<CHAPTER ID=1>
Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Dichiaro ripresa la sessione, interrotta giovedì 7 febbraio 2002.
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<CHAPTER ID=2>
Comunicazione del Presidente
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
E' oggi mio dovere, sostenuto da tutti i deputati del Parlamento ed in particolare dalla commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, esprimere - a nome del Parlamento europeo - la nostra profonda preoccupazione per il rapimento di Ingrid Betancourt, parlamentare colombiana candidata alle prossime elezioni presidenziali in Colombia; il rapimento è stato commesso dalle cosiddette FARC.
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Il Parlamento europeo condanna senza riserve tali aggressioni contro innocenti vittime civili, che interferiscono pesantemente nel processo elettorale.
In qualità di Presidente, faccio appello ai responsabili affinché liberino subito Ingrid Betancourt insieme agli altri cinque parlamentari che sono tenuti in ostaggio e ai quaranta civili sequestrati di recente e tenuti prigionieri in maniera illegale.
Ricordo ai rapitori che è inumano trattenere in ostaggio persone che si trovano in precarie condizioni di salute, che dovrebbero essere immediatamente rilasciate per motivi umanitari.
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Gli onorevoli deputati ricorderanno il forte sostegno che - dopo l'intervento in Assemblea plenaria, martedì 26 ottobre 1999, del Presidente Pastrana - abbiamo offerto al processo di pace in Colombia, formulando numerose risoluzioni sul "Piano Colombia"; il Parlamento europeo si rammarica quindi per l'interruzione del processo di pace e il riaccendersi delle ostilità.
Il Parlamento invita perciò le parti in causa a riprendere i negoziati per dare alla Colombia un democratico accordo di pace.
<P>
Il Parlamento esprime la propria solidarietà alle famiglie degli ostaggi e al popolo della Colombia.
<P>
<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="EN" NAME="Cohn-Bendit">
Signor Presidente, la ringrazio per le sue parole; invieremo un nostro incaricato in Colombia per verificare quali iniziative possiamo prendere in quanto gruppo del Parlamento europeo.
Nel giro di qualche settimana speriamo di avere qualche possibilità in più rispetto a quella di limitarci a deprecare il rapimento di una nostra candidata.
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signor Presidente, vorrei attirare l' attenzione degli onorevoli colleghi sulle quasi tremila persone provenienti da Francia, Italia, Belgio ed altri paesi, che si stanno radunando di fronte al Parlamento.
Esse chiedono all' Europa di esercitare tutto il suo peso in favore di una pace giusta in Medio Oriente, nello spirito della risoluzione che l' Assemblea ha adottato nel corso dell' ultima seduta.
Credo che si debba accogliere con favore tale iniziativa, innanzitutto perché è un buon segno assistere, mentre si sta discutendo del futuro dell' Europa, ad una così massiccia mobilitazione di cittadini che auspicano che l' Europa svolga appieno un ruolo di primo piano a livello mondiale.
In secondo luogo perché si tratta di una manifestazione a favore della pace, della giustizia e della dignità umana di fronte ad una orribile tragedia che richiede da parte del Parlamento un impegno eccezionale.
Plaudo al fatto che la maggior parte dei gruppi ha accettato di intraprendere un promettente dialogo con queste delegazioni di cittadini.
Ritengo che il prossimo passo consista nell' inviare, come stabilito, una delegazione ufficiale del Parlamento europeo in Palestina e in Israele, nonché nell' organizzare in loco la visita in Europa del Presidente Arafat.
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<CHAPTER ID=3>
Ordine dei lavori
<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Passiamo ora all'ordine dei lavori.
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Onorevole Pack, mi risulta che vuol presentare una richiesta in merito all'ordine del giorno di giovedì.
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<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="DE" NAME="Pack">
Signor Presidente, a nome di tutti i colleghi della commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi d' informazione e lo sport, invito a non tenere, come previsto, giovedì mattina un' unica discussione su cultura, istruzione e gioventù, in quanto queste tre tematiche non vanno mescolate.
Vi sono - è vero - dei punti di contatto, ma tali problematiche vanno esaminate separatamente.
Chiedo che nello stesso orario già fissato per la discussione congiunta si esaminino questi tre aspetti; credo che l' Aula sia a favore di questa proposta.
<P>
<SPEAKER ID=7 NAME="Presidente">
Permettetemi di avanzare una proposta, che spetterà al Parlamento accettare o respingere.
Alla luce di questa richiesta, propongo di discutere le tre relazioni della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport in dibattiti separati.
<P>
(Il Parlamento approva la proposta)
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="FR" NAME="Berès">
Signor Presidente, lei ha proposto una modifica dell' ordine del giorno legata alla disponibilità del Consiglio, il che è comprensibile.
Tuttavia, la sua proposta induce il Parlamento ad anticipare l' esame delle relazioni dell' onorevole MacCormick sulla revoca dell' immunità parlamentare e, a prescindere dalla qualità del lavoro della commissione giuridica e per il mercato interno che si è pronunciata sulle due relazioni la settimana scorsa, il tempo a disposizione per analizzare le due richieste di revoca dell' immunità parlamentare rischia di essere molto limitato.
Inoltre, al fine di un corretto svolgimento del dibattito, di un buon funzionamento della democrazia parlamentare, di una procedura di grande importanza quale la revoca dell' immunità parlamentare e di consentire a ciascuno di pronunciarsi in tutta coscienza dopo aver avuto modo di esaminare la documentazione, decidendo così con piena cognizione di causa, sarebbe stato più opportuno che le due relazioni rimanessero iscritte all' ordine del giorno della sessione di Strasburgo.
Auspico che l' Assemblea plenaria si pronunci a favore di una decisione in tal senso.
<P>
<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
L'articolo 6, paragrafo 6, è molto chiaro: "La relazione della commissione è iscritta d'ufficio al primo punto dell'ordine del giorno della seduta successiva alla sua presentazione".
Quella che oggi propongo è, in base al Regolamento, la procedura corretta; l'articolo non lascia dubbi e modificarlo non rientra nei poteri del Presidente o, in questo momento, del Parlamento.
<P>
Comprendo e apprezzo le sue osservazioni sulla preparazione politica, ma, a mio parere, questo punto deve rimanere nel nostro ordine dei lavori per rispetto del Regolamento.
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="FR" NAME="Berès">
Signor Presidente, tale modifica dell' ordine del giorno non era stata anticipata dalla sua proposta.
Essa è direttamente legata alla mancanza di disponibilità del Consiglio.
La consuetudine vuole che le richieste di revoca dell' immunità parlamentare siano esaminate nelle sessioni di Strasburgo.
Capisco che la questione sarà inserita al primo punto dell' ordine del giorno di lunedì. Mi pare tuttavia che ciò non corrisponda a quanto previsto, in particolare dopo la votazione della commissione giuridica della settimana scorsa.
<P>
<SPEAKER ID=11 NAME="Presidente">
Onorevole Berès, ho proposto di spostare le relazioni MacCormick alle ore 16.00 per la mancata disponibilità del Presidente in carica, non nell'ipotesi che le relazioni non si sarebbero discusse oggi.
<P>
L'ordine del giorno originariamente previsto per oggi doveva essere aperto dal Consiglio con un intervento sul Consiglio di Barcellona.
In base al Regolamento, le relazioni dell'onorevole MacCormick sarebbero state iscritte all'ordine del giorno di oggi; con il mio annuncio intendevo semplicemente invertire l'ordine dei lavori a causa dell'assenza del Consiglio.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Decisioni adottate nel corso della riunione odierna
<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la comunicazione del Presidente della Commissione europea Prodi sulla strategia politica annuale per il prossimo anno.
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<SPEAKER ID=13 NAME="Prodi">
. Signor Presidente, onorevoli parlamentari, oggi ho il piacere di informarvi su tre argomenti importanti trattati dalla Commissione.
Questo discorso dev'essere chiaro ma dev'essere anche un poco analitico. Vi chiedo quindi scusa se sarà anche un poco noioso!
<P>
Primo argomento sono le priorità politiche della Commissione per il 2003; secondo, le risorse umane e finanziarie della Commissione; terzo, un accenno alla Convenzione che aprirà domani i suoi lavori.
Comincerò dalle priorità politiche della Commissione per il 2003, uno dei passaggi più importanti dell'organizzazione della nostra vita politica.
Quest'anno, per la prima volta, le tre Istituzioni principali saranno impegnate in un dialogo approfondito sulle priorità politiche e sul programma legislativo e di lavoro per il prossimo anno.
Il dialogo sarà condotto sulla base del nuovo accordo presentato alla Conferenza dei presidenti il 31 gennaio.
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Per il prossimo anno abbiamo delineato tre priorità: l'allargamento; la stabilità e la sicurezza; un'economia sostenibile e solidale.
Sin dal suo insediamento, questa Commissione ha puntato su un successo pieno del processo di allargamento, e quindi l'allargamento resta una priorità fondamentale per tutta la seconda parte del mio mandato.
A questo riguardo, il 2003 sarà un anno importantissimo, in quanto dobbiamo essere tutti pronti ad assumerci le nostre responsabilità verso i nuovi Stati membri.
Dobbiamo essere pronti ad accogliere nella Commissione i colleghi provenienti dai nuovi Stati membri e dobbiamo far fronte alle nuove esigenze.
Per memoria: se nel 2002 porteremo a termine i negoziati, il 2003 dev'essere l'anno della svolta, nel quale ci prepareremo a garantire che l'allargamento avvenga nel migliore dei modi il 1º gennaio 2004.
<P>

Nel corso del 2003, quindi, la Commissione ha l'intenzione di adottare diverse misure: primo, dobbiamo aiutare i futuri Stati membri a prepararsi ad assumere in pieno tutte le responsabilità che derivano dall'adesione; secondo, dobbiamo fare in modo che la Commissione adempia in pieno ai propri obblighi sin dal primo giorno dell'adesione; terzo, dobbiamo ripensare le politiche della Comunità.
Di fronte all'allargamento più importante di tutta la storia dell'integrazione europea è imperativo che ci si interroghi su quali politiche comuni avrà bisogno l'Unione allargata.
<P>
Per fare però dell'allargamento un pieno successo, dobbiamo dare un altissimo profilo anche alle altre due priorità che ho citato sopra.
I tre argomenti di oggi sono infatti profondamente legati fra di loro.
Innanzitutto: stabilità e sicurezza.
All'interno dell'Unione il nostro obiettivo principale è accelerare la creazione di un'area europea di giustizia, di sicurezza e di libertà.
Quindi, la lotta alla criminalità, in tutte le sue forme - compreso il terrorismo, anzi, a iniziare dal terrorismo - è e resta il primo punto della nostra agenda.
Credo inoltre che si debba rivolgere un'attenzione particolare all'immigrazione, in tutti i suoi complessi effetti.
<P>
Sul piano esterno, l'estensione della stabilità e della sicurezza a tutto il continente europeo e alle regioni vicine all'Unione allargata è un'altra delle nostre priorità.
Per questo, è necessario rafforzare il nostro partenariato con i paesi vicini.
Il rilancio del partenariato euromediterraneo non deve puntare solamente alla creazione di un nuovo mercato ma creare un'autentica comunità di buon vicinato.
A tal fine, continueremo a perseguire la nostra strategia di rafforzamento del processo di Barcellona.
In particolare, in campo economico, miriamo a elaborare iniziative e progetti comuni con i paesi della riva sud del Mediterraneo attraverso una nuova istituzione finanziaria, attorno alla BEI - in particolare, stamattina abbiamo approvato l'ipotesi che sia un'istituzione in cui la BEI abbia la maggioranza - sulla base degli orientamenti che la Commissione, appunto, ha adottato.
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Non risparmieremo poi nessuno sforzo per contribuire alla soluzione del conflitto in Medio Oriente, dove gli ultimi sviluppi della situazione aprono finalmente un piccolo spiraglio dopo mesi di tragedia.
Inoltre, procederemo nel processo di associazione e stabilizzazione nei Balcani e, in campo internazionale, sosterremo la ricostruzione dell'Afghanistan.
<P>
La terza priorità per il 2003 è un'economia sostenibile e solidale.
Io confido in una ripresa non molto lontana. Tuttavia, molto dipende anche dall'impegno con cui l'Unione attuerà la strategia di Lisbona.
La dimensione esterna di tale strategia assume infatti un'importanza particolare come contributo al governo della globalizzazione, con l'obiettivo di distribuirne i vantaggi fra il numero più elevato possibile di paesi.
<P>
In tale contesto, la Commissione sarà impegnata su vari fronti: innanzitutto, i negoziati avviati a Doha entreranno nella fase cruciale, non quest'anno ma nel 2003; inoltre, dobbiamo garantire l'attuazione degli impegni di Kyoto; infine, migliorare il partenariato globale fra il nord e il sud del mondo e ribadire concretamente la solidarietà dell'Europa verso l'Africa.
Questi temi inizieranno ad essere discussi concretamente a Monterrey fra poche settimane.
La situazione non è certo la migliore, non possiamo certo essere ottimisti sull'impegno finalmente serio nei confronti del Terzo mondo, ma la Commissione si impegna ad agire in questa direzione.
<P>
Il secondo argomento di oggi è costituito dall'esame delle risorse finanziarie e umane della Commissione.
La strategia politica annuale non si limita, infatti, a identificare le priorità politiche principali; essa mira ad assicurare che la Commissione disponga di risorse adeguate ai suoi compiti.
E' questo l'impegno che ho assunto all'inizio del mio mandato e che sta prendendo corpo, fondandosi sulla coerenza fra decisioni politiche, attività da intraprendere e risorse.
Questa Commissione non ha assunto e non assumerà mai alcun impegno senza disporre delle risorse necessarie.
Noi dobbiamo quindi impegnarci - ed è questo il piano per cui stiamo lavorando - sull'uso ottimale delle risorse umane.
