<CHAPTER ID="1">
<SPEAKER ID="1" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Presidente">
<SPEAKER ID="2" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta giovedì 28 settembre 2006.
<SPEAKER ID="3" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento, in piedi, osserva un minuto di silenzio)">
<P>
   – Purtroppo devo iniziare questa seduta comunicandovi alcune brutte notizie.
Innanzi tutto, ho la triste incombenza di annunciarvi la morte di Antoni Gutiérrez Díaz, che è stato deputato al Parlamento europeo per molti anni, dal 1987 al 1999.
<P>
Saprete benissimo, come me del resto, che ho avuto modo di conoscerlo a fondo nell’ambito della vita politica spagnola, che è stato un membro del gruppo comunista e in seguito del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, di cui è stato vicepresidente tra il 1992 e il 1994.
<P>
Antoni Gutiérrez Díaz è stato anche vicepresidente del nostro Parlamento dal 1994 al 1999 e presidente della commissione per la politica regionale, l’assetto territoriale e le relazioni con i poteri regionali e locali dal 1992 al 1994.
<P>
Per noi che lo abbiamo conosciuto la sua morte rappresenta una grande tragedia.
Credo che la vita politica abbia perso uno dei suoi migliori rappresentanti.
<P>
Vi invito a osservare un minuto di silenzio in memoria del collega scomparso.
<SPEAKER ID="4" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento, in piedi, osserva un minuto di silenzio)">
<P>
   – Devo fare un altro annuncio nefasto.
Ho reagito con tristezza e indignazione alla notizia dell’attentato alla giornalista russa Anna Politkovskaja.
Credo che il Parlamento europeo debba rendere omaggio a questa giornalista, al suo coraggio e alla sua eccezionale determinazione.
<P>
Come sapete, dopo aver appreso dell’uccisione ho rilasciato un comunicato stampa invitando le autorità russe a fare tutto il possibile per individuare al più presto le cause e gli autori di questo terribile gesto.
Speriamo che l’identificazione dei colpevoli sia indice dello stato di democrazia e di libertà di espressione in Russia.
<P>
E’ evidente che questo fatto, avvenuto alla vigilia del Vertice di Lahti, riveste per noi particolare importanza.
A nome mio e di tutto il Parlamento europeo vorrei nuovamente porgere le più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici.
<P>
Tuttavia, credo anche che questa sia una buona occasione per ricordare che, purtroppo, l’uccisione di giornalisti non è un fatto insolito.
Anzi, molte persone perdono la vita per difendere la libertà di espressione e informazione.
Oggi è avvenuto in Russia, ma l’altro ieri è accaduto in Libano, in molti paesi latinoamericani, in molti paesi africani e del sudest asiatico.
Chi produce informazioni e crea opinioni spesso lo fa mettendo a rischio la propria vita.
<P>
Quest’ultimo omicidio non è più o meno tragico degli altri che sono stati compiuti.
Credo comunque che la morte di Anna Politkovskaja e quella dei 63 giornalisti che sono stati assassinati e degli oltre 120 che si trovano in carcere richiedano una manifestazione di rispetto nei confronti di tali persone.
<P>
Vi invito a osservare un minuto di silenzio in memoria di Anna Politkovskaja e dei 63 giornalisti che sono stati assassinati mentre svolgevano il loro lavoro.
<SPEAKER ID="5" LANGUAGE="EN" NAME="Tunne Kelam (PPE-DE )." AFFILIATION="(Il Presidente interrompe l’oratore)">
<P>
   Signor Presidente, la ringrazio per aver reso questa dichiarazione a proposito dell’uccisione della giornalista russa Anna Politkovskaja.
La Russia è diventata uno dei paesi più letali per i giornalisti, e la sua morte crudele...
<SPEAKER ID="6" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevole Kelam, sono spiacente, ma non posso darle la parola.
Onorevole Kelam, non posso darle la parola a questo punto.
Stiamo chiedendo se vi sono osservazioni sul processo verbale.
Avrà la possibilità di esprimere il suo parere sull’argomento durante gli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica.
Al momento, però, stiamo approvando il processo verbale.
<P>
Vi sono osservazioni sul processo verbale?
<SPEAKER ID="7" LANGUAGE="EN" NAME="Tunne Kelam (PPE-DE )." AFFILIATION="(Il Presidente interrompe l’oratore)">
<P>
   Signor Presidente, sono stato incaricato dal mio gruppo, il PPE-DE, di ampliare la questione del...
<SPEAKER ID="8" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Questo non è il momento giusto, onorevole Kelam.
Può intervenire in un’altra occasione, ma non posso darle la parola ora.
Mi dispiace, onorevole Kelam.
Mi dispiace.
Non è il momento giusto per intervenire a nome dei gruppi.
Stiamo approvando il processo verbale.
<P>
Riguardo al processo verbale, vi sono osservazioni?
<SPEAKER ID="9" LANGUAGE="FR" NAME="Daniel Cohn-Bendit (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, se questo è un problema, ne ho uno anch’io.
Stiamo chiedendo di apportare una modifica all’ordine del giorno, anzi, a un punto dell’ordine del giorno.
Questo è tutto e vorremmo chiederle di apportare immediatamente questa modifica.
<SPEAKER ID="10" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Mi scusi.
Il significato di processo verbale è molto chiaro in spagnolo.
E’ chiarissimo.
Stiamo parlando dell’approvazione del processo verbale e immagino che gli interpreti siano in grado di tradurre ciò di cui stiamo parlando.
<P>
Vuole esprimere qualche osservazione sul processo verbale?
Se non ha alcuna osservazione, potrà intervenire su altri punti dell’ordine del giorno più avanti.
<SPEAKER ID="11" LANGUAGE="EN" NAME="Gay Mitchell (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   Signor Presidente, non voglio ritardare la procedura, ma la scorsa tornata il Tempo delle interrogazioni è stato un disastro.
Vorrei chiederle di fare in modo che questo non si ripeta.
Il Tempo delle interrogazioni viene spostato troppo spesso e i deputati vengono così privati dell’opportunità di svolgere il loro dovere.
<SPEAKER ID="12" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento approva il processo verbale della seduta precedente)">
<P>
   – Molte grazie.
Cercheremo di fare in modo che questa volta non sia un disastro, almeno a suo giudizio.
<SPEAKER ID="13" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="corrigendum">
<P>
   – Per quanto riguarda l’ordine del giorno di oggi e domani, è stato distribuito il rispettivo , elaborato con il consenso dei gruppi politici e comprendente le seguenti modifiche, oltre a quelle già annunciate lo scorso 28 settembre:
<P>
Dalle 15.00 alle 16.00 aggiungiamo le dichiarazioni dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e di sicurezza comune, e della Commissione, sul nucleare della Corea del Nord.
Porgiamo il benvenuto all’Alto rappresentante Solana e al Commissario Ferrero-Waldner, presenti in Aula proprio a questo scopo.
<P>
Per quanto riguarda le interrogazioni orali sulle calzature provenienti dalla Cina e dal Vietnam, devo segnalare che il Consiglio non prenderà parte a questo dibattito.
<SPEAKER ID="14" LANGUAGE="DE" NAME="Hannes Swoboda (PSE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   Signor Presidente, in linea di principio accogliamo con favore queste modifiche e siamo particolarmente lieti che l’Alto rappresentante Solana abbia trovato il modo e la possibilità di venire in questa sede.
<P>
Siamo però tutt’altro che lieti del fatto che la disponibilità del Consiglio a essere presente solo in misura molto limitata comporterà il rinvio di buona parte dell’attuale ordine del giorno a un’altra seduta.
Benché si fossero verificate circostanze analoghe anche durante la Presidenza austriaca, eravamo riusciti a giungere a un accordo.
Chiedo alle Presidenze del Consiglio di ricordare che un ordine del giorno provvisorio non è definitivo e che può ovviamente accadere, come in questo caso, che si debba reagire agli eventi nel momento stesso in cui si verificano.
Vorrei altresì chiedere ai governi da cui è composto il Consiglio di cercare di partecipare alle sedute di Bruxelles almeno fino a sera.
Questo è assolutamente fondamentale perché, in caso contrario, non possiamo affrontare tutti i punti che sono stati – giustamente – iscritti all’ordine del giorno.
Vorrei che questa mia richiesta fosse inoltrata al Consiglio e che quest’ultimo venisse esortato a essere più visibilmente e più frequentemente presente in Aula.
<SPEAKER ID="15" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – E’ stata proposta una modifica al titolo relativo alle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul Vertice informale di Lahti.
<P>
Il gruppo Verde/Alleanza libera europea chiede che il titolo sia “Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul Vertice informale di Lahti e sulle relazioni UE/Russia in seguito all’assassinio della giornalista Anna Politkovskaja”, e che la discussione si concluda con la presentazione di una proposta di risoluzione sul tale assassinio e sulla libertà di opinione in Russia.
<P>
Come saprete, in conformità del nostro Regolamento, questa modifica necessita dell’approvazione della plenaria, qualora il Presidente ritenga opportuno sottoporla a votazione.
<P>
Date le circostanze, credo sia il caso di procedere in tal senso e, pertanto, chiederò all’Assemblea di pronunciarsi sulla proposta avanzata dal gruppo Verts/ALE.
<P>
Qualcuno desidera intervenire?
<SPEAKER ID="16" LANGUAGE="DE" NAME="Hannes Swoboda (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, non abbiamo alcuna obiezione alla modifica del titolo, né, peraltro, alla presentazione di una risoluzione, ma riteniamo prematuro adottare una risoluzione nell’arco di un solo giorno, prima che la vicenda sia stata chiarita. Chiedo pertanto di prendere in considerazione l’ipotesi di adottare tale risoluzione in occasione della prossima seduta plenaria, quando potrà poggiare su una base solida.
Ovviamente ci pronunceremo in merito e, per allora, avremo informazioni più dettagliate.
Per questo motivo, quindi, propongo di mantenere separate le due parti della richiesta.
<SPEAKER ID="17" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento approva la modifica del titolo)">
<P>
   – Lei propone di separare la decisione sulla modifica del titolo dalla decisione sull’opportunità di discutere una risoluzione.
Per il momento, quindi, votiamo esclusivamente sulla modifica del titolo.
<SPEAKER ID="18" LANGUAGE="DE" NAME="Daniel Cohn-Bendit (Verts/ALE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   Signor Presidente, onorevole Swoboda, effettivamente abbiamo solo un giorno a disposizione, e il motivo è che formuliamo questa richiesta da quando Anna Politkovskaja è stata assassinata, ma, data l’opposizione di alcuni gruppi, è stato possibile avanzare tale proposta solo con la votazione odierna; infatti, per l’intera durata dei preparativi, alcuni gruppi – compreso il suo – hanno espresso contrarietà a una simile aggiunta.
Sì, è difficile, e siamo lieti che si proceda in tal senso la settimana prossima, ma vi chiedo di ammettere che è colpa vostra, perché siete stati voi a rifiutare costantemente di discutere la questione.
Questa è una precisazione che andava fatta.
<SPEAKER ID="19" LANGUAGE="DE" NAME="Reinhard Rack (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   Signor Presidente, l’onorevole Kelam, del nostro gruppo, il PPE-DE, ha cercato di sollevare la questione; probabilmente lo ha fatto nel momento procedurale sbagliato, ma, ora che stiamo discutendo l’attuale ordine del giorno, potrebbe essere non solo un gesto opportuno ma anche un atto di cortesia permettere all’onorevole Tunne Kelam di prendere la parola e di intervenire, a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, a proposito di questo ordine del giorno e della modifica del punto in questione, anziché andare subito avanti e procedere alla votazione su un’unica proposta di risoluzione sull’argomento dopo gli innumerevoli altri pareri che sono stati espressi in materia.
<SPEAKER ID="20" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevole Rack, il Presidente e l’Ufficio di presidenza stanno cercando di applicare rigorosamente il Regolamento.
Prima dell’inizio della seduta l’Ufficio aveva ricevuto per iscritto una sola richiesta di modifica dell’ordine del giorno in tal senso.
L’onorevole Kelam potrà senz’altro intervenire al momento opportuno, che però non è questo.
<SPEAKER ID="21" LANGUAGE="DE" NAME="Hans-Gert Poettering (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, talvolta accade che, a causa di episodi infelici, le cose prendano una piega indesiderata.
<P>
Un esempio è il triste caso dell’assassinio di una giornalista, di cui discuteremo.
Questo tragico evento non deve metterci gli uni contro gli altri.
Terremo il dibattito, ma vorrei associarmi alla proposta dell’onorevole Cohn-Bendit e raccomandare di attendere fino alla prossima seduta prima di adottare una risoluzione; potremo così fornire una risposta adeguata a questo funesto avvenimento.
<SPEAKER ID="22" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Se nessuno si oppone, discuteremo di un’eventuale proposta di risoluzione nel corso della prossima seduta.
<P>
Onorevole Kelam, vuole aggiungere qualcosa?
<SPEAKER ID="23" LANGUAGE="EN" NAME="Tunne Kelam (PPE-DE )." AFFILIATION="(Vivi applausi)">
<P>
   Signor Presidente, mi scuso per avere cercato di intervenire nel momento sbagliato, ma avevo il compito di proporre, a nome del gruppo PPE-DE, di ampliare il primo punto dell’attuale ordine del giorno per includervi una discussione sull’assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja.
Sono lieto che si sia proceduto in tal senso.
Inoltre, il gruppo PPE-DE propone che l’Assemblea adotti una risoluzione sulla libertà di stampa in Russia, argomento molto scottante.
<P>
Penso che si sia giustamente affermato che questo orribile omicidio non deve dividere la nostra Assemblea.
Dobbiamo rimanere uniti per cercare di mandare un messaggio molto chiaro a sostegno di una donna che, a detta di molti, era l’ultima giornalista investigativa indipendente in Russia.
Mi auguro che l’Assemblea sostenga questa proposta.
<P>
La morte di Anna Politkovskaja non era prevista e pertanto non potevamo programmare la nostra reazione ad essa.
Dobbiamo reagire immediatamente.
<SPEAKER ID="24" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Grazie molte, onorevole Kelam.
Credo che questo sia chiaro.
Abbiamo seguito alla lettera il Regolamento.
Non credo che la Presidenza abbia dimostrato una mancanza di considerazione dandole la parola al momento opportuno, onorevole Kelam.
<SPEAKER ID="25" LANGUAGE="EN" NAME="Jacek Emil Saryusz-Wolski (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   Signor Presidente, non ha messo ai voti la possibilità di presentare una proposta di risoluzione nel corso di questa seduta.
Chiedo che si proceda alla votazione.
E’ stata avanzata la proposta di reagire immediatamente all’accaduto presentando una risoluzione, ma lei non l’ha messa ai voti.
<SPEAKER ID="26" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(L’ordine dei lavori è così fissato)">
<P>
   – Per favore, onorevoli colleghi, non giochiamo al gatto e al topo.
L’onorevole Poettering ha formulato una proposta e io chiesto se eravate d’accordo.
A quel punto nessuno si è alzato per esprimere la propria contrarietà.
<P>
Onorevole Saryusz-Wolski, stia attento ai dibattiti!
A seguito della proposta presentata, ho chiesto se la condividevate.
Giacché nessuno ha obiettato, ho proseguito con l’ordine del giorno.
<P>
L’argomento è chiuso.
<P>
(1)
<SPEAKER ID="27" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="test">
<P>
   L’ordine del giorno reca le dichiarazioni dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e della Commissione, sul nucleare della Corea del Nord.
<SPEAKER ID="28" LANGUAGE="ES" NAME="Javier Solana," AFFILIATION="test">
<P>
   Signor Presidente, onorevoli deputati, sono stato invitato a venire qui questo pomeriggio, insieme con la Commissione, per fornire una breve valutazione di quanto accaduto lunedì mattina presto, quando il governo nordcoreano molto probabilmente ha eseguito un esperimento nucleare.
<P>
Ho detto “molto probabilmente” perché, sulla base delle informazioni di cui disponiamo al momento, non possiamo essere del tutto certi che sia stato effettivamente compiuto un nucleare.
La spiegazione più plausibile è che sia stato fatto esplodere un dispositivo atomico formato da plutonio proveniente senza dubbio dal reattore atomico di Yongbyon, costruito nella Corea del Nord negli anni ’80-’90.
In tutta probabilità, si è trattato di un esperimento nucleare e quindi, in quanto tale, di un atto che condanniamo, che condanniamo con la massima fermezza, anche per l’alto grado di irresponsabilità dimostrato dal governo nordcoreano.
<P>
Il costituisce non solo una minaccia per la regione circostante la Corea del Nord, ma anche un atto di aggressione contro la stabilità e la sicurezza in tutto il mondo.
Non è irrealistico pensare che un’azione del genere possa avere implicazioni per la corsa mondiale agli armamenti in termini generali.
<P>
Vorrei dire anzitutto che i paesi di quella regione hanno reagito con calma e senso di responsabilità.
Nel corso delle ultime 48 ore ho potuto parlare con tutti i paesi interessati dell’area, ovvero Corea del Sud, Cina e Giappone; ho parlato inoltre con la Russia e gli Stati Uniti d’America.
Tutti hanno dimostrato, nelle loro risposte, la stessa fermezza di noi europei, ma anche la stessa calma, per timore che la situazione possa sfuggire di mano.
<P>
Desidero segnalare molto chiaramente che questo atto riprovevole è stato compiuto solo pochi giorni dopo l’elezione del nuovo Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, il quale, appena assunto l’incarico, ha fatto un gesto che gli rende onore: ha infatti compiuto una visita a Pechino, a differenza del suo predecessore.
Dopo Pechino, Shinzo Abe è andato a Seul, proseguendo così un giro completo dei paesi più direttamente interessati dalla minaccia nordcoreana.
Nel bel mezzo di questo viaggio, compiuto in uno spirito di cortesia e buon vicinato, la Corea del Nord ha deciso di compiere l’esperimento nucleare.
<P>
In merito alla condanna espressa da tutti i paesi di quell’area, e all’insegna del senso di responsabilità, vorrei osservare che durante la seduta del parlamento giapponese tenutasi ieri il Primo Ministro Abe ha affermato molto chiaramente che il Giappone non avrebbe reagito costruendo armi nucleari – una risposta che, a mio parere, è indice di un grande senso di responsabilità da parte del governo giapponese, cui dovrebbe andare un elogio da parte di tutti.
<P>
Va sottolineata altresì la risposta costruttiva della Repubblica popolare cinese.
Come saprete, la Cina presiedeva i colloqui a sei, che, sebbene in stallo da prima dell’estate scorsa, erano considerati come un modo positivo di risolvere il problema della proliferazione nucleare nella Corea del Nord.
<P>
Come dicevo, ho avuto di recente colloqui con tutti i politici della regione, tra cui il futuro Segretario generale delle Nazioni Unite, che ricopre tuttora la carica di ministro degli Affari esteri della Corea del Sud.
<P>
A tutti i miei interlocutori ho detto che la Corea del Nord rappresenta una minaccia per la pace e la sicurezza non solo in quella regione e, mi permetto di aggiungere, non solo con la sua attività nucleare, ma anche con il suo atteggiamento in materia di proliferazione missilistica.
<P>
Sarete certamente al corrente che la Corea del Nord continua a produrre e, forse, a esportare illegalmente in altre parti del mondo tecnologia missilistica per il lancio di testate nucleari e convenzionali.
E’ importante osservare inoltre che l’azione compiuta dalla Corea del Nord va a colpire il suo stesso popolo.
La Corea del Nord, infatti, è un paese povero, dove la maggior parte della gente soffre la fame e non può godere delle condizioni di vita che noi tutti auguriamo loro; nondimeno, il governo di quel paese continua a spendere milioni di dollari per la corsa agli armamenti e per ottenere una capacità nucleare di cui non ha alcun bisogno per lo sviluppo e il benessere della popolazione.
<P>
Desidero aggiungere che la risposta che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dato fin da lunedì sera è stata corretta, così come è stata estremamente corretta quella degli Stati membri dell’Unione europea.
<P>
E’ importante sottolineare che anche la Cina ha rilasciato dichiarazioni costruttive quanto alla propria volontà di collaborare all’approvazione di una risoluzione che condanni con fermezza il comportamento della Corea del Nord e prevenga effettivamente la proliferazione di armi di distruzione di massa e armi nucleari.
<P>
Vorrei dire infine che l’Unione europea, che ha manifestato al momento opportuno la sua condanna unanime e urgente dell’evento di lunedì mattina, deve considerare anche i propri impegni e il proprio atteggiamento nei confronti della Corea del Nord.
Come ho detto prima, si tratta di un paese povero, al quale siamo legati da relazioni sempre più deboli ma anche da un rapporto di tipo umanitario, di cui parlerà, ne sono certo, il Commissario Benita Ferrero-Waldner.
<P>
Nei prossimi giorni seguiremo da vicino gli avvenimenti e resterò personalmente in contatto con i politici di tutti i paesi dell’area.
<P>
Signor Presidente, prima di concludere voglio condannare ancora una volta con la massima fermezza a nome dell’Unione europea ciò che molto probabilmente è stata un’esplosione nucleare compiuta dalla Corea del Nord.
<SPEAKER ID="29" LANGUAGE="ES" NAME="Benita Ferrero-Waldner," AFFILIATION="test">
<P>
   Signor Presidente, signor Segretario generale, signor Alto rappresentante del Consiglio,
<P>
l’esperimento nucleare che la Corea del Nord sostiene di aver eseguito a Gilju la mattina del 9 ottobre è una questione della massima serietà e un atto che condanno senza riserve.
Come ha appena osservato l’Alto rappresentante, tale attività non soltanto rappresenta una minaccia per la stabilità regionale nell’Asia nordorientale, ma costituisce anche l’ultima di una serie di sfide lanciate da Kim Jong-Il alla comunità internazionale contraria alla proliferazione nucleare.
<P>
Dopo aver annunciato martedì scorso la propria intenzione di eseguire il nucleare, la Corea del Nord lo ha attuato nonostante i pareri e gli auspici quasi unanimi della comunità internazionale.
Quell’azione non fa che accrescere l’isolamento internazionale della Corea del Nord ed è difficile comprendere in quale modo essa possa servire per alleviare le annose sofferenze della popolazione nordcoreana.
<P>
Come sempre, i motivi del comportamento della Corea del Nord sono alquanto oscuri.
Sembra tuttavia ragionevole interpretare l’esperimento nucleare come un atto deliberato di e provocazione da parte della repubblica nordcoreana, mirato probabilmente a sondare la capacità della comunità internazionale di restare unita.
<P>
L’Unione europea ha reagito in modo molto netto al nucleare, e mi compiaccio che la comunità internazionale lo abbia condannato prontamente, in maniera risoluta e unanime.
Particolarmente significativa e benvenuta è la posizione molto energica e decisa assunta dalla Cina.
Sono appena tornata da una visita a Singapore e in Malaysia e vi posso garantire che i miei colleghi sono molto preoccupati per quanto avvenuto in Corea del Nord.
<P>
Mi fa piacere che avremo l’occasione di discutere della reazione dell’Unione europea al Consiglio “Affari generali” della settimana prossima.
Ma come dobbiamo comportarci d’ora in avanti?
Nello scorso decennio l’Unione europea ha svolto un attivo ruolo di sostegno ai più ampi sforzi internazionali volti a promuovere la pace e la stabilità nella penisola coreana.
Dall’inizio dell’emergenza umanitaria, nei primi anni ’90, siamo stati uno dei principali donatori, con circa 345 milioni di euro di aiuti a partire dal 1995.
Abbiamo altresì fatto la nostra parte sostenendo il precedente impegno a favore della non proliferazione nell’ambito dell’Organizzazione per lo sviluppo energetico della penisola coreana e abbiamo fornito il nostro appoggio politico ai colloqui a sei, pur senza parteciparvi direttamente.
E’ evidente che, in quanto attore globale che nel passato ha dato il proprio contributo, dovremmo ora fare nuovamente la nostra parte in risposta a quello che è palesemente un problema globale.
<P>
La comunità internazionale dovrà compiere azioni chiare.
Qualcuno dovrà parlare con il regime nordcoreano per farlo uscire dal suo attuale atteggiamento paranoico e aggressivo, e colui che credo sia stato designato come futuro Segretario generale delle Nazioni Unite potrebbe essere la persona adatta.
<P>
E’ ancora prematuro dire quali passi dovremmo compiere, pur avendo numerose opzioni a nostra disposizione.
In quanto convinta sostenitrice del multilateralismo, l’Unione europea deve riservare particolare attenzione alle decisioni delle Nazioni Unite.
In conformità dei Trattati, ci attendiamo che gli Stati membri dell’UE facenti parte del Consiglio di sicurezza tengano debito conto delle posizioni dell’Unione quando partecipano attivamente alle importanti discussioni che si tengono a New York.
Noto con piacere che i negoziati in seno al Consiglio di sicurezza sembra stiano registrando buoni e rapidi progressi verso una risoluzione sostanziale e chiara su questa questione.
<P>
Per quanto riguarda gli aiuti umanitari, va ricordato che la popolazione nordcoreana ha sofferto enormemente; per tale motivo desidero garantire anche in futuro la nostra assistenza in campo umanitario.
I cittadini della Corea del Nord non devono correre rischi né essere puniti ancora di più dal terribile regime che li governa.
<SPEAKER ID="30" LANGUAGE="ES" NAME="José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra," AFFILIATION="test">
<P>
   Signor Presidente, signora Commissario, Alto rappresentante Solana, onorevoli colleghi, gli esperimenti nucleari della Corea del Nord costituiscono una provocazione e una minaccia per la comunità internazionale: una provocazione perché, signor Presidente, la Corea del Nord è una dittatura di stampo stalinista, che fa morire di fame il suo stesso popolo e che dovrebbe impiegare le risorse di cui dispone per una causa più nobile di quella della proliferazione nucleare, invece di approfittare della sospensione dei colloqui a sei e del fatto di non aver aderito al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari.
<P>
Signor Presidente, i atomici costituiscono inoltre una minaccia per la sicurezza internazionale perché mettono a grave rischio i valori della pace e della stabilità in una regione particolarmente delicata del mondo, cioè l’Asia sudorientale.
<P>
Pertanto, è molto importante che la comunità internazionale reagisca in modo efficace e adeguato; in tale ottica, è positivo che, come annunciato dall’Alto rappresentante Solana e dal Commissario, i membri permanenti del Consiglio di sicurezza e il Giappone si siano incontrati per esaminare tutta una serie di sanzioni da adottare in risposta a tale provocazione.
<P>
Alto rappresentante Solana, sarebbe interessante sentire qual è la posizione del Consiglio riguardo alla lista di misure o di sanzioni che le Nazioni Unite potrebbero adottare nei confronti della Corea del Nord, sanzioni che vanno dall’applicazione del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite all’applicazione dell’articolo 41, che prevede soltanto sanzioni economiche e commerciali.
<P>
Signor Presidente, giudico molto positivamente il fatto che la Cina, per la prima volta, sia stata pronta a rispondere nel contesto delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza, in modo adeguato e con possibili sanzioni.
<P>
Signor Presidente, questa vicenda rappresenta veramente un caso esemplare.
Non dobbiamo dimenticare che l’Iran ne seguirà molto da vicino gli sviluppi.
A nome dell’Unione europea, l’Alto rappresentante Solana è stato coinvolto nella risoluzione dell’ nucleare iraniana; è dunque evidente che la comunità internazionale in generale e l’Unione europea in particolare non possono far finta di nulla di fronte a una simile provocazione. La loro risposta dev’essere ferma, efficace e adeguata, nel rispetto dei valori della pace, del consolidamento della democrazia, della riconciliazione e del multilateralismo che noi come Unione europea difendiamo.
<SPEAKER ID="31" LANGUAGE="DE" NAME="Martin Schulz," AFFILIATION="">
<P>

   Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa discussione si svolge sullo sfondo di una situazione difficile. Credo però che quanto hanno detto l’Alto rappresentante Solana e il Commissario Ferrero-Waldner dimostri che l’Unione europea, nelle persone del suo Alto rappresentante e del suo Commissario per gli Affari esteri, cerca di reagirvi nel modo giusto.
E’ perfettamente normale che la nostra reazione sia improntata alla rabbia; è infatti del tutto evidente che ciò cui stiamo assistendo è il tentativo, attuato mediante provocazioni, di un regime in agonia di costringere gli altri a rispettarlo e a prestargli attenzione, e forse anche di guadagnarci qualcosa.
Tutto ciò è fuor di dubbio e la risposta normale sarebbe dire che una cosa del genere non sarà tollerata, non può essere tollerata, e che occorre fissare dei limiti, sapendo molto bene che la gamma di risposte possibili è limitata dal fatto che – rovesciando i termini del ragionamento – il possesso di armi nucleari da parte di un regime come questo, le cui azioni sono così imprevedibili, costituisce già di per sé un rischio incalcolabile.
<P>
In una situazione del genere, dobbiamo pensare prima di agire; pertanto, Commissario Ferrero-Waldner, il nostro gruppo appoggia incondizionatamente quanto lei ha affermato sulla necessità di distinguere tra ciò che un dittatore deluso decide di fare con le sue forze armate e ciò che l’altra parte deve fare in termini di assistenza umanitaria.
Le persone non dovrebbero essere punite per la follia del dittatore che le governa, e per tale motivo siamo favorevoli a queste misure.
<P>
In secondo luogo, dobbiamo cercare di riaprire i canali diplomatici; non ci sono alternative alle vie diplomatiche perché, qualsiasi cosa faccia quel dittatore, noi dobbiamo cercare di analizzare il suo comportamento per capire quali possibilità abbiamo ancora a disposizione.
Sono state esaurite tutte le possibilità di riportare la Corea del Nord al tavolo dei colloqui a sei?
Personalmente credo di no, credo non siano state esaurite tutte.
E’ ancora possibile provare a riportare i nordcoreani al tavolo negoziale.
<P>
Per quanto difficile un simile compito possa essere, è altrettanto evidente che non è per puro caso che la Corea del Nord ha compiuto un esperimento con armi nucleari in coincidenza con la nomina a Segretario generale delle Nazioni Unite del ministro degli Esteri della Corea del Sud.
Dobbiamo saper leggere simili segnali e chiederci se qualcuno voleva chiuderci la porta in faccia o se quel qualcuno, chiudendo la porta, voleva richiamare la nostra attenzione; credo che la seconda ipotesi sia quella giusta.
E’ per tale ragione che, come gruppo socialista al Parlamento europeo, insieme con la comunità socialdemocratica internazionale, siamo del parere che si debba portare avanti il dialogo a dispetto di tutto, semplicemente perché, in definitiva, non ci sono alternative.
<P>
Alto rappresentante Solana, penso che le reazioni venute finora siano state equilibrate, anche e soprattutto quelle dei paesi nelle immediate vicinanze della Corea del Nord. Il governo giapponese e i governi degli altri Stati limitrofi si sono comportati, a mio giudizio, in modo appropriato; ciò che invece non è appropriato è una politica arrogante.
Mi permetto di ricordare all’Assemblea che c’è stato un tempo in cui gli Stati Uniti d’America, durante l’amministrazione Clinton, hanno raggiunto con la Corea del Nord un accordo su programmi di forniture energetiche.
E voglio altresì ricordare a quest’Aula che quello che negli anni ’90 andava sotto il nome di programma Kedo non mirava a rabbonire il dittatore, bensì – per quanto possibile – a mantenere in gioco il regime.
L’amministrazione che è venuta dopo Clinton ha posto fine a tutti quegli sforzi.
<P>
Non è affatto mia intenzione nascondere o tenere segreto il fatto che il nostro gruppo valuta questa vicenda come un ulteriore fallimento da parte degli Stati Uniti e come un esempio del loro approccio unilaterale.
E se questo non giustifica il comportamento del dittatore, dimostra tuttavia che l’unico modo per risolvere i conflitti internazionali è portare tutte le parti interessate intorno allo stesso tavolo.
<P>
C’è ancora un’ultima cosa che voglio dire, e la dirò a titolo personale. A tutti coloro che raccomandano sempre l’utilizzo dell’energia nucleare come soluzione ai problemi dell’umanità mi permetto di ricordare che tutte le centrali nucleari e tutti gli impianti di arricchimento che vengono costruiti diventano, nelle mani di un criminale come il dittatore nordcoreano, un rischio incalcolabile per il mondo intero.
<SPEAKER ID="32" LANGUAGE="EN" NAME="István Szent-Iványi," AFFILIATION="test">
<P>
   Signor Presidente, due giorni fa la Corea del Nord ha superato una linea rossa.
Nella sua dichiarazione, la Presidenza dell’Unione europea ha condannato fermamente il atomico, che è inaccettabile.
La Presidenza ha inoltre manifestato la propria disponibilità a lavorare in stretta intesa con la comunità internazionale per arrivare a una ferma risposta internazionale a quell’atto provocatorio.
<P>
L’Alto rappresentante e il Commissario Ferrero-Waldner hanno confermato e ribadito questa posizione.
Ne sono molto lieto e approvo tale dichiarazione, però vogliamo che essa sia applicata severamente.
La Corea del Nord ha sempre cercato di negoziare facendo ricorso a minacce e intimidazioni; finora le è andata bene, però dobbiamo mettere bene in chiaro che non sarà più così.
Sembra esserci, per la prima volta, un consenso internazionale sulle possibili contromisure da adottare contro il regime nordcoreano.
Cogliamo questa opportunità per inviare un messaggio chiaro, ovvero che non tollereremo atti tali da creare instabilità e inasprire ulteriormente le tensioni.
<P>
L’azione compiuta dalla Corea del Nord rappresenta una minaccia per la stabilità regionale perché potrebbe scatenare una corsa agli armamenti nella regione, un’ipotesi tutt’altro che auspicabile.
Essa rappresenta inoltre una minaccia per la sicurezza immediata di tutti qualora la Corea del Nord riesca a rafforzare la propria posizione nel traffico illegale di armi con regimi sospetti, per non parlare delle organizzazioni terroristiche internazionali.
<P>
Quando parliamo della Corea del Nord dobbiamo tenere a mente l’Iran.
Assumendo una posizione ferma in questa vicenda, incoraggeremo anche l’Iran a ritornare al tavolo negoziale.
<P>
La Corea del Nord deve astenersi da ulteriori esperimenti e tornare a partecipare, senza condizioni, ai colloqui a sei.
Nel contempo dev’essere chiaro a tutti i partecipanti che lo scopo dei colloqui a sei è convincere la Corea del Nord a rinunciare al suo programma militare nucleare e ad aderire al Trattato di non proliferazione.
A queste condizioni non dobbiamo derogare, e dobbiamo imporle subito; possiamo essere flessibili su modalità e dettagli, ma dobbiamo essere irremovibili sui principi.
<P>
La Corea del Nord deve rendersi conto del fatto che un programma militare nucleare non è la strada giusta per garantire la propria sicurezza e stabilità.
In passato abbiamo visto che la Corea del Nord può essere aperta a una collaborazione in campo economico limitata ma fruttuosa per entrambe le parti con i paesi confinanti e altri .
L’Unione europea e altri donatori hanno messo a disposizione aiuti umanitari in quantità notevole, come ha ricordato il Commissario poco fa, e noi siamo sempre stati disponibili a fornire ulteriori aiuti e a continuare il dialogo, però a determinate condizioni.
<P>
Viene da chiedersi perché la Corea del Nord in questo momento stia volgendo le spalle alla comunità internazionale.
La risposta è semplice: i di quel paese pensano di non avere nulla da perdere.
Ma si sbagliano: il prezzo da pagare per il loro crescente isolamento internazionale e per le possibili sanzioni aumenterà drammaticamente.
Sappiamo già che a loro non importa nulla del benessere dei loro cittadini, però con comportamenti così irresponsabili rischiano di perdere il sostegno internazionale e la collaborazione per una graduale apertura del paese e per l’attuazione di riforme, senza le quali la struttura politica e sociale del paese arriverà inevitabilmente al collasso.
Se non vogliono intendere altre argomentazioni, devono capire almeno questa.
<SPEAKER ID="33" LANGUAGE="FR" NAME="Gérard Onesta," AFFILIATION="leader">
<P>
   Signor Presidente, vengo da un paese che commercia in tecnologia nucleare.
Trovo pertanto che sia decisamente ipocrita sorprendersi che questo pericolo sia ora riemerso, visto che è stato diffuso in ogni angolo del mondo.
<P>
Ciò premesso, incentrerò il mio intervento sulla Corea del Nord.
Non potrebbe interessarmi di meno se quel paese dispone di una tecnologia nucleare pienamente sviluppata oppure di uno strumento idoneo a svilupparla.
Sono uno dei pochissimi deputati al Parlamento europeo a essere stato in Corea del Nord.
In quel paese c’è non soltanto una dura dittatura che precipita la gente nella completa povertà, ma ci sono anche, come ho potuto constatare durante la mia permanenza visitando uno dei più grandi ospedali psichiatrici del mondo, milioni di persone che vivono completamente al di fuori della realtà, del tutto ignare del mondo esterno.
La loro vita consiste nello strisciare ai piedi di un che dice loro ogni mattina che il mondo intero vuole invadere il loro paese.
Nella Corea del Nord esiste un mondo che ricorda molto da vicino quello orwelliano.
<P>
In queste circostanze, quali sanzioni dovremmo applicare, di fronte a un regime che è ai margini di ciò che viene normalmente considerato ragionevole e che non potrebbe interessarsi di meno del suo stesso popolo, dato che ancora poco tempo fa ha fatto morire un milione di persone?
Sanzioni per bloccare cosa, visto che i nordcoreani sono già tagliati fuori dal mondo?
Per distruggere quale industria, visto che quella che hanno è già in rovina?
Per cercare di farli morire di fame ancora di più?
Sarebbe assolutamente ignominioso.
<P>
A mio parere, l’unica vera carta che possiamo giocare è la Cina. E’ la Cina che ha creato il regime nordcoreano e lo ha tenuto in vita; inoltre – e questo è un punto molto interessante di cui tener conto – la Cina è stata tra i primi paesi, se non il primo, a condannare l’esperimento di questa settimana.
Se vogliamo realmente dare un contributo in questa vicenda, credo che dobbiamo dimostrare determinazione, grande autocontrollo e anche, dato che siamo noi a fornire la tecnologia nucleare, tanta umiltà.
<SPEAKER ID="34" LANGUAGE="DE" NAME="Tobias Pflüger," AFFILIATION="test">
<P>
   Signor Presidente, il nucleare nordcoreano va ovviamente condannato, perché aumenta ulteriormente l’instabilità di quella regione e, come tutti gli altri esperimenti del genere, espone le persone che vivono nell’area interessata al rischio di radiazioni.
Da parte del governo della Corea del Nord è decisamente cinico spendere per esperimenti nucleari i soldi che potrebbe invece utilizzare per garantire alla popolazione un’alimentazione migliore. E’ positivo che l’Unione europea voglia continuare a fornire aiuti in tal senso.
<P>
Il ministro russo della Difesa ha detto che con questo nucleare la Corea del Nord diventa, , la nona potenza nucleare, dopo Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Israele, India e Pakistan.
Ora occorre impedire che la situazione si aggravi ulteriormente.
Coloro che invocano azioni militari sono pericolosi guerrafondai; per contro, l’unico modo per trovare la soluzione di cui abbiamo bisogno è intraprendere la strada dei negoziati, nei quali l’Unione europea potrebbe sicuramente avere un ruolo, come già indicato, di fatto, dall’Alto rappresentante Solana e dal Commissario Ferrero-Waldner.
<P>
Una delle richieste fondamentali del governo nordcoreano sarebbe quella di poter negoziare direttamente con gli Stati Uniti.
Perché, allora, gli Stati Uniti non avviano con la Corea del Nord negoziati bilaterali diretti?
Questo è quanto l’attuale amministrazione americana deve fare, anche se comporta apparentemente uno sforzo sovrumano.
Invocare sanzioni non può che peggiorare la situazione, e quelli che le chiedono devono anche spiegare cosa intendono proporre per evitare che esse colpiscano soltanto la popolazione nordcoreana, che sta già morendo di fame.
L’esperienza in materia di sanzioni, come nel caso dell’India e del Pakistan ai tempi in cui si apprestavano a diventare potenze nucleari, ci insegna che simili provvedimenti diventano ben presto inefficaci.
Il trattato di non proliferazione nucleare è sempre stato contraddittorio, ma ora corre un grave rischio. All’articolo VI, le parti contraenti del trattato si sono impegnate, e cito, “a concludere in buona fede trattative su misure efficaci per una prossima cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare, come pure per un trattato sul disarmo generale e completo sotto stretto ed efficace controllo internazionale”, il che significa l’eliminazione di tutte le armi nucleari.
<P>
Anche gli europei hanno i loro obblighi per quanto attiene alle armi atomiche.
Mi permetto di ricordare all’Alto rappresentante Solana che nell’Unione europea le armi nucleari sono detenute illegalmente, contrariamente a quanto la sua collega Annalisa Giannella ha provato a raccontare a quelli di noi che fanno parte della commissione per gli affari esteri.
E’ una realtà che gli Stati membri dell’Unione si sono impegnati, sulla base del trattato di non proliferazione, al disarmo nucleare, e proprio qui sorge il problema del doppio , tipico della politica del mondo occidentale e dell’Unione europea.
Le chiedo: sa citarmi una potenza nucleare che rispetta l’articolo 6 del trattato di non proliferazione nucleare, dove si sancisce che il disarmo nucleare è un dovere dei firmatari?
<P>
Le posso dire che gli Stati membri dell’Unione stanno facendo esattamente il contrario, considerato che il Regno Unito e la Francia non si limitano a non eliminare le loro armi nucleari, bensì ne stanno sviluppando di nuove e potenti.
Le armi nucleari sono sempre, per loro stessa natura, criminali, e i cui vengono sottoposte producono sempre risultati fuorvianti e pericolosi. Quello che è interessante è il trattamento differente riservato alla Corea del Nord e all’Iran.
Voglio essere chiaro: le minacce di attacchi militari hanno sempre l’effetto contrario a quello voluto.
Non esistono armi nucleari buone; dobbiamo eliminare tutte le armi nucleari in tutto il mondo e tutti gli esperimenti nucleari devono essere condannati e fermati.
<SPEAKER ID="35" LANGUAGE="LV" NAME="Ģirts Valdis Kristovskis," AFFILIATION="test">
<P>
   Commissario Ferrero-Waldner, Alto rappresentante Solana, onorevoli colleghi, l’esperimento nucleare di cui stiamo discutendo ha avuto indubbiamente ripercussioni oltremodo negative sulla stabilità, la pace e la sicurezza.
Ancora una volta, però, possiamo lanciare un allarme riguardo al problema dei atomici e, naturalmente, possiamo condannarli seduta stante.
Va ricordato che in questa circostanza dovremmo, com’è ovvio, esprimere il nostro sostegno e apprezzamento per tutti coloro che hanno reagito prontamente alla situazione specifica conseguente alle azioni della Corea del Nord.
D’altro canto, tuttavia, gli interventi del Commissario Ferrero-Waldner e dell’Alto rappresentante Solana non mi hanno convinto appieno del fatto che le ragioni del comportamento di quel paese siano state analizzate fino in fondo.
Certo, sappiamo tutti benissimo che la Corea del Nord è un regime comunista totalitario e che quindi il semplice buon senso non rientra, forse, tra le sue qualità.
Nondimeno vorrei porvi solo alcune domande provocatorie che mi sono venute in mente qualche giorno fa leggendo i commenti rilasciati ai dal Direttore dell’Agenzia per l’energia atomica El Baradei, il nostro guardiano.
Egli ha dichiarato tra l’altro che, di fatto, l’intero problema deriva dall’applicazione del doppio .
Ecco, ai nostri ministri degli Esteri vorrei chiedere se condividano tali osservazioni del Direttore El Baradei, secondo cui gli Stati Uniti e i membri dell’Unione europea praticherebbero una politica ipocrita nei confronti di Israele, da un lato, e di paesi come l’Iran e la Corea del Nord, dall’altro, visto che anche Israele può senz’altro possedere armi di distruzione di massa e disporre di quel sistema di difesa, mentre ad altri Stati che non hanno firmato il Trattato di non proliferazione nucleare una simile opzione è preclusa.
<SPEAKER ID="36" LANGUAGE="NL" NAME="Bastiaan Belder," AFFILIATION="test">
<P>
   Signor Presidente, gli effetti destabilizzanti del atomico compiuto dal regime di Pyongyang lunedì scorso sono palesi, soprattutto nell’Asia nordorientale, ma anche a livello globale.
Ci troviamo ora di fronte a due crisi nucleari: una acuta nella Corea del Nord, una urgente in Iran.
C’è da chiedersi se entrambe possano restare gestibili senza ricorrere a strumenti militari; al riguardo, di decisiva importanza sarà l’atteggiamento di due membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ovvero Cina e Russia.
Quale importanza attribuiscono tuttora Mosca e Pechino al trattato di non proliferazione?
La risposta verrà dalle posizioni che assumeranno in seno al Consiglio di sicurezza.
Mi aspetto che gli Stati membri dell’Unione europea che fanno parte di quell’alto consesso nell’ambito delle Nazioni Unite intervengano presso Cina e Russia per ricordare loro la cruciale responsabilità che hanno in questa materia.
Nel frattempo, ciò che conta è che la comunità internazionale vigili attentamente sulle attività commerciali della Corea del Nord, in particolare lungo le rotte marittime.
Infatti, ancora la settimana scorsa il regime di Pyongyang ha annunciato che sta fornendo tecnologia, materiali e armi nucleari ad altri paesi di sua scelta.
Questa sorta di provocazione esplicita esige una dura risposta da parte della comunità internazionale.
Inoltre, gli Stati membri dell’Unione europea possono senza dubbio decidere di adottare sanzioni severe che colpiscano la nordcoreana ma risparmino quanto più possibile la popolazione, che ha già subito privazioni e lavaggi del cervello.
<P>
Oserei dire che il Consiglio e la Commissione possono immaginarsi quale grave preoccupazione l’avventato esperimento nucleare della Corea del Nord abbia prodotto in Israele, un esperimento che, allo stesso tempo, incoraggia fortemente la Repubblica islamica dell’Iran a seguire l’esempio nordcoreano sulla strada nucleare, probabilmente con il concreto sostegno tecnico e materiale da parte del regime del terrore di Kim Jong-Il.
Il Consiglio e la Commissione chiedono che sia garantita la sopravvivenza di Israele come Stato; li sollecito a tradurre tale richiesta in un’azione politica per fronteggiare questa doppia emergenza nucleare.
<SPEAKER ID="37" LANGUAGE="PL" NAME="Jan Tadeusz Masiel (NI )." AFFILIATION="test">
<P>
   – Signor Presidente, è bene che il mondo non sia più diviso tra il Patto di Varsavia e la NATO.
E’ bene che gli ex Stati del blocco sovietico siano ora membri dell’Unione europea e della NATO o lo stiano per diventare.
<P>
Unita, l’Europa è più forte e più in grado di affrontare la vicenda del giorno: gli esperimenti nucleari della Corea del Nord.
Per fortuna, oggi anche la Russia si è unita al coro del mondo civilizzato condannando, come abbiamo fatto noi, i atomici, anche se in quel paese sono successe vicende terribili quali l’assassinio di giornalisti come, ed è solo il caso più recente, Anna Politkovskaja.
<P>
Oggi la Corea del Nord è uno degli ultimi spazi vuoti sul planisfero per quanto riguarda lo sviluppo politico, economico e democratico.
Qual è il vero problema con la Corea del Nord?
Forse è semplicemente il fatto che sta cercando di attirare la nostra attenzione, e gli esperimenti sono stati in realtà un disperato grido di aiuto.
<P>
Notiamo con piacere che anche la Cina ha condannato la corsa al riarmo proposta dalla Corea.
Ora più che mai nella storia del mondo, tutti i paesi vogliono sviluppo economico e poter vivere in pace.
La Corea del Nord ha bisogno anche di cibo e prosperità molto più di quanto abbia bisogno di armi.
<SPEAKER ID="38" LANGUAGE="DE" NAME="Elmar Brok (PPE-DE )." AFFILIATION="test">
<P>
   – Signor Presidente, signora Commissario, Alto rappresentante Solana, onorevoli colleghi, quanto è successo è particolarmente problematico e pericoloso, per due ordini di motivi.
<P>
Il primo di essi è evidente: un’arma pericolosa è nella disponibilità di un dittatore notorio per il suo disprezzo della vita umana, anche della vita dei suoi stessi concittadini, e disposto, inoltre, a correre qualsiasi rischio, anche quello di vederli cancellati dalla faccia della Terra.
In tali circostanze diventa estremamente difficile valutare l’esatto grado di rischio che questa situazione comporta.
<P>
Il secondo aspetto è che, se il ha avuto effettivamente successo ed è stato eseguito utilizzando tecnologia missilistica, quella regione potrebbe essere coinvolta in una nuova corsa al riarmo, con l’obiettivo di acquisire e dispiegare armi di distruzione di massa.
Non so quali discussioni ci saranno su questo tema nella Corea del Sud, in Indonesia, nelle Filippine o altrove.
Inoltre non va dimenticato che tra la Corea del Nord e l’Iran è in atto uno scambio di tecnologia missilistica.
Il governo iraniano si sta sottraendo al confronto con noi e sembra sempre meno probabile che in tal modo miri soltanto a garantirsi l’uso pacifico dell’energia nucleare: no, persegue anche molti altri fini.
Lei, Alto rappresentante Solana, ha cercato senza risparmiarsi di riportare le cose sulla strada giusta e di condurre i colloqui in maniera conseguente.
Quest’alleanza nasconde rischi particolari, e questa è la ragione per cui l’Iran è investito della speciale responsabilità di farsi avanti una volta per tutte e di impegnarsi attivamente in negoziati veri e propri.
<P>
L’onorevole Salafranca ha chiesto di quali sanzioni stiamo parlando.
Dobbiamo individuare sanzioni tali che possano effettivamente colpire in maniera pesante il dittatore, perché, se colpiranno la popolazione, egli non se ne preoccuperà. Quindi, ciò di cui abbiamo bisogno sono sanzioni in grado di toccarlo personalmente, che dovranno essere applicate e rispettate.
<P>
All’onorevole Pflüger vorrei dire che non dovremmo trincerarci dietro rimproveri all’una o all’altra parte per gli errori che possono aver compiuto in qualche circostanza; non è colpa degli Stati Uniti se abbiamo a che fare con un dittatore squilibrato.
Dovremmo invece far sì che il Parlamento europeo non gli offra più alcuna via di scampo, perché egli sta sfidando e violando tutte le regole della comunità internazionale, e dobbiamo costringerlo a partecipare nuovamente ai colloqui a sei. In caso positivo, gli potrà essere garantita la sicurezza per il suo paese, però tutto questo va detto a chiare lettere se non vogliamo ritrovarci, tra una ventina d’anni, con trenta o quaranta paesi che dispongono di armi nucleari e sono intenzionati a distruggere il mondo.
<SPEAKER ID="39" LANGUAGE="" NAME="Pasqualina Napoletano (PSE )." AFFILIATION="test">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che come Parlamento europeo non possiamo che associarci alla condanna unanime che è stata espressa per i nucleari, che sarebbero stati messi in atto dalla Corea del Nord.
Una condanna ferma accompagnata ad un impegno dell’Unione europea e di tutta la comunità internazionale, per cercare, in queste ore, di trovare una soluzione negoziale a questa gravissima situazione.
Bisogna portare questa dittatura al rispetto delle regole della convivenza internazionale.
<P>
Tuttavia la comunità internazionale non può non imboccare seriamente la via della non proliferazione: vorrei dire all’on. Brok che non si tratta di attribuire colpe a qualcuno ma credo sia impossibile non riconoscere che l’indebolimento del Trattato di non proliferazione, che è chiaramente imputabile anche al fallimento della Conferenza del 2005, è stato un errore fatale.
Ritengo pertanto che qualsiasi soluzione di emergenza e di prospettiva debba basarsi sulla ripresa del negoziato per la revisione del Trattato di non proliferazione.
<P>
Si tratta di un compito obbligato che la comunità internazionale è chiamata a espletare coerentemente, perché soltanto in questo modo avremo la forza necessaria per imporre alla dittatura di Pyongyang – oppure in un’altra situazione – il rispetto di questa linea di condotta.
Va detto che la stessa guerra preventiva all’Iraq ha convinto perversamente le dittature che possedere l’arma atomica è una specie di salvacondotto.
E’ nostro compito convincere i governanti del mondo che non è assolutamente così, anche i governanti di paesi autoritari, altrimenti non fermeremo il riarmo.
<P>
Infine, signor Alto Rappresentante, vorrei che lei spiegasse le differenze tra la Corea e l’Iran, perché troppo spesso i due vengono associati mentre io credo che nelle differenze vi sia persino un dettaglio di soluzione possibile.
<SPEAKER ID="40" LANGUAGE="DE" NAME="Rebecca Harms (Verts/ALE )." AFFILIATION="test">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto è stato detto della Corea del Nord, ma troppo poco, a mio giudizio, è emerso su come quel paese possa fornire materia di riflessione sia a noi europei sia al mondo in generale.
<P>
Quando la Corea del Nord, nel 1962, diede avvio al suo programma nucleare, si disse ovviamente che aveva “scopi civili” e si parlò di “atomi per la pace”, si disse “noi non vogliamo bombe” e “non vogliamo armi”.
Non molto tempo dopo – come è successo anche nel caso di parecchi altri paesi – si cominciò a sospettare che le cose non stessero proprio così.
E nel 2003, quando Pyongyang, dopo un lungo tira e molla, si decise infine ad ammettere che stava riprocessando i propri impianti nucleari a fini militari, si constatò che quanto era stato presentato come un programma nucleare a scopi civili era invece stato sfruttato a scopi militari.
Nel 2005 si è avuta notizia del possesso da parte della Corea del Nord di armi nucleari, e si arriva così all’inizio di questa settimana, quando è stato compiuto il oggetto della discussione.
<P>
L’unica cosa che posso dire al momento è che tutti coloro che sono favorevoli a un aumento dell’uso civile dell’energia nucleare creano, allo stesso tempo, le condizioni perché essa sia utilizzata anche a fini militari e preparano la strada affinché si ripetano, , altre guerre come quella in Iraq, che è stata giustificata con il sospetto di un impiego illecito dell’energia nucleare.
Al riguardo, va precisato che il materiale nucleare vi era stato esportato – a fini civili – dall’Europa.
Perché, allora, l’Iran possiede la tecnologia, a quanto si sostiene, per scopi civili?
<P>
Secondo taluni rappresentanti dell’Europa, le nuove tecnologie per il funzionamento dei reattori sarebbero tali da permettere di limitare l’uso a fini militari; quelle persone, però, mentono sapendo di mentire e dovrebbero smetterla di continuare a indebolire il trattato di non proliferazione aumentando la disponibilità di tecnologia nucleare civile.
<SPEAKER ID="41" LANGUAGE="EN" NAME="James Hugh Allister (NI )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, è veramente raggelante immaginarsi le possibili conseguenze del possesso di tecnologia nucleare da parte del regime totalitario e stalinista della Corea del Nord.
Anche trascurando la possibilità di un impiego diretto a fini di aggressione, c’è un’altra eventualità che reputo allarmante, ovvero che quel paese si metta in affari con gruppi di terroristi impazziti ed esporti tecnologia e dispositivi nucleari.
<P>
La Corea del Nord è già pesantemente coinvolta in massicce esportazioni illegali di vario genere, tra cui droga e soprattutto valute contraffatte, dalle quali peraltro dipende.
Se ora si mettesse a vendere anche tecnologia nucleare, avremmo tutti molto da temere perché i terroristi disposti a comprarla non conoscono remore nella loro bramosia di uccidere.
<P>
Ritengo sia una prospettiva molto allarmante il possibile utilizzo di questa tecnologia a fini criminali da parte di uno Stato criminale che la vende a criminali.
Spetta all’Unione europea e in special modo ai più importanti membri delle Nazioni Unite gestire questa crisi con la massima fermezza e risolutezza.
E’ improbabile che basti una semplice condanna e sono convinto che ci sarà bisogno di sanzioni severe.
<SPEAKER ID="42" LANGUAGE="DE" NAME="Hubert Pirker (PPE-DE )." AFFILIATION="test">
<P>
   – Signor Presidente, signora Commissario, signor Alto rappresentante, con il nucleare di lunedì scorso la Corea del Nord ha dimostrato che non le importa un baffo del trattato di non proliferazione delle armi nucleari. In tal modo, la sua politica ha posto la comunità internazionale di fronte a una provocazione seria e deliberata, del tutto incurante del fatto che, con il , avrebbe messo a repentaglio la pace e la stabilità di quella e di altre regioni, mettendo in conto, da ultimo, la possibilità di scatenare una nuova corsa al riarmo nucleare nel continente asiatico e al di fuori di esso.
Inoltre, e senza alcun riguardo per il proprio popolo, il regime nordcoreano ha accettato l’inevitabilità di un completo isolamento del paese.
<P>
Il Parlamento europeo deve chiarire molto bene e con grande fermezza qual è la sua posizione.
Dobbiamo condannare nei termini più vigorosi possibile l’esperimento nucleare; dobbiamo insistere presso la politica nordcoreana affinché ritorni al tavolo negoziale per discutere del trattato di non proliferazione, riprenda i colloqui a sei e, infine, individui una soluzione pacifica a questa crisi temporanea.
Il Parlamento deve altresì sollecitare la comunità internazionale e il Consiglio di sicurezza a reagire con maggiore vigore di quanto abbiano fatto finora.
<P>
E’ semplicemente inaccettabile che il governo della Corea del Nord spenda il danaro proprio e quello che riceve dai donatori per sviluppare armi nucleari nello stesso momento in cui dipende dalla comunità internazionale per dar da mangiare ai suoi cittadini, che muoiono di fame.
<P>
In aggiunta a ciò che ha detto prima, signor Presidente, la invito a rendere pubblica una dichiarazione scritta per trasmettere la protesta di quest’Assemblea al governo nordcoreano, alla comunità internazionale e al Consiglio di sicurezza e per comunicare loro le nostre richieste.
