<CHAPTER ID=1>
Iniziative locali di sviluppo e occupazione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
L&#x02BC;ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0231/96) dell&#x02BC;on. Schiedermeier, a nome della commissione per agli affari sociali e l&#x02BC;occupazione, sulla comunicazione della Commissione concernente la strategia europea per incoraggiare le iniziative locali di sviluppo e occupazione (COM(95)0273 - C4-0289/95).
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<SPEAKER ID=2 NAME="Schiedermeier">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, come sempre l'Unione europea denuncia oltre diciotto milioni di disoccupati ed il numero effettivo di coloro che sono alla ricerca di un lavoro è senz'altro sensibilmente maggiore.
Tutti gli esperti concordano nell'asserire che non esiste alcuna ricetta miracolosa che consenta di sconfiggere la piaga della disoccupazione, ma solo una serie azioni per combatterla.
Il Libro bianco "Crescita, competitività, occupazione» del 1993 indicava tra i vari obiettivi da raggiungere quello di aprire nell'ambito delle politiche economiche europee nuove possibilità occupazionali soprattutto nel settore terziario.
In questo contesto si devono sostenere le esigenze non ancora soddisfatte del mercato del lavoro.
Nel 1994, quindi un anno dopo, la Commissione è stata incarata dal Consiglio di elaborare in occasione del vertice di Essen una relazione sulle misure corrispondenti.
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La Comunicazione del 13 giugno 1995 della Commissione in merito ad una strategia europea per la promozione di iniziative locali di sviluppo ed occupazione contiene non solo un'accurata analisi, ma anche proposte degne di nota che devono essere messe in atto in tutti gli Stati dell'UE entro il più breve tempo possibile, sempre che i governi siano veramente interessati a ridurre la disoccupazione.
A fronte di questa considerazione la Commissione propone di contemplare 17 settori nel progetto di sostegno di iniziative locali di sviluppo ed occupazione: i servizi a domicilio, la custodia dei bambini, i servizi commerciali di prossimità e l'artigianato, l'aiuto ai giovani in difficoltà e il relativo inserimento, il miglioramento delle condizioni abitative, la sicurezza, i trasporti pubblici locali, la rivalutazione degli spazi pubblici urbani, il turismo, l'audiovisivo, il patrimonio culturale, lo sviluppo culturale locale, la gestione dei rifiuti, la gestione delle risorse idriche, la protezione e la manutenzione degli spazi naturali, la regolamentazione, il controllo dell'inquinamento e gli impianti correlati, le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
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Le esperienze positive registrate fino ad oggi in diversi settori e Stati dell'Unione europea rafforzano la speranza di poter promuovere con successo l'occupazione locale.
La mia relazione è incentrata in particolare su determinati punti.
In primo luogo, anziché mirare a limitare gli intendimenti della Commissione si dovrebbero incentivare le opportunità di impiego ed eventualmente estendere i 17 settori.
In secondo luogo si deve prevedere di abbattere gli ostacoli attraverso innovazioni di carattere giuridico quali, ad esempio: l'instaurazione di regimi volti a facilitare le attività multiple, soprattutto nel mondo rurale, o di uno statuto di coniuge-coadiuvante e, correlativamente, l'ampliamento delle competenze delle camere dell'industria e del commercio pertinenti; il reinserimento professionale che consenta l'esercizio di un'attività remunerata e il mantenimento nel contempo del diritto a ricevere l'indennità di disoccupazione; creazione dello statuto di imprenditore-partner in organizzazioni senza scopo di lucro; adeguamento della legislazione sociale e del lavoro ai metodi lavorativi connessi alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
Il concetto di concessione del servizio pubblico e di gestione delegata dovrebbe avere un'applicazione molto più ampia.
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Terzo punto: le opzioni meno costose delle iniziative locali di politica dell'occupazione offrono senza dubbio buone condizioni generali e validi strumenti finanziari, come: l'assegno-servizio, un titolo di pagamento destinato all'acquisizione di taluni servizi utilizzato già con successo in Belgio e Francia; i fondi comuni locali di collocamento a livello di quartiere o di zona rurale, che riducono la distanza tra risparmiatori e promotori di progetti; una revisione del trattamento delle spese di funzionamento rispetto alle spese per attrezzature in contabilità pubblica, e quindi un'agevolazione degli investimenti in risorse umane; una migliore articolazione delle politiche strutturali dell'Unione europea, grazie anche alla semplificazione ed razionalizzazione dei programmi.
In ultimo, non si devono avanzare richieste di strumenti finanziari aggiuntivi sotto forma di nuove tasse, in quanto in questo modo si profilerebbe il pericolo di assistere ad un'azione frenante in seno al Consiglio da parte di singoli Stati membri.
Questa è anche la ragione della proposta da parte mia dell'unico emendamento, in quanto non ritengo che il finanziamento attraverso una futura imposta comunitaria sulla CO2/energia sia sicuro, perché nel caso in cui si riveli efficace fornirà nel corso degli anni somme sempre più esigue e, d'altro canto, con il sostegno unilaterale di questa imposta si comprometterebbe il finanziamento delle iniziative locali a favore dell'occupazione.
A mio avviso, i fondi strutturali e le possibilità di sostegno attuali si rivelano sufficienti.
Perciò condivido la posizione della Commissione che desidero inoltre ringraziare di cuore per la collaborazione dimostrata.
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Nell'interesse dei disoccupati europei auspico una rapida e positiva introduzione della strategia europea volta alla promozione delle iniziative locali di sviluppo e di occupazione, e mi auguro che vengano accolte le proposte da me presentate ed elaborate grazie alla partecipazione e all'accordo di tutti i gruppi in seno alla commissione per gli affari sociali e l'occupazione, cui vorrei rivolgere un personale ringraziamento.
Spero che le iniziative vengano messe in atto in tempi rapidi e con risultati positivi, come già detto, nell'interesse dei disoccupati, della pace sociale e delle esigenze di coloro che possono trarre un beneficio dai servizi offerti.
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Inoltre, mi auguro che le iniziative locali di sviluppo ed occupazione siano oggetto di una realizzazione coerente, passo importante per il rafforzamento degli enti regionali, il che significa applicazione pratica del principio di sussidiarietà, che io, che da anni partecipo attivamente alla vita comunale, difendo strenuamente.
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<SPEAKER ID=3 NAME="Kestelijn-Sierens">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, la commissione per i problemi economici e monetari è del parere unanime che questa relazione della Commissione sia un documento di grande interesse.
La relazione evidenzia come, nei cosiddetti diciassette settori, esista un forte potenziale di crescita dell'occupazione, soprattutto per le forze lavoro meno qualificate, e come il meccanismo di mercato non sia sempre in grado di fornire soluzioni.
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L'attenzione della commissione per i problemi economici e monetari è rivolta principalmente agli ostacoli che si frappongono alla creazione di servizi nuovi.
Tali ostacoli sono: primo, l'eccessiva passività della politica per l'occupazione tuttora praticata dalle autorità; secondo, le carenze nell'istruzione e nella formazione dei lavoratori; terzo, l'assenza, in alcuni Stati membri, di un quadro giuridico e legislativo per iniziative e organizzazioni che scaturiscono da partnership tra il settore pubblico e quello privato.
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Gli ostacoli più grossi riguardano anche gli aspetti finanziari.
Determinati servizi risultano troppo costosi a causa degli elevati oneri sociali.
Rendendo detraibili a fini fiscali determinati servizi, potremmo toglierli dal circuito dell'illegalità.
Una ricerca eseguita da un'università belga ha rivelato che 300.000 famiglie fiamminghe hanno bisogno di aiuto domestico; per soddisfare tali esigenze si potrebbero creare all'incirca 70.000 posti di lavoro ufficiali a tempo pieno.
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La Commissione ha calcolato che una politica per l'occupazione volta a dare risposta ai nuovi bisogni può creare nell'Unione ogni anno da 150.000 a 400.000 posti di lavoro.
Inoltre, una politica del genere è cinque volte più efficace dell'aumento dell'occupazione nei servizi pubblici e dieci volte di più della creazione di posti di lavoro tramite investimenti pubblici.
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È un peccato che questo dibattito sia avulso dalle altre discussioni sull'occupazione.
Nemmeno il Presidente della Commissione ne fa menzione nel patto sull'occupazione.
Eppure, nel suo Libro bianco il Presidente Delors aveva scritto che il soddisfacimento dei nuovi bisogni è uno dei modi migliori per creare posti di lavoro.
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Siamo lieti di constatare che è intendimento della Presidenza irlandese porre l'attenzione sul contributo che le iniziative locali per l'occupazione possono fornire per risolvere il problema della mancanza di lavoro nell'Unione.
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È necessario stimolare ulteriormente queste iniziative e, a tal fine, sollecitiamo la Commissione a continuare a svolgere il suo ruolo di catalizzatore e propulsore.
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<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, con il presente documento si riconosce finalmente a livello europeo quale importanza rivestano le iniziative locali di sviluppo e occupazione come strumento fondamentale per la lotta alla disoccupazione.
Se si incentivassero tali iniziative, sulla base di quanto descritto nel documento sulla strategia di sostegno ed ampliato nella relazione del Parlamento, e se nel contempo si eliminassero gli ostacoli che impediscono che queste producano effetti a lungo termine, allora entro il 2000 la quota di disoccupazione potrebbe ridursi della metà.
Sono circa quindici anni che proprio grazie alle iniziative locali di sviluppo ed occupazione nelle regioni industriali colpite è possibile evitarne il collasso mediante una gestione efficace e progetti innovativi.
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Chiediamo quindi che gli Stati membri non indugino oltre nel mettere in atto questa strategia e che nell'ambito dei loro programmi pluriennali di occupazione dedichino un apposito capitolo alle iniziative locali di sviluppo ed occupazione.
I 17 settori, nei cui contesti le iniziative locali di occupazione hanno operato fino ad oggi, non devono in ogni caso far sì che le donne vengano estromesse da professioni altamente qualificate e relegate in campi non adeguatamente remunerati.
Quindi anche per questi settori delle iniziative volte al sostegno dell'occupazione non si deve escludere un'adeguata remunerazione, e si deve offrire la possibilità di ottenere una qualifica professionale e svolgere naturalmente un'attività autonoma e responsabile.
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Il 10 % degli stanziamenti disponibili assegnato finora allo sviluppo locale è di gran lunga insufficiente, e quindi chiediamo che venga sensibilmente aumentato.
Personalmente riterrei sensata una quota del 25-30 %.
Tuttavia si deve tener presente che la soluzione del problema globale della disoccupazione di massa non sta solo in queste iniziative locali di sviluppo occupazionale, anche se queste rappresentano uno strumento importante.
Ciononostante è sconfortante constatare che nel documento della onorevole Wulf-Mathies, dell'onorevole Flynn, del Commissario Fischler e della Commissaria Bonino non sia riservato alcun capitolo alle iniziative di occupazione, anche se adesso sarebbe importante nell'ambito dei fondi strutturali disponibili per il periodo in corso consentire un'inversione di marcia, proprio mediante questi progetti innovativi, a favore di una maggiore occupazione da mettere in atto.
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Chiediamo agli Stati membri di abbattere rapidamente gli ostacoli che fino ad oggi hanno contrastato tali iniziative locali di occupazione.
Si tratta di ostacoli di carattere giuridico ed amministrativo e soprattutto della mentalità burocratica settoriale!
Anzitutto invitiamo la Commissione a cambiare una volta per tutte le proprie politiche che pregiudicano la riuscita di iniziative locali di occupazione, a promuovere la costituzione di reti transeuropee che consentano di concentrare l'efficacia e di polarizzare le forze economiche, e a riconsiderare definitivamente la linea politica adottata!
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<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="EL" NAME="Papakyriazis">
Signora Presidente, debbo in primo luogo congratularmi con il relatore e ringraziarlo per il testo discusso oggi, una relazione che è riuscita nell'intento di tener conto anche del parere delle altre commissioni parlamentari interessate, una relazione alla quale la commissione per gli affari sociali e l'occupazione, nel cui nome prendo ora la parola, ha dato il suo contributo dopo lunghe discussioni e dopo molti emendamenti, sino a giungere alla versione odierna.
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Desidero inoltre evidenziare sin dall'inizio che questa comunicazione della Commissione, il documento esaminato e discusso oggi, una comunicazione a tutti noi ben nota, commissario Flynn, costituisce soltanto la punta dell'iceberg, il risultato di un imponente lavoro di analisi, un lavoro non solo, e comunque non principalmente, frutto di un'esercizio cartaceo condotto in qualche ufficio, ma basato invece sulla disamina degli interventi operati un pò ovunque in Europa.
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La disoccupazione è, indubbiamente, la grande minaccia che grava oggi sulla coesione sociale e sullo sviluppo dell'Europa e, di conseguenza, la lotta alla stessa costituisce -ed è doveroso- una priorità assoluta sul piano sociale e politico.
Nel frattempo, l'evolvere della società da un estremo all'altro del continente, ultimamente caratterizzato da un andamento ora graduale, ora brusco, ha modificato le esigenze del cittadino.
Molte di tali esigenze, esigenze quotidiane sentite come tali dal 100 % dei cittadini, non trovano risposta nelle forme tradizionali di occupazione; ritengo a tale riguardo che l'impostazione scelta, volta a incoraggiare le iniziative locali nel campo dell'occupazione e dello sviluppo, permetta di conciliare questi due grandi obiettivi.
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I 17 settori descritti in dettaglio, settori che non vanno certo ritenuti stagni, risultano tra loro interconnessi e in grado di influenzarsi a vicenda, nonché indicativi della probabilità di vedere emergere nuove forme occupazionali.
Tali forme si rivolgono soprattutto a lavoratori, per così dire, non privilegiati e assumono un valore anche maggiore nelle zone più sfavorite.
Credo che questa impostazione, esemplificata dalla presente comunicazione, dalla presente relazione e dal contributo odierno del Parlamento, si rivelerà essenziale ai fini della lotta al problema della disoccupazione.
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È sicuramente utile un simile lavoro di analisi, fatto per essere tradotto in azioni concrete, per ottenere l'appoggio della società, per divenire in linea di principio patrimonio e concezione comune all'intera Unione europea.
