<CHAPTER ID=3>
Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente. -">
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta il 14 marzo 2002.
<P>
<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente. -">
Onorevoli colleghi, in un momento segnato dai progressi sostanziali verso la riforma economica e l'ammodernamento compiuti dall'Ue nel quadro del Consiglio europeo di Barcellona, giunge la notizia che ieri a Bologna terroristi hanno ucciso Marco Biagi, professore di diritto del lavoro all'Università di Modena e consulente del governo italiano per le politiche del lavoro e dell'occupazione.
Il professor Biagi lascia la moglie e due figli.
<P>
Gli atti terroristici sono sempre vili e, in questo caso, l'attacco era mirato.
Con l'assassinio di Marco Biagi, i terroristi hanno voluto colpire un uomo stimato dal punto di vista sia professionale sia umano, uno dei creatori di quella riforma del mercato del lavoro che è indispensabile per promuovere l'occupazione in Italia e in Europa.
Egli era un convinto sostenitore del dialogo sociale e della solidarietà, credeva nel progresso e nella modernizzazione del proprio paese, oltre ad essersi impegnato con forza a favore degli ideali europei.
<P>
Per questi motivi, la sua perdita non colpisce solo l'Italia, ma va dritta al cuore del nostro comune ideale europeo.
<P>
Esprimo il mio profondo cordoglio alla famiglia Biagi e ai colleghi docenti; formulo alle autorità italiane, a nome dei deputati italiani e dell'intera Aula, la nostra profonda costernazione e il nostro senso di sdegno.
<P>
(Il Parlamento, in piedi, osserva un minuto di silenzio)
<P>
<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente. -">
Onorevoli colleghi, vi informo che oggi ha preso posto nella tribuna diplomatica una delegazione del Parlamento croato, lo Hrvatski Sabor, guidata da Ivo Skrabalo, presidente della sottocommissione per i rapporti con il Parlamento europeo e presidente della commissione per la cooperazione interparlamentare del Parlamento croato.
<P>
Ricorderete che alcuni mesi fa, il 12 dicembre 2001, il Parlamento europeo ha dato l'assenso al patto di stabilità e di associazione che rappresenta una base eccellente per la nostra cooperazione futura.
<P>
Più tardi i nostri illustri ospiti incontreranno la delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con i paesi dell'Europa sudorientale, presieduta dalla onorevole Pack, in occasione della 10a riunione interparlamentare Parlamento europeo/Croazia.
<P>
La sua presenza, onorevole Skrabalo, è quanto mai gradita in un momento così importante per lo sviluppo della stabilità e della pace nell'Europa sudorientale; la ringraziamo per essere con noi questo pomeriggio.
<P>
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente. -">
Prima di iniziare la discussione, vorrei fare alcune comunicazioni importanti in merito agli orari e alla procedura.
Il Presidente del Consiglio europeo Aznar deve lasciarci alle 16.30 per partecipare alla conferenza internazionale sul finanziamento e lo sviluppo che si tiene a Monterrey in Messico.
Egli condurrà la discussione e risponderà alla prima tornata di domande, dopodiché subentrerà un suo sostituto.
<P>
Il Presidente della Commissione europea Prodi è impegnato nella stessa conferenza in Messico; inoltre, dato il tragico assassinio del professor Biagi, suo amico intimo, il Presidente Prodi vuole partire per Bologna nel pomeriggio per rendere omaggio alla salma.
Sono sicuro che l'Aula capisce il suo coinvolgimento personale.
Anch'egli parteciperà solo alla prima parte della discussione sul Consiglio europeo di Barcellona e sarà poi sostituito dalla Vicepresidente de Palacio.
<P>
Prima di dare il via al dibattito, sottolineo che la settimana scorsa a Barcellona è stata la prima volta, durante la mia Presidenza, in cui ho avuto l'onore di farmi vostro portavoce ad un Vertice europeo.
In tale occasione ho enfatizzato il nostro contributo e il lavoro svolto da numerosi relatori, presidenti di commissione e coordinatori dei gruppi politici.
Ringrazio tutti coloro che in quest'Aula si sono impegnati per fornire contenuti e, soprattutto, fornirli in tempo utile.
E' stato assai gratificante poter dare, in veste di Presidente del Parlamento europeo, un contributo così sostanziale al Vertice di Barcellona.
<P>
Durante il Vertice ho posto l'accento sulla volontà del Parlamento di sviluppare un dialogo e una collaborazione nuovi e più maturi con il Consiglio su un'ampia gamma di argomenti.
Ritengo che abbiamo avviato un processo in grado di concretizzare questo proposito nel prossimo futuro.
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente. -">
L'ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio e della Commissione sui risultati del Consiglio europeo tenuto il 15 e 16 marzo a Barcellona.
<P>
Mi compiaccio che al nostro dibattito odierno partecipino il Presidente del Consiglio, il Primo ministro spagnolo Aznar, e il Presidente della Commissione europea Prodi.
<P>
Lo scorso anno la Commissione ha inviato una nota al mio predecessore lamentando il divario tra enunciazioni di principio e realizzazioni concrete; adesso abbiamo fatto quanto possibile per colmare tale divario.
Lisbona e la successiva revisione e prospettiva di Barcellona hanno definito una nuova tabella di marcia dei lavori.
Il Parlamento ha predisposto quanto necessario per Barcellona e continuerà su questa linea nel quadro di una cooperazione attiva nell'ambito delle proprie competenze giuridiche.
<P>
Ho fatto presente alla Presidenza che, per quanto concerne la semplificazione e il miglioramento dell'assetto normativo - in altre parole, l'identificazione del modo in cui migliorare la governance e il processo legislativo nell'Unione -, tutte le Istituzioni, ovvero Parlamento, Consiglio e Commissione, potrebbero trarre vantaggio da una prospettiva di dialogo nuova e più matura.
Ho illustrato questa posizione al Presidente del Consiglio e sono lieto di comunicare che a livello politico si riconosce quanto sia auspicabile tale sviluppo.
Spero che questo obiettivo si concretizzi tra oggi e Siviglia, grazie ai buoni uffici del Primo ministro Aznar e dei suoi colleghi impegnati nella Presidenza, nonché del Presidente Prodi e dei Commissari.
<P>
Ciò premesso, invito il Presidente del Consiglio ad introdurre la discussione sul Consiglio europeo di Barcellona.
<P>
<SPEAKER ID=13 NAME="Aznar Lopez">
<SPEAKER ID=14 NAME="Prodi">
. Signor Presidente del Parlamento, signor Presidente del Consiglio, onorevoli parlamentari, siamo oggi qui riuniti per discutere dei risultati del recente Consiglio europeo di Barcellona.
Per parte mia, voglio iniziare ricordando un uomo che molti di voi in quest'Aula hanno conosciuto: si chiamava Marco Biagi - eravamo amici - ed è stato assassinato ieri notte a Bologna.
Aveva cinquantadue anni, era sposato e aveva due figli.
Professore all'Università di Modena, era uno specialista di diritto del lavoro, consulente del Ministro del lavoro dell'attuale governo italiano, così come lo era stato di altri Ministri del lavoro in precedenti governi, compreso quello da me presieduto.
Aveva lavorato tutta la vita per promuovere il dialogo fra le parti sociali, nel suo e mio paese, l'Italia, e in Europa.
Nominato dalla Commissione europea, era stato un membro del Gruppo di alto livello sul futuro delle relazioni industriali, che aveva preparato il rapporto sul dialogo sociale, proprio quel rapporto che avevamo discusso insieme pochi giorni fa a Barcellona.
Per ricordare Marco Biagi, signor Presidente del Parlamento, signor Presidente del Consiglio, onorevoli parlamentari, noi dobbiamo lavorare per mantenere unite le nostre società e lottare insieme contro il terrorismo, dobbiamo lavorare per battere il terrorismo che della democrazia è nemico implacabile.
<P>
Noi sappiamo che sviluppo e giustizia sociale e reciproca solidarietà debbono procedere insieme nelle nostre società.
Questi sono i valori sui quali vogliamo costruire l'Europa: un'Europa libera e democratica, un'Europa nella quale il necessario confronto di idee esclude per principio l'utilizzo della violenza.
Questi sono i valori che non dobbiamo mai, mai dimenticare, soprattutto in momenti come questi.
<P>
Signor Presidente del Parlamento, signor Presidente del Consiglio, onorevoli parlamentari, sono dunque qui oggi per riferirvi dei risultati raggiunti al Consiglio europeo, svoltosi alla fine della scorsa settimana a Barcellona.
<P>
Il Consiglio di Barcellona, come ha detto il Presidente Aznar, è stato un successo.
E' un successo per l'Europa perché è stato un deciso passo avanti verso la realizzazione concreta della strategia di Lisbona; un successo anche del metodo e delle Istituzioni, Commissione, Consiglio e Parlamento: un successo della Commissione che, con il suo rapporto di primavera, ha orientato i dibattiti del Consiglio europeo e le proposte che si riflettono nelle conclusioni; un successo della Presidenza di turno del Consiglio nella sua intelligente opera di direzione e di organizzazione, cosa per cui desidero veramente ringraziare con calore il Presidente Aznar e il suo gruppo di collaboratori; un successo anche del Parlamento che, nelle stesse settimane, ha discusso e approvato praticamente tutte le proposte avanzate per il Vertice di Barcellona.
Ciò significa - come lei, Presidente Cox, ha giustamente sottolineato - che siamo passati da una cultura del confronto a una cultura del cambiamento.
In questo modo si saldano in modo indissolubile lo spirito di cooperazione tra le Istituzioni e una maggior efficienza del processo di riforma.
Presidente Cox, io invio perciò anche a lei i miei più sentiti ringraziamenti.
Ho inoltre apprezzato in modo particolare le parole da lei pronunciate all'apertura del Consiglio, che hanno avviato nel miglior modo le due positive giornate di lavoro.
Lei ha sottolineato, infatti, la ferma intenzione del Parlamento di costituirsi come parte essenziale per la riforma e il progresso della costruzione comunitaria.
E io condivido pienamente questo punto di vista.
<P>
In particolare, negli ultimi tempi, attraverso la procedura di codecisione, il Parlamento ha svolto una mole di lavoro di cui tutti siamo orgogliosi e di cui io vi sono particolarmente grato.
Mi compiaccio di questi sviluppi soprattutto perché permettono di restringere il divario fra l'annuncio di una politica e la sua realizzazione effettiva.
A novembre scorso, e ancora nel rapporto di primavera, avevo sottolineato i pericoli di un divario fra le dichiarazioni politiche e le realizzazioni concrete.
Il mio grande timore, in effetti, è quello di continuare a sollevare nuove aspettative presso i nostri cittadini per poi disattenderle.
Per avvicinare veramente l'Europa ai cittadini bisogna decidere e agire.
Oggi sono contento per il fatto che a Barcellona abbiamo definito una tabella di marcia con scadenze chiare per i prossimi anni.
Questa tabella è stata indicata e ricordata dal Presidente Aznar.
<P>
Signor Presidente, vorrei ora concentrarmi molto brevemente su alcuni punti qualificanti.
A Barcellona, infatti, abbiamo fissato una data per l'apertura dei mercati dell'energia elettrica e del gas.
Questo era un progetto bloccato da mesi, che impediva alle aziende europee di beneficiare di riduzioni di costi, e quindi di aumenti di produttività.
Entro la fine del 2004 i consumatori non domestici potranno scegliere liberamente i propri fornitori.
Bisogna anche dire, però, che l'apertura sarà regolamentata per garantire il servizio pubblico.
Questa Commissione, infatti, ha già avuto occasione di dimostrare una sensibilità particolare circa la necessità, anzi l'obbligo, di conciliare le esigenze della concorrenza e della produttività con le esigenze legate ai servizi di interesse generale.
<P>
Barcellona ha, inoltre, rimesso sui giusti binari e ha dato nuovo impulso al progetto GALILEO.
GALILEO è stato un risultato inatteso ed è un passo in avanti importantissimo con risvolti politici ed economici di grande rilevanza.
<P>
Oltre a questo, vorrei inoltre sottolineare il grande traguardo raggiunto sull'apertura dei mercati finanziari.
Il Consiglio ha confermato l'impegno di attuare il piano di azione per i servizi finanziari ed integrare pienamente i mercati.
Ciò significa che, entro il 2003, saranno integrati i mercati dei valori mobiliari e di capitali di rischio e, entro il 2005, quelli dei servizi finanziari.
Questa decisione non va assolutamente sottovalutata, anche se forse nella stampa ha avuto meno spazio della decisione sul mercato dell'elettricità, ma, in termini di conseguenze economiche, è una decisione ancora più grande perché il mercato dei capitali, integrati a livello europeo, con una moneta unica, offrirà ai consumatori e agli investitori grandissimi vantaggi.
<P>
Nella preparazione del Consiglio di Barcellona sono stati fatti inoltre progressi per consolidare l'interconnessione delle reti europee delle telecomunicazioni e dell'energia elettrica.
Dietro il tecnicismo apparente di questo tema, va chiarito che ciò consentirà una maggiore integrazione dei mercati e una maggiore produttività dell'industria europea.
<P>
E' stato, infine, raggiunto un accordo sul nuovo piano di azione e-Europe 2005, che rafforza la nostra strategia volta a permettere una diffusione delle nuove tecnologie in settori come il commercio, i servizi sanitari e la pubblica amministrazione.
E ancora, il Consiglio ha concordato anche un migliore coordinamento delle politiche economiche, soprattutto per quanto riguarda la zona dell'euro.
<P>
I risultati ottenuti sono quindi risultati grandi, e noi non dobbiamo sottovalutarli.
Non possiamo, infatti, continuare a dar sempre per scontati i successi e concentrarci solo sui ritardi o sugli inadempimenti.
<P>
Il Consiglio di primavera è già diventato un momento politico importante, di bilancio e di rilancio del processo in corso.
Una parte cruciale di questo processo è il coordinamento delle politiche economiche.
Come ho sottolineato più volte, è giunto il momento di capitalizzare sullo straordinario successo dell'introduzione dell'euro.
Dopo l'euro, occorre impegnarsi a livello politico e rivolgere la nostra attenzione alla questione di come definire e condurre una politica economica per la zona dell'euro tramite un coordinamento rafforzato delle politiche economiche degli Stati membri.
In particolare, occorre operare tramite un insieme di principi consensuali e di regole che indirizzano la politica di bilancio degli Stati membri.
Sono lieto che il Consiglio europeo abbia sostenuto questo concetto, che dà coerenza e prevedibilità alle politiche strutturali di bilancio.
Ciò dimostra che i Consigli di primavera si sono assunti la responsabilità di offrire una guida politica a questo processo formativo della governance dell'economia europea.
I Consigli di primavera sono anche pronti a svolgere il loro ruolo passando annualmente in rassegna questa strategia economica generale.
In questo modo si rafforza la base economica che sostiene l'euro e si crea un circolo virtuoso fra il versante monetario e quello dell'economia reale.
<P>
Signor Presidente, a Barcellona abbiamo dato un forte impulso alle riforme economiche che avevano subíto ritardi rispetto al calendario, ma non abbiamo subordinato a quegli obiettivi la nostra dimensione sociale.
Temi quali la creazione di posti di lavoro, la creazione delle condizioni per rimanere competitivi sul mercato del lavoro e la questione ambientale sono stati per noi di grandissima importanza.
D'altra parte, come abbiamo sottolineato nella relazione di primavera, il fatto che abbiamo scelto di concentrarci su alcune priorità non significa assolutamente che ci siamo dimenticati delle altre.
Dobbiamo tenere il passo delle riforme in tutti i settori perché, come sappiamo bene, l'approccio integrato è d'importanza cruciale per raggiungere l'obiettivo finale.
L'impegno è quindi duplice: agire subito per dare seguito a quanto ottenuto a Barcellona e proseguire nella nostra battaglia per raggiungere gli altri obiettivi della nostra strategia.
Non si tratta, infatti, di un gioco a somma zero ma di un gioco a somma positiva.
Nelle nostre decisioni politiche, privilegiare un elemento non significa pregiudicarne un altro.
Continueremo quindi a legare gli aspetti sociali e ambientali alle nostre decisioni politiche generali.
Altre iniziative dovranno evidentemente seguire: non dobbiamo mai dimenticare che siamo impegnati in una strategia di respiro decennale.
I nostri risultati dovranno essere misurati alla fine del decennio: non dobbiamo perdere di vista questa prospettiva.
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="DE" NAME="Poettering (PPE-DE).">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, con profondo orrore e dolore abbiamo appreso oggi dell'assassinio di Marco Biagi; esprimiamo le nostre condoglianze alla sua famiglia.
Il nostro gruppo dichiara a tutti i terroristi in Europa e nel mondo che noi non cederemo!
Chi cede al terrorismo mette in questione il nostro ordinamento democratico.
Noi combatteremo con decisione il terrorismo in Europa e nel mondo con tutti gli strumenti offertici dalla democrazia e dallo stato di diritto.
<P>
Ringrazio il Presidente del Parlamento Cox per le proposte pratiche e politiche che ha presentato al Consiglio europeo che, credo, abbiano formato un'ottima base per la discussione.
Il Presidente del Consiglio e il Presidente della Commissione - al quale auguriamo buon viaggio verso l'Italia per essere vicino all'amico ucciso e alla sua famiglia - hanno dichiarato che dobbiamo ringraziarlo per il suo contributo.
<P>
Desidero inoltre riconoscere il lavoro del Presidente del Consiglio ed esprimere apprezzamento sia per il suo senso di responsabilità sia per il fatto che si presenterà per tre volte nel Parlamento europeo durante la Presidenza spagnola.
Quella di oggi è la seconda volta.
Penso che ciò rappresenti un valido esempio per le prossime Presidenze.
<P>
Esprimiamo un giudizio positivo in linea di massima sul Vertice di Barcellona, anche se molti desideri non sono stati soddisfatti.
Interessante è il linguaggio usato.
Signor Presidente del Consiglio, il Consiglio europeo esorta Parlamento e Consiglio a liberalizzare entro un determinato periodo il mercato dell'energia per le aziende interessate.
Noi saremmo stati grati se il Consiglio europeo ci avesse invitato ad aprire il mercato europeo dell'energia anche per i consumatori, perché noi saremmo volentieri disposti a farlo.
L'indecisione del Consiglio, che va ascritta ad uno Stato membro - e so che il Presidente del Consiglio europeo si è impegnato al massimo per modificarne la posizione -, questo atteggiamento negativo viene celato all'interno di questa esortazione rivolta al Consiglio dei ministri e al Parlamento europeo.
In realtà noi volevamo di più.
<P>
Ci congratuliamo per la decisione presa.
Signor Presidente del Consiglio europeo, sono consapevole del suo impegno personale, grazie al quale GALILEO adesso ha un futuro. Ciò riveste un'importanza strategica per l'Europa.
Mi compiaccio che siano state superate le opposizioni politiche e politico-finanziarie.
Prendiamo atto con favore del fatto che lei si dichiara favorevole alla stabilità ed auspica che entro il 2004 in tutti gli Stati membri si registri un bilancio pressoché in pareggio.
Tuttavia avremmo voluto molto di più, ossia che il Vertice di Barcellona rilevasse di essere favorevole alla posizione della Commissione di inviare a due Stati membri la cosiddetta lettera di monito, che poi - come tutti sanno - è stata bloccata dai Ministri delle finanze in seguito ad un determinato comportamento di uno Stato membro.
Auspichiamo che la dichiarazione positiva a favore di un bilancio quasi in pareggio venga anche tradotta in pratica in futuro grazie all'appoggio dato alla Commissione nel suo impegno finalizzato alla stabilità nei confronti degli Stati membri.
Allora anche il Consiglio europeo acquisirà credibilità se, in caso di provvedimenti concreti, i Ministri delle finanze agiranno di conseguenza.
<P>
Signor Presidente del Consiglio, siamo lieti che la conferenza dei Capi di Stato e di governo abbia trovato parole decise per quanto riguarda il Medio Oriente.
Noi siamo favorevoli a che i palestinesi ricevano in maniera del tutto degna un proprio Stato e siamo favorevoli a che Israele possa vivere entro confini sicuri.
Tuttavia dobbiamo combattere il terrorismo su entrambi i fronti.
Noi non riteniamo giusto - e mi compiaccio che lei vi abbia fatto riferimento - che si impongano gli arresti domiciliari al Presidente dell'ANP Arafat e che a tutt'oggi la sua partecipazione al vertice arabo di Beirut sia incerta.
Deve venir garantito che egli vi possa prender parte.
Abbiamo deciso di invitare Arafat e Peres al Parlamento europeo.
Vogliamo essere liberi di invitare queste personalità e dobbiamo essere sicuri che esse possano poi fare rientro a casa.
<P>
(Applausi da destra)
<P>
Consentitemi di affrontare due aspetti che si spingono oltre al Vertice di Barcellona.
Primo: la riforma del Consiglio.
Signor Presidente del Consiglio, in gennaio lei ha detto di essere favorevole alla creazione di un gruppo di lavoro istituzionale tra Consiglio, Commissione e Parlamento e abbiamo ora sentito da lei che è quanto avverrà.
Siamo però stati informati che a un determinato livello - non a quello politico - ciò verrà impedito.
La esortiamo a costituire il gruppo di lavoro istituzionale a livello, politico facendo sì che il Presidente del Parlamento venga rappresentato da un deputato, in modo che a Siviglia si ottengano risultati positivi.
Se a Siviglia otterremo tali risultati, ciò andrà a onore della Presidenza spagnola e suo personale, nonché a beneficio di tutti noi.
<P>
Sotto la sua presidenza - e, suppongo, anche dei Ministri degli esteri, ma credo che anche lei vi sarà sicuramente - il 21 e 22 aprile si terrà a Valencia la riunione sul dialogo mediterraneo.
Sono appena rientrato dall'Algeria e la mia impressione è che noi dobbiamo guardare tanto ad est in direzione dei paesi candidati quanto a sud, in quanto gli sviluppi che si registrano in alcuni paesi del Mediterraneo meridionale sono così drammatici da dover fare di ciò uno dei fulcri della nostra politica.
Non dobbiamo limitarci a dichiarazioni teoriche e politiche, bensì abbiamo bisogno di un'ampia cooperazione nell'economia, nel settore finanziario e tra i popoli coinvolti.
La esorto a rivolgere la massima attenzione al processo di Barcellona nel senso del dialogo mediterraneo.
Il nostro gruppo si schiererà con lei e noi le auguriamo ogni successo per la seconda parte della sua Presidenza!
Se, nel fare ciò, lei presterà ascolto a noi e alla Commissione, sono certo che sarà una Presidenza di grande successo.
Auguro buona fortuna alla Presidenza spagnola!
<P>
(Applausi da destra)
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Barón Crespo (PSE).">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signora Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, a nome del gruppo PSE mi unisco al Parlamento europeo ed esprimo la nostra solidarietà e il nostro dolore per l'assassinio del professor Biagi.
Nel ribadire che il terrorismo non passerà, condanniamo la viltà e l'impunità che purtroppo continuano a colpire l'idea della libertà e della causa europea.
<P>
Quanto al Vertice di Barcellona, signor Presidente del Consiglio, inizio là dove lei ha terminato, quando ha parlato dell'opinione pubblica.
Il Vertice di Barcellona, oltre a fare di questa città una capitale aperta e cosmopolita d'Europa, ha evidenziato una realtà che smentisce una critica diffusa, secondo cui i cittadini si disinteressano di quanto facciamo.
I cittadini hanno dimostrato il contrario con l'euro e ora con Barcellona.
Centinaia di migliaia di persone hanno manifestato pacificamente per le strade della città: ciò prova non solo che s'interessano a quanto facciamo nell'Unione europea, ma anche che non occorre sospendere l'accordo di Schengen, dato che la gente sa comportarsi in modo corretto.
<P>
Passando al contenuto del Vertice, ritengo che il Consiglio di Barcellona sia riuscito a riportare sul giusto binario il processo di Lisbona e poiché lei, signor Presidente del Consiglio, è il macchinista di turno sul treno del Consiglio, segnalo che il mio gruppo nutriva enormi preoccupazioni per il rischio manifesto di un deragliamento dell'intero convoglio dopo che lei aveva dichiarato che nel Vertice di Barcellona si sarebbe trovato di fronte alla maggioranza socialista del Consiglio.
Ritengo che tutti traggano beneficio da un'impostazione equilibrata del processo, che deve conciliare la crescita e la protezione sociale per garantire la piena occupazione e lo sviluppo sostenibile.
