<CHAPTER ID=0>
<SPEAKER ID=1 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, non occorre certo dire agli eurodeputati quanto sia utile il documento pubblicato dal segretariato generale e contenente la programmazione dei lavori delle commissioni parlamentari, che ci consente di pianificare le nostre attività.
<P>
Una settimana fa una deputata che lavora come consulente per il parlamento scozzese mi ha chiesto se era possibile conoscere in anticipo le attività del Parlamento europeo per informare le commissioni del parlamento scozzese del lavoro che stiamo svolgendo, consentendo loro di pianificare le proprie attività.
Le ho detto che esisteva un'utile pubblicazione e che gliel'avrei fatta avere.
I miei collaboratori l'hanno richiesta al Parlamento questa settimana ed io ho chiesto ai servizi parlamentari di Edimburgo di recapitarla.
Mi è stato risposto che si tratta di una pubblicazione a tiratura limitata della quale viene fornita una sola copia per eurodeputato e che non può essere fornita a nessun altro, ragion per cui non è possibile richiederne copia.
In un'era di trasparenza nella conduzione delle nostre attività mi sembra che tale disposizione debba essere riveduta.
Questa utilissima pubblicazione dovrebbe essere divulgata il più possibile.
<P>
Desidero soffermarmi su un secondo punto. Ieri abbiamo approvato il processo verbale che riporta la dichiarazione fatta dalla onorevole Doyle giovedì 7 febbraio, nella quale diceva che il gruppo PPE-DE non aveva votato per errore a favore dell'emendamento sull'habeas corpus della relazione Watson.
Se essi non avessero commesso questo errore a causa di un cambiamento tardivo della numerazione, tale emendamento sarebbe stato approvato dal Parlamento.
Si tratta di un fatto importante che spero verrà sottoposto all'attenzione del Commissario Vitorino, del Presidente in carica del Consiglio e della onorevole Palacio Vallelersundi, come presidente della commissione parlamentare competente.
<P>
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Prendiamo atto, onorevole MacCormick, del secondo punto oggetto della sua dichiarazione.
<P>
Per quanto riguarda il primo, penso che il Presidente del Parlamento sia intenzionato ad affidare ad uno dei Vicepresidenti anche l'incarico di sovrintendere alle relazioni per i rapporti con i cittadini nonché alla trasparenza e alla comunicazione tra il Parlamento e i cittadini.
Questo Vicepresidente non è stato ancora deciso. Credo che potrà essere il riferimento anche per l'esigenza da lei sollevata.
<P>
<CHAPTER ID=1>
Programma SOCRATES
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0021/2002), presentata dall'onorevole Pack a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, sull'attuazione del programma SOCRATES [2000/2315(INI)].
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="DE" NAME="Pack">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio esordire affermando che il programma SOCRATES ha avuto un grande successo.
Già il programma ERASMUS aveva dato ottimi frutti nel campo dell' istruzione, ma credo che quest' ultima abbia compiuto un salto di qualità da quando è stata inserita all' interno di SOCRATES.
Questa constatazione positiva emerge dalla valutazione della seconda fase del programma dell' Unione europea per l' istruzione di base.
SOCRATES fa propria l' idea della formazione continua e appoggia la mobilità in ogni fase dell' apprendimento - sia la mobilità di chi impara, sia quella di chi insegna.
Per ricorrere ad un' espressione di uso comune, possiamo dire che SOCRATES ci accompagna dalla culla alla tomba.
<P>
La Commissione ha adottato, passo per passo, misure e provvedimenti che hanno migliorato il programma dal punto di vista sostanziale.
Mi fa piacere che sia stato avviato un processo di semplificazione ed accelerazione delle procedure burocratiche.
Se è vero che non possiamo fare a meno della burocrazia - per nessun programma statale, non importa a quale livello esso si situi - è altrettanto vero però che, proprio in un programma nel settore dell' educazione, la burocrazia non deve costituire un ostacolo né frapporsi al raggiungimento degli obiettivi.
A questo principio di massima la Commissione si è attenuta in una certa misura; affronterò fra breve i settori nei quali non lo ha fatto.
<P>
Nella mia qualità di relatrice sia sull' introduzione alla prima fase del programma SOCRATES sia sulla seconda fase, attualmente in corso, posso esprimere la mia soddisfazione per l' andamento positivo che SOCRATES ha avuto finora.
Le cifre relative alla prima metà del programma parlano da sole: in 31 Stati - cioè i quindici paesi membri, i paesi candidati all' adesione e i membri dello Spazio economico europeo - hanno partecipato al programma, considerando solo gli scambi a livello universitario nell' ambito di ERASMUS, ben 2.000 università, 40.000 docenti e oltre 460.000 studenti.
Grazie all' azione COMENIUS, cioè la parte del programma destinata alle scuole, abbiamo finanziato ben 15.000 scuole per oltre due milioni di scolari e studenti.
Credo che in questo modo abbiamo effettivamente raggiunto i nostri concittadini e penso pertanto che valga senz' altro la pena di portare avanti il programma e, se possibile, di aumentare ancora la sua dotazione finanziaria.
<P>
Considerato questo scenario, era del tutto logico che il Parlamento europeo, sia pure dopo lunghe discussioni notturne, approvasse l' aumento della dotazione di bilancio del programma dagli originari 850 agli attuali 933 milioni di euro.
Dobbiamo però essere onesti e riconoscere che ciò non è sufficiente.
Se nel 2004 - ricordo che il programma scadrà nel 2007 - aderiranno all' Unione nuovi paesi membri, sarà necessario aumentare ulteriormente i mezzi finanziari del programma.
E se il Consiglio dei Ministri vi si opporrà, allora non posso dire altro che tutte le belle dichiarazioni che è solito fare in occasione dei Vertici non valgono un' acca! Penso che la signora Commissario dovrebbe sottoporre questo punto ai signori Ministri già durante le prossime sedute del Consiglio.
<P>
Com' è ovvio, non mancano osservazioni negative.
Molte iniziative possono ancora essere migliorate di molto a livello di dettagli.
Primo rilievo critico: la Commissione dovrebbe ulteriormente migliorare ed accelerare soprattutto la cooperazione con le agenzie nazionali.
Il decentramento presenta notevoli vantaggi, ma necessita di un' amministrazione informatica capace.
A questo proposito il sistema Symmetry, elaborato dalla Commissione, potrà migliorare notevolmente il flusso di informazioni da e verso le agenzie nazionali.
Allo stesso tempo, è possibile nonché auspicabile un' interazione con i programmi GIOVENTU' e LEONARDO.
Pertanto, Symmetry deve essere applicato quanto più sollecitamente possibile.
<P>
Vengo ora al mio secondo rilievo. Desidero sottolineare che dalla grande maggioranza delle agenzie nazionali ho ricavato l' impressione che la Commissione fornisca loro aiuto e assistenza in ogni fase del programma.
Il ritardo nell' emissione di contratti nuovi ha però causato a sua volta un deplorevole ritardo dei pagamenti, soprattutto per l' azione COMENIUS.
Occorre eliminare intoppi di tal genere poiché ritardi e rinvii provocano un senso di frustrazione tra coloro che si impegnano in questo programma.
Le conseguenze sono ancora più gravi se si considera che particolarmente nel settore della scuola lo sviluppo dei progetti avviene in buona parte a livello di volontariato.
Conosco scuole in cui gli insegnanti che fanno questo lavoro sono derisi dai loro colleghi perché vi dedicano il loro tempo libero senza ricevere neppure un centesimo in più!
<P>
In terzo luogo, mi aspetto progressi nell' individuazione di azioni comuni, di concerto con gli altri programmi che ho citato.
<P>
Invito, in quarto luogo, la Commissione ad operare secondo il motto: quanto minori sono i sussidi, tanto minori devono essere i requisiti burocratici per i partecipanti.
Intendo dire che potremmo seguire l' esempio dato dalla Commissione nel caso dei gemellaggi tra città, prevedendo per i finanziamenti inferiori a 20.000 euro una gestione diversa, in modo da non essere sommersi da una valanga di carte come avviene per i finanziamenti di maggiore entità.
Inoltre, sempre per i sussidi di valore inferiore a 20.000 euro si potrebbe rinunciare, a mio parere, al requisito del cofinanziamento.
<P>
L' importanza fondamentale del programma SOCRATES nel quadro europeo dell' istruzione è incontestata ed è stata più volte apprezzata.
Non dobbiamo dimenticare che SOCRATES costituisce il fulcro intorno al quale ruota la società europea del sapere e dell' istruzione. Temo però che la cooperazione interstatale nel campo dell' istruzione, ovvero la cooperazione intergovernativa, possa soppiantare l' approccio comunitario.
Le dichiarazioni di Bologna e Praga hanno sancito l' importanza di questi metodi ritenuti più veloci.
Non dobbiamo tuttavia dimenticare che gli obiettivi e le misure della cosiddetta cooperazione aperta con i paesi membri nel settore dell' istruzione sarebbero praticamente impensabili senza le positive esperienze che abbiamo fatto nell' ambito di SOCRATES.
Sacrificare gli obiettivi comuni nel campo dell' istruzione sull' altare della cooperazione interstatale di breve termine sarebbe un gravissimo passo indietro.
<P>
In conclusione dovremmo valutare altri due punti.
Anzitutto SOCRATES è un programma europeo di portata fondamentale e decisiva in quanto serve ad istruire i cittadini europei e rappresenta la risposta europea alle prospettive future nel settore dell' istruzione.
<P>
Inoltre, il metodo aperto della cooperazione intergovernativa non può mettere in dubbio l' importanza dell' approccio comunitario. Dovremo vigilare perché ciò non avvenga.
<P>
<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="DE" NAME="Hieronymi">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, accanto ad alcuni altri programmi SOCRATES è veramente "il" programma dell' Unione europea, il programma che costruisce l' Europa dal basso e ciò perché - come ci ha appena spiegato la onorevole Doris Pack - permette a generazioni di giovani di vivere concretamente l' Europa, di crescere e di inserirsi all' interno di un contesto di relazioni europee che li permeerà per tutta la loro vita privata e professionale.
<P>
Per questi motivi è così importante che il Parlamento europeo non solo obblighi il Consiglio e la Commissione ad assumersi i loro doveri, ma fornisca esso stesso un proprio contributo in materia.
Vorrei quindi affrontare due punti, per i quali chiedo l' aiuto delle altre commissioni parlamentari, in particolare della commissione per i bilanci e di quella per il controllo dei bilanci.
<P>
Il mio primo punto riguarda la questione del decentramento.
Sebbene esso abbia dimostrato la propria validità, le agenzie nazionali hanno un pendant a Bruxelles, cioè le future agenzie esclusive.
Con queste agenzie esclusive dobbiamo avviare una cooperazione che sia tanto fruttuosa quanto quella che fortunatamente abbiamo con le agenzie nazionali.
Rivolgo pertanto un invito pressante sia alla Commissione europea che alla commissione per il controllo dei bilanci affinché nelle consultazioni sulle agenzie esclusive creino i presupposti necessari per tale cooperazione.
<P>
Il secondo punto riguarda la questione del controllo finanziario.
Abbiamo bisogno dell' aiuto anche della commissione per il controllo dei bilanci per rendere possibile la concessione di finanziamenti di importo non elevato senza grandi oneri burocratici.
La Commissione europea dovrebbe ricevere il necessario sostegno in tal senso da parte del Parlamento, specie da parte della commissione per il controllo dei bilanci.
<P>
<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="DE" NAME="Prets">
Signor Presidente, signora Commissario, abbiamo sentito molte dichiarazioni positive in merito al programma SOCRATES e non è mia intenzione ripeterle tutte quante.
Mi limiterò a ricordare che dei 376 milioni di abitanti dell' Unione europea circa il 40 percento ha meno di trent' anni. La popolazione in questa fascia d' età è quindi uno dei principali destinatari del programma SOCRATES, ma anche di GRUNDTVIG, MINERVA, MEDIA PLUS e altri programmi e azioni simili.
<P>
Il programma ha dunque la possibilità di distinguersi, negli anni a venire, per caratteristiche quali la mobilità, l' interculturalità e la diversità dell' istruzione.
Il programma è sulla buona strada per migliorarsi, come abbiamo potuto constatare nella seconda fase e come ci è stato appena riferito.
Ma è necessario evidenziare anche i difetti che ancora ci sono, tra cui il ritardo nell' emissione dei contratti tra la Commissione e le agenzie nazionali, che non mancano di denunciare l' esistenza di questo problema e si vedono ostacolate nella loro attività di attuazione del programma a causa dei continui ritardi. Lo stesso vale per i ritardi nel pagamento dei sussidi.
Soprattutto quando gli importi sono di entità relativamente modesta, occorre intervenire affinché i loro destinatari li possano ricevere in tempi più rapidi possibile. Va inoltre abbreviata la fase di prefinanziamento dato che attualmente i destinatari dei fondi non solo devono svolgere il loro lavoro, ma sono anche costretti a prefinanziarsi il progetto.
<P>
Trovo giustificata anche la richiesta testé avanzata dalla onorevole Pack di prevedere una sorta di procedura d' urgenza che acceleri il programma ed elimini le pesanti formalità di presentazione delle domande e d' altro tipo per sussidi di importo inferiore a 20.000 euro.
Riguardo a questi sarebbe inoltre il caso di verificare l' effettiva necessità di mantenere l' onere del cofinanziamento.
<P>
L' interazione con altri programmi comuni va ulteriormente rafforzata perché non è ammissibile che i programmi dell' Unione procedano in parallelo senza mai incontrarsi; è necessario invece che essi interagiscano tra loro per utilizzare le risorse disponibili.
Le relazioni di follow-up della Commissione dovrebbero tener conto anche delle relazioni di follow-up dei partecipanti ai programmi.
Infatti per noi è importante sapere quali risultati questi programmi hanno prodotto, quali effetti hanno avuto ad esempio sulla formazione degli insegnanti, e quali esperienze positive gli scolari e gli studenti ne hanno potuto trarre.
Sapere queste cose è importante ai fini della prosecuzione del programma e di un suo ulteriore perfezionamento.
Credo che abbiamo tutto il diritto di attenderci dei risultati.
<P>
Per quanto concerne il finanziamento, devo ricordare che c' è voluta una dura battaglia per poterlo approvare.
Mi associo alle parole della onorevole Pack: se nel 2004 l' Unione si allargherà per accogliere nuovi membri, è assolutamente necessario aumentare la dotazione finanziaria del programma, che altrimenti sarebbe condannato al fallimento!
<P>
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="NL" NAME="Sanders-Ten Holte">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, prima di entrare nel merito della relazione sull' attuazione del programma SOCRATES, desidero congratularmi con la onorevole Pack per il valido lavoro svolto.
Abbiamo ascoltato le cifre e siamo veramente colpiti dalle informazioni ricevute.
<P>
Dal 1995 al 1999 abbiamo avuto il programma SOCRATES I, che ha riscosso molto successo, ma anche le critiche del caso.
Gli studenti e i docenti che vi hanno partecipato hanno riconosciuto senza esitazione che l' esperienza è stata estremamente istruttiva e che il programma ha contributo in modo concreto all' idea di cittadinanza europea.
Le critiche riguardavano però gli aspetti procedurali: si segnalava un' eccessiva burocrazia e un' insufficiente trasparenza, i pagamenti giungevano con enorme ritardo e non si faceva abbastanza uso dei risultati.
<P>
Qual è la situazione ora?
Il programma SOCRATES II, che si concluderà nel 2006, è iniziato più di un anno e mezzo fa e, anche se non è ancora stato pubblicato il rapporto intermedio di valutazione, si registrano dei segnali che indicano che sono già intervenuti sensibili miglioramenti.
Il rapporto fra Commissione e uffici nazionali sembra ora improntato a una maggiore flessibilità e le procedure amministrative sono state leggermente semplificate.
Mi si consentano, comunque, alcune osservazioni a latere.
Senza dubbio, nel caso dei progetti più piccoli, le procedure sono ancora un deterrente per i potenziali partecipanti a causa della loro macchinosità.
Secondo le informazioni in mio possesso, inoltre, i contratti sono sempre inviati con ritardo e per i pagamenti ci sono lunghi tempi d' attesa.
Il mio gruppo ritiene che questa situazione sia inaccettabile.
A causa dei ritardi i progetti si trovano in difficoltà finanziarie e a farne le spese è la credibilità dell' Unione europea.
Sembra altresì che la collaborazione con altri programmi europei sia ancora insufficiente - un dato che mi pare indicativo di una grave lacuna.
<P>
Il programma SOCRATES deve essere gestito in modo efficiente, il che significa anche che deve essere assicurato un coordinamento con altri programmi europei.
Invito pertanto la Commissione a prestare particolare attenzione a questi aspetti.
Il programma SOCRATES è uno strumento troppo prezioso per la promozione della mobilità degli studenti e dei docenti e non possiamo lasciare che fallisca a causa di ostacoli amministrativi e finanziari.
Il programma rappresenta la strada migliore per diffondere la conoscenza di altre lingue e culture europee e per costruire un' Europa che conviva in armonia. Questi sono obiettivi che tutti condividiamo.
<P>
A mio giudizio occorre prevedere uno spazio maggiore per il programma, anche sul piano finanziario. Tuttavia, signora Commissario, questa è una richiesta che presento a titolo personale, data la posizione del mio Ministro delle finanze.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="EN" NAME="Wyn">
Signor Presidente, accolgo positivamente l'avvio della seconda fase del programma SOCRATES e ringrazio la onorevole Pack per l'eccellente lavoro svolto.
Sicuramente abbiamo riscontrato un aumento della cooperazione europea nel settore dell'istruzione congiuntamente ad un nuovo impegno nel campo dell'istruzione continua, e ciò è incoraggiante.
<P>
Nel Galles, la mia regione, come del resto in tutto il Regno Unito è difficile promuovere l'acquisizione generalizzata di capacità linguistiche.
ERASMUS ha contribuito moltissimo a migliorare la situazione, tanto che mi piacerebbe veder aumentare il numero dei 460.000 studenti che vi partecipano ogni anno.
<P>
Gli scambi non sono unicamente volti al miglioramento delle capacità linguistiche, ma di fatto promuovono anche la cooperazione culturale.
La Commissione deve continuare a fare tutto il possibile per far sì che le procedure di domanda siano più semplici; sono anche d'accordo con ciò che hanno detto alcuni deputati in merito al fatto che al momento l'aspetto amministrativo del programma crea difficoltà ai candidati.
Su di essi grava ancora un grosso onere amministrativo, con particolare riferimento all'azione COMENIUS di cui ci si deve occupare urgentemente.
<P>
Indipendentemente dal successo del programma ci deve essere sempre la maggiore apertura possibile nei confronti di coloro che desiderano parteciparvi.
<P>
<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Signor Presidente, il programma SOCRATES non è semplicemente un sistema per gli scambi nell' ambito dell' istruzione, ma funge da strumento di intervento sulle coscienze dei giovani e serve ad imporre uno specifico modello educativo.
Il problema sostanziale dell' istruzione, cioè della formazione globale dei giovani, resta escluso dalle attività del programma.
Le sue azioni mirano anzi ad incidere sulla coscienza degli studenti e dei docenti in modo da consolidare il centrismo europeo e da facilitare l' asservimento dei giovani alla politica dell' Unione, alle regole dell' economia di mercato e alle cosiddette nuove condizioni di lavoro.