Abbiamo utilizzato ogni mezzo per migliorare la situazione, cioè aumento di produttività, priorità negative - quindi compiti da abbandonare - e ristrutturazioni interne.
A questo punto, però, non possiamo prepararci adeguatamente all'allargamento senza chiedere più personale.
Su questo punto non vi è alcun dubbio: pensate, ad esempio, che quasi raddoppia il numero delle lingue che verranno usate, anche in questo Parlamento, certo, ma in tutti i lavori delle varie Istituzioni.
<P>
Com'è noto, la Commissione dev'esser pronta a garantire anche l'applicazione dell'acquis communautaire, sin dal primo giorno dell'adesione.
Ciò significa che dobbiamo completare tutti gli aspetti della preparazione all'allargamento entro la fine del 2003.
Per questo, dopo attenta verifica, la Commissione ha incluso nella strategia politica annuale la richiesta di 500 agenti non permanenti, proprio per preparare progressivamente l'allargamento.
E' noto che l'attuale tetto delle spese amministrative non garantisce risorse sufficienti per la preparazione all'allargamento.
E' per questo motivo che la Commissione ritiene essenziale far uso dello strumento di flessibilità che ha proposto.
La richiesta di 500 agenti non permanenti per il 2003 fa parte di un pacchetto globale che riguarda il personale incaricato dell'allargamento e fa seguito a un'accurata analisi di tutte le attività che la Commissione dovrà compiere in futuro.
I risultati completi di tale analisi saranno presentati in occasione del progetto di bilancio 2003 e saranno portati in discussione in questa sede.
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Anche le altre due priorità - sicurezza ed economia sostenibile - sono responsabilità aggiuntive per la Commissione.
Tuttavia, per non dover richiedere un ulteriore aumento di personale, abbiamo deciso di approvare solo quelle iniziative che si possono svolgere ridistribuendo internamente le forze attuali e/o eliminando gradualmente altre attività.
Questa è la prova della serietà e dell'impegno con cui ci facciamo carico delle priorità della Commissione senza dimenticare la disciplina di bilancio: fra l'altro, c'è qui il Commissario al bilancio che è pronta ad ammonirmi nel caso io non rispetti quest'impegno.
<P>
Per quanto riguarda le risorse finanziarie, la Commissione e l'Autorità di bilancio devono trovare con urgenza una soluzione più strutturale alla cronica insufficienza della rubrica 4, relativa alle relazioni esterne.
Le rigidità attuali non consentono, infatti, azioni ottimali: in altre parole, sprechiamo risorse.
<P>
Gli sviluppi internazionali dello scorso anno, specialmente quanto è avvenuto l'11 settembre e la conseguente guerra in Afghanistan, dimostrano una volta di più che l'Unione ha bisogno di meccanismi specifici per liberare rapidamente le risorse eccezionali di cui ha bisogno in caso di interventi in situazioni di crisi.
Ciò è di importanza capitale se vogliamo veramente rafforzare la voce dell'Unione europea nel mondo.
La ripartizione della rubrica 4 proposta dalla Commissione comprende perciò alcune priorità politiche cruciali, come l'Afghanistan, la Banca euromediterranea e il Fondo mondiale per la sanità, senza compromettere le altre azioni esterne.
Sollecito quindi il Parlamento e il Consiglio ad affrontare il problema delle risorse nel minor tempo possibile perché le azioni che ho elencato non possono essere ritardate.
<P>
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la presentazione delle priorità politiche della Commissione per il 2003 non deve farci dimenticare che siamo alla vigilia di un avvenimento davvero storico per il futuro dell'Europa.
Domani, infatti, si riunirà per la prima volta, in questo edificio, la Convenzione incaricata di fare proposte sull'Europa del XXI secolo e di elaborare il progetto di una futura Costituzione europea.
<P>
Secondo i Trattati attuali, la Commissione ha il ruolo di iniziativa legislativa e di difensore dell'interesse generale comunitario.
E' naturale quindi che intendiamo lanciare un messaggio politico forte sul significato della Convenzione e sui suoi obiettivi.
Innanzitutto voglio ricordare che la nascita della Convenzione è il risultato di uno sforzo congiunto del Parlamento europeo e della Commissione, e di questo sforzo compiuto noi dobbiamo essere orgogliosi, perché la Convenzione non era certo nell'animo di tutti qualche mese, o anche solo qualche settimana, fa.
<P>
Pertanto, la Commissione saluta con soddisfazione l'avvio di un dibattito costituzionale sul futuro dell'Europa, che coinvolgerà una maggioranza di rappresentanti eletti e non più unicamente i delegati dei governi nazionali.
<P>
Mi fa piacere osservare che i rappresentanti designati sono di altissimo livello.
La Convenzione, non si illuda nessuno di poterla governare o di poter dettare le condizioni e i modi di lavoro.
La Convenzione è formata da uomini di primissimo livello che gestiranno loro stessi i lavori in modo autonomo.
Io credo che non solo essa farà un lavoro libero e straordinario ma che poi, alla fine, i governi non potranno ignorarne i risultati quando si tratterà di approvare la riforma dei Trattati.
Rimangono, essi, certamente sovrani ma il lavoro di questa Convenzione avrà un'importanza enorme per il futuro dell'Europa.
<P>
La Convenzione, naturalmente - come sappiamo - è aperta ai contributi di idee provenienti dalla società civile.
In questo modo non si potrà affermare che il nuovo Trattato è frutto di un negoziato fra diplomatici e burocrati di Bruxelles, di cui i cittadini sono all'oscuro.
Non dimentichiamo che il desiderio di una Convenzione è nato la mattina all'indomani della notte di Nizza.
E' nato quando si è capito che non si poteva continuare ad andare avanti in quel modo.
Non è nato per caso, è nato di fronte alla constatazione del fallimento di un metodo.
<P>
Onorevoli parlamentari, la Commissione ha l'intenzione di svolgere un ruolo attivo nel corso dei lavori della Convenzione, attraverso i due Commissari designati e attraverso un mio impegno personale e diretto.
Noi siamo consapevoli dell'importanza della posta in gioco e sappiamo che l'Europa è l'unico evento nuovo, è l'unico cambiamento istituzionale serio che si sta cercando di attuare in questo mondo.
E' l'unico tentativo concreto di globalizzazione democratica a fronte di tante parole che vengono pronunciate.
<P>
Tuttavia, noi dobbiamo anche, attraverso questa Convenzione, proporre un comune progetto di società in cui i nostri cittadini possano riconoscersi, e pertanto dobbiamo decidere subito, all'inizio della Convenzione, che cosa vogliamo fare insieme, in quale tipo di società vogliamo vivere nei prossimi anni.
E' il progetto europeo di società che comanda la scelta dei mezzi e delle competenze di cui l'Unione europea deve disporre per realizzare i suoi obiettivi, non il contrario!
Dovremo, quindi, prima pensare a che cosa vogliamo fare assieme e, poi, adattare l'architettura istituzionale ai nostri obiettivi.
Noi riteniamo che il metodo comunitario sia ancora lo strumento adeguato, lo strumento che ha differenziato e caratterizzato la grandezza dell'Europa sino ad ora.
Tuttavia, non potremo limitarci, in modo conservatore, a difenderne la validità in ogni suo aspetto, ma proporremo soluzioni innovative per adattarlo ai problemi dell'Europa di domani.
<P>
Io sono fiducioso che il Parlamento europeo sosterrà la Commissione nella ricerca di soluzioni che garantiscano efficacia e democraticità nel processo di decisione europeo.
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="DE" NAME="Poettering">
<SPEAKER ID=15 NAME="Presidente">
Prima di dare la parola al Presidente della Commissione, vorrei osservare, onorevole Poettering, che il suo è stato un minuto piuttosto lungo; devo precisare inoltre che la presenza del Consiglio non era prevista.
Il dibattito sulla strategia per il prossimo anno è in programma il 20 marzo.
<P>
Quando, in queste circostanze, sentiamo la Commissione, non lo facciamo alla presenza del Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Prodi">
. Onorevole Poettering, rispondo molto volentieri alle sue domande e cercherò di essere brevissimo.
<P>
Lei solleva la questione degli osservatori dei paesi candidati nella Commissione.
Secondo me è una cosa da fare.
Non è tecnicamente facile ma, se vogliamo che la Commissione vada a regime subito dopo l'allargamento, dobbiamo cominciare adesso a instaurare questo rapporto di istruzione, di apprendimento.
Non è facile perché è chiaro che non saranno pronti, adesso, i paesi candidati a dare il nome di coloro che saranno i loro Commissari futuri, e le regole non sono ancora ben precisate.
Vi assicuro però che il problema ce lo siamo posto e lo vogliamo risolvere in modo aperto e costruttivo.
<P>
Seconda questione: la sicurezza.
Io ho sempre insistito che, come tutti i problemi gravi, il grande problema della macroimmigrazione è un problema che non può essere risolto a livello nazionale.
Non c'è alcuna possibilità che il problema delle grandi ondate dall'est o dal sud sia risolto solo a livello nazionale.
Vi è bisogno di una cooperazione europea e quindi dobbiamo concludere su questo aspetto l'agenda di Tampere e collaborare insieme sul problema della protezione delle frontiere, come da noi proposto.
<P>
Altra questione: la Banca del Mediterraneo.
Quale ne era l'obiettivo politico ed economico? Il quadro era molto chiaro.
Abbiamo sentito in questi ultimi anni una crescente tensione da parte dei paesi del Mediterraneo meridionale a causa di una nostra preferenza, come dicevano loro in termini popolari e diretti, per l'est.
Ho spiegato che, effettivamente, la storia ci ha obbligato a questo allargamento immediato ma che sarebbe stato mio dovere cominciare, appena possibile, una strategia per il Mezzogiorno.
Così abbiamo fatto.
La banca poteva essere, come si dice, semplicemente un fondo o una facility, cioè un fondo destinato a questo scopo, oppure una banca vera e propria.
Una banca vera e propria ha più autonomia, più capacità di intervenire nel settore privato, più flessibilità e, soprattutto, può meglio svolgere il compito di educare, di far lavorare insieme i dirigenti dei paesi del Mediterraneo meridionale con i nostri uomini.
Ci siamo quindi indirizzati verso la banca, ma abbiamo colto quella che è la sua preoccupazione, onorevole, la preoccupazione di tutte le persone qui presenti e dei paesi membri, quella cioè di non creare una burocrazia e una nuova banca dal niente quando c'è una Banca europea per gli investimenti che opera già - in modo straordinario - per 9 miliardi di investimenti nel Mediterraneo meridionale.
Dobbiamo dire che non esiste alcuna insolvenza, esclusi gli investimenti fatti a Gaza, ma voi capirete perché in questi casi c'è insolvenza.
Questa esperienza la vogliamo utilizzare e quindi la proposta della Commissione è una banca, la cui maggioranza però sia nelle mani della Banca europea per gli investimenti, della Commissione, dei vari paesi azionisti e, soprattutto, dei paesi del Mediterraneo meridionale, che inizieranno, sì, con una quota modesta ma che accresceranno poi la loro presenza nella banca stessa.
<P>
Per quanto riguarda l'ultima domanda, la Commissione credo non abbia bisogno di spiegare al Parlamento quello che ha fatto.
Ha seguito con coerenza i suoi obblighi, i mandati che aveva e la necessità di dare l'early warning nei casi in cui questo emergeva dalle cifre.
Noi non abbiamo fatto alcuna valutazione speciale.
Ci siamo attenuti a quello che è il nostro grande obbligo di obbedire ai mandati che abbiamo. E così continueremo a fare anche in futuro.
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signor Presidente, una lamentela e tre messaggi.
La lamentela è che siamo specialisti nello sminuire le discussioni importanti.
Questa è la discussione più rilevante per il lavoro del Parlamento europeo del prossimo anno e la stiamo trattando come un problema procedurale e come una discussione da svolgere in maniera rapida e superficiale.
Siamo un vero disastro! Le cose non vanno fatte in questo modo!
<P>
Per quanto riguarda i messaggi; innanzitutto, mi rivolgo alla Commissione.
Signor Presidente della Commissione, in dicembre l' abbiamo criticata; ora dobbiamo riconoscere lo sforzo fatto dalla Commissione; ammetto che la Vicepresidente de Palacio ha dato un contribuito attivo al conseguimento di un accordo che permette di avere un programma legislativo e un programma di lavoro.
Vi invito a continuare su questa strada.
<P>
Lei ha chiesto di sostenere la sua richiesta di un maggior numero di funzionari e di maggiori mezzi in prospettiva dell' ampliamento.
Le ricordo che il Parlamento aveva già segnalato in Agenda 2000 che l' ampliamento non poteva essere portato a termine senza modificare le previsioni del 2000.
Lei ha aggiunto l' Afghanistan e altre priorità.
E' il caso che il Consiglio l' ascolti, perché è il Consiglio a essere il più intransigente.
Non è presente alcun rappresentante del Consiglio.
Ho visto che l' onorevole Poettering, in un impeto di generosità, non ha applicato la dottrina Poettering; suppongo che, nel caso in cui compaia il sottosegretario di stato, l' applicherà e dirà che ci deve essere un ministro.
Ad ogni modo, è importante che anche il Consiglio ascolti il messaggio della Commissione.
Lei può contare sul nostro appoggio.
<P>
Signor Presidente, non esaminerò ogni questione in dettaglio, perché tutte sono importantissime ed esiste una linea di convergenza.
Un' ultima osservazione: siamo d' accordo in relazione alla Convenzione; accolgo con favore quanto ha detto, ossia che si tratta di un' iniziativa congiunta di Parlamento e Commissione.
Stamane ho letto alcuni titoli di un autorevole quotidiano italiano in cui si affermava che lei ne era l' unico artefice.
Mi rallegro che abbia smentito la stampa italiana, indicando che si è trattato di uno sforzo congiunto.
<P>
Il Parlamento, signor Presidente, desiderava qualcosa di simile alla Convenzione prima, durante e dopo la Carta dei diritti fondamentali.
