<CHAPTER ID=3>
Benvenuto
<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente.">
Oggi è presente in tribuna un ospite illustre, il Presidente del parlamento finlandese, Paavo Lipponen.
Sono lieto di darle il benvenuto in Parlamento, signor Lipponen.
<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente.">
L'ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla preparazione del Consiglio europeo di Salonicco del 20/21 giugno 2003 e sulla riunione della Troika e dei paesi partecipanti al Patto di stabilità per l'Europa sudorientale.
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<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, onorevoli deputati, il Consiglio di Salonicco concluderà un semestre particolarmente difficile e spianerà la strada al proseguimento del processo di integrazione europea.
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Il Consiglio prevede di concentrarsi su cinque punti importanti.
In primo luogo, come far avanzare la questione dei cambiamenti istituzionali di cui l'Unione europea ha bisogno e che la Convenzione sul futuro dell'Europa sta elaborando dal marzo 2002.
In secondo luogo, le questioni della difesa e della politica estera, con particolare attenzione alle relazioni transatlantiche, alla formulazione di una percezione strategica sulle questioni della sicurezza dell'Unione e al problema delle armi di distruzione di massa.
In terzo luogo, le questioni riguardanti l'immigrazione, l'asilo e le frontiere esterne, che, come sapete, riscuotono l'interesse della Presidenza greca, e la loro crescente importanza per l'Unione negli ultimi cinque anni.
In quarto luogo, le questioni relative alla strategia per l'occupazione e la strategia di Lisbona in generale, che il Consiglio deve affrontare, e un quinto punto per il giorno dopo il Consiglio, cioè sabato 21 giugno, sulla politica dell'Unione in relazione ai Balcani occidentali.
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Naturalmente, oltre a questi cinque punti, il Consiglio non tralascerà di discutere e assumere decisioni appropriate su una serie di altre questioni.
Comunque mi limiterò a soffermarmi principalmente ai punti tematici che ho menzionato.
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Onorevoli deputati, il primo punto tematico riguarda i cambiamenti istituzionali che sta elaborando la Convenzione e i passi che dovranno seguire.
Come risultato dell'allargamento, il cui trattato è stato siglato ad Atene il 16 aprile, è emerso l'urgente problema delle riforme da attuare per evitare che l'Unione europea cada nella pericolosa trappola di dotarsi di istituzioni inflessibili, incapaci di funzionare in modo efficiente e creativo.
Per questa ragione, le questioni della Convenzione sul futuro dell'Europa sono fondamentali per il Consiglio e per l'Unione in generale.
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Come concordato al Consiglio informale di aprile, la Convenzione, per il tramite del suo Presidente, dovrà presentare i risultati del lavoro svolto, durato circa 15 mesi.
La Presidenza greca è riuscita a garantire, in seguito a specifici e molteplici accordi, che il calendario stabilito per la Convenzione dal Consiglio di Copenaghen sia rispettato.
Sono state presentate idee e proposte.
Il dialogo può continuare, ma a un certo punto dobbiamo concludere.
Tale conclusione non avverrà ovviamente durante il semestre di Presidenza greca, ma ci aspettiamo che i leader si scambino pareri e decidano l'ordine per la Conferenza intergovernativa e che durante la Presidenza greca siano completati i passi verso la fase finale.
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Il prodotto finale della Convenzione sarà quindi presentato al Consiglio di Salonicco.
Non spetta al Consiglio assumere decisioni materiali; il suo ruolo è decidere in che modo sarà dato alla Conferenza intergovernativa l'ordine di iniziare i lavori, in modo da ottenere un risultato accettato da tutti, un comune denominatore che costituirà il quadro istituzionale sul quale si baserà l'evoluzione dell'Unione per parecchi anni a venire.
Quando verrà il momento, dovremo fare in modo che questo comune denominatore non sia un minimo comune denominatore, non sia un cambiamento di importanza limitata, ma sia un denominatore che garantisca uno sviluppo dinamico per l'Europa allargata.
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La Presidenza greca intende svolgere una discussione sugli aspetti materiali di questo punto, in modo da attuare uno scambio di vedute, da tracciare un quadro delle posizioni nazionali prima della Conferenza intergovernativa e, naturalmente, da assumere decisioni sulle questioni procedurali relative alle fasi successive della procedura.
Il calendario di lavoro della Conferenza intergovernativa è una questione importante.
Per fissare tale calendario, occorre anche tenere conto che taluni Stati membri hanno l'obbligo di svolgere un dialogo interno sull'esito della Convenzione.
Secondo le nostre stime, questa procedura dovrebbe essere completata all'incirca nell'autunno, la Conferenza intergovernativa dovrebbe procedere e il suo lavoro dovrebbe concludersi puntualmente in modo che il periodo tra la data dell'allargamento, che avverrà nel maggio 2004, e l'entrata in vigore del nuovo quadro istituzionale sia il più breve possibile.
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In ogni caso, i progressi compiuti nell'ambito dei lavori della Convenzione mi consentono di esprimere alcune osservazioni su una serie di punti.
Il dibattito sull'architettura istituzionale dell'Europa allargata si è iniziato identificando la necessità di una maggiore efficienza.
Tutti sono convinti che dobbiamo adeguare la struttura e i meccanismi istituzionali alle esigenze di un'Unione più ampia, mantenendo nel contempo tutti i principi su cui si fonda lo sforzo di unificazione europeo.
La formulazione di un Trattato costituzionale è un enorme salto qualitativo, dovuto in larga parte agli sforzi compiuti in seno alla Convenzione.
Dobbiamo dire, comunque, che esprime anche la volontà dei cittadini europei.
La sua forza dipende da due elementi fondamentali: dal suo funzionamento più democratico e da un processo decisionale più efficiente.
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Accolgo con particolare soddisfazione il fatto che, durante i lavori della Convenzione, si è rilevato un notevole grado di consenso su una serie di questioni fondamentali, come ad esempio il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo, l'introduzione di un'unica personalità giuridica internazionale per l'Unione, l'incorporazione della Carta dei diritti fondamentali nel Trattato costituzionale e l'ulteriore comunitarizzazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
E' stato ampiamente accettato anche il parere secondo cui possiamo ottenere migliori credenziali democratiche per l'Unione senza creare nuove istituzioni o organismi.
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Un'Europa allargata dovrebbe avere come risultato una presenza internazionale più forte.
Ciò significa trovare soluzioni, come un modo più coordinato di utilizzare le risorse della politica estera e la creazione di una figura che unisca le responsabilità dell'Alto rappresentante con quelle del Commissario responsabile per la politica estera.
Come sapete, onorevoli deputati, se ne sta discutendo.
Oltre ai vari approcci espressi nella seduta plenaria della Convenzione, è importante, a mio parere, che manteniamo un equilibrio tra le Istituzioni dell'Unione, per salvaguardare la parità degli Stati membri, per sfruttare maggiormente i vantaggi del metodo comunitario e per rafforzare il carattere democratico di un'Unione di Stati e di popoli.
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In ogni caso, ritengo che la Convenzione sia stata un successo, assumendo decisioni su una serie di difficili questioni rimaste in sospeso da precedenti Conferenze intergovernative.
E' ovvio che l'imminente Conferenza intergovernativa dovrà tenere conto delle decisioni su cui si è registrato un accordo ed è importante che la fase finale dei lavori sia dominata da uno spirito di compromesso, che l'autorità della Convenzione sia preservata e che sia garantito il risultato forte di cui l'Unione ha tanto bisogno.
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Come ho accennato prima, una seconda importante area di lavoro per il Consiglio di giugno riguarda gli sviluppi che si registreranno in tutto questo periodo sulla questione particolarmente cruciale della politica estera, che comprende il problema delle relazioni tra gli Stati.
Alcuni giorni dopo il Consiglio, a Washington si terrà il Vertice UE/USA.
Sarà un'occasione per discutere punti importanti per entrambe le parti, per cooperare ed affrontare gravi questioni riguardanti sviluppi internazionali e/o bilaterali e per mutare il clima che ha spesso prevalso in questi ultimi mesi.
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Le relazioni tra Unione europea e Stati Uniti dipendono da legami storici, dal ruolo influente delle due parti sulla scena internazionale e dal loro dinamismo, malgrado il fatto che in questi ultimi mesi esse siano state messe alla prova da opinioni divergenti su una serie di punti.
Tutti gli Stati membri, tuttavia, ritengono che i punti che ci uniscono siano più numerosi di quelli che ci dividono e che la cooperazione sia nell'interesse reciproco di ognuno.
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All'ultima riunione, a Gymnich, abbiamo tenuto una utile discussione.
Crediamo che l'immagine delle nostre relazioni con gli Stati Uniti debba migliorare e riflettere meglio la reale situazione di tali relazioni.
Per questa ragione stiamo lavorando con impegno per garantire che il prossimo Vertice, la cui agenda sarà discussa a Salonicco, costituisca un passo importante nell'ulteriore sviluppo delle nostre relazioni strategiche, in modo da affrontare insieme le sfide dei nostri tempi.
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Le questioni dell'Iraq, delle relazioni transatlantiche e degli sviluppi internazionali in generale hanno creato di recente nuove sfide nel campo della politica europea di sicurezza e di difesa.
In questo settore, dovremo essere in grado di sviluppare una percezione comune del nuovo ambiente della sicurezza e di affrontare con efficienza nuove sfide e minacce.
I ministri degli Affari esteri, durante la riunione informale tenutasi all'inizio di maggio, hanno affidato all'Alto rappresentante dell'Unione il compito di preparare una relazione generale sul nuovo ambiente della sicurezza, sulle sfide e le minacce che ne derivano e sui modi in cui l'Unione può affrontarle, che dovrà essere presentata per una discussione iniziale al Consiglio europeo di Salonicco.
Analogamente, il Consiglio europeo prevede di adottare la relazione intermedia della Presidenza sulla politica europea di sicurezza e di difesa, insieme alla relazione annuale riguardante l'attuazione del programma dell'Unione sulla prevenzione dei conflitti violenti, che è alla base del meccanismo di sicurezza dell'Unione.
Anche la questione delle armi di distruzione di massa, collegata al punto precedente, è uno dei temi importanti all'ordine del giorno e, naturalmente, ritengo che rimarrà tale, dato che la proliferazione di queste armi è una sfida fondamentale per la questione internazionale.
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In seguito alle conclusioni del Vertice di Siviglia, durante il Consiglio di giugno la Presidenza intende altresì portare all'attenzione dei capi di Stato una serie di questioni riguardanti l'immigrazione, l'asilo e le frontiere esterne che, come sapete, sono state priorità fondamentali della nostra Presidenza.
Si sono compiuti notevoli progressi.
Il Consiglio è riuscito a raggiungere un accordo politico sulla direttiva relativa alla riunificazione familiare e pensiamo di riuscire a fare altrettanto anche per la direttiva sui residenti a lungo termine e per la direttiva collegata che definisce i rifugiati.
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Come sapete, abbiamo inteso compiere un riesame generale della questione dell'immigrazione sia legale che illegale.
Al fine di formulare un'unica politica europea sulle questioni dell'immigrazione legale e dell'asilo, la Presidenza ha attribuito particolare importanza anche al tema dell'integrazione dei cittadini di paesi terzi.
Insieme alla Commissione, intendiamo formulare le conclusioni per Salonicco sulla base della comunicazione della Commissione relativa allo sviluppo di una politica comune in materia di immigrazione illegale, tratta di persone, frontiere esterne e ritorno degli immigrati clandestini, in collegamento con la questione della condivisione dell'onere.
La Presidenza intende inoltre trovare un accordo politico sull'inclusione dell'immigrazione come parametro necessario per valutare la cooperazione dei paesi terzi con l'Unione.
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In seguito al Consiglio europeo di primavera, tenutosi in circostanze economiche e politiche difficili, è altresì necessario adottare misure volte ad attuare le decisioni assunte nel marzo 2000 nel quadro della strategia di Lisbona, specialmente ora che siamo ad un terzo del processo e resta ancora molta strada da fare.
Al Consiglio di marzo abbiamo deciso di promuovere l'applicazione di una serie di politiche sull'occupazione, l'innovazione, l'imprenditoria e altri temi.
Per questa ragione, un punto centrale a Salonicco sarà l'approvazione di orientamenti, come la versione riveduta della strategia europea per l'occupazione, il riconoscimento dei progressi compiuti in relazione a vari obiettivi riguardanti, ad esempio, le offerte pubbliche di acquisto, le questioni relative all'energia e la responsabilità ambientale e l'adozione del pacchetto sulla riforma della politica agricola comune, malgrado la difficoltà di prevedere oggi l'esito finale di tale questione.
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Questo mi porta al tema dei Balcani occidentali.
Per quanto riguarda questa regione e le sue relazioni con l'Unione, il nostro programma è mirato ad una serie di priorità, in particolare il rafforzamento dei progressi verso le strutture e le condizioni europee.
Il fatto che i Balcani occidentali siano rimasti ai primi posti tra le priorità dell'Unione, malgrado il clima avverso degli ultimi mesi, è un risultato positivo da parte dell'Unione e illustra inoltre la grande importanza politica che attribuiamo alla regione.
Questo interesse si è manifestato in concreto attraverso il processo di stabilità e di associazione, nonché nel settore politico e della sicurezza, con le due operazioni in Bosnia-Erzegovina e nella ex Repubblica jugoslava di Macedonia.
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La ricostruzione dei Balcani occidentali si è basata sulla cooperazione regionale e il ruolo del Patto di stabilità è importante in questo senso.
Mi riferisco in particolare all'iniziativa della Presidenza, nel quadro del processo di cooperazione con l'Europa sudorientale e del Patto di stabilità, di creare un meccanismo di prevenzione delle crisi e dei conflitti e di preallarme, che porrà principalmente l'accento sull'importanza dello sviluppo economico e sociale come deterrente.
Il processo di stabilità e di associazione rimane l'elemento fondamentale della politica dell'Unione nei paesi balcanici e, nei nostri sforzi per sostenere tale politica, sono stati di recente valutati in Croazia i risultati conseguiti nel quadro del Patto di stabilità, con il principale obiettivo di coordinare le azioni nel quadro del patto, al fine di completare il processo di stabilità e di associazione.
Democratizzazione, riconciliazione e cooperazione regionale, da un lato, e il ravvicinamento di ciascuno di questi paesi all'Unione, dall'altro, costituiscono un unico elemento.
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I nostri obiettivi per i Balcani occidentali sono stati concordati dalla Commissione, dagli Stati membri e dai cinque paesi della regione.
Il Consiglio e la Commissione stanno lavorando per attuare questi obiettivi con specifiche conclusioni operative.
Le relative decisioni verranno adottate al Consiglio 'Affari generali? del 16 giugno.
Il Parlamento europeo approverà tali decisioni e, in questo modo, attendiamo con ansia di segnare un punto cruciale nelle nostre relazioni con i Balcani occidentali, con un testo di conclusioni che non solo esprima la volontà politica di appoggiare le prospettive europee dei paesi della regione, ma contenga anche un progetto operativo a tale scopo.
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Nel contempo, il Consiglio confermerà che il futuro europeo di questi paesi è principalmente nelle loro mani e dipende dal loro impegno nell'attuazione delle necessarie riforme.
Il processo di stabilità e di associazione, di cui è parte integrante il principio di condizionalità, continua a fornirci il necessario quadro istituzionale.
L'arricchimento di questo processo con elementi della recente esperienza dell'allargamento rafforzerà i meccanismi di valutazione, di riforma e di controllo sulla base della clausola di condizionalità del 1997 e dei criteri di Copenaghen.
In questo spirito di ulteriore sviluppo, la Commissione ha proposto un mezzo specifico: i partenariati europei per l'integrazione.
Ispirati alla procedura di preadesione e adattati alle necessità di ciascun paese, indicheranno le priorità e gli obblighi che devono essere rispettati regolarmente e fungeranno da guida per il sostegno finanziario mediante CARDS.
Anche la decisione per l'adozione di questo meccanismo è attesa per il Consiglio 'Affari generali? e il Consiglio europeo.
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Tra le azioni operative che saranno discusse al Vertice, particolare importanza viene attribuita anche alle questioni della giustizia e degli affari interni, in particolare alla lotta alla criminalità organizzata.
Intendiamo valutare i risultati conseguiti dai paesi della regione, al fine di formulare un elenco dei loro obblighi specifici in questi campi per il futuro.
Saranno altresì proposte azioni specifiche su altre questioni trasversali, come il ritorno dei rifugiati, la lotta contro la disoccupazione, la liberalizzazione del commercio e la tutela di monumenti religiosi e culturali.
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Un importante presupposto, se vogliamo conseguire una efficace stabilizzazione nella regione, consiste nel rafforzare i finanziamenti europei e nel porre un accento più forte sulle misure di sviluppo.
Le decisioni adottate al Consiglio di Salonicco emergeranno anche dalla relativa dichiarazione, che si prevede sarà firmata dalle parti interessate il 21 giugno.
All'interno di questo forum politico, conseguenza del Vertice di Zagabria del 2000, intendiamo rinnovare un dialogo politico che completerà il quadro esistente e che porrà anche l'accento sulla responsabilità dei paesi dei Balcani occidentali nel processo globale.
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Oltre a questi parametri fondamentali che il Consiglio europeo discuterà, vorrei menzionare brevemente alcune altre questioni di particolare importanza.
Dopo la storica cerimonia della sigla del trattato per l'allargamento, svoltasi il 16 aprile, è stato dato nuovo slancio a tale processo, di cui è terminata una fase fondamentale.
La procedura di ratifica per i dieci paesi sta proseguendo senza intoppi, così come il controllo rafforzato dell'applicazione dell'acquis.
Contemporaneamente, i negoziati per l'adesione di Bulgaria e Romania stanno procedendo in maniera soddisfacente.
Con la Turchia, stiamo completando la strategia di adesione, in conformità con le decisioni di Copenaghen.
Si prevede quindi che il Consiglio europeo terrà conto dei progressi compiuti e adotterà i necessari orientamenti.
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Non mi soffermo su altri punti, di cui ovviamente il Consiglio si occuperà nell'ambito della gestione ordinaria.
Vorrei soltanto sottolineare che, nel tentativo di ravvicinare i cittadini europei agli sviluppi comunitari, la Presidenza greca sta esaminando la proposta per i partiti politici europei attribuendole un'elevata priorità e sta compiendo ogni sforzo affinché i negoziati nel Consiglio siano completati prima del Consiglio europeo di Salonicco.
Sono particolarmente soddisfatto perché ieri è stato raggiunto un consenso generale sulla formulazione di un accordo sul miglioramento della legislazione che, di conseguenza, sarà anch'esso presentato al Consiglio di Salonicco.
Vorrei concludere sottolineando che la Presidenza ha cercato di trovare una soluzione anche alla questione dello statuto dei deputati e compirà un ultimo sforzo per verificare se tale soluzione sia possibile.
Vedremo come andrà.
Non posso prevedere nulla.
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente.">
Vorrei esprimere formalmente la gratitudine mia e del Parlamento europeo per i notevoli sforzi compiuti dalla Presidenza greca al fine di lavorare con noi in modo molto costruttivo sul tema del miglioramento della regolamentazione.
Spero che riusciremo a concludere un accordo interistituzionale sulla questione.
Desidero inoltre ringraziarvi nuovamente per aver contribuito alla ricerca di una soluzione alla questione dello statuto dei deputati.
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<SPEAKER ID=11 NAME="Prodi">
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Signor Presidente, onorevoli deputati, come ha detto il Ministro Yiannitsis, la bozza di Trattato costituzionale, preparata dalla Convenzione europea, sarà al centro dei lavori del prossimo Consiglio europeo di Salonicco.
Data la straordinaria importanza dell'evento, il mio intervento di oggi sarà dedicato interamente a questo tema e sono certo che il dibattito che seguirà sarà ricco di stimoli e di suggerimenti per le fasi finali, così delicate, dei lavori della Convenzione.
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Innanzitutto, a pochi giorni dal termine della Convenzione, vorrei ringraziare tutti coloro che vi hanno rappresentato questa Assemblea.
Il vostro impegno è stato e sarà determinante per portare avanti questo processo così delicato.
Ringrazio anche il Presidente Simitis e il Ministro Yiannitsis, nonché il loro team, per il paziente lavoro di mediazione che toccherà il suo culmine a Salonicco, mi auguro con risultati positivi.
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Non è passato molto tempo da quando la Commissione e il Parlamento proponevano con forza la creazione di una Convenzione sul futuro dell'Europa.
Oggi, abbiamo l'occasione di far nascere la nostra prima vera Costituzione da un dibattito democratico che si svolge alla luce del sole.
Insieme noi, onorevoli parlamentari, abbiamo voluto la Convenzione e insieme dobbiamo impegnarci per il suo successo.
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La Convenzione deve presentare un testo equilibrato e senza alternative, un testo che getti le fondamenta dell'Europa per molti anni a venire assicurando la nostra presenza e la nostra indipendenza sulla scena internazionale.
Se ciò non dovesse avvenire, i rischi per noi sarebbero grandissimi.
Rinviando la decisione su alcune questioni importanti alla Conferenza intergovernativa corriamo il rischio di ripetere la dolorosa esperienza di Nizza.
Sarebbe, questa, una grande ironia della storia perché noi abbiamo voluto la Convenzione proprio perché non eravamo contenti di Nizza.
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Lasciatemi ricordare gli intenti originari di questa grande opera di riforma delle nostre politiche e delle nostre Istituzioni.
Nel dicembre 2001 la dichiarazione di Laeken istituisce la Convenzione e le affida il compito di preparare il terreno per la Conferenza intergovernativa nel modo più ampio e più trasparente possibile.
La dichiarazione di Laeken solleva tre punti principali: primo, migliorare la ripartizione e la definizione delle competenze nell'Unione europea; secondo, semplificare i nostri strumenti legislativi e di azione; terzo, dare all'Unione più democrazia, più trasparenza e più efficienza.
L'obiettivo di fondo è quello di affermare i valori perseguiti dall'Unione, definire i diritti e i doveri fondamentali del cittadino, chiarire i rapporti fra gli Stati membri all'interno dell'Unione.
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La Convenzione nasce quindi con un compito erculeo, un compito difficilissimo.
Tuttavia, dobbiamo anche ammettere che in quasi mezzo secolo abbiamo accumulato uno straordinario patrimonio istituzionale e normativo e abbiamo affinato uno stile di fare politica che è unico sulla scena mondiale e di cui dobbiamo andare orgogliosi.
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Il mandato della Convenzione è quindi chiaro: esso deve definire meglio chi fa cosa nell'Unione europea.
Questo si traduce in un nuovo equilibrio istituzionale capace di interpretare il ruolo dell'Europa in un mondo globalizzato, ma espresso in un modo che il cittadino possa comprendere con facilità.
Il Parlamento e il Consiglio devono avere la responsabilità congiunta del potere legislativo, il che significa che si deve generalizzare l'applicazione del metodo della codecisione; il potere giudiziario spetta alla Corte di giustizia, e a questo riguardo sono favorevole ad estendere la sua giurisdizione alla politica estera e al campo della giustizia e degli affari interni; infine, l'Unione ha bisogno, oltre che del chiarimento sul potere legislativo, di un solo organo esecutivo, che è la Commissione.
La Commissione, sotto il controllo del Parlamento europeo e del Consiglio, attua la legislazione, mette in pratica le politiche e assicura la rappresentanza esterna dell'Unione, tranne che nell'ambito della politica estera e di difesa comune.
Uno sdoppiamento dell'Esecutivo non assicurerebbe ai cittadini europei la trasparenza e la responsabilità necessarie e si sottrarrebbe al vostro controllo, al controllo del Parlamento europeo.
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Un punto, però, voglio insistere a considerare come assolutamente prioritario: la generalizzazione delle decisioni a maggioranza come elemento determinante e qualificante della volontà politica di agire con democrazia ed efficacia.
Senza questo non c'è democrazia, non c'è efficacia.
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L'ultima versione della bozza di Trattato costituzionale, resa nota dalla Convenzione, comprende alcune, forse molte, buone proposte: la Carta dei diritti fondamentali è entrata stabilmente nel testo e costituirà la seconda parte della nostra Costituzione; è stato esteso il ricorso al processo di codecisione, anche se non a sufficienza; infine, è ormai chiaro che avremo un Ministro degli esteri che sarà il rappresentante dell'Unione in sede internazionale.
<P>
Su altre questioni, invece, dobbiamo continuare a insistere: in primo luogo, non è stato abolito il ricorso all'unanimità.
Insisto ancora su questo punto: si tratta del problema fondamentale che condiziona tutta l'efficacia futura delle Istituzioni, perché il diritto di veto non può che condurre alla paralisi dell'Unione.
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La soluzione migliore è una sola - poi ci possono essere dei second best - ed è la doppia maggioranza semplice, ovvero il 50 per cento degli Stati membri e il 50 per cento della popolazione: facile da comprendere, semplice, chiara.
E' il sistema che preferiamo perché riflette la doppia legittimità dell'Unione che - ricordo - si fonda sull'accordo fra gli Stati e sulla comune volontà dei popoli.
Ripeto, il punto essenziale è la fine del diritto di veto, al quale stiamo pagando dei prezzi politici inammissibili, nella politica interna e nella politica internazionale.
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In secondo luogo, resta ancora irrisolta la questione di una Presidenza stabile del Consiglio europeo.
La soluzione che figura nell'ultima bozza presenta tre problemi: innanzitutto c'è il problema, fondamentale, della legittimità, dell'accountability, cioè non si capisce - cosa fondamentale per la democrazia - a chi deve rispondere questa possibile figura; inoltre, il vostro ruolo, il ruolo del Parlamento europeo risulta indebolito perché questa Assemblea ha, giustamente, potere di controllo sulla Commissione, ma non sul Consiglio, non sul suo Presidente.
E' quindi una filosofia asimmetrica, è una democrazia zoppa che abbiamo in mente, che questa bozza ha in mente!
Credo che noi non la possiamo ammettere!
Infine - ed è di certo non di importanza secondaria - si crea presso il Consiglio un altro organo esecutivo che finirebbe per creare confusione fra le competenze comunitarie: nessuna semplificazione degli strumenti, dunque, e ancora meno chiarezza su chi fa cosa nell'Unione.
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Tenuto conto di questo quadro e di queste tre fondamentali obiezioni, siamo aperti a diverse soluzioni: dal mantenimento del sistema di rotazione alla figura di un presidente - chairman, semplicemente chairman, solo chairman - che migliori l'efficienza del Consiglio da un punto di vista tecnico.
Più in generale, ciò che importa è che si gettino le basi per poter far convivere efficacemente quanto oggi non può andare oltre la cooperazione intergovernativa con i più consolidati meccanismi comunitari, cosa che, però, non risulta dalla bozza.
Questo non si ottiene organizzando la separazione e la frammentazione, ma creando dei passaggi fra le due dimensioni e prevedendo una possibile evoluzione verso formule unitarie, come potrebbe essere ad esempio, in un futuro, anche il Presidente dell'Unione.
<P>
Dobbiamo avere immaginazione, fantasia, dobbiamo avere il senso del tempo e del futuro.
Oggi abbiamo già un terreno concreto su cui lavorare in questa direzione, quello cioè del ministro degli Esteri dell'Unione.
Questa figura rappresenterà l'Unione nel campo della politica estera e di sicurezza comune, mentre chiediamo che alla Commissione, come ho detto poc'anzi, resti la rappresentanza in tutti gli altri campi.
Questo spiega la proposta della doppia natura del ministro degli Affari esteri perché, per funzionare, il Ministro dev'essere un Commissario, seppur con statuto speciale per quel che riguarda la politica estera e della sicurezza comune.
Il ministro degli Esteri dovrà quindi collaborare strettamente con il Collegio e soprattutto con il Presidente della Commissione e dovrà avvalersi di un vero e proprio servizio europeo.
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Tale struttura dovrà essere amministrativamente collegata alla Commissione per poter lavorare insieme con gli altri servizi della Commissione, per ottimizzare le conoscenze, le risorse e gli interventi in tutti i settori collegati alla politica estera intesa in senso stretto.
In questo modo, la rappresentanza esterna dell'Unione sarà davvero unitaria e potrà efficacemente avvalersi degli strumenti comunitari e intergovernativi, e questo ci darà peso e ruolo, cioè il peso e il ruolo che ci spettano nel mondo.
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Ecco, onorevoli parlamentari, l'esempio concreto di come si deve organizzare la coesistenza tra intergovernativo e comunitario.
Le vicende degli ultimi mesi ci hanno insegnato una cosa: se continueremo a presentarci divisi resteremo per sempre un gigante economico e un nano politico sulla scena internazionale; anzi, sappiate che, quando si rimane per troppo tempo un nano politico, si cessa anche di diventare un gigante economico.
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Prima di chiudere, vorrei ricordare un ultimo punto: occorre dare strumenti istituzionali adeguati al rafforzamento delle politiche economiche, proprio per evitare che anche in economia siamo messi a lato.
In questo senso è legittimo domandarsi se, per far convivere il mix d'intergovernativo e di comunitario oggi esistente, un'opzione non potrebbe essere che il Commissario per gli affari economici e finanziari presiedesse l'Eurogruppo e assumesse la rappresentanza esterna della zona euro presso tutte le istituzioni internazionali.
Qui abbiamo bisogno di un uomo forte, di un uomo che rappresenti in modo continuativo l'Unione.
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Onorevoli parlamentari, questo è in breve ciò di cui volevo parlarvi oggi.
Ci sarebbero altre cose da aggiungere, ma ho preferito limitarmi all'essenziale per lasciare più spazio al dibattito.
Voglio solo spendere un'ultima parola per ringraziare la Presidenza greca: determinata, efficace, intelligente, sensibile ai diversi punti di vista; una collaborazione esemplare.
Questo mi spinge anche a un'ultima osservazione - che può sembrare malevola ma che è invece sincera, anzi fortemente sincera - e cioè che le formule di ingegneria istituzionale possono forse razionalmente spiegare che la rotazione non può funzionare.
Ripeto: forse lo possono spiegare, ma nessuna formula potrà sostituire la passione e l'intelligenza di responsabili politici che mettono al servizio dell'interesse comune europeo il proprio patrimonio culturale nazionale.
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(Applausi)
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<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="DE" NAME="Poettering (PPE-DE).">
Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, sono molto lieto del caloroso applauso che il Presidente della Commissione ha ricevuto per le sue considerazioni, basate sul metodo comunitario, perché lo ha davvero meritato.
Desidero anch'io incentrare il mio intervento sulla Convenzione.
Vorrei innanzi tutto rivolgere i più vivi ringraziamenti agli onorevoli deputati che ci hanno rappresentato in seno alla Convenzione e al Presidente Valéry Giscard d'Estaing per il lavoro svolto finora, sebbene non sia stato ancora raggiunto l'obiettivo che ci siamo proposti.
Se la scorsa settimana non si fossero compiuti innegabili passi avanti, oggi ci troveremmo forse a dover temere un fallimento, paura che ora non ho più.
Tuttavia, occorre compiere ulteriori progressi.
<P>
Il nostro gruppo ritiene che si debba arrivare a una bozza di Trattato costituzionale fissa e definitiva, senza opzioni.
Non vogliamo dunque che la Convenzione formuli una proposta che la Conferenza intergovernativa potrebbe di nuovo aprire, bensì una bozza conclusiva, un programma definitivo, che speriamo riscuota l'approvazione dei governi.
Il nostro desiderio più grande è che nel preambolo della Costituzione europea, laddove ci si riferisce alla nostra eredità greca, romana e poi illuminista, si citi anche quella cristiana, in quanto elemento costitutivo dell'identità europea odierna.
<P>
In qualità di Parlamento europeo, chiediamo pari diritti in tutte le questioni riguardanti la legislazione europea e di condividere con il Consiglio il potere di bilancio, compresa la pianificazione finanziaria a medio termine.
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Per quanto riguarda la Commissione, vogliamo una Commissione forte, e siamo d'accordo con chi suggerisce che il suo Presidente, sulla base dei risultati elettorali, sia scelto dai capi di Stato e di governo, ed eletto dal Parlamento europeo.
Vogliamo una Commissione forte, perché essa, assieme al Parlamento e alla Corte di giustizia, rappresenta il nucleo dell'Europa comunitaria.
Chiediamo anche che in seno alla Convenzione si giunga a una soluzione sulle dimensioni della Commissione, che garantisca alla Commissione la possibilità di agire, e a tutti i paesi dell'Unione europea di essere rappresentati al suo interno, poiché sedere al tavolo della Commissione è desiderio di ogni Stato, anche del più piccolo.
E' possibile elaborare meccanismi, tra cui la rotazione e i commissari junior, che permettano non solo ai grandi Stati membri, ma anche a quelli piccoli, di avere un posto nella Commissione.
Questo, per il nostro progetto comune europeo, ha una grande importanza psicologica.
<P>
Chiediamo anche che il ministro degli Esteri europeo, il quale dovrebbe essere contemporaneamente anche Vicepresidente della Commissione, sia soggetto, insieme all'intera Commissione, al voto di approvazione del Parlamento europeo, per non trovarci nell'inaccettabile situazione di avere un ministro degli Esteri privo di ogni legame con il Parlamento europeo.
Anch'egli necessita dell'approvazione e della fiducia del Parlamento, ed è per questo motivo che vogliamo che sia tutt'uno con la Commissione, la quale dovrà a sua volta sottoporsi alla nostra approvazione.
<P>
Per quanto riguarda il Consiglio, sottoscrivo interamente le dichiarazioni del Presidente della Commissione, e naturalmente anche quelle del Presidente in carica del Consiglio, non nei minimi dettagli, quanto nel loro significato generale.
Laddove il Consiglio è dotato di potere legislativo, la trasparenza è davvero necessaria, e il Consiglio ha per principio il dovere, proprio perché dotato di potere legislativo, di prendere decisioni con votazione a maggioranza.
<P>
Passiamo alla questione della Presidenza del Consiglio europeo.
La proposta del Praesidium della Convenzione contiene una formula stando alla quale il Presidente del Consiglio europeo non può appartenere contemporaneamente a un'altra Istituzione.
Secondo me - è un'opinione del tutto personale - questa frase andrebbe cancellata.
Dobbiamo lasciare aperta la possibilità che un giorno, se mai ci arriveremo, il Presidente della Commissione europea possa diventare anche Presidente del Consiglio.
Per questo spero che la frase, ancora contenuta nella proposta, sia alfine cancellata.
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(Applausi)
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Signor Presidente della Commissione, desidero ringraziarla molto per le proposte concernenti la Corte di giustizia europea, sulle quali mi trovo completamente d'accordo.
Tutto o quasi tutto ciò che l'Unione europea intraprende deve sottostare alle leggi del diritto europeo, perché, solo se sarà soggetto alla giustizia, l'agire europeo si baserà sulla legge e non sull'opportunismo politico.
Ecco perché è così importante che la maggior parte dei campi d'azione della politica comune - pochi sono quelli esclusi - si fondino sulla legge e siano soggetti al controllo della Corte di giustizia europea.
Solo allora, infatti, saremo davvero una comunità di diritto.
Questo principio deve valere anche per le questioni di politica interna.
<P>
La ringrazio, signor Presidente in carica del Consiglio, di avere dichiarato che, riguardo allo statuto dei deputati al Parlamento europeo, la Presidenza greca si adopererà per arrivare a un risultato.
Se non si arriverà a un risultato in seno al Consiglio, infatti, temo che non ci sarà mai uno statuto dei deputati.
Dopo esserci occupati per quindici anni della questione dello statuto, ieri siamo alfine giunti ad una decisione e, insieme a quella che prenderemo oggi, avremo a mio avviso adempiuto gli obblighi parlamentari.
Spero che possiate fare altrettanto, altrimenti il Consiglio si accolla una grossa responsabilità.
Vi auguro quindi di riuscire ad approvare lo statuto dei deputati e quello dei partiti, perché per i gruppi politici, grandi o piccoli che siano, è davvero molto importante avere uno strumento che assicuri trasparenza e possibilità di azione, e vorrei pregarla, signor Presidente in carica del Consiglio, di prendersi a cuore la questione.
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In conclusione ancora un'osservazione sulla politica estera, che occuperà un ruolo di grande rilievo.
Ieri era fra noi il Presidente algerino Bouteflika.
In questi giorni la nostra attenzione è naturalmente rivolta all'Europa dell'est.
Esortiamo i nostri partner polacchi, affinché col referendum che si terrà sabato e domenica dicano sì all'Europa, all'adesione all'Unione europea.
E' stata un'esperienza bellissima per me quella di partecipare, domenica scorsa a Varsavia, a una manifestazione a favore dell'adesione, e intonare tutti insieme: Tak dla Polski!
Sì alla Polonia in Europa!
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La nostra attenzione però, oltre che verso est, va rivolta anche a sud, verso l'area mediterranea.
Dobbiamo davvero dare un po' di sostanza al dialogo euro-mediterraneo, che fino a ora è stato pura retorica.
Non dovremmo perdere di vista l'area mediterranea, perché, pur parlando di sicurezza lungo i confini - cosa importante, sia rispetto ai paesi dell'est che a quelli del sud - non si deve creare un nuovo muro.
E' molto più importante invece che alla popolazione, e in particolare alla gioventù dei paesi dell'area mediterranea, dell'Africa del nord, sia data la possibilità di avere un futuro.
Ecco perché il nostro impegno deve essere ancora maggiore.
<P>
Vi auguro un grande successo al Consiglio europeo di Salonicco.
Se giungerete a prendere queste decisioni, avrete l'appoggio del mio gruppo.
Buona fortuna dunque a lei, alla Presidenza greca e a tutti noi dell'Unione europea.
<P>
(Applausi)
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo (PSE).">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero congratularmi con la Presidenza greca per il coraggio e la fermezza dimostrati.
Come Ulisse, avete navigato in acque burrascose e forse, in qualche momento, avreste dovuto legare alcuni membri dell'equipaggio all'albero, quando le sirene transatlantiche hanno cominciato a cantare, ma siamo ancora in tempo a migliorare la situazione.
<P>
La questione centrale di questa discussione è il futuro dell'Europa e in questo quadro si inserisce il lavoro della Convenzione.
Accolgo con favore il discorso del Presidente della Commissione e desidero ribadire, a nome del mio gruppo, che noi che lavoriamo per la Convenzione, che vi partecipiamo attivamente, crediamo che debba produrre una bozza di Costituzione, non un elenco di opzioni.
Questo è un punto assolutamente fondamentale.
Riteniamo altresì che sia un elemento positivo affermare il carattere laico dell'Europa che stiamo costruendo, perché ciò dimostra il rispetto di tutte le religioni e della complessità della nostra storia.
Pensate, ad esempio, che a Salonicco, fino alla seconda guerra mondiale, viveva la più vasta comunità di ebrei sefarditi espulsi dal mio paese, che ha una storia greca, romana, cristiana, musulmana ed ebraica.
E' positivo affermare questo ruolo laico dell'Europa.
<P>
Riguardo alla personalità esterna, è altresì importante, come ha detto il Presidente della Commissione, affermare realmente i principi fondamentali e il criterio della maggioranza come sistema di lavoro.
La Presidenza greca ha indicato che la stabilizzazione e l'integrazione dei Balcani è assolutamente decisiva.
Va ricordato che, quando abbiamo lanciato la PESC, il primo fallimento giunse proprio perché non siamo stati capaci di trovare un accordo tra noi.
Questo fu il motivo che aggravò la tragedia jugoslava.
Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, nel Kosovo e in Macedonia, siamo stati capaci di migliorare.
<P>
Riguardo al lavoro finale della Convenzione, vorrei sottolineare, innanzi tutto, che l'importante è non escludere alcuna possibilità, vale a dire che il testo costituzionale deve permettere un'evoluzione. Il documento di per sé, infatti, non cambierà la realtà, ma saremo noi a dover essere in grado di continuare con il metodo comunitario.
Questo implica alcune questioni fondamentali.
In primo luogo, quella della Commissione.
Se diciamo che il Presidente della Commissione deve essere eletto in base al risultato delle elezioni, ciò significa, signor Presidente in carica del Consiglio, che dovete collocare lo statuto dei partiti politici europei tra le questioni prioritarie all'ordine del giorno di Salonicco, perché senza protagonisti non potremo costruire una vera democrazia, in cui il Presidente della Commissione abbia una legittimità democratica, e devo dire che, al momento, questo punto non sembra rivestire una grande importanza per il Consiglio.
<P>
In secondo luogo, riguardo alla composizione della Commissione, direi che è un dibattito aperto in tutte le famiglie politiche, ma, in ogni caso, ciò che dobbiamo fare è rafforzare la capacità della Commissione come collegio e l'autorità del suo Presidente.
<P>
Riguardo all'istituzione di una duplice Presidenza del Consiglio, il Presidente Prodi sa bene, come tutti noi, che i 'diunvirati? non sono stabili.
Deve esserci un unico organismo con potere esecutivo.
Dobbiamo appoggiare i miglioramenti apportati all'organizzazione interna del Consiglio, ma un'organizzazione basata su due istituzioni che, in una certa misura, si sovrappongono, non può essere stabile.
<P>
Un punto molto importante per il Parlamento è la necessità di consacrare il potere della legge, il potere legislativo condiviso; questo implica che anche il Consiglio deve agire in modo democratico e aperto e che dobbiamo mantenere, nel contempo, l'equilibrio istituzionale.
<P>
Per quanto riguarda lo statuto dei deputati al Parlamento europeo, vorrei insistere su un punto, signor Presidente in carica del Consiglio, e gradirei, inoltre, che il Presidente della Commissione esprimesse il suo parere in proposito in questa discussione.
Signor Presidente in carica del Consiglio, la questione non riguarda il sistema interno del Parlamento.
E' una questione puramente costituzionale e, quindi, ciò che dovete fare a questo punto non è risolvere il problema, ma essenzialmente non opporvi alla soluzione che abbiamo proposto, che inoltre giustifica e appoggia la necessità di decidere a maggioranza.
Ricordate una cosa: riguardo alla fiscalità, a Nizza si decise all'unanimità e ciò sta producendo risultati assolutamente negativi.
Ciascuno deve affrontare le proprie responsabilità e voi siete responsabili su una questione interamente costituzionale.
<P>
Signor Presidente, mi consenta di menzionare brevemente due temi importanti.
Uno è l'economia.
Si è svolto un Vertice del G8, al quale ha partecipato il Presidente della Commissione.
Gradirei che fosse un poco più esplicito sullo sviluppo della strategia di Lisbona e anche sull'euro, ovvero su una questione che ci sta a cuore, soprattutto perché l'economia europea non sta fungendo da forza trainante.
<P>
Infine, riguardo al Vertice transatlantico che si terrà alla fine del mese, è molto importante dimostrare la volontà di entrambe le parti di assumersi le proprie responsabilità in un contesto multilaterale, soprattutto in un momento in cui emergono segnali di speranza nel processo di pace in Medio Oriente, oltre ad una possibilità di lavorare per il futuro dell'ONU.
<P>
Signor Presidente, dobbiamo dire ai nostri alleati statunitensi - penso al trattato di estradizione - che devono trattarci con equità, rispettando la nostra capacità legislativa e, soprattutto, che devono fornirci spiegazioni - questo è un punto importante - riguardo alla situazione del tutto inaccettabile in cui si trovano alcuni cittadini europei, nella zona di non diritto che è la base di Guantánamo.
Anche questo è un punto importante per il futuro delle nostre relazioni.
<P>
In ogni caso, è essenziale che compiate un passo sostanziale, rispettando e appoggiando i risultati di una Convenzione che ci darà una Costituzione europea.
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="EN" NAME="Watson (ELDR).">
Signor Presidente, il gruppo del Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori auspica che il Presidente Valéry Giscard d'Estaing presenti ai capi di Stato e di governo una bozza di Trattato costituzionale che riscuota un ampio consenso e che metta a tacere le dispute sempre più accese cui abbiamo assistito nelle scorse settimane.
Spetta, tuttavia, alla Convenzione, non al suo Presidente, confermare l'esistenza o meno di un consenso e, se la Convenzione ha bisogno di un po' di tempo in più per completare il suo lavoro, concediamoglielo.
Giscard d'Estaing ama dire che la sua Costituzione durerà immutata per 50 anni, ma se il testo finale non riflette un consenso durevole e se agli Stati membri non viene concesso il tempo necessario per discuterne, è probabile che dovremo tornare sulla questione nel prossimo futuro.
<P>
Le ultime proposte fanno sperare che il Praesidium sia ora disposto all'ascolto, ma chiaramente vi è ancora molto lavoro da svolgere in tal senso.
Riguardo alla proposta di un Presidente a tempo pieno del Consiglio europeo, seppure con le restrizioni imposte al suo ruolo nell'ambito della politica estera, il gruppo del Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori resta scettico.
Sospettiamo che i maggiori Stati membri cerchino di disfare il tessuto comunitario.
<P>
La proposta di una duplice natura del nuovo ministro degli Esteri dell'Europa suscita un ampio sostegno, quindi perché non adottare lo stesso approccio e integrare i ruoli dei Presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo?
Dobbiamo rischiare anni di conflitto, di guerre di territorio, di duplicazione degli sforzi prima di riconoscere il senso di questo approccio?
Per lo meno dobbiamo lasciare aperta la porta ad una Presidenza integrata tra alcuni anni.
<P>
Il Presidente Prodi ha parlato del veto nazionale e concordo in gran parte su ciò che ha detto.
In nome della tutela della sovranità nazionale, troppo spesso il veto promuove l'anarchia internazionale.
Finché non saremo capaci di pensare in modi nuovi il concetto di sovranità, continueremo a deludere i cittadini sulle principali sfide che ci troviamo ad affrontare.
<P>
Mentre accolgo con favore la proposta di estendere i poteri di controllo democratico del Parlamento sul bilancio e sulla legislazione europea, sono preoccupato che rimanga uno squilibrio tra i poteri del Parlamento e del Consiglio in altri campi, come la conclusione di accordi con paesi terzi su fondamentali questioni di sicurezza.
<P>
Signor Presidente in carica del Consiglio, un altro punto iscritto all'ordine del giorno di Salonicco sarà la discussione sulle raccomandazioni dell'Alto rappresentante Solana per una strategia globale nella politica estera e di sicurezza.
E' d'importanza vitale per l'Unione europea elaborare una dottrina che conservi il ruolo centrale del diritto internazionale e delle istituzioni come l'ONU, l'OMC e la NATO.
<P>
L'Europa ha altresì urgente bisogno di un quadro per decidere in quali condizioni dovremmo inviare truppe in azioni militari, compreso per la prevenzione dei conflitti, il mantenimento della pace e le crisi umanitarie.
Il Congo rappresenta un gradito passo avanti, ma l'imbarazzante situazione in Bosnia-Erzegovina costituisce un regresso.
Inoltre, per impedire che l'Unione europea si divida nuovamente come è avvenuto per l'Iraq, dobbiamo iniziare a discutere e a pianificare ora l'approccio alla proliferazione di armi di distruzione di massa.
Spero che durante il Vertice si discuta dell'approccio dell'Europa nei confronti della Corea del Nord e dell'Iran e che tali decisioni non vengano lasciate in sospeso sino allo scoppio di una crisi.
<P>
Nel settore della giustizia e degli affari interni, desidero esprimere un elogio al Presidente in carica del Consiglio per i progressi compiuti sinora durante la Presidenza greca.
Spero che continuerà a ricercare un equilibrio tra le misure repressive contro l'immigrazione illegale e un approccio generoso nei confronti dei rifugiati e un'attenzione ai diritti umani e alle libertà fondamentali.
Mi appello al Presidente in carica del Consiglio affinché compia ogni sforzo per concludere tre importanti proposte riguardanti i cittadini di paesi terzi residenti a lungo termine, le condizioni minime per la qualifica di rifugiati e per il riconoscimento di tale status.
<P>
Signor Presidente in carica del Consiglio, ha menzionato l'argomento dello statuto dei deputati.
Temo che la proposta che abbiamo adottato ieri non faciliterà in alcun modo il suo lavoro, ma spero che si farà guidare in questo, come in altre questioni sulla sua agenda, dal consiglio del filosofo greco Socrate: ricorda che nulla è stabile negli affari umani, quindi evita di rallegrarti troppo nella prosperità e di scoraggiarti troppo nell'avversità.
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz (GUE/NGL).">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, la Presidenza greca è stata caratterizzata da scadenze particolarmente rilevanti per il futuro dell'Unione, come la firma del Trattato di adesione di dieci nuovi paesi e la probabile conclusione dei lavori della Convenzione.
<P>
Tuttavia, vorrei soffermarmi su un terzo fatto importante, che trascende tutti gli altri: lo scoppio della crisi d'identità dell'Unione.
Cosa vogliamo fare insieme?
Questo problema esistenziale rimane più che mai senza risposta, soprattutto per quanto riguarda le nostre ambizioni interne per l'Unione.
Vogliamo veramente prefissarci l'obiettivo, come il Praesidium della Convenzione propone di inserire nella futura Costituzione dell'Unione, la crescita economica equilibrata e la giustizia sociale, la piena occupazione, un elevato tenore di vita, la protezione sociale e la parità di opportunità per tutti?
<P>
In questo caso, perché rifiutare di aprire il dibattito su un cambiamento di priorità della Banca centrale europea?
Non più la stabilità dei prezzi, ora che il pericolo è quello della recessione, ma la sicurezza dell'occupazione, della formazione e delle pensioni per tutti, uomini e donne, il finanziamento di infrastrutture utili, come il trasporto combinato strada-rotaia su vasta scala e, più in generale, uno sviluppo realmente equo e durevole.
Perché relegare i servizi pubblici nella precarietà di una deroga alla regola della libera concorrenza, invece di rendere la promozione di servizi d'interesse generale di qualità una priorità in quanto tale dell'Unione, inserita quindi nella Costituzione?
<P>
Perché continuare a bloccare ogni possibilità di tassazione dei movimenti di capitali e dei redditi finanziari?
Questo tipo di contraddizione evidente tra l'affermazione di obiettivi che rispondono alle aspettative e il rifiuto dei mezzi che consentono di raggiungerli è al centro della crisi di fiducia dei nostri concittadini nei confronti delle Istituzioni europee.
Cosa vogliamo realmente?
Occorre rispondere con franchezza e compiere una scelta affinché gli europei possano partecipare al dibattito con cognizione di causa.
Come scrisse Albert Camus: 'Mal nommer les choses, c'est ajouter au malheur du monde? ('Dare nomi sbagliati alle cose aumenta l'infelicità del mondo?).
<P>
Questa crisi d'identità è altresì evidente riguardo al ruolo dell'Unione nel mondo.
Lo sappiamo fin troppo bene dopo la guerra contro l'Iraq.
Prima del conflitto, le voci discordanti ma franche, permettevano almeno all'opinione pubblica di vederci chiaro e di partecipare a questo confronto di opzioni.
Si sono fatte sentire in modo tanto spettacolare e uniforme in Europa, da ovest a est, che questa crisi costituisce a nostro parere una vera e propria cesura nella storia dell'Unione, l'unica speranza di futuri cambiamenti.
<P>
D'altro canto, dopo la dimostrazione di forza della superpotenza mondiale, nel disprezzo del diritto e della volontà della comunità internazionale, tutto procede come se l'Unione europea ricostituisse la sua unità sulla base della subordinazione, rassegnata o entusiasta, al più forte.
Paul Wolfowitz riconosce che la crociata per l'eliminazione delle armi di distruzione di massa in Iraq è stata solo un 'pretesto burocratico per fare accettare la guerra?, ma questo colossale imbroglio non suscita alcuna reazione indignata dei Quindici, tanto meno dei Venticinque.
Ne abbiamo avuto conferma questa mattina e me ne dispiace.
<P>
George Bush decide di monopolizzare la gestione del processo di pace in Medio Oriente, con tutti i rischi che la sua complicità con Sharon comporta e le riserve di quest'ultimo sulla sostanza stessa degli impegni da assumere. L'Unione europea, seppure abbia cooperato a promuovere questa fragile speranza di pace, si lascia escludere dalla scena senza opporre resistenza.
<P>
Gli Stati Uniti ricusano il Tribunale penale internazionale, mantengono giurisdizioni militari speciali, trattengono - come ha ricordato l'onorevole Barón Crespo - cittadini europei in una zona di non diritto a Guantánamo e il Consiglio non prepara neppure un accordo di estradizione e di collaborazione giudiziaria con Washington, chiudendo gli occhi su tutte queste violazioni del diritto.
<P>
I nostri alleati americani rilanciano l'offensiva per l'annullamento della moratoria sugli OGM, per difendere gli interessi dell'agricoltura statunitense; l'Europa incomincia subito a vacillare, guardandosi bene dall'applicare le misure di ritorsione commerciale peraltro autorizzate dall'OMC stessa contro gli sconsiderati vantaggi fiscali accordati negli Stati Uniti agli esportatori.
<P>
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, il mio gruppo ritiene che la Presidenza greca farebbe un favore all'Europa mettendo chiaramente sul tavolo del Consiglio europeo di Salonicco questo problema nella sua globalità: cosa vogliamo fare insieme e quali mezzi ci diamo per realizzare i nostri obiettivi?
<P>
In ogni caso, nelle nostre società, la questione è già stata posta e ciò è un aspetto molto positivo.
Ho citato poco fa un autore francese.
Per compensare, concludo citando il grande autore tedesco Hölderlin: 'Dove maggiore è il pericolo, maggiore è la salvezza?.
Il pericolo che corre l'Europa è evidente.
Diventiamo quindi i suoi salvatori.
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<SPEAKER ID=16 NAME="Frassoni (Verts/ALE).">
Signor Presidente, saluto anch'io il lavoro della Presidenza greca in questi ultimi mesi ed esprimo la mia soddisfazione per il lavoro che abbiamo fatto ieri sera per concludere l'accordo sulla better regulation.
Sono soprattutto grata al Presidente della Commissione per averci ricordato da dove viene la Convenzione e quali erano i nostri obiettivi, visto che a volte ce ne dimentichiamo osservando che alcuni membri del Praesidium e soprattutto il suo Presidente aspirano a travestirsi più da membri della Conferenza intergovernativa che da padri costituenti dell'Europa.
<P>
Io ritengo che la Convenzione, Presidente, debba rimanere proprietaria del processo di riforma dell'Unione europea.
Se non riesce a finire i suoi lavori entro il 20 giugno, bisogna permetterle di continuare a lavorare per trovare un accordo, che è perfettamente possibile a condizione che la Convenzione giochi in pieno il suo ruolo di Assemblea costituente o paracostituente, non accetti ricatti da pochi euroscettici che non hanno alcun interesse al suo successo - questo bisogna dirlo e ripeterlo - e rivendichi il valore di un metodo di lavoro aperto e parlamentare che è molto diverso dal metodo intergovernativo, basato esclusivamente sui rapporti di forza.
<P>
E' vero che il Presidente e il Praesidium hanno evidentemente sbagliato i conti prolungando intenzionalmente il tempo della discussione conclusiva senza mai mettere nero su bianco su quali punti era stato raggiunto un largo consenso, illudendosi in questo modo di poter tenere in mano il giochetto della Convenzione a loro volontà e dando l'impressione sbagliata che la Convenzione sia divisa su tutto; ma oggi i governi che tengono al successo di questa riforma costituzionale - e ce ne sono, ne sono sicura, e sono anche sicura che il suo governo, Presidente, fa parte di questi - non possono semplicemente spegnere le luci sulla Convenzione se questa non termina i suoi lavori in modo soddisfacente per la maggior parte dei suoi membri.
Noi riteniamo che, se la Convenzione si presentasse a Salonicco con delle opzioni, questa sarebbe la prova che il lavoro non è finito.
<P>
Ci sono, a mio vedere, almeno tre questioni sulle quali è necessario dare un segnale di progresso, di democrazia e di chiarezza, che sia direttamente visibile per tutti i cittadini: l'accesso diretto alla giustizia per i cittadini in caso di violazione della Carta dei diritti; l'estensione contemporanea della codecisione e della maggioranza del Consiglio, in particolare per fiscalità e relazioni esterne.
Noi non potremo agire come un attore globale, attaccati ai valori di multilateralismo e democrazia, se siamo bloccati ad ogni pie' sospinto da veti e controveti e se tutto questo settore rimane, come è oggi, totalmente escluso da ogni forma di controllo parlamentare.
In terzo e ultimo luogo, noi riteniamo che il processo di revisione non può mantenere l'unanimità e non può vedere ancora una volta - e questa è una cosa veramente sorprendente nel 2003 - il Parlamento europeo escluso dal processo di ratifica.
<P>
Sulla questione, ora, del programma di Siviglia di cui lei, Presidente, ha parlato: noi abbiamo più volte denunciato il forte disequilibrio, rispetto alla strategia decisa a Tampere, tra gli aspetti repressivi di lotta all'immigrazione clandestina e la politica di rimpatri forzati e gli aspetti positivi, come lo stabilimento di canali legali e controllati dell'immigrazione, l'ammorbidimento della politica dei visti, le misure per l'integrazione dei paesi terzi basate sul principio della non discriminazione.
Auspichiamo, Presidente, che il Consiglio ascolti il messaggio forte e chiaro che questo Parlamento ha dato ieri: niente firma del trattato sull'estradizione tra l'Unione europea e gli Stati Uniti senza una chiarificazione della situazione dei cittadini dell'Unione europea a Guantánamo.
Parliamo dei cittadini dell'Unione non perché gli altri non ci riguardino o non ci interessino, ma perché riteniamo che, attraverso questa chiave, possiamo legittimamente intervenire sull'insieme della questione dell'esistenza di una zona nel mondo dove non esiste alcuna legge.
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="EN" NAME="Collins (UEN).">
Signor Presidente, è ormai evidente che a Salonicco sarà presentata ai leader dell'UE una nuova bozza di Trattato sull'Unione europea.
La Convenzione ha svolto un lavoro notevole da quando è stata istituita, 18 mesi fa, e ora attendiamo i risultati.
In larga misura, condividiamo la ragione fondamentale per cui è stata creata in primo luogo la Convenzione.
L'Unione si trova ad un crocevia storico e dal 1° maggio 2004 saremo una Comunità di 25 diversi Stati membri.
<P>
L'Unione deve affrontare una serie di sfide che devono comprendere i seguenti punti.
In che modo l'Unione europea in via di allargamento può organizzarsi per garantire una costante efficienza?
Quale ruolo deve rivestire l'Europa in un mondo sempre più globalizzato e come può l'Unione europea essere avvicinata ai cittadini?
<P>
La bozza del Trattato costituirà la base del Trattato finale sull'UE che sarà adottato alla CIG nel prossimo futuro.
E' molto importante dare ai governi e ai cittadini dell'Unione il tempo per riflettere sulle disposizioni del Trattato proposto.
Stiamo cercando tutti di fare in modo che il Trattato sia in grado di disciplinare il funzionamento dell'Unione per i prossimi 50 anni.
<P>
Sappiamo che i recenti Trattati, tra cui quelli di Amsterdam e Nizza, contengono imperfezioni.
Tuttavia, questi Trattati garantiscono per ora l'effettivo funzionamento dell'Unione.
Prima di concordare sui termini di un Trattato finale, dobbiamo assicurarci che si svolgano discussioni caute, attente e di ampia portata con tutte le parti interessate dei paesi sia di grandi che di piccole dimensioni.
L'Unione europea è un'unione di Stati e di popoli e il suo successo come entità economica e politica è subordinato al fatto che gli Stati membri piccoli e grandi siano trattati sotto molti aspetti come partner paritari all'interno dell'Unione.
<P>
Ritengo che ciascuno Stato membro debba mantenere il diritto di nominare un membro della Commissione o, almeno, garantire che vi sia un'equa rappresentanza nella Commissione degli Stati piccoli e grandi.
Condivido le preoccupazioni diffuse sul fatto che l'attuale sistema di rotazione della Presidenza potrebbe non costituire un modello efficace in una Comunità di 25 Stati membri, ma sono fermamente convinto che si dovranno certo svolgere ulteriori discussioni su come il Consiglio europeo svolgerà le sue funzioni nell'Unione allargata.
<P>
Sono soddisfatto che alcune questioni delicate di interesse nazionale rimarranno appannaggio dei singoli Stati membri.
E' chiaro che la questione dell'armonizzazione fiscale non è ai primi posti nell'agenda della Convenzione.
L'approccio adottato è quello giusto, poiché è meglio che le questioni fiscali siano decise dai governi dei singoli Stati membri.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde (EDD).">
Signor Presidente, il Vertice di Laeken ha chiesto alla Convenzione di ravvicinare l'Unione europea ai cittadini.
Con la bozza di costituzione del Praesidium, il Presidente Giscard d'Estaing creerà invece una maggiore distanza tra l'Unione e i cittadini.
A capo della Convenzione c'è un re sole francese, in violazione di tutte le regole democratiche fondamentali.
Non siamo capaci di tradurre e discutere le proposte.
Le regole comunitarie sulla trasparenza non sono valide per il Presidente Giscard d'Estaing.
Questi non si accontenta di presiedere le riunioni; ci dice anche cosa dobbiamo pensare e ha la tendenza a trarre conclusioni evidentemente contrarie ai pareri della maggioranza.
Non permette voti che possano turbare il suo cosiddetto metodo del consenso, lo stesso che ora vuole introdurre, al posto dell'unanimità, come forma del processo decisionale del Consiglio europeo.
<P>
La bozza di costituzione non costituisce un progresso, ma riporta indietro la storia ai tempi precedenti l'introduzione della democrazia, quando il re chiedeva consiglio, ma poi decideva da sé.
<P>
La bozza di costituzione del Presidente Giscard d'Estaing può essere paragonata ad una grande ditta di traslochi.
Trasferirebbe infatti il potere dall'elettorato e dai rappresentanti eletti in tutti i paesi a funzionari, ministri e lobbisti e dall'assemblea legislativa all'esecutivo e al potere giudiziario, mentre la Corte di giustizia delle Comunità europee diventerebbe il supremo interprete della costituzione.
Il potere sarebbe altresì trasferito dai paesi di dimensioni piccole e medie a quelli di maggiori dimensioni.
Passerebbe dagli ordinari membri dei partiti alle burocrazie dei partiti transnazionali e dalle democrazie ad una Commissione più forte, ad un Parlamento europeo più forte e alla più forte federazione di potere in assoluto: i Primi Ministri dei più grandi Stati membri, che sarebbero al centro del potere nella forma di un direttorato gravitante attorno all'asse franco-tedesco.
Verrebbe dato loro il potere in virtù delle dimensioni dei loro paesi, non perché li abbiamo eletti.
Nessuno di essi è stato eletto in base ai propri progetti per l'Unione europea.
I Primi Ministri si riunirebbero, quindi, dopo ogni elezione al Parlamento europeo e si dividerebbero i seggi tra loro.
<P>
Quando Blair non potrà più essere eletto nel Regno Unito, potrebbe diventare Presidente dell'Unione europea e Fischer potrebbe diventare il ministro degli Esteri dell'Unione quando in Germania sfumeranno le sue prospettive.
Aznar potrebbe essere nominato Presidente della Commissione o Vicepresidente responsabile per la giustizia e gli affari interni.
Qualcun altro potrebbe diventare il ministro delle Finanze e dell'Economia dell'UE e una terza persona potrebbe diventare il comandante supremo delle forze armate.
La costituzione creerebbe buone posizioni per i Primi Ministri uscenti quando non potranno più essere eletti.
Non sarebbe l'elettorato ad avere il potere sulle Istituzioni e sui vertici, come negli Stati federali, quali gli USA e la Germania.
Nel nostro caso, 13 Primi Ministri potrebbero votare 12 membri del Consiglio europeo e i Primi Ministri dei tre paesi più grandi potrebbero votare gli altri 22, sulla base di quella che viene definita maggioranza doppia, secondo cui i paesi con il 40 per cento degli abitanti hanno il diritto di veto.
<P>
L'elettorato nei paesi grandi e piccoli perderebbe ogni potere sul diritto.
La nostra democrazia sarebbe ridotta a qualcosa di strettamente locale.
Non potremmo più premiare o penalizzare i rappresentanti eletti alle prossime elezioni, poiché la maggior parte delle leggi sarebbe adottata a porte chiuse da un gruppo di lavoro sotto l'egida del Consiglio dei ministri o dalla Commissione, che avrebbe un maggiore potere legislativo indipendente.
<P>
I nostri governi e parlamenti nazionali sarebbero come grandi autorità locali prive di potere in una Unione che avrebbe il massimo rilievo.
Gli elettori avrebbero la facoltà di recarsi alle urne per le elezioni del Parlamento europeo, ma non sarebbe possibile neppure in questo modo cambiare le leggi o i governanti dell'Unione europea.
Il Parlamento europeo otterrebbe il diritto di codecisione in vari settori, ma non acquisirebbe tutto il potere perduto dai parlamenti nazionali.
La Commissione avrebbe l'unico ed esclusivo diritto di presentare molte più proposte e di impedire che ne siano presentate altre.
Tale potere sarebbe sottratto agli elettori e ai rappresentanti eletti di tutti i paesi.
I funzionari e i ministri del Consiglio assumerebbero la maggior parte del potere, poiché senza il loro consenso non sarebbe possibile promulgare alcuna legge.
Il potere che, in tutti i paesi democratici, è affidato all'elettorato sarebbe ripartito, nel caso dell'Unione europea, attraverso un imperscrutabile gioco di potere che coinvolgerebbe Primi Ministri, riunioni del Consiglio e della Commissione e un Parlamento europeo potenzialmente dominato da potenti burocrati di partiti sovranazionali.
<P>
Per quanto riguarda l'elettorato, ha un ruolo estremamente remoto da svolgere nel progetto di costituzione che sarà discusso al Vertice di Salonicco.
La Grecia è stata la culla della democrazia, signor Presidente in carica del Consiglio.
Il Vertice di Salonicco non deve diventarne la tomba.
<P>
<SPEAKER ID=19 NAME="Pannella (NI).">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, colleghi, la bellissima orazione del collega Bonde - ma un amico mi chiedeva: 'E' l'annuncio dell'apocalisse?? - personalmente ritengo che sia il felice tratteggio di una fantasia malata, quella dei mostri di Goya.
Se seguiamo gli specialisti della Convenzione, i dosaggi tra comunitario e intergovernativo, le distribuzioni del legislativo, esecutivo eccetera, vedremo che siamo nella fase della decadenza più assoluta, nella quale si riesce solo a distruggere tutto ciò che di classico può esserci ancora dinanzi a noi e che ci ha portato sin qui.
<P>
Io qui rivendico l'Europa di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi.
Perché?
Perché questi europei concepirono la federazione europea nelle carceri fasciste.
Questo è un nome: erano carceri fasciste, comuniste, naziste, clericali, controriformiste, di qualsiasi tipo.
Il loro sogno era di liquidare i mostri delle degenerazioni nazionaliste, delle etnie che pretendevano di costituirsi in etica giuridica ai danni dei diversi.
<P>
Signor Presidente, io vorrei dirle una sola cosa, molto modesta: questo dibattito è un dibattito che offende il Parlamento che lo ha scelto.
Dovevamo discutere di questo il giorno 18 nella minitornata.
Lì, il Presidente del Consiglio avrebbe potuto raccontarci cose reali, e noi avremmo saputo che cosa avrebbero discusso in concreto a Salonicco.
Oggi, ci si dice semplicemente quel che leggiamo sulla stampa.
Il Parlamento degrada se stesso.
Dovevamo rifiutare noi di discutere in un momento in cui le decisioni che saranno proposte non sono conosciute, e mi dispiace moltissimo che nessun collega abbia voluto sottolineare questo.
Il 18 e 19 ci saremmo riuniti noi, il 20 e il 21 il Consiglio a Salonicco.
Il caso a volte fa molto meglio le cose di quanto non faccia la logica politica di questa Europa.
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Io ho molto apprezzato questa volta l'intervento del collega Wurtz, e in vent'anni credo sia la prima volta.
Quando egli sottolinea che 'siamo dinanzi ad una crisi di identità?, ha ragione.
Ma la crisi di identità a quale parametro va riferita?
Dove ci iscriviamo?
O ci iscriviamo nella storia dell'Europa continentale, che negli ultimi cento anni non ha cessato di produrre mostri di ogni genere, ivi comprese le mostruosità istituzionali nostre, che non hanno nulla a che vedere con la limpidità di uno Stato di diritto e col suo funzionamento, o altrimenti voi state già producendo un nuovo mostro antiliberale, antidemocratico, antiumanistico di questa Europa della controriforma e delle mille suggestioni violente e assassine.
Non a caso ci siamo trovati, o piuttosto voi vi siete trovati, in Iraq in realtà dalla parte di Saddam.
Ammettiamolo che Solana va ancora da Arafat, malgrado ci sia un'altra prospettiva, quella di Abu Mazen, creata da Sharon e Bush.
Voi, come negli anni '40, siete gli eredi dell'Europa che l'Inghilterra di allora e l'America liberarono.
Bisogna liberarci di voi, e lo faremo!
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Jonathan (PPE-DE).">
Signor Presidente, mi congratulo con il Presidente in carica del Consiglio per i progressi compiuti sull'allargamento durante il semestre di Presidenza greca.
Il Consiglio straordinario tenutosi in aprile ad Atene è stato una pietra miliare nella storia dell'Europa, dopo il crollo del muro di Berlino, e aspettiamo con ansia che i dieci Stati candidati prendano posto a pieno titolo nella nuova Europa.
Tuttavia, se consideriamo le priorità fissate dalla Presidenza greca, due di esse in particolare si sono rivelate una delusione.
<P>
Innanzi tutto, il processo di Lisbona.
Dopo tre anni, tale processo è bloccato, anzi, sta regredendo.
E' deludente che la Presidenza non sia stata capace di persuadere i governi ad agire congiuntamente su questioni come questa, che sono fondamentali per la prosperità della popolazione europea.
Come risultato, molti paesi dell'Unione si troveranno ad affrontare un futuro di stagnazione economica e di recessione.
<P>
In secondo luogo, la Presidenza voleva trasformare la nuova Europa in una forza trainante internazionale per la pace e la cooperazione.
Ovviamente, la crisi irachena è stata difficile; tuttavia, a mio parere, il modo in cui, durante la Presidenza greca, la 'banda dei quattro? si è riunita ad aprile a Bruxelles per esaminare strutture di difesa alternative alla NATO ha rafforzato i sentimenti antiamericani in Europa.
