<CHAPTER ID="1">
<SPEAKER ID="1" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Presidente">
<SPEAKER ID="2" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta giovedì 29 settembre 2005.
<SPEAKER ID="3" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento, in piedi, osserva un minuto di silenzio)">
<P>
   – Onorevoli colleghi, oggi ci uniamo al dolore delle famiglie delle numerose vittime mietute dalle catastrofi naturali che si sono verificate la settimana scorsa: un terribile terremoto in Asia meridionale e l’uragano Stan in America centrale.
<P>
Il terremoto, che ha colpito il Pakistan, il nord dell’India e l’Afghanistan, ha provocato migliaia di morti, molti feriti e immense perdite materiali.
I danni maggiori si sono registrati in particolare nel Kashmir.
<P>
Una grande tragedia si è abbattuta anche sull’America centrale.
Il passaggio dell’uragano Stan in diversi paesi della regione ha causato enormi danni materiali e perdite irreparabili in termini di vite umane.
Le conseguenze sono difficili da superare e continueranno a esserlo per molto tempo a venire.
<P>
Il Presidente Josep Borrell, a nome del Parlamento europeo, ha immediatamente espresso i sentimenti di solidarietà e partecipazione della nostra Istituzione alle autorità dei paesi colpiti da tali tragedie.
<P>
L’Unione europea è intervenuta con rapidità, mobilitando e offrendo aiuti di emergenza alle regioni colpite e ai loro abitanti.
Dovremo decidere, in collaborazione con i governi dei paesi interessati, come contribuire allo sforzo di ricostruzione nelle regioni colpite da queste catastrofi.
<P>
Noi, membri del Parlamento europeo, vogliamo esprimere solidarietà, affetto e sostegno alle famiglie e alle vittime in Asia e in America centrale.
Siamo al loro fianco in questo momento estremamente duro e difficile.
<P>
Vi chiedo ora, onorevoli colleghi, di osservare un minuto di silenzio in memoria di queste persone che ci sono state tolte per sempre dalle crudeli forze della natura.
<SPEAKER ID="4" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento, in piedi, osserva un minuto di silenzio)">
<P>
   – Ho anche il triste dovere di informarvi della morte del collega Jürgen Zimmerling, avvenuta lo scorso 8 ottobre.
<P>
Come sapete, l’onorevole Zimmerling era stato deputato al Parlamento europeo nel corso della precedente legislatura e, dal mese di luglio, era tornato a sedere tra le fila del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei.
Faceva parte della commissione per lo sviluppo e della delegazione per le relazioni con gli Stati del Golfo, compreso lo Yemen.
<P>
Ho ora il doloroso compito di chiedervi di osservare un minuto di silenzio in memoria del nostro stimato collega, scomparso servendo l’Europa e gli ideali che tutti condividiamo.
<SPEAKER ID="5" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – E’ stata distribuita la versione definitiva del progetto di ordine del giorno della tornata in corso, elaborata dalla Conferenza dei presidenti riunitasi lo scorso 26 settembre, ai sensi degli articoli 130 e 131 del Regolamento.
<SPEAKER ID="6" LANGUAGE="DE" NAME="Martin Schulz (PSE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, desidero presentare una mozione di procedura riguardo all’ordine del giorno.
A nome del gruppo socialista al Parlamento europeo, chiedo che la Commissione, nel corso di questa tornata, rilasci una dichiarazione sulla sua posizione in merito al modello sociale europeo e che tale dichiarazione sia formulata in maniera congiunta dal Commissario McCreevy e dal Presidente della Commissione Barroso.
<P>
A giustificazione di tale richiesta vorrei dire che, sempre che non ci siano state fornite informazioni errate, il Commissario McCreevy, in Svezia, ha comunicato al mondo il suo parere sul modello sociale europeo, affermando che la Commissione ritiene che il modello scandinavo dello Stato sociale europeo sia incompatibile con il mercato interno europeo.
Se questa è la sua posizione, la Commissione dovrà fare i conti con una forte resistenza da parte del gruppo socialista al Parlamento europeo.
<P>
Ora mi rendo conto che la Commissione dovrà vedersela anche con la resistenza, di cui prendiamo atto con molto piacere, opposta da altri gruppi, tra cui i Verdi.
<P>
Quando si tratta di dare forma a un’Europa sociale, il modello scandinavo è uno dei pilastri su cui noi europei facciamo affidamento, e quindi è assolutamente inammissibile che il Presidente della Commissione, a ogni seduta, dichiari a quest’Aula di sostenere il modello sociale europeo e poi permetta ai suoi Commissari di andare in giro ad affermare l’esatto contrario.
Così non va!
<P>
Il nostro gruppo chiede pertanto che la Commissione rilasci tale dichiarazione.
Mancano ormai solo pochi giorni al vertice in cui si discuterà del modello sociale europeo e, se dovesse prevalere quello propugnato dal Commissario McCreevy, posso dirvi, a nome del gruppo socialista al Parlamento europeo, che la Commissione farebbe bene a prepararsi al peggio, poiché ne scaturirà una battaglia sulla direzione che dovrà intraprendere questa nostra Europa e, per quel che mi riguarda, potete stare certi che la strada che seguirà non sarà quella indicata dal Commissario McCreevy!
Chiediamo che la Commissione non esiti ad affermare a chiare lettere qual è la sua posizione su questo punto.
<SPEAKER ID="7" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Conformemente al Regolamento, può ora intervenire un oratore a favore.
<SPEAKER ID="8" LANGUAGE="DE" NAME="Hans-Gert Poettering (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, devo dire che ora sono alquanto sorpreso.
Dopo aver esaminato il problema, il nostro gruppo è giunto alla conclusione che, se un membro della Commissione rilascia una dichiarazione, quest’Aula ha il diritto di ascoltarlo, a prescindere dal giudizio qualitativo che può essere espresso sulle sue affermazioni.
Ribadiamo che la questione va chiarita e, pertanto, il nostro gruppo ha deciso che il Commissario McCreevy deve illustrare la propria posizione all’Assemblea.
<P>
Posso dire all’onorevole Schulz che siamo favorevoli alla comparsa in Aula del Commissario McCreevy per questo motivo, ma chiediamo anche che per il momento non ci si spinga troppo oltre.
Riteniamo che non sia il caso di chiedere al Presidente della Commissione di comparire dinanzi a noi; preferiremmo invece sentire prima il parere del Commissario McCreevy.
Se le sue affermazioni si riveleranno inammissibili, potremo quindi chiedere al Presidente della Commissione di presentarsi in Aula, ma siamo favorevoli a questa ipotesi solo se sarà il Commissario McCreevy a illustrare per primo la sua posizione all’Emiciclo.
<SPEAKER ID="9" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Credo che, in conformità del Regolamento, dovremmo ascoltare un parere favorevole alla mozione presentata dall’onorevole Schulz e uno contrario.
<P>
Tuttavia, poiché i presidenti dei vari gruppi hanno chiesto la parola, interpreterò in maniera flessibile il Regolamento, ma vi chiedo – onorevole Cohn-Bendit, vorrei che prestasse attenzione soprattutto a questa richiesta – di limitarvi a un minuto e di essere estremamente sintetici.
<SPEAKER ID="10" LANGUAGE="DE" NAME="Daniel Marc Cohn-Bendit (Verts/ALE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, ora che abbiamo una grande coalizione, vogliamo aprirvi una piccola spaccatura.
Noi Verdi approviamo la richiesta dei socialdemocratici volta a far sì che non solo il Commissario McCreevy, ma anche il Presidente Barroso, compaiano dinanzi all’Assemblea.
Questo non è un circo e, se il Commissario McCreevy può rilasciare questa sorta di dichiarazione in un momento in cui si attua il modello sociale europeo, il Presidente della Commissione ha il dovere di dire, a nome dell’Esecutivo, cosa è accettabile e cosa non lo è.
<SPEAKER ID="11" LANGUAGE="EN" NAME="Graham Watson (ALDE )." AFFILIATION="(Reazioni diverse)">
<P>
   – Signor Presidente, se i fatti di Berlino eserciteranno questo genere di influenza sull’Assemblea, non ci faranno alcun bene.
Il Commissario McCreevy ha il diritto di esprimere le proprie opinioni.
Ciò che ha detto in Svezia è assolutamente normale.
Il mio gruppo non è favorevole a chiedere al Commissario McCreevy di presentarsi in Aula.
<P>
Se vogliamo davvero che l’Unione europea funzioni, dobbiamo dare prova di solidarietà reciproca.
Essere solidali significa permettere alle imprese dei nuovi Stati membri di essere competitive negli Stati membri esistenti e di riuscire a svolgervi il proprio lavoro.
Dobbiamo agire in questo modo per permettere la corretta interoperatività delle nostre economie.
Ecco perché il mio gruppo non sosterrà la richiesta di presentarsi in Aula che verrà rivolta al Commissario McCreevy.
<SPEAKER ID="12" LANGUAGE="FR" NAME="Francis Wurtz (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, se sostengo appieno la richiesta, formulata dall’onorevole Schulz, di invitare contemporaneamente il Commissario per il mercato interno e il Presidente della Commissione a esprimere le loro opinioni, è perché si sa che Charlie McCreevy non usa mezzi termini.
Credo sia abituato a dire apertamente ciò che diversi suoi colleghi della Commissione cercano di mascherare.
Per esempio, in occasione di una conferenza svoltasi a Londra, il Commissario McCreevy aveva dichiarato che non dobbiamo mai dimenticare che il mercato unico è di gran lunga il progetto che più contribuisce alla deregolamentazione dell’Unione europea.
<P>
Vogliamo quindi sapere se, quando il Commissario McCreevy esprime il suo parere, in realtà afferma schiettamente e senza giri di parole ciò che il Presidente Barroso non osa dire in pubblico.
Per questo propongo che, in merito a tali questioni, esprimano entrambi il loro parere in quest’Aula.
<SPEAKER ID="13" LANGUAGE="EN" NAME="Brian Crowley (UEN )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, sono in totale disaccordo con l’onorevole Schulz riguardo a ciò che il Commissario McCreevy avrebbe o non avrebbe detto; infatti, dalla lettura dei 16 diversi comunicati stampa sull’incidente occorso in Svezia, si evince che nessuno di essi riguardava il modello sociale svedese.
L’unico a farvi riferimento è stato il ministro svedese dell’Industria.
Non vi è nulla del genere in questa tempesta in un bicchier d’acqua che i socialdemocratici stanno cercando di scatenare contro il Commissario McCreevy.
In realtà, se volete giudicarlo sulla base dei suoi risultati, osservate ciò che è riuscito a fare per il modello sociale come ministro irlandese delle Finanze: durante il suo mandato, l’assistenza sanitaria è stata incrementata, le pensioni sono aumentate ed è stato introdotto il salario minimo più alto.
Inoltre, a livello nazionale, si è tenuto un maggior numero di negoziati commerciali e sindacali e, in sette anni, sono stati elaborati quattro programmi diversi a tutela dei diritti dei lavoratori e del diritto di partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori.
<P>
Credo che questa sia un’azione opportunistica attuata dal gruppo socialista per cercare di sollevare un polverone prima della conferenza che si svolgerà a Londra.
Dovremmo attendere l’esito delle discussioni e fare in modo di impostare il nostro lavoro su questioni concrete e importanti per i cittadini europei, anziché su approcci farneticanti.
Mi oppongo alla mozione.
<SPEAKER ID="14" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevoli colleghi, l’onorevole Farage vuole presentare una proposta formale.
<SPEAKER ID="15" LANGUAGE="EN" NAME="Nigel Farage (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, sembra che si sia dimenticato che, in seno all’Assemblea, vi è almeno un gruppo che è euroscettico, che si è opposto alla Costituzione europea e che, per di più, è decisamente più grande dell’UEN.
Che io sia solito criticare apertamente la Commissione è risaputo; tuttavia, se me lo permette, vorrei chiedere all’onorevole Sinnott di intervenire a nome del nostro gruppo per illustrarne la posizione.
<SPEAKER ID="16" LANGUAGE="NL" NAME="Ria Oomen-Ruijten (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, sono state presentate due proposte: una è stata avanzata dal gruppo socialista al Parlamento europeo al fine di convocare il Presidente della Commissione dinanzi all’Assemblea, mentre l’altra è stata formulata dall’onorevole Poettering, a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, affinché al Commissario McCreevy venga data la possibilità di ripetere in quest’Aula quanto ho detto in Svezia.
Ciò significa, pertanto, che è necessario votare su due proposte.
Se le dichiarazioni che gli vengono attribuite dovessero rivelarsi infondate, il Commissario McCreevy dovrebbe avere il diritto di rettificarle in questa sede.
Faccio quindi appello a lei, signor Presidente, affinché vengano messe ai voti entrambe le proposte.
<SPEAKER ID="17" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Chiariamo questo punto in modo da poter decidere in base ai fatti concreti.
<P>
Onorevole Schulz, a quanto ho capito, lei propone formalmente che il Commissario McCreevy e il Presidente della Commissione compaiano entrambi dinanzi al Parlamento.
<P>
Onorevole Poettering, potrebbe chiarire se il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei chiede che il Commissario McCreevy compaia in Aula?
<SPEAKER ID="18" LANGUAGE="DE" NAME="Hans-Gert Poettering (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, la politica è un banco di prova e noi vogliamo rimanere credibili.
Il nostro gruppo ha appena deciso che, se i socialdemocratici chiederanno che il Commissario McCreevy venga invitato a comparire dinanzi all’Assemblea, voteremo a favore.
<P>
Ora, però, è stata presentata all’Emiciclo un’altra proposta che chiede di estendere l’invito, oltre che al Commissario McCreevy, anche al Presidente della Commissione.
Non voteremo a favore di tale iniziativa: in altre parole, voteremo contro di essa.
Pur non avendo presentato la mozione volta a chiedere al Commissario McCreevy di comparire in Aula, vogliamo essere considerati credibili e, pertanto, se verrà respinta la proposta secondo cui dovrebbe presentarsi in Aula anche il Presidente della Commissione, si potrà tenere una seconda votazione per decidere se il Commissario McCreevy debba venire da solo.
<P>
Data la situazione, riteniamo di dover prendere questa decisione per non compromettere la nostra credibilità.
<SPEAKER ID="19" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevole Poettering, lei chiede, a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei che compaia in Aula il Commissario McCreevy o che si voti nel caso in cui quest’ultimo si presenti in questa sede?
<SPEAKER ID="20" LANGUAGE="DE" NAME="Hans-Gert Poettering (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, è evidente che, se la mozione con cui il gruppo socialista ha chiesto di invitare sia il Presidente della Commissione che il Commissario McCreevy a presentarsi in Aula dovesse essere respinta, dovremmo votare per decidere se invitare il Commissario McCreevy da solo.
Per quanto riguarda la votazione, la situazione è questa.
<SPEAKER ID="21" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(Il Parlamento europeo approva la proposta)">
<P>
– Conformemente a quanto stabilito dall’Assemblea, la Presidenza contatterà la Commissione per dare seguito alla decisione della plenaria.
<SPEAKER ID="22" LANGUAGE="NL" NAME="Kathalijne Maria Buitenweg (Verts/ALE )." AFFILIATION="leadership">
<P>
   – Signor Presidente, il titolo di un dibattito specifico è diventato oggetto di una frenetica discussione parlamentare interna.
Questa convulsa reazione è davvero tipica del modo in cui il tema dell’immigrazione, nonché le critiche rivolte ai governi nazionali, vengono affrontati in seno all’Unione europea.
<P>
Uno dei punti iscritti all’ordine del giorno di oggi è: “Problemi d’attualità in materia di immigrazione”.
E’ una denominazione piuttosto ampia, che non contiene alcun riferimento specifico a un nome o a un paese, eppure sappiamo tutti benissimo qual è il problema.
Si tratta delle tragedie umane che si verificano a Ceuta, Melilla e Lampedusa.
Dovremmo semplicemente chiamare le cose con il loro nome.
<P>
Inizialmente, la maggior parte dei gruppi era favorevole a una proposta presentata dal gruppo socialista al Parlamento europeo, che aveva dichiarato che il dibattito avrebbe dovuto intitolarsi “Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’immigrazione; situazione a Ceuta, Melilla e Lampedusa”, denominazione che aveva ricevuto il sostegno della maggior parte dei gruppi.
Nel frattempo, la del gruppo socialista ha revocato il proprio sostegno a questo titolo e si è alzato un polverone.
<P>
Chiedo che si svolga una nuova votazione su questo titolo, che dovrebbe esprimere con molta più chiarezza l’argomento della nostra discussione e, per quanto riguarda il dibattito che si svolgerà oggi, conto sull’onestà del gruppo socialista.
<SPEAKER ID="23" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="Per quanto riguarda mercoledì">
<P>
   – Onorevoli colleghi, dobbiamo ora prendere in considerazione alcune modifiche all’ordine del giorno di oggi e domani.
<P>
La prima modifica si riferisce a ciò che ci ha appena spiegato l’onorevole Buitenweg e consiste nell’aggiungere, prima delle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’Iran, le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sui problemi di attualità in materia di immigrazione.
<P>
L’onorevole Buitenweg ha appena proposto di modificare il titolo di questo punto dell’ordine del giorno, affinché vi vengano specificati i nomi di alcuni luoghi in cui si verifica il problema.
<SPEAKER ID="24" LANGUAGE="DE" NAME="Hannes Swoboda (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, mi chiedo se per caso non vi sia stato un malinteso.
Se da una parte è innegabile che esistono esempi specifici di immigrazione verso l’Europa, dall’altra è altrettanto evidente che, essendo questo un problema generale e fondamentale, non può ridursi ai luoghi citati dall’onorevole Buitenweg.
Ecco perché abbiamo optato per questo titolo onnicomprensivo e intendiamo mantenerlo.
<SPEAKER ID="25" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Conformemente al Regolamento, posso concedere un intervento a favore.
<SPEAKER ID="26" LANGUAGE="FR" NAME="Francis Wurtz (GUE/NGL )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, sostengo incondizionatamente la richiesta dell’onorevole Buitenweg, perché questo non è il solito dibattito sull’immigrazione.
Ve ne saranno del resto altri sull’argomento.
Il problema, questa volta, è che sono morte delle persone.
A tale proposito mi spiace che all’inizio della seduta non si sia reso omaggio a queste vittime innocenti.
<P>
Sono stati compiuti atti estremamente gravi su entrambe le sponde della frontiera meridionale dell’Europa, atti talmente gravi che persino i colleghi che non condividono le nostre opinioni sulla politica europea in materia d’immigrazione, potrebbero, credo, unirsi a noi per deplorarli e condannarli.
Ecco perché sono pienamente favorevole a modificare il titolo del dibattito specificandovi che si parla di “Ceuta e Melilla”.
<SPEAKER ID="27" LANGUAGE="EN" NAME="Kathalijne Maria Buitenweg (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, vorrei inoltre precisare all’onorevole Swoboda, che vuole che si tenga un dibattito generale, che tale discussione si svolgerà durante la prossima seduta di Strasburgo, in quanto il tema dell’immigrazione/migrazione sarà all’ordine del giorno con la relazione dell’onorevole Klamt.
<SPEAKER ID="28" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento respinge la richiesta)">
<P>
   – Vorrei chiarire che la proposta consiste nell’aggiungere i nomi di luoghi specifici a questo punto dell’ordine del giorno.
<P>
(1)
<SPEAKER ID="29" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="30" LANGUAGE="EN" NAME="Douglas Alexander," AFFILIATION="standard">
<SPEAKER ID="31" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figel’," AFFILIATION="status">
<SPEAKER ID="32" LANGUAGE="DE" NAME="Ewa Klamt," AFFILIATION="iceberg">
<SPEAKER ID="33" LANGUAGE="FR" NAME="Martine Roure," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="34" LANGUAGE="EN" NAME="Graham Watson," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="35" LANGUAGE="NL" NAME="Kathalijne Maria Buitenweg," AFFILIATION="enclave">
<SPEAKER ID="36" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="37" LANGUAGE="" NAME="Giusto Catania," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL">
<SPEAKER ID="38" LANGUAGE="" NAME="Mario Borghezio," AFFILIATION="a nome del gruppo IND/DEM">
<SPEAKER ID="39" LANGUAGE="" NAME="Romano Maria La Russa," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN">
<SPEAKER ID="40" LANGUAGE="NL" NAME="Frank Vanhecke (NI )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="41" LANGUAGE="ES" NAME="Agustín Díaz de Mera García Consuegra (PPE-DE )." AFFILIATION="voglio">
<SPEAKER ID="42" LANGUAGE="ES" NAME="Enrique Barón Crespo (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="43" LANGUAGE="ES" NAME="Agustín Díaz de Mera García Consuegra (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="44" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>