Credo che ciò sia molto importante.
<P>
Signor Presidente della Commissione, voi siete i custodi dei Trattati; la mia domanda è la seguente: è disposto a esercitare il potere d' iniziativa nella Convenzione per mantenere e rafforzare il metodo comunitario?
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Prodi">
. Una rapida risposta com'è stata rapida la domanda.
La ringrazio, onorevole Barón, per l'apprezzamento sulla dinamica che abbiamo assunto: d'altra parte io le avevo detto, in un precedente dibattito, che il mio modello di dinamica era quello del motore diesel, e i motori diesel hanno un avviamento lento ma poi vanno a regime e continuano a camminare per degli anni.
<P>
Il problema della flessibilità del bilancio è un problema di enorme importanza.
Non possiamo confondere la necessità di rigore e l'obbligo di controllo che voi avete e l'obbligo che la Commissione ha di sottoporsi al vostro controllo. Questa è la grande base della legittimità democratica, col fatto di non tener conto dei grandi eventi nuovi, dei cambiamenti nella flessibilità.
Questo è un problema di adattamento che dobbiamo insieme perseguire.
Dobbiamo arrivare ad essere veramente padroni delle necessarie variazioni del bilancio che vengono dimostrate, discusse e condivise.
Questo è il nostro atteggiamento.
<P>
Per quanto riguarda lo sforzo congiunto e quanto riportato nei giornali italiani, io non ho detto che ero solo ma che lo ero la mattina della conferenza stampa, e le assicuro che solo lo ero proprio, perché stavo tra Chirac e Jospin, con i giornalisti di fronte, e le assicuro che nessuno si sognava di proporre in quel momento la Convenzione.
Certamente il Parlamento - questo è chiaro - già da prima l'aveva proposta; avevamo combattuto ma sembrava un progetto del tutto irrealistico.
Solo gli avvenimenti negativi hanno reso questa possibilità evidente e abbiamo potuto andare avanti.
Credo che, se non ci fosse stata quella crisi, noi la Convenzione ora non l'avremmo.
Di questo sono convinto, perché anche la crisi è un apprendimento.
<P>
Quanto al diritto di iniziativa, certo, questa è la grande caratteristica che diversifica le Istituzioni comunitarie dalle altre ed è un nostro impegno.
Difenderlo, come lei ha detto, rafforzarlo è importantissimo, però dobbiamo anche adattarlo, modernizzarlo, armonizzarlo con i lavori del Parlamento, perché il diritto di iniziativa non è qualcosa che viene usato contro: il diritto di iniziativa è il motore del funzionamento delle Istituzioni.
Lo dobbiamo usare in modo assolutamente responsabile: è questo il nostro obiettivo.
<P>
<SPEAKER ID=19 NAME="Barón Crespo">
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström">
Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, lei tocca temi di grande rilevanza.
Vi è motivo di riprenderli e di approfondire la discussione.
Spero che tale dibattito abbia luogo fra qualche settimana, in presenza di proposte più dettagliate in ordine alle vostre priorità.
<P>
La ringrazio per il suo contributo alla nuova procedura che abbiamo definito.
In particolare, ringrazio il Vicepresidente della Commissione de Palacio.
Ora disponiamo di un calendario e di nuove procedure per una migliore cooperazione fra Commissione e Parlamento in merito al programma legislativo e di lavoro annuale.
Credo che questo scambio, in uno spirito di partenariato, si rivelerà molto efficace e consentirà ai cittadini e a noi di seguire più agevolmente le procedure, di attuare un miglior monitoraggio, eccetera.
Suppongo che, già far qualche settimana, le varie commissioni parlamentari interloquiranno con i Commissari competenti.
<P>
Si tratta di un aspetto importante del lavoro di riforma delle nostre Istituzioni, tanto per il Parlamento, quanto per la Commissione.
Vorrei sapere dal Presidente Prodi come intende procedere la Commissione in merito ai lavori sul Libro bianco sulla governance pubblicato nel marzo dello scorso anno.
Molti dei temi che investono la democrazia e il futuro dell' Europa saranno discussi in seno alla Convenzione; al contempo vi sono temi di valenza quotidiana che rientrano nella definizione di "buongoverno" : più trasparenza, semplificazione delle procedure, maggior partecipazione del cittadino.
Le chiedo se possa darci dei ragguagli in materia.
<P>
<SPEAKER ID=21 NAME="Prodi">
. La risposta a una domanda di questo tipo può essere molto breve.
Tra l'altro, insieme al Parlamento europeo stiamo lavorando in un gruppo interistituzionale proprio su questi temi.
Progressi ne abbiamo fatti moltissimi, ampiamente riconosciuti, e soprattutto abbiamo impostato questo problema della trasparenza in modo coordinato con il Parlamento.
Certamente, i grandi cambiamenti delle regole potremo farli soltanto legati alla Convenzione, ma il costume - le posso assicurare - è cambiato; le regole le dovremo cambiare assieme.
<P>
<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="DE" NAME="Modrow">
Signor Presidente, la ringrazio per il suo impegno! Lei ha detto che dovremmo, per quanto riguarda il compito della Convenzione, stabilire quale società auspichiamo e che cosa ci serva per ottenerla.
Chiedo dunque: a farlo dev' essere una società in cui il mercato disciplina qualsiasi aspetto, anche quello sociale?
Oppure si deve trattare di una società in cui la giustizia sociale viene portata avanti e configurata in maniera sostenibile e viene anche sostenuta e rappresentata dalla società stessa?
L' Europa del XXI secolo deve rimanere un' Europa della solidarietà, non solo nel quadro dell' Unione europea, ma anche attraverso interventi di partenariato, ad esempio non solamente con i paesi che aderiranno all' Unione, ma che per di più sono europei, anche se non sono ancora membri dell' Unione.
<P>
<SPEAKER ID=23 NAME="Prodi">
. Qui tocchiamo un problema di importanza fondamentale a cui debbo rilevare che non abbiamo - tutti noi in Europa - dedicato abbastanza attenzione.
Chiaramente siamo tutti impegnati in una battaglia che vede la maggior parte di noi molto solidali - liberalizzazione dei mercati, unificazione delle regole, togliere incrostazioni, togliere monopoli, togliere privilegi, operazioni certamente importantissime - però, e qui mi unisco alla preoccupazione del parlamentare interrogante, ci troviamo anche di fronte a una situazione, sostanzialmente in tutti i paesi europei, di un aumento delle disparità.
Questi sono dati di fatto, dati statistici.
Non sto né condannando né dando giudizi.
Io credo allora che sia indispensabile rinnovare un dibattito, rinnovare una riflessione su questi temi perché il modello europeo ha sempre detto qualcosa anche riguardo al problema della giustizia, al problema della solidarietà, non solo riguardo al problema dell'efficienza.
Non c'è alcun dubbio che, se rinunciamo a questo, costruiamo le radici della disfatta del modello europeo.
<P>
Stiamo dando però degli esempi di solidarietà.
L'allargamento è un unicum, l'unico caso al mondo in cui si mettono assieme dei paesi, delle realtà che hanno differenze economiche tra uno e quattro.
Io vorrei che chiunque altro al mondo tentasse di fare qualcosa di simile a quanto stiamo tentando di fare noi.
Questa è una prova concreta di solidarietà.
Dobbiamo andare avanti in questa direzione ma, ribadisco, non possiamo accontentarci dell'attenzione distratta che, ora, tutti noi in Europa stiamo riservando a questi grandi temi della solidarietà e dell'equilibrio sociale.
Essi meritano una riflessione molto più profonda in questo periodo in cui, invece, trionfa forse un eccessivo pensiero unico su questi temi.
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, l' ampliamento ci pone davanti a compiti di grande interesse.
Credo che per la popolazione sia importante disporre di ponti sicuri. Un esempio è costituito dal ponte tra Vienna e Bratislava.
Penso che nel quadro del programma TEN - le Reti di trasporto transeuropee - dovremmo iniziare a costruire ponti visibili.
Invito la Commissione a fare il possibile affinché la popolazione veda che questi ponti assicureranno il futuro dell' Europa.
<P>
<SPEAKER ID=25 NAME="Prodi">
. Non solo creare questi ponti visibili ma anche ricostruire quelli che sono stati distrutti.
Non dimentichiamo infatti che il Danubio è, sì, riaperto, ma con la presenza di ponti di barche e altri rimedi parziali alle distruzioni della guerra, rimedi che consentono un ripristino del traffico solamente parziale.
Quindi, non solo non abbiamo fatto progressi ma abbiamo fatto degli oggettivi regressi.
A questo credo che dovremo dedicare una quantità di attenzione e di risorse diversa da quella dedicatavi finora.
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="EN" NAME="Van den Burg">
Presidente Prodi, non intervengo su una decisione che oggi avete preso, bensì su una decisione che non avete preso: si tratta della direttiva sul lavoro interinale, già da tempo in corso di preparazione.
<P>
Da un lato, sono delusa perché il Parlamento aspetta di discutere la proposta fin dall'estate scorsa; dall'altro sono sconcertata, perché sembrava che la proposta fosse quasi completata e pronta per la pubblicazione, ma poi, sul Financial Times di lunedì scorso, è apparso un articolo che riportava numerose critiche della stampa alla proposta.
Sembra che la Commissione, cedendo a queste pressioni, intenda rimandare la decisione in materia; chiedo perciò se la Commissione subisca l'influenza di queste campagne di stampa; vorrei poi sapere per quando è prevista la pubblicazione della proposta.
<P>
A mio parere, la proposta rientra alla perfezione nel Vertice di Barcellona e andrebbe perciò presentata prima del Vertice; vorrei ricordare che il Consiglio "affari sociali" della settimana prossima l'ha già inserita all' ordine del giorno.
<P>
<SPEAKER ID=27 NAME="Prodi">
. Onestamente, onorevole Van den Burg, l'agenda non la facciamo leggendo il foglio rosa: l'agenda cerchiamo di farla noi.
Già da tempo avevamo stabilito nel nostro calendario che il 20 marzo discuteremo di questo problema del lavoro interinale: il 20 marzo perché avevamo la necessità di affinare alcuni aspetti tecnici, giacché, come lei sa, ci sono soluzioni, non nell'aspetto generale ma in alcuni aspetti particolari, che incidono sul costo e sulla prestazione nei diversi paesi europei.
Pertanto, circa un mese fa, quando abbiamo fatto la nostra agenda, ci siamo presi tempo fino al 20 marzo, anche perché questa questione non era previsto che dovesse rientrare nel calendario di Barcellona.
Comunque, nella seduta della Commissione dopo Barcellona analizzeremo subito questo problema.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="NL" NAME="Mulder">
Signor Presidente, reputo opportuno che la Commissione, per il prossimo anno, ponga l' accento sull' ampliamento e sulle emergenze in paesi come l' Afganistan.
<P>
La mia domanda alla Commissione è la seguente: come pensa di finanziare queste attività?
La Commissione pensa di reperire le risorse all' interno delle attuali rubriche 4 e 5 e, quindi, tramite uno storno di fondi?
Oppure pensa di individuare ulteriori risorse in altre rubriche di bilancio o di modificare radicalmente le prospettive finanziarie e di presentare un nuovo bilancio per il prossimo anno?
<P>
<SPEAKER ID=29 NAME="Prodi">
. Dò una risposta telegrafica e poi la signora Schreyer entrerà nei particolari.
Abbiamo presentato un documento sull'ampliamento in cui noi restiamo nei limiti prescritti dall'agenda di Berlino.
Abbiamo fatto sacrifici enormi, abbiamo fatto anche qualche scontento nei paesi che devono entrare, ma il trasferimento di risorse è sostanziale perché trasferiremo verso i nuovi paesi il 4 percento del loro reddito nazionale ogni anno, che è un trasferimento assolutamente massiccio e senza precedenti.
E ora passo la parola al Commissario, signora Schreyer, che illustrerà nei particolari le rubriche oggetto di queste operazioni.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="DE" NAME="Schreyer">
Signor Presidente, in merito al quesito posto dall' onorevole Mulder, rispondo che anche nel 2003 una consistente porzione di bilancio sarà destinata alla politica estera, anche perché le esigenze poste alla politica europea sono in continuo aumento.
Potremo finanziare le risorse necessarie per l' Afghanistan, promesse in occasione della conferenza dei donatori svoltasi a Tokyo, attingendole al bilancio per la politica estera.
Ad esempio, avremo anche nuove esigenze per quanto concerne Cipro.
Se riusciremo ad avviare un processo politico che ci consenta di far sì che nel 2004 Cipro aderisca all' Unione europea, nel 2003 dovremo mettere a disposizione risorse preparatorie.
Pertanto ciò rappresenterà - mi auguro - una nuova sfida.
<P>
Nel quadro della politica estera e di sicurezza comune, il Consiglio ha deciso di impiegare a decorrere dal 1º gennaio 2003 una forza di polizia in Bosnia; anche ciò implica ripercussioni sul bilancio europeo.
Credo che dovremmo lavorare assieme e dire: sì, vogliamo anche un finanziamento comune di parte di questo intervento, in quanto si tratta di un' azione comune: è quanto vogliamo mettere bene in chiaro!
Onorevole Mulder, ieri abbiamo avuto modo di discutere al riguardo.
La Commissione ha proposto un nuovo strumento finanziario per interventi in aree di guerra; mi compiaccio che gran parte del Parlamento europeo abbia espresso la propria approvazione al riguardo.
Forse, assieme, riusciremo a convincere il Consiglio che un finanziamento comune di simili strumenti di guerra rappresenta la risposta più corretta.
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="DE" NAME="Randzio-Plath">
Signor Presidente, alcune osservazioni sulla Banca del Mediterraneo.
Mi rallegro del fatto che il processo di Barcellona venga approfondito e concretizzato.
