<CHAPTER ID="1">
<SPEAKER ID="1" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="2" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(La seduta inizia alle 10.00)">
<SPEAKER ID="3" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
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   – L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sul trasporto di animali.
<SPEAKER ID="4" LANGUAGE="EL" NAME="Kyprianou," AFFILIATION="Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero innanzitutto ringraziarvi per l’opportunità che mi è stata data oggi di trasmettervi l’opinione della Commissione su un tema di grande rilevanza e che solleva vive emozioni.
Comprendo e condivido le preoccupazioni e l’interesse del Parlamento europeo su una materia tanto importante.
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Desidero assicurarvi che sono assolutamente consapevole dell’importanza che la questione riveste non solo per il Parlamento e per la Commissione, ma anche per milioni di cittadini, nonché, ovviamente, per gli agricoltori e per tutti gli organismi interessati.
L’Unione europea è indubbiamente chiamata a svolgere un ruolo essenziale per migliorare le condizioni legate all’alimentazione, al trasporto e alla macellazione degli animali.
<SPEAKER ID="5" LANGUAGE="EN" NAME="" AFFILIATION="dossier">
<P>
La necessità di migliorare il benessere degli animali durante il trasporto nella realtà di tutti i giorni e non solo sulla carta è per me un obiettivo importante.
Ho constatato da tempo che la normativa vigente sul trasporto è applicata in maniera insoddisfacente, e che le autorità nazionali, palesemente, non la considerano una priorità.
<P>
L’attuazione piena e corretta della normativa in materia di benessere animale è essenziale, come è essenziale procedere immediatamente a migliorare le condizioni del trasporto degli animali.
Per tale ragione la Commissione, nonostante intenda attivarsi per ridurre i tempi del trasporto su strada e per ridurre parallelamente la densità del carico di bestiame a bordo dei veicoli, accoglie l’iniziativa di miglioramenti graduali intrapresa dalla Presidenza in seno al Consiglio.
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Abbiamo ritenuto che fosse importante compiere progressi significativi già alla nostra portata, invece di rinviare l’intero a una data futura e indefinita.
Come illustrerò in seguito, ciò non pregiudica, e mi preme sottolineare questo punto, la possibilità di individuare soluzioni migliori in futuro.
Seguendo questa linea, abbiamo optato per norme molto più severe, che migliorano sensibilmente le condizioni attuali e che dovranno essere applicate il più presto possibile.
Esse riguardano temi quali il trasporto sulle lunghe distanze, oppure nuove norme notevolmente aggiornate per i veicoli.
La normativa sarà attuata nel più breve tempo possibile nel rispetto delle procedure comunitarie.
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Desidero precisare che la grande maggioranza degli emendamenti del Parlamento sono stati integrati e incorporati nel testo definitivo e ringrazio l’Assemblea per l’importante contributo fornito.
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Ammetto però che mi dispiace che non sia stato raggiunto alcun accordo in materia di limitazioni del tempo di viaggio e della densità del carico durante il trasporto.
Non c’era alcuna possibilità – e a questo proposito devo essere franco – che tali disposizioni potessero ottenere il sostegno del Consiglio: un chiaro segnale in questo senso ci era giunto nell’aprile 2004, quando non si era raggiunto un accordo in seno al Consiglio “Agricoltura”.
Non ottenere un consenso in occasione dell’ultimo Vertice avrebbe implicato, però, che le inaccettabili condizioni vigenti sarebbero state mantenute a tempo indeterminato e si sarebbero verificati ritardi nell’apportare i necessari miglioramenti.
Questo non significa, tuttavia, che la Commissione non ritenga che non debbano essere colte tutte le opportunità di rafforzare le disposizioni sui tempi di trasporto, e di fatto questo sarà il nostro orientamento.
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In primo luogo – e non si tratta dell’unica possibilità – il testo definitivo stabilisce che la Commissione debba riferire al Consiglio in materia di tempi di trasporto e densità di carico entro e non oltre quattro anni dalla data di attuazione, eventualmente anche per modificare l’approccio sulla base dell’esperienza maturata con l’applicazione delle nuove norme.
Oltre a ciò, tuttavia, e si tratta di un elemento importante a prescindere da quanto stabilisce la normativa, la Commissione analizzerà attentamente la situazione e le condizioni politiche prevalenti e si avvarrà del suo potere di iniziativa.
Ho ribadito esplicitamente questo diritto quando ho accettato il compromesso.
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Consentitemi di elencare brevemente i miglioramenti che saranno introdotti nel prossimo futuro dal nuovo regolamento.
Ho un elenco di quattro pagine, ma non le leggerò tutte.
Prima di iniziare, desidero ricordare agli onorevoli deputati che ai sensi della normativa, gli Stati membri hanno il potere di adottare e attuare al loro interno norme più severe rispetto a quelle stabilite dal regolamento.
Pertanto si tratta di una sfida per gli Stati membri e una sfida per voi.
Se un numero sufficiente di Stati membri adotteranno norme più rigorose, la pressione politica – derivante dalla volontà di venirsi a trovare sullo stesso piano – sugli altri Stati sarà molto più forte ed efficace.
Ciò non toglie, tuttavia, che non siano necessari miglioramenti alla normativa attuale.
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In primo luogo, a partire dal 2007 i veicoli dovranno essere dotati di un sistema di navigazione satellitare.
Sarà obbligatorio installare sistemi di aerazione e dispositivi di controllo della temperatura all’interno degli autocarri e migliorare gli impianti idrici e per l’abbeveraggio, le celle singole per il trasporto dei cavalli e altre condizioni relative agli equini.
Vigeranno condizioni più rigorose per la formazione degli autisti e sarà vietato trasportare animali malati, feriti e in gravidanza.
Inoltre saranno attuate disposizioni amministrative per garantire coerenza tra i controlli effettuati dai funzionari nei diversi Stati membri.
Tali regole si applicheranno a tutti i trasporti.
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Come sapete, l’utilizzo di sistemi di navigazione satellitare è stato proposto dal Parlamento europeo il mese scorso e ha ricevuto il sostegno della Commissione.
Esso rappresenta uno strumento innovativo e promettente per monitorare il trasporto di animali e la Commissione è disposta a investire immediatamente su questa opzione.
L’uso appropriato di questa tecnologia contribuirà a promuovere un approccio più trasparente e di alta qualità per il trasporto degli animali in Europa in linea con i desideri dei cittadini e ai fini di una migliore attuazione.
E’ estremamente importante.
Non è sufficiente predisporre delle norme e approvarle, dobbiamo dotarci anche dei mezzi per applicarle e per controllarne l’attuazione.
I cittadini europei hanno sottolineato, in innumerevoli occasioni e in diversi modi, che la mancanza di un’attuazione efficace è uno dei principali punti deboli del sistema in atto.
Da parte mia sono pienamente d’accordo.
Intendo assicurare con impegno e determinazione una migliore attuazione delle norme in materia di benessere animale e insisterò affinché gli Stati membri riferiscano con precisione in merito alla situazione dei controlli effettuati.
Continueremo ad esercitare pressioni sugli Stati membri affinché presentino informazioni sui controlli e sono lieto che la nuova normativa ci consenta di intervenire in maniera più efficiente.
<P>
In sintesi, abbiamo fatto presente al Consiglio che la Commissione si riserva il diritto di reagire ai sensi delle norme del Trattato, nel pieno rispetto dei requisiti che garantiscono il benessere degli animali.
Pertanto, la Commissione rimarrà vigile e seguirà da vicino la situazione del trasporto degli animali negli Stati membri.
Siamo disposti a prendere l’iniziativa legislativa in qualsiasi momento, qualora in futuro si rendesse necessario migliorare le norme in materia di benessere animale.
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Desidero poi fare alcune osservazioni su altri due punti.
In primo luogo, il miglioramento del benessere animale è un processo continuo.
Non si esaurisce con un regolamento e, dal canto nostro, stiamo già lavorando su altri versanti come il pollame e i microclimi all’interno degli autoveicoli.
Pertanto non si tratta della fine, è solo l’inizio.
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Al contempo, ho esaminato le opzioni emerse nel corso dell’ultimo incontro del Consiglio: non si collocano tanto tra l’ottimale e il compromesso, bensì tra il compromesso e il perpetrare a tempo indeterminato la situazione attuale, con tutte le condizioni inaccettabili che si delineano in questi casi.
Sono certo che comprenderete: se si ha la responsabilità di prendere una decisione, bisogna vagliare i pro e i contro e poi decidere quale direzione imboccare.
Vi posso assicurare che l’unica preoccupazione della Commissione su questo tema è il benessere degli animali e l’introduzione di miglioramenti pratici al più presto.
Non si tratta solo di insistere su una linea di principio, che potrebbe essere controproducente per gli animali, perché questo non ci consentirebbe di migliorare le condizioni attuali in alcun modo.
<P>
Lo ribadisco, il compromesso migliora in maniera significativa la situazione attuale senza privare la Commissione del diritto di ritornare su queste importantissime questioni.
Credetemi, è stata una proposta della Commissione.
Saremmo stati molto più soddisfatti se queste disposizioni fossero state incluse e integrate nel compromesso, ma purtroppo non è stato assolutamente possibile raggiungere un accordo in tal senso.
Se mi è consentito, suggerirei di prendere contatti con le varie ONG.
Non erano soddisfatte, ma hanno accettato il compromesso perché hanno compreso che si tratta di un significativo passo avanti.
<P>
Infine – e vorrei sentire il vostro parere, in quanto confido che il Parlamento sarà un grande alleato della Commissione su questa questione – posso assicurarvi che è mia intenzione, prima della fine del mandato della presente Commissione e sicuramente prima della fine della legislatura, ripresentarmi con una nuova proposta e prendere parte ad un nuovo dibattito.
La Commissione si impegna in questo senso.
Ma il grande problema e la principale sfida che ci troviamo dinanzi consistono nel convincere gli Stati membri ad accettare la nuova proposta quando sarà presentata.
<SPEAKER ID="6" LANGUAGE="NL" NAME="Maat (PPE-DE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero esprimere i miei più vivi ringraziamenti al Commissario Kyprianou per l’apertura con cui ha nuovamente affrontato questo argomento.
Lei è appena stato nominato e credo che la posizione che ha assunto sia foriera in ogni caso di ottime relazioni tra il Parlamento e la Commissione anche su questo tema.
E lo dico con cognizione di causa: lei ha centrato il punto quando poco fa ha dichiarato che il problema principale in materia di trasporto di animali è la scarsa priorità che le autorità nazionali vi attribuiscono.
E’ il punto più spinoso e si compirebbero enormi progressi se vi fosse posto rimedio.
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Desidero citare un esempio per illustrarvi il caso.
Al momento il governo austriaco, in particolare, sta lavorando bene e sta attuando un buon livello di supervisione.
Per questa ragione buona parte del trasporto internazionale di animali da macello diretti in Italia ha improvvisamente registrato un cambiamento di itinerario, evitando l’Austria.
E’ questa la classica situazione che si presenta quando gli altri Stati membri trascurano i propri doveri.
In questo caso il modello austriaco dovrebbe diventare il modello europeo: una normativa adeguata e un’attuazione efficace, così si metterebbe fine a tutte le discussioni spiacevoli.
<P>
Il Consiglio però deve trovare un accordo e a tal fine ha apportato un emendamento senza informare il Parlamento; a mio giudizio, si tratta di un atteggiamento sconcertante e riprovevole.
D’altro canto, devo ammettere che sarebbe stato anche peggio non adottare questa iniziativa; non possiamo negare infatti che l’accordo rappresenti un miglioramento rispetto alla normativa vigente.
Sapete come la pensa il Parlamento.
Io stesso sono stato relatore sul tempo massimo di trasporto per gli animali destinati alla macellazione.
Questo obiettivo si è dimostrato irrealizzabile in seno al Consiglio.
Noto, però, che è stato introdotto il sistema di navigazione satellitare e che l’attuazione delle norme vigenti verrà rafforzata.
A questo proposito desidero chiedere al Commissario come intende procedere a livello di Stati membri.
Si rendono necessari altri strumenti a tal fine, anche da parte del Parlamento?
Desidero inoltre sapere come la Commissione intende sostenere questi temi nella formazione prevista per gli autisti.
Osservo, infine, che è stato liberalizzato il trasporto da un’azienda agricola all’altra.
Il nostro obiettivo era quello dei 100 chilometri, ma evidentemente in Consiglio non è stato possibile conseguirlo.
Abbiamo tuttavia compiuto un piccolo passo in avanti.
<P>
Desidero affrontare altre due questioni.
Prima di tutto, si è discusso molto dei mezzi atti a disciplinare il trasporto degli animali da allevamento e dei periodi di riposo in questo ambito specifico.
Il trasporto degli animali deve durare il minor tempo possibile e, se si introducesse il minor numero possibile di tempi di riposo nel trasporto di animali da allevamento – che perlopiù avviene in condizioni molto favorevoli – si compirebbe un passo avanti.
In questo modo, gli animali potrebbero esser trasportati anche sulle medie distanze.
Lo stesso si può dire per il sistema dei traghetti.
Sarebbe molto utile stabilire in maniera inequivocabile che anche questo momento rappresenta un tempo di riposo.
Anche in questo caso si compirebbero alcuni passi avanti per migliorare la qualità del trasporto degli animali.
<P>
In veste di ex relatore, sono un po’ deluso che non sia stato approvato un tempo massimo di trasporto per gli animali destinati alla macellazione, tuttavia, ritengo che il pacchetto rappresenti nel complesso un autentico passo avanti.
Attendo con curiosità le proposte che la Commissione presenterà prima del 2009 per migliorare la collaborazione con il Parlamento, ma anche e soprattutto per fare in modo che gli Stati membri rispettino le norme europee.
<SPEAKER ID="7" LANGUAGE="NL" NAME="Berman (PSE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero ringraziare il Commissario per il suo intervento.
Condivido la sua delusione per il compromesso del Consiglio.
Non sono stati apportati miglioramenti in materia di tempi di trasporto, periodi di riposo e densità massima di carico e questa situazione potrebbe protrarsi per anni.
<P>
Auguro al Consiglio di riuscire a spiegare il compromesso all’opinione pubblica europea.
Si tratta infatti di un compromesso assolutamente insoddisfacente, anche per l’immagine del settore, inaccettabile dal punto di vista del benessere degli animali.
Sostengo pertanto la proposta presentata dai colleghi e tesa a limitare il tempo massimo del trasporto a otto ore.
Solo una decisione di questo genere dimostrerebbe che l’Europa intende veramente realizzare un’agricoltura sostenibile, un’agricoltura che si fonda su priorità precise, tra cui il benessere animale.
<P>
L’Europa si costruisce a piccoli passi, lo sappiamo tutti: questo è molto positivo e, in molti casi, il modo migliore di procedere.
Tuttavia, mentre l’Unione europea, con passi eccessivamente piccoli va verso il miglioramento del benessere animale, in Europa gli animali vengono sballottati in lungo e in largo per migliaia di chilometri in condizioni atroci.
Sarebbe certamente bello e rassicurante se sapessero che nei loro trasferimenti sono sorvegliati dall’alto tramite satellite.
<SPEAKER ID="8" LANGUAGE="EN" NAME="Harkin (ALDE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, condivido la dichiarazione del Commissario.
Si tratta di una questione molto importante.
Anch’io ritengo che l’Unione europea svolga un ruolo essenziale in materia di alimentazione, trasporto e macellazione degli animali.
Come ha affermato il signor Commissario, l’Unione europea ha introdotto diverse migliorie in materia di benessere animale durante il trasporto.
Alcune sono già state indicate: proposta di utilizzare sistemi di navigazione satellitare, controllo dell’aerazione e della temperatura, condizioni più severe in materia di formazione degli autisti e aumento del numero delle ispezioni ufficiali nei diversi paesi.
Sono stati compiuti alcuni progressi.
<P>
Desidero offrire anch’io il mio contributo, in quanto provengo da un collegio elettorale che è in parte rurale e in parte urbano.
L’agricoltura continua a svolgere un ruolo economico importante sia nella parte settentrionale che in quella occidentale dell’Irlanda.
L’attività agricola è stata energicamente sostenuta per molti anni dall’Unione europea.
<P>
L’esportazione di animali vivi è un’attività legittima che riveste un’enorme importanza per l’Irlanda.
Esportiamo il 90 per cento dei nostri animali e il 10 per cento di questi, ossia 200 000 capi vivi, vengono esportati ogni anno in Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi.
Il volume d’affari supera i 150 milioni di euro all’anno.
Pertanto, la vitalità del commercio finalizzato all’esportazione rappresenta un elemento essenziale per l’agricoltura irlandese e per l’intero settore dell’allevamento.
Ritengo fondamentale per noi l’accesso al mercato unico.
Esiste un mercato importante in Europa per i capi giovani irlandesi e non devono essere frapposti ostacoli.
Di certo il libero accesso al mercato è uno dei capisaldi della politica europea.
E’ altresì necessario trovare un equilibrio tra il benessere degli animali, da un lato, e l’accesso al mercato e il sostegno all’agricoltura, dall’altro, non solo in Irlanda ma nell’intera Unione europea.
<P>
Ancora una volta sono d’accordo con il Commissario Kyprianou.
E’ necessario assicurare il rispetto delle norme: non sussistono problemi in merito, né da parte dei consumatori né da parte degli agricoltori perché abbiamo tutti il medesimo interesse.
Un altro fattore riguardo all’esportazione di animali vivi è che il commercio in Irlanda alimenta la concorrenza, un altro dei pilastri della politica comunitaria.
Probabilmente ci sarà ancora molta strada da fare, ma la Commissione sta lavorando bene.
<SPEAKER ID="9" LANGUAGE="SV" NAME="Schlyter (Verts/ALE )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Signor Presidente, mi sono assunto io l’iniziativa di chiedere questo dibattito supplementare dopo la decisione del Consiglio di novembre.
Sono state apportate numerose migliorie tecniche che però ci sono costate sei anni di stallo nella protezione dei nostri animali.
In altri termini, nel corso dell’attuale legislatura né il Parlamento né la Commissione avranno la possibilità di migliorare le condizioni degli animali, situazione, questa, che appare del tutto insensata.
<P>
La decisione del Consiglio si scosta così tanto dalla proposta che dubito persino della sua legalità.
Commissario Kyprianou, spero che lei riuscirà a presentarci i dati sulla densità di carico e sui tempi di trasporto il più presto possibile.
Spero inoltre che si avvarrà degli articoli del Trattato in materia di trasporti, salute o tutela dei consumatori come base giuridica, in modo che il Parlamento possa partecipare attraverso la procedura di codecisione.
Insieme potremo infatti spezzare la resistenza del Consiglio per migliorare le condizioni degli animali.
Purtroppo il Consiglio ascolta più le che i pareri oggettivi.
<P>
La maturità di una società si vede dal modo in cui tratta gli indifesi.
Se le norme in materia di trasporto degli animali sono un indicatore della maturità dell’Europa, allora, purtroppo, siamo ancora dei barbari.
Invito tutti i ministri a fare un viaggio con me da Stoccolma a Bruxelles nelle stesse condizioni in cui vengono trasportati gli animali.
Forse capirebbero di che cosa sono responsabili.
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Se fossimo pecore dal peso medio di 75 chili, viaggeremmo in dieci in uno spazio grande quanto un letto matrimoniale.
Se fossimo invece polli, constateremmo che le feci degli animali posti al livello superiore scendono sugli animali collocati al livello inferiore.
Se fossimo maiali, in base alla decisione del Consiglio, saremmo sottoposti nientemeno che a scosse elettriche qualora ci rifiutassimo di muoverci.
Inoltre riceveremmo da bere solo dopo 14 ore per poi continuare per altre 14 ore.
Dovremmo infine assicurarci che, come prevede la decisione del Consiglio, la temperatura sia mantenuta al di sopra dei 5 gradi centigradi nel corso del viaggio.
<SPEAKER ID="10" LANGUAGE="DE" NAME="Markov (GUE/NGL )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
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   – Signor Presidente, signor Commissario, se dobbiamo credere a quanto afferma il Consiglio su questa nostra Unione europea che vuole incoraggiare lo sviluppo sostenibile, ma poi guardiamo alla realtà, agli ambiti di intervento e al modo in cui il Consiglio agisce in pratica, constatiamo che gli Stati membri non riescono proprio a trovare la volontà di intervenire.
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Ancora una volta, all’atto della scelta tra la protezione degli animali e i profitti delle imprese che li ingrassano, a perdere sono stati gli animali.
Ammetto però che la Commissione ha fatto uno sforzo e non nego che sono stati introdotti vari cambiamenti positivi; tuttavia il principio che vi soggiace è rimasto immutato nel tempo.
<P>
Alcuni di voi in Consiglio hanno deciso che non è necessario introdurre limiti nei tempi di trasporto degli animali e specificare la densità del carico. Io sono del tutto convinto che sareste molto solleciti a introdurre delle norme se i vostri animali domestici dovessero essere trasportati in lungo e in largo per l’Europa.
Se vogliamo difendere il diritto alla vita e i diritti degli animali, allora dobbiamo affrontare la questione in una prospettiva diversa.
<P>
L’introduzione del sistema satellitare GPS ovviamente è buona cosa, in quanto facilita i controlli; non vi sono dubbi al riguardo.
Allo stesso modo, garantire che gli animali vengano abbeverati e un migliore livello di aerazione costituisce ovviamente un piccolo passo avanti, ma non risolve il problema.
Se volete lo sviluppo regionale, questa è l’occasione per dimostrarlo, in quanto è possibile allevare animali, ingrassarli ed effettuare il trattamento delle carni direttamente o nelle immediate vicinanze senza dover organizzare questo genere di trasporti da un capo all’altro dell’Europa.
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Non riesco proprio a capire perché l’onorevole Maat abbia parlato di enormi progressi.
Non riesco davvero a condividere la sua opinione.
Si è messa una pezza senza far nulla per affrontare i problemi di fondo e senza rimuovere le cause prime delle sofferenze cui vengono sottoposti gli animali.
<SPEAKER ID="11" LANGUAGE="EN" NAME="Wise (IND/DEM )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Signor Presidente, critico aspramente i danni che l’Unione europea ha inferto al Regno Unito e sono un fervido sostenitore del ritiro del mio paese dall’UE.
L’Unione europea causa la perdita di posti di lavoro, come ha affermato Tony Blair nel 1983 nel discorso pronunciato in occasione della sua prima elezione.
L’Unione inoltre ha introdotto normative che hanno causato la chiusura di centinaia di macelli locali.
D’altro canto, però, questo Parlamento impotente approva risoluzioni che poi vengono regolarmente ignorate sia dalla Commissione che dal Consiglio.
<P>
Le decisioni adottate dal Parlamento in materia di trasporto degli animali sono state ripetutamente ignorate e l’indicibile sofferenza continua.
Ogni anno oltre tre milioni di animali sono sottoposti a viaggi che durano oltre 30 ore in condizioni intollerabili e molti muoiono durante il trasporto.
<P>
Come se non bastasse, l’Unione europea sta progettando di aumentare la sofferenza inflitta agli animali con la direttiva REACH, in virtù della quale il numero di animali trasportati aumenterà nell’ordine di diversi milioni, in quanto potranno essere trasportati anche gli animali vivi da sottoporre a .
Ho un messaggio molto semplice per coloro che nel mondo esterno – il mondo reale – sono inorriditi quanto lo sono io.
Vorrei che l’Unione europea interferisse e legiferasse meno, perché, se l’Unione europea rappresenta la risposta, la domanda deve essere stata molto stupida.
<SPEAKER ID="12" LANGUAGE="ES" NAME="Herranz García (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, negli ultimi anni il benessere degli animali durante il trasporto è stato fonte di continua preoccupazione per il Parlamento.
Mi arrischio ad affermare che ha suscitato più preoccupazioni questo tema che non quello dei bambini che ancora oggi in Europa muoiono di fame o vivono in condizioni intollerabili.
<P>
Se le organizzazioni umanitarie che difendono gli interessi dell’infanzia avessero dato prova della stessa determinazione di quelli che difendono la causa degli animali, si sarebbe potuto fare qualcosa per aiutare quei bambini europei che muoiono ogni giorno.
<P>
Sarò più preciso.
Negli ultimi tre anni il Parlamento ha rilasciato due pareri sul benessere degli animali durante il trasporto.
Non credo sia opportuno dedicare altro tempo alla questione, in quanto per fortuna essa è stata definitivamente risolta a novembre a seguito dell’accordo raggiunto dal Consiglio dei ministri dell’Unione europea.
<P>
A mio giudizio, la proposta di compromesso presentata dalla Presidenza irlandese era migliore.
Prevedeva limiti ragionevoli alla durata del trasporto, tenendo conto sia del benessere degli animali sia della libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione europea.
Desidero poi ricordare all’Assemblea i tempi in questione, ovvero nove ore di tempo di trasporto più dodici ore di riposo e altre nove ore di trasporto.
L’accordo raggiunto oggi con la Presidenza olandese non implica alcuna modifica dei regolamenti vigenti in materia di tempi di trasporto.
La decisione su questo tema cruciale del dibattito è stata rinviata di sei anni.
<P>
Il rinvio è dovuto alle divergenze di opinioni che ancora dividono gli Stati membri e che di fatto equivalgono ad uno stallo.
Tuttavia, desidero chiarire un aspetto che credo sia stato trascurato da molti di coloro che hanno seguito il dibattito e che invece dovrebbe essere portato all’attenzione dei cittadini europei.
Le normative in vigore prevedono già un tempo di trasporto massimo di otto ore, quando vengono utilizzati veicoli che non ottemperano ai criteri di benessere stabiliti dalla normativa.
Inoltre, grazie all’accordo raggiunto dal Consiglio, tali criteri sono diventati più rigorosi.
<SPEAKER ID="13" LANGUAGE="EN" NAME="McAvan (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, posso comprendere il motivo per cui la Commissione ha accettato questa soluzione: si tratta di una soluzione pragmatica.
Il Consiglio non era disposto ad accettare nulla di più.
Tuttavia, è estremamente deludente – come tutti hanno ribadito – non essere riusciti ad ottenere qualcosa sulla durata del trasporto (una delle questioni chiave) e sulla densità del carico.