<P>
Salonicco segnerà la fine della Convenzione europea quando l'ex Presidente Giscard d'Estaing presenterà le sue conclusioni, come abbiamo udito nel corso della presente discussione.
<P>
A Laeken i capi di Stato e di governo hanno detto che all'interno dell'Unione le Istituzioni europee devono essere avvicinate ai cittadini, ma se esaminiamo i progetti di articoli nel documento della Convenzione, scopriamo che questa ambizione non è stata realizzata.
Anzi, sotto molti aspetti si orienta nella direzione esattamente opposta.
La Convenzione propone un'Unione europea che, a mio parere, è più centralizzata, più burocratica, in molti ambiti meno democratica e certo più federalista di quanto non sia ora.
<P>
Nel mio paese sono noto come storico sostenitore dell'adesione impegnata del Regno Unito all'Unione europea, ma il documento che sarà probabilmente presentato ai capi di governo a Salonicco cambia la natura delle relazioni tra gli Stati membri e l'Unione europea.
In sintesi: una costituzione, l'incorporazione della Carta dei diritti fondamentali, lo status giuridico dell'Unione, un Presidente, un ministro degli Esteri, il crollo del secondo e del terzo pilastro, una politica estera e di sicurezza comune, la formulazione infine di una politica di difesa dell'UE, la condizione che sia le politiche economiche sia la fiscalità siano armonizzate e la creazione di un pubblico ministero europeo.
<P>
Il governo del Regno Unito ha definito tutto ciò un esercizio di riordino, su cui non vale la pena di consultare la popolazione mediante un referendum.
Invece, il Primo Ministro danese ha dichiarato che la costituzione sarà oggetto di un referendum, perché si tratta di un documento così innovativo e di vasta portata che è giusto consultare l'elettorato in proposito.
Posso affermare dinanzi all'Assemblea che l'80 per cento dei cittadini britannici è d'accordo.
<P>
Non si tratta soltanto del governo del Regno Unito che nega ai suoi cittadini il diritto di esprimersi sul loro futuro, si tratta piuttosto del fatto che le proposte della Convenzione cambiano fondamentalmente le relazioni tra l'Unione e gli Stati membri e il modo in cui tutti siamo governati.
<P>
Per coloro che hanno a cuore il concetto di Stati Uniti d'Europa, il progetto stabilito dalla Convenzione si basa su questo fatto fondamentale, che è stato espresso con onestà e franchezza dal Presidente Prodi e da numerosi oratori durante la discussione odierna.
Quando la Conferenza intergovernativa inizierà i lavori quest'anno, il mio partito vigilerà affinché gli Stati di prossima adesione abbiano non soltanto il diritto di contribuire alla discussione, ma anche un voto nel Consiglio sulle decisioni cruciali che dovrà assumere.
L'esito della CIG avrà un impatto sulla popolazione di Varsavia, Praga e Budapest, esattamente come su quella di Londra, Parigi e Berlino, ed è indegno che essi siano in qualche modo esclusi da un ruolo adeguato e democratico nel determinare tale esito.
<P>
Infine, concludo ricordando che da tempo siamo i più ardenti sostenitori dell'allargamento e del diritto dei paesi candidati a prendere posto ai vertici europei, ma nella nostra Europa la diversità viene onorata e i paesi non sono costretti in alcuna camicia di forza istituzionale.
Vogliamo un'Europa democratica e prospera, che collabori con gli Stati Uniti per difendere le libertà e per affrontare le minacce comuni.
La Convenzione ci conduce invece su una strada diversa, verso un'Europa in cui lo Stato nazione non è più la base su cui si fonda l'Unione.
<P>
<SPEAKER ID=22 NAME="Napolitano (PSE).">
Signor Presidente, mi soffermerò anch'io solo sul contributo che il Consiglio di Salonicco può dare a una conclusione positiva della Convenzione e dunque a una positiva preparazione della Conferenza intergovernativa.
<P>
In questo momento non è facile prevedere a che punto saranno giunti i lavori della Convenzione alla vigilia di Salonicco, quale sarà il testo che il Presidente Giscard d'Estaing sottoporrà al Consiglio, quale grado di consenso si sarà raggiunto nella Convenzione.
Penso che non tutto sarà chiarito e definito prima di Salonicco e che, in ogni caso, spetterà al Consiglio dare un ulteriore impulso per il pieno raggiungimento degli obiettivi fissati con la dichiarazione di Laeken del dicembre 2001, i cui punti principali sono stati già ricordati dal Presidente Prodi.
<P>
Per parte mia, voglio ricordare i contenuti e i toni di quella dichiarazione, specie a proposito delle missioni che l'Unione europea deve assolvere e delle sfide che essa deve fronteggiare.
Sarebbe grave se le conclusioni, prima della Convenzione e poi della Conferenza intergovernativa, restassero al di sotto di quelle ambizioni.
Sento di dovere lanciare un allarme in questo senso: le domande che la dichiarazione di Laeken poneva sul ruolo mondiale dell'Unione europea o su un più forte coordinamento delle politiche economiche, e così continuando, erano solo domande retoriche?
Attenzione!
Se deludessimo le aspettative che esse hanno suscitato tra i cittadini europei e nell'opinione mondiale, ci assumeremmo una pesante responsabilità.
Oggi il rischio esiste e si evince dal testo finora adottato dal Praesidium della Convenzione cedendo alla crescente pressione di alcuni capi di governo dei paesi più grandi, specie per quel che riguarda il capitolo sulle Istituzioni, le procedure di decisione del Consiglio e anche le future procedure di revisione del Trattato.
Per vari aspetti sarebbe forse istruttivo rileggere il Trattato di cui fu relatore Altiero Spinelli e che venne approvato in questo Parlamento nel febbraio del 1984.
<P>
Su tutte le gravi contraddizioni e le lacune del testo finora adottato dal Praesidium in materia istituzionale, ha già detto molto e con grande chiarezza il Presidente Prodi.
Io voglio solo riaffermare le posizioni espresse dal nostro Parlamento, che come istituzione non ha taciuto, non si è affidato solo ai suoi 16 rappresentanti nella Convenzione - purtroppo solo 16 su 105 - ma attraverso la commissione per gli affari costituzionali ha fornito molteplici apporti e suscitato importanti discussioni nel corso delle quali - voglio soprattutto ribadirlo - c'è stata una netta presa di posizione contro l'ipotesi di un Presidente del Consiglio europeo a tempo pieno.
Per rafforzare l'autorità del Consiglio europeo come collegio, abbiamo avanzato altre proposte, evitando di personalizzarle in modo eccessivo e non puntando solo sulla figura di un Presidente in carica per due anni e mezzo o cinque anni.
Il Presidente Poettering ha sottolineato come si debba depennare la previsione di una incompatibilità tra il mandato di Presidente del Consiglio europeo e altri mandati europei.
Io penso che sia essenziale depennare anche l'incompatibilità col mandato nazionale perché, se si perviene all'istituzione di una figura di Presidente del Consiglio europeo a tempo pieno - pur denominandolo chairman o tentando una job description limitativa - tutti gli elementi di duplicazione, di dualismo nella guida dell'Unione, che sono stati denunciati di grave confusione per quello che riguarda le funzioni esecutive, si determineranno fatalmente.
<P>
Infine, come hanno già ricordato la collega Frassoni e il collega Bonde, credo che si debba sottolineare che Laeken ha, sì, designato un Presidente e un Vicepresidente, ma ha conferito un mandato collettivo alla Convenzione nel suo insieme.
Ritengo che il Consiglio di Salonicco debba fare un richiamo in questo senso, affinché non si proceda su una strada che vede le opinioni personali del Presidente della Convenzione, o le opinioni di compromesso del Praesidium, prevalere sulle opinioni maggioritarie, corroborate da un più largo consenso nella Convenzione plenaria.
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<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="ES" NAME="Vallvé (ELDR).">
Signor Presidente, desidero iniziare il mio intervento congratulandomi con la Presidenza greca per il lavoro che ha realizzato in circostanze molto complicate e difficili.
<P>
Sono lieto che durante questa Presidenza si sia potuta svolgere la Conferenza parlamentare sul Patto di stabilità e di associazione per i paesi dell'Europa sudorientale, poiché ci ha permesso di migliorare le relazioni di vicinato con i paesi balcanici.
Winston Churchill disse che la storia dei Balcani era molto grande e completa, non proporzionata al loro territorio.
<P>
Credo che l'Unione europea debba gestire e migliorare tali relazioni e promuovere la cooperazione transfrontaliera tra i paesi balcanici, come metodo per prepararli alla futura integrazione nell'Unione europea.
<P>
Tale cooperazione transfrontaliera si fonda sulla conoscenza, sulla comprensione, sulla fiducia nei confronti dei paesi vicini e infine sulla cooperazione con essi.
Occorre lavorare alla creazione di uno spazio di libero scambio tra gli Stati, in primo luogo mediante accordi unilaterali, e procedere verso l'eliminazione dei visti tra gli Stati e alla fine anche con l'Unione europea.
<P>
Questi paesi devono essere integrati nella politica estera e di sicurezza comune e poter partecipare a programmi come SOCRATES o LEONARDO, al fine di avvicinare la loro integrazione nell'Unione europea.
<P>
I Balcani sono una regione complessa.
Al prossimo Vertice di Salonicco sarà presentata anche la Convenzione europea, che a mio parere non ha tenuto conto della complessità di alcuni Stati membri dell'Unione europea, che non sono Stati nazione ma Stati plurinazionali.
Dobbiamo stabilire meccanismi per consentire a queste nazioni senza uno Stato, come la Catalogna o i Paesi baschi, di essere rappresentate negli organi dell'Unione europea.
<P>
A tale riguardo, ritengo che la relazione dell'onorevole Napolitano sia stata molto positiva, ma alcuni punti, come il diritto di ricorso alla Corte superiore di giustizia, non compaiono nella bozza della Convenzione.
Ritengo che si tratti di un elemento necessario perché i cittadini in questione possano sentirsi direttamente rappresentati in questa Unione europea, che deve essere l'Europa dei cittadini, ma anche l'Europa dei popoli che la formano.
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos (GUE/NGL).">
Signor Presidente, se potessi esprimere un desiderio in questa discussione sarebbe che il Ministro Simitis rimanesse alla Presidenza per un altro semestre, che restasse anche per la seconda metà del 2003.
Esprimerei lo stesso desiderio anche se il Presidente in carica fosse Karamanlis, leader dell'opposizione, data la mia reale preoccupazione per l'avvento non tanto della Presidenza italiana in generale - nutro un grande rispetto per il popolo italiano - ma di Silvio Berlusconi.
A mio parere non è questo il momento per trasferire all'Unione europea il kitsch americano e per diventare ancora più grotteschi di quanto siamo stati sulla questione dell'Iraq.
<P>
Voglio dire che la Presidenza greca, a mio parere, è stata metodica e ha svolto seri preparativi.
Desidero congratularmi con il Presidente in carica Yiannitsis per il modo in cui la Presidenza si è comportata nella cooperazione con il Parlamento europeo; ritengo, tuttavia, che, malgrado questo, vi siano gravi problemi politici, in particolare sulla principale questione emersa, quella delle relazioni con gli Stati Uniti e della guerra in Iraq.
<P>
La Presidenza greca ha seguito una politica del 'piede in due staffe? e penso che questo semestre si stia concludendo lasciando l'Europa in uno stato di confusione.
Quale posizione stiamo seguendo con precisione?
La posizione espressa da Tony Blair, quella espressa da Gerhard Schroeder, quella di José María Aznar o quella di Jacques Chirac?
Si tratta di un grave problema e ritengo che sia un fatto nuovo che non ci permetterà di cominciare a costruire sulla sabbia, perché sento tutto ciò che viene detto riguardo a cosa intendiamo costruire in relazione alla nostra politica estera, ai ministri degli Affari esteri e così via e mi chiedo su quali basi, su quale politica, costruiremo tutto ciò.
<P>
Prima di concludere, vorrei solo aggiungere che a mio parere la Presidenza greca, in seguito al fascicolo sull'Iraq, il più importante e difficile che sia stato affrontato, dovrebbe chiedere spiegazioni, come si sta facendo negli Stati Uniti e nel Regno Unito, sulle armi di distruzione di massa, la cui esistenza, oltre ad aver motivato l'invasione dell'Iraq, è stata sostenuta da eminenti membri del Consiglio europeo, come Tony Blair, José María Aznar e altri.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="PT" NAME="Nogueira Román (Verts/ALE).">
Signor Presidente, signori Presidenti della Commissione e del Consiglio, desidero innanzi tutto porgere le mie congratulazioni alla Presidenza greca per il lavoro intelligente e utile realizzato.
Abbiamo constatato ancora una volta che le Presidenze degli Stati di piccole e medie dimensioni dell'Unione europea sono migliori e più europeiste di quelle dei paesi più grandi.
Desidero congratularmi con la Presidenza greca soprattutto per il comportamento tenuto durante la crisi provocata dalla guerra degli Stati Uniti e del Regno Unito, appoggiati dal governo spagnolo, in Iraq.
La Presidenza ha fatto del suo meglio per la pace e per combattere l'idea che le relazioni transatlantiche debbano comportare la subordinazione, e anche l'umiliazione, dell'Europa da parte degli Stati Uniti, prospettiva tanto più cupa perché tale paese è attualmente governato dall'estrema destra militarista.
<P>
Di conseguenza, speriamo che la Convenzione presenti al Consiglio europeo una bozza di Costituzione che continui a costruire un'Unione rispettata sulla scena mondiale come entità che lavora per la pace e la solidarietà, diversamente dal militarismo dominante.
Spero che la Costituzione riconosca al Parlamento tutti i poteri democratici di cui necessita, compresa la codecisione e un ruolo nell'elezione del Presidente della Commissione.
Concordiamo, quindi, con il Presidente Prodi sulla Presidenza del Consiglio.
In ogni caso, dobbiamo aver fiducia nel futuro dell'Unione.
E' stato solo di recente che, dopo il fallimento di Nizza, un esiguo gruppo parlamentare ha chiesto una Costituzione dell'Unione.
Naturalmente, come europeo e rappresentante politico di uno Stato nazione, la Galizia, chiedo che la Costituzione rispetti la diversità nazionale e culturale che costituisce il tessuto europeo.
Chiediamo questo perché nel nostro continente sono ancora presenti tendenze giacobine.
Dobbiamo domandarci per quale ragione la Slovacchia, il Lussemburgo, l'Estonia e Malta sono riconosciute come nazioni europee, mentre la Galizia, la Scozia e la Catalogna non lo sono.
<P>
Vorrei esprimere un'ultima osservazione: spero che le Istituzioni dell'Unione abbiano il coraggio di porre fine al caos criminale che domina il traffico marittimo internazionale e che causa disastri come quello della Prestige.
Dobbiamo impedire le terribili morti, come quelle avvenute l'altro ieri al largo delle coste spagnole, di immigrati clandestini che vengono a cercare lavoro in Europa.
Dobbiamo garantire che le politiche comuni come la PAC e la PCP e la politica di coesione siano giuste e non discriminatorie.
Speriamo che ciò si realizzi a vantaggio di tutti.
<P>
<SPEAKER ID=26 NAME="Mussa (UEN).">
La ringraziamo, signor Presidente del Consiglio, per la sua presenza oggi e per le informazioni che ci ha fornito.
<P>
Il Vertice di Salonicco che si approssima è di notevole importanza per il futuro dell'Unione, sia a medio che a lungo termine.
Ritengo che sia importante porre le basi perché l'Europa, anzi l'Unione, prossima a completare un processo di allargamento che non ha uguali nella sua storia e in quella del mondo, unisca sempre più alla forza economica la dignità politica.
E' per far giustizia di quest'ultima che vorrei parlare delle politiche trascurate dalla stessa Unione, fatto ancora più grave nel suo accrescimento di importanza.
La sanità, ad esempio, è una di queste.
Rifacendomi all'articolo 152 del Trattato di Amsterdam, riconosco l'autonomia nazionale per la sanità, ma un'Europa che va verso un allargamento a 25 paesi non può sottovalutare l'impatto che le problematiche sociosanitarie di questi paesi avranno sull'economia politica e sociale della futura Europa.
<P>
Per queste ragioni il gruppo UEN ha lavorato recentemente a Torino proprio sulle problematiche sociosanitarie dell'allargamento, cui è seguito un documento che è già stato presentato al Presidente della Commissione Prodi.
I risultati di questo lavoro non sono stati confortanti, tant'è che il nostro auspicio è che, durante il semestre italiano, tra le priorità dell'Unione rientri al più presto quella della salute pubblica.
Il processo di globalizzazione potrebbe far bussare con forza alle porte dell'Europa malati e malattie trovandoci inadeguati, com'è già avvenuto nel caso dell'infezione da SARS: occasione, quest'ultima, che ci ha visto sul banco di prova della capacità di coordinamento e di cooperazione sanitaria che il futuro semestre italiano dovrà prendere in carico se vorrà seriamente prevenire le emergenze e far fronte al divario di assistenza sanitaria che le singole nazioni vivono e che sposterà masse di persone verso paesi con strutture di assistenza e di eccellenza, i quali, a loro volta, potrebbero rischiare la paralisi.
Mi auguro che l'Unione voglia trovare un tale tipo di attenzione e che la prossima Presidenza della stessa Unione avanzi delle proposte in merito.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu (NI).">
Signor Presidente, al Consiglio europeo di Salonicco, che si terrà il 20 e 21 giugno prossimi, il Presidente della Convenzione dovrebbe presentare le sue conclusioni, ma con ogni probabilità chiederà un prolungamento dei lavori.
Ritengo che occorra considerare tale proposta con prudenza.
E' essenziale che i governi non si lascino intrappolare tra una data di chiusura della Convenzione posticipata e una data limite per la conclusione della CIG, che sarebbe inamovibile.
In effetti, la Convenzione è un luogo di scambio interessante; ciononostante solo i governi democraticamente responsabili devono avere l'ultima parola alla Conferenza intergovernativa e non devono lasciarsi legare le mani in anticipo.
<P>
A tale riguardo, non siamo per niente d'accordo con la richiesta appena espressa dalla Commissione, secondo la quale la Convenzione dovrebbe presentare al Consiglio un testo unico e senza alternative.
Ciò equivale a dire che il Consiglio non avrebbe libertà di scelta, che il potere democratico sarebbe trasferito dai governi ad una Convenzione priva di legittimità democratica.
Non vogliamo un'Europa di questo tipo.
Vogliamo esattamente l'opposto: radicare nuovamente l'Europa nelle nazioni.
<P>
Certo, il lavoro della Convenzione - redigere una costituzione europea completa - è enorme, ma è la stessa Convenzione ad averlo voluto.
Il mandato affidatole dal Consiglio di Nizza non parlava di redigere una costituzione e quello di Laeken menzionava questa possibilità solo al condizionale e a lungo termine, vale a dire non per l'immediato.
A nostro parere, questi Consigli avevano ragione.
L'Europa non è fatta per adottare la costituzione di un Superstato ed è per questa ragione che la Convenzione sta incontrando tante difficoltà.
<P>
Il risultato è un documento voluminoso, difficile da padroneggiare e irto di insidie, che dovrà essere orientato verso l'effettiva priorità attuale dell'Europa, che è stata lasciata troppo spesso da parte dall'inizio della Convenzione: un migliore controllo da parte delle democrazie nazionali.
<P>
Per questa ragione, occorrerà forse ritornare al metodo comunitario originario, oggi dimenticato, che si fondava su due pilastri: la promozione della cooperazione, in particolare con la Commissione, e il rispetto delle sovranità nazionali, in particolare con il Consiglio.
Il difetto fondamentale della costruzione europea di oggi è la mancanza di attenzione a questo secondo pilastro.
E' questo che ora occorre rafforzare se vogliamo rinnovare il legame con i popoli, con le democrazie nazionali.
<P>
Da questo punto di vista, la Convenzione compie continui passi indietro.
Il controllo della sussidiarietà da parte dei parlamenti nazionali è stato svuotato di significato.
Il congresso dei popoli è scomparso.
La presidenza stabile del Consiglio è fortemente contestata dalla Commissione.
Occorre fermare questo continuo comportamento elusivo e disastroso delle democrazie nazionali, riabilitando il Consiglio e conferendo il diritto di veto ai parlamenti nazionali.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="EL" NAME="Trakatellis (PPE-DE).">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, lei ha accennato al tema dell'immigrazione e vorremmo sapere quali progressi sono stati compiuti sul problema dell'immigrazione illegale, della riammissione e dell'asilo.
Analogamente, gradiremmo sapere cosa ne è stato della raccomandazione relativa ad una guardia di frontiera europea.
Tale questione è rimasta in sospeso e sinora non esiste un accordo tra gli Stati membri.
A mio parere, la vigilanza sulle frontiere esterne sarebbe un passo importante per la politica estera comune, per la politica di sicurezza e di difesa, perché non è possibile voler adottare una politica estera comune di sicurezza e di difesa senza dotarci di frontiere esterne comuni; abbiamo la possibilità di cominciare ad agire contro l'immigrazione illegale sorvegliando tali frontiere.
<P>
Analogamente, per quanto riguarda la solidarietà economica e l'equa ripartizione degli oneri nel settore dell'immigrazione, che costituiva un'altra importante priorità del vostro programma, non abbiamo alcuna indicazione che stia procedendo nella giusta direzione.
Devo dirvi che il Trattato prevede espressamente l'adozione di misure mirate ad un'equa ripartizione degli oneri tra gli Stati membri, per quanto riguarda l'accoglienza di rifugiati e profughi e le relative conseguenze.
<P>
Un altro punto che vorrei sottolineare è che l'epidemia della SARS ha fornito un'occasione alla questione della sanità pubblica.
Il Parlamento europeo ritiene all'unanimità che la Commissione debba promuovere il Centro per la Prevenzione e il controllo delle malattie, in modo che l'Unione europea possa rispondere in maniera coordinata alle minacce per la salute e a quelle poste dal terrorismo.
Ovviamente, non ho rilevato alcun progresso nel Consiglio dei ministri del 2 giugno, ma torneremo su questo punto quando si presenterà un'altra malattia o un'altra situazione come quella creatasi con la crisi della BSE, e non capisco per quale ragione non di debba cogliere l'occasione di promuovere questo centro.
<P>
Questo mi riporta ad una questione forse più importante che affronterà il Vertice di Salonicco: il testo elaborato dalla Convenzione costituzionale.
A mio parere, come anche lei giustamente ha affermato e come altri hanno fatto notare, questo testo contiene punti molto validi, eccellenti, come l'incorporazione della Carta, i maggiori poteri conferiti al Parlamento europeo e la codecisione.
In relazione alla politica estera prevede anche un ministro degli Affari esteri.
<P>
Tuttavia, vorrei evidenziare tre punti: il primo è che il preambolo è ovviamente soddisfacente, perché mette in evidenza il patrimonio ereditato dalla civiltà greca e romana, ma trovo incomprensibile che non faccia menzione del nostro patrimonio cristiano.
Migliaia di dipinti nei musei di tutto il mondo sono frutto dell'ispirazione e prodotti culturali dell'Europa.
Vi sono oratori musicali, una gran quantità di opere d'arte, un tesoro culturale che chiaramente riflette l'eredità cristiana.
Parliamo della storia, non del futuro.
Nessuno sa cosa accadrà in futuro.
Ma il nostro patrimonio culturale deriva dalla civiltà greca, romana e cristiana.
Il secondo punto, sul quale siamo in completo disaccordo, è la possibilità che uno Stato membro non sia rappresentato da un Commissario.
Riteniamo che tutti gli Stati membri debbano avere un Commissario.
Non è giusto che uno Stato membro debba essere assente dal corpo dei Commissari e dal tavolo attorno al quale, fondamentalmente, si decidono gli sviluppi della Comunità.
E' impensabile!
Altererà l'equilibrio tra gli Stati di piccole dimensioni e quelli di grandi dimensioni, un equilibrio che, a mio parere, riveste grande importanza.
Il terzo punto, anch'esso inconcepibile, è la saga della Presidenza del Consiglio.
E' una questione molto confusa, incomprensibile.
L'attuale sistema è mille volte meglio.
Si potrebbero prevedere disposizioni mirate a migliorare il sistema attuale, a mio giudizio preferibile, nel quadro del quale ciascun paese ambisce a dare il proprio contributo agli sviluppi europei.
E' assodato che la Presidenza greca, la Presidenza belga, la Presidenza danese hanno fornito ognuna il suo contributo.
Dunque mi domando per quale ragione ora venga proposto di nominare una persona, non si sa in che modo e da chi, che prevedo causerà attriti nel funzionamento delle Istituzioni, perché occorre mantenere l'equilibrio tra queste ultime, tra il Consiglio, il Parlamento e la Commissione europea.
Temo fortemente che il sistema della Presidenza del Consiglio creerà uno squilibrio.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="EL" NAME="Souladakis (PSE).">
Signor Presidente, tra alcuni giorni si terrà il Vertice di Salonicco, una città - visto che si parla di storia e civiltà - che era la seconda per grandezza nell'impero romano e nell'impero bizantino e che è sempre stata il punto di riferimento dei Balcani.
Sempre per ragioni storiche e culturali, dovremmo ricordare che ha ospitato la vasta comunità di ebrei sefarditi, che era stata espulsa dall'inquisizione spagnola.
Allo stesso modo, i Balcani hanno ospitato centinaia di migliaia di zingari, anch'essi espulsi dall'inquisizione.
Basta così per chi vuole continuare a parlare del bagaglio culturale dell'Europa.
<P>
Ogni Presidenza è caratterizzata da certi elementi importanti.
La Presidenza di Salonicco ha due caratteristiche: innanzi tutto, chiude il ciclo delle Presidenze dei 15 e apre quello delle Presidenze dei 25.
In secondo luogo, proprio per tale ragione, è caratterizzata dai risultati della Convenzione sul futuro dell'Europa attualmente in corso.
In questo senso, quindi, deve promuovere due elementi molto importanti allo scopo di aprire prospettive per il futuro.
La guerra in Iraq ha fatto scoprire a tutti noi, forse con un leggero stupore, molte lacune nello sviluppo dell'Europa.
Forse ha avuto anche risultati positivi, perché in ultima analisi ha dimostrato a tutti, anche se nessuno lo dice ora, che l'Europa non può rimanere un gigante economico ma un nano politico.
Il Presidente della Commissione ha decisamente ragione.
<P>
Questo ci conduce al tema del Vertice di Salonicco.
Vorrei comunque aggiungere due osservazioni, sebbene il mio intervento sembri andare fuori tema, sulla seconda questione su cui verterà il Vertice di Salonicco: il Patto di stabilità.
Il Patto di stabilità riguarda la crisi nei Balcani occidentali, nella ex Jugoslavia.
Si tratta di una questione su cui viene giudicata l'efficienza e l'essenza della politica europea.
In questo senso, è significativa e non possiamo affrontarla come una questione secondaria, perché, che ci piaccia o no, il futuro dell'Europa e la Convenzione sono di primaria importanza.
<P>
Per tornare al tema del futuro dell'Europa, è ovvio che i popoli chiedano democrazia, efficienza e trasparenza.
Democrazia significa controllo parlamentare.
Efficienza significa capacità di controllare ciò che viene applicato, mentre trasparenza significa che ogni cittadino sa come viene utilizzato il suo denaro e se gli obiettivi politici vengono realizzati.
In questo senso, occorre rafforzare il metodo comunitario e le sue variazioni.
Sono convinto che la Presidenza greca, combinando la dialettica di Socrate e di Platone, cui hanno fatto riferimento numerosi oratori, con l'efficienza di Aristotele, abbia aperto prospettive positive e che questo semestre sarà ricordato per l'efficienza esemplare ed eccezionale di un paese di medie dimensioni, che dispone tuttavia di validi dirigenti politici.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="EN" NAME="Ludford (ELDR).">
Signor Presidente, desidero intervenire su due temi inseriti nell'agenda del Vertice.
Il primo è quello della migrazione e dell'asilo, il secondo è quello dei Balcani.
<P>
Sono soddisfatta della fredda risposta data ieri dalla Commissione alle proposte britanniche di istituire centri di detenzione per rifugiati in luoghi come i Balcani, perché le difficoltà di tale scelta sarebbero considerevoli.
Sono d'accordo che è necessario combattere il contrabbando e i traffici illeciti attraverso l'arrivo ordinato e gestito di rifugiati.
E' utile perseguire idee come il permesso di presentare le domande di asilo nella regione di origine e attuare quindi programmi di ingresso protetto o di sistemazione, ma devono essere complementari al diritto individuale di cercare asilo, non sostituirlo.
Non dobbiamo negare ai richiedenti asilo l'accesso al territorio dell'Unione europea.
<P>
La Commissione ha proposto ragionevolmente di esaminare modi per consentire vie legali per la migrazione.
Mi congratulo vivamente con Presidenza greca per la conferenza sulla migrazione gestita, tenuta ad Atene il mese scorso, perché le statistiche sono stupefacenti: l'Europa è destinata a perdere il 15 per cento della sua popolazione entro il 2050.
La popolazione degli Stati Uniti aumenterà del 40 per cento.
Le nostre economie hanno necessità di immigrati.
Il problema è che le nostre società non li vogliono e i politici devono condurre un dibattito onesto e coraggioso su tutte le ramificazioni dell'immigrazione.
Dobbiamo almeno concordare - e chiedo al Vertice di affrontare la questione - una strategia di integrazione, comprendente migliori diritti per gli immigrati legali a lungo termine.
<P>
Dobbiamo altresì escludere l'asilo e l'immigrazione dalle questioni di competenza dei ministri degli Interni e dell'ordine pubblico, perché tali ministri si preoccupano della sicurezza interna e della repressione.
Non hanno il giusto punto di vista per discutere l'immigrazione legale.
<P>
Ci siamo messi in una situazione difficile e qualsiasi misura repressiva rischia di peggiorarla.
Di fatto, la maggiore severità alle frontiere potrebbe aver aumentato il numero di immigrati illegali, rendendoli permanenti a causa della difficoltà di tornare indietro o proseguire.
Per riportare quindi l'ordine e il controllo nei nostri sistemi in materia di asilo e immigrazione, ci occorrono tre politiche sicure, non soluzioni raffazzonate o espedienti: in primo luogo, una reale condivisione di responsabilità, le quali non vanno scaricate ma condivise sia all'interno dell'Unione europea sia attraverso collaborazioni con i paesi di origine e i paesi di accoglienza locale con sostanziali investimenti finanziari; in secondo luogo, affrontare il problema investendo in decisioni di migliore qualità e quindi più rapide in materia di asilo, come indica la Commissione; infine, l'accesso ai canali di immigrazione legali.
<P>
Non so cosa abbia offerto il governo del Regno Unito per tentare i paesi balcanici ad accettare questi campi profughi, ma vorrei indicare un argomento che nei Balcani dev'essere analizzato in maniera attiva e preventiva: una revisione delle politiche di rilascio dei visti.
Come hanno detto i presidenti dei paesi SAP nel vertice di lunedì, il processo di integrazione potrebbe essere notevolmente aiutato se si offrisse a quei cittadini la reale speranza di poter presto viaggiare liberamente nell'intera Europa.
Spero che tale questione sia esaminata presto.
<P>
In conclusione, vorrei parlare del Tribunale penale internazionale.
La Romania e ora anche l'Albania hanno firmato accordi di immunità con gli Stati Uniti e si stanno esercitando pressioni in tal senso sulla Bosnia.
Se vogliamo un fruttuoso processo di stabilizzazione e di associazione, perché l'Unione europea e i paesi associati non possono lavorare insieme per impedire agli Stati Uniti di stabilire tali accordi?
Ci potete garantire che gli Stati dell'Unione europea non hanno intenzione di siglare accordi di immunità bilaterali e che non permetterete che questo processo mini gli sforzi compiuti per convincere i paesi dei Balcani a cooperare con il Tribunale penale internazionale dell'Aia?
Mi dispiace dire che altri paesi dell'Unione europea hanno lasciato che il Regno Unito e i Paesi Bassi insistessero a non ratificare gli accordi di associazione finché la Croazia non coopererà.
Non vi è stata solidarietà tra i paesi dell'Unione europea e ciò è vergognoso.
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis (GUE/NGL).">
Signor Presidente, la Presidenza greca ha di certo affrontato alcune gravi questioni.
<P>
Il 17 febbraio è stato dichiarato che in Iraq il problema era il disarmo del paese e tale dichiarazione ha suscitato le congratulazioni del Presidente Bush.
Il disaccordo con gli Stati Uniti non riguardava l'opportunità di usare o meno la violenza, ma quando.
Inoltre, la Grecia e altri Stati membri non hanno proferito una sola parola di critica contro l'invasione angloamericana; al contrario, l'hanno favorita in tutti i modi possibili.
La dichiarazione della Presidenza del 16 aprile legittima l'attacco a posteriori, riconosce la sovranità degli invasori in Iraq e conferisce alle Nazioni Unite il ruolo di mediatore nella spartizione del bottino.
Che importa se non sono state trovate armi di distruzione di massa?
Che importa se gli ufficiali americani dicono che non ce n'erano?
Se i fatti dimostrano che hai torto, tanto peggio per loro.
<P>
Un altro dei vostri grandi risultati è stato che l'Unione europea ha fagocitato nove nuovi paesi e mezzo.
Dico nove e mezzo perché Cipro aderirà come paese diviso, ma questo è un particolare insignificante, al quale non dobbiamo permettere di offuscare la gloria della Grande Europa.
Seriamente, cosa sta facendo l'Unione europea per espellere da Cipro l'esercito turco di occupazione?
<P>
Per quanto riguarda la vostra politica nei Balcani, cosa avete da dire riguardo alle sovvenzioni per lo spostamento di società come la SISER-PALCO, che creano migliaia di disoccupati in Grecia e altrove?
<P>
Né è passato inosservato che la vostra politica ha costretto centinaia di migliaia di lavoratori esasperati a scendere in piazza, oggi in Francia, ieri in Austria, prima ancora in Grecia, in quasi tutti i paesi dell'Unione europea.
Questa è la loro risposta all'attacco sferrato a tutti i diritti che le classi operaie hanno conquistato negli ultimi 100 anni.
<P>
Sarebbe una negligenza da parte mia non fare riferimento alla farsa della Convenzione, con l'attenta elezione dei suoi membri in modo da soffocare qualsiasi voce di opposizione all'Unione europea, che il Presidente della Convenzione sta apertamente conducendo per mano.
La violenza ai danni della democrazia ha creato un mostro che dà potere ai potenti e getta le fondamenta per la militarizzazione dell'Unione.
<P>
I deputati al Parlamento europeo del Partito comunista greco condannano, insieme alle migliaia di manifestanti che si recheranno a Salonicco tra due settimane, le politiche dell'Unione europea, che stanno diventando sempre più pericolose per la sicurezza e il tenore di vita dei popoli e che la Presidenza greca ha servito nel miglior modo possibile.
Per quanto possa diventare una festa, per quante misure repressive saranno adottate per proteggere i leader dalla pressione della folla, per quanto lontano dalla città si svolga il Vertice, la voce tonante della protesta non sarà zittita, la resistenza delle forze antimperialiste e antimonopolistiche non sarà schiacciata.
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="NL" NAME="Lagendijk (Verts/ALE).">
Signor Presidente in carica del Consiglio Yiannitsis, lei ha ricevuto molti complimenti questa mattina e concordo in particolare su un punto: mi congratulo con lei per il modo in cui, in mezzo a tutta l'attenzione che è stata giustamente prestata alla Convenzione, ad esempio, e alle relazioni transatlantiche, la Presidenza greca è riuscita a impedire che i Balcani occidentali cadessero nell'oblio.
Sarebbe stato un grave errore e un atteggiamento del tutto insensato.
Il suo punto di partenza è, a mio parere, corretto.
La questione non è se i paesi dei Balcani occidentali entreranno nell'Unione europea, ma quando.
Prima dell'adesione, comunque, vi sono molti problemi da risolvere.
Questa conclusione in sé non è nulla di nuovo.
<P>
Nel 1999, dopo la guerra del Kosovo, l'Unione europea ha avviato il cosiddetto processo di stabilizzazione e di associazione, fondato su un'analisi dei problemi degli anni '90: violenza etnica, nazionalismo estremo e la necessità di sviluppare strutture democratiche.
Questo approccio - come abbiamo detto qui molte volte - è stato un successo.
Si pensi all'azione dell'Unione europea in Macedonia.
Tuttavia, siamo giunti a un punto in cui la politica dell'Unione europea non può continuare a fondarsi su un'analisi degli anni '90; deve anche basarsi su un'analisi dei problemi attuali e futuri dei paesi dei Balcani occidentali.
Questi problemi assomigliano sempre più ad un problema che anche gli attuali Stati membri devono affrontare: la stagnazione socioeconomica.
A mio parere, ciò significa che dobbiamo mantenere gli elementi positivi dell'attuale politica comunitaria sui Balcani.
<P>
Il ritorno dei rifugiati, che riveste ancora una straordinaria importanza, la lotta contro la criminalità organizzata - si pensi all'assassinio del Primo Ministro Djindjic, purtroppo ancora di grande attualità -, la cooperazione attiva con il Tribunale penale internazionale dell'Aia, sono tutti elementi che dobbiamo mantenere.
Occorre, comunque, aggiungervi altri elementi, a mio parere derivati dalla strategia di preadesione attuata sinora dall'Unione, come il rafforzamento dei vantaggi commerciali unilaterali per i paesi dei Balcani occidentali, l'avvio di una serie di programmi europei spesso menzionato come i programmi per l'istruzione LEONARDO e SOCRATES e l'introduzione non solo della logica, ma anche della metodologia dei Fondi di coesione nella loro forma attuale.
Questo è possibile anche nei Balcani occidentali, così come lo è l'introduzione graduale del cambiamento della politica in materia di visti, menzionato prima dall'onorevole Ludford.
La Presidenza greca ha giustamente cominciato con uno scambio di studenti, che è un buon inizio, ma non è sufficiente.
<P>
Abbiamo bisogno non di una ripetizione del modo in cui sinora abbiamo guidato i paesi dell'Europa centrale ed orientale verso l'Unione europea, ma di una strategia su misura, con elementi della nostra vecchia politica e altri della nuova politica che vi si devono aggiungere.
Questo - mi rivolgo direttamente al Consiglio - richiede risorse finanziarie.
Mi appello quindi alla Presidenza greca affinché garantisca che la nuova politica, alla quale va tutto il mio appoggio, sia attuabile anche in termini finanziari.
Il trucco consisterà nel non creare nuove illusioni, ma nell'avvicinare i Balcani all'Unione europea.
Se non ci riusciremo, ce ne pentiremo amaramente in futuro.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="DE" NAME="Pack (PPE-DE).">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, accolgo con favore la dichiarazione della Presidenza greca sui Balcani e, al contrario dell'onorevole Alavanos, sono contenta che gli italiani, nel secondo semestre, avranno la possibilità di portare avanti quest'eccellente politica.
Si tratta infatti di due paesi confinanti, entrambi caratterizzati da un forte interesse a garantire la stabilità nei Balcani occidentali, vale a dire nell'Europa sudorientale.
Senza dubbio gli Stati di Croazia, Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro e Albania attraversano fasi di sviluppo differenti, ma come promesso a Zagabria e come sarà confermato a Salonicco, avranno tutti, alla fine, la possibilità di entrare nell'Unione europea, a seconda dei passi compiuti.
<P>
Questo difficile percorso, per il quale sono passati anche i dieci paesi candidati, richiederà ai loro cittadini un grande impegno.
Riconosciamo che essi attraversano differenti stadi di progresso, condizionati dalle diverse opportunità di sviluppo avute da ogni paese.
Fino a due anni fa, in Serbia e Montenegro c'era ancora Milosevic.
A mio avviso occorre quindi tenere conto delle opportunità di cui essi non hanno saputo approfittare.
<P>
Molti sono però i problemi che questi paesi hanno in comune: la lotta contro la corruzione e il crimine organizzato e soprattutto la lotta contro la tratta di esseri umani.
Tutti dispongono di sistemi giudiziari ancora insufficienti e pieni di lacune.
Anche la cooperazione a livello regionale non è così buona come viene presentata.
Ci è stato chiesto di concedere a questi paesi la libertà di visto: a mio avviso, però, prima che ciò avvenga, dovrebbero giungere a un accordo interno che permetta ai loro cittadini di muoversi liberamente.
Non è così facile spostarsi dalla Serbia alla Croazia.
<P>
Ecco perché ritengo che prima di procedere con ulteriori richieste, questi paesi debbano fare ordine a casa propria.
Sono anche d'accordo con l'istituzione di zone di libero scambio bilaterali.
I loro effetti, però, si faranno sentire davvero solo se, estendendole, si giungerà alla formazione di un'unica zona di libero scambio multilaterale.
<P>
Vorrei ora soffermarmi su tre punti contenuti nella nostra proposta di risoluzione.
E' ragionevole che il Patto di stabilità e il Processo di stabilizzazione e associazione siano fra loro interdipendenti.
E' importante che il programma CARDS, il quale ha a disposizione fondi sempre più ridotti, riceva sovvenzioni più ingenti.
I soldi ci sono: non è necessario creare nuovi stanziamenti.
Gli aiuti di preadesione non sono stati impiegati completamente, e mi dispiace che il Commissario abbia parlato di 200 milioni di euro.
Probabilmente non si vorrà superare tale cifra, ma credo che occorra più denaro, perché lo sviluppo economico è il presupposto per la nostra coesistenza, per lo sviluppo della Comunità europea e per una definitiva soluzione del problema dei profughi.
<P>
Prima di concludere desidero affrontare il tema dei giovani.
Senza nuove leve, infatti, questi paesi non avranno alcuna possibilità di sviluppo.
Se non sarà dato loro un segnale che l'Europa diventerà realtà ora e non solo per i loro bisnipoti, la situazione si farà complicata.
Tutti tentano di emigrare in altri paesi, in Nuova Zelanda, negli Stati Uniti, in Canada.
Dobbiamo offrire loro l'accesso ai nostri programmi SOCRATES e LEONARDO.
In qualità di relatrice per il programma SOCRATES, so che si tratta di un'impresa molto difficile.
Chiedo alla Presidenza greca di prendere in mano la situazione, affinché i giovani di questi paesi sappiano che siamo davvero intenzionati ad aprire loro l'accesso ai programmi educativi comunitari.
Se ho letto bene, il comunicato presentato lunedì dai Presidenti di questi paesi contiene molte promesse, intenzioni e buoni propositi.
Spero solo che a Salonicco si faccia qualcosa per incentivare questi Stati a trasformare le loro promesse in realtà.
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda (PSE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono già il terzo o quarto deputato che chiede di intervenire sui Balcani.
E' vero, i Balcani non sono al momento al centro degli interessi dell'opinione pubblica, non occupano le prime pagine dei giornali.
Grazie al cielo, viene da dire, perché spesso, sulle prime pagine, compaiono eventi negativi.
Ciononostante sono presenti problemi di vasta portata.
La crescita economica, in questa regione, è troppo debole e non permette ai Balcani di recuperare.
Il tasso di disoccupazione è alto, quello degli investimenti all'estero basso, le ferite delle guerre che hanno segnato il crollo della Jugoslavia sono ancora aperte, il processo di ritorno dei profughi non è ancora giunto a conclusione, così come ancora incompleto e incerto è il processo di formazione degli Stati nazionali - pensiamo alla Serbia, al Montenegro, al Kosovo, alla Macedonia, alla Bosnia-Erzegovina.
Inoltre, quest'area è caratterizzata da una criminalità organizzata internazionale, che oltrepassa i confini spingendosi verso l'Europa occidentale.
<P>
Compito della Presidenza e del Consiglio europeo di Salonicco, il cosiddetto processo di Zagabria II, è quindi fare una chiara offerta a questi paesi, stabilendo al contempo condizioni chiare.
Disponiamo già dei criteri di Copenaghen, sui quali non ci deve essere nessuno sconto, nessuna riduzione, ma ciononostante è nostro dovere aiutare questi paesi a portare avanti le riforme economiche.
E' stato già ricordato che il programma CARDS da solo non basta.
<P>
La direzione verso cui dobbiamo orientarci è quella degli strumenti e aiuti di preadesione, come già avvenuto per gli altri paesi candidati. In secondo luogo - anche questo è già stato detto negli interventi precedenti - occorre costruire lo Stato di diritto.
Questo è inevitabile e significa risolvere il problema dei profughi, significa che il rispetto delle minoranze deve entrare chiaramente nella testa e nei cuori della gente, e non soltanto trovare riscontro nelle leggi.
Bisogna perseguire in maniera effettiva tutti i crimini, e in particolare, non c'è bisogno di dirlo, quelli contro l'umanità.
Si deve anche collaborare con l'Aia.
Deploro anch'io, come i miei colleghi, l'ambiguità dei segnali dati dagli Stati Uniti: da un lato premono affinché si collabori con l'Aia, dall'altro spingono per la firma dell'accordo che garantisce l'immunità USA davanti al Tribunale penale internazionale.
Per noi questo è un comportamento inammissibile, e penso e spero che l'Unione europea - Consiglio e Commissione - dica chiaramente a questi paesi che simili trattati non solo sono in contraddizione con lo spirito della nostra politica estera e di sicurezza, ma anche con l'acquis comunitario da noi creato in quell'area.
<P>
Per questo mi aspetto tre cose dal Consiglio di Salonicco.
Innanzi tutto, che si dia a questi paesi una chiara prospettiva di adesione, che è un requisito fondamentale; in secondo luogo, che all'interno di una strategia di adesione si provveda all'incremento degli strumenti di sostegno, non solo dal punto di vista quantitativo ma anche da quello qualitativo e, infine, un severo monitoraggio.
Sono d'accordo con i miei colleghi, che non si tratta di essere particolarmente indulgenti.
Dobbiamo indicare con chiarezza a questi paesi quali sono i problemi ancora irrisolti, ma dobbiamo anche poter dire loro quali sono i passi avanti compiuti.
Spero - e questo, Presidente Prodi, è compito della Commissione - che l'Europa reagisca prontamente alla domanda della Croazia, il primo fra loro ad aver fatto richiesta di adesione.
In linea di principio, dovrebbe trattarsi di una risposta positiva, o almeno spero che si vada in questa direzione.
E' chiaro, però, che anche la Croazia deve ancora risolvere alcune cose.
<P>
Credo perciò che il Consiglio di Salonicco non andrebbe solo definito 'Zagabria II?, ma anche una sorta di pre-Copenaghen, vale a dire Copenaghen I, essendo la sua funzione quella di dare segnali chiari.
Anche riguardo alla politica dei visti si può fare qualcosa, per esempio applicarla in maniera più flessibile, senza con questo dover arrivare all'immediata revoca dell'obbligo del visto.
Signor Presidente in carica del Consiglio, tenete conto che la nostra Assemblea guarda a questi paesi con occhio molto severo e critico, ma si trova anche unita nella volontà di dare loro una ragionevole prospettiva europea.
Se a Salonicco riuscirete in questo, potrete considerarlo davvero un grande successo.
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="FR" NAME="Caudron (GUE/NGL).">
Signori Presidenti, onorevoli colleghi, intervengo nella presente discussione per un minuto, a nome della mia delegazione, per tre motivi.
Innanzi tutto, desidero congratularmi con la Presidenza greca che, in un periodo intenso e difficile per l'Europa, ha svolto un grande lavoro, il che dimostra ancora una volta che le dimensioni di un paese e la qualità della Presidenza europea non sono correlate.
In secondo luogo, vorrei constatare che la gestione dei gravi eventi europei e mondiali di questo semestre ha dimostrato i limiti di un'Europa economica che è troppo liberale nelle fondamenta e non abbastanza democratica nel funzionamento.
Infine e soprattutto, invito ancora una volta a svolgere una riflessione politica per un'altra Europa, un'Europa dei cittadini e sociale, che si arricchisce delle sue diversità, piuttosto che un'Europa che cerca di farle scomparire.
<P>
Ci occorre un'Europa che concentri le proprie azioni sui veri problemi dei cittadini, tra cui rientrano soprattutto l'occupazione e la disoccupazione, i servizi pubblici e l'Europa sociale, i mezzi per la sicurezza interna ed esterna e una vita quotidiana più facile per gli europei, in tutti i suoi aspetti.
Tutto sommato, come ha dimostrato l'onorevole Wurtz e come hanno chiesto l'onorevole Barón Crespo e numerosi rappresentanti di gruppi più piccoli, abbiamo bisogno di un'Europa europea e dei cittadini.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="EN" NAME="Stockton (PPE-DE).">
Signor Presidente, vorrei innanzi tutto dire alla Presidenza greca 'Efcharisto poli?.
<P>
Il Presidente in carica del Consiglio e il Presidente Prodi hanno descritto i lavori della Convenzione, ma questa non è la Convenzione cui ho presenziato.
Il ministro ha parlato di 'consenso?, ma non di 'maggioranza?.
Abbiamo raggiunto un 'consenso? su una questione per la quale vi sono stati cinque interventi a favore di un progetto e 49 contrari, ma il Presidente Giscard d'Estaing ha ritenuto che si trattasse di un consenso a favore!
Ha anche detto che la CIG 'ne terrà conto?.
Cosa significa?
Secondo me conferma che il Praesidium ha di fatto lavorato come una sorta di pre-CIG.
Il Presidente Prodi ha detto che il dibattito si è svolto alla luce del sole - ma non le riunioni del Praesidium, né le riunioni private tra Giscard d'Estaing e alcuni capi di governo, né le indiscrezioni trapelate su Le Monde, che hanno rivelato le posizioni estremistiche di Giscard d'Estaing che avrebbero al massimo potuto dare adito a negoziati a dir poco difficili se non addirittura impossibili.
<P>
Temo che abbiamo perso un'occasione.
Ci è stato detto, per incominciare, che tutti gli argomenti erano aperti, ma il tema della riforma dell'acquis è stato chiuso.
Non esiste alcun meccanismo per sottoporre a revisione l'attuale legislazione e il sistema normativo - ciò è stato respinto.
Non è prevista una riformulazione del Trattato di Nizza - ciò è stato respinto.
Non si può dire che sia un argomento aperto.
<P>
Abbiamo compiuto progressi, ma in quale direzione?
Temo che abbiamo compiuto progressi nella direzione del Consiglio dei ministri e nella direzione dei governi nazionali, non nella direzione del Parlamento e dei cittadini che rappresentiamo.
Non è una cosa positiva, poiché temo che forse abbiamo tradito non soltanto le Istituzioni europee, ma anche i nuovi Stati membri e, peggio ancora, i cittadini d'Europa.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="NL" NAME="van den Berg (PSE).">
Signor Presidente, signor Presidente Prodi, signor Presidente in carica del Consiglio, un punto molto importante per il Consiglio europeo di Salonicco è quello di far uscire l'Europa dalle stanze a porte chiuse dei governi e restituirla ai cittadini.
Giscard d'Estaing presenterà presto la proposta della Convenzione per una Costituzione europea.
La Convenzione ha conseguito numerosi risultati in questi 15 mesi: è stato raggiunto un accordo su un'unica Costituzione europea e sono state presentate proposte ambiziose nel campo della semplificazione e della garanzia dei diritti fondamentali.
<P>
Avvicinandosi ormai il traguardo finale, tuttavia, sono emerse intense discussioni sui particolari del quadro istituzionale.
Sì o no ad un Presidente del Consiglio permanente, sì o no ad un Commissario europeo per ciascuno Stato membro, sì o no ad un Congresso dei popoli.
<P>
Tali questioni istituzionali sono tutte molto importanti, ma a mio parere devono entrare in gioco soltanto dopo che avremo raggiunto un accordo sul contenuto delle politiche europee.
L'Europa deve diventare importante per i cittadini.
Deve anche chiedere loro una politica efficace nel campo degli affari esteri, una politica nel rispetto delle questioni sociali come le pensioni e l'occupazione una politica economica, una politica di sicurezza, una politica per l'importante questione dell'asilo e dell'immigrazione e, non dimentichiamo, una politica agricola equa e rispettosa dell'ambiente.
In tutti questi ambiti dobbiamo mettere da parte i veti paralizzanti e orientarci verso un processo decisionale davvero efficace.
<P>
Europa significa formulare una politica per i cittadini europei tale da creare uno spazio di sicurezza, solidarietà e prosperità per tutti.
L'Europa riguarda i contenuti e non la facciata.
Le questioni istituzionali sono molto importanti, ma prima dobbiamo restituire l'Europa ai cittadini.
Soltanto quando saremo sicuri che, laddove vi è la necessità di una politica europea, questa potrà essere strutturata in modo efficace, potremo avviare il dibattito sull'architettura.
Deve essere più semplice, più comprensibile, più efficace e più vicina ai cittadini - in altri termini, più democratica.
Ciò significa un Presidente della Commissione eletto dal Parlamento europeo e una troika alla Presidenza del Consiglio europeo che garantisca sia la continuità che la partecipazione dei singoli paesi.
<P>
Invito sia la Convenzione europea che i capi di governo che tra breve parteciperanno alla CIG a perseverare e a scegliere un'Europa efficace e democratica, vale a dire un'Europa comunitaria.
E' proprio in aree come la politica in materia di immigrazione e di asilo che abbiamo constatato l'assenza di risultati quando la politica è fatta nelle stanze dei bottoni intergovernative.
<P>
Quindi, signor Presidente, fate sì che la politica sia comunitaria, con l'esclusione del diritto di iniziativa della Commissione europea e con l'assunzione di decisioni sia da parte del Consiglio, per maggioranza qualificata, che del Parlamento.
Iniziate col verificare in particolare la validità del contenuto e disponete quindi una struttura democratica adeguata attraverso un dibattito sulle Istituzioni.
Soltanto così è possibile creare un'Europa credibile per i cittadini.
<P>
Restituite l'Europa ai cittadini consentendo loro di esprimere un parere sulla Costituzione europea attraverso un referendum.
Questo costringerà i partiti politici e il grande pubblico a svolgere un dibattito politico attivo sull'Europa.
Invito i colleghi olandesi della CDA e del VVD ad appoggiare questa idea e a prendere le distanze dalla politica a porte chiuse dei Paesi Bassi.
I cittadini europei meritano di meglio, signor Presidente.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="DE" NAME="Stenzel (PPE-DE).">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, il Consiglio europeo di Salonicco ha un'agenda molto impegnativa.
E' in gioco il futuro dell'Unione europea - né più né meno.
Per questa ragione la Convenzione ha dovuto presentare una bozza di Trattato costituzionale per l'Unione europea affrontando un'enorme pressione in termini di tempo, una costituzione che impedirà all'Unione europea di diventare un gigante privo di poteri quando vi aderiranno dieci nuovi Stati membri.
<P>
Questo allargamento offre all'Unione europea un'enorme occasione storica, un'occasione che dobbiamo cogliere.
Potremo però sfruttare appieno tale opportunità solo se cerchiamo di tenere conto dei principi della parità di diritti per tutti gli Stati membri, l'equilibrio tra le Istituzioni e la capacità del Parlamento europeo di svolgere un ruolo a pieno titolo nel processo legislativo.
Non si dovrebbe compiere alcun tentativo di ridurre artificiosamente le dimensioni dell'Unione europea, di creare un'Unione europea costituita dai sei paesi membri originali con gli altri paesi al di fuori di questo nucleo.
Un'Europa a più velocità, in cui l'influenza degli Stati membri varia, indebolirebbe la coesione dell'Unione europea.
I criteri per il futuro Trattato dell'Unione europea non dovrebbero essere le dimensioni piccole o grandi né l'anzianità di appartenenza.
Ciò vale in particolare per i paesi candidati in cui si devono ancora svolgere i referendum e dove è presente uno scetticismo ben preciso nei confronti di una sovrastruttura europea.
<P>
L'Austria ha quindi lavorato con successo nell'interesse degli Stati membri di minori dimensioni - non che questi paesi avessero bisogno della nostra difesa.
In politica, tuttavia, la comunanza di interessi è un mezzo prezioso per realizzare obiettivi legittimi.
Un Trattato costituzionale dell'Unione europea dovrebbe quindi essere caratterizzato dal fatto che non rafforza unilateralmente l'approccio intergovernativo a spese delle Istituzioni comunitarie come la Commissione e il Parlamento, che non paralizza l'Unione europea creando funzioni artificiose che non avvicinano necessariamente l'Unione europea ai cittadini e che non fanno che consumare il denaro dei contribuenti e infine che rafforza la capacità dell'Unione europea di agire, sia esternamente che internamente.
Accolgo quindi con favore l'accordo de facto sul ministro degli Esteri europeo.
Sebbene il concetto di doppia Presidenza non sia stato del tutto abbandonato, dobbiamo trovare modelli che impediscano la paralisi dell'Unione europea e che nel contempo assicurino a ciascun paese un Commissario, rafforzino il ruolo del Presidente della Commissione e stabiliscano la nomina di quest'ultimo da parte del Parlamento.
<P>
Almeno altrettanto importante quanto il progetto di costituzione è la lotta contro l'immigrazione illegale, strettamente collegata alla creazione di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia.
Con 500 000 immigrati clandestini che entrano nell'Unione europea ogni anno, dobbiamo trovare modi per affrontare questo problema reale; in altre parole, dobbiamo creare mezzi per offrire un sostegno in loco ai rifugiati e contemplare una rapida presa di decisioni in materia d'asilo.
La politica relativa a quest'ambito deve fondarsi sulla Convenzione di Ginevra e sulle norme minime comuni.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="FR" NAME="Goebbels (PSE).">
Signor Presidente, se ho capito bene ciò che ha detto il Presidente Prodi, l'Europa, restando un nano politico, finirà col perdere il suo status di gigante economico.
Personalmente, l'Europa dei miei sogni non è una grande potenza sulla scena mondiale, che fa da gendarme e tutore al resto del mondo.
Sogno piuttosto un mondo governato dal diritto internazionale, fondato sulla cooperazione tra tutti gli Stati, grandi e piccoli.
<P>
L'Europa sta vivendo al momento alcuni problemi.
Tuttavia, grazie alla cooperazione comunitaria, è certamente la società più egalitaria e più giusta del mondo.
La nostra ambizione deve essere quella di eliminare le ultime disparità in Europa, di permettere a ciascuno di lavorare e vivere dignitosamente.
Per fare ciò, è necessaria la condivisione: all'interno dell'Unione, con i nuovi Stati membri, con i paesi in via di sviluppo.
<P>
In ambito politico, l'Unione deve potersi esprimere all'unisono.
Ciò significa che l'Istituzione più originale dell'Unione, la Commissione, deve rappresentare tutti gli Stati membri.
La Commissione deve continuare ad essere la forza trainante, nella quale ogni cittadino deve potersi identificare.
Questa Europa più unita dal punto di vista politico, tuttavia, non è fine a se stessa.
Lo scopo dell'azione politica è la soddisfazione delle necessità economiche, sociali, ambientali e culturali dei cittadini.
<P>
La Convenzione si è dedicata sin troppo all'architettura istituzionale, che non servirà a nulla se non ci diamo i mezzi politici per realizzare uno sviluppo sostenibile e una crescita economica che garantisca la piena occupazione.
Attualmente, l'interpretazione della Banca centrale dell'articolo 105, paragrafo 1, del Trattato è troppo ristretta, limitandosi all'obiettivo della lotta contro l'inflazione.
Sebbene la stabilità sia necessaria, è altresì essenziale la lotta contro la deflazione e per la crescita.
Da qui deriva la necessità di precisare la missione della BCE: 'L'obiettivo principale del sistema europeo di banche centrali è il mantenimento della stabilità dei prezzi.
Lottando contro l'inflazione e la deflazione, il SEBC sostiene le altre politiche economiche e sociali dell'Unione?.
Tale precisazione della missione della politica monetaria è essenziale se l'Europa non vuole soffocare in una stabilità formale, che in ultima analisi è improduttiva.
<P>
Concludo, signor Presidente, ringraziando la Grecia per una Presidenza eccezionale.
Ciò dimostra, ancora una volta, che i paesi di minori dimensioni svolgono in generale una migliore Presidenza rispetto ai più grandi e presuntuosi, che per vanità vogliono abolire le Presidenze a rotazione.
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="DE" NAME="von Wogau (PPE-DE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero anch'io unirmi all'onorevole Goebbels e ringraziare la Presidenza greca del Consiglio e in particolare il Ministro Yiannitsis. La loro collaborazione durante questa Presidenza, infatti, è stata eccellente e degna di tutta la nostra fiducia.
<P>
Vorrei occuparmi di alcune questioni che riguardano la politica estera in seno alla Convenzione.
Il nuovo documento che ci è stato presentato definisce le finalità della politica estera dell'Unione europea.
E' ovvio che l'obiettivo della nostra politica estera è quello di promuovere i diritti dell'uomo, la democrazia e la tutela dell'ambiente.
Un punto, però, è trattato in maniera troppo frettolosa.
A mio avviso, è evidente che il primo e più importante obiettivo dell'Unione europea dev'essere quello della politica estera e di sicurezza comune, vale a dire rappresentare in maniera efficace gli interessi dei cittadini dell'Unione e gli interessi dell'Unione nel mondo, e in particolare il desiderio dei nostri cittadini di vivere in pace e sicurezza.
<P>
Alcune cose non devono più capitare.
L'Unione europea non può, per esempio, essere lasciata senza voce in capitolo, com'è successo nel caso dell'Iraq.
Ecco perché, nel campo della politica estera, chiediamo l'introduzione della votazione a maggioranza. Solo così, infatti, si garantirebbe all'Unione europea di poter agire in maniera efficace.
<P>
Abbiamo anche bisogno di una strategia di sicurezza comunitaria, come risposta alla strategia di sicurezza pubblicata lo scorso settembre dall'amministrazione americana.
Noi europei dobbiamo prendere una posizione chiara su alcune questioni, in primo luogo sull'evidente pretesa americana di esercitare una forte leadership, e poi sulle considerazioni fatte in questa sede a proposito della guerra preventiva.
Sappiamo che l'Alto rappresentante Solana ha ricevuto l'incarico di presentare ai capi di Stato e di governo una proposta per il Consiglio di Salonicco.
In questo dibattito, però, ciò non deve essere che il primo passo.
Occorre tenere un esaustivo dibattito pubblico in seno al Parlamento europeo, perché sarà grazie ad esso che noi europei potremo raggiungere una posizione comune su questioni così importanti.
<P>
Ci dobbiamo chiedere come stanno le cose riguardo alla divisione del lavoro con gli Stati Uniti.
Vogliamo demandare le operazioni militari agli Stati Uniti, assumendoci gli oneri della ricostruzione economica, come sembra a volte accadere?
O siamo invece d'accordo che l'Europa deve avere un ruolo regionale, per esempio quello del mantenimento della pace e della sicurezza all'interno della propria area geografica?
Queste sono decisioni importanti, essenziali, alle quali anche il Parlamento europeo deve partecipare.
Soprattutto, noi europei dobbiamo chiarire che i 160 miliardi di euro spesi dai 15 paesi europei per la difesa, in futuro dovranno essere impiegati in maniera più efficiente, e se nella relazione con gli Stati Uniti vogliamo avere voce in capitolo, dobbiamo mettere in conto una spesa ancora maggiore, per quanto questo possa rivelarsi arduo.
<P>
Ora, qual è il ruolo del Parlamento europeo in tutto questo?
Il Comitato militare, ad esempio discute a Bruxelles di un intervento in Congo, ma questo non deve avvenire senza previa consultazione del Parlamento europeo!
Dobbiamo essere informati, avere la possibilità di formulare il nostro parere a proposito.
Non si possono prendere decisioni su questioni fondamentali come la guerra e la pace senza prima consultare un parlamento eletto direttamente, nel nostro caso il Parlamento europeo.
E' necessario quindi che quest'Assemblea formuli, al più tardi entro la prossima settimana, un parere su una questione così importante, perché bisogna anche valutare con attenzione se l'Unione, ai livelli di organizzazione attuali, sia in grado di assumersi un simile ruolo.
<P>
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="ES" NAME="Terrón i Cusí (PSE).">
Signor Presidente, innanzi tutto desidero anch'io congratularmi vivamente con la Presidenza greca.
Signor Presidente in carica del Consiglio, a Salonicco avete la possibilità di rafforzare le politiche dell'Unione in materia di immigrazione e migliorare i mezzi per offrire sicurezza ai cittadini europei.
Sono due obiettivi fondamentali, ma diversi.
<P>
Dovete far fronte alle nuove minacce poste dalla criminalità organizzata, i cui tentacoli si estendono dentro e fuori l'Unione europea, e avete gli strumenti per farlo, come il mandato di arresto europeo e l'Europol.
Rafforzate questi strumenti e utilizzateli per combattere la criminalità internazionale su vasta scala, nonché la piccola criminalità, che riempie le nostre strade di mendicanti, bambini e prostitute, vittime della tratta di esseri umani, ma agite, per favore, utilizzando gli strumenti necessari per ciascun problema specifico.
<P>
Un membro di Al-Qaeda non è un immigrato clandestino che si dedica al terrorismo, ma un criminale internazionale.
Dovete gestire l'immigrazione, che è una cosa diversa, un fenomeno sociale complesso che va affrontato da diverse angolazioni.
<P>
Agite, per favore.
Tornate alla visione globale e integrata stabilita a Tampere.
Tornate alla mappa tracciata dalla Commissione, adottate il quadro legislativo previsto, applicate le misure proposte dalla Commissione in relazione ai paesi terzi, all'integrazione, all'occupazione, a tutte le questioni connesse a questo ambito.
<P>
Signor Presidente in carica del Consiglio, la maggioranza degli immigrati clandestini entra nell'Unione legalmente e per la maggior parte, è costituita da collaboratrici domestiche che lavorano nelle nostre case.
Un pericolo per l'Unione europea?
Per chi?
E soprattutto, per favore, chiamate le cose col loro nome.
Se i leader dell'Unione europea insistono nel mescolare la criminalità organizzata internazionale con l'immigrazione, emergerà un problema.
<P>
Se diciamo ai cittadini che l'immigrazione, per quanto seguita dall'aggettivo 'illegale?, è uno dei nuovi pericoli che l'Unione deve affrontare, non dobbiamo stupirci se poi emergono reazioni eccessive, se si crea un problema con la popolazione dell'Unione e la percezione dell'immigrazione.
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="SV" NAME="Stenmarck (PPE-DE).">
Signor Presidente, qualsiasi costituzione, nazionale o comunitaria che sia, deve rispondere ad un requisito fondamentale: la chiarezza.
La chiarezza è necessaria sia riguardo alla ripartizione del potere sia riguardo alla definizione delle competenze.
<P>
Come cittadino svedese, ho un'esperienza negativa riguardo alla formulazione di una costituzione.
Quando è stata adottata la costituzione svedese - il nostro diritto fondamentale - troppe domande sono rimaste senza risposta.
Al parlamento svedese - il Riksdag - è stato conferito un potere più o meno illimitato di decidere praticamente su tutto sulla base di una maggioranza semplice.
Grazie ad una tradizione tipicamente svedese, la libertà di espressione e di stampa hanno mantenuto una posizione di forza, ma le autorità politiche hanno avuto il via libera per intromettersi in ogni campo.
<P>
Non dobbiamo ripetere questo errore della Svezia in una costituzione per l'Unione europea. la cosa più importante deve essere la definizione di un chiaro elenco di competenze che specifichi quali compiti devono essere svolti dall'Unione europea e quali a livello nazionale o ad altri livelli.
Vi sono proposte di far afferire a livello comunitario le questioni sociali con competenze condivise.
A mio parere, sarebbe un errore di portata storica.
Tali questioni sono meglio gestite dai singoli Stati membri.
Inoltre, non vedo altro modo di procedere in un'Unione allargata con enormi differenze di condizioni economiche da un paese all'altro.
<P>
Allo stesso modo, tutti gli aspetti essenziali della politica economica devono rimanere responsabilità degli Stati membri.
L'euro è responsabilità comune degli Stati membri, che comporta una disciplina di bilancio.
La fiscalità e le decisioni sulla spesa devono comunque rimanere responsabilità delle singole nazioni.
Esistono ampie differenze da un paese all'altro e occorre flessibilità.
Bassi livelli di imposizione saranno l'unica possibilità per i nuovi Stati membri di raggiungere gradualmente lo stesso livello economico degli attuali Stati membri.
<P>
Riguardo alla ripartizione del potere, è importante evitare di dotare l'UE di svariati presidenti o presidenti istituzionali.
Ciò non contribuirebbe molto all'efficienza dell'Unione.
La Presidenza del Consiglio a rotazione è importante se vogliamo che gli Stati membri si sentano uniti.
E' anche una opportunità unica per i piccoli Stati membri di avere un'influenza sul lavoro dell'Unione.
Invito quindi la Convenzione e l'imminente Conferenza intergovernativa a prestare grande attenzione nel definire la forma della futura Unione europea e i relativi meccanismi.
<P>
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="FI" NAME="Myller (PSE).">
Signor Presidente, la Convenzione ha compiuto progressi su molte questioni di contenuto politico.
Di particolare importanza è il fatto che i diritti fondamentali dei cittadini dell'Unione europea devono essere definiti come componente vincolante del lavoro dell'Unione.
Vi sono ancora imperfezioni, tuttavia, nell'organizzazione della divisione dei doveri e delle responsabilità tra le Istituzioni.
<P>
Era compito della Convenzione presentare proposte per rendere il processo decisionale più efficiente, più chiaro, più democratico e più trasparente rispetto al passato.
Questo mandato non può comprendere la creazione di nuove istituzioni.
Il lavoro del Consiglio richiede senza dubbio riforme, le decisioni devono essere prese in modo aperto e il suo lavoro richiede continuità.
Questo non si può attuare, però, con un Presidente permanente fuori dal controllo democratico o riducendo il potere di iniziativa e il potere esecutivo della Commissione.
L'appoggio dell'opinione pubblica è assolutamente essenziale per il futuro dell'Unione europea.
Un'Istituzione ben visibile in tutti gli Stati membri è la Commissione.
In nome della parità, quindi, è necessario che vi sia un Commissario per ogni Stato membro in futuro.
<P>
Il lavoro della Convenzione si è orientato nella giusta direzione riguardo allo sviluppo della legislazione dell'UE.
