridica, stupisce la mancanza di un'ulteriore cautela che, a mio giudizio, è indispensabile: esigere che gli organismi internazionali vigilino affinché i minori siano adottati di preferenza da famiglie della loro stessa area geografica e del loro ambiente culturale.
Stupisce anche che non si pronunci in merito a una questione con importanti ripercussioni sociali, quale la discriminazione degli omosessuali in materia di adozione.
Ritengo che la questione meriti un'attenzione particolare in una società libera e tollerante come pretende di essere la nostra.
<P>
Infine, desidero cogliere l'occasione per congratularmi con l'onorevole Zimmermann per la sua relazione il cui spirito aperto non è risultato incompatibile con la prudenza.
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<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="DE" NAME="Ullmann">
Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, siamo tutti a conoscenza del fatto che il passo più decisivo nell'interesse della protezione dei minori sarebbe l'applicazione incondizionata della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989.
Entrambe le relazioni vi fanno riferimento a buon diritto.
Nel contempo sappiamo però quante riserve ci siano nei confronti della suddetta Convenzione, riserve determinate da atteggiamenti individualistici ed egoistici, a livello individuale, collettivo e statale, anche da parte del mio paese.
Perfino l'accordo europeo sui diritti dell'infanzia siglato quest'anno resta al di sotto dello standard della Convenzione ONU.
Restano ancora moltissime cose da fare.
Per questo rilevo con piacere che entrambe le relazioni presentino proposte su quello che si può fare sin d'ora.
<P>
A questo proposito ritengo particolarmente importanti due aspetti ai fini dell'orientamento della nostra azione.
Il primo riguarda l'eliminazione di qualsiasi genere di discriminazione nei confronti di nuove realtà di vita comune, come richiesto al punto 2 della relazione Casini, tra le quali si collocano anche le coppie omosessuali.
Altrettanto importante per il mio gruppo è il fatto che si utilizzi in questo ambito un linguaggio chiaro e non si parli di diritto alla vita laddove è in discussione l'intangibilità della dignità umana di persone viventi.
<P>
Dai bambini possiamo imparare quanta strada deve ancora fare il nostro concetto dei diritti umani nel passaggio da una concezione dell'individuo come persona autonoma, e pertanto anche egoista, al riconoscimento della reciprocità nei rapporti interpersonali.
<P>
<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="FR" NAME="Leperre-Verrier">
Signor Presidente, in questa giornata dedicata ai diritti dell'uomo, credo che sia un bene associarvi i diritti dei bambini.
E' un campo in merito al quale l'Unione europea da molto tempo si mostra fredda.
E' vero che, a questo riguardo, la base giuridica era fragile. Eppure i bambini europei sono cittadini come gli altri e noi dobbiamo preoccuparci del loro benessere, della loro dignità, del loro avvenire.
<P>
Ecco perché mi rallegro che il Parlamento europeo abbia preso l'iniziativa di queste due relazioni, e vorrei congratularmi calorosamente con gli onorevoli Zimmermann e Casini per la qualità dei loro lavori.
La prima necessità e quella di armonizzare le legislazioni e di fare applicare le convenzioni internazionali.
Certamente, c'è una tale abbondanza di convenzioni che occorre trovare un quadro giuridico comune che consenta di elaborare, in seno all'Unione europea, una tutela universale e dinamica dei diritti dei minori.
A questo proposito, la Convenzione delle Nazioni Unite mi sembra un buon riferimento. In ogni caso, è necessario inserire nei trattati questa volontà di difesa dei diritti dell'infanzia.
<P>
Noi non faremo dei progressi significativi a questo riguardo, però, se l'Unione europea non rafforza le sue competenze in materia di educazione, di sanità, di politica familiare.
Perché, al di là dei problemi di maltrattamento, di sfruttamento economico o sessuale, è nostro dovere riaffermare il diritto all'educazione, un'educazione che aiuti a crescere e maturare e che consenta una reale lotta contro le ineguaglianze e il fallimento scolastico.
<P>
Peraltro, noi dobbiamo promuovere una politica familiare aperta, che tenga conto dell'evoluzione della famiglia attuale, e una politica sociale coerente e volontaristica per lottare efficacemente contro la povertà e l'esclusione, di cui noi conosciamo i danni tra i giovani.
<P>
Infine, al di là dei rimedi proposti, credo che sarebbe bene che le nostre società accettassero di riflettere sullo status che esse riservano ai bambini.
Il più delle volte vengono considerati come degli oggetti di insano desiderio, o un bersaglio commerciale piuttosto che come cittadini in divenire ai quali sarebbe urgente trasmettere i valori che ci sono propri.
<P>
<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="FR" NAME="Stirbois">
Signor Presidente, è giunto abbondantemente il momento di prendere in considerazione l'infanzia in quanto soggetto di diritto.
<P>
La società sembra prendere coscienza, anche in vari paesi dell'Unione europea, dei maltrattamenti dei bambini, delle reti di pedofili o, ancora, della pornografia infantile.
Essa intende prendere varie misure - come in questa relazione, ai paragrafi 7, 8, 9, 10 - decisamente interessanti per proteggere i bambini, e me ne rallegro.
<P>
Non bisogna però sbagliare la discussione.
Si tratta di difendere i diritti legittimi dell'infanzia e di proteggerla e non di esaltare dei principi che in realtà hanno come scopo nient'altro che di rimettere in discussione, da parte di alcuni, le nostre società cosiddette moralmente e sessualmente arcaiche - vale a dire sempre le stesse - perché non abbastanza liberali e permissive in materia di sessualità.
<P>
La relazione denuncia in effetti in alcuni paragrafi, U e V tra gli altri, la mancanza di informazioni e di discussioni sul tema della sessualità.
Devo dire che sono sconcertata.
Penso che la onorevole Zimmermann non guardi mai la televisione, non legga mai i giornali e non vada mai nelle scuole, perché se ne parla liberamente.
<P>
La relazione è favorevole alla difesa delle preferenze sessuali e della libertà di crescere e maturare, dell'eliminazione di qualsiasi differenza di status giuridico tra i figli nati al di fuori del matrimonio e quelli nati nel matrimonio, o ancora è favorevole alla libera circolazione dei bambini autoctoni dei paesi terzi, il che è assolutamente pericoloso in quanto consentirà ad intere famiglie di venire ad installarsi nei nostri paesi.
<P>
Devo dire che anche in questo caso sono sconcertata.
L'apparente dissoluzione del concetto stesso di famiglia, in questa relazione, è assolutamente sorprendente.
Mentre il pieno sviluppo e la tutela dei minori - tutti lo riconoscono - sembrano essere gli scopi dichiarati di questa relazione, essa esclude o addirittura elimina il quadro familiare, che è il quadro privilegiato per l'inserimento, per lo sviluppo dei bambini.
Come si può pretendere allora di tutelare i minori quando non si fa altro che distruggere il loro ambiente naturale e i loro riferimenti affettivi?
<P>
Questa logica, assolutamente libertaria, si ritrova nella relazione, onorevole Casini, sull'adozione dei minori. In effetti, essa intende chiedere agli Stati membri di abolire le discriminazioni di cui sono vittime gli omosessuali sul piano legale nel campo delle adozioni.
E' del tutto paradossale e niente affatto coerente.
<P>
E' questo un modo di difendere il nucleo familiare nel senso tradizionale del termine, vale a dire una madre, un padre e dei figli?
Certamente no.
E' anche un modo di tutelare i minori da tutti i mali della società togliendo loro qualsiasi possibilità di beneficiare di un ambiente familiare sano, in grado di favorirne il normale sviluppo?
Certamente no.
<P>
Noi ci pronunciamo quindi contro questa relazione, e trovo molto pericoloso, signor Presidente, che la volontà ostinata della Comunità sia sempre quella di regolare tutto, di regolamentare tutto.
Questo rischia di sfociare, domani, nella distruzione dei valori morali che sono i valori su cui si fondano le nostre società.
<P>
<SPEAKER ID=123 LANGUAGE="EN" NAME="Malone">
Signor Presidente, da molto tempo questo Parlamento ha riconosciuto il suo dovere di tenere conto della tutela dei minori nel concepire il suo lavoro.
La presentazione delle relazioni odierne dimostra ancora una volta l'impegno di lunga data che abbiamo nei confronti dei giovani.
Vorrei unirmi a coloro che si sono già congratulati con i relatori per la loro dedizione e il loro lavoro.
Vorrei dire alla onorevole Zimmermann che è stato molto interessante questa mattina incontrare il gruppo di «Focus on Children » e prendere parte alla loro presentazione.
<P>
La discussione capita a proposito perché non solo è il cinquantesimo anniversario dell'UNICEF ma coincide con la discussione che abbiamo avuto qui questa mattina sul nuovo trattato riveduto, che è stato presentato dalla presidenza irlandese.
Come sapete, i relatori hanno iniziato il loro lavoro molto tempo prima che venissero alla luce gli orrori del caso Dutroux.
Allo stesso modo, la presidenza irlandese fin dall'inizio ha ravvisato la necessità di fare della lotta contro il crimine organizzato e la tratta di esseri umani una priorità.
A questo proposito, sono molto lieta di constatare l'esplicito riferimento nell'articolo K.1 del progetto di trattato all'azione comune tra gli Stati membri per combattere la tratta di esseri umani e i reati contro i bambini.
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Tuttavia, come la maggior parte dei membri di quest'Assemblea, spero che l'esito finale della CIG vedrà una competenza condivisa in questo settore tra il Parlamento e il Consiglio nell'ambito del pilastro comunitario e l'inserimento nel trattato di una disposizione separata riguardante espressamente i diritti dei bambini.
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E' chiaro ora che molti Stati membri sono in difetto in quanto agli obblighi previsti dagli strumenti di tutela dei minori europei e internazionali.
Sono stata turbata nel sentire la testimonianza degli esperti che hanno parlato alla recente udienza pubblica del Parlamento sui diritti dei bambini.
Essi hanno sottolineato il triste fatto che molti Stati membri non hanno trasposto nei loro ordinamenti legislativi strumenti internazionali quali quelli previsti dalla Convenzione sui diritti del fanciullo dell'ONU, di cui oggi si è molto parlato.
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In breve, anche se i bambini in teoria hanno ampi diritti a livello nazionale ed internazionale, l'esercizio di tali diritti è spesso reso inutile dalle inadeguatezze delle legislazioni nazionali e dalle norme procedurali.
Di conseguenza, sono assolutamente convinta della necessità di un duplice approccio: occorre un'azione a livello comunitario nei casi in cui un'azione sia opportuna, ma un intervento regolatorio aggiuntivo, a livello sovranazionale o a qualsiasi altro livello, non significa in pratica un'ulteriore tutela.
Ciò di cui abbiamo bisogno è che noi come parlamentari abbiamo la volontà politica di apportare i necessari miglioramenti alle leggi nazionali.
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Mi scuso per essermi dilungata, ma si tratta di un argomento molto importante e delicato.
Vorrei solo aggiungere che la discussione è dominata dalle donne, e me ne dispiace.
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<SPEAKER ID=124 LANGUAGE="EN" NAME="Banotti">
Signor Presidente, diversi colleghi hanno accennato al successo del recente Consiglio dei ministri della giustizia e ai progressi da loro compiuti in merito alle questioni che noi stiamo discutendo qui oggi.
Vorrei unirmi al coro di elogi indirizzati ad entrambi i relatori.
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La ragione di questi progressi è che chiaramente ora, in particolare in seguito agli eventi verificatisi in Belgio ad agosto, esiste finalmente una volontà politica di fare qualcosa per migliorare i diritti dei bambini nella nostra Comunità.
E' mia opinione, come quella di molti altri colleghi, che sarà solo quando vedremo uno specifico accenno a ciò nel trattato che potremo iniziare a fare dei reali passi in avanti.
Nel Trattato di Maastricht, nel protocollo, abbiamo riconosciuto i diritti degli animali e se possiamo fare questo possiamo certamente fare qualcosa per i bambini nella nostra Comunità.
Con questo non voglio sminuire l'importanza di quel protocollo, ma dire semplicemente che un gruppo di pressione ben organizzato e adeguatamente finanziato può ottenere molto.
Purtroppo, le stesse risorse non sono state investite nella questione della salvaguardia dei diritti dei bambini.
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Vorrei soffermarmi su un paio di punti della relazione della onorevole Zimmermann, che chiede che una DG si occupi dei diritti dei bambini.
Credo che ciò sia forse un po' troppo ambizioso.
Abbiamo sicuramente bisogno di un'unità specializzata che i deputati possano utilizzare come risorsa, che possa essere il punto di riferimento comune nella struttura del Parlamento a cui rivolgersi per un consiglio o per un aiuto e anche per raccogliere la maggior parte delle informazioni concernenti i diritti dei bambini, o si dovrebbe dire per constatarne la mancanza, a seconda dei casi.
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Quella dell'adozione è una questione molto delicata in tutti i nostri paesi e in alcuni di essi ha delle implicazioni costituzionali molto chiare.
Pur accogliendo di buon grado la relazione dell'onorevole Casini, quindi, si deve riconoscere che in alcuni paesi vi sono specifici problemi costituzionali in relazione ad alcuni dei punti da lui sollevati.
Vorrei dire inoltre che dobbiamo iniziare ad accettare le molte convenzioni e ad attuarle.
C'è la Convenzione dell'Aia con la quale io stessa lavoro e, naturalmente, la Convenzione delle Nazioni Unite.
Sono tutte lì, ma finora non abbiamo avuto la volontà politica di metterle in pratica e vorrei che riconosceste che ora abbiamo questa volontà.
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<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="FR" NAME="André-Léonard">
Signor Presidente, le due relazioni che noi esaminiamo oggi hanno un punto in comune: dare priorità agli interessi dei bambini.
Aggiungerei inoltre che l'interesse superiore dell'infanzia deve essere una considerazione fondamentale.
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Le relazioni Casini e Zimmermann hanno il merito di esistere e di mettere in evidenza le problematiche dell'adozione, della tutela dei diritti dei minori e dei diritti legittimi dei bambini.
Dopo gli avvenimenti che hanno sconvolto il Belgio, il mio paese, il Parlamento europeo si è assunto le sue responsabilità.
Il Consiglio e la Commissione hanno finalmente compiuto i primi atti concreti miranti ad una maggiore protezione dell'infanzia.
Noi dobbiamo essere all'altezza delle nostre ambizioni e delle aspettative dei nostri cittadini e porre l'accento sul carattere prioritario che il Consiglio e la Commissione devono attribuire alla lotta contro il turismo sessuale.
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Signor Presidente, onorevoli deputati, la lotta contro la tratta di esseri umani e, soprattutto, quella di bambini ormai è di competenza non solo degli Stati ma anche dell'Unione europea.
Solo una cooperazione rafforzata potrà porre fine allo scandalo dell'infanzia violata o sfruttata.
Solo alcuni giorni fa, la polizia romana ha arrestato un cambogiano munito di documenti falsi e accompagnato da quattro bambini.
Ma quanti altri trafficanti di bambini, signor Presidente, circolano in tutta libertà.
Che si tratti dell'arresto di un membro della rete internazionale di pedofili o della rete di adozione illegale o, peggio ancora, di un traffico di organi, la cronaca ci dimostra che l'Unione europea deve più che mai impegnarsi in questo campo.
Europol dovrà certamente aiutarci a smantellare queste reti che corrompono senza scrupoli chi rappresenta il futuro della nostra società.
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<SPEAKER ID=126 NAME="Angelilli">
Signor Presidente, mi complimento innanzitutto con l'onorevole Casini per la sua relazione sul miglioramento della legislazione sull'adozione, in particolare perché ha ribadito in modo efficace il principio secondo cui l'adozione va vista definitivamente come una fondamentale tutela dell'infanzia meno garantita, e quindi come il diritto per ciascun minore di avere una famiglia, piuttosto che un sistema per dare semplicemente un figlio a chi non ne ha.
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All'interno di questo orientamento, tutto dalla parte dei bambini, è inoltre apprezzabile la chiarezza nell'individuare nella famiglia cosiddetta tradizionale il luogo ideale per il minore adottato, l'unico in grado di offrirgli le condizioni più naturali e preferibili per la sua crescita equilibrata e per la sua educazione.
Certo, anche in una famiglia tradizionale possono avvenire episodi incresciosi, ad esempio casi di incesto e maltrattamenti, ma come per tutte le cose si tratta di un'eccezione, da perseguire penalmente, e non di una regola.
Viceversa, l'adozione del bambino all'interno di modelli familiari alternativi - famiglie di fatto e, in particolare, coppie omosessuali - indipendentemente da qualsiasi valutazione di merito, non garantisce affatto il minore, ma rappresenta semplicemente l'egoistica affermazione dell'interesse di due adulti, e ciò non ha nulla a che vedere con la tolleranza e l'eguaglianza.
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Diverso, a mio parere, è il caso dell'adozione da parte di una sola persona.
Se infatti esistono le condizioni morali, economiche e sociali - a cui ha accennato anche il relatore - è preferibile l'adozione da parte di un single , piuttosto che l'abbandono del minore o la sua permanenza in un istituto.
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Per rendere però più funzionale ed effettiva l'adozione al servizio dei minori è necessario soprattutto rendere più chiare e più snelle le procedure legislative, sia per evitare le eccessive difficoltà e lungaggini burocratiche all'interno degli Stati membri, sia per regolarizzare il sistema delle adozioni internazionali che, in taluni casi, nasconde un vero e proprio commercio dei minori.
Come indicato anche nella relazione, sarebbe in proposito quanto mai opportuno ed urgente istituire all'interno di ciascuno Stato membro, come previsto tra l'altro dalla Convenzione dell'Aja, un organismo nazionale di coordinamento delle adozioni, per favorire innanzitutto la circolazione dei bambini a livello europeo e per scoraggiare anche qualsiasi fenomeno di traffico illegale di minori, destinato spesso non solo alle adozioni, ma più tristemente al turismo sessuale e ad altre forme di sfruttamento dei minori.
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<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="EN" NAME="Harrison">
Signor Presidente, l'Europa abbandona i bambini, noi abbandoniamo i bambini.
Con questo non voglio dire che gli altri cittadini e famiglie europei abbandonano i 120 milioni di bambini europei, anche se ciò accade, sia che si tratti di rapimento di bambini, di prostituzione infantile o della povertà che colpisce più duramente i bambini che non hanno abbastanza da mangiare.
In nessun altro periodo dell'anno questo è più sentito che a Natale.
L'esclusione è una parola che la maggior parte dei bambini non conosce, semplicemente la vivono e la subiscono: esclusione dalla famiglia, dagli amici, dal servizio sanitario, dalla scuola e dal necessario per crescere decentemente e condurre una vita produttiva.
No!
Io voglio dire che noi abbiamo abbandonato i bambini.
Noi - i politici europei - abbiamo, con la nostra negligenza, abbandonato i bambini.
Nonostante i nostri «buon Natale e felice anno nuovo», non abbiamo fornito alcuna «mangiatoia» calda per accogliere i cittadini esclusi dell'Europa.
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Consentitemi di citarvi solo due dei modi in cui non abbiamo agito.
Innanzitutto, non vi è alcun accenno ai bambini nei trattati; e neppure nel progetto irlandese di revisione della CIG si propone di attribuire ai bambini lo status che compete loro.
I bambini sono profughi nei loro stessi paesi, si vedono ma non si ascoltano.
E' ora di finirla con l'ambiguità della cittadinanza e di confermare il loro pieno status di cittadini nella CIG.
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In secondo luogo, il mercato unico europeo.
Tutti noi votiamo a favore del suo rapido completamento - e piuttosto giustamente.
Un mercato unico produttivo del ventunesimo secolo sarà l'eredità dei bambini, il loro posto di lavoro e la loro prosperità.
Ma nel creare questo mercato, nel porre saldamente le sue fondamenta, non dobbiamo dimenticare i bambini.
Solo un esempio: la libera circolazione dei lavoratori - uno dei fondamenti del mercato - significa anche libera circolazione delle famiglie, con tutti gli annessi problemi di adattamento in una nuova società che questo comporta per i bambini.
Libera circolazione dei lavoratori significa anche libera circolazione dei pedofili attraverso i confini statali.
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E' il momento di agire.
Date ai bambini lo status che compete loro nella CIG e tutelarli nella più grande impresa europea, il mercato unico.
Date il vostro sostegno alla relazione Zimmermann.
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<SPEAKER ID=128 NAME="Colombo Svevo">
Signor Presidente, una persona quasi ignorata dalla stampa perché trattava un tema alquanto fuori moda, quello dei valori, invitava i rappresentanti delle più grandi religioni e uomini di cultura a discutere su una questione semplice: che valore ha oggi il bambino nelle religioni e nella cultura?
Rappresenta un valore supremo o è ancora un valore strumentale?
Certo, il dibattito era un pò condizionato dalla finalità della conferenza, essendo facile individuare nello sfruttamento sessuale dei bambini una strumentalità ed essendo altrettanto facile vedere il bambino come uno strumento dell'adulto nella prostituzione infantile.
È ancora facile, anche se non più ovvio, individuare questa strumentalità del valore del bambino nei casi di pedofilia.
Non tutti abbiamo la stessa legislazione.
Ancor meno ovvia è la strumentalità del bambino nella pornografia, visto che alcuni ritengono che essa sia limitata all'utilizzo del bambino, ma non al possesso del materiale, con una scissione quanto mai discutibile, essendo in fondo il possesso corresponsabilità in una forma di reato già commesso.
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Nonostante la solenne dichiarazione del riconoscimento dei diritti, talvolta il bambino è visto, anche nella mentalità corrente, in un'ottica molto diversa, come qualcosa da sfruttare, una risorsa per i genitori, per la pubblicità, per il mercato del lavoro, per la criminalità organizzata.
Si perde quindi il senso del bambino come valore in sé; il bambino viene così misurato sul desiderio, sulle necessità altrui; le semplici aspettative degli adulti diventano addirittura diritti più forti del diritto del bambino.
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Ritengo che l'adozione sia davvero la cartina di tornasole per verificare quanto conti il diritto del bambino.
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I requisiti e le norme che la relazione dell'onorevole Casini chiede sono diretti a questa finalità, ma vengono però contraddetti solo nel punto in cui si invoca un diritto all'adozione.
Non esiste infatti un diritto all'adozione!
Esiste, anzi può esistere, tutt'al più, una disponibilità; se si parte solo dal diritto delle persone e non dal diritto del bambino, si renderanno sempre meno rigorosi quei requisiti legislativi che oggi sono richiesti, requisiti che impongono ai genitori una maggiore capacità affettiva e di stabilità.
Chiedo ai due relatori, che hanno lavorato bene su questo tema, di raggiungere un'intesa fra loro.
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<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="FR" NAME="Féret">
<SPEAKER ID=130 LANGUAGE="EN" NAME="Ford">
Signor Presidente, come membro della commissione per le libertà civili e gli affari interni, accolgo di buon grado la relazione Zimmermann sulle misure per tutelare i minori nell'UE.
E' chiaro che la società europea ha solo recentemente riconosciuto le dimensioni, i nove ottavi sommersi, dell'iceberg della violenza sessuale sui bambini portate alla luce dagli eventi così tragicamente scoperti nel Regno Unito e in Belgio.
La violenza sui bambini esiste.
Tutti noi lo sappiamo.
Esiste anche la violenza organizzata sui bambini.
I pedofili operano a livello transnazionale.
Ecco perché dobbiamo servirci di tutti i mezzi possibili per contrastare le loro attività.
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Accolgo di buon grado le proposte contenute nella relazione sul potenziamento delle leggi contro lo sfruttamento sessuale, le proposte sulla lotta contro la proliferazione del turismo del sesso, ma dobbiamo anche andare oltre.
Dobbiamo servirci delle strutture di cui disponiamo, di organizzazioni come Europol per tenere un registro di coloro che sono stati condannati per pedofilia e mettere a disposizione di tutti i paesi le informazioni così raccolte.
Dobbiamo ricorrere alla tecnologia disponibile per controllare la pornografia infantile, ad esempio su Internet o altrove.
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Accolgo favorevolmente anche il paragrafo 32 della relazione che chiede agli Stati membri di eliminare qualsiasi differenza tra la posizione giuridica dei figli di coppie non sposate e di quelli di coppie sposate.
Accolgo favorevolmente il paragrafo 36 che chiede la libera circolazione dei bambini di nazionalità diversa da quella di uno degli Stati membri.
Tutti noi sappiamo di esempi in cui a bambini provenienti da paesi terzi in gita scolastica non è consentito attraversare le frontiere degli Stati membri, una posizione assolutamente ridicola e barbara.
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Infine, vorrei dire quanto mi ha colpito il fatto che la onorevole Stirbois sia riuscita a ostentare il suo dogma razzista e quello del suo partito persino nel caso di una relazione sulla protezione dei bambini.
I suoi commenti biechi e ottusi non mancheranno di attirarsi aspre critiche.
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<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="SV" NAME="Ahlqvist">
Signor Presidente, oggi l'UNICEF celebra il suo cinquantesimo anniversario, e oggi l'onorevole Zimmermann presenta la sua relazione su provvedimenti finalizzati alla tutela dei minori.
Io desidero complimentarmi con entrambi.
Tuttavia, non dobbiamo discutere e attirare l'attenzione sui bambini soltanto oggi, ma dobbiamo farlo ogni giorno dell'anno.
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Quella su cui vorrei soffermarmi è una componente particolare che interessa l'educazione e l'assistenza ai nostri bambini.
I bambini nella loro vita quotidiana hanno bisogno sia di una figura valida femminile che maschile.
Perciò, gli scandali sessuali che si sono verificati, e dai quali noi tutti prendiamo le distanze, non possono essere motivo di impedimento agli uomini di essere in contatto con dei bambini.
Oggigiorno sono più frequentemente le donne ad averne il diritto e l'obbligo.
Perciò, dobbiamo incoraggiare gli uomini europei a farsi protagonisti dell'assistenza ai bambini e della loro educazione, cosicché lo sviluppo fisico, psichico, spirituale, morale e sociale dei nostri bambini sia marcato sia dalla presenza maschile che femminile.
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A proposito di diritti dei bambini, dev'essere assolutamente chiaro che quando esigiamo il rispetto dei diritti dell'uomo, fra l'altro nei nostri vari accordi commerciali, è scontato che si intende anche i diritti dei bambini.
Se le interpretazioni sono diverse, ciò andrà ovviamente iscritto nel nuovo trattato, come molti hanno commentato e sollecitato anche oggi.
La Convenzione dell'ONU sui bambini dovrà diventare parte del quadro di riferimento democratico.
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<SPEAKER ID=132 NAME="Todini">
Signor Presidente, mi complimento innanzitutto con l'onorevole Casini; sono perfettamente in accordo con quanto espresso nella sua relazione, in modo particolare relativamente al fatto che l'adozione deve essere finalizzata a dare una famiglia al minore che ne è privo.
Sono lieta di vedere che nel dibattito di questa sera tutti si sono considerati concordi con questo principio e voglio sperare che poi, nella realtà dei fatti, in ciascuno degli Stati membri questo principio venga realmente perseguito.
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Da qui scaturisce tutta una serie di considerazioni relative all'adozione da parte dei single : ancora una volta, la nostra attenzione deve essere assolutamente rivolta al bene superiore del bambino, tenendo anche in considerazione la cultura d'origine dei minori adottati e la cultura della famiglia d'accoglienza.
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Il bene del bambino, inoltre, può essere raggiunto anche attraverso il cosiddetto metodo dell'adozione «a distanza», che si sta sviluppando in molti dei nostri paesi: esso consente di far fronte alle necessità più impellenti dei minori, soprattutto nei paesi più poveri, naturalmente, consentendo loro di continuare a vivere in un ambiente sociale e culturale di cui sono originari.
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Con riferimento ora alla relazione dell'onorevole Zimmermann, vorrei ribadire alcuni degli emendamenti che sono stati proposti dal nostro gruppo, Unione per l'Europa: prima di tutto un emendamento orale, che proporremo domani stesso, relativo al paragrafo 4, in cui si invitano gli Stati membri ad iscrivere nel trattato, in occasione della sua revisione, un capitolo sui bambini, che costituiscono una categoria autonoma, e si esorta nel frattempo l'Unione europea a fare dei diritti dell'infanzia uno dei criteri fondamentali della sua azione.
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Ancora, vorrei attirare l'attenzione su un emendamento, inserito al paragrafo 24 della relazione Zimmermann, in cui si invitano gli Stati membri ad adoperarsi per una stretta collaborazione tra le autorità giudiziarie, i servizi di polizia, i servizi di assistenza sociale e le organizzazioni non governative, anche attraverso la costituzione di apposite banche dati per coloro che sono giudicati colpevoli di atti di pedofilia: questo per garantire la possibilità che in tempo reale tutti gli Stati membri possano conoscere chi si è macchiato di atti di pedofilia e possano quindi in qualche modo operare un controllo su queste persone.
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È stato fatto riferimento, da parte dell'onorevole Zimmermann, all'ipotesi di una telefonia gratuita, a livello europeo.
Vorrei ribadire che in Italia, com'è stato enunciato dall'onorevole Zimmermann, il «Telefono azzurro» lavora da dieci anni: nel 1997 verrà infatti festeggiato il decimo anniversario della sua attività.
È un'esperienza estremamente positiva, che sicuramente vale la pena di portare all'attenzione di tutti gli Stati membri per poter garantire un'ipotesi di telefonia comune per tutti i paesi dell'Unione.
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<SPEAKER ID=133 NAME="van Dijk">
Signor Presidente, è vero che l'onorevole Todini ha parlato a nome della commissione per la cultura? Perché l'ho letto sullo schermo, e se è così, è vero che nel suo intervento ha difeso gli emendamenti del proprio gruppo?
Vi è poi una seconda domanda che vorrei porre. L'onorevole Todini è conosciuta per la sua abitudine di concludere che tutti sono d'accordo con lei.
Questa volta essa conclude che tutti convengono con lei sul fatto l'adozione è possibile soltanto in famiglie tradizionali.
Allora, o non è stata presente all'intero dibattito, o non ha ascoltato il dibattito; in ogni caso non può trarre questa conclusione, perché ho sentito qui diverse persone dire che l'adozione dovrebbe essere ammessa anche per forme di convivenza meno tradizionali.
Perciò, l'onorevole Todini non deve trarre conclusioni tanto affrettate.
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<SPEAKER ID=134 NAME="Presidente">
Onorevole van Dijk, la onorevole Todini ha parlato come relatrice della commissione competente in materia di gioventù.
Il merito del suo intervento è una questione che riguarda quella commissione.
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<SPEAKER ID=135 NAME="Gradin">
Signor Presidente, le due relazioni in esame trattano del diritto dei bambini, il diritto dei bambini ad essere bambini, crescere e svilupparsi in un ambiente sicuro e il diritto dei bambini ad una famiglia.
Numerosi sono oggigiorno i bambini che crescono non protetti ed esposti allo sfruttamento; mi riferisco ai bambini profughi, a quelli della strada e ai bambini oggetto di sfruttamento sessuale oppure costretti a lunghi e pesanti turni di lavoro; penso a tutti i bambini abbandonati che non conoscono alcuna sicurezza.
Io considero del tutto logico che i bambini vengano messi al centro delle nostre decisioni politiche: i bambini di oggi sono gli adulti di domani.
Un minimo di sicurezza deve essere il diritto di ogni bambino.
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La relazione dell'onorevole Zimmermann sulla tutela dei minori sottolinea giustamente l'importanza di tutelare i diritti dei bambini.
La povertà e la disoccupazione sono entrambe fra le cause dell'insicurezza e di un maggior rischio che i bambini soffrano.
Noi abbiamo il compito di rispondere con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, combattendo la povertà, varando dispositivi per incrementare l'occupazione in senso lato, ma anche dando risalto ai diritti dei bambini nel far politica tutti i giorni.
S'impongono provvedimenti per prevenire, proteggere e riabilitare i bambini colpiti, ma si dovrà anche ricorrere a misure più efficienti per reprimere con mezzi di legge ogni forma di abuso cui cadono vittima i bambini.
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L'Unione europea è naturalmente chiamata a coprire un ruolo molto importante; l'abbiamo visto chiaramente negli ultimi mesi nella lotta allo sfruttamento sessuale dei bambini.
In un promemoria che ho presentato il 27 settembre ho indicato i provvedimenti in corso e quelli in programma unitamente a iniziative all'interno dell'Unione europea.
Il documento fece da trampolino di lancio di un programma d'azione formalizzato al congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale di bambini tenutosi a Stoccolma nell'agosto di quest'anno.
Da allora la Commissione ha avanzato svariate proposte: in primo luogo, una comunicazione sull'abuso di Internet accompagnata fra l'altro da una proposta per disposizioni contrastanti l'uso di Internet da parte dei pedofili o allo scopo di diffondere la pornografia infantile; in secondo luogo, un Libro verde sulla tutela dei minori e l'integrità degli individui nell'intero campo dell'audiovisivo, con in primo piano la lotta allo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia; in terzo luogo, una comunicazione su provvedimenti contro il turismo a sfondo sessuale.
La Commissione lancerà fra l'altro l'iniziativa di una campagna informativa a livello comunitario proprio contro il turismo a sfondo sessuale.
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Signor Presidente, anche i progressi in campo giuridico sono stati considerevoli.
Alla sua riunione del 29 novembre il Consiglio dei ministri ha deciso che ogni forma di sfruttamento sessuale di bambini, il traffico di bambini e il possesso di pornografia saranno considerati illegali.
Inoltre, i paesi membri hanno concordato l'applicabilità extraterritoriale di leggi e norme che proibiscono lo sfruttamento sessuale dei bambini.
Ciò avrà un suo peso anche nella lotta al turismo a sfondo sessuale.
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Il Consiglio ha pure stabilito di estendere il mandato dell'Unità europea antidroga in modo da non circoscriverlo alla migrazione clandestina, ma di allargarlo anche al commercio di persone.
L'Unità antidroga istituirà fra l'altro un registro degli esperti nei paesi membri che servirà da sostegno nella lotta alla criminalità internazionale.
Il registro comprenderà anche esperti nella repressione dello sfruttamento sessuale di bambini.
Il Consiglio ha altresì deciso un programma d'azione specifico a sostegno di progetti di cooperazione concreti finalizzati alla lotta contro lo sfruttamento dei bambini.
Attraverso il cosiddetto programma Stop sarà possibile alimentare progetti di ricerca, formazione e seminari.
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La relazione dell'onorevole Zimmermann solleva tutta una serie di altri aspetti.
Io desidero attirare l'attenzione sui bambini spesso indifesi provenienti da paesi extracomunitari.
Essi non godono delle stesse condizioni dei loro coetanei nel paese d'arrivo; io condivido l'idea espressa nella relazione che possiamo fare molto a livello comunitario.
Il centro di studi sul razzismo e la xenofobia che la Commissione ha in animo di istituire potrà ricoprire un ruolo di peso nel promuovere provvedimenti ben precisi per l'integrazione.
La Commissione sta anche contemplando norme che facilitino il ricongiungimento familiare.
Tengo anche a sottolineare che condivido appieno l'opinione del relatore sul peso che possono avere le organizzazioni di volontariato nella difesa dei diritti dei bambini.
Da anni la Commissione sostiene l'attività delle organizzazioni di volontariato, fra l'altro nella prevenzione e le operazioni di contrasto del traffico di bambini.
Credo però che la collaborazione con queste organizzazioni debba essere ulteriormente approfondita.
<P>
Non dobbiamo demordere dal nostro impegno comune.
Per quanto mi riguarda, nel corso del prossimo anno intendo proporre nuove disposizioni per la tutela dei diritti dei bambini, in particolare perché questi ultimi siano difesi dallo sfruttamento sessuale.
La relazione dell'onorevole Zimmermann sarà naturalmente un'utile base su cui costruire questo lavoro.
<P>
Ora, signor Presidente, la relazione dell'onorevole Carlo Casini sulle adozioni internazionali.
Tutti siamo concordi sul diritto del bambino ad una famiglia, in primo luogo alla famiglia biologica.
Soltanto quando questa possibilità sia venuta meno l'interesse del bambino va salvaguardato mediante l'adozione, e preferibilmente nello stesso ambito culturale cui appartiene il bambino.
Nei casi di adozione va tenuto sempre presente l'interesse del bambino.
Questo è il mio fermo convincimento che sono lieta di vedere rispecchiato nella proposta di risoluzione dell'onorevole Casini.
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Affinché le adozioni da un paese ad un altro possano avvenire secondo principi di regolarità occorre una solida cooperazione internazionale, che potrà realizzarsi nell'ambito ideale offerto dalla Convenzione dell'Aja del 1993.
Questa convenzione disciplina i contatti fra le autorità competenti nei paesi di origine e di destinazione, e contempla anche la questione del riconoscimento della decisione di adozione, pur mettendo in primo piano il diritto e l'interesse del bambino.
Sono d'accordo con l'onorevole Casini che una mossa consistente da compiere per migliorare la sicurezza nelle adozioni è quella di riconoscere e ratificare la convenzione.
Dei paesi comunitari finora sono otto ad averla sottoscritta, ma soltanto uno, la Spagna, l'ha ratificata.
Il rapido riconoscimento della convenzione deve essere particolarmente importante, poiché molti dei paesi di origine sono già a buon punto per l'applicazione della convenzione.
Spero che i deputati di quest'Assemblea collaborino per l'entrata in vigore della convenzione nei paesi membri.
<P>
Un altro compito da non prendere alla leggera è quello di assicurare procedure di adozione rapide, evitando ritardi causati da iter amministrativi lenti e complicati. Mi siano concessi due esempi.
La Convenzione sulla consegna dei mandati è attualmente all'esame del Consiglio; se fosse applicata, i documenti legali richiesti in una procedura d'adozione sarebbero trasmessi più rapidamente fra gli Stati membri.
Poi abbiamo il programmo Grotius, capace di facilitare e corroborare la collaborazione fra coloro che, all'interno del sistema legale, si occupano di adozioni.
Io intendo proporre che proprio le adozioni diventino uno dei capisaldi di questo programma.
<P>
Mi preme sottolineare che la forza di un'adozione dev'essere data dal fatto di non poter essere sciolta.
Il bambino adottato deve essere tutelato esattamente come un fratello naturale: non deve mai essere acconsentito che dei genitori adottivi possano respingere il bambino adottato.
Gli adulti possono separarsi fra di loro, ma un genitore non deve mai potersi separare dal suo bambino.
<P>
Signor Presidente, vorrei in chiusura osservare che la tutela dei minori e le adozioni pongono fondamentalmente gli stessi problemi di principio: i diritti dei bambini come individui autonomi.
Nessuno potrà più ritrarsi davanti a problemi finora passati sotto silenzio.
Nessuno potrà più negare che anche i diritti dei bambini costituiscono parte integrante dei diritti dell'uomo.