<P>
Riteniamo molto importante il policy mix.
La liberalizzazione, che consiste in una deregolamentazione regolamentata, ha senso se offre servizi migliori e a prezzi inferiori.
Tuttavia, occorre migliorare la regolamentazione e la vigilanza, come si afferma nelle conclusioni del Consiglio.
Occorre che i monopoli pubblici non siano sostituiti da monopoli privati e, soprattutto, occorre - lo dico alla Commissione - che diventi realtà la proposta di una direttiva quadro in grado assicurare i servizi d'interesse generale.
<P>
(Applausi)
<P>
Ciò è fondamentale dal nostro punto di vista.
<P>
Quanto al patto di stabilità e crescita, siamo a favore della crescita.
Perché non modificate il patto?
Non ho mai capito - e con me la gente, credo - perché si debba multare un paese con un deficit attorno al 3 per cento.
In questo modo, non si fa altro che creargli ulteriori difficoltà.
Un patto, che alla nascita è stato ispirato dai conservatori tedeschi, necessita di una modifica per essere provvisto di miglior logica.
<P>
(Applausi)
<P>
Signor Presidente, quanto al mercato del lavoro, concordo sulla necessità di riforme, ma richiamo l'attenzione sulla situazione della direttiva che disciplina il tempo di lavoro e su un elemento positivo, cioè la rete di asili nido, oltre alla necessità di considerare il tema dell'età pensionabile in relazione allo sviluppo demografico dell'Europa.
<P>
In conclusione, signor Presidente, sottolineo due punti: innanzitutto, il nostro fermo sostegno alla dichiarazione sul Medio Oriente; in secondo luogo, il mio gruppo non comprende perché mai il Consiglio ECOFIN sia più idoneo del Consiglio europeo per la creazione di una Banca euromediterranea.
Credo che il Cosniglio ECOFIN debba essere subordinato al Consiglio europeo e non viceversa ?
<P>
(Applausi)
<P>
?
Chiedo inoltre al Presidente di trasmettere alla Conferenza di Monterrey questo messaggio: abbiamo intrapreso la strada della ripresa dei nostri aiuti, un impegno che intendiamo mantenere.
<P>
Signor Presidente, lei ha offerto un ramoscello d'ulivo al Consiglio con un dialogo pratico e pragmatico.
Trasformiamolo in realtà.
Lo scorso gennaio il Presidente Aznar si è impegnato in quest'Aula a favore di un accordo interistituzionale per il miglioramento del quadro normativo europeo.
Non vedo però questo punto fra le conclusioni del Vertice di Barcellona.
Si fa riferimento alla fantasmagorica relazione Mandelkern nel punto 19 e si chiede al Parlamento europeo, al punto 35, di approvare otto direttive sulla liberalizzazione dei servizi finanziari.
Perché non ci sediamo attorno a un tavolo e raggiungiamo un accordo interistituzionale per migliorare la normativa europea?
Noi siamo pronti, la parola spetta ora al Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="EN" NAME="Watson (ELDR).">
Signor Presidente, mi associo alle parole di cordoglio degli oratori che mi hanno preceduto per quanto concerne Marco Biagi.
<P>
Signor Presidente, mi congratulo con lei per il successo ottenuto al primo Vertice cui ha partecipato come Presidente del Parlamento.
Lei ha voluto presentare il Parlamento come interlocutore credibile e affidabile nel dialogo interistituzionale e ha dimostrato che il Parlamento ha fatto la sua parte per colmare quello che il Presidente Prodi ha descritto come un 'divario tra proponimenti e risultati?.
Il suo successo è stato ammirevole su entrambi i fronti.
<P>
Signor Presidente del Consiglio, il gruppo ELDR plaude ai numerosi risultati concreti di Barcellona.
L'aumento degli aiuti internazionali dell'Ue allo sviluppo fino ad una media dello 0,39 per cento del PIL è un passo in avanti.
Se l'Unione persevera su questa linea fino a raggiungere la soglia proposta dalle Nazioni Unite dello 0,7 per cento del PIL, non negheremo più ai poveri i 100 miliardi di euro annuali in aiuti allo sviluppo.
Plaudiamo anche all'accento posto dal Vertice sull'incentivazione del lavoro e sugli sgravi fiscali per le qualifiche meno retribuite; siamo inoltre favorevoli all'accordo sulla direttiva concernente la tassa sull'energia.
Certo, abbiamo bisogno di maggiore crescita economica, ma essa non deve andare a scapito dell'ambiente che siamo chiamati a conservare per le generazioni a venire.
<P>
Per quanto attiene al Medio Oriente, avalliamo la dichiarazione del Consiglio europeo.
Invitiamo gli israeliani e i palestinesi ad avviare nuovi negoziati di pace sulla base del Regolamento n. 1397 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, ad accettare la presenza di osservatori internazionali, a rispettare la Convenzione di Ginevra e a rinunciare al terrorismo e alla violenza indiscriminati.
<P>
Mi congratulo con l'Alto rappresentante, Javier Solana, per la mediazione che ha portato al compromesso tra Serbia e Montenegro: un vero debutto per la diplomazia dell'Unione europea.
<P>
Il Premier britannico Blair ha descritto il Vertice di Barcellona come un momento in cui 'o la va, o la spacca?.
A posteriori egli si esprimerebbe forse in altri termini, perché Barcellona, pur rappresentando un passo avanti lungo la via della riforma economica, ha evidenziato che la strada è lunga e tortuosa.
Dobbiamo assicurarci che il divario tra le parole i fatti, cui ha accennato il Presidente Prodi, non si traduca in una perdita di credibilità a causa dell'incapacità del Consiglio di raggiungere la miriade di obiettivi enunciati in occasione di ogni Vertice.
Un esempio di scarsa credibilità è rappresentato dall'accordo parziale sulla liberalizzazione del mercato dell'energia.
Come può sembrare credibile ai nostri cittadini un accordo che non concede loro la possibilità di una scelta più ampia e di prezzi inferiori?
Insistiamo con il Consiglio affinché sostenga la richiesta del Parlamento per una seconda fase di liberalizzazione in cui siano incluse, entro il 2005, anche le utenze domestiche.
<P>
La credibilità dell'Unione è a rischio anche nei servizi finanziari.
La direttiva sui fondi pensione si è arenata in Consiglio dopo che il Parlamento l'aveva adottata in prima lettura lo scorso luglio.
Questo è un esempio lampante di un divario che il Parlamento ha cercato di colmare, ma che necessita di una vera azione del Consiglio, al di là delle buone intenzioni.
Il Consiglio persegue anche altri traguardi ambiziosi, come il raggiungimento di un accordo sul brevetto europeo entro maggio e la normativa quadro sugli appalti pubblici.
Per non mettere a dura prova la credibilità dei vertici di primavera, è indispensabile che i Primi ministri sollecitino i rispettivi ministeri nazionali a compiere progressi su questi punti.
<P>
Signor Presidente del Consiglio, se vogliamo colmare il divario tra l'Unione europea e i cittadini, l'ultima cosa da fare è togliere alle persone la libertà di movimento, in particolare se esse vogliono esercitare il diritto democratico di esprimere la propria opinione tramite manifestazioni di protesta.
<P>
Per avvicinare l'Unione ai cittadini occorre anche maggiore trasparenza.
Il paragrafo 51 delle conclusioni invita a creare i presupposti per una maggiore trasparenza del processo legislativo.
Non sono previste però misure specifiche prima di giugno e la relazione del Segretario generale al Consiglio limita i documenti che saranno interessati dalla trasparenza alle leggi adottate con la procedura di codecisione.
Ciò è in contrasto con il regolamento che abbiamo adottato l'anno scorso sull'accesso ai documenti, in cui è compresa una definizione molto più ampia dei documenti legislativi.
Avete accumulato già un ritardo di quattro mesi nell'attuazione del regolamento.
Vi sollecitiamo a porvi rimedio.
<P>
Al paragrafo 20 delle conclusioni del Consiglio viene prevista la costituzione di un gruppo di saggi.
Mi chiedo se, dopo avere riconosciuto l'importanza del ruolo della donna nel mondo del lavoro e manifestato preoccupazione per il benessere delle donne in Nigeria, non sarebbe più opportuno che parlaste, almeno nel terzo millennio, di un gruppo di saggi.
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Frassoni (Verts/ALE).">
Signor Presidente, vorrei prima di tutto unirmi, insieme al mio gruppo, all'omaggio a Marco Biagi che, dopo Ezio Tarantelli e Massimo D'Antona, è il terzo importante esperto di diritto del lavoro ucciso in questi anni.
Questi uomini cercavano strade per rafforzare e riannodare il dialogo e la coesione sociali: questo è, oggi, il nemico dei terroristi, e credo che, discutendo oggi di Barcellona, non ce ne possiamo assolutamente dimenticare.
<P>
Il Consiglio europeo di Barcellona ha confermato una tendenza in atto da tempo, secondo il mio gruppo, e cioè l'incapacità di questo tipo di riunioni di affrontare importanti temi e di dare indirizzi generali coerenti.
Penso, ad esempio, allo stranissimo silenzio sull'Iraq e al quasi silenzio sulla strategia dello sviluppo sostenibile.
Invece, c'è questo gusto crescente di occuparsi di questioni che non competono direttamente al Consiglio europeo, come il numero di computer per gli alunni delle scuole, che l'Unione europea dovrà avere nei prossimi anni.
Questo è grave, anche perché contribuisce ad aumentare la confusione per il cittadino, che non arriva a distinguere quanto in quelle conclusioni verrà trasformato in decisioni a livello nazionale, quanto rappresenta un indirizzo concreto per le Istituzioni dell'Unione, in particolare per il Consiglio dei ministri, e quanto invece ha un valore meramente declamatorio e sarà regolarmente dimenticato al Vertice o durante la Presidenza successiva.
<P>
Devo dire che, in questa confusione, siamo caduti anche noi quando, a Göteborg, ci siamo rallegrati che finalmente si fosse capito che non c'è una via sostenibile di sviluppo e di benessere senza un approccio integrato, che tenga conto degli aspetti sociale e ambientale, oltre che di quelli economici.
Ad eccezione della piccola parte nella quale si parla di sviluppo sostenibile, di ambiente si parla una sola volta nelle conclusioni.
Io sono convinta che, nonostante l'atmosfera e lo spirito positivo di Barcellona, non ci sia stata una visione d'insieme su dove bisogna andare con le riforme economiche per raggiungere gli obiettivi di Lisbona e di Göteborg.
E di questo credo che i 500 mila manifestanti fossero perfettamente al corrente.
<P>
Vorrei dire ora qualcosa sulla questione della liberalizzazione, perché vorrei che, per una volta, fossimo liberi da un'ideologia standard e ci rendessimo conto che i problemi, oggi, sono ancora da risolvere.
L'abuso di posizione dominante e la distorsione dei mercati a favore dell'energia nucleare sono oggi i nostri problemi principali.
Sappiamo molto bene, infatti, che le compagnie pubbliche come l'EDF, l'EON, l'RVE stanno distorcendo il mercato comprando altre compagnie europee con i fondi messi da parte per la gestione delle scorie nucleari e lo smantellamento delle centrali.
D'altra parte, l'aumento delle interconnessioni fra la Spagna e la Francia al 10 percento non cambierà assolutamente niente alla posizione dominante di Endesa e Iberdrola, e quindi non molto cambierà per i consumatori.
<P>
Vorrei in conclusione, porre due domande precise al Presidente Aznar, se mi ascolta, sulla questione del Medio Oriente.
Vorrei sapere perché nel progetto di risoluzione sul Medio Oriente c'era un riferimento al quarto protocollo di Ginevra sul trattamento dei civili in tempi di guerra, e perché questo riferimento, nella versione finale di queste conclusioni, è stato eliminato.
Mi piacerebbe sapere perché, e credo che sarà importante anche per tutto il nostro Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz (GUE/NGL).">
Signor Presidente, a nome del mio gruppo mi associo pienamente alle parole che ha pronunciato in apertura e condanno senza riserve l'ignobile atto di terrorismo che ha funestato l'Italia.
<P>
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signora Vicepresidente della Commissione, in un certo senso le conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona ci dicono di più sullo stato dell'Unione dei migliori discorsi in materia.
Mi spiegherò meglio facendo tre considerazioni.
<P>
Il tema tradizionale del Vertice di primavera dei Capi di stato e di governo dei Quindici è la dimensione sociale della costruzione europea.
In questo senso, qual è stato l'apporto di Barcellona?
Signor Presidente del Consiglio, lei ha accennato alla decisione di innalzare di cinque anni l'età effettiva del pensionamento.
Si è parlato anche dell'impegno solenne di rispettare il patto di stabilità, ossia la limitazione della spesa pubblica e sociale e la moderazione salariale e la flessibilità, in altri termini la precarietà, del mercato del lavoro.
Ritenete che i nostri concittadini si possano riconoscere in questo approccio?
Signor Presidente del Consiglio, come valuta i progressi compiuti dal Vertice di Lisbona di due anni fa verso la piena occupazione, prevista per il 2010?
Siamo forse in procinto di sgominare la disoccupazione e vincere la povertà?
Perché non ha citato i dati che la Commissione ha appena pubblicato, ad esempio, e cito, i '60 milioni di persone che vivono al limite della povertà negli Stati membri al lordo dei contributi sociali??
Quali conclusioni ne trae?
Che ne è dell'attuazione dell'agenda sociale adottata a Nizza?
Auspicherei delle risposte che vadano al di là di quelle generiche contenute nelle conclusioni del Vertice.
<P>
La seconda osservazione verte sui servizi di pubblico interesse.
Abbiamo preso nota della richiesta presentata alla Commissione di elaborare una proposta di direttiva quadro in materia.
Seguiremo molto da vicino i contenuti e la portata del testo.
Detto questo, signor Presidente, il Parlamento europeo il 13 novembre scorso ha chiesto la realizzazione e cito: 'in tempi rapidi di una valutazione precisa e comparata dell'impatto reale della politica di liberalizzazione dei servizi di pubblico interesse prima di intraprendere nuove tappe nella liberalizzazione?.
Dov'è questo studio?
Non è stato realizzato, però voi continuate il processo di liberalizzazione.
Dobbiamo giungere alla conclusione che non avete fatto nulla in merito alle richieste presentate dai rappresentanti eletti e dai cittadini europei?
<P>
Per limitarmi al settore dell'elettricità, non riuscite a trarre alcuna lezione dal fiasco registrato in California e dal fallimento della Enron?
Nel suo paese, la Spagna, operano cinque società, tutte private.
La società che domina nella regione di Barcellona, in particolare, è stata incapace di garantire la fornitura agli utenti e lo scorso dicembre la Catalogna è sprofondata nell'oscurità.
Il presidente di un'altra società spagnola ha dichiarato che bisogna, cito: 'attendersi il peggio in futuro?.
Ecco la ciliegina sulla torta: il suo governo si appresta a versare a tali società 7,8 miliardi di euro dei contribuenti spagnoli per aiutarle a prepararsi ad una deregolamentazione ancora più esasperata.
E' vero, signor Presidente del Consiglio?
E' questo il modello la cui diffusione dovrebbe contribuire a fare dell'Unione europea la zona più competitiva e più dinamica del mondo, per riprendere le parole roboanti e un può presuntuose che sono tanto di moda presso le nostre Istituzioni?
<P>
Infine, prima, durante e dopo il Vertice di Barcellona si sono svolte le manifestazioni più importanti, come ha giustamente titolato El País, a favore di una globalizzazione diversa.
E tutto ciò, nonostante gli inammissibili limiti che avete imposto alla libertà di circolazione di centinaia di cittadini europei.
Signor Presidente, come ha accolto e valutato questo appello senza precedenti che le rispettive società rivolgono ai principali esponenti politici europei?
In verità, il motto dell'Unione europea a Barcellona corrisponde alle tre parole che lei ha utilizzato per illustrare la sua filosofia in occasione di una recente conferenza all'Estorial, cito: 'liberalizzazione, privatizzazione, concorrenza?.
Ce ne è abbastanza per far sognare un uomo d'affari o un azionista, ma non la maggioranza dei nostri concittadini.
Siamo infatti in tanti a voler credere ad una diversa ambizione europea, che offra al mondo una prospettiva alternativa alla logica liberale, predatrice e spietata, che costituisce la struttura dell'attuale globalizzazione.
Noi, il mio gruppo e altri, siamo - a pieno titolo - parte integrante delle mobilitazioni civili, associative, sindacali che rappresentano il dato nuovo di tutto questo periodo.
Vi aspettiamo a Siviglia.
<P>
<SPEAKER ID=20 NAME="Muscardini (UEN).">
Signor Presidente, dopo il Vertice di Barcellona due eventi hanno scosso non solo l'Italia ma, per la loro gravità, anche l'Europa.
L'assassinio del Professor Marco Biagi ripone al centro del dibattito il problema del terrorismo.
Il mortale e tragico attentato è avvenuto il giorno della pubblicazione di un suo articolo sull'importante quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore, nel quale Biagi analizzava lucidamente la necessità, per tutta l'Europa e per l'Italia, di arrivare in modo rapido a riforme che consentano finalmente il rilancio dell'occupazione e la liberalizzazione del mercato del lavoro, al fine di combattere quella piaga che dilania da anni tutti i quindici Stati membri: i milioni di disoccupati e i nuovi poveri.
<P>
Dobbiamo far fronte con energia e lucidità al fenomeno del terrorismo, da quello che colpisce uccidendo migliaia di persone, come a New York, a quello che annienta singole vite mettendo in serio pericolo non solo le riforme ma la stessa democrazia.
Le misure di Barcellona, al pari dei molti segnali lanciati dalla Presidenza spagnola per una sempre maggiore integrazione e un più ampio sviluppo dei sistemi informativi e di lotta al terrorismo, devono trovare un'accelerazione immediata, mentre ribadiamo che, se la vita del Professor Biagi è stata spezzata, le sue idee e i suoi progetti di riforma continueranno a camminare con noi.
<P>
La seconda tragedia è rappresentata dallo sbarco di quasi 1000 curdi, tra i quali 360 bambini che gli adulti usavano come scudo, e dalla presenza di altre navi pronte a sbarcare sul territorio italiano, europeo: altre migliaia di disperati tra i quali, approfittando di questo esodo epocale, si nascondono anche terroristi e criminali comuni.
Questi sbarchi ripropongono ancora con forza il problema epocale di un'immigrazione le cui cause non sono solo la povertà bensì anche le connivenze di governi di alcuni paesi e le inumane condizioni di vita di alcuni regimi, che fanno vivere i loro popoli in condizioni disumane, e la necessità di definire strategie nuove e nuovi modi di intendere la cooperazione.
Infatti, non vi può essere cooperazione con chi non controlla le proprie frontiere o con chi lede ogni diritto umano e civile.
<P>
La Commissione e il Consiglio devono assicurare la più alta priorità al dialogo euromediterraneo, per promuovere crescita, occupazione e strutture socioeconomiche più compatibili con le economie di mercato.
Riteniamo insufficiente il ricorso ad uno strumento finanziario limitato come il Fondo euromediterraneo degli investimenti, mentre invece è ormai indispensabile creare una vera Banca del Mediterraneo, dotata di autonomia e di risorse.
<P>
Riaffermiamo, altresì, l'urgenza di lanciare il progetto di stabilizzazione dei Balcani occidentali, regione chiave per la sicurezza e la pace.
Chiediamo che si realizzino gli impegni assunti dal Consiglio europeo a Feira nel 2000, anche in vista delle adesioni.
Sottolineiamo il permanere di strozzature nelle reti di trasporto in alcune regioni, come quelle dell'arco alpino, strozzature che oggi non rendono effettiva la libertà di circolazione e distorcono il funzionamento del mercato interno.
<P>
Da troppo tempo siamo abituati, dopo ogni Vertice, ad udire intenzioni ottimistiche e previsioni serene.
Oggi ci sono i presupposti per realizzare le migliori intenzioni.
Non vorremmo, come capita sovente, che l'ottimismo si riducesse invece ad un pessimismo di maniera e che così le previsioni venissero contraddette dalla realtà.
Auguriamo al governo spagnolo, che ha tutte le caratteristiche per dare risposte a queste urgenze, e auguriamo a tutti noi di realizzare quanto auspichiamo, quanto auspicano i cittadini, e cioè libertà e giustizia, democrazia e progresso compatibile con la dignità dell'essere umano.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde (EDD).">
Signor Presidente, il Vertice ha costituito un gruppo di lavoro che dovrà elaborare le riforme relative al lavoro del Consiglio, e ce n'è molto bisogno.
Oggi il 70 per cento delle leggi nell'Unione europea è adottato da funzionari dei gruppi di lavoro del Consiglio.
Non ho le percentuali relative a quello che vedono i ministri, però so che il potere legislativo appartiene agli elettori e agli eletti, ma che all'interno dell'Unione europea esso è stato conquistato dai funzionari e dai loro ministri che si avvicendano.
Potremmo sostituire i ministri, ma con le elezioni non possiamo mai avere nuove leggi.
Se una legge non funziona, può essere modificata solo se facciamo in modo che la Commissione presenti una proposta e che venga adottata a porte chiuse dal Consiglio con almeno 62 voti su 87.
<P>
Il Parlamento europeo può presentare emendamenti secondo la regola della maggioranza assoluta e respingere una legge con la procedura di conciliazione, ma al Parlamento europeo non è stato attribuito il potere legislativo che hanno perso gli elettori e i nostri eletti nei paesi membri.
Siamo ancora in presenza di un crescente deficit democratico.
Propongo che qualsiasi legge comunitaria sia discussa parallelamente dai parlamenti nazionali.
E' lì che la popolazione può seguire e partecipare; è lì che inizia la democrazia.
<P>
La prossima riforma è quindi l'apertura del Consiglio al pubblico.
I dibattiti sulle leggi devono essere pubblici, come nei parlamenti nazionali e al Parlamento europeo.
Anche le votazioni devono essere accessibili al pubblico.
Gli eletti devono avere accesso a tutti i documenti dei gruppi di lavoro del Consiglio; perché non dare un'occhiata alle proposte di riforma amministrativa del Mediatore?
<P>
Durante i dibattiti sul regolamento sull'accesso del pubblico ai documenti, Germania, Francia e Spagna sono stati i tre principali avversari di una maggiore trasparenza.
Ora Aznar ha la possibilità di dare alla Spagna un'altra immagine.
Potrebbe essere il Vertice di giugno a Siviglia a passare alla storia come il luogo in cui l'Unione europea si aprirà davvero ai propri cittadini.
Spero inoltre che sia il luogo in cui si stroncherà il tentativo dei grandi paesi di conquistare la Presidenza dell'Unione europea.
Non si devono costituire presidenze di gruppi nelle quali ognuno dei cinque paesi grandi si porta dietro quattro/cinque Stati piccoli - perché c'è il rischio che il paese grande faccia la parte del leone.
Anche i paesi piccoli devono poter rappresentare verso l'esterno la PESC.
Dobbiamo assumere la forma di una cooperazione tra paesi indipendenti - non di un nuovo Stato.
Se i paesi grandi vogliono agire insieme, devono unirsi in uno Stato comune.
Non devono poter utilizzare le istituzioni comuni per emarginare gli Stati membri più piccoli.
<P>
<SPEAKER ID=22 NAME="Della Vedova (NI).">
Signor Presidente, nel suo ultimo editoriale, pubblicato ieri dal Sole 24 Ore, il Professor Marco Biagi scriveva dei risultati del Vertice di Barcellona e chiedeva che i richiami del Consiglio sulle riforme del mercato del lavoro potessero trovare maggior ascolto negli Stati membri, e in particolare in Italia.
Per le sue idee sulla flessibilità nel mercato del lavoro e sulla riforma previdenziale, per il contributo che dava ai governi perché queste idee divenissero realtà, è stato ucciso.
Alla violenza bisogna rispondere con il ricorso rigoroso e appassionato alla democrazia, alle sue regole consuete, alla sua dialettica e alla sua capacità di far vivere confronti e scontri, anche aspri, in modo non violento.
Non posso non denunciare, però, il fatto che in questi giorni, in Italia, persone in posizione di grande responsabilità e con grande esposizione mediatica, a proposito delle riforme auspicate dalle Istituzioni europee e fortissimamente volute da Marco Biagi, con cinismo e demagogia hanno parlato di inciviltà, di barbarie e di violazione dei diritti fondamentali.