<P>
Lo spazio educativo europeo cela al suo interno la convergenza dei sistemi d' istruzione verso il loro adeguamento alle esigenze del capitale monopolistico, che vuol dire tutto fuorché il miglioramento complessivo dell' apprendimento.
Persino gli scambi nell' ambito dell' istruzione e il sistema dei crediti accademici servono a esercitare pressioni in questa direzione.
Una vera ottimizzazione dei sistemi educativi presuppone il rifiuto degli interventi dell' Unione europea e, in ultima analisi, riguarda il movimento popolare.
<P>
<SPEAKER ID=10 NAME="Mussa">
Signor Presidente, mi complimento con l'onorevole Doris Pack per la relazione sul programma SOCRATES, che mi ha fornito lo spunto per una serie di considerazioni.
Sicuramente possiamo affermare che l'obiettivo principale, quello di sviluppare la cittadinanza europea e in particolare di migliorare la qualità dei sistemi educativi, si è pienamente realizzato.
Lo dimostrano i notevoli benefici ottenuti dall'apertura culturale, dal superamento di pregiudizi e degli stereotipi culturali e, conseguentemente, l'apprendimento delle lingue di cui hanno beneficiato i fruitori delle borse SOCRATES.
Ciononostante, dall'analisi emergono alcuni punti deboli, quale l'integrazione del programma SOCRATES coi programmi COMENIUS, LINGUA e LEONARDO DA VINCI, che richiederà notevoli aggiustamenti e un maggior coordinamento e rafforzamento.
<P>
Un aspetto che ritengo vada assolutamente tenuto in grande considerazione è quello del sostegno finanziario offerto ai vincitori di borse SOCRATES: lo stanziamento risulta insufficiente al sostentamento degli studenti, a causa di un criterio di distribuzione quantitativa delle borse che ha prodotto un'eccessiva riduzione delle somme erogabili.
Si registra, infatti, una grande diversità di situazioni nazionali in un contesto di riduzione globale degli importi delle borse concesse a ciascun studente, mentre il contributo dei familiari tende a crescere.
Com'è già stato sottolineato dalla relazione, questa tendenza determina evidentemente il rischio di disuguaglianze crescenti tra gli studenti.
Occorre a tal proposito predisporre mezzi necessari sufficienti affinché si possa provvedere in maniera autonoma, ovvero senza l'indispensabile sostegno dei familiari, tenendo conto che le borse di studio non devono essere differenziate, in relazione sia al paese dell'attore sia al paese in cui questi si reca per il progetto.
Questa discriminazione economica determinerebbe l'accesso al programma solo di una fascia di individui che possono contare sul sostegno della famiglia.
<P>
Un altro aspetto fortemente negativo nell'assegnazione delle borse è costituito dalla procedura burocratica di finanziamento, che attualmente risulta pesantemente in ritardo e alla quale occorrerà porre necessariamente rimedio.
<P>
<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="EN" NAME="Perry">
Signor Presidente, il Primo ministro britannico ha detto una volta che la sua priorità è l'istruzione.
Ho dei dubbi in proposito, e mi chiedo anche se l'istruzione sia veramente la nostra priorità in Europa.
Sicuramente non lo è se si considera l'esiguità degli stanziamenti a riguardo.
In Europa spendiamo ogni anno 2,5 miliardi di euro per le olive, mentre in sei anni sono stati spesi solo 2 miliardi di euro per il programma SOCRATES.
La relatrice ha dovuto insistere per far inserire nell'ordine del giorno di stamani una discussione separata sull'istruzione.
<P>
Se vogliamo che il mercato unico e l'Europa si sviluppino, dobbiamo avere una manodopera istruita e mobile, sicura di sé nell'oltrepassare i confini nazionali.
Da ciò deriva l'importanza del programma SOCRATES e, di conseguenza, l'importanza di renderlo più efficace, come invita caldamente a fare la relazione Pack.
<P>
Le capacità linguistiche sono senza dubbio importanti per la mobilità della manodopera.
Sappiamo tutti che gli studenti che partecipano al programma SOCRATES ne traggono enorme beneficio, anche se purtroppo il loro numero è limitato.
Per quanto concerne il mio paese, c'è sempre uno squilibrio tra il numero di studenti europei che vuole recarsi nel Regno Unito e quello, limitatissimo, di studenti britannici che desiderano o sono disposti a recarsi in un altro paese europeo.
La ragione è molto chiara, essendo riconducibile alla mancanza di capacità linguistiche degli studenti britannici.
Dobbiamo appellarci al governo britannico affinché revochi l'allarmante decisione di queste ultime settimane che consentirebbe agli studenti della scuola secondaria britannica di decidere di non studiare alcuna lingua straniera.
Sicuramente non è questo il modo di assicurare lo sviluppo europeo e di far sì che la Gran Bretagna tragga il massimo beneficio dalla propria appartenenza all'Unione.
<P>
<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="FI" NAME="Iivari">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il programma SOCRATES è un' iniziativa caratterizzata da un significativo valore aggiunto europeo e costituisce un buon esempio di come l' Europa possa essere più vicina ai cittadini.
Questa visione è sicuramente condivisa dal mio paese che aveva già deciso di partecipare al programma nel corso dei negoziati di adesione.
I membri della commissione per la cultura sperano che i paesi candidati possano trarre vantaggio dalle possibilità offerte dal programma.
<P>
In Finlandia il programma SOCRATES viene coordinato dal CIMO, che ha appena pubblicato un rapporto sulle esperienze dei borsisti stranieri in Finlandia.
Siamo soddisfatti del fatto che la Finlandia interessa molto agli studenti esteri.
Ogni anno 3000 borsisti stranieri vengono a studiare in Finlandia.
Vorrei brevemente riassumere i risultati principali di questo rapporto perché credo che possano essere utili anche in questo caso.
Gli studenti che hanno partecipato all' indagine hanno sottolineato come il soggiorno di studio in un paese straniero abbia favorito la loro crescita sociale e personale.
Gli studenti non hanno avuto nessun problema con lo studio, e in un anno accademico sono riusciti a conseguire circa trentatré crediti.
Gli studenti si sono inoltre dichiarati estremamente soddisfatti del fatto che le università finlandesi siano dotate di strutture e servizi ottimi come le biblioteche, le case per gli studenti, il servizio di orientamento degli studenti e le sale computer.
<P>
Per quel che riguarda la mobilità dei lavoratori, gli studenti hanno dichiarato di essere ora più inclini a considerare la possibilità di lavorare in Finlandia.
Questo dato però concerneva più che altro gli studenti provenienti dall' Europa centrale. Gli studenti dell' Europa meridionale non erano invece interessati alla possibilità di un lavoro nel nord Europa.
La relazione che stiamo ora discutendo dedica una particolare attenzione alle procedure d' esame delle domande e ai pagamenti.
Benché ci siano stati degli sviluppi positivi in merito alla questione dei pagamenti e delle procedure d' esame delle domande, ritengo ci siano ancora dei problemi da risolvere.
La relatrice afferma infatti che i ritardi nei pagamenti intralciano l' esecuzione dei programmi e compromettono la reputazione delle istituzioni comunitarie.
<P>
Confidando nella comprensione dei miei colleghi, vorrei ora parlare del ruolo legislativo del Parlamento.
I nostri provvedimenti mirano a migliorare la flessibilità e l' efficienza, ma allo stesso tempo essi comportano a volte un rallentamento delle procedure e un aumento della burocrazia.
Ad esempio, prima la Commissione versava una somma una tantum all' agenzia di assistenza tecnica per i pagamenti; ora invece la Commissione deve effettuare anche 1800 pagamenti separati.
Questa nuova prassi rallenta le procedure.
Inoltre l' esecuzione dei programmi negli Stati membri deve essere soggetta alla valutazione da parte di revisori dei conti esterni.
Ora può succedere che una piccola università finlandese di provincia sia costretta ad avviare una procedura piuttosto costosa solamente per due progetti, che non comportano grossi importi, benché l' ente finlandese di controllo delle finanze statali faccia lo stesso lavoro secondo le leggi finlandesi.
Per evitare errori e abusi è necessario creare valide prassi amministrative piuttosto che soltanto sistemi di controllo sempre più complicati.
<P>
<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="DE" NAME="Echerer">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, possiamo tutti felicitarci con noi stessi e con i responsabili per questo splendido programma.
Consentitemi anzitutto di riprendere per una volta una consuetudine molto simpatica, quella di inviare un omaggio floreale alla relatrice. Brava, Doris, ottimo lavoro!
<P>
Noi condividiamo tutte le osservazioni negative che sono state formulate.
Non le elencherò di nuovo, anche se forse sarebbe necessario farlo, perché in un minuto non è possibile.
Intervengo per fare ufficialmente pubblicità a questo splendido programma, un programma che non è un opuscolo patinato, bensì un esempio concreto e vissuto di vicinanza ai cittadini; è una risposta europea a molti interrogativi.
Però le risposte che diamo con SOCRATES sono un po' troppo poche.
SOCRATES non risolve nessun problema di fondo; il programma aiuta, solleva questioni politiche e le pone all' opinione pubblica, però non esime gli Stati membri dalle loro responsabilità.
Personalmente vorrei sentire di più quello che gli Stati membri hanno da dire non solo riguardo a SOCRATES, ma anche riguardo alla loro responsabilità, a ciò che l' istruzione significa per l' Europa.
Mi farebbe molto piacere poter discutere pubblicamente dello spazio europeo per l' istruzione con le persone che ne sono responsabili.
<P>
Sapete ciò che SOCRATES è riuscito a fare, al di là degli aspetti di contenuto?
E' riuscito a rendere popolare tra i giovani i nomi di antiche personalità europee, come Comenio, Erasmo, Grundtvig, quasi si trattasse di cantanti alla moda.
In tal modo abbiamo veramente raggiunto lo scopo che ci eravamo prefissi.
La onorevole Pack ha detto che SOCRATES ci accompagna dalla culla alla tomba.
Io mi auguro che si possa cominciare un po' prima - non in età scolare, ma già nella scuola materna - perché, come hanno detto tutti, imparare le lingue straniere è importantissimo.
Per noi lo è in maniera particolare, e sappiamo bene che si può iniziare già nella scuola materna.
Chissà, forse sarà questo il nostro prossimo obiettivo.
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
Signor Presidente, da un punto di vista quantitativo e operativo si registrano importanti progressi nel programma SOCRATES e ciò si deve anche al Commissario, signora Reding.
Abbiamo sentito le ottime osservazioni della relatrice, onorevole Pack, e non dobbiamo assolutamente sminuire il suo lavoro trasformando l' Aula in uno stadio e censurando gli oratori con cui non siamo d' accordo.
Credo che ogni parere espresso in questa sede sia utile a proposito di una problematica così complessa come l' istruzione in Europa.
<P>
Desidero far rilevare anzitutto che c' è un importante aumento nella dotazione finanziaria e nella partecipazione comunitaria. In secondo luogo, ricordo l' ancor maggiore semplificazione operativa e la possibilità di ascoltare l' opinione di coloro che partecipano ai programma.
Esiste un pericolo specie nel caso di ERASMUS; è certo positiva la possibilità di fare studiare i giovani all' estero e di spezzare la continuità del programma unico pre-laurea ma, se interrogassimo i ragazzi che hanno già partecipato, ci sentiremmo rispondere: "le esperienze vanno bene, ma nel complesso dell' istruzione universitaria rimangono molti interrogativi" .
<P>
L' ultimo punto che desidero sollevare concerne il fatto che, per sua natura, questo è un programma di autonomia e di libera circolazione degli studenti, delle idee e delle conoscenze.
Dobbiamo quindi procedere ad una riflessione, in quanto il programma viene esteso anche a paesi al di fuori dell' UE come la Turchia. Esistono infatti decine di migliaia di bambini e ragazzi - anche della stessa età dei giovani oggi in tribuna - che non possono studiare nella loro lingua madre, cioè il curdo.
Non dobbiamo mai dimenticarcelo: non possiamo chiudere gli occhi, ma dobbiamo fare di SOCRATES un programma di libertà.
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Desidero anzitutto sottolineare il valore e le potenzialità del programma SOCRATES, e nel farlo ringrazio la relatrice per il lavoro svolto.
Ho apprezzato la relazione che ritengo valida: la sua approvazione porterà ad un'applicazione più semplice ed efficace dei programmi.
Devo complimentarmi con la relatrice per essersi sforzata di tenere in considerazione le esperienze di coloro che sono direttamente coinvolti, ed in particolare apprezzo il fatto che il testo rifletta le opinioni dell'agenzia irlandese Largos.
Concordo pienamente sulla necessità di semplificare le procedure amministrative e di rendere i programmi più accessibili ed adeguati ai candidati e alle agenzie nazionali, e sono favorevole in particolare alla proposta di sviluppare il sistema di gestione delle informazioni Symmetry.
<P>
La proposta della relatrice di introdurre relazioni periodiche sui progressi compiuti relativamente alle azioni comuni condurrà a valutazioni regolari, assicurando in tal modo la massima resa nei finanziamenti e, cosa più importante, dando maggiore efficacia ai programmi stessi.
<P>
Mi congratulo con coloro che in gran numero hanno partecipato volontariamente, e in particolare con gli insegnanti, senza l'apporto dei quali i programmi non avrebbero potuto avere successo.
Ho incontrato molti di loro e toccato con mano la loro intraprendenza e dedizione.
<P>
Tutto sommato SOCRATES risponde, in modo unico ed efficace, all'esigenza di rafforzare le iniziative intracomunitarie nel settore dell'istruzione portando ad una maggiore comprensione e condivisione delle differenti culture europee.
<P>
<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="FR" NAME="Reding">
Signor Presidente, onorevoli deputati, innanzitutto vorrei rivolgere un sentito grazie alla relatrice, onorevole Pack, e all'Assemblea in generale perché durante tutta quest'avventura comune, in cui abbiamo elaborato i programmi educativi e reso operativa l'Europa dell'istruzione, il Parlamento si è rivelato un complice e un aiuto indispensabile.
Non saremmo a questo punto se il Parlamento non ci avesse dato una mano.
Molte grazie!
<P>
Ringrazio anche lei, onorevole Pack, e tutti i colleghi che hanno preso la parola per la valutazione positiva che avete espresso sui programmi per i giovani.
E' vero, questa è l'Europa come noi la vogliamo, l'Europa che non viene imposta dall'alto in basso, ma che stiamo costruendo dal basso verso l'alto.
Ci sono centinaia di migliaia di giovani che hanno l'opportunità di studiare in un altro paese, centinaia di migliaia di classi che collaborano con una classe di un altro paese, centinaia di migliaia di docenti che si spostano da un paese all'altro.
Tutto questo è meraviglioso!
Sono d'accordo con quanti affermano che questo stupendo programma che funziona molto bene, a parte qualche piccolo problema qua e là, debba essere sviluppato.
Sono d'accordo anche con chi sostiene che vi sia un rischio finanziario e che le borse di studio sono di entità troppo modesta.
Personalmente incontro molti studenti ERASMUS e non ho ancora mai incontrato nessuno che non ne sia contento.
Tutti ripetono: "Se potessi, rifarei quest'esperienza".
Però mi dicono anche che la borsa di studio è insufficiente.
Questo lo sappiamo e vorremmo che, prima di tutto, i Ministri delle finanze ci concedessero più mezzi e maggiori possibilità per potere trasferire questi fondi agli studenti, in modo da eliminare le differenze sociali tra coloro che, economicamente, possono permettersi di viaggiare e coloro che non possono.
Sono totalmente dalla vostra parte; so che mi aiuterete a spingere, in futuro, per ottenere mezzi finanziari più cospicui destinati a questi programmi, soprattutto nell'ottica dell'allargamento dell'Unione.
E' vero, onorevoli deputati, che in questa fase stiamo preparando i nuovi paesi a partecipare attivamente ai nostri programmi educativi, ma a partire dal momento in cui aderiranno all'Unione i costi subiranno sicuramente un aumento ragguardevole; se non vogliamo ridurre ulteriormente le borse di studio, è necessario incrementare le risorse a disposizione.
Sarà una battaglia da condurre e so che il Parlamento sarà al mio fianco.
<P>
Avete sollevato alcuni punti cui vorrei dare risposta.
<P>
Prendiamo il controllo e la valutazione, ad esempio. Il Parlamento riconosce che in questo senso ci sono stati alcuni miglioramenti.
Attualmente siamo impegnati in un programma di valutazione di SOCRATES II che sarà alla base delle proposte della Commissione per nuove iniziative che faranno seguito al programma SOCRATES.
Signor presidente della commissione, terremmo la sua commissione regolarmente informata sulle analisi e i risultati di questi studi.
<P>
In secondo luogo, ci sono i rapporti tra la Commissione e le agenzie nazionali, in altre parole il decentramento.
Come sapete, abbiamo fatto considerevoli sforzi per strutturare i legami tra la Commissione e le agenzie e continuiamo ad impegnarci per migliorare le cose.
Tutti gli oratori hanno parlato di oneri amministrativi: anche in questo caso, come la stessa Assemblea ha riconosciuto, ci siamo adoperati per semplificare e rendere meno burocratica l'amministrazione del programma.
Abbiamo riformato il contratto istituzionale ERASMUS per ridurre di quasi il 50 percento il numero dei contratti che devono essere firmati dai beneficiari.
I servizi della Commissione stanno ora vagliando la possibilità di modificare la decisione SOCRATES, come raccomandato dalla onorevole Pack, per impedire un aumento dell'onere burocratico, soprattutto per le scuole che partecipano a piccoli progetti.
Ci arriveremo, onorevole Pack, chiaramente con l'aiuto del Parlamento.
Vi domando sempre questo famoso aiuto, perché la questione si risolverebbe molto più rapidamente se il Parlamento facesse sentire la propria voce su questi problemi.
<P>
C'è solo una piccola questione alla quale non potrò rispondervi in maniera positiva.
Voi proponete di abolire il cofinanziamento per i progetti di piccola entità.
Vorrei farlo, ma il finanziamento integrale sarebbe in contrasto con le nuove regole finanziarie comunitarie che ci siamo dati, anche per volontà del Parlamento.
Anzitutto sarebbe necessario riformare i presupposti delle norme finanziarie per poi fare un passo più lungo; quindi vorrei mettere in guardia il Parlamento qualora intendesse andare in questa direzione.
<P>
Per quanto riguarda i ritardi nei contratti di pagamento, le cose vanno molto meglio rispetto al passato.
Non siamo ancora riusciti a recuperare tutti i ritardi, ma il 2001 sarà meglio del 2000 e il 2002 sarà meglio del 2001.
Sono già state messe a punto le nuove procedure; abbiamo anticipato la riunione dei comitati e semplificato la base giuridica per il finanziamento dei paesi candidati.
<P>
Un breve accenno a Symmetry: è urgente mettere a punto un sistema di gestione delle informazioni.
Malgrado i problemi iniziali, stiamo procedendo in maniera rapida.
In seguito a una gara d'appalto è stato scelto un contraente nel 2001.
Nel 2002 e 2003 svilupperemo Symmetry, il cui lancio è previsto per il mese di agosto 2003.
<P>
Per concludere, parlerò delle azioni congiunte.
Avete perfettamente ragione, onorevoli parlamentari, è importante che ve ne siamo molte.
Il 2001 è stato un anno preparatorio per un numero limitato di temi d'interesse comuni a SOCRATES, LEONARDO e GIOVENTÙ.