Nessuno non dovrà più poter sostenere che il modo come trattiamo i nostri bambini non ha alcuna importanza per la società di domani.
Dobbiamo perciò riunire i nostri sforzi per fa sì che ai bambini sia assicurata una crescita sicura e tranquilla.
Coordinare i provvedimenti a livello europeo sarà di grande utilità.
Dovremo impiegare tutti gli strumenti a nostra disposizione.
La Commissione lo terrà presente nella sua attività ordinaria, e pure nei lavori cui stiamo prendendo parte alla Conferenza intergovernativa, nell'intenzione di dare ai diritti dei bambini più risalto di quanto forse non abbiamo fatto finora.
<P>
<SPEAKER ID=136 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani mattina, alle 10.00.
<P>
<CHAPTER ID=8>
Diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese
<SPEAKER ID=137 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0367/96), presentata dall'onorevole Kerr a nome della Commissione per gli affari sociali e l'occupazione, sulla proposta di direttiva del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, di stabilimenti o parti di stabilimenti (COM(94)0300 - C4-0151/94-94/0203(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=138 NAME="Kerr">
Signor Presidente, sembra passato tanto tempo da quando abbiamo discusso questa relazione per la prima volta in Parlamento.
In effetti, è stato uno dei primi lavori che mi è stato affidato come nuovo membro a settembre del 1994 quando la Commissione presentò la direttiva riveduta.
E' giusto parlarne oggi nelle discussioni che seguono i lavori preparatori per la riunione del Consiglio a Dublino.
Tale riunione discuterà il futuro dell'Europa, la CIG, e vorrei dire che la direttiva sui diritti acquisiti è uno degli elementi fondamentali nella costruzione dell'Europa sociale, un'importante componente della dimensione che mi auguro verrà riaffermata nelle discussioni che questo fine settimana avranno luogo a Dublino.
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Questa è una direttiva del 1977 che cercava di assicurare ai lavoratori dell'Unione europea che l'Unione si preoccupava di tutelare i loro diritti in un momento di mutamento economico dovuto a fusioni, acquisizioni e privatizzazioni dal settore pubblico a quello privato.
Era un tentativo di assicurare loro che le loro condizioni e i loro salari sarebbero stati tutelati al momento di un'eventuale acquisizione.
La direttiva fu approvata nel 1977 ma per molti anni fu oggetto di dispute giudiziarie fino a che si arrivò alla Corte di giustizia che in proposito emise delle sentenze.
Da molte di quelle sentenze apparve chiaro che la direttiva si applicava a tutti gli Stati membri e a quasi tutte le situazioni concernenti fusioni, acquisizioni e trasferimenti di imprese.
Questo è divenuto una parte molto importante dell'Europa sociale.
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Non è un mistero che diversi Stati membri, in particolare il Regno Unito, ambissero a cambiare questa posizione e ad indebolire la direttiva e la Commissione si trovò al centro di pressioni esercitate per indurla a presentare una versione riveduta della direttiva.
In effetti, è il caso di ricordare che il ministro del lavoro britannico dell'epoca, Michael Portillo, di cui il signor Flynn si ricorderà con affetto, sono sicuro, scrisse una lettera al suo collega, il ministro degli esteri, nella quale diceva: »Questa è una direttiva riveduta che ci entusiasma molto, ma non facciamolo sapere altrimenti, se diamo l'impressione di esserne troppo entusiasti, metteremo in allarme gli alti membri dell'Unione europea».
<P>
La direttiva venne quindi presentata nel settembre del 1994 dalla Commissione e arrivò al Parlamento per la prima discussione nell'ottobre dello stesso anno.
E' il caso di ricordare che nelle discussioni che ebbero luogo in seno alla commissione per gli affari sociali e l'occupazione e, quindi, nello stesso Parlamento - ed io ho esaminato la discussione dello scorso gennaio in vista di quella di questa sera - emerse chiaramente la posizione che la direttiva riveduta originaria, in particolare l'articolo 1, paragrafo 1 e l'indebolimento, a nostro avviso, dell'esclusione dell'esenzione dalla direttiva, costituiva una grossa preoccupazione per la commissione e il Parlamento nel loro complesso.
<P>
Dopo la discussione in Parlamento il Commissario Flynn ritornò in Commissione ed ottenne l'impegno che la Commissione avrebbe accettato la sua eliminazione ed un ritorno all'oggetto originario della direttiva per quanto riguardava le definizioni di impresa.
Siamo molto lieti che lo abbia fatto e che sia riuscito ad ottenere il consenso della Commissione.
<P>
Da allora la commissione per gli affari sociali e l'occupazione e la commissione giuridica e per i diritti dei cittadini hanno discusso il resto della direttiva e questo è il risultato finale della relazione che questa sera stiamo esaminando.
Vi sono diversi emendamenti, ma per il momento non li esaminerò in dettaglio.
Abbiamo incontrato dei problemi con gli emendamenti sulla liquidazione e sul fallimento.
Nelle nostre discussioni con la Commissione - e abbiamo avuto delle relazioni di lavoro ottime e molto strette con i funzionari della Commissione in merito a questa relazione - abbiamo cercato di chiarire la normativa, di armonizzare la normativa in modo tale che avesse una linea di base comune in tutta l'Europa.
Abbiamo cercato di affrontare questo punto in molti degli emendamenti.
So che all'ultimo momento alcuni membri della commissione nutrivano delle preoccupazioni al riguardo ed abbiamo quindi ritirato quegli emendamenti in commissione e li abbiamo proposti per presentarveli questa sera nel loro complesso.
<P>
Tuttavia, non siamo assolutamente inflessibili al riguardo ed io sono disposto a discutere di questi emendamenti con i deputati prima della votazione di domani su questa relazione.
E' urgente chiarire la situazione, chiarire le distinzioni tra liquidazione e fallimento quando le aziende sono in difficoltà e questo è ciò che essi cercano di fare.
<P>
Voglio citare brevemente l'emendamento sulle pensioni.
Capisco che la Commissione non potrà accettarlo, ma è importante richiamare l'attenzione sulla questione del trasferimento dei diritti pensionistici.
E' una questione sempre più importante nell'Unione europea.
Molti lavoratori vedono crescere la loro pensione da lavoro.
Alcuni l'hanno vista minacciata in passato da acquisizioni, fusioni e trasferimenti.
So che l'opinione della Commissione è che si tratti di una questione di sussidiarietà, ma è un problema che l'Unione dovrà affrontare e risolvere con fermezza.
Ci sono 750 miliardi di diritti pensionistici nel solo Regno Unito e molti altri miliardi nel resto d'Europa che sono esposti a questi rischi.
Ci dobbiamo occupare anche di questo problema.
<P>
Infine, concludo rendendo omaggio a coloro che hanno lavorato con me alla relazione: Stephen Hughes, presidente della commissione per gli affari sociali, che è a Singapore a rappresentarci all'OMC, Sue Waddington della commissione per i diritti della donna, Christine Oddy della commissione giuridica, il personale e la segreteria della commissione per gli affari sociali e anche la Commissione.
Mi auguro che dopo il resto della discussione di questa sera si possa ottenere una risposta positiva e votarla domani.
<P>
<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="EL" NAME="Theonas">
Signor Presidente, debbo in primo luogo congratularmi con il relatore Kerr, non solo perché si è sforzato di far comprendere alla Commissione quanto siano negative, per i diritti dei lavoratori, le conseguenze di alcune sue proposte, ma anche per il lavoro svolto nel suo insieme.
<P>
Vorrei soffermarmi in particolare sugli emendamenti 4 e 9 del relatore per chiedere a mia volta che il Parlamento li approvi all'unanimità e che, naturalmente, Consiglio e Commissione li accolgano.
Questi emendamenti esprimono appieno lo spirito del parere emesso dalla commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, da me redatto.
La costruzione giuridica in base alla quale il trasferimento di una funzione dell'impresa, degli impianti o di parte di essi non costituisce in sé un trasferimento, e non implica pertanto la salvaguardia e il mantenimento dei diritti dei lavoratori, è una disposizione particolarmente pericolosa che può condurre a un fiorire di trasferimenti di comodo, rispondenti al solo obiettivo di calpestare i diritti acquisiti di chi lavora.
Inoltre, il fatto di consentire, ancorché all'autorità giudiziaria, di modificare o di rescindere contratti e rapporti di lavoro in nome della tutela della sopravvivenza dell'impresa, in caso di non solvibilità del datore di lavoro, può ugualmente condurre a un'industria del fallimento rispondente allo stesso scopo.
<P>
La direttiva deve stabilire con la massima chiarezza il concetto di trasferimento, mentre vanno applicate le disposizioni di protezione in ogni genere di trasferimento che tocchi i diritti dei lavoratori.
Per quanto riguarda le deroghe in caso di non solvibilità, va chiarito che non si può pensare di rescindere o modificare contratti di lavoro senza l'assenso dei lavoratori e dei loro rappresentanti.
In un'epoca di particolare pressione sui lavoratori, con patti di stabilità, programmi di convergenza e politiche occupazionali imperniate sullo stravolgimento dei loro diritti, non occorrono affatto soluzioni come quelle proposte, che dovrebbero semmai servire a salvaguardare i diritti dei lavoratori e non a smantellarli.
<P>
<SPEAKER ID=140 NAME="Mosiek-Urbahn">
Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, si può ancora parlare di tutela dei lavoratori quando risulta ardua la difesa dei posti di lavoro esistenti e numerosi sono quelli messi in pericolo o che vanno persi?
Possiamo accontentarci di tutelare coloro che hanno un posto di lavoro, mentre le occasioni di lavoro per i disoccupati continuano a peggiorare?
<P>
In veste di relatrice per parere della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini mi trovo in una situazione alquanto difficile, poiché su alcuni punti, che personalmente ritengo estremamente importanti, non ho ottenuto l'appoggio della maggioranza.
<P>
Due punti in breve.
Il primo riguarda la seguente questione: quando si può parlare di trasferimento?
La commissione giuridica e per i diritti dei cittadini ha votato a favore del mantenimento della formulazione proposta dalla Commissione, che considera tale il trasferimento di un'attività accompagnato dal trasferimento di un'entità economica che conserva la propria identità.
La commissione per gli affari sociali e l'occupazione invece è favorevole a mantenere la definizione della direttiva del 1977.
Dal mio punto di vista quest'ultima proposta non è accettabile.
Abbiamo bisogno, alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia europea, di una formulazione chiara ed univoca, che escluda innanzitutto che il semplice trasferimento di funzioni - vi rammento il caso Christel Schmidt - faccia scattare l'applicazione della direttiva.
Il persistere di questa situazione creerebbe gravi conseguenze per l'economia e causerebbe l'aumento del tasso di disoccupazione all'interno degli Stati membri.
Io avrei voluto che la precisazione venisse accolta così come l'avevo proposta.
<P>
Il secondo punto importante riguarda le procedure per insolvenza.
La procedura di insolvenza viene accolta nel testo, allo stesso tempo però si distingue tra procedure di risanamento e procedure di liquidazione.
Ritengo che anche questo punto vada a svantaggio dei lavoratori interessati.
Anziché optare per un risanamento nell'ambito di una procedura di insolvenza non liquidativa, con la quale si possono salvare le parti vitali dell'azienda evitando maggiori tagli occupazionali, si ricorre ad un procedimento di tipo liquidativo in cui, come l'esperienza insegna, va perduto un maggior numero di posti di lavoro.
Pertanto non posso che concludere il mio intervento rimandando ancora una volta alle due domande poste in apertura.
<P>
<SPEAKER ID=141 NAME="Waddington">
Signor Presidente, vorrei iniziare congratulandomi con l'onorevole Kerr per la sua relazione.
La sua realizzazione ha richiesto un'enorme mole di lavoro e quando abbiamo discusso questo tema in quest'Aula nel gennaio di quest'anno la principale preoccupazione del Parlamento è stata quella di far capire alla Commissione la necessità di eliminare dalla proposta revisione della direttiva la nuova definizione di trasferimento, vale a dire l'articolo 1, paragrafo 1, in quanto avrebbe escluso l'appalto di servizi dall'ambito della direttiva.
<P>
Intervenendo nella discussione in qualità di relatrice della commissione per i diritti della donna ho spiegato in che modo la revisione avrebbe avuto delle ripercussioni negative per le lavoratrici in particolare.
Ho citato la ricerca intraprese dalla commissione per le pari opportunità nel Regno Unito che aveva esaminato l'impatto del trasferimento di imprese sui lavoratori di entrambi i sessi.
Da questa ricerca è emerso che quando la direttiva non veniva applicata al settore pubblico le lavoratrici avevano più probabilità dei lavoratori di perdere il posto di lavoro o di subire una riduzione di salario o del diritto alla pensione.
Sono molto lieta, quindi, che il Commissario Flynn abbia accettato di eliminare questa nuova definizione dalla direttiva riveduta.
<P>
Ma la commissione per i diritti della donna ha proposto un ulteriore emendamento, che ha ottenuto l'appoggio della commissione per gli affari sociali e l'occupazione, che alla luce dell'esperienza consideriamo molto importante.
Si tratta dell'emendamento n. 15 che chiede agli Stati membri di vietare qualsiasi forma di discriminazione nell'attuazione delle disposizioni della direttiva.
Dico «alla luce dell'esperienza» a ragion veduta perché siamo consapevoli di quanto certi gruppi di lavoratori siano vulnerabili quando si verifica un trasferimento.
Si tratta dei gruppi che svolgono lavori umili ma essenziali, quali lavori di pulizia, di custodia e di assistenza.
Questi lavoratori tendono ad essere per la maggior parte donne.
<P>
Voglio richiamare l'attenzione su un esempio attuale che mi è stato segnalato dal sindacato del settore dei servizi pubblici, l'Unison.
Nell'Irlanda del Nord, in seguito all'appalto di prestazioni del servizio sanitario nazionale ad una società privata, circa 500 dipendenti, in maggioranza donne, hanno scioperato per due settimane nel mese di ottobre di quest'anno perché i loro nuovi datori di lavoro hanno ridotto la loro retribuzione, hanno introdotto una differenza salariale tra uomini e donne che svolgono le stesse mansioni, hanno introdotto livelli salariali differenziali per lavoratori che operano in diverse parti dell'Irlanda del Nord e per interrompere lo sciopero hanno fatto ricorso a persone alla ricerca di un lavoro.
E' probabile che tali questioni debbano essere risolte in sede giudiziaria in quanto le società appaltatrici possono aver violato la normativa europea e nazionale, ma l'esempio spiega il motivo per cui occorre una direttiva per tutelare i lavoratori contro le discriminazioni e fornire loro delle garanzie in caso di trasferimento.
<P>
<SPEAKER ID=142 NAME="Presidente">
Interrompiamo ora la discussione sulla relazione Kerr per riprenderla alle 21.00.
<P>
<CHAPTER ID=9>
Tempo delle interrogazioni (Consiglio)
<SPEAKER ID=143 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni al Consiglio (B4-1226/96).
<P>
Annuncio l'interrogazione n. 1, della onorevole Arlene McCarthy (H-0911/96)
<P>
Oggetto: Patti territoriali locali e regionali per l'occupazione
<P>
Considerando che, pur avendo il Regno Unito sottoscritto la strategia per l'occupazione in occasione dei Consigli europei di Essen, Madrid e Firenze, sia John Major, primo ministro britannico, che Gillian Shephard, ministro del lavoro, si sono rivolti per iscritto rispettivamente al Presidente Santer e al Commissario Flynn per sottolineare la loro riluttanza ad attuare i Patti territoriali locali e regionali per l'occupazione elaborati dalla Commissione, può dire il Consiglio quali iniziative intende adottare per persuadere il RegnoUnito dell'importanza di sottoscrivere tali programmi d'azione pilota e di non respingere la partecipazione ai Patti territoriali locali e regionali per l'occupazione?
Ritiene inoltre che in questo modo, in occasione del Consiglio europeo di Dublino, il Regno Unito sarà l'unico Stato membro a non disporre di programmi d'azione pilota relativamente ai Patti territoriali locali e regionali per l'occupazione?
<P>
<SPEAKER ID=144 NAME="Mitchell">
In seguito all'iniziativa della commissione per lo sviluppo locale e l'occupazione e le conclusioni del Consiglio europeo di Cannes e Madrid, il Consiglio europeo di Firenze ha invitato tutti gli Stati membri a selezionare, ove possibile, regioni o città per proporle come candidate a partecipare a progetti pilota concernenti i patti locali e territoriali per l'occupazione in vista dell'attuazione di tali patti nel corso del 1997.
<P>
Come annunciato al Consiglio europeo di Firenze, la presidenza irlandese ha organizzato a Dublino l'11 e 12 novembre una conferenza sulle iniziative locali per l'occupazione.
Tale argomento è anche stato discusso alla conferenza ministeriale che ha avuto luogo a Ballyconnel il 14 e 15 novembre.
I temi di tale conferenza erano l'impatto dei fondi strutturali sull'occupazione, i patti territoriali per l'occupazione e la relazione sulla coesione della Commissione.
E' stato raggiunto un ampio consenso sull'approccio proposto dalla Commissione, vale a dire quello di stabilire dei patti a livello regionale e locale su base sperimentale.
L'intesa è stata raggiunta anche sul fatto che i patti territoriali per l'occupazione dovrebbero riflettere le istituzioni e le tradizioni dei vari Stati membri.
<P>
Pur essendoci negli Stati membri, tra i quali il mio in particolare, molti utili esempi di strategie per mobilitare il sostegno a favore dello sviluppo locale e della creazione di occupazione, per il momento spetta ai singoli Stati membri decidere se sia auspicabile o meno promuovere questo tipo di progetti.
<P>
<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="EN" NAME="McCarthy">
La ringrazio signor Mitchell, e ringrazio il vostro Presidente in carica che mi ha invitata al seminario di Ballyconnel.
Ho avuto modo di ascoltare le sue osservazioni, ma mi spiace dirlo, lei non ha risposto alla mia interrogazione.
Volevo sapere se abbiamo un opt-out e se le è stato detto ufficialmente dal governo britannico che non presenterà progetti di azione pilota per quel particolare Consiglio.
<P>
Volevo chiederle: questo non significa che i partner regionali e locali dovrebbero avere la possibilità di presentare propri progetti alla Commissione?
Parlo come rappresentante di una regione che in seguito a quelle riunioni del Consiglio ha speso diverso tempo ad elaborare un suo patto per l'occupazione, anche se ora va detto che non può presentarlo.
Non la delude il fatto che l'iniziativa che lei ha proposto non viene portata avanti dal governo britannico?
<P>
<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Per prima cosa devo sottolineare che al Consiglio non è mai stato chiesto di occuparsi della questione specifica sollevata nell'interrogazione della onorevole parlamentare e spetta alla Commissione e non al Consiglio attuare le politiche, i testi legislativi e altre decisioni prese a livello di Unione.
<P>
Si dà il caso che io sia il ministro responsabile per lo sviluppo locale in Irlanda.
Abbiamo un approccio molto avanzato allo sviluppo locale in Irlanda basato su 12 progetti pilota.
Si tratta di un approccio su base settoriale, molto simile a quello dei patti territoriali attualmente adottato dal Consiglio.
In effetti il Consiglio si sta basando molto sull'esperienza irlandese nel modo in cui sta conducendo la sua attività in questo campo.
<P>
Siamo passati da 12 a 38 progetti pilota in ciascuna zona svantaggiata designata in Irlanda.
Questo è un modo integrato di affrontare le cause che stanno alla base della disoccupazione di lunga durata: istruzione supplementare, corsi di formazione supplementari, miglioramenti ambientali, denaro disponibile per la creazione di occupazione in imprese che impiegano da una a cinque persone. Riteniamo che in questo modo verranno creati qualcosa come 8.000 posti di lavoro circa.
Noi teniamo anche conto delle condizioni di vita.
Le condizioni in cui le persone vivono influiscono sulle loro possibilità occupazionali, in particolare nei casi in cui le persone vivono in complessi sovraffollati, bui, umidi gestiti dalle autorità locali.
La gestione di questi immobili fa parte del programma - cinque dita in un guanto.
<P>
A questo proposito, sono così entusiasta che credo veramente che si tratti di qualcosa che dovrebbe essere disponibile in tutti gli Stati membri, e non solo, questo dovrebbe valere anche per gli 11 Stati che hanno fatto richiesta di adesione.
Vorrei vedere quindi un centro di eccellenza, e vorrei sicuramente assistere ad una condivisione dell'esperienza irlandese con altri Stati membri.
<P>
Sono deluso che nessun altro Stato membro abbia fatto ricorso alle iniziative per lo sviluppo locale, perché sono state citate ad ogni Consiglio europeo a partire da quello di Essen in poi.
Non è mio compito insegnare agli Stati membri come dovrebbero condurre i loro affari, ma esiste una relazione dell'OCSE sullo sviluppo locale in Irlanda ed io vorrei raccomandare a tutti gli Stati membri di leggerla.
<P>
E' un po' come il meccanismo delle cooperative di credito - non so se vi sia qualcosa di simile in tutti gli Stati membri.
All'inizio vi può essere stato qualcuno che ha cercato di liquidarlo come una sorta di prestito di denaro organizzato e vi è chi considera quello dello sviluppo locale solo come uno di una serie di altri progetti.
Non è così.
Questo è un approccio integrato che ha come obiettivo le aree più indigenti, è adeguato alle esigenze della zona interessata e, a mio avviso, può essere applicato in tutte le aree svantaggiate - rurali e urbane - in tutta l'Unione.
Raccomando la relazione dell'OCSE sullo sviluppo locale in Irlanda come uno studio da cui tutti gli Stati membri possono trarre vantaggio.
<P>
<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="EN" NAME="Murphy">
Ringrazio il Ministro per i suoi commenti, ma desidero ritornare su un paio di punti sollevati dalla onorevole McCarthy.
Crede che quello del Regno Unito sarà l'unico governo presente al Vertice di Dublino che non presenterà dei patti locali e territoriali per l'occupazione per questi progetti pilota?
Se così fosse, può il Ministro dire se potrebbe o meno cercare di convincere il governo britannico a cambiare idea e a prendere parte all'iniziativa nel 1997?
Posso dirle, come la onorevole McCarthy, che vi sono molte proposte con ampia base che potrebbero essere presentate dalla mia regione che soddisferebbero i requisiti previsti da questi patti territoriali e locali, una in particolare che è stata elaborata da una delle autorità locali della mia zona, il consiglio di Sandwell.
E' un progetto così valido che potrebbe rivelarsi rispondente ai requisiti fin da subito consentendo così l'avvio del processo di elaborazione.
Mi chiedo se può fare un paio di commenti sulle mie domande ed un'osservazione generale sulla disponibilità del Regno Unito.
<P>
<SPEAKER ID=148 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Non spetta al Consiglio dettare agli Stati membri ciò che devono fare, ma sono così entusiasta del settore dei patti territoriali e di sviluppo locale nel suo complesso che personalmente sarei disposto a fare opera di convinzione in questo settore.
Tutto ciò che si può fare per aiutare le comunità più povere e coloro che vivono in tali comunità - siano esse rurali o urbane - all'interno dell'Unione dobbiamo e possiamo farlo, a tutto vantaggio dell'Unione e dei cittadini che possono usufruire delle reciproche esperienze.
<P>
Non so se il Regno Unito sarà l'unico Stato membro in questa condizione.
E alcuni Stati membri che probabilmente non saranno in grado di farlo a Dublino potrebbero benissimo decidere di presentare delle proposte in una data futura.
Ma certamente io ho sollevato la questione presso singoli ministri nel Regno Unito.
Abbiamo invitato un ministro del governo britannico alla conferenza di Dublino e, se ben ricordo, alla conferenza era presente un suo rappresentante.
<P>
<SPEAKER ID=149 LANGUAGE="EN" NAME="Howitt">
Apprezzo il fatto che lei non voglia impartire lezioni ad un altro Stato membro, ma le potrà giungere nuovo che secondo la Commissione europea vi saranno almeno 60 proposte di patti territoriali per l'occupazione provenienti da almeno 12 Stati membri la prossima settimana a Dublino.
La Commissione ha ricevuto una lettera da Gillian Shephard, ministro per l'istruzione britannico, nella quale si dice che la Gran Bretagna non darà attuazione a tali proposte perché riflettono semplicemente delle partnership per l'occupazione esistenti nel Regno Unito.
Dai suoi commenti entusiastici ne devo dedurre che lei non è d'accordo con la signora Shephard a questo proposito.
Se mi permette, vorrei chiederle, dato che la Commissione me ne ha già dato conferma: se in seguito il governo britannico cambierà idea o se il governo stesso cambierà, la Gran Bretagna potrà presentare successivamente dei progetti nell'ambito dei patti territoriali per l'occupazione?
Voi del Consiglio accettereste questo di buon grado?
<P>
<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
A quanto mi risulta, se il governo britannico successivamente cambiasse idea potrebbe sperare di partecipare ai patti territoriali come hanno fatto altri Stati membri.
Parlando a titolo personale, sì, condivido la delusione perché non credo che vi sia un grande potenziale di sviluppo locale in tutti gli Stati membri.
Anche se negli Stati membri esistono programmi analoghi, l'approccio complessivo alla partnership che è stato evidenziato nel pacchetto Santer - che credo prenda ampiamente spunto dall'esperienza irlandese - è unico nel senso che dà potere alle comunità e, fondamentalmente, chiede alle comunità di assumersi delle responabilità.
E' un modo di affrontare i problemi reali delle comunità che favorisce una loro responsabilizzazione e l'iniziativa mettendo le comunità in condizione di affrontare esse stesse questi problemi.
Penso veramente che questo nuovo approccio si raccomandi da sé a tutti gli Stati membri.
<P>
<SPEAKER ID=151 NAME="Presidente">
Poiché l'autore non è presente, l'interrogazione n. 2 decade.
<P>
<SPEAKER ID=152 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 3, dell'onorevole Bernd Posselt (H-0921/96)
<P>
Oggetto: Situazione nel Caucaso settentrionale
<P>
Può il Consiglio far sapere come valuta l'attuale situazione politica in Cecenia, in Inguscezia e nel Daghestan e qual è l'aiuto umanitario previsto per il 1997?
<P>
<SPEAKER ID=153 NAME="Mitchell">
Il Consiglio ritiene che siano stati compiuti notevoli passi in avanti verso una pacifica soluzione del conflitto in Cecenia.
Il 25 novembre il Consiglio «Affari generali» ha accolto di buon grado gli accordi raggiunti il 23 novembre tra il primo ministro russo Chernomyrdin e il capo del governo provvisorio ceceno Maskhadov.
La decisione del presidente Eltsin, sempre il 23 novembre, di ritirare tutte le truppe russe dalla Cecenia è anche significativo.
<P>
Il Consiglio ha anche preso atto dell'intenzione di tenere elezioni presidenziali e parlamentari a gennaio del prossimo anno.
Allo stesso tempo, il Consiglio riconosce che resta ancora molto da fare e spera che gli impegni assunti continuino ad essere rispettati da entrambe le parti.
Per tutta la durata del conflitto il Consiglio ha sottolineato la sua ferma convinzione che il negoziato politico costituisce l'unico mezzo per giungere ad una soluzione politica duratura in Cecenia.
Il Consiglio è convinto che il gruppo di assistenza dell'OSCE a Grozny può dare un valido contributo al mantenimento del dialogo instauratosi tra le parti, alla promozione del pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e ad assicurare l'accesso agli aiuti umanitari internazionali.
Non ci si può che rallegrare del sostegno di entrambe le parti al ruolo dell'OSCE.
<P>
Il Consiglio non ha discusso della situazione in Inguscezia e nel Daghestan.
E' interesse del Consiglio, tuttavia, che la stabilità della regione non venga compromessa dalla situazione in Cecenia.
ECHO, l'Ufficio della Comunità europea per gli aiuti umanitari, ha stanziato oltre 7, 4 milioni di ECU nel corso del 1996 a favore delle agenzie di aiuto internazionali e le ONG in Cecenia e nel Caucaso settentrionale.
In totale sono stati erogati oltre 33, 7 milioni di ECU a sostegno delle attività umanitarie nella regione dal 1994.
Alla terza riunione del comitato per gli aiuti umanitari il 31 ottobre 1996, gli Stati membri hanno approvato un pacchetto da 2, 2 milioni di ECU che rappresenta l'ultima fase del programma globale di ECHO per il 1996.
L'ultimo pacchetto di aiuti verrà destinato al Comitato internazionale della Croce Rossa e alle ONG per fornire viveri, acqua, materiale sanitario e medico.
Il programma globale coprirà un periodo di quattro mesi fino alla fine di febbraio 1997.
<P>
<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Ringrazio per la risposta così precisa.
Avrei altre due brevi domande da porre.
Primo: il Consiglio invierà nella Repubblica ceca una delegazione di osservatori in occasione delle elezioni del 25 gennaio?
Secondo: che giudizio dà il Consiglio della situazione nella vicina Georgia, dove si sono nuovamente riscontrate in misura crescente gravi violazioni dei diritti umani?
<P>
<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
In relazione alla Georgia non credo che il Consiglio abbia considerato la situazione negli ultimi tempi, ma discuterò della questione con i miei colleghi e ne riferirò all'onorevole parlamentare.
<P>
In relazione agli osservatori, l'Unione europea di norma invia degli osservatori alle elezioni solo in seguito ad un invito in questo senso.
Nel caso delle elezioni in Cecenia finora non è stata invitata a farlo.
Se arriverà un invito di questo genere, verrà preso attentamente e favorevolmente in considerazione.
<P>
<SPEAKER ID=156 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 4, della onorevole Anne McIntosh (H-0925/96)
<P>
Oggetto: Abolizione del duty-free
<P>
Dato che il Consiglio si è impegnato ad abolire a lungo termine il duty-free, si vuol sapere se sono stati effettuati studi per esaminare l'impatto di una siffatta misura sugli addetti del settore dei trasporti, in particolare negli aeroporti e negli scali marittimi.
<P>
Riconosce il Presidente in carica che l'abolizione del duty-free metterà a repentaglio posti di lavoro nell'industria dei trasporti?
<P>
Quali contromisure intende proporre il Consiglio per compensare l'impatto negativo sull'occupazione?
<P>
<SPEAKER ID=157 NAME="Mitchell">
Quando ha adottato la direttiva che abolisce le frontiere fiscali a partire dal primo gennaio 1993, il Consiglio ha deciso di porre fine al duty-free per coloro che viaggiano nella Comunità.
Il Consiglio ha ritenuto che in un mercato interno senza frontiere fiscali il duty-free non aveva più ragione di esistere per coloro che viaggiano all'interno di quest'area senza frontiere.
Vorrei tuttavia richiamare l'attenzione della onorevole parlamentare sul fatto che i viaggiatori che lasciano il territorio della Comunità hanno ancora il diritto di usufruire del duty-free.
Il Consiglio era consapevole delle difficoltà economiche e delle ripercussioni sociali che sarebbero potute scaturire nei settori interessati al momento dell'abolizione del duty-free per i viaggiatori che si spostano all'interno della Comunità.
Per questo motivo ha autorizzato la prosecuzione delle vendite nei negozi duty-free per un periodo transitorio che si concluderà il 30 giugno 1999.
<P>
Alla riunione del Consiglio ECOFIN l'11 dicembre 1996 la presidenza ha proposto che venisse intrapreso dalla Commissione uno studio dell'impatto economico e sociale dell'abolizione del duty-free nell'UE, ma alcuni Stati membri non hanno sostenuto questa proposta.
<P>
<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="EN" NAME="McIntosh">
Ringrazio il Presidente in carica per la sua risposta.
Capisco i problemi che si possono incontrare nell'eseguire questo studio.
Tuttavia, riallacciandomi alla mia interrogazione nella quale chiedo quali contromisure intende proporre il Consiglio in caso di impatto negativo sull'occupazione, è chiaro che è necessario uno studio per valutare tale aspetto.
Non concorda il Presidente in carica che il suo paese e il mio, in quanto isole, andranno incontro ad un costo più elevato che non verrà più finanziato con le vendite nei negozi duty-free?
In particolare, dato che non verrà più finanziato dopo il 1999, il costo di un viaggio in pullman o in auto aumenterà, dato che non può più essere finanziato dalle vendite nei negozi duty-free.
<P>
Può anche valutare l'impatto sul turismo nei paesi del sud dell'Europa qualora ciò significhi che invece di recarsi in Spagna, Portogallo, Italia e Grecia, i turisti britannici e irlandesi ora sceglieranno come loro meta l'Africa settentrionale, la Turchia o altri paesi al difuori dell'Unione?
Non concorda inoltre che con l'abolizione dei duty-free viaggiare diventerà più caro, il che contravviene allo spirito del Trattato che chiede un'unione sempre più stretta dei popoli europei?
<P>
<SPEAKER ID=159 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Questo particolare problema ha rilevanza per gli Stati membri che sono isole.
Recentemente ho letto che nell'Unione europea qualcosa come 140.000 posti di lavoro sono legati direttamente o indirettamente, in parte o completamente, a questi duty-free.
Un'altra conseguenza per le nazioni insulari è che il costo dei viaggi aerei potrebbe aumentare.
Molte compagnie aeree, ad esempio, traggono profitto dai duty-free e sono quindi in grado di avere costi di gestione più bassi.
E' quindi un problema che interessa direttamente diversi Stati membri, non ultimo il mio.
<P>
Vorrei che venisse intrapreso uno studio prima che si arrivi a qualsiasi decisione e vorrei che venisse condotto con imparzialità e al più presto.
Quando la presidenza recentemente ha avanzato una proposta in questo senso non ha raccolto purtroppo il sostegno sufficiente, ma continueremo a cercare di ottenerlo perché credo che si dovrebbe almeno eseguire uno studio prima di arrivare a qualsiasi conclusione definitiva.
Alcuni Stati membri ritengono che, essendoci un mercato interno, si dovrebbe porre fine ai duty-free, ma in tutte le azioni che intraprendiamo dobbiamo tenere conto delle loro conseguenze.
Vorrei che venisse condotto questo studio in modo da avere in mano fatti e cifre quando si arriverà ad una decisione.
<P>
<SPEAKER ID=160 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Come lei probabilmente saprà ho fatto pressione sui suoi colleghi di governo, i ministri Quinn e Michael Lowry, a giugno di quest'anno, affinché la presidenza irlandese si facesse carico anche di questo problema.
Accolgo con grande favore l'iniziativa presa dal ministro Quinn, anche se non ha avuto un esito positivo.
Quello che lei dice è esatto: secondo alcuni calcoli andrebbero persi direttamente o indirettamente 140.000 posti di lavoro, una perdita di volume d'affari di circa 4 miliardi.
E, naturalmente, l'altro dato è un aumento delle spese di atterraggio e delle tariffe aeree, il che avrà un impatto negativo sul turismo e un impatto molto negativo sull'operatività degli scali aeroportuali regionali.
Vorrei sapere, nel tempo che le rimane, se il Consiglio sarebbe disposto a considerare in che modo questa particolare scadenza può essere evitata e ad esaminare possibili politiche alternative per compensare un eventuale impatto negativo nel settore regionale e nel settore del turismo.
Ma è veramente contraddittorio da parte del Consiglio da un lato parlare di iniziative per creare occupazione e, dall'altro, proseguire quindi con una politica che creerà disoccupazione con una perdita di ben 140.000 posti di lavoro.
<P>
<SPEAKER ID=161 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Sono al corrente del fatto che l'onorevole Cushnahan ha sollevato la questione presso i ministri da lui citati e, in seguito alle pressioni esercitate dal sottoscritto e da altri deputati, tra i quali altri deputati irlandesi, la questione è stata sollevata al Consiglio ECOFIN dal ministro delle finanze irlandese e dal Presidente in carica.
Io vorrei sicuramente che venisse condotto uno studio, e continueremo, in ogni modo possibile, ad insistere affinché questo studio venga eseguito cercando anche di ottenere a questo proposito il consenso necessario in seno al Consiglio dei ministri.
Credo che si debba essere pratici nel modo in cui affrontiamo gli affari dell'Unione e dobbiamo tenere conto delle implicazioni pratiche di uno studio di questo genere.
Più tardi nel corso del Tempo delle interrogazioni risponderò a interrogazioni sugli alcolici in altri Stati membri nei quali vi è stata una proroga della deroga e sulla possibilità di discussioni con uno Stato membro che ha particolari difficoltà.
In tutte queste procedure decisionali si deve tenere conto delle conseguenze pratiche delle decisioni che prendiamo e per fare questo è necessario uno studio e noi continueremo ad insistere affinché venga realizzato.
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<SPEAKER ID=162 LANGUAGE="EN" NAME="Cox">
Accolgo di buon grado l'accento da lei posto sulla necessità di far eseguire uno studio, ma per ottenere questo ci vuole il consenso del Consiglio e il ministro ha parlato del fatto che questo problema è stato sollevato, senza successo, dalla presidenza irlandese alcune settimane fa.
Se mi è consentito, vorrei chiedere al ministro di confermare se è vero oppure no che solo due Stati membri hanno risposto positivamente all'iniziativa.
In tal caso, questo ci mette di fronte alle proporzioni della battaglia politica che si dovrà combattere per ottenere quella che considero una concessione minima a che si svolga questo studio, che di per sé è un requisito indispensabile della vera questione che è la lotta per il mantenimento di questa particolare possibilità di vendita nei negozi duty-free.
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<SPEAKER ID=163 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Nella documentazione in mio possesso non è indicato il numero di Stati membri che hanno o non hanno sostenuto questa iniziativa.
All'epoca non vi era una maggioranza favorevole alla proposta.
A quanto mi risulta, ci vorrebbe almeno una votazione a maggioranza qualificata in seno ad ECOFIN per rivedere e portare avanti la relazione lungo le linee che ho indicato e questo non sembrava essere il caso quando è stata presentata dal Presidente in carica.
Proseguiremo comunque con i nostri tentativi volti ad ottenere il necessario consenso al riguardo perché è una questione che interessa diversi Stati membri.
Credo che il minimo che possiamo fare è di fare eseguire uno studio in modo da poter basare le nostre decisioni sui fatti perché sono questi che interessano i cittadini dell'Unione.
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<SPEAKER ID=164 NAME="Presidente">
L'interrogazione n. 5 è stata ritirata dall'autore.
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Annuncio l'interrogazione n. 6, dell'onorevole Otto von Habsburg (H-0933/96)
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Oggetto: Libertà di circolazione tra l'Unione europea e i paesi associati
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È difficile capire perché ancora oggi - soprattutto nell'ambito delle relazioni tra i Paesi Baltici e l'Unione europea - esista un obbligo di visto che ostacola lo sviluppo economico e politico di tali paesi.
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Non sarebbe ormai tempo di eliminare l'obbligo di visto tra i paesi dell'UE e i paesi ad essa associati, instaurando quindi la libertà di circolazione dei cittadini di tali paesi?
