<CHAPTER ID="1">
<SPEAKER ID="1" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Presidente">
<SPEAKER ID="2" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta giovedì 7 settembre 2006.
<SPEAKER ID="3" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="Per quanto riguarda martedì">
<P>
   – La versione definitiva del progetto di ordine del giorno della presente sessione, elaborata dalla Conferenza dei presidenti, riunitasi il 21 settembre 2006, ai sensi degli articoli 130 e 131 del Regolamento, è stata distribuita.
Sono state presentate le seguenti proposte di modifica:
<P>
Il gruppo Verts/ALE ha chiesto che sia iscritta all’ordine del giorno una dichiarazione della Commissione sull’applicazione della legislazione in materia di sicurezza alimentare (carne avariata).
<P>
L’onorevole Cohn-Bendit ha facoltà di parola per motivare la richiesta del gruppo Verts/ALE.
<SPEAKER ID="4" LANGUAGE="DE" NAME="Daniel Cohn-Bendit," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE.">
<P>
   – Signor Presidente, ci facciamo portatori di un’idea che lei ha avanzato tra le proposte di riforma; quest’Assemblea, infatti, deve essere più al passo con l’attualità, non vogliamo che debba attendere di discutere taluni fatti ben quattro anni dopo che si sono verificati.
<P>
Nelle ultime settimane sono accaduti due eventi di capitale importanza in Europa.
Uno è avvenuto in Germania ed è noto come lo scandalo della carne avariata; è stata infatti rinvenuta della carne non più idonea al consumo in diverse regioni tedesche e ora anche in altri paesi. Vorremmo quindi sentire, sia dalla Commissione che dal Consiglio, che provvedimenti sono stati presi per verificare che il caso non investa l’intera Europa.
Pare infatti che tale prassi sia così diffusa che le autorità competenti non sappiano nemmeno da dove cominciare per sbrogliare la matassa.
<P>
In secondo luogo, dobbiamo affrontare la preoccupante vicenda del riso geneticamente modificato rinvenuto in tutta Europa nonostante sia vietato.
Vorremmo che la Commissione dicesse che provvedimenti sono stati assunti anche a questo proposito senza dover aspettare mesi prima di poter discutere quanto si dovrà fare tra tre o quattro anni.
Vogliamo sapere cosa si sta facendo adesso per affrontare queste due vicende scandalose, e per questo motivo abbiamo presentato un’interrogazione orale e vogliamo una dichiarazione della Commissione e del Consiglio su cui possiamo dibattere in quest’Aula nel corso della presente sessione qui a Strasburgo.
<SPEAKER ID="5" LANGUAGE="EN" NAME="John Bowis (PPE-DE )." AFFILIATION="Gammelfleisch">
<P>
   – Signor Presidente, condividiamo la preoccupazione dell’onorevole Cohn-Bendit su un caso che, se non erro, è noto come .
E’ una grave vicenda accaduta in Baviera. Si tratta di una flagrante violazione della normativa tedesca, quindi dobbiamo ovviamente attendere il resoconto del governo tedesco.
<P>
La questione è divenuta di pertinenza europea perché un piccolo quantitativo di quella ha passato il confine, finendo in Austria e in Svizzera.
E’ una questione che va senz’altro esaminata.
Propongo dunque che sia affidata alla commissione per l’ambiente in modo che sia seguita in tale ambito, invece di dedicarle spazio in plenaria in una settimana già eccezionalmente fitta qui a Strasburgo.
<SPEAKER ID="6" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – I gruppi PPE-DE e PSE hanno chiesto che la discussione sulla dichiarazione della Commissione sul Vertice ASEM si concluda senza che sia votata una proposta di risoluzione.
<P>
L’onorevole Swoboda ha facoltà di parola per motivare la richiesta dei gruppi PPE-DE e PSE.
<SPEAKER ID="7" LANGUAGE="DE" NAME="Hannes Swoboda," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<P>
   . – Signor Presidente, come sappiamo, il Vertice ASEM ha già avuto luogo e, visto che è stato preceduto da un incontro parlamentare, i colleghi hanno già avuto modo di esprimere il loro parere su tale processo.
Ora non ci resta che essere informati sui risultati, quindi non ha molto senso stilare un’altra risoluzione. Chiedo pertanto che non sia presentata alcuna risoluzione.
<SPEAKER ID="8" LANGUAGE="DE" NAME="Georg Jarzembowski (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, non sempre concordo con l’onorevole Swoboda, ma in questa occasione ha ragione e quindi dobbiamo approvare la sua proposta.
<SPEAKER ID="9" LANGUAGE="EN" NAME="Jules Maaten (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, sono contrario alla proposta per due ragioni.
In primo luogo, perché mai non dovremmo esprimerci in merito al Vertice ASEM?
Per la prima volta da molti anni a questa parte il Vertice ASEM è stato coronato da successo.
Di solito ci lamentavamo perché i lavori non andavano nel verso giusto, ora invece siamo finalmente riusciti a lavorare bene.
Vi invito dunque a parlare apertamente del miglioramento delle relazioni economiche con l’Asia.
E’ un tema importante che ci offre la possibilità di discutere della promozione della democrazia e di levarci contro la pena di morte cui si continua a fare ricorso nei paesi asiatici.
<P>
Vi è poi un’altra ragione.
E’ l’unica possibilità che abbiamo questa settimana per parlare del colpo di Stato militare in Thailandia.
E’ un fatto che dobbiamo tutti tenere presente.
Un colpo di Stato militare è sempre esecrabile anche quando viene attuato per spodestare un personaggio discutibile come il Primo Ministro Thaksin: è inammissibile ricorrere a questi sistemi e il Parlamento non può tacere sulla vicenda.
Dobbiamo denunciare questo caso tramite la Presidenza, la Conferenza dei presidenti oppure, preferibilmente, in sede di Assemblea plenaria.
Sono quindi contrario alla proposta di tenere il dibattito senza votare una risoluzione.
<SPEAKER ID="10" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(Il Parlamento manifesta il suo assenso)">
<SPEAKER ID="11" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca gli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica.
<P>
Vi ricordo che darò priorità ai deputati che non sono intervenuti nelle ultime due tornate.
<SPEAKER ID="12" LANGUAGE="SL" NAME="Ljudmila Novak (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   Nel contesto della ricerca di una soluzione a lungo termine per il contenzioso sui confini tra Croazia e Slovenia esprimo apprezzamento per le ultime notizie che giungono da Bruxelles. L’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera e di sicurezza comune Solana e il Commissario Rehn infatti interverranno per favorire una composizione delle controversie in materia di confini che ancora rimangono aperte tra i due paesi.
A mio giudizio, in virtù del quadro europeo sarà possibile giungere a una soluzione più efficace e più agevole proprio perché i due paesi partecipano al processo di integrazione europea.
<P>
La Slovenia sostiene l’integrazione della limitrofa Croazia nell’Unione europea, ma al contempo il popolo sloveno si aspetta che il governo croato, come pure i cittadini di tale paese, osservino in maniera più rigorosa gli accordi sottoscritti dai due Stati.
<P>
E’ inammissibile che la Croazia costruisca ponti e strade in una regione in cui non è ancora stato fissato in via definitiva il confine internazionale e senza che un accordo in questo senso sia stato approvato da entrambi i paesi.
Allo stesso modo, è inammissibile che la Croazia estenda i propri poteri su terreni di proprietà di cittadini sloveni senza alcun permesso da parte dei titolari.
<SPEAKER ID="13" LANGUAGE="FI" NAME="Lasse Lehtinen (PSE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, una settimana fa si è svolta la conferenza dal titolo “La salute in ogni politica” organizzata dalla Presidenza di turno.
Il tema conduttore era per l’appunto che la salute dei cittadini può essere promossa attraverso i poteri politici decisionali in tutti i settori della vita, non solo nel settore sanitario.
Tale concetto è tanto più vero, poiché è pesante per l’economia nazionale rimandare i problemi sanitari finché non scoppiano patologie per cui è necessario trovare una cura.
<P>
Questa settimana saremo chiamati a votare su relazioni che mirano a migliorare la qualità dell’aria ambiente.
E’ proprio questo il genere di lavoro sanitario preventivo che deve essere compiuto in tutti gli ambiti politici.
Le nostre decisioni in materia di trasporti, scambi e politica industriale, ambiente, pianificazione sociale e politica sociale hanno sempre un risvolto nel settore della sanità pubblica.
Infatti è sempre meglio investire in settori in cui sia possibile garantire la prevenzione dei rischi sanitari.
Ai sensi del Trattato, l’Unione europea ha il compito di attivarsi per conseguire tale obiettivo in tutti gli ambiti politici.
<SPEAKER ID="14" LANGUAGE="ET" NAME="Marianne Mikko (PSE )." AFFILIATION="media">
<P>
   – Onorevoli colleghi, sabato scorso Toomas Hendrik Ilves, membro del nostro schieramento e vicepresidente della commissione per gli affari esteri, è stato eletto Presidente della Repubblica di Estonia dall’organismo elettivo competente.
<P>
Secondo l’opinione pubblica, il Presidente Ilves era di gran lunga il candidato favorito tra le preferenze popolari nella contesa con il presidente in carica, però le elezioni si sono svolte a porte chiuse, come prevedono le norme dell’organismo elettivo.
Sia i che il popolo estone temevano che la manipolazione politica potesse avere il sopravvento sulla volontà popolare.
Sabato, infatti, migliaia di estoni, tra cui la sottoscritta, si sono radunati nel centro della capitale, Tallinn.
Proprio come facemmo nel periodo del ripristino dell’indipendenza estone alla fine degli anni ’80, abbiamo usato la musica per esprimere il nostro sostegno a Toomas Ilves come rappresentante della democrazia.
<P>
Sono molto lieta di potermi congratulare sia con l’Estonia che con l’Europa.
La decisione dell’organismo elettivo si è rivelata in linea con le aspettative della maggioranza democratica della nostra società e, dopo le elezioni presidenziali estoni svoltesi il 23 settembre, posso confermare che la democrazia europea è viva e vitale in Estonia.
Desidero inoltre augurare buona fortuna al mio collega e amico Toomas Ilves per la nuova carica affinché possa promuovere più Europa in Estonia e più idee estoni in questa sede.
<SPEAKER ID="15" LANGUAGE="DE" NAME="Gisela Kallenbach (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, è solamente giusto che questa comunità di Stati si sia data il nobile obiettivo di applicare gli stessi regolamenti e le stesse norme ambientali in tutta Europa, ma perseguiamo forse questa meta scaricando i nostri problemi sull’Africa e sull’Asia ogniqualvolta ne abbiamo l’occasione?
Secondo notizie di stampa una società olandese avrebbe smaltito in maniera inadeguata del fango tossico al largo della Costa d’Avorio, mettendo a repentaglio vite umane, e questo è un fatto assolutamente scandaloso.
L’Olanda fa parte dell’Unione europea da molti anni e mi chiedo se il governo sapesse di questo genere di esportazione, mi chiedo se sia stato rilasciato un permesso e in tal caso a quali condizioni.
Che azione è stata intrapresa a seguito di tale vicenda?
Le vittime hanno ricevuto un risarcimento ed è stata predisposta un’azione di prevenzione per scongiurare danni a lungo termine?
<SPEAKER ID="16" LANGUAGE="PL" NAME="Tadeusz Zwiefka (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, esattamente due settimane fa ho avuto modo di visitare l’Ossezia meridionale in qualità di membro di una delegazione del Parlamento europeo.
In questa martoriata area del Caucaso meridionale si contano perlomeno una decina di scontri a fuoco al giorno.
<P>
Le forze per il mantenimento della pace dispiegate dalla Russia teoricamente dovrebbero garantire la pace per la popolazione locale e per l’intera area del Caucaso meridionale.
Secondo le informazioni che ci sono pervenute da un alto funzionario finlandese, il capo della missione OSCE, Maggiore Lehtonen, le forze russe per il mantenimento della pace, però, non stanno assumendo alcun provvedimento per identificare le cause profonde di tali scontri ed eventualmente per assicurare i responsabili alla giustizia.
Desidero quindi richiamare l’attenzione del Parlamento, evidenziando che è inaccettabile permettere che una parte così importante del nostro continente rimanga sotto il controllo esclusivo di una sola forza militare per il mantenimento della pace.
Dobbiamo adoperarci affinché in futuro l’Unione europea possa esercitare un’influenza maggiore sui meccanismi atti a tenere sotto controllo la situazione in Ossezia meridionale.
<SPEAKER ID="17" LANGUAGE="" NAME="Zita Pleštinská (PPE-DE )." AFFILIATION="SK">
<P>
   – () Intervenendo dinanzi al Parlamento europeo desidero unire la mia voce alle critiche espresse a seguito dell’annuncio secondo cui sarà posticipato al 2009 il termine per l’adesione allo spazio Schengen dei nuovi Stati membri.
In un’epoca in cui gli avanzamenti tecnologici si susseguono vertiginosamente, l’opinione pubblica ha reagito con sorpresa e con grande delusione alla dichiarazione della Commissione europea, la quale ha spiegato che il rinvio è dovuto a problemi tecnici connessi allo sviluppo e all’impiego della banca dati SIS II.
L’accordo di Schengen incarna in maniera manifesta e tangibile la libera circolazione delle persone e delle merci nell’intera Unione europea; purtroppo però questa libertà è garantita solo sul piano formale.
Ritengo quindi ingiusto che i cittadini dei nuovi Stati membri dell’UE debbano attendere ben oltre la fine del 2007 per poter viaggiare senza controlli alle frontiere.
<P>
Faccio appello alla Commissione europea affinché esamini tutte le possibili opzioni atte a consentire l’osservanza della scadenza originale o, in alternativa, nell’attesa che il nuovo sistema venga attivato, permetta ai nuovi Stati membri di collegarsi temporaneamente al sistema vigente, il SIS I +.
Se la Commissione prendesse provvedimenti positivi per ripristinare la scadenza originale, contribuirebbe a rafforzare la fiducia dell’opinione pubblica nel progetto europeo nel suo complesso.
<SPEAKER ID="18" LANGUAGE="CS" NAME="Libor Rouček (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Intervengo su una questione analoga.
Come è già stato menzionato, negli ultimi giorni ci sono giunte notizie inquietanti dalla Commissione.
Un portavoce del Commissario responsabile per gli affari interni ha affermato che, a causa di una serie di ragioni tecniche e giuridiche, la seconda fase del sistema Schengen non è pronta.
Si tratta di un sistema che dovrebbe, o meglio, che avrebbe dovuto essere varato nell’autunno del prossimo anno.
E’ una notizia preoccupante per l’intera Europa, oltre che per i nuovi Stati membri, che hanno investito molta energia e molte risorse per poter essere pronti per il prossimo autunno.
Chiedo pertanto alla Commissione di riferire all’Assemblea in merito alle difficoltà tecniche e giuridiche che sono insorte, indicando i responsabili di questa situazione, poiché i preparativi sinora sono proceduti secondo i piani.
Una volta ricevute tutte le informazioni sul problema, vorrei anche sapere chi è responsabile di siffatta situazione.
<SPEAKER ID="19" LANGUAGE="" NAME="Viktória Mohácsi (ALDE )." AFFILIATION="(HU">
<P>
   – ) Signor Presidente, desidero riferire in merito a un fatto che è accaduto il 7 settembre.
La scorsa settimana mi sono recata in Romania in relazione a un attacco perpetrato dalla polizia e da commandi mascherati contro alcuni componenti della comunità locale di Reghin (Szászrégen) nella provincia di Apalina.
E’ stato aperto il fuoco e trentasette persone sono state ferite da pallottole di plastica.
Il capo provinciale della polizia ha affermato che erano rimaste ferite nell’incidente solo sei persone e che le lesioni erano guaribili in otto giorni.
Ho verificato personalmente e tali dichiarazioni sono false.
Ho conosciuto un uomo che era stato colpito da diciassette pallottole, cinque delle quali erano state rimosse nell’arco di otto giorni, mentre le altre dodici ad oggi sono ancora conficcate nel suo corpo.
<P>
Da gennaio è il quarto incidente di tale gravità che si verifica in Romania.
Porto questo fatto all’attenzione del Parlamento, poiché il 26 settembre discuteremo l’ultima relazione sul paese.
Chiedo pertanto al Commissario Olli Rehn di fare tutto il possibile per cambiare questa situazione.
<SPEAKER ID="20" LANGUAGE="EN" NAME="József Szájer (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, la scorsa settimana è stato reso noto un video in cui il Primo Ministro ungherese ammetteva di aver mentito al popolo sull’economia per un anno e mezzo – continuativamente – allo scopo di vincere le elezioni.
A quel punto sono state inscenate manifestazioni di piazza in tutto il paese cui hanno preso parte decine di migliaia di persone per chiedere le sue dimissioni.
Anche il gruppo PPE-DE ha chiesto al Primo Ministro di dimettersi.
Però i partiti europei socialisti e liberali hanno sostenuto il loro amico caduto in disgrazia.
Onorevoli colleghi, che vergogna!
Per fortuna diversi socialisti, tra i quali anche Ségolène Royal, si sono schierati sul fronte opposto, unendosi alla richiesta di dimissioni.
In questa sede chiedo quindi ai colleghi socialisti e liberali di modificare la loro posizione.
Mentire sistematicamente ai cittadini non può essere il modo di fare politica in Europa.
Spero che converremo tutti su questo punto.
<P>
L’ormai famoso video contiene anche una dichiarazione del ministro delle Finanze secondo cui il Commissario europeo Almunia avrebbe aiutato i compagni socialisti di Budapest a ritardare la pubblicazione dei dati reali.
Chiedo al Commissario di chiarire le sue responsabilità nella vicenda.
Reitero la richiesta di dimissioni del Primo Ministro ungherese, rivelatosi un antidemocratico, ed esprimo solidarietà ai dimostranti scesi in piazza in tutto il paese.
<P>
Oggi indosso una camicia bianca in segno di solidarietà e di protesta contro le menzogne e la violenza.
<SPEAKER ID="21" LANGUAGE="ES" NAME="Luis Yañez-Barnuevo García (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, in alcuni Stati membri dell’UE stiamo assistendo a nuove forme di estremismo di destra che suscitano grande preoccupazione tra tutti i fautori della democrazia.
Il fanatismo ideologico, l’intolleranza e l’odio non sono fenomeni nuovi, ma nuova è la loro collocazione tra i partiti moderati che hanno una base ampia.
Finché l’estrema destra rimaneva fuori dai nostri parlamenti o aveva una rappresentanza esigua, siamo riusciti a sconfiggerla, ma ora l’impresa appare più ardua.
<P>
Il fenomeno investe sia i partiti al governo che quelli all’opposizione.
Assistiamo al riemergere di forme di razzismo, xenofobia, machismo e omofobia, che segnano un regresso nelle conquiste democratiche dell’Unione europea.
Invece di parlare di altri paesi, farò riferimento solamente al mio, in cui la situazione non è grave come in altri.
<P>
Il principale partito di opposizione in Spagna non è riuscito ad accettare la sconfitta nelle elezioni del 2004 e ha imboccato la pericolosa strada verso l’estremismo.
Manipolatore e mendace, non attacca solo il governo, ma – cosa ben più grave – le istituzioni dello Stato di diritto, i tribunali nonché le forze e gli organismi preposti alla sicurezza del paese.
<SPEAKER ID="22" LANGUAGE="EN" NAME="Mary Lou McDonald (GUE/NGL )." AFFILIATION="Sinn Féin">
<P>
   – Signor Presidente, la divisione dell’Irlanda segna un fallimento su tutta linea: a livello sociale, economico e politico.
L’Unione europea, si dice, si fonda sulla pace, sulla riconciliazione e sull’abbattimento delle barriere.
Nell’opera tesa a perseguire il proprio obiettivo dichiarato l’UE ha la responsabilità di favorire lo sviluppo economico in tutta l’Irlanda come passo verso la riunificazione irlandese.
<P>
Il mio partito, il , si appresta a pubblicare un documento di massima intitolato “Il sostegno comunitario per la riunificazione irlandese”, in cui sono delineate le misure concrete che, a nostro giudizio, l’Unione potrebbe assumere per contribuire a realizzare l’unità irlandese.
Nelle settimane e nei mesi a venire il promuoverà questa politica in tutta l’Irlanda e nell’UE a cominciare dalla conferenza indetta presso la sede del Parlamento europeo a Bruxelles il 18 ottobre.
<SPEAKER ID="23" LANGUAGE="EN" NAME="Tunne Kelam (PPE-DE )." AFFILIATION="referendum">
<P>
   – Signor Presidente, la formazione separatista della Transnistria ha recentemente tenuto un sedicente per far approvare la proposta di di questa parte della Moldavia nella Federazione russa.
Descritta come una terra di predoni, la Transnistria continua a essere un pericoloso centro del traffico di armi e del mercato nero.
E’ nota anche per essere un museo sovietico vivente dove è ancora vivo il culto di Lenin e di Stalin.
<P>
Tale situazione è possibile poiché l’esercito russo mantiene la propria presenza in aperta violazione dell’impegno assunto da Mosca dieci anni fa di ritirare le proprie forze armate.
Purtroppo questo è solo un esempio dei tentativi perpetrati dalla Russia per mantenere la propria presenza militare al di fuori dei confini nazionali.
<P>
Chiedo alla Commissione di non limitarsi a esprimere preoccupazione, ma di fare in modo che l’evacuazione dell’esercito russo e il rispetto dell’integrità dei paesi confinanti diventino una prova di credibilità per il nuovo accordo di partenariato e di cooperazione.
<SPEAKER ID="24" LANGUAGE="DE" NAME="Martin Schulz (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, l’onorevole Szájer ha chiesto al gruppo PSE di quest’Assemblea di assumere una posizione su quanto sta succedendo a Budapest e in merito alle dichiarazioni del Primo Ministro ungherese Gyurcsány.
<P>
Spetta a ogni singolo deputato del parlamento ungherese e di quest’Assemblea decidere autonomamente se il Primo Ministro Gyurcsány abbia agito in modo opportuno.
Personalmente preferisco i politici che trovano il coraggio di dire verità impopolari piuttosto che quelli che continuano a pontificare sulle cose che devono essere portate alla luce, quindi ritengo che si possa pensare quello si che vuole sul Primo Ministro Gyurcsány, ma va comunque detto che egli ha avuto il coraggio di dire cose che altri – lei compreso, onorevole Szájer – evidentemente non vogliono dire.
Se vuole può pure indossare una camicia bianca, le sta anche bene, ma forse dovrebbe anche dirci se è amico di quelli che hanno bruciato la bandiera europea davanti alla sede del parlamento ungherese.
In tal caso quest’Assemblea non è il posto per lei.
<SPEAKER ID="25" LANGUAGE="PT" NAME="Ilda Figueiredo (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, quest’anno nel mese di settembre ricorre il 250° anniversario della regione vinicola del Douro in Portogallo, la prima regione vinicola creata e regolamentata in Europa.
Questo anniversario è particolarmente importante in un periodo in cui la Commissione sta preparando ulteriori riforme dell’organizzazione comune del mercato del vino in vista del suo graduale smantellamento.
<P>
La produzione vinicola degli Stati Uniti, del Sudafrica e di altri paesi non può fregiarsi dell’appellativo di “vino porto”.
Sarebbe un orrore distruggere una norma che è in vigore da 250 anni.
La qualità del vino porto è il frutto di tutto il sapere accumulato dalla popolazione del Douro che, con l’aiuto di un clima e di un’esposizione solare particolare, nel corso di due secoli e mezzo sulle rive del fiume Douro – dove si trova questa antica regione vinicola regolamentata – ha creato un ricco patrimonio che è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità.
<P>
Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiediamo quindi il vostro aiuto in modo che sia preservato e promosso l’importante patrimonio culturale della produzione vinicola.
<SPEAKER ID="26" LANGUAGE="PL" NAME="Hanna Foltyn-Kubicka (UEN )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, anch’io desidero parlare della catastrofe ambientale verificatosi nella notte tra il 19 e il 20 agosto di quest’anno, quando una nave greca con armatore olandese ha scaricato in mare 400 tonnellate di scarti di raffineria.
In conseguenza di tale fatto sono state inquinate 11 zone della regione, centinaia di migliaia di persone sono finite in ospedale e 7 hanno perso la vita.
<P>
In ambito ONU alle imprese registrate in Europa è fatto divieto di esportare materiale tossico in Africa, eppure è una prassi che si verifica spesso.
L’incidente in questione è particolarmente drammatico e del tutto scandaloso, in quanto è avvenuto in un’area densamente popolata.
<P>
Il Parlamento europeo devolve ingenti aiuti finanziari all’Africa.
Doniamo miliardi di euro a cui ora si aggiunge la necessità di fornire aiuti umanitari.
Tutti gli esseri umani hanno il diritto ad acqua e aria pulite, motivo per cui ora il flusso di immigrati è destinato ad accrescersi.
<SPEAKER ID="27" LANGUAGE="SK" NAME="Peter Baco (NI )." AFFILIATION="slogan">
<P>
   – Devo fare alcune precisazioni in merito alle voci e alle congetture diffuse in questa sede il 5 settembre ad opera dei deputati ungheresi che si sono impegnati in una campagna contro la Slovacchia.
Essi avevano asserito che in Slovacchia una donna aveva subito maltrattamenti solo perché stava parlando in ungherese al telefono.
Un’inchiesta ha tuttavia concluso che non è accaduto nulla di simile.
Anche le illazioni sugli denigratori scanditi in occasione di eventi sportivi si reggono su basi assai precarie, in quanto lo “Morte agli ungheresi” era stato lanciato sediziosamente proprio da una persona di origine ungherese.
Nemmeno le accuse in merito alle perdite subite da 800 000 erano vere, la cifra citata era stata gonfiata di dieci volte.
<P>
Nego fermamente le accuse secondo cui il governo della Repubblica slovacca favorisce l’abolizione dei diritti delle minoranze etniche, tanto più che i fatti dimostrano proprio il contrario.
Per dirla senza mezzi termini, questa volta i ladri si sono ritrovati a rubare in casa propria.
Purtroppo la manifestazione anticecoslovacca inscenata a Bruxelles dai deputati ungheresi al Parlamento europeo oltretutto dava una lettura erronea dei fatti.
E’ una vergogna.
<SPEAKER ID="28" LANGUAGE="EN" NAME="Gerard Batten (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, nella sua relazione “Europa 2006” il governo federale elvetico ha pubblicato un’analisi del rapporto costi-benefici dell’eventuale adesione all’Unione europea.
Sono state esaminate tre alternative: continuare con l’attuale serie di accordi settoriali bilaterali, aderire allo Spazio economico europeo, o divenire membro a pieno titolo dell’UE.
<P>
Gli svizzeri hanno calcolato che l’adesione piena costerebbe da sei a nove volte di più rispetto al sistema vigente di accordi commerciali bilaterali, dimostrando che la conseguente perdita di sovranità e di libertà di azione nonché gli effetti negativi avversi sarebbero di gran lunga superiori a tutti i presunti benefici.
<P>
La relazione giunge alla conclusione che gli interessi elvetici sono meglio tutelati se il paese rimane fuori dell’UE e continua con gli accordi commerciali settoriali esistenti.
E’ confortante sapere che perlomeno c’è ancora un governo europeo che comprende il significato dell’espressione “nell’interesse nazionale”, anche se non è il governo britannico.
<SPEAKER ID="29" LANGUAGE="SL" NAME="Alojz Peterle (PPE-DE )." AFFILIATION="entourage">
<P>
   Intendevo parlare di Schengen, ma i colleghi hanno già sollevato la questione.
Desidero comunque fare una precisazione sull’autore dell’atto di coraggio compiuto nella crisi in Ungheria.
<P>
Il Primo Ministro ungherese non si è rivolto personalmente all’opinione pubblica sulla portata delle menzogne, ha dichiarato solo di averne parlato con il suo più stretto .
E’ la persona che ha lanciato l’allarme sul problema che ha dato prova di coraggio e penso che noi, in qualità di deputati al Parlamento europeo, dobbiamo essere molto chiari su questo punto.
<SPEAKER ID="30" LANGUAGE="ES" NAME="Willy Meyer Pleite (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, credo che il Parlamento europeo debba chiedere con urgenza alla Commissione e al Consiglio di rivedere la politica di immigrazione a fronte del disastro umanitario provocato dal flusso di immigrati dall’Africa.
<P>
Il problema non deve essere semplificato o banalizzato, come è stato fatto dal rappresentante tedesco la settimana scorsa in occasione del Consiglio dei ministri degli Interni, quando ha avuto l’audacia di asserire che la Spagna non poteva soccombere solo perché erano in arrivo 20 000 o 25 000 uomini nelle Canarie.
<P>
Non è questo il punto.
La questione non va semplificata o banalizzata; deve invece essere esaminata a fondo.
L’Unione europea deve reagire, rivedendo la politica di immigrazione e affrontando il problema che vi soggiace, ossia la mancanza di una cooperazione attiva per creare occupazione e stabilità in Africa, nel continente africano.
<P>
La Svizzera, seppur tale paese non sia membro dell’Unione europea, non può essere presa come esempio.
Non bisogna mettere a repentaglio le domande di asilo; non si può fare come la Svizzera e stabilire condizioni più agevoli per le transazioni finanziarie o per i depositi bancari invece che per le persone.
Non è nemmeno questa la strada giusta.
<P>
A mio parere, la via giusta è che l’Unione europea adotti una chiara posizione umanitaria e garantisca una soluzione umanitaria e civile al gravissimo problema dell’immigrazione.
<SPEAKER ID="31" LANGUAGE="EL" NAME="Manolis Mavrommatis (PPE-DE )." AFFILIATION="sponsor">
<P>
   – Signor Presidente, le nostre petizioni al Parlamento europeo spesso riguardano addebiti, denunce di disfunzioni procedurali nei servizi, proteste politiche e riferimenti a questioni di attualità.
<P>
Oggi consentitemi di parlare di un atto di eccezionale umanità e sensibilità: mi riferisco alla decisione della grande squadra di calcio catalana del Barcellona che a partire da quest’anno per la prima volta porta l’emblema dell’UNICEF sulle proprie maglie anziché il marchio di uno commerciale ufficiale, rinunciando quindi a diversi milioni di euro.
Con il consenso degli azionisti del Barcellona e delle Nazioni Unite, l’UNICEF e le sue attività saranno promossi dalla squadra spagnola per cinque anni, e tutti i fondi raccolti in tale periodo saranno destinati agli aiuti umanitari per paesi in difficoltà, soprattutto in Africa.
<P>
Lo sport quindi non è solo spettacolo e intrattenimento con giri d’affari di miliardi di euro; al contempo è anche una forza contro il razzismo, il teppismo e la xenofobia e dà vita a gesti di sensibilità e di aiuto umanitario.
Come è stato dimostrato in concreto, lo sport abbinato ad altri tipi di azioni sociali o culturali può unire le persone, proprio come stiamo facendo noi oggi nel Parlamento europeo.
<SPEAKER ID="32" LANGUAGE="PL" NAME="Urszula Krupa (IND/DEM )." AFFILIATION="Radio Maryja">
<P>
   – Signor Presidente, sono stata incaricata di consegnarle circa 100 000 proteste di cittadini polacchi residenti in Polonia e in tutto il mondo.
Sono tutti scandalizzati per la vergognosa risoluzione del Parlamento europeo che denigra la Polonia, il popolo polacco e , l’amatissima emittente radiofonica cattolica che ha un pubblico di milioni di ascoltatori; la risoluzione inoltre ci accusa di antisemitismo, di omofobia e di razzismo.
<P>
La risoluzione era tesa a gettare discredito sul mio paese e infatti viene già usata a tale scopo.
Sono stati compiuti tentativi per spingere l’Unione europea a ingerirsi negli affari interni della Polonia.
La risposta del Parlamento a tali proteste servirà a misurare il valore che esso conferisce alla democrazia e alla tolleranza.
Rivelerà inoltre se la verità può prevalere in quest’Aula, oppure se il Parlamento è semplicemente divenuto un coacervo di menzogne.
<P>
Presenteremo ricorso contro questa risoluzione alla Corte europea di giustizia.
Trecento e uno deputati hanno votato a favore della risoluzione, eppure non vi sono fatti a riprova delle illazioni contenute nel testo.
Credo che coloro che hanno sostenuto la risoluzione fondino le loro opinioni riguardo alla Polonia e al suo popolo sulle informazioni diffuse dai liberali che sono ostili alla nostra causa.
Tali deputati non hanno mai ascoltato , eppure hanno votato a favore di un documento che non aveva alcuna attinenza con la verità e con la realtà.
Le firme che vi presento danno pertanto voce alla protesta.
<SPEAKER ID="33" LANGUAGE="DE" NAME="Etelka Barsi-Pataky (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, è un peccato che l’onorevole Schulz non sia più in Aula, ma potete riferirgli che è stato male informato.
Tanto per cominciare, come ha già detto l’onorevole Peterle, il Primo Ministro Gyurcsány non ha il coraggio di presentarsi al parlamento ungherese per ammettere pubblicamente che ha mentito continuativamente per anni e anni.
In secondo luogo, non è stata bruciata alcuna bandiera europea in Ungheria e chiedo all’onorevole Tabajdi del gruppo PSE di confermarlo.
In questo consesso parlamentare bisogna dire la verità, nient’altro che la verità.
<SPEAKER ID="34" LANGUAGE="PL" NAME="Witold Tomczak (IND/DEM )." AFFILIATION="Solidarnosc">
<P>
   – Signor Presidente, in occasione della sua visita in Polonia lei aveva espresso rammarico per la distanza che separa le Istituzioni europee e i cittadini.
Ora lei ha un’occasione unica per porre rimedio a questa situazione.
<P>
Oggi le consegniamo i voti di circa 100 000 persone che esprimono preoccupazione riguardo alle attività di quest’Assemblea.
Tra i firmatari si annoverano membri di , privati cittadini, organizzazioni, autorità locali e istituzioni accademiche.
Alcuni risiedono fuori dell’Europa.
Sono tutti angosciati per la piega che sta prendendo lo sviluppo dell’Europa e attendono una risposta.
Si aspettano che il Parlamento europeo porga le sue scuse per l’attacco ingiusto e infondato lanciato contro la Polonia e contro l’emittente radiofonica cattolica nella risoluzione adottata il 15 giugno.
Questo documento ha messo in cattiva luce il Parlamento.
<P>
Il futuro dell’Europa non può essere costruito sulle menzogne.
La storia della nazione e dello Stato polacco è un modello di coabitazione con altre nazioni e religioni. è un esempio dell’impegno umano verso la verità.
Ci insegna l’amore e il rispetto reciproco.
E’ una stazione radiofonica che si occupa di tematiche umane e ci porta più vicini a Dio.
Offre il tipo di guida spirituale di cui l’Europa ha un grandissimo bisogno.
<SPEAKER ID="35" LANGUAGE="" NAME="Vladimír Maňka (PSE )." AFFILIATION="SK">
<P>
   – () Nel corso della scorsa tornata alcuni deputati avevano dipinto la Slovacchia come un paese di estremismo e intolleranza, che perseguita i cittadini della minoranza etnica ungherese.
Hanno parlato di un presunto caso di grave aggressione e hanno accusato il governo slovacco di promuovere la soppressione dei diritti delle minoranze etniche.
Tali parole erano avventate e prive di qualsiasi fondamento reale.
Un’indagine di polizia ha dimostrato che gli incidenti che hanno avuto larga eco sui e in ambito politico non erano affatto accaduti o non erano comunque stati provocati da sentimenti nazionalistici o etnici.
Il governo slovacco ha reiterato e dimostrato che non è affatto disposto a tollerare manifestazioni di xenofobia, di razzismo e di intolleranza, ed è pronto a prendere tutti i provvedimenti necessari per prevenire atti di questo genere.
<P>
Chiedo a tutti di riflettere bene prima di parlare.
Le dichiarazioni false e i malintesi possono causare tensioni inutili, che credo nessuno voglia.
Le persone che vivono nelle regioni slovacche dove convivono etnie diverse sono spesso confuse e non capiscono il genere di tensioni cui si riferiscono i politici e i .
<SPEAKER ID="36" LANGUAGE="PL" NAME="Stanisław Jałowiecki (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, secondo le informazioni diffuse dal Centro per i diritti umani e la democrazia di Hong Kong, in Cina 200 persone sarebbero ancora in carcere per aver preso parte alle manifestazioni di Piazza Tienanmen nel 1989, diciassette anni fa.
<P>
Quei giovani che all’epoca avevano manifestato in maniera del tutto pacifica sono invecchiati precocemente, stroncati dalle terribili condizioni predominanti nelle carceri cinesi.
Mi riferisco ovviamente ai superstiti.
Ricordo infatti che il regime cinese ha inflitto la pena di morte a molti manifestanti.
Si calcola che all’epoca siano state condannate 15 000 persone.
<P>
Ogni tanto ci viene in mente questo fatto, ma in linea generale tendiamo a ignorarlo.
Spero che oggi le mie parole richiamino nuovamente l’attenzione al riguardo.