Il bando di gara del 2002 sarà pubblicato in aprile e i temi prescelti comprendono l'integrazione sociale dei gruppi target, la cittadinanza attiva dei giovani, le reti di orientamento locali e l'apprendimento non formale e informale.
Come vedete, signor Presidente, onorevoli deputati, ci stanno molto a cuore le proposte di quest'Assemblea, non perché è il Parlamento che le presenta, ma semplicemente perché il Parlamento ha ragione; ciò è dovuto al suo desiderio di migliorare l' Europa dei cittadini, in cui i giovani sono alla base della creazione del continente europeo che tutti noi stiamo costruendo e in cui si vive bene.
<P>
<SPEAKER ID=17 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=2>
Programma CULTURA 2000
<SPEAKER ID=18 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0018/2002), presentata dall'onorevole Graça Moura a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, sull'attuazione del programma CULTURA 2000 [2000/2317(INI)].
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="PT" NAME="Graça Moura">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, l' esecuzione del programma CULTURA 2000 è stata una preoccupazione costante della commissione parlamentare di cui faccio parte.
I miei colleghi ed io, da un lato, abbiamo cercato di seguire sia i vari fronti di svolgimento del programma che le metodologie adottate per la sua esecuzione; dall' altro, abbiamo tentato di sondare i nostri elettori, gli agenti e gli operatori culturali europei in generale, in modo da conoscere le reazioni che suscita il Programma e, ciò che più conta, di valutarne i risultati.
Trascorsa metà della presente legislatura, anche il programma quadro ha raggiunto praticamente la metà della durata prevista.
La Commissione dovrà procedere a breve alla revisione, soprattutto nell' ottica delle carenze finanziarie segnalate fin da principio, che si fanno sempre più sentire e che il Presidente ha testé ricordato.
È inoltre opportuno che tutti comincino a riflettere sul post CULTURA 2000, ossia sul programma che succederà all' attuale, che dovrà tenere conto degli esiti positivi e negativi di quest' ultimo.
<P>
La relazione da me presentata rispecchia l' opinione profonda e diffusa di tutti i colleghi che l' hanno votata in sede di commissione parlamentare.
Trattandosi di una relazione di accompagnamento, il relatore ha voluto fortemente promuovere e stimolare la presentazione di emendamenti, dato che così si sarebbero aggiunti tanti altri elementi pertinenti all' analisi in questione.
Praticamente tutti gli emendamenti presentati sono stati introdotti nel testo e pertanto la relazione corrisponde alle molte sensibilità che si rispecchiano nella commissione parlamentare, e traduce molto fedelmente le reazioni dei nostri elettori.
<P>
Una relazione di questa natura non può esimersi dal ribadire i grandi obiettivi del programma CULTURA 2000 e il suo ruolo nella costruzione della cittadinanza europea e nella difesa della diversità culturale e del pluralismo linguistico.
Né può esimersi dal riaffermare i grandi principi ispiratori cui fa riferimento il programma sin dalla sua ideazione, principi che non possono essere ignorati, con nessun pretesto, nella fase d' esecuzione.
Sia i principi che gli obiettivi devono essere considerati elementi fondamentali di una costruzione europea e di uno sviluppo della cittadinanza democratica di cui possano beneficiare di tutti i cittadini dell' Unione.
Per questo motivo sono stati attentamente ponderati, approvati e sottoscritti non soltanto dall' Assemblea, ma anche dal Consiglio e dalla Commissione, e non vediamo alcuna ragione per cui tali posizioni dovrebbero nel frattempo mutare.
Sono linee di politica culturale che interessano tutti gli Stati membri e, nell' ottica dell' ampliamento, tutti gli europei.
Si tratta di costruire lo spazio culturale europeo come spazio essenziale della libertà e delle libertà.
<P>
In conclusione, signor Presidente, desidererei chiedere alla signora Commissario Reding di considerare questa relazione come uno strumento di lavoro che può aiutare la Commissione a realizzare meglio i compiti che le competono. Mi riferisco ai compiti sia attuali, visto che il programma si trova a metà del suo percorso, sia futuri una volta che, partendo dall' esperienza finora acquisita - come ha essa stessa ricordato - sarà possibile che al programma CULTURA 2000 succeda un programma ancora migliore.
Il voto dell' Aula segnerà una data importante nella cooperazione tra Parlamento e Commissione e, relativamente al programma CULTURA 2000, costituirà la mossa decisiva cui ha accennato il Commissario poco fa a proposito del Programma SOCRATES.
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="DE" NAME="Pack">
Signor Presidente, ringrazio vivamente l' onorevole Graça Moura per aver cercato, con tanta cura e tanta determinazione, di ritrovare nell' attuazione del programma le linee politiche del Parlamento europeo che ne stavano alla base, ponendosi le seguenti domande: come il programma consente ai cittadini di accedere e di partecipare di più alla vita culturale?
Quali azioni coinvolgono i nostri concittadini?
Aspetti quali il notevole onere burocratico o i criteri di gestione del programma non possono certo offuscare i suoi obiettivi originari, né metterli in dubbio.
<P>
Alla luce della relazione in discussione dobbiamo dire con chiarezza che cosa ci attendiamo realmente da una politica europea per la cultura, soprattutto in vista dell' allargamento e dell' ormai prossima Convenzione.
Parlando oggi con esponenti del mondo della cultura, si apprende che hanno tutti paura che, nell' ambito della Convenzione e del dibattito sulla sussidiarietà, la cultura venga sacrificata.
Mi auguro che non sia così e in ogni caso ci impegneremo perché così non avvenga.
<P>
Come possiamo rendere il programma più operativo affinché diventi un reale strumento d' azione culturale capace di soddisfare le esigenze tanto degli operatori culturali quanto dei cittadini?
Il programma deve andare a vantaggio degli operatori culturali o dei cittadini?
Questi sono interrogativi che abbiamo il dovere di affrontare pensando ad una prospettiva futura e tenendo conto della situazione attuale.
E' naturalmente necessario aumentare la dotazione finanziaria del programma, per evitare che il numero degli scontenti sia superiore a quello di chi invece può dirsi soddisfatto.
<P>
Non voglio con ciò anticipare la discussione sul programma successivo, per il periodo dopo il 2004, ma ne ha parlato anche l' onorevole Graça Moura e questo tema d' altronde è già ampiamente dibattuto in seno alla Commissione. Peraltro, la relazione stessa ci invita a cominciare già ora a riflettere concretamente, per non lasciare spazio di manovra durante la Convenzione ai nemici di qualsiasi attività di politica culturale a livello di Unione.
<P>
Vorrei ricordare a noi tutti che la politica culturale europea, nel rispetto delle differenze e delle tradizioni culturali, porta i cittadini dritto al cuore del dibattito politico, ed è solo così che potremo dare un' anima all' Europa.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="ES" NAME="Aparicio Sánchez">
Signor Presidente, ci troviamo di fronte a una procedura che è normale in ogni Parlamento, ovvero il controllo di un programma durante la sua esecuzione.
Pertanto, ritengo oltremodo opportuna questa relazione dell' onorevole Graça Moura, che - lo anticipo già - merita l' appoggio e l' approvazione del gruppo socialista.
<P>
A seguito della procedura di conciliazione ricordata in questa sede, ho espresso la mia profonda insoddisfazione nei confronti del Consiglio a causa della sua intransigenza nell' accettare il finanziamento che avevamo richiesto.
Il risultato è stato che un programma, che concerne direttamente ciò che chiamiamo l' anima dell' Europa e che sostituiva altri programmi che negli ultimi anni avevano riscosso il maggior consenso da parte dei cittadini più dinamici e più giovani dell' Unione europea, è stato dotato di poco più di 33 milioni di euro all' anno, cifra irrisoria all' interno del già di per sé modesto bilancio comunitario, che rattrista coloro che ritengono che l' Unione europea debba essere qualcosa di più che esclusivamente spese agricole e spese strutturali.
<P>
Partendo da questa premessa, dobbiamo ricordare due circostanze: la prima è che il programma CULTURA 2000 convive temporalmente con altre risoluzioni di questo Parlamento, dalle quali devono derivare orientamenti per la sua applicazione.
Cito a titolo esemplificativo la relazione Ruffolo nella quale, fra le altre cose, si raccomanda alla Commissione di costituire un Osservatorio europeo per la cooperazione culturale o un programma triennale per la cooperazione culturale.
<P>
Ebbene, la Commissione deve avere un approccio dinamico a CULTURA 2000 e inserirvi, anno dopo anno, gli orientamenti che provengono da questo Parlamento.
<P>
La seconda osservazione è che gli anni in cui il programma resterà ancora in vigore coincideranno quasi esattamente con un periodo di lavoro, inaugurato dal Consiglio di Nizza, che chiamiamo ormai "costituente" .
Che ci sia o meno, alla fine, una Costituzione, è comunque chiaro che tra i principali obiettivi della Convenzione figura un rafforzamento dei legami di cittadinanza europea presso i popoli dell' Unione e la creazione in ogni cittadino di un senso d' appartenenza allo spazio culturale comunitario.
<P>
Esiste però un sufficiente collante di base nei popoli europei?
Esiste una qualche identità culturale fra di loro?
Siamo in molti a pensare che il collante debba essere la cultura europea, secondo l' idea di Bruckmanns, ovvero un comportamento comune, un atteggiamento simile nei confronti della vita, ideali condivisi, patrimonio artistico e culturale comune, eccetera.
<P>
Pertanto, il baricentro politico di questi anni deve essere, più che la moneta e persino più che la PESC, la creazione di un vincolo dei cittadini con l' idea comunitaria e la ricerca e la tutela di una cultura europea.
33 milioni di euro sono una dotazione piuttosto esigua per finanziare l' unico programma europeo che verrà sviluppato in questo periodo in materia di cultura, ma ci resta comunque la consolazione, signor Presidente, che le conclusioni di questa relazione contribuiranno a migliorare il suo funzionamento.
<P>
<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="NL" NAME="Sanders-ten Holte">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il programma europeo CULTURA 2000 è l' iniziativa per eccellenza, che è destinata a promuovere la cooperazione culturale in Europa.
Con questo programma acquisiamo anche una sensibilità e un' anima in Europa, come è stato ricordato poc' anzi.
Desidero ringraziare l' onorevole Graça Moura per la sua iniziativa di elaborare un bilancio intermedio del programma, che reputo estremamente utile.
La sua è un' eccellente relazione sulla quale mi soffermo con piacere.
<P>
L' obiettivo ambizioso di voler coprire l' intero ambito del nostro patrimonio culturale ha trasformato CULTURA 2000 in un programma difficile da gestire e, per quanto ho appreso, ha creato enormi problemi alla Commissione, soprattutto nel corso del primo anno.
Nonostante sia intervenuto qualche miglioramento, continuiamo a registrare delle lamentele.
E' già stato ricordato: le pesanti pratiche amministrative spaventano molti potenziali partecipanti. Nel caso di progetti piccoli, spesso innovativi, elaborati da partecipanti inesperti che osano comunque compiere questo passo - ed accade frequentemente nel settore della cultura - esiste il rischio che queste iniziative siano respinte al primo livello, con effetti controproducenti.
I criteri sono spesso oscuri e perfino gli uffici nazionali hanno difficoltà a interpretarli.
<P>
Ritengo che serva un esercizio di riflessione comune sugli obiettivi futuri che vogliamo conseguire con la politica per la cultura. Dobbiamo altresì stabilire delle priorità per i nostri strumenti.
Sono questi i punti che vorrei vedere inseriti all' ordine del giorno, in modo da poter influire sui lavori della Convenzione.
<P>
Vorrei infine soffermarmi sull' aspetto finanziario.
Il bilancio è esiguo, lo riconosco. Del resto lo avevo già sottolineato in precedenza.
Eppure, a prescindere dal problema dell' inadeguatezza delle risorse finanziarie, voglio ricordare che questi fondi devono essere spesi in modo efficiente, in quanto oggi una larga parte rimane inutilizzata.
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="DE" NAME="Echerer">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, intervenendo sulla relazione riguardante il programma per l' istruzione, l' onorevole Roy Perry ha citato la cifra cospicua che l' Unione destina ogni anno al finanziamento della coltivazione delle olive.
Per la cultura, invece, rimangono solo le briciole: 167 milioni per cinque anni.
Come attrice, la cosa non mi sorprende; conosco bene questo problema.
E' triste però che non si possa fare nulla per cambiare e migliorare tale situazione.
Ringrazio il relatore soprattutto per il dialogo aperto che ha saputo sviluppare con noi relatori ombra.
Egli era sempre disponibile ad ascoltare tutti i nostri suggerimenti e a discuterne insieme.
<P>
Ci sono due gravi problemi.
Il primo riguarda l' orientamento futuro dei contenuti e le questioni che ci poniamo adesso.
Non si tratta di anticipare una discussione, come ha già osservato la onorevole Pack; però è necessario avviare sin d' ora un dibattito se nel 2004 avremo bisogno di nuove idee per il 2005 e dovremo elaborare un nuovo programma - ammesso che il programma vecchio ci sia ancora.
<P>
Il secondo problema concerne gli aspetti amministrativi, l' impegno burocratico, la vaghezza dei criteri di selezione e i metodi di attuazione, che andrebbero cambiati.
Si tratta di tanti dettagli, che la relazione peraltro affronta.
Già ora vorrei fare pubblicità a questo programma per la cultura, CULTURA 2000.
I programmi per la cultura sono l' anima dell' Europa, come hanno detto vari colleghi.
Dobbiamo renderci conto che l' arte e la cultura sono i moltiplicatori della nostra politica d' integrazione; se lungo il cammino che percorriamo insieme perderemo questi partner, saremo sempre di meno e sempre più deboli nella nostra lotta - una lotta che vogliamo invece portare avanti tutti assieme.
I mass-media riportano sempre belle dichiarazioni di fede in materia di cultura, ma poi alle parole non seguono mai i fatti.
Sono stanca di doverlo ripetere continuamente, ma è doveroso farlo.
La responsabilità ricade non solo sui Ministri della cultura, ma anche sui Ministri delle finanze.
<P>
In questa nostra Europa ognuno deve trovare il suo posto nella società.
Ciascuno di noi cerca di farlo forse per tutta la vita - o, per usare ancora una volta quell' espressione, dalla culla alla tomba.
Ognuno vuole potersi ritrovare in questa società europea, in questo specchio della società dell' Europa che sono l' arte e la cultura.
Se non renderemo possibile tutto ciò, non riusciremo neppure ad affrontare i conflitti alla radice, e questa è una responsabilità comune che tocca tutti noi in Europa.
Il Parlamento lotta, la Commissione lotta; se non conquistiamo anche il Consiglio alle nostre battaglie, finiremo per ritrovarci da soli!
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, in questa sede il Consiglio - anche se al momento non è presente - ha organizzato la Barcellona della cultura, in altre parole ha predisposto obiettivi riconosciuti, indicatori prestabiliti e valutazioni necessarie.
Non è forse questo il luogo in cui ci troviamo per stendere una relazione di valutazione di medio termine del programma CULTURA 2000 e dove ci rendiamo conto che vi sono alcuni problemi da risolvere?
I problemi sono molteplici.
Sicuramente potremmo criticare CULTURA 2000 per la mancanza di trasparenza e le difficoltà nel processo di selezione, in altre parole tutto ciò che definiamo come metodo.
Ma si può ben capire che il metodo non è l'unico punto messo in discussione nel programma e che forse siamo arrivati a un momento di transizione.
Le difficoltà che incontriamo in CULTURA 2000 - e quando parlo al plurale intendo dire sia il Parlamento che la Commissione - sono sintomo del fatto che ormai è ora di procedere, andare avanti e non fare l' ennesimo programma.
In passato avevamo a disposizione piccoli frammenti di diversi programmi, mentre ora abbiamo un unico grande programma.
Ora che abbiamo un unico grande programma, di cosa ci rendiamo conto?
Ci rendiamo conto che se in dieci anni, dopo Maastricht, siamo riusciti a dare attuazione a circa 2500 progetti e a coinvolgere nei programmi 12000 operatori, tra il 1996 e il 2000 sono comunque stati respinti 8000 progetti per 40000 operatori.
Si può ben vedere che la domanda è molto maggiore di quanto possiamo offrire, e che il problema esistente non è unicamente legato al metodo.
Se così non è, allora bisogna trovare altre soluzioni e non pensare solamente a come portare a termine il programma.
<P>
Sono rimasta stupita e sorpresa - felicemente sorpresa! - quando la scorsa settimana la Presidenza ci ha detto, per bocca del Ministro della cultura, che bisogna applicare l'articolo 151.
Bisogna certo applicare l'articolo 151 del Trattato di Maastricht, ma nel leggerlo vedo che si utilizzano termini esortativi - bisogna promuovere, aiutare e incoraggiare.
Forse dobbiamo fare di più.
Visto che oggi parliamo anche di istruzione, ricordiamo che l'istruzione procede con maggiore rapidità perché non siamo più in una fase di incoraggiamento, ma in una fase decisionale.
Forse al momento della Convenzione, quando discuteremo se rimaneggiare o riformulare alcuni testi fondamentali, dovremo porci anche la questione dell'articolo 151 in maniera diversa, non limitandoci esclusivamente alla sua applicazione.
<P>
Sicuramente incontreremo dei problemi nel programma CULTURA 2000 e nella cultura in generale, e gli aspetti associati al bilancio ci sembreranno insufficienti.
Il bilancio non è solamente una questione puramente finanziaria, ma anche una questione di unanimità o di maggioranza qualificata, cioè una questione legata ai veri dibattiti di fondo.
In questo senso mi riallaccio ad alcuni interventi precedenti, in cui si faceva riferimento a piccoli o grandi progetti, alla cittadinanza, alla partecipazione dei cittadini, o all'incoraggiamento e al sostegno alla creazione.
Sicuramente entrambe le cose sono importanti, ma devono essere pensate in maniera diversa e al contempo univoca.
Che cosa devono fare gli Stati?
Quali elementi dipendono dall'iniziativa dei singoli Stati?
Cosa deve fare l'Unione europea?
Ecco perché mi permetto di proporre, signora Commissario, di procedere verso una Barcellona della cultura.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="ES" NAME="Zabell">
Signora Presidente, anzitutto vorrei proporre una riflessione su tutti i temi che vengono trattati nella commissione di cui sono membro, la commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi di informazione e lo sport.
Per tutti questi ambiti viene stanziato meno dell' uno percento del bilancio comunitario, per cui mi sembra difficile poter affermare che questi temi rappresentino un obiettivo prioritario per il Parlamento, se al contempo vengono dotati di esigui mezzi di bilancio.
Speriamo comunque che nel prossimo futuro la situazione cambi.
<P>
In secondo luogo, volevo dire che pochi mesi fa ho partecipato a un forum, svoltosi nel Circolo di belle arti di Madrid, cui hanno partecipato i responsabili per la cultura di diversi Stati membri, fra i quali erano presenti anche direttori di musei nazionali; purtroppo devo anche dire che tutti si sono detti abbastanza insoddisfatti del programma CULTURA 2000.
Molti di loro ritenevano che fosse un passo indietro rispetto ai programmi precedenti, ARIANNA e RAFFAELLO, e che, considerate le spese legate alle pratiche burocratiche per poter richiedere un finanziamento, quest' ultimo alla fine non riusciva a compensare le spese stesse.
In generale, si sono incontrati per dire che si sentono un po' presi in giro.