Gli Stati membri hanno la facoltà di adottare normative più severe.
Il Parlamento vuole maggiori poteri su questi temi, ma al momento non ne dispone.
Dal canto mio, eserciterò certamente pressioni sul mio governo affinché segua più da vicino la questione.
<P>
Signor Commissario, sono lieta che lei abbia parlato di attuazione.
Si tratta di un punto debole della normativa precedente.
Lei saprà certamente che alcune ONG ci hanno consegnato dei video che dimostrano quanto la normativa sia stata aggirata e ignorata.
Lei ha detto che tra quattro anni ripresenterà ulteriori proposte legislative.
Spero che lo faccia e spero che terrà informato il Parlamento su quanto accadrà nel frattempo.
Vogliamo essere informati sul rafforzamento dei controlli e posso assicurarle che il Parlamento la sosterrà quando presenterà la normativa.
Disponiamo già di una dichiarazione scritta sui tempi di trasporto e sono certa che il nostro impegno rimarrà immutato.
<SPEAKER ID="14" LANGUAGE="DA" NAME="Auken (Verts/ALE )." AFFILIATION="(Il Presidente interrompe l’oratore)">
<P>
   – Signor Presidente, la protezione degli animali dovrebbe essere immediatamente rimossa dal capitolo agricoltura e dall’articolo 37 e dovrebbe invece essere inserita in quello riguardante la salute e la protezione dei consumatori; allora sarebbe il Commissario Kyprianou a doversene occupare, il che suona molto più rassicurante.
<P>
In Danimarca la competenza è del ministro della Giustizia.
La protezione degli animali è disciplinata nell’ambito della tutela giuridica mentre l’articolo 37 verte esclusivamente sull’aumento della produzione e dei profitti.
Non riesco a immaginare quali maltrattamenti debbano subire i poveri animali quando la protezione stessa può essere influenzata dalla cupidigia.
In effetti è paradossale che siano sovvenzionate le esportazioni di equini, bovini e ovini al di fuori dell’UE.
Gli animali destinati alla macellazione dovrebbero essere portati al macello più vicino e il trasporto non dovrebbe durare più di otto ore.
In Danimarca la maggioranza della gente è favorevole a questa disposizione.
Gli animali non destinati alla macellazione dovrebbero essere trasportati per non più di otto ore senza riposo, cibo e ricambio d’aria; inoltre la sistemazione deve essere adeguata.
Anche questo trova d’accordo la maggior parte dei danesi.
<P>
Ovviamente anche il Parlamento precedente lo aveva affermato e ci si deve chiedere perché la Commissione non abbia insistito presso il Consiglio affinché queste condizioni fossero rispettate.
Quando avremo la nuova Costituzione, il Parlamento avrà diritto di codecisione e, se la protezione degli animali non fosse più stata disciplinata dall’articolo 37, il Parlamento avrebbe già avuto questo diritto.
<P>
In relazione a un’altra questione, ovvero la trasparenza, il Mediatore ha esplicitamente dichiarato che le disposizioni della nuova Costituzione potrebbero essere applicate in modo appropriato allorché sussista un forte consenso. Esiste dunque una duplice opportunità per coinvolgere sin d’ora il Parlamento in questa procedura.
In effetti è stata scelta una strategia per cui si è giunti troppo in fretta ad una decisione, quasi si volessero tenere lontani sia i cittadini che il Parlamento dal processo decisionale per i prossimi sei anni.
Infatti, abbiamo, anzi, ho rilevato che gli Stati membri devono attuare decisioni che vanno oltre…
<SPEAKER ID="15" LANGUAGE="NL" NAME="Meijer (GUE/NGL )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, il problema in questione è di natura transnazionale e quindi non può essere risolto solo attraverso le leggi nazionali.
Per tale ragione, esso ricade nelle competenze della Commissione e del Parlamento.
Da anni il Parlamento viene sommerso da petizioni di cittadini che giustamente richiamano l’attenzione sugli abusi perpetrati nel trasporto di animali.
Ciò vale in particolare per i cavalli dell’Europa orientale che, non più adatti al lavoro, dovranno essere macellati e destinati all’alimentazione nell’Europa meridionale.
Molti animali vengono trasportati su autocarri per lunghi periodi di tempo con poco cibo e poca acqua, si sporcano, si impauriscono e spesso si feriscono.
L’unico modo per impedire questa situazione è di ridurre in maniera drastica la distanza e la durata del trasporto ammessi per gli animali vivi.
All’inizio del 2004 il Parlamento discuteva se il trasporto ininterrotto dovesse durare otto ore invece di nove, e se adottare misure protettive che implicavano costi ridotti o misure di maggiore portata ma molto più dispendiose.
All’epoca il Parlamento fece una scelta molto moderata che fu tuttavia considerata eccessiva dai governi di alcuni Stati membri.
Di conseguenza, è possibile che le violazioni continuino.
<P>
La questione fondamentale si pone in questi termini: accettiamo l’inutile sofferenza inferta agli animali per favorire una riduzione dei costi del commercio di animali vivi e delle società che si occupano del trasporto su strada, oppure riteniamo che questa sofferenza sia del tutto incompatibile con la nostra civiltà e con la responsabilità di garantire il benessere delle altre creature viventi?
La mia risposta è assolutamente a favore della civiltà e della responsabilità.
In fondo il Commissario ha annunciato il fallimento del processo decisionale dell’Unione europea.
Ci siamo dimostrati incapaci di intervenire quando ciò è veramente urgente.
Gli interessi economici nazionali prevalgono sulla nostra condivisione di civiltà e responsabilità.
<P>
Ascoltando l’intervento del Commissario Kyprianou, non ho avuto dubbi circa le sue buone intenzioni.
Sono a favore delle iniziative annunciate dalla Commissione.
Concordo inoltre sul parere espresso dal Commissario secondo cui è meglio fare qualcosa subito perseguendo un obiettivo purtroppo inadeguato piuttosto di non ottenere alcun risultato.
Il controllo satellitare è una magra consolazione per gli animali.
Non dobbiamo affidarci unicamente alle nuove tecnologie, dobbiamo invece partire da una volontà politica per poter davvero eliminare questo genere di abusi.
Questo è ciò che conta.
Spero che saremo in grado di conseguire risultati reali entro la fine del mandato del Parlamento e della Commissione, poiché la situazione attuale è assolutamente vergognosa.
<SPEAKER ID="16" LANGUAGE="SV" NAME="Goudin (IND/DEM )." AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, il trasporto di animali all’interno dell’Unione europea e dall’Unione verso i paesi terzi è stato ripetutamente e ampiamente criticato.
Ultimamente siamo venuti a conoscenza delle condizioni aberranti in cui vengono esportati gli animali dall’Unione al Libano.
Ciò è per noi fonte di preoccupazione.
La Commissione intende dare priorità a tale problema?
Lo speriamo, ma non ne siamo del tutto convinti.
<P>
Destano preoccupazione anche le relazioni sulle frodi finanziarie pubblicate periodicamente dall’OLAF.
Negli ultimi tempi ci sono state denunce in merito alle frodi finanziarie connesse al trasporto di animali in Libano.
In termini puramente finanziari le sovvenzioni per le esportazioni di animali dall’UE verso paesi terzi ammontano a circa 60-100 milioni di corone svedesi all’anno.
E questo sarebbe un uso appropriato dei proventi fiscali?
<P>
Speriamo che la Commissione affronti seriamente il tema della protezione degli animali e speriamo di non dover più leggere relazioni sull’uso indebito delle sovvenzioni alle esportazioni.
<SPEAKER ID="17" LANGUAGE="EN" NAME="McGuinness (PPE-DE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, ringrazio la Commissione per aver sollevato una questione importante per gli animali e anche per gli uomini.
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La falla è da ricercare nell’attuazione, non nel regolamento.
In realtà, in molti casi esiste un eccesso di normativa, ma anche una mancanza di attuazione che ha causato problemi agli allevatori e a quanti commerciano correttamente.
Una collega irlandese ha parlato dell’importanza di questo commercio per gli allevatori in Irlanda.
Il nuovo sistema di sostegno per l’agricoltura impone agli allevatori di andare verso un’agricoltura di mercato.
Esiste nell’Europa continentale un mercato legittimo per i capi giovani provenienti dagli allevamenti irlandesi.
Vogliamo impedire agli allevatori irlandesi di intraprendere questo commercio legittimo?
Non credo sia possibile farlo in quanto si tratta di un fattore vitale per gli operatori irlandesi.
Tuttavia, anche il benessere animale deve essere considerato una priorità.
<P>
Un collega ha sollevato preoccupazioni in relazione al Libano, paese verso il quale l’Irlanda esporta bestiame.
Anche in questo caso si tratta di attuare normative che sono già in vigore.
Se impediamo questo tipo di commercio, l’importazione di animali in Libano continuerà, forse dall’Australia o da altri paesi.
Se ci preoccupiamo per gli animali, dobbiamo preoccuparci per gli animali in tutto il mondo, non solo per quelli di provenienza europea.
<P>
Per quanto concerne la riduzione dei tempi di viaggio e la densità del carico, invito il Parlamento a farsi guidare dalla scienza, invece di reagire sull’onda delle emozioni, poiché finora il dibattito ha avuto un’impronta eccessivamente emotiva.
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Desidero citare una ricerca indipendente condotta in Irlanda sul trasporto di animali dall’Irlanda alla Spagna.
Leggerò un paragrafo della relazione: “Si conclude che il trasporto non ha prodotto effetti negativi sul benessere degli animali, come comprovano gli esami fisiologici, immunologici ed ematologici effettuati”.
<P>
Infine, mi associo a quanto affermato dall’onorevole Herranz García che ieri sera in quest’Aula ha parlato di preoccupazioni per il benessere degli uomini.
Anch’io ho ricordato che in Sudan oltre mezzo milione di persone stanno morendo di fame.
Le questioni non sono collegate, ma bisogna fissare le nostre priorità in maniera corretta.
<SPEAKER ID="18" LANGUAGE="ES" NAME="Miguélez Ramos (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, anch’io desidero esprimere tutto il mio compiacimento per l’accordo politico che verrà sottoposto all’approvazione del Consiglio “Agricoltura” la settimana prossima.
Credo che questo accordo contenga un aspetto particolarmente positivo: rinvia le questioni più controverse al 2011.
Mi riferisco alle questioni che hanno determinato il fallimento dei negoziati lo scorso aprile, ovvero i tempi di trasporto e la densità del carico.
Alcuni deputati presenti oggi ricorderanno il dibattito con l’onorevole Maat durante il precedente mandato del Parlamento.
Emerse allora, come ha appena affermato l’onorevole McGuinness, che non esiste una solida base scientifica sulle due questioni dei tempi di viaggio e della densità di carico.
Inoltre, all’epoca, furono gravemente penalizzati gli Stati membri più grandi e quelli Stati periferici.
Tutti questi presupposti di tipo economico furono presentati come una questione attinente al benessere degli animali, come se gli Stati membri più grandi e quelli periferici non fossero interessati al benessere degli animali stessi.
<P>
Signor Commissario, ritengo che l’accordo politico ponga rimedio a molti dei difetti individuati nelle disposizioni vigenti.
Questo è l’aspetto più positivo.
Vengono migliorati i sistemi di controllo, vengono introdotti elementi tecnologici che agevolano i controlli, è previsto un sistema chiaro e trasparente di registrazione e viene migliorata la cooperazione tra gli Stati membri.
Inoltre, viene stabilito chiaramente il dovere di istituire sistemi di formazione che possano altresì migliorare il trasporto di animali.
Approvo in maniera particolare l’articolo 32, in quanto indica chiaramente le basi per future revisioni delle presenti disposizioni.
<P>
Per tutte queste ragioni quindi mi congratulo con il Consiglio per aver portato avanti la questione e resto in attesa di una positiva attuazione del nuovo testo.
<SPEAKER ID="19" LANGUAGE="DE" NAME="Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, il Commissario ha parlato dell’onda emotiva che ha pervaso l’Aula.
Tale fatto certamente dipende dalla materia in discussione, ma anche dal fatto che si tratta di una storia infinita.
Non è la prima volta né la seconda e neanche la terza, è l’ennesima volta che dobbiamo occuparci di questo tema.
Da oltre dieci anni cerchiamo di apportare miglioramenti in questo settore e ogni volta si parla di progressi, ma il progresso cruciale non si è ancora concretizzato.
Credo che riusciremo a compiere un vero e proprio passo avanti solo quando il Parlamento acquisirà il diritto di codecisione anche in materia di agricoltura.
Sarà più facile ottenere questo diritto piuttosto che il sistema di navigazione satellitare.
E’ infatti in questo ambito che ho una maggiore fiducia nelle nostre capacità di ottenere ciò che vogliamo.
<P>
Passando al tema in questione, devo dire che si tratta sì della durata del trasporto, ma essenzialmente si tratta di stabilire se le condizioni di trasporto sono idonee; bisogna vedere se gli animali vengono trasportati in modo da causare loro sofferenza, o se vengono trattati come creature viventi.
Se si acquista uno stallone da riproduzione in Medio Oriente, non c’è da temere che non arrivi in buone condizioni di salute.
Allo stesso modo, quanto i nostri animali vengono mandati alle Olimpiadi, arrivano in forma e in buono stato.
Ne discende che sono le condizioni che contano.
<P>
A mio giudizio, dobbiamo essenzialmente rispondere alle attese dei consumatori.
In Germania abbiamo istituito programmi per la carne di qualità che fanno rientrare la durata del trasporto tra i criteri qualitativi.
L’agricoltura biologica rappresenta un altro esempio, in quanto viene utilizzato il macello più vicino.
Trattandosi di una misura di qualità, diventerà anche una prassi accettata.
<SPEAKER ID="20" LANGUAGE="PL" NAME="Wojciechowski (PPE-DE )." AFFILIATION="(Il Presidente interrompe l’oratore)">
<P>
   Signor Presidente, accadono cose terribili durante il trasporto degli animali.
Essi soffrono a causa dell’insensibilità e della sconsideratezza dell’uomo. Migliorare il loro destino rappresenta una sfida per l’umanità.
A rendere necessario un intervento non è solo la percezione del danno arrecato agli animali, ma anche la consapevolezza che dalla crudeltà esercitata nei confronti degli animali a quella nei confronti degli uomini il passo è breve.
<P>
Il regolamento in esame va nella giusta direzione.
Introduce parametri più severi, anche se ancora inadeguati, per la protezione degli animali durante il trasporto, e ci fa sperare che gli animali soffriranno di meno.
Ne sono particolarmente lieto, in quanto sono stato eletto anche dagli agricoltori del mio paese.
Nelle aziende agricole polacche a conduzione familiare, che in genere sono di piccole dimensioni, gli animali vengono trattati con grande affetto, quasi come esseri umani.
Agli agricoltori si spezza il cuore, quando gli animali che hanno curato vengono trattati brutalmente dopo la vendita.
<P>
Il regolamento in esame comporterà dei miglioramenti, ma non costituisce una soluzione al problema.
I testi legislativi devono essere accompagnati da un’attuazione efficace, il che può implicare molte difficoltà.
La Polonia, ad esempio, è principalmente un paese di transito e sono emersi problemi nel trasporto dei cavalli.
Sono state istituite norme giuridiche, ma gli enti preposti ai controlli, la polizia e gli ispettori veterinari sono spesso impotenti quando devono decidere cosa fare dei carichi illegali, ad esempio quando vengono trasportati animali feriti.
Bisogna creare una rete di punti di sosta in cui gli animali trasportati possano essere nutriti e abbeverati o ricevere la necessaria assistenza veterinaria.
Nei casi di emergenza gli animali potrebbero addirittura essere abbattuti in tali punti di sosta, se si rivelasse necessario.
L’Unione europea dovrebbe fornire un sostegno finanziario per l’istituzione di questa rete; in ogni modo la Polonia richiede questo genere di assistenza.
<P>
Onorevoli colleghi, un vero progresso nel trasporto degli animali potrà realizzarsi solo quando saranno del tutto aboliti i trasporti su lunghe distanze.
Gli animali dovrebbero essere macellati nelle vicinanze del luogo in cui sono stati allevati.
Le considerazioni umanitarie non costituiscono l’unico argomento valido.
Vi sono anche considerazioni di natura sanitaria.
Desidero ricordarvi che, come evidenziato nella relazione pubblicata di recente dalla Corte dei conti, ogni misura di controllo perde in pratica il suo significato nel momento in cui gli animali sono trasportati all’estero.
Onorevoli colleghi, …
<SPEAKER ID="21" LANGUAGE="DA" NAME="Jørgensen (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, non vi sono dubbi sul fatto che si tratta di una materia che colpisce molto l’opinione pubblica europea.
Solo l’anno scorso un’organizzazione per la protezione degli animali ha raccolto 500 000 firme in Danimarca, ossia mezzo milione di firme in un paese che conta poco più di 5 milioni di abitanti.
Ed è questo un altro motivo che ci porta a concludere che la proposta è stata in qualche modo affrettata.
Come deputato al Parlamento europeo ho potuto visionare il testo solo alcune ore prima che fosse effettivamente approvato.
Signor Commissario, probabilmente se ci fosse stato un po’ più di tempo per discutere e se ci fosse stato un dibattito pubblico in tutti gli Stati membri, i ministri si sarebbero dimostrati un po’ più ragionevoli.
In realtà, lei dovrebbe dare seguito alle dichiarazioni che ha reso oggi dinanzi al Parlamento: dovrebbe riportare la questione all’ordine del giorno al più presto in modo da poter avviare un dibattito pubblico ed esercitare pressioni su politici e ministri.
<P>
Il problema principale in questi casi è che pensiamo troppo al mercato interno.
Esso è ovviamente una realizzazione splendida e lodevole, ma ogni tanto bisogna fermarsi e tenere presente alcune considerazioni di ordine etico.
Adesso trattiamo gli animali come se fossero merci.
Gli animali non sono merci.
Sono esseri viventi e quindi devono essere trattati come tali.
<P>
Arriverei persino a mettere in dubbio la stessa legittimità giuridica della proposta, che ora purtroppo è diventata parte della legislazione.
Vorrei sapere se a livello puramente giuridico sia difendibile il fatto che, com’è effettivamente accaduto, il Parlamento sia privato dei suoi poteri.
Infatti, quando la normativa sarà rivista, o riesaminata, il Parlamento potrebbe non essere consultato.
Per come la vedo io, questo fatto di per sé costituisce un motivo sufficiente per verificare la validità giuridica della decisione.
<SPEAKER ID="22" LANGUAGE="DE" NAME="Lichtenberger (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’oratore che mi ha preceduta ha parlato del mercato interno, ma il giudizio sul mercato interno dipende anche da quanto esso funzioni in maniera umana e da quanto le sue ricadute si facciano sentire non solo sugli esseri umani ma anche sulle altre creature viventi.
<P>
Per quanto concerne gli animali, la questione è chiara: chi trae vantaggio dal trasporto degli animali sulle lunghe distanze?
Ne trae vantaggio l’allevamento intensivo, una forma di allevamento che non porterà l’Europa da nessuna parte.
Non abbiamo bisogno solo di misure giuste, ma anche di controlli più rigorosi e in questo senso l’atteggiamento degli Stati membri non può che essere definito vergognoso.
Se vogliamo questo genere di controlli, occorrono le infrastrutture, compresi i punti di sosta – che devono essere predisposti – e le stazioni di carico in cui deve vigere l’obbligo di ridurre il carico dei veicoli in caso di violazione delle disposizioni sulla protezione degli animali in transito.
Tali disposizioni devono essere attuate e Parlamento e Commissione insieme devono esigere che gli Stati membri, una volta per tutte, attuino nei fatti una nuova strategia per l’agricoltura.
<SPEAKER ID="23" LANGUAGE="EN" NAME="Lucas (Verts/ALE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, al Commissario Kyprianou tocca un compito molto arduo: deve cercare di convincerci che il compromesso raggiunto nel corso del Consiglio di novembre è un vero e proprio passo avanti in materia di esportazione di animali vivi.
Sappiamo che non lo è, e credo che lo sappia anche lei, signor Commissario.
<P>
E’ una vergogna che il Consiglio oggi non sia presente per renderne conto.
Devo dire inoltre che sono delusa che anche il mio governo abbia votato a favore di questo squallido accordo. Infatti i pochi miglioramenti tecnici risultano ora del tutto insufficienti, in quanto non è stato compiuto alcun progresso sui tempi di trasporto e sulla densità di carico.
Di conseguenza, questa prassi così terribilmente crudele pare destinata a continuare per molti anni a venire.
<P>
Noto, però, che la Commissione si è espressamente riservata il diritto di presentare proposte migliori.
Ne sono lieta e la invito caldamente a procedere più presto possibile, in particolare per introdurre il limite massimo di otto ore sia per gli animali da macello che per quelli destinati all’ingrasso.
Potete essere certi che il Parlamento sarà un alleato, soprattutto se vi sarà codecisione.
E’ fondamentale inviare un segnale forte a tutti i governi degli Stati membri, chiarendo che una società civile non può dare sostegno all’esportazione di animali vivi.
<SPEAKER ID="24" LANGUAGE="EN" NAME="Kyprianou," AFFILIATION="Commissione">
<P>
   . Ho ascoltato con grande interesse i pareri espressi dagli onorevoli deputati.
Condivido la maggior parte delle vostre preoccupazioni e delle vostre opinioni.
Tuttavia, come ho già detto, la Commissione ha ritenuto che vi fosse necessità di un intervento immediato.
Alcuni di voi hanno affermato che si è giunti troppo in fretta al compromesso.
Al contempo, però, altri hanno fatto notare che la questione si trascina da oltre dieci anni.
Noi pertanto avevamo l’obbligo di trovare una soluzione al più presto, pur non smettendo di adoperarci per introdurre nuove migliorie.
<P>
E’ vero che gli Stati membri possono fare di più.
Possono adottare norme più severe, non solo per gli animali che provengono dal loro territorio, ma anche per gli animali in transito.
A questo proposito intravedo la possibilità di introdurre normative più severe per una materia molto più vasta che afferisca maggiormente al trasporto.
<P>
Per quanto concerne i sussidi, devo ricordare al Parlamento che, anche se – sulla base di diversi accordi internazionali – non abbiamo il diritto di legiferare sulla movimentazione degli animali al di fuori del nostro territorio, l’Unione europea ha tuttavia collegato i sussidi all’esportazione ai requisiti sul benessere animale durante trasporto.
Di conseguenza, il collegamento di questi due elementi costituisce un passo fondamentale e consente in larga misura di raggiungere l’obiettivo, anche se non attraverso una normativa specifica.
<P>
Concordo sull’importanza dell’attuazione.
Attribuiremo maggiore rilevanza alla questione dei tempi di trasporto nonché a tutti gli altri miglioramenti che devono essere introdotti.
Raccoglieremo sufficiente documentazione scientifica in modo da convincere anche coloro che attualmente si dimostrano più riluttanti.
Continueremo poi a monitorare la situazione, raccogliendo il materiale che potrà essere utilizzato per una futura proposta.
<P>
Per fare il punto della situazione, la normativa ha migliorato sia il benessere che la biosicurezza.
Pur comprendendo e condividendo la delusione espressa da molti di voi in merito alla presente normativa, non dobbiamo, sull’onda dell’emozione, trascurare i significativi miglioramenti che sono stati apportati.
I tempi di trasporto sono un punto molto importante – per questo motivo sono stati inclusi nella proposta della Commissione –, ma altrettanto importanti sono le condizioni nel corso del trasporto.
Esse infatti sono state migliorate e sono oggetto della normativa.
<P>
La Commissione ha esaminato i problemi giuridici evidenziati a proposito dell’ decisionale.
Posso assicurarvi che abbiamo consultato il servizio giuridico e che tutto è stato fatto in maniera giuridicamente corretta.
<P>
Pur condividendo le vostre preoccupazioni, riteniamo che il compromesso sia positivo.
E’ stato raggiunto in maniera appropriata.
Alcuni di noi avrebbero voluto compiere un ulteriore passo avanti, o magari un passo indietro, ma la direzione rimane quella giusta.
La Commissione continuerà a seguire e a monitorare l’attuazione che ora è nelle mani degli Stati membri.
In ultima analisi, anche un eventuale accordo su future proposte della Commissione dipenderà dagli Stati membri.
Pertanto su questo punto il Parlamento e la Commissione dovranno lavorare insieme.
<SPEAKER ID="25" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<SPEAKER ID="26" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0037/2004) presentata dall’onorevole Sérgio Ribeiro, a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 850/98 per quanto riguarda la protezione delle scogliere coralline di acque profonde dagli effetti della pesca a strascico in talune zone dell’Oceano Atlantico [COM(2004)0058 – C5-0074/2004 – 2004/0020(CNS)].
<SPEAKER ID="27" LANGUAGE="EN" NAME="Borg," AFFILIATION="Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Ribeiro per la sua relazione sulla proposta concernente la protezione delle scogliere coralline di acque profonde dagli effetti della pesca a strascico in talune zone dell’Oceano Atlantico.
E’ la prima volta che mi rivolgo a questo Parlamento nella sua sessione plenaria ed è fonte di profonda soddisfazione che la prima proposta di cui mi devo occupare sia la protezione delle scogliere coralline di acque profonde, un argomento di estrema rilevanza per noi tutti.
In futuro ci saranno sicuramente molte altre occasioni di discutere, sia nella sessione plenaria che nelle riunioni della commissione per la pesca, non solo di argomenti che riguarderanno la conservazione e il mantenimento degli ittici, ma anche di altri argomenti quali la questione delle scogliere coralline di acque profonde.
<P>
Analizzati i dati scientifici e considerato il danno irreversibile che taluni attrezzi da pesca possono causare ad unici come quelli in questione, proponiamo in questo regolamento di vietare l’uso di reti a strascico e di attrezzi analoghi nelle zone interessate.
Per mezzo di tale proposta teniamo fede all’impegno preso in occasione del Consiglio “Pesca” del 23 ottobre 2003, nel corso del quale è stato approvato il nuovo regolamento relativo alle acque occidentali al fine di assicurare la protezione di detti .
Sono lieto di constatare che il relatore raccomanda al Parlamento di approvare tali misure, come, nell’esprimere il proprio parere, ha già fatto la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare.