Non possiamo far ritornare coloro che hanno dato la vita per il diritto di esprimere la propria opinione, ma possiamo fare qualcosa per le 200 persone che ancora languono nelle carceri cinesi.
Non dobbiamo rimanere indifferenti dinanzi alla loro sofferenza.
Ripongono in noi le loro speranze, perché non hanno nessun altro a cui rivolgersi.
<SPEAKER ID="37" LANGUAGE="PL" NAME="Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE )." AFFILIATION="computer">
<P>
   – Signor Presidente, teoricamente le donazioni alle organizzazioni che si adoperano per il bene comune dovrebbero andare a beneficio dei bisognosi.
Purtroppo in Polonia la normativa comunitaria vigente in materia di IVA funge da potente deterrente ai potenziali donatori.
<P>
Si è registrato un continuo calo del numero di donatori da quando la normativa sull’IVA è stata modificata in modo da allineare la legislazione polacca alle disposizioni comunitarie.
In passato il contribuente che elargiva donazioni ai bisognosi a titolo gratuito doveva calcolare la tassa sul valore effettivo della sua donazione.
Ora invece si trova a doverla calcolare sul prezzo d’acquisto.
Di conseguenza, se si vuole regalare un vecchio , si deve pagare in tasse lo stesso importo che si verserebbe se il bene fosse nuovo, anche se i beni dati in donazione valgono molto meno rispetto al prezzo riportato sulla fattura originale d’acquisto.
Infatti spesso accade che il prezzo di mercato di tali merci sia inferiore rispetto alla tassa che si deve versare quando vengono regalati.
<P>
La decisione di tassare le donazioni a titolo gratuito è in contrasto con la stessa idea di aiutare i bisognosi.
Spesso si creano situazioni assurde, in cui si preferisce gettare via cibo o beni che si possono ancora utilizzare invece di donarli ai bisognosi, poiché gettarli costa meno, è più sicuro ed evita guai con il fisco.
Se questa normativa repressiva non verrà modificata e se lo Stato continuerà a penalizzare i donatori per la loro generosità, assisteremo a un’indifferenza crescente verso i più bisognosi.
<SPEAKER ID="38" LANGUAGE="EN" NAME="Marian Harkin (ALDE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, desidero evidenziare quanto è accaduto la scorsa settimana durante la visita del Commissario responsabile per l’agricoltura, Mariann Fischer Boel, nel collegio elettorale che rappresento in seno al Parlamento europeo.
<P>
Non sapevo che la signora Commissario fosse in visita giovedì, ma ne ho sentito parlare venerdì mattina alla radio locale.
Ho contattato immediatamente l’Ufficio della Commissione a Dublino per chiedere ulteriori informazioni sul suo itinerario.
Pensavo che sarebbe stato utile ragionare e lavorare insieme a livello europeo. Che ingenua sono stata!
L’Ufficio della Commissione a Dublino mi ha detto di non potermi dare informazioni.
Dopo cinque telefonate all’ufficio della signora Commissario, venerdì pomeriggio mi è stato comunicato che, benché la visita fosse pubblica, le informazioni erano di natura privata e non potevano essere diffuse.
Ho dovuto attendere fino a sabato per leggere i dettagli della visita sul quotidiano nazionale.
Quindi quanto era considerato privato venerdì è diventato pubblico sabato.
<P>
Sono rimasta allibita.
Non riuscivo a credere che l’itinerario pubblico di un Commissario europeo in visita in Irlanda potesse essere classificato come privato.
E’ questo il senso del Piano D?
E’ questo il dialogo?
E’ questa la stessa Commissione che ci incoraggia a informare i cittadini sulla proposta di Costituzione?
<P>
In conclusione, visto che sono al mio primo mandato da parlamentare europea, forse posso aver capito male.
O magari è proprio questo il modo di procedere dell’UE.
Se così fosse, non c’è da stupirsi se i cittadini esprimono diniego.
Se invece così non fosse, le chiedo di attivarsi per sapere il motivo per cui un Commissario in realtà ha tagliato le linee di comunicazione con singoli deputati.
<SPEAKER ID="39" LANGUAGE="EN" NAME="Godfrey Bloom (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, uno dei molti regali che l’impero britannico ha fatto al mondo è stata l’abolizione della schiavitù.
Ho saputo, su segnalazione dei miei elettori dello Yorkshire, che questa pratica, però, è ancora invalsa a Cipro, i cui cittadini non cessano di catechizzarci sulle aberrazioni dei turchi nell’ambito dei diritti umani.
<P>
Tale forma di schiavitù prende il nome di “lavoro vincolato”.
Il personale domestico femminile filippino e cingalese subisce un trattamento orrendo, in quanto il passaporto viene praticamente sequestrato dal datore di lavoro.
Ho già riferito tutte le informazioni sulla vicenda in un’interrogazione parlamentare.
Il “lavoro vincolato” altro non è che una forma di schiavitù che ancora esiste nell’Unione europea ed è una vergogna.
Spero quindi che sentiremo meno fandonie dai rappresentanti ciprioti e che riformino il loro sistema.
Basta con il lavoro vincolato!
E’ uno scandalo!
<SPEAKER ID="40" LANGUAGE="EN" NAME="Edit Herczog (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, l’Ungheria, come gli altri 24 Stati membri dell’UE, è una democrazia.
Conformemente alle regole dello Stato di diritto, le elezioni politiche di aprile hanno decretato un avvicendamento al governo.
<P>
Il 1° ottobre si terranno le elezioni municipali per l’elezione dei sindaci.
Pertanto coloro che hanno manifestato in piazza contro il governo chiedendone le dimissioni sono contro la costituzione ungherese e contro lo Stato di diritto.
Oggi siamo molto vicini a scoprire chi sono le persone che giocano col fuoco in questo modo.
Ancora una volta l’Ungheria deve rispettare le norme dello Stato di diritto e della democrazia.
<SPEAKER ID="41" LANGUAGE="PL" NAME="Bogusław Rogalski (IND/DEM )." AFFILIATION="Land">
<P>
   – Signor Presidente, mi sento costretto a sollevare una questione di cui l’Unione europea non dovrebbe occuparsi nel XXI secolo.
Mi riferisco all’inquietante ondata di neonazismo e di neofascismo che pervade la Germania e che rappresenta una minaccia per la Polonia e per la Repubblica ceca.
<P>
Sono a rischio anche le relazioni future con l’Unione europea.
Alcuni giorni fa sono stati proclamati i risultati delle elezioni nel tedesco di Meclenburgo-Pomerania occidentale.
Il partito nazionale democratico tedesco ha ottenuto oltre il 7 per cento dei suffragi.
Pertanto l’NPD ha conquistato una rappresentanza in un altro .
I membri di questo gruppo hanno dato voce a opinioni allarmanti.
Mettono in discussione il confine tra Polonia e Germania e invocano la costituzione del quarto .
Considerano Hitler un genio e Hess un puro idealista.
Negano l’olocausto e diffondono pregiudizi a sfondo nazista sugli stranieri.
<P>
Come può essere che partiti di tale risma possano operare legalmente in Stati membri dell’Unione come la Germania, diffondendo l’odio, la xenofobia, il razzismo e l’antisemitismo?
L’anno scorso l’NPD ha ricevuto un sovvenzionamento di oltre 1 milione di euro dalle casse statali.
E’ scandaloso.
L’Unione deve tassativamente vietare le attività di gruppi di questo genere.
Chiedo ai deputati dell’Assemblea di presentare una risoluzione comune di condanna contro il sistema politico tedesco in cui c’è ancora spazio per il neonazismo.
<SPEAKER ID="42" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Mi scuso con tutti i deputati che non sono riusciti a intervenire, ma abbiamo considerevolmente superato il tempo assegnato a questo argomento.
<SPEAKER ID="43" LANGUAGE="DE" NAME="Jörg Leichtfried (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, desidero esprimere un unico commento.
Tutto quanto stanno dicendo i colleghi è ovviamente molto interessante e gli striscioni che hanno esposto attirano molto l’attenzione, ma io ho tentato cinque volte di ottenere il permesso di intervenire senza riuscirci.
Forse sarebbe il caso di dare facoltà di parola ad altri deputati seguendo l’ordine corretto.
<SPEAKER ID="44" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Mi dispiace di non poter dar facoltà di parola a tutti.
La prego di perdonarmi.
Ho preso nota della sua richiesta.
Lei sarà il primo a intervenire nella prossima tornata.
Vi sono altri deputati che sono sistematicamente intervenuti nelle ultime due sedute e li ho già avvertiti che cerco di dare precedenza a quelli che non sono intervenuti nelle sedute precedenti.
<SPEAKER ID="45" LANGUAGE="EN" NAME="Marios Matsakis (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, se un deputato attacca ferocemente il paese di un collega, credo che un rappresentante di tale paese debba avere la possibilità di rispondere.
Mi riferisco all’attacco sferrato da un collega britannico contro il governo cipriota.
Desidero ricordargli che a tutt’oggi il Regno Unito continua a esercitare un potere coloniale sul mio paese, Cipro.
<SPEAKER ID="46" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Grazie.
Anche lei avrà la possibilità di esporre le sue opinioni nel corso della prossima tornata.
Ho preso nota del fatto che non vi è riuscito oggi.
Ringrazio tutti e vi prego di accettare le mie scuse.
<SPEAKER ID="47" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="48" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:
<P>
– la relazione (A6-0234/2006), presentata dall’onorevole Krahmer a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa [COM(2005)0447 – C6-0356/2005 – 2005/0183/(COD)]; e
<P>
– la relazione (A6-0235/2006), presentata dall’onorevole Corbey a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla strategia tematica sull’inquinamento atmosferico [2006/2060 (INI)].
<SPEAKER ID="49" LANGUAGE="EL" NAME="Stavros Dimas," AFFILIATION="Μembro della Commissione.">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli deputati, innanzi tutto ringrazio i due relatori, l’onorevole Corbey, relatrice per la strategia tematica sull’inquinamento atmosferico, e l’onorevole Krahmer, relatore sulla proposta di direttiva relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, e porgo loro le mie congratulazioni per l’eccezionale lavoro che hanno diligentemente compiuto.
Rivolgo inoltre un ringraziamento speciale alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare per gli sforzi profusi sinora.
<P>
L’inquinamento atmosferico è e rimarrà uno dei principali problemi di sanità pubblica.
A causa dell’inquinamento dell’aria l’aspettativa di vita oggi in Europa è scesa di otto mesi e mezzo.
La qualità della vita di centinaia di migliaia di persone diminuisce ogni giorno di più e l’ambiente naturale è in pericolo, nonostante le significative riduzioni delle emissioni ottenute nel corso degli ultimi anni.
<P>
Dobbiamo intensificare la nostra azione.
La strategia che proponiamo identifica dunque i provvedimenti che dobbiamo assumere in questa direzione.
Essa prevede nuovi e inediti obiettivi nel settore della salute e dell’ambiente.
Le misure sulle polveri sottili provocheranno una riduzione nelle previsioni dei decessi precoci, passando dal dato attuale di circa 350 000 a 160 000 nel 2020.
Sarà questo l’esito dell’applicazione congiunta della strategia e di altre misure già concordate.
<P>
Per quanto concerne l’ambiente naturale, ci attendiamo che l’area degli ecosistemi a rischio di acidificazione si riduca di oltre il 50 per cento, mentre l’area degli ecosistemi a rischio a causa di livelli eccessivi di azoto dovrebbe diminuire di oltre il 30 per cento.
Questi sono obiettivi ambiziosi che, se verranno conseguiti, produrranno benefici ambientali esponenziali.
<P>
La strategia ovviamente dovrà essere applicata in maniera efficace.
La Commissione ha promesso di presentare misure a livello comunitario per migliorare l’aria ambiente.
In tale contesto si affronterà anche il problema dell’inquinamento transnazionale.
La strategia delinea alcune delle misure proposte a tal fine a livello comunitario.
La Commissione ha già presentato una proposta atta a ridurre le emissioni delle autovetture e dei furgoni, comunemente chiamata proposta Euro 5, e la commissione per l’ambiente ha recentemente approvato la propria proposta di relazione.
Ci si aspetta una proposta Euro 6 per le automobili e i furgoni, mentre altre proposte Euro 6 saranno avanzate per gli autoveicoli pesanti e gli autobus; sarà inoltre rivista la direttiva sui limiti massimi di emissione a livello nazionale in cui saranno fissati nuovi limiti per gli Stati membri.
A tempo debito seguiranno altre misure relative alla combustione su piccola scala e sull’agricoltura.
Tutte queste misure sono in via di preparazione e ovviamente saranno esaminate in dettaglio in conformità con i principi del miglioramento della legislazione.
<P>
Uno dei cardini della strategia è la proposta di rivedere la legislazione vigente sulla qualità dell’aria ambiente.
Il testo mantiene i valori limite correnti per la qualità dell’aria.
Le statistiche ufficiali dell’OMS confermano chiaramente la necessità di mantenere tali valori limite.
La proposta introduce per la prima volta limiti vincolanti per le polveri sottili, note come PM2,5, ossia particelle con un diametro inferiore a 2,5 milionesimi di metro.
Gli scienziati sono unanimi nel sostenere che tali particelle provocano gravi ripercussioni sulla salute umana.
La proposta prevede l’entrata in vigore dei limiti massimi di concentrazione nel 2010.
Nel contempo, sempre ai sensi della proposta, gli Stati membri dovranno cominciare a predisporre un monitoraggio accurato su siffatte particelle in tutta Europa.
Saranno inoltre presi provvedimenti per ridurre i livelli medi di esposizione della popolazione alle microparticelle.
Queste proposte devono essere approvate senza ritardi.
Le ripercussioni sulla salute infatti sono estremamente gravi e i dati sono inconfutabili.
Negli Stati Uniti gli obiettivi inerenti ai valori per il PM2,5 sono in vigore dal 1995.
Le statistiche che corredano lo studio sull’impatto della proposta dimostrano che l’approccio che proponiamo per ridurre l’esposizione alle particelle sottili apporterà maggiori benefici alla popolazione a un costo minore rispetto all’introduzione di un limite più basso di PM2,5, come invece propone il Parlamento.
La proposta della Commissione oltretutto concede agli Stati membri una maggiore flessibilità in relazione all’osservanza dei valori limite vigenti per la qualità dell’aria.
<P>
Il calcolo sui limiti non comprende le emissioni incontrollate provenienti da fonti naturali.
Saranno inoltre concesse proroghe nei casi in cui gli Stati membri dovessero scontrarsi con gravi problemi nel conseguimento del rispetto dei limiti.
Queste proroghe devono essere quanto più brevi possibile, in modo da salvaguardare la salute dei nostri concittadini e non penalizzare gli Stati membri che hanno compiuto sforzi seri e fattivi per assicurare il rispetto dei valori.
<P>
Commenterò molto brevemente alcuni dei principali emendamenti presentati dal Parlamento: per quanto riguarda la possibilità di allungare i termini, la Commissione propone di aggiungere cinque anni alla data in cui entreranno in vigore i valori limite, fissando quindi la scadenza alla fine del 2009 in congiunzione con lo strumento per escludere le emissioni da fonti naturali.
Grazie a questa architettura gli Stati membri saranno decisamente in grado di ottemperare alla direttiva.
<P>
La commissione per l’ambiente ha proposto due periodi di cinque anni dalla data di entrata in vigore della direttiva.
Ai sensi di tale proposta, l’osservanza verrebbe quindi posticipata al 2018 per valori limite già concordati nel 1999.
Non è accettabile.
In proposito il nuovo emendamento presentato in plenaria, l’emendamento n. 81, rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non possiamo comunque accettarlo, in quanto, se accettassimo una formula di quattro anni più due dall’entrata in vigore della direttiva, l’osservanza slitterebbe al 2013 per valori limite sul PM10 già concordati nel 1999.
Detto altrimenti, gli Stati membri avevano già riconosciuto tali soglie nel 1999.
<P>
Ai sensi della decisione del Consiglio e del Parlamento sul sesto programma d’azione comunitario per l’ambiente, la Commissione ha interpellato gli esperti dell’OMS sull’eventualità di modificare i valori limite vigenti sulla qualità dell’aria.
La loro risposta è stata negativa.
La Commissione pertanto non può accettare alcun indebolimento del valore massimo giornaliero per il PM10.
Gli emendamenti nn. 46 e 81 puntano ad aumentare il numero dei giorni in cui tale limite può essere superato, passando da 35 a 55.
Se tali emendamenti venissero approvati, allora, stando alle statistiche del 2004, verrebbe meno la necessità di adottare misure contro l’inquinamento atmosferico in città come Vienna, Francoforte, Bonn, Stoccarda e altre.
In fondo la domanda che dobbiamo porci è la seguente: come possiamo meglio tutelare la salute dei cittadini?
Abbassando il valore limite giornaliero o prendendo misure per contrastare il problema dell’inquinamento?
<P>
Per lo stesso motivo nemmeno l’emendamento che abbassa i valori limite può essere accolto, a meno che presupponga nuove misure comunitarie per ridurre l’inquinamento.
Esso inoltre è in conflitto con il diritto di iniziativa delle Istituzioni.
Oltretutto è impraticabile, perché è impossibile prevedere l’esito di misure che non sono ancora state presentate e quindi pregiudicherebbe il diritto dei cittadini all’aria pulita.
<P>
Ora credo di dovermi fermare.
<SPEAKER ID="50" LANGUAGE="DE" NAME="Holger Krahmer (ALDE )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero ringraziare per la cooperazione i relatori ombra del gruppo PPE-DE e del gruppo PSE, gli onorevoli Weisgerber e Corbey, ma voglio altresì ringraziare la Commissione insieme alla Presidenza austriaca e a quella finlandese per l’apertura e per la disponibilità al dialogo.
Il fatto che non vi sia sempre un accordo totale su tutto, sia all’interno di quest’Aula che tra le Istituzioni, dovrebbe divenire la norma nella democrazia europea, poiché, pur avendo approcci che partono da prospettive diverse e pur avendo priorità diverse, ciò che veramente conta è avere un unico fine in mente, ossia l’esigenza di migliorare la qualità dell’aria in Europa.
<P>
E’ assodato ormai che molte patologie respiratorie e le conseguenze che ne discendono sono attribuibili ai livelli elevati di inquinamento atmosferico, soprattutto nelle aree e nelle conurbazioni densamente popolate dell’UE.
L’inquinamento atmosferico non conosce confini e, quindi, il miglioramento della qualità dell’aria ambiente continua ad essere una grande sfida.
Il problema dell’inquinamento atmosferico può essere risolto solo nel lungo termine e in un quadro europeo, in particolare intensificando le misure transnazionali.
Per poter conseguire obiettivi ambiziosi, l’Unione deve dotarsi di ulteriori strumenti in futuro: l’aria pulita negli Stati membri può essere garantita solo se le direttive vigenti sono trasposte adeguatamente e se le nuove proposte legislative comunitarie saranno tese a ridurre le emissioni laddove agiscono coloro che provocano l’inquinamento.
<P>
Senza voler mettere in ombra le legittime preoccupazioni sullo stato dell’aria ambiente in Europa, desidero cogliere questa opportunità per sottolineare che la qualità dell’aria in Europa negli ultimi decenni è migliorata grazie a norme giuridiche più severe e al progresso tecnologico.
<P>
Prima del voto di luglio in seno alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e in vista del voto che ci accingiamo ad esprimere in plenaria, tutti e tre i principali gruppi dell’Assemblea hanno negoziato un pacchetto di emendamenti di compromesso che in sostanza mira, da un lato, a fissare valori limite e obiettivi ambiziosi e, dall’altro, a introdurre una maggiore flessibilità e una maggiore considerazione per le difficoltà con cui i singoli Stati membri si scontrano nel recepimento della direttiva in vigore.
Consentitemi di illustrarne brevemente i punti salienti.
<P>
Comincerò con il PM10.
L’Assemblea conviene ampiamente che il testo non è ambizioso, in quanto il valore medio annuale di 40 microgrammi per il PM10 rimarrà invariato anche dopo il 2010.
Tale valore però viene già rispettato nella maggior parte delle città europee.
La Commissione ha già annunciato l’introduzione di un valore medio annuale più rigoroso per il PM10 a partire dal 2010, ma, visto che la presente proposta non vi fa alcun accenno, i tre principali gruppi propongono che il valore limite del PM10 sia ridotto a 33 microgrammi a partire dal 2010.
<P>
Signor Commissario, trovo straordinario che, dinanzi alle critiche suscitate dai compromessi, lei continui a evitare di parlare di questo punto specifico.
Per quanto concerne i valori limite annuali del PM10 è stata registrata una marcata flessione.
Voglio precisare che tale risultato non è il frutto della diluizione dei valori limite che ha suscitato pesanti critiche delle organizzazioni ambientaliste.
<P>
Il valore limite giornaliero per il PM10, in virtù del quale la soglia dei 50 microgrammi può essere superata per un massimo di 35 giorni l’anno, è stato aspramente criticato da molti deputati, ma il fatto è che non esiste alcuna correlazione tra i valori giornalieri vigenti e le soglie annuali e che oltretutto il riferimento di 35 giorni è arbitrario.
Nessuno in quest’Assemblea metterebbe in dubbio l’importanza di effettuare misurazioni giornaliere e di informare le categorie a rischio in merito all’aumento delle concentrazioni di agenti inquinanti.
D’altro canto, nessuno scienziato serio ha ancora affermato che nel contesto della politica sanitaria il valore limite giornaliero sia più importante del valore annuale.
Sono arcinoti i problemi che le città incontrano in merito all’osservanza del valore limite giornaliero e noi lasciamo i comuni in una sorta di impotenza organizzata.
Ora è stato dimostrato che l’osservanza dei valori limite giornalieri è completamente scollegata da ogni provvedimento sull’aria pulita, in quanto dipende ampiamente da fenomeni atmosferici fortuiti.
<P>
La commissione per l’ambiente e i tre principali gruppi in Parlamento sostengono la proposta di compromesso secondo cui alle città e ai comuni colpiti da tale problema, oltre alla riduzione del valore del limite annuale di circa il 20 per cento, debba essere concessa – ma solo a determinate condizioni – una maggiore flessibilità e potranno darsi un valore limite di un massimo di 55 giorni invece di 35.
<P>
Alcuni potrebbero nutrire dubbi sulla correlazione tra i valori massimi annuali e giornalieri proposti dall’Assemblea, ma nessuno può seriamente affermare che siamo meno ambiziosi della Commissione e del Consiglio.
<P>
Ora passo al PM2,5, le particelle più sottili, che secondo tutti gli esperti, sono la fonte dei pericoli più gravi per la salute.
Tuttavia, i dati europei sul PM2,5 sono ancora incerti e la maggior parte degli Stati membri non ha un’esperienza sufficiente nella misurazione.
<P>
Proponiamo pertanto una regolamento a due fasi per il PM2,5, che preveda in primo luogo un valore obiettivo dal 2010 in poi e, a partire dal 2005 un valore limite di circa 20 microgrammi; anche in questo caso la proposta è più ambiziosa di quella del Consiglio e della Commissione.
<P>
La maggioranza del Parlamento conviene che il valore medio annuale di 25 microgrammi, come propone la Commissione, manca di ambizione e dovremmo quindi ridurlo.
Nella sua proposta la Commissione ha optato per una riduzione complessiva del 20 per cento del valore limite annuale per il PM2,5 senza prevedere alcuna ulteriore valutazione dell’impatto in merito alle azioni concrete e ai relativi costi per ogni singolo Stato membro.
Come i colleghi della commissione, sono persuaso che sia comunque preferibile puntare a un modello graduato, con trattamenti diversi a seconda degli Stati membri, e che tenga maggiormente conto dei progressi compiuti, piuttosto che puntare a una riduzione generale.
<P>
Desidero esprimere un commento sull’articolo 20.
Posso capire le critiche della Commissione e degli organismi esterni in merito alla regola del 5+5, che mira a introdurre un rinvio temporale per consentire l’osservanza dei valori limite.
Abbiamo messo a punto un nuovo pacchetto denominato “4+2”, che rappresenta un passo verso la posizione assunta dalla Commissione, la quale, come sappiamo, propone un periodo di cinque anni.
Tengo a reiterare che la qualità dell’aria in Europa potrà essere migliorata solo nel lungo periodo e solo attraverso azioni mirate a colpire il problema alla radice, ossia le cause dell’inquinamento.
Guardo quindi alla Commissione nell’attesa che siano presentate le proposte che ha annunciato per ridurre l’inquinamento alla fonte.
<SPEAKER ID="51" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La ringrazio molto, onorevole Krahmer.
Lei però mi pone un piccolo problema.
Il suo discorso è stato molto interessante – come, credo, possa confermare tutto il Parlamento – ma lei ha superato i due minuti e dieci secondi del tempo di parola che le era stato assegnato.
Comprende bene che non posso mostrare la stessa generosità verso tutti i colleghi.
Me ne scuso sin d’ora e mi auguro che cercherete tutti di rispettare il vostro tempo di parola.
Lei è stato il primo deputato ad intervenire della discussione, vi prego quindi di considerare questo un gesto di disponibilità della Presidenza.
<SPEAKER ID="52" LANGUAGE="NL" NAME="Dorette Corbey (PSE )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, presumendo che il gesto di disponibilità si applichi anche al secondo oratore oggi in lista, cercherò di essere concisa.
Signor Commissario, onorevoli colleghi, anch’io desidero iniziare con un breve ringraziamento ai relatori ombra, gli onorevoli Krahmer, Weisgerber e Wijkman, e agli altri relatori ombra che hanno contribuito a raggiungere questo risultato positivo.
La qualità dell’aria rappresenta un problema sanitario di primaria importanza e quando, oltre sei mesi fa, ho cominciato a esaminare approfonditamente la questione, sono rimasta turbata per le proporzioni che esso assume nella realtà dei fatti.
<P>
Gli europei muoiono all’incirca nove mesi prima rispetto all’aspettativa media di vita a causa della qualità dell’aria, mentre sono 350 000 le persone che muoiono dieci anni prima.
Milioni di persone soffrono di asma e di disturbi collegati.
La cattiva qualità dell’aria non si ripercuote su tutti allo stesso modo.
Gli abitanti delle grandi città, lungo le arterie ad alta percorrenza, i bambini e gli anziani sono infatti i più colpiti.
Per di più l’inquinamento atmosferico e le piogge acide che esso provoca costituiscono un grave problema ambientale in ampie parti d’Europa, in particolare in Scandinavia.
<P>
E’ per tale ragione, signor Commissario, che ci aspettiamo una politica determinata, tesa a frenare l’inquinamento atmosferico ed è questo il motivo per cui siamo delusi per le proposte che lei ha presentato.
La relazione dell’onorevole Krahmer e la mia relazione si pongono soprattutto come un atto di denuncia dell’atteggiamento indifferente verso l’inquinamento atmosferico.
Chiediamo dunque che siano apportati tre cambiamenti a livello politico.
Prima di tutto ci vogliono norme più severe, in secondo luogo deve essere assegnata maggiore attenzione all’attuazione e in terzo luogo deve essere dispiegata un’azione per affrontare il problema dell’inquinamento atmosferico alla fonte.
<P>
Per cominciare innanzi tutto dalle norme, la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare in entrambe le relazioni chiede un approccio più ambizioso, un elemento assolutamente imprescindibile.
Nella strategia tematica il livello prescelto di ambizione è compreso su una scala di A, B e C cui si aggiunge lo scenario riguardante la massima riduzione tecnicamente fattibile.
Tutti gli studi sulla valutazione d’impatto indicano che lo scenario di massima riduzione è comunque efficiente dal punto di vista dei costi e che lo scenario ideale è da ricercare tra B e C. Tuttavia la Commissione, tra l’altro senza fornire ulteriori spiegazioni, ha optato per il livello di ambizione A+, che in termini di sanità pubblica è una scelta incomprensibile.
Un livello più elevato di ambizione è possibile, come dimostrano gli Stati Uniti, ed è anche molto efficace dal punto di vista dei costi, come risulta chiaramente da tutti gli studi che suffragano siffatto concetto.
<P>
Benché le proposte delineate nella mia relazione costino forse alcuni miliardi in più, esse però permettono di realizzare vantaggi incontestabili sul versante sanitario.
Rappresentano inoltre indiscutibili incentivi per l’innovazione.
Nella direttiva la Commissione propone un nuovo parametro per le particelle più sottili, il PM2,5.
Le particelle più sottili sono più dannose per la salute e oltretutto il limite è più preciso, in quanto esse contengono meno componenti naturali come il sale marino e la sabbia del deserto.
Il PM2,5 è pertanto una misura migliore, nonostante l’introduzione del tutto deludente che ne ha fatto l’Esecutivo.
Il Parlamento ha chiesto un obiettivo e un valore limite di 20 µg/m3 per il PM2,5.
E’ notevolmente meglio rispetto ai 25 µg proposti dalla Commissione e dal Consiglio, ma è inferiore rispetto ai 15 µg che vigono negli Stati Uniti e ai 10 µg raccomandati dall’OMS.
<P>
In realtà vorrei proprio vedere come la Commissione riuscirà a integrare il livello di ambizione che il Parlamento ha indicato per la strategia nella futura legislazione e nella direttiva sui limiti nazionali di emissione.
Potrebbe rilasciare un commento su questo punto, signor Commissario?
E’ disposto a seguire il ragionamento del Parlamento e ad optare per un livello di ambizione che si collochi tra B e C?
<P>
Sono necessari migliori, come ho detto prima, ma questo è solo uno dei tre pilastri.
Il nostro secondo pilastro è l’attenzione da assegnare all’attuazione.
Finora gli sforzi dispiegati dagli Stati membri nel complesso non sono stati convincenti.
Solo quattro Stati membri rispettano pienamente i valori limite indicati nella presente direttiva.
Tocca alla Commissione garantirne l’osservanza, e oltretutto è necessario, poiché l’inquinamento atmosferico è un problema transnazionale.
Dal momento che, ad esempio, la metà dell’inquinamento in Olanda proviene dall’estero, è impossibile che tale paese da solo riesca a migliorare la qualità dell’aria, e deve quindi poter contare su Belgio, Regno Unito e Germania affinché compiano ogni sforzo per contrastare l’inquinamento ambientale.
Per contro l’Olanda esporta quantitativi elevatissimi di inquinamento, motivo per cui i paesi scandinavi, la Germania e il Belgio devono poter contare sull’Olanda affinché prenda i provvedimenti adeguati per migliorare la qualità dell’aria.
<P>
Finora la Commissione non ha reagito in maniera molto convincente nei confronti degli Stati membri che superano i limiti.
Introducendo nuovi provvedimenti nella direttiva, la commissione per l’ambiente spera di spingere la Commissione ad assumere un ruolo più attivo.
Gli Stati membri avranno il chiaro obbligo di compiere sforzi.
Alcuni paesi necessitano di più tempo rispetto ad altri per rientrare entro i valori limite.
Lo comprendo, ma essi devono attivarsi in tal senso, e credo che non debbano essere fatte eccezioni in assenza di un impegno attivo.
Solo a fronte di sforzi adeguati potranno essere previste eccezioni.
Contrariamente a quanto suggerisce il testo della Commissione, le eccezioni non sono un premio per l’inerzia, e l’emendamento n. 6 lo evidenzia a chiare lettere.
<P>
Il terzo pilastro prevede una politica ambiziosa sulle fonti.
Senza siffatta politica, senza una politica mirata a rendere meno inquinanti le automobili, il traffico merci, i trasporti e l’industria, per gli Stati membri, e certamente per gli Stati membri più densamente popolati, è estremamente difficile migliorare la qualità dell’aria.
Si evince pertanto che la qualità dell’aria può essere innalzata solo mettendo un freno al traffico e all’industria.
Misure di questo genere però sono drastiche e al contempo poco efficaci e oltretutto saranno poi le autorità locali, più delle altre, a doverne pagare il conto e ovviamente questo è inammissibile.
<P>
Una politica seria sulle fonti ha un effetto positivo sull’aria, sull’ambiente, sulla sanità pubblica e, in ultima analisi, riduce il consumo di energia e tutela il clima in ragione della riduzione delle emissioni di CO2.
In questo modo si favorisce altresì l’innovazione: infatti le automobili meno inquinanti e che consumano meno, ad esempio, si vendono di più.
Per tale ragione la commissione per l’ambiente desidera inserire nella direttiva l’articolo 30A, in cui si chiede una politica sulle fonti entro il 2010.
Pertanto la strategia propone un accordo interistituzionale in cui si possa innestare la politica sulle fonti.
Inoltre gli Stati membri, nel caso in cui non sia prevista siffatta politica, devono avere la possibilità di prendere le proprie misure sulle fonti al di fuori dal contesto del mercato.
<P>
L’inquinamento atmosferico è un problema grave, ma la buona notizia è che può essere risolto, purché da parte nostra vi sia la disponibilità a dar prova di volontà politica.
La commissione per l’ambiente, a mio parere, ha definito una base solida con questi tre pilastri.
Nel nuovo compromesso abbiamo conferito maggiore efficacia ai provvedimenti, che quindi sono stati migliorati rispetto alla versione precedente. Rinnovo la mia gratitudine a tutti quelli che hanno reso un contributo, in particolare agli onorevoli Krahmer, Weisgerber e Wijkman.
Attraverso norme più rigorose, una maggiore attenzione all’attuazione e una politica sulle fonti abbiamo apportato alcune modifiche politiche di fondamentale importanza.
Questo approccio infatti è il vessillo di una nuova Europa, più vicina ai cittadini, che mira a attuare le normative a livello di governo nazionale e di amministrazioni locali, tenendo conto dell’innovazione.
<SPEAKER ID="53" LANGUAGE="DE" NAME="Anja Weisgerber," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<P>
   . – Signor Presidente, le costruttive trattative con i relatori hanno portato a un compromesso sostenibile.
<P>
Se vogliamo realizzare il nostro principale obiettivo, ossia un miglioramento effettivo e duraturo nella qualità dell’aria, è vitale stabilire valori limite, i quali però di per sé non possono migliorare la qualità dell’aria; è possibile tagliare questo traguardo solo attraverso un’azione efficace in materia di emissioni, come la proposta Euro 5 che è già stata presentata e che introduce l’obbligo di installare filtri per le polveri sottili sui nuovi autoveicoli.
E’ primariamente alla Commissione che chiediamo ulteriori misure, ad esempio sotto forma di norme sulle fonti residenziali di combustione, la proposta Euro 6 sui veicoli pesanti, nonché l’introduzione di valori limite europei sui motori navali.
<P>
In linea generale vogliamo prendere le distanze dalle azioni che generalmente suscitano tanto clamore nei , ma che sono solo misure a breve termine di natura temporanea; vogliamo invece dirigerci verso misure a lungo termine che, affrontando il problema alla radice, proteggono la salute in maniera più efficace.
Per questo motivo i nostri valori limite annuali, ossia 33 milligrammi per metro cubo, sono più ambiziosi di quelli della Commissione, ed è sempre per questo motivo che vogliamo più flessibilità a livello locale per i valori massimi giornalieri i quali, com’è stato dimostrato, sono ampiamente soggetti agli influssi meteorologici; oltretutto è assodato che l’esposizione a lungo termine è più pericolosa, ed è questo il punto su cui dobbiamo concentrarci.
<P>
Riducendo i valori limite annuali per le polveri sottili, miriamo a creare incentivi per progetti sostenibili e a lungo termine come le zone ambientali o l’introduzione di filtri per le polveri sottili.
Valori limite annuali più rigorosi e un’effettiva riduzione dell’inquinamento a lungo termine apporteranno più benefici alla popolazione rispetto a misure quali la chiusura delle strade per periodi di 24 ore.
<P>
Anche a livello nazionale e locale devono essere presi tutti i provvedimenti necessari e adeguati per migliorare la qualità dell’aria e noi stiamo varando gli incentivi giusti anche a questo fine.
Le autorità locali potranno beneficiare di proroghe nelle scadenze per un massimo di sei anni solo se produrranno programmi d’azione in cui si dimostri che, proporzionatamene alle loro capacità, hanno preso ogni provvedimento possibile per migliorare la qualità dell’aria; inoltre questa possibilità non sarà aperta a tutti, ma solo alle autorità che riusciranno a dimostrare di essere alle prese con condizioni meteorologiche particolarmente sfavorevoli causate, tra l’altro, anche dalla collocazione della loro zona di competenza all’interno di bacini.
<P>
Questi chiari messaggi rappresentano l’essenza del compromesso, il quale si pone quindi come un mezzo uniforme ed efficace per conferire alla salute pubblica la protezione di cui necessita.
<SPEAKER ID="54" LANGUAGE="FI" NAME="Riitta Myller," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE.">
<P>
   – Signor Presidente, convengo con il relatore, la direttiva non ci porterà più vicino all’obiettivo di avere un’aria ambiente di buona qualità.
E’ positivo che le polveri sottili, il PM2,5, siano inserite nella direttiva e che in proposito siano fissati valori limite vincolanti.
Il valore limite proposto dalla Commissione e sostenuto dal Consiglio è di 20 microgrammi, come è già stato accennato più volte in questa sede.