<P>
Signor Presidente del Consiglio, c'è il rischio che Lisbona diventi uno slogan buono per tutte le occasioni; anzi, forse sarebbe meglio non dire più che due anni fa i leader europei hanno deciso che in dieci anni l'economia europea sarebbe diventata la migliore e la più innovativa del mondo, quasi che i leader che li hanno preceduti volessero forse ottenere il contrario.
Credo che si debba discutere solo delle riforme e degli obiettivi che vengono raggiunti o non raggiunti.
Non voglio sminuire quanto è stato deciso nel Vertice di Barcellona, ma credo che il rischio sia ancora quello di fissare nuove priorità, nuovi obiettivi mentre non si fanno passi avanti concreti, incisivi su quello che ci si era proposti di fare.
Parlo naturalmente, ad esempio, della questione della liberalizzazione dell'energia elettrica.
Siamo contenti che siano stati fatti alcuni passi avanti - vero - ma dobbiamo innanzitutto dispiacerci di quello che non è stato fatto, cioè una piena liberalizzazione anche per le utenze domestiche.
<P>
Per questo, credo, dobbiamo dire che a Barcellona forse si è raggiunto il miglior risultato possibile, ma che questo risultato è insoddisfacente se il nostro obiettivo è quello di vedere l'Europa competere nei mercati internazionali, innanzitutto con gli Stati Uniti.
Bisogna fare di più, bisogna spingere sul pedale delle riforme.
<P>
Per quanto riguarda il coordinamento delle politiche economiche, di cui ha parlato il Presidente Prodi, voglio ricordare a me stesso, a tutti, al Presidente del Consiglio, che l'Europa non ha bisogno tanto di politiche economiche coordinate quanto di buone politiche economiche, e non sempre le due cose vanno assieme, come la storia insegna.
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="ES" NAME="Aznar Lopez">
Molte grazie, signor Presidente, onorevoli deputati.
<P>
Ringrazio i portavoce che, con i propri commenti e interventi, hanno contribuito al dibattito sulle conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona.
<P>
Ritengo importante menzionare anzitutto una questione sollevata da voi tutti; sapete che al momento la lotta al terrorismo rappresenta in effetti la priorità fondamentale, come già ricordato dalla Presidenza spagnola. Questa deve essere la nostra massima priorità.
<P>
In altre occasioni, in seguito alle decisioni adottate l'11 settembre, ho avuto modo di affermare che l'Unione europea si è dimostrata all'altezza delle circostanze quando ha dovuto rispondere compiendo passi avanti nella lotta contro il terrorismo.
<P>
Credo che in questo campo si siano registrati progressi straordinari, persino impensabili sino a pochi mesi prima. Ricordo che, purtroppo, quella spagnola è una Presidenza che ha imparato a reagire e ad adottare misure per combattere il terrorismo; occorre compiere uno sforzo sostenuto da parte di tutti, in modo attivo, e con una totale comprensione verso chi subisce il terrorismo, a prescindere da chi ne sia colpito, senza alcuna giustificazione.
Bisogna tener presente che tutte le forme di terrorismo sono uguali, che tutte vanno combattute e che la loro sorte deve essere la sconfitta e l'eradicazione.
A tal fine abbiamo strumenti sufficienti che potremmo perfezionare se necessario.
<P>
In merito al Vertice di Barcellona, vorrei parlare del Consiglio e del suo contesto.
Il Consiglio europeo di Barcellona, in quanto consesso internazionale, aveva dei precedenti di cui tener conto: la riunione di Seattle, il Consiglio europeo di Nizza e quello di Göteborg e la riunione di Genova.
<P>
Rammento che nel giugno 2001 la Banca mondiale aveva proceduto a sospendere un incontro che avrebbe dovuto svolgersi a Barcellona proprio su decisione della Banca.
Oltre a esaltare chiaramente l'atteggiamento civile della città di Barcellona e dei suoi cittadini e a lodare lo spirito pacifico della stragrande maggioranza dei manifestanti, vorrei sottolineare che esistono altri gruppi tutt'altro che pacifici che non hanno alcun interesse per la pace o per la manifestazione, ma che pensano di poter seminare la violenza e restare impuniti.
<P>
Se per vari motivi Barcellona è stata una città assai più tranquilla - malgrado i 17 feriti tra le forze dell'ordine spagnole - e se è stata più tranquilla che in altri momenti, è proprio perché si sono adottate tutte le misure opportune, tra cui quella di impedire l'arrivo a Barcellona di coloro che erano pronti a ricorrere alla violenza con tutte le conseguenze per la città. Si tratta di un servizio che viene reso alla cittadinanza in ogni luogo e, in questo caso, anche ai cittadini spagnoli ed europei, nonché alla legittimità democratica.
<P>
Nutro la speranza e ho l'impressione che in democrazia ci sono svariati modi per esprimere bisogni, domande, aspirazioni e obiettivi.
Ce n'è uno in cui credo in particolare: quello che deriva dalle urne e che conferisce la legittimità democratica agli eletti.
Vorrei dire che, con tutto il rispetto per le manifestazioni di qualunque genere, in democrazia le maggioranze e le minoranze escono dalle urne e sono dettate dai cittadini che votano. Le centinaia di migliaia di cittadini scesi in piazza a Barcellona sono degni d'attenzione tanto quanto i milioni e milioni di cittadini europei rappresentati dai loro legittimi rappresentanti nel Consiglio europeo - cittadini che non sono scesi in piazza, ma che hanno seguito con attenzione le discussioni di Barcellona e che pacificamente auspicano che l'Europa prosperi e continui a progredire nel processo di riforma delineato a Barcellona.
<P>
(Applausi)
<P>
Pertanto saranno i cittadini con il loro voto a dirci se ci saranno nuove maggioranze in Europa, come spero che tutti sappiano e che tutti accettino.
<P>
Onorevoli deputati, credo che una delle questioni essenziali di Barcellona sia il fatto di esserci avvicinati allo spirito dei cittadini. Quando parliamo di elementi politici e di decisioni prese dal Consiglio di Barcellona, dobbiamo tener presente che tutto ciò interessa direttamente il cittadino.
Quando discutiamo di trasporti, energia od occupazione, quando ragioniamo di risparmio o investimenti, di ricerca o istruzione, stiamo sempre parlando dei cittadini.
<P>
Veniamo alla piena occupazione. Esiste un'ambizione sociale maggiore rispetto alla piena occupazione?
Francamente preferisco avere la soddisfazione di vedere la piena occupazione e 20 milioni di posti di lavoro in Europa piuttosto che avere il sussidio totale.
Farò il possibile per strutturare le politiche in tutti i Quindici e nell'Unione nell'ottica del conseguimento della piena occupazione.
Per capire come ottenere la piena occupazione, ci sono questioni fondamentali da affrontare.
Anzitutto si deve mantenere il giusto orientamento delineato al Consiglio europeo di Lisbona, cioè la strategia delle riforme, la strategia di apertura e la strategia della liberalizzazione, alle quali si aggiunge ovviamente l'obiettivo dello sviluppo sostenibile.
<P>
Vi sono però aspetti che non vanno dimenticati, specie in un momento di ripresa; a mio avviso, la stabilità e le relative politiche non hanno bisogno di essere modificate, ma di essere ratificate, in quanto sono il fondamento che ci consente di avere economie più sane e che comporta una ripresa economica più forte e rapida.
<P>
Una stabilità di bilancio ragionevole presuppone che i tassi d'interesse siano bassi ovunque, che i tassi d'inflazione siano ragionevolmente bassi e che le possibilità di crescita e d'occupazione siano più elevate.
Se però si lancia il messaggio che con un deficit del 3 per cento non succede nulla, si può affermare che nemmeno con il 5 per cento succederà alcunché.
A mio avviso, invece, qualcosa cambia: in tal modo si perdono opportunità di crescita e d'occupazione e si perde la chance di avere maggiore prosperità per le imprese e per le famiglie.
<P>
Lo stesso accade anche con le politiche di liberalizzazione; ciò significa dare più possibilità sia alle imprese che ai consumi domestici, nella misura del possibile.
Sostituire un monopolio pubblico con uno privato non significa liberalizzare, ma il contrario che liberalizzare.
Il problema principale non consiste nella natura pubblica o privata, ma nell'esistenza del monopolio; la liberalizzazione è quella politica che consente di metter fine ai monopoli; poi viene la natura dell'entità - pubblica, privata, mista o di due forme compatibili.
<P>
Quel che dobbiamo fare in Europa è anzitutto evitare i monopoli e quindi liberalizzare con tutte le possibili conseguenze. Ciò si tradurrà in servizi migliori a costi inferiori se al tempo stesso favoriremo le interconnessioni elettriche, in quanto ci possono sempre essere mercati monopolistici che tagliano fuori la concorrenza e mal collegati alla rete elettrica.
<P>
La Spagna, portata ad esempio da qualche deputato, vanta un'interconnessione elettrica del 3 per cento.
L'accordo parla del 10 per cento, ma che cosa significa?
Ciò presuppone un cambiamento straordinario dal punto di vista energetico.
Coniugandosi alla liberalizzazione e alla concorrenza, ciò comporterà un vantaggio oggettivo che spero raggiungerà quanto prima tutti i cittadini europei.
Nel 2004 raggiungerà il 70 per cento del mercato e spero che, nella decisione da prendere prima del Vertice di primavera, arriverà al 100 per cento, come stabilito a Barcellona.
<P>
Infine vorrei affermare che, dal punto di vista dell'impatto del compromesso di equilibrio fra i tre pilastri della strategia di Lisbona - crescita economica con le riforme, occupazione e sviluppo sostenibile -, possiamo dirci ragionevolmente soddisfatti.
<P>
Sono state sollevate alcune questioni su GALILEO e sul Medio Oriente.
Appoggio pienamente la dichiarazione sul Medio Oriente; in genere, vengono presentati progetti di dichiarazione che poi vengono discussi dai Capi di stato e di governo e sono oggetto di correzione su uno, due o sette punti, in merito ai quali non posso entrare nei dettagli.
Credo che quella sul Medio Oriente sia una buona dichiarazione, che ha sortito i suoi effetti sulla situazione attuale della regione. Speriamo di poter continuare a lavorare nel prossimo futuro per migliorare la situazione.
<P>
Dal punto di vista istituzionale, onorevoli deputati, ribadisco la posizione da me espressa in Aula lo scorso gennaio.
Ricordo che per il prossimo 5 aprile è già programmata una riunione per discutere dell'accesso del Parlamento europeo ai documenti riservati, dell'orizzonte temporale e degli obiettivi della cooperazione interistituzionale ai fini di una migliore regolamentazione; alla riunione saranno presenti i Segretari di stato spagnoli, i Segretari generali di Parlamento e Commissione, nonché i Segretari generali dei gruppi politici del Parlamento europeo.
L'appuntamento è quindi per il 5 aprile. In conformità a quanto stabilito con i Presidenti di Parlamento e Commissione, credo che si possa procedere al miglioramento delle relazioni istituzionali, che sarà completato al termine dei lavori in corso.
<P>
Rinnovo i ringraziamenti alla Commissione per il suo lavoro e per l'iniziativa adottata, nonché al Parlamento europeo per i suoi stimoli e per la comprensione dimostrata.
Molte grazie, signor Presidente.
<P>
<SPEAKER ID=24 NAME="Presidente. -">
La ringrazio, signor Presidente del Consiglio Aznar, per averci illustrato i risultati di Barcellona.
So che adesso ci deve lasciare per dirigersi a Monterrey.
A nome del Parlamento europeo, auguro alla Presidenza il migliore successo alla Conferenza internazionale sul finanziamento e lo sviluppo. Bon voyage!
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="ES" NAME="Galeote Quecedo (PPE-DE).">
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="EN" NAME="Hughes (PSE).">
Nonostante il battage che ha preceduto il Vertice prima di Barcellona e che aveva lasciato intendere che l'ordine del giorno sarebbe stato orientato verso il neoliberalismo e le riforma strutturali, l'esito ribadisce gli elementi essenziali del mix di politiche stabilito a Lisbona, vale a dire la riforma economica reciprocamente sostenuta, la piena occupazione, la coesione sociale e, dopo Göteborg, la questione dello sviluppo sostenibile.
<P>
L'unico elemento che avremmo preferito fosse approfondito nel mix complessivo a Barcellona è quello dello sviluppo sostenibile.
Riteniamo che esso vada integrato negli altri capitoli delle politiche e che non possa essere trattato come un'aggiunta.
<P>
Barcellona ha affrontato ha questione della liberalizzazione in relazione all'apertura dei mercati dell'elettricità e del gas.
Al riguardo, vorrei formulare due osservazioni.
La prima è che, insieme ai dibattiti sulla liberalizzazione, apprezziamo le principali decisioni prese a Barcellona per assicurare nell'Unione europea servizi pubblici di alta qualità quale garanzia fondamentale per i cittadini e nell'interesse della coesione sociale e territoriale.
La seconda è che, per noi, la liberalizzazione in settori quali l'energia non è un fine in sé; essa va collegata alla realizzazione di una maggiore crescita sostenibile e qualitativa, ad una maggiore coesione sociale e ad un servizio migliore, meno caro e più efficiente per i cittadini.
Il Primo ministro Aznar ha parlato di obiettivi per l''interconnettività'.
Da ciò che sento, tuttavia, la liberalizzazione in Spagna ha portato ad una serie di connessioni spezzate, con black-out a Madrid e in altre zone.
Questo è il genere di cose che dobbiamo evitare.
Il gruppo PPE-DE e il nostro gruppo hanno presentato un testo di compromesso che spero godrà del sostegno di quest'Aula.
<P>
Vorrei sottolineare altri due punti del testo.
In primo luogo, occorre rafforzare a livello europeo la politica economica di investimenti per incoraggiare l'investimento pubblico e privato quale elemento essenziale per stimolare l'attività economica.
In secondo luogo, è necessario riconoscere che le riforme del mercato del lavoro vanno orientate verso la creazione di posti di lavoro di migliore qualità, ponendo l'accento sull'esigenza di un cospicuo investimento nelle risorse umane e nel loro potenziale.
Questo è l'aspetto sottolineato dal Parlamento nella relazione Bullman.
Tali investimenti vanno orientati in particolare a favore dell'istruzione, della formazione e dell'apprendimento durante tutto l'arco della vita.
<P>
La proposta oggi adottata dalla Commissione sui lavoratori interinali rappresenta un importante contributo al riguardo.
Essa favorirà la promozione di un equilibrio corretto tra flessibilità per le aziende e un adeguato livello di sicurezza per i lavoratori che operano all'interno di tali aziende o si trasferiscono dall'una all'altra, oltre che condurre ad una migliore impiegabilità.
Si tratta di un passo molto apprezzabile.
Gli elementi essenziali del mix di politiche restano invariati e la risoluzione di compromesso descrive i passi che dobbiamo compiere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Spero che il Parlamento la appoggerà.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="EN" NAME="Clegg (ELDR).">
Molti dei risultati di Barcellona sono apprezzabili; mi unisco a quanti hanno riconosciuto gli sforzi enormi profusi dalla Presidenza spagnola e dalla Commissione europea per ottenerli.
Tuttavia, non dobbiamo farci illusioni: il metodo con il quale vengono organizzati questi vertici è in crisi.
Tutti soffriamo di "verticite", condizione patologica per la quale aspettative inopinatamente gonfiate invariabilmente si sgonfiano prima di ogni vertice.
Va detto che in questa situazione non aiuta una certa retorica iperbolica di alcune capitali dell'Unione europea che, ad esempio, descrivono i vertici come "eventi epocali".
Le aspettative vengono immancabilmente deluse nel momento in cui ad esse si contrappongono le realtà di uno spregevole affarismo latente all'interno del Consiglio europeo, il che danneggia la credibilità di tutti noi.
<P>
E' ora di rinunciare a quell'illusione che suggerisce che la competitività dell'Unione europea possa essere in qualche modo inventata in occasione dei Vertici di primavera dell'Unione.
Non è questo il modo di creare competitività.
Per creare competitività occorre un approccio molto più pragmatico.
L'obiettivo 2002 di Lisbona richiede un'opera impegnativa e costante, un approccio applicato in modo coerente in molteplici settori politici e non una dieta infinita di retorica ricca di simbolismi.
<P>
La competitività non si limita unicamente al modo in cui si intraprendono iniziative e al numero di obiettivi prefissati: riguarda anche la maniera in cui normative e regolamenti sono elaborati e studiati per assicurare che abbiano l'impatto desiderato.
Troppo spesso le norme e i regolamenti dell'Unione europea hanno effetti decisamente opposti all'aspirazione più lungimirante della competitività.
Mi rallegro che questo punto di vista sia stato espresso poco fa anche dall'onorevole Barón Crespo.
Apprezzo il paragrafo 19 delle conclusioni del Vertice di Barcellona e attendo che venga attuato il nuovo approccio interistituzionale che, speriamo, introduca valutazioni normative di impatto applicabili all'operato di tutte le Istituzioni dell'Unione europea.
Il nostro auspicio è che tale iniziativa si concretizzi in occasione del Vertice di Siviglia.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="FR" NAME="Mayol i Raynal (Verts/ALE).">
Signor Presidente, il Presidente Aznar ci ha presentato un bilancio lusinghiero di Barcellona.
Io non condivido la sua valutazione.
L'incontro non è stato degno della capitale catalana né per forma né per contenuti.
In quanto alla forma, la città è stata sconvolta per giorni con ostacoli alla circolazione, clima di insicurezza dovuto alla presenza massiccia di forze di polizia.
La Catalogna, una delle nazioni più filocomunitarie, è stata trattata con disprezzo.
Signor Presidente, lei è stato ricevuto dal Consiglio, mentre al Presidente della Catalogna è stato rifiutato questo privilegio.
E' un peccato, ma credo che i miei compatrioti ne tireranno le debite conclusioni.
<P>
Per essere riconosciuti, dobbiamo creare democraticamente la repubblica catalana, entrare a pieno titolo nell'Unione.
I colleghi del Presidente Aznar, che prossimamente dovranno sottoporsi al verdetto del voto, hanno ridimensionato il suo ardore capitalista.
Tuttavia lo smantellamento delle imprese pubbliche continua, il che, volenti o nolenti, equivale alla liquidazione dei servizi pubblici.
La durata media della vita lavorativa sarà prolungata di cinque anni.
Per mantenere al lavoro vecchi lavoratori, dovremo pagare giovani disoccupati.
Flessibilità e mobilità sono le parole chiave della politica europea dell'occupazione e si fa affidamento sui datori di lavoro per umanizzare, se così si può dire, le ristrutturazioni.
I risultati di questa politica sono: insicurezza generalizzata, stress, degrado dei rapporti umani, violenza e, forse, la tragedia argentina su scala continentale.
<P>
Signor Presidente, guardando le stelle della nostra bandiera vedo un'Europa diversa, un'Europa della cultura, della solidarietà, dello scambio e dei doni.
E' l'Europa delle centinaia di migliaia di manifestanti di Barcellona.
E' l'Europa di domani.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="ES" NAME="Jové Peres (GUE/NGL).">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, possiamo anche essere d'accordo sull'importanza del Consiglio di Barcellona, ma sono palesi le divergenze sulla valutazione delle sue conseguenze, come dimostrano le pacifiche dimostrazioni di massa in cui si rivendicava un'Europa più sociale.
<P>
La Presidenza del Consiglio presenta Barcellona come il prosieguo di Lisbona e afferma di voler perseguire la competitività con riforme concernenti la protezione sociale e la liberalizzazione.

Questi approcci mettono in dubbio il modello sociale europeo e ignorano il fatto che a Lisbona si stimava che, per conseguire la piena occupazione nel 2010, sarebbe stata necessaria una crescita sostenuta del PIL del 3 per cento.
Invece ci troviamo di fronte ad una previsione dell'1,3 per cento per il 2002, con una crescita dell'occupazione pari allo 0,2 per cento, per cui nello spazio comunitario aumenterà la disoccupazione; infatti non basta che nelle conclusioni della Presidenza si affermi che la situazione economica si trova nella fase iniziale di una ripresa mondiale dopo il brusco calo del 2001.
<P>
Il mercato del lavoro flessibile e la moderazione salariale concorrono a distribuire in modo involutivo il prodotto sociale, rendono precario il lavoro e contribuiscono a creare sacche di emarginazione e sottoccupazione.
Inoltre si propone di ridurre i sussidi di disoccupazione - colpevolizzando i disoccupati come se fossero responsabili della loro situazione -, nonché di tagliare il costo del lavoro, di aumentare l'età pensionabile e di scoraggiare il ricorso al pensionamento anticipato.
Tutto ciò costituisce una politica che, secondo me, si allontana dall'obiettivo della piena occupazione, cui afferma di voler puntare l'Unione e che impone di creare posti di lavoro stabili, con diritti e di qualità.
<P>
La rigorosa interpretazione del patto di stabilità non difende gli investimenti pubblici qualora si creino deficit eccessivi.
Questo sarebbe un comportamento ragionevole e sensato che permetterebbe all'Unione di recuperare un ritmo d'investimento sufficiente di fronte all'attuale incertezza economica e alle necessità connesse all'ampliamento o all'obiettivo dichiarato di aumentare lo sforzo generale a livello di ricerca, sviluppo e innovazione.
L'Unione europea ha bisogno di un patto per la crescita e l'occupazione che migliori l'integrazione delle economie europee.
<P>
La Presidenza spagnola ha voluto approfondire la liberalizzazione dei mercati dell'energia e dei trasporti.
Sebbene le sue ambizioni siano state ridimensionate al Vertice, non sembra coerente che l'Unione voglia affrontare questo processo di liberalizzazione senza effettuare una valutazione previa dei problemi riscontrati nella prima fase di deregolamentazione.
Prima di adottare nuove misure, il Consiglio europeo di Barcellona avrebbe dovuto valutare la situazione attuale dei servizi pubblici e dei servizi d'interesse generale.
<P>
Si considera un dogma scientifico la tesi secondo cui la liberalizzazione migliorerebbe la qualità dei servizi e ridurrebbe i prezzi; molte esperienze dimostrano il contrario: l'elettricità in Spagna, le ferrovie o la sanità in Gran Bretagna.

<P>
A nostro avviso, è necessario recuperare l'idea di servizio pubblico nella costruzione europea e favorire la discussione sulle caratteristiche e sugli obiettivi dei servizi d'interesse generale.
Rimane la riflessione di Barcellona di 'consolidare e concretizzare in una proposta di direttiva quadro i principi dei servizi economici d'interesse generale di cui all'articolo 16 del Trattato?.
<P>
Barcellona offre una serie di aspetti positivi, come la tessera sanitaria, l'avvio di GALILEO (purché rimanga sotto controllo civile), la posizione su Gibilterra e le dichiarazioni - comunque insufficienti - sul Medio Oriente e sugli aiuti allo sviluppo.
<P>
In materia di relazioni esterne, sono evidenti carenze preoccupanti.
Il Consiglio europeo ha ignorato due situazioni particolarmente gravi: l'intento dichiarato degli USA di utilizzare armi nucleari e la minaccia americana di attaccare immediatamente l'Iraq.
Non si capisce come il Consiglio europeo non abbia incaricato l'Alto rappresentante della PESC di compiere gli opportuni passi presso gli USA affinché cessino di causare tensioni nel mondo e affinché cambino strategia, allontanando il pericolo di 'nuclearizzare? il mondo.
<P>
Alla luce delle ragioni qui esplicitate, il nostro gruppo politico non ritiene soddisfacente il Consiglio di Barcellona.
<P>
<SPEAKER ID=30 NAME="Segni (UEN).">
Signor Presidente, ho chiesto la parola in questo dibattito come rappresentante di una regione lontana, nel centro del Mediterraneo, la Sardegna, per problemi che riguardano un'area più vasta, che è quella di tutta l'Italia meridionale, ma dirò cose che credo siano nell'interesse oggettivo della Comunità, non solo nel legittimo interesse di alcune popolazioni e, per la verità, di alcune delle popolazioni in maggiore difficoltà nell'Europa dei Quindici.
<P>
Si tratta della questione mediterranea.
Il prossimo ampliamento - ottimo, al quale siamo tutti favorevoli - avrà un oggettivo risultato di settentrionalizzazione della Comunità europea, e nei fatti e sulla carta geografica.
Non chiediamo che si fermi questo processo ma chiediamo che riprenda con vigore la politica verso il Mediterraneo e verso il sud.