<P>
Credo che dobbiamo tentare di distribuire i fondi disponibili in modo da creare consenso piuttosto che insoddisfazione, e ritengo che questo sia molto importante per l' immagine del ruolo della cultura a livello europeo.
<P>
Mi sembra importante semplificare la burocrazia, perché tutti si sono trovati d' accordo nel riconoscere in essa un ostacolo molto grande.
Bisogna anche far sì che non ci siano ritardi nei pagamenti, perché molti dei beneficiari non possono permettersi questi ritardi.
E' altresì importante garantire che non vengano respinti progetti per ragioni puramente formali ed è opportuno offrire opportunità alle piccole strutture, altro tema questo sul quale sono state espresse lamentele.
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="DE" NAME="Junker">
Signora Presidente, signore e signori rappresentanti delle Istituzioni europee, mettetevi la mano sulla coscienza e diteci in tutta sincerità se credete veramente che la normativa europea sulla concorrenza, le disposizioni sull' altezza dei seggiolini dei trattori o le direttive sulla liberalizzazione del mercato dell' elettricità siano tali da conquistare un maggior numero di cittadini alla causa dell' integrazione europea.
Nei nostri Stati membri la gente ha bisogno probabilmente di altri elementi di identificazione.
Gli scambi culturali e la partecipazione alla vita culturale possono contribuire moltissimo ad aumentare l' interesse per i temi europei, molto più che, ad esempio, un discusso regolamento sugli appalti.
Quanto meno a partire dal Trattato di Maastricht, dove la parola "cultura" compare per la prima volta in un documento di tal genere, il patrimonio culturale e la varietà culturale dell' Europa devono rispecchiarsi nell' intera politica comune.
Ma questa è in buona parte mera teoria; nella pratica, gli Stati membri vigilano gelosamente sulla loro sovranità culturale a livello nazionale e regionale.
Nelle questioni afferenti la cultura, il Consiglio insiste sul principio dell' unanimità, defatiganti procedure di mediazione sono ormai divenute la norma mentre accordi a basso livello e fastidiosi ritardi ne sono la diretta conseguenza - basti vedere il caso del programma CULTURA 2000.
<P>
Anche qui era ed è tuttora in gioco molto danaro.
La quota delle spese per la cultura del bilancio europeo è molto più che misera con il suo 0,04 percento - ribadisco: 0,04 percento.
Per gli artisti è estremamente scoraggiante sapere che le loro domande, indipendentemente dalla qualità delle proposte, saranno respinte con una probabilità del 90 percento. Infatti, meno del 10 percento delle domande di finanziamento ha la possibilità di essere accolta.
Ma neppure per noi deputati è piacevole dover deludere continuamente le speranze dei richiedenti, respingendo a decine le domande.
<P>
Nessuno vuole sottrarre agli Stati membri le loro competenze, però un po' più di franchezza non farebbe male - franchezza che purtroppo manca anche nell' attuazione pratica del programma CULTURA 2000.
Una burocrazia penalizzante, è stato detto, e i ritardi di pagamento che hanno effetti rovinosi per gli organizzatori di manifestazioni complicano inutilmente la vita dei richiedenti - tanto per citare solo due punti critici.
Manca infine un convincente progetto sui contenuti per rispondere all' interrogativo: qual è il vero obiettivo da finanziare?
Forse quello di coinvolgere quante più persone possibile in una sola volta per mezzo di una grande manifestazione?
Oppure quello di offrire al maggior numero di artisti l' opportunità di svolgere attività transfrontaliere?
Per la cultura alta, la cultura classica, è molto più facile affermarsi; ma se vogliamo raggiungere il cuore della gente dobbiamo invece sostenere gli artisti meno affermati, le reti e le iniziative dei cittadini.
Sono loro infatti a creare il valore aggiunto europeo.
<P>
L' Unione europea è lo spazio economico più potente che esista al mondo.
Ci fa piacere crogiolarci in questa consapevolezza, che soddisfa il nostro orgoglio.
Ma l' Unione europea è anche uno spazio culturale di incommensurabile valore e costituisce un patrimonio che dovremmo esaltare, non sminuire - e ciò vale non solo per il programma CULTURA 2000.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="EN" NAME="Perry">
Signora Presidente, lo scorso anno, assieme alla commissione parlamentare per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport ho avuto l'opportunità di visitare Cracovia, in Polonia.
La visita ci ha insegnato molte cose, non da ultimo che i paesi candidati forniranno un enorme contributo alla vita e alla vitalità culturale europea.
<P>
Abbiamo chiesto ad un professore dell'istituto culturale di Cracovia se riteneva esistesse una cultura specifica europea. In sunto egli ha risposto che si era recato in America diverse volte e che sicuramente riteneva che l'Europa e gli Stati Uniti condividessero una cultura di tipo occidentale.
Ciò nonostante egli, ogni qualvolta si recava in quel paese, non aveva potuto fare a meno di notare la mancanza di qualcosa, di un ambito storico.
Egli ha detto che in una città come Cracovia la storia e la cultura si possono vedere, toccare, sentire dappertutto, e riesco a capire senza difficoltà cosa intende, vivendo a Cracovia.
Sono d'accordo con quanto ha detto l'onorevole Graça Moura che si rammaricava del fatto che il patrimonio storico non fosse stato inserito nel dibattito sulla cooperazione culturale dell'anno scorso.
Non dobbiamo mai trascurare il patrimonio storico di tutti i nostri paesi.
<P>
Mi unisco alla richiesta della relatrice di includere i nostri vicini mediterranei, i nostri vicini mussulmani.
Occorre cooperare con i paesi islamici e ricordare, in particolare, che l'Europa è oggi una società multiculturale.
Dobbiamo esserne contenti e assicurarci che i nostri programmi contengano elementi significativi che tengano conto di tale cultura.
<P>
Oggi alcuni hanno parlato, in alcuni casi con toni critici, di difficoltà amministrative; io voglio invece riferire in merito ad un risultato positivo.
Mi ha fatto molto piacere che nella mia circoscrizione, a Portsmouth, sia stato assegnato un contributo pari a 150.000 euro ad un consorzio di musei, tra cui il D-Day Museum di Portsmouth, dedicati alla pace in Europa.
Questo progetto ha avuto un grande successo e i musei sono felici di aver ottenuto il sostegno europeo.
Dobbiamo monitorare i progetti con molta attenzione.
Sono certo che quello che ho citato sarà un trionfo.
Se vogliamo più denaro per la cultura in Europa, dobbiamo considerare seriamente l'idea di una lotteria europea cui attingere risorse.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="DE" NAME="Hieronymi">
Signora Presidente, durante la discussione del precedente punto all' ordine del giorno, riguardante il programma europeo SOCRATES, abbiamo appreso con piacere che con questo programma è possibile ottenere un' ampia partecipazione dei cittadini, in particolare dei cittadini più giovani, e che in tal modo il pensiero europeo viene diffuso tra l' opinione pubblica europea.
In merito al programma CULTURA, si è parlato molto degli aspetti finanziari e degli ostacoli burocratici. Vorrei adesso richiamare l' attenzione su un altro aspetto, ovvero sull' impostazione del programma e in particolare sull' interrogativo: come andiamo avanti?
<P>
Sono quindi molto grata all' onorevole Graça Moura perché, nella sua relazione sul programma CULTURA 2000, ha condotto il dialogo sulla concezione futura del programma in maniera molto aperta. Appoggio convinta la sua posizione.
Mi chiedo se sia giusto finanziare in prima istanza solo i progetti grandi, dato che i fondi a nostra disposizione sono molto esigui.
Non sarebbe meglio se coinvolgessimo più da vicino nella concezione del programma successivo anche le reti più piccole, che possono dare un impulso forte e vario?
Sono favorevole a una tale impostazione e chiedo che non solo di creare le premesse finanziarie, ma nel contempo anche di lavorare all' elaborazione del programma nell' ottica di ridurre la burocrazia e di garantire maggiori possibilità di partecipazione anche per i gruppi più piccoli.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="DE" NAME="Berend">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il programma CULTURA 2000, come dimostra molto chiaramente l' eccellente relazione, non solo mette in evidenza il crescente bisogno di cultura, bensì contribuisce anche alla creazione di uno spazio culturale comune.
Con altrettanta chiarezza, però, la relazione dimostra anche che il programma soffre di uno squilibrio tra la grande ricchezza dei suoi obiettivi e la sorprendente scarsità dei mezzi a disposizione.
A ragione il relatore sottolinea come sia ampiamente riconosciuta l' importanza della cultura anche come fattore economico nonché come fattore di integrazione nella società e nello Stato.
<P>
Purtroppo, riguardo a questo come a molti altri programmi attuati, ad esempio, nell' ambito della politica regionale, va rilevato - senza voler giustificare nulla - che nei primi due anni gli inviti alla presentazione di proposte sono stati pubblicati in ritardo.
In proposito cito le parole testuali usate dal relatore che, in merito appunto ai primi due anni di attuazione del programma, parla di "gestione caotica" .
Questo fatto, unito alle lunghe e pesanti procedure interne, è a ben guardare una delle cause dello scarso ricorso al programma CULTURA 2000 nel primo anno della sua attuazione.
Stante tale situazione, la Commissione avrebbe il dovere, a mio giudizio, di impegnarsi concretamente per ridurre il ciclo dei progetti e per assicurare continuità al programma.
<P>
In conclusione desidero riprendere un punto delle motivazioni della relazione per sottoporlo all' attenzione della Commissione.
Si tratta di una questione che per me, politico regionale, è particolarmente interessante: come si possono garantire la complementarità e il necessario coordinamento tra CULTURA 2000, da un lato, e, dall' altro lato, le dotazioni dei Fondi strutturali destinate al settore della cultura nei paesi membri?
Forse questo è un aspetto importante che sarebbe bene analizzare.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="FR" NAME="Reding">
Signora Presidente, anzitutto vorrei ringraziare l'onorevole Graça Moura e i colleghi per l'impegno dimostrato nel far sì che questa grande e bella idea dell'Europa della cultura, delle culture, delle radici e dell'anima dei cittadini diventi una realtà.
Il programma ha appena superato la soglia dei primi due anni, poiché è stato messo a punto il 14 febbraio 2000.
E' un periodo breve, ma già sufficiente per stendere un primo bilancio.
In questa relazione ho potuto riscontrare numerosi punti su cui il Parlamento e la Commissione raggiungono un'intesa, benché non sempre si utilizzino gli stessi approcci per spiegare le osservazioni fatte sull'attuale programma.
Ho inoltre potuto rilevare alcune linee direttrici estremamente interessanti per il futuro, cosa di cui ringrazio il Parlamento.
<P>
Anzitutto CULTURA 2000 è un programma difficile da gestire.
Bisogna ammetterlo: è un dato di fatto; come avete detto tutti, si registra una discrepanza tra il numero di obiettivi previsti e le risorse stanziate.
Ricorderete, onorevoli deputati, la battaglia che il Parlamento ha dovuto combattere non contro i Ministri della cultura, bensì contro i Ministri del bilancio che non volevano accordare finanziamenti alla cultura.
Allora come è possibile gestire mille belle idee fattibili a livello pratico e, al contempo, fondi appena sufficienti per tre sole idee?
E' un equilibrio che non funziona e, purtroppo, è quanto accade per questo progetto.
A tutti coloro che hanno espresso disappunto per il fatto che non si riesca a dar fondo a tutte le risorse, vorrei dire che i soldi sono ben spesi fino all'ultimo euro e che nulla rimane nelle casse.
Infatti, se oltre a questo non utilizzassimo quel poco che abbiamo a disposizione, non avremmo alcun motivo per richiedere ulteriori finanziamenti.
Spendiamo tutto e non abbiamo assolutamente i mezzi sufficienti per soddisfare tutte le necessità del mondo della cultura - non accenno nemmeno al fabbisogno.
<P>
Sapete anche che il programma è aperto a un'ampia gamma di potenziali beneficiari, a partire dal momento in cui essi si dimostrano in grado di dare vita a un'iniziativa culturale ed elaborare un progetto.
Ad esempio, nello stesso bando di gara una compagnia di danza potrebbe trovarsi a dover competere con una camera di commercio o un'azienda di soggiorno.
Questa è l'apertura, questa è la realtà di fatto.
Forse bisognerà riflettere se continuare su questa strada o limitare le possibilità di partecipazione.
E' necessario inoltre insistere sul fatto che tra il 2000 e il 2001 il programma è stato aperto ad altri nove paesi: Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Romania e Slovacchia hanno per la prima volta preso parte al programma.
Nel 2001 sessanta operatori culturali provenienti da questi paesi, ovverosia il 12 percento del totale, sono stati selezionati in qualità di organizzatori o co-organizzatori.
Vedete dunque che l'allargamento in ambito culturale sta veramente prendendo piede.
Non è un discorso privo di senso, ma un dato di fatto.
Da quest'anno la Slovenia si è unita ai paesi partecipanti portando il numero totale degli Stati a 28.
Posso confermarvi che i paesi che si uniscono a noi non rappresentano un problema, bensì un arricchimento enorme.
Chiedo sempre agli operatori culturali dell'Europa dei Quindici di tendere la mano verso un potenziale partner nei paesi candidati all'adesione per insegnare loro i principi dell'Europa della collaborazione culturale.
<P>
Vorrei inoltre rimarcare gli sforzi intrapresi dalla Commissione per migliorare la gestione del programma, sforzi che hanno dato i loro frutti perché si è registrata un'accelerazione nella procedura di selezione.
Per il 2002 il bando di gara era già stato pubblicato il 15 agosto 2001, e questo ci permetterà di rendere pubblici i risultati finali della selezione all'inizio di primavera, come a nostro avviso è normale che sia.

Se non abbiamo potuto farlo subito è semplicemente perché il programma è stato attuato con molto ritardo, circostanza non attribuibile né alla Commissione né al Parlamento europeo.
<P>
Sottolineate poi la necessità di una stabilità delle linee direttrici e di una migliore selettività negli obiettivi, e avete ragione.
Credo che la stabilità sia un elemento ormai acquisito e che i criteri siano stati definiti e annunciati per tre anni consecutivi, dal 2002 alla fine del programma.
Se siamo stati portati a modificare l'approccio nella progettazione dei bandi di gara, senza tuttavia discostarci dalla decisione del programma quadro, è per via delle difficoltà di gestione cui ho fatto riferimento e del maggior numero di nuovi paesi che partecipano al programma.
I primi risultati di questo nuovo approccio dimostrano che i temi prioritari, pur rimanendo tali, rappresentano solo il 48 percento del totale dei progetti nel quadro dell'azione I e il 58 percento del totale nell'azione II.
La priorità non ha quindi escluso le altre discipline dal finanziamento comunitario e il campo di cooperazione non è stato ristretto.
Al contrario, abbiamo visto la comparsa di nuovi operatori e nuovi beneficiari, elemento che del resto si rivela indispensabile per il dinamismo e lo sviluppo dello spazio europeo di cooperazione culturale.
Ritengo che, perlomeno in teoria, tutti abbiamo voluto che non vi fossero diritti acquisiti e che non fossero sempre le stesse persone a ricevere le sovvenzioni, ma che vi fosse un rinnovamento.
Se è questo che vogliamo e questo facciamo, dobbiamo anche accettarne le conseguenze.
<P>
Abbiamo notato che molte vostre preoccupazioni si collegano a quelle espresse dagli operatori che si sono dati appuntamento al forum il 21 e 22 novembre 2001.
Questi ultimi hanno espresso alcune riserve in merito al mantenimento delle priorità divise per settore artistico.
Insieme, quindi, porteremo avanti una riflessione su altre logiche per il futuro.
<P>
Oltre a ciò, signor presidente della commissione per la cultura, onorevole Graça Moura, richiedete un potenziamento della comunicazione sul programma e sui progetti finanziati.
Posso dirvi che nel corso della prossima riunione informale dei Ministri della cultura, tra qualche settimana, inaugureremo il portale culturale e prevediamo di sviluppare tutti i nostri mezzi di comunicazione sul programma, in modo particolare con il lancio di un bollettino d'informazione che vi sarà prossimamente inviato.
Inoltre, signor presidente della commissione per la cultura, verrò personalmente a presentare il portale "Cultura" alla sua commissione, come del resto farò tra qualche giorno per i Ministri della cultura.
Chiaramente, tutti i risultati delle selezioni saranno disponibili anche su Internet.
<P>
Per quanto riguarda i suggerimenti per il futuro vorrei ringraziare il relatore, l'onorevole Graça Moura, per avere aperto una porta sul futuro, perché in effetti ciò che non funziona e crea un malcontento generale non deve farci fossilizzare nelle critiche sul passato, bensì farci prendere decisioni per attuare miglioramenti, se non addirittura grandi riforme in futuro.

Penso che dobbiamo ancora discutere, ad esempio, della migliore selettività degli obiettivi, la necessità di garantire un vero e proprio valore aggiunto europeo e la trasversalità della dimensione culturale nelle altre politiche comunitarie, anche in quelle la cui applicazione dipende esclusivamente dalla responsabilità degli Stati membri, e in questo senso mi riferisco molto chiaramente ai Fondi strutturali.

<P>
Vorrei insistere, signora Presidente, su un fatto indiscutibile: la dimensione culturale non è isolata e non si concentra unicamente nel programma CULTURA 2000.
Non si tratta di sostenere la cultura in sé, ma di sviluppare una mentalità che si manifesti in tutte le azioni dell'Unione europea, siano esse di natura finanziaria, culturale, economica, o di qualsiasi altro genere.
Si tratta di costruire un vero e proprio spazio culturale comune, come l'onorevole Graça Moura ricorda molto giustamente nel preambolo, e di dare un senso culturale ed europeo alle iniziative da noi appoggiate.
Sostenere la cultura non significa sostenere alcuni operatori culturali, bensì sostenere le radici degli europei, fare un'opera di educazione, fare un'opera per la cittadinanza, ed è proprio questo il fondamento dei nostri programmi.
Se riusciremo a costruire questo tipo di Europa - un'Europa in cui i cittadini riusciranno a comprendere di avere una cultura forte, ma che anche i loro vicini hanno una cultura forte - allora sì avremo raggiunto il nostro obiettivo.
<P>
Vorrei aggiungere, per concludere, che per quanto riguarda le relazioni con i paesi terzi il Presidente Prodi ha affermato molto chiaramente che abbiamo bisogno di aprire il continente europeo.
E' quanto abbiamo fatto nei confronti dei paesi a noi vicini ed è quanto stiamo facendo nei confronti dei paesi candidati.
Ma dobbiamo costruire ponti anche verso altri continenti.
Abbiamo cominciato a farlo con alcuni programmi concreti e soprattutto nei confronti dell'Africa settentrionale, con il progetto Euromediterraneo, che prevede un forte impegno in materia di istruzione, gioventù e cultura.
Ciò è indispensabile se vogliamo creare il dialogo e il rispetto, senza i quali non può funzionare una società equilibrata.
<P>
<SPEAKER ID=31 NAME="Presidente">
Grazie, signora Commissario Reding.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Programma GIOVENTU
<SPEAKER ID=32 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0019/2002), presentata dalla onorevole Gröner a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, sull' attuazione del programma GIOVENTU' [2000/2316(INI)].
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="DE" NAME="Gröner">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la particolarità del programma GIOVENTU' risiede nel fatto che esso è veramente aperto alla partecipazione di tutti i giovani e permette loro, in un' età fondamentale per la formazione della loro personalità, di compiere esperienze europee dirette e di apportare alla loro vita una dimensione europea.