   – Può intervenire su questo argomento alla fine della discussione.
<SPEAKER ID="45" LANGUAGE="FR" NAME="Jean-Marie Cavada (ALDE )." AFFILIATION="Club of Rome">
<SPEAKER ID="46" LANGUAGE="FR" NAME="Jean-Claude Martinez (NI )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="47" LANGUAGE="" NAME="Stefano Zappalà (PPE-DE )." AFFILIATION="Hotel Hilton">
<SPEAKER ID="48" LANGUAGE="" NAME="Giovanni Claudio Fava (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="49" LANGUAGE="" NAME="Lapo Pistelli (ALDE )." AFFILIATION="enclave">
<SPEAKER ID="50" LANGUAGE="" NAME="Luca Romagnoli (NI )." AFFILIATION="primus inter pares">
<SPEAKER ID="51" LANGUAGE="DE" NAME="Elmar Brok (PPE-DE )." AFFILIATION="élite">
<SPEAKER ID="52" LANGUAGE="EN" NAME="Louis Grech (PSE )." AFFILIATION="status quo">
<SPEAKER ID="53" LANGUAGE="" NAME="Antonio Tajani (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="54" LANGUAGE="EN" NAME="David Casa (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="55" LANGUAGE="EN" NAME="Douglas Alexander," AFFILIATION="leadership">
<SPEAKER ID="56" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figel’," AFFILIATION="partner">
<SPEAKER ID="57" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="58" LANGUAGE="ES" NAME="Agustín Díaz de Mera García Consuegra (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="59" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="60" LANGUAGE="ES" NAME="Enrique Barón Crespo (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, a un’attenta lettura del processo verbale risulterà che non mi sono riferito personalmente all’onorevole Díaz de Mera. Ad ogni modo, non intendo rispondere ai commenti inappropriati da lui formulati; desidero soltanto fargli presente che il luogo giusto per esprimere le sue gravi e infondate critiche al governo spagnolo è il Congresso dei deputati, in Carrera de San Jerónimo, a Madrid.
Fornirò questo indirizzo all’onorevole Díaz de Mera. Ciò che dobbiamo fare in questa sede, però, è valutare il comportamento delle Istituzioni europee, non quello del governo spagnolo.
<SPEAKER ID="61" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<SPEAKER ID="62" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’Iran.
<SPEAKER ID="63" LANGUAGE="EN" NAME="Douglas Alexander," AFFILIATION="weblogger">
<SPEAKER ID="64" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="65" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Majlis">
<SPEAKER ID="66" LANGUAGE="DE" NAME="Michael Gahler," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="67" LANGUAGE="" NAME="Pasqualina Napoletano," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<SPEAKER ID="68" LANGUAGE="PL" NAME="Janusz Onyszkiewicz," AFFILIATION="impasse">
<P>
   Signora Presidente, la manovra per prevenire la proliferazione di armi nucleari ha avuto in parte successo. Molti paesi, come l’Argentina e la Repubblica del Sudafrica, hanno deciso di non intraprendere programmi di questa natura.
Anche paesi come la Bielorussia, il Kazakistan e l’Ucraina, che hanno ereditato armi nucleari in seguito allo scioglimento dell’Unione Sovietica, hanno generalmente deciso di non utilizzarle. Purtroppo, però, questo processo non ha ricevuto l’appoggio di cui aveva bisogno per ottenere un pieno successo.
<P>
Un certo numero di paesi non hanno firmato il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari e, nonostante le forti pressioni dell’opinione pubblica mondiale, sono andati avanti e hanno acquisito tali armi.
Mi riferisco a Israele, Pakistan e India. Di conseguenza, altri paesi hanno deciso di seguire il loro esempio.
<P>
Oggi stiamo discutendo di uno di questi paesi, l’Iran.
I timori che il processo possa continuare sembrano del tutto giustificati ed è essenziale porre fine a questo effetto domino.
<P>
L’Unione europea è ora giunta a un’ nei suoi negoziati, ed è quindi molto importante rinviare la questione alle Nazioni Unite.
Dobbiamo esortare il Consiglio di sicurezza dell’ONU ad agire in modo rapido ed efficiente a tale riguardo.
<P>
E’ altresì importante ricordare a chi siamo debitori per le informazioni sui programmi nucleari militari segreti in Iran. L’opposizione iraniana ha portato tale attività all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e questo significativo contributo dovrebbe essere debitamente riconosciuto.
<P>
Ritengo inoltre che sarebbe opportuno esaminare un’altra questione problema rimasta in sospeso da tempo.
Riguarda l’inserimento dei iraniani tra le organizzazioni terroristiche.
Il Parlamento ha già sollevato una volta questo problema spinoso e spero che il Consiglio lo prenderà in considerazione.
<SPEAKER ID="69" LANGUAGE="DE" NAME="Angelika Beer," AFFILIATION="escalation">
<SPEAKER ID="70" LANGUAGE="NL" NAME="Erik Meijer," AFFILIATION="mujaheddin">
<P>
   Signora Presidente, la capacità tecnica dell’Iran di utilizzare l’energia nucleare sta suscitando allarme e attenzione nel resto del mondo.
A parte le serie obiezioni di carattere ambientale all’energia nucleare, non vi è alcuna ragione perché i paesi in Asia non debbano elevare il loro livello di tecnologia a quello dell’Europa e dell’America settentrionale. Diventa un problema solo se quella conoscenza è impiegata male per lanciare minacce militari ad altri paesi.
<P>
In questo caso, il rischio è reale perché il regime al potere in Iran deve il suo appoggio a una minoranza militante che ha estromesso ed escluso altri poteri politici dal paese e che vuole un sistema teocratico non solo in Iran – caratterizzato fra l’altro dalla posizione svantaggiata delle donne e dalla pratica diffusa della pena di morte – ma anche in tutto il resto del mondo.
Essa, inoltre, osteggia fortemente la libertà di associazione, la libertà di opinione, la parità di accesso al potere politico e la libertà di scelta individuale. Giustificano il loro regime di terrore con la propria interpretazione della volontà di Dio, che li rende immuni a qualsiasi argomento razionale.
<P>
L’opposizione politica è stata esiliata in Europa e altrove. Un’Europa democratica deve prendere sul serio l’opposizione politica iraniana.
Il tentativo di rinviare la minaccia nucleare mediante un compromesso provvisorio con il regime in Iran non dovrebbe mai essere fatto a spese della nostra solidarietà con l’opposizione. Essa è la nostra speranza per un Iran migliore in futuro, dove la popolazione possa godere delle libertà e dei diritti che noi in Europa diamo per scontati.
Il sostegno all’opposizione può, col tempo, cambiare la situazione.
Per tale ragione, esponenti dell’opposizione come i non dovrebbero rientrare nell’elenco dei terroristi.
<P>
Comunque, un possibile intervento militare simile a quelli compiuti negli ultimi anni dagli americani contro due paesi vicini dell’Iran, l’Iraq e l’Afghanistan, darebbe al popolo iraniano la sensazione che il loro paese è minacciato dall’esterno e deve quindi essere difeso.
Questo farebbe il gioco del regime fondamentalista.
<P>