Appoggio l'invito espresso oggi dal Presidente della Commissione europea Romano Prodi, secondo cui il diritto di veto va eliminato quando l'Unione europea deve assumere una decisione.
Utilizzare il diritto di veto non serve ad ottenere alcun risultato utile, poiché non fa che ostacolare e prolungare il processo decisionale.
<P>
Una priorità dell'Unione europea in questo semestre è stata la sicurezza alimentare.
Tuttavia, non siamo riusciti a decidere la sede dell'Agenzia per la sicurezza alimentare, perché è stato fatto ricorso al diritto di veto.
A Salonicco sarà necessario risolvere questo problema e fissare a Helsinki la sede permanente dell'Agenzia per la sicurezza alimentare.
Helsinki è già del tutto attrezzata in modo che l'Agenzia possa iniziare il lavoro subito dopo la decisione.
<P>
Infine, desidero esprimere un ringraziamento speciale alla Grecia, il paese alla Presidenza, per il modo in cui ha contribuito al progresso nell'ambito della sicurezza marittima.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou (PSE).">
Signor Presidente, vorrei aggiungere ai ditirambici commenti espressi dagli onorevoli colleghi riguardo alla capacità, alla sensibilità e all'efficienza della Presidenza greca, la soddisfazione di quanti tra noi hanno potuto sperimentare personalmente ciò che il Presidente Prodi ha definito passione e intelligenza.
<P>
L'agenda di Salonicco comprende una serie di questioni scottanti che dividono sia gli Stati membri che l'opinione pubblica.
Il progetto di Trattato costituzionale è di primaria importanza e speriamo che la Convenzione, anziché formulare un semplice elenco di soluzioni alternative, giunga ad una proposta integrata che faccia uscire l'Unione europea dalla sua crisi di identità.
Spero anche, insieme a migliaia di organizzazioni di donne in tutta Europa, che il Trattato costituzionale sancisca appieno la parità di genere in tutti i settori, abolisca ogni esclusione fondata sul sesso e tuteli la partecipazione equilibrata di uomini e donne alle Istituzioni democratiche europee.
Le donne non accetteranno mai una costituzione che escluda la parità tra i sessi dai valori e dagli obiettivi dell'Unione.
Le donne non accetteranno mai che la crescente violenza perpetrata nei loro confronti e la diffusione della tratta e dello sfruttamento sessuale non possano essere affrontate a causa dell'assenza di una chiara base giuridica nel Trattato.
<P>
Sulla questione dell'asilo e dell'immigrazione, occorre rifiutare il pensiero sotteso al progetto di riforma del Regno Unito in materia di asilo, che ha ridotto a brandelli la Convenzione di Ginevra del 1951.
Qualsiasi decisione politica venga adottata a Salonicco dovrà tenere in seria considerazione le proposte dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Come ha detto anche l'onorevole Terrón i Cusí, la maggior parte degli immigrati dell'Unione europea entra attraverso canali legali.
Dobbiamo quindi gestire meglio i flussi migratori, non rafforzare ulteriormente le frontiere, né applicare misure repressive e/o associare l'immigrazione alle attività delle reti criminali.
<P>
Infine, ritengo che l'agenda del Vertice UE-USA debba comprendere, innanzi tutto, l'abolizione della pena di morte negli Stati Uniti; in secondo luogo, il trattamento dei prigionieri a Guantánamo e, in terzo luogo, quella che qui in Parlamento abbiamo definito la menzogna del secolo, vale a dire l'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq.
<P>
Signor Presidente in carica del Consiglio, Salonicco deve offrire ai paesi dei Balcani occidentali una chiara prospettiva di adesione e dobbiamo avviare le misure di preadesione, conditio sine qua non per la pace e la stabilità nella regione.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Signor Vicepresidente del Parlamento europeo, signor Presidente della Commissione, onorevoli deputati, desidero anzitutto ringraziare il Presidente del Parlamento europeo, il Presidente Prodi e moltissimi degli oratori intervenuti per le gentili parole con cui si sono riferiti agli sforzi compiuti dalla Presidenza durante questo semestre per affrontare una serie di questioni molto importanti, nonché per le osservazioni personali che hanno espresso.
<P>
Oggi è l'ultimo giorno in cui la Presidenza greca, e io personalmente, interveniamo al Parlamento europeo.
Abbiamo ancora circa tre settimane per coprire il nostro programma e ho preso nota dei punti sui quali ci è giunta l'espressa richiesta di compiere un ultimo sforzo, in modo da risolvere se possibile questioni rimaste in sospeso.
Per quanto riguarda le questioni relative al riesame della Presidenza e agli sviluppi connessi ad una serie di punti che non sono strettamente collegati al Vertice di Salonicco, spetta al Primo Ministro Simitis intervenire, come previsto per il 1° luglio.
Onorevoli deputati, mi soffermo brevemente su tre temi - o forse su qualcuno di più - cui ho fatto riferimento in relazione a Salonicco.
<P>
Innanzi tutto, la questione dei Balcani occidentali.
E' senz'altro molto importante che i Balcani ricevano dall'Unione europea un messaggio politico in cui viene loro comunicato che esiste un appoggio alle loro prospettive europee, che si garantisce un'assistenza in tale ambito, in cui si precisa che anch'essi devono compiere una serie di sforzi e attuare riforme se vogliono procedere con successo, che siamo loro vicini e che il loro cammino verso l'integrazione rientra nei nostri obiettivi.
La Presidenza greca ritiene che i Balcani non siano una regione lontana.
Sono in Europa, ed è per questo motivo che è molto importante che l'Unione europea tratti con attenzione questa fragile regione.
Di conseguenza, vogliamo che l'esito della riunione dia un impulso al processo di integrazione, indichi le politiche da seguire e, naturalmente, preveda finanziamenti adeguati per sostenere gli sforzi che questi paesi devono compiere per progredire.
Ricordiamo tutti il tragico evento di cui è stato vittima il Primo Ministro serbo Djindjic, alcuni mesi fa.
Almeno si può dire che da questa tragedia è emerso un elemento positivo: ha aperto gli occhi alla gente.
Ora da più parti vi è maggiore comprensione e impegno.
<P>
Per quanto riguarda le questioni relative all'immigrazione, si tratta di un enorme problema per l'Europa, che, se non sarà messo in ombra dagli sviluppi politici sull'Iraq nel corso di questi ultimi sei mesi, continuerà ad avere grande peso, come al termine dello scorso semestre di Presidenza.
Riteniamo che, in ogni caso, costituisca un punto fondamentale, indipendentemente dagli sviluppi politici.
E' necessario un impegno specifico.
Attendiamo anche iniziative dalla Commissione e dal Consiglio questo mese, in modo da poter valutare cos'altro è possibile fare.
Dobbiamo trovare un equilibrio tra gli immigrati che risiedono legalmente nel territorio europeo e le nostre società.
Dobbiamo trovare modi per affrontare il problema dell'immigrazione illegale e i timori della società.
Dobbiamo altresì approntare metodi di finanziamento per risolvere tali problemi.
<P>
Com'è ovvio, è stato logicamente fatto ampio riferimento, alla questione della Convenzione, che costituirà un argomento prioritario al Vertice.
Salonicco sarà certamente importante per tale questione e la Presidenza greca vuole che sia un successo.
Laeken ha indicato le prospettive e le condizioni entro le quali la Convenzione deve agire.
A Salonicco, se agiremo in modo adeguato, otterremo un risultato soddisfacente, importante per il futuro dell'Europa e dell'integrazione europea, e noi speriamo che il tempo che rimane prima della riunione venga utilizzato da tutte le parti interessate per assicurare tale produttivo risultato.
<P>
Vorrei concludere dicendo che, alcuni mesi dopo l'inizio della Presidenza greca, l'Europa si trovava in una fase molto importante e diversa.
Siamo in un'Unione con 25 Stati membri.
Siamo in un'Unione che, da due o tre anni, ha una moneta unica.
Siamo in un'Unione che si è evoluta e che ha riconosciuto la necessità di riforme istituzionali, nonché la necessità di una presenza più forte nel campo della politica estera e di difesa.
Ciò che è accaduto nel frattempo, durante questi mesi, ha avuto un effetto catalizzatore per tali questioni.
Ora siamo un'Europa che sta discutendo nuove politiche, come la cosiddetta politica a favore dei nuovi paesi vicini e della Grande Europa, le questioni dei Balcani, del Mediterraneo, del Medio Oriente, dell'intergovernativismo economico e dell'immigrazione.
Tutti questi aspetti indicano, o per meglio dire imprimono, una direzione diversa al percorso dell'Europa.
Siamo un'Unione che, a mio parere, in questo contesto, deve creare le condizioni perché i cittadini possano avere fiducia nel futuro di questa Unione, fiducia nella democrazia e nei diritti umani, fiducia nei risultati in campo sociale, in termini di occupazione e crescita e, in generale, fiducia nella nostra capacità di risolvere i gravi problemi delle nostre società.
<P>
In questa prospettiva, vi sono a mio avviso risposte che dobbiamo fornire noi entro la fine del mese e altre che, ovviamente, dovranno essere fornite dalle Presidenze successive, a partire dal mese prossimo.
<P>
<SPEAKER ID=46 NAME="Prodi">
.
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, è stato un dibattito di grande intensità, di grande interesse; ho preso nota di tutti i problemi toccati, problemi vitali per il nostro futuro: dal problema dei Balcani a quello della parità dei cittadini dell'Unione, alla salvaguardia delle Istituzioni.
In questa breve risposta mi limiterei semplicemente a un appello, che mi sembra assolutamente necessario e indispensabile oggi, quando a Salonicco dovremo prendere delle decisioni fondamentali per tutto il nostro futuro.
<P>
Voglio fare un appello alla Convenzione perché essa ci dia quella risposta che molti di voi - a cominciare dall'onorevole Wurtz - hanno detto che la Convenzione non ha ancora dato.
Ciò sta avvenendo per un processo molto semplice.
Noi abbiamo voluto la Convenzione nel momento della massima depressione delle nostre Istituzioni; l'abbiamo voluta tutti insieme dopo la notte di Nizza, quando si è visto che il metodo intergovernativo della trattativa fra gli Stati - appunto, nelle notti dell'intergovernativo - non dava risultati sufficienti; l'abbiamo voluta per far riprendere al nostro popolo e ai nostri parlamenti la sovranità che loro conviene.
<P>
Ora la Convenzione si è messa al lavoro: doveva essere un processo che si chiudeva; la Convenzione doveva dare alla Conferenza intergovernativa un prodotto compiuto.
E' nato invece un processo parallelo: è nata una specie di Conferenza intergovernativa parallela alla Convenzione, che si è frammentata in vari pezzi e che corre il rischio, in questo momento, di essere ulteriormente frammentata.
Ripeto le parole dell'onorevole Frassoni: ci si dà in questi giorni la falsa impressione, il falso messaggio di una Convenzione divisa su tutto.
Il mio è allora un appello molto semplice: vogliamo che la Convenzione compia fino in fondo, nella sua autonomia, il lavoro della Convenzione; che presenti, come tutti voi avete richiesto, un progetto preciso e organico, perché l'Assemblea della Convenzione rappresenta tutti i cittadini, tutti i paesi, tutte le Istituzioni della nostra Europa.
Abbiamo bisogno della sua voce, abbiamo bisogno che essa eserciti fino in fondo il suo ruolo.
<P>
Siamo stati, negli ultimi mesi, divisi sui punti fondamentali della nostra politica e siamo stati anche umiliati nella nostra politica estera.
Vogliamo negare a noi stessi gli strumenti di cui abbiamo bisogno per costruire la nostra dignità?
Vogliamo negarci il coraggio di fare proposte che diventano lo strumento per la nostra sopravvivenza?
Posso riassumere con grande gioia l'intervento di tutti i presidenti dei grandi gruppi politici - che ho il piacere di avere qui di fronte a me - i quali, in modo concorde, hanno espresso proposte coerenti, coraggiose sulla regola della coalizione, sul ruolo del Parlamento, sulla dinamica futura delle Istituzioni.
Essi hanno fatto proposte coraggiose per oggi e anche per domani, come l'unificazione del Presidente della Commissione e del Presidente del Consiglio.
Ci hanno dato, tutti assieme, un quadro unitario di quello che vogliono per l'Europa futura.
Allora, come chiedo alla Convenzione che esprima un parere unico e forte e che lo consegni alla Conferenza intergovernativa,
<P>
così chiedo a voi, presidenti dei massimi gruppi parlamentari europei, di dire ai nostri amici e ai nostri colleghi che sono in plenaria di far sentire forte la propria voce, di far sentire le condizioni alle quali essi saranno d'accordo per firmare il nuovo patto su cui si deve fondare l'Europa.
Questo è l'appello che vi rivolgo, perché in questo momento abbiamo tutti bisogno della voce della Convenzione per la nuova Europa.
<P>
(Vivi applausi)
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Presidente.">
Grazie, signor Presidente della Commissione.
<P>
Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione sull'argomento ai sensi dell'articolo 37 del Regolamento
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="ES" NAME="Martínez Martínez (PSE).">
Signor Presidente, è tutta la mattina che siamo in ansia per le notizie pervenuteci a proposito di un terribile incidente ferroviario che si è verificato in Spagna, nella mia regione d'origine, la Castilla-La Mancha, e più precisamente a Chincilla.
Il numero delle vittime è molto elevato, ma il fatto ancor più grave è che, a quanto pare, i dispersi sono 21, morti bruciati sui vagoni del treno.
<P>
Dinanzi all'angoscia che proviamo nel mio paese, e soprattutto nella mia regione, vorrei informare i colleghi della tragedia e chiedere al signor Presidente di inviare un messaggio di cordoglio e solidarietà alle famiglie e al governo regionale della Castilla-La Mancha, che sono stati colpiti in maniera tanto grave da questa disgrazia.
<SPEAKER ID=50 NAME="Presidente.">
Onorevole Martínez, esprimerò certamente le condoglianze e la solidarietà del Parlamento tramite i canali appropriati.
E' molto triste venire a conoscenza di questo terribile incidente dopo le tante brutte notizie che abbiamo ricevuto ultimamente dalla Spagna.
<P>
Il 29 aprile 2003 l'onorevole Turco ha inviato una lettera alla Presidenza, nella quale chiedeva l'intervento del Parlamento in difesa dell'immunità parlamentare di Marco Pannella che, per fatti accaduti in Italia, è stato condannato ad una pena detentiva commutata in seguito in un provvedimento di libertà vigilata.
L'onorevole Pannella può prendere parte alla seduta plenaria, ma non ai lavori delle commissioni e ad altre attività del Parlamento.
<P>
Ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 3, del Regolamento, tale richiesta verrà pertanto deferita alla commissione giuridica e per il mercato interno, che si occuperà della questione.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="FR" NAME="Gollnisch (NI).">
Signor Presidente, date le circostanze, condivido pienamente la sua decisione di deferire la richiesta alla commissione giuridica e per il mercato interno.
Non credo che l'immunità parlamentare situi i deputati al di sopra della legge, ma che costituisca una garanzia contro i procedimenti ingiustificati che i poteri esecutivi potrebbero avviare tramite pubblici ministeri.
<P>
Il problema è questo, signor Presidente: cosa succede quando uno Stato, abusando del concetto di in flagrante delicto, viola apertamente l'immunità parlamentare di un deputato al Parlamento europeo, privandolo alfine, tramite una serie di procedimenti penali, del suo mandato?
Questa è la situazione in cui si è trovato Jean-Marie Le Pen: qualunque sia il nostro parere sul pensiero di Le Pen, resta il fatto che il governo francese non ha chiesto che la sua immunità venisse revocata prima di avviare procedimenti penali, che in un primo momento erano quindi illegali e che poi sono stati modificati ad hoc ai fini della revoca del mandato.
Credo che, in casi del genere, il Parlamento europeo debba rifiutarsi di riconoscere valore giuridico a tali sanzioni penali e alle loro conseguenze indirette, visto che, date le circostanze, sono state comminate in maniera illegittima.
<P>
<SPEAKER ID=52 NAME="Presidente.">
Vorrei comunicare al Parlamento che la dichiarazione scritta n. 4/2003, presentata dagli onorevoli Tannock, Villiers, Helmer, McKenna e de Roo sul trasporto di animali vivi in provenienza da Stati membri e paesi candidati all'adesione all'Unione europea ha raccolto, entro il 3 giugno 2003, le firme della maggioranza dei deputati che compongono il Parlamento.
Pertanto, sarà trasmessa ai suoi destinatari e pubblicata con l'indicazione dei nomi dei firmatari.
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock (PPE-DE).">
Signor Presidente, vorrei semplicemente ringraziare tutti quei deputati che, a prescindere dalle nazionalità, dalle delegazioni e dai gruppi di appartenenza, hanno firmato la mia dichiarazione scritta.
Il trattamento riservato agli animali è indice di una società civilizzata.
Si tratta di un campanello d'allarme per la Commissione e soprattutto per il Commissario Byrne, che ora invito a comparire dinanzi all'Assemblea e a rilasciare una dichiarazione in merito.
<P>
Ci sta a cuore mantenere elevati standard di benessere nel trasporto degli animali, soprattutto nei paesi candidati, in cui manca una tradizione in tal senso.
<P>
Vorrei anche sottolineare che sono soddisfatto che il mio emendamento alla relazione Corbett, che proponeva di apporre le dichiarazioni fuori dall'ingresso in Aula, sia ora abbastanza maturo da essere applicato.
Oggi ho notato molto interesse sia sulla pirateria che sulla Lega di rugby.
Speriamo che i deputati al Parlamento firmino dichiarazioni in futuro.
<SPEAKER ID=55 NAME="Presidente.">
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="FR" NAME="Cohn-Bendit (Verts/ALE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo letto tutti la posizione della Commissione.
<P>
Al momento le possibilità sono due e mi chiedo se, per una volta, in Aula non possa prevalere il buon senso.
<P>
(Reazioni diverse)
<P>
Calma!
E' molto divertente.
Ogni volta che il Parlamento adotta una posizione, invitiamo la Commissione a prestarle la debita attenzione.
Quando è la Commissione che adotta una posizione, si chiede di dare la giusta considerazione a ciò che essa ha scritto, perché la nostra richiesta a Consiglio e Commissione è sempre questa.
Ecco perché.
E' semplice.
<P>
La Commissione ha messo nero su bianco che il punto sul quale abbiamo votato era la richiesta di rinvio in commissione.
<P>
(Il Presidente invita l'oratore ad arrivare alla mozione di procedura per la quale aveva chiesto di intervenire)
<P>
Non si tratta di una mozione di procedura, signor Presidente, ma di una richiesta di rinvio in commissione ai sensi dell'articolo 144.
<P>
Come stavo per dire, quindi, facciamo in modo che in futuro non si dica che non avevamo tutti gli elementi a nostra disposizione.
Il Consiglio, che ha difficoltà a raggiungere un accordo, partirà dallo stesso presupposto della Commissione per respingere uno statuto unico, in quanto alcuni paesi sono contrari all'esistenza di un simile strumento per i deputati.
Ecco perché chiedo un rinvio in commissione, affinché l'articolo sull'immunità venga modificato e si possa avere la possibilità di disporre di uno statuto unico.
Tutti coloro che intendono presentare questo documento al Consiglio, che può solo accettarlo o rifiutarlo secondo la procedura dell'assenso, devono assumersi la responsabilità del rifiuto di uno statuto europeo di fronte all'opinione pubblica europea!
<P>
(Reazioni diverse e applausi)
<P>
Chiedo quindi il rinvio in commissione affinché la questione possa essere riesaminata.
<P>
<SPEAKER ID=57 NAME="Presidente.">
Ai sensi del Regolamento, l'onorevole Cohn-Bendit ha tutto il diritto di formulare una simile richiesta.
Si è espresso a favore.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="DE" NAME="Lehne (PPE-DE).">
Signor Presidente, chiedo che la domanda di rinvio in commissione venga respinta, per il semplice motivo che la Commissione nel suo parere ha detto chiaramente che si tratta una proposta serissima!
<P>
E' da cinque anni che stiamo discutendo di questo tema e non ha proprio alcun senso ripetere ancora una volta tutte le discussioni.
I tempi per una decisione sono maturi ed io non posso che pregare l'Assemblea di decidere adesso, ponendo termine a questa discussione infinita.
Chiedo pertanto di respingere la presente domanda di rinvio in commissione!
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=59 NAME="Presidente.">
Non intendo riavviare il dibattito.
Sono intervenuti un oratore 'contro? ed uno 'a favore?.
Dal punto di vista procedurale, è giunto il momento di votare sulla proposta di rinviare la relazione in commissione.
<P>
(Il Parlamento respinge la proposta del rinvio in commissione)
<P>
Mi auguro che nelle ultime 24 ore abbiate ricevuto una copia del parere della Commissione.
Prima della votazione, vorrei invitare la Commissione a formulare una breve dichiarazione sull'argomento e il relatore a fornire una risposta concisa; dopodiché, passeremo alla votazione.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
<SPEAKER ID=61 NAME="Rothley (PSE)">
Signor Presidente, la Commissione, in effetti, ha dato un contributo costruttivo e vorrei ringraziarla per questo.
Siamo lieti del suo sostegno alla posizione del Parlamento.
Tra l'altro, in relazione all'articolo 33, c'è stato un equivoco che non sarebbe sorto sulla base del testo tedesco.
E visto che parliamo di equivoci, vorrei far presente che l'emendamento presentato dal mio gruppo per la cancellazione dell'articolo 5 della risoluzione significa soltanto che, ovviamente, non ha più senso invitare l'Ufficio di presidenza ad adottare la riforma, dal momento che ha già provveduto a farlo.
La questione è risolta e non c'è sotto nient'altro.
<P>
Forse mi consentirà, signor Presidente, di far presente ancora una cosa: oggi votiamo lo statuto, che verrà varato in conformità dell'articolo 190, paragrafo 5.
Non votiamo a favore o contro la riforma, come alcuni giornali scrivono.
Non si tratta assolutamente di questo!
Noi tutti vogliamo la riforma.
Ed io sarei grato a coloro che mettono in primo piano soprattutto tale aspetto, se la smettessero, una buona volta, di diffamare la maggioranza dell'Assemblea, suggerendo che volevamo bloccare la riforma, collegando allo statuto altri obiettivi politici legittimi.
<P>
Si tratta quindi di una decisione adottata in conformità dell'articolo 190, paragrafo 5 del Trattato.
Ciò nondimeno, per quanto riguarda la questione fiscale, siamo aperti ad una proposta del Consiglio che preveda la possibilità per un numero limitato di Stati membri di introdurre una tassa nazionale aggiuntiva.
Siamo aperti a tale proposta.
<P>
Signor Presidente, l'intervento di ieri, al termine della votazione, le fa onore.
E' stato un gesto nobile, oltre che coraggioso, ed una prova della sua intelligenza politica.
Mi auguro che anche il Parlamento trovi il coraggio di assumersi le proprie responsabilità politiche.
La posta in gioco, oggi, è alta.
Vi prego, onorevoli colleghi, nell'interesse dei popoli europei, di cui siamo al servizio, trovate questo coraggio!
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="DA" NAME="Krarup (GUE/NGL).">
Conformemente al Regolamento, chiedo la parola per una mozione di procedura.
Diversamente dall'onorevole Rothley, non mi esprimerò in termini molto elevati, ma gli spiegherò che il motivo per cui il gruppo del Partito del socialismo europeo intende omettere il paragrafo 5 della risoluzione è semplicemente che il Praesidium ha già adottato una decisione.
Al tempo stesso, tuttavia, sono sottesi alcuni importanti principi alla richiesta di far entrare in vigore il nuovo regime per il rimborso delle spese di viaggio contestualmente all'adozione dello statuto, se mai questo vedrà la luce.
<P>
Andrebbe comunque chiarito un punto ben preciso e pertanto vorrei presentare un emendamento orale al paragrafo 5.
Anziché invitare il Praesidium ad adottare una decisione, nel testo si dovrebbe invece affermare che occorre prendere atto della decisione del Praesidium.
Al contempo, occorrerebbe apportare un'importante aggiunta: per la precisione, vorrei proporre di aggiungere le parole 'e con la stessa validità di quest'ultimo? nel punto in cui si afferma 'contestualmente all'adozione dello statuto?.
<P>
Forse il concetto è difficile da cogliere in traduzione, ma il principio è che le decisioni relative al rimborso delle spese di viaggio devono avere la stessa validità giuridica dello statuto.
La mia proposta è questa.
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="Presidente.">
Qualora venisse adottato, l'emendamento n. 7 avrebbe l'effetto di far decadere il paragrafo e, in tal caso, l'emendamento orale non sussisterebbe più, proprio in virtù della soppressione del paragrafo al quale esso si riferisce.
Nel caso che l'emendamento n. 7 venga respinto, chiederò al Parlamento se intende accogliere l'emendamento orale dell'onorevole Krarup.
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<SPEAKER ID=65 NAME="Mombaur (PPE-DE)">
Signor Presidente, con le prossime tre relazioni il Parlamento vota il pacchetto negoziato col Consiglio, sulla creazione del mercato interno europeo dell'energia.
In qualità di vicepresidente della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia competente nel merito, ho innanzitutto l'obbligo di fare una dichiarazione.
L'Assemblea, con le tre relazioni, è chiamata a votare su 50 emendamenti.
Questo documento di compromesso è accompagnato da due dichiarazioni: una dichiarazione della Commissione, presentata al Parlamento durante la discussione di lunedì dalla Vicepresidente della Commissione e riportata nel Processo verbale, e una dichiarazione interistituzionale di Parlamento, Consiglio e Commissione.
Si è concordato che quest'ultima verrà riportata nel processo verbale del Parlamento e che entrambe le dichiarazioni saranno pubblicate insieme al testo legislativo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea e che anche tale circostanza venga ora registrata nel processo verbale.
<P>
Ho pertanto l'obbligo di leggere in questa sede la dichiarazione interistituzionale.
State tranquilli, non è lunga.
Il testo è il seguente: 'Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sottolineano la necessità per gli Stati membri di garantire che congrue risorse finanziarie per le operazioni di declassificazione e di gestione dei rifiuti, controllate negli Stati membri, siano effettivamente utilizzate ai fini per i quali sono state concesse e siano gestite in modo trasparente, per evitare così la creazione di ostacoli alla concorrenza leale sul mercato dell'energia?.
La prego di firmare la presente dichiarazione a nome del Parlamento e di farla pubblicare nella Gazzetta ufficiale.
<SPEAKER ID=66 NAME="Presidente.">
<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="FR" NAME="Turmes (Verts/ALE)">
Signor Presidente, signor Commissario, nell'ambito della votazione sulla direttiva in prima lettura, la Commissione aveva promesso al Parlamento che avrebbe presentato due direttive collegate: una sulla cogenerazione, impegno che la Commissione ha mantenuto, e una sui servizi di efficienza energetica. Quest'ultima è molto importante per dotare il mercato di un quadro d'azione in proposito.
<P>
All'inizio ci era stato promesso che questa direttiva sarebbe stata presentata al termine dell'estate del 2002, poi alla fine di quello stesso anno, ma a tutt'oggi non è ancora pronta ed esiste una vaga possibilità che questa importante normativa possa non venire adottata nel corso dell'attuale legislatura.
La Commissione può garantirci che essa verrà presentata quanto prima, preferibilmente entro l'estate?
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="FR" NAME="Turmes (Verts/ALE)">
Signor Presidente, la Commissione ha modificato la propria dichiarazione sui fondi destinati alla disattivazione, in modo che ora non vi sono dubbi sul fatto che questi stanziamenti e il settore nucleare sono integralmente soggetti alle regole di concorrenza stabilite dal Trattato che istituisce la Comunità europea, sotto l'egida della Direzione generale della concorrenza. In veste di relatore, mi congratulo quindi con la Commissione per la posizione adottata e penso che la stragrande maggioranza del Parlamento sia d'accordo con me: un mercato unico richiede una politica di concorrenza unica.
Quindi ora posso ritirare l'emendamento.
<P>
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt (GUE/NGL)">
Signor Presidente, vorrei semplicemente informare i colleghi deputati al Parlamento europeo delle condizioni sottese a questa votazione.
Tra il Parlamento, il Consiglio dei ministri e la Commissione vige un accordo politico secondo cui, con l'adozione, possiamo evitare la conciliazione.
Dobbiamo quindi votare a favore del primo blocco di emendamenti e contro i blocchi 2 e 3.
Esorto quindi l'Assemblea ad esprimersi in tal senso.
In questo modo raggiungeremo la maggior parte degli obiettivi fissati dal Parlamento, evitando al contempo la conciliazione.
<P>
<SPEAKER ID=74 NAME="Piecyk (PSE)">
Signor Presidente, obiettivo della presente relazione è fare in modo che le vecchie petroliere, che hanno provocato tra l'altro la catastrofe della Prestige, vengano tolte quanto prima dalla circolazione.
<P>
Abbiamo raggiunto un accordo con il Consiglio e la Commissione sul fatto che anche quanto approvato in sede di commissione parlamentare è una decisione comune e che oggi potremmo concludere la prima lettura.
Pertanto invito i colleghi a votare esclusivamente per gli emendamenti della commissione, altrimenti metteremmo in pericolo la tabella di marcia.
Se completiamo la prima lettura, il regolamento potrà entrare in vigore in estate, permettendoci di migliorare notevolmente, in termini di sicurezza marittima, le nostre acque europee.
<P>
Gli emendamenti nn. 33 e 34 del gruppo ELDR sono stati ritirati, spero quindi che altri colleghi votino solo per gli emendamenti presentati dalla commissione.
<P>
<SPEAKER ID=75 NAME="Presidente.">
Onorevole Vermeer, può confermare che il gruppo del Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori ritira i suddetti emendamenti?
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="NL" NAME="Vermeer (ELDR).">
Signor Presidente, non solo è estremamente importante eliminare le petroliere monoscafo, ma anche rendersi conto del fatto che le navi in circolazione saranno circa 200 o 300.
Il Parlamento non deve semplicemente assumersi la responsabilità di promuovere l'eliminazione di queste petroliere, ma anche quella del corretto smaltimento dei rifiuti e della rottamazione delle navi.
Ho cercato di esprimere questo concetto in una risoluzione, ma credo che non mancherà l'occasione di evidenziare anche nella relazione Sterckx che esigiamo che vengano assunte responsabilità sullo smantellamento di queste navi.
Ritengo che si debba seguire la procedura accelerata proposta dall'onorevole Piecyk e quindi ritirerò i miei emendamenti.
<P>
<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="EN" NAME="Stevenson (PPE-DE)">
<SPEAKER ID=79 NAME="Presidente.">
<SPEAKER ID=80 LANGUAGE="ES" NAME="Varela Suanzes-Carpegna (PPE-DE).">
Signor Presidente, volevo intervenire per una mozione di procedura, conformemente all'articolo 142, sul richiamo al Regolamento, a proposito dell'articolo 140, lettere b) e c), relativo alla ricevibilità degli emendamenti.
<P>
L'articolo 140, alle lettere b) e c), afferma che un emendamento non è ricevibile se tende a sopprimere o sostituire la totalità di un testo o se tende a modificare più di uno degli articoli o dei paragrafi del testo cui si riferisce.
<P>
Secondo i servizi, se l'emendamento n. 20 venisse approvato, decadrebbero tutti gli emendamenti che sono stati presentati al Parlamento e tutti quelli che sono stati proposti in seno alla commissione, nonché il testo legislativo della proposta della Commissione nella sua totalità.
<P>
Nel corso del dibattito tenutosi ieri sera la Commissione, tramite il Commissario Fischler, ha affermato di essere contraria all'emendamento n. 20, nonché ai restanti emendamenti, nn.
21-29, del gruppo 'Unione per l'Europa delle nazioni?, dichiarando altresì che essi violavano il trattato di adesione di Spagna e Portogallo.
<P>
L'emendamento n. 20, signor Presidente, mira a prorogare il trattato di adesione di Spagna e Portogallo, il che, a mio parere, è giuridicamente inammissibile, perché in questo modo si viola l'acquis comunitario.
Signor Presidente, vorrei che i servizi mi dicessero su cosa si basa la ricevibilità di questo emendamento.
Per cortesia, esigo una risposta e, se non possono fornirmela a voce, chiedo che lo facciano per iscritto, perché credo che stiamo violando il diritto comunitario, oltre a compiere un passo indietro nell'integrazione europea.
<SPEAKER ID=81 NAME="Presidente.">
Non intendo avviare un dibattito generale a questo punto.
Sentirò il relatore, esprimerò il mio giudizio e quindi procederemo.
<P>
<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="EN" NAME="Stevenson (PPE-DE)">
Signor Presidente, posso capire la frustrazione dell'onorevole Varela e degli altri colleghi spagnoli per questo emendamento, ma il suo obiettivo, e non è mia intenzione riaprire il dibattito, è quello di proteggere una zona di conservazione di cruciale importanza, una delle principali zone di conservazione delle acque comunitarie.
<P>
Se vogliamo essere presi sul serio come Parlamento, se vogliamo che la politica comune della pesca venga presa sul serio, dobbiamo insistere sul fatto che lo scopo di questa politica è salvaguardare gli stock ittici, permettendone la ricostruzione.
Ecco cosa significa sostenere l'emendamento n.
20. Cercare di avvalersi del Regolamento per impedire all'Aula di esprimere il proprio parere democratico rappresenterebbe un grave errore.
Signor Presidente, se intende dichiarare irricevibile questo emendamento, la invito a rinviare l'intera relazione in commissione.
Mi auguro però che non ne stabilisca l'irricevibilità e che si possa procedere con la votazione.
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (UEN).">
Signor Presidente, come deputato portoghese al Parlamento europeo, vorrei semplicemente dire questo: qualunque sia il nostro parere sull'emendamento n. 20, è assolutamente erroneo e scorretto affermare che esso sia in rapporto con il trattato di adesione, il quale è scaduto.
Questo è emerso chiaramente nella discussione tenutasi ieri, dagli interventi di alcuni colleghi portoghesi, ovvero quelli degli onorevoli Arlindo Cunha e Ilda Figueiredo e, soprattutto, dalle accesissime parole del collega Paulo Casaca.
Pertanto, l'osservazione che l'onorevole Varela ha appena espresso su questo punto è completamente infondata.
<SPEAKER ID=84 NAME="Presidente.">
La mia decisione è che ritengo che l'emendamento n.
20 sia ricevibile.
Esso mira ad inserire una parte di testo e, sebbene abbia l'effetto di sopprimerne altre, non si tratta di un emendamento volto esclusivamente alla soppressione del testo in esame.
Abbiamo già avuto precedenti in questo senso.
La mia non è una decisione arbitraria.
Seguo il Regolamento e quindi dichiaro ricevibile questo emendamento.
La saggezza dell'Assemblea dirimerà la questione.
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
Presidente.
Con questo si conclude il turno di votazioni.
<P>
<SPEAKER ID=87 NAME="Figueiredo (GUE/NGL)">
Il piano d'azione presentato dalla Commissione non tiene conto dell'impatto delle decisioni del Consiglio 'Pesca? tenutosi dal 16 al 20 dicembre 2002 né offre soluzioni alla difficile situazione del settore o alle ripercussioni delle misure di ristrutturazione (demolizione) e dei piani di ricostituzione degli stock, che, a giudizio della Commissione, comporterebbero la perdita di 3 000 posti di lavoro all'anno fino alla fine del 2006, da aggiungersi alla prevista riduzione di 8 000 posti di lavoro all'anno, dovuta alla crisi del settore ed all'ammodernamento della flotta.
<P>
Non è ammissibile che la Commissione proponga di finanziare tale piano d'azione mediante la riprogrammazione dei Fondi strutturali nell'ambito dello SFOP e preveda la possibilità di ricorrere ad una revisione intermedia dei Fondi strutturali al fine di reperire risorse aggiuntive ricavandole da altri Fondi strutturali.
Concordiamo con il relatore riguardo alla necessità di fondi supplementari per compensare le ricadute socioeconomiche della riforma e dei piani di ricostituzione degli stock, nel rispetto dell'obbligo della Commissione di ricorrere allo strumento della flessibilità o di eseguire una revisione delle prospettive finanziarie.
<P>
Concordiamo con quanto affermato dal relatore sull'esigenza di prestare particolare attenzione alla piccola pesca costiera.
La Commissione riconosce che 'i provvedimenti di assistenza finanziaria a favore della piccola pesca non hanno ottenuto gli effetti desiderati allo scopo di salvaguardare tale settore?.
A ciò si deve la nostra insistenza, affinché, nell'ambito della procedura di bilancio per il 2003, si elabori uno specifico programma di sostegno.
<P>
<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="EL" NAME="Patakis (GUE/NGL)">
Le osservazioni contenute nella relazione sui rischi che la pesca artigianale (che rappresenta il 75 per cento del numero totale di imbarcazioni da pesca comunitarie) si troverà a dover affrontare con l'applicazione della nuova politica comune della pesca, che comporterà una perdita di 28 000 posti di lavoro, una stagnazione economica e l'abbandono delle zone costiere, sono corrette.
<P>
La relazione, tuttavia, non mette in discussione la politica che provoca questo genere di problemi, limitandosi a descriverli.
Li dà anzi per scontati e si preoccupa semplicemente di attutirne le conseguenze, allentando il ritmo al quale si presentano e 'calcolando? le perdite.
Il relatore nutre speranze sulle intenzioni della Commissione, che invita a ... valutare le sue proposte.
<P>
Noi non alimentiamo simili speranze.
La politica della pesca in vigore e quella proposta, allo stato attuale o parzialmente modificata, dimostrano che l'Unione europea è direttamente orientata ad affidare lo sfruttamento delle risorse della pesca alle grandi imprese.
Questa è la linea che le misure di finanziamento per la demolizione dei pescherecci di piccole e medie dimensioni stanno seguendo al fine di sbarazzarsi dei pescatori che utilizzano questo tipo di imbarcazioni e rafforzare ulteriormente il potenziale dei grandi pescherecci.
E' impossibile capovolgere la situazione con elenchi di intenzioni e appelli alla Commissione a migliorare il carattere delle disposizioni.
Solo i pescatori, con la loro lotta, possono ribaltare queste politiche e salvare le loro sorti.
<P>
<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="FR" NAME="Poignant (PSE)">
Al momento apparentemente il settore della pesca naviga in acque tranquille.
Mentre i negoziati per la riforma della pesca si avviano al termine, gli esperti stilano il bilancio per i prossimi 18 mesi.
<P>
Per quel che riguarda l'aiuto pubblico, mentre la Commissione insisteva affinché venisse soppresso a partire dal mese di dicembre 2002, i negoziati hanno permesso che il sistema in vigore venisse prorogato fino al dicembre del 2004.
Sebbene i pescatori ne siano stati avvertiti, le difficoltà non sono diminuite.
<P>
In Bretagna circa il 75 per cento della flotta dev'essere sostituito.
Per agevolare il lavoro degli operatori, occorrerebbe ampliare l'uso di imbarcazioni nuove, sicure e dotate delle ultime innovazioni tecnologiche.
<P>
Sebbene per il momento le ostilità della battaglia per l'aiuto pubblico siano state sospese a livello comunitario, esse riprenderanno presto su scala mondiale.
La Commissione ha presentato una proposta all'Organizzazione mondiale del commercio affinché imponga un divieto alla concessione di aiuti al fine di evitare uno sovrasfruttamento delle risorse ittiche, partendo dal presupposto che occorre mantenere la sostenibilità dell'industria della pesca.
<P>
Riguardo ai piani di ristrutturazione, possiamo basarci sull'esempio fornito da quello del merluzzo scozzese, le cui conseguenze sono note: il crollo di quelle attività di pesca che non sono più in grado di operare, una maggiore pressione su altre zone di pesca e su stock ittici di altre specie, ed una pressione più marcata sui mercati.
<P>
(Testo abbreviato conformemente all'articolo 137, paragrafo 1, del Regolamento)
<P>
<SPEAKER ID=90 NAME="Ribeiro e Castro (UEN)">
Il fallimento attribuito di frequente alla precedente politica comune della pesca (PCP) dovrebbe spingere l'Unione, nel suo complesso, a rendersi conto dell'importanza di compiere un'attenta valutazione, su cui fondare un nuovo approccio in grado di riflettersi, se possibile, già nella nuova PCP.
A tal fine sarebbe determinante bilanciare in modo adeguato la salvaguardia del patrimonio ittico e le ripercussioni che ogni opzione della PCP ha su decine di migliaia di persone, all'interno dei luoghi di lavoro e delle famiglie.
<P>
La presente relazione si occupa proprio di tale tematica e il piano d'azione, volto a compensare le conseguenze provocate dagli effetti negativi della ristrutturazione del settore della pesca, è la sede appropriata per intraprendere tale valutazione.
<P>
Tenendo presente tutto ciò, appoggio il relatore quando:
<P>
ritiene la valutazione della Commissione sull'impatto socioeconomico della PCP ancora molto teorica, in quanto non fornisce risposte sufficientemente concrete ai problemi che il settore sta attraversando;
<P>
sostiene che le imprese economicamente più deboli, probabilmente le più colpite dalla riforma, meritino la solidarietà e l'appoggio dell'Unione europea;
<P>
insiste sulla necessità di una discussione seria e dettagliata sul modello di pesca da adottare nell'Unione europea e afferma l'importanza di un approccio positivo.
<P>
Per tutti questi motivi ho votato a favore della relazione.
<P>
<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="FR" NAME="Pasqua (UEN)">
La votazione del 9 aprile non è stata altro che un tentativo di violazione del diritto comunitario.
Riducendo illegalmente da 12 a 10 il numero delle sedute del 2004, una coalizione di deputati, la cui antipatia nei confronti del concetto di Strasburgo come sede del Parlamento europeo è nota da lunga data, ha seriamente minato i Trattati.
Non solo, e questo è altrettanto importante, quegli stessi deputati hanno anche minato lo status di questa città, simbolo della riconciliazione franco-tedesca.
<P>
E' giunto il momento di rimediare ai danni commessi da quello che può essere definito solo come un complotto anti-Strasburgo.
A tal scopo il mio gruppo ha sostenuto la proposta presentata alla Conferenza dei presidenti, chiedendo che venisse aggiunta una settimana extra al progetto di calendario per il 2004.
<P>
Questo è l'unico modo di rispettare la lettera e lo spirito dei Trattati.
Inoltre, poiché il momento cruciale dell'allargamento si avvicina, il Parlamento europeo deve tuttavia sfruttare appieno il peso del proprio voto per esprimere a livello politico il desiderio di rimanere a Strasburgo.
<P>
<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer (Verts/ALE).">
Signor Presidente, ho votato contro la relazione Rothley per i seguenti motivi: in realtà io sarei a favore di uno statuto per i deputati, però trovo inaccettabile che non si sia giunti ad un'effettiva regolamentazione delle spese di viaggio, nonché ad adeguare l'età pensionabile a quella prevista normalmente negli Stati membri.
Penso che come Parlamento abbiamo perso credibilità.
Per me non è mai stato un problema, ad esempio, il fatto che i colleghi italiani guadagnassero più di noi.
Dobbiamo anche riconoscere che ci sono moltissimi lavori all'interno degli Stati membri che vengono retribuiti in modo differente.
<P>
Uno statuto di questo genere, a mio avviso, ha un senso soltanto se le misure adottate finora per la regolamentazione delle spese di viaggio verranno opportunamente modificate grazie al presente statuto.
Quanto al resto, penso che dovremmo sottostare allo stesso regime fiscale dei nostri elettori.
Noi rappresentiamo gli elettori nei nostri Stati membri ed io ritengo che la nostra età pensionabile e il nostro regime fiscale dovrebbero essere disciplinati dalle disposizioni che vigono per i nostri elettori.
Altrimenti creeremo privilegi per i deputati alquanto inopportuni, considerando la situazione di crisi culturale che dappertutto obbliga i normali cittadini a economie.
Per questo motivo ho votato contro la presente relazione, sebbene in realtà sia a favore di uno statuto.
Ma questo lo trovo inaccettabile, perché crea troppi privilegi ingiustificati e perché non siamo riusciti a modificare le disposizioni sul rimborso delle spese di viaggio.
<P>
<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna (Verts/ALE).">
Signor Presidente, anch'io, come l'onorevole Breyer, ho votato contro la relazione.
Inoltre penso che in quest'Aula abbondino l'ipocrisia e i discorsi ambigui.
Per quanto riguarda le spese di viaggio, si tratta di una questione che, da quando sono qui, è stata sollevata da molte persone, soprattutto da deputati del mio gruppo.
Il sistema va cambiato.
E' necessario istituire un sistema di rimborso delle spese, che però non dev'essere collegato ad una serie di altre questioni.
<P>
La relazione Rothley conteneva alcune proposte controverse, soprattutto a proposito dell'imposta comunitaria.
Come cittadina irlandese, trovo difficile spiegare ai miei elettori perché dovrei pagare un'aliquota fiscale diversa o avere il privilegio di pagare un'imposta inferiore.
Unendo i due elementi - salari e spese - eludiamo il fatto che il sistema dev'essere cambiato.
<P>
La questione è destinata a protrarsi all'infinito.
Gli elettori e i media dei vari Stati membri la metteranno in rilievo.
C'è da chiedersi se è ammissibile che un deputato al Parlamento europeo venga pagato di più, ad esempio, del Presidente del proprio paese, come potrebbe verificarsi in taluni casi.
<P>
E' necessaria una riforma del sistema, in modo che per noi sia possibile assumere una posizione credibile e dimostrare che non otteniamo privilegi extra ai quali i nostri elettori non hanno diritto.
<P>
<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos (GUE/NGL)">
Ho votato a favore della relazione Rothley, sebbene gli emendamenti proposti dal gruppo GUE/NGL, dai verdi e dai liberali ieri siano stati respinti, per i motivi elencati dal Presidente Cox.
Si tratta di un passo, ovviamente insufficiente, verso la trasparenza e la definizione di una questione che scredita il Parlamento europeo.
L'emendamento proposto dal gruppo socialista al fine di sopprimere il paragrafo 5, relativo alle decisioni dell'Ufficio di presidenza sulle spese di viaggio, eccetera, solleva interrogativi sulle effettive intenzioni del Parlamento europeo e, in ultima analisi, genera confusione.
<P>
<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="NL" NAME="van den Berg (PSE)">
Uno dei motivi per cui la delegazione del Partito laburista olandese ha votato contro questa relazione è l'assenza di un compromesso fiscale.
La delegazione del Partito laburista olandese auspica che presto il Consiglio sia disposto a negoziare e a valutare la disponibilità del Parlamento europeo ad introdurre un regime di tassazione nazionale aggiuntivo che entri in vigore a decorrere dal 2004.
La delegazione del Partito laburista olandese si augura tuttavia che lo statuto dei deputati sul quale deve votare non entri in vigore.
<P>
<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu (NI)">
Com'era prevedibile, la Commissione ha effettivamente espresso parere favorevole al progetto di statuto dei deputati al Parlamento europeo, che è stato approvato ieri.
La Commissione, con la sua proposta, si è spinta addirittura oltre, poiché ha chiesto che tutti i deputati siano soggetti ad un'aliquota fiscale comunitaria unica, conformemente al principio della parità di retribuzione, che è irrilevante in quest'ambito.
D'altro canto, i deputati rappresentano i loro rispettivi paesi e quindi riteniamo che essi debbano essere soggetti alle stesse imposte che gravano sui loro concittadini.
<P>
Ho pertanto espresso voto contrario al passaggio della proposta in Consiglio.
Ritengo che lo statuto dei deputati al Parlamento europeo debba tenere conto delle disuguaglianze esistenti tra i vari paesi.
Si deve applicare questa regola, anche se ciò implica che ciascun paese dovrà delegare al Parlamento europeo decisioni su questioni ben precise che potrebbero sorgere a proposito dei lavori interni dell'Assemblea.
<P>
Finora il governo francese non ci ha risposto.
Ci auguriamo che possa ancora reagire, per evitare un'altra Nizza.
In quell'occasione, nonostante i nostri avvertimenti, il governo precedente aveva accettato di ridurre drasticamente il numero di deputati francesi al Parlamento europeo, decisione che oggi viene criticata da tutti.
Sarebbe stato meglio prevedere l'insorgere di questo problema.
<P>
<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde (EDD)">
Penso che se il Parlamento adottasse le proposte contenute nella relazione Rothley agirebbe in maniera illecita, poiché esse modificherebbero il diritto primario.
<P>
La loro adozione si rivelerebbe particolarmente imprudente perché equivarrebbe al rifiuto di sottoporre gli stipendi dei parlamentari europei ai regimi fiscali nazionali e impedirebbe di mettere ordine nel regime per il rimborso delle spese di viaggio.
<P>
Oggi non ho potuto prendere parte alla votazione perché dovevo partecipare alla riunione della Convenzione europea che si terrà a Bruxelles.
<P>
<SPEAKER ID=100 LANGUAGE="FR" NAME="Ferreira (PSE)">
Diversamente dal resto del mio gruppo, ho deciso di astenermi dal voto su questa relazione.
<P>
La mia decisione è motivata soprattutto dalla proposta di aumentare in maniera considerevole gli stipendi dei parlamentari.
Nell'attuale clima politico e sociale, che regna non solo in Francia ma in tutta Europa, una simile decisione è inammissibile e ingiustificabile.
Noi siamo, innanzi tutto e in primo luogo, rappresentanti dei cittadini.
Come tali, le nostre priorità consistono nel promuovere i loro interessi e nel concretizzare le loro aspettative in ambito europeo, soprattutto rispetto ad una maggiore democrazia.
<P>
Ho deciso di astenermi, anziché votare contro la relazione, perché credo che adottare uno statuto unico dei deputati al Parlamento europeo equivalga a compiere un valido passo avanti verso un'Europa più unita, verso un destino realmente condiviso e verso il raggiungimento dell'uguaglianza per tutti.
<P>
Tuttavia, avrei preferito che l'obiettivo della parità di retribuzione, che questa relazione cerca di imporre dall'inizio alla fine, diventasse una priorità dei legislatori europei grazie all'adozione di uno stipendio europeo minimo, riferito soprattutto ai nostri concittadini.
<P>
<SPEAKER ID=101 NAME="Figueiredo (GUE/NGL)">
Approfittando del fatto che, in sede di Consiglio, la procedura per l'approvazione dello 'statuto dei deputati al Parlamento europeo?, in virtù del Trattato di Nizza, è passata dall'unanimità alla maggioranza qualificata, il Parlamento torna a insistere su una proposta contenente aspetti che ci trovano in disaccordo.
Ci opponiamo, tra l'altro, alla fissazione di un'indennità mensile uguale per tutti i parlamentari, indipendentemente dal paese che rappresentano.
<P>
I deputati al Parlamento europeo sono eletti in collegi elettorali.
Pertanto sono e devono continuare ad essere vincolati a tali collegi.
La creazione di un'indennità unica si inserisce in una concezione federalista del mandato di deputato al Parlamento europeo, che mira a trasformare l'attuale deputato nazionale al PE nel futuro 'deputato europeo?, visione da cui dissentiamo.
<P>
D'altro canto, come abbiamo sottolineato, le realtà sociali dei paesi dell'Unione europea sono molto differenti e rendono inevitabile, con l'applicazione di tale misura, la nascita di situazioni di profonda disuguaglianza e disparità tra la realtà salariale dei lavoratori e quella degli eletti e titolari di cariche pubbliche all'interno dei vari paesi, come nel caso del Portogallo, il che sarebbe del tutto incomprensibile.
Pertanto la retribuzione di un deputato al Parlamento europeo deve avere come riferimento quella dei deputati nazionali del paese di elezione.
<P>
Da qui il nostro voto contrario.
<P>
<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="FI" NAME="Iivari, Myller e Paasilinna (PSE)">
Ulpu Iivari, Reino Paasilinna e Riitta Myller, membri del Partito socialdemocratico finlandese, hanno votato a favore dello statuto dei deputati, perché a nostro parere è indispensabile che ce ne sia uno, ed esprimere voto contrario significherebbe mantenere in vigore il sistema attuale.
E' sempre stato nostro obiettivo poter disporre di un sistema di rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute.
<P>
Tuttavia, una condizione alla definitiva accettazione è che il compromesso che ha concesso alla Finlandia il diritto di tassare lo stipendio dei propri deputati al Parlamento europeo durante la Presidenza belga venga applicato allo statuto.
Ci auguriamo anche che il Parlamento sia disposto a negoziare con il Consiglio al fine di accantonare qualunque progetto in materia di immunità parlamentare, concetto che per il Consiglio è impossibile accettare.
<P>
<SPEAKER ID=103 LANGUAGE="EN" NAME="Inglewood (PPE-DE)">
Secondo noi conservatori britannici deputati al Parlamento europeo, lo statuto adottato, che non riscuote la nostra approvazione, non riceverà nemmeno quella del Consiglio.
Date le circostanze, Consiglio e Parlamento devono negoziare uno statuto che soddisfi le esigenze di entrambi.
Non dev'essere escluso alcun elemento dall'ambito di questi legittimi negoziati.
<P>
<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="NL" NAME="Maaten (ELDR)">
Il rimborso delle spese di viaggio dev'essere effettuato sulla base delle spese effettivamente sostenute e tutti i deputati devono ricevere lo stesso salario.
Non approvo molti dei punti che il Parlamento adotterà con la relazione Rothley sullo statuto dei deputati al Parlamento europeo, come la sua tardiva entrata in vigore nel 2009 e la subordinazione dei futuri colleghi provenienti dai paesi candidati.
Avrei anche voluto che la maggioranza del Parlamento mostrasse una maggiore disponibilità al compromesso.
Ora sarà molto difficile allineare tra loro i governi e i deputati al Parlamento europeo.
<P>
Il gruppo del Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori è tuttavia disposto a raggiungere compromessi, perché in ultima analisi le disposizioni statutarie devono essere formulate proprio per simili questioni.
Inoltre questa è l'ultima occasione, prima dell'allargamento, per disciplinare lo statuto dei deputati e dotarlo di un miglior regime per il rimborso delle spese di viaggio.
Dopo tutte queste considerazioni, ho quindi votato a favore della relazione Rothley perché non è accettabile lasciare le cose così come stanno.
<P>
<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick (Verts/ALE)">
Il Presidente Pat Cox, al momento dell'apertura della seduta odierna, ha comunicato che i deputati costretti a dirigersi alla volta di Bruxelles per partecipare ai lavori sulla Convenzione avrebbero potuto trasmettere una dichiarazione scritta sulle loro intenzioni di voto, nonostante la loro assenza in fase di votazione.
Segue perciò la mia dichiarazione.
<P>
Sono spiacente di non poter sostenere il progetto di statuto dei deputati nella forma in cui è stato approvato dal Parlamento il 3 giugno.
Avrei quindi votato contro l'odierna risoluzione legislativa e, come relatore ombra, ho raccomandato al mio gruppo di esprimersi in tal senso.
Non posso accettare che venga respinto l'emendamento del 'compromesso belga?, che avrebbe autorizzato un'imposta nazionale sul reddito sullo stipendio dei parlamentari europei, e deploro il mancato accoglimento di una forte dichiarazione su un sistema di spese rivisto e trasparente.
Nutro anche serie riserve sull'ampia portata delle disposizioni proposte in materia di immunità parlamentare.
<P>
<SPEAKER ID=106 LANGUAGE="EN" NAME="Miller (PSE)">
Il Partito laburista non può votare a favore della relazione Rothley sullo statuto dei deputati.
<P>
Dopo che ieri sono state approvate un'imposta a livello comunitario, un'indennità pari al 50 per cento del trattamento di base di un giudice alla Corte di giustizia, una data di applicazione successiva al 2004 e immunità inerenti al diritto primario, crediamo che la questione si sia spinta troppo oltre.
<P>
L'adozione di queste misure non farà che allontanare ulteriormente i deputati al Parlamento europeo dall'elettorato in un momento in cui cerchiamo di avvicinarci ai cittadini tramite la semplificazione e la chiarificazione delle nostre regole.
Questo statuto non verrà percepito come un passo in tale direzione.
<P>
Il Partito laburista accoglie la riforma del regime per il rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute ed ora si adopererà affinché venga attuata indipendentemente dallo statuto.
<P>
<SPEAKER ID=107 NAME="Ribeiro e Castro (UEN)">
In linea con la mia dichiarazione di voto di ieri, non potevo comportarmi in modo diverso in sede di votazione finale, dal momento che nutro riserve di fondo e di principio strettamente legate alla natura globale delle Istituzioni europee.
Per questo motivo ho votato di nuovo contro la relazione.
<P>
Vorrei comunque esprimere la mia sorpresa - ed il mio disaccordo - sul fatto che, col pretesto di stabilire un regime di parità tra tutti i deputati ed uno statuto unitario, si mantenga alla fine la possibilità di regimi separati e di situazioni differenziate che creano privilegi per taluni deputati.
Basti vedere, ad esempio, la possibilità per alcuni deputati che vengono rieletti di mantenere, almeno per un'altra legislatura, un regime salariale diverso.
Oltre ad essere un fatto assolutamente insostenibile nel quadro politico del nuovo statuto, ciò potrà portare ad una situazione molto negativa e completamente ingovernabile, in quanto rappresenterà una doppia discriminazione: da un lato, nei confronti dei colleghi di altri Stati membri, dall'altro nei confronti di altri deputati al Parlamento europeo eletti nello stesso Stato membro.
Non so cosa mi stupisce maggiormente: se il fatto che tale assurdità sia stata approvata o che la Commissione europea si sia dichiarata d'accordo ...
<P>
(Testo abbreviato conformemente all'articolo 137, paragrafo 1, del Regolamento)
<P>
<SPEAKER ID=108 LANGUAGE="FR" NAME="Ries (ELDR)">
No, questo statuto non è perfetto.
Sì, questo documento rappresenta solo un compromesso.
No, questo progetto non fornisce una risposta esauriente alla lunga battaglia combattuta nella quasi totalità degli ultimi cinque anni dal gruppo del Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori. Ciononostante, ho votato a favore: a favore della riforma, a favore del futuro, a favore dell'affermazione degli aspetti veramente europei del Parlamento.
<P>
La posta in gioco, infatti, è proprio questa: porre fine all'odissea nella quale ci siamo imbarcati nel 1979, alla ricerca di uno statuto comune, uno statuto con cui eliminare le disuguaglianze e le ingiustizie.
Diamine, come possiamo continuare a giustificare il fatto che lo stipendio dei deputati tedeschi e italiani è quattro volte superiore a quello dei loro colleghi spagnoli e portoghesi?
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Per questo mi congratulo con me stesso per l'accordo raggiunto sugli articoli 16 e 18.
Il primo stabilisce il principio della parità di retribuzione per tutti e il secondo conferma il caposaldo dell'imposta comunitaria.
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Per tutti i suddetti motivi, deploro il fatto che il Parlamento, ieri, non abbia fissato a chiare lettere i diritti e i doveri dei parlamentari.
Inoltre, non ha adottato nemmeno un sistema del tutto trasparente per il rimborso delle spese, in particolare delle spese di viaggio.
La revoca dell'efficace compromesso negoziato durante la Presidenza belga nell'ottobre 2001 è a sua volta un brutto segno.
Quel compromesso aveva concesso agli Stati membri il diritto di imporre un'imposta nazionale aggiuntiva, qualora fosse stata loro intenzione farlo.
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Sono tutte questioni molto controverse, che minacciano di rimandare l'adozione dello statuto dei deputati alle calende greche.
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<SPEAKER ID=109 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus (PPE-DE)">
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(SV) Dopo la presentazione del parere della Commissione, a seguito della votazione di ieri in plenaria, oggi ho votato contro la relazione del Parlamento europeo su un nuovo statuto dei deputati europei.
Ciò nondimeno, la proposta è stata approvata con 323 voti a favore, 167 voti contrari e 39 astensioni.
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In assenza di un sistema di indennità di viaggio calcolate sulla base dei costi effettivamente sostenuti, che sostituisca l'attuale sistema di indennità forfettarie, il nuovo statuto non garantisce una maggiore trasparenza.
In data 29 maggio 2003, l'Ufficio di presidenza del Parlamento ha sì deciso di esaminare le modalità di definizione di un nuovo sistema di indennità di viaggio, tuttavia ciò non risolve il problema.
La disposizione secondo cui tale indennità deve calcolarsi sulla base dei costi effettivamente sostenuti dovrebbe entrare in vigore automaticamente nel momento in cui si adotta un nuovo statuto dei deputati.
<P>
Il nuovo statuto dei deputati deve garantire equità, trasparenza ed efficacia.
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A mio avviso, l'ammontare delle retribuzioni dei parlamentari europei dovrebbe anche in futuro essere fissato in conformità a quello dei parlamentari nazionali.
Inoltre, poiché gli europarlamentari vivono negli Stati membri che sono deputati a rappresentare, l'imposizione fiscale dovrebbe continuare ad essere stabilita a livello nazionale, in modo che si tenga conto delle differenze del costo della vita e dei sistemi di previdenza sociale esistenti nei singoli paesi.
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<SPEAKER ID=110 LANGUAGE="SV" NAME="Schmid, Herman (GUE/NGL)">
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(SV) Non ho preso parte alla votazione, poiché ritengo assurdo che siamo noi stessi a decidere delle nostre retribuzioni e delle altre indennità finanziarie.
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<SPEAKER ID=112 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer (Verts/ALE).">
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Turmes.
Ritengo che sia un'ottima relazione e vorrei rinnovare i miei complimenti al relatore.
Senza il suo impegno questo documento non sarebbe stato altrettanto eccellente.
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Il maggior risultato ottenuto dalla relazione è l'introduzione dell'etichettatura energetica, che in futuro permetterà ai consumatori di sapere da dove proviene l'elettricità di cui usufruiscono e come viene prodotta, nonché di essere finalmente in grado di decidere se vogliono acquistare energia nucleare o energia generata da fonti rinnovabili.
In questo modo, inoltre, si offre ai consumatori la possibilità di prendere parte a decisioni di politica ambientale, e questo è un risultato importantissimo.
Infatti sappiamo che solo la libertà di scelta crea cittadini responsabili in grado di formulare giudizi maturi e, viceversa, questi cittadini responsabili vogliono poter godere di libertà di scelta per partecipare al processo decisionale.
Spero che sia effettivamente possibile attuare un obiettivo simile negli Stati membri in modo che i consumatori possano davvero cogliere questa occasione.
<P>
Per il resto, sono ovviamente molto soddisfatta che si sia infine trovato il modo di garantire che anche all'energia nucleare si applichino le regole di concorrenza.
Era ora che l'energia atomica venisse finalmente privata dei propri privilegi.
In un mercato interno liberalizzato sarebbe impensabile che l'energia nucleare godesse di uno status speciale e non fosse sottoposta alle regole di concorrenza.
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<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer (GUE/NGL)">
Per un secolo la generazione e la distribuzione di energia elettrica sono state perlopiù escluse dal commercio.
Non si tratta di un prodotto che si è liberi di scegliere se comprare o meno.
Ogni famiglia ha bisogno di elettricità e nessuno può correre il rischio di non poterne disporre.
La distribuzione avviene lungo cavi posti al di sotto del suolo pubblico.
Anche i servizi pubblici, come gli ospedali, le scuole e i tram, usano molta energia elettrica.
Tutto ciò non può essere affidato ad un'impresa il cui obiettivo principale è il profitto; è meglio che se ne occupino monopoli pubblici regionali o locali, a patto che questi siano sottoposti ad un controllo democratico da parte di un organo parlamentare eletto a tutela degli interessi dell'ambiente e dei consumatori.
Nei Paesi Bassi contiamo ora su una vasta esperienza nel trasferimento della fornitura di energia elettrica al settore privato.
Gli investimenti orientati verso la produzione in scala ridotta di energia elettrica nel rispetto dell'ambiente non sono stati tenuti in considerazione oppure sono stati esclusi a favore dell'importazione di energia nucleare.
Ora l'unica cosa che conta è che l'energia elettrica possa essere prodotta o acquistata al minor prezzo possibile.
I consumatori possono acquistare energia verde da un produttore diverso rispetto al fornitore regionale abituale, ma in genere il pagamento di questo servizio porta ad una situazione caotica.
Sostengo il relatore, onorevole Turmes, per il tentativo compiuto al fine di contrastare le false informazioni sull'energia verde e sul denaro utilizzato in maniera impropria per porre fine all'uso di energia nucleare, ma questo non basta.
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<SPEAKER ID=115 NAME="Figueiredo (GUE/NGL)">
Ancora una volta, la maggioranza dei deputati al Parlamento europeo si schiera a favore di una completa liberalizzazione del settore del gas naturale, facendo proprie le posizioni difese dall'UNICE in merito a questo obiettivo della cosiddetta 'strategia di Lisbona?.
<P>
Per citare un esempio, la proposta del Parlamento relativa al ruolo delle autorità nazionali di regolamentazione (ANR) e ad un'autorità europea di regolamentazione (AER), il cui compito sia quello di portare a compimento il mercato interno e garantire la concorrenza, evidenzia l'obiettivo di trasferire ad autorità cosiddette 'indipendenti? tutta una serie di competenze che dovrebbero essere esercitate dalle istituzioni nazionali democraticamente elette.
In altri termini, per il Parlamento europeo, il ruolo di regolamentazione non compete agli Stati nazionali, bensì è da attribuirsi alle cosiddette autorità di regolamentazione (AR) ed alla Commissione europea.
Tale intenzione è tanto sfacciata da incontrare resistenze da parte del Consiglio.
<P>
In linea di principio, assistiamo al tentativo di imporre norme sulla concorrenza in tutti i settori che costituiscono il servizio pubblico, incentivando le privatizzazioni, mettendo a rischio la sicurezza dell'approvvigionamento, le capacità di investimento e la parità di accesso, al prezzo migliore, ad un servizio di qualità nonché facendo regredire i diritti dei lavoratori delle imprese che operano nei settori in questione.
<P>
A ciò si deve la proposta di reiezione della posizione comune da parte del nostro gruppo parlamentare, la quale, in maniera piuttosto significativa, è stata respinta dalla maggioranza dei deputati al Parlamento europeo, compresi quelli dei partiti portoghesi PS, PSD e CDS-PP.
<P>
<SPEAKER ID=117 NAME="Figueiredo (GUE/NGL)">
La liberalizzazione del settore dell'elettricità costituisce un altro degli obiettivi della 'strategia di Lisbona?.
Analogamente a quanto avvenuto per il settore del gas, il Parlamento europeo si è fatto portavoce degli interessi della confederazione delle industrie della Comunità europea, l'UNICE.
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L'energia rappresenta un settore strategico fondamentale per la sovranità di ciascuno Stato.
Tale garanzia è messa in pericolo dall'attuale liberalizzazione.
Fra qualche anno, come afferma lo stesso relatore, nell'Unione europea il settore dell'elettricità sarà dominato da non più di cinque o otto imprese, naturalmente dei paesi maggiormente sviluppati dal punto di vista economico.
<P>
Assistiamo al tentativo di imporre norme sulla concorrenza e di incentivare le privatizzazioni, mettendo a rischio la sicurezza dell'approvvigionamento, le capacità di investimento e la parità di accesso, ai prezzi migliori, ad un servizio di qualità nonché facendo regredire i diritti dei lavoratori delle imprese che operano nei settori in questione.
<P>
A ciò si deve la presentazione da parte del nostro gruppo parlamentare di una proposta di reiezione della posizione comune e di diversi emendamenti intesi a minimizzare taluni aspetti negativi della presente raccomandazione, in particolare per quanto riguarda la garanzia del rispetto degli obblighi di servizio pubblico, dell'ambiente, della specificità delle regioni ultraperiferiche, della tutela dei consumatori a fini domestici e dei piccoli consumatori in generale.
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Appare significativo che la maggioranza dei deputati del Parlamento europeo, ivi compresi i parlamentari dei partiti portoghesi PS, PSD e CDS-PP, abbia respinto tale proposta di reiezione.
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<SPEAKER ID=118 NAME="Moreira da Silva (PPE-DE)">
Fra gli emendamenti presentati, taluni indicano che l'aumento della capacità installata di energia nucleare in Europa appare indispensabile ai fini del rispetto del Protocollo di Kyoto.
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Tale argomentazione manca di razionalità e di obiettività.
Tutti i dati indicano il contrario.
Fra il 1990 e il 1999, l'Unione europea ha già ridotto del 4 per cento le proprie emissioni di gas ad effetto serra e potrà adempiere all'impegno di un'ulteriore riduzione del 4 per cento entro il 2012 mediante provvedimenti a basso costo.
Secondo i dati della Commissione europea, è possibile ottemperare al Protocollo di Kyoto con l'attuazione di misure di costo inferiore a venti euro per tonnellata di CO2.
La promozione dell'energia nucleare non figura fra i provvedimenti proposti dalla Commissione europea (programma europeo per i cambiamenti climatici e direttiva quadro sul commercio di emissioni).
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<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="FR" NAME="Ferreira (PSE)">
Diversamente dal mio gruppo politico, ho votato a favore degli emendamenti al blocco 3.
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Pensavo che fosse fondamentale sostenere l'emendamento n. 1, poiché introduce un riferimento al principio di precauzione.
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Pur capendo il desiderio del relatore di portare a conclusione questo iter legislativo dopo la seconda lettura (e desidero sottolineare il duro lavoro svolto e la sua grande apertura mentale), non posso votare contro il riferimento al principio di precauzione.
Ritengo che si tratti di un principio essenziale e indispensabile per un dibattito così delicato, e ancora lontano da una soluzione, quale quello sugli organismi geneticamente modificati.
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Il Consiglio si è rifiutato di inserire integralmente questo riferimento al principio di precauzione nella sua posizione comune, facendone menzione nell'introduzione.
Questa è la decisione del Consiglio ed io la rispetto, anche se sono del parere che il Parlamento europeo non debba adottare la datata posizione del Consiglio sul riferimento al principio di precauzione, che è comunque contemplato dalla legislazione comunitaria.
La sua reiezione conferisce agli OGM uno status privilegiato e stabilisce un precedente di cui altri settori occupazionali si potrebbero servire per contestare proposte e orientamenti politici in futuro.
Negando questo principio si compie un passo indietro, che viene però presentato con le sembianze di un progresso.
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<SPEAKER ID=121 NAME="Figueiredo (GUE/NGL)">
Siamo consapevoli che il presente regolamento, insieme ad altri, quali il regolamento relativo alla tracciabilità e all'etichettatura, costituisce un passo verso l'abolizione della moratoria in materia di OGM.