Non possiamo tollerare che sia eseguito un secondo ripetendo pertanto un atto che ha meritato la più esplicita delle condanne già la prima volta.
<SPEAKER ID="43" LANGUAGE="EN" NAME="Marios Matsakis (ALDE )." AFFILIATION="test">
<P>
   – Signor Presidente, questa discussione riguarda un esperimento nucleare compiuto dal deplorevole regime nordcoreano.
Nondimeno, l’Alto rappresentante Solana ha detto in più d’una occasione che si tratta soltanto di un “possibile” nucleare.
Tanto per fare chiarezza sull’oggetto della discussione, l’Alto rappresentante Solana potrebbe rassicurarci sul fatto che in tempi molto rapidi sarà in grado di dirci se l’esperimento è effettivamente avvenuto?
<SPEAKER ID="44" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevole Matsakis, questa non è per nulla una mozione di procedura.
Lei non ha rispettato l’ordine degli interventi ed è passato davanti a tutti gli oratori iscritti a parlare.
La invito a non abusare del Regolamento per prendere la parola.
<SPEAKER ID="45" LANGUAGE="EN" NAME="Benita Ferrero-Waldner," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, l’ultima sfida lanciata dalla Corea del Nord al regime di non proliferazione nucleare è palese e merita la più ferma delle condanne.
Su questo punto siamo tutti d’accordo, però dobbiamo anche trovare una risposta giusta e accorta che colpisca le autorità responsabili ma risparmi la popolazione.
Dovremmo concentrarci anche sull’obiettivo ultimo, ossia realizzare una denuclearizzazione verificabile della penisola coreana che funga da fondamento di una pace e una stabilità durature in quella regione, considerata la situazione di tregua tesa e armata presente nella zona smilitarizzata.
A ben guardare, solo le vie diplomatiche ci consentiranno di raggiungere tale obiettivo.
<P>
Per quanto riguarda una possibile analisi delle motivazioni della vicenda, sono certa che esse sono molteplici.
Il fatto che la Corea del Nord interpreti erroneamente la posizione della comunità internazionale potrebbe essere l’effetto del totale isolamento del regime, ma potrebbe anche essere un atteggiamento mirato a rafforzare i colloqui bilaterali, che a questo paese non sono stati ancora concessi.
<P>
Gli avvenimenti di questa settimana renderanno più difficile che mai il rilancio dei colloqui a sei; tuttavia, a medio-lungo termine quel contesto rimane la migliore opportunità per trovare una soluzione duratura.
<P>
Mi auguro pertanto vivamente che si arrivi prima o poi a una ripresa dei colloqui, anche se per ora le prospettive non sono affatto incoraggianti.
L’Unione europea non partecipa direttamente ai colloqui a sei, però, in quanto attore globale con senso di responsabilità e con un evidente interesse a mantenere la stabilità regionale, li abbiamo sostenuti fortemente, non mancando peraltro di segnalare che siamo pronti ad assumere un ruolo più attivo, qualora le parti lo ritengano utile.
<P>
Alla fine, sarà il dialogo la risposta giusta a questa situazione così difficile e provocatoria.
L’obiettivo dichiarato della Corea del Nord è quello di aumentare la propria sicurezza; tale obiettivo potrebbe essere raggiunto attraverso il processo a sei, e questo è il nostro suggerimento.
<SPEAKER ID="46" LANGUAGE="EN" NAME="Javier Solana," AFFILIATION="leader">
<P>

   Signor Presidente, alla fine della discussione dobbiamo sottolineare, a mio parere, un punto: nemmeno uno dei deputati al Parlamento europeo si è espresso contro la condanna del comportamento della Corea del Nord.
Credo che questa sia una conclusione molto importante dell’importante discussione odierna.
<P>
Ci possono essere alcuni dubbi sui prossimi passi da compiere e sul modo in cui relazionarci alla Corea del Nord in futuro. Tuttavia, il fatto che l’esperimento sia stato motivo di preoccupazione per la comunità internazionale – e che essa si sia assunta la responsabilità di discutere della questione – è stato affermato da tutti i deputati intervenuti nella discussione.
Penso che dovremmo rallegrarcene, perché su questioni di tale natura e di tale livello di importanza le responsabilità dei deputati al Parlamento europeo sono pari a quelle dei membri della comunità internazionale.
<P>
Possiamo trarre diverse conclusioni riguardo ai motivi sottesi all’esperimento eseguito e alle sue conseguenze future.
Alcuni di noi sono stati in Corea del Nord.
Da parte mia, ci sono stato e in diverse occasioni ho incontrato il di quel paese.
A Kuala Lumpur, lo scorso luglio, ho avuto l’opportunità di parlare con il ministro degli Esteri, il quale mi ha detto che il suo paese non avrebbe ripreso i colloqui a sei; già allora, quindi, era quasi certo che sarebbe potuto accadere qualcosa di simile a quanto poi è successo in realtà.
<P>
Dobbiamo lodare i cinesi, che hanno presieduto i colloqui a sei e hanno tenuto duro.
Stavolta, però, non sono purtroppo riusciti a convincere la Corea del Nord e, invece di una riunione, ha avuto luogo un esperimento nucleare.
<P>
Sono pienamente d’accordo con chi ha sostenuto la necessità di rivedere il trattato di non proliferazione.
L’onorevole Napoletano lo ha affermato con la massima coerenza e decisione.
Condivido le sue preoccupazioni per il fallimento dell’ultima revisione del trattato; è stato un fallimento che ha interessato tutte le parti coinvolte, anche le potenze nucleari, alcune delle quali sono membri dell’Unione europea.
<P>
Il trattato di non proliferazione risale al 1968.
Lo abbiamo già sottoposto a cinque revisioni e in nessuna di quelle occasioni siamo riusciti a superare le difficoltà né a porre rimedio alle scappatoie che il trattato presenta.
E’ un dato di fatto che va riconosciuto, ma va ricordato anche che la Corea del Nord non è parte firmataria del trattato e pertanto non è tenuta a rispettarlo, essendone uscita nel 2003 perché non voleva ammettere la presenza di ispettori, procedura che è invece obbligatoria per i paesi aderenti.
<P>
Come constatiamo oggi, e constateremo in futuro, il trattato di non proliferazione necessita di una revisione e un aggiornamento.
Come già detto, è stato redatto nel 1968 e da allora, in termini storici, è passata molta acqua sotto i ponti.
Occorre quindi che facciamo uno sforzo.
Gli europei possono chiedere che quei regimi si adeguino alla realtà di oggi e non restino legati alla realtà di ieri.
Sono senz’altro d’accordo.
<P>
In merito all’adozione di sanzioni, non credo che il Consiglio di sicurezza possa limitarsi a fare una dichiarazione; ha invece il dovere di agire, perché in caso contrario altri paesi che aspettano la reazione del Consiglio di sicurezza a questa vicenda trarranno la conclusione che la comunità internazionale non prende sul serio una vicenda di tal genere.
Ricordate cosa successe nel caso del Pakistan?
La Corea del Nord rimase ad attendere la risposta della comunità internazionale, e probabilmente la situazione odierna è in parte la conseguenza di quanto avvenuto allora.
<P>
Questo non significa, naturalmente, che le sanzioni debbano colpire la popolazione nordcoreana, che ha già sofferto abbastanza: soffre dal punto di vista politico, dal punto di vista economico, soffre nella vita quotidiana.
Dobbiamo pertanto prendere altre misure e tenere conto di altri aspetti.
Credo che le sanzioni più importanti da applicare siano quelle atte a impedire la proliferazione da parte della Corea del Nord e a impedire a tale paese di trasferire la tecnologia nucleare di cui dispone ad altri Stati, potenzialmente interessati a venirne in possesso per avviarsi anch’essi su quella strada.
Questo è probabilmente il passo più importante che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite può compiere.
<P>
Per quanto riguarda la diplomazia, tutti in quest’Aula concorderanno nel riconoscere che la diplomazia è ciò che ci piace fare: noi europei amiamo risolvere problemi complessi e difficili per mezzo di ciò che apprezziamo di più, ovvero le nostre menti, la nostra intelligenza, la nostra diplomazia.
E senza dubbio questo è un problema davvero complesso e difficile.
<SPEAKER ID="47" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Prima di passare al prossimo punto all’ordine del giorno, l’onorevole Pflüger ha chiesto di intervenire per fatto personale, in conformità dell’articolo 145 del Regolamento del Parlamento.
<P>
Onorevole Pflüger, ai sensi dell’articolo citato le è concesso un tempo di parola di tre minuti, durante il quale può soltanto fare osservazioni sulle opinioni che le sono state attribuite o correggere osservazioni da lei formulate durante la discussione.
<SPEAKER ID="48" LANGUAGE="DE" NAME="Tobias Pflüger (GUE/NGL )." AFFILIATION="test">
<P>
   – Signor Presidente, in riferimento all’intervento dell’onorevole Brok, il quale ha detto implicitamente che avrei addossato agli Stati Uniti la responsabilità del nucleare nordcoreano, voglio affermare che qualsiasi insinuazione del genere è del tutto falsa.
Voglio anzi precisare che la questione dei governi – quello statunitense ma anche, e in misura crescente, quelli dell’Unione europea, tra gli altri – che reputano necessario dotarsi di armi nucleari per difendersi da attacchi merita un’attenta discussione da parte di quest’Aula, e anche l’onorevole Napoletano ha sollevato una richiesta analoga.
Per tale motivo, l’onorevole Brok ha avuto decisamente torto a fare quell’insinuazione.
<P>
La minaccia di un conflitto atomico è prospettata non soltanto dagli Stati Uniti ma anche da Jacques Chirac; ecco perché questa tematica deve essere presa in seria considerazione e l’onorevole Brok ha avuto torto ad insinuare ciò che ha insinuato.
<SPEAKER ID="49" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Temo che l’onorevole Brok non l’abbia potuta ascoltare.
Mi auguro che qualcuno gli riferisca quanto lei ha detto.
<SPEAKER ID="50" LANGUAGE="DE" NAME="Elmar Brok (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, se mi è consentito fare un breve commento, devo dire che chi attacca deve accettare anche di essere attaccato.
L’onorevole Pflüger ha espresso un’accusa, alla quale ho replicato, e lui dovrebbe accettare la mia risposta.
Si tratta di una dichiarazione politica, non di un’insinuazione.
<SPEAKER ID="51" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevole Brok, nessuno ha intenzione di prendere provvedimenti nei suoi confronti.
Lei ha fatto un commento e l’onorevole Pflüger si è ritenuto in dovere di risponderle, e questo è tutto.
<P>
La discussione è chiusa.
<SPEAKER ID="52" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   Passiamo al prossimo punto all’ordine del giorno.
Si tratta delle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla preparazione del Vertice informale dei capi di Stato e di governo di Lahti e, conformemente alla decisione dell’Assemblea, sulle relazioni tra l’Unione europea e la Russia in seguito all’assassinio della giornalista Anna Politkovskaja.
<SPEAKER ID="53" LANGUAGE="FI" NAME="Paula Lehtomäki," AFFILIATION="Presidente in carica del Consiglio">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei innanzi tutto ringraziarvi sinceramente per la possibilità di intervenire in Aula e discutere il Vertice informale dei capi di Stato e di governo, che si svolgerà a Lahti il 20 ottobre.
<P>
Abbiamo deciso di organizzare il Vertice di Lahti, perché vogliamo dare ai capi di Stato e di governo degli Stati membri dell’Unione la possibilità di svolgere una discussione aperta e informale su due temi importanti per il futuro dell’Unione e per il successo economico: l’innovazione e le relazioni esterne nel settore dell’energia.
<P>
Abbiamo bisogno di una politica solida e coerente per la creazione di un ambiente favorevole all’innovazione e per le questioni energetiche.
In questo modo, saremo in grado di migliorare le condizioni per la crescita economica e l’occupazione nell’Unione.
Se l’Unione fa qualcosa di concreto per promuovere il benessere e la prosperità, possiamo anche attenderci che l’Unione diventi più accettabile per i cittadini.
Al tempo stesso, una politica comune coerente in materia di energia rafforzerà la credibilità dell’Unione a livello internazionale.
<P>
Per orientare le discussioni che si svolgeranno al Vertice dei capi di Stato e di governo, la Commissione sta elaborando due comunicazioni.
Una riguarda le relazioni esterne nel settore dell’energia e l’altra la politica di innovazione.
Le comunicazioni saranno pubblicate domani, 12 ottobre.
Non sono destinate a essere approvate in occasione della riunione, ma trattano le questioni che intendiamo affrontare a Lahti.
<P>
Prima del Vertice informale di Lahti, si svolgerà anche un Vertice sociale informale tripartito, il venerdì mattina.
Il modo in cui un mercato del lavoro europeo di 200 milioni di lavoratori funzionerà e si adatterà ai mutamenti riveste importanza cruciale per il futuro dell’Europa.
Questo è il motivo per cui le parti sociali hanno un ruolo vitale da svolgere ai fini del rafforzamento della competitività europea.
<P>
Il Presidente della Russia, Vladimir Putin, è stato invitato alla cena che seguirà il Vertice dei capi di Stato e di governo.
Le discussioni con il Presidente dovrebbero concentrarsi sul partenariato strategico tra l’Unione europea e la Russia, compresa la cooperazione nel settore dell’energia.
<P>
Le immense sfide cui l’Unione deve rispondere nel settore dell’energia – sicurezza dell’approvvigionamento, cambiamenti climatici, continui aumenti dei prezzi e crisi recenti – hanno reso necessario lo sviluppo di una politica energetica comune per l’Unione.
<P>
Per quanto riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, la sempre maggiore dipendenza dalle importazioni di energia rappresenta una sfida specifica per l’Unione.
Se non si adottano provvedimenti, si stima che nei prossimi 20 anni tale dipendenza crescerà dal livello attuale del 50 per cento al 70 per cento.
<P>
Prima dell’inizio del semestre di Presidenza finlandese, l’evoluzione di una politica energetica comune era stata discussa in occasione di due riunioni del Consiglio europeo, svoltesi all’inizio dell’anno.
Durante la Presidenza finlandese, ci concentreremo in particolare sulle relazioni esterne nel settore dell’energia e queste trattative prepareranno il terreno per una discussione di ampio respiro, da svolgere la prossima primavera, che dovrebbe sfociare nell’adozione di un piano d’azione per la politica energetica.
<P>
Anche se i negoziati di Lahti si concentreranno sulle relazioni esterne nel settore dell’energia, il nostro obiettivo per le relazioni esterne ovviamente non può essere esaminato come una questione a sé stante.
Tra tutti i settori prioritari descritti nel Libro verde sulla politica energetica, l’aspetto che spicca è il contatto stretto.
Tra gli altri figurano il mercato unico dell’energia, la solidarietà tra Stati membri, la diversificazione delle fonti energetiche, l’efficienza energetica, le energie rinnovabili e le innovazioni nel campo dell’energia.
<P>
Nelle relazioni esterne nel settore dell’energia, gli Stati membri devono trovare un’intesa comune e definire un parere riguardo al tipo di strategia da adottare per compiere progressi nelle relazioni con i paesi extraeuropei e riguardo al tipo di obiettivi comuni che l’Unione deve prefiggersi nei confronti del mondo esterno.
Ciò significa che gli Stati membri devono essere in grado di assumere impegni comuni e procedere secondo modalità concordate, che contemplino anche le relazioni bilaterali, ed esprimere una sola voce anche in tali contesti.
Impegnandosi a realizzare obiettivi comuni, l’Unione sarà anche meglio preparata ad affrontare i cambiamenti in atto sui mercati mondiali dell’energia.
<P>
A Lahti, nei negoziati sull’energia, vi sarà anche uno scambio di pareri sul modo in cui sviluppare le relazioni esterne nel settore dell’energia nel futuro immediato.
Le discussioni dovrebbero concentrarsi principalmente su tre temi.
Il primo riguarda i principi su cui si devono fondare le relazioni UE-Russia per quanto riguarda l’energia e le loro modalità di applicazione, il secondo le relazioni più strette con i paesi terzi che rivestono importanza strategica e il terzo una più efficace raccolta dei dati, quale base per l’adozione di decisioni in materia di politica energetica comune.
<P>
La Russia, cui si ascrive una quota di importazioni di petrolio e di gas del 25 per cento, è il strategico più importante dell’Unione nel settore dell’energia.
In tutti i partenariati strategici, compreso quello con la Russia, per sviluppare la cooperazione è importante individuare elementi che rivestano interesse per entrambe le parti.
L’interesse comune nelle relazioni UE-Russia nel settore dell’energia è ovvio.
L’Unione dipende dalla Russia per le importazioni di energia e la Russia ha bisogno di contratti a lungo termine per esportare energia ai prezzi di mercato, nonché di investimenti occidentali nella produzione energetica di base.
L’apertura del mercato di entrambe le parti sarà un fattore fondamentale.
<P>
I negoziati tra i capi di Stato e di governo dell’Unione prepareranno anche il terreno per le discussioni che si svolgeranno in serata con il Presidente russo, Vladimir Putin, durante le quali le questioni energetiche saranno un tema centrale.
<P>
Lo scopo è comunicare alla Russia l’obiettivo dell’Unione di concludere un accordo quadro vincolante in materia di energia, che tenga conto degli interessi di entrambe le parti e preveda reciprocità e un ambiente operativo imparziale.
Nelle trattative di sicuro si farà anche riferimento alle sfide cui devono rispondere sia l’Unione sia la Russia, come l’efficienza energetica, riguardo alle quali entrambe le parti hanno da guadagnare.
<P>
L’estensione dei principi interni in materia di energia alle regioni vicine all’Unione e lo sviluppo strategico delle relazioni con importanti paesi terzi sono obiettivi cui dobbiamo mirare per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico.
L’80 per cento delle risorse petrolifere mondiali si trova nelle regioni intorno all’Unione.
Abbiamo un’intera serie di strumenti per migliorare le relazioni con i paesi terzi, tra cui i programmi d’azione nel quadro della politica di vicinato, l’accordo sulla cooperazione energetica, gli accordi bilaterali e regionali...
<P>
La politica energetica deve essere un elemento chiave della politica estera e di sicurezza comune dell’Unione.
L’Unione europea deve disporre di sufficienti informazioni per attuare una politica energetica più coerente.
Essa deve inoltre saper rispondere alle situazioni problematiche esterne e alle crisi legate all’energia.
L’Unione deve mettere a punto un sistema che contribuisca a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri e le Istituzioni e promuova la solidarietà per i problemi connessi all’energia.
<P>
L’altro principale argomento del Vertice dei capi di Stato e di governo è lo sviluppo di una politica di innovazione.
Deve essere possibile migliorare il modo in cui è sfruttato il lavoro di ricerca svolto in Europa sotto forma di prodotti e servizi commerciali.
L’Unione deve anche essere in grado di introdurre nuove tecnologie con la stessa efficienza con cui lo fanno altri paesi, nostri concorrenti.
Se continuiamo a fare le cose come le facciamo ora, il divario in termini di innovazione tra noi e i nostri principali commerciali potrà solo crescere.
<P>
La produzione, soprattutto nelle economie in crescita, è sempre più in concorrenza con l’Europa, non solo nell’industria, ma anche nei settori dei servizi.
La Cina e l’India preparano al mercato del lavoro molte più persone altamente istruite di quanto non faccia l’Unione.
I mercati delle economie in crescita, tuttavia, presentano anche un potenziale enorme per le esportazioni dell’Unione.
Il successo può solo essere frutto della capacità di creare qualcosa di nuovo, in altre parole, dell’innovazione.
<P>
In un mercato aperto, sono i prodotti migliori ad avere successo.
E’ impossibile rimanere all’avanguardia, se non si effettuano investimenti continui nella ricerca e nello sviluppo di prodotti.
Gli Stati membri dell’Unione sono tenuti ad aumentare i futuri investimenti in attività di ricerca e sviluppo in forza di decisioni adottate in passato.
<P>
Nondimeno, è di vitale importanza garantire che l’Europa possa fare buon uso degli investimenti, in modo che il lavoro di ricerca sfoci in prodotti e servizi nuovi e migliori, che si possano sfruttare commercialmente.
<P>
Al Vertice di Lahti, intendiamo indicare le questioni e le sfide che richiedono un’azione congiunta da parte dell’Unione.
L’obiettivo è creare un ambiente in cui le innovazioni possano emergere ed essere adottate con efficienza.
Nella sua posizione sulla strategia di Lisbona, il Parlamento europeo ha evidenziato anche l’importanza di una politica in materia di innovazione.
<P>
Per sostenere un’innovazione efficace, occorrerebbe definire una strategia comunitaria in materia di diritti immateriali.
I diritti immateriali rivestono importanza cruciale per il successo e la competitività di un’impresa.
<P>
Una questione fondamentale, per esempio, è la qualità dei brevetti, la quale costituisce un principio di base per un sistema di brevetti funzionante e affidabile.
La Presidenza ritiene che l’Europa debba disporre di un sistema di brevetti efficace in termini di costi, ma che si fondi sul concetto di qualità, a prescindere dalla scelta dell’alternativa che formerà la base per lo sviluppo di tale sistema.
<P>
Se riusciremo a sviluppare meglio il sistema dei brevetti, garantiremo risparmi considerevoli sui costi dei brevetti a carico delle imprese, fatto che può solo incoraggiare l’innovazione e la ricerca in Europa.
<P>
Una migliore collaborazione tra le università e il mondo delle imprese è una condizione essenziale per il successo della politica in materia di innovazione.
L’intenzione è creare un nuovo Istituto europeo di tecnologia basato su una logica di rete e la Commissione presenterà una proposta al riguardo la prossima settimana.
<P>
Il progetto di collaborazione tra scienza, imprese e formazione sarà caratterizzato dall’eccellenza.
La priorità sarà promuovere l’innovazione.
La Presidenza ritiene che l’Istituto europeo di tecnologia permetterà all’Europa di sfruttare in modo più efficace le opportunità esistenti nelle imprese e nella comunità scientifica.
<P>
Per promuovere la competitività, si deve inoltre intensificare la cooperazione tra il settore pubblico e quello privato.
In Europa sono state create le cosiddette piattaforme tecnologiche, iniziative di ricerca strategica basate sulle imprese, che sono ottimi esempi di partenariato tra settore pubblico e privato.
A loro merito, le imprese hanno indicato di essere disposte a investire nelle rispettive piattaforme selezionate e ora è necessario un impegno analogo da parte degli organismi pubblici che finanziano la ricerca.
<P>
Per l’innovazione, è molto importante accelerare la definizione di norme europee.
Senza una norma comune europea, molte innovazioni potrebbero rimanere incompiute.
Dove sarebbe, per esempio, il mercato europeo della telefonia mobile senza lo GSM?
<P>
La creazione di norme tecniche paneuropee per i telefoni mobili nella pratica ha permesso che il mondiale in questo settore fosse europeo.
D’altro canto, se fossero state adottate solo norme nazionali come base per lo sviluppo della telefonia mobile, il successo non sarebbe stato altrettanto significativo ed esteso a livello geografico.
<P>
La rapida adozione di aperti e compatibili è una chiave del successo delle imprese e offrirà anche chiari vantaggi ai consumatori.
Al tempo stesso, rafforzerà la nostra posizione concorrenziale e fornirà una risposta ai rapidi sviluppi tecnologici, in modo che le soluzioni tecniche messe a punto in Europa possano realmente competere con il lavoro di sviluppo svolto altrove nel mondo.
<P>
Cambiando argomento, l’immigrazione clandestina è un problema che riguarda tutta l’Unione europea.
Per questo dobbiamo trovare soluzioni insieme.
La solidarietà trova la massima espressione nell’attuazione efficace di misure concrete.
Al Vertice di Lahti discuteremo l’immigrazione clandestina, che è diventata un problema specifico nel Mediterraneo e nelle regioni meridionali dell’Unione.
<P>
A nostro parere, è importante che l’Unione riesca a definire una politica globale ed efficace sul controllo dell’immigrazione, che tenga conto delle questioni legate all’immigrazione sia legale sia clandestina, compresa l’integrazione.
Dobbiamo usare gli strumenti esistenti in modo efficace e pensare a nuovi modi in cui sostenere i paesi di origine e di transito nei loro sforzi volti a prevenire l’immigrazione clandestina.
<P>
Le questioni legate all’immigrazione sono all’ordine del giorno di tutte le riunioni del Consiglio “Giustizia e affari interni”.
Il tema sarà discusso anche la prossima settimana alla cena informale dei ministri della Cooperazione allo sviluppo.
L’intenzione è prendere spunto dal lavoro svolto dal Consiglio “Giustizia e affari interni” per le decisioni che il Consiglio europeo dovrà prendere a dicembre, che potrebbero aiutare l’Unione europea a rispondere in modo efficace al problema dell’immigrazione clandestina.
<P>
A un pranzo di lavoro a Lahti, affronteremo anche la grave situazione in cui versano il Sudan e il Darfur.
<P>
Come ho detto all’inizio, in seguito al Vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’Unione, i partecipanti ceneranno a Lahti con il Presidente russo, Vladimir Putin.
Sarà un’ottima occasione per svolgere una discussione informale sullo sviluppo del partenariato strategico tra l’Unione e la Russia.
Lo spettro della nostra associazione è molto ampio e comprende elementi che potrebbero servire a sviluppare meglio il partenariato.
<P>
Ne sono un esempio le questioni internazionali.
Quest’autunno nell’agenda della politica internazionale figurano questioni per le quali la cooperazione tra noi è molto importante, quali il Medio Oriente, l’Iran e il Kosovo.
<P>
L’energia è un elemento importante del partenariato strategico e attendiamo di apprendere la valutazione del Presidente Putin degli sviluppi nel settore energetico del suo paese e nel partenariato per l’energia tra l’Unione e la Russia.
<P>
Signor Presidente, la notizia della morte della nota giornalista e sostenitrice della libertà di espressione, Anna Politkovskaja, ha sconvolto tutti.
Chiediamo che sia condotta un’indagine esauriente su questo orribile delitto e che gli autori siano assicurati alla giustizia, aspetto che riveste particolare importanza per il progresso della Russia verso lo Stato di diritto.
La morte di Anna Politkovskaja non è solo un fatto agghiacciante e una perdita per i suoi familiari, è anche una battuta d’arresto per la libertà di espressione in Russia.
Le trattative oneste e vigorose in corso tra l’Unione europea e la Russia nel contesto degli ultimi avvenimenti sono inoltre un esercizio prezioso.
Come ho già detto, il partenariato strategico è un quadro entro il quale saranno discusse tutte le questioni importanti.
<SPEAKER ID="54" LANGUAGE="EN" NAME="José Manuel Barroso," AFFILIATION="Presidente della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, il Consiglio europeo informale della prossima settimana giunge al momento opportuno.
Vorrei ringraziare la Presidenza finlandese, il Primo Ministro Vanhanen e tutta la sua squadra per il loro importantissimo contributo.
<P>
Poiché il Ministro ha fornito una presentazione esauriente a nome della Presidenza, mi concentrerò sull’innovazione, sulla politica energetica e sull’immigrazione.
Farò anche alcune osservazioni sulle relazioni tra l’Unione europea e la Russia.
Sono tutte questioni riguardo alle quali le sfide con cui dobbiamo misurarci richiedono non solo una risposta nazionale, ma anche una risposta europea, sfide che dimostrano perché è più che mai necessaria un’Unione europea forte e perché abbiamo bisogno dell’Unione per preparare gli europei alla globalizzazione.
<P>
Accolgo con favore la decisione della Presidenza di concentrarsi sull’innovazione.
La Finlandia è un ottimo esempio del modo in cui l’innovazione può dare impulso alla crescita economica.
Tuttavia, vi è molto di più in gioco.
Solo liberando l’immaginazione delle persone possiamo affrontare le importanti questioni cui dobbiamo dare risposta oggi, quali i cambiamenti climatici, l’esclusione sociale, il cambiamento demografico e la disoccupazione.
<P>
So che conoscete i dati, ma vale la pena di ribadirli.
La spesa dell’Unione europea per la ricerca equivale all’1,9 per cento del PIL, mentre gli Stati Uniti attualmente spendono il 3 per cento del PIL.
Non è un caso che i recenti vincitori del premio Nobel in gran parte provengano dagli Stati Uniti o vi lavorino.
In Europa circa la metà dei ricercatori è impiegata nelle imprese.
Negli Stati Uniti la cifra supera l’80 per cento.
La verità è che l’Europa sta perdendo terreno in termini di innovazione e di ricerca.
Lo non è un’alternativa possibile: dobbiamo fare di più in questo campo.
Abbiamo urgente bisogno di un approccio strategico che si concentri su ogni anello della catena dell’innovazione, dalla nascita di nuove idee e conoscenze, fino al loro sfruttamento e alla loro commercializzazione nella sfera economica.
<P>
La comunicazione che la Commissione presenterà al Vertice informale di Lahti descrive tale approccio, individua gli anelli deboli della catena e propone soluzioni.
Sono necessari finanziamenti, è necessario un valido quadro normativo per la proprietà intellettuale che offra le giuste ricompense ed è necessario affrontare gli ostacoli all’innovazione settore per settore.
Soprattutto, dobbiamo cominciare con un forte messaggio politico di impegno: l’innovazione va incoraggiata e a tal fine è necessario adottare una strategia europea.
<P>
In questo campo le dimensioni contano.
Una delle grandi differenze tra noi e gli Stati Uniti è che noi non abbiamo istituzioni paneuropee per l’innovazione e la ricerca.
Gli Stati Uniti sono molto più impegnati a favore di un vero approccio globale.
Grandi istituzioni sostengono l’innovazione in tutti gli Stati Uniti, non solo in un paio di Stati.
Finora, in Europa non vi è stato nulla del genere.
Ora abbiamo il Consiglio europeo per la ricerca e la proposta di creare un Istituto europeo di tecnologia.
Stiamo proponendo un sistema di rete per conferire una vera dimensione europea e una vera missione europea a tali Istituzioni.
Ecco perché insistiamo su questo approccio.
Questa è l’importanza dell’Istituto europeo di tecnologia.
Ravvicinerà i settori pubblico e privato per attività di ricerca d’avanguardia, diventerà un centro di eccellenza internazionale, riunirà i migliori cervelli, fornirà una schiera di scienziati di prima classe e promuoverà sbocchi applicativi per le piccole e medie imprese innovative.
In breve, può diventare un simbolo della capacità dell’Europa di lavorare insieme e innovare.
In questi ultimi mesi abbiamo definito le caratteristiche precise dell’IET e presenteremo una proposta dettagliata la prossima settimana.
Sono certo che i capi di Stato e di governo e i parlamentari europei la esamineranno con lo stesso spirito con cui è stata concepita: sì, è una cosa un po’ diversa, ma può fornire un esempio di come l’Europa stia imboccando una nuova direzione e trovando nuovi modi di collaborare.
<P>
Uno dei settori in cui ritengo che noi europei possiamo affidare una missione all’Istituto europeo di tecnologia è quello dell’energia e del cambiamento climatico.
Quando abbiamo un problema che dobbiamo contribuire a risolvere, dobbiamo chiedere ai migliori scienziati, ai migliori cervelli nel nostro continente.
L’energia è una delle sfide più importanti cui dobbiamo rispondere oggi.
<P>
Consentitemi di passare ora alla questione dell’energia e di essere chiaro: abbiamo bisogno di creare una politica energetica veramente europea, non 25 politiche energetiche.
Nel XXI secolo è assurdo continuare ad avere 25 o 27 politiche energetiche.
Abbiamo bisogno di una vera politica energetica europea.
I problemi che abbiamo – prezzi dell’energia elevati, cambiamenti climatici, crescente dipendenza dalle importazioni di idrocarburi – sono problemi globali ed europei e richiedono soluzioni europee.
Le soluzioni nazionali non saranno sufficienti.
A Hampton Court, l’anno scorso, i dell’Unione europea hanno deciso di elaborare un approccio comune.
Nel Libro verde del marzo 2006, la Commissione ha definito chiari obiettivi per una politica energetica europea: sostenibilità a lungo termine, sicurezza dell’approvvigionamento energetico e competitività economica.
Gli Stati membri hanno approvato la nostra strategia e la reazione delle parti interessate al Libro verde è stata per la stragrande maggioranza positiva.
Il prossimo passo sarà un riesame strategico della politica energetica, che la Commissione proporrà all’inizio del prossimo anno.
Attendo con impazienza di leggere la relazione del Parlamento europeo in materia.
<P>
E’ ovvio che abbiamo bisogno di coerenza tra gli aspetti interni ed esterni della politica energetica.
Abbiamo chiaramente bisogno di un vero mercato interno dell’energia.
Avere 25 o 27 diversi minimercati dell’energia non è la risposta alle sfide energetiche europee.
Tuttavia, dobbiamo collegare la politica interna a quella esterna.
Il nostro documento per Lahti esaminerà le tre sfide esterne: la Russia, sulla quale tornerò più avanti, lo sviluppo delle relazioni con i nostri vicini nel settore dell’energia e la creazione di una rete per far fronte alle crisi energetiche esterne.
E’ essenziale rafforzare la cooperazione nel campo dell’energia con importanti paesi fornitori e di transito.
Ciò sta già avvenendo, con iniziative quali il nuovo Trattato che istituisce la Comunità dell’energia e il protocollo d’intesa sulla cooperazione energetica con l’Ucraina.
Dobbiamo gradualmente allargare i principi del mercato interno dell’energia a tutto il nostro vicinato.
Dobbiamo anche riunire i diversi settori di competenza che esistono in Europa per creare una rete più efficace nel rispondere alle crisi energetiche esterne.
Naturalmente, nel medio periodo, il miglior modo di far fronte alle crisi energetiche è la diversificazione: diversificazione delle fonti energetiche, dei paesi di origine e dei paesi di transito.
Di fatto, dobbiamo inserire l’energia in tutte le nostre politiche e porla al centro delle nostre relazioni con i nel mondo.
<P>
Infine, l’efficienza energetica è un altro elemento cruciale della nostra strategia.
Posso annunciarvi che la prossima settimana il Commissario Piebalgs – il Commissario per l’energia – e io proporremo un piano d’azione ambizioso, inteso a garantire l’adempimento del nostro impegno di risparmiare il 20 per cento dell’uso primario di energia entro il 2020.
<P>
Naturalmente, con il 25 per cento del petrolio e del gas consumato nell’Unione europea importato dalla Russia, la cooperazione energetica con questo paese è cruciale.
Il Presidente in carica del Consiglio ha appena spiegato perché è importante.
Dobbiamo rafforzare il partenariato sull’energia con la Russia.
Tale partenariato si deve basare su reciprocità, trasparenza, non discriminazione e apertura alla concorrenza, compresa la parità di condizioni per gli investimenti a monte e a valle.
Questo è l’unico modo di dotarci di una piattaforma stabile e sicura per le nostre relazioni nel settore dell’energia.
L’incontro con il Presidente Putin offrirà l’occasione di trasmettere un messaggio chiaro e, mi auguro, coerente dei dell’Unione europea.
<P>
Individuiamo tre obiettivi a lungo termine per le nostre relazioni con la Russia: vogliamo vedere una democrazia e un’economia di mercato funzionanti, in cui la Russia si dimostri all’altezza degli impegni internazionali che ha assunto; vogliamo una relazione strategica tra l’Unione e la Russia di ampia portata e basata sull’interdipendenza – la Russia ha bisogno dell’Unione europea e l’Unione europea ha bisogno della Russia – e vogliamo rafforzare la nostra cooperazione con la Russia sulle questioni internazionali.
Questo è ciò che intendiamo quando parliamo di multilateralismo efficace.
Abbiamo stabilito l’obiettivo di un accordo di ampio respiro per dare seguito all’attuale accordo di partenariato e cooperazione.
Vi sono vantaggi reciproci da trarre in ambiti quali gli investimenti e l’apertura del mercato, l’energia e l’efficienza energetica.
Abbiamo entrambi molto da guadagnare da un partenariato reale.
<P>
Colgo l’occasione per esprimere la mia profonda solidarietà alla famiglia di Anna Politkovskaja, brutalmente assassinata la scorsa settimana.
Voglio rendere omaggio alla sua ricerca implacabile della verità.
Ha difeso strenuamente la libertà di espressione in Russia.
<P>
Mi auguro sinceramente che i responsabili di questo delitto efferato siano individuati e assicurati alla giustizia.
<P>
Un altro tema che intendiamo affrontare è quello dell’immigrazione.
L’arrivo in massa di immigrati clandestini alle frontiere degli Stati membri meridionali dell’Unione europea è un problema europeo che richiede una soluzione europea.
Nel novembre 2006, la Commissione ha presentato una comunicazione con una serie di proposte pratiche per la risposta dell’Unione europea a questa sfida.
Su tali basi, il Consiglio europeo ha adottato una strategia globale in materia di immigrazione, definendo il modo in cui affrontarla nelle sue politiche interne ed estere.
In meno di un anno abbiamo visto l’avvio di molte azioni pratiche: operazioni congiunte nel Mediterraneo e nell’Atlantico, con il coordinamento dell’Agenzia per le frontiere, FRONTEX; cooperazione rafforzata tra i servizi incaricati dell’applicazione della legge degli Stati membri; migliore coordinamento del lavoro degli uffici di collegamento per l’immigrazione in Africa; dialogo con i principali paesi africani di origine e di transito, a livello bilaterale e multilaterale.
Per la prima volta, gli Stati membri lavorano insieme in operazioni congiunte per proteggere le frontiere esterne dell’Unione europea con il coordinamento di FRONTEX.
Tuttavia, dobbiamo essere onesti: non è sufficiente; occorre fare molto di più per affrontare in modo efficace i flussi migratori clandestini.
<P>
Per rafforzare la capacità di risposta dell’Unione europea, è della massima importanza che tutti gli Stati membri dell’Unione lavorino insieme in uno spirito di solidarietà, non ultimo per assistere gli Stati membri che, diciamolo, sono in prima linea.
In vista del Consiglio europeo informale che si svolgerà a Lahti il 20 ottobre, ho scritto personalmente ai capi di Stato e di governo, sottolineando la necessità di tale solidarietà.
L’ideale ovviamente sarebbe disporre già degli strumenti comunitari, ma non li abbiamo ancora.
L’ideale ovviamente sarebbe avvalersi di una politica di immigrazione europea.
E’ assurdo avere 25 o 27 politiche di immigrazione in uno spazio in cui si può circolare liberamente, perché le decisioni prese da un paese hanno un effetto diretto sugli altri paesi.
Tuttavia, prima di disporre di un vero metodo comunitario per affrontare questi problemi, almeno ci aspettiamo che gli Stati membri cooperino bene tra loro.
<P>
Riteniamo che questo sia anche un esempio pratico di solidarietà europea.
<P>
Dobbiamo inoltre intensificare il lavoro con i paesi di origine e di transito.
Il piano d’azione concordato a Rabat a luglio costituisce una priorità fondamentale.
La Commissione si adopererà per assicurarne la corretta attuazione in stretta collaborazione con i paesi interessati.
Ma dobbiamo essere onesti anche in questo ambito.
Gli aspetti legati alla sicurezza non bastano.
La soluzione di questo problema si troverà solo favorendo lo sviluppo sostenibile in Africa.
Tra l’altro, penso che dovremmo impegnarci in un dialogo ad alto livello con i paesi africani.
Non è strano che l’Unione europea abbia un dialogo con l’Asia e con l’America Latina a livello di capi di Stato e di governo, ma non con l’Africa?
Non è ora che l’Europa si impegni a stabilire un dialogo ad alto livello con l’Africa?
A mio parere, abbiamo il diritto e il dovere di farlo.
Questo è il messaggio che ho trasmesso di recente alle nostre controparti in seno alla Commissione dell’Unione africana ad Addis Abeba.
Questo è il motivo per cui siamo anche attivamente impegnati – tramite la cooperazione con i nostri africani – a esaminare la questione collettivamente.
<P>
In Europa, abbiamo bisogno anche di un processo decisionale a livello di Unione europea.
Quando emergono problemi urgenti e gravi, l’Unione deve essere in grado di reagire in modo appropriato.
Ciò significa applicare la clausola passerella prevista dall’articolo 67 del Trattato.
Non possiamo negarci la possibilità di garantire un’azione efficace.
<P>
Per concludere, il Consiglio europeo informale di Lahti offre una buona occasione per fare il punto delle attuali azioni dell’Unione europea nei settori che ho descritto e anche in diversi altri ambiti.
Ci attendiamo che i capi di Stato e di governo rinnovino l’impegno a trovare risposta ai problemi reali e pressanti dei cittadini dell’Unione europea e a realizzare un’Europa dei risultati, per poter avere maggiore fiducia in noi stessi e riuscire a risolvere alcuni dei gravi problemi che affliggono l’Unione.
<P>
Consentitemi di esporre un’ultima riflessione.
Una settimana fa ero nel Darfur.
Tra le terribili condizioni in cui vivono le persone in tale regione, ho visto una cosa che ho deciso di raccontare ai miei amici a Bruxelles: nelle ONG e in altre organizzazioni umanitarie, vi sono tantissimi giovani europei, lontani da casa, che rischiano ogni giorno la vita per aiutare gli africani.
Questo è il tipo di Europa di cui penso si debba essere fieri; un’Europa pronta a prestare aiuto e solidarietà, dimostrando grande coraggio.
Sono convinto che questo sia il tipo di Europa che tutti vogliamo: un’Europa aperta, generosa, orientata verso l’esterno.
Questa è l’Europa cui dobbiamo aspirare.
<SPEAKER ID="55" LANGUAGE="FR" NAME="Françoise Grossetête," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<P>
   . – Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, siamo sconvolti e indignati dall’assassinio di Anna Politkovskaja e ci poniamo molte domande sui motivi che hanno portato a questa tragedia.
E’ indispensabile che le autorità russe riescano presto a fare luce su questa tragedia e ci attendiamo che il Consiglio trasmetta un messaggio di fermezza su questo nuovo colpo inflitto a una professione che ogni anno versa un pesante tributo per poter essere svolta.
Permettetemi di rendere omaggio, attraverso Anna Politkovskaja, a tutti i giornalisti che, nel mondo intero, rischiano la vita per difendere la libertà di espressione, molto cara a noi tutti.
<P>
La riunione informale che si svolgerà a Lahti il prossimo 20 ottobre offrirà una nuova occasione per esaminare alcune questioni ricorrenti, quali la competitività, l’innovazione, l’immigrazione e la politica energetica.
Temo che la competitività e l’innovazione subiscano la stessa sorte dello sviluppo sostenibile: tutti ne parlano, tutti sono favorevoli, ma, quando si tratta di passare all’azione concreta, i buoni principi prendono il volo.
Gli esempi sono numerosi.
Potrei citare quello di GALILEO, di cui si è tanto lodata l’utilità, ma, quando si è dovuto programmarne il bilancio, tutto a un tratto non era più una priorità.
<P>
Per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto e i collegamenti ferroviari, ne raccomandiamo la realizzazione a sostegno della competitività, ma li sacrifichiamo sull’altare finanziario.
E che dire delle ambizioni sin troppo sbandierate riguardo alla ricerca, quando poi vediamo chiaramente il tipo di sostegno che in realtà viene accordato all’innovazione?
Non mi riferisco solo agli aiuti finanziari, ma anche all’applicazione della legislazione che incoraggia gli investimenti in Europa e apre la via delle esportazioni al di fuori del territorio europeo per le nostre PMI.
Mi attendo molto, quindi, dall’impegno del Consiglio a favore dell’Istituto europeo di tecnologia, al quale so che il Presidente della Commissione Barroso è molto legato, così come lo è il Parlamento.
In realtà, dal Consiglio non ci attendiamo più grandi impegni, ma azioni concrete.
<P>
La competitività è anche frutto delle normative che adottiamo, le quali devono garantire possibilità, non limitazioni.
Mi attendo che la Commissione europea assuma questi principi come punto di partenza, quando presenterà il suo programma legislativo per il 2007, e che il Consiglio segua lo stesso orientamento.
Mi attendo che il Parlamento abbia il coraggio di respingere le proposte che si limitano a lanciare grandi idee senza prevedere azioni concrete.
Anche le politiche devono essere competitive e quindi efficaci.
<P>
La competitività richiede altresì che si ricerchi un equilibrio commerciale a livello mondiale.
Le misure vanno sicuramente in questa direzione, ma non si possono adottare anche altre decisioni politiche forti, per esempio esigere di qualità equivalenti per tutti i prodotti importati nell’Unione europea?
<P>
Infine, riguardo alla questione energetica, mi auguro che le discussioni con il Presidente Putin permetteranno all’Europa di realizzare tutte le strutture necessarie a garantire l’indipendenza dell’approvvigionamento energetico.
A tal fine, parallelamente all’energia nucleare, essa deve inoltre riuscire a dotarsi di fonti energetiche rinnovabili.
<SPEAKER ID="56" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="57" LANGUAGE="DE" NAME="Martin Schulz," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<P>
   .
Signora Presidente, onorevoli colleghi, vi sono grato, signora Presidente in carica del Consiglio e signor Presidente della Commissione, per la descrizione esauriente dei temi che intendete discutere al Vertice informale.
Come spesso avviene in prossimità dei Vertici, siamo pieni di speranze.
Il Ministro Lehtomäki e il Presidente Barroso hanno detto meraviglie sull’innovazione, sull’immigrazione, sulla politica energetica, sul partenariato con la Russia e sul Darfur.
In circa 40 minuti, sono state esposte tutte le nostre preoccupazioni e ora ho qualche difficoltà a rispondere a tutte le questioni con la necessaria brevità.
<P>
Se, dopo il Vertice, in 40 minuti otterremo un riepilogo di ciò che è avvenuto in quella sede altrettanto ricco di risultati conseguiti e decisioni raggiunte, sarò molto felice, ma ho la vaga sensazione che le cose andranno come quasi sempre vanno, perché siamo bravi a descrivere i nostri problemi, mentre per risolverli incontriamo qualche difficoltà in più.
Il Presidente della Commissione afferma giustamente che gli investimenti nell’innovazione sono indispensabili, non solo qui, ma in tutti gli Stati membri, in particolare nelle attività di ricerca e sviluppo di tecnologie che garantiscano l’efficienza energetica.
<P>
Una delle decisioni cruciali a lungo termine, che dovremo adottare nei prossimi anni, riguarda la possibilità di far fronte alla crescita esponenziale della domanda di energia nel mondo tramite il conseguimento di una maggiore efficienza energetica.
Vale la pena di rilevare che una maggiore efficienza energetica richiede anche l’abbandono di un’economia fondata sullo sperpero, grazie a sviluppi tecnologici e investimenti nella ricerca che contribuiscano a garantire che i prodotti che siamo in grado di sviluppare riducano il consumo energetico, anziché aumentarlo.
L’Europa è il continente che deve indicare la via attraverso il buon esempio, e per questo lei afferma a ragione che la nostra politica in materia di innovazione deve dare priorità all’innovazione nel settore dell’energia.
<P>
La mia seconda osservazione è che sia il Presidente della Commissione sia la Presidente in carica del Consiglio evidenziano giustamente la necessità di controllare l’immigrazione, ma il modo in cui il problema è affrontato attualmente non fornisce una soluzione, e ringrazio il Presidente Barroso per essersi espresso in modo molto chiaro in proposito.
Non ripeterò ciò che altri hanno giustamente affermato, ovvero che lo sviluppo sostenibile nel cosiddetto Terzo mondo affronta le cause alla radice dell’immigrazione, ma le frontiere esterne nell’Europa meridionale e orientale sono frontiere esterne condivise da tutti noi; chi riesce a entrare nel nostro territorio è libero di circolare nell’intero spazio Schengen.
Gli Stati membri non possono quindi affermare che risolveranno le questioni per proprio conto o che il massimo che faranno sarà affrontarle a livello intergovernativo, ma non permetteranno il trasferimento dei loro poteri a Bruxelles, e questo lo dico non ultimo al governo del mio paese, che lei, Presidente Barroso, ha incontrato oggi.
Anche la Germania deve comprendere che così non funziona; è una lezione che deve essere appresa, anche dal ministro degli Interni tedesco.
<P>
Consentitemi di aggiungere un’osservazione a ciò che è stato detto a proposito della nostra politica sulla Russia.
La politica che stiamo definendo assieme alla Russia sarà la base per un accordo di cooperazione rinnovabile con tale paese.
E’ ovvio che discussioni come quella che svolgiamo oggi sul caso di Anna Politkovskaja suscitino reazioni emotive.
L’onorevole Saryusz-Wolski, per esempio, che mi sta ascoltando con grande attenzione, è tra coloro che si scaldano sempre molto quando si parla della Russia, e quindi ciò che ho da dire lo dico anche a lui.
In Russia non stanno forse succedendo molte cose che non sono di nostro gradimento?
Di sicuro – come lei ha detto – vogliamo vedere una democrazia e un’economia di mercato funzionanti in Russia, ma su un punto dobbiamo essere chiari: a prescindere dall’ulteriore approfondimento o sviluppo che interesserà eventualmente la democrazia della Russia, questo paese – anche così com’è strutturato oggi – è un strategico indispensabile per l’Unione europea.
<P>
Dico quindi che è vero, dobbiamo parlare dello stato della democrazia in Russia, ma non possiamo rivolgerci a tale paese con arroganza e superbia.
Deve essere chiaro a tutti che la Russia è senza dubbio un necessario per la politica energetica e soprattutto per la risoluzione dei confitti nel mondo, che si tratti dell’Iran, del Medio Oriente o di qualsiasi altro paese, e che essa cercherà di cooperare con noi sullo stesso piano e con pari diritti. Questa condizione di parità va riconosciuta alla Russia, così come a tutti i nostri altri .
Considero quindi indispensabile il dialogo sulla democrazia, ma esso deve basarsi su una valutazione realistica della situazione.
<P>
Ho molto apprezzato che il Presidente della Commissione abbia menzionato il Darfur.
La situazione in tale regione dimostra – e non per la prima volta – quanto sia fondamentale che l’Unione europea, in quanto portatrice di pace, riunisca le persone al di là dei confini religiosi, etnici e nazionali e, tramite questa integrazione, promuova la pace.
Questo è un bene da esportare, e la sua diffusione nel mondo va accolta con favore.
<SPEAKER ID="58" LANGUAGE="EN" NAME="Graham Watson," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE">
<P>
   . – Signora Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, i democratici e i liberali le fanno i migliori auguri per Lahti.
Detenere la Presidenza nella seconda metà dell’anno non è mai facile, e i colloqui informali attorno a un tavolo con 25 capi di governo sono difficili da immaginare.
Scommetto che non riuscite nemmeno a farli stare tutti in una sauna!
<P>
All’ordine del giorno figurano questioni importanti e molto varie, come l’energia, l’innovazione e l’immigrazione, anche se, come lei afferma, il punto cruciale sarà intrattenere il Presidente della Federazione russa.
Riteniamo che gli Stati membri debbano fare quadrato attorno alla bandiera dell’Unione e condannare gli attacchi alla libertà e alla proprietà privata in un paese in cui è appena stato spento l’ennesimo faro del pensiero indipendente.
Il Presidente Putin ha senz’altro studiato il motto di Machiavelli: “I principi che hanno fatto grandi cose sono quelli che hanno dato la loro parola con leggerezza, e che hanno saputo aggirare con l’astuzia gli uomini e alla fine hanno superato quelli che si sono basati sulla lealtà”.
Il Presidente Putin ammette che la reputazione del suo paese è macchiata dall’assassinio di Anna Politkovskaja, ma non aggiunge che negli ultimi anni sono stati assassinati altri 40 giornalisti nel suo paese.
<P>
I democratici e i liberali rendono omaggio ad Anna Politkovskaja.
Tra le sue critiche allo stato della libertà e della democrazia in Russia, ha scritto, in un libro intitolato , “Sì, in Russia è arrivata la stabilità.
E’ una stabilità mostruosa, sotto la quale nessuno cerca giustizia in tribunali che ostentano il proprio servilismo e la propria partigianeria. Nessuna persona sana di mente può cercare protezione nelle istituzioni incaricate di difendere la legge e l’ordine, perché sono completamente corrotte.
La legge del taglione è all’ordine del giorno”.
“Il Presidente stesso”, prosegue, “ha dato l’esempio, distruggendo la nostra principale impresa petrolifera, la , dopo averne incarcerato il direttore esecutivo, Mikhail Khodorkovsky.
Putin ha ritenuto che Khodorkovsky gli avesse fatto uno sgarbo personale, e si è vendicato”.
<P>
Signora Presidente in carica del Consiglio, la Russia ha bisogno dell’Unione europea tanto quanto l’Unione europea ha bisogno della Russia.
I russi hanno bisogno del nostro mercato del petrolio e del gas.
Siamo i loro maggiori clienti.
Lasciate quindi che i nostri capi di Stato e di governo parlino con il Presidente Putin di petrolio e di gas, ma fate in modo che non usino mezzi termini su un regime sempre più dittatoriale.
Fate anche sì che si preparino a una vita senza la dipendenza dalla Russia, attraverso una riflessione congiunta sull’energia e sull’ambiente.
In una settimana in cui Al Gore promuove il suo sulla “scomoda verità” del cambiamento climatico, la nostra politica energetica deve assolutamente tenere conto dell’urgente necessità di cambiare rotta.
<P>
Lahti dà seguito alla riunione di Hampton Court dell’anno scorso, dove i europei hanno approvato piani volti a creare un mercato europeo dell’energia, migliorare la competitività e i livelli di istruzione e affrontare la crescente pressione dell’immigrazione.
Negli ultimi 12 mesi, l’azione in tutti questi ambiti è diventata sempre più urgente.
La Commissione ha giustamente individuato le necessità, ma gli Stati membri continuano a negare le risorse.
La Commissione propone un autentico mercato interno dell’energia, con la separazione delle reti com’è stato fatto con le telecomunicazioni, la creazione di un osservatorio per controllare le riserve, lo sviluppo di un energetico più sostenibile e la realizzazione di risparmi energetici.
Accogliamo con favore queste proposte, ma è necessario che il Consiglio proceda.
Il Presidente Barroso vuole un Istituto europeo di tecnologia.
Andate avanti, se riuscite a raccogliere i fondi necessari!
L’immigrazione è presentata, da un lato, con dati che indicano la necessità di incoraggiare l’immigrazione di manodopera qualificata e, dall’altro, con titoli sui giornali che alimentano i timori populisti di ospiti indesiderati che sottraggono posti di lavoro e prestazioni sociali.
<P>
Per avere successo il Consiglio deve agire in modo efficace e a tal fine è necessaria la clausola passerella prevista dall’articolo 43.
Mi auguro che la Presidenza finlandese continui a esercitare pressioni al riguardo.
Sosteniamo la Presidenza finlandese e il suo approccio modesto e pragmatico nei confronti delle imprese europee.
Tuttavia, signora Presidente in carica del Consiglio, temiamo che siate già eclissati dalla prossima Presidenza tedesca.
Le questioni sono rinviate; i stranieri corteggiano il Cancelliere Merkel.
Il ministro degli Esteri tedesco assume il comando.
Non dobbiamo suscitare aspettative troppo alte sui risultati che potrà conseguire la Germania, ma nemmeno ridurre le nostre aspettative riguardo ai traguardi alla portata della Presidenza finlandese.
La Presidenza deve dimostrare che, per usare le parole della canzone di Monty Python, “La Finlandia vince tutto”!
<SPEAKER ID="59" LANGUAGE="DE" NAME="Daniel Cohn-Bendit," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE">
<P>
   . – Signora Presidente, onorevoli colleghi, il nostro gruppo ha invitato due volte Anna Politkovskaja al Parlamento europeo affinché ci descrivesse la situazione in Cecenia e la situazione della libertà di espressione in Russia.
<P>
Penso sia infine giunto il momento di fare i nomi.
Qualcuno ha affermato che i colpevoli devono essere condannati; bene, cenerete con uno di loro: il Presidente Putin.
Smettiamola di prenderci in giro; in Russia oggi vige un sistema che giorno dopo giorno riduce la libertà di opinione. I quotidiani vengono acquistati e poi spariscono dalla circolazione e i loro proprietari finiscono in galera.
Questo succede tutti i giorni.
<P>
L’onorevole Schulz ha ragione: abbiamo effettivamente bisogno della Russia, ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che la Russia con la quale dobbiamo trattare è una Russia che non ha paura di far sparire le persone dalla circolazione e posso predire l’evoluzione che avrà la sua storia, perché è già stata scritta in un libro di prossima pubblicazione, intitolato , di Vladimir Sorokin, che vi esorto a leggere.
Nel libro l’autore descrive, dal punto di vista di un funzionario dei servizi di sicurezza, ciò che succede oggi in Russia, e lo leggeremo: un piccolo delinquente, un piccolo spacciatore di droga, è arrestato, condannato a “vita” e tradotto in una prigione sull’altro versante degli Urali; poi diranno: “Ecco, ne abbiamo preso uno!”.
Tuttavia, come nel caso degli altri 40 giornalisti e dei quotidiani, nessuno chiederà per conto di chi avesse commesso il reato, chi gli avesse fornito il denaro, perché nessuno è interessato a sapere, perché – come abbiamo visto ieri sera alla televisione tedesca, quando il Cancelliere Merkel ha incontrato il Presidente Putin – abbiamo bisogno di Vladimir Putin.
Perché abbiamo bisogno di lui?
Perché noi – intendo la Germania, con la sua grande coalizione rosso-verde, che ha concluso un trattato impossibile con la Russia e impedito l’europeizzazione della politica energetica – abbiamo stabilito un legame con la Russia.
In ogni caso, si devono fare i nomi, poi, forse, riusciremo a ottenere qualcosa.
<P>
E’ chiaro che si devono condurre negoziati con la Russia, ma sono fermamente convinto che sia di nuovo ora di adottare il giusto atteggiamento.