Lo chiediamo in nome di regioni, di popoli che hanno sempre dato un grande contributo all'Unione europea, che credono nell'Unione, che vogliono continuare, e che chiedono di essere messi semplicemente, al pari degli altri, nelle condizioni di poter partecipare a uno sviluppo equilibrato.
Lo chiedo oggi in particolare perché - in previsione, tra l'altro, della Conferenza euromediterranea del prossimo mese - c'è un progetto che sta particolarmente a cuore alla mia terra, ma anche, credo, a molte regioni del sud, cioè il progetto del gasdotto che può portare il metano dall'Algeria, attraverso la Sardegna e la Corsica, sin nel continente europeo.
Si tratta di un progetto che abbiamo già esposto alla signora Commissario de Palacio - che è presente qui e alla quale rivolgo il mio saluto - un progetto di cui la Commissione è già al corrente; un progetto che ha già avuto l'approvazione del governo italiano con un primo finanziamento.
In questa grande politica euromediterranea è un progetto che, credetemi, cari colleghi - lei lo sa bene, signora Commissario, e voi, rappresentanti spagnoli, conoscete anche voi questi stessi problemi - ha una sua valida importanza.
L'Europa non è solo l'Europa del nord, è anche l'Europa dei popoli del Mediterraneo.
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland (EDD).">
Signor Presidente, è davvero notevole che prima del Vertice dei Capi di governo e dei Ministri si parli molto di ciò che si debba decidere in tale occasione.
Questa volta si tratta di un Vertice convocato per dare nuovi impulsi a vecchi obiettivi.
<P>
Uno dei vecchi obiettivi che citerò è l'integrazione dell'ambiente nella politica socio-economica.
Nella dichiarazione conclusiva del Vertice di Barcellona vediamo come venga nuovamente sottolineato l'equilibrio tra politica economica e sociale.
Ciò è positivo, ma manca qualcosa: nelle conclusioni si fa un accenno troppo scarso all'integrazione dell'ambiente.
Si menzionano molti obiettivi economici, ma viene riservata troppo poca attenzione alle conseguenze della crescita economica per l'ambiente.
<P>
E' opportuno che si rispolveri il tema della tassa sull'energia, che può contribuire a introdurre una maniera responsabile dell'uso dell'energia e a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra.
Sono del tutto favorevole all'utilizzo di strumenti economici come stimolo per un uso più efficiente dell'energia.
In merito alla decisione di introdurre una tassa sull'energia, vorrei chiedere alla signora Commissario de Palacio quali ripercussioni avrà, a suo giudizio, un'imposta sull'energia sul commercio dei diritti relativi alle emissioni di gas ad effetto serra.
<P>
Signor Presidente, concludo: in occasione del Vertice sono stati compiuti passi in avanti e sono stati registrati progressi. Non si è trattato però di un Vertice sugli orientamenti politici, come avrebbe dovuto essere.
Dai Capi di governo ci si attende che delineino la rotta da seguire per il futuro dell'Europa.
La discussione di dettagli, per quanto importanti, non s'inquadra nel Vertice.
In sintesi: ci sono troppi vertici e troppo pochi orientamenti.
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso (NI).">
Signor Presidente, la relazione conclusiva del Presidente sul Consiglio europeo di Barcellona è deprimente.
La formula di Aznar per la costruzione di un mercato del lavoro più flessibile rappresenta entusiasticamente il necrologio del modello sociale europeo.
<P>
Questo è il motivo per il quale il governo spagnolo ha dispiegato per le strade di Barcellona tante forze dell'ordine con la scusa che i membri di Herri Batisuna avrebbero scatenato episodi di violenza con i dimostranti antiglobalizzazione.
Per fortuna, Aznar aveva torto.
Lo scontro al quale tutti abbiamo assistito a Barcellona è stato quello tra il ghetto fortificato della Presidenza e le centinaia di migliaia di persone comuni che hanno marciato per le strade della città.
<P>
Per concludere, signor Presidente, esprimo la mia solidarietà alla famiglia del professor Marco Biagi, che conoscevo personalmente.
<P>
<SPEAKER ID=33 NAME="Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE).">
Signor Presidente, ritengo che in questo dibattito non si tratti di evidenziare le luci e di nascondere le ombre, ma di adottare un approccio obiettivo ed equilibrato per quanto riguarda la valutazione dei risultati di Barcellona.
<P>
A Barcellona è stato raggiunto, a mio parere, un ragionevole equilibrio fra ciò che era auspicabile e ciò che era possibile realizzare, il che ha consentito all'Unione europea di avanzare riguardo sia alla dimensione interna sia alla sua proiezione verso l'esterno.
Sono state prese decisioni in ambiti molto importanti, ad esempio in materia di infrastrutture.

E' ovvio che non potrà esservi un'Europa unita se non si procederà al miglioramento delle infrastrutture, oltre che, all'integrazione dei mercati, che non definisce soltanto un concetto politico o giuridico, ma anche - e soprattutto - un concetto fisico.

<P>
Signor Presidente, oggi si parla tanto dell'accelerazione del cambiamento e delle mete e sfide di un'Europa in profondo mutamento.
Ritengo necessario stabilire un ordine delle priorità, definendo gli ambiti in cui non è possibile aspettare e quali sono, invece, i settori in cui è possibile prendere tempo.
Una simile classificazione delle questioni urgenti consente innanzitutto di mettere l'accento sulle infrastrutture, le quali costituiscono un sistema inerte e presentano ormai ritardi irrecuperabili.
<P>
Lo stesso si può dire, signor Presidente, del dialogo sociale.
Quanto alle idee, ritengo irrilevante il loro colore.
Parlando di idee non mi riferisco alle manifestazioni dell'onorevole Gorostiaga, portavoce in Parlamento della banda terroristica dell'ETA e che potrebbe estendere le proprie condoglianze alle vittime di coloro di cui egli esprime le idee in questa sede.
<P>
Signor Presidente, nel campo delle idee non si tratta di prendere in considerazione il loro colore politico, ma il loro carattere di autenticità o di falsità.
Signor Presidente, qui nessuno dice che una maggiore flessibilità del sistema comporti una riduzione della disoccupazione.
Si può affermare con assoluta chiarezza che nessun gruppo, nessuna persona può avere il monopolio dell'aspetto sociale, in quanto il carattere sociale di una politica deriva dai dati relativi alla disoccupazione e dalla quantità e qualità dei servizi che lo Stato presta ai cittadini.
Per questo, preferiamo lasciare ad altri gruppi politici l'utopia della costruzione di paradisi sociali su cimiteri economici.
<P>
Soltanto le società prospere possono rispondere efficacemente alle necessità sociali della popolazione.
In tal senso, signor Presidente, si tratta di attuare una riforma basata sul mantenimento del nucleo essenziale del modello sociale europeo.
La produttività e la competitività delle nostre economie sono assolutamente necessarie per stimolare tale processo.
Competitività e protezionismo sono un binomio impossibile.
<P>
La storia economica evidenzia che i muri e il protezionismo sono covo di inefficienze, nonché fonte di povertà.
Il crollo del muro di Berlino ha mostrato ciò che era nascosto sotto il tappeto.
Signor Presidente, ribadisco che le conclusioni di Barcellona segnano il cammino da seguire per recuperare la competitività dell'economia europea - competitività che inizia dalla scuola elementare -, per poter riprendere la strada della crescita e per combattere il lacerante problema della disoccupazione.
Rivolgo, a nome mio e del mio gruppo, un ringraziamento alla Commissione e alla Presidenza in carica dell'Unione europea.
<SPEAKER ID=34 NAME="Presidente. -">
Mi pare di capire, onorevole Gorostiaga, che lei intende formulare un richiamo al Regolamento.
Se desidera rilasciare una dichiarazione personale, ha il diritto di farlo, a norma dell'articolo 122, al termine del dibattito.
<P>
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="FR" NAME="Poos (PSE).">
Signor Presidente, la dichiarazione di Barcellona sul Medio Oriente rappresenta un primo tentativo del Consiglio europeo di uscire dal periodo di stallo e di scostarsi dal principio - sbagliato - dell'equidistanza che ha finora caratterizzato le posizioni comuni del Consiglio.
La via era stata aperta dal Parlamento europeo con la risoluzione dello scorso febbraio e dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione n.
13/97. Parallelamente rileviamo che anche i fautori della pace in Israele hanno rialzato la cresta e mi compiaccio che la nostra commissione per gli affari esteri ieri abbia deciso di invitare Yossi Beilin e Abed Rabbo, personalità di spicco della coalizione per la pace.
Dinanzi alla spirale di violenze ingiuste e spietate delle ultime settimane, era ora di adottare un linguaggio più concreto, mettendo sotto accusa non solo gli atti dei terroristi kamikaze palestinesi, che condanniamo, ma anche le provocazioni, le distruzioni, le esecuzioni sommarie, l'eccessivo ricorso alla forza e le misure di isolamento imposte dal governo Sharon ai palestinesi.
<P>
In occasione di una recente visita a Ramallah due colleghi del mio gruppo, gli onorevoli Menéndez e Sakellariou, hanno potuto rendersi conto delle condizioni estremamente precarie in cui vivono i palestinesi.
Quello che considero il voltafaccia europeo non consiste nell'additare esplicitamente le violazioni al diritto internazionale di Israele, in particolare la IV Convenzione di Ginevra, ma nel rifiuto della politica di sicurezza, di cui il Primo ministro Sharon è stato apostolo fin dalla sua elezione, con i risultati che ben conosciamo.
<P>
Desidero citare una frase che mi sembra cruciale per individuare una soluzione alla situazione attuale: 'è essenziale basarsi su due aspetti politici, economia e sicurezza, elementi indissociabili e interdipendenti di un unico processo?.
L'elemento politico su cui l'Unione europea dovrà insistere con forza è il ritiro dell'esercito israeliano di occupazione al di là delle frontiere internazionali riconosciute, ovvero quelle del 1967.
Non è Arafat ad avere la chiave per mettere fine all'incubo, è Sharon.
Se contro ogni aspettativa e infischiandosene dei consigli dell'intera comunità internazionale, il governo Sharon persisterà nel cercare una soluzione militare al conflitto, allora, signor Presidente del Consiglio, l'Unione europea dovrebbe sospendere l'accordo di associazione che la lega ad Israele, in quanto verrebbe a mancare uno dei requisiti fondamentali.
Ritengo che l'Unione europea dovrebbe presentare il conto a Sharon per gli investimenti finanziati dai contribuenti europei e deliberatamente distrutti dal suo esercito.
<P>
<SPEAKER ID=36 NAME="Caveri (ELDR).">
Signor Presidente, è abbastanza curioso come noi ci troviamo a vivisezionare i documenti del Consiglio all'indomani dei Vertici.
Lo faccio anch'io, dando un'occhiata privilegiata al settore dei trasporti, e vedo delle cose interessanti: il cielo unico, la vicenda di Gibilterra, la ferrovia, GALILEO; insomma, ci sono una serie di notizie interessanti e buone.
Nutro però qualche preoccupazione quando leggo il passaggio, pur positivo all'inizio, riguardante le reti transeuropee di trasporto.
Si parla di fare in fretta, una revisione entro dicembre del 2002, poi si dice che bisogna migliorare le condizioni di trasporto in tutta l'Unione europea e bisogna ridurre le strozzature esistenti in regioni quali le Alpi, i Pirenei e il Mar Baltico.
Ora, nel Libro bianco, al posto di "ridurre" c'è scritto "eliminare", che è certamente meglio.
Credo quindi che attorno a questo progetto di eliminare le strozzature bisogna lavorare, pensando soprattutto alla situazione delle Alpi.
<P>
Vorrei in questo senso ricordare che, purtroppo, in queste dichiarazioni non si cita la vicenda del Monte Bianco.
Lo dico alla Vicepresidente de Palacio: questa sta diventando una sorta di comica; dopo tre anni non si capisce ancora che cosa succederà.
Riaprirà ai TIR? Non riaprirà?
Per adesso circolano solamente le macchine.
Orbene, io vorrei che ci fosse chiarezza.
La nostra posizione, come valdostani, è nota: la richiesta di avere una limitazione, per motivi di sicurezza e per motivi di inquinamento ambientale.
Tutto il resto rischia di essere delle grandi chiacchiere che, però, creano nell'opinione pubblica un grave senso di incertezza e, devo dire, anche una certa sfiducia nei confronti delle Istituzioni.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="NL" NAME="Bouwman (Verts/ALE).">
Signor Presidente, signora Commissario, signor Ministro, anch'io c'ero a Barcellona, non per partecipare direttamente al Vertice, ma perché allo stesso tempo si svolgeva una conferenza comune delle ONG sullo sviluppo sostenibile alla quale hanno preso parte ONG di organizzazioni del settore e dell'ambiente, l'Agenzia europea per l'ambiente e la piattaforma sociale.
<P>
Lo sviluppo sostenibile avrebbe dovuto anche essere oggetto di questo Vertice.
In occasione della conferenza delle ONG regnava una profonda delusione per il fatto - sottolineato anche dall'onorevole Blokland - che si sono registrati scarsi progressi nel campo dell'integrazione della politica economica, sociale e soprattutto ambientale.
Durante il Vertice di Laeken sono stati citati alcuni indicatori strutturali nel settore dell'ambiente, ma non si parla affatto d'integrazione.
Se si parla di una crescita del 3 per cento o simile, ciò non significa che parliamo di una crescita sostenibile a lungo termine.
Questo è uno dei problemi che dobbiamo affrontare.
<P>
Inoltre le ONG e le organizzazioni del settore hanno sottolineato di essere a favore della piena occupazione, ma che mancano tutti i presupposti per poter raggiungere tale obiettivo e hanno affermato che non è facile conseguire, ad esempio, la mobilità o la flessibilità del mercato del lavoro, se non si prende in considerazione tutta una serie di condizioni sine qua non.
<P>
Nel verbale della dichiarazione del Consiglio è riportato che si tratta di flessibilità e di sicurezza sociale, ma, in questo momento, la direttiva sul lavoro interinale, che potrebbe portare ad una maggiore flessibilità e sicurezza, incontra una forte opposizione.
Contro tale direttiva si esercita in tutti i modi un'opera di ostruzionismo.
<P>
Vanno anche citati altri comparti.
Le piattaforme sociali hanno ricordato elementi collegati alla liberalizzazione e alle sue conseguenze per i servizi.
Poco tempo fa abbiamo condotto una discussione sulla liberalizzazione dei servizi di pubblico interesse.
La valutazione di quella liberalizzazione era molto modesta.
Le organizzazioni del settore e le ONG sociali si preoccupano per gli effetti di un'ulteriore liberalizzazione dei mercati dell'energia, ai quali si contrappone, come punto a favore dell'ambiente, soltanto una piccola tassa sull'energia.
Lamentiamo la scarsa chiarezza su punti quali il futuro dell'assistenza sanitaria e dell'istruzione e sulle ripercussioni per i servizi generali.
Vorrei ribadire tali timori.
<P>
Queste preoccupazioni sono state manifestate prima dalle centomila persone che hanno partecipato alla dimostrazione e poi dalle duecento-trecentomila persone che si oppongono al movimento antiglobalizzazione.
Dovremo provare a non limitarci alle parole, ma a passare ai fatti, varando direttive concrete e rispondendo alle domande che vengono poste.
E' a tale proposito che nutro grossi dubbi.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="FR" NAME="Abitbol (EDD).">
Signor Presidente, ogni tre mesi e ora ad ogni Vertice assistiamo ad un'autocelebrazione dell'Europa, un'autocelebrazione trimestrale, mentre per le strade, a Göteborg, a Nizza e a Barcellona, aumenta il numero dei manifestanti e palesemente i popoli europei sono più dalla parte di questi manifestanti che non da quella dei loro esponenti riuniti in un clima di guerra e sempre più protetti di vertice in vertice.
Se l'Unione europea ora concentra tutta la contestazione contro la globalizzazione ultraliberale, è perché tutti hanno capito che ne è divenuta il principale vassallo, come a Doha in occasione dell'ultimo vertice dell'OMC.
L'Europa - o meglio, ciò che voi chiamate Europa -, ovvero le Istituzioni europee, è diventata il mezzo che cerca di far avallare ai popoli europei una regola che vecchia come il mondo, ovvero il dominio dei soldi.
Nessun europeo crede più alla vostra Europa logora, vecchia, stanca, come direbbe il Primo ministro francese parlando del suo avversario; in un sano slancio, i popoli sono in procinto di ritrovare la loro personalità attraverso un voto di identità.
Al momento, tale identità si ritrova più in un voto a destra, in quanto l'Europa è forse più una vecchia idea internazionalista - oggi globalista -, e credo che il Parlamento, come tutte le Istituzioni europee, sottovaluti il discredito dell'Europa.
L'ultimo Eurobarometro che, penso, non sia stato diffuso a sufficienza afferma che, se l'Unione europea scomparisse, il 50 per cento degli europei rimarrebbe indifferente, il 28 per cento sarebbe soddisfatto e il 21 per cento sarebbe spiaciuto.
Però siamo sempre così contenti ogni tre mesi e dopo ogni vertice!
Confesso che comincio a chiedermi se questo incontro abbia ancora una vera utilità.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu (NI).">
Signor Presidente, il Consiglio di Barcellona ha reiterato l'impegno degli Stati membri di giungere entro il 2004 ad un bilancio vicino al pareggio o in attivo.
Si può immaginare il carattere vincolante di questo obiettivo per i paesi che ora si trovano nel mezzo della campagna elettorale.
Bisogna pertanto prestare attenzione alla proposta del Primo ministro francese che a Barcellona ha suggerito di attuare, cito: 'un saldo pubblico aggregato per la zona euro, complemento necessario per la politica monetaria unica?.
<P>
L'idea di un saldo di bilancio europeo unico si colloca nella logica del nuovo sistema monetario integrato.
Ma, allo stesso tempo, tutti capiscono bene il fine di questa mossa: diluire il deficit degli Stati lassisti nelle eccedenze degli Stati virtuosi.
Si rileva così un effetto perverso dell'euro, la deresponsabilizzazione dei responsabili nazionali, già avviata con la soppressione dei cambi.
La disciplina spontanea esercitata dal mercato sulla gestione nazionale scomparirà a poco a poco; sarà infatti sostituita dall'istituzione di un'autorità amministrativa centrale che procederà per ingiunzioni.
<P>
In questo modo, sulla base di questo ragionamento, il Consiglio di Barcellona ha deciso di rafforzare i meccanismi esistenti di coordinamento di bilancio e ha incaricato la Commissione di presentare proposte in merito dopo le elezioni in Francia e in Germania.
L'introduzione dell'euro, signor Presidente, comincia a produrre i suoi frutti.
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Jonathan (PPE-DE).">
Per quanto cerchiamo di mascherarlo, l'esito del Vertice di Barcellona è stato deludente.
Il processo di Lisbona avviato due anni fa con grandi speranze si è arenato a Stoccolma la scorsa primavera.
La settimana passata, i leader europei hanno conseguito un risultato appena sufficiente per proseguire la riforma economica, ma troppo scarso per farla avanzare risolutamente, come avrebbe bisogno l'Europa.
<P>
Non mi ha sorpreso, questo pomeriggio, sentire l'attacco sferrato all'approccio di Blair nei confronti del Vertice da un suo parlamentare, l'onorevole Hughes, il quale lo ha definito un approccio neoliberale.
Sappiamo che Blair non ha influenza sugli istinti socialisti e il voto degli europarlamentari laburisti, ma, molto tempo fa, Blair aveva parlato di Barcellona come di un vertice epocale, mentre, dopo la riunione, ha parlato solo di piccoli, solidi passi.
<P>
Del processo di Lisbona, Aznar ha detto che è irreversibile, ma non è questo il punto.
Anche se l'Europa non sta arretrando, l'incapacità di compiere progressi reali costa all'Europa posti di lavoro, prosperità e successo.
Man mano che la riunione di Barcellona si avvicinava, gli obiettivi della Presidenza diventavano più modesti e vaghi.
Al posto di una liberalizzazione a tutto campo, rifiutata dalla Francia lo scorso anno sfidando gli obblighi che le derivano dal Trattato, ora leggiamo di una liberalizzazione "parziale", talvolta futura.
In luogo di un intervento immediato sul mercato unico, leggiamo di una serie di scadenze che si perdono negli anni a venire.
Il comunicato dello scorso fine settimana altro non è se non un elenco di scadenze auspicate, non una serie di accordi vincolanti, e questo nonostante l'impegno profuso dal governo e dal Primo ministro spagnoli, ai quali va il giusto tributo.
<P>
La difficile contrattazione sui termini esatti della liberalizzazione dell'energia non nazionale, tanto per citare un esempio, oppure sulle direttive in materia di servizi finanziari o sul cielo unico europeo è ancora lungi dall'essere ultimata.
Su questi temi, Barcellona è un'affermazione di volontà e non un affare concluso.
Ma c'è di più. Barcellona orienta l'Europa nella direzione sbagliata anche per altri versi.
Il comunicato parla di una maggiore spesa governativa per una serie di priorità, mentre, in realtà le chiavi del futuro successo economico dell'Europa sono meno tasse e meno governo.
<P>
Esso riafferma un modello sociale europeo che ha disperatamente bisogno di essere riformato e prevede una maggiore armonizzazione delle imposte sull'energia a compensazione di quella che è una liberalizzazione dell'energia limitata e incerta concessa dalla Francia.
La resistenza della Francia sull'energia e il tono interventista di parti del comunicato sottolineano la costante necessità di scalzare i governi socialisti dall'Europa.
<P>
Gli istinti e le speranze liberalizzatrici dei Primi ministri Aznar e Berlusconi sono incoraggianti, ma l'Unione europea sarà in grado di attuarli solo se l'onorevole Hughes e i suoi amici di sinistra saranno estromessi dal potere nelle elezioni nazionali previste per quest'anno.
Il ritorno al potere del centro-destra in Portogallo, dopo Italia, Austria e Danimarca è un segnale promettente.
A meno che non vi sia un reale cambiamento, le speranze per il futuro economico dell'Europa resteranno deluse.
<P>
Il The Financial Times ha scritto giustamente: "La promessa di diventare l'economia più competitiva del mondo suonò molto ambiziosa a Lisbona, due anni fa.
In assenza di rapidi progressi concreti, ben presto suonerà ridicola".
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa (PSE).">
Signor Presidente, in primo luogo esprimo il mio apprezzamento per la dichiarazione di Barcellona sul Medio Oriente e confido nel fatto che le intenzioni e le idee ivi espresse verranno seguite da un'intensa attività diplomatica da parte dell'Unione europea.
<P>
Posso ricordare al collega Jonathan Evans che la decisione di Lisbona era a favore di un'economia europea in grado di essere la più competitiva al mondo basandosi sull'integrazione sociale, la coesione sociale e la coesione territoriale?
Sappiamo che il mercato in sé non porterà alla giustizia sociale per i cittadini europei.
Esso non è in grado di farlo e mai lo farà.
Lo sappiamo, nonostante l'ideologia propugnata nel Regno Unito dai conservatori, che hanno perso due elezioni di seguito per il loro approccio nei confronti dell'economia e dei cittadini britannici.
<P>
La mia risposta a Barcellona giustifica il battage sulla liberalizzazione e la privatizzazione, nel senso che era giusto. L'equilibrio del potere politico in seno al Consiglio esiste grazie al centro-sinistra, al riconoscimento che i cittadini europei vogliono un'Europa sociale e un'Europa di mercato.
L'equilibrio tra politica sociale e politica economica, tra politica dell'occupazione e sostenibilità va mantenuto. Mi compiaccio del fatto che il Consiglio, a Barcellona, abbia riconosciuto tale realtà.
<P>
Mi rallegro in particolare per un aspetto specifico, segnatamente per l'impegno assunto di elaborare una direttiva che fornisca un quadro ai servizi pubblici, un settore critico per creare un'Europa dei cittadini.
Sappiamo che gli europei vogliono servizi pubblici di alta qualità. Sappiamo che li vogliono ad un prezzo accettabile e universali.
Spetta alle aziende che gestiscono i servizi pubblici universali e agli Stati membri garantire che essi siano erogati e che i dipendenti di tali aziende abbiano una certezza giuridica.
<P>
Commissione, Consiglio e Parlamento sanno cosa deve contenere un documento quadro del genere.
Pertanto, perché deve essere rimandato fino a dicembre?
Dal mio punto di vista, dovrebbe essere presentato a Siviglia.