Già oggi le possibilità in tal senso non mancano: ci sono programmi come LEADER e URBAN, c'è l'articolo 10 del Fondo di sviluppo regionale, ma ci sono anche, passando a tutt'altro campo, possibilità inedite quali la tassa sull'anidride carbonica.
In conclusione, tengo a ricordare che noi crediamo sinceramente che l'impostazione da seguire sia questa, un'impostazione creativa e attendiamo pertanto dalla Presidenza irlandese, che ha già manifestato il suo interessamento, una seconda fase, con particolare riferimento alla Conferenza che si terrà a novembre proprio su questi argomenti.
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<SPEAKER ID=6 NAME="Vaz da Silva">
Signora Presidente, la cultura è fonte di impiego.
È un dato di fatto che, sebbene venga da tempo affermato dai professionisti del settore, solo recentemente ha ottenuto un riconoscimento nei documenti ufficiali della Commissione.
Ricorderò le proposte che la Commissaria Wulf-Mathies ha presentato al Consiglio dei Ministri per l'assetto territoriale di Venezia e la prima relazione della Commissione sull'impatto culturale delle politiche della Comunità.
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Anche i governi di alcuni Stati membri, in particolare la Francia, danno forti segnali di riconoscerne il potenziale occupazionale a livello locale ed il ruolo ricoperto dalle microimprese, in cui la cultura occupa un posto privilegiato.
Cito a questo proposito i nuovi settori dei servizi, quali la manutenzione del patrimonio locale, la rivalutazione degli spazi pubblici urbani, le tecnologie dell'informazione, l'animazione del tempo libero, l'assistenza ai giovani e agli anziani.
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Si tratta di attività particolarmente adatte alle donne, non solo come candidate ai posti di lavoro, ma anche come protagoniste di soluzioni innovatrici.
Non posso qui dimenticare che il Portogallo è stato il paese che nel 1991 si è impegnato di più nel lanciare una strategia europea di incoraggiamento alle iniziative locali di sviluppo e occupazione, che inizia ora a dare risultati di tutta evidenza.
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Per quale ragione attribuisco tanta importanza alla cultura come fattore di crescita occupazionale?
Perché la priorità "occupazione» ha senso solo se collegata ai due principi fondamentali dell'Unione: la cittadinanza e la coesione sociale.
L'occupazione in settori culturali migliora la qualità della vita, aumenta l'autostima della popolazione, crea alcune delle condizioni che consentono il raggiungimento dell'obiettivo ultimo dell'Unione: la felicità dei propri cittadini.
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D'altro canto occorre tener presente che non si possono creare posti di lavoro a spese della competitività delle imprese, né tornando all'elefantiasi del pubblico impiego, di cui ci siamo liberati con tanta difficoltà.
Bisogna evitare le perversioni che la creazione di posti di lavoro può portare con sé.
A tale scopo è indispensabile coinvolgere le autorità locali ed incoraggiare al massimo la collaborazione fra enti pubblici ed iniziativa privata, fra autorità locali ed imprese.
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Il sostegno nell'ambito del FESR alle azioni innovatrici ed interregionali in campo socioculturale, a titolo dell'articolo 10, è un esempio che urge rafforzare e divulgare.
Questo programma della Commissione, signora Presidente, può essere un prezioso strumento nelle nostre mani per la creazione di posti di lavoro ed il consolidamento della partecipazione dei cittadini.
Dobbiamo sapergli riconoscere l'importanza che ha ed utilizzarlo con intelligenza.
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<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="DE" NAME="Klaß">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, come sempre la disoccupazione rappresenta un problema chiave nell'Unione europea.
I disoccupati - il relatore, l'onorevole Schiedermeier, lo ha sottolineato - corrispondono attualmente al 10, 8 % della popolazione.
È quindi necessario agire con urgenza.
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La Commissione intravvede nelle iniziative locali di sviluppo ed occupazione un valido strumento da non sottovalutare per la creazione di posti di lavoro e confida che in tutta l'UE possano nascere ogni anno fino a 400.000 nuove opportunità di lavoro.
Si tratta di creare posti di lavoro nelle regioni e in modo particolare nel mondo rurale, se vogliamo salvaguardarlo e dargli maggiore impulso, come spazio vitale o di lavoro.
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Il gruppo del Partito popolare europeo si schiera a favore della proposta avanzata dalla Commissione, che ci sottopone un documento dove vengono analizzati 17 settori che offrono la possibilità di occupazione.
Vorrei prenderne in esame solo alcuni che mi sembrano particolarmente interessanti.
I servizi commerciali di prossimità nelle regioni rurali devono senz'altro essere incentivati ed intensificati, non solo a beneficio delle persone anziane, ma anche per quei nuclei familiari composti di persone giovani che vivono in campagna, devono recarsi al lavoro obbligatoriamente in macchina, e si vedono costrette ad affrontare non poche difficoltà per sopperire al fabbisogno quotidiano di alimentari e prodotti di altro genere, in quanto nella zona circostante non vi sono negozi.
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Si deve prevedere di sviluppare e potenziare le infrastrutture del mondo rurale, perché solo in questo modo è possibile offrire ai giovani l'opportunità di non abbandonare la regione.
Per raggiungere tale obiettivo si deve contemplare il potenziamento della rete stradale e di trasporti pubblici.
Inoltre approvo il fatto che al settore dei servizi a domicilio si attribuisca finalmente un riconoscimento ufficiale.
Il lavoro svolto presso un'abitazione ha lo stesso valore di quello svolto nell'industria, e proprio per tale ragione si deve prevedere un adeguamento in campo fiscale ed assicurativo, in modo che questi posti di lavoro riescano ad emergere dalla zona d'ombra.
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La Commissione prevede di introdurre come titolo di pagamento un assegno-servizio, secondo il sistema applicato in Francia, che consente alle famiglie di acquistare taluni servizi su base oraria o giornaliera.
Il servizio domestico privato raramente rappresenta di per sé un posto di lavoro nel senso stretto del termine.
Le donne lavorano presso nuclei familiari che non sono soggetti all'assicurazione obbligatoria, il che significa che esse non possono beneficiare di alcuna assicurazione contro la vecchiaia o previdenza sociale.
Con l'istituzione di un assegnoservizio si potrebbero raggruppare diversi posti di lavoro imponendo l'obbligo di stipulare un'assicurazione.
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Le continue esigenze e i costanti mutamenti della situazione degli imprenditori costringono i lavoratori a cercare sempre più sovente nuovi sbocchi professionali.
Al giorno d'oggi è difficile che un lavoratore trascorra l'intera vita professionale sotto lo stesso datore di lavoro.
Solo una vasta istruzione di base offre la possibilità di cambiare nella vita professionale.
Perciò è doveroso da parte nostra fornire l'opportunità di ricevere solide conoscenze basilari.
Oggi come oggi l'attività professionale presenta molte sfaccettature.
Deve essere possibile mettere in atto suddivisione del lavoro, attività multiple e realizzare una combinazione tra lavoro autonomo e lavoro soggetto ad assicurazione obbligatoria.
Vale anche il discorso dell'adeguamento delle condizioni giuridiche.
Dobbiamo concentrare tutte le nostre forze per combattere contro la disoccupazione in Europa.
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<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="PT" NAME="Vieira">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, accanto alla necessità per i paesi dell'Unione di svilupparsi economicamente e socialmente, sempre con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita dei loro abitanti, dobbiamo oggi affrontare con grande urgenza e particolare attenzione misure e azioni pratiche ed efficaci in grado di combattere la disoccupazione, un flagello che avanza senza pietà nelle case di tutta Europa e minaccia di aggravarsi ancor più.
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Fra tali misure è importante mettere in rilievo le iniziative locali di sviluppo e occupazione che la Commissione intende incoraggiare e delle quali si occupa in modo approfondito la relazione Schiedermeier.
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Non vi è dubbio che tali iniziative locali rivestano grande importanza per la creazione di posti di lavoro: dobbiamo quindi sperare che le piccole e medie imprese, e naturalmente le microimprese, si moltiplichino in tutte le regioni e in tutti gli Stati membri, in modo che si producano i risultati sperati in termini di aumento dell'occupazione.
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In linea generale il Gruppo Unione per l'Europa accoglie favorevolmente la comunicazione della Commissione riguardante la strategia europea di incoraggiamento alle iniziative locali di sviluppo e occupazione, nonché la ben articolata relazione Schiedermeier che l'approfondisce e la migliora.
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In realtà la Commissione, adempiendo il suo ruolo di verifica dell'interesse e dell'efficacia di queste iniziative e della creazione degli stimoli necessari alla loro apparizione e al loro sviluppo negli Stati membri, definendo altresì i settori, soprattutto nel terziario, che offrono le maggiori possibilità di successo, dà un importante contributo alla necessarie indagini sulle potenzialità locali in termini di creazione di posti di lavoro.
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In questa prospettiva la relazione in esame sollecita un maggiore intervento della Commissione, sia per quanto riguarda il coordinamento delle azioni, la divulgazione e lo scambio di esperienze già realizzate, che dal punto di vista del sostegno finanziario alla costituzione di piccole e medie imprese in ambito locale, al loro equipaggiamento, alla loro organizzazione e al loro sviluppo, nonché alla formazione dei loro quadri gestionali.
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È proprio questo sostegno finanziario che deve essere rafforzato, come pure è necessario rimuovere gli ostacoli di natura amministrativa, e non solo quelli, che si frappongono o rendono più complicata l'attuazione delle iniziative locali.
Una volta identificate le principali difficoltà che ci si trova a dover affrontare nella creazione di una impresa locale di piccole dimensioni, soprattutto in materia di costo dei necessari finanziamenti, bisognerà definire una strategia globale che tenga conto di tali problemi, in modo che non ostacolino il raggiungimento del principale obiettivo che ci siamo posti che, in ultima analisi, è la lotta alla disoccupazione.
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Come ultima osservazione non posso non sottolineare il fatto che, ad una lettura più minuziosa della relazione, emergono alcuni aspetti meno positivi che, pur non compromettendone le finalità, né gli obiettivi ultimi, la rendono imperfetta e in certo modo discutibile.
Mi riferisco al punto 10, in cui si propone l'approvazione, con scarso per non dire senza un serio fondamento, della famosa tassa o imposta CO2-energia che non dovrà invece mai essere decisa solo a livello comunitario, pena l'aggravarsi della situazione dell'economia europea, soprattutto nel settore industriale, già di per sé poco competitiva.
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<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="NL" NAME="Boogerd-Quaak">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, la Commissione ci ha sottoposto un'interessante comunicazione, che la commissione per gli affari sociali ha esaminato in maniera alquanto creativa e che l'onorevole Schiedermeier, lavorando sodo, ha trasformato in una buona relazione.
Penso che quest'ultima meriti di essere realizzata.
Ma è proprio qui che, a mio parere, sorge l'inghippo.
Infatti, per poter concretizzare questa relazione abbiamo bisogno della collaborazione degli Stati membri nonché delle regioni.
A quanto mi risulta, le regioni, le autorità locali e provinciali saranno ben disposte a cooperare, mentre invece quelle nazionali costituiranno un ostacolo, dato che non ardono affatto dal desiderio di collaborare alla politica europea in materie che reputano, in parte, sussidiarie.
Sarà quindi necessario compiere uno sforzo notevole per convincere gli Stati membri ad impegnarsi anche dal punto di vista finanziario.
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Se andiamo a vedere qual è la situazione di bilancio, dobbiamo constatare che i paesi membri stanno riducendo considerevolmente proprio le linee di finanziamento che si potrebbero utilizzare a tali fini.
Chiedo al Commissario un impegno straordinario su questo punto.
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Desidero, poi, affrontare alcuni aspetti che mi stanno a cuore.
Anche a nome del mio gruppo, posso dichiarare di non essere così contraria ad una tassa sulla CO2 da applicare in tutta l'Europa.
Penso che, se si vogliono introdurre provvedimenti fiscali di questo genere, lo si debba fare, appunto, in un contesto europeo, perché così si avrà poi anche una determinata fonte di finanziamento.
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Per quanto riguarda il resto, mi preme sottolineare il ruolo delle compagnie di assicurazione.
Nel mio paese accade che queste ultime stipulino contratti con imprese di servizi che fanno parte delle assicurazioni.
Ritengo che anche questi siano aspetti che potremmo affrontare con una funzione di stimolo, ad esempio, nell'ambito di progetti-pilota.
Il Ministro dell'economia del mio paese ha calcolato che l'occupazione a livello nazionale proviene per un terzo da imprese in fase di avvio di attività e per un altro terzo dalla creatività delle imprese consolidate.
Invito in particolare la Commissione a concedere concrete possibilità aggiuntive tanto al settore profit quanto a quello non profit ma privato.
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Infine, signora Presidente, credo che dobbiamo occuparci a fondo anche della politica agricola della Commissione.
Nei rapporti sulla tutela delle zone naturali si parla di cose eccellenti e penso che dovremo cominciare a destinare fondi agricoli al mantenimento delle zone naturali.
In linea di principio, ciò è possibile, ma occorrerà gestire in modo creativo i fondi di cui l'Europa stessa già dispone.
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<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="FI" NAME="Stenius-Kaukonen">
Signora Presidente, la graduale eliminazione della disoccupazione di massa nei paesi dell'Unione europea richiede una grande quantità di misure diverse.
La relazione mette a ragione in evidenza il fatto che la base delle iniziative locali a favore dell'occupazione, ossia il partenariato, la partecipazione e la pianificazione autonoma, riveste una grande importanza nella lotta contro la disoccupazione, un'importanza che deve essere rafforzata.
Altrettanto importante è favorire delle prospettive innovative, come ad esempio accordi occupazionali, stipulati fra le diverse parti a livello locale.
Descrivo brevemente gli sforzi compiuti nella città in cui abito per risolvere problemi simili a quelli di molte altre città, come sono simili i problemi che ci troviamo ad affrontare.
Un settore del progetto per l'occupazione varato l'anno scorso a Tampere è costituito da una lettera d'interventi per la gestione dell'occupazione.
Al progetto cooperano la città e l'ufficio di collocamento di Tampere nonché l'ufficio del lavoro regionale e l'obiettivo a breve termine che ci si è prefissi è quello di coinvolgere imprenditori e associazioni di imprenditori, associazioni di volontari, nonché i disoccupati.