<P>
La Commissione plaude all’adozione di misure volte a minimizzare l’impatto della pesca sugli ecosistemi marini in quanto dimostrano la nostra determinazione nell’operare ai fini dell’integrazione della problematica ambientale nella politica comune della pesca, come previsto dalla riforma del 2002 e reiteratamente richiesto dall’opinione pubblica.
<P>
Passo ora brevemente agli emendamenti proposti nella presente relazione.
Posso approvare gli emendamenti nn.
1, 2 e 3, ma ho delle difficoltà a fare altrettanto con l’emendamento n. 4, perché non è in linea con la legislazione relativa al mandato dei comitati consultivi regionali.
Tali comitati devono essere consultati nell’elaborazione di proposte legislative, ma la loro consultazione non è prevista in fase di attuazione delle stesse.
Per quanto concerne l’emendamento n. 5, la Commissione ha difficoltà ad approvare questo emendamento nella sua attuale formulazione.
Del resto, alla luce di nuovi dati scientifici, la Commissione sarà costretta a rivedere l’intera proposta.
Pertanto, obbligare la Commissione a farlo in un lasso di tempo specifico potrebbe anche rivelarsi controproducente per lo spirito e lo scopo della proposta stessa.
<P>
Dobbiamo considerare, oltretutto, che la produzione di dati scientifici dipende in gran parte dagli Stati membri e che pertanto la Commissione non è in grado di garantirne la disponibilità entro un lasso di tempo, determinato come prescritto dall’emendamento.
<P>
Circa l’emendamento n. 6, la Commissione fa notare che sebbene potrebbe considerare tale emendamento accettabile, esso non risulta realmente necessario in quanto l’applicazione geografica di questo regolamento è ben nota e già definita.
<P>
Per quando riguarda l’emendamento n. 7, sulla base dei pareri scientifici, la più grande minaccia per i fragilissimi di acque profonde sono le reti a strascico.
I danni causati da altri attrezzi, in particolar modo da attrezzi specifici come reti a imbrocco e palangari, saranno anche reali, ma di entità assai ridotta in confronto agli effetti erosivi delle reti a strascico.
<P>
Inoltre, estendere il divieto della pesca a strascico all’intera zona economica europea sarebbe eccessivo: dal momento che la maggior parte di quest’area non possiede caratteristiche sottomarine che potrebbero essere messe a repentaglio dalle attività di pesca, questa apparirebbe una misura sproporzionata.
Stando così le cose, la Commissione non può approvare l’emendamento n. 7.
<P>
La Commissione, infine, non può approvare l’emendamento n. 8 perché esso creerebbe una duplicazione di sforzi.
Attualmente il Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare (ICES) sta effettuando una completa revisione dello stato delle caratteristiche delle acque profonde.
Riteniamo che ciò sia sufficiente.
<SPEAKER ID="28" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro (GUE/NGL )," AFFILIATION="relatore">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il processo di redazione, discussione e votazione di questa relazione in commissione è stato sorprendentemente istruttivo, e ha dimostrato come non sia mai troppo tardi per imparare né per continuare a farlo.
<P>
Ho affrontato un argomento che mi era solo superficialmente familiare e, soprattutto, ho completato tutte le conoscenze teoriche desunte da documenti e studi contattando e ricevendo informazioni da quanti sono legati a questa attività, da quanti ne fanno il proprio difficile mezzo di sostentamento, da quanti la studiano in modo serio ed approfondito e da quanti sono responsabili in questa materia; ho imparato molto e so che ancora molto resta da imparare.
<P>
Sono partito dall’idea che dobbiamo proteggere l’ambiente, esposto a minacce che potrebbero anche aggravarsi, e sono sorte spontanee tre domande: quali attività predatorie dovrebbero essere contenute o vietate?
Entro quali limiti?
Sotto quale giurisdizione?
Dopo aver molto ascoltato e lungamente riflettuto, mi sono convinto che un divieto della pesca a strascico non sarebbe sufficiente per proteggere scogliere coralline ed altre formazioni, tra cui in particolare i camini termici.
Mi è stato dimostrato che l’utilizzo delle reti da posta fissa è altrettanto dannoso, se non di più.
Per questa ragione l’ho esplicitamente aggiunto.
Perché si oppone tanta resistenza all’inclusione di questi attrezzi da pesca?
Forse perché dietro il loro utilizzo si nascondono forti interessi?
La Commissione ribatte che ciò è dovuto all’insufficienza di prove scientifiche circa gli aspetti negativi di questa tecnica di pesca.
Quand’anche fosse così, ad ogni modo, dovrebbe valere il principio precauzionale.
La delimitazione delle aree da proteggere è definita nella proposta della Commissione in base al criterio dei gradi di longitudine e di latitudine.
Ritengo che questa sia una scelta politica e non tecnica, o quanto meno non esclusivamente tecnica, bensì con un forte significato politico.
<P>
Non utilizzare il criterio della distanza in miglia dalla costa significa che il legame con le zone economiche esclusive nazionali può essere ignorato o considerato trascurabile.
Alla luce dei negoziati volti a modificare i limiti della regolamentazione da 200 a 12, poi a 50 ed infine a 100 miglia, dopo il periodo conclusosi a novembre 2003, non considerare nella proposta della Commissione la situazione creatasi nella zona tra il limite delle 100 e 200 miglia, a mio avviso, è grave e bisogna porvi rimedio.
<P>
Tutto ciò ci porta all’argomento chiave della giurisdizione, e, tanto per cominciare, alla pura e semplice omissione delle giurisdizioni nazionali di Spagna e Portogallo. Ciò non si era verificato nella precedente proposta relativa alla giurisdizione del Regno Unito sulle formazioni dei Darwin Mounds al largo della costa scozzese.
Significa forse che si concede giurisdizione al Regno Unito, ma la si nega, la si scorda o la si dissimula nel caso di Spagna e Portogallo?
Tocchiamo argomenti fondamentali e molto delicati, di quelli che la vita ci pone di fronte quando si viene al concreto.
<P>
La proposta contiene dunque il principio di competenza esclusiva dell’Unione sulla conservazione delle risorse biologiche del mare prima ancora che il Trattato costituzionale venga ratificato.
Una simile decisione è altamente opinabile e, dal nostro punto di vista, inaccettabile, perché rappresenta una sostituzione delle competenze nazionali e regionali su parti del territorio nazionale, quantunque sottomarino, con quella esclusiva dell’UE.
<P>
I punti in discussione sono chiaramente i seguenti: anzitutto l’equilibrio tra sfruttamento delle risorse e loro conservazione.
Secondariamente questo equilibrio è stato raggiunto quando e laddove la pesca non aveva carattere industriale e predatorio e la conservazione delle risorse biologiche del mare era sotto la giurisdizione nazionale e regionale sulla base della prossimità. Mancano pertanto i fondamenti per sostituire questa giurisdizione al fine di rimediare a pratiche errate o lassiste.
In terzo luogo esistono due tipi di pesca: quella costiera, che è ancora più o meno tradizionale o quasi, e quella industriale.
La prima viene penalizzata, con un tremendo impatto sulla società e sulle economie regionali, dalla natura predatoria della seconda, la quale, a causa del proprio potere economico e politico, continuerà le proprie attività più agevolmente.
Infine, i prossimi negoziati sul totale delle catture ammesse e sulle quote rappresentano una denuncia di pari trattamento per ciò che è diverso e un rifiuto di strategie che, col pretesto di proteggere l’ambiente, aiutano il “pesce grande” a ingoiare quello piccolo, dove il termine “pesce” potrebbe essere sostituito con “peschereccio”, “flotta”, “interesse” o “paese”.
<P>
La mia relazione e le bozze di emendamento sottoposte all’approvazione di quest’Aula hanno un unico fine, come ho cercato di chiarire nel mio discorso nella speranza che quest’Assemblea l’approvi.
Esprimo la mia gratitudine per il vostro voto e per il sostegno e la collaborazione ricevuti nella presentazione di questa relazione.
<SPEAKER ID="29" LANGUAGE="SV" NAME="Schlyter (Verts/ALE )," AFFILIATION="relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare.">
<P>
   – Signor Presidente, presenterò il parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare a nome dell’onorevole Hassi.
<P>
Nel discutere di quest’argomento, dobbiamo immaginare cosa accadrebbe se la distruzione che sta interessando i fondali marini avesse invece luogo sulla terra, se le foreste venissero sradicate, se tutti gli animali che vivono al loro interno morissero e se gli uccelli fossero ridotti al silenzio.
La gente si solleverebbe.
Saremmo sommersi da una valanga di lettere di cittadini preoccupati che ci chiederebbero di proteggere le foreste.
<P>
Questo è quanto sta accadendo ai fondali marini.
Le foreste del mare sono le scogliere coralline che si trovano sul fondo, tra pesci che non sono in grado di far sentire la propria voce.
Per questa ragione noi, qui in Parlamento, dobbiamo parlare a nome di questi bio ed ecosistemi privi di parola.
<P>
La commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ha cercato di dar loro voce sotto forma di emendamenti.
Desidero pertanto sottolineare che quest’Emiciclo dovrebbe sostenere l’emendamento n. 8, che è stato adottato dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, ma che, purtroppo, è stato respinto dalla commissione per la pesca.
Dobbiamo analizzare quali altri di acque profonde necessitano di protezione, in modo da ottenerne una lista completa.
Naturalmente, dobbiamo operare in collaborazione con l’ICES per evitare una sovrapposizione degli sforzi, ma dobbiamo assumerci la responsabilità della redazione di questa lista.
<P>
Vorrei esprimermi anche a favore dell’emendamento n. 7, il quale tratta un aspetto fondamentale, e cioè l’esistenza di altre attrezzature, oltre alle reti a strascico, che possono danneggiare i fondali marini.
E’ per questa ragione che il regolamento dovrebbe coprire, naturalmente, tutti gli attrezzi da pesca suscettibili di causare danni al fondo marino e che è saggio applicare il principio di precauzione in queste aree sensibili.
<P>
Ritengo, tuttavia, che dovremmo accogliere la proposta della Commissione sulle zone ed esprimere voto contrario alla seconda metà dell’emendamento.
Le zone hanno basi scientifiche che possiamo approvare.
<SPEAKER ID="30" LANGUAGE="PT" NAME="Freitas (PPE-DE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la presente proposta, adottata dalla commissione per la pesca del Parlamento europeo, è volta a impedire il ricorso a tecniche di pesca altamente dannose per i fragilissimi sistemi marini dei coralli di acque profonde, che non solo contribuiscono ad arricchire la biodiversità, ma costituiscono anche un importante per diversi organismi in vari stadi del loro ciclo vitale.
<P>
Secondo la Commissione, s’intende proteggere le zone intorno alle Azzorre, a Madera e alle Isole Canarie, arcipelaghi periferici dove i metodi di pesca tradizionali che sono stati utilizzati da secoli fino ai giorni nostri hanno reso possibile non solo il mantenimento delle specie, ma anche la conservazione di fiorenti comunità di pescatori.
<P>
In un’epoca in cui assistiamo a crescenti preoccupazioni sulla conservazione di ittici e in cui si attuano piani di recupero in aree devastate da sovrasfruttamento delle risorse alieutiche, la pesca sostenibile praticata in questi arcipelaghi merita da parte nostra incoraggiamento nonché una posizione di sostegno e salvaguardia.
Oltretutto stiamo parlando di aree prive di piattaforma continentale, dove le zone in cui è possibile pescare si limitano a piccoli monticoli generalmente associati a questi coralli di acque profonde.
<P>
Si può dire che c’è molta acqua attorno a questi arcipelaghi, ma non ci sono molti pesci né zone in cui pescare.
Pertanto è essenziale salvaguardare e proteggere queste zone dalle attività distruttive – altamente distruttive – della pesca industriale.
Le misure di emergenza che sono state adottate costituiscono già un aiuto, ma sono necessarie soluzioni durevoli e per tale ragione questa proposta della Commissione è degna di lode.
<P>
Cionondimeno, le proposte di emendamento volte a estendere il divieto sulle reti alle reti da posta fisse sono a mio avviso estremamente sensate.
A causa delle ancore utilizzate e del rischio di perdite, tali reti possono causare il fenomeno della pesca fantasma e l’erosione del fondale, minacciando l’equilibrio biologico dei coralli di acque profonde.
<P>
Credo perciò che la proposta di divieto debba essere estesa al fine di includere le reti da posta nonché le zone delle 200 miglia, in quanto tale proposta si basa sul mantenimento di una situazione che esisteva fino a poco tempo fa.
Alla luce delle mie conoscenze in materia, posso garantire che, adottando queste proposte, contribuiremo a proteggere l’ambiente e un tipo di pesca sostenibile che a nostro avviso dovrebbe prevenire più che curare.
<SPEAKER ID="31" LANGUAGE="PT" NAME="Casaca (PSE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, desidero porgere un particolare benvenuto al Commissario in occasione del suo primo intervento e rivolgergli i nostri migliori auguri per il lavoro difficile ed estremamente importante che è chiamato a svolgere.
Desidero altresì dirgli, tuttavia, che trovo alquanto incomprensibile che, dopo aver commesso l’anno scorso l’errore di liberalizzare la pesca a strascico e le reti da posta fisse nel regolamento (CE) n. 1954/2003, non vi si ponga rimedio in questa relazione per quanto concerne quest’ultimo tipo di reti.
Dopo aver letto la documentazione fornita dalla Commissione, che indica piuttosto chiaramente che le reti da posta sono estremamente dannose e distruttive per l’ambiente, non riusciamo a capire perché la Commissione voglia imporre questa pratica di pesca nella regione autonoma delle Azzorre, dove non è mai stata ammessa.
Questo è un passo indietro nella conservazione della natura imposta dalla Commissione e dalle Istituzioni comunitarie, che non ha alcun senso e che risulta totalmente inaccettabile.
Signor Commissario, la prego di riesaminare più attentamente la questione.
<SPEAKER ID="32" LANGUAGE="EN" NAME="Attwooll (ALDE )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Signor Presidente, l’eccellente relazione dell’onorevole Ribeiro concerne la seconda proposta della Commissione volta a proteggere le scogliere coralline di acque profonde dagli effetti della pesca a strascico.
La prima riguardava le scogliere coralline di una zona a nordovest della Scozia (Darwin Mounds) e in quell’occasione ho avuto io l’onore di esserne il relatore.
Ora come allora è essenziale capire quanto sono importanti le scogliere coralline di acque profonde per l’ecosistema marino.
<P>
Esse possono preservare centinaia di specie di fauna selvatica, compresi i pesci di profondità, e sono estremamente importanti per i cicli riproduttivi dei pesci.
Nel caso dei pesci di profondità, i periodi di gestazione sono estremamente lunghi e perciò qualunque impatto negativo sui loro avrebbe seri effetti sugli , sia a breve che a lungo termine.
<P>
Stiamo ancora riunendo studi sull’impatto totale della pesca a strascico sulle scogliere coralline di acque profonde, ma sembra proprio che, nel breve lasso di tempo da cui è iniziata la pesca a strascico in acque profonde, siano stati distrutte centinaia e forse migliaia di monticoli e di scogliere coralline.
<P>
Pertanto il gruppo ALDE sostiene pienamente la proposta e gli emendamenti adottati dalla commissione per la pesca, in particolare l’emendamento n. 4, che evidenzia il ruolo dei comitati consultivi regionali.
Vi raccomandiamo gli altri emendamenti nella forma in cui sono stati adottati dalla commissione.
Appoggiamo unanimi anche l’emendamento n. 8, in quanto è importante esaminare in quali altre aree coralline di acque profonde all’interno dell’Unione europea dovrebbero essere vietati metodi di pesca dannosi.
<P>
Possiamo sostenere altresì l’emendamento n. 6 e la prima parte dell’emendamento n.
7, in quanto coincidono con l’approccio precauzionale. Dopo attenta riflessione, tuttavia, non possiamo sostenere la seconda parte di questo emendamento perché potrebbe lasciare alcune aree coralline prive di protezione.
E’ con grande rammarico che ci vediamo costretti a ciò, in quanto la motivazione di base dell’intero emendamento è essenzialmente la conservazione.
<P>
Auspichiamo fortemente che Commissione e Consiglio comprendano la gravità delle preoccupazioni che sono state espresse.
<SPEAKER ID="33" LANGUAGE="" NAME="Romagnoli (NI )." AFFILIATION="habitat">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’ottima relazione dell’onorevole Ribeiro sulla proposta di regolamento del Consiglio relativa alla protezione delle scogliere coralline di acque profonde dagli effetti dalla pesca demersale, più generalmente definita “a strascico”, è puntuale e suffragata da numerosi studi di settore.
<P>
L’impatto su questi ambienti – come del resto avviene per tutti i tipi di ambiente marino interessati da tecniche di prelievo indifferenziato – incide, come è noto, non solo sulle specie pelagiche e sessili edibili, ma anche su forme sessili non edibili e, più in generale, arreca grave danno ad ambienti fondamentali per la riproduzione.
Ciò provoca il depauperamento della risorsa e di conseguenza della potenzialità economica, con ripercussioni negative maggiori sulle comunità locali, in particolare sulle piccole imprese artigianali della pesca.
<P>
La protezione di detti ambienti, oltre a quanto riconosciuto dalle convenzioni internazionali citate nella relazione, costituisce pertanto un’importante misura di garanzia non solo della protezione dell’ambiente, ma anche della continuità delle prospettive sociali ed economiche per le comunità umane che insistono nelle regioni in oggetto.
Questo vale generalmente per tutte le regioni in cui la pesca è una risorsa tradizionale che, come tale, va garantita, non solo limitando il prelievo di tipo industriale da parte di flotte di altri paesi, ma anche assicurando la continuità degli riproduttivi.
<P>
A tal fine è fondamentale il coinvolgimento delle comunità locali, in particolare degli addetti del settore.
Ritengo pertanto auspicabile che le istituzioni, gli enti locali e le associazioni di settore, con l’ausilio delle Istituzioni comunitarie, curino, oltre alla vigilanza sulle aree protette, il periodico monitoraggio scientifico degli , nonché l’informazione ecocompatibile e la professionalità degli addetti.
<P>
Sarebbe certamente opportuno incentivare anche la potenzialità delle piccole imprese artigiane, dotandole di moderni strumenti di ricerca, individuazione e prelievo della risorsa, in modo tale da favorire la maggiore selettività del prelievo dall’ambiente marino e da consentire a tali imprese di sopravvivere alla concorrenza delle flotte da pesca industriale, in particolare giapponesi e americane.
<SPEAKER ID="34" LANGUAGE="ES" NAME="Fraga Estévez (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, innanzi tutto devo dire che sono rimasta alquanto sorpresa nel sentire l’onorevole Ribeiro, il relatore, esprimersi a favore degli emendamenti che sono stati respinti dalla maggioranza della commissione per la pesca.
Desidero chiarire che il nostro gruppo sosterrà la proposta della Commissione, e in particolare la relazione Ribeiro, nella forma in cui è stata adottata dalla commissione per la pesca.
Voteremo contro gli emendamenti presentati per le seguenti ragioni.
<P>
Siamo contrari all’inserimento delle reti da posta fisse perché, come sanno tutti, si tratta di reti statiche.
Per loro stessa natura non erodono il fondo marino.
L’emendamento in questione allude a una possibile catastrofe ecologica.
Tutt’al più, potrebbe verificarsi la perdita di queste reti e il conseguente fenomeno della cosiddetta “pesca fantasma”.
Come già affermato dal Commissario Borg, non esistono dati scientifici su aree o specie ed è per questo motivo che vietare, o tentar di vietare, attrezzi di questo genere nelle aree in esame è in un certo qual senso inopportuno e costituisce un pessimo precedente.
Infatti, sulla base delle motivazioni presentate, questo attrezzo avrebbe dovuto essere bandito da tutte le acque comunitarie.
Sarebbe interessante verificare se coloro che sono a favore di un divieto in questo caso lo sarebbero anche di un divieto più generalizzato.
<P>
Passo ora al secondo emendamento.
Sulla base dei criteri che ci derivano dalla geologia e dalla biologia marina, questo emendamento chiede che le aree protette proposte dalla Commissione vengano sostituite dal criterio politico delle 200 miglia.
E’ opportuno segnalare che, giusto o sbagliato che sia, in base alla legislazione comunitaria quest’ultimo criterio non si applica più alla gestione della pesca.
Devo sottolineare ancora una volta che le scogliere coralline non si trovano esclusivamente entro un raggio di 200 miglia dalle Isole Canarie, Madera e Azzorre.
La comunità scientifica concorda che tali scogliere si trovano attorno a una linea batimetrica di 1 000 metri.
Sulla base del principio precauzionale, la Commissione ha esteso le zone protette alla linea batimetrica dei 1 500 metri. Queste linee, ovviamente, non corrispondono a demarcazioni politiche o amministrative.
Inoltre, in questo caso specifico, le zone designate dalla Commissione europea si estendono talvolta al di là del limite di 200 miglia interessando persino le acque internazionali.
<P>
Signor Presidente, queste sono le ragioni per cui il nostro gruppo non sosterrà gli emendamenti presentati.
<SPEAKER ID="35" LANGUAGE="ES" NAME="Miguélez Ramos (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, ho accolto con favore la relazione Ribeiro nel momento in cui è stata presentata, riconoscendo altresì gli sforzi compiuti dal suo autore.
Come tutta l’Aula, infatti, ritengo che sia importante proteggere le scogliere coralline di acque profonde.
Sono costretta ad aggiungere, tuttavia, che mi hanno molto sorpreso alcuni commenti che il relatore ha fatto subito dopo.
Appoggio quanto appena detto dall’onorevole Fraga e posso solo sperare che bandierine come quelle presenti in altre zone di quest’Aula non appaiano improvvisamente di fronte all’onorevole Ribeiro.
<P>
Devo sottolineare che non sosteniamo né la prima né la seconda parte dell’emendamento n. 7.
Sosterremo sicuramente la proposta della Commissione, ma non possiamo trovarci d’accordo sull’aggiunta delle reti da posta fisse senza una giustificazione scientifica.
La proposta della Commissione fa riferimento a reti da posta fisse e attrezzi analoghi.
Riteniamo che l’aggiunta delle reti da posta fisse senza ulteriori specifiche possa essere molto pregiudizievole per alcune flotte.
Potrebbe inoltre costituire un precedente pericoloso.
<P>
Non sosteniamo neppure la seconda parte dell’emendamento perché tenta di sostituire ubicazioni marine stabilite dalla Commissione in base a criteri scientifici con riferimenti alle acque situate sotto la giurisdizione degli Stati membri.
<SPEAKER ID="36" LANGUAGE="EN" NAME="Stihler (PSE )." AFFILIATION="habitat">
<P>
   – Signor Presidente, le scogliere coralline di acque profonde sono una risorsa che merita la nostra protezione.
Secondo le Nazioni Unite, le scogliere coralline di acque profonde sono un vulnerabile che richiede particolari attenzioni.
Secondo l’ICES, l’unico modo di proteggere questi di acque fredde dai danni provocati dalla pesca è tracciare una loro mappatura precisa e chiudere tali aree alle tecniche di pesca suscettibili di causare danni.
Il solo modo di proteggere le scogliere coralline di acque profonde è vietare l’uso di reti a strascico e di attrezzi analoghi.
<P>
Proprio all’inizio di quest’anno l’Assemblea ha riconosciuto le scogliere coralline di acque profonde, allorché i Darwin Mounds, a nordovest della Scozia, hanno ricevuto lo di zona speciale di conservazione.
Ora ci occupiamo di altre scogliere coralline di acque profonde nelle acque intorno alle Isole Canarie, a Madera e alle Azzorre e spero che continueremo a proteggere tali aree su base permanente.
Le scogliere coralline di acque profonde non devono essere distrutte dalle reti a strascico, bensì essere protette perché ne possano godere anche le generazioni future.
<SPEAKER ID="37" LANGUAGE="PT" NAME="Capoulas Santos (PSE )." AFFILIATION="habitat">
<P>
   – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, anch’io desidero essenzialmente esprimere il mio sostegno alla relazione Ribeiro e alle proposte ivi contenute.
<P>
Assicurare la sostenibilità delle risorse biologiche del mare è anche il modo migliore di proteggere la specie più minacciata di tutte in alcune aree dell’Unione: quella umana.
In alcune zone costiere dell’UE, come le Azzorre o Madera, molte comunità di pescatori non possiedono alcuna alternativa per il proprio sostentamento o la propria sopravvivenza.
In questo caso è la Commissione stessa a riconoscere che si tratta di ecosistemi sensibilissimi che si trovano in grave pericolo e necessitano urgentemente di protezione, soprattutto perché esiste una considerevole mancanza di informazioni a riguardo.
<P>
Il semplice riconoscimento di questi fatti è ragione più che sufficiente per adottare qualunque misura preventiva possa fermare la distruzione di questi .
Le proposte presentate dal relatore rappresentano un progresso in questa direzione.
Pertanto intendo votare a loro favore e chiedere all’Aula di fare altrettanto.
<SPEAKER ID="38" LANGUAGE="EN" NAME="Borg," AFFILIATION="Commissione">
<P>
   . – Signor Presidente, accolgo con favore i commenti generalmente positivi su questa proposta e rispondo brevemente ad alcune delle critiche che sono state mosse.
<P>
Per quanto concerne i possibili danni causati da metodi di pesca diversi dall’uso di reti a strascico, ricordo che in base alla relazione ICES del 2003 tali reti sono la causa principale dei danni alle scogliere coralline di acque profonde.
Ci sono poche prove di danni a scogliere coralline causati da attrezzi passivi, sebbene l’ICES menzioni effetti di questo tipo.
La Commissione è pronta a modificare la propria proposta qualora venissero presentate nuove prove scientifiche in tal senso o se gli Stati membri concordassero su questo emendamento.
<P>
In merito all’estensione delle zone protette all’intera zona economica europea, sottolineo che la proposta delimita un’area che include la maggior parte dei monticoli ancora in buone condizioni.
Estendere l’area di divieto significherebbe aggiungere una protezione irrilevante e perciò violerebbe il principio della proporzionalità.
<P>
Detto questo, intendo altresì menzionare la questione della competenza esclusiva della Commissione in materia di risorse del mare, contenuta nella Costituzione e cui si è fatto riferimento.
