<CHAPTER ID="1">
<SPEAKER ID="1" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Presidente">
<SPEAKER ID="2" LANGUAGE="DE" NAME="Gebhardt (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, intervengo per rivolgere un’interrogazione ai sensi dell’articolo 28 del Regolamento.
<P>
Come abbiamo potuto constatare, il Parlamento europeo è stato spiato in modo vergognoso durante l’ultimo periodo elettorale, e sembra che ciò stia già accadendo di nuovo, nel senso che ieri ho sentito dire che a un deputato è stato consegnato – e sottolineo consegnato – almeno un elenco di presenza del dicembre 2004 allo scopo di farne una copia.
<P>
Vi sono due domande che vorrei porre al riguardo.
Innanzi tutto, quanto mi è stato riferito ha un fondamento?
In secondo luogo, in caso di riposta affermativa, esiste una base giuridica che consenta di farlo?
<SPEAKER ID="3" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Non sono sicuro se si tratti proprio di un richiamo al Regolamento, ma, in ogni caso, le posso rispondere dicendo che l’Ufficio di presidenza ha già esaminato la questione e che essa è stata deferita ai servizi giuridici competenti, dai quali siamo in attesa di ricevere una relazione in modo da poter agire di conseguenza.
<SPEAKER ID="4" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio sul programma della Presidenza lussemburghese.
<P>
Do la parola al Presidente in carica del Consiglio Juncker, Primo Ministro del Lussemburgo, cui vorrei rinnovare il cordoglio del Parlamento per la morte di Sua Altezza Reale, la Granduchessa Giuseppina Carlotta di Lussemburgo, Principessa del Belgio.
<SPEAKER ID="5" LANGUAGE="FR" NAME="Juncker," AFFILIATION="Consiglio.">
<P>
   – Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, signora Commissario, onorevoli deputati, devo dire che per me è sempre un immenso piacere recarmi a Strasburgo, città europea per eccellenza, simbolo della riconciliazione franco-tedesca, crocevia di tante ambizioni europee, luogo di intersezione di tanti sogni continentali.
<P>
Al piacere di essere qui si aggiunge oggi l’onore di presentare al Parlamento europeo, ovvero ai rappresentanti eletti dai popoli europei, le priorità della Presidenza lussemburghese dell’Unione europea.
La Presidenza lussemburghese fa seguito a quella degli amici olandesi.
Desidero complimentarmi vivamente per il loro lavoro, la loro tenacia e per gli innegabili successi conseguiti.
L’Unione europea ha compiuto importanti progressi sotto la Presidenza olandese.
Quando volgerà al termine, vorrei poter dire altrettanto dell’undicesima Presidenza lussemburghese iniziata da qualche giorno.
<P>
L’esperienza delle Presidenze precedenti, certo, può essere utile e preziosa, ma le Presidenze si susseguono e non si assomigliano.
Quando nel 1985 ho presieduto per la prima volta il Consiglio dei ministri, le Comunità europee contavano dieci Stati membri; quando sono stato Presidente nel 1991, c’erano 12 ministri attorno al tavolo; quando ho rivestito la Presidenza nel 1997, eravamo 15, mentre oggi siamo 25 Stati membri.
In vent’anni il numero degli Stati membri è più che raddoppiato.
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Il sistema decisionale, come è ovvio, è divenuto più complicato.
Che gioia, comunque, che felicità vedere che l’Unione europea conta oggi tra i suoi membri i paesi dell’Europa centrale e orientale che una funesta decisione della storia voleva allontanare da noi per sempre!
<P>
Dall’esperienza delle nostre varie Presidenze e dall’osservazione di quelle successive degli altri paesi ho tratto due insegnamenti.
L’Unione europea innanzi tutto compie effettivamente passi avanti solo se chi la presiede non colloca al centro i propri interessi nazionali, ma li sostituisce con l’interesse comune che è la migliore definizione dell’interesse di tutti.
L’Unione europea poi trova la sua vera coerenza, se non la sua armonia, solo nel rispetto dello spirito e della lettera del metodo comunitario e dell’equilibrio istituzionale tra le tre Istituzioni.
<P>
La Commissione non è un arbitro guardalinee che vigila sul mero rispetto delle regole del mercato interno.
La Commissione deve essere parte attiva, ispiratrice e forza trainante dell’azione.
Il Consiglio, poi, non è l’esclusivo terreno d’azione degli interessi nazionali, per quanto legittimi possano essere, ma è un laboratorio per la concertazione.
Il Parlamento non deve stare in panchina, non è uno spettatore, ma un attore privilegiato in virtù della legittimazione del suffragio universale.
<P>
Mi vedrete pertanto spesso alle vostre riunioni, nei vostri uffici, nei vostri corridoi di Bruxelles e di Strasburgo.
Lo dico per me, per i miei ministri, per tutti coloro che lavorano al servizio del Parlamento e dunque per voi.
Dobbiamo vigilare insieme affinché il nuovo Trattato costituzionale venga ratificato a condizioni adeguate.
Certo, il progetto di Costituzione non è perfetto. Tuttavia non dobbiamo giudicarlo in rapporto all’ideale, ma alla luce dei cambiamenti di cui l’Europa necessita per restare in futuro un esempio nel mondo.
Oggi dobbiamo fare quello che occorre per garantire che domani possa essere così e dobbiamo ratificare il Trattato.
Dobbiamo tenere presente che il Trattato è un testo che non è né di destra né si sinistra.
Il suo contenuto sarà il frutto delle nostre convinzioni, della nostra volontà e della nostra ambizione.
Se la nostra volontà e la nostra ambizione sono perfette, l’applicazione del nuovo Trattato, forse imperfetto sul piano teorico, conoscerà successi probabilmente perfetti nella realtà.
<P>
La ratifica del Trattato non sarà un compito sempre agevole e, in proposito, nutro una forte preoccupazione: non dobbiamo utilizzare le potenziali difficoltà delle ratifiche parlamentari e referendarie a mo’ di pretesto per rallentare l’azione ed evitare di prendere decisioni.
Non dobbiamo rimandare le decisioni più spinose all’indomani del primo poi del secondo, poi del terzo e così via di seguito.
All’atto di richiedere l’approvazione dei cittadini e dei parlamenti europei dobbiamo dimostrare che l’Europa funziona, che va avanti, che delibera, che si assume le proprie responsabilità.
L’azione vigorosa dell’Unione europea può avere la meglio sugli indecisi, mentre l’inazione, per contro, può far vacillare i convinti.
<P>
Signor Presidente, i toni solitamente solenni che contraddistinguono l’insediamento della nuova Presidenza quest’anno sono stati offuscati dalla terribile tragedia del maremoto nel sud-est asiatico.
Le immagini profondamente strazianti dei morti, dei feriti e della devastazione hanno proiettato un’ombra immensa sulla fine del 2004 e sull’inizio del 2005.
Ci ricorderemo a lungo di questo dramma e vorrei che, oltre all’aiuto immediato d’emergenza, continuassimo a dimostrare la nostra solidarietà ai popoli martoriati e alle regioni devastate dell’Asia.
Vorrei inoltre che fossimo coscienti del fatto che la miseria che oggi vediamo in Asia non deve fare dimenticare la povertà, il sottosviluppo, la fame e le morti ingiuste che vi sono altrove.
I nostri cuori devono essere dove le telecamere televisive non ci sono più o non ci sono mai state.
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Signor Presidente, la strategia europea di sicurezza ci invita a promuovere la pace, la democrazia e la stabilità lottando contro le cause profonde dell’insicurezza nel mondo.
<P>
L’utilizzo coerente e coordinato dell’insieme degli strumenti dell’Unione sarà particolarmente necessario nei Balcani occidentali, in Medio Oriente, nelle nostre relazioni con la Russia e l’Ucraina, nonché a livello di relazioni transatlantiche.
<P>
L’avvenire dei Balcani, regione che non ha ancora superato il trauma del suo recente passato, deve iscriversi nella prospettiva europea.
L’apertura dei negoziati di adesione con la Croazia nel marzo 2005, non appena verrà confermata la totale e piena collaborazione con il Tribunale penale per la ex Jugoslavia, dimostrerà a tutti i paesi balcanici che i loro sforzi di democratizzazione saranno ricompensati e potranno essere proficui.
<P>
Per gli altri paesi della regione, l’azione dell’Unione europea si impernierà sul quadro generale delineato dall’agenda di Salonicco, che illustra la prospettiva europea proposta ai paesi dei Balcani occidentali.
La Presidenza proseguirà i negoziati con l’Albania in vista di un accordo di stabilizzazione e di associazione.
Altro appuntamento cruciale nella regione sarà, a metà del 2005, l’esame dell’attuazione della politica degli in Kosovo.
Seguiremo con particolare attenzione l’evolversi della situazione in questo paese.
Sono del parere che, a prescindere dal futuro del Kosovo, l’avvenire del paese si trovi all’interno dell’Unione europea.
<P>
La Federazione russa è un strategico dell’Unione europea e rimane un protagonista di primo piano della sicurezza e della stabilità europea.
Occorre riconoscere che le relazioni con il nostro vicino russo al momento sono insoddisfacenti.
Farò tutto il possibile per porvi rimedio, senza tuttavia rinunciare alle nostre richieste essenziali.
Sono certo che potrò contare su di voi in questo sforzo.
<P>
Al Vertice Unione europea/Russia che si terrà a Mosca il 10 maggio prossimo, la Presidenza si sforzerà di giungere a un pacchetto equilibrato sui quattro spazi comuni definiti in occasione del Vertice di San Pietroburgo e fondati su valori comuni e interessi condivisi.
<P>
L’Unione europea instaurerà strette relazioni con il nuovo Presidente dell’Ucraina, in particolare nell’ambito dell’attuazione della politica europea di vicinato.
Abbiamo tutto l’interesse ad avere come vicina un’Ucraina stabile e prospera, fortemente ancorata nella democrazia, avviata verso la modernizzazione.
La Presidenza preparerà minuziosamente il Vertice Unione europea/Ucraina che dovrebbe svolgersi durante la Presidenza britannica.
<P>
Mi soffermerò ora sulle relazioni transatlantiche.
Per essere stabile, il mondo ha bisogno di un partenariato transatlantico efficace.
Oggi le relazioni transatlantiche non sono né cattive né particolarmente buone, ma, a dire il vero, la situazione attuale non soddisfa le attese di nessuna delle due parti.
Occorrerà pertanto migliorare la qualità delle nostre relazioni nell’interesse di entrambe le parti.
Lo faremo in occasione dei due vertici con il Presidente Bush, il primo dei quali si terrà a febbraio, su richiesta del Presidente americano, e il secondo a giugno.
Non ci concentreremo sulle divergenze che possono essere sorte di recente tra gli Stati Uniti e alcuni Stati europei; cercheremo invece di metterci d’accordo su una serie di questioni concrete che esigono risposte non meno concrete.
Le relazioni transatlantiche non sarebbero complete senza il Canada, e mi rallegro per il fatto che sotto la Presidenza lussemburghese si terrà un vertice con questo paese in occasione del quale potremo discutere in via amichevole di tutti i problemi di reciproco interesse.
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La stessa osservazione si applica, all’altro capo del mondo, ai nostri amici giapponesi.
<P>
A questo punto, signor Presidente, vorrei spendere un paio di parole sul Medio Oriente.
Le elezioni del 9 gennaio, a seguito delle quali Abbas è stato nominato Presidente dell’Autorità palestinese, e la prospettiva del ritiro israeliano dalla striscia di Gaza aprono una finestra di opportunità per rilanciare il processo di pace e accelerare l’attuazione della .
Ora occorre cogliere questa opportunità.
In proposito desidero fare i miei auguri alla Conferenza sul Medio Oriente che si terrà a Londra a marzo 2005, che, ne sono certo, costituirà un passo essenziale per il consolidamento del processo di pace.
<P>
Durante la Presidenza lussemburghese il processo di allargamento dell’Unione europea seguirà le decisioni adottate dal Consiglio europeo dello scorso dicembre.
Cominceremo i negoziati di adesione con la Croazia a marzo.
Quanto alla Bulgaria e alla Romania, mi auguro che il Parlamento ad aprile manifesterà il proprio assenso sull’adesione di questi due paesi, in modo da permetterci di ratificare i trattati di adesione in quello stesso mese.
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Signor Presidente, non riusciremo a rendere l’Unione europea più vicina ai cittadini se non sapremo soddisfare le loro legittime aspettative nei confronti della sicurezza interna.
Il nuovo Trattato costituzionale spiana la strada all’eliminazione definitiva dell’eccezione giustizia e affari interni, ovvero alla completa integrazione di quest’ambito nel progetto europeo mediante la rigorosa applicazione del metodo comunitario.
Sotto la nostra Presidenza le attività relative alla giustizia e agli affari interni si iscriveranno in questa prospettiva e la nostra base di lavoro sarà costituita dell’eccellente programma dell’Aia, adottato dal Consiglio europeo dello scorso novembre.
<P>
Per assicurare la costruzione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dobbiamo pensare in termini europei prima che nazionali.
Dobbiamo promuovere la diffusione di una cultura di sicurezza europea, soprattutto per la lotta contro la grande criminalità organizzata.
I progressi nella realizzazione dello spazio di libertà sicurezza e giustizia sono, secondo noi, un compito essenziale, se non decisivo.
Innanzi tutto occorrerà senz’altro ottimizzare la cooperazione operativa tra gli Stati membri. Dobbiamo ad esempio rendere possibile uno scambio di informazioni rapido e agevole tra le forze di polizia e le autorità giudiziarie degli Stati membri.
Il principio di disponibilità costituirà un importante passo avanti nella cooperazione tra le forze di polizia. La Presidenza avvierà non appena possibile i lavori in materia.
La Presidenza desidera altresì consolidare lo spazio giudiziario europeo, che si fonda sia sul mutuo riconoscimento che sull’armonizzazione legislativa.
Ci adopereremo in particolare per fare avanzare i negoziati sul mandato europeo per l’ottenimento delle prove, nonché i negoziati sulla possibile creazione di un casellario giudiziario europeo.
La sicurezza europea ne uscirà rafforzata, ma non a detrimento delle libertà civili che caratterizzano la convivenza europea.
<P>
La lotta contro il terrorismo deve costituire una priorità permanente.
In proposito accolgo favorevolmente l’iniziativa spagnola di riunire a marzo i capi di Stato o di governo a Madrid.
La Presidenza darà particolare risalto alla lotta contro il finanziamento del terrorismo.
<P>
Per quanto riguarda l’asilo e l’immigrazione la Presidenza si concentrerà su tre punti: il rafforzamento dei partenariati con i paesi d’origine e di transito, l’introduzione di un approccio armonizzato in materia di politica di ritorno e di riammissione e l’avvio per il primo maggio dei lavori dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne.
<P>
Signor Presidente, onorevoli deputati, facciamo spesso riferimento, e a ragione, all’Europa dei cittadini.
Non bisogna illudersi.
Se non riusciremo a fare dell’Unione europea uno spazio di lavoro, di benessere per tutti, i cittadini si allontaneranno dall’Europa, dall’Unione e dal progetto politico a essa sotteso.
Per fare fronte a tale rischio e ridare all’Europa il posto economico e sociale che le spetta, abbiamo avviato, quasi cinque anni fa, la strategia di Lisbona.
Volevamo, e vogliamo tuttora, fare dell’Unione europea l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale, rispettosa dell’ambiente e delle risorse naturali.
<P>
Dopo cinque anni di tiepidi successi è giunto il momento di un bilancio intermedio, che verrà elaborato in occasione del Consiglio europeo di primavera.
Innanzi tutto occorrerà chiarire la finalità della strategia.
La strategia di Lisbona, appellativo a mio avviso completamente incomprensibile ai più, in realtà è un programma finalizzato alla competitività, alla crescita, alla coesione sociale e alla tutela dell’ambiente.
Tale strategia deve fondare su basi solide il benessere sostenibile degli europei: occorre agire oggi per garantire domani l’accesso di tutti al modello sociale europeo, che non deve degenerare in un mito, ma restare, o meglio tornare a essere, una realtà viva per tutti.
Se vogliamo garantire l’integrità del modello sociale europeo, occorrerà riformarlo affinché possa rispondere alla crisi della crescita, alla sottooccupazione, all’indebolimento del tessuto sociale, alla perdita di competitività e di produttività, al calo demografico e all’invecchiamento della popolazione.
<P>
Certo, gli europei non amano le riforme: le temono e non ne comprendono le motivazioni.
E’ dunque necessario spiegare loro che le riforme da noi prospettate mirano a garantire la sopravvivenza e l’efficienza del modello sociale europeo.
Occorre convincere i cittadini che il rinvio delle riforme ne accresce i costi: bisogna dimostrare che è giusto agire e che sarebbe sbagliato subire la situazione.
In definitiva occorre rilanciare l’Europa.
<P>
Nel tracciare un bilancio intermedio occorre poi tenere insieme i tre pilastri della strategia; economico, sociale e ambientale.
So bene che l’Europa ha un problema di competitività, che spiega in larga parte i mediocri risultati in termini di crescita e di occupazione.
La competitività deve essere rafforzata, certo.
Non è tuttavia fine a se stessa, un risultato neutro di per sé sufficiente.
No, dobbiamo ritrovare una competitività che ci permetta di ottenere una crescita più forte e più sostenibile e che abbia per scopo una maggiore coesione sociale e un ambiente più armoniosamente equilibrato.
<P>
Per favore, non avviamo uno stupido e sterile dibattito per stabilire se occorra più competitività e quindi meno coesione sociale, o più coesione sociale e meno ambiente.
Per essere forte l’Europa ha bisogno di tre cose insieme: una migliore competitività, una maggiore coesione sociale, condizioni ecologiche più equilibrate.
<P>
Dico sì alla competitività, dico no alla rinuncia alle nostre ambizioni sociali ed ecologiche.
Dico per esempio sì all’apertura dei mercati dei servizi, ma dico no al sociale, elemento che alcuni vorrebbero promuovere.
<P>
In definitiva, signor Presidente, dobbiamo trovare il metodo giusto per garantire il successo della strategia.
<P>
Dopo cinque anni di navigazione a vista tra successi e fallimenti, non dobbiamo tanto chiederci che cosa dobbiamo fare, in quanto in realtà lo sappiamo, ma piuttosto come lo faremo.
Dobbiamo realizzare lo spazio europeo della conoscenza, aumentare gli sforzi nella ricerca, migliorare i nostri sistemi di istruzione, promuovere l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.
Dobbiamo fare tutto ciò, ma come?
<P>
In Europa sono in corso troppi processi.
Vi sono i grandi orientamenti di politica economica, le linee guida sull’occupazione, la strategia per lo sviluppo sostenibile, la strategia per il mercato interno, la carta delle piccole e medie imprese, il processo di Colonia, quello di Cardiff e via dicendo.
Molto spesso tutti questi processi si arenano in procedure burocratiche senza capo né coda.
L’Unione europea assomiglia più a un’unità di ricerca, peraltro inutilizzata, che a una fucina di idee concrete e applicate.
<P>
Dobbiamo cambiare questo stato di cose razionalizzando la nostra strategia.
La nostra strategia è essenzialmente europea, ma la sua applicazione deve essere prima di tutto nazionale.
Vorremmo che la strategia restasse essenzialmente europea, deve essere rivista in modo globale ogni due anni, o meglio ogni tre.
Non si può cambiare strategia ogni sei mesi, da un Consiglio europeo all’altro, secondo il capriccio e l’ispirazione delle Presidenze.
La strategia deve avere un ampio respiro temporale.
<P>
Vogliamo che l’attuazione a livello nazionale venga accelerata e intensificata.
Proporremo agli Stati membri di elaborare programmi d’azione nazionali da concertare con le parti sociali e presentare ai parlamenti nazionali, che, insieme alle Istituzioni comunitarie, vigileranno sulla loro attuazione.
Detti programmi nazionali dovrebbero tenere conto delle peculiarità nazionali e regionali e permettere di modulare il ritmo e l’intensità delle rispettive riforme nazionali, facilitando così la valutazione dei risultati già perseguiti.
<P>
Questo è quanto per la strategia e il suo metodo di applicazione.
Ne ridiscuteremo in dettaglio: voi, Parlamento, e noi, Consiglio e noi due con la Commissione che presto ci presenterà la sua relazione di sintesi.
<P>
Signor Presidente, onorevoli deputati, il riorientamento parziale della strategia di Lisbona ci invita inoltre a una riflessione sul Patto di crescita e di stabilità.
Mi correggo, sul Patto di stabilità e di crescita!
<P>
In effetti, avrei preferito la prima formula.
<P>
Poiché però nel 1996 in Europa eravamo governati da chi sappiamo – e non da quelli che credete voi! – è stato scelto il secondo ordine che ho detto.
<P>
La revisione del Patto è iniziata sotto la Presidenza olandese e vorremmo che si concludesse sotto la Presidenza lussemburghese.
Riformeremo il Patto o, per meglio dire, adegueremo le sue misure di applicazione.
Mi spiego illustrandovi innanzi tutto quello che non faremo.
<P>
L’Unione economica e monetaria ha bisogno di stabilità.
Di conseguenza non bandiremo la stabilità, né dal nostro vocabolario né dalla pratica.
La stabilità è un elemento fondamentale del Patto su cui si fonda l’euro.
Avevamo promesso una moneta stabile.
L’euro rimarrà stabile e forte.
Di conseguenza, preferisco dirlo subito, la Presidenza non proporrà di neutralizzare o di concedere l’immunità ad alcune categorie di spese di bilancio nell’applicazione del Patto.
Resteranno pertanto in vigore i criteri di base, il 3 per cento per il , il 60 per cento per il debito.
<P>
A mio avviso è tuttavia evidente che sono indispensabili dei cambiamenti affinché il Patto possa meglio tenere conto della congiuntura economica.
Nei periodi di forte crescita economica gli Stati membri dell’area dell’euro devono essere prioritariamente vincolati a destinare le eccedenze di bilancio alla riduzione del debito e del .
Arricchiremo la dimensione preventiva del Patto con un’ingente dose di stabilità aggiuntiva.
<P>
Nei periodi di crescita debole, d’altro canto, gli Stati membri della zona euro devono disporre di margini di manovra finanziaria più reattivi.
Tali margini saranno tanto più ampi quanto più gli sforzi di riduzione del e del debito saranno stati coerenti nelle fasi di espansione economica.
Se nei periodi di crescita debole, uno Stato incorre in un eccessivo, questa situazione e le conseguenze che ne derivano, tra l’altro in materia di correzione tempestiva, saranno giudicate alla luce di criteri di valutazione obiettivi.
<P>
Occorre assolutamente evitare giudizi politici arbitrari che rischiano di sfociare in valutazioni diverse a seconda delle dimensioni del paese.
Da questo punto di vista il Lussemburgo è sempre perdente.
<P>
Onorevole Cohn-Bendit, avremo un’opportuna discussione al momento debito, in sede di commissione, senza troppi testimoni, sul paragone che si potrebbe fare tra Francia, Germania e Lussemburgo in materia di imposte e di tassazione.
E’ una discussione interessante e molto istruttiva per tutti coloro che, lo devo dire, hanno una visione un po’ superficiale del Lussemburgo.
<P>
Vi invito a discutere serenamente del Patto.
Diffido delle soluzioni estreme.
Dico no a quanti vogliono sostituire alla stabilità una flessibilità sfrenata e senza limiti e dico no a quanti vogliono erigere a dogma il Patto nella sua forma attuale.
Abbiamo bisogno di più stabilità e di più flessibilità a seconda del ciclo economico.
<P>
Signor Presidente, sicuramente si stupirebbe se non parlassi dell’imminente discussione sulle prospettive finanziarie.
Non sviscererò con voi i dettagli di questo – va detto – difficile argomento, in quanto voi lo padroneggiate meglio di me.
Mi limiterò a dire che la Presidenza lussemburghese farà tutto il possibile per raggiungere un accordo sulle prospettive finanziarie entro giugno.
<P>
Tuttavia, non mi faccio illusioni.
Gli Stati membri si sono trincerati dietro le loro posizioni e faranno fatica a disfarsene per tempo, cioè adesso!
Se non concorderemo una posizione comune sotto la Presidenza lussemburghese, il 1° gennaio 2007 ci troveremo nell’impossibilità politica, legislativa e tecnica di rispondere alla sfida dell’Unione europea allargata.
<P>
Di conseguenza, nessuna Istituzione e nessuno Stato membro avranno interesse ad andare avanti di proroga in proroga.
Il mancato raggiungimento di un accordo a giugno non decreterà il fallimento della Presidenza, cosa che mi interessa solo molto marginalmente, ma il fallimento dell’Europa.
Decidiamo dunque!
Decidiamo in fretta e subito!
<P>
Dobbiamo risparmiare all’Europa una lunga discussione, che si trascinerebbe per diciotto mesi, se non oltre.
Una simile discussione alimenterebbe i contenziosi e i conflitti tra gli Stati membri e tra le Istituzioni.
Signor Presidente, conto sul Parlamento per fare avanzare il processo decisionale relativo alle prospettive finanziarie.
Lavoreremo con voi perché è necessario il vostro consenso.
Non sarete messi dinanzi al fatto compiuto, ve lo garantisco personalmente.
<P>
Ecco, signor Presidente, l’essenza del nostro programma.
Le Presidenze passano; l’Europa, invece, per fortuna resta.
Vogliamo servirla con determinazione e passione, con la determinazione e la passione richiesta dalle lunghe distanze e dalle grandi ambizioni.
<SPEAKER ID="6" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – A giudicare dagli applausi che ha ricevuto ci aspettiamo che la Presidenza lussemburghese sia estremamente positiva.
E’ questo che si aspetta il Parlamento.
<SPEAKER ID="7" LANGUAGE="PT" NAME="Barroso," AFFILIATION="Presidente della Commissione.">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli deputati, il semestre appena iniziato sarà caratterizzato da una serie di importanti tappe che saranno decisive per il conseguimento di un maggiore livello di prosperità, solidarietà e sicurezza per i cittadini da parte dell’UE.
<P>
Molti dei risultati che la Commissione potrà ottenere nei prossimi anni dipenderanno dalle decisioni iniziali adottate durante questo mandato e dalla nostra capacità di risolvere difficili questioni e di ottenere risultati concreti.
Vorrei pertanto sottolineare che la Commissione reputa particolarmente importante la Presidenza lussemburghese del primo semestre del 2005.
Di conseguenza, la Commissione presenterà il programma relativo al periodo 2004-2009 già il 26 gennaio.
Ci auguriamo che le altre Istituzioni approveranno il programma in modo che non sia solo il programma della Commissione, ma possa essere considerato valido per tutta l’Unione anticipando così le disposizioni della Costituzione europea e permettendo di iniziare subito a lavorare nello spirito di quest’ultima.
<P>
Il Lussemburgo ha la responsabilità di presiedere il Consiglio nel corso di questo cruciale periodo.
Ritengo che sia un privilegio avere il Primo Ministro Juncker come Presidente del Consiglio in questo periodo in ragione della sua inestimabile esperienza di capo di governo, delle sue profonde e radicate convinzioni europee e della sua ben nota abilità nel risolvere le situazioni difficili.
A titolo personale vorrei dire che è per me un piacere lavorare con l’amico Jean-Claude Juncker.
<SPEAKER ID="8" LANGUAGE="EN" NAME="" AFFILIATION="">
<P>
Signor Presidente, abbiamo sentito le aspettative e le priorità della Presidenza.
Consentitemi di commentare brevemente solo tre delle questioni principali che saranno presenti nell’agenda della Presidenza lussemburghese; ve ne sono molte altre, ma vorrei concentrarmi su tre.
<P>
La prima è la revisione intermedia della strategia di Lisbona.
L’Europa sta affrontando sfide di capitale importanza, la maggior parte delle quali erano già state individuate a Lisbona nel 2000.
Oggi tuttavia andrebbe detto che le sfide della globalizzazione e dell’invecchiamento demografico rendono ancora più evidente la necessità di adeguarsi a situazioni di crescente difficoltà.
La prosperità dell’Europa è a rischio.
Per affrontare tale minaccia occorrono più crescita e più posti di lavoro.
Se perdurerà una crescita economica scarsa e in diminuzione saranno messe a rischio tutte le nostre politiche, ma in particolare la nostra capacità di assicurare solidarietà e sicurezza e di preservare e migliorare il modello europeo.
Come sottolineato nella relazione Kok, per essere più efficaci le priorità di Lisbona devono essere rifocalizzate, razionalizzate e riorganizzate secondo un ordine di priorità.
La crescita e l’occupazione devono essere le nostre priorità.
<P>
La Commissione sta preparando la relazione sulla revisione intermedia della strategia di Lisbona in cui esporrà le proprie valutazioni e proporrà le linee guida per l’azione futura.
A questo punto in vista della relazione mi colpiscono due elementi che mi sembrano particolarmente consensuali.
Il primo è l’economia fondata sulla conoscenza.
Perché vi sia una ripresa della crescita saranno necessari notevoli investimenti nella conoscenza.
Le imprese non potranno diventare più competitive senza una forza lavoro più qualificata.
Solo persone dotate di una formazione adeguata possono assicurare un’alta produttività, il che richiede sforzi senza precedenti nei settori della ricerca, dello sviluppo, dell’istruzione e della formazione.
Saranno necessari particolari sforzi per coinvolgere i giovani in questa strategia di investimento sulla conoscenza.
Una maggiore produttività dovrebbe incrementare la crescita che a sua volta dovrebbe aumentare l’occupazione.
Non ritengo che la conoscenza sia semplicemente strumentale al raggiungimento di altri obiettivi: la conoscenza è di per sé un obiettivo di capitale importanza e uno strumento di realizzazione personale.
<P>
Il secondo punto consensuale che ora posso mettere in rilievo riguarda la coerenza nell’attuazione, il problema dei risultati.
La coerenza tra le azioni intraprese a livello nazionale e quelle intraprese a livello europeo è un fattore decisivo per l’efficacia dei risultati.
Tale efficacia implica una migliore attuazione degli obiettivi concordati insieme che, a sua volta, richiede un maggiore conferimento di responsabilità e poteri a livello nazionale per perseguire gli obiettivi comuni.
In questo spirito la relazione della Commissione metterà in chiaro rilievo l’importanza di assicurare il coinvolgimento degli Stati membri nella strategia di Lisbona rivista.
In definitiva devo sottolineare che la revisione intermedia della strategia di Lisbona è innanzi tutto un programma di modernizzazione.
Il successo dipenderà dalla nostra abilità di creare un partenariato efficace tra le nostre Istituzioni e i cittadini per realizzare questa riforma.
<SPEAKER ID="9" LANGUAGE="FR" NAME="" AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
Vorrei ora illustrarvi la mia posizione sulle prospettive finanziarie.
La Presidenza lussemburghese ha deciso a ragion veduta di fare tutto il possibile per cercare di concludere un accordo sulle prospettive finanziarie entro giugno 2005.
La Presidenza ha ragione in quanto, se gli accordi non venissero raggiunti in tempo utile, ci sarebbero gravi difficoltà per la preparazione dei programmi in questione.
<P>
Mi pare tuttavia importante, nell’imminenza del probabile inizio delle fasi finali del negoziato, ricordare alcuni fatti importanti: non è possibile avere più Europa con meno mezzi finanziari.
La proposta della Commissione non cade dal cielo.
E’ il risultato di impegni concordati con l’Unione nel corso dei Consigli europei.
Oggi la Commissione non chiede di ottenere il finanziamento di nuovi progetti comunitari, ma chiede solo di avere i mezzi necessari a finanziare gli impegni già assunti; gli Stati membri devono attenersi agli impegni già sottoscritti.
<P>
Consentitemi di ricordare alcuni aspetti sui quali l’Unione non può, a mio parere, transigere.
Innanzi tutto la coesione, onorevoli deputati, senza la solidarietà non c’è Unione.
Può esserci qualcos’altro, ma non l’Unione.
L’allargamento ha conseguenze significative in materia di solidarietà.
L’Unione conta nuove regioni il cui sviluppo è in ritardo mentre alcune delle vecchie regioni meno prospere hanno sempre bisogno di aiuto: la solidarietà finanziaria è pertanto tanto più necessaria in quanto i margini di aumento della competitività e della creazione di occupazione sono maggiori nelle regioni arretrate.
Non dobbiamo deludere i nuovi Stati membri dell’Unione europea che hanno diritto alla solidarietà attiva di tutta l’Unione.
<P>
In secondo luogo non si può dimenticare la competitività.
A proposito della strategia di Lisbona ho detto che era indispensabile un investimento massiccio nella ricerca e nell’istruzione: molto spesso le spese effettuate a livello europeo si rivelano più proficue di quelle effettuate senza coerenza a livello nazionale.
Aggiungo inoltre, come priorità, le reti transeuropee in quanto l’infrastruttura che permette di collegare l’Europa è ancora carente.
<P>
Il terzo aspetto di capitale importanza per le prospettive finanziarie è la sicurezza.
Il programma d’azione che è stato concordato in seno al Consiglio europeo ha notevoli conseguenze finanziarie.
Il cosiddetto programma dell’Aia ha conseguenze finanziarie.
Ciò comporta maggiore azione a livello europeo al fine di ripartire meglio l’onere finanziario e la sicurezza collettiva tra gli Stati membri.
I cittadini europei si aspettano da noi la capacità di lavorare insieme: è evidente che uno Stato membro da solo, anche il più potente, non può garantire al meglio la sicurezza se non si inserisce in uno sforzo collettivo a livello europeo.
In sostanza non si costruirà più Europa con meno soldi.
Sento qua e là alcuni che perorano la causa di un congelamento del bilancio comunitario sotto il livello che avrà nel 2006.
Dobbiamo essere chiari al riguardo: una simile posizione implica che l’Europa non onorerà i propri impegni.
<P>
Vorrei affermare chiaramente che la Commissione non intende avere niente a che fare con un’Europa di ripiego, mediocre, al ribasso.
Mi rallegro dunque per il fatto che la Presidenza lussemburghese farà tutto il possibile per raggiungere un compromesso nell’arco di questo semestre.
Sarà difficile, se non improbabile, diranno alcuni.
Sinceramente credo che dopo sarà ancora più difficile raggiungere un compromesso.
Ecco perché appoggiamo la Presidenza lussemburghese in questo compito difficile ma tanto importante.
<P>
Il Patto di stabilità e di crescita: ci rallegriamo per la decisione della Presidenza lussemburghese di inserire tra le priorità l’obiettivo di far sì che il monitoraggio multilaterale del bilancio contribuisca maggiormente a un’Unione economica e monetaria forte, sana ed efficiente.
Tali principi costituiscono il fondamento del Patto di stabilità e di crescita ed è necessario che il Patto venga rispettato e funzioni correttamente.
Non dimentichiamo che la moneta unica è stata una delle grandi conquiste dell’Europa.
Mi ricordo che, prima dell’introduzione dell’euro, alcuni specialisti, economisti e professori, soprattutto d’oltreatlantico, dicevano che l’Europa non sarebbe mai stata in grado di avere una moneta forte a causa della sua mancanza di solidarietà e di coesione politica.
Oggi alcuni dicono che la nostra moneta è forse troppo forte, ma mai che è troppo debole.
La moneta unica è dunque un successo storico per l’Europa.
Adesso non dobbiamo rimettere in discussione questo immenso successo.
<P>
Alla fine del 2003 la Commissione ha avviato un processo di riflessione sull’esperienza accumulata al fine di individuare i possibili cambiamenti e miglioramenti suscettibili di contribuire ad attuare il Patto in modo più efficace.
La Commissione, persuasa che l’interesse comune richieda il rispetto di regole comuni da parte di tutti e con tutti, è in contatto con le diverse pertinenti Istituzioni europee al fine di portare avanti una riflessione e una ricerca comuni volte a individuare le vie più promettenti, sull’esempio di quelle indicate nella nostra comunicazione del settembre 2004.
L’impulso impresso dalla Presidenza sarà decisivo per far emergere una nuova convergenza di vedute in seno al Consiglio ECOFIN del 18 gennaio prossimo.
La Commissione potrà così avanzare proposte concrete per migliorare l’attuazione del Patto in tempo utile per le discussioni che si terranno in seno al Consiglio europeo del prossimo marzo.
<SPEAKER ID="10" LANGUAGE="EN" NAME="" AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
Nei prossimi sei mesi verrà messa alla prova l’abilità dell’Unione europea di ottenere una ripresa della crescita.
L’Unione dovrà fornire i mezzi finanziari necessari a dare seguito alle sue scelte politiche.
Essa deve lavorare a più stretto contatto con i cittadini e riguadagnare la loro fiducia.
Deve rafforzare il proprio ruolo sulla scena internazionale e rilanciare i propri partenariati strategici.
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Attualmente vi è la particolare opportunità di rilanciare il processo di pace in Medio Oriente.
L’Unione europea potrebbe e dovrebbe contribuire maggiormente in questo ambito.
Credo che l’Unione europea avrà un ruolo di maggiore rilievo sulla scena internazionale.
<P>
La Commissione sostiene con vigore gli sforzi della Presidenza lussemburghese in tal senso.
La Commissione ritiene che questo periodo sia decisivo e che le nostre Istituzioni abbiano bisogno di lavorare insieme e a più stretto contatto per ottenere dei risultati.
<SPEAKER ID="11" LANGUAGE="DE" NAME="Poettering (PPE-DE )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio europeo, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, porgiamo oggi il benvenuto in questa Assemblea ai Presidenti del Consiglio europeo e della Commissione. Presumo che il Presidente del Consiglio europeo sarà presente anche quando la Commissione presenterà il suo programma a Bruxelles il 26 gennaio.
Mi sembra un magnifico simbolo della crescente collaborazione tra Parlamento, Consiglio e Commissione.
Le Presidenze future dovrebbero seguire questo esempio.
<P>
Siamo stati molto lieti che il Presidente della Commissione e il Presidente del Consiglio si siano recati in Asia al vertice di Giacarta per esprimere la solidarietà dell’Unione europea. Vorrei tuttavia sottolineare che la solidarietà nei confronti delle aree colpite, per quanto necessaria, non deve far passare in secondo piano i grandi problemi presenti in Africa e in altre parti del mondo.
Anche in Europa, per esempio nel Mediterraneo, dobbiamo adoperarci, per quanto possibile, per trovare e adottare misure preventive, quali un sistema di allarme precoce.
<P>
Approviamo pienamente, signor Presidente del Consiglio, quanto lei ha detto sul metodo comunitario.
Per quanto il Lussemburgo sia un paese piccolo dal punto di vista geografico, è però un Granducato e quindi un grande paese e le Presidenze degli Stati del Benelux sono sempre state eccellenti.
Le auguriamo grande successo; anche per il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei la Costituzione è della massima importanza.
<P>
A Bruxelles vi saranno discussioni approfondite sulla strategia di Lisbona, anche se la competitività dell’economia europea non è un fine in sé, in quanto un’economia forte è la migliore garanzia di una buona politica sociale.
Riteniamo che la competitività si traduca nella creazione di più posti di lavoro in Europa per mezzo della crescita e di migliori condizioni per le imprese europee.
Reputiamo che questa sia la politica sociale propriamente detta.
Anziché mettere in contrapposizione l’ecologia e la tutela dell’ambiente con l’economia, dobbiamo trovare un equilibrio ragionevole tra questi elementi.
<P>
Auguriamo inoltre a lei e alla sua Presidenza di affrontare con successo le prospettive finanziarie.
Ai signori e alle signore, in questo caso senza dubbio solo ai signori, che hanno scritto lettere a favore del limite dell’1 per cento, vorremmo dire che non si può allargare l’Europa e poi negare ai nuovi Stati membri dell’UE il denaro che esprime la nostra solidarietà e di cui necessitano per adeguarsi ai nostri requisiti.
A tal fine l’Unione europea deve rendere disponibili i necessari finanziamenti.
Lei ha menzionato i trattati da ratificare, ma, in assenza di un accordo entro giugno e di una programmazione finanziaria a medio termine, come affronteremo l’adesione dei nuovi Stati all’Unione europea?
Siamo molto contenti che la relazione per il Parlamento verrà redatta dall’onorevole Reimer Böge, membro estremamente competente del nostro partito.
<P>
Lei ha altresì menzionato il Patto di stabilità.
Le sono molto grato per quanto ha detto e posso sottoscriverlo .
Il suo discorso si riassume in sostanza nella necessità di maggiore flessibilità.
Di fatto gli Stati che hanno preso provvedimenti godranno di maggiore flessibilità.
Per venire al sodo, dunque, meno uno Stato è indebitato, più potrà essere flessibile nelle congiunture economiche difficili. Ne consegue inoltre la necessità di adottare le opportune misure per ridurre i quando l’andamento economico è positivo, in quanto sappiamo che i debiti di oggi finiranno sempre per tradursi nelle tasse di domani, un onere che ricadrà su tutti i cittadini e in particolare sulla generazione dei giovani.
<P>
Consentitemi di parlare brevemente delle questioni di politica estera; lei ne ha menzionate diverse e mi pare di capire che il Presidente della Commissione sia pienamente d’accordo con le sue affermazioni.
Il nostro sostegno all’Ucraina è solo all’inizio e dovrà essere una costante responsabilità.
<P>
Quanto alla Palestina, dove si sono appena svolte le elezioni, vogliamo uno Stato israeliano e uno Stato palestinese sicuri.
Il ruolo dell’Unione europea, contrariamente a quello che ci è stato detto da non pochi rappresentanti mediorientali di alto livello, non deve limitarsi all’elargizione di un sostegno finanziario, ma dovrebbe coinvolgerci, quali sinceri intermediari, nel contribuire a portare la pace in Medio Oriente.
<P>
Quanto alle relazioni transatlantiche, rivolgo i migliori auguri a lei e naturalmente al Presidente della Commissione per la visita del Presidente Bush, affinché inauguri un nuovo periodo di buone relazioni con gli Stati Uniti d’America.
Non possiamo avere due gruppi di Stati nell’Unione europea, ciascuno con sue particolari relazioni con gli Stati Uniti.
Come europei dobbiamo adottare una posizione unitaria fondata sul partenariato con gli amici americani. Pertanto, signor Presidente del Consiglio, noi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei la sosterremo con determinazione e passione, come lei ha chiesto, e le facciamo i migliori auguri per la sua Presidenza.
<SPEAKER ID="12" LANGUAGE="FR" NAME="Goebbels (PSE )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, i socialisti si battono per un’Europa dell’eccellenza.
A nostro avviso la politica di Lisbona è la via maestra verso la competitività europea, fondamento del vivere bene, anzi del vivere meglio dei nostri concittadini; è quello che si intende per coesione sociale.
<P>
L’Unione europea deve smettere di lamentarsi del presunto ritardo dell’Europa rispetto alle altre regioni del mondo.
Se davvero l’Europa non fosse più competitiva, come diavolo farebbe l’Unione a detenere una quota preponderante del commercio mondiale?
Ebbene, nel 2003, ad esempio, l’Unione deteneva il 40 per cento del commercio mondiale delle merci e il 45 per cento del commercio mondiale dei servizi, ovvero una quota superiore a quella di Stati Uniti, Giappone e Cina messi insieme.
Certo, alcune delle nostre industrie subiscono la concorrenza dei paesi in cui le retribuzioni sono basse, ma non è distruggendo il nostro modello sociale che produrremo merci migliori.
<P>
Ad alcuni colleghi conservatori e liberali vorrei dire che la tutela del diritto al lavoro infonde un senso di sicurezza, se non di benessere, nei lavoratori.
In fin dei conti, quindi, questo è un elemento importante della produttività dei lavoratori dipendenti e a sua volta della competitività delle imprese.
Non c’è contraddizione, ma complementarità.
Ho citato il presidente del partito cristiano sociale del Lussemburgo, Biltgen, illustre membro del Partito popolare europeo...
<P>
Il Presidente Juncker guida un governo di coalizione formato da cristiani sociali e da socialisti, il che costituisce una garanzia per rilanciare l’Unione sulla base di un ampio consenso politico.
I socialisti europei ripongono molte speranze nella Presidenza lussemburghese, innanzi tutto per rilanciare Lisbona e per farne un reale strumento di progresso, soprattutto a livello dei 25.
A tale scopo occorre riorientare il quadro macroeconomico in funzione di una politica di stabilità e di crescita.
La stabilità è un bene pubblico che va difeso nell’interesse dei cittadini meno abbienti.
Non ci sarà però mai stabilità senza una crescita economica più forte.
Il Patto di stabilità deve diventare uno strumento non solo atto a contrastare i pubblici, ma anche a elaborare una politica economica in sintonia con i cicli economici.
Occorre una maggiore disciplina fiscale nei periodi congiunturali favorevoli e più flessibilità in caso di recessione.
<P>
Nel valutare la situazione delle finanze pubbliche di ciascun paese, la Commissione deve giudicare la qualità delle spese effettuate.
Dovrebbe essere proibita la prassi del prestito per il finanziamento delle spese correnti: il prestito dovrebbe essere riservato agli investimenti da effettuare in vista del futuro.
Non ci sarà più Europa con meno soldi.
Un’Unione di 455 milioni di cittadini non può svilupparsi con un bilancio limitato, nel 2005, all’1,004 per cento del PNL europeo.
<P>
Rilancio di Lisbona, Patto di stabilità “intelligente”, prospettive finanziarie realmente suscettibili di aprire nuove prospettive all’Europa: queste sono le fatiche d’Ercole di cui deve farsi carico la Presidenza lussemburghese.
Nel contempo chiediamo all’Unione di non dimenticare i derelitti del mondo.
Se la comunità internazionale è in grado di alleggerire dell’80 per cento il debito iracheno, se vuole ridurre il debito dei paesi colpiti dallo , deve altresì essere in grado di annullare il debito che stronca qualsiasi possibilità di sviluppo nei paesi del terzo mondo.
<SPEAKER ID="13" LANGUAGE="EN" NAME="Watson (ALDE )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Signor Presidente, questa è l’undicesima Presidenza lussemburghese.
Signor Presidente in carica, la sua Presidenza deve essere degna della propria fama e soddisfare le elevate aspettative che suscita.
<P>
Essendo al contempo Presidente in carica del Consiglio e Presidente del Consiglio “Economia e finanza”, lei si trova in una posizione unica per raggiungere un accordo su uno dei vostri obiettivi più importanti e delicati – le prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013.
I democratici e i liberali sono lieti di constatare che, nel programma della Presidenza, lei ha affermato che “per compiere qualsiasi progresso nella costruzione dell’Europa, saranno necessarie adeguate risorse finanziarie”.
Ci auguriamo che lei non sarà vincolato dalle dogmatiche richieste di fissare il bilancio dell’Unione all’1 per cento nei prossimi dieci anni.
Non scialacquiamo le tasse dei cittadini europei e ribadiamo che ogni euro verrà speso adeguatamente e opportunamente contabilizzato.
Cionondimeno anche noi riconosciamo che l’Unione europea nutre legittime ambizioni per una strategia di sicurezza coerente, una generosa politica di sviluppo e un’efficace politica di aiuto regionale e di coesione sociale.
Tutte queste politiche hanno un costo e non dovremmo limitare le nostre ambizioni politiche lesinando sui centesimi di quello che, in definitiva, è un bilancio relativamente modesto.
Le auguro ogni successo nel raggiungere un accordo a giugno, in quanto temo che l’approccio dei suoi successori in questa, come in altre questioni, difficilmente otterrà un consenso.
<P>
Il mio gruppo la sollecita a definire nuovi accordi per il Patto di stabilità e di crescita su cui si fonda la moneta unica.
In quanto “signor Euro” lei ha il diritto e il dovere di parlare a nome dell’euro e della zona euro.
Se Francia e Germania hanno potuto cavarsela con una mite ramanzina anche se hanno superato i limiti del per diversi anni consecutivi, se la Grecia è stata assolta, pur avendo falsificato la sua reale situazione fiscale per entrare rapidamente nell’area dell’euro, se l’Italia continua a non curarsi del fatto che il proprio bilancio sta producendo un debito pubblico superiore al 100 per cento, chi avrà fiducia in queste regole?
Il Patto di stabilità deve essere modificato ma anche applicato mediante adeguati meccanismi di monitoraggio, come quelli utilizzati dall’FMI.
Contiamo su di lei e sui suoi colleghi del Consiglio affinché siate vigili e teniate fede agli impegni che vi siete assunti.
<P>
Il suo mandato coinciderà con la revisione intermedia della tanto osannata quanto poco rispettata agenda di Lisbona.
Tale strategia è a serio rischio di paralisi.
Il suo impegno a rilanciarla in questa fase intermedia sarà proficuo se lei riuscirà a completare il mercato unico, a reperire maggiori finanziamenti per la ricerca e a promuovere un clima imprenditoriale favorevole.
Non cerchi però di accontentare tutti in tutto.
La riforma strutturale del mercato del lavoro è essenziale per Lisbona.
Lei non dovrebbe inoltre sottovalutare l’importanza di garantire l’applicazione delle direttive esistenti.
La sua proposta di rendere responsabili i governi nazionali dinanzi ai loro omologhi, nonché dinanzi ai parlamenti nazionali e all’opinione pubblica, è positiva e sarebbe necessario attribuire alla Commissione la responsabilità di controllare le misure richieste e di indicare e stigmatizzare senza timore i trasgressori.
<P>
Il mio gruppo accoglie altresì favorevolmente il suo impegno a introdurre il metodo comunitario nelle questioni relative alla giustizia e agli affari interni, tanto importanti per i nostri cittadini.
Condividiamo inoltre le sue ambizioni nei confronti dell’allargamento.
Nuove adesioni si profilano all’orizzonte.
Presto la Bulgaria e la Romania si uniranno a noi.
La Croazia è un paese candidato con cui dovete aprire i negoziati di adesione.
Dobbiamo essere chiari con la Croazia, il generale Gotovina deve presentarsi o essere deferito in giudizio all’Aia per rispondere del procedimento a suo carico.
La Croazia non può evitare tale questione.
Come ha detto l’onorevole Poettering, non possiamo ignorare gli importantissimi eventi verificatisi in Ucraina due mesi fa.
Come organi istituzionali dobbiamo incoraggiare collegialmente l’apertura di questo paese e rivedere le relazioni bilaterali alla luce delle nuove circostanze.
Questo è un compito cui la vostra Presidenza deve applicarsi.
<P>
In conclusione, l’avvio della procedura di ratifica della Costituzione potrebbe comportare l’indizione di tre nel corso del suo mandato. In tal caso, lei dovrà fare tutto il possibile per fare in modo che abbiano esito positivo.
Se le forze politiche in Spagna possono sbandierare il fantasma dell’autonomia regionale, se in Francia la discussione è infangata dall’adesione turca, se nel Regno Unito il finanziamento dell’Unione europea viene discusso nell’ambito del dibattito sul Trattato costituzionale, tutto andrà a rotoli in Europa.
Dobbiamo stroncare tali questioni sul nascere e fare in modo che l’Europa abbia la Costituzione di cui ha bisogno.
<SPEAKER ID="14" LANGUAGE="FR" NAME="Cohn-Bendit (Verts/ALE )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Signor Presidente, oggi mi sono appena reso di nuovo conto che democratico-cristiano vuol dire cose diverse a seconda dei paesi, mi complimento con voi...
<P>
La stessa cosa si può dire anche per i Verdi, ma in questo momento mi rivolgo al Presidente dell’Unione e non al presidente dei Verdi europei.
Ecco la differenza, onorevole Poettering!
<P>
Lei ha detto una cosa molto interessante.
Se formerà davvero, con il Presidente Barroso, un gruppo di lavoro sul processo di Lisbona, sarei molto interessato a parteciparvi per cercare di trovare un accordo tra le diverse campane.
In realtà siamo d’accordo con lei e in disaccordo con il Presidente Barroso: la competitività deve andare di pari passo con la crescita sostenibile, con la solidarietà sociale e con una politica ambientale responsabile.
Il Presidente Barroso ha dimenticato tre elementi su quattro, si rende dunque necessario creare un gruppo di lavoro con la Commissione e il Consiglio per trovare un accordo.
Siamo dalla sua parte, signor Presidente del Consiglio.
<P>
Per quanto riguarda le prospettive finanziarie, ancora una volta tutti sono d’accordo.
Parafrasando Victor Hugo, vorrei dire che lasciare che gli Stati spilorci governino l’Europa è come lasciare che l’uragano imperversi sull’oceano.
Non vogliamo questo.
Abbiamo potuto constatare che, quando l’uragano imperversa sull’oceano, tutto va a fondo.
Se gli Stati taccagni – e mi riferisco a Stati e a governi che mi sono molto vicini – hanno la meglio con il loro 1 per cento, l’Europa perderà.
Siamo dunque dalla sua parte, signor Presidente del Consiglio, per contrastare tutti i tentativi volti a ridurre il bilancio europeo.
Ridurre il bilancio europeo di fatto equivale a lasciare che l’Europa vada a fondo.
<P>
Vorrei dire ancora una cosa, che è di capitale importanza, a proposito dell’istruzione.
Facendo riferimento alla discussione avviata dall’OCSE con PISA, quando si parla di istruzione occorre avere il coraggio di dire che cosa funziona e che cosa no negli Stati membri.
Non bisogna solo parlare della necessità di istruire, ma anche dire che in Europa ci sono sistemi di istruzione e di insegnamento controproducenti, reazionari e ideologici.
<P>
Per concludere vorrei dire che, sotto la sua Presidenza, ricorrerà il decimo anniversario dell’accordo di Dayton e di Srebrenica.
Chiedo quindi all’Europa di prendere l’iniziativa di rivedere l’accordo di Dayton, che era forse necessario a suo tempo, ma che è inaccettabile alla luce della costituzione attualmente in vigore in Bosnia-Erzegovina.
Per questo motivo, in occasione del decennale di Srebrenica, vi chiedo di prendere a nome dell’Europa l’iniziativa di rivedere tale accordo.
<SPEAKER ID="15" LANGUAGE="NL" NAME="Liotard (GUE/NGL )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Presidente Juncker, innanzi tutto vorrei ringraziarla per la sua presentazione.
Desidero fare gli auguri alla Presidenza lussemburghese e spero che sia più saggia della precedente Presidenza olandese, anche se lei ha già compiuto un piccolo passo falso con le sue osservazioni sulla Costituzione.
La esorto a dare al pubblico l’opportunità di formarsi una propria opinione in modo equo.
<P>
La mia prima domanda è breve.
Sei anni fa è stato introdotto l’euro.
All’epoca, vale a dire nel 1999, la disoccupazione europea si attestava sul 9 per cento ed è tuttora rimasta a tale livello mentre la crescita economica è rallentata.
Le chiedo: non pensa che sia giunto il momento di sottoporre l’euro a un’accurata revisione, effettivamente guidata da lei?
Mi rammarico che nel suo programma manchi la prosecuzione del dibattito iniziato sotto la Presidenza olandese sul controllo del benessere degli animali.
Tale questione le è sfuggita di mente?
<P>
Secondo il suo elenco di priorità, sulla direttiva sui servizi abbondano i malintesi.
A che genere di malintesi si riferisce di preciso e chi, a suo avviso, li starebbe alimentando?
La Commissione, il Parlamento o le migliaia di lavoratori che hanno già espresso la propria disapprovazione per la direttiva sui servizi?
Dal suo desiderio di riconsiderare la proposta in una luce più obiettiva, come lei ha detto, posso desumere che lei ritiene, al pari di me, che la direttiva sui servizi sia estremamente vaga e che sarebbe stato meglio se il mio compatriota, Commissario Bolkestein, non la avesse mai presentata?
La Presidenza lussemburghese ha indicazioni concrete per migliorare la proposta della Commissione sulla direttiva sui servizi?
In caso di risposta negativa la invito a visitare con me i Paesi Bassi.
Verrebbe a conoscenza degli importanti servizi pubblici, quali l’istruzione e la sanità, che la direttiva mette a rischio.
Potrei inoltre farle conoscere i servizi forniti da alcuni esercizi commerciali, tra cui il “” [Il fumatore soddisfatto] o il “”, che sarebbero senz’altro entusiasti di svolgere le proprie attività anche in Lussemburgo o altrove.
A mio parere simili servizi sono espressione della cultura olandese e, grazie alla direttiva sui servizi, potremo importarli ovunque.
<P>
Lei avrà capito che le mie ultime parole sono una provocazione, ma le chiedo di prendere sul serio il mio invito.
Potremmo così tenere il disperatamente necessario dibattito sulla direttiva sui servizi, che risulta latitante in troppe sedi cruciali europee.
