<CHAPTER ID=1>
Approvizione del processo verbale
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Il Processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
<P>
Vi sono osservazioni?
<P>
<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="EN" NAME="Kellet-Bowman">
Signor Presidente, dal verbale di ieri risulta che mi sono astenuto sull'emendamento 22 alla relazione Oostlander.
Era mia intenzione votare a favore dell'emendamento.
È stata colpa mia e non un difetto della macchina.
È possibile la rettifica, per cortesia?
<P>
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Sarà fatta la rettifica.
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="EN" NAME="Wynn">
Signor Presidente, ieri sono riuscito a raggiungere l'Aula proprio mentre veniva approvato il verbale - avevo partecipato a un'altra riunione.
Se fossi stato presente avrei fatto una rettifica.
Il verbale di ieri dice che abbiamo approvato il verbale di martedì, ma in effetti il verbale di martedì era errato in quanto ometteva il riferimento alla mia presentazione della relazione di discarico per il bilancio generale e il FED.
Il mio intervento è durato 13 minuti.
Non sarò il miglior oratore del mondo ma 13 minuti sono parecchi da lasciare fuori.
Sarei grato se si potesse correggere questo nel verbale di martedì.
<P>
<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Ne prendiamo nota.
<P>
(Il Parlamento approva il processo verbale)
<P>
<CHAPTER ID=2>
Cooperazione monetaria
<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0053/96), presentata dall'onorevole Garriga Polledo, a nome della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, sul rafforzamento della cooperazione monetaria mondiale per una migliore regolamentazione dei mercati monetari e finanziari.
<P>
<SPEAKER ID=7 NAME="Garriga Polledo">
Signor Presidente, mi dispiace che il Commissario de Silguy sia assente; egli mi ha fatto gentilmente sapere che non avrebbe potuto venire e quindi do il benvenuto alla Commissaria Wulf-Mathies.
<P>
In secondo luogo, vorrei dire che credo di avere elaborato una relazione che raccoglie consenso.
Ho accettato un notevole numero di emendamenti in sede di commissione parlamentare perché penso che la posizione del Parlamento europeo, su una questione tanto importante, dovrebbe fondarsi su una maggioranza significativa dell'Assemblea.
Per quanto concerne l'aspetto concreto, signor Presidente, vorrei sottolineare che l'obiettivo principale della relazione è di fornire una risposta comune dell'Unione europea, volta al rafforzamento della cooperazione monetaria su scala globale e non tanto di introdurre proposte di regolamentazione dei mercati e per questa ragione non accetterò gli emendamenti del Gruppo Verde al Parlamento europeo.
<P>
Onorevoli colleghi, partiamo dal fatto evidente che la globalizzazione dell'economia e la crescita sorprendente dei mercati hanno diminuito l'efficacia delle politiche economiche tradizionali, debilitando anche l'autonomia dei governi nazionali al momento della fissazione dei loro obiettivi macroeconomici.
Per esempio, nel 1995, il valore giornaliero delle transazioni sul mercato internazionale dei cambi ha superato la cifra di un miliardo e trecentomila milioni di dollari, il che significa più del doppio delle riserve dei paesi industrializzati.
In dodici anni il valore giornaliero delle transazioni si è moltiplicato per venti.
<P>
Secondo la relazione questa forza dei mercati internazionali è buona e generalmente benefica per le economie nazionali e per l'insieme dei sistemi economici a condizione che vengano migliorati, perfezionati e rafforzati i meccanismi internazionali di cooperazione economica e monetaria.
<P>
Il mercato internazionale di capitali consente che paesi con scarsa capacità di risparmio interno possano accedere immediatamente al risparmio esterno, spesso a condizioni finanziarie eccezionalmente interessanti.
Ciò consente di finanziare delle politiche di sviluppo economico che questi paesi non potrebbero altrimenti finanziare.
In generale le condizioni che i mercati richiedono per l'assegnazione di questo risparmio esterno, sono precisamente le condizioni che figurano a lettere d'oro in qualsiasi manuale di politica economica e secondo le quali le economie nazionali debbono mantenere dei bassi tassi di inflazione e tenendo accuratamente sotto controllo i loro disavanzi pubblici.
<P>
Quando i governi nazionali abbandonano l'ortodossia, i mercati s'incaricano di procedere agli adeguamenti che i governi non hanno osato fare e di solito gli adeguamenti realizzati dai mercati rappresentano un costo sociale inaccettabile, e oltre a produrre una reazione sproporzionata, ciò aggrava la situazione economica del paese, basti ricordare il cosiddetto «effetto tequila», o la crisi del Sistema monetario europeo.
<P>
Accettando quindi che i mercati internazionali abbiano raggiunto una autonomia esistenziale molto superiore alla capacità dei governi di influire individualmente su detti mercati, l'alternativa che suggerisco oggi a questo Parlamento è di rafforzare la cooperazione internazionale, tramite il quadro istituzionale esistente, inserendo la promettente esperienza dell'Unione economica e monetaria.
Chiediamo pertanto che l'attuale sistema monetario internazionale, basato sull'egemonia del dollaro, si evolva inglobando altre monete e includendo naturalmente il futuro euro al fine di minimizzare i rischi delle fluttuazioni del dollaro così da esprimere molto meglio la composizione dei flussi internazionali del commercio.
Chiediamo inoltre ai governi di perseguire la stabilità dei tassi di cambio, sulla base di sane politiche monetarie e fiscali, che mantengano bassi i tassi di interesse, il tasso d'inflazione ed i livelli di disavanzo pubblico.
Insistiamo espressamente che, nel Fondo monetario internazionale, vengano rafforzate le procedure di controllo multilaterale, la prevenzione delle crisi finanziarie e la completa trasmissione delle informazioni a tutti gli agenti che operano sul mercato.
Chiediamo anche che l'imprescindibile collaborazione fra i governatori delle Banche centrali venga attuata tramite la Banca dei Regolamenti Internazionali.
<P>
In fondo, signor Presidente, questa relazione intende suggerire che l'esperienza dell'Unione europea nell'avanzare verso l'Unione economica e monetaria, grazie alla cooperazione economica e alla applicazione di criteri di convergenza, potrebbe servire da esempio a livello mondiale di come rafforzare la cooperazione monetaria per ottenere condizioni generali di crescita economica sostenuta, per creare occupazione e non essere fonte di inflazione.
<P>
Signor Presidente, concludo ringraziando i colleghi per i loro contributi e i loro emendamenti, in particolare gli onorevoli Randzio-Plath e Katiforis. Ricordo alla Commissaria Wulf-Mathies che questo Parlamento ha rivolto una richiesta formale alla Commissione affinché, alla fine della terza fase, venga elaborato un Libro bianco sul futuro ruolo dell'Unione economica e monetaria sullo scacchiere mondiale.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="EN" NAME="Harrison">
Signor Presidente, questa relazione sul potenziamento della collaborazione mondiale in campo monetario allo scopo di assicurare una migliore regolamentazione dei mercati monetari e finanziari arriva al momento opportuno.
Dopotutto, qui in Europa sappiamo fin troppo bene come un'attività svolta da una qualsiasi parte del mondo può avere un impatto profondo altrove, anche in Europa.
Non mi riferisco soltanto al crollo della Barings Bank a Londra in seguito a operazioni sul mercato di Singapore ma anche alle conseguenze scaturite dall'abbassamento dei tassi d'interesse negli Stati Uniti nel 1995.
Il tasso d'interesse del marco tedesco rimase alto, con enormi ripercussioni a catena sull'economia dell'Europa e sulla sua capacità di risollevarsi dopo la pausa economica - per prendere in prestito un'espresssione prediletta dalla Commissione.
<P>
Se questo è vero nell'Europa odierna, si immagini la situazione dopo che l'euro verrà introdotto sui mercati valutari.
Cosa faremo in questo nuovo ambiente nel quale ci troveremo fra breve?
Avremo bisogno di una forte collaborazione internazionale, e la neonata Banca centrale europea dovrà entrare velocemente nel proprio ruolo globale oltre che locale.
Ritengo che faccia parte delle sue responsabilità e di quelle della Commissione, in questo nuovo ambiente, migliorare non soltanto la collaborazione in campo monetario nel mondo ma anche promuovere una maggiore sinergia in campo fiscale ed economico.
<P>
Anche se la relazione Garriga Polledo minimizza forse la gravità del pericolo scatenato dalla liberalizzazione dei mercati finanziari, ritengo che possiamo appoggiare i rimedi suggeriti dal relatore.
Egli evidenzia la necessità di attuare un sistema efficace di preavviso e monitoraggio; caldeggia risposte politiche pronte e appropriate; concorda con la richiesta avanzata dal G7 nei confronti del FMI di stabilire nuove procedure riguardo ai meccanismi della finanza e, naturalmente, chiede nuovamente, tramite il G7, il potenziamento della collaborazione internazionale.
A questi suggerimenti io aggiungerei che il G3 o il G7 non devono escludere altri attori globali importanti, fra i quali l'Asia e l'ASEAN, i cui rappresentanti parlamentari si stanno riunendo stamattina con alcuni eurodeputati, qui a Strasburgo.
<P>
Non dobbiamo neppure tralasciare di ricordare agli ambienti finanziari le loro responsabilità.
Tanto meglio possono regolamentarsi e monitorarsi da soli, tanto più noi politici saremo soddisfatti.
La triste storia del crollo della Barings rivela in modo fin troppo palpabile la fragilità umana all'opera.
A prescindere da qualsiasi altra cosa, è chiaro che le verifiche e gli equilibri interni non stavano funzionando bene fra Londra e Singapore.
<P>
Questo mi riporta al mio punto di partenza.
L'articolo di testa del Financial Times di oggi riporta l'esortazione alla Germania contenuta nella panoramica sull'economia mondiale elaborata regolarmente dall'FMI di abbassare i tassi d'interesse e favorire così la ripresa economica.
Oggi viviamo veramente in un mondo interdipendente e dobbiamo attuare riforme per adeguarci a queste nuove circostanze.
<P>
<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="FR" NAME="Giansily">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel prendere atto tanto dei vantaggi quanto degli inconvenienti della liberalizzazione generalizzata dei movimenti di capitali e della mondializzazione dell'economia, la relazione dell'onorevole Garriga Polledo raccomanda alla Commissione e all'Istituto monetario europeo un insieme di misure o consigli articolati intorno a tre temi che facciamo nostri e che preconizzano, essenzialmente: il potenziamento della collaborazione nel campo della politica economica fra i «grandi del mondo», vale a dire Stati Uniti, Giappone e Germania, una più stretta collaborazione in materia di tassi di cambio, in particolare fra paesi industrializzati e, infine, un'azione volta al potenziamento della stabilità finanziaria internazionale nel contesto di un'economia mondializzata, eventualmente tramite un sistema di preavviso, e appoggiandoci sui meccanismi finanziari opportuni e promuovendo un potenziamento della collaborazione internazionale.

<P>
La relazione condivide inoltre il parere del G7 secondo il quale il modo migliore per arrivare alla stabilità dei tassi di cambio è di attuare politiche monetarie e di bilancio compatibili con i parametri economici di base - e questo è una buona cosa - pena gli effetti devastanti e immediati di movimenti di capitali speculativi alla ricerca del miglior rendimento a breve termine.
In effetti, la reazione dei mercati è spesso il seguito logico dell'incongruenza o dell'insufficienza delle politiche economiche, monetarie, addirittura di bilanco, condotte da alcuni: ne consegue una svalutazione che penalizza direttamente e pesantemente, in particolare sul piano dell'occupazione, la gestione più virtuosa e più rigorosa di altri Stati.
<P>
È dunque opportuno rallegrarsi per i risultati dell'incontro tenutosi a Verona lo scorso fine settimana e al termine del quale i ministri delle Finanze dei quindici paesi dell'Unione hanno incaricato la Commissione di studiare l'introduzione di un meccanismo destinato a contrastare eventuali tentativi di svalutazione competitiva.
Per fare ciò, si possono prevedere tre assi di riflessione: il potenziamento del sistema attuale di sorveglianza multilaterale, l'assoggettamento del versamento dei fondi strutturali a determinate condizioni nel caso in cui un paese non si impegna a sufficienza sulla via della convergenza economica e, infine, l'attuazione di un sistema molto complessso che priverebbe lo Stato inadempiente di un «premio di lasciapassare», per garantire che non riceverebbe più soldi di Bruxelles se questo aiuto, versato in ecu - e domani in euro - rappresentasse un importo maggiore nella valuta nazionale dopo la svalutazione.
<P>
Il dispositivo della risoluzione di cui alla relazione dell'onorevole Garriga Polledo, al quale diamo il nostro appoggio nelle sue linee generali, suscita due commenti da parte nostra.
Prima di tutto, il considerando 1: non è possibile affermare che la debolezza attuale del dollaro sia all'origine della rivalutazione del marco tedesco, e ciò per un motivo semplice: da un anno la divisa americana non ha cessato di rivalutarsi rispetto al marco.
In secondo luogo, la formulazione del paragrafo 19 della risoluzione non è accettabile per il nostro gruppo, in quanto chiede che, per il tramite della Commissione e della futura Banca centrale europea, l'Unione europa sia membro a tutti gli effetti di tutte le istituzioni internazionali citate e che partecipi a questo titolo all'elaborazione e all'approvazione delle decisioni.
<P>
Vorrei ricordare qui il contenuto dell'articolo 109, paragrafi 4 e 5, del trattato: »il Consiglio, su proposta della Commissione e dopo aver consultato la BCE, deliberando a maggioranza qualificata, decide la posizione che occupa la Comunità a livello internazionale per quanto riguarda le questioni di interesse particolare per l'unione economica e monetaria e, deliberando all'unanimità, decide sulla sua rappresentanza nel rispetto della ripartizione delle competenze prevista dagli articoli 103 e 105».
<P>
La Commissione è stata invitata alla riunione del G7 che si terrà a Lione nel mese di giugno, ma, per quanto a mia conoscenza, non partecipa agli incontri dei ministri delle Finanze del G7.
Così, dobbiamo rimanere ragionevoli e non sconvolgere né i fatti né gli Stati.
Se un giorno sarà il caso di sapere se le disposizioni del paragrafo 19 devono essere proposte e trasferite nella realtà internazionale, allora ne riparleremo, ma, per quanto riguarda il trattato sull'Unione, questa situazione ipotetica non può essere presa in considerazione oggi.
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signor Presidente, il relatore ripone forse un pò troppa fiducia nel fatto che gli attuali sistemi di finanziamento internazionali siano ideali per i movimenti di capitale, né sono certa che la proposta dei socialdemocratici di istituire un consiglio economico per vigilare sulla speculazione basterebbe.
È invece necessario un mutamento molto più radicale delle strutture finanziarie di portata mondiale.
Oggigiorno, nel mondo, a cambiare padrone è una quantità di denaro corrispondente al triplo delle riserve monetarie della maggior parte dei paesi industrializzati.
Non ci sono banche nazionali, né tanto meno corrispondenti istituti bancari internazionali, in grado di combattere contro tale speculazione.
I Verdi sono naturalmente d'accordo quanto all'istituzione del sistema Early Warning, nonché al rafforzamento della cooperazione internazionale in fatto di politica finanziaria.
Ciò è già stato proposto l'anno scorso al Vertice di Halifax ed è quanto ora ripropone il relatore, ma non è affatto sufficiente: sono invece necessarie misure volte a impedire automaticamente la speculazione e a far sì che a farne le spese siano gli speculatori.
<P>
Proponiamo che sul capitale venga assolutamente introdotta un'imposta internazionale.
Si tratta di una proposta avanzata già nel 1978 da James Tobin, più tardi insignito del premio Nobel.
Anche un'imposta modesta di appena lo 0, 5 % sulle quantità di cambio di capitale potrebbe avere conseguenze importanti e tradursi in una notevole riduzione degli investimenti di breve durata, ossia della speculazione vera e propria.
Applicare una tassa del genere non è certo facile, ma, tramite essa, si dovrebbe cercare di aspirare a un nuovo tipo di logica nel quadro della sorveglianza dei movimenti di capitali a livello mondiale.
<P>
<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="FR" NAME="Hory">
<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, la relazione Garriga Polledo fornisce un'ottima analisi dei mercati monetari internazionali e delle loro possibilità in materia di regolamentazione, ma serba anche una sorpresa notevole.
Non evoca affatto le pretese virtù stabilizzatrici della moneta unica a livello mondiale.
Purtuttavia, le argomentazioni della Commissione comprendono sempre, ai primi posti, un paragrafo dal quale risulta che «la moneta unica contribuirà a una maggiore stabilità monetaria mondiale».
È difficile comprendere ciò che quest'affermazione significa concretamente e non sarà la relazione Garriga Polledo a spiegarcelo.
<P>
L'esposizione dei motivi, in effetti, non contiene una sola parola sull'argomento e la risoluzione stessa contiene soltanto una breve allusione, che riguarda l'auspicio e non l'argomentazione.
In realtà, come sottolinea giustamente la relazione, il modo migliore per arrivare alla stabilità dei tassi di cambio consiste ancora, per un paese, nel mettere in atto politiche economiche sane, senza tolleranze destinate a facilitarla.
Al fine di raggiungere tale obiettivo, non c'è bisogno, in linea di principio, della moneta unica come stampella. È sufficiente avere il coraggio del rigore.
<P>
In compenso, la relazione fa apparire un inconveniente dell'unificazione monetaria.
Abolendo i tassi di cambio interni alla zona Euro, essa farà scomparire un indicatore e una disciplina per la qualità delle gestioni nazionali.
Questo indicatore dovrà essere sostituito dalle ingiunzioni, eventualmente associate a sanzioni, del Consiglio dei ministri o del consiglio di stabilità, che porranno problemi di attuazione più difficili e conflittuali degli avvertimenti impersonali del mercato.
<P>
Tuttavia, può succedere, purtroppo, che alcune monete si trovino ad essere lungamente sottovalutate o sopravalutate rispetto alle parità reali dei poteri d'acquisto.