Appaiono sempre più evidenti le pressioni esercitate dagli Stati Uniti, come dimostra il recente reclamo che hanno presentato all'OMC contro l'Unione europea, e dalle grandi multinazionali nel settore delle biotecnologie, che mirano alla soppressione della moratoria ed a promuovere il libero scambio di OGM.
<P>
Tuttavia, le proposte contenute nella presente relazione, non diversamente da quelle discusse in prima lettura, apportano significativi miglioramenti al testo.
Un accordo in questo ambito può essere importante per accelerare il processo di ratifica del protocollo di Cartagena relativo alla biosicurezza ed alla biodiversità.
<P>
Inoltre, le proposte sono intese a garantire che le importazioni di OGM non possano avere luogo senza la previa autorizzazione, per iscritto, del paese importatore e che non si possano siglare accordi ed intese che implichino un livello di protezione inferiore a quello previsto dall'attuale regolamento e dallo stesso protocollo.
Tali proposte prevedono altresì l'obbligo per l'esportatore di conformarsi alle normative nazionali e garantiscono il diritto del pubblico ad essere informato, pertanto meritano il nostro appoggio.
<P>
Come indicato nella relazione, occorre tenere conto, dato il possibile impatto degli OGM, del principio di precauzione, evitando che sia posto in secondo piano rispetto a considerazioni di natura commerciale.
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<SPEAKER ID=122 NAME="Moreira da Silva (PPE-DE)">
Di fronte all'assenza di norme severe ed integrate in materia di organismi geneticamente modificati (OGM), atte a fornire garanzie ai consumatori e all'industria, le procedure per la concessione di autorizzazioni alla commercializzazione nell'ambito dell'Unione europea sono sospese ormai da tre anni.
<P>
Accolgo con favore la normativa relativa alla tracciabilità ed etichettatura degli OGM, poiché consente di registrare e monitorare i movimenti di OGM sul mercato e quelli degli alimenti destinati al consumo umano ed animale prodotti con OGM.
In tal modo si lascia al consumatore la possibilità di operare una scelta e si agevola la procedura di ritiro di un prodotto, qualora lo si ritenga necessario.
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<SPEAKER ID=123 NAME="Ribeiro e Castro (UEN)">
Come è noto, l'obiettivo principale del protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, approvato il 29 gennaio 2000, consiste nel garantire un livello adeguato di protezione nel trasferimento, il trattamento e l'impiego sicuri di organismi geneticamente modificati (OGM) prodotti grazie alle moderne biotecnologie, prevenendo i possibili effetti nocivi sulla preservazione e sullo sfruttamento sostenibile della biodiversità nonché i rischi per la salute umana, in particolare mediante il controllo dei movimenti transfrontalieri.
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In linea con la posizione del governo portoghese, ritengo pertanto indispensabile che, senza ulteriore indugio, si disciplini la materia in ambito europeo, al fine di garantire quello che è l'interesse primordiale, ossia un elevato livello di protezione per i consumatori.
Pertanto ho accolto con favore l'adozione della posizione comune da parte del Consiglio, con l'avvicinamento di posizioni che ha consentito di evitare l'ulteriore ricorso alla procedura di conciliazione, e soprattutto attendo la prossima entrata in vigore di una normativa chiara, tecnicamente sicura e atta a collocare l'Unione europea in una posizione differente rispetto a quella sfociata, a causa della dispersione normativa, nella moratoria anti-OGM che ha spinto gli Stati Uniti a presentare reclamo presso l'Organizzazione mondiale del commercio.
<P>
<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos (GUE/NGL)">
Ho votato a favore perché, dopo il naufragio della Prestige al largo della costa spagnola e l'enorme disastro ecologico che ne è seguito, è indispensabile difendersi dalle petroliere monoscafo, istituendo subito un calendario per il loro ritiro dalla circolazione.
I governi dei Quindici devono sostenere queste misure e ignorare le pressioni esercitate da quegli armatori che, nel loro interesse, si oppongono ad un indispensabile regolamento per la protezione dei mari e delle zone costiere.
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<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu (NI)">
<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="EL" NAME="Hatzidakis (PPE-DE)">
Avevamo deciso di astenerci dalla votazione finale sulla relazione Piecyk.
Tuttavia, ci rendiamo conto che il ritiro dalla circolazione delle petroliere monoscafo mira a proteggere l'ambiente impedendo che si verifichino altri tragici incidenti in mare.
Siamo certamente favorevoli a questo obiettivo, come abbiamo dimostrato votando a favore di tutte le relazioni che sono state elaborate in precedenza sull'argomento.
<P>
Questi accordi finali, però, sembrano scaturire dalla reazione politica a caldo al naufragio della Prestige.
Si spiega così anche la marcata intenzione dell'Unione europea di procedere questa volta indipendentemente dall'OMI, mentre è risaputo che per la navigazione, che travalica i confini europei, sono preferibili le soluzioni di respiro internazionale, soprattutto alla luce del fatto che il precedente calendario per il ritiro dalla circolazione delle petroliere monoscafo non è ancora entrato in vigore.
Riteniamo quindi che non si siano tenute in seria considerazione le conseguenze che avranno questi accordi sulla competitività economica.
Più nello specifico, il trasporto marittimo greco viene duramente colpito, a danno dei lavoratori impiegati nell'industria del settore.
<P>
Astenendoci esprimiamo il nostro profondo scetticismo sulla posizione del Consiglio dei ministri e, fatto ancor più importante, della Presidenza greca, che dovrebbe occuparsi della questione più a sangue freddo, soprattutto perché noi greci abbiamo più esperienza in questo campo e la nostra economia risente in misura maggiore delle conseguenze di simili accordi.
<P>
<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="EN" NAME="Hudghton (Verts/ALE)">
Accolgo con favore l'iniziativa del Parlamento, finalizzata ad accelerare l'introduzione delle petroliere a doppio scafo.
Le misure contenute nella relazione sono importanti sia per il rafforzamento della sicurezza marittima che per la prevenzione di disastri ambientali come quelli subiti di recente dalle coste della Galizia.
<P>
La mia circoscrizione elettorale, la Scozia, è lambita dalle acque comunitarie più pericolose, che hanno purtroppo subito gli effetti ambientali delle petroliere i cui carichi si sono riversati in mare.
Gli abitanti delle Shetland e della Scozia, che hanno vissuto un'esperienza analoga nel 1993, quando la Braer è naufragata al largo delle coste scozzesi, hanno espresso solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite nei loro stessi mezzi di sussistenza dal disastro della Prestige.
Subito dopo la catastrofe dello scorso anno, abbiamo chiesto perché non si fossero apparentemente tratte lezioni dall'esperienza vissuta dalla Scozia dieci anni prima.
<P>
E' per questo motivo che accolgo con particolare favore l'obiettivo del Parlamento, volto a trovare un rapido accordo con il Consiglio per evitare che altre comunità costiere subiscano lo stesso destino di cui sono state vittime la Galizia e le Shetland; mi auguro inoltre che gli Stati membri concedano a questa legislazione la priorità che merita.
<P>
<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas (GUE/NGL)">
La sicurezza delle navi, degli equipaggi e dell'ambiente è una questione che non può essere efficacemente affrontata con misure frammentarie, per quanto importanti esse siano, come il requisito obbligatorio del doppio scafo per le petroliere che fanno scalo nei porti comunitari.
<P>
Una vera politica di sicurezza deve combattere l'inaffidabilità degli armatori, applicare efficaci misure per il rispetto delle norme, adeguare le condizioni operative agli elevati requisiti odierni, nonché contribuire al miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei membri degli equipaggi, tutelandone i diritti e attribuendo ai loro sindacati il potere di intervenire in maniera decisiva.
<P>
Qualsiasi accordo dev'essere stipulato nel quadro dell'OMI e dell'OIL, che dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale nell'ambito dei trasporti marittimi internazionali, senza accettare la filosofia del compromesso con gli interessi di questo settore.
Un tipico esempio dell'asservimento a tali interessi a spese dell'ambiente è costituito dai lunghi periodi transitori concessi senza effettive giustificazioni per la sicurezza dell'approvvigionamento, e dall'esenzione del requisito del doppio scafo per le navi con stazza superiore alle 500-600 tonnellate.
<P>
L'Unione europea tratta l'inaffidabilità degli armatori nel migliore dei modi.
Ne è un esempio l'ormai quasi inesistente industria della riparazione navale in Grecia, paese dotato di una delle maggiori flotte al mondo.
<P>
Si potranno ottenere risultati positivi contro questa politica solo con una lotta decisa da parte dei lavoratori, dei marinai e delle regioni interessate, soprattutto di quelle costiere.
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<SPEAKER ID=130 NAME="Ribeiro e Castro (UEN)">
Non mancano argomentazioni di una certa rilevanza che giustifichino e perfino impongano l'adozione graduale di provvedimenti sempre più severi in materia di sicurezza della navigazione marittima.
<P>
Con le due gravi catastrofi dell'Erika e della Prestige, verificatisi in un brevissimo arco di tempo, e la conseguente necessità di far fronte alla varietà e gravità delle loro ripercussioni, tutti si sono resi conto dell'esigenza di prendere urgentemente decisioni in merito.
Siamo ormai tutti consapevoli delle condizioni intollerabili in cui continuano a navigare molte imbarcazioni che trasportano carichi pericolosi ed altamente inquinanti.
La presente nuova proposta appare pertanto particolarmente opportuna, in quanto va nella direzione dell'obbligo del doppio scafo, di cui tanto si è parlato.
<P>
Inoltre, come si evince dallo studio della Commissione europea, la rapida eliminazione delle navi motoscafo, così come viene proposta, non comporterà una riduzione sostanziale delle capacità per il petrolio. Come riferito dal relatore, la costruzione di nuove imbarcazioni potrà persino andare a beneficio della capacità e del riconoscimento internazionale della cantieristica europea.
<P>
Desidero altresì unirmi al relatore quando afferma che è indispensabile estendere l'applicazione delle soluzioni proposte dalla Commissione europea nell'ambito dell'Organizzazione marittima internazionale, promuovendo con grande fermezza i necessari negoziati.
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Ho pertanto espresso voto favorevole.
<P>
<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="FR" NAME="Souchet (NI)">
Alla buon'ora!
<P>
E' dal dicembre del 1999, dal disastro dell'Erika e dalle sue drammatiche conseguenze economiche, sociali e ambientali, che sappiamo che il ritiro dalla circolazione delle petroliere monoscafo era un'inevitabile quanto urgente priorità.
<P>
Subito dopo l'incidente dell'Erika, avevo chiesto di introdurre un calendario per la rottamazione di tutte le petroliere monoscafo entro il 2010.
All'epoca mi era stato detto che questo era impossibile.
Tutt'a un tratto, però, a seguito del disastro della Prestige, la cosa è diventata fattibile...
<P>
Per essere efficace, comunque, tale misura non dev'essere confinata all'Unione europea, anzi, l'Organizzazione marittima internazionale deve intervenire introducendola nel diritto internazionale.
Gli Stati membri maggiormente esposti alla minaccia delle catastrofi ecologiche, soprattutto la Francia, d'ora in poi devono compiere ogni sforzo possibile per raggiungere questo obiettivo.
Non devono esitare neppure a esercitare pressioni unilaterali, come Francia e Spagna avevano fatto tanto accortamente a Malaga.
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<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="FR" NAME="Vachetta (GUE/NGL)">
Condivido l'interesse del relatore per il miglioramento delle flotte che trasportano carichi pericolosi.
Secondo le cifre fornite dalla Commissione, sono più di 4 000 le navi che vengono definite pericolose.
Dobbiamo costringere gli armatori a ritirare urgentemente dalla circolazione queste carrette del mare e obbligarli ad attenersi a codici di buone pratiche più severi sia dal punto di vista tecnico che sociale.
<P>
Tuttavia, alla luce dei recenti naufragi dell'Erika e della Prestige, penso che l'Unione europea sia ancora troppo restia ad intraprendere l'inevitabile battaglia per la sicurezza marittima.
I tempi d'attesa proposti sono ancora insoddisfacenti: il limite di età per il buono stato di navigazione di petroliere come la Prestige (categoria 1) è stato fissato a 23 anni a partire dal 2005; per le navi di categoria 2 e 3 (costruite principalmente tra il 1982 e il 1986), il limite di età è di 28 anni a partire dal 2010.
Anche in presenza di questi provvedimenti il rischio ecologico non viene del tutto eliminato.
Sarebbe stato meglio impedire la navigazione a tutte le navi pericolose riorientando con una politica pubblica i cantieri navali verso la costruzione e lo sviluppo di navi nuove e moderne.
L'Unione europea dev'essere dotata di nuovi strumenti per lottare contro il lassismo del sistema e, soprattutto, gli Stati membri devono impegnarsi seriamente ad applicare la legislazione in vigore.
Questo è il requisito minimo per impedire che tutte le restrizioni continuino a mantenere la parvenza di un elenco di intenzioni.
<P>
<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="EN" NAME="Stihler (PSE).">
Signor Presidente, vorrei intervenire sia sulla relazione Hudghton che sulla relazione Stevenson.
<P>
La posizione adottata dal Partito laburista sulla relazione Hudghton riguarda il sostegno politico che intendiamo fornire ai consigli consultivi regionali, alla sussidiarietà e alla portata di alcune misure di gestione decentralizzata.
<P>
Riguardo alla relazione Stevenson - ex relazione Ó Neachtain - sulle acque occidentali relative all'Irish Box, la posizione è stata adottata sulle zone di conservazione relative ad una sensibile area di riproduzione, nonché in linea con un duraturo sostegno regionale a favore dell'Irish Box.
L'emendamento n. 20, che proroga effettivamente di dieci anni l'Irish Box, è una fondamentale misura di conservazione e quindi la sosteniamo.
Ecco perché sono lieto che l'emendamento n. 20 sia stato adottato a così vasta maggioranza oggi.
Poiché l'emendamento n. 20 è stato adottato, tutti gli altri decadono, permettendoci di sostenere la relazione, come modificata.
<P>
<SPEAKER ID=136 NAME="Figueiredo (GUE/NGL)">
La protezione del novellame costituisce una priorità allo scopo di garantire la conservazione delle risorse alieutiche e la loro sostenibilità nel lungo periodo.
Pertanto, il miglioramento delle misure tecniche per la cattura deve essere considerata una componente essenziale della politica comune per la pesca, come pure la loro integrazione con gli altri strumenti previsti per il settore ittico.
<P>
Concordiamo dunque con le proposte del relatore, in particolare quando afferma che, poiché i pescatori sono le parti interessate dalle presenti misure e coloro che conoscono meglio la materia, dovrebbero essere pienamente associati al processo di definizione delle misure stesse.
<P>
D'altro canto, ci siamo sempre espressi a favore di un rafforzamento del dialogo sociale con il settore, come testimoniamo le proposte contenute nel parere da noi stilato nell'ambito della procedura di bilancio per il 2003.
Tuttavia, continuiamo a ritenere che i consigli consultivi regionali probabilmente non costituiscono lo strumento più adeguato al fine di garantire tale partecipazione.
Sarebbe piuttosto necessario un reale decentramento della politica comune per la pesca.
<P>
Concordiamo con il relatore quando afferma che gli errori tecnici che hanno contraddistinto la redazione della presente proposta della Commissione, e segnatamente un regolamento di consolidamento della normativa comprendente aspetti estremamente tecnici e delicati, fanno sorgere interrogativi in merito alla competenza tecnica della Commissione in materia ed accrescono il grado di sfiducia dei pescatori nei confronti della stessa Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=137 NAME="Ribeiro e Castro (UEN)">
La presente proposta della Commissione europea è di particolare importanza poiché è intesa a consolidare regolamenti già esistenti nonché, in parte, ad introdurre nuovi provvedimenti, con particolare riferimento al merluzzo bianco e al nasello.
<P>
Ritengo che si sia agito correttamente autorizzando, per mezzo del regolamento tecnico in vigore, gli Stati membri, in talune circostanze, a prendere provvedimenti di urgenza per le proprie flotte, a condizione di non introdurre norme meno rigorose di quelle previste dal diritto comunitario.
Mi associo al relatore nel deplorare che tali disposizioni non siano mantenute nella presente proposta.
Inoltre sostengo il relatore nell'auspicio che tale omissione, così come l'assenza di qualsiasi riferimento ai consigli consultivi regionali (CCR), siano rapidamente rettificate da parte della Commissione.
La Commissione deve comprendere che è possibile rendere il settore della pesca sostenibile ed efficiente soltanto con la fiducia e la collaborazione dei pescatori, tenendo quindi conto del punto di vista degli interessati.
Tale omissione contrasta, del resto, con quanto promesso ai pescatori dal Commissario Fischler in occasione di un discorso tenuto a Londra, in cui egli li esortava a 'partecipare assicurandosi di svolgere un ruolo di attori a pieno titolo nel processo di gestione della pesca?.
<P>
Ritengo che avremmo ottenuto un risultato ancora migliore se in plenaria fosse stato approvato un maggior numero di emendamenti. Tuttavia, per i motivi cui ho brevemente fatto riferimento, ho votato a favore del documento finale.
<P>
<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna (Verts/ALE).">
Signor Presidente, sono molto deluso che sia stato adottato l'emendamento n. 20 alla relazione originale Ó Neachtain/Stevenson.
Si tratta di un emendamento irresponsabile perché mira a mantenere in vigore, per un periodo di dieci anni, il regolamento (CE) n. 2847/93 e il regolamento (CE) n.
685/95. Conosciamo tutti il problema dell'Irish Box e sappiamo quanto sia delicata la questione degli stock.
E' assolutamente inammissibile che il Parlamento voti per mantenere la situazione inalterata per dieci anni.
Che cosa rimarrà ai pescatori irlandesi?
Oggi gli irlandesi presenti in Aula affermano che si tratta di una grande vittoria perché gli spagnoli sono rimasti esclusi!
Non è affatto una grande vittoria per i pescatori irlandesi, perché non ci saranno pesci da prendere!
<P>
Da un punto di vista ecologico, è estremamente difficile accettare il nazionalistico approccio del Parlamento nei confronti della pesca.
Dobbiamo valutare lo stato degli stock e cosa fare per i pescatori.
Dobbiamo avvalerci anche di pareri scientifici e non sentire solo i pescatori, che hanno una visione molto limitata della situazione, giacché non riescono a vedere oltre il loro naso.
E' necessario garantire la protezione degli stock e, in caso di crisi, fare in modo che vengano adottate misure per ridurre lo sforzo di pesca.
<P>
Quello che abbiamo fatto oggi è deplorevole.
La relazione presentata dall'onorevole Ó Neachtain in sede di commissione era ottima, ma, purtroppo, è stata bocciata per una manciata di voti perché i deputati spagnoli hanno votato in base ai propri interessi, come gli irlandesi, del resto.
Si era tuttavia raggiunto un buon compromesso e non riesco a capire perché l'onorevole Ó Neachtain non abbia semplicemente ripresentato le proposte avanzate in commissione, consentendo loro di essere approvate.
La stragrande maggioranza del Parlamento avrebbe sostenuto quella posizione perché si trattava di un compromesso molto equo e ragionevole.
<P>
Ci troviamo in una situazione che lancia un segnale molto negativo dal punto di vista dell'ecologia e della pesca sostenibile.
La situazione dell'Irish Box resterà invariata per dieci anni, nonostante la crisi in corso sia nota.
Il Parlamento deve prendere sul serio le proprie responsabilità sulla protezione degli stock ittici, anziché difendere semplicemente egoistici interessi nazionali di base.
E' arrivato il momento di rendersi conto che gli stock ittici vanno protetti.
Anche il Consiglio e la Commissione devono convincersi che è ora di cercare di preservare gli stock, e non soltanto l'industria, che non avrà nulla da pescare in futuro, se non si rende conto del fatto che il problema esiste.
<P>
<SPEAKER ID=140 LANGUAGE="ES" NAME="Nogueira Román (Verts/ALE).">
Signor Presidente, sulla questione della pesca in Parlamento vi è la continua tendenza a confondere i privilegi con la conservazione.
Sono d'accordo sul fatto che debbano esistere zone caratterizzate da speciali misure di conservazione, tra cui l'interruzione delle attività di pesca per molti anni, ma questo tipo di conservazione non ha nulla a che vedere col fatto che in determinate zone vi sono Stati dotati del privilegio di pescare ed altri al quale questo diritto viene negato.
<P>
In questo senso, il caso dell'Irish Box, ad esempio, come quello di altre zone e acque comunitarie europee, ovvero continentali, non è identico a quello delle Azzorre.
<P>
Il problema delle Azzorre è che sono prive di una piattaforma continentale per cui occorre concedere un privilegio a queste isole in modo che possano sopravvivere mediante la pesca.
<P>
Nel caso dell'Irish Box e di altre zone si tratta di un privilegio che è stato concesso a vari Stati in violazione del diritto comunitario.
In questo senso si è approfittato della confusione per ottenere un voto il cui risultato mi sembra profondamente sbagliato.
<P>
<SPEAKER ID=141 NAME="Figueiredo (GUE/NGL)">
Era indispensabile inviare un segnale inequivocabile alla Presidenza del Consiglio, poiché la proposta di compromesso, appoggiata dalla Commissione e promossa dalla Spagna, intesa a creare un'unica zona atlantica per la gestione delle attività della pesca, abolendo l'attuale suddivisione in zone di conservazione, non solo non è utile ai fini dell'adozione di una politica sostenibile nel settore ittico, ma avrebbe altresì effetti nefasti, in particolare per il Portogallo, sulle attuali misure di conservazione come pure, in ambito socioeconomico, per la flotta e per le regioni dipendenti dal settore.
<P>
Abbiamo pertanto contribuito all'approvazione dell'emendamento n. 20 alla presente relazione, da noi difeso in quanto prevede il mantenimento dei regolamenti attuali per un periodo di dieci anni, in seguito al quale si opererà una nuova valutazione di tale regime.
<P>
Desideriamo ricordare come, sebbene tutte i rimanenti emendamenti proposti al regolamento siano decaduti, la commissione per la pesca abbia approvato la nostra proposta in merito all'estensione a 200 miglia dei limiti di accesso alla zona economica esclusiva delle Azzorre e di Madeira.
Al momento delle trattative per giungere ad un compromesso, il Consiglio non potrà non tenere debito conto di tale proposta.
<P>
<SPEAKER ID=142 LANGUAGE="EN" NAME="Nicholson (PPE-DE)">
Le proposte in esame ci coinvolgono e ci riguardano in ben più di un senso.
Non penso che la Commissione possa dire, da un lato, che dobbiamo consentire l'accesso all'Irish Box e, dall'altro, predicare la conservazione e la protezione degli stock in altre aree.
Ritengo che la Commissione abbia perso il controllo della politica comune della pesca e stia semplicemente diventando il leccapiedi del governo della Spagna e dell'industria del settore spagnola.
<P>
Non si possono tenere contemporaneamente i piedi in due scarpe, per quanto ci si accanisca nel tentativo di riuscirci.
Molti di quelli che, come me, sono stati membri leali della commissione per la pesca del Parlamento europeo per molti anni, si sono visti messi da parte per ragioni di convenienza.
Vi dico chiaramente che così non funzionerà, che questo metodo non riuscirà ad avere la meglio e alla fine naufragherà.
<P>
<SPEAKER ID=143 NAME="Ribeiro e Castro (UEN)">
L'approvazione a larghissima maggioranza dell'emendamento n.
20 costituisce un momento decisivo poiché lancia un segnale chiaro da parte del Parlamento europeo riguardo al rispetto di principi fondamentali e accordi vigenti, precedentemente stabiliti, e respinge con vigore oscure manovre politiche, ingannevolmente celate dietro astuzie di natura giuridica e chiaramente fondate su erronee supposizioni, intese unicamente a servire gli interessi di uno Stato membro, la Spagna, e tali da pregiudicare manifestamente la conservazione delle risorse ittiche in zone particolarmente vulnerabili delle coste europee.
Sarebbe d'altronde del tutto inaccettabile che, tramite una revisione del regolamento, si compromettessero l'impegno e l'attenzione dedicati alla preservazione delle risorse nelle summenzionate zone vulnerabili da parte di taluni Stati membri, segnatamente Portogallo e Irlanda.
Ciò renderebbe incomprensibili le restrizioni imposte da lunga data ai pescatori di questi paesi e, paradossalmente, spianerebbe la strada a una nuova dilapidazione delle risorse ittiche.
<P>
Ribadisco altresì il mio pieno sostegno agli emendamenti nn. 8 e 13, che offrono una risposta adeguata ai problemi specifici del mare delle Azzorre, tutelando la specificità dell'arcipelago nonché l'interesse generale europeo.
Tuttavia, non è più stato necessario votarli.
<P>
Auspico che la Commissione e il Consiglio sappiano cogliere il segnale chiarissimo inviato dal Parlamento, accogliendolo nella sostanza e rispettando altresì l'opinione espressa da quanti sono stati eletti dai cittadini europei.
<P>
<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="NL" NAME="van Dam (EDD)">
Dopo l'adesione di Spagna e Portogallo all'Unione europea, nel 1995 è stato fissato un periodo di sette anni nel quale alle flotte di questi due paesi era negato l'accesso, ad esempio, al Mare del Nord e all'Irish Box.
Lo scorso dicembre queste misure restrittive sono scadute.
Con questa relazione la Commissione propone un nuovo regolamento per disciplinare l'accesso dei pescherecci spagnoli, ad esempio, all'Irish Box.
<P>
Il tentativo della Commissione di eliminare le discriminazioni esistenti tra le flotte dei vari Stati membri è encomiabile, ma sono gli stock ittici a rimetterci.
<P>
Al momento dell'adesione di Spagna e Portogallo era impossibile prevedere a quali disastrosi cambiamenti sarebbero stati soggetti gli stock ittici.
Dal 1996 le opportunità di pesca nell'area in questione hanno subito un brusco calo.
La Commissione stessa - vi prego di notare - è del parere che il livello massimo dello sforzo di pesca in queste zone debba essere urgentemente rivisto o ridotto.
<P>
Tutto ciò è illogico.
Offrire pari opportunità di pesca a tutti gli Stati membri è un buon punto di partenza, ma sarebbe ancor meglio se il mare fosse ricco di pesce in maniera tale da poterne pescare a sufficienza.
Dev'essere questo il nostro principale obiettivo.
Si potrà quindi prendere in considerazione una revisione della formula delle assegnazioni solo quando il livello di abbondanza degli stock ittici sarà sufficientemente ripristinato.
<P>
<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="ES" NAME="Varela Suanzes-Carpegna (PPE-DE)">
E' inammissibile, da un punto di vista giuridico, morale e politico, che un emendamento presentato al Parlamento europeo o una relazione discussa durante una procedura di consultazione possano prorogare le disposizioni contenute in un trattato di adesione all'Unione europea come quello sottoscritto da Spagna e Portogallo, come avviene nel caso dell'emendamento n. 20 del gruppo UEN o degli emendamenti nn.
21-30.
Credo inoltre che l'emendamento n. 20 sia irricevibile in conformità delle lettere b) e c) dell'articolo 140, paragrafo 1, del Regolamento del Parlamento europeo.
<P>
E' ingiusto, discriminatorio e credo anche illegale.
Ho quindi dovuto votare contro la relazione che porta il nome del presidente della commissione per la pesca, onorevole Stevenson, pur essendo stata elaborata dall'onorevole Ó Neachtain.
Se il Consiglio non provvede, dovrà essere la Corte di giustizia delle Comunità europee a dichiarare contraria al diritto comunitario una relazione come quella che è stata approvata oggi e, di conseguenza, a stabilire la decisione finale, se si seguisse quanto stabilito oggi dal Parlamento europeo.
<P>
<SPEAKER ID=146 NAME="Presidente.">
Con questo si concludono le dichiarazioni di voto.
<P>
(La seduta, sospesa alle 13.15, riprende alle 15.00)
<P>
<SPEAKER ID=149 NAME="Presidente.">
L'ordine del giorno reca la relazione dell'onorevole Oostlander sulla domanda di adesione della Turchia all'Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="NL" NAME="Oostlander (PPE-DE)">
Signor Presidente, per quando riguarda la candidatura della Turchia a Stato membro la porta è aperta, ma il cammino è impervio.
Ecco il messaggio della mia relazione.
Per gli altri paesi candidati tale valutazione era del tutto evidente.
Questi paesi e i loro cittadini hanno avuto molte difficoltà a raggiungere il traguardo e ancora nelle ultime riunioni di commissione nei loro confronti si è ribadita senza mezzi termini l'esortazione a completare l'opera.
La Turchia non fa eccezione.
Non vi è pertanto motivo di trattare questo paese in modo speciale in ragione delle sue dimensioni o della sua posizione strategica.
<P>
La Turchia, come è noto, presenta problemi molto diversi rispetto agli altri paesi candidati.
Questi problemi rientrano principalmente nell'ambito dei criteri politici di Copenaghen.
Forse più che mai la relazione si incentra sul contesto storico o sulle cause più profonde delle carenze politiche che di solito determinano violazioni dei classici diritti relativi alle libertà e dei diritti umani fondamentali.
Tale deficit politico è inoltre da imputare al fatto che lo Stato turco si fonda su una filosofia formatasi negli anni '20, periodo in cui l'Europa non abbondava di esempi edificanti da cui trarre ispirazione ideologica.
<P>
Le critiche verso la Turchia riguardano le strutture dello Stato, la posizione politica dominante dell'esercito, il Consiglio di sicurezza nazionale, che è dominato dai militari, il nazionalismo responsabile dell'oppressione delle minoranze etniche, religiose e culturali e la supremazia della sicurezza e degli interessi collettivi sui diritti umani del singolo, che continuano ad essere motivo di doglianze.
L'esercito ha inoltre una fortissima influenza sull'istruzione, le trasmissioni radiotelevisive e l'imprenditoria ed è di capitale importanza che questo aspetto sia stato in parte riconosciuto anche nell'ultima serie di riforme varata dalla Turchia.
<P>
Nel dialogo con la Turchia occorre sempre chiedersi chi è il nostro interlocutore.
Stiamo parlando con il governo e con la maggioranza parlamentare o in realtà stiamo parlando con esponenti del cosiddetto deep State, ovvero le alte sfere dell'esercito e della burocrazia tradizionale?
<P>
Oltre a questi problemi ricordo poi la questione dei confini con Cipro e con l'Armenia, senza dimenticare l'Iraq.
E' inoltre evidente la mancanza di una classe media in grado di esercitare un peso effettivo.
Il movimento sindacale continua ad avere uno spazio ristretto.
Le comunità religiose, compresa quella islamica, sono strettamente controllate dallo Stato o stanno attraversando momenti difficili.
In questo settore anche altri paesi candidati hanno un ritardo da colmare.
<P>
L'idea su cui si fonda la candidatura all'adesione è che il paese interessato diventi uno Stato membro come gli altri.
Non deve esserci alcuna differenza di posizione giuridica tra un cittadino di Diyarbakir e uno di Rotterdam.
Altrimenti sarebbe impossibile conquistare all'adesione i nostri cittadini.
Un parlamento direttamente eletto può rendersene conto con maggiore immediatezza e con maggiore preoccupazione di un consiglio dei ministri.
Invitiamo pertanto il Consiglio ad essere giusto e chiaro nella sua politica verso la Turchia e verso questo Parlamento e a non aggrapparsi a simboli e a date simboliche.
<P>
La chiarezza è stata l'esplicita preoccupazione della relazione.
Non è onesto, per il fatto di dover esprimere una valutazione, passare sotto silenzio una serie di obiezioni per farle poi riemergere in un momento successivo.
La Turchia deve sapere a che punto è; ciò implica cambiamenti radicali come quelli compiuti dagli altri candidati, motivo per cui accogliamo con grande favore il progetto di elaborare una nuova costituzione, esprimendo l'auspicio che vengano presi come punto di partenza i valori politici affermati negli altri Stati membri.
L'esercito inoltre deve rinunciare alla sua attuale posizione dominante e riprendere il ruolo e la funzione abituali negli altri paesi membri.
Tale cambiamento comporterà conseguenze per il Consiglio di sicurezza nazionale e per i tribunali di sicurezza dello Stato.
<P>
Gli emendamenti costituzionali volti a convertire uno Stato militare, come mi hanno scritto alcuni, in uno Stato civile, devono accompagnarsi ad una reale attuazione dei loro contenuti, obiettivo che rientra in una questione di mentalità e cultura.
L'Unione deve pertanto sostenere soprattutto l'effettivo adempimento dei criteri politici, ovvero programmi di riconversione e di scambio per i funzionari governativi, in particolare quelli di polizia, e per i giuristi operanti presso gli organi giudiziari e così via.
La tortura, per esempio, deve davvero essere messa al bando e il ritorno degli sfollati e dei rifugiati ai propri villaggi non deve essere ostacolato dalle cosiddette guardie di villaggio.
La libertà di religione non deve diventare lettera morta.
<P>
Numerose misure che paralizzano il governo possono infatti essere abolite in tempi brevi e il fatto che questo non si verifichi rappresenta un costante motivo di stupore.
I diritti culturali non possono essere riconosciuti a pezzi e bocconi, ma devono essere affermati in modo convinto e generoso.
Per un po' è sembrato che il governo riuscisse ad affermare la sua autorità e abbiamo sperato che sarebbe stato in grado, per esempio, di tenere fede anche alla volontà di risolvere la questione cipriota sulla base del piano ONU.
Purtroppo le cose non sono andate così.
Un nuovo tentativo, se coronato da successo, sarà la prova che l'esercito ha davvero trovato il suo ruolo normale.
<P>
Signor Presidente, sono lieto dell'ampio sostegno che la mia relazione ha riscosso in Parlamento.
Ho considerato con disponibilità gli emendamenti e, dove possibile, li ho sviluppati.
D'accordo con l'onorevole Swoboda possiamo accettare quale aggiunta e non quale sostituzione un emendamento presentato da radicali e Verdi relativo alla volontà della Turchia di adempiere i compiti previsti dalle riforme.
Se tale emendamento non verrà accettato come aggiunta, voteremo contro.
Se invece verrà inserito nella forma indicata, allora lo approveremo.
Mi auguro comunque che il dibattito aperto in merito alla religione, alla cultura e alla politica non venga soffocato effettuando stralci al paragrafo 3, perché proprio grazie a questo paragrafo la discussione potrebbe avere un esito incredibilmente positivo.
<P>
<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, anch'io vorrei cogliere l'opportunità dell'approvazione odierna della relazione Oostlander per parlare dei rapporti tra Unione europea e Turchia e degli sviluppi nella strategia di adesione di questo paese.
<P>
Come è noto, la Turchia è un importante partner dell'Unione, con cui da lunghissimo tempo intratteniamo relazioni contrattuali che risalgono al 1963.
Tuttavia, in questo trentennio il punto di svolta è stato il Consiglio europeo di Helsinki, in cui la Turchia si è vista riconoscere lo status di paese candidato all'adesione all'Unione sulla base degli stessi criteri applicati agli altri paesi candidati.
La strategia di adesione adottata ad Helsinki mirava ad aiutare la Turchia a procedere verso l'integrazione e includeva un dialogo politico rafforzato, aiuti di preadesione e una procedura per la valutazione analitica dell'applicazione dell'acquis.
La pietra angolare di questa strategia di preadesione era il partenariato del marzo 2001, i cui principi, priorità ed obiettivi intermedi avrebbero permesso alla Turchia di soddisfare i criteri di Copenaghen.
In questo contesto è necessario sottolineare che elementi importanti sono non solo l'adeguamento della legislazione ai criteri di Copenaghen, ma anche l'attuazione concreta.
La Commissione ha messo in evidenza in modo chiaro questo punto soprattutto nelle relazioni annuali sui progressi compiuti dalla Turchia.
<P>
Recentemente ho esaminato alcuni importanti cambiamenti interni della Turchia.
E' salito al potere un nuovo governo con un forte sostegno popolare.
Il nuovo Primo Ministro Erdogan ha affermato a chiare lettere che intende portare avanti e rafforzare il processo di riforma in modo che la Turchia soddisfi i criteri di Copenaghen.
Inoltre, resoconti recenti hanno dimostrato che questo obiettivo è condiviso da una parte significativa dell'opinione pubblica turca.
Penso che questa volontà politica traspaia, per così dire, dalle azioni e non solo dalle parole.
<P>
Al Consiglio di Copenaghen l'Unione stessa ha riconosciuto che il nuovo governo turco era deciso a procedere a un'ulteriore riforma e lo ha esortato soprattutto ad affrontare con rapidità tutte le carenze che ancora permanevano in materia di criteri politici sia a livello legislativo che applicativo.
In tale contesto l'Unione ha incoraggiato la Turchia a proseguire attivamente il processo di riforma.
Se il Consiglio europeo del dicembre 2004, sulla scorta della relazione e della raccomandazione della Commissione, deciderà che la Turchia soddisfa i criteri politici di Copenaghen, l'Unione riaprirà senza indugio i negoziati di adesione.
Si è trattato, come tutti sapete, di una decisione di rilievo per il futuro delle relazioni tra Unione europea e Turchia.
Speriamo che questa prospettiva funga da catalizzatore e incoraggi la Turchia ad adottare e applicare le necessarie riforme.
Tuttavia, vorrei ora esaminare il quadro della situazione sei mesi dopo Copenaghen.
<P>
Onorevoli deputati, nel corso della Presidenza greca abbiamo lavorato sistematicamente per attuare gli elementi della strategia di adesione in conformità delle decisioni adottate a Copenaghen.
Il partenariato rivisto approvato dal Consiglio 'Affari generali e Relazioni esterne? nell'aprile 2003 è di capitale importanza per aiutare la Turchia a superare i principali problemi che ostacolano il rispetto dei criteri politici.
La risposta programmatica della Turchia al nuovo partenariato dovrebbe essere un programma nazionale rivisto per l'adozione dell'acquis dotato di obiettivi ben definiti.
Si sono inoltre svolti tre incontri di dialogo politico, uno dei quali a livello ministeriale, in cui è stato possibile delineare con precisione i compiti che la Turchia deve assolvere entro la fine del 2004.
La Presidenza e la Commissione hanno organizzato altri due incontri allo scopo di esaminare più nello specifico i progressi compiuti per soddisfare i criteri politici.
Il Consiglio di associazione convocato ad aprile a livello ministeriale ha esaminato i progressi della strategia di preadesione del partenariato.
<P>
Alla luce del partenariato rivisto che è stato recentemente adottato vorrei ora enunciare con maggiore chiarezza le principali questioni che la Turchia dovrà affrontare in vista della valutazione del 2004.
Naturalmente tale appuntamento non deve sminuire l'importanza della valutazione annuale della Commissione né tanto meno della relazione del prossimo anno sui progressi compiuti dalla Turchia; inoltre occorre ricordare che si riferisce esclusivamente ai criteri di Copenaghen.
Il partenariato è scaturito da due anni di preziosa esperienza di collaborazione con la Turchia nell'ambito dell'adozione di riforme politiche.
Le lezioni degli ultimi anni sono dunque state tenute in proficua considerazione grazie a discussioni in sede di Commissione e di Consiglio, e quest'ultimo ha approvato il partenariato con lievi cambiamenti.
<P>
Intendo dire che, come si vede, vi sono due problemi fondamentali da affrontare per creare tutte le condizioni necessarie alla candidatura della Turchia.
Innanzitutto in questo paese la democrazia deve funzionare senza gli ostacoli del passato e, in secondo luogo, i cambiamenti istituzionali votati dal parlamento devono essere trasposti nella prassi amministrativa e giudiziaria concreta.
Il controllo politico di tutte le istituzioni e degli organi statali da parte del parlamento e per mezzo di un governo sottoposto al controllo democratico è pertanto una questione fondamentale che la Turchia dovrà realmente affrontare.
Questo punto tocca anche il semplice adeguamento giuridico delle norme e solleva questioni importanti e molto concrete per le relazioni tra il governo eletto e l'esercito.
L'Unione ha inoltre affrontato pubblicamente l'argomento mettendo in rilievo che non possono sussistere pratiche che si discostano dai criteri di Copenaghen ed è stato notato che di recente si sono verificati esempi del genere in politica interna o estera.
<P>
In materia di diritti umani e di Stato di diritto vi sono stati senz'altro progressi, persino in settori fino a poco tempo fa considerati proibiti.
Non dobbiamo dimenticare che l'abolizione della pena di morte e il riconoscimento del diritto di utilizzare e insegnare le lingue delle minoranze sono un notevole passo avanti.
Sembra la Turchia stessa a voler procedere con rapidità, per riuscire ad avviare i negoziati di adesione nei tempi stabiliti.
E' importante riconoscere questa ambizione, per la cui realizzazione, tuttavia, c'è ancora molto da fare.
<P>
Al Consiglio di associazione dello scorso aprile l'Unione ha fatto presente che i fondamentali e notevoli problemi in materia di criteri politici richiedono l'immediata attenzione della Turchia.
Questi problemi includono principalmente, a titolo di esempio, numerose accuse sulle camere di tortura esistenti nel paese, riferimenti ad arresti arbitrari e alla pratica di incarcerazioni senza processo nella Turchia sudorientale, sentenze contraddittorie in merito alle pene comminate ai colpevoli di tortura, procedimenti giudiziari che dimostrano che non vi sono ancora un'interpretazione e un'applicazione uniformi dei provvedimenti relativi alla libertà di espressione e il regime relativo alle istituzioni e alle comunità religiose che resta particolarmente restrittivo.
Abbiamo già espresso preoccupazione per il trattamento riservato alle istituzioni religiose e ribadiamo l'auspicio che da parte turca vengano mantenute le promesse fatte, vale a dire che, grazie alle ulteriori riforme necessarie, i problemi sorti possano essere trattati conformemente alle norme internazionali.
<P>
Inoltre il diritto di godere di pieni diritti culturali, a prescindere dall'origine etnica, non viene garantito neppure a tutti i cittadini turchi.
La natura restrittiva delle recenti normative nel settore delle trasmissioni radiotelevisive e dell'insegnamento delle lingue diverse dal turco ostacolano chiaramente l'applicazione delle riforme dell'agosto 2002.
<P>
E' poi necessario ricordare anche altri elementi relativi alla situazione dei diritti umani, ovvero la recente incursione compiuta dalle forze di sicurezza ai danni dell'Associazione turca per i diritti umani, la sequela di decessi a seguito degli scioperi della fame nelle carceri di massima sicurezza e l'esito incerto del processo in corso a carico di Leyla Zana, di cui si è parlato anche in questa sede.
Tutti questi fatti sono indici di un processo di riforma imperfetto nel quale le riforme ufficialmente approvate non sempre si traducono di fatto nel miglioramento della situazione auspicato.
Potrei citare anche il rapporto di Amnesty International sulla Turchia, che traccia un quadro della situazione dei diritti umani caratterizzato da numerosi problemi, ma ora non è il caso di approfondire questo aspetto nel dettaglio.
<P>
Vorrei però anche ricordare che dal testo del partenariato rivisto emergono importanti priorità che la Turchia dovrà prendere in seria considerazione.
Tali priorità interessano importanti settori dei criteri economici e penso che traducano l'intenzione dichiarata del governo turco di migliorare la situazione economica del paese.
Esse riguardano altresì l'importante capitolo della giustizia e degli affari interni, settori in cui ci aspettiamo maggiore cooperazione da parte turca e in cui stiamo promuovendo la conclusione di un accordo comunitario di riammissione.
<P>
Onorevoli deputati, vorrei sottolineare che vi sono altre due priorità fondamentali che rivestono un peso notevole nel partenariato: mi riferisco a Cipro e alle relazioni greco-turche.
Anche se gli sforzi compiuti dal Segretario generale delle Nazioni Unite per risolvere la questione cipriota si sono arenati all'Aia, il piano ONU rimane valido.
Il Segretario generale ha sottolineato che, per trovare una soluzione, deve esserci un autentico impegno politico a sostegno delle sue proposte e un calendario ben definito per portare a termine i negoziati.
Il Consiglio di primavera si è rammaricato per il mancato successo degli sforzi profusi dal Segretario generale.
L'Unione sostiene vigorosamente il proseguimento dell'opera di mediazione del Segretario generale e dei negoziati basati sulle sue proposte.
Ha invitato tutte le parti interessate ad adoperarsi con il massimo impegno per trovare una soluzione equa, operativa e praticabile e soprattutto i dirigenti turcociprioti sono stati esortati a rivedere la loro posizione.
<P>
In questo ambito continua ad essere di importanza decisiva la priorità del partenariato turco di sostenere gli sforzi volti a trovare una soluzione generale alla questione cipriota attraverso la mediazione del Segretario generale e i negoziati basati sulle sue proposte.
Il Presidente del Consiglio europeo ha inoltre fatto riferimento all'argomento in recenti dichiarazioni pubbliche.
Il governo della Repubblica di Cipro ha dimostrato in concreto la sua volontà di facilitare una simile soluzione.
Anche il protocollo su Cipro allegato all'accordo di associazione lascia un margine d'azione per uno sviluppo in tal senso.
Comunque la nostra comune volontà è ottenere risultati in questo senso entro il primo maggio 2004.
La recente apertura della linea verde rappresenta la prova concreta che le due comunità dell'isola possono e vogliono vivere e progredire insieme.
Cambiamenti concreti imposti dal basso, dalla società, non sostituiscono però le soluzioni istituzionali.
Tali soluzioni sono imprescindibili, solo in questo modo infatti Cipro salvaguarderà il nuovo orizzonte a cui ha diritto dopo così tanti anni.
L'Unione e noi, come Presidenza e come Stato membro, sosteniamo la necessità di trovare una soluzione sulla base del piano Annan.
<P>
Quindi, per quanto riguarda la composizione pacifica delle divergenze, è già stato rilevato in vari settori un cambiamento nell'atmosfera delle relazioni greco-turche.
Nel marzo 2002 sono iniziati contatti esplorativi tra i due ministri degli Affari esteri e vengono portate avanti le discussioni tra funzionari di alto livello.
Il miglioramento del clima ha determinato un aumento degli scambi bilaterali e una serie di accordi.
Pur tuttavia da parte turca sono state notate alcune prassi, ad esempio per quanto riguarda l'aviazione turca, che non sono in linea con l'obiettivo di approfondire le relazioni tra la Turchia e l'Unione.
Attendiamo con ansia ulteriori progressi in questo settore basati sul principio di una composizione pacifica delle divergenze conformemente alle conclusioni di Helsinki e alla relativa priorità del partenariato.
Come deciso a Helsinki, il Consiglio esaminerà la situazione in relazione alle principali divergenze e, cosa più importante, in relazione alle loro ripercussioni sul processo di integrazione, al fine di promuoverne la composizione facendo ricorso al Tribunale internazionale dell'Aia al più tardi entro la fine del 2004.
<P>
In conclusione permettetemi di ribadire l'apprezzamento per il profondo interesse manifestato dal Parlamento per la strategia di integrazione della Turchia.
Continueremo a collaborare nella prospettiva di ripetere anche in questo caso l'evidente successo che ha coronato il messaggio politico dell'allargamento: l'estensione dell'area di pace, stabilità e prosperità e l'abolizione delle linee di divisione del passato.
In particolare accogliamo favorevolmente la prosecuzione della politica per l'allargamento dell'Unione e il fatto che essa costituisca un incentivo fondamentale per i paesi, in particolare per quelli candidati come la Turchia, che stimola a intraprendere ulteriori riforme per tutelare i valori e i principi di cui ho parlato in precedenza.
Accogliamo inoltre favorevolmente il fatto che questo obiettivo trovi rispondenza anche nella volontà espressa dai turchi e nella politica del loro governo eletto.
Aspettiamo con ansia che i necessari progressi vengano attuati entro le date stabilite, così da assicurare un futuro positivo e propizio alle relazioni tra l'Unione e la Turchia.
<P>
<SPEAKER ID=152 NAME="Verheugen">
<SPEAKER ID=153 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden (PPE-DE).">
Signor Presidente, riconosciamo tutti che è necessario che la Turchia compia numerose riforme affinché la sua candidatura all'Unione europea possa procedere il più rapidamente possibile.
La Turchia non si aspetta di essere trattata né meglio né peggio di qualsiasi altro paese candidato, si aspetta però di essere trattata in modo equo.
<P>
Ho a lungo sostenuto la necessità di inviare un forte e positivo segnale alla Turchia affinché sostenga l'impegno per la modernizzazione e l'occidentalizzazione che ha caratterizzato il paese da 80 anni o anche più.
Alla luce della minaccia comune del terrorismo internazionale e della permanente instabilità del Medio Oriente è di vitale importanza che la Turchia rimanga strettamente ancorata all'alleanza con le democrazie.
<P>
La relazione del Parlamento dovrebbe pertanto essere ottimista ed incoraggiante, riconoscendo gli enormi progressi compiuti e la volontà delle autorità turche di operare cambiamenti radicali, sottolineando nel contempo i passi che occorre ancora compiere per superare le difficoltà e gli ostacoli.
La relazione Oostlander invece, pur essendo stata migliorata dagli emendamenti, non è bendisposta.
Pone l'accento sugli aspetti negativi, attribuisce indebito peso ad affermazioni spesso non verificate e alle posizioni degli estremisti e delle minoranze; inoltre è priva del calore dell'amicizia.
Il testo lascia trasparire che la Turchia non è affatto la benvenuta.
<P>
Sono il più ardente sostenitore del rispetto dei diritti umani, ma non se diventano una copertura per la sovversione o se gli estremisti si nascondono dietro il manifesto di tali diritti.
Naturalmente condanniamo la tortura - è ingiustificabile ovunque si verifichi -, dovremmo però riconoscere anche la strumentalizzazione politica delle accuse sulla tortura operata dagli oppositori del regime turco.
Non credo che giovi a nessun paese istituzionalizzare le minoranze.
Occorrerebbe compiere ogni sforzo per integrare le minoranze nell'ambito della vita nazionale senza negare loro il diritto di utilizzare la propria lingua o di esprimere la propria cultura.
<P>
In nome della democrazia e dei diritti umani la relazione invoca misure che, senza la necessaria cautela, servirebbero semplicemente a dare potere ad elementi essenzialmente antidemocratici, conferendo maggiore influenza e visibilità ai fondamentalisti islamici e agli estremisti che vogliono eliminare qualsiasi legame con i valori occidentali.
<P>
Su Cipro vi è un'interpretazione di parte degli eventi che non tiene conto dei passi positivi intrapresi dalle autorità turcocipriote e non vi è alcun invito alla generosità reciproca.
Accolgo favorevolmente le misure adottate dalla Commissione negli ultimi giorni per sostenere la revoca dell'embargo.
E' della massima importanza che nel dicembre 2004 l'Unione europea avvii tempestivamente i negoziati per l'adesione della Turchia.
Temo che la relazione invii del tutto deliberatamente il segnale opposto.
<P>
<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda (PSE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei congratularmi vivamente con l'onorevole Oostlander per la sua equilibrata relazione.
Si consoli: se anche il portavoce ufficiale del Partito popolare europeo non lo sosterrà, avrà comunque l'appoggio al 99 per cento del portavoce ufficiale dei socialdemocratici.
A volte ciò può essere di conforto in quest'Aula.
<P>
La relazione mostra, come afferma giustamente il collega Oostlander, che la porta è aperta, ma che il cammino è impervio.
Ci sono alcuni che preferiscono sottolineare che la porta è aperta, altri che invece mettono l'accento sulle difficoltà del cammino.
Io, dal canto mio, e la maggior parte del mio gruppo riteniamo che debbano essere sostenute entrambe le posizioni.
Il punto di partenza è stata la filosofia kemalistica dello Stato, criticata dal collega Oostlander, cui in questa relazione non si fa più cenno.
Ritengo comunque che il kemalismo abbia due facce, una positiva, che sostiene lo Stato repubblicano e laico e respinge il predominio della religione, in questo caso dell'islam, sull'autorità civile.
Nel corso degli anni, però, all'ombra del kemalismo - sebbene non derivante da quest'ultimo - è andata affermandosi l'egemonia dell'esercito.
Il nuovo governo, come ha già detto il Commissario, segue un'altra filosofia e per questo motivo viene osservato con attenzione dai militari.
Io però sostengo, anche in questo caso, la tesi del Commissario, secondo cui, per fortuna, vi sono militari che accettano il cammino verso la democrazia, in quanto sanno che la via per l'Europa passa anche di lì.
Reputo giusta anche l'iniziativa del governo turco di estromettere in misura crescente i militari da tutti quei settori che non sono direttamente legati alla sicurezza, come quello dei mezzi audiovisivi e dell'istruzione.
Si tratta di un cammino ancora lungo e faticoso, ci saranno altri tentativi di resistenza, ma credo si sia imboccata la strada giusta.
<P>
Ciò include anche la questione delle minoranze.
E qui, onorevole Van Orden, non stiamo parlando di piccoli gruppi che rappresentano il 2 o 3 per cento, bensì di grandi minoranze, per esempio se ci riferiamo alla popolazione curda.
Ma ci sono anche altre minoranze, quella greca, armena, siriana, di cui occorre tener adeguatamente conto.
Vorrei rammentare che, fino a poco tempo fa, la Turchia contestava addirittura l'esistenza di minoranze nel paese.
Non ha più parlato di minoranze, a parte quelle religiose.
Ed è proprio grazie all'ostinazione del nostro Parlamento, e della Commissione, ma probabilmente più del Parlamento, che le cose sono cambiate.
Se nelle nostre richieste fossimo stati sempre così morbidi come chiede il collega Van Orden, non saremmo arrivati a questo punto.
So che il Commissario Verheugen è stato spesso criticato in Turchia a causa delle sue parole dure, ma è solo facendo discorsi chiari che aiuteremo la Turchia a proseguire sulla giusta via del cambiamento e delle riforme.
<P>
Un'ultima considerazione su Cipro: sono stato a Cipro poco tempo fa, nella parte greca, lo dico fin dall'inizio.
Ho visto la gente entusiasta per il fatto di poter visitare i loro vecchi paesi e le loro vecchie case.
Molti grecociprioti mi hanno anche detto che i turchi li avevano accolti calorosamente, anche se non dev'essere certo facile per questi ultimi far entrare di punto in bianco qualcuno nella propria casa, ben sapendo di averla in realtà occupata.
Ciò nonostante i primi contatti sono stati amichevoli, anche se non so quanto potrà durare.
Probabilmente i signori Denktasch, senior e junior, hanno addirittura pensato di forzare la comunità internazionale a riconoscere la repubblica di Cipro nord attraverso tale misura di apertura delle frontiere.
<P>
Voglio solo ricordare cos'è accaduto nella RDT, per quanto le circostanze non siano del tutto analoghe.
Una cosa sono i desideri di una delle due parti, altra cosa è la realtà.
E la realtà è che Cipro, prima o poi, sarà riunificata, in quanto questa frontiera artificiale, quest'ultima frontiera fatta di muri e filo spinato non regge più.
E se anche noi daremo un contributo in tal senso - cosa che possiamo fare con l'adesione di Cipro e grazie alla nostra posizione critica e costruttiva nei confronti della Turchia -, sarà un bel successo anche per l'Europa veder scomparire dal suo territorio quest'ultima frontiera di filo spinato.
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(Applausi)
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<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="NL" NAME="van den Bos (ELDR).">
Signor Presidente, la Turchia ha vinto il festival della canzone in eurovisione, ma non ha ancora accumulato abbastanza punti per il festival dell'integrazione.
Negli ultimi anni i nostri amici turchi hanno compiuto innegabili progressi in parecchi settori.
Se il paese soddisferà i criteri di Copenaghen, l'Unione europea dovrà mantenere le promesse fatte.
Sono lieto che nella sua relazione ponderata e comprensiva il cristiano democratico Oostlander riconosca che i valori universali della democrazia, dello Stato costituzionale e dei diritti umani possano essere adeguatamente recepiti e tutelati in un paese a stragrande maggioranza musulmana.
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E' di cruciale importanza che la Turchia si evolva rapidamente in una democrazia a tutti gli effetti in cui le forze armate siano subordinate ai politici eletti, motivo per cui il Consiglio nazionale di sicurezza turco con i poteri e il ruolo attuali deve essere abrogato.
Da più parti si sottolinea l'importante ruolo dell'esercito nel vigilare sullo Stato laico, si dice che le forze armate costituiscano un baluardo contro la marea montante del fondamentalismo islamico.
Vorrei tuttavia far notare che non è prerogativa esclusiva dell'esercito tenere sotto controllo il radicalismo musulmano, ma è compito di qualsiasi dirigente politico dotato di senso della responsabilità.
La struttura dello Stato deve essere adeguata nella misura del necessario per ancorarla a tutti i requisiti democratici.
Sosteniamo pertanto le riforme del sistema politico e giuridico che il governo Erdogan intende attuare.
Naturalmente siamo molto curiosi di apprendere i dettagli precisi della nuova costituzione.
Non si tratta di vedere in che dose sarà presente il kemalismo, ma semplicemente di valutarne la compatibilità con gli standard universali e con i requisiti necessari per entrare a far parte dell'UE.
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Siamo lieti che il governo Erdogan abbia ora presentato proposte legislative volte a rafforzare la libertà di parola e a permettere l'uso del curdo nel settore audiovisivo e nelle campagne elettorali.
Cionondimeno, come l'onorevole Oostlander, vorrei far rilevare che la conclusione positiva di un processo legislativo non è di per sé sufficiente: conterà soprattutto la sua attuazione concreta.
A mio parere, finché la polizia sarà libera di torturare i detenuti e i diritti umani continueranno ad essere violati, non sarà possibile in alcun modo avviare negoziati.
E' inoltre necessario un drastico ammorbidimento del comportamento della Turchia nella questione cipriota.
Il fallimento della conferenza dell'Aia è da imputarsi in non piccola parte alla rigidità della posizione turca.
Ankara dovrebbe conformarsi all'approccio positivo dei turchi che vivono a Cipro invece di lasciarsi guidare dai pronunciamenti negativi dei loro leader in loco.
<P>
La Turchia dovrà infine elaborare una politica di buon vicinato con l'Armenia che nel tempo conduca ad un gesto politico di cui gli armeni hanno davvero immenso bisogno.
Nel dicembre 2004 tracceremo un bilancio, ma in quell'occasione non si parlerà ancora di adesione prossima.
Vi è ancora un lungo cammino da percorrere prima che l'Europa intera, festival canori a parte, voti a favore della Turchia.
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<SPEAKER ID=156 LANGUAGE="DE" NAME="Uca (GUE/NGL).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi compiaccio degli sforzi compiuti con la relazione Oostlander per rendere giustizia agli sviluppi che ci sono stati in Turchia.
Grazie ai molteplici emendamenti, la relazione è molto migliorata.
Le problematiche sono state definite più concretamente e le critiche sono state in gran parte riformulate con un linguaggio più oggettivo.
<P>
Tuttavia, vi è ancora un'anomalia che è impossibile ignorare.
E' sorprendente, infatti, che si parli in lungo e in largo di minoranze religiose e si liquidino piuttosto sommariamente gli interessi della popolazione curda, che ammonta pur sempre a 20 milioni di persone.
A fronte delle molteplici angherie e delle minacce che essa subisce, non è sufficiente invitare il governo turco a costruire un rapporto più rilassato e costruttivo con i propri cittadini di origine curda.
In tale contesto mi sarei aspettata una critica più esplicita.
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Dopotutto, i problemi sono molti e di vario tipo.
Per esempio non viene affatto citata la precaria situazione dell'UHD, l'associazione per i diritti umani.
Solo poco tempo fa i suoi locali sono stati perquisiti.
Le minacce sono all'ordine del giorno e sarebbe quindi stato opportuno fare riferimento alla difficile situazione degli attivisti delle associazioni per i diritti umani.
Anche la critica alla vicenda di Leyla Zana e degli altri deputati del DEP poteva essere espressa in modo più chiaro.
Dopo tre giorni di negoziati si trovano ancora in carcere.
Il procedimento assomiglia ad una farsa e non è dato prevedere se il tribunale annullerà la condanna comminata in violazione dei diritti umani e li rilascerà.
<P>
Nella relazione la vicenda Ocalan non viene neanche menzionata.
Eppure anche questo procedimento era stato classificato come iniquo dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
Anche in questo caso sarebbe necessaria una riapertura del processo.
Ma a quanto pare è troppo scabroso anche soltanto citare il nome di Ocalan in una relazione del Parlamento europeo.
<P>
Nella relazione la messa al bando dell'HADEP e l'analogo procedimento che minaccia il DEHAP vengono a buon diritto condannati.
Però non viene citato il divieto di esercitare attività politica emesso nei confronti di membri di spicco dell'HADEP.
Perché?
Ci sarebbe voluta una chiara presa di posizione.
<P>
Dall'altro lato, avrebbe giovato alla relazione, in alcuni punti, una minor arroganza.
Ritengo vergognoso che nella relazione si citi ancora la cultura giudaicocristiana e umanistica dell'Europa, come se questa fosse da sempre la culla della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle minoranze, della libertà di religione e di coscienza.
Aggiungendo poi con magnanimità che anche un paese islamico è in grado di accettare e difendere tali valori.
A parte il fatto che l'islam è sempre stato presente in Europa, vorrei ricordare, proprio in quanto tedesca, che tali valori, in apparenza così tipicamente europei, non sono poi tanto radicati in Europa.
La storia europea offre una vasta gamma di esempi: dalle crociate cristiane ai crimini dell'epoca coloniale. Per non parlare degli orrori del fascismo!
<P>
A prescindere da ciò, il riferimento alla religione è del tutto superfluo.
L'Unione europea è un'unione politica ed economica.
Per aderirvi occorre soddisfare criteri precisi.
Che ciò avvenga a partire da un retaggio cristiano, islamico o ateo è del tutto irrilevante.
L'importante è che ciò avvenga!
Purtroppo non è questo attualmente il caso della Turchia.
La relazione, nonostante le carenze, lo mostra chiaramente, precisando che al momento l'apertura dei negoziati per l'adesione non può essere presa in considerazione.
E' comunque merito della relazione affermare esplicitamente che esiste in linea generale una possibilità di adesione della Turchia.
<P>
Resta da sperare che la relazione contribuisca a modificare la politica del governo turco, in modo tale da permettere l'adesione della Turchia all'Unione europea.
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<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="NL" NAME="Lagendijk (Verts/ALE).">
Signor Presidente, la maggior parte del lavoro sulla relazione Oostlander è già stata svolta, ed è stata svolta in sede di commissione.
Così quella che era - va detto - una relazione squilibrata, il cui tono non era precisamente ottimistico, è stata trasformata da modifiche radicali in un documento critico ma equilibrato, che opera una netta distinzione tra, da una parte, i risultati ottenuti e, dall'altra, l'elenco indubbiamente lungo, ma concreto, dei punti che restano da affrontare.
<P>
Mi limiterò a tre brevi osservazioni sul testo.
Vorrei dire all'onorevole Uca, se mi sta ascoltando, che temo non abbia ancora capito le precise implicazioni del paragrafo 3.
In esso il relatore, a mio parere opportunamente, opera una distinzione tra le radici giudaicocristiane e umanistiche, da una parte, e i valori universali che ne sono scaturiti, dall'altra, e afferma che tali valori non costituiscono una barriera per l'adesione di un paese a maggioranza islamica - dichiarazione che mi sento di sottoscrivere pienamente.
<P>
La mia seconda osservazione si rivolge ai deputati del gruppo GUE/NGL cui vorrei chiedere di smettere di fare il lavoro sporco per conto della lobby armena.
A mio parere nel testo vi è un compromesso attentamente ponderato in proposito e sinceramente trovo sempre più irritanti i costanti tentativi di esacerbare la questione.
<P>
Infine, una terza osservazione in risposta alla proposta del relatore.
A nome del mio gruppo sono d'accordo ad aggiungere alla relazione l'emendamento n. 11 invece di effettuare un miglioramento del testo.
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Onorevoli deputati, nella discussione è di cruciale importanza non perdere di vista il contesto che stiamo cercando di contrastare con la relazione in esame e con questa discussione sulle relazioni fra Unione europea e Turchia.
Di fatto vi è una costante lotta tra i riformatori - ben rappresentati in seno al governo e al Parlamento -, da una parte, e i conservatori dall'altra - influenti nell'esercito, nella polizia e in seno al potere giudiziario.
In questa lotta è naturalmente compito dell'Unione europea, ma anche del Parlamento europeo, criticare i conservatori.
Siamo abituati a farlo ed è della massima importanza procedere in tal senso.
Ad esempio vi è l'inaccettabile messa al bando dell'HADEP o le altrettanto ingiustificabili irruzioni compiute contro le organizzazioni per i diritti umani ed anche il rifiuto di concedere a Leyla Zana e ai suoi colleghi un nuovo processo effettivamente equo.
<P>
Parte integrante delle mie personali critiche riguarda tuttavia la nostra propensione a far passare talvolta in cavalleria il sostegno ai riformatori.
Ad esempio vi è la nuova serie di proposte di riforma attualmente all'esame del parlamento turco nella quale, a seguito delle persistenti insistenze del Parlamento europeo, l'articolo 8 della legge antiterrorismo è stato realmente stralciato ed è stata effettivamente riconosciuta ai media privati curdi la possibilità di trasmettere.
<P>
Dobbiamo fare attenzione a mantenere questo equilibrio e soprattutto vorrei che si evitasse di creare l'impressione che in Turchia non è successo, non succede e non succederà mai niente.
Credo che la Turchia possa attuare le riforme, che ritengo meritino il nostro sostegno.
Infine, signor Presidente, siamo tutti chiamati a chiederci se vogliamo che questo processo vada a buon fine.
Vogliamo che le riforme abbiano successo?
La mia risposta è un sincero sì, perché un simile esito è un bene per la Turchia e per l'Europa.
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<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="NL" NAME="Belder (EDD).">
Signor Presidente, l'onorevole Oostlander ha elaborato una relazione onesta, critica ed equa sulla domanda di adesione della Turchia all'Unione europea.
La chiarezza politica è un elemento che in definitiva torna a vantaggio di tutte le parti interessate.
Condivido il parere del relatore secondo il quale - e mi riferisco al paragrafo 52 - attualmente non sussistono le condizioni per l'avvio di negoziati di adesione con la Turchia.
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La relazione argomenta questa franca conclusione in modo persuasivo.
Tale valutazione è motivata da tre fondamentali violazioni dei criteri politici di Copenaghen, che in fin dei conti rappresentano i requisiti per l'adesione: primo, la posizione dominante dell'esercito in seno allo Stato e alla società turchi (si vedano i paragrafi 7, 8 e 9); secondo, la costante discriminazione ai danni delle minoranze religiose, in particolare verso le denominazioni cristiane (paragrafo 39) e, terzo, la burrascosa questione curda, menzionata ai paragrafi 34, 35 e 43.
<P>
Nelle scorse settimane il ruolo dominante delle forze armate turche è ampiamente emerso dalla campagna dei mezzi di informazione nazionale a proposito di presunte tensioni in seno ai ranghi più elevati dell'esercito tra i membri favorevoli alle riforme e quelli critici nei confronti del necessario cammino verso l'UE.
Le voci che corrono la dicono lunga sulle vere relazioni tra autorità civili e militari.
Le relazioni di potere in seno agli Stati membri sono del tutto diverse.
Insomma, Bruxelles per il momento è tagliata fuori dalla sfera politico-militare di Ankara.
<P>
Intanto l'AKP al governo rivendica la libertà di culto in Turchia per i musulmani, ma, secondo esperti occidentali in materia, non si fa parola di un analogo diritto costituzionale per i non musulmani.
E' pertanto opportuna la pressante esortazione del paragrafo 40 rivolta alla Commissione perché elabori uno studio comparato sulla libertà religiosa in Turchia e negli Stati membri.
<P>
Mi unisco al relatore nel chiedere alle autorità turche di prendere al più presto sotto la loro protezione la zona sudorientale curda.
Il Consiglio e la Commissione dovrebbero appoggiare su tutta la linea un piano generale di sviluppo per questa regione gravemente sottosviluppata.
Un aiuto del genere per la Turchia sarebbe estremamente positivo sia a livello interno che estero e vorrei aggiungere, per l'onorevole Oostlander, anche a prescindere dalle relazioni UE.
<P>
<SPEAKER ID=159 NAME="Borghezio (NI).">
Signor Presidente, è singolare la situazione di un paese, cui viene riconosciuto lo status di candidato all'adesione all'Unione europea, che lascia partire dai suoi porti, com'è avvenuto ancora una settimana fa, le carrette del mare dei clandestini.
Come mai uno Stato con tratti quasi di Stato di polizia, come lo Stato turco, così efficiente nel reprimere gli oppositori politici e le minoranze, si mostra così debole e inefficiente verso i traffici della potentissima mafia turca?
Una bella riflessione per noi che ora ci apprestiamo a valutare le condizioni di ammissibilità all'adesione.
<P>
La relazione, che a mio parere è molto equilibrata e di cui condivido il fermo contenuto del paragrafo 52, non fa parola del genocidio degli armeni: forse frutto di intensa attività di lobbying, di pressione svolta dal governo turco sui membri del nostro Parlamento.
Non dobbiamo dimenticare i diritti della diaspora, dei figli cioè delle vittime di quell'olocausto, che sono sparsi per l'Europa e sono cittadini europei, esattamente come noi.
Una situazione, quella che ci viene descritta dall'Associazione di tutela dei diritti umani, che non è certo esaltante: una polizia politica che interroga, tortura e violenta le donne, specialmente curde, e una costante persecuzione delle minoranze etniche e religiose.
<P>
<SPEAKER ID=160 LANGUAGE="EL" NAME="Zacharakis (PPE-DE).">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, la relazione dell'onorevole Oostlander sulla Turchia è uno dei numerosi testi che di tanto in tanto sono stati presentati al Parlamento europeo sui vari aspetti delle relazioni tra questo problematico paese e la comunità internazionale e, più nello specifico, l'Unione europea.
<P>
La relazione Oostlander, tuttavia, oltre a presentare affermazioni generali più obiettive ed equilibrate, è soprattutto contrassegnata dalla chiarezza e dalla franchezza con cui mette in rilievo e stigmatizza le permanenti debolezze, carenze ed imperfezioni della Turchia nei settori dello Stato di diritto, della governance democratica, dei diritti umani e delle minoranze e in materia di legittima condotta internazionale.