E’ chiaro che possiamo ridere quando acquista lo Shalke 04, quando Roman Abramovich acquista il Chelsea; possiamo trovare tutto questo divertente, proprio come pensiamo che sia fantastico che il Presidente Putin sia sempre con noi e ogni sabato vada a vedere le partite del campionato federale. Soltanto che il prezzo che paghiamo è il prezzo pagato dalla popolazione russa ed è il prezzo pagato dalla popolazione cecena, cioè il prezzo che si paga semplicemente per convivere con uno dei più pericolosi sistemi di oppressione, sorridergli amabilmente e altrimenti guardare da un’altra parte.
Considero assolutamente vergognoso guardare da un’altra parte.
Dichiariamo di essere inorriditi, poi torniamo sulla terra e diciamo: “Oh, Vladimir, pensi di avere un problema?
Che cosa ti induce a fare queste cose?
Ma è bello che paghi i conti con maggiore rapidità”.
Quindi va tutto bene.
Questo è il nostro atteggiamento.
<P>
In sintesi, posso solo dire che risolveremo le questioni energetiche, la questione dell’immigrazione e tutte le altre questioni, soltanto se – e su questo punto ha ragione l’onorevole Watson – a un certo punto parleremo francamente dei problemi reali e diremo onestamente ciò che intendiamo o non intendiamo fare.
A mio parere, dobbiamo senz’altro negoziare con il Presidente Putin, ma ciò non significa che dobbiamo cenare con lui come vecchi amici.
<SPEAKER ID="60" LANGUAGE="FI" NAME="Esko Seppänen," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL">
<P>
   . – Signora Presidente, Ministro Lehtomäki, il governo finlandese voleva organizzare un Vertice dell’Unione in Finlandia, probabilmente per mostrare a tutti il felice andamento dell’eccellente competitività finlandese.
Il passaggio del tempo ha aggiunto altre tematiche all’ordine del giorno e, per la gioia della Finlandia, il Presidente russo parteciperà alla cena organizzata per i capi di Stato e di governo.
La questione delle indagini sull’omicidio della giornalista Anna Politkovskaja dovrà quindi essere sollevata come prova del fatto che lo Stato di diritto in Russia funziona realmente.
<P>
In nome del nuovo liberalismo, le forze di destra dell’Unione vogliono smantellare e cancellare validi sistemi di istruzione e validi sistemi di sicurezza sociale.
Chiedo al governo finlandese di dire a questi nuovi liberali dell’Unione che i servizi pubblici sono il segreto della competitività finlandese.
Dite anche loro che la liberalizzazione avanzata dei mercati dell’elettricità nei paesi nordici ha fatto aumentare il prezzo dell’elettricità e che lo Stato, non il mercato, deve assumersi la responsabilità della sicurezza energetica.
Non insistete sugli obiettivi di Lisbona.
L’Unione europea non sarà l’economia basata sulla conoscenza più competitiva del mondo entro il 2010.
Un’economia costruita sui sogni mi ricorda quella di Kruscev, che 50 anni fa alle Nazioni Unite promise che l’Unione sovietica avrebbe superato il tenore di vita degli Stati Uniti d’America nell’arco di un decennio.
<P>
Il nostro gruppo non riesce a comprendere la decisione del governo finlandese di ratificare la defunta Costituzione dell’Unione in Finlandia.
Al mio governo, direi questo: vi troverete di fronte a forze contrarie, proprio come è successo quando insistevate sulla necessità che l’Unione adottasse un codice penale comune a maggioranza qualificata.
Così facendo, distruggereste la memoria storica delle nazioni.
Porti i miei saluti al Primo Ministro, Ministro Lehtomäki.
Tenete alta la testa per il resto del semestre di Presidenza.
Potreste persino tentare di pensare da soli qualche volta, anziché essere sempre una specie di esercizio di riscaldamento per la Presidenza successiva, molto più grande della Finlandia.
Al Presidente Barroso, vorrei dire che in diversi casi non esiste una base giuridica adeguata per realizzare le sue idee ambiziose, anche se di sicuro nel mondo vi è spazio per le idee ambiziose.
<SPEAKER ID="61" LANGUAGE="EN" NAME="Brian Crowley," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN">
<P>
   . – Signora Presidente, vorrei unirmi anch’io agli onorevoli colleghi e ringraziare la Presidente in carica del Consiglio e il Presidente Barroso per le loro dichiarazioni di oggi.
Affronterò innanzi tutto le questioni semplici e quindi passerò a quelle più complesse che attendono il Vertice.
<P>
Abbiamo il diritto di dire ai russi che esigiamo norme in materia di libertà di espressione, obbligo di rendere conto e libertà e sicurezza della vita umana quando si mette in discussione l’autorità.
Come ha giustamente ricordato l’onorevole Watson, negli ultimi due anni e mezzo in Russia sono stati uccisi 40 giornalisti.
E’ indicativo che nessuno sia stato arrestato in relazione a questi 40 decessi, che nessuno sia stato condannato in relazione a questi 40 decessi.
Aspettarsi che tutt’a un tratto siano presi provvedimenti per l’orribile assassinio di Anna Politkovskaja commesso in questi ultimi giorni, a mio parere significa comportarsi come gli struzzi che nascondono la testa nella sabbia.
Soltanto in presenza di un impegno e un dialogo reale con la Russia possiamo garantire un rapporto di parità tra l’Unione europea e la Russia, nonostante la nostra dipendenza dalla Russia per l’energia, nonostante la dipendenza della Russia dai nostri mercati e nonostante l’interazione presente in termini geopolitici tra l’Europa orientale e la Russia.
<P>
Ritengo che ora si debba dare prova di coraggio, definendo norme e orientamenti chiari in merito a ciò che ci attendiamo dai nostri riguardo alle loro relazioni.
Non si tratta solo della morte della giornalista, per quanto atroce possa essere; non si tratta solo della Cecenia; si tratta anche del trattamento che i russi hanno riservato alla Georgia nel recente passato e delle azioni che hanno intrapreso.
Se, da un lato, le autorità russe condannano i combattenti della resistenza cecena, dall’altro sostengono i “combattenti della resistenza” in alcune zone della Georgia.
Hanno sottoposto l’economia della Georgia a enormi pressioni, non solo in termini economici, ma anche in termini umani, deportando centinaia di migliaia di georgiani dalla Russia nel loro paese, negando loro l’accesso all’istruzione e alle imprese che possiedono e controllano legittimamente in Russia.
Tutto ai fini di una “maggiore chiarezza”.
<P>
La mia prossima osservazione riguarda l’Istituto europeo di tecnologia, la ricerca e lo sviluppo e ciò che occorre fare a tal fine.
Sono un grande sostenitore del piano del Presidente Barroso riguardante la necessità che l’Europa si ponga all’avanguardia e compia il balzo dal XX al XXII secolo, in termini di misure da adottare a favore della ricerca e sviluppo e degli investimenti nella tecnologia.
<P>
Tuttavia, prima che ciò possa accadere, dobbiamo garantire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale e dei diritti brevettuali, per permettere che vi sia innovazione e che si effettuino investimenti.
E’ facile costruire la struttura di un edificio in cui ospitare un istituto di tecnologia.
E’ più difficile introdurre il quadro legislativo che ne permetta la realizzazione.
<P>
Infine, signora Presidente – se mi è concessa la stessa libertà di cui hanno goduto i presidenti degli altri gruppi – quando parliamo di energia, di politica energetica comune e di fabbisogno energetico, una delle maggiori opportunità che ci stiamo negando è l’energia rinnovabile che possiamo creare e coltivare nel nostro territorio.
Dal momento che gli agricoltori risentono dei cattivi accordi conclusi dal Commissario Mandelson nei negoziati dell’OMC, o l’agricoltura è minacciata, è necessario investire nelle energie rinnovabili.
<SPEAKER ID="62" LANGUAGE="DA" NAME="Jens-Peter Bonde," AFFILIATION="a nome del gruppo IND/DEM.">
<P>
   – Signora Presidente, l’amica danese di Anna Politkovskaja non riesce a ottenere un visto per la Russia e ho chiesto all’Alto rappresentante Solana di sollevare la questione nel momento opportuno.
<P>
Mi rivolgo ora alla Presidenza finlandese.
Amo la Finlandia.
Siedo su sedie e metto fiori in vasi disegnati da Alvar Aalto e uso un telefono .
Rispetto i politici finlandesi sin da quando ero giovane, ho collaborato con il vostro ministro degli Esteri nel SEE e con il vostro Primo Ministro in seno alla Convenzione.
Ora devo chiedere costernato: che cosa è successo alla Finlandia?
Come diamine si sono persuasi i politici finlandesi a ratificare una Costituzione respinta in Francia e nei Paesi Bassi, che quindi non esiste più?
E’ vero che i membri del gruppo parlamentare di centro dovranno votare contro le loro stesse convinzioni?
La grande maggioranza degli elettori finlandesi è contraria alla Costituzione, eppure la imponete senza un .
E’ una vergogna!
Anziché piegarvi alla frusta del Primo Ministro Vanhanen e adottare una nuova politica di finlandizzazione, con la quale la Finlandia si trasformerà nel diciassettesimo Stato della Germania, dovreste cominciare da zero con una nuova Convenzione direttamente eletta, in tutti i paesi e un documento che gli elettori siano soddisfatti di approvare.
<P>
La Finlandia attualmente ha il 7,8 per cento dei voti necessari per raggiungere una minoranza di blocco in seno al Consiglio dei ministri, quindi gli altri paesi sono obbligati ad ascoltarla.
Proprio per questo abbiamo una preziosa cultura del consenso in seno al Consiglio dei ministri.
La Costituzione introdurrebbe una doppia votazione a maggioranza, con il risultato che si voterebbe sulla base delle dimensioni della popolazione.
Ciò ridurrebbe la quota finlandese per una minoranza di blocco dal 7,8 al 3,3 per cento, per cui non vi sarebbe più alcun bisogno di ascoltare la Finlandia e altri piccoli paesi dell’Unione.
La quota tedesca di voti aumenterebbe di conseguenza dal 32 al 51 per cento.
La Germania e la Turchia sarebbero quindi in grado di determinare la velocità di sviluppo dell’Unione europea allargata.
La doppia maggioranza abolirebbe la cultura del consenso nell’Unione e l’eliminazione dei Commissari nazionali renderebbe difficile garantire il corretto funzionamento dell’Unione a livello quotidiano.
La senza dubbio se la caverebbe, ma alle numerose piccole e medie imprese e autorità locali mancherebbe il contatto attraverso il governo finlandese, se non ci fosse più un Commissario finlandese attorno al tavolo.
Inoltre, il sistema di rotazione ovviamente proseguirebbe finché – verità – il corso degli eventi farà sì che Malta subentri alla Francia.
Mantenete un Commissario per ogni Stato membro e preservate la cultura del consenso in seno al Consiglio dei ministri, anziché adottare il progetto respinto di Trattato costituzionale.
<SPEAKER ID="63" LANGUAGE="NL" NAME="Koenraad Dillen (NI )." AFFILIATION="élite">
<P>
   – Signora Presidente, come è già stato ricordato, quando i capi di Stato e di governo europei si riuniranno a Lahti il 20 ottobre, affronteranno anche il tema dell’immigrazione.
Il punto tuttavia è quali conclusioni trarranno.
Due settimane fa, si è consumata l’ennesima tragedia lungo le coste europee, che ha coinvolto sfortunate persone in cerca di asilo.
Ancora una volta, la colpa è di trafficanti senza scrupoli disposti a estorcere enormi somme di denaro per trasportare in Europa persone in cerca di fortuna.
Ancora una volta, il ribaltamento di un’imbarcazione di clandestini al largo delle coste di Lampedusa ha mietuto vittime; gran parte dei passeggeri e dell’equipaggio è stata tratta in salvo appena in tempo.
Per prevenire il ripetersi di tali tragedie – al largo di Lampedusa, delle isole Canarie e ovunque lungo le nostre frontiere esterne – l’Europa deve trasmettere segnali chiari, perché in momenti estremi sono necessarie misure estreme.
Dobbiamo essere duri con i trafficanti di persone.
Le pene non saranno mai abbastanza severe.
Parallelamente, si dovrebbe adottare una politica rigorosa in materia di asilo, che dimostri al resto del mondo che l’Europa intende seriamente proteggere le sue frontiere.
Questo è il motivo per cui vorrei cogliere l’occasione per congratularmi con gli svizzeri per la scelta sensata che hanno fatto in tutti i cantoni di irrigidire le condizioni giuridiche per l’immigrazione e l’asilo, perché, paradossalmente, in questi ambiti una politica rigorosa, umana ed equa è la migliore soluzione.
<P>
Vorrei quindi esprimere l’auspicio che i capi di Stato e di governo europei, al Vertice informale di Lahti, riflettano sull’esempio svizzero, perché l’Europa deve imparare ad ascoltare i suoi cittadini quando si tratta di questioni sociali di grande importanza.
Per esempio, abbiamo visto l’arroganza con cui l’eurocrazia insiste su una Costituzione respinta da gran parte della popolazione, come in Francia e nei Paesi Bassi.
Quando i cittadini hanno voce in capitolo, i loro pareri sono spesso del tutto incompatibili con le decisioni adottate sopra le loro teste da un’ che ha scarsa familiarità con il mondo reale.
Ciò è senz’altro vero anche nel caso della pressante questione dell’immigrazione.
<SPEAKER ID="64" LANGUAGE="EN" NAME="Tunne Kelam (PPE-DE )." AFFILIATION="La Russia di Putin">
<P>
   – Signora Presidente, penso che il miglior modo di rendere omaggio al lavoro di Anna Politkovskaja sia leggere il suo libro , già segnalato dall’onorevole Watson.
<P>
Dobbiamo essere consapevoli del fatto che le intimidazioni, le vessazioni e gli omicidi sistematici di giornalisti indipendenti, assieme alla mancanza di risultati nelle indagini, hanno creato un clima di impunità in cui gli assassini sembrano non temere la legge.
Questa tendenza sta danneggiando gravemente la reputazione della Russia quale paese che presiede il Consiglio d’Europa.
Mette anche in dubbio i nostri valori comuni.
Vorrei quindi chiedere alla Presidenza del Consiglio dell’Unione europea di sollevare la questione al prossimo Vertice di Lahti.
<P>
Il gruppo PPE-DE invita altresì la Commissione e gli Stati membri dell’Unione ad assumere una posizione decisa, insistendo sul ripristino della libertà di stampa e sul rispetto dei giornalisti indipendenti, quali condizioni essenziali per il rinnovo dell’accordo di partenariato e di cooperazione il prossimo anno.
Soltanto quando l’Unione trasmetterà il chiaro messaggio che attribuiamo alla vita di questa donna coraggiosa un valore non inferiore a quello del petrolio e del gas, la situazione in Russia comincerà a cambiare.
<P>
L’unico modo per onorare veramente l’appassionato impegno di Anna Politkovskaja a favore della verità, della giustizia e della dignità umana è compiere sforzi comuni per realizzare il suo sogno di una Russia democratica, in cui i cittadini possano dire la verità senza pagarne il prezzo con la vita.
<SPEAKER ID="65" LANGUAGE="DE" NAME="Hannes Swoboda (PSE )." AFFILIATION="know-how">
<P>
   – Signora Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, non vi sono dubbi: per quanto riguarda le nostre relazioni con la Russia, ci troviamo in una posizione molto difficile.
L’omicidio di Anna Politkovskaja può essere il più recente, ma non è l’unico, perché episodi simili non sono particolarmente rari.
E’ una questione che ci imbarazza, ma dovrebbe imbarazzare ancora di più la Russia, molto di più.
<P>
Vorrei fare alcune osservazioni su tre settori problematici, in cui le nostre relazioni con la Russia sono irte di difficoltà.
In primo luogo, com’è già stato detto, vi sono i diritti umani e la libertà di opinione.
Ciò che consideriamo particolarmente deplorevole è che la Russia non si renda conto che essa stessa è danneggiata dalla repressione della libertà di opinione e dagli abusi dei diritti umani che avvengono nel suo territorio.
Tutto ciò forse può danneggiare anche noi, interferendo nelle nostre relazioni con la Russia, ma è la Russia a esserne più danneggiata, perché questa situazione ostacola il suo sviluppo positivo e democratico.
<P>
In secondo luogo, vi è la politica di vicinato e, anche se oggi l’Ossezia meridionale e la Transnistria non sono all’ordine del giorno, è comunque vero che noi, nell’Unione europea, consideriamo inaccettabile la politica della Russia nei confronti dei suoi vicini.
<P>
Non è accettabile che sia la Russia a decidere le sorti della popolazione dell’Ossezia meridionale o della Transnistria.
Sono le persone che vivono in tali regioni a dover decidere il proprio destino e devono deciderlo in modo libero, non subendo violenze e pressioni militari, forse persino esercitate dalla Russia. Dovremo quindi parlarne in termini molto chiari con la Russia.
<P>
Infine, vi è la questione dell’energia; concordo con tutti gli oratori intervenuti a favore di una politica energetica comune – come peraltro ha fatto il Presidente della Commissione in termini chiari e inequivocabili – ma mi chiedo quanti tra coloro che oggi applaudono avrebbero applaudito se avessimo detto, un anno fa, che abbiamo bisogno di una politica energetica comune.
Applaudiranno tutti quando dovranno riorganizzare anche le loro preferenze per allinearle a quella comune?
Il fatto è che chiediamo una politica energetica comune, ma non è stato detto alcunché sulla forma che dovrebbe assumere, e quando cominceremo a fare qualcosa per migliorare l’efficienza energetica, sviluppare forme di energia alternative e adottare le misure appropriate nel settore dei trasporti e degli alloggi, molti si alzeranno e diranno: “no, non intendevamo questo”.
<P>
Ma torniamo alla Russia.
Il nostro problema oggi è che le relazioni tra l’Unione europea e la Russia per quanto riguarda la politica energetica non sono equilibrate; purtroppo la Russia di Putin trasforma sempre più la politica energetica in una questione di potere politico, anziché fare come noi e trattarla come un fattore economico, e se intendiamo concludere accordi con la Russia, dovremo realmente farlo solo a condizione che i negoziati siano condotti su un piano di parità.
<P>
Un aspetto che la Russia deve tenere presente è che le riserve energetiche – le riserve di gas in particolare – si stanno esaurendo; non si esauriranno oggi, ma nell’arco di otto o dieci anni, forse dureranno dodici al massimo, e la questione è che cosa farà allora la Russia.
E’ anche nell’interesse della Russia comprendere che ha bisogno della nostra tecnologia, del nostro e dei nostri finanziamenti e deve quindi adoperarsi per costruire relazioni basate sulla parità per quanto riguarda la politica energetica.
Se, per le questioni energetiche, tratteremo insieme da pari a pari, perverremo anche alle giuste soluzioni.
In caso contrario, non sarà solo l’Unione europea a subirne le ripercussioni, ma anche la Russia.
Ne consegue che la Russia deve riconoscere quali sono i suoi interessi reali a lungo termine.
Ha molto da imparare dal dialogo con noi, con l’Unione europea.
<SPEAKER ID="66" LANGUAGE="FR" NAME="Hélène Flautre (Verts/ALE )." AFFILIATION="Cecenia: il disonore russo">
<P>
   – Signora Presidente, Anna Politkovskaja sa perché è morta.
La postfazione del suo ultimo libro si intitola: “Ho paura?”.
Perché scriveva?
Scriveva perché pensava che le parole potessero salvare delle vite.
Sapeva di essere in pericolo, era stata sequestrata, era stata vittima di un tentativo di avvelenamento, riceveva regolari minacce di morte.
E’ stata giustiziata semplicemente perché diceva la verità.
<P>
Nel suo libro, , scriveva: “Putin e il suo popolo hanno dato la loro benedizione a qualcosa che nessun paese può tollerare, ossia a una corruzione fondata sul sangue di migliaia di vittime, un esercito roso dall’anarchia militare, uno spirito sciovinista nell’apparato governativo mascherato da patriottismo, una retorica sfrenata dello Stato forte, un razzismo anticeceno ufficiale e popolare, con metastasi che si estendono ad altri popoli della Russia.
La Russia di Putin produce ogni giorno nuovi amanti dei pogrom e le aggressioni contro i caucasici sono diventate un fenomeno di ”.
Sapete quando ha scritto questo testo?
Lo ha scritto nel 2003, e che cosa succede oggi?
Retate, arresti arbitrari e persecuzioni contro i georgiani e contro le ONG che difendono i diritti umani, le quali hanno appena presentato una denuncia.
<P>
Che cosa risponde il Presidente Putin?
Il Presidente Putin dichiara che le misure adottate contro i georgiani sono appropriate e gli agenti dello Stato agiscono in conformità della legge russa.
Anna Politkovskaja non ha mai smesso di denunciare le violazioni dei diritti umani.
Mi auguro che i 25 avranno il coraggio di dire al Presidente Putin ciò che solo quella donna ha avuto il coraggio di dire e che non si limiteranno a pronunciare qualche bella parola sulle indagini...
<SPEAKER ID="67" LANGUAGE="PL" NAME="Mirosław Mariusz Piotrowski (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Presidente, la Presidenza finlandese ha dichiarato di voler attuare un partenariato tra l’Unione europea e la Russia nel settore dell’energia.
Vorrei chiedere come intende realizzarlo.
Finora non si è trattato tanto di partenariato, quanto di “finlandizzazione” delle relazioni UE-Russia.
<P>
La politica dell’Unione nei confronti della Russia si basa principalmente sulle concessioni, e ha anche posizioni ambigue.
Ciò va spesso a discapito dei nuovi Stati membri del Baltico, oltre che della Polonia.
Un esempio lampante è l’accordo russo-tedesco per la costruzione del gasdotto settentrionale europeo sul fondo del Mar Baltico.
La Russia usa abilmente la sua posizione monopolistica sul mercato europeo dell’energia.
Applicando il principio “dividi e impera”, la Russia sta siglando accordi con gli Stati più forti a scapito di quelli più deboli e l’Unione europea lo accetta umilmente.
Finora non siamo nemmeno riusciti a ottenere dalla Russia la ratifica della Carta europea dell’energia, un documento fondamentale dell’Unione riguardante il mercato dell’energia.
<P>
Il Vertice informale dei capi di Stato e di governo di Lahti, cui parteciperà il Presidente russo, deve determinare un cambiamento della situazione.
In questo ambito, più che in qualunque altro, l’Unione deve esprimere una sola voce e adottare una posizione negoziale risoluta.
<SPEAKER ID="68" LANGUAGE="FI" NAME="Eija-Riitta Korhola (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Presidente, la città in cui sono nata, Lahti, potrà essere lo scenario di un evento importante, quando ospiterà il Vertice dell’Unione.
Il tema in esame è più che idoneo per Lahti, una zona che ha avuto a lungo un alto profilo come centro di eccellenza per la tecnologia ambientale, perché non ha senso parlare di energia senza efficienza energetica.
Il modo più efficace di aumentare rapidamente l’autosufficienza nel settore dell’energia è migliorare l’efficienza e il risparmio energetici.
Quando svolgeremo il dialogo sull’energia con la Russia, dovremo dire anche che, dal punto di vista politico, non è saggio aumentare ancora di più la nostra dipendenza dalla Russia per l’energia.
<P>
Alla luce dei cambiamenti climatici, abbiamo bisogno di tutte le risorse che riusciamo a raccogliere.
Si devono riconoscere i giusti meriti di tutte le fonti energetiche a basse emissioni.
E’ ora di farla finita con l’idea che le energie rinnovabili e l’energia nucleare senza emissioni siano in qualche modo incompatibili.
Questa è un’illusione: è un pensiero che ricorre con immotivata frequenza quando si tratta di affrontare le questioni energetiche in maniera pragmatica.
<P>
Ho chiesto al ministro finlandese del Commercio e dell’Industria di inserire nel programma di Lahti il riesame delle condizioni di adesione della Bulgaria.
Mi riferisco alla decisione ingiusta e non necessaria di chiudere quattro dei sei reattori nucleari di Kozloduy.
Se esaminiamo oggi i criteri alla base di tale decisione, possiamo constatare che la condizione imposta alla Bulgaria a Helsinki sette anni fa è ormai superata.
E’ anche irragionevole alla luce degli obiettivi della politica energetica europea.
Sono stati introdotti miglioramenti e lo stesso gruppo di lavoro del Consiglio ha dichiarato che le centrali soddisfano le condizioni di sicurezza.
Ciononostante, dovranno essere chiuse entro la fine dell’anno.
<P>
Se la Finlandia non affronta il problema ora, vi sarà una carenza di energia non solo in Bulgaria, ma anche nei paesi vicini, dei quali la Bulgaria ha soddisfatto il fabbisogno energetico negli ultimi cinque anni.
L’affermazione della Commissione, secondo cui questi reattori potrebbero essere migliorati in termini economici, si è rivelata errata.
Kozloduy produce elettricità a meno di due centesimi al kilowatt/ora.
La loro chiusura può in parte essere compensata, facendo ricorso a centrali elettriche a combustione di lignite, in assoluto la fonte energetica più inquinante.
Si usano quindi fondi dell’Unione per passare da una tecnologia pulita a una inquinante.
E’ una follia.
<P>
Nel chiedere il riesame del caso, non dico che dovremmo venir meno all’accordo, bensì che dobbiamo esaminarlo alla luce delle informazioni attuali, in modo da prevedere flessibilità sulla data di chiusura.
Perché la Bulgaria dovrebbe aumentare le sue emissioni di gas a effetto serra, allorché dispone di un’alternativa che è stata dichiarata sicura?
<SPEAKER ID="69" LANGUAGE="FI" NAME="Reino Paasilinna (PSE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signora Presidente, onorevoli colleghi, chi parla di finlandizzazione in quest’Aula forse pensa alla propria situazione, poiché potrebbe dovere compiere molta strada prima di riuscire a raggiungere il livello della Finlandia in termini di democrazia e di economia; il nostro paese, infatti, è all’avanguardia in Europa.
<P>
E’ stato possibile raggiungere tale risultato grazie al duro lavoro svolto.
Venite, seguiteci!
I temi a Lahti sono investimenti e innovazione.
Sono priorità anche per la Finlandia.
Il livello di investimenti dell’Unione in attività di ricerca e sviluppo è del tutto inadeguato.
Gli obiettivi di Barcellona sono stati conseguiti soltanto da due paesi: uno è la Finlandia, l’altro è la Svezia.
Mi vergogno della miopia dei d’Europa.
L’Europa è in crisi costituzionale e al tempo stesso è spiritualmente impotente.
Non riusciamo a far fronte alla situazione in molti ambiti, perché non siamo in grado di stare al passo dei nostri concorrenti in materia di investimenti nella ricerca, e presto l’Oriente ci supererà.
<P>
In questo scenario scientifico frammentato, abbiamo urgente bisogno di costruire uno spazio europeo della ricerca efficiente, semplice e di alto livello.
Con la cooperazione e la collaborazione avremo successo.
Saremo uno spazio in cui tramonta il sole, se non porremo rapidamente in pratica l’innovazione.
Per quanto riguarda la creazione di un Istituto europeo di tecnologia, mancano fondi e orientamenti per il progetto.
In veste di relatore, il mio parere è: facciamo sì che vi sia innovazione e trasferimento dell’innovazione in realizzazioni pratiche; il nostro tenore di vita in tal modo migliorerà.
<P>
Consideriamo la Russia un strategico e rinnoveremo l’accordo di partenariato e di cooperazione.
Il terribile omicidio della giornalista Anna Politkovskaja non è compatibile con la Russia, che speriamo diventi un migliore per l’Unione europea.
Anna Politkovskaja ha lottato contro la corruzione e la violenza, lo dice persino il governo del suo paese.
Perché non le è stata offerta protezione?
Tutti erano a conoscenza delle minacce di morte.
Questa grave questione dovrà essere sollevata a Lahti.
<P>
L’Europa diventa sempre più dipendente dalle importazioni di energia.
La dipendenza cresce a ritmi fenomenali.
Poiché il nostro problema è la sicurezza degli approvvigionamenti, e la Russia ha il problema di trovare buoni clienti – ovvero di concludere accordi a lungo termine che possano aiutare il paese a investire nelle infrastrutture energetiche – propongo una soluzione che permetta di giungere a un accordo importante e di affrontare al contempo entrambe le questioni.
In tal modo, i mercati si apriranno sia in Russia sia nell’Unione europea secondo le stesse norme; verrà pertanto ratificato un accordo sull’energia nell’ambito dello stesso pacchetto.
In tal modo, garantiremo la sicurezza energetica per entrambe le parti e, ovviamente, soprattutto per noi.
<SPEAKER ID="70" LANGUAGE="FI" NAME="Satu Hassi (Verts/ALE )." AFFILIATION="mari">
<P>
   – Onorevoli colleghi, non dobbiamo permettere che le risorse energetiche della Russia e il nostro desiderio di ottenere forniture sicure di petrolio e di gas annebbino la nostra visione per quanto riguarda il peggioramento dello stato della democrazia e dei diritti civili in Russia.
La società civile versa in gravi condizioni in tale paese.
A seguito dell’assassinio di Anna Politkovskaja, ciò dovrebbe infine essere evidente a tutti.
<P>
Le violazioni dei diritti umani, le aggressioni e persino gli omicidi non prendono di mira solo l’opposizione politica, ma anche le minoranze nazionali, presenti in gran numero in Russia.
Una di esse è la nazione , e anche il Parlamento europeo ha prestato attenzione alle atrocità che ha subito.
<P>
I conflitti sulla nazionalità sono legati anche all’omicidio di Anna Politkovskaja.
E’ stata assassinata perché diceva la verità su ciò che avviene in Cecenia.
<P>
Il giorno dopo l’assassinio, migliaia di finlandesi si sono radunati di fronte all’ambasciata russa per una manifestazione a lume di candela senza precedenti.
Mi auguro che il governo finlandese, in quanto paese che esercita la Presidenza del Consiglio dei ministri dell’Unione europea, saprà esprimere alla Russia con altrettanta chiarezza l’indignazione e la preoccupazione che proviamo.
I diritti umani devono essere al centro delle relazioni con la Russia.
<SPEAKER ID="71" LANGUAGE="SV" NAME="Nils Lundgren (IND/DEM )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Signora Presidente, il Vertice di Lahti della settimana prossima affronterà la questione della politica energetica comune.
E’ l’ennesimo esempio della perseveranza con cui l’ politico, per fini unicamente legati al potere politico, sfrutta i vari problemi sociali per promuovere le posizioni dell’Unione.
In realtà, vi sono pochissimi motivi per condurre una politica energetica a livello di Unione europea.
<P>
Siamo in una fase storica in cui comincia a essere abbastanza certo che le emissioni di gas a effetto serra derivanti dalla combustione di carbone e idrocarburi provocano cambiamenti climatici.
Dobbiamo trovare il modo di risolvere il problema.
Tuttavia, nessuno in posizione di potere nell’Unione può decidere quali tipi di energia si debbano scegliere per garantire un approvvigionamento energetico sicuro per il futuro.
Inoltre, i fabbisogni dei diversi paesi variano ampiamente.
Alcuni paesi hanno il massimo interesse possibile a trovare metodi di separazione e stoccaggio del biossido di carbonio prodotto dalla combustione di carbone e petrolio.
Alcuni paesi possono permettersi di diventare dipendenti dal gas naturale della Russia, mentre altri preferirebbero riporre le loro speranze nell’energia nucleare, idrica, eolica e del moto ondoso, nella biomassa o nell’energia geotermica.
Vi sono vari modi in cui tutti potrebbero ridurre i loro consumi energetici.
A tal fine, i paesi devono essere liberi di sperimentare e di seguire diverse rotte.
Tramite questa concorrenza istituzionale tra paesi si compiono progressi.
L’idea che l’Unione prescriva la quantità di ogni tipo di energia da utilizzare è un concetto assurdo e pericoloso per il futuro dell’Europa.
<SPEAKER ID="72" LANGUAGE="EN" NAME="Struan Stevenson (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signora Presidente, sono molto lieto che il Presidente in carica del Consiglio abbia confermato che a Lahti le discussioni si concentreranno sulla questione dell’energia.
Come l’ultimo oratore, l’onorevole Lundgren, mi auguro che anche il cambiamento climatico sarà un elemento centrale di queste discussioni.
<P>
La protezione dei cittadini e del loro ambiente deve essere al centro della politica energetica.
Il cambiamento climatico e le sue possibili ripercussioni, l’inquinamento atmosferico nelle città, il deterioramento dell’ambiente urbano e tutte le altre nocività di cui siamo a conoscenza hanno un forte impatto sulla vita quotidiana dei cittadini in termini economici, sociali e sanitari.
<P>
Sappiamo che oggi il pianeta è 0,6°C più caldo rispetto a cento anni fa.
Sappiamo che entro il 2020 il nostro ambiente si sarà surriscaldato di altri 0,8°C e che il riscaldamento globale determinerà condizioni meteorologiche straordinarie, quali temporali, piogge più abbondanti e inondazioni.
Sentiamo dagli esperti che i livelli delle acque potrebbero elevarsi di un metro.
Se ciò dovesse accadere, per Stati come il Bangladesh e – più vicino a casa – i Paesi Bassi sarà una catastrofe.
La situazione è davvero seria.
L’inverno scorso abbiamo assistito a una crisi in Ucraina – che entrerà di nuovo in crisi stasera, quando scenderà in campo contro la Scozia! – e le nostre forniture di gas sono state interrotte per la prima volta da 40 anni a questa parte.
<P>
Importiamo il 22 per cento del nostro gas dalla Russia, e questa è una posizione pericolosa per l’Unione europea, perché, a seguito della crisi dell’anno scorso, abbiamo scoperto che alcuni nuovi Stati membri disponevano di forniture di riserva per sole 24 ore.
Come ha affermato il Presidente Barroso sul tema dell’immigrazione, nel campo dell’energia non possiamo andare avanti con 25, e presto 27, politiche energetiche disparate e totalmente distinte.
Dobbiamo dotarci di una politica energetica comune e coerente, gestita dal centro.
<SPEAKER ID="73" LANGUAGE="FR" NAME="Martine Roure (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, gli ultimi Vertici di Tampere e di Lussemburgo hanno di nuovo mostrato i limiti della politica europea in materia di immigrazione e i limiti della solidarietà tra i governi europei.
Di conseguenza, ci auguriamo che a Lahti riuscirete infine ad affrontare le cause alla radice dell’immigrazione.
<P>
Se vogliamo che arrivino meno persone alle nostre frontiere meridionali, la risposta non è e non sarà mai intensificare i pattugliamenti e accelerare i voli di rimpatrio.
Ho incontrato questi candidati all’immigrazione: tutte le speranze della loro famiglia e del loro villaggio sono riposte in loro e alcuni preferiscono sicuramente la morte al fallimento.
Combattere l’immigrazione clandestina non significa quindi condannare queste vittime e rispedirle a un destino cui tentano di sfuggire; combattere l’immigrazione clandestina significa affrontare chi organizza i traffici, chi inganna le persone offrendo loro la prospettiva di un futuro migliore in Europa, e significa affrontare chi sfrutta queste persone in Europa.
<P>
Non dovremmo anche rendere più flessibile la politica europea in materia di visti?
E’ così che si lotta contro la clandestinità.
Se è vero che abbiamo bisogno di lavoratori, vogliamo persone con diritti, non schiavi.
Dobbiamo accettare che le regolarizzazioni possono essere necessarie per lottare contro gli sfruttatori.
La tratta di esseri umani si può combattere con efficacia soltanto se adottiamo provvedimenti contro il lavoro nero e lo sfruttamento degli immigrati nei nostri stessi paesi.
<P>
Dobbiamo anche ammettere che da molto tempo paghiamo per l’Africa, dobbiamo ammettere che le nostre politiche di cooperazione allo sviluppo non sono state giuste e dobbiamo infine permettere lo sviluppo massiccio dei paesi poveri.
Finora, l’Europa si è accontentata di dichiarazioni di buone intenzioni.
Dobbiamo investire massicciamente in tali paesi e al tempo stesso agevolare la creazione di servizi pubblici accessibili a tutti e la costituzione di imprese che riconoscano una retribuzione adeguata ai loro dipendenti, il che – va detto – oggi non sempre avviene.
I lavoratori sono spesso sfruttati da imprese europee nei loro stessi paesi e, ribadisco, non dobbiamo avere paura di dirlo.
<P>
Infine, i nostri Stati membri devono rendersi conto che dobbiamo lavorare insieme e che non riusciremo a fare nulla di serio ciascuno per proprio conto.
Superiamo i nostri egoismi nazionali che ci portano dritti al disastro.
<SPEAKER ID="74" LANGUAGE="EN" NAME="Nigel Farage (IND/DEM )." AFFILIATION="acquis">
<P>
   – Signora Presidente, bene, siamo di nuovo qui: un altro Vertice dei capi di Stato, un’altra discussione sulla nostra competitività – o, dovrei dire, la nostra mancanza di competitività – e un altro totale spreco di tempo!
Siamo già stati qui, o sbaglio?
Vi ricordate, nel marzo 2000, l’agenda di Lisbona?
Sedevo qui ad ascoltare la magnifica dichiarazione secondo cui l’Unione sarebbe diventata l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo entro il 2010.
Non va molto bene, vero, Presidente Barroso?
Non penso che raggiungerete tali obiettivi nel corso dei prossimi tre anni e mezzo!
<P>
Poi lo abbiamo sentito dire l’estate scorsa, quando ci ha fatto visita il Primo Ministro Blair.
Si è alzato e ci ha detto che dovevamo affrontare la sfida della globalizzazione, e che potevamo farlo soltanto se l’Europa fosse diventata competitiva, se avessimo cominciato a investire più fondi nella ricerca e nello sviluppo.
E, naturalmente, nulla è successo.
Se davvero volete migliorare la competitività, ciò che dovete fare nel fine settimana è esaminare le 91 000 fitte pagine di legislazione che costituiscono l’comunitario e decidere di eliminarne una buona parte.
Se volete seriamente rendere l’Europa competitiva, se volete seriamente entrare nel mondo moderno, questo è ciò che dovete fare.
<P>
Trovo divertente che la Danimarca sarà lo studio economico per il fine settimana.
Certo, lo capisco, ha il tasso di occupazione più alto nell’Unione europea.
Mi chiedo se ciò sia dovuto al fatto che questo paese ha una moneta propria ed è in grado di gestire la sua politica di bilancio e monetaria.
Di fatto, le cifre relative alla disoccupazione al di fuori dell’area dell’euro corrispondono alla metà di quelle al suo interno.
La vera conclusione che dobbiamo trarre da questo fine settimana è quindi che occorre intervenire molto meno a livello europeo, perché tutto ciò che l’Unione tocca si trasforma in disastro.
<SPEAKER ID="75" LANGUAGE="PL" NAME="Bogdan Klich (PPE-DE )." AFFILIATION="leader">
<P>
   – Signora Presidente, la riunione tra i nostri e il Presidente Putin offrirà l’occasione di affrontare il problema delle forniture energetiche sicure e di esprimere la nostra estrema – ripeto estrema – preoccupazione per lo stato della democrazia e il rispetto dei diritti umani in Russia.
<P>
Troppe volte i nostri politici hanno nascosto la testa nella sabbia e troppe volte hanno accettato spiegazioni insignificanti dai russi, finché la coscienza del giornalismo russo, Anna Politkovskaja, è stata brutalmente assassinata, come Galina Starovojtova prima di lei.
Queste due vittime segnano l’inizio e la fine del processo di ritirata dalla democrazia in Russia.
La morte di Galina Starovojtova nel 1998 ha segnato l’inizio della ritirata dalle norme democratiche in tale paese, perché era un personaggio simbolico, dei democratici di San Pietroburgo.
L’assassinio di Anna Politkovskaja ha inflitto un duro colpo a ciò che rimane della stampa libera in Russia.
Chiunque abbia commissionato l’omicidio sapeva che la vittima era una persona ostinata, un simbolo della verità e del giornalismo indipendente.
<P>
Non conoscevo Anna Politkovskaja personalmente, ma ho avuto il piacere di lavorare assieme a Galina Starovojtova, e ho sempre ammirato il suo coraggio.
Per questo motivo, alla luce del loro sacrificio, e prima di subire gli effetti della ritirata dalla democrazia in Russia sulla nostra pelle, chiedo che il rispetto dei diritti umani e delle libertà civili in Russia sia posto come condizione per proseguire il dialogo politico con tale paese.
<SPEAKER ID="76" LANGUAGE="PT" NAME="Edite Estrela (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Presidente, all’ordine del giorni di Lahti figurano questioni molto importanti, quali la politica energetica, l’immigrazione clandestina, la competitività e l’innovazione.
Tuttavia, è inevitabile che si affronti anche il tema della libertà di stampa.
La democrazia, la libertà e i diritti umani sono questioni essenziali a un Vertice di questa importanza, cui è invitato anche il Presidente Putin, in un momento in cui l’assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja è in cima ai nostri pensieri.
<P>
Il Consiglio europeo deve esigere dal Presidente Putin che i responsabili di questo delitto efferato siano assicurati alla giustizia.
In un momento in cui l’Europa deve affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e l’aumento dei prezzi del petrolio, occorre migliorare con la massima urgenza l’efficienza energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili per il bene dell’economia e dell’ambiente e per la qualità della vita dei cittadini europei.
<P>
L’Unione europea deve diversificare le fonti e i fornitori di energia, privilegiando le energie rinnovabili in modo da rispettare i propri impegni nel quadro del Protocollo di Kyoto.
L’idea di collegare l’innovazione alla competitività è assolutamente sensata per la Presidenza finlandese e per il mio paese, il Portogallo.
Promuovere l’innovazione per rafforzare la competitività è uno dei percorsi indicati dalla strategia di Lisbona presentata dalla Presidenza portoghese nel 2000.
<P>
Alcuni giorni fa, in occasione della prima riunione dei coordinatori nazionali dell’agenda di Lisbona, sono stati presentati otto esempi di buone pratiche, selezionati dalle autorità europee.
Il Portogallo merita di essere elogiato per il progetto “Impresa in un’ora”.
<SPEAKER ID="77" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="78" LANGUAGE="EN" NAME="Gunnar Hökmark (PPE-DE )." AFFILIATION="partner">
<P>
   – Signor Presidente, l’assassinio di Anna Politkovskaja è una triplice tragedia.
E’ una tragedia personale, per la sua famiglia, ma è anche una tragedia per la società russa, perché è segno di uno sviluppo emergente in tale grande paese, ed è una tragedia per la democrazia, perché è stata assassinata un’importante esponente democratica in Russia.
E’ un passo indietro, che indebolisce la democrazia in tale paese.
<P>
Oggi è stato detto in Aula che dobbiamo essere realistici sulla democrazia in Russia.
Non so che cosa intendesse realmente l’oratore, ma proviamo a essere davvero realistici sulla democrazia in Russia: se non interverremo in difesa della democrazia in Russia, lasceremo persone come Anna Politkovskaja e migliaia di altre totalmente sole.
Se non interverremo in difesa della democrazia e dello Stato di diritto in Russia, non rafforzeremo le forze che possono rendere tale paese un luogo migliore e un migliore.
Astenersi dall’intervenire in difesa della democrazia non renderà la Russia un migliore nella politica energetica, né in altri settori.
<P>
Astenersi dal chiedere la democrazia e lo Stato di diritto non renderà la Russia una società migliore.
La Russia sarà un credibile per l’energia soltanto quando la democrazia sarà più forte e lo Stato di diritto sarà stabile.
Questo significa essere realistici sulla democrazia in Russia, e oggi dobbiamo dirlo chiaramente.
<P>
Presidente Barroso, alcune competenze che abbiamo nell’Unione europea – il mercato interno per la politica energetica, le reti transeuropee, le regole di concorrenza e la politica commerciale – sono gli strumenti che dobbiamo usare non solo nei confronti della Russia, ma anche di altre parti del mondo.
Sono le migliori basi per la futura politica energetica dell’Unione europea.
Usiamoli e procediamo passo per passo.
<SPEAKER ID="79" LANGUAGE="PL" NAME="Józef Pinior (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, l’Unione europea deve affrontare le sfide politiche, economiche e culturali dei tempi moderni.
In primo luogo, è giunto il momento di definire una politica comune europea in materia di energia, che preveda misure analoghe a quelle della politica europea per l’industria pesante dopo la Seconda guerra mondiale.
In secondo luogo, l’Unione europea deve dare una risposta comune ai problemi legati all’immigrazione clandestina di massa di persone provenienti da ogni angolo del mondo, che hanno notevoli ripercussioni su alcuni paesi.
Infine, dobbiamo compiere un importante passo avanti nello sviluppo della ricerca scientifica, di nuove tecnologie, della competitività e dell’innovazione economica negli Stati membri.
In Europa abbiamo ora bisogno di coraggio e visione e di una strategia lungimirante.
Dobbiamo approfondire l’integrazione e dotarci di una politica veramente comune e uniforme in questi tre settori.
<P>
Vorrei esprimere la mia soddisfazione per il fatto che il Presidente Putin sia stato invitato al Vertice di Lahti e per gli sforzi tesi a creare un partenariato strategico con la Russia.
Al tempo stesso, tuttavia, l’accordo con la Russia non deve essere perseguito a costo di tollerare le violazioni dei diritti umani e della libertà di stampa.
La Russia è un paese che ha un’immensa ricchezza di minerali, ma è soprattutto un paese che ha persone come la giornalista assassinata, Anna Politkovskaja, una donna il cui coraggio e la cui onestà sono un simbolo della Russia civica e le cui attività dovrebbero diventare un simbolo e un’ispirazione per l’Europa intera.
<SPEAKER ID="80" LANGUAGE="DE" NAME="Othmar Karas (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione di oggi, da un lato, mi sembra disincantata, ma, dall’altro, rinfrescante e incoraggiante.
Molti oratori hanno presentato analisi sobrie, indicato obiettivi corretti e detto verità pesanti, ma che cosa ne consegue?
Che cosa dobbiamo fare ora?
La fiducia si crea solo con l’azione, l’analisi non è sufficiente.
<P>
Vorrei trasmettere tre messaggi al Presidente del Consiglio per il Vertice.
Il primo è che, se ci ha ascoltati, ci avrà sentiti dire: non tratti i colloqui con Vladimir Putin come ordinaria amministrazione, non riduca il Vertice a una riunione sulla politica energetica, ma affronti anche tutte le questioni sollevate oggi.
In secondo luogo, presenti un calendario entro cui realizzare il mercato interno dell’energia nell’Unione, di cui ha parlato il Presidente Barroso. In terzo luogo, presenti un calendario entro cui l’Unione europea diventerà uno spazio della ricerca.
<P>
Per passare alla politica energetica, il partenariato con la Russia è solo un elemento della politica energetica di cui l’Europa ha bisogno.
La nostra priorità è una maggiore indipendenza energetica.
Siamo soprattutto favorevoli a dare priorità alla ricerca volta a ridurre il consumo energetico e a creare fonti di energia rinnovabili, e questo è il nostro grande contributo a sostegno dell’innovazione.
La esortiamo ad agevolare la partecipazione delle piccole e medie imprese all’innovazione e a permettere ai loro rappresentanti di prendere parte al dialogo tripartito.
<P>
Non dimenticate com’è cominciato l’anno, con la riduzione delle forniture di gas all’Ucraina, né che l’avvenimento recente più importante in Russia è l’assassinio di una giornalista critica, che ha suscitato nell’opinione pubblica molta più attenzione dei numerosi omicidi analoghi che lo hanno preceduto.
<SPEAKER ID="81" LANGUAGE="EN" NAME="Malcolm Harbour (PPE-DE )." AFFILIATION="leader">
<P>
   – Vorrei concentrare le mie osservazioni su uno dei temi principali del Vertice: l’innovazione.
Pochi oratori ne hanno parlato oggi.
Voglio solo incoraggiare il Presidente in carica del Consiglio e il Presidente Barroso a garantire che questo tema rimanga al centro delle discussioni.
Come lei ha rilevato, Presidente Barroso, non vi è paese migliore della Finlandia in cui svolgere questa discussione.
<P>
Sono lieto che nei vostri interventi abbiate parlato entrambi della concorrenza esercitata principalmente dalla Cina, dall’India e dalle altre economie asiatiche.
Dobbiamo cominciare a guardare fuori e valorizzare i veri punti di forza della nostra tecnologia.
Un aspetto che vorrei chiedervi di affrontare in particolare al Vertice – e per cui chiedere l’impegno dei europei – è la necessità di stimolare e utilizzare il potere delle autorità pubbliche.
Spendono miliardi di euro di fondi pubblici per mettere a punto nuovi servizi, ma non penso che siano in molte a riflettere sul modo in cui utilizzano tali fondi per generare innovazione e promuovere i nuovi prodotti e servizi che l’industria e le imprese europee sono pronte a fornire.
<P>
Prendiamo la come buon esempio, perché il Vertice si svolgerà in Finlandia, patria della .
Le reti senza filo, l’innovazione senza filo, i servizi senza filo: sono questi i tipi di prodotti che dobbiamo sviluppare per la salute, per l’istruzione, per migliorare la qualità dei servizi pubblici, per trasformare la qualità dell’esperienza dei cittadini nell’interazione con noi.
Questo è un aspetto che vorrei che fosse sempre presente nei vostri programmi con i europei perché, se riusciremo a farlo, faremo grandi passi avanti.
Sappiamo che altri paesi lo fanno, in particolare gli Stati Uniti.
<P>
Per concludere, ho notato, Presidente Barroso, che il suo Istituto europeo di tecnologia è all’ordine del giorno.
Mi auguro che saprà persuaderci che si tratta di un investimento valido.
Non ne sono ancora convinto, perché penso che molte università stiano già facendo ciò che lei intende fare, e le risorse finanziarie richieste sono ingenti.
<P>
Mettiamo l’innovazione al centro delle attività del Vertice: mi auguro che riceverà l’attenzione che merita.
<SPEAKER ID="82" LANGUAGE="PL" NAME="Jerzy Buzek (PPE-DE )." AFFILIATION="partner">
<P>
   – Signor Presidente, condivido pienamente le dichiarazioni formulate dai colleghi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei sullo stato della democrazia in Russia e non intendo riprendere i loro argomenti, che sostengo appieno.
Vorrei affrontare due altre questioni e congratularmi con la Presidenza finlandese per i due temi preparati per il Vertice informale di Lahti, ovvero l’energia e l’innovazione.
Per l’energia abbiamo bisogno di una politica comune, sia all’interno dell’Unione europea, al fine di creare un mercato comune dell’energia, sia all’esterno di essa, per esempio negoziati congiunti europei con i presso cui ci riforniamo di petrolio e di gas.
Ciò riveste estrema importanza.
Dobbiamo evitare il ripetersi della situazione in cui i negoziati di uno Stato membro, per esempio riguardo all’importazione di petrolio o di gas dalla Russia, pongano altri Stati membri in una posizione estremamente sfavorevole.
<P>
E’ di estrema importanza affrontare in questo modo la nostra politica energetica comune: sarà un passo importante verso la creazione di una politica estera comune.
Vi è tuttavia un altro aspetto nella nostra politica estera nel settore dell’energia: i gasdotti dell’Ucraina versano in cattive condizioni e sono l’ultimo canale indipendente da per le forniture energetiche provenienti dall’est.
E’ importante investire in questi gasdotti e fare tutto il possibile per rendere disponibili i fondi necessari per tale investimento.
<P>
Riguardo all’innovazione, vorrei fare solo tre osservazioni.
In primo luogo, abbiamo bisogno di una politica economica responsabile, in base alla quale le innovazioni siano adottate dall’industria, fenomeno non ancora diffuso nel nostro continente.
Ciò presuppone una strategia economica.
In secondo luogo, la questione del brevetto europeo: dobbiamo avere il nostro brevetto europeo.
In terzo luogo, ritengo sussista la necessità di un Istituto europeo di tecnologia al servizio dell’innovazione.
Personalmente, sostengo l’idea del Presidente Barroso e penso vi sia ora la possibilità di realizzarla.
<SPEAKER ID="83" LANGUAGE="DE" NAME="Andreas Schwab (PPE-DE )." AFFILIATION="chance">
<P>
   – Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, Ministro Lehtomäki, accolgo con grande favore la comunicazione sull’innovazione che la Commissione pubblicherà la prossima settimana.
Rappresenta uno dei primi, seri tentativi di delineare una strategia dell’Unione europea sul modo in cui l’Europa può collocarsi nel contesto della globalizzazione e quindi ritengo che sarà il tema più importante all’ordine del giorno del Vertice informale di Lahti.
<P>
L’innovazione è una particolare caratteristica delle piccole e medie imprese e la comunicazione ne tiene conto.
Come ha affermato il Ministro, l’innovazione richiede norme europee e sono molti i campi in cui resta ancora molto da fare su questo fronte.
A tal fine, abbiamo bisogno – come ha detto lei stesso, Presidente della Commissione – di destinare più fondi alla ricerca e agli investimenti.
Per quanto mi compiaccia del buon esempio finlandese, devo anche segnalare che la mia regione, il Baden-Württemberg, spende ogni anno il 3,6 per cento del suo prodotto interno lordo per la ricerca e lo sviluppo, una cifra di gran lunga superiore a quella spesa negli Stati Uniti e in Giappone.
<P>
Dobbiamo anche avere maggiore fiducia nelle nostre capacità, e questo è l’aspetto centrale della comunicazione.
Dobbiamo parlare di più di ciò che noi in Europa riusciremo a conseguire insieme quando le nostre strutture saranno state riorganizzate, anche nel mondo globalizzato.
Abbiamo un mercato interno eccezionale, che dobbiamo continuare ad ampliare, ma che ci offre protezione.
Dobbiamo avere più fiducia in noi stessi nelle trattative che conduciamo con la Russia e la Cina, ma dobbiamo anche sapere dove, nell’Unione europea, si devono introdurre riforme per rimanere competitivi, e la strategia in materia di innovazione offre un’ottima base a tal fine.
<P>
E’ anche stato detto che dobbiamo adottare un approccio più innovativo riguardo all’assegnazione dei contratti pubblici.
Sono stati forniti esempi di ciò che si intende, e nella mia regione sono già una realtà.
Penso che esistano splendide possibilità di mettere l’Europa in una posizione migliore per far fronte alla globalizzazione e ritengo che il Vertice informale di Lahti debba anche contribuire a sviluppare – forse il prossimo anno – una strategia in materia di globalizzazione per l’Unione europea che ci permetta di convincere i cittadini che l’Europa ha una nel mondo globalizzato.
<SPEAKER ID="84" LANGUAGE="LT" NAME="Vytautas Landsbergis (PPE-DE )." AFFILIATION="leader">
<P>
   – Signor Presidente, dobbiamo fare chiarezza, qui a Bruxelles, quando parliamo di Lahti.
L’inizio della seduta di oggi ha rivelato quanto siamo disuniti, polarizzati e facilmente manipolabili.
Il Parlamento europeo è sembrato incapace di reagire immediatamente, con un documento congiunto, a un delitto terribile commesso a Mosca, per non disturbare il viaggio del Presidente russo in Europa.
Questo è l’ennesimo segno che l’Unione europea non ha una propria politica europea nei confronti della Russia e che noi, in Europa, in questo ambito seguiamo solo una politica favorevole alla Russia.
Blandire i rende un disservizio alla Russia, se qualcuno crede ancora che la Russia possa diventare un paese europeo, e non che l’Europa assumerà una posizione di dipendenza politica da una Russia non democratica.
<P>
Parliamo solo di strategia comune europea per l’energia, ma chiudiamo gli occhi di fronte al fatto che la Russia non ne permetterà mai la realizzazione, perché ha già il suo cavallo di Troia in mezzo all’Europa.
I sostenitori di Schroeder e altri affetti da cecità politica continueranno a distruggere l’Europa unita.
<P>
Purtroppo, qui in seno al Parlamento abbiamo una sola scelta: parlare apertamente della resa morale volontaria degli europei influenti.
Il Presidente russo è assolutamente sincero quando afferma che i valori europei non sono idonei alla sua Russia e al suo regime.
Secondo i politici russi, l’Europa può buttare la sua Carta dell’energia insieme con la Carta dei diritti umani, perché l’Europa firmerà comunque qualsiasi cosa imponga la Russia.
Ciò è emerso a Sochi e in diverse altre occasioni.
Questo è il partenariato reale, lo spazio comune.
Questo è lo spazio comune in cui i giornalisti sono assassinati e noi non osiamo chiederci se tale spazio comune sia idoneo a noi.
Tuttavia, ci innervosiamo con la Corea del Nord e con l’Iraq, anziché riconoscere semplicemente che entrambi i bottoni, quello a Teheran e quello a Pyongyang, sono premuti dallo stesso personaggio.
<P>
Dovremmo almeno sforzarci di capire che Anna Politkovskaja, l’ultima giornalista coraggiosa, non è stata assassinata solo dalla Russia di Putin, ma anche dalla passività dell’Europa.
<SPEAKER ID="85" LANGUAGE="PL" NAME="Bogusław Sonik (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, è spaventoso che la strada delle libertà civili e del rispetto dei diritti umani fondamentali debba essere lastricata con il sangue di persone innocenti.
<P>
Oggi discutiamo l’assassinio di Anna Politkovskaja, la donna che ha denunciato con fermezza le atrocità commesse dai russi contro la popolazione cecena.
Tuttavia, dobbiamo ricordare che, prima di lei, altri hanno perso la vita nella lotta contro i dittatori, per esempio il giornalista ucraino Georgi Gongadze o il giornalista libanese Samir Kassir.
In questi casi, lo Stato ha fatto tutto il possibile per proteggere le persone che denunciavano i legami tra strutture pubbliche e criminalità?
O l’odio per la loro intransigenza e i loro scritti ha indotto lo Stato a chiudere gli occhi, a lavarsi le mani come Pilato, a provare indifferenza per le loro sorti e per la minaccia di morte che pesava sulle loro teste?
<P>
La Russia ha sempre prodotto grandi figure che hanno nuotato contro la corrente della dittatura e rischiato la vita per denunciare i crimini e le iniquità commesse dai loro governi.
Basta pensare a nomi come Kravchenko, Bukovsky, Sacharov o Solzenicyn.