In questo caso si dovrebbe poter concepire una collaborazione monetaria internazionale per ricondurre i cambi in una zona accettabile, e potrebbe essere coordinata dal FMI, come indica giustamente la relazione.
Ma tutti sanno bene che il successo di questo metodo non è garantito, perché i grandi paesi non sono necessariamente disposti a subordinare le loro politiche economiche nazionali all'obiettivo del mantenimento delle loro parità e, in ogni modo, i flussi di capitali sono più forti, molto spesso, delle volontà che si possono esprimere.
<P>
In queste condizioni, ci rammarichiamo, ancora una volta, che le nazioni vittime di un dumping monetario non possano, in ultima istanza, proteggersi per mezzo di importi compensativi monetari.
Che questo dumping sia il risultato della volontà deliberata di un terzo o del gioco meccanico, delle forze del mercato in un dato momento non cambia nulla.
Gli importi compensativi ristabilirebbero l'equità della concorrenza e anche l'eventualità della loro attuazione sarebbe probabilmente sufficiente per produrre un notevole effetto dissuasivo.
Potrebbero d'altronde essere utili nei rapporti fra i paesi europei e i paesi terzi, ma anche all'interno di un sistema monetario europeo rinnovato, a titolo di deterrente ultimo destinato a rafforzare la disciplina.
<P>
Ci rammarichiamo che gli ultimi negoziati del GATT non prevedessero un'area monetaria e auspichiamo, signor Presidente, l'apertura di una nuova discussione su questo argomento al più presto.
<P>
<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="DE" NAME="Schreiner">
Signor Presidente, mi associo ai ringraziamenti rivolti al relatore per l'eccellente ed efficacissimo lavoro svolto.
Vorrei fare alcune interessanti osservazioni preliminari. La relazione contiene talune constatazioni introduttive che consentono di comprendere i concetti di deregolamentazione dei mercati finanziari nazionali e della conseguente globalizzazione dei mercati finanziari e del capitale, nonchè la questione della libera circolazione dei capitali.
Si osserva anche che per effetto della libera circolazione dei capitali il risparmio si dirigerà nelle aree in cui può essere investito con il massimo rendimento.
<P>
Alcune interessanti osservazioni riguardano anche la sopravvalutazione del dollaro americano all'interno della nostra economia finanziaria globale, riferendosi con questo al fatto che il 60 % delle riserve di divise mondiali e la metà del patrimonio finanziario privato sono investiti in dollari USA, sebbene per contro gli USA contribuiscano alla produzione totale per appena 20 % e all'interscambio mondiale per solo 14 %.
Ciò dimostra che l'Europa deve agire.
E non sono affatto dell'opinione che questa necessità di azione dell'Europa debba essere contenuta da una tassa sulla speculazione, riproposta ancora una volta oggi dai Verdi, perchè i proventi delle transazioni finanziarie vengono comunque tassati in quanto tali nei singoli paesi degli istituti finanziari. Sarebbe praticamente una doppia tassazione.
<P>
Tre richieste di questa relazione mi sembrano importanti, ovvero la richiesta di costruire un sistema finanziario che eviti inflazione e deflazione, consenta di istituire una sana bilancia delle partite correnti, tenga bassi i tassi di interesse e permetta una crescita economica qualitativamente durevole.
<P>
La seconda richiesta, relativa al ridimensionamento della supremazia del dollaro, è anche sacrosanta. In questo campo la moneta unica dovrebbe forse essere d'aiuto.
Se vi parteciperanno tutti gli Stati, se saranno rispettati i criteri della convergenza, e se questa moneta conquisterà la fiducia dei cittadini europei, l'Euro moneta forte potrebbe addirittura presentarsi come terza «moneta mondiale».
<P>
Ritengo sia infine importante fare attenzione all'indebitamento estero ed ai paesi in via di sviluppo.
Non penso sia ragionevole denunciare le posizioni finanziarie come debiti che non vengono più restituiti.
Nel complesso la relazione mi pare valida. Offre un buono spunto per la discussione e per nuove riflessioni in seno alle istanze europee.
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="DE" NAME="Randzio-Plath">
Signor Presidente, giustamente la relazione ripropone, alla vigilia dell'assemblea di aprile del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, l'esortazione ad istituire una migliore cooperazione monetaria internazionale.
I primi passi verso la riforma delle istituzioni finanziarie internazionali non sono sufficienti a costituire davvero un sistema efficiente di preallarme, a garantire una maggior sintonia fra i governi ed a coinvolgere in una cooperazione istituzionalizzata anche altri stati oltre a quelli industrializzati che fanno già parte del G7.
Queste richieste sono a maggior ragione giustificate oggi, ovvero in un'epoca caratterizzata dalla globalizzazione dei mercati, dalla scarsa cooperazione fra i governi degli stati industrializzati in questo specifico settore, e, per contro, dalla tecnologizzazione delle comunicazioni e dall'enorme incremento dei movimenti dei flussi di capitale, di cui appena il 4 % viene utilizzato per l'economia reale, per il commercio vero e proprio.
Potremmo pertanto dire che oggi avremmo bisogno di un nuovo sistema di Bretton Woods , ed anzi ancor più urgentemente di quanto esso non fosse necessario quando fu istituito in passato.
<P>
Tutti sappiamo bene che un simile sistema oggi non è ripetibile; per altro, partiamo da posizioni nuove e concordo con vari colleghi e con il relatore nel ritenere che l'Unione monetaria potrebbe permetterci di attuare un piano per obiettivi o addirittura una migliore cooperazione monetaria in tal senso, se l'Euro sarà la seconda moneta delle riserve valutarie mondiali, perchè sarebbe allora più semplice dare alle monete il loro giusto peso reale.
In effetti - e questo è correttamente espresso in termini espliciti nella relazione - il fatto che il dollaro USA rappresenti il 60 % delle riserve monetarie internazionali non si giustifica assolutamente con la reale forza economica di questa moneta.
<P>
Il Parlamento europeo ha spesse volte esortato la Commissione delle CE a pubblicare un libro bianco sulle ripercussioni monetarie.
Oggi aggiungiamo la richiesta di analizzare anche le possibili ripercussioni dell'Unione monetaria sulla stabilità del sistema monetario internazionale.
Ciò è a maggior ragione importante in quanto anche su questo mercato troviamo nuovi strumenti finanziari che potrebbero incidere sui programmi di politica monetaria, per esempio su quello della futura Banca centrale europea: con i nuovi prodotti finanziari, infatti, la massa monetaria non sarebbe più valutabile e controllabile come avveniva fino ad oggi con le possibilità finora disponibili.
Ritengo dunque sia giusto, a questo proposito, esortare la Commissione ad effettuare ulteriori approfondimenti.
<P>
Sopra ogni altra cosa sarà però importante costituire presso le Nazioni Unite, ed in analogia on il Consiglio di sicurezza, un Consiglio mondiale per l'economia finalizzato ad assicurarci una cooperazione monetaria istituzionalizzata.
Ci rendiamo conto che altrimenti è impossibile far convergere i diversi interessi politico-economici e finanziari dei grandi stati industrializzati e dei paesi emergenti, mentre ciò è necessario per realizzare in concreto quell'orientamento monetario che possa incidere positivamente tanto sulle esigenze degli stati, della gente e della popolazione, quanto sull'indispensabile disciplina finanziaria.
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="FI" NAME="Rönnholm">
Signor Presidente, permettendo che la commissione per i problemi economici elabori questa relazione il Parlamento ha, a mio avviso, dato prova di responsabilità.
Dalla cooperazione economica che si è sviluppata hanno tratto vantaggio popoli e cittadini.
Le materie prime, l'informazione inerente ai prodotti e il loro scambio hanno contribuito allo sviluppo.
L'utilizzazione dell'energia è a tal riguardo un valido esempio.
La capacità di sfruttare l'energia, il trasporto e il commercio delle materie prime ci sono stati in larga misura vantaggiosi, solamente l'uso smisurato di energia e alcune sue forme sono causa di problemi.
<P>
Si potrebbe analogamente affermare che la liberalizzazione dei capitali è di per sè positiva, ma nell'ampliamento dei mercati valutari sono però intervenuti dei fattori incontrollabili.
Di fronte a una crescita di venti volte in dieci anni e al raddoppiamento dei movimenti valutari quotidiani nei confronti delle riserve valutarie, possiamo immaginare quali problemi e quali rischi ciò possa comportare.
La tecnica moderna permette di agire alla velocità della luce e se al problema aggiungiamo le speculazioni, allora ci accingiamo a mettere davvero in pericolo le condizioni del libero commercio internazionale.
<P>
Il buon senso ci sprona a un cambiamento.
Altrettanto chiaro è il fatto che la moneta comune europea faciliterebbe la cooperazione da attuarsi con il Giappone e gli Stati Uniti d'America quanto alla creazione di regole del gioco sui mercati valutari.
Si parla spesso della fiducia dei cittadini ed essa è una condizione imprescindibile per ogni forma di democrazia e di economia di mercato.
È per ciò che gli Stati democratici del mondo debbono riportare i mercati valutari sotto controllo.
Si tratta di un settore in cui non ci si può permettere di perdere tempo e in cui c'è bisogno di una regolamentazione atta a tutelare innanzitutto i cittadini comuni e il loro lavoro che dipende dall'economia reale, non dalle speculazioni.
Sono soprattutto le piccole imprese dei paesi piccoli a risentire delle conseguenze di mercati valutari incerti: esse non hanno né la capacità né la possibilità di difendersi.
Nei confronti dei grandi paesi, i piccoli sono costretti ad aumentare di molte volte le proprie riserve e l'UEM sarebbe, anche a tal riguardo, conforme a uno sviluppo positivo: essa diminuirebbe il loro bisogno di riserve, aumentandone allo stesso tempo la credibilità.
<P>
È senz'altro vero che nell'ambito della regolamentazione dei movimenti di capitali e della tassazione abbiamo bisogno di un'armonizzazione.
Se il movimento di capitali è libero, la sua tassazione dovrebbe essere obbligatoria.
Il capitale non può essere un libero viaggiatore, bensì dev'essere responsabile di fronte alla società e quindi contribuente fiscale.
Se vogliamo che la questione avanzi, dobbiamo però appoggiare la moneta comune europea, l'unico strumento che ci permetterà di progredire anche in questo settore.
<P>
<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="EN" NAME="Hendrick">
Signor Presidente, inizio complimentandomi con l'onorevole Garriga Polledo per la relazione molto completa e tecnica che ci viene presentata oggi.
I mercati finanziari internazionali svolgono ora un ruolo molto importante nell'economia mondiale.
La deregolamentazione dei mercati finanziari in molti Stati membri ha significato che miliardi di sterline e dollari possono ora attraversare le frontiere internazionali in cerca di profitti per gli investitori.
<P>
Mi complimento con l'onorevole Garriga Polledo per aver individuato alcune delle questioni importanti che influiscono sul successo o sul fallimento di tali mercati in questo momento, e in particolare per il suo riferimento all'azione controciclica a proposito delle impennate e dei crolli che l'economia mondiale ha visto in molti anni.
È chiaro che ciò che ci occorre sono posizioni sostenibili in tutto il globo, negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone e anche nel mondo in via di sviluppo.
È chiaro inoltre che le azioni del mercato a più lungo termine porteranno all'abbassamento dei tassi d'interesse, e ciò vorrà dire che costerà meno prendere in prestito denaro da investire e a sua volta creerà occupazione.
<P>
Accetto anche in parte l'analisi dell'onorevole Garriga Polledo per quanto riguarda il fatto che il sistema monetario internazionale ha bisogno di regole.
Faccio eco alle parole dell'onorevole Rönnholm su questo.
Per creare queste regole il sistema ha bisogno di un quadro istituzionale.
Al momento, come vediamo in Europa, la Bundesbank agisce nell'interesse dell'economia tedesca.
Stiamo cercando di creare un sistema nel quale avremmo una Banca centrale europea che agisce nell'interesse dell'economia mondiale.
Vediamo una posizione analoga con i mercati statunitense, giapponese e europeo che agiscono autonomamente in una certa misura.
Ciò che ci occorre è un sistema che agisca in termini dell'interesse globale e di obiettivi internazionali.
Ciò è possibile soltanto attraverso regole e una collaborazione internazionale.
<P>
Accetto inoltre alcune delle affermazioni dell'onorevole Garriga Polledo circa i danni che possono causare i tassi di cambio flottanti.
Possono causare una sopravalutazione delle valute.
Ritengo che i mercati monetari non siano necessariamente i migliori giudici del vero rendimento economico, come abbiamo visto con il meccanismo dei tassi di cambio qui in Europa.
<P>
E non credo necessariamente, neppure, che l'interventismo sia la risposta giusta.
Ciò che ci occorre è un nuovo orientamento.
Tale nuovo orientamento è la collaborazione.
Ci occorre un quadro da introdurre dopo la terza fase dell'unione monetaria.
Non ritengo, necessariamente, come suggerisce il relatore, che l'FMI e la Banca Mondiale siano le istituzioni migliori per questo compito, ma concordo che il G7 non è sufficiente.
Ciò che dobbiamo fare è includere le economie in rapida crescita dell'Asia in tale processo e, contemporaneamente, vedere come possiamo coinvolgere il mondo in via di sviluppo nel processo.
<P>
Ci occorrono nuove procedure multilaterali, ci occorre collaborazione, in quanto il successo dell'economia globale e il sostentamento di molte persone in tutto il mondo dipendono da ciò.
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="NL" NAME="Metten">
Signor Presidente, a livello nazionale si accetta che il mercato non possa funzionare senza essere disciplinato dal governo centrale; finché i mercati hanno continuato a svolgersi principalmente su scala nazionale questa era una convinzione incontrovertibile.
Con la realizzazione del mercato unico europeo è stata sepolta la potestà dei governi nazionali di imporre autonomamente regole ai mercati.
Conseguentemente, gran parte del programma del mercato unico è inteso a ricostituire a livello europeo il potere dei governi di stabilire le regole del gioco.
<P>
C'è un caso in cui gli Stati membri si sono dimostrati piuttosto inavveduti: nella liberalizzazione del movimento dei capitali, contrariamente al parere del Parlamento europeo, si è trascurato di creare nuovi strumenti per contenere eventuali sviluppi indesiderati.
<P>
Con la globalizzazione del movimento dei capitali, determinata da un prevalente pensiero liberale combinato con sviluppi tecnologici, si è venuto a formare un mercato dei capitali mondiale che segue esclusivamente le proprie regole.
In circostanze normali sembra funzionare discretamente bene; ma quando questi mercati sono invasati da uno spirito speculativo, il sistema sembra essere sprovvisto di freni.
Le ondate che si producono recano gravi danni all'economia, mentre l'insieme dei governi e le banche centrali del mondo non sono in grado di fare nulla.
Si discute se la politica e i settori non finanziari debbano rassegnarsi e accettare le ondate speculative semplicemente come fenomeno naturale oppure no.
<P>
Il mio gruppo troverebbe logico tentare sia di disciplinare i mercati che creare strumenti con cui poter prevenire o frenare le ondate speculative.
La chiave risiede in una più stretta collaborazione fra governi, soprattutto fra quelli dei tre principali blocchi economici e le banche centrali, nonché nell'introduzione di imposte sulle transazioni finanziarie.
Benché una simile manovra fiscale presenti molti ostacoli, è possibile realizzarla raccogliendo la necessaria volontà politica.
I pii desideri della riduzione del costo del lavoro mediante sgravi fiscali potranno avverarsi in questo modo.
Sarà certamente più facile di quanto non sia stato mandare l'uomo sulla luna e sarà di gran lunga più utile.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="EL" NAME="Katiforis">
Signor Presidente, l'onorevole Garriga Polledo ha svolto un lavoro scrupoloso su un argomento difficile tanto sul piano tecnico, quanto sul piano politico e si merita perciò le nostre congratulazioni, soprattutto per l'apertura mentale con cui ha collaborato con i colleghi della sottocommissione per gli affari monetari.
<P>
Non si può invece dire lo stesso sull'oggetto della relazione, i mercati finanziari internazionali.
È di moda affermare, soprattutto tra i colleghi dell'altro lato dell'Aula -per fortuna, l'onorevole Garriga Polledo fa eccezione-, che occorre essere grati ai mercati finanziari internazionali, perché avrebbero il merito di salvarci dalla dabbenaggine con cui i governi gestiscono l'economia.
I mercati internazionali, si sostiene, riescono in siffatta impresa perché castigano con elevati tassi di interesse o con svalutazioni e fughe di capitali quei governi che attuano una politica errata, vale a dire una politica che i mercati percepiscono come inflazionistica oppure, ora che quasi tutti si attengono a politiche anti-inflazionistiche, una politica che agli occhi dei mercati non paia sufficientemente anti-inflazionistica.
E i mercati, quando avranno avuto ragione del deficit di bilancio, potranno iniziare ad occuparsi di problemi più vasti, come ad esempio il deficit dello Stato sociale previsto per il prossimo secolo; anche lo Stato sociale andrà insomma ridotto, o addirittura abolito, per evitare che i mercati continuino a punirci con tassi ingiustificatamente elevati.
<P>
La razionalità dei mercati ha conquistato vette impensabili.
Qualche settimana fa, Wall Street ha iniziato a perdere, e ciò non a causa di un aumento della disoccupazione negli Stati Uniti, ma della sua diminuzione!
Chissà che cosa ci toccherebbe vedere se iniziasse a calare la disoccupazione in Europa...
Grazie al Cielo i nostri governi conservatori, con le loro politiche in materia di occupazione, hanno cura di proteggerci da un'eventualità tanto esecranda.
<P>
Onorevoli colleghi, dovremmo iniziare a ribaltare completamente la situazione e a fare un censimento della montagna di disastri causati dalla liberalizzazione, come la si chiama in termini eleganti, o dallo spadroneggiamento dei mercati finanziari nell'economia mondiale, come invece lo chiamerei io.
I mercati finanziari liberalizzati hanno creato il rovinoso debito del Terzo mondo.