<SPEAKER ID="16" LANGUAGE="EN" NAME="Knapman (IND/DEM )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Signor Presidente, il discorso del Primo Ministro Juncker è stato pronunciato con tutta la passione che dovrebbe avere chi lavora per le Istituzioni.
<P>
Presidente Juncker, lei ha affermato che il Patto di stabilità e di crescita sarà la sua principale priorità; tuttavia, dalle sue dichiarazioni passate emergono solo contraddizioni.
Anche se riconosco il suo ruolo cruciale nel negoziare le regole originali del Patto, lei di recente ha detto che la credibilità del Patto è stata sotterrata e che il Patto è morto.
E’ ancora di questa opinione?
<P>
Lei ha inoltre affermato di avere una finestra di opportunità per giungere a un rapido accordo sul bilancio dell’Unione europea, compresa la riduzione britannica di quattro miliardi di euro all’anno.
E’ così, Presidente Juncker?
Ci sono voluti cinque anni per negoziare la riduzione.
Se le sue osservazioni sono vere e lei può giungere a un accordo entro giugno, allora il Primo Ministro Blair dovrebbe aver acconsentito in linea di principio a rinunciare alla riduzione del contributo.
E’ così?
Con chi di preciso lei sta negoziando in seno al governo britannico?
L’elettorato britannico lo saprà al momento delle elezioni generali che si terranno nel Regno Unito, forse a maggio?
<P>
Infine, l’ del Regno Unito, e in particolare il mio collega, onorevole Farage, hanno richiamato l’attenzione sulle attività illecite di più di un Commissario.
Maggiori dettagli seguiranno a breve e con regolarità.
Dobbiamo ritenerla colluso con costoro o lei esprimerà le sue preoccupazioni e solleciterà la necessità di operare cambiamenti?
<SPEAKER ID="17" LANGUAGE="" NAME="Angelilli (UEN )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, l’agenda della Presidenza lussemburghese si presenta densa di appuntamenti cruciali per il futuro dell’Europa, tra cui le priorità sul versante economico, la strategia di Lisbona, la riforma del Patto di stabilità e l’approvazione delle prospettive finanziarie fino al 2013.
<P>
Primo punto: a breve si tratterà di procedere alla valutazione di medio termine dello stato di attuazione della strategia di Lisbona.
Al fine di conferire una maggiore possibilità di successo, nel programma bisogna responsabilizzare i singoli Stati membri sul raggiungimento degli obiettivi prefissi.
A questo proposito ritengo davvero utile la proposta di individuare un responsabile a livello nazionale per la messa in opera di tale strategia.
<P>
Secondo: per quanto riguarda la revisione del Patto di stabilità, è stata ribadita anche questa mattina la necessità di una riforma che, senza aggirare i criteri di Maastricht e senza rinunciare all’impegno per la riduzione del debito, proponga un’interpretazione più flessibile del Patto in situazioni congiunturali negative.
Resto altresì convinta che, ai fini del rilancio della crescita e della competitività europea, si potrebbe prevedere di escludere dal computo del alcune specifiche tipologie di investimenti.
<P>
Terzo punto: spero che, entro giugno, si arrivi davvero all’approvazione delle prospettive finanziarie fino al 2013 in modo da poter consentire una piena fruizione delle risorse fin dall’inizio del periodo programmato.
Spero soprattutto che tali proposte, le proposte del Consiglio e della Commissione su temi così importanti vengano adeguatamente e preventivamente discusse dal Parlamento europeo che, ricordiamo, è l’unica Istituzione europea che rappresenta direttamente la sovranità popolare.
<P>
Infine, spero che durante la Presidenza lussemburghese venga finalmente creata un’Agenzia europea per la protezione civile affinché si possano affrontare le calamità naturali in maniera adeguata, puntando soprattutto sulla prevenzione.
<SPEAKER ID="18" LANGUAGE="DE" NAME="Martin, Hans-Peter (NI )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente in carica del Consiglio, molti in questa Assemblea avrebbero voluto vederla sedere nella parte opposta a quella che occupa ora, e io sono tra questi.
Il programma di lavoro da lei presentato è enorme, ma lei ha anche la fama di compiere miracoli, ed è al taumaturgo che vorrei rivolgermi nel chiedere di prestare attenzione anche allo statuto dei deputati.
Abbiamo urgente bisogno di uno statuto equo e credibile.
Prima o poi il suo paese e il mio non dovranno solo sollevare problemi, ma trovare anche soluzioni.
Ci è stato detto che il governo tedesco non vuole un accordo prima delle prossime elezioni, ma allo stesso tempo il modello tedesco, in materia di remunerazione dei deputati, entrate aggiuntive e lobbisti, potrebbe fungere da base per un simile accordo.
Dobbiamo porre fine all’indegna avidità che imperversa in questa sede.
Questa Assemblea deve smettere di essere un parlamento insaziabile, altrimenti la democrazia, che è l’elemento costitutivo di questo consesso, ne sarà gravemente danneggiata.
<SPEAKER ID="19" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Se il Presidente in carica del Consiglio non desidera rispondere alle domande molto specifiche e precise che gli sono state rivolte, possiamo proseguire con la discussione.
<SPEAKER ID="20" LANGUAGE="DE" NAME="Spautz (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi a destra)">
<P>
   – Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, la Presidenza del Consiglio lussemburghese di questo primo semestre 2005 è con ogni probabilità l’ultima di questo genere.
In virtù della Costituzione europea quando il mio paese rivestirà la Presidenza di turno, la Presidenza del Consiglio dei capi di Stato e di governo sarà stata definitivamente riformata.
Ne consegue che un’ultima Presidenza, come questa, deve essere positiva e che le sue conquiste devono superare la prova del tempo.
<P>
I compiti maggiori e più difficili della Presidenza del 2005 riguardano la politica finanziaria; l’agenda è dominata dalla definizione del quadro finanziario per il periodo 2007-2013 e da una interpretazione più flessibile del Patto di stabilità e di crescita.
Occorre negoziare un quadro finanziario per l’Europa allargata il cui ambizioso approccio all’elaborazione della politica europea non sia pregiudicato da vincoli finanziari a livello nazionale.
<P>
I 450 milioni di abitanti dell’Europa si aspettano che l’Unione europea sia in grado di agire in modo efficace e non soddisferemo le loro aspettative discutendo su decine e centinaia di punti percentuali; è pertanto essenziale che la Presidenza lussemburghese riesca nell’ardua impresa di imprimere alla programmazione finanziaria dell’Unione una dimensione europea.
Nel fare ciò la Presidenza agirà nell’interesse di ogni europeo e di un’Unione che, non solo si allarga, ma che arreca benefici ai propri cittadini dotando le proprie politiche di un opportuno e adeguato sostegno finanziario, in assenza del quale le ulteriori ondate di adesione sopravanzeranno le capacità dell’Unione.
<P>
Nei prossimi sei mesi, il Patto di stabilità e di crescita dovrà essere reinterpretato in funzione della situazione economica.
Infatti in Europa il buon senso economico e l’esigenza di una politica occupazionale dinamica richiedono che il Patto venga adeguato in funzione delle condizioni del ciclo di crescita.
Il Patto riguarda la crescita e la stabilità e occorre impedire che l’eccessiva rigidità ostacoli la crescita invece di promuoverla.
<P>
Il 22 marzo di quest’anno vi sarà la revisione intermedia della strategia di Lisbona, verranno valutati i risultati finora conseguiti e si definiranno nuove priorità.
La Presidenza lussemburghese del Consiglio propone che, entro il 2010, ogni Stato membro avvii riforme concrete e comprovabili in ciascuna delle aree in cui la strategia di Lisbona richiede di intraprendere azioni.
Ciò detto l’ambiente economico dell’UE subirà ulteriori cambiamenti nei prossimi cinque anni.
L’Europa non è la sola al mondo a cercare di migliorare i propri risultati e di diventare più competitiva. L’agenda della riforma di Lisbona dovrà pertanto essere attuata con successo nel 2010.
La Presidenza lussemburghese è ben consapevole di ciò e si sforzerà di assicurare che la sua dichiarazione di intenti sia seguita da una fase di effettiva attuazione dei progressi.
<P>
Infine mi sta molto a cuore che in questo dibattito si parli degli epocali cambiamenti che sta vivendo l’Ucraina, che è uno Stato europeo, e che negli ultimi mesi ha dimostrato il desiderio di essere uno di noi e la sua capacità di arricchire la famiglia europea con le proprie convinzioni e la propria esperienza.
Se sotto la Presidenza lussemburghese si avvierà il completamento della mappa europea, dovremmo tenere presente che Slovacchia, Polonia, Ungheria e Romania hanno un vicino che vede il suo futuro insieme a tutti noi, in Europa.
<SPEAKER ID="21" LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda (PSE )." AFFILIATION="(Applausi a sinistra)">
<P>
   – Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei iniziare con una breve osservazione.
Lo statuto mi sembra una questione troppo importante per diventare un giocattolo nelle mani dei demagoghi. Le chiedo pertanto di ignorare le affermazioni demagogiche che sono state pronunciate e di procedere con le azioni programmate con tutte le sue forze e al più presto, al fine di affrontare la questione e risolverla.
<P>
Signor Presidente in carica, il suo discorso è stato molto valido e mi complimento con lei per aver trovato il giusto equilibrio tra economia e società e in particolare per aver dato priorità all’occupazione e alla crescita.
In tutta franchezza, è un esempio per molti, e non solo per i capi di governo cristiano-democratici.
<P>
Desidero inoltre esprimere il mio plauso anche per quanto lei ha detto sugli aspetti della politica estera.
In due paesi che rientrano nell’area di vicinato europea, l’Ucraina e la Palestina, si sono svolte importanti elezioni nelle ultime settimane.
In entrambi i casi l’Unione europea ha contribuito molto attivamente a promuovere il cambiamento per mezzo di elezioni democratiche, aperte e trasparenti.
L’Europa, come lei ha detto, deve continuare così. Non dobbiamo deludere quanti abbiamo in parte motivato a trovare il coraggio di compiere cambiamenti aiutandoli a farlo in modo trasparente.
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Non si lasci scoraggiare, signor Presidente; lei infatti ha ragione a dire che in Ucraina non stiamo incoraggiando e sostenendo cambiamenti in contrapposizione alla Russia, ma che dobbiamo comunque cercare di lavorare insieme alla Russia per trovare soluzioni.
L’Ucraina non deve diventare una pedina nel gioco delle politiche di potere tra Unione europea e Russia.
La Russia naturalmente deve riconoscere che vi sono stati cambiamenti che, per quanto possano non risultarle graditi, sono stati scelti dalla gente.
Se tali cambiamenti avvenissero in parziale contrapposizione alla Russia, questo non andrebbe a vantaggio degli interessi ucraini, che sono estremamente vari e diversificati. Sappiamo inoltre che elementi parzialmente filorussi detengono il potere economico ucraino.
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Analogamente, dobbiamo continuare a essere coinvolti in Palestina e a fornire sostegno morale e finanziario, come abbiamo fatto per anni, pur assumendo sempre una posizione critica quando non veniva chiaramente provato a quali scopi venisse destinato il denaro.
Abbiamo attuato numerosi cambiamenti e introdotto una certa trasparenza, anche nelle modalità di amministrazione della Palestina.
Questi sono i risultati che abbiamo raggiunto e ne otterremo altri, se non molleremo e se, come è stato detto, non ci limiteremo a fornire fondi, ma aiuteremo anche i palestinesi a ottenere un proprio Stato.
Il solo modo di garantire la sicurezza in Medio Oriente è l’esistenza di uno Stato israeliano sicuro entro i propri confini e di un nuovo Stato palestinese.
Anche se la politica estera non è una delle priorità della sua Presidenza fin dall’inizio, non possiamo abbandonare le persone che abbiamo aiutato a compiere cambiamenti; è anche nel nostro interesse, e in quello della stabilità del nostro continente, aiutarle a realizzare obiettivi politici effettivi.
<SPEAKER ID="22" LANGUAGE="EN" NAME="Ek (ALDE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, porgo il benvenuto alla Presidenza e mi congratulo per le sue priorità.
Ho quattro domande.
<SPEAKER ID="23" LANGUAGE="SV" NAME="" AFFILIATION="leader">
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L’UE affronterà sfide notevoli nei prossimi sei mesi.
Naturalmente la revisione intermedia del processo di Lisbona è una delle questioni prioritarie.
E’ tempo che i europei inizino ad agire.
Mi rallegro per l’affermazione della Presidenza secondo cui la crescita economica è importante, ma sono altresì importanti i due pilastri della stabilità, ovvero lo sviluppo sociale e ambientale.
Cionondimeno lei dovrebbe non solo dichiarare l’intenzione di migliorare il processo di Lisbona, ma anche spiegare il modo in cui intende farlo.
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L’altra domanda riguarda il settore dell’energia.
Un ambiente migliore e una migliorata autosufficienza sono naturalmente di capitale importanza e promuovono la crescita economica.
La produzione di biomassa crea posti di lavoro nelle aree e nelle regioni con una scarsa crescita economica e può contribuire a migliorare l’ambiente e a rendere più stabile la produzione energetica.
Come intende collegare la riforma intermedia della politica agricola con la politica energetica e con quella industriale?
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Mark Twain una volta disse: “In questa vita bastano ignoranza e fiducia per ottenere un sicuro successo”.
Naturalmente le cose non stanno così.
La politica della ricerca deve essere rafforzata, e abbiamo bisogno di un’economia basata sulla conoscenza.
Cosa farà la Presidenza per assicurare un più rapido raggiungimento dell’obiettivo del 3 per cento di stanziamenti per la ricerca?
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Infine la quarta area.
Non è stato detto nulla a proposito del forse più importante processo legislativo in corso, ovvero la direttiva sui prodotti chimici, REACH.
Abbiamo la possibilità di fissare requisiti globali se miglioriamo la fattibilità della proposta della Commissione.
L’incertezza comporta ingenti costi sia per l’industria che per l’ambiente.
Come intendete procedere con REACH?
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Desidero infine congratularmi per l’ottima presentazione delle priorità e mi auguro che, nei prossimi sei mesi, lei sarà in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati.
<SPEAKER ID="24" LANGUAGE="FR" NAME="Turmes (Verts/ALE )." AFFILIATION="leader">
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   – Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, mi rallegro per le affermazioni chiare e coraggiose della Presidenza Lussemburghese sulla politica di sviluppo sostenibile.
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La Presidenza lussemburghese, più di quelle precedenti, cerca di conservare un equilibrio tra le politiche economiche, sociali e ambientali.
La Presidenza sostiene il dato ovvio che le politiche sociali e ambientali sono un punto di partenza e non un punto di arrivo nella politica di crescita.
Mi auguro che la Presidenza lussemburghese conduca in questo spirito la propria politica in seno al Consiglio europeo e nei rispettivi consigli settoriali. Sono certo che le sue proposte sui principali ambiti di lavoro, sulle prospettive finanziarie, sulla riforma del Patto di stabilità e sulla revisione del processo di Lisbona saranno improntate a questo spirito di sviluppo sostenibile.
<P>
Signor Presidente del Consiglio, mi auguro inoltre che lei troverà l’energia per convincere il Consiglio europeo che l’Europa deve rimanere la forza trainante del processo di Kyoto.
E’ indispensabile che, dopo il successo di Kyoto, l’Europa definisca ora una prospettiva a lungo termine per la politica in materia di cambiamento climatico, ovvero dotata di obiettivi per il periodo 2020-2050.
Questo è ciò che si aspettano sia i nostri cittadini che gli attori economici.
Quali orientamenti seguiranno gli attori economici europei nell’effettuare investimenti in settori chiave come l’energia e i trasporti, se non verrà delineato un quadro chiaro per le future politiche in materia?
<P>
Passiamo ora alla strategia di Lisbona. Lei ha ricordato che tocca tre ambiti, ovvero quello ecologico, sociale ed economico.
Sono le ambiziose politiche ambientali degli ultimi decenni che hanno fatto dell’Europa il mondiale nelle ecotecnologie e nelle energie rinnovabili.
Mi auguro che lei rivedrà il capitolo V della relazione Kok affinché queste ambiziose politiche diventino una risorsa per l’economia europea.
<P>
L’agenda di Lisbona deve includere anche una politica sociale ambiziosa.
La Commissione insiste molto sulla liberalizzazione, soprattutto sulla scorta della direttiva Bolkestein. Sono lieto che lei, Presidente Juncker, critichi questa direttiva.
Mi auguro che la Presidenza lussemburghese sia altrettanto critica in seno al Consiglio “Competitività” nel discutere la direttiva e nel valutarne gli sviluppi e che solleciti la Commissione a presentare una direttiva sui servizi di interesse generale.
Credo che ci sarà confusione sulla direttiva Bolkestein finché non si chiarirà la questione dei servizi di interesse generale.
<P>
Questa Presidenza mira a coniugare gli ambiti sociale, ambientale ed economico. Me ne rallegro vivamente.
E’ una buona notizia per l’Europa.
<SPEAKER ID="25" LANGUAGE="PT" NAME="Portas (GUE/NGL )." AFFILIATION="leader">
<P>
   – Signor Presidente, l’Europa e i di tutto il mondo dovrebbero attribuire alla tragedia dello la stessa importanza ascritta all’11 settembre.
Lo asiatico dovrebbe rappresentare una svolta decisiva per le principali priorità sul piano mondiale: la prevenzione e la lotta contro la fame e le malattie.
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Desidero quindi formulare quattro domande.
Innanzi tutto, ritiene che i 450 milioni di euro annunciati per la ricostruzione possano compromettere i programmi già previsti per l’Asia (come per 150 dei 450 milioni di euro annunciati)?
Secondo, intende sostenere la cancellazione del debito dei paesi colpiti dallo o raccomanda semplicemente una moratoria?
Terzo, saranno trattati come l’Iraq, o peggio?
Infine, nel corso dell’ultimo Consiglio, il Commissario Michel ha proposto un obiettivo per lo sviluppo più ambizioso dello 0,7 per cento.
Riconsidererete questa proposta o sarà respinta definitivamente?
<SPEAKER ID="26" LANGUAGE="DA" NAME="Bonde (IND/DEM )." AFFILIATION="referendum">
<P>
   – Caro Presidente Juncker, le Presidenze lussemburghesi dell’Unione europea sono sempre state tra le migliori, forse perché un piccolo paese sa che non può monopolizzare l’agenda, ma che deve mettersi al servizio di tutti.
Sono sicuro che lei porterà avanti questa tradizione. Vorrei altresì invitare lei e il Consiglio a trattare esattamente nello stesso modo i sostenitori e gli oppositori della Costituzione.
Questi nostri edifici traboccano di espressioni di impegno a favore del “sì”: manifesti, spilline e palloncini con il “sì”, la cui presenza è stata decisa, e finanziata dal bilancio comune, prima del voto del Parlamento.
Tuttavia, conosceremo il risultato soltanto questo pomeriggio, e sicuramente si esprimeranno voti sia a favore che contrari alla Costituzione.
Chi è a favore non può rubare il denaro dei contribuenti per promuovere una determinata opinione.
Disponiamo dei e gli elettori hanno diritto di ricevere informazioni oggettive, e non propaganda finanziata dai contributi.
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Lunedì sera, i servizi di seduta del Parlamento hanno deciso di inviare alcuni milioni di euro ai partiti sovranazionali dell’Unione europea, che sono tutti favorevoli alla Costituzione.
Oltre 150 deputati al Parlamento europeo non avranno accesso a queste risorse.
Questo va contro il principio dell’uguaglianza ed è quindi illegale.
Desidero esortarla a sottoporre la questione all’attenzione del Consiglio al fine di abolire il regolamento sui partiti o di integrarlo con disposizioni che tengano conto di coloro che non vogliono fare parte di alcun partito sovranazionale, ma che desiderano intraprendere attività di diffusione delle informazioni, come quelle relative alla Costituzione.
Come garantirete che le risorse dell’Unione europea usate dai fautori del “sì” potranno essere usate altrettanto bene dai sostenitori del “no”?
La inviterei infine a dichiarare che rispetterete il risultato dei , sia in caso di vittoria dei “sì” che dei “no”.
<SPEAKER ID="27" LANGUAGE="PL" NAME="Bielan (UEN )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il compito più impegnativo che attende la Presidenza lussemburghese sarà indubbiamente la conclusione dei negoziati sulle prospettive finanziarie 2007-2013.
Sarà senz’altro un’ardua sfida, ma sono certo che faremo del nostro meglio per raggiungere un compromesso sul bilancio entro il mese di giugno di quest’anno.
In caso contrario, rischieremmo di incorrere in gravi ritardi, per esempio nell’elaborazione dei programmi di aiuto regionali, e questo potrebbe ostacolare l’erogazione dei fondi dell’Unione agli Stati membri nel gennaio 2007.
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Naturalmente, a rivestire una fondamentale importanza non è solo la data alla quale raggiungeremo un compromesso, bensì anche la natura di questo compromesso.
Il Presidente Barroso ha giustamente affermato che non possiamo avere più Europa con meno soldi.
L’Unione europea cesserebbe di esistere senza la solidarietà. E’ per questo motivo che non possiamo accettare che la politica di solidarietà o la necessità di sostenere i nuovi Stati membri non figurino più tra le priorità di bilancio dell’Unione europea.
Dobbiamo renderci conto che, a meno che non siano colmati i divari di sviluppo economico all’interno dell’Unione europea, sarà impossibile conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona.
Occorre quindi assicurarsi che, nel bilancio futuro dell’UE, si stanzino fondi per la politica di coesione, poiché ciò rientra nell’interesse di tutta l’Unione.
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Signor Presidente in carica del Consiglio, senza ombra di dubbio la visita a Bruxelles del Presidente Bush rappresenterà l’evento più significativo del semestre di Presidenza lussemburghese.
Per la prima volta un presidente statunitense renderà visita alle Istituzioni europee.
Mi auguro che questa visita simbolica contribuirà a migliorare le relazioni transatlantiche, che sono state piuttosto tese negli ultimi tempi.
Se non coopereremo strettamente con gli Stati Uniti sarà difficile affrontare le numerosissime sfide globali che abbiamo dinanzi.
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Signor Presidente in carica del Consiglio, ho apprezzato le sue osservazioni sull’Ucraina.
L’Unione europea deve trarre le proprie conclusioni dagli eventi che si sono verificati l’anno scorso in uno dei paesi vicini.
Il popolo ucraino ha dimostrato di condividere i nostri valori europei e di mirare all’integrazione nell’Unione europea.
Dovremmo quindi proporgli un partenariato che potrebbe poi portare all’adesione.
<SPEAKER ID="28" LANGUAGE="NL" NAME="Vanhecke (NI )." AFFILIATION="leader">
<P>
   – Signor Presidente, come lei sa, le Istituzioni europee hanno recentemente – e, a mio parere, disastrosamente – tagliato il nodo gordiano sulla possibile adesione di un paese non europeo, la Turchia, all’Unione europea.
Una questione di questo genere rischia di cambiare la natura stessa dell’Unione come la conosciamo e potrebbe perfino minacciare seriamente il futuro della cooperazione europea nella sua configurazione attuale.
Si tratta soprattutto di una questione sulla quale la schiacciante maggioranza del nostro elettorato, dei nostri concittadini, prende nettamente le distanze dalla posizione adottata dalle Istituzioni ufficiali europee.
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Mi rincresce, quindi, che la Presidenza lussemburghese non abbia colto l’opportunità di esigere, innanzi tutto, il rispetto del volere democratico della maggior parte dei cittadini europei, e, in secondo luogo – in quanto piccolo Stato membro – di chiedere rispetto verso un altro piccolo Stato membro, Cipro, che è ignorato e ingiustamente denigrato dai turchi nel modo più arrogante e inaccettabile.
A mio parere, si tratta di un’opportunità persa, che non farà altro che aggravare la profonda frattura che esiste tra i nostri concittadini, da un lato, e la politica europea, dall’altro.
<SPEAKER ID="29" LANGUAGE="ES" NAME="Galeote Quecedo (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Il Presidente Juncker ha descritto un’agenda molto ambiziosa per il prossimo semestre, che comporta una grande opportunità ma anche gravose responsabilità per il Lussemburgo, e in particolare per il suo Primo Ministro, che vanta esperienza e capacità e a cui vorremmo augurare tutto il successo possibile in questo difficile compito.
<P>
Desidero formulare qualche osservazione sulla principale sfida che dovrà affrontare questa Presidenza, che, secondo me, risiede nella riforma delle prospettive finanziarie che lei, Presidente Juncker, ha menzionato brevemente.
Probabilmente sarà sulla base di questo elemento principale che saranno giudicati questi sei mesi.
<P>
E’ evidente che il successo o il fallimento non dipendono unicamente dall’operato della Presidenza, ma il governo lussemburghese dovrà, nel corso del semestre, mostrare la massima determinazione. Sono lieto che lei abbia affermato, questa mattina, che farà in modo che l’interesse generale sia sempre al primo posto poiché, come lei stesso ha ammesso, arrivare a luglio senza un accordo genererebbe caos finanziario in seno all’Unione europea.
<P>
Per avere successo, la Presidenza dovrà trovare dei compromessi. Ritengo che questi compromessi debbano poggiare su due elementi fondamentali: da un lato, la validità del principio della coesione, ribadito dal Consiglio alla fine della Presidenza svedese, e, dall’altro, l’equilibrio nella ripartizione degli oneri.
<P>
Spero che, nel corso del prossimo semestre, questa Assemblea sia informata del costo dell’allargamento a carico dei Quindici Stati membri originari, perché sulla base delle cifre obiettive è possibile presentare proposte che i cittadini europei in ogni Stato membro possano comprendere e accettare.
<P>
Per quanto attiene ai cittadini e alla prospettiva di spingersi oltre rispetto a quanto previsto dai Trattati, desidero chiedere alla Presidenza quale ruolo vorrebbe che venisse svolto in questo negoziato dal Parlamento, che presenterà il suo parere a maggio.
<SPEAKER ID="30" LANGUAGE="FR" NAME="Désir (PSE )." AFFILIATION="opt-out">
<P>
   – Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, lei, Presidente Juncker, ha recentemente affermato, e ha altresì ribadito proprio adesso, che la concorrenza non rappresenterà per lei né il Santo Graal né l’inizio e la fine di tutto, in particolare nel contesto della revisione intermedia della strategia di Lisbona.
<P>
Lei ha rilevato che gli obiettivi sociali e dello sviluppo sostenibile non si dovrebbero contrapporre a quelli legati alla competitività.
Il mio gruppo si rallegra di questa dichiarazione, poiché ritiene che sia vero il contrario, ossia che la promozione del modello europeo funga da forza motrice della competitività nel nostro continente.
In effetti, noi pensiamo che ci voglia un’Europa dell’eccellenza che attribuisca priorità agli investimenti nella ricerca, nell’innovazione, nella formazione del personale, nella qualità delle infrastrutture, nelle reti transeuropee, nei servizi pubblici, nella qualità del lavoro e nelle relazioni sociali.
Siamo d’accordo con lei su questo punto, e talvolta constatiamo una certa divergenza rispetto all’approccio adottato dal Presidente della Commissione.
Ci auguriamo che anche lui sia altrettanto chiaro nelle sue dichiarazioni, soprattutto per quanto attiene alle questioni sociali.
<P>
Le buone intenzioni che lei ha promesso di tradurre in realtà dovranno, tuttavia, superare varie prove.
Desidero citarne tre. Innanzi tutto, il bilancio europeo.
Concordiamo con lei sul fatto che non dobbiamo permettere a questo dibattito di arenarsi, ma farlo invece procedere rapidamente.
Lei intende fungere da elemento motivante e da intermediario, nonché da catalizzatore del processo, ma noi non vogliamo un’accelerazione del processo di ricerca del compromesso se ciò significa sacrificare il principio di un bilancio capace di soddisfare le necessità dell’Unione europea.
Su questo siamo in sintonia con il Presidente Barroso: occorre un bilancio che ci consenta di garantire coesione, solidarietà, investimento nel futuro, nella ricerca e nelle reti transeuropee.
Il processo non deve essere sveltito a spese del risultato finale.
<P>
La seconda prova sarà la direttiva sui servizi di interesse generale, già menzionata oggi da vari colleghi, in particolare dall’onorevole Turmes.
Penso che lei sia consapevole di un rischio che è per noi fonte di profonda inquietudine, cioè l’ampliamento del campo di applicazione di questa direttiva, che costituisce una minaccia per numerosi servizi di interesse generale.
Ci preoccupa anche il principio del paese di origine, che potrebbe compromettere il diritto di lavorare in più paesi. Penso in particolare all’applicazione dei contratti collettivi.
<P>
La terza prova riguarda più in generale l’agenda sociale europea.
Vorremmo soprattutto che lei assumesse un chiaro impegno verso gli altri membri del Consiglio per quanto riguarda la revisione della direttiva sul tempo di lavoro, la rimozione della clausola di e, infine, la proposta di revisione della direttiva sui comitati aziendali europei.
<SPEAKER ID="31" LANGUAGE="FR" NAME="Polfer (ALDE )." AFFILIATION="in loco">
<P>
   – Signor Presidente, il 1° gennaio il Lussemburgo ha assunto per l’undicesima volta la Presidenza dell’Unione.
L’esperienza maturata e gli eccellenti preparativi effettuati, cui ho assistito personalmente, saranno di grande aiuto per affrontare le varie sfide che ci attendono, a partire dalla terribile catastrofe asiatica, che ha dimostrato l’urgente necessità di un coordinamento dell’aiuto umanitario e che dovrebbe incoraggiarci a costituire quanto prima il Corpo volontario europeo di aiuto umanitario, come stabilito dalla Costituzione.
<P>
La Presidenza dovrà occuparsi di altre questioni, tra cui mi limiterò a citarne tre.
Innanzi tutto, il processo di Lisbona è giunto a metà strada.
Questo processo va chiarito e dotato di priorità mirate: in breve, deve essere reso più comprensibile.
Pertanto, sono pienamente d’accordo con le tre priorità da lei identificate.
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La seconda questione è rappresentata dalle prospettive finanziarie.
Dobbiamo sicuramente accogliere con favore il fatto che sarà la Presidenza lussemburghese a darvi gli ultimi ritocchi, ma molti sono ancora indecisi tra l’1 per cento e l’1,24 per cento, per non parlare dell’1,14 per cento – e potrei continuare –, così come molti sono i soldi in gioco.
<P>
Infine, si dovrà emendare il Patto di stabilità e trovare il necessario equilibrio tra rigore e flessibilità per assicurare la salvaguardia della stabilità.
Signor Presidente, spero che il successo che riscuoterà sarà all’altezza degli sforzi profusi da un numero così elevato di persone.
<SPEAKER ID="32" LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Jillian (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, desidero augurare al Primo Ministro Juncker una Presidenza positiva e produttiva. Sono davvero lieta di vedere un paese piccolo, indipendente e che può vantare risultati positivi a capo dell’Unione europea.
Il Lussemburgo è uno dei sei Stati membri più piccoli del mio paese, il Galles, ed è un esempio dei risultati che potrebbe conseguire un Galles indipendente.
<P>
Il documento sulle priorità cerca di garantire l’essenziale equilibrio tra le politiche economiche, sociali e ambientali.
Mi preme menzionare la continuazione della compagna contro la discriminazione, nella speranza che si ottengano progressi reali sull’Istituto europeo del genere e sulla direttiva riveduta in materia di uguaglianza.
Il fallimento delle politiche sull’uguaglianza è magistralmente esemplificato dal divario retributivo tra uomini e donne.
Trenta anni dopo l’approvazione della legislazione in materia, una relazione pubblicata questa settimana dal sindacato GMB nel Regno Unito rivela che, ad Anglesey, nella mia circoscrizione, lo stipendio delle donne impiegate a tempo pieno è pari soltanto al 59 per cento di quello degli uomini.
E’ uno scandalo che va affrontato e spero che si attribuirà priorità alle questioni relative all’uguaglianza.
<SPEAKER ID="33" LANGUAGE="NL" NAME="Blokland (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, innanzi tutto desidero esprimere le mie condoglianze al Presidente Juncker per la morte della Granduchessa Giuseppina Carlotta.
Auguro a lei e al popolo lussemburghese la forza necessaria per far fronte a questa perdita. Che Dio vi sostenga!
<P>
La Presidenza lussemburghese deve affrontare il gravoso compito di riformare il Patto di stabilità e di attuare le conclusioni della relazione di Wim Kok.
La proposta della Commissione di prendere adeguatamente in considerazione la congiuntura economica nel Patto di stabilità rappresenta, a mio parere, la base per realizzare delle riforme equilibrate.
Ai fini dell’applicazione del Patto è utile un processo decisionale ben definito e sono tuttora necessarie sanzioni chiare.
E’ stato nell’autunno del 2004 che Kok ha presentato la sua relazione sulla strategia di Lisbona. Le sue conclusioni sono state tanto chiare quanto prevedibili: gli Stati membri devono assolutamente realizzare le riforme strutturali.
Vorrei quindi chiedere al Presidente Juncker in che modo pensa di dare seguito a queste raccomandazioni nel corso della sua Presidenza.
Nutro forti speranze, perché il Lussemburgo è sempre stato sostenitore dell’attuazione delle riforme necessarie.
<P>
Infine, quanto allo statuto dei deputati europei, possiamo aspettarci che la Presidenza giunga a una decisione nel corso del prossimo semestre?
<SPEAKER ID="34" LANGUAGE="SK" NAME="Belohorská (NI )." AFFILIATION="">
<P>
   – Grazie, signor Presidente.
Auguro alla Presidenza lussemburghese tutto il successo possibile.
E’ nell’interesse di tutti noi.
Il Lussemburgo è il secondo paese che assume la Presidenza dell’Unione allargata.
E’ un membro fondatore dell’Unione europea e un esempio di come un piccolo Stato sia in grado di dare il ritmo e dettare le condizioni ai grandi paesi.
Il Presidente della Commissione europea Barroso ha richiamato l’attenzione, nel suo discorso odierno, sulle maggiori pressioni finanziarie cui sono sottoposti i nuovi Stati membri, riferendosi alle regioni arretrate.
Desidero far notare che questi dieci Stati membri hanno anche grandi ricchezze.
Molte di queste regioni sono state private di decine e centinaia di giovani ambiziosi, scienziati, medici, che, negli ultimi quindici anni, sono partiti per la vecchia Europa, contribuendo al successo della sua economia.
Vorrei precisare alla Presidenza lussemburghese che non vogliamo soltanto ricevere la carità.
Penso che questa sia un’opportunità che vi viene offerta per coinvolgere attivamente i nuovi dieci paesi.
Dopo la ratifica del Trattato costituzionale, l’Europa creerà nuove Istituzioni.
La invito ad adoperarsi affinché alla parte orientale dell’Unione europea venga riconosciuto il diritto di ospitare un’importante Istituzione europea.
Questa idea sarà sicuramente un successo.
Ne è la riprova il fatto che l’incontro tra Bush e Putin si terrà nel mio piccolo paese, la Slovacchia.
<SPEAKER ID="35" LANGUAGE="" NAME="Brunetta (PPE-DE )." AFFILIATION="deficit">
<P>
   – Signor Presidente, la riforma del Patto di stabilità e la riforma delle prospettive finanziarie sono due facce della stessa medaglia.
Queste riforme devono trovare una filosofia e una soluzione comune: più crescita, più competitività e più risorse agli Stati.
Tutto ciò vuol dire più benessere e più coesione.
<P>
Mi consenta, Presidente Juncker, di essere franco con lei.
Sul Patto di stabilità e crescita, le cose da lei dette sono del tutto condivisibili, ma sono già previste dall’attuale sistema di regolazione: gli stabilizzatori automatici, il loro rapporto con la congiuntura positiva o negativa, il rapporto tra più flessibilità del e la virtuosità della dinamica del debito, sono tutte cose già previste.
Non è di questo che ha bisogno ora l’Unione europea, forse converrebbe essere più ambiziosi: dico più ambiziosi, ma questo non vuol dire meno rigorosi, semplicemente più attenti alle esigenze strategiche della nostra Unione.
<P>
Se è vero che serve rilanciare una strategia virtuosa a livello europeo per investimenti, infrastrutture, ricerca e sicurezza, insomma per raggiungere gli obiettivi fissati al vertice di Lisbona, allora bisogna trovare un accordo sulle modalità di azione: senza ipocrisie, senza furberie, senza opportunismi.
Per il Patto serve una europea, che dir si voglia, corredata delle opportune garanzie e controlli.
Per le prospettive finanziarie occorre un bilancio dell’Unione più forte, non più debole, più finalizzato agli investimenti previsti dagli obiettivi di Lisbona e meno all’assistenzialismo.
Signor Presidente Juncker, signor Presidente Barroso, ne saremo capaci?
Dipende da noi.
La responsabilità è di tutti noi, però per favore niente ipocrisie.
<SPEAKER ID="36" LANGUAGE="ES" NAME="Dührkop Dührkop (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Presidente Juncker, concentrerò il mio breve intervento sulle prospettive finanziarie, che per la Presidenza rappresentano forse la sfida più ardua tra quelle da lei menzionate oggi.
<P>
Nel presentare le sue priorità, lei ha affermato di essere d’accordo sulle ragioni per cui è necessario raggiungere un accordo politico sulle prospettive finanziarie a giugno, in modo che si possano concludere le procedure legislative sotto Presidenza britannica, riconciliando le differenze nazionali.
<P>
Le auguriamo buona fortuna perché, da un lato, abbiamo appena concluso l’allargamento a dieci nuovi Stati membri la cui situazione economica comporta sforzi finanziari enormi in vista della coesione sociale ed economica e della tutela del modello sociale europeo, come lei stesso ha sottolineato nel suo intervento.
<P>
D’altro lato, ci sono i contabili miopi, il cui unico obiettivo è quello di non superare un determinato livello di spesa.
Speriamo che, grazie alla sua esperienza e alla cooperazione del Parlamento europeo, la sua Presidenza riesca a convincere il Consiglio ad adottare una prospettiva più ampia, e gli faccia comprendere che è irresponsabile cercare di creare più Europa con meno risorse – per riprendere ancora una volta la consueta espressione.
E’ altresì necessario, Presidente Juncker, far notare al Consiglio che la politica di bilancio sta affrontando sfide ben più ardue del contenimento della spesa al di sotto di una determinata percentuale del prodotto interno lordo.
<P>
Proseguiamo la costruzione di un’Europa che ci coinvolga tutti e che sia dotata di risorse sufficienti, come previsto dai Trattati, in modo da non deludere i cittadini.
<SPEAKER ID="37" LANGUAGE="EN" NAME="Mote (NI )." AFFILIATION="l’antitesi">
<P>
   – Signor Presidente, la nuova Presidenza può stare certa che centinaia e migliaia di cittadini britannici contrasteranno la Costituzione europea proposta con le unghie e con i denti, e milioni di noi voteranno contro quando sarà il momento!
<P>
Non abbiamo nulla contro i popoli d’Europa: ci opponiamo soltanto al sistema di governo unitario che prende il nome di Unione europea.
L’UE è della democrazia parlamentare responsabile delle sue azioni, inventata dai britannici oltre 700 anni fa.
Questo tentativo di capovolgere la relazione tra lo Stato e l’individuo ci è stato imposto negli ultimi 30 anni con l’inganno, il diniego e il travisamento dei fatti.
Ora, però, comprendiamo appieno cosa sia realmente l’Unione europea.
Forse non ce ne andremo via nel corso della sua Presidenza, ma non c’è alcun dubbio: prima o poi ce ne andremo.
<SPEAKER ID="38" LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, il tenore del mio intervento sarà piuttosto diverso da quello dell’oratore che mi ha preceduto.
Innanzi tutto vorrei ringraziare la Presidenza lussemburghese, non soltanto per l’eccellente agenda che ci ha presentato, ma anche per lo stile, il contenuto e il livello di impegno che ne traspare.
Nei prossimi mesi la Presidenza lussemburghese dovrà senz’altro lavorare duramente, e noi nutriamo grandi speranze.
Ci sono ardue sfide che richiedono una risposta e che l’Europa non può esimersi di affrontare.
<P>
Vorrei soffermarmi su una di queste sfide, ossia sulla creazione di nuovi e migliori posti di lavoro, ma anche sulla sostenibilità e la coesione sociale.
Desidero pertanto ripetere agli onorevoli Goebbels e Cohn-Bendit che il gruppo socialista al Parlamento europeo e il gruppo Verde non hanno l’appannaggio esclusivo su tali questioni.
La coesione sociale è indubbiamente uno dei principi cristianodemocratici, e io continuerò ad adoperarmi – e lo stesso farà il nostro gruppo – affinché si continui a perseguirla.
Sono quindi lieto che questo principio sia stato menzionato non soltanto dal Presidente del Consiglio, ma anche dal Presidente della Commissione e dal Presidente del mio gruppo.
<P>
Vorrei spendere un paio di parole su Lisbona, sollevando alcuni punti.
Innanzi tutto, se da un lato l’obiettivo del Vertice di Lisbona era valido, e il risultato che vogliamo ottenere è eccellente, tendiamo a dimenticare che, quando i capi di Stato e di governo sono tornati a casa, nessuno si è assunto alcuna responsabilità in merito a questo processo.
Ciò che maggiormente conta in questo momento, oltre a tutte le nuove misure che vanno prese, è la responsabilizzazione delle persone.
In questo modo sarà possibile verificare i piani nazionali a livello europeo.
<P>
Vorrei concludere con una sentita nota di dispiacere.
Ho notato che abbiamo concluso vari accordi sul libero mercato che sono poi stati violati dagli Stati membri, e anche dalla Commissione europea, nel settore delle qualifiche, della mobilità, eccetera.
<SPEAKER ID="39" LANGUAGE="EN" NAME="Titley (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, la strategia di Lisbona è talmente ricca di idee grandiose che spesso sentiamo parlare poco – e abbiamo sentito parlare pochissimo oggi – delle cose semplici, come di una migliore qualità della nostra legislazione.
Il fatto è che l’Unione europea potrebbe aumentare la sua produttività dal due al sei per cento se il suo quadro regolamentare corrispondesse a ciò che c’è di meglio al mondo.
Dovremmo quindi fare in modo che divenisse priorità della Presidenza lussemburghese incoraggiare la Commissione a stanziare risorse effettive per la consultazione allo stadio iniziale delle sue proposte e per verificare l’adeguatezza del suo livello di competitività.
<P>
Occorre altresì dedicare tempo all’esame della legislazione vigente per vedere se ha sortito l’effetto auspicato.
Approviamo spesso atti legislativi, ma non ci soffermiamo a verificarne il risultato reale.
La legislazione in vigore è adeguatamente applicata e attuata?
Ritengo che, nell’Unione europea a Venticinque, all’applicazione della legislazione vada indubbiamente attribuita maggiore priorità di quanto non sia avvenuto finora.
Mi rallegro che la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori abbia accolto il mio suggerimento di elaborare una relazione di iniziativa che analizzi proprio queste questioni.
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Abbiamo altresì sentito parlare molto oggi di Europa sociale, ma dobbiamo fare in modo che l’Europa sociale si applichi a tutti, e non soltanto a chi lavora.
Sono fin troppi i nostri cittadini economicamente inattivi. Dovremmo pertanto investire in politiche attive del mercato del lavoro, che consentano di ritornare a lavorare, e in politiche di sostegno, per mantenere il posto di lavoro.
Se non ci riusciremo, mancheremo gli obiettivi della strategia di Lisbona.
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Infine, desidero esortare la Presidenza lussemburghese a intraprendere nuove iniziative riguardo Cipro del nord, onde garantire che si realizzi un’autentica rigenerazione economica in quella parte del paese.
<SPEAKER ID="40" LANGUAGE="EN" NAME="Kirkhope (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, innanzi tutto desidero augurare successo al Presidente Juncker e al suo paese nel corso della Presidenza.
Signor Presidente in carica, lei sta assumendo la guida dell’Unione europea in un periodo cruciale.
Il processo di ratifica della Costituzione è in corso, il processo di Lisbona non registra ancora sufficienti risultati e il futuro delle relazioni transatlantiche è fonte di preoccupazione.
A marzo, il Consiglio europeo effettuerà la revisione intermedia del processo di Lisbona alla luce della relazione Kok, che ha rilevato con schiettezza l’insufficienza dei progressi registrati.
Invito la Presidenza a non lasciarsi incantare dal canto delle sirene di coloro che reclamano la preservazione del “modello europeo” come massima priorità politica.
Evidentemente non lo è.
E’ proprio per il fatto che così tanti governi non sono stati in grado di affrontare con fermezza le riforme radicali che il processo di Lisbona si trova in questa difficilissima situazione.
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Gli Stati Uniti continuano a ottenere risultati superiori ai nostri e si inaspriscono le sfide provenienti dall’Asia, in particolare dalla Cina e dall’India, senza una reazione chiara e urgente da parte della capitali dell’Unione europea.
La Presidenza deve sostenere inequivocabilmente le riforme economiche, una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, politiche fiscali più competitive, e la riduzione di barriere alla crescita dell’occupazione, in particolare dell’eccesso di regolamentazione che pervade tutte le nostre economie.
Poiché gli elevati tassi di disoccupazione sono una realtà in tutta l’Europa, i cittadini si attendono delle modalità pratiche che favoriscano la loro reintegrazione nel mondo del lavoro.
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La via delle riforme sarà ardua e rischiosa, ma, come dimostrato dal Regno Unito sotto Margaret Thatcher negli anni ’80 e della Spagna di Aznar negli anni ’90, un approccio risoluto alle riforme economiche sortisce risultati.
Bassi livelli di tassazione, mercati del lavoro flessibili, meno burocrazia e la determinazione di assicurare un netto vantaggio alle offerte che generano ricchezza indicano l’unica via per uscire da questo relativo declino economico.
Questi principi sono ovviamente un anatema per i socialisti, ma rispecchiano l’interesse di tutti i nostri cittadini.
Noi puntiamo sul Consiglio di primavera, che si terrà a marzo, per invertire la rotta fallimentare degli ultimi tempi e ricollocare con decisione l’Europa sulla via del libero mercato e dell’orientamento verso le imprese.
<SPEAKER ID="41" LANGUAGE="EN" NAME="Sakalas (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, tutte le questioni relative ai bambini sono assenti dalle politiche e dai programmi dell’Unione europea.
Tuttavia, i diritti dei bambini sono ormai menzionati nella Costituzione e nella Carta dei diritti fondamentali.
E’ importante che si facciano progressi verso una politica orizzontale europea in materia di bambini.
I bambini non sono in grado di difendersi.
Incombe quindi su di noi l’obbligo di farlo.
Ogni giorno ci giunge notizia di bambini che sono stremati dalla fame, che muoiono o che sono vittime di ogni tipo di abusi.
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Tuttavia, nel suo programma non si cita alcuna strategia di ampio respiro a favore dei diritti dell’infanzia in conformità con la Convenzione ONU sui diritti dei bambini, che è stata ratificata dalla maggior parte dei paesi europei.
I bambini sono esposti al traffico illecito.
La relazione di recente pubblicazione sul traffico di esseri umani, elaborata del gruppo di esperti, ha una pronunciata dimensione di difesa dei diritti umani.
Esorto la Presidenza lussemburghese a occuparsene, prevedendo altresì uno strumento giuridico specifico per promuovere e tutelare i diritti dei bambini che sono stati vittima del traffico.
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La Presidenza lussemburghese ha affermato che la direttiva sul ritorno dei richiedenti asilo rappresenta una priorità.
E’ importante che vi sia una sezione specifica per tutelare i diritti dei bambini, e che i bambini senza accompagnatore non siano ricondotti nei loro paesi di origine senza che vi sia una valutazione di cosa sia più confacente al loro interesse.
La dimensione dei diritti dei bambini non è ancora stata integrata nella politica di sviluppo dell’Unione europea.
Invito la Presidenza lussemburghese a ovviare a questa lacuna quanto prima richiedendo una comunicazione sui diritti dei bambini e su una nuova cooperazione allo sviluppo, nonché sostenendo in via prioritaria i riferimenti ai diritti dei bambini.
La sollecito inoltre a rivedere la dichiarazione della politica di sviluppo.
<P>
Continua a destare preoccupazione l’attuazione dei nuovi orientamenti per la tutela dei bambini nelle zone in conflitto.
Per assicurare dei progressi, è essenziale che la Presidenza lussemburghese porti avanti questo processo, completando e mettendo in pratica un piano di azione.
<P>
In conclusione, è essenziale che i diritti dei bambini siano considerati una priorità dalla Presidenza lussemburghese e che siano inclusi nelle conclusioni della Presidenza.
<SPEAKER ID="42" LANGUAGE="PL" NAME="Saryusz-Wolski (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   –  Signor Presidente, ho notato due lacune nel programma della Presidenza lussemburghese e vorrei rivolgere due domande a tale proposito.
Nel documento di presentazione delle priorità della Presidenza lussemburghese si citano 27 paesi o regioni al di fuori dell’Unione, eppure dell’Europa orientale e dell’Ucraina non si parla nemmeno una volta.
In altre parole, nel programma manca una dimensione orientale.
Sarebbe preoccupante se ciò riflettesse la visione e le intenzioni della Presidenza lussemburghese in merito alla nuova democrazia europea che è emersa sotto i nostri occhi e alle nostre porte.
I commenti espressi sull’Ucraina dinanzi a questo Parlamento sono stati molto cauti.
Non implicano l’attuazione di misure proporzionali alla responsabilità che l’Europa ha nei confronti dell’Ucraina e che rappresentano un imperativo morale e politico.
<P>
Se ci dovessimo limitare al vecchio piano d’azione, che si basava sulla politica di vicinato, faremmo troppo poco e commetteremmo un errore.
Il piano è stato elaborato per un’Ucraina di un’epoca diversa, precedente alla rivoluzione arancione, che ha offerto speranza e un modello di trasformazione politica pacifica.
Gli avvenimenti dell’Ucraina meritano una reazione da parte dell’Europa, e non soltanto parole e strumenti superati.
Il tempo passa più rapidamente, e anche diversamente, nell’Europa centrale e orientale.
Dobbiamo agire adesso per fare in modo che la democrazia non sia soltanto vittoriosa, ma anche duratura e fonte di speranza per gli altri.
<P>
Cosa bisognerebbe fare, quindi?
Il vecchio piano di azione andrebbe riveduto ed esteso oltre la politica di vicinato, e occorrerebbe presentare una nuova proposta.
Le relazioni dell’Unione Europea con l’Ucraina dovrebbero fare un passo avanti e bisognerebbe offrire a questo paese un accordo di associazione e la prospettiva dell’adesione.
Non dovremmo deludere le speranze europee dell’Ucraina o rinunciare ai nostri valori fondamentali, come la libertà, la democrazia e la solidarietà, in cambio di petrolio e gas.
<P>
Sostenendo la democrazia ucraina alimenteremo anche le ambizioni democratiche dei cittadini della Bielorussia, della Russia e degli altri paesi dell’area postsovietica.
E’ l’occasione per promuovere un cambiamento politico che gioverà all’Unione europea da ogni punto di vista.
L’era di Yalta, della dottrina Breznev e del muro di Berlino si è conclusa.
Occorre una politica coraggiosa basata sui nostri valori, non sui nostri interessi finanziari, e sulla promozione della democrazia, dei diritti umani e del diritto delle nazioni all’autodeterminazione.
Allacciare relazioni più aperte con un’Ucraina democratica rappresenta, nel contempo, una grande sfida e una gravosa responsabilità per la Presidenza lussemburghese, alla quale auguro tutto il successo possibile.
<SPEAKER ID="43" LANGUAGE="FR" NAME="Juncker," AFFILIATION="Consiglio">
<P>
   . – Signor Presidente, posso scegliere tra due approcci. Posso rispondere ai trenta parlamentari che sono intervenuti, rischiando così di essere molto prolisso, oppure posso limitarmi semplicemente a replicare ad alcuni, rischiando di sembrare estremamente maleducato nei confronti degli altri.
Cercherò quindi di essere breve per non essere scortese.
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L’onorevole Goebbels, che ha seguito da vicino i miei progressi per molti anni, mi crede totalmente incapace di una cosa del genere, e su questo punto siamo d’accordo.
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Signor Presidente, vari oratori hanno fatto riferimento all’agenda di Lisbona, in particolare i presidenti dei gruppi e altri deputati, come gli onorevoli Swoboda e Oomen.
Sembra che ci sia un certo accordo sulla necessità di mantenere la sinergia fondamentale su cui si basa la strategia di Lisbona, cui hanno impresso un utile slancio le conclusioni del Consiglio europeo di Göteborg.
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Per l’onorevole Cohn-Bendit è diventata un’abitudine menzionare indiscriminatamente autori di entrambe le rive del Reno, e oggi ha citato Victor Hugo.
Per quanto riguarda l’agenda di Lisbona, io vorrei citare Pascal, che ha affermato di amare le cose che vanno insieme.
Questo si applica a molti settori della vita, e vale anche per la strategia di Lisbona.
E’ impossibile operare distinzioni tra i vari elementi che contribuiscono a fare sì che la strategia di Lisbona sia tanto efficace – e mi riferisco alla sua efficacia teorica, e non all’entusiasmo con cui è attuata.
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Molti di voi hanno parlato delle imprescindibili riforme strutturali che devono essere realizzate nel quadro della strategia di Lisbona.
Partecipo al Consiglio ECOFIN dal 1989, se non erro.
Da allora mi è stato detto, settimana dopo settimana, mese dopo mese, che le riforme strutturali vanno realizzate, eppure raramente ho incontrato qualcuno che mi sapesse dire esattamente in che senso dovrebbero andare queste riforme.
In generale, ho l’impressione che chi dice che bisogna concretizzare le riforme strutturali, in realtà, intenda dire che si deve smantellare lo Stato sociale.
<P>
Per questo motivo ho sostenuto di frequente, per quanto riguarda le riforme strutturali, che i mercati del lavoro devono essere riformati e che devono essere più flessibili.
Lo credo realmente, ma penso anche che gli imprenditori europei potrebbero essere più flessibili.
Ritengo che andrebbe a vantaggio di chi prende le decisioni, che spesso ricadono anche sugli altri, dimostrare più flessibilità, adattando gli strumenti a nostra disposizione alle necessità di oggi.
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Personalmente non penso che si debba far credere agli europei che, per diventare più competitivi, sia sufficiente riformare i mercati del lavoro, abolire la legislazione sociale esistente ed eliminare le zone cuscinetto rappresentate dai diritti dei lavoratori.
Sarebbe un approccio concentrato soltanto sul breve periodo, con ovvie conseguenze: non guadagneremmo in competitività, ma perderemmo il sostegno di un gran numero di europei, in particolare lavoratori.
Desidero quindi mettervi in guardia da questo approccio semplicistico, che non ci porterà da nessuna parte.
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Alcuni di voi hanno affermato che il rispettivo gruppo sosterrebbe il Patto di stabilità, e questo ha conferito grande interesse al dibattito.
Vi spiegherò che cosa intendo dire.
L’onorevole Goebbels, né più né meno, ha offerto il sostegno del suo gruppo parlamentare, il gruppo socialista al Parlamento europeo.
Se l’ho inteso correttamente, l’onorevole Cohn-Bendit sembra spostarsi verso una chiara sintonia di interessi e di idee in materia.
L’onorevole Poettering ha promesso l’appoggio del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei.
Sono quindi bastati cinque minuti di Presidenza lussemburghese affinché i socialisti, i liberali, i democratici cristiani e tutti gli altri trovassero un accordo sulla forma essenziale che deve assumere la riforma del Patto di stabilità e di crescita.
E’ un’evoluzione di cui mi rallegro vivamente. Su questo punto la Presidenza lussemburghese sarà franca: ne sono venuto a conoscenza soltanto nel corso della seduta odierna.
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Passerei rapidamente alla direttiva sulla liberalizzazione dei servizi, in merito alla quale pensavo di aver espresso con chiarezza il mio pensiero.
Non respingeremo questa direttiva, poiché può, in effetti, generare posti di lavoro, se la sua elaborazione sarà confacente alla situazione.
Vorrei, tuttavia, che unissimo le nostre forze per eliminare dalla direttiva tutti quegli elementi che potrebbero sfociare nel sociale e che si sono insinuati nel testo, come si evince leggendo tra le righe.
So bene che sulle nostre discussioni sulla direttiva regna la confusione, perché i rischi potenziali di alcune disposizioni non sono evidenti.
Desidero perciò invitare la Commissione, il Consiglio e il Parlamento a esaminare questo progetto di direttiva riga per riga, per individuare ogni rischio di sociale.