Noi, cittadini del mondo libero, dovremmo sempre abbandonare queste persone al loro destino?
Non abbiamo sostenuto abbastanza Anna Politkovskaja durante la sua vita.
Sosteniamola dopo la sua morte.
<P>
A mio parere, le indagini su questo delitto devono essere condotte sotto la supervisione internazionale, come è avvenuto nel caso dell’uccisione del Primo Ministro libanese Rafik Hariri.
Non posso immaginare che l’Unione europea firmi un accordo di cooperazione con Mosca, senza che siano condotte indagini, senza che i mandanti e gli esecutori di questo delitto siano processati.
L’Unione europea deve scegliere se dare priorità agli impegni a favore della libertà e dei diritti umani e civili o agli interessi economici ed energetici.
<P>
Signor Presidente, è giunta l’ora della verità.
Dobbiamo essere inflessibili.
Lo dobbiamo alla giornalista assassinata.
<SPEAKER ID="86" LANGUAGE="MT" NAME="Simon Busuttil (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, mi auguro che al Vertice della prossima settimana si discuterà la lettera trasmessa alla Presidenza finlandese da non meno di otto capi di governo riguardo all’immigrazione clandestina.
Anche se l’estate è finita, e ci si attende un calo dei flussi, è risaputo che si è verificata una crisi, una crisi tuttora in atto.
Se rimaniamo passivi, il prossimo anno ci troveremo di fronte a problemi ancora maggiori.
Devo dire che negli ultimi giorni abbiamo assistito ai primi passi concreti, nel nostro tentativo di convincere i paesi europei ad affrontare insieme il problema dell’immigrazione clandestina.
In primo luogo, la scorsa settimana sono cominciati i pattugliamenti nel Mediterraneo.
Vedo in Aula il Commissario Frattini, del quale ho apprezzato il ruolo svolto.
Mi auguro che questi pattugliamenti nel Mediterraneo trasmettano il chiaro messaggio che il Mediterraneo non è un mare aperto e libero per tutti, nel quale la criminalità organizzata trasporta immigrati in Europa senza incontrare ostacoli.
In secondo luogo, abbiamo espresso un voto in seno alla commissione per i bilanci, con cui abbiamo sensibilmente aumentato la dotazione per l’Agenzia FRONTEX, portandola a quasi 35 milioni di euro, affinché possa rafforzare le operazioni presso le nostre frontiere esterne.
Mi auguro che il Consiglio sia disposto a sostenere la nostra proposta, anziché ridurre la dotazione di FRONTEX come ha già tentato di fare.
Come può il Consiglio affermare di condurre seriamente la lotta contro l’immigrazione clandestina, se, al tempo stesso, permette ai governi europei di agire in modo gretto e meschino e di tentare di ridurre il bilancio in questo settore anziché aumentarlo?
In terzo luogo, sembra che questa settimana si raggiungerà l’accordo sui quattro fondi europei legati all’immigrazione, che saranno operativi a partire dal prossimo gennaio.
Sono soddisfatto dell’adozione di misure quali la clausola di emergenza, che permette all’Unione europea di offrire assistenza finanziaria immediata in situazioni di crisi.
Molto resta da fare, se vogliamo far sì che le persone sentano che l’Europa sta realmente tenendo conto dei loro pareri riguardo all’immigrazione clandestina.
Il Parlamento si è pronunciato, così come ha fatto la Commissione.
Spetta ora al Consiglio fare la sua parte.
Vi ringrazio.
<SPEAKER ID="87" LANGUAGE="EN" NAME="Alexander Stubb (PPE-DE )." AFFILIATION="Nokia">
<P>
   – Signor Presidente, dopo aver ascoltato gli applausi fatti all’onorevole Landsbergis dalla sua tifoseria, mi auguro che quella della squadra nazionale finlandese in uno Stato europeo chiamato Kazakistan sia altrettanto energica, perché siamo al 25° minuto della partita e sono ancora 0-0, quindi abbiamo bisogno di un po’ di incoraggiamento!
<P>
Innanzi tutto, sostengo la Presidenza finlandese e la sua agenda per Lahti.
Per quanto riguarda l’energia esterna, sapete che cosa dovete fare: dovete ringraziare il Presidente Putin se è effettivamente all’ordine del giorno, perché più o meno in questo periodo l’anno scorso stava prosciugando i gasdotti ucraini e per tale motivo ne parleremo a Lahti.
Quindi porgetegli un grande ringraziamento quando arriva.
<P>
In secondo luogo, per quanto riguarda l’innovazione, non si tratta di posizionamento del prodotto. La verità è che spendiamo circa 4 miliardi di euro all’anno per l’innovazione e la ricerca e lo sviluppo.
E’ meno di quanto spende all’anno la per le sue attività di ricerca e sviluppo.
Mi auguro che questo faccia riflettere i del Consiglio europeo.
<P>
La mia terza osservazione riguarda le relazioni UE-Russia.
E’ divertente ascoltare la discussione in Aula, a parte il caso dell’omicidio, ovviamente.
A volte ho l’impressione che si sia molto più pronti a criticare gli Stati Uniti della Russia, e forse in quest’ultimo caso dovremmo affrontare la Russia come una superpotenza molto simile agli Stati Uniti.
<P>
Voglio esprimere forte sostegno al Presidente della Commissione per l’Istituto europeo di tecnologia.
Penso vi siano molti malintesi su questa idea.
E’ una rete che a mio parere funzionerebbe molto bene.
Tutti sono d’accordo sul problema, ora si tratta di trovare una soluzione.
Penso siano necessari partenariati tra pubblico e privato, sull’esempio del MIT negli Stati Uniti.
In quest’ottica, mi auguro che l’iniziativa sia approvata.
<P>
Infine, il problema dei Consigli europei informali è che di solito producono pochissimi risultati pratici.
Signora Presidente in carica del Consiglio, ritengo che, se uscirete dalla riunione con tre risultati, il Vertice sarà stato un successo.
Uno: via libera per l’Istituto europeo di tecnologia; due: legislazione sui brevetti, o almeno la promessa di adottarla; tre: una politica energetica comune.
Se non otterrete questi risultati, temo che i futuri Consigli europei informali saranno vuoti come l’Aula oggi.
<SPEAKER ID="88" LANGUAGE="EN" NAME="Paula Lehtomäki," AFFILIATION="Presidente in carica del Consiglio">
<P>
   . – Signor Presidente, vorrei ringraziare il Parlamento europeo per il prezioso contributo fornito durante la discussione di oggi.
Vi assicuro che trasmetterò il messaggio al Primo Ministro, affinché ne tenga conto nei preparativi per il Vertice di Lahti.
<P>
Naturalmente, è vero che l’innovazione e la competitività sono all’ordine del giorno europeo da tempo, ma intendiamo ora tradurre la discussione in azione, almeno per aprire la porta al progresso.
Al momento ciò che serve realmente è l’azione.
<P>
Nel quadro del partenariato strategico con la Russia, tutte le questioni possono essere discusse, e lo saranno.
Sono certa che le importantissime questioni da voi segnalate nel corso della discussione saranno esaminate anche durante le riunioni.
Sono molto lieta che avrete la possibilità di proseguire la discussione sui risultati del Vertice di Lahti con il Primo Ministro finlandese verso la fine del mese, cioè il 25 ottobre a Strasburgo.
Vi ringrazio tantissimo e mi auguro sinceramente che il Vertice di Lahti produca risultati concreti.
<SPEAKER ID="89" LANGUAGE="EN" NAME="José Manuel Barroso," AFFILIATION="Presidente della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, innanzi tutto permettetemi di esprimere soddisfazione per l’ampio sostegno espresso a favore del programma per l’innovazione, per l’Istituto europeo di tecnologia, una politica energetica comune e una politica europea in materia di immigrazione.
Tuttavia, permettetemi di dirvi che dobbiamo trasmettere tale messaggio al di fuori dell’Aula, perché, come alcuni di voi hanno affermato, permangono alcune ambiguità.
<P>
Permettetemi di parlare dell’Istituto europeo di tecnologia.
E’ curioso che tutti siano d’accordo sul fatto che in Europa non si faccia abbastanza in termini di innovazione, non vi siano sufficienti collegamenti tra le università, i centri di ricerca e il mondo dell’economia, le imprese e i progetti pratici.
Tuttavia, quando si introduce un’idea per cambiare la situazione, si incontra una resistenza immediata.
E’ incredibile!
Tutti dicono: “Ma abbiamo ottime università!”. Certo che abbiamo ottime università!
Ma se abbiamo ottime università, perché siamo sempre più indietro rispetto agli americani e ad altri paesi?
Qualcosa non quadra.
Lo non è un’alternativa possibile.
Non possiamo andare avanti come al solito.
<P>
So che abbiamo ottime università.
Le università sono nate in Europa.
Sono una creazione europea, ma non sfruttiamo tutti i vantaggi o tutte le potenzialità offerte dalla nostra dimensione europea.
Siamo onesti: alcune nostre università sono ancora molto corporativistiche, molto chiuse.
Abbiamo bisogno di una dimensione europea.
Persino i più grandi Stati membri non hanno le dimensioni per promuovere la cultura globale di cui abbiamo bisogno ora per rispondere alle sfide del XXI secolo.
Di conseguenza, l’idea si basa su una rete.
Non si tratta di un’enorme istituzione burocratica, ma di un istituto basato su una rete che applica i principi dell’eccellenza e fa tesoro delle attività svolte da tutte le ottime università e gli ottimi centri di ricerca, nell’ottica di collegare le imprese alla ricerca, in modo da poter promuovere l’innovazione.
<P>
In Commissione ho incontrato i delle più importanti imprese europee che promuovono la ricerca nel mondo.
Hanno espresso grande sostegno per l’idea, e potrei anche nominare alcune imprese.
I di due di queste imprese europee provengono dagli Stati Uniti e mi hanno detto alla riunione che il più grande che hanno subito al loro arrivo in Europa è stato scoprire che, diversamente dagli Stati Uniti, dove vi sono istituzioni americane per l’intero territorio statunitense, in Europa non esistono.
Abbiamo appena cominciato, con il Consiglio europeo per la ricerca.
Abbiamo dunque grandi istituzioni che promuovono la ricerca in Germania, nel Regno Unito, in Francia e in Svezia.
Abbiamo grandi cose, ma manca una dimensione europea.
Manca una missione europea che fornisca loro gli strumenti reali di cui hanno bisogno per competere con i primi della classe.
Questo è il motivo per cui penso si tratti di una grande idea.
Mi auguro che sarà sostenuta non solo in generale, ma anche quando presenteremo proposte pratiche.
Per questo motivo mi auguro di poter contare sul vostro sostegno la prossima settimana, quando presenteremo una proposta pratica sull’Istituto europeo di tecnologia, e mi auguro di avere il vostro sostegno a gennaio, quando presenteremo un pacchetto per l’energia veramente ambizioso.
<P>
La mia ultima osservazione riguarda la coerenza.
Il miglior modo di negoziare con la Russia è adottare una posizione coerente e uniforme.
Se vogliamo essere credibili quando discutiamo con la Russia o altri , dobbiamo dimostrare loro che siamo in grado di seguire una politica coerente.
Non possiamo discutere seriamente con loro di energia, se abbiamo 25 politiche energetiche diverse.
Non saremmo credibili, dobbiamo ammetterlo.
<P>
La prima cosa da fare se vogliamo essere considerati credibili all’estero è mettere ordine al nostro interno e adottare una vera strategia comune in materia di energia.
Ovviamente, lo stesso vale per altre questioni.
Tuttavia, sono pienamente d’accordo sul fatto che la lotta contro il cambiamento climatico è un elemento fondamentale della nostra politica energetica e va ricordato che l’Unione europea è un soggetto di primo piano in questo campo.
Di fatto, siamo all’avanguardia nel mondo.
Posso dirvi che quando discutiamo la questione con i nostri amici americani, con i nostri russi, o con i cinesi o gli indiani, diamo sempre la massima priorità a questo aspetto nei nostri negoziati.
E’ importante fare tutto ciò che possiamo, ma dobbiamo anche coinvolgere altri in questi sforzi.
Nondimeno, tutti questi temi – dall’innovazione all’immigrazione, all’energia, alla lotta contro il cambiamento climatico – offrono un valido argomento a favore dell’Europa.
Nell’era della globalizzazione, persino i più grandi Stati membri non hanno i mezzi per affrontare queste sfide.
Quindi, se vogliamo un’Europa forte, stiamo andando nella giusta direzione.
Un’Europa forte non è burocratica, ma si avvale di una strategia comune in questi campi.
<P>
Dobbiamo anche esprimere una sola voce in materia di diritti umani e mi auguro che questo sarà il messaggio di Lahti: i europei possono provenire da contesti politici e ideologici diversi, da situazioni nazionali diverse, ma sono pronti a costruire insieme un’Europa forte e sono pronti a esprimere una sola voce nel mondo esterno.
Questo è ciò che mi attendo da Lahti.
<SPEAKER ID="90" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)">
<P>
   Con questo si conclude la discussione.
<SPEAKER ID="91" LANGUAGE="PT" NAME="Pedro Guerreiro (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   – Oltre a importanti questioni internazionali, all’ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo figurano la cosiddetta “politica di innovazione”, la proposta “politica energetica comune” e “l’immigrazione clandestina”, temi per i quali devono ancora essere presentati i documenti di lavoro.
Torneremo su queste tematiche a tempo debito.
<P>
Sembra che due temi siano rimasti esclusi dalla discussione: quello delle nostre “capacità” di “assorbimento”, “funzionali” o di “assimilazione”, in altre parole l’allargamento alla Croazia e alla Turchia, e quello della cosiddetta riforma istituzionale (composizione della Commissione e del Parlamento europeo e processo decisionale in seno al Consiglio).
Questa discussione riguarda la definizione delle regole del gioco, sempre imposte dalle grandi potenze dell’Unione in funzione dei loro interessi.
<P>
Un’altra discussione che non figura all’ordine del giorno riguarda i tentativi di (re)imporre la cosiddetta “Costituzione europea”, già respinta.
Finora, e nonostante i molteplici tentativi, permangono disaccordi su ciò che si può fare ora per riesumare la “Costituzione europea”, rimaneggiata o meno.
Tuttavia, i suoi fautori riflettono, preparano il terreno, creano gruppi di riflessione, in attesa delle elezioni in Francia e della Presidenza tedesca, Presidenza che indicherà lo (pseudo) “percorso da seguire”.
<P>
Quanto più esitate, tanto meno i lavoratori e i cittadini saranno consapevoli del significato reale e degli obiettivi primari dell’Unione.
<SPEAKER ID="92" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’uso dei dati di identificazione dei passeggeri (PNR).
<SPEAKER ID="93" LANGUAGE="FI" NAME="Paula Lehtomäki," AFFILIATION="Passenger Name Record">
<P>
   Signor Presidente, onorevoli deputati, la trattativa sulla divulgazione dei dati dei passeggeri agli Stati Uniti d’America si è conclusa la scorsa settimana.
L’esito della trattativa ha contribuito ad evitare una situazione di disaccordo tra l’UE e gli Stati Uniti e questo fatto è molto importante.
<P>
Ieri la Presidenza ha ricevuto una lettera da parte dell’onorevole Sophia in ’t Veld, relatrice del Parlamento per quanto riguarda la relazione sul PNR e sarà nostra premura fornire quanto prima una dettagliata risposta scritta alle domande contenute nella stessa.
<P>
I negoziati hanno portato alla conclusione di un nuovo accordo temporaneo sul trattamento e trasferimento dei dati di identificazione delle pratiche (, PNR).
Scopo di tale accordo è quello di sostituire il precedente stipulato nel 2004 e dichiarato nullo da una sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee lo scorso maggio.
I negoziati sono stati duri, in quanto l’annullamento del precedente accordo minacciava di lasciare UE e Stati Uniti in uno stato di totale mancanza di accordo.
Nonostante le difficoltà, il mandato di negoziazione conferito dal Consiglio nel giugno 2006 è stato rispettato.
Il nuovo accordo garantirà sia il livello di protezione dei dati personali previsto dal predente accordo sia la prosecuzione del traffico aereo transatlantico.
L’accordo, pertanto, in futuro consentirà di divulgare i dati dei passeggeri alle autorità statunitensi, garantendone però al contempo un adeguato livello di protezione in sede di trattamento delle informazioni, conformemente agli impegni assunti in precedenza dall’ufficio doganale e di protezione dei confini degli Stati Uniti.
<P>
Il Comitato dei rappresentanti permanenti ha seguito da vicino l’andamento della trattativa discutendo dei relativi risultati e contenuti il 6 ottobre.
Il Coreper ha dichiarato di essere favorevole alla firma del testo elaborato in sede di negoziati.
L’esito della trattativa è stato riferito ai ministri della giustizia in seno al Consiglio “Giustizia e Affari interni” iniziato immediatamente dopo il Coreper.
<P>
L’accordo temporaneo scaturito dai negoziati troverà applicazione dopo la firma.
Il Coreper lo firmerà a nome dell’UE domani e, secondo le intenzioni, il Consiglio dovrebbe conferire l’autorizzazione a firmare quanto prima.
<P>
L’accordo temporaneo rimarrà in vigore fino al luglio 2007.
Nel frattempo le parti intendono accordarsi su un testo più duraturo relativo alla divulgazione dei dati PNR.
L’obiettivo è avviare i colloqui quanto prima.
<P>
I negoziati che hanno preceduto l’accordo sono stati difficili.
Gli Stati Uniti avrebbero voluto modificare l’accordo precedente per renderlo più adeguato alla mutata situazione in cui si trovano ad operare.
La sfida più grande durante i negoziati è stata quella relativa all’adeguamento alle modifiche introdotte a partire dal 2004 nella legislazione statunitense e nell’organizzazione dell’amministrazione tenendo però fede nel contempo ai principi relativi agli di protezione dei dati europei.
<P>
Oltre al testo dell’accordo in sé, nei colloqui è stata presa in considerazione anche una lettera dei negoziatori statunitensi indirizzata alla Commissione e alla Presidenza e relativa all’interpretazione degli impegni presi in merito all’utilizzo dei dati PNR.
L’UE terrà conto della lettera che però non costituirà parte integrante dell’accordo.
<P>
Il risultato della trattativa rappresenta un successo da molti punti di vista.
In primo luogo, obiettivo dell’accordo temporaneo è garantire la sicurezza dei passeggeri aerei e questo è un fatto di vitale importanza.
<P>
In secondo luogo, vorrei sottolineare che gli impegni precedentemente presi dall’amministrazione statunitense sull’utilizzo dei dati PNR rimarranno in vigore.
L’obiettivo è garantire lo stesso livello di protezione dei dati per i dati PNR dei cittadini previsto dal precedente accordo.
L’accordo contiene una disposizione secondo cui dovrebbe essere il dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti ad assumersi la responsabilità di garantire un’adeguata protezione dei dati PNR provenienti dall’UE.
Ciò presuppone, in particolare, che il dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti continui a tener fede agli impegni presi nel 2004.
Alla luce dei cambiamenti verificatisi a livello organizzativo all’interno dell’amministrazione statunitense, il nuovo accordo prevede che rispetto al passato un numero maggiore di autorità siano dotate di accesso elettronico al PNR.
Tali autorità sono comunque specificate nell’accordo.
<P>
In terzo luogo, sono lieta che la divulgazione dei dati PNR prevista dal nuovo accordo si riferisca agli stessi 34 tipi di dati indicati nel precedente accordo.
<P>
Il nuovo accordo, infine, garantirà sicurezza giuridica all’opinione pubblica e la prosecuzione dei voli transatlantici.
Nel contempo ciò consentirà alle compagnie aeree di operare in maniera economicamente sostenibile.
<P>
Ci sono altre buone notizie per le compagnie aeree.
Nel corso dei negoziati gli Stati Uniti si sono impegnati a testare sistemi grazie ai quali le stesse compagnie aeree potranno immettere dati PNR direttamente nelle banche dati delle autorità statunitensi a partire da quest’anno.
Questo è sempre stato un obiettivo importante per noi.
<P>
I colloqui sulla definizione di un sistema di identificazione delle pratiche più duraturo, volto a sostituire l’accordo temporaneo in esame nel luglio 2007, inizieranno nel prossimo futuro.
E’ stato concordato anche che le questioni relative alla conservazione e distruzione dei dati dovranno essere risolte solamente nel corso della citata trattativa sul sistema di identificazione delle pratiche.
Pertanto, torneremo sull’argomento molto presto.
<P>
Signor Presidente, sono spiacente, ma non posso trattenermi per l’odierno dibattito in quanto, come precedentemente concordato con il Parlamento, alle 18.20 dovrò partire e, purtroppo, il mio volo non attenderà un minuto di più.
<SPEAKER ID="94" LANGUAGE="" NAME="Franco Frattini," AFFILIATION="Vicepresidente della Commissione">
<P>

   . – Signor Presidente, posso in primo luogo concordare in pieno con le valutazioni positive espresse dalla Presidenza sulla validità di questo accordo, che ha una durata temporale limitata – fino al luglio 2007 – ma che ha in primo luogo il vantaggio di garantire la continuità giuridica in una materia estremamente sensibile e permette alle compagnie aeree, senza interruzioni nel traffico aereo da e verso gli Stati Uniti, di assicurare un trattamento adeguato dei dati personali dei cittadini che viaggiano verso gli Stati Uniti d’America.
<P>
Questo accordo è parte di un impegno più ampio.
Posso dire senz’altro che, durante i negoziati estremamente complessi che si sono svolti, sia le istituzioni europee, Presidenza e Commissione, sia gli Stati Uniti hanno confermato la volontà di iniziare da subito un lavoro comune, che abbia un campo di applicazione più ampio e che comprenda quindi la riaffermazione di una volontà comune, di Unione europea e Stati Uniti, di collaborare in vista di un accordo definitivo – l’accordo che sostituirà questo accordo temporaneo, quello cioè che entrerà in vigore dopo il mese di agosto del 2007 – e, insieme, di affrontare il più ampio terreno della cooperazione comune contro il terrorismo, unitamente alla protezione dei diritti individuali delle persone.
<P>
E’ una prospettiva politica molto più ampia in merito alla quale, come ho avuto modo di affermare in molte altre occasioni, ritengo politicamente necessario il coinvolgimento del Parlamento europeo, anche se le procedure rientreranno necessariamente nell’ambito del cosiddette "terzo pilastro", a seguito della decisione della Corte di giustizia.
<P>
E’ evidente che il contenuto di questo accordo debba essere approfondito: so già che molti onorevoli deputati lo hanno studiato con attenzione.
Vorrei svolgere alcune brevi osservazioni: in primo luogo, questo accordo non consente lo scambio di un maggior numero di dati.
Esso consente la trasmissione di dati ad ulteriori agenzie, rispetto all’autorità per la protezione delle frontiere e l’autorità per le dogane, con il pieno rispetto di regole comparabili in materia di protezione dei dati personali.
<P>
Non si tratta del risultato di un cambiamento dell’accordo perché, come sapete perfettamente, abbiamo chiarito il significato di Dopo il 2004 era intervenuto infatti un cambiamento, per effetto della legislazione interna americana, della struttura delle agenzie.
Prima, cioè all’inizio del 2004, c’erano soltanto l’agenzia per le dogane e quella per la protezione delle frontiere.
Oggi invece, ad esempio, c’è un nuovo interlocutore, che è il dipartimento della sicurezza interna, che non potevamo, almeno nell’interpretazione di , non prendere in considerazione.
Ne fanno anche parte le agenzie precedentemente citate, per cui era impossibile non farvi riferimento.
<P>
Qual è la caratteristica di questa interpretazione?
Da un lato si prende atto dell’esistenza di agenzie diverse, dall’altro si stabilisce che l’agenzia per le dogane e la protezione delle frontiere conserva la stessa funzione che aveva in precedenza, essendo essa, ed essa sola, la diretta destinataria del trasferimento dei dati.
Le altre agenzie possono ottenere da questa prima agenzia, sulla base di una valutazione caso per caso, i dati di cui hanno bisogno.
Quindi non vi è in primo luogo un accesso diretto ai dati da parte di altre agenzie bensì una trasmissione ad altre agenzie sulla base di una richiesta.
<P>
Qual è la richiesta che giustifica la trasmissione?
Si trattata, come già evocato, di una richiesta caso per caso.
Noi abbiamo specificato che il concetto "caso per caso" significa o l’indicazione di una minaccia concreta o l’indicazione di un volo o di uno specifico volo o di una rotta di voli, per la quale esiste un’indicazione che giustifica la richiesta dei dati.
Tale richiesta di dati si giustifica esclusivamente, come avveniva prima – anche in questo nulla è cambiato – per ragioni di indagine antiterrorismo.
Abbiamo pertanto specificato che agenzie americane con compiti investigativi diversi dalle indagini antiterrorismo non possono avere accesso, nemmeno sulla base di una richiesta indiretta.
<P>
L’altro elemento a mio avviso importante è, da un lato, l’impossibilità di un accesso diretto e, dall’altro, il cambiamento delle modalità di accesso ai dati.
Molti onorevoli deputati avevano spesso sottolineato in passato il malfunzionamento o le scarse garanzie del sistema cosiddetto ""cioè il sistema che permette di estrarre direttamente informazioni dalle banche dati.
A seguito di ciò, abbiamo chiesto ed ottenuto che il sistema sia cambiato e sostituito, come pure espressamente richiesto in numerose occasioni da autorevoli parlamentari, dal sistema di tipo "".
<P>
Il sistema significa, come dice chiaramente la parola, che i dati non vengono estratti bensì vengono forniti su richiesta.
E’ stato concordato che il nuovo meccanismo, come abbiamo scritto nella lettera di accompagnamento inviata dagli Stati Uniti, entrerà in funzione non oltre il dicembre di quest’anno, cioè tra un mese e mezzo al più tardi.
Il meccanismo sarà dapprima collaudato, per verificarne il funzionamento, ma in ogni caso sarà funzionante – lo ripeto – alla fine di quest’anno.
<P>
E’ stato altresì ribadito un obbligo specifico, cioè quello di rispettare – rammentando al riguardo l’articolo 6, comma 2, del Trattato sull’Unione europea – il diritto fondamentale degli individui al trattamento dei dati personali.
Abbiamo inserito un riferimento proprio all’articolo 6 del Trattato sull’Unione europea, sostituendo il riferimento ad una direttiva sulla protezione dei dati, perchè la Corte di giustizia aveva stabilito che, in materia di sicurezza, quella direttiva non è direttamente applicabile.
Sarebbe quindi venuto meno un riferimento legislativo europeo importante.
Lo abbiamo sostituito con un richiamo più generale – a mio avviso ancora più vincolante – all’articolo 6 del Trattato UE, dove si fa riferimento ai diritti fondamentali delle persone.
<P>
In conclusione, l’impegno delle autorità americane è di continuare a garantire, anche da parte del dipartimento della sicurezza interna, un adeguato livello di protezione dei dati trattati e quindi, ovviamente, la possibilità di revisione dell’applicazione di tale accordo, come peraltro già stabilito nell’accordo precedentemente in vigore.
<P>
L’ultimo aspetto riguarda la conferma del periodo di custodia dei dati, un tema che non è stato toccato.
E’ vero: c’era una richiesta di trattenere i dati per un periodo più lungo di quanto prevedesse l’accordo in vigore o che era in vigore.
La richiesta non ha avuto seguito, da un lato perché l’accordo comunque giunge a scadenza nel luglio 2007 e, dall’altro, perché abbiamo ritenuto che una materia così sensibile come il periodo di custodia dei dati possa essere semmai oggetto del negoziato successivo.
Vi posso assicurare che la Commissione intende avviare tale negoziato nel gennaio 2007 affinché a fine luglio 2007 esso sia sufficientemente maturo per giungere a un accordo definitivo.
<SPEAKER ID="95" LANGUAGE="DE" NAME="Ewa Klamt," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, signor Vicepresidente, onorevoli colleghi, solo poco tempo fa una parte di questo Parlamento aveva accolto favorevolmente la sentenza con cui la Corte di giustizia delle Comunità europee aveva dichiarato nullo, per ragioni formali, l’accordo tra UE e Stati Uniti sull’accesso degli USA ai dati dei passeggeri aerei.
In base all’accordo provvisorio appena concluso, tuttavia, natura e quantità delle informazioni rimangono invariate.
Se non altro gli Stati Uniti non hanno più accesso diretto ai dati, ma devono invece richiederli alle compagnie aeree.
Si tratta di un successo negoziale per il quale vorrei rivolgere un particolare ringraziamento al Commissario Frattini.
<P>
Tuttavia, l’accordo dichiarato nullo dalla Corte di giustizia delle Comunità europee stabiliva chiaramente che l’agenzia per le dogane e quella per la protezione delle frontiere avevano facoltà di trasferire i dati in questione solo in casi eccezionali. Ora i dati dei passeggeri aerei possono essere trasferiti, come previsto, a tutti gli uffici statunitensi per la lotta al terrorismo.
Probabilmente i passeggeri non avvertono questo fatto come un ulteriore rischio per la loro sicurezza, anzi, semmai è il contrario.
Il mio gruppo, il PPE-DE, ha invece la netta sensazione che i colleghi parlamentari che hanno deferito la questione alla Corte di giustizia abbiano reso a tutti un disservizio. Allo stato attuale, infatti, è chiaro che il nuovo accordo non garantisce una protezione dei dati superiore a quella prevista dal precedente.
<P>
Vi rivolgo quindi un appello affinché continuiamo a impegnarci per mantenere l’alto livello di protezione dei dati che abbiamo in Europa anche per quanto riguarda il trasferimento dei dati dei passeggeri aerei.
Se è vero che affinché questo accada Parlamento e Commissione devono avere la possibilità di partecipare attivamente ai negoziati futuri, dobbiamo però anche tenere conto di un altro aspetto: uno Stato sovrano come gli Stati Uniti continuerà anche in futuro a esercitare il proprio diritto a introdurre norme che stabiliscano chi può entrare nel suo territorio e a quali condizioni.
<SPEAKER ID="96" LANGUAGE="FR" NAME="Martine Roure," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, signor Commissario, innanzitutto vorrei dire che per il mio gruppo era urgente raggiungere un nuovo accordo con gli Stati Uniti.
Non era infatti possibile lasciare le compagnie aeree nell’incertezza giuridica nella quale si trovavano dal 30 settembre e con la minaccia di severe sanzioni in caso di mancata trasmissione dei dati richiesti.
Era assolutamente necessario trovare un accordo comune a tutti gli Stati membri dell’Unione al fine di garantire a ciascuno di essi lo stesso livello di protezione.
<P>
Siamo tuttavia molto preoccupati per la crescente facilità con cui tali dati vengono trasferiti.
L’ulteriore trasferimento ad altre agenzie impegnate nella lotta al terrorismo costituisce un problema se non accompagnato da idonee garanzie.
Noi chiediamo che i cittadini europei abbiano un diritto di azione effettivo davanti a un giudice in caso di uso improprio di questi dati.
Ci attendiamo che le autorità americane applichino le garanzie di protezione da noi richieste e che sono sancite dalle dichiarazioni d’impegno.
<P>
Riteniamo che sia necessario coinvolgere anche i parlamenti nazionali.
L’articolo 24 del Trattato prevede che la parte contraente sia l’Unione europea, ma ciò non impedisce agli Stati membri di ricorrere a una procedura di ratifica parlamentare.
Ad esempio, quando si è trattato di firmare gli accordi di cooperazione giudiziaria con gli USA, gli Stati membri, ad eccezione di due, hanno affermato in una dichiarazione che tali accordi sarebbero stati per loro vincolanti solo in seguito alla ratifica dei rispettivi parlamenti.
Può confermarci che sarà così anche per l’accordo sui dati PNR e, in caso affermativo, informarci sul ritmo con cui si svolgeranno le ratifiche?
Si tratta di una domanda molto precisa alla quale vorremmo ricevere una risposta.
<P>
Infine, i negoziati per il nuovo accordo del 2007 dovranno concentrarsi sulla definizione di un quadro globale e vincolante in grado di garantire la protezione della sicurezza e dei diritti fondamentali dei cittadini.
Non dobbiamo avere paura di ripeterlo: il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali devono essere coinvolti.
D’altro canto, è necessario dare il via a una riflessione globale sulla protezione dei dati relativi ai cittadini europei nel quadro delle relazioni transatlantiche.
In effetti, una recente audizione sulla società SWIFT ci ha mostrato quali siano i potenziali conflitti tra il diritto europeo e quello americano e noi dobbiamo risolvere tali conflitti: è una nostra responsabilità.
<SPEAKER ID="97" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="98" LANGUAGE="EN" NAME="Sophia in ’t Veld," AFFILIATION="push">
<P>
   Signor Presidente, ho la sensazione di essere capitata nel bel mezzo della rappresentazione teatrale sbagliata e di avere di fronte a me la sceneggiatura sbagliata.
Il Presidente in carica del Consiglio e il Commissario hanno parlato dell’accordo ignorando completamente la lettera di accompagnamento del dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, che fornisce un’interpretazione dell’accordo assolutamente opposta a quella appena illustrata.
Pertanto, temo di non poter condividere la gioia che la Presidenza e la Commissione hanno appena espresso.
<P>
Io ho scritto una lettera – cui il Presidente in carica del Consiglio ha appena fatto riferimento – contenente diverse domande.
Sarei davvero lieta di ricevere una riposta a tali domande, se possibile nel corso dell’odierna seduta, o in alternativa per iscritto.
Ad esempio, ha affermato che quantità e natura dei dati non subiranno variazioni così come il livello di protezione; ma come spiegare allora quel passaggio della lettera di accompagnamento degli americani in cui si afferma che la raccolta dei dati non servirà solo per la lotta al terrorismo e ai reati collegati al terrorismo, ma anche per combattere le malattie infettive ed altri rischi?
Questo io lo chiamo un notevole ampliamento dell’ambito di applicazione.
La trasmissione dei dati è stata ampliata e non tutte le agenzie coinvolte sono state chiaramente indicate.
Ora gli Stati Uniti dicono di non poter applicare i periodi di conservazione dei dati concordati nemmeno a quelli raccolti nell’ambito del precedente accordo.
<P>
E’ stato detto che l’accordo prevede la conversione a un “sistema ”: mi dispiace, ma non è questo che ho letto.
Ho letto che gli Stati Uniti effettueranno la conversione a un “sistema ” non appena sarà tecnicamente possibile.
Bene, congratulazioni!
Questo era previsto anche dal precedente accordo.
Tecnicamente ciò è possibile da oltre un anno, solo che gli americani si sono rifiutati di farlo.
Com’è possibile, quindi, presentare la questione in questi termini in conferenza stampa?
<P>
Vorrei anche ricevere una risposta in merito all’impatto su altre categorie di dati, giacché l’accordo in questione costituisce un precedente; mi riferisco ad esempio alle coordinate bancarie nel caso SWIFT e ai tabulati telefonici, anch’essi accessibili agli Stati Uniti.
E’ possibile avere una risposta su questo punto?
<P>
Ritengo che si debba guardare al futuro perché purtroppo abbiamo bisogno di questo accordo.
L’unica alternativa sarebbe stata quella di non concludere alcun accordo, nel qual caso gli Stati membri non sarebbero stati solidali l’uno con l’altro e avrebbero proceduto alla conclusione di accordi bilaterali con gli Stati Uniti.
Ritengo che per il futuro avremo bisogno di un mandato chiaro e forte.
Tale mandato forte dovrà essere democraticamente legittimato mediante approvazione del Parlamento europeo.
E’ questa l’unica base su cui si può fondare un nuovo accordo.
Mi auguro quindi che la clausola passerella sia adottata quanto prima.
So che almeno su questo punto siamo d’accordo.
<SPEAKER ID="99" LANGUAGE="DE" NAME="Johannes Voggenhuber (Verts/ALE )." AFFILIATION="cast">
<P>
   –Signor Presidente, l’onorevole in ’t Veld non è capitata nel bel mezzo dello spettacolo sbagliato; qui si tratta di difendere i diritti dei nostri cittadini e il ruolo del Parlamento.
Purtroppo, però, la regia è un po’ fiacca e il non è eccezionale.
<P>
Fino alla sentenza della Corte di giustizia avevamo a che fare con il trasferimento di dati estremamente personali relativi ai nostri cittadini ad un paese straniero.
La sentenza ha rivelato che tale trasferimento era illegale – e non solo per ragioni formali, onorevole Klamt.
Abbiamo trasferito i dati dei nostri cittadini senza alcuna base giuridica – o, per dirla con altre parole, illegalmente.
Stiamo parlando di una grave violazione dei diritti fondamentali priva di qualsiasi base giuridica.
Questa situazione, tutt’altro che formale, dovrebbe farci riflettere.
<P>
Ma con che cosa abbiamo a che fare oggi?
Con un accordo che rappresenta, su un piano giuridico, la prosecuzione del citato trasferimento illegale nell’ambito del terzo pilastro – ovvero la cooperazione intergovernativa senza coinvolgimento del Parlamento, senza un dibattito pubblico, sottratta alla competenza della Corte di giustizia e senza nemmeno il coinvolgimento dei parlamenti nazionali, senza ratifica.
Quando lei, onorevole Klamt, afferma che gli Stati Uniti hanno il diritto di decidere chi può entrare nel loro territorio e a quali condizioni, dovrebbe a mio giudizio ricordarsi che finora siamo sempre stati d’accordo sul fatto che tale diritto finisce laddove iniziano la dignità umana, il diritto internazionale e i diritti umani.
<P>
Trovo che sia un’incredibile assurdità quella proferita dalla Commissione quando sostiene che anche con il trasferimento dei dati i diritti fondamentali dei nostri cittadini rimangono impregiudicati in quanto gli USA hanno promesso di garantire lo stesso livello di protezione dei dati di cui godiamo in Europa.
Ma da quando noi e gli Stati Uniti formiamo un unico superstato?
Il trasferimento di dati a paesi stranieri non costituisce forse una violazione dei diritti fondamentali, indipendentemente dal livello di protezione dei dati garantito nei paesi in questione?
Le compagnie aeree non sono forse tenute a non trasmettere i dati nemmeno alle autorità europee qualora tale trasferimento costituisca una violazione dei diritti fondamentali?
<P>
Personalmente devo dire che la difesa dei diritti fondamentali dei cittadini europei è senza dubbio un argomento degno di un ottimo spettacolo, ma il e la regia sono terribili.
<SPEAKER ID="100" LANGUAGE="DE" NAME="Sylvia-Yvonne Kaufmann," AFFILIATION="routine">
<P>
   Signor Presidente, signor Vicepresidente, l’onorevole in ’t Veld ha ragione: non c’è davvero alcun motivo di festeggiare per l’accordo sul trattamento e trasferimento dei dati di identificazione delle pratiche (PNR) concluso la scorsa settimana.
E’ pur vero che avere un nuovo un accordo è meglio che non averne nessuno perché in questo modo si evita l’incertezza giuridica, ma, in sostanza, per quanto riguarda il contenuto non abbiamo ottenuto nulla.
Anzi, da questo punto di vista il nuovo accordo è peggiore di quello precedente.
<P>
Si tratta dell’ennesimo atto di sottomissione dell’UE nei confronti di Washington.
Si potrebbe forse interpretare diversamente il fatto che i dati PNR debbano essere trasferiti direttamente al dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti?
Il vero scandalo è che, in futuro, il trasferimento da parte di questa onnipotente autorità statunitense a tutte le autorità nazionali impegnate nella lotta al terrorismo – quindi anche alla CIA – dei dati relativi ai passeggeri aerei europei sarà un’operazione di . E tutti sappiamo di cosa sia capace la CIA.
Vorrei ricordare agli onorevoli colleghi che questo Parlamento ha costituito un comitato speciale in seguito alla deportazione e tortura di cittadini europei, tra i quali il cittadino tedesco Khaled El Masri, da parte della CIA in nome della “lotta al terrorismo”.
Alla luce di questi fatti, è davvero legittimo da parte nostra credere che il famigerato servizio segreto appena citato non farà quello che vuole con i dati dei passeggeri aerei relativi ai nostri cittadini?
<P>
Anche il nuovo accordo, malgrado le richieste del Parlamento, non garantisce ai cittadini dell’UE nemmeno le stesse tutele giurisdizionali concesse ai passeggeri aerei americani.
I cittadini europei non avranno le stesse possibilità di ricorrere alla giustizia per difendersi dal trattamento di dati errati o dall’uso improprio dei loro dati.
Per quale motivo non è stato possibile rendere applicabili anche ai cittadini dell’UE le stesse norme che si applicano ai cittadini americani, come nel caso, ad esempio, dell’accordo tra CE e Canada?
L’accordo sul trattamento e trasferimento dei dati PNR non tutela adeguatamente il diritto dei cittadini comunitari all’autodeterminazione per quanto riguarda i loro dati personali e il mio gruppo considera questo fatto inaccettabile.
<P>
Forse l’unico barlume di speranza è rappresentato dal passaggio dal sistema “” al sistema “”, ma anche questo è relativo in quanto la conversione non avverrà immediatamente, nonostante gli USA si siano impegnati ad attuarla, ma solo dopo una prima fase sperimentale.
Il sistema , comunque, è utilizzato nel caso del Canada ed è quindi perfettamente funzionante da un punto di vista tecnico.
Cos’ha impedito, quindi, all’Unione europea, di insistere affinché gli Stati Uniti onorassero gli impegni presi molto tempo fa nei nostri confronti?
<SPEAKER ID="101" LANGUAGE="EN" NAME="Brian Crowley," AFFILIATION="pull">
<P>
   Signor Presidente, anche se ho poco tempo a disposizione vorrei sollevare tre questioni.
<P>
Innanzitutto, quali ulteriori garanzie hanno fornito le autorità statunitensi per quanto riguarda l’utilizzo dei dati?
So che abbiamo il “sistema ” e il “sistema ”, eccetera, ma quali sono i criteri stabiliti per l’utilizzo dei dati?
<P>
In secondo luogo, quando sentiamo parlare di azioni studiate caso per caso per decidere se esiste o meno una minaccia o se un determinato volo è a rischio, di quanto tempo disponiamo per rispondere alla richiesta di informazioni e quali difficoltà dovremo affrontare per accedere a tali dati?
E mi riferisco sia alla prospettiva europea sia a quella americana.
<P>
In terzo luogo, e forse è l’aspetto più importante, qualora si rilevi un uso improprio di dati, quali forme di risarcimento abbiamo a disposizione?
Quale meccanismo esiste per garantire che un soggetto o gruppi di soggetti i cui dati siano stati impropriamente utilizzati, siano in qualche modo risarciti dalle autorità americane?
<P>
Sono domande cui credo tutti i cittadini europei vorrebbero avere una risposta.
Approvo l’accordo e trovo che in generale sia un buon accordo, migliore del precedente, ma è necessario fare ulteriore chiarezza su di esso.
<SPEAKER ID="102" LANGUAGE="EL" NAME="Ioannis Varvitsiotis (PPE-DE )." AFFILIATION="pull">
<P>
   Signor Presidente, ho ascoltato molto attentamente gli interventi sia del ministro sia del Commissario Frattini.
Entrambi partono dal presupposto che l’accordo raggiunto presenta aspetti positivi per l’Europa.
<P>
A mio giudizio l’opinione prevalente è stata quella americana.
In particolare ho tre commenti sull’accordo provvisorio in questione.
In primo luogo, nell’accordo si dice, come ha ricordato anche il Commissario Frattini, che il numero delle categorie di dati trasferiti rimarrà invariato, anche se esisterà comunque la possibilità di includere nuove informazioni per quanto riguarda i viaggiatori aerei abituali.
Credo che tale affermazione possa essere interpretata in diversi modi.
Il signor Commissario potrebbe spiegare a cosa si riferisce?
<P>
In secondo luogo è stato concordato il passaggio dal “sistema ” al “sistema ” e ovviamente le compagnie aeree dovranno aggiornare i rispettivi sistemi.
Può il signor Commissario informarci su chi si farà carico dei costi derivanti da tale conversione?
Temo che il costo si riverserà sui passeggeri e sui biglietti.
<P>
In terzo luogo mi preoccupa la scelta di mantenere il termine “adeguato” in riferimento al livello di protezione dei dati.
Ma chi decide se il livello è adeguato?
Le garanzie offerte dagli Stati Uniti sono sufficienti?
Può il signor Commissario elencare quali sono le garanzie di effettiva protezione dei dati a nostra disposizione?
<P>
Per concludere, ritengo che tutte le questioni elencate dovranno essere affrontate nell’ambito del nuovo ciclo negoziale che inizierà a gennaio.
Il nuovo accordo dovrà essere più equilibrato di quello attuale.
<SPEAKER ID="103" LANGUAGE="EN" NAME="Stavros Lambrinidis (PSE )." AFFILIATION="Passenger Name Record">
<P>
   Signor Presidente, l’accordo provvisorio con gli Stati Uniti sul trattamento e trasferimento dei dati di identificazione delle pratiche (, PNR) continua a considerare non vincolanti gli impegni unilateralmente presi con un protocollo dagli stessi Stati Uniti e relativi al corretto utilizzo e alla protezione dei dati personali.
Perché?
E com’è possibile che in questo caso il Consiglio europeo abbia concluso un accordo che, per quanto riguarda gli obblighi degli USA, sembra più flessibile di quello che una semplice società privata, SWIFT, è stata, a quanto pare, in grado di negoziare con le autorità statunitensi relativamente all’inaccettabile trasferimento di dati bancari?
SWIFT, ad esempio, ha chiesto di poter bloccare in tempo reale qualsiasi tentativo statunitense di violare le cause per le quali è stato concesso.
<P>
I casi del PNR e di SWIFT evidenziano una pericolosa lacuna politica e giuridica per quanto riguarda la protezione dei nostri diritti fondamentali.
Evidentemente un paese terzo, ai soli fini della propria sicurezza nazionale, è in grado di imporre all’Europa, e addirittura a società private, il livello di accesso, utilizzo, e persino protezione dei dati.
Questa situazione è chiaramente inaccettabile e mentre l’intera struttura a pilastri dell’UE è di fatto crollata nei due casi citati, il Consiglio si ostina a negare al Parlamento il ruolo di parte integrante su un piano di parità nella lotta al terrorismo e nella protezione dei diritti fondamentali.
Ora, affinché sia possibile affrontare questi problemi in futuro, abbiamo urgentemente bisogno di adottare un approccio europeo democratico e complessivo, in cooperazione con tutti i nostri a livello globale.
<SPEAKER ID="104" LANGUAGE="FR" NAME="Jean-Marie Cavada (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, visto l’alto numero di oratori e ascoltatori presenti all’odierno dibattito cercherò di non tediarvi oltre.
Condivido molte delle affermazioni che sono appena state formulate su un argomento davvero molto importante.
Vorrei ringraziare pubblicamente il Commissario Frattini per l’impegno a tenere informata la nostra commissione.
Sto parlando, infatti, in qualità di presidente della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, dal momento che a nome del mio gruppo ha già parlato l’onorevole in ’t Veld.
<P>
Vorrei fare due osservazioni, la prima delle quali riguarda il clima politico.
Ritengo che, in vista dei prossimi negoziati, si debbano compiere sforzi maggiori per quanto riguarda il concetto di reciprocità.
Mi riferisco alla reciprocità delle informazioni che accettiamo di fornire ai servizi statunitensi: cosa possiamo sperare di ottenere in cambio?
Ho buone ragioni per chiedermelo dal momento che, se è vero che noi europei abbiamo bisogno di poter atterrare negli Stati Uniti, soprattutto per affari, non dobbiamo sottovalutare l’analoga necessità delle società americane, visto che molti affari si concludono in Europa.
Ci troviamo pertanto in una posizione di relativo equilibrio.
<P>
La mia seconda osservazione riguarda il futuro.
L’accordo provvisorio in esame scadrà nel luglio 2007 e sarà quindi necessario prepararne il seguito, certamente dalla fine del prossimo inverno.
Visto l’alto numero di problemi posti dalle zone d’ombra dell’accordo attuale, in particolare – e questo un po’ mi preoccupa – la lettera esplicativa cui accennava poc’anzi l’onorevole in ’t Veld, non le sembra irragionevole, signor Vicepresidente, sperare di raggiungere una sorta di compromesso entro il prossimo vertice Stati Uniti/Europa, ossia entro aprile 2007?
Possiamo sperare di costruire una sorta di Schengen transatlantico in base al quale gli Stati Uniti da un lato, e l’Unione europea dall’altro, possano creare un contesto che consenta di risolvere sia il problema della sicurezza sia quello della tutela dei cittadini?
Abbiamo diritto a una nuova struttura politica, visto che fra pochi mesi ci troveremo a dover iniziare i negoziati in vista del nuovo accordo.
<SPEAKER ID="105" LANGUAGE="" NAME="Giusto Catania (GUE/NGL )." AFFILIATION="intelligence">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che la posizione più onesta che possiamo esprimere è quella di dire che abbiamo accettato un ricatto, perché purtroppo l’Europa in questa materia era sotto il ricatto degli Stati Uniti, giacché gli USA stavano già trattando con i singoli Stati membri e con singole compagnie aeree, ragion per cui siamo stati praticamente costretti a concludere l’accordo in questione.
Questa – ripeto – è la posizione politicamente più corretta che deve esprimere il Parlamento.
<P>
Invece, è come se dovessimo difendere un accordo che danneggia di fatto i cittadini europei: è vero infatti che nulla è cambiato ma già l’accordo annullato dalla Corte di giustizia era un accordo pessimo.
Dovremmo consegnare nelle mani delle autorità statunitensi 34 dati personali di cui, secondo la testimonianza degli stessi USA, vengono normalmente utilizzati soltanto 7 o 8.
Se così stanno le cose, non capisco perché dobbiamo consegnare tutte queste informazioni, oltretutto anche nelle mani dei servizi di americani – una novità di questo accordo – a meno che qualcuno non voglia sostenere che ci possiamo fidare della CIA.
<P>
Io non credo di parlare a titolo personale, anzi ritengo che questo Parlamento abbia tutte le ragioni per non fidarsi della CIA.
Quello che è avvenuto in Europa è davanti agli occhi di tutti: il Parlamento europeo ha istituito perfino una commissione speciale sulle attività della CIA in Europa e si è discusso di quello che è avvenuto su SWIFT, scoprendo che i nostri conti bancari vengono controllati dagli americani.
Resto pertanto perplesso e continuo a credere che non ci possiamo fidare delle attività delle agenzie di statunitensi.
<P>
Credo che l’accordo in oggetto non sia stato negoziato a nome dei cittadini europei; certamente non lo è stato a nome di questo Parlamento, che è stato completamente ignorato nella discussione, come ricordava poc’anzi la collega in ’t Veld.
A mio avviso, invece, è necessario coinvolgere il Parlamento europeo, come è necessario coinvolgere i parlamenti nazionali, affinché tale accordo venga concluso prioritariamente difendendo i diritti dei cittadini europei e soprattutto evitando che i nostri dati personali siano consegnati nelle mani di persone, che certamente non ne faranno un buon uso.
<SPEAKER ID="106" LANGUAGE="EN" NAME="Michael Cashman (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, vorrei congratularmi con il signor Commissario.
L’accordo non è perfetto, ma quando si devono raggiungere dei compromessi gli accordi non lo sono mai.
Tuttavia, come affermato dall’onorevole in ’t Veld, la scelta era tra avere o non avere un accordo.
Senza accordo ci sarebbe stata anarchia per quanto riguarda i dati e certamente non ci sarebbe stata alcuna protezione a livello europeo per i nostri cittadini.
Mi associo pienamente ai commenti dell’onorevole Cavada che, a mio giudizio, ha adottato un approccio veramente costruttivo.
<P>
Dobbiamo guardare a quanto sta accadendo con il PNR e con SWIFT – a questo proposito il protocollo d’intesa che SWIFT è riuscita a negoziare rappresenta una buona base su cui costruire i negoziati futuri.
Dobbiamo però guardare a questo fatto anche come a un’opportunità di creare la cosiddetta area Schengen transatlantica visto che ci troveremo ad affrontare i problemi in esame sempre più spesso.
<P>
Vorrei tuttavia affermare dinanzi a questo Parlamento che nulla ci è stato imposto.
La scelta è nostra.
Se vogliamo andare negli Stati Uniti dobbiamo sottostare alle condizioni fissate da questo paese.
Lo stesso identico principio vale anche se vogliamo fondare un’attività negli Stati Uniti.
<P>
Dobbiamo negoziare per il bene comune e questo accordo provvisorio va in tale direzione.
Congratulazioni, signor Commissario!
Al mondo non c’è cosa più semplice che criticare qualcosa; la più difficile è sostenerla.
Complimenti.
<SPEAKER ID="107" LANGUAGE="DE" NAME="Alexander Alvaro (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, devo ammettere che per alcuni aspetti ho un’opinione diversa rispetto a quella del precedente oratore, ma l’onorevole Cashman ed io abbiamo un rapporto di amichevole disaccordo che per la verità funziona assai bene.
<P>
Trovo tuttavia deplorevole che il Consiglio non sia più presente in quanto, come ha dimostrato l’intervento della sua portavoce, esso non solo non ha partecipato ai negoziati, ma non conosce nemmeno a fondo il contenuto dell’accordo in questione.
Non si può parlare di miglioramento in termini di protezione dei dati se in tale ambito è stato adottato un testo uguale al precedente, che da questo punto di vista era pari a zero, e due volte zero fa sempre zero.
Non sappiamo ancora dove vanno a finire i dati raccolti.
Non sappiamo quale autorità statunitense avrà accesso agli stessi, né il luogo di conservazione finale, per non parlare poi dei destinatari dei trasferimenti di dati.
Non sappiamo quando verranno cancellati.
I cittadini europei non hanno diritto a chiedere dove sono conservati i loro dati.
Non hanno diritto alla rettifica degli stessi.
Pertanto, non è vero che in sostanza abbiamo ottenuto di più.
<P>
Non ne faccio un rimprovero diretto a lei personalmente, signor Commissario, perché so quante pressioni abbiano esercitato gli Stati Uniti, ma avrei voluto una maggiore convinzione da parte nostra nel chiedere, ad esempio, quanto suggerito dall’onorevole Cavada, ovvero che se gli USA pretendono i dati da noi, allora devono a loro volta trasmetterci i loro.
<P>
Chi ha detto che dagli USA non possano giungere minacce per l’Europa?
Chi ha detto che non abbiamo anche noi il diritto di sapere chi entra nel nostro territorio?
In questo caso dobbiamo essere pronti a ripagare gli USA con la loro stessa moneta anziché cedere semplicemente alle loro pressioni.
<SPEAKER ID="108" LANGUAGE="EN" NAME="Sarah Ludford (ALDE )." AFFILIATION="standard">
<P>
   Signor Presidente, la Presidenza ha affermato che l’esito finale è un successo, ma secondo me si tratta piuttosto di una capitolazione.
Secondo quanto ci è stato detto, i dati verranno protetti conformemente ai pertinenti europei, ma al paragrafo 3 si legge che gli americani tratteranno i dati in conformità delle leggi statunitensi applicabili, e al paragrafo 1 si afferma che i dati saranno trasmessi secondo quanto stabilito dal dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti.
<P>
C’è poi la lettera di accompagnamento degli USA, in cui si afferma che l’accordo sarà interpretato secondo quanto stabilito dai decreti dell’Esecutivo del Presidente Bush sulla trasmissione dei dati e l’accesso da parte di altre agenzie.
Si tratta di una piena affermazione della giurisdizione statunitense e vorrei quindi sapere dal Commissario Frattini se considera la lettera di accompagnamento degli USA come parte integrante dell’accordo.
<P>
Al paragrafo 6 dell’accordo si afferma che “si ritiene” che il dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti assicuri un livello di protezione adeguato dei dati.
Ma che cosa diamine significa “si ritiene”?
Il paragrafo 1 afferma che ci fondiamo sulla continua attuazione da parte degli USA della dichiarazione d’impegno quale interpretata alla luce dei successivi avvenimenti.
Ciò significa che il rispetto degli impegni da parte degli USA è completamente subordinato agli eventi!
Pertanto, l’affermazione della Presidenza secondo cui gli impegni precedentemente presi continueranno ad avere valore è infondata.
<P>
Secondo la Commissione e il Consiglio, grazie all’accordo i cittadini dell’UE avranno una maggiore certezza giuridica.
Da parte mia, condivido questa affermazione solo da un certo punto di vista: ho infatti la sola certezza che i diritti giuridici dei cittadini sono stati traditi, e che, per la precisione, questo è avvenuto a favore dell’altra parte dell’Oceano Atlantico.
Questa non è una teoria; nel corso dell’ultimo anno non si è fatto altro che parlare della commissione temporanea, del presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di prigionieri, persone le cui informazioni non consolidate sono state trasmesse agli Stati Uniti e trasformate in informazioni consolidate, con la conseguenza che queste persone sono state condotte in luoghi come la Siria e torturate per mesi o anni, oppure incarcerate a Guantánamo Bay.
Questa non è una teoria.
<SPEAKER ID="109" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="–">
<P>
   La signora Lethomäki è dovuta rientrare in Finlandia – senza dati – per il vertice indiano di domani e pertanto non ci sarà la riposta del Consiglio nell’ambito dell’odierno dibattito.
<SPEAKER ID="110" LANGUAGE="" NAME="Franco Frattini," AFFILIATION="Vicepresidente della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, credo che nei prossimi mesi vi sarà una discussione con il Parlamento –perché confermo una volontà mia personale e della Commissione di mantenere un dialogo politico con il Parlamento, anche quando si aprirà la fase del negoziato con gli Stati Uniti d’America – la quale a mio avviso deve presupporre una reciproca volontà di comprendersi, a sua volta basata sulla conoscenza degli atti in oggetto.
<P>
Ho sentito alcuni onorevoli intervenire parlando di trasmissione dei dati personali alla CIA: è semplicemente falso!
Occorre leggere gli atti, onorevoli deputati!
Da questi atti risulta che né la CIA né altri servizi segreti americani avranno accesso a questi dati.