In altre parole la relazione fa quello che avrebbe dovuto essere stato fatto molto tempo fa invece di continuare, come si è fatto fino ad oggi, ad evitare descrizioni limpide della realtà per varie ragioni al servizio della politica e di interessi di altro genere: una prassi che dimostra scarsa comprensione della tolleranza, utilizza due pesi e due misure e cita argomentazioni definite in maniera fuorviante, come l'importanza strategica della Turchia, il pretesto prediletto dei suoi protettori transatlantici, o la presunta necessità di inviare positivi segnali ad Ankara - come abbiamo sentito poco fa per l'ennesima volta - e così via.
<P>
Gli sterili risultati di quella che alla fin fine è un'operazione di abbellimento di una situazione del tutto riprovevole e criticabile sono ovvi e, con il dovuto rispetto per il Presidente in carica, persino i più visionari apologeti di un trattamento clemente e dei tentativi di avvicinamento nei confronti della Turchia hanno motivo di essere delusi perché neppure i positivi messaggi inviati da anni hanno prodotto una corrispondente risposta positiva da parte della Turchia e la tolleranza europea non è stata intesa correttamente dall'establishment turco che l'ha invece interpretata - e forse con ragione - come incoraggiamento e accettazione della sua politica. Se invece la posizione europea fosse stata espressa in precedenza con la stessa coraggiosa onestà della relazione Oostlander, forse le prospettive del cosiddetto orientamento europeo della Turchia sarebbero state migliori e le riserve e i dubbi sulla legittimità di considerare questo paese quale candidato da integrare nella famiglia europea avrebbero trovato minore fondamento.
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Poiché però è sempre meglio tardi che mai e con la fievole speranza che Ankara finalmente capisca il reale messaggio del Parlamento europeo e proceda di conseguenza nelle sue scelte, sostengo senza riserve la relazione Oostlander.
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<SPEAKER ID=161 LANGUAGE="EL" NAME="Baltas (PSE).">
Signor Presidente, vorrei approfittare della discussione in merito all'eccezionale relazione Oostlander sull'adesione della Turchia all'Unione europea per ribadire il mio fermo sostegno alla candidatura di questo paese.
La mia posizione si fonda sulle ragioni che enuncerò qui di seguito.
<P>
Primo, come greco vorrei che questo paese limitrofo della Grecia crescesse e sviluppasse la creatività della sua popolazione nel quadro democratico garantito dall'Unione europea a tutti i suoi membri.
Credo che greci e turchi avranno un'opportunità unica di collaborare nello sforzo comune volto a realizzare un'Europa pacifica e prospera e più profonde relazioni bilaterali di mutuo sostegno.
<P>
Secondo, come socialista vorrei vedere una Turchia democratica che tuteli le garanzie istituzionali per tutte le libertà dei suoi cittadini cosicché possano partecipare in modo creativo e libero allo sviluppo della loro società secondo i desideri, le aspettative, le ispirazioni e i risultati del loro lavoro.
Credo che lo sviluppo economico e culturale della Turchia prodotto dalla libertà di azione dei suoi cittadini nel rispetto dello Stato di diritto produrrà vantaggi esponenziali innanzitutto per il paese stesso, di certo per l'Unione europea e, senz'ombra di dubbio, per il ravvicinamento, la comprensione e la collaborazione dei paesi e dei popoli vicini alla Turchia.
<P>
Terzo, vi è un motivo personale per il quale sostengo l'adesione della Turchia all'Unione europea.
Sono persuaso che l'intervento dei militari, diretto o indiretto che sia, non risolve alcun problema nella vita politica di un paese, anzi causa l'accumularsi di difficoltà e impasse interne.
Non nutro particolare stima né fiducia nei confronti dei soldati salvatori della nazione ovunque siano, che vedono ogni libera espressione o iniziativa come un obiettivo militare da neutralizzare con qualsiasi mezzo, senza escludere, come si sa, divieti, incarcerazioni, tortura e sterminio naturale.
Le prospettive europee della Turchia dipendono pertanto dal ritorno dei soldati nelle caserme e dal controllo sulle forze armate da parte della leadership politica democraticamente eletta dal popolo per governarlo.
Trent'anni fa, quando una giunta militare si assunse l'obiettivo di richiamare alla ragione i greci in preda agli eccessi dell'esaltazione democratica, la CEE, come si chiamava allora, aveva congelato l'accordo di associazione con la Grecia, provvedimento che è stato di grande aiuto per riportare il mio paese alla normalità democratica.
Il motivo personale cui ho fatto riferimento poc'anzi riguarda appunto le lotte e le esperienze vissute in quel periodo.
<P>
Questa è un'opportunità per il popolo turco di vivere una transizione morbida senza sacrifici né tragiche conseguenze verso una democrazia parlamentare pienamente funzionante, dotata di tutte le necessarie caratteristiche.
La sfida europea pertanto è utile anche alle prospettive democratiche della Turchia.
La Turchia deve raccogliere questa sfida quale opportunità unica nel suo cammino verso l'Europa.
Tale prospettiva è nelle sue mani, la leadership politica turca ne auspica la realizzazione e la relazione Oostlander delinea i requisiti essenziali per evitare fraintendimenti.
<P>
<SPEAKER ID=162 LANGUAGE="FR" NAME="Nordmann (ELDR).">
Signor Presidente, come altri hanno già detto, la relazione dell'onorevole Oostlander è stata modificata piuttosto sostanzialmente in commissione e direi migliorata nel senso di un maggiore equilibrio.
E' normale che una relazione del genere passi in rivista un certo numero di lacune e di violazioni, soprattutto in materia di diritti dell'uomo e di libertà pubbliche.
Su tutti questi punti credo che non si possa che sostenere il relatore.
<P>
Di contro, condivido meno un suo orientamento personale, nascosto in gran parte dagli emendamenti, ma soggiacente e talvolta esplicito, ovvero l'allergia che mi pare l'onorevole Oostlander abbia nei confronti della laicità e dell'idea laica.
Del resto tale allergia traspare dalla sua breve esposizione orale, nella quale presenta quella che definisce filosofia politica della Turchia assimilandola, attraverso un excursus storico, al totalitarismo, ovvero a una delle forme più mostruose di oppressione politica che l'Europa abbia generato.
Ebbene, il kemalismo non era affatto di tale natura e non si rifaceva a questi modelli, onorevole Oostlander.
Il kemalismo, che era senza dubbio una forma di dispotismo illuminato, si è proposto una modernizzazione accelerata della Turchia ispirandosi in misura non trascurabile ai modelli democratici dell'Europa occidentale e in particolare al modello della separazione tra Chiesa e Stato e al modello di laicità repubblicana.
<P>
Vede, onorevole Oostlander, se oggi la Turchia può farsi forza di un'eredità storica positiva a sostegno della sua candidatura - che suscita, come è normale, un dibattito anche animato -, è proprio grazie a questo sforzo di integrazione della nostra laicità europea in una società musulmana.
Infatti, come si è detto, qui sta la sfida, una delle sfide, del XXI secolo.
Credo che non sia il caso di adottare il mesto approccio di cui lei dà prova - e che traspare nel considerando G della sua relazione - nei confronti di questa idea laica cui la nostra Europa si richiama e che emerge, a mio parere, con molta forza dalla Carta dei diritti fondamentali che abbiamo accettato.
Al contrario, lei dovrebbe accogliere più favorevolmente questa idea laica e considerarla in modo più positivo.
<P>
Signor Presidente, la Turchia aveva diritto a diventare un paese candidato.
Credo che per un certo tempo la situazione non cambierà, in quanto i progressi sono lenti e dobbiamo sorvegliarli da vicino.
Cionondimeno, al di là della formula scolastica 'c'è un miglioramento, ma può e deve fare meglio?, è necessario rendersi conto che l'adesione all'Unione europea costituisce per la Turchia l'equivalente di quello che la nozione di frontiera ha rappresentato per gli Stati Uniti alla fine del XIX secolo: un obiettivo che mobilita e imprime lo slancio per andare più lontano.
Da questo punto di vista, tale processo va incoraggiato.
<SPEAKER ID=163 LANGUAGE="NL" NAME="Maes (Verts/ALE).">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli deputati, l'eredità di Atatürk è a doppio taglio e piuttosto ambigua.
Da un lato vi è lo Stato laico, dall'altro vi è la forte posizione dell'esercito turco di cui è indice il potere del Consiglio di sicurezza nazionale che comporta il prevalere dei militari sui civili.
In una democrazia autentica, dovrebbe essere tutto il contrario.
<P>
Com'è possibile mantenere lo Stato laico turco e introdurre la democrazia?
L'esercito non può essere la garanzia ultima della democrazia, sono pertanto necessarie riforme di ampio respiro su questo punto.
Come risulta con grande chiarezza dalla relazione Oostlander, il paese non diventerà una democrazia finché i diritti umani saranno violati e i diritti delle minoranze non saranno garantiti in modo completo.
La tortura è una prassi all'ordine del giorno.
La posizione della lingua curda e l'esclusione dei curdi dalla vita politica, o quantomeno il tentativo di escluderli, dimostrano che non c'è la volontà di trovare una soluzione politica a questo importante conflitto di nazionalità.
La minaccia del fondamentalismo resta, anche se l'APK ha adottato una politica riformista.
Riconosciamo che sono stati compiuti importanti progressi legislativi, quali l'abolizione della pena capitale, ma non sono state ancora intraprese riforme di ampio respiro.
<P>
Il paragrafo 11 della relazione Oostlander suggerisce di intraprendere un lavoro di ampia portata in materia costituzionale.
E' inutile dire che questa non può essere una condizione, ma vale comunque la pena di proporre l'introduzione di una nuova costituzione, che riconosca i diritti umani, ma anche la comunità autonoma curda e che tuteli la posizione delle minoranze.
<P>
<SPEAKER ID=164 LANGUAGE="DE" NAME="Langen (PPE-DE).">
Signor Presidente, vorrei congratularmi col collega Oostlander.
La sua è un'ottima relazione, in cui sono elencati tutti i punti critici, senza che venga offesa la Turchia.
E' equa e aperta, ed io credo che chiunque faccia domanda di adesione abbia il diritto di essere trattato in modo equo e aperto.
<P>
In secondo luogo vorrei contraddire vivamente i due oratori precedenti.
Non si tratta - come è stato scritto nel parere di minoranza - di precetti di ordine parareligioso, anzi nel paragrafo 3 si legge espressamente che i valori fondamentali europei, che si fondano, oltre che sull'eredità giudaicocristiana, anche sui valori dell'illuminismo, non si oppongono in linea generale all'adesione di uno Stato musulmano.
Quanto alle affermazioni degli onorevoli Nordmann e Maes, li pregherei soltanto di informarsi meglio.
Non esiste libertà di religione, non esiste laicità secondo il modello francese.
Laicismo in Turchia significa che 130 000 funzionari statali controllano la minoranza non musulmana, sottoponendola a vessazioni.
Le religioni cristiane non hanno alcun diritto in Turchia.
La separazione tra Stato e Chiesa è una cosa, la garanzia della libertà di religione è un'altra.
E' parte indissolubile del patrimonio di valori europeo che ognuno possa vivere secondo la propria religione e praticarla.
Questo in Turchia non viene garantito.
Fino al 1954 era addirittura prevista una pena per chi impartiva lezioni di religione.
Vi prego davvero di raccogliere informazioni in merito.
<P>
Gli altri punti citati sono: il ruolo dell'esercito, i diritti per la minoranza curda, il diritto di voto, vale a dire il dato di fatto che ancora esiste la barriera del 10 per cento, l'arresto per chi ha commesso 'reati ideologici?, come Leyla Zana, che da quasi dieci anni è in prigione per aver fatto uso della libertà di parola, o la questione riguardante il patrimonio culturale armeno e siriaco, che attualmente in Turchia non è tutelato.
Una lunga lista che la Turchia deve affrontare punto per punto.
E' obbligata a farlo!
<P>
Mi compiaccio del fatto che al punto 52 della relazione si legga che, in conformità degli accordi di Copenaghen, non sussistono attualmente le condizioni per l'avvio di negoziati di adesione.
Perché ciò sia possibile devono essere soddisfatti i criteri e questo sarà oggetto d'esame alla fine del 2004.
Sono anche lieto che ciò non accada adesso, bensì alla fine del 2004.
La presente relazione, nella sua veste di relazione intermedia, non può in alcun modo rappresentare un impegno vincolante da parte del Parlamento nella prospettiva della sua futura decisione di accogliere o di respingere la domanda di adesione della Turchia.
<P>
<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="DE" NAME="Ceyhun (PSE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, spero tanto - e lo dico di cuore - che un giorno la Turchia sia un paese democratico. Così per alcuni in quest'Aula non sarà più così facile intervenire.
<P>
Onorevole Langen, con tutta la stima che nutro nei suoi confronti, mi permetta di dire che il suo discorso l'ho già sentito altre volte, a prescindere da quello che succedeva davvero in Turchia.
Non sarà più possibile pronunciare certi discorsi, in cui si affermano sempre le stesse cose, indipendentemente da quanto accade in realtà.
Come ha precisato il Commissario Verheugen, infatti, è palese che stanno davvero succedendo molte cose nel paese.
Ancora non basta - giustissimo!
Vogliamo di più e critichiamo la Turchia - giustissimo!
Però, onorevoli colleghi, siate onesti, per molti di voi, che avete ascoltato solo quattro interventi, i diritti dell'uomo, i diritti dei cittadini, sono solo un alibi.
<P>
Molti di voi, semplicemente, non vogliono la Turchia.
Ditelo onestamente, almeno avremo una situazione chiara.
Diciamolo alla Turchia, così non avremo bisogno di fare tutto questo cinematografo!
Perché è davvero pura recitazione.
Come deputato mi rallegro del fatto che Consiglio e Commissione abbiano maggiori competenze in materia di politica estera, in quanto il Parlamento, cui appartengo, non è adatto a occuparsene.
<P>
<SPEAKER ID=166 LANGUAGE="SV" NAME="Arvidsson (PPE-DE).">
Signor Presidente, di recente ho attraversato in macchina uno dei due ponti tra Istanbul e Üsküdar.
Mi ha colpito quanto sia facile attraversare il Bosforo, è persino più semplice che attraversare l'Öresund tra Svezia e Danimarca.
Il ponte sul Bosforo mi ha fatto passare dalla antichissima Istanbul alla modernissima Üsküdar.
Non si prova per nulla la sensazione di passare da una parte del mondo all'altra.
Helsinki in Finlandia è del resto ancora più a est di Üsküdar sulle coste dell'Anatolia.
<P>
L'affermazione che il Bosforo divide due parti del mondo e che l'UE deve porre fine a tale divisione è vacua e priva di fondamento.
Dovremmo invece essere lieti di accogliere l'interesse dimostrato dalla Turchia per l'adesione all'UE.
Dovremmo fornire al paese l'aiuto di cui necessita per attuare le riforme interne e diventare un futuro paese candidato in piena regola.
<P>
La Turchia è un partner degno di cooperare con l'Europa.
Poiché la Turchia fa parte della NATO da molti anni e si trova in prossimità di aree interessate da disordini e conflitti, rimarrà un paese strategico quale futuro partner per la cooperazione.
Cercare di accampare motivi religiosi per boicottare l'adesione turca all'UE sarebbe non solo del tutto fuori luogo, ma anche assolutamente non cristiano.
<P>
La relazione in esame avanza delle richieste alla Turchia, richieste che devono essere soddisfatte per rendere possibile l'adesione all'UE.
Cionondimeno il documento, che è molto costruttivo, tiene le porte aperte al fine di agevolare la futura adesione del paese all'Unione.
Onorevole Oostlander, si può ben dire che in questa relazione sull'apertura ad oriente lei ha svolto un buon lavoro, degno del suo cognome che in svedese, per l'appunto, è fortemente omofono di est.
<P>
<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="FR" NAME="Cashman (PSE).">
Signor Presidente, vorrei associarmi alle osservazioni dell'onorevole Ceyhun e all'eccellente e straordinario contributo dell'onorevole Nordmann.
<P>
Vi è un pizzico di ipocrisia quando questo Parlamento prende in esame la Turchia: non vedo lo stesso approccio e lo stesso comportamento verso le altre adesioni e gli altri paesi candidati.
Vorrei far rilevare agli onorevoli deputati presenti oggi che, se si fossero applicati gli stessi criteri agli attuali Stati membri, le vicende di alcuni di essi ne avrebbero motivato l'espulsione dall'Unione europea.
Oggi abbiamo inviato un messaggio coerente con l'applicazione dei nostri principi.
Dobbiamo sostenere i riformatori e promuovere il cambiamento; se non lo faremo, scoraggeremo i riformatori, alimenteremo il fondamentalismo e chiuderemo per sempre le porte in faccia alla Turchia.
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Sono stato lieto di udire i commenti del Commissario.
Si sono ottenuti molti risultati, le riforme sono state notevoli e occorre riconoscerlo.
Il Presidente in carica del Consiglio ha detto che vi sono due aree prioritarie.
Le aree prioritarie secondo me sono queste: incoraggiare il cambiamento e accelerare il processo di riforma.
In Turchia (vi sono stato dieci giorni fa) tra i politici e la gente comune si avverte la percezione che l'Unione europea sia contraria all'adesione del paese.
Purtroppo mi sembra che dalla discussione in corso questo pregiudizio esca rafforzato.
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<SPEAKER ID=168 LANGUAGE="FR" NAME="Dell'Alba (NI).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega Nordmann si è espresso in modo molto eloquente.
Anch'io, al pari dell'onorevole Cashman poco fa, sottoscrivo quanto ha detto e, per riprendere le sue affermazioni, ribadirò come lui che in questa relazione ci sono molti elementi sottaciuti che non dovrebbero figurare in un testo obiettivo sulla situazione di un paese.
Certo devono essere rispettate le considerazioni politiche delle parti.
Sottoscrivo tuttavia quanto il collega diceva a proposito della laicità e dell'essenza stessa dello Stato kemalista di cui non c'è alcuna traccia nella relazione, così come, a quanto si può vedere, non si fa cenno dello sforzo compiuto dal Primo Ministro turco attualmente in carica per far entrare il suo paese in Europa.
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Da questo punto di vista, onorevole Oostlander, se il nostro Parlamento avesse avuto la possibilità di preparare una relazione tanto puntigliosa non solo sui paesi candidati, ma anche sugli attuali Stati membri dell'Unione - penso al mio paese - sarebbero stati necessari non 56 paragrafi, ma forse il doppio, per parlare per esempio della situazione delle prigioni, della giustizia italiana e di molti altri settori in cui le cose non vanno affatto bene.
Anche nei nostri paesi, onorevoli colleghi, o almeno in alcuni di essi, non molto tempo fa si andava in prigione perché, in quanto testimoni di Geova, ci si rifiutava di prestare servizio militare: si obbligavano quelle persone con la forza, altrimenti andavano in prigione.
I nostri paesi hanno vissuto tutto questo.
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Certo, la Turchia deve compiere progressi significativi, ma i casi sono solo due: o noi le offriamo l'orizzonte dell'Europa, o glielo neghiamo compiendo non solo un gravissimo errore politico e strategico, ma indirizzandola, in un certo senso spingendola, verso altri orizzonti, altre rive, molto più pericolose, non solo per la stabilità, ma anche, credo, per il benessere dei turchi e per i loro progressi verso la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti dell'uomo.
<P>
In proposito, con i colleghi del gruppo radicale e con i parlamentari del gruppo dei Verdi, che con l'occasione desidero ringraziare, abbiamo presentato un emendamento volto per l'appunto a non chiudere la porta alla Turchia, come fa la relazione Oostlander.
La versione iniziale del documento, che aveva invero un tono da battaglia di Lepanto, è stata nel frattempo senz'altro migliorata.
Abbiamo pertanto presentato un emendamento in cui affermiamo la fiducia nel fatto che le condizioni di ammissione della Turchia ai negoziati di adesione saranno rispettate se il governo turco porterà avanti con costanza e determinazione le necessarie riforme in corso.
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In uno sforzo di comprensione, che apprezzo, il relatore ha proposto di considerare questo emendamento come un'aggiunta.
E' in un analogo spirito di compromesso che accetto, come il gruppo dei Verdi, questa offerta del relatore, sperando che ci troveremo d'accordo anche nell'inviare alla Turchia un messaggio, non all'insegna della chiusura, ma del raggiungimento di progressi effettivi.
Al momento opportuno ovviamente entrambe le parti potranno compiere la loro scelta.
Lasciamo tuttavia almeno questa porta aperta: in quest'ottica, mi auguro che l'Assemblea approverà all'unanimità l'emendamento in questione.
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<SPEAKER ID=169 NAME="Gawronski (PPE-DE).">
Signor Presidente, Arie Oostlander ha svolto un lavoro immenso e difficile nel cercare di mediare fra le opinioni più diverse che questo Parlamento esprime su un tema scottante e discusso come quello dell'adesione della Turchia.
Il risultato è una risoluzione accettabile per il suo carattere di mediazione, ma noi forse avremmo voluto che essa fosse improntata e ispirata a un maggiore ottimismo per dare alla Turchia una segnale più positivo, secondo quanto indicato anche dal Commissario Verheugen, malgrado questo paese abbia ancora molto da fare, da cambiare, da innovare, prima di poter aspirare all'adesione, come giustamente indica la risoluzione.
<P>
Occorre stabilire se geografia e religione siano criteri che limitano la possibilità di adesione o se invece l'idea di Europa sia un complesso di valori e di principi per cui i paesi che sottoscrivono a quei valori e a quei principi di democrazia e di libertà abbiano il diritto di candidarsi.
Ed è in questo spirito che noi, all'articolo 52 della relazione, che stabilisce che non esistono ancora le condizioni per aprire negoziati - cosa indubbiamente vera oggi - avremmo preferito la versione offerta dall'emendamento n. 11, cui accennava poc'anzi l'onorevole Dell'Alba, che esprime in positivo la fiducia che le condizioni potranno esserci se la Turchia adotterà le necessarie riforme.
Sono grato anch'io al relatore Oostlander che mi sembra disposto ad accogliere questo emendamento, se non proprio in sostituzione del punto 52, almeno come aggiunta.
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<SPEAKER ID=170 LANGUAGE="FR" NAME="De Keiser (PSE).">
Signor Presidente, con la presentazione di 283 emendamenti la relazione Oostlander ha subito un serio lifting.
<P>
Sono scomparse alcune formulazioni oltranziste che avrebbero potuto compromettere le relazioni politiche tra il Parlamento europeo e la Turchia.
Anche se la relazione indica a giusto titolo il cammino che il paese deve ancora percorrere sul piano del rispetto dei diritti dell'uomo, tuttavia per me resta una relazione ideologica, condizionata, che cerca di imporre alla Turchia la sua visione dei valori dell'Europa.
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Se il paragrafo 3 che invoca valori europei basati principalmente sulla cultura giudaicocristiana non viene modificato, costituirà uno schiaffo per un paese che ha un governo musulmano, ma una tradizione essenzialmente secolare.
Sarà un elemento inaccettabile anche per noi europei, perché significherà il ritorno dei vecchi demoni e l'ingerenza dell'elemento religioso nella politica.
<P>
Se si parla dei valori giudaicocristiani, allora bisogna parlare anche dei crimini!
Occorre rileggere Il Vangelo secondo Gesù Cristo del premio Nobel portoghese Saramago per ricordarsi quanti crimini sono stati commessi a nome dei nostri dei.
Lasciamo allora da parte gli dei.
Riconosciamo una volta per tutte la laicità dell'Europa e la pluralità dei suoi culti e trattiamo senza debolezza, ma senza pregiudizi, il caso dell'adesione della Turchia all'Europa.
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<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="DE" NAME="Sommer (PPE-DE).">
Signor Presidente, è importante trattare i nostri amici turchi con onestà e apertura.
Ovviamente tale trattamento include il diritto di criticare e di puntare il dito contro le persistenti lacune.
Vogliamo aiutare la Turchia nel suo cammino verso la vera democrazia e lo Stato di diritto.
La Turchia merita un trattamento equo e la relazione Oostlander ha le necessarie caratteristiche.
Descrive progressi degni di nota, ma dice anche, in tutta onestà, in quali settori vi è ancora un'enorme necessità di riforme.
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A mio avviso è importante che sia la Turchia stessa a voler progredire, a voler soddisfare i criteri di Copenaghen.
Non deve lavorare alle riforme solo per accontentare coloro che la criticano all'interno dell'UE, tanto per farci un piacere.
Deve radicare profondamente nella società le necessarie riforme e far sì che abbiano un impatto nella vita reale.
Le modifiche apportate sulla carta alla costituzione o le nuove leggi da sole non bastano.
La carta non ha fretta!
Quel che conta è attuare le riforme nella vita quotidiana della gente.
Ed è proprio questo che finora è mancato.
La relazione Oostlander descrive il gran numero di carenze esistenti in ogni settore.
Constata che attualmente non sussistono le condizioni per l'avvio dei negoziati di adesione ed invita il Consiglio a prendere finalmente posizione in modo chiaro e univoco.
I criteri di Copenaghen, non ci stancheremo mai di ripeterlo, non sono negoziabili.
Ciò vale nella stessa misura per tutti i paesi candidati e quindi anche per la Turchia.
Su questo punto la Turchia deve essere onesta con l'Unione europea e prendere atto una volta per tutte della realtà.
Deve smettere di passare all'Unione europea la patata bollente e di esercitare pressioni.
Non siamo noi ad aver promesso all'opinione pubblica l'adesione rapida entro pochi anni, è stata solo ed unicamente la classe politica turca.
Se adesso per questo motivo si trova in difficoltà e la popolazione diventa impaziente, è un problema interno che deve essere risolto dalla Turchia e non dall'Unione europea ammorbidendo i criteri di adesione.
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Quello che la Turchia può davvero aspettarsi da noi è onestà, apertura, serietà ed equità.
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<SPEAKER ID=173 NAME="Gemelli (PPE-DE).">
Signora Presidente, vorrei esprimere il mio ringraziamento all'onorevole Oostlander per la relazione che ha presentato, al Presidente del Consiglio Yiannitsis e al Commissario Verheugen.
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Io penso che la relazione Oostlander sia molto equilibrata e schietta.
L'Unione europea è un'Unione di valori condivisi; quindi, tutti i paesi che nel passato hanno voluto aderire e continuano anche oggi ad aderire hanno condiviso tali valori e, per farlo, hanno adeguato i loro sistemi istituzionali, politici ed economici.
Questo è il dato.
Non è l'Unione europea che aderisce alla Turchia, bensì la Turchia che intende aderire a questi valori condivisi.
Rispettiamo le differenze che costituiscono la ricchezza dell'Unione europea, ma i confini sono definiti dal rispetto dei criteri di Copenaghen, dei principi di democrazia e dello Stato di diritto, che devono essere criteri e principi non solo declamati ma attuati e vissuti.
Vorrei azzardare a dire che i paesi che intendono condividere la cultura europea possono far parte dell'Unione europea.
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La Turchia chiede di aderire.
Non siamo ideologicamente contrari.
Aspettiamo che il paese faccia quel percorso che ci motivi l'adesione culturale.
Il governo Erdogan va incoraggiato nel processo di avvicinamento ai valori dell'Unione europea.
Gli atlantisti ideologici pensano che il ruolo della Turchia nella NATO possa essere un atout di accesso all'Unione europea.
Forse nel passato era così; oggi pensiamo che la NATO, con la partecipazione della Russia, debba gradualmente assumere, con un apporto un po' più efficace da parte dell'Unione europea, un ruolo di polizia internazionale al servizio delle Nazioni Unite, riformate per la difesa dei diritti umani e della democrazia nei paesi del mondo.
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Auspico che la Turchia possa seguire questi suggerimenti, risolvere il problema di Cipro e instaurare un rapporto di buon vicinato con tutti i paesi confinanti risolvendo antichi conflitti.
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<SPEAKER ID=174 NAME="Presidente.">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle12.00.
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<SPEAKER ID=176 NAME="Presidente.">
L'ordine del giorno reca due interrogazioni orali (B5-0094/2003 e B5-0095/2003) dell'onorevole Brok al Consiglio e alla Commissione, su una nuova partnership transatlantica per il terzo millennio.
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<SPEAKER ID=177 NAME="Nicholson of Winterbourne (ELDR)">
Signora Presidente, intervengo in sostituzione dell'onorevole Brok, presidente della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa.
E' essenziale riflettere seriamente su come promuovere e rafforzare le relazioni transatlantiche.
Questo è il significato delle nostre interrogazioni al Consiglio e alla Commissione: lo sviluppo del partenariato transatlantico.
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Riteniamo che le nostre carenze in materia di politica di sicurezza e di difesa comune siano state brutalmente messe in evidenza dal conflitto in Iraq e ciò, di conseguenza, ha seriamente danneggiato il partenariato transatlantico.
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A nostro parere, l'azione intergovernativa continua ad avere il sopravvento sul metodo comunitario nelle relazioni transatlantiche.
Le strutture comuni che potremo sviluppare con le istituzioni di Bruxelles, magari nel quadro della Convenzione europea, favoriranno un maggiore coordinamento.
Tuttavia, a meno che gli Stati membri non dimostrino la volontà politica di intraprendere azioni comuni, lo sviluppo della politica di sicurezza e di difesa comune nel contesto dell'alleanza transatlantica non avrà l'efficacia che richiede e merita.
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Come ha affermato il Presidente Bush all'inizio della settimana in Polonia, i valori comuni alla base delle relazioni transatlantiche sono l'elemento di politica estera comune che può avvicinare l'Unione europea agli Stati Uniti.
Tuttavia, non possiamo permetterci di comportarci in modo stravagante, incongruente e frammentario.
Gli Stati Uniti sono un partner talmente potente che, se l'Unione europea non riesce a parlare con una sola voce - se non una voce comune, almeno un'unica voce coordinata -, continueremo a restare a rimorchio nel partenariato transatlantico.
In questo contesto, l'Unione europea attraversa la crisi più grave dell'ultimo decennio.
<P>
Oggi l'interrogativo, cui chiediamo alla Commissione e al Consiglio dei ministri di dare risposta, è se si possa o meno rilanciare un partenariato reale con gli Stati Uniti.
Siamo in grado di dare a tale partenariato il nuovo dinamismo che secondo la commissione per gli affari esteri esso richiede e merita e siamo in grado di essere un partner a pieno titolo degli Stati Uniti, o dobbiamo continuare a sentirci in coda?
Riteniamo che esista il potenziale per uno straordinario rinnovamento dell'alleanza transatlantica e al riguardo il partenariato tra Unione europea e Stati Uniti svolge un ruolo essenziale.
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Naturalmente, riteniamo che un'Europa più forte sia la condizione per la sopravvivenza della NATO.
Non è solo l'Unione europea ad essere stata danneggiata dal conflitto in Iraq e dalle conseguenze di tale conflitto; anche la NATO e le Nazioni Unite sono state gravemente danneggiate.
La maggioranza degli Stati membri dell'Unione europea è parte integrante della NATO e persino quelli che non ne fanno parte ritengono che la NATO sia la garanzia fondamentale della stabilità euroatlantica.
Pertanto, oggi pomeriggio chiediamo rassicurazioni al Consiglio dei ministri e alla Commissione: vogliamo sapere se condividono il nostro parere al riguardo e se anch'essi ritengono che un'Europa più forte significhi una NATO più forte.
Siamo in grado, noi paese dell'Unione europea - sia membri che non membri - di rafforzare l'alleanza NATO ed euroatlantica, dal momento che essa rimane una garanzia fondamentale per la stabilità in Europa?
Intendiamo quindi discutere le finalità che l'Alleanza atlantica persegue, il modo in cui dev'essere strutturata e quali mezzi deve avere a disposizione.
In realtà, la NATO stessa ha bisogno di una riforma, in particolare per quanto riguarda la ristrutturazione militare.
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Si sono svolte numerose discussioni nel contesto della politica di sicurezza e di difesa comune negli ultimi tempi, tra cui una ieri sera con lo stesso Commissario nell'ambito del dialogo congiunto tra Unione europea occidentale e Parlamento europeo sulla ristrutturazione militare, le quali si sono concentrate, in particolare, sulla piena cooperazione tra gli Stati membri dell'Unione europea e sui nostri cospicui investimenti nelle moderne tecnologie.
Tuttavia, come possiamo realizzare tale obiettivo nel modo più efficace in seno alla NATO, e magari in modo meno costoso?
La riforma istituzionale della NATO è un altro elemento che consideriamo imprescindibile.
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Pertanto, chiediamo un comportamento coerente da parte dell'Unione europea, a livello sia interno che esterno, basato su una teoria e un'azione strategica coerente.
Attendiamo fiduciosi un ampio dibattito oggi pomeriggio, che ci consenta di rilanciare, con la dimensione reale che meritano, adeguate relazioni transatlantiche nel dopo Iraq.
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<SPEAKER ID=178 NAME="Yiannitsis">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, il Consiglio condivide la profonda preoccupazione dell'autore dell'interrogazione sullo stato delle relazioni tra Unione europea e Stati Uniti.
Sebbene le relazioni rimangano sostanzialmente salde, è chiaro che entrambe le parti devono riesaminare il loro modus operandi.
L'Unione ha affermato esplicitamente che le relazioni con gli Stati Uniti costituiscono la principale priorità nella sua politica estera.
Lavorando insieme, possiamo contribuire a creare un mondo migliore per tutti.
La questione per l'Unione è in che modo perseguire questo obiettivo sulla base della cooperazione già molto estesa in corso nei Balcani occidentali, in Afghanistan, in Medio Oriente e riguardo alla Corea del Nord.
<P>
Concentrando l'attenzione sulle questioni in merito alle quali l'Unione e gli Stati Uniti hanno atteggiamenti divergenti, molto spesso questa cooperazione appare meno evidente, mentre invece è apprezzata da entrambe le parti.
Come l'onorevole deputata sa, l'Alto rappresentante presenterà un documento al Consiglio europeo di Salonicco, contenente raccomandazioni per una strategia globale dell'Unione europea in materia di politica estera e di sicurezza.
Una discussione preliminare dell'argomento si potrà svolgere in seno al Consiglio 'Affari generali e Relazioni esterne? in giugno.
E' ovvio che, sebbene si tratti di una strategia generale, essa contribuirà anche allo sviluppo delle relazioni UE-USA.
Essa dovrebbe inoltre basarsi sull'attuale politica dell'Unione europea per quanto riguarda, tra l'altro, il ruolo delle Nazioni Unite.
Il momento è opportuno, dal momento che tale documento sarà presentato appena prima del Vertice UE-USA a Washington il 25 giugno.
<P>
Così come lo sviluppo della politica estera e di sicurezza permette all'Unione di affrontare in modo più efficace i recenti avvenimenti, tra cui la cooperazione con gli Stati Uniti in Medio Oriente, Afghanistan o Balcani occidentali, nell'ambito della politica europea in materia di sicurezza e di difesa l'Unione continua a dare alta priorità al rafforzamento delle capacità militari europee, al fine di poter diventare un partner più efficiente degli Stati Uniti.
<P>
Il Consiglio rimane dell'avviso che un approccio multilaterale sia ancora il miglior modo di risolvere i vari problemi attualmente presenti in diverse parti del mondo.
Il Consiglio non ha espresso un parere sulla questione di introdurre nel nuovo Trattato il principio della cooperazione rafforzata nel campo della PESD.
Quando abbiamo definito la nuova agenda transatlantica, abbiamo dichiarato il nostro impegno nei confronti dell'obiettivo di costruire una nuova architettura europea nel campo della sicurezza, in cui la NATO, l'Unione, l'OSCE e il Consiglio d'Europa svolgano ruoli complementari e di rafforzamento reciproco.
<P>
Questa era la nostra posizione nel 1995 e lo è tuttora.
La nuova agenda transatlantica fornisce il quadro più ampio per la cooperazione con gli Stati Uniti.
Il piano d'azione può forse essere superato, ma lo stesso non si può dire della nuova agenda transatlantica.
Il dialogo che intratteniamo con gli Stati Uniti è già intenso, con innumerevoli e continui contatti a tutti i livelli.
Non abbiamo bisogno di un maggior numero di riunioni, ma forse solo di concentrare di più la nostra attenzione.
Ci auguriamo che lo sviluppo di una strategia generale dell'Unione rilanci il dialogo con gli Stati Uniti e ne accresca l'utilità per le situazioni che via via si presentano nei vari paesi del mondo.
<P>
La cooperazione costituisce tuttora una necessità imperativa per combattere il flagello del terrorismo.
In seguito all'11 settembre 2001 la nostra cooperazione si è estesa al di là di ogni aspettativa da entrambe le parti.
A prescindere da ciò che si afferma sulle divergenze, su entrambe le sponde dell'Atlantico molto spesso il lavoro specifico svolto insieme nella lotta contro il terrorismo viene ignorato.
Gli Stati Uniti hanno bisogno dell'Europa, proprio come noi abbiamo bisogno degli Stati Uniti se vogliamo rispondere con successo alle sfide di questo secolo.
<P>
Il Consiglio è ben consapevole del fatto che, per ottenere buoni risultati, dobbiamo affrontare non solo i sintomi ma anche le cause.
Ciò presuppone la mobilizzazione di risorse in molti settori: quelli economico e sociale, quello dello sviluppo e anche il settore politico.
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Infine, il dialogo legislativo è un elemento di estrema importanza nelle relazioni transatlantiche.
Mentre i contatti del Consiglio avvengono in larga misura a livello di governo degli Stati Uniti, il Parlamento può svolgere un ruolo vitale rafforzando il dialogo con i membri del Congresso, al fine di promuovere la comprensione degli interessi e delle priorità dei popoli dell'Unione europea.
Il Consiglio non ha la facoltà di imporre alla società civile il ruolo che essa può svolgere in questo dialogo.
Tuttavia, esso ha incoraggiato lo sviluppo di quattro dialoghi specifici e rimane del parere che, insieme con le numerose reti di università, istituti, laboratori, idee, eccetera, tali dialoghi possano apportare un importante contributo.
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Non sono necessari altri quadri di cooperazione.
Ciò che è necessario nel dialogo con gli Stati Uniti è che entrambe le parti siano correttamente informate dei pareri e delle azioni dell'altra parte.
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<SPEAKER ID=179 NAME="Patten">
Signora Presidente, l'onorevole Brok ha formulato diversi quesiti interessanti, che accennano a preoccupazioni cui dovremmo cercare di dare risposta in merito allo stato di salute del nostro attuale dialogo con gli Stati Uniti.
Coloro che su entrambe le sponde dell'Atlantico sono già impegnati in intensi preparativi per il Vertice UE-USA che si svolgerà il mese prossimo, come ha già ricordato la Presidenza, e nella compilazione di un impressionante elenco di argomenti da trattare dovrebbero poter rassicurare l'onorevole deputato.
<P>
Non si può negare che stiamo emergendo da un periodo di tensioni nelle relazioni transatlantiche.
Per certi versi, la questione avrebbe destato maggiori preoccupazioni se il trauma di una guerra non avesse stimolato un dibattito così profondo.
Sono anche convinto che alcuni dei problemi posti in risalto dalla guerra in Iraq abbiano radici più profonde.
Ho parlato in questa sede e altrove di tendenze a lungo termine in alcuni ambienti negli Stati Uniti che sono giustamente fonte di preoccupazione per gli europei.
<P>
Dobbiamo soprattutto incoraggiare i leader politici e l'opinione pubblica negli Stati Uniti ad opporsi a coloro che mirano a ribaltare 50 anni di internazionalismo e multilateralismo americano per inseguire un illusorio senso di sicurezza.
A prescindere dalle loro motivazioni, gli oppositori del multilateralismo negli Stati Uniti devono sapere che un tale approccio presenta uno sconfortante elemento di profezia che si avvera.
Il multilateralismo senza gli Stati Uniti può anche fallire.
Tuttavia, coloro di noi che difendono il multilateralismo hanno anche una responsabilità: garantire che esso produca risultati pratici, efficaci e tempestivi.
<P>
Questo è un dibattito importante, ma non deve occultare la realtà dei legami transatlantici che, sotto molti aspetti critici, si stanno ampliando e approfondendo.
Avere un dialogo non significa necessariamente essere sempre d'accordo, o essere d'accordo su tutto.
Siamo d'accordo sulla necessità di gestire le nostre differenze e proseguire il dialogo.
Non siamo d'accordo sul protocollo di Kyoto, ma collaboriamo comunque sull'isolamento del carbonio e presto sulla ricerca sull'idrogeno.
Minacciamo gli Stati Uniti di adottare misure di ritorsione contro il regime FSC e loro ci denunciano all'OMC perché pensano che siamo troppo lenti ad approvare i prodotti geneticamente modificati.
L'Europa e gli Stati Uniti rimangono nondimeno i maggiori partner commerciali nel mondo e le controversie riguardano solo una piccola percentuale dei nostri scambi complessivi.
Tre quarti degli investimenti esteri diretti totali negli Stati Uniti sono europei, gli americani effettuano in Europa metà dei loro investimenti esteri diretti.
L'Europa investe più in Texas di quanto l'America investa in Giappone; gli investimenti americani nei Paesi Bassi sono circa il doppio degli investimenti americani in Messico.
<P>
Naturalmente il nostro dialogo con gli Stati Uniti si spinge ben oltre la sfera tradizionale dei rapporti commerciali ed economici della Commissione.
In seguito agli attacchi dell'11 settembre 2001 abbiamo compiuto progressi significativi nella cooperazione di polizia e nel contrastare le fonti di finanziamento del terrorismo.
Presto renderemo definitivi gli accordi sull'assistenza giuridica reciproca e sull'estradizione.
Stiamo lavorando in stretta cooperazione con gli Stati Uniti su una serie di questioni riguardanti la sicurezza dei trasporti.
Inoltre, sulla base dell'esperienza della cooperazione UE-USA nei Balcani, stiamo già collaborando alla ricostruzione dell'Afghanistan.
Ora che le Nazioni Unite hanno definito un quadro politico per l'Iraq del dopo Saddam, ci auguriamo di essere presto in grado di valutare in che modo potremo apportare il nostro contributo in tale paese.
<P>
Per quanto riguarda il partenariato economico transatlantico, il quadro per una stretta relazione economica è stato definito dal Vertice di Londra nel 1998.
Disponiamo di un piano d'azione che comprende una serie di iniziative riguardanti, tra l'altro, gli ostacoli tecnici al commercio, gli appalti, il riconoscimento reciproco, la proprietà intellettuale e la concorrenza.
Nelle sedi multilaterali abbiamo operato in stretta collaborazione negli sforzi volti ad attuare l'agenda di Doha per lo sviluppo.
A livello bilaterale, abbiamo compiuto progressi in materia di riconoscimento reciproco e sulla nuova agenda economica positiva concordata lo scorso anno.
A sostegno del dialogo governativo sia l'Europa che gli Stati Uniti hanno recentemente confermato il loro impegno nei confronti di un dialogo commerciale transatlantico meglio definito.
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Riguardo alla questione dei diversi modelli economici, non riteniamo che le differenze tra NAFTA e FTAA, da un lato, e Unione europea, dall'altro, costituiscano ostacoli per più strette relazioni economiche transatlantiche.
Li consideriamo anzi come diversi percorsi verso una meta comune: una maggiore integrazione economica a livello globale.
La convergenza regionale delle preferenze collettive si può affrontare nel contesto multilaterale in modo equo e costruttivo, ma anche a livello bilaterale, soprattutto concentrandosi sull'individuazione di iniziative settoriali e reciprocamente vantaggiose che esercitino un positivo effetto diretto sulle attività commerciali e sulle condizioni di mercato.
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Per passare alla questione delle sfide globali, quali ambiente, giustizia, immigrazione e conflitti sociali ed etnici, chiaramente la valutazione della nostra cooperazione è mista.
Abbiamo compiuto numerosi progressi nel campo della giustizia; i nostri pareri sono un po' meno affini riguardo agli obiettivi ambientali.
<P>
Per quanto riguarda le strategie per l'assistenza allo sviluppo, sia l'Europa che gli Stati Uniti sono impegnati nei confronti del nuovo partenariato globale per lo sviluppo.
Lavoreremo insieme per cercare di integrare i paesi in via di sviluppo nell'economia mondiale.
In tutti questi ambiti applichiamo il principio della complementarità e ci siamo impegnati a garantire un uso più efficiente ed efficace dei fondi dei donatori nei programmi di sviluppo.
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Anche in campo umanitario ci siamo fermamente impegnati a garantire una maggiore efficacia e complementarità degli sforzi, e i nostri organismi e le agenzie americane lavorano bene insieme per cercare di realizzare questo obiettivo.
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Infine, per quanto riguarda la proposta di un rapporto sulle future relazioni transatlantiche, l'Assemblea forse ricorda che ho affrontato la questione, magari in modo un po' polemico, in un discorso al Parlamento un anno fa.
Come dissi allora, non credo che i problemi da risolvere derivino da una mancanza di strategia.
Gli obiettivi e le prospettive per le nostre relazioni, espressi nella nuova agenda transatlantica del 1995, sono tuttora validi.
Date le acque burrascose che abbiamo attraversato da allora, comprendo il desiderio di alcuni di rivedere la rotta.
Tuttavia, proprio perché ci stiamo ancora riprendendo dai rigori di questa traversata, dobbiamo concederci il tempo di stabilizzarci e garantire che qualsiasi nuova strategia a lungo termine non sia sviata dai sentimenti e dalle pressioni del breve termine.
Ciò è tanto più vero in quanto l'Unione europea è impegnata in un profondo esame delle sue finalità e delle sue strutture - compresa una nuova strategia di sicurezza europea - e gli Stati Uniti si avvicinano alle prime fasi di una campagna presidenziale.
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In queste circostanze, vi è tutto il rischio che un tale esame venga considerato, almeno da coloro che ne sono al di fuori, come un'ulteriore dimostrazione della presunta 'crisi? nelle relazioni tra Unione europea e Stati Uniti.
Dobbiamo invece concentrarci sulla risoluzione dei problemi pratici e impegnarci al tempo stesso in un dialogo più pacato con le nostre controparti americane, preferibilmente faccia a faccia anziché attraverso le casse di risonanza dei rispettivi mezzi di informazione.
Il ruolo del Parlamento europeo sarà essenziale in questo ambito.
Naturalmente, intendiamo lavorare con voi per generare nuove idee sulle relazioni transatlantiche e mi auguro che il Parlamento da parte sua userà la sua indipendenza e la sua saggezza per confrontarsi con noi sui temi da includere in una futura strategia.
Confidiamo anche nell'esperienza che voi e i vostri elettori fate valere nelle politiche formulate a Bruxelles.
Soprattutto, è necessario che vi impegniate con le vostre controparti in seno al Congresso ad assicurare che alla causa europea sia dato il peso che merita nei dibattiti intellettuali e legislativi a Washington.
<P>
Ho solo altri due punti da aggiungere, come una breve nota in calce.
In primo luogo, l'Assemblea probabilmente mi ha già sentito affermare che c'è ben poco di ciò che vogliamo ottenere in Europa che non si possa ottenere più facilmente se riusciamo a lavorare in sintonia con gli Stati Uniti.
E' quasi altrettanto vero che gli Stati Uniti hanno maggiori probabilità di ottenere molte, se non la maggioranza delle cose che vogliono, se riescono a cooperare con l'Europa.
Ciò è stato affermato in modo sia esplicito che implicito nella recente strategia di sicurezza americana.
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Un partenariato è diverso dalla rivalità.
I partner hanno il diritto di avere le proprie opinioni.
Non dobbiamo affatto pensare di avere l'obbligo di consultare Washington per sapere quali dovrebbero essere le nostre idee di europei prima di esprimerle.
Mi auguro quindi vivamente che ci concederemo reciprocamente, di tanto in tanto, il beneficio del dubbio e che riconosceremo che il mondo e noi stessi abbiamo solo da guadagnare se l'America e l'Europa riescono a lavorare insieme.
<P>
Un ultimo punto: suppongo sia possibile formulare un parere sulle nostre future relazioni nei termini della solidarietà di cui abbiamo goduto negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, quando l'Europa, principalmente, ha sollecitato le strutture di sicurezza che hanno portato all'istituzione della NATO e l'America ha sollecitato l'integrazione economica e politica che ha portato all'istituzione del mercato comune e infine dell'Unione europea.
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E' una follia non riconoscere gli enormi cambiamenti intervenuti a livello geostrategico con la fine della Guerra fredda e il crollo del muro di Berlino.
Mi auguro che nello sviluppo delle future relazioni ci baseremo sulle realtà di oggi e sulle realtà future, non sul ricordo ancora fresco di un partenariato straordinariamente proficuo nella seconda metà del secolo scorso.
Se riusciremo ad ottenere di nuovo risultati così positivi, saremo estremamente fortunati.
Ma se vogliamo ottenere risultati altrettanto buoni, dobbiamo esaminare i problemi del futuro attraverso il prisma delle sfide di oggi, non dei successi di ieri.
<P>
<SPEAKER ID=180 NAME="Elles (PPE-DE).">
Signora Presidente, questa è un'ottima occasione per tenere una discussione sul partenariato transatlantico, ora che il conflitto in Iraq è terminato e la polvere si deposita sul deserto e prima che il Consiglio e la Commissione si rechino a Washington a fine mese.
<P>
A parere del mio gruppo, se negli anni '80 il partenariato nel campo della sicurezza era alla base delle relazioni transatlantiche ed esistevano differenze a livello economico, ora il mercato e l'integrazione in campo commerciale e negli investimenti sono alla base delle relazioni transatlantiche, mentre l'elemento della sicurezza appare più debole.
<P>
Tuttavia, per motivi che entrambi le Istituzioni esprimono chiaramente, Consiglio e Commissione oggi valutano la situazione in un termine ragionevolmente breve, anziché adottare una prospettiva a più lungo termine per le nostre relazioni con gli Stati Uniti.
Un diplomatico americano ha reso bene l'idea alcuni giorni fa; ha affermato che noi, in Europa, esaminiamo i problemi nella prospettiva del 2003: i problemi di costruire l'Unione europea, la nostra politica estera e gli esordi di una strategia estera.
Gli Stati Uniti, invece, sono molto più orientati sui problemi del 2020, con le armi di distruzione di massa e un'intera serie di altre questioni, a livello globale, che noi tendiamo a trascurare.
Il messaggio da trasmettere al Vertice è quindi che la politica, l'economia e la politica di sicurezza nel mondo del dopo Guerra fredda cominciano ad essere tutte strettamente intrecciate.
<P>
In primo luogo, la politica.
Certo, è necessaria la comprensione reciproca, come ha affermato il Presidente del Consiglio, ma di sicuro è necessaria una maggiore cooperazione, non solo in casi particolari, come la guerra contro il terrorismo: abbiamo bisogno di un quadro a lungo termine che ci permetta di affrontare seriamente tale problema e spostare l'accento da una Comunità di valori a una Comunità d'azione, che dia risposta ai problemi dell'AIDS nel terzo mondo, della proliferazione nucleare e a una serie di altre questioni che l'Europa e l'America devono affrontare insieme, come sfide globali.
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In secondo luogo, l'economia.
Sappiamo, come ha affermato il Commissario, che le sfide economiche globali ci avvicinano gli uni agli altri, ma è sicuramente sviluppando i legami più stretti e promuovendo gli scambi transatlantici - molto è già stato realizzato, ma dobbiamo fare di più riguardo ai servizi finanziari, all'economia digitale, alla politica di concorrenza e ad altre questioni - che riusciremo a completare un mercato transatlantico nel corso del prossimo decennio.
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In terzo luogo, per quanto riguarda la politica di sicurezza, ossia la questione che presenta maggiori difficoltà, dobbiamo porci i seguenti quesiti: l'Europa disporrà della capacità militare?
Esiste la volontà politica di emergere prima o poi come partner degli Stati Uniti?
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Per concludere, a mio parere abbiamo bisogno di una strategia europea a lungo termine per stabilire che cosa vogliamo prima di poter formulare una strategia transatlantica e riflettere in termini analoghi con gli americani.
In secondo luogo, abbiamo bisogno di un Vertice transatlantico che adotti un parere strategico, anziché esaminare casi particolari e problemi specifici.
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Infine, il grande progetto è questo mercato transatlantico nel quale dobbiamo mobilitare le nostre comunità commerciali e politiche ed ascoltare coloro che rappresentiamo, in modo da poter plasmare il mondo di domani a reciproco vantaggio.
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<SPEAKER ID=181 NAME="Obiols i Germà (PSE).">
Signora Presidente, la nostra preoccupazione per l'attuale stato delle relazioni transatlantiche non è soltanto dovuta alle vicissitudini della crisi in Iraq o alle sue possibili conseguenze, bensì a cause più profonde, essenzialmente il riconoscimento che ci troviamo di fronte a un cambiamento davvero radicale, a un'evoluzione straordinaria nella politica estera e di sicurezza degli Stati Uniti, sotto la spinta neoconservatrice.
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La leadership attraverso la cooperazione multilaterale è stata sostituita da un approccio unilaterale a livello globale, le strategie di contenimento e di dissuasione dalla dottrina dell'attacco preventivo e le restrizioni imposte dalla partecipazione ad alleanze e istituzioni multilaterali dalla creazione di coalizioni su misura, in cui tende a predominare una forma di subordinazione, secondo il principio 'chi non è con me è contro di me?.
Siamo in molti in Europa a pensare che questa filosofia, anziché produrre una pax americana, di fatto possa produrre un notevole caos americano nel mondo.
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In questo contesto, se l'Europa intende farsi carico delle sue responsabilità, essa deve trasformarsi in un'organizzazione capace di svolgere un ruolo significativo sul piano internazionale e, a tal fine, la politica europea deve perseguire costantemente l'obiettivo di convertire gli Stati Uniti al multilateralismo, obiettivo che non è del tutto irraggiungibile se consideriamo che i sondaggi di opinione indicano che quasi due terzi dei cittadini americani preferiscono l'approccio multilaterale a quello unilaterale.
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Nell'ambito di una relazione rinnovata, dobbiamo riconoscere apertamente che esistono divergenze significative, che vi sono numerose differenze di percezione e di impostazione, ma anche molti pareri comuni e potenziali elementi di accordo.
Se accettiamo questa situazione conflittuale, saremo in grado di compiere progressi.
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Vorrei dire infine che ritengo che le posizioni espresse dall'Alto rappresentante e dal Commissario Patten, nonché le proposte specifiche presentate dal presidente della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, vadano nella giusta direzione e che possono contare sul nostro sostegno.
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<SPEAKER ID=182 NAME="van den Bos (ELDR).">
Vi esorto a non permettere che un'Europa riunificata si divida riguardo all'unità atlantica.
Il Commissario Patten ha ragione.
I problemi mondiali più pressanti non possono e non devono essere risolti dai soli Stati Uniti.
A prescindere dal fatto che tali problemi riguardino le armi di distruzione di massa, i diritti umani, la povertà, i conflitti religiosi o la mancanza di democrazia, è di vitale importanza che l'America e l'Europa uniscano le loro forze.
Gli europei devono unirsi a Bush e mostrare al mondo il volto neoprogressista dell'Occidente.
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L'Unione europea può essere un partner a pieno titolo di Washington soltanto se agisce come tale.
Se l'asse franco-tedesco volta le spalle a Washington, mentre l'asse britannico-polacco si avvicina a Bush, finiremo per non compiere alcun progresso.
Dobbiamo mettere da parte il trauma dell'Iraq e, come Unione europea, elaborare una strategia globale comune con gli Stati Uniti.
Due strategie sono troppe, e non c'è spazio né per ego nazionali gonfiati né per agende ideologiche conservatrici.
E' ora di riunire l'Europa e l'America adottando un approccio pragmatico, in altre parole l'approccio D'66.
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<SPEAKER ID=183 NAME="Marset Campos (GUE/NGL).">
Signora Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con i rappresentanti del Consiglio e della Commissione per i loro interventi e rilevare che, in occasione della visita della nostra delegazione parlamentare a Washington, i membri del Congresso americano ci hanno chiesto aiuto per neutralizzare e paralizzare le tendenze neoconservatrici e, per certi versi, quasi fasciste dell'amministrazione Bush.
In altre parole, hanno espresso il desiderio di relazioni tra le popolazioni degli Stati Uniti e dell'Europa che contribuiscano alla pace nel mondo.
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Se viene dimostrato che il dipartimento di Stato americano ha fornito false informazioni quando ha affermato che vi erano armi di distruzione di massa in Iraq - e stiamo constatando che si è trattato di pura manipolazione - e se ricordiamo che il documento del 20 settembre 2002 di tale dipartimento prescinde dalle Nazioni Unite, dall'Unione europea e dal diritto internazionale e afferma semplicemente che gli Stati Uniti intendono dettare legge in futuro, ritengo che ci troviamo di fronte a una grave minaccia per il mondo e anche per l'Europa.
<P>
Per fortuna, l'Europa si fonda sulla pace, il diritto internazionale e la soluzione pacifica dei conflitti; essa deve svolgere un ruolo di primo piano per compiere progressi in questa direzione e prevenire le nuove minacce dell'amministrazione conservatrice del Presidente Bush, ripristinando così il senso di amicizia tra il popolo americano e noi europei.
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<SPEAKER ID=184 NAME="Cohn-Bendit (Verts/ALE).">
Signora Presidente, non sapevo che l'idealismo fosse la filosofia dominante in seno al Parlamento europeo.
Non è possibile costruire le relazioni transatlantiche limitandosi a ripetere continuamente che questo è ciò che vogliamo.
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In passato, le relazioni transatlantiche erano determinate dall'opposizione tra i regimi totalitari dei paesi comunisti, da un lato, e l'Occidente, dall'altro, un concetto espresso dal Commissario Patten al termine del suo intervento.
La situazione è cambiata in seguito al crollo del comunismo.
Pertanto, se vogliamo che ci siano relazioni transatlantiche, è necessario ridefinirle.
Dobbiamo chiederci se oggigiorno gli Stati Uniti e l'Europa abbiano necessariamente gli stessi interessi.
Prima del crollo del comunismo, ciò era inevitabile, ma oggi è ancora vero?
Una volta formulato il quesito, la risposta diventa ovvia.
Gli Stati Uniti e l'Europa non hanno la stessa visione né gli stessi interessi.
Ciò è vero sia a livello geostrategico sia a livello economico.
Le nuove relazioni transatlantiche non possono quindi essere costruite ripetendo continuamente il nostro desiderio in tal senso.
Dobbiamo definire le nostre relazioni con gli Stati Uniti in modo completamente nuovo.
<P>
Prendiamo un esempio molto semplice.
Ora abbiamo l'euro.
Ad essere onesti, l'euro divide l'Unione europea dagli Stati Uniti, perché l'euro è il principale rivale del dollaro.
Pertanto, dal punto di vista strategico ed economico, abbiamo interessi diversi.
Se vogliamo rafforzare le nostre economie e rilanciare l'Europa, dobbiamo porci un quesito di fondamentale importanza per l'Europa.
Dobbiamo chiederci se a livello globale saremo per sempre condannati a pagare l'energia e il petrolio in dollari.
Dov'è scritto che dobbiamo pagare in dollari il petrolio e il gas che acquistiamo dalla Russia, dall'Arabia Saudita o dall'Iran?
Dobbiamo avere la volontà strategica ed economica di rendere l'euro una moneta sicura, per essere certi di poter sostenere la ripresa della nostra economia.
Questo è proprio ciò che stanno facendo gli Stati Uniti.
E' stata indicata la cifra di 8 miliardi di dollari al giorno.
Gli Stati Uniti hanno bisogno di investimenti per pagare i loro debiti.
Dobbiamo quindi rafforzare il ruolo dell'euro come moneta sicura in concorrenza con il dollaro.
<P>
Onorevoli colleghi, se volete discutere la questione delle relazioni transatlantiche, dovete avere il coraggio di sollevare questo problema con gli Stati Uniti.
Questa è la vera posta in gioco.
Non riusciremo a costruire nuove relazioni transatlantiche se all'interno dell'Unione europea non avremo elaborato una nostra dottrina su tutti i problemi strategici, su tutti i problemi militari, sulla nostra visione del mondo e su ciò che vogliamo nel mondo.
Soltanto dopo aver definito i nostri interessi potremo avviare discussioni con gli Stati Uniti.
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<SPEAKER ID=185 NAME="Collins (UEN).">
Signora Presidente, la guerra in Iraq ha recentemente portato alla luce evidenti divisioni politiche tra molti leader europei e il governo statunitense, ma dovremmo fermarci a riflettere e porci il seguente quesito.
Vogliamo rilanciare il partenariato transatlantico o riteniamo che in questo momento sia nell'interesse dell'Unione europea distanziarsi dal governo americano?
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Se un partenariato transatlantico rinnovato è desiderabile, di sicuro non sarà facile realizzarlo, date le differenze esistenti tra molti governi europei e l'attuale amministrazione statunitense.
Tuttavia, ritengo si possa rispondere meglio ai nostri problemi e interessi comuni se l'Unione europea e il governo statunitense operano in più stretta collaborazione su una vasta serie di questioni.
Non dobbiamo dimenticare che negli ultimi 50 anni abbiamo lavorato insieme per dar forma all'ordine mondiale, contemplando non solo gli aspetti commerciali e la sicurezza, ma anche le questioni relative ai diritti umani e alle libertà fondamentali.
E' quindi importante che i forti sentimenti attuali non c'inducano ad amplificare le nostre divergenze su un'intera seria di questioni strategiche.
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Dobbiamo cercare di affrontare i rapporti tra Unione europea e Stati Uniti adottando un approccio prudente e misurato, anziché trattare queste importantissime relazioni in modo impulsivo.
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Il nocciolo della questione è semplicemente questo: a mio parere, l'Unione europea e gli Stati Uniti devono lavorare insieme per salvaguardare i nostri comuni interessi, ridurre al minimo le nostre differenze collettive e valorizzare al massimo la nostra influenza per il bene del mondo.
Per esempio, i risultati ottenuti dalle nostre economie nel complesso sono piuttosto modesti in questo periodo.
Uno dei modi in cui possiamo contribuire a rilanciare le nostre economie è assicurare che l'attuale situazione di stallo nei negoziati commerciali si sblocchi.
Dobbiamo garantire che i prossimi negoziati in sede di Organizzazione mondiale del commercio, che si svolgeranno a settembre, siano un autentico successo.
Dobbiamo proporre un'agenda concreta sulle questioni commerciali e risolvere le controversie prima che siano rinviate all'OMC.
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Dobbiamo anche ricordare che abbiamo lavorato in strettissima cooperazione nella lotta contro il terrorismo internazionale.
Le questioni che abbiamo affrontato insieme vanno dal rafforzamento della sicurezza delle linee aeree agli accordi reciproci di estradizione.
Stiamo lavorando in stretta cooperazione nei Balcani e in Afghanistan.
In Afghanistan la presenza militare dell'Unione europea supera quella degli Stati Uniti.
L'Unione è il maggiore donatore di aiuti umanitari alla popolazione afghana.
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Il processo di pace in Medio Oriente ha migliori probabilità di riuscita se l'Unione europea e gli Stati Uniti lavorano insieme con tutte le principali parti interessate nella regione, in modo da assicurare che l'attuale tabella di marcia per la pace garantisca la condizione di Stato sia per Israele che per la Palestina e la sicurezza nella regione.
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<SPEAKER ID=186 NAME="Belder (EDD).">
Signora Presidente, considero i partenariati come un forte legame reciproco, i cui elementi chiave sono la mutua fiducia e una stretta cooperazione basata su valori e obiettivi comuni.
Purtroppo, sono proprio questi gli elementi che sono venuti a mancare nel partenariato transatlantico negli ultimi mesi.
La manifestazione più penosa di divergenza transatlantica, e al tempo stesso europea, è stata la polemica sull'Iraq.
Su questa sponda dell'oceano, abbiamo una ragione in più per fare innanzi tutto un esame di coscienza.
In breve, come dobbiamo portare avanti il partenariato transatlantico?
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E' principalmente la situazione della sicurezza globale a saltare agli occhi.
Il terrorismo - di qualsiasi sfumatura ideologica o religiosa - esige un approccio transatlantico comune.
In termini concreti, le forze destabilizzatrici in Medio Oriente non possono creare contrapposizioni tra gli Stati membri né mettere l'Unione europea contro gli Stati Uniti.
La lotta coordinata dell'Occidente contro il terrorismo rende biasimevoli gli accordi di associazione e gli accordi commerciali con i paesi di tale regione.
Il Consiglio e la Commissione condividono questo parere?
Dopo tutto, la Siria e l'Iran sono all'ordine del giorno; non è forse così, Commissario Patten?
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La posta in gioco è alta: la credibilità politica dell'Unione europea - anche agli occhi dei miei elettori - e la solidità e stabilità del partenariato transatlantico.
Per quanto riguarda gli aspetti militari, l'Unione europea è chiaramente il partner più debole nell'alleanza transatlantica.
Che cosa c'è di più ovvio di un contributo più sostanziale degli Stati membri nell'ambito della NATO?
Questo promuoverebbe il partenariato transatlantico.
Le alternative militari europee, per contro, eroderebbero l'importante vincolo di sicurezza con gli Stati Uniti.
Inoltre, non vedo motivo per cui dovremmo avere fiducia in iniziative di questo tipo.
In Europa dobbiamo essere realistici e, soprattutto, essere amici affidabili e alleati sicuri degli americani.
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<SPEAKER ID=187 NAME="Suominen (PPE-DE).">
Signora Presidente, quasi cent'anni di storia dimostrano a noi europei che, ogniqualvolta il nostro continente si è trovato in difficoltà, gli Stati Uniti d'America sono sempre venuti in nostro aiuto.
Nella Prima guerra mondiale tale aiuto è diventato il fattore decisivo per impedire l'espansione della Germania imperiale.
Nella Seconda guerra mondiale il contributo degli Stati Uniti è stato decisivo per liberare la Germania e la Francia dal giogo di Hitler e il resto d'Europa dalle sue ambizioni di potere.
Quando la Guerra fredda si è conclusa con lo smembramento dell'Unione sovietica e la liberazione dei paesi che erano finiti sotto il giogo comunista dell'Europa centrale e dell'Unione sovietica, ciò è stato senza dubbio il risultato della corsa agli armamenti del Presidente Ronald Reagan, cui l'economia e il sistema sociale sovietici non sono stati in grado di tenere testa.
<P>
Quando oggi affermiamo che le relazioni tra gli Stati Uniti e l'Europa sono in crisi, in realtà dovremmo dire che la crisi riguarda le relazioni interne europee e le relazioni bilaterali tra alcuni paesi e gli Stati Uniti.
Il modo in cui alcuni paesi scelgono la via unilaterale negli affari interni dell'Unione europea dimostra che siamo ancora lontani anni luce da una politica estera e di sicurezza comune nelle situazioni di crisi.
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La maggior parte dei 25 paesi europei si è espressa a favore dell'approvazione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di una guerra contro l'Iraq.
La maggioranza di essi non accetta che gli Stati Uniti insistano a voler adottare una posizione al di fuori dell'organizzazione internazionale per quanto riguarda i crimini di guerra.
Non ci troviamo d'accordo sull'importanza dell'accordo di Kyoto e ogni giorno si svolgono trattative per risolvere le divergenze d'opinione sulle questioni economiche.
Ciononostante, valori di base tendenzialmente condivisi e considerazioni di sicurezza comuni, ambito in cui l'Europa sempre più costituisce l'elemento passivo piuttosto che quello attivo, costituiscono una solida base per il futuro e per promuovere il partenariato transatlantico e definire realmente il tipo di programma d'azione appena menzionato dal mio collega, onorevole Elles.
<P>
In Europa non siamo più in grado di raggiungere gli Stati Uniti nel settore delle tecnologie di difesa, e forse non è necessario.
Possiamo e dobbiamo invece risolvere le nostre divergenze e aspirare a una politica estera e di difesa comune.
Solo così saremo un valido partner nelle questioni che ci uniscono come in quelle che ci separano, un partner sufficientemente forte da far sentire la propria voce negli Stati Uniti, dei quali siamo il maggiore partner commerciale, come abbiamo sentito riguardo agli investimenti USA in Europa.
Ciò dimostra che per gli Stati Uniti lo sviluppo positivo delle nostre relazioni è importante, ma per noi è vitale.
Possiamo accettare il boicottaggio dei vini francesi in America, se come contropartita l'America emette un ordine per cento aerei Airbus, come è avvenuto poco più di una settimana fa.
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<SPEAKER ID=188 NAME="Wiersma (PSE).">
Signora Presidente, penso che tutti concordino sulla necessità di un serio dibattito in seno all'Unione europea, ma anche tra Unione europea e Stati Uniti, in merito al ruolo della politica di sicurezza nelle relazioni transatlantiche.
Tuttavia, a tal fine sono necessarie migliori basi su questa sponda dell'oceano.
Soprattutto, dobbiamo cercare di chiarire che cosa vogliamo noi e non impantanarci fino al collo in quello che non vogliamo che gli americani facciano.
Ritengo che questo sarà un fattore decisivo in futuro.
<P>
Se nell'Unione europea vogliamo avere un'influenza in questo dibattito, è necessario definire di nuovo insieme che cosa è essenziale per noi.
Mi auguro che la strategia che il signor Solana presenterà entro breve apporti un contributo significativo al riguardo.
L'Unione europea, da parte sua, deve essere in grado, e avere il coraggio, di assumersi maggiori responsabilità.
La soluzione più efficace consiste nel continuare a costruire la nostra identità di difesa in modo dinamico, ma anche svolgere autonomamente compiti di sicurezza, per esempio in Macedonia, e presto anche in Africa.
<P>
Dobbiamo imparare ad usare in modo più efficace le nostre capacità di difesa, ma non evitare un'eventuale discussione in merito a interventi di difesa a livello più elevato.
L'Unione europea deve impegnarsi nei confronti di una sicurezza di ampia portata, dando priorità alla prevenzione dei conflitti.
L'esperienza in questo campo e gli strumenti di cui dispone l'Unione europea devono essere coordinati meglio e utilizzati in modo più efficace.
La partecipazione ai quadri multilaterali, come le Nazioni Unite, fa parte di questa impostazione.
La sicurezza è sostenibile soltanto se si basa sulla cooperazione internazionale.