Un'attenzione particolare è stata dedicata ai disoccupati di lunga durata, ai giovani e, allo scopo di impedirne l'emarginazione, vengono loro offerte occupazioni stabili, interinali, formazione professionale e/o a livello di apprendistato, possibilità di tirocinio, nonché formazione ad hoc nel settore della politica occupazionale.
Benché a Tampere il tasso di disoccupazione raggiunga il 23, 6 %, la città è inclusa nella cosiddetta area bianca dell'Unione europea e ciò ha comportato notevoli limitazioni per il nostro Ministero del lavoro quando si è trattato di destinare dei fondi per il progetto di cui ho parlato.
Lo sviluppo di iniziative locali di occupazione è stato ostacolato anche dall'organizzazione verticale della società e dalla divisione in settori dell'amministrazione, mentre il partenariato implica una cooperazione di tipo orizzontale che travalichi i settori amministrativi.
D'accordo con la relazione, attribuisco una grande importanza allo sviluppo delle prassi giuridiche e amministrative degli Stati membri, in modo da appoggiare il partenariato a livello locale.
Le nuove misure della Commissione per sostenere le iniziative locali sono benvenute e mi auguro che tutte le città potranno presto approfittarne.
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<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="DE" NAME="Wolf">
Signora Presidente, signor Commissario, stimati colleghi, l'onorevole Schiedermeier ci ha fornito qui un eccellente esempio in merito ad un'azione che coinvolge molti paesi dal Portogallo alla Finlandia, come abbiamo potuto verificare in occasione del dibattito, e che è ancor più degna di nota del tentativo avanzato da una serie di Stati membri - la onorevole Boogerd-Quaak ha già richiamato l'attenzione su ciò, e a me com'è ovvio viene subito in mente la Germania - di ostacolare l'iniziativa della Commissione in nome della sussidiarietà.
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Mi associo a quanto affermato dalla onorevole Schroedter. Gradirei solo far presente che la questione dell'economia sociale, cui qui viene riservato ben poco spazio, è stata sollecitata proprio in questa sede nel primo periodo della legislatura.
Vorrei riferirmi ad alcuni aspetti che riguardano il contesto di questa relazione.
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Primo: dobbiamo badare che le iniziative locali di occupazione non ricadano in situazioni di dicotomia, ma assicurino normali condizioni di lavoro, possibilità di accesso al mercato del lavoro, qualifica.
Secondo: dobbiamo conglobarle in obiettivi di ampia portata da seguire in parallelo. Una riduzione drastica del numero dei disoccupati entro il 2000, la gestione delegata e lo sviluppo a livello locale e regionale di economia, cultura e società, come ha evidenziato nel proprio intervento il collega portoghese, la rivalutazione della situazione socio-economica, azioni di promozione e sostegno a favore delle donne, sono fattori che si traducono in una suddivisione sensata ed equilibrata tra il lavoro retribuito e quello non retribuito e non invece nella creazione di una nuova classe di domestiche e di custodi di parcheggi.
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Nel complesso, si tratta di fornire un contributo quantitativamente importante per trasformare lo statuto di salariate in cittadine lavoratrici.
Già solo in Germania - lo si può verificare -, con circa otto milioni di disoccupati di questo settore si deve creare con criterio un milione di nuovi posti di lavoro destinati a durare nel tempo che arricchiranno senza dubbio il patrimonio sociale.
L'iniziativa presentata dalla Commissione necessita senza dubbio di essere attuata con urgenza e merita tutto l'appoggio possibile da parte nostra.
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<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzitutto desidero congratularmi con l'onorevole Schiedermeier per la sua relazione e ringraziarlo per la buona collaborazione collegiale che ha promosso intorno alla relazione stessa.
Condivido, peraltro, il suo apprezzamento per la comunicazione della Commissione sulle iniziative locali per l'occupazione, le quali, a nostro parere, rappresentano ancora oggi una parte troppo poco sviluppata e persino sottovalutata di una strategia europea per l'occupazione.
Come i colleghi hanno già rilevato e come risulta da tutti gli studi effettuati, le iniziative locali sono in grado di creare posti di lavoro in misura enormemente maggiore e a costi minori rispetto alla politica infrastrutturale su ampia scala che stiamo cercando di difendere.
Pertanto, il gruppo del Partito del socialismo europeo ritiene che le iniziative locali debbano essere presentate non come un'alternativa alle reti transeuropee - anche se talvolta facciamo fatica ad accettare il colore grigio-cemento di molte proposte - bensì come una necessaria integrazione delle stesse reti, le cui possibilità di realizzazione speriamo siano un pò migliori di quanto il calvario cui è sottoposto il TENS lasci ritenere.
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Dev'esser chiaro che, se vogliamo offrire possibilità di sviluppo a questo settore, a livello europeo non basta creare un quadro di sostegno ma occorre anche fornire stimoli finanziari.
Tutto ciò emerge, peraltro, da un gran numero di iniziative ed esperienze fatte in diversi paesi membri.
In Belgio, ad esempio, qualche tempo fa è stata avviata un'iniziativa denominata «Agenzie locali per l'occupazione», attraverso la quale i disoccupati possono trovare qualche lavoretto saltuario, in aggiunta all'indennità di disoccupazione.
Questa formula, che utilizza un sistema di cheque , presenta indubbiamente dei vantaggi, ma ha già dimostrato anche di non essere esente da rischi.
In primo luogo, se si vogliono sviluppare tali iniziative locali per l'occupazione affinché diventino un sistema promettente, capace di offrire possibilità di lavoro a donne (che, invero, vi ricorrono in maniera massiccia), a disoccupati di lungo periodo e a disoccupati giovani, è importante non far ammuffire queste persone né in lavori squalificanti e con pessime condizioni, né nell'abitudine di percepire indennità assistenziali.
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In secondo luogo, sarebbe un vero peccato limitare un sistema così promettente alla mediazione di lavoretti provvisori o marginali.
I diciassette settori indicati dalla Commissione possiedono un potenziale di sviluppo che potrebbe essere sfruttato da molti progetti di economia sociale e da imprese autonome in maniera del tutto o in parte redditizia e tale da soddisfare la domanda a forte potere d'acquisto che esiste tuttora nella società.
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Spero, signor Commissario, che non ci si fermerà a una semplice comunicazione.
In questo settore occorre sviluppare un programma d'azione europeo, un programma coerente e globale che impieghi strumenti europei.
Sapete benissimo che l'Unione europea può svolgere un ruolo in tale contesto.
Peraltro, lo ha già fatto nell'ambito degli esperimenti collegati al Fondo sociale europeo e soprattutto a URBAN.
Condivido il parere dei colleghi secondo i quali si deve fare di tutto per impedire assolutamente che, all'interno del bilancio, siano approvati tagli al Fondo sociale europeo o ad altri fondi strutturali. Occorre, invece, perseguire la strada di un maggiore ricorso alle dotazioni di questi fondi anche nel quadro delle iniziative citate.
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Vorrei dire ancora una volta che non ci si deve fermare a quanto già previsto.
Si può pensare, ad esempio, a combinazioni creative con grandi opere d'investimento. Signor Commissario, a mio parere un TGV non ha senso se non è collegato direttamente ad un'ampia rete di trasporti pubblici.
Pertanto, chiedo alla Commissione di presentare al Consiglio una proposta volta ad ampliare i compiti dei Fondi europei d'investimento per includere le iniziative cittadine e non solo le reti transeuropee.
Condivido, peraltro, l'opionione dell'onorevole Boogerd-Quaak secondo cui la tassa energetica sulla CO2 potrebbe fornire un contributo molto rilevante allo sviluppo di questo settore.
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In conclusione, signora Presidente, mi congratulo con la Commissione per la sua iniziativa, ma auspico che d'ora in poi essa saprà usare la sua creatività per realizzare un programma d'azione concreto.
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, quanti sono i disoccupati in Europa?
Diciotto, venti milioni?
La diatriba sulle statistiche non aggiunge nessun nuovo posto di lavoro.
Le critiche sollevate in merito a debolezze strutturali ed errori commessi in passato sono solo geremiadi e niente di più.
I rimproveri - su un piatto della bilancia pesano una gestione inadeguata e terapie di liberazione, sull'altro gravano mancanza di flessibilità e carenze nelle qualifiche - e tutto questo reciproco accusarsi riempiono, è vero, i titoli dei giornali, ma non lo stomaco delle persone.
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Dobbiamo essere razionali e cambiare le diverse situazioni in loco.
Le iniziative locali di occupazione consentono di ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro.
Local work for local people using local resources significa di primo acchito settore terziario, in cui rientrano, per esempio, l'ambiente, dalla gestione dei rifiuti fino alla manutenzione degli spazi naturali, il settore abitativo, dalla sicurezza fino alla rivalutazione degli spazi pubblici urbani, la vita quotidiana, dall'assistenza sanitaria alla custodia dei bambini, e infine il settore del tempo libero, dal turismo alle iniziative culturali.
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Il potenziale locale, troppo raramente sfruttato o addirittura inutilizzato, deve essere impiegato.
La presenza sul luogo consente di conoscere con maggiore esattezza opportunità, offerte ed esigenze specifiche.
I destinatari si possono individuare agevolmente, dalle donne ai giovani in difficoltà fino agli anziani, da coloro che non trovano facilmente un impiego e altre categorie colpite.
Persino le condizioni generali sono chiare.
I privati e le istituzioni pubbliche devono smettere di ostacolarsi continuamente, ma devono invece collaborare, agire di comune accordo, dimostrare coraggio nei confronti di creatività e nuovi sbocchi.
Non prendiamoci in giro, gli ostacoli da superare sono ancora tanti.
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Il relatore, l'onorevole Schiedermeier, che in seno alla commissione per gli affari sociali e l'occupazione ha riscontrato un consenso unanime, ha sottolineato dove si annidano le carenze: nella capacità di cooperare da parte degli organi statali, nelle risorse pubbliche destinate al finanziamento di attività e capitali iniziali, nelle qualifiche professionali dei possibili interessati.
Urgono un quadro d'azioni coerente, il sostegno finanziario di azioni di sviluppo, il superamento degli ostacoli di carattere amministrativo e giuridico ed un organo consultivo adeguato.
È giunto il momento che l'insieme delle misure concrete della Comunità e dei diversi Stati membri, il sostegno delle piccole e medie imprese, l'impiego effettivo dei fondi strutturali e la realizzazione coerente dei vari programmi di formazione, da LEONARDO fino a LIFE LONG LEARNING, vengano estesi ad un contesto importante, cioè quello delle iniziative locali di occupazione.
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<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="PT" NAME="Mendonça">
Signora Presidente, onorevoli parlamentari, la relazione in esame concernente una strategia europea per incoraggiare le iniziative locali di sviluppo e occupazione merita il nostro pieno appoggio.
È inoltre stimolante per chi si occupa dello sviluppo regionale e locale in ciascuno dei nostri paesi.
Considerare le istituzioni a livello regionale e locale come nuclei fondamentali del tessuto socioeconomico e riconoscerne l'importanza potrà costituire uno dei criteri più umanizzanti e di maggior impatto nell'ampia gamma di soluzioni con le quali si cerca di risolvere il gravissimo problema della disoccupazione.
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Puntare sull'impegno dei diretti responsabili per identificare e promuovere le possibilità di occupazione a livello locale; puntare, in materia di creazione di posti di lavoro, sul potenziale esistente in alcuni grandi settori, quali i servizi legati alla vita quotidiana, al tempo libero e alla cultura, all'ambiente e all'edilizia popolare, nonché in molti altri campi suscettibili di soddisfare nuovi bisogni potrà costituire un passo decisivo per far fronte al problema della disoccupazione in Europa.
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È importante sottolineare l'invito alla Commissione a rendere possibile la creazione di condizioni d'insieme favorevoli alle iniziative locali di occupazione, nonché l'indispensabile messa a punto, nelle forme più diversificate, di strumenti di finanziamento destinati allo sviluppo regionale e al sostegno delle impresi locali.
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La Commissione dovrà incoraggiare e promuovere lo scambio di esperienze fra gli Stati membri che, rivelando interesse per le iniziative locali di occupazione, ne abbiano avviata l'attuazione, e soprattutto dovrà ricoprire pienamente il proprio ruolo di forza dinamica nell'incoraggiare tutte le iniziative praticabili ed efficaci in grado di contribuire alla soluzione di quel flagello sociale che è la disoccupazione.
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<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signora Presidente, signor Commissario, pare che la relazione del' onorevole Schiedermeier e le opinioni delle varie commissioni, così come gli studi effettuati dall'Unione europea, abbiano già evidenziato l'esistenza di 17 ambiti di nuove fonti di lavoro, soprattutto nelle aree sociali, culturali ed ambientali.
Facendo parte della commissione per la tutela dell'ambiente, sono particolarmente interessato alle fonti ambientali.
Esistono possibilità molto interessanti nella gestione delle acque e dei residui e nella tutela degli ambienti naturali.
Ciononostante, i relatori rilevano l'esistenza di ostacoli giuridici, fiscali e di formazione professionale dei lavoratori, i quali provengono principalmente dall'area delle ristrutturazioni industriali europee.
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Crediamo si debba prendere in considerazione una migliore gestione delle risorse e scoprire nuovi posti di lavoro nel settore dell'artigianato e dei mestieri tradizionali.
Vorrei porre in evidenza l'opinione espressa dalla onorevole Marinucci a nome della commissione per i diritti della donna.
La onorevole sottolinea la contraddizione tra competitività e creazione di posti di lavoro.
L'Europa, infatti, non può competere con i salari troppo bassi e le scandalose condizioni lavorative del terzo mondo - e tale contraddizione permane irrisolta.
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Desidero anche denunciare la continua creazione di posti di lavoro precari, che nel mio paese sfiora il 34 % dell'occupazione e che coinvolge soprattutto le donne.
Creare occupazione non basta, perché i posti di lavoro devono anche garantire una certa sicurezza.
Ci preoccupa la possibilità che il settore pubblico smetta di finanziare la maggior parte dei servizi sociali.
Pertanto, esprimiamo la nostra apprensione per un'eventuale sostituzione dell'iniziativa pubblica con l'iniziativa privata, dato che esistono paesi poveri e sparsi nel territorio che non costituirebbero certo un'attrattiva per il settore privato.