Qualcuno si è preso la briga di calcolare con quanta fame, con quanta arretratezza, con quante malattie, con quale aumento della mortalità infantile i paesi del Terzo mondo hanno pagato questa piccola svista dei grandi gruppi bancari? i mercati finanziari liberalizzati hanno causato lo scandalo SLM negli Stati Uniti, uno scandalo di centinaia di migliaia di dollari cui si è posto rimedio con i soldi del contribuente.
E nello stesso modo, un anno fa, i mercati hanno scatenato la crisi messicana, nonostante il Messico avesse rispettato tutte le condizioni dettategli.
In questo caso è stato invece il contribuente europeo a pagare i danni.
<P>
Nell'attuale contesto politico, signor Presidente, i principali governi conservatori del mondo non accettano di cooperare in materia monetaria.
<P>
Da questo punto di vista è un bene che la relazione Garriga Polledo lasci aperta la questione e, al pari di altri colleghi, mi auguro di poter ritornare con maggiore determinazione sulla questione del controllo dei mercati finanziari internazionali.
<P>
<SPEAKER ID=19 NAME="Wulf-Mathies">
Signor Presidente, la Commissione ha apprezzato la relazione dell'Onorevole Garriga Polledo in cui si raccomanda di rafforzare la cooperazione internazionale in materia economica e monetaria.
La relazione giunge invero tempestiva, ed offre un appoggio alla Commissione attualmente impegnata in uno sforzo di miglioramento della collaborazione monetaria internazionale.
Come il relatore sottolinea, la Commissione ritiene che una stabile politica economica nazionale continui ad essere un presupposto necessario, ma non più sufficiente, per la stabilità del sistema monetario internazionale.
I mercati, infatti, pur avendo un'utile funzione di mantenimento della disciplina, possono scatenare una serie di effetti destabilizzanti che devono essere attenuati per mezzo della cooperazione internazionale.
<P>
La Commissione pertanto si associa alla proposta di consolidare le procedure di vigilanza, e ritiene altresì che qui possa tornare utile l'esperienza dell'Unione europea, per esempio nel campo del controllo multilaterale dei bilanci pubblici.
Come il Presidente Santer ed il Commissario de Silguy hanno ribadito ai competenti organismi internazionali del FMI e del G7, una più solida cooperazione in materia di politica macroeconomica presuppone che tutte le parti convengano sugli obiettivi e si impegnino ad utilizzare gli strumenti con cui si possono raggiungere detti obiettivi.
A breve termine si tratta soprattutto di migliorare la vigilanza e creare dei meccanismi di prevenzione delle crisi.
A lungo termine, invece, c'è bisogno di riforme istituzionali che agevolino una più intensa cooperazione internazionale e consentano un più rigoroso coordinamento macroeconomico.
<P>
La Commissione è pertanto fautrice anche di una maggior collaborazione fra istituzioni internazionali.
Una delle sfide più ardue del futuro, infatti, consisterà nel saper tener debito conto non solo dell'interdipendenza fra stati, ma anche dell'interdipendenza delle scelte politiche di tali stati.
Il Parlamento stesso chiede che nell'ambito della cooperazione internazionale l'Unione europea assolva un ruolo di maggior rilievo e che - attraverso la Commissione e la Banca centrale - diventi un membro a pieno titolo delle istituzioni internazionali.
E la Commissione è disposta ad assumersi questo compito.
<P>
La questione della cooperazione monetaria internazionale va vista anche e proprio nell'ottica dell'Unione monetaria che è destinata ad incidere fortemente sul sistema valutario internazionale.
È per altro giusto sottolineare che la cooperazione internazionale in campo valutario dovrebbe migliorare sensibilmente grazie all'istituzione dell'Unione economica e monetaria.
Innanzi tutto, si dovrebbe rafforzare l'Euro come moneta internazionale, contribuendo così all'equilibrio del sistema monetario internazionale, e secondariamente, tramite l'Unione monetaria, l'Unione europea stessa otterrebbe peso ed influenza più confacenti alla sua rilevanza economica di quanto non avvenga ora.
In questo modo, inoltre, l'Unione europea riuscirebbe meglio, insieme ai suoi partner internazionali, a coordinare le relazioni globali fra valute ed a contribuire alla riforma del sistema monetario internazionale.
<P>
È però necessario che l'Unione europea assuma nei confronti dei propri partner una posizione ragionata e ferma.
Attualmente si sta verificando come concretizzare il contesto giuridico delle competenze esterne dell'Unione monetaria. In altre parole si devono chiarire le competenze dell'Unione monetaria verso l'esterno nei settori della politica economica, monetaria e di cambio, e si devono stabilire le responsabilità delle istituzioni nei medesimi settori.
Si deve inoltre decidere in che termini l'Unione monetaria possa e debba essere rappresentata in seno alle istituzioni internazionali.
Questi argomenti sono attualmente allo studio presso i servizi della Commissione ed il Commissario de Silguy, oggi purtroppo assente per un impedimento, ve ne informerà regolarmente, come del resto è avvenuto in passato.
<P>
Poichè non è ancora perfettamente definito come si debba inquadrare il coordinamento internazionale delle questioni economiche e monetarie, sembra un pò prematuro esprimersi in merito ad un meccanismo finanziario di sostegno che possa ridurre le oscillazioni dei corsi di cambio.
Per quanto concerne infine il controllo finanziario, la Commissione continuerà ad assolvere alle sue funzioni nei campi per i quali è competente.
<P>
<SPEAKER ID=20 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Unione economioca e monetaria
<SPEAKER ID=21 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4-0073/96), presentata dell'onorevole Walter a nome della commissione per la politica regionale, sull'Unione economica e monetaria e la coesione economica e sociale.
<P>
<SPEAKER ID=22 NAME="Walter">
Signor Presidente, Signora Commissario, è evidente che finora uno dei punti cruciali dello sviluppo dell'Unione europea è stato il progresso in campo politico-economico. Il raggiungimento dell'Unione economica e monetaria segna il superamento di un'ulteriore, importante, pietra miliare.
Ma se l'Europa vuole continuare a vivere in pace deve essere animata da qualcosa di più.
Questo in più comprende, fra l'altro, una maggior coesione interna dell'Unione, anche con riferimento alle condizioni di vita ed alle opportunità di tutte le regioni.
Redditi, infrastrutture e livello occupazionale differiscono tuttora moltissimo fra regione e regione nonostante gli sforzi intrapresi. Nelle dieci regioni più povere d'Europa il tasso di disoccupazione è il sestuplo di quello delle dieci regioni più abbienti, ed il reddito medio procapite è tre volte e mezzo più basso.
<P>
L'Unione economica e monetaria è una componente stabile e a nostro avviso irrevocabile del futuro dell'Europa. Quando essa sarà stata perfezionata, ne trarranno beneficio sia i più abbienti, sia le regioni periferiche ed ancora svantaggiate.
L'Unione economica e monetaria sarà d'aiuto anche per ottimizzare l'efficacia dei mezzi dei fondi strutturali che sono lo strumento principale dell'Unione ai fini della coesione economica e sociale.
Sia avviandoci verso l'UEM sia dopo che l'avremo raggiunte, sarà importante tener presente l'obbiettivo della coesione e curare che gli effetti della politica economica e monetaria e gli effetti della politica di coesione siano fra loro complementari e non di reciproco disturbo.
È a tal fine necessario proporre una strategia di coesione consistente in passi concreti, come quelli che hanno portato all'Unione economica e monetaria.
In altre parole ciò significa che il nostro obiettivo, una volta avviata la UEM, deve essere innanzitutto garantire la base stabile e durevole da cui un'unione economica e monetaria non può prescindere.
E per questo sarà richiesta la solidità degli stati partecipanti, ma anche quella degli stati «pre-in».
<P>
È altresì necessario che noi assicuriamo il nostro sostegno solidale a coloro che avanzano in modo affidabile lungo la strada, non sempre facile, di attuazione dei criteri previsti.
Ciò potrebbe avvenire, per esempio, con uno strumento di solidarietà evoluto, analogo al nostro fondo di coesione.
È chiaro che non si pensa a compensazioni finanziarie. Gli obblighi della solidarietà devono essere parimenti rigorosi per ins ed outs .
<P>
Se vogliamo accrescere la coesione economica e sociale dobbiamo anche definire in termini più chiari e concreti per tutti cosa di fatto intendiamo per coesione e armonizzazione delle condizioni di vita all'interno dell'Unione.
Non possono più esser concetti collegati, come è avvenuto finora, solo ad indicatori rigidi come il prodotto nazionale lordo.
Ci sono anche le percentuali di disoccupazione. E date le forti tendenze migratorie che caratterizzano soprattutto le aree rurali, sarebbe opportuno che la valutazione economica tenesse conto del numero reale dei posti di lavoro nelle regioni, ovvero dei livelli occupazionali.
<P>
Altri fattori fondamentali della coesione sono la crescita durevole, la dinamica degli sviluppi economici, la lotta contro l'emarginazione, il livello delle infrastrutture ivi comprese quelle sociali e culturali.
Questi indicatori dovrebbero essere utilizzati anche nella messa a punto e nella concentrazione del principale strumento della politica di coesione dell'Unione, ovvero dei fondi strutturali, nonchè nell'affrontare le sfide che le si pongono.
È dunque necessaria una riforma dei fondi strutturali che sostenga gli sforzi di coesione, ovvero che permetta il processo di recupero delle regioni meno favorite anche in caso di allargamento dell'Unione, e resti nonostante tutto finanziabile.
<P>
Dovremmo anche avere il coraggio di fissarci delle scadenze per il conseguimento dei nostri obbiettivi.
Quel senso di autocoscienza che ci ha portato alla realizzazione dell'Unione economica e monetaria non può essere liquidato come «impossibile» nel caso della coesione.
Un'autentica politica di coesione, che sia davvero armonizzata con l'Unione economica e monetaria e che neutralizzi potenziali ripercussioni negative, è realizzata tramite un più rigoroso coordinamento di tutti i settori politici che entrano nella compagine economica e sociale.
<P>
Con 17 milioni di disoccupati all'interno dell'Unione europea, priorità assoluta spetta alla politica occupazionale.
Chiediamo pertanto che venga introdotto nel Trattato di Maastricht un articolo a parte per l'occupazione.
Anche la politica ecologica deve essere definita in termini attivi e durevoli. Un ambiente sano è presupposto essenziale della qualità della vita e, di conseguenza, dell'attività e del futuro delle regioni.
Per quanto riguarda la politica sociale si devono inequivocabilmente evitare accuse di «dumping sociale» e ciò è possibile se tutti si comportano allo stesso modo - dico tutti, includendo anche quello stato che finora ha voluto tenersi fuori o addirittura si è tenuto fuori.
<P>
Integrata da un assetto territoriale transfrontaliero, da una politica europea coerente per l'industria e la ricerca, nonchè dalla sicurezza che tutti possano accedere alle necessarie prestazioni pubbliche, si realizza una politica per la coesione degna davvero di questo nome.
L'Europa ha davanti a sè un futuro luminoso se darà prova di solidità e solidarietà al tempo stesso.
La politica per la coesione economica e sociale sarà la cartina tornasole di un'Europa unita e pacifica.
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="DE" NAME="Spindelegger">
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi. Obiettivo a lungo termine dell'Unione monetaria non può essere altro che l'adesione di tutti gli Stati membri all'Unione monetaria stessa.
Essa quindi non si pone in contraddizione con gli obiettivi di una maggiore e più solida coesione economica e sociale. I problemi emergono piuttosto là dove ci si ferma alla valutazione del breve e medio termine, ovvero quando ci si rende conto che probabilmente ci saranno ripercussioni negative sull'occupazione, per lo meno nei paesi che inizialmente non parteciperanno all'Unione monetaria.
D'altro canto, sempre nell'ottica di breve e medio periodo, si possono profilare perturbazioni o addirittura distorsioni del mercato interno.
<P>
Per quanto concerne le ripercussioni negative sull'occupazione è giusto dire, tuttavia, che il problema non è certo unidirezionale. Noi Austriaci abbiamo la nostra esperienza in questo campo.
Nel 1995 abbiamo dovuto prendere atto della svalutazione della Lira in Italia, paese limitrofo all'Austria.
Ma la conseguenza immediata non è stato il manifestarsi di problemi occupazionali in Italia, anzi, al contrario.
Siamo stati noi, l'Austria, paese a valuta forte, a subire ripercussioni negative sull'occupazione e una fuga di oltre 10 miliardi di scellini in termini di potere d'acquisto.
Con questo voglio dire che non si tratta di strade a senso unico o di automatismi, bensì di effetti compositi nessuno dei quali va trascurato.
<P>
In altre parole, non credo che ora noi si debba mettere in discussione i fondamenti dell'Unione monetaria e chiederci se i criteri di convergenza siano la strada giusta, o se non avremmo piuttosto bisogno, come Lei ha accennato, di una nuova politica industriale europea e di inserire la questione occupazionale nel Trattato.
Ritengo che tutto ciò non basti.
È cruciale che come primo passo stabiliamo che, per contrastare le distorsioni che potrebbero verificarsi nel mercato interno, creiamo un nuovo sistema monetario europeo, SME II, con cui cercere di mantenere davvero i corsi di cambio reali all'interno di una certa banda di oscillazione.
<P>
In secondo luogo sono convinto che sia importante concentrarsi, nell'ambito della riorganizzazione dei Fondi strutturali, su quei progetti di cui abbiamo davvero bisogno perchè i paesi che ancora non partecipano all'Unione monetaria siano comunque in grado di soddisfare i criteri di convergenza.
Terzo, dobbiamo stimolare gli investimenti privati, presupposto per creare posti di lavoro davvero sani.
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="EN" NAME="McCarthy">
Signor Presidente, sono molto lieto che abbiamo potuto tenere questa discussione oggi in seguito all'iniziativa del mio gruppo politico di redigere per proprio conto una relazione sull'unione economica e monetaria e la coesione sociale.
Il motivo per cui abbiamo voluto fare questo era perché in tutte le discussioni che abbiamo avuto sull'unione economica e monetaria e la moneta unica, gli Stati membri e gli esperti non hanno assolutamente affrontato le questioni regionali.
Si sono occupati unicamente delle questioni macroeconomiche a livello delle economie nazionali, ignorando l'impatto regionale dell'unione economica e monetaria, oppure hanno ignorato il rapporto fra questa e la politica di coesione.
<P>
La gente nelle nostre regioni industriali, in declino, periferiche e rurali ha bisogno di sapere che l'unione economica e monetaria recherà loro un beneficio.
La coesione è l'obiettivo primario nel nostro Trattato, viene prima dell'unione economica e monetaria ed è per questo che crediamo che l'unione e i relativi processi e fasi debbano essere esaminati da vicino per vedere come contribuiscono alla politica di coesione.
In questa relazione il mio gruppo ha promesso il proprio sostegno all'unione economica e monetaria.
Riconosciamo i vantaggi dovuti ai tagli ai costi operativi, all'armonizzazione dei tassi d'interesse e alla crescita del potenziale di occupazione grazie all'unione monetaria, ma dobbiamo anche dire che non crediamo necessariamente che l'unione economica e monetaria e la coesione sociale si potenzino a vicenda.
Certamente non si escludono a vicenda, come ha detto l'onorevole Walter nella sua relazione, ma riteniamo che ciò che sosterrà la competitività europea nei confronti delle nuove «tigri» asiatiche, del Giappone e degli Stati Uniti sia una convergenza nominale e reale.
<P>
Perciò l'unione economica e monetaria deve dimostrare che è in grado di sostenere, puntellare e promuovere la coesione.
Vorrei sottolineare ancora una volta ciò che l'onorevole Walter ha indicato nella sua relazione.
Egli chiede una strategia integrata di coesione, e questo significa che nei processi di coesione dobbiamo comprendere l'unione economica e monetaria, le politiche regionali e tutte le politiche interessate.
Chiede misure di fiancheggiamento per assicurare che l'unione economica e monetaria e la coesione procedano di pari passo, e noi chiediamo anche un meccanismo di solidarietà per proteggere i mercati finanziari contro la speculazione e per includere i paesi che desiderano entrare.
È un dibattito molto pertinente.
Il presidente Lamfalussy dell'Istituto monetario europeo ha parlato dinnanzi alla sottocommissione del Parlamento per gli affari monetari lunedì scorso e ha presentato la relazione annuale.
Non ha pronunciato neppure una volta la parola «coesione».
È deludente che queste questioni non vengano affrontate come strategia complessiva e coesiva.
<P>
Guardando i paesi che entreranno nell'unione economica e monetaria fin dall'inizio, sembra che i paesi che rimangono fuori potrebbero subire azioni punitive.
Ecco perché la relazione Walter è così valida, perché propone politiche costruttive riguardo a come possiamo aiutare detti paesi a spostarsi più velocemente all'interno dell'unione monetaria e verso la terza fase.
<P>
Infine, dobbiamo potenziare le nostre azioni nelle regioni.
Abbiamo bisogno di riaffermare ciò che è stato concordato al Consiglio europeo di Madrid.
Abbiamo bisogno di esaminare le iniziative locali, l'istruzione, la formazione, l'organizzazione dell'orario di lavoro, la promozione delle piccole e medie imprese, ma soprattutto abbiamo bisogno di far prevalere le argomentazioni a favore dell'unione monetaria nelle nostre regioni.
È per questo che abbiamo bisogno di una politica attiva di coesione orientata verso occupazione e crescita.
So che il Commissario porterà avanti questa questione, e gli chiedo di farlo con la prossima presidenza irlandese e con le presidenze future, in modo da non lasciare la relazione Walter nel cassetto, coperta di ragnatele e polvere.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="DE" NAME="Berend">
Signor Presidente, Signora Commissario, onorevoli colleghe e colleghi! La promozione della coesione economica e sociale è, insieme al completamento del Mercato interno unico e all'attuazione dell'Unione economica e monetaria, una delle tre priorità politiche dell'Unione europea.
Convergenza nominale e reale non sono due obbiettivi in contraddizione fra loro.
Finanze statali sane, prezzi stabili, tassi di interesse bassi e corsi di cambio stabili sono tutti presupposti tanto della crescita quanto dell'occupazione.