Questo, a mio parere, è il messaggio essenziale da trasmettere agli americani, che fanno di tutto per accrescere la potenza militare del loro paese.
La NATO può svolgere un ruolo di ravvicinamento, ma solo se si rispetta il parere di molti europei riguardo alla sicurezza.
Vogliamo la parità politica nelle relazioni transatlantiche, ma ha poco senso chiederla se noi stessi siamo divisi.
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<SPEAKER ID=189 NAME="Boudjenah (GUE/NGL).">
Signora Presidente, appena poche ore dopo la riunione del G8 di Evian, considerato illegittimo da un numero crescente di cittadini, ritengo essenziale dare risposta a diverse questioni, prima di tentare di esaminare la natura del partenariato transatlantico.
Poiché non ho molto tempo a disposizione, mi limiterò ad accennare ad alcune di esse.
<P>
Innanzi tutto l'Iraq.
Possiamo effettivamente affermare che la questione della guerra sia stata risolta, dal momento che gli Stati Uniti hanno ottenuto il pieno controllo dell'Iraq con la benedizione dell'Unione europea?
Dobbiamo impegnarci in una guerra contro il terrorismo, istigati dall'atteggiamento belligerante degli Stati Uniti, che tentano di dominare anziché condividere il potere?
Questo non può che alimentare la minaccia.
Dobbiamo allora lasciarci risucchiare in una vera e propria guerra monetaria, questa volta provocata dagli Stati Uniti?
Dobbiamo cedere ancora una volta alle ingiunzioni del Presidente Bush, rinunciando a quel che resta del modello sociale europeo?
Dobbiamo rinunciare, per esempio, alle disposizioni in materia di pensioni, di fronte alle massicce contestazioni che trovano espressione nelle enormi mobilitazioni in Francia e in Austria?
Infine, a che cosa può servire la riunione dell'OMC a Cancún se l'Unione europea non si oppone agli Stati Uniti, che continuano a bloccare determinate questioni, in particolare quella dell'accesso dei paesi poveri ai farmaci generici?
<P>
L'Unione europea è a un bivio: o si rifugia dietro la dottrina strategica intitolata 'per un nuovo secolo americano?, oppure sceglie di adottare una politica realmente indipendente.
Se optiamo per la seconda alternativa, in che modo possiamo attuare tale politica, senza rispondere alle enormi aspettative dell'emisfero meridionale e senza liberarci dalla logica ultraliberale che esacerba le disuguaglianze e rende vano ogni tentativo di promuovere lo sviluppo?
Dobbiamo ascoltare i cittadini d'Europa.
Essi non vogliono che l'Europa sia il parente povero degli Stati Uniti.
Non vogliono un'Europa eccessivamente cauta.
Essi aspirano e chiedono un'Europa autonoma e responsabile.
Essi desiderano un'Europa che promuova gli interessi di tutti coloro che lottano per un mondo più sicuro e più umano.
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<SPEAKER ID=190 NAME="Turchi (UEN).">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, questo dibattito, a mio avviso, deve permettere di fare una riflessione sui nostri rapporti di politica estera, e quindi anche economici, con il NAFTA e, in particolar modo, con gli Stati Uniti e il partenariato transatlantico.
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Per quanto riguarda la famosa PESC, penso e spero che la Convenzione risolva il vuoto politico nominando un ministro degli Esteri ed evitando una perdita di credibilità internazionale come quella che abbiamo subìto a causa della crisi irachena.
Per quanto riguarda invece il settore economico, penso che la soluzione migliore sia non tanto intervenire attraverso gli eventuali accordi con l'Organizzazione mondiale per il commercio quanto poter redigere una lista unica che riguarda le materie in termini di agevolazione fiscale e di agevolazione commerciale, perché in questo modo riusciremo ad evitare un'altra babele burocratica.
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Diversamente non vedo risultati.
I cosiddetti accordi di partenariato rispetto al nostro primo mercato di riferimento, sia in termini di investimento che in termini commerciali, saranno importanti se sapremo rilanciarli, operando una semplificazione attraverso una lista, un accordo che potrebbe essere concluso dalla Commissione soprattutto con il NAFTA.
Penso che alle soglie dell'allargamento questo sia un modo importante per rilanciare la nostra economia e il contenuto politico della nostra politica estera.
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<SPEAKER ID=191 NAME="Nicholson (PPE-DE).">
Signora Presidente, vorrei cominciare col dire che accolgo con grande favore questo dibattito e mi congratulo con la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa per la sua iniziativa.
<P>
Abbiamo la possibilità, dopo i recenti avvenimenti, di rilanciare e rafforzare le relazioni transatlantiche: questa dev'essere la sfida da raccogliere.
Il Vertice alla fine del mese ci offrirà l'occasione - che dobbiamo cogliere - di cominciare a costruire questo nuovo futuro.
Non possiamo permettere al passato di oscurare il presente.
<P>
Tuttavia, dobbiamo prendere atto del fatto che il dialogo deve coinvolgere entrambe le sponde dell'Atlantico.
La mia esperienza negli ultimi 12 mesi è che gli Stati Uniti non si sono né impegnati né concentrati e, in qualche modo, dobbiamo far sì che comprendano il modo in cui opera e lavora l'Europa in questo momento.
<P>
Occorre rilanciare il dialogo legislativo.
Ci eravamo quasi riusciti, e gli Stati Uniti si sono tirati indietro all'ultimo momento.
Tuttavia, non intendo cedere su questo aspetto specifico.
Dobbiamo dotarci di un sistema di allarme preventivo per individuare quanto prima gli ambiti di potenziale disaccordo.
A tal fine, è necessaria una riflessione radicale sul modo in cui abbiamo finora condotto le nostre relazioni in seno alla Commissione e al Parlamento.
Userò la riunione a fine mese tra il Congresso e i parlamentari europei per promuovere il dialogo e garantire che possa essere ripreso.
Non ha senso usare le splendide parole che mettiamo sulla carta, se non diamo seguito alle questioni su entrambe le sponde dell'Atlantico e non otteniamo risultati concreti.
Questo è il punto cruciale.
<P>
Infine, dobbiamo tutti assumerci la responsabilità di ciò che è accaduto e accollarci parte della colpa.
Il Parlamento deve svolgere un ruolo centrale in questo ambito e deve assumersi le proprie responsabilità, ma il Consiglio e la Commissione devono accordarci maggiore cooperazione.
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<SPEAKER ID=192 NAME="Désir (PSE).">
Signora Presidente, signor Commissario, come hanno già affermato altri deputati, ritengo auspicabile che l'Europa e gli Stati Uniti operino insieme nell'ambito di un partenariato.
E' ovvio.
Tuttavia, la retorica del partenariato non deve servire ad evitare la scelta che l'Europa deve compiere e le difficoltà con cui dobbiamo misurarci in questo frangente.
Diversamente da quanto hanno affermato alcuni colleghi, non siamo noi in Europa i responsabili dell'erosione dei vincoli storici che ci legano agli Stati Uniti.
<P>
Abbiamo a che fare con un'amministrazione molto particolare, la quale, fin dall'inizio, si è dimostrata estremamente incline all'unilateralismo.
Inizialmente, tuttavia, non aveva adottato una linea particolarmente interventista.
Un'ala dell'amministrazione ha poi utilizzato il trauma dell'11 settembre per imporre il suo programma unilaterale ed estremamente interventista, che in realtà risaliva a prima di quei tragici eventi.
Di fronte a questa situazione, l'Europa deve prendere una decisione.
Da un lato, si può sostenere che non ci sia nulla da fare per opporsi alla volontà degli Stati Uniti, considerato il potere di cui godono nel mondo.
In tal caso, non ci resta che sottometterci agli Stati Uniti ed adeguarci alla loro linea, anche se si tratta di menzogne e rischiamo di renderci ridicoli, come coloro che hanno tentato di farci credere che l'intervento in Iraq fosse giustificato dall'imminente minaccia costituita dalle armi di distruzione di massa.
Se dovessimo prendere questa decisione, allora la proposta dell'onorevole Elles, relativa a una zona di libero scambio o, in altre parole, una nuova versione del mercato transatlantico, sarebbe ragionevole.
Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che ciò significherebbe rinunciare alla politica comune dell'Unione europea in materia di commercio estero.
La creazione di questo enorme mercato equivarrebbe ad annettere lo Spazio economico europeo agli Stati Uniti.
Le decisioni sarebbero adottate a Washington.
Gli Stati Uniti non sarebbero disposti a permettere all'Europa di avere voce in capitolo nel processo decisionale.
<P>
Potremmo invece essere del parere che l'Europa abbia qualcosa da dire nel mondo e voglia promuovere un ordine mondiale fondato sul diritto, un ordine che preveda relazioni più eque tra nord e sud.
A nostro parere, ciò è importante se intendiamo creare un ordine mondiale che offra a tutti maggiore sicurezza.
Se questo è ciò che vogliamo, allora non è il momento di mostrarci sottomessi.
E' il momento di promuovere una politica estera e di difesa comune.
Al riguardo c'è una paradossale contraddizione, in quanto l'onorevole Elles ha affermato che occorre rafforzare la politica estera e di difesa comune e al tempo stesso che dovremmo fare alcune concessioni agli Stati Uniti.
<P>
A mio parere, se riteniamo di dover promuovere lo statuto di Roma e il Tribunale penale internazionale, se riteniamo di dover difendere gli accordi di Kyoto, il trattato di non proliferazione e il divieto dei test nucleari, dobbiamo affermare la nostra indipendenza.
Le relazioni tra Unione europea e Stati Uniti devono essere ridefinite sulla base di tale indipendenza.
I nostri amici americani dovranno accettarlo, perché l'attuale amministrazione non durerà in eterno e sono convinto che la nostra amicizia finirà per prevalere.
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<SPEAKER ID=193 NAME="Van Orden (PPE-DE).">
Signora Presidente, vorrei mettere in discussione tre assunti nelle interrogazioni rivolte al Consiglio e alla Commissione.
<P>
In primo luogo, la Francia e la Germania non sono l'Unione europea.
Di sicuro non parlano per l'Europa.
Non è quindi corretto né utile descrivere le loro difficoltà con gli Stati Uniti come un contrasto transatlantico tra Unione europea e Stati Uniti.
<P>
In secondo luogo, non è affatto salutare che l'Unione europea concepisca se stessa come l'interlocutore europeo degli Stati Uniti in materia di difesa e sicurezza.
Esiste già una sede attraverso la quale le nazioni europee affrontano le questioni di sicurezza a livello transatlantico, cioè la NATO.
<P>
In terzo luogo, l'idea che la politica di sicurezza e di difesa europea abbia a che fare con il rafforzamento della NATO è, nel migliore dei casi, frutto di malafede e, nel caso peggiore, un inganno politico.
La PESD non riguarda la condivisione degli oneri della difesa, non riguarda il rafforzamento del pilastro europeo della NATO.
Essa riguarda il potenziamento delle competenze dell'Unione europea, la promozione dell'ambizione politica dell'integrazione e dell'autorevolezza europea.
Non apporta capacità militari aggiuntive.
Si limita a stabilire un diverso regime di pianificazione e assunzione delle decisioni che esclude esplicitamente gli americani.
<P>
Quando i leader dei paesi europei si riuniscono con gli americani ed altri alleati vi è una notevole unanimità.
Lo abbiamo constatato negli ultimi giorni ad Evian con il G8 e alla riunione ministeriale della NATO a Madrid.
Questo non è unilateralismo.
<P>
Tuttavia, quando gli stessi leader europei si riuniscono nel contesto dell'Unione europea, si verifica una strana trasformazione mentale ed essi sembrano parlare un linguaggio del tutto differente.
Dobbiamo rafforzare la solidarietà transatlantica e sviluppare le nostre capacità congiunte per affrontare il terrorismo, rispondere alla minaccia delle armi di distruzione di massa e schierare forze militari capaci ogniqualvolta sia necessario.
<P>
Considerati i pericoli cui tutti siamo esposti, non riesco a capire perché i governi europei ritengano che sia un vantaggio discutere le questioni di sicurezza e di difesa separatamente dagli americani.
Il partenariato delle nazioni europee con gli Stati Uniti non richiede solo migliori capacità, ma anche una volontà politica.
Questa purtroppo manca al momento.
<P>
Il miglior servizio che si possa rendere alla sicurezza occidentale e alle relazioni transatlantiche è riportare la PESD sotto l'ombrello della NATO e lavorare insieme e in solidarietà per i fini comuni.
<P>
<SPEAKER ID=194 NAME="Presidente.">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà giovedì 19 giugno 2003.
<P>
<SPEAKER ID=196 NAME="Presidente.">
L'ordine del giorno reca una dichiarazione della Commissione sulle elezioni in Nigeria.
<P>
<SPEAKER ID=197 NAME="Patten">
Signora Presidente, come il Parlamento sa, la Nigeria ha affrontato un importante banco di prova per la sua stabilità e il suo sviluppo democratico nel processo elettorale di aprile e maggio.
La Commissione europea ha sostenuto le elezioni con un programma di aiuti per 6,5 milioni di euro, forniti alla commissione elettorale nazionale indipendente e destinati a fornire istruzioni agli elettori e sostenere le organizzazioni di osservatori nazionali.
<P>
Nel contempo, abbiamo inviato una missione di osservazione delle elezioni.
La missione ha concluso le sue attività in Nigeria e sono lieto che l'onorevole van den Berg possa oggi presentarne i risultati al Parlamento.
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Ho ringraziato l'osservatore capo in un comunicato stampa che ho rilasciato il 5 maggio 2003.
Sono lieto di ripetere oggi in Aula ciò che ho affermato in tale dichiarazione.
Il capo della missione e la sua squadra hanno svolto un lavoro estremamente professionale.
Ringraziamo l'onorevole deputato e i suoi colleghi per la sollecitudine con cui hanno portato a termine questo compito estremamente difficile.
Vorrei anche ringraziare l'onorevole Junker, che ha rappresentato la delegazione del Parlamento europeo.
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La missione di osservazione delle elezioni ha affrontato con formidabile energia le sfide poste da un gravoso impegno, dalla necessità di lavorare in un paese grande e complesso e anche di affrontare tre difficili giornate elettorali.
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Le elezioni non hanno scatenato le violenze diffuse temute da molti.
Dirò subito che questo è stato un sollievo per tutti noi ed è la migliore notizia su queste campagne elettorali.
L'assenza di violenze è una condizione necessaria, ma non - come potrebbero dire i filosofi - sufficiente a garantire elezioni democratiche.
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Le conclusioni della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea, come il Parlamento saprà, sono deludenti.
Vi sono state gravi frodi in molti Stati, varie irregolarità in altri e in generale si sono verificati problemi sistematici, quali registri elettorali inattendibili, mancanza di segretezza e insufficienti salvaguardie contro il doppio voto.
Questi sono alcuni degli aspetti sconfortanti di queste elezioni.
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Le reazioni del governo e della commissione elettorale nazionale sono state altrettanto deludenti.
Anziché verificare e risolvere le irregolarità, hanno criticato la nostra missione di osservazione elettorale.
Non hanno messo in discussione i fatti riferiti, ma hanno invece affermato di nutrire dubbi sull'interpretazione culturale di tali fatti da parte della missione.
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Spiegare i brogli elettorali come una conseguenza di differenze culturali sembra inverosimile e controproducente.
E' stato inoltre dimostrato in altre occasioni che, nonostante i problemi, in Africa si possono svolgere elezioni relativamente trasparenti.
Lo abbiamo constatato, per esempio, in Kenya lo scorso dicembre.
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E' importante rilevare che le conclusioni dei gruppi di osservatori locali, che hanno inviato quasi 50 000 osservatori, coprendo un terzo di tutti i seggi elettorali, sono molto simili a quelle della missione di osservazione dell'Unione europea.
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Rileviamo che il Presidente Obasanjo - entrato in carica il 29 maggio 2003 - e il suo partito hanno enormemente rafforzato la loro posizione elettorale nel paese.
Sebbene il Presidente rimanga un partner importante per l'Unione europea, dovremo vigilare sullo sviluppo del pluralismo nella democrazia nigeriana.
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Vorrei aggiungere un'altra considerazione.
Le missioni di osservazione elettorali che finanziamo, invariabilmente guidate da deputati al Parlamento europeo, sono uno degli strumenti più importanti con cui forniamo assistenza pratica per lo sviluppo e il rafforzamento della democrazia nel mondo.
Sono uno dei modi più pratici con cui miglioriamo la governance, non ultimo nei paesi in via di sviluppo più poveri.
Tuttavia, è essenziale salvaguardare l'integrità del processo e degli obiettivi che perseguiamo.
Mi rifiuto di pensare che dovremmo limitare le conclusioni delle nostre missioni di osservazione elettorale con considerazioni politiche.
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Se diamo l'impressione di politicizzare il processo, esso non eserciterà più alcuna influenza e francamente cesserà di essere il valido strumento che attualmente rappresenta per lo sviluppo e il rafforzamento della democrazia.
Per quanto conveniente possa sembrare ad alcuni espurgare le conclusioni delle missioni, per quanto sconveniente possa sembrare ad altri dire la verità in merito a ciò che osservatori esperti constatano sul campo, dobbiamo essere assolutamente chiari in ogni occasione sul fatto che le nostre missioni di osservazione elettorale hanno il compito di riferire i fatti esattamente come stanno.
In questo ambito non siamo secondi a nessuno e non vorrei che retrocedessimo di un solo centimetro.
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Desidero rendere omaggio ancora una volta all'onorevole van den Berg e a tutti coloro che hanno lavorato con lui.
Hanno svolto un lavoro formidabile e mi auguro che l'Assemblea continuerà a nominare leader altrettanto energici per questo tipo di missioni negli anni a venire.
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<SPEAKER ID=198 NAME="Corrie (PPE-DE).">
Signora Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare la Commissione per aver risposto alla risoluzione sulla Nigeria e l'onorevole van den Berg sia per i suoi rapporti che per l'enorme mole di lavoro svolto in veste di osservatore capo mentre si trovava in Nigeria.
La sua relazione è concreta, equa e onesta ed è deludente che la relazione del Consiglio - forse per ovvi motivi - non sia stata altrettanto incisiva nelle sue osservazioni.
Mi auguro che in futuro le Istituzioni cercheranno di parlare con una sola voce.
Come ha appena affermato il Commissario, dobbiamo essere espliciti e condannare gli atti illeciti, altrimenti non ha alcun senso inviare missioni di osservazione.
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Le elezioni in Nigeria sono state un classico esempio dell'importanza delle missioni di osservazione elettorale delle Istituzioni dell'Unione europea e di quanto sia importante la presenza di osservatori presso i seggi elettorali.
La presenza di osservatori non solo assicura l'individuazione di illeciti, ma incoraggia anche gli elettori, confermando loro che il mondo esterno ha interesse a garantire il rispetto delle regole e una possibilità di successo alla democrazia e alla libertà di scelta.
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Sono sempre stato dell'avviso che sia difficile trasferire una procedura elettorale di tipo europeo in alcuni paesi in via di sviluppo, in quanto questi ultimi non hanno la capacità di svolgere adeguatamente il lavoro amministrativo.
E' in questo ambito che l'Unione europea può intervenire, aumentando il suo sostegno per rafforzare le procedure.
E' molto deludente che alcune regioni abbiano mostrato un disprezzo così palese nei confronti dell'onestà e della trasparenza, fatto ben documentato dall'osservatore capo.
Le autorità competenti devono adottare provvedimenti per correggere queste anomalie e noi dobbiamo continuare a vigilare sul modo in cui evolve la situazione.
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Il Presidente Obasanjo ha il potenziale per essere uno dei grandi leader della nuova Africa e la sua reputazione non dev'essere intaccata dal comportamento di alcuni suoi sostenitori.
La Nigeria è uno dei paesi più grandi e potenzialmente più ricchi dell'Africa subsahariana.
Con un buon governo, essa può costituire un esempio non solo per la regione, ma per l'intero continente.
Tuttavia, a tal fine essa deve mettere da parte le differenze etniche fra nord e sud, proibire gli eccessi della sharia e lavorare concordemente per raggiungere la prosperità economica.
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Nell'Unione africana e nell'ambito del NEPAD la Nigeria può assumere un ruolo guida per la costruzione di un'Africa rinnovata nel quadro dell'accordo di Cotonou; è quindi deludente che non abbia fornito un migliore esempio in occasione delle elezioni.
Vi sono stati brogli ovvi e manifesti, sia prima che durante le elezioni, ma dobbiamo guardare avanti, verso il futuro, correggendo gli errori del passato - mediante la legislazione, se necessario - e dobbiamo incoraggiare la Nigeria a farlo.
La relazione dell'osservatore capo dovrebbe orientare il paese nella giusta direzione.
Mi auguro sinceramente che la Nigeria ne prenda atto e agisca di conseguenza.
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<SPEAKER ID=199 NAME="van den Berg (PSE).">
Signora Presidente, oggi ho l'onore di presentare la relazione finale della missione di osservazione dell'Unione europea sulle elezioni in Nigeria, che viene distribuita proprio ora.
La relazione è molto esauriente e contiene numerose informazioni e molte raccomandazioni.
Le informazioni sono troppe perché io possa riassumerle in tre minuti, ma potrete leggere tutto con calma nel documento in corso di distribuzione.
Vorrei esaminare alcune conclusioni.
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Innanzi tutto, ritengo importante sottolineare che la popolazione nigeriana e molte delle sue organizzazioni attive a livello sociale attribuiscono grande valore a questo moderno strumento di politica estera dell'Unione europea.
Concordo pienamente con il Commissario al riguardo.
E' uno strumento efficace per promuovere la pace, la stabilità e la democrazia.
L'Unione europea dev'essere fiera di questo suo 'potere morbido?.
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In secondo luogo, la missione, invitata dal governo nigeriano, è stata la missione più lunga e più vasta che l'Unione europea abbia mai portato a termine.
Ho avuto il privilegio di lavorare con un nucleo di persone molto competenti, uffici efficienti a Bruxelles e con una squadra di osservatori entusiasti, comprendente oltre cento membri.
I risultati della missione sono stati ampiamente discussi, sia a livello mondiale che in Nigeria.
L'aspetto principale è che abbiamo individuato le frodi elettorali precisamente per ciò che erano, anziché esaminarle in prospettiva o sottacerle.
Non abbiamo usato mezzi termini.
Questo, semplicemente, era il nostro dovere nei confronti degli elettori nigeriani.
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Infine, abbiamo constatato frodi sistematiche su larga scala in sei stati federali durante le elezioni governative e presidenziali del 19 aprile e abbiamo individuato numerose irregolarità gravi in altri cinque stati federali.
Lo stesso è successo il 3 maggio, solo che gli stati erano sette anziché sei.
I nostri risultati coincidono con quelli di 10 000 osservatori elettorali nazionali.
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Definire questa frode semplicemente come una frode nigeriana è inaccettabile ed è un insulto per la popolazione del paese.
In realtà, è una dimostrazione dell'eccessiva organizzazione di coloro che detengono il potere, non di sottosviluppo.
Se consideriamo che circa la metà di tutti gli stati ha problemi elettorali, risulta evidente l'importanza dei procedimenti giuridici in via di istruzione presso gli appositi tribunali elettorali.
Resta il fatto gravissimo che nel frattempo l'INEC centrale e regionale - la commissione elettorale - non ha voluto, o non le è stato permesso, o non ha potuto intervenire riguardo alle frodi elettorali individuate, anche se era, ed è tuttora, suo compito.
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Vorrei chiedere al Commissario di adoperarsi attivamente affinché l'Unione europea, tramite la sua delegazione in loco - sotto l'eccellente guida di Leonidas - e con il sostegno delle organizzazioni di avvocati locali, possa seguire da vicino l'operato dei tribunali elettorali - senza alcun coinvolgimento, naturalmente, perché ciò non è di nostra competenza - e riferire i risultati al Consiglio e al Parlamento.
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Infine, vorrei chiedere alla Commissione di riesaminare il suo accordo di assistenza con la Nigeria, che riguarda molti stati, in modo che - e non sono affatto favorevole a sanzioni o provvedimenti analoghi, perché sarebbero un errore - sia possibile trasferire, per così dire, le risorse destinate agli stati federali privi di una struttura democratica o dove non avranno luogo nuove elezioni - come lo Stato federale di Ogun - a progetti civili negli stati democratici.
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Da ultimo, vorrei dire al Consiglio che la sua dichiarazione contraddice i fatti.
Vi è stata scarsa affluenza alle urne e poche donne hanno votato.
I risultati che indicano un alto livello di partecipazione sono stati semplicemente falsificati.
Il Consiglio avrebbe dovuto adottare una posizione più professionale.
Dovrebbe parlare in modo univoco.
Darebbe risultati più utili che dedicarsi alla politica estera.
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<SPEAKER ID=200 NAME="Presidente.">
Con riferimento a questa discussione, comunico di aver ricevuto cinque proposte di risoluzione ai sensi dell'articolo 37, paragrafo 2, del Regolamento
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<SPEAKER ID=203 NAME="Presidente.">
L'ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B5-0097/2003).
Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte al Consiglio.
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L'onorevole Ortuondo ha un minuto di tempo per intervenire su una mozione di procedura.
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<SPEAKER ID=204 LANGUAGE="ES" NAME="Ortuondo Larrea (Verts/ALE).">
Signor Presidente, vorrei fare riferimento agli articoli 6 e 7 del Trattato sull'Unione europea, i quali affermano rispettivamente che l'UE si basa sul rispetto dei diritti dell'uomo, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto e che, su proposta della Commissione e previo parere conforme del Parlamento, il Consiglio può constatare l'esistenza di una violazione grave dei suddetti principi da parte di uno Stato membro.
<P>
Tutto questo, a livello giuridico, significa che l'eventuale violazione di diritti e libertà da parte di uno Stato è competenza delle Istituzioni europee.
Voglio quindi protestare e denunciare con forza il sopruso antidemocratico e illegale che ho subito a causa di Pat Cox, Presidente del Parlamento europeo, che ha dichiarato irricevibili due interrogazioni da me presentate a proposito di due possibili violazioni dello Stato di diritto, dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali da parte di José María Aznar e del governo spagnolo.
<P>
Mi riferisco innanzi tutto ad una presunta mancanza di rispetto nei confronti della separazione di poteri, verificatasi quando Aznar ha affermato pubblicamente che il Tribunale supremo spagnolo dovrebbe concedere l'annullamento di 240 candidature elettorali che erano già state legalmente accettate dai tribunali elettorali comuni. In secondo luogo, mi riferisco alla promulgazione di una legge che proibisce ai detenuti baschi di immatricolarsi e di sostenere esami presso l'Università pubblica dei Paesi baschi, che è l'unica ad impartire gli insegnamenti in lingua basca, il che può costituire una violazione del diritto alla diversità linguistica.
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<SPEAKER ID=205 NAME="Presidente.">
Onorevole Ortuondo, come può notare, in questa sede ha la possibilità di formulare una mozione di procedura che giudico inappropriata a causa delle questioni che ha voluto sollevare in un Tempo delle interrogazioni; devo inoltre ricordarle che il Presidente Cox ha adottato le proprie decisioni in conformità del Regolamento e che, riguardo al Tempo delle interrogazioni, il Regolamento afferma in tutta chiarezza, in diversi paragrafi, che le interrogazioni non devono contenere constatazioni o valutazioni che, in alcuni casi, risultano per lo meno temerarie.
Le fornirò un esempio meno drammatico di quello che ha voluto presentare lei oggi: anche qui, come nel calcio, dobbiamo attenerci ad un Regolamento che va rispettato perché, altrimenti, si resta fuori dal gioco.
Esistono canali per sollevare qualsivoglia questione, purché ciò avvenga ai sensi dei regolamenti di cui ci siamo democraticamente dotati.
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Acconsento alla sua richiesta di replica pregandola, però, di essere molto breve.
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<SPEAKER ID=206 LANGUAGE="ES" NAME="Ortuondo Larrea (Verts/ALE).">
Signor Presidente, condivido le sue affermazioni sul Regolamento, al quale credo di essermi attenuto alla lettera.
Il Presidente afferma che la questione non è di competenza del Consiglio, mentre gli articoli 6 e 7 del Trattato sostengono che è di pertinenza di Consiglio e Parlamento.
E' per questo che ho formulato la domanda.
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In secondo luogo, voglio che venga messo a verbale che le mie interrogazioni non contenevano valutazioni di alcun tipo.
Si tratta di semplici domande, come si può evincere dal testo.
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<SPEAKER ID=207 NAME="Presidente.">
<SPEAKER ID=208 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Il Consiglio ricorda all'onorevole parlamentare che, sebbene per l'Unione europea la questione della lotta alla tratta degli esseri umani rivesta un'importanza fondamentale, non ne viene fatta espressamente menzione nella dichiarazione del Consiglio europeo del 16 aprile 2003.
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Nell'interrogazione presentata, l'onorevole parlamentare solleva alcuni punti su cui il Consiglio intende esprimere le seguenti osservazioni.
<P>
Nella dichiarazione di Atene del 16 aprile 2003 il Consiglio europeo ha ribadito i valori su cui si fonda l'Unione e ha confermato l'intenzione di continuare a difendere i diritti fondamentali dell'uomo, sia all'interno che all'esterno dell'Unione europea.
Il Consiglio si è specificamente impegnato a proseguire la lotta contro ogni tipo di discriminazione, come si può constatare dalle azioni avviate in materia di lotta al razzismo e alla xenofobia, nonché al traffico di organi umani.
<P>
La ratifica del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, firmato a Palermo nel dicembre del 2000, rientra nella sfera di competenza degli Stati che lo hanno firmato.
Il Consiglio invita pertanto l'onorevole parlamentare a mettersi direttamente in contatto con le autorità competenti.
<P>
Il Consiglio sta valutando la proposta di elaborare una direttiva sul permesso di soggiorno a breve termine per le vittime dell'immigrazione illegale organizzata e della tratta degli esseri umani che collaborano con gli inquirenti.
Si è iniziato ad esaminare la direttiva e i lavori procederanno unitamente alle varie priorità fissate dal Consiglio europeo, nonché utilizzando le risorse disponibili.
<P>
Riguardo all'ultima domanda, il Consiglio rileva che non rientra nella sua sfera di competenza fornire risposte relative ai metodi impiegati dalle autorità nazionali degli Stati membri per rimpatriare le persone vittime di questo tipo di traffico.
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<SPEAKER ID=209 LANGUAGE="EN" NAME="Ludford (ELDR).">
Mi spiace dover dire che la considero una risposta piuttosto scarna.
Mi scuso se ho commesso un errore sul contenuto della Conferenza del 17 aprile, ma ciò non toglie che, in diverse occasioni, i ministri UE, in seno al Consiglio, abbiano invocato la lotta alla tratta e al traffico degli esseri umani e alle bande di criminali.
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Sono rimasta delusa perché il Ministro Yiannitsis non è stato in grado di rispondere alla maggior parte dei punti da me sollevati, affermando che la questione non ha nulla a che vedere con il Consiglio e che è di competenza degli Stati membri.
Avrei detto che, ai sensi del Titolo VI del Trattato sull'Unione europea - cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale - il Consiglio potesse almeno coordinare e fornire una risposta più esauriente.
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La motivazione sottesa alla mia interrogazione è il divario esistente tra retorica e realtà.
Sembra che si tratti di una bassa priorità per le forze dell'ordine della maggior parte degli Stati membri.
Il problema è che queste donne sono sia vittime che immigranti illegali, ma la maggior parte dei governi tende a trattarle principalmente come immigranti clandestine e basta.
In questo modo si falliscono due obiettivi: dare loro protezione e sgominare le bande di trafficanti.
I governi devono decidere se vogliono davvero arrestare i trafficanti o se vogliono solo titoli sul numero di trafficanti che hanno espulso.
A meno che non compiano tali scelte, non riusciranno mai a mettere le mani sui trafficanti.
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<SPEAKER ID=210 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Nonostante non mi sia stata rivolta alcuna nuova domanda, vorrei segnalare che tutti gli sforzi che sono stati compiuti dal Consiglio e dalla Commissione europea per sviluppare la politica volta a combattere la tratta degli esseri umani e la criminalità organizzata, sia a livello generale che nell'ambito di Stati specifici, mi riferisco ai Balcani e anche ad altri paesi, hanno ovviamente come punto di riferimento di base il fenomeno citato dall'onorevole parlamentare.
Pertanto, l'obiettivo di queste politiche è proprio combattere fenomeni del genere che, come il Consiglio a sua volta riconosce, oggi sono particolarmente problematici in Europa ed è nostro dovere fare il possibile per combatterli.
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<SPEAKER ID=211 LANGUAGE="EN" NAME="Moraes (PSE).">
Sostengo con vigore il pensiero sotteso all'interrogazione dell'onorevole Ludford, ossia che queste persone sono sia vittime che immigranti illegali.
La collega ha chiesto informazioni su una politica coordinata di rimpatri assistiti, materia di competenza del Consiglio.
Il Presidente in carica e il Consiglio avanzeranno al Vertice di Salonicco la proposta di un'immigrazione gestita - di cui si era parlato al Vertice di Tampere -, ossia di una politica più coordinata e ponderata in tutti gli Stati membri, come è emerso dall'interrogazione dell'onorevole Ludford?
<P>
<SPEAKER ID=212 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
La Presidenza ha sollevato la questione della necessità di coordinare le politiche comunitarie di immigrazione clandestina e asilo, nonché la necessità di una politica integrata.
Negli ultimi mesi le decisioni sono state prese poco per volta, proprio come accadeva durante la Presidenza precedente.
Si tratta di un nuovo ambito politico per l'Unione; lo sosteniamo e ci auguriamo che le questioni collegate a questo fenomeno vengano affrontate con efficienza anche dalle prossime Presidenze.
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<SPEAKER ID=213 LANGUAGE="ES" NAME="Nogueira Román (Verts/ALE).">
Signor Presidente, le chiedo il minuto di pazienza di cui ho bisogno per spiegare la mia posizione, conformemente al Regolamento.
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All'ordine del giorno odierno è iscritta un'interrogazione dell'onorevole Sacrédeus - che sostengo - sulla violazione dei diritti umani a Cuba.
Ovviamente predisporre misure per il rilascio dei detenuti politici di Cuba non è competenza del Consiglio.
Questo è logico, ma l'interrogazione è stata dichiarata ricevibile.
Io, invece, avevo inizialmente formulato un'interrogazione sui decessi di manifestanti provocati dalle truppe statunitensi di stanza in Iraq - tredici vittime in un villaggio iracheno - e mi era stato detto che detta interrogazione conteneva valutazioni.
Ho modificato l'interrogazione per sopprimere tali constatazioni e mi sono di nuovo sentito dire che non era ricevibile, poiché avevo chiesto se il Consiglio si fosse interessato al decesso di manifestanti, tenendo soprattutto conto del fatto che le truppe degli Stati Uniti erano appoggiate da Stati membri dell'Unione europea.
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Vorrei sapere perché non è ricevibile un'interrogazione sull'Iraq, mentre lo è una su Cuba, sebbene io reputi legittima questa decisione, giacché si tratta di una questione universale.
Signor Presidente, ho l'impressione - perché non è la prima volta che si verifica un fatto del genere - che vi sia una sorta di censura sull'Iraq, il che è inammissibile.
Esigo comunque una risposta perché in quest'Assemblea mi viene vietata la possibilità di affrontare problemi di carattere universale che ci riguardano direttamente.
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Pertanto chiedo delucidazioni in merito a questa discriminazione, signor Presidente.
<P>
<SPEAKER ID=214 NAME="Presidente.">
Onorevole Nogueira, il Presidente di seduta non esprime alcun giudizio, né si addentra in dibattiti sulle interrogazioni formulate dagli onorevoli parlamentari che sono state dichiarate ricevibili; di conseguenza, non metterò a confronto la sua interrogazione, che non figura all'ordine del giorno, con quella dell'onorevole Sacrédeus.
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Il Presidente del Parlamento ha adottato una decisione, lei gli ha scritto, ha esposto il problema all'Assemblea, ha ricevuto risposta e, se lo ritiene opportuno, può mettersi in contatto con il Presidente.
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In quest'Aula si è parlato in lungo e in largo dell'Iraq, questione alla quale lei faceva riferimento; se n'è parlato senza alcuna censura; ovviamente, vi è stata totale libertà di espressione da parte di tutti i gruppi politici e dei deputati alla presenza del Consiglio e della Commissione, e le chiedo di non trasformare una mozione di ordine procedurale in una mozione di disordine.
Lei ha detto ciò che riteneva opportuno, ha espresso il proprio parere e le sue parole sono state messe a verbale.
Permetta ora ai colleghi che hanno formulato le interrogazioni di poterle davvero rivolgere.
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Questo non è un dibattito sulle interrogazioni che vengono dichiarate ricevibili e quelle che non lo sono, ma una discussione sulle interrogazioni iscritte all'ordine del giorno.
Ha 15 secondi a disposizione per intervenire per l'ultima volta.
<P>
<SPEAKER ID=215 LANGUAGE="ES" NAME="Nogueira Román (Verts/ALE).">
Innanzi tutto, le chiedo di trasmettere al Presidente del Parlamento le mie parole; inoltre, ho parlato di una seconda risposta, che è nuova, destinata a questa seduta.
Non si tratta di quella di prima, ma di una nuova; mi è stata rifiutata per la seconda volta un'interrogazione modificata.
<P>
Le chiedo comunque di trasmettere integralmente le mie parole al Presidente del Parlamento, affinché possa agire di conseguenza.
Non è infatti mia intenzione suscitare disordini in Aula, in quanto mi limito a difendere il diritto legittimo dei deputati di affrontare problemi che riguardano noi e, in ogni caso, l'intera umanità.
<P>
<SPEAKER ID=216 NAME="Presidente.">
Il Presidente Cox prenderà atto delle sue parole dalla fonte più accreditata possibile: il processo verbale.
Io non farò da tramite, perché il Presidente del Parlamento verrà a conoscenza del processo verbale e delle esatte parole da lei pronunciate, nello stesso modo in cui è al corrente delle sue lettere.
<P>
Annuncio l'interrogazione n. 2 dell'onorevole Alexandros Alavanos (H-0292/03):
<P>
Oggetto: Rete di sorveglianza epidemiologica
<P>
La decisione 2119/98/CE
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<SPEAKER ID=217 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Il Consiglio 'Occupazione, politica sociale, salute e consumatori?, nella sua riunione straordinaria del 6 maggio 2003, ha attentamente esaminato la situazione della Sindrome respiratoria acuta severa, sia nell'ambito dell'Unione europea che su scala mondiale, nonché le varie misure adottate per affrontarla, ed ha confermato, nelle conclusioni adottate, l'importanza di valutare tempestivamente la situazione e di rivedere le azioni future.
<P>
Il Consiglio ritiene che la rete di sorveglianza epidemiologica e di controllo delle malattie trasmissibili nella Comunità si sia rivelata una base efficacissima per scambi rapidi di informazioni nell'ambito dell'Unione e per una reazione coordinata con la piena partecipazione dei paesi aderenti.
<P>
Il Consiglio ha ricordato che l'applicazione di misure di protezione della salute ricade nella sfera di competenza delle autorità degli Stati membri e ha confermato i vantaggi rappresentati da un effettivo coordinamento di tali misure tramite il Comitato della rete di sorveglianza epidemiologica.
Inoltre, il Consiglio fa propri gli orientamenti per azioni immediate e future concordati il 10 aprile dal Comitato della rete di sorveglianza epidemiologica e così riassunti:
<P>
individuazione rapida di tutti i casi sospetti di SARS mediante un'efficace vigilanza;
<P>
protezione delle persone a rischio di infezione da casi di contagio mediante un efficace isolamento dei pazienti affetti da SARS negli ospedali, comprese le misure volte a proteggere gli operatori sanitari;
<P>
particolare attenzione da riservare ai viaggi aerei, che sono stati un fattore importante nella diffusione della SARS, soprattutto mediante un controllo standardizzato dei passeggeri in partenza dalle zone colpite, consigli a bordo ai passeggeri ed informazione efficace negli aeroporti di arrivo dalle zone colpite e
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particolare importanza di intensificare la consapevolezza tra i professionisti e il pubblico nonché tempestiva ed accurata segnalazione e condivisione di informazioni con altri paesi, in particolare con i paesi SEE/EFTA, con i paesi aderenti e candidati e con l'OMS.
Si dovrebbe, inoltre, sviluppare la cooperazione con altri partner, quali le compagnie aeree.
<P>
Il Consiglio esorta gli Stati membri e i paesi aderenti ad attuare efficacemente gli orientamenti per azioni immediate e future da parte del Comitato della rete di sorveglianza e a contribuire attivamente alla formazione di un gruppo specifico di esperti in materia di SARS nel quadro del Comitato della rete di sorveglianza, al fine di elaborare modalità comuni e fornire indicazioni sulle misure sanitarie in tutta l'Europa.
<P>
Il Consiglio ha sottolineato la necessità di una continua cooperazione tra gli Stati membri, la Commissione e l'OMS e ha invitato i paesi membri ad assicurare, in particolare:
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rapida ed efficace individuazione di tutti i casi sospetti e probabili di SARS ed il loro adeguato isolamento negli ospedali;
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adeguata protezione del personale ospedaliero addetto alla cura dei pazienti;
<P>
orientamento e informazione agli operatori sanitari e al pubblico;
<P>
misure coerenti nell'insieme dell'Unione europea, intese a fornire ed acquisire informazioni e la tracciabilità in merito ai passeggeri internazionali provenienti o in transito dalle zone colpite;
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tempestiva ed accurata segnalazione e condivisione di informazioni con la Commissione, l'OMS, gli altri paesi e gli altri partner (le compagnie aeree, ad esempio).
<P>
Infine, il Consiglio incoraggia la Commissione a
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continuare a coordinare l'azione dell'Unione in materia di SARS;
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riesaminare periodicamente gli orientamenti per azioni immediate e future, in particolare alla luce dei consigli dell'OMS;
<P>
prendere in considerazione l'elaborazione di un piano generale di preparazione in materia di malattie trasmissibili e minacce sanitarie;
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coordinare e mettere in collegamento le conoscenze accumulate nei laboratori nazionali;
<P>
sostenere finanziariamente la ricerca e lo sviluppo di test diagnostici convalidati, interventi terapeutici e vaccini.
<P>
In occasione della sua riunione del 2 giugno 2003, il Consiglio ha riesaminato la situazione e i suoi sviluppi, ha preso atto della relazione della Commissione sui recenti sviluppi della SARS ed ha scambiato pareri sulla situazione attuale.
Tutti gli Stati membri hanno accolto con favore la relazione della Commissione e le iniziative in corso o progettate in merito.
La Presidenza ha sottolineato l'importanza di coordinare gli scambi di informazioni a livello europeo, dato il carattere transfrontaliero della SARS.
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<SPEAKER ID=218 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos (GUE/NGL).">
Grazie, signor Presidente.
La mia interrogazione è stata presentata ancor prima della decisione di riunire il Consiglio dei ministri della Sanità in maggio, e tuttavia la risposta fornitami dal Presidente in carica del Consiglio è stata così ampia ed esaustiva da rendere inutili ulteriori domande.
<P>
<SPEAKER ID=219 NAME="Presidente.">
Annuncio l'interrogazione n. 3 dell'onorevole Bernd Posselt (H-0300/03):
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<P>
Oggetto: UE - Ucraina
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Qual è la posizione del Consiglio in merito alle attuali relazioni tra l'UE e l'Ucraina e quali iniziative ha adottato la presidenza per intensificare la cooperazione dell'UE con gli Stati che si affacciano sul Mar Nero?
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<SPEAKER ID=220 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
L'Unione sta osservando con particolare attenzione l'evoluzione della situazione in Ucraina e riconosce i progressi compiuti dal paese nel corso degli ultimi anni per diventare un paese europeo democratico, indipendente e con un'economia di mercato.
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L'Ucraina è un partner strategico importante e diventerà presto un paese vicino dell'Unione. L'Unione tiene seriamente conto delle aspirazioni europee del paese, ma sottolinea che lo sviluppo delle relazioni tra l'Unione e l'Ucraina dipende, tra l'altro, dagli esiti positivi delle riforme interne in corso.
Il nuovo governo di coalizione e la cooperazione tra la maggioranza e l'opposizione del parlamento ucraino in taluni settori giuridici possono essere considerati segni positivi.
Il governo e il parlamento stanno lavorando congiuntamente per adattare la legislazione nazionale all'acquis comunitario.
Molto, tuttavia, resta ancora da fare.
In particolare, sono necessarie riforme nel settore dei mass media e in quello giudiziario.
Non è stata ancora chiarita la situazione dell'esportazione di armi, compresa Kolchuga.
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La candidatura dell'Ucraina all'OMC rappresenta una tappa importante nello sviluppo del paese, ma le norme dell'OMC devono essere osservate ed applicate.
In questi ambiti continuano ad essere preminenti politiche e riforme strutturali radicali.
La cooperazione tra l'Unione e l'Ucraina si basa sull'accordo di partenariato e cooperazione che costituisce il quadro giuridico per cooperare in una vasta gamma di settori; tra gli altri, mi preme menzionare, in particolare, i settori dell'energia, del commercio e degli investimenti, della giustizia e degli affari interni, del ravvicinamento legislativo, dell'ambiente, dei trasporti e della cooperazione transfrontaliera.
<P>
L'Unione europea continuerà a fornire assistenza nel quadro del programma TACIS, basato su priorità condivise da ambo le parti.
Con l'iniziativa 'Europa allargata?, l'Unione ha compiuto un passo significativo per rafforzare la cooperazione con l'Ucraina, che diventerà, in seguito all'allargamento, un nuovo paese limitrofo.
Nell'ambito dell'iniziativa è stato definito un chiaro piano d'azione in materia di relazioni di vicinato a medio termine con l'Unione, allo scopo di promuovere le politiche a favore di un ravvicinamento politico e il graduale completamento congiunto delle strutture economiche e sociali, nonché di accrescere lo slancio politico, economico e culturale sulla base di valori comuni.
I servizi del Consiglio competenti nel merito stanno progettando misure specifiche per attuare l'iniziativa.
<P>
L'Unione sostiene con vigore la cooperazione regionale in Europa ed oltre, ed esorta i paesi del Mar Nero a promuovere relazioni di buon vicinato tramite l'Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero.
Questa organizzazione regionale fornisce un impulso rilevante, contribuendo in tal modo notevolmente all'attuazione del Patto di stabilità per l'Europa sudoccidentale.
Promovendo la cooperazione economica quale mezzo di prevenzione dei conflitti, l'Organizzazione mira a risolvere i conflitti pacificamente, sulla base dei principi dell'OCSE.
L'Unione rileva con soddisfazione questa evoluzione e sostiene l'integrazione all'economia europea dei paesi interessati dall'Organizzazione.
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<SPEAKER ID=221 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt (PPE-DE).">
Signor Presidente in carica del Consiglio, grazie per la sua efficace risposta.
Anche prima della disintegrazione dell'Unione Sovietica la Baviera intratteneva strette relazioni di partenariato con l'Ucraina e, insieme all'onorevole Radwan, ho appena dato forte rilievo all'importanza delle relazioni commerciali con l'Ucraina.
I rapporti economici e commerciali, tuttavia, richiedono un quadro di riferimento.
<P>
Per tale motivo vorrei entrare nel merito e porre due domande più specifiche: primo, in quale misura sarà intensificato il programma TACIS, soprattutto in riferimento alla institution building e alla formazione di una nuova, giovane generazione di dirigenti da inserire nel governo, nell'amministrazione e nella magistratura?
E' questo, in definitiva, il settore in cui si registrano maggiori carenze, che impediscono all'economia di funzionare.
Il quadro dello Stato di diritto non è operativo.
<P>
La mia seconda domanda specifica, signor Presidente, riguarda la posizione strategica da lei menzionata.
A tal proposito, ovviamente, i paesi del Caucaso meridionale giocheranno un ruolo importante, anche se non diventeranno vicini diretti dell'Unione.
Le chiedo: qual è il ruolo del Caucaso meridionale in rapporto alla cooperazione con i paesi del Mar Nero?
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<SPEAKER ID=222 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Il consolidamento delle istituzioni è un elemento fondamentale per il progresso e la riforma in questi paesi.
Spero, tuttavia, che l'onorevole deputato capisca che esso è legato anche agli sforzi interni compiuti da ciascun paese per rispondere alle esigenze della riforma.
Un programma quale TACIS o un qualsiasi altro può, al massimo, fornire un aiuto in questo senso.
Non le so dire subito se la dotazione finanziaria del programma sarà potenziata, e mi riservo pertanto il diritto di risponderle per iscritto.
<P>
Per quanto riguarda il Caucaso, la Presidenza ha constatato la particolare importanza dei paesi del Caucaso e la necessità di incrementare la cooperazione e le relazioni con tali paesi.
Sono paesi che, tuttavia, presentano numerosi problemi e credo che rapporti più stretti con gli Stati del Caucaso rientrino nella politica estera dell'Unione come un progetto a lungo termine.
Confido che uno sforzo in tal senso si concretizzerà ad opera delle Presidenze successive, così come noi abbiamo compiuto alcuni passi in tal senso durante il semestre della nostra Presidenza, perché siamo convinti della sua validità.
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<SPEAKER ID=223 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus (PPE-DE).">
Vorrei chiedere alla Presidenza greca come il Consiglio consideri il fatto che l'Ucraina è un paese pericoloso per i giornalisti.
Inoltre, vorrei sapere come il Consiglio considera il fatto che la sorte di dieci giornalisti, tra cui Georgij Gongadze, che si esprime in modo critico nei confronti del governo, è ancora ignota e non è oggetto di alcuna indagine.
<P>
<SPEAKER ID=224 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Come è noto, non sappiamo nulla della sorte di alcuni giornalisti in Ucraina.
In linea generale non sono in grado di dire se sia un paese pericoloso o meno per i giornalisti; tuttavia, il fatto che si verifichino incidenti simili è preoccupante.
E' una questione emersa anche nelle dichiarazioni rese nel corso della conferenza stampa che ho tenuto insieme all'Alto rappresentante Solana in occasione della nostra visita in Ucraina nel quadro delle relazioni di cooperazione, durante l'incontro a livello di troika di alcuni mesi fa.
<P>
<SPEAKER ID=225 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig (PPE-DE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, come giudica gli sforzi dell'Ucraina in relazione all'Organizzazione mondiale del commercio?
<P>
<SPEAKER ID=226 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Non posso procedere a una valutazione degli sforzi compiuti dall'Ucraina in relazione all'Organizzazione mondiale del commercio.
La invito a porre la domanda alla Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=227 NAME="Presidente.">
<SPEAKER ID=228 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Il Consiglio reputa particolarmente importante l'attuazione del programma GALILEO nelle migliori condizioni.
Accogliamo con soddisfazione l'accordo finalmente raggiunto dagli Stati membri e dall'Agenzia spaziale europea che risolve le divergenze nella definizione del calendario per il cofinanziamento del programma GALILEO, rendendo possibile la continuazione del programma e dissipando i timori dei partner che hanno effettuato, e continueranno ad effettuare, rilevanti investimenti in termini di tempo, risorse umane e finanziarie per eseguire studi, progetti e programmi in fase preparatoria.
Desideriamo inoltre precisare che il Consiglio non è autorizzato ad intervenire nelle decisioni di un'agenzia intergovernativa quale l'Agenzia spaziale europea, anche se la stragrande maggioranza dei paesi che ne fanno parte (13 membri su 15) sono anche membri dell'Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=229 LANGUAGE="EL" NAME="Marinos (PPE-DE).">
Signor Presidente, avevo presentato la mia domanda prima dell'accordo menzionato, che apre la strada alla realizzazione dell'importantissimo programma GALILEO, ed esprimo la mia soddisfazione per il fatto che ciò sia avvenuto durante il semestre di Presidenza greca, essendo io greco. Esprimo inoltre la grande stima che nutro per il Presidente in carica del Consiglio, che ha risposto alla mia domanda.
Dal momento che l'ostacolo è stato ormai rimosso, vorrei chiedere al Presidente in carica di comunicarci la somma che sarà investita, secondo i suoi calcoli, nel programma GALILEO, se vi aderiranno tutti gli Stati membri dell'Unione europea e in quale proporzione, quando comincerà la procedura per promuoverne l'attuazione e quando prevede che comincerà a fornire servizi, che è l'aspetto saliente, e se tali servizi saranno solo su scala europea e/o mondiale.
Desidero altresì chiedere se le obiezioni avanzate dagli Stati Uniti hanno ottenuto risposta e se, come sostengono gli statunitensi, insorgerà il rischio concreto di interferenza del programma con le frequenze GPS americane, che attribuiscono precedenza alle esigenze militari.
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<SPEAKER ID=230 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Non posso rispondere subito a tutte le sue domande specifiche.
Sono questioni di pertinenza della Commissione.
Sono state eseguite e di tanto in tanto discusse varie valutazioni, ed esistono valutazioni effettuate da ricercatori indipendenti.
Vorrei invitare l'onorevole deputato a rivolgere la domanda alla Commissione.
Sarò lieto di comunicare per iscritto all'onorevole deputato le informazioni a disposizione del Consiglio in merito alla domanda rivolta.
<P>
<SPEAKER ID=231 LANGUAGE="DE" NAME="Radwan (PPE-DE).">
Signor Presidente, spero che la mia domanda sia di competenza del Consiglio, visto che gli Stati membri hanno ancora potere decisionale in materia di politica estera e di sicurezza.
Vorrei segnalare in questo frangente che, sebbene GALILEO sia essenzialmente un programma riguardante il settore privato, e nell'ambito del quale vogliamo avere anche servizi dal settore privato, in un progetto comune a favore di una più incisiva politica estera e di sicurezza dell'Unione europea dovremmo tracciare ora il percorso per assicurare in futuro la disponibilità e la possibilità di acquisto delle infrastrutture e dei servizi d'informazione a livello europeo.
Finora, sfortunatamente, ci mancavano le infrastrutture.
Si parla di una forza di reazione rapida, e, se vogliamo essere in grado di agire in futuro in fatto di politica estera, dobbiamo poter contare su GALILEO.
E' per questo motivo che dovremmo stabilire fin da ora una linea da seguire, e questo è certamente anche nell'interesse del Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=232 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Concordo sul fatto che GALILEO abbia anche una dimensione politica, che è poi la ragione per la quale il programma è stato promosso anche dal Consiglio.
Il programma, ciò nonostante, presenta anche una dimensione commerciale molto marcata e vorrei ribadire che il Consiglio si interessa comunque a che progredisca, sia capace di sostenere le condizioni dell'economia e della concorrenza del mercato e non perda la sua vitalità.
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<SPEAKER ID=233 NAME="Presidente.">
Annuncio l'interrogazione n. 5 dell'onorevole Paulo Casaca (H-0312/03):
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<P>
Oggetto: Lista delle organizzazioni terroristiche
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In quanto responsabile del disarmo della resistenza armata iraniana, i mujaheddin del popolo, il generale Odierno ha dichiarato (Agenzia France Press dell'11.5.2003) che la cooperazione di questo gruppo con le forze degli Stati Uniti e il loro impegno nei confronti della democrazia in Iran comportano la necessità di rivedere a Washington il loro status di 'organizzazione terroristica?.
Si aggiunga inoltre che, rinunciando agli armamenti per cooperare, un'organizzazione induce chiaramente a pensare che sarebbe opportuno rivedere la classificazione o meno dei mujaheddin come organizzazione terrorista.
<P>
Si tratta di un'altra conferma del fatto che non esiste alcun fondamento per far rientrare i mujaheddin del popolo nella lista dei terroristi.
<P>
Quando intende il Consiglio eliminare i mujaheddin del popolo dalla lista delle organizzazioni terroristiche?
<P>
<SPEAKER ID=234 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Concordo con l'articolo 1, paragrafo 6 della posizione comune 2001/931/PESC relativa all'applicazione di misure specifiche per la lotta al terrorismo.
I nomi delle persone, dei gruppi e delle organizzazioni inseriti nella lista sono oggetto di riesame da parte del Consiglio ad intervalli regolari di almeno sei mesi, allo scopo di confermare che la loro inclusione nella lista sia motivata.
<P>
Posso comunicarle che durante l'ultimo riesame il Consiglio ha confermato l'inclusione nella lista dell'organizzazione iraniana Mujahidin-e-Khalq, nota anche come Mujahidin del popolo.
<P>
<SPEAKER ID=235 LANGUAGE="PT" NAME="Casaca (PSE).">
La ringrazio, signor Presidente in carica del Consiglio, ma lei si è limitato a dire ciò che tutti già sapevamo.
Quello che non ha spiegato, e che desidererei che spiegasse ora, è come sia possibile che un'organizzazione che non è stata mai riconosciuta colpevole né tanto meno accusata di un qualsivoglia crimine di natura terroristica o di un qualsiasi altro crimine in territorio europeo sia annoverata in questa lista, mentre l'Iran, per esempio, paese d'origine di un diplomatico che ha già subito una condanna da un tribunale tedesco per aver commesso un attentato terroristico, non figuri nella lista, e, anzi, fomenti la messa al bando e l'inclusione di organizzazioni di opposizione tra quelle ritenute terroristiche.
Questo è il problema e su questo desidererei che il Consiglio si pronunciasse e fornisse una spiegazione al Parlamento ed ai cittadini europei.
<P>
<SPEAKER ID=236 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Il Consiglio, dopo aver valutato tutti gli elementi, ha deliberato di includere questa organizzazione nella lista.
Vorrei altresì precisare che la valutazione si basa sulle informazioni fornite agli Stati membri in conformità delle relative procedure e che in merito esiste una decisione collegiale.
<P>
<SPEAKER ID=237 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis (NI).">
La risposta del Consiglio è alquanto interessante, visto che rimane piuttosto difficile capire in base a quali criteri il Consiglio decida se un'organizzazione si possa definire o meno terroristica.
Sono del parere che le regole di un processo equo, di un giusto processo, dovrebbero ammettere che le varie organizzazioni abbiano almeno diritto al ricorso.
A mio avviso, questo Parlamento ha il diritto di essere informato sul dossier in base al quale il Consiglio è pervenuto a una decisione, in qualsiasi senso essa sia.
<P>
Le domande che le rivolgo, signor Presidente in carica del Consiglio, sono, pertanto, molto precise.
Il Consiglio sarebbe disposto a fornire al Parlamento europeo la documentazione relativa alle accuse rivolte a tutte le organizzazioni che considera terroristiche?
Potrebbe inoltre chiarire i criteri adottati per giudicare se un'organizzazione sia o meno terroristica?
Sappiamo che la Russia chiede l'inserimento nella lista di tre organizzazioni cecene, due delle quali sono del tutto inesistenti.
Un caso, per inciso, particolarmente interessante.
<P>
<SPEAKER ID=238 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
La posizione comune a cui mi riferivo stabilisce tutti i criteri da considerare per inserire nomi, agenzie o persone nella lista.
Vorrei ricordarle che le decisioni in merito alle inclusioni nella lista sono riservate a funzionari della magistratura che sono indipendenti da tutti gli Stati membri dell'Unione europea e forniscono tutte le garanzie di un giudizio obiettivo, trattandosi di una questione di estrema delicatezza.
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<SPEAKER ID=239 NAME="Turco (NI).">
Signor Presidente, questa seconda risposta non è per niente convincente: sappiamo benissimo che non vi sono affatto procedure chiare per essere inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Il collega Dupuis ha chiesto con molta chiarezza di sapere quali procedure di ricorso esistono avverso l'inserimento nella lista.
La verità è che, sia per figurare nella lista che per essere depennati, l'unico criterio è la valutazione politica.
Bisognerebbe quindi riproporre l'interrogazione.
Al Consiglio si chiede semplicemente di pronunciarsi su questa valutazione politica, su questo fatto politico nuovo: è un fatto politico così importante che giustifica veramente il riesame del ruolo di questa organizzazione?
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<SPEAKER ID=240 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Non ho nulla da aggiungere a quanto ho detto.
I criteri e le procedure sono prestabiliti e chiari.
L'agenzia competente in merito ha ritenuto che l'organizzazione debba rimanere nella lista e, di conseguenza, non ho critiche da muovere.
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<SPEAKER ID=241 NAME="Presidente.">
Annuncio l'interrogazione n. 6 dell'onorevole Lennart Sacrédeus (H-0313/03):
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<P>
Oggetto: Violazione dei diritti umani in Cuba
<P>
Nel marzo di quest'anno sono stati imprigionati 78 oppositori del regime cubano.
In aprile si sono svolti processi sommari, senza alcuna possibilità per gli imputati di usufruire né di una difesa degna di questo nome, né della presenza di osservatori indipendenti: essi sono stati condannati a pene detentive di 15-28 anni.
I detenuti scontano ora la loro pena in condizioni pressoché disumane in celle di isolamento ovvero insieme a efferati criminali, non di rado, in prigioni ubicate in luoghi così remoti da rendere impossibile la visita dei familiari.
Le condizioni di detenzione costituiscono un'inequivocabile violazione dei diritti umani.
<P>
Ciò premesso, come intende adoperarsi il Consiglio per far sì che i prigionieri politici cubani siano liberati?
In qual modo si promuove un migliore trattamento dei detenuti cubani e il ravvicinamento degli stessi al loro domicilio?
Quali provvedimenti si intendono adottare per sostenere i detenuti e i loro familiari?
Quali saranno le conseguenze delle succitate detenzioni, con riferimento ai negoziati sull'eventuale adesione di Cuba ai paesi ACP?
<P>
<SPEAKER ID=242 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Come affermato nella risposta del Consiglio all'interrogazione ?-0243/03 posta nel Tempo delle interrogazioni della tornata di maggio del Parlamento europeo, la Presidenza, non appena si è avuta notizia della recente ondata di arresti, ha reso note, a nome dell'Unione europea, dichiarazioni e avviato numerose procedure nei confronti dell'Avana.
Anche gli Stati membri, nei contatti bilaterali con le autorità cubane, hanno protestato con veemenza contro gli arresti e le esecuzioni.
Il Consiglio plaude alla risoluzione del Parlamento europeo del 10 aprile che rafforza la decisa posizione dell'Unione contro tali misure.
<P>
Durante la sua riunione del 14 aprile, il Consiglio ha adottato le seguenti conclusioni:
<P>
'Il Consiglio condanna le recenti azioni delle autorità cubane, in particolare le esecuzioni, gli arresti su vasta scala dei dissidenti, i processi iniqui, le pene arbitrarie ed eccessive.
Chiede l'immediata liberazione di tutti i prigionieri politici.
Questi ultimi sviluppi, che indicano un ulteriore deteriorarsi della situazione dei diritti umani nel paese, si ripercuoteranno sulle relazioni dell'UE con Cuba e sulle prospettive di una maggiore cooperazione.
Il Consiglio terrà la situazione sotto stretta sorveglianza.?
<P>
L'Unione ha aderito, inoltre, alle risoluzioni sulla situazione dei diritti umani a Cuba adottate nel quadro della 59° sessione della Commissione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite.
A commento generale, la Presidenza dell'Unione ha presentato una dichiarazione in cui si afferma che l'Unione condanna gli arresti su vasta scala, i processi sommari e iniqui e le pene arbitrarie ed eccessive comminate a numerosi dissidenti per aver espresso pacificamente le loro opinioni politiche, religiose e sociali e per aver esercitato il diritto di prendere pienamente parte alla vita pubblica.
<P>
L'Unione chiede, pertanto, che queste persone, che considera prigionieri per reati di opinione, siano liberate senza indugio ed esorta, inoltre, a rilasciare immediatamente tutti i prigionieri politici.
L'Unione è seriamente preoccupata per il persistere della repressione nei confronti dei membri dell'opposizione.
<P>
L'Unione condanna con forza le recenti esecuzioni di cittadini cubani decise a seguito di processi sommari, rammaricandosi che le autorità cubane abbiano infranto la moratoria sulla pena di morte.
<P>
Questi ultimi sviluppi, che indicano un ulteriore deteriorarsi della situazione dei diritti umani nel paese, si ripercuoteranno sulle relazioni dell'UE con Cuba e sulle prospettive di una maggiore cooperazione.
L'Unione terrà sotto stretta sorveglianza le violazioni dei diritti politici e della persona che continuano ad avere ripercussioni sulle relazioni dell'Unione con Cuba.
<P>
L'Unione continuerà a tenere la situazione sotto stretta sorveglianza, specialmente in relazione alla possibilità di presentare ricorso per le 78 persone condannate.
<P>
Desidero altresì ribadire che l'Unione persiste nel suo impegno per ottenere la liberazione immediata dei prigionieri ed assicurare che essi, nel frattempo, non siano sottoposti a sofferenze o a trattamenti disumani.
<P>
Per quanto riguarda la richiesta di adesione all'accordo di Cotonou presentata da Cuba, il ministero degli Esteri cubano ha ritirato la richiesta il 17 maggio.
<P>
<SPEAKER ID=243 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus (PPE-DE).">
Desidero sinceramente ringraziare il rappresentante greco del Consiglio per la risposta esauriente e per il lavoro svolto.
Gli rivolgo un sentito ringraziamento.
Le chiare parole pronunciate a nome del Consiglio in quest'Aula sono di grande importanza, e segnatamente il fatto che la situazione dei diritti umani è deteriorata, che la vicenda dei prigionieri e delle severe pene comminate si ripercuoterà sulle nostre future relazioni con Cuba e che i 78 prigionieri devono potersi avvalere del diritto di presentare ricorso.
<P>
Chiedo, quale domanda complementare, se il Consiglio europeo possa passare concretamente all'azione invitando formalmente il vincitore del Premio Sacharov, il cristiano-democratico attivista nel campo dei diritti umani Oswaldo Payá Sardiñas, in Grecia e nell'Unione europea.
Sarebbe un gesto che indurrebbe anche i Primi Ministri e i ministri degli Esteri degli Stati membri a dare maggior risalto al valore del Premio Sacharov.
<P>
<SPEAKER ID=244 NAME="Yiannitsis">
Non ho null'altro da aggiungere.
Ho preso nota della proposta dell'onorevole deputato e vedremo se sarà possibile attuarla.
<P>
<SPEAKER ID=245 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro (UEN).">
La ringrazio, signor Presidente in carica del Consiglio.
Un mese fa abbiamo discusso dello stesso argomento e desidero ora spingermi un po' oltre.
<P>
A più di un mese di distanza, la repressione a Cuba continua e la situazione resta più o meno identica, segno evidente che dobbiamo andare oltre le dichiarazioni di condanna.
Le dichiarazioni sono importanti ma non bastano, e noi ci siamo assunti una particolare responsabilità assegnando il premio Sacharov 2002 a Osvaldo Payá.
Questo è il momento di dimostrare che il Premio Sacharov non è un grazioso premio scolastico, non è un momento di 'glamour? come gli Oscar hollywoodiani, ma rappresenta un impegno da parte dell'Unione europea, attraverso il suo Parlamento, a favore della causa della democrazia, dei diritti umani e della libertà in tutto il mondo.
Undici tra i deputati di quest'Assemblea, me compreso, hanno inviato una lettera al Presidente in carica del Consiglio, all'Alto rappresentante, al Presidente della Commissione e al Presidente del Parlamento, per concordare un impegno per invitare il signor Osvaldo Payá a venire qui e per chiedere al Consiglio di formulare una raccomandazione in tal senso a tutti gli Stati membri affinché anche i loro ambasciatori all'Avana invitino il signor Payá a venire in Europa, a far visita alle nostre capitali, ai nostri ministri, ai nostri Primi Ministri, al Presidente della Commissione e a raccontarci, sotto i riflettori internazionali, il dramma che si sta consumando a Cuba.
Questo è un modo concreto di esprimere la nostra solidarietà e di dimostrare che i premi che assegniamo hanno un reale significato.
<P>
<SPEAKER ID=246 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Chi l'ha inviata?
Non ho ricevuto nulla; in questo momento, pertanto, non posso fornirle una risposta.
<P>
<SPEAKER ID=247 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas (GUE/NGL).">
Signor Presidente, mi sorprende il fatto che l'onorevole che ha posto l'interrogazione si sia espresso a favore delle persone arrestate e processate, che stavano collaborando, e lo si può dimostrare, in cambio di un compenso economico, con i rappresentanti delle Nazioni Unite all'Avana contro il proprio paese, la Cuba socialista, che è un faro, un fulgido esempio per i popoli americani e che, malgrado i quarant'anni di embargo imposti dagli Stati Uniti, riesce ad assicurare al suo popolo il livello di vita e d'istruzione più elevato di tutta l'America centrale e meridionale.
E' questo che gli imperialisti americani non possono perdonare alla rivoluzione cubana, che tentano di rovesciare con tutti i mezzi, compresa l'uccisione dei suoi leader.
<P>
Vorrei chiedere al Presidente in carica del Consiglio, che, a quanto ho ascoltato, concorda pienamente con quanto è stato esposto dagli oratori che mi hanno preceduto: cosa farebbe il governo del suo paese se si scoprisse che alcuni cittadini greci hanno acconsentito ad essere reclutati e pagati da una potenza straniera ostile alla Grecia per operare contro il proprio paese?
Avrebbe forse assegnato loro un premio?
Come si colloca quest'attività nei confronti dell'esercizio dei diritti umani?
Come spieghiamo il fatto che alle cospirazioni organizzate dal rappresentante statunitense all'Avana partecipano anche i rappresentanti diplomatici greci?
Come giustifica il silenzio dell'Unione europea sui cubani trattenuti negli Stati Uniti perché avevano scoperto piani per uccidere Fidel Castro ed altri leader cubani, e la mancata estradizione a Cuba dei dirottatori cubani che ora circolano liberamente negli Stati Uniti?
Negli altri casi, lottiamo contro il terrorismo.
<P>
<SPEAKER ID=248 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Signor Presidente, innanzi tutto, questa non è una domanda alla quale risponderò.
Ad una risponderò, ma non come Presidente in carica del Consiglio, bensì come ministro degli Esteri greco.
Lei menziona il coinvolgimento di un nostro diplomatico in attività cospiratorie e di altro genere.
L'osservazione è nello stesso tempo comica e fuorviante, dal momento che, come le hanno certamente detto, ho risposto a una domanda analoga posta da un membro del suo partito al governo greco, dicendo che è ridicolo, ad un ricevimento all'ambasciata americana a Cuba, dove ogni settimana, su iniziativa di persone varie e disparate, si tengono ricevimenti in cui la gente va e viene, tradurre?