E’ un fatto sancito da documenti ufficiali, che noi abbiamo controllato.
Affermare che stiamo consegnando i dati in questione nelle mani di servizi segreti senza controllo, è falso!
Per cui sono sì disposto a impegnarmi in un dialogo ma sulla base di dati condivisi.
Analogamente, è falso asserire che i dati trasmessi al dipartimento per la sicurezza interna vengono poi comunicati a tutte le agenzie.
Non è assolutamente così!
<P>
Trasmettiamo i dati alle sole agenzie cui è affidato il compito istituzionale di svolgere indagini, punto primo, e in materia di terrorismo, punto secondo.
Queste sono le due condizioni che limitano i destinatari e la richiesta di dati personali va fatta caso per caso, e gli specificano che cosa s’intende per "caso per caso".
Sotto questo punto di vista, dunque, l’accordo sottoscritto, e ancora non ratificato, non è assolutamente diverso da quello precedente.
Quest’ultimo può non piacere ma non è stato né cambiato, né peggiorato.
<P>
Sono state fatte delle osservazioni sull’entrata in vigore dell’accordo: l’onorevole Roure, ad esempio, fa riferimento all’articolo 24.
Lei sa benissimo, onorevole Roure, che i parlamenti nazionali hanno il diritto – e in alcuni casi, il dovere – di ratificare.
Ma Lei sa anche altrettanto bene che questo accordo temporaneo è stato negoziato nella assoluta urgenza di evitare il caos a cui l’onorevole Cashman ha fatto riferimento.
Caos vuol dire l’assenza di regole e di protezione e la possibilità per qualunque compagnia di sottoscrivere un accordo.
E’ dunque evidente che noi applicheremo l’articolo 24 nell’accordo, anche nella parte in cui esso stabilisce l’entrata in vigore immediata.
Se dovessimo aspettare tutte le ratifiche, questo accordo interverrebbe dopo il luglio 2007, il che significa che si produrrebbe immediatamente il caos che abbiamo voluto evitare.
Si tratta di regole sancite nei Trattati, non di una nostra interpretazione.
<P>
"Si garantisce un adeguato livello di protezione dei dati", lo abbiamo ripetuto: si tratta di una formula che esisteva in precedenza.
Mi è posto un quesito serio: in che modo garantiamo il cittadino o comunque l’Unione europea se questo livello adeguato non viene mantenuto?
Onorevoli deputati, voi sapete che gli e l’accordo prevedono la possibilità di denunciare l’accordo ed eventualmente di sospenderlo qualora emergesse che il livello "adeguato di protezione" non è stato mantenuto.
Quindi esistono strumenti idonei e in caso di ricorso alle vie legali, non sta certo a me stabilire in quale caso un magistrato può invocare la sua giurisdizione.
<P>
Mi è stata obiettata l’esistenza di una lettera di accompagnamento che stabilisce l’applicazione di una certa giurisdizione, ad esempio soltanto della giurisdizione americana.
Ma voi sapete perfettamente che quella lettera è un atto unilaterale, non è parte dell’accordo.
La Commissione non ha concordato disposizioni in materia di giurisdizione contenute in una lettera unilaterale del dipartimento di Stato.
Non è quindi assolutamente vero che noi sottraiamo il diritto alla giurisdizione.
Spetterà ai giudici stabilire chi potrà o non potrà agire.
Non lo stabilisce di certo l’accordo in oggetto.
<P>
Credo vi sia un altro argomento particolarmente importante: l’aspetto "".
L’onorevole in ’t Veld ha posto dei quesiti complessi, 17 in tutto, cui noi intendiamo senz’altro rispondere per iscritto: si tratta di quesiti estremamente tecnici ma importanti.
Vi sono tuttavia alcuni punti cui non posso omettere di rispondere ora.
Non è semplicemente vero che, ai sensi dell’accordo, il nuovo sistema voluto da questo Parlamento, entrerà in funzione quando vorranno gli americani.
E’ al contrario scritto che "al più tardi entro dicembre, il sistema sarà operativo".
Si fa dunque riferimento a una data molto chiara e vicina – si tratta di un mese e mezzo – e come sapete perfettamente, esiste una rete di aerolinee internazionali, facenti capo alla catena , che è già in grado da domani di applicare il sistema .
Esistono dunque le capacità tecniche ed esiste ora anche una base giuridica, che non era contemplata nel precedente accordo.
Si tratta certamente di un miglioramento: il sistema può entrare in funzione fin da domani.
<P>
Per quanto riguarda l’aspetto della limitazione degli ambiti, qualcuno – credo ancora l’on. in ’t Veld – ha affermato che la trasmissione dei dati non sarebbe più soltanto motivata dalla lotta al terrorismo ma anche da altri obiettivi.
I punti 3 e 34 degli , che non sono stati modificati, stabilivano e stabiliscono che in presenza di un interesse vitale, anche in casi diversi dalla specifica indagine sul terrorismo, possono essere richiesti i dati personali.
Non è una novità.
<P>
Ultima considerazione, signor Presidente, e mi scuso per la lunghezza del mio intervento.
Sono pienamente d’accordo con quanto hanno affermato gli onorevoli Cavada e Cashman: possiamo anche chiamarlo accordo "Schengen-Transatlantico" – mi piace anche l’espressione – certo è che con gli Stati Uniti d’America occorrerà un negoziato politico ad ampio raggio.
Occorrerà stabilire una volta per tutte – e lo dovrà fare anche questo Parlamento – se gli Stati Uniti sono, come io credo, i primi alleati dell’Europa nella lotta al terrorismo, oppure se sono un problema.
Io ritengo che siano i primi alleati nella lotta al terrorismo ed allora è chiaro che, come noi europei abbiamo costruito lo spazio Schengen di sicurezza e di affermazione dei diritti, lo stesso dobbiamo cominciare a fare con gli Stati Uniti d’America.
Altrimenti rischiamo di dimenticare che il problema è il terrorismo e non gli USA.
<SPEAKER ID="111" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   Vorrei ringraziare il Commissario e i tutti i colleghi che hanno partecipato a questo importante dibattito.
<P>
La discussione è chiusa.
<SPEAKER ID="112" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   L’ordine del giorno reca l’interrogazione orale (B6-0432/2006) dell’onorevole Enrique Barón Crespo, a nome della commissione per il commercio internazionale, sui risultati definitivi dell’indagine sulle calzature provenienti dalla Cina e dal Vietnam (O-0096/2006).
<SPEAKER ID="113" LANGUAGE="EN" NAME="Olli Rehn," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>

   . – Signor Presidente, onorevoli parlamentari, sostituisco in questo dibattito il collega Peter Mandelson, che è in viaggio con il Ministro Lehtomäki per assistere al Vertice UE-India, dove la sua presenza è necessaria perché abbiamo molte importanti politiche commerciali da discutere con l’India.
<P>
La scorsa settimana il Consiglio ha adottato la misure proposte dalla Commissione per contrastare il delle calzature cinesi e vietnamite nell’Unione europea.
Queste misure offrono una soluzione equilibrata in un caso complesso; una soluzione che risponde alla chiara evidenza di pratiche di concorrenza sleale e di interventi statali che hanno consentito alle aziende cinesi e vietnamite di praticare nell’Unione europea.
<P>
Le misure adottate contribuiranno al risanamento della situazione.
Offrono un po’ di sollievo ai produttori di calzature nell’Unione, tenendo conto degli interessi dei consumatori e dell’evoluzione strutturale del settore all’interno dell’Unione, dove molti nomi noti nel settore delle calzature ora scelgono di produrre fuori dai confini comunitari.
<P>
In effetti, si tratta di un caso che mette alla prova la nostra capacità di reagire alle sfide e alle opportunità presentate dalla globalizzazione.
Le conclusioni complete dell’inchiesta sono esposte nelle misure pubblicate il 6 ottobre, che contengono altresì una descrizione particolareggiata delle modalità con cui abbiamo determinato il livello di e di pregiudizio per l’industria UE e stabilito il livello adeguato di dazi da imporre in questo caso.
Queste informazioni sono di dominio pubblico e ovviamente, come in qualsiasi altro caso, sono aperte all’esame pubblico e, in ultima analisi, giudiziario.
<P>
Per quanto concerne il possibile ricorso ad un regime di dazi differiti, è vero che la Commissione l’aveva preso in considerazione come possibile risposta nel caso specifico.
Un simile approccio innovativo in effetti avrebbe presentato dei vantaggi, ma non ha ottenuto il sostegno della maggioranza degli Stati membri.
La Commissione ha prestato ascolto alle preoccupazioni degli Stati membri e alla fine di agosto ha presentato le misure che sono appena state adottate dal Consiglio.
<P>
Nel formulare il livello del dazio, la Commissione ha applicato la “regola del dazio inferiore”, che rientra nel quadro giuridico vigente ed è completamente in linea con il quadro internazionale in materia di misure .
Questa norma consente alla Commissione di fissare dei livelli di dazi che rispecchiano il danno effettivo subito dall’industria UE, piuttosto che il livello di stabilito nell’inchiesta.
Non si tratta di per sé di un’impostazione nuova.
Nel contempo, data la natura di questo settore, dove fino al 2005 si sono applicati contingenti sulle importazioni di calzature, questo era un fattore importante di cui occorreva tenere conto nella determinazione del livello adeguato del dazio da applicare.
Comunque, la situazione è specifica per questo caso particolare e, considerando che ciascun caso va giudicato valutandolo in tutti i suoi aspetti, soprattutto di fronte alla globalizzazione, non rappresenta in quanto tale un cambiamento fondamentale nel modo di trattare i casi di difesa commerciale.
<P>
Vorrei concludere facendo notare che le sfide poste nel caso delle calzature non si possono ignorare.
Per questo motivo, nel quadro dell’impegno volto a rafforzare la nostra competitività esterna, la Commissione a dicembre pubblicherà un Libro verde inteso a valutare il funzionamento dei nostri strumenti di difesa commerciale nel contesto della globalizzazione economica.
<P>
Attendo con molto interesse questo dibattito e sono convinto che dobbiamo lavorare insieme per individuare miglioramenti pratici e sensati che rafforzino la capacità delle imprese europee di competere correttamente in un mercato globale.
Mi auguro davvero che il Parlamento partecipi attivamente al dibattito.
<SPEAKER ID="114" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Mi scuso con l’onorevole Barón Crespo per aver sbagliato l’ordine degli interventi.
Naturalmente, avrebbe dovuto prendere la parola per primo per rivolgere l’interrogazione alla Commissione.
Il Commissario Mandelson non è presente per i motivi esposti dal Commissario Rehn: è in volo per la Finlandia con il Ministro Lehtomäki per partecipare al Vertice UE-India.
<SPEAKER ID="115" LANGUAGE="ES" NAME="Enrique Barón Crespo (PSE )," AFFILIATION="autore">
<P>
   . – Signor Presidente, avevo due lamentele e ora devo aggiungerne un’altra, perché trovo assolutamente intollerabile quanto sta accadendo oggi in quest’Aula.
<P>
Innanzitutto, è poco rispettoso nei confronti del Parlamento cambiare le regole e dare la parola al Commissario prima che io abbia l’opportunità di formulare la mia domanda.
<P>
Secondo, l’assenza del Consiglio è totalmente ingiustificata e oggi abbiamo sollevato il problema in seno alla Conferenza dei presidenti di commissione: non esistono giustificazioni per l’assenza del Consiglio, in particolare considerando che il ruolo svolto dal Consiglio in questa vicenda è molto discutibile, in termini di imparzialità dimostrata nella valutazione della questione.
<P>
La Presidenza finlandese – e lo dico con molto dispiacere, perché la Finlandia è esemplare in termini di trasparenza – non ha agito correttamente e la Presidente in carica Lehtomäki avrebbe dovuto fornire delle spiegazioni.
<P>
Per quanto riguarda il Commissario Mandelson – mi rivolgo al Commissario Rehn affinché trasmetta il mio messaggio, e mi perdonerà se dirò qualcosa di più – se frequentasse una scuola statale i suoi genitori sarebbero già stati convocati per le sue assenze ingiustificate: non era presente alla seduta di settembre per discutere della relazione sull’India; oggi ha dovuto partire; non sarà qui per il Mercosur… Certo, è molto importante partecipare all’incontro con l’India a Helsinki, ma è più importante che l’Esecutivo sia dove dovrebbe essere, vale a dire in questo Parlamento a parlare ai suoi membri.
<P>
Signor Presidente, riguardo alla questione fondamentale, devo dire che noi sosteniamo la Commissione: la sosteniamo e siamo in totale disaccordo con la visione stereotipata a due dimensioni di alcuni, secondo cui in questo campo esistono paesi favorevoli al libero commercio o paesi protezionisti.
<P>
La Commissione ha adottato un’impostazione equilibrata; occorre agire in modo unitario e solidale, poiché siamo in una situazione molto grave.
Si è parlato di protezionismo: certamente, dobbiamo proteggere i nostri lavoratori, ad esempio.
In questo momento posso dirvi che l’ultima azienda rimasta in Francia, in Alsazia, che produce calzature di sicurezza, un’azienda molto importante, intende rivolgersi alla Corte di giustizia perché esistono differenze di prezzo del 40 per cento – teniamo presente che stiamo chiedendo misure sotto forma di tariffe comprese tra il 10 e il 20 per cento – e le calzature importate non sono conformi ai requisiti minimi di sicurezza.
<P>
Quindi, non si tratta di un dibattito che divide l’Unione europea tra chi vuole fare la cosa giusta e chi vuole chiudere le porte.
Si tratta di un dibattito nel quale chiediamo l’osservanza delle regole concordate all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio.
Nel suo lavoro, la Commissione ha agito correttamente, benché non l’abbia fatto oggi, vista l’assenza del Commissario Mandelson.
<P>
Riteniamo pertanto che la Commissione dovrebbe trattare una questione così importante con maggiore rispetto.
Anche altre questioni sono importanti, ma io e il Presidente abbiamo perso molti aerei per adempiere ai nostri doveri.
Se il vertice si tiene domani, avrebbero dovuto pensare di alzarsi presto o organizzarsi in qualche altro modo; ma oggi avrebbero dovuto essere qui.
<SPEAKER ID="116" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Il suo punto di vista è molto chiaro, onorevole Barón Crespo, e la sua esperienza in qualità di presidente le avrà insegnato quanto sia difficile far rispettare il tempo di parola ad alcuni oratori.
In discussioni precedenti, questo pomeriggio, il Vicepresidente Frattini e il Presidente Barroso hanno parlato oltre 42 minuti.
<P>
Non posso scusarmi a nome del Commissario Mandelson, ma ritengo che il Commissario Rehn abbia spiegato la situazione.
Sono certo che il Commissario Rehn trasmetterà le sue osservazioni al Commissario Mandelson.
<SPEAKER ID="117" LANGUAGE="EL" NAME="Georgios Papastamkos," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE.">
<P>
   – Signor Presidente, mi associo alle obiezioni dell’onorevole Barón Crespo in merito alla condotta della Commissione riguardo a una discussione tanto importante.
<P>
La questione dei dazi sulle calzature ha diviso gli Stati membri dell’Unione e ha anche messo in evidenza interessi contrastanti tra produttori, da un lato, e distributori e consumatori, dall’altro.
<P>
Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei continua a sostenere il multilateralismo e un commercio internazionale aperto ed equilibrato.
Tuttavia, ritengo che gli argomenti presentati contro l’adozione delle misure in questione, ossia il protezionismo a vantaggio dell’industria e il trasferimento del costo sui consumatori europei, siano fuorvianti e privi di fondatezza.
<P>
Onorevoli colleghi, occorre chiarire che l’imposizione di dazi è una misura di difesa commerciale legalmente giustificata o, se preferite, una misura di protezione produttiva.
Al contrario, le pratiche di sono innanzitutto una misura protettiva che distorce il commercio.
Quindi, considerando che l’applicazione di pratiche di e il conseguente danno provocato all’industria europea sono stati confermati, non adottare misure significherebbe tollerare la concorrenza sleale.
A tutti coloro che si oppongono all’imposizione dei dazi con l’argomento dei prezzi migliori, io chiedo: i consumatori hanno beneficiato della riduzione dei prezzi delle importazioni a seguito della liberalizzazione?
Chiaramente no.
Come conferma la Commissione stessa, non ci sono stati vantaggi per i consumatori europei, poiché i prezzi sono rimasti stabili o addirittura in certi casi sono leggermente aumentati.
<P>
Onorevoli colleghi, l’Unione europea dovrebbe mandare un messaggio chiaro: sì alla concorrenza, no alle sue distorsioni, manifeste o occulte.
L’Unione è e resterà un mercato aperto ai che rispettano le regole e la disciplina di un sistema commerciale multilaterale.
<SPEAKER ID="118" LANGUAGE="EN" NAME="David Martin," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<P>
   . – Signor Presidente, francamente sono preoccupato per la decisione di imporre tariffe sulle calzature per due motivi: innanzitutto, perché a un gran numero di consumatori europei sarà chiesto di pagare un prezzo superiore per le calzature al fine di portare dubbi vantaggi a un piccolo numero di produttori europei.
In particolare, deploro il fatto che siano state incluse anche le calzature per bambini.
Per i genitori con stipendi relativamente bassi che devono comprare regolarmente delle scarpe nuove al loro bambino si tratta di un’imposizione onerosa, e mi dispiace che abbiamo adottato questa misura.
<P>
Il secondo motivo della mia preoccupazione è la presunta modalità con cui è stata raggiunta la maggioranza nel Consiglio – e dico presunta perché non dispongo di prove concrete.
Ritengo che la Lettonia sia stata convinta a cambiare il suo voto non per motivi riguardanti le calzature, bensì perché l’Italia ha promesso di non votare per le sanzioni SPG contro la Bielorussia.
Poiché la Lettonia ha intense relazioni commerciali con la Bielorussia, la proposta era molto allettante per il lettoni.
Queste contrattazioni, se sono vere, gettano discredito sull’Unione europea nel suo complesso e in particolare sul Consiglio.
<SPEAKER ID="119" LANGUAGE="EN" NAME="Sajjad Karim," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero innanzitutto associarmi alle rimostranze espresse dall’onorevole Barón Crespo.
<P>
Signor Commissario, la decisione di imporre dazi sulle importazioni di calzature dalla Cina e dal Vietnam, presa dall’UE la scorsa settimana, non solo è contro la volontà della maggioranza dell’Europa – è chiaro che alcuni Stati membri hanno contrattato e ora hanno abbandonato le posizioni dichiarate – ma espone anche l’UE a possibili rimproveri da parte dell’OMC, in quanto molti contestano la base fattuale e giuridica dell’inchiesta della Commissione.
<P>
E’ stato il protezionismo a determinare questa misura miope e palliativa.
I dazi sono rimedi abborracciati che non fanno che danneggiare le industrie comunitarie che si sono effettivamente adeguate all’economia globale.
Ad esempio, la britannica ha dimostrato innanzitutto lungimiranza nel trasferire la produzione di calzature in Cina e in Vietnam; senso di responsabilità, nel diversificare in punti vendita al dettaglio nel Regno Unito, dove oggi impiega più persone di quante ne avesse mai impiegate per la produzione di calzature; e, non ultimo, comprensione, riconoscendo le difficoltà della Commissione e tentando di lavorare con voi, e non contro di voi.
Tuttavia, a causa delle misure insensate della scorsa settimana, la ora sarà penalizzata per tutte e tre le sue scelte, poiché i rivenditori e i consumatori europei a questo punto dovranno pagare il conto per un’industria italiana in cattive condizioni.
<P>
E’ una misura miope anche perché, mentre il Commissario Mandelson persegue i suoi piani per rafforzare i legami bilaterali con le economie emergenti in Asia, ha reso furiosi i cinesi, trasceso i programmi per la riduzione della povertà e della fame sponsorizzati dall’UE in Vietnam e mostrato alla regione la bandiera protezionista dell’UE.
<P>
Temo che la revisione delle norme dell’UE promossa dal Commissario Mandelson arrivi con un anno di ritardo.
L’individuazione e la stigmatizzazione dei rivenditori che non trasferiscono sui consumatori i vantaggi derivanti dalle importazioni a buon mercato sono fumo negli occhi per coprire la gestione inefficace delle sfide della globalizzazione da parte della Commissione.
Su questo punto la Commissione ha fallito miseramente.
<SPEAKER ID="120" LANGUAGE="DA" NAME="Margrete Auken," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE.">
<P>
   – Signor Presidente, la decisione del Consiglio in merito ai dazi sulle calzature provenienti dalla Cina e dal Vietnam è l’ennesimo esempio del protezionismo dell’UE.
La decisione è un attacco al sistema di accordi multilaterali e, nello specifico, all’accordo multifibre, e punisce eccessivamente quegli Stati membri che sono riusciti a rispettare tale accordo.
Ad esempio, i dazi colpiscono la Danimarca che ha trasferito in Cina la sua produzione calzaturiera, mantenendo in Danimarca solo le attività di progettazione e commercializzazione.
E quel che è peggio, ora l’UE sta minando l’OMC e il sistema di accordi multilaterali.
<P>
E’ incredibile che il Commissario non ascolti neppure chi sta parlando.
Anche se è finlandese, dal posto dove si trova non è in grado di capire il mio danese.
Faccio notare al Presidente che si tratta di un comportamento inaccettabile.
<P>
Il Commissario Mandelson ora intende riporre le sue speranze su accordi commerciali bilaterali.
La giustificazione per questa scelta è che fintanto che la strada dell’OMC è sbarrata dobbiamo trovare nuove vie.
Tuttavia, vorrei rilevare che in realtà è l’UE, insieme agli Stati Uniti, la principale responsabile dello stallo dei negoziati OMC.
Esistono indubbiamente problemi in materia di diritti umani, politiche sui tassi di interesse e norme ambientali, ma non si devono risolvere con il protezionismo.
Occorre risolverli attraverso una cooperazione multilaterale vincolante.
Il rafforzamento dell’approccio bilaterale contribuirà solo ad aumentare la dipendenza dei paesi poveri dall’UE.
E’ una prosecuzione dello sfruttamento coloniale malamente camuffata.
Secondo il Commissario Mandelson, gli accordi bilaterali sono “trampolini” verso un miglior commercio globale.
Invece non lo sono.
Anzi.
Implicano il rifiuto dell’OMC e del sistema di accordi multilaterali e quindi anche degli ideali di commercio equo e libero e della lotta contro la povertà che la Commissione in altre sedi enfatizza come la sua visione globale.
Con la strategia bilaterale, tale visione è solo una formula priva di contenuto.
<SPEAKER ID="121" LANGUAGE="PT" NAME="Pedro Guerreiro," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL">
<P>
   . – Signor Presidente, a nostro parere il problema delle misure decise dal Consiglio è che sono in ritardo, che avranno un impatto limitato e che non rispondono alle reali necessità di un settore che ha un buon futuro davanti a sé ed è molto importante per il Portogallo e per l’UE.
<P>
Signor Commissario, certamente sarà a conoscenza della realtà della chiusura e del trasferimento di molte aziende e della perdita di posti di lavoro nell’industria calzaturiera in Portogallo, che ha avuto come conseguenza l’aumento della disoccupazione e il rischio di povertà per migliaia di lavoratori.
Ancora una volta, voglio ricordare il caso dei lavoratori della multinazionale a Castelo de Paiva che, a tre anni dalla chiusura dell’azienda e dopo ripetute promesse, restano senza un’occupazione alternativa.
In altre parole, con la liberalizzazione del commercio mondiale i perdenti sono stati i lavoratori occupati da innumerevoli piccole, medie e micro imprese nel settore calzaturiero dell’UE.
D’altro canto, chi ha tratto il maggiore guadagno dall’enorme aumento delle importazioni di calzature da paesi terzi non sono stati i cosiddetti consumatori ma, piuttosto, le grandi multinazionali e i principali importatori e distributori, che hanno realizzato profitti eccezionali, come ha riconosciuto la Commissione.
<P>
Se il commercio internazionale nel suo complesso si curasse veramente degli interessi dei consumatori avrebbe già ridotto da tempo in misura significativa i prezzi di vendita delle calzature d’importazione.
<P>
Come abbiamo già rilevato, la responsabilità di questa situazione non è da attribuire ai paesi terzi, bensì all’UE e alle sue politiche di promozione della concorrenza, di liberalizzazione del commercio internazionale e di sostegno del valore dell’euro, una politica che frena le industrie manifatturiere come quella calzaturiera.
Proprio la scorsa settimana, in effetti, la Commissione ha dichiarato la sua intenzione di promuovere i trattati bilaterali di libero scambio, lanciando così una nuova crociata per la liberalizzazione del commercio mondiale.
<P>
E’ su questa politica che si dovrebbe discutere.
<SPEAKER ID="122" LANGUAGE="PL" NAME="Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN.">
<P>
   – Signor Presidente, solo l’anno scorso un totale di 1 miliardo e 250 milioni di paia di scarpe prodotte in Cina si sono riversate sul mercato europeo.
Si tratta della metà di tutte le scarpe vendute nell’Unione europea in quel periodo.
Intanto, dal 2001 la produzione di calzature di cuoio in Europa è scesa quasi del 30 per cento.
Nello stesso periodo, il settore calzaturiero dell’Unione europea ha perso quasi 40 000 posti di lavoro.
<P>
La situazione in Polonia è simile.
Nel 2001, la Polonia ha importato solo 300 000 paia di scarpe realizzate in Cina.
Ora la cifra arriva a 9 milioni di paia all’anno.
Questa situazione ha avuto un effetto diretto sull’occupazione nel settore.
Nel 2003, l’industria calzaturiera polacca contava 123 aziende, mentre nel 2005 erano solo 93.
Nel contempo, l’occupazione nel settore è scesa da quasi 17 000 a 13 000 unità, con un calo della produzione compreso tra i 18 e i 15 milioni di paia.
Quel che è peggio, non sono stati i consumatori a beneficiare di queste enormi importazioni grazie alla riduzione dei prezzi, come in genere si pensa, bensì gli stessi importatori, che spesso aggiungono margini di utile che superano il 100 per cento del valore della transazione.
<P>
In questa situazione è positivo che la Commissione europea si sia finalmente decisa a imporre tariffe per proteggere il mercato europeo, e in particolare che esperti della Commissione abbiano stabilito al di là di ogni dubbio che la Cina sta praticando prezzi di I governi della Cina e del Vietnam sostengono scorrettamente i propri produttori offrendo loro agevolazioni fiscali e concessioni gratuite di terreni e anche esentandoli completamente dai costi di produzione, ad esempio rinunciando all’imposizione di tasse ambientali.
L’unico rammarico è che questa decisione sia arrivata così tardi, dopo che l’industria calzaturiera europea ha già sofferto tanto.
<P>
La Commissione europea deve fare tutto il possibile per impedire che una simile situazione si ripeta in altri settori dell’economia.
Inoltre, occorre decidere rapidamente come reagire alla vendita di merci a prezzi di nella zona doganale europea, al fine di limitare i danni provocati da simili importazioni all’industria manifatturiera e di conseguenza all’occupazione nell’Unione europea.
<SPEAKER ID="123" LANGUAGE="CS" NAME="Jana Bobošíková (NI )." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevoli colleghi, sono fondamentalmente in disaccordo con il fatto che il Consiglio e la Commissione abbiano adottato la proposta del Commissario Mandelson e negli ultimi giorni abbiano imposto dazi doganali elevati sulle calzature provenienti da Vietnam e Cina.
A mio parere, si tratta di una misura a breve termine che equivale a protezionismo antiliberale e che non contribuisce in alcun modo alla competitività dell’Europa.
Serve solo a prolungare l’agonia dei produttori che hanno difficoltà ad adeguarsi alla realtà dell’economia globale.
Con l’introduzione di dazi doganali i politici, paradossalmente, puniscono gli imprenditori che hanno capito le regole dell’economia globale e che, dando prova di flessibilità, hanno spostato la produzione in Asia e sono riusciti a resistere nelle nuove condizioni di mercato.
L’introduzione dei dazi doganali, infine, danneggia anche i consumatori, dato che il costo di un paio di scarpe è aumentato di 7 euro.
Vorrei sapere quale capo di Stato o quale Commissario si esporrà in prima persona per spiegare alle famiglie con molti bambini che se comprano scarpe più costose non comprano anche una qualità superiore, bensì sovvenzionano aziende calzaturiere inefficienti.
<SPEAKER ID="124" LANGUAGE="PT" NAME="José Albino Silva Peneda (PPE-DE )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – Nell’imporre le misure sulle importazioni di calzature in cuoio provenienti dalla Cina e dal Vietnam, l’UE ha preso una decisione giusta, anche se attesa da tempo.
In ogni caso, meglio tardi che mai.
<P>
Sappiamo tutti che Cina e Vietnam esportano diversi prodotti in tutto il mondo, tra cui calzature e prodotti tessili, che godono di consistenti sovvenzioni statali alla fonte.
Tra gli esempi di questi interventi statali figurano finanziamenti a fondo perduto, agevolazioni fiscali, svalutazione fittizia della moneta e, in alcuni casi, il mancato deprezzamento degli investimenti.
Questi prodotti continuano a godere della totale, o quasi totale, assenza di normative sociali o ambientali, che rappresentano una quota significativa dei costi di produzione nei paesi dell’UE.
I produttori europei di calzature sanno di dover competere con aziende che producono pagando salari più bassi ai propri dipendenti.
Si oppongono all’idea che la concorrenza possa essere distorta da questo genere di interventi da parte di paesi esportatori che vendono i propri prodotti al di sotto del prezzo di produzione.
Nel mio paese questo si chiama imbrogliare.
<P>
L’UE, anche se in ritardo, ha preso la decisione giusta, ma in forma annacquata.
Ciò che sta accadendo dimostra che le autorità di questi paesi non intendono cambiare il loro comportamento e, alla luce delle ripetute pratiche scorrette, avrei preferito la versione originale delle sanzioni, che prevedeva tariffe per cinque anni, invece del periodo di due anni deciso alla fine.
<P>
Queste misure sono state sostenute solo da una maggioranza ristretta in seno al Consiglio, solo 13 Stati membri su 25.
In conclusione, quindi, vorrei sapere se saremo in grado di mantenere questa maggioranza nell’arco di due anni.
E in caso contrario, che cosa intende fare l’UE?
<P>
Signor Commissario, voglio essere assolutamente chiaro su questo punto.
Non sono un fautore di politiche protezioniste.
Voglio solo che tutti rispettino le regole del gioco.
<SPEAKER ID="125" LANGUAGE="FR" NAME="Kader Arif (PSE )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ha rilevato l’onorevole Barón Crespo, c’è una strana concezione del dibattito democratico e del rispetto dovuto alla nostra Istituzione, se il Commissario per il commercio e la Presidenza finlandese non sono presenti a rispondere alle nostre legittime interrogazioni.
<P>
Se il Commissario fosse stato presente, gli avrei posto due domande.
Perché i dazi sono stati istituiti per due anni anziché per cinque, per la prima volta nella storia di questo strumento, e perché i dazi sono così bassi, in presenza di una evidente violazione delle regole del commercio internazionale e di gravi perdite subite dalle imprese del settore?
<P>
Se la Presidenza finlandese ci avesse onorato della sua presenza, non mi sarei congratulato per il suo coordinamento poco obiettivo e per il suo fermo sostegno alla posizione dei grandi importatori e distributori, a spese della nostra industria colpita da una serie di tragici fallimenti, con la conseguente perdita di posti di lavoro.
Tuttavia, ancora una volta le considerazioni finanziarie hanno prevalso sulle considerazioni sociali e sulla fondamentale solidarietà tra paesi all’interno dell’Unione europea, una solidarietà che, se si continua a metterla alla prova, domani potrebbe finire per diventare l’eccezione e non più la regola che ci unisce.
<P>
In sintesi, la posizione adottata significa più disoccupazione in Europa, un’opportunità persa per promuovere norme sociali e un’occupazione decente, e profitti riservati solo a importatori e distributori: non posso accettarla.
<SPEAKER ID="126" LANGUAGE="LT" NAME="Danutė Budreikaitė (ALDE )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – Il mercato europeo delle calzature si è ridotto di un terzo negli ultimi cinque anni, poiché non è in grado di competere con la produzione a basso costo sovvenzionata dai governi dei paesi asiatici.
Con l’imposizione di dazi sulle calzature in cuoio cinesi e vietnamite per i prossimi due anni, gli Stati membri dell’UE che cercano di competere nel settore calzaturiero avranno ottenuto una vittoria temporanea nei confronti dei paesi UE che hanno trasferito la loro produzione in Asia.
Anche le grandi reti di vendita, come gli importatori di calzature dell’Asia, si stanno opponendo all’introduzione dei dazi.
<P>
Le misure di protezione del mercato sono necessarie fintanto che nei paesi asiatici viene sovvenzionato il settore dell’energia, si applicano tariffe preferenziali e si inquina l’ambiente.
Queste misure almeno in parte serviranno a ridurre le differenze tra le condizioni operative dell’industria calzaturiera europea e asiatica, almeno temporaneamente.
<P>
Il trasferimento della produzione in paesi con una manodopera meno costosa sembra inevitabile.
La Terra è ancora rotonda e l’UE non risulterà danneggiata dopo aver distrutto le proprie capacità manifatturiere?
Perché la Commissione europea non prende in considerazione una riforma della politica commerciale estera dell’OMC e dell’UE?
<SPEAKER ID="127" LANGUAGE="PL" NAME="Leopold Józef Rutowicz (NI )." AFFILIATION="standard">
<P>
   – Signor Presidente, in un prodotto come le calzature la qualità ha conseguenze importanti per la nostra salute e per una camminata comoda.
La praticità e la durevolezza del prodotto dipendono dal design, dal metodo di produzione e dai materiali utilizzati.
La garanzia di uno di base per le calzature implica determinati costi.
Le scarpe a basso prezzo sono possibili se la produzione è sovvenzionata o se i produttori utilizzano materie prime e tecnologie di scarsa qualità, che non soddisfano i requisiti sanitari e le esigenze dei consumatori.
Sono aspetti che andrebbero presi in considerazione nel proteggere l’industria e i consumatori dell’Unione europea.
Per questo motivo ritengo che l’introduzione di dazi sia giustificata, così come l’utilizzo di altri metodi per limitare l’importazione di calzature che non soddisfano i requisiti europei.
<SPEAKER ID="128" LANGUAGE="SV" NAME="Christofer Fjellner (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, l’introduzione di dazi sulle calzature provenienti dal Vietnam e dalla Cina è uno splendido autogoal dell’UE.
E’ un esempio di cattiva politica economica e di cattiva politica commerciale ed è moralmente fallimentare.
<P>
Consentitemi innanzitutto di spiegare perché si tratta di cattiva politica economica.
Ciò che stiamo facendo in questo momento è levare gli scudi per difendere le industrie poco competitive, punendo nel contempo quelle che hanno saputo adeguarsi alla globalizzazione, ad esempio trasferendo la produzione in paesi più competitivi.
In questo modo compiamo l’impresa di indebolire la competitività dell’UE doppiamente con un’unica decisione.
<P>
Temo che la visione della Commissione per il futuro sia un’UE che dovrà competere a livello globale con calzature a buon mercato.
Penso che il peggio che potrebbe accadere è che la Commissione possa riuscire nel suo intento e che manteniamo questa industria.
In tal caso, nel giro di 30 anni probabilmente l’Europa esporterà scarpe in Vietnam, mentre il Vietnam esporterà in Europa automobili, o addirittura prodotti di valore superiore che non possiamo nemmeno immaginare.
<P>
Secondo, l’introduzione dei dazi è una cattiva politica commerciale.
Alla fine di questo mese, il Vietnam diventerà membro dell’OMC.
Il regalo di benvenuto dell’UE sono i dazi sulle calzature vietnamite.
I segnali inviati al Vietnam da uno dei maggiori blocchi commerciali del mondo sono un disastro, soprattutto considerando che quel paese sta realizzando importanti cambiamenti per soddisfare i requisiti per la futura adesione all’OMC.
<P>
Terzo, è moralmente fallimentare perché colpisce duramente le persone per soddisfare interessi particolari bene organizzati.
Non vi basta prolungare l’applicazione di dazi sulle calzature: ora ne ampliate anche la portata, per includervi le calzature per bambini.
Che cosa direte alle famiglie svedesi con dei bambini piccoli, costrette ad acquistare diverse paia di scarpe ogni anno?
Pensate che le famiglie con bambini abbiano troppo denaro?
Che con le misure precedenti se la siano cavata troppo facilmente?
<P>
In questa situazione l’UE sta mostrando il suo lato peggiore, anteponendo interessi particolari ben organizzati al benessere delle persone.
Penso che si debba impedire che questo accada ancora in futuro.
<SPEAKER ID="129" LANGUAGE="PT" NAME="Francisco Assis (PSE )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – I sostenitori del libero commercio ritengono che si debbano adottare strumenti di tutela commerciale come le misure solo in circostanze straordinarie, confermate da verifiche oggettive.
In questo caso, purtroppo, sussistono proprio queste condizioni.
<P>
Cina e Vietnam sono responsabili di pratiche commerciali particolarmente inaccettabili nel settore calzaturiero, arrivando addirittura al punto di aumentare ulteriormente i numerosi vantaggi competitivi di cui già godono.
Agendo in tal modo, questi due paesi hanno violato uno dei principi fondamentali del libero scambio, e precisamente quello della concorrenza leale.
Queste misure non devono quindi essere intese contro il libero scambio, bensì, al contrario, come un fattore fondamentale per la protezione del libero scambio nel lungo termine.
<P>
Dobbiamo quindi congratularci con la Commissione per quanto ha fatto in quest’area.
Tuttavia, è importante sottolineare che l’industria europea deve continuare ad impegnarsi per l’ammodernamento, investendo nell’innovazione e nel miglioramento della qualità, al fine di accrescere la propria competitività nel settore in tutto il mondo.
Questo impegno deve coinvolgere le autorità pubbliche, con la garanzia dell’adesione alle regole di un commercio libero e equo.
<P>
L’adozione di queste misure non deve dunque essere considerata un tentativo di riaprire la porta a un protezionismo indesiderato, ma piuttosto come uno strumento vitale per garantire un’equa regolamentazione del commercio internazionale.
<SPEAKER ID="130" LANGUAGE="DA" NAME="Anne E. Jensen (ALDE )." AFFILIATION="dumping">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, diversamente dall’oratore precedente, vorrei dire che se qualcuno crede di poter salvare i posti di lavoro europei imponendo dazi sulle calzature in cuoio provenienti da Cina e Vietnam, dovrebbe ripensarci.
Le cose non funzionano così.
Il fatto è che, ovviamente, la produzione si sposterà semplicemente verso altri paesi con un basso costo del lavoro.
Dalle cifre più recenti di Eurostat emerge che, dopo l’approvazione dei dazi in primavera, la produzione di scarpe si è spostata dalla Cina e dal Vietnam a paesi quali l’India e l’Indonesia.
I produttori inefficienti dei paesi europei non ne hanno tratto alcun vantaggio.
<P>
La Commissione sostiene che si sono verificate pratiche di e afferma di aver presentato tutti i risultati concreti dell’inchiesta .
Devo dire di aver trovato solo alcuni documenti generali.
Mi pare che siamo in presenza di un grave problema democratico, se le decisioni vengono prese su basi casuali o incomplete.
Si rafforza l’impressione che in questo caso si tratti di contrattazioni politiche e per questo invito apertamente la Commissione a presentare i risultati di tutte le indagini, nonché analisi dettagliate delle conseguenze attuali e future dei dazi sulle calzature per i consumatori e le aziende dell’Europa.
<SPEAKER ID="131" LANGUAGE="" NAME="Luca Romagnoli (NI )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione che affronta l’interrogazione del collega Barón Crespo, esula dalla fattispecie del settore calzaturiero, perché è un intero sistema produttivo delle nazioni dell’Unione ad essere messo, e non da oggi, in crisi dalla concorrenza sleale, o per meglio dire, dall’avidità finanziaria, senza remore o freni, del cosiddetto libero mercato. Un mercato che sarebbe meglio definire senza regole, che "vampirizza" l’esistenza degli individui, sfruttando i lavoratori senza tener conto della loro età e senza alcuna garanzia sociale che sia anche lontanamente comparabile con quelle che vigono nei paesi dell’Unione.
Un mercato e i suoi sconvolgenti interessi finanziari che immiserisce società e nazioni, teso all’arricchimento esponenziale di anonime società transnazionali.
<P>
Gli strumenti di difesa commerciali quali l’, e quindi il mantenimento di dazi, sono un primo minimale indispensabile strumento, ma non sono pienamente soddisfatto, perché la concorrenza sleale, che riesce a inondare i mercati di prodotti a prezzi enormemente più bassi, è il risultato di vantaggi enormi quanto ai fattori delle produzioni.
La concorrenza sleale si può dunque battere non solo con strumenti difensivi: non si può tentare di vincere la guerra con battaglie di retroguardia e la difesa non garantisce la vittoria in guerra, come hanno notato strateghi ancora prima di von Clausewitz.
<P>
Se dunque l’Unione vuole salvaguardare le sue produzioni, deve imporre misure di controllo sui prodotti che intende commercializzare nel mercato interno.
Non è pensabile contrastare i prezzi alla produzione fintanto che i fattori della stessa sono così squilibrati a favore dell’industria asiatica, squilibrati anche nei costi non solo del lavoro ma, ad esempio, da quelli amministrativi.
<P>
All’inizio della legislatura presentai un’interrogazione orale a norma dell’articolo 108, con decine di firme a sostegno di colleghi di varie nazionalità e sensibilità politiche.
Ovviamente, non fu iscritta al dibattito, forse perché collideva con interessi di chi, in nome del profitto, disprezza l’interesse sociale e il profondo senso del lavoro.
Chiedevo allora, e ancora sostengo, che, oltre ad applicare restrizioni alle importazioni provenienti da paesi che non danno garanzie a proposito di quanto sopra menzionato, è tempo di istituire un organismo di verifica che certifichi come sono realizzati i prodotti importati in Europa, da qualsiasi paese extra-europeo esse giungano, e di conseguenza ne autorizzi o vieti il commercio.
<P>
Si ponga un marchio di certificazione etica, dell’etica del lavoro e dell’ambiente, più in generale dell’etica del processo produttivo.
Karl Popper, indiscutibilmente un liberista ha perfettamente sintetizzato quanto la libertà non possa essere considerata…
<SPEAKER ID="132" LANGUAGE="CS" NAME="Zuzana Roithová (PPE-DE )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – Onorevoli colleghi, respingo fermamente l’idea che le misure equivalgano a pericoloso protezionismo.
Anzi, è vero il contrario.
Per l’Europa non c’è cosa peggiore che guardare con benevolenza alle pratiche commerciali sleali di paesi terzi, mentre si impongono obblighi molto rigidi ai produttori europei.
Non dovremmo sorprenderci se le aziende europee hanno trasferito l’attività di produzione in Asia, dove possono sfruttare al massimo il basso livello degli sociali e ambientali, in modo tale da poter vendere con enorme profitto scarpe, prodotti tessili, attrezzature elettroniche e altri beni di bassa qualità agli europei, che per di più perdono posti di lavoro nei mercati nazionali.
I paesi che hanno aderito all’UE sono tenuti a rispettare determinate regole commerciali e non possono imporre unilateralmente sanzioni ufficiali nei confronti di paesi terzi.
E’ una competenza dell’UE.
Per questo è importante che la Commissione si attivi in questa occasione.
Tuttavia, mi preoccupa la possibilità di incoerenze.
Tutto sommato, anche le calzature sportive e per bambini provenienti da Cina e Vietnam sono vendute a prezzi di .
Escluderle dalle misure semplicemente perché le calzature sportive non vengono più fabbricate in Europa, o addirittura per il fatto che le calzature per bambini di bassa qualità sono un aiuto per le famiglie bisognose, è un segnale di debolezza dell’Europa.
La precedente esclusione di calzature per bambini di cui era stata verificata la pericolosità per la salute ha evidenziato una grossa mancanza di professionalità da parte della Commissione.
<P>
A mio parere, in questo caso dovremmo seguire il principio del monitoraggio reciproco delle regole concordate e non limitarci ad arrenderci ai distributori europei che spesso beneficiano della nostra disattenzione in materie come questa.
Siamo tutti consapevoli del fatto che stiamo parlando di pochi euro, che non avranno effetto sui generosi profitti che il consumatore non vede.
La dichiarazione del Consiglio dimostra che i governi non sono interessati ai principi, ma a concreti interessi commerciali che differiscono tra il nord e il sud.
Mi auguro che almeno in Parlamento sosteniamo i principi della concorrenza leale, a prescindere da chi ne può trarre vantaggio in Europa o altrove.
E’ nostro compito sostenere la Commissione e mettere in guardia il Consiglio contro simili politiche.
Concludo invitando nuovamente la Commissione ad affrontare la questione della certificazione obbligatoria delle calzature per bambini vendute in Europa, a prescindere da chi le ha prodotte.
Le scarpe non dovrebbero danneggiare la salute, sia che siano realizzate dai cinesi, dai giapponesi o da chiunque altro.
<SPEAKER ID="133" LANGUAGE="" NAME="Giulietto Chiesa (PSE )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, se questa discussione si limitasse a misurare gli argomenti a favore o contro le misure per le calzature di cuoio provenienti da Cina e Vietnam, sarebbe davvero inutile.
I paesi europei sono divisi su questo tema perché gli interessi dei produttori sono opposti a quelli dei distributori.
E’ una constatazione e non un motivo di scandalo.
La domanda vera è un’altra: esiste un interesse comune europeo?
Come definirlo?
A mio avviso possiamo e dobbiamo tentare di farlo, perché un’Europa divisa è un’Europa più debole.
Lo si può fare però soltanto partendo da una visione strategica e realistica della posizione europea nel mercato e nel commercio mondiale e restando ancorati ai principi e alle cifre.
<P>
Uno di questi principi è la difesa del consumatore europeo: tra l’altro la richiesta dei produttori, cioè il "", è sacrosanta, prima di tutto perché significa più informazione e quindi più chiarezza. Si tratta di un principio europeo.
In secondo luogo, perché emerge che una drastica riduzione dei costi all’importazione delle scarpe di cuoio non è stata affatto accompagnata da una riduzione dei prezzi al dettaglio.
Al contrario, risulta cioè evidente che esistono in Europa rendite di posizione e che il pericolo deriva anche da queste. I dazi introdotti per due anni sono una misura ragionevole e di compromesso, che sancisce anche un metodo corretto di rispetto degli interessi di tutti.
<SPEAKER ID="134" LANGUAGE="ES" NAME="Antonio López-Istúriz White (PPE-DE )." AFFILIATION="dumping">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, grazie per la vostra presenza in Aula oggi.
Vorrei brevemente comunicare al Consiglio la mia relativa soddisfazione per l’accordo raggiunto il 4 ottobre: soddisfazione perché finalmente si è convenuta la necessità di prendere iniziative per contrastare la vendita di calzature dalla Cina e dal Vietnam a prezzi al di sotto dei costi reali.
Parlo di soddisfazione relativa, perché questo genere di misura tariffaria di solito resta in vigore per cinque anni, anziché per i due anni concordati dal Consiglio.
I deputati spagnoli e delle isole Baleari invitano la Commissione e il Consiglio a lasciare aperta la possibilità di estendere questi dazi, poiché tra due anni il problema della concorrenza sleale sarà ancora presente.
<P>
Inoltre, nella regione che rappresento, le isole Baleari, una delle regioni più attive nella difesa di condizioni eque nella commercializzazione di calzature sui mercati europei, siamo convinti che le tariffe previste nell’accordo del Consiglio siano basse rispetto a quelle applicate nel periodo provvisorio che si è concluso il 6 ottobre: dalla tariffa provvisoria del 19 per cento per le calzature cinesi si scende al 16 per cento, e nel caso delle calzature vietnamite si passa dal 16,8 per cento al 10 per cento.
Per le isole Baleari e per il mio paese, la questione fondamentale è difendere condizioni eque nella commercializzazione di calzature, condizioni che escludono questo genere di pratiche di .
<P>
Quindi, non stiamo parlando dell’imposizione di misure protezionistiche che ostacolano il libero commercio, ma piuttosto di misure intese a combattere la concorrenza sleale.
<SPEAKER ID="135" LANGUAGE="EL" NAME="Panagiotis Beglitis (PSE )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – Signor Presidente, la recente decisione del Consiglio dei ministri di imporre dazi mi induce a formulare due osservazioni cruciali.
Il primo riguarda l’efficacia della politica commerciale comune e i meccanismi di cui dispone per difendere gli interessi europei.
Purtroppo, ancora una volta la Cina, membro dell’Organizzazione mondiale del commercio, continua a praticare il attraverso la sua politica statale, mentre la Commissione europea continua, da parte sua, a monitorare questa prassi come un osservatore neutrale.
<P>
Dall’altra parte abbiamo il Vietnam, che continua anch’esso ad esercitare pratiche di , mentre nel contempo chiede di aderire all’Organizzazione mondiale del commercio.
Credo che la Commissione europea debba anche inviare un messaggio alle autorità del Vietnam, visto che questo paese intende aderire all’Organizzazione mondiale del commercio.
<P>
La mia seconda osservazione è più seria e riguarda il futuro stesso dell’Unione europea e la difesa del tessuto produttivo europeo.
In Europa non esistono solo consumatori, di cui dobbiamo naturalmente difendere gli interessi; esistono anche lavoratori che perdono i loro posti di lavoro e rimangono disoccupati.
Esistono le importazioni, da un lato, ma esistono anche imprese produttive e settori industriali che devono essere in grado di competere in un ambiente internazionale sicuro e privo di distorsioni.
L’Europa non può trasformarsi in una giungla di importazioni incontrollate nel nome della liberalizzazione del commercio internazionale.
<SPEAKER ID="136" LANGUAGE="HU" NAME="Béla Glattfelder (PPE-DE )." AFFILIATION="dumping">
<P>
   – Cina e Vietnam stanno sovvenzionando le esportazioni di calzature in modo inaccettabile.
Queste sovvenzioni sono contrarie alle regole dell’OMC.
Si tratta di aiuti di Stato che provocano distorsioni del mercato e risultano in pratiche di .
Le sovvenzioni distorsive per il mercato arrecano un grave pregiudizio ai produttori europei e all’economia europea, confermato dal fatto che recentemente si sono perse diverse decine di migliaia di posti di lavoro.
<P>
Per questo motivo l’introduzione di misure è giustificata da un punto di vista legale ed economico.
Non è vero che si tratta di misure protezionistiche; anzi, sono invece la Cina e il Vietnam a utilizzare misure protezionistiche e distorsive del mercato.
Obiettivo dei dazi è proprio compensare gli effetti delle pratiche protezionistiche e distorsive del mercato di Cina e Vietnam.
Vi ringrazio molto.
<SPEAKER ID="137" LANGUAGE="NL" NAME="Margrietus van den Berg (PSE )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – Signor Presidente, mentre l’Europa settentrionale considera le misure come misure protezionistiche e brandisce gli interessi dei consumatori a sostegno della sua argomentazione, l’Europa meridionale le considera inadeguate per proteggere l’industria calzaturiera nei confronti della concorrenza sleale.
Questo divario nell’UE sta aumentando, e con esso la sfiducia.
<P>
Il non equivale a concorrenza leale a costi ridotti.
Il è concorrenza sleale, sia che le società che lo praticano ricevano aiuti statali, sia che utilizzino manodopera infantile per mantenere bassi i salari.
In presenza di dobbiamo serrare le file.
Non possiamo semplicemente trascurare la concorrenza sleale, se per una volta appare insignificante rispetto ai vantaggi per l’intera comunità.
Mi dispiace che il governo del mio paese, i Paesi Bassi, usi proprio questo argomento contro l’adozione di misure .
Che atteggiamento arbitrario!
Chi ne può beneficiare?
Non i consumatori europei, perché l’anno scorso, benché i prezzi d’importazione delle calzature siano scesi del 25 per cento, i prezzi al consumo sono rimasti invariati.
Il Commissario è d’accordo con me che occorre lavorare su una nuova politica che escluda l’arbitrarietà e porti unità nell’UE?
Dobbiamo proteggerci contro la concorrenza sleale.
Dobbiamo proteggere i nostri produttori e consumatori.
Sicuramente non vorranno acquistare prodotti realizzati da bambini.
Dobbiamo lottare per abiti puliti, calzature pulite e mani pulite.
<SPEAKER ID="138" LANGUAGE="EN" NAME="Syed Kamall (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, l’impatto di queste tariffe farà aumentare i prezzi delle calzature per i miei elettori a Londra in un momento in cui le famiglie, soprattutto quelle con redditi più bassi, stanno già pagando più cara l’energia.
Con queste tariffe l’UE ha effettivamente imposto una tassa sui consumatori, nel vano tentativo di proteggere i produttori di calzature di certi paesi che devono riconoscere di non poter produrre scarpe a costi più bassi dei paesi asiatici.
La globalizzazione è una realtà; noi in Europa non dovremmo nascondere la testa nella sabbia e fare finta che non esista.
Le aziende europee di maggior successo si sono adeguate alla globalizzazione e affidano la produzione a basso costo a Cina e Vietnam.
<P>
Inoltre ci illudiamo se crediamo che i dazi imposti sulle calzature cinesi e vietnamite porteranno più posti di lavoro in Europa.
I distributori colmeranno le lacune semplicemente aumentando le importazioni da altri paesi quali India e Indonesia, come del resto è già successo.
<P>
Quando capiremo che il libero commercio è positivo per i consumatori europei e crea nuovi e migliori posti di lavoro nel lungo periodo?
Può essere doloroso per alcuni, ma l’UE ne trarrà vantaggio a lungo termine.
<SPEAKER ID="139" LANGUAGE="FI" NAME="Olli Rehn," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>

   . – Signor Presidente, onorevoli parlamentari, innanzitutto desidero ringraziarvi a nome della Commissione per i vostri contributi, che rispecchiano i timori giustificati dell’industria e dei lavoratori e importanti considerazioni per quanto concerne i consumatori.
Trasmetterò le conclusioni di questo dibattito al Commissario Mandelson e ovviamente anche a tutti i miei colleghi.
Si tratta di una questione molto importante che terremo sotto costante monitoraggio.
<P>
Già dall’inizio sapevamo che si sarebbe trattato di un caso molto difficile e complesso e, dopo un’inchiesta approfondita, in aprile la Commissione ha imposto tariffe provvisorie.
Sussistevano tutte le condizioni per l’adozione di tariffe : su questo non c’è dubbio.
Dalla relazione è emerso che la Cina e il Vietnam praticano il , per cui è risultato nell’interesse della Comunità intervenire.
<P>
In diversi discorsi, come quello che abbiamo appena ascoltato, si sono citati i prezzi al consumo.
E’ un aspetto che abbiamo analizzato nel dettaglio e dalle nostre indagini è emerso che con tutta probabilità queste soluzioni non avranno alcun effetto sui prezzi al consumo.
Questo perché esiste, direi, un valore aggiunto considerevole tra i prezzi d’importazione e al consumo.
Il prezzo medio d’importazione è di 8 euro, mentre ognuno di noi sa bene che nei negozi le scarpe normalmente costano molto di più.
Di conseguenza, l’effetto delle tariffe sarà minimo, e in ogni caso si applicano solo all’11 per cento delle importazioni complessive dell’Unione.
<P>
Come ho già detto, signor Presidente, trasmetterò al Commissario Mandelson i contenuti e lo spirito di questo dibattito.
<SPEAKER ID="140" LANGUAGE="ES" NAME="Enrique Barón Crespo (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, prendo nota dell’espressione di disapprovazione del Commissario Rehn, ma ritengo che quanto è accaduto oggi debba essere approfondito dalla Presidenza e dalla Conferenza dei presidenti, perché dimostra una mancanza di rispetto per il Parlamento, in particolare da parte del Consiglio.
Quanto alla Commissione, mi auguro che risolverà le sue questioni interne e continuerà a lavorare a favore degli interessi europei.
<SPEAKER ID="141" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)">
<P>
   Grazie, abbiamo preso atto delle sue osservazioni.
<P>
La discussione è chiusa.
<SPEAKER ID="142" LANGUAGE="PT" NAME="Ilda Figueiredo (GUE/NGL )." AFFILIATION="C[amp]J Clarks">
<P>
   – Se intendiamo proteggere la produzione e l’occupazione corredate da diritti, la Commissione e il Consiglio devono concentrarsi maggiormente sui settori manifatturieri di ogni Stato membro e non limitarsi a tenere conto degli interessi dei grandi gruppi economici operanti nel commercio mondiale.
<P>
Settori quali quello calzaturiero, tessile e dell’abbigliamento hanno risentito in modo particolare della disastrosa politica di liberalizzazione del commercio mondiale nell’ambito dell’OMC.
Si sono persi migliaia di posti di lavoro.
Soltanto in Portogallo si sono persi posti di lavoro nei calzaturifici della ad Arouca, Castelo de Paiva e Vila Nova de Gaia, della a Tancosco e della ad Avintes.
Inoltre, si sono perse centinaia di posti di lavoro alla e alla di Santa Maria da Feira, e molti altri nella zona di Felgueiras.
<P>
Questa politica, oltre a colpire i lavoratori e le innumerevoli piccole, medie e micro imprese, frena lo sviluppo regionale di vaste aree in paesi come il Portogallo.
<P>
Occorre dunque adottare nuove misure e, come minimo, occorre prolungare il periodo di mantenimento di barriere doganali, nell’intento di proteggere la produzione e l’occupazione corredate da diritti.
<SPEAKER ID="143" LANGUAGE="FR" NAME="Tokia Saïfi (PPE-DE )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   – Mi fa molto piacere che i 25 Stati membri dell’Unione europea abbiamo finalmente adottato misure definitive in relazione alle importazioni di calzature cinesi e vietnamite.
I produttori europei stavano subendo forti perdite nei rispettivi mercati di esportazione ed erano vittime di una concorrenza sleale.
E’ stata dunque una scelta giusta quella di applicare gli strumenti di difesa commerciale di cui dispone l’Unione europea, strumenti che, vi ricordo, sono stati approvati dall’OMC.