Non capisco - e chiedo che mi venga fornita una risposta chiara - perché lei ieri si è opposto a questa facility, in quanto essa potrebbe dimostrare già quest' anno l' impegno con cui lavoriamo a favore di una politica mediterranea attiva, mentre una banca o una sua filiale ha bisogno di più tempo prima di diventare operativa - ce lo insegna l' esperienza raccolta con la fondazione della banca per l' Europa orientale. Questo iter è anche assai più costoso per quanto riguarda il personale e le dotazioni.
Inoltre - avete risolto il problema sotto il profilo politico?
Se abbiamo bisogno di partner tra i paesi arabi - lì vi sono molti fondi, per cui di sicuro non tutti gli Stati arabi vi parteciperanno -, che cosa farà se anche Israele intende parteciparvi?
Non si tratterebbe forse di un' istituzione che presenta delle tare sin dall' inizio? Non sarebbe forse meglio pensare ad una facility in grado di mostrare a tutti l' impegno dell' Unione europea nella politica mediterranea?
<P>
Infine, una domanda: quando è che la Commissione, che in qualità di custode dei Trattati e tenuta a vigilare a che tutti gli Stati membri rispettino la comunità del diritto dell' Europa, invierà una lettera di monito ai paesi che mettono in questione lo stato di diritto?
<P>
<SPEAKER ID=32 NAME="Prodi">
. La ringrazio, onorevole Randzio-Plath, per essere ritornata sul problema della Banca del Mediterraneo, perché ho capito che bisogna chiarire alcuni altri problemi.
Lei ha fatto direttamente il paragone con la BEI, ed è proprio per evitare quella lunghezza di gestazione della banca che abbiamo scelto una struttura in cui la Banca europea per gli investimenti viene ad essere in maggioranza.
La BEI ha nove miliardi di euro impegnati nella zona, ha degli esperti, ha una tradizione.
Naturalmente in questi giorni ho avuto col Presidente Maystadt dei contatti pressoché quotidiani su questo tema, per approfondire gli aspetti tecnici della questione.
Da parte loro sono senza problemi e difficoltà pronti per una rapida partenza.
<P>
Tra l'altro, nel mio discorso di poc'anzi ho sottolineato che non vi sono insolvenze.
Perché ho fatto questo accenno, onorevole parlamentare?
Perché, a mio parere, questo dimostra che la BEI procede con i piedi di piombo, è assolutamente prudente nel perseguire questa politica ma, nello stesso tempo, in modo diverso dalla facility, noi possiamo intraprendere delle operazioni che finora non abbiamo intrapreso: possiamo essere molto più attivi nel settore privato, possiamo collaborare con le banche locali, regionali e nazionali, in modo da moltiplicare la nostra azione; possiamo cioè avere un tipo di attività molto diverso.
<P>
Questa struttura dà inoltre in parte una risposta anche alla sua seconda domanda.
Io vedo - ripeto, siamo ancora nella fase di proposta della Commissione, quindi approfondiremo il problema - che i paesi della sponda meridionale del Mediterraneo appaiono contenti di una struttura con cui possono legare, lavorare assieme nonché partecipare all'azionariato e anche al consiglio di amministrazione.
Abbiamo cioè trovato questa formula di compromesso in modo che ci sia una collaborazione attiva, responsabile da parte di questi paesi - appunto, partecipano ai consigli di amministrazione, hanno un ruolo attivo - ma nello stesso tempo possano mettere a frutto l'esperienza della BEI, su cui noi tutti possiamo contare.
<P>
Quali paesi parteciperanno?
E' aperta ai paesi del Mediterraneo meridionale, ma non abbiamo affrontato i problemi particolari perché questi saranno oggetto di un dibattito politico con il Consiglio, e nemmeno il discorso che può anche avvenire in futuro coi paesi terzi.
Per ora io credo sia giusto partire così: Europa-sponda meridionale del Mediterraneo; cominciare a lavorare e vedere quale apertura successiva si può avere.
Le posso assicurare, però, che ci siam posti anche i problemi di coordinamento con la Banca mondiale, che già opera in questo campo: la Banca mondiale, però, che ha investimenti di circa un quarto della BEI, impiega i quattro quinti delle sue risorse in un solo paese, la Turchia, non ha cioè un'attività generale per il Mediterraneo, e la banca africana agisce in tutto il Mediterraneo ma con delle dimensioni assolutamente trascurabili.
La responsabilità per lo sviluppo della nostra banca sarà assolutamente vitale, e la scelta è proprio l'equilibrio fra l'innovazione e la prudenza.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde">
Signor Presidente, in primo luogo un' osservazione sulla Convenzione che inizia domani con una proposta di regolamento assolutamente inaccettabile.
Giscard deciderà se le proposte dei membri sono abbastanza valide da essere tradotte e discusse.
Ogni membro avrà il diritto di presentare proposte, farle tradurre, inserirle all' ordine del giorno e sottoporle a votazione.
Oggi alla delegazione abbiamo ricevuto il quinto progetto di regolamento.
Non conosciamo i primi quattro; per questo chiedo al nostro Presidente di garantirci che in futuro riceveremo tutti i documenti con la stessa sollecitudine con la quale arrivano al Parlamento.
<P>
Mi rivolgo ora al Presidente della Commissione Prodi.
Vedo che la Commissione è contraria ad un catalogo di competenze che può limitare l' attività dell' Unione europea.
Vorrei chiedere al Presidente Prodi se si prepareranno le discussioni della Convenzione presentando proposte su quello che può essere ritrasferito agli Stati membri, per esempio, se si decidesse di dimezzare il volume di leggi.
L' elaborazione di un catalogo di competenze presuppone l' accesso ad ogni singolo settore di competenza, accesso di cui dispongono solo la Commissione e i governi nazionali.
<P>
Infine un ringraziamento al Presidente Prodi perché ora, due anni dopo la decisione, riceviamo gli ordini del giorno e i verbali delle riunioni della Commissione.
E' un grosso progresso.
<P>
<SPEAKER ID=34 NAME="Prodi">
. Onorevole Bonde, non sono entrato nel problema delle competenze.
Ho solo detto che, prima, dobbiamo stabilire che cosa dobbiamo fare insieme e, poi, il discorso sul funzionamento delle istituzioni viene di conseguenza.
Io ritengo che la cosa più importante sia che cosa farà nel futuro l'Unione, quale ruolo vuole assumere nel mondo globalizzato e, quindi, quali funzioni devono essere a livello comunitario per ottenere questi obiettivi.
In un secondo momento arriveremo al discorso delle competenze che, è chiaro, sarà soprattutto fondato su un discorso di sussidiarietà, che noi non vogliamo assolutamente trasgredire e che ci dà una guida anche su quello che possiamo fare e quello che non possiamo fare.
<P>
<SPEAKER ID=35 NAME="Presidente">
La ringrazio, Presidente Prodi; ringrazio il Presidente della Commissione e il Commissario, signora Schreyer, per la comunicazione che hanno presentato questo pomeriggio.
Ricordo agli onorevoli colleghi che la comunicazione ci ha offerto oggi, per la prima volta, la possibilità di sentir delineare la strategia generale della Commissione; essa non sostituisce, né sposta, il dibattito previsto per il 20 marzo.
A tale dibattito parteciperanno il Consiglio dei ministri e la Presidenza, cosa che non era prevista per questa seduta.
Non avviene mai che una comunicazione della Commissione seguita da domande sfoci in un dibattito completo, né di solito il Consiglio è presente in tali occasioni: vorrei che questa precisazione venisse messa a verbale.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, una breve osservazione.
La signora Fogg è la rappresentante della Commissione europea in Turchia.
Attualmente si trova in gravi difficoltà, perché la sua posta elettronica è stata non solo intercettata e letta, bensì addirittura pubblicata in un giornale ed è stato assai difficile convincere la Turchia a vietare questa pratica.
Poiché sono in ballo anche i contatti tra rappresentante della Commissione europea e Parlamento, invito il signor Presidente a richiamare l' attenzione della Turchia sul fatto che non possiamo accettare una simile prassi e che ci attendiamo che la Turchia faccia il possibile per chiarire se si sia trattato di un' azione dei servizi segreti o di chi mai e per evitare che sia la posta elettronica privata sia quella ufficiale vengano pubblicate sui quotidiani.
<P>
<SPEAKER ID=37 NAME="Presidente">
Concordo con lei, onorevole Swoboda, sulla gravità di questo episodio, e posso dirle che la settimana scorsa ho avuto con l'ambasciatore turco presso l'Unione europea un colloquio personale e diretto, durante il quale gli ho espresso quello che è - ne sono certo - il sentimento di preoccupazione del Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="FR" NAME="Korakas">
Signor Presidente, poco fa avevo chiesto di prendere la parola per un richiamo al Regolamento.
Ecco ciò che intendevo dire:
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas">
Signor Presidente, alcuni giorni fa il governo Pastrana, cogliendo il pretesto di un dirottamento aereo, da cui le FARC si sono dissociate, ha interrotto i negoziati e ha ordinato bombardamenti a tappeto sulla zona smilitarizzata. Così facendo ha attuato il piano Colombia, approntato dagli USA, che mira ad annientare le FARC e a dare una soluzione militare al problema a scapito degli interessi del popolo colombiano.
Secondo il piano americano, dopo i bombardamenti, che hanno seminato la morte, arriveranno gruppi paramilitari a completare la carneficina.
<P>
Pertanto, signor Presidente, in occasione del suo intervento a favore della liberazione della candidata verde, la prego di chiedere al governo Pastrana di cessare i bombardamenti, di rimettere in libertà le centinaia di attivisti delle FARC, detenuti in condizioni disumane, e i tre irlandesi - suoi connazionali - internati nelle medesime condizioni. Inoltre la prego di chiedere la ripresa dei negoziati per una composizione pacifica delle controversie.
<P>
<SPEAKER ID=40 NAME="Presidente">
Si tratta della dichiarazione con cui ho aperto la seduta odierna e nel corso della quale ho lanciato lo stesso appello.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Richiesta di revoca dell'immunità parlamentare degli onorevoli Pasqua e Marchiani
<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca le due relazioni (A5-0032/2002 e A5-0033/2002), presentate dell'onorevole MacCormick a nome della commissione giuridica e per il mercato interno, sulla richiesta di revoca dell'immunità parlamentare degli onorevoli Pasqua e Marchiani.
<P>
<SPEAKER ID=42 NAME="MacCormick">
Signor Presidente, i casi che stiamo esaminando riguardano accuse molto gravi formulate contro due deputati di questo Parlamento; le accuse sono riportate nella prima pagina della motivazione della mia relazione, che raccomando ai colleghi di leggere.
I procedimenti hanno avuto inizio nel luglio 2000 e riguardavano: commercio illecito di armi, traffico d' influenza, abuso di beni sociali, abuso di fiducia e ricettazione; i fatti contestati si riferivano alla vendita di armi a diversi paesi africani, in violazione della normativa francese sul commercio di armi, da parte di società mediante le quali sono stati effettuati numerosi bonifici e versamenti in contante a diverse persone.
<P>
Vi è inoltre un'accusa che è stata sollevata contro l'onorevole Pasqua, ma non contro l'onorevole Marchiani; si tratta del finanziamento illecito di campagna elettorale, mediante accettazione di doni e mediante finanziamento della campagna per le elezioni europee non conformi alle disposizioni dell'articolo L 52.8 del Code électoral.
Sulla base di queste accuse - la prima concernente il commercio illecito di armi, eccetera, mossa contro gli onorevoli Pasqua e Marchiani, e la seconda formulata contro il solo onorevole Pasqua - i giudici istruttori chiedono la revoca dell'immunità parlamentare dei due deputati al fine di poter imporre loro misure di controllo giudiziario.
Si tratterebbe di impedire loro di entrare in contatto con diverse persone, testimoni o coindagati in questi procedimenti, e di recarsi in determinati paesi, nonché di imporre loro il versamento di una cauzione.
<P>
L'ordinanza di comunicazione è stata trasmessa in primo luogo al Procuratore della Repubblica (a livello del Tribunal de Grande Instance), successivamente da questi al Procuratore generale presso la Corte d'appello di Parigi, poi da questi al Ministro della Giustizia e infine da quest'ultimo al Parlamento europeo.
Va rilevato che, presso il Tribunal de Grande Instance, il Procuratore della Repubblica sostiene apertamente la richiesta di misure di controllo giudiziario proveniente dai giudici istruttori, sottolineando la gravità e la natura dei fatti per cui si procede, qualificando tale istanza come necessaria.
<P>
Per contro, il Procuratore generale presso la Corte d'appello ritiene che (cito testualmente) "contrariamente alla valutazione dell'altro Procuratore, la presente domanda di revoca dell'immunità sollevi riserve"; infatti, da un lato la misura di controllo giudiziario richiesta non precisa i paesi nei quali all'indagato sarebbe fatto divieto di recarsi, dall'altro, a seguito di una sentenza della Cour de Cassation, una sentenza della Corte d' appello deve ancora determinare l'ambito della procedura.
Il Ministro della Giustizia si limita a trasmettere la domanda di revoca dell'immunità, accompagnata dalle lettere di trasmissione del Procuratore della Repubblica del Tribunal de Grande Instance e del Procuratore generale presso la Corte d'appello, senza commentarle in alcuna forma.
Questa è la situazione in cui dobbiamo prendere la nostra decisione.
<P>
Per prima cosa, sottolineo che i reati di cui sono accusati sono gravi.
Secondo una regola che dobbiamo rispettare, non dobbiamo formarci alcuna opinione sul merito delle accuse - né in un senso, né nell'altro - mentre i deputati godono della presunzione di innocenza; in Francia il Procuratore della Repubblica ha il diritto di compiere il suo lavoro in base alla legge di quel paese e il Parlamento non si pronuncia su questo punto.
Si tratta di gravi reati, di un genere cui normalmente non si applicherebbe l'immunità parlamentare, poiché non si riferiscono alle normali attività di un deputato di questo Parlamento o di un esponente politico che agisce nell'ambito di una società democratica.