<P>
(interruzione senza microfono dell'onorevole Korakas)
<P>
Non interrompa per cortesia... lei non merita alcuna risposta!
<P>
<SPEAKER ID=249 NAME="Presidente.">
Do la parola all'onorevole Korakas per una mozione di procedura.
<P>
<SPEAKER ID=250 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas (GUE/NGL).">
Signor Presidente, come osa il Ministro Yiannitsis dire che non merito alcuna risposta.
Le domande che gli ho rivolto sono domande scottanti.
Anche il suo governo è colpevole e dovrebbe rispondere mostrando maggior rispetto per le mie domande.
<P>
<SPEAKER ID=251 NAME="Presidente.">
<SPEAKER ID=252 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Abbiamo già ampiamente parlato dell'ordine del giorno del Consiglio europeo di Salonicco durante il dibattito di stamattina.
Vorrei aggiungere, tuttavia, che, trattandosi della versione provvisoria dell'ordine del giorno commentato, sottoposta all'esame del Consiglio 'Affari generali e relazioni esterne?, la Presidenza intende limitare l'agenda del Consiglio europeo di Salonicco ai seguenti punti:
<P>
risultato dei lavori della Convenzione sul futuro dell'Europa e preparazione della futura conferenza intergovernativa;
<P>
asilo, immigrazione e frontiere, che sono temi interconnessi tra loro;
<P>
problemi connessi all'allargamento;
<P>
la politica dell'Unione nei Balcani occidentali;
<P>
iniziativa 'Europa ampliata? e i nuovi vicini;
<P>
follow-up del Consiglio europeo della primavera 2003 e, infine,
<P>
alcuni temi legati alle relazioni esterne e alla sicurezza e difesa.
<P>
I seguenti temi si possono inserire nell'ambito delle relazioni UE-USA: il Medio Oriente e l'Iraq, nonché le raccomandazioni dell'Alto rappresentante Solana su una strategia globale in materia di politica estera e di sicurezza, coordinata ad una più ampia strategia per combattere la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Il Consiglio 'Affari generali e relazioni esterne? ha preso atto di tali intenzioni della Presidenza.
<P>
Per quanto concerne gli argomenti citati nella seconda parte dell'interrogazione, l'onorevole deputato saprà che saranno sottoposte all'esame del Consiglio europeo due importanti relazioni.
La prima è sull'attuazione pratica degli orientamenti decisi al Consiglio europeo di Siviglia sulle misure relative alla lotta all'immigrazione clandestina, ad una più flessibile introduzione di una gestione coordinata ed integrata delle frontiere esterne, all'integrazione della politica di immigrazione nelle relazioni dell'Unione con i paesi terzi e all'accelerazione dei lavori legislativi in corso sulla definizione di una politica comune in materia di asilo e immigrazione.
La seconda relazione esamina l'efficacia delle risorse finanziarie disponibili a livello comunitario in materia di rimpatrio degli immigranti e dei richiedenti asilo respinti, di gestione delle frontiere esterne, di progetti di asilo e migrazione nei paesi terzi e di applicazione del principio della distribuzione degli oneri.
<P>
Lo scopo del Consiglio è di esaminare queste due relazioni in modo tale che il Consiglio europeo possa fissare gli orientamenti per ulteriori azioni in questi settori.
In quest'ambito è previsto che, in base alle conclusioni del Consiglio della primavera 2003, il Consiglio europeo riesaminerà i temi dell'immigrazione, dell'integrazione degli immigranti legali nella società europea e nel mercato del lavoro.
<P>
Infine, la Presidenza intende ricordare che l'Agenda per il Consiglio di Salonicco dovrà essere approvata, in conformità del regolamento del Consiglio, dal Consiglio 'Affari generali e Relazioni esterne? in occasione della sua riunione del 16 e 17 giugno 2003.
<P>
<SPEAKER ID=253 LANGUAGE="EN" NAME="Moraes (PSE).">
La ringrazio per aver accolto la settima interrogazione.
La sessione odierna è stata difficile.
Durante la discussione di stamane con il suo eccellente intervento lei ha fornito risposta a molti quesiti.
Vorrei conoscere la sua opinione personale su una questione.
<P>
Sono del parere che la Presidenza greca abbia avuto il particolare merito di evidenziare specifici aspetti del problema dell'immigrazione quali l'unità familiare e, ora, l'integrazione.
Per quanto riguarda l'integrazione degli immigranti, menzionata nella sua risposta, ritiene che essa sia essenzialmente un problema degli Stati membri o considera prezioso un ruolo di coordinamento?
Spesso dimentichiamo che molti, nelle nostre società europee, reclamano l'adozione di migliori metodi d'integrazione e di coordinamento.
E' del parere che in questo caso sia opportuno un coordinamento, oppure ritiene che sia una questione essenzialmente di pertinenza dei singoli Stati membri?
<P>
<SPEAKER ID=254 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
La domanda è stata posta su una base personale.
Posso rispondere sia personalmente che a nome della Presidenza greca.
Il che non significa che la mia risposta rifletta la posizione dei Quindici.
Come sa, vi sono paesi che considerano questi temi - relativi all'integrazione degli immigranti, in altre parole - questioni interne ai singoli Stati.
D'altro canto, tuttavia, la mancata integrazione dei milioni e milioni di immigranti che vivono negli Stati membri dell'Unione europea è spesso causa di acuti disagi sociali, che si ripercuotono spesso drammaticamente a livello politico, con conseguenze più che indesiderate.
Poiché il modello europeo - sociale, politico ed economico - è caratterizzato da una convergenza sociale interna che è forse difficile riscontrare in molti altri paesi del mondo e che, pertanto, ci preme preservare quale elemento essenziale sia dei nostri paesi che del nostro continente, sono personalmente del parere che per le politiche in materia di integrazione degli immigranti occorra anche un coordinamento a livello comunitario, perché le tensioni politiche presenti in un paese assumono particolare rilievo anche per gli altri Stati.
<P>
<SPEAKER ID=255 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig (PPE-DE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero fare una breve osservazione sulla mia interrogazione, la n. 3, riguardante l'Ucraina: che sia una questione importante per l'Unione europea è ovvio, in virtù dell'adesione della Russia e dell'Ucraina all'OMC con le relative conseguenze per l'Unione, che costituirà probabilmente anche argomento di discussione al Consiglio europeo di Salonicco.
<P>
La mia domanda sul Consiglio di Salonicco, invece, è questa: il Consiglio ha esortato a effettuare uno studio sull'impatto di Basilea II, l'accordo quadro sull'affidabilità creditizia delle imprese.
La Commissione non l'ha ancora intrapreso.
Durante l'ultima sessione lei mi ha promesso di prendere provvedimenti in tal senso.
Cosa ne è dell'inchiesta del Consiglio o della cooperazione tra Consiglio e Commissione?
E' in programma l'avvio dello studio in merito?
<P>
<SPEAKER ID=256 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
E' un argomento di pertinenza della Commissione. SE lo studio ci sarà presentato, cercheremo certamente di discuterne a Salonicco.
<P>
<SPEAKER ID=257 NAME="Presidente.">
<SPEAKER ID=258 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
La creazione di un'agenzia intergovernativa per lo sviluppo e l'acquisizione delle capacità di difesa è stata recentemente oggetto di discussione al Consiglio europeo tenutosi in data 20-21 marzo e figura nel punto 35 delle conclusioni della Presidenza.
Sulla base di tali conclusioni, il Consiglio ha affrontato l'argomento, tra l'altro, nell'ambito delle conclusioni del Consiglio 'Affari generali e Relazioni esterne? del 19 maggio, nelle quali è riportato il suddetto punto e, in particolare, l'esigenza di esaminare l'eventuale creazione di un'Agenzia intergovernativa per lo sviluppo e l'acquisizione delle capacità di difesa nell'ambito dell'Unione.
L'impegno in tal senso prosegue, vorrei ricordarlo, su iniziativa della Presidenza greca e, in una lettera da noi inviata alla fine dello scorso anno al Presidente della Commissione, abbiamo espresso il nostro sostegno a iniziative come questa, che rispecchiano le idee espresse dall'onorevole deputato nella sua interrogazione.
<P>
<SPEAKER ID=259 LANGUAGE="EN" NAME="Howitt (PSE).">
Ringrazio il Presidente in carica del Consiglio per la risposta fornitami e per il sostegno mostrato dal suo governo a tale iniziativa.
E' stato interessante notare il parallelismo tra la recente riunione di quattro Stati membri sul tema della difesa, convocata dal Ministro Verhofstadt, dove è stata accolta con favore l'idea di istituire un'agenzia, e Le Touquet, dove la proposta era stata originariamente presentata ottenendo il sostegno del nostro Primo Ministro, Tony Blair, e anche del Presidente Jacques Chirac.
Malgrado le differenze esistenti circa le prospettive di cooperazione in materia di difesa nell'Unione europea, sembra che su quest'argomento potremmo trovarci uniti.
<P>
Il Presidente in carica prevede ulteriori progressi in merito durante la Presidenza greca, e potrebbe cercare di fissare un calendario dei progressi che potremmo raggiungere nella realizzazione di quest'idea?
<P>
<SPEAKER ID=260 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Ci siamo adoprati per portare avanti l'iniziativa.
E' difficile dire, tuttavia, se la Presidenza greca riuscirà ad ottenere qualche risultato nelle ultime tre settimane del suo mandato.
E' opportuno tener presente che è stato possibile analizzare tutti questi temi in occasione del Consiglio congiunto 'Affari generali? tenuto dai ministri degli Esteri e dai ministri della Difesa e non credo che la possibilità di discuterne si presenterà in tempi brevissimi, vale a dire non prima di tre, quattro o cinque settimane.
<P>
<SPEAKER ID=261 NAME="Presidente.">
Annuncio l'interrogazione n. 10 dell'onorevole Olivier Dupuis (H-0330/03):
<P>
<P>
Oggetto: Il programma di armamenti nucleari del regime iraniano
<P>
Nell'agosto 2002 i Mujahedeen del popolo hanno denunciato il programma segreto di armamento nucleare del regime iraniano.
Tanto le autorità statali quanto organizzazioni indipendenti di ricerca hanno confermato gli obiettivi militari di tale programma.
Persino il commissario Patten, nelle sue ultime dichiarazioni, sembra aver ammesso questo fatto.
<P>
Può il Consiglio spiegare qual è stato il ruolo dei negoziati tra l'UE e il regime iraniano a titolo del c.d. 'Dialogo costruttivo sull'energia? concernenti il programma nucleare iraniano?
<P>
Può il Consiglio illustrare quali misure e modifiche di orientamento intende adottare per porre rimedio ai disastrosi risultati della sua presente azione diplomatica nei confronti dell'Iran?
<P>
<SPEAKER ID=262 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Il problema delle armi di distruzione di massa legato all'Iran, e soprattutto delle armi nucleari e della loro non proliferazione, desta grande preoccupazione nell'Unione.
Il 16 giugno il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica El Baradei presenterà al Consiglio dei Governatori dell'Agenzia una relazione sul programma nucleare iraniano.
La relazione contribuirà a una maggior chiarificazione della situazione in ordine all'esistenza di un programma di armi nucleari in Iran.
Il Consiglio esaminerà la relazione allorché discuterà delle relazioni con l'Iran nel corso della sua prossima riunione.
<P>
L'interrogazione verte sull'opinione espressa in merito dalla Commissione e pertanto dovrebbe essere rivolta direttamente ad essa.
Spetterebbe alla Commissione chiarire anche cosa sta accadendo nell'ambito di quello che si usa definire il 'dialogo costruttivo sull'energia? con l'Iran, intrapreso dalla Commissione a nome dell'Unione.
<P>
Il Consiglio, soprattutto nell'ambito del dialogo di ampio respiro tra Unione e Iran, solleva a intervalli regolari la questione delle armi di distruzione di massa e della loro non proliferazione; l'ultima occasione è stata il 29 aprile.
Il Consiglio esorta l'Iran a sottoscrivere, ratificare ed attuare pienamente gli accordi internazionali pertinenti, in particolare il protocollo addizionale alle salvaguardie AIEA.
Questi argomenti sono stati affrontati nel corso dei negoziati per un accordo in materia di commercio e cooperazione tra l'Unione e l'Iran che hanno avuto luogo a Teheran in data 1-2 giugno.
Il Consiglio ha chiaramente dichiarato all'Iran di aspettarsi che all'intensificazione delle relazioni economiche e commerciali tra l'Unione e l'Iran corrispondano analoghi progressi in tutti gli altri aspetti delle reciproche relazioni.
<P>
Infine, vorrei aggiungere che l'Unione reputa di estrema importanza ottenere un'adesione globale al Trattato di non proliferazione delle armi e creare una zona libera da armi nucleari in Medio Oriente.
<P>
<SPEAKER ID=263 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis (NI).">
Signor Presidente, convengo con il Consiglio che il dialogo costruttivo sull'energia è di competenza della Commissione.
Ciò nondimeno, la Commissione fa parte dell'Unione europea esattamente come il Consiglio e il Parlamento europeo, e, inoltre, è il Consiglio a definire le linee generali in materia di politica estera.
<P>
Vorrei sapere, pertanto, se, qualora la relazione che sarà prossimamente presentata dall'Agenzia internazionale dell'energia atomica contenesse conclusioni negative, il Consiglio chiederà alla Commissione di interrompere questo dialogo costruttivo sull'energia.
Questa è la mia domanda.
E' indubbio che sia la Commissione ad occuparsi dell'attuazione delle decisioni, ma è soprattutto il Consiglio che definisce gli orientamenti generali.
<P>
<SPEAKER ID=264 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Ho già affermato nella mia risposta - e mi domando perché lo si chieda una seconda volta - che il Consiglio esaminerà la relazione che gli sarà sottoposta allorché discuterà dell'Iran nel corso della sua prossima riunione.
Adesso non posso dissertare su domande relative all'ipotetico contenuto della relazione e su cosa farà il Consiglio, se il contenuto della relazione sarà X, Y o Z.
<P>
<SPEAKER ID=265 NAME="Presidente.">
Onorevoli deputati, il tempo a nostra disposizione è quasi scaduto, ma proveremo a rispondere ad altre due domande sull'Iran, se il Presidente è disposto a trattenersi fino alle 19.15, dato che abbiamo iniziato tardi.
Molte grazie.
<P>
Do la parola all'onorevole Casaca per una domanda complementare.
<P>
<SPEAKER ID=266 LANGUAGE="PT" NAME="Casaca (PSE).">
Signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei chiederle se non trova strano che le sue posizioni siano diverse da quelle dei giudici, o da chiunque sia indipendente, e siano piuttosto le posizioni politiche del Consiglio sulle organizzazioni terroristiche, anche se la stampa non ne fa minimamente menzione.
Quando si tratta del programma nucleare in Iran, invece, la stampa scientifica, e non solo quella, si prodiga in una quantità enorme di dettagli sull'utilizzo da parte dell'Iran dell'acqua pesante, che serve unicamente nella costruzione delle armi nucleari. Il Consiglio invece non sta facendo assolutamente nulla, limitandosi ad aspettare le future relazioni che gli presenterà il governo iraniano.
<P>
<SPEAKER ID=267 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Ho affermato che la più autorevole organizzazione internazionale presenterà una relazione.
Il Consiglio ne terrà conto e in base ad essa deciderà cosa fare.
Le ricordo che il Consiglio ha dichiarato che non sarà possibile nessun progresso in campo economico e commerciale, se non si registreranno progressi nei settori di cui stiamo discutendo; di conseguenza, tra i due c'è un collegamento de facto.
<P>
<SPEAKER ID=268 NAME="Presidente.">
Annuncio l'interrogazione n. 11 dell'onorevole Gianfranco Dell'Alba (H-0331/03):
<P>
<P>
Oggetto: La destabilizzazione del Medio oriente promossa dall'Iran
<P>
Dopo il Libano e la Palestina il regime iraniano sembra concentrare i suoi sforzi per creare una dittatura teocratica in Iraq approfittando dell'instabilità esistente in tale paese.
<P>
Cosa intende fare il Consiglio per impedire un'ulteriore destabilizzazione del Medio oriente da parte del regime iraniano?
<P>
<SPEAKER ID=269 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Il Consiglio è perfettamente consapevole del fatto che il ripristino della stabilità politica ed economia in Iraq dipenderà in larga misura dall'atteggiamento costruttivo dei paesi della regione.
<P>
Il Consiglio ha individuato nel processo di pace in Medio Oriente un settore fondamentale in cui mira ad ottenere sostanziali progressi tramite un più intenso dialogo con l'Iran.
Ha inoltre ribadito all'Iran che l'intensificazione delle relazioni economiche e commerciali tra l'Unione e l'Iran dovrà corrispondere ad analoghi progressi in tutti gli altri aspetti delle relazioni dell'Unione con l'Iran.
<P>
Sia la questione dell'Iraq che quella del Medio Oriente sono state ampiamente discusse con la controparte iraniana in occasione dell'ultimo incontro su un ampio dialogo tra UE e Iran tenutosi ad Atene il 29 aprile.
L'Unione continuerà a sollevare questi problemi nei suoi contatti con l'Iran.
<P>
<SPEAKER ID=270 NAME="Dell'Alba (NI).">
Signor Presidente del Consiglio, oggi a Sharm-el-Sheik sta avvenendo qualcosa di molto importante, ci auguriamo, cioè un dialogo fra israeliani e palestinesi, che speriamo sia davvero costruttivo.
L'Europa è assente, e ciò nonostante lei coltiva l'idea del dialogo critico, che significa fare affari senza prestare nessuna grande attenzione o almeno una reale attenzione al problema dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto.
Di fronte alla notizia secondo cui dall'Iran vi sarebbero spinte in tal senso - spinte che io mettevo in luce nella mia dichiarazione - di fronte alla mobilitazione di decine di parlamentari che chiedono con un documento un maggior impegno, affinché l'Iran democratizzi il suo sistema altrimenti occorrerà prendere nei suoi confronti misure, non dico belliche ma tali che facciano capire che il dialogo critico non è il modo con il quale si affrontano i problemi, come reagisce il Consiglio a questa richiesta sempre più incalzante dei deputati europei?
<P>
<SPEAKER ID=271 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Ho notato il desiderio dell'Unione di assumere una posizione più decisa in una situazione del genere.
Continuiamo a discutere di un aspetto particolare di un problema più generale, ossia come l'Unione possa contare di più in politica estera.
Tuttavia, l'Unione ha partecipato alla conferenza euromediterranea, tenutasi a Creta alcuni giorni fa, in cui erano presenti anche Israele, la Palestina e molti altri paesi arabi.
Il clima che ha pervaso tali discussioni ci consente di discutere ora di sviluppi che potrebbero rivelarsi di capitale importanza.
<P>
<SPEAKER ID=272 NAME="Presidente.">
Annuncio l'interrogazione n. 12 dell'onorevole Maurizio Turco (H-0332/03):
<P>
<P>
Oggetto: Programma del regime iraniano sull'antrace
<P>
La denuncia dell'organizzazione People's Mujahedin (braccio politico del Consiglio di resistenza nazionale dell'Iran) dell'agosto del 2002 in merito al programma segreto sugli armamenti nucleari previsto dal regime iraniano si è rivelata assolutamente fondata. In particolare, la sua esistenza è stata confermata da istituti di ricerca indipendenti.
I media internazionali hanno pertanto prevalentemente dato credito alla pubblica denuncia sporta dalla stessa organizzazione il 15 maggio 2003 in merito ad un programma per la produzione di antrace.
<P>
Può il Consiglio far sapere cosa intende fare in merito all'esistenza di tali programmi?
<P>
<SPEAKER ID=273 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Il Consiglio ci tiene a sottolineare che, in linea generale, le armi di distruzione di massa e la loro non proliferazione rappresentano uno dei settori che destano da anni notevole preoccupazione nell'Unione in riferimento all'Iran.
L'Unione esorta l'Iran a sottoscrivere, ratificare ed attuare pienamente gli accordi internazionali pertinenti, in particolare, come ho già detto, gli accordi nell'ambito dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica, perché al momento attuale il programma nucleare iraniano suscita preoccupazione nella comunità internazionale, come ho affermato prima.
Esorta, altresì, l'Iran a partecipare ai lavori preparatori della sesta conferenza, prevista nel 2006, per aggiornare la Convenzione sulle armi tossiche e biologiche.
Desidero segnalare che i negoziati per un accordo in materia di commercio e cooperazione tra l'Unione e l'Iran che hanno avuto luogo a Teheran in data 1-2 giugno hanno fornito un'occasione per sollevare tali questioni al momento più opportuno.
<P>
Per quanto riguarda l'antrace, il Consiglio non ha notizia di alcun programma di produzione specifico promosso dal regime iraniano.
Tuttavia, qualsiasi indicazione della possibile esistenza di un programma del genere sarà tenuta in seria considerazione ed esaminata con la dovuta attenzione.
<P>
<SPEAKER ID=274 NAME="Turco (NI).">
E' la solita risposta che ci viene data ogniqualvolta si pone la questione dei rapporti fra l'Unione europea e un qualsiasi regime dittatoriale del pianeta.
Non c'è regime dittatoriale, antidemocratico su questo pianeta che non sia finanziato dall'Unione europea col pretesto che ciò serve ad aprire un dialogo.
<P>
Vediamo cosa succede in Vietnam, in Laos, in Cina, a Cuba!
Le sue parole, Presidente, mi ricordano ciò che in quest'Aula veniva detto nel dicembre del 2000 in vista dell'approvazione della risoluzione comune sull'Afghanistan.
Be', sarebbe da ridere riascoltarlo oggi.
La miopia con la quale si guarda a cose future, eppure già ben presenti oggi, questo metodo di rapportarsi non solo non sono per nulla convincenti, ma preoccupano e annunciano distruzioni ben maggiori di quelle che, già oggi, noi stessi favoriamo.
<P>
<SPEAKER ID=275 NAME="Presidente.">
Annuncio l'interrogazione n. 13 dell'onorevole Marco Cappato (H-0333/03):
<P>
<P>
Oggetto: Democrazia e diritti dell'uomo in Iran
<P>
Sette anni dopo il tentativo del regime iraniano di convincere la popolazione e la Comunità internazionale sulla propria apertura in vista di cambiamenti e della democratizzazione del paese, è oggi chiaro, tanto agli osservatori quanto e soprattutto agli iraniani, che nulla è cambiato in meglio e che la situazione dei diritti dell'uomo e dei diritti democratici non è in alcun modo migliorata.
<P>
Intende il Consiglio appoggiare un referendum da svolgersi sotto la supervisione internazionale inteso ad istituire un regime democratico in Iran?
<P>
<SPEAKER ID=276 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Il Consiglio continua a nutrire notevole preoccupazione per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Iran.
Ci stiamo adoperando per rafforzare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e per promuovere la legalità nel paese, anche tramite il dialogo di ampio respiro UE/Iran sui diritti umani avviato lo scorso dicembre.
<P>
Il Consiglio ha spesso ribadito che l'intensificarsi delle relazioni commerciali tra l'Unione e l'Iran - obiettivo dei negoziati in corso su un accordo in materia di commercio e cooperazione - deve corrispondere ad analoghi progressi in tutti gli altri aspetti delle relazioni dell'Unione con l'Iran.
Con ciò s'intende che la cooperazione rafforzata e i rapporti commerciali con il paese devono procedere di pari passo con sostanziali sviluppi positivi nei vari settori che preoccupano l'Unione, compresi, anzi soprattutto, i diritti umani.
<P>
<SPEAKER ID=277 NAME="Cappato (NI).">
Signor Presidente, il problema posto in questa interrogazione è, in realtà, il problema più generale della disponibilità, da parte del Consiglio, di fare una proposta chiara e concreta su un passaggio che il Consiglio ritiene fondamentale e irrinunciabile nel percorso verso la democrazia.
<P>
Nella mia interrogazione si parlava di referendum verso la democrazia.
Se non si vuole il referendum, si possono trovare altri strumenti.
Il punto chiave è che il Consiglio deve indicare dei parametri.
La richiesta è precisa.
Non ci si può limitare a invocare il dialogo, la comprensione reciproca, dire che bisogna migliorare la situazione.
Ci devono essere dei punti fermi.
Non si vuole il referendum?
Allora vogliamo capire quale punto fermo stabilisce il Consiglio, qual è per voi il minimo comune denominatore, la soglia irrinunciabile.
Se oggi voi ci dite che i nostri accordi commerciali saranno sottoposti alla verifica dei progressi fatti sul terreno della democrazia e dei diritti dell'uomo, la domanda da fare è: non è il referendum, e allora quale soglia, quale strumento, quale parametro voi ritenete irrinunciabile?
Altrimenti è un inseguimento senza fine; e poi magari arriveranno, con scandalo generale, gli Stati Uniti a proporre altre soluzioni o altri strumenti.
<P>
<SPEAKER ID=278 LANGUAGE="EL" NAME="Yiannitsis">
Signor Presidente, reputo estremamente interessante l'idea che il Parlamento approvi una risoluzione in merito, proponga un cambiamento di regime in Iran ed un referendum sull'introduzione della democrazia.
Dal punto di vista politico, il Consiglio ne terrà conto prima di prendere una decisione.
<P>
<SPEAKER ID=279 NAME="Presidente.">
Grazie, Presidente Yiannitsis.
<P>
Essendo scaduto il tempo assegnato alle interrogazioni rivolte al Consiglio, le interrogazioni dal n.
14 al n. 21 riceveranno risposta per iscritto
<P>
<SPEAKER ID=283 NAME="Presidente.">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta:
<P>
la relazione (A5-0143/2003), presentata dall'onorevole Smet a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, sull'analisi del metodo aperto di coordinamento nel settore dell'occupazione e degli affari sociali e le prospettive per il futuro [2002/2223(INI)];
<P>
l'interrogazione orale (O-0044/2003 - B5-0096/2003) presentata dall'onorevole Rocard a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, alla Commissione, sull'applicazione del metodo aperto di coordinamento.
<P>
<SPEAKER ID=284 NAME="Smet (PPE-DE)">
Signora Presidente, innanzi tutto dobbiamo chiederci il motivo per cui è stata proposta una relazione di iniziativa, poiché abbiamo notato che questo metodo è utilizzato sempre più spesso in molti settori.
A Lisbona si era raccomandata l'applicazione del sistema a settori quali la società dell'informazione, la ricerca e l'innovazione, la politica delle imprese, la politica in materia di istruzione e di formazione professionale, l'integrazione sociale, la politica economica, la politica dell'immigrazione e altri ancora.
Tuttavia, abbiamo notato che il contributo e il controllo del Parlamento sono molto limitati.
Vi è pochissima trasparenza nel processo decisionale e non sono affatto chiare le ragioni per cui alcuni elementi del metodo vengano o meno utilizzati.
<P>
Per detto motivo la commissione per l'occupazione e gli affari sociali ha deciso di svolgere un'attenta analisi della situazione, a seguito della quale è stata stilata una relazione che suggerisce come l'applicazione del metodo aperto di coordinamento, su proposta della Commissione, debba avvenire non solo previa approvazione del Consiglio, ma anche del Parlamento.
La Commissione, inoltre, deve indicare gli elementi del metodo che intende utilizzare, vale a dire obiettivi comuni, orientamenti, indicatori comuni, una relazione di sintesi, relazioni nazionali e raccomandazioni, ovvero quegli elementi convenzionali che possono essere usati in toto o solo in parte.
Il Parlamento deve esprimere un parere sugli orientamenti, la relazione di sintesi e le raccomandazioni, mentre le parti sociali devono essere consultate sulle questioni afferenti alla politica sociale e all'occupazione.
La Commissione, infine, è anche chiamata a elaborare uno studio sull'efficacia del metodo e sulla possibilità di associare le risorse dei Fondi strutturali alle raccomandazioni rivolte agli Stati membri.
<P>
Per organizzare le cose in maniera strutturata e impedire che il metodo aperto di coordinamento sia applicato ai settori più disparati a insaputa del Parlamento, senza che questo possa dare il proprio contributo o ricorrere alla codecisione, è indispensabile che il meccanismo generale e il diritto di codecisione dell'Assemblea siano inseriti all'interno della Costituzione.
La domanda che ci poniamo è se mai riusciremo a farlo: a giudicare dai testi sinora elaborati dalla Presidenza della Convenzione sembra che il risultato raggiunto sia solo parziale.
E' stato stabilito, ad esempio, che il metodo aperto di coordinamento fosse applicato alla politica economica e alla politica dell'occupazione e ora - grazie al miglioramento dei testi attualmente in vigore - anche alla politica sociale.
E' stato inoltre convenuto che il Parlamento dovesse essere consultato o informato in materia di orientamenti e raccomandazioni.
<P>
E' inutile dire che si tratta di un passo, benché piccolo, nella giusta direzione, anche se è più di quanto, a un certo punto, si ritenesse possibile fare a giudicare dal dibattito in seno alla Convenzione.
Rimane, tuttavia, solo una goccia nell'oceano.
I poteri del Parlamento e le sue possibilità di controllo continuano a essere limitati.
Chi insiste ad opporsi a questo metodo nell'illusione che non se ne farà uso se non verrà citato nella Convenzione, naturalmente si sbaglia.
Nessuno può impedire un più ampio ricorso a questo metodo.
Una semplice decisione del Consiglio senza alcun contributo da parte del Parlamento porta, quindi, a un utilizzo indiscriminato del metodo nei settori più disparati.
<P>
Vi farò un esempio con la politica dell'immigrazione.
Se i ministri responsabili dell'immigrazione decidessero di ricorrere a questo metodo - anche a causa del fatto, ad esempio, che non sono in grado di legiferare in materia - il metodo aperto di coordinamento sarebbe applicato al settore in questione.
Il problema non sta nell'applicazione del metodo, quanto nel fatto che il Parlamento non ne è assolutamente coinvolto, o lo è solo in maniera molto limitata.
Ecco perché la nostra commissione ha approvato, all'interno della Convenzione, l'adozione di un articolo in cui si afferma con chiarezza che ovviamente non è proibito applicare il metodo aperto di coordinamento, purché in consultazione con il Parlamento.
Era questo, in realtà, il senso dell'articolo.
<P>
Abbiamo potuto vedere, quindi, che sono stati fatti alcuni progressi nella Convenzione e che, per certi versi, abbiamo raggiunto i nostri obiettivi.
Il risultato, tuttavia, è ancora imperfetto e lontano da quello che dovrebbe essere.
Desidero ribadire due importanti osservazioni personali: temo che, da una parte, il metodo aperto di coordinamento possa impedire l'elaborazione di norme legislative e, dall'altra, che l'applicazione del metodo possa togliere alcuni poteri agli Stati.
In realtà esiste un'unica soluzione in entrambi i casi, e cioè concedere al Parlamento il diritto di codecisione.
E' stata proprio l'opposizione al metodo aperto di coordinamento a impedire che fosse applicato con esiti positivi, e posso solo dire che ciò è motivo di rammarico.
Ritengo che abbiamo stilato un'ottima relazione e ringrazio tutti i membri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali per il loro splendido contributo.
<P>
<SPEAKER ID=285 NAME="Iivari (PSE).">
Signora Presidente, signora Commissario, nella primavera 2000 a Lisbona è stato fissato un obiettivo ambizioso in base al quale l'Europa dovrà diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva al mondo nei prossimi dieci anni.
Le conclusioni raggiunte al Vertice contengono alcuni obiettivi concreti connessi all'istruzione e, soprattutto, alla formazione nel campo della tecnologia dell'informazione.
Oltre a ciò, il processo di Lisbona sottolinea l'importanza dell'istruzione e della formazione lungo tutto l'arco della vita.
<P>
Noi membri della commissione parlamentare per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport siamo lieti che l'istruzione sia ora considerata con maggiore attenzione tra i programmi comunitari.
Insieme dobbiamo fissare obiettivi e indicatori e realizzare azioni comuni.
I nuovi profili lavorativi emergenti richiedono soprattutto competenze specifiche, e la padronanza della TI è ora richiesta nella maggioranza delle professioni.
Essa si inserisce anche nell'ambito dell'educazione civica che, se trascurata, complica la vita delle persone e le espone al fenomeno dell'esclusione sociale.
<P>
L'istruzione non rappresenta solo lo strumento grazie al quale i nostri cittadini si integrano nella comunità, ma anche un requisito fondamentale per l'affermazione delle nostre società.
E' positivo che i ministri dell'Istruzione dell'Unione europea abbiano trovato un accordo su obiettivi concreti nel campo dell'istruzione e della formazione e che siano in corso i processi di Bologna e di Bruges, volti al riconoscimento delle qualifiche.
<P>
La commissione per la cultura ritiene che, oltre all'istruzione e alla formazione lungo tutto l'arco della vita, il coordinamento aperto sia necessario anche negli altri settori che rientrano nella propria sfera di competenze, vale a dire nella politica sulla gioventù, i mezzi di informazione, la cultura e lo sport.
Una maggiore cooperazione favorirà la funzionalità del mercato interno e aumenterà il benessere e l'integrazione dei cittadini.
In questo modo creeremo le giuste condizioni per promuovere l'unità sociale, uno sviluppo costante e la fiducia nel futuro.
<P>
Tuttavia, l'introduzione del coordinamento aperto nel settore dell'istruzione ha comportato alcuni problemi, pur perseguendo validi obiettivi: esso, infatti, ha aumentato il potere dei funzionari ed escluso il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali dalle modalità di acquisizione delle informazioni e dall'influenza esercitata.
Non può continuare così.
<P>
Nella risoluzione proposta, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport auspica un ruolo di maggiore chiarezza e importanza per il Parlamento europeo, che si rivela necessario per garantire una legittimità democratica all'intero processo.
La commissione, inoltre, sottolinea che il metodo aperto di coordinamento non deve diventare come le altre procedure legislative ma, al tempo stesso, neanche una procedura chiusa che comprometta gli obiettivi legislativi presenti nel Trattato istitutivo della Comunità europea.
<P>
Nella risoluzione la commissione competente invita il Consiglio e la Commissione a intavolare un dialogo con il Parlamento europeo allo scopo di elaborare un accordo interistituzionale sul metodo aperto di coordinamento, che preveda norme sulla scelta delle politiche in cui può essere utilizzato e su una loro coerente applicazione.
Il Parlamento deve poter partecipare al processo decisionale incondizionatamente e su base egualitaria.
La commissione inoltre ritiene che l'accordo interistituzionale debba prevedere le modalità di partecipazione del Parlamento europeo alla fissazione degli obiettivi e degli indicatori.
L'Assemblea deve, al contempo, dare il proprio consenso sull'accesso ai documenti, la partecipazione agli incontri, la verifica dei progressi realizzati e la diffusione delle informazioni.
La cosa più importante, però, è che il coordinamento aperto diventi un processo comunitario soggetto alle decisioni della Convenzione europea, ora in dirittura d'arrivo, e della futura Conferenza intergovernativa.
<P>
Gli obiettivi della commissione per la cultura si rispecchiano nella relazione dell'onorevole Smet sul metodo aperto di coordinamento nel settore dell'occupazione e degli affari sociali, oggetto dell'odierno dibattito.
E' positivo che due commissioni dell'Assemblea si stiano attivamente impegnando nella creazione di una dimensione parlamentare per il coordinamento aperto, di cui abbiamo sicuramente bisogno in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=286 NAME="Diamantopoulou">
Signora Presidente, desidero congratularmi con l'onorevole Smet per l'ottima analisi contenuta nella relazione sul metodo aperto di coordinamento e per la natura estremamente attuale del dibattito poiché, come sappiamo, l'argomento è ora oggetto di discussione anche in seno alla Convenzione.
<P>
Esistono fondamentalmente due tipi di argomenti: quelli relativi alla legittimità democratica del metodo e quelli riguardanti la sua efficienza.
Per quanto attiene al primo punto, l'esperienza ci dice che il metodo ha un fondamento giuridico all'interno del Trattato solo nel settore dell'occupazione.
Si tratta quindi di una procedura aperta, che viene applicata in base a norme molto specifiche definite nel Trattato e in cui il Parlamento svolge un ruolo preciso.
L'Assemblea, è vero, potrebbe assumere maggiore importanza, ma esercita comunque un suo ruolo e il parere da essa espresso è necessario e viene rispettato.
Tuttavia, come molto giustamente osservato dall'onorevole Smet, le altre applicazioni del metodo aperto di coordinamento non sono state basate su alcun fondamento giuridico, bensì solo su accordi presi dal Consiglio dei ministri.
Ciò porta a un'ulteriore limitazione del ruolo del Parlamento, anche se devo dire che è stato compiuto un notevole sforzo per collaborare con l'Assemblea, consultarla e informarla sia nell'ambito della lotta alla povertà - ove si è fatto ricorso a questa procedura - sia nell'applicazione del metodo alle pensioni.
Esso indubbiamente assumerà un ruolo importante in futuro, mentre già vediamo che inizia ad essere usato in diverse politiche.
I problemi legati alla partecipazione del Parlamento, e quindi alla legittimità democratica del metodo, non devono essere letti solo in chiave europea, ma riguardano anche i singoli Stati.
Nella valutazione da noi svolta abbiamo visto che, in diversi paesi, i parlamenti nazionali non solo non partecipano ma spesso sono anche ignari degli obiettivi, degli impegni e delle modalità di attuazione dei piani d'azione congiunti.
Di conseguenza ritengo che, nell'attuale dibattito in seno alla Convenzione, sia molto importante predisporre un articolo sul metodo aperto di coordinamento che definisca con precisione il ruolo del Parlamento e, come proposto dalla Commissione, accennare specificamente all'applicazione del metodo alla protezione sociale, nella quale sussistono diversi problemi visto che molte competenze all'interno del settore sociale sono attribuite ai singoli Stati.
<P>
Per quanto riguarda invece l'efficienza del metodo, concordo con quanto affermato nella relazione riguardo all'importanza di una valutazione dei risultati su scala nazionale ed europea per perfezionare la procedura di anno in anno.
La nostra prima esperienza riguarda la valutazione della strategia europea di applicazione del metodo al settore dell'occupazione svolta nel 2002, mentre la valutazione dell'applicazione in ambito pensionistico sarà effettuata nel 2006.
Un secondo elemento legato all'efficienza riguarda la possibilità di ottenere finanziamenti.
In questo senso dobbiamo dire che, sinora, il fondo sociale ha talvolta finanziato la strategia per l'occupazione e sono stati concessi finanziamenti a favore di orientamenti specifici, soprattutto se inerenti alle risorse umane. A nostro avviso il fondo sociale può dare un contributo considerevole, soprattutto nell'ambito dell'allargamento, ai nuovi paesi che saranno chiamati a partecipare all'applicazione del metodo, ma hanno a loro disposizione risorse limitate.
<P>
Infine vorrei ricordare il punto in cui la relazione afferma che anche il mainstreaming della dimensione di genere in tutte le politiche comunitarie può svolgere un ruolo molto importante nell'applicazione del metodo aperto di coordinamento, perché è proprio in quest'ambito che si possono sempre individuare obiettivi specifici legati alla parità tra i sessi.
<P>
<SPEAKER ID=287 NAME="Pack (PPE-DE).">
Signora Presidente, vorrei concentrarmi solo sui temi che non rientrano nelle competenze della signora Diamantopoulou, e cioè la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport.
Penso peraltro che in questa sede lei stia rappresentando anche il Commissario Reding.
Ancor prima che la relazione fosse concepita dalla commissione per l'occupazione e gli affari sociali, avevamo già avanzato una richiesta in questo senso che però, per qualche motivo, è stata rinviata per mesi.
<P>
Ora, finalmente, ci ritroviamo insieme a discutere la questione, e insieme dovremmo cercare di sfruttare al meglio quest'occasione.
Ci rendiamo conto che esistono questi metodi di coordinamento e, in qualità di eurodeputato, sarei veramente lieta se alcune persone - persone che occupano una posizione di responsabilità, politici - coordinassero le proprie attività.
Sono proprio queste persone, però, che cercano di negarci la nostra autorità, coordinando le proprie attività in settori in cui non vogliono attribuirci alcuna responsabilità, in questo caso quello della cultura e dell'istruzione.
All'improvviso si ritrovano nel ruolo di coordinatori senza essere tenuti a renderci conto delle proprie azioni, e questo ci sembra piuttosto sospetto.
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Il problema è che in questo settore veniamo trattati alla stregua di ONG, ma noi non siamo ONG, bensì rappresentanti eletti, e dovremmo sapere che cosa viene esattamente deciso a nostro nome dietro le quinte.
Per di più, non è solo il Consiglio a rallegrarsi di questa situazione ma, purtroppo, anche la Commissione.
Vedete, in questo modo è riuscita a disfarsi di un giocatore scomodo in campo.
In questo caso il Consiglio e la Commissione hanno unito le proprie forze - il che potrebbe anche essere positivo - ma per dirla in termini machiavellici 'non tutti i fini giustificano i mezzi?.
Per detto motivo credo che dobbiamo usare molta cautela e pretendere di essere coinvolti.
<P>
Ora si è saputo che la procedura messa a punto è un metodo intergovernativo, e quando qualcosa di simile prende piede è molto difficile bloccarla.
Pur sapendo che la Convenzione, che ha ben poco da dire sul coordinamento, si è opposta alla sua applicazione indiscriminata a tutti i settori, sappiamo inoltre che tutti i presidenti nazionali dovrebbero coordinarsi insieme, laddove necessario, anche nei casi non espressamente previsti dal Trattato.
Dobbiamo però fare molta attenzione e non lasciare che ci escludano.
<P>
Per quanto attiene alla cultura e all'istruzione, posso solamente dire che è veramente ipocrita impedirci di dare un contributo proprio nei settori in cui vorremmo essere coinvolti.
Con un gioco di parole, direi che il metodo aperto di coordinamento prevede proprio le cose che vorremo fare, ma si caratterizza per la chiusura nei nostri confronti.
E' una cosa semplicemente inaccettabile a cui dobbiamo opporci.
Bisogna ricordare che un metodo intergovernativo non può essere introdotto indirettamente.
Dobbiamo fare il possibile, anche con il dibattito odierno, affinché questa procedura intergovernativa già in essere - il coordinamento aperto - sia convertita in metodo comunitario.
Se i capi di governo o i singoli ministri decidono che qualcosa è giusto, necessario e importante, allora anche questo qualcosa dovrebbe essere convertito in metodo comunitario per consentire la partecipazione di noi rappresentanti democraticamente eletti.
Chiedo che questa istanza venga presa in considerazione e ringrazio tutti coloro che hanno partecipato.
<SPEAKER ID=288 NAME="Vattimo (PSE).">
Signora Presidente, credo che non occorra aggiungere altra energia oltre a quella già profusa dalla signora Pack.
Io sono qui per illustrare un'interrogazione orale che, a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, ha preparato l'onorevole Rocard, il quale non è qui stasera per illustrarla.
<P>
Si tratta di un'interrogazione che si richiama ai punti che sono già stati illustrati sia dall'onorevole Iivari che dall'onorevole Pack, cioè al fatto che noi della commissione per la cultura ci siamo spesso resi conto che molti dei provvedimenti, in seguito deliberati dal Consiglio, sono stati messi a punto attraverso un metodo di coordinamento da cui noi eravamo esclusi.
Ci siamo trovati dinanzi a provvedimenti già presi, su cui potevamo esprimere soltanto un parere a posteriori, ad onta del metodo del coordinamento che sarebbe molto utile applicare effettivamente anche al Parlamento.
<P>
Con questa interrogazione chiediamo alla Commissione: primo, se può in qualche modo garantire che i futuri provvedimenti che il Consiglio prenderà con il metodo del coordinamento saranno notificati al Parlamento e alle commissioni parlamentari in tempo utile perché possano prenderli in esame e possano esprimere dei pareri; secondo, di precisare - malgrado in questa situazione tutto sembra dipendere ormai dalla Convenzione - se ha delle proposte da formulare circa l'applicazione più ampia del metodo aperto di coordinamento, in modo che il Parlamento non ne sia escluso.
<P>
Gli oratori che mi hanno preceduto hanno già sollevato ampiamente tutti questi punti, che vogliamo ora riformulare in questa interrogazione orale come domande effettive su cui attendiamo una risposta dalla Commissione.
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<SPEAKER ID=289 NAME="Boogerd-Quaak (ELDR).">
Signora Presidente, desidero congratularmi con l'onorevole Smet per la sua relazione, benché il nostro gruppo abbia ancora una serie di interrogativi al riguardo.
Recentemente ho partecipato a un'importante conferenza sulle pensioni in cui veniva caldamente appoggiata l'applicazione del coordinamento aperto a questo settore.
Vi sono alcuni temi, ad esempio nel campo delle pensioni, dell'occupazione, dell'asilo o dell'immigrazione - a cui è già stato fatto riferimento - che richiedono una soluzione a livello europeo e in cui, nella maggioranza dei casi, manca un fondamento giuridico.
Il metodo aperto di coordinamento è stato un dono del cielo.
<P>
Tuttavia vi sono alcune persone, anche all'interno del gruppo cui appartengo, che si oppongono a tale procedura.
Essi sono contrari principalmente a causa del problema citato dall'onorevole Smet, vale a dire la mancanza di legittimità democratica, come è stato ribadito da alcuni oratori.
Se decidiamo di ricorrere al metodo aperto di coordinamento - cui personalmente sono favorevole come lo è, in realtà, il mio gruppo - è necessario soffermarsi su alcuni punti legati alla legittimità democratica.
I parlamenti nazionali e il Parlamento europeo devono necessariamente essere coinvolti, perché è inaccettabile che l'Assemblea venga consultata solo quando considerato opportuno.
Il Parlamento dovrà essere interpellato in maniera sistematica.
<P>
La relazione dell'onorevole Smet prende anche in esame un altro aspetto che vorrei sottoporre alla vostra attenzione.
I grandi protagonisti in questo settore sono, in realtà, persone che lavorano all'interno di commissioni chiuse e ad alto livello, pianificano praticamente tutto nei minimi dettagli e presentano le loro idee al Consiglio.
Penso che ciò non stimoli il coinvolgimento dell'opinione pubblica.
I cittadini si sentono rappresentati dai propri deputati: vogliono poter parlare con loro di quanto succede e degli accordi che vengono presi sui quali, ad un certo punto, perdono totalmente il controllo.
Quindi, per quanto valido possa essere il sistema, dovrà comunque essere garantito il controllo democratico.
<P>
Un altro punto che è già stato sollevato riguarda il tema degli indicatori.
Se vogliamo paragonare gli eventi che caratterizzano alcune politiche specifiche, gli eventi devono essere paragonabili.
Di conseguenza, se vogliamo fare un raffronto tra gli Stati membri, è indispensabile fissare indicatori molto chiari che possano essere misurati con esattezza.
<P>
Per farla breve, accolgo con favore la relazione dell'onorevole Smet oggetto dell'odierno dibattito.
A mio avviso dovremmo chiedere alla Commissione di raggiungere un accordo con gli Stati membri che preveda, perlomeno, il rispetto di alcune condizioni fondamentali nel caso in cui il metodo aperto di coordinamento dovesse essere mantenuto anche in futuro.
<P>
<SPEAKER ID=290 NAME="Schmid, Herman (GUE/NGL).">
Signora Presidente, sono lieto che l'onorevole Smet abbia elaborato questa relazione e mi trovo pienamente d'accordo con lei riguardo a molti aspetti.
Sono molto favorevole al metodo aperto di coordinamento anche se, tuttavia, sono un po' preoccupato perché spesso è considerato una norma non vincolante, l'alternativa di ripiego alla normativa solitamente applicata o una procedura da utilizzare solo in caso di emergenza.
Io penso esattamente il contrario.
Ritengo che le norme debbano essere applicate in mancanza di altre opzioni e quando autorità, forza e disciplina si rivelano veramente indispensabili.
Alcune funzioni pubbliche possono, tuttavia, essere svolte senza ricorrere alle leggi, alla disciplina, alla coercizione e alla forza.
Il metodo aperto di coordinamento è un modello di amministrazione di progetti che appartiene ai giorni nostri, che viene utilizzato per il settore pubblico quando l'obiettivo è il cambiamento, lo sviluppo e il rinnovamento continuo e quando il sistema deve poter cambiare il proprio modus operandi per stare al passo con l'esperienza acquisita.
<P>
Forse non è un caso che il metodo aperto di coordinamento sia nato in quelle società gestite come economie di mercato, in cui il settore pubblico deve essere flessibile ed efficiente tanto quanto il migliore dei mercati.
Trovo quindi patetico che i rappresentanti dei partiti del centrodestra affermino di non volere questo strumento di mercato efficiente e flessibile, a cui preferiscono una forma di governo ormai superata governata dalla burocrazia, dal controllo e dalle leggi.
Lo trovo strano.
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A mio avviso il metodo aperto di coordinamento deve essere iscritto nella Costituzione in maniera tale da essere universalmente accettato, e penso che ciò sia importante.
Tuttavia, sono estremamente preoccupato per il fatto che debba esservi incluso in base ad alcune direttive sul proprio funzionamento, sui metodi che deve utilizzare, sui processi che deve comprendere e così via.
Questo è quanto succede con un testo giuridico tradizionale ma, in questo caso, si tratterebbe di imporre parametri rigidi a un metodo che dovrebbe essere adattabile, flessibile e versatile, costringendolo in una camicia di forza.
In questo modo non potrebbe mai essere così efficace e, personalmente, sono a favore dell'emendamento presentato su questo punto dal gruppo del Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori.
<P>
Io stesso ho proposto un emendamento che, con mia grande sorpresa, è stato presentato e bocciato dalla commissione, e che ora sto riproponendo.
Esso verte sul fatto che la procedura aperta di coordinamento è anche un metodo di cooperazione, non solo di coordinamento, e non si può basare su pene e sanzioni: come le altre relazioni sociali basate sul libero arbitrio, deve essere fondato sulla fiducia e sul rispetto.
Non possiamo quindi ricorrere alle strategie del tipo 'name and shame? e alle peggiori pratiche, perché ciò di cui abbiamo bisogno sono le migliori pratiche, sulle quali dobbiamo concentrarci per non sprecare le opportunità offerte da questo metodo.


Esso è diverso dal metodo legislativo e sarebbe totalmente sbagliato se, ispirati dalla vecchia tradizione giuridica, pensassimo di dovere punire, sanzionare e individuare i disobbedienti.
Si tratta di un metodo completamente diverso.
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Vorrei che si incoraggiasse l'applicazione di questa procedura.
E' così che ha iniziato ad essere usata in alcune società europee.
Non è così diffusa ovunque ma è prassi comune nei paesi scandinavi, da cui provengo, dove svolge un ruolo molto progressista.
Spesso la si trova anche nei paesi anglosassoni, mentre non è presente in certi altri paesi dotati di sistemi amministrativi molto più tradizionalisti.
Credo che dobbiamo orientarci verso questo metodo di cooperazione aperto, democratico e moderno.
Vorrei soprattutto sottolineare la parola 'democratico?, che descrive la natura stessa di questo sistema, benché non sia previsto un controllo legale e giudiziario.
<P>
<SPEAKER ID=291 NAME="Lambert (Verts/ALE).">
Signora Presidente, anch'io desidero ringraziare la relatrice per l'ottima relazione e la sua motivazione molto incisiva, e accolgo con favore le osservazioni fatte questa sera dalla signora Commissario.
<P>
Come abbiamo potuto sentire, il metodo aperto di coordinamento viene ora utilizzato in moltissimi settori.
A volte sembra che dia assuefazione, perché la lista si allunga sempre più.
Ovviamente è indispensabile adottare un approccio comune e avviarci lentamente e con cautela verso un accordo, ad esempio nell'ambito dell'immigrazione e del suo stretto legame con l'occupazione e l'integrazione sociale.
Tuttavia, come affermato dai colleghi, sicuramente non si tratta di un processo noto a tutti e, talvolta, è caratterizzato da una legittimità democratica molto discutibile, perché può apparire come una progressiva e subdola assunzione di competenze da parte dell'Unione europea non sufficientemente esplicita e di dominio pubblico.
<P>
Vi sono interessanti asimmetrie in questo metodo.
Sono pienamente d'accordo con la signora Diamantopoulou: quando la commissione per l'occupazione e gli affari sociali si è recata in delegazione nei vari Stati membri incontrando le controparti o le commissioni per gli affari europei dei parlamenti nazionali, ha chiesto loro quanto fossero coinvolte nei piani d'azione nazionali - ad esempio sull'occupazione o sull'integrazione sociale - e i suoi interlocutori sono rimasti interdetti, perché non ne avevano mai sentito parlare. Sembra non sia un tema su cui vengono interpellati dai rispettivi governi.
Un ministro del governo britannico ha ammesso che, nel Regno Unito, i sindacati e la Confindustria britannica avevano più influenza sui piani d'azione nazionali per l'occupazione del parlamento stesso, che non li aveva mai neanche presi in considerazione, benché la situazione stia ora cambiando grazie all'istituzione della nuova commissione per il lavoro e le pensioni (che nome affascinante!).
<P>
Sicuramente abbiamo bisogno di un quadro in cui inserire il metodo aperto di coordinamento che è trasparente ed è democraticamente controllato da questa Assemblea, dai parlamenti nazionali e dai parlamenti subnazionali che, in alcuni Stati membri, sono responsabili di alcuni settori specifici.
<P>
La trasparenza può derivare dal processo che sta nascendo, in maniera tale che le persone abbiano un'idea di cosa aspettarsi e dei punti su cui possono intervenire le ONG del settore.
La Costituzione è, probabilmente, il migliore strumento in termini di conoscenza e di accesso al pubblico per dare queste informazioni.
Il gruppo cui appartengo, infatti, non è convinto che un accordo interistituzionale sia sufficientemente noto e comprensibile all'opinione pubblica.
<P>
Vi sono, infine, problemi legati ai tempi di consultazione di cui la commissione per l'occupazione e gli affari sociali ha sicuramente sofferto.
Dobbiamo quindi dare a questo metodo il tempo necessario per permettere una vera e propria consultazione, non solo qui all'interno dell'Assemblea ma anche nelle ONG, affinché possano dare il proprio contributo nel rispetto dei propri principi democratici.
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<SPEAKER ID=292 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley (UEN).">
Signora Presidente, vorrei anch'io ringraziare la relatrice e la signora Commissario della loro presenza al dibattito questa sera.
Riprendendo quanto già esposto da altri parlamentari, ognuno di noi riconosce i benefici del metodo aperto di coordinamento che, come abbiamo riscontrato e sperimentato personalmente, è capace di offrire migliori opportunità per la creazione di quadri d'azione privi dell'inflessibile rigidità di leggi e normative.
<P>
Le altre Istituzioni dovrebbero riconoscere e capire che il Parlamento, se gli si concede il tempo di essere consultato, formula il proprio parere in maniera molto responsabile.
Uno dei punti più importanti da sottolineare questa sera è la competenza, l'innovazione e l'indubbia capacità di questo Parlamento di rispettare le scadenze.
Consultare invece il Parlamento senza concedergli il tempo necessario per presentare un parere fondato e responsabile è nei suoi confronti un insulto maggiore che non consultarlo affatto.
<P>
Se si considera la questione delle linee guida discusse questa settimana, appare evidente che le difficoltà e i problemi emersi derivano unicamente dal fatto che non ci sono state fornite in tempo le informazioni.
Il Parlamento non dovrebbe essere visto come nemico del Consiglio e della Commissione e neppure come un'entità subordinata, ma come un partner attivo e paritario.
<P>
Personalmente non saprei dire se un accordo istituzionale o un articolo all'interno di una proposta di trattato o di Costituzione siano l'occasione più indicata per farvi riferimento.
Sono comunque propenso ad appoggiare un accordo interistituzionale come migliore linea da seguire, probabilmente perché ci offre la flessibilità per modifiche e cambiamenti futuri.
Ma per dare il nostro accordo e affinché i nostri rappresentanti alla Convenzione continuino su tale linea, dovremmo avere - dal nostro punto di vista - una certa fiducia di ottenere maggiori poteri e di essere consultati in modo più ampio dalla Commissione e dal Consiglio quando abborderanno tali questioni in futuro.
<P>
Prima di concludere, aggiungerei che la consultazione con i parlamenti nazionali è una questione costantemente sottolineata in Aula, perché riconosciamo che i parlamenti, per la loro stessa natura, sono i veri rappresentanti democratici dei cittadini degli Stati membri dell'Unione europea.
I parlamenti pertanto hanno il diritto di essere consultati e di non essere esclusi su questioni che hanno ripercussioni dirette sulla vita dei cittadini dell'Unione europea.
<P>
E' fondamentale che i parlamenti nazionali partecipino a questo metodo e, di fatto, se consideriamo l'attuale proposta di Costituzione, esiste un obbligo di trasmissione delle leggi ai parlamenti nazionali.
E' abbastanza probabile, inoltre, che in un metodo aperto di coordinamento anche ai parlamenti nazionali vengano trasmesse le proposte presentate a questo Parlamento e ad altre Istituzioni.
<P>
In conclusione, appoggerò la relazione dell'onorevole Smet, partendo dal presupposto che la procedura non cerca di armonizzare o far convergere le politiche, ma facilita la compatibilità e la flessibilità e incoraggia la diffusione delle buone pratiche nonché lo scambio di idee.
<P>
<SPEAKER ID=293 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk (PPE-DE).">
Signora Presidente, vorrei ringraziare sinceramente la relatrice per il suo lavoro, che ritengo importante per due ragioni.
<P>
Innanzi tutto, sulla base dell'esperienza accumulata in seno alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali, la relatrice ha redatto una valutazione molto realistica di quanto è accaduto nell'ambito dei differenti metodi aperti di coordinamento.
<P>
In secondo luogo, la relazione è importante poiché offre delle soluzioni.
Nel suo intervento di poco fa, la relatrice stessa ha indicato i pericoli che il metodo comporta, pericoli ulteriormente evidenziati dagli emendamenti presentati dagli onorevoli Jensen e Schmid.
Se dovessimo seguire le loro soluzioni, in particolare quelle dell'onorevole Schmid, dovremmo mantenere in piedi strutture burocratiche affollate di funzionari che discutono fra loro e organizzano piacevoli conferenze, in cui occasionalmente si fa qualcosa, ma in cui non si raggiungeranno mai veri risultati - e anche in quel caso rimarrebbero segreti.
L'aspetto positivo della procedura del metodo aperto di coordinamento come la conosciamo ora è che almeno fatti e cifre saranno resi noti.
<P>
Come è noto, il processo è iniziato con la presa di posizione dei capi di Stato e di governo che, a un dato momento, hanno deciso di presentare dati veri sull'occupazione.
Allora è stato un traguardo estremamente importante: nessuno aveva mai presentato cifre reali sull'occupazione e tali dati sono importanti.
La domanda successiva è, ovviamente, in quale misura si possa continuare a perseguire gli obiettivi comuni.
<P>
Non mancano i rischi che, come ha ricordato precedentemente l'onorevole Smet, sono su due piani.
Da una parte, vi sono le strutture burocratiche, dove nulla succede e che, dal punto di vista dei cittadini, sono una perdita di tempo.
Dall'altra, sussiste il rischio che il coordinamento venga portato all'estremo.
E' un timore sentito soprattutto in Germania, comprensibile se si conosce la situazione tedesca, dove alcuni poteri sono delegati agli stati federali.
In Germania, ad esempio, cultura e istruzione sono competenza degli stati federali.
Gli Stati membri inizieranno dunque a condividere tale potere.
E poi?
Saranno stabiliti numerus clausi come se la Germania fosse un unico paese.
Non si tratta certamente di federalismo, ma esattamente dell'opposto.
E' quindi comprensibile che i deputati tedeschi, in particolare, abbiano problemi, che siano preoccupati che questo metodo, indirettamente, porti a una terribile sorta di armonizzazione che non coinvolge né questo Parlamento, né i cittadini.
E' del tutto comprensibile.
<P>
Ritengo quindi particolarmente positivo, per quanto mi riguarda, che questa relazione offra una soluzione: il Parlamento deve autorizzare non tanto l'applicazione del metodo, ma se un metodo deve essere applicato in un determinato ambito.
Se prendiamo ad esempio l'ambito culturale, sono certo che qualcosa del genere si possa ottenere solo se il Parlamento svolge il proprio ruolo in tale coordinamento.
Ciò è essenziale, motivo per cui tale autorizzazione è così importante.
Ecco perché attualmente mi oppongo strenuamente alla proposta dell'onorevole Jensen, che ci impedirà di fare qualsiasi progresso.
Sono quattro anni che cerchiamo di concludere un accordo interistituzionale senza successo, dal momento che il Consiglio sostiene che non è previsto dal Trattato.
E' necessario perciò modificare il Trattato.
L'onorevole Smet ha presentato una richiesta in proposito e per tale ragione ritengo che tutti dobbiamo dare il nostro appoggio incondizionato alla soluzione proposta dalla relazione.
<P>
<SPEAKER ID=294 LANGUAGE="ES" NAME="Cercas (PSE).">
Signora Presidente, vorrei iniziare complimentandomi sinceramente con l'onorevole Smet per la sua relazione veramente notevole, che giunge davvero al momento opportuno.
<P>
Il metodo aperto di coordinamento si è generalizzato a partire dall'esperienza del processo di Lussemburgo e dalle possibilità offerte dagli articoli 126 e 128 del Trattato; è un processo quanto mai opportuno, poiché questa generalizzazione ha inoltre permesso di sollevare molte questioni in Parlamento - su carenze e lacune che sono state ripetutamente denunciate e che dovrebbero essere risolte - e poiché la Convenzione sta per elaborare un Trattato costituzionale, occasione che offre al Parlamento una grande opportunità di far sentire la propria voce.
<P>
Si tratta pertanto di un progetto opportuno, di un'iniziativa di grande rilevanza, in quanto la Convenzione e la Conferenza intergovernativa ci offriranno l'opportunità di superare tali difficoltà che, come hanno segnalato altri deputati, riguardano evidenti carenze fondamentali, la mancanza di apertura - benché sia definito metodo aperto - nonché un coordinamento inefficace.
<P>
Si prospetta, quindi, un'eccellente opportunità e l'iniziativa dell'onorevole Smet ci offre un'ottima ragione per continuare a lavorare.
In secondo luogo, l'onorevole Smet ha svolto un eccellente lavoro, elaborando un'ottima relazione, nella quale ha incorporato le migliori idee emerse dai dibattiti tenuti in seno alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali.
Noi deputati socialisti, chiaramente, ci sentiamo in forte sintonia con tale relazione; anche se io e lei, onorevole Smet, siamo molto distanti fisicamente e ideologicamente, ci troviamo di fatto molto vicini in proposito, giacché lei affronta e risolve veramente le preoccupazioni principali del nostro gruppo.
La relazione stabilisce un equilibrio fra tutte le Istituzioni, definisce il ruolo della Commissione e conferisce un ruolo centrale al Parlamento, superando in tal modo il grave deficit democratico che abbiamo osservato; così apre canali per la trasparenza, al fine di coinvolgere tutte le figure interessate - parlamenti nazionali e regionali, organizzazioni non governative, attori sociali - che apprezziamo molto, chiede un'istituzionalizzazione del Trattato - che consideriamo essenziale -, definisce la portata in modo da evitare che tale metodo si sostituisca o invada ambiti in cui siano presenti strumenti comunitari di carattere legislativo - ritengo lo faccia egregiamente - e, infine, assicura lo svolgimento del lavoro di valutazione affinché il metodo sia efficace.
<P>
I deputati socialisti, signora Presidente, appoggiano quindi pienamente la relazione e auspicano che agevoli l'integrazione europea e la ricerca di soluzioni europee ai problemi europei, superando il mero livello intergovernativo.
<P>
<SPEAKER ID=295 LANGUAGE="DE" NAME="Echerer (Verts/ALE).">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto congratularmi con la commissione per l'occupazione e gli affari sociali e la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport per il loro efficace e fruttuoso coordinamento aperto!
<P>
Coordinamento aperto - suona come un vero logo moderno.
Coordinare attività e strategie politiche richiede una grande dose di logica, a cui non sempre siamo abituati in politica.
E' davvero il benvenuto!
Nel mio paese ho avuto qualche problema a spiegare ai cittadini austriaci questo coordinamento aperto.
Non esiste da noi alcuna tradizione, come ad esempio nei paesi scandinavi.
La prima domanda che mi è stata posta riguarda il ruolo del Parlamento in tutto questo.
Ho dovuto spiegare quello che ho sentito qui questa sera e quello che si sente continuamente in seno alle commissioni.
'Certamente,? mi hanno detto i cittadini, 'non solo per rispetto nei suoi confronti in qualità di parlamentare, e non solo come diritto che un parlamentare deve rivendicare per se stesso e a nome dei cittadini: noi chiediamo la legittimazione democratica di questa magnifica opportunità!?
<P>
Che il coordinamento aperto sia veramente questa magnifica opportunità, come ho detto, finora non ne ho avuto alcun riscontro e non sono ancora una fan.
E nemmeno sono sicura che la conversione al metodo comunitario sia la vera soluzione ai problemi.
Ritengo opportuno osservare i dettagli più da vicino e che le Istituzioni, quindi, siedano intorno a un tavolo.
Il che non significa un atto di pietà nei confronti del Parlamento europeo, ma di negoziati aperti, leali fra le tre Istituzioni.
Tutto ruota intorno ai dettagli: in che modo sarà coinvolto il Parlamento?
In che modo avremo accesso ai documenti?
Quali norme occorre attuare?
Se si faranno veramente progressi in tal senso, potrei diventare una sostenitrice del coordinamento aperto.
Nell'ambito della cultura, dell'informazione, dell'istruzione e della gioventù potrebbe anche essere un possibile passo verso una sorta di politica europea, ma per favore non fraintendetemi: non mi riferisco in alcun modo all'armonizzazione della politica culturale nazionale, ma piuttosto a un coordinamento efficace delle politiche comuni per raggiungere insieme obiettivi comuni.
Poiché, come tutti sappiamo, semplicemente non siamo abbastanza forti da soli, in particolare in ambiti così sensibili.
<P>
Questa è la ragione della mia richiesta, che non ripeterò mai abbastanza.
Credo che il Parlamento sia quasi unanime in questo caso.
E' quanto ci si attende dall'Europa in molti ambiti.
Che la Commissione consideri il Parlamento un suo partner e che coordini insieme a noi - apertamente!
<P>
<SPEAKER ID=296 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas (PPE-DE).">
Signora Presidente, dal Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 gli Stati membri sono concordi sulla decisione di estendere lo strumento del metodo aperto di coordinamento dall'occupazione ad altri settori.
Andrebbero diffuse le buone pratiche e fissati indicatori di quantità e qualità; le direttive europee andrebbero implementate nelle politiche nazionali e regionali, rispettando chiaramente il principio di sussidiarietà, e attuate in piani d'azione nazionali.
<P>
Fino a qui, tutto bene.
Tuttavia, se si comincia ad avere l'impressione che si tratti di uniformare, se si stabiliscono standard di politica sociale senza una corretta base giuridica, oppure se sussiste la possibilità di un tentativo di imporsi agli Stati membri, mettendo da parte la normativa nazionale, in questi casi il metodo aperto di coordinamento non è accettabile nella sua forma attuale.
E' sicuramente possibile e sensato rafforzare la cooperazione fra gli Stati membri in ambiti politici in cui l'Unione europea ha solo poteri limitati.
Tale azione deve essere però organizzata con l'obiettivo di migliorare e scambiare informazioni ed esperienze.
<P>
Nel frattempo, nell'applicazione del metodo aperto di coordinamento bisogna considerare i limiti di competenza stabiliti nei Trattati.
Molti parlamentari hanno già espresso le loro critiche su alcune questioni serie.
Questo strumento può essere solo complementare, e non deve in alcun modo rappresentare un'alternativa alle importanti misure legislative.
Allo stesso tempo, al Parlamento europeo va riservata quanto meno la stessa considerazione di cui godono i parlamenti nazionali.
Anche su questo punto concordo con l'oratore che mi ha preceduto.
Al Parlamento europeo siamo spesso messi sotto pressione con tempi molto stretti.
Ad esempio - l'ho sperimentato personalmente all'inizio dell'anno - quando la Commissione europea ci consulta sulle linee guida annuali della strategia europea per l'occupazione, ma ci invia la relazione talmente in ritardo da rendere impossibile una consultazione approfondita e qualificata.
Il metodo aperto di coordinamento è elaborato da esperti nazionali, senza dubbio i migliori, che ne sviluppano però il contenuto senza la legittimazione del Parlamento europeo, che è l'unica Istituzione comunitaria capace di esercitare il controllo su tali processi politici, ivi compreso il metodo aperto di coordinamento.
<P>
Appoggio la richiesta dell'onorevole Smet di riconoscere voce in capitolo anche ai parlamenti nazionali, senza dimenticare l'opportunità di consultare, e soprattutto di consultare fin dall'inizio, la commissione per i problemi economici e monetari, la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, la commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo e le parti sociali.
Nonostante tutti i punti importanti svolti in questa relazione, nonostante la prevista richiesta alla Commissione di redigere anzitutto un piano, e nonostante l'invito a un dibattito ampio sull'efficacia del metodo aperto di coordinamento, nutro ancora serie riserve su un metodo in questa guisa e basato su tali principi.
<P>
<SPEAKER ID=297 LANGUAGE="PT" NAME="Graça Moura (PPE-DE).">
Signora Presidente, fondamentale intento specifico sotteso all'interrogazione orale presentata dall'onorevole Rocard è chiedere se il metodo aperto di coordinamento debba essere applicato a tutti i campi di attività della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport o solo a quelli direttamente legati alla strategia di Lisbona, ovvero istruzione e formazione lungo tutto l'arco della vita.
<P>
Infatti, la ragione per decidere su questi ambiti è assolutamente identica a quella che si applica ai due settori che ho appena menzionato.
Del resto ciò risponde alla disponibilità manifestata dal Consiglio di Lisbona di estendere il coordinamento aperto ad altri ambiti.
Dal momento che le cose stanno così, sarebbe opportuno applicare la politica del coordinamento aperto, sulla quale il Parlamento europeo si è pienamente impegnato, anche agli ambiti della cultura, della gioventù, dell'informazione e dello sport.