<P>
Inoltre, mi interrogo sul desiderio del Commissario Mandelson di lottare contro il protezionismo e sul fatto che l’abbia assimilato, nel contesto della futura riforma – la comunicazione “Europa globale” – agli strumenti di difesa commerciale.
Non sono a favore di mercati protetti, al riparo dalla concorrenza, scollegati da tutti gli sviluppi prodotti dalla globalizzazione.
Ciononostante, sono favorevole all’applicazione delle regole giuridiche quando nei mercati la concorrenza è sleale.
Quindi, le misure di salvaguardia o non devono assolutamente essere equiparate a strumenti protezionistici.
Lo scopo di questi strumenti è quello di proteggere i produttori europei nei confronti della concorrenza sleale, imponendo il rispetto delle regole definite dall’OMC.
Chiedo quindi al Commissario Mandelson quale sarà veramente l’obiettivo di questa riforma: adeguare questi strumenti o indebolirli?
<SPEAKER ID="144" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0285/2006), presentata dall’onorevole Jelko Kacin a nome della commissione per gli affari esteri, sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2667/2000 relativo all’Agenzia europea per la ricostruzione [COM(2006)0162 – C6-0170/2006 – 2006/0057(CNS)].
<SPEAKER ID="145" LANGUAGE="EN" NAME="Olli Rehn," AFFILIATION="status">
<P>
   Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei rivolgere un sentito ringraziamento all’onorevole Kacin per aver giudicato positivamente la proposta della Commissione nella sua relazione.
<P>
Permettetemi innanzi tutto di spiegare il principio sotteso alla nostra proposta.
Al termine di un’epoca di ricostruzione, e in vista dei preparativi per l’adesione, abbiamo deciso di riconsiderare i meccanismi di attuazione dell’aiuto nei Balcani, nonché il futuro dell’Agenzia europea per la ricostruzione.
Abbiamo illustrato il nostro parere sul futuro dell’Agenzia in una relazione presentata nel dicembre dello scorso anno, che è stata trasmessa per conoscenza al Consiglio e al Parlamento europeo.
La necessità di preparare i paesi beneficiari ad assumersi le proprie responsabilità finanziarie per l’attuazione dell’aiuto comunitario ha portato la Commissione a decidere di porre fine alle attività dell’Agenzia, prorogandone tuttavia di altri due anni, fino al 31 dicembre 2008, l’attuale mandato e , al fine di consentire la progressiva chiusura delle attività nell’ambito dei programmi CARDS.
<P>
Nel frattempo, dal prossimo anno in poi, la Commissione preparerà la programmazione e l’attuazione decentrate dello strumento di preadesione attraverso le sue delegazioni operanti nei paesi interessati.
La progressiva chiusura e l’introduzione graduale saranno quindi contemporanee.
<P>
L’attuale regolamento scade il 31 dicembre 2006 e, pertanto, è importante che il regolamento di modifica venga adottato molto prima del termine dell’anno per assicurare continuità nell’attuazione di CARDS e fornire certezza giuridica al personale dell’Agenzia.
Subito dopo l’adozione di questo regolamento, entro la fine dell’anno, dovranno essere prese diverse decisioni amministrative.
<P>
Per quanto riguarda il termine dell’attività dell’Agenzia, la Commissione si è impegnata a garantire una chiusura progressiva efficace e al tempo stesso una graduale introduzione dell’ufficio di collegamento della delegazione UE affinché gli aiuti possano essere erogati senza interruzioni e in maniera efficace sotto il profilo dei costi.
Si tratta di un processo molto articolato in termini di trasferimento del personale (nella misura del possibile), trasferimento dei , chiusura di tutte le restanti attività finanziarie e adozione di tutti i provvedimenti atti a garantire locali sufficienti per le delegazioni rafforzate della Commissione.
Il direttore generale della DG “Allargamento” ha creato una a livello di direzione per controllare e guidare il processo.
<P>
La Commissione accoglie con favore la proposta dell’onorevole Kacin sulla trasmissione periodica al Parlamento europeo di relazioni riguardanti “i dettagli operativi del piano di trasferimento”.
I miei servizi saranno sempre a vostra disposizione per fornirvi regolarmente informazioni aggiornate.
Tuttavia, ai fini della chiarezza giuridica, preferirei che questo emendamento non venisse incluso nel testo del regolamento di modifica, che ha semplicemente lo scopo di prorogare il mandato dell’Agenzia di altri due anni.
<SPEAKER ID="146" LANGUAGE="SL" NAME="Jelko Kacin (ALDE )," AFFILIATION="referendum">
<P>
   Come relatore per la Serbia e relatore del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa per l’Albania, il Montenegro e l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, ho seguito molto da vicino gli avvenimenti politici della regione.
Sono consapevole che la chiusura dell’Agenzia coinciderà con un periodo cruciale per lo sviluppo dei Balcani occidentali.
Abbiamo già assistito alla dichiarazione d’indipendenza del Montenegro e ora ci attendono le elezioni amministrative, politiche e presidenziali, ma, soprattutto, il costituzionale in Serbia, che si terrà entro la fine dell’anno; in teoria questo non dovrebbe influenzare il calendario sulla decisione del futuro del Kosovo, ma in pratica lo farà.
Per questo motivo, ho anche presentato due emendamenti, che mi accingo a illustrare.
<P>
Come ho affermato quando ho presentato la mia relazione alla commissione per gli affari esteri, sostengo la proposta della Commissione, volta a chiudere gradualmente l’Agenzia prorogandone il mandato per altri due anni.
L’Agenzia manterrà e rinnoverà il suo attuale e mandato, nonché le sue attività nell’ambito del programma CARDS, ma verrà gradualmente chiusa e sostituita da delegazioni e uffici della Commissione che si occuperanno della gestione dell’IPA, il nuovo strumento finanziario.
<P>
L’Agenzia è stata fondata nel 2000 come principale ufficio comunitario per la ricostruzione nel Kosovo devastato dalla guerra.
In seguito ha esteso le sue operazioni alla Serbia, al Montenegro e all’ex Repubblica jugoslava di Macedonia.
L’Agenzia è indipendente e il suo mandato viene rinnovato ogni anno dal Consiglio e dal Parlamento europeo.
Di conseguenza, già all’epoca della sua creazione, l’Agenzia operava con il presupposto che, in qualità di organismo temporaneo, alla fine sarebbe stata sostituita.
Ora, a dieci anni di distanza dalla crisi del Kosovo, è evidente che le vigenti disposizioni temporanee sono inadeguate e inappropriate.
<P>
I paesi dei Balcani occidentali si trovano in un periodo di transizione da una fase di ricostruzione a una fase di preparazione alla futura adesione all’Unione europea.
Snellire le attività dell’Unione europea devolvendole alle delegazioni della Commissione è dunque il modo appropriato e corretto di dimostrare il nostro impegno politico verso i paesi dei Balcani occidentali.
In questo modo saremo anche certi di utilizzare il denaro dei contribuenti europei nel miglior modo possibile.
Iniziare a chiudere gradualmente l’Agenzia ora, in un momento in cui anche le attività del programma CARDS stanno per concludersi ed essere sostituite dal nuovo strumento finanziario IPA, è un’iniziativa ragionevole nonché tempestiva.
<P>
Credo fermamente che le nuove disposizioni semplificate e razionalizzate per l’aiuto politico e finanziario fornito dall’UE avranno effetti positivi sulla stabilità politica ed economica della regione.
Il progetto di emendamento contenuto nella mia proposta originale raccomandava che, per coordinare le sue posizioni con la Commissione, il Parlamento elaborasse una relazione dettagliata sui suoi programmi organizzativi per la devoluzione.
Come ci ha comunicato il Commissario, la mia ultima raccomandazione prevedeva invece un progetto di emendamento che obbligherà la Commissione a presentare a Parlamento e Consiglio relazioni trimestrali sulla situazione nella regione.
Tuttavia, il processo di devoluzione deve essere costante.
<P>
Nelle relazioni trimestrali dovranno figurare informazioni concise sui progressi del trasferimento delle singole funzioni dall’Agenzia alle varie delegazioni, nonché una valutazione della loro cooperazione nel corso del trimestre.
Le relazioni dovranno contenere i dati aggiornati che sono stati raccolti dall’ultima relazione o che saranno raccolti a breve e fissare anche i nuovi obiettivi da raggiungere.
Analogamente, le relazioni dovranno anche presentare una panoramica degli aspetti pratici della devoluzione nei paesi beneficiari, soprattutto nel caso dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, che è sì un paese candidato, ma per il quale, purtroppo, attualmente non è ancora stata fissata una data per l’inizio dei negoziati.
<P>
Nell’ambito di queste relazioni, la Commissione dovrà inoltre presentare le misure che intende adottare per promuovere i progetti regionali dopo la cessazione delle attività dell’Agenzia.
Analogamente, la Commissione dovrà adottare piani specifici per potenziare le delegazioni, sia in seguito alla separazione delle Repubbliche di Serbia e Montenegro, sia alla luce del futuro del Kosovo, quando questo diventerà realtà.
Al tempo stesso, ho chiesto alla Commissione di fare in modo che tutte le preziose conoscenze e le competenze tecniche che l’Agenzia ha acquisito durante i suoi sette anni di attività vengano trasferite alle delegazioni.
<SPEAKER ID="147" LANGUAGE="PT" NAME="Paulo Casaca (PSE )," AFFILIATION="in loco">
<P>
   Signor Presidente, signor Commissario, onorevole Kacin, vorrei offrire all’Assemblea la testimonianza della commissione per il controllo dei bilanci, che, almeno nel corso di due missioni, una a Salonicco e l’altra in Kosovo, ha constatato l’efficacia e l’innovazione delle attività esterne dell’Agenzia europea per la ricostruzione.
<P>
Nessun’altra precedente iniziativa comunitaria è stata altrettanto efficace o innovativa.
Le attività svolte , congiuntamente alle autorità locali, sono state assolutamente esemplari e ritengo che commetteremmo un grave errore se non ricorressimo a un intervento simile in altre circostanze, rinunciando così ai relativi benefici.
<P>
I fondi della Commissione e i finanziamenti europei non devono essere semplicemente trasferiti alle Nazioni Unite o alle ONG né a qualunque altra Istituzione, senza prevedere le capacità concrete di amministrare tali risorse .
<P>
L’esperienza dell’Agenzia europea per la ricostruzione nell’amministrazione dei fondi comunitari è stata preziosissima e vorrei chiedere alla Commissione di non permettere che vada sprecata, poiché altrimenti l’intera UE ne risulterebbe gravemente danneggiata.
<SPEAKER ID="148" LANGUAGE="DE" NAME="Hannes Swoboda," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare il relatore, onorevole Kacin, per il lavoro svolto.
Anche se talvolta non conveniamo sulle questioni di merito, lavorare e discutere con lui è sempre un’esperienza interessante.
Vorrei aggiungere che condivido pienamente i suoi emendamenti.
<P>
Come ha già affermato l’onorevole Casaca, l’Agenzia ha realizzato un ottimo lavoro, e penso che l’UE possa andare fiera di averla creata.
Ha effettivamente svolto un lavoro eccellente e, se a dirlo è l’onorevole Casaca, un rappresentante della commissione per il controllo dei bilanci, organismo che senza dubbio è particolarmente critico, il suo merito è addirittura maggiore.
<P>
Tuttavia, convengo con il Commissario Rehn quando afferma che i tempi e le situazioni cambiano; ogni paese va per la propria strada e spesso la durata del periodo di preparazione all’adesione varia da un paese all’altro.
Vorrei tuttavia anche chiedergli di fare in modo che alle persone che hanno avuto esperienze positive nella regione venga altresì offerta la possibilità di continuare a svolgere un buon lavoro per l’UE e per quei paesi.
<P>
Vorrei cogliere l’occasione per rivolgere i miei sentiti ringraziamenti anche al Commissario Rehn per l’impegno profuso nei confronti dei Balcani occidentali; è infatti molto importante che vi sia qualcuno che dimostri la propria sensibilità nei confronti della regione, qualcuno che sa che occorre rispondere adeguatamente alle esigenze locali e che a tal fine è necessario adottare un approccio paneuropeo.
Vorrei chiedere al Commissario di fare il possibile nei prossimi mesi, in un periodo di precarietà per la situazione in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo, e anche di unirsi al Parlamento – nonché al Consiglio, spero – per garantire la stabilità di questa regione.
Sono certo che lo farà.
Buona parte del lavoro svolto dall’Agenzia, inoltre, andrà semplicemente sprecato se non fisseremo chiari obiettivi europei volti a garantire un percorso chiaro verso l’adesione all’UE.
I paesi devono tuttavia fare sempre più la loro parte di lavoro, benché assistiti dal nostro sostegno e aiuto, poiché non possiamo privarli del nostro appoggio.
E’ quindi molto importante che il Commissario responsabile fornisca un orientamento chiaro.
Se lo farà, avrà il nostro pieno sostegno nel corso del lavoro che dovrà svolgere in futuro.
<SPEAKER ID="149" LANGUAGE="NL" NAME="Erik Meijer," AFFILIATION="governance">
<P>
   Signor Presidente, il buon esito dell’adesione all’UE da parte dei nuovi paesi è garantito quando questi ultimi godono già più o meno dello stesso livello di democrazia, diritti umani, protezione ambientale e assistenza sociale degli altri Stati membri.
L’Agenzia europea per la ricostruzione può contribuire a eliminare alcune delle differenze che ancora ritardano l’adesione di sette paesi dei Balcani occidentali.
Negli ultimi anni si sono registrate divergenze di opinione sull’importanza che quest’Agenzia dovrebbe attribuire all’istruzione e alle infrastrutture, elementi che sono entrambi molto carenti in quei paesi, e alle riforme.
Le riforme nelle aree della , della giustizia, della polizia e del mercato sono essenzialmente richieste esterne.
Le richieste interne, invece, sono richieste di sostegno finanziario a favore di piccoli progetti e possono essere soddisfatte autonomamente, senza un eccesso di burocrazia, supervisione o controllo; riguardano altresì il ripristino di linee ferroviarie, ponti, dighe per il controllo delle inondazioni e bacini di acqua potabile che sono stati danneggiati dalla guerra o dall’incuria.
Trasmettere le responsabilità di quest’Agenzia a delegazioni e agenzie della Commissione nel 2009 è un passo radicale.
Vorrei sapere dalla Commissione se vuole solo contribuire a semplificare l’intervento comunitario o se vuole anche soddisfare più efficacemente le esigenze locali.
<SPEAKER ID="150" LANGUAGE="EL" NAME="Panagiotis Beglitis (PSE )." AFFILIATION="(Il Presidente interrompe l’oratore)">
<P>
   Signor Presidente, anch’io, come i precedenti oratori, penso che l’Agenzia per la ricostruzione dei Balcani abbia effettivamente svolto un ruolo importantissimo, non solo all’inizio, con l’invio di aiuti umanitari, ma soprattutto in seguito, con la ricostruzione e il rafforzamento delle riforme democratiche e il consolidamento delle istituzioni democratiche nei paesi della regione.
In particolare, questo ruolo è stato rafforzato – o per meglio dire legalizzato – dalle decisioni adottate dal Consiglio europeo di Salonicco nel giugno 2003, volte a sostenere le prospettive europee dei Balcani, sostegno che dobbiamo costantemente rinnovare con le nostre azioni e decisioni.
E’ vero anche che il ruolo dell’Agenzia è divenuto più efficace perché è stata scelta come sede Salonicco, in virtù della sua vicinanza geografica e della conoscenza della regione.
<P>
Come sappiamo, l’Agenzia è stata creata in un momento difficile per i Balcani.
Temo che oggi stiamo attraversando un periodo altrettanto difficile; i negoziati sul Kosovo sono a un punto morto, pertanto – e a tale proposito mi rivolgo al Commissario Rehn – occorre prestare particolare attenzione e trasferire subito le nuove competenze alle rappresentanze locali della Commissione nelle capitali dei Balcani, per evitare un eventuale vuoto.
Ovviamente è previsto un periodo di transizione di due anni, ma ciò che dobbiamo garantire fin da subito è che l’esperienza e le competenze siano trasmesse dall’Agenzia alle rappresentanze locali della Commissione.
Oserei addirittura dire, signor Commissario, che deve dare prova di flessibilità, che non deve essere dogmatico, nemmeno nel caso di sviluppi negativi nei Balcani, in modo tale che si provveda subito a prorogare leggermente il mandato dell’ufficio dell’Agenzia di Salonicco, anche dopo il dicembre 2008, sulla base degli sviluppi locali.
<P>
Per concludere, vorrei dire che il processo di ricostruzione nei Balcani non è un processo tecnocratico.
Ovviamente è un processo politico e per questo la Commissione europea deve tenere informato il Parlamento.
Come l’onorevole Kacin, penso anch’io che si debbano presentare relazioni periodiche sul funzionamento delle locali...
<SPEAKER ID="151" LANGUAGE="PL" NAME="Józef Pinior (PSE )." AFFILIATION="status">
<P>
   Signor Presidente, la Commissione propone di porre fine alle attività dell’Agenzia europea per la ricostruzione, prorogandone tuttavia di altri due anni, sino al 31 dicembre 2008, l’attuale mandato e l’attuale .
Conformemente a questo programma, l’Agenzia e le sue attività saranno progressivamente chiuse e sostituite dalle rappresentanze e dagli uffici della Commissione, che si occuperanno della gestione di un nuovo strumento finanziario.
<P>
Per l’Unione europea è estremamente importante attuare le riforme e garantire un’adeguata gestione finanziaria.
D’altra parte, la graduale chiusura dell’Agenzia europea per la ricostruzione non dovrebbe seguire uno schema rigido, ma basarsi su criteri e fattori politici ed economici sfruttando appieno il potenziale di conoscenze e competenze specialistiche.
L’Agenzia europea per la ricostruzione viene chiusa in un periodo di avvenimenti politici cruciali per lo sviluppo dei Balcani occidentali.
Eliminando l’Agenzia, la Commissione deve provvedere a garantire la stabilità della regione tenendo altresì conto della decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sullo del Kosovo.
Assicurare il ruolo dell’Unione europea in questo processo deve essere un obiettivo fondamentale in tale contesto.
<SPEAKER ID="152" LANGUAGE="LT" NAME="Justas Vincas Paleckis (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   Lavorando al Parlamento europeo, ho avuto l’opportunità di visitare paesi dell’ex Jugoslavia e l’Albania e di rendermi conto di persona quanto sia preziosa la prospettiva europea per gli Stati di quella regione.
L’Agenzia europea per la ricostruzione ha svolto e continua a svolgere un ruolo importante, contribuendo a stabilizzare la situazione e sostenendo le riforme nella regione.
<P>
Man mano che si procede alla graduale chiusura delle attività dell’Agenzia, si dovrà tenere conto delle conseguenze economiche e politiche della sua eliminazione e prevedere l’impiego delle competenze e delle conoscenze professionali del suo personale.
I prossimi anni saranno cruciali per l’adesione degli Stati dei Balcani occidentali all’Unione europea, mentre determinate soluzioni del problema del Kosovo potrebbero nuovamente destabilizzare non solo la regione, ma avere conseguenze addirittura peggiori.
<P>
Accolgo con favore le proposte sul rafforzamento del controllo parlamentare in questa fase del funzionamento dell’Agenzia.
La relazione della Commissione dovrebbe spiegare se le delegazioni e i funzionari della Commissione che rileveranno il compito di chiudere l’Agenzia saranno in grado di offrire un’adeguata compensazione a tale cambiamento.
<SPEAKER ID="153" LANGUAGE="SV" NAME="Olli Rehn," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero ringraziare il Parlamento per aver sostenuto la decisione della Commissione di chiudere progressivamente l’Agenzia europea per la ricostruzione (EAR) consentendole di porre fine alle proprie attività nell’ambito del programma CARDS.
Con la graduale introduzione dell’IPA otterremo le migliori condizioni possibili per continuare a sostenere con successo i paesi dei Balcani occidentali.
Molti deputati hanno espresso il timore che l’UE possa perdere le competenze acquisite nella regione.
Intendiamo mantenere le competenze ottenute e, di conseguenza invitare, per quanto possibile, il personale che attualmente lavora per l’EAR a svolgere lo stesso tipo di lavoro presso le delegazioni della Commissione.
<P>
Per quanto riguarda il Montenegro e il Kosovo, la Commissione sta allestendo una delegazione ben strutturata a Podgorica, in Montenegro, e prevede di rafforzare l’ufficio di collegamento a Priština.
<P>
Signor Presidente, desidero ringraziare il Parlamento per il sostegno accordato alla nostra politica di stabilizzazione e integrazione nei Balcani occidentali.
E’ incredibilmente importante collaborare alla ricerca dei medesimi obiettivi.
Sono certo che, insieme, potremo ottenere ottimi risultati per quanto riguarda la stabilizzazione dei Balcani occidentali e la loro integrazione nell’Unione europea.
<SPEAKER ID="154" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(La seduta, sospesa alle 20.50, riprende alle 21.05)">
<P>
   – Vorrei ringraziare il Commissario e tutti gli oratori che hanno preso parte al dibattito.
Ringrazio anche gli interpreti per la pazienza dimostrata.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<SPEAKER ID="155" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Presidente">
<SPEAKER ID="156" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   L’ordine del giorno reca gli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica.
<SPEAKER ID="157" LANGUAGE="PL" NAME="Czesław Adam Siekierski (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, da ormai alcuni mesi gli agricoltori e gli esportatori di prodotti agricoli polacchi non possono esportare i propri prodotti nella Federazione russa.
Nel marzo di quest’anno l’Ucraina è stata l’ultimo paese a vietare l’importazione di carne e di prodotti a base di carne dalla Polonia.
La decisione è stata presa senza fornire alcuna giustificazione giuridica.
E’ incredibile che i colloqui tra Unione europea e Federazione russa non abbiano dato alcun risultato.
Forse, la Commissione europea non attribuisce la giusta importanza alle questioni commerciali tra Polonia e Russia, dando invece priorità ad altri interessi dell’Unione europea e di altri paesi.
Per tale motivo, chiedo nuovamente alla Commissione europea di fare il possibile per abolire il divieto all’esportazione dei prodotti agricoli polacchi in Russia e Ucraina.
E’ un problema che rientra nella sfera di competenza e tra le responsabilità della Commissione europea.
<SPEAKER ID="158" LANGUAGE="" NAME="Mario Borghezio (NI )." AFFILIATION="Internet">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, poche ore fa un sito collegato ad ha dichiarato la guerra santa via invitando tutti gli musulmani del mondo a bombardare i siti religiosi cristiani e in particolare quello del Papa.
Si tratta a mio avviso di un fatto di estrema gravità, che viene a colpire il principio irrinunciabile della libertà religiosa.
<P>
Quando si colpisce – oltretutto ai vertici – la libertà di potersi rivolgere al mondo attraverso i mezzi di comunicazione, quando si prendi mira una religione, addirittura un’intera confessione religiosa, si colpisce uno dei valori fondanti dell’Unione europea: il principio della libertà religiosa.
L’Europa non può tacere.
Siamo di fronte ad un’ di misure e di iniziative tese a colpire i principi fondamentali della nostra libertà.
Dobbiamo difenderci da una simile arroganza e da una tale totalitaria dell’estremismo fondamentalista islamico.
<SPEAKER ID="159" LANGUAGE="HU" NAME="Katalin Lévai (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   Come deputata ungherese al Parlamento europeo debba mi sento in dovere di dire qualcosa sull’improvviso interesse mostrato a livello internazionale nei confronti del mio paese.
<P>
Sono convinta che il Parlamento nutra un’inutile ed eccessiva preoccupazione per i conflitti politici interni, e che i colleghi ungheresi all’opposizione abbiano portato un’atmosfera politica da guerra fredda in questa sede.
Non abbiamo ottenuto un mandato per portare sulla scena politica europea i conflitti tra i nostri partiti nazionali, perché questo non fa altro che aumentare le distanze tra Istituzioni europee e cittadini dell’Unione europea.
Nessuno ha interesse nel dare un’immagine distorta dell’Ungheria e distruggere l’immagine positiva del paese che tanto abbiamo faticato a costruire.
<P>
Se vogliamo ripristinare la sempre minor fiducia per l’UE e le sue Istituzioni, dobbiamo superare i piccoli conflitti di interesse e impegnarci in una politica di stile europeo per raccogliere le grandi sfide che ci aspettano.
L’ulteriore allargamento dell’Unione, i reati perpetrati contro i diritti dell’uomo, gli effetti negativi della globalizzazione e l’efficace raccolta e spesa dei fondi comunitari destinati allo sviluppo delle regioni dimenticate sono solo alcune di queste sfide.
C’è molto da fare.
<SPEAKER ID="160" LANGUAGE="" NAME="Marco Pannella (ALDE )." AFFILIATION="Le Monde">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, meno di 24 ore fa ero a Mosca e per un istante stavo per indossare la fascia di deputato europeo mentre ero in mezzo alle migliaia di persone che rendevano l’estremo omaggio ad Anna Politkovskaja.
Poi ho pensato che sarebbe stata un’offesa per gli occhi di quella donna, che pure non potevano vedermi, vedere inalberato il nostro emblema.
<P>
La giornalista Anna Politkovskaja ci ha raccontato quello che non avete voluto sentire né vedere.
Alla pagina 6 di di oggi, si legge di persone arrestate a Mosca perché dicono: "Georgiani, siamo con voi"!
Georgiani, non ceceni.
E i simboli indossati dagli arrestati appartengono al Partito radicale transnazionale.
Noi, come radicali e liberali, abbiamo portato in questo Parlamento i membri del governo ceceno in esilio, che venivano ad annunciare la loro scelta non violenta.
Non se ne è fatto nulla.
<P>
Signor Presidente, mi conceda di formulare un invito: non chiamiamo più i nostri edifici "Schuman" o "Adenauer", chiamiamoli "Daladier" e "Ollenhauer"!
Togliamo questi nomi che non abbiamo il diritto di usare…
<SPEAKER ID="161" LANGUAGE="NL" NAME="Kartika Tamara Liotard (GUE/NGL )." AFFILIATION="Probo Koala">
<P>
   Signor Presidente, vorrei attirare la vostra attenzione sullo scandalo dell’avvelenamento che ha interessato la in Costa d’Avorio alcune settimane fa, le cui ripercussioni sono ancora incalcolabili.
La nave ha o presto avrà il permesso di lasciare l’Estonia.
Non si sa ancora cosa succederà al veleno e all’equipaggio infetto.
Il mio osservatore, che a nome mio si è recato in Estonia, è totalmente concorde con il Commissario Dimas quando afferma che questa è solo la punta dell’.
In primo luogo, un veleno di quel tipo non avrebbe mai dovuto lasciare l’Unione europea: questa è una violazione del diritto europeo e internazionale.
Essendomi stata negata, a più riprese, la possibilità di parlare con l’equipaggio della pur avendo ottenuto l’autorizzazione, posso solo concludere che alcune autorità stanno facendo un gioco molto sporco con delle vite umane, un gioco che non si è nient’affatto concluso.
La già appare all’orizzonte.
<SPEAKER ID="162" LANGUAGE="HU" NAME="Kinga Gál (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   Come ho detto la scorsa settimana durante l’incontro della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, il risultato più importante e più tangibile dello Stato di diritto è proprio la libertà del cittadino di esercitare i propri diritti politici.
Essi, ovviamente, non devono essere confusi con atti di violenza inammissibili.
<P>
Per tale motivo, porto all’attenzione del Parlamento le indagini e i reati che hanno richiesto un accertamento, occorsi a Budapest la notte tra il 19 e il 20 settembre, con conseguenze che permangono sino ad oggi e che hanno messo in dubbio l’efficacia dello Stato di diritto in Ungheria.
In base alle denunce, in questi due giorni la polizia ha usato eccessiva violenza adottando misure esageratamente severe non solo contro i manifestanti, ma anche contro i giovani, tra cui molti cittadini stranieri, che erano per strada.
Tra le persone arrestate, punite collettivamente e che in alcuni casi sono ancora detenute, c’erano alcuni individui che non avevano nulla a che vedere con gli episodi di violenza.
<P>
E’ importante che l’uso della forza che limita i diritti umani fondamentali e in particolare la libertà personale – come l’arresto e la carcerazione preventiva – sia permesso solo nei casi in cui si sia effettivamente convinti della sua assoluta necessità.
<SPEAKER ID="163" LANGUAGE="HU" NAME="Antonio De Blasio (PPE-DE )." AFFILIATION="élite">
<P>
   Signor Presidente, in Ungheria lo spirito europeo è minacciato: ci stiamo allontanando sempre più dall’Europa.
Il ministro socialista dell’Amministrazione locale e dello Sviluppo regionale ha promesso lo scorso sabato ai colleghi della coalizione che avrebbe emanato i giusti emendamenti legislativi per fare in modo che, in futuro, i fondi comunitari destinati allo sviluppo fossero distribuiti in base a considerazioni politiche di partito.
<P>
Se così veramente fosse, non sarebbero più organi eletti a decidere dell’utilizzo dei fondi provenienti dal bilancio dell’UE, ma la decisione dipenderebbe dai disegni politici dei partiti, favorendo quindi l’emergenza di una spesa non trasparente e non verificabile.
Questa dichiarazione non compromette solo la credibilità dell’Ungheria nell’Unione europea, ma anche lo sviluppo di uno spirito europeo nel paese, secondo cui i fondi europei dovrebbero essere al servizio della coesione e dell’unità del popolo ungherese basate sull’attuazione dei principi fondamentali della democrazia.
<P>
I commenti del ministro socialista chiaramente indicano che l’uso dei fondi comunitari risponde alla logica di arricchire l’ del partito socialista ungherese.
<SPEAKER ID="164" LANGUAGE="EN" NAME="Gyula Hegyi (PSE )." AFFILIATION="Fidesz">
<P>
   Signor Presidente, lo scorso venerdì il governo ungherese ha ottenuto una forte maggioranza in un voto di fiducia al parlamento ungherese.
Grazie a questo la nostra moneta è diventata più forte, vi sono migliori prospettive economiche e l’Ungheria è tornata a una vita normale.
Budapest non è vittima di una crisi generale; solo il nostro principale partito all’opposizione, il , è in crisi.
I deputati eletti al parlamento nazionale guidano manifestazioni antidemocratiche in strada invece di opporsi al governo in sede parlamentare.
A quanto mi risulta i parlamentari eletti dovrebbero lavorare in parlamento e non in strada, dove i delinquenti di estrema destra, anch’essi manifestanti, hanno dato fuoco a un edificio sede di un’emittente televisiva.
<P>
Sarebbe molto saggio se il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei comunicasse ai propri membri ungheresi che democrazia parlamentare significa rispetto del parlamento, rispetto delle elezioni parlamentari e una netta differenza tra politica democratica e estremismo non parlamentare.
<SPEAKER ID="165" LANGUAGE="EN" NAME="Marios Matsakis (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, una relazione di recente pubblicata dall’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo in Iraq afferma che i corpi all’obitorio di Bagdad spesso portano i segni di orribili torture tra cui ustioni da acido, asportazione di denti e di occhi e ferite provocate da chiodi e trapani.
Le organizzazioni per i diritti dell’uomo hanno più volte denunciato le torture inflitte nelle carceri gestite da forze britanniche e americane e dal ministero iracheno della Difesa e della Giustizia e nelle prigioni controllate da diverse fazioni militari.
L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo sostiene che il livello di tortura nell’Iraq di oggi è maggiore rispetto a quello registrato durante il regime di terrore di Saddam Hussein.
<P>
L’UE, e il Parlamento in special modo, hanno l’obbligo di reagire in maniera adeguata alla relazione dell’ONU.
Faccio appello a voi, al Presidente della Commissione e alla Presidenza finlandese per rilasciare al più presto una dichiarazione esplicita su questo tema.
<SPEAKER ID="166" LANGUAGE="PL" NAME="Bogusław Rogalski (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, alla seduta privata della commissione per gli affari esteri dello scorso anno su un nuovo accordo di partenariato con la Russia, l’APC, l’onorevole Brok, presidente della commissione, si è comportato in maniera scandalosa.
Egli ha avuto una brusca reazione alla domanda da me rivolta al signor Mingarelli, il cui compito era tranquillizzare i nuovi Stati membri che l’accordo previsto con la Russia non avrebbe avuto ripercussioni sulla loro sicurezza energetica, e che l’accordo non sarebbe stato concluso alla stessa stregua dell’accordo sulla costruzione dell’oleodotto settentrionale: esso, in altre parole, non avrebbe protetto esclusivamente gli interessi tedeschi.
Alzando la voce egli ha risposto che questa poteva essere una domanda tipica di un comizio elettorale del suo paese, e l’ha respinta senza dare all’oratore possibilità di replica.
A parte il fatto che la reazione di per sé è stata estremamente arrogante e sdegnosa, l’onorevole Brok si è permesso di violare i principi della democrazia parlamentare, basata sulla pluralità di idee e sulla libertà di parola degli europarlamentari.
Il suo comportamento ha rilevato un’estrema parzialità nel dirigere i lavori della commissione, tendente a difendere l’inviolabilità delle relazioni russo-tedesche.
<P>
Chiedo al Presidente di reagire a tale episodio e di dare spiegazioni in merito al comportamento dell’onorevole Brok nel suo atto di discriminazione contro i deputati al Parlamento europeo provenienti dai nuovi Stati membri.
<SPEAKER ID="167" LANGUAGE="FR" NAME="Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE )." AFFILIATION="escalation">
<P>
   Signor Presidente, gli episodi si susseguono.
Stiamo assistendo in diretta all’ delle violazioni delle regole del diritto internazionale perpetrate dalla Russia contro la Georgia: il conferimento della cittadinanza russa alle popolazioni dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale, il rifiuto del piano di pace proposto dalla Georgia per risolvere i conflitti con le regioni separatiste e la chiusura dei due valichi di frontiera.
Le tensioni si sono ulteriormente inasprite dopo l’arresto di spie russe da parte della Georgia, con rappresaglie da parte di Mosca che dà la caccia ai georgiani e cerca di paralizzare economicamente il proprio vicino introducendo sanzioni unilaterali che bloccano il commercio tra Russia e Georgia.
Infine, lasciando intendere che la Russia riconoscerebbe le regioni separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale se il Kosovo ottenesse l’indipendenza, Putin allontana ancor di più la soluzione del conflitto.
La lista è lunga e i georgiani sono del tutto esasperati.
<P>
Di fronte a questa situazione che sta per esplodere, l’Unione europea deve svolgere un ruolo cruciale nel portare le parti, soprattutto la Russia in occasione dei negoziati Unione europea/Russia, al tavolo negoziale per trovare una soluzione e porre fine a questo conflitto latente nel Caucaso meridionale.
La politica di vicinato ce lo consente; un’azione militare significherebbe il fallimento totale delle nostre politiche.
<SPEAKER ID="168" LANGUAGE="" NAME="Carlo Fatuzzo (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, dieci miliardi di euro sono la somma che il governo italiano, nel presentare il bilancio dello Stato italiano per il 2007, ha occultato e cancellato dai debiti.
Con molto piacere, La ringrazio di avermi dato la parola per poter far sapere, tramite questo Parlamento, alla Commissione soprattutto, che il bilancio che le è pervenuto dal governo italiano è privo della voce del debito di dieci miliardi di euro.
<P>
Debito nei confronti di chi?
Nei confronti dei pensionati italiani che hanno lavorato in Svizzera e che stanno attendendo il pagamento di questi dieci miliardi di euro, che il governo italiano non ha nessuna intenzione di pagare e – quel che è peggio – che ha cancellato dal bilancio.
Nessuno sa che nel bilancio dello Stato italiano vi è un debito di dieci miliardi di euro.
Mi auguro che da oggi lo sappiano tutti.
<SPEAKER ID="169" LANGUAGE="ET" NAME="Toomas Savi (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, lo scorso sabato la Russia è stata ancora una volta teatro di un omicidio politico.
I primi anni del ventunesimo secolo hanno chiaramente dimostrato che, in Russia, il diritto di dire la verità è un tabù per il quale le persone devono troppo spesso pagare il prezzo più alto: la vita.
<P>
La slealtà politica è ormai all’ordine del giorno in Russia, e purtroppo anche noi dobbiamo farcene una ragione.
La lotta per la democrazia, i diritti dell’uomo e la libertà di espressione condotta da Anna Politkovskaja è la miglior cosa che si potesse fare nell’interesse della Russia di domani e di un’Europa migliore.
<P>
Onorevoli colleghi, credo e spero sinceramente che il Parlamento e l’incontro ufficioso tra i capi di Stato e di governo alla cena informale che si terrà a Lahti il 20 ottobre possano esercitare abbastanza pressioni sul Presidente Putin per svelare al più presto la verità su questa terribile ingiustizia, e che tutti quelli che vi hanno preso parte siano assicurati alla giustizia.
<SPEAKER ID="170" LANGUAGE="PL" NAME="Leopold Józef Rutowicz (NI )." AFFILIATION="(Il Presidente interrompe l’oratore)">
<P>
   Signor Presidente, vorrei soffermarmi sulla mancanza di risorse idriche, che sta diventando un problema importante per molti cittadini europei.
<P>
L’acqua è indispensabile alla vita e alle attività economiche.
Purtroppo, il costante aumento della temperatura nei 25 Stati membri (di 0,2 gradi centigradi in 10 anni) e la riduzione delle precipitazioni in molte regioni hanno ancor più ostacolato l’accesso alle risorse idriche di molti cittadini, con perdite per l’agricoltura e problemi nell’industria manifatturiera.
La situazione idrica è in rapido peggioramento, e gli investimenti per la rigenerazione e la conservazione di queste risorse sono un processo costoso e a lungo termine.
E’ quindi necessario promuovere attività di formazione e di scambio di esperienze, oltre alla divulgazione di metodi e migliori pratiche per lo sfruttamento razionale delle risorse idriche e della loro conservazione.
Anche le attività economiche devono essere riorientate alla razionalizzazione dell’acqua in tutti i settori dell’economia.
La mancanza d’acqua potrebbe diventare un ostacolo per la produzione agricola e, in particolare, per la produzione di materie prime per i biocarburanti, che sono di facile reperimento.
La situazione idrica deve essere costantemente monitorata, e il Parlamento costantemente informato…
<SPEAKER ID="171" LANGUAGE="LT" NAME="Danutė Budreikaitė (ALDE )." AFFILIATION="charter">
<P>
   Mentre si stavano recando al campionato mondiale di pallacanestro femminile, durante il viaggio per il Brasile le atlete della squadra lituana sono rimaste bloccate nella Guiana francese senza riuscire a ripartire per quattro giorni.
Il Brasile rifiutava di ammettere chiunque non fosse vaccinato contro la febbre gialla.
<P>
Dopo essersi sottoposta a vaccinazione e avere avuto garanzie dal ministro della Sanità brasiliano, che ha assicurato che non vi sarebbero stati problemi di sorta, la squadra lituana ha finalmente raggiunto Belém, in Brasile, con un volo .
Purtroppo, però, è stata bruscamente respinta sull’aereo dai funzionari addetti all’immigrazione e rimandata a Caienna.
<P>
Solo le giocatrici lituane hanno ricevuto un simile trattamento.
Altre squadre europee vaccinate nello stesso momento sono state ammesse a Belém.
I funzionari brasiliani hanno chiaramente affermato che le giocatrici tedesche non avrebbero avuto problemi di questo genere.
<P>
Perché per la Lituania vengono usati due pesi e due misure, come se non fosse uno Stato membro dell’Unione europea?
Sembrerebbe necessario stanziare più fondi per far meglio conoscere i nuovi paesi dell’UE non solo all’interno, ma anche al di fuori dell’Unione.
<SPEAKER ID="172" LANGUAGE="LT" NAME="Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   Un topo può veramente spaventare un elefante?
Sembrerebbe di sì, e l’attuale crisi nei rapporti tra Russia e Georgia ne è la prova.
<P>
L’Unione europea può scegliere come reagire a quanto accade nelle regioni confinanti: rilasciare semplicemente una dichiarazione o partecipare attivamente a una composizione pacifica del conflitto.
<P>
Accolgo con favore la partecipazione del ministro degli Esteri belga De Gucht nella consegna dei funzionari russi alla Russia, e la sua dichiarazione pronunciata a nome dell’UE.
Tuttavia, non è sufficiente.
<P>
Credo che, se la Russia sta valutando la possibilità di intraprendere un’azione militare per risolvere il conflitto con la Georgia, l’Unione europea dovrebbe fare il possibile per fermare immediatamente la deportazione dei georgiani dalla Russia e bloccare la stesura di elenchi degli studenti delle scuole moscovite aventi cognome georgiano, perché ciò ricorda la politica della Germania nazista e la deportazione di cittadini di nazionalità ebrea.
<P>
Durante le deportazioni dopo l’occupazione sovietica, i miei genitori sono stati trasportati in Siberia su carri bestiame.
Ora i mezzi di trasporto sono cambiati: i georgiani sono deportati da Mosca su aerei da carico.
Non si può permettere la continuazione di simili atti e di una tale politica.
<SPEAKER ID="173" LANGUAGE="PL" NAME="Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE )." AFFILIATION="test">
<P>
   Signor Presidente, nel maggio di quest’anno abbiamo adottato in seconda lettura il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, in base a cui il diritto europeo prevede che, dal 1° gennaio 2007, i produttori di generi alimentari appongano sulle confezioni informazioni precise riguardanti le proprietà dei prodotti alimentari.
In pratica, ciò significa che tutti i benefici per la salute derivanti dai prodotti dovranno essere confermati da laboratori indipendenti.
<P>
Tali regole, purtroppo, andranno solo superficialmente a vantaggio dei consumatori.
Inoltre, il regolamento comunitario potrebbe eliminare i prodotti delle piccole e medie imprese, che non potranno permettersi allo stesso livello delle ricche imprese europee.
Di fatto, i consumatori avranno sempre meno scelta, non saranno in grado di fare acquisti informati e continueranno a non sapere cosa effettivamente acquistano.
Il meccanismo distruttivo di tale concorrenza potrebbe essere limitato concedendo il diritto di creare simboli che diano indicazioni sui potenziali benefici per la salute, creando così un sistema uniforme per riconoscere i prodotti salutari.
E’ altresì fondamentale dare un aiuto speciale alle piccole e medie imprese, i cui prodotti sono spesso di qualità superiore rispetto a quelli delle grandi aziende nel nostro mercato comune.
<SPEAKER ID="174" LANGUAGE="PL" NAME="Andrzej Tomasz Zapałowski (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, la Repubblica di Lituania ha ottenuto l’indipendenza solo poco più di dieci anni fa: questo evento è stato celebrato da tutta l’Europa democratica.
Il paese ha da subito iniziato a introdurre riforme economiche e sociali, il cui obiettivo era eliminare il retaggio dell’occupazione sovietica.
Un ruolo importante nel raggiungimento dell’indipendenza è stato svolto dalla grande minoranza polacca (il 10 per cento della popolazione totale) che, da secoli, abita nelle zone attorno alla capitale, Vilnius.
Tuttavia, pur essendo trascorsi molti anni dalla fine del regime sovietico, le autorità lituane non hanno ancora restituito ai polacchi i terreni confiscati dalle forze dell’occupazione.
Nonostante numerosi accordi, la Lituania non ha mai permesso che i nomi polacchi fossero scritti con la grafia polacca, ma ha insistito che fossero scritti in lituano.
Questa è un’evidente violazione delle norme europee sulle minoranze etniche e nazionali negli Stati membri dell’UE.
<SPEAKER ID="175" LANGUAGE="CS" NAME="Oldřich Vlasák (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, onorevoli colleghi, se permettete vorrei attirare l’attenzione dell’Assemblea su un grave problema che affligge la Repubblica ceca riguardante l’utilizzo dei fondi di coesione per la modernizzazione del settore delle acque reflue.
Per onorare gli obblighi previsti dalla direttiva relativa al trattamento delle acque reflue, dovremo investire oltre 4 milioni di euro entro il 2010, più del 10 per cento del nostro bilancio annuale nazionale.
Conveniamo, ovviamente, che è impossibile farlo senza sovvenzioni comunitarie.
Non riesco quindi a capire come sia possibile che in Commissione vi siano progetti per avere acque pulite nelle città ceche che, da un anno e mezzo, non hanno avuto seguito.
Sono progetti proposti dalle nostre società di distribuzione idrica basati su un modello operativo in linea con il diritto comunitario, eppure i funzionari della Commissione, agendo arbitrariamente, si rifiutano di concedere i permessi e cercano invece di imporre a noi, rappresentanti eletti delle città, il tipo di contratti che dovremmo firmare e il modo in cui dovremmo risolvere i problemi del settore idrico.
Non dimentichiamoci che la Repubblica ceca è al centro dell’Europa, e che i principali fiumi europei nascono qui per poi fluire verso i paesi confinanti.
Non si tratta quindi di un problema esclusivamente ceco, ma di un problema europeo.
<SPEAKER ID="176" LANGUAGE="" NAME="Marco Cappato (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevamo sottolineato come fosse stata intempestiva la dichiarazione del Presidente della Commissione Barroso, prima del voto del Parlamento europeo sulla relazione Eurlings sulla Turchia, allorché il Presidente Barroso ha influenzato il voto con le sue dichiarazioni negative, volte ad escludere le prospettive di adesione della Turchia.
Inoltre, viste le successive dichiarazioni dei Commissari Rehn e Verheugen, viene da pensare che il Presidente Barroso sia stato improvvido, non soltanto rispetto al nostro Parlamento, anche ma rispetto alla sua stessa Commissione.
<P>
Esprimo pieno sostegno alla dichiarazione del Commissario Verheugen, che ha ribadito l’obiettivo della piena adesione della Turchia all’Unione europea, sottolineando come sia nel nostro interesse avere una Turchia legata all’Occidente, cioè democratica, con uno Stato di diritto che rispetti i diritti umani e che protegga i diritti delle minoranze.
Questo è a mio avviso l’obiettivo che non dobbiamo perdere di vista: un’Unione europea capace di promuovere la democrazia e lo Stato di diritto e – mi permetta anche signor Presidente – un’Unione europea che avrebbe dovuto avere il coraggio di mandare dei rappresentanti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio al funerale di Anna Politkovskaja, cosa che invece non è avvenuta.
<SPEAKER ID="177" LANGUAGE="SV" NAME="Nils Lundgren (IND/DEM )." AFFILIATION="(Il Presidente interrompe l’oratore)">
<P>
   Signor Presidente, di recente lei ha asserito che la dimensione storica della sede dell’UE a Strasburgo non può essere considerata allo stesso modo da alcuni paesi nordici che non hanno partecipato alla Seconda guerra mondiale.
I popoli della regione nordica non hanno sofferto abbastanza nella Seconda guerra mondiale per capire il valore simbolico della presenza del Parlamento europeo a Strasburgo.
Così si possono accantonare le critiche nordiche al costo eccessivo delle trasferte del Parlamento europeo a Strasburgo.
<P>
La sua affermazione era ovviamente sbagliata da un punto di vista storico – Finlandia, Norvegia e Danimarca hanno infatti partecipato alla Seconda guerra mondiale – ma è anche notevole per altri versi, in quanto il Presidente del Parlamento europeo crede veramente che non dovremmo ascoltare i pareri sui luoghi in cui si riunisce il Parlamento europeo se essi sono espressi da cittadini ed eurodeputati provenienti da paesi che non hanno preso parte alla Seconda guerra mondiale.
E’ un’idea grottesca che si salva solo perché, in questo modo, non dovremmo ascoltare neanche il Presidente, visto che neppure la Spagna ha combattuto in quell’occasione.
E’ un ragionamento assurdo.
I popoli irlandese, portoghese, spagnolo e svedese oggi hanno lo stesso diritto di altri paesi a essere ascoltati.
E’ scandaloso che la persona cui è affidata la Presidenza del Parlamento europeo abbia così scarso discernimento da arrogarsi il diritto di dirci chi dobbiamo ascoltare e chi dobbiamo zittire.
<SPEAKER ID="178" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   Grazie di cuore, onorevole Lundgren.
Mi chiedo se abbia avuto il tempo di leggere la risposta che ho scritto alla lettera inviatami da alcuni deputati, che sicuramente avrà ricevuto.
L’ha letta?
Se sì non capisco la sua domanda.
Ancora una volta dice cose del tutto false.
<P>
Nella mia risposta spiegavo a tutti quanto avevo affermato.
Ciò che ho detto non si avvicina lontanamente a quello che lei sostiene io abbia detto.
In quella lettera spiego chiaramente che ho semplicemente evidenziato come le opinioni di alcuni paesi possano essere influenzate dal fatto di non avere partecipato alla guerra mondiale.
Ciò non implica assolutamente che alcuni paesi non abbiano il diritto di esprimere un’opinione.
Non significa che il loro parere non debba essere ascoltato.
Dico solo che hanno opinioni diverse, e forse ciò è dovuto al fatto di avere storie diverse.
<P>
Perché sostiene che il Presidente del Parlamento nega a qualcuno il diritto di esprimere la propria opinione?
Pensa che sia così stupido da negare a un cittadino europeo questo diritto in virtù della storia del paese da cui proviene?
<P>
Ovviamente tutti hanno il diritto di dare il proprio parere.
Dico solo che le opinioni possono variare per motivazioni storiche diverse.
Onestamente non capisco il perché di questa assurda discussione su un’interpretazione errata delle mie parole su cui lei, mi dispiace dirlo, continua a insistere.
<SPEAKER ID="179" LANGUAGE="HU" NAME="Árpád Duka-Zólyomi (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   E’ un peccato che l’ordine del giorno non includa la questione del conflitto tra Georgia e Russia e un dibattito su queste tensioni davvero allarmanti.
Questo sarebbe proprio il momento opportuno per affrontare una simile discussione.
<P>
In Caucaso stanno succedendo cose che a prima vista possono sembrare sorprendenti, ma che in realtà sono la conseguenza naturale di un decennio e mezzo di relazioni tra Georgia e Russia.
La rappresaglia e le ritorsioni che hanno fatto seguito alla scoperta di un gruppo di spie russe rivelano una situazione bellicosa.
E’ inaccettabile che i russi allontanino dal paese i cittadini georgiani in virtù della loro identità etnica.
Ci troviamo di fronte a una violazione dei diritti e delle libertà umani e civili.
E’ ovvio che la Federazione russa non riesce ad accettare di avere perso la propria influenza sulla Repubblica georgiana.
Non riesce a sopportarlo, perché vede minacciata la sua identità di grande potenza.
<P>
Consiglio, Commissione e Parlamento hanno una grande responsabilità: devono intervenire con maggiore decisione e negoziare con i russi.
Innanzi tutto occorre stabilire cosa si intende per integrità territoriale della Georgia, che al momento è oggetto di varie e diverse interpretazioni.
Solo con mezzi pacifici è possibile trovare una soluzione, e dobbiamo evitare lo scoppio di un altro conflitto armato nella regione.
<SPEAKER ID="180" LANGUAGE="EN" NAME="Marian Harkin (ALDE )." AFFILIATION="Aer Lingus">
<P>
   Signor Presidente, vorrei spiegare cosa pensa l’Europa della proposta di acquisizione di da parte di .
Fino a poco tempo fa era la compagnia di bandiera irlandese di proprietà dello Stato.
La sua situazione economica era solida, ma doveva trovare finanziamenti per rinnovare la flotta.
Il governo irlandese ha affermato che l’UE non avrebbe permesso alcun investimento pubblico nella compagnia aerea, e questo mi giunge nuovo.
A quanto so io, uno Stato ha la possibilità di investire nelle linee aeree se esse effettivamente si trovano in una solida posizione economica, come del resto era .
Questo è l’ennesimo esempio della mentalità che tende a scaricare le colpe su Bruxelles, con cui un governo nazionale giustifica le proprie azioni dicendo che “l’UE non lo consentirebbe”, anche se non è necessariamente così.
Comunque questa è storia ormai passata; ora è oggetto di un’offerta pubblica di acquisto da parte della sua principale rivale, .
<P>
Per certi versi è ironico che, da una parte, l’UE sia ritenuta responsabile della situazione attuale quando in realtà non ne ha alcuna colpa e che, dall’altra, dovremo sicuramente rivolgerci alla DG Concorrenza della Commissione per bloccare l’acquisizione, per salvarci dalle nostre azioni e proteggerci dalle conseguenze che ne deriverebbero.
<SPEAKER ID="181" LANGUAGE="PT" NAME="Pedro Guerreiro (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, vorrei cogliere l’opportunità per rendere omaggio agli operai portoghesi e al loro sindacato, il CGT-IN, che domani 12 ottobre terranno una giornata di protesta generale contro le politiche della destra attuate in Portogallo.
Tra le varie questioni, gli operai portoghesi stanno lottando contro le proposte di previdenza sociale del governo per aumentare l’età di pensionamento e ridurre le pensioni. Essi lottano per proteggere e aumentare la produzione nazionale, per creare posti di lavoro con i relativi diritti, per difendere i servizi pubblici e l’amministrazione pubblica al servizio del cittadino, per il diritto alla contrattazione collettiva, all’aumento dei salari e all’equa distribuzione della ricchezza.
<P>
Un’ultima osservazione, signor Presidente, sulla recente sentenza della Corte di giustizia sul caso Cadman riguardante il congedo di maternità/paternità e il calcolo salariale.
A mio avviso è del tutto inaccettabile che possa essere utilizzata per mettere in dubbio il principio della “stessa retribuzione per lo stesso lavoro”, iscritto nell’articolo 59 della costituzione della Repubblica del Portogallo.
<SPEAKER ID="182" LANGUAGE="SK" NAME="Milan Gaľa (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   Lo scorso giugno la Commissione europea ha messo a punto una proposta che prevede una riduzione dei terreni coltivati a vigneti nell’Unione europea.
Le perdite e le conseguenze che ne deriverebbero sarebbero compensate da un pacchetto di pagamenti agricoli diretti per un importo complessivo di 2,4 miliardi di euro.
Questa proposta riguarderebbe quasi il 12 per cento della superficie totale dei vigneti, in altre parole circa 4 000 ettari curati da circa un milione e mezzo di viticoltori.
Tale misura potrebbe compromettere la produzione vinicola in Slovacchia che, negli ultimi anni, ha registrato una crescita considerevole, soprattutto nella qualità del vino. Essa, inoltre, viene avanzata in un periodo in cui i vini slovacchi stanno diventando sempre più competitivi sui mercati dell’Unione europea.
<P>
La proposta della Commissione vieta altresì l’utilizzo di zucchero aggiunto nella produzione di alcuni tipi di vini, anche se nel mio paese questo è un metodo tradizionale poiché le viti coltivate in Slovacchia sono caratterizzate da maggiore acidità, tipica di questa regione.
Non sto mettendo in dubbio l’esigenza di riformare il mercato del vino europeo, ma credo che dovremmo cercare altre soluzioni.
<SPEAKER ID="183" LANGUAGE="EN" NAME="Gerard Batten (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, la prossima settimana una delegazione della commissione LIBE si recherà in visita in Algeria.
Tuttavia, uno dei requisiti per il visto algerino è l’assenza, sul passaporto, del timbro per il visto israeliano.
L’onorevole Gaubert l’ha notato e, giustamente, è rimasto inorridito da questo evidente antisemitismo, chiedendone spiegazione.
La questione è stata deferita a lei, signor Presidente, avendole chiesto di esprimere le nostre rimostranze agli algerini.
A quanto capisco si è rifiutato di farlo, dicendo che la questione era di competenza dei singoli eurodeputati.
L’onorevole Gaubert, molto giustamente, si è rifiutato di partecipare alla missione.
<P>
Questo solleva due punti importanti.
Innanzi tutto, perché l’Unione europea ha spedito quasi un miliardo di euro all’Algeria dal 1996, visto che il paese attua una politica apertamente antisemita?
L’UE deve bloccare immediatamente i pagamenti.
<P>
Il secondo punto è l’evidente inadempienza del suo dovere, signor Presidente, dal momento che avrebbe potuto prendere una posizione contro l’antisemitismo algerino, forte dell’importanza del suo incarico.
La prego di riesaminare il caso e di porre rimedio a questa situazione.
<SPEAKER ID="184" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   La verità è che non so a cosa si riferisce, onorevole Batten, ma le sarò grato se vorrà chiarire quanto detto.
Se fosse così gentile da fornirmi i dettagli, sarò in grado di appurare se ho agito correttamente o meno e, se necessario, porrò rimedio alla cosa.
<P>
Sarò lieto se vorrà darmi ulteriori spiegazioni sul punto da lei sollevato.
<SPEAKER ID="185" LANGUAGE="PL" NAME="Witold Tomczak (IND/DEM )." AFFILIATION="dumping">
<P>
   Signor Presidente, il dibattito odierno sul settore dei frutti di bosco fa sperare che i tentativi fatti negli ultimi due anni per cambiare l’organizzazione del mercato ortofrutticolo stiano iniziando ad avere effetto.
Non è strano che lo Stato membro che fornisce il 90 per cento delle fragole congelate dell’UE abbia aspettato così a lungo per decidere di introdurre tariffe doganali protettive?
Negli ultimi anni, molti agricoltori polacchi hanno registrato enormi perdite in attesa che finisse il cinese sul mercato.
Nessuno li compenserà di queste perdite.
Il mercato ortofrutticolo, però, non si limita alle sole fragole.
Le 18 principali tipologie di prodotto introdotte dai nuovi Stati membri sono una questione che ancora deve essere regolamentata.
Esse includono, in particolare, le mele da cuocere.
I coltivatori di mele polacchi presto protesteranno contro i bassi prezzi offerti dall’industria alimentare.
<P>
Il Parlamento ha passato due anni a cercare di regolamentare il settore degli ortofrutticoli, sinora senza alcun risultato.
Basti dire che le mele sono il principale frutto dell’Unione europea per raccolta (rappresentano il 32 per cento della raccolta di frutta) e che l’UE ne è anche un grande importatore.