Il programma europeo GIOVENTU' è stato approvato il 13 aprile 2000 e scadrà nel 2006, per una durata di sette anni.
Si rivolge ai giovani di età compresa tra quindici e venticinque anni nonché agli operatori nel settore giovanile.
Ha una dotazione di 520 milioni di euro e vede la partecipazione di trenta paesi, cioè, oltre agli Stati membri, l' Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia e i paesi candidati all' adesione, tranne la Turchia e Malta.
<P>
La gestione del programma è fortemente decentrata, ovvero il 70 percento dei fondi sono distribuiti attraverso le agenzie nazionali.
Nel 2000 sono stati finanziati 10.029 progetti per un valore di poco superiore a 80 milioni di euro. Grazie a tali progetti, 103.784 giovani hanno potuto partecipare al programma, il cui tasso di attuazione, pari al 98,5 percento, è sicuramente eccellente, soprattutto se si considera il ritardato avvio del programma.
<P>
Si è riusciti ad ottenere - com' era nei nostri auspici - una distribuzione equilibrata dei fondi tra le azioni per lo scambio di giovani e quelle per il servizio volontario.
Ci aspettiamo tuttavia che la Commissione ci comunichi cifre ancora più esplicite e significative per i cinque settori d' azione quando sarà disponibile la relazione più precisa.
L' azione 1, "Gioventù per l' Europa" , promuove incontri tra gruppi di giovani nonché lo scambio di giovani; l' azione 2 riguarda invece il servizio volontario europeo, che i giovani possono svolgere per un periodo compreso tra sei e dodici mesi in un paese europeo diverso dal loro.
L' azione 3 prevede iniziative nel settore giovanile; l' azione 4 si occupa del sostegno a iniziative realizzate in comune con i programmi SOCRATES e LEONARDO.
Nell' ambito dell' azione 5, "Misure di sostegno" , nel 2000 non è stato proposto alcun progetto.
<P>
Durante il primo anno di vita del programma ci sono state ripetute lamentele per le lungaggini in sede di gestione delle domande; infatti, dal momento della presentazione della domanda al momento dell' approvazione dei sussidi trascorrevano di norma, per i progetti centralizzati, dai quattro ai cinque mesi.
Fortunatamente la Commissione ha accolto le nostre rimostranze e ha già disposto l' accelerazione delle procedure.
Mi auguro che potremo continuare a collaborare positivamente con la Commissione per garantire ai partecipanti al programma procedure rapide e non oberate da formalità burocratiche.
<P>
Difficoltà iniziali si sono riscontrate anche nella distribuzione alle agenzie nazionali dei fondi di cui è dotato il programma.
Spero che i soldi che sono stati anticipati non comportino spese aggiuntive e non causino eccessive difficoltà ai progetti.
E' poi estremamente difficile valutare il programma dal punto di vista della partecipazione maschile e femminile.
Mi auguro che la Commissione ci fornisca dati più precisi e si dia da fare affinché venga assicurato un equilibrio tra la partecipazione maschile e quella femminile, soprattutto per evitare che, tra i giovani svantaggiati, vengano penalizzate le donne.
<P>
Una priorità del Parlamento era quella di garantire una maggiore partecipazione al programma da parte proprio dei giovani svantaggiati.
Secondo i dati della Commissione, questi giovani sono stati coinvolti nel 50 percento dei progetti centralizzati, mentre nel caso delle azioni decentrate tale coinvolgimento è risultato più difficile da realizzare.
In proposito ci sarebbe ancora molto da migliorare, e qualcosa di più si può fare anche per migliorare lo scambio di esperienze tra le agenzie nazionali.
<P>
Si sono riscontrate alcune difficoltà iniziali per quanto concerne la partecipazione al programma da parte dei paesi candidati all' adesione: le basi giuridiche per il programma sono state approvate un po' in ritardo e la concessione dei visti crea spesso problemi.
Chiedo che ci si adoperi affinché i partecipanti dei paesi candidati possano ottenere i visti automaticamente, senza oneri burocratici e senza dover pagare tasse.
Nel primo anno del programma i costi amministrativi sono stati globalmente molto elevati a causa del fatto che la Commissione ha già anticipato le spese per due anni.
Credo che vada bene così.
Abbiamo inoltre accolto con favore l' obiettivo di coinvolgere nel programma anche organizzazioni di piccole dimensioni, prive di esperienza a livello internazionale, affinché anche i giovani non organizzati possano accedere più facilmente al programma.
Continueremo ad impegnarci in tal senso.
<P>
Credo che i nostri successi debbano essere pubblicizzati con più forza e soprattutto meglio. Perciò sollecito l' organizzazione di una "settimana d' azione" per presentare il programma all' opinione pubblica.
In conclusione vorrei dire ancora che gli Stati membri non devono ridurre i loro programmi per lo scambio di giovani; anzi, devono inserire maggiormente la dimensione europea nelle loro politiche.
Dal processo di consultazione sul Libro bianco ci provengono segnali incoraggianti e mi auguro che questo nuovo slancio a favore della gioventù europea ci permetta di raggiungere, con il programma GIOVENTU' , quello che è il fulcro della nostra politica per i giovani.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DE" NAME="Wenzel-Perillo">
Signora Presidente, purtroppo stamattina non ho potuto essere presente alla discussione e quindi ora esprimerò un parere su tutti i programmi in discussione, ovvero SOCRATES, GIOVENTU' e CULTURA 2000.
La scelta di questi programmi è motivata essenzialmente dalla considerazione che essi costituiscono indubbiamente i più importanti programmi d' azione della Comunità nei settori dell' istruzione, delle questioni giovanili e della cultura europea.
<P>
Consapevole dell' importanza dei tre settori anzidetti, il Parlamento ha tenuto conto del considerevole quadro finanziario e delle recenti proroghe fino all' anno 2006.
Non vanno poi dimenticati i processi legislativi avviati dalla commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi di informazione e lo sport.
Siamo senz' altro favorevoli all' istituzione di un gruppo di valutazione con il compito di controllare in maniera approfondita l' attuazione dei programmi comuni da parte del Parlamento.
Accogliamo con favore questa iniziativa, cioè la creazione di un gruppo di valutazione, nonché il potenziamento del relativo meccanismo di controllo sulla base di strumenti nuovi.
<P>
Va evidenziato il fatto che la forte domanda negli Stati membri ha portato ad un aumento della dotazione finanziaria dei programmi SOCRATES, GIOVENTU' e CULTURA 2000.
Abbiamo dovuto constatare che il basso tasso di utilizzo dei programmi nel corso del 2000 è da ricondursi alle pesanti e complesse procedure interne.
Il Parlamento si aspetta quindi che la Commissione assicuri in futuro un' attuazione più efficiente, anche per accrescere la credibilità dell' Europa rispetto ai suoi cittadini e contribuenti.
Si osserva con preoccupazione l' insorgere di difficoltà nell' amministrazione centralizzata; in tale ambito, l' attenzione va rivolta all' impiego dei mezzi finanziari.
<P>
Un ulteriore decentramento dell' amministrazione dei programmi è un passo importante nella giusta direzione. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che, nello spirito di un' Europa unitaria, è necessario mantenere e garantire la competenza esclusiva delle Istituzioni per la definizione dell' orientamento politico dei programmi!
<P>
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="DE" NAME="Zissener">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, i cittadini europei viaggiano da una parte all' altra del continente senza controlli alle frontiere, usano la stessa moneta e i loro passaporti hanno lo stesso colore.
Non è mai stato messo in dubbio che esista un' identità europea al di là di tutte le differenze nazionali.
Ma la cosa bella di tutto ciò è che ora sempre più europei possono vivere tale realtà nella loro vita quotidiana.
Naturalmente a questo successo contribuiscono in gran misura i programmi europei per la gioventù e l' istruzione, tra cui il programma GIOVENTU' .
La relatrice ha osservato poco fa che esso è uno dei principali programmi d' azione della Comunità, anche perché è l' unico programma aperto alla partecipazione di tutti i giovani, a prescindere dalla loro condizione professionale e formativa.
<P>
E' già stato osservato che nel solo anno 2000 sono stati finanziati oltre 10.000 progetti con più di 100.000 partecipanti.
A nostro parere si tratta di un successo considerevole dato che è il risultato dell' attuazione del programma nel suo primo anno di vita.
Questi dati positivi non devono ovviamente avere effetti negativi sui programmi per i giovani dei singoli Stati membri. Questi ultimi potrebbero infatti richiamarsi al successo del programma GIOVENTU' per giustificare una riduzione dei loro stanziamenti.
Desidero quindi ribadire che il programma GIOVENTU' è stato istituito per aiutare gli Stati membri nelle loro attività in questo campo e per integrarle, non per sollevarli dai loro doveri.
<P>
Al contrario, gli Stati aderenti al programma GIOVENTU' dovrebbero facilitare la partecipazione dei giovani interessati semplificando le procedure burocratiche e, come è stato giustamente osservato nella relazione, concedendo i visti, laddove questi siano previsti, in modo automatico e senza l' imposizione di tasse.
Un obiettivo importante del programma è quello di coinvolgere maggiormente i giovani svantaggiati. Secondo la Commissione, il 50 percento dei progetti centralizzati erano destinati a giovani svantaggiati.
<P>
Il servizio volontario di breve durata, istituito in particolare per i giovani svantaggiati, non è stato invece utilizzato in maniera soddisfacente.
L' obiettivo previsto di impiegare a questo fine il 20 percento dei fondi non è stato raggiunto.
Credo però che si tratti di un importo adeguato, e lo è senz' altro se consideriamo che la dotazione del programma è di poco meno di 80 milioni di euro e che le spese amministrative, relativamente elevate, ammontano a 12 milioni di euro. La Commissione dovrebbe quindi riuscire a raggiungere questo obiettivo.
Sono del parere che costi amministrativi così alti siano giustificati se si riesce effettivamente a coinvolgere nuovi partecipanti e quindi a garantire una notevole partecipazione al programma anche da parte di giovani svantaggiati.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="EL" NAME="Zorba">
Signora Presidente, vorrei complimentarmi con la relatrice per il suo testo, nonché con la signora Commissario e con i servizi della Commissione che con questo programma creano un nuovo quadro di contatti tra i giovani dell' Europa e il resto del mondo.
<P>
Pur essendo tanti i punti positivi, mi soffermerò su qualcosa che considero problematico.
Il programma GIOVENTU' è molto parco nei confronti di una componente particolarmente delicata della gioventù europea, cioè i giovani immigrati.
Il programma sbatte loro la porta in faccia visto e considerato che ignora le loro concrete esigenze, misconosce i maggiori problemi che si trovano ad affrontare e non dedica azioni specifiche alla loro inclusione sociale.
I giovani immigrati che si trovano attualmente nel cuore dell' Europa, però, danno vita assieme a tutti gli altri ragazzi al futuro del continente.
Serve dunque un sostegno particolare per questi gruppi vulnerabili, in modo da sottrarli alla ghettizzazione e all' emarginazione e da renderli produttivi e creativi.
Al contrario, a tale proposito nel programma individuo il rischio di favorire gruppi di giovani privilegiati, che godono in modo sistematico di favoritismi quali talune sovvenzioni.
<P>
Vorrei poi proporre alla signora Commissario una riflessione che va al di là del programma GIOVENTU' in quanto in questo caso ci occupiamo di giovani maggiorenni, la cui formazione dipende fortemente dagli anni dell' infanzia.
Si calcola che in Europa ci siano 60 milioni di ragazzi di età inferiore a 18 anni; dovremmo dunque valutare come, a questa età così sensibile, vengano violati tutta una serie di loro diritti.
Esistono varie minacce, tra cui lo sfruttamento, che mettono a repentaglio il loro mondo culturale ed educativo.
<P>
Credo sia necessario avere una politica europea forte per l' infanzia, nonché creare la figura del difensore dei minori, capace di difenderli in modo sostanziale ed efficace.
In vista del Vertice ONU del prossimo maggio, in cui si affronterà la revisione della convenzione sui diritti del bambino e alla quale abbiamo chiesto di partecipare come Parlamento europeo, ritengo sarebbe significativo che la signora Commissario assumesse un' iniziativa in modo da pervenire ad una nuova politica integrata per i bambini ed i ragazzi a livello europeo.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="EN" NAME="Wyn">
Signor Presidente, mi congratulo molto con la onorevole Gröner per la sua relazione.
Nonostante il ritardo nell'avvio, il programma GIOVENTU' si è dimostrato un programma di grande valore e questo perché uno dei suoi principali obiettivi è quello di coinvolgere un numero maggiore di giovani svantaggiati, di individui, gruppi e organizzazioni che altrimenti non avrebbero accesso a nessun tipo di finanziamento europeo.
Naturalmente sono state sollevate alcune critiche in relazione agli alti costi amministrativi: dato che il programma riguarda un numero molto alto di progetti minori, la sua amministrazione ovviamente costa di più.
<P>
Ho avuto la fortuna di lavorare fianco a fianco con un gruppo di giovani svantaggiati del Galles, la mia regione, i quali hanno ottenuto finanziamenti tramite il programma.
I giovani in questione hanno tratto enormi benefici dal programma e vederli parlare qui a Bruxelles, alcuni di loro con precedenti penali, mi ha dimostrato l'importanza del programma.
L'inclusione di progetti validi relativi a gruppi di giovani svantaggiati, vi assicuro, vale ogni centesimo speso.
Dobbiamo difendere il programma e proteggerne i principali obiettivi di coinvolgimento dei giovani svantaggiati.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="FR" NAME="de La Perriere">
Signora Presidente, la cultura europea - e forse bisogna ricordarlo in questa sede - non ha certo aspettato la Commissione: le arti e le lingue dei diversi paesi europei sono la prova universale e più tangibile del genio umano.
Incoraggiare tale ricchezza rientra certamente tra i compiti meno opinabili della Commissione e la relazione Gröner va nella giusta direzione.
Tuttavia i programmi oggi in discussione si prestano a due tipi di considerazioni.
<P>
Il primo è di natura tecnica e riguarda in senso lato le varie relazioni discusse quest' oggi, che si caratterizzano per pesantezza e nebulosità.
Tutti coloro che hanno avuto modo di discuterne hanno potuto constatare che i fascicoli di richiesta sono dei veri e propri rompicapo.
Forse per la Commissione si tratta di una forma d' arte in sé.
Snellire le procedure consentirebbe anzitutto di sopprimere le sovvenzioni alle associazioni intermediarie, alcune delle quali peraltro presiedute da eurodeputati, le quali hanno il solo scopo di aiutare gli artisti e gli studenti ad ottenere i famosi fondi europei.
Senza voler fare un processo alle intenzioni, questa confusione generalizzata non è certo positiva.
<P>
La seconda considerazione è di natura politica e riguarda l' intenzione appena velata di utilizzare tali programmi per lanciare una propaganda volta a convertire i giovani cittadini degli Stati membri in "homos europeus" anazionali.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="ES" NAME="Zabell">
Signora Presidente, innanzitutto vorrei complimentarmi con la onorevole Gröner per l' eccellente lavoro realizzato e anche con la Commissione, in particolare con il Commissario, signora Reding, per l' iniziativa di questo Libro bianco, che considero già di per sé un grande successo.
<P>
Tuttavia, è questo il momento opportuno per compiere un vero sforzo e garantire l' applicazione negli Stati membri visto che, se applicazione non ci sarà, non riusciremo a mettere a frutto tutti i mezzi che abbiamo investito nell' elaborazione di questo Libro bianco, il che sarebbe oltremodo riprovevole.
<P>
Non possiamo dimenticare che i giovani sono il nostro futuro, il futuro dell' Europa e di gran parte del mondo, e con questo progetto stiamo tentando di far avvicinare giovani di più di trenta paesi.
Pertanto, non possiamo permettere che il successo di questo programma sia offuscato da termini troppo lunghi per l' approvazione di progetti o da ritardi nei pagamenti, anche se su questo punto devo dire che sono stata particolarmente lieta di aver ascoltato le parole della relatrice, che ha sottolineato che, nel corso dell' esecuzione del programma, si è posto rimedio a tale problema.
<P>
Dobbiamo impegnarci affinché le relazioni della Commissione siano chiare e coerenti e, soprattutto, affinché ogni anno venga presentata una relazione annuale che includa tutte le Agenzie nazionali per la gioventù; inoltre, le spese amministrative non devono essere troppo elevate.
Vorrei infine chiedere l' appoggio dei governi per ottenere i visti per i giovani provenienti dall' esterno dell' Unione europea che vogliano partecipare a questi programmi.
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="FR" NAME="Reding">
.
(FR) Signora Presidente, desidero anzitutto ringraziare la onorevole Gröner, che in Parlamento si è sempre adoperata in vari modi per garantire una vera politica per i giovani.

Quando si parla di politiche giovanili, si è ben lungi dal parlare di una politica di propaganda; anzi, è esattamente il contrario, in quanto il programma GIOVENTÙ contribuisce a sviluppare la conoscenza dell' altro, l' apprendimento di altre lingue e di altre culture, la libertà d' espressione e, in questo modo, contribuisce a promuovere valori fondamentali quali la tolleranza, la diversità e la solidarietà.
Sono questi i fondamenti su cui deve essere costruita l' Europa della cittadinanza.
Dando ogni anno a centinaia di migliaia di giovani la possibilità di lavorare insieme, di entrare in contatto con altri giovani e altre culture, di impegnarsi per aiutare a livello sociale coloro che ne hanno più bisogno, svolgiamo un' opera civilizzatrice, non certo un' opera di propaganda.
<P>
I deputati hanno rilevato vari elementi cui desidero dare una risposta.
Abbiamo cercato di migliorare la gestione del programma e di semplificarne l' accesso.
D' altro canto, molti hanno riconosciuto lo sforzo che è stato compiuto nel corso degli ultimi anni e negli ultimi mesi.
Siamo già riusciti ad abbreviare i tempi del processo decisionale.
Non voglio dire che ora sia perfetto, ma è già molto meglio rispetto all' inizio e posso assicurarvi che continueremo ad adoperarci per la semplificazione delle procedure amministrative e per abbreviare i tempi del processo decisionale.
<P>
Molti oratori hanno sottolineato quanto sia importante che il programma sia aperto ai giovani svantaggiati.
Sono lieta degli esempi concreti che alcuni parlamentari hanno portato per dimostrare quanto i giovani svantaggiati abbiano potuto beneficiare dei programmi per il proprio sviluppo e per la loro integrazione sociale.
Continueremo certamente in questa direzione.
Come sapete, il 50 percento dei progetti centralizzati sono aperti a questa categoria.
Cercheremo anche di fare in modo che altri progetti siano ancora più aperti di quanto non lo siano attualmente.
<P>
Nello stesso spirito, vorrei dire che le priorità - la lotta contro il razzismo e la xenofobia - saranno rafforzate nel 2002 e saranno tenute in considerazione sia a livello dei paesi che partecipano al programma, sia a livello di attività cui partecipano paesi terzi soprattutto nel bacino del Mediterraneo.
Sappiamo che attraverso lo scambio tra giovani e il dialogo potremo risolvere alla radice alcuni problemi, evitando che si manifestino in futuro.
Ascoltare gli altri, cercando di comprenderli, costituisce il fondamento di una società equilibrata.