<P>
La mia ultima osservazione è un'esortazione alla Commissione affinché elabori un regolamento per un'esenzione a favore dei servizi di interesse generale nel caso in cui la Corte europea dovesse stabilire che il sostegno ai servizi di interesse generale viola la normativa in materia di concorrenza.
Perché non presentiamo immediatamente tale regolamento, forzando la mano?
Dovremmo farlo adesso che abbiamo il tempo e la tranquillità per farlo; ciò allo scopo, lo ribadisco, di garantire i servizi di cui abbiamo bisogno in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=42 NAME="Gasòliba i Böhm (ELDR).">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signora Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, vorrei in primo luogo unirmi all'espressione di cordoglio del Parlamento per l'assassinio del professor Biagi e alla condanna totale del terrorismo.
<P>
Quanto al risultato del Consiglio europeo di Barcellona, esprimo, al pari del gruppo ELDR, una valutazione positiva.

I risultati sono stati inferiori alle aspettative che la Presidenza aveva suscitato, ma è vi sono stati sviluppi sufficientemente significativi per ritenere che siano stati compiuti dei progressi e che siano stati assunti chiari impegni per avanzare verso gli obiettivi fissati a Lisbona che il Presidente del Consiglio e il Presidente della Commissione hanno già assicurato di voler precisare.
<P>
Stamani, commentando, in seno alla commissione per i problemi economici, tali aspetti con il professor Issing del comitato esecutivo della BCE, abbiamo accolto con piacere tali progressi, pur rilevandone l'insufficienza sia per assicurare l'effettivo compimento degli impegni assunti a Lisbona - riguardo alle riforme strutturali necessarie, per le quali non vi sono tuttora garanzie di raggiungere gli obiettivi fissati, vale a dire, un'economia sostenibile, competitiva a livello internazionale, un'economia basata sulla crescita e tale da assicurare la coesione economica e sociale - sia per consolidare il processo di crescita perseguito.



Si tratta di un processo di crescita che si dovrà tradurre in un atteggiamento fiducioso riguardo alla realizzazione delle riforme strutturali.

<P>
Signor Presidente, essendo il tempo a mia disposizione agli sgoccioli, segnalo che a Barcellona si è prestata particolare attenzione al distacco dell'opinione pubblica o, comunque, a una percezione distorta dell'Unione europea, fenomeno che è stato senz'altro constatato.

<P>
Per risolvere questo problema occorre lavorare.
A Siviglia, si sarà una proposta di riorientamento dei lavori del Consiglio.
Si tratta di un'operazione necessaria e, per ottenere tale riavvicinamento, occorre coinvolgere più direttamente nei lavori le regioni con capacità legislativa piena, le regioni più vicine ai cittadini.
<P>
<SPEAKER ID=44 NAME="Ortuondo Larrea (Verts/ALE).">
Vorrei innanzitutto unirmi al rifiuto totale del terrorismo e nella ferma condanna dell'attentato al professor Biagi, esprimendo le mie condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici.
<P>
Il Consiglio europeo ha adottato la dichiarazione di Barcellona sul Medio Oriente per favorire il dialogo e trovare una soluzione al conflitto fra palestinesi e israeliani e me ne rallegro.
Non posso, tuttavia, dire lo stesso di Aznar e del governo spagnolo, che si comportano come il cane dell'ortolano, che né mangia né permette ad altri di mangiare, come avviene nel caso del conflitto politico e storico con il popolo basco.
<P>
Aznar si rifiuta, nell'affrontare tale questione, di mantenere un clima democratico e discredita e colpisce gli interessi di associazioni pacifiste come El Karri.
Ha addirittura messo in moto tutti gli strumenti della diplomazia spagnola per tentare di impedire che il Congresso e il Senato dell'Idaho dibattessero la questione basca.
<P>

Fortunatamente, i membri del Congresso e del Senato non si sono lasciati intimidire e sono riusciti ad adottare risoluzioni di condanna del terrorismo, di rispetto del diritto all'autodeterminazione dei baschi e di promozione del dialogo democratico per risolvere pacificamente la situazione di una regione, quella basca, non lontana, ma che sorge tra Francia e Spagna e che, pertanto, costituisce un problema interno dell'Unione europea che dobbiamo risolvere, oltre a lottare contro il terrorismo.


<P>

Mi rammarico che Aznar abbia abbandonato il Parlamento, forse perché non vuole sentire gli interventi dei nazionalisti; mi auguro che l'onorevole Salafranca, per queste mie parole, non mi accusi di essere il portavoce di qualche banda terroristica.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="DE" NAME="Raschhofer (NI).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, a Lisbona sono state formulate dichiarazioni coraggiose e ambiziose. L'Europa avrebbe dovuto diventare entro il 2010 lo spazio economico più dinamico e più competitivo del mondo.
I miei complimenti per chi nutre simili ambizioni. Nessun complimento invece per i risultati di Barcellona.
La piena liberalizzazione dei mercati dell'energia, che già da tempo doveva essere introdotta, non è stata varata.
Si tratta di un miserabile compromesso, perché un mercato interno ben funzionante rappresenta la chiave per garantire la crescita e l'occupazione.
La Neue Zürcher Zeitung ha così sintetizzato in una frase il risultato di Barcellona: 'L'Europa tra volere e potere?.
Condivido le critiche di Solana a questa diplomazia delle conferenze.
Vengono prodotte montagne di carta, vengono condotti colloqui privati e non tanto privati, complessivamente viene comunicato in molti luoghi una volontà e il desiderio di assumere, nell'interesse comune, un ruolo sempre più importante nel mondo sotto il profilo economico e politico.
<P>
Il rinvio della liberalizzazione dei mercati dell'energia fornisce un esempio del fatto che l'Europa continua ad essere ben distante dal potere.
Ritengo che ciò sia estremamente negativo e - come ha sostenuto il collega Evans - ridicolo dal punto di vista della politica economica soprattutto in un settore chiave come quello del mercato interno!
<P>
<SPEAKER ID=46 NAME="Tajani (PPE-DE).">
Signor Presidente, ignorare le richieste di modernizzazione provenienti da Barcellona sarebbe, in fondo, una scelta egoistica, propria di chi pensa a se stesso e non immagina un futuro migliore per i propri figli.
La solidarietà è effettiva se davvero si cerca di costruire una società diversa e più giusta.
Con queste parole Marco Biagi concludeva ieri un suo intervento dedicato al Vertice di Barcellona.
Questo Parlamento non può non condividere le parole dell'economista e consulente del governo italiano, assassinato ieri sera a Bologna, e condividere il suo pensiero è il modo migliore per ricordarlo qui a Bruxelles.
In effetti, il Consiglio europeo ha permesso di fare passi in avanti nella lotta contro la disoccupazione.
Si tratta di messaggi nuovi a favore della flessibilità del mercato del lavoro che, se attuati, permetteranno ai giovani europei di uscire dal disagio sociale.
La decisione di favorire imprenditorialità e competitività con la ripresa globale prevista ci fa sperare bene per il futuro.
Positiva è anche la scelta a favore della liberalizzazione dei settori del gas e dell'elettricità, ma serve ancora vincere resistenze stataliste che sopravvivono all'interno dell'Unione.
Guardiamo con favore anche all'avvio del programma GALILEO e alle scelte per favorire la pace in Medio Oriente.
<P>
Sono molte le decisioni positive prese dal Consiglio di Barcellona, sotto la guida del governo spagnolo, che consideriamo positiva, come positivi sono i risultati dei lavori, anche se rimangono alcune ombre su tre questioni.
Per quanto riguarda i trasporti: vanno superati tutti gli ostacoli alla libera circolazione, alla concorrenza e all'operare del mercato unico.
Non vorremmo che, in futuro, l'Italia venisse penalizzata da scelte sbagliate.
Si poteva fare di più anche per il Mediterraneo: in futuro dovremo pensare, più che ad un Fondo euromediterraneo, a una vera Banca del Mediterraneo.
Anche per i Balcani, poi, servirà intervenire per rafforzare il processo di stabilizzazione e associazione.
Siamo convinti che, nel prosieguo del semestre della Presidenza spagnola, questi temi verranno affrontati e risolti positivamente, come verrà affrontata con grande determinazione la lotta contro il terrorismo, che è una delle priorità indicate dal Presidente Aznar al momento della presentazione del semestre spagnolo: lotta che non deve conoscere distinzioni tra le forze politiche che siedono in quest'Aula, che sono tutte impegnate, credo, a difendere la democrazia e ad impedire che il terrorismo trovi nuovi adepti.
<P>
<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="SV" NAME="Andersson (PSE).">
Signor Presidente, sono un convinto fautore della strategia di Lisbona, che consiste in una serie di politiche di intervento da coordinare fra loro.
<P>
Il Vertice di Barcellona destava in me grande preoccupazione, specie su due aspetti.
Da un lato, l'equilibrio della strategia: temevo che ne sarebbe risultato stravolto, qualora si fosse parlato solo di deregolamentazione.
Dall'altro, il dubbio che il documento finale allo sviluppo sostenibile non avrebbe riservato uno spazio sufficiente.
<P>
Sul primo aspetto, sono lieto di constatare che ciò che temevo non è accaduto.
Credo, anzi, che il processo sia equilibrato.
Vi sono proposte di deregolamentazione del mercato del gas e dell'elettricità, ma anche proposte per il miglioramento delle cure all'infanzia, per l'aumento dell'occupazione e altro sul piano sociale, il che rappresenta un rafforzamento del modello sociale.
<P>
Quanto alle proposte in materia di sviluppo sostenibile sono costretto a constatarne la debolezza.
Qui è accaduto ciò che temevo.
L'unica proposta chiara è quella relativa alla ratifica, da parte di vari paesi, del Protocollo di Kyoto.
<P>
Nessuno ne nega l'importanza, ma per il resto il documento è fiacco e, su alcuni temi, contiene solo meri cenni.
In prospettiva, la dimensione ecologica è destinata a sparire.
<P>
Un altro aspetto dello sviluppo sostenibile è dato dal rapporto fra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo.
L'obiettivo posto in termini di cooperazione allo sviluppo è ben al di sotto di quello fissato dall'ONU: solo la metà di quello 0,7 per cento definito dalle Nazioni Unite, ossia troppo poco.
La lotta alla povertà risulta fortemente ridimensionata rispetto alla proposta avanzata dalla Commissione europea.
<P>
Confido nel processo di Lisbona e mi auguro che, in seguito, l'equilibrio possa essere ripristinato.
Spero che, i occasione dei futuri Vertici di primavera, i temi relativi allo sviluppo sostenibile e all'ecologia siano integrati nel processo in forma più chiara.
E' del tutto indispensabile ai fini della sopravvivenza del processo stesso.
<P>
<SPEAKER ID=48 NAME="Borghezio (NI).">
Signor Presidente, gli assassini terroristi delle Brigate rosse, colpendo un uomo come il Professor Biagi, hanno voluto tappare la bocca ad un intellettuale coraggioso, consulente del Ministro del lavoro Maroni, a cui non hanno perdonato di aver sostenuto proprio i principi affermati nel recente Consiglio europeo e di aver posto la sua alta competenza al servizio del governo del suo paese per realizzare un processo di revisione dell'articolo 18, e in generale della legislazione italiana sul lavoro, che conta ancora punti costituenti altrettanti ostacoli alla modernizzazione del nostro mercato del lavoro, uno dei più arretrati dell'Europa.
La lezione da trarre è la consapevolezza, più volte affermata da questo martire del lavoro, che soltanto con interventi di politica veramente riformista sulla legislazione del lavoro si potranno aprire spazi veri all'occupazione e quindi al futuro dei nostri figli, in Italia e in Europa.
<P>
Il Consiglio di Barcellona, tuttavia, lascia aperta e irrisolta la grande questione degli orientamenti futuri dell'Europa nel campo economico e sociale.
Noi riteniamo che solo un'Europa pensata e costruita a partire dal basso, dal territorio e dalle regioni, che tenga conto delle specificità e dei differenti modelli di sviluppo sedimentati nel corso dei decenni, può realizzare l'obiettivo di un vero e reale equilibrio fra modernizzazione del lavoro, sviluppo produttivo e garanzie sociali.
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="DE" NAME="Karas (PPE-DE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, approvo in maniera incondizionata i preparativi del Vertice effettuati dalla Presidenza spagnola e dallo staff del Premier e Presidente del Consiglio Aznar.
Per quanto riguarda la valutazione dei risultati, mi riallaccio a quanto ha dichiarato in conclusione il presidente del nostro gruppo e riprendo il tema della doppia morale con cui sono stati riferiti i risultati.
E' davvero la realtà quella che si può descrivere soltanto con termini come 'accogliere favorevolmente, chiedere, confermare, attendere??
Il Consiglio non sarebbe forse più credibile se criticasse e deplorasse alcuni comportamenti e lo esprimesse in formule concrete, come fatto oggi dal Presidente del Consiglio nel suo intervento?
Chi blocca, chi ritarda e chi frena ogni progresso deve essere menzionato per nome, invece di ridurci sempre al minimo comune denominatore e di distoglierci dalle necessità dell'Europa.
<P>
Chi è il Consiglio in realtà?
Alcune formulazioni trasmettono l'impressione - falsa - che i membri del Vertice non abbiano nulla a che fare con il Consiglio europeo e i Ministri dei vari settori, sebbene siano essi i responsabili del loro comportamento.
<P>
Sì, abbiamo bisogno di sostenere maggiormente le PMI.
Pertanto accolgo con favore il punto 15, che si basa su decisioni del Parlamento europeo tese a rafforzare le PMI.
Chiedo quindi che ogni Consiglio si occupi dei negoziati del comitato di Basilea, in modo che ai sei si aggiungano i restanti nove paesi.
Sì, abbiamo bisogno di un'attuazione più rapida delle direttive adottate.
Perciò chiediamo che si riducano i tempi di attuazione.
Vogliamo più Europa, se ciò riguarda la realizzazione degli obiettivi di Lisbona e, di conseguenza, il ruolo dell'Europa sui mercati mondiali.
Sì, abbiamo bisogno del piano d'azione per i servizi finanziari e la stabilità.
Per questa ragione chiedo al Consiglio di individuare finalmente, dopo due anni, una posizione comune sulla riforma delle pensioni.
Condivido le critiche al Consiglio ECOFIN per aver aggirato la Commissione.
<P>
Sì, abbiamo bisogno di più trasparenza.
Pertanto chiediamo che le riunioni del Consiglio siano pubbliche.
Sì, abbiamo bisogno di eliminare le barriere, i blocchi e gli ostacoli.
Perciò critichiamo il fatto che scadenze elettorali - come quelle in Francia e in Germania - e monopoli come l'EDF non abbiano tenuto conto dell'obiettivo europeo della liberalizzazione dei mercati dell'energia e della decisione del Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=50 NAME="Obiols i Germà (PSE).">
Signor Presidente, sono stato informato della costernazione diffusasi in questa sede in seguito ai commenti che, a quanto pare, Aznar, ha fatto sulla riunione - sottovoce, ma con il microfono acceso.
Se questo è vero, non sarò io a smentirlo, soprattutto a quest'ora.
Tuttavia, io non sono il Presidente del Consiglio.
Vorrei che gli trasmettesse la mia richiesta di esprimere in futuro i suoi commenti, come dire, con maggiore moderazione e rispetto.
<P>
Prima e dopo il Consiglio europeo di Barcellona si è sviluppato, il che sta acquisendo carattere abituale, un contrasto apparentemente paradossale.
Da parte dei responsabili politici, soprattutto quelli più coinvolti nei lavori del Consiglio europeo, sono state espresse prima grandi aspettative e poi valutazioni trionfali, queste ultime espresse addirittura prima dello svolgimento del vertice.
Invece, da parte di numerosi osservatori e dei mezzi di comunicazione, sono state evidenziate discrepanze e valutazioni più o meno caute, se non pessimistiche.
<P>
Tuttavia, la novità a Barcellona - che un quotidiano di Bruxelles definiva in prima pagina "un pallido vertice con una brillante manifestazione" - è stata, probabilmente, la forte e spettacolare affermazione di un nuovo e attivo movimento sociale europeo.
Centinaia di migliaia di persone, signor Presidente, una rappresentanza attiva di una nascente società civile spagnola che ha manifestato pacificamente, in maniera civile e costruttiva.
Si tratta di persone che chiedono più Europa, un'Europa più sociale e, in particolare, più attiva e solidale nel mondo della globalizzazione accelerata.
<P>
Tali manifestazioni hanno dimostrato fino a che punto la costruzione europea e il suo ruolo nella configurazione di un mondo più giusto preoccupano la cittadinanza.
Invece, invertendo il senso del motto classico, è stata espressa, prima e dopo le grandi manifestazioni, non una excusatio non petita, ma un'accusatio non petita che in realtà implicava una excusatio manifesta.
Come se tali accuse, che intendono colpire la cittadinanza che scende in campo, volessero in realtà scusare o dissimulare il vero problema, vale a dire la mancanza di collegamento, di sintonia, di simpatia, un distacco preoccupante tra la cittadinanza e la conduzione, sostanzialmente intergovernativa, delle questioni europee.
<P>
Mi auguro che questo grande momento della democrazia europea, la Convenzione, serva a creare una sinergia positiva tra le istituzioni democratiche e la società civile che è stata presente a Barcellona nelle giornate del Consiglio europeo.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="PT" NAME="Bastos (PPE-DE).">
Signor Presidente, il Consiglio europeo di Barcellona ha suscitato a priori timori e dubbi da parte di alcuni che temevano un regresso rispetto alla strategia di Lisbona.
Sebbene consapevoli dell'enorme ambizione degli obiettivi definiti a Lisbona e della diversa situazione economica attuale - ben più negativa -, non abbiamo mai dubitato che i progressi in materia di politica sociale sarebbero stati rispettati - come lo sono stati - dagli Stati membri e, in particolare, dalla Presidenza spagnola dell'Unione europea, che colgo l'occasione di ringraziare.
<P>
A tale proposito, va sottolineato l'impulso dato al varo di politiche attive per le piena occupazione; la riforma del mercato del lavoro rappresenta un passo essenziale ai fini della creazione di posti di lavoro; particolare importanza assume l'enfasi data alla prosecuzione di politiche dell'Unione europea in materia di incentivi alla competitività e al miglioramento dell'occupazione, all'aumento della mobilità professionale e geografica dei lavoratori, il che richiede maggiore attenzione per la formazione della manodopera e migliori qualifiche a livello della società della conoscenza, nonché il riconoscimento del fatto che l'invecchiamento della popolazione richiede risposte nuove e creative.
Assai valida è la proposta tesa a creare una normativa che preveda la pensione parziale come uno strumento di permanenza volontaria dei lavoratori anziani sul mercato del lavoro, senza pregiudicare la necessità di accelerare le riforme del sistema pensionistico.
<P>
Una delle categorie più colpite dalla disoccupazione nell'Unione europea è rappresentata dalle donne.
Bisogna promuovere la loro partecipazione al mercato del lavoro, il che è un'utopia se non si adotteranno misure attive per conciliare la vita professionale e familiare.
Urge poi uno sforzo comune a livello comunitario, intergovernativo, regionale e locale per creare infrastrutture per ospitare i bambini e per aiutare gli anziani, segnatamente attraverso la messa a disposizione e l'utilizzo di risorse del FSE, assieme a misure di carattere fiscale e sociale.
<P>
Per noi è evidente la necessità di coordinare e conciliare la dimensione sociale ed economica.
In realtà, soltanto creando una maggiore ricchezza, distribuita in maniera giusta ed equa, si potranno assicurare più integrazione e più giustizia sociale.
<P>
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="NL" NAME="Van Brempt (PSE).">
Signor Presidente, questo Vertice è stato annunciato come il Vertice della liberalizzazione, mentre è diventato quello del prolungamento del lavoro.
Di per sé non sono contraria al lavorare più a lungo e penso che questo tema sia degno di essere trattato in una discussione.
La questione è se l'Europa acquisirà maggiore popolarità continuando a formulare soltanto questo tipo di dichiarazioni.
Ritengo che, se una Presidenza si concentra su simili punti, invece di cercare di integrare altri aspetti, per lo meno altrettanto rilevanti, ciò sia prova di scarsa leadership.
<P>
A Lisbona si è dibattuto soprattutto dell'economia della conoscenza e dell'importanza della conoscenza e del capitale umano in tale contesto.
Questa volta sono state adottate decisioni su, ad esempio, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita?
No, tale decisione è stata rimandata a Siviglia, dove verrà adottata una risoluzione.
Penso che dobbiamo fare attenzione a che ciò non si trasformi in un'integrazione di tipo accademico.
Se vogliamo compiere passi concreti, essi dovranno consistere soprattutto nel benchmarking: decidiamo percentuale del PIL deve essere destinata all'istruzione e diciamo a chiare lettere che apprendimento e diritto all'apprendimento non sono soltanto legati alla situazione del mercato del lavoro.
<P>
Non voglio però sottolineare solo gli aspetti negativi.
Penso che il Vertice abbia adottato anche tutta una serie di importanti decisioni ed una di queste è, senza dubbio, quella legata alla tassa sull'energia.
Dobbiamo apprezzare tale decisione, che, mi auguro, verrà attuata.
<P>
Un secondo elemento per cui mi congratulo con la Presidenza e il Vertice è l'attenzione rivolta all'apprendimento delle lingue.
La formazione linguistica è sempre più in difficoltà.
In alcuni Stati membri si ritiene che essa non sia importante, ma io penso che ciò non sia esatto e che dobbiamo metterci quanto prima al lavoro per migliorarla.
<P>
<SPEAKER ID=53 NAME="García-Margallo y Marfil (PPE-DE).">
Signor Presidente, a questo punto del dibattito persino i più duri critici di Barcellona, coloro che hanno partecipato la sera al Consiglio e la mattina alla manifestazione, sono riusciti soltanto a dire che a Barcellona è stato compiuto un modesto passo avanti, che io definirei però un modesto passo nella giusta direzione.

<P>
Perché nella giusta direzione? Perché oggi non discutiamo, eccezion fatta per l'onorevole Barón, sulle cose che affrontavamo cinque giorni fa.
Non mettiamo in discussione il dogma della stabilità dei prezzi.
Non sosteniamo né mettiamo in discussione il patto di stabilità, né la necessità o l'urgenza di accelerare riforme strutturali per raggiungere tre obiettivi: un mercato in grado di funzionare, il principio di compensazione sociale e lo sviluppo sostenibile.
Müller-Armak allo stato puro.
<P>
Quanto alle riforme economiche, vorrei formulare due osservazioni.
Quanto all'energia e al gas, dopo Barcellona è emerso con chiarezza che la liberalizzazione non coincide necessariamente con la privatizzazione.
Chiunque voglia mantenere le imprese pubbliche lo può fare.
Inoltre, la liberalizzazione incorpora i principi fondamentali del servizio di interesse generale: parità di accesso, continuità delle prestazioni e sicurezza dei consumatori.
<P>
Pertanto, qualsiasi discorso proveniente da quei banchi e mirante a sostenere un rallentamento della liberalizzazione costituisce solo una scusa; non riesco a capire per quale motivo sia accettabile che gli imprenditori possano scegliere i loro fornitori e che non sia accettabile che i consumatori possano farlo.
<P>
In materia di mercati finanziari, vorrei rivolgere un messaggio al Consiglio.
Il Parlamento è stato generoso nell'approvare la relazione von Wogau.
E' stato efficace nell'adottare le misure necessarie.
Sono in grado di promettere - e lo faccio - che, se il Consiglio ci farà pervenire per posta urgente le otto modifiche che intende apportare in materia di servizi finanziari, riceverà per posta urgente la risposta adeguata.
Chiedo che ci vengano inviate le posizioni comuni.
<P>
Un ultimo appunto in materia di architettura istituzionale per attuare tali riforme: Siviglia.
Il Consiglio e la Commissione dovrebbero considerare il da farsi dal punto di vista istituzionale, per attuare le riforme in sospeso.
Qual è il ruolo del Parlamento e del Consiglio nella procedura legislativa (articolo 202)?
Chi coordina le politiche economiche?
Stiamo andando o no verso un governo economico?
Chi rappresenta l'euro sulla scena internazionale?
Si continuerà a mantenere l'unanimità in materia fiscale anche quando saremo 27 e il paese più piccolo potrà porre il veto su qualsiasi decisione?
Sono queste le questioni in sospeso per il Consiglio.
<P>
Mi congratulo con la Presidenza del Consiglio per il risultato ottenuto a Barcellona.