In fin dei conti, poiché tutti, incluso Bolkestein, mi assicurano che l’obiettivo non è quello di violare le regole che tutelano i nostri mercati del lavoro, dovremmo riuscire a eliminare il rischio di sociale – un rischio che ritengo incombere su questa direttiva – tramite una lettura comune, se l’intenzione generale è davvero questa.
Ciò detto, anche se avessimo l’occasione di farlo, la direttiva non sarebbe approvata, nella sua versione attuale, sotto la Presidenza lussemburghese, visto che richiede numerosi emendamenti.
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Lo statuto dei deputati sarà approvato entro la fine della Presidenza lussemburghese.
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Onorevole Mote, lei ha affermato di voler lasciare l’Unione europea perché rappresenta tutto ciò a cui lei si oppone e che respinge.
Devo ammettere di non essere d’accordo con lei su questo punto.
L’Unione europea rappresenta tutto ciò che io sostengo, perché sostengo la comprensione tra i popoli e la solidarietà europea – una solidarietà che non deve essere messa in pericolo da una riforma sbagliata delle prospettive finanziarie, finalizzata a distruggere gli strumenti di solidarietà.
L’Unione europea rappresenta tutto ciò che io sostengo, perché sostengo la pace.
Le divisioni tra i popoli hanno generato indicibili sofferenze in Europa.
Anche se desidera abbandonare l’Unione europea, non può non sostenerla.
<SPEAKER ID="44" LANGUAGE="FR" NAME="Barroso," AFFILIATION="Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, non intendo ritornare sulle questioni che sono già state esaminate nel corso del nostro dibattito.
La Presidenza lussemburghese ha presentato le sue priorità con grande chiarezza.
La Commissione sostiene queste priorità e intende lavorare insieme alla Presidenza, a tutti gli Stati membri e al Consiglio in modo equo e costruttivo per conseguire importanti risultati durante questo semestre, che reputiamo cruciale.
<P>
Desidero, tuttavia, ricollegarmi a una questione che non è stata trattata nei nostri interventi introduttivi, ma che è stata sollevata da almeno un deputato, ossia il miglioramento del processo legislativo.
Anche noi ci rallegriamo del fatto che la Presidenza lussemburghese intenda attribuire priorità alle misure volte a migliorare la qualità della legislazione, e questa priorità è, infatti, specificata nel programma della Presidenza.
La relazione dell’onorevole Cox sottolinea che la qualità della legislazione è uno dei fattori chiave per migliorare l’ambiente economico, ma vorrei rilevare che, a prescindere dall’ambiente economico, il miglioramento della legislazione è altresì un fattore essenziale per migliorare la comprensione dei cittadini europei e i livelli di fiducia nell’integrazione europea.
<P>
Il miglioramento della legislazione non concerne soltanto la competitività, ma anche la cittadinanza.
I cittadini spesso criticano l’operato dell’Unione europea, considerata troppo burocratica e interventista, oltre che lontana dalla realtà.
Si dovrebbe procedere a una semplificazione sistematica e operativa della legislazione, e l’comunitario dovrebbe essere reso più comprensibile.
Le valutazioni di impatto sono elementi fondamentali per assicurare una migliore preparazione delle decisioni che rivestono centralità politica.
Una legislazione più semplice e meglio preparata rappresenta la condizione irrinunciabile per promuovere una migliore comprensione, e quindi una maggiore accettazione di tale legislazione, da parte dei nostri concittadini.
<P>
Devo altresì sottolineare che l’attuazione è diventata un aspetto critico.
Se l’Unione europea e i suoi Stati membri si riveleranno incapaci di garantire una rapida trasposizione delle direttive e il rispetto dell’ comunitario, a risentirne sarà la credibilità dell’azione dell’Unione europea.
<P>
Da parte sua, la Commissione attribuirà rinnovata attenzione alle violazioni della legislazione comunitaria e al modo in cui si perseguiranno tali infrazioni.
<P>
In conclusione, e tornando alla revisione della strategia di Lisbona, vorrei aggiungere che non si dovrebbero vedere divisioni dove non esistono.
Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che la competitività economica, l’ambiente e la legislazione sociale rivestono un’importanza cruciale in questa nostra Europa.
Non si può dire altrettanto a proposito della competitività sul piano globale, poiché questo è un settore in cui potremmo fare dei progressi rispetto ai nostri .
Non penso, in tutta sincerità, che ci sia molto da imparare dai nostri in materia di legislazione ambientale o sociale, e che sia quindi necessario fare granché per raggiungerli. Credo invece che resti molto da fare nel campo della competitività, per esempio nel settore della ricerca e dello sviluppo.
<P>
Se raffrontiamo l’Europa – anche l’Europa dei Quindici, prima dell’allargamento – agli Stati Uniti e al Giappone per quanto riguarda gli investimenti nella ricerca nelle nuove tecnologie, per esempio, vediamo che gli investimenti dell’Europa dei Quindici rappresentano soltanto un terzo di quelli statunitensi e sono inferiori del 30 per cento rispetto a quelli giapponesi.
Eppure gli investimenti nel settore della ricerca e dell’innovazione, strumentali alla crescita in Europa, meritano di figurare tra le priorità, e stiamo lavorando con la Presidenza lussemburghese e con tutti gli Stati membri per garantire che ciò avvenga, ossia che si dedichi un’attenzione più mirata alle questioni più pressanti.
Sono certo che, durante questa Presidenza, saremo in grado di approvare una strategia di Lisbona riveduta, che rafforzerà e ravviverà il modello sociale europeo in chiave ammodernata, al fine di assicurare prosperità ai nostri concittadini.
<SPEAKER ID="45" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<SPEAKER ID="46" LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   – Il programma di questa Presidenza riesce a non essere una totale delusione solo perché non ci aspettavamo granché dal suo contenuto in ogni caso.
Deploriamo che abbia sottovalutato alcuni aspetti essenziali.
Il programma non dice nulla della disoccupazione, benché si sia aggravata.
Non si impegna in alcun modo a fare un bilancio dell’euro nei dodici Stati della zona dell’euro, nonostante l’acuirsi dei problemi nella maggior parte di questi paesi, quanto meno in vista dalla sopravvalutazione della valuta.
Non promette di chiedere la revisione della liberalizzazione del commercio degli articoli tessili e dell’abbigliamento, o almeno di ricorrere alle clausole di salvaguardia per i prodotti più sensibili.
Non fa riferimento al sessantesimo anniversario della sconfitta del fascismo.
<P>
Per quanto riguarda la strategia di Lisbona, non raggiunge le giuste conclusioni sull’impatto della situazione attuale.
Tutt’altro: percorre la stessa strada delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, di incremento dell’insicurezza dei posti di lavoro e di erosione dei servizi pubblici.
Analogamente, non propone di abrogare il Patto di stabilità e di crescita e sostituirlo con un Patto di progresso sociale e di creazione di posti di lavoro, in linea con gli obiettivi della piena occupazione, dello sviluppo economico sostenibile e con la coesione economica e sociale.
<SPEAKER ID="47" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulle conseguenze del maremoto del 26 dicembre 2004.
<SPEAKER ID="48" LANGUAGE="FR" NAME="Asselborn," AFFILIATION="Consiglio">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, onorevoli deputati, la catastrofe senza precedenti verificatasi il 26 dicembre scorso ha colpito dodici paesi e provocato la morte di oltre 160 000 persone, senza contare le migliaia di dispersi, un gran numero di feriti e milioni – si parla di cinque – di sfollati o senzatetto.
I bambini, rimasti orfani o isolati dai familiari, sono particolarmente vulnerabili.
La situazione sanitaria è oltremodo preoccupante e i danni materiali sono di dimensioni incalcolabili.
<P>
Date le proporzioni della catastrofe, la Presidenza lussemburghese, in stretta cooperazione con la Presidenza olandese, ha reagito subito dopo il 26 dicembre, recandosi sul posto assieme alla Commissione il 1° gennaio.
Il giorno stesso, il ministro lussemburghese della Sanità ha contattato e incontrato i funzionari dell’OMS e della Croce rossa internazionale.
<P>
Sulla base di questi primi contatti con le Nazioni Unite e i paesi colpiti, e in seguito al Vertice straordinario di Giacarta, la Presidenza ha convocato una riunione del Consiglio “Affari generali e Relazioni esterne” il 7 gennaio, cui hanno partecipato numerosi ministri degli Affari esteri, della Cooperazione e della Sanità.
<P>
Il Consiglio del 7 gennaio ha ribadito la solidarietà dell’Unione europea con i paesi colpiti e con le loro popolazioni e ha espresso gratitudine – questo è molto importante – per il sostegno prestato ai cittadini europei presenti sul posto al momento della tragedia.
Il Consiglio si è inoltre congratulato per la solidarietà generale manifestata dalla società civile e dai cittadini.
<P>
La riunione del Consiglio ha permesso di fare il punto sulle numerose iniziative intraprese sia dalla Commissione che dagli Stati membri e sull’indispensabile coordinamento degli aiuti forniti dall’Unione europea.
Insieme, abbiamo riflettuto sul miglior modo in cui rispondere all’emergenza sul piano finanziario, materiale e sanitario e sulle risorse finanziarie ed operative ritenute necessarie ed adeguate per le successive fasi di risanamento e ricostruzione.
I funzionari delle agenzie delle Nazioni Unite, cioè l’OCHA, l’OMS e l’UNICEF, sono stati invitati a partecipare alla riunione.
Hanno fornito al Consiglio informazioni supplementari sulla situazione e sulle misure adottate, nonché sulla valutazione delle necessità future.
In questa occasione, è stato riaffermato il ruolo primario delle Nazioni Unite per quanto riguarda il coordinamento degli aiuti.
<P>
I principali risultati immediati di tale riunione del Consiglio sono i seguenti: sul piano finanziario, il Consiglio ha annunciato che l’aiuto pubblico congiunto dell’Unione europea e degli Stati membri a favore delle vittime dello – aiuti di emergenza e aiuti alla ricostruzione – ammonta attualmente a circa 1,5 miliardi di euro.
Tuttavia, il Consiglio ha ricordato che questa cifra non deve far dimenticare la problematica generale dello sviluppo, dell’aiuto umanitario e degli obiettivi del Millennio, in particolare in Africa, né far diminuire le risorse stanziate a tale scopo.
<P>
Sul piano sanitario, gli Stati membri sono stati invitati ad unire le forze sotto l’egida dell’OMS, al fine di prevenire il rischio di epidemie e allestire infrastrutture sanitarie, inviando adeguati materiali ed mediche.
L’Unione europea ed i suoi Stati membri agiranno a sostegno dell’OMS.
<P>
Per quanto riguarda le azioni a più lungo termine, il Consiglio ha auspicato un potenziamento della capacità dell’Unione europea di far fronte alle grandi catastrofi naturali e ha espresso l’intenzione di dotarsi degli strumenti seguenti.
<P>
In primo luogo, una strategia di prevenzione e un sistema di allerta precoce e di reazione rapida alle catastrofi, segnatamente in vista della conferenza internazionale sulla riduzione delle catastrofi, che si svolgerà a Kobe, in Giappone, tra il 18 e il 22 gennaio.
<P>
In secondo luogo, il miglioramento del meccanismo di protezione civile e di aiuto umanitario, compresa la capacità di analisi.
Il Consiglio aspira a sviluppare una capacità di risposta rapida dell’Unione europea, dotandola di adeguate strutture di pianificazione, di coordinamento e di mobilitazione dei mezzi.
<P>
In terzo luogo, il rafforzamento della cooperazione consolare.
<P>
In quarto luogo, vi sono altre misure che il Consiglio dovrà esaminare, in particolare lo sviluppo di una capacità di risposta rapida dell’Unione europea, cioè un sistema di allerta precoce.
Si dovrà anche valutare l’istituzione di un corpo volontario europeo di aiuto umanitario, nonché la possibilità di rafforzare il coordinamento dell’Unione europea per quanto riguarda i soccorsi, l’evacuazione, l’inoltro di viveri e l’assistenza medica.
<P>
Altre misure comprendono il sostegno commerciale e varie forme di partenariati bilaterali, tra cui i gemellaggi fra città e ospedali, e infine una riprogrammazione del servizio del debito per i paesi colpiti che lo desiderino.
Questo punto dovrebbe essere inserito nell’ordine del giorno del Consiglio ECOFIN che si svolgerà la prossima settimana.
<P>
Il Consiglio “Affari generali” del 31 gennaio tornerà su tutte le misure e le strategie previste dall’Unione e dagli Stati membri a medio e lungo termine, al fine di elaborare un piano d’azione operativo dell’Unione europea.
<P>
La sera stessa del 7 gennaio, la signora Ferrero-Waldner, Commissario europeo competente, i ministri della Sanità e della Cooperazione ed io stesso abbiamo informato una folta delegazione del Parlamento.
<P>
Questa settimana, la Presidenza e la Commissione proseguiranno il fitto dialogo con le commissioni competenti del Parlamento europeo ai fini dell’attuazione degli impegni finanziari dell’Unione e mi auguro che, in occasione del Consiglio “Affari generali” del 31 gennaio, si possa già dare espressione concreta ad alcune strategie delineate nella riunione del Consiglio “Affari generali” del 7 gennaio.
<SPEAKER ID="49" LANGUAGE="PT" NAME="Barroso," AFFILIATION="Presidente della Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli deputati, l’entità della catastrofe che si è verificata in Asia ci induce a riflettere seriamente sulla fragilità della vita umana di fronte alle forze della natura e sul modo in cui altre questioni perdano rilevanza rispetto a una tragedia umana di queste proporzioni.
Si impone anche una riflessione sulla natura dell’azione politica a livello nazionale ed europeo per far fronte alle conseguenze di catastrofi naturali come questa.
Ritengo sia una buona occasione per riflettere sui nostri strumenti e sulle nostre politiche, sul modo in cui coordiniamo i nostri sforzi e ripartiamo le responsabilità tra autorità nazionali e Istituzioni europee.
<P>
Il viaggio a Giacarta la scorsa settimana mi ha permesso di farmi un’idea delle dimensioni reali della tragedia provocata dal sisma e dal conseguente .
Ho anche trovato conferma del fatto che la comunità internazionale, compresa l’Unione europea e la Commissione, sono riuscite a rispondere con rapidità, raccogliendo cifre considerevoli da destinare agli aiuti e fornendo altre forme di sostegno.
<P>
Il Commissario Michel è rimasto scioccato da ciò che ha visto sul posto.
La gigantesca ondata ha completamente spazzato via ogni presenza umana lungo 500 chilometri di costa, distruggendo tutto ciò che ha incontrato sul suo cammino, e ha raggiunto luoghi a oltre cinque chilometri dalla costa.
L’aspetto più tragico è che la maggioranza della popolazione viveva proprio nella zona costiera che è stata completamente devastata.
Storie altrettanto allarmanti sono giunte dallo Sri Lanka, dalla Tailandia, dall’India e dalle Maldive, e la devastazione provocata in altri paesi meno accessibili sta venendo solo ora alla luce.
La tragedia ha anche raggiunto le coste dell’Africa.
<P>
Questa enorme catastrofe naturale lascia dietro di sé 150 000 vittime e oltre cinque milioni di persone senza tetto e traumatizzate, che devono ora affrontare la sfida di riunire ciò che resta delle loro famiglie devastate, ricostruire le proprie case, ripristinare le attività economiche e, in breve, cercare di ricominciare a vivere.
<SPEAKER ID="50" LANGUAGE="EN" NAME="" AFFILIATION="partner">
<P>
Le proporzioni della catastrofe e le immagini scioccanti che affollano i nostri schermi televisivi e le pagine dei quotidiani hanno suscitato grande compassione tra i cittadini europei, che ovunque hanno chiesto una risposta rapida e su vasta scala.
Dobbiamo essere fieri della risposta europea.
Gli europei hanno dato un’imponente prova di solidarietà, a livello istituzionale e a livello di singoli cittadini.
Nel complesso, il sostegno europeo alle vittime e ai paesi colpiti è di gran lunga il più importante a livello mondiale: l’Europa è stata il primo donatore ad annunciare l’assistenza diretta e i rappresentanti europei sono stati tra i primi a recarsi sul posto.
Vorrei rendere omaggio a tutte le persone direttamente e indirettamente coinvolte in questo enorme sforzo.
<P>
Per quanto riguarda la gestione della crisi, vorrei dare risalto all’eccellente cooperazione tra la Commissione e la Presidenza del Consiglio, in particolare il Primo Ministro Juncker, e il Parlamento europeo.
Abbiamo dimostrato quanto sia importante assicurare una piena ed efficace cooperazione interistituzionale.
<P>
In altre situazioni di emergenza, la Commissione ha avuto più tempo per discutere e preparare la sua risposta in anticipo con il Parlamento e il Consiglio, le nostre autorità di bilancio.
In questo caso, non ve ne è stato il tempo.
Nove giorni dopo che l’ondata si era abbattuta sulle coste dell’Asia e dell’Africa, i capi di governo dei paesi colpiti e i principali donatori si sono riuniti a Giacarta per decidere come rimediare ai danni e quali fondi si sarebbero resi disponibili.
<P>
Per preparare il terreno nel breve tempo a disposizione, prima di partire per Giacarta, ho discusso con il Presidente Borrell Fontelles e il Primo Ministro Juncker la proposta della Commissione di offrire fino a 450 milioni di euro.
Entrambi hanno espresso un parere positivo e favorevole alla proposta.
Di fatto, alla conferenza di Giacarta ho riferito un messaggio speciale che mi aveva inviato il Presidente Borrell Fontelles, chiedendomi di trasmetterlo ai capi di Stato e di governo riuniti in tale sede.
<P>
Senza avere avuto la possibilità di svolgere una discussione approfondita in seno al Parlamento e al Consiglio, al Vertice di Giacarta ho precisato che l’impegno della Commissione per 450 milioni di euro era subordinato all’approvazione delle autorità di bilancio, il che significa anche il Parlamento europeo.
Oggi la priorità della Commissione è ascoltare i vostri pareri, rispondere alle vostre domande e stabilire il miglior modo in cui affrontare i due compiti principali che ci attendono, cioè tradurre rapidamente la nostra offerta condizionata in stanziamenti concreti di bilancio e quindi trasformare tali fondi in programmi di ricostruzione effettivi, che aiutino le persone nei paesi colpiti a ricomporre le loro vite distrutte.
<P>
Anche se siamo solo agli inizi, vorrei esporre in modo più approfondito le mie idee sul migliore utilizzo che possiamo fare dei fondi offerti dalla Commissione, sempre che il Parlamento e il Consiglio approvino i finanziamenti proposti.
<P>
Sul piano umanitario, la Commissione ha risposto rapidamente e con grande efficienza.
Attraverso l’ufficio per l’assistenza umanitaria, l’ECHO, siamo stati una delle prime organizzazioni a rispondere alla catastrofe, rendendo disponibili 23 milioni di euro – di cui 3 milioni di euro disponibili il giorno stesso del disastro – in aiuti umanitari alla Croce rossa ed altri per soddisfare le necessità essenziali.
Abbiamo rafforzato il personale dell’ECHO presente in loco e i nostri esperti lavorano in stretta cooperazione con le Nazioni Unite e altri donatori per valutare il fabbisogno e assicurare il coordinamento dello sforzo umanitario sul posto.
<P>
Il Commissario Michel ha visitato le regioni più colpite tra il 1° e il 7 gennaio per verificare direttamente la situazione e valutare le necessità di soccorso e ricostruzione.
Siamo anche stati rapidi nel mobilitare la protezione civile.
Il meccanismo europeo di protezione civile, sotto la responsabilità del Commissario Dimas, è attivo dal momento in cui sono pervenute le prime notizie sullo .
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Durante la catastrofe, il Centro di monitoraggio e di informazione della Commissione europea ha operato 24 ore su 24 per mobilitare e coordinare l’assistenza della protezione civile degli Stati membri dell’Unione europea e dei paesi vicini.
Il meccanismo si è rivelato un sistema semplice ed efficace, che permette di indirizzare l’assistenza verso le esigenze specifiche di ogni paese colpito.
A 24 ore dalla catastrofe, il Centro aveva inviato esperti di valutazione e coordinamento in Tailandia e Sri Lanka.
Come ha sottolineato Kofi Annan, è necessario 1 miliardo di dollari nell’immediato.
In risposta a questa necessità, ho proposto, nell’ambito dell’offerta, di stanziare altri 100 milioni di euro della riserva di emergenza per fornire assistenza umanitaria.
So che le vostre commissioni stanno esaminando favorevolmente la proposta e il Commissario Michel ha confermato il nostro impegno alla conferenza dei donatori delle Nazioni Unite svoltasi ieri a Ginevra.
Ciò dimostra anche il nostro pieno sostegno alla posizione del Parlamento sul ruolo primario delle Nazioni Unite per quanto attiene al coordinamento.
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Sul piano della ricostruzione, ho proposto di rendere disponibili 350 milioni di euro.
Prevedo che parte di tale importo sarà costituita da nuovi fondi e parte dalla riprogrammazione dei fondi già destinati ai paesi colpiti.
La ricostruzione richiederà diversi anni, ma il finanziamento dello sforzo di ricostruzione deve essere previsto quest’anno e il prossimo anno.
So che il termine “riprogrammazione” ha suscitato preoccupazione in seno al Parlamento.
Perché dunque la Commissione la propone?
Il motivo principale è la rapidità.
I fondi per i progetti del 2005 sono già previsti e si possono utilizzare per le opere di ricostruzione urgenti e immediate.
Se attendiamo che si rendano disponibili nuovi fondi, occorreranno sei mesi.
Dobbiamo procedere ora.
Tutti i donatori rispondono allo stesso modo, compresa la Banca mondiale, al fine di mobilizzare fondi per il soccorso alle vittime dello il più rapidamente possibile.
Inoltre, ritengo che questa soluzione non avrà alcun effetto collaterale negativo.
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Ci si può chiedere se ciò determinerà l’annullamento di progetti già pianificati.
La risposta è no.
Se, come noi, i governi decidono che il soccorso delle vittime dello ha priorità immediata, i progetti originariamente previsti possono essere ripresi nel 2006 o 2007, nel quadro delle nuove prospettive finanziarie; in alcuni casi, il problema è che non possiamo attuare il progetto precedente in queste regioni, perché sono state colpite dallo , e quindi occorre dare priorità ai progetti relativi allo .
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Questo significa che l’Asia sottrarrà fondi ai finanziamenti destinati ad altre regioni?
La risposta è no.
Qualsiasi progetto che possa essere rinviato o ritardato in questo modo rientrerà nella dotazione per l’Asia che, se necessario, dovrà essere riadattata.
Conto sul vostro sostegno a tal fine.
Avendo letto il progetto di risoluzione del Parlamento europeo, posso assicurarvi che i “poveri del mondo non pagheranno il prezzo di questo disastro”.
<P>
Per quanto riguarda gli aiuti per la cooperazione allo sviluppo, la priorità dell’Unione europea è e continuerà chiaramente ad essere l’Africa, in ragione delle sue esigenze strutturali, delle quali siete tutti a conoscenza.
Tuttavia, ciò non significa che ora non si possa procedere accordando la priorità diretta al soccorso alle vittime di questa catastrofe.
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Permettetemi di fare alcuni esempi specifici del modo in cui la riprogrammazione può esserci utile nell’immediato.
In Indonesia, la Commissione gestisce un programma con una dotazione di 35 milioni di euro, volto a migliorare l’accesso e la qualità dell’assistenza sanitaria a livello di comunità locale.
Se il governo dell’Indonesia è d’accordo, il programma può essere rapidamente esteso e contribuire alla ricostruzione e al rafforzamento delle infrastrutture sanitarie danneggiate dallo .
In Sri Lanka stiamo pianificando una cooperazione con la Banca mondiale su un programma di edilizia abitativa per il reinsediamento di persone sfollate all’interno del paese.
Analogamente, questo programma può essere rapidamente ampliato e contribuire a fornire un nuovo alloggio alle famiglie che hanno perso la casa a causa dello .
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Indipendentemente dall’entità dei nuovi finanziamenti, sottolineo che la Commissione deve esaminare come si possano riprogrammare in tal senso i progetti pianificati, per assicurare che saremo in grado di affrontare la ricostruzione nei primi mesi critici.
Tuttavia, l’offerta della Commissione è provvisoria e può essere rivista una volta calcolati i costi definitivi.
Sappiamo già che il fabbisogno è enorme e potrebbero esistere margini per offrire un contributo ancora maggiore reperendo nuovi fondi, se il Parlamento e il Consiglio sono d’accordo.
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Sostengo pienamente la linea stabilita a Giacarta, secondo cui i paesi devono svolgere valutazioni del fabbisogno e definire piani di ricostruzione nazionale.
In tal modo si possono individuare i progetti prioritari e i mezzi per attuarli.
Si tratta di un principio fondamentale: permettere ai paesi di assumersi la propria responsabilità e assicurare che coordinino tutti i generosi impegni assunti.
Non dobbiamo sommergere i paesi con centinaia di dispositivi e strumenti diversi, predefiniti con i donatori o gli istituti finanziari internazionali.
<P>
Consideriamo un altro principio, approvato da tutti i donatori e paesi a Giacarta: fornire rapidamente il sostegno.
Ho sottolineato a Giacarta che la Commissione cercherà di esaminare tutti i mezzi a sua disposizione per tradurre i piani in programmi effettivi quanto prima possibile.
Il Consiglio “Affari generali” ha espresso il suo sostegno per questo impegno.
Ciò significa snellire al massimo le nostre procedure, entro i limiti del regolamento finanziario, onde evitare che oneri burocratici superflui rallentino il nostro operato.
<P>
Ho notato la rapidità e l’efficienza con cui i paesi sono già intervenuti in soccorso dei propri cittadini.
E’ formidabile!
Perciò dovremmo fornire la maggior parte dei nostri aiuti sotto forma di sostegno al bilancio, dotando i paesi degli strumenti necessari per ricostruire le infrastrutture distrutte e ripristinare i mezzi di sostentamento delle comunità devastate.
Questa è l’unica soluzione che permette ai paesi colpiti di coordinare gli aiuti in modo efficiente.
Sarebbe impossibile se centinaia di donatori fornissero aiuti separatamente e ciascuno imponesse le proprie procedure.
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Tuttavia, il sostegno al bilancio deve essere soggetto a controlli adeguati, se vogliamo avere la certezza di una sana gestione finanziaria dei nostri fondi.
A tal fine, sono favorevole all’iniziativa della Banca mondiale e delle altre istituzioni finanziarie internazionali di costituire fondi fiduciari con i paesi interessati, creando sostanzialmente una cassa comune in cui i donatori possano far confluire i finanziamenti, nonché un insieme comune di regole di attuazione, monitoraggio e revisione contabile che disciplinino la gestione dei fondi.
<P>
La Commissione dovrà anche esaminare progetti puntuali e specifici, per i quali è preferibile l’attuazione diretta senza passare attraverso i bilanci nazionali.
Per esempio, nella fase di aiuto umanitario si possono avviare alcune attività specifiche che potranno proseguire proficuamente durante la prima fase di ricostruzione.
In altri casi, potrebbero esistere condizioni specifiche che impediscono al bilancio nazionale di raggiungere facilmente alcune regioni geografiche o addirittura le comunità più povere che devono beneficiare della ricostruzione.
Anche in tali situazioni si assicurerebbe la possibilità di continuare ad incanalare parte dei nostri fondi attraverso le ONG.
<P>
Sin dal primo giorno, la Commissione europea si è attivata su tutti i fronti, dall’aiuto umanitario alla protezione civile e, in misura crescente, nell’opera di risanamento e ricostruzione.
Proseguiremo i nostri sforzi senza posa.
Tuttavia, prenderemo anche in considerazione miglioramenti e nuove idee e soluzioni.
Risponderemo alle richieste di proposte formulate dal Consiglio e presenteremo strumenti innovativi.
A tal fine, la nostra principale preoccupazione sarà trovare soluzioni che garantiscano l’efficacia e il buon uso delle capacità disponibili negli Stati membri e nelle Istituzioni europee, ottimizzando mezzi e tecnologie a livello europeo.
La creazione di nuove strutture fini a se stesse non è una scelta proponibile; l’unico modo di procedere è utilizzare al meglio la vasta capacità europea esistente, in modo coordinato e articolato.
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Presteremo anche particolare attenzione alla dimensione europea delle nostre iniziative, cui intendiamo dare maggiore visibilità agli occhi dell’opinione pubblica in generale e dei beneficiari.
La solidarietà è un marchio di fabbrica dell’Unione europea e dobbiamo far sì che sia evidente anche nei momenti di crisi.
<P>
Riconosco l’importanza attribuita dal Parlamento alle misure supplementari, al di là degli aiuti, che l’Unione europea può adottare per aiutare i paesi colpiti dallo .
Vi assicuro che tutti i servizi della Commissione sono mobilitati nei rispettivi settori di competenza per studiare che cosa si possa fare al riguardo.
In questo ambito rientrano il sostegno alle iniziative del G8 in materia di moratoria sul debito, l’esame di possibili iniziative commerciali volte ad agevolare l’accesso all’Unione per i paesi colpiti e la collaborazione con i governi ai fini della creazione di un sistema di finanziamento agevolato della Banca europea per gli investimenti.
<P>
Gli Stati membri e la Commissione hanno deciso, in occasione del Consiglio “Affari generali”, di offrire un sostegno diretto ai paesi interessati, affinché sviluppino sistemi di allerta precoce che permettano loro di far fronte, in futuro, ad eventuali catastrofi naturali.
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Ho preso nota con interesse delle idee proposte sulla possibile fornitura di imbarcazioni da pesca da parte della Commissione, cioè pescherecci della flotta dell’Unione europea, alle comunità di pescatori dei paesi colpiti.
L’idea è molto interessante.
Abbiamo visto tutti le immagini di imbarcazioni distrutte dallo e il nostro settore della pesca è in procinto di disarmare navi della flotta comunitaria per conformarsi ai limiti di pesca.
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I servizi della Commissione stanno verificando se siano disponibili imbarcazioni, in che stato siano, se soddisfino le esigenze delle comunità di pescatori delle regioni colpite dallo e in che modo possano essere messe a loro disposizione.
Mi auguro che l’iniziativa funzioni e torneremo a riferire al Parlamento i risultati del nostro lavoro.
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La Commissione sta anche esaminando proposte relative a una nuova strategia dell’Unione europea, volta a rafforzare la capacità di prevenzione delle catastrofi e, come discusso in occasione della riunione straordinaria del Consiglio venerdì scorso, intendiamo studiare meccanismi di allerta precoce e di gestione delle catastrofi, nonché le opportunità di migliorare l’erogazione degli aiuti umanitari da parte della Commissione e il meccanismo di protezione civile, al fine di assicurare una risposta rapida alle crisi nei paesi terzi, nel pieno rispetto della specificità e dei principi dell’aiuto umanitario.
In questo contesto, la Commissione sta preparando una proposta per lo sviluppo di una capacità di risposta rapida dell’Unione europea, che permetterà di potenziare l’assistenza in caso di catastrofi umanitarie e altre crisi future.
Prevediamo di presentare tale proposta alla riunione del Consiglio del 31 gennaio 2005.
<P>
Il Parlamento ha svolto un ruolo fondamentale in ogni programma di emergenza efficace messo a punto dalla Commissione.
Penso, per esempio, all’Afghanistan o ai Balcani.
Tale ruolo non consiste solo nell’approvare i finanziamenti, ma anche nel seguire il programma e, se necessario, esercitare un’influenza politica per assicurare che gli obiettivi politici del programma stesso non siano disattesi.
La vostra Assemblea potrebbe anche dedicare attenzione alle risorse amministrative – presso le sedi e le delegazioni – necessarie per un’attuazione efficace.
Sono certo che svolgerete un ruolo importante nel promuovere il programma di ricostruzione della Commissione dopo lo .
A tal fine, mi impegno a garantire che la Commissione riferirà regolarmente al Parlamento i progressi compiuti, sia in seduta plenaria che in sede di commissioni competenti.
<P>
In seno al Collegio ieri si è tenuta una discussione approfondita sulla crisi asiatica e sul modo in cui organizzare il seguito del lavoro svolto finora.
Prevedo di presentare, entro la fine del mese, le proposte della Commissione relative al miglioramento della capacità di risposta europea alle crisi.
Nelle prossime settimane il Commissario Ferrero-Waldner visiterà la regione colpita per svolgere una valutazione più precisa del fabbisogno e integrare questa proposta.
La inviterò a riferire al Parlamento al suo ritorno.
<P>
Abbiamo fissato obiettivi ambiziosi per la risposta dell’Unione europea alla crisi nell’Asia meridionale, sia a Giacarta che alla riunione delle Nazioni Unite a Ginevra.
Il profluvio di contributi offerti dai privati cittadini per questa crisi dimostra che essi si attendono un pieno impegno da parte di tutte le Istituzioni dell’Unione europea a mantenere le promesse fatte.
Dobbiamo fornire risposte, e conto sul vostro sostegno per aiutare la Commissione a tener fede ai suoi impegni.
Vi do la mia parola che lavorerò in stretta collaborazione con voi nell’adempimento del compito immane che ci attende.
<SPEAKER ID="51" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   –Ringrazio il Consiglio e la Commissione per le informazioni esaurienti che hanno fornito all’Assemblea su questo tragico evento. In particolare, vorrei espressamente dare atto del modo eccellente in cui il Presidente della Commissione ha coordinato il lavoro con la Presidenza del Parlamento durante le riunioni svolte e, in particolare, vorrei anche ringraziarlo per aver incluso due rappresentanti del Parlamento nella delegazione inviata alla Conferenza di Ginevra, il che senza dubbio ci aiuterà a svolgere le attività di competenza di ciascuna Istituzione in modo più coordinato e rapido.
<SPEAKER ID="52" LANGUAGE="EN" NAME="Deva (PPE-DE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, sono appena tornato dallo Sri Lanka, dove ho assistito in prima persona alle scene spaventose che abbiamo visto tutti alla televisione.
In veste di eurodeputato originario dello Sri Lanka, vorrei esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno risposto con grande generosità agli appelli, segnatamente per l’aiuto fornito dai cittadini europei, dal mio paese, il Regno Unito, in particolare, nonché dai cittadini della mia circoscrizione nel sud-est dell’Inghilterra.
<P>
L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno finora offerto quasi 1,5 miliardi di euro.
La cifra continua a salire.
La Commissione e il Parlamento hanno approvato lo stanziamento di 23 milioni di euro e promesso fondi per 350 milioni di euro, anche se 150 milioni di essi non sono nuovi fondi, ma provengono da progetti a lungo termine già esistenti.
Questo è un aspetto che deve essere riesaminato.
<P>
Sono altresì favorevole alla proposta di una linea di credito di 1 miliardo di euro gestita dalla Banca europea per gli investimenti.
Dobbiamo erogare gli aiuti promessi.
In passato la comunità internazionale non lo ha fatto.
Un corpo civile di reazione rapida per l’inoltro degli aiuti, come ha proposto il Commissario Ferrero-Waldner, va accolto con grande favore.
I nostri aiuti devono essere visibili.
<P>
Ho provato imbarazzo in Sri Lanka, perché gli aiuti dell’Unione sono stati erogati immediatamente, ma in modo invisibile, nonostante il Commissario Michel fosse estremamente visibile e pratico.
Le Nazioni Unite e le ONG agiscono solo in veste di coordinatori e non fingono di essere donatori.
I nostri contribuenti chiedono visibilità.
La titolarità è importante.
<P>
Dobbiamo anche garantire che gli aiuti non siano indebitamente sottratti – sì, sottratti!
In assenza di sistemi adeguati nei paesi beneficiari, vi sarà un abuso degli aiuti se non garantiamo meccanismi di erogazione e rendicontazione totalmente trasparenti.
Sussiste un’urgente necessità di donare piccole imbarcazioni da pesca.
Sono lieto che il Presidente Barroso abbia accennato alla questione.
<P>
Si devono inoltre istituire procedure di allarme precoce, prima che si verifichi un nuovo disastro.
Sarebbe stata sufficiente una telefonata alla CNN e ad altre reti televisive da parte di una fonte autorizzata per salvare migliaia di vite umane in Sri Lanka, Somalia e Tailandia.
Dopo tutto, gli americani hanno evacuato la base militare di Diego Garcia.
Quella telefonata, tuttavia, non è mai arrivata.
Questo non vale solo per l’Asia.
In che modo si avvertirebbe la popolazione in Europa se, per esempio, l’attività vulcanica nelle isole Canarie provocasse uno ?
La Commissione intende preparare una relazione urgente in materia?
<P>
Mi auguro che la ricostruzione in Sri Lanka sia accompagnata da una riconciliazione e che gli aiuti siano compatibili con gli accordi di Oslo del dicembre 2002 e con le aspettative della Conferenza dei donatori di Tokyo.
Dovremmo auspicare altrettanto per l’Indonesia, con i separatisti della provincia di Aceh.
<P>
Non dobbiamo dimenticare che sono gli scambi e gli investimenti, non gli aiuti, a sostenere la popolazione a lungo termine.
La devastazione è limitata alle zone costiere e i paesi dell’Asia meridionale sono tuttora in grado di condurre attività commerciali.
<P>
E’ necessario lavorare tutti insieme, non solo per riparare le devastazioni, ma per aiutare le vittime a risollevarsi e non compiere solo un atto di carità.
<SPEAKER ID="53" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="54" LANGUAGE="DE" NAME="Schulz (PSE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, riteniamo che non vi sia nulla di sostanziale da aggiungere a quanto hanno affermato il Presidente in carica del Consiglio Asselborn e il Presidente della Commissione Barroso.
Sia la Commissione che il Consiglio hanno descritto i passi essenziali da compiere.
Noi del gruppo socialista al Parlamento europeo possiamo affermare che approviamo tutte le iniziative e che l’Assemblea deve concedere tutto il sostegno finanziario e organizzativo necessario.
Ritengo che tutti – compreso l’onorevole Deva, che è appena intervenuto – abbiano affermato chiaramente che, per quanto riguarda il Parlamento, saranno garantite sia le risorse economiche sia le misure organizzative.
<P>
Posso quindi limitarmi a fare alcune osservazioni fondamentali sulla catastrofe, la quale ha reso evidente che viviamo in un villaggio globale e che la solidarietà palesemente necessaria nel mondo in cui viviamo deve essere di carattere soprannazionale.
Per questo motivo è essenziale riesaminare, e comprendere, l’importanza decisiva del ruolo svolto dall’Unione stessa, insieme con gli Stati membri, perché è nell’Unione europea che si manifesta la volontà degli europei di unirsi all’azione soprannazionale. Che questa azione internazionale organizzata sotto l’egida dell’Unione europea si traduca in un’azione a livello transcontinentale è una conseguenza inevitabile del fatto che l’impatto di una catastrofe di queste proporzioni non conosce confini geografici e non investe solo le popolazioni delle zone colpite, ma persone di ogni paese, compresi quelli dell’Unione europea.
<P>
Sono quindi necessarie nuove forme di organizzazione, e in effetti stanno per essere introdotte.
Una di esse è stata proposta dalla Commissione: un’unità di risposta rapida, forze di risposta rapida e tecnici esperti riuniti e organizzati sotto la guida dell’Unione europea.
E’ una proposta intelligente, che merita di essere sostenuta.
La creazione di strumenti finanziari che affianchino quelli degli Stati nazionali è una proposta irrinunciabile. Tuttavia, è altrettanto chiaro che cittadini come quelli europei, che vivono in una società estremamente mobile, in situazioni come questa non possono fare a meno di assistenza consolare.
La messa a punto di un sistema consolare comune, quale potenziale primo passo verso un servizio diplomatico comune, sarebbe quindi uno sviluppo positivo del dibattito in corso.
<P>
Permettetemi di fare un’ultima osservazione. Tra il profluvio di informazioni che ho ricevuto negli ultimi giorni, vi è una notizia straordinaria.
Alcuni mesi fa, in seno all’Assemblea, abbiamo commemorato le vittime dell’attacco terroristico di Beslan.
Ho appreso stamattina che la popolazione di Beslan ha raccolto un milione di rubli – corrispondente a 30 000 euro – come espressione di solidarietà con le vittime dello .
Date le circostanze, non esiste miglior esempio di comportamento umano, di solidarietà, e anche di grandezza umana.
Ritengo che dovremmo cogliere l’occasione per esprimere ai cittadini di Beslan, essi stessi vittime di una tragedia, la nostra massima considerazione.
<SPEAKER ID="55" LANGUAGE="EN" NAME="Watson (ALDE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, siamo di fronte a una tragedia globale che richiede una risposta globale.
E’ un’opportunità per riaffermare il ruolo e i vantaggi dell’azione multilaterale attraverso le Nazioni Unite, ma è anche una sfida per le Nazioni Unite, che devono dimostrarsi all’altezza del compito.
Finora, la risposta è stata promettente.
Anche la risposta dell’Unione europea ci ha permesso di partire con il piede giusto e vorrei esprimere il mio apprezzamento per il pronto intervento del Commissario Michel e il sostegno fornito dai suoi colleghi.
<P>
Gli aiuti dell’Unione europea, sia pubblici che privati, sono stati incredibilmente generosi.
I fondi dell’ECHO sono stati sbloccati rapidamente subito dopo la catastrofe.
L’offerta totale ammonta ora a 540 milioni di euro, più una linea di credito di un miliardo di euro, anche se, per essere onesti, un terzo di tale importo deriva dalla riprogrammazione di aiuti allo sviluppo destinati alla regione.
Dobbiamo garantire che le promesse siano mantenute: del miliardo di dollari offerto per la ricostruzione della città iraniana di Bam dopo il terremoto è stato speso solo il due per cento.
<P>
Non dobbiamo rimanere inoperosi; per il momento l’ECHO può agire da finanziatore.
A più lungo termine dobbiamo avere la capacità di inviare forze militari, navi, ospedali mobili ed elicotteri per assistere i soccorsi.
Oltre 150 000 persone hanno perso la vita, intere comunità sono state distrutte.
Cinque milioni di persone sono rimaste ferite o hanno perso la casa, i mezzi di sostentamento o la famiglia.
Molti sono bambini che rischiano di cadere preda di trafficanti e altri criminali.
A prescindere dalla buona volontà all’estero, i bambini di tali comunità devastate non devono essere allontanati dalle loro società e tradizioni.
L’UNICEF e altri organismi devono agire rapidamente per fornire l’alloggio, la protezione e la registrazione necessari affinché tali bambini possano ricostruirsi una vita e, forse, essere infine rintracciati dai familiari.
<P>
Questa tragedia ha suscitato una risposta formidabile in termini di donazioni da parte di persone all’altro capo del mondo, ai familiari di vittime che non hanno mai conosciuto e che tuttavia vogliono aiutare, fatto che ci ricorda quanto sia piccola la nostra comunità globale.
Dobbiamo cogliere quest’opportunità per mettere da parte le nostre differenze.
Quest’anno i paesi colpiti pagheranno in tariffe commerciali più di quanto concederemo loro a titolo di aiuto, il che dovrebbe farci riflettere sulle nostre politiche commerciali.
<P>
E’ necessario un attento controllo degli aiuti per accertare che non siano usati per alimentare i conflitti regionali, né sottratti da funzionari locali corrotti.
Dobbiamo adottare un quadro di valutazione dello sforzo di ricostruzione dell’Unione, così come le Nazioni Unite devono avvalersi di un sistema che permetta di rintracciare gli aiuti inoltrati attraverso le loro agenzie.
La Commissione deve rafforzare la sua capacità di guida nel coordinamento della risposta dell’Unione.
Se ogni Stato membro distaccasse un esperto di aiuti umanitari presso l’ECHO, esisterebbe una risorsa centrale con competenze relative alla capacità di risposta di diversi strumenti nazionali.
<P>
Infine, una chiara lezione impartita da questa tragedia è la nostra fragilità di fronte alle forze della natura.
Non possiamo domarle, ma insieme possiamo mitigarne l’effetto devastante.
Abbiamo le tecnologie per rilevare l’attività sismica nei punti pericolosi del pianeta.
Possiamo fornirle alle regioni a rischio con una spesa modesta e forse salvare centinaia di migliaia di vite.
<SPEAKER ID="56" LANGUAGE="FR" NAME="Cohn-Bendit (Verts/ALE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Onorevoli colleghi, è sempre difficile svolgere una discussione subito dopo una catastrofe, perché, da un lato, vi sono le emozioni e, dall’altro, la necessità di trarre lezioni politiche da quanto avvenuto.
<P>
Vi spiace far silenzio oppure andare a prendere un caffè e tornare quando avremo finito di discutere questioni così importanti?
Pensate sia possibile?
C’è un bar fuori, dove potete andare a bere qualcosa se volete.
Grazie.
Mi scusi, signor Presidente.
<P>
Vorrei dire che il mio gruppo sostiene la proposta della Commissione e del Consiglio di rafforzare le capacità d’intervento civile dell’Unione europea.
Questa catastrofe ha dimostrato che l’intervento nazionale, per quanto necessario, da solo non è sufficiente per rispondere a una catastrofe di queste proporzioni.
Ha anche dimostrato che la capacità d’intervento civile deve comprendere l’intervento civile umanitario, ma anche l’intervento civile politico, cioè l’intervento a favore della prevenzione dei conflitti.
<P>
Non possiamo agire in Indonesia senza intervenire nel conflitto in corso nel paese. Non possiamo aiutare lo Sri Lanka senza intervenire nel conflitto militare in corso nel paese.
L’intervento a favore della prevenzione dei conflitti e l’intervento umanitario sono quindi strettamente collegati e al riguardo sosteniamo il parere della Commissione.
Vorrei proporre agli onorevoli colleghi di donare l’indennità che riceveranno per questa seduta come aiuto alle vittime della catastrofe.
<SPEAKER ID="57" LANGUAGE="" NAME="Agnoletto (GUE/NGL )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, ho l’impressione che non si siano ancora spenti i riflettori dei sulla tragedia dell’Estremo Oriente e già le enfatiche dichiarazioni di solidarietà lasciano il posto a più cinici interessi economici e geopolitici.
<P>
Il Presidente Barroso ha cercato di fare un gioco di prestigio, ma non è un bravo prestigiatore.
La parola indica l’utilizzo di fondi che erano già stati destinati agli aiuti, pertanto chiedo che tutti i 350 milioni per la prima fase della ricostruzione rappresentino un nuovo stanziamento e che la totalità del miliardo e mezzo che deve essere versato dall’Unione europea e dai 25 Stati membri sia donata senza nessun tipo di interesse.
<P>
In quest’Aula ho sentito inviti a tenere in considerazione il debito estero dei paesi colpiti dal maremoto.
Credo che dobbiamo affermare chiaramente che l’unica possibilità praticabile è quella della cancellazione del debito estero.
Stiamo parlando di paesi come l’Indonesia che ha oltre 130 miliardi di dollari di debito e ne ha rimborsati 13 nel 2002.
A fronte di questi dati, se non cancelliamo il debito, le nostre donazioni non potranno portare nessun aiuto concreto.
<P>
Ancora non ho sentito parlare di un tentativo di modificare, almeno temporaneamente, le legislazioni sull’immigrazione: mi riferisco alla possibilità per gli immigrati, che vivono già in Europa, provenienti dalle nazioni colpite di poter rimpatriare, verificare la situazione, ricercare i loro cari e poi poter tornare nell’Unione senza rischiare di perdere il permesso di soggiorno o il posto di lavoro; mi riferisco altresì alla possibilità di offrire un permesso di soggiorno, almeno temporaneo, a tutti coloro che durante questa tragedia sono stati feriti.
<SPEAKER ID="58" LANGUAGE="EL" NAME="Karatzaferis (IND/DEM )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, dobbiamo affrontare tre questioni in seguito a questa catastrofe.
<P>
In primo luogo, il miglior modo in cui esprimere la solidarietà; in altre parole, quanto denaro dei cittadini europei raggiungerà i cittadini nelle zone devastate senza essere sottratto da intermediari, organizzazioni paragovernative e appaltatori.
<P>
In secondo luogo, dobbiamo rispondere alle denunce apparse su alcuni quotidiani del Medio Oriente, secondo cui la catastrofe sarebbe stata preceduta da un esperimento nucleare.
Non dobbiamo permettere che si facciano certe insinuazioni, neppure come eventualità assurda.
E’ necessario verificare innanzi tutto se sia stato effettuato un esperimento nucleare del genere.
<P>
In terzo luogo, dobbiamo prendere in seria considerazione ciò che sta succedendo nella nostra regione.
Qui, la Commissione sta tagliando i fondi destinati alla ricerca sull’attività sismica per trasferirli alla ricerca spaziale.
Tuttavia, se un sisma del genere si verificasse qui, nel Mediterraneo, lo raggiungerebbe le Alpi e inonderebbe la Grecia, l’Italia, Malta, Cipro, la Francia, la Spagna e altri paesi.
Dobbiamo quindi esaminare le misure da adottare al riguardo.
La disgrazia del sud-est asiatico deve servire da lezione.
Come affermò assennatamente Ippocrate 2 500 anni fa, prevenire è meglio che curare.
Tuttavia, non so se siano assennate le persone che in seno alla Commissione tagliano i fondi per la ricerca sull’attività sismica e li trasferiscono alla ricerca spaziale.
Facciamo qualcosa per la nostra regione, prima che finisca tutto in lacrime anche da noi.
<SPEAKER ID="59" LANGUAGE="" NAME="Musumeci (UEN )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, l’insegnamento chiave che dobbiamo apprendere dal disastro dell’Oceano Indiano è l’importanza e l’urgenza di dotare l’Unione europea di una protezione civile.
<P>
Quanto accaduto nei giorni scorsi deve far riflettere seriamente: l’Europa dei 25 Stati, l’Europa di quasi mezzo miliardo di persone, l’Europa della moneta unica, è rimasta a guardare attonita, sgomenta e impotente mentre le popolazioni sinistrate chiedevano aiuti tempestivi razionali ed efficaci.
<P>
Dov’era la protezione civile europea di cui si parla nel programma d’azione istituito nel 1999?
Quali effetti ha prodotto il Centro europeo di monitoraggio?
Dov’era la di protezione civile creata nell’ottobre del 2001 dal Consiglio dell’Unione europea proprio per garantire un rapido intervento anche fuori dall’Europa?
Perché durante l’emergenza la Commissione ha deciso di lasciare a casa i 300 esperti della europea dopo averli per anni addestrati e preparati?
<P>
Forse non è tempo di polemiche, ma si prenda atto almeno, come noi chiediamo da tre anni, che all’Europa servono non coordinamenti e pool, ma un’agenzia di protezione civile, un organismo autonomo, agile e quindi capace di prevenire e di agire dove e quando serve.
Questo dovrebbe proporre il Parlamento, a cominciare dalla risoluzione di domani, se non si vuole continuare a fingere che nulla sia accaduto e se si vuol credere che la solidarietà sia soltanto una scatola vuota.
<SPEAKER ID="60" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione viene interrotta per il turno di votazioni; riprenderà alle 15.00.
<SPEAKER ID="61" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Presidente">
<SPEAKER ID="62" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento dichiara approvata la posizione comune modificata)">
<P>
   – L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.
<SPEAKER ID="63" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(Il Parlamento approva la risoluzione)">
<SPEAKER ID="64" LANGUAGE="FR" NAME="Juncker," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, a nome dei venticinque capi di Stato o di governo che il 29 ottobre 2004 hanno firmato il Trattato costituzionale, vorrei esprimere la mia gioia per il fatto che il Parlamento europeo ha approvato il Trattato a larghissima maggioranza.
Si tratta di un momento importante nella storia del Parlamento europeo nonché nel cammino dell’Europa verso la ratifica della nuova Costituzione.
Vorrei chiedere ai parlamenti nazionali e ai cittadini di esprimersi in merito alla ratifica mediante consultazioni referendarie, per quanto possibile.
<SPEAKER ID="65" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(Prolungati applausi)">
<P>
Faccio tale richiesta a mio nome e a nome della stragrande maggioranza degli europei.
<SPEAKER ID="66" LANGUAGE="DE" NAME="Posselt (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, mentre si stava svolgendo la votazione sull’articolo 6, sono stato chiamato da un membro della Convenzione e per errore ho espresso voto contrario.
Vorrei chiarire che sono favorevole all’articolo 6, che voto a favore e che sono lieto che il Trattato costituzionale sia stato approvato.
<SPEAKER ID="67" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="68" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevoli colleghi, procediamo ora con le dichiarazioni di voto.
<SPEAKER ID="69" LANGUAGE="" NAME="Fatuzzo (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola per la spiegazione di voto dopo che la seduta è stata sospesa dal Presidente e confermo che ho votato a favore della relazione dell’onorevole Manuel Medina Ortega sulla responsabilità civile nel caso di incidenti automobilistici, che purtroppo avvengono in tutta Europa.
<P>
Vorrei chiedere che nelle prossime relazioni su questo argomento, l’onorevole avvocato Manuel Medina Ortega si preoccupi di tutelare gli anziani che, quando sono oggetto di danni per incidenti stradali, non vengono risarciti perché non sono in grado di procurarsi alcun reddito data l’età molto avanzata.
Credo che il fatto di essere anziani non significa non avere il diritto di meritare un risarcimento dei danni subiti.
<SPEAKER ID="70" LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Lo scopo della proposta in discussione è di aggiornare gli importi minimi obbligatori di copertura assicurativa previsti dalla direttiva in questione sulla sicurezza degli autoveicoli, nel quadro dell’armonizzazione della normativa comunitaria in materia.
<P>
La difficoltà principale di questa proposta sta nel trovare un punto di equilibrio tra, da un lato, l’esigenza di migliorare la copertura per i danni subiti dalle vittime di sinistri – ossia la copertura dei danni alle persone e alle cose – nel caso di un incidente stradale in cui sia coinvolto un autoveicolo di valore relativamente scarso e, dall’altro, il fatto che, mancando un monitoraggio dei “premi” imposti dalle compagnie di assicurazione, migliori coperture in tal senso si tradurranno in un aumento dei premi di assicurazione.
<P>
Un ulteriore aspetto della questione è il problema generale dell’armonizzazione in presenza di situazioni economiche diverse da paese a paese.
E’ un dato di cui occorre tenere conto, specialmente nei paesi meridionali, come il Portogallo, che hanno sempre espresso riserve in merito.
Il Portogallo ha ottenuto un periodo transitorio per adattare la legislazione nazionale a quella comunitaria.
La posizione comune prevede un ulteriore periodo transitorio di cinque anni, che ritengo utile per assicurare un maggiore equilibrio.
<P>
Ciononostante, la proposta di elevare gli importi minimi a un milione di euro per vittima e cinque milioni di euro per sinistro, indipendentemente dal numero delle vittime, è eccessiva, soprattutto per quanto riguarda l’importo minimo di copertura per i sinistri.
<SPEAKER ID="71" LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David (PSE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Mi auguro che la proposta in questione riesca a realizzare il suo obiettivo di ammodernare e migliorare le disposizioni esistenti a livello dell’Unione nel settore dell’assicurazione degli autoveicoli.
<P>
I conducenti di autoveicoli trarranno evidenti vantaggi da un quadro legislativo coerente per il riconoscimento delle polizze assicurative e il risarcimento oltre le frontiere nazionali.
La relazione dovrebbe altresì stabilire con maggior chiarezza il tipo di assistenza legale di cui i conducenti hanno diritto di avvalersi in caso di sinistro.
<P>
Spero che la disputa sulle questioni legate al “veicolo con rimorchio” non impedisca l’adozione della relazione senza ricorrere alla conciliazione.
<SPEAKER ID="72" LANGUAGE="PT" NAME="Queiró (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Ho votato a favore della Raccomandazione per la seconda lettura elaborata dall’onorevole Medina Ortega (A6-0073/2004) sulla responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli.
<P>
Per dieci anni, in seguito allo sviluppo del mercato interno e all’aumento del traffico nell’Unione, abbiamo dovuto aggiornare la normativa in vigore.
Si è reso necessario, pertanto, provvedere a una aggiornata e migliore protezione tramite la copertura obbligatoria alle vittime di sinistri provocati da un autoveicolo, garantendo altresì maggiore convergenza nelle modalità di interpretazione e attuazione della direttiva da parte degli Stati membri.
<P>
Con questa quinta direttiva sarà più facile ottenere un’assicurazione di responsabilità civile valida ed efficace oltre le frontiere del paese di residenza, come anche vendere o comprare un veicolo in un altro paese.
Il testo in esame garantisce altresì una maggiore protezione legale alle vittime di sinistri.
Inoltre, ritengo particolarmente importante sottolineare la proposta del Parlamento relativa al periodo transitorio di cinque anni per consentire agli Stati membri di adeguare gli importi minimi di copertura.