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Il Consiglio ha un progetto al riguardo ed è disposto ad intervenire fermamente in tale direzione?
Quali sono infine i termini previsti per una chiara decisione in materia?
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<SPEAKER ID=165 NAME="Mitchell">
In risposta all'interrogazione dell'onorevole deputato vorrei sottolineare che il Consiglio ha adottato un regolamento il 25 settembre 1995 che stabilisce i paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso di visto quando attraversano le frontiere esterne degli Stati membri.
Nessuno dei Paesi Baltici figura nell'elenco comune allegato a tale regolamento.
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Questo non significa che i cittadini di quei paesi non debbano essere muniti di visto per entrare in alcuni Stati membri.
Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento gli Stati membri devono stabilire i requisiti in materia di visto per i cittadini di paesi terzi che non si trovano nell'elenco comune.
E' su questa base che per loro motivi, che non sono soggetti a controllo da parte della Commissione, alcuni Stati membri richiedono ancora ai cittadini dei Paesi Baltici di chiedere il visto quando entrano in questi Stati.
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<SPEAKER ID=166 LANGUAGE="EN" NAME="von Habsburg">
Signor Presidente in carica del Consiglio, non pensa forse che questo atteggiamento di alcuni paesi sia decisamente contrario allo spirito della nostra Unione e soprattutto allo spirito degli accordi di associazione che abbiamo concluso con i Paesi Baltici che ora si stanno preparando a diventare membri dell'Unione?
Non spetta quindi al Consiglio fare tutto il possibile affinché i Paesi Baltici vengano prontamente inseriti nell'elenco di quei paesi i cui cittadini possono entrare in altri paesi dell'Unione europea senza un visto, il che sarebbe un'azione assolutamente coerente con l'evoluzione europea che stiamo cercando di ottenere?
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<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Ho già detto che, in base ai regolamenti del Consiglio che ho citato, gli Stati membri hanno la facoltà, se lo ritengono necessario, di richiedere il visto ai cittadini dei Paesi Baltici che vogliono entrare nel loro territorio.
La presidenza, da parte sua, spera che i cittadini di Estonia, Lettonia e Lituania possano viaggiare liberamente in tutto il territorio dell'Unione europea e che questo avvenga al più presto possibile.
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Parlando a titolo personale, riconosco che lo spirito degli accordi di associazione che abbiamo concluso con questi paesi permette questa libertà di spostamento e singoli Stati membri già la consentono.
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<SPEAKER ID=168 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n.7, dell'onorevole Jonas Sjöstedt (H-0934/96)
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Oggetto: Registro Eurodac
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La risposta scritta del Consiglio all'interrogazione (H-0815/96) su Eurodac, presentata nella tornata del mese di ottobre, è estremamente evasiva per quanto riguarda il contenuto del registro, mentre sembrerebbe logico che il Consiglio fosse in grado di esprimere un parere preciso sul proprio progetto di convenzione.
<P>
Sulla base di quanto precede, può il Consiglio far sapere se al progetto di convenzione sono state apportate modifiche che influiscono sul limite d'età delle persone registrate o che prevedono che le informazioni figuranti nel registro siano cancellate quando la persona in questione abbia ottenuto il permesso di soggiorno in uno Stato membro?
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<SPEAKER ID=169 NAME="Mitchell">
Mi rammarica che l'onorevole parlamentare abbia pensato che la risposta alla sua precedente interrogazione fosse evasiva.
Posso assicurargli che l'intenzione era al contrario quella di fornire una descrizione completa e precisa dell'attuale situazione in relazione alle questioni da lui sollevate.
Devo sottolineare che le discussioni sul progetto di Convenzione su Eurodac si trovano in una fase relativamente iniziale e, purtroppo, questo significa che sui due argomenti in questione non sono disponibili dati definitivi che io possa fornire all'onorevole deputato.
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Forse può essere utile chiarire qual è la situazione attuale per quanto concerne il progetto di convenzione.
Dopo che nel novembre del 1995 il Consiglio «Giustizia e Affari generali» aveva stabilito che è tecnicamente fattibile la creazione di un sistema automatizzato per lo scambio e il confronto delle impronte digitali di persone che vogliono ottenere asilo, la presidenza italiana nel marzo del 1996 ha presentato un progetto preliminare di convenzione concernente l'istituzione di Eurodac.
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Da allora il Consiglio non ha intrapreso approfondite discussioni sul progetto di convenzione ma ha dato disposizioni nelle sue sedute di marzo e giugno 1996 affinché gli organi preparatori competenti portassero avanti il loro lavoro.
I lavori sono in corso ed hanno comportato un esame dei molti e complessi problemi giuridici e tecnici tra i quali la protezione dei dati.
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Il gruppo di lavoro, tuttavia, non è arrivato ad alcuna conclusione, e men che meno lo stesso Consiglio dei ministri, su un particolare limite di età al di sotto del quale non verrebbero prese le impronte digitali che devono essere memorizzate in Eurodac o sul fatto che i dati debbano o meno essere cancellati da Eurodac quando la persona in questione abbia ottenuto il permesso di soggiorno in uno Stato membro.
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Come ho detto nella mia risposta precedente, per il momento sarebbe prematuro cercare di pronosticare il probabile esito delle discussioni in corso.
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<SPEAKER ID=170 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Ringrazio per la risposta ricevuta dal Consiglio.
Vorrei dire che esiste materiale pertinente per approfondire questo dibattito; sono documenti che ho qui in mano.
Si tratta del progetto di testo della Convenzione Eurodac, dove si propone un'età, i quattordici anni, alla quale scatta la registrazione dei bambini profughi mediante impronte digitali.
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Se non vado errato, il documento propone anche che i dati dei profughi non vengano cancellati automaticamente al rilascio del permesso di soggiorno.
Sarebbe opportuno fare diversamente, vale a dire cancellare i dati quando il profugo non può più essere sospettato di cercare di entrare nuovamente nell'Unione.
Questo è un esempio - mi pare - di quanto poco democratici siano i dibattiti sulle convenzioni: prima è troppo presto per discuterne, poi troppo tardi, perché tutto è già stato negoziato e non è più suscettibile di variazioni.
La proposta manca, in realtà, di apertura e trasparenza, e i parlamenti nazionali sono privati della possibilità di discuterla prima che sia negoziata in via definitiva.
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Io vorrei chiedere se presenterete una proposta perché i dati dei profughi siano cancellati al rilascio del permesso di soggiorno.
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<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Credo che vi siano molti buoni motivi per elogiare lo spirito dell'interrogazione formulata dall'onorevole deputato.
Personalmente non vedo perché, se qualcuno ottiene il permesso di soggiorno, questa informazione debba rimanere indefinitamente su Eurodac; forse successivamente potrà rimanere per un certo periodo, periodo che, però, deve essere limitato.
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Come ho già detto, non si è arrivati ad alcuna conclusione sulla questione dell'età minima alla quale coloro che chiedono asilo devono essere registrati.
E' difficile prevedere quando i lavori in corso in seno agli organi speciali del Consiglio potranno sfociare in un testo da sottoporre all'approvazione di tutte le delegazioni.
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La questione viene esaminata da un gruppo di lavoro del Consiglio.
Questo esame sta avvenendo ovviamente nel contesto di quella che è la prassi attuale di registrazione di coloro che richiedono asilo negli Stati membri attualmente in vigore.
Questa prassi varia da un minimo di età di 12 anni in alcuni Stati ad un minimo di 18 anni in altri.
Posso dire che nella maggior parte dei paesi la prassi è di 14 anni.
Ma vorrei sottolineare che per il momento questo è tutto.
E' la prassi generale nella maggior parte dei paesi e non è stato fissato alcun limite di età.
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Capisco lo spirito generale dell'interrogazione dell'onorevole deputato, con il quale mi trovo molto d'accordo.
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<SPEAKER ID=172 LANGUAGE="SV" NAME="Lindqvist">
Sembra difficile ricevere una risposta concreta, e lo posso capire, non si può dire che tutto sia chiaro; però non è la prima volta che viene posta questa domanda.
Io vorrei porre un'altra domanda sullo stesso tema: chi è responsabile dei dati registrati qualora questi si rivelino in un secondo tempo essere falsi oppure non idonei per indagare in reati o altri fatti criminosi?
Chi è in sostanza responsabile del registro e chi si assume la responsabilità dell'iscrizione di eventuali dati falsi, che possono di conseguenza recare pregiudizio a singoli individui?
<P>
<SPEAKER ID=173 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Come ho sottolineato nella mia risposta all'interrogazione, il Consiglio non ha intrapreso approfondite discussioni sul progetto di convenzione, per cui questo aspetto non è ancora stato considerato dal Consiglio.
Come ho già detto, non è stata raggiunta alcuna conclusione sulla questione dell'età minima alla quale coloro che fanno richiesta di asilo devono essere registrati e che è difficile prevedere quando i lavori in corso in seno agli organi speciali del Consiglio sfoceranno in un testo approvato da tutte le delegazioni.
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La maggior parte di questi temi sono quindi decisamente in una fase embrionale e non hanno ancora raggiunto la fase in cui il Consiglio li abbia considerati.
Ma le opinioni e le preoccupazioni espresse qui dai deputati sono le stesse che, posso assicurarvi, verranno sollevate al Consiglio in ogni possibile occasione che noi o uno Stato membro avremo di farlo.
Sono questioni a cui non solo sono interessati i membri di questo Parlamento, ma alle quali si interesseranno anche i membri del Consiglio dei ministri.
Desidero ardentemente far sì che il registro Eurodac sia equo, ragionevole e comprensivo nella sua applicazione.
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<SPEAKER ID=174 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 8, dell'onorevole Gerard Collins (H-0937/96)
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Oggetto: Criteri di ammissibilità ai Fondi strutturali
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Può il Consiglio far sapere se ha preso in esame l'opportunità di includere il tasso di disoccupazione tra i criteri di ammissibilità allo status di zona dell'obiettivo n. 1 dei Fondi strutturali e, in caso contrario, si impegna a farlo?
<P>
<SPEAKER ID=175 NAME="Mitchell">
Nell'adottare i regolamenti sui fondi strutturali nel luglio del 1993 il Consiglio ha fissato i criteri che sarebbero stati utilizzati per stabilire quali regioni sarebbero state ammissibili allo status di zona dell'obiettivo n. 1, le regioni meno sviluppate dell'Unione.
Questi regolamenti saranno in vigore fino al 31 dicembre 1999.
Inoltre, il Consiglio ha affidato la gestione dei fondi alla Commissione e, di conseguenza, non interviene in questo settore.
<P>
Per il momento sarebbe prematuro fare delle ipotesi sui particolari delle norme che disciplineranno l'applicazione dei fondi strutturali dopo il 1999.
Il Consiglio a tempo debito riesaminerà il regolamento su proposta della Commissione prima dello scadere della validità dell'attuale normativa.
<P>
Anche se questo non è direttamente collegato all'interrogazione dell'onorevole deputato, egli ricorderà che la Commissione, nella sua comunicazione sui Fondi strutturali e l'occupazione del 20 marzo 1996 alle altre istituzioni dell'Unione, tra le quali il Parlamento, ha manifestato la sua intenzione, nel pieno rispetto dei regolamenti attuali che disciplinano l'applicazione dei fondi strutturali, di tenere conto degli aspetti relativi alla creazione di occupazione delle politiche strutturali nell'ambito di tutti gli obiettivi.
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<SPEAKER ID=176 LANGUAGE="EN" NAME="Collins, Gerard">
Ringrazio il Presidente in carica per la risposta molto istruttiva da lui fornita.
Mi chiedo se ora non direbbe - tenendo conto del fatto che abbiamo già avuto le dichiarazioni pubbliche del Commissario signora Wulf-Mathies e del Presidente Santer circa la necessità di dare priorità alla disoccupazione e agli sforzi volti ad eliminarla, con particolare riguardo a quella di lunga durata, negli Stati membri - che il Consiglio al momento dovrebbe chiedere al Presidente della Commissione di avanzare delle proposte per iniziare a definire gli orientamenti che saranno necessari dopo il 1999.
<P>
Ci troviamo di fronte ad un problema di disoccupazione molto serio.
Non siamo riusciti, neppure quando i fondi sono stati spesi saggiamente, adeguatamente e correttamente, ad affrontare questo problema insanabile nella nostra Comunità, ed ora è giunto il momento di iniziare ad elaborare nuovi orientamenti che ci aiutino a liberarcene.
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<SPEAKER ID=177 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Sostengo lo scopo che sta alla base dell'interrogazione formulata dall'onorevole deputato.
Ma, come ho già detto a quest'Assemblea, le norme che attualmente disciplinano i fondi strutturali scadranno alla fine del 1999.
Mancano quindi ancora più di tre anni prima che si renda necessaria una nuova normativa.
Sarebbe prematuro per il momento preoccuparci degli aspetti pratici delle norme che disciplineranno i fondi strutturali nel prossimo millennio.
<P>
Il Consiglio ha deciso di rivedere le norme in questione prima del 31 dicembre 1999 sulla base di una proposta della Commissione, il che, ne sono certo, verrà fatto molto prima di quella data.
La questione sollevata dall'onorevole deputato nella sua interrogazione verrà indubbiamente presa in considerazione quando verrà il momento di discutere la nuova struttura dei fondi.
<P>
A quanto ho capito l'onorevole Collins ha realizzato una relazione sui fondi strutturali che verrà pubblicata entro breve e che io leggerò sicuramente con grande interesse.
Una delle mie preoccupazioni sarebbe quella di voler raggiungere l'obiettivo indicato dall'onorevole parlamentare, di porre l'accento nelle aree più bisognose sulla lotta alla disoccupazione con il massimo ricorso ai fondi strutturali.
Ma fare della disoccupazione in sé stessa un criterio potrebbe aprire altre regioni ai fondi strutturali, il che potrebbe non consentire di ottenere il risultato che l'onorevole deputato vorrebbe necessariamente conseguire in alcune regioni.
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<SPEAKER ID=178 LANGUAGE="EN" NAME="McCarthy">
Accolgo di buon grado la dichiarazione del Presidente in carica al riguardo perché, in qualità di portavoce regionale del gruppo socialista, credo che non dobbiamo solo limitarci ad identificare il nostro obiettivo per quanto riguarda la disoccupazione.
Spero che si possa prendere in considerazione il PIL, ad esempio, in quanto un basso tasso di disoccupazione non è un indicatore della ricchezza di una regione.
Nel Regno Unito, infatti, abbiamo il più elevato tasso di creazione di occupazione, ma anche il più alto tasso di povertà dell'UE.
Voglio credere che un basso livello di disoccupazione, quindi, non significhi essere esclusi dall'ammissibilità ai fondi strutturali.
<P>
Vorrei dire al Presidente in carica che vorremmo sapere qualcosa di più sui tempi di attuazione di questi regolamenti e quando esamineremo i criteri del Consiglio e della Commissione.
Saranno anche tre anni, ma tre anni non sono molti.
<P>
<SPEAKER ID=179 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Non sono in possesso di un calendario dettagliato, ma al riguardo ne riferirò alla onorevole parlamentare per iscritto.
<P>
In relazione all'altra questione da lei sollevata per quanto riguarda il PNL pro capite anziché il PIL pro capite, non si tratta di qualcosa sul quale il Consiglio si è pronunciato per ovvie ragioni.
Ma il regolamento per il periodo successivo al 1999 verrà discusso in Consiglio a tempo debito sulla base di una proposta della Commissione.
<P>
Come ministro irlandese, tuttavia, vorrei iniziare con il premettere che il PIL rileva la produzione, non i redditi.
Il PNL, nel quale sono compresi i profitti, il reddito di residenti che deriva da investimenti all'estero e anche i pagamenti degli interessi sul debito esterno è un migliore indicatore del reddito disponibile in un paese o regione.
Nel caso dell'Irlanda, ad esempio, il PNL è un migliore indicatore del reddito attualmente disponibile nel paese.
Il divario tra PIL e PNL è maggiore in Irlanda che in qualsiasi altro Stato membro dell'Unione europea.
In particolare, l'Irlanda ha una considerevole uscita netta di pagamenti ai fattori di produzione per cui, nel nostro caso, il valore del PIL fa apparire il reddito relativo del paese maggiore di quello che è.
Questi sono quindi aspetti della questione di cui si deve tenere conto.
<P>
<SPEAKER ID=180 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 9, dell'onorevole Pat Gallagher (H-0938/96)
<P>
Oggetto: Regioni dell'obiettivo n. 1
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Alla luce del pericolo che alcuni paesi che in precedenza erano ammessi a beneficiare dello status di zone dell'obiettivo n. 1 non siano più ammessi alle sovvenzioni al tasso massimo dei Fondi strutturali dopo il 1999, non ritiene il Consiglio necessario suddividere tali paesi in regioni per fare in modo che quelle che ancora soddisfano i criteri di ammissibilità possano continuare a beneficiare dei contributi dei Fondi strutturali ai tassi più elevati disponibili anche dopo il 1999?
<P>
<SPEAKER ID=181 NAME="Mitchell">
Come ho detto nella mia risposta ad una precedente interrogazione dell'onorevole Collins, le attuali normative che disciplinano l'applicazione dei fondi strutturali che si applicano a tutte le regioni, comprese le regioni dell'obiettivo n.
1, saranno in vigore fino al 31 dicembre 1999. Il Consiglio, a tempo debito, riesaminerà tali normative su proposta della Commissione prima della loro scadenza.
Sarebbe prematuro per il momento fare delle ipotesi sui particolari delle norme che disciplineranno i fondi strutturali dopo il 1999.
Quella avanzata nell'interrogazione dell'onorevole parlamentare è una proposta di cui indubbiamente ci si occuperà non appena la discussione sulla nuova struttura dei fondi si farà più intensa da qui al 1999.
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<SPEAKER ID=182 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Ringrazio il Presidente in carica per la sua risposta ma non concorda con me che esistono delle regioni nell'Unione, come in Irlanda, in particolare, la mia circoscrizione di Connaught-Ulster e la parte settentrionale e nord-occidentale del paese, che sono in ritardo rispetto al resto dell'Europa per quanto concerne la crescita economica e la produzione, indipendentemente dal fatto che lo si valuti in termini di PIL o di PNL?
Non riconosce che esse non hanno beneficiato dei Fondi strutturali nella stessa misura di altre aree dell'Unione e, in verità, di altre aree dell'Irlanda; che non possono beneficiarne nella stessa misura per quanto riguarda l'infrastruttura e che, quindi, se non dispongono dell'infrastruttura i fondi non contribuiscono agli investimenti - il che ha come conseguenza una minore crescita economica in termini di produzione che, a sua volta, ha come conseguenza un minor numero di posti di lavoro e maggiore disoccupazione?
<P>
Anche se lei ha dichiarato che i criteri che sono in vigore al momento non verranno modificati fino alla fine di dicembre 1999, concordo con i miei colleghi che credono che tre anni sia un periodo molto breve in termini europei.
Il Consiglio intende prendere in considerazione la realizzazione di uno studio esauriente con lo scopo di stabilire il PIL e il PNL di talune regioni nell'ambito di quelle attualmente rientranti nell'obiettivo n. 1 e, se necessario, trarre spunto dal precedente nel nord della Scozia, che è molto simile alla mia zona della parte occidentale e nord-occidentale dell'Irlanda e, in verità, al sud dell'Italia?
<P>
<SPEAKER ID=183 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Riconosco che vi sono regioni nell'ambito dell'obiettivo n. 1 e sottoregioni in tali regioni che non sono andate bene come le altre.
In verità, parte della mia stessa circoscrizione a Dublino, che qualcuno potrebbe pensare sia una regione favorita, ne è un esempio.
In alcune parti i livelli di disoccupazione sono molto elevati, arrivando forse addirittura al 75 %.
<P>
Mi ricordo, e in questo caso faccio affidamento alla mia memoria, che è stato diffuso un documento nelle contee frontaliere dal quale risulta che nel prossimo futuro la quota dei fondi regionali delle contee frontaliere, e la quota pro capite in particolare, sarà molto più elevata di quanto qualsiasi altra regione spende attualmente, tenendo conto di tutti i vari fondi, compreso il pacchetto Delors.
Ma con questo non voglio togliere nulla all'idea generale suggerita dall'onorevole parlamentare.
Forse uno studio del tipo da lui proposto si rivelerebbe molto utile.
Suppongo che il Ministero delle finanze del mio paese abbia dei dati in proposito.
<P>
Il governo irlandese segue con attenzione, e continuerà a farlo, tutti gli aspetti della posizione dell'Irlanda in relazione all'ammissibilità ai Fondi strutturali in seguito soprattutto ad un aumento del PIL pro capite irlandese in percentuale della media dell'Unione europea.
Il miglioramento della posizione dell'Irlanda non può che essere accolto favorevolmente ed è un tributo alla positiva attuazione delle nostre politiche di stabilizzazione nel corso di diversi governi e all'uso produttivo che è stato fatto dei Fondi strutturali dell'UE, il che ci ha consentito di far crescere la nostra economia.
Ma è troppo presto per dire esattamente cosa accadrà dopo il 1999.
Ovviamente, voglio che tutta l'Irlanda sia ammessa.
Spero che i criteri scelti lo consentano, data la posizione periferica in cui l'Irlanda si trova.
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<SPEAKER ID=184 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 10, dell'onorevole Brian Crowley (H-0939/96)
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Oggetto: Segretezza al Consiglio dei ministri
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Alla luce dell'obiettivo prioritario della Presidenza di attuare attivamente le procedure concordate per rendere trasparente il processo decisionale dell'Unione, può il Consiglio impegnarsi a mettere tutte le proposte di compromesso della Presidenza sui testi legislativi in discussione in seno al Consiglio a disposizione dei deputati al Parlamento europeo, delle parti interessate e dell'opinione pubblica in generale?
<P>
<SPEAKER ID=185 NAME="Mitchell">
Come Presidenza in carica del Consiglio, desideriamo vivamente che le attuali misure concernenti la trasparenza vengano rispettate.
In particolare, la trasparenza è stata incoraggiata attraverso la sistematica organizzazione di conferenze stampa da parte della presidenza d'intesa con il Segretariato generale del Consiglio prima delle riunioni del Consiglio.
Queste conferenze offrono un'importante opportunità di informare l'opinione pubblica su argomenti rilevanti concernenti i testi, compresi aspetti dei testi di compromesso presentati dalla presidenza, se del caso.
Inoltre, hanno avuto luogo 10 dibattiti aperti nel corso di riunioni del Consiglio durante la presidenza irlandese.
<P>
In seguito all'attuazione del codice di condotta del 2 ottobre 1995, che prevede l'accesso del pubblico ai verbali e alle dichiarazioni contenute nei verbali del Consiglio nella sua veste di organo legislativo e alla decisione del Consiglio del 20 dicembre 1993 concernente l'accesso del pubblico ai documenti del Consiglio, la presidenza continuerà a fare in modo che tutte le richieste di documenti vengano prese in considerazione.
Il Consiglio attualmente sta rivedendo l'attuazione del codice di condotta allo scopo di assicurare in futuro la massima efficacia del sistema.
<P>
Inoltre, la Conferenza intergovernativa sta discutendo la questione della trasparenza.
In base alle attuali norme che regolano l'accesso ai documenti, tuttavia, il Consiglio non può mettere tutte le proposte di compromesso sui testi legislativi in discussione in seno al Consiglio a disposizione del Parlamento europeo o di terzi.
<P>
Infine, in merito ai contatti tra il Consiglio e il Parlamento, l'onorevole deputato sarà al corrente del numero di presenze fatte registrare dai rappresentanti del Consiglio dinanzi a commissioni del Parlamento - circa 40 finora - come pure della regolare partecipazione della presidenza alle sedute plenarie del Parlamento.
Queste occasioni offrono ad entrambe le parti l'opportunità di costruttive discussioni su questioni della massima importanza e fanno sì che esse siano tenute aggiornate sulle rispettive opinioni riguardo ad una vasta gamma di argomenti.
<P>
<SPEAKER ID=186 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Vorrei ringraziare il Presidente in carica per la sua risposta.
Prima di procedere con la mia domanda complementare, dato che questa è la sua ultima occasione in quest'Aula nella sua veste attuale vorrei ringraziarla e congratularmi con lei per il modo molto istruttivo in cui ha trattato con questo Parlamento e, in particolare, per la sua disponibilità a partecipare a dibattiti e discussioni con i membri di quest'Assemblea.
<P>
Sia come sia, la sua risposta alla mia specifica interrogazione lascia moltissimo a desiderare perché lei ha esordito con un elenco di ciò che lei vorrebbe - ciò che lei vorrebbe accadesse e ciò che lei crede sia importante per ciò che accadrà in futuro.
Ma poi lei in tutto questo pone una condizione, dicendo che in base alle attuali norme il Consiglio non può mettere a disposizione i testi legislativi o i documenti di compromesso.
<P>
Vorrei semplicemente segnalare un esempio specifico.
Recentemente si è verificato un caso in cui è stata presentata una proposta di compromesso dal presidente irlandese del Consiglio dei ministri per le telecomunicazioni sulla deregolamentazione e sulla liberalizzazione dei servizi postali.
La proposta è stata respinta da Francia e Germania.
Il relativo documento è stato messo a disposizione del pubblico dal ministro svedese eppure io, come membro irlandese del Parlamento europeo che ha redatto due relazioni su tale questione per il Parlamento, non sono riuscito ad averne una copia.
Possiamo avere delle garanzie che vi sarà una maggiore cooperazione e franchezza tra il Parlamento e il Consiglio in quanto organi legislativi per ovviare a questi problemi?
<P>
<SPEAKER ID=187 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Ringrazio l'onorevole parlamentare per il suo complimento molto generoso che apprezzo molto.
<P>
Il Consiglio sta rivedendo l'attuazione del codice di condotta e la Conferenza intergovernativa sta discutendo l'intera questione della trasparenza.
Così forse questo è un settore in cui potremo compiere dei progressi nel corso di queste due revisioni.
<P>
Se uno Stato membro ha messo a disposizione della documentazione, lo ha fatto di sua iniziativa al di fuori del codice di condotta.
Le norme attuali che disciplinano l'accesso ai documenti possono solo essere modificate, per quanto mi risulta, con l'unanimità in Consiglio.
Non spetta alla presidenza o a uno Stato membro autorizzare la diffusione di proposte di compromesso.
Queste sono le norme attualmente in vigore e possono solo essere modificate, a quanto ne so, con l'unanimità.
Le proposte di compromesso sono essenzialmente posizioni di negoziazione degli Stati membri.
Per ora non vi è alcuna disposizione che preveda che queste vengano messe a disposizione.
Perché ciò avvenga ci vuole una modifica decisa all'unanimità.
<P>
Stiamo tuttavia rivedendo la situazione e la Conferenza intergovernativa si sta occupando della questione della trasparenza, per cui non escluderei delle modifiche in futuro per le quali, però, è necessaria una decisione unanime del Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=188 LANGUAGE="EL" NAME="Ephremidis">
Insomma, abbiamo tentato di ottenere una risposta ma la risposta non è giunta, ciò che mi costringe a presentare un'interrogazione complementare.
Il fatto che non vi sia trasparenza è stato riconosciuto dal ministro Mitchell, quando ha detto che occorre modificare il codice deontologico e che l'argomento è allo studio anche presso la Conferenza intergovernativa.
Se vi fosse trasparenza non sarebbero necessari né l'emendamento, né la discussione alla Conferenza intergovernativa.
Ma il ministro ha fatto un passo falso, perché ha riconosciuto che vi sono argomenti che non possono essere resi pubblici.
Insomma, per la prima volta il Consiglio dichiara di non voler legiferare pubblicamente, sotto gli occhi di tutti.
Probabilmente il Consiglio è un organo semiclandestino e ha qualcosa da nascondere.
Risponda, dunque: intendete insistere presso la Conferenza intergovernativa affinché vi sia piena trasparenza?
Con quale diritto mantenete riservati certi argomenti che riguardano la vita del cittadino europeo?
Da dove traete questa prerogativa settaria?
<P>
<SPEAKER ID=189 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Per prima cosa devo richiamare all'ordine l'onorevole deputato.
Egli ha detto di non aver ricevuto una risposta alla sua interrogazione.
Potrà anche non averla gradita, ma ne ha ottenuta una onesta e schietta nella quale si illustrava la situazione con la risposta all'interrogazione dell'onorevole Crowley, con l'indicazione che sono in corso due revisioni.
Non posso fare più di questo e, no, non mi assumerò alcun impegno per conto della presidenza.
Come potrà chiaramente capire, si tratta di una questione per la quale è prevista una decisione unanime da parte del Consiglio dei ministri, per cui spetta a quest'ultimo prendere tale decisione.
<P>
<SPEAKER ID=190 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad una nuova fase di allargamento, mi interesserebbe pertanto sapere se il Consiglio, ovvero la Repubblica irlandese, voterebbero a favore dell'ingresso nell'Unione europea di un paese che emana la propria legislazione in tutta segretezza.
<P>
<SPEAKER ID=191 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Se tale domanda venisse posta in un'aula di tribunale la risposta sarebbe che si tratta di una questione che costituisce precedente.
Nel mio paese le leggi si fanno con la presentazione di un disegno al Parlamento spesso dopo scambi segreti di documenti tra funzionari publici e ministri.
Non è una cosa insolita, quindi, che nelle fasi preliminari in cui le leggi vengono considerate, i documenti non vengano resi pubblici.
<P>
Tuttavia, tutta la questione è molto delicata e deve essere concordata con tutti gli Stati membri.
Un passo importante nella direzione di una maggiore trasparenza è stato l'accordo del nuovo codice di condotta il 2 ottobre 1995 che prevede l'accesso del pubblico ai verbali e alle dichiarazioni contenute nei verbali del Consiglio nella sua veste di organo legislativo.
Questo codice è in aggiunta alle misure che il Consiglio aveva già preso per accrescere la trasparenza delle sue procedure legislative.
<P>
Vorrei rammentare agli onorevoli deputati che il corrispondente europeo del Guardian , James Carvel, che i deputati conosceranno, è particolarmente interessato a questo settore e, commentando l'istituzione di questo codice di condotta, ha riconosciuto all'Irlanda il merito di essere uno degli Stati membri ad avere una posizione relativamente avanzata sulla questione della trasparenza.
Vorrei anche citare la sistematica pubblicazione dei risultati delle votazioni del Consiglio come organo legislativo e la decisione del 20 dicembre 1993 sull'accesso del pubblico ai documenti del Consiglio.
<P>
Ma, chiaramente, nel settore della trasparenza non tutti i risultati ottenuti sono soddisfacenti.
Se così fosse, non ci troveremmo a rivedere la situazione.
Se così fosse, la Conferenza intergovernativa non si troverebbe ad occuparsi della questione.
Terrò certamente conto delle preoccupazioni sollevate dai deputati quando cercheremo di portare ulteriormente avanti la causa della trasparenza nel processo legislativo.
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<SPEAKER ID=192 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 11, dell'onorevole Luciano Vecchi (H-0943/96)
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Oggetto: Iniziative politiche per la pace in Somalia
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A cinque anni dalla caduta del regime dittatoriale di Siad Barre, la Somalia continua a non trovare un nuovo ordine statuale chele permetta di costruire un futuro per il popolo somalo.
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Continua, in particolare, lo strapotere di alcune fazioni politico-militari in varie regioni del Paese.
<P>
Si chiede al Consiglio se esso intenda promuovere, direttamente o attraverso uno o più governi dei Paesi dell'Unione Europea, un'iniziativa politica volta alla pacificazione e al raggiungimento di un «accordo nazionale» in Somalia.
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<SPEAKER ID=193 NAME="Mitchell">
L'Unione europea continua ad essere profondamente preoccupata per la situazione in Somalia.
Insieme ad altri membri della comunità internazionale l'Unione sta cercando di fare in modo che vi siano le condizioni necessarie per consentire alle fazioni in lotta in Somalia di raggiungere un accordo pacifico sulla restaurazione del governo nazionale.
L'Unione sta quindi appoggiando vigorosamente gli sforzi delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione per l'unità africana volti ad incoraggiare le parti coinvolte ad impegnarsi pienamente a superare le loro divergenze attraverso pacifici negoziati.
A giudizio dell'Unione una soluzione negoziata è il modo ottimale di risolvere l'attuale conflitto in Somalia e di assicurare la pace, la riconciliazione, la sicurezza ed un ritorno alla normalità per il popolo somalo.
<P>
In questo approccio l'Unione europea mantiene una ferrea neutralità nei confronti dell varie fazioni in lotta nella convinzione che la Somalia non potrà prendere il posto che le compete nella comunità internazionale fino a quando non si stabilirà un governo che sia ampiamente rappresentativo di tutte le fazioni e i gruppi.
Nonostante i continui conflitti in alcune parti della Somalia, sono stati compiuti ulteriori positivi progressi verso il consolidamento del processo di pace alla riunione dei leader somali ospitata dal presidente keniota Moi a Nairobi dal 9 al 15 ottobre.
Alla riunione i leader di tre delle principali fazioni (a) si sono impegnati a continuare il dialogo in Somalia per un processo di pace e per salvaguardare l'unità, la sovranità e l'integrità nazionale del paese; (b) hanno concordato una cessazione delle ostilità compresa l'immediata cessazione di qualsiasi tipo di propaganda condotta attraverso i mezzi di comunicazione; (c) hanno deciso di consentire la libera circolazione nella capitale Mogadiscio e di rimuovere i blocchi stradali; (d) si sono impegnati a rendere possibile la fornitura di aiuti al popolo somalo; (e) hanno esortato il presidente Moi a proseguire la sua mediazione e (f) hanno chiesto sostegno internazionale.
<P>
L'Unione europea accoglie il prezioso contributo dato dal presidente Moi come un ulteriore passo verso il consolidamento del fragile processo di pace in Somalia.
L'Unione europea è impegnata a fornire il suo continuo sostegno al processo di pace e agli sforzi congiunti dei partner dell'UE, delle Nazioni Unite, dell'Organizzazione per l'unità africana, del presidente Moi, degli Stati Uniti e di altri membri della comunità internazionale a favore di una positiva conclusione.
<P>
L'UE non ritiene che per ora la creazione di un ulteriore canale di negoziazione sarebbe di qualche utilità anche se l'UE ha un inviato speciale che opera nella regione.
Unitamente ai suoi continui sforzi a sostegno di una soluzione politica duratura all'attuale conflitto, l'Unione europea continua ad essere impegnata a contribuire finanziariamente come principale donatore internazionale al processo di riconciliazione e di ricostruzione in corso in Somalia.
L'Unione ha fornito somme per un totale di 60 milioni di ECU alla Somalia dal 1993 e si è ulteriormente impegnata con il suo secondo programma di ricostruzione per la Somalia a versare 60 milioni di dollari nei prossimi due anni.
L'Unione europea rimane disposta a sostenere lo sviluppo economico e la ripresa in Somalia quando verranno ristabiliti la pace e un governo rappresentativo.
<P>
<SPEAKER ID=194 NAME="Vecchi">
Signor Presidente, la ringrazio della sua risposta.
Devo confessare che, nonostante l'importante sforzo economico e finanziario di questa operazione con la Somalia - sforzo che l'Unione ha continuato a portare avanti nel corso degli ultimi anni, che giudichiamo positivamente e a cui il Parlamento europeo ha peraltro contribuito - credo che sussista tuttora un grande problema, una grande carenza per quanto riguarda l'iniziativa politica dell'Unione nei confronti di questo paese.
<P>
Proprio nei giorni scorsi, ad Addis Abeba, si è tenuta un'importante riunione cui hanno partecipato quasi tutte le più importanti fazioni, partiti e parti in causa somale, e in cui pare - dalle notizie pervenuteci - che sia stato raggiunta una prima bozza di possibile accordo nazionale.
Ritengo che soprattutto in questa fase, per convincere ulteriormente le ultime fazioni, in particolare quelle che si ritrovano attorno al figlio dell'ex generale Aidid a cooperare per la costruzione di un futuro assetto territoriale della Somalia, sia importantissimo mostrare che l'Unione europea è presente, è attenta al tema e che ha una propria proposta politica e di partenariato per il paese.
<P>
Purtroppo, mi pare che ancora non sia così; auspico che l'Unione europea e il Consiglio dell'Unione europea, direttamente o attraverso uno o più Stati membri, possano svolgere un ruolo positivo.
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<SPEAKER ID=195 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
L'onorevole deputato solleva una questione che, com'è ovvio, preoccupa sia il Consiglio dei ministri che gli Stati membri.
Non vogliamo trovarci in una situazione in cui troppi cuochi guastano il pranzo, ma abbiamo un inviato nella regione.
Abbiamo contribuito finanziariamente.
Ci siamo impegnati a fornire ulteriori contributi finanziari e, se verrà instaurato un governo rappresentativo in Somalia, rivedremo nuovamente la situazione.
<P>
Come ho detto nella mia precedente risposta, l'Unione continua ad essere preoccupata per il mancato raggiungimento di un accordo sulla pace e l'instaurazione di un governo nazionale da parte delle varie fazioni in lotta in Somalia.
L'UE accoglie di buon grado i progressi compiuti al vertice di Nairobi e continuerà ad incoraggiare e a sostenere le iniziative dell'ONU e dell'OUA.
L'Unione non ritiene che la creazione di un ulteriore canale di negoziazione possa essere utile al momento.
Continuerà comunque a seguire la situazione e cercheremo di contribuire in ogni modo possibile al raggiungimento dell'obiettivo auspicato dall'onorevole deputato.
<P>
<SPEAKER ID=196 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 12, dell'onorevole Sören Wibe (H-0944/96)
<P>
Oggetto: Unanimità in seno al Consiglio per le questioni attinenti alle bevande alcoliche
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Ritiene il Consiglio che le decisioni relative alla politica in materia di alcol, con specifico riferimento alle importazioni in uno Stato membri di bevande alcoliche ad uso personale, dovrebbero essere adottate all'unanimità in sede di Consiglio?
È richiesta una siffatta unanimità per modificare le norme attualmente vigenti in Svezia per quanto riguarda le importazioni di bevande alcoliche ad uso personale in detto paese?
<P>
<SPEAKER ID=197 NAME="Mitchell">
Per prima cosa vorrei rammentare che la normativa in materia di importazione di alcolici attualmente in vigore in Svezia è una deroga da uno dei principi del mercato interno.
A questo ho fatto accenno nella risposta ad una precedente interrogazione.
Il Consiglio ha permesso questa deroga ed altre analoghe per la Danimarca e la Finlandia perché, in assenza di una sufficiente armonizzazione delle imposte erariali sui consumi di alcolici, l'abolizione dei controlli alle frontiere interne della Comunità avrebbero dei riflessi negativi su quegli Stati membri nei quali tali imposte sono più elevate della media comunitaria.
Per evitare un eccessivo sconvolgimento delle normative in vigore, è stato necessario limitare l'estensione della deroga al minimo necessario.