<P>
Per quanto attiene alla questione delle ragazze, è vero che attraverso il programma GIOVENTÙ vogliamo che anch' esse siano coinvolte.
Posso garantirvi fin d' ora che siamo molto vicini alla parità e che il programma è aperto a circa il 50 percento delle ragazze.
Rimane ancora un' ombra in merito al programma Gioventù-Euromed, in cui la partecipazione delle ragazze non è molto elevata.
All' inizio dell' anno ho incontrato i Ministri della gioventù dei paesi del Maghreb, ai quali ho detto chiaramente che ci aspettiamo anche per questi paesi una partecipazione femminile di almeno il 50 percento.
Infatti anche in questo caso contribuiamo a costruire una società equilibrata e il "fattore femminile" è un elemento pacificatore.
Avere tale fattore nei programmi GIOVENTÙ costituisce pertanto una base indispensabile per conseguire dei risultati.
<P>
Come sa, signora Presidente, la politica per la gioventù è stata radicalmente modificata grazie alla vasta consultazione con centinaia di migliaia di giovani di tutti gli Stati membri: li abbiamo ascoltati ed essi hanno espresso le aspettative che nutrono nei confronti dell' Europa.
Le loro opinioni sono state riprese nel Libro bianco sulla gioventù.
Nel 2002 continueremo questo dialogo diretto con i giovani attraverso una serie di incontri e, parallelamente, anche grazie all' istituzione di un portale elettronico che consentirà l' accesso alle informazioni europee.
<P>
Per concludere, signora Presidente, vorrei dire che il programma Euromed-Gioventù II è stato da poco avviato con una dotazione di 14 milioni di euro per il periodo 2002-2004, che si traduce in un aumento del 40 percento dei finanziamenti.
Si tratta di un elemento importante: bisogna gettare dei ponti tra i paesi del sud del Mediterraneo e quelli dell' Africa settentrionale per favorire la comprensione e affinché l' immigrazione da tali paesi verso l' Europa costituisca una soluzione e non un problema.
Nello stesso spirito, l' Europa sud-orientale e la Comunità degli Stati indipendenti saranno integrate nel dialogo interculturale.
Abbiamo recentemente avviato nuovi programmi affinché, nella prospettiva dell' allargamento, le regioni di confine assistano ad un' intensificazione degli scambi tra i giovani.
<P>
<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
Grazie, Commissario Reding.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Votazioni
<SPEAKER ID=42 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=43 NAME="Reding">
) Signor Presidente, ritengo che i sei emendamenti di compromesso, emendamenti dal n.
7 al n. 12, che modificano la raccomandazione per la seconda lettura come votata il 24 gennaio, riflettano il compromesso tra il Parlamento e il Consiglio; la Commissione può quindi accoglierli.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="EN" NAME="Flesch">
Signor Presidente, come è stato detto ieri sera, la questione della rapida attuazione del dominio di primo livello .eu faceva parte del compromesso raggiunto dalle tre Istituzioni.
Ieri sera abbiamo sentito la dichiarazione in merito del Commissario Liikanen.
Manca ancora la dichiarazione del Consiglio, che penso la Presidenza abbia ricevuto. Le sarei quindi grata, signor Presidente, se volesse leggerne il testo all'Assemblea.
<P>
<SPEAKER ID=45 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="ES" NAME="Díez González">
Signor Presidente, stamattina, appena tre ore fa, l' organizzazione terrorista ETA ha cercato di stroncare la vita di un consigliere comunale della giunta di Portugalete, la signora Ester Cabezudo, e quella della sua scorta.
Fortunatamente non è riuscita nel suo intento e sembra che in questo momento si trovino tutti fuori pericolo.
<P>
La scorsa settimana l' organizzazione terrorista ETA ha cercato di stroncare la vita di un giovane di 25 anni, dirigente dell' Organizzazione della gioventù socialista dei Paesi Baschi.
Anche in questo caso non sono riusciti ad assassinarlo, ma il giovane ha dovuto subire l' amputazione definitiva della gamba sinistra.
<P>
Chiedo alla Presidenza che, a nome del Parlamento, esprima le proprie condoglianze per quanto è accaduto, il suo rifiuto a questi fatti e la solidarietà nei confronti delle vittime.
Gli obiettivi dei terroristi non sono stati raggiunti, ma non per questo i fatti sono meno gravi.
<P>
<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso">
Ringrazio per avermi dato la possibilità di intervenire.
Questo è un comportamento veramente democratico.
Nel Parlamento europeo tutti hanno libertà d' espressione mentre non si può dire lo stesso del Parlamento spagnolo.
<P>
Vorrei anzitutto esprimere la mia profonda solidarietà e cordoglio nei confronti di tutte le vittime dell'attuale conflitto nei Paesi Baschi.
Chiedo ai deputati spagnoli di assicurarmi che in questo momento nelle questure spagnole non si sta torturando nessuno...
<P>
(Il Presidente interrompe l'oratore)
<P>
<SPEAKER ID=48 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=49 NAME="Presidente">
Con questo si conclude la votazione.
<P>
DICHIARAZIONI DI VOTO Relazione MacCormick (A5-0032/2002)
<P>
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="FR" NAME="Le Pen">
Signor Presidente, come sappiamo, l' immunità parlamentare non è stata istituita per tutelare gli esponenti politici eletti, bensì per tutelare l' interesse superiore delle istituzioni democratiche, garantendo l' indipendenza dal potere esecutivo, giudiziario e mediatico.
Pertanto i fatti e gli avvenimenti che accadono in periodo elettorale devono essere esaminati con particolare cura dai parlamenti.
Mi rallegro che ciò sia avvenuto per la richiesta di revoca dell' immunità parlamentare dei colleghi, uno dei quali è candidato alle elezioni presidenziali in Francia.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine e Vachetta">
Abbiamo votato a favore della revoca dell' immunità parlamentare dell' onorevole Pasqua. Accusato di traffico di armi e millantato credito con l' onorevole Marchiani, è imputato anche per finanziamento illegale della campagna elettorale.
La magistratura sta indagando sul finanziamento della lista che egli capeggiava alle elezioni al Parlamento europeo e del movimento "Demain la France" , che avrebbe ricevuto finanziamenti di provenienza ignota superando il massimo consentito dalla legge.
Tra gli altri membri di tale lista vi erano una "madre di famiglia" residente in Gabon ed un emiro africano di Elf, che si trova al centro di una rete di casinò e di gioco d' azzardo in Africa e che avrebbe dato un "contributo" di 7,5 milioni di franchi.
Non spetta ai parlamentari sostituirsi alla giustizia, né giudicare il caso nel merito.
Spetta però a noi revocare un' immunità che impedirebbe alla giustizia di fare il proprio corso in maniera totalmente indipendente per stabilire la verità, tanto più che si tratta dell' elezione al Parlamento europeo.
A un Berlusconi al centro di una moltitudine di interessi economici e a uno Chirac che approfitta della sua carica presidenziale per sfuggire alla giustizia, vogliamo aggiungere un Pasqua protetto dall' immunità contro il sospetto di finanziamento illecito proveniente da attività in Africa?
I giudici italiani invocano una nuova operazione "mani pulite" , mentre i giudici europei esigono il potere di indagare a livello europeo e un coordinamento dei loro mezzi per lottare contro il riciclaggio di denaro sporco e la criminalità finanziaria.
Rifiutare loro la libertà di procedere contro un deputato equivale a sancire un' Europa dell' impunità.
<P>
Relazione MacCormick (A5-0033/2002)
<P>
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine e Vachetta">
Abbiamo votato a favore della revoca dell' immunità parlamentare dell' onorevole Marchiani, accusato insieme all' onorevole Pasqua di fatti gravi: commercio illegale di armi in Camerun, Congo e Angola, finanziamenti politici provenienti dalla vendita di armi e millantato credito.
Falcone, Attali, J.C. Mitterand, Sulitzer e altri, imputati nel medesimo procedimento, sono guardati a vista, sottoposti a controllo giudiziario o in libertà su cauzione.
I giudici non possono applicare le stesse misure a Marchiani e a Pasqua a causa dell' immunità ed essi se ne servono per ritardare l' istruzione del procedimento.
Non spetta ai parlamentari sostituirsi alla giustizia o giudicare il caso nel merito.
Spetta però ai parlamentari revocare un' immunità che impedisce ai giudici di procedere con l' inchiesta.
Respingendo tale richiesta, si getterebbe un' ombra sulla cosiddetta volontà di trasparenza; significherebbe che i parlamentari europei sono al di sopra della legge che essi stessi applicano a tutti gli altri cittadini del proprio paese.
Se la maggioranza dei deputati che si definiscono "europei convinti" proteggono dalla giustizia i fautori della sovranità nazionale, così spesso implicati in casi della cosiddetta "Françafrique" , di fatto, al di là dei discorsi formali, condividono nel complesso una certa idea dell' Europa in cui regnano i paradisi fiscali, i trafficanti di armi e le compagnie petrolifere - un mondo politico governato dal soldo e dal disprezzo della giustizia e della sovranità dei popoli africani, prime vittime dei traffici di "armi in cambio di petrolio" .
<P>
Raccomandazione per la seconda lettura Flesch (A5-0027/2002)
<P>
<SPEAKER ID=53 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, questo documento prevede l'istituzione del dominio ".eu" come sigla terminale dell'indirizzo elettronico per le comunicazioni tramite Internet.
Questa notte ho visto, come in una trasmissione televisiva, arrivare da uno schermo gigante queste nuove sigle ".eu" mescolate alle consuete sigle nazionali ".it", ".de", ".be", ".es" e così via, e ho avuto un'idea, credo valida, da suggerire alla relatrice Colette Flesch la prossima volta che documenterà questa proposta: sostituire, negli attuali indirizzi che terminano con le sigle delle nazioni che compongono l'Unione europea, la sigla del paese con la sigla ".eu", senza avere in contemporanea le sigle nazionali e la sigla europea.
Come abbiamo una moneta comune possiamo avere anche un indirizzo elettronico comune.
<P>
Relazione Buitenweg/Costa Neves (A5-0057/2002)
<P>
<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Per il finanziamento delle spese connesse alla Convenzione che precederà la Conferenza intergovernativa del 2004 i rappresentanti degli Stati membri sono risusciti ad inventare un' impalcatura complessa, quando sanno che tutto avrebbe potuto essere molto più semplice (1), che questa complessità si ritorcerà contro di loro (2), e che sarà molto più difficile da applicare, in quanto è chiaro che le spese indispensabili non sono state previste (3).
<P>
Anzitutto la semplicità, come la logica, avrebbero voluto che per finanziare la Convenzione gli Stati avessero creato un fondo alimentato direttamente dai contributi propri e controllato dagli Stati stessi; la Convenzione infatti è un organismo sui generis, istituito al di fuori dei Trattati, che si colloca in un processo intergovernativo propedeutico ad una CIG.
Hanno invece inventato una procedura complicata in virtù della quale i fondi sono parzialmente finanziati da Parlamento, Consiglio e Commissione, ai sensi di un "accordo interistituzionale" che conferisce a tali Istituzioni il diritto di esaminare le spese della Convenzione.
Ad esempio, all' articolo 20 della decisione di base si rileva che il discarico sulle spese del fondo può essere concesso dagli Stati membri solo previo parere conforme delle tre Istituzioni. Ai sensi dell' articolo 6 dell' accordo, si rileva che le Istituzioni devono essere informate periodicamente sull' esecuzione delle spese, mentre all' articolo 4 si precisa che eventuali aumenti devono essere autorizzati dalle stesse.
<P>
Attraverso questo complicato meccanismo le Istituzioni comunitarie dispongono di un mezzo per influire sulle spese della Convenzione, e quindi sul suo funzionamento nonché sulle decisioni. Non vi è ombra di dubbio che tale potere, se effettivamente esercitato, andrà a discapito degli Stati.
<P>
Infine le occasioni di conflitto non mancheranno, poiché appare già chiaro che i costi preventivati della Convenzione (10,5 milioni di euro per i primi dieci mesi) sono stati sottostimati.
Infatti le condizioni di lavoro dei vari rappresentanti parlamentari (Parlamento europeo, parlamenti nazionali dei paesi membri, parlamenti nazionali dei paesi candidati) sono decisamente diverse e questo sistema a tre velocità, in cui il Parlamento europeo gode di un privilegio assoluto, si rivelerà in tutta la sua iniquità.
Sarà quindi necessario dotare di mezzi di lavoro supplementari le due altre categorie, o perlomeno la terza.
<P>
Relazione Mayol i Raynal (A5-0461/2002)
<P>
<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Signor Presidente, mi spiace moltissimo, ma mi vedo costretto a votare contro la relazione.
A nome del mio gruppo debbo dire che a molti altri è dispiaciuto dover assumere una posizione sfavorevole nei confronti della relazione, dal momento che ne abbiamo sostenuto molti degli aspetti positivi.
<P>
In particolare, dato che ci proponiamo di andare avanti e di creare un nuovo ambiente per la realizzazione di posti di lavoro e di nuove opportunità per i cittadini nell'Unione europea, crediamo che riesumare vecchie politiche che non hanno avuto successo e ripresentarle un po' rinnovate con un nome diverso non possa funzionare.
Il motivo principale per il quale abbiamo dovuto votare contro la relazione è il paragrafo 29 che chiede il coordinamento e l'armonizzazione delle imposte nell'Unione europea, con particolare riferimento all'ambiente commerciale.
E' stato provato empiricamente che riducendo la pressione fiscale per le attività commerciali e il costo della manodopera si aumentano le opportunità di impiego, il numero effettivo di posti di lavoro che danno reddito, e si possono persino apportare maggiori benefici sociali dato l'aumento del gettito fiscale.
Ecco perché crediamo che la relazione proponga il modo sbagliato di andare avanti, un metodo che dovrebbe essere rigettato.
<P>
<SPEAKER ID=56 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, la relazione dell'onorevole Mayol i Raynal riguarda l'indice del costo del lavoro, che è importantissimo sia uniformato in tutta Europa.
In questo importante regolamento si legge che l'indice del costo del lavoro si articola in quattro punti.
L'articolo 4 del regolamento prevede che si indichi con una unica voce il totale dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro e delle imposte da questi pagate.
No, signor Presidente!
Il Partito dei pensionati è contrario a questo indice del costo del lavoro.
Le imposte sono una cosa, i contributi per la pensione sono un'altra cosa.
Noi dobbiamo sapere quanto sul costo del lavoro incide la pensione del lavoratore e quanto incidono le imposte.
Se non distinguiamo, non risolveremo mai il problema delle pensioni.
<P>
<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine e Vachetta">
L' idea di sapere quale sia la retribuzione versata ai lavoratori in Europa è senz' altro buona. Ciò consentirà infatti di misurare le disparità di reddito tra i lavoratori dipendenti.
Pertanto abbiamo votato a favore di questo regolamento.
Tuttavia, il titolo stesso ne preannuncia la sostanza: sono i dipendenti ad essere considerati dei costi...
<P>
Ma costi per chi?
Per la società?
Per i lavoratori stessi in termini di sanità, ad esempio?
Certamente no.
Si tratta dei costi per i datori di lavoro o più precisamente, per chiamare le cose con il loro nome, si tratta di ostacoli al profitto.
Il passo è quindi breve se poi si vuole dimostrare che alcuni lavoratori costano troppo.
<P>
Per prendere veramente in considerazione l' insieme dei costi delle imprese, sarebbe opportuno computare anche le retribuzioni dei datori di lavoro, imputare anche le spese che gravano sulla società: aiuti statali diretti o indiretti alle imprese e trasferimenti agli azionisti.
Da parte nostra, riteniamo che questi dati sarebbero necessari per lottare per l' armonizzazione verso l' alto del livello salariale su scala europea.
<P>
<SPEAKER ID=58 NAME="Nobilia">
Va naturalmente apprezzato il contenuto della relazione del collega Mayol i Raynal sul quale si esprime voto favorevole, come del resto, a seguito della richiesta del Consiglio ECOFIN del settembre 2000, si apprezza l' intento della Commissione di dare finalmente vita ad un indice di costo del lavoro la cui validità e fruibilità, sostenuta da una base giuridica, sia riconosciuta in tutta l'Unione.
<P>
Posto quanto sopra, c' è da chiedersi quale sarà l' ottica di approccio della Commissione ai dati futuri e quale la loro oggettiva considerazione.
In particolare un passaggio del testo della Commissione crea perplessità: quello dove si afferma essere il costo del lavoro un potenziale fattore inflattivo.
Una perplessità che, peraltro, lo stesso relatore solleva perché, semmai, l' interrogativo da porre in tale ottica è se solo quattro ambiti di rilevazione siano sufficienti a fornire tutte le risposte alla complessità del dato che si vuole ottenere.
<P>
Non sfuggirà ad esempio l' importanza, all' interno di una categoria produttiva, del costo del lavoro per unità di prodotto, connesso com' è con il grado di utilizzazione degli impianti e, in conseguenza, quanta importanza abbia la sua ubicazione geografica.
Ancora: occorrerebbe appurare se aree eventualmente penalizzate da un elevato costo del lavoro per unità di prodotto beneficino della fruizione di aiuti di Stato o di fondi strutturali e, in conseguenza, prevedere il monitoraggio di tale dato per attestare una sua positiva dinamicità nel tempo, ovvero la sua staticità.
<P>
Ciò a significare l' accertamento di quale sia l' effetto, in un caso, delle politiche di coesione, o, nell' altro, di semplici, libere scelte imprenditoriali a fronte di opportunità.
<P>
Infine, necessiterebbe considerare, oltre all' andamento delle tariffe e delle quote di inflazione importata, le caratteristiche fiscali e parafiscali di ciascun paese.
Questo perché, condividendo l' ottica del relatore, si crede non vi sia paese dell' Unione le cui dinamiche contrattuali a priori determinino un costo il cui indice incentivi quello della vita.
<P>
La verità è che da alcuni anni le dinamiche contrattuali non rappresentano più uno strumento di distribuzione di ricchezza e talvolta neppure a posteriori riescono a recuperare pienamente l' effetto inflattivo.
<P>
Questi, in conclusione, sarebbero i riscontri da effettuare se, come tra l' altro la Commissione auspica, si volessero fornire strumenti più affinati alle parti sociali per le contrattazioni salariali.
E' confortante comunque pensare che le parti sociali dispongano già dei citati raffronti per loro riscontri oggettivi.
<P>
Risoluzione sul Consiglio europeo di Barcellona
<P>
<SPEAKER ID=59 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, in questo documento sulle aspettative del Parlamento europeo dall'importante Vertice del Consiglio dei ministri a Barcellona, in Spagna, c'è un paragrafo - il paragrafo 15, che io approvo - che suggerisce e insiste perché vengano ridotti gli oneri sul lavoro per la fiscalità e per la sicurezza sociale.
Sono d'accordo, perché credo che noi possiamo risolvere il problema di pensioni sicure, pagate subito e sempre, solamente se abbiamo più lavoro, diminuendone il costo.
Vorrei aggiungere in questa occasione che il Partito dei pensionati ed io personalmente insistiamo perché, accanto alla riduzione del costo del lavoro, ci sia una buona amministrazione dei fondi pensione e perché una quota più consistente dei contributi, che vengono attualmente versati ai bilanci degli Stati nazionali, venga invece dirottata sui fondi pensione liberamente scelti dal lavoratore tra i tanti che mi auguro verranno istituiti al più presto in Europa, compreso un fondo pensione europeo, unico per tutti.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="SV" NAME="Andersson, Färm, Hedkvist Petersen e Hans Karlsson">
, per iscritto.