<SPEAKER ID="73" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – L’assicurazione di responsabilità civile derivante dall’utilizzo di autoveicoli assume notevole rilievo per i cittadini europei, sia come assicurati che come vittime di sinistri.
<P>
Il progetto di risoluzione legislativa aggiorna e rafforza le norme che tutelano le vittime degli incidenti stradali mediante un’assicurazione obbligatoria; sopperisce alle carenze e chiarisce le disposizioni contenute nelle direttive per garantire maggior convergenza nelle modalità di interpretazione e attuazione delle direttive stesse da parte degli Stati membri; fornisce soluzioni ai problemi più frequenti, in modo tale da garantire un mercato interno più efficiente nel settore delle assicurazioni di autoveicoli.
In tal modo, il progetto contribuisce ad ammodernare e rendere attuale la normativa europea in materia di assicurazioni, tutelando, allo stesso tempo, gli interessi dei consumatori perché possano beneficiare di un livello più elevato di copertura.
<P>
La risoluzione legislativa è, pertanto, in linea con le misure volte a garantire una maggiore protezione alle vittime di incidenti stradali e cerca di garantire che la parte lesa sia rimborsata come dovuto.
<P>
Mi auguro, tuttavia, che alla fine una certa flessibilità riesca ad impedire una improvvisa impennata dei premi di assicurazione.
<P>
Attribuisco grande rilievo, inoltre, all’esigenza di un intervento legislativo volto ad impedire che si utilizzino tattiche dilatorie per sfuggire all’assunzione di responsabilità garantita dal contratto di trasferimento del rischio.
<P>
Il mio voto è conforme al consenso raggiunto ieri nell’ambito del trilogo.
<SPEAKER ID="74" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="75" LANGUAGE="" NAME="Fatuzzo (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, mentre votavo per la Costituzione dell’Europa e ho espresso con piacere voto favorevole, mi sono addormentato, non so, forse per la tranquillità con cui il Presidente Borrell gestisce il voto.
Addormentandomi ho visto lei, Presidente Onesta, che mi diceva che dovevo votare a favore e alla mia domanda “Perché debbo votare a favore”, lei mi rispondeva “Ma lei rappresenta i pensionati!”
Occorre rendersi conto che questa Costituzione, la quale ingloba la Carta dei diritti fondamentali, dà agli anziani il diritto di essere riconosciuti meritevoli degli stessi diritti dei giovani, degli stessi diritti dei lavoratori?
Voglio esprimere, insieme con questa comunicazione che ho votato a favore, l’auspicio che non vi siano discriminazioni di alcun genere in Europa nei confronti degli anziani.
<SPEAKER ID="76" LANGUAGE="NL" NAME="Vanhecke (NI )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, il fatto che abbiamo respinto in maniera inequivocabile questa Costituzione europea non significa che ci opponiamo a una ulteriore cooperazione in Europa – anzi, è vero il contrario.
Tuttavia, ci rifiutiamo di accettare lo Stato “grande fratello” europeo, che è poi l’esatto contrario di quanto stabilito in questa Costituzione, ovvero il rispetto del principio di sussidiarietà.
<P>
Dal momento che noi fiamminghi facciamo parte della confederazione belga, stiamo sperimentando da vicino quanto sia difficile, per non dire impossibile, avere un buon governo in uno Stato federale.
Ora che ci rendiamo conto che, con questa Costituzione, l’Unione europea assomiglierà sempre di più a una sorta di Belgio allargato, con ampi margini di intervento in ambiti di competenza che noi riteniamo assolutamente nazionali, tra cui la cultura, la legge sulla lingua e la sicurezza sociale – per citarne solo alcuni – per noi si stanno oltrepassando di gran lunga i limiti.
Siamo a favore dell’Europa, ma non di un’uniformità europea.
Inutile dirlo, è per questa ragione che noi, come molti altri, abbiamo votato contro questa Costituzione europea.
<SPEAKER ID="77" LANGUAGE="FR" NAME="Savary (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, quando ho votato a favore della relazione Corbett, ho pensato che, anche se questa Costituzione non è la conclusione di tutta la vicenda, essa non è neppure frutto del caso.
Mi sono venute in mente innanzi tutto le lunghe battaglie che hanno accompagnato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo nel 1949 e la Carta sociale di Torino nel 1961, sostenuta da tutte le forze sindacali: è lì, nella Parte II del Trattato costituzionale, nella Carta dei diritti fondamentali, che esse sono confluite.
Ma ho pensato soprattutto al padre, al vero padre della Costituzione, di cui si parla troppo poco: Altiero Spinelli, giovane comunista, condannato per dieci anni da Mussolini al confino, che ha ideato il testo che oggi ci troviamo davanti fin dal primo mandato del Parlamento europeo eletto a suffragio universale.
E ho pensato a Olivier Duhamel, che ci ha suggerito, nel corso del mandato precedente, di istituire una Convenzione aperta finalizzata a elaborare questo Trattato costituzionale.
Pertanto, ho concluso che un deputato di sinistra può senza esitazione fornire il suo sostegno al progetto di Trattato costituzionale che apre una pagina promettente per la storia dell’Unione.
<SPEAKER ID="78" LANGUAGE="FI" NAME="Korhola (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, anche se ho votato a favore dell’adozione della Costituzione, desidero comunque esprimere la mia delusione per la ridottissima menzione riservata all’eredità cristiana.
La discussione su questo tema è stata caratterizzata da un malinteso generale sulla natura del riferimento.
Non si tratta di una dichiarazione di fede religiosa, bensì di riconoscere le nostre radici etiche.
<P>
A Dio non occorre la protezione degli articoli della Costituzione , non è questo il punto: sono gli uomini che ne hanno bisogno.
Non si può basare la difesa dei più deboli appellandosi, alla maniera di Aristotele, esclusivamente al razionalismo.
Per questo motivo, a mio avviso, sarebbe stato necessario riconoscere il ruolo del cristianesimo nella definizione del concetto europeo di umanità.
L’umanesimo che proclamiamo oggi deve molto alla visione cristiana, che sottolinea il valore dell’individuo.
E’ necessaria una base solida per i nostri grandi sogni di un’Europa giusta.
Mi auguro che sapremo continuare a riconoscerne l’importanza.
<SPEAKER ID="79" LANGUAGE="NL" NAME="Claeys (NI )." AFFILIATION="Vlaams Belang">
<P>
   – Signor Presidente, ovviamente è impossibile elencare, nello spazio di un minuto, tutti i motivi per cui ho votato contro la relazione sulla Costituzione europea.
Pertanto, sarò costretto a limitarmi all’essenziale, ossia al fatto che sono gli Stati nazionali che possiedono una costituzione, e non un organo quale l’Unione europea; a meno che non si voglia trasformare l’Unione europea in un superstato federale, nel qual caso non si deve contare sul sostegno del .
<P>
Non tutto il contenuto del trattato costituzionale è da respingere, anzi, ma non c’è dubbio che molte semplificazioni e chiarificazioni sarebbero state possibili con un nuovo trattato europeo di tipo tradizionale.
Questa Costituzione comporta soprattutto nuovi trasferimenti di competenze all’UE e una maggiore interferenza da parte dell’Europa.
Inoltre, in vista della probabile adesione della Turchia, paese che causerà un notevole cambiamento nel funzionamento di tutte le Istituzioni, questo testo è già obsoleto prima ancora di essere stato ratificato negli Stati membri.
<SPEAKER ID="80" LANGUAGE="DE" NAME="Pflüger (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, vorrei dire che la maniera in cui si svolgono le dichiarazioni di voto in questo caso è molto insolita.
Nella relazione che abbiamo appena votato si legge che “è nel settore specifico della politica di sicurezza comune che la Costituzione permette di compiere i maggiori progressi”.
E’ questo il motivo principale per il quale respingo questo trattato costituzionale per l’UE.
Il terzo paragrafo dell’articolo 41 della parte I stabilisce che “gli Stati membri s’impegnano a migliorare progressivamente le loro capacità militari”, il che equivale a dire che gli Stati membri sono obbligati a procedere al riarmo.
Se osserviamo la politica estera e militare, vediamo che il Trattato costituzionale si pone l’obiettivo evidente di preparare l’Unione europea a muovere una guerra globale.
Il primo paragrafo dell’articolo 41 della parte I stabilisce che l’Unione garantisce una capacità operativa ricorrendo a mezzi militari: il Trattato rende dunque obbligatorio il riarmo.
Verrà istituita un’agenzia per gli armamenti allo scopo di monitorare tutto questo e attuare misure utili a rafforzare la base industriale e tecnologica del settore della difesa.
Ritengo che vi siano numerosi altri punti che dimostrano perché il Trattato costituzionale, che intende militarizzare l’Unione europea, deve essere respinto.
E’ questo che volevo mettere in luce nella mia dichiarazione di voto.
<SPEAKER ID="81" LANGUAGE="DE" NAME="Konrad (PPE-DE )." AFFILIATION="status">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli deputati, il Trattato costituzionale rappresenta un progresso significativo nel processo dell’unificazione europea, ed è per questa ragione che ho votato a favore.
<P>
Nello stesso tempo, vi sono aspetti del Trattato che costituiscono per me motivo di preoccupazione, per esempio il metodo del coordinamento aperto per la cooperazione – come legale non vincolante – tra gli Stati membri nei settori della politica sociale e dell’occupazione, della politica della ricerca, della politica sanitaria e della politica industriale.
Pertanto la Commissione può, per tali settori, prendere l’iniziativa elaborando orientamenti e piani d’azione.
<P>
Questo significa, in pratica, che si prendono prima le iniziative politiche – le nuove iniziative – per poi creare i poteri e le responsabilità ad esse connessi.
Il metodo del coordinamento aperto dà avvio al trasferimento a livello europeo di settori di attività che prima erano di competenza nazionale e rende indefinita la linea di confine tra i poteri e le responsabilità spettanti all’Europa e quelli di competenza degli Stati membri.
E’ indispensabile che vi sia concorrenza tra gli Stati membri, ma questo processo può, se vogliamo limitarci all’effetto minimo, eliminarla.
<SPEAKER ID="82" LANGUAGE="DE" NAME="Deß (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, desidero fare una dichiarazione sul voto che ho espresso.
Ho votato a favore della Convenzione perché, malgrado i miei dubbi in merito, essa rappresenta un miglioramento rispetto all’attuale situazione e alla legge vigente.
<P>
Tuttavia, mi addolora la mancanza, in questa Costituzione, di un riferimento a Dio.
E’ una delusione per me, come per milioni di cittadini europei, pensare che i 25 capi di governo e questo Parlamento non hanno manifestato la volontà né hanno avuto la forza di inserire un riferimento alla divinità.
Sarebbe stato a vantaggio della Costituzione l’inserimento nel preambolo di una dichiarazione in cui si affermasse che siamo responsabili delle nostre azioni sia davanti a Dio che davanti agli uomini.
<P>
Inoltre, un altro motivo per cui ho votato a favore della Costituzione è il fatto che l’articolo 57 prevede la possibilità di offrire alla Turchia e ad altri paesi un partenariato privilegiato e a lungo termine nel contesto di relazioni speciali.
Serbo la speranza che sarà possibile inserire nella Costituzione il riferimento alla divinità in una fase successiva.
<SPEAKER ID="83" LANGUAGE="NL" NAME="Brepoels (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   .– Con la Costituzione europea si esprime la volontà di rendere l’Europa più democratica e più trasparente.
A dimostrarlo sono il rafforzamento del ruolo del Parlamento nel processo decisionale, la conferma e il rafforzamento del principio di sussidiarietà, la creazione di un unico quadro legislativo uniforme e la semplificazione degli strumenti legislativi.
L’estensione delle competenze dell’Europa alla politica di asilo e di difesa nonché la definizione dei valori europei costituiscono due nuovi e importanti punti di partenza all’interno della Costituzione.
<P>
La Costituzione rappresenta un passo avanti; timido, è vero, ma pur sempre un passo avanti.
Ecco perché la Nuova Alleanza Fiamminga (N-VA) sostiene questa evoluzione, che configura un’Europa più democratica e trasparente, un’Europa con una solida cultura democratica costruita a partire dal basso e sostenuta dai suoi cittadini.
<P>
Nello stesso tempo, la N-VA considera la Costituzione un’opportunità perduta.
Sebbene tre quarti dei regolamenti europei si applichino a livello regionale e locale, le autorità regionali che li attuano sono coinvolte solo in minima parte.
Alle regioni che formano l’Europa non è riservato uno specifico ruolo (formale) nel processo decisionale europeo.
Fatta eccezione per un paragrafo generico riguardante il riconoscimento dell’identità nazionale degli Stati membri, l’Unione, in questa Costituzione, ignora completamente la realtà istituzionale dei diversi Stati membri.
La perdurante negazione della dimensione regionale contraddice l’idea di sussidiarietà.
<SPEAKER ID="84" LANGUAGE="FR" NAME="Carlotti (PSE )" AFFILIATION="per iscritto.">
<P>
   , – Mi congratulo per i progressi realizzati dal Trattato costituzionale in materia di sviluppo e solidarietà internazionale, il cui principio è inserito tra i valori fondamentali dell’Unione.
<P>
Questo Trattato comprende, per la prima volta, un capitolo specifico sulla cooperazione con i paesi terzi e sull’aiuto umanitario.
<P>
Nel capitolo si evidenziano gli obiettivi specifici di questa politica, che sono l’eradicazione della povertà, la promozione della salute e la lotta contro le malattie trasmissibili.
Si attribuisce priorità ai diritti del bambino e si introducono numerose innovazioni nell’ambito dei diritti delle donne e del loro ruolo decisivo per lo sviluppo.
<P>
L’Unione europea ha raggiunto, pertanto, una tappa importante riconoscendo nel suo Trattato costituzionale che la solidarietà non può limitarsi al proprio territorio e ai propri cittadini, ma deve estendersi oltre le proprie frontiere.
<P>
Non manca, ovviamente, occasione di rammarico da parte mia, in particolare per l’assenza di riferimenti ai “beni pubblici globali” su cui avevo avanzato talune proposte.
<P>
Tuttavia, insieme ai colleghi socialisti conto di portare avanti la sfida per realizzare e mettere in pratica ciò che non siamo riusciti a inserire nel testo del Trattato.
<SPEAKER ID="85" LANGUAGE="PT" NAME="Casaca (PSE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   .
Questa relazione, positiva ed equilibrata, dà un giudizio positivo sul Trattato.
Tuttavia, è estremamente deludente che non tenga conto del parere della commissione parlamentare per la pesca, il solo organo europeo con competenze specifiche nel settore della pesca che ha esaminato gli emendamenti introdotti in materia di conservazione delle risorse biologiche marine.
<P>
La commissione per la pesca ha ritenuto che “nell’ambito delle altre esclusive competenze dell’UE enumerate nel progetto di costituzione, l’inclusione della conservazione delle risorse biologiche marine sia anomala e ingiustificata”.
<P>
A differenza di altri ambiti per i quali il Trattato ha subito sostanziali modifiche, le risorse biologiche marine non sono di pertinenza istituzionale esclusiva dei politici, ma coinvolgono le comunità marittime, i pescatori, gli scienziati e gli ambientalisti, le cui opinioni non avrebbero mai dovuto essere ignorate.
<P>
A conferma di quanto sopra, un sondaggio d’opinione effettuato in Portogallo ha rivelato che solo il 4 per cento della popolazione appoggia tale soluzione, mentre l’86 per cento è favorevole a una competenza condivisa o nazionale.
<P>
La conservazione delle risorse biologiche marine non deve essere competenza specifica di qualcuno.
E’ dovere di ogni cittadino, e in particolar modo dei cittadini che dipendono da tali risorse per vivere, che non devono essere ignorati né dalle Istituzioni europee né dai rappresentanti degli Stati membri.
Confido in una tempestiva rettifica di questa “anomalia ingiustificata”.
<SPEAKER ID="86" LANGUAGE="SV" NAME="Cederschiöld, Fjellner e Ibrisagic (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto.">
<P>
   La delegazione dei moderati ha votato oggi a favore della relazione sul Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa, A6-0070/2004.
<P>
Riteniamo che il Trattato costituzionale debba rispettare l’equilibrio tra le Istituzioni.
Pertanto, respingiamo le proposte relative all’introduzione di un Presidente del Consiglio nominato a suffragio diretto e all’elezione del Presidente della Commissione da parte del Parlamento europeo.
Ci opponiamo altresì alla procedura di cui all’articolo 444, Parte IV, comunemente nota come passerella, perché riteniamo fondamentale la ratifica di tutti gli Stati membri prima dell’entrata in vigore di eventuali modifiche al Trattato.
<P>
Il Trattato costituzionale rende più comprensibili le norme di base che disciplinano la cooperazione nell’Unione europea.
Approviamo la maggiore importanza attribuita alla sussidiarietà, e sosteniamo il punto in cui si conferma e si promuove ulteriormente il ruolo dei parlamenti nazionali nella cooperazione europea.
Quanto al rapporto tra legislazione UE e legislazioni nazionali, si sostiene la legislazione comunitaria vigente nella sua attuale applicazione; ciò significa che la legislazione dell’UE ha la precedenza su quella nazionale, pur tenendo conto delle tradizioni costituzionali degli Stati membri.
Il testo chiarisce i limiti di competenza dell’UE e semplifica la procedura legislativa.
Per tutti questi motivi sosteniamo il progetto di Trattato costituzionale.
<SPEAKER ID="87" LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa (PSE )," AFFILIATION="per iscritto.">
<P>
   Sostengo pienamente questa relazione come anche, in prospettiva, l’adozione del progetto di Costituzione.
<P>
L’elaborazione della Costituzione è frutto di un processo democratico unico nel suo genere e la decisione di dotare l’Europa di una Costituzione sotto forma di un trattato vincolante tra Stati sovrani rappresenterà la scelta più importante per l’Europa da parte dei suoi cittadini.
<P>
Quattro Trattati europei in meno di 15 anni hanno realizzato molti indiscutibili successi per l’Europa: il mercato unico, l’euro, l’adesione dei paesi dell’Europa dell’est, l’innalzamento dei parametri ambientali, una maggiore parità tra uomini e donne e le strategie per combattere la povertà e favorire la piena occupazione, per citarne solo alcuni.
<P>
Tuttavia, è emerso con evidenza sempre crescente, in particolare dal Vertice europeo di Nizza del 2000, che il vecchio metodo intergovernativo di rivedere i Trattati europei non consentiva di fornire risposte adeguate alle sfide che si ponevano a livello europeo, né permetteva ai cittadini europei di sentirsi coinvolti nel processo decisionale.
Occorreva riformare il quadro istituzionale europeo, rendere più democratico il processo decisionale e avvicinarlo ai cittadini; inoltre, se l’Europa intende davvero contribuire a portare il processo di globalizzazione sotto il controllo democratico, era necessario che si assumesse le sue responsabilità nei confronti del resto del mondo e specialmente nei confronti dei paesi in via di sviluppo.
<SPEAKER ID="88" LANGUAGE="PT" NAME="Fernandes (PSE )," AFFILIATION="per iscritto.">
<P>
   Mi congratulo per la qualità della relazione sul Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa.
Sebbene la Costituzione non tenga conto dei desideri espressi dal Parlamento e abbia accolto questioni controverse, come quella – estremamente importante per Madera e le Azzorre – delle esclusive competenze dell’UE in materia di conservazione delle risorse biologiche marine, contro la quale in sede di Convenzione, come anche nel parere sulla Costituzione elaborato dalla commissione per la pesca, si sono sollevate molte voci da diverse parti, riconosco che il Trattato rappresenta un buon compromesso, che migliora notevolmente i Trattati esistenti, come affermano i relatori, ed è un significativo passo avanti verso la realizzazione del progetto europeo, sia dal punto di vista degli Stati membri che dei cittadini europei.
<P>
Vorrei, inoltre, sottolineare il trattamento riservato nella Costituzione allo statuto delle regioni ultraperiferiche: non solo la Costituzione mantiene e rafforza la possibilità di modulare l’applicazione di tutte le politiche europee alle regioni ultraperiferiche, ma conferma anche che questo articolo costituisce una base giuridica valida e sufficiente su cui costruire un’effettiva politica per le regioni ultraperiferiche.
<P>
Sono favorevole alla Costituzione e auspico che venga ratificata: mi impegnerò personalmente nella campagna per la sua adozione.
<SPEAKER ID="89" LANGUAGE="FR" NAME="Ferreira, Anne (PSE )" AFFILIATION="per iscritto.">
<P>
   , – Mi sono astenuta durante la votazione su questa relazione per diversi motivi.
<P>
Prima di tutto, non posso votare a favore di questa risoluzione, in quanto le mie critiche nei confronti della Costituzione sono molto più numerose dei pochissimi, davvero minuscoli, segni di evoluzione che essa contiene.
<P>
Oltre ai miei seri dubbi sulla realizzazione dell’Europa sociale e politica, la mia prima critica si basa sul fatto che lo scopo di una costituzione è organizzare i poteri e stabilire i diritti e i doveri dei cittadini.
Il Trattato costituzionale definisce politiche e scelte ideologiche che non competono a una costituzione, precludendo in tal modo qualsiasi possibilità di attuare politiche diverse.
<P>
Inoltre, l’elaborazione di questa relazione ha perseguito un unico obiettivo, vale a dire quello di menzionare solo gli aspetti positivi e i “progressi” realizzati dalla Costituzione.
L’esclusione della seppur minima critica è in netto contrasto con le riserve espresse dall’Assemblea quando ha adottato la precedente risoluzione sulla Conferenza intergovernativa.
<P>
Non sono sicura che questa risoluzione e questo Trattato rendano possibile un maggior coinvolgimento dei nostri concittadini nell’integrazione europea, né tantomeno che forniscano una risposta alle loro richieste in fatto di giustizia, uguaglianza e democrazia.
<SPEAKER ID="90" LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   .– La votazione di oggi in Parlamento sul progetto di nuovo Trattato costituzionale è da iscriversi nel triste processo di mistificazione e di propaganda che circonda la cosiddetta Costituzione europea: in una parola, una manipolazione.
<P>
Il Parlamento europeo non è affatto legittimato ad “approvare” i Trattati, come vorrebbe far credere il punto 6 di questa risoluzione.
Tutt’altro che ingenuamente, la maggior parte dell’ala destra di questo Parlamento, ossia il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, e i socialdemocratici, ovvero il gruppo socialista al Parlamento europeo, uniti, stanno cercando di diffondere la convinzione fasulla che il progetto di Trattato sia stato “approvato” dal Parlamento – come erroneamente comunicheranno taluni organi d’informazione ancor prima, non va dimenticato, che si sia svolto un qualsiasi nazionale sul progetto stesso.
<P>
L’intenzione è palese: servirsi del voto di oggi come ulteriore strumento per esercitare pressioni e fare propaganda a favore della cosiddetta (maledetta) Costituzione europea nella sua fase di ratifica – o reiezione! – da parte degli Stati membri.
In altre parole, si tenta di interferire in un ambito di esclusiva competenza degli Stati membri.
<P>
E’ deplorevole che questa votazione sia stata accompagnata da musica, lancio di palloncini ed esibizione di manifesti e cartelli “con le parole chiave e ‘sì’ in varie lingue”, che hanno, in tal modo, messo a tacere le critiche rivolte al testo proposto.
<SPEAKER ID="91" LANGUAGE="FR" NAME="Fruteau (PSE )" AFFILIATION="per iscritto.">
<P>
   , – La relazione Corbett, sulla quale il Parlamento europeo si è pronunciato oggi, riconosce gli innegabili passi avanti realizzati dal Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa.
<P>
Questo Trattato ci offre in effetti una serie di strumenti indispensabili per rendere l’Europa più efficiente, più facile da comprendere e più democratica, mediante una chiarificazione del ruolo delle Istituzioni, la riduzione delle possibilità di bloccare le decisioni e l’aumento dei poteri del Parlamento europeo e dei suoi rappresentanti eletti dal popolo.
<P>
Allo stesso tempo, il Trattato promuove la solidarietà comunitaria e contribuisce ad assicurare una effettiva coesione all’interno dell’Unione.
<P>
Una coesione innanzi tutto sociale, grazie alla Carta dei diritti fondamentali, che stabilisce delle norme in materia di diritti civili, politici e sociali.
Inoltre, il Trattato afferma gli obiettivi dell’Europa, orientati a un’economia sociale di mercato, allo sviluppo sostenibile e alla lotta contro la discriminazione.
<P>
Una coesione in secondo luogo territoriale, attraverso un insieme di disposizioni che aiuteranno le regioni dell’Unione a gestire il proprio sviluppo.
Per quanto riguarda le regioni periferiche dell’Unione, e in particolare per i territori francesi d’oltremare, il Trattato ne riconosce la specificità.
Consolidando i meccanismi che consentono una deroga alle regole comunitarie, garantisce un’effettiva tutela dei territori d’oltremare, a dispetto della tendenza distruttiva di considerare l’Europa come un territorio uniforme e omogeneo.
<SPEAKER ID="92" LANGUAGE="FR" NAME="Gollnisch (NI )" AFFILIATION="per iscritto.">
<P>
   , – Quella che votiamo oggi non è una relazione, ma un atto di fede e precisamente un atto di malafede.
Contrariamente a quanto dite voi, onorevoli relatori, questo testo crea un superstato, centralizzato, onnipotente, totalitario, ma privo di identità e di anima.
<P>
Sarà uno Stato centralizzato perché tutto si deciderà a Bruxelles, in qualsiasi campo, e perché tutte le decisioni, legislative o meno, di interesse nazionale o locale, dovranno essere conformi alle leggi europee e agli interessi precipui dell’Unione.
Ci si farà beffe del principio di sussidiarietà, come avviene già da dodici anni.
<P>
Sarà uno Stato onnipotente perché l’Unione europea sarà competente in tutti i campi, senza eccezione, e perché tutte le politiche sono o saranno rese comunitarie.
<P>
Sarà uno Stato totalitario perché il vero potere apparterrà a una manciata di funzionari: i tecnocrati della Commissione, che monopolizzano l’iniziativa legislativa, e i giudici di Lussemburgo, che sono i puntigliosi controllori dell’ortodossia europeista.
Ciò che essi hanno in comune è che una volta nominati non sono soggetti ad alcun controllo democratico.
<P>
Infine, sarà uno Stato senz’anima né identità, che rinnega le sue radici ellenico-cristiane, accetta di integrare la Turchia nonostante l’opposizione dei cittadini e crede esclusivamente nella globalizzazione, nella concorrenza e nel mercato.
<P>
Pertanto oggi, come in occasione del organizzato nel mio paese, io esprimo voto contrario.
<SPEAKER ID="93" LANGUAGE="SV" NAME="Goudin, Lundgren e Wohlin (IND/DEM )," AFFILIATION="">
<P>
   Abbiamo votato contro la relazione in esame.
E’ chiaro che le nostre definizioni di “sussidiarietà” e di “superstato” sono diverse da quelle dei relatori.
Definiamo sussidiarietà il principio in base al quale le decisioni politiche devono essere adottate il più vicino possibile ai cittadini e i parlamenti nazionali, e non le Istituzioni dell’Unione europea, devono stabilire su quali materie si deve decidere e a quale livello.
<P>
La nostra definizione di superstato è uno Stato europeo in cui il Consiglio di norma adotta decisioni sulla base di una maggioranza qualificata, in cui non tutti gli Stati membri sono rappresentati nella Commissione e in cui il Parlamento europeo ha il diritto di codecisione su tutte le materie.
L’Unione europea non è pertanto più una federazione di Stati, che è ciò che riteniamo dovrebbe essere, ma uno Stato federale.
<P>
Una politica estera e di asilo comune, una forza di reazione rapida incaricata di intervenire in altre parti del mondo e un aumento del bilancio dell’Unione europea a seguito del conferimento a quest’ultima del diritto di imposizione fiscale sono tra i fattori che estendono l’esercizio del potere politico da parte di questo “superstato”.
<P>
Il progetto di Costituzione dovrebbe essere sostituito da un nuovo progetto di Trattato intergovernativo che attribuisca una posizione centrale alla responsabilità politica dei parlamenti nazionali.
Le questioni religiose non dovrebbero rientrare tra quelle trattate nei testi dei Trattati dell’Unione europea.
<P>
Protestiamo contro il fatto che, in riferimento alla lettura della relazione in esame, la maggioranza del Parlamento europeo debba investire 340 000 euro del denaro dei contribuenti in uno spettacolo per lanciare la campagna a favore dell’adozione della “Costituzione dell’Unione europea” da parte degli Stati membri.
<SPEAKER ID="94" LANGUAGE="SV" NAME="Hedh (PSE )," AFFILIATION="referendum">
<P>
   Ho deciso di dissociarmi dal gruppo politico di cui faccio parte e di votare contro la relazione sul Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa.
Ritengo che il progetto di Costituzione comporti la trasformazione dell’Unione europea da una forma di cooperazione intergovernativa basata sui Trattati in uno Stato basato su una Costituzione, rafforzando, a mio avviso, la preminenza del diritto comunitario sul diritto nazionale, sottraendo ulteriore potere agli Stati membri e attribuendo più potere ai paesi grandi rispetto a quelli piccoli.
Mi oppongo a una prospettiva di questo genere.
<P>
Ho votato a favore dell’adesione della Svezia all’Unione europea nel del 1994 e sono sinceramente favorevole all’idea di una cooperazione internazionale nella ricerca di una soluzione ai problemi comuni.
Vi sono compiti importanti che dobbiamo svolgere insieme, soprattutto quando ad esserne interessati sono l’ambiente, la tratta di esseri umani e il sociale.
Sono tuttavia contraria all’attuale tendenza verso un aumento del sovranazionalismo nell’Unione europea.
Vorrei che vi fosse una cooperazione europea a livello intergovernativo.
<SPEAKER ID="95" LANGUAGE="EN" NAME="Hudghton (Verts/ALE )," AFFILIATION="referendum">
<P>
   Ho votato contro la relazione in esame nella votazione finale.
Il motivo principale è che ritengo l’inclusione della conservazione delle risorse biologiche marine come una delle sole cinque competenze esclusive dell’Unione europea non solo non necessaria, ma in effetti anomala e ingiustificata.
Il fatto che la commissione parlamentare per la pesca abbia sostenuto quasi all’unanimità tale valutazione nel suo parere riflette un punto di vista sostenuto con forza dalle comunità scozzesi dipendenti dalla pesca.
<P>
Si tratta dell’ennesimo esempio dell’incapacità da parte del governo di Westminster di agire al meglio nell’interesse delle comunità della pesca, che indurrà senza dubbio molti elettori in Scozia a votare a favore della reiezione del Trattato costituzionale in un .
<SPEAKER ID="96" LANGUAGE="FR" NAME="Isler Béguin (Verts/ALE )," AFFILIATION="(Testo abbreviato conformemente all’articolo 163 del Regolamento)">
<P>
   Se fosse dipeso dal gruppo Verde, il progetto di Costituzione sarebbe stato molto più ambizioso di quello sul quale siamo chiamati a pronunciarci e consentirebbe di dare forma concreta all’Europa politica, sociale ed ecologica da noi sostenuta.
Sarebbe un progetto senza ambiguità o incertezze riguardo ai suoi obiettivi, non comprenderebbe la terza parte che, non facendo altro che riprendere Trattati precedenti, si pone in contraddizione con un progetto globale e ambizioso per l’Europa.
Nonostante le sue imperfezioni, voterò a favore del progetto di Costituzione e invito altri a fare altrettanto, in quanto sarebbe un’enorme aberrazione e un grave errore politico schierarsi dalla parte di coloro che sono contrari solo perché il documento finale non risponde alle aspettative nutrite nei suoi confronti.
<P>
Più che mai, abbiamo bisogno dell’Europa, per quanto imperfetta possa essere.
<P>
La Costituzione consentirà di avviare l’Europa della pace quale custode di valori condivisi come i diritti umani e la democrazia.
Grazie a quest’importante atto, i cittadini europei si sentiranno uniti in un autentico disegno comune.
Il sì” che esprimerò votando a favore della relazione Corbett è il “sì” di una militante.
<P>
Fallire in questo momento storico equivarrebbe a negare il nostro lavoro di costruttori dell’Europa, e porrebbe per molto tempo un freno all’ambizioso sviluppo del progetto europeo da noi auspicato ...
<SPEAKER ID="97" LANGUAGE="DA" NAME="Kristensen (PSE )," AFFILIATION="">
<P>
   L’Unione europea potrebbe funzionare perfettamente con un Commissario per paese.
Adesso che il Consiglio europeo ha invece deciso di ridurre il numero dei Commissari dal 2014, è importante attenersi al principio di una rotazione paritaria tra gli Stati membri.
<SPEAKER ID="98" LANGUAGE="FR" NAME="Lang (NI )," AFFILIATION="referendum">
<P>
   Signor Presidente, la Costituzione, che pretende di essere europea, è in realtà un documento antieuropeo, in quanto distrugge le fondamenta dell’Europa, vale a dire le nazioni, che perderanno per sempre la loro sovranità, e i valori della sua civiltà greco-latina e cristiana.
<P>
Il fatto di aver omesso qualsiasi riferimento a tali aspetti è tutt’altro che irrilevante: è stato necessario per rendere accettabile l’adesione della Turchia musulmana.
E’ evidente che esiste un nesso causale tra la Costituzione europea e l’ingresso di questo paese asiatico, contrariamente a quanto affermato dal Presidente Chirac.
<P>
L’adozione della Costituzione non solo favorirà l’adesione della Turchia, ma attribuirà a quello che sarà il più popoloso Stato membro dell’Unione europea il maggior numero di deputati e di voti in seno al Consiglio, conferendogli un ruolo predominante, superiore a quello della Francia e della Germania.
<P>
Il Presidente Chirac mente quando dice che i francesi potranno pronunciarsi sull’adesione della Turchia nel 2014. Sarà troppo tardi.
Il sulla Costituzione si svolgerà fra qualche mese, poco prima dell’apertura dei negoziati di adesione.
Se esprimeranno voto contrario, i francesi diranno “no” anche all’ingresso della Turchia.
<SPEAKER ID="99" LANGUAGE="FR" NAME="Le Pen, Jean-Marie (NI )," AFFILIATION="referendum">
<P>
   Il testo in esame, presentato come Costituzione per l’Europa, è il risultato di un cattivo compromesso in cui tutti i governi socialdemocratici europei hanno abdicato alla sovranità dei loro popoli a vantaggio di un organo sovranazionale.
<P>
La Costituzione organizza uno Stato con una parvenza di unità, che nasconde al suo interno il meccanismo federalista.
E’ un’organizzazione ibrida che, esprimendosi su ogni argomento e ingerendosi in ogni settore, impone scelte politiche che hanno tragiche conseguenze per il futuro dei popoli europei.
Essa rappresenta altresì il culmine di un lento e progressivo processo di stratificazione politica e giuridica e l’istituzionalizzazione di una nuova organizzazione totalitaria.
L’Europa che si sta realizzando si allontana ancor più dai cittadini, impoverendo la società.
<P>
I popoli sono trattati con disprezzo e ogni consultazione, sia essa parlamentare o referendaria, ratificherà e confermerà politiche che nei fatti vengono già attuate.
Utilizzando un’ignobile forma di ricatto, quella della scelta tra l’Europa e il caos, volta a forzare la mano dei popoli sovrani, i sostenitori della Costituzione non tengono alcun conto delle regole elementari della democrazia.
<P>
Non cadremo nella trappola che quest’Europa rappresenta, e intendiamo denunciarla in occasione del prossimo in Francia.
Un’altra Europa è possibile, l’Europa dei popoli liberi e delle nazioni sovrane.
<SPEAKER ID="100" LANGUAGE="PL" NAME="Libicki (UEN )," AFFILIATION="Bundesländer">
<P>
   La relazione oggetto della discussione raccomanda che gli Stati membri dell’Unione europea ratifichino la Costituzione europea.
Non ho avuto alcuna esitazione a votare contro la relazione, per una serie di motivi.
<P>
E’ fuori luogo che il Parlamento europeo raccomandi che gli Stati membri ratifichino o respingano il Trattato, in quanto le decisioni finali in materia e il completamento del processo di ratifica rientrano nella sfera di esclusiva competenza delle autorità nazionali sovrane a tale scopo designate.
<P>
Il modo in cui viene valutata la cosiddetta Costituzione europea è un discorso completamente diverso.
A mio avviso, la ratifica della Costituzione non favorirebbe gli interessi della Polonia né dell’Europa.
<P>
Ho più volte sottolineato quanto sia inopportuno che non si faccia alcun riferimento a Dio o alla tradizione cristiana nel preambolo del Trattato.
La mancanza di qualsiasi riferimento di questo tipo equivale a ignorare sfacciatamente la verità riguardo alla storia del nostro continente.
<P>
Un altro oggetto di discordia è la revisione del Trattato di Nizza, che non ha neppure avuto la possibilità di essere messo alla prova dei fatti.
Le disposizioni di tale Trattato sul voto ponderato in seno al Consiglio europeo, che sarebbero state vantaggiose per la Polonia, sono state indebolite dal Trattato costituzionale, senza che se ne sia neppure valutata l’influenza sul funzionamento delle Comunità.
<P>
Nutro inoltre qualche preoccupazione riguardo ad alcune altre disposizioni contenute nella cosiddetta Costituzione europea, ad esempio l’aumento degli ingiusti privilegi concessi ai orientali della Repubblica federale tedesca nell’ambito di precedenti Trattati.
<SPEAKER ID="101" LANGUAGE="NL" NAME="Liotard (GUE/NGL )," AFFILIATION="élite">
<P>
   Anche se il Parlamento europeo non si è ancora pronunciato sul progetto di Costituzione, si sta già organizzando una festa del costo di 375 000 euro per celebrarne l’approvazione, dimostrando in tal modo ancora una volta che i due pregiudizi nutriti sull’Europa, vale a dire che è antidemocratica e sprecona, sono del tutto giustificati.
<P>
Il mio gruppo è contrario a questa Costituzione per una serie di motivi.
Ne denunciamo la componente neoliberale e socioeconomica che, sotto le spoglie del “libero scambio”, mette a repentaglio i servizi pubblici e nega alle autorità nazionali e locali il diritto a determinare esse stesse il modo in cui vogliono organizzare i servizi pubblici.
Siamo fermamente contrari alla militarizzazione dell’Europa, progetto che traspare in modo evidente dalla Costituzione, in particolare dal paragrafo che obbliga gli Stati membri ad aumentare i bilanci per la difesa.
Respingiamo la Costituzione, in quanto rafforza la struttura antidemocratica dell’Unione europea e non si sforza di migliorarla.
<P>
Alcuni colleghi possono essere disposti a vendere l’anima al neoliberismo per una dose omeopatica di potere parlamentare supplementare, ma da parte mia non intendo farlo.
Quando si tratta di democrazia, solo il meglio è accettabile e pertanto mi rifiuto di sostenere questa Costituzione, che va a vantaggio dell’ europea, delle multinazionali, dei guerrafondai e dei burocrati.
<SPEAKER ID="102" LANGUAGE="EL" NAME="Manolakou (GUE/NGL )," AFFILIATION="">
<P>
   Il Trattato costituzionale, la cosiddetta Costituzione europea, codifica i precedenti Trattati, rafforzando i privilegi e i profitti delle grandi imprese e promuovendo ulteriormente la cultura dell’armamento e della militarizzazione dell’Europa.
Si tratta di misure volte ad armare la plutocrazia, che non faranno altro che esacerbare gli antagonismi sociali e di classe e creeranno ulteriori difficoltà e problemi ai cittadini.
Per questo motivo i popoli europei dovrebbero rifiutarsi di accettare la “Costituzione europea” e intensificare la lotta contro la politica reazionaria dell’Unione.
<P>
La colpa dell’Unione europea risulta evidente anche dall’ingannevole propaganda unilaterale e dalla disinformazione per cui spende ingenti somme di denaro nel tentativo di conquistare il voto e il consenso dei lavoratori, mentre al contempo usa i propri orientamenti per imporre riduzioni dei salari, delle pensioni e delle indennità di disoccupazione.
<P>
La presenza nella proposta del Parlamento dell’articolo 43, che è estremamente reazionario e adotta la dottrina statunitense della guerra preventiva quale forma di protezione civile contro gli attentati terroristici, costituisce una provocazione e offre alle grandi imprese il pretesto per terrorizzare i cittadini e depredare la ricchezza che essi producono.
<P>
Noi deputati del Partito comunista greco voteremo contro la cosiddetta Costituzione europea e contro qualsiasi sua variante.
Non può esistere alcuna “Costituzione europea” progressista nell’Unione europea delle grandi imprese e della guerra e chiunque coltivi tali illusioni non contribuisce a promuovere la lotta contro le sue politiche di sfruttamento e gli organismi che le attuano.
<SPEAKER ID="103" LANGUAGE="DE" NAME="Markov (GUE/NGL )," AFFILIATION="">
<P>
   Anche se il testo in esame ha riscosso l’approvazione generale sia negli Stati membri che nel Parlamento europeo, esiste anche un pubblico critico che lo guarda con preoccupazione.
Nel criticarlo, non partiamo dal punto di vista limitato dello Stato nazione.
<P>
Critichiamo il fatto che il Trattato miri a un’ulteriore militarizzazione dell’Unione europea, al punto da consentirle di scatenare una guerra su scala mondiale, assicurandole una “capacità operativa basata su strumenti militari”.
La Costituzione prevede un riarmamento, nel senso che “gli Stati membri hanno l’obbligo di migliorare progressivamente le capacità militari”, un processo che si svolgerà sotto la supervisione di “un’agenzia europea per gli armamenti, la ricerca e le capacità militari” che contribuirà anche ad attuare “qualsiasi misura utile per potenziare la base industriale e tecnologica del settore della difesa”.
<P>
Critichiamo anche l’idea che i principi del neoliberalismo debbano essere sanciti dalla Costituzione.
E’ un fatto riconosciuto che gli “obiettivi dell’Unione” in generale mascherano la realtà parlando in termini di “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente”, mentre la parte che tratta effettivamente di politica parla senza mezzi termini di un impegno nei confronti del “principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”.
<P>
Lungi dal rispecchiare questo punto di vista, il progetto di relazione assume una posizione del tutto acritica nei confronti del progetto di Costituzione.
Il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica non può pertanto accordare il suo sostegno.
<SPEAKER ID="104" LANGUAGE="PT" NAME="Marques (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Vorrei congratularmi con gli onorevoli Corbett e Méndez de Vigo per la loro ottima relazione sul Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa.
Vorrei cogliere l’opportunità per sottolineare l’importante consolidamento dello statuto delle regioni ultraperiferiche, che rientra nell’ambito del Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa.
<P>
Ne consegue che il Trattato costituzionale garantisce il carattere eccezionale dello statuto delle regioni ultraperiferiche, in altre parole ha dimensione orizzontale/trasversale, la natura derogatoria e l’adeguatezza della base giuridica nell’adozione di tutte le misure destinate in modo specifico a tali regioni.
Mi ha fatto molto piacere vedere che la Conferenza intergovernativa ha incluso un riferimento alle leggi europee e alle leggi quadro europee tra gli strumenti legislativi che consentono l’adozione di misure a sostegno delle regioni ultraperiferiche.
<SPEAKER ID="105" LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David (PSE )," AFFILIATION="">
<P>
   Accolgo con favore la relazione dei miei amici Richard Corbett e Íñigo Méndez de Vigo e la loro richiesta che la Costituzione vanga adottata e ratificata da tutti gli Stati membri.
La Costituzione contribuirà ad accrescere la trasparenza, l’efficienza e l’efficacia dell’Unione europea.
<P>
Nel mio campo di attività essa rafforzerà in misura considerevole il ruolo del Parlamento europeo e pertanto porterà maggiore chiarezza e controllo democratico in un settore fondamentale che rientra nella sfera di competenza esclusiva dell’Unione europea.
Ne consegue che le ONG, le organizzazioni sindacali, le organizzazioni commerciali e di altro tipo potranno seguire in modo più approfondito i negoziati condotti al fine di concludere accordi internazionali ed esercitare la loro influenza al riguardo.
<SPEAKER ID="106" LANGUAGE="NL" NAME="Meijer (GUE/NGL )," AFFILIATION="referendum">
<P>
   Oggi i sostenitori della Costituzione esultano.
Il Parlamento europeo non può modificare la formulazione del documento, come non possono farlo i parlamenti nazionali né gli elettori che parteciperanno ai nazionali.
Possiamo solo approvarla o respingerla, e di conseguenza festeggiare o rammaricarci per tale scelta.
<P>
Risulta pertanto impossibile eliminare il requisito del riarmamento e della solidarietà con la NATO.
Altrettanto impossibile è subordinare una libera concorrenza senza limiti, che il testo esalta, all’ambiente, ai servizi pubblici o alla tutela dei lavoratori.
Non è più possibile premiare la raccolta delle firme di un milione di cittadini, previsto all’articolo 46, con un .
Mancano nuovi diritti sociali fondamentali.
Non viene neppure messo in discussione il modello amministrativo autoritario tradizionale dell’Unione europea, che vanta un forte ruolo per il Consiglio e la Presidenza, senza strumenti adeguati per regolamentarlo attraverso la democrazia parlamentare.
Non voglio questa Costituzione.
Non voglio partecipare ai festeggiamenti odierni.
Nei Paesi Bassi nei prossimi due mesi sarò impegnato nella campagna indetta dal mio partito, il Partito socialista, per convincere la maggioranza degli elettori a respingere un testo per nulla soddisfacente.
<SPEAKER ID="107" LANGUAGE="PT" NAME="Queiró (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Il Trattato costituzionale è un testo di compromesso che dovrebbe essere valutato per il suo contenuto effettivo e non per quello che alcuni – sia tra i federalisti che tra gli euroscettici – vorrebbero che contenesse.
<P>
Tenuto conto del fatto che in un mondo globalizzato il Portogallo ha tutto da guadagnare dall’appartenenza a un blocco regionale con le caratteristiche dell’Unione europea, vi sono aspetti del testo in esame, come in qualsiasi testo di compromesso, che condivido e altri che non mi soddisfano.
<P>
Fra gli aspetti positivi, vorrei sottolineare la semplificazione che il consolidamento dei Trattati ha consentito di ottenere, la più chiara distinzione tra poteri nazionali ed europei, il rafforzamento del ruolo dei parlamenti nazionali e la garanzia che l’Unione può disporre solo dei poteri ad essa attribuiti dagli Stati membri.
Inoltre, il fatto che il Trattato costituzionale rappresenti un momento di stabilizzazione nel processo di revisione dei Trattati favorisce la sicurezza e la stabilità.
<P>
Non concordo tuttavia sull’assenza nel preambolo di qualsiasi riferimento al retaggio giudaico-cristiano dell’Europa, sulla fine della Presidenza a rotazione tra gli Stati membri, sulla riduzione del numero di Commissari e sulla creazione della carica potenzialmente controversa di ministro degli Esteri europeo.
<P>
Tutto considerato, ho deciso di votare a favore.
<SPEAKER ID="108" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Ho spesso criticato l’abbandono della migliore prassi dell’Unione europea, la fonte del suo successo, vale a dire la “politica dei piccoli passi” di Schuman e degli Stati membri fondatori, che viene sempre più calpestata da un feroce desiderio di procedere a grande velocità, senza tener conto dei sentimenti delle persone.
Preferirei procedere lungo la strada europea dell’effettiva unità nella diversità, caratterizzata dal rispetto per le democrazie nazionali dalle quali tale strada emerge, anziché contribuire all’inganno di uno Stato protocontinentale che pochi vogliono vedere realizzato, che i popoli non hanno chiesto e per il quale nessuno prova alcuna simpatia.
<P>
Approvo senza alcun dubbio l’ampia prospettiva di un testo costituzionale europeo.
Tuttavia, dopo che i popoli saranno stati consultati, vorrei che definissimo tale testo avvalendoci di processi democratici, partecipativi e rappresentativi, interagendo con i cittadini, in un’assemblea appositamente eletta a tale scopo, come proposto alla Conferenza intergovernativa.
Sono sempre costernato dal clima di occultamento e di manipolazione, dalla mancanza di lealtà verso i cittadini, dal fatto che spesso si dice una cosa e poi se ne fa un’altra e dal modo evidente in cui lo Stato di diritto è stato spazzato via – un chiaro segno che “tutto va bene”, purché vada in una particolare direzione.
Ne è una lampante dimostrazione l’ampollosa dichiarazione che il Parlamento “adotta il Trattato costituzionale”.
Tale atto non rientra tra le nostre competenze e un’affermazione del genere ci pone in una posizione giuridicamente dubbia.
<P>
Avevo sperato in qualcosa di meglio.
<P>
Ho votato contro la risoluzione.
<SPEAKER ID="109" LANGUAGE="FR" NAME="Ries (ALDE )," AFFILIATION="">
<P>
   Approvo senza riserve il progetto di Costituzione europea e ho votato con entusiasmo a favore dell’ottima relazione dei miei colleghi.
Tale progetto è senza dubbio un compromesso, ma rappresenta anche un considerevole passo avanti.
<P>
L’Unione a 25 diventerà stabile con un Presidente nominato per due anni e mezzo anziché con una Presidenza a rotazione ogni sei mesi.
Un ministro degli Esteri europeo sarà la voce dell’Europa nel mondo.
La Carta dei diritti fondamentali è stata finalmente integrata nel quadro istituzionale.
I cittadini godono del diritto di petizione (che può tradursi in legge europea con il sostegno di oltre un milione di firme) e, in campo sociale, per la prima volta l’Unione europea si prefigge obiettivi di progresso condiviso in un’economia sociale di mercato.
<P>
In breve, l’Unione europea sta diventando più democratica, più trasparente, più chiara e più efficace.
Può darsi tuttavia che ci attenda ancora il compito più difficile, vale a dire ottenere la ratifica in tutti gli Stati membri e quindi illustrare il progetto di Costituzione in modo tale da convincere i cittadini europei.
Sono anche lieta che, in un momento di grande frenesia per l’Europa, secondo un recente sondaggio i cittadini belgi siano pronti a dar battaglia per la vittoria del “sì” sul Trattato costituzionale, a favore del quale si è espresso l’80 per cento di loro.
<SPEAKER ID="110" LANGUAGE="FR" NAME="Roure (PSE )," AFFILIATION="referendum">
<P>
   Capita raramente nella vita di chiunque di avere l’impressione di attraversare un momento storico; ritengo invece che con il Trattato costituzionale stiamo contribuendo a scrivere una pagina che illustra l’Europa che vogliamo.
<P>
Con questo testo continuiamo l’opera dei padri fondatori che avrebbero voluto quest’Europa a 25 Stati membri, cui presto se ne aggiungeranno altri, e sognavano di realizzarla.
<P>
Con il Trattato costituzionale il patrimonio umanistico, spirituale e sociale dell’Europa diventa il fondamento su cui poggia la nostra vita quotidiana.
<P>
La Carta dei diritti fondamentali acquisisce forza giuridica e diventa vincolante per i cittadini.
<P>
Le norme sono rese più semplici e assomigliano sempre più a quelle che conosciamo nelle nostre 25 democrazie.
<P>
L’Unione avrà un maggiore ruolo politico nel mondo, potrà finalmente farsi valere e, mi auguro, potrà esercitare la sua influenza nel consesso delle nazioni diffondendo l’ideale di pace che ne ha ispirato la nascita.
<P>
Ho votato a favore della relazione Corbett, e parteciperò nel mio paese alla campagna a favore della ratifica del testo in un .
Il treno della storia sta per partire, prendiamolo tutti insieme.
<SPEAKER ID="111" LANGUAGE="PT" NAME="Silva Peneda (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   L’approvazione del Trattato costituzionale da parte dell’Assemblea è un momento storico, tenuto conto del ruolo svolto dal Parlamento nell’intero processo.
<P>
In qualità di membro della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, ho votato a favore, in quanto sono fermamente convinto che si tratti un passo avanti verso il consolidamento della politica sociale europea.
<P>
I diritti sociali dei cittadini risultano chiaramente rafforzati per il fatto che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è stata integrata nella Costituzione, riconoscendo il posto centrale che i cittadini occupano nel progetto europeo.
<P>
La coesione economica e sociale è stata riaffermata come uno degli obiettivi fondamentali dell’Unione europea.
Sono state introdotte nuove norme per quanto riguarda un elevato livello di occupazione, la lotta contro l’esclusione sociale e le discriminazioni, la promozione della giustizia sociale, la protezione sociale, la parità tra donne e uomini e un elevato livello di istruzione e di salute, la promozione dello sviluppo sostenibile e il rispetto dei servizi di interesse generale.
<P>
E’ stato anche rafforzato il ruolo dell’Unione europea sulla scena internazionale nella lotta per eliminare la povertà e nella promozione dello sviluppo sostenibile e di un commercio equo.
<P>
Inoltre, nuove disposizioni favoriranno la partecipazione dei cittadini, delle parti sociali e dei rappresentanti della società civile alle discussioni dell’Unione europea.
<P>
Dopo oltre mezzo secolo di integrazione europea e vari Trattati, la Costituzione europea è di gran lunga l’atto che comporta i vantaggi più visibili e concreti per i cittadini europei.
<SPEAKER ID="112" LANGUAGE="NL" NAME="Staes (Verts/ALE )," AFFILIATION="Groen!">
<P>
   La relazione degli onorevoli Corbett e Méndez de Vigo non considera allo stesso modo gli aspetti positivi e quelli negativi del presente Trattato, e può pertanto essere classificata come “pura propaganda”.
Non contiene alcun riferimento al fatto che troppi settori sono ancora lasciati alla cooperazione intergovernativa e che importanti settori sono ancora soggetti a veto.
<P>
Il ruolo delle regioni costituzionali nel processo decisionale europeo resta precario.
La parte III del Trattato rende evidente che nell’Unione manca un ordine sociale e conferma le scelte a favore del modello neoliberale.
L’Unione europea non è ancora molto avanzata sulla strada per diventare un’unione della sicurezza e rischia di privilegiare lo spiegamento di mezzi militari ai fini della prevenzione dei conflitti.
Tenuto conto che tali osservazioni non sono incluse nella relazione, ho espresso voto contrario.
Questo non mi impedirà di partecipare con il alla campagna che verrà condotta nei prossimi mesi a favore della ratifica del Trattato in sede di parlamento federale, fiammingo e a Bruxelles.
Dopo tutto, la Costituzione costituisce un considerevole passo avanti e, in caso di mancata ratifica, si ritornerebbe alle disposizioni del Trattato di Nizza, che sono meno efficaci, trasparenti e democratiche di quelle del presente Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa.
<SPEAKER ID="113" LANGUAGE="NL" NAME="Thyssen (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione, e quindi del Trattato costituzionale, con estrema convinzione.
<P>
Mi unisco alla larga maggioranza del Parlamento europeo nel sostenere l’argomento secondo cui dobbiamo indurre i cittadini europei, insieme ai parlamenti nazionali e regionali, ad assumere un atteggiamento positivo.
<P>
Anch’io sono critico nei confronti delle falsità che vengono diffuse riguardo al Trattato costituzionale.
<P>
Il testo, che ora dovrà essere ratificato democraticamente, contiene solo passi nella giusta direzione, offrendo più motivi per impegnarsi in modo aperto, trasparente, democratico ed efficace nei settori politici in cui l’Unione europea può, e deve, aggiungere valore a vantaggio dei cittadini.
Il testo merita tutto il nostro sostegno.
<SPEAKER ID="114" LANGUAGE="FI" NAME="Väyrynen e Virrankoski (ALDE )," AFFILIATION="">
<P>
   Siamo contrari alla relazione degli onorevoli Corbett e Méndez de Vigo in quanto non sosteniamo l’approvazione della Costituzione europea.
<P>
La Costituzione in sostanza trasferirebbe il potere decisionale dagli Stati membri all’Unione europea.
Il centro dell’esercizio del potere nel quadro dell’Unione si sposterebbe dalla cooperazione intergovernativa a un livello sovranazionale.
<P>
Per l’Unione europea è necessario negoziare un nuovo trattato, che serva di base alla creazione di una federazione di Stati indipendenti.
<SPEAKER ID="115" LANGUAGE="EN" NAME="Záborská (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   La nuova Europa significa sopravvivenza, in quanto respinge tutte le forme di totalitarismo.
Abbiamo pagato con il sangue l’impegno nei confronti dell’ideale europeo di conseguire la libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
<P>
Per quanto riguarda l’integrazione europea e il modo in cui i venticinque Stati membri dell’Unione europea funzionano insieme e gli sforzi compiuti per rendere più efficaci le procedure comunitarie, occorre migliorare la situazione e procedere con cautela e per gradi.