<P>
Il Consiglio ha autorizzato delle misure transitorie fino al 31 dicembre 1996, tranne che nel caso del meccanismo di revisione.
Il Consiglio ha deciso che per qualsiasi proroga di tale data occorrerà l'unanimità.
Vorrei ricordare ai deputati in questo contesto che la Commissione in tempi molto recenti ha presentato al Consiglio una proposta di proroga della deroga dal 31 dicembre 1996 al 30 giugno 2002.
Il ragionamento che sta alla base di tale proposta è che i Paesi Nordici potrebbero andare incontro a difficoltà sociali e di bilancio nel caso che la deroga esistente scadesse quest'anno.
Il Consiglio non si è trovato d'accordo su questo punto.
<P>
Alla sua riunione del 2 dicembre scorso il Consiglio è pervenuto ad una soluzione che permetterebbe alla Svezia di mantenere la sua deroga fino al 30 giugno 2000, con una possibilità di rivedere tale data, e a Danimarca e Finlandia di mantenere la loro deroga fino al 31 dicembre 2003, senza possibilità di ulteriore revisione.
Il Consiglio vorrebbe prendere una decisione in merito prima della fine di quest'anno e questo è il motivo per cui il Parlamento è stato invitato a pronunciarsi ricorrendo alla procedura d'urgenza.
<P>
<SPEAKER ID=198 LANGUAGE="SV" NAME="Wibe">
Ringrazio della risposta il rappresentante del Consiglio.
Alla base di questa interrogazione vi è in parte la grande inquietudine che regna in Svezia per le conseguenze sociali derivanti da un incremento delle importazioni di alcool e in parte il fatto che al referendum popolare si informò con enfasi dell'obbligo dell'unanimità per modificare le regole delle importazioni.
Da quanto afferma il rappresentante del Consiglio risulta invece il contrario, vale a dire che occorre l'unanimità per ottenere l'eccezione che abbiamo chiesto.
<P>
Vorrei tuttavia chiedere se il Consiglio non ritiene che sia applicabile l'articolo 36 del Trattato, ossia l'articolo che sancisce il diritto dei paesi membri di introdurre restrizioni nel caso di merci che possono pregiudicare la salute pubblica.
È dimostrato in maniera irrefutabile che la più grave minaccia della salute pubblica dopo la nicotina è l'alcool.
Non ritine quindi il Consiglio che sia d'applicazione l'articolo 36?
<P>
<SPEAKER ID=199 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Non credo che il paragrafo 36 si applichi in questo caso.
Credo che spetti principalmente agli stessi Stati membri occuparsi di queste normative in relazione alle conseguenze sulla salute della vendita di alcoli.
Vorrei sottolineare che il Consiglio ha deciso che per qualsiasi proroga della data sarà necessaria l'unanimità, e nel fare ciò ha concesso un'ulteriore deroga alla Svezia fino al 30 giugno 2000, con una possibilità di rivedere successivamente tale data.
La soluzione a cui si è giunti con un compromesso in seno al Consiglio dei ministri è molto generosa dal punto di vista della Svezia.
<P>
<SPEAKER ID=200 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 13, dell'onorevole Jan Andersson (H-0945/96)
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Oggetto: Diritti dei disabili
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L'ONU ha deliberato una serie di norme standard relative alle condizioni di vita dei disabili in non pochi settori sociali.
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Ciò premesso, quale strategia ha definito il Consiglio perché siano poste in atto in tutti gli Stati Membri dell'UE le predette norme dell'ONU?
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<SPEAKER ID=201 NAME="Mitchell">
Il 2 agosto 1996 la Commissione ha presentato una comunicazione sulla parità di opportunità per le persone portatrici di handicap, unitamente ad un progetto di risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dell'Assemblea dei governi degli Stati membri in Consiglio sullo stesso tema.
<P>
Il Consiglio «Lavoro e Affari generali» e i rappresentanti dell'Assemblea dei governi degli Stati membri in Consiglio hanno manifestato il loro consenso nei confronti di questa risoluzione nel corso della loro riunione del 2 dicembre 1996.
In tale risoluzione essi ribadiscono, tra le altre cose, il loro impegno nei confronti dei principi e dei valori che stanno alla base delle norme standard delle Nazioni Unite per il raggiungimento della parità di opportunità per le persone portatrici di handicap.
Il progetto di risoluzione verrà formalmente adottato ad una riunione del Consiglio prima della fine del 1996.
<P>
<SPEAKER ID=202 LANGUAGE="SV" NAME="Andersson">
Ringrazio il Consiglio della risposta.
Si tratta delle norme adottate dalle Nazioni Unite alcuni anni fa riguardanti tutti i campi della società, come ad esempio il tempo libero, l'istruzione e l'occupazione.
Queste norme non sono state introdotte per offrire vantaggi alle persone affette da menomazioni, bensì per dare a queste persone condizioni di vita il più possibile equivalenti.
<P>
I quindici paesi dell'Unione europea sono fra i più ricchi del mondo.
Dovrebbe essere naturale per i paesi dell'Unione poter applicare le norme dell'ONU onde fungere da esempio per gli altri paesi.
Perciò mi chiedo se il Consiglio abbia discusso qualche strategia per mettere i paesi comunitari in condizione di applicare le norme ONU.
<P>
<SPEAKER ID=203 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Nella risoluzione che deve essere adottata dal Consiglio e dai rappresentanti dell'Assemblea dei governi nel Consiglio, gli Stati membri ribadiscono il loro impegno nei confronti della risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1993 sulle norme standard per il raggiungimento della parità di opportunità per le persone portatrici di handicap.
Dato che la responsabilità primaria di un'azione in questo campo risiede negli Stati membri, la risoluzione chiede a tutti gli Stati membri di adottare politiche nazionali, se del caso, tenendo conto, tra le altre cose, della necessità di conferire maggiore potere ai disabili, di inserire la dimensione della minorazione fisica in tutti i relativi settori di formulazione delle politiche e di eliminare le barriere ad una piena partecipazione.
<P>
Un aspetto importante del progetto di risoluzione è quello di invitare gli Stati membri a sforzarsi di coinvolgere i rappresentanti dei portatori di handicap nell'attuazione e nel controllo delle pertinenti politiche comunitarie e delle azioni a loro favore.
<P>
Inoltre, in relazione alla Conferenza intergovernativa, la bozza generale di un progetto di revisione dei Trattati proposta dalla presidenza riflette un ampio sostegno, anche se non unanime per ora, all'inserimento di una disposizione generale sulla non discriminazione nel Trattato.
Il testo della presidenza propone un nuovo articolo 6a nel Trattato sulla Comunità europea che fornirebbe una base legislativa per il Consiglio per adottare misure volte a proibire qualsiasi forma di discriminazione basata su motivi specifici, e tra le categorie incluse nel testo proposto vi è la discriminazione basata sulla presenza di menomazioni fisiche.
Il documento della presidenza riflette anche le proposte di modifica delle disposizioni sul mercato unico del Trattato sulla Comunità europea per tenere conto in modo particolare dei disabili.
Il documento precisa che tali riferimenti potrebbero essere contenuti, ad esempio, nell'articolo 127 o nell'articolo 100a di detto Trattato.
<P>
Si deve tenere a mente, nel considerare possibili modifiche del Trattato, che per qualsiasi modifica occorre il consenso unanime degli Stati membri, ma la presidenza propende certamente per le ragioni addotte dall'onorevole deputato.
<P>
<SPEAKER ID=204 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 14, dell'onorevole Tommy Waidelich (H-0946/96)
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Oggetto: Reti transeuropee e future possibilità di finanziamento
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Stanti i seri problemi di finanziamento dei progetti relativi alle reti transeuropee, risulta necessario esaminare, quanto prima, nuove possibilità alternative di finanziamento, altrimenti si rischia di vedere i progetti accumulare notevoli ritardi.
<P>
In seno all'UE si ventilano varie forme di finanziamento integrativo. Il fondo europeo per gli investimenti tenta per esempio di adeguare meglio i suoi prestiti alle esigenze dei progetti TEN.
Sebbene gli sforzi di detto fondo costituiscono un passo nella giusta direzione occorrerebbero formule alternative di finanziamento per incentivare l'impegno del settore sia pubblico che privato.
Una formula potrebbe essere l'emissione di obbligazioni, cosiddetti «Eurobonds», alla quale il Consiglio si oppone.
<P>
Ciò premesso, qual è l'opinione del Consiglio circa altre forme alternative di finanziamento per le reti transeuropee? Perché si oppone esso alla possibilità di emettere «Eurobonds»?
<P>
<SPEAKER ID=205 NAME="Mitchell">
Come l'onorevole deputato sa, la Comunità ha un ruolo sussidiario nel finanziamento delle reti transeuropee, come stabilito nell'articolo 129c del Trattato.
Secondo detto articolo la Comunità è autorizzata solo a sostenere gli sforzi finanziari degli Stati membri attraverso studi di fattibilità, garanzie dei finanziamenti e agevolazioni sugli interessi.
E' il caso di ricordare che il finanziamento di 2, 4 milioni di ECU dell'UE a favore di tali misure per il quinquennio 1995-1999 è stato assegnato.
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Il Consiglio non ha esaminato alcuna proposta formale di emissione di obbligazioni comunitarie o Eurobond .
Dati gli sforzi attualmente compiuti dagli Stati membri per contenere l'indebitamento pubblico, è improbabile che un passo nella direzione opposta da parte dell'Unione possa incontrare un immediato consenso.
<P>
Come lo stesso onorevole deputato ha sottolineato, i fondi per gli investimenti si possono ottenere dalla Banca europea per gli investimenti per il tramite del Fondo europeo per gli investimenti.
Da questa fonte sono già stati erogati consistenti aiuti a favore dei progetti di reti transeuropee prioritari.
<P>
<SPEAKER ID=206 LANGUAGE="SV" NAME="Waidelich">
Desidero ringraziare il Consiglio dei ministri della risposta fornita.
Si tratta effettivamente di una questione di sussidiarietà, ma il problema ora è che taluni paesi membri versano in condizioni economiche tanto difficili da non essere in grado di finanziare le reti.
Questo è l'interrogativo: da parte dell'Unione europea è possibile fare qualcosa?
Le risorse su cui possiamo contare sono quelle disponibili oggi - una piccola parte di ciò che serve, ma rappresentano un prezioso incoraggiamento.
So che il tema è stato dibattuto in Consiglio ed è oggetto dei lavori della Commissione.
Ha l'Unione europea dei piani alternativi?
<P>
Sarebbe interessante, a mio giudizio, cercare di suscitare l'interesse del settore privato a investire capitale in questo progetto pubblico, che abbraccia tutto dal settore dei trasporti a quello dell'energia.
Chiederei apertura al Consiglio nelle verifiche a continuazione dei lavori.
È possibile che i quattordici progetti TEN attualmente prioritari siano realizzati, ma vi è anche il rischio che si producano dei ritardi e che siano fatti slittare i progetti futuri.
In quest'opera e davanti a questi rischi chiedo al Consiglio trasparenza nella verifica delle diverse iniziative finanziarie, come per esempio le eurobbligazioni.
Ciò è importante soprattutto in una prospettiva d'ampliamento, perché sappiamo che i paesi candidati hanno un gran bisogno di rinnovare le proprie infrastrutture.
<P>
<SPEAKER ID=207 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Non sono un esperto di finanziamenti di reti transeuropee, ma mi pare di capire che un prestito di denaro secondo le modalità indicate dall'onorevole parlamentare è pur sempre un prestito di denaro e avrebbe delle conseguenze sull'indebitamento complessivo dell'Unione o sui suoi Stati membri.
<P>
Vorrei sottolineare che i promotori di un'azione comunitaria di finanziamento di reti transeuropee considerano tale azione come semplicemente integrativa di quella degli Stati membri essendo la sussidiarietà la parola d'ordine.
Il Consiglio deve mettere a confronto la necessità di un finanziamento aggiuntivo e la necessità di rigore di bilancio, sia a livello comunitario, sia a livello nazionale.
I finanziamenti di bilancio aggiuntivi servono sempre a far procedere più celermente i progetti.
Tuttavia, vengono già forniti consistenti finanziamenti e confido che verranno compiuti significativi progressi nell'attuazione dei progetti.
<P>
Alcuni progetti già in corso potrebbero subire dei leggeri ritardi, ma in quanto priorità il Consiglio crede che andranno avanti.
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<SPEAKER ID=208 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 15, dell'onorevole Konstantinos Hatzidakis (H-0956/96)
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Oggetto: Violazione dei diritti fondamentali dell'uomo nell'enclave della zona occupata di Cipro
<P>
Secondo le informazioni fornite, le autorità turche della zona occupata di Cipro continuano ad impedire le comunicazioni tra gli abitanti dell'enclave e le zone libere e a privare i figli di questi ultimi del diritto fondamentale all'istruzione.
Di recente, le autorità turche di occupazione hanno vietato ai coniugi Hatzijannis che si erano recati nei territori liberi per il battesimo di uno dei loro 8 figli di tornare nel villaggio di origine con il risultato che 4 loro figli minori sono rimasti nei territori occupati senza le cure dei genitori; continuano inoltre a vietare la sostituzione di una delle tre insegnanti greco-cipriote dell'enclave, andata in pensione.
Ciò premesso, può dire il Consiglio quali azioni intende avviare per giungere ad una soluzione immediata di tali problemi ma anche, più in generale, per controllare il rispetto dei diritti dell'uomo delle ormai poche centinaia di greco-ciprioti rimasti nei territori occupati?
<P>
<SPEAKER ID=209 NAME="Mitchell">
Il Consiglio non ha affrontato il caso specifico citato nell'interrogazione dell'onorevole deputato.
In passato, tuttavia, il Consiglio ha chiarito, e continuerà a farlo, che le libertà democratiche e i diritti umani fondamentali di entrambe le comunità presenti sull'isola devono essere rispettati.
<P>
Il Consiglio ritiene che tutte le restrizioni che ancora rimangono sulle libertà fondamentali delle comunità grecocipriota e maronita nella parte settentrionale di Cipro devono essere abolite.
Esso ritiene inoltre che vi è un'urgente necessità di intensificare gli sforzi volti a promuovere una soluzione politica globale a Cipro sotto l'egida delle Nazioni Unite ed ha chiesto ad entrambe le comunità di impegnarsi costruttivamente in questo processo.
A questo scopo, l'Unione europea sostiene attivamente gli sforzi dello speciale rappresentante del Segretario generale delle Nazioni Unite.
<P>
Ho predisposto delle indagini in merito al caso particolare cui ha accennato l'onorevole parlamentare e farò presente l'esito di tali indagini al Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=210 LANGUAGE="EL" NAME="Hatzidakis">
Signor Presidente, forse per la mente del Ministro, che viene da un paese posto all'altro estremo dell'Europa, è passato il pensiero che un eurodeputato, dopotutto, si sta occupando del problema di una famiglia cui le autorità turche non permettono di rincasare nel settore occupato di Cipro.
Il problema è molto più vasto e, periodicamente, si manifesta in forme diverse.
<P>
Signor Ministro, i greco-ciprioti rimasti intrappolati nelle zone occupate erano 20.000 nel 1974, mentre oggi, a 22 anni di distanza, ne restano solo 400, a causa dell'inerzia anche nostra, della società europea, e delle Nazioni Unite in generale.
Sono stati lanciati molti proclami, oggi abbiamo ascoltato anche i suoi, peraltro già noti e molto convincenti a parole; ma lei non crede forse che questi proclami dovrebbero tradursi in azioni, e che gli impegni sottoscritti a parole dovrebbero sfociare in una politica tangibile?
Perché ciò che denuncio nella mia interrogazione risulta vero al di là di ogni dubbio, mentre ho l'impressione che non vi sia la volontà di agire.
<P>
<SPEAKER ID=211 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Se mi è consentito, per prima cosa vorrei dire che non sono poi così lontano da Cipro da non capire che voi possiate essere preoccupati per altri popoli.
Forse sarebbe il caso di ricordare a quest'Assemblea che la presidenza irlandese ha nominato un Ambasciatore irlandese come inviato speciale dell'UE col compito di cercare di contribuire alla soluzione dei problemi cui ha accennato l'onorevole deputato.
<P>
In secondo luogo, è giusto, ovviamente, che i deputati sollevino questioni in questo modo e che esercitino pressioni sul Consiglio dei ministri.
Ma, al di là delle dichiarazioni, una delle cose che dobbiamo fare come Unione è di metterci in condizione di essere tanto energici da un punto di vista politico quanto lo siamo sotto il profilo economico.
La realtà è che l'Unione europea non si è dotata di uno strumento per farlo.
Tutto il settore della politica estera e di sicurezza comune è in fase di esame alla Conferenza intergovernativa ed io spero che tenga conto dell'importanza per noi di essere più efficaci e di avere a disposizione gli strumenti per agire come Unione nel cercare di risolvere problemi di questo tipo.
<P>
Anche altre organizzazioni sono attive nella regione, come le Nazioni Unite, e finora non hanno avuto successo.
E' un problema difficile e complesso.
Posso assicurare all'onorevole deputato che è un problema di cui questa presidenza si è molto preoccupata e, infatti, l'inviato nominato dall'Irlanda rimarrà in carica sotto la presidenza olandese.
Di questo abbiamo già avuto la conferma e continueremo a cercare di fare tutto il possibile per arrivare ad una soddisfacente soluzione del problema.
<P>
In relazione al singolo caso citato, la ragione per cui ho detto che me ne sarei occupato è che non ho alcuna informazione al riguardo e che è stato citato nell'interrogazione.
Sarebbe stata una negligenza da parte mia ignorare un caso particolare che è stato citato.
<P>
<SPEAKER ID=212 NAME="Presidente">
Poiché gli autori non sono presenti, le interrogazioni nn. 16 e 17 decadono.
<P>
Annuncio l'interrogazione n. 18, dell'onorevole Per Gahrton (H-0967/96)
<P>
Oggetto: Politica di sicurezza e commercio di armi
<P>
Ai sensi dell'articolo 223 del trattato sull'Unione la politica di sicurezza è di esclusiva competenza degli Stati membri, tuttavia il Commissario Bangemann, intervenendo di fronte alla commissione per gli affari esteri il 17 settembre scorso a Strasburgo, ha dichiarato che la Commissione si astiene dal considerare il commercio di armi come una delle questioni attinenti al mercato interno unicamente per «considerazioni di carattere politico».
Egli inoltre ha affermato che le sentenze della Corte di giustizia prevalgono sul trattato e conferiscono all'UE competenze anche per quanto riguarda la politica degli armamenti e il commercio di armi.
Su tali basi, può il Consiglio far sapere se a suo giudizio il diritto comunitario in vigore conferisce agli organi dell'Unione la possibilità di agire nel settore della politica degli armamenti e nelle questioni attinenti alle armi e, se sì, in quale ambito, in che misura e con quale orientamento?
Oppure il Consiglio si attiene a un'interpretazione stretta dell'articolo 223 che stipula che la politica degli armamenti non rientra fra le competenze delle istituzioni dell'UE?
<P>
<SPEAKER ID=213 NAME="Mitchell">
Le disposizioni dell'articolo 223, come l'onorevole deputato fa notare, non costituiscono una limitazione delle competenze a favore degli Stati membri ma una clausola di garanzia.
L'articolo 223, e in particolare l'articolo 223, paragrafo 1b, prevede che il trattato non deve precludere ad uno Stato membro di prendere tali misure qualora le ritenga necessarie per la tutela degli interessi essenziali della sua sicurezza che sono connessi alla produzione e al commercio di armi, munizioni e materiale bellico.
<P>
In applicazione del paragrafo 2 di questo articolo, il Consiglio ha adottato all'unanimità, l'11 aprile 1958, un elenco di prodotti che possono rientrare nell'ambito di queste disposizioni.
Da allora questo elenco non è stato modificato.
In conformità al terzo paragrafo dell'articolo 223, gli elenchi possono essere modificati da Consiglio sulla base dell'unanimità su proposta della Commissione.
Le misure che gli Stati membri possono adottare in conformità al disposto dell'articolo 223 non devono incidere negativamente sulle condizioni della concorrenza nel mercato comune dei prodotti che non sono destinati ad essere utilizzati per scopi specificamente militari - quelli che vengono definiti prodotti a doppio uso.
In merito a tali prodotti è in vigore una normativa dell'Unione europea che comprende le pertinenti disposizioni comunitarie e di politica estera e di sicurezza comune.
<P>
Le questioni relative alla politica sugli armamenti sono già oggetto di lavoro e di discussione da parte dei gruppi di lavoro del Consiglio, vale a dire POLARM (il gruppo di lavoro per la politica europea sugli armamenti) e COARM (il gruppo per le esportazioni di armi convenzionali).
Qualsiasi azione intrapresa dal Consiglio in questo settore lascia impregiudicata la clausola di garanzia contenuta nell'articolo 223, che può essere sempre invocata da uno Stato membro.
<P>
<SPEAKER ID=214 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
Ringrazio il rappresentante del Consiglio della risposta, che è stata in realtà molto interessante.
Io ho peraltro scritto una lettera al Commissario Bangemann subito dopo la dichiarazione cui faccio riferimento.
L'ho scritta in svedese e non ho ancora ricevuto alcuna risposta.
Si trattava soprattutto di una lettera informativa. L'aspetto interessante della risposta fornita qui dal Consiglio è che può essere interpretata in un unico modo: il rappresentante del Consiglio non approva quanto ha affermato il Commissario Bangemann davanti alla commissione estera del Parlamento europeo, e cioè che, facendo riferimento a determinate sentenze della Corte di Giustizia, egli potrebbe trattare il commercio delle armi esattamente allo stessa stregua dell'altro commercio.
Se ho ben capito il rappresentante del Consiglio, negli ultimi tempi non è successo nulla che consentisse di abbandonare le condizioni dell'articolo 223, e ciò dovrebbe essere fatto presente al Commissario Bangemann.
<P>
<SPEAKER ID=215 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Sono sicuro che questo sarà proprio ciò che farà l'onorevole deputato nell'ambito del Tempo delle interrogazioni alla Commissione, ma se mi è consentito, vorrei dire che per quanto ne so e in base alle informazioni che mi sono state fornite le cose stanno come ve le ho descritte.
Le disposizioni dell'articolo 223 non costituiscono una limitazione delle competenze a favore degli Stati membri, ma sono piuttosto una clausola di garanzia per gli Stati membri, che possono invocarla per ragioni di sicurezza.
Ha interpretato correttamente la mia dichiarazione in proposito.
<P>
<SPEAKER ID=216 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 19, dell'onorevole Robert Evans (H-0973/96)
<P>
Oggetto: Condizioni di salute e sicurezza per i lavoratori del settore edilizio
<P>
Quali misure sta adottando il Consiglio per garantire che la direttiva 92/57/CEE ed altre normative in materia di salute e sicurezza relative ai cantieri edilizi siano effettivamente applicate nell'Unione europea?
<P>
<SPEAKER ID=217 NAME="Mitchell">
Il Consiglio annette la massima importanza alla piena e precisa trasposizione della normativa comunitaria da parte di ciascuno Stato membro e all'effettiva applicazione della normativa nazionale di trasposizione della normativa comunitaria.
Questa posizione è chiaramente esposta nella risoluzione del Consiglio del 27 marzo 1995 sulla trasposizione e l'applicazione della normativa sociale comunitaria.
<P>
Devo anche aggiungere che, in conformità alle disposizioni del trattato, la Commissione ha il dovere di garantire che la normativa comunitaria venga applicata dagli Stati membri.
<P>
<SPEAKER ID=218 LANGUAGE="EN" NAME="Evans">
Ringrazio il Presidente in carica per questa risposta.
Ho presentato questa interrogazione perché mi ha interessato il caso di un uomo proveniente da Hayes nella parte nord-occidentale di Londra nella mia circoscrizione, il signor Stacey, che è rimasto ucciso in un cantiere edile in Germania due anni fa.
Mi sono recato a Leipzig per vederne i cantieri edili e scoprire cosa era successo e mi è parso evidente che in quella parte dell'ex Germania Orientale questa direttiva non veniva applicata.
Sono sicuro che vi siano circostanze o situazioni analoghe in altre parti dell'Unione europea.
<P>
Ciò che chiedo veramente è questo: quali serie misure sta prendendo il Consiglio per far sì che gli Stati membri applichino la normativa e quali azioni sta intraprendendo contro gli Stati membri che forse non applicano la normativa in materia di salute e sicurezza come dovrebbero, in modo tale che in futuro si possano evitare questo tipo di morti inutili?
<P>
<SPEAKER ID=219 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Mi rincresce molto aver appreso del tragico caso di uno degli abitanti della circoscrizione dell'onorevole deputato.
E' senza dubbio mia opinione che la normativa, nella sua formulazione, debba essere applicata a casi di questo tipo.
<P>
Tuttavia, il Consiglio non è responsabile dell'applicazione della normativa comunitaria: questo compito spetta alla Commissione e l'onorevole deputato potrà approfondire la questione rivolgendo un'interrogazione alla Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=220 NAME="Presidente">
Annuncio l'interrogazione n. 20, della onorevole Nuala Ahern (H-0976/96)
<P>
Oggetto: Divieto di sorvolare il territorio di Stati membri non nucleari dell'UE per gli aerei che trasportano plutonio
<P>
Il trasporto aereo di plutonio o di combustibile greggio contenente plutonio tra gli impianti di ritrattamento, gli impianti di produzione di combustibili a ossidi misti (MOX) e le centrali nucleari che utilizzano MOX comporta il sorvolo del territorio di diversi Stati membri dell'UE, alcuni dei quali hanno rinunciato all'opzione nucleare, da parte di aerei carichi di materiale nucleare.
<P>
Il Consiglio ritiene che ciascuno Stato membro abbia il diritto di vietare che tali aerei sorvolino il suo territorio?
<P>
<SPEAKER ID=221 NAME="Mitchell">
Il Consiglio desidera rammentare all'onorevole deputato che il trasporto di materiale radioattivo è disciplinato a livello internazionale dalle norme dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, l'AIEA.
Tali norme mirano ad assicurare un adeguato livello di sicurezza per il trasporto di tutti i materiali radioattivi.
<P>
Una normativa sul trasporto riveduta, che rafforza le disposizioni da applicarsi in questo campo, è stata adottata nel settembre di quest'anno.
Queste norme sono inserite nelle disposizioni tecniche dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale, l'ICAO, che sono vincolanti per le parti contraenti.
Nel quadro dell'applicazione di dette disposizioni, sono possibili deroghe non discriminatorie.
<P>
Inoltre, il Consiglio desidera sottolineare che le disposizioni di cui al Capitolo 3 del trattato EURATOM in materia di salute e di sicurezza e la direttiva che stabilisce le norme di sicurezza fondamentali per la tutela della salute dei lavoratori e del pubblico in generale contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti, che ha rafforzato la tutela della salute fissando dei limiti quantitativi più rigidi, si applicano in tutto il territorio dell'Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=222 LANGUAGE="EN" NAME="Ahern">
C'è un po' di confusione sui nuovi orientamenti dell'AIEA, perché gli orientamenti e i requisiti dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale non vengono presi in considerazione, circostanza che preoccupa detta organizzazione.
Ho presentato questa interrogazione perché i nuovi orientamenti dell'AIEA sembrano concepiti appositamente per farvi rientrare il trasporto di combustibili a ossidi misti (MOX) e questi non sono stati definiti come materiale a basso rischio di dispersione o di fuoriuscita, come la Commissione stessa ha dichiarato.
<P>
Fino a quando non faremo un po' di chiarezza e inseriremo opportunamente gli orientamenti e i requisiti dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale, intende il Consiglio fare in modo che venga proibito il trasporto di questo materiale sui territori degli Stati membri e chiedere alle organizzazioni quali la British Nuclear Fuels Ltd , di astenersi dall'asserire che è stato ufficialmente definito come materiale a basso rischio di dispersione, perché questo non serve a nulla e, anzi, è estremamente fuorviante in questo contesto?
<P>
Intende chiarire la posizione riguardo a singoli Stati membri che sono non nucleari e il cui territorio è sorvolato da aerei che trasportano questi materiali?
Può introdurre un divieto multilaterale?
<P>
<SPEAKER ID=223 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
La onorevole parlamentare capirà che non posso darle una risposta chiara in relazione a parte della sua interrogazione dato che le norme che si applicano al trasporto di materiali fissili sono, come ho appena sottolineato, di competenza dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale, un organo non legato all'Unione europea e al quale gli Stati membri accedono individualmente.
Vorrei anche dire alla onorevole parlamentare che se la questione chiamasse in causa le competenza della Comunità, spetterebbe alla Commissione in quanto custode dei trattati garantire la conformità alla normativa comunitaria.
<P>
A quanto mi risulta, tuttavia, uno Stato membro può derogare dalle disposizioni dell'ICAO, il che significa che può rifiutarsi di sorvolare una zona senza il permesso della sua autorità aeronautica.
A quanto ne so uno Stato membro ha modificato la sua posizione in questo senso.
Ritengo pertanto che tale deroga sia possibile.
Esistono delle norme minime, ma uno Stato membro ha la possibilità di scavalcare tali norme individualmente.
Spetta agli stessi Stati membri decidere in merito.
<P>
<SPEAKER ID=224 NAME="Presidente">
Poiché l'autore non è presente, l'interrogazione n. 21 decade.
<P>
Annuncio l'interrogazione n. 22, dell'onorevole Hadar Cars (H-0983/96/riv.
1)
<P>
Oggetto: Aiuto dell'Unione all'ex Jugoslavia
<P>
Nel suo parere del 17 luglio 1996 al Consiglio, sul programma di aiuto dell'Unione all'ex Jugoslavia, il Parlamento chiedeva, in particolare, che i bandi di gara pubblicati nel quadro di tale programma fossero aperti anche ai paesi dell'Europa centrale e orientale candidati all'adesione.
<P>
Il Consiglio dei Ministri ha dato seguito, in una certa misura, alla richiesta del Parlamento prevedendo una possibilità per i paesi dell'Europa centrale e orientale di presentare offerte nel quadro del programma di aiuto.
<P>
Come si presenta la situazione attualmente?
Fino ad oggi in che misura è stato erogato l'importo previsto?
Quando saranno assegnati tutti gli stanziamenti per la ricostruzione?
Fino a che punto si è permesso ai paesi partecipanti al programma PHARE di presentare offerte? Quante offerte sono state presentate dagli stessi?
Quante sono state accolte e per quale importo?
<P>
<SPEAKER ID=225 NAME="Mitchell">
Il Consiglio ha compiuto un notevole passo in avanti per quanto riguarda gli aiuti alla ricostruzione nella ex Jugoslavia adottando il 25 luglio 1996 il regolamento n. 1628/96 che istituisce un nuovo quadro per il finanziamento delle attività di ricostruzione in tali paesi oltre a quanto era possibile in base alle norme PHARE in vigore.
<P>
Come gli onorevoli deputati indubbiamente sapranno, l'idea di consentire a persone provenienti da paesi che beneficiano del programma PHARE di presentare proposte per progetti comunitari a favore della ex Jugoslavia si riflette in questo nuovo regolamento.
In base all'articolo 9, paragrafo 2 del regolamento la Commissione può autorizzare la partecipazione di persone fisiche e giuridiche provenienti da questi paesi caso per caso.
Il paragrafo 3 di questo articolo definisce più precisamente cosa si intende con persona giuridica di un paese beneficiario del programma PHARE.
Questo tipo di operazione potrebbe già essere eseguita nell'ambito del regolamento PHARE, vale a dire nel contesto del programma di aiuto essenziale, PAE, istituito dopo la prima conferenza dei donatori sulla Bosnia e l'Erzegovina svoltasi nel dicembre del 1995.
<P>
In merito alle altre questioni sollevate dall'onorevole parlamentare, la Commissione, che è responsabile della gestione ordinaria del regolamento, dovrebbe essere in grado di fornire l'informazione richiesta.
<P>
<SPEAKER ID=226 LANGUAGE="SV" NAME="Cars">
Ringrazio della risposta.
Come tutti sappiamo in quest'Aula, nel formulare un programma di aiuti un tantino più vasto per la ricostruzione dell'ex Yugoslavia furono prelevati fondi dagli stanziamenti PHARE per i paesi dell'Europa orientale.
Fu fra l'altro questo il motivo alla base della risoluta decisione del Parlamento di dare a quei paesi la possibilità di avanzare offerte in relazione agli aiuti all'ex Yugoslavia.
Ora lei, signor Ministro, non mi ha fornito alcun dato della misura in cui i paesi hanno avuto la possibilità di compiere questa azione, e non ha neppure detto se ci sono stati dei contatti.
Io parto comunque dal presupposto che anche dopo il periodo di Presidenza voi agevolerete in tutti i modi questi paesi ad essere anch'essi presenti e partecipi alla costruzione dell'ex Yugoslavia.
In tal modo, si restituisce una parte di ciò che fu tolto ai paesi dell'Europa orientale quando furono deviati fondi dal programma PHARE all'ex Yugoslavia. Oltre a ciò, si offre a codesti paesi la possibilità di svilupparsi.
<P>
Signor Presidente, vorrei infine esprimere i miei ringraziamenti e la mia stima al Ministro Mitchell per come, insieme ai suoi colleghi, ha condotto i lavori in Consiglio durante i sei mesi di Presidenza irlandese.
<P>
<SPEAKER ID=227 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Ringrazio l'onorevole deputato per i suoi gentili commenti conclusivi.
In relazione a questo particolare problema, so che egli ha svolto un cospicuo ruolo nella campagna condotta per ottenere i cambiamenti che si sono verificati.
Questo è un chiaro segnale che il Consiglio reagisce alle opinioni del Parlamento europeo.
<P>
In relazione ai dettagli della questione sollevata dall'onorevole deputato, se rivolgerà un'interrogazione alla Commissione sono sicuro che otterrà informazioni sulla gestione ordinaria del regolamento, ma si tratta di un reale progresso ed è un bene che siano stati fatti questi adeguamenti di PHARE.
<P>
<SPEAKER ID=228 LANGUAGE="DE" NAME="Habsburg-Lothringen">
Signor Presidente, vorrei ringraziare a mia volta il Presidente in carica del Consiglio per la sua analisi dettagliata.
Vorrei domandargli se sono previste iniziative particolari per la regione del Kosovo.
Abbiamo sentito affermare pochi giorni fa dal ministro degli Affari esteri serbo che questa area è completamente integrata nel territorio dell'attuale Jugoslavia e che pertanto non è prevista la concessione di alcuno status particolare a questa regione così oppressa.
Vorrei sapere se il Consiglio può prendere specifici provvedimenti al riguardo.
<P>
<SPEAKER ID=229 LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell">
Mi dispiace, ma non sono in possesso di tale informazione anche se mi rendo conto che è un tema di grande interesse.
Approfondirò la questione e poi ne riferirò direttamente all'onorevole deputato.
<P>
<SPEAKER ID=230 NAME="Presidente">
Desidero ringraziare il signor Mitchell per il modo in cui ha condotto le interrogazioni.
Abbiamo molto apprezzato la sua compagnia e le risposte che lei ha fornito sia a titolo personale, sia a nome del Consiglio.
<P>
Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.
Alle interrogazioni non esaminate per mancanza di tempo verrà data risposta per iscritto .
<P>
(La seduta, sospesa alle 19.15, riprende alle 21.00)
<P>
<CHAPTER ID=10>
Diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese (proseguimento)
<SPEAKER ID=231 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca il proseguimento della discussione sulla relazione (A4-0367/96), presentata dall'onorevole Kerr a nome della commissione per gli affari sociali e l'occupazione, sulla proposta di direttiva del Consiglio (COM(94) 0300 - C4-0151/94-94/0203(CNS)) concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, di stabilimenti o di parti di stabilimenti.
<P>
<SPEAKER ID=232 LANGUAGE="DE" NAME="Weiler">
Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, non siamo rimasti in molti questa sera, ma c'era da aspettarselo.
Ciò nonostante vorrei ringraziare vivamente il relatore, onorevole Kerr, per la relazione presentata e per le trattative portate avanti faticosamente.
Pochi dei temi affrontati da questo Parlamento sono, a mio parere, così complicati, ma anche così rilevanti fin nei minimi dettagli, ed hanno conseguenze di così vasta portata per la vita lavorativa dell'Europa.
Desidero inoltre ringraziare il Commissario Flynn per la sua disponibilità ad accogliere, già a partire dalla prima discussione svoltasi a gennaio e in seguito alle numerose trattative, la nostra definizione di trasferimento di impresa.
Ciò costituisce per il mio gruppo, il PSE, un fattore decisivo, in quanto attraverso di essa si può garantire un miglioramento qualitativo dei diritti dei lavoratori europei.
Questo è tanto più importante se si considera che purtroppo attualmente da Bruxelles, sia dalla Commissione che, soprattutto, dal Consiglio, giungono a quanto pare solo segnali in direzione di normative finalizzate alla liberalizzazione e alla deregolamentazione, il cui unico scopo è la massimizzazione del profitto.
<P>
Rispetto al tema scottante dell'insolvenza e della liquidazione ho sentito che è già stato trovato un compromesso o che si sta per arrivarci.
Tuttavia desidero ricordare ancora una volta che tutti gli esperti interpellati nell'audizione hanno sottolineato come all'inizio della procedura non sempre sia chiaro l'esito con cui questa si concluderà.
A tutti noi preme salvaguardare il numero più ampio possibile di imprese e quindi non siamo certamente contrari all'introduzione di norme flessibili.
Non è comunque vero che escludendo la procedura di liquidazione - e mi spiace che la collega della commissione giuridica e per i diritti dei cittadini non sia presente - sia più facile salvare le imprese.
Dalle esperienze fatte nei Paesi Bassi risulta un quadro del tutto diverso.
<P>
In chiusura del mio intervento ho ancora tre brevi richieste da rivolgere al Commissario.
In primo luogo, poiché questa non sarà certamente l'ultima revisione della direttiva, la pregherei di voler considerare fin d'ora nelle sue riflessioni se non sia possibile un coinvolgimento dei paesi dell'Europa centrale e orientale.
Ciò è necessario soprattutto per la Germania, ma anche per l'Austria, dal momento che un numero sempre maggiore di imprese si insediano non all'interno dell'UE bensì in Polonia, nella Repubblica ceca e in Ungheria.
Il secondo punto riguarda le pensioni di vecchiaia.
Ne abbiamo già parlato questa sera.
La pregherei anche in questo caso di giungere ad una regolamentazione - non solo per la Gran Bretagna bensì anche per gli altri Stati Membri - che salvaguardi i diritti acquisiti.
Ciò è tanto più importante se si considera che nella maggior parte degli Stati membri si sono avute riduzioni delle pensioni di vecchiaia di solidarietà.
Per questo motivo deve essere garantito il pilastro relativo alle pensioni di vecchiaia.