L'Unione economica e monetaria con tutti i suoi vantaggi, anche e soprattutto ai fini della coesione sociale ed economica, è impossibile senza la convergenza nominale.
<P>
Risulta quindi evidente l'importanza di ridimensionare il pressante indebitamento statale utilizzato per gli investimenti e quindi per i nuovi posti di lavoro.
I risultati pratici degli ultimi anni hanno dimostrato che la lotta alla disoccupazione condotta con l'indebitamento dello stato e con la pressione fiscale non porta a vittorie durature.
Solo un'economia stabile, presupposto imprescindibile per partecipare all'Unione monetaria, crea fiducia nei mercati, incentiva il commercio e la propensione agli investimenti, stimola dunque la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro.
<P>
Prescindendo dal fatto che tutti sono d'accordo nel dire che l'obiettivo a lungo termine è che tutti gli Stati membri possano partecipare all'Unione economica e monetaria, nella fase di transizione in cui alcuni parteciperanno ed altri no non mancheranno problemi, come l'onorevole Spindelegger ha già fatto notare.
Al momento di avviare la realizzazione dell'Unione economica e monetaria, la grande sfida consisterà proprio nel definire le relazioni fra Stati partecipanti e Stati non partecipanti.
<P>
La relazione dell'onorevole Walter affronta anche questi aspetti.
Grazie a numerosi emendamenti presentati dal nostro Gruppo, inoltre, è stato possibile conseguire alcuni - a mio avviso importanti - compromessi, anche se qualche nostro desiderio è rimasto irrealizzato.
Permettetemi pertanto di soffermarmi ancora su due punti che rivestono grande importanza per il mio gruppo.
Si tratta dell'emendamento n. 9 riguardante il paragrafo 22: qui noi sosteniamo che le attuali disposizioni del Trattato non sono in realtà insufficienti o incomplete, ma che necessitano piuttosto di un'applicazione concreta e più rigorosa.
Inoltre non possiamo dirci d'accordo su un'istanza di controllo economico che faccia da contraltare alla Banca centrale europea.
<P>
Il secondo punto è l'emendamento n. 11 relativo al paragrafo 41: qui ci richiamiamo alla relazione Ciampi nella quale i principali sindacati europei e i rappresentanti dell'Industria stabiliscono un rapporto diretto fra servizi pubblici e competitività ed identificano in una maggiore competizione, anche all'interno dei servizi pubblici, vantaggi per lo stato, per l'economia e per i consumatori.
I servizi pubblici dunque - e qui tra l'altro il Trattato parla di prestazione di servizi di interesse economico generale, e credo che si dovrebbe utilizzare correttamente questa terminologia - non devono essere una riserva intoccabile, in una condizione di libera concorrenza del mercato europeo.
Noi non possiamo e non vogliamo modificare i trattati, chè ciò significherebbe in ultima analisi stroncare la concorrenza, scalzare in buona parte il mercato, e danneggiare una volta in più i consumatori.
Non è possibile nè ammissibile che ciò sia nei nostri interessi.
Vi invito pertanto a sostenere il nostro emendamento in cui appunto si fanno queste considerazioni.
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="ES" NAME="Costa Neves">
Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, tutti sappiamo che la coesione economica e sociale è uno dei principi del Trattato.
Esso deve quindi essere considerato in tutte le misure prese dall'Unione anche se l'aspetto più palese di questa coesione sono i Fondi strutturali.
Dobbiamo tuttavia ricordare che non si limita ai Fondi strutturali ma si estende a tutti i provvedimenti dell'Unione europea e quindi anche all'Unione economica e monetaria.
<P>
La coesione non rappresenta un vantaggio soltanto per il paese A o B o per i paesi più lontani dalle medie comunitarie ma per tutti.
Questa infatti è la ragione per cui nel Trattato si attribuisce grande rilievo alla coesione.
A questo punto vorrei distinguere due aspetti: primo, che il livello di coesione non si può misurare soltanto fra paesi ma deve essere valutato anche fra regioni; secondo, che il rafforzamento di questa coesione non deve essere considerato soltanto come corresponsabilità degli Stati membri o soltanto come responsabilità dell'Unione europea, deve essere considerato responsabilità condivisa da ambedue le parti.
<P>
D'altra parte, dobbiamo riconoscere che l'Unione economica e monetaria è uno dei progetti più ambiziosi e forse con maggiori implicazioni per l'Unione europea e per il suo futuro.
A mio avviso sono implicazioni positive per cui dobbiamo capire che vale la pena fare i sacrifici necessari per realizzare, per esempio, i criteri di convergenza nominale, che impongono una disciplina, che impongono sacrifici naturalmente più gravosi per i paesi che più divergono dal reddito medio della Comunità.
<P>
Molte volte abbiamo discusso questi due punti separatamente: la coesione economica e sociale, da un lato, e l'Unione economica monetaria dall'altro.
Siamo però obbligati a riconoscerne la reciproca influenza.
Il grande merito di questa relazione è di aver messo uno di fronte all'altro questi due progetti dell'Unione europea che dobbiamo essere in grado di conciliare.
In questa situazione, poiché sul tavolo ci sono questi due aspetti non possiamo scegliere fra la coesione economica e sociale e l'Unione economica e monetaria.
Dobbiamo conciliare il rafforzamento della coesione economica e sociale con la realizzazione dell'Unione economica e monetaria.
Questo ci viene imposto dal Trattato stesso dell'Unione europea.
<P>
La relazione dell'onorevole Walter ci dimostra che il nostro obiettivo non è facile ma è possibile.
Inoltre se non riusciamo a conseguire questa conciliazione gli effetti saranno disastrosi per l'Unione europea.
Mi congratulo pertanto con il collega, onorevole Walter, per la sua relazione. Ritengo infatti che abbia condotto la discussione molto bene poiché è stato disponibile a qualsiasi collaborazione.
A mio avviso il risultato è estremamente equilibrato. Soprattutto la cosa più importante è stato dimostrare che è possibile conciliare i due progetti: la coesione economica e sociale e l'Unione economica e monetaria.
Con la condizione che ci adoperiamo a elaborare una strategia concertata.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="ES" NAME="Sornosa Martinez">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Commissari, lo sviluppo della coesione economica e sociale costituisce una priorità dell'Unione europea per garantire che nelle regioni meno sviluppate, durante la fase di transito verso l'Unione economica e monetaria, le differenze non si aggravino.
Tuttavia, come ci ricorda l'onorevole Walter, nella sua splendida relazione, malgrado gli sforzi ed i progressi realizzati, continuano ad esistere notevoli discrepanze a livello regionale nei redditi, nelle infrastrutture e nel livello di occupazione.
<P>
Condividiamo le proposte di solidarietà contenute in questa relazione favorevoli a smorzare o evitare i rischi negativi dell'Unione economica e monetaria e soprattutto a lottare contro la disoccupazione: coesione e disoccupazione sono incompatibili.
La coesione è anche incompatibile con il degrado ambientale.
Infatti per un adeguato sviluppo regionale che tenga conto della coesione, occorre creare reti transeuropee di infrastrutture di trasporto, telecomunicazioni ed energia, difendendo e sviluppando i servizi pubblici, i diritti sociali, tutto ciò che è europeo.
<P>
Il Gruppo Confederale della Sinistra unitaria europea - Sinistra Verde Nordica manifesta il proprio disaccordo nei confronti della Unione economica e monetaria per i rischi che ne derivano per la coesione.L'applicazione degli attuali criteri di convergenza, stabiliti nel Trattato, non sono compatibili con il principio di coesione né sono sufficienti.
Occorrerebbe considerarne altri come la convergenza sui costi salariali unitari, il rapporto salario/produttività, ecc.
Altrimenti, e questo è grave, l'adeguamento avverrà, e già avviene, a costo dell'occupazione.
Come viene indicato nella relazione dell'onorevole Walter il Vertice di Madrid ed altre iniziative potrebbero rimanere solo parole se non vengono effettivamente concretizzate.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signora Commissario! La relazione che stiamo discutendo è importante in quanto esprime in termini chiari il pericolo che nel contesto dell'Unione economica e monetaria venga meno il principio della coesione economica e sociale.
Purtroppo però alla relazione manca coerenza: ovvero, da un lato si appella alla Conferenza intergovernativa affinchè mantenga la coesione economica e sociale come politica autonoma, ma dall'altro, più ancora che nella prima bozza, tende ad abusare della politica strutturale come di una sorta di alternanza di bastone e carota finalizzata a consolidare i bilanci nazionali.
Il concetto di solidarietà nei confronti dei paesi che non possono o non riescono a partecipare ad un'Unione monetaria ha in effetti un peso notevole nella relazione, ma anche qui la relazione non è coerente in quanto distinguere fra paesi di prima e seconda categoria significa già rinnegare il concetto di solidarietà.
Già le ripercussioni sullo sviluppo regionale denunciano gli aspetti negativi della prevista Unione monetaria.
Noi come Parlamento saremmo in effetti chiamati a intervenire con un'azione correttiva, ma il Parlamento tende gradualmente a mettere in questione il principio originario di coesione sociale ed economica.
<P>
Già ieri, nel corso della discussione sull'allargamento verso Oriente, facevo notare come sia urgentemente necessario procedere alla riforma dell'Unione europea.
Una riforma sociale ed ecologica sarebbe un'ottima occasione per prendere sotto controllo anche la crisi economica.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="DE" NAME="Schreiner">
Signor Presidente, è evidente che in questa relazione si parla di coesione sociale ed economica in Europa, ed io credo che nel richiamarsi al rispetto dei criteri di convergenza si parta dal presupposto che la Commissione si sia tenuta, nell'ambito del trattato di Maastricht, un certo spazio d'azione per il rispetto di detti criteri.
In effetti non è che in caso di indebitamento dello stato o di deficit netto - e questi sono i due punti perennemente in discussione - i criteri debbano essere rispettati punto per punto; piuttosto c'è la formulazione per cui essi vengono ridotti «sensibilmente e costantemente» e l'obiettivo viene conseguito per gradi.
A mio avviso, nel rispettare i criteri di convergenza relativi a debito pubblico e deficit netto, vanno considerati tre aspetti.
In primo luogo, è necessario spiegare agli Stati membri - o è necessario che essi sappiano con chiarezza - che riusciranno davvero a raggiungere questo obiettivo se seguiranno un'intelligente linea di risparmio.
È infatti pericolosissimo per l'occupazione se si riducono gli investimenti previsti a bilancio, se nella composizione delle spese, nei settori meno produttivi, non si procede ad una qualche privatizzazione, e se non si punta ad uno snellimento della struttura statale ed alla lotta contro lo spreco, lasciando che un'amministrazione quasi onnipotente straripi in un eccesso di burocrazia e di normativa.
<P>
Secondo: nel valutare l'indebitamento pubblico ed il deficit si deve naturalmente assicurare che tali settori siano davvero sotto controllo, perchè altrimenti si profila una situazione in cui nell'Unione economica e monetaria la disuniformità si consolida in un'unione comune, con effetti alla lunga insostenibili per il mercato finanziario europeo.
Terzo, è semplicemente necessario garantire che la moneta unica non si imponga a dispetto della volontà dei cittadini.
Sono pertanto perfettamente convinto che gli Stati che ne hanno la possibilità dovrebbero sottoporre la questione al giudizio della cittadinanza con un referendum, in modo che l'Unione monetaria risulti accetta ai cittadini europei.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="ES" NAME="Frutos Gama">
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="ES" NAME="Fernández Martín">
Signor Presidente alla commissione per la politica regionale abbiamo discusso per un anno di questa questione che tanto ci preoccupa e che indubbiamente è tanto decisiva per il futuro della costruzione europea.
Abbiamo ascoltato numerose ed autorevoli opinioni espresse nel corso di una audizione pubblica ed infine abbiamo approvato quasi all'unanimità il documento elaborato inizialmente da Ralf Walter.
Quasi tutti gli interventi finora ascoltati infatti collimano sull'aspetto fondamentale.
<P>
L'articolo 2 del Trattato recita esplicitamente che l'istituzione di un mercato unico e di una Unione economica e monetaria dovrà promuovere la coesione economica e sociale.
Non potrebbe essere diversamente poiché i testi fondamentali e numerosi articoli che successivamente sono apparsi nel corso degli anni rinviano talvolta a questa questione.
Il Parlamento europeo nella risoluzione approvata il mese scorso a proposito della relazione delle onorevoli Dury e Maij-Weggen, inserì un capitolo specifico riferito alla coesione economica e sociale come elemento integrante del patrimonio comunitario da considerare nei dibattiti della Conferenza intergovernativa.
Ricordo e certamente deploro che la Commissione europea, nella sua relazione, aveva omesso ogni riferimento al riguardo.
<P>
Ciò significa che l'Unione economica e la moneta unica sono un obiettivo certamente condiviso dalla grandissima maggioranza di questo Parlamento.
Questo obiettivo, prioritario, imprescindibile ed aggiungo tutti gli aggettivi del caso, non può essere affrontato con criteri meramente economici e monetari, ma deve essere conseguito valutando i suoi effetti sociali, cercando di mitigarli soprattutto in materia di occupazione e di prestazioni sociali e non soltanto nei paesi del nucleo duro della convergenza, ma anche in quelli per i quali la coesione economica e sociale non è un argomento retorico ma una sfida da superare quotidianamente.
<P>
Oggi conosciamo perfettamente il costo sociale della convergenza.
Però non abbiamo sentito chiaramente quali sono le misure da adottare per correggerlo.
A questo fine, voglio segnalare quasi telegraficamente quanto segue: primo, che senza progressi nella coesione non si può garantire il risultato finale dell'Unione economica e monetaria; secondo, che occorre mantenere i criteri della convergenza; terzo, che occorre incrementare gli sforzi per un coordinamento migliore delle politiche economiche a diversi livelli e rafforzare la sussidiarietà, ma anche la condizionalità; quarto, occorre rafforzare gli strumenti al servizio della politica regionale.
<P>
La sfida non è semplice e raccoglierla significa andare incontro a tante difficoltà, ma nessuno ha mai detto che la costruzione europea sia impresa facile.
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="SV" NAME="Lindqvist">
Signor Presidente, signora Commissario, la relazione Walter costituisce un documento importante.
Sono membro tanto della commissione per la politica regionale, quanto della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, nelle quali è stata discussa la relazione.
Le proposte che essa contiene in ordine al contrasto del dumping sociale, al rafforzamento della politica regionale e della politica occupazionale onde compensare gli effetti dell'UEM sono naturalmente positive.
Ma io rappresento in questa sede, signor Presidente, una delle voci di dissenso che, nei paesi nordici, si levano contro l'UEM.
Sono contrario a titolo personale, visto e considerato che il mio gruppo è di altro avviso.
<P>
La motivazione di questa mia posizione critica risiede nel fatto che i rischi sono eccessivi.
L'UEM è un progetto ad alto tasso di rischio, come emerge con chiarezza dalla relazione Walter.
La Svezia e gli altri paesi nordici sono contraddistinti da grandi estensioni territoriali e, già oggi, hanno gravi problemi di carattere regionale.
C'è il timore che, in caso di attuazione dell'UEM, questi problemi assumano proporzioni enormi.
Le possibili conseguenze esaminate nella relazione sono certamente interessanti, ma credo che manchi un'analisi approfondita degli effetti sulla disoccupazione, sugli equilibri regionali e sull'ambiente.
Prima di procedere all'unione economica e monetaria, invece, sarebbe opportuno analizzarne gli effetti in tutti questi settori, a breve come a lungo termine.
<P>
Ad esempio, che cosa cambierà per gli Stati membri quando questi, sempre che lo facciano, aderiranno all'UEM?
Quali saranno i meccanismi nazionali di intervento rimasti per far fronte, per esempio, alle fasi di recessione?
Repentini mutamenti causati nell'industria forestale da una riduzione dei prezzi scatenerebbero una crisi tanto in Svezia, quanto in Finlandia.
I vari paesi potranno ancora attuare, sul piano nazionale, un certo grado di politica economica, monetaria, regionale, avranno ancora un certo margine di intervento in relazione al mercato di lavoro e ai tassi di interesse?
Oppure, come invece rientra nelle intenzioni, sarà l'UEM, con i provvedimenti attuati dall'Unione e dalla banca centrale europea, a dover correggere gli effetti negativi per gli Stati nazionali? Sarà dunque l'Unione stessa a prendere le misure di stabilizzazione necessarie per evitare, ad esempio, un'inversione della congiuntura in un settore quale quello dell'industria forestale?
Nutro seri dubbi!
<P>
Sarebbe meglio se il progetto di UEM -sempre che venga attuato secondo i pianicontenesse una precisa descrizione del processo decisionale.
Le decisioni sulla UEM verranno prese a livello di Unione, verranno prese in questa sede, dai rappresentanti eletti -e non mi pare che il trattato di Maastricht lo preveda-, o sarà piuttosto la Banca centrale europea a prendere le decisioni più importanti?
<P>
Un'ultima osservazione al riguardo: in vista di un'eventuale attuazione dell'UEM, occorrerà rafforzare in tutti i paesi le procedure democratiche.
Un buon esempio di ciò sarebbe, secondo me, l'organizzazione di consultazioni popolari, oppure una migliore informazione circa i pro e i contro dell'Unione economica e monetaria.
Questa relazione va vista come una prima iniziativa volta a gettar luce sulle conseguenze dell'UEM.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="FR" NAME="Ainardi">
Signor Presidente, la relazione della commissione regionale afferma che le regioni sfavorite beneficeranno dei vantaggi della moneta unica, ma è obbligata a riconoscere che l'applicazione dei criteri di convergenza può rallentare la crescita, aggravare la disoccupazione e diminuire la spesa sociale.
<P>
Non rimette in discussione i criteri, e si accontenta di chiedere l'adozione di misure di accompagnamento affinché l'Unione economica e monetaria non sia pregiudizievole per la coesione economica e sociale.
Questo processo è illusorio.
L'attribuzione di fondi strutturali non ha impedito finora alle disparità regionali in materia di reddito, infrastrutture e livello occupazionale di rimanere molto elevate nell'Unione europea, come riconosce la commissione regionale.