<P>
E' importante tenere nota del fatto che i due deputati affermano strenuamente la propria innocenza e denunciano alcuni elementi delle indagini dell'accusa, che essi considerano abusivi.
Tuttavia, vista la natura del caso, non posso formarmi un'opinione in merito, né il Parlamento può esprimere un'opinione su questi punti.
La presente richiesta di revoca dell'immunità non riguarda la questione se il procedimento possa o debba essere continuato a norma della legge francese.
Ai sensi dell'articolo 10 del Protocollo del 1965, di fronte a un'indagine per reati di questo tipo non vi sono immunità applicabili né ai deputati dell'Assemblea nazionale francese né, di conseguenza, ai deputati francesi al Parlamento europeo.
<P>
La questione dell'immunità e la richiesta di revoca riguardano solo la possibilità per il Tribunale di imporre misure restrittive della libertà di movimento dei deputati e della loro libertà di avere contatti con altre persone.
Richiamo l'attenzione degli onorevoli colleghi sul fatto che, se esistono libertà di vitale importanza per l'esercizio dell'ufficio di pubblico rappresentante - specie in un Parlamento come il nostro -, la libertà di comunicare con altri cittadini e con i cittadini di altri paesi e la libertà di muoversi secondo la propria volontà rivestono importanza cruciale, come parte del nostro stesso lavoro.
<P>
La richiesta di revoca dell'immunità nella sua forma attuale sembra imprecisa in modo inaccettabile; i documenti del procedimento indicano che non è stata prestata attenzione alla raccomandazione secondo la quale la richiesta di revoca può essere inoltrata solo sulla base di una enunciazione più dettagliata sui luoghi e sulle persone interessate dal provvedimento restrittivo.
Anche da un altro punto di vista - mi duole dirlo -, questo caso alimenta il sospetto che le condizioni di un libero dibattito parlamentare non siano state rispettate durante le indagini; alludo al fatto, venuto alla luce nel corso dei lavori, che il magistrato inquirente ha chiesto a un certo punto alla precedente Presidente del Parlamento come avessero votato in alcune occasioni i due deputati: ciò per valutare la possibilità di approfondire le indagini su una presunta indebita influenza esercitata dai due deputati.
L'articolo 9 del Protocollo, come la Presidente Fontaine ha ricordato al magistrato, ci sottrae a qualsiasi procedimento legale quando esprimiamo il nostro voto svolgendo il nostro compito di deputati del Parlamento europeo.
<P>
In tali circostanze, la commissione giuridica - la cui opinione condivido in pieno - propone di respingere, nella forma in cui è stata presentata al Parlamento, la richiesta di revoca dell'immunità parlamentare presentata dal Ministro della giustizia francese.
Spero che la decisione, se adottata dal Parlamento, venga trasmessa unitamente alla motivazione.
Ciò forse non porrà fine alla questione, ma nella forma in cui l'abbiamo ricevuta la richiesta di revoca dell'immunità era inaccettabile a parere della commissione giuridica; raccomando tale conclusione al Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="DE" NAME="Lehne">
Signor Presidente, non sfrutterò i due minuti di parola concessimi.
Il gruppo PPE-DE condivide l' opinione del relatore e della commissione giuridica e per il mercato interno.
Anche noi siamo contrari alla revoca dell' immunità.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="FR" NAME="Zimeray">
Signor Presidente, vorrei esporre, se me lo consente, alcune considerazioni inerenti alla relazione.
La prima è che si tratta di un documento su una questione molto seria, innanzitutto perché le accuse mosse sono gravi e poi perché è in gioco la libertà, la libertà dei parlamentari.
<P>
Dalla relazione ho potuto desumere quattro osservazioni.
<P>
Primo: è in atto un dibattito sulla finalità dell' immunità parlamentare, che non è capita dall' opinione pubblica ed è vista come un privilegio mentre non dovrebbe esserlo.
Ritengo che tale dibattito debba essere portato avanti soprattutto quando la gente non lo comprende e quando si discute di fatti particolarmente gravi e rilevanti.
<P>
Detto ciò, in uno Stato di diritto le procedure devono essere rigorosamente seguite e si deve fare in modo che tali questioni siano valutate sotto il profilo giuridico e che le procedure siano pienamente rispettate.
<P>
Terzo: la mediatizzazione delle procedure non è compatibile né con una giustizia serena né con le esigenze di una giustizia serena.
<P>
Infine, un' ultima considerazione: l' Europa dei diritti dell' uomo non esiste e non esiste in Francia alcun habeas corpus, anche se si sono registrati enormi progressi, grazie all' impulso del governo Jospin in materia di presunzione d' innocenza.
Resta il fatto che, con 125 suicidi all' anno in prigione, la Francia ha forse abolito la pena di morte, ma non l' ha eliminata.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Ringrazio il relatore MacCormick per il lavoro svolto su queste due ardue e controverse relazioni.
Riguardo alle richieste che stiamo esaminando, vorrei fare due osservazioni: in primo luogo, vi è il sospetto, magari non esplicito, di un'interferenza politica nelle operazioni giuridiche concernenti le indagini sui presunti reati commessi dagli onorevoli Pasqua e Marchiani; in secondo luogo, vi è stato un incessante stillicidio di notizie sui media e ciò ha provocato ostacoli e interferenze per quanto riguarda il corso della giustizia e delle indagini.
Nel sistema giuridico britannico vi è una massima che suona "giustizia ritardata, giustizia negata"; questo caso si è trascinato assai a lungo.
Deliberatamente o meno, il Regolamento del nostro Parlamento è stato interpretato in maniera distorta allo scopo di prolungare ulteriormente il procedimento: perché uno è candidato alle elezioni o nell' imminenza di elezioni in Francia, questa vicenda viene usata come un'arma contro di lui.
<P>
Dobbiamo perciò aderire all'opinione del relatore e della commissione giuridica: il procedimento è stato portato avanti in modo scorretto, l'immunità non va revocata; le relazioni vanno raccomandate all'approvazione del Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=46 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=6>
Consiglio europeo di Barcellona
<SPEAKER ID=47 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta:
<P>
le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Lavori preparatori in vista del Vertice europeo di Barcellona
<P>
la relazione (A5-0030/2002), presentata dall'onorevole Bullman a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, sulla riunione del Consiglio europeo della primavera 2002
<P>
la relazione (A5-0021/2002), presentata dall'onorevole Karas a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulle conseguenze economiche degli attentati dell'11 settembre 2001
<P>
le interrogazioni orali (B5-0006/2002 e 0007/2002), presentate dalla onorevole Jackson a nome della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, rispettivamente al Consiglio e alla Commissione sulla strategia di sviluppo sostenibile in vista del Vertice di Barcellona.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="ES" NAME="Rato y Figaredo">
<SPEAKER ID=49 NAME="Presidente">
Sono sicuro che possiamo prenderci cura della Presidenza del Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="ES" NAME="Rato y Figaredo">
<SPEAKER ID=51 NAME="Prodi">
<SPEAKER ID=52 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Presidente.
Vedo che si sta ristorando dalle sue fatiche con un sorso d'acqua; poiché nel suo precedente intervento in Parlamento lei si era paragonato a un motore diesel, temevo che volesse un bicchiere di benzene, che non sarebbe stato conforme alle norme di sicurezza del Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="DE" NAME="Poettering">
Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, innanzitutto osservo con piacere che la Commissione è presente con numerosi suoi rappresentanti - non soltanto con il Presidente Prodi, ma anche con la Vicepresidente de Palacio e con i Commissari Reding e Solbes.
Vedo ora che è presente, seduta in seconda fila, anche la signora Commissario Wallström; chiedo scusa per non averla citata subito, ma, poiché le dedico un saluto a parte, mi auguro che ciò compensi la mia negligenza. Credo che ciò dimostri l' importanza che noi attribuiamo alla collaborazione tra Istituzioni, tra Consiglio, Commissione e Parlamento, e in conclusione del mio intervento rivolgerò alcune osservazioni al riguardo.
<P>
Condividiamo appieno quanto affermato dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Commissione in merito al Consiglio europeo di Barcellona.
Signor Presidente del Consiglio, lei ha riscosso grande successo nel suo paese grazie alla politica che ha portato avanti.
Lei s' inquadra nella tradizione delle decisioni di Lisbona, dove sono state formulate dichiarazioni molto ambiziose: dovremo creare lo spazio economico più dinamico, più competitivo e più sostenibile.
Credo che a tutti noi farebbero bene delle dichiarazioni più modeste, perché, se non agissimo in base a tali principi e non mirassimo a tali obiettivi, le critiche non sarebbero così severe.
<P>
Il nostro gruppo avrebbe gradito - e vedo che qui la Presidenza spagnola è stata messa in una condizione difficile, e per tale ragione non la critico aspramente - che i Ministri delle finanze dell' Unione europea avessero dato seguito alle proposte della Commissione, quando si è trattato di richiamare due Stati membri a rispettare effettivamente il patto di stabilità e di crescita.
Si tratta di un problema istituzionale se a scrivere le pagelle sono proprio coloro che dovrebbero ricevere i voti peggiori e se proprio queste persone promettono qualcosa per il 2004, vale a dire il pareggio del bilancio, il che sappiamo sin d' ora che sarà praticamente impossibile ottenere.
<P>
Pertanto chiediamo credibilità e stabilità ed esigiamo che ci si attenga a quanto convenuto nei Trattati sulla moneta comune.
Esorto la Commissione - che sa di poter sempre contare sull' appoggio del nostro gruppo - a mantenere intatta la sua ricerca di stabilità, perseguendola costantemente; saremmo lieti se anche il Consiglio dei Ministri si adattasse a questa politica.
<P>
Signor Presidente del Consiglio, lei ha giustamente parlato delle PMI; mi compiaccio di aver scoperto che si è tenuto un Consiglio informale.
Mi auguro che in tutta la nostra politica economica dedichiamo maggiore attenzione alle PMI.
La migliore politica economica che possiamo adottare è quella di portare avanti una politica fiscale adeguata.
Quanto più allevieremo il carico fiscale e burocratico che grava sulle PMI, tanto più esse potranno investire e creare nuovi posti di lavoro.
Ciò va anche a beneficio dei lavoratori e pertanto è giusto mettere le PMI al centro dell' attenzione.
<P>
Lei ha giustamente parlato della liberalizzazione dei mercati, del mercato dei trasporti, di quello dell' energia, e vorrei aggiungere di quello dei servizi postali e finanziari.
Se si utilizza il termine liberalizzazione, si potrebbe avere l' impressione che si tratta di qualcosa che favorisce gli introiti delle aziende.
No, onorevoli colleghi, dobbiamo dirlo a chiare lettere: la liberalizzazione implica una maggiore concorrenza e una maggiore concorrenza significa una riduzione dei prezzi e una riduzione dei prezzi si traduce nel fatto che a trarne vantaggio sono proprio le persone che non dispongono di un reddito molto alto, vale a dire i consumatori, e pertanto è importante introdurre questa concorrenza.
<P>
Un' ultima osservazione, per rispettare il tempo di parola concessomi.
Signor Presidente del Consiglio, il nostro gruppo valuterà la Presidenza spagnola anche in base a come riuscirà a riformare il Consiglio.
Se le informazioni pervenutemi sono esatte, il Segretario generale del Consiglio Solana presenterà a Barcellona delle proposte di riforma del Consiglio.
Attualmente esiste un documento dei Capi di governo del Regno Unito e della Germania e il Presidente del Consiglio Aznar l' ha accolto con favore.
Ma se vogliamo davvero riformare il Consiglio, non è sufficiente formulare delle dichiarazioni pubbliche, bensì dobbiamo anche fornirle come indicazioni cui attenersi ai rappresentanti permanenti!
Ho l' impressione che nel gruppo di lavoro interistituzionale tra Consiglio, Commissione e Parlamento non sia ancora giunta l' eco di quanto pensato dai Capi di governo.
Pertanto la invito a contribuire affinché il Consiglio si riformi, si riunisca pubblicamente nella sua qualità di legislatore, affinché sia presente in quest' Aula quando si svolgono importanti dibattiti.
Se riuscirà a fare questo, la sua Presidenza sarà un successo!
Noi vogliamo che lo sia, perché vogliamo un successo comune per l' Europa.
La Commissione si trova dalla parte del Parlamento e, se agiamo assieme, l' Europa riuscirà ad avere successo e una parte del merito di questo trionfo ricadrà anche sulla Presidenza spagnola, come le auguriamo di cuore.
Inoltre spero che la prossima volta che verrà in Parlamento riceva immediatamente qualcosa da bere, perché noi trattiamo sempre bene i nostri ospiti!
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<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione - rappresentata da una maggioranza femminile, fatto che, ritengo, sia da segnalare -, onorevoli deputati, il Presidente del Consiglio ha iniziato il suo intervento con il successo dell' introduzione dell' euro, un successo dei nostri popoli, che ha superato le previsioni di tutte le Istituzioni europee.
Il Presidente del Consiglio si è congratulato con la BCE e con il suo staff.
Le sarei grato se volesse estendere le congratulazioni alla Commissione per il lavoro svolto e, in particolare, al Presidente Prodi e al suo predecessore nella funzione di Ministro dell' economia, il Commissario Solbes.
Non perché siete connazionali, ma per l' importante lavoro svolto.
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Il problema che si pone è che il successo dell' euro richiede una risposta che ha un solo nome: una politica economica attiva in Europa.
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Ci troviamo in una situazione nuova.
Il Presidente del Consiglio ha ricordato come funzionano gli orientamenti di massima per le politiche economiche, l' ECOFIN e altro; è chiaro che quando si sollevano dei problemi, le cose, come erano state concepite tempo fa, non funzionano bene.
La revisione in relazione con l' evoluzione economica degli Stati membri indica che alcuni, politicamente, da cacciatori sono diventati prede.