<P>
Ultimo punto: nel mio intervento di gennaio avevo già accennato al fatto che circolavano voci riguardo all'elaborazione di una relazione da parte sua.
Quando sarà disponibile? Abbiamo bisogno di avere maggiori dati.
I fattori in gioco sono molti, tra questi vi è l'accettazione o meno del progetto europeo da parte dei lavoratori.
Auguro a lei ed al relatore, onorevole Kerr, di avere successo nelle trattative con il Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=233 LANGUAGE="DE" NAME="Schiedermeier">
Signor Commissario, onorevoli colleghi e colleghe, quanto siano state difficili le trattative sulla questione del ravvicinamento delle legislazioni relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, di stabilimenti o di parti di stabilimenti, lo dimostra la loro durata biennale.
Durante questo lasso di tempo la Commissione, dopo intense consultazioni con la commissione per gli affari sociali e l'occupazione, ha ritirato la proposta originaria di una nuova direttiva e l'ha sostituita con una proposta di modifica della direttiva 77/187/CEE, dimostrando al riguardo, allo stesso modo del Commissario, una notevole flessibilità.
Il problema più difficile è costituito dall'equilibrio fra gli interessi dei lavoratori coinvolti e quelli del futuro datore di lavoro.
Se si mettono troppo in rilievo i diritti dei lavoratori, il datore di lavoro potrebbe non aver più interesse a rilevare l'attività.
Una simile situazione conduce, nel caso in cui la ditta da rilevare abbia problemi finanziari, all'insolvenza e alla conseguente perdita di posti di lavoro.
<P>
Così non si favoriscono certamente i lavoratori.
È anche nel loro interesse quindi se il potenziale datore di lavoro viene stimolato all'acquisto.
Questo equilibrio è stato raggiunto dopo due anni di lotte, in cui hanno prevalso in lieve misura i diritti dei lavoratori.
Un'ulteriore difficoltà è rappresentata dalla differente situazione giuridica di partenza nei diversi Stati membri.
Per questo motivo il gruppo del PPE ritiene indispensabile in questi casi la possibilità di ricorrere alla procedura fallimentare in caso di insolvenza, nonché l'intervento di un curatore fallimentare.
Dopo lunghe trattative ci siamo quindi accordati con il relatore, onorevole Kerr, affinché ritirasse il suo emendamento n. 18, in contrapposizione a quello in vigore precedentemente.
A questo punto il PPE è in condizione, a mio giudizio, di votare a favore della relazione, una relazione che, vedendomi in veste di relatore ombra, mi è costata molto tempo e molte energie.
Spero che il lavoro di due anni serva almeno a spianare la strada ad una soluzione ragionevole.
Ritengo che dovremo votare a favore della modifica della direttiva sia nell'interesse dei lavoratori che in quello dei datori di lavoro.
<P>
Dal momento che il relatore ha ringraziato soltanto i colleghi e le colleghe del gruppo del PSE, spero di non offenderlo, se come membro del PPE, al termine del mio intervento, desidero ringraziarlo vivamente per l'impegno mostrato in questi due anni, questo sebbene egli appartenga al PSE!
<P>
<SPEAKER ID=234 NAME="Kerr">
Signor Presidente, vorrei informare la Commissione, prima che intervenga, che, come ha detto l'onorevole Schiedermeier, ne abbiamo discusso da quando ho aperto il dibattito e accettato di ritirare l'emendamento 15 dalla votazione di domani.
Questo potrebbe forse essere d'aiuto alla Commissione quando dovrà formulare questa sera le sue osservazioni.
<P>
<SPEAKER ID=235 NAME="Garosci">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, forse vi stupirete, ma ringrazierò il relatore solo per la parte quantitativa del suo lavoro e non per quella qualitativa.
<P>
Il nostro gruppo non condivide la maggior parte degli elementi di questa nuova direttiva, perché allontana le imprese da una reale internazionalizzazione del mercato.
<P>
Se vogliamo davvero lavorare per un mercato interno unico, dobbiamo mettere le imprese dei quindici Stati membri nelle condizioni di poter dialogare tra loro, comprarsi, vendersi.
Come sono oggi enunciate, queste norme frenano invece un'accelerazione del mercato in tal senso.
<P>
Innanzitutto, non condividiamo la nozione di trasferimento di imprese.
Questa nozione, così com'è ora intesa, potrebbe comportare l'applicazione della direttiva sugli appalti di servizi, provocando un impatto negativo sull'occupazione, la flessibilità del mercato del lavoro e la competitività.
Occorre quindi circoscrivere l'ampiezza della nozione.
Ciò che soprattutto non condividiamo e che abbiamo tentato di correggere con un emendamento, non approvato, riguarda la durata delle comunicazioni.
Il relatore, infatti, prevede l'obbligo di consultare i rappresentanti dei lavoratori non appena si prevede un trasferimento.
Questo risulta irrealistico e suscettibile di ostacolare seriamente i trasferimenti tra le imprese.
<P>
Come ho detto poc'anzi, il nostro gruppo ha presentato un emendamento che invece avrebbe consentito alle imprese di non rivelare determinate informazioni o di comunicarle in modo confidenziale quando un diverso comportamento può risultare lesivo.
<P>
In conclusione, noi siamo sì favorevoli al massimo di garanzie per il lavoratore nel rapporto di lavoro, ma senza che siano comunicati con troppo anticipo i trasferimenti fra imprese.
L'obiettivo ultimo deve essere quello di consentire alle imprese di dialogare maggiormente tra loro e di instaurare un autentico mercato unico.
<P>
<SPEAKER ID=236 LANGUAGE="NL" NAME="Boogerd-Quaak">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signor Commissario, anch'io desidero ringraziare il collega Kerr perchè si è impegnato strenuamente per ottenere un insieme accettabile.
Cionondimeno rimane una certa incertezza e questa è la portata della direttiva.
Desidero sapere dal Commissario se, in base all'art. 1 così come ora modificato, si deve comprendere che, se un'azienda ha un contratto con un'altra impresa e intende cambiarlo, i lavoratori dell'altra azienda ricadono sotto questa direttiva o se essa riguarda soltanto servizi o merci che erano già compresi nella gestione aziendale e che vengono subappaltati successivamente.
Trovo necessario fare chiarezza a tale proposito; desidero chiarezza in merito al cosiddetto contracting out .
<P>
Signor Commissario, un secondo punto che desidero sollevare riguarda le pensioni.
Ho capito che l'on. Veil ha completato il suo lavoro e che nella sua relazione si afferma tra l'altro che in tutte le situazioni devono essere salvaguardati i diritti dei lavoratori.
Penso che non sia possibile che diritti pensionistici acquisiti e i fondi che ad essi sono collegati non vengano garantiti. L'on.
Kerr ha già accennato a questo punto.
Io ritengo che, in caso di trasferimento di imprese, i diritti pensionistici dei lavoratori devono essere tutelati.
<P>
Da ultimo desidero fare un riferimento a qaunto detto dal collega Garosci.
Egli sostiene che la partecipazione dei lavoratori non è utile e impedisce la flessibilizzazione del mercato del lavoro in un'economia globalizzante.
Nel mio paese sono stati spesso i lavoratori che in caso di rinvii di pagamenti e minacce di fallimento hanno svolto un ruolo molto positivo per cercare di salvare aziende e parti d'imprese.
È anche per tale ragione che noi non voteremo contro la partecipazione dei lavoratori.
<P>
<SPEAKER ID=237 LANGUAGE="SV" NAME="Schörling">
La ringrazio, signor Presidente. È stato necessario modificare la proposta della Commissione del 1994 in diversi punti, perché un testo di norma o di legge troppo poco chiaro lascia spazio a interpretazioni e scappatoie nella legislazione capaci di mettere a rischio la tutela di legge e i diritti dei lavoratori nella cessione di imprese e attività o parti di attività; ne abbiamo già visto alcuni esempi in Gran Bretagna e Irlanda.
Chiudere le scappatoie di una normativa, come sappiamo, è tutt'altro che semplice.
Credo, tuttavia, che l'onorevole Kerrs sia stato molto ambizioso ed è anche riuscito assai bene nel suo lavoro, presentandoci una relazione molto seria.
<P>
Sono soprattutto due gli emendamenti che io e il mio gruppo desideriamo avanzare e sottolineare.
Innanzitutto, non vi deve essere alcun dubbio sulla tutela dei diritti pensionistici dei lavoratori nei trasferimenti di impresa o attività.
Come già osservato, occorre in particolare evitare ulteriori rischi alla categoria che spesso fa le spese di tagli e cambiamenti, cioè le donne con mestieri mal retribuiti e le donne con lavoro a tempo parziale.
A questo proposito, anche la proposta d'emendamento sui principi di non discriminazione riveste una notevole importanza.
<P>
In secondo luogo, anche per quanto riguarda il concetto di trasferimento, nella direttiva, deve risultare chiaro che si intende ogni fase di trasferimenti in cui sono coinvolti lavoratori, sia nel caso di aziende a carattere economico che in quelle di utilità pubblica.
La direttiva deve essere altrettanto chiara in riferimento alla non ammissione di fallimenti artificiali ovvero fallimenti indotti suscettibili di recare pregiudizio ai diritti dei lavoratori.
<P>
<SPEAKER ID=238 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signor Presidente, desidero ringraziare senza mezzi termini l'on. Kerr per la sua relazione.
Ora oso farlo.
Ritengo che oggi l'on. Kerr si debba trovare in una difficile situazione d'animo perchè ha lavorato per tanto tempo a questa relazione che sembra che si trovi in chiesa per dare in sposa la figlia maggiore.
In effetti ho sempre pensato che, in considerazione della sua difficoltà, avrebbe tirato avanti con questa relazione fino alla seconda scadenza, ma così non è stato.
Siamo riusciti a portarla a termine già adesso. Ciò fornisce anche una risposta a tutta una serie di quesiti.
<P>
Si tratta di una direttiva davvero difficile.
Era già difficile così com'era e lo è diventata ancora di più perchè la Corte ha pronunciato una serie di sentenze che hanno avuto importanti conseguenze e, se si trova che a volte tali conseguenze si spingono troppo in là per poi porvi rimedio, essa risulta estremamente difficile. A tale riguardo, la commissione si è trovata dinanzi ad un compito difficile.
Inizialmente abbiamo ritenuto che la prima proposta della Commissione si muovesse troppo nella direzione di quanto voluto dal governo britannico e non solo noi, ma anche altri membri del Consiglio sono stati ben lieti di poter dire di no al governo britannico, perché anche il governo britannico diceva sempre di no.
Ciò non ha certo contribuito a risolvere la situazione.
Pertanto dico a chiunque intenda avanzare delle critiche che si è trattato di un atto politico particolarmente difficile.
È stato estremamente difficile riuscire a bilanciare i diversi interessi e sono molto soddisfatto che in particolare i nostri due gruppi sono riusciti a giungere, assieme alla Commissione, ad una soluzione accettabile.
Che cosa occorre?
Occorre che troviamo una grande maggioranza nel Parlamento per gli emendamenti che sono accettabili.
In secondo luogo, è necessario che la Commissione possa accogliere tali emendamenti.
Sentiremo il giudizio definitivo, ma sin dal principio abbiamo la netta impressione che gli elementi principali di quanto proposto alla Commissione siano accettabili.
Se ciò non fosse vero, ci troveremmo dinanzi ad un'altra situazione.
È questo il punto.
Abbiamo raggiunto tale risultato e pertanto desideriamo congratularci non solo con l'on. Kerr, ma anche con la Commissione e con tutti noi per esservi riusciti.
<P>
<SPEAKER ID=239 LANGUAGE="NL" NAME="Boogerd-Quaak">
Signor Presidente, ritengo che non sia opportuno che gli esponenti dei democratico-cristiani dicano: i nostri due gruppi.
Penso che questo sia un Parlamento in cui sono rappresentati più gruppi e anch'io desidero essere coinvolta.
<P>
<SPEAKER ID=240 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
In effetti ho detto «in particolare»; devo però dire che a tale riguardo devo anche rendere omaggio all'on. Boogerd-Quaak; pertanto, a detto proposito, l'onorevole ha ragione.
<P>
<SPEAKER ID=241 NAME="Flynn">
Signor Presidente, ringrazio il relatore onorevole Kerr e coloro che da tutti i settori di quest'Aula hanno partecipato al dibattito.
Trattasi di uno dei temi più importanti in materia di legislazione del lavoro che da tempo siano stati dibattuti in quest'Aula.
L'ho classificato allo stesso livello del comitato aziendale europeo.
Ringrazio anche gli onorevoli Waddington, Mosiek-Urbahn e Thomas associatisi all'onorevole Kerr sui comitati.
Anch'io mi associo all'onorevole Kerr nel ringraziare l'onorevole Stephen Hughes, oggi assente, e tutti i colleghi per lo straordinario lavoro svolto negli ultimi due anni.
Elogio anche l'eccellente qualità di questa relazione.
<P>
Come ben sapete, nel settembre 1994 la Commissione ha adottato la proposta per una direttiva del Consiglio intesa a rivedere e sostituire la direttiva 77/187/CEE del Consiglio relativa al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di un'impresa, di uno stabilimento o di parte di esso.
La revisione si propone un triplice obiettivo: estendere la portata della direttiva attuale alla luce della pertinente giurisprudenza della Corte europea di giustizia; permettere una maggiore elasticità nei trasferimenti nel quadro di procedure per insolvenza aventi lo scopo di garantire la sopravvivenza delle imprese interessate; e definire meglio gli obblighi dell'informazione e della consultazione specie in situazioni transnazionali e rafforzare la rappresentatività dei rappresentanti dei lavoratori.
<P>
La proposta mira a conciliare l'esigenza di garantire norme più efficaci a tutela dei lavoratori nel caso di ristrutturazioni di società che abbiano per obiettivo determinante di evitarne la chiusura e mantenere gli attuali livelli occupazionali in un contesto di una maggiore elasticità, di una maggiore autonomia delle parti e di una maggiore certezza giuridica.
Sono perciò estremamente lieto che questo triplice obiettivo non sia stato messo in discussione dal Parlamento e che un buon numero di misure emendate dalla Commissione abbia ottenuto il pieno sostegno della commissione per gli affari sociali e l'occupazione.
<P>
Esse comprendono, tra l'altro, la definizione del concetto di 'trasferimento' nell'articolo 1, paragrafo 1, primo comma: l'estensione della portata della direttiva alle navi di lungo corso, all'occupazione a tempo parziale e alle imprese che operano senza scopo di lucro; le misure in materia di trasferimenti transnazionali; i maggiori diritti acquisiti dai rappresentanti dei lavoratori; l'esigenza di definire la responsabilità solidale del cedente e del cessionario, e provvedimenti vari.
<P>
Non voglio però nascondermi che si sono manifestate divergenze sostanziali, anche se conciliabili, fra il Parlamento e la Commissione per quanto concerne l'ampiezza e i contenuti di alcuni dei provvedimenti rivisti.
Adesso sono particolarmente lieto di annunciare che, a conclusione di un dibattito proficuo e di discussioni prolungate di natura alquanto dettagliata, la Commissione è pronta ad accettare, in toto o in parte, quattordici dei diciassette emendamenti adottati dalla commissione per gli affari sociali e che mi trovo anche nelle condizioni di poter proporre alla Commissione di adottare uno dei sette emendamenti presentati in Parlamento.
<P>
Questi numeri parlano da sé ed il consenso costituisce un risultato notevole, in quanto siamo sulla buona strada per conseguire l'obiettivo comunitario dell'ammodernamento di una normativa - la direttiva sui diritti acquisiti - che sta proprio al centro del diritto comunitario del lavoro e dei vari sistemi.
<P>
Vorrei analizzare, uno per uno, gli emendamenti proposti nel contesto dei tre obiettivi principali individuati dalla Commissione.
In primo luogo, la riformulazione ed esplicitazione della portata e delle definizioni della direttiva.
Per quanto riguarda la non-applicazione della direttiva al trasferimento di sole attività e funzioni, due istituzioni rivelatesi un punto molto controverso, la Commissione onorerà la decisione presa il 7 febbraio 1996 dopo la risoluzione del Parlamento del 18 gennaio 1996.
Cancellerà quindi il secondo comma dell'articolo 1, paragrafo 1, e presenterà il testo futuro come proposta che emenda, e non sostituisce, l'attuale direttiva 77/187.
La Commissione può quindi accettare gli emendamenti 1, Titolo, 2, Primo considerando, e 4, articolo 1, paragrafo 1, secondo comma.
<P>
La Commissione accoglie anche il principio della responsabilità solidale fra cedente e cessionario come proposto all'emendamento 5, articolo 3, paragrafo 1, secondo comma.
Tuttavia, per migliorare la certezza giuridica ed evitare inutili vertenze legali, tale responsabilità è limitata agli obblighi sorti e maturati prima del trasferimento.
Non può essere accettato invece l'emendamento 6, articolo 3, paragrafo 3.
L'estensione della portata materiale della direttiva a eventuali regimi previdenziali aziendali o interaziendali complementari invece di facilitare il trasferimento di imprese che vanno bene, lo ostacolerebbe.
Violerebbe anche le leggi previdenziali e, in particolare, i molteplici regimi complementari di sicurezza sociale vigenti negli Stati membri.
La Commissione considera, tuttavia, che l'effetto dei processi di ristrutturazione sui regimi previdenziali complementari dovrebbe costituire l'argomento di uno studio più approfondito e intende quindi effettuarne uno integrale sull'intera materia.
Spero che su questo il Parlamento sia d'accordo.
<P>
Mi riferisco anche all'articolo 3, paragrafo 3, in base al quale gli Stati membri possono anche adottare i provvedimenti necessari per tutelare gli interessi dei propri lavoratori riguardo ai diritti acquisiti.
Sembra che in questo campo esista qualche tutela, e a tal fine effettueremo uno studio integrale dell'intera materia.
Il nuovo emendamento 19, articolo 3, paragrafo 4, comma 4 bis, introduce un clausola di salvaguardia necessaria per escludere ogni pratica fraudolenta atta a pregiudicare gli interessi dei lavoratori.
Questa lo rende accettabile.
L'emendamento 7, articolo 4, paragrafo 3, migliorativo rispetto al testo della Commissione, può essere accolto.
L'espressione «giuridicamente vincolante» è ritenuta non necessaria e va quindi cancellata.
Troviamo invece accettabile integralmente l'emendamento 8, articolo 4, paragrafo 4, esplicativo del testo della Commissione.
L'emendamento 9, articolo 3, paragrafo 4, comma 5, sopprime l'articolo 4, paragrafo 5 perché i poteri che conferisce all'autorità giudiziaria, in particolare quello di alterare o cessare il rapporto di lavoro, sono in contrasto con gli ordinamenti giuridici della maggior parte degli Stati membri; e la Commissione è d'accordo e cancellerà tale paragrafo dalla sua proposta futura, sia migliorando i requisiti d'informazione e di consultazione, sia rafforzando la rappresentatività dei rappresentanti dei lavoratori.
<P>
L'emendamento 10, articolo 6, paragrafo -1, è nuovo.
Esso prevede per gli Stati membri, conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia, l'obbligo della presenza di rappresentanti dei lavoratori.
Stabilisce anche che tali rappresentanti siano indipendenti dal datore di lavoro.
Accolgo con favore un chiarimento in tal senso, coerente con i poteri negoziali accordati ai rappresentanti dei lavoratori dall'articolo 4, paragrafo 3.
Di conseguenza il prossimo testo indicherà che ai rappresentanti dei lavoratori, siano essi rappresentanti sindacali o rappresentanti eletti fra gli stessi lavoratori, dovrà essere garantita l'autonomia necessaria perché possano svolgere le loro funzioni.
<P>
Non possiamo essere d'accordo sull'emendamento 11 - l'articolo 6, paragrafi 1 e 2.
La Commissione considera la propria proposta più chiara e coerente.
La Commissione è comunque disposta a modificare il proprio testo per rendere chiaro che l'obbligo d'informazione previsto per il cedente ed il cessionario scatta non appena viene previsto il trasferimento.
<P>
La Commissione condivide lo spirito e l'obiettivo dell'emendamento 12, articolo 6, paragrafo 4 bis, anch'esso nuovo, che si occupa delle situazioni in cui la decisione che determina il trasferimento sia stata presa da persona fisica o giuridica diversa dal datore di lavoro o da un'impresa di controllo.
Il testo sarà quindi riformulato per specificare che, nel considerare eventuali infrazioni ai requisiti dell'informazione e della consultazione, non sarà tenuto conto del fatto che l'informazione relativa non sia stata fornita al lavoratore dalla persona fisica o giuridica che ha preso la decisione che ha determinato il trasferimento.
<P>
L'emendamento 13, articolo 6, paragrafo 5, respinge la soglia di 50 lavoratori contemplata nella proposta della Commissione e mantiene invariato il testo attuale.
<P>
L'emendamento 3, che inserisce un considerando per spiegare la proposta, sostiene che, in attesa di un'armonizzazione futura delle norme sull'informazione e sulla consultazione dei lavoratori dipendenti nelle imprese nazionali, l'argomento va affrontato con un futuro strumento quadro.
Apprezzo la coerenza di questa argomentazione e chiederò quindi alla Commissione di sottoscriverla.
Tuttavia, se si mantiene il testo attuale, esso non richiede l'introduzione del considerando proposto dall'emendamento 3, che diventa quindi superfluo.
<P>
In merito ad alcune delle altre disposizioni: l'emendamento 14 - l'articolo 8 - può essere accolto, ma non in sostituzione dell'articolo 8 della proposta, bensì come nuova disposizione, in modo da essere completamente in linea con le misure di attuazione previste nel mio programma d'azione 1995-97.
Tuttavia, alla luce dell'articolo 9 della proposta della Commissione, il secondo periodo diventa superfluo.
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Accetto volentieri l'emendamento 15 - articolo 8 bis - per coerenza con la comunicazione della Commissione del 13 dicembre 1995 in materia di razzismo, senofobia e antisemitismo.
Esso darà un valore aggiunto sostanziale alla direttiva sul trasferimento d'impresa.
<P>
Gli emendamenti 16 e 17 sono in linea con gli emendamenti 1 e 2 e vanno quindi accettati.
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Gli emendamenti 20, 21, 22, 23, 24 e 25 devono essere respinti perché incompatibili con alcuni emendamenti che siamo disposti ad accettare, o perché introducono deroghe che rischiano di compromettono le finalità e gli obiettivi della direttiva.
<P>
Per riepilogare a questo punto, la Commissione può accettare integralmente o in parte 15 emendamenti: gli emendamenti 1, 2, 4, 5, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 17 e 19 e ne respinge altri nove, dei quali uno relativo a un nuovo considerando e otto riguardanti disposizioni operative.
<P>
Insieme con la nuova proposta modificata, nella prossime settimane intendo sottoporre ai miei colleghi un memorandum sull'interpretazione dell'attuale direttiva sui trasferimenti al fine di fornire ai lavoratori, ai loro rappresentanti, ai datori di lavoro e ai cittadini europei in generale una guida per la corretta interpretazione ed applicazione di questa importante normativa.
<P>
Prima di concludere voglio dire all'onorevole signora Weiler che considero estremamente importante tutta la questione della riforma dei regimi previdenziali.
Al momento sono impegnato in un dibattito di carattere consultivo nell'ambito della discussione sul futuro della sicurezza sociale e delle relative disposizioni.
In primavera mi presenterò con una comunicazione di verifica che analizzerà a fondo tutte le questioni da lei sollevate.
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Sono molto lieto che l'onorevole Schiedermeier si sia unito a noi per quanto riguarda questa particolare direttiva.
Questo fatto spiega il consenso registrato oggi in Aula.
<P>
Voglio dire all'onorevole Garoschi che appoggio il suo punto di vista sulle massime garanzie da prevedere per tutti i lavoratori, ma non posso condividere quello sulla riservatezza.
La mia posizione è estremamente semplice: una volta deciso il trasferimento, i lavoratori ne devono essere informati.
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L'onorevole Boogerd-Quaak ha fatto un'ottimo intervento sulla questione delle pensioni.
Ho risposto prima.
Le devo dire che il Parlamento europeo non aveva bisogno di questa definizione.
Perciò abbiamo ritirato questo particolare punto dell'articolo 1, paragrafo 1.
Ogni caso sarà quindi valutato nel suo merito.
In linea di massima esso consentirà di tenere conto degli approvvigionamenti da fonti esterne che tanto la preoccupano, e la giurisprudenza dovrà essere applicata a tutte queste situazioni.
Essa si sta sviluppando abbastanza bene anche sotto questo aspetto.
<P>
Vorrei infine sottolineare l'importanza delle riunioni che si stanno svolgendo oggi in questa sede.
Sono importanti per tutto il futuro della politica sociale e per un ammodernamento in un nuovo contesto di maggiore flessibilità e di livelli più elevati di tutela.
<P>
Ringrazio cordialmente il Parlamento per questo momento storico e decisivo per il diritto comunitario del lavoro.
È un autentico passo avanti e mi congratulo con il Parlamento per l'impegno che vi ha profuso.
<P>
<SPEAKER ID=242 NAME="Presidente">
Commissario Flynn, deploro di non potermi rivolgere a lei in lingua gaelica con un titolo gaelico appropriato per il leader di un clan.
Ho cercato di trovare quale possa essere per lei, dopo quello di Taoiseach e Tànaiste , il titolo più appropriato, ma ancora non ci sono riuscito.
Continuerò la mia ricerca ma questo non vuol dire che mi manchi la volontà di onorarla come si deve e come facciamo.
Voglio rispettosamente aggiungere un'altra cosa.
Se qualcuno ha avuto dubbi sull'importanza che ella attribuisce alla questione discussa, penso che la compiutezza della sua risposta a ciascuno dei punti sollevati non lasci alcun margine per continuare a nutrirli.
L'unico problema è purtroppo che ella si è preso 14 minuti, mentre i minuti previsti per la risposta del Commissario sono cinque.
Se continuiamo così sarei lieto di trattenermi fino all'una e trenta dopo mezzanotte, ma non sono certo che gli interpreti lo gradirebbero.
<P>
<SPEAKER ID=243 LANGUAGE="EN" NAME="Kerr">
Grazie al Commissario per la sua risposta così esauriente e in particolare per l'idea di diramare un memorandum esplicativo, estremamente utile soprattutto nelle sedi giudiziarie, al fine di precisare il punto della Commissione.
Penso che questo sia un eccellente esempio di collaborazione fra Parlamento e Commissione e spero che il Consiglio l'accolga con lo stesso spirito.
<P>
<SPEAKER ID=244 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
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<CHAPTER ID=11>
Accordo che modifica la quarta Convenzione ACP-CE
<SPEAKER ID=245 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla raccomandazione (A4-0387/96), della commissione per gli affari sociali e l'occupazione, sulla proposta di decisione del Consiglio (COM(95) 0707 - C4-0278/96-96/0023(AVC)) concernente la conclusione dell'accordo che modifica la IV Convenzione ACP-UE di Lomé, firmato a Maurizio il 4 novembre 1995 (Relatore: onorevole Wurtz).
<P>
<SPEAKER ID=246 NAME="Wurtz">
<SPEAKER ID=247 NAME="Presidente">
On. Wurtz, la ringrazio per il suo discorso introduttivo.
<P>
<SPEAKER ID=248 NAME="Porto">
Signor Presidente, desidero innanzitutto congratularmi con il collega Wurtz per la sua relazione e con il Commissario Joâo de Deus Pinheiro per la conclusione dell'accordo che modifica la IV Convenzione di Lomé.
<P>
Poiché sono in causa paesi con particolari legami storici e contemporanei con gli Stati membri dell'Ue, abbiamo nei loro confronti responsabilità alle quali non possiamo sottrarci, dovendo preoccuparci di tutte le dimensioni del loro sviluppo.
<P>
Così si giustificano l'intensificarsi dell'esigenza della clausola democratica e l'allargamento del dialogo politico, essendo definitivamente «sepolta» l'idea che ci possa essere un trade-off tra democrazia e crescita economica.
In tutti i paesi, persino nei meno sviluppati, il rispetto democratico della persona ha già di per sé un valore intoccabile ed è condizione per la crescita in un mondo aperto ed esigente come quello in cui viviamo.
<P>
Essendo stato relatore del parere approvato nella commissione REX, ritengo di dover sottolineare qui, in particolare, che la prospettiva corretta per questi paesi non può essere di tipo protezionistico.
Con il nostro aiuto, ma, fondamentalmente, con il loro impegno sancito nei termini di una delle conclusioni, occorre garantire la loro «competitività in un'economia mondiale aperta».
D'altro canto, dobbiamo accompagnare l'aiuto fornito con l'apertura del mercato a produzioni significative di questi paesi.
L'apertura non può non essere graduale, con il rispetto delle scadenze previste e la promozione preliminare di ristrutturazioni indispensabili (costituisce un cattivo esempio quanto si è cercato di fare di recente, anticipando le scadenze concesse nell'Uruguay Round per la libera importazione di prodotti tessili).
<P>
Nella cooperazione da fornire ai paesi ACP vanno salutati con favore altri progressi registrati con l'accordo in esame che assicurano, in una difficile epoca di restrizioni, la crescita globale del sostegno finanziario (senza paragone rispetto agli altri paesi ricchi del mondo) nonché una maggiore efficacia dell'intervento, con una maggiore coerenza, un miglior coordinamento e una più stretta complementarietà tra le politiche di sviluppo della Comunità e degli Stati membri.
<P>
<SPEAKER ID=249 NAME="Donnay">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Convenzione di Lomé è, per antonomasia, lo strumento di aiuto allo sviluppo dell'Unione europea.
La priorità è stata data a lungo all'agricoltura e all'autoapprovvigionamento, a scapito del settore dei trasporti, le cui infrastrutture si sono quindi degradate.
Per fortuna, il settore dei trasporti sta ora assistendo ad una ripresa dell'interesse, poiché si tratta in effetti di un fattore di sviluppo decisivo, soprattutto per i paesi che sono delle enclave o delle isole.
<P>
Lo snodo marittimo del commercio estero ha un valore strategico per la competitività dei paesi ACP.
La commissione per i trasporti ed il turismo ha quindi approvato all'unanimità le disposizioni in materia di trasporti contenute nel testo revisionato della IV Convenzione di Lomé.
<P>
Mi sia consentito insistere, più specificamente, su tre punti.
Anzitutto, la nostra commissione si rallegra sia del fatto che tale capitolo copra tutti i settori dei trasporti e in particolare l'aspetto infrastrutturale, sia della priorità attribuita ai trasporti aerei e marittimi, che costituiscono dei settori fondamentali per i paesi insulari.
A tale proposito, sottoscriviamo il principio, affermato nella Convenzione, della necessità di giungere ad una liberalizzazione del trasporto marittimo e dell'esigenza, per il settore dell'armamento africano, di operare a medio termine in un contesto quanto più vicino possibile alla concorrenza libera e leale.
<P>
A tale scopo, però, occorre lasciare ai paesi ACP un periodo sufficiente per adeguarsi alle condizioni della concorrenza, in modo da non destabilizzare il settore e non distruggere le compagnie africane.
Pertanto, la formazione sarà un fattore estremamente importante.
<P>
In secondo luogo, approviamo le modifiche apportate all'articolo 129 della Convenzione per consentire ai paesi ACP, in particolare, di presentare domande di intervento alla BEI.
<P>
Infine, mi sia consentito insistere sull'enorme potenziale del turismo in detti paesi, come pure sull'esigenza di sviluppare tale settore come fonte di nuovi posti di lavoro.
La commissione per i trasporti ed il turismo concorda con il relatore sulla necessità che il Parlamento europeo dia un parere conforme in merito alla revisione della Convenzione.
<P>
<SPEAKER ID=250 NAME="Souchet">

Signor Presidente, il relatore ha opportunamente colto l'occasione, offerta dalla procedura dal parere conforme, per lanciare un vero grido d'allarme di fronte al degrado della Convenzione di Lomé, che sta effettivamente perdendo la propria coerenza.
La sua erosione dipende dal folle moltiplicarsi degli accordi di libero scambio, che impoveriscono la Convenzione e che sono negoziati senza preoccuparsi degli effetti sui nostri interlocutori ACP; dalle frodi commesse sull'origine dei prodotti ACP, che permettono a qualsiasi prodotto in transito in un paese ACP di beneficiare dei vantaggi della Convenzione; infine, dal dubbio che attanaglia i partner del sud in merito alla nostra reale volontà di continuare a cooperare con loro in base al sistema delle preferenze.
<P>
Analogamente, la commissione per la pesca ha colto l'occasione per esprimere una profonda preoccupazione di fronte all'attuale situazione.
Il settore della pesca è essenziale per lo sviluppo dei nostri partner del sud e rappresenta un elemento di stabilità per le popolazioni rurali.
<P>
Il parere adottato dalla nostra commissione pone in evidenza i punti da essa ritenuti cruciali.
Anzitutto, si sottolinea l'interesse, per il settore della pesca, del principio della cooperazione decentrata proposto dal testo della Commissione e si auspica che, in questo nuovo quadro, venga valutata la possibilità di definire un programma di cooperazione decentrata nel settore della pesca.
Ci si compiace del fatto che la revisione abbia portato all'introduzione di misure che prevedono la salvaguardia delle produzioni locali nel quadro dell'aiuto alimentare dell'Unione.
È importante che il nostro aiuto non entri in concorrenza con le nuove produzioni locali.
<P>
La commissione della pesca desidera esprimere la propria preoccupazione in merito alla garanzia dell'origine dei prodotti e chiede alla Commissione di permettere che la responsabilità di detta garanzia spetti ai servizi che rilasciano i certificati EUR 1, e non agli importatori comunitari, analogamente alla procedura per la garanzia dell'igienicità dei prodotti.
<P>
Infine, la commissione per la pesca si preoccupa molto dell'impatto causato dal moltiplicarsi degli accordi di libero scambio o di SPG specifici, le cui disposizioni talvolta contrastano con gli interessi dei nostri partner ACP.
<P>
<SPEAKER ID=251 LANGUAGE="EN" NAME="McGowan">
Signor Presidente, il problema è la difficile situazione di alcune delle popolazioni più povere al mondo che vivono in 70 paesi in via di sviluppo.
Una relazione del programma di sviluppo delle Nazioni Unite di quest'anno mette in risalto quanto segue: i patrimoni dei 400 miliardari superano nel mondo l'insieme dei redditi annui dei paesi in cui vive il 50 % della popolazione mondiale.
In 43 paesi il reddito medio è oggi inferiore a quello del 1970.
Fra il 1960 e il 1990 i paesi più poveri in cui vive il 20 % della popolazione mondiale hanno visto ridursi la loro quota di partecipazione al commercio mondiale dal 4 % a meno dell'1 %.
Per quanto riguarda l'incidenza dell'AIDS in Africa, le proiezioni indicano che entro il 2000 l'aspettativa di vita sarà scesa da 62 a 47 anni di età.
Circa 15 milioni di persone muoiono ogni anno, cioè 1.700 esseri umani ogni ora per cause dovute alla povertà.
Nello stesso periodo in cui il rapporto fra le percentuali del reddito globale del 20 % dei più ricchi rispetto a quello del 20 % dei più poveri è raddoppiato da 30: 1 a 60: 6, l'aiuto ufficiale allo sviluppo, in proporzione al reddito pro capite, è sceso dallo 0, 54 % di 15 anni fa allo 0, 27 % di oggi.
In pratica, mentre il divario globale è raddoppiato, la solidarietà internazionale si è dimezzata.
<P>
L'onorevole Wurtz rileva nella sua relazione che, per quanto riguarda il pacchetto finanziario per gli otto fondi europei di sviluppo, non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo di mantenere in termini reali il contributo dell'Unione europea sui livelli raggiunti cinque anni fa.
Questo è il problema e il pacchetto di Lomé IV - il suo protocollo finanziario - è una vera vergogna, un'incredibile ripensamento delle priorità e una mancanza di solidarietà.
<P>
Voglio aggiungere che presentare questa relazione, questa iniziativa, a un Parlamento europeo che non ha voce in capitolo in materia di budget è un nuovo controsenso ed un voler riproporre il problema.
Insieme alla Commissione vogliamo cercare un cambiamento che porti a un'adeguata dotazione finanziaria.
Posso confermare che l'importante principio del partenariato posto alla base dell'accordo di Lomé è un partenariato molto sbilanciato.
Lo vediamo in materia di diritti umani.
Gli europei immaginano in genere che i diritti umani vengano violati solo nei paesi ACP e non anche all'interno dell'Unione europea.
<P>
Tuttavia ci troviamo alla fine di un'era, impegnati in una discussone pregevole.
La Commissione ha pubblicato il suo libro verde.
Confidiamo in un accordo migliore per i paesi in via di sviluppo, che proponga priorità appropriate.
Benché riluttanti, riteniamo doveroso raccomandare l'adozione di questo accordo nell'interesse e per desiderio dei paesi ACP.
<P>
<SPEAKER ID=252 LANGUAGE="EN" NAME="Corrie">
Signor Presidente, ringrazio il Commissario per l'enorme lavoro svolto in circostanze così difficili per raggiungere un accordo sul Lomé IV.
Ringrazio anche l'onorevole Wurtz per l'eccellente relazione presentata che mette in luce i risultati positivi e negativi di questa convenzione fra Unione europea e paesi ACP.
Pur nutrendo ragionevoli riserve al riguardo, egli si batte per un voto favorevole alla versione riveduta della convenzione di Lomé IV e al suo protocollo finanziario.
Ha perfettamente ragione quando sottolinea che i paesi ACP vogliono quanto prima la firma e la ratifica di questo accordo da parte di tutti gli Stati membri e che questi paesi in via di sviluppo contano su un rapida entrata in vigore della convenzione modificata.
Soddisfatti o no, essi hanno bisogno del Lomé e questo è il fatto che il nostro Parlamento non può ignorare.
<P>
L'accordo ACP/UE si basa su un partenariato paritetico fra le parti, ma nei paesi ACP si ha sempre più la sensazione che il partenariato stia diventando un fatto molto unilaterale, con l'Unione che impone la sua volontà alle nazioni ACP attraverso i tagli agli aiuti finanziari a livello multinazionale e bilaterale.
Dobbiamo quindi accogliere con soddisfazione il libro verde della Commissione, che cerca di dare un'indicazione chiara sul futuro delle relazioni UE/ACP.
Spero che le nazioni ACP diano un apporto importante a questo documento e sono certo che la cooperazione regionale avrà un ruolo di primo piano.
<P>
Quella che doveva essere un revisione intermedia ha finito per essere un grosso cambiamento nel funzionamento del Lomé.
Sono stati introdotti nuovi requisiti e nuovi criteri.
Naturalmente il rispetto dei diritti umani, i principi democratici e lo Stato di diritto sono considerati elementi essenziali della convenzione ACP/UE; devo però dire che personalmente comincio a chiedermi se per qualcuna delle nostre nazioni in via di sviluppo più deboli, il buon governo, la pace e la stabilità non siamo più importanti della pura democrazia di tipo occidentale.