Si tratta di un principio già stabilito dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea che la Costituzione si limita a codificare.
La Commissione, tuttavia, non nega i diritti di Spagna e Portogallo sulla loro ZEE.
Semplicemente non serve menzionare tali diritti di giurisdizione perché l’area del divieto è delimitata da parametri topografici e geografici.
<P>
Per quanto riguarda la questione sollevata dall’onorevole Attwooll sul ruolo dei comitati consultivi regionali, sorgerebbe un problema di ordine giuridico e per approvare quell’emendamento il regolamento su tali comitati dovrebbe a sua volta essere emendato.
<P>
Circa un’altra questione sollevata dall’onorevole Attwooll, la Commissione ha recentemente presentato una proposta sulle condizioni per la pesca di acque profonde che assicurerà protezione a queste importanti risorse.
<SPEAKER ID="39" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 11.30.
<SPEAKER ID="40" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Vorrei dare il benvenuto a una delegazione del parlamento di Serbia e Montenegro presente in tribuna d’onore, che è venuta a Strasburgo per partecipare alla sua prima riunione interparlamentare con il Parlamento europeo.
<P>
La delegazione è guidata da Zoran Sami, Presidente del parlamento.
Spero che questo avvenimento segni l’inizio di una proficua cooperazione tra le nostre due Istituzioni.
<SPEAKER ID="41" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Presidente">
<SPEAKER ID="42" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento approva la risoluzione e la proposta di decisione)">
<P>
   – L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.
<P>
(1)
<SPEAKER ID="43" LANGUAGE="ES" NAME="Garriga Polledo (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore.">
<P>
   – Signor Presidente, vorrei dare comunicazione di alcuni emendamenti tecnici prima della votazione.
Sono stato delegato a questo scopo dalla commissione per i bilanci.
<P>
Per quanto riguarda la linea di bilancio 15 03 01 02 – Programma Leonardo da Vinci –, occorre modificare l’importo relativo agli impegni, che deve essere pari a 205 366 880 euro.
<P>
Alla linea di bilancio 19 09 03 – aiuti alle popolazioni sradicate nei paesi dell’America latina – si deve iscrivere l’importo corrispondente prelevato dalla riserva, pari a 54 500 euro in meno rispetto a quello indicato nel documento 12.
<P>
Confido nell’approvazione di questi emendamenti da parte del Parlamento.
<SPEAKER ID="44" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento approva gli emendamenti orali del relatore)">
<P>
   – Se non vi sono obiezioni, gli emendamenti tecnici dell’onorevole Garriga Polledo vengono accolti.
<SPEAKER ID="45" LANGUAGE="DE" NAME="Schulz (PSE )," AFFILIATION="a nome del gruppo.">
<P>
   – Signor Presidente, non c’è nulla di segreto nella dichiarazione che mi appresto a fare ai sensi dell’articolo 157, anzi, la faccio apertamente.
<P>
Il nostro gruppo ha avuto una discussione in merito all’importo da approvare alla rubrica 3, a causa di un grande raduno che si terrà nella Renania, regione da cui provengo, dove la Chiesa cattolica e altri organismi stanno organizzando un grande raduno giovanile.
Questo genere di raduni mi è particolarmente familiare in quanto in passato, e in altre vesti, ho avuto modo di parteciparvi.
Si tratta di una cosa positiva, che includerà una visita di Stato da parte del Papa.
<P>
Sua Santità parteciperà a questo incontro e ciò di cui vogliamo accertarci è che agli organizzatori di questo raduno venga chiesto di fornire all’Unione europea conferma documentale del fatto che quella somma non sarà in alcun modo utilizzata per finanziare la visita di Stato del Papa: dovrà essere lo stesso Vaticano a sovvenzionarla.
<SPEAKER ID="46" LANGUAGE="PL" NAME="Pęk (IND/DEM )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, questo è un richiamo al Regolamento ai sensi dello stesso articolo in base al quale ha permesso di prendere la parola all’onorevole Schulz.
Desidero far notare che questa è una chiara violazione del Regolamento, nonché dei principi del buon gusto.
L’onorevole Schulz sembra non capire che lo spirito e i principi etici e morali stanno a fianco della legge.
Desidero ricordare all’onorevole Schulz questo fatto.
<SPEAKER ID="47" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Il bilancio è approvato.
<P>
Il Consiglio desidera intervenire o gli è sufficiente l’approvazione da parte del Parlamento?
<SPEAKER ID="48" LANGUAGE="EN" NAME="Balkenende," AFFILIATION="Consiglio">
<P>
   . – Signor Presidente, avete proceduto alla seconda lettura del bilancio 2005, il primo esercizio finanziario completo dell’Unione europea a 25 Stati membri, e dell’attuazione del nuovo statuto del personale.
Constato con piacere che l’accordo al quale sono pervenute le nostre due Istituzioni nella riunione di concertazione del 25 novembre 2004 è ora incluso nel bilancio 2005.
<P>
E’ molto importante che, per il primo anno della nuova legislatura di questo Parlamento, i due rami dell’autorità di bilancio siano stati in grado di giungere a un accordo globale nel novembre scorso.
Si tratta di un segnale positivo per il futuro, sia per quanto concerne la cooperazione interistituzionale che l’adozione di un buon bilancio per l’Unione europea.
<P>
Colgo pertanto l’occasione per ringraziare il presidente della commissione per i bilanci, onorevole Lewandowski, e i due relatori, onorevoli Garriga Polledo e Jensen.
Vorrei inoltre ringraziare il Commissario, signora Grybauskaitė, che ha svolto un ruolo che ho molto apprezzato.
<P>
Il Consiglio è in grado di accettare il tasso massimo di aumento che avete deciso in seconda lettura.
<SPEAKER ID="49" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Presidente invita il Primo Ministro Balkenende, Presidente in carica del Consiglio, la signora Grybauskaitė, rappresentante della Commissione, e l’">
<P>
   – Grazie, Ministro Balkenende.
<SPEAKER ID="50" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="51" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Prima della votazione">
<SPEAKER ID="52" LANGUAGE="ES" NAME="Garriga Polledo (PPE-DE )," AFFILIATION="relatore.">
<P>
   – Signor Presidente, vorrei presentare un emendamento orale al considerando A molto brevemente – in tempo allegro vivace.
L’emendamento prevede l’iscrizione degli importi corrispondenti.
Leggerò in spagnolo:
<P>
“A. considerando che il bilancio approvato dal Parlamento per l’esercizio 2005 ammonta a 116 554 135 698 euro in impegni, il che rappresenta un aumento del 6,1 per cento rispetto al bilancio 2004, e a 106 300 000 000 euro in pagamenti, vale a dire un aumento del 4,4 per cento rispetto al bilancio 2004, e che il livello di pagamenti rappresenta l’1,004 per cento dell’RNL per l’esercizio 2005, rispetto al 1,08 per cento stabilito dalle prospettive finanziarie, con una differenza di 7 935 milioni di euro”
<SPEAKER ID="53" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(Il Parlamento esprime parere conforme)">
<SPEAKER ID="54" LANGUAGE="FR" NAME="" AFFILIATION="(Il Parlamento approva la risoluzione)">
<P>
– Signor Presidente, potrebbe rallentare? Le traduzioni in ci giungono quando siamo già passati alla votazione successiva.
Tenga conto delle traduzioni per i nuovi Stati membri, che non sono altrettanto rapide delle altre.
<SPEAKER ID="55" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)">
<P>
(2)
<SPEAKER ID="56" LANGUAGE="DE" NAME="Schulz (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei spiegare brevemente le ragioni che hanno portato il nostro gruppo a ritirare il proprio sostegno a questa proposta di risoluzione comune.
In linea di principio, il gruppo socialista al Parlamento europeo era contrario a questa procedura, essendo nostra convinzione che la Commissione dovesse presentare per prima il proprio programma e che il Parlamento dovesse poi esprimere la propria posizione al riguardo.
Non siamo riusciti a fare accettare tale parere alla Conferenza dei presidenti e la procedura è stata adottata.
Fino a un certo punto, abbiamo potuto sostenere la formulazione della risoluzione nella sua forma attuale; essa comprende anche molti punti con cui possiamo convivere e che possiamo accettare.
<P>
Esiste, tuttavia, un certo numero di elementi basilari in questo testo che ha portato il nostro gruppo – dopo una lunga discussione ieri sera – a ritenere attualmente che dovrebbe essere la Commissione a indicare per prima la propria posizione su questi punti e non il Parlamento.
Vogliamo pertanto adottare la procedura seguita di norma in tutti gli Stati membri, in base alla quale il governo presenta per primo il proprio programma e successivamente il parlamento esprime la propria posizione su di esso.
Questo è quanto dovrebbe verificarsi anche in questo caso, e pertanto ora aspettiamo che la Commissione presenti il suo programma.
Non prenderemo parte a questa votazione.
<SPEAKER ID="57" LANGUAGE="EN" NAME="Ek (ALDE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, se il gruppo socialista ha potuto riferire cosa pensa di questa procedura ai sensi dell’articolo 152, allora anche altri gruppi dovrebbero avere la stessa possibilità.
E’ con notevole disappunto che constatiamo che il gruppo PSE ha ritirato il proprio nome dal testo comune, sebbene sia stato negoziato da due dei suoi Vicepresidenti.
Speriamo inoltre che il PSE si renda conto che, votando contro il compromesso, corre il rischio che il Parlamento non abbia una posizione sugli obiettivi politici strategici della nuova Commissione.
Il gruppo PSE desidera davvero che ciò accada rovinando la reputazione del Parlamento europeo?
<SPEAKER ID="58" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Ritengo che l’Aula sia stata illuminata dalle posizioni espresse dagli onorevoli Schulz ed Ek.
<SPEAKER ID="59" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(Il Parlamento approva la risoluzione)">
<SPEAKER ID="60" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="61" LANGUAGE="SV" NAME="Goudin, Lundgren e Wohlin (IND/DEM )," AFFILIATION="">
<P>
   Siamo favorevoli all’idea di inserire uno strumento di flessibilità nel bilancio dell’Unione europea, per ottenere un margine di bilancio da impiegare nelle spese del tutto impreviste.
Gli obiettivi si devono poi affrontare tramite disposizioni separate, e – di per sé – possono essere di natura assai differenziata.
<P>
Il programma PEACE II, per esempio, è giustificato in quanto costituisce una questione interna dell’Unione europea, ma siamo contrari al coinvolgimento dell’Unione stessa, in quanto organizzazione, nel finanziamento della ricostruzione dell’Iraq.
Spetta agli Stati membri decidere su tali iniziative, in base a decisioni democratiche prese nell’ambito di ciascuno Stato.
<SPEAKER ID="62" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Com’è noto, lo strumento di flessibilità, che prevede un massimale di 200 milioni di euro, è destinato a permettere, in un determinato esercizio di bilancio, il finanziamento di spese specificamente individuate che non hanno potuto essere finanziate entro i massimali disponibili per una o più delle altre rubriche.
Si tratta di un meccanismo di grande importanza per risolvere situazioni di emergenza.
<P>
Nel caso concreto di quest’anno, credo sia anche fondamentale che l’Unione, valendosi dello strumento di flessibilità, si impegni nel risanamento, nella ricostruzione e alla stabilizzazione dell’Iraq, secondo le promesse fatte alla Conferenza ministeriale di Madrid, e inoltre che sostenga il processo di consolidamento della pace nella Repubblica d’Irlanda, ove si nota una crescente instabilità.
<P>
Quanto alle agenzie decentrate, mi sembra sia giunto il momento di trovare una soluzione strutturale al crescente volume di finanziamenti di cui esse hanno bisogno, conciliando il loro finanziamento con le esigenze delle politiche interne.
<P>
Nel complesso, ho votato a favore.
<SPEAKER ID="63" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="64" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro (GUE/NGL )," AFFILIATION="">
<P>
   La proposta di respingere il bilancio 2005 presentata dal nostro gruppo, cui abbiamo apportato un significativo contributo, è opportuna non meno che coerente.
<P>
Essa serve a chiarire le responsabilità di quelle forze politiche che, pur condividendo le critiche, non vi fanno seguire un’azione coerente; deploriamo quindi che la proposta di reiezione del bilancio sia stata a sua volta respinta.
<P>
Essa è opportuna, perché questo è il primo anno completo di un’Unione europea allargata, con esigenze di coesione supplementari, oltre che un anno fondamentale per il dibattito sulle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013; è pertanto inaccettabile proporre un bilancio comunitario per il 2005 che è stato fissato al di sopra dell’1 per cento del reddito nazionale lordo comunitario solo per motivi psicologici – e di pochi millesimi in percentuale! – celando una chiara consonanza con gli obiettivi dei firmatari della “lettera dei Sei”, sulle orme del bilancio del 2004, il più basso – in termini relativi – dal 1987 a questa parte.
<P>
Essa è coerente, perché già all’inizio dell’attuale quadro finanziario avevamo proposto di respingere il bilancio del 2000, e a distanza di cinque anni le nostre critiche trovano conferma: insufficienza dei fondi destinati alla coesione economica e sociale; sottofinanziamento e carenza di programmi adeguati per l’occupazione, in ambito sociale e ambientale e in materia di cooperazione; problemi di esecuzione e scarsa trasparenza; ma soprattutto un bilancio schiavo dei dettami del Patto di stabilità e di crescita e dei “risparmi” volti a finanziare gli allargamenti e altre priorità, come la guerra e la propaganda, con le medesime risorse finanziarie.
<SPEAKER ID="65" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="66" LANGUAGE="PL" NAME="Protasiewicz (PPE-DE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – La ringrazio, signor Presidente. Vorrei chiarire che ho votato a favore dell’emendamento n.
127 della sezione III, relativo al finanziamento della Giornata mondiale della gioventù, poiché tale manifestazione non fa parte di una visita di Stato ufficiale; si tratta invece di una riunione di giovani cristiani europei, animata dal più nobile degli ideali.
Se l’onorevole Schulz non fosse accecato dal settarismo ideologico, egli si renderebbe conto dei grandi benefici che l’Europa può trarre da un incontro tra i suoi giovani e il Santo Padre; se l’onorevole Schulz non fosse accecato dal settarismo ideologico, che gli impedisce di considerare rettamente la questione, egli non avrebbe confuso quest’evento con la visita ufficiale di un capo di Stato, ossia la visita del Papa nella Repubblica federale tedesca.
<SPEAKER ID="67" LANGUAGE="PT" NAME="Silva Peneda (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Ho partecipato con impegno alle riunioni di conciliazione da cui è scaturito l’accordo sul bilancio dell’Unione europea per il 2005.
<P>
Questo è motivo d’orgoglio e di soddisfazione.
Un fallimento dei negoziati sul primo bilancio dell’Unione allargata avrebbe rappresentato un pessimo segnale politico nei confronti dei cittadini europei: sarebbe stata una confessione della nostra incapacità di governare in 25.
<P>
Tutte le politiche comunitarie saranno adeguatamente finanziate nel 2005, conformemente alle priorità stabilite.
In confronto al 2004, questo bilancio vedrà un aumento del 6,5 per cento, superando così il valore simbolico dell’1 per cento del reddito nazionale lordo.
<P>
Consiglio, Parlamento e Commissione hanno emesso una dichiarazione in cui si afferma che, a metà del 2005, si analizzerà il livello dei pagamenti e, se del caso, si rafforzeranno le linee di bilancio interessate.
<P>
Dal punto di vista finanziario per il 2005 si tiene conto delle priorità del Portogallo.
La politica regionale e di coesione viene rafforzata, al pari della PAC con i suoi progetti pilota; vi è inoltre l’aumento degli stanziamenti connesso alla conclusione degli accordi sulla pesca.
<P>
Un bilancio costituisce la prova della credibilità degli obiettivi fissati.
<P>
Non serve a nulla fare grandi dichiarazioni politiche senza prevedere finanziamenti che concretizzino le intenzioni espresse.
<P>
Il bilancio per il 2005 è dunque uno strumento credibile.
<SPEAKER ID="68" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="69" LANGUAGE="SV" NAME="Andersson (PSE )," AFFILIATION="">
<P>
   La risoluzione sul bilancio esprime il rammarico del Parlamento europeo per la riduzione complessiva apportata dal Consiglio ai pagamenti nel settore agricolo.
Noi, onorevoli Andersson, Hedh, Hedkvist Petersen, Segelström e Westlund, non condividiamo tale rammarico; non scorgiamo motivo alcuno per auspicare un incremento dei pagamenti nel settore agricolo al di là delle proposte presentate dal Consiglio.
<SPEAKER ID="70" LANGUAGE="SV" NAME="Cederschiöld, Fjellner, Hökmark e Ibrisagic (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   .– La delegazione moderata si è astenuta, oggi, nel voto finale sulla risoluzione.
<P>
Quest’ultima contiene, a nostro avviso, numerosi elementi degni di elogio; tuttavia, dal momento che, in occasione del voto sugli importi di bilancio, abbiamo votato contro parecchi tra gli aumenti di spesa proposti, non ci è stato possibile approvare in pieno le conclusioni della risoluzione.
<P>
Non concordiamo con le critiche di carattere generale, mosse al Consiglio per aver ridotto le dimensioni del bilancio; ciò vale soprattutto per gli aiuti all’agricoltura, la cui riduzione da parte del Consiglio costituisce un passo nella giusta direzione che accogliamo favorevolmente.
Stimiamo in ogni caso che la politica agricola necessiti di una radicale riforma, e pertanto avremmo preferito tagli più decisi.
<SPEAKER ID="71" LANGUAGE="DA" NAME="Christensen (PSE )," AFFILIATION="">
<P>
   Abbiamo deciso di votare a favore della relazione degli onorevoli Garriga Polledo e Jensen nonostante il paragrafo 2, che deplora la riduzione effettuata dal Consiglio nel settore dei pagamenti all’agricoltura: è un paragrafo che non possiamo sostenere.
<SPEAKER ID="72" LANGUAGE="FR" NAME="De Keyser (PSE )," AFFILIATION="">
<P>
   E’ inaccettabile che, nella stessa linea di bilancio, trovino posto due finanziamenti tanto diversi come la celebrazione del sessantesimo anniversario della caduta del fascismo da un lato e la visita del Papa a Colonia dall’altro.
Oso sperare che questo singolare accostamento non sia il frutto di un mercanteggiamento disdicevole.
Il raduno dei giovani attirati da quest’ultima manifestazione non dev’essere finanziato dal bilancio europeo, bensì dalla Chiesa cattolica, che esso serve a promuovere.
<P>
Voto quindi contro questa spesa, dal momento che tante altre spontanee iniziative giovanili non riescono a ottenere crediti europei.
<SPEAKER ID="73" LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL )," AFFILIATION="">
<P>
   La nostra posizione è chiara e ben nota: siamo contrari alla guerra e all’occupazione angloamericana dell’Iraq, ed esigiamo il ritiro immediato delle forze d’occupazione da quel paese.
Conformemente a tale posizione, respingiamo l’idea che l’Unione europea finanzi la ricostruzione dell’Iraq attingendo al bilancio comunitario.
<P>
Siamo ovviamente favorevoli a incrementare gli aiuti umanitari e alimentari alla popolazione irachena; non possiamo però accettare che gli aiuti servano a legittimare l’accaduto, e che l’aggressore se ne avvantaggi.
<P>
Al di là delle posizioni di principio, è inammissibile che questi aiuti vengano finanziati a scapito della politica di cooperazione e sviluppo dell’Unione europea, ossia a danno dei paesi meno sviluppati; allo stesso modo, è inaccettabile che non esista un programma quadro pluriennale, come è avvenuto nel caso dei Balcani.
<P>
Sappiamo che questa relazione si occupa del tipo di finanziamento da adottare, ossia della maniera di smobilizzare 185 milioni di euro supplementari, che altrimenti si dovrebbero reperire grazie alla ridistribuzione di altri capitoli di bilancio.
Sappiamo altresì che gli importi addizionali serviranno a finanziare il programma PEACE e le agenzie decentrate, ma che gli stanziamenti concessi sono inferiori alle necessità, e quindi non soddisferanno le esigenze di finanziamento.
<SPEAKER ID="74" LANGUAGE="SV" NAME="Goudin, Lundgren e Wohlin (IND/DEM )," AFFILIATION="referendum">
<P>
   La Lista di giugno respinge il progetto di bilancio elaborato dal Parlamento per il 2005, il quale stabilisce un incremento degli impegni dell’Unione europea sino all’1,24 per cento del reddito interno lordo previsto per i paesi dell’UE.
A nostro avviso, gli impegni per il 2005 non devono assolutamente superare l’1,14 per cento proposto dalla Commissione.
<P>
Benché i pagamenti non superino ancora l’1 per cento del reddito interno lordo, essi aumenteranno gradualmente fino al livello degli impegni contenuti nel bilancio per il 2005.
Questa è la base per il quadro finanziario di lungo termine, e proprio per tale motivo è importante scendere a un livello inferiore non più tardi del 2005: l’obiettivo dovrebbe essere quello di scendere al di sotto di un limite di spesa dell’1 per cento del reddito interno lordo.
<P>
Ecco alcuni dei tagli proposti:
<P>
* Crediamo che l’Unione europea debba iniziare a ridurre gli aiuti all’agricoltura entro il 2005 al più tardi.
<P>
* Le sovvenzioni ai partiti politici a livello di Unione europea si devono totalmente abolire.
<P>
* Si devono abolire le sovvenzioni alla coltivazione del tabacco.
Spetterà poi ai singoli paesi individuare metodi validi per aiutare gli agricoltori interessati a realizzare la conversione ad altre colture.
<P>
* Le sovvenzioni per l’attività di informazione si possono ridurre, poiché ci sembra politicamente difficile fornire informazioni obiettive prima dello svolgimento dei sulla Costituzione.
A nostro avviso, fornire tali informazioni è compito dei singoli paesi, e dei partiti politici nell’ambito dei paesi stessi.
L’Unione europea deve evitare di interferire nel processo democratico degli Stati membri.
<SPEAKER ID="75" LANGUAGE="DA" NAME="Jensen (ALDE )," AFFILIATION="">
<P>
   I deputati al Parlamento europeo appartenenti al partito liberale danese – onorevoli Riis-Jørgensen, Busk e Jensen – hanno votato contro l’emendamento n. 3, presentato dal gruppo IND/DEM.
Il partito liberale è favorevole a una riforma dei rimborsi per le spese di viaggio, che permetta di rifondere tutte le spese ragionevoli e necessarie.
Quest’emendamento non fornisce affatto una simile garanzia.
<SPEAKER ID="76" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro (GUE/NGL )," AFFILIATION="">
<P>
   Coerentemente con la nostra proposta di respingere il bilancio comunitario per il 2005, abbiamo votato contro questa relazione, che rispecchia in pieno l’ipocrisia da cui è percorsa tutta la procedura di bilancio che si sta concludendo.
Il Parlamento critica il Consiglio, deplorando che quest’ultimo abbia ridotto i pagamenti nel settore agricolo, non accetti le proposte parlamentari e non intenda avallare le esigenze delle agenzie europee, obbligando così il Parlamento a effettuare dei tagli rispetto alla prima lettura: tutti questi elementi sono più che sufficienti a giustificare la nostra proposta di reiezione del bilancio.
<P>
Nonostante tale scenario, il Parlamento accoglie con favore l’accordo raggiunto con il Consiglio nella procedura di conciliazione del 25 novembre, e addolcisce la situazione affermando che, grazie ai suoi sforzi, “si sono evitate riduzioni drastiche” conservando le tradizionali priorità del Parlamento: questo, però, è palesemente falso.
Purtroppo questa è la storia di tutte le procedure di bilancio dal 2000 in poi, nelle quali lo strumento di flessibilità è stato utilizzato per cinque volte consecutive, dimostrando quanto sia giusta la richiesta del partito comunista portoghese, tesa a rivedere le attuali prospettive finanziarie.
<P>
Tutti gli anni, in nome dell’intangibile Patto di stabilità, il Parlamento accetta condizioni che mettono in discussione persino i suoi poteri in materia di bilancio.
Viene dunque da chiedersi perché mai chiediamo di rafforzare tali poteri, se poi non li esercitiamo.
<SPEAKER ID="77" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Ripeto le osservazioni già formulate in prima lettura, deplorando che questo progetto di bilancio per l’esercizio 2005 equivalga, in totale, ad appena l’1,004 per cento del PIL dei 25 Stati membri dell’Unione europea.
Gradiremmo un bilancio più ambizioso, com’è indispensabile dopo l’adesione dei dieci nuovi Stati membri, per dare significato ai discorsi di quanti affermano di voler far progredire l’Europa istituzionale, affrontando nuove politiche e aree di responsabilità.
<P>
Considerando però il complesso dei negoziati e le concrete difficoltà economiche e finanziarie dell’attuale congiuntura, rilevo che nell’arduo processo di conciliazione sono stati ottenuti alcuni risultati, e stimo importante che sia stata superata – ancorché di pochissimo – la barriera psicologica dell’1 per cento imposta dalla “lettera dei Sei”.
<P>
Ritengo che alcuni progressi siano stati positivi, in particolare quelli compiuti nel campo della sicurezza marittima (soprattutto in materia di inquinamento), nonché con il mantenimento del quadro delle politiche strutturali e delle politiche esterne, specialmente per gli aiuti allo sviluppo; sono anche favorevole alle relazioni speciali con i paesi ACP.
<P>
Le osservazioni del relatore sono realistiche, e sottolineano alcuni aspetti incoerenti dell’annunciato progetto contenuto nella proposta della Commissione europea, secondo cui questo dovrebbe essere il bilancio “della competitività e della coesione”.
Spero in risultati migliori per la prospettiva finanziaria 2007-2013.
<SPEAKER ID="78" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="79" LANGUAGE="SV" NAME="Goudin, Lundgren e Wohlin (IND/DEM )," AFFILIATION="">
<P>
   A nostro avviso, è necessario rivedere la politica dell’Unione europea in materia di accordi di pesca.
L’eccessivo sfruttamento dei fondali di pesca getta le popolazioni in condizioni di povertà ancor più gravi, e priva l’ambiente marino di un insostituibile anello della catena alimentare.