Mi congratulo con il governo spagnolo, perché se vi fossero stati disordini avrebbero detto che non vi erano guardie a sufficienza; siccome ve ne erano a sufficienza, si è detto che ce n'erano troppe.
<P>
In definitiva, onorevoli colleghi, la cosa importante è ciò che uno ottiene con i voti e non con le grida lanciate per strada. E in questo stiamo risultando vincitori.
<P>
<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="ES" NAME="Sornosa Martínez (PSE)">
<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="DE" NAME="Schleicher (PPE-DE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, al contrario dell'oratrice che mi ha preceduto, secondo la quale sono state adottate troppo poche misure, devo dire che, in qualità di deputata e di vicepresidente della commissione per gli affari costituzionali, i provvedimenti proposti dai governi mi preoccupano.
In merito ai settori citati, il Consiglio europeo formula obiettivi, che a volte ricadono chiaramente tra le competenze degli Stati membri.
Anche se il coordinamento aperto non viene più menzionato esplicitamente tra i metodi politici più idonei per questi settori, ciò non deve farci dimenticare che si deve continuare ad applicare la procedura degli obiettivi e degli orientamenti, la cui attuazione da parte degli Stati membri è soggetta a una verifica a livello europeo.
Alla fin fine, è questo il coordinamento aperto.
Tale procedura è oltremodo antidemocratica: né il parlamento europeo né i parlamenti nazionali vengono coinvolti.
Ciò costituisce una violazione dei Trattati in vigore.
<P>
Questo rappresenta però anche un affronto rispetto all'obiettivo formulato dai governi a Laeken nel dicembre 2001 per la prossima CIG e al principale tema della Convenzione, ossia la delimitazione delle competenze tra Unione europea e Stati membri.
Determinante, dal punto di vista costituzionale, è la considerazione del Consiglio di Barcellona, secondo cui per la strategia occupazionale europea è necessaria la semplificazione del processo e, in particolare, la riduzione degli orientamenti in materia di politica dell'occupazione.
Ma chi ha mai introdotto questo processo?
<P>
E' praticamente impossibile documentare in maniera più evidente la necessità di una chiara delimitazione delle competenze.
Posso soltanto invitare i Capi di governo degli Stati membri ad attenersi alle competenze previste dai Trattati in vigore e a non arrogarsi diritti che non sono coperti né dalle costituzioni nazionali né dai Trattati europei.
Invece il monito, lanciato dal Consiglio agli Stati membri affinché introducano una flessibilizzazione dei mercati nazionali del lavoro, otterrà certamente di più di utopici obiettivi ed orientamenti europei.
<P>
Oltre ad evitare l'inflazione degli obiettivi, i Capi di governo degli Stati membri dovrebbero anche evitare l'inflazione dei Consigli e concentrarsi sui compiti dell'Unione europea previsti dai Trattati.
<P>
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="EN" NAME="Doyle (PPE-DE).">
Signor Presidente, vorrei esordire ringraziando la Presidenza e i Capi di stato e di governo europei per il loro sostegno e contributo positivo al processo di revisione del Trattato di Nizza da parte dell'Irlanda.
Il risultato del referendum dello scorso giugno è stato una grande delusione, soprattutto tenuto conto di un'affluenza alle urne del 30 per cento.
<P>
Continuo ad essere perplessa circa il tentativo del nostro Taoiseach di rigiocare a Barcellona la carta della neutralità nell'intento di ottenere il sostegno per il Trattato di Nizza.
Spero che il governo irlandese investa abbastanza tempo per spiegare una seconda volta il Trattato in modo preciso e fedele ai nostri cittadini.
I cittadini irlandesi, purtroppo, si sono sentiti elogiare i vantaggi dell'Unione europea in termini economici, mentre non è stato illustrato l'imperativo morale e politico di assistenza ai paesi dell'Europa centrale ed orientale affinché possano unirsi alla famiglia europea di nazioni.
Confido nel fatto che, una volta compiuta tale opera, i cittadini irlandesi voteranno a favore del Trattato di Nizza e sposeranno l'idea che si tratta di un provvedimento necessario per l'ampliamento dell'Unione europea.
<P>
Se la strategia del nostro Taoiseach è quella di insistere per una dichiarazione del Consiglio europeo circa il fatto che la neutralità militare irlandese non è modificata dal Trattato di Nizza, egli avrà mal interpretato sia il Trattato di Nizza sia il ruolo dell'Irlanda nel partenariato per la pace della sua stessa gente.
Vorrei che sostenesse inequivocabilmente la partecipazione dell'Irlanda al partenariato per la pace e non prestarsi a questo doppio gioco, sebbene non sia sorprendente da parte di un governo che, negli ultimi anni, ha sempre parlato in modo ambiguo dell'Unione europea.
<P>
I problemi che il governo irlandese deve affrontare sono attribuiti alla burocrazia o alla iperregolamentazione di Bruxelles, mentre qualsiasi buona notizia viene presentata come un successo ministeriale irlandese.
Tale atteggiamento, che mette a repentaglio il futuro delle nuove democrazie e delle economie emergenti dell'Europa centrale ed orientale, ha alimentato la vena euroscettica in Irlanda e rispecchia un governo che preferirebbe dedicarsi a giochi politici a breve termine per conquistarsi una manciata di voti in una prossima elezione generale.
<P>
In conclusione, signor Presidente, l'Irlanda non è mai stata neutrale né si potrebbe permettere di esserlo.
Ciò non è previsto né dalla nostra Costituzione né dalla nostra giurisprudenza.
Vari Taoisigh, che condividono le convinzioni dell'attuale governo, tra cui gli ex Primi ministri DeValera, Lemass, Cosgrave e Lynch, hanno espressamente dichiarato che l'Irlanda non ha una politica tradizionale di neutralità e prenderebbe decisioni in materia di politica estera caso per caso.
Oggi l'Irlanda è, come è sempre stata, un paese non allineato ansioso di svolgere il suo modesto ruolo nella salvaguardia della pace e della sicurezza nel mondo.
<P>
Il Trattato di Nizza non modifica in alcun modo questo stato di fatto.
Spetterà al parlamento irlandese decidere in quali missioni di difesa dovranno essere impegnate le nostre forze.
Siamo un popolo orgoglioso, fiero di una storia di mantenimento e rispetto della pace grazie all'opera svolta dalle nostre forze di difesa nei punti caldi del mondo.
Ritengo che dobbiamo spiegare a chiare lettere al popolo irlandese la nostra attuale politica di sicurezza e di difesa.
Dobbiamo porre fine a questo tipo di disonestà che ha caratterizzato l'approccio di Fianna Fái alla questione della partecipazione al partenariato per la pace.
Il Trattato di Nizza non modifica in alcun modo l'emergente architettura di sicurezza irlandese ed europea, ma è il passo successivo, essenziale per sanare le divisioni storiche dell'Europa causate dalla guerra e dalla distruzione.
<P>
<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="ES" NAME="Pérez Álvarez (PPE-DE)">
. (ES) Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli deputati, a questa tarda ora, dopo tutti gli interventi precedenti, uno pensa che la gran maggioranza dei punti da trattare siano stati sviscerati.
Perciò, come membro della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, vorrei incentrare e limitare il mio intervento ad alcuni temi esaminati e decisi al Vertice di Barcellona che, secondo molti, spiegano il successo del Vertice e giustificano l'aver affermato che il Vertice di Barcellona è riuscito abbastanza bene.
<P>
Essendo ormai prossima la fine del rallentamento economico, si può assumere l'impegno concreto e deciso di ricuperare la strategia di Lisbona e di raggiungere l'obiettivo cruciale da essa stabilito: la piena occupazione.
<P>
A volte, i cittadini europei fanno fatica a credere o sono inclini a pensare - vedendolo da un altro punto di vista - che l'Europa si preoccupa sempre di realizzare studi su ciò che si dovrà fare in futuro e che in realtà fa ben poco.
Vorrei mettere in risalto le decisioni e gli impegni assunti nel Vertice di Barcellona che, esposti in modo corretto a un cittadino non proprio entusiasta, gli faranno cambiare parere.
<P>
L'impegno di conseguire la piena occupazione con posti di lavoro migliori e più numerosi e nell'arco temporale di questo decennio.
L'impegno di ridurre la pressione fiscale per i redditi più bassi o di accentuare le misure relative alla ricerca di lavoro, al controllo della disoccupazione e di incentivazione dell'inserimento della donna nel mercato del lavoro mediante diversi strumenti, molti dei quali sono già stati ricordati; la strategia per l'estensione flessibile della vita lavorativa attiva alla luce dell'evoluzione demografica, il miglioramento del trasferimento dei diritti sociali e della mobilità dei lavoratori in generale.
Sono tutti sentimenti e idee - e decisioni, quindi - attraverso i quali noi cittadini europei abbiamo capito e capiamo meglio l'Europa, potenziando il ruolo delle parti sociali e rendendoci tutti corresponsabili di questo grandioso compito di costruire l'Europa, un'Europa molto più solidale e, pertanto, più giusta.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="ES" NAME="de Miguel">
. (ES) La ringrazio, Signor Presidente.
Non ho nulla da aggiungere a quanto ha detto il Presidente del Consiglio nel suo primo intervento, considerando soprattutto che la maggior parte dei deputati che hanno posto domande sono assenti dall'Aula.
Desidero dare la professionalità dei presidenti dei gruppi PPE-DE e PSE, che almeno sono presenti.
<P>
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno avuto una visione positiva dello sforzo che la Presidenza spagnola ha realizzato a Barcellona e dire a coloro che hanno espresso una certa delusione, che è logico ed è nella natura delle cose che la Presidenza proponga tali sfide in modo ambizioso ed è altresì logico che non tutte le ambizioni siano realizzate, perché così è stata la vita quotidiana dell'Unione fin dal 1955.
Non faremo un'Unione nuova proprio ora; c'è sempre l'ambizione di raggiungere certe mete e poi sono dei compromessi a dover essere raggiunti, gli stessi a cui si deve giungere nel Parlamento, le cui ambizioni non vengono sempre quotidianamente realizzate.
<P>
Pertanto, ritengo che, in tale sforzo di adattamento delle nostre ambizioni alle realtà della vita e delle necessità politiche, si possa dire che l'equilibrio raggiunto a Barcellona sia straordinariamente positivo.
<P>
C'è chi ha insistito su alcuni elementi; coloro che hanno insistito su alcuni elementi, ignorandone altri, disconoscono la reale strategia di Lisbona, perché la strategia di Lisbona consiste nel buon equilibrio tra la riforma e la liberalizzazione economica, la coesione sociale, le necessità in materia d'istruzione e di ricerca e lo sviluppo sostenibile.
Non si può avanzare di più su alcuni temi e meno in altri; deve esserci un progresso armonioso; ritengo che così sia stato, perché in tutti i temi trattati ci sono stati dei progressi positivi e sostanziali misurabili, che le conclusioni riflettono.
Ho sentito una critica ripetuta circa il fatto che lo sviluppo sostenibile non è stato sufficientemente messo in risalto.
Sono sorpreso che in questa sede si dica che non è sufficiente che l'Unione, per la prima volta, abbia detto che auspica e che s'impegna formalmente a ratificare il Protocollo di Kyoto e che, nel contempo, sia giunta a un compromesso in relazione all'aiuto allo sviluppo a Monterrey, entrambi appuntamenti importantissimi.
Mi sembra che ciò sia molto di più di quanto ci si potesse aspettare.
<P>
Se non si è parlato di più di Johannesburg è perché il Consiglio europeo di Barcellona non può parlarne oltre prima che inizino i preparativi per Johannesburg nell'ambito della Nazioni Unite.
Di Johannesburg parleremo a fondo a Siviglia, dove sarà dato mandato all'Unione affinché presenti una posizione comune.
Quanto contenuto nelle conclusioni di Barcellona è, attualmente, ciò che è stato considerato sufficiente e auspicabile.
<P>
A coloro che hanno espresso le proprie idee sui manifestanti, attribuendo maggior importanza a chi manifestava per strada che al resto del Consiglio europeo, e affermando che essi rappresentano la società civile, vorrei ricordare che i manifestanti sono cittadini europei, ma che anche dietro il Consiglio europeo vi sono milioni di cittadini silenziosi che hanno votato per i partiti rappresentati dai governi lì presenti, seduti nel Consiglio europeo, e che sono la reale società civile.
Questa è la vera società civile.
Non voglio togliere legittimità a coloro che scendono in strada, ma non si deve neppure togliere legittimità a coloro che sostengono, tramite i partiti politici, i governi che prendono le decisioni.
<P>
Credo che molti di coloro che attribuiscono tanta importanza a coloro che manifestano nelle strade, non abbiano appreso la grande lezione che la cittadinanza europea ha dato a tutti gli europei al momento dell'accettazione dell'euro.
Sono gli stessi che dicevano che la gente non voleva sentir parlare d'Europa, né di euro: in quindici giorni, tutta la cittadinanza europea ha accettato l'euro, in modo spontaneo e assolutamente volontario
<P>
Ritengo, quindi, che si debbano trarre molti insegnamenti da ciò che pensa la gente per la strada e non pensare che sono soltanto coloro che manifestano, in un'atmosfera più che festiva, in occasione di un Consiglio europeo, ad avere la legittimità democratica nell'Unione, perché così non è.
Vorrei concludere esprimendo lo stupore della Presidenza di fronte alla manifestazione del rappresentante di Herri Batasuna che deplora l'assassinio di un politico italiano da parte delle Brigate rosse, e che non ha mai deplorato le innumerevoli vittime assassinate dai terroristi dell' ETA, al quale il suo partito offre copertura politica.
<P>
<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="ES" NAME="de Palacio">
. (ES) La ringrazio, signor Presidente.
Innanzitutto, desidero segnalare che i risultati di Barcellona, a mio avviso, sono stati in generale positivi - nessuno lo può negare -, anche se forse qualcuno avrebbe voluto ancora di più e qualcuno - come abbiamo potuto sentire oggi - avrebbe voluto, in alcuni casi, persino meno, ma in generale sono stati positivi.
<P>
I risultati sono stati positivi in gran parte per il lavoro di tre Istituzioni: Parlamento, Commissione e Consiglio, ovvero soltanto per il buon funzionamento del metodo comunitario; penso che sia la prima cosa di cui debbano rallegrarsi tutti i presenti.
Barcellona ha dato i suoi frutti, Barcellona ha permesso di compiere passi avanti proprio perché, per un periodo di tempo significativo, abbiamo lavorato gomito a gomito, cooperando, in particolare con questo Parlamento, e facendo un notevole sforzo per permettere il conseguimento di tali risultati.
<P>
Signor Presidente, in Spagna diciamo che il meglio è nemico del buono; questo è quanto vorrei dire a coloro a cui è sembrato poco.
Penso che si debbano esaminare i risultati in tutti i campi, anche in politica estera, in questioni importanti come la dichiarazione sul Medio Oriente, e non voglio dilungarmi su altre questioni che rientrano in misura minore nelle competenze della Commissione.
Il bilancio è positivo, se ci concentriamo sulle competenze della Commissione e della politica comunitaria, quando parliamo dei progressi nel tema della garanzia delle pensioni, nell'ambito del lavoro, nell'integrazione dei mercati, nella realizzazione dell'Europa, nell'organizzazione fisica e spaziale del suo territorio tramite, ad esempio, le interconnessioni in campo energetico, nei trasporti, nel sostegno alla politica ambientale - non solo nel capitolo ambientale specifico, dove sono presenti elementi importantissimi che già sono stati ricordati dal signor de Miguel poco fa, come il Protocollo de Kyoto o gli impegni di Monterrey.
Si deve dire lo stesso delle politiche concrete, quando parliamo, ad esempio, nel capitolo dei trasporti dell'impulso dato - e con ciò voglio rispondere a uno degli interventi - ai trasporti che rispettano maggiormente l'ambiente, come l'incoraggiamento dato al trasporto ferroviario e a quello marittimo.
<P>
Anche in campo energetico sono stati fatti progressi molto significativi con la direttiva sulla fiscalità dell'energia, questione fondamentale nel modello di sviluppo propugnato in Europa, che non si basa su di un'energia economica, anzi, il contrario.
Quando si vedono tutti i progressi fatti, insisto, il meglio è nemico del buono; vi è stato molto di buono e il metodo comunitario ha funzionato.
<P>
Signor Presidente, in breve non posso non ricordare che, come politico, come deputata per più di tredici anni - e spero che un giorno la fiducia dei cittadini spagnoli mi porti di nuovo a svolgere tale lavoro - , voglio dire una cosa: la legittimità politica sta nei parlamenti e nei governi democraticamente eletti. Punto.
Altri tipi di manifestazioni che sono rappresentazioni di ciò che si definisce la società civile, sono molto importanti, e qualunque politico che desideri continuare ad avere un sostegno popolare terrà in giusta considerazione le implicazioni di dette manifestazioni, considererà al massimo ciò che dicono questi gruppi sociali, ma non possiamo sostituire la democrazia e la legittimità democratica politica dei voti dati ai rappresentanti dei cittadini con le manifestazioni, anche se molto importanti; perché si tratta di elementi completamenti diversi che non devono essere confusi.
<P>
Si tratta di questioni diverse.
C'erano centinaia di migliaia di cittadini che manifestavano pacificamente, com'è solito accadere in questo tipo di manifestazioni, tranne che all'ultimo momento sono saltati fuori i provocatori che tutti conosciamo e che purtroppo non sono stati intercettati prima dalle forze dell'ordine e di sicurezza dello Stato.
E ci sono stati dei problemi.
Insistiamo, però, signor Presidente: la legittimità risiede in questo Parlamento, nei parlamenti nazionali; la legittimità spettava al Consiglio europeo con i Capi di stato e di governo dei 15 paesi democratici insieme alla Commissione, che vi partecipava.
<P>
<SPEAKER ID=60 NAME="Presidente">
A conclusione della discussione, comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione, la cui votazione si svolgerà alle 19.00.
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso (NI).">
Il Presidente Cox ha affermato che al termine del dibattito avrei potuto formulare il mio richiamo al Regolamento e pertanto chiedo la parola.
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Presidente">
Do la parola all'onorevole Gorostiaga Atxalandabaso per una mozione di procedura.
<P>
<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso (NI).">
A norma dell'articolo 122, mi limiterò a respingere la dichiarazione di un nazionalista spagnolo di destra arrabbiato che viola le norme più elementari della cortesia parlamentare.
Sarebbe inaccettabile se mi riferissi al collega in questione come portavoce dei torturatori spagnoli, anche se esistono prove di tortura presso le sedi di polizia spagnole.
<P>
Simili attacchi personali vanno banditi da quest'Aula per sempre.
Confido nel fatto che il Presidente Cox si adopererà al meglio per evitare, in futuro, questo tipo di incidenti.
<P>
<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="ES" NAME="Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE).">
Signor Presidente, risponderò all'onorevole Gorostiaga Atxalandabaso perché mi pare di capire che alluda a me, dal rispetto alla mancanza di rispetto, dalla cortesia parlamentare alla scortesia.
<P>
Ricordo che nel mio intervento non ho fatto altro che mettere in evidenza che ogniqualvolta la Presidenza del Parlamento alza la voce per condannare i vigliacchi assassini dei terroristi dell'ETA, l'onorevole Gorostiaga Atxalandabaso, avvalendosi della libertà che gli è conferita dal fatto di appartenere a questo Parlameto - libertà calpestata quotidianamente dai suoi amici terroristi dell'ETA -, coglie l'occasione per giustificare l'ingiustificabile.
<P>
Pertanto, signor Presidente, vorrei chiedo una cosa: fino a quando dovremo tollerare in quest'Aula questo tipo di manifestazioni, che costituiscono un'offesa alla memoria delle vittime e una beffa per le posizioni di questo Parlamento?
<P>
<SPEAKER ID=65 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Salafranca Sanchez-Neyra.
Questo punto è stato sufficientemente trattato, passiamo al prossimo punto all'ordine de giorno.
<P>
<SPEAKER ID=67 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, come punto successivo, le dichiarazioni della Commissione e del Consiglio sulla Strategia politica annuale della Commissione europea per il 2003.
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="ES" NAME="de Palacio">
. (ES) Signor Presidente, onorevoli deputati, lo scorso 27 febbraio il Presidente Prodi ha comunicato le decisioni adottate quel giorno dalla Commissione e, segnatamente, le priorità politiche della Commissione per il 2003 e le necessità in materia di risorse umane e finanziarie della Commissione.
<P>
Come detto in quell'occasione, quest'anno, per la prima volta, le tre Istituzioni partecipano a un dialogo approfondito sulle priorità politiche e sul programma legislativo e di lavoro per il prossimo anno.
<P>
Il dialogo si svilupperà sulla base del nuovo accordo presentato alla Conferenza dei presidenti il 31 gennaio e sulla base di una rinnovata procedura di consultazione con il Consiglio.
<P>
Lo scorso 4 marzo abbiamo presentato al Consiglio 'affari generali? le priorità politiche per il 2003 e stiamo completando un lavoro strutturato di coordinamento con le Presidenze greca e italiana al fine di dare un senso compiuto alla programmazione sul medio periodo.
<P>
Il nostro obiettivo è quello di fondare la programmazione su di un dialogo politico con i rappresentanti degli Stati membri e con i cittadini, basandoci sull'esercizio del diritto d'iniziativa che il Trattato concede in modo esclusivo alla Commissione in un processo in cui la partecipazione e l'attenzione per le diverse posizioni si mantiene al massimo livello.
<P>
Saremo noi, ossia la Commissione, che dovremo, in ultima istanza, assumerci le responsabilità - insisto - che il Trattato ci conferisce.
Lo faremo, però, in un contesto in cui l'esercizio di tale prerogativa sia non soltanto politicamente responsabile, ma anche aperto e che ciò avvenga in modo trasparente e alla luce del sole, senza liste di 'buone? intenzioni negoziate nei corridoi bui di un'Istituzione.
<P>
In tal senso, esorto la Presidenza del Parlamento e il Parlamento a continuare la loro azione politica per promuovere la capacità dell'Istituzione parlamentare - come organo supremo di dibattito democratico e di codecisione - di andare oltre a semplici discussioni di dettaglio o di mera difesa di alcune posizioni concrete.
<P>
Come ben sapete, onorevoli deputati, la Commissione ha stabilito tre assi prioritari per il 2003: in primo luogo, l'ampliamento; in secondo, la stabilità e la sicurezza; e in terzo, l'economia sostenibile e solidale.
<P>
Dal suo insediamento, la Commissione ha puntato sul successo del processo di ampliamento.
Per questo l'ampliamento continua ad essere una nostra priorità fondamentale nella seconda parte del nostro mandato.
In tal senso, il 2003 sarà un anno cruciale: dobbiamo prepararci ad accogliere nella Commissione tutti i rappresentanti, tutti i Commissari provenienti dai nuovi Stati membri e dobbiamo far fronte alle nuove sfide che si presenteranno all'Unione.
<P>
La Commissione ha, però, deciso di attribuire la priorità anche ad altri campi d'azione: innanzitutto, la stabilità e la sicurezza.
Nell'Unione, il nostro obiettivo principale è quello di accelerare la creazione di uno spazio europeo di giustizia, sicurezza e libertà.
La lotta contro la delinquenza in tutte le sue manifestazioni - incluso il terrorismo -, è e continuerà ad essere il primo punto del nostro programma di lavoro.
<P>
Dobbiamo continuare a prestare particolare attenzione all'immigrazione, con tutte le sue complesse ripercussioni.
La solidarietà con coloro che tentano di migliorare le proprie condizioni di vita e quelle della propria famiglia deve andare di pari passo con la gestione rigorosa e ordinata dei flussi migratori a livello europeo.
Abbiamo bisogno di una collaborazione nel controllo comune delle frontiere, di uno scambio d'informazioni a livello europeo e di norme comuni per l'ingresso e la riammissione degl'immigrati, nonché di un'armonizzazione delle norme che disciplinano la circolazione, la vita e i comportamenti di tutti
<P>
A livello esterno, l'estensione della stabilità e della sicurezza a tutto il continente europeo e alle regioni limitrofe dell'Unione ampliata costituisce un'altra priorità fondamentale.
Per questo è necessario rafforzare la nostra associazione con i nostri vicini.
<P>
Signor Presidente, il terzo asse della nostra politica per il 2003 è un'economia sostenibile e solidale.
Si avvertono segnali di ripresa in un futuro non troppo lontano.
Ciononostante, la rapidità e l'intensità della ripresa dipendono anche dall'impegno con cui l'Unione si sforzerà di applicare la strategia di Lisbona.