Se nelle nazioni in via di sviluppo vogliamo che investimenti esteri e partenariati in compartecipazione ne migliorino le economie, questo avverrà solo se vi sarà stabilità politica.
Punire un paese come lo Zambia tagliando gli aiuti perché ha cambiato costituzione, può portare alla destabilizzazione di uno dei pochi Stati stabili del continente africano.
Le sue elezioni risultano libere, imparziali e pacifiche.
<P>
Mi dispiace dire che, pur occupandomi del Lomé dal 1978, non ho mai notato un senso così forte di insoddisfazione nei paesi ACP per le loro relazioni con l'Unione europea.
In molti casi alcuni di essi devono darsi più da fare per aiutarsi da sé.
L'aiuto è solo una parte della risposta, l'elemento essenziale sono gli scambi.
<P>
<SPEAKER ID=253 LANGUAGE="FR" NAME="Aldo">
Signor Presidente, sebbene si sia già detto tutto sulla reale portata della Convenzione di Lomé nelle varie fasi che hanno portato alla sua conclusione, non posso non ricordarne alcuni punti essenziali, che ci dovrebbero sensibilizzare sul futuro della Lomé dell'anno 2000.
<P>
Occorre sottolineare che i 70 paesi ACP contano 600 milioni di abitanti e che l'ultimo protocollo finanziario di 13 miliardi di ECU permette a ciascun abitante di beneficiare di soli 20 ECU per cinque anni.
L'aggravarsi delle ineguaglianze e dell'emarginazione dei paesi più poveri dipende da un depauperamento che provoca nuove fratture a livello economico, sociale ed ambientale.
Un futuro allargamento agli Stati dell'Europa centrale ed orientale implicherebbe sicuramente una sensibile riduzione dell'ammontare del Fondo europeo di sviluppo e sarebbe quindi impossibile, in simili condizioni, far decollare l'economia di un paese in difficoltà.
Tuttavia, sarebbe ingiusto attribuire alla Convenzione di Lomé la responsabilità per la povertà endemica che affligge taluni paesi ACP.
Inoltre, sono tutti concordi nel riconoscere che l'aiuto allo sviluppo dell'Unione europea resta un modello ineguagliato a livello mondiale.
<P>
Nonostante le ambizioni e le volontà espresse, gli obiettivi fissati dalla Convenzione di Lomé saranno raggiunti soltanto se la UE si doterà di adeguati mezzi finanziari e strumenti di controllo, riservandosi, a livello istituzionale, apposite competenze in materia di politica estera comune, al fine di avere un migliore dialogo politico con i paesi ACP e di definire un nuovo approccio al partenariato.
<P>
Relativamente alla cooperazione decentrata definita al titolo III della Convenzione di Lomé, vorrei che detta postilla fosse più esplicita, specie in merito alla competenza materiale, organica, formale e finanziaria dei dipartimenti d'oltremare, che sono regioni integrate della UE capaci di siglare accordi con i paesi ACP in virtù della loro posizione geografica.
Ancora una volta ribadisco vigorosamente l'esigenza di associare i dipartimenti d'oltremare francesi a tutte le fasi conclusive delle convezioni tra la UE ed i paesi ACP della loro zona geografica, essendo questa una logica conseguenza della loro integrazione nell'Unione e del riconoscimento di una loro situazione molto particolare.
<P>
<SPEAKER ID=254 LANGUAGE="FR" NAME="Hory">
Signor Presidente, il gruppo dell'Alleanza radicale è perfettamente d'accordo con il parere espresso dall'on. Wurtz sulle modifiche apportate alla IV Convenzione di Lomé.
Per quanto concerne i principi, riteniamo che le modifiche relative al quadro politico istituzionale ed alle regole commerciali e finanziarie segnino un miglioramento.
<P>
Ma che ne è di tale miglioramento se consideriamo la realizzazione concreta di tali ottimi principi, ovvero dell'ammontare dell'VIII Fondo europeo di sviluppo e dei nostri impegni nei confronti del debito?
Si deve ammettere che chiunque creda nel concetto di «logica ed etica dello sviluppo congiunto», espresso nel progetto di decisione, resterà deluso.
L'Unione europea, che già rivolge l'attenzione altrove e, soprattutto, ai suoi problemi sociali, non riesce ad espandere il volume globale degli aiuti, né tanto meno a mantenerlo, mentre sarebbe nel suo interesse riuscirci.
Inoltre, gli Stati membri, facendo pesare gli egoismi nazionali in seno al Consiglio, non si impegnano adeguatamente ai fini della cancellazione del debito, che è invece fondamentale per dare l'abbrivo allo sviluppo.
<P>
Pur avendo tutti i motivi per respingere il parere conforme, ne comprendiamo bene le ragioni - aspettative dei nostri partner e rischio di fare peggio - che ci impongono di votare a favore.
Riflettendo sulle prossime scadenze, ovvero Lomé 2000, non ci resta che sperare in una vera presa di coscienza della seguente realtà: se l'Unione intende proteggere la civiltà fondata sui valori umanistici e al contempo ripudiare l'ideologia del libero scambio e il dilagare del materialismo senza principi, allora il suo destino è indissolubilmente legato a quello dei paesi ACP.
<P>
<SPEAKER ID=255 NAME="Presidente">
È con rammarico che le faccio notare che ha ormai superato il tempo a lei concesso.
Mi imbarazza dover interrompere chi ha a sua disposizione un solo minuto.
<P>
<SPEAKER ID=256 NAME="Vecchi">
Signor Presidente, la discussione sul parere conforme del Parlamento europeo sulle modifiche alla quarta Convenzione di Lomé avviene in un momento assai delicato per quanto riguarda le politiche di cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea.
<P>
Proprio in questi giorni si è aperto il dibattito, sulla base del Libro verde della Commissione europea, sul futuro della Convenzione di Lomé.
Nel contempo, continua la tendenza della maggior parte dei paesi industrializzati a ridurre il proprio impegno verso i paesi meno avanzati.
<P>
La Convenzione di Lomé resta, per il momento, il più importante strumento di cooperazione Nord-Sud a livello mondiale.
Pur non essendo prive di contraddizioni, le novità introdotte con la revisione del 1995 sono nel complesso positive, anche se il protocollo finanziario, previsto per il quinquennio 1995-99, è ampiamente al di sotto delle nostre richieste.
<P>
Oggi dobbiamo approvare tali modifiche, anche perché la procedura del parere conforme non dà al Parlamento europeo alcuna possibilità di emendarlo.
<P>
Occorre però dare anche un forte segnale per l'avvenire.
Occorre evitare ogni atteggiamento di pura conservazione dell'esistente.
La Convenzione di Lomé andrà trasformata profondamente, mantenendo e rafforzando i concetti di partenariato, di dialogo politico e di cooperazione globale.
<P>
Bisognerà invece innovare profondamente gli strumenti e gli obiettivi, mettendo davvero al centro il concetto di promozione dello sviluppo umano sostenibile, dei diritti umani e della democrazia, dello sviluppo delle potenzialità economiche locali.
<P>
L'impatto della globalizzazione sui paesi più poveri ha bisogno di essere governato all'interno di un nuovo impegno per l'equità e la giustizia a livello mondiale.
<P>
Già da oggi occorre porre le basi di un coinvolgimento diretto della società civile nella gestione della cosa pubblica e dei processi di sviluppo.
<P>
L'Africa è il futuro dell'Europa e l'Europa è il futuro dell'Africa.
Già nella programmazione e nella gestione concreta degli strumenti di Lomé nei prossimi anni deve emergere un nuovo e coerente impegno per favorire la soluzione dei grandi problemi sociali, economici e politici che minacciano il presente e il futuro dell'intera umanità, ma che nei paesi ACP si manifestano con particolare gravità.
<P>
<SPEAKER ID=257 LANGUAGE="DE" NAME="Günther">
Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare sia la Commissione che il relatore per la documentazione messa a disposizione.
Purtroppo nell'ambito della politica di sviluppo abbiamo dovuto ripetutamente constatare che ogni volta è necessario denunciare che i risultati ottenuti non sono sufficienti.
Credo invece che dovremmo sfruttare questa fase di revisione intermedia per dare un'occhiata a quanto di positivo la Convenzione contiene.
Mi conforta il fatto che adesso con l'articolo 366 a siamo venuti in possesso di un valido strumento per la difesa dei diritti umani.
Vogliamo sperare che venga applicato senza subire tagli e che si riveli utile per condurre i paesi al rispetto dei diritti umani non solo sotto la minaccia di sanzioni pecuniarie, bensì per intimo riconoscimento di tali valori.
<P>
La politica di sviluppo dovrebbe venir maggiormente posta in relazione con la politica estera, la politica economica e le altre politiche settoriali e a tal fine sono molto grato ai colleghi delle commissioni consultate per i pareri espressi.
<P>
Un altro aspetto che emerge dalla revisione intermedia è la questione della protezione ambientale. E proprio in vista delle trattative dell'OMC a Singapore, desidero augurare un ampio successo alla Commissione in questo ambito.
L'aspetto ambientale non è scindibile da quello dello sviluppo demografico.
A volte ci troviamo ad arrancare dietro a cifre sempre crescenti.
Dall'altro lato abbiamo potuto rilevare solo oggi dalla recente documentazione dell'ONU che perlomeno la crescita della popolazione mondiale, da attribuirsi per lo più ai paesi in via di sviluppo, non è avanzata nella misura temuta.
Sicuramente l'aggiornamento della Convenzione di Lomé sarà impresa ardua, ma come ha affermato una volta un filosofo tedesco: »Quando si è in una situazione difficile non resta che aver fiducia». Anche noi dovremmo accingerci a questo compito con lo stesso spirito.
<P>
<SPEAKER ID=258 NAME="Pinheiro">
Signor Presidente, onorevoli deputati, ho portato e ho qui con me venti pagine di note su una materia che, come comprenderete, rappresenta per me un elemento della massima importanza.
Tuttavia desidero iniziare congratulandomi con il Parlamento, con l'on. Wurtz e con gli onorevoli che hanno preso la parola in questo dibattito dicendo loro che condivido, nella totalità virtuale, le opinioni espresse e, soprattutto, le preoccupazioni manifestate per il futuro.
<P>
In materia di cooperazione per lo sviluppo, il Parlamento europeo è sempre stato in prima linea e ha sempre appoggiato la Commissione.
Il Parlamento europeo ha saputo essere innovatore nell'insieme delle proposte presentate, nell'insieme di richieste mantenute, nell'insieme di allarmi lanciati.
Onorevoli deputati, posso dire che questa è stata una delle ragioni per cui la Commissione ha deciso di elaborare il Libro verde sul futuro delle relazioni tra l'Unione europea e i nostri partner ACP.
Non è più possibile accettare che sia la Commissione a fare proposte e che poi il dibattito rimanga circoscritto ad un gruppo d'interessati, senza che molti altri attori dello sviluppo possano partecipare e aiutare a formulare le proprie proposte base.
Ritengo che i lavori per la revisione dell'accordo di Lomé abbiano mostrato che un dibattito era necessario perché le radici che abbiamo creato possano diventare più profonde, perché possa aumentare l'efficacia ricercata, perché certi argomenti che sono stati utilizzati nel dibattito sulla revisione di Lomé IV, anche in seno dell'Unione europea, non possano più trovare spazio nel futuro.
<P>
Questo momento è importante, ma forse il momento decisivo verrà tra poco, quando dovremo presentare le proposte per il futuro.
Pertanto, onorevoli deputati, permettetemi di ringraziarvi a nome dei paesi ACP per lo sforzo compiuto per migliorare tale cooperazione e di dirvi che la Commissione, ancora e sempre di più, sarà molto attenta ai Vostri suggerimenti e alle Vostre preoccupazioni su questo tema.
<P>
<SPEAKER ID=259 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.
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<CHAPTER ID=12>
Qualità dell'acqua
<SPEAKER ID=260 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le due seguenti relazioni:
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A4-0395/96, presentata dall'onorevole Eisma a nome della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, sulla proposta di direttiva del Consiglio (COM(94) 0036 - C4-0036/94-94/0006(SYN)) concernente la qualità delle acque di balneazione; -A4-0394/96, presentata dall'onorevole Collins a nome della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, sulla proposta di direttiva del Consiglio (COM(94) 0612 - C4-0199/95-95/0010(SYN)) relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano.
<SPEAKER ID=261 NAME="Eisma">
Signor Presidente, circa due anni e mezzo fa ho iniziato il mio lavoro di relatore per questa direttiva sulle acque di balneazione e finalmente sono in grado di presentare la mia relazione in questa sede.
Si potrebbe parlare dell'opera di tutta una vita, ma la ragione è che in questi due anni e mezzo abbiamo portato a termine una completa revisione dell'intera politica europea in materia di acque e ciò ha portato al ritardo o costituisce uno dei motivi del ritardo per cui soltanto adesso procediamo all'esame di questa direttiva.
Stasera parliamo di una direttiva che interessa tutti i cittadini europei.
Infatti molti si recano in vacanza in luoghi le cui acque sono aperte alla balneazione e molti fanno dipendere completamente da ciò la loro scelta: questi cittadini europei devono avere la certezza che le possibilità di contrarre una malattia nuotando in tali acque, acque approvate dalla Commissione, è estremamente ridotta.
L'aspetto legato alla salute pubblica ha rappresentato per me il principale punto di partenza per l'elaborazione della relazione.
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Perciò non concordo con il criterio della Commissione, del Commissario Bjerregaard, di far sì che questa direttiva non incida a livello di costi.
In effetti se c'è un'elevata probabilità che una persona si ammali nuotando in queste acque, allora c'è qualcosa che non va con le disposizioni in vigore ed è possibile che siano necessari alcuni costi per migliorare tale normativa.
<P>
Desidero citare alcuni importanti modifiche apportate nella mia relazione.
Innanzitutto l'allargamento a persone che si dedicano ad altri sport acquatici, oltre che al nuoto.
Anche i surfisti e i subacquei sono spesso in acqua.
Perché allora tutelare i bagnanti e non coloro che praticano altre attività ricreative in acqua?
Se la Commissione ritiene che per questi sportivi non possano essere applicate le stesse norme valide per i bagnanti, desidero sapere dalla Commissione in che modo si possa trovare una soluzione a tale problema e mi auguro che il Commissario affronterà in maniera esauriente questo tema nella sua risposta.
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Un emendamento essenziale è quello relativo alla definizione di acque di balneazione.
In passato è emerso che gli Stati membri sapevano aggirare in maniera molto creativa la vecchia definizione.
Mi riferisco ad esempio al Regno Unito e all'on. Jackson, che non è presente in aula, ma che è responsabile del fatto che il Regno Unito ad esempio non ha indicato come centro balneare una località come Brighton e che non ha menzionato nessuna acqua di balneazione in un'area con acqua dolce.
Signor Presidente, se non lo si fa vi saranno costi aggiuntivi per poter rispettare tutti gli impegni.
Ritengo che sia estremamente importante che la definizione di acque per balneazione sia meglio specificata di quanto proposto dalla Commissione.
Lo stesso vale per la definizione di stagione balneare.
In passato, in regioni calde dell'Unione la stagione balneare veniva protratta per alcune settimane, e ciò significa una cattiva applicazione della direttiva.
Per tale ragione abbiamo apportato una modifica anche a tale riguardo.
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Ciò mi riporta alla parte sostanziale della direttiva, l'allegato con i parametri.
In funzione delle nuove opinioni scientifiche, posso appoggiare in gran parte la proposta della Commissione.
Tuttavia su alcuni punti vengono presentati degli emendamenti, il più importante dei quali è il parametro relativo agli streptococchi fecali.
Non c'è da stupirsi che la proposta della Commissione che peraltro risale al 1994 sia già stata superata da nuove scoperte scientifiche e i risultati dei più recenti studi vengono tradotti nell'emendamento 36.
Si tratta di una norma severa e molte acque per la balneazione che rispondono alle vecchie norme avranno problemi con quelle nuove, ma ne va sempre della salute pubblica.
A tale riguardo desidero riallacciarmi alle dichiarazioni dell'on. Jackson, ora presente in aula, sugli enormi costi collegati alle direttive in materia di acqua potabile e di acque da balneazione.
On. Jackson, i dati che Lei cita non sono esatti.
Lei ritiene che nel Regno Unito l'applicazione della direttiva sulle acque di balneazione costerà 4 miliardi di sterline.
Non soltanto i costi saranno di gran lunga minori, perché molte delle misure che portano ad una riduzione degli scarichi devono già essere attuate nell'ambito di altre direttive, mi riferisco ad esempio alle direttive relative alle acque di scarico urbane e ad ogni direttiva PC; inoltre sul mercato sono già disponibili nuove tecnologie che rendono molto più economico il trattamento delle acque di scarico.
Un valido esempio è rappresentato dall'isola di Jersey, nel suo paese, dove il trattamento delle acque di scarico con raggi ultravioletti costa 2 milioni di sterline rispetto ai previsti 11 milioni di sterline.
Gradirei comunque sentire dal Commissario Bjerregaard alcune precisazioni in merito ai costi derivanti da questa direttiva.
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Signor Presidente, da ultimo desidero chiedere al Commissario di spiegare in che modo questa direttiva dovrà essere integrata in futuro nella direttiva quadro sulle acque.
Io ho alcune idee al riguardo, come esposto nell'emendamento 14, ma sono curioso di sentire la risposta del Commissario a tale proposito.
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<SPEAKER ID=262 NAME="Collins, Kenneth">
Signor Presidente, l'altra parte di questa discussione congiunta si propone di garantire la qualità delle acque potabili.
Essa costituisce una priorità di livello europeo, ragione per cui abbiamo dovuto tenere conto degli sviluppi scientifici realizzati dopo l'emanazione dell'ultima direttiva del 1980 e approviamo l'idea generale di una proposta nuova e migliorata.
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Dobbiamo dire che la direttiva del 1980 non è stata applicata in modo corretto, perché troppo complessa e tale da creare confusione, e come risultato abbiamo dei nuovi standard.
Alla vecchia confusione fra sistemi di misurazione diversi si sono sostituiti valori parametrici che gli Stati membri dovranno rispettare.
Questi valori sono più chiari e più conformi alle attuali conoscenze scientifiche.
La commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori ha dedicato molto tempo a questa direttiva.
La cooperazione fra la maggior parte dei suoi membri è stata intensa e tutti gli emendamenti considerati rispettano alcuni principi molto importanti che ora mi accingo a illustrare.
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Le pressioni per migliorare gli standard sanitari e ambientali sono state enormi, e perciò abbiamo respinto emendamenti che avrebbero tutelato la salute pubblica meno della direttiva del 1980.
Abbiamo raccomandato di rafforzare parecchi parametri, soprattutto i requisiti relativi al piombo e agli antiparassitari.
Abbiamo ridotto dai 15 suggeriti dalla Commissione a 10 anni il periodo entro il quale gli Stati membri dovranno adottare il parametro del piombo.
V'è una frangia in Parlamento che vorrebbe ridurlo a cinque o quattro anni o forse alla settimana scorsa, ma é solo una frangia e pensiamo che rimanga tale.
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Allo stesso tempo abbiamo proposto l'obbligo per gli Stati membri di concertare entro cinque anni un piano per l'eliminazione del piombo dall'acqua potabile.
Non v'è nell'Unione europea persona responsabile che creda nella possibilità di una presenza sia pure minima di piombo nell'acqua destinata al consumo umano.
Per quanto concerne gli antiparassitari, abbiamo reintrodotto il parametro totale perché ritenuto il modo migliore e più sicuro per garantire la protezione della salute contro gli antiparassitari che interagiscano fra loro come un cocktail.
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Ho detto delle pressioni per migliorare la salute, ma la cosa più importante è che trattasi di pressioni realistiche.
I membri della commissione si sono riuniti per elaborare dei compromessi su materie molto difficili e tecniche, come quelle riguardanti il tri- e il tetracloretene ed i trialometani.
Non voglio entrare nei dettagli perché l'ora è troppo tarda e qualcuno si è certamente fermato a prendersi un ktail d'altro genere mentre veniva qui stasera.
Ma sta di fatto che in sostanza e realisticamente abbiamo trovato il modo di restringere nella maggior parte degli Stati membri questi parametri.
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Debbo far notare che la Finlandia, la Svezia, il Mediterraneo e così via, non hanno gli stessi problemi della Danimarca e della Germania.
Abbiamo dovuto trovare una via di mezzo.
Mi rendo conto che a qualcuno non piace trovare vie di mezzo, ma nell'interesse di tutti i cittadini d'Europa, e non solo di pochi favoriti, abbiamo dovuto farlo.
Abbiamo così introdotto parametri diversi laddove necessario, per esempio per quanto riguarda il problema dei disgregatori endocrini.
Gli standard usati si basano su informazioni di pubblico dominio e sui risultati più recenti e attendibili della ricerca scientifica.
Molti parametri sono conformi alle raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità.
Crediamo nella trasparenza e nella democrazia e per questo abbiamo presentato diversi emendamenti per stabilire i requisiti della comunicazione e per assicurare un'informazione costante dei consumatori e del Parlamento europeo.
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In conclusione, gli emendamenti da noi presentati indicano che vogliamo una proposta coerente con la prassi del Parlamento.
Vogliamo abbandonare la procedura di comitato.
Vogliamo rafforzare i parametri igienici.
Vogliamo una migliore informazione dei consumatori e insistiamo sulla profilassi e sul principio della prevenzione.
Trattasi di una proposta importante perché di vasta portata.
Mentre a chiunque può interessare il piombo e gli antiparassitari, occorre considerare anche altri aspetti.
Abbiamo cercato di conciliare fra loro tutta una serie di opinioni diverse e lungo il percorso abbiamo avuto discussioni animate ma nel complesso sono lieto della collaborazione e dei progressi registrati al nostro interno e, devo dirlo, con la Commissione.
L'abbiamo fatto nel nostro interesse perché vogliamo rimediare ad un non certo mirabile passato concernente l'attuazione della precedente direttiva sull'acqua potabile.
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Una sola osservazione per concludere: in Parlamento c'è chi ha dato di questa relazione un'interpretazione intemperante, mendace e fantasiosa.
Ha detto che l'unico a guadagnarci è il governo del Regno Unito.
Costoro sembrano ignorare il fatto che, mentre lo vanno dicendo, il governo del Regno Unito mi accusa di essere una specie di estremista ambientalista.
Se sono riuscito a raggiungere un compromesso fra fanatici di opinioni contrapposte, vuol dire che ho agito nello spirito autentico del consenso europeo, e quindi non esito a raccomandare la relazione.
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<SPEAKER ID=263 NAME="Cornelissen">
Signor Presidente, una buona qualità delle acque di balneazione è importante per la salute pubblica, l'ambiente e il turismo e questa proposta rappresenta un passo in avanti.
Una cosa buona per il turismo.
Desidero ringraziare il relatore per aver recepito una serie di proposte della commissione per i trasporti e il turismo.
Cito l'ampliamento del concetto «acque di balneazione» ad «acque destinate ad attività ricreative» nel secondo considerando.
Inoltre sarebbe più coerente e chiaro se il relatore modificasse adeguatamente anche l'art. 1, paragrafo 2.
Sono anche grato per l'accoglimento della bandiera blu quale simbolo di un'eccellente qualità dell'acqua.
Un simbolo che i cittadini riconosceranno facilmente.
Ma deploro che il relatore non abbia recepito la nostra proposta di introdurre quale ultima data per la pubblicazione della qualità delle acque il 31 gennaio.
Perché?
I consumatori hanno il diritto di venir informati tempestivamente in merito alla qualità delle acque destinate alla balneazione e alle attività ricreative nella prevista meta delle loro vacanze.
Circa 200 milioni di europei scelgono di trascorrere le vacanze estive in una località con acque destinate ad attività ricreative.
La maggior parte di loro prenota con largo anticipo per poter ancora trovar posto durante gli affollati mesi estivi.
Prenotare con anticipo è importante per il turismo e il 15 maggio, come proposto dal relatore, è troppo tardi.
Signora Commissario, tutti gli esperti da me consultati assicurano che, analizzando la qualità delle acque alla fine dell'estate, è possibile elaborare le relative informazioni entro il 15 gennaio, ossia dopo quattro mesi.
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Infine desidero esprimere apprezzamento per gli sforzi evidenziati dal mio paese, i Paesi Bassi, dove le autorità e le organizzazioni che si occupano di sport nautici s'impegnano per ridurre l'incidenza degli scarichi emessi da tali sport sulle acque aperte.
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<SPEAKER ID=264 NAME="Presidente">
Vorrei invitare gli onorevoli colleghi a non far sedere i loro assistenti nei seggi riservati ai parlamentari, bensì nei posti all'uopo previsti dietro.
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<SPEAKER ID=265 LANGUAGE="NL" NAME="De Coene">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, a nome del gruppo socialista mi congratulo con gli onn.
Eisma e Collins per l'ottimo lavoro. Il mio intervento sarà diretto soltanto alla direttiva sulle acque di balneazione.
Altri colleghi del mio gruppo esamineranno la direttiva oggetto della relazione dell'on.
Collins. Finalmente è possibile riallacciare all'attualità la direttiva sulla qualità delle acque di balneazione.
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In primo luogo ciò accade allargando il campo d'applicazione della direttiva a tutte le zone in cui non è vietata la balneazione.
Inoltre è necessario che anche le acque destinate agli sport nautici ricadano sotto il campo d'applicazione della direttiva.
Non soltanto i bagnanti, ma anche i praticanti di sport acquatici vengono a contatto con l'acqua e pertanto anche in questo caso devono essere previsti criteri di qualità.
<P>
Nella lotta per accaparrarsi i turisti, la qualità delle acque di balneazione svolge un ruolo sempre più importante.
E, a termine, il conseguimento di severi criteri di qualità rappresenta un atout economico.
Pertanto è anche nell'interesse dei consumatori che le acque di balneazione vengano controllate ovunque nello stesso modo e che i risultati vengano resi noti in maniera comprensibile e uniforme.
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Per combattere tutti i tipi di manipolazione riteniamo necessario sottoporre immediatamente alle disposizioni di questa direttiva anche le zone balneari di nuova apertura.
Non si tratta di concedere rinvii.
Ciò significherebbe che nei primi anni si potrebbero compiere esperimenti a scapito della salute dei bagnanti.
Gli Stati membri devono inoltre provvedere affinché ogni zona balneare che viene aperta al pubblico risponda ai criteri fissati e soddisfi immediatamente quei criteri.
<P>
Se dalla misurazione risulta che l'inquinamento costituisce una minaccia per la salute pubblica, gli Stati membri devono impedire la balneazione nella zona interessata.
Ma a tale divieto deve essere data ampia eco.
Non basta affiggere una tabella di divieto sulla spiaggia.
La popolazione deve essere adeguatamente informata attraverso giornali, radio e televisione.
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Infine è apparso necessario rafforzare i criteri relativi ai parametri per gli streptococchi fecali, mentre vengono recepiti anche nuovi parametri, in particolare concernenti gli antiparassitari come i pesticidi, ma anche i nitrati e i fosfati.
Tutto ciò al fine di garantire un'adeguata tutela della salute pubblica. Una considerazione che deve essere più forte di qualsiasi miope interesse turistico.
Inoltre vogliamo che, assieme al rapporto, gli Stati membri presentino alla Commissione anche le necessarie prove.
Finora non è possibile esercitare alcun controllo sui rapporti visto che si tratta di dichiarazioni unilaterali senza prove e anche a ciò dobbiamo rapidamente trovare una soluzione.
Tra breve alcuni colleghi del gruppo affronteranno in maniera più approfondita la relazione Collins.
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<SPEAKER ID=266 NAME="Poggiolini">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, la direttiva concernente la qualità delle acque di balneazione, approvata nel lontano 1976, appare oggi ovviamente superata: è quindi giusto che venga aggiornata.
<P>
Per quanto riguarda la sua applicazione pratica, è emerso purtroppo che alcuni Stati membri si sono trovati in notevole difficoltà, tant'è vero che, dopo varie modifiche, solo nel 1990 è stata recepita da tutti gli Stati membri.
Si rende quindi necessaria la semplificazione delle norme, e ciò è possibile anche in relazione agli importanti progressi che dal 1976 in poi si sono conseguiti sul piano delle analisi chimico-fisiche e, soprattutto, microbiologiche.
Nell'intendimento della Commissione, ciò dovrebbe consentire di ridurre il numero delle analisi e, conseguentemente, anche i costi.
<P>
Il problema complesso e delicato, di fronte al quale ci troviamo, è dunque quello di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze di semplificazione delle analisi, affinché tutti gli Stati membri possano farvi fronte, e l'esigenza fondamentale di non ridurre il livello di protezione dei bagnanti, indebolendo la direttiva.
<P>
Ci si è posto anche il problema di una più ampia e chiara informazione dei cittadini sullo stato di sicurezza delle acque di balneazione, utilizzando anche mezzi radiotelevisivi, in modo che siano forniti a tutti dati comprensibili ed esaurienti.
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A risolvere questi problemi tendono i nostri emendamenti e quelli di altri gruppi, a molti dei quali il Partito popolare europeo ha dato il suo sostegno.
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Un altro punto delicato è costituito dall'individuazione delle zone in cui devono essere effettuati i controlli.
La direttiva del 1976 faceva riferimento alle zone frequentate da un congruo numero di bagnanti e questa dizione ha consentito di contemplare ben 16.000 zone di balneazione all'interno dell'Unione.
Esse possono sembrare molte, ma occorre tener presente che in paesi quali l'Italia e la Spagna ci sono ben 8.000 chilometri di coste, comprendenti un grandissimo numero di zone balneari, molte delle quali sono regolarmente frequentate da turisti e da cittadini del luogo.
<P>
L'introduzione da parte della Commissione della nuova definizione di acque di balneazione, intese come acque in cui la balneazione non è vietata ed è tradizionalmente praticata da un gran numero di bagnanti, restringe il numero delle zone da controllare.
Si pensi, infatti, che in questo modo resterebbero fuori dal controllo tutte le zone ove la balneazione è praticata da un numero medio di bagnanti.
<P>
Non voteremo l'emendamento n. 16 del PSE perché, se fosse approvato, estenderebbe il controllo e le analisi a tutte le migliaia di chilometri di coste dell'Unione, anche su quelle non frequentate.
Questo problema merita quindi una riflessione da parte della Commissione, del Consiglio e dello stesso Parlamento, che potrà eventualmente proporre una soluzione di compromesso in occasione della seconda lettura.
<P>
Ferme restando queste considerazioni, il Partito popolare europeo ritiene che la direttiva in esame sia senz'altro degna di approvazione.
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<SPEAKER ID=267 NAME="Baldi">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel contesto della revisione della legislazione comunitaria sull'acqua e conformemente alle conclusioni del Consiglio del dicembre 1993, l'attuale proposta presenta sostanziali modifiche rispetto alla direttiva 80/778 attualmente in vigore.
Essa tende quindi a garantire una maggiore protezione della salute umana e, per la prima volta, stabilisce una serie di requisiti minimi di qualità per l'acqua potabile in tutta la Comunità.
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Se, da un lato, è giusto affermare che questa proposta tende a semplificare l'attuale direttiva adeguando i parametri di riferimento concernenti il contenuto di piombo, boro, rame eccetera, dall'altro, occorre sottolineare la scarsa attenzione che, al momento della discussione in seno alla commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, è stata riservata ad alcuni aspetti fondamentali e di primaria importanza.
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È infatti sorprendente che non sia stato sufficientemente discusso il problema del rame che, nella proposta della Commissione, è stato inserito nella tabella relativa ai parametri chimici - che elenca veleni quali arsenico, cianuro, mercurio, piombo eccetera - invece di figurare nella tabella relativa ai parametri indicatori, che servono per controllare e rendere più agevoli le misurazioni di eventuali cambiamenti nella qualità dell'acqua, di cui sono ben evidenziate le benefiche proprietà nel rapporto trasmesso dall'Organizzazione mondiale della sanità nell'ottobre 1996.
<P>
Vorrei far notare che questa manchevolezza ha destato molti sospetti, che si sono peraltro aggravati, come risulta da un esame degli emendamenti approvati dalla commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori; a titolo esemplificativo, cito l'emendamento al quattordicesimo considerando, in cui si chiede alla Commissione di far elaborare norme europee sui materiali utilizzati per la distribuzione dell'acqua potabile.
Quali saranno questi nuovi materiali, quali interessi nascondono i paesi?
Inoltre, vorrei ricordare che, se almeno da un punto di vista sanitario sono giustificabili la riduzione del contenuto massimo del piombo e la conseguente riduzione delle condutture in piombo, non bisogna certo dimenticare che l'onere di tali investimenti rende esitanti la maggior parte degli Stati membri.
Solo per l'Italia è stata calcolata una cifra pari a 30.000 miliardi di lire, l'80 % dei quali è costituito dal cambiamento delle tubature all'interno delle abitazioni, da effettuare in 15 anni.
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Essendo l'acqua la sostanza più diffusa, è importante che la questione sia ben chiara per la tutela del consumatore.
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<SPEAKER ID=268 LANGUAGE="DA" NAME="Dybkjær">
Signor Presidente, le modifiche della direttiva sulle acque di balneazione e della direttiva sulle acque destinate al consumo umano, modifiche che stiamo analizzando ora, si fondano sulle decisioni basate sul principio di sussidiarietà fissato nel vertice di Edimburgo nel 1992.
Le modifiche a entrambe le direttive fanno sì che molti si chiedano se il principio di sussidiarietà, nelle sue forme attuali, corrisponda ancora al principio voluto dal Consiglio.
Ci sono sempre motivi per stare in guardia quando improvvisamente si vogliono semplificare le direttive ambientali, perchè spesso i presunti miglioramenti si traducono in peggioramenti, una tendenza riscontrabile in questo caso.
Naturalmente dobbiamo anche chiederci se la prospettiva è quella giusta e se c'è corrispondenza tra quello che spendiamo e quello che otteniamo in cambio. È ovvio che spetta a noi parlamentari porci continuamente questa domanda.
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Il problema della direttiva sulle acque potabili è che si tratta di una direttiva minima, ma che nel suo ambito l'acqua viene considerata una merce.
Pertanto è del tutto inaccettabile che i limiti proposti per il piombo, ad esempio, non siano rispettati, a prescindere dal fatto che ciò comporti forti costi per altri paesi, ed è risaputo che sarà così. Infatti, se i limiti non saranno rispettati, non assicureremo in pratica alcuna tutela alle popolazioni che vogliono un tenore di piombo inferiore.
Viene così a mancare il significato della domanda, cioè se si tratti effettivamente di una direttiva minima.
Secondo me, dunque, questa direttiva deve essere vista come direttiva minima, pur continuando a considerare l'acqua una merce.
<P>
Per entrare ora nello specifico degli emendamenti, relativamente alla direttiva sulle acque di balneazione il gruppo liberale vota a favore di tutti gli emendamenti, ad eccezione degli emendamenti 38 e 39, che ci sembrano contenere proposte ottime per la direttiva sulle acque destinate al consumo umano, ma troppo avanzate per le acque di balneazione.
Relativamente alla questione della direttiva sulle acque destinate al consumo umano, desideriamo che prosegua la discussione sui costi connessi, ma per nessun motivo possiamo accettare un superamento dei limiti, visto che l'assunzione di una quantità eccessiva di piombo costituisce un pericolo per donne e bambini.
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<SPEAKER ID=269 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, già nello scorso mese di ottobre, in occasione della discussione sulla relazione dell'onorevole Florenz in merito alla possibilità e alla necessità di una direttiva quadro sulle acque in Europa, era risultato che il 15-20 % delle acque europee non presenta una qualità sufficientemente elevata.
Le due direttive, la cui revisione viene discussa oggi, hanno 21 anni una e 16 l'altra.
Pensiamo che dovremmo accettare la maggior parte degli emendamenti presentati e approvati in seno alla commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori affinchè l'applicazione delle direttive sia quella dovuta.
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Fino al 1990, nessuno Stato aveva ancora trasferito la Direttiva sulle acque balneabili nella propria normativa nazionale in modo corretto e accettabile e c'erano numerosi problemi di applicazione.
Pertanto, viste le nuove opportunità offerte oggi dalle analisi chimico-fisiche e anche alla luce della direttiva sull'informazione dei consumatori, la revisione è imprescindibile.
<P>
Inoltre è necessario acquisire una visione generale del problema.
Nella seduta della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori svoltasi un anno, un anno e mezzo fa, si era già evidenziata la necessità di tenere conto non solo della qualità, ma anche della quantità delle acque.
<P>
Desidero inoltre ricordare in questa sede che nel mio stesso paese, non molto tempo fa, attraverso l'acqua il batterio legionella ha causato oltre 20 morti e più di 200 ricoveri.
Pertanto è imprescindibile rivedere le direttive per garantire in Europa la qualità delle acque, oggi gravemente minacciata.
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<SPEAKER ID=270 LANGUAGE="FR" NAME="Lannoye">
Signor Presidente, esistono due generi di argomentazioni decisive per modificare la direttiva del 1980 sull'acqua potabile.
<P>
La prima argomentazione riguarda la conoscenza scientifica della tossicità degli agenti inquinanti per la salute umana - conoscenza che ha visto una rapida evoluzione.
In secondo luogo, nell'acqua potabile si possono ora individuare delle sostanze inquinanti che, solo quindici anni fa, non esistevano o erano presenti in quantità minime.
<P>
L'attuale situazione della qualità delle acque superficiali e sotterranee è in costante degrado, come la stessa Commissione ha ammesso nella sua ultima relazione.
In particolare, esistono problemi gravissimi dovuti alla presenza di nitrati, pesticidi e clorurati organici.
<P>
Sono possibili due diversi approcci: rafforzare la direttiva per meglio tutelare la salute, oppure indebolire la direttiva per adattarsi alla realtà in nome del realismo.
Purtroppo la Commissione ha scelto la seconda alternativa, con la sola eccezione del parametro concernente il piombo.
Per taluni parametri essenziali, come pesticidi, solventi clorurati e trialometani, è stata data una risposta assolutamente inadeguata, pur trattandosi spesso di sostanze cancerogene.
<P>
Per quanto riguarda un parametro specifico o, per meglio dire, la particolare famiglia dei parametri riguardanti la radioattività, non è stato fissato alcun valore limite. Vorrei portare all'attenzione degli onorevoli colleghi il fatto che, contrariamente a quanto detto in commissione, nemmeno la corrispondente direttiva Euratom prevede un valore limite per gli elementi radioattivi.
<P>
Sapendo che molte delle acque di superficie sono contaminate dalla radioattività, abbiamo incluso un emendamento in proposito e presentato altri emendamenti sui parametri precedentemente menzionati.