Vi sono di fatto pratiche che, tra l'altro, potrebbero legittimare una simile evoluzione.
<P>
E' l'unico modo in cui il Parlamento potrà pronunciarsi, su una base solida e in tempo, contribuendo così in modo efficace a trovare soluzioni migliori, dotate di maggiore legittimazione democratica, prima che qualunque iniziativa in proposito sia presa in considerazione dal Consiglio, per assicurare che le politiche nazionali e regionali possano attuare le linee guida della politica europea.
Non si capisce neppure come il Parlamento possa essere un mero spettatore passivo in questa e in altre questioni.
Se tale procedura si è già rivelata pertinente e necessaria in un'Unione di quindici Stati membri, lo sarà ancora di più in un'Unione a venticinque.
Politiche europee che creano valore aggiunto europeo devono essere discusse anche dai rappresentanti diretti dei cittadini europei.
<P>
E' quindi necessario un accordo interistituzionale che preveda l'intervento del Parlamento in modo da garantire che non solo le norme ma anche le politiche vengano coerentemente fissate, basandosi su obiettivi e disponendo di indicatori, comprendendo l'accesso alla documentazione e la partecipazione a riunioni di orientamento e di analisi dei progressi effettuati, fornendo informazioni sulle relazioni e sulle buone pratiche, in un processo che sviluppi il metodo aperto di coordinamento come metodo comunitario.
<P>
Il Parlamento dovrebbe, perciò, poter agire in modo tempestivo e pertinente prima che il Consiglio prenda le sue decisioni.
La Commissione dovrebbe formulare delle proposte per assicurare che il Parlamento sia coinvolto pienamente nel metodo adottato a Lisbona.
E' in tale contesto che assume piena importanza l'interrogazione orale presentata dall'onorevole Rocard, presidente della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport.
<P>
<SPEAKER ID=298 LANGUAGE="DE" NAME="Hieronymi (PPE-DE).">
Signora Presidente, signora Commissario, accolgo con molto piacere questa discussione.
Ringrazio anche la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, poiché senza tale iniziativa da parte dell'onorevole Smet, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport probabilmente non avrebbe la possibilità di vedere trattare le proprie richieste almeno in questo Parlamento.
L'onorevole Pack ha sottolineato come la commissione per la cultura abbia atteso mesi prima che le nostre domande - solo le domande - relative all'applicazione del coordinamento all'ambito della cultura, dell'istruzione, della gioventù, dell'informazione e dello sport venissero esaminate in quest'Aula.
Questo dimostra con grande chiarezza che c'è qualcosa che non funziona nel sistema.
Il dibattito questa sera rappresenta un'opportunità di mettere le carte in tavola e spero che si possa giungere anche a conclusioni.
<P>
Il metodo aperto di coordinamento può sicuramente aiutarci in larga misura a soddisfare le aspettative dei cittadini e a migliorare il coordinamento in ambiti politici importanti dove non vogliamo alcuna armonizzazione.
In base alla mia esperienza, comunque, se non è democratico, tale processo non sarà approvato dai cittadini.
E fino ad oggi non è stato democratico, ma intergovernativo.
Tocca a noi quindi fare qualcosa in proposito.
Se riteniamo che l'efficienza sia in contraddizione con la democrazia, oppure che la flessibilità o la trasparenza siano in contraddizione con la partecipazione responsabile del Parlamento, questo - a mio parere - dà veramente una misura dei nostri limiti.
Mi auguro, perciò, che questo dibattito e la relazione in esame possano aiutarci a svolgere i compiti che ci sono stati assegnati entro poche settimane dopo la conclusione della Convenzione, e aiutare il Parlamento - specialmente le due commissioni interessate - a dare una risposta a tali domande.
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<SPEAKER ID=299 LANGUAGE="DE" NAME="Stauner (PPE-DE).">
Signora Presidente, non posso appoggiare la relazione per una questione di principio.
L'obiettivo del cosiddetto metodo aperto di coordinamento è di determinare un effetto legislativo in diversi ambiti politici, per il quale non esiste alcuna base giuridica appropriata nel Trattato sull'Unione europea.
Ciò significa che il Consiglio e la Commissione possono creare competenze a livello europeo senza esserne legittimati.
Questo non aiuta né la chiarezza, né la verità giuridica, né a conquistare davvero il consenso dei cittadini.
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Sono al corrente comunque che il coordinamento è già possibile in diversi ambiti, nei quali sicuramente è necessario e perfettamente ragionevole.
C'è sempre da imparare.
Ma trasformare questo coordinamento volontario legale in una serie di strumenti semilegislativi e conferirgli, tra l'altro, il potere di applicare sanzioni, rende completamente incomprensibili le azioni europee.
La commissione per l'occupazione e gli affari sociali, di cui anch'io sono membro, conosce benissimo la sensibilità e la diversità delle tradizioni nei singoli Stati membri; trovo quindi deplorevole il fatto che sia proprio questa commissione, con una relazione spontanea, ad approvare tale presuntuosa acquisizione di competenze per così dire clandestina.
<P>
Abbiamo sempre promosso una chiara delimitazione delle competenze per l'Europa e il rispetto delle competenze nazionali e regionali, che le richiedono, per cui il coordinamento aperto è uno schiaffo in pieno viso.
Non posso inoltre accogliere come una grande conquista la partecipazione del Parlamento a tale metodo, poiché di fatto non cambierà nulla al riguardo.
Anzi, ritengo che possa peggiorare le cose, poiché conferirebbe a questo metodo una facciata di democrazia che in alcun modo corrisponde ai principi dello Stato di diritto.
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<SPEAKER ID=300 NAME="Presidente.">
Grazie, onorevole Stauner.
<P>
A conclusione della discussione, comunico di aver ricevuto una proposta di risoluzione a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport ai sensi dell'articolo 42 del Regolamento
<P>
<SPEAKER ID=302 NAME="Presidente.">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0150/2003), presentata dall'onorevole Menrad a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni sul quadro per la promozione della partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti [COM(2002) 364 - C5-0527/2002 - 2002/2243(INI)].
<P>
<SPEAKER ID=303 LANGUAGE="DE" NAME="Menrad (PPE-DE)">
Signora Presidente, signora Commissario, la relazione di iniziativa redatta dalla commissione per l'occupazione e gli affari sociali, ora sottoposta all'esame dell'Assemblea, concerne la comunicazione della Commissione su un quadro per la promozione della partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti, ossia la partecipazione dei lavoratori ai profitti e al capitale produttivo.
Obiettivo di tale comunicazione è dare il via a studi e progetti di ricerca sulle opportunità e i rischi che comporta una politica di ampia distribuzione degli utili.
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La commissione per l'occupazione e gli affari sociali accoglie con favore la creazione di un gruppo di lavoro composto da esperti indipendenti incaricati di avanzare proposte per il superamento dei vari problemi legati alla partecipazione finanziaria dei lavoratori subordinati.
In tale contesto si pone l'accento sugli ostacoli transnazionali per le imprese che operano oltre i confini nazionali e che riguardano la diversa tassazione dei partecipanti.
Un dettaglio: la mia relazione propone che, nel caso delle opzioni azionarie, la tassazione abbia luogo solo al momento della vendita dell'azione acquisita tramite esercizio dell'opzione.
Ciò avrebbe senso specialmente se i diritti d'acquisto sui titoli verranno assegnati ai lavoratori dipendenti e non solo agli alti dirigenti.
<P>
La principale preoccupazione della comunicazione della Commissione consiste nel rafforzamento della competitività dell'economia europea in conformità con le decisioni strategiche adottate a Lisbona.
La Commissione aveva già proposto una politica salariale legata alla produttività nel Libro bianco di Delors sull'occupazione, nel quale suggeriva che il contenimento dell'aumento della retribuzione netta avrebbe comportato un aumento degli utili e quindi investimenti, ovvero la creazione di posti di lavoro.
La nostra commissione ritiene che non sia sufficiente ringraziare i lavoratori per la loro modestia e comprensione, ma al contrario che, sulla base di fondi volontari, essi debbano avere diritto a una partecipazione agli utili e agli investimenti che non sarebbero stati possibili senza il contenimento delle loro retribuzioni.
<P>
Sosteniamo, anzi, integriamo, i principi generali elaborati dalla Commissione: in primo luogo, la partecipazione finanziaria su base volontaria, ovvero, sia i lavoratori che i datori di lavoro devono essere concordi sui regimi di partecipazione.
In secondo luogo, il coinvolgimento di tutti i lavoratori nel regime di partecipazione.
Ciò significa che i lavoratori a tempo parziale - spesso donne - non devono esserne esclusi, ossia non deve sussistere alcuna discriminazione nei confronti delle donne.
Ove possibile, si deve evitare che i lavoratori siano costretti ad assumersi rischi irragionevoli, specialmente nel caso di dipendenti di piccole e medie imprese.
Nel caso di insolvenza dell'impresa essi corrono un duplice rischio, in quanto perderebbero il posto di lavoro e la loro quota di partecipazione.
La Commissione ha presentato proposte chiare per la partecipazione agli utili e al capitale nelle imprese di grandi dimensioni, in particolare in società di capitali.
In quest'ambito potremmo trarre insegnamento dall'esperienza di altri paesi, in particolare quelli che possono essere considerati modelli per i loro regimi di partecipazione, quali il Regno Unito e la Francia.
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La Commissione per l'occupazione e gli affari sociali raccomanda di tenere in maggiore considerazione i problemi delle piccole e medie imprese e chiede altresì che i regimi di partecipazione attuabili in seno alle piccole e medie imprese siano promossi a livello nazionale.
La commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, la commissione per i problemi economici e monetari e la commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia hanno fornito risposte importanti alle molteplici domande riguardanti la partecipazione agli utili e al capitale aziendale.
Hanno esposto molto chiaramente le loro opinioni e per questo le ringrazio.
Speciali ringraziamenti vanno inoltre alla Commissione per i suoi preziosi suggerimenti.
Le consultazioni in seno alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali sono state molto costruttive e per questo rinnovo i miei ringraziamenti a tutti i gruppi parlamentari e a tutti i relatori ombra.
<P>
Concludo esponendo il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali su un paio di questioni scottanti. In primo luogo, considerata la maggiore motivazione dei dipendenti che partecipano al capitale, è possibile un aumento della produttività.
Questo implica una diminuzione dei costi unitari, che a sua volta comporta un aumento del volume delle vendite, con la possibilità di creare nuovi posti di lavoro.
Una più ampia diffusione della proprietà aumenta inoltre la propensione a investire, poiché una più equa distribuzione della ricchezza stabilizza la struttura sociale.
In secondo luogo, è necessario creare un diritto d'impresa che armonizzi tra loro coproprietà e partecipazione alla gestione.
Il nuovo diritto d'impresa dovrà contemplare disposizioni che garantiscano ai dipendenti di non essere più degli outsider, bensì membri dell'impresa.
Questo concetto viene espresso anche nell'enciclica Quadragesimo Anno, secondo la quale il contratto di lavoro deve essere 'temperato alquanto con il contratto di società?.
Attraverso la proprietà e la partecipazione, i dipendenti diventano collaboratori e i collaboratori diventano cointeressati nella proprietà o nell'amministrazione.
Lo scopo è rendere i dipendenti cittadini economici con pari diritti.
Intraprendiamo il cammino per raggiungere quest'obiettivo.
E' con questo spirito che vi invito ad approvare la presente relazione.
<SPEAKER ID=304 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signora Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Menrad e tutti i parlamentari che hanno contribuito alla stesura della presente relazione, sottolineando l'urgenza di rilanciare il dibattito sulla partecipazione finanziaria dei dipendenti a livello europeo.
<P>
Inizierò dicendo che reputo molto importante il fatto che la Commissione e il Parlamento siano concordi nel riconoscere che vi sono enormi differenze tra i quadri istituzionali degli Stati membri e che pertanto non è possibile discutere della necessità di armonizzare le legislazioni e le prassi tra gli Stati nel settore oggi in esame.
E' importante valutare le esperienze di paesi nei quali questo modello è stato utilizzato e in cui è stato dimostrato, coerentemente con gli studi a nostra disposizione, che esso comporta un aumento della produttività e della competitività delle imprese. E' importante usare tali esperienze al fine di dare a questa prassi valore aggiunto a livello europeo.
<P>
Concordo con il parere espresso nella relazione secondo cui la Commissione può incoraggiare sia i vecchi che i nuovi Stati membri che non dispongono di questo quadro legislativo, affinché procedano ad attuare un quadro fiscale e un quadro di partecipazione finanziaria dei dipendenti, basandosi soprattutto, come ho detto, sui risultati pervenutici da paesi in cui il modello è stato applicato.
In questo contesto, sono lieta di dire che la Commissione accoglie con favore la creazione del gruppo di esperti indipendenti, il quale ha già iniziato i lavori e dei quali riferirà all'Assemblea in ottobre. In questo momento il gruppo sta prendendo in esame gli ostacoli con cui si scontrano le imprese che desiderano applicare il regime di partecipazione finanziaria dei dipendenti, ma che hanno società in più di un paese, il che costituisce un serio ostacolo pratico per le grandi imprese che operano in un contesto europeo.
<P>
Desidero sottolineare la necessità, peraltro ricordata anche dall'onorevole Menrad, che le prassi e le leggi nazionali si attengano a determinati principi, il più importante dei quali consiste nella necessità di minimizzare i rischi finanziari cui possono andare incontro i dipendenti.
<P>
La relazione si conclude con proposte specifiche che esortano la Commissione a condurre un'analisi comparativa dei rendimenti tra i paesi e i modelli, per intraprendere studi sulle forme di partecipazione più adatte alle piccole e medie imprese, dove i problemi sono diversi, e per procedere alla stesura di una relazione sugli aspetti sindacali e gestionali, che presti particolare attenzione alla tematica dell'uguaglianza dei sessi.
<P>
Relativamente a quanto detto, desidero assicurarvi che la Commissione promuoverà tutte le proposte nella misura maggiore possibile e vorrei altresì aggiungere che, in questo momento, la Commissione sta già conducendo uno studio proprio su questo argomento, in cooperazione con la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, riguardante le piccole e medie imprese, assieme a un quadro di indicatori di valutazione comparativi.
Una volta completato tale studio, la Commissione presenterà all'Assemblea un'altra relazione che rientrerà nel quadro delle azioni nei confronti del quale ci siamo impegnati nella comunicazione della Commissione per il 2000-2004.
<P>
<SPEAKER ID=305 LANGUAGE="EN" NAME="Bushill-Matthews (PPE-DE).">
Signora Presidente, desidero ringraziare il relatore per aver insistito a tenere un dibattito su questo tema poiché si tratta di un argomento davvero molto importante.
Mi consenta di ringraziare anche il Segretariato per aver fissato questo dibattito, sebbene, ancora una volta, a un'ora così tarda, il che implica che alcuni di noi che hanno iniziato a lavorare in Assemblea stamattina sono qui da oltre 13 ore.
Devo confessare che ancora una volta sto contravvenendo alla direttiva sull'orario di lavoro mentre, da buon europeo, non dovrei infrangere le normative europee.
Sono certo che mi spetterebbe un posto nel libro nero della Commissione per tale comportamento.
Spero di essere perdonato, almeno in quest'occasione.
<P>
Detto ciò, vorrei congratularmi con il relatore per lo spirito con cui si è accostato a questo argomento complesso e per il modo in cui ha accolto emendamenti avanzati da tutti i gruppi, tra cui certamente alcuni dei miei.
Desidero fare soltanto una piccola osservazione, che spero il relatore non prenderà come una pignoleria da parte mia, come si dice nel Regno Unito perché, al contrario, vuole essere un complimento, non una critica, nei suoi confronti.
Ho avuto l'impressione che la sua versione originale di uno dei considerando fosse migliore della versione di compromesso.
Il considerando D recitava 'considerando che non è necessario e nemmeno auspicabile o praticabile armonizzare le disposizioni relative ai regimi di partecipazione finanziaria, poiché ciò potrebbe ostacolare la flessibilità delle politiche nazionali?.
Questa versione era assolutamente corretta.
Tuttavia, come egli sa, è stato raggiunto un compromesso con il gruppo del PSE che affermava 'non è ancora necessario e nemmeno auspicabile o praticabile armonizzare pienamente?.
Forse si è trattato di un errore, perché non c'è alcun bisogno di armonizzare le politiche in materia.
Le linee che stiamo seguendo sono già quelle giuste.
Tuttavia si tratta di una questione marginale.
Sono pienamente d'accordo con il senso profondo della sua relazione e personalmente sarò ben lieto di sostenerla pienamente, incoraggiando anche tutti i miei colleghi a fare altrettanto.
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<SPEAKER ID=306 LANGUAGE="DE" NAME="Weiler (PSE).">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, non succede spesso di ottenere un tale consenso in Assemblea su una questione così complessa.
Desidero pertanto ringraziare l'onorevole Menrad per aver accolto le idee, le proposte e i desideri espressi dal gruppo socialista e da me in qualità di relatrice ombra.
<P>
La questione della partecipazione dei dipendenti alla proprietà della ricchezza produttiva era molto più in voga cinquant'anni fa di quanto non lo sia ora.
Anche per questa ragione ritengo che sia un bene che in Europa si stia riportando in vita questo concetto e queste opportunità e che, ora che il mercato interno è stato creato, si offra tale opportunità ai lavoratori.
Oggi, tuttavia, ci troviamo in una situazione probabilmente più difficile perché siamo in concorrenza con altri modelli per i quali sono necessari incentivi statali, quali i sistemi pensionistici privati e societari.
Ad ogni modo, una cosa deve essere chiara a tutti noi: i modelli di compartecipazione dei dipendenti alla ricchezza produttiva possono essere messi in pratica soltanto in presenza di incentivi statali.
E' chiaro, quindi, che attuare questi modelli al momento risulta più difficile.
<P>
Lo scopo di questa proposta, di queste idee, dei progetti e, forse, in uno stadio più avanzato, di una direttiva, non è soltanto creare nuovi posti di lavoro, nonostante questo sia un obiettivo importante, né è semplicemente aumentare la produttività, seppure anche questo rientri naturalmente nelle nostre aspettative.
No, lo scopo è anche pervenire a una più giusta distribuzione del valore aggiunto.
Possiamo aspettarci che i lavoratori dimostrino attenzione per il livello degli utili o, ancor di più, per il contenimento delle retribuzioni, solamente se il rapporto di distribuzione tra forza lavoro e capitale non va a loro svantaggio.
<P>
Concordiamo con l'onorevole Menrad anche sul fatto che la funzione primaria non è l'armonizzazione, bensì un migliore coordinamento, maggiori informazioni e - come parte di una direttiva, certamente - la partecipazione su base volontaria.
Ci aspettiamo che i dipendenti siano protetti dai rischi derivanti dal fallimento dell'impresa.
Ci aspettiamo che vengano inclusi anche i gruppi più problematici, quali le piccole e medie imprese (PMI); ci aspettiamo che siano inclusi anche i lavoratori con reddito basso e le donne con una carriera lavorativa diversa, con una situazione lavorativa diversa.
<P>
Sono certa che la Commissione accoglierà tutte le nostre idee e che, partendo da questa base, lavorerà assieme a noi al fine di concepire un'iniziativa di più ampia portata, forse il prossimo anno, fautrice di una più equa distribuzione della ricchezza produttiva.
<P>
<SPEAKER ID=307 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL).">
Signora Presidente, Signora Commissario, onorevoli colleghi, la partecipazione finanziaria dei lavoratori nelle imprese è una questione molto discussa.
I recenti avvenimenti correlati al fallimento di varie imprese che avevano regimi di partecipazione dei lavoratori al capitale rivelano i potenziali rischi legati a tali regimi.
Il caso Enron e altri casi simili mettono in evidenza la necessità di analizzare le conseguenze derivanti dell'applicazione dei sistemi esistenti, di esaminare più approfonditamente le diverse forme di partecipazione, siano queste associate a fondi pensione oppure legate alla partecipazione al capitale, agli utili o alle opzioni sulle azioni.
<P>
Le esperienze passate non solo ci mettono in guardia contro i rischi, ma sollevano molti dubbi circa l'incentivo che i regimi di partecipazione finanziaria dei dipendenti costituirebbero al fine di creare posti di lavoro, nonché il pericolo che possano essere utilizzati per aggirare l'applicazione della legislazione sul lavoro e per mettere in discussione i diritti dei lavoratori, segnatamente nel campo delle retribuzioni, dell'organizzazione e dell'orario di lavoro, delle pari opportunità tra uomini e donne e dei diritti di maternità e paternità.
Tutti noi dovremmo tenere presente la crescente volatilità dei mercati finanziari.
Applicare logiche di redditività privata alle risorse finanziarie dei regimi pensionistici statali e, in qualche misura, ai salari e ai risparmi dei lavoratori, che è ciò che implica la partecipazione finanziaria dei lavoratori, significa aumentare il rischio di propagazione delle crisi finanziarie e delle conseguenze socioeconomiche delle stesse. Come sostiene il relatore, significa esporre i lavoratori a un duplice rischio in caso di insolvenza delle imprese, in quanto essi perderebbero il loro posto di lavoro e la loro partecipazione finanziaria.
<P>
Ovviamente esistono varie forme di partecipazione finanziaria che possono generare regimi di gestione.
Tuttavia, la discussione non verte tanto sul 'come? quanto sull''obiettivo? di base della proposta.
Non possiamo permettere che venga usata per interferire nel processo di formazione dei salari e per esercitare pressioni al fine di rendere più flessibile il mercato del lavoro.
Il collega, onorevole Menrad, è riuscito a stabilire alcune regole, in particolare in materia di trattative collettive, asserendo che bisogna evitare che le contrattazioni collettive sull'aumento della retribuzione netta vengano fatte coincidere con i negoziati sulla partecipazione finanziaria dei lavoratori e, inoltre, che la partecipazione dei lavoratori rappresenta sempre un elemento aggiuntivo e non deve sostituire la retribuzione di base o elementi retributivi come le normative in materia di pensioni.
<P>
E' evidente che l'adesione a eventuali regimi di partecipazione finanziaria dovrà sempre basarsi sul principio della volontarietà, senza ingenerare discriminazioni di sorta tra lavoratori, né potrà mettere in discussione altre forme di partecipazione alla vita dell'impresa, particolarmente quelle legate alle attività sindacali.
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<SPEAKER ID=308 LANGUAGE="SV" NAME="Grönfeldt Bergman (PPE-DE).">
Signora Presidente, ritengo che la promozione della partecipazione finanziaria dei dipendenti sia molto importante sia per i dipendenti delle società che per lo sviluppo delle imprese.
Forse una maggiore partecipazione e, di conseguenza, anche una maggiore assunzione di responsabilità potrebbe aiutare le imprese ad avere maggiore successo e ad essere più redditizie e pertanto a contribuire ad un aumento dell'occupazione e facilitare l'accesso al capitale.
Alcuni ritengono persino che lo sviluppo di vari tipi di regimi di partecipazione finanziaria potrebbe essere un modo per ottenere una maggiore crescita e per raggiungere più rapidamente gli obiettivi di Lisbona.
Questa sarebbe una grazia che varrebbe la pena di chiedere, dato che gli obiettivi di Lisbona assomigliano sempre più a illusioni.
<P>
Comunque sia, i vari tipi di regimi di partecipazione agli utili possono comunque costituire buoni incentivi per i dipendenti, far nascere maggiore entusiasmo per il loro lavoro e rafforzare il legame esistente tra l'impresa e i dipendenti.
A questo riguardo siamo d'accordo con l'onorevole Menrad.
Per quanto concerne questi aspetti del contenuto della relazione, infatti, ritengo che l'onorevole Menrad abbia fatto un lavoro eccellente e abbia condotto una valida analisi dei problemi che, a dispetto di tutto, sono presenti in questa tematica.
Non condivido, invece, l'idea secondo cui la questione debba essere decisa o discussa a livello europeo.
Il relatore stesso scrive che non è necessario e nemmeno auspicabile o praticabile armonizzare le disposizioni relative ai regimi di partecipazione finanziaria poiché ciò potrebbe ostacolare la flessibilità delle politiche degli Stati membri.
Concordo con questo punto.
In seguito, tuttavia, l'onorevole Menrad afferma che è necessario un quadro europeo per la promozione della partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti attraverso il coordinamento degli accordi sui principi generali, le questioni previdenziali e gli aspetti fiscali.
Ma perché?
Il coordinamento dei modelli e delle condizioni non costituirebbe un vantaggio né per le imprese né per i dipendenti.
Di conseguenza non vedo il motivo per cui una qualsiasi delle Istituzioni dell'UE debba avere a che fare con questo argomento, per non parlare della schiera di esigenze e considerazioni specifiche delle quali sarà necessario tenere conto.
I regimi di partecipazione agli utili sono una preoccupazione delle imprese e dei loro dipendenti ed è quindi a loro che spetta decidere in materia.
<P>
La delegazione dei Moderati pertanto vota contro la relazione, perché ritiene necessario farsi portavoce di un'idea diversa.
<P>
<SPEAKER ID=309 LANGUAGE="DE" NAME="Ettl (PSE).">
Signora Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Menrad per quella che è essenzialmente una relazione accurata e ineccepibile.
Il relatore ha dimostrato ancora una volta di essere un degno propugnatore degli interessi dei lavoratori.
E' un argomento di cui si deve occupare l'Unione europea?
Senza dubbio!
E il motivo è che la partecipazione finanziaria dei dipendenti ha un carattere del tutto innovativo, sia per l'impresa che per i dipendenti.
Questo è l'approccio e questa è la nuova filosofia che dobbiamo adottare se vogliamo raggiungere gli obiettivi di Lisbona.
Questa è la risposta che darei all'oratrice che mi ha preceduto.
<P>
E' evidente che è importante operare una distinzione tra specifici elementi, come del resto lo stesso onorevole Menrad ha fatto.
Partiamo dal presupposto che si tratta di partecipazioni al capitale che non possono integrare i sistemi degli stipendi e delle retribuzioni in essere.
Le due cose vanno trattate separatamente, questo è certo.
Ipotizziamo, e su questo punto ci si è già ampiamente soffermati, che il settore delle partecipazioni o la partecipazione nel settore industriale si rafforzerà considerevolmente.
Ciò ha un effetto psicologico e un effetto sull'impresa.
E' innovativo e portatore di promesse per il futuro.
E' così che è stato presentato.
<P>
Tuttavia, in che periodo stiamo vivendo?
Questo vale anche per la Commissione.
Il compito consiste nell'integrare questi specifici modelli di partecipazione dei dipendenti in una rete specifica per oggi, il che significa incoraggiare i dipendenti a interessarsi a ottenere una partecipazione nell'impresa.
<P>
Qual è la realtà attuale in Europa?
Siamo in presenza di tendenze recessive e deflazionistiche, caratterizzate dalla crescente pressione della Commissione al risparmio.
La conseguenza di ciò è che si effettuano tagli ai sistemi sociali e pensionistici e questo non rende certo i lavoratori più propensi ad acquisire azioni nel comparto societario.
E' qui che risiede il problema.
<P>
In altri termini, se vogliamo elaborare politiche per l'Unione europea, dobbiamo metterci a lavorare sul serio, creando sistemi dotati di misure di accompagnamento in modo che tutto possa venire a costituire un unicum creativo.
Questo è ciò che vogliamo in realtà.
Questo non potrà accadere finché ci saranno, da un lato, tendenze economiche alquanto diverse da quelle che, dall'altro, propugniamo con le nostre idee.
<P>
La partecipazione dei dipendenti non dev'essere solo teoria.
La partecipazione dei dipendenti, con il significato che le è stato attribuito a Lisbona, è molto più di una teoria!
<SPEAKER ID=310 NAME="Presidente.">
Grazie, onorevole Ettl.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
<P>
<SPEAKER ID=312 NAME="Presidente.">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0167/2003), presentata dall'onorevole Fraisse a nome della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, su 'Donne e sport? [2002/2280(INI)].
<P>
<SPEAKER ID=313 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse (GUE/NGL)">
Signora Presidente, signora Commissario, è con grande piacere che mi appresto questa sera - in un Emiciclo piuttosto vuoto, ne converrete - a presentarvi la mia relazione.
La questione 'donne e sport?, che è di competenza sia della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità che della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, è al centro dei miei impegni parlamentari.
Si tratta di una relazione d'iniziativa che verte, dopo tutto, sull'essenza della nostra democrazia, visto che lo sport è uno degli elementi determinanti della costruzione democratica sin dall'antichità.
<P>
Mi rallegro inoltre del fatto che la relazione sia stata completata sotto la Presidenza greca.
Desidero rammentare brevemente il contesto in cui si situa questa relazione di iniziativa, come avevo proposto inizialmente.
<P>
Innanzi tutto, bisogna ammettere che esiste un'enorme disparità di condizioni tra uomini e donne, ragazzi e ragazze, per quanto attiene allo sport e all'accesso allo sport, sia a livello agonistico che ricreativo.
Questa disparità va riconosciuta.
<P>
In secondo luogo, lo sport è e rimane strumento di emancipazione personale in ogni fase della vita ed è in questa prospettiva che la questione della parità assume tutta la sua rilevanza.
<P>
In terzo luogo, viste le citate disparità, è evidente che per garantire pari opportunità ai bambini ed alle bambine, agli uomini ed alle donne, agli adolescenti ed ai giovani di entrambi i generi, occorre tener conto di un fattore alquanto complesso: le differenze e le asimmetrie esistenti tra i due sessi nella pratica sportiva.
<P>
Alcuni hanno obiettato che questi fattori sono già stati presi in considerazione.
Ricordo che sia l'esercito che la polizia hanno dovuto prevedere prove di concorsi ed esercitazioni diverse per i due generi, cercando così di garantire equità di accesso e pari opportunità agli uomini ed alle donne, malgrado le differenze somatiche.
Ho esplicitato questo concetto in particolare al considerando M della mia relazione.
<P>
Partendo da situazioni diverse, è molto difficile conseguire l'uguaglianza, o l'equilibrio, chiamatelo come volete.
A mio avviso, sono questi i tre elementi contestuali su cui si è basata la mia relazione.
Vi ricordo che una relazione sulle donne e lo sport è già stata presentata al Parlamento tredici anni fa.
Speravo di essere la prima, ed invece no: devo riconoscere che altri prima di me hanno sollevato il problema e me ne rallegro.
<P>
Le pari opportunità e l'emancipazione personale nello sport possono essere raggiunte in tre contesti: a scuola, nel tempo libero e nella pratica agonistica.
Quanto a questo aspetto, ho voluto essere innovativa rispetto alla relazione precedente: tutti e tre questi contesti devono essere presi in considerazione nella promozione dell'attività sportiva.
<P>
La scuola è la sede in cui si creano i modelli, si assicura un insegnamento comune ai bambini ed alle bambine.
E' lì che si devono aprire, e non chiudere, nuove prospettive.
Tutti gli esperti mi hanno assicurato che la scuola svolge un ruolo fondamentale per l'accesso delle donne allo sport.
Lo sport ricreativo è per alcuni - e, direi, soprattutto per alcune - un lusso.
Per praticare un'attività sportiva ricreativa, bisogna disporre di tempo, di mezzi e della possibilità di accedervi.
Le infrastrutture destinate alle bambine, alle adolescenti ed alle donne sono nettamente meno numerose rispetto a quelle per i ragazzi e per gli uomini.
La disparità è considerevole, se si considera che, per le donne che devono conciliare vite professionali e familiari già molto impegnative, praticare uno sport ricreativo è un lusso.
Questo è un punto che mi premeva sottolineare.
<P>
Per quanto riguarda lo sport competitivo ad alti livelli, occorre innanzi tutto esserne informati.
Talvolta è difficile essere al corrente di quello che succede nell'agonismo femminile: non sempre i mezzi di comunicazione riferiscono come potrebbero, come dovrebbero e come noi auspicheremmo.
Non vanno poi sottovalutati i problemi sanitari specifici dello sport competitivo femminile, gli scompensi ed i disordini ormonali che comportano possibili difficoltà riproduttive future o l'invecchiamento precoce.
Tutti gli esperti mi hanno messo in guardia contro questi problemi sanitari.
Come mi ha detto un sociologo, sport non è necessariamente sinonimo di salute, contrariamente a quanto si pensa comunemente.
Infine, tutti sono concordi nell'esprimere l'auspicio di promuovere la partecipazione delle donne ai processi decisionali.
Anche questo è un fattore fondamentale.
<P>
Per concludere, vorrei aggiungere che negli ultimi tempi ho lavorato molto intensamente con i vari gruppi politici del Parlamento, che ringrazio per la loro disponibilità.
Colgo l'occasione per manifestare la mia gratitudine anche alla Presidenza greca per aver organizzato l'incontro di Salonicco dell'8 marzo sulle donne e lo sport, al quale ho partecipato, nonché per aver inserito la mia proposta di creare un'unità 'donne e sport? nella dichiarazione conclusiva di tale incontro.
Grazie anche al Comitato olimpico internazionale, che si è dimostrato estremamente sollecito, ed alla rete europea 'donne e sport? (EWS), che ha dato prova di grande apertura.
<P>
L'ultimo concetto che tengo ad esprimere riprende ciò che sostengono tutti, inclusi i professionisti: per favore, difendete la pratica mista nello sport.
E' questo il nostro futuro.
<P>
La relazione si intitola 'Donne e sport?, ma il suo obiettivo è la partecipazione mista degli uomini e delle donne, dei ragazzi e delle ragazze a quest'attività che è e deve rimanere un piacere per entrambi i generi.
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<SPEAKER ID=314 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signora Presidente, desidero congratularmi con l'onorevole Fraisse, che ringrazio per la sua relazione, interessante ma carica di difficoltà, se consideriamo che, pur riguardando direttamente milioni di cittadine dell'Unione europea, concerne un settore per il quale esistono pochissime competenze ed esperienze a livello europeo.
<P>
Per quanto attiene alla relazione, esordirò con un'analisi sul valore comunitario dello sport.
Ritengo che l'onorevole Fraisse abbia giustamente dimostrato l'importanza dello sport come arma contro la discriminazione.
E' proprio per questo che, sia in seno alla Commissione europea che nel programma del 2003, dichiarato anno contro la discriminazione, si promuove attivamente la dimensione dello sport come mezzo per combattere la discriminazione. Anche il programma per il 2004, che sarà l'Anno europeo dello sport, tiene conto della questione della discriminazione.
<P>
Vorrei ora soffermarmi su alcuni punti più specifici, per sottolineare che sono ovviamente d'accordo con lo spirito dell'analisi esplicitata or ora dalla relatrice, e per replicare a certe istanze rivolte direttamente alle Istituzioni.
<P>
Innanzi tutto, come sapete, la Convenzione ha già dato risposta alla questione relativa allo sport ed al Trattato. E' chiaro, e nessuno potrebbe negarlo, che lo sport, con la sua dimensione sociale ed educativa, è visto come un'attività di sostegno a livello dell'Unione europea, al pari della cultura e dell'istruzione, e questa visione non è stata contestata da nessuno Stato membro.
Conosciamo però i limiti del nostro margine di manovra istituzionale.
Quanto alla proposta di creare un'unità 'donne e sport?, penso che, per il momento, sia difficile determinare un mandato specifico per un'unità di questo tipo, visto che sussistono complicazioni pratiche nella definizione delle competenze a livello europeo.
<P>
Per quanto riguarda gli studi ed il materiale disponibile, c'è la preziosa bibliografia del Consiglio d'Europa che penso sia già stata utilizzata in qualche occasione e che rappresenta una base sufficiente per una nostra azione positiva. Ritengo che avremo la possibilità di realizzare ulteriori progressi e promuovere la dimensione dello sport femminile, in particolare nel 2004.
Naturalmente, non possiamo rimanere inattivi in attesa del nuovo articolo del Trattato.
Esiste un certo margine di manovra e credo che possiamo fare dei passi avanti migliorando le informazioni delle associazioni sportive e la conoscenza delle possibilità offerte nel quadro degli attuali programmi comunitari, per i quali riceviamo richieste minime o addirittura nulle da parte delle associazioni e dei promotori di progetti a vocazione sportiva.
Potrei citare il programma ?QUAL, così come i programmi di ricerca, per i quali non sono ancora state formulate proposte di quel tipo, o anche il programma DAPHNE, se pensiamo alla dimensione delle molestie sessuali nel mondo dello sport, che sono tutt'altro che trascurabili.
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Direi quindi che concordo sull'opportunità di sostenere attivamente azioni volte ad incoraggiare le associazioni sportive ad avvalersi dei programmi comunitari, ma sarei più cauta sulla questione di nuovi studi o nuove strutture amministrative, almeno fino a quando non avremo una definizione più chiara delle attività.
E' evidente che tutte le proposte della Commissione sono vincolate al rispetto dell'azione legislativa degli Stati membri, nonché all'obbligo di tener conto dell'autonomia delle associazioni sportive.
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Un metodo infallibile per stimolare l'interesse degli Stati membri e delle associazioni sportive è promuovere lo sport femminile come strumento nella lotta contro la discriminazione.
Ho preso nota di quest'aspetto della vostra posizione e ribadisco che lo sport e le relative politiche possono indubbiamente essere utilizzate come mezzo per combattere la discriminazione.
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<SPEAKER ID=315 LANGUAGE="DE" NAME="Zissener (PPE-DE).">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, benché il nesso tra lo sport e le donne abbia una lunga tradizione storica che risale ai primi Giochi olimpici dell'antica Grecia, la decisione di consentire alle donne di partecipare alle Olimpiadi è stata presa soltanto nel 1928.
Da allora la partecipazione delle donne allo sport è aumentata regolarmente, anche se oggi potrebbe e dovrebbe conoscere uno sviluppo più rapido.
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Questa relazione contempla il coinvolgimento delle donne nei tre principali ambiti sportivi - lo sport a scuola, lo sport ricreativo e lo sport agonistico - benché non presenti proposte tese a creare opportunità sportive esclusive per le donne in nessuno di questi campi.
Il principio del gender mainstreaming dovrebbe applicarsi allo sport come agli altri ambiti.
L'uguaglianza nello sport è, a mio parere, l'aspetto più rilevante della relazione.
Il conseguimento delle pari opportunità nella pratica sportiva amatoriale, competitiva e nel contesto della scuola è innanzi tutto un modo per migliorare l'integrazione delle donne a tutti questi livelli.
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E' altresì importante riconoscere il ruolo delle donne nello sport.
Le donne continuano a non essere adeguatamente rappresentate nelle amministrazioni e nelle strutture decisionali sportive.
Perché il coinvolgimento attivo nei club e nelle associazioni è essenzialmente maschile, sebbene il numero di adesioni femminili sia in costante crescita?
Nell'agonismo ai massimi livelli questo divario sta diventando sempre più marcato: le donne non sono rappresentate negli organi decisionali in misura proporzionale rispetto ai loro successi nelle gare.
La situazione delle donne è infatti ancora più difficile nello sport ad alto livello, soprattutto per quanto attiene alla salute delle atlete.
In quest'ambito, la Comunità deve intraprendere delle azioni in cooperazione con le varie organizzazioni del settore dello sport agonistico.
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E' tuttavia importante considerare il principio della sussidiarietà.
Condivido l'idea che sia inutile che la Commissione istituisca un'unità 'donne e sport?, come proposto.
Non esiste una linea di bilancio a cui attingere per finanziare questa unità ed è per questo motivo che, nella votazione di domani, respingerò il paragrafo 5.
Vorrei inoltre chiedervi di votare contro il paragrafo 32, che propone di introdurre, nel quadro della revisione della direttiva 'Televisione senza frontiere?, l'obbligo per gli Stati membri di trasmettere le competizioni sportive femminili.
Non esiste alcuna lista obbligatoria europea che disciplina la trasmissione degli eventi sportivi.
Ciascuno Stato membro può, se lo desidera, stilare la propria lista nazionale dei principali avvenimenti sportivi che destano maggiormente l'interesse del pubblico.
Ritengo che un obbligo di questo genere comporterebbe un'eccessiva regolamentazione, che il mio gruppo preferirebbe evitare.
Per questo motivo domani non voteremo a favore del paragrafo 32.
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Infine, desidero congratularmi vivamente con l'onorevole Fraisse per la sua eccellente relazione, che anche noi sosteniamo in gran parte e a cui domani daremo il nostro voto complessivo favorevole.
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<SPEAKER ID=316 LANGUAGE="FR" NAME="Zrihen (PSE).">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, è evidente che la strada verso una regolare partecipazione delle donne ad un'attività sportiva è ancora molto lunga.
Lo sport riveste un'importanza fondamentale per la società: è un linguaggio universale che trascende le barriere di lingua, nazionalità, religione e colore della pelle.
E' un meraviglioso strumento di promozione della pace alla vigilia dei giochi olimpici del 2004.
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Praticare uno sport è come essere membro di una grande famiglia: le donne non possono assolutamente essere escluse né marginalizzate.
Le nostre iniziative a favore della parità di accesso allo sport, per le donne e le ragazze, devono essere sia orizzontali che verticali, cioè finalizzate a sviluppare lo sport femminile in tutte le sue forme di partecipazione: a scuola, nel contesto ricreativo e in quello agonistico.
Vogliamo tuttavia altresì coinvolgere tutte le categorie di donne e soprattutto quelle che, a causa del loro ritmo di vita o delle loro condizioni, sono più penalizzate in termini di accesso alla pratica sportiva.
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Le sport a scuola non è semplice apprendimento di una disciplina sportiva, bensì un'attività formativa del ruolo che l'individuo svolgerà nella società di domani.
Di fronte alle reticenze delle ragazze che tendono ad abbandonare lo sport, quindi, si devono assolutamente intraprendere azioni di stimolo.
E' in gioco l'emancipazione e l'autonomia.
Per quanto riguarda lo sport ricreativo, è chiaro che molte donne lo considerano una pratica superflua, che può essere presa in considerazione soltanto dopo il lavoro, i figli, la casa ed il tempo trascorso con la famiglia, benché siano ben note le conseguenze di questa situazione sulla loro salute.
Inoltre, le nostre infrastrutture sportive non sempre consentono alle donne ed alle giovani di praticare uno sport nelle fasce orarie adeguate e con il sostegno di servizi quali la custodia dei bambini.
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Infine, lo sport è anche una professione ed un'attività economica.
Le autorità sportive e gli atleti di professione devono quindi rispettare le norme vigenti in materia di libera circolazione dei cittadini e di libera prestazione dei servizi.
Le donne che praticano lo sport agonistico ad alti livelli costituiscono una minoranza e sono dei modelli per le giovani generazioni.
Per promuovere lo sport presso le giovani donne, occorre che queste atlete siano molto visibili e non devono, per esempio, essere relegate in secondo piano dalla televisione e comparire soltanto dopo altre manifestazioni.
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La pratica di uno sport ad alti livelli competitivi comporta trasformazioni dell'organismo e conseguenze sulla salute e sulla vita futura degli atleti.
E' importante condurre studi specifici sulle incidenze dello sport agonistico sulla salute delle donne, nonché prevedere modalità di allenamento specifiche per le donne.
Infine, è essenziale che le donne siano rappresentate in tutte le discipline sportive, a prescindere dal livello e dalla finalità.
E' altrettanto fondamentale consentire loro di fare gli arbitri o i giudici di gara, oltre a costituire commissioni mediche di selezione miste.
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La nostra iniziativa deve altresì permettere alle donne di praticare sport con regolarità, soprattutto alle donne disabili e più anziane, visto che lo sport rappresenta, come è noto, un vettore privilegiato di emancipazione personale, di riabilitazione, d'integrazione sociale a qualsiasi età, di solidarietà e di superamento dei propri limiti.
L'attività sportiva deve essere promossa per valorizzare le nostre società ed il benessere psicologico di tutti.
E' per questo motivo che vorrei ringraziare l'onorevole Fraisse e la commissione per l'interesse manifestato in materia.
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<SPEAKER ID=317 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL).">
Signora Presidente, sono state le pressioni e la lotta di alcune donne che hanno finalmente persuaso il Comitato olimpico internazionale a consentire, nel 1928, la partecipazione delle donne ai Giochi olimpici per l'atletica, anche se soltanto per alcune gare.
Gli 800 metri, per esempio, sono stati introdotti solo nel 1964.
Sono state le pressioni esercitate da molte atlete ed allenatrici, i loro atti irriverenti e la loro lotta che hanno portato, qui e là, ad alcune concessioni da parte delle organizzazioni sportive, estremamente misogine.
Hanno aperto una strada di cui ci rallegriamo in questa sede, nel corso della discussione su questa relazione di iniziativa, che sostengo e che è stata elaborata della nostra collega, l'onorevole Fraisse, con cui mi congratulo per l'eccellente lavoro e che ringrazio altresì per aver tenuto conto delle mie proposte.
Sappiamo che, in quest'ambito, la situazione delle donne nell'Unione europea è molto eterogenea, con una marcata differenza tra paesi del nord e paesi del sud, benché la media delle donne e delle ragazze che dichiarano di praticare regolarmente un'attività fisica e sportiva sia molto bassa: soltanto il 16 ed il 37 per cento rispettivamente.
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Per questo motivo, desidero sottolineare l'importanza, nella relazione, della difesa del riconoscimento dello sport femminile come espressione del diritto di tutte le donne all'uguaglianza, alla libertà di disporre del proprio corpo e di allenarsi in pubblico, senza distinzione di nazionalità, età, orientamento sessuale, religione e handicap.
Ciò significa che gli Stati membri dell'Unione europea devono adottare le misure necessarie per assicurare parità di accesso alla pratica sportiva ad uomini e donne, a tutti i livelli ed in tutte le fasi della vita, a prescindere dal loro ceto sociale, con particolare attenzione ai disabili fisici o mentali, che dovrebbero essere incoraggiati a praticare lo sport e l'attività fisica, come afferma la relazione.
Mi rallegro inoltre del fatto che la signora Commissario abbia fatto riferimento all'Anno europeo dei disabili.
Spero che la nostra attenzione a questo tema si protragga oltre l'anno in corso.
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Emerge altresì l'importanza di avvalersi degli strumenti giuridici e finanziari esistenti per promuovere e sostenere lo sport femminile.
Occorre attribuire maggior rilievo all'educazione fisica e sportiva, creare migliori condizioni per le atlete, assicurare parità di diritti nello sport competitivo in tutti i settori, anche nel processo decisionale, nonché promuovere prospettive di reinserimento sociale attivo delle donne atlete alla fine della loro carriera sportiva.
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<SPEAKER ID=318 LANGUAGE="FI" NAME="Aaltonen (Verts/ALE).">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, e mi rivolgo anche ai colleghi con status di osservatori, se sono svegli.
Avendo iniziato la mia attività parlamentare soltanto in aprile, così come i deputati osservatori, ci tengo a menzionarli.
Ho ancora l'impressione di essere io stessa un'osservatrice.
Ho l'onore di prendere la parola in plenaria per la prima volta e sono lieta che l'argomento in discussione mi sia particolarmente congeniale, visto che ho acquisito l'energia ed il vigore che assicura la pratica dello sport nel corso di tutta la vita.
Forse è per questo motivo che in quest'Aula siamo tutti in ottima forma.
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Riferisco con grande piacere che la relatrice, l'onorevole Fraisse, ha tenuto conto di molti degli emendamenti, se non tutti, che sono stati presentati dal gruppo Verde/alleanza libera europea durante il dibattito in commissione.
Tramite questi emendamenti, il nostro gruppo ha voluto enfatizzare alcune delle questioni già incluse in parte dalla relatrice nella sua relazione.
Nello sport femminile si ripresenta un problema che sussiste anche nel mondo politico e nel settore economico: la partecipazione al processo decisionale.
Per risolverlo occorrono azioni effettive che favoriscano la parità.
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Dobbiamo ricordare che sport non significa soltanto competizioni, prestazioni di spicco o record mondiali.
Per la maggior parte delle persone, lo sport e l'esercizio fisico rappresentano una via verso una vita più sana ed equilibrata in una società sempre più esigente e frenetica.
Desidereremmo porre maggiormente l'accento su quest'aspetto nella relazione.
L'esercizio fisico e lo sport, sia a livello individuale che di squadra, stimolano la vitalità.
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Poiché ho la parola, vorrei sottolineare l'importanza di alcune questioni.
Sarebbe fondamentale rendere accessibile la partecipazione alla pratica sportiva anche alle persone che non godono di ottima salute.
Lo sport rappresenta uno strumento estremamente efficace, terapeutico per la mente e socialmente positivo, capace quindi di migliorare la vita dei malati e dei disabili ed aiutarli ad affrontare la vita di tutti i giorni.
Chi non può camminare con le proprie gambe è comunque in grado di cavalcare, prendendo in prestito le zampe del cavallo.
Lo sport è questo.
Un altro aspetto rilevante che andrebbe preso in considerazione, a mio parere, è che alle donne e agli uomini anziani dovrebbero essere assicurate le stesse opportunità offerte ai più giovani ed agili in termini di esercizio fisico e di sport.
Non si insisterà mai abbastanza sull'effetto positivo dello sport e sulle sue proprietà riabilitative.
Ora queste due rilevanti questioni sono state aggiunte alla relazione.
Avrei tuttavia apprezzato se si fosse sottolineato maggiormente che lo sport rappresenta un poderoso strumento di integrazione nella società per gli immigrati, le donne ed i bambini.
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Ciononostante, ci rallegriamo della relazione e ci limiteremo a chiedere la votazione per parti separate su alcuni punti.
Mi auguro che verrà prestata particolare attenzione al fatto che lo sport, in quanto materia scolastica, non deve essere valutato sulla base degli stessi parametri che si applicano alle discipline intellettuali, come le lingue straniere o la matematica.
Spero inoltre che si stralcerà dalla relazione il riferimento allo sport come diritto fondamentale dell'individuo.
Pur ritenendo che lo sport sia un diritto di tutti, temo che il concetto del 'diritto fondamentale? in questo contesto risulterebbe eccessivo.
La relazione dovrebbe inoltre depennare la lista che riporta quei paesi che non hanno inviato squadre miste agli ultimi giochi olimpici, sebbene sia importante esortare tutti gli Stati a partecipare con squadre miste.
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Se la relazione sarà approvata in seguito al dibattito parlamentare di domani, come auspico, rimarrò comunque scettica su ciò che la Commissione e gli Stati membri potranno fare in materia.
Per questo motivo, sarebbe essenziale dare un seguito a questa relazione, e mi rivolgo quindi al Commissario competente per chiederle se si possa avere una relazione di follow-up sulle raccomandazioni contenute nella relazione dell'onorevole Fraisse entro la conclusione, nel 2004, dell'attuale mandato parlamentare.
Vorrei ringraziare l'onorevole Fraisse per la sua relazione e per la sua difesa appassionata della questione in generale.
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<SPEAKER ID=319 LANGUAGE="ES" NAME="Zabell (PPE-DE).">
Signora Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare la relatrice, l'onorevole Fraisse, per gli sforzi profusi nell'elaborazione di questa relazione.
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Onorevoli colleghi, i tempi sono cambiati molto.
Figuratevi che nel 1912, quando venne interrogato il mitico Pierre de Coubertin sulla possibilità di organizzare Giochi olimpici femminili, la sua risposta fu la seguente: 'Sarebbe impraticabile, privo di interesse, antiestetico e scorretto.
La concezione dei Giochi olimpici deve basarsi sulla seguente formula: esaltazione periodica e solenne dello sport maschile basato sull'internazionalismo, sulla lealtà come mezzo, sull'arte come contesto ed applausi femminili come ricompensa?.
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Sono passati soltanto cent'anni.
Noi donne non partecipavamo ai Giochi olimpici ed ora, invece, la nostra presenza supera il 40 per cento.
Se poi consideriamo che ci sono continenti che contribuiscono in misura estremamente ridotta, credo di poter affermare che abbiamo compiuto enormi progressi.
Tuttavia, avendo dedicato 20 anni della mia vita alla pratica sportiva amatoriale e successivamente professionale, ritengo che vi siano due ambiti in cui rimane ancora moltissima strada da percorrere.
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Il primo ambito è quello dei mezzi di comunicazione.
In Spagna i giornali sportivi, che sono i più letti - ancor più dei giornali a diffusione nazionale - dedicano meno del 4 per cento del loro contenuto allo sport femminile, con l'aggravante che spesso gli articoli sullo sport femminile riferiscono notizie sentimentali, oppure si soffermano sulle posizioni o sull'abbigliamento delle nostre atlete.
Questo problema non è esclusivamente spagnolo: il quotidiano francese L'Équipe dedica al massimo il 5 per cento delle sue notizie allo sport femminile.
Si tratta, infatti, di un problema comune a tutta l'Unione europea.
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Il secondo ambito è rappresentato dagli organismi sportivi.
Nel mondo della politica, ci lamentiamo spesso del modesto tasso di partecipazione delle donne, ma mi preme ricordare che la partecipazione delle donne nella politica è di gran lunga superiore rispetto al contesto degli organismi sportivi.
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Vista l'estrema gravità della situazione, il Comitato olimpico internazionale ha deciso nel 1996 che, per la fine del 2000, avrebbe dovuto essere riservato alle donne il 10 per cento degli incarichi in tutte le strutture decisionali, incluse le federazioni internazionali e gli organismi appartenenti al movimento olimpico, nella prospettiva di un incremento della quota fino al raggiungimento del 20 per cento nel 2005.
Queste percentuali sono ridicolmente basse, ma la cosa più grave è che siamo ben lontani dal raggiungerle.
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Onorevoli colleghi, nel discorso di chiusura della Prima conferenza mondiale sulla donna e lo sport, tenutasi nell'ottobre del 1996 a Losanna, Juan Antonio Samaranch ha affermato che il XXI secolo dovrà rappresentare una nuova era per la donna nel mondo dello sport.
Noi tutti, uomini e donne, dobbiamo adoperarci con tutti i nostri mezzi affinché si realizzi l'auspicio di Juan Antonio Samaranch.
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<SPEAKER ID=320 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou (PSE).">
Signora Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare l'onorevole Fraisse e presentarle le mie vive congratulazioni per la sua iniziativa volta a stimolare e rafforzare la consapevolezza del Parlamento europeo e di tutti gli organismi competenti sull'importante questione della relazione esistente tra le donne e lo sport.
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Questa relazione è particolarmente rilevante e preziosa alla vigilia dei giochi olimpici del 2004 e ci auguriamo che le raccomandazioni contenute siano prese seriamente in considerazione dal comitato organizzativo di Atene 2004.
Vorrei tuttavia congratularmi calorosamente anche con la signora Commissario, che ha dato una risposta diretta e positiva alle proposte della relazione.
Effettivamente, signora Commissario, lo sport può costituire un modo molto propositivo per combattere la discriminazione contro le donne e, cosa ancora più importante, la loro scarsa rappresentanza. Penso che si debbano prendere delle misure al fine di aumentare il numero di donne che svolgono funzioni di responsabilità a tutti i livelli delle attività sportive, sostenendo la realizzazione personale e professionale delle donne in questo settore, nel coordinamento e nella gestione dello sport e dell'allenamento, nonché nell'organizzazione di eventi sportivi a tutti i livelli.
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Devono essere creati meccanismi che diano alle giovani donne voce in capitolo nella formulazione delle politiche e dei programmi che le riguardano.
Si devono incoraggiare i mezzi di comunicazione ad assicurare un'immagine positiva ed una copertura adeguata delle prestazioni delle donne e delle ragazze impegnate nello sport, riflettendone il contesto, lo spessore, la qualità ed i vantaggi. Infine, occorre sostenere le norme di parità tra i generi previste dal Comitato olimpico internazionale nel 1998, nonché l'applicazione pratica ed integrale di quanto disposto dalla dichiarazione di Salonicco, che ha concluso il lavoro dell'importante conferenza internazionale tenutasi sotto la Presidenza greca.
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Mentre ci avviciniamo ai giochi olimpici del 2004, facciamo in modo che l'idea della partecipazione femminile diventi un messaggio essenziale per i prossimi giochi.
Facciamo sì che i Giochi olimpici divengano un effettivo inno all'umanità, in grado di promuovere i valori a cui le donne attribuiscono tanta importanza: la pace, la democrazia, l'uguaglianza, il rispetto delle differenze, il dialogo tra culture, la coesistenza creativa dei popoli e la composizione pacifica delle controversie.
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<SPEAKER ID=321 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas (PPE-DE).">
Signora Presidente, il 2004 è stato dichiarato dal Parlamento europeo e dal Consiglio l'Anno europeo dello sport come strumento educativo e questo è sufficiente a giustificare una relazione di iniziativa che definisce giustamente l'accesso alla pratica sportiva come un diritto fondamentale.
L'attività sportiva sin dall'infanzia forma il carattere e rafforza la fiducia nelle proprie capacità e, per le donne, ciò significa emancipazione.
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Lo sport consente di mettersi alla prova e di superare i propri limiti personali, non solo alla donna che gareggia a livello individuale, ma anche alla squadra, che permette di raggiungere risultati ben superiori rispetto alle prestazioni di ciascuno dei componenti.
Per di più, e questo è ancora più importante, lo sport ci insegna a trattare gli altri con maggiore considerazione e a coinvolgere i disabili, offrendo così un valido contributo all'integrazione sociale.
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Per queste ragioni, risulta incomprensibile che alle donne sia negato l'accesso allo sport per motivi sociali o culturali.
Ricordo che, in occasione dei Giochi olimpici di Atlanta nel 1996, a nome del gruppo del Partito popolare europeo (democratico-cristiano) e dei Democratici europei di quest'Assemblea, mi sono opposto alla discriminazione da parte degli Stati musulmani che avevano proibito alle donne di partecipare perché si rifiutavano di seguire una norma specifica.
Le atlete volevano togliersi il velo ed il vestito che le intralciava durante la corsa.
All'epoca è stato loro vietato di farlo.
Mi auguro, onorevole Karamanou, che ciò non si ripeterà ad Atene.
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Certamente saprete che il gruppo del Partito popolare europeo (democratici cristiani) e dei democratici europei si è astenuto durante la votazione in seno alla commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, essenzialmente perché, fintantoché non esisteranno competenze a livello europeo, non è possibile istituire nuove formazioni amministrative a livello della Commissione.
Il Commissario Diamantopoulou ha sottolineato che è comunque possibile attingere a fondi comunitari, per esempio tramite EQUAL o DAPHNE, oppure ai programmi di ricerca.
Alcune osservazioni sollevate sono state veramente cavillose, per esempio quando è stato rilevato che gli orari di apertura dei centri sportivi non sono compatibili con le esigenze delle donne.
Non possiamo fare generalizzazioni di tale entità.
Ci sono stati molti progressi.
L'onorevole Zissener ha ricordato che non possiamo obbligare le reti televisive a trasmettere eventi sportivi femminili: sarà il mercato a decidere.
Io opero nel settore dei mezzi di comunicazione e devo dire che abbiamo indubbiamente assistito a degli sviluppi positivi per le donne in quest'ambito.
Non si può certo dire che oggi le donne non siano adeguatamente rappresentate dai mezzi di comunicazione.
Nella pubblicità sono diventate modelli ben consolidati, come nel caso di numerose protagoniste dell'atletica, dello sci, del tennis e del nuoto, e questo è molto gratificante.
Hanno giustamente abbattuto le barriere in un numero crescente di sport, tra cui il calcio femminile, che trovo uno sport molto bello.
Esiste soltanto uno sport che non apprezzo: il pugilato femminile.
Per il resto, sono stati realizzati importanti progressi e questo è estremamente positivo.
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C'è un punto su cui siamo sicuramente tutti d'accordo, ora che alcuni degli emendamenti proposti dal gruppo del Partito popolare europeo possono essere accettati e potranno essere inclusi nella votazione di domani, vale a dire che la discriminazione, ovunque si verifichi, non va semplicemente individuata, ma anche e soprattutto combattuta risolutamente.
Lo sport rappresenta indubbiamente un settore chiave in tal senso.
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<SPEAKER ID=322 LANGUAGE="DE" NAME="Prets (PSE).">
Signora Presidente, signora Commissario, desidero innanzi tutto ringraziare l'onorevole Fraisse.
Sono d'accordo con lei sul fatto che, come per tutte le altre cose che facciamo, anche per lo sport siano le donne a dover migliorare la loro situazione.
Dobbiamo essere propositive e prendere l'iniziativa in quest'ambito.
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Spetta altresì a noi donne rilevare che, a causa di una differenza piccola ma significativa, cioè quella fisica, si verificano discrepanze di rilievo a livello di retribuzioni, sostegno, copertura dei mezzi di comunicazione, nonché in termini di minore coinvolgimento delle donne nel processo decisionale.
Ciò significa che si deve rivendicare la parità anche nel settore dello sport.
E significa anche che, per sottolineare il ruolo del gender budgeting, attualmente in esame in seno alla commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, dobbiamo rivedere, per una volta nella prospettiva della parità, le risorse messe a disposizione dei club, delle associazioni e delle scuole.
Come si articola la distribuzione delle risorse tra competizioni maschili e femminili?
A quanto ammonta la spesa per l'allenamento delle donne e degli uomini, e qual è la situazione dei premi pecuniari e dei premi di gara?
Si dovrebbe tener conto del genere anche nella formazione degli allenatori e degli insegnanti ed è assolutamente essenziale esigere funzioni di responsabilità per le donne.
Abbiamo sentito dire dalla collega che, in particolare nelle organizzazioni internazionali, non si sta registrando praticamente alcun progresso per quanto riguarda il ruolo delle donne.
Ritengo quindi che l'anno prossimo - Anno europeo dello sport come strumento educativo - ci offra l'opportunità di affrontare queste questioni.
Dovremmo sensibilizzare i candidati ai progetti sulla necessità di presentare proposte declinate al femminile ed invitare la Commissione a concentrarsi su quelle in modo particolare al momento della selezione, per inviare un chiaro segnale ed indicare la via da seguire.
E' inoltre necessario promuovere nuovi posti di lavoro, soprattutto quelle professioni tradizionalmente considerate maschili, come il giudice, il funzionario, il personale tecnico o medico: in tutti questi settori occorre prendere iniziative.
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Vorrei aggiungere qualcosa sullo sport nella scuola.
Non condivido l'idea secondo cui dovremmo dare priorità a materie quali la matematica, la geografia o le lingue straniere rispetto allo sport.
E' quello che si fa da molto tempo.
Quando si devono fare risparmi, lo sport è sempre il primo ad essere sacrificato.
Lo sport e le arti sono le prime materie a venir meno.
A mio parere, questo non è positivo.
E' quanto si sta facendo nuovamente in Austria: stiamo riducendo l'orario scolastico di due ore, e lo sport è una delle materie che saranno tagliate.
E' inaccettabile, perché lo sport non ha soltanto un valore educativo e sociale, ma è altresì importante per la salute: i nostri bambini e ragazzi non dovrebbero esserne privati.
<P>
Desidero concludere sottolineando un ulteriore punto, se mi è concesso.
Mi rendo conto che sto precorrendo i tempi, ma vi voglio rendere partecipi di questo mio commento.
Abbiamo parlato dei mezzi di comunicazione e del fatto che non possiamo imporre loro di trasmettere determinati eventi.
E' vero, ma occorre sottolineare l'importanza di trasmissioni di qualità.
Nel corso della maratona urbana dello scorso gennaio, la rete austriaca ORF ha ripreso l'arrivo al traguardo della vincitrice con il sottofondo del brano You Sexy Thing, mentre la cinepresa si soffermava sulle relative parti dei corpi femminili.
Ciò è assolutamente inadeguato in trasmissioni sportive serie.
Questo tipo di discriminazione contro le donne si verifica ancora: non si pone l'accento sulle loro prestazioni, bensì sul loro genere o sul loro corpo.
Si tratta di una tendenza contro cui dobbiamo protestare.
<P>
<SPEAKER ID=323 LANGUAGE="SV" NAME="Karlsson (PSE).">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, quando la famosa giocatrice svedese di golf Annika Sörenstam ha espresso il suo desiderio di gareggiare con gli uomini nel torneo professionale americano, i giocatori maschi si sono presi paura.
Molti di loro hanno reagito con sospetto ed antipatia, altri hanno respinto nettamente l'idea.
Gli uomini si chiedevano cosa sarebbe potuto succedere.
Forse sarebbe stata migliore di alcuni di loro.
La reazione incontrata da Annika Sörenstam quando ha proposto di misurare la sua abilità con quella degli uomini è sintomatica dell'atteggiamento di molti uomini rispetto alle donne ed allo sport.
Con questo non intendo dire che gli uomini in generale cospirino attivamente contro le donne nello sport, benché vi siano alcuni che lo facciano, ma la superficialità ed il pregiudizio sortiscono lo stesso effetto: nello sport le donne sono discriminate.
Questo emerge chiaramente dalla relazione dell'onorevole Fraisse, a mio avviso eccellente.
Le donne ricevono meno risorse, beneficiano di periodi di allenamento più brevi e sono spesso trattate ingiustamente dai patrocinatori.
Inoltre, nello sport sono per lo più gli uomini che hanno potere decisionale.
A questo andrebbe aggiunto altresì ciò che hanno affermato anche altri colleghi, ossia che i mezzi di comunicazione dedicano più spazio agli uomini che alle donne.
<P>
Sono presidente di un'associazione sportiva, il Club di pallamano Järnvägen di Hallsberg.
E' un club caratterizzato da un buon livello di partecipazione di entrambi i sessi, con un numero quasi uguale di ragazze e ragazzi, donne ed uomini.
Ci siamo adoperati con decisione per offrire le stesse opportunità agli uomini ed alle donne.
Non direi che abbiamo conseguito appieno l'obiettivo, ma abbiamo fatto notevoli progressi in quella direzione.
Rimane ancora molto da fare e dobbiamo intraprendere ulteriori sforzi nel nostro club di pallamano.
Tutte le altre associazioni sportive devono a loro volta compiere sforzi ed impegnarsi risolutamente al fine di creare un ambiente sportivo all'insegna dell'uguaglianza.
<P>
Lo sport è importante per molti aspetti.
E' quasi sempre salutare per chi lo pratica, crea occasioni per conoscere altre persone e stare insieme, contribuendo così alla realizzazione dell'individuo.
Tramite lo sport, si può combattere la droga e l'esclusione, nonché offrire un ambito di crescita e sviluppo, a patto di garantire a tutti - ragazzi e ragazze, uomini e donne - le stesse opportunità.
<P>
Il Parlamento europeo non è in grado di eliminare tutti gli ostacoli alla parità nel contesto dello sport, così come non lo può fare per gli altri ambiti della società.
Possiamo, tuttavia, esprimere chiaramente i nostri auspici ed esortare noi stessi, gli Stati membri, le associazioni sportive, i mezzi di comunicazione e tutte le persone che praticano un'attività sportiva a pensare sempre in termini di uguaglianza e di parità di condizioni tra uomini e donne.
Gli Stati membri possono essere più incisivi nelle loro azioni, si può sospendere l'erogazione dei sussidi a quelle associazioni che non conseguono determinati obiettivi di parità, i patrocinatori possono esercitare pressione sui club, facendo dipendere il loro sostegno finanziario dalla promozione dell'uguaglianza, al fine di stimolare la volontà di dare un'impronta ugualitaria allo sport.
Volere è potere.
Utilizziamo questa volontà per realizzare l'uguaglianza nello sport europeo.
<P>
<SPEAKER ID=324 NAME="Presidente.">
Grazie, onorevole Karlsson.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
<P>
(La seduta termina alle 23.15)
<P>
<SPEAKER ID=325 NAME="Thors (ELDR)">
Per molti anni mi sono personalmente adoperata in Parlamento a favore di uno statuto dei deputati, pertanto auspico che tale statuto possa entrare in vigore con la prossima legislatura.
<P>
Purtroppo mi duole constatare che la maggioranza del Parlamento europeo si è deliberatamente pronunciata a favore di una bozza di statuto che, per motivi del tutto comprensibili, in ragione della sua formulazione, difficilmente potrà essere approvata dal Consiglio.
Come constata la Commissione nel proprio parere, le disposizioni in materia d'immunità dei parlamentari vanno al di là di quanto sia possibile approvare al riguardo.
<P>
Sarebbe grave se lo statuto entrasse in vigore solo nel momento in cui sia entrato in vigore un nuovo Trattato costituzionale; infatti, per il Parlamento, ciò probabilmente non avverrebbe prima del 2009.
E' stata altresì approvata la possibilità per i nuovi Stati membri di applicare norme diverse per due legislature.
Il Parlamento non è apparso affatto convincente in merito alla propria determinazione ad introdurre per il futuro indennità di viaggio da calcolarsi sulla base dei costi effettivamente sostenuti.
Con il proprio voto, il Parlamento ha poi escluso la possibilità di imposizione fiscale a livello nazionale per i paesi che lo desiderino.
<P>
Affinché lo statuto diventi realtà, il Parlamento deve essere disposto a negoziare in vista del risultato finale.
Esprimendo voto contrario, intendo evidenziare come il Parlamento sia diviso in proposito e ribadire la necessità che i leader del Parlamento negozino sul risultato finale.
<P>
<SPEAKER ID=326 NAME="Marques (PPE-DE)">
In risposta al disastro della Prestige, la Commissione ha annunciato una serie di provvedimenti intesi a minimizzare il rischio di futuri incidenti che coinvolgano navi come l'Erika e la Prestige.
La Commissione propone tre modifiche fondamentali: l'introduzione della disposizione secondo cui il petrolio e i prodotti petroliferi pesanti possono essere trasportati soltanto con petroliere a doppio scafo; l'accelerazione del processo di eliminazione delle petroliere monoscafo; un'applicazione più ampia del regime d'ispezione speciale per le petroliere (il programma di valutazione delle condizioni della nave) volto a valutare la solidità strutturale delle petroliere monoscafo che hanno superato i 15 anni di età.
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Offro pertanto il mio pieno appoggio alla presente proposta di regolamento, che apprezzo e ritengo estremamente utile al fine di garantire una maggiore sicurezza del traffico marittimo, un migliore controllo del trasporto di idrocarburi ed una più efficace tutela dell'ambiente marino, principi che propugno da lunga data.

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Tale questione è di interesse capitale non solo per uno Stato quale il Portogallo, dotato di un'estensione tanto rilevante in termini di coste e comprendente altresì territori insulari estremamente vulnerabili, tra cui gli arcipelaghi di Madeira e delle Azzorre, bensì per tutta l'Unione europea.
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