<P>
Da parte sua, la Commissione europea non è disposta a fare regali di bilancio a titolo di compensazione, poiché pretende di sanzionare i paesi detti «della coesione» che non rispettano i criteri di convergenza.
<P>
La relazione dell'onorevole Walter urta contro un ostacolo di dimensioni tali che le è impossibile superarlo, cioè l'incompatibilità fra la moneta unica e la coesione economica e sociale.
L'esperienza ci dimostra che l'applicazione dei criteri di convergenza nominale per preparare la moneta unica costituisce una vera macchina da guerra contro l'occupazione, i salari, la protezione sociale e l'economia delle regioni già svantaggiate.
<P>
L'Osservatorio sociale europeo ha d'altronde appena riconosciuto che il modello dell'Unione economica e monetaria è intrinsecamente portatore di deregolamentazione sociale.
Da parte sua, l'ex presidente della Bundesbank, Otto Pöhl, ha precisato recentemente che il rispetto dei criteri di convergenza non era compatibile con la volontà di lottare contro la disoccupazione.
<P>
Il solo mezzo per creare occupazione e assicurare una vera coesione economica e sociale è di rimettere in discussione la moneta unica, che assoggetta le politiche economiche e i bilanci nazionali al predominio dei mercati finanziari.
I moti sociali di novembre e dicembre in Francia hanno aperto la strada, esprimendo il rifiuto dei lavoratori dipendenti di un modello di società fondato sull'ultraliberismo, sui mercati finanziari.
Appoggiandoci a questi moti sociali, prolungandoli, dobbiamo contribuire a porre le basi di un nuovo tipo di sviluppo delle nostre società in Europa, in particolare, e direi anche nel mondo intero.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="PT" NAME="Lage">
Signor Presidente, onorevoli deputati, questo è un tema cruciale e deploro vivamente che questo Parlamento non possa realizzare un dibattito contraddittorio durante il quale, per esempio, io avrei potuto contestare le opinioni espresse dall'oratrice che mi ha preceduto e che non condivido.
Questo dibattito è un insieme di dichiarazioni isolate senza una vera riflessione.
Ma la relazione dell'onorevole Walter è una relazione pregevole, molto lucida con la quale io sono totalmente d'accordo.
<P>
La moneta unica sarà per l'Europa uno dei mutamenti più profondi degli ultimi decenni.
Si parlerà in termini di «ante» e «post» moneta unica.
Inizierà un nuovo gioco.
La moneta unica rappresenta per le regioni più povere una sfida eccezionale.
La moneta unica sarà un importante elemento di identificazione dei cittadini europei con l'Unione europea.
Oltre alla carica simbolica dei suoi effetti psicologici e culturali contiene e genera anche una enorme logica di integrazione che modificherà tutto: le politiche monetarie, le politiche economiche ed anche le politiche di bilancio, perché non dirlo?
<P>
Ben presto all'Unione occorrerà un bilancio di carattere federale.
L'attuale bilancio sarà insufficiente, sarà limitato e ridotto rispetto alle implicazioni dell'Unione economica e monetaria.
Senza questo bilancio di carattere federale gli squilibri nello spazio territoriale dell'Unione potranno aggravarsi, in particolare quando si verificheranno, per esempio i cosiddetti scontri asimmetrici che colpiscono più certi paesi di altri.
Per questa ragione la coesione territoriale esige la continuazione delle politiche strutturali; esige anche il rafforzamento e non l'attenuamento di queste politiche strutturali.
<P>
La coesione dell'Unione, nel senso più lato, dipenderà dalla moneta unica, dipenderà dall'Unione economica e monetaria, dipenderà dalla solidarietà e dalla generosità, esigerà il continuo trasferimento delle risorse dei paesi più ricchi verso i paesi più poveri ma esigerà anche dalle regioni e dai paesi più poveri una maggiore responsabilità ed un migliore uso di quelle risorse.
<P>
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="EL" NAME="Hatzidakis">
Signor Presidente, si ha la sensazione che si stia diffondendo sempre più la consapevolezza delle conseguenze positive comportate dall'adozione della moneta unica: diminuzione del costo delle transazioni, unificazione dei tassi di interesse, superamento dei fenomeni inflazionistici legati alle crisi valutarie, rafforzamento della competitività dell'economia europea e, in definitiva, sviluppo e nuove opportunità di lavoro per i disoccupati.
<P>
In vista dell'obiettivo della moneta unica occorre, a mio avviso, insistere sull'applicazione dei criteri di convergenza stabiliti a Maastricht.
Ciò non soltanto perché la convergenza nominale costituisce una condizione indispensabile per l'introduzione della moneta unica, ma anche perché la convergenza nominale è, in larga misura, il presupposto della convergenza reale.
Risanare le economie più deboli significa contribuire, a medio termine, ad avvicinarle alle economie più forti.
Tuttavia, i criteri per la realizzazione della convergenza nominale, per quanto importanti, non sono di per sé sufficienti per raggiungere l'obiettivo della convergenza reale.
Per ridurre il deficit , gli Stati membri più deboli sono costretti a tagli nella spesa pubblica e negli investimenti pubblici, tagli che, probabilmente, risanano l'economia nell'immediato, ma che possono tradursi in un rallentamento dello sviluppo e in un approfondimento del divario tra ricchi e poveri.
<P>
Occorre quindi che l'Unione segua una politica generosa, tramite i Fondi strutturali e il Fondo di coesione, onde reperire le risorse necessarie affinché gli Stati più deboli investano nell'istruzione, nella formazione, nelle infrastrutture di base e affinché possano procedere all'ammodernamento delle rispettive strutture economiche.
<P>
Esiste, signor Presidente, un rischio connesso all'ampliamento, ampliamento sul quale, naturalmente, siamo in linea di principio tutti d'accordo.
Gli Stati candidati registrano un basso tasso di sviluppo e assorbiranno ingenti risorse, che tuttavia non devono essere sottratte agli odierni Stati membri più deboli: ciò equivarrebbe infatti a contraddire tanti discorsi fatti sulla coesione economica e sociale.
<P>
La Conferenza intergovernativa, come sappiamo, non esaminerà questo problema.
Mi pare questa una scelta da struzzi, perché il problema delle risorse proprie e della loro sufficienza in rapporto alle politiche annunciate è una questione di importanza capitale.
Non occorre soltanto un'Europa attrezzata per far fronte all'ampliamento sul piano istituzionale, ma anche un'Europa in grado di risolvere i problemi economici connessi all'ampliamento stesso.
L'attuazione di una politica regionale integrata, con tutte le migliorie atte a renderla più efficace, diviene così una questione assolutamente prioritaria.
Tra queste migliorie ritengo, per quanto mi riguarda, che occorra includere, in primo luogo, una politica europea dell'assetto territoriale che consenta di affrontare la problematica dello sviluppo a livello globale; e, in secondo luogo, una politica integrata per le regioni insulari e ultraperiferiche, che la relazione peraltro chiede alla Conferenza intergovernativa di adottare: ed è la prima volta, credo, che ciò avviene nella storia del Parlamento europeo.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="PT" NAME="Porto">
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="EL" NAME="Theonas">
Signor Presidente, la realtà vissuta oggi dai cittadini europei, specie nelle regioni più arretrate, dimostra che la coesione economica e sociale non è conciliabile con la UEM e con i criteri di convergenza imposti dal Trattato di Maastricht.
<P>
È ormai assodato che il tentativo di rispettare i criteri di convergenza nominale ha gravi conseguenze ai fini dello sviluppo, comporta una diminuzione del PIL e conduce a una drastica perdita di posti di lavoro.
Una simile situazione è politicamente inaccettabile ed economicamente distruttiva, specie per i paesi della cosiddetta «serie B», come la Grecia.
<P>
Eppure il panorama degli effetti negativi non può ancora dirsi completo.
Uno studio delle conseguenze che la moneta unica e il patto di stabilità avranno sulla situazione economica e sociale non soltanto degli Stati che aderiranno alla UEM, ma anche di quelli che ne resteranno al di fuori, darebbe nuovi, sconcertanti risultati.
Non sarebbe dunque opportuno che la Commissione e il Parlamento europeo procedessero all'elaborazione di un simile studio?
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="EN" NAME="McCartin">
Signor Presidente, voglio ringraziare l'onorevole Walter per la sua relazione.
Contiene molte idee e proposte utili.
Credo che sia un buon commento sulla politica regionale e sulla sua importanza all'interno dell'Unione europea.
Ciò che cerchiamo di realizzare con la politica regionale è la coesione economica e sociale.
La politica regionale è qualcosa di cui avremo bisogno sempre.
La cifra nella relazione che indica che lo 0, 4 % del PIL viene stanziato, nell'Unione europea, per la politica regionale attira l'attenzione sul fatto che le risorse stanziate sono abbastanza poche.
Rispetto alle risorse allocate negli Stati Uniti d'America sono abbastanza poche.
Dobbiamo riconoscere che se l'allargamento deve avvenire, e considerando che il divario è ancora più ampio di quanto risulta dalla relazione - mi risulta che i paesi candidati abbiamo in media soltanto il 30 % circa del PIL dei paesi del Fondo di coesione - allora ovviamente dovremo rafforzare notevolmente la politica europea.
Sappiamo per esperienza storica che l'attività economica è soggetta a flussi e riflussi, e che ciò che è ricco oggi fra 50 anni potrebbe essere povero.
Se vogliamo avere un'Unione europea, una politica regionale forte e significativa sarà una componente molto importante delle politiche che conduciamo a livello Europeo.
<P>
Vorrei attirare l'attenzione sul fatto che la relazione ci fornisce le cifre riguardanti le quote delle risorse dei fondi strutturali assegnate a diversi paesi.
Nel caso dell'Irlanda credo che la cifra sia leggermente imprecisa.
Indica il 3, 3 %, mentre la sesta relazione della commissione per i fondi strutturali dice che la cifra è il 2, 1 %.
Tenendo conto del PIL irlandese attuale, io credo che la cifra sia effettivamente il 2, 5 % circa in media nei sei anni del programma.
Comunque anche un importo del genere ha avuto un grosso impatto.
<P>
Non ho mai accettato che l'unione economica e monetaria fosse una minaccia per le regioni periferiche, come non ho mai accettato che il completamento del mercato interno fosse una minaccia per gli stati periferici più poveri.
L'esperienza ha dimostrato che il mercato interno ha aiutato gli stati più poveri e periferici a crescere.
Il divario fra l'Irlanda e la media degli Stati membri europei si è ridotto di 21 punti, per la Spagna di 7 punti e per il Portogallo di 9 punti.
La Grecia fa eccezione.
I nostri colleghi dalla Grecia dovrebbero spiegarci come mai fa eccezione.
Anche la Sicilia fa eccezione, ma c'è un problema lì.
<P>
Per il futuro, la vacca sacra dell'addizionalità dovrà essere rivista in base a nuovi programmi.
Non fa che complicare tutta la questione.
Stiamo dicendo per i fondi strutturali che dobbiamo avere l'addizionalità.
Questo significa che la maggior parte degli Stati membri - gli stati poveri - aumenteranno le loro spese.
Ma per quanto riguarda l'unione monetaria, stiamo dicendo che devono ridurre le spese.
Quando avremo un nuovo programma dovremo esaminare la pianificazione economica degli stati meno prosperi.
Deve esistere un partenariato fra questi e la Commissione.
Dobbiamo sederci ed elaborare piani economici sensati e applicare alle loro politiche le risorse che ci possiamo permettere.
<P>
Ma l'elemento di addizionalità non può essere provato con importi di denaro così ridotti distribuiti fra tante politiche.
È soltanto uno spreco di tempo per i funzionari della Commissione e un ostacolo all'intero tentativo di valutare quello che è stato realizzato.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="ES" NAME="Izquierdo Collado">
Signor Presidente, voglio iniziare il mio intervento congratulandomi calorosamente con l'onorevole Walter per questo lavoro ben fatto.
Innanzitutto vorrei riferirmi ad un raffronto fra la nostra situazione e quella degli Stati Uniti per quanto riguarda un aspetto.
La regione di maggior reddito pro-capite degli Stati Uniti, il Connecticut, e la regione di minor reddito, il Mississippi, hanno un rapporto di due a uno.
La regione della Turingia, regione che ha il minor reddito pro-capite europeo, e quella di Amburgo hanno un rapporto di uno a sei.
Forse sono queste, fra le altre, le realtà che portano a fare della coesione nell'Unione europea non una casualità ma qualcosa di sostanziale e di centrale nei Trattati.
<P>
Il Parlamento esorta la Conferenza intergovernativa a vigilare e a considerare la coesione come un fattore chiave dell'Unione europea.
Vogliamo anche manifestare con chiarezza i nostri timori perché gli effetti dell'Unione monetaria possono rappresentare un grave rischio per la coesione se non vengono prese le necessarie misure complementari.
<P>
Non demistificheremo gli ingredienti numerici della convergenza.
Ricordiamo soltanto che attualmente, i tre paesi che rispondono ai criteri di convergenza sono l'Argentina, Taiwan e Singapore.
Vorrei sapere quante interpretazioni del Trattato verrebbero date se la Francia o la Germania non rispondessero ai criteri di convergenza.
Certamente è buona cosa dare un'immagine di rigore di bilancio, sono d'accordo, ma sottolineo che è comunque meglio non commettere errori in materia di convergenza.
Nessun paese che abbia fatto un reale sforzo di ravvicinamento alla convergenza deve restare fuori dalla moneta unica.
Questa è la mia posizione personale.
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="EN" NAME="Malone">
Signor Presidente, anch'io mi rallegro per questa relazione e mi complimento con il relatore.
<P>
Come sappiamo, la riduzione delle disparità regionali è uno degli obiettivi fondamentali dell'UE.
In effetti, l'Irlanda ha insistito che l'articolo 130(b) fosse inserito nel trattato di Maastricht.
L'economia irlandese è un'economia molto aperto e molto dipendente dal commercio estero.
Lo abbiamo potuto vedere recentemente in relazione alla crisi della carne di manzo, che ha dimostrato l'impatto sulle nostre esportazioni e quanto siamo dipendenti.
Ritengo che l'unione economica e monetaria sarà di grande beneficio per l'Irlanda e altre regioni periferiche.
Deve esserci un rapporto bilanciato fra l'unione economica e monetaria e la coesione.
I fondi strutturali dopo l'anno 2000 dovrebbero venire potenziati qualitativamente e quantitativamente nella loro terza fase.
Occorre trovare un equilibrio fra le necessità future degli Stati membri attuali e le esigenze dei nuovi Membri che si uniranno a noi dopo la prossima fase di allargamento.
<P>
Per quanto riguarda l'occupazione, mentre capisco che è difficile farla diventare uno dei criteri di convergenza, credo che dovremo avere un capitolo sulla disoccupazione o sull'occupazione nel nuovo Trattato.
<P>
<SPEAKER ID=41 NAME="Wulf-Mathies">
Signor Presidente, onorevoli depuati! Apprezzo moltissimo l'iniziativa politica del Parlamento europeo che, nell'imminenza della Conferenza intergovernativa e del passaggio all'Unione monetaria, ha riproposto all'ordine del giorno della politica europea la questione della coesione economica e sociale.
Con le audizioni sulle ripercussioni sociali dell'Unione economica e monetaria, e con l'eccellente relazione dell'onorevole Walter il Parlamento europeo ha proposto degli importanti spunti di riflessione per approfondire la dimensione sociale dell'Unione europea.
<P>
La posizione della Commissione in merito alla Conferenza intergovernativa del 28 febbraio, in cui essa si identifica esplicitamente con il modello europeo di responsabilità sociale, dimostra che su questo fronte il Parlamento europeo ha nella Commissione un alleato politico.
<P>
Le consultazioni dei paesi del G7 a Lille, inoltre, provano che dopo un decennio di modelli neoliberali ci si sta rendendo conto sempre più chiaramente, non solo in Europa ma anche nel resto del mondo, che competitività e progresso sociale sono l'uno funzione dell'altro.
Penso che questa sia una nota importante della vostra proposta di risoluzione, e con questo punto sono perfettamente d'accordo.
<P>
La moneta unica europea e la realizzazione del Mercato interno unico sono necessarie per garantire la nostra competitività; è però altrettanto necessario integrarle con il terzo elemento prioritario dell'Unione europea, ovvero con la coesione economica e sociale.
<P>
I criteri di convergenza, spesso oggetto di controverso dibattito pubblico, corrispondono ad una politica economica sana e promuovono la coesione stessa.
In generale sono proprio gli Stati più deboli a risentire del fatto che nel pagare i tassi di interesse devono aggiungere anche un premio di rischio.
Una sana politica finanziaria e di bilancio ha effetti stabilizzatori sui corsi di cambio che a loro volta permettono in questi paesi una riduzione dei tassi di interesse maggiore che nei ricchi paesi industrializzati, con ovvi vantaggi per gli investitori.
<P>
Il raggiungimento di un elevato grado di stabilità dei prezzi e di una finanza pubblica sana, ovvero della convergenza nominale, è un presupposto necessario per la crescita, ma ancora non è sufficiente per garantire la reale convergenza dei redditi fra Stati membri e regioni.
Una convergenza autentica impone una politica nazionale ed europea attiva che incentivi la crescita nelle regioni meno abbienti.
L'esperienza degli ultimi vent'anni ha dimostrato che gli Stati europei con la svalutazione non riescono a migliorare la competitività nazionale nel lungo periodo.
I mercati finanziari internazionali impongono limiti sempre più angusti all'azione nazionale. Le oscillazioni dei cambi imposte dalla speculazione nuocciono alla crescita economica tanto nei paesi a valuta forte quanto nei paesi a valuta debole.
È dunque necessario istituire, oltre all'Unione monetaria, un meccanismo di cambio che stabilizzi le monete anche nei paesi che non sono in grado di aderire all'Unione monetaria fin dall'inizio.
<P>
La Commissione si associa dunque al Parlamento nell'auspicare che, con un accordo di cambio, sia possibile incoraggiare l'orientamento comune alla stabilizzazione e preparare i pre-ins ad aderire al più presto alla moneta unica.