<P>
Il solo fatto di interrogarsi sulla Costituzione non può comportare l’accusa di essere antidemocratici. Sono ancora necessarie risposte comprensibili e credibili.
<P>
In base alla Costituzione, la Corte di giustizia delle Comunità europee, senza alcun controllo, pronuncerà sentenze direttamente e inequivocabilmente a carico di tutte le Istituzioni, degli organismi comunitari e degli Stati membri.
Nessun avvocato costituzionalista è stato in grado di indicarmi quale garanzia avremo che la Corte non violerà le varie competenze e politiche nazionali.
<P>
Anche in caso di cambiamento della maggioranza eletta del Parlamento o della composizione del Consiglio dei ministri, come può cambiare l’orientamento politico generale dell’Unione europea quando in un documento costituzionale si prevede che in materia sia necessaria una doppia unanimità?
<P>
Infine, rifiutandosi di far riferimento al retaggio cristiano, la miopia culturale della Costituzione è una forma preoccupante di revisionismo.
E’ vero che il Trattato di Nizza non conteneva alcun riferimento al retaggio cristiano, ma non pretendeva neppure di essere una Costituzione.
<SPEAKER ID="116" LANGUAGE="EN" NAME="Batten (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, ho una seria denuncia da fare: circa quindici minuti fa stava per essere inscenata una protesta pacifica contro la Costituzione, con l’esibizione di uno striscione.
Due ricercatori appartenenti al gruppo Indipendenza/Democrazia sono stati fisicamente aggrediti – uno è stato colpito con calci e pugni.
Il personale addetto alla sicurezza che ritengo sia stato coinvolto comprende i signori Zylka e Dekhudt.
Le chiedo di condurre un’indagine seria e immediata sull’accaduto.
<P>
In Aula si è svolta una discussione di parte riguardo alla Costituzione.
E’ stata spesa un’enorme quantità di denaro; vengono esibiti striscioni a favore, ma a chi è contrario non è consentito esprimere il proprio parere e quando ha luogo un processo pacifico le persone vengono aggredite fisicamente.
Si tratta di un fatto del tutto contrario ai presunti principi democratici di questa Istituzione.
<P>
Le chiedo di avviare immediatamente un’indagine.
Riceverà una denuncia per iscritto.
<SPEAKER ID="117" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La sua richiesta sarà trasmessa all’organo competente della nostra Assemblea.
<P>
Con questo si concludono le dichiarazioni di voto.
<SPEAKER ID="118" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(La seduta, sospesa alle 12.55, riprende alle 15.00)">
<SPEAKER ID="119" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="120" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Dichiaro ripresa la sessione.
<P>
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito. Vi sono osservazioni?
<SPEAKER ID="121" LANGUAGE="EN" NAME="Knapman (IND/DEM )." AFFILIATION="status quo">
<P>
   – Signor Presidente, se è previsto che la seduta riprenda alle tre del pomeriggio, non sarebbe una buona idea iniziare all’ora stabilita, senza prolungare la pausa per il pranzo fino a non si sa quale ora del pomeriggio?
Vi sono però anche problemi più seri sui quali è necessario richiamare la sua attenzione.
<P>
Come saprà, due membri del suo personale questa mattina hanno aggredito due nostri collaboratori, vale a dire due persone legate al Partito indipendentista britannico, provocando loro lesioni fisiche.
Vorrei chiedere se ciò è accaduto a seguito di sue istruzioni e se lei è disposto ad assumersene la responsabilità.
<P>
Riconosco che lei non è il Presidente del Parlamento, che si è sempre dimostrato parziale.
A Westminster, il presidente della Camera dei Rappresentanti ha il compito di tutelare i diritti dei singoli deputati.
Tutto ciò che il Presidente del Parlamento europeo – che è del tutto inesperto – sembra fare è voler mantenere lo .
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Questa mattina ha davvero macchiato la sua reputazione, in quanto lo scorso mese ha consentito che tutti i cartelli che riportavano scritte favorevoli all’adesione della Turchia restassero esposti in Aula per un considerevole periodo di tempo.
Ha stabilito un precedente, e mi chiedo pertanto per quale motivo oggi non ci sia consentito esporre cartelli con scritte che si esprimono in senso contrario.
<SPEAKER ID="122" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(L’onorevole Knapman continua a parlare fuori microfono)">
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   – Lei ha chiarito il suo punto di vista.
Le sarà comunicata una risposta alla sua interrogazione a tempo debito.
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Non si tratta di un richiamo al Regolamento.
Lei ha chiarito il suo punto di vista e riceverà una risposta.
Grazie.
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A quanto pare, non vi sono obiezioni per quanto riguarda il processo verbale.
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Sono spiacente, onorevole Knapman, non intendo darle la parola.
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Non si tratta di un richiamo al Regolamento.
Lei formulerà la sua dichiarazione a tempo debito.
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Possiamo ritenere approvato il processo verbale.
<SPEAKER ID="123" LANGUAGE="EN" NAME="Ryan (UEN )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, il collega, i suoi compagni di partito e i suoi collaboratori dovrebbero ripulire l’Aula di tutti gli stampati a favore del “no all’Europa” sparsi per terra e rimettere tutto in ordine.
Sono sparpagliati ovunque.
Dovrebbe essere così gentile da liberarci di tutta questa spazzatura.
<SPEAKER ID="124" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
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   – La questione è chiusa.
Procediamo con la seduta.
<SPEAKER ID="125" LANGUAGE="EN" NAME="Batten (IND/DEM )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, vorrei sapere chi è responsabile del personale addetto alla sicurezza al di fuori dell’Aula.
Non riesco a trovare nulla in proposito nel Regolamento.
Chi ha autorizzato gli addetti alla sicurezza a intromettersi in una libera e pacifica espressione di opinioni politiche fuori dal Parlamento, e in base a quale autorità è stato fatto, facendo riferimento al Regolamento o a qualsiasi altra autorità pertinente?
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In secondo luogo, perché è stata usata violenza contro le donne e, infine, quali provvedimenti intende prendere il Presidente per far sì che i responsabili rendano conto del loro operato?
Questo fa seguito alla mia precedente denuncia rivolta al Presidente Borrell Fontelles, con la quale ho chiesto che si indaghi sull’accaduto.
<SPEAKER ID="126" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
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   – Come ho detto agli oratori intervenuti in precedenza, lei riceverà una risposta a tempo debito.
<SPEAKER ID="127" LANGUAGE="EN" NAME="Knapman (IND/DEM )." AFFILIATION="Le">
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   – Signor Presidente, la prego di esaminare l’articolo 166 e di dirmi se lei lo ha applicato in risposta ai richiami al Regolamento, a seguito della sua decisione di dire ai suoi collaboratori di aggredire i nostri, provocando loro lesioni fisiche.
Il Regolamento stabilisce che “la facoltà di parlare può essere concessa a un deputato per attirare l’attenzione del Presidente sul mancato rispetto del Regolamento”.
E’ stato fatto.
“Le richieste di intervento sul Regolamento hanno la precedenza su ogni altra”.
Così è stato: almeno per una volta lei ha fatto la cosa giusta.
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Il paragrafo 4 prevede che “sul richiamo al Regolamento il Presidente decide immediatamente”. chiediamo – pur sapendo che lei non è importante nell’ordine gerarchico – di decidere sugli importanti richiami al Regolamento formulati, che saranno forse i richiami al Regolamento più importanti che le verranno mai rivolti nel corso della sua vita.
<SPEAKER ID="128" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="“Nessuna risposta!” dall’onorevole Knapman">
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   – Mi spiace, ma le era già stata concessa la parola.
Lei è ora intervenuto per la seconda volta.
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Lei può ritenerla insoddisfacente, ma quella è stata la mia risposta.
<SPEAKER ID="129" LANGUAGE="EN" NAME="Clark (IND/DEM )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, l’articolo 166 stabilisce con estrema chiarezza che lei deve fornire una risposta alle denunce come quelle già formulate dai colleghi, onorevoli Batten e Knapman, riguardo alla violenza usata contro alcuni nostri collaboratori da parte di alcuni suoi collaboratori.
Quali provvedimenti intende prendere o propone di prendere per far sì che coloro che hanno usato violenza, a quanto pare a suo nome, rispondano del loro operato?
Vogliamo sapere quali provvedimenti intende adottare o ha già adottato – come previsto all’articolo 166 – e vogliamo una risposta subito, non domani.
<SPEAKER ID="130" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
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   – Come ho già detto, riceverete una risposta a tempo debito, non in questo momento.
Ritengo chiusa la questione.
Non vi saranno altri richiami al Regolamento.
<SPEAKER ID="131" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
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   – Riprendiamo ora la discussione sulle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’aiuto dell’Unione europea alle vittime del maremoto in Asia.
<SPEAKER ID="132" LANGUAGE="PL" NAME="Czarnecki, Ryszard (NI )." AFFILIATION="tsunami">
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   – ... pratiche dell’Assemblea, se i rappresentanti di tutti i gruppi – persino del più piccolo, quello dei deputati non iscritti – non possono intervenire prima di una votazione.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, i cittadini degli Stati membri dell’Unione da noi non si aspettano frasi ad effetto, ma onestà.
Si deve infine dire la pura verità sul contesto politico di questa catastrofe.
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All’ombra della terribile tragedia dello si perseguono interessi politici locali.
Le Nazioni Unite hanno bisogno di rafforzare la loro autorità in declino attraverso le misure d’aiuto in Asia.
Gli Stati Uniti e alcuni paesi europei desiderano migliorare la propria immagine in tale regione dell’Asia ed estendere la loro influenza nel continente attraverso le misure umanitarie.
Le vittime della catastrofe ricevono alcuni aiuti, ma è più che chiaro che si traggono enormi vantaggi da questa situazione.
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Vorrei credere che le misure assistenziali dell’Unione europea saranno esclusivamente destinate a scopi connessi con gli aiuti e che, come Unione europea, non approfitteremo delle disgrazie umane per promuovere i nostri interessi meschini dopo una tragedia di queste proporzioni.
Gli aiuti che forniamo devono essere rapidi e basati sulla solidarietà e non devono essere ostacolati da inutili procedure burocratiche.
<SPEAKER ID="133" LANGUAGE="DE" NAME="Nassauer (PPE-DE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei cominciare associandomi a tutte le espressioni di solidarietà in risposta alla catastrofe nell’Asia sudorientale.
Ciò detto, vorrei ora svolgere alcune considerazioni su cui riflettere.
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Le donazioni offerte dai cittadini dell’Unione europea e di tutto il mondo sono una dimostrazione formidabile di buona volontà.
Il modo in cui tutto il mondo globalizzato è stato colpito da questa enorme tragedia è altrettanto impressionante.
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Tuttavia, in Germania abbiamo un proverbio che dice: “le buone intenzioni non sempre bastano”.
Dobbiamo imparare come fare per aiutare.
Il titolo a tutta pagina dell’edizione odierna di uno dei principali quotidiani tedeschi è: “Il gran numero di operatori umanitari disorganizzati ostacola i lavori in Indonesia”.
Va anche detto che il modo in cui l’Unione europea ha affrontato la situazione sul posto difficilmente susciterà grande entusiasmo per il successo del lavoro svolto.
Permettetemi di citare un’altra frase: “Se non fosse per le onnipresenti forze militari americane ed australiane, che fanno regolarmente la spola con i loro aerei da trasporto, la situazione sarebbe ancora peggiore”.
Esiste un problema.
E’ evidente che non abbiamo soltanto bisogno di buona volontà e disponibilità a raccogliere ingenti somme; abbiamo anche bisogno di un’organizzazione in grado di distribuire i fondi in modo adeguato tra le persone in stato di necessità.
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Vorrei quindi associarmi a ciò che è già stato affermato stamattina: l’Unione europea ha soprattutto bisogno di un’unità di gestione delle crisi, in altre parole un’unità in grado di assumere la direzione, dotata di capacità di trasporto, strumenti di comunicazione e mezzi per distribuire viveri e assistenza sanitaria; questo è ciò di cui abbiamo bisogno per fornire un aiuto pratico e urgente.
Finché l’Unione europea non avrà un proprio esercito in grado di affrontare questo tipo di situazioni, di fatto abbiamo anche bisogno – a prescindere dalla buona volontà – di soluzioni pratiche per fornire gli aiuti, e un’unità di gestione delle crisi sarebbe la soluzione migliore.
E’ su questo che deve concentrarsi l’Unione.
<SPEAKER ID="134" LANGUAGE="EN" NAME="Gill (PSE )." AFFILIATION="tsunami">
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   – Signor Presidente, vorrei cominciare scusandomi per il comportamento di alcuni miei connazionali.
Mi sconcerta che si comportino in questo modo e interrompano una discussione molto seria su un evento così tragico.
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Se possiamo proseguire – il 26 dicembre 2004 non è stata una giornata come le altre, e non lo sarà mai più.
L’incredulità si è trasformata in incomprensione, dolore, solidarietà; una pletora di emozioni ci ha sommersi mano a mano che giungevano le notizie sulla tragedia provocata dallo .
Il maremoto è stato un esempio dilagante di come i nostri destini siano comuni agli uni e agli altri in un teatro globale di rischi ambientali e naturali.
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In veste di presidente della delegazione per l’Asia meridionale, vorrei esprimere le mie sincere condoglianze a tutte le persone colpite dalla tragedia.
Mi ha molto commossa la risposta globale e spontanea a questa catastrofe senza precedenti.
Di fronte allo , i cittadini europei sono stati tra i più generosi.
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La settimana scorsa, mi sono recata a Chennai, nel sud dell’India, per verificare di persona le attività di soccorso condotte dalla Commissione europea, e ho incontrato funzionari del PSNU, dell’UNICEF e delle ONG.
La risposta immediata dell’Unione europea, entro 24 ore dalla tragedia, è stata davvero encomiabile, così come l’altruistica decisione dell’India di chiedere di inviare tali aiuti ai paesi più colpiti, come lo Sri Lanka e l’Indonesia.
Mi auguro quindi che le voci secondo cui i finanziamenti attualmente previsti per l’India vengono ridestinati ad altre regioni non siano vere.
Avendo constatato in prima persona le necessità dell’India, mi auguro che tale paese non sia ignorato nel breve termine.
Vorrei chiedere alla Commissione di non trasferire o riprogrammare i fondi destinati ai progetti di aiuto esistenti nella regione.
Sarebbe criminale penalizzare i più poveri del mondo per reperire i fondi necessari a far fronte a questa tragedia.
Accolgo con favore la promessa della Commissione di stanziare altri 350 milioni di euro, ma non sono convinta della spiegazione fornita stamattina dal Presidente Barroso, perché da anni le dotazioni per gli aiuti umanitari a favore dell’Asia diminuiscono, dal 70 per cento nel 1990 al 38 per cento nel 2000.
Non è accettabile sottrarre fondi ai programmi di lotta contro la povertà, dovremmo anzi aggiungerne.
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Dobbiamo affrontare questa tragedia in modo diverso da ogni altra ed esaminare la possibilità di far ricorso a nuovi gruppi di esperti in tali paesi.
Non sono necessari solo finanziamenti: dobbiamo anche fornire competenze tecniche.
Vorrei chiedere alla Commissione di prendere in considerazione cambiamenti di carattere permanente.
<SPEAKER ID="135" LANGUAGE="" NAME="Bonino (ALDE )." AFFILIATION="Al Qaeda">
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   – Signor Presidente, tenendo conto degli strumenti di cui attualmente dispone, ritengo che la Commissione abbia reagito in modo adeguato.
Tuttavia, c’è un tema relativo alla situazione nel sud-est asiatico su cui colgo grandi reticenze, per lo meno nel discorso pubblico da parte di tutti gli interlocutori politici.
Mi riferisco ai problemi politici, che pure sono presenti in molti di questi paesi: dallo Sri Lanka, alla Tailandia del sud o all’Indonesia, in particolare nella zona di Banda Aceh.
Si tratta di intervenire in zone dove sono presenti e attivi, da molto tempo, movimenti armati indipendentisti.
Zone di guerriglia anche molto violenta, dove peraltro stanno avvenendo infiltrazioni di islamisti legati a o all’organizzazione .
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Tali elementi rendono tutto lo sforzo di ricostruzione ampiamente problematico, eppure ne sento parlare pochissimo, soprattutto nel discorso pubblico.
Sono convinta che una reale ed efficace ricostruzione è impossibile senza risolvere i problemi politici: si tratta di far partire una vera e propria ricostruzione politica dell’intera zona, per riannodare i processi di pace attualmente bloccati, ma anche per rafforzare le istituzioni e dello Stato di diritto, senza i quali gli elementi di fragilità rischiano di esplodere.
Questa è una grande opportunità.
Se ben utilizzato, tutto il programma di ricostruzione è in grado di agire come grande leva per riavviare i processi di pace, mentre al contrario, in caso di interventi mal gestiti, può far esplodere tensioni già molto evidenti.
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Credo che l’Unione Europa, da questo punto di vista, debba affrontare il problema della sua presenza politica nella fase della ricostruzione, che al momento invece non si vede né tanto meno si vedrà.
Trovo, per esempio, sconcertante che il primo incontro del governo di Giacarta coi guerriglieri del Movimento per Aceh Libera (Gam), sia avvenuto alla presenza di Stati Uniti, Inghilterra, Svezia, Giappone, Singapore e Libia con l’evidente assenza dell’Unione europea al tavolo negoziale.
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Questi sono i temi che, se elusi, non vi consentiranno di ben governare il processo di ricostruzione, che sarà lungo e difficile, ma potenzialmente anche molto positivo.
<SPEAKER ID="136" LANGUAGE="SV" NAME="Schlyter (Verts/ALE )." AFFILIATION="tsunami">
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   – Signor Presidente, quando è arrivato, lo ha colpito ricchi e poveri allo stesso modo.
Tutti hanno cercato di salvarsi la vita e i più colpiti sono stati i bambini.
L’incubo di non essere in grado di proteggere i propri figli ha tormentato migliaia di persone.
Ora abbiamo tutti la responsabilità di offrire loro il nostro sostegno e comprendere di che cosa hanno bisogno.
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Vi invito a trasmettere i nostri sentiti ringraziamenti alla popolazione della Tailandia e di altri paesi colpiti che hanno risposto ai nostri ideali di compassione, umanità e solidarietà.
Altruisticamente e senza alcuna discriminazione, hanno aiutato tutte le vittime, a prescindere da cultura o religione o colore della pelle.
In particolare, molti miei connazionali hanno ricevuto notevole sostegno, il che dimostra che questi principi sono universali e non precipuamente cristiani o europei.
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Possiamo cominciare a rispondere agli stessi ideali fornendo congrui aiuti ai paesi colpiti, promuovendo il commercio equo, lottando contro la povertà e la fame e permettendo ai nostri servizi di emergenza di coadiuvarsi in modo più efficace.
<SPEAKER ID="137" LANGUAGE="EL" NAME="Papadimoulis (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, la straordinaria mobilitazione dell’opinione pubblica mondiale ed europea esorta sia i governi nazionali sia l’Unione europea ad agire con maggiore efficacia, rafforzando la cooperazione internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite.
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Vorrei fare alcune osservazioni su quattro punti: il primo, e il più importante in questo momento, è assicurare che le promesse siano mantenute e non rimangano lettera morta come in altre occasioni; in altre parole, che gli aiuti raggiungano le persone in stato di necessità con rapidità ed efficacia, senza essere dilapidati o sottratti da intermediari corrotti.
A tal fine, il ruolo delle Nazioni Unite è cruciale.
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In secondo luogo, il Parlamento europeo deve chiedere ai paesi creditori di cancellare il debito dei paesi colpiti, anziché limitarsi a posticipare la scadenza di alcuni pagamenti.
L’annuncio dell’intenzione delle sette nazioni più ricche di posticipare i pagamenti per agevolare i paesi colpiti dal maremoto appare ipocrita alla luce dell’insistenza con cui gli Stati Uniti chiedono la cancellazione del debito dell’Iraq, un paese su cui esercitano il controllo militare.
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In terzo luogo, propongo al Parlamento europeo di sostenere la proposta formulata in sede di Nazioni Unite nel settembre 2004, già sostenuta da circa 100 paesi, relativa all’istituzione di una tassa internazionale sulla circolazione dei capitali, sulle vendite di armi e sull’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili, il cui gettito sia destinato a finanziare le emergenze dovute a catastrofi naturali.
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In quarto luogo, dobbiamo rafforzare il programma europeo di protezione civile con meccanismi e risorse più generose.
La relazione in materia, che ho presentato un mese fa e che è stata approvata dalla stragrande maggioranza del Parlamento europeo, deve essere generosamente rafforzata negli anni a venire.
<SPEAKER ID="138" LANGUAGE="" NAME="Borghezio (IND/DEM )." AFFILIATION="tsunami">
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   – Signor Presidente, quanti giorni sono passati prima che nei paesi colpiti dal maremoto arrivasse un intervento dell’Unione europea, nonostante fosse noto fin dalle prime ore successive al disastro che lo aveva coinvolto migliaia di turisti di origine europea?
Può darsi che i funzionari dell’Unione europea fossero tutti in vacanza, ma per giorni e giorni in questi paesi, per esempio in Tailandia, non si è vista l’ombra di un funzionario dell’Unione europea.
Tale assenza ha reso possibili le sepolture nelle fosse comuni, rendendo difficile, forse impossibile, l’identificazione delle salme degli scomparsi europei.
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Non state dando alcuna informazione al riguardo, ma io vorrei sapere quante persone sono intervenute, dove e con quanto ritardo, perché, ripeto, in molti di questi paesi non ne è stata registrata la presenza.
Nei giorni di fine dell’anno non si era ancora vista l’ombra di un funzionario europeo.
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Vorrei anche inscrivere nel verbale una protesta per l’assoluto disinteresse di molti Stati arabi nei confronti di queste popolazioni, peraltro, in buona parte di religione coranica.
Si è mossa l’Europa, si è mosso l’Occidente, invece le ricchissime nazioni, gli Stati, i regimi stramiliardari di religione islamica hanno brillato per il loro senso di risparmio.
<SPEAKER ID="139" LANGUAGE="EN" NAME="Ryan (UEN )." AFFILIATION="molto">
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   – Signor Presidente, vorrei innanzi tutto associarmi ai colleghi ed esprimere la mia solidarietà alle persone dell’Asia sudorientale dolorosamente colpite da questa immane tragedia.
Continuiamo a vedere immagini e filmati di quanto è accaduto ed è ancora difficile rendersi conto dell’enorme entità del disastro e della perdita di vite umane.
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La reazione dei cittadini d’Europa e di altre parti del mondo è stata assolutamente straordinaria: le persone hanno davvero dimostrato profonda umanità nei confronti delle popolazioni colpite.
Le cifre raccolte e donate da privati sono eccezionali.
Anche la risposta dei governi di tutto il mondo è stata positiva.
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Sono già stati menzionati diversi aspetti.
Uno di essi è l’importanza di mobilitare le risorse militari e civili quanto prima possibile in risposta alla catastrofe, come hanno fatto gli Stati Uniti, che riescono ad essere i primi sul posto ad affrontare questi problemi enormi.
Vorrei anche dire che, come altri oratori, dopo la riunione di lunedì sera, non sono del tutto convinto dagli argomenti esposti dal Presidente Barroso sulle risorse.
Le risorse non devono essere sottratte a dotazioni esistenti e a fondi già impegnati: si devono reperire nuove risorse.
Dobbiamo dimostrare la nostra serietà al riguardo e dobbiamo assicurare che non si ripeta ciò che è accaduto in regioni come l’Iran e l’Afghanistan, per quanto riguarda il modo in cui ...
<SPEAKER ID="140" LANGUAGE="EN" NAME="Bowis (PPE-DE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, la terra ha tremato, scatenando una tragedia che ha cambiato il nostro mondo.
Le immagini impressionanti di quell’onda possente che divora la terra e travolge persone, case e pietre confinarie sono agghiaccianti e terribili.
Il mondo è scioccato dal destino di altri esseri umani, dalle sofferenze dei sopravvissuti e dalla tragedia degli orfani.
In Europa piangiamo migliaia di nostri concittadini, ma con ammirazione e gratitudine per le popolazioni locali che, nonostante le sofferenze e le perdite subite, hanno trovato il coraggio e la compassione per prendersi cura dei turisti stranieri smarriti e terrorizzati.
<P>
La terra ha tremato e l’opinione pubblica si è commossa.
I primi ad agire non sono stati i governi, ma le persone.
I cittadini di tutto il mondo hanno aperto il cuore e il portafoglio, facendo vergognare i governi e costringendoli a rispondere con altrettanta generosità.
Ora chiediamo un’azione reale, duratura ed efficace.
Gli aiuti umanitari e per la ricostruzione devono essere erogati ed utilizzati con trasparenza e obbligo di rendiconto e si devono riformare i sistemi del debito.
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I nostri interventi devono contribuire alla pace, sostenere il buon governo e i diritti umani, coinvolgere la popolazione locale e sconfiggere la povertà.
Dobbiamo tener fede alle promesse e mettere a punto sistemi di allerta precoce che, come ora sappiamo, sono già disponibili sotto forma di sistemi di rilevazione sotterranei a Vienna.
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Soprattutto, l’Europa deve ora rispondere al nuovo stato d’animo diffusosi tra i cittadini, che esigono che le divisioni del nostro mondo siano sanate con una lotta risoluta contro la povertà e le malattie e l’abbattimento degli ostacoli che finora hanno impedito ai paesi più poveri di accedere ai nostri mercati.
Le persone nel mondo non si sono mai sentite così vicine le une alle altre.
Di sicuro i nostri governi – del nord e del sud – e l’Unione europea possono far tesoro di questo clima solidale.
<SPEAKER ID="141" LANGUAGE="ES" NAME="Martínez Martínez (PSE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, vorrei esprimere costernazione, cordoglio, solidarietà e l’impegno a contribuire ad alleviare le conseguenze della catastrofe.
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Le raccomandazioni del gruppo socialista figurano nella risoluzione comune, che voteremo con convinzione, e si possono riassumere in sette punti.
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In primo luogo, la valutazione positiva del corretto operato del Consiglio e della Commissione, che hanno reagito con immediatezza alla catastrofe, impegnando le risorse necessarie e informando il Parlamento, anche se si rileva una mancanza d’informazione e di comunicazione con la società, che può aver indotto alcuni colleghi a concludere che nessuno fosse presente sul posto, mentre la risposta è stata ammirevole.
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In secondo luogo, le risorse promesse devono essere rese immediatamente disponibili e, in ogni caso, secondo un calendario prestabilito.
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In terzo luogo, tutte le risorse dell’Unione europea devono essere costituite da fondi nuovi e in nessun caso sottratte ad altri programmi; non siamo persuasi dagli argomenti esposti al riguardo dal Presidente Barroso.
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Quarto punto, l’impegno a far seguire all’azione di emergenza l’indispensabile azione di ricostruzione, di concerto con i protagonisti principali, i paesi colpiti.
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Quinto punto, l’impegno ad introdurre un sistema di allerta precoce che sia effettivamente in grado di prevenire questo tipo di catastrofi.
<P>
Sesto, l’impegno ad introdurre altresì un meccanismo di reazione alle catastrofi di natura permanente e professionale, in grado di intervenire quando la fase di prevenzione è ormai superata.
Un punto di riferimento importante figura nella Costituzione, cioè la creazione di un corpo volontario di aiuto umanitario.
<P>
Infine, settimo, tutte queste azioni non possono essere frutto di azioni estemporanee, di coalizioni costituite arbitrariamente da un gruppo di paesi, ma devono essere frutto di una mobilitazione nel quadro delle Nazioni Unite, con la partecipazione attiva e visibile dell’Unione europea.
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L’Unione europea, signor Presidente, deve essere all’altezza della tragedia e all’altezza della mobilitazione con cui hanno risposto le nostre società.
<SPEAKER ID="142" LANGUAGE="ES" NAME="Romeva i Rueda (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, senza dubbio il numero esorbitante di vittime provocate dalla catastrofe riflette essenzialmente l’estrema vulnerabilità delle popolazioni della regione.
Ritengo quindi che abbiamo una responsabilità, che è anche un’opportunità.
Si tratta di affrontare seriamente la questione del debito dei paesi colpiti.
<P>
In alcuni casi, inoltre, tale debito è stato contratto da governi dittatoriali e corrotti, come l’Indonesia di Suharto, ai quali è stato prestato denaro senza scrupoli, dando luogo a quello che oggi è noto come il debito odioso.
Alcuni donatori hanno quindi una responsabilità che andrebbe innanzi tutto accertata e poi assunta.
<P>
L’opportunità, in questo caso, è duplice: se, da un lato, è assolutamente urgente procedere all’immediata cancellazione del debito – non per compassione, ma come riconoscimento del fatto che una popolazione che ha già sofferto a causa di regimi irresponsabili non debba soffrire doppiamente dovendone anche pagare i debiti –, dall’altro lato gli aiuti internazionali devono essenzialmente basarsi su donazioni e non su nuovi crediti che incrementano ancor più l’onere del debito.
<SPEAKER ID="143" LANGUAGE="SV" NAME="Svensson (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, la tragedia in Asia è ancora inconcepibile per molti di noi.
Siamo tutti in lutto, indipendentemente dalla nazionalità, e la nostra compassione nasce da questa solidarietà.
Partiamo da questo senso di solidarietà per scegliere migliori priorità in futuro.
<P>
I ricercatori ambientali affermano che la catastrofe si sarebbe potuta evitare, se non del tutto almeno in parte, riducendo di molto le vittime e i danni materiali, se le barriere coralline e le foreste di mangrovie fossero rimaste inalterate.
Se la massima priorità fosse stata la sicurezza umana, anziché la sicurezza militare, probabilmente non saremmo stati costretti a contare tutti questi morti e queste devastazioni.
Se i governi avessero svolto un’analisi oggettiva di ciò che minacciava non solo i loro paesi, ma tutto il pianeta e l’intera umanità, e si fossero preparati ad affrontare queste minacce, sarebbero stati disponibili sistemi di allerta e le attività di emergenza sarebbero state pianificate meglio.
<P>
Le grandi e ricche potenze sono pronte a condurre guerre, comprese le guerre nucleari, con un paio di minuti di preavviso.
Tuttavia, non esiste alcun sistema di preavviso o allarme per le popolazioni povere dell’Asia.
Nel mentre, il mondo spende cifre grottesche per la guerra al terrorismo – un piccolo problema in termini di perdita di vite umane – e per una guerra che, nelle circostanze attuali, produce solo altro terrorismo.
Non si dedica alcuna attenzione ai problemi della povertà e della sicurezza ecologica?
Prima o poi dovremo imparare la lezione.
<SPEAKER ID="144" LANGUAGE="SV" NAME="Lundgren (IND/DEM )." AFFILIATION="tsunami">
<P>
   – Signor Presidente, la catastrofe dello nell’Oceano Indiano sotto molti aspetti segna un punto di svolta nella storia del mondo moderno.
Per la prima volta, si è assistito a una vera e propria ondata di solidarietà nei confronti delle popolazioni di tutto il mondo, e non solo di una parte di esso, colpite dal maremoto.
<P>
I cinici affermano che ciò è dovuto al fatto che nell’area dell’Oceano Indiano erano presenti numerosi turisti provenienti dai paesi ricchi, anch’essi colpiti dalla catastrofe.
E’ vero, ma va ricordato che ciò dimostra anche che il turismo, come lo scambio di prodotti e servizi, in realtà unisce le popolazioni del mondo e ci fa comprendere che facciamo tutti parte della stessa umanità.
<P>
Nondimeno, mi mette a disagio il fatto che, in questo caso, l’Unione sembri essere principalmente interessata a promuovere la sua posizione nel contesto di questa tragedia che, ad un esame, rivela che ciò che è davvero necessario non è l’Unione europea, ma efficaci sistemi di allerta.
E’ una questione globale, che deve essere principalmente affrontata dalle Nazioni Unite.
Non è necessario che i fondi passino attraverso l’Unione: dovrebbero essere inoltrati direttamente dai paesi interessati e dai cittadini.
Si tratta di provvedere al coordinamento degli aiuti operativi, e questo è compito precipuo delle Nazioni Unite.
<P>
Che cosa resta da fare?
Intervenire rapidamente per evacuare i cittadini dei paesi dell’Unione.
In questo caso, il problema non è che l’Unione non abbia una politica, ma che alcuni paesi, come l’Italia, sono intervenuti in modo molto efficace, mentre altri paesi, come il mio, non sono stati all’altezza della situazione.
Non dobbiamo tentare di sfruttare le tragedie per i fini dell’Unione, ma esaminare in che modo l’Unione possa offrire un contributo reale, verosimilmente in termini di servizi consolari.
<SPEAKER ID="145" LANGUAGE="LV" NAME="Vaidere (UEN )." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevoli colleghi, la scorsa settimana ho avuto l’opportunità di incontrare alcune persone provenienti dai paesi colpiti dalla catastrofe e oggi vorrei dare voce alle preoccupazioni espresse da tali persone.
<P>
In primo luogo, si teme che i fondi stanziati in realtà non saranno resi disponibili.
In secondo luogo, vi è il desiderio di ricostruire con sforzi autonomi le proprie vite e le risorse naturali distrutte.
In terzo luogo, si ha paura che l’assistenza si perda nella burocrazia dei donatori.
Come rappresentante di un nuovo Stato membro, posso comprenderlo, in quanto gli aiuti concessi al nostro paese talvolta sono finiti nelle casse dei consulenti dei donatori.
<P>
Che cosa possiamo fare per dissipare questi timori?
In primo luogo, vorrei rilevare la differenza tra gli aiuti forniti all’Africa, per esempio, dove è necessario risolvere gravi problemi strutturali a lungo termine e dove talvolta è difficile assorbire risorse, e la regione colpita dalla catastrofe, dove le persone hanno bisogno di assistenza urgente e immediata, dove occorre ricostruire la normale vita economica, dove i cittadini sanno come lavorare e sanno che cosa occorre fare.
<P>
Pertanto, innanzi tutto l’aiuto europeo non deve essere ostacolato dalla burocrazia e deve essere concesso anche sotto forma di piccole sovvenzioni, per esempio, destinate direttamente alla ricostruzione di piccole aziende ittiche, del turismo e di altri tipi di attività.
In secondo luogo, poiché il ruolo di coordinatore principale è affidato alle Nazioni Unite, il Parlamento dovrebbe sentire il parere di tale organizzazione in occasione della prossima tornata, sia sulla situazione in generale sia sull’uso degli aiuti.
<SPEAKER ID="146" LANGUAGE="FR" NAME="Mathieu (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, in veste di vicepresidente della delegazione ASEAN, vorrei esprimere il mio cordoglio alle famiglie delle vittime del sud-est asiatico e alle famiglie delle vittime di origine europea.
<P>
Possiamo essere fieri del cospicuo importo che l’Unione europea intende offrire ai paesi dell’Asia sudorientale, importo fissato in occasione della conferenza dei donatori a Ginevra.
Tuttavia, la riunione congiunta delle commissioni parlamentari per lo sviluppo, per gli affari esteri e per i bilanci, svoltasi la scorsa settimana a Bruxelles, ci fa temere che si tratti di una semplice ridestinazione dei fondi stanziati per lo sviluppo.
<P>
Sebbene sia stata presa la decisione di mobilizzare 100 milioni di euro della riserva di emergenza, al momento non sappiamo quale sarà la percentuale effettiva dei finanziamenti riprogrammati e quella dei nuovi fondi raccolti.
E’ chiaro che l’Europa non può moltiplicare i suoi aiuti. Deve quindi concentrare gli sforzi sul modo in cui ottimizzarli, indirizzandoli verso il coordinamento delle proprie responsabilità, cioè gli interventi sanitari e medici, il ripristino delle infrastrutture e la ricostruzione.
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E’ altresì importante che tale coordinamento degli interventi sanitari sul posto, al fianco delle agenzie delle Nazioni Unite, sia accompagnato da un controllo regolare degli aiuti, soprattutto nei paesi lacerati da conflitti, nonché dal coordinamento delle risorse civili e militari, segnatamente ai fini della ricostruzione.
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In questo contesto, per far fronte alle catastrofi naturali, purtroppo sempre più frequenti, è auspicabile mettere in comune, in certa misura, le capacità europee di protezione civile, una possibilità aperta a tutti gli Stati membri che prevede l’intervento di gruppi congiunti interoperativi in grado di agire con rapidità.
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Inoltre, parallelamente all’aiuto diretto e all’analisi di ciò che è accaduto, non possiamo fare a meno di svolgere un’attenta riflessione sulle misure di prevenzione.
L’Europa potrebbe proporre, alla conferenza di Kobe, l’uso del Fondo mondiale per l’ambiente per sviluppare unità di sicurezza civile o persino la creazione di un fondo di contributi volontari destinato a finanziare un sistema di allerta precoce, come quello in funzione nell’Oceano Indiano.
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Per concludere, ritengo che lo slancio mondiale generato da questa catastrofe senza precedenti imponga ora a tutti i paesi industrializzati di prendere in considerazione una riprogrammazione globale del debito di tutti questi paesi.
<SPEAKER ID="147" LANGUAGE="NL" NAME="van den Berg (PSE )." AFFILIATION="tsunami">
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   – Signor Presidente, la sensazione paradisiaca che provavo quella domenica mattina, mentre facevo colazione sulla costa indiana, si è poi trasformata in orrore quando mi sono avviato verso l’interno e ho visto le immagini violente e devastanti che l’ondata assassina di quella domenica ha lasciato sulla sua scia.
Molti giorni dopo, è stato riferito che 150 000 persone avevano perso la vita e 2 milioni erano rimaste senza casa.
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I 475 milioni di euro dell’Unione europea sono un serio contributo a favore dei paesi asiatici e africani, ma, come hanno affermato l’onorevole Deva e l’onorevole Mathieu, consideriamo inaccettabile che parte di tali fondi sia resa disponibile tramite la riprogrammazione dei finanziamenti destinati all’Asia e delle risorse del Fondo europeo di sviluppo.
Vorrei aggiungere che questo vale anche per le offerte degli Stati membri dell’Unione dell’ordine di 1,5 miliardi di euro.
La Commissione e il Consiglio devono quindi assicurare il reperimento di fondi supplementari.
Questa è una ferma richiesta del Parlamento, e ne discuteremo di nuovo a tempo debito.
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E’ di vitale importanza che le Nazioni Unite provvedano al coordinamento degli aiuti, nel pieno rispetto del ruolo delle organizzazioni e delle priorità locali.
Insieme con le nostre controparti nei parlamenti nazionali degli Stati membri, noi eurodeputati dobbiamo istituire una specie di servizio di vigilanza per lo , al fine di verificare il rispetto degli impegni e assicurare l’adozione immediata di regolamenti transitori.
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Quali provvedimenti sta adottando l’Unione in termini di ricostruzione flessibile per impedire che si ripeta ciò che è accaduto dopo l’uragano , cioè l’enorme abisso creatosi tra gli aiuti di emergenza, da un lato, e gli aiuti strutturali, dall’altro?
Il Commissario Michel ha offerto 475 milioni di euro in impegni/finanziamenti.
Tale importo andrebbe suddiviso a livello trimestrale e noi dovremmo essere informati sui progressi compiuti per quanto riguarda il sistema di allerta precoce in Asia.
Vorremmo che si adottasse lo stesso sistema in Africa, perché questa proposta finora è stata respinta.
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L’aspetto più importante, a mio parere, è che i più poveri tra i poveri, le povere comunità di pescatori, ricevano i fondi promessi e possano esprimere il loro parere sul modo in cui sono spesi.
In caso contrario, i fondi si fermeranno ancora una volta ai livelli intermedi, il che sarebbe un vero peccato.
Vorrei quindi esortarvi a impartire chiare istruzioni alle delegazioni dell’Unione presenti sul posto e ad inserire questo requisito di qualità nel vostro quadro di valutazione.
Per quanto riguarda l’Europa, vorrei citare le parole di Johan Cruyff: – per ogni svantaggio vi è sempre un vantaggio.
Mi auguro che sapremo cogliere insieme questo momento di slancio per garantire l’efficacia della solidarietà europea.
<SPEAKER ID="148" LANGUAGE="DE" NAME="Beer (Verts/ALE )." AFFILIATION="deficit">
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   – Signor Presidente, a nome del gruppo Verde vorrei intervenire anch’io per ringraziare tutti coloro che hanno fatto donazioni o si sono impegnati a dare un contributo, ma vorrei anche, in veste di presidente della delegazione per le relazioni con l’Iran, evidenziare il mio timore che gli avvenimenti di un anno fa possano ripetersi; il 26 dicembre 2003, infatti, un villaggio iraniano era stato distrutto da un terremoto.
Era stata promessa un’ingente quantità di aiuti, ma i soldi non sono mai arrivati.
Anniversari terribili come questo restano impressi nelle nostre menti, come in quelle di chiunque altro.
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La credibilità del Parlamento e dell’Unione europea dipende dalla realizzazione di tre cose.
Innanzi tutto, non si devono trascurare le altre zone; in secondo luogo, quando si cancella un debito o si assegnano donazioni, si deve fare in modo che tale denaro non venga utilizzato in maniera impropria o impiegato a fini militari e, in terzo luogo, vorrei cogliere l’occasione per ribadire che – nell’ambito della strategia di sicurezza europea – dobbiamo disporre della capacità d’intervento civile e militare.
Abbiamo già deciso di istituire il Corpo di pace civile europeo, sancito nella nostra Costituzione.
Anziché cercare di inventare di nuovo la ruota, dobbiamo adottare le proposte del Commissario Ferrero-Waldner prevenendo l’insorgere di ed eliminando quelli che si verificano.
<SPEAKER ID="149" LANGUAGE="ES" NAME="Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, credo che la prima cosa da fare – come ho detto in seno alla riunione congiunta delle commissioni affari esteri, sviluppo e bilanci – sia esprimere la nostra gratitudine per la reazione delle Istituzioni europee e, in particolare, della Commissione, che tanto spesso critichiamo e che, in questa occasione, credo sia stata all’altezza delle gravi circostanze e dell’esempio offerto dalla società civile.
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Ritengo che in questo momento la cosa più urgente sia cercare di aiutare le vittime che hanno tuttora bisogno di acqua, cibo e ospedali e che hanno la necessità che le comunicazioni vengano ristabilite.
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D’altra parte, come ha detto il Commissario Benita Ferrero-Waldner nel suo intervento, ora dobbiamo elaborare un piano di riabilitazione e ricostruzione in cui occorre mobilitare tutta una serie di risorse di bilancio, in particolare risorse aggiuntive, come giustamente diceva poc’anzi l’onorevole van den Berg.
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Credo che l’Unione europea si sia comportata bene; ora dobbiamo istituire un metodo efficace per aiutare le vittime.
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Signor Presidente, mi sembra particolarmente importante sottolineare – e chiedo al rappresentante della Commissione di trasmettere questa riflessione al collega, il Commissario responsabile per i trasporti –, che è incredibile che, a livello di Unione europea, non esista ancora un sistema comune per la prevenzione dei maremoti.
Si tratta di un sistema molto conveniente e credo che, per prevenire questo genere di catastrofi, l’Unione europea potrebbe offrirlo in maniera davvero significativa nell’ambito degli aiuti ai paesi in via di sviluppo, ai paesi ACP e ai paesi della sponda del Mediterraneo.
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Signor Presidente, credo che uno dei punti del progetto di risoluzione che a giusto titolo approverà il Parlamento domani sia il riferimento alla solidarietà dimostrata dalle popolazioni locali, alla testimonianza di solidarietà e al sostegno che esse hanno prestato alle famiglie dell’Unione europea che sono state vittime di questa tragedia.
<SPEAKER ID="150" LANGUAGE="SV" NAME="Westlund (PSE )." AFFILIATION="tsunami">
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   – Signor Presidente, anch’io vorrei iniziare con l’esprimere la mia solidarietà a tutti coloro che, nel mondo, sono stati colpiti dallo asiatico.
Le azioni su cui ci dobbiamo subito concentrare sono le seguenti: dobbiamo intervenire con urgenza per alleviare la sofferenza umana, prenderci cura dei feriti, identificare le vittime, metterci a disposizione di chi soffre e agevolare e sostenere la ricostruzione.
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Come responsabili a livello decisionale, dobbiamo anche assumerci le nostre responsabilità a lungo termine.
Il disastro provocato dal terremoto nel sud-est asiatico è senza dubbio maggiore di quello che ha colpito l’Iran lo scorso anno.
La nostra impreparazione a rispondere in maniera concreta alle catastrofi è tanto evidente oggi come allora.
Se i servizi di emergenza devono funzionare in maniera efficace, deve esistere un’organizzazione internazionale le cui componenti nazionali abbiano preso parte a frequenti esercitazioni comuni e che intervenga in caso di crisi provocate, ad esempio, da terremoti, inondazioni o attentati terroristici.
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L’Unione europea deve perciò disporre di un servizio di emergenza che operi sia all’interno che all’esterno dei confini europei e che invii sempre un aiuto immediato, sia che le persone colpite siano di nazionalità spagnola, svedese o somala.
Dopo tutto, in una forma di cooperazione internazionale come l’Unione europea, cosa può essere più importante se non proprio la salvezza di vite umane?
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Un servizio di emergenza dell’Unione europea deve rafforzare e integrare i servizi di emergenza degli Stati membri e la gestione civile delle crisi e, ovviamente, deve operare a stretto contatto con le Nazioni Unite.
L’importante è che sia dotato di una struttura permanente e che gli si conferisca responsabilità nei seguenti ambiti: analizzare la necessità di compiere futuri interventi di emergenza ed elaborare programmi per darvi risposta; pianificare e attuare esercitazioni comuni, coordinare e mobilitare risorse per le evacuazioni, le cure mediche e il trasporto di cibo, medicinali, indumenti e altri materiali di aiuto nelle situazioni di crisi.
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Vorrei esortare il Consiglio a istituire davvero un simile servizio di emergenza dell’Unione europea.
Mi auguro che la Commissione non perda tempo a estendere l’attuale responsabilità per la gestione delle crisi in modo che sia possibile assumere una responsabilità ancora maggiore in caso di catastrofi future, alle quali, purtroppo, credo che ci dobbiamo preparare.
<SPEAKER ID="151" LANGUAGE="DE" NAME="Kusstatscher (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, vorrei esprimere solo un paio di osservazioni.
La catastrofe che ha colpito l’Asia è stata sì naturale, ma anche ecologica.
E’ stato arrecato un danno enorme ad ampi tratti di spiaggia, sono state distrutte barriere coralline, i cui coralli si sono riempiti di sabbia e sporco e i macchinari che sono stati spazzati in mare sono una bomba a orologeria che è già stata innescata.
Tutto ciò rende queste regioni meno attraenti per i turisti.
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Oltre a porre rimedio – per quanto possibile – ai danni arrecati all’ambiente, la massima priorità è quella di ricostruire le strutture turistiche.
Sebbene i turisti stranieri svolgano un ruolo importante nell’economia, un turismo di massa non pianificato non è ecocompatibile.
Qualsiasi ricostruzione deve fondarsi su una base più ampia ed essere maggiormente sostenibile.
Bisogna trarre una lezione dagli errori del passato.
Questa catastrofe può anche essere vista come un’opportunità.
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A tale proposito, il progetto pilota che il ministro dell’Ambiente tailandese, le Nazioni Unite e la Banca mondiale hanno congiuntamente avviato per porre rimedio ai danni ambientali sull’isola di Koh Phi Phi indica a mio parere la strada da seguire.
<SPEAKER ID="152" LANGUAGE="NL" NAME="Martens (PPE-DE )." AFFILIATION="tsunami">
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   – Signor Presidente, l’enorme entità della catastrofe e la distruzione provocata dallo , oltre al loro impatto fisico ed emotivo, resteranno vive per anni tra chi ne è stato colpito.
Vorrei congratularmi con la Commissione e con il Consiglio per la rapida e capace risposta che hanno fornito subito dopo il disastro e per la partecipazione dimostrata.
Ora, ad alcune settimane dall’accaduto, dobbiamo preparare uno dei più ampi programmi di ricostruzione che si siano mai visti.
La mia principale preoccupazione è evitare che si ripetano gli errori passati.
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In ogni caso, gli aiuti all’Asia non devono essere erogati a danno dell’assistenza di cui devono beneficiare altre aree colpite dalla povertà come l’Africa.
L’attenzione del mondo è giustamente puntata sull’Asia, ma domani circa altre 20 000 persone moriranno a causa di malattie legate alla povertà, come l’HIV, l’AIDS, la malaria e la tubercolosi.
Sempre domani, molte più persone moriranno o saranno costrette a ad abbandonare le loro case, ad esempio nel Darfur, in Sudan e da altre parti.
Queste persone non devono fare le spese delle utili e generose campagne a favore dell’Asia.
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Un’altra questione è il modo in cui noi, come Europa, possiamo far sì che gli aiuti finiscano a chi di dovere, ossia alle vittime e non già nelle mani di organizzazioni sospette e criminali o nelle tasche di funzionari corrotti.
Un valido coordinamento è una condizione assoluta e l’ONU ha un importante ruolo da svolgere a questo proposito.
Sono lieta che a Giacarta siano stati conclusi accordi a tal fine, che devono essere rispettati.
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E’ fondamentale eliminare tutti gli ostacoli per impedire alle organizzazioni criminali di poter trarre facili guadagni dallo stato di confusione con atti di sciacallaggio, traffico di minori, eccetera.
E’ in questo ambito che la cooperazione internazionale riveste una grande importanza.
E’ anche importante, come si è affermato prima, realizzare un sistema di allerta precoce per i maremoti.
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In breve, mi auguro che la catastrofe non sarà solo un esempio unico di solidarietà finanziaria, ma anche una dimostrazione unica di come si possono attuare i programmi di aiuto.
Non dobbiamo donare solo con il cuore, come ha detto qualcuno, ma anche con il cervello.
<SPEAKER ID="153" LANGUAGE="EN" NAME="Kinnock, Glenys (PSE )." AFFILIATION="envelope">
<P>
   – Signor Presidente, come altri hanno detto, chi è stato gravemente colpito da questo disastro vuole ben altro che semplici promesse di aiuto o il trasferimento di fondi da una catastrofe all’altra – dall’Africa ad Aceh, per esempio.
Dopo tutto, quando sono stati raccolti 1 miliardo e seicento miliardi di dollari per dare aiuto all’Iraq, questo è avvenuto in larga misura a spese dell’Africa.
Sono necessarie risorse nuove e aggiuntive e le necessità delle vittime di altre crisi, come quelle avvenute in Sudan, Congo, Haiti, Liberia e nell’Uganda settentrionale, non vanno dimenticate.
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Inoltre, i nostri sforzi non devono andare a discapito degli otto milioni di persone che ogni anno muoiono a causa di malattie curabili come la malaria.
Esorto la Commissione a esaminare di nuovo attentamente la richiesta dei paesi ACP di disporre di un proprio meccanismo di allerta delle catastrofi. La esorto anche a prestare particolare attenzione alle necessità della Somalia e delle Seychelles, dove si contano migliaia di sfollati e i mezzi di sussistenza di queste persone sono andati distrutti.
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In uno dei paragrafi della nostra risoluzione ci opponiamo all’utilizzo dell’ B del FES a sostegno dei paesi dell’Africa orientale.
In realtà, non è affatto chiaro come si possano erogare fondi per la Somalia da un’ del FES di cui questo paese non è nemmeno beneficiario.
<SPEAKER ID="154" LANGUAGE="EN" NAME="Mitchell (PPE-DE )." AFFILIATION="leader">
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   – Signor Presidente, il mondo è rimasto sconvolto dall’impressionante maremoto verificatosi il 26 dicembre 2004.
Credo che l’incapacità dell’Unione europea di reagire alla tragedia con la stessa determinazione di cui hanno dato prova gli Stati Uniti, che hanno inviato il proprio Segretario di Stato sul posto, stia chiaramente a indicare l’urgente necessità di nominare un ministro degli Esteri europeo.
Non condivido il parere espresso da alcuni colleghi.
Il ritardo dell’Unione europea nel rispondere in modo adeguato è stato davvero sconvolgente ed è inammissibile; i dell’Unione europea non si sono visti.
Tuttavia, accolgo con favore la risposta enunciata poc’anzi dal Presidente della Commissione.
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Attualmente le persone decedute sono oltre 150 000 e si teme che gli effetti dello , tramite malattie come il colera e la malaria, mieteranno ancora più vittime.
Tuttavia, non dobbiamo dare per scontata la valanga di aiuti erogati dai cittadini, che si sono dimostrati molto più avanti dei politici.
Dobbiamo prepararci ad affrontare il momento in cui le donazioni si trasformeranno da un’alluvione a un rigagnolo, una volta che i riflettori dei mezzi d’informazione non saranno più puntati sull’Asia.
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Vorrei avanzare due suggerimenti.
Uno è che dovremmo in qualche modo cercare di legiferare, o di indurre gli Stati membri a legiferare, a favore del contributo dello 0,7 per cento del PNL, come previsto dal nostro impegno nei confronti delle Nazioni Unite.
Credo che non basti, nemmeno nella risoluzione recentemente adottata da quest’Assemblea, esprimere l’ che questo avvenga entro il 2015.
Gli avvenimenti del sud-est asiatico dimostrano quanto ciò sia necessario, e la Commissione dovrebbe ora cercare di lavorare per elaborare una base di trattato che costringa gli Stati membri a soddisfare l’impegno dello 0,7 per cento.
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In secondo luogo, l’attuazione di uno sforzo coordinato e duraturo da parte dei governi donatori suscita preoccupazione.
Qualche tempo fa erano stati stanziati 2 miliardi e mezzo di euro a favore della ricostruzione dell’Honduras dopo l’uragano , ma quell’impegno è stato soddisfatto solo per un terzo: questo è assolutamente inammissibile.
Il Parlamento europeo non è disposto ad accettare che, una volta che il riflettore della pubblicità non sarà più puntato sul sud-est asiatico, gli impegni che assumiamo ora non vengano rispettati.
<SPEAKER ID="155" LANGUAGE="" NAME="Zani (PSE )." AFFILIATION="tsunami">
<P>
   – Signor Presidente, lo impone un ripensamento di tutta la politica per lo sviluppo.
La lotta alla povertà deve diventare un impegno centrale per governare l’interdipendenza del mondo attuale, secondo criteri di equità e di giustizia.
Ricchi o poveri, nel maremoto siamo tutti nella stessa barca.
Ritengo che non basta riprogrammare quanto già stanziato e neppure acquistare pescherecci in Europa per destinarli ai pescatori delle zone colpite.
E’ urgente passare dalle parole ai fatti, cancellando il debito a tutti i paesi poveri, aprendo i nostri mercati al commercio con questi paesi, destinando entro il 2006 lo 0,39 per cento del PIL europeo all’aiuto allo sviluppo – secondo l’impegno morale assunto a Monterrey – istituendo, infine, un prelievo fiscale sulle transazioni internazionali, per finanziare lo sviluppo e raggiungere così gli obiettivi del millennio.
<SPEAKER ID="156" LANGUAGE="NL" NAME="Maat (PPE-DE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, vorrei unirmi alle parole di apprezzamento pronunciate dall’onorevole Martens a proposito della rapida ed efficace risposta fornita dalla Commissione alla richiesta di aiuto.
I punti su cui vorrei intervenire sono tre.
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Innanzi tutto, c’è una questione che vorrei considerare in veste di membro della sottocommissione per i diritti umani.
Uno dei lati più oscuri del turismo praticato nella regione, tra cui il turismo di matrice europea su vasta scala, è la tratta di donne e bambini nonché la violazione dei diritti dei minori.
Una situazione come questa dimostra nuovamente quanto sia cupa quest’ombra.
Sarebbe giusto e opportuno che l’Unione europea mettesse a disposizione denaro e risorse umane per far fronte a questo problema, per dimostrare, in quest’oscura situazione, che anche noi siamo dalla parte della popolazione, e per risolvere questo grave male.
<P>
La mia seconda osservazione verte sugli enormi danni subiti dal settore della pesca.
Poiché noi in Europa abbiamo un’enorme esperienza in questo settore, sarebbe opportuno che l’Unione europea, oltre a concludere accordi di pesca in tutto il mondo, fornisse aiuto a tali zone costiere in questo momento particolare, facendo in modo che venga prestata la necessaria attenzione all’equipaggiamento dei pescherecci e alla pesca sicura, che vengano effettuati ingenti finanziamenti in quest’area e che il nostro interesse verta di conseguenza su tale aspetto.
<P>
Il terzo punto riguarda gli aiuti alimentari.