Per tali ragioni l’Europa deve fare una scelta chiara.
Deve impegnare la sua solidarietà con l’opposizione democratica sia all’interno dell’Iran sia al di fuori e deve rifiutare nettamente qualsiasi intervento militare dall’esterno.
<SPEAKER ID="71" LANGUAGE="NL" NAME="Bastiaan Belder," AFFILIATION="mullah">
<SPEAKER ID="72" LANGUAGE="LV" NAME="Ģirts Valdis Kristovskis," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="73" LANGUAGE="DE" NAME="Hans-Peter Martin (NI )." AFFILIATION="force de frappe">
<SPEAKER ID="74" LANGUAGE="EN" NAME="Jana Hybášková (PPE-DE )." AFFILIATION="hezbollah">
<SPEAKER ID="75" LANGUAGE="" NAME="Lilli Gruber (PSE )." AFFILIATION="dossier">
<SPEAKER ID="76" LANGUAGE="EN" NAME="Emma Nicholson of Winterbourne (ALDE )." AFFILIATION="British Museum">
<SPEAKER ID="77" LANGUAGE="EN" NAME="Bernat Joan i Marí (Verts/ALE )." AFFILIATION="mujaheddin">
<SPEAKER ID="78" LANGUAGE="EN" NAME="Gerard Batten (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Presidente, abbiamo sentito parlare di due questioni chiave riguardo all’Iran: il suo programma per lo sviluppo di armi nucleari e la sua condotta in materia di diritti umani.
Tuttavia, un terzo fattore sta diventando evidente: il ruolo dell’Iran nell’addestrare e armare i ribelli in Iraq, che non solo stanno uccidendo soldati inglesi e americani, ma lavorano anche affinché la dolorosa trasformazione dell’Iraq in uno Stato democratico fallisca.
<P>
Se l’Iraq non si trasforma con successo in uno Stato democratico, l’intera regione sarà destabilizzata.
Il Commissario Figeľ non aveva molto da dire tranne promettere nuovamente il dialogo e la cooperazione già offerti.
Come il governo britannico ha scoperto negli ultimi anni, questo approccio non ha prodotto sinora molto successo.
<P>
La gravità della situazione e la difficoltà di risolverla pacificamente sono tali che non possono essere sopravvalutate, ma non sarà l’Unione europea a risolverla.
Ancora una volta l’UE presume di avere gli attributi di uno Stato politico.
La grave situazione posta dall’Iran deve essere affrontata dagli Stati sovrani correttamente costituiti e operanti nel quadro delle istituzioni internazionali propriamente costituite.
<P>