E’ stato anche detto che il Parlamento chiede un valore più rigoroso.
E’ tutto molto positivo, ma se raffrontiamo la proposta al parametro proposto, ad esempio, dall’OMS, grazie al quale arriveremmo ad avere condizioni tali da non causare più alcun danno alla salute umana e senza alcun effetto avverso sui livelli di tolleranza della natura, il valore limite proposto nel testo è semplicemente troppo elevato.
L’OMS propone 10 microgrammi e, come è già stato accennato, gli Stati Uniti e il Canada sono già arrivati a un valore pari a 15.
<P>
L’inquinamento atmosferico si annovera tra i principali problemi ambientali dell’Europa e la popolazione vi è esposta.
In questa sede si è parlato di 360-400 000 decessi precoci all’anno.
A prescindere dal dato preciso, è comunque una cifra elevata.
Il valore limite fissato può avere un impatto effettivo sul numero di vite umane che possono essere salvate.
Se la raccomandazione dell’OMS dovesse entrare in vigore, potranno essere salvate diverse decine di migliaia di vite umane.
Con i valori attualmente proposti arriveremo solo ad alcune migliaia.
Il Parlamento però chiede valori limite più severi per le polveri sottili, e ne convengo.
Non condivido però la proposta di prorogare la scadenza per l’attuazione.
Spero che riusciremo a migliorare questo punto.
<P>
Sono relatrice per l’ultima fase del sesto programma d’azione comunitario per l’ambiente, che fissa obiettivi relativamente ambiziosi e che si applica anche alla qualità dell’aria.
Esso punta a scongiurare ogni genere di danno alla salute umana.
Ora dobbiamo ammettere che con questa prima strategia legislativa tematica, che è tesa a perseguire gli obiettivi del sesto PAA, non conseguiremo la meta.
In questo modo ne usciranno quindi indeboliti anche gli obiettivi concordati per il sesto PAA.
<SPEAKER ID="55" LANGUAGE="NL" NAME="Jules Maaten," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE">
<P>
   . – Signor Presidente, l’importanza dell’aria pulita naturalmente è fuori da ogni discussione, ed è altresì palese che i benefici che ne derivano superano abbondantemente i costi.
Lo scopo di questa normativa – e mi riferisco principalmente alla proposta di direttiva – è del tutto positivo e sostengo in particolare gli sforzi profusi dall’onorevole Krahmer per renderla quanto più funzionale possibile.
Dobbiamo però chiederci se noi nell’Unione europea siamo sulla strada giusta e se la legislazione che stiamo redigendo non abbia solo un mero valore simbolico.
<P>
Perché dico questo?
Dal canto nostro vogliamo introdurre norme severe negli Stati membri, ma questi stessi Stati membri non riescono nemmeno a rispettare le vecchie norme sulla qualità dell’aria.
Dall’entrata in vigore della direttiva sulla qualità dell’aria nel 2005, che specifica le soglie per le particelle PM10, dieci Stati membri non rispettano le norme.
Anche prima del 2005 alla Commissione avrebbe dovuto apparire ovvio che gli Stati membri non sarebbero riusciti a rispettare i valori limite senza una politica sistematica sulle fonti atta a imporre restrizioni sui fumi di scarico delle automobili, degli autotreni e delle navi.
<P>
Tra il 2002 e il 2004 circa il 96 per cento delle città superava i limiti giornalieri, mentre i limiti annuali venivano superati in diverse regioni dell’Europa meridionale, nel Benelux e in Germania, come pure nell’Europa centro-orientale, per un totale di circa il 73 per cento delle città.
Senza misure alla fonte, che anni fa la Commissione aveva spesso annunciato, non ha scopo fissare valori più o meno rigorosi per il PM10 o il PM2,5 per non parlare poi dell’azoto.
<P>
Senza misure a monte gli Stati membri non riusciranno a ottemperare ai valori limite, e ovviamente sono lieto che la Commissione abbia confermato di voler produrre tutti questi provvedimenti, anche se non subito.
Esiste una grandissima opposizione in seno all’Esecutivo su questa politica e in effetti anche in Parlamento.
Le misure locali a breve termine non sortiscono effetti.
Una politica efficace deve infatti vertere su misure a lungo termine che devono quindi includere anche la politica sulle fonti, cosa che però non rientra nella presente proposta.
L’oggetto della normativa è lodevole, ma la via imboccata per raggiungerlo è opinabile.
<SPEAKER ID="56" LANGUAGE="FI" NAME="Satu Hassi," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, com’è già stato detto, l’inquinamento atmosferico uccide prematuramente oltre 300 000 europei ogni anno.
Gli esperti di salute ambientale hanno decretato che la proposta della Commissione è clamorosamente inadeguata, ma il Parlamento europeo vuole forse peggiorarla ulteriormente?
La maggioranza della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare in effetti propone di rendere le norme meno rigorose.
Ha posticipato l’entrata in vigore di oltre 10 anni e raddoppierebbe il numero di giorni in cui possono essere superati i valori limite, passando da 30 a 55 all’anno.
Ha addotto il pretesto secondo cui in un lontano futuro i valori limite annuali scenderanno da 40 a 30 microgrammi per metro cubo.
E’ un miglioramento fittizio, però, in quanto il valore limite attuale, se potrà essere superato per oltre 35 giorni, in pratica corrisponde a una media annua di 30 microgrammi.
<P>
E’ falso che in base ai valori limite giornalieri le aziende produrrebbero un impatto trascurabile sulla salute.
Al contrario gli ospedali si troverebbero costretti ad accogliere più pazienti con patologie cardiache nelle giornate in cui vengono superati i livelli massimi di inquinamento.
A giustificazione di questa scandalosa proposta della commissione per l’ambiente è stato detto che gli Stati membri non avrebbero potuto fare di meglio.
Gli stessi Stati membri in Consiglio, però, hanno provvisoriamente concordato una linea più rigorosa che prevede un posticipo di soli tre anni.
A seguito di questi primi segni di accordo in Consiglio i tre principali gruppi politici hanno definito una proposta di compromesso ancora più allettante, che comunque prevede un rinvio più lungo dell’entrata in vigore rispetto alla proposta del Consiglio dei ministri.
<P>
E’ stato sconcertante constatare che i negoziatori di certi gruppi si facevano guidare dall’industria automobilistica.
Sarebbe veramente una vergogna se i principali gruppi politici del Parlamento soccombessero alle pressioni delle dell’industria automobilistica.
<P>
Onorevoli colleghi, mi appello a voi affinché non approviate la proposta della commissione per l’ambiente o dell’onorevole Weisgerber e altri di posticipare l’entrata in vigore della normativa e vi invito a difendere il diritto dei cittadini a respirare aria pulita.
<SPEAKER ID="57" LANGUAGE="SV" NAME="Jonas Sjöstedt," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL.">
<P>
   – L’inquinamento atmosferico è la causa dei principali problemi di salute pubblica all’interno dell’Unione europea.
I calcoli effettuati dalla Commissione dimostrano che ben 370 000 decessi precoci all’anno sono attribuibili alle emissioni nell’atmosfera.
Le emissioni di particolato sono la prima causa di tali decessi prematuri rispetto all’aspettativa di vita, a cui si aggiungono tutti i problemi sanitari che colpiscono le persone sotto forma di asma o allergie di vario genere, soprattutto i bambini che sono la categoria più vulnerabile.
L’inquinamento atmosferico inoltre provoca gravi problemi ambientali, ossia l’eutrofizzazione, l’acidificazione e l’ozono a livello del terreno.
Sono chiari i motivi di ordine sanitario e ambientale per cui si rendono necessari limiti severi sulle emissioni.
Anche le stime di natura socioeconomica hanno portato alla stessa conclusione.
La società trarrebbe notevoli vantaggi se venissero meno i costi dovuti alle emissioni.
<P>
Per tali ragioni la strategia tematica avanzata dalla Commissione e la proposta di direttiva sul miglioramento dell’aria ambiente appaiono deludenti.
Il livello di ambizione è molto basso.
Ancora una volta ci è stato tristemente confermato che una politica ambientale ambiziosa non è una priorità per questa Commissione europea.
Purtroppo anche le proposte di relazione stilate dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare sono frutto di compromessi inadeguati.
Le decisioni ivi delineate semplicemente non sono idonee ad apportare soluzioni efficaci ai problemi.
Il gruppo GUE/NGL ha quindi presentato una serie di emendamenti per conferire maggiore rigore alle proposte di direttiva.
Sono diversi gli scopi che soggiacciono ai vari emendamenti.
Prima di tutto vogliamo eliminare le deroghe eccessivamente generose che sarebbero concesse agli Stati membri e che posticiperebbero inutilmente di diversi anni la messa in atto della direttiva.
Per quanto concerne l’obiettivo di riduzione dell’esposizione, riteniamo che debba essere vincolante e che debba essere portato al 25 per cento.
In relazione al limite di concentrazione delle polveri sottili vogliamo che sia ridotto a 10 microgrammi, in modo da essere in linea con il livello raccomandato dall’OMS per i paesi industrializzati.
Reputiamo inoltre che le stesse norme per mantenere basso il livello di inquinamento debbano essere introdotte ovunque a prescindere dalle fonti naturali di emissione.
Altrimenti si verrebbero a creare ambienti diversi per popolazioni diverse a seconda del luogo di residenza.
Questa è la nostra posizione.
<P>
Signor Presidente, voglio usare l’ultimo mezzo minuto a mia disposizione per esprimere un ringraziamento a titolo personale.
Domani presenterò le mie dimissioni dalla carica di deputato al Parlamento europeo, quindi questo è stato il mio ultimo intervento in Aula.
Desidero ringraziare i colleghi con cui ho lavorato in questi 11 anni.
E’ stato un piacere lavorare in quest’Assemblea.
Desidero inoltre ringraziare i servizi del Parlamento e soprattutto gli interpreti.
Grazie molte.
<SPEAKER ID="58" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Onorevole Sjöstedt, partecipo con grande commozione a questo momento.
A nome dell’Assemblea posso garantirle che il suo contributo ai nostri dibattiti è stato motivo di grande soddisfazione per noi tutti.
Lei è deputato al Parlamento da molto tempo ed è molto stimato anche al di fuori del suo gruppo, lo posso testimoniare.
<SPEAKER ID="59" LANGUAGE="EN" NAME="Liam Aylward," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN">
<P>
   . – Signor Presidente, anch’io desidero esprimere i miei migliori auguri per il futuro all’onorevole Sjöstedt.
<P>
In veste di membro della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sostengo la strategia sulla qualità dell’aria delineata dalla Commissione.
Tale strategia definisce una serie di obiettivi sanitari e ambientali insieme a obiettivi per la riduzione delle emissioni dei principali agenti inquinanti.
La Commissione infatti si impegna a presentare una serie di iniziative settoriali aventi i seguenti obiettivi: la riduzione delle emissioni dovute al trasporto merci, la riduzione delle emissioni di ammoniaca ad uso agricolo, l’incremento delle misure di prevenzione integrata e di controllo dell’inquinamento per le unità più piccole, norme più severe sulle emissioni dei veicoli e l’attuazione di una direttiva sui limiti nazionali alle emissioni.
<P>
Riconosciamo tutti i sostanziali benefici che discendono dalla riduzione dell’inquinamento ambientale e sosteniamo gli approcci integrati ed efficaci dal punto di vista dei costi per conseguire miglioramenti nella qualità dell’aria.
Senza dubbio anche maggiori investimenti nelle energie rinnovabili e nel settore dei biocarburanti concorreranno a creare un ambiente più pulito.
<P>
Recentemente la commissione per l’ambiente ha approvato a larga maggioranza la mia relazione sul futuro del settore dei biocarburanti. Consentitemi dunque di elencarvi i punti salienti del testo.
Le emissioni dei gas ad effetto serra dei biocarburanti sono del 40-80 per cento inferiori rispetto a quelle prodotte dai carburanti fossili. I biocarburanti inoltre rappresentano nuove fonti di reddito per gli agricoltori grazie a un’agricoltura multifunzionale sulla falsariga dell’obiettivo della PAC.
<P>
L’Unione europea deve essere audace nelle strategie che persegue per promuovere l’uso dei biocarburanti.
Dobbiamo stimolare una maggiore domanda di biocarburanti in Europa e dobbiamo garantire che il settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo per il periodo 2007-2013 sia fortemente improntato alla promozione del settore dei biocarburanti negli Stati membri.
<P>
Mi sembra che conveniamo tutti sul fatto che il potenziale dell’energia rinnovabile sia un mezzo importante per stimolare l’occupazione e creare un valore aggiunto nelle aree rurali.
Lo scorporo del sostegno al reddito per la produzione, introdotto dalla PAC nel 2003, concorrerà a favorire la produzione su base continuativa di specie idonee alla produzione di energia.
L’avvento dei biocarburanti rappresenta una buona notizia per il settore agricolo europeo e in Irlanda è particolarmente positivo per la protezione dell’ambiente a medio e lungo termine.
<P>
Nell’Unione europea occorre un’azione ferma per promuovere il settore dei biocarburanti.
Siamo consci dell’importanza del comparto.
Ne conosciamo i benefici ambientali, quindi vi invito tutti a mobilitarvi per raccogliere insieme la sfida.
<SPEAKER ID="60" LANGUAGE="NL" NAME="Johannes Blokland," AFFILIATION="a nome del gruppo IND/DEM">
<P>
   . – Signor Presidente, in nessun altro Stato membro si è discusso così tanto di qualità dell’aria come nel mio paese.
Per come la vedo, i problemi di grande attualità nei Paesi Bassi dovrebbero essere evidenti anche in quasi tutti gli altri Stati membri, in particolare nelle aree urbane.
L’accordo raggiunto tra i gruppi politici apre la possibilità di posticipare – giustamente – l’entrata in vigore dei valori limite per il PM10, ed io chiederò al mio gruppo di votare a favore di questa possibilità.
Infatti desidero richiamare l’attenzione sull’emendamento n. 76, poiché l’accordo – erroneamente – non tiene minimamente in conto l’ossido di azoto.
Chiedo pertanto ai colleghi di sostenere questo emendamento.
<P>
Ora mi rivolgo al Commissario Dimas.
Finora, signor Commissario, lei ha sempre affermato che la Commissione non può accettare l’idea di un eventuale posticipo per la concomitanza di nuove misure dell’Esecutivo.
Domani noterà che ha dinanzi a sé un’ampia maggioranza.
Di sicuro la settimana scorsa avrà anche letto la relazione dell’Istituto per la politica ambientale europea in cui si afferma che combinare le due componenti sarebbe cosa positiva.
Non c’è veramente alcuna possibilità di raggiungere una posizione di compromesso su questo punto?
<P>
Infine, desidero naturalmente esprimere un ringraziamento ai due relatori.
So che può essere molto complicato negoziare su tutti i problemi nell’ambito di un tema tanto delicato come questo, ma i relatori hanno svolto egregiamente tale ruolo, motivo per cui sono loro grato.
Onorevole Sjöstedt, la ringrazio tantissimo per il grande lavoro di squadra. Che Dio la benedica.
<SPEAKER ID="61" LANGUAGE="" NAME="Irena Belohorská (NI )." AFFILIATION="SK">
<P>
   – () Desidero ringraziare i due relatori per il lavoro svolto su questo importante tema.
E’ noto che l’inquinamento atmosferico riduce di ben nove mesi l’aspettativa media di vita.
Oltre la metà degli europei vive in una situazione in cui il limite di concentrazione giornaliera viene superato per oltre 35 volte l’anno.
Nell’Unione europea i fanalini di coda sono il Benelux, l’Italia settentrionale e i nuovi Stati membri.
<P>
L’inquinamento atmosferico è causa di diverse patologie respiratorie e di altri tipi di disturbi.
Ai sensi dell’articolo 152 del Trattato CE la sanità pubblica rientra nella sfera di competenza degli Stati membri, e l’Unione europea ha solamente poteri limitati in tale ambito. Di conseguenza, bisogna trovare il modo di consentire all’Unione europea di agire indirettamente, ossia per mezzo di altre politiche, al fine di migliorare la salute.
Il miglioramento della qualità dell’aria è senz’altro un esempio di tali politiche.
<P>
Se gli Stati membri, e soprattutto i nuovi paesi membri – per cui il diritto comunitario è ancora un’area giuridica nuova cui si aggiungono i gravi problemi economici con cui sono alle prese – dovranno attuare la direttiva quadro nei rispettivi ordinamenti giuridici insieme a quattro altre normative, tre direttive sorelle e una decisione del Consiglio, è chiaro che l’attuazione sarà colma di difficoltà, errori e lacune.
Per l’opinione pubblica sarà difficile identificare le norme comunitarie vincolanti sulla qualità dell’aria.
Sono quindi lieta che la presente proposta semplificherà di oltre la metà la legislazione in atto.
L’Unione europea necessita di obiettivi a lungo termine, controlli e verifiche severe sull’attuazione della direttiva da parte degli Stati membri.
<P>
D’altro canto, l’UE dovrebbe adottare regole trasparenti e più centrate sulla limitazione delle emissioni di agenti inquinanti.
Gli obiettivi fissati nella normativa, che sia sul PM10 o sul PM2,5, o sulla data in cui la direttiva entrerà in vigore, devono essere ambiziosi ma al contempo realistici.
Altrimenti ci esporremo al rischio del mancato rispetto da parte degli Stati membri.
In proposito è importante comprendere che anche le attività comunitarie più motivate saranno vane se l’Unione non si impegnerà in una cooperazione globale, poiché l’inquinamento atmosferico proverrà dall’estero e non saremo certo in grado di fermarlo.
<SPEAKER ID="62" LANGUAGE="EN" NAME="John Bowis (PPE-DE )." AFFILIATION="smog">
<P>
   – Signor Presidente, se volete sapere il motivo per cui stiamo tenendo questo dibattito, venite con me a Oxford Street, nel mio collegio elettorale di Londra, dove si sente l’odore, il sapore e la sensazione di inquinamento atmosferico, il problema che stiamo cercando di combattere.
In epoche passate si rese necessario affrontare il problema dello mediante leggi sulla qualità dell’aria, che vietarono l’uso del carbone nelle abitazioni, nell’industria e nel settore ferroviario.
<P>
Ora siamo dinanzi alla sfida delle polveri sottili e degli effetti prodotti sull’apparato respiratorio e cardiovascolare dei nostri elettori, che comportano un maggiore ricorso a farmaci, milioni di giorni lavorativi persi ogni anno e decessi precoci.
Nel mio collegio elettorale sono 1 000 le persone che muoiono precocemente a causa dell’inquinamento, mentre altre 1 000 devono ricorrere a cure ospedaliere.
E’ stato stimato che l’inquinamento da PM2,5 riduce di circa otto mesi l’aspettativa di vita.
E’ questa la sfida.
Per tale ragione dobbiamo affrontare l’inquinamento alla fonte in relazione alle autovetture e ai veicoli pesanti, alle navi, nel campo dei carburanti agricoli e dei prodotti che utilizzano grandi quantitativi di energia e via dicendo.
Tuttavia, dobbiamo affrontarlo anche attraverso questa direttiva, semplificando gli strumenti giuridici precedenti e promulgando la nuova norma sulle polveri sottili, il PM2,5, proprio perché sappiamo che sono gli agenti più pericolosi per la salute umana.
Occorre una direttiva forte e la Commissione giustamente ci ricorda che non dobbiamo ritornare sugli elementi su cui era già stato trovato un accordo.
La mia delegazione voterà certamente a favore di norme più audaci ed efficaci da attuarsi quanto prima possibile.
<P>
Ringrazio i due relatori che hanno traghettato i testi dalla commissione alla plenaria ed esprimo i miei migliori auguri alla Commissione per i suoi lavori.
Faccio altresì gli auguri all’onorevole Sjöstedt, amico e collega della commissione per l’ambiente.
Visto che porterà le sue competenze ambientali oltreoceano, speriamo che riesca a influenzare anche gli americani affinché comprendano la necessità di misure ambientali di questo genere.
<SPEAKER ID="63" LANGUAGE="DE" NAME="Matthias Groote (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono grato ai relatori per il lavoro svolto e per l’apertura al compromesso che si riflette negli emendamenti.
La qualità dell’aria costituisce il metro di valutazione della qualità della vita.
Ogni anno nell’Unione europea oltre 300 000 persone muoiono prematuramente a causa delle polveri sottili; è una situazione insostenibile che deve finire e quindi è buona cosa che si stia sviluppando una strategia e che sia stata presentata una direttiva sulla qualità dell’aria e sull’aria pulita in Europa.
<P>
La principale preoccupazione rispetto al miglioramento della qualità dell’aria verte sui valori limite per le polveri sottili PM10 e PM2,5.
Il 21 giugno la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare si è espressa a favore di valori limite ambiziosi.
Per gli Stati membri è importante che non siano definiti solamente i valori limite per una buona qualità dell’aria, ma anche i mezzi per garantirne il rispetto, e cito ad esempio la norma Euro 5 sulle emissioni per le automobili private.
<P>
Oltre agli strumenti, pure il fattore tempo svolge un ruolo essenziale nel rispetto dei valori limite; anche se venissero immediatamente definiti valori limite più rigorosi per le automobili, ci vorrebbe del tempo prima che sulle strade europee circolino più autoveicoli meno inquinanti.
I compromessi su cui siamo chiamati a votare garantiscono valori limite più severi insieme a un calendario realistico, in modo che gli strumenti possano funzionare e i limiti possano essere rispettati.
L’identificazione di valori limite ambiziosi per la qualità dell’aria e lo sviluppo di strumenti atti a garantire che siano conseguiti sono fattori che possono migliorare la qualità dell’aria e quindi anche la qualità della vita in Europa negli anni a venire, ed è questa la meta cui dobbiamo tendere.
<P>
Infine devo altresì ringraziare l’onorevole Sjöstedt, il quale in veste di relatore ombra ha lavorato con me alla fine dei negoziati sulla proposta Euro 5.
Io sono deputato al Parlamento europeo da poco tempo – solo dieci mesi – ma posso dirti, Jonas, che in questo periodo sei diventato un caro collega per me.
Ti auguro ogni successo per la tua futura carriera e ti faccio i miei migliori auguri.
<SPEAKER ID="64" LANGUAGE="EN" NAME="Sarah Ludford (ALDE )." AFFILIATION="smog">
<P>
   – Signor Presidente, non faccio parte della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, ma, come l’onorevole Bowis, rappresento Londra, la città tradizionalmente nota per lo .
L’aria di Londra oggi è molto inquinata e la città è il fanalino di coda in Europa.
I limiti comunitari di inquinamento atmosferico vengono significativamente superati sulle principali arterie stradali della città, nel centro e nella zona dell’aeroporto di Heathrow, dove il biossido di azoto è il doppio rispetto al limite massimo a causa della presenza congiunta di aerei e di autoveicoli.
<P>
Accolgo con favore gli elementi positivi contenuti nelle nuove proposte e nella relazione Krahmer, come la razionalizzazione della legislazione, una maggiore accessibilità pubblica ai risultati del monitoraggio, nuovi limiti sulle polveri sottili e norme più severe sugli altri agenti inquinanti.
Tuttavia, sono molto preoccupata per le ricadute che potrebbero ripercuotersi sulla mia città, se venissero rinviate le scadenze, spostandole dal 2010 al 2018, per le aree più a rischio.
<P>
Agli abitanti di Londra si chiederebbe un atto di fiducia nel governo britannico o nel sindaco, se si dovesse ricorrere al rinvio laddove è veramente impossibile rispettare la scadenza del 2010.
Tuttavia, la riduzione del traffico stradale e aereo dipende sicuramente dalla volontà politica.
Una barriera che separa il governo britannico dall’obiettivo di creare una terza pista a Heathrow è rappresentata dai limiti comunitari sulla qualità dell’aria, in particolare sul biossido di azoto.
Temo che un lungo rinvio possa consentire al governo di aggirare tali limiti.
<P>
Sono sorpresa e alquanto delusa che i colleghi siano meno progressisti dei governi europei, perlomeno sulla questione delle scadenze.
In Assemblea è la prima volta da parecchi anni a questa parte che rilevo una posizione più progressista in seno al Consiglio.
Per il bene degli abitanti di Londra spero che saranno confermate le scadenze più prossime.
<SPEAKER ID="65" LANGUAGE="FR" NAME="Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, se vogliamo lottare efficacemente contro l’inquinamento atmosferico e ottenere risultati sul fronte della salute, allora in Parlamento dobbiamo adottare progetti ben più ambiziosi.
Non è più ammissibile accampare il pretesto delle difficoltà che alcuni Stati membri incontrano nella messa in atto della legislazione ambientale, poiché sulla salute umana non si può più scendere a patti.
<P>
Il costo delle malattie provocate all’inquinamento atmosferico aumenta di giorno in giorno.
Attualmente sono le autorità pubbliche che pagano il conto della sanità, poiché tale costo non sempre viene tenuto in considerazione nei nostri calcoli economici.
Del resto alcuni economisti ritengono che bisognerebbe portare il prezzo del gallone di petrolio dagli attuali tre dollari a dieci per integrare il costo sanitario e il costo del cambiamento climatico.
In questo modo la situazione muterebbe radicalmente.
<P>
Signor Commissario, l’Unione non deve indebolirsi sul fronte ambientale, cosa che invece tende a fare nell’insidioso gioco della semplificazione e della concentrazione dei testi giuridici europei.
Per tale motivo il gruppo Verde/Alleanza libera europea invoca approcci più vincolanti, segnatamente per il PM2,5, oltre alla soppressione delle deroghe.
<P>
La catastrofe che incombe su di noi, onorevoli colleghi, richiede misure drastiche e per una volta l’esempio proviene dagli Stati Uniti; infatti la California ha compiuto un gesto che fa riflettere, denunciando i maggiori costruttori di automobili per le minacce ambientali e per i danni alla salute.
<P>
Infine desidero esprimere alcune parole al nostro caro amico, onorevole Sjöstedt.
Credo che la sua prospettiva ci mancherà nella commissione per l’ambiente, ma gli auguriamo il meglio oltreoceano, sul fronte opposto dell’Unione europea.
Mi auguro che porti anche laggiù il messaggio della protezione della natura.
Grazie.
<SPEAKER ID="66" LANGUAGE="EL" NAME="Adamos Adamou (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, pur essendo praticamente invisibili, gli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera mettono a repentaglio la salute.
Basti pensare che il costo a carico del servizio sanitario nazionale per patologie riconducibili all’inquinamento rappresenta oltre il 10 per cento del prodotto nazionale lordo.
Per quanto concerne le deroghe, la soluzione migliore sarebbe quella di non prevederle affatto.
<P>
A questo punto tengo a sottolineare il nostro sostegno a favore dell’emendamento che verte su questo punto specifico, ossia l’emendamento n. 73 presentato dall’onorevole Sjöstedt; se tale emendamento sarà respinto, l’emendamento n.
54 presentato dall’onorevole Hassi prevede un periodo minimo in cui saranno consentite deroghe.
<P>
Bisogna sottolineare che, se si riduce il limite massimo della concentrazione di PM2,5, i cittadini europei ne trarranno certamente beneficio.
Tuttavia, studi recenti dimostrano che una riduzione a 25 µg/m3 provocherebbe una riduzione di soli 4 500 decessi precoci, mentre, se la riduzione arrivasse a 15 o 10 µg/m3, come raccomanda l’OMS, la diminuzione del numero di morti precoci sarebbe rispettivamente di 13 000 e di 22 000.
<P>
Va osservato che uno dei punti più forti della legislazione sulla qualità dell’aria è che il valore limite di 50 µg/m3 per le concentrazioni massime di PM10 non deve essere superato per più di 35 giorni l’anno.
<P>
Gli emendamenti che prevedono un aumento del numero di giorni in cui il limite può essere superato, portando la soglia da 35 a 55, da un lato, indeboliscono significativamente la direttiva, mentre, dall’altro, non hanno alcun effetto sul versante della salvaguardia della salute pubblica e su questo punto sono assolutamente d’accordo con il Commissario.
<P>
Jonas, ti siamo grati e personalmente ti ringrazio in maniera speciale, perché, essendo io un nuovo deputato, tu mi hai insegnato molto.
Buona fortuna per il futuro.
<SPEAKER ID="67" LANGUAGE="PL" NAME="Urszula Krupa (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, nel minuto che ho a disposizione mi preme sottolineare che la direttiva sulla qualità dell’aria in Europa, insieme agli emendamenti che inaspriscono significativamente i valori limite, mette i nuovi paesi membri sullo stesso piano del cosiddetto vecchio gruppo dei Quindici, in cui però da lungo tempo vengono applicati metodi volti a ridurre le emissioni di agenti inquinanti.
<P>
Secondo le stime del ministero dell’Ambiente polacco, occorrono investimenti supplementari di 50 miliardi di zloty per riuscire a rispettare le norme contenute nella direttiva.
Si prevede inoltre un aumento significativo dei costi economici e sociali.
Per i ceti meno abbienti l’incremento del costo della vita potrebbe neutralizzare qualsiasi beneficio derivante da una migliore qualità dell’aria.
Il tenore di vita di queste persone diminuirebbe a causa di una dieta insufficiente, dell’impossibilità di accedere all’assistenza sanitaria, di mantenere le condizioni minime di igiene insieme ad altri fattori ambientali che concorrono a creare un buono stato di salute.
<P>
“Un’aria più pulita per l’Europa” – gli altri approcci non affrontano il problema nel breve termine.
Per tale ragione siamo a favore dell’estensione del periodo entro cui i limiti devono essere rispettati, soprattutto per i nuovi paesi membri.
Sempre per questo motivo ci opponiamo a condizioni più rigorose per le deroghe.
Voteremo contro gli emendamenti restrittivi.
<SPEAKER ID="68" LANGUAGE="DE" NAME="Karl-Heinz Florenz (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli relatori, carissimo Jonas, ritengo che il compromesso raggiunto sia positivo, in quanto riunisce obiettivi impegnativi e una struttura flessibile.
E’ una buona decisione cui si associa l’impegno a non consentire scorciatoie per coloro che – magari anche non per loro volontà – rimangono inerti su questo fronte.
Per l’industria dei trasporti, ad esempio, si prevede una crescita del 60 per cento nei prossimi vent’anni.
<P>
Tutti gli oratori che sono intervenuti oggi hanno parlato dell’importanza di un ambiente pulito. La questione infatti non riguarda solamente i produttori di automobili, ma anche i produttori di sistemi di riscaldamento; il problema tocca gli impianti di produzione di energia e i sistemi di carico – un tema enorme e variegato che deve essere affrontato.
L’industria deve comprendere che norme di questo genere in definitiva rappresentano un’opportunità per vendere tecnologia moderna in tutto il mondo, poiché l’industria automobilistica e anche i produttori di altre attrezzature industriali devono capire che queste norme oggi per loro contengono una possibilità di sviluppare nuove tecnologie e lavorare sulla ricerca e sull’innovazione.
<P>
La direttiva ci indurrà altresì a domandarci chi in futuro si occuperà di compiere ricerche su carburanti migliori, in quanto i combustibili rinnovabili non sono l’unico tema cruciale; la questione si pone anche sui carburanti che di fatto stiamo attualmente utilizzando.
Se si gira questa domanda all’industria automobilistica, la risposta è che tali carburanti non sono di qualità elevata, anzi sono assai scarsi.
Sono state avanzate pressanti richieste all’industria automobilistica negli ultimi anni, la quale però ha sempre dovuto ricorrere a carburanti di qualità relativamente bassa per le automobili, un fatto che deve cambiare nei prossimi anni.
Fra dieci o quindici anni con un litro di carburante potremo percorrere in auto una distanza cinque volte maggiore rispetto a quella che percorriamo oggi, ed è per questo che l’innovazione e la ricerca sono così importanti; per la stessa ragione sono necessarie norme ambientali impegnative.
<P>
Caro Jonas, sei stato un ottimo collega e sei diventato un buon amico.
Ti faccio i miei migliori auguri per il futuro.
<SPEAKER ID="69" LANGUAGE="EN" NAME="Gyula Hegyi (PSE )." AFFILIATION="Tack,">
<P>
   – Signor Presidente, tutti hanno diritto a un ambiente pulito e sano e nessuno dovrebbe mettere a repentaglio la salute e la vita degli altri.
Questo principio deve essere un fondamento imprescindibile, non solo nell’ambito della politica ambientale, ma anche nella nostra potenziale Costituzione.
I cittadini hanno diritto all’aria pulita e i politici e gli industriali hanno la responsabilità di garantire tale diritto.
<P>
Fino ad alcuni decenni fa l’industria era la principale causa di inquinamento dell’aria e delle patologie ad esso correlate.
Con i cambiamenti tecnologici l’industria è diventata meno inquinante, ma, a fronte dell’aumento del numero delle autovetture, la situazione non è migliorata.
L’80 per cento dei nostri concittadini vive nelle aree urbane e per loro la principale fonte di inquinamento è il traffico.
Nel corso dell’audizione sull’inquinamento indetta dal gruppo PSE questo fatto è emerso chiaramente.
Se vogliamo garantire un’aria più pulita ai nostri concittadini, dobbiamo cambiare la politica sul traffico nelle aree urbane.
<P>
Nelle città che registrano un livello elevato di inquinamento atmosferico dobbiamo ridurre il traffico delle automobili private e migliorare il trasporto pubblico.
E’ l’unico modo per conseguire i rigorosi obiettivi di riduzione dell’inquinamento.
Questa deve essere la meta principale, ma dobbiamo altresì ridurre le pericolose emissioni delle autovetture mediante motori, carburanti e filtri meno inquinanti, come previsto nelle proposte Euro 5 ed Euro 6.
Quando è a rischio la vita umana, non bastano le buone intenzioni e le miti raccomandazioni.
Servono obiettivi vincolanti e normative severe.
E’ inoltre necessario fissare valori limite su base giornaliera e annuale.
I valori limite devono essere bassi e rigorosi, ma, d’altro canto, devono anche essere realistici.
E’ meglio abbassarli gradatamente invece che istituire misure irrealistiche che già in partenza sono destinate ad essere ignorate.
<P>
Un’ultima parola per l’onorevole Sjöstedt: Jonas.
<SPEAKER ID="70" LANGUAGE="DE" NAME="Hiltrud Breyer (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ha presentato un compromesso debole: nulla più e nulla di meno di un invito all’inerzia; se sarà accolto, la politica europea sull’aria pulita rischia di diventare una barzelletta.
<P>
Molti comuni hanno già dato vita a misure politiche ambiziose per migliorare la qualità dell’aria, come la modernizzazione del parco macchine, la creazione di zone ambientali e via dicendo, e quindi non deve essere concesso alcun premio per l’inerzia; eppure è proprio questo quanto è previsto dal debole compromesso della commissione per l’ambiente per coloro che non fanno nulla o che non onorano i propri impegni.
<P>
Quale pensiamo sia l’utilità del diritto europeo se premiamo l’inerzia?
Abbiamo parlato di limiti più rigorosi per il PM2,5.
Sappiamo che 20 microgrammi non portano a nulla e nemmeno 25, quindi perché non approvare l’ambiziosa proposta dei Verdi di fissare il limite a 12?
Spero che domani riusciremo a impedire l’affossamento della politica europea sull’aria pulita; sarebbe infatti una vergogna se l’Europa dovesse rinunciare al proprio ruolo di guida, rischiando di negare un futuro all’industria – soprattutto all’industria automobilistica.
<P>
L’inquinamento atmosferico uccide oltre 350 000 persone in Europa, 65 000 in Germania, e quindi sarebbe buona cosa se ci attivassimo veramente invece di accontentarci delle soluzioni di facciata.
<SPEAKER ID="71" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="72" LANGUAGE="NL" NAME="Ria Oomen-Ruijten (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, prima di tutto desidero ringraziare l’onorevole Weisgerber, che ha dato prova di grande comprensione e di una grande capacità di ascolto e ha inoltre definito un valido compromesso con gli onorevoli Krahmer e Corbey.
Li ringrazio sentitamente.
Onorevole Corbey, lei è a favore di una politica rigorosa e nuova sulle fonti.
In risposta agli onorevoli Breyer e Hassi, devo dire che, per ottemperare veramente ai limiti sulla qualità dell’aria, dovremmo prima dimostrarci in grado di definire limiti rigorosi sulla carta, ma, se poi non li conseguiamo sul piano tecnico, tutto diventa inutile.
Inoltre, i Paesi Bassi sono diventati bersaglio di critiche perché intendono accelerare l’introduzione di filtri per le polveri sottili.
Ebbene, posto che tutto ciò è inammissibile, non dovremmo prescrivere limiti rigorosi, in quanto non riusciremo a rispettarli.
<P>
Rivolgendomi nuovamente all’onorevole Hassi – in quanto gli onorevoli Blokland e Maaten hanno detto molte cose su cui concordo totalmente – so anche perché i Paesi Bassi hanno votato a favore di questa normativa.
Hanno deciso in questo senso per avere la possibilità di conferire una certa flessibilità a una serie di settori.
E’ questo il vero motivo per cui hanno votato a favore.