Molto spesso, nell’ambito degli aiuti alimentari su vasta scala, ci rendiamo conto che, a causa degli enormi aumenti di prezzo causati dalla straordinaria crescita della domanda in quelle zone, a farne le spese sono i poveri delle regioni circostanti.
A tale proposito, l’Unione europea deve svolgere un ruolo guida nel garantire che tali mercati non vengano sconvolti e che, in termini di acquisti alimentari, si valuti il modo di risolvere la questione a livello mondiale.
E’ così che la qualità degli aiuti può migliorare anche nelle zone circostanti a quelle colpite.
<SPEAKER ID="157" LANGUAGE="EN" NAME="Gomes (PSE )." AFFILIATION="tsunami">
<P>
   – Signor Presidente, ringrazio la Presidenza per aver fornito informazioni al Parlamento subito dopo il Consiglio della settimana scorsa.
Il verificarsi della catastrofe ha dimostrato il fallimento della sicurezza globale e, questa volta, non si può dare la colpa ai terroristi.
Il disastro è stato causato dalla natura e dall’impreparazione globale.
<P>
Sia le Nazioni Unite che l’Unione europea si stanno dando da fare, ma devono trarre una lezione da ciò che è accaduto.
Dobbiamo rendere globale il sistema di allerta precoce che avrebbe potuto salvare delle vite e, a tale proposito, potrebbe rivelarsi utile il sistema GALILEO dell’Unione europea.
Dobbiamo investire nel sistema di protezione civile dell’Unione, coordinando e rafforzando la prevenzione e la capacità di pronto intervento di tutti gli Stati membri.
Dobbiamo utilizzare la logistica militare dell’Unione – non solo per gli Stati membri – per prestare aiuto nelle aree colpite accessibili e investire nelle capacità e nella loro rapida attuazione, nel caso in cui si verifichino emergenze simili in futuro.
Dobbiamo seguire attentamente e con criteri politici la ricostruzione di Aceh e dello Sri Lanka per impedire la ripresa delle ostilità.
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Infine, l’Unione europea e i suoi Stati membri devono rispettare gli impegni assunti in conformità della Dichiarazione del millennio e obbligare tutte le nazioni ricche a combattere gli della povertà, che uccidono centinaia di migliaia di persone al mese con la fame, la malattia e la guerra, soprattutto in Africa.
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Vorrei concludere dicendo che dobbiamo fare in modo che queste morti non siano state inutili.
La tragedia che si è verificata deve rappresentare la chiave di volta per la globale e per una giusta globalizzazione.
<SPEAKER ID="158" LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas (PPE-DE )." AFFILIATION="partner">
<P>
   – Signor Presidente, la globalizzazione della solidarietà sta mostrando effetti visibili.
Lunedì ci siamo riuniti con la Commissione per stabilire quale aiuto concreto potesse fornire l’Unione europea, traducendo le parole in azioni concrete.
E’ incoraggiante che siano stati messi a disposizione fondi sufficienti, ma non si è certi che questi vadano a chi ne ha bisogno.
Nell’Unione europea, la gente ha donato miliardi; un programma televisivo tedesco ha raccolto 40 milioni di euro.
Coloro che vengono accusati di pensare solo a se stessi non hanno distolto lo sguardo; quando sono stati trasmessi i servizi sull’inferno in cui si era trasformato il paradiso, erano lì a guardarli.
Si spera che le misure previste vadano a buon fine; in questo caso mi riferisco, ad esempio, all’installazione di sistemi di allerta precoce su base satellitare – di cui hanno parlato i colleghi – per la prevenzione delle catastrofi.
Occorre anche ricostruire rapidamente villaggi, città e l’ambiente da cui dipende la sussistenza delle persone ed è necessario che esperti forniscano assistenza a vedove e orfani traumatizzati.
Ora sono soprattutto preoccupato da ciò che succederà in seguito; se si devono aiutare i sopravvissuti nel lungo periodo, occorrono e alleati sotto forma di ONG, molti volontari che possano aiutare le persone , nonché strutture efficienti per lo sviluppo di partenariati tra città.
Alcune di queste non esistono ancora.
Occorre rilanciare il turismo in quelle regioni; questi paesi ASEAN e SAARC, alcuni dei quali mi sono ben noti, aspettano che noi, i loro amici, facciamo ritorno da loro.
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Speriamo che la popolazione riceva ancora aiuti quando i giornali avranno trovato altri argomenti su cui scrivere e le telecamere si saranno spente.
<SPEAKER ID="159" LANGUAGE="DE" NAME="Kreissl-Dörfler (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, il mondo intero è sconvolto dall’entità della catastrofe e quindi non posso che essere soddisfatto della grande generosità dimostrata dall’Unione europea, dagli Stati membri e, soprattutto, dai cittadini.
<P>
Se da un lato c’è un’urgente necessità di aiuti di emergenza, dall’altro dobbiamo anche garantire la ricostruzione sostenibile e a lungo termine delle regioni colpite, e ritengo anche che i paesi donatori debbano discutere seriamente e con urgenza della generosa cancellazione dei debiti degli Stati colpiti, lavorando inoltre per una soluzione pacifica dei conflitti nello Sri Lanka e ad Aceh.
<P>
E’ però vergognoso che ora si inizi addirittura a mettere in discussione la capacità della Germania, tra gli altri paesi, di fornire aiuti.
In questo caso mi riferisco agli onorevoli Stoiber e Wulff, che in altre circostanze esibiscono sempre l’aspetto cristiano del loro partito come se si trattasse di un ostensorio.
Fortunatamente, però, la stragrande maggioranza della popolazione è di parere diverso, non solo in Germania e nell’Unione europea, ma anche nel mondo, come hanno dimostrato i cittadini di Beslan con il loro straordinario esempio.
<SPEAKER ID="160" LANGUAGE="DE" NAME="Karas (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, nessuno di noi può togliersi queste immagini dalla mente – queste immagini di sofferenza, morte, distruzione, fango e lacrime –, e le grida di aiuto, i lamenti e le urla di disperazione, per non parlare delle storie narrate dalle vittime, rimbombano ancora nelle nostre orecchie.
Siamo testimoni di una delle più grandi catastrofi naturali e sappiamo che non è l’unica al mondo.
<P>
Viviamo in un mondo globale, che deve fare i conti con responsabilità globali, e siamo alla ricerca di soluzioni globali.
Dobbiamo riconoscere che dipendiamo sempre di più gli uni dagli altri e che siamo più vicini gli uni agli altri di quanto le polemiche e le discussioni politiche quotidiane vorrebbero farci credere.
<P>
Innanzi tutto, vorrei ringraziare quelle persone che, pur essendo state colpite dalla catastrofe e avendo le proprie esigenze, hanno aiutato molti cittadini dei nostri Stati membri.
Vorrei ringraziare i milioni di donatori che, anziché distogliere lo sguardo, stanno vedendo cosa possono fare, che non si limitano a lamentarsi per il disastro, ma fanno qualcosa al riguardo.
Desidero anche ringraziare i servizi pubblici, le organizzazioni di aiuti e i volontari, che si sono messi subito al lavoro.
Ho anche una richiesta.
Vorrei chiedere alla Commissione di affrettarsi ad appaltare i progetti, in modo che il cofinanziamento possa essere garantito e si possano coordinare tutte le offerte d’aiuto.
<P>
In secondo luogo, vorrei chiedere che la richiesta del Commissario Ferrero-Waldner non venga semplicemente archiviata in un cassetto, perché siamo stati tutti colti di sorpresa dalla violenza e dall’entità della catastrofe.
Anche in patria, nei nostri Stati, possiamo fare di più nell’ambito della gestione delle crisi, del coordinamento e della prevenzione.
Dobbiamo ancora imparare che cosa può essere fatto meglio.
<P>
In terzo luogo, vorrei chiedere alla Commissione se, negli interessi del sostegno a lungo termine per le proprie misure di aiuto a favore dei paesi maggiormente colpiti, sta contemplando la possibilità di utilizzare il regolamento sull’applicazione di uno schema di preferenze tariffarie generalizzate per il periodo che va da luglio 2005 alla fine del 2008 e, se del caso, di quanto prevede di estendere le preferenze a vantaggio dei paesi colpiti.
<SPEAKER ID="161" LANGUAGE="PL" NAME="Geringer de Oedenberg (PSE )." AFFILIATION="tsunami">
<P>
   – Grazie, signor Presidente.
Onorevoli deputati, nessuno in questo Parlamento mette in dubbio il fatto che i paesi colpiti dalla tragedia dello abbiano bisogno di un aiuto rapido, efficace e coordinato.
L’Unione europea, tuttavia, non può limitarsi a inviare fondi.
Non possiamo limitarci a donare con generosità forti della convinzione che l’invio di denaro sarà risolutivo.
<P>
Dobbiamo elaborare un programma a lungo termine di ricostruzione infrastrutturale ed economica nei paesi del sud-est asiatico e dell’Africa colpiti dalla tragedia dello .
Inoltre si dovrebbe introdurre uno speciale sistema di allarme precoce, inteso a proteggere in futuro la comunità internazionale da simili disastri, e accantonare fondi per attuare queste misure.
In veste di membro della delegazione per le relazioni con i paesi dell’Asia meridionale, esorto questa delegazione a diventare un punto di riferimento attivo e naturale per quanto riguarda l’aiuto alle vittime dello e le misure volte a prevenire un uso irregolare dei fondi, che potrebbe verificarsi in assenza di adeguate misure di controllo.
Grazie.
<SPEAKER ID="162" LANGUAGE="PL" NAME="Jałowiecki (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, talvolta si afferma con preoccupazione che le misure di aiuto alle vittime stanno diventando oggetto di una strana concorrenza tra singoli paesi e organizzazioni in cui ciò che conta è vedere chi dà di più.
Talvolta dietro a queste preoccupazioni serpeggia anche il pensiero che alcuni interessi, non sempre innocenti, stiano cercando di trarre profitto da questo aiuto, o, in altre parole, che in realtà gli aiuti erogati di fatto non siano disinteressati, ma funzionali a scopi particolari.
<P>
Non condivido però tali preoccupazioni per un simile atto di solidarietà di proporzioni internazionali senza precedenti.
Del resto sarei più che felice di vedere nel nostro mondo pieno di conflitti solo la solidarietà e nient’altro che la solidarietà, ma non una solidarietà ostile o violenta volta a contrapporre i deboli ai forti.
<P>
Vi sono tuttavia almeno due interrogativi, cui dovremmo rivolgere la nostra attenzione.
Il primo è: perché i contributi finanziari dei singoli paesi sono stati annotati così scrupolosamente nella lista degli aiuti donati?
Perché si parla dei contributi dati dalla Germania, dalla Francia e dalla Svezia e non degli aiuti della Comunità europea?
Dopotutto siamo europei.
Sottolineiamo questo fatto a ogni piè sospinto eppure, purtroppo, quando ci sono di mezzo i soldi, i sentimenti nazionalistici ritornano alla ribalta.
<P>
Il secondo interrogativo non riguarda i principi che disciplinano la concessione degli aiuti, ma l’organizzazione della loro distribuzione.
La tragedia dell’Asia ci ha resi dolorosamente consapevoli che, come sono necessari quartieri generali centralizzati per coordinare le azioni in tempo di guerra, analogamente abbiamo bisogno di quartieri generali centralizzati in grado di coordinare gli aiuti quando si verificano disastri del genere.
Siamo tutti ben consapevoli di vivere in un mondo diviso e dell’impossibilità di creare un’unica istituzione globale, dobbiamo però istituire un centro di reazione rapida del genere a livello europeo.
Voltaire aveva invocato qualcosa di simile dopo il terremoto di Lisbona, evento che non riusciva ad accettare in quanto diceva che superava la sua ragione.
Oggi sappiamo che tali eventi non trascendono il pensiero razionale, a maggior ragione quindi dobbiamo intraprendere passi razionali per contrastarli.
<SPEAKER ID="163" LANGUAGE="SV" NAME="Wijkman (PPE-DE )." AFFILIATION="tsunami">
<P>
   – Signor Presidente, vi è stata una buona risposta da parte della Commissione, vista l’organizzazione della distribuzione degli aiuti di emergenza, ma il disastro ci offre ulteriori motivi di riflessione.
Molte cose avrebbero potuto essere fatte in modo diverso, sia a livello europeo che nei paesi più colpiti.
<P>
Storicamente il problema è che, in linea generale, è stata prestata insufficiente attenzione alla prontezza di risposta ai disastri.
In una situazione di emergenza è relativamente semplice sia per i cittadini comuni che per i governi mobilitare ingenti somme di denaro.
E’ difficile ottenere risorse per impedire i disastri e prepararsi a farvi fronte.
Ad esempio si sapeva da tempo che i paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano non avevano sistemi di allarme, non solo contro lo , ma neanche contro altri gravi pericoli, come in particolare i cicloni.
Non è stato fatto niente dai governi interessati né dai vari donatori.
Il solo paese dell’area che si è premunito dai rischi e che si è realmente preparato è di fatto il Bangladesh.
<P>
Allo stesso modo, la forza comunitaria di protezione civile in caso di crisi attualmente in fase di discussione avrebbe già potuto essere stata istituita.
Non è la prima volta che è emersa con chiarezza la necessità di una simile forza.
Le attività dell’UE dovrebbero essere maggiormente coordinate in particolare in questo settore.
Cooperazione e coordinamento sono necessari non solo per istituire questa forza, ma anche per organizzare tutte le distribuzioni dei generi di sollievo in situazioni di emergenza.
Manca il coordinamento in questo settore.
L’ONU detiene la responsabilità maggiore, ma sappiamo che non ha la capacità richiesta.
Un’Unione europea molto meglio coordinata, e mi rivolgo alla Commissione e agli Stati membri, avrebbe potuto essere di enorme aiuto nei momenti peggiori del disastro.
Dobbiamo sperare che in futuro sia così.
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Infine la ricostruzione.
Come alcuni altri oratori vorrei che i 350 milioni di euro di cui ha parlato stamani il Presidente Barroso provenissero da stanziamenti aggiuntivi invece che essere stornati dal bilancio ordinario.
Se la rapidità della risposta esige l’utilizzo di risorse già destinate, dovremmo garantire che tali fondi vengano poi rimpiazzati in modo opportuno.
Altrimenti l’intera regione dell’Asia perderà 150 milioni di euro di aiuti allo sviluppo.
<P>
Infine, la mia ultima osservazione è rivolta alla Commissione.
La Commissione dovrebbe esaminare seriamente tutte le relazioni che denunciano i gravi danni ecologici provocati prima del disastro da uno sfruttamento dissennato nell’area colpita.
Nel corso della ricostruzione è di vitale importanza tenere conto dell’ambiente per non compromettere ulteriormente le condizioni di vita e per limitare il rischio di ulteriori disastri.
<SPEAKER ID="164" LANGUAGE="FI" NAME="Korhola (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, non si possono prevenire i disastri naturali, la questione della prevenzione può tuttavia assumere una dimensione politica nella cooperazione internazionale volta a mettere a punto sistemi di allarme precoce e di emergenza.
Investendo in tali sistemi potremo ridurre al minino il numero delle vittime.
Mi chiedo se la scorsa settimana un’organizzazione non abbia colto nel segno quando ha valutato che sarebbero stati sufficienti 0,5 euro per sistemare boe di osservazione nell’Oceano indiano che permettessero di segnalare il pericolo.
Tuttavia non si era trovato alcun finanziamento per la realizzazione del progetto.
Comunque sia l’esempio è eloquente per i numeri che fornisce. L’azione preventiva è sempre di gran lunga meno costosa di quella successiva al disastro.
<P>
Si è deciso di istituire nella regione dell’Oceano Indiano un sistema di allarme precoce.
Le società di telecomunicazione potranno collegarsi al sistema, potranno raccogliere informazioni su disastri imminenti dal sistema di monitoraggio e inviare messaggi d’allerta alle persone in viaggio nella regione nelle rispettive lingue madri.
Tale fatto è importante in quanto ci permetterà di trasformare questo immenso lutto e questa tragedia in un’esperienza che in futuro potrà permettere di salvare vite umane.
<P>
E’ positivo che i ministri degli Affari esteri dell’UE e quelli della Cooperazione allo sviluppo stiano rispondendo con rapidità, concordando misure comunitarie intese ad aiutare le persone nell’area di crisi e ad iniziare la ricostruzione.
Cionondimeno, dobbiamo ricordare che la promessa di un nuovo e rapido dispiegamento di truppe destinate alle operazioni di salvataggio dei civili non è un’idea nuova e originale.
Erano state promesse truppe che non sono state formate in tempo: in base alla decisione adottata in un vertice UE nel 2001, le truppe avrebbero dovuto essere pronte entro la fine del 2003.
Adesso è stata fissata una nuova scadenza per il 2007; chissà che cosa sarebbe successo se non ci fosse stato il disastro.
Dobbiamo solo sperare che tutte le promesse fatte vengano mantenute.
<P>
Sappiamo tutti che i disastri naturali si verificano sempre.
Questo incidente ha messo in allerta il mondo occidentale in quanto la presenza dei turisti in Asia lo fa sembrare molto vicino.
Fortunatamente la consapevolezza del dolore umano e della reciproca solidarietà sarà permanente nel mondo, in quanto tocca la dignità umana.
Occorre prestare aiuto quando la sofferenza umana ha il volto di uno straniero.
<SPEAKER ID="165" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="Consiglio.">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli deputati, a nome della Presidenza, vorrei ringraziare il Parlamento europeo per la discussione che dimostra il forte slancio di solidarietà manifestato dai popoli europei in occasione di questa terribile catastrofe.
Il Consiglio è stato attento a raccogliere non solo i suggerimenti, le osservazioni e i commenti, ma anche le critiche avanzate dal Parlamento.
<P>
Vorrei dire con grande chiarezza che l’Europa non è rimasta né inattiva né passiva.
Ha agito con rapidità, anzi con molta rapidità, a tutti i livelli: nell’assistenza umanitaria, nell’organizzazione della cooperazione consolare, nel lanciare l’allarme, nel prevenire il diffondersi di epidemie, nonché, a livello politico, ribadendo il ruolo di coordinamento dell’ONU.
<P>
Anche la cooperazione tra Parlamento e Consiglio è stata molto efficace.
Questa mattina stessa, nell’ambito del trilogo, che è durato solo pochi minuti, siamo riusciti a sbloccare una prima parte degli aiuti umanitari supplementari, pari a 100 milioni di euro.
Tale decisione dimostra che in caso di emergenza le nostre Istituzioni funzionano a meraviglia.
Le misure decise dal Consiglio del 7 gennaio saranno oggetto di un controllo periodico e il Consiglio avrà cura di adottare tutte le misure complementari che si renderanno necessarie.
<P>
Lo stretto coordinamento con l’ONU, gli altri donatori e le ONG sul posto proseguirà in modo da garantire la massima efficacia degli aiuti.
<P>
Mi impegno inoltre, a nome della Presidenza, a continuare questo dialogo con il Parlamento, ad avere scambi periodici di pareri sull’attuazione delle varie misure decise al fine di fare fronte alle difficoltà incontrate dai paesi toccati dalla catastrofe.
<P>
Non posso rispondere a tutte le questioni sollevate dagli onorevoli deputati. Mi piacerebbe tuttavia riprenderne alcune, a cominciare dalla necessità, cui più volte si è fatto cenno, di rafforzare il dispositivo europeo di coordinamento della protezione civile.
Certo, questo dispositivo esiste già, ma occorre migliorarne il coordinamento e rafforzarne i mezzi.
Il Presidente della Commissione stamani ha annunciato che la Commissione presenterà al prossimo Consiglio “Affari generali” proposte volte a migliorare tale dispositivo.
La questione è di capitale importanza e centralità.
<P>
Tra le questioni sollevate, ricordo in particolare la vulnerabilità dei bambini, aspetto, questo, cui dobbiamo attribuire enorme importanza. Dobbiamo pertanto cooperare pienamente con l’UNICEF e con le ONG specializzate in questo ambito.
<P>
Un’altra questione riguardava i conflitti interni che imperversano in almeno due dei paesi colpiti dalla catastrofe.
E’ evidente che questi conflitti interni non devono in alcun modo ostacolare l’assistenza umanitaria e in particolare la distribuzione degli aiuti alla popolazione.
Senz’altro l’Unione europea potrà impegnarsi maggiormente al riguardo per aiutare questi paesi a trovare soluzioni ai conflitti che li lacerano ormai da tempo, anzi da troppo tempo.
<P>
Il Consiglio assicura altresì di seguire l’attuazione degli impegni, segnatamente quelli finanziari, e di proseguire con gli aiuti e con l’assistenza, in particolare nella fase cruciale della ricostruzione. Infatti alla fase dell’aiuto umanitario farà seguito la ricostruzione e l’Europa dovrà essere presente in tale fase.
<P>
Vorrei infine mettere in rilievo la questione dell’alleggerimento del debito, di cui si è parlato nel corso di una riunione tenutasi oggi stesso.
Credo che occorra effettivamente aiutare i paesi che chiedono un aiuto al riguardo.
<P>
Ultimo importante punto: la prevenzione, l’allarme in materia di catastrofi naturali.
Dobbiamo investire di più in questo ambito.
Dobbiamo effettivamente usare tutti i mezzi tecnologici a nostra disposizione per evitare, per quanto possibile, che simili catastrofi abbiano a ripetersi o almeno per far sì che abbiano conseguenze di portata più limitata.
<SPEAKER ID="166" LANGUAGE="EN" NAME="Potočnik," AFFILIATION="Commissione.">
<P>
   – Signor Presidente, la discussione odierna sulla questione del terremoto e dello nel sud-est asiatico dimostra l’impegno del Parlamento europeo inteso a garantire che l’Unione europea aiuti le popolazioni e i paesi bisognosi.
Posso assicurarvi che la Commissione fornirà l’aiuto necessario e lo farà in stretta collaborazione con voi.
Vi ringrazio per gli utili commenti e suggerimenti al riguardo.
<P>
L’unità protezione civile della Commissione ha immediatamente organizzato l’invio di esperti degli Stati membri nei paesi colpiti – tali esperti sono stati i primi a giungere il giorno dopo il disastro.
<P>
Quali sono le misure concrete da adottare?
Come ha sottolineato il Presidente della Commissione, vi sono numerose misure da attuare, alcune a breve termine, altre a medio e lungo termine.
<P>
Quanto all’aspetto umanitario, oltre al pacchetto di aiuti già approvato, la Commissione ha proposto che i 100 milioni di euro per gli aiuti di emergenza promessi a Giacarta vengano presi dalla riserva.
Mi sembra che l’autorità di bilancio abbia già dato il suo assenso a livello politico.
<P>
Quanto alla ricostruzione, dovrebbero essere disponibili circa 350 milioni di euro di fondi parzialmente nuovi, mentre dovrebbe essere sveltita l’erogazione dei fondi già programmati.
Ho recepito le vostre preoccupazioni per la riprogrammazione, vorrei tuttavia assicurarvi che questo migliorato snellimento dell’ di allocazione di tutti i fondi disponibili è il modo più rapido per far giungere gli aiuti e in molti casi sarà necessario perché determinati progetti non possono essere attuati in alcune aree colpite.
Nel mio paese c’è un proverbio che dice “chi è sollecito nel dare dà due volte”.
E’ importante tenerlo presente.
<P>
Non contano solo gli importi degli aiuti, ma anche la loro qualità e le modalità di distribuzione.
In proposito la Commissione dovrebbe ottenere il sostegno del Consiglio e del Parlamento europeo per avvalersi pienamente di deroghe e di procedure abbreviate.
Il coordinamento inoltre dovrebbe essere organizzato dai paesi, mentre i programmi di finanziamento dovrebbero essere approvati dagli stessi governi.
<P>
Naturalmente il sostegno al bilancio deve essere adeguatamente controllato al fine di assicurare una gestione finanziaria sana.
Fondi fiduciari ai paesi interessati, sulla falsariga della formula dei fondi fiduciari delle Nazioni Unite e/o della Banca mondiale, possono essere una buona risposta a tale preoccupazione.
La mia collega, Commissario Ferrero-Waldner, attualmente è in visita negli Stati Uniti per incontrare il Presidente della Banca mondiale Wolfensohn e discutere di tali questioni.
<P>
Oltre all’aiuto umanitario e alla ricostruzione vi sono alcune misure collaterali da adottare.
La Commissione ha adottato azioni in vari settori: il rafforzamento delle capacità di coordinamento dell’UE nel rispondere alle crisi; l’alleggerimento del debito per i paesi in questione; misure commerciali, uno dei punti, questo, di cui si è parlato insieme alla possibilità di velocizzare l’entrata in vigore del nuovo sistema di preferenze generalizzate; sistemi di allarme precoce; monitoraggio satellitare, nonché ricerca e sviluppo; preparazione alla gestione dei disastri; pesca; giustizia e affari interni e così via.
Ci aspettiamo una vasta gamma di azioni.
Sono di particolare importanza le misure di allarme precoce dei disastri e la capacità di pronta risposta alle situazioni di crisi.
Reputo inoltre che sia cruciale la prevenzione.
L’aiuto migliore è quello che permette di salvare delle vite.
<P>
Tutti noi dobbiamo considerare questo tragico evento come una sorta di opportunità e di impegno a organizzarci meglio e a coordinare l’azione in caso di disastro.
Conveniamo sul fatto che l’Unione europea ha una responsabilità a livello globale.
Simili eventi possono essere affrontati solo in modo globale e a livello mondiale.
<P>
Consentitemi di sottolineare di nuovo che la Commissione conta sul sostegno del Parlamento europeo per aiutare i paesi e le popolazioni in stato di bisogno.
<SPEAKER ID="167" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – A conclusione del dibattito, vorrei dichiarare di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento(1).
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà giovedì, alle 12.00.
<SPEAKER ID="168" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
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   – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulle relazioni transatlantiche.
<SPEAKER ID="169" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="Consiglio">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli deputati, la strategia di sicurezza europea conferma che le nostre relazioni transatlantiche sono uniche e insostituibili.
Agendo insieme, l’Unione europea e gli Stati Uniti possono costituire una forza considerevole al servizio dei nostri valori comuni nel mondo.
Nelle conclusioni del Consiglio europeo di novembre si afferma che l’Unione europea e gli Stati Uniti condividono la responsabilità di affrontare sfide vitali, quali il terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, il processo di pace in Medio Oriente e l’eliminazione della povertà nel mondo.
<P>
La Presidenza del Lussemburgo è fermamente impegnata ad attuare tali conclusioni.
Sono certo che il dibattito che si terrà oggi in Aula ci aiuterà a portare a termine questo compito.
Le relazioni tra l’Europa e l’America si fondano su interessi condivisi e sulla promozione di valori comuni quali la libertà, la democrazia e i diritti umani.
Esse beneficiano anche dell’interdipendenza delle loro economie, aspetto unico al mondo.
Questi fattori, considerati nel loro complesso, spiegano il motivo per cui, persino nel momento peggiore della recente crisi irachena, la cooperazione transatlantica è proseguita sulla maggior parte delle questioni principali, che si trattasse dei Balcani, del processo di pace in Medio Oriente, della lotta al terrorismo o della non proliferazione.
<P>
Nonostante alcune divergenze isolate, le relazioni economiche hanno continuato a svilupparsi.
Gli Stati Uniti e l’Unione europea condividono la grande responsabilità della stabilità economica e monetaria internazionale.
Vale la pena di aggiungere che l’ultimo accordo sulla costruzione aeronautica dimostra che siamo in grado di risolvere le nostre divergenze in uno spirito di cooperazione e partenariato.
<P>
Se lo stato delle relazioni è stato e rimane estremamente positivo, è pur vero che esso deve adattarsi al cambiamento su tre fronti.
Stamani il Presidente del Consiglio europeo ha sottolineato il fatto che lo non è un’opzione credibile.
Tanto per cominciare, la fine della guerra fredda ha provocato cambiamenti fondamentali nell’assetto internazionale.
Dinanzi alla minaccia sovietica, l’unità transatlantica rappresentava una necessità in termini di mera sopravvivenza.
Oggi si è aggiunto il più importante elemento della scelta e della volontà politica.
La tragedia dell’11 settembre ha cambiato il modo in cui l’America percepisce il mondo, obbligando anche noi a rivedere la nostra definizione di sicurezza collettiva.
Ovviamente ciò influisce sulle relazioni tra gli Stati Uniti e il resto del mondo, compresa l’Unione europea.
La trasformazione interna dell’Unione europea in un’unione più politica dotata di una politica estera e di sicurezza comune, di una moneta unica e di uno spazio di libertà e giustizia si rifletterà inevitabilmente nelle sue relazioni con l’America, modificandone l’intensità e la qualità.
L’insieme di tutti questi fattori indica che, delle tre principali componenti delle relazioni con gli Stati Uniti – NATO, relazioni bilaterali e relazioni UE-USA – è la terza che sta acquistando sempre maggiore importanza.
<P>
In tale contesto, la visita che il Presidente Bush effettuerà nell’Unione europea il 22 febbraio riveste un significato eccezionale.
La Presidenza intende cogliere quest’occasione per infondere nuovo slancio alle nostre relazioni.
La visita del Presidente è un gesto con una forte valenza simbolica e politica.
Riteniamo che sia la dimostrazione che Washington riconosce i valori e gli interessi comuni che legano l’America e l’Unione europea.
Occorre preparare accuratamente questa visita e presterò molta attenzione ai suggerimenti che gli onorevoli deputati avanzeranno sull’argomento.
<P>
Per la verità, siamo favorevoli a un approccio costruttivo e pragmatico, ma anche ambizioso, per il futuro.
L’unità europea è una delle condizioni da cui dipende la creazione di relazioni transatlantiche forti ed equilibrate.
Dobbiamo lavorare su questo punto.
E’ altresì importante che l’Unione europea proponga le proprie iniziative in termini chiari.
<P>
Inoltre, come si afferma nella strategia per la sicurezza europea, l’Europa deve continuare a sviluppare le proprie capacità.
Vi sono alcuni settori in cui l’Unione europea e gli Stati Uniti non cooperano.
Il tempo non mi permette di analizzare oggi tutte le aree politiche interessate, ma ve ne sono tre particolarmente urgenti.
<P>
La prima è il conflitto in Medio Oriente, la cui soluzione è una questione di vitale importanza non solo per chi vi è coinvolto, ma anche per l’Europa e gli Stati Uniti.
Stiamo lavorando per giungere a tale soluzione nell’ambito del Quartetto, con gli americani, le Nazioni Unite e la Russia.
Gli ultimi sviluppi nella regione aprono una finestra di opportunità unica.
Al pari degli americani, anche noi europei dobbiamo incoraggiare israeliani e palestinesi a cogliere questa fondamentale occasione per rilanciare il processo di pace e fare tutto il possibile per sostenere le parti nella ricerca di una soluzione giusta e durevole.
Vorrei aggiungere che l’onorevole Poettering, nell’intervento di questa mattina, ha evidenziato il ruolo politico che l’Europa deve svolgere nella ricerca della necessaria pace.
<P>
La seconda questione riguarda l’Iraq e, in senso più ampio, il destino della regione.
La situazione attuale del paese è estremamente problematica, ma è nell’interesse di tutti, e in particolare nell’interesse dell’Europa, che l’Iraq superi la crisi in cui si trova in questo momento.
Le elezioni che si terranno alla fine del mese si svolgeranno in condizioni difficili, ma dobbiamo sperare che creino i presupposti necessari per l’inizio di un Iraq democratico e sovrano.
<P>
Quanto all’Iran, l’Unione europea e gli Stati Uniti, pur con metodi e approcci diversi, condividono lo stesso obiettivo, ovvero evitare che il paese sviluppi armi nucleari.
L’Unione europea ha avviato negoziati di più ampia portata con l’Iran, nei quali riponiamo grandi speranze, e non solo nella sfera del nucleare.
I risultati che ne derivano rappresenteranno o potrebbero rappresentare un grande successo per la politica estera europea e per l’approccio dell’Europa.
<P>
Infine, veniamo alla catastrofe asiatica, di cui abbiamo appena discusso, e che dimostra chiaramente la necessità di una buona cooperazione tra Unione europea e Stati Uniti nel caso in cui si verifichino tali calamità.
Il riconoscimento del ruolo centrale delle Nazioni Unite nel coordinare gli aiuti, aspetto cui molti di voi hanno accennato e che l’Unione europea ha caldeggiato fin dall’inizio, è stato un segnale incoraggiante per il fatto che gli americani lo hanno accettato molto rapidamente.
Sono molti i settori in cui i pareri di Washington e di Bruxelles coincidono in larga misura, compresa la stabilizzazione a lungo termine dei Balcani, l’Afghanistan, i principali aspetti della lotta al terrorismo, che deve conciliare, tra l’altro, le esigenze di libertà e sicurezza, e il rilancio del ciclo di Doha.
In altri ambiti dobbiamo riconoscere che, pur avendo obiettivi comuni, i nostri approcci sono diversi e, come ho già evidenziato, l’Iran è uno di questi.
<P>
In sintesi, su alcuni punti siamo davvero in disaccordo, ad esempio sul cambiamento climatico, sul Tribunale penale internazionale e sulla pena capitale.
Dobbiamo cercare, tramite una qualche forma di dialogo, di appianare le nostre divergenze per quanto possibile, ma dobbiamo anche essere abbastanza realisti da ammettere che non sempre sarà possibile.
In tal caso, sia come amici che come , dobbiamo avere l’onestà di riconoscere le nostre differenze, ma fare anche in modo che esse non pregiudichino le nostre relazioni nel complesso.
<P>
Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero esprimere un’ultima osservazione.
Per dare la migliore dimostrazione possibile della maturità delle relazioni transatlantiche, dovremmo parlare meno di tali relazioni in generale che dei compiti che ci siamo fissati al fine di rendere il mondo un luogo più sicuro e dotare di maggior equilibrio il suo sviluppo economico, sociale ed ecologico.
E’ vero che il secondo anniversario del lancio della “Nuova agenda transatlantica”, che ricorre quest’anno, ci spinge a riflettere sullo stato di queste relazioni e del loro processo istituzionale.
La Presidenza è disposta ad accogliere qualunque suggerimento volto ad apportare miglioramenti pratici.
E’ agendo ed elaborando buone politiche, tramite il dialogo e la cooperazione, che sapremo far avanzare il partenariato transatlantico nel migliore dei modi.
<SPEAKER ID="170" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="171" LANGUAGE="EN" NAME="Potočnik," AFFILIATION="Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, vorrei innanzi tutto porgervi le scuse del Commissario Ferrero-Waldner.
La collega è molto dispiaciuta di non poter partecipare al dibattito.
Tuttavia, il motivo della sua assenza ha a che fare con la discussione odierna.
Il Commissario avrebbe dovuto partecipare al dibattito come originariamente previsto, ma ora si trova in viaggio per Washington per incontrarsi con membri dell’amministrazione americana attuale e futura, tra cui il Segretario di Stato Colin Powell, il futuro Segretario di Stato Condoleezza Rice e il futuro Consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley.
Il Commissario Ferrero-Waldner renderà noto l’esito della propria visita alla commissione per gli affari esteri il 25 gennaio 2005.
<P>
La Commissione è lieta di avere l’opportunità di discutere con voi delle relazioni transatlantiche all’inizio di questa legislatura.
Nei prossimi mesi la revisione dello stato in cui versano le nostre relazioni con gli Stati Uniti avrà un’elevata priorità nella nostra agenda politica, e a ragione, poiché il suo esito influirà in maniera notevole sugli sviluppi delle relazioni transatlantiche negli anni futuri.
Il dibattito odierno è al contempo tempestivo e opportuno.
<P>
Vorrei subito affermare due verità semplici e inconfutabili.
Innanzi tutto, le relazioni UE-USA sono davvero uniche e insostituibili.
In secondo luogo, il bilancio delle relazioni transatlantiche è fondamentalmente positivo.
<P>
Sul versante economico, intratteniamo le più vaste relazioni al mondo nell’ambito del commercio e degli investimenti, con importi del valore commerciale di 600 miliardi di euro nel 2003 e investimenti pari a 1 miliardo e mezzo di euro nel 2002.
Questi investimenti hanno creato, direttamente o indirettamente, circa 12 milioni di posti di lavoro su entrambi i lati dell’Atlantico.
Le nostre relazioni, però, vanno ben oltre il campo economico, nonostante i servizi di alcuni mezzi di comunicazione continuino a concentrarsi esclusivamente sulle passate divergenze a proposito dell’Iraq.
Stiamo collaborando con notevole successo in luoghi come i Balcani, l’Afghanistan e l’Ucraina.
Detto questo, è evidente che le relazioni tra Unione europea e Stati Uniti devono adeguarsi al mutevole ambiente della sicurezza e alle mutevoli priorità globali.
Devono altresì adattarsi ai cambiamenti all’interno dell’Unione europea.
Siamo convinti che, rafforzando la politica estera dell’Unione europea allargata, si rafforzeranno anche la portata e l’intensità delle nostre relazioni con gli Stati Uniti.
<P>
L’Unione europea e gli Stati Uniti si fondano essenzialmente sugli stessi principi e valori: rispetto dello Stato di diritto, democrazia, diritti umani e ovviamente le economie del libero mercato.
Condividiamo anche molti interessi comuni, come la lotta al terrorismo, la promozione di soluzioni ai conflitti regionali, i rapporti con i paesi terzi, il miglioramento delle relazioni economiche transatlantiche, la conclusione del ciclo negoziale di Doha e la creazione di condizioni di prosperità a livello globale.
In molti casi, per realizzare tali obiettivi seguiamo la stessa strategia.
In altri, pur avendo i medesimi obiettivi, ne affrontiamo la realizzazione con approcci diversi.
Vi sono anche questioni su cui le nostre posizioni sono fondamentalmente diverse, ad esempio sul modo di affrontare il cambiamento climatico e su alcuni aspetti relativi ai diritti umani e al diritto internazionale.
<P>
Esaminando oggi i punti fondamentali su cui s’incentrano le relazioni tra Unione europea e Stati Uniti, è naturale iniziare dai nostri sforzi multilaterali nell’Oceano Indiano.
La recente tragedia umana ha chiaramente dimostrato che, in tempi di crisi, è solo l’effettiva cooperazione internazionale a rivelarsi vincente.
L’assistenza prestata da Unione europea e Stati Uniti è stata fondamentale e insieme abbiamo fornito un buon esempio di efficace multilateralismo.
Vogliamo continuare a dare preferenza a un multilateralismo efficace lavorando a stretto contatto con gli Stati Uniti su questioni quali la riforma delle Nazioni Unite e il cambiamento climatico.
<P>
Passando a uno dei più significativi punti controversi tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, il collega Mandelson ha annunciato ieri che l’Unione europea e gli Stati Uniti sono giunti a un accordo per l’avvio di negoziati sulle sovvenzioni nel settore della costruzione aeronautica civile.
L’obiettivo di tali negoziati, che dureranno tre mesi, è eliminare le sovvenzioni e instaurare una concorrenza di mercato equa tra e .
Con questo accordo, l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno confermato la volontà di risolvere la controversia sorta tra loro in merito al commercio di grandi aeromobili civili, e di dedicare tempo e risorse a farlo per via negoziale, anziché portare avanti la controversia attraverso i canali dell’OMC.
Questo è un passo significativo.
Tuttavia, si tratta dell’inizio di un processo e non di una conclusione.
Resta molto da fare.
La Commissione intende lavorare a stretto contatto con gli Stati membri e , nonché con i rappresentanti commerciali degli Stati Uniti, per giungere a una soluzione definitiva che mantenga la competitività dell’Europa in questo importante settore.
<P>
Quanto alle questioni di carattere regionale, vorrei evidenziare tre aree che rappresentano una priorità comune.
Innanzi tutto, dobbiamo raddoppiare gli sforzi per portare la pace in Medio Oriente ora che è stata eletta una nuova classe dirigente palestinese.
E’ fondamentale che noi, tramite il Quartetto, sfruttiamo il positivo slancio attualmente esistente tra le parti per fare in modo che la venga pienamente attuata senza ritardi.
<P>
In secondo luogo, dobbiamo continuare a collaborare per aiutare l’Iraq a imboccare la strada della democrazia, della pace, della prosperità e della stabilità.
In terzo luogo, condividiamo l’obiettivo di impedire all’Iran di sviluppare le proprie capacità nucleari e dobbiamo fare entrambi del nostro meglio affinché questo paese attui appieno l’accordo di Parigi.
<P>
Sicuramente molti di voi pensano che potremmo fare di più e lavorare meglio insieme.
La Commissione è dello stesso parere.
Affinché la nostra cooperazione con gli Stati Uniti continui a svilupparsi con successo, dobbiamo essere uniti, coerenti, efficaci e pragmatici.
E’ già stato compiuto un lavoro importante per rinvigorire i nostri legami.
La Commissione sta valutando i contributi apportati alla discussione dalle parti interessate sul modo di rafforzare il partenariato economico UE-USA e proporrà una strategia, costituita da tappe concrete, prima del prossimo vertice tra Unione europea e Stati Uniti, che si svolgerà più in là nel corso dell’anno.
<P>
Stiamo inoltre riesaminando il quadro istituzionale delle nostre relazioni.
La Commissione presenterà a Parlamento e Consiglio una comunicazione sul quadro delle relazioni e sul partenariato economico in primavera, prima del vertice UE-USA.
<P>
Il Parlamento europeo ha un importante ruolo da svolgere nel promuovere i legami tra Unione europea e Stati Uniti.
Abbiamo ascoltato attentamente i vostri pareri in ambiti quali la rete della politica transatlantica, e siamo ansiosi di intavolare un dialogo costruttivo con voi sul futuro del partenariato transatlantico.
<P>
Il Parlamento europeo è per noi un importante alleato nel garantire la prosperità e il rafforzamento di questo partenariato nei prossimi anni.
Siamo convinti che la promozione del dialogo tra voi e il Congresso degli Stati Uniti sarà fondamentale per costruire una buona base per le nostre relazioni bilaterali.
<P>
Infine, mi preme sottolineare che la Commissione attribuisce grande importanza alla visita che il Presidente Bush effettuerà a Bruxelles il 22 febbraio.
Riteniamo che si tratti di un’importante occasione per infondere nuovo vigore al nostro partenariato e definire priorità e missioni comuni.
Faremo tutto il possibile affinché questa visita si riveli un successo e confermi quelli che consideriamo già come segnali favorevoli di una relazione in fase di miglioramento.
<SPEAKER ID="172" LANGUAGE="ES" NAME="Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, credo che questo dibattito sulle relazioni transatlantiche debba tralasciare tutti i fronzoli ideologici e cercare di fare in modo che, come molto giustamente ha detto il rappresentante della Presidenza in carica del Consiglio, alle discordie del passato si sostituisca l’armonia del presente.
<P>
L’Unione europea e gli Stati Uniti hanno una storia comune, valori comuni e la stessa passione per la libertà, e questo perché il legame transatlantico è iscritto nel codice genetico dell’Unione europea.
<P>
E’ evidente – e lo hanno ricordato sia la Commissione che il Consiglio – che vi sono delle divergenze che ci separano, come il Tribunale penale internazionale, il Protocollo di Kyoto, le leggi con effetto extraterritoriale o la politica commerciale, di cui ha parlato il Commissario poc’anzi.
Tuttavia, credo che dovremmo soffermarci molto di più su ciò che ci unisce anziché su ciò che ci divide.
<P>
E’ inoltre evidente che gli obiettivi che perseguiamo come Unione europea – come ha detto il Presidente in carica del Consiglio – in materia di pace, stabilità, lotta al terrorismo, armi di distruzione di massa, eccetera, possono essere realizzati in maniera di gran lunga migliore collaborando con gli Stati Uniti anziché mettendoci contro di loro – come ha detto il Commissario Patten in uno dei suoi ultimi interventi; analogamente, gli Stati Uniti saranno maggiormente in grado di realizzare i propri obiettivi collaborando con l’Unione europea, anziché entrando in contrasto con essa.
<P>
Gli Stati Uniti sono un popolo ammirevole; rappresentano il 3 per cento della popolazione mondiale e sono in grado di produrre il 30 per cento dei beni e dei servizi; inoltre, sono riusciti a creare una superpotenza politica, economica e militare che non ha eguali dall’epoca dell’impero romano.
<P>
Credo che l’imminente visita del Presidente Bush costituisca una splendida opportunità per restaurare quest’alleanza strategica, questo armonico partenariato tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, e per fare in modo che i valori che difendiamo entrambi – tra cui i diritti umani e le libertà fondamentali – si diffondano in tutte le regioni del pianeta, si consolidino e possano essere davvero efficaci.
<SPEAKER ID="173" LANGUAGE="NL" NAME="Wiersma (PSE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, nonostante varie divergenze d’opinione, dobbiamo urgentemente migliorare le relazioni tra Unione europea e Stati Uniti, che, in maggior o minor misura, si sono inasprite.
Paradossalmente, però, è la rielezione di George W. Bush a offrire l’occasione di rilanciare le relazioni transatlantiche.
Dopo tutto, il Presidente Bush, come ha indicato egli stesso, ha bisogno della partecipazione dell’Europa per svolgere con successo il compito principale della sua politica estera nel corso del secondo mandato: combattere il terrorismo e, soprattutto, affrontare i problemi del Medio Oriente.
A tale proposito, gli interessi degli Stati Uniti e dell’Europa continuano in larga misura a correre su binari paralleli, anche se il divario che ci separa sembra talvolta più ampio che mai.
Ci siamo lasciati alle spalle molti anni difficili, in particolare per quanto riguarda l’Iraq.
Il Presidente Bush ha annunciato il desiderio di rafforzare le relazioni con i europei e, alla luce di quest’affermazione, siamo estremamente favorevoli alla visita che effettuerà in Europa il mese prossimo.
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Entrambe le parti devono compiere uno sforzo se vogliamo che si registri un miglioramento significativo nelle nostre relazioni.
Gli americani dovranno tenere in maggiore considerazione le posizioni dei loro europei rispetto a quanto hanno fatto finora, ma l’Europa, a sua volta, dovrà essere disposta a fare in modo che le precedenti divergenze d’opinione diventino parte del passato.
Speriamo pertanto che gli americani rivedano le proprie relazioni con i europei.
Siamo anche cauti e persino un po’ scettici, perché per il momento non si riscontrano segni concreti di un effettivo cambiamento di direzione da parte degli americani.
Sono pertanto convinto che, nel prossimo futuro, anche in quest’Aula terremo discussioni addirittura più approfondite sulle relazioni transatlantiche quando verrà il momento di discutere una relazione d’iniziativa sull’argomento.
Riteniamo che l’Europa debba adottare una chiara posizione comune, sulla cui base poter avviare un dialogo con gli Stati Uniti sul modo di affrontare insieme i problemi del mondo.
La discussione sulle relazioni transatlantiche è quindi strettamente correlata al dibattito europeo sulla nostra effettiva politica estera comune.
A tale proposito è impossibile ignorare le talvolta fondamentali divergenze d’opinione sul modo in cui affrontiamo i problemi globali.
Il fatto che nei prossimi anni si parlerà anche di diversi temi, tra cui Kyoto, il Tribunale penale internazionale, la questione del disarmo e la non proliferazione, è per noi un aspetto importante della discussione.
Queste sono tutte aree in cui le divergenze sono spesso ancora enormi.
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La legittimità dell’intervento nazionale è uno dei punti che vorremmo davvero citare, in cui la divergenza d’opinione che ha caratterizzato il dibattito negli ultimi anni è stata fondamentale.
Il principio guida della politica esterna europea è il multilateralismo.
Restiamo del parere che la decisione d’intervenire debba spettare alle Nazioni Unite e non possa essere adottata da singoli paesi o coalizioni di paesi.
L’Europa deve difendere questa posizione; dobbiamo trasformare la riforma delle Nazioni Unite in una priorità assoluta e fare in modo che l’ONU diventi una piattaforma davvero effettiva e rappresentativa.
E’ preferibile che ciò avvenga in con gli americani, ma non dobbiamo esimerci dal presentare le nostre proposte.
<SPEAKER ID="174" LANGUAGE="SV" NAME="Malmström (ALDE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
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   . – Signor Presidente, l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno molti valori in comune.
Ci uniscono molti legami storici, e siamo molto riconoscenti agli Stati Uniti, che ci hanno aiutati in diverse occasioni.
Insieme, abbiamo la grande responsabilità di lavorare a favore della pace, della democrazia e dei diritti umani nel mondo e siamo entrambi interessati a una stretta e incondizionata cooperazione nella lotta al terrorismo e negli interessi della sicurezza globale, del disarmo e di efficaci istituzioni internazionali.
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Non è un segreto che, per quanto riguarda le posizioni sul Tribunale penale internazionale, Kyoto, gli accordi multinazionali, il trattamento dei prigionieri della Baia di Guantánamo, la pena di morte e diverse questioni commerciali, tra noi le differenze sono notevoli.
Si tratta di questioni importanti per l’Unione europea e i nostri cittadini, e sono sempre in agenda nelle discussioni con gli Stati Uniti.
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Le relazioni sono anche diventate estremamente tese a proposito dell’Iraq, e potremmo discutere in eterno – come abbiamo effettivamente fatto in quest’Aula – dei perché e dei percome le cose non sono andate per il verso giusto.
Dobbiamo lasciarci queste discussioni alle spalle e accettare congiuntamente la responsabilità di fare in modo che il popolo iracheno goda di pace, sicurezza e democrazia.
Anche le possibilità di rilanciare il processo di pace in Medio Oriente sono aumentate dopo le elezioni palestinesi.
Questo è un ambito in cui l’Unione europea e gli Stati Uniti possono svolgere insieme un ruolo importante.
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Ci aspettano sei mesi molto importanti.
I due vertici tra Unione europea e Stati Uniti devono aprire nuove prospettive nelle nostre relazioni.
Insieme possiamo raggiungere molti obiettivi.
E’ stato un piacere ascoltare le aspirazioni del Lussemburgo, anche se il Presidente in carica del Consiglio in questo momento non indossa le cuffie.
Ci auguriamo che il secondo mandato dell’amministrazione Bush capisca che c’è molto da guadagnare da una cooperazione con l’Europa basata sulla fiducia.
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Anche l’Unione europea deve compiere grandi sforzi, e quindi sono soddisfatta dello spirito costruttivo che aleggia in quest’Aula.
Dobbiamo formulare chiare strategie a breve e lungo termine per gli obiettivi che desideriamo raggiungere e definire il modo in cui intendiamo farlo.
Si è parlato di diverse questioni concrete, nonché del modo di istituire un’area di libero scambio e un’Assemblea parlamentare transatlantica.
L’Unione europea intrattiene partenariati con la maggior parte dei paesi del mondo.
E’ strano che abbiamo un accordo tanto inconsistente con gli Stati Uniti in particolare – i nostri vicini più stretti e il nostro più importante.
Per questo sono ansiosa di conoscere le proposte che la Presidenza e la Commissione presenteranno a breve al Parlamento.
<SPEAKER ID="175" LANGUAGE="DE" NAME="Özdemir (Verts/ALE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, le disastrose inondazioni del sud-est asiatico ci hanno dimostrato quanto il mondo abbia bisogno della cooperazione tra europei e americani, che, pur essendo dotati di capacità sicuramente diverse, possono, combinandole, dare al mondo il fondamentale aiuto che gli occorre.
<P>
Questa catastrofe, però, ha anche dimostrato l’urgente necessità di una più stretta collaborazione tra noi.
Un’amicizia deve sapere affrontare critiche e affermazioni schiette.
So di non dire nulla di nuovo elencando i punti critici che devono essere ripetutamente iscritti in agenda.
Da Kyoto alla Baia di Guantánamo passando dal Tribunale penale internazionale, vi sono questioni di cui dobbiamo discutere – e di cui discuteremo – con i nostri amici americani, ma vogliamo anche essere leali; vogliamo dare al Presidente Bush la possibilità di migliorare queste relazioni nel suo secondo mandato.
Accogliamo molto favorevolmente la sua dichiarazione in cui attribuisce una particolare importanza all’Europa.
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Né vogliamo trascurare il fatto che, nonostante tutte le difficoltà che abbiamo avuto e che ancora abbiamo, la cooperazione si sta rivelando fruttuosa in molti ambiti; sia tra Stati federali che tra commissioni di esperti e iniziative dei cittadini, la cooperazione si sta dimostrando straordinariamente proficua in molti ambiti, oltre che negli affari e nell’economia.
Quanto al futuro, abbiamo molti compiti da assolvere; c’è il conflitto tra israeliani e palestinesi, occorre riportare all’ordine il regime dei in Iran, ma bisogna anche combattere la fame e le malattie.
Sono questi i settori in cui dobbiamo cooperare; il mondo non può permettersi l’unilateralismo.
<SPEAKER ID="176" LANGUAGE="DE" NAME="Pflüger (GUE/NGL )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, il 22 e 23 febbraio il Presidente degli Stati Uniti, G.W. Bush, verrà in Europa, dove, dopo una breve visita a Bruxelles, sarà ricevuto a Mainz dal Cancelliere tedesco.
Sono lieto delle proteste che verranno espresse in occasione della visita di questo criminale di guerra, e io stesso prenderò la parola durante la manifestazione che si terrà a Mainz.
Il fatto che ora le relazioni transatlantiche siano tanto buone suscita la sorpresa di alcuni, ma la situazione attuale è questa per il semplice fatto che le politiche dell’Unione non si discostano in maniera sostanziale dalla linea seguita dal governo degli Stati Uniti.
Il dibattito sul Trattato costituzionale dell’Unione europea ha evidenziato che i capi di Stato e di governo vogliono che anche l’UE diventi un attore globale e persino militare.
Ne sono due esempi la militarizzazione dell’Unione europea, con l’inclusione di un espresso impegno al riarmo nel nuovo Trattato UE, e il fatto che la politica economica e monetaria si basi su principi neoliberali.
A mio parere, relazioni transatlantiche caratterizzate da un’Unione europea che diventa una potenza mondiale, che collabora principalmente con gli Stati Uniti entrando talvolta in competizione con essi, sono uno scenario da incubo.
<SPEAKER ID="177" LANGUAGE="NL" NAME="Belder (IND/DEM )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, all’inizio del secondo mandato del Presidente Bush, le relazioni transatlantiche esigono dalle Istituzioni europee è un senso di realismo e un illuminato attaccamento ai propri interessi, qualità preziose di cui tali relazioni hanno disperatamente bisogno.
In realtà, solo gli Stati Uniti possono garantire un certo ordine nel nostro complesso e imprevedibile mondo; di certo le Nazioni Unite non lo possono fare.
Basti pensare alle recenti uccisioni di massa perpetrate nel Darfur, in Sudan.
E’ sempre Washington che garantisce l’ininterrotta esistenza della NATO, grazie alla quale oggi l’Europa non deve temere le minacce militari convenzionali.
Inoltre, riguardo alla lotta al terrorismo e alla diffusione delle armi di distruzione di massa, l’Unione europea non può proprio competere con gli Stati Uniti.
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Per instaurare relazioni transatlantiche solide e generose, sono davvero necessari un senso di realismo e un illuminato attaccamento ai propri interessi da questa parte dell’Oceano Atlantico.
Spero sinceramente che tale necessità sia generalmente riconosciuta da tutte le Istituzioni europee, Parlamento compreso.
Nel frattempo, ci auguriamo che la visita del Presidente Bush a Bruxelles sia proficua.
Rivolgo i più calorosi auguri al Consiglio e alla Commissione affinché preparino questa visita con grande impegno e vigore.
<SPEAKER ID="178" LANGUAGE="EN" NAME="Ó Neachtain (UEN )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, credo che nelle relazioni transatlantiche rientrino anche le relazioni con il Canada, oltre a quelle con gli Stati Uniti.
A giudicare da questo dibattito, non sembrerebbe così.
Tuttavia, come presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con il Canada, riconosco appieno l’importanza che il governo canadese attribuisce alle proprie relazioni con i 25 Stati membri dell’Unione europea.
E’ importante continuare a mantenere un dialogo serrato sia a livello ministeriale che di vertice per affrontare le questioni cruciali con cui è confrontata la Comunità europea.
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La nuova agenda per il partenariato UE-Canada è stata lanciata a Ottawa il 18 marzo 2004 sotto la Presidenza irlandese.
E’ stato istituito un gruppo di coordinamento volto a garantire l’immediata ed effettiva attuazione, a livello politico, di decisioni riguardanti tutti gli elementi delle relazioni tra Canada e Unione europea.
L’intensificarsi di questo dialogo permetterà di adottare un approccio più strategico, duraturo e coerente nei confronti di tutte le questioni che riguardano il Canada e l’Unione europea in un sempre maggior numero di settori.