<P>
Spero che dette proposte non saranno interpretate come il segnale di un radicalismo spinto, ma semplicemente come un intento di tutelare meglio la salute dei cittadini europei.
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<SPEAKER ID=271 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, desidero affrontare il tema delle acque di balneazione, la relazione Eisma.
Nella sua motivazione, la Commissione ha illustrato per quali motivi ha deciso di elaborare una proposta di modifica della direttiva sulla qualità delle acque di balneazione.
Non viene citato il fatto che questa direttiva viene ancora applicata in maniera molto diversa dopo 21 anni.
Non soltanto si registra una grande differenza tra i paesi per quanto riguarda l'indicazione di ciò che sono acque di balneazione, ma anche il rispetto della qualità delle acque lascia a desiderare.
<P>
Per tale ragione è necessario che venga varata una chiara direttiva sulla qualità delle acque di balneazione, la cui interpretazione lasci poco spazio agli esecutori.
L'acqua è meno mobile dell'aria, ma pur sempre transfrontaliera.
Pertanto è indispensabile una valida serie di indicatori, dotati di valori limite.
La presente proposta costituisce un valido punto di partenza.
Il relatore vi ha apportato numerose utili integrazioni.
<P>
Ho ancora delle domande su due punti.
In primo luogo il campo d'applicazione.
La Commissione lo voleva limitare rigidamente ai posti in cui si nuota.
La commissione per la protezione dell'ambiente ha recepito degli emendamenti volti ad allargarlo a tutte le acque destinate ad attività ricreative.
Tale allargamento comporta gravi conseguenze.
Dovranno essere analizzate molte più acque e per un periodo molto più lungo.
Qual è il parere della Commissione in merito all'ampliamento del campo d'applicazione?
<P>
Desidero inoltre sapere dalla Commissione che cosa pensa sul rapporto tra la direttiva in materia di acque di balneazione e la futura direttiva quadro sulla qualità delle acque.
In tale contesto come giudica la Commissione l'emendamento 14?
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<SPEAKER ID=272 LANGUAGE="FR" NAME="Grossetête">
Signor Presidente, prendendo immediatamente la parola, mi sia consentito intervenire soprattutto in merito alla relazione dell'on. Collins sull'acqua potabile.
<P>
Visto quanto è già stato detto, vorrei rivolgermi, in particolare, alla Commissione e dichiararmi stupito per il fatto che essa si permetta di proporre una norma, a mio giudizio, assurda perché troppo bassa (10 ìg di piombo in un litro d'acqua) e destinata ad essere applicata in un periodo di quindici anni.
La proposta è illogica: se effettivamente esiste un problema per la salute pubblica, non vedo perché aspettare quindici anni prima di risolverlo.
<P>
A mio avviso, sarebbe più logico proporre un miglioramento, ovvero una riduzione del tasso di piombo nell'acqua potabile dai 50 ìg/l. attuali a 25 ìg/l. nell'arco di un quinquennio.
Già questo potrebbe essere un passo avanti e, trascorsi i cinque anni, si dovrebbe rivedere la direttiva.
È infatti necessario un riesame del testo tra cinque anni perché, allo stato attuale, non conosciamo i risultati degli studi tossicologici sul contenuto di piombo nel sangue.
Vorrei quindi sapere se la Commissione è decisa ad avviare questo tipo di studi.
<P>
Inoltre, desidero sapere se è pronta ad intraprendere degli studi sulle conseguenze dell'uso di materie plastiche nelle condutture idriche.
Oggi alcuni studiosi di endocrinologia si interrogano sulle conseguenze dell'uso delle materie plastiche, per le quali mancano apposite conoscenze scientifiche.
Forse, se la Commissione si adopererà in tal senso, dette conoscenze saranno auspicabilmente disponibili tra cinque anni.
<P>
Infine, vorrei sottolineare che è molto importante armonizzare i metodi di campionamento e controllo sulla concentrazione del piombo, dato che i metodi attualmente impiegati per misurare la concentrazione del piombo nell'acqua non sono affatto armonizzati.
Ciò vale anche per i metodi di campionamento, che oggi variano da un paese all'altro, rendendo particolarmente difficile la fissazione di una norma.
<P>
Mi stupisco anche della nuova posizione assunta dalla Commissione in merito al rame, poiché mancano degli elementi che possano avallare un simile inasprimento della Commissione nei confronti di detta sostanza.
<P>
Occorre porre nella giusta ottica i problemi relativi al contenuto di rame e piombo nell'acqua potabile.
Tutti sanno che, per quanto riguarda i lattanti, vige la norma OMS dei 10 ìg/l. e che, da decenni, gli abitanti della UE hanno smesso di dar da bere l'acqua del rubinetto ai lattanti.
Tutte le giovani madri sanno bene che, per la preparazione del biberon, va usata l'acqua minerale.
Pertanto non è necessario applicare all'intera popolazione una norma OMS destinata ai soli lattanti.
<P>
Sono questi gli interrogativi che desideravo porre alla signora Commissaria.
<P>
<SPEAKER ID=273 LANGUAGE="DA" NAME="Kirsten Jensen">
Signor Presidente, l'acqua potabile deve essere pulita, non soltanto salubre, perchè in questo campo entriamo subito nella valutazione di quanto possa sopportare la popolazione prima di ammalarsi.
Per questo motivo l'acqua potabile deve essere pulita e questo principio è anche alla base della direttiva sulle acque destinate al consumo umano, oggi vigente, ma che tanti paesi per anni hanno completamente disatteso.
Nell'industria si condivide l'insoddisfazione per i governi più recidivi in merito alla direttiva vigente.
Il fatto è che nell'acqua potabile possono finire anche sostanze approvate, oltre a quelle contenute nelle acque di falda.
La qualità dell'acqua peggiora ulteriormente quando viene trasportata in tubi di piombo che i governi non hanno sostituito per risparmiare fondi.
L'acqua potabile è inquinata in quasi tutti gli Stati membri, ma la salute e l'ambiente non si tutelano innalzando i valori limite e permettendo così agli Stati membri di rispettare più facilmente la direttiva.
La tutela si esercita fissando limiti più rigidi.
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Come noto alla Commissione, il Parlamento ha difeso con tenacia i requisiti igienici contenuti nella vigente direttiva sulle acque destinate al consumo umano dagli attacchi della Commissione e del Consiglio dei Ministri dell'Agricoltura che volevano approvare nuovi antiparassitari, benchè sapessero che essi sarebbero potuti finire nelle acque destinate al consumo umano.
Il presidente della commissione per l'ambiente ha ricevuto l'appoggio del Tribunale e una concessione è stata ritirata.
L'Organizzazione mondiale della sanità può costituire un quadro di riferimento, ben sapendo che l'OMS non è un «organo folle» che pone limiti insostenibili per la tutela della salute.
Tuttavia, se l'OMS dichiara che il tetracloretilene e il tricloretilene sono cancerogeni, noi dovremmo interpretare tale dichiarazione come una chiara messa al bando di tali sostanze dalle acque destinate al consumo umano.
Può essere che questi pericolosi composti del cloro siano già presenti nell'acqua, ma in questo caso è solo colpa nostra e dobbiamo porci l'obiettivo di modificare questa situazione.
I limiti proposti dalla Commissione sono troppo generosi.
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Le norme ambientali dell'Unione europea devono partire da un elevato livello di tutela e dal principio di sussidiarietà, anche quando si tratta di norme minime, proprio come in questo caso, avendo noi di fronte una direttiva minima. Posso comprendere che il relatore ad un certo punto abbia provato l'impulso di adottare l'art.
100 A come base giuridica. La struttura della proposta di direttiva spingeva in tal senso, visto che si proponeva che la Commissione valutasse il desiderio degli Stati membri di una maggiore tutela dell'ambiente.
È questa la forma di garanzia ambientale condizionata che il governo conservatore danese alla metà degli anni '80 negò di aver accolto, ma che poi ci siamo ritrovati comunque.
Fortunatamente ci siamo accordati sul fatto che stiamo parlando di una direttiva ambientale e di norme minime.
Ma in questo rapporto non si vede una base giuridica sufficiente.
Vi si può aggiungere la struttura stessa della direttiva prevista dal relatore.
È della massima importanza che la commissione possa seguire questo principio.
Occorre reintrodurre il limite complessivo degli antiparassitari.
Il limite complessivo intende esprimere il fatto che le acque destinate al consumo umano non deve contenere antiparassitari.
In Danimarca purtroppo invece ce li troviamo.
Il limite complessivo rappresenta la nostra garanzia per un tetto massimo dell'inquinamento totale.
Sappiamo troppo poco sull'interazione delle sostanze e sui prodotti della decomposizione.
Si deve quindi applicare il principio della sussidiarietà.
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<SPEAKER ID=274 LANGUAGE="FR" NAME="Cabrol">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, una nostra direttiva aveva già fissato - per la prima volta - i parametri minimi per la qualità dell'acqua destinata al consumo umano.
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La Commissione ha presentato una proposta di modifica alla direttiva, volta a garantire una maggiore salvaguardia della salute dei consumatori.
È questa la proposta che stiamo esaminando.
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Per migliorare la qualità dell'acqua sono previste due azioni essenziali: una riduzione del tasso di piombo ed una diminuzione del livello di pesticidi.
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Nel breve tempo concessomi parlerò soltanto dei pesticidi.
Al riguardo, il valore unico di 0, 1 g/l. per ciascuna sostanza, a prescindere da quali siano gli agenti chiamati in causa, non corrisponde alle norme fissate dall'OMS.
A maggior ragione, in materia di sanità pubblica, la norma dello 0, 5 g/l. per l'insieme delle sostanze è assolutamente infondata ed inapplicabile.
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In effetti, vista la diversità dei pesticidi organici (insetticidi, erbicidi, fungicidi, nematocidi, acaricidi ed alghicidi), è più importante rispettare un valore specifico per ciascuna sostanza - come fa l'OMS - fissando un valore dello 0, 1 g/l. come soglia d'allarme, oppure un diverso valore parametrico della qualità dell'acqua per ciascun pesticida.
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Per detti motivi chiedo al Parlamento di approvare gli emendamenti 104 e 105, da me presentati a nome del gruppo UPE.
Tali emendamenti danno la giusta importanza ai dati veramente scientifici e mettono da parte le norme che, senza di essi, sembrerebbero arbitrarie.
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<SPEAKER ID=275 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
L'indebolimento della direttiva da parte della Commissione contrasta direttamente con la volontà dei consumatori e delle consumatrici, i quali esigono standard di protezione più severi per le acque destinate al consumo umano.
Abbiamo bisogno, come già sottolineato, di un elevato grado di protezione, ma soprattutto di elevati parametri precauzionali.
È compito della Commissione garantire tali parametri; essa non può permettere che il nostro alimento primario si trasformi in un cocktail velenoso.
Per questa ragione invito la Commissione a pronunciarsi affinché nella posizione comune vengano fissati parametri massimi totali.
Perché in caso contrario lasceremmo che nel nostro alimento primario si formi il pericoloso cocktail velenoso sopracitato.
Penso che il Parlamento europeo debba dare un chiaro segnale in materia.
Noi siamo contrari alla proposta della commissione per la protezione dell'ambiente di raddoppiare il valore massimo consentito dei trialometani cancerogeni portandolo, rispetto alla proposta della Commissione, a 110 microgrammi per litro.
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La normativa tedesca sulle acque potabili prevede per queste sostanze cancerogene un limite massimo complessivo di 10 microgrammi.
Ritengo che sia un nostro diritto creare una elevata soglia di protezione nei confronti di queste sostanze.
Dovremmo pertanto invitare la Commissione a presentare una proposta vincolante anche per quanto riguarda le sostanze dannose per il sistema endocrino.
È ormai dimostrato che tali sostanze possono venire individuate e che sono molto pericolose.
Vorrei in chiusura ribadire ancora una volta quanto sia importante per noi che venga accolto il nostro emendamento relativo alla fissazione di un valore massimo per la presenza di radioattività nell'acqua.
Credo che stabilire dei limiti massimi equivalga a fare una scelta politica, scelta che va fatta oggi stesso.
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<SPEAKER ID=276 LANGUAGE="DA" NAME="Sandbæk">
Signor Presidente, nella proposta della commissione per una nuova direttiva sulle acque destinate al consumo umano si legge all'art. 1, tra l'altro, che l'obiettivo della direttiva è assicurare che l'acqua sia salubre.
Il Parlamento ha proposto di aggiungere «e pulita».
Qual è però il significato delle parole «salubre e pulita»?
Ci riferiamo all'aspetto tossicologico, cioè se l'acqua è scientificamente accettabile, oppure vogliamo un'acqua ecologicamente sostenibile?
Prendo seriamente il principio della sussidiarietà e mi riferisco alla seconda alternativa.
Per me acqua pulita è sinonimo di acqua non inquinata.
Evidentemente per la commissione il significato è diverso.
La commissione si è richiamata alle norme dell'OMS, ma in considerazione del fatto che l'OMS è un'organizzazione che opera a livello mondiale e principalmente nei paesi più poveri, il livello di ambizione dell'Unione europea dovrebbe essere decisamente più alto.
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Come già detto mi riferisco in particolare ai limiti di due sostanze, TRI e PER.
I limiti esistenti sono stati elevati rispettivamente a 40 e 70 mg/l, cioè peggiorati, nonostante il comitato scientifico consultivo della commissione abbia affermato che il TRI con ogni probabilità è cancerogeno, cosa che pare confermata oggi anche dal centro oncologico dell'OMS.
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Resta irrisolto anche un serio problema giuridico. La base giuridica è giustamente l'art.
130 S, ma allo stesso tempo l'art. 13 della direttiva stabilisce che non è possibile vietare o limitare l'importazione di acqua o alimenti per i quali sia stata utilizzata acqua, purchè siano soddisfatte le norme minime.
Come fa questa norma ad armonizzarsi con la base giuridica della direttiva, che attribuisce la possibilità di istituire norme nazionali più rigide?
Questa contraddizione deve essere eliminata dalla direttiva.
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Vorrei concludere con alcune congratulazioni.
Con grande soddisfazione ho letto sulla stampa danese che il commissario all'ambiente ha pensato di reintrodurre il valore limite complessivo, e vorrei averne conferma qui stasera.
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<SPEAKER ID=277 NAME="Aparicio Sánchez">
Signor Presidente, le direttive in corso di discussione congiunta hanno rilevanza straordinaria, soprattutto quella riguardante le acque destinate al consumo.
Sono noti la necessità universale del bene acqua e l'impatto che esso produce sulla specie umana, sulla sua salute, ma anche sulla sua cultura e benessere.
Pertanto qualsiasi revisione delle direttive ha un impatto economico importantissimo e quindi, innanzi tutto, ritengo di dovermi congratulare con la Commissione per la sua iniziativa, con il relatore onorevole Collins, per la fermezza dimostrata in sede di esame della direttiva, e con la commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori che ha fatto onore al proprio nome discutendo la direttiva esclusivamente sulla base di criteri sanitari e di tutela dei consumatori e lasciando in secondo piano gli aspetti economici.
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Infine, desidero presentare due brevissime annotazioni.
La prima riguarda il rame. Riteniamo abbia subito un trattamento ingiusto, pensiamo sarebbe stato logico includerlo fra le sostanze indesiderate in quantità eccessiva e non fra i parametri chimici.
Pertanto non comprendiamo la rigidità del relatore a tale riguardo, rigidità che non ha tenuto conto di criteri strettamente scientifici e sanitari riguardo al rame che secondo noi, in quantità moderate, continua ad essere innocuo e a costituire un ottimo materiale per le condutture idriche.
La seconda riguarda il piombo. Sicuramente la nostra severità è stata dettata dalla coscienza e non abbiamo tenuto conto dell'impatto economico di questo materiale.
Ciò nonostante, il Parlamento dovrà provvedere affinchè, a tempo debito, i paesi ricevano adeguati aiuti economici finalizzati alla sostituzione delle tubazioni in piombo e dovrà anche offrire un'analisi strutturale di tali finanziamenti.
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<SPEAKER ID=278 LANGUAGE="DE" NAME="Flemming">
Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi e colleghe, il piombo non è fatto per essere bevuto.
Il piombo è una sostanza tossica che, una volta ingerita, l'uomo non può più eliminare.
Il piombo provoca conseguenze gravi per la salute umana, soprattutto nei bambini e nelle donne incinte.
È ovvio pertanto che l'OMS abbia abbassato il valore parametrico del piombo nell'acqua potabile da 50 a 10 microgrammi.
Ciò non impedisce che rimanga ancora un piccolo, anzi piccolissimo, fattore d'insicurezza.
Sicuramente questo significherà che tutti gli stati dovranno cercare di allinearsi il più rapidamente possibile al suddetto valore.
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L'OMS, l'abbiamo sentito anche oggi, non ha esattamente fama di essere severa nella fissazione dei parametri.
Tali parametri tendono più a rappresentare valori minimi che massimi.
L'unica strada percorribile è quindi quella di cambiare le tubature e le rubinetterie in piombo se si vuole rientrare nel valore di 10 microgrammi e rispettare così il limite minimo di piombo.
Tutto questo avrà un costo, un costo molto elevato.
Nel settore ambientale e della salute pubblica ci troviamo continuamente di fronte a errori del passato a cui dobbiamo porre rimedio nel presente.
Usando il piombo, negli anni passati, non si voleva certo far male a nessuno.
Oggi che si conosce la pericolosità del piombo non ci saranno giustificazioni se rimarremo inerti dinanzi a tale problema.
La Commissione propone una fase di transizione della durata di quindici anni, il relatore, che purtroppo non è presente, di dieci anni.
Sarei contenta se gli Stati membri recepissero la direttiva così velocemente.
In ogni caso dovranno avere e avranno la possibilità di attivare gli investimenti necessari.
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Il fascino dell'Europa risiede nella sua varietà.
I danesi contano di non dover sostenere alcun costo, in quanto evidentemente non hanno tubi di piombo.
I francesi invece prevedono costi altissimi.
La direttiva non prevede l'obbligo per i singoli proprietari di sostituire le tubature di piombo. Ma allora a cosa servirà risanare le reti di distribuzione idrica se poi il piombo finirà di nuovo nell'acqua dagli impianti domestici?
Un compito ovvio degli Stati membri sarebbe quello di mettere a punto programmi di risanamento, di offrire agevolazioni fiscali e finanziarie e di sostenere finanziariamente quei proprietari che vogliono procedere al risanamento.
Naturalmente anche l'Unione deve essere in grado di intervenire, elaborando un piano di aiuti finanziari.
Gli stessi cittadini possono difendersi.
Credo che se in futuro non si valuteranno gli appartamenti solo in base alla metratura, alla posizione e al prezzo, bensì si domanderà com'è l'acqua, il mercato reagirà velocemente a tale circostanza ed un appartamento con le tubature in piombo avrà un valore di mercato molto minore rispetto ad un appartamento che offre acqua di buona qualità.
L'acqua è vita, pertanto se domani delibereremo una buona direttiva sulle acque destinate al consumo umano avremo dato anche noi il nostro contributo alla sua salvaguardia.
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<SPEAKER ID=279 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Flemming.
Vorrei congratularmi con lei per questo suo primo intervento in Assemblea.
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<SPEAKER ID=280 NAME="Florio">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro gruppo, come hanno già anticipato i colleghi che mi hanno preceduto, indubbiamente vede favorevolmente i principi che hanno ispirato la proposta di modifica della direttiva sulle acque potabili.
Inoltre, i colleghi che mi hanno preceduto hanno mosso taluni appunti alla proposta avanzata, il che ci ha indotto a presentare diversi emendamenti.
<P>
Non voglio soffermarmi sull'aspetto scientifico - già trattato dai miei colleghi - in particolare quello attinente alla ricollocazione del rame nell'ambito della direttiva.
Voglio invece ricordare che questa direttiva avrà un impatto economico molto forte e che il nostro gruppo ha proposto di prorogare di cinque anni il termine ultimo per l'adeguamento e di instaurare al tempo stesso un sistema di incentivi atto a premiare coloro che si adegueranno per primi alle nuove norme e ai nuovi parametri previsti dalla direttiva.
<P>
Crediamo che questo sia un modo intelligente per non far pesare troppo rapidamente sui contribuenti europei questi grossi oneri economici che - lo rammento - in tutt'Europa incideranno per circa 100 miliardi di ECU sui bilanci di noi tutti contribuenti.
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<SPEAKER ID=281 LANGUAGE="PT" NAME="Apolinário">
Signor Presidente, direi che oggi il Parlamento europeo si pronuncia a favore di una rivoluzione positiva, legata alla qualità della vita, in questo caso a quella dell'acqua destinata al consumo umano.
Sottolineando l'iniziativa della Commissione, desidero congratularmi per il lavoro svolto dal relatore, il presidente Kenneth Collins.
È vero che queste felicitazioni sono già un tic parlamentare.
Ad ogni modo mi congratulo per questo lavoro, anche se su un punto concreto non sono d'accordo con la posizione assunta dal collega Kenneth Collins, perché ritengo che abbia portato ad una posizione giusta a favore dell'aumento dei requisiti della qualità dell'acqua e perché la relazione riflette un approccio corretto in tale senso.
<P>
Dal punto di vista portoghese, di recente abbiamo avuto il triste caso della presenza di alluminio nell'acqua in un ospedale di Evora.
In Inghilterra, nel 1988, si è verificata una situazione analoga in Cornovaglia.
Ripetutamente viene rilevata nell'acqua un'eccessiva presenza di nitrati e di pesticidi.
Sono molte le situazioni che giustificano e sottolineano l'importanza di questa direttiva.
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Desidero evidenziare vari punti molto chiari.
In primo luogo, se questa è la direttiva per combattere contro la presenza di piombo nell'acqua, è importante chiarire quali siano i materiali alternativi e, in particolare, quali studi sugli stessi siano disponibili.
Che conseguenze comportano i PVC?
Che cosa sostituiamo?
Che cosa utilizziamo?
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In secondo luogo, il costo.
Questa direttiva rappresenta un anno del bilancio comunitario.
È dunque necessario consentire che fondi comunitari, strutturali e di altro tipo, siano destinati all'attuazione di questa direttiva.
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In terzo luogo, seguiamo - e applaudiamo - una linea di maggiore restrizione nell'uso dei pesticidi.
Lo sfruttamento agricolo intensivo e il ricorso a pesticidi sono nocivi per il suolo, deteriorano le risorse sotterranee, inquinano l'acqua, ponendo, alla fine, a rischio un bene sempre più scarso.
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Infine, difendiamo il passaggio del rame da parametro chimico a parametro indicativo, con un limite di 2mg/l, ossia 2.000 microgrammi/litro, riducendo i parametri costanti della direttiva del 1980.
Il quadro previsto è sufficientemente ristretto e, a mio parere, ha più senso integrare il rame nei parametri indicativi che in quelli chimici, così come, tra altri prodotti, l'arsenico.
<P>
<SPEAKER ID=282 LANGUAGE="DE" NAME="Florenz">
Signor Presidente, non c'è dubbio che l'acqua sia alla base della nostra esistenza.
Ciò vale per gli esseri umani, per gli animali, per l'ecosistema.
Appunto per questo abbiamo bisogno di una sequenza logica che contempli la prevenzione, la lotta contro l'inquinamento alla fonte e il principio di «chi inquina paga». Tutti parametri che abbiamo aggiunto sotto forma di integrazione alla comunicazione della Commissione.
Lei, signora Commissaria, è invitata dal canto suo a far sì che in futuro tali parametri qualitativi e relativi alle emissioni vengano applicati con intransigenza all'interno dell'Europa.
La reazione dell'onorevole Eisma rispetto al fatto che alcuni colleghi vorrebbero clausole di abbandono nel caso in cui l'emanazione di una normativa venisse a costare troppo, mostra chiaramente i punti deboli della politica idrica europea.
Prima sporcare i fiumi e successivamente ripulirli per mezzo della tecnica è certamente la via sbagliata.
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Consentitemi di fare alcune osservazioni sulle acque di balneazione. Sono molto critico nei confronti degli amici Verdi, soprattutto verso quelli tedeschi.
Iniziano facendo di tutta l'erba un fascio.
Chi ritiene di poter applicare alle estesissime acque di balneazione europee i parametri per l'acqua destinata al consumo umano fa il gioco dei nostri nemici dell'ambiente!
Se la concentrazione di pesticidi che si vuole raggiungere per i bacini d'acqua destinata al consumo umano è di 0, 1 microgrammi - ed è quello che vogliamo fermamente anche noi, assieme alla fissazione del parametro totale massimo - non si può pretendere di ottenere lo stesso risultato per le acque di balneazione, non si può neanche rilevare, verificare, non si può fare nulla, se non dimostrare che in questo campo si è perso il contatto con la realtà!

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Vorrei ancora sottolineare che nonostante la questione relativa ai costi sia importante, essa non può fungere da parametro assoluto.
Mi spaventa che alcuni colleghi oggi in quest'Aula stiano discutendo seriamente di abbandono.
Io sono per lo 0, 1, io per lo 0, 5, io invece sono per un'acqua salubre.
Abbiamo bisogno di acqua pura, per questo vanno attuati il principio di prevenzione e gli obiettivi minimi.
Se arriveremo a tanto, saremo sulla buona strada.
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<SPEAKER ID=283 NAME="Marinucci">
Signor Presidente, nella direttiva n.
778/80 sull'acqua potabile, furono fissati per la prima volta una serie di requisiti obbligatori per la qualità delle acque potabili, validi in tutti i paesi della Comunità, ed è giusto riconoscere che a quella direttiva si deve certamente l'origine e il miglioramento complessivo della qualità delle acque, registratosi in Europa negli ultimi dieci anni.
<P>
Tutto invecchia, anche le direttive.
Nel 1993 il Consiglio europeo di Bruxelles ha invitato la Commissione ad avviare una radicale revisione della normativa sulle acque potabili; l'attuale proposta però è solo un elemento, come riconosce la stessa Commissione, del processo di semplificazione, consolidamento ed aggiornamento della legislazione comunitaria in materia di acque.
Essa non ha l'obiettivo di tutelare le risorse, ma solo quello di garantire la qualità delle acque fornite al consumatore.
Non a caso un aspetto fondamentale della nuova direttiva è la riduzione della concentrazione massima di piombo da 50 a 10 microgrammi per litro - sia pure in un lasso di tempo ragionevolmente lungo - perché questo elemento è tossico.
<P>
Non altrettanto potrebbe dirsi per quanto riguarda il rame, di cui invece non solo è stata scientificamente dimostrata l'innocuità, ma si sa anche che, in piccole dosi, sarebbe addirittura necessario per la salute umana.
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La commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori ha affrontato la questione del finanziamento della sostituzione delle tubature ed anche il problema, non irrilevante per gli Stati, del raccordo dell'acqua nelle abitazioni.
Sarebbe opportuno però che la Commissione ci dimostrasse che sostituire le tubature di piombo o di rame con quelle di plastica è sicuramente meglio per la salute umana.
Aspettiamo la dimostrazione in Parlamento!
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<SPEAKER ID=284 LANGUAGE="EN" NAME="Jackson">
Signor Presidente, voglio ritornare sulla questione dei costi.
Penso sia importante prendere atto che la Commissione non è riuscita a presentare una previsione dei costi delle due direttive.
Richiesto quanto sarebbe venuta a costare la direttiva sulle acque di balneazione, il Commissario ha risposto dicendo che si sarebbe trattato di un'inezia dato che essa si sarebbe agganciata direttamente alla direttiva del 1976, che rappresenterebbe il costo maggiore.
Questo non è vero.
Non è vero in base ai resoconti prodotti dal governo britannico; non è vero in base alle cifre fornite dai gestori dei servizi di distribuzione idrica nel Regno Unito.
È una mancanza grave della Commissione il non aver presentato alcuna relazione sull'incidenza del costo della direttiva sull'acqua potabile di cui tanto si é parlato.
<P>
Lo so che potreste dire: »lo dice solo perché vuole conoscere il costo per avere elementi contro la direttiva.
Non è così.
Voglio conoscerne il costo perché penso che noi, a nome della popolazione dell'Europa, dobbiamo essere in grado di legiferare ad occhi aperti conoscendo almeno approssimativamente il costo delle nostre decisioni.
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Al riguardo, l'onorevole Collins si è dimostrato onesto suggerendo che per affrontare il costo di una soluzione del problema della presenza del «piombo nell'acqua» sarebbe necessario che i fondi strutturali prevedessero un obiettivo VII.
Vorrei conoscere il pensiero del Commissario al riguardo.
<P>
A proposito della direttiva sulle acque di balneazione, sono presenti in tribuna alcune persone provenienti da Torbay nel Devon.
Sono liberali, o forse lo erano.
Il gruppo liberale non parla nel loro interesse.
Rappresentano una parte del mio paese che, come paese, sta spendendo complessivamente o in quota parte circa £3 milioni per portare le acque di balneazione agli standard imposti dalla direttiva del 1976.
Si valuta poi che l'attuazione delle proposte della Commissione sulle acque di balneazione verrebbe a costare fra 1, 6 miliardi e i 4 miliardi di sterline.
Oltre a ciò, l'onorevole Eisma, che è liberale, vuole estendere la direttiva sulle acque di balneazione a tutte le acque utilizzate per la pratica di sport acquatici e per finalità ricreative.
Che cosa è una finalità ricreativa?
È - e penso che lo debba essere - per esempio la vela. Ma allora come conciliarlo col fatto che disputiamo regate di panfili che fanno il giro dell'Inghilterra?
Se la regata gira intorno all'Inghilterra allora vuol dire che tutte le acque costiere del Regno Unito rientrerebbero nel campo di applicazione della direttiva sulle acque di balneazione.
<P>
L'onorevole Eisma sostiene che le cifre che abbiamo presentate non sono esatte.
Come mai un liberale olandese, parlamentare di secondo piano del Parlamento europeo, si permette di commentare le cifre presentate dalle autorità di un altro Stato membro?
Mi oppongo.
Penso sia importante che sul costo delle cose che andiamo raccomandando questo Parlamento sia onesto nei confronti della popolazione europea.
Non siamo onesti.
Dobbiamo esserlo.
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<SPEAKER ID=285 LANGUAGE="DE" NAME="Graenitz">
Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi e colleghe, dal momento che abbiamo parlato così tanto di costi, vorrei iniziare il mio intervento affrontando un punto che, a dire il vero, volevo citare alla fine, cioè la concentrazione di piombo nell'acqua destinata al consumo umano.
Pur essendo a conoscenza delle notevoli ripercussioni che il piombo contenuto nell'acqua può avere per la salute delle future madri e dei bambini in tenera età, ci soffermiamo a parlare di costi!
Personalmente ritengo che ai costi per il risanamento delle tubazioni vadano contrapposti quelli per la cura dei malati.
Proprio in un'epoca in cui in tutti i paesi aumentano le spese sanitarie, è necessario riflettere su ciò che possiamo fare per preservare la salute dei cittadini europei.
Non ha senso risparmiare da un lato qualche spicciolo e dall'altro permettere un'esplosione di costi nel settore sanitario.
<P>
Vorrei congratularmi con il relatore per il lavoro svolto e approfittare dell'occasione per ringraziarlo di avermi permesso di collaborare per un certo numero di anni, prima di diventare membro di questo Parlamento, agli sforzi da lui compiuti per migliorare le condizioni ambientali in Europa.
Penso che l'acqua debba essere limpida e pura; essa è il nostro alimento più importante.
È alla base di ciò che cuciniamo e mangiamo e credo quindi che non debba contenere sostanze nocive; ciò vale sia per quelle già conosciute, come i nitrati, i pesticidi, i prodotti chimici e i composti clorurati organici, che per quelle sostanze di cui si cominciano a riscontrare soltanto adesso gli effetti deleteri.
Mi auguro inoltre che la Commissione ci metta a disposizione al più presto uno studio in materia e presenti proposte per eliminare dall'acqua destinata al consumo umano le sostanze dannose per il sistema endocrino.
<P>
Penso che la battuta di un rinomato fisico europeo sul fatto che l'acqua sarà lo specchio del nostro futuro possa diventare il motto del nostro lavoro e che il contributo del Parlamento debba venir ripreso dalla Commissione e dal Consiglio affinché tale specchio resti pulito!
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<SPEAKER ID=286 LANGUAGE="FI" NAME="Myller">
Signor Presidente, dopo lunga attesa, le direttive sulla qualità dell'acqua sono finalmente all'esame del Parlamento.
Non è mai abbastanza sottolineare l'importanza che il rinnovo di tali direttive riveste per quei paesi che già da tempo hanno applicato sistemi più evoluti da un punto di vista scientifico.
La mancata approvazione delle nuove direttive ci vedrebbe regredire di circa un ventennio, il che non si può certo giustificare dinnanzi ai cittadini.
Nei confronti di questioni attinenti alla qualità dell'acqua, nonché di altre questioni direttamente legate alla salute e alla sicurezza dei cittadini, l'Unione deve assumere un atteggiamento ambizioso ed è necessario far pressione sugli Stati membri affinché accettino e applichino standard il più elevati possibile.
<P>
I risultati si ottengono lavorando.
In Finlandia, ad esempio, l'alta concentrazione di trialometano nell'acqua potabile ha costituito un problema, ora però la situazione è sotto controllo grazie ai numerosi sforzi intrapresi ed essa è diminuita stabilendosi su valori medi comunitari.
Per quanto riguarda la protezione delle acque dall'inquinamento, anche la prossima direttiva quadro ci fornirà l'occasione per trattare l'argomento.
Mi auguro che a tal proposito il Parlamento sarà in grado di esercitare una maggiore pressione nei confronti del Consiglio per un'azione più rapida rispetto a quella esercitata per le direttive in questione.
<P>
<SPEAKER ID=287 NAME="Bjerregaard">
Signor Presidente, sono costretta a dividere la mia risposta in due parti, perchè è stato presentato un gran numero di emendamenti a cui devo rispondere. Vorrei iniziare con alcune osservazioni in merito alla proposta sulle acque di balneazione.
Tanto per cominciare, comunque, vorrei ringraziare per il lavoro svolto sia la commissione per la protezione dell'ambiente che la commissione per i trasporti e il turismo, e in particolare i relatori, Doeke Eisma e Petrus Cornelissen.
<P>
Poichè la direttiva 76/160 sulla qualità delle acque di balneazione costituisce uno degli atti giuridici più antichi, negli ultimi anni - come ricordato nel dibattito di questa sera - è stata oggetto di ampie discussioni, principalmente per il fatto di non essere stata adeguata allo sviluppo tecnologico e scientifico.
Questi sviluppi hanno oggi reso più facile la definizione di alcuni indicatori di inquinamento con l'obiettivo di prevenire la presenza di sostanze nocive.
Inoltre la balneazione e le relative acque costituiscono un aspetto importante del turismo e l'industria turistica ha bisogno di criteri comuni in tutta l'Unione europea, in modo che i turisti possano operare una scelta su basi comparabili.
Dagli emendamenti si evince inoltre che le commissioni hanno prestato particolare attenzione a questo punto.
<P>
Obiettivo principale di questa proposta è semplificare e migliorare la direttiva esistente sia nei confronti dei cittadini che delle autorità degli Stati membri; nel caso dei cittadini occorre garantire che i valori limite tengano conto delle conoscenze scientifiche più recenti.
Inoltre, grazie a un migliore quadro d'insieme, i cittadini devono essere costantemente informati sulla qualità delle acque di balneazione nel loro paese e, ovviamente, nelle località meta delle loro vacanze.
Quanto alle autorità, è indispensabile limitare il numero dei parametri sottoposti a monitoraggio e dare loro la possibilità di rilevare i casi in cui la qualità dell'acqua temporaneamente non soddisfa appieno le norme, adottando i necessari provvedimenti.
<P>
Esiste un lungo elenco di settori in cui la Commissione è d'accordo con gli emendamenti presentati.
Gli emendamenti 4, 9, 10, 11, 12 e 14, sottolineati con forza da Eisma, 18, 21, 23, 24, 26, 28, 31, 33, 34, 35 e 36, anch'essi messi in evidenza, 37 e 40, possono essere accolti in pieno oppure in linea di principio.
Gli emendamenti 6, 17, 22, 27 e 29 devono essere riformulati leggermente e pertanto possono essere accolti soltanto in parte.
Al contrario, la Commissione non accoglie gli emendamenti 1, 2, 3, 5, 7, 8, 13, 15, 16, 19, 20, 25, 30, 32, 38 e 39.
Naturalmente a questo punto del dibattito non è possibile motivare singolarmente perchè sono stati respinti.
Vorrei tuttavia riportare alcune osservazioni in merito ad alcuni di essi.
Gli emendamenti 2, 3 e 8 non possono essere accettati in quanto modificano l'oggetto della direttiva, trasferendola dall'ambiente e dalla salute al turismo.
Non possiamo accogliere gli emendamenti 6, 2a parte, e 22, 4a parte, perchè comporterebbero un eccessi di simboli e creerebbero confusione nei cittadini con un nuovo simbolo simile alla famosa bandiera blu.
Vorrei aggiungere che condivido la soddisfazione per l'utilizzo della bandiera blu espressa in molti interventi.
<P>
La Commissione prende atto della richiesta motivata di una qualità garantita delle acque destinate ad attività ricreative.
Secondo la Commissione, però, sarebbe insufficiente espandere il campo di applicazione della direttiva sulle acque di balneazione alle acque destinate ad attività ricreative.
Per questo non possiamo accogliere gli emendamenti 1, 5 e 15.
Naturalmente abbiamo preso atto della questione e analizzeremo i settori in cui sia possibile adottare misure per le acque destinate ad attività ricreative.
<P>
Passiamo infine all'emendamento 14, che mira ad integrare la direttiva sulle acque di balneazione in una direttiva quadro sulla politica idrica.
In principio possiamo accoglierlo.
Siamo completamente d'accordo sull'intenzione di questo emendamento di non indebolire la direttiva, ma proprio in questo periodo abbiamo previsto di inserire la direttiva sulle acque di balneazione nella futura direttiva quadro.
La richiesta di una direttiva quadro sull'acqua fu espressa nell'estate del 1996 dopo aver ascoltato le parti interessate sulla possibilità di integrare l'intera legislazione idrica in una politica unitaria.
La Commissione è dunque giunta alla conclusione che la direttiva sulle acque di balneazione rappresenta un contributo autonomo all'integrazione della politica sanitaria, ambientale e, sotto certi aspetti, turistica.
Secondo noi, inoltre, è opportuno che la direttiva sulle acque di balneazione conservi un'identità chiara e distinta.
Anche se la direttiva sulle acque di balneazione come tale non rappresenterà una parte della direttiva quadro sull'acqua, si provvederà ad uno stretto coordinamento con la direttiva quadro, inserendo le acque di balneazione e le future norme nei piani di gestione dell'acqua che verranno elaborati nell'ambito della futura direttiva quadro.