Cosa emerge però se si raffronta la posizione del Consiglio con quella del Parlamento?
Se i ministri dell’Ambiente possono dormire il sonno dei giusti per aver previsto limiti più rigorosi, poi essi tornano nei loro paesi e si trovano la strada sbarrata da un’inchiesta dell’agenzia ambientale in cui si conclude che tutto quanto è stato definito sulla carta non può essere comunque conseguito a livello nazionale.
<P>
Dobbiamo smetterla di fare politica in questo modo.
Ho esaurito le scuse nel mio paese.
Anche per questo motivo sostengo su tutta la linea il compromesso raggiunto in Aula.
Per quanto possa essere rigoroso, noi dobbiamo dare il nostro assenso nella misura in cui rimane fattibile.
<SPEAKER ID="73" LANGUAGE="FR" NAME="Françoise Grossetête (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, la qualità dell’aria è uno dei principali fattori di riuscita dello sviluppo sostenibile.
I nostri concittadini sono consapevoli delle conseguenze che essa può avere sulla salute.
Giustamente si preoccupano quando una scuola viene situata in prossimità di un incrocio dove il traffico è intenso.
I genitori chiedono che siano presi provvedimenti sulla qualità dell’aria, poiché vogliono sapere che aria respirano i propri figli.
<P>
La relazione Krahmer è utile, in quanto riunisce testi diversi in un’unica direttiva. In questo modo, potremo migliorare il nostro approccio al problema.
<P>
Vogliamo dunque essere ambiziosi sul tema della qualità dell’aria.
Tuttavia, per conoscerla questa qualità dell’aria, bisogna prima di tutto misurarla.
Occorre quindi ricorrere a strutture quanto più possibile vicine al territorio e che conoscano la geografia della zona studiata: ossia le reti di prossimità.
<P>
Si sa che gli spostamenti dell’inquinamento dovuti al vento hanno un influsso.
Si conosce anche il ruolo dei massicci montani.
L’inquinamento si sposta e raggiunge territori che in sé non sono fonte di inquinamento.
Contrariamente a quanto si afferma nella motivazione, però, i livelli elevati di inquinamento atmosferico non sempre si rilevano nelle aree urbane densamente popolate.
<P>
Tuttavia, affinché la politica europea sia tangibile, essa deve essere prima di tutto coerente e inserirsi in un approccio integrato di lotta contro il cambiamento climatico.
Non si esaurisce tutto con la fissazione di valori limite.
Bisogna anche sapere come utilizzarli.
La lotta contro il biossido di carbonio si colloca al centro dei dispositivi proposti.
<P>
Consentitemi un accenno al regolamento sulle emissioni degli autoveicoli, il regolamento Euro 5.
Si conoscono già le conseguenze della sua applicazione.
Se, da un lato, si pone rimedio alle emissioni, dall’altro, aumenteranno le emissioni di biossido di carbonio che, come si sa, sono all’origine del cambiamento climatico.
Vi sono quindi numerose contraddizioni.
<P>
Di conseguenza, occorre flessibilità.
Non serve a nulla decretare misure severe, se poi non si riesce ad applicarle negli Stati membri.
Bisogna allora darsi il tempo necessario.
Penso in particolare a una politica di prevenzione che passa per i piani di trasporto urbano e lo sviluppo di tecnologie pulite.
<P>
In ogni caso tengo a ringraziare tutti i relatori per il compromesso raggiunto, che mi pare positivo.
<SPEAKER ID="74" LANGUAGE="ES" NAME="María del Pilar Ayuso González (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, innanzi tutto mi congratulo con la Commissione per le proposte e con i relatori che ancora una volta hanno dato prova del loro grande impegno a favore dell’ambiente.
<P>
Ovviamente la gente vuole un’aria sempre più pulita e un livello elevato di protezione.
Queste stesse persone – come rivelano molti sondaggi – non sono però disposte a pagare il conto per tale livello di protezione, pertanto dobbiamo assumere una visione equilibrata quando adottiamo provvedimenti.
<P>
Sono sorpresa per lo spazio che la relazione dedica all’agricoltura.
Credo sinceramente che sia troppo esiguo per un settore che si trova sempre più sotto attacco e che oltretutto assolve a una serie di funzioni che producono effetti positivi sull’ambiente e sulla coesione sociale.
<P>
Per quanto concerne il trasporto marittimo, convengo con l’obiettivo di instaurare una serie di norme comuni, ma credo anche sia importante lavorare con l’IMO per definire le nuove aree per il controllo delle emissioni di zolfo; altrimenti costringeremo parte della flotta europea a registrarsi in paesi in cui i controlli sono praticamente inesistenti.
<P>
Avrei inoltre voluto che fossero delineate misure più ambiziose in merito ai veicoli, la causa prima di inquinamento nelle città e la causa prima di dipendenza da fonti di energia estere.
Vorrei sapere l’opinione della Commissione su questo punto, poiché credo che veicoli meno inquinanti migliorerebbero in misura sostanziale la qualità dell’aria nelle città.
<P>
Infine, è importante continuare ad attuare e a sviluppare la direttiva sulla prevenzione integrata e sul controllo dell’inquinamento.
Questa direttiva consentirà alle industrie di continuare a innovarsi e a controllare le proprie emissioni più efficacemente, senza costringere alcun impianto a chiudere.
<P>
Per concludere, chiedo alla Commissione di usare flessibilità e buon senso nell’attuazione di tutte queste proposte che ci sono state sottoposte oggi.
<SPEAKER ID="75" LANGUAGE="HU" NAME="Péter Olajos (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, in qualità di deputato ungherese sono particolarmente interessato al dibattito in corso sull’inquinamento atmosferico.
La mia sede di lavoro, Bruxelles, come pure la mia città, Budapest, sono entrambe ai primi posti tra le conurbazioni europee più colpite dall’inquinamento atmosferico.
Per quanto concerne le polveri sottili, ad esempio, Budapest ha superato i valori massimi già nei primi quattro mesi dell’anno, e non è infrequente che i livelli di inquinamento salgano di 4-5 volte rispetto al limite.
<P>
La situazione va avanti da molti anni senza il benché minimo segno di miglioramento.
Tuttavia, l’effetto nefasto delle polveri sottili sulla salute è comprovato.
I cittadini europei vedono abbassarsi l’aspettativa di vita di otto mesi.
Per gli abitanti di Budapest però l’abbassamento è addirittura di tre anni.
Per tale ragione sono a favore della nuova strategia tematica sull’inquinamento atmosferico e della normativa sulle polveri sottili.
<P>
Tuttavia, la normativa non approderà a nulla se non sarà garantita l’attuazione.
Non possiamo attenderci che le comunità locali agiscano al di sopra delle loro reali possibilità.
E’ lecito comunque aspettarsi che si attivino nei limiti delle loro capacità.
Ovviamente l’inquinamento atmosferico è pesantemente condizionato da numerose cause esterne, compresi, ad esempio, i fenomeni meteorologici.
Ciò però non significa che con un’adeguata pianificazione urbana e mediante lo sviluppo di reti pubbliche di trasporto non riusciremo a conseguire miglioramenti significativi.
Di conseguenza, è estremamente importante che quelle comunità che hanno veramente compiuto ogni possibile sforzo possano beneficiare di proroghe sul rispetto dei valori limite.
<P>
Dobbiamo fare in modo che nessuna città europea debba passare quanto sta passando Budapest oggi; infatti, nonostante gli obblighi europei che vigono ormai da molti anni in questo settore, l’amministrazione comunale non dispone ancora di una strategia per migliorare la qualità dell’aria.
In altri termini, non ha la più pallida idea di come potrebbe anche solo cominciare ad assicurare l’osservanza di limiti tanto importanti per la salvaguardia della salute pubblica.
A mio avviso, dobbiamo offrire ai cittadini europei un’alternativa più allettante rispetto alle maschere che i ciclisti sono costretti a indossare in Cina.
<SPEAKER ID="76" LANGUAGE="EN" NAME="Stavros Dimas," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, prima di tutto desidero ringraziare tutti i deputati che sono intervenuti per i loro importanti contributi alla discussione.
In chiusura desidero reiterare l’importanza di un’azione continua nell’ambito dell’inquinamento atmosferico.
Gli effetti avversi sulla salute, la perdita di produttività economica e il danno alla qualità ambientale infatti permangono eccessivi.
<P>
Alcuni hanno criticato la strategia da un certo punto di vista, altri da un altro.
Alcuni ritengono che la flessibilità proposta sia esagerata, altri pensano che sia insufficiente.
Effettueremo in ogni caso una revisione della strategia per rilevare i progressi compiuti e il margine entro cui possiamo spingerci per centrare gli obiettivi del sesto programma d’azione comunitario per l’ambiente.
<P>
Comprendo le preoccupazioni espresse da coloro che invocano più misure comunitarie per la riduzione dell’inquinamento in modo da conseguire l’obiettivo della strategia e gli di qualità dell’aria.
Mi pare vi sia un consenso tra Parlamento, Consiglio e Commissione sulle misure necessarie.
In realtà, la Commissione ha già intrapreso buona parte dei lavori preparatori, i cui frutti diverranno visibili nei prossimi mesi.
Di conseguenza, non intravedo alcuna necessità di un accordo interistituzionale in questo ambito.
<P>
Per quanto riguarda gli emendamenti nn. 30 e 81, comprendo le preoccupazioni di coloro che hanno chiesto maggiore flessibilità nell’attuazione della normativa corrente sulla qualità dell’aria.
Tuttavia, la flessibilità implica necessariamente anche un indebolimento della normativa.
Credo che la proposta della Commissione sui cinque anni dall’entrata in vigore dei valori limite rappresenti il giusto equilibrio. L’Esecutivo non può accettare un ulteriore indebolimento al di là di tale soglia.
In altri termini, secondo la proposta della Commissione, la proroga temporale scadrebbe alla fine del 2009, secondo l’approccio generale del Consiglio si arriverebbe fino al 2010, mentre in base all’emendamento dei relatori si finirebbe al 2013.
Emerge quindi una differenza su questo punto.
Ora sono quattro anni più due dall’entrata in vigore della nuova direttiva.
Mi pare sia questa la proposta presentata qui in plenaria.
<P>
Riguardo agli emendamenti nn. 46 e 82 mi preme chiarire ulteriormente il significato del valore massimo giornaliero del PM10.
Il limite giornaliero protegge le persone più a rischio dall’impatto dovuto all’esposizione a breve termine alle particelle sospese nell’atmosfera.
E’ diverso rispetto al valore limite annuale, che invece protegge tutti dall’esposizione a lungo termine.
Non si può semplicemente sostituire il valore giornaliero con un valore annuale più severo.
Questo è il parere degli esperti sanitari.
L’elemento fondamentale per garantire l’osservanza dei limiti sia su base giornaliera che su base annuale consiste nell’effettuare valutazioni approfondite e puntuali sulla qualità dell’aria, prendendo i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni.
E’ chiaro che molte autorità non hanno agito in questo modo e ora si trovano alle prese con problemi legati all’osservanza.
<P>
Per quanto concerne gli emendamenti nn. 49 e 50, il limite di concentrazione proposto per il PM2,5 è fissato a un livello che è coerente con il rigore del valore limite annuale del PM10, che la Commissione non propone di modificare.
E’ inoltre utile ricordare che la Commissione ha proposto due modi per affrontare il PM2,5: il limite di concentrazione di 25 microgrammi per metro cubo e l’approccio sulla riduzione dell’esposizione, in cui i livelli medi nelle aree urbane saranno diminuiti nell’arco di dieci anni.
Questi metodi insieme consentiranno di apportare miglioramenti nell’ambito della salute.
<P>
Il nostro lavoro di modellamento, che sottende alla strategia tematica e alla proposta sulla qualità dell’aria, dimostra che si possono ottenere miglioramenti più sostanziali sul versante della salute consentendo agli Stati membri di scegliere gli ambiti in cui ridurre i livelli di inquinamento.
Questo è il senso degli obiettivi per la riduzione dell’esposizione.
Siffatta flessibilità risulterà limitata, se il limite di concentrazione costringerà gli Stati membri a canalizzare le risorse per assicurarne il rispetto in alcune regioni specifiche più a rischio, in cui si potranno ottenere solamente miglioramenti esigui in materia di salute.
Per quanto concerne la salute pubblica, è preferibile optare per una riduzione generale dell’esposizione.
<P>
In sintesi, in merito alla proposta legislativa sulla qualità dell’aria, sono lieto di annunciarvi che la Commissione sostiene 32 emendamenti, in parte o in linea di principio.
Farò pervenire al Segretariato del Parlamento un elenco dettagliato che attesta la posizione della Commissione in relazione agli emendamenti(1).
<SPEAKER ID="77" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà martedì, alle 11.30.
<SPEAKER ID="78" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Relazione Krahmer (A6-0234/2006 )">
<P>
La Commissione accoglie pienamente, in parte o in linea di principio gli emendamenti nn. 1, 2, 3, 4, 6, 8, 9, 11, 13, 14, 15, 19, 21, 23, 26, 27, 29, 31, 32, 37, 39, 40, 41, 42, 44, 45, 47, 48, 49, 50, 65 e 80.
<P>
La Commissione si riserva di definire la propria posizione in merito agli emendamenti nn. 54, 56, 58, 61, 62, 63, 66 e 75.
<P>
La Commissione respinge gli emendamenti nn. 5, 7, 10, 12, 16, 17, 18, 20, 22, 24, 25, 28, 30, 33, 34, 35, 36, 38, 43, 46, 51, 52, 53, 55, 57, 59, 60, 64, da 67 a 74, da 76 a 79 e da 81 a 84.
<SPEAKER ID="79" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Posizione della Commissione sugli emendamenti presentati dal Parlamento:"/>
<SPEAKER ID="80" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0233/2006), presentata dall’onorevole Hegyi a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla strategia tematica sull’ambiente urbano [2006/2061(INI)].
<SPEAKER ID="81" LANGUAGE="EN" NAME="Gyula Hegyi (PSE )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, circa l’80 per cento dei cittadini europei vive in aree urbane, ma le loro esigenze e i loro interessi sono fortemente sottorappresentati nei fondi, nei progetti e nelle iniziative dell’Unione europea.
Sotto il profilo dei finanziamenti comunitari gli abitanti delle città sono trattati come cittadini europei di seconda classe.
La strategia tematica sull’ambiente urbano deve quindi porsi come un’iniziativa audace e progressista, non come una blanda raccomandazione di buone intenzioni.
Purtroppo il documento della Commissione su tale tema è assai debole.
Il sesto programma d’azione comunitario per l’ambiente ha fissato obiettivi incoraggianti, ma questa volta la Commissione non è riuscita a proporre misure e scadenze giuridicamente vincolanti.
L’Esecutivo non mira a bilanciare la politica europea tra le aree urbane e le aree rurali e non ha alcuna visione rispetto a un ambiente urbano più pulito.
Non posso fare il lavoro dell’intera Commissione, ma posso perlomeno cercare di proporre delle misure utili.
<P>
In primo luogo, propongo che, ai sensi della normativa comunitaria, siano resi obbligatori un piano di gestione urbana sostenibile e un piano di trasporto urbano sostenibile per tutte le conurbazioni con oltre 100 000 abitanti, come propose la Commissione nel 2004.
I rappresentati delle città europee hanno espresso soddisfazione in merito a tale proposta.
Questo genere di misure vincolanti rendono le cose più semplici per i consigli municipali desiderosi di tutelare l’ambiente, poiché in questo modo essi dispongono delle basi giuridiche per agire su tale versante.
<P>
Per quanto riguarda i trasporti, i sistemi non motorizzati devono avere la priorità su qualsiasi altro mezzo, il trasporto pubblico su quello privato, le vetture piccole e meno inquinanti su altri veicoli.
L’ingresso a pagamento per le automobili nei centri cittadini, già utilizzato a Londra e a Stoccolma, si è rivelato un successo e rappresenta l’unica soluzione possibile per il futuro per tutte le grandi città europee.
Il tenutosi alcuni giorni fa a Stoccolma ha dimostrato che l’opinione pubblica è a favore di tale idea e che solo una minoranza di certi gruppi di pressione vi si oppone.
Propongo inoltre il passaggio del 5 per cento di passeggeri/km dal trasporto privato – ossia dalle automobili – al trasporto pubblico e alla bicicletta.
Anche l’introduzione di limiti di velocità nei centri urbani, come è accaduto a Graz in Austria, contribuisce a diminuire il numero di incidenti, a salvare vite umane e a ridurre l’inquinamento atmosferico e le emissioni acustiche.
Per combattere l’inquinamento atmosferico sarebbe poi opportuno istituire zone a basse quote di emissioni.
<P>
Se vogliamo veramente intervenire sul fronte del cambiamento climatico, dobbiamo agire anche nelle nostre città.
Come dicono gli inglesi, “la beneficenza comincia a casa propria”, e questo dovrebbe valere anche per lo sviluppo sostenibile.
A causa del cambiamento climatico le ondate di calore trasformano molte città grandi e piccole in un inferno nelle afose giornate e nottate estive.
Tali fenomeni ogni anno uccidono migliaia di cittadini europei che muoiono in maniera dolorosa e umiliante.
I piani di emergenza per i periodi di calura estiva sono di cruciale importanza per la maggior parte delle città europee, salvo alcune comunità nordiche.
L’intervento più elementare nei casi di calura estiva è semplice: più acqua, tetti e facciate verdi, acqua fresca e sistemi di raffreddamento naturali oltre alla riduzione del traffico.
Le estati incandescenti sono destinate a ripetersi e dobbiamo salvare la vita degli abitanti delle città.
Servono più spazi verdi nelle nostre città.
Anche solo isole verdi di alcune decine di metri quadrati, insieme a parchi e a giardini più grandi, possono migliorare lo spirito di una città.
<P>
Anche le spiagge estive allestite in città, come quelle di Parigi, Bruxelles e Budapest, sono iniziative utili per coloro che non possono lasciare la città per lunghi periodi di vacanza.
Sia nei vecchi che nei nuovi Stati membri decine di milioni di persone vivono in complessi residenziali prefabbricati e costruiti in serie.
In molte città occidentali questi posti sono diventati ghetti etnici e sociali.
Servono quindi programmi compositi di natura sociale, culturale, educativa e ambientale per risanare queste periferie.
Nell’Europa centrale, ad esempio in Ungheria, la maggior parte di questi complessi residenziali non si è ancora trasformata in ghetto, in quanto la maggioranza degli abitanti appartiene ai ceti medio-bassi.
Nel loro caso preoccupa lo stato fisico degli edifici residenziali.
Nei dieci nuovi Stati membri la ristrutturazione e il risanamento degli edifici abitativi costituisce un cruciale passo in avanti per mantenere la pace sociale e per migliorare la vita nelle città.
<P>
Nella mia veste di relatore, ho accolto numerosi emendamenti presentati dai colleghi del gruppo PPE-DE nella speranza di instaurare una buona cooperazione.
Sono rimasto quindi molto sorpreso quando il gruppo PPE-DE ha tentato di affossare la relazione, cancellando tutti gli obiettivi e tutte le misure importanti in sede di commissione.
<P>
Chiedo a tutti i deputati di avvalorare l’importanza di obiettivi e misure vincolanti.
Senza tali elementi il nostro lavoro si riduce a mera retorica.
La sostanza della mia relazione, infatti, può essere sintetizzata in una frase: meno macchine, più verde e più acqua.
E’ questa l’unica strategia di sopravvivenza per le nostre città.
<SPEAKER ID="82" LANGUAGE="EL" NAME="Stavros Dimas," AFFILIATION="Μembro della Commissione.">
<P>
   – Signor Presidente, sono grato per l’opportunità che mi è stata data di partecipare al dibattito di stasera sulla strategia tematica sull’ambiente urbano; si tratta di una strategia che il Parlamento europeo attendeva con particolare interesse dalla Commissione.
<P>
Per cominciare desidero ringraziare e porgere le mie congratulazioni al relatore, onorevole Hegyi, e alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare per la relazione esaustiva e ambiziosa che esamineremo quest’oggi.
<P>
Ho apprezzato inoltre anche il contributo dell’onorevole Ó Neachtain e della commissione per i trasporti e il turismo, dell’onorevole Kallenbach e della commissione per lo sviluppo regionale.
<P>
Prima di continuare desidero annunciarvi una lieta notizia: venerdì scorso la Commissione ha approvato in via definitiva la settima strategia tematica per la protezione del suolo.
La preparazione di queste strategie è stata difficile e ha richiesto molto tempo.
Tuttavia, ora è stata individuata una direzione chiara per il futuro in relazione alle principali questioni ambientali, tra cui anche la politica sull’ambiente urbano.
<P>
L’ambiente urbano è un tema importante per noi tutti.
Con il sesto programma d’azione comunitario per l’ambiente la Commissione ha riconosciuto il ruolo che svolge l’ambiente urbano nella vita di moltissimi cittadini europei e si è impegnata ad agire in questo settore.
<P>
L’ambiente urbano influisce in maniera diretta sullo stile di vita di milioni di cittadini europei oltre ad avere considerevoli ripercussioni sull’ambiente in genere.
Le città europee devono essere vitali e sostenibili e devono offrire una qualità di vita elevata, in modo che i cittadini vogliano viverci e lavorarci e in modo che le aziende vi investano.
<P>
Tuttavia, è necessario compiere ancora molti sforzi in questo senso.
Chiaramente le aree urbane favoriscono la crescita economica e offrono elevati livelli di disponibilità e accesso per quanto riguarda i servizi pubblici come l’istruzione, la sanità e lo sport.
<P>
L’altro lato della medaglia, però, cela la miriade di problemi connessi alla vita nelle città, come il deterioramento ambientale, la congestione del traffico, l’emarginazione economica e sociale, la criminalità e l’alienazione.
Lo scopo della strategia in questione è promuovere e favorire una crescita urbana sostenibile attraverso l’attenzione per le tematiche ambientali come l’inquinamento atmosferico, il rumore, il traffico sostenuto, le emissioni di gas a effetto serra, lo sviluppo urbano caotico, il consumo delle risorse idriche e la produzione di rifiuti.
<P>
E’ stato facile individuare i problemi, ma è stato molto difficile trovare le relative soluzioni, soprattutto se si mira a identificare soluzioni che possano essere testate e che siano fattibili e idonee a fronte della moltitudine e della varietà di condizioni e di problemi nelle diverse città dell’Unione europea.
Di conseguenza, benché nella sostanza l’Esecutivo e la commissione per l’ambiente siano d’accordo, vi sono alcune divergenze sul modo di procedere.
<P>
Alcuni hanno chiesto più regole e obiettivi atti ad apportare un miglioramento.
Su un piano teorico posso comprendere questa posizione e in linea di principio ne convengo.
In realtà, mi piacerebbe fosse possibile procedere in questo modo.
<P>
Purtroppo non è né utile né fattibile e vi sono motivi elementari per cui la strategia non favorisce l’introduzione di nuove normative.
Per entrare nello specifico, la ragione è che le soluzioni devono ottemperare al principio di sussidiarietà e inoltre le nostre città sono così diverse le une dalle altre che non esiste una soluzione comune per tutte.
<P>
Disponiamo già di atti legislativi che produrrebbero risultati positivi sull’ambiente urbano se fossero applicati correttamente.
Disponiamo già di normative che producono un impatto positivo sull’ambiente e sulla qualità della vita nelle città.
Pensate, ad esempio, a tutte le norme sulla qualità dell’aria ambiente, sui livelli di rumore, sui rifiuti e sulle risorse idriche, giusto per citare alcuni dei settori disciplinati.
<P>
Tuttavia, tutte queste normative devono essere applicate in maniera migliore.
Invece di soluzioni legislative, la strategia propone un orientamento sulle modalità per migliorare la gestione delle aree urbane in maniera integrata e per incrementare la sostenibilità dei trasporti, tema che sarà l’oggetto del Libro verde sul trasporto urbano che dovrebbe essere approvato nel 2007.
<P>
In questo modo, sarà possibile ottemperare in modo più adeguato alla legislazione ambientale vigente e si intensificherà la coesione tra i vari livelli politici e amministrativi.
Questo è l’approccio che tutte le parti interessate che abbiamo consultato hanno chiaramente e ripetutamente indicato come quello che prediligono.
Questo approccio sarà accompagnato da altre misure di sostegno, come per esempio la creazione di strutture idonee, lo scambio di buone prassi e l’introduzione di incentivi nell’ambito dei Fondi strutturali comunitari.
<P>
Gli Stati membri dovrebbero inserire le tematiche legate all’ambiente urbano nei programmi nazionali per cui si chiede un finanziamento nel quadro della politica comunitaria di coesione, in modo che le autorità regionali e locali possano trarre vantaggio dalle possibilità di finanziamento disponibili.
<SPEAKER ID="83" LANGUAGE="EN" NAME="Seán Ó Neachtain (UEN )," AFFILIATION="relatore per parere della commissione per i trasporti e il turismo">
<P>
   . – Signor Presidente, in qualità di relatore per parere a nome della commissione per i trasporti e il turismo credo che le iniziative politiche contenute nel Libro verde sull’energia della Commissione europea debbano essere integrate da piani sul trasporto urbano sostenibile, soprattutto in materia di promozione dei biocarburanti.
Deve essere dato un sostegno adeguato allo sviluppo del trasporto pubblico alimentato da fonti sostenibili di energia.
Nella sola Irlanda il trasporto è al terzo posto nella produzione di emissioni di CO2.
<P>
I biocarburanti dovrebbero rappresentare il 5,75 per cento del nostro approvvigionamento energetico entro il 2010.
Sul piano concreto, ad esempio, sempre per citare il caso del mio paese, l’Irlanda, saranno tolte dalla circolazione 70 000 automobili alimentate da combustibili fossili.
I centri urbani dotati di trasporto pubblico alimentato da biocarburanti hanno l’opportunità di dimostrare la facilità d’uso di tali carburanti, i quali a loro volta traineranno la domanda delle imprese private, come le società di taxi, e l’uso domestico privato.
<P>
Per concludere, credo fermamente che solo attraverso una politica di integrazione nei settori dell’efficienza energetica e della protezione ambientale possano essere fissati e conseguiti obiettivi realistici per le aree urbane.
<SPEAKER ID="84" LANGUAGE="DE" NAME="Gisela Kallenbach (Verts/ALE )," AFFILIATION="relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Hegyi per l’ambiziosa relazione e per l’ottima e fruttuosa cooperazione.
A nome della commissione per lo sviluppo regionale sono particolarmente lieta che sia attribuita un’attenzione particolare alla pianificazione sostenibile delle città e dei trasporti.
E’ più che evidente che la futura pianificazione urbana dovrà riunire la dimensione ecologica e quella economica e sociale, includendo la creazione di opportunità di lavoro e la promozione dell’istruzione, della cultura e dello sport sia per i giovani che per gli anziani.
Dobbiamo ridurre una volta per tutte l’uso dei terreni non ancora edificati e favorire il riutilizzo delle zone industriali dismesse.
<P>
Chiediamo agli Stati membri e alle regioni di tenere conto di questi fattori nella stesura – ora in corso – dei propri programmi operativi; in questo modo, oltre ai benefici che ne deriveranno per le amministrazioni locali, si avrà a disposizione un potente strumento per comunicare gli obiettivi della politica europea agli uomini e alle donne comuni, in quanto è ormai abbondantemente giunto il momento di creare questa consapevolezza.
<SPEAKER ID="85" LANGUAGE="DE" NAME="Renate Sommer," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<P>
   . – Signor Presidente, innanzi tutto porgo le mie congratulazioni al relatore, soprattutto per la sua disponibilità al dialogo.
<P>
Rivolgendomi al relatore, so che fondamentalmente vogliamo entrambi la stessa cosa, ossia un ambiente vivibile nelle grandi città e nelle conurbazioni dell’Unione europea, ma è evidente che le nostre opinioni sono diametralmente opposte per quanto riguarda le modalità per conseguire l’obiettivo.
Personalmente ritengo che l’approccio della Commissione sia quello giusto: una strategia tematica e nulla più, senza proposte legislative, poiché in ogni caso non abbiamo poteri in questo ambito.
Naturalmente possiamo pubblicare orientamenti in merito alle disposizioni vigenti su temi quali l’aria, il rumore, i rifiuti e via dicendo; si può incoraggiare la condivisione di esperienze e dare un sostegno, anche finanziario, poiché sappiamo che non si può continuare a reinventare continuamente la ruota.
<P>
Il relatore sta cercando di salvare Budapest, la sua città natale, ed è un’impresa onorevole, ma sta altresì cercando di aggirare il principio di sussidiarietà.
Vuole misure giuridiche vincolanti, vuole ingerirsi nelle competenze delle autorità regionali e locali in merito alla pianificazione e vuole intervenire nel settore.
Mi preme quindi fargli presente che è sbagliato; se agisce in questo modo, provoca la disaffezione dell’opinione pubblica verso l’Unione europea.
<P>
Vi è poi una serie di aspetti in merito alla relazione che il mio gruppo ed io vogliamo siano modificati.
Ad esempio, per quanto importante possa essere, la questione della protezione dell’ambiente alla fine non deve rendere la vita impossibile alle imprese; la qualità della vita nelle zone urbane dipende tanto dalla qualità dell’ambiente quanto dalla vitalità economica.
<P>
A mio parere, oltretutto, il pedaggio d’ingresso per il centro città non risolve nulla.
Ovviamente è necessario favorire modi di trasporto ecocompatibili, come gli autobus, il treno, la bicicletta, eccetera, ma sarebbe sbagliato bandire dalle città le automobili, che sono mezzi di trasporto privati.
In definitiva, in tal modo si favorirebbero i centri commerciali su siti di nuova industrializzazione e lo spopolamento delle campagne, visto che la gente lascerebbe le città, il centro diverrebbe una zona desolata e la qualità della vita nelle zone diminuirebbe.
<P>
Oltretutto non ha alcun senso chiedere alle città di assolvere a funzioni che sono al di sopra delle loro capacità – come la raccolta dei dati, tra l’altro sull’uso locale dei biocidi, una categoria in cui, consentitemi di ricordarlo all’onorevole Hegyi, rientra anche l’antipulci che io stessa uso per il mio cane!
Questo genere di provvedimenti ci copre di ridicolo.
Dobbiamo garantire che il principio di sussidiarietà sia mantenuto, e a mio avviso è questo il nostro ruolo, ed è questo l’intento che soggiace agli emendamenti che abbiamo presentato.
<SPEAKER ID="86" LANGUAGE="FR" NAME="Anne Laperrouze," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE">
<P>
   . – Signor Presidente, tengo a esprimere le mie congratulazioni al relatore, onorevole Hegyi, per il lavoro che ha svolto.
Adesso disponiamo di una relazione che pone le domande giuste e che suggerisce alcune buone risposte.
<P>
Il testo sottolinea la necessità di coerenza e di concertazione, ossia di ciò che alcuni deputati definiscono “approccio integrato”, a cui fa eco anche la comunicazione della Commissione europea.
Occorre senz’altro una visione d’insieme per meglio comprendere la sfida dell’ambiente urbano, in particolare sul piano sociale, culturale e ambientale.
<P>
Sottoscrivo il risalto che la relazione conferisce a una serie di punti fondamentali: bisogna infatti favorire lo scambio di buone prassi e la promozione della formazione degli attori locali, la riduzione del volume crescente del traffico e bisogna eliminare la correlazione tra la crescita dei trasporti e l’aumento del PIL, incoraggiare il risparmio energetico e innalzare l’efficienza energetica degli edifici, rendere obbligatoria l’attuazione di piani di gestione urbana sostenibile e di piani di trasporto urbano sostenibile per tutte le agglomerazioni con oltre 100 000 abitanti e, infine, è necessario indicare un obiettivo in merito alla superficie degli spazi verdi per abitante nei nuovi insediamenti urbani.
<P>
Ritengo però che sia opportuno trovare un giusto equilibro tra l’imposizione di direttive agli Stati membri e la necessità di lasciare un certo margine d’iniziativa agli attori locali, poiché essi sono il motore dell’innovazione, essendo i primi a confrontarsi con le realtà della vita urbana.
Infatti, il nostro obiettivo deve essere la creazione di un quadro teso a promuovere iniziative locali, lasciando alle autorità locali la scelta degli obiettivi e delle soluzioni.
<SPEAKER ID="87" LANGUAGE="DE" NAME="Claude Turmes," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE">
<P>
   . – Signor Presidente, ringrazio vivamente il relatore per questo splendido testo.
Sono altresì lieto per come egli ha ripreso un’idea che mi sta molto a cuore, ossia l’idea di un nuovo patto, di una nuova qualità di cooperazione tra il livello europeo, da un lato, e le grandi città europee, dall’altro lato.
<P>
In Europa l’80 per cento della popolazione vive nelle aree urbane.
Se vogliamo compiere progressi in settori quali la conservazione delle risorse, la politica energetica, la qualità dell’aria e via dicendo, è assolutamente necessaria una più stretta integrazione delle politiche attuate nelle città con quelle elaborate a livello europeo.
In realtà bisogna usare meglio gli strumenti finanziari dell’Unione europea, compresi, ad esempio, i prestiti della Banca europea per gli investimenti.
<P>
La mia ultima osservazione è rivolta a lei, onorevole Sommer: persino il Governatore Schwarzenegger e il suo schieramento conservatore in California hanno assunto una posizione più progressista della sua.
In definitiva egli ha smascherato l’industria automobilistica dinanzi al mondo intero, mostrandola per quello che veramente è, ossia un branco di delinquenti che dovrebbero finire in un’aula di giustizia.
Il ruolo che lei si è data come sostenitore presso il Parlamento europeo per conto dell’industria automobilistica tedesca per me è assolutamente vergognoso per chiunque dichiari di voler preservare la natura.
<SPEAKER ID="88" LANGUAGE="NL" NAME="Erik Meijer," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL">
<P>
   . – Signor Presidente, nei tempi antichi gli Stati erano prevalentemente rurali e le città erano poche.
La crescita demografica e l’avvento delle professioni urbane hanno mutato radicalmente la situazione nell’ultimo secolo al punto che la stragrande maggioranza degli europei ora vive nelle città, nei sobborghi urbani e in aree rurali ormai in gran parte urbanizzate a causa dell’industria, delle attività portuali o dell’attività mineraria.
<P>
Nel mondo in via di sviluppo, ma anche in alcune parti d’Europa, osserviamo che aree urbane di questo genere possono diventare assolutamente invivibili a causa del traffico caotico, della presenza di zone degradate, dell’inquinamento e della speculazione edilizia.
Dove manca l’acqua potabile, una fitta rete di trasporto urbano frequente, un buon servizio di smaltimento dei rifiuti oltre ad abitazioni adeguate e decorose, o laddove l’assistenza sanitaria, i servizi sociali o l’istruzione sono carenti, le città diventano un inferno.
Quando la città è sulla china del declino, le fasce più istruite ad alto reddito possono trasferirsi altrove, ma i lavoratori e gli immigrati non hanno altra scelta se non quella di rimanere.
Sinora la politica nazionale ed europea si è basata sull’aumento del numero di automobili e sui tagli ai servizi pubblici.
In questo modo si mette a rischio il futuro delle città.
E’ più che giusto che l’attenzione dell’UE, originariamente concentrata sulla produzione agricola e sulla campagna, negli ultimi anni si sia spostata sulle città.
Purtroppo però vi sono anche alcuni lati negativi.
Se la proposta della Commissione del 2000 sull’obbligo contrattuale per il trasporto urbano fosse stata adottata senza emendamenti, avrebbe pregiudicato l’estensione della rete tranviaria e il trasporto pubblico gratuito, oltre alla creazione di una rete di trasporto capillare e con passaggi frequenti.
Sono le stesse città e regioni che, nella misura del possibile, hanno la responsabilità di regolamentare il trasporto urbano, la programmazione logistica, lo sviluppo urbano, la pianificazione degli spazi aperti e le piste ciclabili.
Tuttavia, l’Unione europea può fornire un valore aggiunto in settori quali la ricerca e lo scambio e il trasferimento di conoscenza.
In tal modo riusciremo a tenere sotto controllo i pericoli e gli abusi, a promuovere iniziative migliorative e a rafforzare lo sviluppo e il rispetto di migliori norme ambientali.
Soprattutto nei futuri Stati membri, Romania e Bulgaria, si deve fare ancora molto su questo versante.
<P>
Sostengo l’onorevole Hegyi nella sua lotta per un trasporto non inquinante, per la protezione dei centri storici delle città, per l’adozione di una gestione attenta delle risorse idriche, per un consumo energetico contenuto e per la tutela delle aree naturalistiche.
<SPEAKER ID="89" LANGUAGE="EN" NAME="John Bowis (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, ringrazio l’onorevole Hegyi per la relazione e per aver accolto una serie di emendamenti che avevo presentato.
Spero che accoglierà altresì gli emendamenti presentati dalla collega, onorevole Sommer, in quanto l’Europa si esprime al meglio nella condivisione delle buone prassi.
Lo scopo è introdurre lo scambio di buone prassi tra gli Stati membri e tra le autorità locali.