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In conclusione, signor Commissario, ritengo sia necessario superare gli ostacoli e le contraddizioni, affinché le iniziative per l'occupazione locale, che sono veramente importanti, siano coronate dal successo.
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<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="DE" NAME="Nußbaumer">
Signora Presidente, stimati parlamentari, la creazioni di posti di lavoro è uno dei progetti principali del prossimo periodo.
Anche dall'ampia ed esaustiva relazione dell'onorevole Schiedermeier emerge nettamente tale realtà, ed io mi sento di associarmi alle sue considerazioni in merito a molti settori.
Sono tuttavia dell'opinione che nessuno dei 17 settori del terziario menzionati nella relazione sarà in grado di creare posti di lavoro duraturi se non sarà preceduto dalla creazione di posti di lavoro che forniscono valore aggiunto.
Per tale ragione si devono motivare e sostenere, offrendo condizioni quadro tanto le imprese quanto coloro che presentano innovazioni e che possono sferrare un'offensiva al mondo imprenditoriale.
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Questo è il presupposto per la creazione di posti di lavoro nel settore terziario, perché senza imprese rimangono inutilizzate soprattutto le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, oppure il turismo non ha la possibilità di svilupparsi ulteriormente per mancanza di turisti paganti.
Se per quanto riguarda le iniziative di occupazione sono già state condotte 14 ricerche e una quindicesima è in cantiere, allora l'apparato burocratico di Bruxelles non ha compreso il funzionamento della creazione di valore aggiunto e ha dilapidato le risorse destinate ai sovvenzionamenti.
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Richiamo quindi l'attenzione sulla necessità di promuovere innanzi tutto le iniziative regionali e locali di occupazione.
Questo significa che le condizioni generali offerte dallo stato devono consentire alle imprese di svilupparsi nel settore locale, imprese che grazie a prodotti innovativi possono essere competitive anche a livello internazionale, imprese la cui attività non deve essere ostacolata da un eccesso di burocrazia e regolamentazioni.
Tale obiettivo si potrà però raggiungere solo se negli Stati sarà chiaro che vale la pena impegnarsi e che politica di sostegno non equivale a suddivisione del capitale, ma significa che successo e competitività possono ricevere un impulso nel momento in cui forze regionali e creatività locale vengono incentivate con vigore.
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Questi sono gli imperativi che ci consentiranno di creare posti di lavoro che durano nel tempo!
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<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="EN" NAME="Howitt">
Signora Presidente, le cooperative edilizie, i progetti di occupazione femminile, le nuove industrie culturali e dei media, i progetti di riqualificazione ambientale sono ben noti a molti di noi a livello locale.
Sono il cuore della strategia economica locale di sviluppo e spesso vedono la luce quando l'occupazione di massa in una certa area non è più in grado di generare nuovi servizi e di offrire speranze a quanti incontrano difficoltà sul mercato del lavoro.
Dovrebbero costituire l'asse portante del tentativo dell'Europa di creare nuova occupazione, di combattere la discriminazione e di facilitare un cambiamento dell'economia sensibile alle necessità ed equo per coloro che già lavorano.
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Si è molto discusso oggi degli ostacoli legali ed amministrativi che frenano l'occupazione locale negli Stati membri.
Ma cosa fa l'Europa per quelli che localmente cercano il suo sostegno?
Solo una esigua frazione delle istanze strutturali sono volte a progetti innovativi.
Circola periodicamente un bollettino ad uso degli Stati membri che desiderino avvalersene.
Non è un male in sé, ma la verità è che in processi troppo lunghi, troppo complicati, troppo burocraticizzati per accedere ai programmi dei fondi strutturali, spesso i progetti occupazionali locali si ritrovano in fondo alla lista.
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Il fatto che siano nuovi e diversi significa che troppo spesso non disporranno di contatti locali, di aggiornamenti, di conoscenze e soprattutto del tempo necessario per apprendere le regole imposte dall'Europa per accedere al sostegno comunitario.
In qualità di relatore del Parlamento per i finanziamenti in base all'art. 10, progetti innovativi, so bene qual'è la pressante domanda che si esprime a livello locale e regionale di utilizzare al meglio il sostegno europeo nei loro sforzi.
Non voglio che esso si espleti in progetti meramente dimostrativi.
Vorrei che lo sviluppo economico locale fosse in cima alla lista delle priorità in fase di pianificazione, gestione ed attuazione dei programmi europei.
Ecco allora che i 150-180.000 nuovi posti di lavoro all'anno che la Commissione ipotizza - gli ambizioni piani fissati dal Libro Bianco Delors - diverranno forse realtà.
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<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="FI" NAME="Rönnholm">
Signora Presidente, la discussione sulla relazione è stata incoraggiante.
Nel mio paese si lotta contro una disoccupazione che ha raggiunto livelli altissimi e noi qui analizziamo le idee con cui migliorare la situazione occupazionale.
Sappiamo tutti che la crescita economica è necessaria, ma non basta, per cui tutte le misure speciali ci sono d'aiuto.
La Finlandia manca di una solida tradizione in fatto di piccole imprese e di produzione di servizi privati.
Molti servizi che la relazione classifica come servizi dello stato sociale e improduttivi sono da noi servizi comunali; si tratta di servizi con una positiva influenza sulla situazione occupazionale e il cui sviluppo è in armonia con le idee presentate nella relazione.
La privatizzazione non comporterà nuovi posti di lavoro, ne causerà piuttosto la riduzione, ragion per cui è giustificata la necessità di servizi privati a base imprenditoriale per integrare quelli pubblici.
Naturalmente le esperienze di altri paesi ci interessano e ci auguriamo dei progressi nella trasmissione di informazioni, nonché di ottenere consigli e idee efficaci da altre aree dell'Unione per un miglioramento dell'occupazione.
Nell'apprestarci a trovare delle misure abbiamo spesso parlato di cooperazione delle parti, una cooperazione che si dovrebbe rendere effettiva, tra l'altro nella forma del famoso modello a tre.
Il potere pubblico potrebbe essere rappresentato dal comune, dall'altro lato gli imprenditori, i datori di lavoro e le imprese e, dal terzo, il sindacato.
Con mezzi locali essi potrebbero incaricarsi di risolvere il grande problema dell'occupazione, mentre parte dei sussidi dovrebbe essere destinata a tal fine.
Queste risorse permetterebbero di realizzare più di quanto non si sia sinora realizzato, le associazioni sindacali sarebbero interessate all'iniziativa e passerebbero all'azione in favore dei disoccupati, accanto ai quali avremmo inoltre la possibilità di lavorare, Se l'Unione europea sosterrà attivamente tale tipo di attività, essa può diventare un modello efficace, adatto ad essere utilizzato, un modello che partendo dall'Unione giunge a un livello locale.
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<SPEAKER ID=19 NAME="Marinucci">
. Signora Presidente, vorrei ribadire quanto ho detto nella mia relazione.
Ci sono due aspetti che mi preoccupano in questo lavoro della Commissione, che del resto ho apprezzato perché è stato preceduto da un'ottima inchiesta, da un ottimo lavoro di ricerca e anche da un'elaborazione culturale molto interessante.
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Il primo di essi è in un certo qual modo legato al discorso che abbiamo fatto ieri in quest'Aula sui servizi pubblici: la Commissione sta percorrendo diverse strade che conducono all'indebolimento dei servizi pubblici, che sono d'altra parte la caratteristica e il modello europeo, sono quello che noi diciamo continuamente di voler difendere.
Inoltre, andando a presentare delle proposte di occupazione che non sono complementari ma sostitutive di prestazioni attualmente erogate dai servizi pubblici, appare chiaro che le risorse finanziarie, divise in diversi canali, non sarebbero neanche in condizione di creare reale lavoro aggiuntivo.
Da una parte, dunque, perdita di occupazione, perdita di servizi verso i cittadini, perdita del modello sociale europeo e, dall'altra, neanche lavoro in più e, probabilmente, neanche abbastanza lavoro sostitutivo.
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Il secondo aspetto che mi preoccupa è che questa ipotesi, molto interessante e che dovrebbe essere raccolta comunque in una specie di guida, dovrebbe ricevere cioè da parte della Commissione una maggiore organicità, trascura molto la «questione femminile».
Abbiamo già lamentato, anche ieri in quest'Aula, che, per quanto riguarda l'occupazione delle donne, poco si sia fatto, a parte le parole, nell'ambito del Fondo regionale di sviluppo, nell'ambito di URBAN II: sono stati stesi dei programmi, ma di fatto non si realizzano.
Anzi, è stato purtroppo cancellato un programma - denominato ILO e contenente l'occupazione locale per le donne.
In questo caso, dunque, in questa materia, con questo progetto, non viene data alle donne, quando invece di questi servizi le donne sono le maggiori fruitrici, non solo ma anche coloro che normalmente questi servizi erogano perché dispongono delle attitudini che possono mettere poi a disposizione della società.
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Per queste ragioni ritengo che si debba ben riflettere e considerare l'opportunità di andare avanti così o di migliorare la posizione della Commissione.
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<SPEAKER ID=20 NAME="Flynn">
. (EN) Signora Presidente, desidero subito ringraziare l'onorevole Schiedermeier, autore dell'encomiabile relazione in esame nonché ringraziare i Membri della commissione per il loro contributo.
Il livello del dibattito odierno è stato molto alto ed è estremamente incoraggiante per me e per la Commissione tutta ottenere un tale vigoroso sostegno dal Parlamento per la nostra proposta di strategia europea volta a incentivare lo sviluppo locale e le iniziative occupazionali.
Sono molto colpito dal livello degli interventi di questa mattina.
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Come sapete, a seguito del Libro Bianco della Commissione sulla crescita, la competitività e l'occupazione del 1993, il vertice di Essen ha definito un programma d'azione ed un approccio strutturato per la lotta alla disoccupazione.
Tale strategia è stata oggetto di perfezionamenti nei successivi vertici di Cannes e da ultimo di Firenze nel mese di giugno.
La promozione di sviluppo locale e di iniziative occupazionali costituisce una componente chiave di questo quadro integrato ed è proprio quanto affermato dalla onorevole van Lancker questa mattina laddove sostiene la necessità di un tale approccio integrato.
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Dal nostro punto di vista, le iniziative locali sono, ben inteso, fondamentali per numerose ragioni.
Forniscono nuove opportunità di impiego, in particolare ai disoccupati di lunga data, ai giovani ed alla donne.
Tengo a rassicurare la onorevole Marinucci sul fatto che le donne, per quanto attiene alle succitate iniziative occupazionali locali, rivestono per noi un'enorme importanza.
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Vorrei ricordarvi che l'analisi economica condotta conferma l'opinione secondo la quale le iniziative locali, opportunamente sostenute, potrebbero creare fra 140.000 e 400.000 nuovi posti di lavoro all'anno in Europa.
La onorevole Klaß ha giustamente sottolineato che fra cosiddetti 17 settori di potenziale individuati il settore delle cure, in particolare riferito allo sviluppo rurale, risulta essere una modalità molto interessante.
Tali iniziative forniscono inoltre una risposta alle nuove esigenze della nostra società, creando nuove tipologie di lavoro sotto forma di servizi per la vita quotidiana: servizi che migliorano la qualità della vita nei settori culturali e del tempo libero, nonché nel settore ambientale.
Queste tematiche sono state approfondite nel corso del dibattito odierno dalle onorevoli Schroedter e Kestelijn-Sierens laddove ribadivano il potenziale presente in questi nuovi settori e la necessità di avviare in tal senso tempestive iniziative.
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Questo tipo di iniziative sono spesso parte integrante del processo locale, con la partecipazione del pubblico e del privato e di vari operatori del sociale, uomini d'affari locali, parti sociali, associazioni di volontariato e quelli che definiamo promotori dell'economia sociale.
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Tuttavia questo ingente potenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro incontra alcune difficoltà.
Sussistono ostacoli che devono essere affrontati e rimossi e se ne è abbondantemente parlato questa mattina.
Riprendo alcuni di questi temi.
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Innanzitutto, gli ostacoli finanziari, quali gli eccessivi costi del lavoro diretto ed indiretto; la difficoltà di avere accesso al capitale ed ai prestiti; il basso potere d'acquisto delle famiglie più povere e la scarsa redditività economica di taluni servizi.
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In secondo luogo, c'è la questione della formazione ed i problemi tecnici che sorgono, fra l'altro, da una formazione iniziale inadatta, da qualifiche e condizioni di lavoro sorpassate in taluni comparti tradizionali nonché la carenza di formazione nelle nuove tecnologie.
Vorrei sottolinearlo in quanto alcuni vostri interventi riflettevano la necessità di migliori qualifiche e di migliore formazione nelle nuove tecnologie che domineranno la nostra vita in futuro.
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In terzo luogo, gli ostacoli giuridici e normativi.
Essi derivano dall'assenza di uno statuto giuridico proprio di partenariato fra organismi pubblici e privati e dall'assenza di standard qualitativi nel settore dei servizi.
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E per finire gli ostacoli istituzionali.
Derivano dall'incapacità di valutare il processo locale di creazione di posti di lavoro, da burocrazie settoriali e gerarchiche, da un sostegno finanziario a breve termine eccessivamente restrittivo che non consente la sopravvivenza di iniziative a lungo termine.
Mi associo a quanto ha molto opportunamente detto l'onorevole Howitt su questo tema.
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Onorevoli deputati, sapete che i posti di lavoro non si creano come per incanto.
Sono frutto di investimenti di moltissimi individui.
Crediamo che le autorità pubbliche e le amministrazioni abbiano un ruolo fondamentale da svolgere nel predisporre un quadro favorevole alla creazione di posti di lavoro.
Crediamo che le istituzioni, ad ogni livello, possano e debbano fare la loro parte nella creazione e nella promozione di un contesto coerente per incoraggiare lo sviluppo delle iniziative occupazionali locali.
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D'altro canto, le politiche nazionali e regionali devono concentrarsi sulla rimozione degli ostacoli strutturali, siano essi di natura finanziaria, tecnica, giuridica o amministrativa.
Certamente, il valore aggiunto dell'Unione viene in particolare dalla promozione e dalla valutazione di progetti sperimentali e pilota, dalla diffusione delle buone pratiche e dallo scambio di esperienze in particolare tramite la cooperazione ed il sostegno delle reti transnazionali.