Se l’Unione europea svilupperà con successo la sua identità di difesa europea – ovvero, una forza militare comunitaria – e se la Turchia diventerà membro dell’UE, un’Unione europea militarizzata avrà un confine in comune non solo con l’Iran, ma anche con l’Iraq e la Siria.
Se la situazione attuale è allarmante, pensate a questa prospettiva.
<SPEAKER ID="79" LANGUAGE="DE" NAME="Karl von Wogau (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Presidente, onorevoli colleghi, il 1° agosto, a Isfahan, l’Iran ha ripreso il riciclo di combustibile nucleare, violando in modo inequivocabile l’accordo di Parigi.
Il Consiglio dei governatori dell’AIEA ha dichiarato il 24 settembre che l’esperienza passata l’aveva indotto a non credere che il programma nucleare dell’Iran fosse solamente per scopi pacifici.
<P>
Cosa significa questo? Sicuramente significa che non sono solo le nostre relazioni con l’Iran a essere a rischio, ma anche il futuro del Trattato di non proliferazione nucleare, con i pericoli che derivano dal fatto che un numero sempre più vasto di regimi mettono le mani su armi nucleari.
Oltre alle notizie sempre più frequenti di esecuzioni di minorenni, di età inferiore a 18 anni, e di altri condannati a morte, c’è anche il fatto che Akbar Gandji, arrestato più di cinque anni fa, è tuttora in carcere e si trova in condizioni critiche.
<P>
Non si può non avere l’impressione che l’Iran sta usando l’Unione europea come un mezzo per prendere tempo a vantaggio del suo programma.
Sembrerebbe anche che l’Iran agisca presumendo che l’Unione europea non avrà neanche in futuro la capacità di un’azione congiunta – cosa che è emersa in modo evidente, purtroppo, dalla nostra esperienza con l’Iraq.
<P>
Sono convinto che questo non sia il momento per risoluzioni comprensive e visite amichevoli; dobbiamo invece presentare un fronte unito per rendere chiaro all’Iran che si sta danneggiando da solo persistendo in questo pericoloso comportamento.
<SPEAKER ID="80" LANGUAGE="EN" NAME="Richard Howitt (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Presidente, la situazione in Iran è sul filo del rasoio.
Comunque, vorrei innanzi tutto dire chiaramente, anche al penultimo oratore intervenuto, che non saremmo giunti al punto in cui siamo oggi senza il diligente lavoro del gruppo UE-3.
<P>
Tutti i deputati dell’Assemblea hanno chiesto una politica estera europea più forte, più risoluta.
I nostri negoziati con l’Iran hanno rappresentato un esempio proprio di quello che possiamo fare quando lavoriamo insieme. Per questo motivo è giusto che la risoluzione di oggi chieda negoziati rinnovati, cerchi di impegnare i paesi terzi a livello internazionale a sostegno dei nostri sforzi e non come alternativa a questi ultimi e si collochi nel quadro dell’accordo di Parigi del novembre scorso.
In questo contesto sono orgoglioso che il ministro degli Esteri britannico abbia detto il 28 settembre: “E’ fuori discussione una guerra contro l’Iran. La situazione può essere risolta solamente con mezzi e pressioni di tipo diplomatico”.
<P>
La risoluzione di oggi giustamente afferma anche che la rottura del dialogo sui diritti umani dell’Unione europea con l’Iran dovrebbe essere considerata, per gravità, alla pari con l’interruzione dei colloqui sul programma nucleare dell’Iran. Teheran cerca di giustificare l’arresto dell’avvocato difensore dei diritti umani Abdolfattah Soltani etichettandolo come spia nucleare.
Mentre El Baradei merita le nostre vive congratulazioni per il Premio Nobel per la pace, non dimentichiamo oggi il Premio Nobel Shirin Ebadi, avvocato iraniano per i diritti umani, che è attualmente oggetto di minacce personali a causa del suo lavoro. Le questioni politiche e quelle relative ai diritti umani sono interconnesse, e di nuovo accolgo con soddisfazione le assicurazioni fornite al riguardo oggi pomeriggio dal Presidente in carica.
<P>
Infine, questa mattina sono emerse ulteriori prove del possibile coinvolgimento della Guardia rivoluzionaria iraniana nella fornitura ai rivoltosi iracheni di tecnologia per le bombe a infrarossi perforanti. Anche se non posso dimostrare con certezza tali affermazioni, considerando che otto soldati del mio paese, il Regno Unito, sono stati uccisi in Iraq negli ultimi cinque mesi, è giusto che l’Europa faccia il massimo per dissuadere l’Iran dalla proliferazione di armi sia civili che nucleari.
<SPEAKER ID="81" LANGUAGE="EL" NAME="Georgios Karatzaferis (IND/DEM )." AFFILIATION="islam">
<P>
   – Signora Presidente, la domanda è: cosa vogliamo?
Vogliamo un nuovo Iraq in Iran?
<P>
Non dovremmo adottare una risoluzione aggressiva che potrebbe essere usata come un alibi dagli americani per un’invasione unilaterale dell’Iran.
Mi preoccupa la possibilità di altre vittime innocenti, come a Madrid e a Londra.
Non voglio vedere il petrolio aumentare di nuovo fino a 70 o 100 dollari al barile. Dobbiamo quindi seguire un’altra strada: dialogo, dialogo, dialogo.
Fugare i timori dell’Iran.
Ridurre la sua intolleranza e disarmare il suo fanatismo. Il fanatismo è peggiore di una bomba nucleare.
<P>
Deng Xiaoping disse: mai chiudere in un angolo un gatto, bisogna sempre lasciargli una via di uscita.
Noi stiamo chiudendo il gatto nell’angolo.
Non voglio che il gatto mi salti alla gola, non voglio che il gatto salti alla gola dell’Europa.
<P>
Quello che vogliono gli americani è irrazionale.
Gli Stati Uniti ci stanno chiedendo di far entrare l’ in Europa con la Turchia e di lottare contro l’ nel caso della Persia. Decidiamoci a seguire una politica chiaramente europea.
<SPEAKER ID="82" LANGUAGE="EN" NAME="Charles Tannock (PPE-DE )." AFFILIATION="bazar">
<P>
   – Signora Presidente, l’Iran rimane uno dei principali grattacapi per l’Unione europea e per il nostro alleato, gli Stati Uniti.
C’è la questione dei tentativi dell’Iran negli ultimi 20 anni di utilizzare la tecnologia di arricchimento dell’uranio in modo occulto con l’aiuto del pakistano A. Q. Khan e del suo di tecnologia nucleare. E’ chiaro a qualsiasi osservatore dell’Iran che il suo governo fondamentalista e intransigente, nonostante le pubbliche smentite, è determinato ad acquisire una bomba nucleare e che l’uranio arricchito di grado militare è centrale per la sua strategia di sicurezza.
Il punto 12 della risoluzione, quindi, fa concessioni eccessive a tale riguardo ed è inaccettabile.
Poiché l’Iran è un firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare, questo è anche del tutto impossibile.
Sostengo pienamente la recente risoluzione dell’AIEA che prepara il terreno per un rinvio al Consiglio di sicurezza.
<P>
Ritengo che tutte le opzioni debbano essere lasciate aperte per prevenire la proliferazione nucleare.
Non vogliamo che si ripeta l’esempio della Corea del Nord, che l’ha fatta franca quando ha abbandonato il TNP.

E a proposito, cosa hanno fatto il Premio Nobel per la pace El Baradei e l’AIEA per impedire alla Repubblica democratica popolare di Corea di acquistare armi nucleari?
<P>
Nell’ipotesi di sanzioni dell’ONU, potrebbe essere utile negare all’Iran l’accesso all’uranio come materia prima, poiché attualmente l’Iran ha solo circa 35 tonnellate di concentrato uranifero, sufficienti per fare al massimo una o due bombe.
Sono d’accordo anche sul fatto che l’Iran tenga una condotta spaventosa in materia di diritti umani, che comprende esecuzioni di minorenni per reati sessuali e persino di donne incinte. Credo che sia l’unico paese al mondo che giustizia donne incinte.
<P>

Infine, condanno il ruolo dell’Iran attraverso il suo rappresentante terrorista – che chiedo nuovamente al Consiglio di mettere al bando – nel sostenere l’insurrezione in Iraq e nel fornire bombe sofisticate che stanno uccidendo soldati inglesi e americani e impedendo quindi la pace, lo sviluppo della democrazia e la ricostruzione di quello sventurato paese.
<SPEAKER ID="83" LANGUAGE="PL" NAME="Józef Pinior (PSE )." AFFILIATION="standard">
<SPEAKER ID="84" LANGUAGE="EN" NAME="Vytautas Landsbergis (PPE-DE )." AFFILIATION="leader">
<SPEAKER ID="85" LANGUAGE="DE" NAME="Helmut Kuhne (PSE )." AFFILIATION="troika">
<P>
   – Signora Presidente, considerando i discorsi fatti in quest’ultima ora e in particolare l’ultimo, devo dire che finalmente ho capito perché alcuni deputati sono preoccupati che l’Iran possa essere spinto in un angolo e non essere più disposto a partecipare al dialogo o ai negoziati.

<P>
Penso che si debba ribadire che quella offerta dalla e dagli organismi comunitari nel corso del dialogo è una strategia equilibrata in relazione all’Iran. E’ vero che non c’è nessuna garanzia automatica di successo, ma non vi sono alternative.
Tutte le opzioni militari menzionate durante la discussione sarebbero politicamente disastrose, indipendentemente dalla loro fattibilità.
Questo va detto con assoluta chiarezza.
<P>
Va poi ricordato ad alcuni deputati intervenuti nel corso dell’ultima ora che abbiamo già avuto esperienza – anche in Europa – di una situazione nella quale due potenze si fronteggiavano, armate fino ai denti con armi nucleari.
Se non fosse stato per la loro abilità di considerare i reciproci interessi di sicurezza dai reciproci punti di vista, non ci sarebbe stato né un trattato di non proliferazione né un disarmo, e forse avremmo dovuto affrontare una guerra nucleare.
Io sarei morto e del resto, probabilmente, sarebbero morti anche coloro che si sono espressi con tanta bellicosità. Dovremmo riflettere su questo.
<P>

Dobbiamo essere davvero capaci di includere nei nostri calcoli i legittimi interessi di sicurezza di altri regimi – anche di quel paese.
Ha senso adottare una strategia che offra loro qualcosa, ma non dovremmo escludere la possibilità di ricorrere al Consiglio di sicurezza come mezzo per esercitare pressioni; non farlo sarebbe politicamente sciocco.


<SPEAKER ID="86" LANGUAGE="EN" NAME="Douglas Alexander," AFFILIATION="partner">
<SPEAKER ID="87" LANGUAGE="SK" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="88" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<SPEAKER ID="89" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="90" LANGUAGE="SK" NAME="Zita Pleštinská (PPE-DE )." AFFILIATION="status">
<SPEAKER ID="91" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="92" LANGUAGE="EN" NAME="Neena Gill (PSE )." AFFILIATION="tsunami">
<SPEAKER ID="93" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="94" LANGUAGE="EN" NAME="Marios Matsakis (ALDE )." AFFILIATION="test">
<SPEAKER ID="95" LANGUAGE="PL" NAME="Andrzej Tomasz Zapałowski (IND/DEM )." AFFILIATION="status quo">
<P>
   – Signor Presidente, è trascorso un anno da quando la Polonia è diventata uno Stato membro dell’Unione europea.
Durante tale periodo la situazione dell’agricoltura polacca è peggiorata costantemente, invece di migliorare, e va ricordato che la nostra agricoltura si trovava già in una situazione precaria dopo cinque decenni di occupazione sovietica.
<P>
In primo luogo, ai sensi del trattato di adesione, la Polonia è stata obbligata ad accettare pagamenti inferiori a lungo termine per gli agricoltori.
In pratica, ciò ha significato mantenere per gli agricoltori loinvece di offrire loro opportunità di sviluppo.
Questa situazione sfavorevole è stata aggravata ulteriormente dal fatto che il cambiamento del tasso di cambio per l’euro ha fatto crollare il valore dei pagamenti diretti di quest’anno rispetto al valore dell’anno scorso.
Inoltre, un afflusso di grano a basso prezzo in Polonia ha causato una riduzione del prezzo di circa il 35 per cento rispetto al 2003, quando la Polonia non era ancora membro dell’Unione.
<P>
L’Unione sta attualmente proponendo di ridurre le quantità nazionali di zucchero alle quali si applicano i pagamenti.
Inoltre, il Commissario per il commercio sta progettando di tagliare in futuro le sovvenzioni per il commercio agricolo di circa il 60 per cento. Tutti questi fatti dimostrano il generale disprezzo da parte dell’Unione degli interessi dei nuovi Stati membri e la sua mancanza di sostegno allo sviluppo nei paesi orientali della Comunità.
L’Unione ha fatto solo vuote promesse in proposito. Faccio appello alla Commissione affinché conceda a queste regioni pagamenti non decurtati a partire dal 2007, per prevenire una tragedia nel mondo agricolo e l’emergere di tensioni sociali nei nuovi Stati membri.
<SPEAKER ID="96" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="97" LANGUAGE="EN" NAME="Nigel Farage (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="98" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="99" LANGUAGE="LT" NAME="Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE )." AFFILIATION="standard">
<P>
   – Vorrei parlare del Kazakistan.
Anche se quel paese non è in Europa, è molto importante per l’Unione europea, non da ultimo per i suoi pozzi di petrolio.
La cooperazione tra l’Unione europea e il Kazakistan in quest’area potrebbe ridurre notevolmente la dipendenza dell’UE dall’approvvigionamento di petrolio e gas dalla Russia.
La dominazione di qualsiasi mercato da parte di un paese è motivo di preoccupazione e non è auspicabile.
Il prossimo 4 dicembre si svolgeranno in Kazakistan le elezioni presidenziali.
Inoltre, il paese aspira ad assumere la Presidenza dell’OSCE nel 2009.
Tuttavia, le organizzazioni internazionali per i diritti umani riferiscono violazioni dei diritti umani e delle libertà, nonché leggi non conformi agli di uno Stato democratico, ad esempio la legge sui partiti politici. Invito i del Parlamento europeo a inviare una delegazione di osservatori per accertare che le elezioni siano conformi ai requisiti e alle norme internazionali.
Si tratterebbe di una cartina al tornasole per valutare i risultati delle elezioni presidenziali e per determinare se sostenere il Kazakistan nella sua richiesta di assumere la Presidenza dell’OSCE.
Grazie.
<SPEAKER ID="100" LANGUAGE="EN" NAME="Arlene McCarthy (PSE )." AFFILIATION="tsunami">
<SPEAKER ID="101" LANGUAGE="EN" NAME="Elizabeth Lynne (ALDE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="102" LANGUAGE="EN" NAME="Caroline Lucas (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="103" LANGUAGE="PL" NAME="Urszula Krupa (IND/DEM )." AFFILIATION="Tamiflu">
<P>
   – Signor Presidente, la minaccia posta dall’influenza aviaria mi spinge a sollevare in Parlamento la questione della responsabilità per la salute pubblica.
La salute pubblica doveva essere, infatti, una delle priorità principali per l’Unione europea.
Sembrerebbe però che la Commissione desideri semplicemente governare senza riguardo per la solidarietà e la responsabilità e che sia più preoccupata di proteggere gli uccelli che di proteggere le persone.
<P>
L’Europa si sta ancora una volta dividendo in due parti. Da un lato la metà ricca, impegnata ad accumulare riserve di farmaci antivirali, e dall’altro la metà povera, che può permettersi solo modeste quantità di tali prodotti.
Coordinare l’approvvigionamento per l’Unione nel suo insieme condurrebbe certamente a una riduzione del prezzo, mentre produttori e contrabbandieri ansiosi di fare fortuna a spese della salute umana sono gli unici a trarre profitto dal decentramento degli acquisti di e di vaccini.
<P>
Anche la situazione giuridica riguardante i brevetti per l’e altri inibitori della neuraminidasi e il loro riconoscimento come antiretrovirali dovrebbe essere standardizzata in tutta l’Unione. Attualmente sembra che prolungare la vita delle persone colpite da HIV e AIDS sia più importante che prevenire morti per altre cause.
<SPEAKER ID="104" LANGUAGE="EN" NAME="Tunne Kelam (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="105" LANGUAGE="HU" NAME="Csaba Sándor Tabajdi (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="106" LANGUAGE="EL" NAME="Georgios Karatzaferis (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="107" LANGUAGE="HU" NAME="Pál Schmitt (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>