Sarebbe più opportuno, invece, fornire assistenza a quei paesi con cui l’Unione europea stipula accordi di pesca affinché essi possano sviluppare una propria industria ittica.
<P>
Non accettiamo emendamenti volti a fornire alla Commissione una fonte indipendente di reddito.
A nostro avviso, se l’Unione europea stipula un accordo di pesca con un paese terzo, l’intero ammontare delle compensazioni finanziarie destinate a tale paese deve essere fornito da quegli Stati membri dell’UE i cui pescherecci approfittano delle opportunità offerte dall’accordo medesimo.
Gli Stati membri devono pagare somme proporzionate all’entità delle loro catture; e devono poi decidere per proprio conto se finanziare tali spese con un prelievo fiscale sulle rispettive flotte da pesca.
<SPEAKER ID="80" LANGUAGE="PT" NAME="Queiró (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Ho votato a favore di questa relazione per l’importanza che i problemi della pesca hanno per il Portogallo, soprattutto nel caso di accordi internazionali di pesca nei quali il settore portoghese della pesca è direttamente interessato.
Il mio voto è determinato anche dal fatto che è in causa una proroga del protocollo esistente, e le modifiche suggerite non pregiudicano affatto gli interessi nazionali.
<SPEAKER ID="81" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Si tratta di affrontare il periodo che intercorre tra la scadenza del protocollo annesso all’accordo di pesca tra la Comunità europea e la Repubblica federale islamica delle Comore, e la data in cui la Commissione prevede di poter concludere le valutazioni necessarie per rinegoziare l’accordo.
Considerata l’intensa attività della flotta comunitaria in quelle acque (40 tonniere con reti a circuizione e 25 pescherecci con palangari di superficie), la soluzione proposta consiste nel prorogare l’accordo precedente sino alla conclusione di un nuovo protocollo sulla pesca.
<P>
La proroga non implica alcuna modifica dei termini e delle limitazioni del protocollo precedente, e conserva infatti le compensazioni finanziarie e le possibilità di pesca disponibili per gli Stati membri.
<P>
Tenendo conto che la flotta portoghese mantiene in quella zona possibilità di pesca per cinque pescherecci con palangari di superficie, è importante che il Portogallo sostenga questa proroga, vigilando poi su una rinegoziazione favorevole dell’accordo.
<P>
Ho votato a favore.
<SPEAKER ID="82" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="83" LANGUAGE="PT" NAME="Coelho (PPE-DE )," AFFILIATION="in toto">
<P>
   Mi rallegro per la decisione di applicare l’articolo 67 del Trattato, così da poter votare a maggioranza qualificata e con la procedura di codecisione le materie del titolo IV, come l’immigrazione, l’asilo, il controllo delle frontiere, e così via.
<P>
Guadagniamo in efficienza e rafforziamo il ruolo del Parlamento europeo, garantendo il principio della legittimità democratica, che è fondamentale per l’adozione di norme in settori delicati come la politica di asilo e immigrazione e altri temi che riguardano i diritti fondamentali dei cittadini.
<P>
Sostengo la relazione dell’onorevole Bourlanges, assieme alle due proposte concrete che egli ci presenta, perché:
<P>
– la codecisione e la votazione a maggioranza qualificata, in materia di immigrazione legale, sono essenziali per la gestione della politica dell’Unione in materia di migrazione.
Con la firma della Costituzione, il 29 ottobre 2004, è stato sancito il principio per cui le misure previste in materia di immigrazione legale non devono incidere sul diritto degli Stati membri di determinare il numero di ingressi consentiti nel rispettivo territorio ai cittadini di paesi terzi che vengono a cercare lavoro.
<P>
– le limitazioni alle competenze della Corte nel titolo IV, introdotte ad Amsterdam nel timore di un sovraccarico di lavoro e di un eccessivo rallentamento, perdono significato dopo l’introduzione a Nizza dell’articolo 225(a)…
<SPEAKER ID="84" LANGUAGE="DE" NAME="Kaufmann (GUE/NGL )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Da molti anni, la legislazione in materia di politica per l’asilo e l’immigrazione ha assunto caratteristiche profondamente antidemocratiche.
Da un lato, il Trattato di Amsterdam ha trasferito le competenze legislative in quest’ambito dagli Stati membri alla Comunità europea, sottraendole quindi ai parlamenti nazionali; dall’altro, tali competenze sono state affidate unicamente al Consiglio, ossia all’assemblea dei governi nazionali, mentre il Parlamento è chiamato a partecipare solo con la formulazione di pareri.
In un settore di importanza così cruciale per i diritti fondamentali, il fatto che la produzione legislativa sia affidata all’esecutivo è chiaramente indifendibile.
<P>
Questo progetto di decisione del Consiglio, che prevede il passaggio alla procedura di codecisione, costituisce quindi un passo verso la parlamentarizzazione dell’attività legislativa, anche se per la verità è stato compiuto con grande ritardo.
Al contempo, però, il Consiglio intende ancora una volta riservare alcuni settori all’esclusiva competenza dei governi; proprio quest’aspetto solleva le critiche della relazione Bourlanges, alla quale va perciò la mia approvazione.
<P>
C’è però in questa relazione un aspetto problematico: essa insiste su una disposizione di carattere costituzionale, per cui gli Stati membri possano unilateralmente vietare ai cittadini di paesi terzi l’accesso al mercato del lavoro.
Quando facevo parte della Convenzione che ha elaborato la Costituzione, ho già criticato questa norma, che è stata introdotta nella Costituzione dal governo tedesco.
Ma in essa non si rispecchiano solamente egoismi nazionali; cosa assai più grave, questa disposizione contrasta col principio della libertà di circolazione delle lavoratrici e dei lavoratori in tutto il territorio del continente europeo.
A mio avviso, dopo l’entrata in vigore della Costituzione, questa norma sarà una delle prime questioni che occorrerà esaminare.
<SPEAKER ID="85" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Il relatore propone di allargare le competenze della Corte di giustizia, abrogando l’articolo 68 del Trattato che istituisce la Comunità europea; si tratterebbe quindi di un ampliamento della proposta di decisione del Consiglio che prevede di trasferire i vari settori del Titolo IV, Parte terza, del TCE (visti, asilo, immigrazione ed altre politiche concernenti la libera circolazione delle persone) nell’ambito delle questioni regolate dall’articolo 251 del TCE.
<P>
Come ho già sostenuto in altre occasioni, mi sembra più opportuno che l’Unione europea vada progressivamente consolidando prassi e competenze, anziché alimentare senza posa un’incessante avidità di nuovi campi d’azione.
L’intera proposta riguarda una materia assai delicata, e l’allegato alla relazione soffre del tipico massimalismo proprio di una visione centripeta dell’Europa – impostazione, peraltro, che non riscuote il consenso dell’opinione pubblica.
<P>
Non sono affatto certo che l’abrogazione proposta rafforzi minimamente la tutela giuridica dei cittadini europei e di quelli dei paesi terzi, come afferma il collega Bourlanges; credo anzi che si otterrebbe esattamente l’effetto contrario.
A mio avviso, sarebbe meglio che il Parlamento europeo si limitasse a sostenere la proposta di decisione nei termini in cui è stata presentata – che di per sé rappresenta già un importante e ambizioso progresso nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia – resistendo a questa malsana frenesia del “sempre più in là”.
<SPEAKER ID="86" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="87" LANGUAGE="SV" NAME="Goudin, Lundgren e Wohlin (IND/DEM )," AFFILIATION="">
<P>
   Le misure proposte in questa relazione, miranti a rafforzare la democrazia, i diritti umani e il ruolo dello Stato di diritto nei paesi terzi, sono urgenti e spesso necessarie; ci chiediamo tuttavia se tocchi proprio all’Unione europea applicarle.
A tale scopo sono più adatte le Nazioni Unite, dotate di una lunga esperienza e di importanza globale.
<P>
Siamo anche contrari alla forte entità – circa 225 milioni di euro – dello stanziamento destinato a questo fine per il periodo 2005-2006.
Non vengono chiaramente definiti né gli obiettivi né le attività interessate dal provvedimento, e in passato l’Unione non ha certo dato prova di grande perizia nell’uso di questi fondi.
<P>
Per tali motivi abbiamo deciso di votare contro la relazione.
<SPEAKER ID="88" LANGUAGE="PT" NAME="Queiró (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – La proposta della Commissione, cui il relatore aderisce, intende mantenere, fino al termine del 2006, una base giuridica e un quadro finanziario per le operazioni di tutela e promozione dei diritti umani e dei principi democratici nei paesi in via di sviluppo e in altri paesi terzi.
Ho votato a favore perché ritengo che, nel momento in cui sono in gioco rilevanti questioni di politica estera della Comunità, tale disposizione si riveli infatti assai preziosa e pienamente giustificata.
<SPEAKER ID="89" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Il finanziamento comunitario erogato ai sensi del presente regolamento assume la forma di sovvenzioni o contratti che, nei casi adeguatamente giustificati, la Commissione europea propone di estendere anche alle persone giuridiche; su questo sono d’accordo.
La partecipazione della società civile va incoraggiata, indipendentemente dal carattere istituzionalizzato che si riscontri, di volta in volta, alla sua base.
E’ essenziale che l’Unione prosegua, affinando e intensificando i propri sforzi, sulla strada indicata dalla comunicazione della Commissione dell’8 maggio 2001, intitolata “Il ruolo dell’Unione europea nella promozione dei diritti umani e della democratizzazione dei paesi terzi”.
<P>
Agli occhi di molti l’Unione europea rappresenta l’ultimo barlume di speranza.
Come ha affermato, con un solo astenuto, la commissione per gli affari esteri, dobbiamo quindi fornire tutti gli strumenti possibili all’Iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell’uomo, concentrando anzitutto il nostro sostegno sulla democratizzazione, il buon governo e lo Stato di diritto.
<P>
Per il resto, rimando all’intervento che ho pronunciato ieri, nel corso del dibattito in seduta plenaria.
<P>
Naturalmente ho votato a favore.
<SPEAKER ID="90" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="91" LANGUAGE="DE" NAME="Ebner (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, sarò brevissimo.
Desideravo comunicare che ho votato a favore della relazione, e spero che in futuro sapremo compiere in questo campo grandi progressi.
<P>
In tale contesto ho anche rivolto un’interrogazione alla nuova Commissione, suggerendo di introdurre il servizio civile per i giovani nell’Unione europea – ragazzi e ragazze – soprattutto al fine di costruire i presupposti necessari in tali situazioni. La popolazione dell’Unione europea sarebbe così maggiormente consapevole e responsabile in caso di catastrofi, ma anche nella prospettiva di un servizio di solidarietà.
<P>
Nel complesso, come ho detto, sono favorevole alla relazione e mi rallegro che si continui a lavorare in questa direzione.
<SPEAKER ID="92" LANGUAGE="NL" NAME="Blokland (IND/DEM )," AFFILIATION="test">
<P>

   Oggi ho votato contro la relazione Papadimoulis, coerentemente con le mie scelte di voto passate; infatti, a mio avviso, il programma d’azione comunitario non supera il di sussidiarietà.
<P>
Gli Stati membri sono tutti dotati dei propri programmi di protezione civile, nonché di programmi di coordinamento, formazione e assistenza.
Un certo grado di cooperazione europea è opportuno, ma un centro europeo autonomo, dotato di pieni poteri, che effettui un monitoraggio 24 ore su 24, è superfluo.
Inoltre, la carente base finanziaria della proposta costituisce la seconda ragione che mi ha indotto a negare il mio sostegno a questa proposta.
<SPEAKER ID="93" LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Catastrofi naturali come inondazioni, ondate di calore, incendi boschivi, terremoti, disastri ecologici o incidenti industriali provocati da sostanze tossiche, gravi incidenti industriali o persino attentati terroristici: tutti questi eventi sono estremamente imprevedibili, e per questo causano vittime innumerevoli e gravi danni economici.
Occorre quindi collaborare, scambiando informazioni, razionalizzando le risorse, incoraggiando la ricerca e cercando soluzioni tecniche che minimizzino gli effetti di tali disastri; soprattutto, però, bisogna puntare su una politica di investimenti in materia di prevenzione e formazione che coinvolga le Istituzioni politiche comunitarie, nazionali, regionali e locali, oltre a tutte le organizzazioni della società civile, in un partenariato solidale, responsabile e articolato.
<P>
Dice il popolo, nella sua immensa saggezza, che “prevenire è meglio che curare”, e questo detto si addice perfettamente al caso degli incendi boschivi che hanno devastato il Portogallo nelle estati del 2003 e 2004, nonché alle maree di petrolio provocate dai naufragi dell’ e della .
<P>
Giudichiamo favorevolmente la proroga del programma di azione comunitario nel campo della protezione civile e il suo rafforzamento dal punto di vista del bilancio, ma siamo pure convinti che in questo settore non debbano esistere limitazioni temporali, a causa del carattere permanente dei problemi connessi.
<P>
Intervenire nella protezione civile significa anche definire una politica trasversale che sia saldamente presente nei nuovi modelli di agricoltura e di pianificazione del territorio, in modo da umanizzare la crescita urbanistica e industriale…
<SPEAKER ID="94" LANGUAGE="SV" NAME="Goudin, Lundgren e Wohlin (IND/DEM )," AFFILIATION="">
<P>
   C’è il forte rischio che le risorse finanziarie stanziate vengano destinate a scopi amministrativi, e quindi che il coordinamento delle risorse stesse si riveli carente.
<P>
Siamo estremamente favorevoli alla reciproca solidarietà fra paesi diversi in caso di calamità, ma non ci sembra questo un compito che debba spettare in primo luogo all’Unione europea; crediamo invece che debbano essere i parlamenti nazionali degli Stati membri a decidere l’entità delle risorse finanziarie da stanziare, nel caso che in un altro Stato membro si verifichi un grave incidente.
<SPEAKER ID="95" LANGUAGE="EL" NAME="Manolakou (GUE/NGL )," AFFILIATION="standard">
<P>
   Vorremmo rilevare che le azioni in caso di calamità naturali o provocate dall’uomo sono finanziate in misura così limitata da cancellare in pratica qualsiasi possibilità di efficace intervento materiale.
<P>
A nostro parere la prevenzione dei danni è più importante della cura e quindi pensiamo che si debbano sostenere politiche, iniziative e infrastrutture che, in caso di disastro, limitino danni e perdite.
<P>
Ma come si può realizzare quest’obiettivo, se tutto si giudica in base a gretti criteri finanziari e agli interessi delle grandi imprese?
Se una serie di attività che sarebbero di competenza pubblica viene trasferita ai privati, come si può seriamente parlare dell’adozione di una politica di base per la protezione contro qualsiasi tipo di calamità?
<P>
Quando non c’è denaro disponibile per le opere di contenimento delle acque, quando non si rispettano gli antisismici, quando i boschi sono lasciati in balia degli incendi dolosi e della speculazione fondiaria, quando gli armatori non sono chiamati a rispondere né devono temere sanzioni dopo terribili catastrofi ecologiche, di quale protezione possiamo mai parlare?
Come si può organizzare un’efficiente protezione civile, quando beni e servizi pubblici indispensabili nelle situazioni critiche – come i vigili del fuoco – vengono privatizzati o trasformati in strumenti di repressione?
<P>
E infine, come vengono utilizzate queste pur misere briciole di cosiddetto “risarcimento”?
Se volete una risposta irrefutabile, chiedetelo ai terremotati greci del 1999, che ancora abitano nei .
<SPEAKER ID="96" LANGUAGE="PT" NAME="Marques (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Mi congratulo con il collega, onorevole Papadimoulis, per l’eccellente relazione sulla proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione 1999/847/CE per quanto riguarda la durata del programma d’azione comunitario a favore della protezione civile.
<P>
L’obiettivo è quello di garantire la continuità in questo campo fino alla data di entrata in vigore di un nuovo strumento giuridico.
<P>
Questo programma intende rafforzare la protezione dei cittadini, dell’ambiente e dei beni nell’eventualità di catastrofi naturali o di disastri provocati dall’uomo in tutto il territorio della Comunità, mettendo a disposizione aiuti supplementari da parte degli altri paesi partecipanti quando, a livello nazionale, la capacità di risposta non è sufficiente.
Dopo l’adozione di questo programma è stato possibile verificarne l’efficacia, nonché la necessità di un’azione a livello europeo, in occasione del naufragio della e degli incendi dell’estate 2003.
<P>
La relazione sottolinea inoltre sette ambiti in cui al programma potrebbero essere apportati dei miglioramenti, soprattutto in materia di cooperazione, scambio di informazioni e aumento delle risorse.
<P>
Vorrei anche esprimere il mio sostegno all’aumento della dotazione finanziaria annuale destinata a questo programma, che sarà pari a 2,4 milioni di euro all’anno per il 2005 e il 2006.
<SPEAKER ID="97" LANGUAGE="PT" NAME="Queiró (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>

   Considerando che il programma di protezione civile della Comunità attualmente in vigore scade il 31 dicembre di quest’anno, ritengo opportuno prorogare per due anni il programma vigente, per evitare il verificarsi di un vuoto fra tale termine e l’inizio del successivo strumento giuridico, pur deplorando che tale proroga avvenga senza che siano state effettuate le necessarie valutazioni per il periodo 2000-2004.
<P>
D’altra parte, il rafforzamento finanziario sollecitato dalla Commissione è realistico e, nel caso del Portogallo, riveste particolare importanza; per tali ragioni il mio voto è stato favorevole.
<SPEAKER ID="98" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="Prestige">
<P>
   Svariati avvenimenti, tra cui l’incidente della , gli incendi boschivi – specialmente quelli verificatisi nel mio paese – e le inondazioni che hanno colpito la Francia meridionale, hanno reso evidente la necessità di agire a livello europeo.
Spesso le dimensioni di determinate catastrofi oltrepassano le capacità di risposta nazionali, e ciò giustifica ogni volta di più la prevista creazione di meccanismi come quello istituito a livello europeo dall’attuale programma.
La proposta va in questo senso, prevedendo un incremento da 1,5 milioni di euro nel 2004 a 2,4 milioni di euro l’anno nel 2005 e nel 2006.
<P>
Approvo questo sviluppo, che si inserisce nel rafforzamento della cooperazione in materia di protezione civile, cui l’Unione europea iniziò a dare risposta con il primo programma d’azione comunitario a favore della protezione civile adottato nel 1997, culminato con la creazione del Fondo di solidarietà in caso di catastrofi gravi nel novembre 2002.
<P>
Anche il Centro europeodi monitoraggio e informazione è assai importante, poiché permette agli Stati membri e ai paesi terzi di avere un punto di riferimento al quale inviare richieste di assistenza.
Si materializza, in tal modo, una rete permanente di contatti, nell’ambito d’azione della Commissione, volta a garantire rapporti costanti fra i centri di protezione civile degli Stati partecipanti e a promuovere lo scambio di informazioni.
<SPEAKER ID="99" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="100" LANGUAGE="PT" NAME="Estrela (PSE )," AFFILIATION="habitat">
<P>
   La proposta della Commissione intende proibire, entro 200 miglia dalle Azzorre, da Madera e dalle Isole Canarie, l’uso di reti a strascico in alcune zone costituite da monticoli sottomarini particolarmente vulnerabili sotto il profilo degli .
Simili restrizioni sono già in atto in una zona della Scozia nordoccidentale.
<P>
A mio avviso dobbiamo fare di più, e proibire anche l’uso di reti da posta fissa.
<P>
Questo tipo di reti, in effetti, provoca gravi danni agli ecosistemi, soprattutto nella ZEE delle Azzorre, a causa della natura vulcanica e rocciosa del fondo marino.
<P>
Diversi studi hanno confermato la vulnerabilità degli di acque profonde, come le scogliere coralline di acque profonde, i camini termici, le aree di alimentazione per i pesci dei fondali di pesca e infine i monticoli.
<SPEAKER ID="101" LANGUAGE="PT" NAME="Marques (PPE-DE )," AFFILIATION="habitat">
<P>

   Desidero esprimere il mio sostegno incondizionato alla proposta della Commissione recante modifica del regolamento (CE) n. 850/98 del 30 marzo, per quanto riguarda la protezione delle scogliere coralline di acque profonde dagli effetti della pesca a strascico in talune zone dell’Oceano Atlantico (COM (2004) 58 F).
<P>
Mi congratulo con la Commissione per aver presentato questa proposta, perché in tal modo essa tiene fede alla promessa di proporre un emendamento alle misure tecniche in vigore nella Comunità, volte a proibire l’uso di attrezzi da traino demersali fino ad almeno 200 miglia intorno alle regioni ultraperiferiche delle Azzorre, di Madera e delle Canarie, al fine di proteggere gli ecosistemi di alcune delle zone più sensibili ubicate presso i monticoli oltre i limiti delle 100 miglia.
<P>
Gli di acque profonde cui fa riferimento la proposta della Commissione fino a poco tempo fa erano protetti dallo strascico (utilizzo di attrezzi da traino demersali o reti a strascico analoghe che operano a contatto con il fondo del mare) grazie allo speciale regime dell’accesso sancito dai negoziati di adesione.
Questo regime non è più operativo dall’agosto 2004, ed è stato perciò essenziale garantire la continuità della tutela di queste zone come parte della legislazione comunitaria.
<SPEAKER ID="102" LANGUAGE="PT" NAME="Queiró (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   La protezione delle barriere coralline di acque profonde nell’Oceano Atlantico riveste naturalmente un interesse particolare per il Portogallo.
<P>
La proposta intende proibire l’uso di reti a strascico nelle acque delle Azzorre e di Madera, nonché nelle Isole Canarie, per proteggere le barriere coralline di acque profonde che sono estremamente importanti per la conservazione della biodiversità.
E’ stato stimato che il 65 per cento delle specie ittiche marine dipende da queste barriere nel corso della propria vita.
<P>
Consapevoli della necessità di garantire una protezione efficace, siamo favorevoli a estendere il divieto alle reti da posta fissa, che provocano anche gravi danni a questi ecosistemi a causa della pesca fantasma.
<P>
Pur non essendo soddisfatto del risultato finale della votazione sugli emendamenti, approvo incondizionatamente i risultati della relazione, e ho perciò votato a favore.
<SPEAKER ID="103" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   La proposta di regolamento in discussione intende proibire l’uso delle reti a strascico nelle zone più vulnerabili dal punto di vista ambientale, entro le prime 200 miglia dalle Azzorre, da Madera e dalle Isole Canarie.
<P>
Sostengo ampiamente le misure proposte e ritengo essenziale prestare la debita attenzione alle caratteristiche specifiche di ogni zona.
Di conseguenza, ho sostenuto anche le proposte di emendamento volte a proibire le reti da posta fissa, e constato con rammarico che questa misura non è stata integrata nella versione finale redatta dalla commissione competente, contrariamente alla raccomandazione del relatore.
Insieme ad altri deputati di quest’Assemblea, mi sono battuto affinché venisse reintegrata e adottata nel corso della seduta plenaria.
E’ noto che questo tipo di rete è estremamente dannoso per gli ecosistemi, soprattutto per l’alta probabilità di pesca fantasma.
Nel caso specifico delle Azzorre, il rischio è anche maggiore, a causa della natura vulcanica del fondo marino.
Quindi era insensato adottare misure di tutela ambientale solo parziali.
<SPEAKER ID="104" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="105" LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL )," AFFILIATION="">
<P>
   Ancora una volta ci troviamo dinanzi a una risoluzione in cui i deputati portoghesi al Parlamento europeo appartenenti al partito socialista (PS) e a quello socialdemocratico (PSD), nonché i popolari di destra (CDS-PP), ricorrendo a espressioni ricche di mistificazioni e omissioni, riaffermano – collettivamente – le proprie opzioni politiche e gli assi fondamentali dell’Unione europea, ossia il neoliberismo, il federalismo e il militarismo.
<P>
Non è sorprendente che essi riaffermino – collettivamente – la “promozione di una maggiore competitività” quale loro “priorità fondamentale” – o, per essere chiari, la concorrenza capitalistica; il loro appoggio alla “strategia di Lisbona” – insieme ai principali datori di lavoro europei; “il miglioramento del mercato del lavoro” – una definizione cinica degli attacchi ai diritti dei lavoratori; “la riforma delle pensioni” – in altre parole la graduale privatizzazione dei regimi pensionistici; “la conquista del mercato comune”, ossia, la liberalizzazione dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni, oltre a molti altri settori.
<P>
Un pacchetto “ben” confezionato che nasconde, dietro le preoccupazioni per i problemi sociali e le buone intenzioni, le proprie contraddizioni e la vera natura della politica di destra effettivamente realizzata a livello di Unione europea, con le sue conseguenze devastanti.
<P>
Il PS, il PSD e il CDS-PP possono cercare in ogni modo di distogliere l’attenzione dai loro reali propositi, o cercare di nasconderli, ma è la realtà stessa ad accusarli.
Dovremo ricordarcelo, in Portogallo, il 20 febbraio prossimo.
<SPEAKER ID="106" LANGUAGE="SV" NAME="Goudin, Lundgren e Wohlin (IND/DEM )," AFFILIATION="">
<P>
   La proposta di risoluzione contiene alcuni punti ragionevoli, ma anche proposte che noi membri della Lista di giugno non possiamo approvare.
In particolare ci opponiamo ai quattro paragrafi seguenti della proposta di risoluzione.
<P>
Paragrafo 20: “Il Parlamento europeo sottolinea che occorre rafforzare ulteriormente le frontiere esterne dell’UE, mediante la creazione di un corpo europeo di guardie di frontiera”.
<P>
Paragrafo 21: “[Il Parlamento europeo] chiede che venga istituita un’Agenzia europea per i diritti fondamentali col compito di vigilare affinché vengano effettivamente rispettati”.
<P>
Ultima parte del paragrafo 33. “ [Il Parlamento europeo] chiede il proseguimento della parallela riforma della politica comune della pesca, che preveda anche la creazione di un Fondo europeo della pesca”.
<P>
Il paragrafo 40 afferma: “[Il Parlamento] ritiene che la Commissione dovrebbe elaborare con urgenza un’opportuna strategia e campagna di informazione che presenti nel modo più chiaro, equo e comprensibile possibile, la nuova Costituzione ai cittadini europei”.