Non si conoscono abbastanza le iniziative in corso e le ottime attività intraprese dagli Stati membri.
Occorre sostenere ciò che è ben fatto, individuarlo, parlarne agli altri ed incoraggiare tutti ad adattarlo trasponendolo alla loro realtà.
Vi è una forma di sostegno ai provvedimenti nazionali a vantaggio di iniziative locali, in particolare con il ricorso ai fondi strutturali.
Si è già molto parlato questa mattina del miglior utilizzo delle esistenti risorse finanziarie e sono molto favorevole a questo.
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La strategia di incentivazione delle iniziative locali per lo sviluppo e l'occupazione era stata concepita come parte del più ampio quadro definito dal Consiglio europeo di Essen per la lotta contro la disoccupazione.
Alcuni Stati membri hanno iniziato a tradurre questo sostegno alle iniziative locali in misure concrete nel contesto dei loro programmi annuali per l'occupazione.
Avremo modo di sentirne parlare ancora nel corso dell'anno allorquando avremo sotto gli occhi quanto gli Stati membri hanno fatto per porre in essere le iniziative e quanto propongono di fare nei prossimi due anni.
Sebbene molto resti ancora da fare, sono persuaso che questa strategia di impulso alle iniziative di sviluppo locale sia una modalità promettente di lottare contro la disoccupazione.
Per troppo tempo è rimasta nell'ombra, è vero.
Spesso abbiamo considerato problemi di maggiore entità; ora stiamo cominciando a capire che grande potenziale esiste nello sviluppo locale, nelle iniziative locali e nell'incoraggiare i piccoli gruppi di volontariato nei nostri Stati membri; essi sono stati spesso eclissati in passato dalla strategia macroeconomica ma oggi scopriamo l'esistenza di molte più politiche attive che sviluppano iniziative locali.
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La Commissione è conscia del molto lavoro che ancora la attende.
Ci avete sollecitati in tal senso e occorre procedere meglio e più rapidamente che in passato.
Perciò, facendo seguito all'azione per l'occupazione in Europa, il nostro patto di fiducia, la Commissione ha presentato la sua comunicazione sull'assistenza strutturale e l'occupazione comunitaria.
Lo scopo di questa comunicazione è quello di fornire parametri per i negoziati attualmente in corso nell'utilizzo dei fondi strutturali comunitari.
Ha un ruolo particolare nella promozione e nello sviluppo di iniziative locali.
Sulla scia della proposta della Commissione per i patti locali e territoriali per l'occupazione, il Consiglio europeo di Firenze ha anch'esso ribadito l'importanza delle iniziative occupazionali e di sviluppo locali.
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Per finire vorrei ringraziarLa, onorevole Schiedermeier, per l'incoraggiamento che ci ha dato in questa occasione, per il sostegno ampio ed unanime che avverto oggi qui in quest'Aula per quanto tentiamo di fare per stimolare lo sviluppo locale.
Come pegno di buona fede, con i limitati fondi a mia disposizione, ho avviato un miglior utilizzo di parte del Fondo Sociale e posso annunciare di aver deciso l'assegnazione di 25m ecu ai sensi dell'art. 6 del Fondo sociale per la promozione di progetti innovativi e per la creazione di posti di lavoro e sono lieto che l'onorevole Nussbaumer abbia sottolineato la necessità dell'innovazione.
I finanziamenti dell'art. 6 riguardano direttamente la creazione di nuove opportunità di lavoro e nuove modalità innovative d'azione; ritengo si assista alla genesi di qualcosa di speciale, duraturo ed efficace per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro e ringrazio il Parlamento del suo appoggio.
<P>
<SPEAKER ID=21 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà oggi alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=2>
Estensione del regime di transito comunitario
<SPEAKER ID=22 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca l'interrogazione orale (B4-0682/96-0-0163/96) dell'on. Tomlison a nome della commissione temporanea di inchiesta sul regime di transito comunitario alla Commissione sull'ulteriore estensione del regime di transito comunitario.
<P>
<SPEAKER ID=23 NAME="Tomlinson">
Signor Presidente, si tratta di un'interrogazione orale insolita in quanto la maggioranza dei membri del Parlamento è di fatto interessata ad una risposta.
Quindi faccio finta sia già stata formulata.
Ascolterò con enorme interesse la risposta come gli altri membri della commissione di inchiesta sulla frode nel transito.
Alla luce della risposta del Commissario Monti e con il suo permesso, Signor Presidente, forse potremmo rivolgere altre domande per rendere giustizia alla risposta stessa.
<P>
<SPEAKER ID=24 NAME="Monti">
Signor Presidente, onorevoli deputati, la domanda dell'onorevole Tomlinson dà l'opportunità di fornire chiarimenti su alcuni punti importanti, ed è quindi benvenuta.
<P>
I regimi di transito costituiscono una misura di facilitazione per il commercio; gli operatori commerciali hanno ben compreso l'utilità di questo strumento poiché nel 1995, due anni dopo la realizzazione del mercato unico, sono stati emessi 18 milioni di documenti per coprire le operazioni di transito nella Comunità.
La semplificazione delle formalità, unita ad una notevole elasticità di utilizzo delle procedure, spiega il successo di questi regimi negli ambienti economici.
Essi sono un fattore di primaria importanza che favorisce gli scambi commerciali tra la Comunità e i paesi terzi.
<P>
È in tale contesto che, nell'ambito della strategia di preadesione dei paesi dell'Europa centrorientale, che il 1º luglio 1996 la Repubblica ceca, la Repubblica ungherese, la Repubblica polacca e la Repubblica slovacca sono diventate parti contraenti della Convenzione CE/EFTA del 20 maggio 1987, relativa ad un regime di transito comune.
<P>
Questa prima estensione del transito comune era esplicitamente prevista dagli accordi europei, che hanno ricevuto il parere conforme del Parlamento europeo nel quadro di una cooperazione che mira ad avvicinare i sistemi doganali di questi paesi a quello della Comunità con l'introduzione di un sistema di «passerella» tra i regimi di transito della Comunità e di questi paesi.
Di conseguenza l'adesione dei paesi dell'Europa centrorientale alla Convenzione di transito comune si iscrive interamente nel quadro della strategia di preadesione di questi paesi all'Unione europea.
<P>
Durante i tre anni che hanno preceduto l'adesione al transito comune, la Comunità ha contribuito in modo significativo, assieme alle altre parti della Convenzione, alla preparazione di questi paesi candidati, affinché le amministrazioni doganali e gli operatori fossero perfettamente informati riguardo a questi regimi nonché formati e preparati al loro utilizzo.
Solo quando la Comunità e le altri parti contraenti sono state convinte della capacità dei paesi di Visegrad di assumere pienamente gli obblighi propri al sistema del transito comune, la decisione di estendere il sistema è stata presa.
<P>
L'assistenza tecnica fornita alle quattro nuove parti contraenti costituisce dunque un'esperienza importante per la preparazione delle future estensioni della Convenzione di transito comune a Slovenia, Bulgaria, Romania e ai paesi baltici, con i quali la Comunità ha concluso un accordo europeo di associazione.
Questi paesi candidati beneficeranno naturalmente della stessa assistenza tecnica che ha permesso alle nuove parti contraenti di aderire il 1º luglio scorso, alla Convenzione nelle migliori condizioni di preparazione.
<P>
I primi interventi di assistenza ai nuovi candidati dovranno cominciare il prossimo autunno, senza tuttavia pregiudicare in alcun modo l'eventuale data delle future estensioni del transito comune.
In ogni caso, la decisione di invitare formalmente ad aderire alla Convenzione sarà adottata, per quanto riguarda la Comunità, soltanto quando si sarà debitamente stabilito che i paesi candidati abbiano raggiunto un livello di preparazione che permetta loro di garantire una corretta applicazione delle procedure di transito.
Tenuto conto dell'esperienza passata è da prevedere un periodo di preparazione di qualche anno.
<P>
Va poi considerato un altro aspetto importante: i progetti di riforma del regime di transito.
La Commissione sta infatti elaborando, in associazione con gli Stati membri, le parti della Convenzione di transito comune e gli operatori economici, progetti di riforma del sistema di transito che tengono in grande considerazione i lavori della commissione temporanea d'inchiesta del Parlamento europeo, presieduta dall'onorevole Tomlinson.
<P>
In conseguenza di ciò, è molto probabile che i regimi di transito, ai quali i paesi candidati aderiranno, avranno già subíto un certo numero di ulteriori modifiche, volte a rafforzare la loro gestione e a renderli a prova di frode, in particolare attraverso l'informatizzazione che dovrebbe essere realizzata nel 1998.
È quindi chiaro che i paesi candidati, per divenire parti contraenti della Convenzione, dovranno essere in grado di assumere gli obblighi derivanti dal sistema di transito così come esso sarà stato riformato.
<P>
Infine, nel contesto della lotta contro la frode nel transito, come ho ricordato l'8 luglio ai Ministri delle finanze della Comunità e dei paesi dell'Europa centrorientale, voglio sottolineare che ogni accordo di associazione europeo è accompagnato da un protocollo particolare sulla mutua assistenza in materia doganale.
Questo protocollo costituisce, con le disposizioni doganali della Convenzione di transito comune e la raccolta degli accordi amministrativi in materia di transito, il quadro legale e amministrativo della cooperazione tra le amministrazioni doganali delle parti contraenti.
<P>
È in questo contesto che le autorità doganali delle parti contraenti attuano la cooperazione amministrativa indispensabile alla buona applicazione dei regimi in causa, in particolare ricorrendo ai dispositivi di prevenzione della frode messi a loro disposizione.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="EN" NAME="Tomlinson">
Signor Presidente, Il Commissario Monti ci ha riferito che la decisione di estendere la Convenzione di transito comune ai paesi di Visegrad è stata assunta ad Interlaken in occasione del Comitato congiunto CE/EFTA del 1996.
Avrei da rivolgere al Commissario quattro domande specifiche in proposito.
<P>
A che livello politico era rappresentata la Commissione in quel Comitato?
La Commissione ha ottenuto un previo esplicito consenso dal Parlamento e dal Consiglio prima di decidere dell'estensione?
La decisione è stata oggetto di accordo unanime in seno al Comitato congiunto?
Il Comitato congiunto stesso era vincolato alle condizioni dettate dagli accordi europei fra UE e paesi di Visegrad ed è stato fissato un calendario per l'estensione?
<P>
La mia seconda domanda è la seguente: la Commissione ha messo specificamente in guardia i paesi di Visegrad circa le difficoltà incontrate nella gestione del regime di transito comune e comunitario prima dell'adesione?
La Commissione concorda sul fatto che i rischi economici e finanziari connessi all'adesione siano subordinati all'impegno politico che l'estensione del regime stesso comporta?
<P>
In terzo luogo, la Commissione ha intavolato altri negoziati con altri paesi associati per una loro eventuale adesione alla Convenzione di transito comune e a questi paesi sarà chiesto di aspettare più a lungo dei paesi di Visegrad prima di aderire al regime di transito comune?
In tal caso, per quale motivo?
<P>
La mia ultima domanda è una richiesta di impegno da parte della Commissione.
Parto dal presupposto che la riforma del regime di transito sia completata prima della prossima estensione del regime di transito comune.
La Commissione pertanto si impegna a subordinare la futura estensione del regime al completamento delle riforme alle quali ha fatto cenno il Commissario Monti?
<P>
Per finire, ieri in sede di commissione ho pubblicamente criticato la Commissione di non aver fornito le informazioni richieste.
Il Commissario Monti mi ha mostrato oggi una lettera dalla quale si evince chiaramente che la Commissione aveva provveduto all'invio e pertanto, altrettanto pubblicamente, mi sento in dovere di ritirare le critiche.
Nondimeno, osservo che proprio come abbiamo problemi con le procedure di transito comune, abbiamo evidenti problemi di transito comune fra il Breydel e il Berlaymont che dovremo ben risolvere un giorno.
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="DE" NAME="Wemheuer">
Signor Presidente, speravo sinceramente che alle domande poste dal collega Tomlinson a nome della commissione temporanea d'inchiesta la Commissione avesse già risposto.
Ovviamente sono domande che non trovano spazio solo oggi per la prima volta, ma che noi durante l'attività della commissione d'inchiesta abbiamo rivolto reiteratamente sin dall'inizio e proprio in questi termini di chiarezza e precisione senza ricevere, comunque, alcuna soddisfazione.
<P>
Se queste domande avessero trovato risposta, o almeno se ci fossero state fornite delle spiegazioni che avessimo potuto comprendere e forse persino accettare, allora probabilmente non sarebbe stato necessario discutere né presentare questa interrogazione sulla futura estensione del regime di transito.
Naturalmente le risposte non ci vengono negate, non intenda in modo errato quanto appena affermato, Commissario Monti.
La Commissione ha dato risposte che però non fanno altro che sollevare di nuovo le stesse domande già poste in precedenza, e non si è in grado di sciogliere il mistero su chi si è espresso in modo sbagliato, se chi domanda o chi risponde, oppure se ognuno parla per proprio conto senza riuscire in questo modo a far giungere a destinazione la comunicazione, difficoltà che a quanto sembra non si incontra solo con i servizi postali.
<P>
La domanda che a mio avviso si cela dietro questo paravento di parole, e che perciò desidero porre - come detto, l'interrogazione del collega Tomlinson non ha omesso alcun aspetto - la domanda che è sempre circolata in seno alla commissione, non riguardava tanto il fatto se fosse sensato o meno invitare formalmente i paesi di Visegrad ad aderire o accettare le loro richieste, ma se fosse giusto farlo in questo momento.
<P>
Ritengo che nessuno di noi contesti il fatto che la strategia di adesione prevede di far avvicinare ed integrare in questo sistema gradualmente quegli stati che desiderano far parte dell'Unione europea.
La domanda rivolta alla Commissione era in questi termini: se la Commissione stessa ha ammesso che il sistema di transito è in crisi, e ha verificato la situazione in cui versano gli Stati, era proprio necessario a questo punto estendere l'adesione?
Il problema principale, quindi, non è incentrato su questo dilemma, se sia il caso o meno di estendere il sistema ad altri paesi.