   – Signor Presidente, mi consenta di esprimere, come presidente della commissione parlamentare mista UE-Croazia, la mia soddisfazione e la mia gratitudine riguardo alla decisione del Consiglio della scorsa settimana che dà il via libera ai negoziati di adesione anche per la Croazia.
<P>
Anche se i negoziati con la Turchia si apriranno contemporaneamente, credo che sia importante non legare insieme i due paesi, sia durante il processo di verifica sia durante i negoziati sui vari capitoli. La Croazia deve essere valutata solo per i suoi meriti e i suoi conseguimenti.
Nel caso della Croazia, sarà davvero un processo di riunificazione piuttosto che di allargamento, poiché questa nazione di quattro milioni e mezzo di anime ha sempre fatto parte dell’Europa; condivide la nostra storia e cultura comune.
In occasione della riunione della delegazione parlamentare, abbiamo anche ricevuto assicurazioni dai nostri colleghi croati che continueranno a cooperare pienamente con il Tribunale penale internazionale dell’Aia per l’ex Jugoslavia, come prevedeva una delle condizioni per l’avvio dei negoziati di adesione.


La esorto a fare tutto ciò che è in suo potere nell’ambito delle sue specifiche competenze per portare i negoziati a una conclusione rapida e positiva, in modo da poter dare il benvenuto ai nostri amici croati come nuovi membri di questa Assemblea dopo le elezioni del Parlamento europeo del 2009.
<SPEAKER ID="108" LANGUAGE="" NAME="Carlo Fatuzzo (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="109" LANGUAGE="EN" NAME="Gerard Batten (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="110" LANGUAGE="SK" NAME="Milan Gaľa (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="111" LANGUAGE="EN" NAME="Proinsias De Rossa (PSE )." AFFILIATION="Frontline">
<SPEAKER ID="112" LANGUAGE="EN" NAME="Kathy Sinnott (IND/DEM )." AFFILIATION="handicap">
<P>
   – Signor Presidente, le riduzioni dell’IVA su attività ad alto impiego di manodopera sono state usate dai paesi per rendere le abitazioni più economiche per i cittadini e per le famiglie.
Se non interveniamo, tali riduzioni scadranno il 31 dicembre.
In questo momento, ciò sarebbe controproducente in presenza di una popolazione sempre più anziana che richiederà adeguamenti ad alto impiego di manodopera degli edifici. Analogamente, a causa del numero crescente di portatori di si renderanno necessari adeguamenti che comporteranno un elevato impiego di manodopera.
<P>
E’ ironico che siano eliminate le riduzioni dell’IVA mentre l’Unione europea chiede e favorisce l’efficienza energetica nelle case. Se vogliamo che le abitazioni abbiano una maggiore efficienza energetica, dobbiamo essere in grado di eseguire lavori di costruzione e ristrutturazione ad alto impiego di manodopera, mentre li stiamo rendendo più onerosi, invece che meno costosi.
Siamo seri quando parliamo di ridurre i consumi di energia nelle abitazioni?
Se sì, dobbiamo mantenere le riduzioni dell’IVA per le attività ad alto impiego di manodopera, in particolare nel settore edilizio.
<SPEAKER ID="113" LANGUAGE="EN" NAME="Den Dover (PPE-DE )." AFFILIATION="forum">
<P>
   – Signor Presidente, l’onorevole Sinnott e io abbiamo presentato due dichiarazioni scritte che richiamano l’attenzione dei deputati sul fatto che le aliquote ridotte dell’imposta sul valore aggiunto scadranno alla fine di dicembre 2005 a meno che il Consiglio dei ministri non assuma la decisione giusta e corretta di prorogarle.
Cerchiamo anche di estendere l’area di scelta per garantire che gli anziani e gli invalidi traggano profitto da aliquote ridotte dell’IVA, che offriranno loro soluzioni abitative meno costose, in particolare quando debbano far eseguire lavori di adeguamento.
<P>
Attualmente, il settore edilizio – io presiedo il edilizio nel Parlamento europeo – non ha alcuna informazione sul mantenimento o meno di queste aliquote ridotte dell’imposta sul valore aggiunto tra poche settimane.
E’ importante assumere una decisione tempestiva.
<SPEAKER ID="114" LANGUAGE="ES" NAME="Antonio López-Istúriz White (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, come lei sa, la Presidenza in carica del Consiglio ha approvato una dichiarazione, a nome dei 25 Stati membri, nella quale esprime la sua preoccupazione per la situazione di tre prigionieri politici a Cuba, torturati dal regime cubano: José Daniel Ferrer García, Víctor Rolando Arroyo e Félix Navarro, che stavano facendo lo sciopero di fame.
<P>
Poiché so che il Presidente del Parlamento Borrell parteciperà a nome della nostra Istituzione al Vertice ibero-americano di Salamanca, e che non è esclusa la possibilità che il dittatore Fidel Castro vi si rechi in persona, vorrei chiedere all’onorevole Borrell di comunicare ai delegati cubani la posizione finale dell’Unione europea e del nostro Parlamento: la liberazione immediata e incondizionata di tutti i prigionieri politici a Cuba.
<SPEAKER ID="115" LANGUAGE="DE" NAME="Paul Rübig (PPE-DE )." AFFILIATION="helpdesk">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, un gruppo di sindaci era qui a Bruxelles la settimana scorsa, in visita in Belgio, e a uno di loro è stato rubato lo zaino nella Grand’ Place. Voleva denunciare il fatto alla polizia, ma gli agenti nella Grand’ Place lo hanno informato che per farlo doveva fornire i dati del suo passaporto.
Non si tratta di un caso isolato; sono cose che succedono continuamente.
<P>
Nel mio ufficio ho pile sempre più alte di lamentele riguardanti gruppi di visitatori attaccati e derubati, e chiedo al Parlamento e a chi lo gestisce di considerare la possibilità di allestire un per seguire queste denunce, anche presso le autorità belghe.
<SPEAKER ID="116" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La ringrazio.
Sono sicuro che il signor Commissario ha ascoltato con interesse.
<P>
Gli interventi di un minuto sono conclusi. Chi attende una risposta riceverà ovviamente un riscontro dall’Istituzione.
<SPEAKER ID="117" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="118" LANGUAGE="FR" NAME="Louis Michel," AFFILIATION="Membro della Commissione.">
<SPEAKER ID="119" LANGUAGE="NL" NAME="Maria Martens," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE.">
<SPEAKER ID="120" LANGUAGE="" NAME="Mauro Zani," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<SPEAKER ID="121" LANGUAGE="FR" NAME="Thierry Cornillet," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE.">
<SPEAKER ID="122" LANGUAGE="EN" NAME="Caroline Lucas," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE.">
<SPEAKER ID="123" LANGUAGE="" NAME="Luisa Morgantini," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL">
<SPEAKER ID="124" LANGUAGE="EN" NAME="Eoin Ryan," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN.">
<SPEAKER ID="125" LANGUAGE="PT" NAME="João de Deus Pinheiro (PPE-DE )." AFFILIATION="in fieri">
<SPEAKER ID="126" LANGUAGE="ES" NAME="Miguel Angel Martínez Martínez (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="127" LANGUAGE="LT" NAME="Danutė Budreikaitė (ALDE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="128" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="129" LANGUAGE="DA" NAME="Margrete Auken (Verts/ALE )." AFFILIATION="forum">
<SPEAKER ID="130" LANGUAGE="PL" NAME="Marcin Libicki (UEN )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="131" LANGUAGE="EN" NAME="John Bowis (PPE-DE )." AFFILIATION="équipe">
<SPEAKER ID="132" LANGUAGE="EN" NAME="Glenys Kinnock (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="133" LANGUAGE="SV" NAME="Carl Schlyter (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="134" LANGUAGE="DE" NAME="Godelieve Quisthoudt-Rowohl (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="135" LANGUAGE="PT" NAME="Ana Gomes (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="136" LANGUAGE="FR" NAME="Marie-Hélène Aubert (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="137" LANGUAGE="FI" NAME="Alexander Stubb (PPE-DE )." AFFILIATION="Doha Round">
<SPEAKER ID="138" LANGUAGE="ES" NAME="Enrique Barón Crespo (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="139" LANGUAGE="DE" NAME="Karin Scheele (PSE )." AFFILIATION="partner">
<P>
   – Signor Presidente, uno dei principi che il Commissario Michel ha indicato come base della strategia per l’Africa è la combinazione di parità e partenariato – quest’ultimo definito nel senso che il continente europeo, l’Unione europea e anche i nostri africani credono nell’ordine multilaterale e lavorano per farne una realtà.