(SV) Abbiamo votato a favore del paragrafo 29, in quanto reputiamo necessario il coordinamento fiscale per combattere una concorrenza fiscale nociva.
Sarebbe inoltre positiva una convergenza della tassazione sugli utili delle imprese.
Siamo invece scettici nei confronti di una maggiore convergenza dell' IVA.
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="SV" NAME="Blak, Eriksson, Frahm, Herman Schmid e Seppänen">
Le decisioni di Lisbona non costituiscono una strategia coerente, ma piuttosto due strategie diverse, messe insieme per pura necessità in un unico documento.
L' una mira a rafforzare i settori rilevanti per il futuro dell' Europa, promuovendo le tecnologie di punta e rinvigorendo, fra le attività economiche del continente, l' innovazione basata sulla ricerca.
L' altra strategia mira invece alla piena occupazione, l' integrazione sociale e la formazione lungo l' intero arco della vita.
Si è trattato del lodevole tentativo di raggiungere un compromesso sociale, che però non si è tradotto in una politica reale, mentre ora è sempre più evidente che alcuni governi e partiti politici negli Stati membri intendono cambiare linea.
<P>
La relazione Bullmann si sforza di difendere la politica di sintesi e di compromesso.
Gli emendamenti adottati oggi comportano però un allinearsi del Parlamento sulle posizioni di quei governi che propugnano un netto cambiamento di rotta.
<P>
Pur riconoscendo l' impegno del relatore nella difesa di importanti obiettivi sociali, e pur avendo appoggiato molte delle sue proposte, riteniamo che la relazione nel suo insieme sia ora sbilanciata a destra e propugni un' evoluzione che finirà per creare gravi problemi alla gente comune in tutta Europa.
<P>
Ci preoccupa inoltre che la Commissione, il Consiglio e il Parlamento abbiano prestato così poca attenzione alle esigenze e agli interessi dei paesi candidati nei preparativi del Vertice di Barcellona.
<P>
Abbiamo pertanto votato contro la relazione così modificata.
<P>
<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="EN" NAME="Bushill-Matthews">
Il voto odierno della delegazione conservatrice britannica riflette le nostre sostanziali riserve nei confronti della relazione, e non solo perché essa parla dell'importanza di avere un coordinamento fiscale e delle meraviglie della moneta unica.
<P>
Il nostro compito primario nei confronti degli Stati membri è quello di applicare appieno le conclusioni del Consiglio di Lisbona su come stimolare un incremento occupazionale, cioè soprattutto promovendo la competitività delle loro economie, delle loro società e dei loro cittadini.
<P>
Crediamo fermamente nell'inclusione sociale.
Nonostante alcuni dei nostri emendamenti siano stati accettati, riteniamo che la relazione suggerisca che l'inclusione sociale generi piena occupazione, mentre noi crediamo esattamente il contrario.
<P>
<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine e Vachetta">
- (FR) Durante la Presidenza portoghese, nel marzo 2000, i ministri avevano deciso una vasta operazione di liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici a discapito dell' occupazione, della coesione sociale, dell' assetto territoriale e della qualità dei servizi resi agli utenti.
Oggi la relazione Bullman propone di accelerare ancor più tale processo in vista del Consiglio di Barcellona.
Quando si assiste al fallimento delle ferrovie britanniche e alla bancarotta di Enron, seguire lungo questa via non è certo indice di razionalità, bensì di una motivazione puramente ideologica, ovvero la ricerca del profitto a breve termine per una minoranza di azionisti e di parassiti.
Il Consiglio europeo di Barcellona sotto la spinta di Blair e Berlusconi sarà solo un' altra tappa verso una maggiore flessibilità del lavoro e verso una liberalizzazione dei settori pubblici, in particolare l' energia e il gas.
All' offensiva del mercato noi rispondiamo con il soddisfacimento dei bisogni della gente.
Non c' è spazio per vie di mezzo.
Pertanto abbiamo votato contro la relazione Bullmann.
<P>
<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström, Paulsen e Olle Schmidt">
Abbiamo votato contro alcuni paragrafi della relazione Bullmann sulla riunione del Consiglio europeo della primavera 2002: il processo di Lisbona - la via da seguire.
<P>
Siamo favorevolmente disposti nei confronti dell' UE.
Grazie all' integrazione europea è possibile mettere in campo soluzioni a problemi transfrontalieri con più efficacia che non al solo livello nazionale.
Problemi che possono interessare l' ambiente, i commerci, la mobilità attraverso le frontiere, i diritti umani e la gestione dei conflitti.
In quanto liberali crediamo anche nel principio di sussidiarietà: ogni decisione politica andrebbe opportunamente presa il più vicino possibile agli interessati.
Temi non chiaramente transnazionali, o contraddistinti da notevoli differenze fra i vari paesi e regioni, vanno quindi trattati sul piano locale, regionale o nazionale.
L' Unione deve occuparsi solo di ciò che le riesce meglio.
<P>
La politica sociale e dell' occupazione è gestibile al meglio a livello nazionale, regionale o comunale; in questi ambiti l' UE dovrebbe avere soltanto competenze limitate.
A ogni Stato membro andrebbe riconosciuta la piena competenza e il pieno diritto di decidere in merito al proprio sistema di protezione sociale.
A titolo di esempio, né la cura dell' infanzia né la politica dell' occupazione dovrebbero essere oggetto di un' armonizzazione, in quanto non sono temi direttamente transfrontalieri.
Vi sono inoltre notevoli divergenze fra le opinioni pubbliche nazionali o anche locali in ordine alla scelta della politica più indicata.
Per tutti questi argomenti, inoltre, la risposta migliore non sono necessariamente le decisioni politiche.
Per esempio, ai fini dell' occupazione una crescita elevata e una buona competitività sono più importanti di qualsiasi provvedimento politico.
Ciò non toglie che gli Stati membri possano ugualmente cooperare e scambiarsi idee anche in ambito sociale.
<P>
Strettamente connesso alla politica sociale e dell' occupazione è anche il tema della pressione fiscale.
Votiamo quindi contro un coordinamento europeo in ambito fiscale.
Le decisioni in materia fiscale vanno prese il più possibile vicino a cittadini.
<P>
Le questioni sociali, le pari opportunità, lo sviluppo sostenibile e l' incremento dell' occupazione sono temi importanti.
Molte delle considerazioni presentate nella relazione Bullmann, ma non tutte, ci paiono condivisibili senza riserve, ma sul piano locale o nazionale.
<P>
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Nel marzo del 2000 il Vertice di Lisbona ha adottato una decisione miope.
Il giusto obiettivo di assicurare una vita dignitosa a tutti non si è tradotto in una più equa suddivisione del lavoro per mezzo della riduzione dell' orario di lavoro, il pensionamento anticipato e la crescita dei servizi pubblici, bensì nella ricerca di una maggiore crescita economica del settore privato.
A causa di questa crescita e della concorrenza con le altre due grandi potenze economiche, anche i servizi pubblici nel settore dei trasporti, dell' energia, delle poste e telecomunicazioni dovrebbero finire nelle mani dei grandi gruppi internazionali.
Questo è un percorso disastroso perché i nostri popoli si trovano così a dipendere dalla concorrenza e, nel momento in cui l' Europa perderà questa battaglia, il nostro continente dovrà affrontare una profonda crisi economica.
La privatizzazione indebolisce inoltre la voce dei nostri rappresentanti democraticamente eletti e crea pressioni per risparmiare sui costi del lavoro.
L' Europa sociale invocata da alcuni sostenitori delle decisioni di Lisbona non trova quindi attuazione, mentre si instaura l' Europa del capitale.
La relazione Bullman si è purtroppo incamminata sulla strada che confonde "sociale" con "capitale" , ma per la destra non è ancora abbastanza.
Per me è motivo sufficiente per votare contro.
<P>
<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
Ho votato contro la relazione in quanto, al paragrafo 29, il Parlamento "chiede un coordinamento fiscale europeo laddove necessario per conseguire gli obbiettivi del trattato" ed esorta la Commissione e il Consiglio a "promuovere il processo di armonizzazione e convergenza dell'IVA (...) e delle imposte sui redditi delle imprese" .
<P>
Il partito cristiano democratico svedese è contrario all' ipotesi di privare i parlamenti nazionali - nel caso della Svezia, il Riksdag - del diritto decisionale in materia di imposte dovute dai cittadini.
Se l' UE si arroga la competenza in materia di tassazione, i parlamenti nazionali e gli Stati membri vengono privati di una delle loro prerogative più essenziali.
Si intende infatti centralizzare la politica a livello europeo, a Bruxelles, sempre più lontano dai cittadini.
Diviene così più difficoltoso e più complicato chiedere di renderne conto, mentre aumenta la distanza fra chi ha conferito il mandato, ossia i cittadini come elettori, e i rappresentanti eletti.
La politica diviene più anonima e più inaccessibile.
L' Unione a questo punto non è più soltanto un progetto di cooperazione, ma un entità con caratteristiche di Stato - senza che a questo corrisponda un unico popolo, ossia il fondamento emotivo e il presupposto indispensabile per garantirne la tenuta a lungo termine.
<P>
<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="SV" NAME="Schörling">
Ho votato contro la relazione Bullmann in quanto essa propugna, a senso unico, la liberalizzazione e saluta il patto di stabilità e crescita, nonché l' esito del Vertice di Doha.
L' aspetto più grave è però che la relazione non riconosca il necessario equilibrio fra gli indicatori sociali ed economici aventi un impatto sull' ambiente, malgrado il fatto che il Vertice di Göteborg abbia sancito una strategia di sviluppo sostenibile mediante l' aggiunta della dimensione ambientale al preesistente processo di Lisbona.
<P>
Deploro che la commissione per l' ambiente non abbia potuto redigere un parere sulla relazione, e che le opinioni di tale commissione sul Vertice di Barcellona siano pertanto presentate in una risoluzione a parte. Dico ciò pensando in particolare alle dichiarazioni, preoccupantemente scarne, della Presidenza spagnola sulla dimensione ambientale in vista della valutazione annua dello sviluppo economico sostenibile e della coesione sociale.
Anche Domingo Jiménez-Beltran, il direttore dell' Agenzia europea per l' ambiente o AEA, è dell' avviso che manchi un' analisi ambientale nella relazione della Commissione indirizzata al Vertice di Barcellona, e che i decision-maker non avranno pertanto a disposizione dati e considerazioni rilevanti ai fini dello stato dell' ambiente nell' Unione.
<P>
Relazione Karas (A5-0031/2002)
<P>
<SPEAKER ID=68 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, il documento firmato dall'onorevole Karas - una relazione sugli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 e sulle conseguenze economiche per l'Europa - è un documento che abbiamo discusso, che abbiamo votato, certo - e anch'io ho votato a favore - ma di fronte al quale mi sono trovato leggermente a disagio.
Perché parlarne così tanto, anche in questa importante Assemblea, dove tanta gente, come vede, di consueto mi ascolta, compresi gli onorevoli Dell'Utri, Fiori che, come sempre, sono tra coloro che più sono attenti alle mie dichiarazioni di voto?
Essi saranno sicuramente d'accordo con me che era meglio non parlare assolutamente delle conseguenze economiche degli atti terroristici.
Sarebbe bene non parlare mai delle conseguenze degli atti terroristici, perché parlarne significa amplificarne la portata e dare involontariamente una mano a chi questi atti terroristici li ha commessi.
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
L' entrata del ciclo economico nel periodo recessivo nel 2001 non è stata aggravata soltanto dal calo della domanda a livello mondiale e dalle conseguenze settoriali degli attentati negli Stati Uniti, ma anche da una politica rigorosa d' applicazione del Patto di stabilità e da un' ossessione per la convergenza nominale.
Nella pratica vengono dimenticate questioni quali la qualità e il livello di vita della popolazione, l' investimento produttivo, in particolare quello pubblico, il mantenimento di una crescita salariale compatibile che dia slancio alla produttività, le profonde disuguaglianze nella distribuzione del reddito e l' elevato tasso di disoccupazione e di povertà.
Tutti questi obiettivi vengono compromessi dalla rigidità della politica monetaria, nella quale l' euro fa la parte del leone e che creerà a lungo andare ulteriori difficoltà o un aumento indesiderato della flessibilità in altre aree, segnatamente sui vincoli lavorativi o sul lavoro.
<P>
Non ci meraviglia quindi che una relazione, che avrebbe dovuto vertere soprattutto sulle forme di sostegno ai settori direttamente colpiti dagli attentati dell' 11 settembre, finisca per ribadire il dogma vigente: a Barcellona ciò che conta è accelerare le liberalizzazioni e le riforme del mercato del lavoro e perseguire ciecamente gli obiettivi definiti nel Patto di stabilità senza prendere in considerazione i problemi della fase del ciclo economico in cui ci troviamo.
<P>
Il relatore, tuttavia, solleva due questioni positive: il fatto che le imprese non devono utilizzare l' 11 settembre come un pretesto per ridurre gli organici e l' insistenza presso la Banca centrale europea affinché riduca il tasso d' interesse di riferimento.
Nonostante ciò, considerati i presupposti iniziali, non possiamo che votare contro questa relazione.
<P>
Relazione Blak (A5-0024/2002)
<P>
<SPEAKER ID=70 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore del discarico per l'esecuzione del bilancio generale delle CE per l'esercizio 1999, come molti altri miei colleghi, anche perché sono molto favorevole a quello che ho letto nel considerando D di questo documento, cioè che "gli Stati nazionali e il Consiglio sono responsabili per un efficace utilizzo delle risorse".
Dire questo nel documento vuol dire che noi siamo impotenti nel controllare come vengono spesi i danari della Comunità.
E' l'Unione europea che spende il bilancio per migliorare le condizioni di vita dei cittadini europei, ma chi controlla che queste spese servano a qualcosa?
Gli Stati nazionali!
E allora?
Se gli Stati nazionali controllano tutto, che cosa ci stiamo a fare noi oggi, qui a Bruxelles, ad approvare le direttive e i regolamenti e soprattutto a spendere denaro che non possiamo controllare?
Quindi, bene questo considerando D!
<P>
Strategia di sviluppo sostenibile
<P>
<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Abbiamo votato a favore di questa risoluzione perché, fra le altre cose, lancia un appello al Consiglio di Barcellona affinché tenga in debita considerazione le decisioni del Consiglio di Göteborg su una strategia per lo sviluppo sostenibile e la valutazione annuale dell' Unione europea di tale strategia, e perché ricorda che la "prossima Conferenza Rio +10 in programma a Johannesburg rappresenta una straordinaria opportunità per estendere ulteriormente i principi dello sviluppo sostenibile su scala mondiale" .
<P>
Rammenta altresì che il pilastro ambientale dello sviluppo sostenibile deve rivestire la stessa importanza dei pilastri sociale ed economico e fa riferimento, inoltre, a diversi temi che approfondiscono la necessità di includere la politica ambientale nel resto delle politiche dell' Unione.
<P>
In merito all' emendamento n. 10 concernente la preoccupazione a proposito del carattere di insostenibilità di alcuni programmi di gestione delle risorse idriche - in concreto il Piano nazionale spagnolo per la gestione delle risorse idriche - abbiamo votato a favore di tutte le sue parti, anche se alla fine solo alcune di esse sono state approvate.
<P>
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
Ho votato a favore della relazione.
<P>
E' ovviamente positivo il fatto che sia stato recepito il quinto punto dell' emendamento n. 27, in cui si sottolinea che è la ricerca su cellule staminali adulte a dover essere prioritaria nel quadro delle biotecnologie.
Indirettamente ciò equivale ad affermare che la ricerca su cellule staminali embrionali, tanto controversa ed eticamente discutibile, deve essere lasciata in secondo piano - ed io lo accolgo con favore.
La ricerca su cellule staminali embrionali è proibita in diversi Stati membri.
<P>
Tutte le grandi chiese cristiane, non ultima anche la dottrina della Chiesa cattolica romana, respingono i metodi facenti ricorso a embrioni fecondati - ossia a futuri esseri umani, con tutto il loro corredo genetico - a scopi di ricerca.
<P>
Per quanto riguarda il progetto che si intende attuare in Spagna, esso comporterebbe il sovvenzionamento anche in futuro, con fondi comunitari, di un consumo idrico insostenibile nell' agricoltura intensiva e nel turismo di massa.
Questo progetto rischia inoltre di danneggiare l' area del delta dell' Ebro: sono zone molto preziose per la biodiversità in generale e per l' avifauna in particolare.
Il progetto ha inoltre suscitato critiche molto circostanziate da parte di vasti settori della comunità scientifica spagnola.
A fronte di questa situazione, sono invece d' avviso che i Fondi strutturali dell' Unione dovrebbero invece prestare sostegno ad alternative quali una gestione idrica sostenibile in ambito urbano, l' ammodernamento dei metodi di irrigazione, la gestione integrata delle acque di falda e di superficie, eccetera.
Pertanto devo dissociarmi dalla posizione assunta dal gruppo PPE-DE.
<P>
<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="SV" NAME="Wijkman">
Il progetto in programma in Spagna comporterebbe l' impiego di fondi comunitari per continuare a sovvenzionare un consumo idrico insostenibile nell' agricoltura intensiva e nel turismo di massa.
Questo progetto rischia inoltre di danneggiare l' area del delta dell' Ebro: sono zone molto preziose per la biodiversità in generale e per l' avifauna in particolare.
Il progetto ha inoltre suscitato critiche molto circostanziate da parte di vasti settori della comunità scientifica spagnola.
<P>
A fronte di questa situazione, sono invece d' avviso che i fondi strutturali dell' Unione dovrebbero invece prestare sostegno ad alternative quali una gestione idrica sostenibile in ambito urbano, l' ammodernamento dei metodi di irrigazione, la gestione integrata delle acque di falda e di superficie, eccetera.
Pertanto devo dissociarmi dalla posizione assunta dal gruppo PPE-DE.
<P>
Tribunale penale internazionale
<P>
<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine e Vachetta">
- (FR) Oggi siamo chiamati a pronunciarci sulla proposta di istituire una corte di giustizia internazionale.
Riteniamo giusto il principio di istituire un tribunale internazionale indipendente dagli Stati, che possa giudicare sia gli Stati che i carnefici delle guerre coloniali, i golpisti dell' America latina, i colpevoli dei genocidi del Rwanda e dei Balcani e gli assassini del popolo palestinese.
L' impunità che impera in questi casi deve finire e noi siamo solidali con la lotta condotta dai movimenti democratici e progressisti.
Deve essere possibile giudicare i crimini del passato e dotarsi di strumenti per poter giudicare quelli di domani.
E' importante che i popoli del mondo possano appropriarsi di tale questione.
Tuttavia, nella situazione attuale, prigionieri dell' offensiva liberticida che ha seguito l' 11 settembre, si corre il rischio di diventare nel migliore dei casi uno strumento senza potere e senza mezzi, e nella peggiore delle ipotesi un' istituzione manipolata dai potenti, che può ritorcersi contro tutti coloro che contestano l' ordine precostituito.
Tale ipotesi non è poi remota, in quanto i giudici non avrebbero alcuna indipendenza nei confronti degli Stati che li nominano.
Pertanto non voteremo a favore della proposta.
<P>
<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
- (PT) Si tratta di una questione molto complessa, la cui analisi esige una maggiore serietà.