Quanto ancora dovremo aspettare la regolamentazione di questo e di altri segmenti del mercato ortofrutticolo, come promesso nella risoluzione del Parlamento europeo sulla semplificazione dell’organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli dell’11 maggio 2005?
Questo voto sarà onorato dalla Commissione europea?
<SPEAKER ID="186" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   Un membro del Segretariato parlerà con l’onorevole Batten in modo che possa spiegare le sue affermazioni riguardo alle relazioni con l’Algeria e all’adempimento da parte del Presidente delle proprie funzioni.
<P>
La discussione è chiusa.
<SPEAKER ID="187" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="188" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0290/2006), presentata dall’onorevole Elisabeth Jeggle a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla protezione e il benessere degli animali nel periodo 2006-2010 [2006/2046(INI)].
<SPEAKER ID="189" LANGUAGE="DE" NAME="Elisabeth Jeggle (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore.">
<P>
   Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il 23 gennaio 2006 la Commissione ha presentato la sua comunicazione su un programma d’azione comunitario per la protezione ed il benessere degli animali 2006-2010.
<P>
La relazione che ho elaborato in merito a tale comunicazione in qualità di relatrice per quest’Assemblea è stata adottata all’unanimità dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale il 12 settembre.
L’obiettivo del piano d’azione per la protezione ed il benessere degli animali è di far convergere le attività della Comunità, finora ripartite in servizi della Commissione, comitati e ambiti politici diversi, e di strutturarle in base a disposizioni uniche.
<P>
La protezione degli animali è una questione emotiva ed estremamente delicata dal punto di vista politico.
Tale protezione consona ai bisogni e alle esigenze specifiche di ciascun animale dovrebbe essere scontata nella nostra società civile.
Su queste basi, in qualità di relatrice reputo importante che stabiliamo un livello uniforme di protezione degli animali nell’Unione europea.
La Commissione ha più volte sottolineato che gli comunitari di protezione degli animali, che sono già elevati e in procinto di essere migliorati ancor di più, rappresentano un modello per il mondo.
La grande maggioranza della commissione ha condiviso l’enfasi da me posta sulla necessità di valutazioni d’impatto precise nel caso di tutte le misure legislative in materia di protezione degli animali.
Inoltre, richiedere tali elevati di protezione degli animali in seno ai negoziati con l’OMC e agli accordi bilaterali è semplicemente segno di coerenza.
<P>
Un’autentica protezione degli animali non può essere limitata agli animali d’allevamento e a quelli utilizzati negli esperimenti, ma deve riguardare tutti gli animali.
Occorre inoltre tenere conto dei progressi compiuti.
Molti dei miei colleghi e molte persone che mi hanno scritto si preoccupano in modo particolare degli animali usati per gli esperimenti.
Negli ultimi anni, tuttavia, il settore della ricerca scientifica ha notevolmente intensificato i propri sforzi per la protezione degli animali.
Sono state trovate numerose alternative ai sugli animali al fine di tradurre in pratica il principio delle tre “R”.
Anche se la strada da percorrere al riguardo è ancora lunga, penso che ci stiamo muovendo nella direzione giusta.
La relazione sostiene i tentativi di sostituire i sugli animali con metodi alternativi basati su un’ulteriore ricerca.
Per questo motivo chiediamo costantemente risorse da rendere disponibili anche nell’ambito del settimo programma quadro per la ricerca.
La precisione degli indicatori scientificamente provati per la protezione degli animali è la base più attendibile per l’ulteriore sviluppo di una protezione animale realizzabile.
<P>
Questa relazione preliminare per il periodo 2006-2010 non intende esporre nel dettaglio le singole disposizioni specifiche.
Non accordiamo il nostro sostegno ad alcun emendamento che chieda l’applicazione non vincolante di facoltativi per la protezione degli animali a livello nazionale.
La relazione rivolge un energico invito all’applicazione e all’attuazione adeguata delle norme esistenti in materia di protezione animale, ad esempio nel campo del trasporto degli animali.
Accogliamo con favore la proposta di proibizione dell’importazione di pelliccia di gatto e di cane e chiediamo un intervento deciso che miri a limitare il commercio di prodotti derivati dalle foche.
Si è posto l’accento sul fatto che i paesi candidati devono adattare con urgenza la propria legislazione.
Siamo altresì fortemente favorevoli a un sistema comunitario di etichettatura semplice e obbligatorio per la protezione degli animali.
<P>
Vi sono 14 emendamenti.
Siamo favorevoli agli emendamenti nn. 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 12 e 14, ma non possiamo accogliere gli emendamenti nn.
1, 9, 10 e 13. Abbiamo richiesto la votazione per parti separate per i paragrafi 5, 7a, 29, 54 e 71.
<P>
Al Commissario Kroes vorrei dire che il Commissario Kyprianou attualmente si trova in Brasile, dove sono certa che tesserà le lodi degli europei di protezione degli animali.
Mi auguro parli inoltre delle mancanze dei prodotti agricoli importati nell’Unione europea dal Brasile, che sono state nuovamente individuate dall’Ufficio alimentare e veterinario dell’Unione, in conseguenza delle quali l’agricoltura e i consumatori europei subiscono distorsioni di concorrenza.
Con ogni probabilità gli europei di protezione degli animali che vengono richiesti avranno un impatto positivo sulla nostra competitività.
Ringrazio di cuore il Commissario Kroes, nonché tutti i colleghi per la cooperazione costruttiva.
<SPEAKER ID="190" LANGUAGE="EN" NAME="Neelie Kroes," AFFILIATION="Membro della Commissione.">
<P>
   Signor Presidente, per quanto riguarda il piano d’azione comunitario per la protezione ed il benessere degli animali, ringrazio i deputati delle commissioni pertinenti per il duro lavoro svolto.
Vorrei esprimere la mia gratitudine soprattutto all’onorevole Jeggle, per gli sforzi compiuti a favore di questa importante iniziativa.
<P>
Il benessere degli animali è un tema di grande importanza per i cittadini comunitari, le parti interessate e i deputati al Parlamento.
Tutti hanno chiesto a gran voce più elevati di protezione degli animali, non solo nell’Unione, ma in tutto il mondo.
La Commissione sta lavorando alacremente e con discreti risultati per ottenere un maggiore consenso internazionale in merito al benessere degli animali.
Ad esempio, siamo stati attivi nello sviluppo degli per il benessere degli animali da parte dell’Organizzazione mondiale per la salute animale.
Dobbiamo ricordare che la questione non si limita agli animali d’allevamento, ma si estende anche agli animali utilizzati negli esperimenti, negli zoo, nel circo e agli animali selvatici.
<P>
Il piano d’azione mira a promuovere un approccio ampio al benessere degli animali, che coinvolga tutte le parti interessate, in modo che ciascuno faccia la propria parte.
La questione non riguarda solo gli allevatori o i commercianti di bestiame: gli scienziati, l’industria, i cittadini e i governi hanno tutti un ruolo da svolgere.
Si tratta inoltre di un ambito che può rendere più competitivi alcuni settori dell’economia comunitaria, e la proposta d’istituzione di una tribuna europea d’informazione faciliterebbe un dialogo aperto e la condivisione di conoscenze ed esperienze.
<P>
Vi sono altresì forti legami con altre politiche comunitarie, ad esempio la strategia di Lisbona per crescita e occupazione, il principio del miglioramento della regolamentazione e la dovuta attenzione ai criteri scientifici, sociali ed economici che stanno alla base delle politiche comunitarie.
Come evidenziato dalla relazione del Parlamento e nelle conclusioni della Presidenza austriaca, occorre maggiore ricerca per affrontare le attuali lacune e rafforzare le basi scientifiche delle nostre politiche.
In particolare, lo sviluppo e la convalida d’indicatori oggettivi scientificamente provati del benessere degli animali sono fondamentali affinché l’attuazione del piano d’azione vada a buon fine.
Questo lavoro si potrebbe migliorare con l’istituzione di un centro comunitario per la protezione e il benessere degli animali.
La Commissione deve e vuole compiere ampie consultazioni nel corso dei mesi a venire, rivolgendosi anche agli Stati membri e alle parti interessate, su quali siano le attese per un simile centro.
<P>
Nell’attuare il piano d’azione, la Commissione intende assicurare che le politiche vengano portate avanti e attuate in modo più coerente e costante, nel rispetto dei nostri chiari obblighi ai sensi del protocollo al Trattato CE.
<P>
Il benessere degli animali è una questione di enorme importanza per i cittadini comunitari, e l’atteggiamento positivo del Parlamento verso la nostra iniziativa incontra il mio pieno favore.
La Commissione presterà grande attenzione agli aspetti messi in luce dalla relazione del Parlamento, e sono certa che torneremo sul piano d’azione più volte nel corso della sua attuazione.
Attendo con ansia il sostegno del Parlamento alle iniziative necessarie per seguire la strategia esposta nel piano.
<SPEAKER ID="191" LANGUAGE="SV" NAME="Jens Holm (GUE/NGL )," AFFILIATION="relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare.">
<P>
   Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, ogni giorno milioni di animali soffrono, negli allevamenti dell’industria della carne, nei macelli europei, nel corso del trasporto o di dolorosi esperimenti su animali.
Ora abbiamo l’opportunità di apportare miglioramenti pratici alle condizioni in cui si trovano tali animali.
<P>
Parlo a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare.
E’ stato il mio predecessore, l’onorevole Sjöstedt, il responsabile dell’argomento che stiamo affrontando.
Nel parere che abbiamo redatto, chiediamo ad esempio che gli animali abbiano il diritto a un comportamento naturale, che si prevenga l’eccesso di produzione di carne, che per tutte le galline venga adottato il sistema di allevamento all’aperto al più tardi entro il 2016, che le scrofe abbiano diritto di essere lasciate libere per tutto il loro ciclo vitale e che un limite massimo di otto ore venga introdotto per il trasporto di animali.
Purtroppo, dunque, sono costretto a osservare con delusione che la relazione Jeggle non si cura di alcuna di tali richieste.
<P>
Perciò reputiamo importante influire il più possibile su questa relazione.
Il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica ha richiesto una votazione per parti separate sulle questioni che a nostro avviso subordinano il valore degli animali a considerazioni di natura commerciale.
Se si adotterà la relazione Jeggle, la protezione degli animali diventerà un elemento cui vale la pena mirare solo se non entra in conflitto con l’OMC e gli interessi commerciali.
Così stanno al momento le cose, ma non possiamo farle rimanere in questo stato.
Gli animali hanno valore indipendentemente dai cambiamenti di competitività.
<P>
Ciò che conta è che in Europa prendiamo l’iniziativa e diventiamo competitivi attraverso più elevati e una maggiore protezione degli animali.
Vorrei pertanto rivolgermi a voi affinché respingiate le formulazioni del considerando G e dei paragrafi 51, 52, 53 e 59.
Vorrei inoltre chiedervi di votare a favore, per esempio, degli emendamenti nn. 11 e 12, che ora fortunatamente sono sostenuti anche dall’onorevole Jeggle.
Se voterete in questo modo, potremo finalmente ottenere un piano d’azione che migliora molto la vita alle centinaia di milioni di animali dell’Unione europea.
Lo dobbiamo agli animali.
<SPEAKER ID="192" LANGUAGE="DE" NAME="Agnes Schierhuber," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE.">
<P>
   Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei ringraziare la relatrice, onorevole Jeggle, per questa relazione valida, obiettiva e professionale.
E’ risaputo che l’Austria, il mio paese, ha una legge nazionale per la protezione degli animali tra le più moderne d’Europa.
Sono lieta che la relazione abbia attinto a piene mani da tale legge, che è davvero molto praticabile e si adopera per mantenere gli animali in condizioni adeguate alle rispettive specie.
<P>
L’intera questione è stata molto complessa, perché il pubblico europeo è giustamente preoccupato al riguardo.
In fin dei conti, occorre tenere conto del benessere di tutti gli animali.
Per questo motivo sono molto delusa che l’onorevole Holm continui a riferirsi solo agli animali d’allevamento e da produzione e non a tutti.
Tutti gli animali sono esseri viventi, e tutti hanno diritto a essere tenuti in condizioni adeguate alle loro specie, sia negli zoo che nelle case, come animali domestici.
Essendo stata agricoltrice e avendo diretto per più di 30 anni un’azienda agricola con animali, so meglio di altri quanto sia importante che vengano tenuti in condizioni adeguate alle loro specie.
Il modo in cui gli animali vengono tenuti e nutriti influisce in modo particolare sulla qualità del prodotto, dei generi alimentari che andranno a produrre.
Di conseguenza, sulla base delle mie conoscenze e delle mie esperienze quotidiane, ho grandissima considerazione di questa relazione.
<P>
Sono inoltre lieta che la relazione citi la protezione degli animali in rapporto all’OMC, e soprattutto alle importazioni da paesi terzi.
Dopo tutto, ve messo bene in chiaro che, se non riusciremo a far sì che l’allevamento e le condizioni di tutti gli animali sia che provengano dall’Unione europea sia che vengano importati da paesi terzi siano soggetti alle medesime norme, non vi sarà alcun beneficio per gli agricoltori e gli animali, e neppure per i consumatori europei, perché i metodi di produzione semplicemente non saranno quelli desiderati.
<P>
Tutti gli animali sono esseri viventi, come ho detto poc’anzi, ed è per questo che vorrei, , ringraziare ancora una volta di cuore l’onorevole Jeggle per la sua relazione.
<SPEAKER ID="193" LANGUAGE="FR" NAME="Marc Tarabella," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE.">
<P>
   Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei ringraziare l’onorevole Jeggle per l’ottima relazione.
Domani voteremo su di essa, che è il frutto di prolungate fatiche, e mi compiaccio della posizione comune che abbiamo raggiunto.
Vorrei tuttavia ricordarvi tre questioni fondamentali, che di fatto sono presenti nella relazione e su cui vorrei richiamare l’attenzione.
<P>
Innanzi tutto vorrei porre l’accento sull’esigenza di accelerare lo sviluppo, la convalida e l’approvazione di alternative ai sugli animali.
Dobbiamo dotarci degli strumenti finanziari e logistici per trovare metodi alternativi che permettano di evitare tali .
Dobbiamo altresì ridurre e disciplinare tali nei casi in cui un’alternativa non sia ancora possibile.
<P>
In secondo luogo, non dobbiamo dimenticare che migliorare le condizioni degli animali ha come principale conseguenza l’aumento dei costi di produzione per i produttori europei.
Vorrei pertanto porre l’accento sull’esigenza di riconoscerne gli sforzi mediante l’etichettatura e con campagne d’informazione che spieghino il motivo della differenza di prezzo.
I produttori europei non devono essere penalizzati perché rispettano le norme dell’Unione europea e migliorano la qualità dei nostri alimenti e, per parte loro, i consumatori devono sapere che gli aumenti di prezzo derivano dal miglioramento di tali alimenti.
Grazie alla creazione di un’etichetta europea e all’organizzazione di campagne di e d’informazione adeguate, i consumatori potranno individuare le merci prodotte con particolare riguardo per il benessere degli animali.
<P>
In terzo luogo, il benessere degli animali non dev’essere soltanto un valore europeo.
Le misure che stiamo adottando all’interno dell’Unione europea vanno rispettate anche in tutti quei paesi da cui importiamo la carne.
E’ essenziale per motivi sia economici che qualitativi.
La Commissione europea deve fare tutto il possibile, con l’aiuto delle organizzazioni internazionali quali il Consiglio d’Europa o l’Organizzazione mondiale per la salute animale, per portare l’OMC a prestare maggiore attenzione al benessere degli animali e a procedere a un’armonizzazione verso l’alto delle relative misure.
Nel lungo periodo, lo scopo dev’essere chiaramente quello di raggiungere il livello di protezione degli animali più alto e uniforme possibile su scala mondiale.
<SPEAKER ID="194" LANGUAGE="DE" NAME="Karin Resetarits," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE.">
<P>
   Signor Presidente, signora Commissario, onorevole Jeggle, onorevoli colleghi, la relazione Jeggle contiene molti aspetti necessari e urgenti per la promozione della protezione degli animali in tutta Europa.
In seno al gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, diamo la priorità a qualunque tentativo di promuovere decisioni di acquisto consapevoli da parte dei consumatori.
In fin dei conti, nelle società consumistiche del libero mercato, chi ha il potere è il consumatore, che decide se i nostri polli si adageranno su un letto di paglia o verranno incatenati a una sbarra prima di venire mangiati sotto forma di , se i nostri maiali verranno rimpinzati di medicine per permetter loro di sopravvivere alle torture della loro breve vita o se gatti e cani randagi verranno scuoiati per produrre graziosi ornamenti per i cappotti.
<P>
I consumatori hanno il potere di decidere se promuovere e sostenere gli agricoltori che in Europa hanno a cuore la protezione degli animali, le condizioni adeguate per ciascuna specie animale e la salute degli alimenti, o se costringere i nostri agricoltori a partecipare al globale, con e prezzi minimi.
Sono convinta che la maggioranza dei consumatori ben informati e consapevoli non comprerebbe mai un prodotto che avesse sofferto torture indicibili prima di finire sui banchi di vendita.
Gli esseri umani tendono a nascondere la testa sotto la sabbia.
Quando infornano l’arrosto, preferiscono non riconoscere la realtà disdicevoli come la sofferenza degli animali.
<P>
E’ nostro compito politico assicurare che i consumatori vengano informati delle condizioni reali di produzione.
Noi politici dobbiamo divulgare le informazioni di cui siamo a conoscenza.
La forza delle informazioni apposte sulle confezioni è dimostrata dagli avvertimenti sui pacchetti di sigarette.
La relazione Jeggle invoca un programma di etichettatura per risolvere le difficoltà incontrate dai consumatori nel riconoscere i prodotti che hanno tenuto in particolare considerazione la protezione degli animali.
Vorrei chiedere all’Assemblea di essere coraggiosa al riguardo.
Il consumatore deve essere in grado di distinguere anche ciò che è stato prodotto a prezzo di terribili sofferenze per gli animali.
In tal caso, il consumatore non andrebbe certo a cercare le merci a basso costo, ma opterebbe per un prodotto un po’ più caro che si dimostrasse amico degli animali.
Noi europei siamo troppo diffidenti a questo proposito.
<P>
Non lasciamoci intimidire dalla concorrenza a basso costo da parte di paesi terzi: in ogni caso non ci è possibile produrre a un costo basso quanto il loro.
Confidiamo nella comunità sempre crescente di consumatori che prendono decisioni consapevoli quando scelgono che cosa comprare e optano per prodotti che garantiscono che gli animali vengano trattati con rispetto.
<SPEAKER ID="195" LANGUAGE="DE" NAME="Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE.">
<P>
   Signor Presidente, vorrei esprimere tutto il mio rispetto all’onorevole Jeggle per il suo lavoro.
Non era un compito facile, e vi si possono ancora riconoscere alcune incongruenze, ma nel complesso l’approccio adottato è quello giusto le incongruenze non vanno ascritte all’onorevole Jeggle.
Concordo con la relatrice sul fatto che i nostri elevati in materia di protezione degli animali devono fungere da modello mondiale.
Questo è vero soprattutto perché negli ultimi anni non abbiamo fatto una figura particolarmente buona come area di allevamento.
Mi riferisco alla BSE, alle diossine, all’abbattimento di capi per via dell’afta epizootica, dei milioni di animali uccisi, accatastati e arsi: è stato un capitolo inglorioso da non mostrare al mondo.
Per questo motivo è importante che adottiamo un nuovo orientamento al riguardo.
<P>
Vi è inoltre una considerazione sulle vendite di cui occorre tener conto quando si tratta direttamente con i consumatori.
Se qualcuno obietta al fatto che i polli vengano tenuti in gabbia, gli si può rispondere quel che si vuole, ma ciò che vuole sono uova di gallina ruspante: non è per niente allettato dall’alternativa se pensa alla gallina.
Pertanto il mercato va orientato secondo considerazioni di protezione degli animali; dobbiamo tuttavia comprendere anche che la protezione degli animali implica dei costi.
Quando abbiamo a che fare con mercati anonimi come solitamente accade con le importazioni da paesi terzi dobbiamo avere una protezione esterna qualificata per assicurare che i nostri non vengano elusi, perché ciò si ripercuoterà sul prezzo.
Vorrei dire all’onorevole Jeggle che lo stesso vale sul territorio europeo, naturalmente.
Se non assicuriamo l’attuazione degli di protezione degli animali nella produzione, si verificheranno distorsioni della concorrenza anche all’interno dell’Europa.
Di conseguenza dobbiamo valutare l’inclusione della condizionalità per la protezione degli animali, in modo che le imprese siano scoraggiate a violare gli di protezione degli animali mediante non solo alcune sanzioni, ma anche perdite finanziarie ad esempio, deduzioni dai premi.
<SPEAKER ID="196" LANGUAGE="NL" NAME="Kartika Tamara Liotard," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL.">
<P>
   Signor Presidente, innanzi tutto vorrei accogliere con sincero favore il piano d’azione per il benessere degli animali.
Ciò che trovo assai deplorevole, tuttavia, è soprattutto che ci sia bisogno di una simile iniziativa.
Il modo in cui le persone trattano gli animali spesso ne rivela la vera natura, immagine che tuttora non sempre è molto gradevole.
Accade ancora troppo spesso che gli animali vengano trattati come beni di consumo, anteponendo il guadagno economico al loro benessere.
Penso che la relazione possa almeno porre fine a numerose pratiche disumane cui vengono sottoposti gli animali.
La relazione comprende un elemento per cui mi batto da molto tempo, ossia il divieto di praticare la castrazione dei suini senza alcuna forma di anestesia, il che è inaccettabile per gli animali e per gli allevatori.
Il fatto che si chieda una promozione più attiva della ricerca volta a sostituire i sugli animali con metodi alternativi rappresenta un grande passo avanti per molti animali.
Ovviamente avrei molte altre idee di più vasta portata in materia di protezione degli animali, come ad esempio aumentare la quantità di bestiame allevato all’aperto, proibire la corrida, porre fine al “gavage” (ingozzamento) per le oche finalizzato alla produzione di , vietare le gabbie di batteria e imporre tempi di trasporto molto più brevi per gli animali, e potrei andare avanti a lungo.
E’ deplorevole che alcuni emendamenti validi presentati dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare siano stati esclusi in seguito alla votazione della commissione per l’agricoltura.
Vorrei porre l’accento sul fatto che il benessere degli animali non riguarda di certo solo gli animali d’allevamento; anche gli animali domestici e quelli selvatici devono rientrare nel campo d’applicazione del piano d’azione.
Invito ciascuno di voi a far parlare il proprio cuore e la propria pietà, domani, per i nostri simili, e ad accordare pieno sostegno a emendamenti di maggior respiro a favore degli animali.
Dobbiamo dimostrare che in quest’Aula non ci comportiamo noi stessi come bestie, ma che votiamo tenendone a mente gli interessi.
<SPEAKER ID="197" LANGUAGE="PL" NAME="Janusz Wojciechowski," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN.">
<P>
   Signor Presidente, la protezione e il benessere degli animali è una sfida posta alla cultura e alla civiltà umane nel XXI secolo.
Sono molto lieto che l’emendamento che esprime tale idea da me presentato sia stato adottato per il progetto di risoluzione.
<P>
Il Mahatma Gandhi in un’occasione ha detto che il grado di civiltà di una società si può giudicare dal modo in cui tratta gli animali.
Nell’Europa del XXI secolo non vi è spazio per la crudeltà verso gli animali.
Svilisce la nostra la nostra umanità, e non vi è posto per questo.
Il passo è breve tra la crudeltà verso gli animali e quella verso le persone.
La protezione degli animali non va espressa in termini monetari, perché la nostra civiltà non si può esprimere in tali termini.
Gli animali vanno difesi dalla crudeltà indipendentemente dai costi, ma a una condizione: che applichiamo le condizioni dell’Unione europea a tutti coloro che importano prodotti di origine animale nel mercato europeo.
<SPEAKER ID="198" LANGUAGE="PL" NAME="Andrzej Tomasz Zapalowski," AFFILIATION="a nome del gruppo IND/DEM.">
<P>
   Signor Presidente, la questione di mantenere adeguati di protezione degli animali negli Stati membri dell’Unione europea e la conseguente produzione di alimenti adeguati per i consumatori è molto importante.
Per questo motivo va compiuto ogni sforzo al fine di assicurare che solo cibi di alta qualità entrino sul mercato comune.
Vanno prese misure rigorose per limitare l’importazione di prodotti per cui esista il sospetto che gli europei per l’allevamento del bestiame non siano stati applicati.
Il semplice aumento delle tasse per gli esportatori disonesti non darà alcun risultato.
<P>
Vorrei sottolineare che finora alla Comunità non è stato possibile imporre il rispetto dei diritti umani, figuriamoci quello dei diritti degli animali.
Da tali paesi vengono importate nel mercato europeo grandi quantità di generi alimentari.
Vorrei dire inoltre che per tradizione le fattorie di piccole dimensioni e a conduzione familiare trattano gli animali in modo umano, e che sono le grandi aziende agricole a deviare da tali .
Si sono verificate inoltre distorsioni in relazione alla questione delle direttive in materia di macellazione degli animali.
Si tratta di un grave errore proibire la macellazione di animali per il consumo personale nelle aziende agricole a conduzione familiare.
E’ una tradizione vecchia di secoli, e gli allevatori fanno in modo che gli animali vengano macellati in condizioni adeguate.
<SPEAKER ID="199" LANGUAGE="DE" NAME="Andreas Mölzer (NI )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, come sappiamo, sono successe molte cose da quando, in seguito alla crescente meccanizzazione dell’allevamento del bestiame nel XIX secolo, è nato il concetto di protezione degli animali.
Il piano d’azione attualmente in discussione è senz’altro un ulteriore passo importante nella giusta direzione.
<P>
Com’è noto, l’Unione europea ha espresso la propria preoccupazione in merito ai combattimenti tra cani, tori e galli già nel 2003, e noto con piacere che ciò si riflette anche nel presente documento.
Curiosamente, però, la caccia alla volpe è stata trascurata.
Occorre intervenire, a mio avviso, anche nel campo degli uccelli selvatici, in quanto l’Unione europea consente tuttora la caccia a specie il cui numero di esemplari è in calo da secoli.
<P>
A mio parere, è altresì di particolare importanza cambiare finalmente il sistema delle sovvenzioni all’agricoltura, in modo che, anziché concedere agevolazioni perlopiù a grandi proprietari terrieri, si premi la pratica di tenere gli animali in condizioni adeguate alla loro specie, pratica in cui gli innumerevoli piccoli proprietari danno il buon esempio.
<P>
In conclusione, l’abolizione delle sovvenzioni alle esportazioni per il trasporto di animali non solo darebbe prova di maggior compassione per gli animali, ma proteggerebbe anche l’ambiente e aiuterebbe le persone che soffrono per via del traffico in transito.
<SPEAKER ID="200" LANGUAGE="ES" NAME="María del Pilar Ayuso González (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, signora Commissario, devo congratularmi con la Commissione per la proposta, e in particolare con l’onorevole Jeggle per l’eccellente relazione e il notevole lavoro svolto.
<P>
Vorrei solo richiamare l’attenzione sul paragrafo 71, che chiede di porre fine ai combattimenti di cani, tori e galli.
Quando parla di combattimenti di tori, si riferisce chiaramente alla corrida.
Trattare la corrida alla stessa stregua dei combattimenti di cani e di galli non ha assolutamente senso, innanzi tutto perché i tori non combattono l’uno con l’altro; non si tratta di un animale che lotta contro un altro, bensì di una lotta molto nobile da parte di un uomo contro un toro, in cui l’uomo talvolta resta ucciso, e spesso ferito.
Inoltre si tratta di una tradizione e di una forma di cultura nel nostro paese.
Forse alcuni non lo capiscono, ma il toro e la corrida sono molto importanti per noi spagnoli.
Vorrei chiedervi, per le tradizioni del mio paese, lo stesso rispetto che io ho per quelle degli altri paesi.
Vi ringrazio molto.
<P>
Il toro contribuisce al mantenimento dei pascoli, alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo rurale.
Tra i bovini, inoltre, è il toro ad avere la vita migliore; dal momento che si parla di benessere degli animali, bisognerebbe sottolineare che i tori ricevono un’ottima alimentazione, vivono all’aria aperta, corrono come agli animali piace fare, e alla fine muoiono lottando con le proprie forze.
La corrida è molto più nobile della caccia, in cui in fin dei conti l’animale muore senza potersi difendere.
<P>
Vorrei ringraziare l’onorevole Jeggle e l’intero gruppo politico cui appartengo, che ha compreso questo concetto e intende chiedere che quella parola venga eliminata dal paragrafo.
<SPEAKER ID="201" LANGUAGE="ES" NAME="Rosa Miguélez Ramos (PSE )." AFFILIATION="standard">
<P>
   – Signor Presidente, il benessere degli animali, che fa parte della PAC dall’ultima riforma, è già un risultato per l’agricoltura europea, anche se, secondo i risultati dello speciale Eurobarometro condotto al riguardo nel 2005, gli europei non sono al corrente degli sforzi profusi dai nostri produttori e pertanto non li apprezzano, nonostante il fatto che abbiamo la legislazione più protettiva.
La Commissione europea ha già ammesso che occorre informare meglio i consumatori al riguardo se si vuole che gli sforzi compiuti dai nostri agricoltori vengano apprezzati.
<P>
Questo livello elevato di protezione ha tuttavia un prezzo economico alto, che potrebbe ridurre la competitività della nostra industria agroalimentare.
Occorrono studi d’impatto sistematici che esaminino le conseguenze sociali ed economiche di un’eventuale nuova legislazione, nonché analisi scientifiche attendibili che rispecchino la diversità delle situazioni all’interno dell’Unione europea e offrano indicatori oggettivi di benessere animale e coerenza con le altre politiche comunitarie e, soprattutto, con la strategia di Lisbona e con competitività e occupazione.
<P>
Vi sono quindi cinque aspetti fondamentali: migliorare la comunicazione con la società, una rigorosa analisi socioeconomica, solide basi scientifiche, maggiore coerenza con altre politiche comuni e la promozione degli europei in seno ai internazionali.
<P>
Per quanto riguarda il paragrafo 71, vorrei dire che il mio gruppo senz’altro voterà contro di esso per vari motivi, ma soprattutto perché contiene una serie di errori tecnici e richiede un dibattito che è assolutamente fuori luogo in questa sede, un dibattito che sminuisce gli aspetti più importanti di questa relazione e soprattutto – mi preme sottolineare – l’ottimo lavoro della relatrice, onorevole Jeggle, che è stata efficiente e coscienziosa e ha adottato un approccio molto equilibrato.
<SPEAKER ID="202" LANGUAGE="EN" NAME="Mojca Drčar Murko (ALDE )." AFFILIATION="test">
<P>
   – Signor Presidente, accolgo con favore il piano d’azione e desidero ringraziare l’onorevole Jeggle per il suo lavoro.
<P>
Sapere che molti animali nell’Unione europea vengono trattati in malo modo e che occorre fare di più è molto importante, non solo per un senso di pietà, ma anche perché, in quanto approccio evolutivo basato sul mercato, se adeguatamente portato avanti, il trattamento umano degli animali rappresenterà un’opportunità per i produttori europei.
La protezione degli animali attraverso il diritto è valutata in modo positivo da un numero crescente di europei, e l’etichettatura dei prodotti alimentari ottenuti da animali trattati in modo umano alla fine potrebbe portare profitti economici ai produttori e divenire parte del modello sociale europeo.
D’altra parte, la concorrenza mondiale tende a far propendere i produttori per il profitto al minor livello possibile di protezione degli animali.
<P>
Per questo motivo il piano d’azione è anche un messaggio politico forte rivolto al mondo.
Definendo le nostre intenzioni di istituire un livello minimo obbligatorio contro i peggiori abusi, sosteniamo la necessità di un dibattito a livello mondiale, a livello dell’OMC.
Fissando priorità per un trattamento migliore degli animali d’allevamento, evitando le sofferenze inutili causate da che si potrebbero sostituire e vietando l’importazione di prodotti che sono frutto di crudeltà, migliorando il trattamento degli animali durante il trasporto e via dicendo, sollecitiamo soluzioni globali.
<P>
Vorremmo fare di più, come dimostrano gli emendamenti, ma il piano è tuttavia un valido inizio per una politica comunitaria completa in quest’ambito.
<SPEAKER ID="203" LANGUAGE="ES" NAME="David Hammerstein Mintz (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, la crudeltà non è cultura; provocare sofferenze non si può considerare una forma d’intrattenimento.
La sofferenza causata dall’industria di massa non è un’attività lecita.
L’esigenza di giustizia nei rapporti tra noi e gli animali chiama in causa la nostra moralità umana dominante e ne estende la portata.
Se vogliamo ottenere risultati nel campo del benessere degli animali, dobbiamo rivedere il nostro approccio tradizionale alla responsabilità morale e concedere diritti e protezione anche ai singoli animali, che, benché non umani, hanno capacità sensoriali, emotive e intellettuali.
<P>
Se vogliamo riconoscere ed estendere i diritti degli animali, dobbiamo smettere di causare loro sofferenze inutili e astenerci dalla crudeltà.
Questo è lo scopo della relazione.
<P>
Il gruppo Verde accorderà il proprio sostegno alla proposta, con una serie di emendamenti, e chiederà che il Consiglio smetta d’ignorare la maggioranza degli europei, che sono favorevoli a misure più severe per la protezione degli animali.
Non può continuare a ignorarli.
<P>
Crediamo di dover agire in modo etico e altruista, ma di dover anche rispondere alle esigenze e agli interessi dei cittadini.
Siamo favorevoli a incrementare il benessere degli animali, perché solo così potremo migliorare la salute delle persone, l’ambiente e la giustizia sociale.
<SPEAKER ID="204" LANGUAGE="EN" NAME="Jeffrey Titford (IND/DEM )." AFFILIATION="forum">
<P>
   Signor Presidente, la gamma d’iniziative proposte in questo documento è talmente vasta che dovrebbe tenere felicemente occupati i burocrati comunitari per i prossimi 20 anni.
<P>
Esaminiamo tuttavia uno dei momenti più alti della storia del benessere degli animali nell’Unione europea.
Nel 2001, nel corso della disdicevole epidemia di afta epizootica, nel Regno Unito, in ottemperanza alle direttive comunitarie, sono stati soppressi sette milioni di animali, la maggior parte dei quali era sana.
Ricordo bene le immense pire funerarie di animali bruciati.
L’Unione europea si è rifiutata ostinatamente di acconsentire alla vaccinazione, che sarebbe andata a tutto vantaggio del benessere sia degli animali che degli agricoltori britannici.
Ha invece preferito il principio della terra bruciata, discutibile dal punto di vista giuridico e ingiustificabile da quello morale.
Non credo pertanto che l’Unione europea sia nella posizione di rivendicare una superiorità morale in materia di benessere degli animali e di dare lezioni al riguardo agli Stati membri, lasciando stare il resto del mondo, come questo borioso documento sostiene.
<P>
In questa relazione abbiamo tutto, compresa l’istituzione di un per la protezione degli animali, che senza dubbio sarà un altro costosissimo ente semipubblico.
Chi lo pagherà?
I contribuenti.
Chi si accollerà tutte le scartoffie?
Gli agricoltori, che a malapena riescono a sopravvivere alla burocrazia attuale.
<P>
Questo documento è ossessionato dalla standardizzazione e dall’uniformità.
Sembra non tenere in alcun conto le differenze abissali tra colture agricole e climi che s’incontrano in paesi diversi come, ad esempio, Portogallo e Svezia.
Non tiene conto dei già elevati di benessere animale nel Regno Unito.
Ruota intorno alla tesi centrale che l’approccio dell’Unione europea sia sempre il migliore, ma non è così.
<SPEAKER ID="205" LANGUAGE="NL" NAME="Albert Jan Maat (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, prima di esporre la mia risposta, vorrei ringraziare di cuore l’onorevole Jeggle per l’ottima relazione e il valido equilibrio trovato tra ciò che è e non è possibile e ciò che desideriamo per il benessere degli animali in Europa; vorrei inoltre replicare al commento dell’onorevole Titford, secondo cui la burocrazia europea è responsabile dell’uccisione di 7 milioni di animali nel Regno Unito durante la crisi dell’afta epizootica.
Vorrei correggerlo al riguardo: quando il Regno Unito è entrato a far parte dell’Unione europea, l’Europa è stata costretta a cambiare la propria legislazione.
Non abbiamo più potuto usare il vaccino quale misura preventiva.
Non abbiamo più potuto praticare la vaccinazione contro l’afta.
Lo dobbiamo al governo britannico di allora, perciò la prego di non venirmi a dire che è colpa dell’Europa se nel Regno Unito sono stati abbattuti 7 milioni di bovini, perché il tutto si deve alla posizione britannica dell’epoca.
Volevo solo togliermi questo pensiero.
Lo dico anche perché la relazione Jeggle afferma con assoluta chiarezza che la vaccinazione dev’essere un valido strumento per l’incremento del benessere degli animali nell’Unione europea.
In vista dello scoppio di malattie infettive animali, è positivo che si facciano progressi e che in ogni caso utilizziamo tecniche scientifiche per contrastarle.
Questa è la forma migliore di benessere animale in Europa.
<P>
La seconda questione che volevo sollevare riguarda il trasporto degli animali.
In quest’Aula abbiamo chiesto la riduzione dei tempi di trasporto degli animali da macello.
Purtroppo il Consiglio non ha accolto la richiesta, ma la posizione del Parlamento è chiara.
A tale proposito, vorrei invitare l’onorevole Titford, se davvero vuole tutelare il benessere degli animali anche nel suo paese, a votare a favore della relazione Jeggle.
E’ fondamentale, perché così si farà davvero un favore ai cittadini britannici ed europei.
<P>
Il terzo motivo per cui accolgo con favore la relazione è che richiama l’attenzione in modo particolare sull’importazione di prodotti da paesi al di fuori dell’Unione europea.
In fin dei conti, possiamo anche avere norme e regolamenti ottimi, che però continueranno a essere privi di peso se non potremo condurre alcun controllo lungo le frontiere esterne dell’Unione; è essenziale che l’Assemblea utilizzi la relazione Jeggle per riportare questo tema all’ordine del giorno.
<SPEAKER ID="206" LANGUAGE="PL" NAME="Wieslaw Stefan Kuc (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, se gli animali potessero parlare, sono certo che ringrazierebbero la relatrice, onorevole Jeggle, per aver difeso i loro diritti.
In lei hanno una portavoce e una custode zelante.
La relazione merita un encomio notevole.
Affronta tutte le principali questioni tra cui la protezione sia degli animali d’allevamento che di quelli selvatici.
La relatrice si è occupata inoltre del trasporto, dell’economia di produzione, degli aspetti internazionali, dell’etichettatura dei prodotti, dell’uso di animali per la ricerca, di una macellazione più umana e così via.
Credo che, con il nostro pieno sostegno, gli obiettivi esposti nella relazione, che sono molti, siano raggiungibili.
Dobbiamo però prestare particolare attenzione a una maggiore sensibilizzazione della società verso tale tema, alla partecipazione continua delle organizzazioni internazionali e alla diffusione della consapevolezza che ci permetterà di ottenere gli stessi risultati raggiunti con la caccia alle foche.
Non vi è nulla da aggiungere alla relazione.
Alla relatrice rivolgo le più sentite congratulazioni, da parte mia e di tutti gli animali.
<SPEAKER ID="207" LANGUAGE="SV" NAME="Carl Schlyter (Verts/ALE )." AFFILIATION="matador">
<P>
   – Signor Presidente, una società civile non potrà mai competere sulla base del prezzo più basso, se gli animali vengono allevati in condizioni che rasentano la tortura.
Solo con obblighi precisi in materia di protezione degli animali l’allevamento potrà sopravvivere nell’Unione europea.
Il futuro è nella produzione locale e nelle brevi distanze per il trasporto di animali, come pure nella tutela dei consumatori, mediante l’allevamento degli animali in condizioni naturali.
Abbiamo una politica agricola che provoca sofferenze ai polli, costringe gli animali a patire lunghi viaggi, fa castrare i suini e somministra più farmaci agli animali che alle persone.
Non sono i maiali a dover essere castrati, ma una simile politica agricola.
<P>
Un limite massimo di otto ore per il trasporto di animali è una richiesta ragionevole.
Livelli minimi di protezione degli animali – come indica l’emendamento n. 11 – sono necessari.
Siamo diventati ben quattro volte più ricchi nell’arco degli ultimi 40 anni.
Se non possiamo permetterci di sacrificare una percentuale di tale ricchezza per proteggere animali indifesi, non possiamo dirci civilizzati.
<P>
Ai miei amici spagnoli vorrei dire quanto segue: una nobile lotta sarebbe quella tra un disarmato e un toro disarmato che non sia sedato, cui non venga rotta la schiena, che non sia drogato e non venga torturato.
Questa sarebbe una nobile lotta.
Per come appaiono tali combattimenti al momento attuale, tuttavia, sono crudeltà verso gli animali, il che non merita sostegno.
<SPEAKER ID="208" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="209" LANGUAGE="EN" NAME="Neil Parish (PPE-DE )." AFFILIATION="standard">
<P>
   Grazie, signor Presidente, grazie, signora Commissario, e grazie, onorevole Jeggle, per l’ottima relazione, perché è essenziale che ci prendiamo cura degli animali in Europa.
<P>
In effetti, abbiamo ottenuto ottimi risultati al riguardo, perché abbiamo elevati di produzione, ma occorre che la spinta giunga soprattutto dai consumatori.
Concordo con uno degli oratori precedenti, che ha detto che il consumatore deve avere la possibilità di scelta, deve poter vedere le etichette ed essere assolutamente certo di tale produzione.
Se si va al supermercato e si cerca un pollo ruspante o biologico o un pollo di allevamento intensivo, di fatto non si nota alcuna differenza tra l’uno e l’altro.
Bisogna essere assolutamente certi del fatto che l’etichetta sia corretta.
Dev’esserlo non solo per la produzione che abbiamo qui in Europa, ma anche per la produzione che giunge da fuori Europa.
Perciò i consumatori devono essere molto sicuri delle etichette.
<P>
Dobbiamo inoltre vedere una riduzione del numero di animali utilizzati per la sperimentazione, ed è a questo proposito che dobbiamo prestare la massima attenzione anche alla legislazione europea, perché, se non stiamo attenti, REACH potrebbe di fatto aumentare il numero di animali sottoposti a inutili.
<P>
Posso rivolgermi all’onorevole Titford e correggerlo su un paio di punti?
Innanzi tutto, a suo avviso ci sono burocrati ad ogni cantone, ma, per quanto riguarda l’afta epizootica, è stato il governo britannico a sostenere l’abbattimento con assoluta determinazione.
Il governo britannico era tanto preoccupato che si posticipassero le elezioni politiche da decidere quello che è stato definito “abbattimento contiguo”, che ha causato l’inutile eliminazione di milioni di animali.
Nei Paesi Bassi, di fatto si sono praticate vaccinazioni per provare ad arrestare le pire funerarie di massa.
Perciò, onorevole Titford, non è stata l’Unione europea ad avere il problema dell’afta: è stato il governo britannico.
<SPEAKER ID="210" LANGUAGE="EL" NAME="Ioannis Gklavakis (PPE-DE )." AFFILIATION="leader">
<P>
   Signor Presidente, vorrei congratularmi con la relatrice per il suo lavoro.
L’onorevole Jeggle è un’ottima, sensibile e capace deputata al Parlamento europeo.
<P>
Il grande indiano, Gandhi, disse che quando l’uomo tratta bene gli animali dà prova della propria umanità e dei propri sentimenti superiori.
In quanto uomo, concordo con la relatrice, onorevole Jeggle, senza alcun dubbio.
Vorrei tuttavia porre l’accento su una questione delicata e importante che riguarda l’allevamento di bestiame, che ha a che fare con l’uomo.
Non parlo degli animali domestici, dei combattimenti tra galli o cani, in merito ai quali concordo con la relatrice; mi riferisco agli animali d’allevamento.
Se le misure della relazione, che lo ripeto condivido e sostengo, vengono applicate, i nostri allevatori di bestiame avranno costi di produzione maggiori, il che significa che dovremo sostenerli finanziariamente o che dovremo trovare modi di controllare le condizioni di vita degli animali allevati in paesi terzi, la cui carne viene importata nell’Unione europea.
Altrimenti non arriveremo a nulla.
L’allevamento europeo di bestiame si ridurrà per via della concorrenza sleale e noi dimostreremo di essere ipocriti, non amici degli animali, e di non avere alcun senso di reale solidarietà verso gli allevatori.
<P>
Al di là di questo, vorrei porre l’accento su un’altra questione.
Vorrei che vi fossero controlli più rigorosi sulla caccia delle specie selvatiche.
Molte delle nostre montagne e foreste non hanno più fauna selvatica perché vi è una strage incontrollata e predatoria degli animali, e questo non riguarda solo gli animali.
Distrugge l’intero ecosistema delle montagne e delle foreste d’Europa e del resto del mondo.
<SPEAKER ID="211" LANGUAGE="ES" NAME="Esther Herranz García (PPE-DE )." AFFILIATION="standard">
<P>
   – Signor Presidente, vorrei ringraziare la relatrice, onorevole Jeggle, per il suo lavoro.
L’iniziativa risponde a un problema sociale, che credo sia per noi indispensabile affrontare, non solo in seno all’Unione europea, ma in tutto il mondo.
<P>
Il benessere degli animali è importante, ed è importante avere un unico europeo e che venga rispettato da tutti i paesi dell’Unione europea.
Siamo stati i primi al mondo per quanto riguarda questi , che vanno rispettati, perché pochi Stati del pianeta possono dire di conformarsi a simili a quelli che applichiamo in seno all’Unione europea.
<P>
Di recente abbiamo parlato, ad esempio, dell’allevamento dei polli da carne e del trasporto di animali; nella relazione Jeggle non si parla solo di aziende agricole per la produzione, ma anche, ad esempio, di esibizione degli animali, degli zoo, del circo e di ricerca e sviluppo altri settori in cui vengono utilizzati gli animali.
Dobbiamo inoltre parlare degli animali domestici che teniamo in casa affinché ci facciano compagnia e che richiedono anch’essi la nostra attenzione.
Naturalmente non dobbiamo essere tolleranti con chi li abbandona, li lascia morire di fame o li maltratta.
<P>
Dobbiamo applicare criteri seri e scientifici che assicurino che gli animali domestici della nostra vita quotidiana nell’Unione europea siano felici.
A tal fine, vorrei sottolineare che abbiamo tenuto audizioni in seno al Parlamento nel corso delle quali abbiamo ascoltato esperti internazionali, come ad esempio il dottor Gonsálvez, dalla Spagna, che ci hanno detto che dobbiamo prevenire le epizoozie e investire nella loro prevenzione, che dobbiamo investire nel rispetto degli che regolano la densità degli allevamenti nelle fattorie e che dobbiamo educare i bambini al rispetto degli animali.
<P>
Naturalmente dobbiamo altresì evitare casi come quello del paragrafo 71, inserito in seguito all’ignoranza e alle lacune di taluni membri del gruppo socialista al Parlamento europeo, che hanno confuso due questioni completamente diverse, venendo meno al rispetto dell’arte, delle tradizioni e della cultura di altri che non la pensano come loro e che tuttavia costituiscono un esempio per quanto riguarda la libertà e il rispetto della diversità.
<P>
Pertanto voteremo contro il paragrafo 71, benché rispettiamo appieno le opinioni di coloro che non la pensano come noi.
<SPEAKER ID="212" LANGUAGE="DE" NAME="Christa Klaß (PPE-DE )." AFFILIATION="marketing">
<P>
   – Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, tutto ciò che gli uomini fanno agli animali si ritorce contro di loro: Pitagora lo aveva capito ben 2 500 anni fa.
<P>
Considerando l’interazione tra protezione degli animali, sanità animale, sostenibilità e sicurezza ambientale e alimentare, posso dire che questo vale ancora oggi.
Per fortuna ora la protezione degli animali ha un ruolo importante nella nostra società.
Cresce il desiderio da parte dei cittadini di prodotti validi dal punto di vista etico e sociale, e ultimamente affrontiamo in misura sempre maggiore questioni delicate quali la protezione degli animali in materia di allevamento, trasporto e macellazione.
<P>
Accolgo con favore il piano d’azione per la protezione e il benessere degli animali, e mi congratulo con l’onorevole Jeggle per la relazione, in cui precisa in modo inequivocabile ciò che si deve fare.
Occorrono misure per informare meglio il pubblico sui moderni metodi di protezione degli animali e sulla protezione animale applicata.
Dobbiamo migliorare le strategie di , nonché quelle di etichettatura e di comunicazione, per informare i consumatori, assistendoli così nelle loro decisioni d’acquisto.
<P>
Una semplice e precisa “etichetta comunitaria” per la protezione degli animali potrebbe aiutarci ad armonizzare i sistemi attualmente divergenti di etichettatura per questo aspetto specifico e definire livelli minimi di protezione animale applicabili in tutta l’Unione – e mi auguro anche al di là dei nostri confini nel prossimo futuro.
Non dobbiamo tuttavia dimenticarci di coinvolgere, in questa politica di protezione, gli allevatori e i possessori di animali, nonché l’opinione pubblica.
<P>
Perché la politica comunitaria di protezione degli animali finora si è limitata agli animali d’allevamento?
Gatti e cani non meritano la nostra protezione solo perché non li mangiamo?
La domanda appare legittima, com’è legittimo chiedersi se gli animali domestici vengano sempre tenuti in condizioni adeguate alle rispettive specie.
Sappiamo che ne accadono di tutti colori, ad esempio che si tengono uccelli in gabbia e serpenti e altri rettili in appartamenti urbani.
Per questo motivo è legittimo che tale opinione si collochi all’interno della relazione.
<P>
Abbiamo sostenuto una riduzione dell’uso di animali per la ricerca, la scienza e l’approvazione dei prodotti.
La sperimentazione su animali va condotta solo in mancanza di alternative.
<SPEAKER ID="213" LANGUAGE="EN" NAME="Neelie Kroes," AFFILIATION="Membro della Commissione.">
<P>
   Signor Presidente, grazie per quello che nel complesso è stato un dibattito molto interessante e utile.
Informerò il mio collega, Commissario Kyprianou, dei vostri commenti.
<P>
Vorrei accennare solo a un paio delle vostre osservazioni.
L’onorevole Holm ha posto l’accento sulle questioni commerciali e ha suggerito che la concorrenza è incompatibile con il benessere degli animali; non sono d’accordo.
Sarà molto difficile per i produttori comunitari competere nel mercato mondiale sulla base solo del prezzo.
Questo risulta chiaro se si considera il vantaggio competitivo di alcuni paesi terzi per quanto riguarda i minori costi fondiari, di manodopera o per le infrastrutture.
Ritengo invece che vadano promossi elevati di benessere degli animali come uno dei nostri vantaggi competitivi.
Dobbiamo inoltre ricordare che, come ha detto l’onorevole Taraballa, dev’esserci una vera possibilità di scelta per i consumatori.
<P>
Studi e progetti di ricerca recenti hanno dimostrato l’interesse attivo dei consumatori per il benessere degli animali d’allevamento.
E’ evidente che i consumatori credono di poter accrescere il benessere degli animali attraverso il proprio potere d’acquisto e che sarebbero in gran parte disposti a pagare un sovrapprezzo per tali prodotti.
Anche l’onorevole Resetarits ha sottolineato questo concetto.
<P>
La Commissione ritiene che alla fine l’etichettatura renderà questi prodotti più competitivi, a vantaggio dell’industria, e soprattutto di coloro che producono in un modo che promuove il benessere degli animali.
Crediamo che gli elevati di benessere degli animali d’Europa vadano considerati un’opportunità di e un vantaggio competitivo, e non un fardello o un’imposizione.
La politica di praticare vaccinazioni per prevenire la diffusione di malattie tra gli animali è stata valutata attentamente dalla Commissione e ora è integrata nella legislazione comunitaria specifica in materia di prevenzione dell’afta epizootica.
Gli stessi principi fanno oggi parte delle misure per l’influenza aviaria appena adottate.
<P>
Devo ricordare all’onorevole Ayuso González che il Trattato non consente alla Comunità di intervenire a proposito dell’uso di animali in manifestazioni culturali e tradizionali quali la corrida.
Pertanto il piano d’azione non prevede alcuna misura al riguardo.
<SPEAKER ID="214" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<SPEAKER ID="215" LANGUAGE="EN" NAME="David Martin (PSE )." AFFILIATION="standard">
<P>
   Mi compiaccio di questo dibattito.
Con passi lenti ma sicuri l’Unione europea ha promosso il benessere degli animali per mezzo di alcune misure in materia di condizioni e di trasporto degli animali.
Ora dobbiamo proseguire su questa strada e sviluppare indicatori quantificabili del benessere animale e creare un quadro formale per le valutazioni d’impatto del benessere animale per le future politiche comunitarie.
Dobbiamo inoltre considerare l’introduzione di un sistema comunitario di etichettatura al fine di identificare i prodotti che hanno origine da sistemi con di benessere elevati, per permettere ai consumatori di compiere scelte informate.
In conclusione, in qualità di membro della commissione per il commercio internazionale, vorrei porre l’accento in particolare sull’istituzione di commerciali per il benessere degli animali riconosciuti a livello internazionale.
<SPEAKER ID="216" LANGUAGE="SV" NAME="Hélène Goudin (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Un’adeguata protezione degli animali è una necessità in una società moderna.
<P>
Vi sono grosse differenze tra Stati membri dell’Unione per quanto riguarda la protezione degli animali.
Pertanto può essere opportuno darsi alcune norme comuni, ad esempio in materia di trasporto di animali.
<P>
La Lista di giugno considera l’Unione europea un’unione di valori in cui le questioni etiche relative agli animali sono importanti.
Siamo tuttavia scettici e di fatto contrari in merito a un’autorità per la protezione degli animali sotto gli auspici dell’Unione europea.
Le strutture esistenti negli Stati membri dell’Unione dovrebbero essere sufficienti.
Se esistesse una legislazione comunitaria, gli Stati membri sarebbero obbligati ad applicarla.
Se non lo facessero, la Commissione innanzi tutto e da ultimo la Corte di giustizia dovrebbero prendere provvedimenti contro lo Stato o gli Stati che non rispettassero tale legislazione.
<P>
Come spesso accade, è decisamente arduo trovare un equilibrio tra le decisioni a livello comunitario e quelle a livello nazionale, regionale o locale.
Vi sono tuttavia alcuni valori che vanno difesi ad ogni costo, quali i diritti umani e la protezione fondamentale degli animali, che andrebbe perseguita preferibilmente a livello internazionale.
<SPEAKER ID="217" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca in discussione la relazione presentata dall’onorevole Jan Christian Ehler, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sul seguito della relazione sulla concorrenza nel settore delle libere professioni (2006/2137(INI)) (A6-0272/2006).
<SPEAKER ID="218" LANGUAGE="DE" NAME="Jan Christian Ehler (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, con la relazione sui servizi professionali dal titolo “Proseguire la riforma” presentata a settembre dello scorso anno, la Commissione ha di fatto sviluppato la relazione stilata nel 2004 sul tema della concorrenza nei servizi professionali.
Il Parlamento ha espresso il suo punto di vista al riguardo sulla base delle relazioni del 2001 e del 2003.
A marzo di quest’anno la commissione giuridica e il Parlamento hanno preso nuovamente posizione in relazione al settore specifico delle professioni legali.
<P>
Un fattore significativo accomuna tutti i dibattiti pubblici che si svolgono su questo tema tra gli economisti nonché tra Parlamento e Commissione: tutti coloro che vi partecipano hanno posizioni estremamente nette, ma carenti di dati.
I dati alla base delle ricerche, per la maggior parte settoriali o nazionali, risalgono per lo più ai primi anni ’90; la ricerca più recente è dell’inizio del 2001.
Comune a tutte le ricerche, però, è il fatto che esse si limitano o a settori specifici, o alla sfera nazionale, o poggiamo appunto su una base empirica talmente datata da risultare poco adatta a qualunque generalizzazione.
<P>
Da un punto di vista razionale, l’importanza economica dei servizi non va sopravvalutata.
I servizi legati alle imprese costituiscono l’otto per cento del PIL europeo, di cui almeno un terzo è attribuibile ai servizi professionali.
In questo contesto − e credo che il Parlamento accolga favorevolmente quanto sto per dire anche nel quadro dell’agenda di Lisbona − è del tutto legittimo chiedersi quale contributo questo settore possa dare alla crescita e all’occupazione in Europa.
A nostro avviso è importante che, oltre ad approvare l’agenda di Lisbona con dei bei discorsi, ci si interroghi nello specifico su che tipo di contributo la liberalizzazione possa fornire alla crescita.
<P>
Alla Commissione va il merito di aver portato un po’ di ordine in una discussione svoltasi finora in modo, direi, caotico. Essenzialmente, la Commissione ha formulato le seguenti considerazioni economiche.
Per prima cosa, ha preso in esame sei categorie professionali: avvocati, notai, ingegneri, architetti, farmacisti e contabili; ha quindi definito cinque modalità di restrizione della concorrenza (fissazione dei prezzi, raccomandazione dei prezzi, regole della concorrenza, regolazione della pubblicità e tutta la serie di requisiti di accesso, e, infine, struttura aziendale e pratiche multidisciplinari).
La Commissione ha proposto poi, a scopo comparativo, quattro grandi categorie di consumatori − il settore pubblico, le grandi imprese, le piccole e medie imprese e i consumatori privati − e ha riconosciuto la pertinenza, data la presenza di asimmetrie, di determinate regolamentazioni specifiche, nell’ambito della trasparenza del mercato, delle “esternalità”, o in riferimento alla qualità di “beni pubblici” di alcuni servizi.
<P>
Accogliamo favorevolmente questa razionalizzazione, che consente di proseguire le discussioni e fa sì che il Parlamento, giunti a questo punto, prenda posizione nel dibattito.