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Si è svolta anche un'ampia discussione in merito alla base scientifica di alcuni parametri, quali gli streptococchi fecali e gli enterovirus.
Recenti indagini scientifiche hanno evidenziato da un lato la correttezza della proposta della Commissione, secondo la quale gli streptococchi fecali sarebbero il miglior indicatore di contaminazione fecale, mentre, dall'altro lato, queste indagini hanno evidenziato che è necessario adottare una norma più severa in modo da diminuire i rischi per la salute, portandoli a un limite accettabile.
Un'indagine in corso presso l'Organizzazione mondiale della sanità, l'OMS, in merito alla qualità delle acque destinate ad attività ricreative presenta risultati simili.
La Commissione può quindi approvare il relativo emendamento 36 del Parlamento.
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Possono essere presentati diversi altri commenti alla proposta, ma mi limiterò a quanto detto e vorrei nel frattempo ringraziare per l'analisi compiuta.
Spero di aver coperto i punti principali delle osservazioni sollevate durante il dibattito e vorrei ora passare a commentare la proposta sulle acque destinate al consumo umano e sulla revisione della relativa direttiva.
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Anche in questo campo vorrei ringraziare i relatori, e in particolare Ken Collins, ma anche gli assistenti che hanno collaborato alla proposta.
Vorrei ringraziare per il lavoro prestato e anche per aver chiarito le tante singolarità che sono venute alla luce nell'ambito di questa proposta, che naturalmente possiede un ampio e importante contenuto politico, ma che allo stesso tempo rappresenta una proposta molto tecnica.
L'obiettivo principale di questa proposta è di semplificare e migliorare la direttiva esistente sia nei confronti dei cittadini che delle autorità degli Stati membri; nel caso dei cittadini occorre, da un lato, garantire che le norme siano rese più severe di pari passo all'evoluzione tecnologica e, dall'altro, rendere più chiara la direttiva, in modo che i cittadini possano essere costantemente informati sulla qualità dell'acqua di rubinetto.
Relativamente alle autorità, l'obiettivo può essere raggiunto limitando il numero dei parametri sottoposti a monitoraggio e dando loro la possibilità di rilevare i casi in cui la qualità dell'acqua temporaneamente non soddisfa appieno le norme e adottare i necessari provvedimenti.
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La Commissione ha lavorato intensamente alla realizzazione di una proposta secondo me buona e ottimamente fondata, che corregge i difetti della direttiva esistente e, al tempo stesso, conserva e in molti casi migliora l'elevato livello di tutela.
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Su un totale - mi pare - di 124 emendamenti, possiamo accoglierne 22 in pieno, 13 in linea di principio, e 1 parzialmente, ma ne restano 89 che non possiamo accogliere.
Nell'analisi degli emendamenti, come nell'elaborazione della proposta originaria, la Commissione ha prestato particolare attenzione ad assicurarsi che, nel rispetto della comunicazione recentemente approvata sull'attuazione della legislazione ambientale della Comunità, venissero presentate esclusivamente proposte attuabili.
In qualità di garante del Trattato la Commissione deve naturalmente assicurarsi che le direttive siano messe in pratica in modo giusto e unitario.
Considerando le carenze in tema di protezione della direttiva esistente, la Commissione ha prestato particolare riguardo al fatto che la direttiva riveduta potesse essere messa in atto correttamente.
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La commissione può accogliere senza riserva gli emendamenti 1, 3, 4, 5, 16, 18, 20, 25, 28-33, 36, 38, 40 e 42, relativi a questioni poste da diversi interventi in merito al limite complessivo, 48, 49, 50 e 64.
Tutti contribuiscono a migliorare il testo, perchè aggiungono materiale di fondamento oppure requisiti logici e intelligenti, eliminano le possibilità di errata interpretazione e forniscono un migliore quadro d'insieme; alcuni di essi garantiscono un maggior livello di protezione.
Sono 13 gli emendamenti che la Commissione può accogliere in linea di principio, cioè gli emendamenti 6, 10, 17, 19, 26, 39, 41, 44, 45, 47, 58, 65 e 77.
Relativamente ai trialometani, la Commissione è pronta ad accogliere gli emendamenti 41 e 45 del relatore, come ho già detto.
Le norme contenute nella proposta risultano significativamente più severe.
Il nuovo emendamento 121 punta ad un ulteriore irrigidimento.
Capisco bene la base di questo emendamento, ma non mi pare il caso di approfondirlo immediatamente.
Posso promettere però che lo analizzeremo a fondo in futuro.
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La Commissione può accogliere parzialmente un emendamento, cioè il numero 7.
La Commissione non accoglie invece gli altri emendamenti, e tralascerò di nominarli tutti per le ragioni che ho già detto.
Vorrei invece prenderne alcuni come esempio e commentare il motivo per cui la Commissione non può accoglierli.
Mi premurerò tuttavia di approfondire gli altri, qualora qualcuno me lo chieda in seguito.
In generale la Commissione non può accogliere emendamenti che a suo parere non funzionerebbero oppure renderebbero molto difficile l'attuazione.
Come ho già detto, uno degli obiettivi della proposta era di correggere alcune delle carenze della direttiva esistente, e in particolare le misure che nella pratica non avevano funzionato.
È per questa ragione che non accogliamo gli emendamenti 8 e 9, che richiedono l'assicurazione che i bacini di raccolta dell'acqua siano protetti da antiparassitari e nitrati.
Anche con la miglior volontà del mondo non è possibile assicurare una tale protezione.
L'approvazione di un emendamento di questo tipo renderebbe pressochè impossibile l'attuazione completa e corretta della direttiva.
Gli emendamenti 22, 23 e 24 intendono eliminare la procedura di comunicazione utilizzata allorchè uno stato desideri fissare norme più severe o parametri supplementari.
Devo ammettere che la proposta di eliminare tale clausola mi tenta.
La Commissione, tuttavia, è dell'idea che tali emendamenti non possano essere accolti a questo punto, in sede di prima lettura, pur non escludendo di poterli accogliere in sede di seconda lettura.
Non sottolineerò mai abbastanza che l'obiettivo della procedura di comunicazione non è quello di vietare l'introduzione di norme più rigide o complementari, bensì semplicemente quello di assicurare che queste norme non siano utilizzate in modo tale da creare barriere commerciali e ostacoli al funzionamento del mercato unico.
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Gli emendamenti 12 e 34 hanno lo scopo di introdurre un nuovo considerando e un nuovo articolo con norme sui materiali che vengono a contatto con l'acqua.
La Commissione concorda che la questione dei materiali delle condutture idriche, già sollevata da tanti, sia enormemente rilevante per la qualità dell'acqua potabile che sgorga dal rubinetto.
Essa rappresenta tuttavia un argomento primario della direttiva 89/106, la «direttiva sui materiali edili», anche se in futuro dovremo definire il rapporto preciso fra queste due direttive.
La procedura di consultazione proposta dalla Commissione corrisponde alla procedura II.
L'emendamento 37 eliminerebbe la procedura di consultazione.
In sede di elaborazione della proposta, la Commissione si è adoperata accuratamente affinchè le modifiche dell'allegato I, parametri e valori dei parametri, percorrano l'intero iter legislativo, ivi compresa l'analisi del Parlamento.
Al contrario, l'aggiornamento dell'allegato II, sul monitoraggio, e III, sui metodi di misurazione, può avvenire a livello di Commissione.
Secondo la Commissione si tratta della via più efficiente per trattare le questioni tecniche di un certo rilievo.
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Avrei ulteriori osservazioni in merito agli emendamenti 43, 51 e 46 e ad alcuni altri.
A meno che non vi siano relatori che intendano avere una risposta a questi emendamenti oggi, vorrei però concludere qui il dibattito, ringraziando per la favorevole accoglienza della proposta e per i tanti emendamenti.
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<SPEAKER ID=288 NAME="Presidente">
Signora Commissario, anch'io vorrei ringraziarla sentitamente per il suo sforzo di rispondere a parecchie delle questioni sollevate.
Certo, tale sforzo ha richiesto la bellezza di 18 minuti di tempo.
Lo sottolineo, perché ripetutamente ho domandato all'Ufficio di presidenza ed ai Servizi parlamentari competenti per lo svolgimento delle sedute di calcolare il tempo medio degli interventi dei Commissari, che è intorno ai 10 minuti; pertanto nei progetti di ordine del giorno tali interventi non vanno calcolati di 5 minuti, altrimenti non si riesce a rispettare il programma.
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<SPEAKER ID=289 LANGUAGE="NL" NAME="Eisma">
Signor Presidente, sono molto soddisfatto delle risposte fornite dalla Commissione e anche che sia venuto il funzionario a loro supporto.
Ho una domanda. Il Commissario afferma: non posso accettare l'emendamento 3 relativo all'allargamento del concetto di acque di balneazione alle altre acque destinate ad attività ricreative, ma farò del mio meglio.
Il Commissario può forse dire quando ci informerà in che modo intende introdurre anche gli altri praticanti di sport acquatici, surfisti, ecc., e se intende varare delle norme al riguardo.
Desidererei che fornisse ulteriori precisazioni a tale proposito.
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L'on. Jackson, collega backbencher , si chiede come osi mettere in dubbio i suoi calcoli in merito all'entità dei costi.
A questo proposito Ho già illustrato le mie argomentazioni, che non starò a ripetere.
Ma, on. Jackson, in tutta collegialità, Le chiedo se Lei le esaminerà e vorrà discutere con me partendo da tale base.
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<SPEAKER ID=290 NAME="Presidente">
Vi prego di porre soltanto domande al signor Commissario, senza fare commenti in merito a colleghi che in questo momento non sono presenti in Aula.
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<SPEAKER ID=291 LANGUAGE="NL" NAME="Eisma">
Ho detto alla collega backbencher Jackson perchè non mi vuole credere quando metto in discussione il suo calcolo in merito ai costi derivanti da questa direttiva.
Signor Presidente, io ho fornito le mie argomentazioni e non starò a ripeterle, ma chiedo alla collega Jackson in tutta collegialità di esaminare dette argomentazioni e di discutere con me partendo da tale base.
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<SPEAKER ID=292 LANGUAGE="NL" NAME="Cornelissen">
Signor Presidente, naturalmente sono sensibile al gentile cenno di apprezzamento espresso dal Commissario nei confronti del relatore Eisma e del sottoscritto.
Ciò però non toglie che, in qualità di deputato, desidero ricevere una risposta alla domanda da me rivolta.
Quali sono le obiezioni concrete del Commissario contro l'introduzione del 31 gennaio quale data limite per la divulgazione dei dati inerenti alla qualità delle acque nell'interesse dei consumatori e del turismo?
Il Commissario è disposto a esporci le sue obiezioni, eventualmente per iscritto, in considerazione dell'ora tarda?
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<SPEAKER ID=293 LANGUAGE="EL" NAME="Kokkola">
Signor Presidente, forse lei ha presente che vi è ancora una relazione da discutere.
Ma sono le 11.48.
Io ho il dovere di illustrare l'argomento della mia relazione e debbono parlare altresì i miei colleghi.
La ripartizione del tempo deve essere equa.
Non si può discutere all'infinito di altre questioni a discapito della mia relazione, a discapito di un argomento tanto importante.
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<SPEAKER ID=294 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signor Presidente, vorrei chiederle dove sia l'onorevole Jackson.
Non posso credere che non abbia avuto la compiacenza di restare a sentire la replica del Commissario.
È venuta, ha fatto una dichiarazione con proposte non certo costruttive, attaccando solo il partito di opposizione del suo paese, e non ha avuto la cortesia di restare qui ad ascoltare la risposta del Commissario.
Il fatto dovrebbe essere approfondito.
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<SPEAKER ID=295 NAME="Bjerregaard">
Signor Presidente, naturalmente mi dispiace che ci siano voluti 18 minuti ma, considerando il gran numero di emendamenti sui quali il Parlamento evidentemente voleva una risposta, era praticamente impossibile essere più breve.
Quanto alla ricorrente questione in merito all'anticipo della data della relazione sulle acque di balneazione, mi limiterò a dire che, finchè non saremo riusciti ad instaurare un'altra forma di collaborazione con gli Stati membri, non riusciremo ad elaborare alcuna relazione.
Nella relazione sulle acque di balneazione che abbiamo presentato quest'anno abbiamo riscontrato tante spiacevoli inesattezze, dovute al ritardo con cui ci sono stati forniti i dati e all'impossibilità di apportare correzioni successivamente.
Per questo abbiamo predisposto una procedura che inizialmente era molto rigida, ma che talvolta può dare adito ad errate informazioni.
Saremo ben lieti di approfondire questa risposta per iscritto, perchè naturalmente è anche nostro desiderio che le cifre siano disponibili nel minor tempo possibile. Tale risultato, però, non può essere raggiunto con la procedura fissata.
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<SPEAKER ID=296 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.
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<CHAPTER ID=13>
Conservazione delle zone umide
<SPEAKER ID=297 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0238/96), presentata dalla onorevole Kokkola a nome della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo (COM(95) 0189 - C4-0224/95) concernente l'uso razionale e la conservazione delle zone umide.
<P>
<SPEAKER ID=298 NAME="Kokkola">
Signor Presidente, chiedo scusa per il mio intervento di poco fa, ma penso soprattutto agli interpreti, che non voglio trattenere al di là del loro orario.
Non si tratta di me.
<P>
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, con la comunicazione della Commissione sull'uso razionale e la conservazione delle zone umide, l'Unione europea acquisisce una sua politica e successivamente acquisirà, spero, la normativa necessaria per la protezione e la conservazione delle zone umide che ci sono rimaste.
<P>
Le zone umide sono ormai riconosciute quali ecosistemi di grande importanza, e per questo motivo sono disciplinate da una Convenzione internazionale, la Convenzione di Ramsar.
Non essendo l'Unione europea in quanto tale parte contraente, l'azione comunitaria per la conservazione delle zone umide muove dal primo programma d'azione per l'ambiente.
Vorrei dunque spiegare in due parole perché la funzione delle zone umide sia importante per l'ambiente e l'uomo.
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Le zone umide si annoverano tra gli ecosistemi più produttivi del mondo, comprendendo una straordinaria varietà biologica.
Regolano l'afflusso dell'acqua e riducono gli effetti delle alluvioni e dell'erosione costiera.
Drenano le melme e le sostanze tossiche ed infine, da una ricerca che è stata condotta, si è constatata la capacità di alcuni tipi di zone umide di attenuare le emissioni di biossido di carbonio, e di contribuire così alla riduzione del fenomeno dell'effetto serra.
Contribuiscono in maniera sostanziale alla conservazione delle risorse ittiche, pertanto la loro distruzione comporta pesanti conseguenze per la pesca.
Non mi soffermerò ulteriormente su questi aspetti, tuttavia vorrei sottolineare quanto sia importante applicare gli strumenti comunitari già esistenti per la protezione e la conservazione delle zone umide, quali: - la realizzazione di «Natura 2000»; - l'osservanza da parte dell'Unione europea degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali di cui l'Unione europea è parte contraente; - l'integrazione della politica relativa all'uso razionale delle zone umide nelle altre politiche ed azioni dell'Unione europea.
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Tuttavia, signor Presidente, signora Commissario, mi sia consentito sottolineare taluni altri elementi che considero complementari e molto importanti per riuscire a salvare quelle «distese d'acqua» che sino a pochi anni fa, non essendovi una corretta informazione e conoscenza, venivano considerate soltanto quali elementi malsani per la salute e l'ambiente.
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Signor Presidente, signora Commissario, la creazione di un regime speciale per le zone umide è da considerare un passo importante per la loro conservazione, giacché le politiche finora seguite non sono riuscite ad impedire la distruzione ed il degrado di tali zone ed ovviamente delle loro risorse.
Le zone umide che la Convenzione di Ramsar riconosce di importanza internazionale, e quelle che sono state designate come «zone di protezione speciale» debbono essere automaticamente incluse nella rete «Natura 2000»; la Commissione deve adottare misure per realizzare quanto prima possibile l'inventario di tutte le zone umide europee, nonché la cartina dei loro habitat.
Con l'inventario veniamo a conoscenza di zone umide di cui si ignorava l'esistenza, e in tal modo è possibile proteggerle.
Inoltre, il procedimento di inventario contribuisce a far conoscere l'importanza delle zone umide come patrimonio naturale e culturale, nonché a sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo ad esse.
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Occorre creare una banca dati tale da rendere possibile la raccolta e lo scambio di informazioni.
Occorre moltiplicare e potenziare i programmi di formazione, in modo che quanti hanno la responsabilità di prendere decisioni e di intervenire in materia di zone umide abbiano al riguardo un atteggiamento adeguato.
La Commissione europea deve avere un programma integrato per la gestione ed il risparmio delle risorse idriche.
In merito alle zone umide è necessaria la cooperazione con tutti gli altri paesi con cui l'Unione europea è in qualche modo associata.
Va riconosciuto e rafforzato il ruolo delle Organizzazioni non governative, che molto hanno contribuito e ancor di più possono contribuire alla conservazione delle zone umide.
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Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, dopo aver illustrato taluni punti della relazione che ritengo assai importanti, nel concludere esprimo l'auspicio che questa relazione venga approvata, e credo che non sia ancora tardi perché la Commissione europea adotti le misure necessarie per la protezione e la conservazione di queste distese d'acqua, di fango, di melma, di canne, che però sono così importanti per l'equilibrio ecologico.
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<SPEAKER ID=299 NAME="des Places">
Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, tutti noi conosciamo - perché le abbiamo attraversate almeno una volta - le zone umide europee che, fortunatamente, non si rassomigliano affatto.
È risaputo che dette zone umide hanno un'anima, una sensibilità, una cultura e, ovviamente, una vocazione economica, ecologica, ambientale e scientifica, come pure una storia e, in particolare, una storia politica.
Per tutti gli Stati, esse fanno parte del nostro territorio nazionale e del nostro patrimonio, mentre la responsabilità del loro utilizzo e conservazione spetta soltanto a coloro che le compongono e le usano. Ne consegue, quindi, che vale la pena proteggerle, non solo nell'interesse generale degli Stati, ma anche nel quadro degli interessi privati di chi ne ha cura e vi abita.
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Nessun testo, legislazione, direttiva o legge, per sua natura arbitraria, potrà mai sostituire gli uomini e le donne che hanno plasmato - con il cuore, la testa e le mani - questo territorio eccezionale.
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Solo la concertazione tra i vari partner può essere garanzia di efficacia, specie se gli obiettivi degli uni differiscono da quelli degli altri.
La vocazione per l'agricoltura, la piscicoltura, la silvicoltura e la caccia, il rispetto della proprietà e le altre qualità turistiche sono dei criteri più importanti di quelli contenuti nelle direttive o nelle convenzioni, quali «Ramsar», »Habitat», »Natura 2000», ecc., che risultano essere troppo rigide.
<P>
Gli strumenti della PAC, seppur migliorati dall'eccezione relativa alle zone umide, resteranno delle misure puntuali, difficili da spiegare e da gestire e, forse, prive di continuità.
<P>
Ci rimane, quindi, lo statuto speciale delle zone umide, menzionato poco fa dalla relatrice.
Trattandosi di spazi eccezionali che richiedono una gestione razionale, è opportuno prevedere dei finanziamenti specifici, adattati alla situazione, che meritano più di un pio desiderio e che, per gli utenti, potrebbero dare un nuovo senso ad una migliore gestione.
<P>
Per i suddetti motivi e per il senso stesso della risoluzione, voteremo nel medesimo modo.
<P>
<SPEAKER ID=300 NAME="Souchet">
Signor Presidente, la nostra commissione ha constatato che, in molte regioni europee, importanti attività di pesca e molluscocoltura sono direttamente connesse al mantenimento di zone umide ben gestite.
Impedire la loro desertificazione è quindi diventato prioritario.
<P>
Il futuro delle zone umide è legato alla presenza dell'uomo che le ha plasmate.
Senza gli uomini che le fanno vivere, avendone cura e gestendone le risorse idriche, in Europa non ci saranno più zone umide tra una sola generazione.
Per tali zone facilmente individuabili, che spesso superano i confini amministrativi, esiste l'urgente necessità di definire un regime specifico analogo a quello che è riuscito a contenere l'esodo rurale dalle zone di montagna.
<P>
Occorre dunque concepire un regime ed uno strumento finanziario particolari, che permettano il mantenimento di attività redditizie nonostante il sovrapprezzo connesso alle limitazioni tipiche degli ambienti delicati e fragili da un punto di vista ecologico.
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Desidero ringraziare la commissione per l'ambiente che, a tale scopo, ha preso in considerazione la maggior parte delle nostre proposte: una politica specifica, durevole, adattata alle diversità delle zone umide, ove le compensazioni controbilanciano le limitazioni; un capitolo «zone umide» nel quadro del programma PESCA; l'inserimento della componente «zone umide» nei programmi PHARE e TACIS; la gestione delle zone umide europee in collaborazione con quelle africane, cui sono legate dal punto di vista ecologico, su raccomandazione dell'Assemblea paritetica UE-ACP di Windhoek.
<P>
In particolare, la nostra commissione ha insistito sulla necessità di associare alla definizione degli strumenti di gestione e conservazione delle zone umide, prima di tutto, i gestori del territorio: sindacati ed associazioni di valle, pescatori, acquacoltori, molluscocoltori, agricoltori, proprietari, cacciatori ed altri utenti delle zone umide.
<P>
Il comitato di collegamento dei gestori europei delle zone umide, appena formatosi, sarà un interlocutore particolarmente competente e, su raccomandazione unanime della nostra commissione, la sua consultazione sarà presto indispensabile.
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La nostra commissione ha anche evidenziato la necessità di trarre un insegnamento dalle esperienze positive già effettuate, segnatamente da Gran Bretagna e Francia, nel quadro dei programmi OGAF-agricoltura-ambiente, che vanno assolutamente portati avanti con il reperimento dei mezzi finanziari necessari.
In caso contrario, gli attuali gestori se ne andranno ed i giovani non arriveranno mai.
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Signor Presidente, la ricerca attualmente condotta sotto l'egida della Direzione degli studi del Parlamento europeo, a partire soprattutto dall'esperienza della valle del Poitou, potrebbe dare un importante contributo all'individuazione di una soluzione durevole per il futuro, per preservare le zone umide europee che costituiscono un patrimonio naturale ed umano indispensabile.
È questa una nostra priorità, che ci spinge ad agire rapidamente.
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<SPEAKER ID=301 NAME="Díez de Rivera Icaza">
Signor Presidente, il primo aspetto che desidero sottolineare a nome del gruppo socialista, naturalmente dopo aver espresso il mio apprezzamento alla relatrice per l'ottimo lavoro svolto, è la drammatica riduzione o scomparsa delle zone umide costiere del nostro litorale europeo e il fatto che la cooperazione e la solidarietà comunitarie rappresentano l'unico modo per proteggere e gestire questo fragilissimo patrimonio comune.
Ciò significa che è assolutamente indispensabile definire un piano per uno sviluppo sostenibile e integrato delle nostre coste come annunciato e promesso dal V programma d'azione a favore dell'ambiente.
<P>
CORINE, a suo tempo, si è dimostrato estremamente efficace nel fornire dati sintetici sulla base di criteri analoghi per tutte le zone umide selezionate e ha quindi consentito di effettuare una diagnosi precisa della loro situazione.
Pertanto il testo della Commissione, sebbene adeguato e necessario, risulta insufficiente, in quanto la conservazione di questi fragili ecosistemi richiede una valutazione e una gestione del litorale che tenga conto dell'interdipendenza delle zone umide, come evidenziato dalla situazione degli uccelli migratori.
<P>
Signor Presidente, signora Commissaria, le gravi trasformazioni causate da alterazioni sia fisiche che chimiche, polder , drenaggi, siccità, inaridimento agricolo, turismo - e mi spiace che l'onorevole Cornelissen non sia presente -, scarichi, inquinamento delle acque, ecc., a seguito di uno sviluppo malinteso e, mi si consenta, persino contrario al Trattato sull'Unione, stanno portando alla distruzione di queste belle zone umide e, di conseguenza, costituiscono una grave minaccia per i nostri uccelli migratori che vi approdano in quanto zone di riproduzione, svernamento e sosta.
<P>
Non commettiamo ancora una volta questa terribile distruzione operata dall'uomo per non ritrovarci in quella drammatica primavera silenziosa descritta così bene anni fa da Rachel Carson e, per favore, diamo risoluta applicazione al V programma d'azione a favore dell'ambiente.
<P>
<SPEAKER ID=302 LANGUAGE="NL" NAME="Eisma">
Innanzitutto ringrazio il collega Kokkola per l'ottima relazione.
Noi tutti sappiamo che la maggior parte delle zone umide sono andate perdute e quelle rimaste sono minacciate di contaminazione e distruzione e ciò mentre rivestono particolare importanza nell'ecosistema.
La Commissione europea afferma giustamente che si deve porre fine alla scomparsa delle zone umide, ma purtroppo non mette a disposizione fondi supplementari a tale scopo.
Non mi è neppure chiaro come la Commissione e gli Stati membri pensino di garantire la conservazione e la tutela delle zone umide senza fondi supplementari.
La mancanza di fondi ad hoc si rispecchierà purtroppo in una mancanza d'azione.
<P>
La richiesta che la Commissione pone di recuperare o istituire nuove zone umide mi sembra poco efficace.
Nessuna sostituzione artificiale può rappresentare un'alternativa adeguata per le odierne zone umide naturali.
Purtroppo le zone umide non vengono ancora considerate come un elemento inscindibile di una zona costiera o di un bacino fluviale.
Se s'intende conservare le zone umide, a mio parere è possibile farlo soltanto se tale obiettivo viene integrato in altri settori politici.
In detto contesto dovrebbe essere rivolta particolare attenzione all'agricoltura, alla pesca, ai trasporti e alla politica regionale.
Attualmente tale integrazione lascia molto a desiderare.
In questo settore manca una normativa coerente.
Invito la Commissione a non limitarsi a questa comunicazione, ma a passare quanto prima dalle parole ai fatti presentando una proposta legislativa che garantisca la conservazione delle zone umide in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=303 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, è doveroso ringraziare la relatrice, onorevole Kokkola, e tutti gli altri colleghi per il lavoro svolto.
Nella sua relazione, l'onorevole menziona le varie convezioni sottoscritte dalla Comunità europea - Bonn, Berna, Brasile, ecc. e la necessità di far fronte agli obblighi da esse originati.
Cita anche le varie direttive riguardanti la protezione delle zone naturali, delle zone umide quali la Direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli selvatici o la Direttiva «Habitat 43».
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Penso che, se venissero rispettate le convezioni sottoscritte e le direttive approvate, probabilmente difenderemmo meglio le zone umide.
Però, a volte, è proprio l'Unione europea che cade in contraddizione.
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La settimana scorsa una delegazione della commissione per la protezione dell'ambiente si è recata in Grecia per un incontro con organizzazioni non governative per la tutela ambientale.
La preoccupazione principale espressa da tali organizzazioni riguardava un progetto faraonico presentato in Grecia e finanziato con fondi dell'Unione europea: la deviazione del fiume Achelóos.
In Grecia la questione è controversa, vi sono parti favorevoli e altre contrarie, e si basa sulla convinzione che occorra portare l'acqua nella valle della Tessaglia per sfruttarne le risorse agricole.
<P>
Tuttavia non c'è dubbio che tale deviazione, se portata a termine, produrrà gravissime conseguenze sul delta dei fiumi Severino e Achelóos.
Significa forse che solo la Grecia viola apertamente le direttive e le convenzioni sottoscritte utilizzando proprio i fondi dell'Unione europea?
No: anche la Spagna.
Qui sono state gravemente deteriorate zone umide come le maremme di Santoña o le foci dell'Eo - al confine fra Galizia e Asturia, vicinissimo a dove vivo.
Anche in questo caso sono stati utilizzati fondi europei.
<P>
Pertanto, per evitare il degrado delle zone umide, è di fondamentale importanza che l'Unione europea controlli accuratamente i fondi che concede ai vari paesi, in modo che non siano utilizzati per scopi contrari a ciò che oggi qui difendiamo.
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<SPEAKER ID=304 LANGUAGE="EN" NAME="Howitt">
Signor Presidente, nel congratularmi con l'onorevole Kokkola e nel sostenerne entusiasticamente la relazione, vorrei sottolineare l'urgenza della conservazione delle nostre zone umide parlando delle paludi lungo il corso esterno del Tamigi nel mio collegio nel Regno Unito.
Le paludi di West Canvey, Bowers, Pitsea, Fobbing e Mucking formano tutte insieme un'estensione di oltre un migliaio di ettari di zone umide fra loro intercomunicanti.
Sono il luogo dove svernano numerose popolazioni di uccelli, fra cui circa 300 o 400 pittime dalla coda nera, e che costituiscono l'habitat di una vegetazione rara quale la «lattuga salcigna», e sono una delle due zone presenti nel Regno Unito.
Insetti rari d'acqua salmastra vivono nella miriade di canali d'irrigazione e ruscelli, paragonabili solo alle piane del Somerset.
Eppure in cinquant'anni é andata perduta oltre la metà di queste preziose zone umide.
L'agricoltura ha distrutto terreni umidi di pastura mentre l'inesorabile alzarsi del livello del mare sta eliminando gli habitat intercotidali.
<P>
Le discariche controllate adiacenti possono ora dare un contributo economico alla gestione delle zone umide, ma altre, chiuse da tempo come quella di Westwick a Canvey, continueranno a mostrare la cicatrice inferta all'ambiente, mentre i percolati e gli antiparassitari agricoli costituiscono una minaccia sempre presente nella qualità delle acque.
<P>
Negli ultimi 15 anni le nostre autorità locali si sono adoperate per arrestare il degrado ma non hanno risorse sufficienti per fare di più.
Forse perché sulle zone umide è mancata l'informazione e il sostegno pubblici, a esse non è mai stato formalmente riconosciuto lo statuto ufficiale di siti di particolare interesse scientifico.
<P>
Questa sera diciamo che una zona del genere richiede una tutela internazionale e nazionale.
Noi incoraggiamo iniziative come quelle prese dai consigli comunali di Thurrock, Basildon e Castle Point, che collaborano fra loro per proteggere il territorio, gran parte del quale ha un unico bacino idrico.
<P>
Nella nostra proposta sui fondi strutturali, fra cui lo statuto PESCA che già aiuta la mia regione, cerchiamo di ottenere finanziamenti europei per la salvaguardia e la valorizzazione delle nostre zone umide.
Dato che ogni anno 10.000 alunni si recano in visita scolastica al parco nazionale di Wat Tyler presso la palude di Pitsea, cerchiamo di trovare modi per incrementare l'accesso del pubblico e la sua sensibilità senza compromettere la tutela ambientale in atto.
<P>
Zone umide come queste sono davvero la terra che il tempo ha dimenticato.
Vi sono habitat selvaggi, sempre uguali da secoli e perciò letteralmente insostituibili.
Oggi diamo un segnale della nostra determinazione per fermare una volta per sempre la perdita e il degrado delle zone umide.
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<SPEAKER ID=305 LANGUAGE="SV" NAME="Virgin">
Signor Presidente, vorrei cominciare con l'esprimere il mio compiacimento per l'ottima relazione dell'onorevole Kokkola.
Io mi concentrerò su un determinato aspetto delle zone umide.
Queste aree possono fra l'altro fungere da trappole per il sale proteggendo in tal modo il mare dall'eccessiva presenza di sostanze nutrienti, un grave problema nel Mar Baltico.
Questo fenomeno può minacciare la riproduzione di speci animale.
In base al regolamento n. 2078/92, in taluni programmi per il miglioramento dell'ambiente in agricoltura sono previsti incentivi per la creazione di zone umide, ma riservati unicamente alle aree destinate a questo scopo.
Credo che questi ultimi debbano essere integrati incoraggiando gli investimenti, i quali si rendono necessari per incrementare le zone umide da sfruttare come trappole per l'azoto.
Dobbiamo quindi modificare il sistema normativo; ciò sarebbe un buon contributo per l'ambiente.
Mi auguro che la Commissione proponga le necessarie modifiche al regolamento n.
2078/92 e otterremo un buon valore aggiunto sotto forma di effetti positivi per l'occupazione.
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Gli investimenti nelle zone umide destinate ad essere principalmente trappole per l'azoto e il fosforo potrebbero essere oggetto di riferimento per investimenti analoghi in Polonia e nei paesi baltici, per esempio attraverso il programma PHARE: un'azione forse decisiva per migliorare l'ambiente del Baltico.
Propongo dunque una collaborazione proficua fra il Commissario Ritt Bjerregaard e il Commissario Franz Fischler per il bene dell'ambiente e ridurre gli effetti dell'agricoltura sull'ambiente stesso.
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<SPEAKER ID=306 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signor Presidente, l'Europa deve prendere iniziative a tutela delle sue zone umide.
È giunto il momento che l'Unione europea e gli Stati membri cambino il loro atteggiamento.
Accolgo quindi con piacere la comunicazione della Commissione e questa relazione.
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Nel mio paese l'Accademia reale per la protezione degli uccelli ha individuato 354 zone umide in cui la quantità dell'acqua estratta ne minaccia il futuro.
Fra esse oltre 100 fiumi e 200 zone umide di primaria importanza.
Anche altri 130 siti sono minacciati da piani futuri.
Nelle piane e brughiere del Somerset nel mio collegio elettorale abbiamo alcune delle più belle zone umide del paese.
Fra i siti considerati a rischio sono compresi Berrow Dune e il fiume Yeo.
Dobbiamo agire oggi per salvaguardare il loro domani.
Il primo passo dovrebbe essere quello di classificare piane e brughiere del Somerset come zone ecologicamente a rischio.
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La fonte della minaccia è evidente: l'attività agricola e l'industria idrica stanno sottraendo enormi quantità d'acqua dai nostri fiumi e dalle nostre zone umide.
Capisco la loro esigenza di un approvvigionamento idrico sicuro.
Ma dobbiamo introdurre misure per assicurare che possano farlo in maniera responsabile e sostenibile.
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Sono urgenti due cambiamenti.
I governi devono introdurre tasse sul prelievo dell'acqua dai fiumi.
Queste incoraggerebbero rapidamente le società di distribuzione idrica ad adottare un atteggiamento più responsabile.
Dovremmo anche chiedere che nel pianificare il rilascio di licenze per lo sviluppo edilizio o industriale si tenga conto delle risorse idriche.
Da un estremo all'altro del nostro continente abbiamo obiettivi ambiziosi per la protezione della natura in pericolo; ma se non assumiamo iniziative per tutelare le nostre zone umide non avremo alcuna possibilità di raggiungere i nostri obiettivi.
È ora di scrollarci di dosso il nostro compiacimento e di passare all'azione.
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<SPEAKER ID=307 NAME="Bjerregaard">
Signor Presidente, vorrei cogliere l'occasione per ringraziare la commissione per la protezione dell'ambiente, e in particolare la relatrice, onorevole Kokkola, per il grande lavoro di analisi della comunicazione della Commissione e anche per la collaborazione con le altre commissioni del Parlamento, nonchè per le osservazioni presentate questa sera.
La conservazione delle zone umide ci pone dinanzi a una sfida veramente grande.
In primo luogo, da tempo abbiamo prestato attenzione all'importanza ecologica, economica e ricreativa di alcune aree.
Sono già state decise numerose misure a diversi livelli per la loro conservazione.
Come detto, tra l'altro, dalla onorevole Kokkola, la convenzione di Ramsar fu sottoscritta già nel 1971.
In secondo luogo, ed è la questione centrale del dibattito di oggi, siamo testimoni della graduale scomparsa di molte zone umide e del loro impoverimento.
In altre parole, alle buone intenzioni non sono seguiti i fatti.
Oltre la metà delle zone umide dell'Unione europea recentemente è sparita oppure è stata danneggiata, da un lato, dall'urbanizzazione, dall'altro a causa di un utilizzo inappropriato, ma anche a causa di delitti ambientali.
L'importanza di queste zone per la biodiversità è incontestabile.
Lo stesso dicasi per la loro funzione economica e sociale.
Non abbiamo bisogno di altre inondazioni catastrofiche come quelle che hanno colpito diversi Stati membri nel 1995 per capire che le zone umide svolgono un enorme ruolo di regolazione.
Non sono necessari nemmeno ulteriori peggioramenti delle risorse ittiche per capire la funzione decisiva delle zone umide come luogo di riproduzione.
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La questione centrale è cosa si possa fare per invertire questa tendenza.
Nella comunicazione della Commissione si sottolineano alcune delle misure più importanti che possono essere adottate per assicurare la conservazione delle zone umide e della biodiversità.
Gli obiettivi generali della comunità per queste zone sono semplici, ma d'altro canto anche ambiziosi.
Desideriamo evitare ulteriori perdite e distruzioni delle zone umide e allo stesso tempo assicurarne un saggio utilizzo.
La Commissione ha preso atto con soddisfazione che la bozza di risoluzione del Parlamento sostiene questi obiettivi generali.
La politica per le zone umide deve essere integrata nella politica ai diversi settori di intervento.
Questa sera più interventi hanno sottolineato il rapporto sia con la politica ittica che con la politica agricola ed è necessario mettere in collegamento tali politiche utilizzando più strumenti.
Relativamente agli atti legali, daremo peso all'attuazione delle direttive sugli uccelli e sull'habitat.
Questa sera non posso fare a meno di sottolineare che abbiamo ancora molta strada da percorrere prima di poter arrivare a un livello da cui poter affermare che queste direttive sono state effettivamente attuate negli Stati membri.
Daremo importanza anche al completamento dell'analisi e alla promulgazione di norme sulla qualità dell'acqua e sulla proposta recentemente accolta di valutazione dell'impatto ambientale di piani e programmi.
Questi tre elementi complementari della legislazione comunitaria formeranno la base per l'attuazione degli obiettivi fissati per la conservazione delle zone umide.
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La Commissione intende inoltre continuare a valutare i piani e i programmi i cui investimenti ricevono il sostegno dei fondi strutturali.
Sulla base di questa esperienza parteciperà attivamente alla preparazione della modifica del regolamento dei fondi strutturali prevista entro il 1999.
È necessario adoperarsi affinchè si presti maggiore attenzione all'ambiente in generale e, in particolare, alla fauna e alla flora selvatiche.
La conservazione delle zone umide è un banco di prova che deve dimostrare se i nostri sforzi di integrazione dell'ambiente nella politica agricola, nella politica ittica e nella politica dei trasporti sono stati coronati da successo.
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Permettetemi di concludere affermando che personalmente ho apprezzato molto che la proposta di relazione sia stata il risultato di una collaborazione fra quattro commissioni parlamentari.
Vedo questo fatto come una chiara spinta data all'integrazione dell'ambiente nelle altre politiche.
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<SPEAKER ID=308 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa .
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La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.
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(La seduta termina alle 00.25)
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