<P>
In questo contesto sono inoltre necessarie ulteriori riflessioni su come proseguire lo sviluppo del Fondo di coesione come strumento per attuare i criteri di convergenza.
<P>
La Commissione sostiene molte delle richieste che il Parlamento europeo ha indirizzato alla Conferenza intergovernativa, per esempio la parte relativa alla politica occupazionale, e sottolineo che l'iniziativa del Presidente Santer riflette la nostra volontà di portare avanti con determinazione questa tematica.
Desidero altersì ribadire che già ora un buon terzo dell'intero bilancio comunitario è diretto, attraverso i fondi strutturali, alla lotta contro la disoccupazione.
Condividiamo anche la vostra opinione in merito alla correlazione fra politica ambientale e politica regionale.
Ho poi la sensazione che a proposito dei servizi pubblici ci sia stato un grosso equivoco, perchè nel suo parere la Commissione ha affermato chiaramente che le pari opportunità di tutti i cittadini di accedere ai servizi ed alle prestazioni di pubblica utilità devono esser annoverate fra i valori fondamentali del modello sociale europeo.
Il che per contro non significa escludere la competizione sia all'interno dei servizi pubblici stessi, sia tra servizi pubblici e servizi privati, nè escludere le collaborazioni pubbliche e private.
Penso che a questo proposito siamo tutti d'accordo.
<P>
Per quanto riguarda il futuro fabbisogno finanziario, argomento che non verrà trattato alla Conferenza intergovernativa, rispetto alla maggioranza di coloro che sono intervenuti finora io credo d'essere più realista che ottimista.
Se ci impegniamo seriamente nei confronti delle esigenze contenutistiche, della volontà di efficientamento e delle ripercussioni positive della politica di coesione, penso che nulla ci impedisca di conseguire i nostri obbiettivi senza ulteriori aggravi finanziari.
Ritengo pertanto importante insistere insieme sulle vostre rivendicazioni sostanziali concernenti la futura strutturazione della politica di coesione, ed in particolare sui concetti di concentrazione, efficientamento, più intensa collaborazione e ampliamento delle iniziative locali per l'occupazione.
<P>
Infine vorrei ribadire che sono perfettamente d'accordo con il Parlamento europeo nell'affermare che la politica strutturale dell'Unione europea è una politica autonoma, che persegue obbiettivi politici propri che vanno ben oltre l'obbiettivo dell'Unione economica e monetaria.
A mio avviso rientra nel concetto di consolidamento della coesione economica e sociale l'armonizzazione delle condizioni di vita all'interno dell'Unione e la promozione di uno sviluppo uniforme di tutta l'economia.
Ciò è molto di più che realizzazione dei criteri di convergenza.
Ciò comprende anche la creazione di posti di lavoro, soprattutto nelle regioni strutturalmente deboli e per categorie difficili di lavoratori, nonchè uno sviluppo durevole nelle regioni meno favorite.
Credo sia molto importante che il Parlamento ribadisca questi concetti anche nelle discussioni che verranno, perchè il modello sociale europeo presuppone corrispondenza di efficienza economica e coesione sociale, adesso e nel futuro.
<P>
<SPEAKER ID=42 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Fondo di Coesione
<SPEAKER ID=43 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione dell'onorevole Costa Neves (A4-0069/96), a nome della commissione per la politica regionale, sul supplemento alla relazione annuale 1994 della Commissione sul Fondo di coesione (COM(95)0222 - C4-0237/95).
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="PT" NAME="Costa Neves">
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="EL" NAME="Theonas">
Signor Presidente, desidero anzitutto congratularmi con l'onorevole Costa Neves per la sua relazione.
<P>
A nome della commissione per gli affari economici e monetari e la politica industriale, desidero evidenziare che il Fondo di coesione, in base ai suoi principi di funzionamento, mira a coadiuvare gli sforzi compiuti dagli Stati membri meno sviluppati.
Il suo scopo dichiarato è, pertanto, quello di contribuire alla coesione economica e sociale.
L'aiuto finanziario all'esecuzione di opere infrastrutturali è volto a far fronte alla disoccupazione e ai problemi strutturali delle economie degli Stati più deboli e, in tal modo, ambisce a rappresentare un importante fattore di sviluppo.
Costituisce pertanto un importante strumento di politica economica e può svolgere un ruolo di rilievo ai fini della diminuzione delle disparità regionali e ai fini di una più equa distribuzione del reddito nell'ambito dell'Unione.
<P>
Tuttavia, la scelta di subordinare il regolare afflusso dei finanziamenti o l'approvazione di nuovi progetti all'assenza di disavanzi eccessivi, come prevede il relativo regolamento, può condurre a risultati negativi minando alla base l'obiettivo dichiarato del Fondo, teoricamente istituito per contribuire alla convergenza e non per trasformarsi in uno strumento per l'imposizione di una determinata politica di bilancio.
Lo stanziamento e l'erogazione dei fondi devono certamente essere subordinati al rispetto di alcune condizioni, quali la compatibilità del progetto rispetto ai principi dichiarati del Fondo, l'adeguatezza e l'utilità ai fini dello sviluppo, il collegamento tra il progetto e la sua promozione nonché una gestione corretta e trasparente.
Tuttavia, subordinare i progetti all'entità del disavanzo complessivo di bilancio dello Stato membro interessato potrebbe equivalere a uno sbarramento sulla strada della convergenza, basti pensare alla situazione in cui versa la maggioranza di questi Stati.
Una simile scelta conduce inoltre a un circolo vizioso, nel quale il mancato stanziamento dei fondi causa una recessione ancor più grave, fonte di ulteriori spese improduttive che, a loro volta, contribuiscono ad aggravare lo stato dei conti pubblici.
<P>
Di conseguenza, la valutazione dei progetti e dei finanziamenti dovrà avvenire in funzione del contributo che detti progetti daranno allo sviluppo dello Stato e nel pieno rispetto delle peculiarità del paese in questione.
<P>
<SPEAKER ID=46 NAME="Presidente">
Il dibattito su questo punto all'ordine del giorno riprenderà oggi alle 18.00.
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Presidente">
Prima di passare al turno di votazioni, devo comunicarvi che, come reso noto dalle agenzie di informazione, questa mattina alle 7 ora locale, le 5 ora di Greenwich, un attentato terroristico ha avuto luogo all'Hotel Europa presso la Piramide di El Giza, a 5 chilometri dal Cairo.
Una banda di terroristi ha assalito un gruppo di turisti inermi, uccidendone 17 o 18, in maggioranza greci, e ferendone 14 o 15, 7 dei quali in gravi condizioni.
Delle vittime 14 sarebbero donne e tengo a esprimere la più ferma condanna del Parlamento contro questo attentato terrorista, il nostro totale rifiuto del terrorismo, a prescindere dal luogo e dalle vittime.
<P>
Desidero ancora, e credo di esprimere il pensiero di tutti noi, rivolgere le più sincere condoglianze del Parlamento alle famiglie delle vittime e la nostra solidarietà alle famiglie dei feriti.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
Signor Presidente, lei ha espresso il pensiero di tutti noi.
Anch'io sono stato informato poco fa dell'accaduto dal collega Dimitrakopoulos.
<P>
Oltre a quanto lei ha già detto, mi domando soltanto se la Commissione, nella persona del Commissario competente in materia di turismo, non debba riflettere sulla necessità di informare i cittadini dell'Unione dei particolari rischi a cui potrebbero andare incontro in alcuni paesi.
Non so se lo strumento necessario possa essere una direttiva sui viaggi o altro, ma la Commissione è certamente in grado di dare il suo contributo alla protezione dei cittadini.
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="EL" NAME="Lambraki">
Signor Presidente, a nome del gruppo socialista desidero esprimere il nostro raccapriccio e il nostro dolore per questo attentato terrorista, nonché la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime.
<P>
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="EL" NAME="Christodoulou">
Signor Presidente, desidero a mia volta manifestare, a nome del mio gruppo, la nostra partecipazione a questo lutto, pregando di non attribuire un significato politico o di altro genere ad azioni di questo tipo.
Il terrorismo è condannabile in tutto il mondo e non c'è altro da aggiungere.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="EN" NAME="McCarthy">
Signor Presidente, riguardo a una questione d'ordine molto grave, sarò molto breve.
Ieri sera, durante uno scambio di opinioni con il commissario Fischler, il presidente del mio gruppo ha chiesto una votazione al vicepresidente Fontana, in modo da tenere una sessione aperta tipo domanda e risposta.
Ho scoperto che anche se abbiamo protestato con il Presidente in carica, egli ha usato l'elenco degli oratori che gli era stato dato dagli altri gruppi politici.
Trovo inaccettabile che su 14 oratori, 11 fossero sull'elenco degli oratori.
Nell'aula erano presenti almeno 70 persone.
Trovo ciò inaccettabile in termini di responsabilità democratica di questo Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=52 NAME="Presidente">
Onorevole McCarthy, ieri sera non ero in Aula e ho quindi interpellato i colleghi del banco della Presidenza, che dànno dell'accaduto una valutazione diversa, ma avremo cura di riesaminare con voi il problema.
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="FR" NAME="Pasty">
Signor Presidente, è normale, quando abbiamo votato circa cento emendamenti, che sia la plenaria a redigere il testo al posto della commissione competente?
<P>
<SPEAKER ID=54 NAME="Presidente">
Onorevole Pasty, credo che di questo tema dovrebbero occuparsi la Conferenza dei Presidenti dei gruppi politici e l'Ufficio di Presidenza.
Non vorrei aprire la discussione al riguardo qui in Plenaria.
Si tratta di uno dei problemi di sempre del Parlamento, oggetto di innumerevoli tentativi di soluzione che, fino ad ora, non hanno condotto a nulla.
Devono prenderlo nuovamente in esame i nostri Presidenti e altrettanto dobbiamo fare noi, nella speranza che un nuovo tentativo dia risultati migliori.
<P>
<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi.
Noi, Gruppo Verde al Parlamento europeo, abbiamo votato contro la relazione che è stata approvata oggi. La relazione infatti contiene una serie di scappatoie che rappresentano un grave problema ai fini dell'autorizzazione.
Ci rincresce soprattutto che non siano passati i nostri emendamenti. Essi prevedevano fra l'altro di adottare la proposta svedese di valutazione comparativa, in base alla quale non è concessa l'autorizzazione per un biocida se dalla valutazione risulta che esiste un altro biocida che è meno dannoso.
L'attuale testo della relazione dice che può essere escluso e ritirato.
Tuttavia può non significa deve , e così abbiamo rinunciato del tutto ad un'opportunità, lasciandola in mano alla Commissione, e non abbiamo insistito a far approvare una normativa che impedisse di commercializzare biocidi capaci di ripercussioni dannose sulla salute dell'uomo e sull'ecosistema.
<P>
Deploriamo inoltre che sia stato accolto un emendamento che autorizza per dieci anni i prodotti contro la marcescenza, sebbene sappiamo che esistono sistemi meccanici che rendono superfluo l'impiego di simili sostanze.
E ciò è a maggior ragione deplorevole in quanto sappiamo che esse sono tra i principali responsabili dell'inquinamento dei mari e dei laghi, per cui è assolutamente incomprensibile che il Parlamento europeo con il suo voto odierno si sia schierato con l'industria, e non abbia cercato di far approvare una relazione che prevedesse di limitare il numero di biocidi in commercio.
<P>
Disapproviamo infine che sia stato deciso di mantener valida un'autorizzazione per un periodo così lungo, e non sia stato accolto il nostro emendamento, fondato su una proposta danese, che prevedeva la validità di soli quattro anni per i prodotti altamente tossici.
<P>
<SPEAKER ID=56 NAME="Amadeo">
Non si può non rilevare che esistono differenze di temperatura e di clima fra il Nord ed il Sud dell'Europa, che determinano condizioni di vita differenti per la microflora ed i parassiti, e quindi richieste di prodotti, quali i biocidi ad esempio, per risolvere questo problema.
<P>
L'armonizzazione deve tener conto di questo, e ciò implica una certa elasticità nell'elenco da predisporre ed una valutazione serena e corretta di tutto il problema nella sua vastità e complessità.
<P>
La nostra posizione va nel senso di massimizzare i benefici, minimizzare i rischi e correggere la convinzione che i prodotti biocidi siano necessariamente sempre dannosi per l'ambiente e pericolosi per la salute dell'uomo.
<P>
La direttiva in discussione non si riferisce ad un settore nuovo ma si inserisce in uno schema legale già esistente che regola le sostanze chimiche ed i preparati in generale.
<P>
Respingendo gli emendamenti nn.
4 e 42 sull'instaurazione di tasse verdi, nonché i nn. 7, 38, 43, 87 e 89, ed accettando invece gli emendamenti nn.
96, 97, 100, e 101 esprimiamo parere favorevole.
<P>
<SPEAKER ID=57 NAME="Diez de Rivera Icaza">
L'incremento dei biocidi è allarmante.
La nostra dipendenza dalla «chimica» è sempre più preoccupante.
Dei quasi centomila prodotti chimici usati sul mercato, soltanto una piccola parte è stata autorizzata.
Circa 400 milioni di ecu vengono spesi in biocidi e più di 11 milioni in pesticidi.
Pertanto la direttiva sulla commercializzazione dei biocidi era necessaria al fine di stabilire nel mercato interno un elenco omologato delle sostanze attive ed un sistema di riconoscimento reciproco dei prodotti biocidi.
<P>
La comprensione e l'interpretazione di questa direttiva non appare semplice di fronte alla complessità e all'interdipendenza delle quasi 20 direttive attuali elaborate sui prodotti chimici.
La semplificazione dei testi giuridici richiesta dal Trattato dell'Unione è urgente in questo settore e quindi mi congratulo con l'onorevole Jensen per il lavoro svolto.
<P>
Concludo facendo riferimento all'accordo che ho personalmente concluso con la relatrice sui necessari metodi alternativi di valutazione, i quali oltre a essere un progresso molto positivo, senza questo emendamento di compromesso avrebbero potuto, in futuro, essere all'origine di inammissibili situazioni di monopolio e di privilegio.
<P>
Data l'importanza di questo tema, e l'opinione positiva della Commissione e del Parlamento sull'emendamento n. 95, il voto della delegazione socialista spagnola sarà positivo.
<P>
<SPEAKER ID=58 NAME="Ben Fayot">
I prodotti cosiddetti «biocidi», quali i disinfettanti, i prodotti per il trattamento del legno, i repellenti contro gli uccelli o le lumache, gli insetticidi, ecc. non sono prodotti ecologicamente innocui.
Inoltre, questo vasto settore della chimica presenta un grande interesse economico.
È dunque perché si colloca sul confine fra economica e ecologia che questa relazione scatena le passioni.
<P>
Vorrei dire di primo acchito che approvo in pieno le riserve della onorevole Kirsten Jensen per quanto riguarda il principio di automaticità introdotto nella direttiva.
In effetti, secondo questo principio, un prodotto biocida autorizzato dai servizi competenti di un solo Stato dovrebbe essere autorizzato d'ufficio dai servizi degli altri Stati entro un termine di sessanta giorni.
Ciò pone un problema per i paesi le cui norme ecologiche sono severe, e presuppone l'esistenza di servizi veramente in grado di discernere.
<P>
Secondo la relatrice vi sono attualmente circa centomila prodotti chimici sul mercati, dei quali pochissimi sono stati autorizzati in applicazione della procedura suggerita nella presente direttiva; si comprende l'importanza di procedure efficaci di controllo.
Occorre non soltanto permettere ai consumatori di tutelarsi contro i prodotti chimici i cui effetti secondari sono poco noti, ma anche difendere la natura e gli animali contro una chimica invadente.
È dunque opportuno dare agli Stati membri la possibilità di procedere a una nuova valutazione, di rifiutare l'omologazione di una sostanza se dovesse sembrare che una sostanza analoga esiste già e presenta rischi minori per la salute o l'ambiente.
<P>
Il rispetto di questo principio, unito all'esigenza di un'informazione veramente esauriente a beneficio degli Stati membri, potrebbe limitare i danni inflitti dai prodotti biocidi all'ambiente e alla salute.
<P>
Ecco perché appoggio decisamente la relazione della onorevole Jensen.
<P>
Sulla relazione Oomen-Ruijten
<SPEAKER ID=59 NAME="Carlsson, Cedereschiöld, Stenmarck e Virgin">
Uno dei principi fondamentali dell'Unione europea è il principio di sussidiarietà.
Affinché il funzionamento dell'Unione sia efficace, e affinché i cittadini europei possano nutrire fiducia nel processo di cooperazione, l'attività legislativa comunitaria dovrà concentrarsi sui temi in cui gli Stati nazionali sono in grado di risolvere i problemi soltanto unendo i loro sforzi.
<P>
La questione dell'indicazione del prezzo unitario offre un chiaro esempio di allontanamento dal principio della sussidiarietà.
Simili fenomeni di allontanamento attireranno inevitabilmente critiche da parte degli Stati membri, che accuseranno l'Unione di imporre un'inutile burocrazia.
<P>
Noi riteniamo in linea di principio che questo genere di legislazione non debba essere oggetto di direttive comunitarie.
La legislazione proposta non è necessaria al funzionamento del mercato interno.
Non ci pare grave la prospettiva di veder sussistere alcune differenze tra gli Stati membri in questo campo.
Laddove una legislazione vincolante è necessaria, deve essere ogni singolo Stato a predisporla.
<P>
<SPEAKER ID=60 NAME="Gahrton, Holm e Lindholm">
Nutriamo il convincimento che l'Unione non debba avere a che fare con questa materia, la cui sede di trattazione ottimale resta il piano nazionale.
Abbiamo comunque scelto di appoggiare ciò che pare più giusto dal punto di vista del consumatore e, pertanto, votiamo a favore della relazione.
<P>
Condividiamo l'idea di agevolare il consumatore, consentendo il raffronto tra prezzi se del caso, imponendo la menzione anche del prezzo unitario nei messaggi pubblicitari in cui compaiono prezzi e sopprimendo l'abbinamento alle gamme, che tende a confondere il consumatore.