<P>
Riteniamo che ci siano varie opinioni su ciò che, in questo contesto, rappresenta una “strategia adeguata”.
<P>
Alla luce di quanto sopra, ci è assolutamente impossibile votare a favore di questa proposta di risoluzione.
<SPEAKER ID="107" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Ho votato a favore della proposta di risoluzione di compromesso sugli orientamenti politici della Commissione; in particolare, desidero sottolineare il patto concluso sulle politiche economiche, sociali e di coesione territoriale.
<P>
Come ho detto più volte, la politica di coesione costituisce a mio avviso un principio ispiratore, e anzi l’autentica spina dorsale dell’intera Unione europea, che in mancanza di tale politica perderebbe la sua ragion d’essere; senza politiche di coesione l’Unione si ridurrebbe a un mero “ipermercato”, uno strumento di subordinazione agli interessi dei ricchi e dei potenti in tutti i settori.
<P>
In quanto principio fondante dell’Unione europea, quello della coesione è fondamentalmente un principio cristiano-democratico; se la sinistra vuole unirsi a noi nel sostenerlo, che sia la benvenuta, ma non dobbiamo lasciare alla sinistra il compito di proclamare e difendere i nostri principi.
In altre parole, dobbiamo incoraggiare la competitività, ma senza nuocere alla coesione; quest’ultima va anzi irrobustita.
<SPEAKER ID="108" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="109" LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, come membro sostituto della delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Bulgaria, desidero congratularmi con l’onorevole Van Orden per la sua relazione, e rimarcare i progressi estremamente positivi compiuti dalla Bulgaria in vista dell’adesione all’Unione europea: un traguardo che, mi auguro, quel paese potrà raggiungere nel giro di pochi anni.
<P>
Devo però avvertirvi che vi sono ancora serie prove della mancanza di professionalità e indipendenza del sistema giudiziario bulgaro.
Invito quindi il governo bulgaro ad affrontare questo problema nel corso del prossimo anno, affinché il paese possa aderire all’Unione europea nel 2007.
<SPEAKER ID="110" LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Come abbiamo già rilevato, gli obiettivi economici e politici dell’attuale allargamento sono evidenti e, ancora una volta, trovano espressione nella risoluzione appena votata.
<P>
La risoluzione cerca di ignorare il fatto che la politica neoliberista funge da criterio e da sfondo all’adesione all’Unione europea, pur facendo riferimento all’idolatrata “economia di mercato funzionante”: in altre parole il capitalismo, cioè il dominio e lo sfruttamento da parte dei grandi gruppi finanziari ed economici di un settore sempre più rilevante dell’economia di quel paese.
Tale situazione si evince anche dagli “investimenti stranieri diretti”, che per la gioia di alcuni hanno raggiunto “livelli ”, il che significa un dominio addirittura maggiore dell’economia bulgara da parte dei grandi gruppi finanziari.
<P>
Le congratulazioni per gli sforzi compiuti dalla Bulgaria sono in contraddizione con i tanto decantati obiettivi dell’Unione europea.
La coesione economica e sociale non si può costruire sulla base della concorrenza e del trasferimento dei capitali nel quadro di uno sfruttamento sempre più sfrenato; tutto questo lascia dietro di sé una scia di povertà e disoccupazione – come testimoniano le delocalizzazioni di imprese in Portogallo – e non crea neppure autentica ricchezza nel paese di destinazione.
Nella stessa risoluzione si constata che molte persone non hanno riscontrato alcun miglioramento nella loro situazione economica, mentre l’emigrazione continua.
<SPEAKER ID="111" LANGUAGE="PT" NAME="Queiró (PPE-DE )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Come rilevano sia la Commissione che la relazione in esame, la Bulgaria ha compiuto i progressi necessari in vista dell’adesione all’Unione europea, soprattutto a livello economico, ma anche nel settore giudiziario; si deve tuttavia riconoscere, fra le altre questioni di uguale importanza, la necessità di una lotta più efficace contro la criminalità organizzata, la corruzione e il traffico di persone.
<P>
In tale contesto, considerato che le riforme in corso si potranno portare a compimento in tempo utile, sono favorevole all’idea che la Bulgaria aderisca all’UE conformemente al “principio del merito”; ritengo quindi che il trattato di adesione si debba concludere nel 2005, per giungere all’adesione nel gennaio 2007.
<P>
Per questa ragione ho votato a favore.
<SPEAKER ID="112" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<SPEAKER ID="113" LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, mi congratulo ancora una volta con il relatore per il lavoro svolto, e noto con soddisfazione i progressi compiuti dalla Romania in vista dell’adesione.
Ora, però, vorrei formulare un ammonimento su un tema diverso: la situazione degli orfani e dei bambini.
In Romania la condizione degli istituti che li ospitano è ancora inaccettabile; quindi, chiedo nuovamente al governo romeno di affrontare questo problema prima dell’adesione.
<P>
Per concludere, signor Presidente, ringrazio lei e i suoi ottimi collaboratori per lo spirito di cooperazione di cui avete dato prova nel corso dell’anno, e vi auguro buon Natale.
<SPEAKER ID="114" LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL )," AFFILIATION="per iscritto">
<P>
   . – Sulla scia di quelle che l’hanno preceduta, la relazione in esame valuta i progressi dal punto di vista della natura essenzialmente neoliberista e capitalistica del processo di allargamento.
<P>
Essa illustra in maniera minuziosa i criteri da soddisfare e i progressi già compiuti.
Muove critiche e distribuisce elogi in modo tale da indurre questi paesi a interpretare ogni cosa alla luce dell’adozione e dell’applicazione di quel quadro giuridico e istituzionale cui, del resto, si avvicinano sempre di più: l’ comunitario, che funge da base al modello neoliberista dell’Unione europea.
<P>
I fautori di questa politica non esitano, nel loro zelo, a presentare proposte chiaramente tese a regolare vecchi conti con la storia delle lotte popolari: ecco quindi, per l’ennesima volta, le trite formule di omaggio alla “economia di mercato” e alle “riforme strutturali”, nel quadro della “concorrenza” e delle “forze di mercato”; ecco l’appello a “portare a termine il processo di privatizzazione”, a “smantellare le imprese obsolete” e a “creare un ambiente propizio alle imprese e agli investitori stranieri”.
<P>
Queste richieste vengono ostinatamente ripetute, pur accompagnate da un rammarico ipocrita per il loro devastante effetto sui lavoratori e sulla popolazione.
<SPEAKER ID="115" LANGUAGE="NL" NAME="Wiersma (PSE )," AFFILIATION="">
<P>
   La delegazione olandese del gruppo socialista del Parlamento europeo approva la relazione Moscovici, con esplicito riferimento ai rigorosi criteri concordati per il monitoraggio del processo di riforma nonché per l’applicazione delle riforme stesse; alludiamo in particolare ai criteri politici, ossia diritti umani, corruzione e indipendenza dal potere giudiziario.
<P>
La delegazione olandese del gruppo socialista al Parlamento europeo non esiterà a chiedere alla Commissione di applicare le clausole di salvaguardia indicate nella strategia di preadesione, qualora il progresso della Romania dia motivo di ricorrervi.
<P>
La delegazione olandese del gruppo socialista al Parlamento europeo si riserva il diritto di adottare una posizione differente nella prossima primavera, quando si giungerà alla decisione definitiva sull’adesione della Romania – per esempio se dovesse risultare che il nuovo governo romeno non ha mantenuto le promesse fatte.
Ciò potrebbe condurre alla recisione del legame tra l’adesione alla Romania e quella della Bulgaria.
<SPEAKER ID="116" LANGUAGE="PT" NAME="Queiró (PPE-DE )," AFFILIATION="">
<P>
   Nel febbraio 2004 il Parlamento ha adottato una relazione in cui si deplorava che, nonostante alcuni progressi, la Romania non avesse ancora completamente soddisfatto i criteri di Copenaghen.
Da allora – e ci avviciniamo ormai alla fine dell’anno – si è diffusa l’opinione che alcuni progressi sulla via dell’adesione siano stati realmente compiuti, benché si ammetta che in molti settori quest’obiettivo non è ancora stato del tutto raggiunto.
<P>
E’ quindi perfettamente logico, da parte nostra, cercare di negoziare i termini del trattato nel 2005, inserendo una clausola di salvaguardia per il caso – invero probabile – che l’adesione della Romania debba essere rimandata al gennaio 2008.
<P>
Di conseguenza, ho votato a favore della relazione.
<SPEAKER ID="117" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="acquis">
<P>
   Auspico che la Romania si trovi al più presto possibile nelle condizioni di poter concludere i negoziati, in vista della firma del trattato di adesione all’Unione europea.
<P>
Accolgo con favore le raccomandazioni e gli ammonimenti formulati dal relatore.
E’ importante che le autorità e il popolo romeni siano consapevoli dei potenziali ostacoli di cui è disseminato il processo di adesione.
Ricorderò soprattutto le clausole di salvaguardia che possono scattare in caso di grave inadempienza delle condizioni di adesione da parte della Romania e, ancora, la possibilità di rinviare di un anno l’adesione qualora l’ non venga applicato e i criteri politici di Copenaghen non siano soddisfatti.
A mio avviso, però, tali ammonimenti hanno un senso solo se si propongono di incoraggiare un comportamento corretto e prestazioni positive; non devono certo servire a fissare soglie assurdamente elevate.
<P>
Mi sembra particolarmente felice il suggerimento avanzato dal relatore, secondo cui la Commissione dovrebbe creare un meccanismo permanente di monitoraggio e assistenza che accompagni la Romania in questo cammino; a mio avviso, poi, la Commissione deve continuare a fornire informazioni dettagliate al Parlamento sui progressi compiuti da quel paese in vista dell’adesione.
<P>
L’adozione di questa relazione giunge proprio al momento opportuno, considerando il modo in cui, domenica scorsa, si sono svolte in Romania le elezioni presidenziali.
<SPEAKER ID="118" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Con questo si concludono le dichiarazioni di voto.
<SPEAKER ID="119" LANGUAGE="" NAME="Presidente" AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   . – Vorrei porgere il benvenuto alla delegazione dell’Assemblea del Regno dell’Arabia Saudita, guidata dal signor Zaid bin Al-Muhsin Al-Hussein.
Va sottolineata l’importanza che annettiamo a questa visita, la prima effettuata al Parlamento europeo dal 1995 a questa parte.
<P>
Questa visita giunge in un momento assai significativo, soprattutto considerando che, nel febbraio 2005, in Arabia Saudita si svolgeranno le prime elezioni municipali.
Questa visita costituisce un nuovo capitolo delle relazioni sempre più strette fra il popolo saudita e l’Unione europea.
<SPEAKER ID="120" LANGUAGE="" NAME="Frassoni (Verts/ALE )." AFFILIATION="(Applausi)">
<P>
   – Signor Presidente, noi siamo molto felici per lo svolgimento delle elezioni municipali in Arabia Saudita, ma ci rammarichiamo profondamente della mancata partecipazione delle donne.
<SPEAKER ID="121" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(La seduta, sospesa alle 12.35, riprende alle 15.00)">
<SPEAKER ID="122" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="Vicepresidente">
<SPEAKER ID="123" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La seduta riprende.
<P>
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
Vi sono osservazioni?
<SPEAKER ID="124" LANGUAGE="DE" NAME="Posselt (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, vorrei formulare solo due brevi osservazioni.
La prima riguarda la votazione sulla Turchia; in occasione di tale votazione (relazione Eurlings), ho votato a favore dell’emendamento n.
16, presentato dal collega Langen, ma il mio voto non è stato registrato.
Forse l’apparecchio non ha funzionato; la prego di effettuare una correzione.
<P>
La seconda riguarda la risoluzione sul Vertice UE-Russia, discussa ieri.
A tale proposito abbiamo affermato la nostra intenzione di coinvolgere nel processo di pace tutte le componenti della società cecena.
Oggi, però, apprendo che i servizi segreti russi hanno fermato e arrestato la famiglia del Presidente Maskhadov, la cui elezione si è svolta sotto il monitoraggio dell’OSCE; fra gli arrestati vi sono le sue due anziane sorelle, di 69 e 75 anni.
Le chiedo di controllare queste informazioni e, qualora venissero confermate, di protestare presso le autorità russe.
<SPEAKER ID="125" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento approva il processo verbale della seduta precedente)">
<P>
   – Onorevole Posselt, abbiamo preso nota delle sue considerazioni.
Se non vi sono altre osservazioni, il processo verbale è approvato.
<SPEAKER ID="126" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="">
<P>
– L’ordine del giorno reca la discussione su sette proposte di risoluzione sullo Zimbabwe.
<SPEAKER ID="127" LANGUAGE="EN" NAME="Bowis (PPE-DE )." AFFILIATION="World Food Programme">
<P>

   – Signor Presidente, lo Zimbabwe è un paese sconvolto dalla tragedia e oppresso dalla tirannia; è ricco di risorse naturali ed umane, ma il regime di Mugabe, con la sua politica di arrogante tirannide, sta distruggendo questi doni preziosi.
<P>
La popolazione è tormentata dalla fame e da problemi sanitari, poiché nella zona controllata dai partiti di opposizione si impedisce la distribuzione di aiuti medici e alimentari.
Circa nove milioni di persone – cioè il 75 per cento degli abitanti dello Zimbabwe – vivono oggi, a quanto sembra, sotto la soglia della povertà, ma nel dicembre corrente il potrà fornire generi alimentari solamente a 1,6 milioni di persone: ecco il primo motivo per cui tale questione si deve considerare urgente.
<P>
Vi è però un secondo motivo: il 3 marzo nello Zimbabwe si dovrebbero tenere le elezioni, ma a giudicare dalle attuali prospettive, non saranno né libere né corrette.
Non sta certo a noi decidere chi i cittadini dello Zimbabwe debbano eleggere; è affar loro, ma devono essere liberi di eleggere chi vogliono.
<P>
Spetta invece ai paesi vicini in Africa, nonché all’Unione africana, vigilare affinché gli internazionali di democrazia vengano rispettati in tutto il continente e in tutto lo Zimbabwe.
Spetta poi all’Unione europea collaborare al monitoraggio di tali elezioni e fornire un sostegno tecnico e finanziario, svolgendo così la propria parte nelle missioni internazionali di osservatori: anche per questo motivo siamo di fronte ad una questione urgente.
<P>
Il terzo motivo è l’intollerabile attacco contro la libertà di Roy Bennett, deputato al parlamento dello Zimbabwe; negli ultimi mesi egli ha dovuto subire gravi sofferenze assieme alla sua famiglia e ai lavoratori suoi dipendenti.
Il signor Bennett ha spintonato un ministro che aveva pronunciato apprezzamenti di stampo razzista su Bennett e la sua famiglia, ed è stato quindi incarcerato, in base non alla sentenza di un tribunale, bensì ad un voto parlamentare in cui si sono riflesse le contrapposizioni politiche interne al Parlamento.
<P>
Esorto vivamente l’Unione africana e l’Unione europea ad agire subito per recare almeno una parvenza di giustizia al popolo dello Zimbabwe.
<SPEAKER ID="128" LANGUAGE="EN" NAME="Attard-Montalto (PSE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, sono di ritorno da una visita privata nello Zimbabwe.
E’ interessante notare che, dal vivo, la situazione non sembra disperata; stando alle statistiche, tuttavia, le cose sono probabilmente più gravi in altre parti del paese, che io non ho visitato.
<P>
Quando discutiamo di paesi come lo Zimbabwe, dove di diritti umani non si parla neppure, nel timore della repressione, dobbiamo anzitutto considerare quale atteggiamento sia opportuno assumere, nel tentativo di esercitare qualche influenza sui centri di potere.
Sappiamo di essere alle prese con un regime antidemocratico, che ha cercato di sfruttare quasi tutti i mezzi a sua disposizione per togliere ad una parte della popolazione i fondamentali diritti democratici.
D’altro canto, abbiamo recentemente assistito a qualche sviluppo positivo; il sistema giudiziario, ad esempio, si batte, pur da una posizione assai difficile, per mantenere un minimo di imparzialità.
<P>
Qualche volta mi chiedo se non sarebbe più logico e più proficuo adottare la politica del bastone e della carota, piuttosto che limitarsi ad approvare mozioni di condanna.
Anche se approviamo questa mozione, che effetto avrà?
Minimo o nullo, temo, nei confronti di un regime come quello di Mugabe.
Se vogliamo che la nostra azione sia efficace, nei riguardi di un regime siffatto, dobbiamo affrontare la questione in tutt’altra maniera.
<SPEAKER ID="129" LANGUAGE="EN" NAME="Hall (ALDE )." AFFILIATION="standard">
<P>
   – Signor Presidente, la nera nube dell’oppressione politica proietta sullo Zimbabwe un’ombra smisurata che sovrasta non solo gli abitanti di quel paese, ma anche quanti hanno cercato asilo in Europa.
<P>
Nel mio collegio elettorale, situato nel nordovest dell’Inghilterra, vivono alcuni cittadini dello Zimbabwe che temono di andare incontro ad un’esecuzione sommaria, qualora venissero costretti a far ritorno nel loro paese natale.
Spero che i governi di Stati membri come il mio, i quali giudicano che i richiedenti asilo si possono rispedire nello Zimbabwe senza pericolo, prendano nota della risoluzione presentata oggi pomeriggio in quest’Aula e riesaminino la propria posizione.
<P>
La situazione dello Zimbabwe sta peggiorando, anziché migliorare.
Il 9 dicembre 2004 è entrata in vigore la legge sulle organizzazioni non governative, che mette al bando le organizzazioni straniere attive nel campo dei diritti umani, e concede al governo la facoltà di intervenire nell’attività di qualsiasi ONG presente nello Zimbabwe.
Intanto, la qualità della vita per la popolazione del paese è precipitata; la speranza di vita è ora di soli 35 anni.
Lo Zimbabwe potrebbe essere autosufficiente dal punto di vista alimentare, ma l’ultimo raccolto ha prodotto solo un terzo del granturco necessario; eppure il regime di Mugabe intralcia la distribuzione di aiuti alimentari internazionali.
<P>
Alla luce del quotidiano aggravarsi della situazione, occorre varare senza indugio sanzioni mirate e più severe contro il regime.
<P>
Concludo con un’ultima osservazione: come abbiamo udito, nello Zimbabwe le elezioni politiche sono previste per il prossimo mese di marzo.
Inquietanti segnali fanno sospettare che tali elezioni non si svolgeranno in maniera libera e corretta; la legge elettorale approvata questo mese non soddisfa gli democratici internazionali.
L’efficiente operato degli osservatori elettorali sarà un fattore essenziale per garantire libertà e correttezza.
Mi auguro perciò che Parlamento, Consiglio e Commissione forniscano a tutti i livelli il massimo sostegno alle missioni di osservatori elettorali.
<SPEAKER ID="130" LANGUAGE="DE" NAME="Markov (GUE/NGL )." AFFILIATION="embargo">
<P>
   – Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio in carica, lo Zimbabwe ha costantemente attraversato periodi complessi e gravi fratture; pensiamo al colonialismo, alla cosiddetta dichiarazione d’indipendenza proclamata unilateralmente nel 1965 da Ian Smith e al susseguente da parte delle Nazioni Unite; pensiamo ancora alla guerra di liberazione combattuta fra il 1972 e il 1978 e alle prime elezioni democratiche dopo l’indipendenza, vinte dallo ZANU guidato da Robert Mugabe.
<P>
Da tedesco dell’est quale sono, rimango sempre stupito di quanto sia frequente il fenomeno di quei politici che giungono al potere spinti da nobili ambizioni e poi, per così dire, si allontanano dagli obiettivi e dagli ideali che li avevano ispirati all’inizio; anzi, quanto più a lungo rimangono al potere, tanto meno si curano degli interessi del proprio popolo.
<P>
Naturalmente, lo Zimbabwe deve affrontare ancor oggi enormi problemi.
Secondo me, l’unica raccomandazione che possiamo fare oggi a questo paese è di considerare il comportamento dei propri vicini: l’azione del Sudafrica, e il modo in cui la Namibia, l’Angola e il Mozambico cercano di giungere a un compromesso tra i diversi interessi presenti in ciascun paese.
La pace presuppone un pacifico tentativo di comprensione reciproca ed il rispetto di tutti gli interessi, per quanto diversi.
<P>
Nello Zimbabwe si impone una riforma agraria, che però si può realizzare anche in altra forma.
L’Unione europea dovrebbe astenersi dall’impartire sempre a tutti raccomandazioni di ogni tipo, fondate sul nostro sistema di valori: i risultati sono assai spesso deludenti.
Probabilmente ricordate ancora tutti che l’Unione europea ha concesso il suo permanente appoggio a un alcolista come il Presidente russo Eltsin.
<P>
Nel caso concreto dovremmo affidarci all’influenza positiva che può esercitare la SADC, spingendo a sua volta l’Unione africana ad agire per ottenere qualche progresso.
Sono convinto che aiutando questi paesi a far pressione sullo Zimbabwe potremo anche contribuire a far sì che le elezioni previste per marzo si svolgano in maniera corretta e democratica.
<SPEAKER ID="131" LANGUAGE="NL" NAME="Belder (IND/DEM )." AFFILIATION="Movement for Democratic Change">
<P>
   – Signor Presidente, il regime di Mugabe persevera imperterrito nella repressione degli oppositori politici; negli ultimi 18 mesi, per esempio, le autorità dello Zimbabwe hanno costretto alla chiusura due giornali che mantenevano un atteggiamento critico.
Per di più, i sostenitori di Mugabe continuano, come in passato, a frapporre ogni possibile ostacolo all’attività del partito di opposizione, il .
<P>
Senza dubbio in vista delle prossime elezioni politiche – previste per il marzo 2005 – il regime di Mugabe sta dando un giro di vite alle organizzazioni indipendenti, almeno se dobbiamo giudicare dalla legge sulle organizzazioni non governative adottata ad Harare esattamente una settimana fa.
In futuro, a tali organizzazioni non sarà più consentito ricevere finanziamenti dall’estero; se un’organizzazione del paese, attiva nel campo delle libertà civili o dei diritti umani, ha un solo straniero tra i membri del proprio personale, ciò basta per definirla straniera; e secondo la nuova legge, le ONG straniere non possono registrarsi e saranno quindi presto costrette alla chiusura.
<P>

Lo scopo di questa nuova legge è evidente: numerose organizzazioni dello Zimbabwe, che si battono in difesa di libertà civili e diritti umani, si affidano a donazioni straniere, e il governo del paese vuole ovviamente ridurle al silenzio.
A quanto ci risulta, le ONG interessate non intendono sottomettersi docilmente a questo tentativo di imbavagliarle; è un atteggiamento estremamente coraggioso, ma Consiglio e Commissione dovranno rinunciare a seguirle ed assisterle in questa vicenda.

<SPEAKER ID="132" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, purtroppo lo Zimbabwe è uno degli argomenti abituali e più di frequente presenti in questi nostri dibattiti del giovedì sulle questioni urgenti in materia di diritti umani.
Ciò testimonia due cose: la persistente gravità della situazione e, insieme, l’inefficacia delle misure che abbiamo adottato.
<P>
In questa sede dobbiamo condannare la distruzione di un paese, deliberatamente attuata da un regime iniquo e autoritario.
Come è già stato detto, le statistiche in materia di povertà diventano sempre più impressionanti, benché lo Zimbabwe sia un paese che – governato adeguatamente – avrebbe potuto non solo sfamare il proprio popolo, ma anche contribuire a risolvere i problemi della fame e della povertà in Africa e in altre parti del mondo.
<P>
Il regime di Mugabe, però, nonostante gli ammonimenti della comunità internazionale e dell’Unione europea, continua a inasprire la repressione politica, e noi guardiamo con grande preoccupazione alle elezioni annunciate per marzo.
O si realizzano rapidamente alcune trasformazioni e condizioni che garantiscano nel paese un dibattito minimamente serio, oppure le elezioni non saranno né libere né corrette, ed è assai dubbio che valga la pena di inviarvi degli osservatori.
C’è il caso di Roy Bennett, c’è il caso della persecuzione scatenata contro Morgan Tsvangirai dopo che egli ci aveva visitato, c’è ancora – e su questo vorrei attirare la vostra attenzione – l’influenza estremamente negativa che questo regime può esercitare in una regione in bilico tra un futuro democratico e il ritorno all’autoritarismo.
Per esempio, recentemente sono stato in Mozambico, ove si sono svolte le elezioni (i risultati devono essere ancora proclamati), ma abbiamo assistito alla campagna elettorale.
Abbiamo appreso che gli elettori mozambicani hanno votato all’estero e che nello Zimbabwe i partiti di opposizione al FRELIMO sono stati colpiti dalla repressione.
Vi sono comunque delle condizioni.
Il destino dello Zimbabwe può influenzare in maniera decisiva il consolidamento della democrazia in questa regione, secondo i nostri auspici e sull’esempio del Sudafrica, e quindi rafforzare le aspirazioni democratiche in Mozambico e in Angola, o al contrario può rappresentare un regresso verso qualche forma di autoritarismo.
<P>
Faccio notare che abbiamo intensificato le pressioni sui paesi vicini, sviluppando il dialogo con l’Unione africana; ciò dimostra l’importante ruolo che quest’organizzazione può svolgere, cercando a sua volta di influenzare l’iniquo regime di Mugabe.
<SPEAKER ID="133" LANGUAGE="NL" NAME="van den Berg (PSE )," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, lo Zimbabwe è una grande nazione, patria di un fiero popolo.
Dopo l’indipendenza era anche un paese dalle promettenti prospettive economiche; è triste dover constatare ora che circa il 60 per cento dei suoi abitanti versa in gravi difficoltà economiche e spesso vive al di sotto della soglia di povertà.
Tale situazione evidentemente costituisce un implicito giudizio sull’amministrazione del paese e sugli errori che sono stati commessi; l’aspetto più sconfortante è che i responsabili sono Mugabe e il partito ZANU-PF, ed in particolare i più stretti collaboratori di Mugabe.
Molti esponenti dello ZANU-PF, naturalmente, sono ben consapevoli della necessità di aiuti esterni e dell’esigenza di imprimere una svolta all’economia, se si vuole che il paese sopravviva.