Hanno elaborato un piano di stabilità e di crescita per vigilare su altri e, alla fine, hanno dovuto applicare la lezione a se stessi.
Tuttavia non provo alcuna Schadenfreude, come dicono i tedeschi.
La questione è che a medio termine non possiamo garantire l' euro con l' attuale struttura di gestione dell' economia.
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In secondo luogo, il Presidente del Consiglio si è riferito alle riforme strutturali e al policy mix di Lisbona.
Per noi, policy mix significa lotta per la piena occupazione, coesione sociale e crescita sostenibile, considerando la necessità per l' Europa di recuperare una leadership tecnologica con un forte investimento, soprattutto in capitale umano.
Perciò, la questione è la composizione del cocktail che è il policy mix.
Per noi deve contenere una quantità armonica e omogenea dei tre elementi.
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Partendo da questa base, il Presidente del Consiglio mi permetterà di fare qualche osservazione sulle sue proposte in materia di liberalizzazione.
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Il mio gruppo è impegnato da molti anni - mi riferisco alla realizzazione del mercato interno con le sue quattrocento direttive - nel processo di riforme strutturali che ci permetteranno di creare mercati interni nell' Unione.
Da questo punto di vista, il Presidente ha parlato in primo luogo delle industrie di rete: l' energia, i trasporti e le telecomunicazioni come attività di rete.
Noi riteniamo che quello che dobbiamo fare, e che già stiamo facendo da tempo, è avanzare nella creazione di questi mercati.
Quello che ci ha sorpreso, e ringrazierei il Presidente del Consiglio se potesse darci una spiegazione in Aula, è l' affermazione del Presidente del Consiglio e Presidente del governo spagnolo, che ha affermato pubblicamente, senza poi smentirlo, che, rispetto a Barcellona, il problema è lo scontro con la maggioranza socialista, citando, tre governi, quello tedesco, quello francese e quello portoghese.
Non so in che termini si presenti tale scontro.
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Noi vogliamo mercati organizzati.
Non crediamo che la liberalizzazione abbia effetti miracolosi come la soppressione di norme.
Riteniamo che si debbano stabilire norme che tutelino i produttori, i consumatori e i cittadini.
Non voglio entrare in questioni spagnole, ma il Ministro dell' economia spagnolo ha già parecchio da fare per risolvere alcuni problemi causati dalla liberalizzazione del mercato dell' energia.
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In secondo luogo, in relazione ai servizi finanziari, prendo nota del fatto che il Consiglio apprezza l' accordo proposto nella relazione von Wogau sulla cosiddetta proposta Lamfalussy.
Ricordo anche che il suddetto accordo, sebbene ci abbia permesso di superare l' impasse, non ha risolto il problema.
In termini democratici - penso alla Convenzione -, dovremo discutere in modo molto approfondito su ciò che s' intende per legislazione di base e sullo sviluppo della legislazione con la possibilità di un controllo parlamentare.
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Infine, signor Presidente, per quanto riguarda la liberalizzazione del mercato del lavoro, credo che molte delle cose dette dal Presidente del Consiglio siano ragionevoli; in altre ha utilizzato una quantità tale di eufemismi che è difficile sapere se quanto propone è una liberalizzazione dei licenziamenti o una maggior flessibilità attraverso la concertazione.
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Vorrei esprimere la preoccupazione dei nostri cittadini; signor Presidente mi permetterà una citazione: "bisogna denunciare gli errori di un liberalismo selvaggio, senza regole, di cui uno dei problemi principali è l' incertezza del posto di lavoro, e un modello di società in cui la globalizzazione porti a ridurre tutto alla precarietà, alla sfiducia e all' individualismo senza prospettive."
La citazione, signor Presidente, non è di Karl Marx, ma del cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, che è appena andato in pensione.
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Credo che risponda a una preoccupazione diffusa tra i cittadini.
Va bene procedere nella riforma dei mercati del lavoro in modo positivo; esiste però un' enorme preoccupazione per una liberalizzazione che possa portare alla scomparsa delle norme del modello sociale europeo e a una liberalizzazione che sostituisca i monopoli pubblici con monopoli privati.
Perciò, speriamo che il Vertice di Barcellona sia un vertice che possa dare risultati positivi e non si traduca in scontri preelettorali.
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<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signor Presidente in carica, domani il Parlamento voterà un emendamento al vostro piano idrologico nazionale; speriamo quindi che oggi lei si goda il suo bicchier d'acqua.
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Se l'Unione europea dovesse esprimere un giudizio di fine d'anno sul processo di Lisbona, temo che suonerebbe così: "deve impegnarsi di più".
L'anno scorso abbiamo rilevato qualche progresso, in particolare l'approvazione del pacchetto sulle telecomunicazioni in seno al Consiglio, l'accordo sullo statuto delle società europee, la riduzione degli oneri fiscali pari allo 0,75 per cento del PIL.
Questi elementi contribuiscono a stimolare la crescita e l'occupazione, sempre che siano coerenti con il patto di crescita e stabilità; è chiaro che dobbiamo spostare l'onere fiscale da quei fattori che vogliamo incoraggiare, come l'occupazione, a quei fattori che vogliamo scoraggiare, come l'inquinamento.
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Temo però che il giudizio di fine anno indicherebbe che sono troppe le materie in cui l'Unione non raggiunge la sufficienza.
La comunicazione della Commissione al Consiglio europeo di Barcellona parla di un convinto impegno nei confronti del patto di crescita e stabilità, che contribuirebbe a costruire un clima di fiducia.
Questi buoni propositi sono però venuti meno quando, di recente, i Ministri delle finanze hanno evitato di infliggere un early warning alla Germania e al Portogallo.
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Il rigetto della direttiva sulle offerte di acquisto costituisce un grave colpo per la competitività dell'Unione; sfido gli altri gruppi politici e il Consiglio ad unirsi a noi nell'agevolare l'esame della nuova proposta della Commissione con una corsia preferenziale, in modo da giungere all'approvazione definitiva entro fineanno.
Un altro settore in cui non abbiamo dato buona prova di noi è la mancata adozione, da parte del Consiglio, di una posizione comune sulla direttiva in materia di pensioni: tema essenziale, questo, non solo per garantire un tranquillo ritiro dal mondo del lavoro agli anziani, ma anche per assicurare mobilità al mercato del lavoro.
Il Parlamento europeo ha fatto la sua parte; vi abbiamo dato il nostro parere, in sede di prima lettura, nel luglio dell'anno scorso; ora aspettiamo che la Presidenza spagnola ci invii - entro il giugno di quest'anno - una posizione comune, se vogliamo rispettare la tabella di marcia proposta dalla Commissione, che prevede l'adozione della direttiva entro fine anno.
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Un'altra materia per la quale l'insegnante darebbe una bella tirata d'orecchie al Consiglio è il brevetto europeo.
Se vogliamo colmare il divario che, in materia di innovazione, separa l'Europa dagli Stati Uniti, dobbiamo giungere a una tutela dei brevetti paneuropea più facile, più rapida e più economica.
Quanto poi alla condotta, non credo che l'Unione otterrebbe un buon voto.
Plaudo alla decisione presa questo pomeriggio dalla Commissione di portare il Consiglio dinanzi alla Corte di giustizia per il suo tentativo di sottrarre alla Commissione i poteri in materia di aiuti di stato.
Il motivo per cui ci siamo dotati di una normativa sugli aiuti di stato è la necessità di garantire un adeguato funzionamento del mercato unico; dobbiamo abolire le barriere che ostacolano la concorrenza e il libero scambio e dobbiamo permettere alla Commissione di svolgere la propria opera di custode. Il Consiglio dovrebbe vergognarsi di sfidare la Commissione su questo terreno.
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Dal nostro giudizio di fine d'anno scaturirebbe l'immagine di uno scolaro privo di ambizioni.
Se l'Unione europea dev'essere il primo della classe, è necessario avanzare sulla strada della liberalizzazione dei mercati dell'energia e del gas, della realizzazione del piano d'azione sui servizi finanziari e di un accordo quadro per gli appalti pubblici.
Il processo di riforma economica non è fine a se stesso: deve servire ad aumentare la prosperità dei nostri popoli e a preparare l'Unione europea per l'allargamento.
Quale messaggio mandiamo agli Stati candidati se ci dimostriamo incapaci di realizzare quelle impegnative riforme che esigiamo da loro?
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Quando si tratterà di esaminare i risultati di Barcellona, formuleremo su di voi un giudizio di fine d'anno; per il momento, lo scolaro deve impegnarsi di più.
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<SPEAKER ID=56 NAME="Frassoni">
Signor Presidente, al Consiglio europeo di Barcellona succederanno forse molte cose ma non sarà quell'occasione di verifica dell'applicazione della strategia per lo sviluppo sostenibile che era stato prospettato a Göteborg: una strategia per lo sviluppo sostenibile che - lo voglio ricordare - si basa sull'equilibrio fra l'economia, la coesione sociale e l'ambiente, tre elementi, questi, che tutte le Istituzioni europee - la Commissione, il Parlamento e il Consiglio - avevano riconosciuto come elementi indissolubilmente legati fra di loro.
Con Göteborg ci pareva fosse stata ormai acquisita l'idea che l'obiettivo del processo di Lisbona dell'orizzonte 2010 non poteva più essere solo quello di fare dell'Unione europea l'economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, ma si doveva aggiungere che l'Unione doveva diventare anche l'economia più ecoefficiente.
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Evidentemente ci sbagliavamo.
Alla volontà della Presidenza spagnola di tornare alla filosofia iniziale di Lisbona e di riaffermare i tre sacri valori di liberalizzazione, deregolamentazione e globalizzazione neoliberale ha corrisposto la mancanza di determinazione evidente da parte della Commissione di portare avanti le pur lodevoli proposte che erano state avanzate l'anno scorso e l'accettazione esplicita di fare del pilastro ambientale una specie di addendum quasi clandestino all'ordine del giorno di Barcellona.
Ci pare, infatti, che nella sua comunicazione al Consiglio europeo di Barcellona, la Commissione presti un'attenzione insufficiente alla componente ambientale e agli adeguamenti che sarebbe indispensabile apportare al modello attuale di sviluppo economico.
Questo ci sembra grave perché è una dimostrazione dell'incapacità da parte dell'insieme delle Istituzioni europee di assicurare una certa continuità nella realizzazione delle priorità fissate di comune accordo e che ovviamente non possono essere ribaltate ogni sei mesi a seconda del colore politico della Presidenza in carica.
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E' in questo contesto che noi riteniamo che l'accelerazione che vuole dare la Presidenza spagnola al processo di liberalizzazione nei settori più diversi si ponga in diretto contrasto con la strategia per lo sviluppo sostenibile.
Noi abbiamo molti dubbi sul modello di governo dell'economia e di società basato sulla deregolamentazione, sulla flessibilità e su un'ulteriore liberalizzazione del mercato interno, come confermato recentemente anche nella dichiarazione congiunta di Blair e Berlusconi, nella quale non a caso non appaiono mai le parole "sviluppo sostenibile".
E questo ci sembra particolarmente triste in vista della riunione prevista a Johannesburg, dove tutti i capi di Stato del mondo si ritroveranno per fare il punto della situazione dell'ambiente a dieci anni da Rio de Janeiro.
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A noi pare, invece, che il Vertice di Barcellona dovrebbe essere un momento per determinare alcuni passi avanti significativi nell'integrazione delle questioni ambientali nell'insieme delle politiche dell'Unione europea, e a tal fine è indispensabile valutare ed esaminare l'insieme delle strategie settoriali.
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Vorrei soffermarmi un secondo, Presidente, sulla questione dell'efficienza energetica, sulla quale ci sono evidentemente ancora molti problemi e al cui riguardo ci pare importante, ancora una volta, sottolineare l'importanza delle energie rinnovabili, oltre al fatto, naturalmente, che la crescente pressione, anche questa esercitata soprattutto dalla Presidenza spagnola, di riaprire la discussione sull'energia nucleare, ci trova assolutamente contrari perché è pericolosa e anacronistica, sia dal punto di vista dell'accettazione sociale che dal punto di vista della sostenibilità ambientale.
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In conclusione, Presidente, noi temiamo che Barcellona sarà un'occasione perduta per la realizzazione degli obiettivi concordati di sviluppo sostenibile.
Speriamo veramente di sbagliarci e ci rivedremo sicuramente per una valutazione dopo il Vertice di Barcellona.
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<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="SV" NAME="Schmid, Herman">
Signor Presidente, il processo di Lisbona era poco chiaro e ambiguo sin dall' inizio.
Contemplava infatti due strategie: l' una dava la priorità alle tecnologie di punta, all' innovazione basata sulla ricerca, all' e-economy, alla liberalizzazione dei mercati delle reti, eccetera; l' altra privilegiava la piena occupazione, l 'integrazione sociale e l' istruzione per tutti.
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In questo modo, a Lisbona ogni categoria poteva ritenere di averla spuntata; infatti quelle decisioni sono state magnificate da tutti.
Ora però emerge sempre più chiaro il divario che separa le due strade: l' una puntava sull' élite, l' altra sull' uomo della strada e sulle categorie più deboli.
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Ritengo che il relatore Bullmann si sia impegnato al massimo per preservare una coerenza e una linea di compromesso socioeconomico, ma dobbiamo constatare che alcuni Stati membri e alcuni partiti sono divenuti sempre più insofferenti nei confronti di questa politica di compromesso.
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Il gruppo GUE/NGL guarda con grande preoccupazione a gran parte degli emendamenti presentati.
Se domani verranno approvati, la maggioranza del nostro gruppo si vedrà costretta a votare contro la relazione.
Non lo faremo a cuor leggero, ma a tutto c' è un limite.
Non si può scendere a qualsiasi compromesso.
Pertanto, prima di prendere posizione, seguiremo la votazione emendamento per emendamento.
<P>
Infine, protesto per il fatto che nella discussione in vista del Vertice di Barcellona le esigenze e gli interessi dei paesi candidati non sono stati considerati.