Tra questi rientrano questioni di carattere ambientale, temi relativi alla giustizia e alla sicurezza, problematiche inerenti la migrazione e l’integrazione, la pesca, l’istruzione, la cultura, gli scambi di giovani e la sicurezza dei trasporti.
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Lavoreremo insieme per aumentare la frequenza e il livello dei contatti tra l’Agenzia canadese per lo sviluppo internazionale e le agenzie europee responsabili dell’aiuto allo sviluppo affinché sia possibile proporre approcci comuni.
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Le questioni globali del mantenimento della pace e della sicurezza si affrontano meglio in un efficace sistema multilaterale all’interno di un’Unione europea che collabora con il governo degli Stati Uniti, il governo canadese e i delle Nazioni Unite per combattere il terrorismo internazionale, affrontare la povertà globale e promuovere i valori democratici.
Sappiamo quali sono le nostre sfide collettive in quest’ambito, perciò affrontiamole.
<SPEAKER ID="179" LANGUAGE="PL" NAME="Czarnecki, Ryszard (NI )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sulle relazioni transatlantiche si fonda sia il futuro dell’America che quello dell’Europa, soprattutto alla luce della crescente importanza della Cina, dell’India e dell’Asia nel complesso, oltre che dell’America latina e del Brasile in particolare.
La rivalità tra l’Europa e l’America è un sogno che diventa realtà per i nemici dell’Europa e degli Stati Uniti, e forse questo è un aspetto che i partecipanti alla dimostrazione di Mainz, di cui parlava l’onorevole Pflüger, devono tenere a mente.
Dico questo come rappresentante di un paese in cui la stragrande maggioranza dei cittadini era contraria alla guerra in Iraq, ma era al contempo favorevole a un rafforzamento dei legami tra Europa e Stati Uniti.
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Ora la situazione è cambiata, poiché l’entrante/uscente Presidente Bush non è più in lizza per un secondo mandato.
Non ha più bisogno di convincere americani ed europei che sull’Iraq aveva ragione, e sarà pertanto disposto ad accogliere le argomentazioni avanzate dal Vecchio Continente, in altre parole dall’Unione europea.
Inoltre, otto dei paesi che hanno recentemente aderito all’Unione europea hanno tradizionalmente intrattenuto relazioni migliori e più profonde con l’America che con la “vecchia” Europa.
Questo significa che si apre una nuova e migliore prospettiva per il matrimonio di convenienza tra l’Europa e l’America, e per la verità sappiamo per esperienza che tali matrimoni durano molto più a lungo dei matrimoni d’amore.
L’Europa non è Giulietta Capuleti, una compatriota del Presidente, e gli Stati Uniti non sono Romeo.
Cooperazione e partenariato strategico tra Europa e Stati Uniti: ecco quello di cui abbiamo bisogno.
<SPEAKER ID="180" LANGUAGE="DE" NAME="Brok (PPE-DE )." AFFILIATION="partner">
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   – Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, le nostre relazioni con gli Stati Uniti d’America si basano su tre fattori; interessi comuni, valori comuni e concorrenza.
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La concorrenza dev’essere opportunamente organizzata, e la concorrenza economica ha un’importanza fondamentale.
I nostri interessi comuni si fondano sul desiderio di massimizzare la sicurezza, tra cui la sicurezza nella politica estera, la lotta al terrorismo e altri aspetti, quali i principali nodi ambientali, che vanno risolti.
In materia di concorrenza, però, questo significa anche che le principali nazioni industriali dell’Europa e dell’America settentrionale devono unirsi, non già a danno dei poveri, bensì mettendo a punto un quadro equo e comune, condizione fondamentale per un mondo di pace.
Nonostante le controversie che talvolta emergono su politiche concrete, i nostri valori fondamentali sono gli stessi.
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Abbiamo ottenuto ottimi risultati in Europa dalla combinazione di questi tre fattori, ed è proprio grazie all’esistenza di tali relazioni che oggi questa nostra Europa è, nel complesso, libera.
Dev’essere assolutamente chiaro che non stiamo costruendo l’Unione europea per contrapporla agli Stati Uniti, ma per renderla forte e permetterle di diventare di nuovo un degli USA, giacché solo tra forti si può diventare .
<P>
Tuttavia, occorre considerare un altro aspetto.
L’Unione europea stipula trattati, accordi di associazione e intese simili con quasi ogni paese al mondo; dal canto loro, gli americani hanno il NAFTA, l’APEC, eccetera, ma, a parte la NATO, non esistono accordi contrattuali tra Unione europea e Stati Uniti.
Per questo motivo, dovremmo garantire la definitiva creazione di un mercato transatlantico che ci aiuterebbe in molti modi, ad esempio a organizzare la concorrenza in maniera opportuna e rispettosa dei quadri multilaterali, a proteggere congiuntamente i nostri interessi e a difendere i nostri valori fondamentali.
Credo che questa sia una delle sfide più importanti che abbiamo dinanzi.
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Oggi abbiamo adottato la Costituzione.
Una volta Victor Hugo disse che sognava un’Assemblea comune che avrebbe unito l’Europa all’insegna della pace e avrebbe intrattenuto relazioni con l’altra grande democrazia all’altro capo dell’Atlantico.
Credo che questo debba essere il nostro obiettivo, soprattutto in un giorno come questo, in cui abbiamo appena votato a favore della Costituzione.
<SPEAKER ID="181" LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Erika (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, il mio intervento sarà molto simile a quello del collega Brok, anche se mi concentrerò principalmente sulle relazioni economiche.
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La risoluzione contiene un paragrafo sull’idea di un mercato transatlantico, una proposta che è già stata avanzata in diverse risoluzioni del Parlamento.
Si tratta di un’idea estremamente semplice, che si fonda sulla premessa che la nostra integrazione economica è molto più profonda di quanto sappiamo e di quanto crediamo, oltre che sulla premessa che questa integrazione economica agevola una crescita sana e garantisce posti di lavoro su entrambe le sponde dell’Atlantico, permettendoci così di aiutare il mondo intero a condividere questa prosperità.
Questo vale sia per le agende multilaterali che bilaterali.
<P>
Ciò che ci manca, però, è una visione razionale di questa realtà economica e sociale nella sfera politica.
Ne consegue l’impossibilità di continuare solo con l’attuale nuova agenda transatlantica, che è troppo tecnica e apolitica, nonché impossibile da spiegare al pubblico.
Occorre dunque apportare modifiche a tali agende ed elaborare qualche genere di piano, idea o strategia che costituisca la base di questo mercato transatlantico.
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A essere necessaria, dunque, non è una zona di libero scambio, ma una vera e propria armonizzazione delle due economie, che di fatto esiste già nella realtà.
Occorre adottare l’idea del mercato interno, riconoscere le realtà e i cambiamenti geopolitici e geostrategici avvenuti nel mondo e applicare un modello già esistente nei settori della concorrenza e del commercio, caratterizzato da esperti che collaborano da una sponda all’altra dell’Atlantico.
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Basta esaminare le cifre attuali e i pertinenti documenti della Commissione – ad esempio le relazioni Quinlan e Hamilton – per rendersi conto che le relazioni economiche sono effettivamente molto strette.
Per fornire solo un esempio, il livello degli investimenti effettuati dagli Stati Uniti nei Paesi Bassi nel 2003 era pressoché simile al totale degli investimenti realizzati dalle imprese degli Stati Uniti nell’Asia intera.
Spero che questo esempio spingerà i deputati al Parlamento europeo ad agire, e mi auguro che potremo partire da questa base e iniziare a collaborare in maniera adeguata.
<SPEAKER ID="182" LANGUAGE="FR" NAME="Morillon (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, dopo l’elezione di Mahmoud Abbas e la formazione di un nuovo governo israeliano che si dice favorevole al ritiro, si riaccende la speranza che si possano finalmente compiere progressi nel processo di pace.
E’ una speranza fragile, e la finestra di opportunità di cui lei ha parlato, signor Presidente in carica del Consiglio, è molto stretta.
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Vorrei che le relazioni transatlantiche venissero rafforzate dal risoluto impegno che Unione europea e Stati Uniti devono assumersi affinché questa occasione non vada sprecata.
Occorre davvero incoraggiare con forza il nuovo Presidente palestinese nella sua dichiarata volontà di rinunciare alla violenza e di rilanciare così il dialogo.
Questa coraggiosa posizione, però, diventerà insostenibile a meno che egli non dimostri presto – ossia da qui all’estate – che il suo atteggiamento non è affatto sinonimo di una resa.
Abbiamo sempre saputo che questo conflitto, tanto lungo e doloroso, alla fine non avrebbe avuto né vincitori né vinti.
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A torto o a ragione, il mondo arabo ritiene che gli americani siano dalla parte di Israele.
Ecco perché ci si aspetta, e non solo in Palestina, che l’Unione europea controbilanci le prospettive e fornisca la propria garanzia.
Qui più che da qualunque altra parte, e ora più che mai, ci aspettiamo da lei, signor Presidente in carica del Consiglio, che questa necessaria complementarità di influenze venga rinsaldata e messa in opera per il bene della pace e per l’indispensabile rafforzamento delle relazioni transatlantiche.
<SPEAKER ID="183" LANGUAGE="EL" NAME="Pafilis (GUE/NGL )." AFFILIATION="file">
<P>
   – Signor Presidente, il corso delle relazioni transatlantiche è caratterizzato dall’isolata politica imperialistica condotta dagli Stati Uniti e dall’Unione europea contro i popoli.
Insieme avete scatenato tre guerre contro i popoli.
Questo è il primo e principale merito.
<P>
In secondo luogo, c’è la politica comune di servire e consolidare gli interessi delle grandi imprese; divisione e concorrenza per la spartizione dei mercati e delle sfere d’influenza.
Le decisioni adottate dal Vertice di Dublino hanno portato alla sostituzione dell’esercito NATO in Bosnia da parte dell’euroesercito, hanno approvato l’aggressivo piano per il Medio Oriente, hanno ratificato e legalizzato l’occupazione dell’Iraq, promosso la politica del terrorismo contro la popolazione e applicato nuove misure antidemocratiche, come i dati biometrici, i globali personali e molto altro.
Si è analogamente deciso di sferrare un attacco congiunto ai regimi pensionistici e ai rapporti di lavoro, nonché di creare condizioni d’azione migliori per le grandi imprese.
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La revisione del programma transatlantico di cui si sta discutendo esprime l’esigenza delle grandi imprese americane ed europee di intensificare le misure antipopolari e la politica di aggressione.
Ecco perché i lavoratori, i popoli d’Europa, non si fanno illusioni sul carattere dell’Unione europea e degli Stati Uniti d’America.
Inoltre, ammettete addirittura in quest’Aula di avere valori comuni.
<P>
Per concludere, Bush sta per arrivare, ma avrà una macabra scorta, le centinaia di migliaia di civili iracheni innocenti che sono stati uccisi.
I cittadini dell’Europa…
<SPEAKER ID="184" LANGUAGE="PL" NAME="Piotrowski (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in tutta Europa e anche in quest’Aula eminenti esponenti politici dell’Unione europea hanno rilasciato determinate dichiarazioni ed espresso certe opinioni che sottovalutano il ruolo svolto dagli Stati Uniti nella storia dell’Europa.
Esse sottovalutano anche l’importanza che tale ruolo ha avuto, sia negli ultimi decenni che attualmente.
Tali dichiarazioni e opinioni devono essere considerate altamente irresponsabili, perché la cooperazione transatlantica ci fornisce l’occasione di trovare risposte comuni alle minacce globali che l’umanità deve affrontare, come la povertà, le catastrofi naturali e il degrado ambientale.
Essa ci permette anche di lavorare insieme per combattere l’AIDS e gli attentati terroristici.
<P>
Purtroppo né l’Unione europea nella sua forma attuale né il super Stato delineato nel progetto di Costituzione, con tutta la sua burocrazia, i suoi sperperi e la sua lentezza, sono in grado di reagire in maniera adeguata alle sfide globali di natura politica ed economica.
Gli americani avviano azioni concrete e hanno un libero mercato, mentre noi, con la strategia di Lisbona, disponiamo solo di una mera caricatura di tutto ciò.
Le relazioni tra l’Unione europea e gli Stati Uniti non devono essere caratterizzate da stereotipi, da un’ingiustificata sensazione di superiorità e dal desiderio di competere a qualsiasi costo, ma dal realismo politico, e dobbiamo impegnarci in una concreta cooperazione transatlantica anziché impantanarci in pseudostereotipi.
<SPEAKER ID="185" LANGUAGE="NL" NAME="Claeys (NI )." AFFILIATION="tsunami">
<P>
   – Signor Presidente, è estremamente importante che noi, di quando in quando, deliberiamo sullo stato delle relazioni transatlantiche.
Negli ultimi anni non vi è stato alcun contributo per migliorare le nostre relazioni con gli Stati Uniti.
Indubbiamente, ciò è in ampia misura attribuibile all’intervento degli USA in Iraq, ma vi sono anche altri problemi, e uno di quelli che vengono subito in mente è l’inammissibile pressione esercitata dall’amministrazione degli Stati Uniti, e dal Presidente americano stesso, a favore dell’adesione della Turchia all’Unione europea.
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A mio parere, se una parte interferisce nelle questioni di politica interna dell’altra, il dialogo transatlantico non ne trae alcun beneficio.
Detto ciò, dobbiamo anche riconoscere che questo Parlamento è pervaso da una sorta di fondamentale antiamericanismo, che di certo non semplifica le cose.
L’Europa e gli Stati Uniti condividono gli stessi valori, tra cui la democrazia, i diritti umani e l’economia del libero mercato.
Si parla spesso di questi diritti come di valori universali; in realtà, però, si tratta di valori occidentali o, per meglio dire, europei.
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Abbiamo anche diversi nemici in comune.
In primo luogo, la minaccia del terrorismo islamico, anche se sul modo di affrontare il problema le opinioni sono diverse.
A questo proposito, non dovremmo rimanere troppo fissati sul multilateralismo in contrapposizione all’unilateralismo.
Di fatto, spesso con il multilateralismo ci nascondiamo dietro organi come le Nazioni Unite, e così, in pratica, si finisce col fare poco o niente.
<P>
Non dobbiamo incolpare gli americani per la nostra debolezza in ambito militare e nel campo della politica esterna; la colpa è solo nostra.
Potremmo prenderli come esempio.
Basti pensare allo nel sud-est asiatico.
I militari americani sono arrivati prestissimo sul posto per fornire aiuto concreto.
L’Unione europea era presente nella veste del Commissario Michel, venuto a prendere atto dei danni e a distribuire alcuni sacchi di riso davanti alle telecamere.
Il contrasto è stato sconvolgente e l’ha detta lunga.
<SPEAKER ID="186" LANGUAGE="EN" NAME="Elles (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, condivido il parere di coloro che hanno affermato, come ha fatto in particolare il nostro portavoce, onorevole Salafranca Sánchez-Neyra, che ora la questione delle relazioni transatlantiche deve concentrarsi su ciò che abbiamo in comune, anziché sulle nostre differenze, che sono note a tutti e sono state menzionate da diversi oratori.
Non è il momento di portare rancore, ma di guardare fiduciosamente al futuro.
<P>
In tale contesto, con l’arrivo del Presidente degli Stati Uniti previsto per il mese prossimo, non è possibile che Consiglio, Parlamento e Commissione pensino a tre importanti settori in cui collaborare secondo i termini utilizzati nella risoluzione comune su una comunità d’azione?
Una comunità d’azione che cercherà di mettere a punto un’iniziativa di pace in Medio Oriente, una comunità d’azione che mirerà alla sicurezza globale nella lotta contro il terrorismo internazionale e alla cooperazione nell’aiuto allo sviluppo e nell’affrontare le nuove sfide globali dei disastri in Medio Oriente di cui ha parlato il Presidente in carica del Consiglio.
Ultimo punto, ma non per questo meno importante, una comunità d’azione che farà proprie le idee che, mi auguro, la Commissione presenterà in merito al rafforzamento del partenariato economico.
Si tratta dell’idea, che il Parlamento ha sottoscritto in diverse occasioni, di completare il mercato transatlantico e di fissare la data del 2015 affinché si possano davvero mobilitare le comunità di entrambe le sponde dell’Atlantico per la realizzazione di un mercato transatlantico privo di barriere.
<P>
Ultimo punto, ma non per questo meno importante, la Commissione presenterà la propria revisione della Nuova agenda transatlantica. In quest’Aula abbiamo ribadito in varie occasioni – e lo abbiamo fatto di nuovo nella risoluzione comune – che dobbiamo cogliere l’occasione per aggiornare questa relazione, dimostrarne la visibilità alle popolazioni che vivono su entrambe le sponde dell’Atlantico, e non escludere, come fa la nuova agenda transatlantica oggi, le comunità politiche.
Dobbiamo trovare il modo di riunire tutti gli attori in quello che abbiamo definito come accordo di partenariato perché sono certo che, se con l’arrivo del Presidente degli Stati Uniti le future amministrazioni di entrambe le rive dell’Atlantico coglieranno l’occasione di plasmare un nuovo partenariato transatlantico rafforzato, ne beneficeremo tutti.
<SPEAKER ID="187" LANGUAGE="FR" NAME="Hamon (PSE )." AFFILIATION="tsunami">
<P>
   – Signor Presidente, se si vuole costruire un vero partenariato, bisogna essere almeno in due. Possiamo dunque aspettarci dal secondo mandato di George Bush qualcosa di diverso rispetto alla politica unilaterale del primo?
Dal modo in cui è stata gestita la crisi nel sud-est asiatico dopo lo si sarebbe propensi a rispondere in maniera negativa.
La risposta iniziale dell’amministrazione Bush è consistita nel proporre l’istituzione di una coalizione di paesi donatori attorno agli Stati Uniti, anziché, ovviamente, iscrivere il loro intervento sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Quest’iniziativa è stata percepita dall’Europa come indice di “nessun cambiamento” rispetto al precedente mandato.
<P>
L’Europa deve dire all’America, come si fa con un buon amico: “Vi state tagliando fuori; le vostre politiche vi stanno isolando”.
Nessuna coalizione al mondo potrà farci nulla; non potrà nascondere all’opinione pubblica la profonda crisi di fiducia negli Stati Uniti.
Un saggista francese ha riassunto questo diffuso sentimento con le seguenti parole: “Gli Stati Uniti stanno per diventare un problema per il mondo.
Noi invece eravamo più abituati a vederli come una soluzione”.
<P>
Lasciamo che gli americani difendano i loro interessi, lasciamo che difendano con determinazione la loro sicurezza; nessuno li rimprovererà per questo.
L’insorgere di dubbi, però, è provocato dalla motivazione ideologica e messianica che l’amministrazione degli Stati Uniti attribuisce al proprio intervento in Iraq.
Questi dubbi diventano radicati quando nelle violazioni dei diritti umani sono coinvolte tutte le parti belligeranti in Iraq, e i dubbi si trasformano in gravi preoccupazioni quando intere popolazioni vengono contaminate dall’odio per l’Occidente, come reazione a un intervento militare mal preparato in cui si era ovviamente sottovalutata la resistenza che la popolazione irachena avrebbe opposto alla transizione democratica prevista dal Pentagono.
<P>
Gli americani, però, non hanno sempre sposato questa dottrina; in passato, avevano scelto di concentrare la loro politica estera sulla ricerca del consenso e su una sorta di interesse generale.
Avevano preferito l’accordo alla coercizione e avevano agito all’interno di un quadro multilaterale.
In questo modo, gli Stati Uniti hanno svolto il loro dovere di maggiore potenza mondiale e rafforzato la propria autorità.
<P>
L’intervento americano in Iraq ha posto fine a questa situazione, ma non è troppo tardi per un cambiamento, a patto che siano gli americani stessi a prendere l’iniziativa.
La normalizzazione delle loro relazioni con le Nazioni Unite deve avere la priorità.
L’ONU è l’unica autorità che ha la competenza di decidere a favore dell’intervento militare internazionale, e dobbiamo invitare gli Stati Uniti a unirsi all’Europa nell’impegno a favore del multilateralismo e del rispetto del diritto internazionale da un lato e, dall’altro, a favore della riforma delle Nazioni Unite, in particolare a proposito del Consiglio di sicurezza e della sua composizione.
<SPEAKER ID="188" LANGUAGE="HU" NAME="Szent-Iványi (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Ora rafforzare le relazioni transatlantiche non è solo necessario, ma è anche possibile.
Queste relazioni non si devono fondare su rivalità motivate da interessi personali, ma solo su interessi e valori comuni.
E’ necessario un partenariato paritetico, che però ha bisogno di un’Europa forte e unita che sia capace di agire.
In sua assenza, non possiamo godere dei vantaggi delle relazioni transatlantiche.
Non dobbiamo negare i nostri disaccordi e conflitti d’interesse, ma dobbiamo renderci conto che abbiamo un comune interesse per le questioni più importanti, tra cui la guerra al terrorismo, la lotta contro la proliferazione nucleare, il processo di Doha e persino la questione dei cambiamenti climatici.
Penso che ora vi sia l’occasione di rinnovare le nostre relazioni.
L’imminente visita del Presidente Bush può confermare questa opportunità e anche noi dobbiamo fare tutto il possibile per non perderla.
<SPEAKER ID="189" LANGUAGE="PL" NAME="Klich (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’approccio assunto dal Presidente Bush nei confronti delle principali sfide di politica internazionale nel suo secondo mandato sembra alquanto diverso da quello che aveva adottato nel primo.
Sembra essere meno unilaterale, più politico, meno incentrato sull’uso della forza e più aperto al dialogo con le organizzazioni internazionali.
La visita che il Presidente Bush effettuerà a Bruxelles a febbraio sarà di conseguenza ancora più importante e, come ha detto il Ministro Schmit, dovrebbe imprimere grande slancio a relazioni transatlantiche più aperte.
Per noi dovrebbe anche essere l’occasione di familiarizzare con i programmi degli Stati Uniti per i prossimi quattro anni e di esporre le nostre aspettative europee.
A tale proposito, sarebbe utile se il Presidente Bush intervenisse in quest’Aula.
In ultima analisi, egli è un rappresentante del più stretto alleato dell’Europa, e quindi perché non dovrebbe essere invitato a parlare dinanzi al Parlamento?
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A mezzogiorno abbiamo votato la risoluzione sul Trattato costituzionale.
La Costituzione ha l’obiettivo di contribuire alla creazione di un’identità europea, ma in Europa vi è chi vorrebbe creare questa comune identità europea in contrapposizione all’America, attraverso un antiamericanismo da quattro soldi.
Non è questo l’approccio giusto da adottare.
L’Europa e l’America sono legate da valori comuni, oltre che dalla loro storia, dalla loro eredità cristiana e dai loro interessi strategici comuni.
Questo è un aspetto da non dimenticare quando emergono divergenze d’opinione.
Non va altresì dimenticato quando affrontiamo nuove sfide, poiché la nostra sicurezza dipende anche dalla capacità di trovare una risposta saggia a tali sfide.
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Ritengo che vi siano tre aree in cui gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero essere gli uni a fianco all’altra nel 2005.
Si è già parlato del Medio Oriente e della necessità di soluzioni pacifiche, nonché della sicurezza comune.
Vorrei mettere in rilievo la necessità di prestare attenzione anche all’Europa orientale, ossia a Ucraina, Bielorussia e Moldavia, e alle nostre comuni preoccupazioni a proposito delle tendenze antidemocratiche nella Federazione russa.
L’Unione europea e gli Stati Uniti devono cooperare per avviare il processo democratico in paesi in cui questo non è ancora avvenuto, come in Bielorussia, o per sostenere le tendenze prodemocratiche in paesi in cui la transizione verso la democrazia è già iniziata, come in Ucraina.
<SPEAKER ID="190" LANGUAGE="" NAME="D’Alema (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, noi vogliamo un’Europa amica degli Stati Uniti d’America.
Nessun problema globale può essere affrontato senza una cooperazione tra Unione europea e Stati Uniti d’America.
Pertanto riteniamo giusto cogliere l’opportunità dei nuovi segnali che giungono dall’amministrazione americana per rilanciare la cooperazione tra Unione europea e Stati Uniti d’America e, da questo punto di vista, la visita del Presidente Bush sarà certamente un’occasione importante.
<P>
Sui problemi che vi sono stati negli ultimi anni, hanno pesato certamente le scelte americane, ma anche le divisioni e l’incapacità dell’Europa e di far valere il suo punto di vista.
Perciò voglio sottolineare che Bush deve incontrare un’Europa più unita, fedele ai suoi principi, orgogliosa della sua identità.
Dobbiamo mettere in risalto ciò che ci accomuna all’America – la libertà, la libertà dell’economia, la democrazia – ma anche ciò che ci distingue, almeno rispetto alle attuali tendenze prevalenti negli Stati Uniti: il multilateralismo, il primato del diritto sulla forza e quindi delle istituzioni internazionali che devono essere rinnovate, il rifiuto della pena di morte, la difesa dell’ambiente.
<P>
L’Europa deve essere in grado di condizionare le scelte degli Stati Uniti e potrà farlo se sarà unita, se non si dividerà tra un vecchio e sterile antiamericanismo e la scelta di chi accorre per accodarsi alle coalizioni dei vincitori.
O meglio dei volonterosi, perché vincitori non sono, come dimostra il disastro dell’Iraq.
L’Europa dunque sia se stessa, sia unita, sia fedele ai suoi principi.
Questa sarà la migliore premessa per relazioni transatlantiche più feconde e costruttive.
<SPEAKER ID="191" LANGUAGE="FI" NAME="Jäätteenmäki (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, le relazioni tra gli Stati Uniti d’America e l’Europa stanno attraversando una fase critica.
Dopo il crollo del comunismo l’attenzione degli Stati Uniti e della NATO si è spostata sull’Asia centrale, e l’Unione europea sta sviluppando la propria strategia di cooperazione nell’ambito della difesa.
Sono molti i punti su cui l’Unione europea e gli Stati Uniti non sono d’accordo: devono accettare la realtà e discuterne.
E’ importante che in futuro le relazioni transatlantiche si fondino sul dialogo e non sullo scontro.
<P>
Se da un lato gli attentati terroristici possono accrescere il sentimento di solidarietà tra europei e americani, dall’altro hanno anche evidenziato i loro diversi modi di pensare e di agire.
Queste relazioni sono tuttavia uniche e si basano non solo su interessi e valori comuni, ma anche sulla concorrenza.
Quanto alle questioni globali, l’Unione europea e gli Stati Uniti devono agire in un contesto di più ampia collaborazione.
Occorre aumentare la cooperazione in materia di questioni ambientali, disastri naturali e catastrofi umanitarie.
L’Unione europea e gli Stati Uniti devono partecipare insieme al finanziamento e alla costruzione di efficaci sistemi di allerta preventiva in zone a rischio.
<P>
Infine, vorrei dire che sono lieta che il Presidente Bush si rechi in visita a Bruxelles proprio all’inizio del suo secondo mandato.
<SPEAKER ID="192" LANGUAGE="PL" NAME="Buzek (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Grazie molte, signor Presidente.
La Polonia ha buoni motivi per attribuire particolare importanza sia alla presenza degli USA sul continente europeo che alla cooperazione tra Unione europea e Stati Uniti.
Questo sia in virtù della nostra situazione geopolitica che delle nostre esperienze storiche.
Eppure, al tempo stesso la Polonia vuole essere un membro impegnato e totalmente credibile della Comunità europea.
Ci sentiamo europei e riteniamo che il nostro futuro sia profondamente legato a quello dell’Unione europea.
Per questo abbiamo il chiaro dovere di intraprendere sforzi volti a instaurare le migliori relazioni possibili tra Unione europea e Stati Uniti, poiché siamo consapevoli del loro particolare valore.
Queste relazioni hanno come obiettivo la sicurezza e la stabilità, sia all’interno che all’esterno dell’area euroatlantica.
Un altro modo di garantire questa sicurezza e stabilità, forse addirittura il modo più importante, è sostenere la democrazia ogniqualvolta si presenti la possibilità di realizzarla.
Tale obiettivo si raggiunge credendo nei nostri valori e partendo dalla convinzione che affidare il potere nelle mani dei cittadini sia la migliore garanzia di sicurezza e stabilità.
<P>
Quali requisiti si devono soddisfare per ottenere la democrazia?
Innanzi tutto, le società devono accettare l’aiuto che viene loro offerto.
In secondo luogo, si devono eliminare i motivi, sia economici che sociali, che sono all’origine delle minacce alla stabilità.
Infine, e questo è un punto importante, si deve realizzare una cooperazione di ampia portata all’interno della struttura euroatlantica.
Si possono fornire molti esempi a dimostrazione dell’importanza che questi tre requisiti rivestono per il raggiungimento dei nostri obiettivi.
Questi ultimi non sono stati realizzati in Iraq o in Medio Oriente, in cui è difficile parlare di successo, sebbene la situazione in Afghanistan sia già alquanto migliorata.
In Ucraina, però, possiamo celebrare un vero e proprio trionfo.
Abbiamo agito secondo i desideri della popolazione ucraina ed eliminato i motivi all’origine delle minacce.
Inoltre, si è stretta una cooperazione di ampia portata all’interno della struttura euroatlantica.
<P>
Tuttavia non dobbiamo dimenticare che, per garantire un successo a lungo termine in Ucraina, sono necessari sostegno e cooperazione a lungo termine, in particolare tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.
La politica estera comune proposta, contenuta nel Trattato costituzionale, può rivelarsi uno strumento importante, che permetterà agli europei di agire in maniera adeguata.
Questa politica ci spinge a sperare che il nostro sostegno a favore di un’Ucraina libera e democratica avrà l’effetto desiderato.
Grazie.
<SPEAKER ID="193" LANGUAGE="PL" NAME="Pinior (PSE )." AFFILIATION="partner">
<P>
   – Onorevoli colleghi, dalla fine della guerra fredda le relazioni transatlantiche hanno subito una trasformazione, e sono diventate uno dei pilastri di un nuovo ed emergente ordine mondiale.
E’ indubbio che queste relazioni non sono più così positive, com’erano state nel secolo scorso.
Tuttavia, in un nuovo contesto internazionale rappresentano un punto di riferimento stabile e affidabile sia per gli Stati Uniti che per l’Unione europea.
Nonostante tutte le differenze tra le politiche americane ed europee – differenze divenute ancora più pronunciate durante il primo mandato del Presidente Bush –, in materia di problemi politici e militari e di questioni economiche e culturali l’Unione europea è ancora il più stretto degli Stati Uniti e viceversa.
<P>
L’Unione europea non può tollerare da parte degli Stati Uniti misure unilaterali che non tengano conto dell’architettura delle relazioni internazionali.
L’America non deve approfittare della sua superiorità militare per imporre la propria volontà politica al resto del mondo e mettersi al di sopra del diritto internazionale.
Non deve approfittare di tale superiorità per dominare la situazione politica in tutto il mondo.
Il mondo moderno non ha bisogno della dominazione degli Stati Uniti.
Ha invece bisogno di un’intelligente cooperazione tra l’Unione europea e gli USA nella lotta contro il terrorismo e le sue cause, e di misure volte a estendere la democrazia e a garantire il rispetto dei diritti umani, il rispetto del diritto internazionale e lo sviluppo di una società civile globale.
Gli occorrono anche iniziative congiunte per promuovere la crescita economica nei paesi in via di sviluppo, lo sviluppo sostenibile, l’eliminazione della fame e la riduzione della povertà sulla Terra.
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Come ho già detto, all’inizio del XXI secolo il mondo non ha bisogno della dominazione degli Stati Uniti, ma della cooperazione tra Unione europea e USA.
Al tempo stesso, oggi nell’Unione europea dobbiamo anche sottoporre i sentimenti antiamericani a un’analisi critica, poiché non possiamo permettere che in Europa emerga un nazionalismo paneuropeo opposto all’America.
L’Europa non ha bisogno di crearsi un nemico oltreoceano per costruire la propria identità politica.
In altre parole, all’Europa non occorre la nuova ideologia da cui Hanna Arendt aveva messo in guardia negli anni ’50.
E’ piuttosto vero il contrario.
L’Unione europea deve adottare misure per far conoscere all’America moderna e ai suoi cittadini le conquiste raggiunte dall’integrazione europea negli ultimi anni.
<SPEAKER ID="194" LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Jonathan (PPE-DE )." AFFILIATION="leader">
<P>
   – Signor Presidente, questo dibattito ha evidenziato, a ragione, la necessità di ricostruire attivamente le relazioni tra l’Europa e gli Stati Uniti.
Tale necessità è stata riconosciuta da quasi ogni ala dell’Assemblea e sicuramente trova riscontro nella delegazione del Parlamento per le relazioni con gli Stati Uniti.
Questo non solo perché la relazione commerciale UE-USA è la più importante al mondo, con un volume di affari di oltre un miliardo di euro al giorno, ma anche perché è nostro comune interesse trovare soluzioni a questioni di rilievo quali il cambiamento climatico, il terrorismo, la sicurezza e la pace in Medio Oriente.
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Da quando il Presidente Bush è stato rieletto, abbiamo constatato che l’amministrazione degli Stati Uniti ha espresso molte osservazioni positive a favore di relazioni migliori.
Il mese scorso l’Europa ha ricevuto la visita del Segretario di Stato Colin Powell, oggi quella del Direttore dell’ufficio per la Sicurezza interna Tom Ridge e domani sarà la volta del della maggioranza al Senato Bill Frist.
So che il Presidente Chirac si recherà in visita a Washington nelle prossime settimane.
Tutto ciò è positivo, ma nella quasi totalità dei casi le suddette visite sono avvenute nel quadro di relazioni bilaterali anziché sotto forma di visite alle Istituzioni europee.
Nel giorno in cui il Parlamento ha manifestato un forte sostegno alla nuova Costituzione, è il caso di rilevare che gli Stati Uniti continuano ancora in larga misura a considerare le relazioni europee in termini bilaterali.
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Confido molto nel fatto che il nostro nuovo ambasciatore Bruton saprà innalzare il profilo dell’Unione europea.
Propongo che in futuro egli venga invitato a partecipare a dibattiti di questo tipo.
<P>
Accolgo inoltre con favore l’intenzione del Presidente Bush di recarsi in visita presso le Istituzioni europee il mese prossimo, ma vorrei sapere con maggiore esattezza fino a che punto le autorità degli Stati Uniti sono a conoscenza dell’ampiezza delle nostre Istituzioni.
Ad esempio, non so se il Presidente Bush abbia intenzione di rivolgersi al Parlamento europeo.
<P>
Ritengo che il Parlamento abbia una certa responsabilità in questo senso.
Nel 1999 abbiamo dato il nostro pieno sostegno alla creazione di un dialogo legislativo transatlantico, che per lo più non è mai stato attuato né da noi né dagli Stati Uniti.
Come ha precedentemente affermato l’onorevole Mann, abbiamo fornito il nostro sostegno alla creazione di un mercato transatlantico comune entro il 2015, ma non abbiamo compiuto molti progressi per portare avanti tale iniziativa.
Credo che, per la riformulazione delle relazioni transatlantiche, sia necessaria una maggiore propositività.
Sono certo che trasformeremo le moltissime idee e parole positive di questa discussione in azioni efficaci e concrete, che saranno vantaggiose per entrambe le parti.
<SPEAKER ID="195" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="Consiglio">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli deputati, sarò molto breve perché noto che c’è ampio consenso non solo sulla necessità di rafforzare le relazioni transatlantiche, ma anche di risolvere le controversie emerse di recente e di costruire un forte partenariato transatlantico.
L’idea di definire una sorta di programma, di stilare un elenco di priorità economiche e politiche mi sembra davvero un suggerimento utile e su cui è necessario lavorare, soprattutto in vista della visita del Presidente Bush a Bruxelles.
L’idea di creare un mercato transatlantico non è del tutto nuova, ma dev’essere esaminata più approfonditamente e valutata con maturità.
Quest’idea ha la sua importanza, a patto che, ovviamente, sia compatibile con il nostro concetto di multilateralismo.
<P>
Il dialogo transatlantico deve quindi essere intensificato a ogni livello, e il motivo per cui includo il Parlamento in questo sforzo è che, nonostante in America il potere sia nelle mani dell’amministrazione, ossia del Presidente, c’è anche un’altra importante sede di potere, vale a dire il Congresso.
Credo quindi che sia molto importante rafforzare le relazioni interparlamentari nel contesto di un rinnovato dialogo transatlantico.
<P>
Qualcuno ha rilevato che non abbiamo detto nulla sul Canada.
Vi ricordo che il Primo Ministro, il Presidente in carica del Consiglio, ha parlato del Canada nell’intervento di questa mattina.
E’ innegabile che le nostre relazioni con il Canada sono fondamentali nell’ambito del dialogo transatlantico, e quindi le trattiamo con l’importanza che meritano, ma la realtà è che oggi ci siamo concentrati essenzialmente sulle relazioni transatlantiche con gli Stati Uniti, alla luce di ciò che è accaduto e, non da ultimo, in vista della visita del Presidente Bush.
<SPEAKER ID="196" LANGUAGE="EN" NAME="Potočnik," AFFILIATION="Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, ascoltando attentamente la discussione e i suggerimenti avanzati ho riscontrato uno spirito molto positivo, che mi spinge a dire che possiamo fare ulteriormente avanzare il dibattito e le nostre relazioni con gli Stati Uniti.
<P>
E’ vero che abbiamo attraversato un periodo turbolento, ma è anche vero che ora da quel periodo siamo usciti, e questo sta a dimostrare che le relazioni transatlantiche sono ancora forti e durevoli.
Il vertice di giugno 2004 tra Unione europea e Stati Uniti ha chiaramente dimostrato quanto abbiamo in comune e la disponibilità di entrambe le parti a concentrare gli sforzi sulle fondamentali sfide che ci attendono.
Si potrebbe parlare di cooperazione tra con interessi comuni e valori comuni in equa concorrenza reciproca.
<P>
Vorrei soffermarmi su questioni che sono già state sollevate a proposito dell’agenda transatlantica.
Come sapete, oggi le nostre relazioni si basano sulla Dichiarazione transatlantica del 1990 e sulla Nuova dichiarazione dell’agenda transatlantica e sul piano d’azione del 1995.
Sono questi gli strumenti su cui si fondano le nuove relazioni con gli Stati Uniti.
Tuttavia, a seguito di richieste avanzate dal Parlamento europeo e più recentemente dalla risoluzione della commissione per gli affari esteri di aprile 2004, stiamo riesaminando il quadro delle nostre relazioni.
Stiamo avviando uno studio indipendente, da completare all’inizio di quest’anno, in cui valuteremo l’attuale quadro di cooperazione.
Il contraente esaminerà anche i vantaggi e gli svantaggi dell’accordo quadro.
Ciò che però abbiamo sempre ritenuto importante è la sostanza della relazione.
A nostro parere è la sostanza che conta ed è su questa che cerchiamo di concentrarci.
<P>
Riguardo alle questioni economiche e alla cooperazione economica, mi preme sottolineare che la Commissione è fortemente favorevole all’obiettivo di stringere una più stretta cooperazione in quest’ambito tra Unione europea e Stati Uniti.
Nell’ultimo vertice UE-USA si è parlato della necessità di adottare una strategia lungimirante volta a promuovere l’integrazione, prendendo spunto da idee provenienti da entrambe le sponde dell’Atlantico.
La consultazione delle parti interessate è terminata a dicembre 2004 e recentemente ne stiamo esaminando i risultati.
<P>
L’obiettivo è individuare e superare gli ostacoli effettivi cui devono far fronte i cooperatori economici e la nuova strategia dovrà essere presentata al prossimo vertice UE-USA del 2005.
In questa fase è troppo presto per dedicarsi a qualsivoglia opzione, ma dobbiamo sicuramente continuare a rafforzare la cooperazione nelle aree evidenziate, soprattutto nelle recenti risoluzioni del Parlamento europeo sul partenariato transatlantico.
Il contributo del Parlamento europeo sarà benaccetto durante la revisione delle nostre relazioni economiche con i degli Stati Uniti.
<P>
Ci troviamo dinanzi a molte minacce comuni: il terrorismo internazionale, l’AIDS, la povertà e la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Dobbiamo essere costruttivi nell’affrontare questioni su cui abbiamo delle divergenze, come il cambiamento climatico, il Tribunale penale internazionale e le dispute commerciali.
E’ evidente che l’accordo UE-USA è una condizione necessaria per compiere progressi su questioni globali.
La recente catastrofe di cui siamo stati tutti testimoni insegna chiaramente a noi tutti che non possiamo agire in alcun altro modo.
Dobbiamo gettare le basi per un efficace sistema multilaterale, fondato su un’ONU rivitalizzata in cui la partecipazione degli Stati Uniti sia totale.
<P>
Vorrei infine sottolineare che le relazioni con il Canada – di cui si è parlato – sono davvero floride.
Forse è per questo che non si è detto altro al riguardo.
Il partenariato transatlantico con il Canada ha sempre rappresentato una relazione estremamente importante per noi.
<SPEAKER ID="197" LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Erika (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, il motivo è molto semplice.
Il Canada è già stato menzionato diverse volte, ma credo che la relazione e la risoluzione debbano davvero concentrarsi sull’Europa e sugli Stati Uniti.
Se il Presidente in carica del Consiglio e la Commissione intendono continuare a fare riferimento al Canada, però – e tali riferimenti sono effettivamente doverosi e sensati –, vorrei chiedere loro di non tralasciare il Messico.
Come presidente della delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Messico, questa per me è una questione importante.
Se vogliamo discutere del NAFTA, dobbiamo parlare di tale accordo nel suo complesso.
Vi chiedo di tenere a mente questo aspetto.
<SPEAKER ID="198" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   –Onorevole Erika Mann, non si trattava esattamente, a norma di regolamento, di una mozione d’ordine.
<P>
A conclusione della discussione comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1).
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà giovedì alle 12.00.
<SPEAKER ID="199" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   –L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul debito dei paesi in via di sviluppo.
<SPEAKER ID="200" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="Club di Parigi">
<P>
   Signor Presidente, l’odierna discussione sulla riduzione del debito è senz’altro opportuna.
A Parigi, infatti, si sta discutendo della riduzione del debito dei paesi gravemente colpiti dal disastro nell’oceano Indiano, una riduzione che deve essere di entità consistente e che va applicata in tempi rapidi.
Vorrei ricordare, incidentalmente, che il si riunisce oggi per esaminare la possibilità di concedere una moratoria sul debito ai paesi che la richiedano.
<P>
Dobbiamo tuttavia riconoscere che la situazione irachena, che è all’origine della questione nonché di questa discussione, è alquanto peculiare ed eccezionale.
La riduzione del debito concessa alla Repubblica dell’Iraq, e mi permetto di precisare che si tratta di una riduzione di notevole entità, decisa in novembre dal , è indubbiamente indispensabile per poter ricostruire l’economia del paese e anche per far rinascere uno Stato iracheno sovrano, con istituzioni democratiche e legittime.
<P>
Tuttavia la questione della riduzione del debito, che, come ho appena detto, nel caso dell’Iraq è necessaria, si ripropone – e, lasciatemelo dire, con la stessa urgenza – anche per i paesi meno sviluppati.
Sarebbe infatti incomprensibile, ove non assurdo, se la riduzione del debito fosse concessa solamente a paesi colpiti da disastri naturali o da conflitti.
Anche la povertà assoluta è causa di veri e propri disastri, che si verificano con cadenza quotidiana e prendono la forma di denutrizione, analfabetismo cronico, elevati tassi di mortalità infantile, AIDS e via dicendo.
La povertà ostacola lo sviluppo e favorisce ogni genere di conflitti, provocando migliaia, anzi, milioni di morti che i spesso ignorano e lasciano passare sotto silenzio.
<P>
Possiamo quindi notare come la riduzione del debito dei paesi più poveri è l’elemento fondamentale della lotta contro la povertà, nonché un contributo a una politica mirata a debellare la povertà e a rilanciare un processo di sviluppo che sia coerente con gli obiettivi del millennio.
<P>
Un alto livello d’indebitamento e un debito non più proporzionale alla capacità economica di un paese annullano qualsiasi prospettiva di sviluppo e producono, per paradossale che sia, non l’auspicata ripresa economica bensì una dilagante miseria tra la popolazione dei paesi più poveri.
<P>
Di fronte a un simile stato di cose, l’Unione europea non è rimasta inerte, né lo sarà in futuro.
Alla Conferenza di Monterrey ha assunto impegni concreti, la cui eventuale riconsiderazione sarà discussa durante il Consiglio “Affari generali e relazioni esterne” di aprile.
L’impegno dell’Unione di ridurre il debito dei paesi meno sviluppati si è tradotto concretamente nell’iniziativa HIPC, proposta dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale nel 1996 e rilanciata nel 1999.
Si tratta di un approccio coordinato al problema dell’indebitamento, che mira ad abbassare a un livello sostenibile i debiti dei paesi più poveri, più esattamente non solo il debito pubblico, quello bilaterale e multilaterale bensì anche il debito commerciale.
L’iniziativa è in grado di fornire aiuto a 42 paesi, 38 dei quali si trovano nell’Africa subsahariana.
I risultati finora ottenuti sono positivi, ma, come sempre avviene, insufficienti; ad esempio, l’iniziativa ha avuto scarso impatto sul debito commerciale.
Circa il 60 per cento dei fondi resi disponibili nell’ambito dell’iniziativa sono stati forniti dall’Unione europea.
Alcuni creditori non hanno ancora fatto nulla per ridurre il debito.
<P>
Prossimamente il Regno Unito assumerà la presidenza sia del G8 sia dell’Unione europea; tale coincidenza ha fatto sì che il tema della riduzione del debito sia diventato per i paesi meno sviluppati un obiettivo prioritario.
E’ nostra intenzione collaborare strettamente con il Regno Unito; metteremo così l’Unione europea in condizione di definire un approccio coerente e ambizioso a questa problematica.
<P>
La riduzione del debito deve continuare a essere uno degli obiettivi prioritari della politica europea di cooperazione e sviluppo, ma non può essere affrontata separatamente rispetto alle altre politiche, in particolare rispetto alla politica commerciale, che deve tenere conto delle conclusioni positive del Doha favorevoli ai paesi in via di sviluppo e deve comprendere l’adozione di un nuovo sistema di preferenze generalizzate, un aumento degli aiuti allo sviluppo mirati allo sradicamento della povertà, misure di sostegno per il buon governo nonché la composizione e la prevenzione di conflitti.
<SPEAKER ID="201" LANGUAGE="EN" NAME="Potočnik," AFFILIATION="Club di Parigi">
<P>
   Signor Presidente, concordiamo tutti sul fatto che per alcuni paesi in via di sviluppo il debito estero costituisce un grave ostacolo sulla strada della crescita e dello sviluppo.
Dobbiamo riconoscere i meriti dell’iniziativa di cancellazione del debito HIPC, destinata ai paesi poveri altamente indebitati.
Quest’iniziativa, lanciata nel 1996, è ora in corso di attuazione e rappresenta l’azione di riduzione del debito più ampia mai adottata finora.
Grazie ad essa, sarà possibile ridurre di circa due terzi il debito dei paesi poveri altamente indebitati e in tal modo potremo dimostrare la serietà dell’impegno nella lotta contro la povertà.
<P>
Nell’ambito dell’iniziativa HIPC, la Commissione e gli Stati membri hanno fatto più di quanto fosse stato loro chiesto; infatti, la maggior parte dei paesi membri si sono impegnati a cancellare il 100 per cento dei crediti bilaterali e la Commissione ha fatto lo stesso in relazione a tutti i prestiti speciali nei paesi meno sviluppati in possesso dei requisiti necessari per beneficiare dell’iniziativa di riduzione del debito.
E’ tuttavia ampiamente riconosciuto che l’iniziativa HIPC non sarà in grado di garantire la sostenibilità del debito a lungo termine e che occorrerà fare di più per i paesi poveri che ne beneficiano.
Si stanno quindi intensificando le pressioni per estendere l’iniziativa HIPC agli altri paesi in via di sviluppo.
<P>
La Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale stanno elaborando un nuovo quadro volto a garantire la sostenibilità del debito a lungo termine nei paesi a reddito basso, allo scopo di evitare nuovi indebitamenti.
La Commissione segue con attenzione la discussione al riguardo, onde garantire la trasparenza del processo decisionale.
Il , che riunisce i paesi creditori, ha adottato il cosiddetto approccio Evian per affrontare la questione con i paesi non aderenti all’iniziativa HIPC.
Tale approccio tiene conto di considerazioni inerenti alla sostenibilità del debito e consente al di adattare la propria risposta alla situazione finanziaria di ciascun paese debitore, nonché di rendere più ordinata, puntuale e prevedibile la risoluzione delle crisi.
Un esempio dell’applicazione di queste nuove regole è stato il caso iracheno.
<P>
La Commissione non è contraria alla riduzione del debito dei paesi a reddito medio e condivide l’approccio di Evian assunto dal di Parigi, che tiene conto della specifica situazione finanziaria di ciascun paese – invece di stabilire criteri indifferenziati validi per tutti, come è avvenuto nel caso dell’Iraq.
L’Iraq non è indebitato con la Commissione, ma, in segno di solidarietà con il popolo iracheno, alla Conferenza di Madrid l’Unione si è impegnata a contribuire con 200 milioni di euro al fondo per la ricostruzione del paese.
Tuttavia la Commissione non vuole che gli aiuti all’Iraq – che si tratti di riduzione del debito o di altri strumenti – vadano a scapito dei paesi più poveri.
<P>
Più recentemente, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno proposto la cancellazione totale dei debiti multilaterali dei paesi a reddito basso, pur se con approcci diversi riguardo al finanziamento.
La proposta di cancellazione totale può sembrare attraente, ma comporta rischi per l’assegnazione degli aiuti.
<P>
Lo studio finanziario della Commissione rivela che l’iniziativa HIPC ha già prodotto distorsioni nella collocazione degli aiuti perché i livelli di riduzione del debito non sono collegati agli indicatori di povertà né – e questo è un punto molto importante – riflettono i risultati ottenuti nella lotta contro la povertà.
I paesi che beneficiano di più dell’iniziativa non sono affatto quelli che si sono impegnati maggiormente nel contrastare la povertà né quelli più poveri.
<P>
Citerò ora alcuni esempi per illustrare queste mie affermazioni.
Il paese che trae maggiore vantaggio, in termini , dall’iniziativa HIPC è la Guyana, con un importo di 769 dollari statunitensi ; il paese occupa il 92o posto nell’Indice dello sviluppo umano.
Il Niger, invece, che si trova al 174o posto dello stesso Indice, beneficia di una riduzione del debito pari a soli 48 dollari statunitensi.
<P>
Tenendo conto dei livelli di povertà relativa, la cancellazione totale del debito di tutti i paesi africani provocherebbe notevoli sperequazioni e distorsioni nella distribuzione degli aiuti.
L’Eritrea, uno dei paesi più poveri dell’Africa, otterrebbe una cancellazione del debito pari a 56 dollari statunitensi , mentre le Seychelles, uno dei paesi più ricchi di quel continente, avrebbe una riduzione di 2 572 dollari : una differenza enorme.
<P>
Un’ulteriore riduzione del debito potrebbe causare ulteriori distorsioni nella distribuzione degli aiuti.
In un mondo in cui le risorse sono limitate, la concessione di una riduzione del debito ai paesi a reddito medio non dovrebbe essere finanziata con le somme di danaro destinate ai paesi maggiormente bisognosi.
<P>
Si può pertanto affermare che la riduzione del debito è un meccanismo che provoca una scorretta distribuzione degli aiuti; però può essere anche un mezzo valido per la fornitura di aiuti, dato che costituisce uno strumento rapido di erogazione e una fonte sicura e prevedibile di risorse che affluiscono direttamente al bilancio, a fronte di costi di transazione limitati.
<P>
La riduzione del debito potrebbe essere utilizzata anche per proteggere i paesi vulnerabili a reddito basso dagli effetti di avvenimenti traumatici esterni.
In casi del genere, una qualche forma di riduzione temporanea del debito potrebbe contribuire a mitigare le conseguenze negative di eventi straordinari sulle strategie di riduzione della povertà attuate dai paesi beneficiari.
Lo stesso vale per le moratorie, di cui, come già detto, la Presidenza ha discusso oggi a Parigi in riferimento ai paesi colpiti dallo .
<P>
Riassumendo, possiamo dire che la riduzione del debito non è una soluzione capace di creare spontaneamente nuove risorse, né di tradursi automaticamente in servizi a favore dei più poveri o a favore della crescita economica.
Non di meno, può rappresentare uno strumento efficace per fornire aiuti e un mezzo valido per intervenire rapidamente in caso di emergenze.
Per combattere la povertà e per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio, la vera sfida consiste nel garantire adeguati livelli di finanziamento dello sviluppo.
Dobbiamo trovare un accordo su obiettivi nuovi e sufficientemente ambiziosi per gli aiuti ufficiali allo sviluppo per il 2009, se vogliamo avere una possibilità concreta di raggiungere gli scopi fissati.
La cancellazione del debito può essere uno strumento utile a tal fine, ma non può in alcun caso rappresentare una panacea.
<SPEAKER ID="202" LANGUAGE="NL" NAME="Martens (PPE-DE )," AFFILIATION="tsunami">
<P>
   Signor Presidente, quello del debito è un problema molto grave, cui viene ora riservata un’attenzione particolare come possibile strumento per aiutare la ricostruzione dei paesi colpiti dallo .
Mi fa piacere che la questione dell’indebitamento sia ai primi posti della nostra agenda.
La riduzione del debito è uno degli obiettivi di sviluppo del millennio.
Spesso gli interessi sul debito gravano pesantemente sui bilanci dei paesi in via di sviluppo e in alcuni casi ne ostacolano un’ulteriore crescita.
<P>
Dobbiamo trovare i modi per cambiare questa situazione; si tratta però di una questione complessa, che non si presta a un approccio impulsivo.
Trovo senz’altro comprensibile che ai paesi colpiti dallo si applichi una moratoria sul pagamento degli interessi e sulla restituzione del debito; tuttavia, in linea generale, la riduzione del debito non dovrebbe essere legata a eventi casuali, ancorché tragici.
<P>
Riduzione e cancellazione del debito non sono sinonimi.
Il mio gruppo non è favorevole a una cancellazione generalizzata di tutti i debiti, come richiesto da alcuni in quest’Aula.
Diciamo invece “sì” alla riduzione del debito, ma solo nei casi in cui essa è realmente necessaria, solo se va a favore dei paesi più poveri e sempre a determinate condizioni.
Nella proposta di risoluzione presentata dal nostro gruppo affermiamo – e lo stesso Commissario vi ha fatto riferimento – che la riduzione del debito non è una panacea per risolvere il problema della povertà.
<P>
Dobbiamo renderci conto del fatto che l’importo di cui sarà eventualmente ridotto il debito verrà scomputato dai fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo.
Da sola, la riduzione del debito non è in grado di offrire a un paese nuove fonti di reddito, né di costruire scuole o ospedali, né di limitare la povertà. Presa singolarmente, la riduzione del debito non stimola nuovo sviluppo e i fondi destinati a quest’ultimo diminuiranno di molto dopo la riduzione del debito.
La responsabilità dello sviluppo di un paese è, in misura significativa, anche del paese stesso.
La riduzione del debito ha senso solo se è accompagnata da buon governo, democrazia e rispetto dei diritti umani e solo se si investe nella popolazione del paese – in breve, soltanto se sono i più poveri a beneficiare dei fondi disponibili.
Pertanto, la riduzione del debito non può essere fine a sé stessa; può avere senso solamente se funge da vero e proprio incentivo allo sviluppo.
In tal caso, possiamo essere generosi, senza però dimenticare che – come avviene per tutte le forme di aiuto allo sviluppo – la generosità non può essere incondizionata.
<SPEAKER ID="203" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="204" LANGUAGE="FR" NAME="Carlotti (PSE )," AFFILIATION="tsunami">
<P>
   L’Unione europea e la comunità internazionale si apprestano a cancellare alcuni dei debiti dell’Iraq e, in questo momento, anche i debiti dei paesi devastati dallo .
Pur apprezzando tali decisioni, non posso non rilevare che si tratta di reazioni dettate dall’emozione e legate a una pressante situazione contingente; invece, il problema vero che dovremmo affrontare con questa stessa sollecitudine e celerità è quello dell’indebitamento del sud del mondo nel suo complesso, perché si tratta di una realtà preoccupante cui occorre porre rimedio urgentemente.