<P>
Sappiamo che i paesi vicini hanno allacciato svariati contatti informali nel tentativo di giungere ad una soluzione; proprio tali iniziative, a mio avviso, costituiscono un’opportunità per l’Unione europea.
Dobbiamo intensificare la pressione collaborando con l’Unione africana, il Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa (NEPAD), il Presidente Mbeki e gli altri soggetti con cui siamo in contatto. Solo percorrendo la strada africana ed i suoi collegamenti con l’Europa, infatti, abbiamo qualche possibilità di ottenere dei risultati.
<P>
Senza dubbio, le elezioni di marzo sono cadute nelle mani sbagliate – le stesse mani che le hanno preparate, del resto – e sarà molto difficile renderle aperte e corrette.
Ciò significa che l’azione degli osservatori sarà praticamente inutile.
Tuttavia, è proprio nell’ambito di questo processo democratico e nella società civile che dobbiamo raccogliere le forze; quelle forze che sono ancora energiche nello Zimbabwe, e ancora orientate alla non violenza, alla pace e alla democrazia.
Mi auguro che, ricorrendo a sanzioni intelligenti, procedendo nel cammino che noi – Unione europea – abbiamo intrapreso, e in collaborazione con gli altri paesi, faremo del nostro meglio per introdurre misure democratiche nel paese.
Non vi sono alternative se non un tragico spargimento di sangue.
<P>
Spero che potremo far uso di tutti i nostri strumenti diplomatici per aumentare la pressione fino al punto in cui Mugabe si troverà circondato da persone in grado di innescare l’effetto domino; ciò è necessario se vogliamo che la democrazia abbia qualche possibilità di successo.
Mi auguro quindi che l’Europa ricorra a tutti gli strumenti di cui dispone per raggiungere questo obiettivo.
<SPEAKER ID="134" LANGUAGE="NL" NAME="Meijer (GUE/NGL )," AFFILIATION="a nome del gruppo">
<P>
   . – Signor Presidente, il periodo coloniale dell’antica Rodesia del sud ha lasciato in eredità una struttura fondiaria che concentra una cospicua percentuale dei terreni agricoli dello Zimbabwe nelle mani di pochi proprietari di origine europea; il mio gruppo sostiene le rivendicazioni della maggioranza nera della popolazione, che vorrebbe riavere gran parte di queste terre.
Di queste rivendicazioni, purtroppo, ha gravemente abusato Robert Mugabe, colui che un tempo aveva acquistato fama come della vittoriosa guerra di liberazione contro l’occupazione coloniale ed il governo minoritario e razzista di Ian Smith.
Solo dopo aver perduto la fiducia dell’elettorato Mugabe ha posto fra le sue priorità politiche una riforma agraria da lungo tempo attesa; per lui l’espropriazione delle grandi tenute agricole rappresenta essenzialmente uno strumento per ricompensare, con decenni di ritardo, i suoi antichi seguaci che combatterono con lui per la libertà.
Ma ancor più, ciò si inquadra in una campagna tesa ad eliminare gli oppositori politici con la calunnia, l’intimidazione e la coercizione.
Se l’Europa intende isolare questo regime, non deve agire sulla base di una antica logica coloniale di interessi e arroganza, bensì per il desiderio di aiutare ogni paese del mondo a promuovere i diritti umani e la democrazia: ecco il nocciolo della questione.
<SPEAKER ID="135" LANGUAGE="EL" NAME="Pafilis (GUE/NGL )." AFFILIATION="leader">
<P>
   – Ogni popolo ha il diritto e la responsabilità di risolvere da sé i propri problemi politici, e nessuno – tanto meno l’Unione europea, il Regno Unito o gli Stati Uniti – è autorizzato a intervenire politicamente, economicamente o militarmente nello Zimbabwe o in qualsiasi altro paese.
Proprio il fatto che il popolo dello Zimbabwe sia riuscito, dopo una grande e sanguinosa lotta, a conquistare l’indipendenza dal Regno Unito e a rivendicare il possesso della propria terra, la parte più ricca della quale – per effetto del colonialismo – è ancora nelle mani degli stranieri, principalmente britannici, ha condotto alla preparazione di un nuovo piano d’intervento, allo scopo di trasformare nuovamente il paese in una colonia.
<P>
Adducendo a pretesto tali problemi, dovuti tra l’altro essenzialmente all’arretratezza di lungo periodo provocata dal colonialismo, i governi del Regno Unito e di altri paesi finanziano l’opposizione, il cui – occorre sottolinearlo – è accusato di aver cercato di assassinare il Presidente eletto.
Si va poi costruendo una rete di cosiddette “organizzazioni non governative”, costituite in gran parte da associazioni fantasma, prive di qualsiasi contatto con i movimenti sociali e popolari, dedite a preparare il terreno all’intervento.
<P>
A giudizio del partito comunista greco questa risoluzione è inaccettabile, tanto più che non viene denunciato il traffico di armi organizzato da agenti britannici.
Le sanzioni devono cessare, e dobbiamo aiutare in ogni modo il popolo dello Zimbabwe nella sua lotta per l’indipendenza contro il neocolonialismo.
<SPEAKER ID="136" LANGUAGE="EN" NAME="Grybauskaitė," AFFILIATION="partner">
<P>

   Signor Presidente, la Commissione si prepara ad affrontare con grande serietà i preparativi per le elezioni del marzo 2005; ribadisco che essa si impegnerà a fondo per consentire nel paese lo svolgimento di elezioni libere e corrette.
Il governo dello Zimbabwe ha recentemente introdotto una serie di riforme elettorali, attualmente in discussione nel parlamento di tale paese; si tratta di un episodio importante, e si dovrà valutare se tali riforme condurranno effettivamente a recepire nelle leggi elettorali interne dello Zimbabwe i principi e gli orientamenti stabiliti unanimemente dalla Comunità di sviluppo dell’Africa australe (SADC) in materia di elezioni democratiche, in occasione del Vertice della SADC tenutosi nell’agosto scorso nella Repubblica di Maurizio.
<P>
La Commissione continua a nutrire una profonda inquietudine per le attuali condizioni politiche nonché per il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; la situazione è tale che in questa fase è difficile prevedere elezioni libere e corrette.
<P>
Uno specifico motivo di preoccupazione è costituito dalla legge sulle ONG, approvata dal parlamento dello Zimbabwe il 9 dicembre; essa limita gravemente il campo d’azione e le attività delle ONG.
La Commissione sostiene senza riserve i passi diplomatici che l’Unione europea prevede di compiere ad Harare e in altre capitali della SADC, nonché l’emanazione di una dichiarazione dell’Unione europea che esprime le nostre preoccupazioni per le conseguenze di questa legge.
<P>
La Commissione teme inoltre che la distribuzione degli aiuti alimentari subisca strumentalizzazioni politiche, soprattutto in vista delle imminenti elezioni politiche.
Qualora tale strumentalizzazione venisse chiaramente provata, la Commissione – insieme ai propri , tra cui il – potrebbe essere costretta a prendere in esame la sospensione delle operazioni di distribuzione degli aiuti alimentari.
<P>
Dopo le elezioni di marzo la Commissione valuterà nuovamente la situazione; in questa fase, non vi è motivo per sospendere, o rendere in alcun modo meno severe, le misure prese dall’Unione europea contro lo Zimbabwe.
<P>
La Commissione non ignora i deliberati tentativi compiuti dalle autorità dello Zimbabwe per togliere credibilità al divieto relativo ai visti moltiplicando i viaggi in Europa; essa quindi ha sempre invocato una rigida applicazione delle eccezioni previste dalla posizione comune del Consiglio del 19 febbraio 2004.
<P>
La Commissione continuerà ad esplorare tutte le possibilità di esercitare qualche influenza sul governo dello Zimbabwe, e si sforzerà di intensificare il dialogo politico con i paesi vicini appartenenti alla SADC – in particolare con il Sudafrica.
E’ necessario che la comunità internazionale eserciti senza sosta pressioni sullo Zimbabwe, ed è necessario in particolare che tali pressioni provengano, in ambito regionale, da paesi di pari livello.
<SPEAKER ID="137" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La votazione si svolgerà nel pomeriggio, al termine delle discussioni.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
– L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione sulla situazione nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo.
<SPEAKER ID="138" LANGUAGE="DE" NAME="Posselt (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, la situazione del Congo si può paragonare a quella della Germania durante la guerra dei trent’anni: un grande paese nel mezzo di un continente si disgrega, ed i diversi gruppi si alleano a diverse potenze vicine, così che per decenni non vi è più pace.
Questa è appunto la situazione che da decenni regna nel Congo, ove milioni di persone muoiono, regioni intere si spopolano e l’economia è paralizzata.
E, come dopo la guerra dei trent’anni, anche in Congo non si giungerà a soluzione alcuna, a meno che – come avvenne allora per i gruppi religiosi – i gruppi etnici del Congo odierno non vengano coinvolti in un processo di pace che abbracci anche tutti gli Stati vicini.
<P>
Per tale motivo riteniamo essenziale esercitare energiche pressioni sugli Stati confinanti della regione dei grandi laghi – e soprattutto sul Ruanda – affinché si risolvano a svolgere un’azione stabilizzatrice, invece di partecipare attivamente alla distruzione di un paese come il Congo, già colpito da tante tragedie.
Per raggiungere quest’obiettivo, però, i bei discorsi non bastano; quindi il collega Langen ed io abbiamo iniziato ad elaborare una strategia che collega tra loro politica economica, politica estera e politica per lo sviluppo.
In questo campo, infatti, non ci si può limitare a interventi verbali. L’Europa potrà far valere tutto il suo peso solo se saprà collegare strategicamente in un complesso articolato i propri mezzi economici, politici e diplomatici, partecipando attivamente a questo processo di pace.
<P>
Signora Commissario, lei forse si chiederà a che possa servire questo dibattito, che si tiene di giovedì pomeriggio in un’Aula tutt’altro che affollata.
Io ricordo ancora l’epoca in cui il Parlamento europeo discuteva della decolonizzazione della Lituania dall’oppressione sovietica, ed oggi abbiamo tra noi un Commissario proveniente dalla Lituania; della sua presenza sono veramente felice, signora Commissario, e sono sicuro che con lei queste aspirazioni – la pace e i diritti umani nel Congo – sono in buone mani.
<SPEAKER ID="139" LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David (PSE )." AFFILIATION="International Rescue Committee">
<P>
   – Signor Presidente, il conflitto che devasta la Repubblica democratica del Congo è il più sanguinoso che si ricordi dai tempi della Seconda guerra mondiale.
Secondo l’ sono state uccise 3 milioni e 800 000 persone, tra cui un milione di bambini; oltre a queste vittime, vi sono 3 milioni e 400 000 sfollati.
<P>
I gruppi militari congolesi e stranieri continuano ad usare la violenza per celare il saccheggio di oro, avorio, legname, stagno ed altre risorse naturali, mentre il fragile e impotente governo di transizione del Congo precipita dalla paralisi politica alla crisi militare.
Né il governo di transizione, né i suoi internazionali sono riusciti ad affrontare le cause fondamentali del conflitto.
Lo sfruttamento delle risorse naturali ha finanziato ed alimentato l’instabilità del paese; si può dire, anzi, che stia alimentando instabilità e violenza nel Congo da più di cent’anni.
Quello che avrebbe dovuto rappresentare la fortuna del paese si è trasformato in un motivo di amarezza e tragedia, e addirittura in una maledizione.
Le ricchezze naturali del Congo hanno costituito una fonte di finanziamenti privati per le militari e politiche, anziché andare a vantaggio della grande maggioranza della popolazione congolese.
<P>
La nostra risoluzione chiede giustamente un pacchetto di misure per far fronte a questo stato di cose.
Dobbiamo garantire il rispetto dell’ sulle armi; il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve imporre sanzioni, restrizioni sui viaggi, il divieto di accedere di servizi finanziari e altre misure analoghe nei confronti di coloro che hanno partecipato al saccheggio dei beni congolesi; l’Unione europea ed i suoi Stati membri devono agire contro le imprese corresponsabili dello sfruttamento; occorre inviare una forza di nelle regioni orientali del paese; e occorre infine mobilitarsi per disarmare tutti i gruppi armati irregolari.
<P>
Solo con l’applicazione di tali misure si potrà sperare che le elezioni previste per l’anno prossimo servano in qualche modo ad alleviare la tragica situazione del paese.
I problemi del Congo non sono etnici né razziali: sono di natura economica, e solo con un’azione economica potremo risolverli.
<SPEAKER ID="140" LANGUAGE="EN" NAME="Hall (ALDE )." AFFILIATION="hutu">
<P>
   – Signor Presidente, parlo in luogo dell’onorevole Van Hecke, il quale ha dovuto lasciare Strasburgo in anticipo, poiché si accinge a partire, domani, per la Repubblica democratica del Congo.
<P>
L’attuale situazione nel Congo orientale testimonia dell’estrema fragilità del processo di pace congolese; ieri sono stati segnalati nuovi scontri a fuoco.

Il gruppo ALDE ha giudicato assai favorevolmente l’iniziativa di elaborare una risoluzione urgente sul Congo, ma alla fine il nostro gruppo ha deciso di non appoggiare la risoluzione di compromesso; riteniamo infatti che il testo di compromesso non riesca a individuare la causa essenziale della cronica instabilità che regna nella regione, nonché delle travagliate relazioni fra la Repubblica democratica del Congo e i paesi vicini, tra cui in particolare il Ruanda.
<P>
La causa essenziale dell’instabilità è la seguente: nel 1994, dopo la fine del genocidio perpetrato in Ruanda, un folto gruppo di estremisti ha trovato rifugio in una sperduta zona della foresta pluviale congolese, nella parte orientale del Congo.
A tanti anni di distanza, costoro non sono stati ancora disarmati, e la presenza di questa milizia armata di tutto punto rappresenta una costante minaccia per il processo di pace nella Repubblica democratica del Congo, nonché per la sicurezza di tutta le regione dei grandi laghi.
Il massacro commesso nell’agosto scorso a Gatumba, un campo di rifugiati situato nel Burundi, è solo un esempio di una lunga serie di provocazioni.
La MONUC, cioè la missione di pace delle Nazioni Unite nel Congo, avrebbe dovuto disarmare e neutralizzare i ribelli, ma non vi è riuscita.
<P>
La MONUC ha visto rafforzare il proprio mandato ed ha ricevuto rinforzi, ma le sue truppe sono male addestrate e vi sono serie carenze nel sistema informativo oltre che nell’assistenza tecnica.
A nostro avviso la risoluzione comune non riconosce il fatto che, se le truppe ruandesi passano ora il confine del Congo per porre fine all’attività delle bande armate, ciò avviene perché la MONUC non è riuscita ad effettuare il disarmo.
<P>
Secondo noi è necessario che l’Unione europea e gli Stati membri svolgano un ruolo più attivo nella Repubblica democratica del Congo e nella regione dei grandi laghi, puntando anzitutto al rapido disarmo delle forze ribelli.
Si potrebbero forse inviare truppe europee come rinforzo per i reparti di pace dell’ONU; le unità nepalesi, pakistane, uruguayane e di altre nazioni presenti oggi in Congo non hanno sufficiente esperienza di operazioni militari nell’Africa subsahariana, a differenza dell’Europa.
<P>
Non dobbiamo trascurare alcuna opzione per giungere al disarmo; si tratta del presupposto di gran lunga più importante per la ripresa del processo di pace.
<P>
In sintesi, benché la risoluzione presenti numerosi aspetti che meritano il nostro sostegno, essa è a nostro avviso squilibrata; quindi, sia pure con rammarico, mi asterrò.
<SPEAKER ID="141" LANGUAGE="EN" NAME="Lambert (Verts/ALE )." AFFILIATION="peacekeeping">
<P>
   – Signor Presidente, il mio gruppo apprezza l’opportunità di discutere l’attuale situazione della Repubblica democratica del Congo, ma – al pari degli altri – si rammarica profondamente del fatto che sia necessario tornare su questo argomento.
Nella relazione in tema di asilo e soluzioni sostenibili, adottata ieri dal Parlamento, uno dei punti che ha riscosso il nostro consenso è stata la constatazione che la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea deve concentrarsi sulla prevenzione e soluzione dei conflitti, ed in particolare sui conflitti di lungo periodo.
Proprio una situazione di tal genere si registra nella Repubblica democratica del Congo; in questo paese – come già si è osservato – il desiderio di controllare le risorse naturali è una delle cause fondamentali del massiccio esodo di profughi e dell’enorme numero di morti.
<P>
Ribadiamo l’esigenza di varare un valido sistema di controllo degli armamenti, nonché un efficace programma di disarmo.
Ci uniamo poi all’appello lanciato dalle Nazioni Unite, che invitano a colpire coloro che traggono vantaggio dal saccheggio delle risorse naturali, ricorrendo anche al congelamento dei conti bancari e ad iniziative nei confronti delle imprese.
Sembra naturale servirsi di tali misure nei riguardi di organizzazioni che giudichiamo terroristiche, ma a quanto pare siamo del tutto incapaci di fare altrettanto contro coloro che, in altre parti del mondo, sono responsabili di terribili stragi.
<P>
Pur deplorando la situazione che lo ha reso necessario, apprezziamo pure il fatto che il Dipartimento delle Nazioni Unite per le operazioni di abbia formato una squadra investigativa speciale per indagare sui casi di sfruttamento ed abuso sessuale commessi da alcuni dei suoi stessi componenti, nell’ambito della missione organizzativa delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo, in particolare a Bunia.
Sappiamo, dal momento che il Parlamento ne ha discusso in parecchie occasioni, che lo stupro viene usato come mezzo per demoralizzare gli oppositori, dimostrando che essi non sono neppure in grado di proteggere le proprie famiglie.
<P>
Il nostro Parlamento ha constatato più volte la particolare vulnerabilità delle vittime degli stupri e dei bambini che subiscono abusi sessuali.
Giudichiamo quindi particolarmente ignobile che crimini di tal fatta siano commessi persino da coloro che sono inviati a proteggere una popolazione già sconvolta dalle sofferenze.
Ci attendiamo che i responsabili siano assicurati alla giustizia, assieme a coloro che hanno tratto illeciti guadagni dalla tragedia che si è abbattuta sulla Repubblica democratica del Congo.
<SPEAKER ID="142" LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (PPE-DE )," AFFILIATION="International Rescue Committee">
<P>
   Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la situazione nella regione dei grandi laghi, ed in particolare nella Repubblica democratica del Congo è una piaga nel cuore dell’Africa, o anzi un vulcano purtroppo sempre pronto ad esplodere.
Dopo un conflitto che, nel corso di sei anni, ha provocato tre milioni di morti e – secondo le informazioni dell’ – continua ancora a mietere 31 000 vittime ogni mese, si scorgono i segnali di una situazione ancora instabile e, malauguratamente, del tutto imprevedibile.
<P>
Recentemente si è riunita all’Aia l’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.
Fatto insolito, questa nostra riunione si è aperta con una buona notizia, ossia l’annuncio della Conferenza di Dar-es-Salam e del compromesso raggiunto in tale sede da tutti i capi di Stato per porre fine al conflitto; ma giovedì, alla conclusione dei lavori, la nostra copresidente Glenys Kinnock ci ha comunicato invece una notizia assai negativa: l’esercito ruandese aveva passato la frontiera, entrando nella Repubblica democratica del Congo.
Dobbiamo quindi agire con estrema efficacia in questo campo, per stabilizzare la regione.
Mi è parsa assai felice l’immagine con cui il collega Posselt ha paragonato l’attuale situazione alla guerra dei trent’anni; spero che egli abbia ragione, poiché ciò significherebbe l’imminente conclusione di questo conflitto e la prospettiva, per queste regioni del continente africano, di un futuro di prospera e stabile modernità, analogo alle condizioni dell’odierna Germania.
Ecco l’ideale che ci anima: la stabilizzazione del continente africano, organizzato in società aperte e democratiche.
<P>
Che fare quindi?
Occorre riconoscere che non abbiamo agito con sufficiente decisione nei confronti delle milizie dell’antico governo ruandese, le quali costituiscono un fattore e un permanente pretesto di instabilità nelle regioni orientali della Repubblica democratica del Congo; dobbiamo quindi agire con maggiore energia per disarmarle.
Dobbiamo ribadire chiaramente che qualsiasi invasione è inaccettabile, e che ogni Stato della regione ha il dovere di rispettare le frontiere di tutti gli altri paesi.
Dobbiamo portare a compimento la transizione democratica nella Repubblica democratica del Congo e consolidare il processo di stabilizzazione del paese, il che implica la necessità di riunificare l’esercito del Congo.
Dobbiamo potenziare i mezzi della missione delle Nazioni Unite per garantire concretamente pace e stabilità alle regioni orientali della Repubblica democratica del Congo; dobbiamo creare così sul terreno condizioni che evitino passi indietro e spingano tutti ad onorare gli accordi di pace del 2003 e i compromessi raggiunti in Tanzania il 20 novembre scorso, nonché ad osservare scrupolosamente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
<SPEAKER ID="143" LANGUAGE="PL" NAME="Krupa (IND/DEM )," AFFILIATION="">
<P>
   Tra i numerosi esempi di violazioni dei diritti umani e dei principi democratici in Africa, il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati rappresenta un problema estremamente grave.
Mi chiedo se una discussione – o un dibattito in seno alla nostra Assemblea – possa servire a contrastare il fenomeno della povertà nei paesi in via di sviluppo.
In questi paesi più di cinque miliardi di persone vivono con uno o due dollari al giorno; in Congo i bambini combattono una guerra maledetta, e oltre 300 000 fanciulli hanno preso parte ad azioni militari che, negli ultimi anni, sono costate la vita a più di tre milioni di persone.
Questa cancellazione dell’infanzia attraverso i lavori forzati, il reclutamento obbligatorio in bande armate e lo sfruttamento sessuale, non è forse la prova della mancanza di responsabilità e del fallimento delle varie organizzazioni internazionali e umanitarie?
<P>
Se vogliamo adottare le misure necessarie a scongiurare tragedie di questo tipo, dobbiamo cominciare a individuarne le cause; la principale è il secolare sfruttamento dei paesi in via di sviluppo da parte delle potenze mondiali, tra cui alcuni paesi europei che si arricchivano mentre le colonie saccheggiate sprofondavano nella miseria.
Il Congo è stato devastato dall’insaziabile ingordigia di sfruttatori che stimavano le abbondanti risorse naturali del paese più importanti della vita umana.
Credo che il livello di civiltà di un individuo sia proporzionale al suo grado di responsabilità nei confronti dei più deboli, e questo vale anche per coloro che sono al potere.
Gli aiuti da offrire ai più deboli tuttavia non devono essere una spudorata ipocrisia, che assuma la forma di devastazione morale, contraccezione e aborto.
Serve molto di più: assistenza efficace a tutti i livelli e sostegno allo sviluppo.
Servono cure per la malaria, la tubercolosi e l’AIDS, malattie assai diffuse nel paese, e validi aiuti che consentano alle famiglie una crescita armoniosa.
A mio avviso inoltre, anziché inviare forze armate e istruttori in Iraq, dovremmo adoperarci per portare finalmente la pace in Congo.
<SPEAKER ID="144" LANGUAGE="EN" NAME="Grybauskaitė," AFFILIATION="">
<P>
   Signor Presidente, la Commissione europea condivide i timori del Parlamento per l’aggravarsi delle tensioni tra il Ruanda e la Repubblica democratica del Congo, nonché per le possibili conseguenze che ne potrebbero derivare per la situazione dei diritti umani nella regione.
<P>
Siamo profondamente preoccupati per il fatto che il Ruanda abbia minacciato di violare con la forza l’integrità territoriale del Congo, per neutralizzare i reparti ex FAR e Interahamwe; non meno inquietanti sono le molteplici segnalazioni di operazioni militari svolte dall’esercito ruandese nel Congo orientale.
La crisi umanitaria provocata da queste azioni costituisce un ulteriore motivo di preoccupazione.
<P>
Per la stabilità della regione è essenziale che il Ruanda ritiri senza indugio qualunque unità militare abbia inviato nel territorio della Repubblica democratica del Congo, astenendosi poi da ogni iniziativa o dichiarazione contraria al diritto internazionale.
<P>
La Commissione europea è fermamente convinta che il problema della presenza di elementi ex FAR nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo, fino a quando non sarà stato risolto, continuerà a minacciare la pace e la sicurezza nella regione e rappresenterà una causa di instabilità oltre che un pericolo per la popolazione civile.
<P>
In tale contesto, la Commissione europea ritiene che il governo locale debba ricorrere ai meccanismi esistenti, tra cui il meccanismo di verifica comune e la commissione tripartita, per individuare una soluzione pacifica.
Il Congo inoltre deve dare immediata attuazione al piano che ha elaborato col sostegno della Missione di pace delle Nazioni Unite nel Congo (MONUC), per affrettare il disarmo e la smobilitazione dei gruppi armati stranieri; ancora, il Congo deve accelerare l’integrazione e l’addestramento del proprio esercito, per riuscire a disarmare in maniera efficace le milizie ex FAR.
<P>
Il nostro obiettivo prioritario è quello di ristabilire la pace e la sicurezza nella regione, conducendo ad un accordo i paesi interessati.
In questo quadro è a nostro avviso essenziale e indispensabile risolvere il problema dei gruppi ex FAR.
<P>
La Comunità sostiene attivamente le autorità congolesi nell’opera di ricostruzione del paese, tramite progetti di sviluppo che ammontano in complesso a mezzo miliardo di euro.
<P>
L’Unione europea è sempre il più importante donatore di aiuti umanitari in Congo, e continuerà la propria attività di assistenza.
<SPEAKER ID="145" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – La ringrazio, signora Commissario.
<P>
La votazione si svolgerà al termine delle discussioni.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
– L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione su Bhopal.
<SPEAKER ID="146" LANGUAGE="PL" NAME="Libicki (UEN )." AFFILIATION="Union Carbide Corporation India">
<P>
   – Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi discutiamo questioni piuttosto insolite.
Le questioni di cui discutiamo abitualmente sono indubbiamente importanti, ma riguardano prospettive finanziarie, risoluzioni, comunicazioni e problemi economici; si tratta di questioni estremamente importanti, ma non tragiche.