<P>
Per quanto riguarda l’ultima colonia africana, il Sahara occidentale, credo che noi – e con noi intendo non solo l’Unione europea in quanto Istituzione, ma anche gli Stati membri – non stiano facendo un buon lavoro. Spesso mi si chiede perché l’Unione europea, attraverso gli accordi di associazione, dia molti soldi a un paese che da ormai quasi trent’anni è occupato da un altro, in violazione di qualsiasi legge internazionale.
<P>
Altra questione è la crescita della popolazione.
E’ evidente che non è possibile alcun dibattito sulla strategia di sviluppo per l’Africa se non si prende in considerazione il problema della crescita della popolazione e dei diritti ad avere figli delle persone che vi vivono.
Non vi è nulla di nuovo nell’intuizione che una crescita più lenta della popolazione ha un effetto positivo sullo sviluppo di un paese e contribuisce a ridurne la povertà.
<P>
Nell’esaminare questa strategia per l’Africa, vi sono due elementi cui dobbiamo dedicare moltissima attenzione: uno è il fatto che la generazione di giovani che abbiamo di fronte è la più numerosa che la storia dell’uomo abbia mai visto, l’altro è la diffusione della pandemia di HIV/AIDS.
<SPEAKER ID="140" LANGUAGE="EL" NAME="Panagiotis Beglitis (PSE )." AFFILIATION="media">
<SPEAKER ID="141" LANGUAGE="FR" NAME="Kader Arif (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="142" LANGUAGE="FR" NAME="Louis Michel," AFFILIATION="Membro della Commissione.">
<SPEAKER ID="143" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)">
<SPEAKER ID="144" LANGUAGE="EN" NAME="Nigel Farage (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="145" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="146" LANGUAGE="FR" NAME="Louis Michel," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<SPEAKER ID="147" LANGUAGE="SV" NAME="Anders Wijkman," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<SPEAKER ID="148" LANGUAGE="EN" NAME="Ana Maria Gomes," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<SPEAKER ID="149" LANGUAGE="EN" NAME="Fiona Hall," AFFILIATION="a nome del gruppo ALDE.">
<SPEAKER ID="150" LANGUAGE="DA" NAME="Margrete Auken," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE">
<SPEAKER ID="151" LANGUAGE="" NAME="Luisa Morgantini," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL">
<SPEAKER ID="152" LANGUAGE="DE" NAME="Rainer Wieland (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="153" LANGUAGE="DE" NAME="Michael Gahler (PPE-DE )." AFFILIATION="status quo">
<P>
   – Signor Presidente, la situazione in Etiopia diventa ogni giorno più instabile e la responsabilità di questo stato di cose è essenzialmente del governo.
Se da un lato il 90 per cento di affluenza alle urne ha dimostrato la fiducia del popolo etiope nel processo democratico, dall’altro il governo è stato evidentemente colto dal panico non appena sono stati resi noti i primi risultati.
<P>

Approvo l’intenzione dell’onorevole Gomes, la principale osservatrice elettorale dell’Unione europea, di elaborare una relazione obiettiva e realistica, mentre i soliti personaggi equivoci, che anche qui a Bruxelles, per quanto riguarda l’Africa, preferirebbero continuare a lavorare mantenendo lo , e i loro alleati che trovano le elezioni piuttosto preoccupanti, dovrebbero guardarsi dall’avanzare proposte inadeguate in quest’Aula al fine di relativizzare le conoscenze effettivamente acquisite.

<P>
E’ un peccato che anche i nostri amici americani sembrino ora essere caduti nella stessa tentazione.
Sconsiglio un simile comportamento perché, agendo in questo modo, non si agevolerà l’instaurarsi della democrazia né di una stabilità duratura e non si farà nemmeno alcunché per combattere il terrorismo internazionale.
<P>
E’ importante che, nonostante tutto ciò che è accaduto dopo il 15 maggio, il governo e l’opposizione mettano al primo posto gli interessi del paese e riprendano il dialogo.
Benché anche i nostri diplomatici ad Addis Abeba stiano rendendo un servizio prezioso in tal senso, la creazione della fiducia è un dovere che spetta soprattutto al governo, che di conseguenza dovrebbe nuovamente modificare il regolamento del parlamento affinché l’opposizione possa perlomeno far valere i propri diritti conformemente alla costituzione; inoltre, dovrebbe ripristinare l’immunità dei deputati che non hanno preso parte alla prima seduta e dei membri del consiglio municipale di Addis Abeba; chiedo inoltre al governo etiope di rilasciare i prigionieri politici e di garantire l’accesso dell’opposizione ai .
<P>
Se il governo non sarà disposto a creare le condizioni per la democrazia, mostrerà la sua vera natura, rivelandosi l’ennesimo esempio di ciò che abbiamo visto tanto spesso in Africa, ossia che le elezioni vengono considerate accettabili solo se confermano il governo esistente. Il loro obiettivo, tuttavia, non è questo.
Il 90 per cento degli etiopi ha affermato ciò che si aspetta da elezioni democratiche e il governo deve accettare il parere da loro espresso a tale riguardo.
<SPEAKER ID="154" LANGUAGE="DE" NAME="Ursula Stenzel (PPE-DE )." AFFILIATION="ad hoc">
<SPEAKER ID="155" LANGUAGE="FR" NAME="Louis Michel," AFFILIATION="Membro della Commissione.">
<SPEAKER ID="156" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(La seduta, sospesa alla 20.05, riprende alle 21.05)">
<SPEAKER ID="157" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="158" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="159" LANGUAGE="EN" NAME="Christopher Beazley (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<SPEAKER ID="160" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – A quanto pare, gli onorevoli colleghi sono d’accordo con lei.
<SPEAKER ID="161" LANGUAGE="FR" NAME="Guy Bono (PSE )," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="162" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="163" LANGUAGE="EN" NAME="Christopher Beazley," AFFILIATION="Education as the cornerstone of the Lisbon process">
<SPEAKER ID="164" LANGUAGE="EN" NAME="Gyula Hegyi," AFFILIATION="Junior Chamber International">
<SPEAKER ID="165" LANGUAGE="SV" NAME="Lena Ek," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="166" LANGUAGE="DE" NAME="Sepp Kusstatscher," AFFILIATION="">
<P>

   Signor Presidente, la relazione è piena di buone proposte e mi auguro che possa esserne messo in pratica il maggior numero possibile.
Vorrei soffermarmi in modo particolare su due aspetti, ossia formazione professionale e mobilità.
<P>
Vorrei iniziare dalla formazione professionale fornendo una breve descrizione di una mia esperienza personale.
Un responsabile politico italiano nel campo dell’istruzione mi ha detto con orgoglio che la sua regione vantava un numero di persone con diploma di istruzione superiore più elevato di quello di qualsiasi altra regione, per cui gli ho rivolto due domande, chiedendogli innanzi tutto cosa se ne facevano tutte queste persone delle loro qualifiche e poi se era difficile trovare un artigiano in caso, ad esempio, di guasto all’impianto elettrico di casa. Mi ha risposto che si trattava di due seri problemi: molti dei diplomati in questione non avevano un lavoro o trascorrevano gli anni di inattività all’università, e nella sua regione era difficile trovare persone qualificate in grado di svolgere professionalmente lavori manuali.
Questo è un esempio dell’errata politica di istruzione condotta in molte parti d’Europa, dove la formazione professionale viene seriamente trascurata, con la conseguenza che molti giovani sono disoccupati, mentre al contempo esiste una grave mancanza di lavoratori qualificati.
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A proposito della mobilità, ci si lamenta del fatto che solo l’1,5 per cento dei lavoratori europei risiede in uno Stato membro diverso dal proprio.
Un modo molto utile per formarli e aggiornare la loro formazione potrebbe essere lo svolgimento di un periodo di tirocinio o di apprendistato, secondo una pratica che risale al Medioevo e che dovrebbe essere ripresa.
SOCRATES ed ERASMUS hanno dato nuova linfa alle scuole e alle università con risultati straordinari.
Occorre tuttavia fare molto di più per favorire la mobilità di apprendisti e tirocinanti, giovani professionisti e persone in fase di formazione pratica.
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Quando si constata tuttavia con quanta negligenza e approssimazione la Commissione si è preparata per il 2006, l’Anno europeo della mobilità, e sapendo quanti sforzi ha dovuto compiere la commissione per i bilanci e con quanta difficoltà negli ultimi giorni è stato possibile ottenere uno stanziamento di appena 4 milioni di euro per questa iniziativa specifica, è chiaro che esiste un problema.
Purtroppo non vi è alcuna iniziativa efficace in vista.
<SPEAKER ID="167" LANGUAGE="CS" NAME="Jiří Maštálka," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="168" LANGUAGE="EN" NAME="Thomas Wise," AFFILIATION="">
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   Signor Presidente, la relazione in esame chiede di aumentare gli investimenti nell’istruzione e nella formazione nel tentativo di conseguire gli obiettivi di Lisbona e si potrebbe dire che faccia addirittura eco a una richiesta formulata dal Primo Ministro britannico Tony Blair, che nel 1997 avviò la sua campagna elettorale generale con il mantra “istruzione, istruzione, istruzione”.
Le decisioni in materia di istruzione devono tuttavia essere prese dagli Stati membri e non sono di certo di competenza dell’Unione europea, nonostante l’auspicio che lo siano.
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La mancanza di realismo nella relazione risulta evidente dalla richiesta di un aumento del 15 per cento del numero dei diplomati dei settori scientifici nell’Unione europea entro il 2010.
E’ un obiettivo irrealizzabile in quanto i giovani scienziati, dopo aver conseguito il diploma, emigrano in misura sempre maggiore, soprattutto verso gli Stati Uniti.
Ancora oggi dall’indagine condotta dalla Commissione in materia emerge che 400 000 diplomati europei dei settori scientifici e tecnologici sono emigrati per trovare un lavoro. Quali sono i motivi?
La risposta è di una semplicità sconcertante: la regolamentazione e la burocrazia comunitarie senza fine stanno soffocando le imprese innovative, lasciando loro poche alternative alla delocalizzazione o alla chiusura.
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In questo contesto, la relazione serve a sottolineare il fatto che, a prescindere dal livello degli investimenti effettuati dagli Stati membri nell’istruzione e nella formazione, se le imprese e le attività industriali hanno scelto di delocalizzare a causa della regolamentazione che le soffoca, gli investimenti non daranno alcun frutto.
La relazione ignora il fatto che, al ritmo di avanzamento attuale, non sarà possibile raggiungere gli obiettivi di Lisbona.
I tentativi di evitare un esito negativo, anche a causa di ulteriori errori da parte dell’Unione europea, sono destinati al fallimento.
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Come ho detto poc’anzi, se la risposta è l’Unione europea, la domanda doveva essere stupida.
Non occorre essere laureati per capirlo.
<SPEAKER ID="169" LANGUAGE="SK" NAME="Irena Belohorská (NI )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="170" LANGUAGE="CS" NAME="Nina Škottová (PPE-DE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, è improbabile che membri di quest’Assemblea si oppongano all’iniziativa di promuovere l’istruzione in Europa nell’ambito della strategia di Lisbona.
La società trae vantaggi a molti livelli dalla promozione dell’istruzione e la strategia di Lisbona, il cui scopo è realizzare un’economia estremamente dinamica e competitiva, pone in evidenza il fatto che l’istruzione svolge un ruolo di sostegno quale pietra miliare o pilastro.
Tenuto conto che si parla in questi termini, mi sarei aspettata che la relazione in esame fissasse come minimo obiettivi intermedi e un quadro strategico di obiettivi da conseguire nel corso di tale processo, o in altre parole che fornisse una struttura più facilmente comprensibile.
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La relazione “sottolinea il ruolo fondamentale delle università”, e ne sono lieta, ma lo fa al paragrafo 21, che è il penultimo ed è seguito solo da quello che incarica il Presidente di trasmettere la risoluzione.
Ritengo tuttavia che la raccomandazione che “l’importanza [delle università] sia rafforzata mediante il potenziamento delle sinergie tra l’istruzione superiore europea, il settore europeo della ricerca, l’apprendimento durante tutto l’arco della vita e il settore produttivo europeo” abbia una rilevanza tale da poter essere considerata una priorità strategica.