<P>
L’importo del debito rimborsato dal sud del mondo nel corso di un anno è ben superiore al valore complessivo degli aiuti pubblici allo sviluppo, ed è il sud che finanzia il nord.
Tra vent’anni i paesi del sud avranno già restituito sei euro per ciascun euro preso a prestito e dovranno ripagarne ancora quattro.
Se vogliamo che il sud possa progredire, è necessario tagliare i debiti di cui è gravato; però oggi vengono fatte ben poche proposte concrete in tal senso.
Accolgo con favore l’iniziativa del Regno Unito, che ha annunciato l’intenzione di rinunciare alla sua quota dei debiti che i paesi più poveri devono restituire alla Banca mondiale, e attendo con impazienza che i paesi aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici facciano altrettanto.
Se quei paesi seguissero tutti l’esempio del Regno Unito, 45 milioni di bambini in più potrebbero andare a scuola, 140 milioni di persone avrebbero accesso ad acqua potabile pulita – ovviamente a condizione che l’ammontare del debito cancellato venga sommato agli attuali aiuti allo sviluppo e che il nord la smetta di riprendersi con una mano quanto ha dato con l’altra.
<P>
In questo momento è imprescindibile trovare una soluzione globale, equa e sostenibile al problema del debito, e il gruppo socialista al Parlamento europeo è convinto che spetti all’Unione europea e ai suoi Stati membri prendere l’iniziativa a tale riguardo.
Lo si può fare cancellando tutti i debiti dei paesi più poveri, adottando provvedimenti mirati ad alleviare la condizione dei paesi emergenti e non imponendo più come condizione i cosiddetti aggiustamenti strutturali. Infine, come è già stato osservato, dobbiamo naturalmente inserire tali misure nel contesto di una politica globale di aiuto allo sviluppo e dobbiamo cercare, in tutta fretta, nuove fonti di finanziamento.
<SPEAKER ID="205" LANGUAGE="EN" NAME="Hall (ALDE )," AFFILIATION="tsunami">
<P>
   Signora Presidente, sono lieta che oggi possiamo discutere della riduzione del debito.
E’ importante che noi, oltre a riservare la necessaria e dovuta attenzione alle conseguenze dello , continuiamo a tener presente la questione più ampia e di più lungo termine della lotta contro la povertà e del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio.
<P>
La riduzione del debito rappresenta lo strumento chiave per raggiungere quegli obiettivi.
Nel passato, il metro di misura utilizzato per calcolare la sostenibilità di un debito era costituito dal rapporto tra l’importo necessario per la restituzione del debito e il gettito delle esportazioni; in realtà, l’elemento discriminante è dato dalla quota del bilancio nazionale che viene utilizzata per restituire il debito.
In molti paesi africani, il servizio di restituzione del debito assorbe tuttora una quota del bilancio superiore a quella destinata ai servizi sanitari; in Ghana, ad esempio, l’11 per cento delle spese governative serve per il servizio del debito, mentre solo il 9 per cento va a finanziare il settore della sanità.
<P>
Se vogliamo che la riduzione del debito possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio, dobbiamo renderci conto del fatto che il debito è insostenibile ogni qual volta impedisce a un paese di finanziare i propri programmi di riduzione della povertà.
Pertanto, i fondi internazionali utilizzati per la riduzione del debito devono aggiungersi agli aiuti forniti a quei paesi, non sostituirsi ad essi.
Mi preoccupa molto che gli Stati Uniti intendano ridurre i fondi destinati agli aiuti al fine di finanziare la riduzione del debito; in realtà, la riduzione del debito deve andare di pari passo con un aumento degli aiuti.
Per tale motivo, la risoluzione presentata dal gruppo ALDE rinnova l’appello agli Stati membri affinché destinino agli aiuti allo sviluppo dei paesi d’oltremare lo 0,7 per cento del loro prodotto interno lordo.
<P>
Da tali considerazioni consegue anche che la riduzione del debito potrà contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio soltanto se sarà amministrata correttamente.
Non otterremo nulla se il denaro risparmiato grazie alla riduzione del debito sarà speso da un dittatore corrotto per costruirsi palazzi di lusso o – ipotesi ancora peggiore – per acquistare elicotteri destinati a terrorizzare una parte della popolazione.
<P>
I governi dei paesi in via di sviluppo hanno la responsabilità di investire per i loro cittadini, ma noi, rappresentanti delle Istituzioni europee, abbiamo la responsabilità di accertarci che siano disponibili meccanismi flessibili per la riduzione del debito.
<SPEAKER ID="206" LANGUAGE="DE" NAME="Schmidt, Frithjof (Verts/ALE )," AFFILIATION="Club di Parigi">
<P>
   Signora Presidente, il mondo vive una diffusa e persistente crisi debitoria, che continua a rappresentare un grave ostacolo alla crescita economica autonoma e dinamica dei paesi del sud del mondo, o quanto meno di molti di essi.
Due cifre testimoniano tale situazione: primo, molti dei paesi più poveri sono costretti a destinare oltre il 40 per cento del prodotto nazionale lordo al servizio del debito.
Stando così le cose, una crescita economica autonoma è praticamente impossibile, ed è per questo motivo che abbiamo bisogno di un’ampia iniziativa di riduzione del debito.
<P>
In secondo luogo, per ogni euro che stanziamo adesso per gli aiuti allo sviluppo a favore dei paesi del sud, in media quasi un euro e mezzo ritorna ai paesi del nord sotto forma di interessi sul debito.
Questo è un altro motivo per cui abbiamo bisogno di un’ampia iniziativa di riduzione del debito. Posto che un paese come l’Indonesia – di cui stiamo discutendo – dovrebbe restituire nel corso di quest’anno quattro miliardi di euro, è del tutto evidente che un simile esborso annullerebbe d’un tratto qualsiasi forma di aiuto allo sviluppo e di aiuto d’emergenza.
<P>
Mi ha fatto dunque molto piacere che oggi il Presidente del Consiglio abbia manifestato la sua disponibilità a una cancellazione totale del debito dell’Indonesia.
Occorre organizzare una conferenza internazionale sulla riduzione del debito, ma il , essendo soltanto un consesso che riunisce i creditori, non è in grado di farsene carico.
C’è bisogno invece di una conferenza internazionale alla quale partecipino, a pari titolo, oltre ai paesi creditori anche i paesi debitori, nonché le società civili che sono state interessate dal problema dell’indebitamento e che potrebbero fungere da istanze di controllo.
Sia l’Unione europea che il Parlamento europeo dovrebbero appoggiare una simile conferenza.
<SPEAKER ID="207" LANGUAGE="DE" NAME="Markov (GUE/NGL )," AFFILIATION="pro capite">
<P>
   Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, nessuno può in coscienza chiedere ai paesi in via di sviluppo di continuare a restituire i loro debiti perché, pur avendoli già ripagati sette volte tanto, sono tuttora indebitati per un importo pari al quadruplo del valore iniziale.
Devo pertanto contraddirla su un punto, Commissario Potočnik: le cifre da lei citate sono valori assoluti espressi in termini , ma si tratta di cifre non determinanti.
Ciascun abitante del Brandeburgo, la regione da cui provengo, è indebitato per la bellezza di 16 000 euro, però l’economia del nostro paese è strutturata in maniera tale che possiamo gestire senza difficoltà una situazione del genere, cosa che, invece, le economie dei paesi in via di sviluppo non sono in grado di fare.
A mio parere, la questione fondamentale non è, quindi, quella di concedere o meno un differimento del debito, una sua riduzione, una moratoria o altre facilitazioni del genere, bensì quella di cancellare totalmente il debito, dato che i paesi in via di sviluppo hanno bisogno del danaro che attualmente devono utilizzare quasi completamente per pagare gli interessi sul debito – quindi, neanche per estinguerlo – per poter affrontare i loro problemi economici, sociali e ambientali.
Cancellando il debito, aiuteremmo quei paesi ad aiutare sé stessi.
<P>
Chiunque ritenga che una decisione del genere creerebbe gravissimi disagi alle ricche nazioni industrializzate dovrebbe considerare il fatto che la guerra in Iraq costa ogni giorno agli Stati Uniti 150 milioni di dollari.
Il Presidente Bush ha chiesto al Congresso altri 80 miliardi di dollari, quando il debito del Pakistan ammonta solamente a 11 miliardi di dollari.
Dal raffronto tra queste cifre risulta ovvio che i debiti potrebbero essere cancellati completamente – e proprio questo dev’essere il nostro obiettivo.
<P>
Inoltre, si è detto spesso – anche oggi in quest’Aula – che il debito è compensato dagli aiuti allo sviluppo.
Non la penso così; credo invece che, se c’è la volontà politica e se vogliamo sinceramente aiutare quei paesi, il debito dei paesi più poveri deve essere cancellato .
In aggiunta a ciò, è ora che i paesi ricchi adempiano l’obbligo che hanno volontariamente assunto di destinare lo 0,7 per cento del loro prodotto interno lordo agli aiuti allo sviluppo.
E’ veramente necessario che i paesi ricchi e l’Unione europea diano il buon esempio in tal senso.
<SPEAKER ID="208" LANGUAGE="LV" NAME="Kristovskis (UEN )," AFFILIATION="Debt Relief International">
<P>
   Onorevoli colleghi, l’Unione europea si è impegnata a raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio entro il 2015 – un impegno tanto ambizioso quanto essenziale.
L’indebitamento estero che grava sui paesi in via di sviluppo rappresenta un problema insormontabile, tale da rendere impossibile la riduzione della percentuale della popolazione che vive in estrema povertà.
Resasi conto di questa realtà, l’Unione europea non ha esitato a stanziare un milione di dollari per la riduzione del debito.
<P>
L’iniziativa HIPC interessa 42 dei paesi più poveri al mondo.
Di questi, 26 paesi vedranno ridotto il loro debito del 50 per cento, ovvero di un importo pari a 25 miliardi di dollari.
Verranno utilizzati anche altri strumenti finanziari.
<P>
Questo e altri provvedimenti non bastano per ridurre l’indebitamento estero dei paesi poveri; occorre quindi cercare nuove opportunità e adottare misure mirate.
Dovremmo concedere a un maggior numero di paesi la possibilità di beneficiare della riduzione del debito, come nel caso dell’Iraq, promuovere un più stretto coinvolgimento di nonché creare le condizioni per uscire dalla stagnazione economica e operare in maniera finalizzata al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio.
<SPEAKER ID="209" LANGUAGE="" NAME="Battilocchio (NI )." AFFILIATION="Club di Parigi">
<P>
   – Signor Presidente, a nome del nuovo PSI, vorrei esprimere la mia grande soddisfazione e riconoscenza all’Unione europea, ai governi degli Stati membri, alle agenzie internazionali, alle organizzazioni umanitarie e a ogni singolo cittadino europeo per il titanico sforzo di solidarietà dimostrato nelle ultime settimane.
<P>
Saluto favorevolmente la decisione presa, due ore fa, dai membri del di applicare una moratoria sul debito per tre dei paesi colpiti dallo , che fa seguito all’approvazione nel novembre 2004 della cancellazione dell’80 per cento del debito dell’Iraq, quale concreto segnale di sostegno alla ricostruzione del paese.
Inoltre, ha avuto esito positivo l’esame, da parte del Consiglio straordinario “affari generali e relazioni esterne” riunito la settimana scorsa, delle misure di accompagnamento – come sostegno commerciale e bilaterale – per i paesi colpiti.
<P>
Il mio maggiore auspicio, tuttavia, è quello di poter vedere un simile impegno non solo in occasione di guerre o calamità naturali, ma in modo continuativo verso tutti quei paesi per i quali i conflitti, le epidemie, la fame sono purtroppo all’ordine del giorno.
Secondo le Nazioni Unite, infatti, sono ben 14 le crisi dimenticate, di cui la maggior parte riguarda paesi africani, per i quali le Nazioni Unite hanno chiesto un sostegno di 1,7 miliardi di dollari.
<P>
Per questi e per altri paesi in via di sviluppo è necessario puntare alla piena realizzazione degli obiettivi del millennio, da cui siamo ancora ben lontani, anche passando, se possibile, dalla riduzione o cancellazione del debito.
Un impegno opportuno, necessario, urgente doveroso.
<SPEAKER ID="210" LANGUAGE="DE" NAME="Scheele (PSE )." AFFILIATION="partner">
<P>
   – Signora Presidente, mi associo alle parole pronunciate dall’oratore precedente, che ha ringraziato il Presidente in carica del Consiglio Schmit per aver collocato, sin dall’inizio, in un più ampio contesto le nostre preoccupazioni riguardo a una nuova iniziativa di riduzione del debito.
Non posso, invece, nascondere una certa delusione per le dichiarazioni della Commissione, che reputo limitate e insufficienti.
<P>
Sono d’accordo con il Presidente Schmit laddove afferma che, nel valutare le conseguenze dell’indebitamento estero di un paese, non dovremmo prendere in considerazione soltanto i paesi colpiti dal terribile disastro naturale.
In realtà, non sono solo i disastri naturali a creare problemi e a causare effetti devastanti: pensiamo alla povertà – peraltro in aumento in tutto il mondo –, al fatto che in molti paesi i fondi destinati al servizio del debito superano di molte volte quelli stanziati per i servizi sociali, nonché al fatto che siamo ancora ben lontani dall’aver raggiunto gli obiettivi di sviluppo del millennio concordati da tutti i membri delle Nazioni Unite.
<P>
Siamo tutti molto orgogliosi della disponibilità senza pari con cui abbiamo fatto donazioni e fornito assistenza, e credo che abbiamo il diritto di esserlo.
Tuttavia, e questo è un punto che vorrei proporre all’attenzione della Commissione, non dobbiamo dare un po’ con una mano e prendere molto con l’altra.
Le cifre più importanti sono già state citate, ma dovremmo chiederci anche se sia moralmente giustificabile e compatibile con il buon governo che i paesi poveri abbiano dovuto restituire una somma pari a sette volte il debito che avevano contratto negli anni ’80.
La risoluzione del Parlamento afferma inoltre, con molta chiarezza, che l’iniziativa HIPC, che il Commissario Potočnik ci ha presentato come la più ampia iniziativa di riduzione del debito mai intrapresa, rappresenta in realtà solo un piccolo passo e non può pertanto essere assolutamente considerata sufficiente.
<P>
Vorrei sapere quali siano gli obiettivi specifici che la Presidenza del Consiglio intende perseguire, sia da sola sia in cooperazione con altri internazionali, perché, a giudicare dai suoi commenti, ho l’impressione che sarà il Consiglio, e non la Commissione, a svolgere un ruolo trainante in questo campo.
<SPEAKER ID="211" LANGUAGE="FR" NAME="Cornillet (ALDE )." AFFILIATION="partner">
<P>
   – Signora Presidente, credo che faremmo bene a non considerare la riduzione o la cancellazione del debito come un obiettivo fine a sé stesso; si tratta invece di uno dei molti strumenti a nostra disposizione per aiutare lo sviluppo, uno strumento che va di pari passo con prestiti preferenziali, contributi a fondo perduto e con il sistema di preferenze generalizzate che stiamo attuando in Europa.
<P>
Dato, quindi, che la riduzione del debito non è fine a sé stessa bensì è uno strumento, penso che dovremmo avere il buon gusto di non dimenticare che possiamo disporne grazie agli sforzi dei contribuenti dei nostri paesi; di conseguenza, la sua concessione deve ovviamente essere condizionata al raggiungimento di risultati.
I nostri , in particolare i africani nell’ambito del NEPAD, sono perfettamente consapevoli del fatto che anche loro stessi devono fare degli sforzi, soprattutto per quanto concerne il buon governo e il rispetto dei nostri valori comuni, al fine di instradare i loro paesi sulla via dello sviluppo.
Al riguardo, dobbiamo essere abbastanza onesti da ammettere che gli allievi migliori meritano di essere premiati.
<P>
Anche se è stato stabilito che la riduzione del debito è un’operazione a sé stante, è comunque necessario tenere presente il problema del debito futuro, posto che nessun paese sarà ovviamente in grado di proseguire sulla via dello sviluppo senza indebitarsi.
Abbiamo dunque bisogno di una prospettiva lungimirante, perché non basta acquietare le nostre coscienze dicendo che, ora che il debito è stato ridotto o cancellato, i paesi in via di sviluppo possono sbrigarsela da soli.
<SPEAKER ID="212" LANGUAGE="FR" NAME="Aubert (Verts/ALE )." AFFILIATION="leader">
<P>
   – Signora Presidente, onorevoli colleghi, riteniamo che cancellare i debiti dei paesi più poveri sia in effetti un’assoluta necessità se vogliamo affrontare seriamente i problemi delle sperequazioni tra il nord e il sud del mondo, dello sviluppo errato e del sottosviluppo.
<P>
Tale provvedimento deve però essere accompagnato da una più incisiva lotta contro la corruzione, i paradisi fiscali e il crimine organizzato a livello mondiale e non può implicare l’assoluzione di tutti coloro – compresi i dei vari paesi – che in modo scandaloso si sono arricchiti illecitamente in dispregio della propria gente e di una sana e corretta gestione di bilancio, anche ai livelli più bassi.
<P>
La cancellazione del debito costituirebbe altresì un primo passo verso una profonda riforma della nostra politica di aiuto allo sviluppo.
Una nuova politica di cooperazione nord-sud dovrebbe quindi mirare a obiettivi molto più ambiziosi, soprattutto in riferimento a questioni connesse con l’energia, l’acqua, la sanità e l’istruzione, e dovrebbe affermare e precisare la nozione di bene pubblico globale.
<P>
Abbiamo urgente bisogno di un forte impegno da parte dell’Unione europea a tale riguardo, un impegno che deve andare di pari passo con la fissazione di obiettivi precisi ed essere supportato da risorse molto maggiori – in sintesi, un piano simile, quanto agli scopi, al piano Marshall del dopoguerra, ma con un nome e una struttura decisamente europei.
<SPEAKER ID="213" LANGUAGE="" NAME="Fava (PSE )." AFFILIATION="Club di Parigi">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, mi rivolgo innanzitutto al Consiglio perché abbiamo saputo, appunto, che un paio d’ore fa il ha deciso di congelare il debito di alcuni paesi colpiti dallo .
Noi crediamo che questa sia una decisione miope, perché pensiamo che questi paesi abbiano bisogno non di una moratoria, ma della cancellazione del debito, com’era stato proposto da quasi tutte le organizzazioni umanitarie – Oxfam, ActionAid... lei sarà più informato di me, signor Ministro.
<P>
Da questo punto di vista, sono d’accordo con il Commissario: occorre una diversa politica commerciale.
La Tailandia chiedeva di abbassare le tasse di accesso ai mercati internazionali, su questo punto l’Occidente è irremovibile: le barriere protezionistiche non si toccano.
<P>
Ultimo punto all’ordine del giorno: è urgente cancellare il debito non soltanto dell’Iraq e dei paesi colpiti dal maremoto.
Infatti, sarebbe grave se il messaggio che arriva alla comunità internazionale è che occorre essere colpiti da una guerra e da una catastrofe naturale con duecentomila morti per avere diritto alla solidarietà dell’Occidente.
<SPEAKER ID="214" LANGUAGE="NL" NAME="Mulder (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Presidente, non c’è nulla di male nel cancellare i debiti, soprattutto se riguardano paesi in stato di grande bisogno, com’è ora il caso dei paesi del sud-est asiatico.
Tuttavia, come già osservato da vari oratori, non è bene generalizzare.
Alcuni paesi sono governati bene, altri sono governati male, e non possiamo promettere a tutti indistintamente che cancelleremo i debiti e risolveremo d’un tratto i loro problemi.
Più concretamente, è inaccettabile, ad esempio, che lo Zimbabwe sia trattato allo stesso modo dell’Uganda.
Quando si ricerca la soluzione politicamente più corretta, occorre prendere in considerazione ogni aspetto, ogni paese singolarmente, e la cancellazione del debito è uno dei modi per contribuire allo sviluppo di un paese.
<P>
La risoluzione è estremamente vaga.
Quali sono, per esempio, le conseguenze concrete sul bilancio europeo?
Credo che solo la Banca europea per gli investimenti conceda prestiti, i quali sono garantiti dal bilancio dell’Unione.
Cosa succederà se cancelliamo quei prestiti?
Quanto verrà a costare la loro cancellazione?
Forse la Commissione potrebbe rispondere a questi interrogativi.
<SPEAKER ID="215" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="tsunami">
<P>
   Signora Presidente, il Consiglio può condividere gran parte delle cose che sono state dette.
Abbiamo compreso tutti il carattere di urgenza e di eccezionalità della situazione che molti paesi si trovano ad affrontare, soprattutto quelli colpiti dallo .
Per quanto attiene all’Iraq, credo che nessuno metta in dubbio la necessità di contribuire alla ricostruzione del paese.
Detto ciò, s’impone tuttavia l’interrogativo: cosa dobbiamo fare per tutti gli altri paesi in via di sviluppo?
<P>
Anzitutto, e qui sono abbastanza d’accordo con quanto affermato dal Commissario, non possiamo adottare un’unica linea di condotta valida per tutti.
I paesi in via di sviluppo non sono tutti uguali, presentano bensì situazioni molto diverse tra loro.
Ritengo quindi che dobbiamo concentrarci in modo particolare e prioritario sui paesi più poveri e meno sviluppati e chiederci cosa possiamo fare, nello specifico, per loro.
<P>
In primo luogo, possiamo ridurre, o cancellare, i loro debiti.
Credo che tale iniziativa vada sostenuta e promossa.
All’interno di quali contesti dobbiamo agire?
Possiamo farlo nell’ambito dei prossimi Consigli europei; mi riferisco, in particolare, al Consiglio di aprile, che si occuperà dell’analisi e, ove necessario, della revisione delle attività intraprese dall’Unione europea al fine di raggiungere gli obiettivi del millennio.
C’è, poi, il sostegno che l’Unione europea dà alle iniziative adottate nel quadro del G8, più esattamente quelle che la Presidenza di quel consesso approverà in occasione del prossimo vertice nel Regno Unito.
L’Europa deve pertanto sostenere quest’idea di riduzione, o cancellazione, del debito; non può, tuttavia, farlo in maniera indiscriminata, perché altrimenti la sua azione perderebbe credibilità.
<P>
In secondo luogo, la cancellazione o la riduzione del debito ha senso soltanto se i paesi ricchi aumentano gli aiuti allo sviluppo.
Al riguardo, l’Unione europea ha aderito a una serie di iniziative, che dovrebbero ora essere attuate.
<P>
In terzo e ultimo luogo, il debito – per quanto consistente sia – va collocato all’interno di un più ampio quadro politico di cooperazione allo sviluppo.
Non ha senso cancellare il debito se le nostre frontiere restano chiuse alle importazioni di determinati prodotti dei paesi in via di sviluppo, così come non ha senso cancellare il debito se poi concediamo sussidi a determinate produzioni nei nostri paesi, impedendo di fatto che esse possano realizzarsi nei paesi in via di sviluppo.
<P>
Riassumendo, credo che la cancellazione del debito sia uno strumento importante, ma non l’unico, all’interno di una strategia per lo sviluppo o di una vera per lo sviluppo che l’Unione europea deve impegnarsi a realizzare.
<SPEAKER ID="216" LANGUAGE="EN" NAME="Potočnik," AFFILIATION="pro capite">
<P>
   Signor Presidente, la Commissione ha preso buona nota dei punti sollevati durante questa discussione su un argomento così importante come la riduzione del debito.
Sono stati proposti alcuni suggerimenti e commenti che riteniamo utili e importanti.
Vorrei ora rispondere in merito.
<P>
In primo luogo, è urgente ribadire che la povertà non è solo una questione di riduzione del debito; la questione cruciale consiste, piuttosto, nella disponibilità di adeguati livelli di finanziamento dello sviluppo.
In secondo luogo, è importante differenziare tra i diversi paesi, in particolare tra quelli meno sviluppati e quelli in via di sviluppo.
<P>
In terzo luogo, gli importi relativi alla riduzione del debito non vi sono stati presentati con l’intenzione di tagliare le somme destinate agli aiuti, al contrario: lo scopo era quello di utilizzare tale criterio di valutazione per alleviare l’onere del debito dei paesi che ne hanno maggiormente bisogno.
<P>
In quarto luogo, le Nazioni Unite e la Commissione coordineranno i loro sforzi, d’intesa con altre organizzazioni internazionali, in riferimento all’iniziativa HIPC e ad altre iniziative.
<P>
In quinto luogo, un nuovo quadro di sostenibilità elaborato dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale riconosce l’inadeguatezza degli attuali sforzi di riduzione del debito.
Tale nuovo quadro servirà: primo, a fissare soglie indicative specifiche per paese per quanto concerne l’ammontare del debito; secondo, a tenere conto di eventi traumatici esterni; terzo, ad assicurare una maggiore trasparenza e a promuovere il dialogo nella determinazione della sostenibilità.
Tutti questi compiti saranno dunque affrontati nell’ambito del nuovo quadro di sostenibilità.
<P>
Infine, la riduzione del debito dell’Iraq non dovrebbe andare a scapito dei paesi più poveri e sarebbe opportuno adottare una moratoria a favore dei paesi colpiti dallo .
<P>
La Commissione seguirà da vicino la questione del debito estero dei paesi in via di sviluppo, soprattutto di quelli meno sviluppati.
Rimane ancora molto da fare anche in relazione a un’eventuale riduzione del debito per i paesi dell’Asia sudorientale colpiti dal terremoto e dal maremoto.
La Commissione terrà aperto un dialogo permanente con il Parlamento europeo su tutti i campi di azione testé citati.
<P>
Siamo tutti d’accordo sul fatto che per alcuni paesi in via di sviluppo l’indebitamento estero costituisce un pesante ostacolo alla crescita e allo sviluppo.
In tale situazione, la riduzione del debito può essere senz’altro uno strumento utile, però non rappresenta in alcun modo una panacea.
Un ruolo fondamentale spetta, infatti, agli aiuti allo sviluppo, alle politiche socioeconomiche, alle politiche commerciali e ad altri mezzi capaci di garantire la sostenibilità di tali paesi a lungo termine.
Questo è ciò che essi vorrebbero e ciò che meritano.
<SPEAKER ID="217" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Al termine della discussione, comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento(1).
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
<SPEAKER ID="218" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="219" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="220" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   L’onorevole Ortuondo Larrea ricorderà che il Consiglio ha già manifestato più volte il proprio cordoglio per i drammi umani con cui si sono conclusi alcuni tentativi di entrare illegalmente nell’Unione.
<P>
Il programma dell’Aia, adottato dal Consiglio europeo del 4 e del 5 novembre 2004, affronta anche questo problema e richiede che s’intensifichi la cooperazione tra gli Stati membri.
A questo proposito, il Consiglio intenderebbe alludere all’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione.
Il 26 ottobre 2004 il Consiglio ha adottato un regolamento che istituisce questa Agenzia, che comincerà la sua attività il 1° maggio 2005 e agevolerà l’applicazione delle disposizioni comunitarie, sia esistenti che future, in materia di gestione delle frontiere esterne, garantendo al tempo stesso che gli Stati membri coordinino le loro azioni al momento di attuare queste disposizioni.
<P>
Nel 2002 il Consiglio ha anche adottato un piano globale per la lotta all’immigrazione clandestina e al traffico di esseri umani nell’Unione, nonché un piano per la gestione integrata delle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione.
L’attuazione di questi piani è una priorità per il Consiglio e per gli Stati membri, dal momento che questi ultimi hanno intensificato la loro cooperazione operativa tramite una serie di operazioni comuni e di progetti pilota.
Un ruolo fondamentale è stato assegnato all’Organo comune di esperti delle frontiere esterne, che ha coordinato l’attuazione delle operazioni previste dai piani.
Nel quadro di quest’organo comune sono stati istituiti due centri per coordinare le misure e le operazioni comuni da attuare in mare e nei porti.
Si tratta del Centro occidentale e del Centro orientale per le frontiere marittime, situati rispettivamente in Spagna e in Grecia.
Questi due centri hanno condotto operazioni contro l’immigrazione clandestina via mare.
<P>
Il Consiglio intende inoltre richiamare l’attenzione dell’onorevole Ortuondo Larrea sul programma di provvedimenti, adottato il 27 novembre 2003, che mira a combattere l’immigrazione clandestina via mare negli Stati membri dell’Unione.
Questo programma comprende una serie di misure volte a perfezionare il più rapidamente possibile una gestione coordinata ed efficace delle frontiere marittime.
<P>
Inoltre il Consiglio ha spiegato quanto sia importante consolidare i rapporti internazionali con i paesi terzi d’origine o di transito dei flussi migratori clandestini.
Vorrei anche richiamare la sua attenzione sul fatto che la riunione informale del Consiglio “Giustizia e affari interni” verterà fondamentalmente su questi temi.
<P>
Il 2 dicembre 2004 il Consiglio ha approvato le conclusioni sulla valutazione dei progressi compiuti nell’attuazione del programma di misure volte a combattere l’immigrazione clandestina via mare negli Stati membri dell’Unione.
Il Consiglio, pur avendo riscontrato i progressi compiuti nell’attuazione del programma, ha però concluso che occorrevano ulteriori miglioramenti nell’ambito dei provvedimenti operativi e legislativi.
<P>
Inoltre il Consiglio ha confermato la necessità di rafforzare la cooperazione con i paesi terzi attingendo all’esperienza acquisita dai vari Stati membri e ha proposto che tale cooperazione riguardi tutti gli aspetti dell’immigrazione clandestina, tra cui il rimpatrio e la riammissione, la lotta al traffico degli esseri umani e alle reti che lo gestiscono, tutte le forme di immigrazione clandestina, la gestione delle frontiere e il rafforzamento delle capacità di controllo sull’immigrazione.
<SPEAKER ID="221" LANGUAGE="ES" NAME="Ortuondo Larrea (ALDE )." AFFILIATION="">
<P>
   Innanzi tutto vorrei ringraziare il Presidente in carica del Consiglio Schmit per le molte informazioni che ci ha dato nella sua risposta e anche per la sua sensibilità perché, sebbene rappresentante di un paese dell’entroterra, ci ha fornito una gran quantità di informazioni sulle frontiere marittime dell’Unione.
<P>
A questo proposito, vorrei sottolineare che l’Europa ha una frontiera marittima molto estesa, nonché far presente che ogni anno, nei mari che la costeggiano, centinaia e migliaia di persone muoiono tragicamente.
Noi, come Parlamento, abbiamo richiesto frequentemente l’istituzione di una guardia costiera europea che, oltre a venire incontro alle esigenze di chi è costretto da una situazione precaria a cercare di entrare in Europa attraversando faticosamente i nostri mari, dovrebbe anche contribuire a contenere l’inquinamento marittimo che riguarda le nostre coste.
<P>
Il Consiglio si è occupato della questione?
Qual è il suo punto di vista sulla guardia costiera europea?
<SPEAKER ID="222" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   Prendo nota del suggerimento dell’onorevole Ortuondo Larrea.
Credo che dobbiamo perseguire l’obiettivo, forse ancora un po’ lontano, di costituire una guardia costiera europea.
Inoltre l’Agenzia per il controllo delle frontiere è stata creata proprio con questo presupposto.
Vorrei anche richiamare l’attenzione sul fatto che, anche se la guardia costiera fosse molto efficiente, il problema perdurerebbe.
Penso che sia necessario adottare un’impostazione più ampia che comporti, in particolare, un dialogo energico e una stretta cooperazione con i paesi terzi, nonché un controllo migliore e più efficace nei paesi di transito e d’origine.
Inoltre, com’è stato osservato nell’ambito degli aiuti allo sviluppo e dell’alleggerimento del debito, bisogna soprattutto cercare di combattere le cause degli atti disperati ai quali lei ha fatto riferimento.
<SPEAKER ID="223" LANGUAGE="MT" NAME="Muscat (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   –Provengo da Malta, un paese in mezzo al mare, sulla frontiera dell’Unione, e capisco che quanto lei dice costituisce un passo verso la giusta direzione nel medio-lungo termine, ma dobbiamo renderci conto che stiamo fronteggiando una crisi.
Dal prossimo aprile in poi, la gente del mio paese vedrà arrivare immigrati in continuazione, giorno dopo giorno.
E molti paesi, al pari di tanti altri che si trovano sulla frontiera, non hanno mezzi adeguati per accogliere decentemente queste persone, e tantomeno per rimpatriarle o per adottare altre misure.
Questo è un problema dell’Europa, non un problema dei paesi di frontiera.
Vorrei che il Consiglio ci dicesse cosa sta facendo per stanziare fondi in maniera concreta cosicché il nostro paese e gli altri paesi di frontiera siano in grado di far fronte al problema in modo adeguato.
<SPEAKER ID="224" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   Comprendo perfettamente la particolare situazione di un paese come Malta, che deve effettivamente affrontare gravi problemi d’immigrazione clandestina a causa dell’arrivo di persone che vi sbarcano per cercare asilo.
<P>
Credo che questo problema vada affrontato ricorrendo alla solidarietà.
A questo riguardo occorre prendere vari provvedimenti: migliorare definitivamente il controllo delle nostre frontiere marittime; istituire eventualmente una guardia costiera europea; creare subito risorse finanziarie per rimpatriare le persone che sbarcano in un paese come Malta.
A mio avviso, inoltre, occorre prevedere, nel quadro delle prospettive finanziarie, le risorse economiche necessarie per attuare una politica secondo questi orientamenti per attivare la solidarietà europea a questo livello.
<P>
Ribadisco che questo è uno dei temi chiave della prossima riunione informale dei ministri responsabili per l’immigrazione che si terrà alla fine di questo mese a Lussemburgo.
<SPEAKER ID="225" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="226" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   Signora Presidente, vorremmo richiamare l’attenzione dell’onorevole Evans sulle recenti conclusioni, adottate nel quadro del Consiglio, relative al futuro della politica sulla ricerca: da una parte, le conclusioni del Consiglio del 24 settembre 2004 sulla politica europea in materia, e, dall’altra, le conclusioni della Presidenza sulla futura politica europea di sostegno alla ricerca – elaborate in occasione del Consiglio “Competitività” del 25 e del 26 novembre – conclusioni appoggiate dalla larga maggioranza delle delegazioni.
<P>
I due documenti spiegano dettagliatamente l’opinione del Consiglio sul possibile futuro della politica di ricerca europea.
Nelle conclusioni di settembre il Consiglio ha anche espresso il suo parere sulla risposta della Commissione al gruppo di esperti ad alto livello presieduto dal professor Marimon, incaricato di valutare l’efficacia degli strumenti impiegati per attuare il sesto programma quadro.
Nelle medesime conclusioni il Consiglio sottolinea l’importanza di potenziare la ricerca tecnologica e lo sviluppo a livello europeo come complemento indispensabile degli sforzi compiuti a livello nazionale, e richiama particolarmente l’attenzione sulla necessità di esercitare un potente effetto leva sugli investimenti privati nella ricerca – e la responsabilità di tale azione ricade in gran parte sugli Stati membri.
Il Consiglio rileva anche l’importanza del ruolo svolto dalle PMI nell’aumentare la capacità d’innovazione e ricerca dell’Unione e, in tale contesto, raccomanda l’applicazione di metodi più semplici e meno burocratici per l’attuazione del prossimo programma quadro.
<P>
Come l’onorevole Evans certamente sa, gli investimenti europei nel campo dello sviluppo scientifico e tecnologico, in confronto agli Stati Uniti, sono insufficienti da molti anni, ma il divario si è allargato dalla metà degli anni ’90.
Solo dopo l’adozione della strategia di Lisbona, nel 2000, e dell’obiettivo del 3 per cento per gli investimenti, fissato a Barcellona nel 2002, è stato profuso un impegno costante, all’altezza della sfida da affrontare.
<P>
Occorre anche ricordare che l’Unione comincia a prendere provvedimenti importanti per sviluppare le attività di RST (ricerca e sviluppo tecnologico) nel campo della politica di sicurezza e della politica spaziale.
La politica europea in materia di ricerca e sviluppo è un elemento fondamentale della strategia di Lisbona, la cui importanza è stata sottolineata, in particolare, dall’ex Primo Ministro olandese Wim Kok nella sua relazione dal titolo “Affrontare la sfida”, ed è stata rilevata molto esplicitamente anche stamattina dal Presidente del Consiglio europeo e dal Presidente della Commissione.
Nel quadro dei preparativi per il Consiglio europeo di primavera, il Consiglio condivide in linea di massima le analisi contenute nella relazione Kok, cosa di cui si dovrà certamente tenere conto nel settimo programma quadro di RST, che sarà probabilmente adottato durante la prima metà del 2006 in codecisione col Parlamento.
<P>
Tuttavia, la forma e la portata del prossimo programma quadro dipenderanno anche dai fondi disponibili che, come l’onorevole Evans comprenderà, dipenderanno in primo luogo dall’esito delle discussioni in corso sulle prospettive finanziarie.
<SPEAKER ID="227" LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Robert (PSE )." AFFILIATION="National Science Foundation">
<P>
   Vorrei ringraziare il Presidente in carica per la risposta estremamente esaustiva alla mia interrogazione.
Egli ha accennato, come ho fatto io nell’interrogazione, alla relazione Kok, la quale però raccomandava anche – ed è probabile che il Presidente lo sappia – d’istituire un Consiglio europeo della ricerca, più o meno sul modello della in America.
<P>
Dovrebbe trattarsi di un organo indipendente, gestito da scienziati e accademici, finalizzato a concedere sovvenzioni per il settore scientifico, l’ingegneria e le scienze sociali, il cui finanziamento richiederebbe circa 2 miliardi di euro all’anno.
<P>
Il Consiglio ne terrà conto nella riunione di marzo cui il Presidente ha fatto riferimento?
Pensa che si tratti di una buona idea?
E se lo è, s’impegnerà personalmente per convincere i suoi colleghi degli altri ventiquattro paesi che vale la pena di perseguire questo progetto?
<SPEAKER ID="228" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   Signora Presidente, devo rispondere a titolo personale perché l’onorevole Evans si sta rivolgendo direttamente a me.
Penso che sia una buona idea.
A mio avviso occorre fare di più per valutare i programmi di ricerca attuati.
Di questo fattore si dovrà tenere conto quando verranno discussi la preparazione del settimo programma quadro di ricerca e l’aumento di fondi, che spero sia ragguardevole, nell’ambito delle prossime prospettive finanziarie.
Penso che questa idea meriti di essere approfondita e sottoposta agli organi decisionali del Consiglio.
<SPEAKER ID="229" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="230" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit" AFFILIATION="Consiglio.">
<P>
   , – Il Consiglio indica che, nel quadro del partenariato di adesione riveduto e adottato nel maggio 2003, la Turchia deve creare le condizioni per consentire alle comunità religiose non musulmane di operare normalmente, in conformità di quanto si verifica negli Stati membri dell’Unione europea.
Nonostante la libertà religiosa sia garantita dalla Costituzione della Repubblica di Turchia, come indicato dalla Commissione europea nella sua relazione periodica del 2004, le comunità religiose non musulmane, compreso il patriarcato ecumenico, continuano ad incontrare ostacoli e devono sottostare ad un regime burocratico.
<P>
Malgrado i progressi realizzati in questo campo, i problemi dello statuto giuridico delle comunità non musulmane, della registrazione della proprietà fondiaria e della formazione del clero sono a tutt’oggi irrisolti.
La nuova legislazione complessiva necessaria per ovviare a questi problemi è in corso di elaborazione.
A questo proposito, il governo turco sta attualmente esaminando un progetto di legge sulle fondazioni.
<P>
Le autorità turche hanno di recente reso nota l’intenzione di invitare la Commissione a formulare le sue osservazioni su questa proposta di legge; si tratta di un’evoluzione molto positiva.
L’onorevole deputato saprà che il Consiglio europeo del 17 dicembre ha deciso che la Turchia soddisfa i criteri politici di Copenaghen necessari per aprire i negoziati di adesione, a condizione che il paese proceda all’applicazione dei sei testi legislativi segnalati dalla Commissione.
Il Consiglio europeo ha invitato la Commissione a presentare al Consiglio una proposta relativa ad un quadro di negoziati con la Turchia sulla base degli elementi elencati nelle conclusioni adottate dalla Presidenza alla fine della sua riunione.
Il Consiglio è stato poi invitato a raggiungere un accordo su questo quadro in vista dell’apertura dei negoziati prevista per il 3 ottobre 2005, secondo le procedure indicate nelle conclusioni del Consiglio europeo.
<P>
L’effettiva e globale attuazione del processo di riforme politiche continuerà ad essere oggetto di attento monitoraggio da parte della Commissione.
Tutte le questioni controverse elencate nella relazione periodica e nella raccomandazione della Commissione, compresa la libertà di religione, saranno esaminate nelle relazioni che la Commissione dovrà presentare periodicamente al Consiglio.
<SPEAKER ID="231" LANGUAGE="EL" NAME="Papadimoulis (GUE/NGL )." AFFILIATION="status">
<P>
   – Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, ringrazio di cuore per la dettagliata risposta fornitami.
Tuttavia, considerato che, come lei ha affermato nella sua risposta, devono ancora essere affrontate le questioni dello delle comunità religiose non musulmane, della registrazione delle proprietà e della formazione del clero, vorrei chiederle: reputa soddisfacenti o inadeguati i progressi registrati in tale ambito?
Se il Consiglio non li reputa soddisfacenti, cosa intende fare per ottenere in futuro migliori risultati?
<SPEAKER ID="232" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="Consiglio">
<P>
   . – Signora Presidente, ritengo che l’esercizio della libertà religiosa debba essere garantito da tutti gli Stati membri e da tutti i paesi candidati.
<P>
Come ho già affermato, il Consiglio seguirà molto da vicino l’attuazione delle normative che la Turchia non ha ancora adottato definitivamente.
Al momento opportuno, la Commissione dovrà presentare al Consiglio una relazione sulle inadempienze in questo settore.
E’ fuori di dubbio che, nel caso in cui la Turchia si venisse a trovare in difetto, si renderà necessario un serrato dialogo con questo paese per far sì che si conformi a tale criterio; criterio che qualsiasi Stato deve soddisfare per poter aderire all’Unione europea.
<SPEAKER ID="233" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="234" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="Consiglio">
<P>
   . – Signora Presidente, a nome del Consiglio mi preme sottolineare che, contrariamente al parere espresso dall’onorevole deputato, secondo il quale il progetto di posizione comune del Consiglio ignora del tutto la posizione del Parlamento europeo, il Consiglio, durante l’elaborazione del progetto di posizione comune, ha esaminato con attenzione gli emendamenti proposti dal Parlamento europeo in prima lettura e ne ha adottati parecchi.
<P>
Per quanto riguarda l’adozione della posizione comune, il Consiglio desidera informare l’onorevole deputato del fatto che la procedura è stata differita su richiesta di uno Stato membro, per dargli modo di preparare una dichiarazione che figurerà nel processo verbale di una delle prossime riunioni del Consiglio.
<SPEAKER ID="235" LANGUAGE="DE" NAME="Karas (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, in risposta alle vostre osservazioni vorrei semplicemente dire che la proposta che stiamo esaminando in questo momento non tiene sufficientemente conto della risoluzione di questo Parlamento.
La cosa sta emergendo anche nell’ambito del Consiglio, poiché, se così non fosse, nelle ultime settimane non sarebbero aumentate le critiche, in seno al parlamento olandese e a quello tedesco, per esempio, e in Polonia, nei confronti dell’accordo politico concluso all’interno del Consiglio.
Desidero, pertanto, chiedere se la vostra proposta attualmente in fase di elaborazione sarà diversa da quanto abbiamo già avuto modo di vedere.
<P>
Desidero chiedere altresì quale procedura di voto sarà applicata per pervenire a una decisione nell’ambito del Consiglio, ossia, in altre parole, se saranno applicate le norme di Nizza.
<SPEAKER ID="236" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="Consiglio">
<P>
   . – Signora Presidente, credo che siano ancora in corso dei contatti tra il Consiglio e il Parlamento europeo.
Appena poche ore fa, in maniera certo informale, mi sono state rivolte parecchie domande in merito.
<P>
Mi pare che lei mi stia rivolgendo una domanda molto precisa: penso che si voterà a maggioranza qualificata.
<SPEAKER ID="237" LANGUAGE="DE" NAME="Lichtenberger (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei riferirmi alle sue affermazioni in cui ha lasciato intendere che la direttiva attualmente in fase di esame e di discussione in seno al Consiglio e su cui il Consiglio sta per pronunciarsi sarebbe in linea con i desideri del Parlamento.
Questo è tutt’altro che rispondente a verità.
Se si terrà conto della procedura di votazione a maggioranza, non sarà più neppure in linea con i desideri del Consiglio, poiché non esiste più una maggioranza a favore della proposta.
Potrebbe spiegare come propone di affrontare all’interno del Consiglio questa situazione, che è ben lungi dall’essere soddisfacente in relazione al contenuto della direttiva e che causerà ripercussioni negative su tutto il settore delle tecnologie informatiche?
<SPEAKER ID="238" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="Consiglio">
<P>
   . – Le ho appena detto che né il Consiglio né la Presidenza si oppongono all’idea di negoziare con il Parlamento europeo, fermo restando, tuttavia – e vorrei sottolinearlo – che, se questo paese può fare la sua dichiarazione – e può farlo in una delle prossime riunioni del Consiglio – il Consiglio dovrebbe, in teoria, decidere a maggioranza qualificata.
<SPEAKER ID="239" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="240" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   Conformemente all’articolo 53 del Trattato sull’Unione europea, all’articolo 314 del Trattato che istituisce la Comunità europea e all’articolo 225 del Trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica, attualmente i trattati istitutivi sono redatti nelle ventuno lingue ufficiali di partenza, ciascuna delle quali fa ugualmente fede.
<P>
In base all’articolo 290 del Trattato CE, il regime linguistico della Comunità è fissato, senza pregiudizio delle disposizioni previste nel regolamento della Corte di giustizia, dal Consiglio, che delibera all’unanimità.
In conformità di tale regime, attualmente le lingue ufficiali e di lavoro delle Istituzioni dell’Unione sono venti.
<P>
La Gazzetta Ufficiale dell’Unione è pubblicata in tutte le venti lingue ufficiali.
In teoria, il regime linguistico viene adeguato nel quadro dei negoziati di allargamento.
Nessun ostacolo giuridico impedisce che l’adesione di un nuovo Stato membro comporti l’aggiunta di più di una nuova lingua ufficiale.
<P>
Il 23 novembre 2004 l’Irlanda ha presentato al Consiglio una proposta che mirava a modificare il regolamento n. 1/58 al fine di aggiungere la lingua irlandese, che è una delle ventuno lingue cui si fa riferimento al paragrafo n.
1, alle venti lingue ufficiali cui si fa riferimento al paragrafo n.
2.
<P>
Il 13 dicembre 2004 il governo spagnolo ha presentato al Consiglio una richiesta volta a riconoscere ufficialmente nell’Unione le lingue seguenti:
<SPEAKER ID="241" LANGUAGE="ES" NAME="" AFFILIATION="">
<P>
“Il basco, il galiziano e la lingua nota come catalano nella Comunità autonoma di Catalogna e nelle Isole Baleari e nota come valenciano nella Comunità Valenciana.”
<SPEAKER ID="242" LANGUAGE="FR" NAME="" AFFILIATION="">
<P>
La prego di scusare la mia cattiva pronuncia.
A tale scopo il governo spagnolo ha proposto di apportare alcune modifiche al regolamento n. 1/58.
<SPEAKER ID="243" LANGUAGE="ES" NAME="Obiols i Germà (PSE )," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente in carica del Consiglio, ho ascoltato attentamente ciò che lei ha detto.
<SPEAKER ID="244" LANGUAGE="FR" NAME="" AFFILIATION="">
<P>
Compresa la parte in spagnolo del suo intervento, con una pronuncia che ho apprezzato e che era correttissima.
Ma ecco l’interrogazione presentata alla Presidenza dalla mia collega, assente per malattia, e su cui devo richiamare nuovamente l’attenzione del Parlamento: quale sarà la sua posizione nei confronti della richiesta presentata dal governo spagnolo?
<SPEAKER ID="245" LANGUAGE="ES" NAME="" AFFILIATION="">
<P>
…in altre parole, pensa che ci sia qualche possibilità che i rappresentanti del Consiglio pervengano a un consenso su qualcosa che può rappresentare un passo avanti nella questione?
<SPEAKER ID="246" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   Il Consiglio non ha ancora toccato l’argomento.
Penso che sia necessario un approccio pragmatico.
Queste proposte – quella dell’Irlanda e del governo spagnolo – vanno certamente esaminate.
Non posso pronunciarmi in anticipo sulla decisione alla quale il Consiglio perverrà.
Mi riferisco alla dichiarazione allegata al testo della Costituzione che presenta, per certi versi, un approccio pragmatico al problema.
<P>
Spero e desidero che, se s’intraprende questa strada, si possa giungere a una soluzione accettabile per tutti.
<SPEAKER ID="247" LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   Ora che la Spagna e l’Irlanda hanno presentato le loro richieste, c’è il rischio evidente che gli altri Stati membri li imitino in futuro.
Nel mio stesso paese – la Scozia – abbiamo una minoranza linguistica gaelica e nel Galles c’è un’altra variante del gaelico che costituire una minoranza linguistica.
<P>
Nel frattempo, in attesa della risoluzione definitiva sull’argomento a livello comunitario, mi chiedo se la Presidenza abbia intenzione d’incoraggiare collettivamente gli Stati membri a stampare testi comunitari fondamentali come la Costituzione e testi legislativi importanti in tutte le lingue minoritarie di ciascuno Stato membro.
In tal caso l’onere non ricadrebbe sulla Comunità; ricadrebbe sugli Stati membri.
Si tratterebbe di un modo pragmatico per aggirare questa difficoltà.
<SPEAKER ID="248" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   Onorevole Martin, innanzi tutto mi trovo io stesso nella particolare situazione di chi parla una lingua minoritaria che non è una lingua di lavoro né, tanto meno, una lingua in cui sono redatti i Trattati.
Perciò comprendo, per certi versi, il problema sollevato.
<P>
Devo aggiungere che sarà effettivamente possibile pubblicare in tutte le lingue dell’Unione i testi giuridici fondamentali, i Trattati e spero, un giorno, la Costituzione.
Credo che sia necessario proseguire su questa strada.
Inoltre questo è un esempio di quell’approccio pragmatico che ho indicato all’onorevole Obiols i Germà.
<SPEAKER ID="249" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="250" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   Signora Presidente, il Consiglio sta seguendo attivamente l’attuazione degli orientamenti dell’Unione sui bambini e i conflitti armati e in tempi recenti ha anche pubblicato un documento che fornisce un aggiornamento sulla situazione e un piano d’azione, offrendo una rassegna globale delle azioni intraprese nel 2004 dall’Unione e dai suoi Stati membri, in particolare nei settori dell’assistenza tecnica, degli strumenti politici per la gestione delle crisi e della cooperazione con l’ONU, le ONG e altre organizzazioni internazionali.
<P>
Il documento contiene anche un piano d’azione per tradurre gli obiettivi generali degli orientamenti in impegni politici e concreti più specifici da parte dell’Unione.
Il suo scopo è conciliare l’assistenza e l’azione politica mettendo in evidenza i difetti e le possibilità di una maggiore cooperazione in questo ambito.
Per il momento, quest’azione è destinata a un numero di paesi in cui i bambini sono particolarmente coinvolti nei conflitti armati: il Burundi, la Colombia, la Costa d’Avorio, la Liberia, il Ruanda, la Sierra Leone, lo Sri Lanka, il Sudan, l’Uganda, la Repubblica democratica del Congo, l’Afghanistan, la Birmania e il Nepal.
<SPEAKER ID="251" LANGUAGE="EN" NAME="Moraes (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   Ringrazio il Presidente in carica per la chiarezza con cui ha elencato nella sua risposta i paesi coinvolti.
Questi paesi sono per l’appunto oggetto di molte proteste ricevute dai deputati.
A questo punto crediamo che il problema dei bambini soldato non sia marginale.
Adesso sappiamo che costituisce un fenomeno comune in altri paesi oltre a quelli menzionati dal Presidente in carica, per esempio in Medio Oriente.
Ci aspettiamo che la Presidenza lussemburghese e naturalmente quella britannica mantengano questo tema ai primi posti dell’agenda.
Ogni paese attualmente in difficoltà, come lo Sri Lanka, ha questo problema, come possiamo vedere sugli schermi televisivi.
<P>
Esorto il Consiglio a non considerare marginale questo argomento, ma a mantenerlo, durante la Presidenza lussemburghese, in cima alle questioni legate allo sviluppo e a quelle relative agli affari esteri.
Ringrazio ancora il Presidente per aver fornito una risposta così chiara.
<SPEAKER ID="252" LANGUAGE="FR" NAME="Schmit," AFFILIATION="">
<P>
   Posso assicurare all’onorevole Moraes che la Presidenza lussemburghese attribuisce estrema importanza alla questione e la manterrà all’ordine del giorno.
<SPEAKER ID="253" LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David (PSE )." AFFILIATION="peones">
<P>
   Signora Presidente, non è una critica nei confronti suoi o della Presidenza lussemburghese, ma al modo in cui organizziamo i lavori in questo Parlamento, una questione di procedura.
Consideriamo troppo spesso il Tempo delle interrogazioni una parte sacrificabile delle nostre attività.
A volte, per noi umili , questa è l’unica opportunità a disposizione per presentare talvolta interrogazioni alla Commissione e al Consiglio e ricevere risposte dirette.
E’ un peccato perpetuare quest’abitudine di estromettere il Tempo delle interrogazioni dai nostri lavori.
Vorrei chiederle di sollevare la questione presso l’Ufficio di Presidenza.
<SPEAKER ID="254" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="–">
<P>
   Lei ha perfettamente ragione, onorevole Martin, e condivido il suo parere in proposito.
Dopo molti anni di esperienza in quest’Aula, tuttavia, lei saprà certamente che altri punti hanno subito rinvii considerevoli.
Poiché il Presidente in carica del Consiglio deve affrettarsi immediatamente per presenziare alla sua prossima riunione, il Tempo delle interrogazioni è durato ancora una volta pochissimo.
Comunque prenderò nota delle sue osservazioni e solleverò, come richiesto, la questione presso l’Ufficio di Presidenza.
<P>
Vorrei dare la parola all’onorevole Ryan, che intende parlare dello stesso argomento.
<SPEAKER ID="255" LANGUAGE="EN" NAME="Ryan (UEN )." AFFILIATION="">
<P>
   E’ la seconda volta che mi succede questo ed è la terza volta che accade al mio collega, l’onorevole Aylward.
Se il Tempo delle interrogazioni comincia tardi, deve proseguire per un lasso di tempo ben specificato, cosa che non sta avvenendo, e ciò non va bene.
<SPEAKER ID="256" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="–">
<P>
   Spesso succede che i rappresentanti del Consiglio o della Commissione presenti siano più che disposti a rimanere un po’ di più in Aula e a superare il tempo concesso.
Tuttavia non posso farci nulla se devono recarsi a un’altra riunione e pertanto non hanno altro tempo disponibile.
<P>
Vorrei ringraziarla ancora una volta per le sue osservazioni.
Tratteremo la cosa molto seriamente e chiederemo a tutti i deputati di rispettare i loro tempi di parola e di evitare che i dibattiti siano eccessivamente lunghi.
<P>
Onorevole Figueiredo, lei è arrivata troppo tardi e non era presente quando l’interrogazione è stata annunciata, perciò ora non posso ammettere la sua interrogazione.
<SPEAKER ID="257" LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   Signora Presidente, scusi se intervengo, ma la sessione non è cominciata all’ora stabilita – in quel momento ero qui – e poiché ero impegnata in un altro dibattito, solo ora posso chiederle se lei acconsente a discutere l’importantissima questione del settore tessile e se posso parlare, anche brevemente, di questo argomento.
<SPEAKER ID="258" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Se oggi accogliessi tale richiesta, soltanto perché il Presidente del Consiglio sta facendo segno di approvazione, contravverrei alle disposizioni del Regolamento, in quanto è obbligatoria la presenza del deputato al Parlamento quando viene annunciata la sua interrogazione.
L’interrogazione n. 5 avrebbe già dovuto essere presentata da tempo, e abbiamo iniziato troppo tardi, non troppo presto.
Pertanto, avrebbe dovuto essere possibile per lei arrivare qui in tempo.
<P>
Le interrogazioni dal n.
8 al n. 25 riceveranno risposta per iscritto.
<P>
Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.
<SPEAKER ID="259" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(La seduta termina alle 19.10)">
<P>
   – Dichiaro chiusa la seduta.