Gli emendamenti sono tesi a garantire che tale condivisione sia diretta agli Stati membri senza che la Commissione sia costretta a fare tutto il lavoro al loro posto.
Se riusciremo a stabilire con chiarezza questo punto, potremo sostenere le ottime idee contenute nella relazione.
<P>
I nostri elettori sono giustamente preoccupati in merito a diversi aspetti dell’ambiente urbano.
Abbiamo appena tenuto un dibattito sulla qualità dell’aria, che è un tema d’importanza capitale.
Tuttavia il problema è ben più ampio; c’è anche il rumore che dobbiamo sopportare nell’ambiente urbano, provocato dai vicini di casa, dagli autoveicoli, dalla musica a tutto volume e via dicendo.
Questo non è territorio delle direttive europee, ma possiamo condividere le migliori prassi e modalità per affrontare il problema.
Analogamente, la pulizia delle strade e la sporcizia nelle città sono problemi di salute pubblica di cui dobbiamo occuparci.
Possiamo imparare gli uni dagli altri.
Proprio come a Parigi di notte si usa riempire d’acqua i canali di scolo per pulirli, vi sono idee in tutta Europa.
Vogliamo debellare gradatamente la criminalità nell’ambito della nostra strategia per le aree urbane, rivolgendo particolare attenzione alla progettazione degli edifici in modo che non siano insidiosi per i cittadini, evitando quindi il rischio che le persone possano essere spinte in qualche pertugio da malintenzionati, garantendo percorsi più sicuri verso le stazioni ferroviarie, eccetera.
Dobbiamo inoltre assicurare uno sviluppo oculato lungo i fiumi, impedendo la costruzione di edifici nelle zone inondabili ed evitando quindi i disastri che ne possono derivare.
<P>
Vi sono molte buone idee nella relazione insieme all’opportunità di condividere le migliori prassi ed è questo il principale impatto del testo.
Spero che il Commissario porterà avanti il lavoro in siffatto spirito.
<SPEAKER ID="90" LANGUAGE="HU" NAME="Gyula Hegyi (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, desidero ringraziare tutti i colleghi che hanno reso un contributo alla relazione nella speranza che sia adottata.
Ovviamente mi riferisco soprattutto a quelli che in linea di massima condividono le mie idee.
<P>
Per quanto concerne la sussidiarietà, la mia visione è alquanto diversa.
Non stiamo parlando di una direttiva, ma di una proposta di strategia.
Pertanto in questo caso non dobbiamo annacquare le nostre richieste.
Quando sarà la volta di elaborare direttive, ci troveremo comunque dinanzi a un lungo processo negoziale.
<P>
A questo proposito, ho incontrato alcuni rappresentanti delle città europee e delle autorità locali insieme ad alcuni esponenti di Eurocity, che mi hanno fatto visita presso la sede del Parlamento europeo.
Si aspettavano da me proprio che fossero previste, nella misura del possibile, misure vincolanti in modo che potessero attuare meglio le loro iniziative per l’ambiente con il sostegno dell’Unione europea, poiché vi sono ovviamente anche altri interessi da tenere in considerazione nelle città.
<P>
E’ altresì molto importante non lasciare che questa proposta strategica si perda nel trambusto generale.
Per tale ragione in uno dei paragrafi ho precisato la necessità di dare un seguito alla relazione nel quadro della consultazione interistituzionale.
Fortunatamente la proposta ha riscosso il sostegno di tutti i componenti dell’Assemblea.
<P>
Chiedo pertanto al Commissario Dimas di darmi la possibilità di discutere, la settimana prossima o in un altro momento, come procedere per dare seguito alla relazione, dopo l’approvazione del testo da parte del Parlamento europeo.
<SPEAKER ID="91" LANGUAGE="EN" NAME="Stavros Dimas," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero ringraziare tutti i deputati intervenuti nel dibattito per i loro contributi positivi e costruttivi.
Questa strategia segna un passo importante verso uno sviluppo urbano più sostenibile.
E’ una risposta al sesto programma d’azione comunitario per l’ambiente e un contributo fondamentale per migliorare la vita quotidiana dei cittadini europei.
<P>
Sono lieto che il Parlamento si appresti ad adottare una risoluzione che riconosce l’importanza delle tematiche urbane per i cittadini dell’Unione europea.
Ritengo che, nonostante alcune divergenze sul modo di affrontare questa importante sfida, la Commissione e il Parlamento abbiano una visione e un sentire comune sulle principali questioni, ossia sulla sostanza e in merito agli effetti.
<P>
Seppur la Commissione reputi che un approccio basato sull’orientamento, sugli incentivi e sulla divulgazione delle migliori passi sia la via da seguire, verificherà comunque l’efficacia della strategia ed effettuerà revisioni periodiche per vedere in quale modo contribuisce ad affrontare questa importante sfida.
<P>
La Commissione riferirà al Parlamento circa i risultati di tale monitoraggio.
Spero che il Parlamento adotti una risoluzione a sostegno degli obiettivi e degli scopi della strategia.
<SPEAKER ID="92" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà martedì alle 11.30.
<SPEAKER ID="93" LANGUAGE="EN" NAME="Zita Gurmai (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Le città svolgono un ruolo fondamentale nella generazione di ricchezza, mentre lo sviluppo economico, sociale e culturale costituisce una forza trainante per la crescita e l’occupazione.
<P>
Grazie a una pianificazione urbana efficace, allo sviluppo concreto di modelli di ambiente urbano, a strumenti fondati su un approccio integrato e allo scambio di buone prassi, le città possono svilupparsi in maniera sostenibile, possono affrontare congiuntamente le sfide economiche, sociali e ambientali e possono favorire la salute e il benessere dei cittadini dell’UE.
<P>
Siffatte azioni, basate su politiche complessive dotate di obiettivi e di quadri chiari, concreti e misurabili, devono essere sostenibili, orientate al futuro e sostenute da finanziamenti comunitari adeguati.
Per l’ambiente urbano – essendo un tema ampio, omnicomprensivo e in constante mutamento – è necessario un approccio flessibile in modo da dare risalto alla ricerca che potrebbe essere condotta nell’ambito del settimo programma quadro di ricerca.
<P>
Tra la grande varietà di obiettivi prioritari si collocano alcune delle sfide più importanti.
Bisogna adottare misure atte a ridurre l’uso del suolo, in particolare limitando l’attività negli spazi intatti e favorendo l’attività sui terreni già sfruttati nel contesto di programmi di sviluppo urbano, di cui deve far parte anche la tutela delle aree verdi.
Un trasporto pubblico urbano sostenibile, la progressiva introduzione di modi di trasporto e di tecnologie ecologiche, la promozione dell’uso del trasporto pubblico e di sistemi non motorizzati in sostituzione delle autovetture private sono solo alcuni esempi delle principali priorità.
<SPEAKER ID="94" LANGUAGE="EN" NAME="Kathy Sinnott (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – La Commissione europea con l’ausilio del Parlamento e del Consiglio produce numerose strategie a fini di orientamento e per divulgare le buone prassi.
<P>
E’ impegnativo garantire che la strategia europea sull’ambiente urbano sia presa seriamente.
Gli interessi finanziari nell’assetto e nello sviluppo urbanistico sono, infatti, tali che ci vorranno ben più che semplici suggerimenti per assicurare che la nostra azione di oggi porti a città sicure e vivibili in futuro.
<P>
Invece di inserire nella strategia una dichiarazione che ribadisce l’importanza dello spazio verde nella pianificazione urbana, credo sia meglio introdurre l’obbligo di avere un 15 per cento di spazi verdi nelle aree urbane o una certa metratura per ogni 1 000 abitanti.
Solo un obiettivo preciso e sostanziale potrà resistere dinanzi a imprenditori edili avidi di terreni.
<P>
Nel mio collegio elettorale c’è un’area residenziale pubblica che è stata costruita 30 anni fa.
Pianificata come prevede questa strategia, è dotata di ampi spazi verdi, agevolmente ampi da accogliere strade e infrastrutture pubbliche.
Quest’area è tuttora un modello di buone prassi e rende un ottimo servizio alla comunità.
<P>
Tuttavia, su di essa ora incombe la minaccia dei pianificatori urbani che vogliono costruire altri complessi residenziali.
Solo una strategia urbana che detti le percentuali a chiare lettere consentirà la creazione di spazi verdi sufficienti nelle città e impedirà la scomparsa delle aree esistenti che offrono grandi benefici.
<SPEAKER ID="95" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0280/2006), presentata dall’onorevole Ferber a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2004: Sezione I – Parlamento europeo [N6-0027/2005 – C6-0357/2002 – 2005/2091 (DEC)].
<SPEAKER ID="96" LANGUAGE="DE" NAME="Markus Ferber (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, forse potrei cominciare osservando che, nella relazione che stiamo per discutere e sulla quale voteremo domani, si afferma che concediamo il discarico al Presidente del Parlamento; mi sembra perciò deprecabile che il Presidente dell’Assemblea non sia presente per le delibere odierne.
Vorrei altresì sottolineare che egli ha lo specifico obbligo di essere presente.
<P>
La procedura di discarico per il bilancio del Parlamento del 2004 era già stata portata a termine in aprile, ma un’attenta lettura del giornale locale di Strasburgo ha portato alla luce un aspetto di una gravità senza precedenti.
<P>
Ritengo inaccettabile che, sebbene le autorità del Parlamento fossero state informate dalla città di Strasburgo, già nel novembre 2005, che le trattative con il Fondo pensionistico olandese non erano ancora state portate a termine per quanto riguardava i due edifici noti come IPE 1 e IPE 2, sia le autorità del Parlamento che l’Ufficio di presidenza abbiano accelerato i negoziati d’acquisto; soltanto grazie alla nostra iniziativa l’accordo non è stato concluso.
Inoltre, in seguito alle nostre indagini, è emersa una storia piuttosto interessante, ed è su questo punto che vorrei concentrare il resto del mio intervento nel poco tempo a mia disposizione.
<P>
Già nel 1979, con l’introduzione dell’elezione diretta, il Parlamento europeo aveva deciso che gli serviva maggiore spazio per i suoi uffici.
Non ci possono essere obiezioni su questo punto.
Il Parlamento chiese quindi alla città di Strasburgo di rendere disponibile tale spazio – e anche su questo non c’è niente da obiettare.
La città di Strasburgo decise allora di non poter sostenere da sola una simile impresa, e quindi affidò a un terzo – il Fondo pensionistico olandese a cui ho fatto riferimento – il compito di costruire un complesso di uffici.
Il risultato è stato un contratto di subaffitto, per cui abbiamo dovuto pagare alla città di Strasburgo, come canone di locazione, fra 30 e 60 milioni di euro – la cifra varia a seconda dello studio che si consulta – in più rispetto a quanto essa, a sua volta, ha pagato al Fondo pensionistico, sebbene la commissione per i bilanci del Parlamento e i Questori, nel 1980, avessero insistito sulla necessità di non pagare alla città di Strasburgo, a partire da quel momento, più di quanto essa pagasse al Fondo pensionistico.
<P>
Nel 1983 è stato l’Ufficio di presidenza a mettere in discussione il canone d’affitto imposto e a individuare un nuovo sistema di calcolo basato sulla comparabilità; su questa base è stato calcolato un nuovo canone e, giacché negli anni ’80 l’inflazione in Francia era molto alta, la città di Strasburgo ha chiesto di indicizzare il canone d’affitto senza fissare alcun limite di tempo.
<P>
Nella relazione che ho l’onore di presentarvi quest’oggi siamo giunti quindi a due conclusioni fondamentali.
La prima: a partire dal 1983 al più tardi, le autorità responsabili della gestione di questo meraviglioso edificio, il Parlamento europeo, si sono totalmente disinteressate dei canoni d’affitto fissati con la città di Strasburgo.
Questo è inaccettabile giacché, per fare un esempio, una conseguenza dell’introduzione dell’euro è che l’indicizzazione non ha più alcun valore.
La seconda conclusione – e vorrei essere chiaro su questo punto – è che la città di Strasburgo, che offre un tetto al Parlamento europeo, non ha certo offerto un esempio di cooperazione efficace e affidabile nei suoi rapporti con l’Istituzione.
<P>
Tutte le nostre revisioni contabili hanno accertato che non vi sono stati casi di corruzione, frodi, cattiva gestione né di appropriazione indebita di fondi.
Purtroppo il collega che in passato prendeva posto in Aula con la maschera antigas, affermando che questo luogo puzza di corruzione, oggi è assente.
<P>
Non stava a noi giudicare l’opportunità che i Trattati europei indicassero l’ubicazione della sede del Parlamento.
C’è una collega che vive a Bruxelles e che senz’altro deve superare gravi difficoltà quando viene a Strasburgo e alloggia all’ostello della gioventù. Constato la sua assenza con altrettanto rammarico, tanto più che non ha contribuito in alcun modo alla relazione.
Il nostro compito era di esaminare il susseguirsi degli eventi in passato, e lo abbiamo svolto.
I miei più sinceri ringraziamenti ai colleghi che hanno contribuito alla realizzazione di questo obiettivo.
Non siamo però stati chiamati a decidere la sede del Parlamento europeo. Per tale questione ci rimettiamo all’infinita saggezza dei capi di Stato e di governo; come tutti noi, anch’io sono certo che siamo in buone mani.
<P>
Ancora una volta vorrei ringraziare tutti coloro che hanno offerto il proprio contributo, pur constatando con un certo rammarico che purtroppo molti hanno cercato di trasformare il problema in una campagna mediatica, senza partecipare in alcun modo all’opera svolta dal gruppo di lavoro e dalla commissione per il controllo dei bilanci.
<P>
Nonostante tutte queste osservazioni concediamo il discarico per il 2004, presentando però alcune proposte per il futuro.
Discuteremo dei successivi sviluppi nelle relazioni future, se sarà necessario.
<SPEAKER ID="97" LANGUAGE="EN" NAME="Simon Busuttil," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore, onorevole Ferber.
La conclusione principale dell’indagine sulle accuse concernenti i due edifici di Strasburgo è la totale assenza di irregolarità; da questo punto di vista, quindi, le accuse si sono rivelate infondate.
Tuttavia sono emersi alcuni elementi che sarà opportuno mettere in luce nel dibattito odierno, benché non provino alcun illecito.
<P>
In primo luogo, vi è stato effettivamente un pagamento eccedentario per il canone d’affitto, che si aggira fra i 32 e i 60 milioni di euro.
<P>
In secondo luogo, la città di Strasburgo ha violato la nostra fiducia commettendo azioni che sapeva essere inaccettabili per il Parlamento: per esempio trattenendo parte dei pagamenti del canone d’affitto e negoziando una riduzione di 29 milioni di euro dal prezzo d’acquisto.
<P>
In terzo luogo, si sono anche riscontrate carenze da parte dell’amministrazione del Parlamento europeo, la quale, per 30 anni, non si è mai curata di garantire che il canone d’affitto pagato alla città di Strasburgo per l’edificio fosse equo.
<P>
Infine, non si è dimostrato unito sulla questione; altrimenti, come si può spiegare il fatto che la commissione per il controllo dei bilanci sia stata informata delle accuse un mese dopo l’Ufficio di presidenza?
Come altrimenti si può spiegare il fatto che, anche durante l’indagine, il nostro Ufficio di presidenza abbia continuato a negoziare l’acquisto degli edifici, compromettendo quindi l’autorevolezza politica dell’indagine stessa?
<P>
Sebbene nessuno di questi fattori dimostri l’esistenza di irregolarità, certamente si tratta di errori che non possono essere perdonati e che non si devono assolutamente ripetere.
<SPEAKER ID="98" LANGUAGE="EN" NAME="Edith Mastenbroek (PSE )." AFFILIATION="leader">
<P>
   – Signor Presidente, oggi non interverrò nella mia veste ufficiale di relatrice ombra del PSE, quindi non utilizzerò i tre minuti a mia disposizione.
Vorrei soltanto dire che sostengo le conclusioni contenute nella relazione Ferber.
<P>
La relazione afferma che è entrato in crisi il rapporto di fiducia tra la città di Strasburgo e il Parlamento; e su questo punto sono pienamente d’accordo.
Il comportamento di due istituzioni pubbliche che gestiscono denaro pubblico dev’essere accettabile non solo in termini giuridici, ma anche etici e morali.
Avendo fatto parte di questo gruppo di lavoro, ho potuto constatare che nei negoziati tripartiti una delle parti in causa ha tenuto fede in modo coerente a principi eticamente corretti, ma una, ossia la città di Strasburgo, non lo ha fatto.
<P>
Faccio parte di quest’Assemblea soltanto da poco, e in questo breve periodo di tempo mi sono fatta conoscere come uno dei della campagna anti-Strasburgo.
Di solito non uso parole precedute da “anti”, essenzialmente perché non mi piace il loro suono.
Ho fatto del mio meglio per tenere separate le discussioni sulla sede del Parlamento da quelle sulle decisioni di spesa relative al denaro dei contribuenti.
Vorrei dire a tutti i presenti che tra coloro che hanno sempre mescolato le due discussioni vi è, in primo luogo, il sindaco di Strasburgo: durante la sua audizione davanti a quest’Assemblea, ci ha ricordato la pericolosità del dibattito, dal momento che la regione dell’Alsazia ha un significato fortemente simbolico.
Sono assolutamente convinta della veridicità di tale affermazione, che condivido senza riserve.
<P>
Proprio per questo motivo oggi, nel breve tempo a mia disposizione, vorrei chiedere alla città di Strasburgo – posto che quanto afferma corrisponda a realtà e se davvero crede che la regione meriti di essere rispettata – perché, a partire dal 1979, il suo comportamento è stato, per usare un eufemismo, incoerente con l’obiettivo dichiarato.
<P>
Si tratta di due istituzioni pubbliche che stanno facendo del proprio meglio a favore dei cittadini.
E il motivo della mia presenza in quest’Aula è quello di garantire che il denaro versato dai cittadini olandesi sul conto dell’Unione europea sia ben speso.
<P>
Vorrei sottolineare che, secondo la relazione dei revisori, quel denaro non è stato speso bene e che in realtà, sempre per usare un eufemismo…
<SPEAKER ID="99" LANGUAGE="NL" NAME="Jan Mulder," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE">
<P>
   . – Signor Presidente, il discarico per il 2004 è stato certamente contrassegnato da una strana successione di eventi.
Non fosse stato per un articolo di giornale comparso poco prima della data del discarico, che attirava l’attenzione sull’elemento di compensazione relativo all’acquisto di due nuovi edifici a Strasburgo, probabilmente avremmo semplicemente concesso il discarico in aprile.
Ma una volta che i dati contenuti nella relazione sono diventati di dominio pubblico, l’amministrazione ha correttamente deciso di annullare l’acquisto di quei due edifici.
Devo aggiungere che la commissione per i bilanci ha reagito con opportuna tempestività istituendo immediatamente una commissione d’inchiesta interna per esaminare tutti gli aspetti del caso.
Posso soltanto dire che in questo processo e in seno alla commissione d’inchiesta l’onorevole Ferber ha svolto un ruolo da vero protagonista, cosa di cui dobbiamo rendergli merito.
Anche la commissione d’inchiesta ha fatto un buon lavoro in un breve lasso di tempo.
<P>
La conclusione che ne ho tratto – come altri prima di me, e quindi corro il rischio di ripetere cose già dette – è che tutta questa storia ha inferto un duro colpo al rapporto di fiducia che intrattenevano due istituzioni pubbliche: la città di Strasburgo e il Parlamento europeo.
Il fatto che due organismi pubblici si arricchissero l’uno alle spalle dell’altro è imperdonabile, giacché si trattava del denaro di contribuenti.
<P>
Dal punto di vista legale la situazione è inattaccabile, e quindi c’è assai poco da recuperare.
Condivido la conclusione della relazione Ferber: l’acquisto degli edifici, a condizione di soddisfare alcune condizioni – che il prezzo sia giusto e che si acquistino terreno ed edifici contemporaneamente – rimane l’opzione migliore per i contribuenti.
Condivido tale opinione e ritengo che ciò dovrebbe verificarsi tra breve.
Vorrei anche ricordare che l’acquisto dell’edificio non ha niente a che fare con la questione della sede del Parlamento.
Come ha già dichiarato l’onorevole Ferber, solo una decisione dei capi di governo può cambiare la situazione.
I deputati al Parlamento possono avere le proprie opinioni, ma non hanno la facoltà di cambiare alcunché.
Ciò che conta sono gli interessi dei contribuenti.
Se il prezzo è giusto, nel lungo periodo e anche in un periodo relativamente breve, l’acquisto si dimostrerà una soluzione più economica dell’affitto.
<P>
Il discarico riguarda sempre il passato.
A parte gli edifici, la relazione contiene un intero elenco di cose interessanti e raccomandazioni per il futuro – utili suggerimenti per i contratti da proporre agli assistenti parlamentari e nuove opportunità che le tecnologie delle comunicazioni ci offrono e che io stesso cerco di cogliere nella mia attività giornaliera.
<P>
Per quanto riguarda le conclusioni generali, posso confermare che, in linea generale, il mio gruppo sostiene la posizione dell’onorevole Ferber.
<SPEAKER ID="100" LANGUAGE="NL" NAME="Bart Staes," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE">
<P>
   . – Signor Presidente, vorrei concentrare il mio intervento su due punti dell’ottima relazione dell’onorevole Ferber: la politica edilizia e il fondo pensionistico volontario.
Occupiamoci prima di tutto della politica edilizia, giacché tutti gli oratori hanno trattato questo tema; disponiamo adesso di una seconda relazione, in seguito all’articolo comparso sulla stampa.
Il gruppo di lavoro che è stato istituito ha lavorato in modo efficiente e compatto, e ha cercato di offrire all’onorevole Ferber il massimo sostegno.
<P>
I diversi gruppi politici hanno tratto le stesse conclusioni, come hanno ricordato i diversi colleghi intervenuti.
Non è stato accertato alcun caso di illecito o corruzione, ma sappiamo che, negli ultimi 20 anni, il Parlamento europeo ha pagato a titolo di locazione alla città di Strasburgo un’esorbitante cifra eccedentaria, almeno 32 milioni di euro e probabilmente di più, tra 42 e 60 milioni di euro.
E’ ugualmente inaccettabile il fatto che la città di Strasburgo, a un certo punto, abbia deciso unilateralmente di accantonare 11 milioni di euro relativamente a un dato periodo per tutelarsi dalla possibilità che il Parlamento lasciasse la sede che occupa in questa città.
<P>
Questi eventi hanno inferto un duro colpo al rapporto tra la città di Strasburgo e il Parlamento europeo, e non è sorprendente quindi che ciò abbia avviato il dibattito sulla sede del Parlamento.
Comprendo bene che la relazione sul discarico non si occupa di questo tema, ma credo che il Parlamento dovrebbe, mediante una raccomandazione al Consiglio, decidersi una volta per tutte e affermare esplicitamente se intende continuare a mantenere la propria sede in questa città oppure no.
<P>
Per concludere vorrei menzionare il fondo pensionistico volontario, che rappresenta un altro aspetto importante della relazione Ferber.
Alla fine del 2004, il fondo ha registrato uno scoperto attuariale nell’ordine di 43 milioni di euro che, fortunatamente, è sceso a 28 milioni di euro alla fine del 2005.
Vorrei attirare la vostra attenzione sul mio emendamento n. 5, in cui si afferma esplicitamente che il Parlamento non potrà mai essere ritenuto responsabile di tale disavanzo.
Si tratta di un fondo pensionistico volontario, di cui si occupano i suoi amministratori.
Di conseguenza, è a loro che si deve accollare la responsabilità di qualsiasi , non al Parlamento o ai contribuenti.
Sono loro a essere responsabili della gestione scorretta o incompetente di grandi somme di denaro.
<SPEAKER ID="101" LANGUAGE="" NAME="Janusz Wojciechowski," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Ferber per il suo lavoro, e soprattutto per aver stilato con successo una relazione dettagliata e precisa, nonostante le scarse informazioni di cui disponeva.
<P>
Nell’ambito della discussione sul discarico, vengono spontanei alla mente alcuni commenti generali concernenti il sistema di controllo e il metodo per verificare l’attuazione del bilancio dell’Unione europea.
Noto con rammarico che il sistema di controllo è piuttosto generico e superficiale.
Si parla molto dell’affidabilità delle registrazioni, del numero di errori e dell’inadeguatezza del sistema di controllo.
Si ripetono spesso osservazioni generali di questo tipo, ma in realtà non comprendiamo appieno in che modo venga messo in opera il bilancio dell’Unione.
<P>
La stampa tende a concentrarsi su questioni come quella degli edifici di Strasburgo oppure, in passato, come l’affare Eurostat o simili irregolarità.
E il sistema di controllo di cui disponiamo non è di alcun aiuto in questo campo.
Il meccanismo dev’essere rivisto, per garantire obiettivi più puntuali e specifici, e forse per renderlo più simile al sistema utilizzato dagli uffici nazionali di controllo, che si è dimostrato più efficace di quello dell’Unione.
<SPEAKER ID="102" LANGUAGE="EN" NAME="Jeffrey Titford," AFFILIATION="a nome del gruppo IND/DEM">
<P>
   . – Signor Presidente, sarò eternamente grato a questa nobile Istituzione che mi concede un misero minuto e mezzo per commentare il discarico del bilancio per il 2004.
Dal momento che la relazione descrive il Parlamento come “l’organo democratico rappresentativo dell’Unione europea” vorrei che tutti sapessero quanto poco esso si meriti tale descrizione.
In quest’Assemblea non si tengono dibattiti, ma si concede un tempo di parola rigorosamente controllato e orchestrato senza alcuna opportunità di risposta; questo spiega perché l’Aula sia deserta questa sera.
Le proposte vengono semplicemente elencate in quello che è soltanto l’ombra di un parlamento e che mostra solo una parvenza di rispettabilità democratica, per far credere ai cittadini europei di poter influire in qualche modo sulla gestione del cosiddetto progetto europeo.
<P>
A riprova di tutto ciò, non può esserci esempio migliore del milione di firme che chiedono di porre fine all’inutile e stravagante spesa che gli europei devono sostenere per pagare il nostro pellegrinaggio mensile a Strasburgo.
Ma la nostra Assemblea ignora la supplica rivoltaci da coloro che dovremmo rappresentare, e considera seriamente l’opportunità di acquistare questi edifici, rendendo permanente questo accordo così bizzarro.
E’ certamente giusto che la relazione metta in dubbio la buona fede della città di Strasburgo, ma la città in effetti...
<SPEAKER ID="103" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="104" LANGUAGE="EN" NAME="Alexander Stubb (PPE-DE )." AFFILIATION="United Kingdom Independence Party">
<P>
   – Signor Presidente, mi limiterò a sottolineare che l’onorevole Titford, membro dello , ci ha offerto una delle più appassionate orazioni a favore della Costituzione europea; egli, infatti, ha lodato l’iniziativa di un milione di cittadini europei, che può essere legalmente vincolante soltanto in presenza di una Costituzione.
<P>
Vorrei fare tre osservazioni.
In primo luogo mi congratulo con l’onorevole Ferber per la sua ottima relazione.
Condivido l’idea di rinviare la relazione sul discarico, vista la mancanza di chiarezza nei rapporti tra la città di Strasburgo e il Parlamento europeo.
Sostengo senza riserve il contenuto della relazione e il modo in cui è stata redatta.
Ce ne siamo occupati in seno alla commissione per il controllo dei bilanci, che ha adottato la relazione con 25 voti a favore e soltanto uno contrario.
<P>
La mia seconda osservazione riguarda lo scambio di accuse.
E’ vero: entrambe le parti sono responsabili. L’amministrazione del Parlamento, che ha peccato forse di ingenuità, e la città di Strasburgo.
Non possiamo negarlo.
Sono d’accordo con gli onorevoli Mastenbroek e Busuttil; la città di Strasburgo ha effettivamente lavorato con noi in malafede e di conseguenza la mia fiducia nell’operato dei suoi amministratori è notevolmente scemata.
<P>
La mia ultima osservazione riguarda la possibilità che questa relazione e la sede del Parlamento europeo siano in qualche modo legate; non lo sono, ma si tratta comunque di vedere come usiamo il denaro.
Come in un matrimonio, anche qui è importante parlare delle questioni più delicate.
Sono perfettamente consapevole del fatto che questo è un problema delicato, ma dobbiamo ricordare che il canone d’affitto non è la sola posta in gioco.
In realtà, i nostri viaggi a Strasburgo costano ogni anno ai contribuenti europei 209 milioni di euro, un vero spreco.
Sostengo quindi la proposta avanzata dalla campagna per dare al Parlamento un’unica sede.
Parliamone apertamente e cerchiamo di trovare una soluzione, ma separatamente da questa relazione.
<SPEAKER ID="105" LANGUAGE="DE" NAME="Herbert Bösch (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, desidero congratularmi con il relatore e con il gruppo di lavoro che è stato formato dalla commissione per i bilanci, per il lodevole modo in cui hanno affrontato la questione.
E’ evidente che molto spesso – come abbiamo constatato nella seduta odierna – sono proprio coloro che invocano trasparenza a opporsi quando i fatti vengono alla luce; e, come ha osservato il relatore, talvolta i fatti non sono così scandalosi e straordinari come qualcuno avrebbe voluto comprendere da ciò che era apparso sui giornali. Ma la commissione per il controllo dei bilanci, il relatore e il gruppo di lavoro hanno acquisito questi documenti in modo onesto, e intendono attenervisi.
Mi congratulo con loro per i risultati emersi.
<P>
Non intendo ripetere l’ennesima lamentela per il fatto che al dibattito si sono sovrapposti elementi di diversa natura.
Ognuno nutre un’opinione diversa su Strasburgo, Bruxelles e altro ancora, e questo rende più difficile svolgere adeguatamente il nostro lavoro.
Credo che il problema in oggetto sia stato affrontato con estrema competenza, e che la relazione Ferber meriti il nostro sostegno.
<P>
Quali conclusioni dobbiamo trarne?
Per cominciare, i nostri amministratori, il nostro Ufficio di presidenza – di cui credo il nostro attuale Presidente faccia parte – erano in possesso di informazioni che, mentre l’onorevole Ferber stava già lavorando alla relazione, non ci sono state fornite.
Questo è intollerabile e deve cambiare.
In futuro il nostro approccio dovrà mutare, oppure dovremo darci da fare da soli.
<P>
La seconda conclusione che possiamo trarre dalla relazione Ferber è che gli addetti alla gestione di questo edificio dovrebbero rivedere i vecchi contratti, piuttosto che aspettare mille anni perché salti fuori qualcos’altro: questo non deve assolutamente succedere.
<P>
In terzo luogo, tutti coloro che credono che l’attuale dibattito sulla politica edilizia a Strasburgo possa associarsi al dibattito sulla “sede unica”, dovranno prima essere sicuri – e io non lo sono – di quale sia la politica adottata dal nostro Parlamento per le altre sue sedi.
<SPEAKER ID="106" LANGUAGE="EN" NAME="Bill Newton Dunn (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, intendo usare il minuto a mia disposizione per parlare del paragrafo 88 che riguarda il regime pensionistico dei deputati europei e il modo in cui vengono versati i contributi.
<P>
In primo luogo deploro energicamente il fatto che alcuni deputati di quest’Assemblea abbiano calunniato altri colleghi.
Gli autori di queste calunnie non sono presenti e non hanno alcuna prova.
E’ una vergogna quindi che si rivolgano alla stampa per acquistare un’effimera notorietà infangando la reputazione di altri colleghi.
Prima di pronunciare simili affermazioni, dovrebbero essere in grado di fornire le prove.
<P>
Non mi oppongo – né mi sembra che altri lo abbiano fatto – all’idea di dedurre direttamente i contributi per il regime pensionistico dai nostri conti bancari; non ho niente in contrario.
Teniamo presente, però, che, a quanto pare, il Parlamento dovrebbe assumere altri cinque dipendenti a tempo pieno per farlo, con un costo annuo di 400 000 euro, per controllare che nel conto centrale vengano trasferiti gli importi giusti da ognuno dei conti ubicati presso le banche nazionali.
Questo è dovuto al fatto che alcune banche impongono oneri per trasferire il denaro, mentre altre non lo fanno, e quindi gli importi variano.
Inoltre, poiché in tredici dei nostri Stati membri la valuta in circolazione non è l’euro, i pagamenti mensili varieranno con il fluttuare dei tassi di cambio delle valute nazionali rispetto all’euro.
Tutto ciò comporta spese considerevoli, e dobbiamo quindi mantenere i nervi saldi e astenerci dagli insulti.
<SPEAKER ID="107" LANGUAGE="DA" NAME="Jens-Peter Bonde (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, sono il deputato al Parlamento europeo con maggiore anzianità di servizio e quello che è venuto più spesso a Strasburgo.
Quando la maggioranza decise che il Segretariato dovesse aver sede a Lussemburgo e che il Parlamento dovesse riunirsi alternativamente a Strasburgo e a Bruxelles, facevo parte della commissione per i bilanci e della Conferenza dei presidenti.
Quando abbiamo dovuto scegliere tra Strasburgo e Bruxelles ho votato a favore di Strasburgo, quindi non vi sto parlando da una prospettiva antifrancese.
<P>
Adesso è stato raccolto un milione di firme a favore di una sede unica: una manifestazione straordinaria della volontà popolare.
Non vogliamo più trovarci a sperperare il denaro dei contribuenti, né il tempo dei deputati e dei dipendenti delle nostre Istituzioni.
Dobbiamo fare il possibile, quindi, per rispondere alle critiche che ci sono state rivolte.
Al momento di fissare il calendario delle sedute per il 2008, potremmo decidere di incontrarci ogni martedì nella città in cui si riunisce la Commissione europea.
La nostra Assemblea potrebbe ricevere una relazione sulle decisioni da adottare in giornata, e tenere le votazioni per cui è necessaria la maggioranza assoluta.
In questo modo, si ridurrebbe drasticamente la necessità di spostarsi da una sede all’altra.
Così rilanceremmo la palla ai Primi Ministri che sarebbero costretti a fissare una sede unica.
Possiamo prendere questa decisione autonomamente, senza violare il Trattato.
<P>
Possiamo anche inviare un segnale decidendo di non comprare per il momento nuovi edifici.
Ho presentato l’emendamento n. 9 per evitare tale acquisto o per rinviarlo.
Nessuno avrebbe potuto immaginare che la città di Strasburgo ottenesse vantaggi finanziari dal Parlamento europeo e dai contribuenti europei.
A quanto mi consta, nessuno aveva avanzato una simile idea in occasione delle varie riunioni che si sono succedute, e non intendo certo accusare i vari Segretari generali di negligenza.
E’ naturale aspettarsi che le autorità pubbliche siano oneste e leali le une nei confronti delle altre.
Da quanto mi risulta, peraltro, Strasburgo non ha violato la legge.
Stando così le cose, dobbiamo cambiare la legge affinché le autorità pubbliche abbiano il dovere di informarsi reciprocamente nei propri rapporti d’affari.
Il Parlamento tuttavia non è obbligato ad acquistare edifici dalla città di Strasburgo.
Abbiamo un numero sufficiente di edifici, e adesso dobbiamo unirci e chiedere un’unica sede per la nostra attività parlamentare.
<SPEAKER ID="108" LANGUAGE="NL" NAME="Albert Jan Maat (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, mi congratulo con l’onorevole Ferber per il modo in cui ci ha presentato il discarico e la rispettiva relazione, oltre che per il suo metodo di lavoro.
Io, nella mia modesta qualità di membro sostituto della commissione per il controllo dei bilanci, vorrei estendere i miei ringraziamenti ai colleghi del mio gruppo, gli onorevoli Busuttil, Stubb e Grässle, per l’eccellente rapporto di lavoro che abbiamo intrattenuto con l’onorevole Ferber, soprattutto nelle riunioni preparatorie del gruppo di lavoro del PPE-DE.
<P>
L’onorevole Ferber ha presentato una relazione critica, almeno per quanto riguarda gli edifici e alcuni servizi, ma equanime.
Essa contiene alcuni saggi consigli per cambiare in meglio; per esempio, per controllare la contabilità e il bilancio del Parlamento in maniera più efficace è necessaria una relazione sul discarico.
Inutile dire che egli ha esaminato con attenzione la questione degli edifici, cioè il problema che abbiamo affrontato con la città di Strasburgo.
Egli ha affermato, chiaramente e con estrema equità, che anche il Parlamento, e non solo le altre parti in causa, è responsabile in una certa misura della situazione che si è venuta a creare.
<P>
Noi cristiano-democratici olandesi condividiamo lo spirito della relazione Ferber per quanto riguarda la spesa di bilancio del Parlamento per il 2004 conformemente alla versione elaborata e adottata dalla commissione per il controllo dei bilanci; vorrei comunque fare alcune osservazioni, anche se non mi sembrano del tutto legate alla relazione del collega Ferber, se non altro poiché egli ha svolto un lavoro eccellente per quanto riguarda Strasburgo.
<P>
Domani, in seno alla commissione per i bilanci, discuteremo di un possibile acquisto.