<P>
Le proposte di emendamento relative alla moneta comune non raccolgono il nostro appoggio, perché non condividiamo l'idea stessa di siffatta moneta e perché non crediamo che verrà realizzata.
Qualora ciò avvenga, non riteniamo che sarà facile per il consumatore destreggiarsi tra tutti i prezzi che sarà obbligatorio indicare.
<P>
<SPEAKER ID=61 NAME="Klaß">
Tutela dei consumatori - informazione dei consumatori: sono due elementi importantissimi anche per il mercato interno.
Come consumatore desidero essere informato sulle cose che compro. Informato sul contenuto ed anche sul prezzo.
Voglio poter fare dei confronti oggettivi.
Oggettivi, signore e signori.
E ciò significa procedere in modo differenziato.
<P>
Siamo riusciti a fare in modo che sul mercato giungano prodotti di dimensioni normalizzate.
Ciò va bene per il consumatore che così può confrontare meglio.
<P>
Nel settore vinicolo, per far meglio i conti, alla fine degli anni Ottanta abbiamo vietato in tutta Europa le bottiglie da 0, 68, da 0, 7 e da 0, 73 litri, sostituendole obbligatoriamente con quelle da 0, 75.
<P>
Con quest'armonizzazione comunitaria si voleva accrescere la diffusione dei vuoti a rendere, limitando la varietà dei tipi di bottiglie disponibili.
A quel tempo, infatti, ciò rappresentava un notevole fattore di costo per i produttori di vino.
<P>
Per altro un'indicazione del prezzo di base al litro che non tenga conto della differenziazione qualitativa dei vini stabilita per legge - differenziazione che in Germania va dal semplice vino da tavola a specialità particolarmente pregiate come i vini passiti selezionati e «Eiswein» - non soddisferebbe assolutamente la richiesta di trasparenza del prezzo, ovvero non consentirebbe al consumatore di distinguere tra un vino ed un altro confrontando prezzi e qualità.
<P>
Un vino non è uguale ad un altro.
Il vino commercializzato in bottiglie da un litro non è lo stesso vino commercializzato in bottiglie da 0, 75 litri; paragonare il vino di vendemmia tardiva con vini comuni sarebbe come voler paragonare mele con pere.
<P>
Ecco perchè si deve parlare di oggettività.
Quando definiamo un regime facciamo sempre un'analisi costo-utilità.
Le conversioni sono costose.
<P>
Dov'è, dunque, l'utilità per il consumatore?
Ritengo si debbano fare delle considerazioni differenziate.
Dove esistono delle dimensioni normalizzate, deve continuare ad essere sufficiente l'indicazione di prezzo per unità.
<P>
Una duplice indicazione di prezzo è ammissibile solo nei casi in cui rende possibile un confronto oggettivo dei prezzi e risulta così d'utilità per il consumatore.
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Lulling">
Talleyrand ha detto che tutto ciò che è esagerato è insignificante.
È a questa verità fondamentale che ho dovuto pensare analizzando la relazione della nostra commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori per una nuova direttiva comunitaria in materia di indicazione dei prezzi dei prodotti offerti ai consumatori, e ciò allo scopo di tutelare il consumatore tramite un'informazione adeguata, cioè precisa, sui prezzi, in modo da permettere il confronto.
<P>
Devo dire che avrei potuto vivere tranquillamente con la proposta della Commissione, che mi sembra soddisfare l'obiettivo in questione, cioè la tutela del consumatore.
<P>
Per quanto riguarda il nuovo obbligo per il commercio al dettaglio di indicare il prezzo di vendita e il prezzo per unità di misura, cioè al metro, al chilo o al litro, è chiaro che non è pensabile obbligare il dettagliante ad indicare, per esempio, il prezzo al litro su una bottiglia di vino di qualità, di vigneti dei più pregiati, che viene offerto soltanto nella bottiglia standard da 0, 75 litri.
<P>
A cosa servirebbe, in questo caso, l'indicazione del prezzo al litro, dato che per questo vino di grande qualità non esiste la confezione in bottiglie da un litro sul mercato.
Una tale indicazione non darebbe nulla al consumatore.
Al contrario, aggiungerebbe confusione, sarebbe un non-senso.
<P>
Spero che l'emendamento che ci viene proposto sarà inteso in questo senso, se viene approvato.
<P>
Troppe informazioni, soprattutto se non sono pertinenti, sono controproducenti.
Mi chiedo se occorra effettivamente obbligare i commercianti a indicare, in seguito all'introduzione della moneta unica, tre prezzi per ogni prodotto durante il periodo transitorio, cioè il prezzo nella moneta nazionale, il prezzo nella moneta europea e il prezzo per unità di misura nella moneta unica. Perché non anche nella moneta nazionale, il che farebbe alla fin fine quattro indicazioni di prezzo?
<P>
Gli autori di questi emendamenti sembrano tuttavia aver avuto paura del loro coraggio, poiché propongono un rilevamento preciso del costo di questi obblighi per il commercio al dettaglio, e addirittura una soluzione per i problemi dei piccoli dettaglianti.
Questa soluzione potrebbe, secondo loro, avere la forma di un aiuto della Commissione a questa categoria, ovviamente senza precisare come una tale proposta, certamente ben intenzionata, potrebbe essere messa in pratica dalle decine di milioni di piccoli dettaglianti nella Comunità.
<P>
Non capisco neppure perché ci viene suggerito di sopprimere la proposta ragionevolissima della Commissione di permettere agli Stati membri di esentare dall'obbligo di indicare i prezzi per unità di misura i prodotti per i quali l'indicazione della lunghezza, del peso o dei volumi non è richiesto dalle disposizioni stabilite a livello nazionale o comunitario.
Tale facoltà copre in particolare i prodotti commercializzati in pezzi o in unità.
Perché sopprimere questa disposizione ragionevole?
Perché imporre scadenze insolitamente brevi per l'applicazione di tutti questi nuovi obblighi?
<P>
Trovo che le proposte della Commissione siano molto più ragionevoli.
È per tutti questi motivi che mi sono astenuta.
<P>
Sulla relazione Walter
<SPEAKER ID=63 NAME="Lindqvist">
Ho votato a favore della relazione, perché vi ho visto un primo tentativo di far luce sulle conseguenze sociali dell'unione economica e monetaria.
Ciò non significa che io appoggi la UEM.
Sono infatti contro l'unione economica e monetaria, in quanto scorgo il rischio concreto che la disoccupazione aumenti ulteriormente, che gli squilibri regionali vengano aggravati dall'accresciuta concentrazione economica e che i problemi ambientali si acutizzino, visto che la crescita non viene subordinata ad alcun criterio ecologico.
<P>
La relazione avrebbe inoltre dovuto entrare nel merito delle modifiche necessarie sul piano degli strumenti di intervento nazionale per far fronte ai periodi di recessione, ad esempio nel campo delle attività forestali.
Per far fronte al mutare della congiuntura, potranno gli Stati membri continuare a condurre in futuro la propria politica economica, finanziaria, valutaria, regionale, occupazionale, oppure ogni decisione in materia verrà presa a livello di Unione, dalla nuova Banca centrale?
<P>
Il processo democratico che condurrà alla decisione sulla UEM è di vitale importanza.
Tale processo trarrebbe giovamento da un chiarimento circa i pro e i contro di un'unione economica e monetaria.
E mi pare pacifica la necessità di un referendum per assicurare che la UEM raccolga il sostegno della popolazione.
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="Novo">
Questa relazione contiene una grande contraddizione.
Sia nelle motivazioni che nella parte determinante delle conclusioni vengono riconosciuti molti degli aspetti negativi dell'attuale fase economica e sociale dell'Unione.
<P>
In realtà, ricordare il fatto, peraltro per noi molto ovvio, che la coesione economica e sociale e la riduzione delle sperequazioni di sviluppo sono obiettivi centrali per l'Unione e ricordare nel contempo che l'UEM è soltanto uno strumento, fra altri possibili, costituisce una sincera ma dura accusa nei confronti di tutti coloro che, compresi i governi dei 15, trasformano il passaggio verso la moneta unica in obiettivo centrale (tra l'altro non dovrebbe nemmeno essere un obiettivo) anche al di fuori di qualsiasi dibattito im sede di revisione dei Trattati.
<P>
Ricordare che l'aumento della disoccupazione (meno 1, 5 milioni di posti di lavoro entro il 2000), la riduzione degli incrementi economici, l'aumento delle imposte o la riduzione della spesa pubblica sociale (o ambedue) sono conseguenza dell'adempimento dei criteri di convergenza nominale, o ricordare che una Unione a varie velocità è di per sé contraddittoria, non ci stupisce poiché da tempo lo abbiamo affermato.
<P>
La contraddizione di questa relazione sta nel fatto che alcune delle conclusioni insistono, nonostante tutto, sul mantenimento dei criteri attuali per la moneta unica, sul suggerimento di un suo rafforzamento dopo il 1999 (con regolamentazioni per disciplinare e per sanzionare gli «in» e gli «out», dimenticando quanto affermato sulla accettabilità delle varie velocità), sulla riaffermazione inconcepibile del principio secondo il quale l'UEM può attivare la coesione sociale per non essere in contraddizione con essa, sulla rinnovata proposta di condizionalità da parte del Fondo di coesione o sulla non accettazione implicita della creazione di una identica regolamentazione per i Fondi strutturali post-99.
<P>
Abbiamo tentato di risolvere questa contraddizione dando la parola ai popoli e proponendo la realizzazione di referendum costituzionali sul passaggio alla moneta unica, ma questo emendamento è stato respinto.
<P>
Per questa ragione, fatto salvo il pubblico riconoscimento di ciò che da molto tempo difendiamo, e che in questa relazione viene confermato, non ci restava che ricorrere all'astensione nella votazione di questa relazione.
<P>
Sulla catastrofe di Cernobil
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="NL" NAME="Boogerd-Quaak">
Signor Presidente, ho appena votato con estremo piacere a favore di questa relazione.
Vorrei ricordare ancora una volta ai miei colleghi che qui da noi c'è stata una delegazione dall'Ucraina, di cui faccio parte.
Nella conversazione che abbiamo avuto modo di tenere con questa delegazione ci è stato riconfermato quanto sia complicata la situazione in Ucraina.
E vorrei nuovamente richiamare quanto diversi colleghi hanno segnalato nei dibatti scorsi, ovvero che non è necessario terminare le due nuove centrali nucleari.
La vecchia centrale copre soltanto il 6 per cento del fabbisogno energetico del paese, e dal dibattito abbiamo appreso che è possibile cercare altre alternative.
Tuttavia, l'Ucraina desidera anche - molto giustamente - che non ci si limiti alle parole e si passi alle azioni.
Vorrei pertanto esortare la Commissione ad impiegare tutte le sue forze per la ricerca di alternative insieme all'Ucraina.
Credo che questo paese lo meriti, ma lo meritiamo anche noi dell'Europa occidentale con tutti i rischi che corriamo.
<P>
<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="FR" NAME="Anthony">

Signor Presidente, onorevoli colleghi, così, dunque questa URSS, il cui regime fu presentato per oltre settant'anni come il modello delle società nate dall'applicazione di un socialismo che si voleva contemporaneamente scientifico e ineluttabile, questa URSS i cui compagni di strada - verdi o rossi - e le cui spie assoldate brulicavano proprio qui, presenta oggi lo spettacolo spaventoso di una devastazione planetaria senza precedenti, in quanto il comunismo ha certo ucciso nei gulag e nei massacri, ma ecco che le conseguenze della sua follia non pesano più soltanto sull'eroico popolo ceceno, ma sull'umanità intera.
<P>
Non soltanto la centrale di Cernobyl - della quale rimane impossibile controllare la fusione di uno dei due reattori - continua a minacciare l'Europa di una nuova catastrofe, ma altre venti centrali possono esplodere da un giorno all'altro.
Aggiungiamo a questo il mare di Barens, trasformato in una gigantesca pattumiera radioattiva nella quale sono state riversate 30 000 barre di combustibile e dove 52 sottomarini atomici abbandonati costituiscono altrettanti pericoli terrificanti.
E via di seguito, purtroppo, fino al Grande Nord siberiano, dagli immondezzai nucleari agli scarichi dei sottomarini.
Tenere conto di questa realtà immensa e tragica, questo è il compito più urgente che s'impone a tutti i paesi d'Europa.
Ecco perché abbiamo votato a favore del testo presentato, a prescindere delle sue lacune.
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="FR" NAME="Weber">
Signor Presidente, ho votato contro questa risoluzione perché questo testo permette all'industria nucleare occidentale di andare a fare, in tutta libertà, della cosmesi nei paesi dell'ex URSS.
Vorrei, a questo proposito, evocare l'esempio della centrale nucleare di Cattenom, centrale ad acqua pressurizzata, che si trova nella mia regione.
Da quando si constatò che la probabilità di un incidente era molto più elevata di quanto si era ammesso inizialmente, dopo aver chiesto il parere della Commissione a Bruxelles, sono stati installati dei filtri a iodio destinati a impedire, nell'ipotesi di una fusione del nocciolo, che lo iodio radioattivo possa fuoriuscire.
Orbene, questi filtri non sono mai stati collaudati, neppure in laboratorio, così si può parlare in questo contesto di cure «cosmetiche», nella misura in cui non servono a nulla.
Da parte mia avrei preferito che i fondi pubblici fossero investiti nella cogenerazione piuttosto che in un asserito miglioramento di vecchie centrali.
<P>
<SPEAKER ID=69 NAME="Gahrton">
La catastrofe di Cernobyl è stata scoperta in Svezia e il nostro paese, insieme con l'Ucraina e con la Bielorussia, è tra quelli che ne hanno subito le conseguenze più gravi.
A dieci anni di distanza è ancora necessario sopprimere tra il 7 e l'8 % delle renne dei lapponi della Botnia per via delle elevate concentrazioni di cesio 137.
Ma anche gran parte dei prodotti offerti dalla natura, quali la selvaggina, la fauna ittica, i funghi o i frutti di bosco, risulta tuttora immangiabile a causa del tenore di cesio.
È ancora necessario eliminare il 25 % degli alci e, nelle aree più colpite, la quasi totalità dei caprioli.
Nei dintorni di Gävle non è infrequente il caso di caprioli in cui vengono rilevate concentrazioni di 30.000 becquerel, in barba alle assicurazioni fornite dalle autorità dieci anni fa, quando si sosteneva che la radioattività sarebbe scomparsa ben presto.
<P>
Nel contempo, la Svezia è uno dei paesi che maggiormente dipendono dal nucleare per l'approvvigionamento di elettricità.
Porre in atto il previsto abbandono del nucleare entro il 2010, pertanto, non sarà facile, ma resta ugualmente indispensabile.
Nonostante l'industria nucleare abbia investito ingenti somme in campagne d'immagine per sventare la messa al bando, il nuovo primo ministro svedese Göran Persson si è espresso in termini tali da guadagnarsi presso il quotidiano Aftonbladet , qualche giorno fa, il titolo di «oppositore del nucleare».
Persson ha affermato che l'abbandono del nucleare è un'ipotesi da sviluppare, mentre il ministro dell'economia, Anders Sundström, ha dichiarato ieri: »Il nucleare come fonte energetica è finito.
Prima o poi bisognerà abbandonarlo definitivamente. Sarà bene uscirne presto».
Forse l'Unione dovrebbe prestare ascolto alle parole degli esponenti del governo svedese.
<P>
L'abbandono del nucleare -per evitare in futuro altre catastrofi come quella di Cernobyl- è non solo possibile, ma anche necessario. Si rivelerà inoltre vantaggioso ai fini della competitività, perché i primi ad allontanarsi da una fonte energetica senza futuro avranno ormai alle spalle ogni problema di ristrutturazione proprio quando la concorrenza inizierà invece ad affrontarli.
<P>
Molte commissioni di questo Parlamento si sono espresse a favore di un abbandono del nucleare e a favore della trasformazione dell'EURATOM in un organo competente in materia di fonti energetiche alternative.
Se il Parlamento europeo intende davvero vigilare sul futuro dell'Unione, dovrebbe porre tra le sue principali priorità un piano comune di abbandono dell'energica nucleare.
<P>
<SPEAKER ID=70 NAME="Lindqvist">
Ho votato a favore della risoluzione, ma, se fossi stato io a redigerla, vi avrei incluso un paragrafo nel quale avrei precisato che, tanto nell'Unione quanto nel resto d'Europa, l'energia nucleare dovrebbe essere abbandonata per cedere il posto a fonti energetiche rinnovabili e sostenibili, basate sul concetto di ciclo.
<P>
L'Unione dovrebbe pertanto modificare il trattato EURATOM sopprimendovi la formulazione che menziona il sostegno all'»energia nucleare per uso civile» ed apportandovi gli emendamenti necessari per stimolare le fonti energetiche rinnovabili e sostenibili a lungo termine.
<P>
Sul vertice di Visby
<SPEAKER ID=71 NAME="Kristoffersen">
Il vertice proposto, che vedrà la partecipazione dei capi di governo dei paesi che si affacciano al Baltico, della Presidenza dell'Unione europea nonchè del Presidente della Commissione europea, rappresenta sotto molti aspetti una pietra miliare nella collaborazione europea.
Sono passati quattro anni da quando fu costituito su iniziativa danese-tedesca il Consiglio degli stati baltici (nell'aprile 1992).
Il consiglio costituisce già oggi la cornice di una «collaborazione triangolare» sempre più stretta fra Unione europea, paesi nordici e paesi dell'Europa orientale e centrale della regione.
Allo stesso tempo possono essere tracciati diversi paralleli fra questa nuova Cooperazione Baltica e la Cooperazione Mediterranea .
<P>
In primo luogo perchè la cerchia dei paesi partecipanti anche nella regione del Baltico è composta sia da Stati membri o futuri membri dell'Unione europea che da stati la cui adesione all'Unione europea per ragioni diverse non si pone come attuale.