Tenuto conto del tempo a mia disposizione, è ovvio che non posso addentrarmi nei particolari di tali sinergie, che in definitiva potrebbero dare come risultato università più moderne e pertanto una migliore istruzione universitaria. Vorrei tuttavia sottolineare alcuni aspetti.
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E’ un fatto risaputo che la ricerca trasforma il denaro in conoscenza e che l’innovazione trasforma la conoscenza in denaro. Aumentare i fondi destinati alle università in maniera arbitraria non consentirà tuttavia di ottenere il risultato auspicato, e il coinvolgimento delle università nell’innovazione è uno dei cambiamenti strutturali fondamentali cui l’Unione europea dovrebbe accordare pieno sostegno.
La ricerca economica ha dimostrato che la cooperazione tra università e imprese, la disponibilità di capitale per l’innovazione e lo sviluppo e la promozione di partenariati tra pubblico e privato apportano un considerevole contributo al potenziale di innovazione complessivo di un paese.
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Tali settori offrono pertanto ampie possibilità di assegnare i fondi comunitari in modo significativo ed efficace, facendo sì che essi possano fungere da forza trainante e catalizzatore di misure volte ad accrescere il potenziale di innovazione. Quando si accorda l’accesso a tali fondi, il fattore determinante deve essere la qualità dei progetti anziché la conformità a contorti requisiti ufficiali.
Progetti semplici, flessibili e trasparenti, insieme ai pertinenti requisiti giuridici, sono fondamentali se si vuole che la modernizzazione delle università possa partire nel migliore dei modi.
<SPEAKER ID="171" LANGUAGE="EN" NAME="Marios Matsakis (ALDE )." AFFILIATION="handicap">
<SPEAKER ID="172" LANGUAGE="EL" NAME="Athanasios Pafilis (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, lo scopo di legare l’istruzione alla strategia di Lisbona è sostituire l’istruzione integrata con conoscenze e informazioni frammentate e non scientifiche basate sulle esigenze contingenti del mercato.
Siamo del parere che in questo modo l’istruzione venga snaturata e volgarmente mercificata.
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L’obiettivo dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita è la soddisfazione delle esigenze delle grandi imprese, l’instaurazione di forme flessibili di lavoro e la creazione di lavoratori che per tutta la vita saranno solo parzialmente istruiti e saranno costretti a riqualificarsi per generare sempre più profitti.


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Si sta spianando la strada all’invasione di imprese che operano nell’ambito dell’istruzione e della ricerca, che porterà alla piena privatizzazione dell’istruzione e a un drastico deterioramento del livello di istruzione dei lavoratori, nel tentativo di separare istruzione e titoli di studio dal lavoro e di rafforzare lo Stato balia e di controllarne le coscienze.
Volete formare lavoratori docili e poco costosi per generare enormi profitti? Questa risulta essere la vostra strategia.
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Un’effettiva democratizzazione nel campo dell’istruzione non significa dare accesso a tutti i giovani alla formazione permanente e alla conoscenza frammentata, ma fornire un’istruzione statale gratuita comune fino all’età di 18 anni che dia loro una base di conoscenze integrate.
L’istruzione deve educare, non produrre lavoratori docili e poco costosi.
<SPEAKER ID="173" LANGUAGE="EL" NAME="Manolis Mavrommatis (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="174" LANGUAGE="PL" NAME="Małgorzata Handzlik (PPE-DE )." AFFILIATION="Internet">
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   – Signor Presidente, vorrei ringraziare molto il relatore per aver redatto un testo tanto interessante ed esaustivo sul tema dell’istruzione in Europa e che, a mio avviso, contiene molte sfide cui l’Europa deve far fronte.
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Concordo con il relatore che l’istruzione e la formazione debbano indirizzarsi ai giovani e alle persone alla ricerca di occupazione.
Anche gli insegnanti non vanno tuttavia trascurati e si dovrebbe prestare maggiore attenzione alle loro esigenze.
I giovani di oggi crescono in un mondo caratterizzato da una feroce competitività.
In una società dominata dal denaro è normale che la mancanza di risorse economiche sfoci in comportamenti aggressivi e manifestazioni violente.
Il numero di delinquenti giovanili aumenta a un ritmo allarmante.
Gli insegnanti hanno pertanto un ruolo molto importante da svolgere.
Oltre alla conoscenza della loro materia, gli insegnanti hanno bisogno di un’adeguata formazione psicologica. Per questo motivo, ritengo che i programmi di istruzione dell’Unione europea non debbano sottovalutare l’importanza di una formazione di buona qualità degli insegnanti.
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La seconda questione che vorrei sollevare riguarda la qualità dell’istruzione superiore.
Alcune delle materie studiate dai giovani sono irrilevanti per la società contemporanea.
In molti paesi il sistema scolastico non si è ancora adeguato alle sfide della globalizzazione, al mondo di e alla tecnologia di punta. E’ importante imparare le lingue straniere, ma il loro insegnamento dovrebbe anche comportare una sensibilizzazione sulle differenze culturali e religiose e su quelle di costumi.
Tutte le lingue devono avere pari opportunità e nessuna deve essere discriminata. Dobbiamo insegnare la tolleranza nei confronti di altri colori della pelle, costumi e religioni.
Questo aspetto riveste particolare importanza in relazione all’educazione alla pace, tenuto conto che la dichiarazione sull’educazione della società nello spirito della pace stabilisce che “poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere elevate le difese della pace”. Questo obiettivo può essere conseguito solo attraverso un sistema di istruzione adeguato basato sull’insegnamento della tolleranza, dell’apertura, dell’uguaglianza e della conoscenza degli altri.
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Nel mondo di oggi, le scuole hanno la principale responsabilità di educare i giovani. Occorre pertanto rivedere i libri di testo ed eliminare qualsiasi contenuto che possa suscitare odio e aggressività.
E’ importante insegnare il rispetto, la gioia di dare, la condivisione, l’altruismo e come aiutare coloro che sono più deboli di noi. L’istruzione nelle scuole del XXI secolo deve essere basata su questi valori fondamentali.
<SPEAKER ID="175" LANGUAGE="CS" NAME="Tomáš Zatloukal (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="176" LANGUAGE="LT" NAME="Laima Liucija Andrikienė," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="177" LANGUAGE="SK" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="178" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="179" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="180" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Membro della Commissione.">
<SPEAKER ID="181" LANGUAGE="SL" NAME="Ljudmila Novak (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore">
<SPEAKER ID="182" LANGUAGE="CS" NAME="Tomáš Zatloukal," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<SPEAKER ID="183" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="184" LANGUAGE="DE" NAME="Christa Prets," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE.">
<SPEAKER ID="185" LANGUAGE="LT" NAME="Rolandas Pavilionis," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN.">
<SPEAKER ID="186" LANGUAGE="ES" NAME="Maria Badia I Cutchet (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="187" LANGUAGE="PL" NAME="Mieczysław Edmund Janowski (UEN )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="188" LANGUAGE="SK" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, grazie molte per questi interventi sostanzialmente positivi e favorevoli che informeranno ulteriormente le decisioni sulla raccomandazione. Desidero sottolineare la parola “raccomandazione”, poiché sono gli Stati ad avere l’autorità e il diritto di decidere.
Terremo una riunione a livello di ministri dell’Istruzione a novembre.
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Sono certo che ora siamo entrati nella seconda e decisiva parte del processo di Bologna e che la credibilità di questo intero processo sia strettamente correlata alla qualità, che nell’ambito del sistema proposto deve essere una questione di fiducia reciproca. Questo è anche il motivo della grande importanza che la questione riveste per il futuro dell’istruzione superiore europea, nonché per la sua attrattiva e per la sua posizione sulla scena mondiale, e ovviamente su questo punto convengo con molti altri oratori.
L’onorevole Janowski ha rilevato che il principale obiettivo è questo – far sì che l’Europa recuperi la propria attrattiva e diventi un punto di riferimento e una sede in cui affrontare discussioni o temi globali, nonché un caposaldo per la politica di riforma dell’istruzione.
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Una domanda posta dall’onorevole Prets riguardava nello specifico l’Austria e la situazione di quel paese.
A livello universitario, la situazione riflette la decisione emessa dalla Corte di giustizia delle Comunità europee lo scorso luglio.
Ciò rientra nell’ambito del diritto primario dell’Unione, ossia il Trattato più la giurisprudenza della Corte di giustizia, ed è importante che gli Stati applichino i Trattati come stabilito. La Commissione è tuttavia disposta a condividere la sua esperienza e a fornire un aiuto specifico per trovare il modo di procedere in futuro.
Da una parte, si adempierebbero così i termini del Trattato dell’Unione europea e, dall’altra, si fornirebbe una risposta alle difficoltà e ai problemi specifici ai quali dobbiamo far fronte in materia di mobilità. Sarebbe però prematuro concludere questa discussione ora, in quanto il gruppo di lavoro ha appena iniziato la propria attività con gli specialisti della Commissione europea e degli Stati membri, Austria compresa.
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Da parte mia, questo è tutto – desidero ringraziarvi non solo per la relazione, ma anche per la proposta a sostegno di quella avanzata dalla Commissione, che, nonostante qualche modifica, mantiene il carattere e il significato originali.
<SPEAKER ID="189" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="190" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="191" LANGUAGE="PT" NAME="Miguel Portas (GUE/NGL )," AFFILIATION="corpus">
<SPEAKER ID="192" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="network">
<SPEAKER ID="193" LANGUAGE="DE" NAME="Doris Pack," AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="194" LANGUAGE="DE" NAME="Christa Prets," AFFILIATION="Internet">
<SPEAKER ID="195" LANGUAGE="EL" NAME="Manolis Mavrommatis (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="196" LANGUAGE="EL" NAME="Nikolaos Sifunakis (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="197" LANGUAGE="EN" NAME="Christopher Beazley (PPE-DE )." AFFILIATION="Pour qui sont ces serpents qui sifflent sur vos têtes?">
<SPEAKER ID="198" LANGUAGE="EL" NAME="Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="199" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="200" LANGUAGE="SK" NAME="Ján Figel’," AFFILIATION="web">
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<SPEAKER ID="203" LANGUAGE="DE" NAME="Doris Pack (PPE-DE )," AFFILIATION="(Applausi)">
<SPEAKER ID="204" LANGUAGE="EN" NAME="Ján Figeľ," AFFILIATION="Cirque nouveau">
<SPEAKER ID="205" LANGUAGE="NL" NAME="Ria Oomen-Ruijten," AFFILIATION="clown">
<SPEAKER ID="206" LANGUAGE="EN" NAME="Roger Helmer (NI )." AFFILIATION="">
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<SPEAKER ID="210" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="211" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="212" LANGUAGE="FR" NAME="Anna Záborská (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore">
<SPEAKER ID="213" LANGUAGE="CS" NAME="Vladimír Špidla," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<SPEAKER ID="214" LANGUAGE="SK" NAME="Edit Bauer," AFFILIATION="a nome del gruppo PPE-DE">
<P>
   . – Signor Commissario, signor Presidente, gli ultimi dati pubblicati dalla Commissione mostrano che in diciassette Stati membri su venticinque il rischio di povertà è più alto per le donne rispetto agli uomini.
Questo numero si riferisce solo a diciassette Stati membri, poiché alcuni paesi non hanno trasmesso i propri dati.
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Le statistiche evidenziano da tempo che due gruppi si trovano a sostenere un rischio eccezionale – innanzi tutto i genitori singoli, l’85 per cento dei quali è costituito da donne: ciò vuol dire che il rischio della povertà ha chiaramente una specifica dimensione di genere.