Ovviamente il mio partito si oppone, soprattutto per il fatto che la discussione in corso sull’argomento – e mi limiterò a fare riferimento alle parole dell’onorevole Stubb, di cui condivido l’opinione – dovrebbe tenersi prima dell’acquisto degli edifici.
Inoltre il Parlamento non può continuare a discutere questo problema per altri due anni, durante il discarico del 2006; non mi sembra affatto un modo di procedere adeguato.
<P>
Vorrei fare un’osservazione anche sul merito dell’acquisto, ossia sulla possibile presenza di amianto; gli aspetti ambientali della questione infatti non sono stati esaminati adeguatamente.
Quindi mi congratulo ancora con l’onorevole Ferber, ma non possiamo approvare l’acquisto dell’edificio in questo momento per le ragioni che ho indicato nel corso del mio intervento.
<SPEAKER ID="109" LANGUAGE="ES" NAME="Inés Ayala Sender (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore, onorevole Ferber, per il suo lavoro e per il dinamismo che ha impresso al gruppo di lavoro e alla commissione per il controllo dei bilanci, nonché alla commissione per i bilanci.
Tuttavia, non abbiamo interamente accolto alcune delle sue conclusioni in sede di commissione, né la sua decisione di riaprire altre questioni che, in parte, hanno offuscato le conclusioni che erano perfettamente chiare nel mandato iniziale.
<P>
Doveva trattarsi essenzialmente di un’approvazione gestionale per il Parlamento, ma apparentemente le informazioni fornite alla stampa dalla città di Strasburgo sui profitti ottenuti rispetto al prezzo pagato dal Parlamento – mediante una formula di contratto di intermediazione che non è mai stata giustificata – hanno trasformato questo esercizio in qualcosa di assai più interessante, da cui abbiamo tratto un’importante lezione.
<P>
Il gruppo di lavoro ha accertato che la prassi in questione era legale e consuetudinaria in questi contratti immobiliari di ingegneria finanziaria, come lo era ciò che, a mio avviso, è l’uso improprio di autentici intermediari.
Dobbiamo riconoscere che gli intermediari si sono veramente guadagnati quei soldi.
<P>
Quindi, se c’è stato eccesso di fiducia da un lato, e mancanza di buona fede dall’altro, credo che il Parlamento abbia imparato a non fidarsi della buona fede delle altre istituzioni.
Approviamo quindi l’intero esercizio, se può infonderci una maggiore consapevolezza dei rischi e dei pericoli che le transazioni immobiliari comportano e se in tal modo potremo evitare, come credo sia nostro obiettivo, il futuro ripetersi di sorprese così spiacevoli, perché altrimenti diverrebbe sempre più difficile per il Parlamento nutrire la necessaria fiducia negli stessi organismi che lo rappresentano.
<P>
Quanto agli altri due temi che sono rientrati dalla porta di servizio – le pensioni e la sede del Parlamento – posso confermare che condivido l’opinione espressa ripetutamente in quest’Aula: non è questa la soluzione proposta dalla maggioranza.
<SPEAKER ID="110" LANGUAGE="FR" NAME="Nathalie Griesbeck (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, desidero ringraziare a mia volta l’onorevole Ferber che ha svolto in maniera eccellente un’attività di verifica in un contesto che si è dimostrato non soltanto giuridicamente complesso, ma anche frequentemente agitato.
Consentitemi inoltre di ringraziare la commissione per il controllo dei bilanci che ha portato a buon fine le proprie indagini per fare chiarezza nel nostro dibattito.
<P>
Non posso che dispiacermi della goffaggine dimostrata dalla città di Strasburgo nel gestire la questione e trarne due fondamentali conclusioni.
La prima riguarda il funzionamento del nostro Parlamento: in futuro, come ricorda il relatore, dovremo controllare più attentamente la natura giuridica dei nostri contratti, anche quando si tratti di contratti complessi.
<P>
La seconda conclusione dipende da fattori basilari ed è di natura politica, ma riguarda comunque il discarico.
Spero che l’adozione del discarico ci consentirà di mettere fine, una volta per tutte, ai costanti tentativi di mescolare problemi diversi, che mirano a rimettere in discussione il costo della sede di Strasburgo; questa, come ha ricordato l’onorevole Ferber, è determinata dai Trattati e dalla saggezza dei capi di Stato e di governo.
Se non raggiungeremo quest’obiettivo, propongo due soluzioni: possiamo raggruppare tutte le Istituzioni presso il Parlamento europeo – che è l’organo democratico per eccellenza – e allora avremo un’unica sede, per riprendere le parole di un collega; oppure possiamo almeno effettuare una revisione contabile per accertare il costo di tutte le Istituzioni europee disseminate nel continente, e trarne le conclusioni più opportune.
<SPEAKER ID="111" LANGUAGE="DE" NAME="Ingeborg Gräßle (PPE-DE )." AFFILIATION="(Il Presidente interrompe l’oratore)">
<P>
   – Signor Presidente, anch’io vorrei avere il 25 per cento di tempo in più per il mio intervento.
<P>
Il riaccendersi del dibattito sull’affitto dell’edificio di Strasburgo, un problema di cui discutiamo da 28 anni, mi induce a riflettere.
<P>
E comincio a nutrire dubbi, che non saranno facilmente dissipati, sulla professionalità dei responsabili della gestione degli edifici del Parlamento e sull’importanza che i responsabili finanziari del Parlamento attribuiscono a una sana gestione finanziaria.
Per 28 anni, le autorità parlamentari non hanno verificato se i contratti fossero ancora economicamente vantaggiosi, neanche quando il capitale originale era stato ammortizzato, né quando, nel 1997, il Trattato di Amsterdam ha sancito che Strasburgo sarebbe stata la nostra sede; se non altro in quell’occasione sarebbe stato necessario valutare i rischi che questo implicava.
<P>
Per anni è stato pagato un affitto eccessivo, con considerevoli danni per quest’Assemblea e per i contribuenti europei; come ha ammesso lo stesso esperto nominato dalla Repubblica francese, l’importo oscillerebbe almeno tra i 28 e i 32 milioni di euro.
Chi è il vero responsabile?
Perché i revisori interni del Parlamento hanno mancato al proprio dovere?
Nessuno risponde a tali domande, e questo mi manda su tutte le furie.
Come ogni altro deputato di quest’Assemblea, farò in modo che questi temi, invece di essere condannati all’oblio, vengano seguiti con attenzione.
<P>
Domani dobbiamo concedere il discarico per 80 milioni di euro, destinati all’acquisto di questi edifici, che in realtà abbiamo già pagato anni fa.
Un edificio addirittura lo riceviamo in regalo, senza sapere quali oneri comporti.
E’ stato frettolosamente raffazzonato un contratto, senza rinegoziare il prezzo d’acquisto alla luce delle notizie emerse.
Se questo contratto non sarà né peggiore né migliore di quelli che l’hanno preceduto, in un prossimo futuro diverrà oggetto di un’altra discussione in quest’Aula.
<SPEAKER ID="112" LANGUAGE="DE" NAME="Markus Ferber (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, vorrei soltanto far notare – facendo eco al mio precedente intervento durante il quale lei non era presente – che in occasione del prossimo dibattito sul discarico del Parlamento mi aspetto che il Presidente sia presente in Aula.
<SPEAKER ID="113" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Lo informeremo della sua richiesta.
Vorrei soltanto segnalare che, mentre il nostro dibattito è in corso in questa sede, l’Ufficio di presidenza è riunito, presieduto dal Presidente del Parlamento.
Questa è la spiegazione che posso darle.
Il Presidente del Parlamento non ha il dono dell’ubiquità, non è onnipresente come Fregoli.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani.
<SPEAKER ID="114" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca la relazione (A6–0255/2006), presentata dall’onorevole Prets a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, sulla proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilità transnazionale nella Comunità a fini di istruzione e formazione: La Carta europea di qualità per la mobilità [COM(2005)0450 – C6-0291/2005 – 2005/0179(COD)].
<SPEAKER ID="115" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, ancora una volta desidero ringraziare l’onorevole Prets, relatrice della commissione per la cultura, per la sua dedizione e il suo impegno costruttivo, nonché per le lunghe e numerose riunioni che ha tenuto con i miei servizi e quelli del Consiglio.
Per gli stessi motivi, consentitemi di esprimere la mia gratitudine alla commissione per l’occupazione e gli affari sociali, e in particolare al relatore, onorevole Kusstatscher.
Grazie alla loro volontà politica, alla loro flessibilità e alla loro capacità negoziale siamo riusciti a raggiungere un accordo su un testo di compromesso affidabile.
<P>
Innanzi tutto vorrei ricordare i principali obiettivi della proposta che è stata avanzata dalla Commissione.
La Carta intende formulare un insieme di principi comuni che consenta di rafforzare l’efficienza e l’efficacia di tutti i tipi di mobilità organizzata a fini di apprendimento.
Tali principi comprendono un buon livello di informazione e orientamento per i candidati, un solido piano di apprendimento, una valida preparazione – soprattutto dal punto di vista linguistico – un adeguato sostegno logistico e piani di tutoraggio nel paese ospitante.
Sarebbe opportuno definire con precisione le responsabilità di tutte le parti in causa, e garantire l’equo riconoscimento e la valutazione dello studio, nonché l’assistenza al ritorno nel paese d’origine.
<P>
Ci aspettiamo quindi che la Carta rechi sostanziali benefici agli utenti.
In primo luogo, essa dovrà convincere i cittadini dell’utilità della mobilità e del fatto che essa si realizza nelle condizioni più opportune.
Inoltre, dovrà garantire a un ampio gruppo di persone che studiano in un altro paese la facoltà di esercitare il diritto di libera circolazione e di studio all’interno dell’Unione europea.
Essa inoltre dovrà esercitare un impatto positivo sull’occupabilità degli interessati.
In effetti, la Carta risponde a importanti requisiti della dimensione sociale dell’Unione europea: mobilità, istruzione e formazione per l’acquisizione di nuove competenze e per l’occupabilità.
<P>
Vengo ora alla relazione dell’onorevole Prets, che accolgo con molto favore.
Grazie agli emendamenti del Parlamento europeo il testo adesso ha acquisito una maggiore coerenza con gli obiettivi della proposta.
Per esempio, come lei ha ricordato, la mobilità si basa su valori comuni e sul rispetto della diversità.
Lei ha ampliato la portata della proposta per adattarla alle specifiche esigenze delle categorie svantaggiate e delle persone con disabilità; ha invitato la Commissione a promuovere l’uso di una Carta per la mobilità da parte degli enti nazionali e di altre organizzazioni; ha insistito inoltre sull’elaborazione di dati statistici specifici per genere, e ha altresì menzionato la portabilità dei prestiti e delle borse statali nel paese che ospita i candidati.
<P>
Per riassumere, dei 36 emendamenti votati dalla commissione per la cultura, soltanto quattro non sono stati accettati dalla Commissione.
Con questo non intendevamo rifiutare le idee a questi sottese; ritenevamo però che la questione esulasse dalla portata della proposta o comunque fosse coperta da altre parti del testo.
I rimanenti 32 emendamenti sono stati completamente inseriti, o nella loro versione originale o con leggere riformulazioni.
<P>
Infine, com’è noto, la settimana scorsa il Coreper ha accettato il testo di compromesso.
Nessuno Stato membro si è opposto al testo, né ha espresso riserve.
Ciò dovrebbe favorire l’accordo in sede di prima lettura.
Chiedo quindi all’Assemblea di confermare il testo col suo voto; sarebbe la conclusione migliore di un’efficace cooperazione tra le Istituzioni.
Ma prima che questo avvenga sarò lieto di ascoltare le vostre domande.
<SPEAKER ID="116" LANGUAGE="DE" NAME="Christa Prets (PSE )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, finalmente siamo riusciti, dopo prolungati contrasti e controversie, a raggiungere un accordo su questo documento, e soprattutto a presentarlo in tempo prima della fine dell’Anno della mobilità; infatti non credo che avrebbe senso presentarsi con una Carta per la mobilità l’anno prossimo, giacché questo non avrebbe l’effetto auspicato sul mondo esterno.
<P>
Passando alla questione essenziale, questa Carta è necessaria quale accompagnamento per i nuovi programmi di formazione che saranno introdotti l’anno prossimo, e nei quali abbiamo dato la priorità all’aspetto quantitativo; per esempio, entro il 2012 vogliamo avere tre milioni di studenti nei programmi di apprendimento permanente, e 80 000 all’anno con LEONARDO.
Naturalmente non dobbiamo ignorare l’aspetto qualitativo, che non deve essere in alcun modo trascurato.
Dobbiamo garantire un buon livello qualitativo, non soltanto nel paese che ospita gli studenti, ma anche nel paese d’origine, affinché si possa sfruttare al meglio la propria esperienza quando si torna in patria, dando luogo a un vero valore aggiunto.
<P>
Vorrei anche ricordare che la mobilità non deve mirare solo a una maggiore occupabilità; essa implica anche un beneficio personale, giacché l’istruzione è preziosa anche per il suo apporto alla formazione della personalità e, in ultima analisi, deve contribuire a una maggiore comprensione a livello europeo.
<P>
La Carta è rivolta a tutti coloro che intendono completare un periodo di istruzione formale o informale o di perfezionamento all’estero, ma bisogna garantire un certo equilibrio, non solo a vantaggio dello studente, ma anche per promuovere la diffusione del programma LEONARDO e fornire maggiori opportunità alle imprese che desiderano assumere apprendisti.
<P>
Credo che questo documento svolgerà un’importante funzione propulsiva, ma molto dipenderà da come sarà accolto nei singoli Stati membri.
Quest’Assemblea ha realizzato uno strumento che non è giuridicamente vincolante, e quindi spetta agli Stati membri impegnarsi a raggiungere gli obiettivi che esso indica loro.
Sappiamo che moltissime risoluzioni vengono adottate in seno al Consiglio e accettate all’unanimità dall’UE o dal Consiglio, per poi essere applicate inadeguatamente a livello nazionale.
Se la Carta subisse un simile destino, la fiducia dei giovani nella nostra azione e nelle nostre intenzioni sarebbe gravemente incrinata.
<P>
Vorrei tuttavia menzionare alcuni punti, signor Commissario, che lei in parte ha già ricordato.
E’ importante che vi sia una Guida alla mobilità, per offrire informazioni preliminari sulle opzioni offerte dalla mobilità, borse e indirizzi utili.
E’ altresì importante garantire la trasparenza dei vari sistemi scolastici, in modo da confrontarli tra loro, così che i giovani sappiano cosa li aspetta nei diversi paesi.
E’ peraltro necessario offrire informazioni sul riconoscimento dei diplomi, sul sostegno finanziario o d’altro tipo, e assicurare la rimozione delle barriere linguistiche.
<P>
La trasferibilità delle borse – cui ha già fatto riferimento l’onorevole Schöppges – è assolutamente fondamentale, ed è quindi un fattore cruciale insieme a sostegno logistico, assicurazione, permessi di residenza e di lavoro, alloggio e preparativi per il viaggio, ed è altrettanto importante della trasferibilità dei prestiti.
Lo stesso vale per la sicurezza sociale.
Se i giovani devono intraprendere questa grande impresa, e prepararsi per questa “avventura all’estero”, dovremo garantire loro la portabilità del loro sistema di sicurezza sociale.
<P>
Intendiamo quindi far sì che la Carta per la mobilità venga considerata un quadro di riferimento per accrescere l’efficienza e l’efficacia della mobilità; le persone che ne faranno uso avranno a loro disposizione un elenco in dieci punti da controllare prima di partire, per questioni quali consulenza, informazioni e piani di studio; ve ne sono altri, ma non è assolutamente necessario che ne discuta adesso.
<P>
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo compromesso; non è stato facile, ma ce l’abbiamo fatta.
Vedo con piacere che tutti i gruppi hanno presentato emendamenti o emendamenti di compromesso e credo che domani saremo certamente in grado di svolgere rapidamente la votazione e quindi di presentare una buona relazione.
<SPEAKER ID="117" LANGUAGE="DE" NAME="Sepp Kusstatscher (Verts/ALE )," AFFILIATION="relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali">
<P>
   . – Signor Presidente, Commissario Figeľ, questo è l’Anno della mobilità, ed è perciò positivo e necessario realizzare una Carta europea di qualità per la mobilità per tutti i cittadini che viaggiano in Europa per continuare o perfezionare la propria istruzione, anche se sarebbe opportuno aggiungere che questa Carta per la mobilità è anche un esempio del timido approccio che è stato adottato per l’Anno della mobilità.
Noi della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, quando abbiamo esaminato questa risoluzione, abbiamo ritenuto particolarmente importante che la formazione professionale venga trattata alla stessa stregua dell’istruzione generale.
Il nostro secondo obiettivo era quello di ribadire che un’istruzione e una formazione permanenti adeguate rappresentano lo strumento migliore per lottare contro la disoccupazione e la povertà.
<P>
I negoziati con il Consiglio sono stati deludenti e rivelatori insieme.
Purtroppo non sono in grado di confermare le dichiarazioni già rese in precedenza, secondo le quali vi sarebbe già un considerevole consenso in materia.
Il Consiglio ha rovesciato la procedura non appena si è reso conto della disponibilità a raggiungere un compromesso da parte del relatore della commissione competente per il merito.
E’ stato così che noi, rappresentanti del Parlamento, ci siamo trovati davanti un Consiglio che ci diceva che cosa potevamo o non potevamo raccomandare.
Da un rapido accordo è scaturito un processo assai poco democratico.
<SPEAKER ID="118" LANGUAGE="FR" NAME="Erna Hennicot-Schoepges," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero congratularmi con l’onorevole Prets per la sua relazione e per il suo proposito di ottenere un testo che ponga dei problemi e che, pur senza essere un testo legislativo, sia espressione di una volontà forte.
<P>
Con questa Carta si cerca di spingersi oltre, per imporre l’idea che l’istruzione è un settore in cui la cooperazione tra i diversi sistemi nazionali sta diventando indispensabile.
Se vogliamo promuovere la mobilità, dovremo migliorare lo scambio delle conoscenze e delle informazioni, promuovere il multilinguismo, ridurre le pastoie burocratiche, garantire la protezione sociale e la portabilità dei sistemi finanziari.
<P>
Evidentemente sarà necessario preparare il candidato prima della partenza, seguirne il soggiorno nel paese che lo ospita e favorirne la reintegrazione al ritorno nel paese d’origine.
Constatare che la mobilità non è cresciuta nonostante i numerosi programmi specifici conferma che questa Carta è un passo nella giusta direzione.
<P>
In diverse occasioni il Consiglio ha tuttavia ricordato che il settore dell’istruzione rientra fra le competenze degli Stati membri.
Il compromesso raggiunto è valido, anche se le iniziative intraprese non sono ancora sufficientemente ambiziose e, soprattutto, dipendono dalla buona volontà degli Stati membri.
<P>
Non è possibile costruire l’Europa senza fare dell’istruzione e della cultura uno spazio aperto, in cui ogni paese e ogni sistema, forti delle proprie ricchezze, non abbiano più paura dell’altro.
<P>
La strategia di Lisbona ci spinge a ricercare maggiore efficacia e ad ammodernare i sistemi d’istruzione.
Il contributo della Carta a un miglior coordinamento dei programmi di mobilità dipenderà evidentemente dalla volontà degli Stati membri, ma anche dalle richieste degli europei, i quali, come i loro antenati nel Medio Evo, dovrebbero poter fare il giro d’Europa senza dover percorrere un cammino pieno di imboscate.
<P>
Per questo, c’è bisogno di più Europa nel settore dell’istruzione e della cultura.
<SPEAKER ID="119" LANGUAGE="EL" NAME="Nikolaos Sifunakis," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, questa è una giornata speciale sia per il Parlamento europeo che per la commissione per la cultura e l’istruzione, nonché per i nostri tre colleghi e amici, onorevoli Prets, Trüpel e Beazley, autori di tre distinte relazioni sull’istruzione nell’Unione europea.
<P>
La mobilità dei cittadini europei nel settore dell’istruzione e della formazione contribuisce considerevolmente a migliorare la qualità della loro conoscenza e ad ampliare le loro esperienze e competenze; allo stesso tempo, essa rappresenta uno strumento ineguagliabile per favorire la comprensione reciproca e accrescere la conoscenza delle varie culture che compongono l’Europa.
<P>
E’ vero, negli ultimi anni, grazie alla diffusione dei programmi esistenti per l’istruzione e la mobilità come COMENIUS, ERASMUS e LEONARDO, la mobilità dei giovani in Europa ha registrato un significativo aumento.
Purtroppo però sussistono ancora altri ostacoli che si frappongono alla mobilità.
<P>
Ancora oggi, il numero di giovani che attraversano le frontiere del proprio paese per partecipare a un programma d’istruzione è relativamente basso; a questo si sommano, tra l’altro, varie prassi e omissioni da parte degli Stati membri, che direttamente o indirettamente limitano la mobilità dei giovani europei.
<P>
La Carta europea di qualità per la mobilità, se sarà correttamente applicata dagli Stati membri, potrà apportare un significativo contributo all’abbattimento di tali ostacoli, offrendo un adeguato sostegno in materia di assistenza amministrativa a coloro che attraversano le frontiere – per esempio un’adeguata preparazione prima della partenza, offerta di informazioni e di assistenza, sicurezza sociale, permesso di residenza, alloggio e la possibilità di trasferire borse e prestiti nel paese ospitante.
<P>
Allo stesso tempo, è particolarmente importante che l’esperienza acquisita mediante tali programmi venga riconosciuta al ritorno nel paese d’origine.
Si dovrà inoltre garantire ai partecipanti il rispetto delle pari opportunità.
In tale contesto sarà opportuno rafforzare l’impiego dell’Europass.
<P>
Per concludere, vorrei estendere le mie congratulazioni alla relatrice, onorevole Prets, e agli altri relatori, perché grazie al suo lavoro la Carta europea di qualità per la mobilità sarà più rapidamente a disposizione dei cittadini europei.
<SPEAKER ID="120" LANGUAGE="SL" NAME="Ljudmila Novak (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   La mobilità nel campo della formazione e dell’occupazione nell’Unione europea è importante per innalzare il livello occupazionale dei cittadini europei.
Essa può rafforzare il grado di connessione interna, favorire la cooperazione e promuovere la conoscenza di altre nazioni e di altre lingue.
<P>
Per quanto riguarda l’istruzione, la cooperazione sta aumentando, sebbene i finanziamenti siano ancora insufficienti.
Se vogliamo ottenere maggiori risultati, tuttavia, dobbiamo anche accordarci per favorire un’istruzione qualitativamente migliore.
<P>
Se le aziende considerano i programmi di mobilità semplicemente come un maggiore carico di lavoro senza alcun valore aggiunto, esse non saranno certo incentivate a favorire il successo di tali programmi i quali, ai loro occhi, non faranno che aumentare il lavoro, accrescere i costi legati all’organizzazione del tutoraggio, e provocare una fuga di informazioni a favore dei loro concorrenti.
Se vogliamo aumentare la mobilità dei lavoratori, i dipendenti che lavorano per aziende e organizzazioni dovranno ricevere incentivi adatti.
E naturalmente si renderanno necessarie misure adeguate per incoraggiarli.
<P>
Dobbiamo altresì sensibilizzare i dipendenti, in modo che conoscano le opportunità e i vantaggi offerti dalla mobilità.
A tal fine, sarà necessario redigere elenchi delle organizzazioni che desiderano partecipare al processo, ma allo stesso tempo si dovranno istituire gli organismi responsabili per la preparazione e la promozione di tali elenchi.
<P>
Rimane poi il problema del riconoscimento delle qualifiche e delle competenze dei lavoratori nei diversi paesi.
In vari paesi studenti e dipendenti stanno già usando con successo Europass, il cui utilizzo dovrà essere ampliato e migliorato.
La conoscenza è un bene prezioso, ed è il migliore investimento per affrontare le sfide del futuro.
<SPEAKER ID="121" LANGUAGE="SK" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Anch’io sono molto soddisfatto che siamo riusciti a preparare la Carta e a sottoporla a votazione quest’anno, l’Anno della mobilità nell’Unione europea; essa infatti rappresenta un importante contributo.
Convengo naturalmente sul fatto che una raccomandazione non è uno strumento giuridicamente vincolante.
A giudicare dalla nostra esperienza, tuttavia, le numerose raccomandazioni adottate finora in questo settore ci hanno consentito di progredire verso specifici obiettivi, parametri e accordi; di conseguenza, possiamo constatare un’ampia gamma di attività attinenti ai processi di Bologna o di Copenaghen.
<P>
Non soltanto oggi, con la presentazione di diverse e importanti relazioni da parte della commissione per la cultura e l’istruzione, ma anche nel corso degli ultimi mesi e degli anni più recenti, il settore della cultura e dell’istruzione ha conosciuto un significativo impulso.
Come ha affermato l’onorevole Hennicot-Schoepges, un’Europa comune ha bisogno di maggiore cultura e maggiore istruzione; credo che questa sia la direzione in cui ci stiamo muovendo.
Quando sarà adottata, la raccomandazione favorirà il coordinamento, la trasparenza e la cultura, la valutazione delle esperienze dei cittadini sugli effetti della mobilità e sulle condizioni prevalenti nei singoli paesi e nelle varie istituzioni.
Da parte mia vorrei esprimere la mia gratitudine e garantire che sono pronto a procedere con le misure necessarie per dare seguito alla raccomandazione, soprattutto per favorire il processo attuativo.
<SPEAKER ID="122" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani.
<SPEAKER ID="123" LANGUAGE="" NAME="Bogdan Golik (PSE )." AFFILIATION="(PL) ">
<P>
   – Non ci sono dubbi sul fatto che la maggiore coesione tra i cittadini europei dipende dalla loro mobilità, nonché dalla reciproca conoscenza, comprensione e accettazione della diversità culturale.
<P>
La conoscenza delle lingue e il riconoscimento dei metodi e dei sistemi scolastici sono elementi cruciali per favorire la mobilità dei cittadini europei; anche la formazione professionale svolge un ruolo importante in questo campo, e ci avvicina al conseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona.
<P>
Considerando il tema in questione da questo punto di vista, credo che gli Stati membri debbano:
<P>
1.
Creare le condizioni necessarie affinché, oltre alla lingua madre, nelle scuole di livello secondario si insegnino almeno due delle lingue nazionali degli Stati membri dell’UE.
<P>
2.
Garantire l’offerta di formazione professionale con il sostegno degli enti e degli organismi economici locali, che sono i più adatti a comprendere le esigenze economiche del proprio paese.
Lo sviluppo della cooperazione tra gli organismi competenti dei paesi dell’UE consentirà loro di lavorare con i propri governi, per individuare le modalità di formazione professionale più adatte alle esigenze dell’intera Unione europea, e per assumere responsabilità in questo settore.
<P>
3.
Introdurre quanto prima un sistema di formazione a doppio binario, che dedichi cioè metà del tempo allo studio teorico e l’altra metà alla formazione pratica.
I cosiddetti Quindici vecchi Stati membri e i nuovi Stati membri dell’UE sono ugualmente responsabili per quanto riguarda la promozione di una maggiore mobilità.
<P>
Inoltre, è essenziale un sostegno finanziario adeguato per ottenere una maggiore mobilità e una migliore formazione professionale all’interno dell’Unione europea.
<SPEAKER ID="124" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0262/2006), presentata dall’onorevole Trüpel a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, sulla proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente [COM(2005)0548 – C6-0375/2005 – 2005/0221(COD)].
<SPEAKER ID="125" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, come ho detto all’onorevole Sifunakis, lo speciale gruppo di relazioni in esame conferma il fatto che l’aspetto culturale dell’istruzione riceve un particolare impulso da queste discussioni.
Per cominciare vorrei esprimere la mia gratitudine all’onorevole Trüpel, della commissione per la cultura e l’istruzione, ma anche alle altre commissioni che sono state coinvolte in questa relazione e hanno partecipato alla sua elaborazione, nonché ai gruppi politici che hanno discusso in maniera costruttiva con la Presidenza e la Commissione europea; tali discussioni ci hanno portato a un accordo su questa raccomandazione relativa alle competenze chiave.
<P>
Tutte le Istituzioni si sono impegnate per realizzare un testo equilibrato e consentire quindi un accordo in prima lettura.
Comprendiamo tutti l’importanza di questa proposta per i cittadini europei e per lo sviluppo di strategie di apprendimento permanente coerenti e globali, che dovranno aiutare l’Europa a raggiungere il suo obiettivo: diventare l’Europa della conoscenza – un’Unione amica della conoscenza.
<P>
Questa raccomandazione si propone di individuare e definire le competenze di cui tutti hanno bisogno per vivere, apprendere e lavorare in una società della conoscenza.
Essa abbraccia competenze tradizionali come l’alfabetizzazione e le tecnologie della società dell’informazione – grammatica digitale – ma le supera fino a includere competenze importanti per la cittadinanza, per vivere insieme in società più varie e più numerose.
Credo che dopo la sua approvazione questa raccomandazione debba tradursi, quanto prima, in misure concrete che favoriscano lo studio e la formazione dei cittadini.
<P>
Il nostro obiettivo è migliorare le opportunità di lavoro, l’occupabilità e le possibilità future dei nostri cittadini.
Credo che sia stato fatto molto, soprattutto da parte dell’onorevole Trüpel e dei suoi colleghi, per analizzare, discutere e modificare la nostra proposta iniziale.
In seguito al successo dei negoziati, credo siano stati apportati alcuni miglioramenti e cambiamenti, senza trascurare l’importanza di un testo breve e conciso.
Ritengo che adesso la raccomandazione affronti meglio il problema dell’alfabetizzazione e la necessità di garantire pari opportunità, nonché l’esigenza di definire procedure per riconoscere le competenze e valutare i risultati.
<P>
I gruppi di destinatari ora comprendono i soggetti con scarse competenze di base e gruppi specifici composti, per esempio, da persone che ritornano al lavoro dopo un periodo di interruzione; inoltre, sono state chiarite alcune definizioni di competenze.
Questo documento, insieme ad altre relazioni e al programma per l’apprendimento permanente di cui disporremo a partire dal 2007, potrebbe creare condizioni più favorevoli a valorizzare la conoscenza, le qualifiche e un’Europa amica della conoscenza.
Apprezzo il largo consenso accordato dall’Assemblea alle politiche in materia di istruzione, formazione e apprendimento, sia per quanto riguarda il programma che a proposito di strumenti legislativi.
<P>
Ringrazio voi tutti per la cooperazione di cui avete dato prova nel gettare le basi di questa raccomandazione, e mi auguro che continueremo a godere del vostro sostegno nella fase attuativa.
<SPEAKER ID="126" LANGUAGE="DE" NAME="Helga Trüpel (Verts/ALE )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, Commissario Figeľ, onorevoli colleghi, vorrei cominciare ringraziando il Commissario Figeľ per le sue osservazioni introduttive, e anche per aver riassunto con tanta chiarezza lo spirito dell’accordo raggiunto in prima lettura, illustrando altresì i miglioramenti apportati al testo e resi possibili dai nostri sforzi congiunti. Il Commissario ha inoltre sottolineato che adesso la relazione, benché ambiziosa, è più sensibile ai fattori sociali e più equilibrata, ed è perciò un trionfo per i nostri sforzi congiunti.
<P>
Guardando a ritroso, la raccomandazione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente prende come punto di partenza la mutata situazione mondiale, e l’economia globalizzata in cui l’Europa avrà possibilità di successo soltanto se riuscirà a offrire ai suoi cittadini un’istruzione e una formazione migliori; per questo la politica dell’istruzione vuole essere – e dev’essere – parte integrante della strategia di Lisbona.
Poiché siamo un continente povero di materie prime, le nostre opportunità future in un’economia globalizzata sono strettamente legate alle risorse dell’istruzione e della ricerca; il nostro potenziale futuro va ricercato nelle qualità e nelle competenze dei nostri cittadini, ed è per questo che gli Stati membri e l’Unione europea devono investire di più nell’istruzione, e definire con chiarezza le competenze che sono effettivamente necessarie in una società basata sulla conoscenza.
Questo è lo scopo delle raccomandazioni sulle otto competenze chiave; ripeto che si tratta solo di raccomandazioni.
<P>
Le competenze chiave sono: primo, comunicazione nella madrelingua; secondo, comunicazione nelle lingue straniere; terzo, competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; quarto, competenza digitale; quinto, imparare a imparare; sesto, competenze interpersonali, interculturali e sociali e competenza civica; settimo, imprenditorialità; ottavo, espressione culturale.
Si tratta di competenze ugualmente necessarie per la coesione, l’occupabilità e lo sviluppo personale.
Ovviamente dobbiamo sostenere gli Stati membri al momento di realizzare politiche che consentano a tutti i giovani, una volta completata la loro istruzione di base, di possedere sufficienti competenze chiave per intraprendere la vita adulta, e agli adulti di sviluppare tali competenze, nel corso della loro vita, sulla base delle conoscenze più aggiornate.
<P>
Non esiste alcuna gerarchia per le competenze chiave, che sono tutte di pari valore; ovviamente vi sono sovrapposizioni tra loro, e tutte contribuiscono a una vita di successo in una società basata sulla conoscenza.
Tali competenze vengono definite come una combinazione di conoscenze, abilità e attitudini.
Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali nella società della conoscenza, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione.
Il concetto di umanità sotteso a questa definizione di competenze chiave si ispira all’umanesimo, e ciò che anima questa raccomandazione è l’idea che le competenze non debbano essere considerate esclusivamente per l’uso che se ne può fare, e che l’istruzione è un valore in sé.
<P>
Questo concetto di competenze chiave comprende abilità quali pensiero critico, creatività, spirito di iniziativa, capacità di risolvere i problemi, disponibilità ad assumere rischi, capacità decisionale e talento imprenditoriale.
Mi sembra di poter dire, in termini politici, che abbiamo optato per il giusto approccio offrendo agli Stati membri queste definizioni come orientamenti per le loro politiche in materia di istruzione, e consentendo loro quindi di prepararsi meglio al futuro.
Nei negoziati con il Consiglio e la Commissione ho fatto del mio meglio affinché fosse chiaro che, indipendentemente dall’ambizione che ispira tali competenze chiave – giacché noi tutti dobbiamo impegnarci in questo apprendimento permanente, se vogliamo avere successo e soddisfazione in una società basata sulla conoscenza –, non dobbiamo mai dimenticare l’aspetto sociale, perché non tutti partono dallo stesso punto né con le stesse opportunità.
Per questo è fondamentale aiutare e sostenere coloro che, per circostanze personali, sociali, culturali ed economiche, hanno difficoltà di apprendimento, coloro che abbandonano prematuramente la scuola, le persone con scarse competenze di base, i disoccupati di lungo periodo o coloro che vogliono tornare al lavoro dopo un lungo periodo di interruzione, senza dimenticare – soprattutto – le donne che riprendono il lavoro dopo la maternità.
Dovremo tener conto di tutte queste circostanze se vogliamo dare ai nostri cittadini l’aiuto specifico di cui hanno bisogno per sfruttare le opportunità di istruzione che si offrono loro.
<P>
Dopo vari negoziati con il Consiglio, siamo riusciti a raggiungere un accordo su una raccomandazione che è sensibile in termini sociali e sottolinea l’uguaglianza di genere, pur essendo notevolmente ambiziosa.
Credo che questo sia un buon compromesso, e quindi raccomando a tutti i deputati di quest’Assemblea di adottare questo testo nella versione concordata in prima lettura.
I negoziati si sono dimostrati costruttivi e interessanti, e per questo voglio estendere i miei ringraziamenti ai colleghi, alla Commissione e al Consiglio.
<SPEAKER ID="127" LANGUAGE="DE" NAME="Thomas Mann (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario Figeľ, l’anno scorso nell’Unione europea il 10 per cento di tutti gli adulti ha partecipato a progetti di formazione permanente – una cifra decisamente bassa in considerazione delle competenze necessarie nell’era della globalizzazione.
L’apprendimento deve aver luogo in ogni fase della vita; le competenze chiave – come la padronanza della propria lingua madre e di lingue straniere, le competenze matematiche e tecniche, le competenze sociali e interculturali – devono essere acquisite e costantemente aggiornate.
<P>
L’Unione europea offre il proprio aiuto per sviluppare tali abilità e favorire quindi l’occupabilità dell’individuo.
La commissione per l’occupazione e gli affari sociali ha adottato all’unanimità il mio parere, sul quale era stato raggiunto un compromesso dai diversi gruppi politici.
La mia preoccupazione riguardava un punto a cui il testo della Commissione non rivolge ancora la dovuta attenzione, ossia le disposizioni più favorevoli da accordare ai gruppi svantaggiati come i disabili, i disoccupati di lungo periodo e coloro che abbandonano prematuramente la scuola; si tratta di soggetti che hanno difficoltà ad acquisire nuove abilità di propria iniziativa.
Se dovranno compensare le proprie carenze, avranno bisogno di misure .