<P>
In secondo luogo perchè si può evidenziare in larga misura una coincidenza fra i problemi che si cerca di risolvere nell'ambito dei due «fori» di collaborazione.
Sia al nord che al sud ci si è prefissi l'obiettivo di garantire uno sviluppo democratico e una stabilità politica duratura attraverso una collaborazione transnazionale in tema di commercio, ambiente, costituzione di migliori infrastrutture per i trasporti e lotta alla criminalità internazionale.
<P>
In questa collaborazione rientra l'espansione della rete di accordi di associazione fra Unione europea e paesi terzi europei della regione. L'Unione europea fornisce in questo campo un sostegno a favore della crescita economica, oltre che a favore della soluzione di una serie di problemi ambientali pressanti.
<P>
Va notato che l'istituzione del Consiglio degli stati baltici ha contribuito al rafforzamento della libertà di azione in politica estera e all'indipendenza dei paesi baltici nell'ambito di una più ampia collaborazione europea - un processo che i paesi nordici dovranno favorire e rafforzare per evidenti motivi geografici, storici e culturali.
<P>
Sulla situazione in Medio Oriente
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="FR" NAME="Antony">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non abbiamo votato per i testi presentati, che riflettono il rifiuto di questo Parlamento di denunciare la collusione d'Israele e della Siria a spese del Libano.
Questi testi non propongono neppure una pace vera, e quella del 1993 è un fallimento.
Perché?
Perché rinforza l'apartheid fra ebrei e palestinesi, un apartheid tanto poco fattibile come quello che regnava un tempo in Sudafrica, fra i bantustani e le zone a predominio europeo.
<P>
Orbene, sulla base delle idee generose di pace, di democrazia, di progresso che tutti invocano, perché non ispirarsi all'esempio del Sudafrica?
Propongo dunque qui la creazione di una Repubblica federale del Medio Oriente, fondata sui principi di uguaglianza e del rifiuto dell'esclusione.
In quattro parole: un uomo, un voto.
Sarebbe costituita dai territori del vecchio mandato britannico: Giordania, Israele, Palestina.
Il suo presidente, il suo Nelson Mandela, sarebbe Yasser Arafat, rappresentante della maggioranza araba, assistito da un vicepresidente, come Frederik De Klerk in Sudafrica, che sarebbe Shimon Peres, e il suo ministro degli Interni, come il capo zulu Buthulezi, sarebbe il re di Giordania.
Non dubito che i dirigenti ebrei antirazzisti accettino questa soluzione di cittadinanza per tutti, come hanno fatto i bianchi in Sudafrica.
<P>
Signori uscieri, signori della tribuna, grazie per la vostra attenzione.
<P>
<SPEAKER ID=73 NAME="Gahrton">
Il gruppo Verde ha votato a favore della risoluzione comune sul vertice baltico, anche se troviamo che il testo sia, sotto numerosi aspetti, troppo debole.
<P>
La situazione ambientale del Baltico è allarmante, non da ultimo a causa delle emissioni originate dal traffico automobilistico e a causa dei rischi connessi alle centrali nucleari.
L'Unione dovrebbe quindi prestare maggiore attenzione alle sue stesse regole in materia ambientale per quanto riguarda i progetti che fanno parte delle reti transeuropee, tra i quali anche il progettato ponte sull'Öresund, e attenersi a una politica chiara per la chiusura delle centrali nucleari pericolose esistenti nella regione, anziché sorreggerle per prolungarne la vita utile.
Il potenziale in termini di fonti energetiche alternative non è stato sfruttato per nulla.
<P>
Non si è considerato con sufficiente attenzione il rischio che l'adesione all'UE e agli accordi di Schengen, che aumentano sì la mobilità delle persone, ma solo all'interno dell'Unione, finiscano per condurre all'erezione di nuovi muri tra i popoli dell'area baltica.
<P>
Non è stata condotta, infine, una seria analisi della problematica della sicurezza nella regione.
Molti Stati ex comunisti ambiscono ora a essere ammessi all'interno di alleanze militari occidentali (NATO e/o UEO).
D'altronde, pare assai limitato in queste alleanze l'interesse verso un ampliamento che comporterebbe una lunga frontiera comune con un blocco orientale guidato dalla Russia.
I Verdi sono contrari alla logica dei blocchi militari e lanciano un monito contro una nuova divisione dell'Europa.
È pertanto curioso che la maggioranza del Parlamento sembri così poco interessata a sfruttare l'esperienza di Svezia e Finlandia in materia di non allineamento, esperienza che potrebbe costituire il punto di partenza per una nuova politica di sicurezza comune nella regione.
Al di là del fatto che si condivida o meno il principio dell'ampliamento della NATO e/o della UEO, occorre comunque predisporre delle alternative.
La politica seguita oggi, che dà adito all'impressione di un'inclusione di questi paesi nella sfera della cosiddetta sicurezza militare occidentale entro tempi brevi, può comportare una sensazione di tradimento e di pericolosa rivalsa qualora tali aspettative non vengano rispettate, rinfocolando sentimenti nazionalisti.
Si impone quindi una seria analisi delle possibilità di creare una zona di sicurezza, svincolata da alleanze, nella regione baltica, per i paesi che non fanno parte né della Federazione russa né della NATO e che, naturalmente, non desiderano dipendere da alcuno di questi due blocchi militari.
Svezia e Finlandia, membri dell'Unione europea, potrebbero svolgere a tal fine un ruolo attivo, mentre la decisione dell'Ucraina di proseguire sulla via del non allineamento costituisce un passo positivo in questa direzione.
<P>
<SPEAKER ID=74 NAME="Ullman">
Due sono le cose cui si deve por fine immediatamente.
Primo: a tutti i tentativi fatti per bloccare con il terrorismo il processo di pace nel Vicino Oriente. Secondo: impedire che dei gruppi etnici estranei vengano sfruttati come ostaggi di un'escalation militare.
<P>
Metter fine al terrorismo è possibile, e ciò sarebbe d'aiuto anche per i gruppi etnici non coinvolti. Infatti il gruppo il cui nome è già una bestemmia ha dichiarato apertamente di ricevere aiuto dall'Iran e che l'Irak favorisce i trasporti e la Siria fornisce armi.
<P>
La comunità internazionale dovrebbe dichiarare chiaramente una volta per tutte: ciò che questi stati aiutano rappresenta in realtà un delitto contro la pace e quindi va giudicato, e trattato, come crimine internazionale.
Qualcuno fornisce e qualcuno trasporta i missili Katjuscha: e chi fa le due cose è complice del crimine contro la pace.
La comunità internazionale dovrebbe chiamare criminali e complici alla resa dei conti e fare quanto può per aiutare gli innocenti coinvolti.
<P>
<SPEAKER ID=75 NAME="Presidente">
Il turno di votazioni è chiuso.
<P>
(La seduta, sospesa alle 13.30, riprende alle 15.00)
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="PT" NAME="Apolinário">
Signora Presidente, trenta secondi per evocare un fatto triste.
Ieri, l'opinione pubblica portoghese ha potuto vedere immagini di rara violenza sul selvaggio e barbaro pestaggio di otto timorensi che cercavano rifugio nell'ambasciata tedesca.
<P>
Anche oggi altri tre timorensi hanno cercato rifugio presso l'ambasciata olandese.
Nell'evocare qui la lotta del popolo timorense vorrei chiedere alla presidenza di porre in essere gli sforzi e attivare i contatti per tenersi aggiornata sugli avvenimenti che si verificano oggi a Giacarta allo scopo di salvaguardare i diritti del popolo timorense.
<P>
<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="PT" NAME="Costa Neves">
Signora Presidente, ancora una volta la situazione di Timor orientale per quanto riguarda l'Indonesia è esplosa e io vorrei rilevare, da un lato, la reazione delle forze di polizia e del regime indonesiano che supera sé stesso rispetto al male cui ci aveva già abituato.
D'altra parte è indispensabile che ci venga data una spiegazione di come sono avvenuti i fatti poiché tutto è avvenuto di fronte all'ambasciata di un paese dell'Unione europea a Giacarta, in questo caso era l'ambasciata tedesca.
Sarebbe bene ottenere tutte le informazioni necessarie sullo svolgimento dei fatti affinché il Parlamento europeo possa prendere una posizione comune sulla questione come è sua abitudine.
<P>
<SPEAKER ID=78 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Costa Neves.
Come l'onorevole Apolinário, lei è consapevole che queste non erano veramente mozioni procedurali, ma tenuto conto della gravità degli incidenti di cui ha riferito, ne prendo comunque atto volentieri.
<P>
<CHAPTER ID=6>
Fondo di Coesione (proseguimento)
<SPEAKER ID=163 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca il proseguimento della discussione sulla relazione (A4-0069/96) presentata dall'onorevole Costa Neves a nome della commissione per la politica regionale concernente l'integrazione della relazione della Commissione (COM(95)0222 - C4-0237/95) sul Fondo di Coesione 1994.
<P>
<SPEAKER ID=164 LANGUAGE="ES" NAME="Izquierdo Collado">
Signora Presidente, innanzitutto debbo deprecare la discontinuità nella discussione, interrotta tra l'intervento del relatore, onorevole Costa Neves, e gli interventi che sentiremo fra poco; tale sistema altera in gran parte la comunicazione e quindi sono obbligato a ritornare all'intervento dell'onorevole Costa Neves e alla sua relazione.
<P>
Desidero iniziare congratulandomi con il relatore per aver redatto una relazione con informazioni ponderate, obiettive e neutrali su un tema tanto importante come la attuazione dei Fondi strutturali nel 1994.
<P>
Ritengo che di fronte a certi commenti sul controllo dei Fondi strutturali, è logico e necessario che il Parlamento, per i paesi che fruiscono dei fondi, si accerti dell'incidenza determinante sulle loro economie, sulla loro coesione sociale, sul benessere generale che essi contribuiscono a creare proprio nei paesi che restavano indietro, e che se Dio vuole un giorno cesseranno di trovarsi in quella posizione, rispetto agli altri paesi che hanno livelli maggiori di prodotto interno lordo, di reddito pro capite e di altri fattori.
<P>
Vorrei dire che nel caso della Spagna, siamo orgogliosi non soltanto di come sono stati impiegati i Fondi strutturali, i livelli di esecuzione infatti sono altissimi se non addirittura esaustivi, ma anche perché essi hanno contribuito in modo efficace ed evidente a trasformare la società spagnola.
Attualmente l'economia spagnola si trova in condizioni veramente positive.
Potrei dire che, comparativamente, l'economia spagnola si trova in una situazione migliore di tante altre economie europee che hanno un maggiore livello di strutture pubbliche ed un maggior livello economico e tecnologico.
Indubbiamente il messaggio che debbo trasmettere all'opinione pubblica e al Parlamento è che i Fondi strutturali sono un meccanismo fondamentale, un mezzo essenziale per rimuovere gli ostacoli e per trasformare e ammodernare i paesi europei che sono beneficiari di questi Fondi.
Di fronte a questo Parlamento è doveroso riconoscere che si tratta di mezzi cospicui che occorre controllare e siamo assolutamente d'accordo con le intenzioni di controllo e di razionalizzazione dei fondi e con le valutazioni ritenute necessarie.
Si tratta comunque di fondi che forniscono un ausilio alle nostre infrastrutture affinché raggiungano un livello tale da favorire non soltanto la competitività ma anche la coesione sociale.
Ringrazio l'onorevole Costa Neves per la sua relazione e ritengo che occorra continuare a presentare con efficacia le relazioni sulle varie valutazioni annuali sui Fondi strutturali poiché esse rappresentano una garanzia per il Parlamento e per i paesi che ne usufruiscono.
<P>
<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="PT" NAME="Novo">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, la relazione sull'applicazione del Fondo di coesione nel 1994, che merita il nostro totale accordo, e colgo l'occasione per congratularmi con il relatore, è stata oggetto da parte nostra di diversi emendamenti, accettati dal relatore e approvati durante la discussione in sede di commissione per la politica regionale.
<P>
Fra questi emendamenti vorrei sottolineare quelli che sostengono la necessità di procedere a una adeguata e previa valutazione dell'impatto ambientale dei progetti e la necessità, per le autorità regionali e locali, di partecipare con competenze accresciute nei comitati di sorveglianza.
<P>
In una situazione politica in cui alcuni settori insistono sulla sospensione dei finanziamenti ai paesi che non adempiono i criteri di convergenza nominale imposti da Maastricht, è giusto soprattutto rilevare l'adozione degli emendamenti che abbiamo presentato con i quali chiediamo che gli aspetti regolamentari del Fondo di coesione non vengano interpretati in modo inflessibile, accentuando nel contempo il loro carattere protocollare, estraneo al Trattato dell'Unione che proprio per questa ragione non conferisce loro uguale forza giuridica.
<P>
In questa situazione occorre ricordare che il Fondo di coesione non favorisce soltanto i paesi che ne beneficiano ma aumenta la domanda di beni e servizi in tutta l'Unione e quindi porta vantaggi all'insieme degli Stati membri.
Inoltre è risaputo che per ogni ecu concesso a titolo dei Fondi strutturali, ne risultano 45 a favore dei paesi più sviluppati dell'Unione.
<P>
Per questa ragione e perché sia ben chiaro fin d'ora, troverà la nostra ferma opposizione e la nostra denuncia chi pretende ed eventualmente accetta di imporre delle condizioni di convergenza monetaria ancora più gravi ai paesi che dopo il 1999 continueranno ad aver bisogno del Fondo di coesione e chi, non ancora contento, pretendesse di estendere la stessa condizionalità per la futura attribuzione dei Fondi strutturali.
Non accetteremo nemmeno che i paesi che usufruiscono del Fondo di coesione vengano, per questo motivo, emarginati nell'attribuzione dei vari incentivi finanziari, come è successo recentemente con gli incentivi previsti per la costruzione delle reti transeuropee.
<P>
<SPEAKER ID=166 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signora Presidente, in Tedesco per coesione si intende condizione di solidarietà economica e sociale.
Tra i progetti che vengono finanziati con il Fondo di Coesione, però, ci vuole la lente di ingrandimento per trovare la parte sociale.
Non è solo universalmente noto, ma anche dichiarato in iscritto in «Europa 2000+», che gli investimenti per i trasporti incentivano lo sviluppo nelle regioni in cui già si registra una crescita maggiore.
Il Segretario di Stato spagnolo per l'ambiente ha confermato nel corso di un'audizione della commissione per la politica regionale che in questo modo si verifica una maggiore polarizzazione delle forze economiche in alcune regioni centrali.
<P>
È noto che con i progetti per l'ambiente non sempre si salvaguarda l'ambiente.
Per esempio in Germania è stato introdotto il «punto verde». Con questo sistema si eliminano i rifiuti ribattezzandoli e definendoli «materiale riciclabile»: e così si evita di evitare di produrre rifiuti.
Questo sistema porta ad una catena di scandali, ma si sta finanziando uno studio che mira a sperimentare l'idea anche in Portogallo.
Qui si inseriscono le riserve della nuova politica strutturale.
Questa relazione annuale sarà senz'altro l'ultima in cui i finanziamenti del Fondo di Coesione vengono corrisposti senza che siano rispettati i criteri di convergenza.
In futuro le cose cambieranno.
<P>
In futuro le regioni più svantaggiate saranno ancora più svantaggiate.
Se riflettiamo su quali siano le possibilità per attuare una riforma della politica strutturale, le individuiamo soprattutto nel Fondo di Coesione.
Ritengo che dovremmo esprimerci con determinazione contro il rispetto dei criteri di convergenza nel settore della politica strutturale perchè non giova per nulla alla nostra causa che la coesione sociale ed economica vengano boicottate con i criteri di convergenza.
<P>
<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="DE" NAME="Berend">
Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi. Innanzi tutto una parola di apprezzamento per il relatore, onorevole Costa Neves, per la sua ottima relazione.
Secondo i principi che ne guidano il funzionamento, l'obiettivo del Fondo di Coesione è sostenere gli sforzi degli Stati membri meno sviluppati, ovvero aventi un prodotto interno lordo inferiore al 90 % della media comunitaria, e ridurre il divario che c'è fra di essi e gli altri Stati membri, ovvero in altre parole consolidare la coesione economica e sociale.
<P>
Il Fondo è un importante strumento della politica economica, e nell'abbattimento degli squilibri regionali all'interno dell'Unione europea può assolvere ad un ruolo non irrilevante, soprattutto nei settori della salvaguardia ambientale e delle misure infrastrutturali per le reti transeuropee.
Se oggi a questo proposito ci troviamo a discutere l'esercizio 1994, e se secondo le dichiarazioni della Corte dei Conti i pagamenti hanno a stento superato la soglia del 50 %, tutto ciò dimostra che la forma adottata dalla Commissione per l'anno in questione non era adeguata, limitandosi semplicemente ad un'integrazione.
<P>
A ciò si contrappone la regolare gestione dei mezzi del Fondo nonchè l'esecuzione tempestiva delle azioni previste.
Ciò dimostra la volontà degli Stati beneficiari di utilizzare davvero le opportunità offerte dal Fondo di Coesione per avvicinarci un pò di più all'obbiettivo della convergenza.
Per quanto nel finanziamento di progetti per l'ambiente e di opere infrastrutturali ci sia decisamente maggior equilibrio, si osserva comunque che resta eccessivamente privilegiata la costruzione di strade.
È per contro apprezzabile la maggior attenzione dedicata ai progetti di salvaguardia ambientale nei settori dell'approvvigionamento idrico, del trattamento delle acque di scarico e dei rifiuti.
Si raccomanda tuttavia un più idoneo sistema di verifica dell'impatto ambientale quale prerequisito per l'approvazione dei progetti.
<P>
Infine consentite ad un parlamentare che non proviene da un paese beneficiario della coesione di ribadire che questo Fondo, in quanto strumento delle iniziative comunitarie non solo è utile ai paesi che ne hanno bisogno, ma ha anche prodotto un ampliamento del traffico ed una ripresa della domanda di beni e servizi in tutta l'Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=168 NAME="Gradin">
<SPEAKER ID=169 NAME="Gradin">
<SPEAKER ID=170 NAME="Presidente">