Altresì non è pensabile - e anche in merito a tale aspetto non ci è ancora giunta fino ad oggi una risposta - che una parte della Commissione scriva in una sorta di lettera minatoria che il regime di transito comunitario sta crollando, che si dovrebbe fare qualcosa, e che l'altra parte della Commissione intenda ampliare quello stesso regime in crisi.
<P>
Questo significa che riforma ed ampliamento non stanno procedendo di pari passo e dobbiamo quindi impegnarci ad operare insieme in qualche modo.
Al momento è stata decisa una parte dell'estensione, e come ci avete spiegato, il prossimo passo spetta a noi.
I problemi non diminuiranno, e più a lungo dura la commissione d'inchiesta, più si radica in noi la convinzione che sia un errore compiere tale passo adesso, beninteso, ribadisco adesso.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="EN" NAME="Kellett-Bowman">
Signor Presidente, non intendo scusarmi con il Commissario Monti per questa interrogazione orale che è di fatto una lunga serie di domande giacché molte di queste non hanno ancora avuto risposta.
Innanzitutto, chi si è impegnato con i paesi di Visegrad circa la loro adesione al regime?
Il Consiglio agiva in veste di Consiglio e in veste intergovernativa?
Agiva a livello inferiore o a livello di COREPER?
Si è tratta di una decisone della Commissione o di una decisione amministrativa?
<P>
Dalle risposte avute in commissione risulterebbe che si sia trattato di un incontro fra funzionari doganali che hanno predisposto il tutto per poi tradurlo in politica comunitaria a quel livello.
Non intendo anticipare la relazione della commissione di inchiesta ma prima ancora che la commissione stessa si riunisse per la prima volta erano già stati stilati quattro documenti che chiarivano che i regimi attuali sono in crisi.
Ricordiamo la relazione della Corte di Conti del 1988.
Ci ha messo in guardia.
Ricordiamo la ancor più vigorosa relazione della Corte dei Conti sul 1994.
Poi vi sono due documenti elaborati dalla Commissione stessa per giustificare le spese di informatizzazione necessarie per uscire dalla crisi del sistema.
Una crisi piuttosto acuta e, come dico, circolavano già quattro documenti ancor prima che la commissione si riunisse e che avrebbero dovuto già allertare tutti sul fatto che l'estensione del regime era un errore.
Allora perché procedere all'estensione?
<P>
E' possibile che la prima decisione sia stata presa prima che i documenti facessero capire il livello di crisi del regime.
Allora vorrei sapere in che data è stata presa la decisione.
Circa il dove, ci viene detto ad Interlaken e può darsi che sia così - decisioni ad alto livello prese da funzionari di basso rango.
Il che ci preoccupa non poco.
<P>
Come si è proceduto?
Ci risulta che la formazione fornita con PHARE fosse buona e l'investimento elevato.
Ma non si disponeva di un numero sufficiente di funzionari addestrati sul posto alla data del 1 luglio per consentire loro di aderire al regime.
Ci è stato detto - credo con un po' di cinismo - che uno e due Stati membri dimostravano un livello più basso di preparazione dei quattro paesi di Visegrad stessi.
Ma, ripeto, è un commento cinico.
<P>
Pertanto la Comunità ha creato nuove frontiere commerciali che travalicano le attuali frontiere UE.
Consente a questi quattro paesi di esercitare diritto di veto su qualsiasi modifica del regime.
Ciò risulta quantomai strano perché non hanno rappresentanti in quest'Aula.
Non sono rappresentati in Consiglio nè in Commissione quindi com'è possibile che siano coinvolti e che possano porre il veto su eventuali modifiche?
<P>
Ora, quali sono i passi che la Commissione intende avviare per monitorare l'estensione concessa a partire dal 1 luglio?
Spero che tutti i nostri moniti e presagi non vengano confermati ma vorrei essere rassicurato e spero anche che nel frattempo non sia aumentata la frode nel transito.
Il Commissario è stato cortese nel dire che sono allo studio progetti di emendamento per l'attuale regime di transito.
Gli sarei grato se ci desse fiducia in modo che la commissione che ha lavorato sodo fosse coinvolta e non dovesse contestare gli emendamenti al momento della loro presentazione.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="PT" NAME="Rosado Fernandes">
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="NL" NAME="Mulder">
Signor Presidente, posso sottoscrivere anch'io i quesiti che sono stati posti dagli oratori precedenti.
Una delle cose che faccio più fatica a comprendere è perché mai sia necessario allargare un regime di cui si è constatata l'inadeguatezza, tanto che il Parlamento ha deciso, all'inizio dell'anno, di insediare una commissione parlamentare d'inchiesta che indaghi sul cattivo funzionamento dei servizi doganali nei paesi dell'Unione europea, i quali pure dispongono ormai di esperienza pluriennale in ogni sorta di disposizioni.
La Commissione non avrebbe fatto meglio ad aspettare?
La situazione attuale è tale per cui, ad esempio, negli accordi vengono poste condizioni.
E se succede che in uno dei paesi di Visegrad le cose vanno completamente a catafascio, quali possibilità ha la Commissione di fare marcia indietro?
Potrà ancora intervenire in qualche modo?
Ho la vaga impressione che, forse, sarà ormai troppo tardi.
Il grosso interrogativo che si impone è: cosa si può ancora fare per migliorare il regime?
Ma la domanda di fondo che io pongo riguarda l'utilizzazione dei fondi del PHARE.
In che misura il Commissario Monti può influenzare le modalità di impiego della dotazione del PHARE?
Riceve rapporti regolari sulla durata dei tempi di attesa ai confini?
Può esercitare la sua influenza affinché i fondi siano usati per la costruzione di edifici, per corsi di formazione e cose del genere?
Penso che, se è troppo tardi per tornare indietro, non ci resti altro da fare che cercare di migliorare quello che c'è, e ciò può avvenire soltanto attraverso un uso attivo dei fondi PHARE.
Sarò lieto di ricevere una risposta a queste domande.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="DE" NAME="Müller">
Signor Commissario, ne converrebbe con me che la Commissione non è solo la custode degli accordi, ma che deve anche fare tutto il possibile per tutelare gli interessi finanziari che gestiamo nel bilancio europeo?
Se la situazione è in questi termini, allora gradirei domandarle come devo interpretare la risposta da lei data alla mia domanda del 5 giugno, in merito a come la Commissione ha deliberato sull'estensione del regime di transito.
Lei mi risponde in data 24 luglio che la decisione della Commissione sull'ampliamento del regime di transito ai paesi di Visegrad - udite e stupite - è riportata nella procedura scritta.
<P>
Non ho quindi un'impressione sbagliata se affermo che a questo punto la Commissione non ha discusso verbalmente in seduta sulle eventuali ripercussioni di natura finanziaria che dobbiamo salvaguardare riguardo alla frode nel regime di transito.
E non ho torto se dico che neppure in precedenza ha avuto luogo in seno alla Commissione un qualsivoglia dibattito collettivo sulla questione dell'estensione del regime di transito.
Posso pertanto permettermi di trarre la conclusione che la Commissione fino a quando non è stata creata la commissione d'inchiesta non ha mai spiegato a livello collegiale - e in primo piano c'è lei ovviamente insieme ai commissari competenti per la lotta alla frode e per il bilancio europeo - che cosa significhi sotto l'aspetto politico estendere il regime di transito?
<P>
Per concludere, vorrei porle la mia ultima domanda, Commissario Monti: perché per lei e per la Commissione è così increscioso ammettere anche solo per una volta che ad un determinato punto non si è pensato a ciò che invece avrebbe meritato una valutazione più attenta?
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="NL" NAME="Vandemeulebroucke">
Signor Presidente, penso che il Commissario Monti sia veramente il campione degli ottimisti.
Infatti, il 26 marzo dichiarò, di fronte alla commissione d'inchiesta, che non ci sarebbero stati in nessun caso problemi aggiuntivi in relazione all'intero regime così com'è oggi.
Orbene, tale affermazione è stata smentita proprio ieri, nella medesima commissione d'inchiesta, da parte di alcuni esperti, tra cui il signor Duquesne che è il padre del regime T 1.
Lo stesso Duquesne afferma che il regime T 1 è un vero fallimento, e questo è un fatto.
<P>
Le dimensioni della frode anche all'interno dell'Unione europea sono enormi.
Citerò un dato: negli ultimi dieci anni, la Francia avrebbe perduto entrate IVA per 50 miliardi di franchi.
Mi rifaccio alle parole del signor Duquesne.
Dunque, il regime T 1 non funziona nell'Unione europea, che pure è bene organizzata dal punto di vista amministrativo; lo stesso non si può dire invece dei paesi di Visegrad, i quali hanno ancora molto lavoro da compiere per realizzare una struttura amministrativa di tal fatta.
Inoltre, non si può negare che l'Europa orientale sia in parte nelle mani di una serie di organizzazioni mafiose, sia russe che di altri paesi.
<P>
Trovo insensato voler trasferire automaticamente un regime malfunzionante in una struttura amministrativa ancora non bene organizzata.
Sono d'accordo sulla necessità di aiutare i paesi di Visegrad - ad esempio, tramite buoni progetti da poter avviare nel campo della formazione, sul genere di PHARE.
Rimane, però, un problema di democrazia.
La Commissione non ha preso nessuna decisione collegiale.
Chi ha adottato decisioni concrete?
Cos'è successo, di concreto, a Interlaken?
Tutto ciò mi ricorda, ad esempio, le discussioni che abbiamo avuto qui in Parlamento sul dossier GATT.
Anche in quel caso approvammo tutto senza riuscire a prevedere appieno le conseguenze dell'intera situazione.
<P>
Troppo spesso ci si rivolge a esperti che non sono tecnici, i quali, per così dire, possono prendere le decisioni politiche.
Non è quindi possibile che dei tecnici intervengano a nome dei politici.
<P>
Mi pongo una serie di interrogativi che mi riportano alle domande precedenti.
Come si svolgono effettivamente i controlli a partire dal 1 luglio?
Si sta lavorando ad un progetto di modifica del regime di transito; attenzione, però, alle scadenze: quando tale progetto sarà presentato concretamente?
Sarà sottoposto al Parlamento europeo?
E il Parlamento come dovrà prendere le sue decisioni?
Mi pare evidente che sarebbe meglio se seguissimo la situazione passo per passo e, ad esempio, creassimo sin d'ora un «corridoio» che permetta ai funzionari più preparati di dare una loro valutazione e a noi di sviluppare progetti pilota, per poter proseguire i nostri lavori.
Siamo partiti con eccessivo anticipo, senza preparazione e, laddove la preparazione c'era, l'avevano soltanto i funzionari. Ma ciò non va assolutamente bene.
Spero che il Commissario Monti scenda, ora, dalla sua montagna di ottimismo e cominci finalmente a parlare in termini concreti, tenendo conto delle realtà esistenti: cosa che, finora, non ha mai fatto.
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="NL" NAME="Dankert">
Signor Presidente, la Commissione ritiene giustamente che l'allargamento della Comunità all'Europa centrale e orientale sia possibile solo previo approfondimento.
Nel contempo, la stessa Commissione pensa, e di ciò stiamo discutendo, che l'estensione del regime di transito comunitario possa essere realizzata in precedenza e senza alcuna condizione.
Un atteggiamento alquanto strano, dato che si tratta - come è stato ampiamente constatato - di un regime in profonda crisi.
<P>
Il Commissario ci ha appena argomentato che i paesi dell'Europa centrale o orientale facenti parte del gruppo di Visegrad disporrebbero senz'altro, dal punto di vista tecnico, dei requisiti previsti per l'introduzione di quel regime, e che questo sarebbe anche lo sfondo su cui è stata presa la decisione di Interlaken.
A me, però, piacerebbe sapere quale percentuale del totale dei doganieri di quei paesi ha una preparazione tale da permettergli di gestire adeguatamente un simile sistema.
<P>
Alle altre domande che sono già state poste vorrei aggiungere ancora un secondo quesito. Mi chiedo se sia giusto che in questo momento siano in corso trattative con la Turchia per giungere, sulla base dell'accordo doganale in vigore dall'inizio di quest'anno tra l'Unione e quel paese, alla conclusione di un accordo che preveda l'inserimento della Turchia nel regime di transito comunitario e porti così, in altre parole, allo spostamento dei confini esterni del regime di transito all'Irak settentrionale, all'Iran e all'Azerbaigian.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="ES" NAME="Garriga Polledo">
Signor Presidente, secondo quanto affermato dal Commissario Monti in precedenti occasioni, il sistema di transito comunitario sta attraversando un momento difficile a causa di una perdita di efficacia nelle amministrazioni doganali nazionali parallela alla creazione del mercato unico.
Pare essere questo il motivo fondamentale della problematica del transito, ovvero le dogane ed il ritardo causato, tra l'altro, dall'armonizzazione fiscale in tutta Europa.
Lo stesso trattamento dell'IVA, da pagare all'origine e non a destinazione, può costituire un ulteriore incentivo per eventuali frodi durante il transito.
La struttura stessa della politica agricola comune, con il sistema della restituzione alle esportazioni, ha anche favorito l'uso fraudolento e gli abusi nel sistema di transito.
<P>
In definitiva, il libero commercio non è un bene esportabile, ma qualcosa da mantenere ben radicato nei sistemi economici nazionali.
Infatti, il libero commercio deve affrontare seri problemi e grandi ostacoli nei sistemi economici sia nazionali che europei, laddove l'economia di mercato è intimamente legata con la storia stessa delle nazioni europee. Un sistema così perfetto, come potrebbe essere il regime di transito comunitario, si trova a fronteggiare frodi ed abusi.
<P>
Assecondare il Commissario Monti nel ritenere che l'estensione del regime di transito ad altri paesi, ancora in fase di transizione verso l'economia di mercato, possa non causare gravi conseguenze nel già debole sistema di transito, è un'operazione rischiosa da parte della Commissione, che potrebbe uscirne sana e salva solo se le amministrazioni nazionali dei paesi di Visegrad compissero uno sforzo enorme in tal senso, oppure se la Commissione si impegnasse in un grande sforzo economico per rafforzare il caotico sistema doganale di dette nazioni.
<P>
Dubito fortemente che la Commissione abbia attualmente la disponibilità finanziaria e la capacità di impegno necessaria per rafforzare - come già sottolineare da altri colleghi - i sistemi doganali dei paesi di Visegrad.