Anche i giovani che vivono in quartieri caratterizzati da alti livelli di disoccupazione si sentono abbandonati e frustrati; hanno bisogno di supporto psicologico e aiuto specifico per acquistare fiducia in se stessi ed essere motivati a lavorare al fine di migliorare le loro condizioni di vita e quelle delle loro famiglie.
L’obiettivo dell’apprendimento permanente è l’acquisizione di competenze chiave che sono necessarie non soltanto per adattarsi ai cambiamenti ma anche e soprattutto per essere agenti attivi dei cambiamenti.
<P>
La nostra commissione è favorevole ad accertare ogni tre anni le competenze a livello nazionale, regionale e locale, e a pubblicare i risultati di tali accertamenti, perché soltanto così sarà evidente in quali settori si sono ottenuti progressi concreti.
<SPEAKER ID="128" LANGUAGE="FI" NAME="Anneli Jäätteenmäki (ALDE )," AFFILIATION="relatore per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere">
<P>

   . – Signor Presidente, l’apprendimento permanente e l’istruzione sono componenti importanti della strategia di Lisbona, e quindi della competitività europea.
L’istruzione è importante perché garantisce un lavoro ai nostri cittadini.
<P>
L’istruzione è un settore di competenza degli Stati membri, ma se l’Unione europea e gli Stati membri vogliono garantire un posto di lavoro ai propri cittadini, e assicurare al contempo la competitività delle proprie imprese, è necessario integrare tutti i nostri i cittadini e investire tempo e denaro nell’apprendimento permanente.
<P>
Vorrei sollevare brevemente due questioni.
Dobbiamo rivolgere una particolare attenzione alle donne di mezz’età, e in secondo luogo agli adolescenti.
Le donne di mezz’età sono una categoria svantaggiata, poiché non ricevono una formazione adeguata; di conseguenza, non riescono a trovare lavoro.
L’altra questione riguarda gli adolescenti.
In Europa un numero sempre maggiore di adolescenti abbandona la scuola subito dopo aver completato l’istruzione secondaria, e questo dà luogo alla disoccupazione.
<SPEAKER ID="129" LANGUAGE="CS" NAME="Nina Škottová," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di raccomandazione offre uno strumento di riferimento europeo per le competenze chiave in materia di apprendimento permanente.
La raccomandazione dovrebbe consentirci di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini dell’Unione europea; in altre parole, essa potrebbe aiutare centinaia di milioni di persone.
In considerazione di tali cifre, è estremamente difficile strutturare e definire le competenze chiave in maniera ottimale, equilibrata, adeguata e di agevole utilizzo, così da soddisfare le aspettative, favorire l’integrazione dell’individuo nella società e contribuire alla realizzazione degli obiettivi della strategia di Lisbona in materia di crescita e occupazione.
La raccomandazione cerca di definire le abilità che formeranno il moderno profilo del cittadino europeo, abilità che tutti i cittadini dell’Unione europea potrebbero e dovrebbero acquisire.
Ritengo che questo sia un obiettivo molto ambizioso e ancora lontano.
<P>
Come strumento di riferimento questo testo dovrebbe dimostrarsi utile.
La sua lacuna più evidente è ovviamente il tentativo di delineare il profilo del cittadino in tutti i complessi aspetti della vita, pur senza definire una gerarchia delle competenze interessate.
Così come ogni progetto scientifico ha diversi obiettivi e diversi metodi per raggiungerli, anche in questo caso è necessario individuare gruppi di competenze socialmente integrate; per esempio, mi riferisco ai rapporti tra gli individui e ai rapporti tra le diverse culture, o ancora alle abilità imprenditoriali e alle competenze più sistematiche che consentono di raggiungere gli obiettivi fissati.
Ho menzionato intenzionalmente il rapporto con i progetti scientifici, perché le competenze in campo scientifico, e quindi i metodi e i principi scientifici, si annoverano tra le competenze chiave.
La rilevanza delle competenze chiave è ancora maggiore in rapporto alla società dell’informazione e alla società basata sulla conoscenza.
Ritengo che sia stata rivolta scarsa attenzione alla necessità di fondare la società sul rispetto reciproco e la democrazia.
A mio avviso, il principio sociale è una priorità, e ritengo che la capacità degli individui di vivere insieme sia la competenza più importante.
Desidero congratularmi con l’onorevole Trüpel per l’ottimo contributo che ha offerto alla qualità di questo documento.
<SPEAKER ID="130" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="131" LANGUAGE="DE" NAME="Lissy Gröner," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono grata all’onorevole Trüpel per l’ottima cooperazione di cui ha dato prova, e che ha spianato la strada all’accordo in prima lettura.
<P>
A causa della globalizzazione dobbiamo affrontare sfide formidabili; l’uomo comune deve adattarsi alle nuove condizioni con velocità e flessibilità sempre maggiori e in tutto ciò l’istruzione – a livello sia sociale sia economico – acquista un valore strategico.
Se vogliamo garantire le pari opportunità in Europa, dobbiamo assicurare a tutti l’accesso all’istruzione e ridurre al minimo gli svantaggi – provocati da circostanze personali, sociali, culturali o economiche. Questo è particolarmente importante in vista dell’imminente “Anno delle pari opportunità per tutti”.
<P>
La strategia di Lisbona si è posta un obiettivo ambizioso: fare dell’Europa l’economia basata sulla conoscenza più dinamica al mondo; di conseguenza non possiamo permetterci di escludere ampi strati della popolazione, ed è per questo che il gruppo socialista al Parlamento europeo accoglie con favore il quadro di riferimento delineato dall’onorevole Trüpel, che comprende otto competenze chiave.
Sono proprio i gruppi svantaggiati, come quelli formati da coloro cui le condizioni familiari o la carenza di istruzione primaria hanno negato l’opportunità di una formazione professionale sana e sicura, che non devono essere esclusi.
Gli individui con difficoltà di apprendimento, coloro che hanno abbandonato gli studi, i disoccupati di lunga durata e coloro che tornano al lavoro dopo essersi presi cura della famiglia – cioè soprattutto le donne – per non parlare delle persone meno giovani, dei migranti e dei disabili, dovranno essere sostenuti nei loro sforzi mediante politiche e programmi mirati, come quelli per l’apprendimento permanente; tuttavia, sappiamo benissimo che la legislazione in materia di istruzione rientra essenzialmente fra le competenze degli Stati membri ed è molto varia.
Soltanto recentemente in Germania le questioni scolastiche sono state trasferite, attraverso la riforma ispirata al federalismo, dal livello nazionale a quello regionale; chiedo quindi che si raggiunga velocemente un accordo su un quadro comune europeo di riferimento.
Adottare un approccio ristretto e nazionalistico nel settore dell’istruzione e dell’apprendimento permanente equivarrebbe a capitolare davanti alle sfide del mondo odierno. Sarà proprio la nostra risposta a tali sfide, in ultima analisi, a determinare il successo o il fallimento del modello economico e sociale europeo.
<SPEAKER ID="132" LANGUAGE="EN" NAME="Marian Harkin," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE">
<P>
   . – Signor Presidente, vorrei cominciare congratulandomi con la relatrice per questa eccellente relazione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente.
<P>
La relazione elenca otto competenze, ma personalmente credo che la quinta competenza, “imparare a imparare”, sia la più importante, perché l’apprendimento permanente è un processo che ci consente non solo di adeguarci ai cambiamenti ma anche di gestirli, e credo che ci aiuti ad apportare cambiamenti.
In tale contesto, esso non soltanto contribuisce a raggiungere gli obiettivi di Lisbona o ad affrontare la globalizzazione, ma accresce considerevolmente la qualità della nostra vita.
L’istruzione non riguarda soltanto le conoscenze o il posto di lavoro, ma l’intero sviluppo della persona.
L’apprendimento permanente è un processo capacitante, che spesso offre all’individuo una seconda o una terza , o semplicemente un’altra possibilità.
<P>
Ho insegnato per 20 anni, quindi so benissimo che l’istruzione formale è solo una parte del processo educativo, e che l’apprendimento permanente dev’essere il naturale proseguimento di tale processo.
E’ cruciale che l’apprendimento permanente sia accessibile a tutti e che siano disponibili opportunità pratiche e accessibili affinché i cittadini possano acquisire le competenze fondamentali o migliorare quelle di cui già dispongono.
<P>
In tale contesto, sarebbe opportuno adottare le disposizioni adeguate per includere soprattutto le persone con esigenze specifiche, per esempio chi abbandona gli studi, i disabili, i disoccupati di lunga durata e le persone con scarse qualifiche nelle abilità del saper leggere, scrivere e far di conto.
Secondo un recente studio svolto nel mio collegio di North Leitrim, West Cavan, si sono registrati bassi livelli di alfabetizzazione soprattutto tra gli uomini delle aree rurali.
Questo problema dev’essere affrontato con urgenza; è essenziale, infatti, capire che bassi livelli di alfabetizzazione ostacolano la partecipazione politica.
Concordo con l’oratrice che mi ha preceduto: il tema in discussione non è soltanto un problema di istruzione, ma una questione democratica fondamentale.
<SPEAKER ID="133" LANGUAGE="DE" NAME="Doris Pack (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, discuto sempre con piacere di politica dell’istruzione, perché in tali occasioni assumiamo un comune modo di pensare e cerchiamo di progredire insieme.
<P>
Raramente si registrano dissensi in materia di cultura e istruzione, e questo è straordinario; il problema è la carenza di fondi, ed è un problema che noi tutti ci troviamo ad affrontare. Prendo atto con soddisfazione, quindi, che siamo riusciti a lanciare la Carta per la mobilità nell’ambito del nuovo programma per l’apprendimento permanente e che oggi discutiamo le competenze chiave; poiché non abbiamo alcun potere in questo campo, però, le nostre proposte in materia possono essere considerate unicamente alla stregua di raccomandazioni.
Quindi, possiamo soltanto avanzare dei suggerimenti.
Una settimana fa ho partecipato a un’importante conferenza sull’apprendimento permanente a Sarajevo, durante la quale abbiamo discusso di competenze chiave – un concetto che sta raccogliendo un diffuso consenso.
Credo perciò che le nostre proposte lancino un segnale importante, dal momento che paesi non ancora membri dell’Unione europea stanno già adottando iniziative in materia.
<P>
Con una nota d’ottimismo, vorrei aggiungere che questo ci offrirà un quadro di riferimento per le competenze chiave che consentono ai nostri cittadini di adattarsi a un mercato del lavoro in evoluzione in una società basata sulla conoscenza.
Vorrei anche esprimere la mia soddisfazione per l’importanza che questa proposta attribuisce allo sviluppo di strategie nazionali per l’apprendimento permanente e anche alle riforme dei programmi scolastici, senza dimenticare la standardizzazione dell’istruzione permanente e degli adulti negli Stati membri.
<P>
Sono altresì favorevole alla raccomandazione concernente l’inclusione di individui con esigenze specifiche, di cui si è parlato molto, e il modo di introdurre la dimensione europea nelle competenze civiche, ossia come impartire l’insegnamento della nostra storia europea e favorire la consapevolezza della nostra identità culturale europea.
Vi suggerirei di comprare una copia dei libri di storia franco-tedeschi che sono sul mercato ormai da tre mesi, e che offrono uno splendido esempio del significato dell’identità europea.
<P>
Infine, vi invito a non indulgere, sulla base di questa raccomandazione, in fantasie eccessivamente utopistiche su come sarà il 2010; fondamentalmente, i superlativi non ci servono.
Costruiamo invece sulle effettive possibilità che si offrono a tutti i cittadini, affinché essi possano acquistare le competenze di base e svilupparle.
<SPEAKER ID="134" LANGUAGE="ET" NAME="Marianne Mikko (PSE )." AFFILIATION="shock">
<P>
   – Onorevoli colleghi, come compagine nazionale la Repubblica estone, che è stata ripristinata quindici anni fa, ha vinto la sua partita: una terapia ha consentito all’Estonia di tornare rapidamente nell’area culturale ed economica europea.
Ma la società estone si è divisa in vincitori e vinti.
Tra la popolazione attiva, i vincitori sono i giovani, che nella nuova situazione hanno rapidamente acquisito le qualifiche e le competenze necessarie; i vinti sono gli individui ormai vicini all’età della pensione, che sono stati considerati relitti inutili, e a cui perciò non è stata data alcuna opportunità di riqualificazione.

<P>
L’acquisizione delle otto competenze chiave proposte dalla Commissione faciliterebbe certamente l’adattamento dei lavoratori ai nuovi requisiti del mercato del lavoro.
Mediamente i lavoratori americani cambiano professione tre volte nel corso della loro vita, fenomeno che presto diverrà comune anche in Europa.
Con l’aumentare dell’aspettativa di vita, un lavoratore di quarantacinque anni sarà soltanto a metà della carriera.
Di conseguenza si richiedono nuove iniziative per le persone di mezz’età, sebbene le discriminazioni basate sull’età rimangano una triste realtà per i lavoratori di medio e basso livello in tutto il mondo.
<P>
Con l’introduzione del sistema di apprendimento permanente, dobbiamo cambiare la percezione sociale.
Il contenuto delle otto competenze chiave dev’essere tale da trasmettere al lavoratore fiducia nel futuro; una fiducia che scaturisce dalla consapevolezza di potersi evolvere.
Allo stesso tempo, dobbiamo incoraggiare i datori di lavoro affinché investano in esperti esterni.
L’Europa deve abituarsi all’apprendimento permanente come fenomeno quotidiano e parte integrante della vita lavorativa; altrimenti, la conquista degli obiettivi di Lisbona rimarrà un pio desiderio.
<SPEAKER ID="135" LANGUAGE="SK" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Apprezzo molto quest’atmosfera e l’ovvio consenso esistente sulla necessità di migliori e maggiori investimenti nell’istruzione.
Questa relazione, sulla proposta di raccomandazione relativa alle competenze chiave considera la possibilità di utilizzare gli stessi fondi con maggiore efficienza, per garantire risultati migliori.
L’anno scorso nell’Unione europea sei milioni di studenti hanno abbandonato prematuramente gli studi – una cifra enorme.
Credo che questa da sola dovrebbe indurci a considerare con maggiore attenzione le materie e i metodi d’insegnamento, il contenuto dei programmi scolastici e il miglioramento dell’offerta, poiché troppo spesso le nostre scuole producono giovani laureati che vanno ad aggiungersi alle file dei disoccupati.
<P>
Vorrei esporre a voi tutti alcune considerazioni.
La comprensione delle competenze chiave implica una sorta di equilibrio e uno spazio unico sia per la competitività economica sia per la coesione sociale, o responsabilità sociale.
Possiamo ispirarci allo stesso argomento per ciò che riguarda il rapporto tra le scienze umane e quelle naturali; entrambe sono necessarie.
E credo che le competenze chiave riflettano appunto questa situazione.
Come ha rilevato l’onorevole Pack, su questa base molti paesi dei Balcani occidentali, i nuovi Stati membri e anche i vecchi avviano il processo di riforma.
Ritengo positivo che sia possibile stimolare, e in una certa misura unificare, questo processo, e progredire verso la modernizzazione dei contenuti educativi.
<P>
Vorrei anche ricordare l’intervento dell’onorevole Harkin, la quale ha dichiarato che la competenza chiave sta nell’imparare a imparare, piuttosto che nell’aspettare di acquisire una conoscenza enciclopedica a scuola: la capacità di gestire le informazioni, l’esperienza e un ambiente che diventano sempre più complessi e globali.
Inoltre, l’abilità intellettuale di percepire ed esprimere se stessi, nonché le relazioni interpersonali e sociali sono estremamente importanti per formare la personalità e far maturare i cittadini.
Pertanto, vorrei ringraziare ancora una volta l’onorevole Trüpel per la sua ottima presentazione della posizione assunta dalla commissione parlamentare.
Credo che questo si rifletterà nella votazione.
Attendo con ansia ulteriori progressi nell’attuazione delle capacità e delle competenze chiave; è un processo in corso.
<SPEAKER ID="136" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
<SPEAKER ID="137" LANGUAGE="FR" NAME="Véronique Mathieu (PPE-DE )." AFFILIATION="slogan">
<P>
   – Nell’attuale contesto della globalizzazione, l’ambiente professionale, divenuto complesso e multiforme e sottoposto a cambiamenti rapidissimi, genera ansia e insicurezza.
I nuovi metodi di lavoro, produzione, innovazione e scambio obbligano i lavoratori a rimettere continuamente in discussione le proprie conoscenze e competenze.
<P>
Nel tentativo di riconciliare questi obiettivi economici sempre più ardui con la nostra visione umanistica del lavoro, l’apprendimento permanente – principio che si ritrova in gran parte dei nostri diritti nazionali – riscuote un ampio consenso.
<P>
Le ingiunzioni ufficiali – anche quelle europee – sono già numerose. Ma non fermiamoci agli !
<P>
Siamo ancora lontani dalla fase della realizzazione pratica e della sistematizzazione dell’apprendimento permanente.
Troppo spesso esso si riduce a un obbligo giuridico che le imprese si sobbarcano senza effettivamente riflettere sul valore aggiunto di tali azioni, e senza una reale politica di ampio respiro, o a una formula usata in caso di emergenza per far fronte ai problemi sociali.
<P>
E’ quindi necessario operare a livello nazionale e locale per sviluppare, da una parte, efficienti strutture di apprendimento e, dall’altra, un impegno reale da parte di imprese e dipendenti.
<SPEAKER ID="138" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0267/2006), presentata dall’onorevole Beazley a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, sulle iniziative destinate a integrare i programmi scolastici nazionali con misure di sostegno idonee a includere la dimensione europea [2006/2041(INI)].
<SPEAKER ID="139" LANGUAGE="EN" NAME="Christopher Beazley (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, l’obiettivo di questa relazione è molto chiaro ed estremamente specifico.
Essa invita il Consiglio dei ministri a operare con rinnovato slancio per includere e promuovere la dimensione europea nei programmi scolastici.
Si tratta di una competenza nazionale, e nei nostri Stati membri il panorama delle autorità nazionali, regionali e scolastiche è assai vario.
Tuttavia, il Parlamento europeo ha sicuramente il diritto – o anzi il dovere – di ricordare al Consiglio dei ministri la risoluzione da esso approvata nel maggio 1988, volta a promuovere la dimensione europea nel settore dell’istruzione.
Praticamente all’unanimità, la nostra commissione parlamentare stima che sia giunto il momento di aggiornare quella risoluzione.
Che fare quindi in concreto?
<P>
In primo luogo, la dimensione europea non deve ridursi a una vaga banalità, un concetto astratto che i governi esaltano a parole ma non si sforzano affatto di realizzare concretamente.
Mi auguro che in sede di commissione parlamentare si sia attirata l’attenzione su questo punto, e spero che la Presidenza finlandese possa confermare per iscritto che questo argomento verrà incluso nell’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio “Istruzione”, prevista per il 13 novembre a Bruxelles: attendo con impazienza di averne conferma.
Riteniamo opportuno che fra i nostri ministri si apra un dibattito, dedicato specificamente alle implicazioni della dimensione europea.
<P>
Per quanto riguarda la nostra commissione parlamentare, abbiamo preso in considerazione due aspetti.
In primo luogo, nelle lezioni in materia di cittadinanza, o di quella che si usava chiamare “educazione civica”, la comprensione del significato dell’Unione europea e del funzionamento delle sue Istituzioni, con particolare riguardo all’apporto democratico che singoli cittadini, interessi o preoccupazioni dell’opinione pubblica possono recare al processo decisionale; in secondo luogo, fattore non meno importante, la comprensione del nostro comune patrimonio di storia e cultura.
Due anni fa il Parlamento europeo ha tenuto un’audizione sulla “Dimensione europea nell’insegnamento della storia”; naturalmente le storie nazionali costituiscono la base della comprensione del nostro passato, ma è impossibile insegnare gli imperi classici della Grecia e di Roma, il Medioevo, il Rinascimento, le guerre napoleoniche o le lotte che hanno contrapposto le democrazie alle dittature, senza inquadrare questi avvenimenti in un contesto europeo.
<P>
Inoltre, ci siamo soffermati in maniera specifica sull’importanza dell’insegnamento delle lingue.
Nel mio paese, questo tipo di insegnamento ha subito negli ultimi anni un brusco declino; negli ultimi due anni, tra gli studenti sedicenni, il numero di coloro che frequentano corsi di lingue è diminuito addirittura del 14 per cento, dal momento che il nostro governo ha reso questo studio opzionale, togliendolo dalle materie obbligatorie dei programmi scolastici.
<P>
Se guardiamo alle varie parti d’Europa, comprensione e uso delle lingue presentano un panorama davvero squilibrato; mentre l’inglese sta diventando ogni giorno di più una lingua franca, per quelli di noi che sono di madrelingua inglese ciò costituisce un autentico problema, in quanto è sempre più difficile motivare gli studenti a studiare le lingue straniere, e gli insegnanti a insegnarle.
Tuttavia, senza quella comprensione culturale che si accompagna alla comprensione di una lingua, come possiamo pensare di cooperare in maniera adeguata e di arricchire il contenuto dei nostri piani di studio?
<P>
Per quanto riguarda la preparazione degli insegnanti, ho sottolineato l’esistenza di una disparità non soltanto nell’ambito dell’Unione europea, ma anche all’interno degli Stati membri.
Alcune scuole dedicano notevole attenzione alla dimensione europea e si impegnano a fondo nei programmi di scambio europei, ricorrendo per esempio non solo a risorse comunitarie ma anche a risorse nazionali e indipendenti, a materiale televisivo e agli archivi della stampa, mentre altre trascurano quasi del tutto la dimensione europea.
Abbiamo perciò un effetto di dispersione.
<P>
E’ importante che i corsi di formazione per gli insegnanti offrano ai tirocinanti la possibilità di conoscere i materiali didattici disponibili e di integrarli nei programmi scolastici.
<P>
Attiro la vostra attenzione sul paragrafo 13, per il cui inserimento nella relazione ringraziamo l’onorevole Novak.
Esso afferma che “la dimensione europea è un complemento del contenuto nazionale ma non lo sostituisce né lo surroga”.
Esistono sparuti gruppetti di persone pronti a scagliarsi contro questa relazione, descrivendola come un mero esercizio propagandistico che vorrebbe costringere i cittadini a considerare solo gli aspetti positivi e benefici dell’Unione europea.
Respingo al mittente quest’accusa, e osservo che sono proprio costoro che negano informazioni all’opinione pubblica, distorcono il reale quadro delle cose e tolgono ai nostri studenti l’opportunità di giudicare in maniera autonoma ed equilibrata, vagliando le proprie opportunità di carriera dopo aver ricevuto, nel corso dei propri studi, informazioni complete ed esaurienti.
<P>
Questa relazione è un invito ad agire, rivolto al Consiglio dei ministri; attendiamo con impazienza di vederne i risultati positivi.
<SPEAKER ID="140" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figel’," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, anche in questo caso ci troviamo di fronte a un’iniziativa estremamente tempestiva, dal momento che proprio ora ci apprestiamo a varare i nuovi programmi settennali.
In futuro, questa specifica dimensione potrebbe risaltare molto di più – nella cooperazione sulle politiche in materia di istruzione e formazione – di quanto sia avvenuto finora.
Di conseguenza, questa relazione potrebbe diventare fonte d’ispirazione per il Consiglio e gli Stati membri; si tratta naturalmente di una materia che ricade nell’ambito delle loro competenze e responsabilità, ma a noi tocca perlomeno fare il punto della situazione e riflettere sui possibili miglioramenti da apportare a questa dimensione educativa.
<P>
Nella sua relazione, l’onorevole Beazley si sofferma su questioni serie e specifiche.
La Commissione condivide le sue preoccupazioni; nell’ultima relazione comune del Consiglio e della Commissione sull’attuazione del programma “Istruzione e formazione 2010”, per esempio, abbiamo affermato che “nonostante alcune promettenti iniziative in materia di mobilità e partecipazione contenute nei programmi dell’Unione europea, vi è ancora carenza di strategie nazionali sulla dimensione europea nell’istruzione”.
<P>
Le politiche che potrebbero garantire ai giovani, dopo la fase iniziale della loro istruzione, le conoscenze e competenze di cui hanno bisogno come cittadini europei – non solo turisti, ma cittadini – hanno carattere episodico e frammentario.
E’ vero peraltro che il termine “dimensione europea” ha un duplice significato: da un lato esso rimanda all’idea di Europa, alla sua civiltà, ai progetti e valori democratici che le sono connessi; dall’altro allude all’identità europea o alla cittadinanza europea, che comporta diritti e doveri di cittadini, partecipazione attiva e un senso di appartenenza all’Europa.
E’ importante perciò porsi lucidamente il problema di integrare la dimensione europea nei programmi scolastici e di offrire alle scuole il materiale e le opportunità per un pratico apprendimento dei temi europei.
<P>
La Commissione ha già iniziato a lavorare in questo senso.
Fra i nostri programmi, per esempio, COMENIUS sostiene progetti in cui di paesi differenti collaborano allo sviluppo della dimensione europea; la è un valido esempio di strumento virtuale e interattivo per il lavoro in rete e la diffusione dei suoi risultati; anche il programma GIOVENTU’ mira a familiarizzare i giovani con l’idea di una dimensione europea della vita, tramite scambi e soprattutto per mezzo del servizio volontario.
Progetti transnazionali di questo genere sono un ottimo esempio di applicazione pratica della dimensione europea.
<P>
La raccomandazione concernente le competenze chiave per l’apprendimento permanente, di cui abbiamo appena discusso, rappresenta un importante passo avanti; essa mette in luce un certo numero di capacità e attitudini necessarie per esercitare attivamente la cittadinanza europea in un quadro di competenze sociali, civili e culturali.
Analogamente, dal lavoro che abbiamo svolto con esperti nazionali in materia di formazione degli insegnanti emerge la necessità di disporre di reti, conoscenze e mobilità a livello europeo; si tratta di elementi importantissimi per la crescita professionale degli insegnanti.
Sono perfettamente d’accordo con l’onorevole Beazley.
<P>
Anche la Commissione ritiene necessario adoperarsi in modo più sistematico per diffondere la conoscenza delle molte valide iniziative prese a livello nazionale ed europeo.
La Commissione continua a collaborare con gli Stati membri, per esempio tramite il cofinanziamento di progetti nell’ambito di COMENIUS e il sostegno del multilinguismo; incoraggeremo gli Stati membri a sviluppare la dimensione europea nel quadro delle proprie strategie di apprendimento permanente.
<P>
Inoltre, il Commissario, signora Wallström e io abbiamo recentemente concordato alcune iniziative da avviare in questo campo.
Per tutte queste ragioni, quindi, credo che la relazione in esame rechi un importantissimo contributo alle riflessioni della Commissione sui temi dell’istruzione e della cittadinanza.
<SPEAKER ID="141" LANGUAGE="PT" NAME="Vasco Graça Moura," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la relazione Beazley ci propone un concetto difficile da definire con precisione, ossia quello della dimensione europea.
Se desideriamo offrire un senso di appartenenza alla complessa realtà che chiamiamo Europa, è necessario trasmettere ai cittadini, soprattutto ai più giovani, una dimensione europea che a tale realtà corrisponda; ciò costituisce, infatti, un prerequisito essenziale della cittadinanza europea nel vero senso della parola.
<P>
Bisogna aiutare i giovani a comprendere tale realtà e a interiorizzare il fatto che essi appartengono a un tessuto di civiltà comune, il quale da un lato ha prodotto differenti culture ed entità nazionali, e dall’altro ha dato origine a una particolare immagine dell’Europa nel mondo, che ha modificato il divenire storico del genere umano.
Alla dimensione europea si connettono alcuni temi di grande interesse per la costruzione dell’UE: per esempio il progresso scientifico e tecnologico, che è parte integrante dell’Europa non meno che di qualsiasi altra parte del mondo.
Spiccano poi altri aspetti legati a una specifica dimensione europea: la storia, la geografia fisica e umana, le lingue e il patrimonio culturale e artistico nelle sue forme materiali e immateriali.
<P>
Dagli aspetti nazionali di queste realtà sono nati spesso i vari tipi di articolazioni e alleanze, antagonismi e conflitti, che si riscontrano nelle relazioni tra paesi vicini e si organizzano in costellazioni travalicanti i confini nazionali; esiste però un tutto, una matrice in cui questi elementi coesistono in un contesto di interazione dinamica, ed è tale matrice che ci consente di chiamarci europei.
E’ questa la dimensione di cui parliamo.
Rispecchiare tale dimensione nei programmi scolastici non è certo un compito facile; è perciò necessario definire le priorità, individuare i metodi più opportuni, riformulare i programmi, preparare materiali didattici e formare insegnanti ed educatori in ogni paese.
Parallelamente allo stesso processo europeo, tutto questo costituirà un processo graduale e multipolare che non sarà privo di ostacoli ma che deve iniziare al più presto.
La dimensione europea si identifica col valore aggiunto europeo, e qui stiamo parlando di più Europa.
<SPEAKER ID="142" LANGUAGE="ES" NAME="Maria Badia i Cutchet," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la raccomandazione di cui stiamo discutendo costituisce – insieme alle due che l’hanno preceduta – un grande passo avanti nel processo con cui cerchiamo di migliorare la consapevolezza e l’informazione dei giovani e dei cittadini in merito all’importanza dell’Unione europea.
<P>
E’ un fatto che attualmente l’Unione possiede scarse competenze nel campo dell’istruzione.
Mentre alcuni Stati membri – ben pochi, in verità – hanno inserito nei piani di studio o nei programmi didattici un’adeguata trattazione degli affari europei, altri sono ancora ben lontani dall’introdurre tali elementi nei programmi delle proprie istituzioni scolastiche.
<P>
In tale situazione stimo necessario per noi approfondire a livello europeo il contenuto dell’articolo 149 del Trattato, secondo cui l’Unione europea ha il compito di sviluppare la dimensione europea dell’istruzione, soprattutto con l’apprendimento permanente e l’insegnamento e la diffusione delle lingue dell’Unione europea.
<P>
Il Commissario ha già ricordato alcuni esempi che conducono in questa direzione, ma la relazione in esame deve contribuire a rafforzare ulteriormente tale requisito a livello comunitario, non solo per fornire le competenze necessarie in fatto di cittadinanza europea, ma anche per informare i cittadini sulle politiche e le Istituzioni dell’Unione.
<P>
C’è un’altra ragione, ossia l’esigenza di sensibilizzare l’opinione pubblica in merito alla cittadinanza europea, così da migliorare la comunicazione fra cittadini e Istituzioni; tale comunicazione al momento mostra qualche sintomo di malessere, destinato a produrre conseguenze non positive.
<P>
Commissario Figel’, invito la Commissione a impegnarsi ancora di più per precisare il contenuto della cosiddetta “dimensione europea” dell’istruzione, affinché sia possibile raggiungere un accordo in sede di Consiglio per realizzare questo obiettivo nell’ambito di ciascun sistema d’istruzione.
<P>
Desidero infine ribadire un punto che è già stato ricordato: l’importanza dello studio delle lingue per avvicinare i giovani alle diverse culture esistenti in Europa, nonché l’importanza dello scambio di migliori prassi, soprattutto nel campo della formazione degli insegnanti, dal momento che gli insegnanti sono un elemento essenziale per realizzare gli obiettivi che ci siamo posti.
<SPEAKER ID="143" LANGUAGE="FI" NAME="Hannu Takkula," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, anch’io desidero ringraziare il relatore, onorevole Beazley, per il suo ottimo lavoro.
Siamo di fronte a un tema di grande importanza; nell’identità e nella mentalità dei nostri figli dobbiamo instillare, accanto a una dimensione regionale e nazionale, anche una dimensione europea, affinché essi comprendano a quale comunità di valori appartengono e di quale patrimonio intellettuale sono gli eredi.
<P>
Benché si presenti come un mosaico di culture, l’Europa possiede valori comuni, basati su quelli della religione cristiana, nonché sul retaggio ellenistico e sul diritto romano; oggi tale costellazione di valori ha preso forma concreta essenzialmente nella democrazia, nei diritti umani e nella libertà d’opinione.
E’ importante che i bambini e i giovani apprendano tali valori sin dai loro primi anni; occorre promuoverli e adottarli come elemento permanente della loro istruzione.
In tal modo potremo comprendere che cosa significa essere europei in un mondo sempre più integrato, per essere fieri del nostro carattere europeo, delle nostre radici nazionali e del nostro continente.
<SPEAKER ID="144" LANGUAGE="EN" NAME="Bernat Joan i Marí," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE">
<P>
   . – Signor Presidente, ringrazio il Commissario Figel’ e mi congratulo con l’onorevole Beazley per la sua relazione.
La costruzione dell’Unione europea è un processo di grande complessità in cui, a nostro avviso, l’istruzione svolge un ruolo fondamentale: è impossibile fondare la cittadinanza europea senza l’attivo sostegno di un adeguato sistema educativo.
<P>
Come sappiamo, le nostre opinioni in materia di storia, cultura, società e temi analoghi si formano in gran parte nel cruciale periodo degli anni scolastici.
Il sistema educativo si presenta come uno strumento di coercizione da parte dello Stato, spesso a danno della diversità e della pluralità culturale; per esempio, è questo il motivo per cui tradizionalmente lo Stato ha sempre imposto uno stretto controllo sull’insegnamento della storia.
Un’istruzione basata sullo Stato può rivelarsi assai controproducente per i nostri obiettivi e i valori che sosteniamo.
Penso all’esempio del nazionalismo e del monolinguismo: circa il 50 per cento dei cittadini europei è in grado di parlare in maniera fluente solo la propria lingua.
Dobbiamo superare questa istruzione basata sullo Stato; introducendo la dimensione europea nei nostri sistemi educativi possiamo contribuire in maniera decisiva a sconfiggere il nazionalismo, a migliorare la padronanza di più lingue da parte dei cittadini, a rafforzare il rispetto per la pluralità e la diversità e a costruire una comune identità europea.
<SPEAKER ID="145" LANGUAGE="CS" NAME="Věra Flasarová," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL">
<P>
   . – Onorevoli colleghi, sono lieta di poter comunicare che nella Repubblica ceca si insegnano almeno due lingue straniere sin dalla scuola elementare, mentre nel sistema di istruzione superiore, per esempio all’università di Ostrava, l’europeismo è entrato a far parte del piano di studi di scienze sociali.
Vorrei però soffermarmi su un aspetto dell’europeismo che non riceve l’attenzione che merita: la tolleranza.
Il relatore sottolinea la necessità di accordarsi su una visione comune della storia; si tratta a mio avviso di un obiettivo idealistico che si potrà forse realizzare in un remoto futuro, mentre quel che si può realizzare subito è la tolleranza, elemento essenziale per l’esistenza dell’Unione europea.
<P>
Gli Stati membri dell’Unione europea non possono aderire a un’unica visione generale della propria storia, poiché sovente il successo di una nazione ha significato la rovina di un’altra; questa prospettiva è mutata solo di recente.
In Europa, nessuna nazione può ergersi sulla storia dell’intero continente per fornire un punto di vista che soddisfi tutti senza offendere nessuno.
Nel migliore dei casi, l’idea di una storia europea comune può costituire solo un compromesso; un obiettivo più realistico potrebbe essere quello di comprendere la storia degli altri paesi e una loro imparziale versione degli eventi, .
Dimostrare tolleranza per le differenze storiche e culturali sarebbe un primo passo sulla strada che deve portare gli europei a condividere i propri valori con gli altri paesi e le altre culture del mondo; analogamente, tolleranza e comprensione devono diventare la base su cui definire i comuni valori europei.
I giovani devono imparare le lingue straniere, ma devono anche riconoscere la cultura e la storia degli altri paesi; compito degli insegnanti dev’essere quello di offrire questo tipo di conoscenza, come un insieme di valori degno di rispetto non meno dei propri valori.
<SPEAKER ID="146" LANGUAGE="PL" NAME="Zdzisław Zbigniew Podkański," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN">
<P>
   . – Signor Presidente, prima di discutere il modello educativo europeo e la sua applicazione, dobbiamo chiederci quale tipo di modello abbiamo in mente, chi dovrebbe trarne vantaggio e quale dovrebbe essere il suo obiettivo.
<P>
Dev’essere un modello che incoraggi il completo sviluppo di personalità libere, promuovendone ogni competenza e interesse?
Oppure dev’essere un modello teso a produrre individui globalizzati, addestrati ai compiti della vita quotidiana ma privi di creatività e immaginazione, in possesso di scarse conoscenze ma capaci di svolgere le incombenze che si vedranno assegnare?
<P>
Sono favorevole al primo di questi due modelli, l’unico che offra agli esseri umani l’opportunità di realizzarsi e la libertà di pensiero che potrà permettere loro di arricchire il mondo con la propria creatività.
Di conseguenza l’educazione e l’istruzione di ogni persona devono basarsi su valori nazionali e familiari, offrendo la possibilità di attingere liberamente alla cultura di altre nazioni.
<P>
Abbiamo bisogno di un’Europa delle patrie, che dia sicurezza a ogni nazione e a ogni persona.