All' ampliamento mancano pochi anni ed è tempo di guardare alla realtà: è uno scandalo che non sia ancora stato fatto in modo più chiaro e in maggior misura.
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Nel prepararci a un Vertice che presenta la portata, le dimensioni e le opportunità di quello di Barcellona, dobbiamo tener conto degli avvenimenti passati e avanzare qualche plausibile previsione sull'assetto che dovremo assumere in futuro. Sarebbe sbagliato per chiunque - per la Commissione, per il Consiglio e per il nostro Parlamento - pensare di dover offrire idee nuove ad ogni nuovo Vertice.
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Molte cose restano ancora da fare e molte delle priorità fissate a Lisbona, Stoccolma o Cardiff sono ancora da raggiungere o completare.
Dobbiamo concentrarci maggiormente sulla qualità delle proposte che avanziamo, affinché esse corrispondano alle richieste e alle esigenze dei cittadini europei; cosa più importante ancora, le proposte devono costituire una solida base per i futuri sviluppi della prosperità economica, della stabilità e della sostenibilità.
<P>
Non mi sembra che esista un conflitto tra sviluppo economico e sviluppo sostenibile; non mi sembra neppure impossibile varare un'aggressiva politica fiscale per creare occupazione e garantire all'industria e alle imprese un ambiente competitivo in cui fiorire e prosperare; né, a mio parere, ciò andrebbe necessariamente a scapito della protezione sociale o degli investimenti in servizi sociali quali l'istruzione, la sanità e lo sviluppo delle infrastrutture.
Mi opporrei a ogni misura o progetto che volesse puntare all'armonizzazione o al coordinamento fiscale nell'ambito dell'Unione europea; quest'area è di esclusiva competenza dei governi degli Stati membri ed è sbagliato pensare - ne abbiamo avuto le prove in molte occasioni - che un prelievo fiscale più forte renda possibili maggiori spese nel campo della protezione sociale, per ripetere una semplice analogia spesso usata in passato.
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Quest'idea è stata capovolta dalle realtà economiche degli Stati membri, in particolare dai risultati raggiunti da alcuni Stati membri. Un ottimo esempio viene dal mio paese, l'Irlanda, dove un'aggressiva riduzione della politica fiscale, la riduzione del costo del lavoro e dell'imposta sui redditi hanno consentito la sopravvivenza delle imprese in un armonioso ambiente di relazioni industriali, mentre i lavoratori possono intascare la maggior parte del salario senza consegnarlo al fisco; inoltre, siamo riusciti ad elevare il livello di tutela per i soggetti più vulnerabili, aumentando anche gli investimenti per la sanità e l'istruzione.
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Si tratta di una via nuova e differente, che può aver successo e contribuire al miglioramento dei governi e dell'Unione europea nel suo insieme, ma che, soprattutto, opera a favore della gente.
Il fattore essenziale che portiamo avanti dal processo di Lisbona e dal Vertice di Lisbona è l'accesso all'istruzione, alla formazione, alla cultura e alla conoscenza.
Se non riusciamo a dare ai nostri cittadini le competenze necessarie a trarre profitto dalle nuove opportunità occupazionali che si offrono, finiremo per negare loro i diritti civili ed umani a una piena partecipazione alla vita sociale.
Se un risultato deve scaturire dal Vertice di Barcellona, si tratta della ripresa e riaffermazione dell'importanza dell'apprendimento per tutta la durata della vita e di una società basata sulla conoscenza che garantisca a tutti istruzione e formazione: sarà questo l'aspetto più importante.
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<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Nel corso degli ultimi Vertici europei sono state pronunciate molte belle parole sull' integrazione di una politica ambientale sostenibile all' interno della politica socioeconomica.
Belle parole che, purtroppo, non hanno trovato sufficiente eco nel programma che la Presidenza spagnola ha presentato.
Muchas palabras sin hechos.
Esorto pertanto il Consiglio e la Commissione a riprendere e ad attuare gli accordi di Göteborg sull' ambiente nel quadro di un programma politico concreto.
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Ciò significa, in primo luogo, che dev' essere sviluppato un sistema univoco di indicatori.
E' fondamentale assicurare una buona coesione fra gli indicatori per consentire lo sviluppo e la valutazione di una politica sostenibile per l' ambiente.
Tale sistema dev' essere integrato nelle modalità di valutazione dello sviluppo della politica socioeconomica.
In secondo luogo, occorre definire in tempi brevi il sistema di valutazione relativo all' effetto di sostenibilità che la Commissione si è impegnata a elaborare.
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Vorrei attirare l' attenzione sul tema della liberalizzazione del mercato dell' energia.
L' apertura di questo mercato non deve condurre alla creazione di monopoli, un risultato di certo non auspicabile.
Occorre garantire la possibilità di intervento del governo per assicurare un' adeguata distribuzione dell' energia.
E' possibile evitare situazioni come quelle verificatesi in California con un intervento tempestivo sul piano dei programmi della Commissione.
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Signor Presidente, occorre far seguire i fatti alle parole, soprattutto quando si tratta delle nostre responsabilità come custodi del creato.
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<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, in vista del Consiglio di Barcellona, la Commissione ha presentato un piano d' azione per la mobilità delle persone in Europa che, a nostro avviso, è discutibile sotto molteplici punti di vista.
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Talune proposte, sono all' insegna del buon senso, quali la formazione permanente, un miglior coordinamento dei regimi previdenziali oppure la trasferibilità delle pensioni.
La Commissione colloca tuttavia la propria iniziativa in una prospettiva singolare.
Inizialmente dichiara che la mobilità geografica in Europa è cinque volte inferiore a quella degli Stati Uniti, come se ci fosse l' intenzione di rendere le nazioni d' Europa identiche agli Stati americani.
Sarebbe un controsenso.
Il vero obiettivo dell' Unione europea, quello che si prefigge la maggioranza dei cittadini, è il rispetto delle nazioni, dell' ambiente di vita, delle culture e delle lingue a cui sono legittimamente attaccati.
Le priorità non vanno invertite in modo surrettizio.
Sarebbe un' azione totalitaria.
La Commissione ha inoltre inserito nel piano d' azione degli appelli ad una politica comune dell' immigrazione che sono fuori luogo.
Si tratta di un tema completamente diverso.
Non si dovrebbe utilizzare questo sistema per far adottare agli Stati membri orientamenti di cui non sarebbero consapevoli.
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<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="DE" NAME="Bullmann">
<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="DE" NAME="Karas">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, mi compiaccio che la relazione sulle conseguenze economiche dell' 11 settembre per l' Europa venga discusso prima del Vertice di Barcellona e della relazione Bullmann, perché le conseguenze dell' 11 settembre sono strettamente collegate ai futuri sviluppi e all' attuazione del processo di Lisbona.
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Sebbene molti siano già ritornati al consueto ordine del giorno, gli attentati dell' 11 settembre hanno colpito duramente il mondo occidentale, dato che prima di tale data azioni terroristiche di simili dimensioni erano soltanto confinate nel mondo della fantascienza.
Allo stesso tempo - e per noi ciò è assai importante - essi hanno colpito l' economica mondiale in una fase critica, contrassegnata da un netto calo della crescita nella maggior parte dei paesi industrializzati.
Per tale ragione esorto gli Stati membri e le imprese a non considerare gli eventi dell' 11 settembre come unica causa della crisi congiunturale e a non usarli come pretesto per coprire proprie mancanze a livello economico e politico.
L' 11 settembre ha reso ben più gravi i nostri problemi economici.
Dobbiamo però distinguere tra i problemi che esistevano già prima dell' 11 settembre e che sono stati inaspriti dagli attentati e i problemi che, a loro differenza, sono sorti soltanto come conseguenza degli attentati.
Attualmente si ha spesso l' impressione che le ripercussioni negative degli atti terroristici siano - fortunatamente - contenute e che, come ha affermato il Presidente Duisenberg pochi giorni fa, i problemi creatisi in alcuni comparti siano già stati risolti.
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Settori colpiti in maniera spropositata erano e sono tuttora l' industria delle assicurazioni, in misura minore il turismo, soprattutto quello legato ai congressi e agli incentivi.
Per fortuna, si è riusciti a riguadagnare parecchio terreno consolidando la congiuntura del mercato interno sul piano del turismo.
Particolarmente colpiti sono la grande industria - in relazione alle assicurazioni -, nonché le compagnie aeree e gli aeroporti.
La relazione del Parlamento europeo effettua una chiara distinzione tra questi due settori.
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Siamo anche lieti - e lo ribadiamo in questa sede - che la cooperazione tra BCE e FED statunitense, tra i Presidenti Duisenberg e Greenspan, abbia funzionato.
L' euro ha dimostrato la propria validità, malgrado il difficile momento, e, nonostante questa eclatante ed improvvisa erosione, non si è scatenata una crisi nell' economia mondiale e non si è avuta una crisi monetaria in Europa.
Abbiamo anche avuto modo di vedere sia che siamo ancora troppo poco indipendenti dall' economia americana, sia che il nostro mercato interno e la sua congiuntura non sono ancora diventati sufficientemente autonomi dagli sviluppi che si registrano a livello dell' economia mondiale.
Dobbiamo cominciare da noi. Pertanto chiediamo che il Vertice di Barcellona lanci una nuova offensiva di crescita e d' innovazione, in modo da stimolare lo sviluppo, gli investimenti e l' occupazione attraverso un giustificato ottimismo congiunturale.
Dove continuano ad esistere ostacoli al mercato interno?
Dov' è che le direttive non trovano ancora attuazione?
Dov' è che le diverse situazioni sul piano delle competenze portano ad un blocco a livello del conseguimento degli obiettivi comuni, come il piano d' azione per i servizi finanziari, il processo di Lisbona o altro?
Dobbiamo fare il possibile per favorire la creazione di nuove imprese e per sostenere la struttura economica delle PMI.
Pertanto il mio gruppo ha presentato un emendamento alla relazione Bullmann, in cui si esortano Commissione e Stati membri a far sì che nel corso della revisione degli accordi sui capitali propri di Basilea e nel nuovo quadro comunitario per la dotazione di capitali propri si tenga conto delle caratteristiche strutturali delle aziende europee e si aiutino le PMI a creare le condizioni quadro necessarie affinché il processo portato avanti a Basilea non sfoci in ripercussioni negative, bensì in un sostegno economico.
<P>
Ritengo inoltre che dobbiamo fare maggior ricorso al nostro diritto d' iniziativa, in modo da eliminare gli ostacoli presenti nel mercato interno, diventare più autonomi e sfruttare al meglio le potenzialità economiche esistenti in Europa, nel pieno rispetto dei nostri obiettivi.
Se ciò accadrà, se trarremo i dovuti insegnamenti dai fatti dell' 11 settembre e se ci prenderemo sul serio, potremo forse utilizzare meglio e imprimere nuovo slancio sia alle opportunità derivanti dalla nuova visione del mondo sia al nostro ruolo mondiale in riferimento al modello dell' economia di mercato ecosociale.
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<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="EN" NAME="Jackson">
Signor Presidente, questo è un dibattito che può prendere direzioni molto diverse, a seconda della commissione di cui fanno parte i deputati che prendono la parola; poiché faccio parte della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, desidero concentrarmi sulle questioni ambientali che rientrano nel contesto di Barcellona.
<P>
Bisogna anzitutto sottolineare l'importanza che la commissione per l'ambiente - e, spero, tutto il Parlamento europeo - attribuisce all'aggiunta di una dimensione ambientale al processo di Lisbona, che prevede una valutazione annuale della crescita economica e della coesione sociale.
A dire il vero, in seno alla commissione per l'ambiente siamo rimasti sconcertati per il fatto che il pilastro ambientale dello sviluppo sostenibile non sia considerato di pari importanza rispetto ai pilastri economico e sociale.
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Colgo l'occasione per ringraziare - sia a titolo personale sia a nome dei colleghi - l'Agenzia europea per l'ambiente, che svolge un'importante opera sugli indicatori ambientali; tra breve il direttore dell'Agenzia per l'ambiente, signor Beltrán, andrà in pensione; vogliamo esprimergli la nostra gratitudine per il lavoro svolto.
<P>
Non dobbiamo neppure permettere che gli indicatori restino sospesi in aria, mentre ci congratuliamo con noi stessi per averli elaborati; secondo la commissione per l'ambiente, è estremamente importante collegare l'elaborazione degli indicatori a chiari obiettivi e a precisi calendari di lavoro per la Commissione e il Parlamento.
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Vorrei toccare un punto che ci riguarda, facendo notare agli onorevoli colleghi che il luogo migliore per affrontare il problema dello sviluppo sostenibile è il nostro Parlamento.
Dovremmo, per esempio, organizzare un dibattito annuale, con una valutazione annuale di tutti i settori che ricadono nelle competenze delle commissioni parlamentari.
E' essenziale verificare sistematicamente che le preoccupazioni di carattere ambientale vengano tenute presenti nell'elaborazione delle altre politiche; su questo punto il Commissario all'ambiente, signora Wallström, si è sempre battuta con vigore, ma ora dovrà percorrere una durissima strada in salita.
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Una delle politiche in cui risulta più chiara l'inderogabile necessità di tenere presenti le considerazioni ambientali è quella della pesca.
Io rappresento l'Inghilterra sudorientale, una regione dove la pesca si pratica in numerosi porti, e dove ci troviamo a dover affrontare le conseguenze del fatto che la politica comune della pesca non ha mai tenuto conto di considerazioni ambientali: gli stock ittici si sono esauriti; i pescatori non hanno pesci da pescare; i delfini, catturati dalle reti dei pescherecci industriali in mezzo alla Manica, vanno ad arenarsi, ormai morti, sulle spiagge della Bretagna e della Cornovaglia.

Ecco un ottimo esempio di sviluppo non sostenibile; il Parlamento dovrebbe impegnarsi per rimediare a questa situazione.