Da parte nostra abbiamo cercato, da un lato, di fornire il nostro sostegno, ma anche, dall’altro lato, di dare il nostro contributo, nell’ambito della discussione, alla differenziazione.
Va rilevato innanzi tutto che in merito alla sussidiarietà c’è pieno accordo.
Alla Comunità europea spetterà il difficile compito di coordinare i vari Stati membri su questo tema.
Inoltre abbiamo chiesto − e ritengo questo punto molto importante, anche in seguito alla discussione sulla direttiva relativa ai servizi − che gli obiettivi della liberalizzazione siano stabiliti con chiarezza, nonché comprovati da dati empirici.
Che livello di crescita ci si aspetta, e da quali liberalizzazioni?
Quale impatto sullo sviluppo si auspica?
Tutto ciò deve essere suffragato da dati, altrimenti non si otterrà il consenso sufficiente negli Stati membri.
Abbiamo sottolineato che riteniamo l’autoregolamentazione equiparabile alla regolamentazione statale, ma che crediamo che il sistema vada differenziato al suo interno.
Nel settore pubblico, ad esempio, occorre operare alcune distinzioni, perché una gara d’appalto per servizi professionali bandita da una piccola comunità è molto diversa da una gara bandita da uno Stato nazionale.
Abbiamo affermato che, pur riconoscendo le specificità geografiche e tradizionali, riteniamo che le regolamentazioni specifiche ad esse legate non evitino la necessità di studi continui in tali settori, per capire quali opportunità di liberalizzazione e crescita vi sussistano.
Abbiamo affermato senza mezzi termini che reputiamo dubbie le regolamentazioni specifiche relative a pubblicità e pratiche multidisciplinari.
Abbiamo dichiarato che intendiamo differenziare chiaramente determinate modalità di restrizione della concorrenza per categorie di consumatori, e asserito infine che, nella sfera della volontarietà, consideriamo in modo davvero positivo l’adozione di un codice di condotta volontario da parte dei servizi professionali.
<P>
Per arrivare al nodo della questione, vogliamo che la Commissione sappia che accettiamo di buon grado le sue osservazioni; occorre tuttavia anche affermare in modo categorico che in questo campo sono necessarie un’operazione di razionalizzazione e un’ulteriore differenziazione.
Solo così si riuscirà a ottenere, negli Stati nazionali, il consenso necessario.
<SPEAKER ID="219" LANGUAGE="EN" NAME="Neelie Kroes," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, vorrei ringraziare l’onorevole Ehler e la commissione per i problemi economici e monetari per la presente relazione.
La Commissione accoglie con favore il sostegno manifestato nei confronti del lavoro che dovrà essere intrapreso nel settore.
La valutazione dell’importanza dei servizi professionali è pertinente e benaccetta.
Le riforme degli Stati membri in questo settore devono essere parte integrante della promozione dell’agenda di Lisbona e del programma per una migliore regolamentazione.
<P>
La Commissione sostiene appieno la richiesta dell’onorevole Ehler di lavorare tutti insieme in modo costruttivo, e concorda sul fatto che sia importante trarre insegnamento dall’esperienza degli Stati membri che hanno già compiuto progressi in termini di modernizzazione.
Riteniamo che l’onorevole Ehler abbia ragione a insistere affinché gli Stati membri elimino le restrizioni specifiche relative alla pubblicità e alla struttura aziendale e garantiscano, anche mediante la soppressione delle regole geografiche e demografiche al riguardo, un equo accesso alle professioni.
<P>
La richiesta di maggiori dati economici avanzata dall’onorevole Ehler è giusta, ma non dobbiamo dimenticare che non stiamo proponendo un’armonizzazione delle norme professionali.
Gli Stati membri rimangono liberi di determinare soluzioni normative sulla base delle esigenze e circostanze nazionali.
La nostra esperienza ci insegna che il modo migliore per conseguire un valore aggiunto è attraverso confronti storici e internazionali.
Per questo abbiamo commissionato ulteriori ricerche comparative esterne che prendano in esame il mercato comunitario dei servizi legati al settore immobiliare, dal punto di vista sia dell’acquisto che della vendita.
L’analisi valuterà l’impatto delle norme professionali sulle scelte dei consumatori, sui prezzi, sulla qualità, e su altri indicatori importanti, nonché, laddove possibile, il loro effetto su crescita e occupazione.
<P>
Le autorità nazionali, inoltre, possono svolgere un ruolo importante nella valutazione dell’impatto delle riforme già intraprese.
Come le parti maggiormente interessate, quali le organizzazioni professionali, esse si trovano infatti in una posizione privilegiata per dare una valutazione dello stato attuale delle norme professionali nei loro paesi, esaminare cosa sia possibile modernizzare e valutare l’impatto di eventuali riforme su crescita e occupazione.
<SPEAKER ID="220" LANGUAGE="" NAME="Donata Gottardi," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, le professioni liberali costituiscono uno degli ambiti di eccellenza nelle prestazioni di servizi.
Nella maggior parte dei paesi europei, anche se non in tutti, la regolamentazione di base risale alla codificazione in materia di diritto civile dei contratti.
Così è ovviamente e soprattutto nei paesi di Nel tempo le professioni liberali sono diventate il fiore all’occhiello della società civile ma spesso anche luogo di conservazione e chiusura, rischiando di perdere lo smalto della qualità pur di mantenere privilegi.
Si è così creata, in alcuni paesi e in alcuni ambiti, una casta chiusa, e spesso inaccessibile sulla base del merito, bastando troppo spesso e sempre più spesso la linea ereditaria.
<P>
Il Parlamento europeo, mai come quest’anno, chiamato a interrogarsi sul tema dei servizi nel mercato interno, con il voto di domani sulla relazione sulla concorrenza nei servizi professionali, mette le basi per trovare il punto di equilibrio tra aperture da un lato alla concorrenza, e quindi liberalizzazione dell’accesso, con particolare attenzione ai giovani al termine del periodo di formazione, e salvaguardia dall’altro della qualità del servizio, anche a protezione delle cittadine e dei cittadini europei.
Pone altresì le basi per la definizione di un quadro normativo di riferimento, con individuazione di punti critici da rimuovere, di principi da rispettare e di percorsi di consultazione di verifica da seguire, quadro normativo all’interno del quale lasciare gli Stati membri liberi di assumere decisioni, nel totale rispetto del principio di sussidiarietà che è stato anche qui prima evocato.
Il testo è il risultato del lavoro costruttivo delle diverse forze politiche.
Ringrazio il relatore per la concreta disponibilità a discutere e ad accogliere la maggior parte degli emendamenti, molti dei quali presentati da noi socialisti.
<P>
Il Parlamento sta assumendo una posizione chiara nell’ambito dei servizi: la volontà di rimuovere progressivamente le barriere e gli ostacoli regolamentari, finalizzata non tanto a seguire posizioni acritiche e qualunquiste di insofferenza verso lacci e lacciuoli, di smantellamento dell’esistente, quanto a favorire quella concorrenza positiva e quell’apertura alla trasparenza e all’innovazione che è elemento fondamentale di crescita economica sostenibile e di protezione dei consumatori.
Regolamentazione e autoregolamentazione nell’ambito dei servizi professionali devono essere coerenti con la strategia di Lisbona, in particolare con la protezione dell’interesse generale e non devono produrre effetti discriminatori, con particolare attenzione alle discriminazioni di razza, di origine etnica, di nazionalità e di genere.
<P>
In questa direzione vanno le indicazioni contenute nella relazione: la promozione dei codici di condotta, con un ruolo decisivo assegnato a tutti gli , anche mediante le associazioni di rappresentanza; l’importanza attribuita alla rimozione dei divieti di pubblicità, intesa come autentico servizio di informazione per i consumatori, in particolare rispetto alla natura e al costo del servizio; il sostegno alla creazione di servizi interprofessionali e multidisciplinari per facilitare innovazione e competitività in un mondo sempre più complesso; l’attenzione a creare condizioni di fluida integrazione tra sistema informativo universitario ed esercizio delle professioni.
<P>
Auspico il sostegno all’emendamento che presentiamo in Aula che chiede agli Stati membri di superare il sistema delle tariffe fisse o minime e il divieto di contrattare i compensi legati al risultato raggiunto, laddove costituiscano ostacoli alla qualità dei servizi e alla concorrenza.
Ritengo che la strada sia ancora lunga e che gli Stati membri debbano trovare al loro interno la migliore combinazione possibile tra rispetto della tradizione e sviluppo innovativo dei servizi professionali, fattore fondamentale di sviluppo del sistema produttivo e di quella economia sociale di mercato, che caratterizza l’Europa nel mondo globalizzato.
<SPEAKER ID="221" LANGUAGE="" NAME="Alfonso Andria," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, da tempo immemorabile si discute sull’opportunità di una riforma delle libere professioni in Europa.
Esistono in proposito orientamenti contrastanti.
Alcuni, tra cui l’ex Commissario alla concorrenza Mario Monti, si esprimono da sempre in favore di una liberalizzazione che definiscono necessaria in un quadro generale di riforme tese a rilanciare l’economia europea.
Altri, invece, ritengono che il sistema attuale garantisca al cittadino un certo livello di qualità nel servizio e che pertanto vada mantenuto.
<P>
Personalmente io riconosco l’importanza che i servizi professionali rivestono come motore della crescita economica europea e concordo con il relatore sulla necessità di avviare un processo di riforma del settore che sia volto alla liberalizzazione dei servizi professionali.
Infatti, una eccessiva regolamentazione, tariffe rigide, poche società tra professionisti, e tra queste ancor meno quelle multidisciplinari, nonché le restrizioni in campo pubblicitario, costituiscono un ostacolo al rilancio della competitività in Europa e spesso non consentono di assicurare un elevato livello di qualità dei servizi.
<P>
Tutto ciò va visto anche nell’ottica di una maggiore attenzione alla tutela dei cittadini, che noi siamo qui chiamati a rappresentare: essi sono i fruitori dei servizi professionali.
In molte aree territoriali l’interesse degli utenti spesso è sacrificato dalle rendite di posizione.
Le situazioni di oligopolio, quando talvolta non si debba addirittura parlare di monopolio, sfociano nell’incremento del prezzo delle prestazioni professionali e causano un costo aggiuntivo che immancabilmente viene trasferito sui consumatori.
Inoltre concordo con il relatore sulla opportunità di rinunciare alle regolamentazioni speciali nel campo della pubblicità, allo scopo di consentire ai professionisti di informare gli utenti sull’offerta dei servizi e delle relative tariffe.
Per contro, ritengo ovviamente che occorra uno sforzo regolamentare per rafforzare i divieti di pubblicità ingannevole e per apprestare strumenti di concreta tutela ai consumatori-utenti.
<P>
In conclusione, nell’ottica di conciliare l’esigenza di una maggiore competitività dei servizi professionali, attraverso la liberalizzazione degli stessi, con la tutela del consumatore, trovo molto interessante la proposta del relatore, con il quale mi compiaccio, sull’adozione di codici di condotta e di autoregolamentazione.
Pertanto la propongo nel congratularmi ulteriormente con il collega Ehler per l’ottimo lavoro svolto.
<SPEAKER ID="222" LANGUAGE="NL" NAME="Johannes Blokland," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, che la concorrenza nell’ambito delle professioni liberali debba essere illimitata non è un fatto ovvio, come è riconfermato, oltre che dall’esperienza pratica, dalla relazione dell’onorevole Ehler.
In Olanda, ad esempio, sono stati eliminati i prezzi fissi per i servizi notarili, ma molte altre norme sono rimaste intatte.
Queste ultime sono necessarie per garantire la qualità.
Molto recentemente, ad esempio, mi è stato sottoposto il problema di un pedagogista che voleva mettersi in proprio senza passare per la consueta procedura di registrazione presso il ministero della Sanità pubblica.
Il governo ha giustamente prescritto, ai fini della registrazione e del compenso, requisiti supplementari in termini di formazione, fattore naturalmente fondamentale per i servizi sanitari pubblici.
<P>
I requisiti di registrazione per distinte categorie professionali costituiscono tuttora un impedimento per chi desidera intraprendere autonomamente una professione liberale, e alla base di questa situazione vi sono, fino a un certo punto, motivi fondati.
Non si potrebbe garantire la qualità dei servizi professionali se chiunque potesse svolgere una professione liberale senza incorrere in alcuna restrizione.
L’emendamento proposto nella relazione con lo scopo di tracciare questa sottile distinzione è pertanto necessario.
<SPEAKER ID="223" LANGUAGE="DE" NAME="Andreas Mölzer (NI )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, una revisione dei codici di condotta professionale in parte obsoleti, nel campo delle professioni autonome, alla luce della loro effettiva necessità è certamente benaccetta.
Ciò però non significa, a mio parere, deregolamentare tutti i settori interessati nello stesso modo, indipendentemente dalla loro natura specifica.
Le professioni autonome forniscono, com’è noto, servizi di alta qualità e di interesse pubblico.
Credo che in questo campo non si possano intraprendere sperimentazioni.
Il fatto che, ad esempio, in Argentina e in Francia si stia pensando di reintrodurre tariffe notarili fissate per legge dimostra che la deregolamentazione non è perfetta.
In Germania, ad esempio, un netto aumento del numero degli avvocati unito al simultaneo allentamento del regolamento relativo agli onorari ha creato una situazione per cui le consulenze legali di avvocati altamente qualificati sono offerte soltanto a tariffe orarie vertiginose, mentre ai gradini più bassi del mercato del lavoro una gran quantità di avvocati lavora a prezzi stracciati.
E’ paradossale che la Commissione, da una parte, voglia limitare i diritti professionali, mentre dall’altra parte chiede la stesura di codici di condotta e l’introduzione, resa necessaria dalla soppressione delle misure normative, di nuovi controlli della qualità.
<SPEAKER ID="224" LANGUAGE="EN" NAME="Neelie Kroes," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, la ringrazio per questo interessante dibattito.
Vorrei ora rispondere a un paio tra le questioni più importanti che sono state sollevate.
<P>
A ragione, l’onorevole Ehler ha chiesto un’analisi economica più accurata dell’impatto dei cambiamenti su crescita e occupazione.
Per quanto riguarda la valutazione dell’impatto economico delle riforme, il fatto che non ci sia, come ho già accennato, alcun programma di armonizzazione delle norme professionali nell’UE, rende molto difficile prevedere tale impatto con precisione.
<P>
Diamo la preferenza a una valutazione comparativa delle differenze che i cambiamenti concreti hanno effettivamente determinato negli Stati membri che li hanno già introdotti.
Per questo prevediamo un ruolo forte per le autorità nazionali, che si trovano in una buona posizione per effettuare questo tipo di analisi, e nondimeno continueremo a riflettere su come agevolare la creazione di una banca dati a carattere economico a livello europeo.
<P>
Per quanto riguarda le professioni liberali, come quella di avvocato, esse richiedono qualità e norme etiche rigorose.
La Commissione concorda pienamente sul fatto che buone norme etiche siano indispensabili per garantire, in professioni quali quella di avvocato, una gestione e una prassi corrette.
A questo riguardo, vi è una norma che va applicata a prescindere dalle persone cui è rivolto il servizio: la fissazione dei prezzi o il divieto della pubblicità non garantiscono norme etiche elevate o servizi di buona qualità.
Per garantire e controllare in modo più efficace la qualità e il rispetto delle norme etiche sono necessari adeguati requisiti di formazione e una valida supervisione da parte degli Stati e/o delle organizzazioni professionali, nonché procedure di reclamo efficaci a disposizione dei clienti.
Anche i codici di condotta cui si è fatto riferimento costituiscono un passo avanti positivo.
<P>
La Commissione appoggia la soppressione dei prezzi fissi minimi e l’applicazione di onorari commisurati ai risultati ottenuti.
Non ci sono dati che indichino che negli Stati membri in cui sono stati rimossi i prezzi fissi minimi si sia verificato un deterioramento in termini di qualità o di eticità dei servizi legali.
Sebbene la qualità abbia un prezzo, un prezzo fisso non è di per sé garanzia di qualità.
La concorrenza dei prezzi, grazie alla possibilità di abbassare gli onorari fissi al di sotto del tetto minimo e all’applicazione dell’onorario commisurato ai risultati, invece, migliorerà l’accesso alla giustizia.
<SPEAKER ID="225" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<SPEAKER ID="226" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca in discussione la relazione presentata dall’on. Daniel Varela Suanzes-Carpegna, a nome della commissione per il commercio internazionale, sulle relazioni economiche e commerciali tra l’UE e il Mercosur in vista della conclusione di un accordo di associazione interregionale (2006/2035(INI)) (A6-0302/2006).
<SPEAKER ID="227" LANGUAGE="ES" NAME="Daniel Varela Suanzes-Carpegna (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, mi sia innanzitutto consentito portare alla vostra conoscenza che il Commissario Mandelson, che ringrazio per l’avviso, mi ha contattato per spiegare il motivo della sua assenza dal dibattito in corso.
Il motivo è il Vertice con l’India in Finlandia; ho avuto in questa occasione l’opportunità di intrattenere con il Commissario un’interessante conversazione sull’accordo con il Mercosur, e gli ho spiegato che, così come l’India e la Cina, anche il Brasile e il gruppo del Mercosur fanno parte delle potenze emergenti, opinione che fortunatamente il Commissario condivide in pieno.
<P>
Auspico che, una volta superato il clima poco incoraggiante del ciclo di negoziati di Doha, terminato il processo elettorale in Brasile e stabilite le basi politiche, economiche e commerciali delle relazioni dell’Unione europea con il Mercosur, obiettivo che il Parlamento intende raggiungere grazie alla relazione in oggetto, si compiano i passi definitivi verso la fase finale del negoziato che ha per oggetto l’ambizioso accordo di associazione tra l’Unione europea e il Mercosur.
<P>
L’intenzione della nostra relazione è la seguente: ridefinire una priorità politica, economica e commerciale, fissare una serie di principi, norme e linee guida atti a stabilire una priorità politica strategica, e rafforzare il quadro per le relazioni tra i due blocchi commerciali.
Se riusciremo a creare un legame grazie a un accordo di associazione che, insieme con gli aspetti politici della cooperazione, realizzi anche un accordo per la creazione di una zona di libero scambio, avremo compiuto lo storico passo di creare la più ampia zona di libero scambio al mondo.
In questo momento, caratterizzato dall’emergere di nuove potenze in Oriente, l’accordo costituirebbe un mezzo per rilanciare gli interessi reciproci dei due blocchi, uniti da vincoli storici e culturali, con tutti i vantaggi che ne deriverebbero per i cittadini di entrambi i continenti.
<P>
Si tratta di una popolazione totale di oltre 700 milioni di abitanti.
Per tale ragione la relazione chiede un accordo completo, ambizioso ed equilibrato, sulla base di tre pilastri: un capitolo politico e istituzionale che sappia potenziare il dialogo democratico e la concertazione politica, un capitolo sulla cooperazione che promuova lo sviluppo economico e sociale sostenibile e un capitolo commerciale che istituisca una zona di libero scambio avanzata, comprendente un’agenda ampia che, oltre alla reciproca liberalizzazione del commercio di beni e servizi, contempli gli aspetti relativi a investimenti, appalti pubblici, protezione dei diritti di proprietà intellettuale, cooperazione in materia di concorrenza, come pure gli strumenti di difesa commerciale, l’agevolazione del commercio e un meccanismo vincolante per la risoluzione delle controversie.
<P>
Il Messico e il Cile rappresentano un buon esempio di quanto le nostre relazioni possano intensificarsi attraverso uno strumento di associazione.
Il Mercosur rappresenta il 45 per cento della popolazione dell’America Latina e il 45 per cento del prodotto interno lordo, ed è il più grande mercato della regione: il grosso potenziale per la crescita di entrambe le parti è evidente.
Inoltre, contrariamente a quanto avviene in America Latina nel complesso, dove le importazioni dagli Stati Uniti sono tre volte superiori a quelle provenienti dall’Unione europea, nel Mercosur la quota dell’Unione europea si situa attorno al 25 per cento, rispetto al 20 per cento degli Stati Uniti.
<P>
Secondo l’Istituto di studi politici di Parigi, i costi di un mancato accordo sarebbero pari a circa 3,7 miliardi di euro annui nel commercio di beni e a più di 5 miliardi di euro se si comprendono gli investimenti e i servizi.
L’accordo commerciale deve essere di portata molto ampia e comprendere tutti i settori, sebbene si debba ovviamente tenere in considerazione la sensibilità specifica di alcuni prodotti, come espresso nella relazione.
<P>
Non era nostra intenzione entrare nei dettagli dell’impatto dell’accordo sui vari sottosettori, ma abbiamo piuttosto ritenuto utile analizzare l’argomento nel suo complesso e verificare l’insieme degli interessi reciproci coinvolti nel negoziato.
La nostra relazione, infatti, fa riferimento sia agli interessi dell’Unione europea verso il Mercosur che a quelli del Mercosur verso l’Unione europea, e vi sono sezioni specifiche dedicate ad aspetti importanti come l’agricoltura, con cenni alle sovvenzioni, alle indicazioni geografiche, al bioetanolo, eccetera, al mercato per i prodotti non agricoli, a proposito del quale si include un riferimento specifico al settore della pesca e alla sensibilità di alcuni prodotti trasformati, come le conserve di tonno, al settore dei servizi, in cui è essenziale conseguire effettivi miglioramenti e quadri regolamentari chiari e stabili, agli investimenti, che sono fondamentali ai fini di uno sviluppo economico sostenibile e come fonte di occupazione e prosperità. Vi sono riferimenti anche agli appalti pubblici, alla proprietà intellettuale, alla chiara identificazione di possibili ostacoli al commercio, al ravvicinamento delle norme in materia di certificazione, accreditamento, normalizzazione, eccetera, allo scopo di promuovere un commercio equo e la concorrenza, ed infine all’introduzione di uno strumento istituzionalizzato di risoluzione delle controversie.
<P>
Oltre agli aspetti strettamente tecnici e commerciali, la relazione considera anche i meccanismi necessari alla cooperazione industriale, sociale e relativa all’occupazione nell’ambito delle piccole e medie imprese, nonché gli aspetti relativi alla tecnologia, la scienza, le misure ambientali, l’energia, la comunicazione, gli aiuti dell’Unione europea e i meccanismi di solidarietà.
<P>
Si fa cenno, infine, anche all’indispensabile cooperazione interparlamentare tra il Parlamento europeo e il parlamento del Mercosur, al fine di rendere l’accordo più democraticamente rappresentativo e rendere gli aspetti eccessivamente tecnici dell’accordo alla portata dei cittadini che rappresentiamo, conferendo all’accordo una maggiore dimensione popolare.
<P>
Siamo persuasi del fatto che, grazie a questa relazione, il Parlamento europeo dimostra il suo sostegno a favore di un accordo di associazione ambizioso e di ampia portata tra il vecchio continente e buona parte del nuovo, dei quali desideriamo l’integrazione, e chiediamo alla Commissione di accelerare i negoziati affinché l’accordo sia concluso il più presto possibile, per il bene dei cittadini di entrambi i continenti.
<P>
Vorrei terminare, signor Presidente, con i miei ringraziamenti a tutti i gruppi parlamentari per il loro incalcolabile apporto di comprensione e sostegno.
Ho ricevuto abbondante comprensione e sostegno, fondamentale per raggiungere l’ampio consenso di cui il progetto necessitava.
<SPEAKER ID="228" LANGUAGE="EN" NAME="Neelie Kroes," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, vorrei esprimere, a nome del mio collega Peter Mandelson, le mie congratulazioni al relatore e alla commissione per il commercio internazionale per la relazione sulle relazioni economiche e commerciali tra l’Unione europea e il Mercosur in vista della conclusione di un accordo di associazione interregionale.
<P>
La relazione in oggetto offre un quadro molto completo degli attuali rapporti tra l’Unione europea e il Mercosur in campo economico e politico, e la Commissione europea condivide buona parte dell’analisi in essa esposta.
<P>
La Commissione europea condivide pienamente con la commissione per il commercio internazionale l’opinione che la conclusione di un accordo di associazione ambizioso ed equilibrato tra UE e Mercosur costituisca un obiettivo strategico.
<P>
La Commissione conferma il suo solido impegno a concludere l’accordo con il Mercosur non appena questo sia tecnicamente e politicamente realizzabile.
Un simile accordo costituirebbe la base per lo sviluppo delle relazioni tra le due regioni e per la promozione dei valori e degli obiettivi comuni che ci uniscono.
<P>
L’accordo tra l’Unione europea e il Mercosur darebbe luogo alla prima associazione interregionale mai esistita e alla più ampia zona di libero scambio del mondo, e coinvolgerebbe più di 700 milioni di persone.
Come indicato nella relazione della commissione per il commercio internazionale, un simile accordo di associazione consentirebbe a entrambe le regioni di rispondere con maggiore efficacia alle sfide della globalizzazione.
Potenzierebbe la competitività di entrambe le economie, favorirebbe la crescita e di conseguenza contribuirebbe alla coesione economica e sociale.
La creazione del più grande mercato del mondo stimolerebbe enormemente l’occupazione, la riforma economica e la crescita della produttività.
L’accordo di libero scambio con il Mercosur è un ottimo esempio di come la politica commerciale dell’Unione europea possa contribuire alla più ampia strategia di quest’ultima per la riforma economica e la competitività.
<P>
Un accordo interregionale di libero scambio con il Mercosur potrebbe inoltre servire quale strumento per sostenere lo sforzo di integrazione nell’ambito del Mercosur e in America Latina.
L’ingresso del Venezuela nel Mercosur avvenuto quest’anno determina un allargamento della regione e la Commissione europea spera che il processo di allargamento e approfondimento dell’integrazione regionale continui anche in futuro.
L’esperienza europea ci ha insegnato che le riforme e gli adeguamenti necessari all’integrazione non sono semplici, ma sappiamo anche che i risultati premiano l’impegno speso.
<P>
L’accordo creerebbe altresì un contesto imprenditoriale più trasparente e stabile per le imprese dell’Unione europea e del Mercosur.
Questo contribuirebbe ad attrarre maggiori flussi di capitali.
Gli investimenti, oggi come in futuro, potrebbero avere un impatto determinante sul nostro futuro partenariato economico con il Mercosur.
Nonostante gli investimenti esteri diretti verso il Mercosur abbiano subito un incremento nel biennio 2004-2005, la quota relativa alla regione rispetto agli investimenti globali dell’Unione europea è in diminuzione dagli anni ’90.
Questo è motivo di preoccupazione, poiché investire significa trasferire le competenze, i processi di industrializzazione e l’occupazione.
Questa tendenza negativa della regione del Mercosur rispetto al resto del mondo, in particolare all’Asia, costituisce una sfida per il futuro accordo e, forse, il suo principale vantaggio economico potenziale.
<P>
Vorrei spendere ancora qualche parola sul calendario.
Nella relazione della commissione per il commercio internazionale si fa richiesta di un calendario che consenta di concludere i negoziati tra l’Unione europea e il Mercosur il più presto possibile.
La Commissione europea garantisce il suo massimo impegno affinché questi negoziati si concludano non appena questo sia tecnicamente e politicamente realizzabile, ma d’altro canto è nostra opinione che la sostanza sia più importante dei calendari.
Il nostro obiettivo è un accordo ambizioso, globale ed equilibrato che vada al di là degli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio.
Come indicato nella relazione della commissione per il commercio internazionale, l’assenza di un accordo implica un costo, ma esiste anche un costo a lungo termine: le opportunità mancate prodotte da un cattivo accordo.
<P>
Il tema del calendario si ricollega anche al rapporto tra questi negoziati biregionali, i progressi dei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio sull’agenda di Doha per lo sviluppo e la sequenza dei due negoziati.
A tale proposito, la Commissione europea concorda pienamente sull’analisi presentata nella relazione della commissione per il commercio internazionale; entrambi i processi possono realizzare sinergie importanti, poiché non si escludono reciprocamente, ma, al contrario, sono complementari.
<P>
Per concludere, vorrei lanciarvi il seguente messaggio, che sono certa condividiate con me: la Commissione europea conferma il suo solido impegno a negoziare e concludere un accordo ambizioso ed equilibrato con il Mercosur per ragioni strategiche e politiche.
<P>
Il commercio è un elemento importante di questo accordo, ma non è l’unico.
Oltre ai negoziati commerciali, non dovremmo perdere di vista i principi strategici, politici ed economici di questo accordo.
Non dimentichiamo la dimensione strategica di un futuro accordo di associazione, che ha lo scopo di promuovere una relazione tra blocchi regionali capace di potenziare la pace, la stabilità, la prosperità, il progresso sociale e la democrazia.
<SPEAKER ID="229" LANGUAGE="PL" NAME="Filip Kaczmarek (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, vorrei porgere le mie più sentite congratulazioni al relatore, onorevole Varela Suanzes-Carpegna, per la relazione sulle relazioni economiche e commerciali tra l’Unione europea e il Mercosur in vista della conclusione di un accordo di associazione interregionale.
Questa relazione è importante ed è stata realizzata al momento opportuno.
<P>
Come sappiamo, i negoziati relativi all’accordo di associazione tra l’Unione europea e il Mercosur hanno una storia lunga e piuttosto travagliata.
Nella situazione attuale, a fronte del fallimento del ciclo negoziale di Doha, occorre segnalare con forza e chiarezza la necessità di un accordo di associazione, che risulterebbe favorevole sia per gli Stati membri del Mercosur sia per gli Stati membri dell’Unione europea.
Il successo finale dei negoziati tra Unione europea e Mercosur richiede anche un coinvolgimento e un sostegno politico maggiori.
Sono del parere che il relatore abbia ottenuto un ottimo risultato.
La relazione invia un segnale positivo e potrebbe avere un ruolo importante e positivo nel tracciare le future tappe dei negoziati.
<P>
Vorrei anche ringraziare il relatore per avere preso in considerazione molte richieste e osservazioni espresse nella relazione della commissione per lo sviluppo, per la quale ho svolto il ruolo di relatore per parere.
Vorrei poi ringraziare tutti voi per avere sottolineato l’importanza di mantenere l’equilibrio tra il commercio e lo sviluppo nel testo finale dell’accordo, facendo in modo che le sezioni relative al commercio non entrassero in conflitto con le sezioni relative allo sviluppo. Grazie anche per avere posto in rilievo la necessità di stabilire garanzie affinché le strategie di cooperazione si dimostrino efficaci nella lotta contro la povertà e compatibili con la politica negoziale dell’Unione europea.
<P>
La commissione per lo sviluppo ha richiamato l’attenzione su vari aspetti della cooperazione allo sviluppo.
E’ indiscutibile che migliori condizioni economiche e commerciali possono contribuire alla soluzione di alcuni dei problemi sociali esistenti nei paesi del Mercosur.
La commissione per lo sviluppo sottolinea la necessità di rafforzare il sostegno per lo sviluppo sociale, l’istruzione, la riduzione delle disuguaglianze sociali, una maggiore equità nella distribuzione dei redditi e la riduzione della povertà.
Crediamo anche nella necessità di sostenere le piccole e medie imprese e di bilanciare gli investimenti per l’agricoltura, il turismo e le infrastrutture con la salvaguardia dell’ambiente naturale.
Un notevole pregio di questa relazione è il fatto di auspicare un rafforzamento istituzionale del Mercosur.
Uno dei mezzi individuati a tale fine è il potenziamento della cooperazione a livello parlamentare, che avrebbe un effetto molto positivo.
<SPEAKER ID="230" LANGUAGE="ES" NAME="José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="231" LANGUAGE="ES" NAME="Javier Moreno Sánchez," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, vorrei innanzitutto congratularmi con il relatore, onorevole Varela Suanzes-Carpegna, per l’eccellente relazione e, in qualità di relatore ombra del gruppo socialista al Parlamento europeo, porgergli i miei ringraziamenti per la costante collaborazione sin dal primo scambio di opinioni in sede di commissione per il commercio internazionale.
Questa collaborazione ha agevolato la redazione di una relazione equilibrata capace di veicolare chiaramente il messaggio che quest’Assemblea intende rivolgere alla Commissione: signora Commissario, è nostra ferma volontà il raggiungimento di un accordo di associazione tra l’Unione europea e il Mercosur nel minor tempo possibile per una serie di ragioni.
<P>
In primo luogo, questo accordo sarà molto più di un semplice strumento commerciale: sarà uno strumento al servizio della pace, del multilateralismo e del dialogo e consentirà a entrambi i blocchi di attuare politiche utili a promuovere valori e interessi comuni di ordine economico, sociale e geopolitico.
<P>
L’accordo sancirà la prima associazione intercontinentale tra nord e sud, e costituirà un’alternativa ad altri tentativi di integrazione, come l’area di libero scambio delle Americhe, principalmente guidata da una volontà di predominio commerciale.
<P>
L’associazione tra l’Unione europea e il Mercosur, inoltre, darà luogo alla più ampia regione al mondo di prosperità condivisa, poiché a trarne vantaggio saranno oltre 700 milioni di cittadini, come hanno già ricordato i colleghi intervenuti in precedenza.
Il rafforzamento della cooperazione renderà possibile l’attuazione di politiche di coesione sociale ed economica finalizzate a promuovere lo sviluppo, l’uguaglianza e la prosperità dei cittadini in entrambe le regioni.
<P>
Riguardo alla relazione finale, il gruppo socialista al Parlamento europeo considera necessario un maggiore coinvolgimento degli attori sociali nel processo di integrazione e l’instaurazione di un’effettiva dimensione interparlamentare tra l’Unione europea e il Mercosur.
Speriamo nel sostegno degli altri gruppi a favore degli emendamenti relativi a questo argomento.
<P>
Signora Commissario, sebbene gli sforzi inutili possano scoraggiare, la Commissione deve fare tutto ciò che è in suo potere per concludere questo accordo e porre fine al senso di immobilità e pessimismo che di recente ha sommerso i negoziati commerciali multilaterali e bilaterali.
<P>
Vorrei terminare con una domanda al Commissario: vorrebbe metterci al corrente degli sviluppi relativi al processo di adesione del Venezuela al Mercosur e spiegarci quali conseguenze stia avendo tale processo sui negoziati in corso?
<SPEAKER ID="232" LANGUAGE="DE" NAME="Helmut Markov," AFFILIATION="partner">
<P>
   Signor Presidente, signora Commissario, ritengo giusto che l’Unione europea si adoperi per allacciare strette e proficue relazioni con le varie regioni del pianeta, e ovviamente anche con il Mercosur.
Mi sembra tuttavia sbagliato che la Commissione, attraverso questi accordi, cerchi di applicare passando dalla porta di servizio quanto è stato rifiutato dalla maggior parte dei paesi durante i negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio, ossia la liberalizzazione del commercio internazionale tra paesi con situazioni economiche e sociali molto diverse, senza prendere in considerazione le situazioni specifiche di ognuno di essi.
Il vertice tra l’Unione europea e i paesi dell’America latina svoltosi a Vienna, così come anche il vertice alternativo “” svoltosi lo scorso maggio, hanno offerto l’opportunità di imparare a capire meglio i desideri delle nuove voci dell’America Latina e di intrecciare relazioni nell’interesse delle popolazioni di entrambe le regioni in modo più equilibrato, e non solo a beneficio dell’industria e del commercio.
<P>
Qualche giorno fa, la Commissione ha pubblicato una comunicazione sulla sua strategia in materia di politica commerciale, che è risultata essere molto più incentrata sulla liberalizzazione economica di quanto si sia potuto constatare in precedenza.
Durante il dibattito di ieri il Commissario Mandelson ha ribadito di condividere le stesse posizioni di fondo.
Non ritengo corretto difendere un punto di vista così estremo.
La relazione contiene asserzioni che io ritengo assolutamente importanti, come i principi di “reciprocità quasi totale” e di “trattamento speciale e differenziato in funzione dei livelli di sviluppo”.
<P>
Tuttavia, in fin dei conti la relazione fa appello alle istanze di liberalizzazione note, e si spinge anche oltre approvando, per esempio, il settore degli investimenti come oggetto di un capitolo dell’accordo tra Unione europea e Mercosur.
A seguito delle proteste internazionali, comunque, questo è stato interamente rimosso dai negoziati sull’agenda di Doha per lo sviluppo.
<P>
Il gruppo di cui faccio parte sostiene un accordo di associazione equo, ma non la direzione intrapresa verso la realizzazione dell’area di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur.
<SPEAKER ID="233" LANGUAGE="FR" NAME="Kader Arif (PSE )." AFFILIATION="partner">
<P>
   Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione dell’onorevole Varela ci ricorda, a buon diritto, che l’Europa e il Mercosur trarrebbero beneficio dal rafforzamento della loro cooperazione, e per questo merita i nostri elogi.
Negli ultimi mesi i negoziati con il Mercosur hanno subito una battuta d’arresto, in quanto gran parte delle questioni controverse sono ancora in attesa di essere risolte in seno all’Organizzazione mondiale per il commercio.
Dopo la recente sospensione del ciclo di negoziati di Doha, dobbiamo d’ora in avanti dare prova di una ferma volontà politica di riprendere queste discussioni.
<P>
I negoziati bilaterali tra le due regioni presuppongono un alto livello di integrazione economica e politica da parte dei due .
Il Mercosur appare tuttavia indebolito dall’asimmetria dei suoi membri e dai loro interessi talvolta divergenti.
Le istituzioni del Mercosur devono dunque essere consolidate, in particolare attraverso l’istituzione di un parlamento regionale e di uno strumento vincolante per la risoluzione delle controversie.
E’ inoltre necessario effettuare un’attenta valutazione in vista dell’adesione del Venezuela, che senza dubbio conferirà un’identità più marcatamente politica al blocco e altererà gli equilibri del potere economico.
<P>
Siccome è nel suo pieno interesse negoziare con un solido, l’Unione europea deve sostenere politicamente e finanziariamente l’emergere del Mercosur quale blocco regionale integrato.
Tale area possiede l’autorevolezza necessaria per affiancarsi a noi nel rilancio della struttura multilaterale e del modello economico e sociale in cui crediamo e che desideriamo raggiungere.
<SPEAKER ID="234" LANGUAGE="ES" NAME="Antolín Sánchez Presedo (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto congratularmi con il mio connazionale, onorevole Varela Suanzes-Carpegna, per la sua relazione e per l’approccio aperto e positivo, che spero possa godere di ampio consenso in quest’Aula.
<P>
Il Mercosur conta più di 230 milioni di abitanti, è una delle cinque aree economiche più ampie del mondo, e la più vasta per la produzione alimentare.
<P>
I rapporti tra l’Unione europea e il Mercosur hanno radici storiche profonde e basi culturali comuni.
L’accordo di associazione è dunque la formula più adeguata per rafforzare i nostri legami e incoraggiare gli scambi reciproci.
<P>
Mi compiaccio del fatto che la relazione riporti i nostri emendamenti, volti a sottolineare la componente democratica delle nostre relazioni, fondate su valori comuni, la dimensione parlamentare e la partecipazione attiva della società civile; credo che questi siano aspetti meritevoli di ulteriori sforzi da parte nostra, come anche l’onorevole Moreno Sánchez ha ricordato.
<P>
Ringrazio il relatore anche per l’inclusione delle nostre proposte in merito all’espansione delle relazioni nei settori della pesca e del turismo, alla creazione di una base appropriata di quadri regolamentari, all’intensificazione degli scambi, all’incremento degli investimenti, con un’opportuna armonizzazione delle norme in materia di contabilità e di controllo, e infine al superamento degli ostacoli alla razionalizzazione nel settore pubblico.
<P>
Per concludere, vorrei domandare alla Commissione di considerare questo accordo un obiettivo della massima priorità politica.
<SPEAKER ID="235" LANGUAGE="EN" NAME="Neelie Kroes," AFFILIATION="partner">
<P>
   Signor Presidente, vorrei ringraziare l’Assemblea per i commenti espressi.
Ne ho preso scrupolosamente nota e riferirò tutto al mio collega, Commissario Mandelson, affinché possa prenderne atto.
<P>
Per ragioni strategiche e politiche, la Commissione europea è fortemente impegnata a negoziare e concludere un accordo ambizioso e equilibrato con il Mercosur, obiettivo che risulta di conseguenza prioritario.
Il fatto di essere impegnati in negoziati con altri non significa, comunque, che stiamo concedendo meno attenzione all’accordo con il Mercosur.
Il trattato per l’adesione del Venezuela è stato firmato dai membri del Mercosur.
Il trattato deve essere tuttavia ratificato dai parlamenti affinché il Venezuela diventi un membro effettivo.
La Commissione non riscontra ulteriori ostacoli al processo di negoziato a seguito dell’adesione del Venezuela.
<P>
Molto è stato detto sul tema dello sviluppo.
L’Unione europea è di gran lunga il maggiore donatore.
Abbiamo in programma una spesa di circa 50 milioni di euro per il periodo 2007-2013.
<P>
E’ mia opinione che, per motivi economici, culturali e politici, il Parlamento europeo e la Commissione condividano lo stesso parere sulla conclusione di un accordo di associazione ambizioso ed equilibrato tra l’Unione europea e il Mercosur.
Si tratta di un obiettivo strategico.
<SPEAKER ID="236" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<SPEAKER ID="237" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca l’interrogazione orale degli onorevoli Joseph Daul e Janusz Wojciechowski, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, rivolta alla Commissione, sulla situazione del settore delle bacche e delle ciliegie destinate alla trasformazione (O-0085/2006 – B6-0435/2006).
<SPEAKER ID="238" LANGUAGE="PL" NAME="Czesław Adam Siekierski (PPE-DE )," AFFILIATION="dumping">
<P>
   Signor Presidente, il mercato ortofrutticolo sta assumendo un’importanza crescente: ciò è dovuto, in parte, all’aumento dei consumi, e all’interesse dimostrato dagli agricoltori, per incrementare i profitti, verso la coltivazione di questi prodotti.
Durante i negoziati per l’adesione, a dispetto dei positivi esempi di soluzione proposti per i mercati dei pomodori, delle pesche o degli agrumi, è mancata, da parte dell’Unione europea, la volontà di risolvere positivamente i problemi del mercato dei frutti in bacche.
Il 2004 è stato un anno difficile per i coltivatori di frutti in bacche in Polonia.
Ho spedito la mia prima lettera al riguardo al precedente Commissario per l’agricoltura Fischler, nel luglio del 2004.
Nello stesso tempo, la Commissione europea ha avviato i lavori di semplificazione dell’organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli dell’Unione europea, su cui ha presentato una relazione nell’agosto 2004.
A marzo del 2005 il Parlamento ha adottato una posizione al riguardo.
<P>
Grazie a numerosi interventi e discorsi di deputati polacchi in seno alla commissione per l’agricoltura, siamo riusciti a convincere il nostro presidente Joseph Daul a tenere un discorso su questo tema.
In seguito a ciò, nell’aprile e nel luglio 2005 la Polonia ha ricevuto la visita degli esperti della Commissione europea, che hanno preso in esame il settore dei frutti in bacche e delle ciliegie in Polonia e stilato una relazione.
Nel 2005 i coltivatori di frutti in bacche polacchi hanno registrato, per questo settore, rendimenti negativi.
Nel 2006 la commissione parlamentare per l’agricoltura ha incluso nel suo programma una visita in Polonia, in modo da permettere ai deputati di verificare di persona la situazione di difficoltà già riferita dai colleghi polacchi.
Probabilmente il Commissario, che non è qui oggi, era già pienamente al corrente del problema.
Sono curioso di sapere, tra l’altro, se qualche membro della Commissione ha contato il numero degli interventi svolti dai deputati su questo tema.
<P>
Durante la visita in Polonia, la Commissione europea ha presentato per la prima volta una relazione sulla situazione nel settore dei frutti in bacche e delle ciliegie destinati alla trasformazione.
La relazione è incompleta, poiché non tiene conto della mancanza di integrazione orizzontale, ovvero dei rapporti tra i produttori e il trasformatore.
Essa omette inoltre di menzionare l’esclusione dei produttori dalla struttura proprietaria di questa industria e il predominio del capitale straniero, e non avanza alcuna ipotesi sui probabili sviluppi futuri della situazione nel settore dei frutti in bacche.
Vi si afferma che tutti i problemi di questo particolare settore del mercato polacco dovranno essere risolti senza interventi esterni.
Il 2006, come i due anni precedenti, si è dimostrato nuovamente molto difficile per i produttori di frutti in bacche, e ha rappresentato un anno di crisi.
La commissione per l’agricoltura ha chiesto pertanto un’accelerazione e un’intensificazione delle azioni in materia, col risultato di avviare il presente dibattito e di pervenire alla risoluzione che sarà adottata nella votazione di domani.
Quella che abbiamo a disposizione è la versione finale del documento, che ora mi propongo di esaminare.
<P>
In primo luogo i deputati chiedono alla Commissione europea di prendere provvedimenti per migliorare la competitività dei frutti in bacche nell’Unione europea.
In secondo luogo, si afferma che essa deve agire immediatamente per limitare le eccessive importazioni di frutti in bacche da paesi terzi che applicano prezzi di .
Come sappiamo, il Comitato ieri ha deciso di imporre dazi doganali immediati sulle fragole surgelate esportate dalle aziende cinesi.
Il dazio supplementare sarà pari allo zero per cento, al 12,6 per cento o al 32,4 per cento a seconda della situazione.
In terzo luogo, la relazione afferma che è necessario introdurre un meccanismo di sostegno per i raggruppamenti di produttori, per spronarli maggiormente a dar vita ad associazioni, per esempio raddoppiando l’importo degli aiuti ai raggruppamenti che, una volta costituiti, sono stati riconosciuti.
In quarto luogo, si afferma l’esigenza di impiegare altri strumenti, quali la clausola speciale di salvaguardia, il regime dei prezzi di entrata e l’inclusione dei frutti in bacche nella lista dei prodotti sensibili.
La quinta raccomandazione riguarda la realizzazione di un regime di aiuti alla trasformazione per frutti in bacche quali fragole o lamponi, simile a quello attualmente utilizzato per i pomodori, le pesche o gli agrumi, al fine di stabilizzare il mercato.
<P>
Per quanto riguarda l’ultimo punto, so che il Commissario Fischer Boel, che oggi non è presente, era piuttosto scettica in proposito, motivo per cui varrebbe la pena prendere in considerazione l’introduzione di un regime regionale di aiuti per la coltivazione di frutti in bacche destinati alla trasformazione.
Ciò andrebbe a sommarsi alle sovvenzioni correnti nell’ambito dell’RPUS.
Per la riforma del mercato delle banane è stata avanzata una proposta simile, la quale modifica le norme di concessione degli aiuti a prodotti espressi in tonnellate, a favore degli aiuti calcolati in base alla superficie.
Per aumentare la competitività del settore, tali aiuti devono essere vincolati all’impegno di far parte di un raggruppamento o di un’organizzazione di produttori e di vendere i prodotti all’interno di un quadro di negoziazione.
La risoluzione contiene inoltre molte altre misure e proposte interessanti.
<P>
I produttori di frutti in bacche hanno perso tre anni, e al ritmo con cui procede la riforma del mercato, ne perderanno probabilmente altri due.
La presentazione di proposte legislative che offrano soluzioni per il settore ortofrutticolo è prevista infatti soltanto per aprile 2007.
<SPEAKER ID="239" LANGUAGE="EN" NAME="Neelie Kroes," AFFILIATION="antidumping">
<P>
   La ringrazio per la sua domanda.
Se ho ben capito, essa contiene sei punti, e vorrei affrontarli uno per uno.
<P>
Riguardo al primo punto vorrei rilevare che ieri, in occasione della riunione del Comitato , i servizi della Commissione hanno presentato agli Stati membri una proposta di regolamento che prevede l’imposizione di dazi supplementari temporanei sulle importazioni di fragole surgelate dalla Cina.
E’ ora in corso la procedura scritta per l’adozione della proposta da parte della Commissione.
<P>
Per quanto riguarda il secondo punto, il problema del basso livello organizzativo nei nuovi Stati membri sarà preso in esame nel quadro dei preparativi per la proposta di riforma dell’organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli.
<P>
Quanto al terzo punto, la Commissione ha proposto recentemente di semplificare le disposizioni relative agli aiuti di Stato, per agevolare i processi di sostegno in caso di crisi.
In particolare ha proposto che, in determinate circostanze, gli aiuti intesi a compensare avversità atmosferiche siano esentati dalla previa autorizzazione della Commissione.
<P>
Il quarto punto riguarda la gestione delle crisi.
Questa problematica sarà presa in esame nell’ambito delle proposte di riforma del mercato ortofrutticolo.
<P>
Per quanto concerne il quinto punto, la Commissione è contraria all’istituzione di programmi di estirpazione sovvenzionati dall’Unione europea.
Gli Stati membri, in ogni caso, hanno la possibilità di attuare programmi nazionali, purché conformi alle norme in materia di aiuti di Stato.
<P>
Per concludere, e si tratta del sesto punto, la promozione è senz’altro un aspetto importante e i fondi dell’Unione europea sono a disposizione per la promozione dei programmi.
Tengo infine a ribadire che la maggior parte degli aspetti menzionati sinora saranno presi in esame nella fase preparatoria alle proposte di riforma dell’organizzazione comune dei mercati che la Commissione metterà sul tavolo nel prossimo futuro.
<SPEAKER ID="240" LANGUAGE="HU" NAME="Csaba Sándor Tabajdi," AFFILIATION="antidumping">
<P>
   Il piano d’azione preparato dalla Commissione europea è un buon punto di partenza, e la decisione del Comitato sulle fragole cinesi è positiva, pur non rappresentando una soluzione duratura.
L’unica soluzione rassicurante e a lungo termine sarebbe l’inclusione di questo tipo di prodotti − ciliegie, amarene, frutti in bacche, funghi e cereali − nel gruppo dei prodotti destinati alla trasformazione, e quindi la loro inclusione tra i prodotti che beneficiano degli aiuti alla trasformazione nel quadro della riforma del settore ortofrutticolo.
<P>
Ciò sarebbe molto importante specialmente per i nuovi Stati membri, considerato soprattutto il fatto che in questi Stati i produttori stanno ricevendo, quest’anno, solo il 35 per cento dei pagamenti diretti.
Se i prodotti di questo settore non saranno inclusi tra quelli destinati alla trasformazione, nessun aiuto significativo sarà offerto ai nuovi Stati membri.
Ho combattuto per un anno e mezzo per questo obiettivo e continuerò a farlo.
<SPEAKER ID="241" LANGUAGE="PL" NAME="Janusz Wojciechowski," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, sebbene si stia parlando di frutta tenera, su questo tema abbiamo combattuto battaglie durissime fin dall’inizio dell’attuale legislatura.
Sono molto lieto che la difficile situazione dei produttori di frutti in bacche abbia trovato comprensione in quest’Aula.
Come deputato polacco, vorrei ringraziare tutti i colleghi per questo risultato.
Grazie per la sensibilità dimostrata nei confronti di questo problema, che colpisce soprattutto gli agricoltori del mio paese.
Grazie per la vostra solidarietà, e soprattutto grazie al collega della commissione per l’agricoltura, che è venuto in Polonia di persona per incontrare gli agricoltori e accertarsi sul posto della loro situazione.
<P>
Il progetto di risoluzione contiene provvedimenti che sono soddisfacenti per i nostri agricoltori e che favoriranno una stabilizzazione del mercato dei frutti in bacche, elemento fondamentale per il futuro di questo importante settore.
La tutela nei confronti delle importazioni eccessive, l’inclusione dei frutti in bacche nella lista degli articoli sensibili, l’incremento degli aiuti ai gruppi di produttori e gli aiuti di compensazione per i frutti rimasti invenduti nei periodi di crisi sono tutte misure assolutamente necessarie.
<P>
Credo che i provvedimenti proposti nella risoluzione non resteranno solo sulla carta, e che la Commissione europea avanzerà in tempi brevi un progetto di regolamento specifico.
In qualità di coautore della proposta di risoluzione, chiedo ai colleghi di votare a favore.
<SPEAKER ID="242" LANGUAGE="PL" NAME="Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN )." AFFILIATION="dumping">
<P>
   Signor Presidente, il dibattito di oggi sulla situazione nel settore dei frutti in bacche e delle ciliegie destinati alla trasformazione è il punto culminante di più di due anni di discussioni su questo tema fondamentale per i produttori e i trasformatori europei.
La mancanza di tutela del mercato interno, il , le calamità naturali, i prezzi bassi, l’avidità e la slealtà di molti acquirenti hanno determinato enormi perdite per i frutticoltori, in particolare nei nuovi Stati membri come la Polonia, la cui produzione in questo settore rappresenta i due terzi di quella globale dell’Unione europea.
<P>
A risentire dell’impatto maggiore della difficile situazione del settore dei frutti in bacche è stata la regione più povera d’Europa, la Lubelszczyźna, la cui produzione rappresenta un sesto di quella totale.
Nel corso delle mie attività parlamentari, ho sollevato spesso la questione in vari modi.
Sono quindi lieto che oggi il dibattito si concluda con una risoluzione concreta che ci permetterà di porre rimedio agli errori di negoziazione commessi a Copenaghen e di creare le basi per la decisione che migliaia di agricoltori stanno aspettando.
<P>
Ringrazio pertanto tutti i colleghi per la loro collaborazione e confido nel loro voto favorevole alla risoluzione.
<SPEAKER ID="243" LANGUAGE="PL" NAME="Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN )." AFFILIATION="antidumping">
<P>
   Signor Presidente, il nostro dibattito sul settore dei frutti in bacche si inserisce in un contesto in cui, dopo quasi due anni di sforzi da parte di molti membri, la Commissione europea ha deciso di imporre dazi doganali sulle fragole surgelate importate dalla Cina.
Si tratta di una decisione attesa da molto tempo che, si spera, arginerà la minaccia rappresentata dalle crescenti esportazioni di fragole surgelate dalla Cina a prezzi di .
Esprimo inoltre l’augurio che la Commissione europea metta presto in atto altre proposte avanzate nel progetto di risoluzione dell’onorevole Daul e dell’onorevole Wojciechowski, quali le clausole di salvaguardia, i prezzi di entrata e gli aiuti di compensazione per perdite dovute a condizioni climatiche sfavorevoli o a crisi del mercato, nonché un solido regime di sostegno per i gruppi di produttori e altre organizzazioni.
<SPEAKER ID="244" LANGUAGE="EN" NAME="Neelie Kroes," AFFILIATION="dumping">
<P>
   Grazie per la vostra partecipazione a questo dibattito.
Riferirò alla mia collega, Commissario Fischer Boel, le questioni sollevate.
<P>
Tutti questi punti saranno affrontati e discussi diffusamente nel quadro dei preparativi per la prossima riforma del mercato ortofrutticolo, che è alle porte.
Farò tutto il possibile per rispondere ad alcuni dei problemi che sono stati posti.
<P>
La domanda dell’onorevole Tabajdi riguardava l’opportunità che la Commissione preveda un sostegno a favore delle organizzazioni di produttori che vendono frutti in bacche all’industria di trasformazione.
Un altro punto verteva sull’eventualità di introdurre tale sostegno in un momento in cui i regimi esistenti, contestualmente alla riforma del settore, sono in fase di revisione.
La Commissione ritiene l’introduzione di un simile regime di sostegno inadeguata da un punto di vista tecnico, oltre che prematura e non in linea con i principi fondamentali della riforma della PAC.
<P>
Nella relazione si afferma che la Commissione deve adottare e attuare misure che limitino le eccessive importazioni di frutti in bacche, particolarmente quelle da paesi che applicano prezzi di .
Alcune delle difficoltà riscontrate nel settore delle fragole destinate alla trasformazione derivano effettivamente dalle importazioni di fragole surgelate a basso prezzo da paesi terzi.
Ieri la Commissione ha presentato agli Stati membri e al Comitato e antisovvenzioni una proposta volta a imporre misure temporanee per le importazioni di fragole surgelate dalla Cina.
E’ ora in corso la procedura di adozione da parte della Commissione.
Negli altri sottosettori, le importazioni da paesi terzi svolgono un ruolo marginale, come nel caso del ribes nero e delle amarene, o sono diminuite negli ultimi anni, come è successo ad esempio per i lamponi.
Nel caso dei lamponi surgelati, negli ultimi anni la Polonia ha aumentato la sua quota di mercato a scapito delle importazioni da paesi terzi.
<P>
La domanda dell’onorevole Siekierski verteva sui regimi di sostegno per le organizzazioni di produttori: questi sono previsti sia nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli che nella legislazione relativa allo sviluppo rurale.
Nella sua relazione sulla situazione nel settore dei frutti in bacche e delle ciliegie, la Commissione ha segnalato che potrebbe proporre, nel quadro della riforma dell’organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli, aiuti supplementari specifici per gli Stati membri con bassi livelli di organizzazione, e la questione sarà presa in considerazione nel contesto dei preparativi per la riforma.
<P>
L’onorevole Siekierski, l’onorevole Wojciechowski e altri vogliono includere i frutti in bacche nella lista dei prodotti sensibili e sottoporli alle clausole speciali di salvaguardia e al sistema dei prezzi di entrata.
Le clausole speciali di salvaguardia sono state introdotte nell’ambito dell’ per i prodotti soggetti a tariffe doganali.
Nel caso degli ortofrutticoli, esse si riferivano a prodotti assoggettati al regime dei prezzi di riferimento.
Non è più possibile accrescere la lista dei prodotti che beneficiano delle clausole speciali di salvaguardia.
In modo analogo, il regime dei prezzi di entrata si applica a prodotti precedentemente inclusi nel regime dei prezzi di riferimento.
Risulta quindi impossibile includere i frutti in bacche nel sistema dei prezzi di entrata.
<SPEAKER ID="245" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La ringrazio signora Commissario per le sue informazioni.
Le ciliegie sono anche il mio frutto preferito, per cui posso dormire più tranquillo.
Spero che ciò valga anche per gli altri colleghi.
<P>
Comunico di aver ricevuto la proposta di risoluzione B6-0525/2006(1) a norma dell’articolo 108, paragrafo 5, del regolamento.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<SPEAKER ID="246" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(La seduta è tolta alle 23.55)">