<P>
I tre punti all’ordine del giorno per la discussione di oggi pomeriggio, e soprattutto il terzo punto su Bhopal, riguardano una delle peggiori tragedie mai verificatesi negli ultimi decenni; una tragedia in cui un’esplosione di gas ha provocato la morte immediata di varie decine di migliaia di persone.
E purtroppo le conseguenze di quell’esplosione si fanno sentire ancora oggi.
Le istituzioni e le persone che tra breve ricorderemo sono responsabili di questa triste situazione.
<P>
Le organizzazioni colpevoli di quella tragedia hanno ammesso la propria responsabilità, e hanno versato indennizzi per la morte di 15 248 persone; hanno anche versato indennizzi a 554 895 individui che si sono ammalati o sono diventati disabili, pur cercando di rifondere il minor numero possibile di persone.
Secondo alcune stime approssimative più di 100 000 persone hanno subito le conseguenze dell’esplosione di gas verificatasi a Bhopal 25 anni fa, e milioni ne subiscono ancora gli effetti a causa dell’inquinamento ambientale.
Quali sono stati gli esiti?
In seguito ad un accordo e a varie sentenze giudiziarie, la parte colpevole, , ha versato indennizzi pari a 470 milioni di dollari; apparentemente la cifra sembrerebbe cospicua, ma le vittime dell’esplosione hanno ricevuto meno del 10 per cento di quel denaro; il resto è andato ai legali.
Tra l’altro, vale la pena di ricordare che neanche nei racconti di Dickens di 150 anni fa, che descrivevano rapaci avvocati, ci sono esempi di vittime che non ricevono praticamente alcun indennizzo.
Il denaro si è volatilizzato, perché oltre a pagare le parcelle dei legali, sembra che somme cospicue siano state utilizzate per pagare funzionari corrotti.
<P>
Tutti si sono arricchiti con questa tragedia, tranne le vittime, il che è intollerabile; stiamo assistendo ad un complotto, e dobbiamo fare giustizia.
Questo è lo scopo della proposta di risoluzione che stiamo per approvare oggi; sarebbe opportuno procedere ad una rivalutazione dei danni, in modo da indennizzare coloro che ne hanno diritto.
Dobbiamo garantire che vengano nominati organismi in grado di risolvere il problema con equità.
<SPEAKER ID="147" LANGUAGE="EN" NAME="Gill (PSE )." AFFILIATION="Dow Chemicals">
<P>
   – Signor Presidente, ricordiamo oggi una delle peggiori catastrofi industriali della storia.
Come abbiamo udito, il 2 dicembre 1984, nel cuore della notte, si sprigionò nell’aria una nube mortale, carica di 40 tonnellate di sostanze velenose note ed ignote.
Gli abitanti di Bhopal cercarono vanamente di sfuggirvi, e quasi 4 000 persone morirono all’istante; fino ad oggi sono morti 25 000 persone innocenti.
<P>
Questa è la nuda e tragica realtà dei fatti, la cui terribile eredità viene ancor oggi scontata dalla gente di Bhopal; per questo non possiamo limitarci a ricordare, ma dobbiamo agire uniti per portare il nostro aiuto.
Dobbiamo chiedere perché, dopo vent’anni, per i superstiti è stato così difficile trovare giustizia; dobbiamo chiedere perché l’impresa multinazionale coinvolta ricusi qualsiasi responsabilità sugli strascichi della tragedia, sia per quanto riguarda le condizioni del sito di Bhopal, sia per la salute delle vittime.
<P>
Dobbiamo chiedere perché il sito non sia stato bonificato dai rifiuti tossici, e continui anzi ad inquinare le riserve idriche di cui si servono le comunità vicine; dobbiamo sapere com’è possibile che la continui sfacciatamente ad ignorare una delle più terribili catastrofi industriali del nostro secolo.
<P>
Dobbiamo chiedere perché tanta gente sia ancora in attesa di un risarcimento adeguato; mi rendo conto che il problema dei risarcimenti si invischia in discussioni senza fine relative ai calcoli, ma questa non è certo una ragione sufficiente per costringere gli abitanti di Bhopal a rivivere ogni giorno la loro tragica esperienza.
<P>
Sostengo la parte più importante della risoluzione e ne condivido l’impostazione di fondo, ma non credo che gli emendamenti presentati offrano alcun apporto costruttivo.
Quando si analizzano disastri come quello di Bhopal, è essenziale non lasciarsi trascinare in polemiche irrazionali; l’attribuzione delle responsabilità avviene troppo spesso in maniera scorretta, e non di rado si condannano tutte le parti in causa, senza curarsi di appurare i fatti concreti.
<P>
In qualità di presidente della delegazione del Parlamento presso l’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale, vi invito a collocare tutti questi elementi nella giusta prospettiva; di particolare importanza è il bilancio di ciascun paese.
Dobbiamo tener conto dei limiti di alcune nazioni, che talvolta non hanno ancora sviluppato le tecnologie o il per fronteggiare queste catastrofi con la rapidità e la sicurezza che ci attenderemmo nei nostri paesi.
Inoltre, nel caso di eventi come il disastro di Bhopal bisogna esaminare tutti gli aspetti del problema, e riconoscere l’opera già svolta dal governo indiano e dal governo del Madhya Pradesh in materia di cure mediche, assistenza sociale ed economica, bonifica ambientale e infine risarcimenti finanziari.
<P>
Questo breve elenco indica la gran mole di lavoro già compiuto; sarebbe quindi sterile, a mio avviso, denigrare un governo che ha fatto notevoli sforzi per porre rimedio alla situazione ed affrontare la selva dei problemi derivanti dal disastro.
Conviene piuttosto ricorrere all’opera della diplomazia, ed esercitare una costante azione di stimolo sul governo indiano, affinché continui la corresponsione dei risarcimenti e la bonifica delle zone.
Nondimeno, se chiediamo di agire e di spendere denaro, dobbiamo essere a nostra volta disponibili a fornire qualsiasi aiuto ci sia possibile, tra cui il sostegno tecnico e finanziario.
<P>
Non dobbiamo pronunciare condanne senza prima esaminare quali aiuti possiamo offrire in quanto comunità.
Dobbiamo mantenere un approccio costruttivo ed offrire al governo del Madhya Pradesh le nostre competenze in campo umanitario, ambientale e medico; tale compito spetta in ugual misura alla Commissione, agli Stati membri ed ai governi.
Vi invito dunque a far pressione su tutti coloro che possono in qualche modo aiutare la gente di Bhopal, già vittima di così gravi sofferenze.
<SPEAKER ID="148" LANGUAGE="EN" NAME="Lynne (ALDE )." AFFILIATION="Dow Chemicals">
<P>
   – Signor Presidente, mentre e il governo indiano continuano ad incolparsi a vicenda per il disastro di Bhopal, la gente continua a soffrire e morire per un evento risalente ormai a vent’anni fa; più di 7 000 persone morirono nel giro di pochi giorni, ma l’inerzia ha provocato altre 15 000 morti evitabili.
Ancor oggi, dopo due decenni, nessuno dei due contendenti sembra curarsi di queste sofferenze, bensì solo della propria reputazione.
Almeno 100 000 persone sono ancora afflitte da malattie croniche e debilitanti, e ogni mese, ancor oggi, muoiono da 10 a 15 persone.
<P>
I superstiti attendono ancora giustizia, ossia un risarcimento e – in molti casi – assistenza medica.
Lo smantellamento del sito, che continua a inquinare, costerà, in base alle stime, 15 milioni di sterline, mentre il fatturato annuo di ammonta a 16 miliardi di sterline e il PIL dell’India è di 320 miliardi di sterline; il governo indiano deve inoltre ancora spendere 330 milioni di dollari provenienti dal risarcimento originariamente ricevuto da .
Nei miseri agglomerati abitativi vicini al sito l’inquinamento dell’acqua è 500 volte superiore ai livelli massimi raccomandati dall’OMS.
<P>
Com’è possibile che la comunità internazionale, un’impresa multinazionale e uno dei più importanti paesi del mondo assistano incuranti al verificarsi di una simile tragedia?
Non si tratta ora di individuare un responsabile, ma di capire chi possa porre fine a questo strascico di sofferenze.
Un abitante di Bhopal, Abdul Jabbar Kahn, che dirige in questa città l’Associazione industriale delle donne vittime del gas, ha fatto queste dichiarazioni a un quotidiano del Regno Unito, il : “A New York, dopo l’11 settembre, in pochi mesi sono giunti risarcimenti, sanzioni e il ripristino del sito; a Bhopal, dopo vent’anni, non abbiamo visto ancora nulla”.
<SPEAKER ID="149" LANGUAGE="NL" NAME="Meijer (GUE/NGL )." AFFILIATION="Union Carbide">
<P>
   – Signor Presidente, fin dai tempi coloniali i paesi in via di sviluppo hanno fornito ai paesi ricchi prodotti agricoli, minerari e artigianali a basso prezzo.
Essi fanno affidamento sui paesi ricchi del nord per le importazioni di prodotti costosi basati sulla nuova tecnologia industriale; di conseguenza, dipendono fortemente dalle importazioni e dalle esportazioni, e i risultati della loro bilancia commerciale sono estremamente negativi.
Proprio come ai tempi in cui i paesi europei esercitavano il potere amministrativo attraverso la forza militare, l’attuale distribuzione genera povertà permanente e sottosviluppo nel terzo mondo.
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E’ facile comprendere quindi perché i governi di questi paesi hanno accolto tutte le nuove industrie – soprattutto le grandi industrie chimiche e metallurgiche – come un’occasione vantaggiosa.
In passato questi paesi avevano esercitato uno scarso potere d’attrazione per questo tipo di industrie, non solo per la scarsa formazione tecnica della propria manodopera, ma soprattutto perché gran parte dei clienti erano ubicati nei paesi ricchi e il trasporto dei prodotti finiti risultava costoso.
L’unica industria che si era affermata nasceva dalle imprese statali o serviva unicamente il mercato locale e i turisti.
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Della necessità di rafforzare l’industria in questi paesi hanno abusato, e continuano ad abusare, le industrie del ricco nord; infatti, sebbene queste industrie vogliano espandersi, i paesi del sud offrono ancora mercati poco importanti dal momento che il loro potere d’acquisto rimane basso.
Gli investimenti al sud tuttavia diventano interessanti per i paesi del nord, se i salari sono bassi e, soprattutto, se le norme in materia di sicurezza e di tutela ambientale sono poco rigorose o comunque scarsamente rispettate.
Da qui il verificarsi di catastrofi che provocano malattie incurabili o la perdita di vite umane; un pericolo che riguarda non soltanto i dipendenti di quelle imprese ma anche coloro che vivono nelle zone circostanti.
In caso di catastrofi, le imprese non sono disposte a sostenerne i costi; l’esplosione di gas verificatasi vent’anni fa a Bhopal, e il modo in cui è stata affrontata, ne costituiscono un esempio tangibile.
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Né la , né la , e neppure il governo indiano sono disposti ad offrire indennizzi sufficienti per le 20 000 o più persone rimaste uccise, alle 100 000 o più persone che hanno subito lesioni permanenti, o all’attività di bonifica del suolo e dell’acqua freatica che risultano contaminati.
Dobbiamo trovare una soluzione, e scongiurare il ripetersi di catastrofi di questo tipo.
L’Europa deve assumersi le proprie responsabilità e partecipare all’offerta di indennizzi, se necessario, ma la cosa più importante è l’approvazione di norme che impediscano il ripetersi di simili errori da parte delle imprese europee.
<SPEAKER ID="150" LANGUAGE="ES" NAME="Romeva i Rueda (Verts/ALE )." AFFILIATION="Unione Carbide Corporation">
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   – Signor Presidente, a vent’anni dalla fuga di gas tossici che si verificò a Bhopal, in uno stabilimento di fertilizzanti della , gli effetti nocivi e l’inquinamento ambientale continuano ancor oggi a incidere sulla vita di migliaia di persone.
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Nella notte fra il 2 e il 3 dicembre 1984, più di 7 000 persone morirono a causa di quella fuga di gas, ma gli effetti dell’incidente hanno causato da allora la morte di altre 15 000 persone, mentre più di 100 000 soffrono ancora di malattie croniche.
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Né il governo indiano, né le imprese o – attuale proprietaria dello stabilimento di fertilizzanti – si sono mai assunte la responsabilità per l’impatto dell’incidente sulla vita di migliaia di persone e sull’ambiente.
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E’ necessario – idea ripresa anche dalle risoluzioni che votiamo oggi – svolgere un’inchiesta indipendente sulla situazione attuale di Bhopal, che potrebbe effettuarsi sotto gli auspici della commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, con l’intervento di esperti, per esaminare – visitando l’India – gli effetti dell’attività di e del disastro di Bhopal sull’inquinamento dell’ambiente e dell’acqua freatica, e sui diritti umani nelle zone e nelle comunità colpite.
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Inoltre, dalla tragica vicenda di Bhopal emerge chiarissima l’urgente necessità di obbligare le imprese ad assumersi, nell’odierna economia globalizzata, le stesse responsabilità che toccano agli Stati, e a rispettare i trattati e gli accordi internazionali; si devono effettuare valutazioni d’impatto per quanto riguarda sia il rispetto dei diritti umani, sia le situazioni di conflitti armati e tensioni.

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Gli emendamenti presentati dal gruppo dei Verdi vanno appunto in questo senso.
Vi chiedo di esaminarli con attenzione prima di votare a favore o contro; inoltre, facendomi portavoce delle proposte della Scuola di cultura della pace dell’Università autonoma di Barcellona, sollecito il nostro Parlamento – e l’Unione europea tutta – a scegliere il 3 dicembre come giornata internazionale della responsabilità delle imprese e dei diritti umani, affinché le imprese si impegnino per la promozione e la protezione dei diritti umani in tutto il mondo.

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Scopo di questa data commemorativa dovrebbe essere quella di indurre tutti i soggetti attivi sulla scena internazionale – Stati, organismi internazionali e società civile, ma soprattutto imprese – a riflettere sulla responsabilità comune che grava anche su di loro, per la costruzione di un mondo più giusto e più sostenibile.
<SPEAKER ID="151" LANGUAGE="EN" NAME="Bowis (PPE-DE )." AFFILIATION="Dow Chemicals">
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   – Signor Presidente, se lei andasse oggi a Bhopal – oggi, non vent’anni fa – vedrebbe cumuli di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, pozze di mercurio, carrelli da miniera pieni di materiali velenosi e sacchi di sostanze chimiche che giacciono all’aria aperta, per infiltrarsi, in caso di pioggia, nelle pozze, nei corsi d’acqua e nelle falde idriche; e vedrebbe la gente ammalarsi per aver bevuto quell’acqua.
Si registrano patologie gastriche, emicranie, anemia e problemi ginecologici, dovuti al fatto che la gente non può far altro che bere l’acqua di quei pozzi.
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Ecco il problema che dobbiamo affrontare oggi a Bhopal, a vent’anni di distanza dalla catastrofe che mieté tante vittime.
I dati parlano di un numero di morti oscillante fra i 3 000 e i 7 000 in un una sola notte; di altri 15 000 decessi avvenuti in seguito e di 100 000 persone che ancor oggi soffrono di malattie debilitanti.
A quindici anni dall’accordo che concesse al governo indiano 500 milioni di dollari da destinare ai risarcimenti e al recupero della zona, la gente di quei luoghi è ancora di fronte a un panorama di desolazione e pericoli.
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In casi simili non è opportuno che il Parlamento europeo si erga a giudice e giuria; per questo non posso accettare gli emendamenti presentati dai Verdi, che sono stati appena ricordati.
Di per sé la mozione è valida, in quanto invita l’Unione europea a collaborare con il governo indiano, utilizzando il denaro disponibile per bonificare i siti, curare e risarcire le persone colpite – e adesso, non fra altri vent’anni.
E’ questo il messaggio che vogliamo inviare a tutte le parti in causa: all’Unione europea; al governo indiano; ovviamente alla , di cui occorre sottolineare le responsabilità; e infine ai tribunali che si occuperanno del caso.
Oggi però chiediamo giustizia per quelle popolazioni, chiediamo il recupero dell’ambiente in quella parte del mondo, per la salute della sua gente.
<SPEAKER ID="152" LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas (PPE-DE )," AFFILIATION="Union Carbide">
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   Signor Presidente, sono veramente lieto di poter parlare immediatamente dopo il collega John Bowis, il quale ha illustrato con mirabile efficacia la situazione in cui ci troviamo a vent’anni dal 3 dicembre 1984, quando 35 tonnellate di gas altamente venefici uccisero 7 000 persone, provocando paralisi respiratorie e arresti cardiaci.
Le vittime mietute dal più grande disastro chimico della storia sono fino ad oggi circa 25 000, mentre 500 000 persone soffrono di disabilità permanente.
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Che cosa si è fatto per le persone colpite da questa sciagura?
Dalle ricerche è emerso chiaramente che 15 anni fa è stato erogato un risarcimento di 470 milioni di dollari, concordati fra la e il governo indiano.
Sinora, le 100 000 persone danneggiate registrate ufficialmente, hanno ricevuto 300 dollari ciascuna.
Vi sono ora 2 500 abitazioni per le vedove, sette ospedali, altre istituzioni in via di completamento; ma cos’è successo agli altri 400 milioni di dollari?
Onorevole Gill, qui bisogna veramente porsi il problema della responsabilità.
Il terreno è ancora contaminato; le falde acquifere sono inquinate in maniera permanente dal mercurio; rifiuti tossici vengono depositati all’aperto.
Non sorprende quindi che insorgano situazioni come quelle descritte dall’onorevole John Bowis: malattie croniche, danni cerebrali, bambini nati deformi.
Il Primo Ministro indiano Singh deve impegnarsi per migliorare sensibilmente le cure mediche alle persone colpite; il governo poi deve rispettare la sentenza della Corte suprema, in modo da giungere al totale pagamento dei risarcimenti.
Ancor oggi, la produzione di molte imprese chimiche in India e in altre parti del mondo si vale di ambientali e di lavoro assai inferiori a quelli consueti nell’Unione europea o negli Stati Uniti.
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In qualità di relatore della commissione per l’occupazione e gli affari sociali per il programma REACH, posso unicamente ribadire la richiesta avanzata nel documento di lavoro: occorre un regolamento dell’Unione europea, ma anche un regolamento a livello di OMC, per ottenere una situazione di comparabilità.
Chi è avido solo di profitti sempre più alti, ed è quindi disposto ad accettare, senza eccezioni, gli obblighi ambientali meno rigorosi, si assume pure il rischio di provocare, un giorno, una seconda Bhopal; ma questo, nessuno se lo può permettere.
<SPEAKER ID="153" LANGUAGE="EL" NAME="Beglitis (PSE )," AFFILIATION="">
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   Signor Presidente, sono passati vent’anni dalla tragedia di Bhopal, in India, che ha provocato gravissime conseguenze umanitarie ed ecologiche, e credo che l’iniziativa intrapresa dai gruppi politici per favorire l’approvazione di una proposta di risoluzione su questo tema, nel corso di una seduta plenaria del Parlamento europeo, sia estremamente importante.
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Non basta però richiamare quell’evento alla memoria, non basta condannare l’atteggiamento spesso ingiustificabile delle multinazionali nei paesi in via di sviluppo, non basta dichiarare a gran voce la nostra coscienza umanitaria: questo tipo di tragedia potrebbe ripetersi in altre parti del mondo se la comunità internazionale non introdurrà meccanismi internazionali atti a controllare l’attività delle multinazionali, a proteggere l’ambiente, i diritti umani e i diritti dei lavoratori.
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E’ qui che l’Unione europea, nell’ambito delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali, può svolgere un ruolo più efficace.
La proposta di risoluzione indica i problemi che ancora sussistono nell’area di Bhopal, e numerosi colleghi sono intervenuti sul tema.
Secondo me però essa non rende a merito agli sforzi sostenuti negli ultimi anni dalle autorità federali e regionali indiane in materia di recupero sociale, economico e sanitario e di bonifica ambientale; non dobbiamo infatti trascurare le politiche importanti che sono state realizzate.
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Per concludere, credo che il modo migliore per esprimere la nostra solidarietà alle vittime e alle loro famiglie sia l’adozione di iniziative da parte della Commissione europea, in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità, per l’attuazione dei programmi di recupero sanitario e bonifica ambientale.
<SPEAKER ID="154" LANGUAGE="PL" NAME="Czarnecki, Ryszard (NI )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, Commissario Grybauskaitė, onorevoli colleghi, desidero congratularmi con la signora Commissario per il suo insediamento, e le auguro buona fortuna.
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Come ebbe a dire Ernest Hemingway “non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te”.
E’ positivo che il Parlamento europeo si occupi di regioni del mondo che sono molto lontane dall’Europa, e che lo faccia senza tener conto degli interessi politici.
Da una parte l’Unione europea ha realizzato un partenariato strategico con l’India, e dall’altra la risoluzione del Parlamento afferma che il governo indiano ha fatto poco per proteggere il suo popolo dagli effetti della catastrofe di Bhopal.
Critichiamo – e a ragione – le autorità indiane per la loro negligenza, ma dovremmo anche esprimere le nostre opinioni sulla responsabilità dell’impresa statunitense che ha imposto un capitalismo selvaggio da XIX secolo senza rispettare quei requisiti di sicurezza che erano obbligatori negli Stati Uniti.
Le cifre parlano da sole: 7 000 morti subito dopo l’esplosione, e ben 30 000 morti nei 20 anni successivi, con più di 100 000 persone che si sono ammalate fino ad oggi.
Ovviamente queste statistiche non esprimono le sofferenze umane, ma anzi nascondono dolore e lacrime.
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Bhopal dev’essere un monito per i governi affinché installino sistemi di sicurezza e non abbandonino i cittadini a se stessi; dev’essere un monito per le multinazionali affinché il loro desiderio di profitto non si sostituisca al desiderio di garantire la necessaria sicurezza; dev’essere un monito per le strutture e le organizzazioni internazionali affinché offrano aiuto e assistenza alle regioni colpite da simili catastrofi.
Per concludere, signor Presidente, dev’essere un monito per tutti noi, e deve spingerci a mostrare senso di responsabilità verso coloro che sono stati assistiti da noi o da chiunque altro.
<SPEAKER ID="155" LANGUAGE="EN" NAME="Grybauskaitė," AFFILIATION="Commissione">
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   . – Signor Presidente, la Commissione apprezza l’iniziativa del Parlamento, che ha voluto organizzare un dibattito urgente su questo problema; è un’importante occasione per riflettere sul modo in cui possiamo recare aiuto alle vittime, cercando di impedire il futuro ripetersi di tali tragedie.
Mi permetta di assicurare al Parlamento che la Commissione non ha esitato a collaborare con l’India nel fronteggiare questa catastrofe, e continuerà a garantire la sua disponibilità in futuro.
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Tramite la nostra linea di bilancio per la cooperazione decentrata, abbiamo sostenuto a Bhopal l’operato delle organizzazioni non governative locali, che hanno allestito corsi di formazione professionale e di riabilitazione per le vittime del disastro; abbiamo inoltre offerto il nostro sostegno ai gruppi femminili di autoaiuto.
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Tramite il nostro Programma per la sanità e la famiglia abbiamo invece sostenuto l’Ospedale distrettuale di Bhopal, oltre alle associazioni per il benessere dei pazienti negli ospedali distrettuali e nei centri municipali della regione; un’assistenza speciale è stata offerta al comune di Bhopal nella preparazione di un piano cittadino per la salute riproduttiva e infantile.
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Inoltre, la Commissione ha contribuito con 10 milioni di euro al finanziamento del Programma nazionale del governo indiano per la gestione dei rischi delle catastrofi.
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In occasione del recente Vertice UE-India, tenutosi all’Aia, l’India ha ribadito il proprio interesse ad intrattenere un dialogo ambientale con l’Unione europea, proponendo anche l’organizzazione di un ambientale UE-India; tale costituirà il primo passo per affrontare gli enormi problemi ambientali che minacciano sia l’India che l’Unione europea.
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Concludo esprimendo la nostra più sentita solidarietà a tutte le vittime, e il fermo auspicio che una tale catastrofe non abbia più a ripetersi.
<SPEAKER ID="156" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
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   – La ringrazio, signora Commissario.
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Passiamo ora alla votazione sulle proposte di risoluzione.
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La discussione è chiusa.
<SPEAKER ID="157" LANGUAGE="" NAME="" AFFILIATION="(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)">
<SPEAKER ID="158" LANGUAGE="ES" NAME="Martínez Martínez (PSE )." AFFILIATION="">
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   – Signor Presidente, volevo soltanto far notare che c’è un errore nella lista di voto che è stato consegnata al gruppo socialista del Parlamento europeo.
Per quanto riguarda gli emendamenti su Bhopal, abbiamo votato contro il primo degli emendamenti e a favore degli altri tre.
<SPEAKER ID="159" LANGUAGE="CS" NAME="Roithová (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Vorrei far notare che la mia scheda non è ancora stata registrata, e si rifiuta di funzionare.
Volevo votare a favore.
<SPEAKER ID="160" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(Il Parlamento approva la risoluzione comune)">
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   – Prendo atto della sua osservazione.
<SPEAKER ID="161" LANGUAGE="DE" NAME="Rübig (PPE-DE )." AFFILIATION="">
<P>
   – Signor Presidente, vorrei fare ancora un richiamo al Regolamento: ieri abbiamo votato fino alle 14.00.
Era usanza di quest’Assemblea che le votazioni si svolgessero fra le 12.00 e le 13.30, perché naturalmente abbiamo parecchi impegni anche all’ora di pranzo, e in questo modo facciamo aspettare i nostri ospiti.
Vorrei chiedere quindi che l’Ufficio di presidenza fissi una norma analoga a quella in vigore nella legislatura scorsa, in modo da far concludere le votazioni per le 13.30.
<P>
Desidero inoltre cogliere l’occasione per augurare a tutti buon Natale e felice anno nuovo.
<SPEAKER ID="162" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="">
<P>
   – Onorevole Rübig, la ringrazio per le sue osservazioni.
<SPEAKER ID="163" LANGUAGE="" NAME="Presidente." AFFILIATION="(La seduta termina alle 16.20)">
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   – Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo. Auguro a tutti un buon Natale e un felice 2005.