Un organo giudiziario che giudica i crimini contro l' umanità deve essere totalmente indipendente, cosa che nel caso concreto della Corte penale internazionale non è garantita, visto che è estremamente dipendente dal Consiglio di sicurezza dell' ONU, per cui non è del tutto assente il rischio che esso sia usato come strumento politico dei "vincitori" contro i "vinti" , come strumento della legge del più "forte" .
Si ricordi l' esempio inaccettabile del Tribunale ad hoc per l' ex Jugoslavia.
<P>
D' altro canto, le sanzioni previste non devono essere considerate un passo indietro rispetto alle conquiste e ai progressi di civiltà conseguiti, quale ad esempio l' abolizione dell' ergastolo, come accade in Portogallo.
<P>
Rimane ancora da vedere se la Corte penale internazionale sia la forma più corretta per garantire la non impunità per i crimini previsti nel suo statuto, e se essa si conformi a regole adeguate riguardo i principi del diritto penale e rispetto alle prerogative delle giustizie nazionali di fronte a tali crimini.
Noi pensiamo di no.
<P>
Infine non posso esimermi dal criticare la proposta, contenuta nella presente risoluzione, per la revisione delle Convenzioni di Ginevra relative allo statuto dei prigionieri di guerra, in un momento nel quale assistiamo alla loro completa violazione da parte degli USA.
<P>
Da qui il nostro voto contrario.
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock">
Al Parlamento britannico il nostro partito ha sostenuto che siamo favorevoli, in linea di principio, all'istituzione di una Corte, ma crediamo che i problemi sorgano in relazione ai dettagli della proposta.
Questa è anche la posizione americana, il cui principale problema - un problema che riguarda anche noi dato che siamo il paese che fornisce all'ONU più forze di pace - consiste nel fatto che le disposizioni relative a ciò che è noto come "responsabilità di comando" sono così vaghe che i reati di singoli soldati o gruppi di soldati potrebbero portare all'incriminazione di leader politici e militari di alto grado per azioni che non avevano programmato, cui non avevano partecipato e delle quali non erano neppure informati.
Gli americani hanno sempre sottolineato il rischio di processi senza giusta causa e noi condividiamo le loro preoccupazioni.
Questo è uno dei motivi per cui i conservatori hanno votato contro la proposta nell'aprile dello scorso anno. Oggi la nostra posizione resta la medesima.
<P>
Non si tratta tuttavia di essere provinciali: siamo semplicemente paesi con vere responsabilità internazionali, attenti a ciò che firmano.
Clinton ha firmato all'ultimo momento, ma ha fatto una dichiarazione (pubblica) in cui raccomandava al suo successore di non presentare il trattato al Senato per la ratifica.
Bush ha detto che non lo farà e che comunque la proposta non ha praticamente alcun appoggio in Senato.
<P>
C'è inoltre il problema del paragrafo a) della risoluzione congiunta, secondo cui i terroristi che commettono crimini di guerra o crimini contro l'umanità possono essere processati sulla base delle disposizioni della Corte.
Questo è motivo di disaccordo tra vari esperti legali (compresa la biblioteca della Camera dei comuni) e vari governi, alcuni dei quali hanno fatto in modo a Roma che gli atti terroristici nella fattispecie non venissero inclusi nello Statuto.
Desidero riferire all'Assemblea la dichiarazione di ratifica del governo francese, in base alla quale "il governo della Repubblica francese ritiene che il termine "conflitto armato" di cui all'articolo 8 paragrafi 2 b) e c), da solo o inserito in un contesto, si riferisca ad una situazione di un tipo che non include l'attuazione di crimini comuni, inclusi gli atti terroristici, sia collettivi che isolati."
<P>
Il governo britannico ha fatto una dichiarazione analoga nel giugno del 1999 nella speranza che si potesse giungere ad un accordo sull'inclusione degli atti terroristici.
<P>
Dopo l'11 settembre è ovviamente più difficile dire che le disposizioni dovrebbero riguardare tutti ad eccezione dei terroristi.
<P>
Dire che è possibile includerli è un tentativo di quadratura del cerchio, e si tratta di un'interpretazione quanto meno controversa.
<P>
Un altro problema è quello sollevato dai conservatori come Douglas Hurd alla Camera dei lord in relazione alle difficoltà che potrebbero sorgere nella composizione delle controversie internazionali, anche se tale preoccupazione è per certi versi attenuata dalla possibilità, da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, di evitare procedimenti penali nell'interesse della pace e della sicurezza internazionale.
<P>
Diritti democratici in Turchia
<P>
<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Nonostante le enormi lacune, abbiamo votato a favore della risoluzione congiunta solo perché vogliamo che sia chiaro che appoggiamo le iniziative di lotta per la democrazia in Turchia, per il riconoscimento dei diritti del popolo curdo, in particolare il diritto alla lingua, e per impedire che proseguano gli attacchi contro partiti politici e popolazioni indifese.
<P>
Sarebbe però necessario andare oltre, come è stato fatto nella dichiarazione del nostro gruppo, da me sottoscritta.
Il ritiro della mia adesione alla risoluzione comune è dovuto ai suoi enormi limiti.
La risoluzione infatti non cita la necessità di un' amnistia generale a favore di tutti i prigionieri politici, pur chiedendo la liberazione degli studenti, e abbandona la possibilità di inviare una delegazione in Turchia il primo marzo 2002 allo scopo di ottenere informazioni obiettive sulla sentenza relativa a HADEP.
Inoltre non insiste sulla necessità di liberare Leyla Zana e gli ex deputati di origine curda condannati a 15 anni di prigione, sebbene lo stesso Segretario generale del Consiglio d' Europa abbia sollecitato la Turchia a rivedere la sentenza riguardante questi prigionieri e nonostante siano state adottate decisioni in tal senso dal Tribunale europeo dei diritti dell' uomo.
<P>
<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas">
Il tentativo di vietare in Turchia le attività del partito HADEP e il processo che domani si aprirà contro di esso ad Ankara sono solo un esempio della violazione dei diritti democratici fondamentali in quel paese, ove qualsiasi attività politica è soggetta all' approvazione del regime militare.
Le persecuzioni contro tale partito e la sua eventuale messa al bando si devono tra l' altro alle forti probabilità che, dopo le prossime elezioni, esso entri in parlamento con una nutrita rappresentanza.
<P>
In linea di principio è positivo il fatto che il Parlamento europeo intenda chiedere al governo turco di porre fine alle persecuzioni contro il suddetto partito.
Non dobbiamo però dimenticare che esso non è l' unico partito politico ad essere perseguitato.
Anche altri partiti sono stati vietati o stanno per essere messi al bando.
<P>
In conformità all' articolo 96 della legge turca sui partiti politici, ad un partito è fatto divieto di includere il termine "comunista" nella propria denominazione.
Con questa motivazione la giustizia turca ha messo in guardia il neocostituito Partito comunista della Turchia che, in caso decidesse di non cambiare nome, verrebbe messo al bando. Nel frattempo si sono registrati gli arresti dei suoi membri mentre svolgevano attività politica, nonché le irruzioni negli uffici del partito stesso.
<P>
Sono sempre migliaia i prigionieri politici detenuti in locali squallidi, spesso messi in isolamento in celle del tipo F, fatto questo che ha spinto i prigionieri ad iniziare lo sciopero della fame che ha fatto molte vittime sia tra i detenuti, sia tra i loro familiari e compagni che li assistono.
Si ricorda che è tuttora in corso lo sciopero della fame ad oltranza iniziato il 20 ottobre 2000, sciopero che ha già provocato decine di vittime.
<P>
Chiediamo che il Parlamento europeo unisca la sua voce a quella dei democratici turchi a favore del funzionamento libero ed indisturbato dei partiti politici, la tutela della libertà d' espressione e, più in generale, il rispetto delle libertà e dei diritti democratici. Si reclamano anche la liberazione dei detenuti politici, l' abolizione delle celle del tipo F - dette "celle bianche" - e l' accoglimento della proposta dell' ordine degli avvocati turchi e di altre organizzazioni sociali volta a unificare tre celle - la cosiddetta proposta delle "tre porte, tre serrature" .
<P>
E' ovvio che molti anche in quest' Aula parlano intenzionalmente di progressi in Turchia, mentre sanno bene che essi in realtà sono inesistenti o che addirittura ci sono stati peggioramenti.
Vogliono mantenere lo statu quo in modo da poter meglio sfruttare il mercato, la manodopera a basso costo e la posizione geopolitica di quel paese.
Non ci dicono però come mai continuino a sussistere ostacoli insormontabili per lo sviluppo della cultura e della lingua del popolo curdo, ci siano più di 10.000 prigionieri politici detenuti in carceri squallide, si proibisca o si minacci di proibire l' esistenza di quei partiti politici che si oppongono alla politica del regime turco, si arrestino o si uccidano combattenti democratici con frequenza quotidiana, ovvero come mai la "democratica" Turchia continui ad essere retta dall' esercito.
<P>
Siamo solidali con i popoli turchi nella loro lotta per la democrazia e il progresso.
Condanniamo i tentativi di imbavagliarli e il fatto che il regime turco sia sostenuto da coloro che hanno a cuore solo i loro interessi imperialistici.
<P>
<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
In uno Stato democratico anche le minoranze politiche ed etniche godono di diritti.
In Turchia ancora non accade.
Tutti i cittadini devono uniformarsi alla lingua e alla cultura dominanti e alla posizione maggioritaria secondo la quale le minoranze etniche non godono di alcun diritto nel paese.
Chi parla una lingua diversa, chi issa una bandiera diversa e crea un nuovo partito che ottiene buoni risultati in una regione del paese, viene accusato di separatismo, e gli abitanti delle regioni dove le minoranze si sono tramutate in maggioranze hanno dovuto subire distruzione e repressione.
Si nega ancora il massacro degli armeni del 1915, forse perché si vuole avere la possibilità di ripetere un simile gesto.
Lo Stato turco riconosce invece altri nuovi Stati in Europa, come la Bosnia-Erzegovina, la Lituania o la Slovenia, mentre teme fortemente le richieste moderate di una numerosa etnia minoritaria del paese, che chiede autonomia e rivendica il diritto alla propria cultura.
Da molti anni si cerca sistematicamente di escludere dal parlamento turco i rappresentanti curdi tramite l' imposizione di una soglia elettorale del 10 percento e vietando la costituzione di partiti politici.
È dunque estremamente importante che una maggioranza del Parlamento europeo ribadisca con chiarezza alla Turchia che non potrà mai conquistarsi un posto nell' Unione europea fino a quando permarranno le disparità etniche e la repressione.
<P>
Relazione Gahrton (A5-0028/2002)
<P>
<SPEAKER ID=80 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore e ho letto con piacere questo documento che parla delle relazioni dell'Unione europea con il Caucaso meridionale - composto, come sappiamo, da Armenia, Azerbaigian e Georgia - e in cui si rileva che gli abitanti di questi tre Stati si sentono europei.
Questo a me fa tanto piacere e mi auguro che in un futuro anche questi tre Stati entrino a far parte della grande famiglia dell'Unione europea, ma mi rammarica aver letto, al punto 2 della motivazione, che la popolazione di questi Stati del Caucaso meridionale vive con un dollaro al giorno.
Per quanto sia sicuro che questo dollaro al giorno venga ben utilizzato dagli abitanti del Caucaso, credo che sia troppo poco, e naturalmente il mio pensiero corre ai pensionati, agli anziani del Caucaso, che sicuramente avranno anche meno di questo dollaro al giorno, che è la media.
Auspico quindi che l'Unione europea faccia di più per gli abitanti del Caucaso meridionale che si sentono europei.
<P>
<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="DA" NAME="Andreasen, Busk, Jensen, Riis-Jørgensen e Sørensen">
Gli eurodeputati iscritti al partito danese Venstre si astengono dal voto sulla relazione sulla situazione nel Caucaso meridionale.
<P>
I suddetti eurodeputati appoggiano l' emendamento n. 2 dell' onorevole Andrew Duff ed altri, che invita caldamente la Turchia e l' Armenia a cooperare per comporre le loro divergenze storiche al fine di migliorare i loro legami culturali, economici e diplomatici.
<P>
<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
- (SV) Ho votato a favore della relazione.
<P>
Constato con grande soddisfazione che l' emendamento n. 12 è stato respinto.
L' esito della votazione è stato di 391 voti contrari, 96 favorevoli e 15 astenuti.
L' emendamento mirava a sopprimere la chiara e ferma esortazione di cui al paragrafo 15, nella quale il Parlamento europeo "ribadisce a tale proposito la posizione espressa nella sua risoluzione del 18 giugno 1987, in cui riconosce il genocidio degli armeni del 1915 e invita la Turchia a gettare le basi per una riconciliazione" .
<P>
Oggi la Turchia nord-orientale è quasi completamente svuotata di tutta la popolazione armena, mentre fino al 1915 era proprio una delle principali sedi di quel popolo.
Per il futuro della Turchia non vi è altra scelta che riconoscere il genocidio e tentare la via della riconciliazione e della riparazione con il popolo armeno e con le regioni circostanti.
Solo in questo modo la nazione turca e il popolo turco potranno evitare di essere perseguitati dalla loro stessa storia.
<P>
I politici e l' opinione pubblica del paese avrebbero molto da imparare dal modo in cui la Germania e il popolo tedesco si sono comportati dopo il genocidio degli ebrei nell' Olocausto, nella seconda guerra mondiale.
Voglio credere che anche la Turchia sia pronta a intraprendere lo stesso cammino.
E' nell' interesse stesso di quel paese sforzarsi per trasformarsi in uno Stato europeo, basato sui diritti dell' uomo e pienamente rispettoso della libertà di culto nonché dei diritti delle minoranze.
<P>
Relazione Lucas (A5-0014/2002)
<P>
<SPEAKER ID=83 NAME="Fatuzzo">
Nel documento dell'onorevole Lucas, signor Presidente, sono certo che anche lei, come me, ha letto con piacere che si intende incrementare l'uso della bicicletta come mezzo di trasporto, perché è un mezzo di trasporto pulito, che non inquina, che fa bene alla salute delle persone che lo usano, anche se non sono dei Coppi, dei Bartali, dei Merckx, dei Gimondi e così via.
Debbo dire che in questo ci aiutano molti sindaci delle nostre città, perché fanno in modo che gli autobus siano sempre pieni di gente nelle ore di punta e così scoraggiano i cittadini e li incoraggiano ad andare in bicicletta, perché il costo dei mezzi pubblici è sempre molto, molto elevato e in questo modo i cittadini e i lavoratori preferiscono la bicicletta, che non costa nulla, al mezzo pubblico.
Mi auguro quindi che i sindaci di queste città continuino in questo modo ad agevolare l'uso della bicicletta.
<P>
<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Per anni è stata nostra abitudine vedere solo i vantaggi del crescente aumento del traffico.
Ne traevano giovamento la libertà individuale e l' economia.
Una certa attenzione veniva prestata solo alla promozione della sicurezza stradale, allo scopo di contenere il numero di incidenti mortali.
Tali incidenti erano considerati l' unico svantaggio.
Abbiamo successivamente appreso che l' inquinamento atmosferico e acustico danneggia anche coloro che partecipano solo in minima misura al traffico, che gli autisti di professione soffrono di un' insufficiente libertà di movimento e che molti pedoni e ciclisti sono le vittime dell' aumento del traffico motorizzato.
La relatrice chiede giustamente che venga prestata attenzione a questo problema, e ricerca la soluzione in una sorta di "valutazione della salute" per tutti i progetti e i provvedimenti in materia di trasporto stradale.
Ho sempre appoggiato la relatrice in questa sua proposta fin dall' inizio.
È deplorevole che alcuni esponenti del gruppo PPE-DE non l' abbiano tenuta in debita considerazione e che quello stesso gruppo abbia dichiarato che l' Unione europea non è competente per questo ambito.
È giunto il momento di accantonare l' errata concezione secondo la quale conta solo la promozione della crescita economica e dei progetti su larga scala.
Per poter sopravvivere in una società che cambia in continuazione, soprattutto a causa del progresso tecnologico, l' uomo e l' ambiente hanno bisogno di maggiore protezione.
<P>
Relazione Pack (A5-0021/2002)
<P>
<SPEAKER ID=85 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, questa notte ho sognato il grande filosofo greco Socrate, il cui nome è legato al programma SOCRATES che ci ha bene illustrato l'onorevole Doris Pack e su cui ho votato a favore.
In questo sogno, però, Socrate mi appariva molto arrabbiato, molto nervoso, molto dispiaciuto, e mi ha detto: "Ma che programma mi avete dato?
Ma perché avete dato il mio nome a questo programma?
Meritavo un programma più importante!
E soprattutto," mi diceva Socrate, "non che io voglia che venga distribuito il veleno com'è stato fatto a me, ma vorrei che voi vi occupaste non soltanto dei giovani, con un programma che porta il mio nome, ma anche degli anziani.
Io non ho potuto diventare pensionato perché ho dovuto bere la cicuta, il veleno che mi hanno dato in prigione.
Avrei ben voluto, io, diventare un anziano, un pensionato per poter girare tutta l'Europa!
Ma voi non vi interessate degli anziani!
Domani mattina, nella dichiarazione di voto, riferisca quello che ho detto!"
Ed è ciò che ho appena fatto.
<P>
Relazione Graça Moura (A5-0018/2002)
<P>
<SPEAKER ID=86 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, è un documento importantissimo quello che ha illustrato come si è svolto nei primi due anni - 2000 e 2001 - il programma CULTURA, che il nostro Parlamento ha votato perché si agevolino tutte le azioni nell'Unione europea che permettano di migliorare la cultura dei cittadini europei.
So che la cultura è un capitale molto importante anche se non si può toccare, anche se non è una strada o una casa.
Sono quindi veramente felice di aver constatato che questo programma viaggia molto bene, anche se alcune storture che si sono trovate avranno soluzione nei suoi prossimi tre anni di vita.
Pertanto, continuerò sempre a chiedere che vengano spesi più danari per migliorare la cultura dei cittadini europei.
<P>
Relazione Gröner (A5-0019/2002)
<P>
<SPEAKER ID=87 NAME="Fatuzzo">
No, signor Presidente, sul programma GIOVENTU' invece non sono d'accordo.
Ho votato a favore perché non vorrei mai si dicesse che un rappresentante del Partito dei pensionati, cioè degli anziani, è contro i giovani.
Sono favorevole ai giovani: non si potrebbe diventare anziani se non si fosse giovani, una volta nella vita.
Non sono favorevole però a un punto di questa relazione, o meglio, a quanto ho appreso leggendo a pagina 13, cioè che i giovani dei paesi candidati all'adesione hanno avuto difficoltà ad avere i visti da parte di qualcuno degli Stati membri dell'Unione europea.
Eh no, questa cosa non va bene!
Si deve assolutamente intervenire e sono sicuro che il Commissario, signora Reding - che mi sta ascoltando anche se non è presente qui, ma sarà sicuramente nel suo ufficio davanti alla televisione a sentire il motivo per cui ho votato a favore - indagherà e farà in modo che nel futuro nessun giovane dei paesi candidati, che chiederà di venire nella nostra Unione europea, vedrà rifiutato o ritardato il rilascio del visto per questo scopo.
<P>
<SPEAKER ID=88 NAME="Presidente">
La votazione è chiusa.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=89 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.
<P>
(La seduta termina alle 12.11)
<P>