La seconda categoria è costituita dalle donne che nel mercato del lavoro si trovano in una posizione svantaggiata soprattutto a causa della maternità e delle differenze nella remunerazione ad essa associata, differenze che si riflettono inoltre nell’entità delle loro pensioni.


Due terzi della popolazione in età pensionistica è costituita da donne sopra i 65 anni e tuttavia, secondo il Comitato economico e sociale europeo, il loro reddito medio è pari a solo il 53 per cento del reddito degli uomini in età pensionistica.
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Il Vertice mondiale per lo sviluppo sociale svoltosi a Copenaghen nel 1995 ha dichiarato che è necessario prestare attenzione alle necessità e ai diritti delle donne e dei bambini che spesso sopportano il peso più grande della povertà.
La povertà tra le donne è spesso collegata alla povertà dei bambini e porta alla costante creazione di una forza lavoro poco istruita e scarsamente idonea al lavoro.
Una delle conseguenze di questa situazione è la creazione di una trappola intergenerazionale della povertà e di una barriera importante al rispetto degli obiettivi di Lisbona; basti pensare a taluni dati come la percentuale di abbandoni scolastici che tra i ragazzi è pari al 18 per cento.
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Signor Presidente, la povertà ha chiaramente una seria dimensione di genere.



Desidero inoltre ribadire questo punto in relazione al fatto che alcuni dei nostri colleghi ritengono che sia possibile e necessario abolire la commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.



<SPEAKER ID="215" LANGUAGE="PT" NAME="Edite Estrela," AFFILIATION="a nome del gruppo PSE">
<SPEAKER ID="216" LANGUAGE="ES" NAME="Raül Romeva i Rueda," AFFILIATION="a nome del gruppo Verts/ALE">
<P>
   . – Signor Presidente, come recita la relazione, in questa Camera siamo soliti dedicare molto più tempo e sforzi alla stabilità dei prezzi o al disavanzo di bilancio piuttosto che, per esempio, alla povertà, al suo sradicamento o alla dimensione sociale dell’agenda di Lisbona.
Tuttavia, anche in Europa, come è stato detto, la povertà ha un volto femminile.
<P>
Nella maggior parte degli Stati membri, i sistemi di sicurezza sociale non tengono sufficientemente in considerazione le condizioni specifiche delle donne.
Per tale motivo, il Parlamento europeo deve rivolgere un chiaro appello agli Stati membri affinché stabiliscano e garantiscano un reddito di base come strumento fondamentale per combattere la povertà – che, insisto, colpisce soprattutto le donne – nel contesto di una politica globale di promozione dell’integrazione sociale ed economica.
<P>

Inoltre, e abbiamo presentato un emendamento a questo proposito, desidero insistere ancora una volta sulla necessità di sostituire l’espressione “violenza domestica” con “violenza di genere”, dal momento che si tratta di una forma di violenza che non deve essere caratterizzata dal luogo in cui si produce, ma piuttosto dal modo in cui la nostra società distribuisce i ruoli tra uomini e donne, che spesso porta molti uomini a credere di essere superiori e a pensare che le donne siano una loro proprietà: questo atteggiamento, purtroppo, porta alla violenza.
<P>
In questo senso, gli emendamenti che abbiamo presentato si collegano al dialogo strutturale che spesso si instaura in seno all’Unione europea.
<SPEAKER ID="217" LANGUAGE="SV" NAME="Eva-Britt Svensson," AFFILIATION="a nome del gruppo GUE/NGL.">
<SPEAKER ID="218" LANGUAGE="PL" NAME="Urszula Krupa," AFFILIATION="a nome del gruppo IND/DEM">
<P>
   . –  Signor Presidente, la povertà delle donne in particolare è sintomo di un importante malfunzionamento sociale che dovrebbe essere trattato da persone oneste e responsabili che occupano posizioni amministrative importanti.
Tuttavia la povertà non può essere separata dalla visione liberale del mondo che ha portato ad un modello di politica economica basato sul profitto e le carriere individuali a discapito del bene del genere umano.
<P>
Il capitalismo avaro rappresenta una delle cause principali di povertà, dal momento che fa in modo che il ricco diventi più ricco e il povero ridotto all’indigenza. Vi sono inoltre la globalizzazione inumana e il cosiddetto mercato libero controllato dai monopoli, nonché tendenze femministe che provocano danni incalcolabili alle famiglie.
Queste ultime si disgregano e i rapporti umani vanno a rotoli.
Il passaggio dal cosiddetto modello patriarcale di matrimonio ad un’unione di costituisce un peso ulteriore per le donne che probabilmente decideranno di divorziare di fronte a situazioni difficili. E’ inoltre la causa di una povertà accresciuta, specialmente tra le donne di oltre 65 anni.
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Continuare a ribadire che la povertà è causata dalla bassa produttività dei lavoratori conseguente al loro cattivo stato di salute, alla malnutrizione e alla mancanza di qualifiche è un curioso travisamento della verità.
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Desidererei attirare l’attenzione di questa Assemblea sulle cause della povertà in Polonia.
Nonostante il suo enorme potenziale, il mio paese, secondo Eurostat, è lo Stato membro più povero dell’Unione europea.
Ha inoltre il più alto tasso di disoccupazione e questo è dovuto sia alla corruzione della coalizione di governo liberale postcomunista che alle conseguenze degli aggiustamenti economici volti a soddisfare i requisiti di adesione. La povertà in cui versa gran parte della società polacca, comprese le donne, non sarà alleviata con la propaganda, con vuoti, relazioni, direttive o dalla Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà che costerà una fortuna.
E’ necessario un ordine economico basato sulla solidarietà con il compito di promuovere gli interessi degli esseri umani, vale a dire degli uomini e delle donne comuni.
Tale ordine deve soddisfare gli morali, giacché questi ultimi indicano la maniera corretta di trattare i nostri vicini, specialmente le persone, i paesi e le regioni che sono più deboli di noi.
<SPEAKER ID="219" LANGUAGE="EN" NAME="Brian Crowley," AFFILIATION="a nome del gruppo UEN">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero ringraziare la relatrice per il lavoro straordinario che ha svolto sulla presente relazione.
Questo testo giunge al momento opportuno, poiché stiamo per avviare le discussioni relative alla riforma del modello sociale europeo e per dare un sostegno maggiore alla strategia di Lisbona.
In ultima analisi, tutte queste politiche – siano esse economiche o sociali – devono incentrarsi sull’uomo.
<P>
I numeri e le statistiche ci mostrano che negli Stati membri dell’Unione europea la povertà ha un impatto maggiore sulle donne rispetto a qualsiasi altro settore della società.
A causa del ruolo unico che rivestono all’interno delle nostre società – sono soprattutto loro a occuparsi della cura e della crescita dei bambini – l’attuale difficoltà è che anche i bambini rimangono intrappolati nella povertà.
Anziché elaborare altre relazioni, parliamo con le donne che soffrono del problema della povertà; ascoltiamo di che cosa hanno bisogno per uscire dalla povertà e dove incontrano le difficoltà.
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Non dimentichiamo le parole di Nelson Mandela, che affermò che superare la povertà non è un gesto di carità ma un atto di giustizia.
Si tratta della protezione del fondamentale diritto umano a una vita decorosa e alla libertà.
<SPEAKER ID="220" LANGUAGE="SK" NAME="Irena Belohorská (NI )." AFFILIATION="voi">
<SPEAKER ID="221" LANGUAGE="SK" NAME="Zita Pleštinská (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="222" LANGUAGE="DE" NAME="Christa Prets (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="223" LANGUAGE="PT" NAME="Ilda Figueiredo (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="224" LANGUAGE="EN" NAME="Godfrey Bloom (IND/DEM )." AFFILIATION="standard">
<SPEAKER ID="225" LANGUAGE="EN" NAME="Robert Kilroy-Silk (NI )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="226" LANGUAGE="NL" NAME="Kartika Tamara Liotard (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="227" LANGUAGE="" NAME="Maciej Marian Giertych (IND/DEM )." AFFILIATION="(PL) ">
<SPEAKER ID="228" LANGUAGE="CS" NAME="Vladimír Špidla," AFFILIATION="Membro della Commissione">
<SPEAKER ID="229" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="DICHIARAZIONI SCRITTE (ARTICOLO 142 DEL REGOLAMENTO)">
<SPEAKER ID="230" LANGUAGE="EN" NAME="Zita Gurmai (PSE )." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="231" LANGUAGE="HU" NAME="Magda Kósáné Kovács (PSE )." AFFILIATION="rom">
<SPEAKER ID="232" LANGUAGE="EN" NAME="Katalin Lévai (PSE )." AFFILIATION="rom">
<SPEAKER ID="233" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(La seduta termina alle 23.50).">