Qualsiasi sforzo teso a creare una società globalizzata, dotata di un’unica cultura approvata, in cui sia possibile comunicare solo in alcune lingue, bloccherebbe completamente lo sviluppo intellettuale ed economico d’Europa.
Di conseguenza, il modello corretto di istruzione europea dovrà proteggere le tradizioni di tutte le nazioni del continente, e attingere da esse per recare vantaggio ai cittadini e promuoverne lo sviluppo.
<SPEAKER ID="147" LANGUAGE="EN" NAME="Thomas Wise," AFFILIATION="a nome del gruppo IND/DEM">
<P>
   . – Signor Presidente, vorrei ricordarle ciò che il nostro relatore ebbe a dichiarare il 12 ottobre dell’anno scorso: “i governi non sanno nulla di istruzione; essi conducono alla frustrazione la categoria degli insegnanti”.
Mi chiedo con sgomento come egli possa pensare che l’Unione europea sia in grado di fare di meglio.
L’onorevole Beazley è un ex insegnante e un parlamentare; di conseguenza non può ignorare che l’, introdotto nel Regno Unito nel 1996 proprio dal suo partito, proibisce di sostenere e diffondere opinioni politiche di parte nelle scuole del Regno Unito.
<P>
L’Unione europea è un progetto politico – un progetto politico che, come dimostrano i risultati dei tenuti l’anno scorso in Francia e nei Paesi Bassi, non è riuscito a persuadere milioni di adulti.
Avendo fallito a tale livello, l’onorevole Beazley cerca ora di persuadere i nostri ragazzi dei benefici dell’Unione europea; mi torna alla mente una citazione: “Datemi un bambino di sette anni, e sarà mio per tutta la vita”.
<P>
Tutto ciò, come del resto gran parte dell’attività di questa commissione parlamentare, è pura e semplice propaganda a senso unico, che io non intendo sostenere o tollerare.
<SPEAKER ID="148" LANGUAGE="PL" NAME="Maciej Marian Giertych (NI )." AFFILIATION="standard">
<P>
   – Signor Presidente, la relazione in esame fa riferimento a una dimensione europea dell’istruzione nonché all’inclusione di contenuti europei nei programmi scolastici; il significato di queste espressioni non viene però definito.
Si accenna poi a una storia e a un patrimonio culturale comuni, ma neppure questi concetti vengono precisati.
<P>
La nostra storia comune consiste essenzialmente di guerre in cui ci siamo combattuti a vicenda, ma qual è il nostro comune patrimonio culturale?
Cerchiamo di sintetizzarlo.
Di che natura sono i nostri valori positivi comuni?
Se ci soffermiamo su questo interrogativo, dobbiamo convenire che il nostro legame comune è costituito dalla cultura greca, dal diritto romano e dall’etica cristiana; tutto ciò che è europeo si fonda su questi elementi essenziali, che definiscono l’Europa stessa.
Ne deriva la necessità di promuovere lo studio delle lingue classiche, cioè il greco e il latino; dobbiamo inoltre promuovere l’insegnamento del contributo cristiano ai maggiori culturali d’Europa – alludo all’arte, all’architettura, al nostro modo di vita e in particolare alla vita sociale e familiare.
<P>
Malauguratamente, però, quest’Assemblea fa ogni sforzo per cancellare dai propri documenti qualsiasi accenno al cristianesimo; peggio ancora, si cerca di promuovere un atteggiamento palesemente anticristiano.
Allorché il ministro dell’Istruzione polacco ha fatto ritirare dalle scuole , un libro di testo del Consiglio d’Europa che raccomandava di promuovere l’omosessualità negli istituti scolastici, il Parlamento ha reagito con una sdegnata levata di scudi, proclamando che venivano respinti i valori europei.
<P>
Senza una definizione della dimensione europea, dei valori europei e dei contenuti europei, questa relazione rimane vuota e inutile.
<SPEAKER ID="149" LANGUAGE="SK" NAME="Ján Figel’," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – In passato i temi dell’identità e dei valori europei, della cittadinanza e dei confini europei non erano mai stati oggetto di un dibattito vasto come quello odierno.
E’ vero che non siamo in grado di definire con precisione questi concetti, ma proprio il nostro dibattito dimostra quanto l’Europa sia cambiata.
Anni addietro l’Europa era impegnata non solo a discutere, ma anche a controllare la produzione di carbone e acciaio per sventare il rischio di una guerra; oggi invece la discussione verte sull’Europa stessa e sul mondo che la circonda.
Mi sembra un’evoluzione positiva.
<P>
Un insegnamento che analizzi le vicende attraversate dall’Europa e l’ambiente in cui essa si colloca è un elemento di grande importanza per lo stesso sviluppo del nostro continente, oltre che per il mondo del XXI secolo, in cui l’Europa può e deve svolgere un ruolo più rilevante e positivo di quello ricoperto nel secolo scorso, che ha visto proprio nell’Europa la fonte di tragedie, guerre, totalitarismi e altri flagelli di portata globale.
<P>
Ignoranza e indifferenza sono spesso una delle cause principali dell’intolleranza; esse facilitano il compito di chi vorrebbe manipolare con la propaganda sia l’opinione pubblica, sia le opinioni dei singoli cittadini.
Ritengo quindi che l’insegnamento del passato e del presente dell’Europa, nonché delle culture in cui abbiamo vissuto e viviamo, costituisca un importante prerequisito per costruire un’Europa più pacifica e coesa, che continui a sviluppare il proprio sistema giuridico e a compiere scelte in materia di cultura e di valori.
Credo che l’Europa si accingerà a questo compito con uno spirito più pacifico e tollerante di quello che prevaleva quando eravamo impegnati a sterminarci a vicenda.
<P>
Ringrazio ancora l’onorevole Christopher Beazley per la sua relazione d’iniziativa; spero che quest’argomento divenga oggetto di un dibattito tra gli Stati membri, cui tocca la responsabilità di definire i contenuti e l’organizzazione dell’istruzione. Non si tratta affatto di un aspetto superfluo, bensì di un importantissimo elemento complementare dell’istruzione nello spazio unico giuridico, economico e culturale di un’Europa allargata.
<SPEAKER ID="150" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
<SPEAKER ID="151" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0248/2006), presentata dall’onorevole Mann a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sulla creazione di un Quadro europeo delle qualifiche [2006/2002(INI)].
<SPEAKER ID="152" LANGUAGE="DE" NAME="Thomas Mann (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, Commissario Figel’, onorevoli colleghi, dal momento che nell’Unione europea non siamo in grado di competere con i bassi salari e gli sociali minimi delle economie emergenti, dobbiamo sviluppare in maniera coerente il nostro potenziale di alta qualità professionale; a tale scopo l’acquisizione di competenze e l’apprendimento permanente sono elementi essenziali.
Nel marzo 2005 i ministri dell’Istruzione dei venticinque Stati membri hanno espresso la volontà di ammodernare i propri sistemi nazionali per consentire ai singoli di adattarsi alle richieste sempre più esigenti dei mercati interni e internazionali.
<P>
Fra le istituzioni e fra gli Stati membri esistono ancora impervie barriere che rendono più difficoltoso l’accesso all’istruzione e alla formazione e ostacolano un uso efficiente delle conoscenze e delle competenze già acquisite; vi è inoltre un problema di scarsa trasparenza delle qualifiche, in quanto diplomi e qualifiche non sono riconosciuti in misura sufficiente al di fuori del paese in cui sono stati ottenuti. Tuttavia, quanto maggiore sarà la trasparenza dei sistemi scolastici, universitari e di formazione professionale, tanto più rapida e agevole sarà la valutazione dei modelli specifici adottati negli Stati membri – per esempio, la qualità del sistema dualistico in uso nel mio paese, la Germania, e il valore di una qualifica artigianale.
<P>
Il Quadro europeo delle qualifiche (EQF) costituisce un meta-quadro, atto a svolgere tre funzioni.
In primo luogo, porre in collegamento le qualifiche nazionali e internazionali.
In secondo luogo, assicurare il riconoscimento, la comparabilità e il trasferimento delle qualifiche relative all’istruzione e alla formazione professionale. In terzo luogo, incrementare la trasparenza, la permeabilità e la mobilità.
L’EQF è costituito da otto livelli di riferimento che definiscono i risultati raggiunti nell’apprendimento: dalle competenze basilari necessarie per lo svolgimento di mansioni elementari fino alle competenze estremamente specifiche richieste per la formazione accademica.
A ciascuno di questi otto livelli – indipendentemente dal percorso formativo seguito – dev’essere possibile acquisire competenze professionali.
Questo schema ha incontrato la generale approvazione delle parti sociali: camere di commercio e dell’industria, organizzazioni artigianali e professionali, istituzioni formative, insegnanti di istituti di formazione professionale, tirocinanti, apprendisti e loro istruttori, e infine studenti di scuole e università. Tutti quanti, infatti, si rendono perfettamente conto che non si tratta di sostituire i sistemi degli Stati membri, bensì di estenderli sulla base di esperienze e competenze che saranno applicate volontariamente.
<P>
In qualità di relatore del Parlamento, ho criticato alcuni punti della proposta della Commissione, che insistono eccessivamente sulla formazione accademica trascurando invece la formazione professionale.
Resto convinto che il nesso con il mercato del lavoro non sia sufficientemente chiaro.
Il Quadro europeo delle qualifiche deve porsi come obiettivi, tra l’altro, la crescita e l’occupazione, secondo le definizioni che ne dà la strategia di Lisbona rivista; alla competitività delle imprese occorre unire l’occupabilità dei lavoratori.
La commissione per l’occupazione e gli affari sociali ha condiviso le mie obiezioni, e ho constatato con gioia che i colleghi – molti dei quali presenti oggi – hanno presentato proposte e, fatta eccezione per tre astensioni, hanno votato all’unanimità a favore della relazione.
<P>
Noi sosteniamo, fra altre cose, la revisione del quadro delle qualifiche per includervi la comparabilità degli esiti dei percorsi formativi, in netto contrasto con parecchie valutazioni precedenti, che prendevano in esame solo la durata del percorso formativo e il tipo di qualifica che esso forniva.
Ci sta particolarmente a cuore che la formazione professionale e quella accademica vengano trattate come due percorsi di uguale valore, in quanto si tratta di due facce della stessa medaglia, ovvero il processo di Bologna mirante a creare un quadro comune europeo per l’istruzione superiore, e il processo di Copenaghen per rafforzare la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione professionale.
Il Quadro europeo delle qualifiche avrà successo solo se tutti gli Stati membri si doteranno di un quadro nazionale delle qualifiche, e se poi sarà possibile sviluppare tali quadri nazionali e collegarli all’EQF entro il 2009.
Il mio auspicio è che il contenuto del Quadro venga reso accessibile all’opinione pubblica – a tale proposito il nostro Parlamento avrà sicuramente un ruolo da svolgere – e che parti sociali, operatori dell’istruzione e istituzioni pubbliche collaborino con spirito positivo.
Solo così potremo fornire gli strumenti adatti alle istituzioni formative e al mondo del lavoro nell’Unione europea.
<SPEAKER ID="153" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, le questioni prese in esame dimostrano che l’istruzione e la formazione attraversano un periodo di grande fervore.
Sono certo che il Quadro europeo delle qualifiche (EQF) sarà uno dei punti chiave negli anni a venire.
Quando mi è stato chiesto di indicare i temi principali del mio portafoglio per i prossimi cinque anni, ho risposto che uno di essi era l’EQF; adesso stiamo realizzando tale obiettivo, affrontando il problema senza limitarci a parlarne.
<P>
Per cominciare desidero esprimere la mia gratitudine al relatore e alla commissione per l’occupazione e gli affari sociali; consultandosi con altre commissioni è stata elaborata un’ottima relazione, che riflette il documento di consultazione preparato l’anno scorso dalla Commissione.
Abbiamo così l’opportunità di accogliere la proposta formale che è stata adottata nel corso di questo mese; sono sicuro infatti che l’apprendimento permanente e la mobilità sono elementi cruciali per la nostra competitività e la coesione sociale nell’Unione europea.
<P>
La Commissione ha sempre adottato misure positive per progredire in questi settori.
In pratica però, troppo spesso, i cittadini europei devono ancora affrontare alcuni ostacoli quando cercano di passare da un paese a un altro per motivi di studio o di lavoro, e quando vogliono esercitare il proprio ruolo di cittadini, piuttosto che di turisti, nell’Unione.
Hanno difficoltà anche quando decidono di ampliare la propria istruzione e il proprio livello formativo e passare, per esempio, dalla formazione professionale all’istruzione superiore.
L’EQF contribuirà a risolvere tale problema, migliorando la trasparenza e rendendo più comprensibili in tutta Europa i diversi sistemi o quadri nazionali delle qualifiche.
Favorendo la comunicazione tra i diversi sistemi, esso promuoverà l’istruzione e la formazione e accrescerà la mobilità per motivi di lavoro o di studio.
Potrebbe inoltre rivelarsi uno strumento utile anche all’esterno dell’Europa; infatti, durante le mie visite a Mosca o in Canada, dove mi sono recato nel mese di giugno, i rappresentanti di entrambi i paesi hanno manifestato interesse a ricevere maggiori informazioni su questo strumento, giacché potrebbe essere un ottimo punto di riferimento per le loro politiche.
<P>
Disponiamo già degli strumenti giuridici necessari, come le direttive sul reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali.
Oggi è stata ricordata l’iniziativa Europass, che persegue a sua volta simili obiettivi.
Tuttavia, tali strumenti da soli non bastano, e per questo l’EQF è un altro importante contributo per migliorare la situazione.
<P>
La nostra proposta va a integrare molti dei commenti e delle raccomandazioni contenuti nella relazione dell’onorevole Mann; sono certo che siamo tutti d’accordo su questo punto.
Ritengo perciò che il Parlamento e la Commissione seguano la stessa linea in materia.
Il documento su cui vi siete espressi è un documento di consultazione che è stato pubblicato nel luglio dell’anno scorso.
Da allora, abbiamo fatto ulteriori progressi al fine di ottenere uno strumento più pratico e facile da usare.
<P>
L’onorevole Mann ha giustamente dichiarato che dobbiamo fare di più nel campo dell’istruzione e della formazione professionale.
Vorrei ricordare che la questione è stata affrontata per la prima volta nel Trattato di Roma del 1957; l’istruzione superiore soltanto nel Trattato di Maastricht; nel 1999 abbiamo avviato il processo di Bologna, e solo successivamente il processo di Copenaghen.
Adesso disponiamo di due processi paralleli, facilmente integrabili nel quadro europeo delle qualifiche, di cui abbiamo però bisogno per avviare l’effettiva attuazione di clausole importanti dei nostri Trattati.
E lo stiamo facendo: con il processo di Bologna, 45 paesi; con Copenaghen, 32.
Due settimane fa mi sono recato in Svizzera, e anche questo paese si è dichiarato interessato a unirsi al processo di Copenaghen.
Questi sono messaggi positivi per il nostro lavoro.
<P>
L’EQF ci offrirà dei vantaggi soltanto se verrà correttamente attuato nei singoli Stati membri.
Essi dovranno coordinare i propri sistemi di qualificazione con l’EQF.
Sono convinto che la nostra proposta fornisca il linguaggio comune e gli strumenti per sviluppare la fiducia reciproca, necessaria per applicare concretamente tale strumento.
Questa strategia si rivelerà utile anche per i datori di lavoro e per i singoli cittadini, al momento di mettere a confronto le qualifiche dell’Unione e i diversi sistemi di istruzione e formazione.
<P>
Sono certo che questa fondamentale iniziativa aiuterà i cittadini europei ad affrontare le sfide e raccogliere i frutti di una società basata sulla conoscenza.
Guardiamo con interesse non solo a future discussioni sul tema, ma anche a una maggiore cooperazione dopo la recente adozione della proposta.
<SPEAKER ID="154" LANGUAGE="" NAME="Stefano Zappalà (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la strategia di Lisbona si propone di accelerare il processo di modernizzazione dei sistemi europei di istruzione e di formazione per poter fare dell’economia europea l’economia più competitiva del mondo entro il 2010.
<P>
Una maggiore mobilità del mercato del lavoro e un efficace sistema di apprendimento permanente ne costituiscono le condizioni fondamentali ed irrinunciabili.
La mancanza di comunicazione e di cooperazione tra le autorità nazionali e tra i sistemi formativi a vari livelli ostacolano un uso efficiente delle competenze e delle conoscenze già acquisite.
Occorre per questo favorire una certa permeabilità fra i sistemi di istruzione e di qualifica dei diversi Stati membri.
<P>
Come ha accennato il Commissario, per certi aspetti, tramite la direttiva 36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali, di cui io sono stato relatore, è già stato avviato un lavoro il quale trova nella creazione di un quadro europeo delle qualifiche la sua naturale integrazione e continuazione.
Tale lavoro costituirà lo strumento per migliorare e consolidare la fiducia reciproca tra i diversi sistemi, favorendo la mobilità e la formazione lungo tutto l’arco della vita.
Esso dovrà offrire una struttura flessibile e facilmente integrabile con le corrispondenti strutture nazionali, rispettando nel contempo le diverse specificità.
Dovrà assicurare il riconoscimento, la compatibilità e il trasferimento delle qualifiche relative all’istruzione e alla formazione professionale, come giustamente sostiene l’onorevole Mann.
<P>
Questo significherà incrementare e migliorare lo scambio di informazioni in termini di titoli, qualifiche, certificazione ed esperienze professionali riconosciute nei paesi membri.
<P>
Allo stato attuale però, così come è concepito nella proposta della Commissione, il quadro europeo delle qualifiche non risulta del tutto chiaro, occorre renderlo più comprensibile rivedendo alcuni aspetti che ora appaiono slegati.
Suggeriamo dunque alla Commissione di rivedere e riformulare la proposta, mantenendone tuttavia gli obiettivi.
<SPEAKER ID="155" LANGUAGE="" NAME="Milan Gaľa (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione.">
<P>
   – () Constato con piacere che l’intero settore dell’istruzione e della formazione permanente è passato di recente da una posizione marginale a una di primo piano.
Un incentivo importante è giunto dalla revisione della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione, e dalla necessità di perseguire i suoi obiettivi.
Già nel 2000 è stata intrapresa un’iniziativa importante con l’adozione del programma di lavoro “Istruzione e formazione 2010”, che mira non soltanto ad accrescere la qualità e l’efficienza dei sistemi di istruzione e formazione, ma anche a renderli facilmente e ampiamente accessibili.
<P>
La proposta di un quadro europeo delle qualifiche di cui discutiamo quest’oggi è un’iniziativa concreta che prende spunto dal programma di lavoro.
Considero questa proposta un incentivo alla trasparenza nel trasferimento e nel riconoscimento delle qualifiche a livello europeo.
Essa inoltre dovrebbe stimolare le riforme nazionali e settoriali per la promozione dell’istruzione permanente, svolgendo al contempo un ruolo fondamentale per la mobilità degli studenti e dei lavoratori.
Nella discussione odierna, inoltre, vorrei sottolineare il nuovo elemento introdotto dal quadro europeo delle qualifiche, ossia il riconoscimento dell’istruzione non formale e informale; questo cambierà l’approccio alla valutazione – che per tradizione si basava sulla durata dell’istruzione o sul tipo di istituzione scolastica – dando maggiore rilevanza alla prestazione, alla conoscenza, alla competenza e al grado di abilità.
<P>
Desidero ringraziare il collega onorevole Mann, relatore della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, per il suo contributo alla relazione sulla creazione di un Quadro europeo delle qualifiche, e il Commissario Figel’, responsabile per l’istruzione, la formazione, la cultura e il multilinguismo, insieme ai suoi collaboratori che hanno contribuito a elaborare il documento sulla strategia in questione.
Accogliamo con piacere la notizia che alla riunione del 5 settembre scorso la Commissione europea ha approvato la proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituiva il Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente.
Confido che il Parlamento europeo adotterà la relazione dell’onorevole Mann nel corso di questa seduta plenaria, consentendoci così di discutere un nuovo documento della Commissione sul Quadro europeo delle qualifiche.
<SPEAKER ID="156" LANGUAGE="" NAME="Zita Pleštinská," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<P>
   . – () Tra i compiti dell’Unione europea vi è quello, importante, di attuare la legislazione europea che, in maniera formale e informale, migliorerà le norme che regolano l’ambiente economico.
Il capitale umano rappresenta una componente chiave di tale ambiente; le associazioni economiche descrivono pertanto la direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali come la misura più positiva adottata dall’Unione europea nel corso di questa legislatura.
<P>
Un’altra misura significativa che merita particolare attenzione è la creazione del Quadro europeo delle qualifiche, che dovrà garantire una gestione trasparente dell’istruzione, quale che sia il metodo utilizzato per conseguire le qualifiche.
Vorrei inoltre lodare la novità dell’iniziativa, ossia il riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale, che comprende l’acquisizione dell’esperienza professionale.
A tale riguardo desidero ringraziare i colleghi, onorevoli Mann, Gaľa e Zappalà, che hanno elaborato una relazione coerente.
Concordo con la raccomandazione dei relatori di semplificare e rendere più trasparente la scala di riferimento a otto livelli che ne costituisce l’elemento fondamentale.
<P>
Sebbene il Quadro europeo delle qualifiche sia volontario, ritengo che, insieme ai quadri nazionali delle qualifiche, esso istituirà un sistema che contribuirà ad affrontare gli ostacoli insorgenti nel mercato del lavoro dell’Unione europea.
Sono convinta che anche il settore economico apprezzerà questa iniziativa della Commissione europea, giacché essa faciliterà la comprensione dei diversi certificati nazionali di qualifica, e i datori di lavoro saranno in grado di utilizzare il Quadro europeo delle qualifiche come parametro di riferimento per scegliere una manodopera altamente qualificata, sulla base del livello di istruzione, abilità e competenza.
<SPEAKER ID="157" LANGUAGE="FR" NAME="Françoise Castex," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, con il quadro europeo delle qualifiche l’Unione dispone di uno strumento certamente perfezionabile, ma essenziale per sviluppare la mobilità nell’Unione europea.
<P>
La mobilità delle imprese e dei cittadini europei apre in effetti un nuovo mercato del lavoro a livello comunitario.
Per tutti i lavoratori europei, che siano ingegneri, tecnici od operai, la qualifica professionale è l’unica e vera garanzia del loro valore sul mercato del lavoro, sia a livello nazionale che a livello comunitario.
<P>
Come per la moneta unica, l’euro, che garantisce la fluidità e l’integrazione comunitaria dell’economia, abbiamo bisogno di un valore comune per le qualifiche professionali, riconosciuto sul mercato del lavoro europeo.
Il riconoscimento del valore comune delle qualifiche professionali è necessario sia alle imprese che ai lavoratori.
Per le imprese, la qualifica garantisce il livello di competenza e di adeguatezza al posto di lavoro; per il lavoratore, essa garantisce e valorizza ovunque questo livello di competenza all’interno dell’Unione europea.
Indipendentemente dalle tradizioni nazionali, la certificazione conferma la capacità di occupare un posto di lavoro e di utilizzare le competenze necessarie a tal fine.
Tale capacità è il frutto delle conoscenze acquisite, sia con la formazione che con l’esperienza professionale.
<P>
Vorrei sottolineare il progresso che, in alcuni Stati membri, è stato compiuto con la conferma dell’esperienza acquisita, a conclusione del periodo formativo.
A lungo termine, il quadro europeo delle qualifiche dovrà integrare questo processo ed essere aperto a tutte le forme di riconoscimento.
La fase successiva dovrà sensibilizzare e coinvolgere le parti sociali in tale processo, per garantire che l’EQF venga inserito negli accordi e nei contratti collettivi, in modo da associare una reale sicurezza sociale alla flessibilità del mercato del lavoro.
<P>
Signor Presidente, il vero valore del lavoro sta nel contratto di lavoro e nella busta paga.
<SPEAKER ID="158" LANGUAGE="DA" NAME="Anne E. Jensen," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE.">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la politica dell’istruzione e della formazione dev’essere decisa a livello nazionale, come è stato ripetutamente dichiarato questa sera nel corso della discussione.
E così deve effettivamente essere.
Come dimostra il dibattito odierno, tuttavia, sono state intraprese molte iniziative comuni per sviluppare l’istruzione e la formazione in Europa mediante scambi e cooperazione.
Si tratta di iniziative valide, ed è quindi importante che siano pubblicizzate per raggiungere ampi strati della popolazione.
<P>
Il gruppo ALDE sostiene con convinzione la creazione di un Quadro europeo delle qualifiche, noto comunemente come EQF.
Tale quadro mira a favorire il riconoscimento e l’uso di qualifiche e competenze già acquisite, e quindi a facilitare l’accesso all’apprendimento permanente per tutti.
Il fatto che 32 paesi partecipino a questa forma di cooperazione consente di sviluppare, su ampie basi, opportunità di istruzione, formazione e occupazione in tutta Europa.
Il fatto stesso di concentrare l’attenzione sulle qualifiche già acquisite rappresenta una svolta importante.
Diamo così la priorità ai risultati e alle abilità effettive, e non soltanto al modo in cui tali abilità vengono acquisite.
Si tiene altresì conto delle strutture molto diverse che operano in Europa, soprattutto nel settore della formazione professionale, e allo stesso tempo si fissano obiettivi comuni.
A questo proposito vorrei ricordare la richiesta avanzata dall’onorevole Mann, secondo cui dobbiamo concentrare maggiormente la nostra azione sull’istruzione professionale, che comprende la formazione permanente, invece di limitarci a operare nel campo della formazione universitaria.
<P>
E’ altresì importante elaborare un sistema che non sia eccessivamente complesso; dobbiamo quindi semplificare e chiarire la versione che è stata proposta nel documento di lavoro.
Se vogliamo che l’EQF sia un successo, è anche importante, come ha detto il Commissario, che tutti i paesi partecipino volontariamente e introducano i propri sistemi quadro nazionali – o, se del caso, regionali – per la valutazione delle qualifiche.
E’ necessario costruire sul lavoro già fatto in materia di valutazione della qualità dell’istruzione e della formazione, ed evitare di instaurare inutili meccanismi burocratici.
Non sarà facile, ma questa sera ci siamo posti obiettivi ambiziosi.
<SPEAKER ID="159" LANGUAGE="DE" NAME="Sepp Kusstatscher," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE">
<P>
   . – Signor Presidente, è senz’altro positivo che Consiglio e Commissione si preoccupino del reciproco riconoscimento, per quanto possibile, delle competenze e delle abilità acquisite a scuola, nella vita lavorativa o nel tempo libero.
Anch’io vorrei porgere le più sentite congratulazioni all’onorevole Mann, che merita sostegno per le sue proposte, soprattutto per quella in cui chiede maggiori iniziative nel campo della formazione professionale, a fianco della formazione accademica.
<P>
Nel minuto a mia disposizione, vorrei parlare brevemente dei problemi legati al riconoscimento delle qualifiche.
La difficoltà principale sta nel fatto che conoscenza e abilità non sono beni materiali e, come tali, sono assai difficili da standardizzare e misurare.
Persone che hanno ottenuto grandi successi scolastici, per esempio, spesso arrancano nella vita lavorativa, poiché le qualità misurate e valutate a scuola sono spesso assai diverse.
Se vogliamo che i cittadini abbiano successo nella vita lavorativa, essi avranno bisogno, soprattutto, di competenze emotive, creative e sociali, di coraggio, entusiasmo, senso pratico, tenacia e capacità di sopportare lo .
Tali qualità, purtroppo, non sono particolarmente richieste o incoraggiate a scuola, né del resto potrebbero esserlo.
<SPEAKER ID="160" LANGUAGE="LV" NAME="Guntars Krasts," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN.">
<P>
   –Per cominciare vorrei ringraziare il relatore per il suo documento, stilato con cura ed equilibrato.
Non ci sono dubbi: la realizzazione di un mercato del lavoro effettivamente operativo nell’Unione europea è solo questione di tempo.
Il Quadro europeo delle qualifiche sarà un passo importante in tale direzione, e realizzerà le condizioni necessarie a formare un mercato del lavoro unico e un unico ambiente di formazione.
La comparabilità delle qualifiche favorirà la mobilità della forza lavoro e attribuirà una qualità diversa al mercato del lavoro, assicurando una più efficace distribuzione della forza lavoro.
Il Quadro delle qualifiche favorirà più stretti rapporti tra i sistemi scolastici nazionali degli Stati membri e le richieste del mercato del lavoro dell’Unione europea.
Tali misure sono strettamente legate alla strategia di Lisbona e agli obiettivi di Lisbona.
Il recente allargamento ha dato luogo a un aumento senza precedenti della mobilità della forza lavoro all’interno dell’Unione europea; le persone in cerca di lavoro si sono spostate da molti dei nuovi Stati membri ubicati nell’Europa centrale e orientale verso il Regno Unito e l’Irlanda – due dei vecchi Stati membri, gli unici ad aver aperto i propri mercati del lavoro senza imporre alcuna restrizione.
In effetti in questo momento la situazione denota una straordinaria necessità di garantire la comparabilità delle qualifiche europee.
Le significative differenze riscontrabili nei livelli salariali hanno incoraggiato migliaia di persone alla ricerca di un lavoro, residenti nell’Europa centrale e orientale e altamente qualificate, ad accettare lavori umili per i quali si richiedono qualifiche di basso livello; secondo uno studio svolto recentemente dal ministero irlandese per le Imprese, il Commercio e l’Occupazione, in gran parte i lavoratori dipendenti svolgono mansioni inferiori, per quanto riguarda la qualifica professionale, a quelle che la loro formazione professionale consentirebbe loro di svolgere.
Un numero non trascurabile di lavoratori provvisti di titoli universitari svolge mansioni che richiedono periodi formativi di base di poche ore.
Questi sono i problemi che dobbiamo affrontare al momento di comparare sistemi scolastici completamente diversi.
In tal modo si disperdono risorse a danno degli Stati da cui provengono le persone in cerca di lavoro, e si sprecano risorse in quegli Stati in cui tali persone non possono mettere a frutto la propria formazione professionale.
Spero che il Quadro europeo delle qualifiche incoraggerà quegli Stati membri, all’interno dei quali si registrano movimenti attivi di forza lavoro, ad assumere il ruolo di pionieri attuando le disposizioni del Quadro e realizzando la comparabilità delle qualifiche; e spero anche che tali Stati membri non saranno gli unici a farlo.
Vi ringrazio.
<SPEAKER ID="161" LANGUAGE="" NAME="Jan Tadeusz Masiel (NI )." AFFILIATION="(PL) ">
<P>
   – Signor Presidente, vorrei congratularmi con l’onorevole Mann per la sua interessante relazione.
La mobilità è uno dei principi su cui si fonda l’Europa comune; ma la mobilità degli studenti e dei lavoratori sarà possibile soltanto se risolveremo i problemi concernenti il riconoscimento dei certificati e dei diplomi.
A tal fine è necessario che l’Unione europea realizzi i Quadri europei delle qualifiche.
Il lavoro avviato a Bologna, Barcellona, Copenaghen e Maastricht dev’essere portato avanti; dobbiamo agire affinché i lavoratori che giungono da altri paesi dell’Unione non si sentano dire dagli amministratori locali che il lavoro c’è ma le loro qualifiche non sono accettabili.
<P>
Gli EQF miglioreranno la qualità della formazione in tutti gli Stati membri dell’Unione e contribuiranno ad affrontare le sfide della globalizzazione, nonché ad accrescere la competitività del mercato del lavoro.
Non dobbiamo dimenticare la dimensione psicologica; il riconoscimento di qualifiche comprovate da un certificato di formazione professionale o da un diploma universitario equivale a riconoscere lo sforzo sostenuto dall’individuo per farsi un’istruzione.
D’altra parte, c’è un elemento di discriminazione e denigrazione nel rifiuto di riconoscere l’equipollenza di una qualifica di un altro Stato membro.
<P>
Non dobbiamo illuderci.
Gli EQF non sono una questione di semplice soluzione.
Gli istituti di istruzione superiore e i centri di formazione di uno stesso paese spesso hanno difficoltà a raggiungere un accordo; non è perciò sorprendente che lo stesso avvenga a livello di Unione europea.
Per questo motivo la decisione dev’essere di natura politica, a livello di Unione europea, piuttosto che di natura accademica.
Per esempio, un certificato polacco che attesti la qualifica di muratore dev’essere riconosciuto in Germania, e un certificato tedesco deve valere in Polonia.
Una laurea in psicologia conseguita a Oxford dev’essere riconosciuta ovunque, e lo stesso deve valere per una laurea in psicologia conseguita in un’università meno prestigiosa di un paese più piccolo.
Non dobbiamo consentire alle associazioni professionali di sollevare obiezioni.
Eppure in Belgio, per esempio, non esiste neanche un organismo competente che possa valutare la validità delle qualifiche di imbianchini o muratori polacchi che lavorano autonomamente.
Di conseguenza, alcune persone non sono in grado di svolgere certi lavori.
<P>
La questione degli EQF è di particolare importanza per i cittadini dei nuovi Stati membri.
Sono loro che, nel prossimo futuro, offriranno le proprie qualifiche professionali, agli altri Stati membri dell’Unione, piuttosto che investimenti di capitali, per i quali esiste già un denominatore comune: l’euro.
<SPEAKER ID="162" LANGUAGE="EL" NAME="Maria Matsouka (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, effettivamente l’Europa, nel corso della sua storia, ha dovuto affrontare numerose sfide e gravi minacce, come la disoccupazione, la povertà e l’insicurezza occupazionale.
Ma non dobbiamo interpretare queste preoccupanti tendenze alla disgregazione sociale come l’avverarsi di una profezia da accettare con fatalismo.
Non dobbiamo cercare la soluzione a questi problemi pensando che per garantire la competitività sia necessario disprezzare l’occupazione.
<P>
Rispettando i valori europei e le nostre sensibilità sociali, e mantenendo come epicentro la conoscenza, potremo seguire un percorso di sviluppo, ricordando che la globalizzazione delle attività economiche, il progresso sociale e la protezione dell’ambiente si basano sulla continua evoluzione di nuove competenze e sull’uso delle nuove tecnologie.
<P>
Se trasformeremo i centri di ricerca in pilastri di innovazione e acquisizione di esperienze professionali, garantiremo l’efficienza dell’apprendimento permanente a vantaggio di tutti.
Le nuove competenze dei lavoratori dovranno soddisfare i criteri comuni europei di valutazione, ampliandone il potenziale di sviluppo.
<P>
In considerazione di tutto questo e nel rispetto delle idiosincrasie dei diversi settori professionali e delle diverse regioni, dovremo determinare, in maniera esplicita e integrata, gli assi e le prospettive del Quadro europeo delle qualifiche, mantenendo come suo epicentro la conoscenza intesa come bene sociale e non commerciale.
<P>
Per concludere porgo le mie congratulazioni all’onorevole Mann.
<SPEAKER ID="163" LANGUAGE="SK" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Non è soltanto la discussione, ma la stessa relazione e l’atmosfera che circonda le qualifiche in Europa a lanciare una sfida importante, quella di realizzare uno spazio che abbia un maggior contenuto europeo.
Questo comporta una serie di regole e norme per la definizione di una certa qualità, e quindi mobilità, per i nostri cittadini.
<P>
Vorrei sottolineare alcuni aspetti importanti per l’intera questione.
Il primo riguarda la creazione di uno spazio, che significa non soltanto la disponibilità e la qualità dell’istruzione primaria, dell’istruzione superiore e della formazione, ma anche uno spazio per l’istruzione successiva, continua o permanente, e per il riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale.
Il Quadro europeo delle qualifiche si muove appunto in tale direzione.
In secondo luogo, questo è un contributo che segue le nostre iniziative precedenti: l’Europass adottato dal Parlamento favorisce la trasparenza delle qualifiche, ma il Quadro europeo delle qualifiche servirà a verificare la compatibilità e la comparabilità delle qualifiche, e ne consentirà quindi il trasferimento.
Si tratta di un cambiamento molto importante.
<P>
Se riusciremo ad adottarlo definitivamente, esso offrirà un ottimo quadro, non soltanto per i datori di lavoro e i lavoratori, ma anche per i servizi scolastici e formativi, giacché aprirà questo spazio e, di conseguenza, eserciterà pressioni per promuovere un miglioramento qualitativo.
L’apertura favorirà appunto un’istruzione e una formazione di migliore qualità.
L’onorevole Jensen ha ricordato 32 paesi.
Credo che questo numero sia destinato ad aumentare, se riusciremo a sviluppare il processo di Copenaghen e il processo di Bologna, offrendo credibilità, elevati e parametri qualitativi garantiti.
Sono convinto che questo andrà a vantaggio dell’intera Unione europea, nonché dei suoi cittadini e delle sue Istituzioni, e sarà un utile strumento per garantire che, per esempio, un idraulico, polacco o di un altro paese, non venga percepito come una minaccia ma come un importante contributo alla mobilità e alla competitività in un’Europa comune.
Portiamo dunque avanti il lavoro positivo svolto finora con il Quadro delle qualifiche.
<SPEAKER ID="164" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
<SPEAKER ID="165" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(La seduta termina alle 22.20)">