La dimensione esterna di detta strategia riveste particolare importanza come contributo alla governance della globalizzazione.
Il nostro contributo dovrà orientarsi verso la ripartizione dei benefici della ripresa tra un numero il più ampio possibile di paesi.
<P>
Onorevoli deputati, tra le priorità politiche della Commissione rientra anche la improrogabile risoluzione del deficit di risorse umane e finanziarie.
Pertanto, la strategia politica annuale non si limita a identificare le principali priorità politiche, ma intende anche assicurare alla Commissione le risorse adeguate per questo compito.
Come ha detto il Presidente Prodi il 27 febbraio scorso, la Commissione non intende assumere alcun mandato senza disporre delle risorse necessarie, perché ciò significherebbe andare incontro al fallimento.
<P>
Non possiamo prepararci adeguatamente all'ampliamento, se non ottenendo maggiori risorse umane.
Per tale motivo, dopo un attento esame, la Commissione ha incluso nella sua strategia politica annuale la richiesta di 500 agenti temporanei.
A nessuno sfugge il fatto che si tratti di una cifra minima, ben al di sotto dei compiti che l'ampliamento c'impone nel 2003.
<P>
E' noto che l'attuale limite massimo imposto alle spese amministrative non ci permette di disporre delle risorse necessarie per preparare il processo di ampliamento.
Perciò la Commissione ritiene essenziale utilizzare lo strumento della flessibilità.
Non è lo strumento adeguato, ma riteniamo che sia l'unico disponibile.
<P>
Abbiamo anche altre due grandi missioni: la sicurezza e l'elaborazione di una politica a favore di un'economia sostenibile, che costituiscono un'ulteriore responsabilità per la Commissione.
Tuttavia, per non dover chiedere un altro aumento del personale, abbiamo deciso di approvare solo le iniziative che siamo in grado di sviluppare ridistribuendo internamente le forze attuali o concludendo alcune delle attività in corso.
Signor Presidente, ecco una prova della serietà e del rigore con cui la Commissione stabilisce le proprie priorità senza dimenticare la disciplina di bilancio.
<P>
In quanto alle risorse finanziarie, rammento che la Commissione, insieme alle autorità di bilancio, deve trovare urgentemente una soluzione strutturale all'insufficienza cronica della rubrica 4, relativa alle relazioni esterne.
L'attuale rigidità non permette, in effetti, di ottimizzare i nostri interventi.
<P>
Signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione sta oggi proponendo i grandi assi d'intervento.
Questa discussione sarà seguita da alcuni dibattiti, in tutte le commissione, ai quali parteciperanno i Commissari insieme ai deputati che ne sono membri.
Quello sarà il momento per concretizzare ed elaborare ulteriormente i grandi assi d'intervento.
<P>
Ad ogni modo, vi ringraziarvi sin d'ora, a nome di tutta la Commissione, per il vostro contributo costruttivo e concreto alla migliore gestione possibile delle priorità per il 2003.
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="ES" NAME="de Miguel">
. (ES) Signor Presidente, onorevoli deputati, la Presidenza ha ascoltato con particolare interesse l'intervento della Vicepresidente de Palacio sulla strategia politica annuale della Commissione per il 2003, che costituisce la prima fase del ciclo di pianificazione e programmazione delle priorità definite dalla Commissione.
Si tratta non soltanto d'individuare le priorità, ma anche d'analizzare il modo migliore per utilizzare razionalmente le risorse finanziarie e umane dell'Unione.
<P>
Mi sembra particolarmente soddisfacente che le priorità individuate dalla Commissione, come l'ampliamento, la stabilità e la sicurezza, e l'economia sostenibile e solidale, coincidano appieno con quelle che la stessa Presidenza e l'Unione europea hanno definito, che il Consiglio europeo di Barcellona ha confermato e su cui il Presidente del Consiglio, il Capo del governo spagnolo, ha informato il presente Parlamento.
La Presidenza accoglie con favore l'intenzione della Commissione d'iniziare un dialogo sulla strategia presentata, le cui ripercussioni sul bilancio dovranno costituire un elemento fondamentale.
Pertanto, l'articolazione della discussione delle priorità strategiche con la procedura di bilancio per il 2003 dovrà essere preparata con cura.
<P>
Il Consiglio ha già avuto alcuni scambi di opinione e ritiene che il Consiglio 'affari generali? del prossimo mese di maggio potrebbe includere, nell'ordine del giorno, una prima discussione politica sulle priorità strategiche della Commissione per il 2003.
Si potrebbero anche esaminare, nel momento che si riterrà più opportuno, gli aspetti di bilancio che, secondo la Presidenza, dovrebbero includere le implicazioni che l'ampliamento potrebbe avere in materia di spesa, come le necessità in campo immobiliare, nell'ambito generale della procedura di bilancio.
<P>
La Presidenza non esclude che il primo dibattito politico sulla strategia della Commissione sia seguito, nel prossimo autunno, sotto Presidenza danese, da una nuova discussione in tempi più vicini alla decisione sul bilancio dell'Unione.
<P>
La Presidenza, signor Presidente, ribadisce la sua disponibilità a sostenere le priorità strategiche proposte dalla Commissione e ad analizzare in profondità, al momento opportuno, le sue implicazioni di bilancio.
<P>
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="EN" NAME="Elles (PPE-DE).">
Signor Presidente, il mio gruppo apprezza il fatto che il dibattito si svolga stasera perché è la prima volta che siamo in grado di tenere così presto, in fase di approvazione del bilancio per il 2003, un dibattito sulla strategia annuale in materia di politiche.
Il fatto che il Consiglio - sebbene possa non ascoltare - sia di fatto presente al dibattito è un segnale importante della possibilità per le tre Istituzioni di collaborare effettivamente in modo coerente.
<P>
La mia prima osservazione è che stiamo analizzando un cambiamento significativo intervenuto nel modo di fare le cose, un cambiamento in virtù del quale, in primo luogo, disponiamo di una definizione delle priorità politiche della Commissione e, in secondo luogo, cerchiamo di garantire per il 2003 il giusto equilibrio tra compiti e misure. In terzo luogo, apprezziamo l'idea di poter contare su un dialogo istituzionale rafforzato in modo da essere in grado di assicurare che il bilancio sia effettivamente deciso in maniera collegiale.
Il dibattito inizia qui adesso, nel marzo 2002.
<P>
Dunque dovremmo chiederci: le priorità sono quelle giuste?
E' troppo presto per saperlo, ma il fatto è che siamo stati in grado di individuarle, e le enumero: ampliamento, stabilità e sicurezza, economia globale sostenibile.
E' molto difficile trovare un tema che non rientri in queste tre priorità, ma, sulla scorta del modo in cui il tutto è stato preparato, noi in quest'Aula e le nostre commissioni troveremo il modo giusto per richiamare nei dibattiti quelli che, a nostro giudizio, sono gli aspetti prioritari.
<P>
Sicuramente, ad esempio, vi saranno dibattiti sull'ampliamento.
Può la Commissione completare i preparativi amministrativi e linguistici per l'ampliamento nel corso del 2003?
Può continuare ad attuare la riforma della Commissione in modo da essere completamente ammodernata entro la fine del 2004?
Questi sono interrogativi che dovremo sollevare; lo stesso dicasi per la stabilità e la sicurezza.
E' stato espresso il desiderio di costituire l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare e di renderla operativa.
Per quanto ne so, la decisione non è ancora stata presa e pertanto abbiamo bisogno di essere chiari in merito a ciò che stiamo cercando di fare in questi dibattiti.
<P>
Nell'economia globale sostenibile rientrano una serie di temi diversi in termini di disponibilità di risorse umane e finanziarie.
Ciò solleva la questione dei vostri 500 agenti temporanei, che dovrà essere esaminata in dettaglio.
<P>
Per concludere, questo dibattito è apprezzabile.
Il documento in oggetto delinea una serie di obiettivi chiari da conseguire, processo al quale noi, in seno al Parlamento e al Consiglio, dovremo partecipare.
Se tutto va bene, saremo in grado di finire l'anno con il miglior equilibrio tra bilancio e procedure legislative mai avuto.
<P>
Termino osservando che vi è un aspetto importante da tener presente in relazione alla disponibilità di risorse finanziarie. Nel documento si afferma che i pagamenti verranno limitati.
Ciò non riguarderà solo la regolarizzazione degli impegni in essere. I pagamenti dovranno essere contenuti anche altrove nel bilancio, in maniera da garantire che non vengano superati i tetti previsti.
Il 2003 sarà pertanto un anno estremamente difficile, ma abbiamo iniziato con sufficiente anticipo per individuare il tipo giusto di soluzioni.
<P>
<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda (PSE).">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signora Vicepresidente della Commissione, tra le sue priorità per il 2003 la Commissione annovera l'ampliamento del suo punto di orientamento.
Il collega Elles lo ha forse considerato in maniera un po' troppo cinica.
Tuttavia io lo ritengo giusto e importante, perché, in caso contrario, si potrebbe avere l'impressione che quando, nel 2002, stipuleremo, come auspicabile, i trattati con dieci candidati, allora sarà tutto concluso.
Finito.
Non è però così: sarebbe anche utile per il processo di approvazione in quest'Aula se nel 2003 presentassimo delle iniziative alla Commissione.
Ad esempio: i nuovi Stati membri devono essere preparati ad agire con pari diritti all'interno dell'Unione europea.
Inoltre occorre anche sperimentare la risoluzione pacifica e amichevole dei conflitti, non solo a Cipro, ma - se ho seguito correttamente le recenti discussioni nel Parlamento - anche tra Slovacchia e Ungheria o tra Repubblica Ceca e Ungheria; il problema riguarda anche, in parte, Germania ed Austria.
<P>
L'intera politica di coesione dev'essere modificata e ristrutturata.
Proprio oggi abbiamo avuto un'audizione sul Libro bianco sui trasporti.
E' positivo che la Vicepresidente sia qui presente.
Se vogliamo davvero potenziare le TEN e fornire un contributo alla coesione, allora nel 2003 ci sarà molto da fare.
<P>
Occorre sostenere con impegno la capacità di attuazione dei futuri Stati membri nel campo amministrativo e giudiziario, ad esempio, per quanto riguarda la questione della lotta alle frodi.
Pertanto, proprio in considerazione dell'ampliamento, il 2003 sarà un anno assai importante.
Non lo si dovrebbe prendere troppo alla leggera.
<P>
Il 2003 sarà però anche l'anno in cui dovremo cercare di dare risposte ai paesi che non sono candidati, ma che riflettono sull'opportunità di esserlo, come, ad esempio, l'Ucraina.
Il Presidente Shevarnadze, con il quale abbiamo avuto degli incontri, è stato nostro ospite.
Anche in Russia è in atto un dibattito al riguardo.
Poco fa abbiamo discusso con una delegazione croata in merito al futuro della Croazia.
Si tratta di problemi che dovremo affrontare.
Finora non abbiamo fatto nulla per definire i confini in Europa, ossia per stabilire quale debba essere l'Europa dell'Unione europea, perché ci sarà anche un'altra Europa.
Pertanto anche a tale proposito nel 2003 dovranno essere fornite delle risposte, per lo meno provvisorie.
<P>
Si dovranno poi - e anche questo è un compito per il 2003 - sviluppare delle prospettive su come configurare la cooperazione rafforzata e assicurata sotto il profilo organizzativo con quei paesi che non apparterranno all'Unione europea, ma che non vogliono semplicemente starsene al di fuori.
Un esempio è rappresentato dalla Russia, un altro dai paesi mediterranei.
In questo caso è importante mettere a punto nuove idee su come cooperare con quei paesi che non sono né dentro né fuori.
Tale cooperazione sarà estremamente importante per la stabilità e la sicurezza, la seconda priorità già citata.
Dobbiamo dire con tutta chiarezza che l'Europa deve svolgere da sola i suoi compiti.
Non possiamo sempre affidarci agli USA e al loro intervento.
Dobbiamo respingere le mire egemoniche degli USA, ma dobbiamo anche far sì che il ruolo dell'Europa sia più solido, almeno nel campo degli interessi diretti.
Anche a tale proposito il 2003 sarà un anno importante, ad esempio, per quanto attiene alla questione del finanziamento degli interventi comuni.
<P>
Signora Vicepresidente, per realizzare i compiti che si è prefissa, in primo luogo la Commissione la bisogno di denaro - a tale riguardo si esprimerà il mio collega -, di risorse innovative e di un nuovo modo di governare e di regolamentare.
Purtroppo la signora Commissario sta conversando con il Presidente del Consiglio, al quale vorrei rivolgermi.
Forse troverà un attimo per prestarmi ascolto.
Signor de Miguel, volevo dirle una cosa!
Forse qualcuno darà al Presidente del Consiglio le cuffie per ascoltarmi.
Volevo dirle una cosa a proposito del modo di governare e di regolamentare.
Ringrazio per la risposta fornita dal Presidente Aznar, ma la prego di comunicargli che, in seguito alle precedenti risposte da lui date in quest'Aula, la sua risposta getta un piccolo raggio di sole sulla cooperazione interistituzionale, ma non appare del tutto soddisfacente, in quanto l'invito della Commissione e l'intervento svolto dal Presidente Cox a Barcellona hanno evidenziato che abbiamo bisogno di un accordo politico tra Commissione, Parlamento e Consiglio.
<P>
Se i Capi di governo si occupano di altre forme di governo - cosa che approvo -, credo che sia anche giusto che i deputati europei se ne occupino.
Il Segretario generale può preparare qualcosa, ma a decidere sono le Istituzioni politiche, fra cui il nostro Parlamento.
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="EN" NAME="Wallis (ELDR).">
Due anni fa ho parlato per conto del gruppo ELDR in occasione del dibattito sul programma legislativo annuale e sono stata molto critica sul vecchio processo, da me descritto come il baratto delle liste della spesa tra Parlamento e Commissione.
Ora abbiamo un processo corretto, un dialogo interistituzionale corretto.
Ora, dinanzi a noi, abbiamo una strategia di ampio respiro che tiene conto del massimo obiettivo politico dell'ampliamento; pochi disapproverebbero tale quadro più ampio e, dunque, il tentativo precoce di affrontarne le implicazioni di bilancio.
<P>
Adesso, il processo inizierà con un esame dettagliato in seno alle commissioni parlamentari e questa è la cosa fondamentale.
Finalmente, vi è un coinvolgimento del Parlamento con un reale significato e non ho dubbi che le commissioni inizieranno a produrre un programma legislativo definitivo.
Si tratta di un cambiamento apprezzabile nei nostri metodi di lavoro, che dovrebbe consentirci di pianificare e di preparare molto meglio il nostro lavoro legislativo.
<P>
Accanto a questi sviluppi, stamattina la commissione giuridica ha avuto una riunione mista storica con diversi parlamentari nazionali per discutere il processo legislativo dell'Unione europea e il modo in cui viene attuato il diritto comunitario.
Non vi è dubbio circa il fatto che i colleghi dei parlamenti nazionali vanno tenuti debitamente informati su ciò che tratteremo e sul momento in cui lo faremo.
Ciò consentirà loro di fornirci elementi di partenza o di sostenere i loro ministri in seno al Consiglio in modo che si esprimano in maniera pertinente.
Dalla nostra discussione è emerso chiaramente che gli Stati membri, che consentono ai loro parlamentari nazionali di partecipare precocemente al processo, hanno meno difficoltà nell'attuazione delle normative comunitarie.
I loro cittadini hanno maggiore familiarità con il processo e il risultato finale ha maggiore legittimità.
Questo è il collegamento che noi stiamo cercando di ottenere con i nostri cittadini, per cui fortunatamente nuovi venti spirano sul nostro processo legislativo.
La Convenzione potrebbe scatenarne altri, ma sono lieta di constatare che quelle ignobili liste della spesa sono state spazzate via dalla prima folata.
<P>
<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="EN" NAME="Stevenson (PPE-DE).">
La strategia annuale in materia di politiche per il 2003 contiene alcune iniziative fondamentali per lo sviluppo di un'economia globale e sostenibile.
In particolare, la Commissione desidera affrontare la revisione a medio termine della PAC e la riforma della PCP.
Insieme, questi due importanti settori delle politiche assorbono la metà del bilancio complessivo dell'Unione europea, ma sia la PAC sia la PCP non sono riuscite a conseguire i loro obiettivi principali: non sono riuscite a salvaguardare i posti di lavoro, a garantire un livello di vita equo alle nostre comunità rurali e a raggiungere la sostenibilità.
<P>
Vista questa serie di fallimenti, urge una riforma radicale e mi compiaccio nel vedere che tali proposte sono al centro della strategia in materia di politiche per il 2003.
Infatti, a metà aprile, la Commissione europea pubblicherà le proposte legislative per la riforma della PCP.
Il pilastro del pacchetto di riforme sarà la devoluzione, vale a dire il conferimento della gestione della pesca ad organismi chiave in zone di pesca definite.
Sebbene queste commissioni agiscano solo in veste consultiva, quantomeno inizialmente, coinvolgendo pescatori, esperti ed ecologi marini, esse rappresenteranno un passo enorme verso il decentramento del potere, lontano da Bruxelles e vicine radici.
In un momento in cui gli stock ittici accusano gravissimi problemi, le flotte sono soggette a tagli, posti di lavoro vengono persi, pescherecci vengono dismessi, si verificano blocchi e interruzioni, tale iniziativa non potrebbe essere più tempestiva e meritevole di grande apprezzamento.
<P>
Nell'Unione europea abbiamo troppi pescatori a caccia di pochissimo pesce.
Abbiamo bisogno di un taglio generale della capacità pari circa al 40 per cento della flotta; lasciate che rivolga un particolare appello alla Commissione e al Consiglio:. non esportate i nostri problemi di pesca eccessiva e di sovrasfruttamento delle risorse al di fuori dell'Unione europea e nei paesi terzi.
Recenti studi condotti in Mauritania e Senegal su alcuni casi esemplificativi dimostrano che i loro stock sono esauriti.
In Mauritania, negli ultimi quattro anni, le catture di polpo si sono dimezzate.
Alcune specie, come il pesce sega, sono completamente scomparse.
Plaudo alla strategia adottata in materia di politiche alla ricerca di obiettivi globali e sostenibili, ma ricordiamoci che tali obiettivi vanno applicati all'esterno dell'Unione europea esattamente come al suo interno.
<P>
<SPEAKER ID=74 NAME="Paciotti (PSE).">
Signor Presidente, sul tema dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia la Commissione ci ricorda innanzitutto come sia sempre in primo piano la lotta contro il terrorismo.
Ora, su questo punto non possiamo che dirci totalmente d'accordo.
Il barbaro assassinio del Professor Marco Biagi, ieri a Bologna, ci fornisce una tragica conferma della necessità di questo impegno.
Tuttavia, dobbiamo dichiararci d'accordo anche con quanto affermato qui, oggi, dal Presidente Aznar, che cioè, già oggi, disponiamo di strumenti sufficienti per sconfiggere il terrorismo.
D'altronde tutte le Istituzioni europee hanno mostrato grande sensibilità e tempestività nell'adottare le misure richieste dall'improvviso acuirsi di questo fenomeno di criminalità politica.
<P>
E' in altri settori che stenta a svilupparsi lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, e non certo per responsabilità di questo Parlamento e neppure, per la verità, per responsabilità primaria della Commissione.
L'Unione europea non esercita le sue responsabilità, conferitele dal Trattato di Amsterdam in tema di immigrazione e di asilo, a causa degli ostacoli frapposti dal Consiglio, della sua incapacità di trovare un accordo sulle proposte della Commissione, delle sue scelte di adottare, volta a volta, singoli strumenti di carattere repressivo che impoveriscono e, da soli, rendono inadeguata ogni politica in questo settore.
<P>
E' un problema politico di ritrovare la volontà e la capacità di affrontare con gli strumenti della civiltà questo complesso problema che coinvolge relazioni internazionali, regole e strumenti comuni di controllo delle frontiere, assunzione di responsabilità comune per gli oneri che dobbiamo affrontare, ma anche per gli obiettivi di arricchimento culturale ed economico che la sfida dell'integrazione ci propone.
<P>
E' anche, però, un problema istituzionale.
La regola dell'unanimità è paralizzante, la mancanza di codecisione è antidemocratica.
E' necessario che i principi sui quali si fonda l'Unione europea - la democrazia e lo stato di diritto e quindi la soggezione al controllo giudiziario - siano estesi ad ogni settore di intervento che riguarda la sicurezza e la libertà dei cittadini.
L'integrazione di EUROPOL nel quadro istituzionale dell'Unione è solo un esempio di questa necessità.
<P>
Su questi temi la Commissione potrebbe molto utilmente fornire un suo argomentato contributo di proposte anche alla Convenzione sul futuro dell'Europa, che si è appena aperta.
<P>
<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="DE" NAME="Lehne (PPE-DE).">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo dinanzi a noi un nuovo documento della Commissione; non posso fare altro che esprimere la mia ammirazione per la capacità dei funzionari della Commissione di riuscire a riempire 28 pagine senza dire nulla di concreto.
Ciò presenta per lo meno il vantaggio strategico di non dover poi rispettare qualcosa.
Signora Commissario, mi consenta di dire che questo non riguarda il capitolo di sua competenza, ma molti altri capitoli di questo e di altri documenti.
Ciononostante, adesso il documento è davanti a noi, e dobbiamo dire qualcosa in proposito.
Per quanto riguarda le questioni del mercato interno, attingendo all'esperienza accumulata nei precedenti anni trascorsi in questo Parlamento, posso dire che siamo ben lontani dall'aver conseguito un mercato interno ben funzionante in tutti i comparti.
<P>
In tale campo si continuano a registrare gravi deficit.
Ritengo che la Commissione dovrebbe includere tra le priorità dell'attività del 2003 l'eliminazione di questi deficit.
Nella commissione giuridica e per il mercato interno abbiamo appena discusso in seconda lettura la direttiva sulla vendita a distanza di servizi finanziari.
In questo caso è emerso in maniera paradigmatica che nel settore delle assicurazioni non esiste assolutamente un mercato interno funzionante, bensì che continuano ad esistere mercati nazionali a compartimento chiuso.
Come ho già detto, permangono gravi deficit.
<P>
Lo stesso problema interessa, come risulta dalle relazioni della Commissione, l'attuazione della libertà di stabilimento e dei servizi in altri settori.
Abbiamo una relazione della Commissione, già esaminata una volta in sede di commissione e che prima o poi provocherà delle difficoltà, in cui sono menzionati singoli deficit nel campo della libertà dei servizi.
Non intendo adesso citare degli esempi, giacché il tempo è tiranno. Invito tuttavia la Commissione a lavorare in maniera coerente e a far sì che alla fine venga realizzato un mercato interno funzionante.
<P>
Un ultimo punto, che è stato toccato anche questa mattina in occasione dell'incontro con i deputati nazionali: in gennaio, il Parlamento ha approvato una relazione sugli ulteriori passi da compiere per il ravvicinamento del diritto civile e commerciale.
Esorto la Commissione e, in particolare, i Commissari competenti a compiere dei progressi in questo campo, presentando quanto prima un Libro verde o un Libro bianco, in modo che possiamo sapere concretamente come andrà avanti.
Credo che ciò sia determinante affinché il mercato interno non esista e funzioni soltanto per le grandi aziende, ma consenta anche al consumatore e alle PMI la possibilità di usufruire appieno delle opzioni che esso offre.
Noi realizziamo il mercato interno soprattutto per i nostri cittadini e non per le grandi imprese.
Pertanto chiedo che in questo campo si lavori con rinnovato impegno ed energia, anche affrontando ostacoli, che, per esperienza, vengono sempre frapposti in alcuni Stati membri.
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="DE" NAME="Roth-Behrendt (PSE).">
Signor Presidente, ho imparato che è opportuno mescolare lodi e critiche e che ciò è valido sotto il profilo pedagogico.
Pertanto inizio con le lodi, signora Commissario.
E' positivo il fatto che adesso abbiamo una discussione molto precoce e tempestiva sulla programmazione strategica e che abbiamo assai presto avviato questo dialogo tra la Commissione, il Parlamento europeo e la competente commissione del Parlamento europeo.
Cito a parte queste due Istituzioni perché il Consiglio non svolge, per me, alcun ruolo.
A Barcellona abbiamo visto che il Consiglio decide il proprio ordine del giorno e fa ciò che vuole ed è un Consiglio specializzato.