Pertanto, vorrei sapere dal Commissario Monti se la Commissione ha effettivamente la disponibilità finanziaria e la capacità di impegno necessaria per procedere al miglioramento dei sistemi doganali nei paesi di Visegrad.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="SV" NAME="Theorin">
Signor Presidente, il sistema di transito dell'Unione è in crisi, con un forte aumento delle frodi e un dilagare del crimine organizzato.
Come può la Commissione pensare di estendere il sistema di transito ai paesi dell'Est prima che questo stesso sistema, praticamente al collasso, venga sottoposto a una radicale riforma che faccia calare l'incidenza delle frodi?
<P>
La Commissione ha piena consapevolezza di questo stato di cose già dal 1988.
Come si può, dunque, pensare di ampliare questo sistema prima di una seria riforma?
Attendo con interesse di ascoltare da lei a quale livello sia stata presa la decisione di procedere all'ampliamento.
Se è stata presa a livello non politico, ma amministrativo -magari con un accordo tra le autorità doganali spacciato per politica comunitaria-, non sarebbe forse meglio ammetterlo, assumersene la responsabilità politica e modificare una decisione evidentemente folle?
<P>
Il crimine organizzato ha una lunghezza di vantaggio.
Perciò occorre chiarezza nell'operato dei politici.
Essi non devono esitare a riconoscere gli errori e, prima di tutto, devono procedere alla riforma totale del sistema.
Saranno necessarie la cooperazione tra le autorità doganali e l'esistenza di norme amministrative inequivocabili.
Occorrerà inoltre dotarsi di nuove tecnologie molto avanzate, e soprattutto occorrerà un controllo efficace.
Commissario Monti, lei che cosa si propone di fare?
<P>
<SPEAKER ID=35 NAME="Monti">
Signor Presidente, onorevoli deputati, ringrazio sinceramente i diversi membri del Parlamento che sono intervenuti e ringrazio anche in particolare l'onorevole Tomlinson per avere, diciamo così, accusato ricevuta e sottolineato un problema di comunicazione interna che cercheremo di risolvere sempre meglio.
<P>
C'è un punto generale che sta alla base di tutto e che vi prego di considerare con attenzione: non sono ottimista - come è stato detto - non chiudo gli occhi di fronte alle gravi difficoltà del sistema di transito, non ho nessuna difficoltà, quando sono convinto che la Commissione abbia fatto degli errori, ad ammetterlo, ma richiedo che si facciano delle analisi appropriate.
Per esempio, sono lieto di rispondere alla domanda dell'onorevole Müller, con riferimento alla sua lettera, alla quale ho già risposto.
Nella lettera ella mi chiedeva il verbale di una decisione della Commissione: ho risposto che il verbale non c'è perché quella decisione è stata presa attraverso la procedura scritta.
Ma questo non significa minimamente - vorrei assicurarle, onorevole Müller - una minore consapevolezza da parte del Collegio.
Ci sono decisioni, anche di grandissima importanza, che la Commissione prende con la procedura scritta, che richiede l'adesione di tutti i suoi membri.
Naturalmente, non c'è, in quel caso, un verbale.
Sono pronto certamente a riconoscere errori della Commissione, quando acquisiamo consapevolezza che errori possono esserci stati -e naturalmente ce ne sono - ma, in un caso come questo, non mi sento proprio di dirlo.
<P>
Signor Presidente, questa è stata una seduta di interrogazioni orali, molto interessante nella sua dinamica perché la domanda ha avuto da parte mia una risposta, sulla quale sono pronto peraltro a dare ulteriori elementi circostanziati, ma inoltre è stata colta l'occasione - comprensibilmente e utilmente, vorrei dire - per discutere non solo del futuro, cioè estensione o meno a nuovi paesi, ma anche del passato, per esempio con le puntuali domande dell'onorevole Kellett-Bowman su quando, come, da chi e dove è stata presa la decisione per quanto riguarda i paesi di Visegrad.
<P>
Su questi temi, come ricordano i membri della commissione di inchiesta, ci siamo intrattenuti, sia io che i miei servizi, in occasione della commissione, e abbiamo fornito risposte sulla base degli elementi che avevamo e con la massima cura.
Può darsi benissimo che alcune risposte non siano considerate soddisfacenti: sono pronto a tornare per fornire ulteriori elementi, ma mi sembra che quest'occasione odierna sia rivolta piuttosto al futuro, ed è sul futuro che io ho voluto e voglio confermare le assicurazioni della Commissione, per quanto riguarda le preoccupazioni esposte dall'onorevole Tomlinson.
<P>
Vorrei, comunque, dare qualche ragguaglio su alcuni punti riguardanti il futuro generato per così dire dal passato.
Per esempio, è stato chiesto come potrebbe reagire la Commissione se proposte di riforma al transito comune si urtassero contro il veto di una delle parti contraenti.
Devo dire che, fino ad oggi, la negoziazione nell'ambito del gruppo di lavoro ha sempre permesso di sfociare in un consenso; se, nel quadro delle riforme che dovremo intraprendere, ci fosse davvero un blocco da parte di qualcuno, si porrebbe allora, indubbiamente, il problema della revisione delle regole decisionali.
<P>
Per quanto riguarda la questione del presente e del futuro, vorrei riprendere il punto, che è stato sollevato su come facciamo attualmente il monitoraggio relativamente ai paesi Visegrad.
Devo dire che i servizi della Commissione e gli Stati membri continuano la stretta collaborazione avviata con le autorità doganali dei paesi di Visegrad per accompagnare la messa in opera di questo regime e per assicurare una sorveglianza efficace.
<P>
In occasione dell'ultima riunione della task force , che ha assicurato l'organizzazione dell'assistenza tecnica ai paesi di Visegrad, il 10 ottobre 1995 a Bruxelles, è stato convenuto un certo numero di azioni complementari di assistenza alle quattro parti contraenti, a partire dal 1º luglio 1996.
Si tratta di riunioni multilaterali tra la Commissione e i paesi di Visegrad per risolvere i problemi legati all'applicazione; visite di esperti doganali della Comunità nei paesi di Visegrad e viceversa, e altre azioni che potrei dettagliare e che sono state dettagliate nell'ambito della commissione d'inchiesta.
<P>
Vorrei aggiungere qualcosa per quanto riguarda il futuro, che è il tema oggetto diretto della sua interrogazione, onorevole Tomlinson.
Innanzitutto: come pensiamo di orientarci per quanto riguarda la riforma del sistema di transito, indipendentemente da future estensioni?
Come ha indicato, in occasione della sua venuta presso la commissione d'inchiesta, il direttore generale Currie il 17 luglio, la task force sul transito terminerà nei prossimi giorni il suo rapporto interinale che verrà trasmesso al Parlamento europeo.
Questo rapporto comprenderà l'analisi del transito, l'identificazione dei problemi, suggerimenti di riforme e le condizioni perché le riforme possano avere successo.
<P>
In che modo poi - e mi rivolgo in particolare è lei, onorevole Tomlinson - si avvarrà la Commissione dei risultati della commissione d'inchiesta?
Come ho detto, il rapporto che la commissione sta per presentare è un rapporto interinale: sarà diffuso nei prossimi giorni alle Istituzioni europee, agli Stati membri e agli operatori; sarà seguito da un rapporto finale - prevediamo verso la fine del gennaio 1997 - che integrerà i contributi emessi in occasione delle consultazioni e indicherà le opzioni che la commissione ritiene opportune.
Tutto questo lavoro terrà - come già sta tenendo - in grande considerazione le elaborazioni e quello che sarà poi il rapporto finale della commissione d'inchiesta.
<P>
Quali sono ora le linee di riforma del sistema del transito su cui stiamo concretamente lavorando?
L'informatizzazione, il rafforzamento e l'approfondimento dell'unione doganale per migliorare la cooperazione tra i servizi doganali e la qualità dei controlli, in particolare «Dogana 2000»; la gestione globale del sistema, il rafforzamento della collaborazione tra le dogane e gli operatori, il chiarimento delle responsabilità degli utilizzatori del transito e delle amministrazioni doganali.
<P>
Infine, per quanto riguarda i mezzi, è stato chiesto di quali mezzi dispone la Commissione.
Ci sono i mezzi collegati con il programma «Dogana 2000» e ci sono, per quanto riguarda i paesi associati, i mezzi del programma PHARE: in particolare sono previsti per l'assistenza tecnica ai PECO, nell'ambito di questo programma, per le questioni doganali, 800 mila ECU, per il periodo dal 1º settembre 1996 al 1º settembre 1997.
<P>
Vorrei, per concludere, ribadire che questa era la mia risposta alla sua interrogazione, onorevole Tomlinson: non vorrei che, data la maggiore articolazione del dibattito, questa mia risposta passasse inosservata.
Non vi sarà nel frattempo alcuna estensione del sistema di transito ad altri paesi e, come ho detto dettagliatamente, altri paesi dovranno dimostrare di potersi adeguare effettivamente al sistema di transito, non solo com'è oggi ma come esso sarà stato riformato a seguito dei lavori attualmente in corso.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="EN" NAME="Tomlinson">
Signor Presidente, vorrei solo dire - e credo di interpretare il pensiero dei membri della commissione che sono già intervenuti - che il Commissario Monti ha probabilmente fornito risposte esaurienti a quasi tutto tranne alle domande specifiche che gli sono state rivolte dai membri in questa odierna discussione.
Questo spiega parzialmente la frustrazione della nostra commissione d'inchiesta.
Le domande vengono poste specificamente su argomenti sui quali si desidera avere informazioni.
Non vogliamo informazioni generiche, ma dettagliate.
Mi auguro che il Commissario Monti abbia modo di leggere le interrogazioni precise, di capire l'inadeguatezza delle sue risposte, per quanto interessanti sotto altri punti di vista, e darci una risposta definitiva.
Siamo perfettamente disponibili ed la commissione ha deciso di non presentare una mozione per chiudere la discussione sulle interrogazioni orali perché abbiamo fatto una cosa strana, cioè fare domande per ottenere risposte.
Da qui alla plenaria dovremo decidere cosa fare per replicare all'inadeguatezza delle risposte.
<P>
<SPEAKER ID=37 NAME="Monti">
Signor Presidente, mi rivolgo all'On. Tomlisnson per dirgli che mi dispiace moltissimo ma non sono d'accordo con lui.
Vorrei leggere il testo dell'interrogazione orale che mi è stata rivolta.
<P>
»Il 1º luglio 1996 il regime di transito comune è stato esteso alla Polonia, Ungheria, alla Repubbliche ceca e slovacca, nonostante l'ammissione della Commissione della crisi del regime, i crescenti livelli di frode ed il fatto che il sistema necessiti di una radicale riforma».
E poi la domanda. «La Commissione si impegna a non cercare di estendere il regime di transito comune oltre ai quattro paesi di Visegrad fino a quando il sistema non sarà riformato e fino a quando tali riforme non abbiamo sortito risultati efficaci nella riduzione della frode al sistema?»
<P>
Ho risposto per quanto mi è stato possibile e ho assunto un impegno.
Sono perfettamente disposto a rispondere, come è mio dovere, a qualsiasi altra domanda riguardante il passato ed i paesi Visegrad in sede di commissione di inchiesta - sono sempre a disposizione della commissione - o in questa sede per rispondere alle domande specifiche inerenti questi temi.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="EN" NAME="Tomlinson">
Signor Presidente, è stato molto gentile il Commissario Monti a rileggere il testo dela mia domanda.
La capisco abbastanza bene perchè di fatto l'ho scritta io.
E capisco abbastanza bene anche la prima risposta.
Poi sono state formulate una serie di altre domande ed è di questo che parlavo quando ho detto che non avevano ottenuto risposta.
Non c'è tempo di riprendere le sei domande specifiche che ho rivolto ma voglio dire che la mia fortuna con il Commissario Monti è simile a quella che ho con la lotteria del Regno Unito.
Ogni settimana scelgo sei numeri e non ne viene estratto nessuno.
Ho formulato al Commissario Monti sei ulteriori domande ed ho avuto lo stesso esito infausto.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EN" NAME="Müller">
Signor Presidente, circa la controversia fra l'On. Tomlinson ed il Commissario Monti è necessario precisare che John Tomlinson non parla solo a nome del suo gruppo politico ma anche del mio e ritengo parli a nome di tutti i membri della commissione d'inchiesta.
Questo rende l'intera vicenda molto seria, Commissario Monti.
<P>
<SPEAKER ID=40 NAME="Monti">
Signor Presidente, voglio solo confermare la mia profonda disponibilità di collaborazione con la commissione d'inchiesta, sia nel rispondere in dettaglio ad ogni domanda che venga formulata e per la quale abbiamo preparato degli elementi di risposta, sia nel tenere conto nel modo più adeguato di quelle che saranno le condizioni, le critiche e le proposte della commissione stessa.
<P>
<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Votazioni
<SPEAKER ID=42 NAME="Bernardini">
In diverse occasioni la nostra Assemblea si è pronunciata a favore di un rafforzamento delle norme di sicurezza per le navi da passeggeri.
Nel 1994, a seguito del terribile incidente al traghetto "Sea empress», abbiamo chiesto l&#x02BC;introduzione di un quadro regolamentare europeo coerente con le regole internazionali.
<P>
Oggi siamo in presenza di una proposta di direttiva che risponde ai nostri auspici.
Essa colma le lacune quali l&#x02BC;applicazione a geometria variabile delle norme di sicurezza nazionale.
Essa ha parimenti il merito di occuparsi dei sistemi di navigazione e di sfruttamento navale.
Non possiamo chiudere gli occhi sulla sicurezza dei passeggeri, e per questo voglio congratularmi col mio collega per il suo lavoro apportando il mio sostegno alla sua relazione.
<P>
Non dimentichiamo che dal 1986 ogni anno ha fatto naufragio una media di 230 navi, causando la scomparsa di oltre un migliaio di persone.
È dunque nostra responsabilità adottare le misure che si impongono.
<P>
Sulla relazione Langen
<SPEAKER ID=43 NAME="Holm">
La mia posizione di principio è che le aliquote IVA debbano poter variare di Stato in Stato, anziché essere armonizzate.
L'Unione non deve intromettersi in questa materia, che va invece trattata su un piano unicamente nazionale.