Pertanto il dialogo tra lei, signora Commissario in quanto rappresentante della Commissione, e il Parlamento è l'unico in questione.
<P>
Ed eccoci alle critiche.
Signora Commissario, lo prenda come un segnale positivo: se mai si tratterà di vendere un prodotto difettoso, la invito a candidarsi a farlo!
Potrà così cercare di farlo; lei ha fatto del suo meglio per un documento che io non ho capito.
Ammiro chiunque abbia letto questo documento e abbia capito il senso delle singole frasi.
Ho riflettuto su che cosa serva per trovarci qualcosa.
Occorre un cane per ciechi o un San Bernardo che sia in grado di percepire segnali di vita anche sotto una valanga?
Signora Commissario, serve qualcosa di questo genere.
La Commissione è riuscita a citare ovunque qualcosa.
Il termine 'tutela dei consumatori? compare e così anche il termine 'sostenibilità? appare dovunque lo si possa appioppare: trasporti sostenibili, economia sostenibile. Tutto è sostenibile.
<P>
Ciò che volete fare e quali siano le vostre priorità, non l'ho proprio capito.
Non ho compreso da nessuna parte quali siano le vostre priorità.
Sì, ampliamento; sì, economia sostenibile; sì, forse anche sicurezza e stabilità.
Ma, signora Commissario, voi nascondete dietro a belle frasi il modo in cui intendete raggiungere tali obiettivi.
Pertanto la invito a ritornare a casa e a invitare i suoi colleghi Commissari, ai quali certamente diremo la stessa cosa di persona, a fare meglio i compiti il prossimo anno.
Il Parlamento è ora chiamato a dare un contenuto ragionevole a ciò che voi ci avete fornito come cornice!
Se si trattasse di un compito scolastico, l'insegnante lo giudicherebbe certo 'un buon tentativo, ma la prossima volta cerca di fare di più!?.
E' quanto dico anch'io.
<P>
<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="DE" NAME="Goepel (PPE-DE).">
Signor Presidente, bisogna darsi un bel daffare per trovare nelle 28 pagine del documento sulla strategia della Commissione per il 2003 il settore dell'agricoltura e dello sviluppo rurale.
Il termine 'agricoltura? compare ben tre volte, suddivise su tre pagine.
Ciò è forse dovuto al fatto che la politica agricola non ricade ancora nell'ambito della procedura legislativa della codecisione.
In tale contesto dobbiamo intanto giudicare sotto il profilo strategico temi quali l'ampliamento, i negoziati OMC, lo sviluppo del bilancio e la valutazione di metà periodo.
<P>
Parliamo di ampliamento: nel 2003 s'intendono concludere i negoziati di adesione con i paesi candidati, per cui l'ampliamento potrebbe avvenire a partire dal 2004.
Siamo consapevoli dell'enorme mole di lavoro che la Commissione, il Parlamento e il Consiglio dovranno svolgere nel 2003 per quanto riguarda i capitoli dell'agricoltura e dello sviluppo rurale.
Pertanto nel 2003 l'ampliamento diverrà così una delle principali priorità anche per l'agricoltura e richiederà molta capacità negoziale.
Ciò che resta da fare, è emerso con chiarezza nel corso dell'audizione di ieri in seno alla commissione per i bilanci.
Un fitto dialogo con la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale è quindi tanto necessario quanto un migliore utilizzo delle risorse nel caso degli aiuti nel quadro dell'ampliamento.
Nell'OMC, l'agricoltura svolge un ruolo chiave.
Pertanto ci aspettiamo che la Commissione ci informi costantemente sui progressi registrati nel quadro dei negoziati OMC.
A pagina 14 di questo folle documento si parla addirittura di fase negoziale decisiva.
<P>
Passiamo poi al bilancio: dopo il risultato della votazione sulla relazione Färm o, per dirla in maniera concreta, dell'orientamento 9 adottato dall'Assemblea plenaria, si dovrà assicurare, per quanto possibile, di tener conto già nel bilancio 2003 della modifica della valutazione di metà periodo.
Si tratta di una semplice constatazione, che causerà grossi grattacapi, soprattutto in considerazione della circostanza per cui gli Stati membri contano sempre più sul fatto di recuperare, anche se legate ad un obiettivo, notevoli risorse non utilizzate del bilancio agricolo, sempre nel rispetto del motto: 'in certe condizioni, ciò potrebbe tutelare gli uni o gli altri dal ricevere un monito da Bruxelles!?.
<P>
Pertanto l'esigenza strategica per il 2003 può soltanto essere quella di garantire un utilizzo completo e più efficiente del bilancio agricolo e ciò in presenza di un'applicazione più flessibile delle risorse per nuovi programmi nel settore dello sviluppo rurale.
Una richiesta molto importante: la PAC deve contemplare più aspetti qualitativi degni di ricevere aiuti.
Anche coloro che non sono produttori agricoli capiscono le compensazioni sotto questo aspetto.
<P>
<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="SV" NAME="Färm (PSE).">
Signor Presidente, in qualità di relatore sul bilancio ho alcune osservazioni da fare.
<P>
In primo luogo, sono su posizioni meno critiche rispetto alla onorevole Roth-Behrendt.
Reputo essenziale una strategia politica annuale che rappresenti gli orientamenti della Commissione per il bilancio dell'anno seguente.
Allo stato attuale, tutte le Istituzioni presentano i propri orientamenti in primavera, ma vi è la speranza che la Commissione possa recepire, nella sua proposta di bilancio, anche le istanze del Consiglio e del Parlamento.
In tal caso, si tratterebbe di un netto miglioramento.
<P>
In secondo luogo, diversi deputati hanno evidenziato la necessità di rafforzare il legame fra programma legislativo annuale della Commissione e bilancio.
Troppo spesso ci siamo trovati nella situazione di ricevere proposte legislative, proposte di nuovi programmi o di nuove spese, di creazione di nuove istituzioni, eccetera, senza nessuna considerazione per la procedura di bilancio e per le conseguenze su piano economico.
E' soprattutto sul fronte della politica estera che le promesse sono abbondanti.
Vi è ancora molto da fare, ma il processo di quest'anno rappresenta un passo nella giusta direzione.
<P>
In terzo luogo, possiamo dirci soddisfatti del capitolo sulla cooperazione interistituzionale.
Per dar vita a un'Unione funzionante al meglio, tale cooperazione, tale fiducia sono indispensabili.
<P>
Ecco perché ci inquieta sapere che il Consiglio discute del nuovo regolamento di bilancio nell'ottica di un ridimensionamento dell'influenza del Parlamento.
Il comitato dei bilanci del Consiglio discute una limitazione della nostra facoltà di iscrivere importi in riserva, di influire sui bilanci rettificativi e suppletivi eccetera.
Se il Consiglio proseguirà su questa via, l'equilibrio istituzionale verrà rimesso in causa in termini che il Parlamento non potrà mai accettare.
<P>
In quarto luogo, una questione concreta.
E' positivo che tutte le Istituzioni pongano l'accento sulla questione dell'ampliamento, che rappresenta la missione più importante della nostra epoca.
Spero che, già in occasione della conciliazione sul bilancio, a luglio, sia possibile giungere a un accordo sul come far fronte alle spese amministrative dell'anno prossimo. Ciò agevolerebbe notevolmente i preparativi, per esempio con un sostegno economico al problema degli edifici, lavorando alla questione linguistica, stabilendo le priorità per l'assunzione di personale e indicando le modifiche regolamentari necessarie per consentire la presenza di osservatori nei nostri gruppi politici.
<P>
Se tutte le Istituzioni contribuiranno a tenere alta l'attenzione in proposito, a luglio vi sarà la possibilità di giungere all'accordo che ci conferirebbe notevole forza.
<P>
Infine, spero che Consiglio e Commissione, prima della conclusione dei negoziati, possano dare avvio a un esauriente dibattito con il Parlamento in ordine alle conseguenze a lungo termine dell'ampliamento.
Credo fermamente nell'ampliamento, ma non possiamo nascondere ai contribuenti che esso comporterà dei costi.
Si tratta di un aspetto da prendere sul serio.
<P>
<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="ES" NAME="de Palacio">
. (ES) Signor Presidente, anche a rischio che non faccia gran differenza, dato il movimento che regna in Aula, vorrei ringraziare gli onorevoli deputati che si sono presi la briga di leggere le 28 pagine, inclusa la onorevole Roth-Behrendt.
Credo che da queste 28 pagine abbiano potuto estrarre elementi positivi, come diceva l'onorevole Swoboda.
In effetti, vi sono delle tabelle nel capitolo 3, paragrafi 3.1, 3.2 e 3.3 dove si presenta un maggior numero di dettagli concreti sulle proposte politiche per il prossimo anno.
<P>
Devo dire che siamo all'inizio dell'esercizio; a partire da adesso inizia il periodo di discussione, di dialogo con le diverse commissioni da parte dei diversi Commissari, e, in seguito, continueremo a lavorare per avere, durante l'autunno, ulteriori discussioni, concludendo tale processo in novembre con la presentazione formale da parte del Presidente della Commissione in Plenaria.
<P>
Onorevoli deputati, mi congratulo e vi ringrazio per il vostro lavoro; spero che l'esperienza, che abbiamo iniziato con la discussione odierna, vada a vantaggio del funzionamento delle Istituzioni, del Parlamento, del Consiglio e della Commissione.
Spero che dia buoni frutti e che, alla fine, si sia tutti convinti di aver mosso un passo avanti nella cooperazione interistituzionale.
<P>
<SPEAKER ID=80 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda (PSE).">
Signor Presidente, poiché ho rivolto una critica alle dichiarazioni del Presidente Aznar, vorrei ringraziare il Presidente in carica del Consiglio, che è qui rappresentato, per il fatto che, almeno di fronte al sottoscritto, ha messo bene in chiaro che spetta al Parlamento inviare i suoi rappresentanti politici presso il gruppo di lavoro interistituzionale.
Volevo che tutti lo sapessero.
<SPEAKER ID=84 NAME="Presidente. -">
Passiamo alla votazione.
<P>
Proposta di risoluzione RC B5-0180/2002
<P>
<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="FR" NAME="Dehousse (PSE).">
Signor Presidente, per la gioia degli studenti dovremmo pubblicare le mozioni entusiaste del Parlamento europeo sui vari vertici e la cruda critica rivolta di recente contro il funzionamento del Vertice da un testimone incontestabile, ovvero Javier Solana.
Ciò vale per la risoluzione di oggi, come per altre: porta il lettore all'estasi.
In quanto a noi, abbiamo visto come stanno le cose e diciamo che un'Europa che non è sociale non ci appartiene.
<P>
<SPEAKER ID=86 NAME="Fatuzzo (PPE-DE).">
Sulla risoluzione del Consiglio europeo di Barcellona, signor Presidente, non ho votato contro perché sono convinto europeista, sono a favore dell'Europa.
Non ho votato nemmeno a favore, però, signor Presidente, perché qualcosa non mi convince in questo documento, soprattutto non mi convince qualcosa del comunicato e dei risultati del Consiglio europeo di Barcellona.
Cosa non mi convince?
I quindici Presidenti del Consiglio sono d'accordo di far lavorare i lavoratori cinque anni più a lungo, passando dalla media di 57 anni alla media di 62 anni.
Questo buon proposito hanno pubblicamente dichiarato.
Bravi!
Bene!
Ma prima di far lavorare di più i lavoratori che già hanno un lavoro, non sarebbe meglio impegnarsi per far lavorare i disoccupati che il lavoro non ce l'hanno, e sono tantissimi e, soprattutto, giovani?
Il Partito dei pensionati è perciò contrario all'elevazione dell'età pensionabile, sia su base volontaria, come dovrebbe essere, sia su base obbligatoria, fino a quando ci sarà anche un solo disoccupato in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock (PPE-DE).">
Signor Presidente, il motivo per cui io e molti colleghi conservatori, o democratici europei, ci siamo astenuti sul voto è che il paragrafo 37 contiene un riferimento inaccettabile ai colloqui tra Regno Unito e Spagna sul futuro di Gibilterra che non tengono conto in alcun modo del punto di vista di 30.000 abitanti del luogo che chiaramente desiderano mantenere il loro legame sovrano con la Gran Bretagna.
Il governo laburista britannico ha poco interesse a difendere la loro causa e ha informato Gibilterra che essa verrà emarginata e messa finanziariamente sotto pressione affinché si allinei con gli obiettivi strategici britannici ed europei ove non dovesse accettare l'esito dei colloqui.
<P>
E' mia convinzione che, se ciò dovesse diventare realtà, Gibilterra dovrebbe ricercare l'autodeterminazione o una qualche soluzione simile a quella adottata per Andorra.
Se il governo spagnolo dovesse essere in disaccordo, dovrebbe pensare a quale sarebbe la sua risposta se il Portogallo dovesse insistere sul suo diritto, sancito da trattati, di vedersi restituire Olivenca dalla Spagna o se il Marocco dovesse insistere per entrare in possesso di Ceuta e Mellila.
<P>
<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis (GUE/NGL)">
Il partito greco KKE rende omaggio alle centinaia di migliaia di manifestanti che hanno espresso il loro dissenso alla politica dell'Unione europea - politica della povertà, della disoccupazione, delle privatizzazioni e della liberalizzazione.
Le mobilitazioni lanciano un messaggio ottimista e dimostrano come il movimento popolare stia intensificando la lotta per contrastare le politiche antipopolari.
<P>
I leader dell'Ue hanno dichiarato che, per lottare contro la povertà e la disoccupazione, si deve sviluppare l'imprenditorialità, ridurre gli aiuti di Stato, accrescere l'impiegabilità e rendere flessibile il lavoro. I leader hanno anche stabilito gli obiettivi per accelerare la riforma del sistema pensionistico e per incrementare l'età pensionabile di cinque anni entro il 2010!
Ciò costituisce il famoso 'modello sociale? che si suppone porterà alla piena occupazione, trasformando nel contempo l'Unione nell'economia più dinamica e competitiva al mondo.
<P>
I dissensi esistenti hanno impedito di completare, in questa fase, la svendita del settore dell'energia al capitale privato.
I leader hanno comunque espresso compassione per il Medio Oriente, dichiarando che sull'ANP ricadrebbe l'intera responsabilità della lotta al terrorismo e rivolgendo ad Israele solo un richiamo amichevole.
Complice è il loro silenzio rispetto alle minacce americane contro l'Iraq e ai piani di sviluppo di nuove armi nucleari. Non celano la propria impazienza circa le questioni in sospeso per l'Euroesercito, in attesa di rilevare dalla NATO il testimone in Macedonia.
<P>
La risoluzione del Parlamento europeo rappresenta un panegirico della politica antipopolar; noi iscritti al partito greco KKE abbiamo votato contro.
<P>
<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu (NI)">
. (FR) Il Consiglio europeo di Barcellona, svoltosi il 15 e il 16 marzo scorso, fa parte dei 'vertici tecnici? che prendono decisioni senza che nessuno ci faccia attenzione.
Nella fattispecie, più che decisioni bisognerebbe parlare di un irrigidimento progressivo della disciplina a cui sono sottoposti gli Stati mediante procedure poco democratiche.
<P>
Il Consiglio è stato preceduto da una lettera di Romano Prodi ai Capi di stato e di governo, che indicava e cito testualmente 'ciò che la Commissione si attende dal Consiglio europeo di Barcellona?.
Si tratta di un'inversione dei ruoli particolarmente audace.
<P>
In questa lettera è riportato un appello a rafforzare il coordinamento economico, su cui ho già espresso la mia opinione nel corso del dibattito, nonché l'esigenza di trasporre in maniera più rigorosa la legislazione europea negli Stati membri.
Il Consiglio ha ripreso questi due punti nelle sue conclusioni senza porsi alcuna domanda, soprattutto in merito al ruolo indispensabile dei parlamenti nazionali nella trasposizione.
<P>
(Intervento decurtato ai sensi dell'articolo 137, paragrafo 1, del Regolamento)
<P>
<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo (GUE/NGL)">

Come si dice nella risoluzione del gruppo GUE/NGL, il Vertice di Barcellona ha toccato aspetti molto importanti, in particolare per quanto concerne il proseguimento e l'accelerazione delle privatizzazioni, la liberalizzazione e la deregolamentazione nei settori dell'energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni, nonché elementi assai rilevanti del diritto dei lavoratori, insistendo sullo stretto rispetto del patto di stabilità.
<P>
Purtroppo, ancora una volta il Consiglio europeo ha posto l'accento sulle riforme strutturali del mercato del lavoro basate sulla flessibilizzazione, sulla precarizzazione del lavoro e sul contenimento salariale.
E' altrettanto grave che abbia raccomandato di aumentare in media di cinque anni l'età pensionabile, il che, tra l'altro, è segnale di un pericoloso percorso che mette a repentaglio la tutela sociale, che deve essere invece mantenuta e rafforzata per sostenere la lotta contro la povertà e l'emarginazione sociale.
<P>
Pertanto, come espresso nelle grandiose manifestazioni del movimento sindacale e associativo svoltesi in parallelo a Barcellona, malgrado i deprecabili tentativi di smobilitazione e di repressione del governo spagnolo e della polizia, è indispensabile cambiare radicalmente politica.
E' essenziale difendere i servizi pubblici, bloccare le liberalizzazioni e la precarizzazione del mercato del lavoro, lottare contro il neoliberalismo, nonché garantire un altro mondo, più solidale e giusto.
<P>
Perciò votiamo contro la proposta di risoluzione comune degli altri gruppi politici, che non sottoscriviamo.
<P>
<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine (GUE/NGL)">
. (FR) Con questo voto si chiede al Parlamento di ratificare le decisioni prese dal Consiglio di Barcellona.
Ci viene chiesto di accettare la liberalizzazione totale del settore dell'energia entro il 2004 a scapito della logica del servizio pubblico, fondato sui principi di continuità, parità di accesso e di trattamento di tutti gli utenti, di assetto territoriale e di tutela dell'ambiente.
Ci viene chiesto il via libera alla deregolamentazione del trasporto aereo con il progetto di cielo unico e per procedere con la liberalizzazione delle ferrovie.
Ci viene chiesto di esprimere accordo sull'aumento di 5 anni dell'età media del pensionamento e sull'attuazione dei fondi pensionistici.
Ci viene chiesto di convalidare le riforme strutturali del mercato del lavoro, fondate sulla flessibilità e sulla precarietà della manodopera e sulla moderazione salariale.
Ci viene chiesto di dire sì all'Europa liberale e antisociale.
No, non possiamo votare a favore dell'esito del Consiglio di Barcellona e ci riconosciamo appieno nel messaggio dei 100.000 sindacalisti e dei 400.000 militanti che pacificamente hanno denunciato 'l'Europa del capitale? e hanno invocato un'Europa diversa e una globalizzazione diversa.
<P>
<SPEAKER ID=92 NAME="MacCormick (Verts/ALE)">
Il Consiglio di Barcellona, nonostante l'intervento altisonante di Blair che l'ha preceduto, è stato deludente e timido.
Il Consiglio in passato aveva promesso di porre la sostenibilità al primo posto dello sviluppo europeo.
Il Vertice di Barcellona ha assolto solo marginalmente tale impegno.
<P>
La cosiddetta 'liberalizzazione?, favorita dalla dirigenza della destra di Blair, si è scontrata con il muro dell'immobilismo francese sulla produzione di energia nel settore nazionale, tanto che Electricité de France può acquisire aziende al di fuori della Francia pur restando protetta da interventi di segno opposto.
<P>
La retorica della liberalizzazione troppo spesso dissimula politiche nei confronti del mercato unico che danzano sulle note di interessi inclini al monopolio di grandi aziende.
La visione di Adam Smith di un'economia libera, non ostacolata da interventi di aggregazioni massicce di capitale è lontana dalla realtà che vediamo nell'economia globalizzata contemporanea.
<P>
Quanto a Gibilterra, non possiamo non apprezzare i progressi compiuti tra Spagna e Regno Unito.
Ma non vi è alcun riferimento al popolo di Gibilterra.
Cosa ne è stato dell'autodeterminazione?
<P>
<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer (GUE/NGL)">
Senza lavoro non possiamo vivere, ma ciò non significa affatto che sempre più occupazione migliori la nostra vita.
Qui vi sono due punti di vista che si scontrano tra loro.
Secondo la sinistra, dobbiamo fare in modo da produrre assieme ciò che intendiamo consumare; in tale contesto dobbiamo distribuire il lavoro e il reddito nella maniera più equa possibile e tutelare le persone da un'eccessiva mole di lavoro e da un lungo orario di lavoro.
Secondo la destra, dobbiamo perseguire una continua crescita economica, obbligando anche donne e bambini, disabili e molti pensionati ad un lavoro retribuito.
Soltanto gli anziani e coloro che possono vivere del reddito da capitale ne sono esentati.
<P>
La crescita economica viene sempre difesa strenuamente da coloro che non intendono spartire le proprie ricchezze con coloro che hanno meno e che pertanto vogliono distrarre l'attenzione dal problema della distribuzione.
Per non dover cambiare nulla nella distribuzione tra poveri e ricchi, dicono che tutti devono ricevere di più.
<P>
Oggi il Presidente del Consiglio Aznar e il Presidente della Commissione Prodi ci raccontano storie meravigliose sull'ulteriore liberalizzazione e sull'integrazione dei mercato, sulla riduzione dei costi e sulla maggiore quota di partecipazione dell'Europa all'economia mondiale.
La maggioranza del parlamento europeo non guarda con sufficiente attenzione ai danni che i Vertici di Lisbona e Barcellona arrecano al benessere generale, ai servizi pubblici e alla tutela dell'ambiente.
Io ritengo che il prezzo da pagare sia troppo alto.
Perciò rigetto i risultati conseguiti.
<P>
<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus (PPE-DE)">
. (SV) Mi sono astenuto dal voto finale sulla risoluzione, approvata con 211 voti a favore, 58 contrari e 34 astenuti.
<P>
Questo perché sono contrario ai paragrafi nn. 25, 35 e 37.
<P>
Al paragrafo 25, il Parlamento chiede 'la revisione del coordinamento aperto fra Stati membri in settori quali, ad esempio, pensioni, sanità e istruzione, in modo che il Parlamento europeo possa partecipare pienamente ai lavori del Consiglio e della Commissione in tali ambiti?.
Con ciò il Parlamento rimette in discussione il coordinamento aperto come metodo e vuole inaugurare un processo che si discosti dal metodo intergovernativo, in questi ambiti legislativi tanto essenziali sul piano nazionale, a beneficio del metodo comunitario e sovranazionale, con diritto di codecisione per il Parlamento.
In quanto cristiano democratico svedese, sono del tutto contrario a un simile atteggiamento.
<P>
Il paragrafo 35 sullo Zimbabwe avrebbe dovuto esprimere una condanna ben più netta delle violenze di cui è stato oggetto, in occasione della campagna elettorale, il movimento MDC ad opera del regime del Presidente Mugabe e dei suoi scagnozzi, violenze giunte persino all'eliminazione fisica, come nel caso dei continui omicidi di agricoltori bianchi per motivi razziali.
<P>
Il paragrafo 37 su Gibilterra non fa menzione della popolazione di Gibilterra e della sua volontà politica.
In una democrazia, i cittadini sono fondamentali.
Due giorni fa essi hanno manifestato il loro chiaro e inequivocabile dissenso davanti al fatto che Gran Bretagna e Spagna tentino di decidere il destino di Gibilterra senza ascoltarli.
In questo caso il Parlamento europeo ha perso di vista la dimensione del cittadino e ciò mi pare grave.
<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso (NI).">
Vorrei formulare un richiamo al Regolamento circa le condizioni in cui si è tenuto il dibattito ed esprimere il mio profondo disagio per il comportamento intollerabile del Vicepresidente Vidal-Quadras, membro del Partido Popular spagnolo, il quale ha dato la parola al suo compagno di fede politica, onorevole Salafranca, mentre, a norma dell'articolo 122, non sussisteva alcun motivo per farlo, negandomi invece il diritto di replicargli.
Può verificarlo sul video, signor Presidente.
<P>
L'atteggiamento fazioso del Vicepresidente Vidal-Quadras dovrebbe essere condannato con la massima fermezza perché da ciò dipende la credibilità di quest'Aula.
<P>
<SPEAKER ID=96 NAME="Presidente. -">
Ho preso nota del suo intervento, onorevole Gorostiaga.
<P>
Questo conclude le dichiarazioni di voto.
<P>
<SPEAKER ID=98 NAME="Presidente. -">