Proprio come precisa la relazione, oggi vi sono tra le aliquote IVA differenze spiegabili alla luce della situazione nei singoli Stati, in funzione delle modalità di finanziamento del settore pubblico.
Nel mio paese l'IVA è relativamente alta, per far fronte alla necessità di finanziare in parte il nostro Stato sociale: fatto che io giudico positivamente.
<P>
L'IVA viene inoltre utilizzata come uno strumento politico per intervenire sulle merci e sui servizi da promuovere in via prioritaria o da lasciare in secondo piano.
A mio avviso, anche in futuro gli Stati membri dovranno conservare siffatta facoltà e diritto di intervento.
<P>
L'idea di corrispondere l'IVA unicamente nel paese di produzione rischia di tradursi in un'ulteriore distorsione della concorrenza, perché il paese di produzione può essere variato facilmente, in funzione del trattamento fiscale, mentre il consumatore non ha analoga libertà di scelta per quanto concerne il paese in cui desidera procedere ai consumi.
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Sulla relazione Salamanca
<SPEAKER ID=44 NAME="Wibe">
Ho votato contro la relazione per le seguenti ragioni:
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1.Sono del tutto contrario all'introduzione di un nuovo aiuto nel settore dell'agricoltura.
Nonostante ne comprenda il lodevole obiettivo, ritengo che questo aiuto comporterà un ulteriore, ingente spreco di risorse nel settore.2.Sono del tutto contrario al principio che l'aiuto debba essere corrisposto alle organizzazioni di produttori per poi essere versato ai singoli operatori.
Essi si vedono con ciò costretti ad aderire a un'organizzazione di produttori per poter incassare gli aiuti.3.E sono altrettanto contrario all'idea che, per poter fruire degli aiuti, occorra impegnarsi a consegnare l'intero raccolto al settore della trasformazione.
Ciò implica una distorsione, perché equivale a penalizzare chi produce per il mercato dei prodotti freschi, ostacolando per esempio la vendita diretta di una parte del raccolto.In conclusione, ritengo che la proposta costituisca un tipico esempio di come una sovvenzione ne generi un'altra.
Non è questa la strada per risolvere i problemi dell'agricoltura.
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Sulla relazione Teverson
<SPEAKER ID=45 NAME="Lindqvist">
Ho votato a favore della relazione perché chiarisce e riassume in modo adeguato pregi e difetti dei fondi strutturali.
A lungo termine, occorrerà riformare l'intera politica regionale dell'Unione.
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Gli Stati membri dell'Unione devono decidere liberamente degli interventi regionali, senza dover transitare da Bruxelles.
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Diminuendo tasse e oneri nelle regioni più sfavorite sarebbe possibile dimezzare l'ammontare dei fondi strutturali, riducendo il numero dei programmi e delle regioni interessate.
Ciò andrebbe a tutto vantaggio dell'efficienza, della semplificazione del regime di aiuti e della riduzione della burocrazia tanto negli Stati membri, quanto a livello di Unione.
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Sulla relazione Klironomos
<SPEAKER ID=46 NAME="Ephremidis">
In primo luogo, devo sottolineare che le valutazioni e i proclami eccessivamente ottimistici sul ruolo dei fondi strutturali in generale e per la Grecia in particolare non bastano a nascondere il fatto che si tratta di interventi di importanza relativa, non certo in grado di invertire, ma neppure di correggere, l'impatto negativo della politica comunitaria nel suo complesso.
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Sulla base dell'esperienza maturata a tutt'oggi in ordine ai finanziamenti comunitari in Grecia, si rileva la sostanziale insufficienza dei relativi stanziamenti per fronteggiare le necessità del paese, vieppiù acuite nel corso degli ultimi anni anche dalle politiche imposte dall'Unione.
Tali necessità vengono oggi rese ancora più urgenti dal processo di attuazione della Uem e dall'enorme onere finanziario imposto in nome della convergenza.
Occorre inoltre menzionare le particolari esigenze imputabili alla peculiare conformazione geografica del nostro paese ma anche la necessità di consolidarne il ruolo, alla luce situazione instauratasi ai confini con la Turchia e per consentire alla Grecia di contribuire alla pace nei Balcani in generale.
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Per quanto concerne l'efficacia degli interventi strutturali dell'Unione, tengo a ricordare l'esperienza dell'attuazione del primo QCS, dalla quale si evince che la Grecia è l'unico Stato dell'obiettivo 1 il cui PIL per abitante è sceso dal 50 % della media comunitaria nel 1989 al 40 % nel 1993.
Purtroppo, anche a proposito del secondo QCS non possiamo fare a meno di avanzare le nostre riserve sulla reale efficacia dello stesso ai fini dell'impegno per lo sviluppo della Grecia.
Lo sviluppo potrebbe trarne giovamento, a condizione tuttavia che il criterio di selezione coincida sostanzialmente con l'apporto dei singoli progetti allo sviluppo locale e regionale, alla risoluzione dei problemi strutturali dell'economia, anziché essere dato dalla realizzazione degli obiettivi e delle politiche dell'Unione.
Ad esempio, un grave limite del secondo QCS consiste negli scarsi finanziamenti concessi alle isole greche.
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Noi riteniamo che occorra aumentare gli stanziamenti in funzione dei problemi e delle esigenze del nostro paese, riteniamo che urgano provvedimenti per accelerarne il ritmo di assorbimento e per controllarne l'uso.
Senza questi presupposti, disparità regionali, disgregazione e disuguaglianza sono destinate a crescere.
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Tale situazione è, nel caso della Grecia, una delle conseguenze della politica regionale europea, aggravata - anziché alleviata- dalla riforma dei fondi strutturali, tanto sbandierata dalla Commissione e dal Consiglio.
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<SPEAKER ID=47 NAME="Wibe">
Senza voler in alcun modo gettare ombre sull'obiettività del relatore, trovo inquietante, sul piano dei principi, che il relatore del Parlamento provenga dallo stesso paese cui sono destinati gli aiuti in esame.
Per ragioni di principio, il Parlamento dovrebbe sforzarsi sempre di nominare relatori che non abbiano interessi di alcun genere nella materia trattata.
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All'interno dell'Unione, comunque, si è discusso ampiamente della necessità di un bilancio dell'Unione che sia più «verde».
Sarebbe auspicabile dare maggiore ascolto a tale richiesta, destinando più risorse alla costruzione di ferrovie o alla realizzazione della metropolitana di Atene che non alle autostrade brevemente elencate nella motivazione della relazione.
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Sulla relazione Gonzales
<SPEAKER ID=48 NAME="Wibe">
Senza voler in alcun modo gettare ombre sull'obiettività del relatore, trovo inquietante, sul piano dei principi, che il relatore del Parlamento provenga dallo stesso paese cui sono destinati gli aiuti in esame.
Per ragioni di principio, il Parlamento dovrebbe sforzarsi sempre di nominare relatori che non abbiano interessi di alcun genere nella materia trattata.
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Al paragrafo 6 della relazione viene effettivamente criticato il fatto che il grosso degli investimenti nelle reti dei trasporti siano stati destinati alle infrastrutture stradali, anziché a quelle ferroviarie; ritengo tuttavia che queste critiche si sarebbero potute formulare in toni più aspri.
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L'aiuto dei fondi strutturali agli Stati membri è, all'interno dell'Unione, oggetto di molteplici critiche.
Si ritiene tra l'altro che questo genere di aiuti privilegi, nei paesi interessati, le regioni ricche anziché quelle più povere.
Non è stata inoltre condotta una sufficiente valutazione dei risultati ottenuti grazie agli aiuti strutturali.
Questi problemi vengono trattati soltanto in modo superficiale e, almeno questa è la mia impressione, si insiste troppo sugli aspetti positivi a detrimento di una critica che sarebbe del tutto legittima.
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Sulla relazione Schiedermeier
<SPEAKER ID=49 NAME="Rocard">
La comunicazione della Commissione concernente la strategia europea per incoraggiare le iniziative locali di sviluppo e occupazione è un documento molto positivo, che chiarisce e sostiene utilmente le nostre azioni, in quanto deputati ed eletti, nel fertile campo della creazione di occupazione a livello locale.
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La relazione del nostro collega Schiedermeier su questo documento costituisce a sua volta una buona prova, nel senso che lo completa, lo illumina e lo arricchisce.
Il gruppo socialista, a nome del quale mi esprimo, e io stesso voteremo comunque questa relazione.
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Tutto ciò mi spinge ad alcune riflessioni, che vi presenterò in chiave sorridente per alleggerire un pò le nostre scialbe sedute, ma che, ad ogni modo, si spingono molto lontano.
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Orbene!
Tutti i nostri paesi, a gradi diversi, sprofondano sotto il peso della disoccupazione.
Noi, per parte nostra, non riusciamo a fare un granché di significativo, e la ragione principale è che la diagnosi ci vede divisi.
Le forze politiche europee che si rimettono al liberalismo, fortemente rappresentate in questo Parlamento, attribuiscono questa situazione soprattutto alle disfunzioni del mercato, a un eccesso di rigidità delle nostre strutture e ad un livello, che esse giudicano eccessivo, di protezione regolamentare e sociale.
La linea che si rifà a una tale analisi propone di limitare ovunque sia possibile l&#x02BC;intervento dello Stato, di deregolare, deregolamentare, desovvenzionare al massimo.
A mio avviso questa analisi è falsante e la linea che ne discende inefficace.
Tuttavia, si dà il caso che essa raccolga delle maggioranze in seno a questo Parlamento.
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L&#x02BC;altra linea, la mia, ossia la linea socialdemocratica, afferma che, anche e soprattutto nell&#x02BC;economia di mercato, la potenza pubblica, nazionale e/o europea, mantiene una funzione di regolazione e incentivo.
La gravità della situazione che viviamo deriva in larga misura dalla sottoutilizzazione di tale funzione, dall&#x02BC;inibizione di una tale responsabilità da parte delle forze conservatrici europee.
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Ma ecco che la Commissione, in cui le forze liberali hanno il proprio peso, viene come se nulla fosse a dirci che, nel settore limitato ma importante della creazione di occupazione dietro iniziativa locale, l&#x02BC;inquadramento regolamentare pubblico, l&#x02BC;incentivo pubblico, quando non, addirittura, il sovvenzionamento pubblico, hanno un proprio ruolo.
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Come se non bastasse, ciò è indiscutibilmente vero.
È magnifico.
Le linee, eppur, si muovono.
La comprensione inizia a farsi largo tra noi.
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Ed è proprio il nostro amico Schiedermeier a proporre questa relazione.
Una relazione che non vuole essere un siluro.
Superbo.
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Esprimendomi in questi termini, forse, potrei far perdere dei voti alla causa.
Tanto peggio: niente è più importante che riflettere su quello che si fa.
Tutta la nostra discussione su questo piccolo argomento sfocia su grandi sfide.
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In più, possiamo trarre un gustoso insegnamento.
Quando le forze liberali scoprono che, nonostante tutto, in questi casi limite, per realizzare delle cose intelligenti si avrebbe bisogno dello Stato, esse mancano di esperienza.
La riflessione sulla buona utilizzazione dello strumento pubblico non è certo il loro piatto forte.
Così stando le cose, la relazione, al pari del documento della Commissione, presenta una certa confusione.
È essenziale che si distingua tra, da una parte, le situazioni commerciali in cui si pone l&#x02BC;esigenza di compensare un handicap di partenza, dall&#x02BC;altra, le situazioni intermedie, ove l&#x02BC;aiuto pubblico deve sostenere in via temporanea lo sforzo di mettere i nuovi servizi e i lavoratori che si sono trovati in condizioni di marginalità in grado di tenere sul mercato, e, da ultimo, l&#x02BC;aiuto permanente necessario a rendere solvibili i servizi non redditizi.
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Queste cose non si affrontano tutte allo stesso modo.
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La chiarezza dei concetti è indispensabile all&#x02BC;efficacia dell&#x02BC;azione pubblica.
Noi riteniamo di avervi utilmente contribuito.
Ringraziamo quindi la commissione per gli affari sociali e l&#x02BC;occupazione per averlo compreso e accettato.
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Ciò detto, cari colleghi, vi raccomandiamo di votare nel modo più unanime possibile questa eccellente relazione.
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<SPEAKER ID=50 NAME="Vanhecke">
Per prima cosa desidero constatare che questa relazione parte da una posizione corretta: il livello migliore per affrontare le iniziative per l'occupazione è quello che la relazione definisce «locale» e che io chiamo nazionale o regionale.
La cooperazione europea può contribuire a creare un quadro e l'infrastruttura, ma nulla più.
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Se così non fosse, sarebbe inspiegabile che, all'interno dello spazio economico europeo, possa esistere un paese come il Belgio con una percentuale di disoccupati di quasi il 15 %, cioè più che doppia rispetto a quella del suo vicino, i Paesi Bassi (dove è inferiore al 7 %).
Per amore di chiarezza aggiungo subito che in Belgio la disoccupazione è stata alimentata da un governo social-cristiano-democratico che non fa altro che inventare nuove tasse e imposte ed è già riuscito a portare il costo lordo del lavoro al livello più alto di tutta l'Unione europea.
<P>
C'è poi una seconda considerazione che devo fare, e riguarda tutte le relazioni sull'occupazione che vengono presentate al Parlamento.
Ancora una volta deploro l'assenza della scelta - assolutamente necessaria - a favore della preferenza nazionale ed europea.
So che la relazione dell'onorevole Schiedermeier affronta un tema molto specifico, ma anche in tal caso mi sembra che il Parlamento stia seguendo una propria tradizione alquanto sfortunata, quella cioè di occuparsi del lavoro e della disoccupazione senza quantomeno sfiorare il tema tabù dell'immigrazione e del lavoro degli immigrati, che è una parte importante della preferenza nazionale ed europea.
Chiedersi se un'Unione europea con così tanti milioni di disoccupati possa permettersi così tanti milioni di immigrati non-europei è un segnale di buon senso e non ha nulla a che fare - sia detto per inciso - con la xenofobia o cose del genere.
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<SPEAKER ID=51 NAME="Presidente">
Dichiaro concluso il turno di votazioni .
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<CHAPTER ID=4>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=52 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la seduta del Parlamento europeo.
<P>
(La seduta termina alle 11.25)
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