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Nel contesto dell'allargamento lo sviluppo sostenibile sarà un elemento di grande importanza.
E' probabile che gli Stati candidati dell'Europa centrorientale vogliano diventare come noi al più presto possibile - che il cielo li aiuti!
Ciò significa che vorranno più strade, più automobili, più emissioni inquinanti provocate dai trasporti e così via.
L'ambiente subirà probabilmente danni ancor più gravi; dobbiamo quindi trovare il modo - evitando atteggiamenti di imperialismo culturale - di garantire che il rapido sviluppo economico dei nuovi Stati membri dell'Europa centrorientale non danneggi l'ambiente, soprattutto l'ambiente naturale.
<P>
Rio, e il Vertice di Rio, produrranno di certo un fiume di parole; resta da vedere se ne scaturiranno risultati concreti.
E' un peccato che la Commissione abbia reso pubblico il suo documento con tale ritardo, tanto che a questo punto non possiamo esprimere un'opinione collettiva nel contesto di Barcellona.
Il documento su Rio contiene alcuni spunti estremamente apprezzabili, tra cui l'insistenza sulla necessità di fornire incentivi al commercio sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.
Nell' ottica della commissione per l'ambiente, sottolineo l'esigenza che l'Unione europea distingua la propria posizione sulla produzione di organismi geneticamente modificati nei paesi del Terzo mondo.
<P>
In dicembre, dal Sudafrica è giunta notizia che quel paese ha fortemente incrementato la superficie agricola destinata alla coltivazione di prodotti geneticamente modificati.
Quale messaggio dobbiamo inviare a un paese come il Sudafrica?
Dobbiamo dirgli, più ne producete, meno potrete esportarne da noi?
Sarebbe un messaggio sostenibile per un paese che cerca di procurarsi i mezzi per vivere?
<P>
Infine, una parola sul temuto piano idrologico spagnolo, che compare con sempre maggior frequenza alla ribalta del Parlamento europeo.
Non è una buona idea quella di condannare uno Stato membro per un'iniziativa presa in buona fede da un governo democraticamente eletto.
In questo caso, il governo ha presentato una valutazione d'impatto ambientale relativa al piano; tale valutazione è ora all'esame della Commissione; non è quindi questo il momento per condannare la Spagna.
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Quando si andrà al voto, il piano idrogeologico spagnolo costituirà un problema assai spinoso per i deputati europei del partito laburista britannico.
Ancora adesso Blair sta facendo di tutto per stringere un'alleanza con il Primo ministro spagnolo Aznar e quindi i nostri colleghi laburisti si trovano di fronte al dilemma se votare contro l'emendamento presentato dalla onorevole Roth-Behrendt per sostenere il proprio Primo ministro: è una posizione scomoda e non li invidio affatto.
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<SPEAKER ID=64 NAME="García-Margallo y Marfil">
Signor Presidente, innanzitutto esprimo, io che appartengo all' estremo centro, grande soddisfazione per aver raggiunto un accordo, un compromesso con l' onorevole Bullmann.
<P>
Secondo: in riferimento alla richiesta generica della commissione per l' occupazione e della commissione per i problemi economici e monetari, mi rivolgo al Consiglio affinché si unisca al Parlamento europeo nella definizione e nel monitoraggio delle strategie che verranno adottate a Barcellona.
Per citare Pablo Neruda, bisogna fare come col vecchio vino della mia patria che non veniva fatto da un solo uomo, bensì da molti uomini, non da una sola pianta, bensì da molte.
<P>
Terzo: le conseguenze menzionate.
Concordo con il Presidente del Consiglio sulla necessità di salvaguardare i principi della stabilità dei prezzi e dell' austerità di bilancio nei paesi sia grandi sia piccoli.
In Parlamento sappiamo bene come finiscono gli entusiasmi monetari o le frugalità di bilancio.
Succede come nei giorni che noi definiamo "di vino e rose", che al mattino seguente lasciano solo il mal di testa.
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Quanto alle riforme strutturali che ampliano la concorrenza, da quei banchi sono state espresse delle reticenze, delle riserve.
In materia di liberalizzazione dei settori strategici, ad esempio del settore dei trasporti, dell' energia elettrica, del gas, delle telecomunicazioni o dei servizi finanziari ciò significa, come si dice a Cuba, retrocedere, e non per prendere maggiore slancio.
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Quarto: concordo con altri oratori sull' importanza da attribuire ai fattori strategici dello sviluppo, vale a dire l' istruzione lungo tutto l' arco della vita e il sostegno alla piccola impresa.
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Alla onorevole Jackson, infine, vorrei dire una cosa: il piano idrologico nazionale non è, come recita l' emendamento, un esempio di sviluppo insostenibile.
E' , invece, un chiaro esempio di sviluppo sostenibile in quanto si tratta di prendere acqua dove è presente in eccesso e di distribuirla in quelle terre dove spesso bisogna raccomandarsi ai santi perché piova o dove, al contrario, bisogna spostarsi in barca dopo un violento temporale.
Come la onorevole ha rilevato, si tratta della decisione parlamentare di un Parlamento legittimo dopo una discussione ampia ed un appoggio quasi unanime da parte del Consiglio nazionale per l' acqua, cui partecipano tutte le autorità regionali, comprese quelle socialiste.
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Qualcuno in questa sede ha venduto una moneta falsa.
Vi chiedo di esigere che tale moneta venga scambiata con una moneta buona, con una moneta autentica, come quella che abbiamo già nell' Unione europea.
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<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="DE" NAME="Martin, Hans-Peter">
Signor Presidente, innanzitutto osservo un interessante sviluppo qui nel Parlamento.
Si continua a criticare - ritengo giustamente - che noi non conduciamo dei veri dibattiti.
Quale ultima conseguenza abbiamo adesso Barcellona, l' 11 settembre e l' acqua.
Dubito che ciò si tramuterà in una vera discussione.
Il tema da me affrontato e che rappresenta anche l' oggetto del parere sono le conseguenze dell' 11 settembre.
Desidero illustrare alcuni punti essenziali ad integrazione di quanto il collega Karas ha giustamente affermato: in quanto evento, non dobbiamo sopravvalutarlo, ma, per quanto riguarda la dinamica dei fatti, abbiamo scoperto che siamo vulnerabili e che la prima conseguenza dell' 11 settembre era - ed è - che la politica è tornata a svolgere il ruolo di forza trainante.
If you like it or not - questo viene ormai ammesso anche dai dirigenti delle principali industrie; anche noi dobbiamo però essere onesti: proprio a livello europeo, la politica si sta rivelando un fallimento!
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Secondo, dopo l' 11 settembre è diventato ancora più evidente che la maggiore ridistribuzione del patrimonio nella storia dell' uomo in epoca di pace mette a repentaglio la pace mondiale e toglie anche opportunità di mercato a livello assai ampio, il che fa sì che, a causa del fallimento della politica e a causa della nuova situazione in cui versiamo adesso, le aziende sono sottoposte a enormi pressioni.
Se agissero in maniera credibile, per le imprese l' 11 settembre rappresenterebbe un' opportunità di fare quello che finora la politica globale non è riuscita a realizzare, ossia a tutelare i diritti dell' uomo in maniera incondizionata.
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Notiamo che - indipendentemente dall' 11 settembre, ma sottolineati da questi fatti - tutti i settori di mercato subiscono dei mutamenti e che molti comparti sono in crescita.
Mi riferisco alla lotta contro il terrorismo, a ciò che pensiamo di fare con lo spazio e alla mobilità.
Se né la politica né le aziende porteranno i risultati sperati, il consumatore può esercitare il proprio potere attraverso le proprie scelte; adesso egli vuole imprese che, oltre ad agire in maniera responsabile sotto il profilo ecologico, operino anche con consapevolezza sociale.
Pertanto mi compiaccio che quanto fatto valere nella commissione per l' industria sia stato recepito anche nella relazione principale, ossia che il consumatore viene invitato a dimostrare la propria consapevolezza sociale all' atto dell' acquisto.
Ciò che ad ogni modo manca, sono le conseguenze, che non sono state accolte neanche in sede di commissione per l' industria. Deploro che esse non siano state riprese nella relazione principale.
Abbiamo bisogno di un piano Marshall globale. Senza di esso, avremo tratto insegnamenti errati da quanto avvenuto e anche Barcellona non sarà un successo.
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<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, nella relazione sul Vertice di primavera del 2002 la commissione per l' occupazione e gli affari sociali, nonché la commissione per i problemi economici hanno cercato d' individuare nuove strade innovative. Ciò è riuscito loro in diversi comparti.
A nome del gruppo PPE-DE mi congratulo con l' onorevole Bullmann per l' ottimo lavoro svolto e per la disponibilità al dialogo e al compromesso. Che cosa dev' essere iscritto all' ordine del giorno di Barcellona?
Primo, la riforma dei sistemi educativi.
Lo studio Pisa ha scatenato in Germania un sano choc.
Finalmente la formazione professionale e l' istruzione diventano una priorità politica.
Bisogna chiedere di più agli alunni e poi si possono loro concedere anche incentivi.
Quanto prima occorre iniziare con una formazione professionale quanto più versatile possibile e quanto più tardi possibile bisogna passare ad una specializzazione.
Soltanto grazie ad ampie conoscenze, anche a livello linguistico, i giovani potranno avere accesso senza problemi ai mercati del lavoro aperti in Europa.
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Secondo, la riforma dei sistemi occupazionali.
Nell' Unione europea vi sono 13,6 milioni di disoccupati, uno sviluppo che non può essere eliminato compiendo un' operazione di cosmesi sulle statistiche relative ai mercati del lavoro.
Invece di gestire la disoccupazione, si deve aumentare nettamente la capacità lavorativa attraverso corsi di qualificazione, di perfezionamento professionale e di accesso ad Internet orientati verso le esigenze di mercato.
Soluzioni unitarie semplicistiche, come la riduzione in tutta Europa dell' orario di lavoro, non sono efficaci.
Abbiamo bisogno di soluzioni intelligenti, differenziate, come la flessibilizzazione dell' orario di lavoro, concordata a seconda dei diversi settori e delle diverse regioni.
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Terzo, la riforma del partenariato sociale.
Il dialogo sociale deve affermarsi, soprattutto in tempi difficili.
Il modello sociale europeo ha fornito un importante contributo alla pace sociale e alla crescita della produttività europea.
Si tratta di un modello flessibile, per niente rigido, e che pertanto merita di essere ampliato.
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Quarto, la sua regolamentazione.
I lavoratori hanno enorme interesse alle PMI e all' artigianato, che costituiscono la spina dorsale delle economie nazionali di tutti gli Stati membri, che assicurano il 70 per cento dei posti di lavoro e il 75 per cento dei posti di formazione professionale.
La loro costituzione e la loro capacità d' innovazione vanno promosse.
In tali aziende la formazione è continua, per cui i lavoratori acquisiscono una notevole esperienza.
Qualità come queste non devono essere svuotate di significato da oneri fiscali e da un' eccessiva regolamentazione delle PMI.
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Quinto, la riforma dei bilanci.
Il nostro gruppo insiste affinché gli obblighi del patto di stabilità e di crescita vengano rispettati senza eccezioni da tutti i paesi della zona euro.
Anche problemi congiunturali non possono essere sfruttati per derogare da tali obblighi.
In Germania è bastata la minaccia del monito per imboccare finalmente una direzione più coerente a favore del risparmio.
Ma non vale soltanto per il mio paese il fatto che tutte le uscite dello Stato devono essere verificate, così come tutte le sovvenzioni.
Nutro una profonda fiducia nella Presidenza spagnola, che conosce il valore del nostro modello sociale europeo e sa quanto sia importante una crescita economica sostenibile.
In occasione del Vertice di primavera di Barcellona, puntiamo sulla sua capacità di motivazione!
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<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="FR" NAME="Goebbels">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, viviamo in un mondo pericoloso anche se, vista dall' esterno, l' Unione europea sembra un' oasi di pace.
Non tutto, beninteso, è perfetto in Europa.
Le strutture economiche e sociali devono essere ammodernate e ci si deve preparare alle sfide poste dalla globalizzazione per cogliere le opportunità che essa offre.
In tale processo, i socialisti vogliono difendere il modello sociale europeo.
Giustizia sociale e integrazione sociale devono restare obiettivi permanenti, il che non impedisce di attuare riforme nell' ambito del mercato del lavoro.
Tuttavia se flessibilità e mobilità fossero la panacea per la piena occupazione, come spiegare il recente aumento della disoccupazione negli Stati Uniti?
Nella Silicon Valley, cuore della new economy, il tasso di disoccupazione si aggira attualmente sul 6 percento.
I lavoratori interessati, in generale molto qualificati, non emigrano verso altre località.
Chi se ne deve andare sono i 500.000 specialisti non americani che avevano ricevuto, tramite una legge speciale, un permesso di lavoro temporaneo.
Quando si paragonano i mercati del lavoro, non si possono ignorare gli oltre due milioni di americani in prigione rispetto agli 80.000 in Germania o ai 60.000 in Gran Bretagna.
Il modello americano non è sempre il migliore.
Conclusione: riforme sociali, sì; dumping sociale, no.
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Dopo Lisbona, a Barcellona si chiede un' accelerazione delle riforme economiche.
I socialisti vogliono un vero mercato interno.
Tuttavia liberalizzazione non significa deregolamentazione.
La liberalizzazione richiede regole migliori e un loro stretto controllo, come dovrebbe insegnare il caso Enron.
Ammodernando l' economia, l' Europa ha il dovere di mantenere servizi pubblici efficaci al servizio dei cittadini, in particolare dei meno abbienti.
In un momento in cui negli Stati Uniti stanno riscoprendo le virtù del servizio pubblico, l' Europa non deve mandare in rovina il proprio.
I socialisti sono a favore della stabilità macroeconomica, ma il patto di stabilità dev' essere applicato in maniera non dogmatica, bensì tenendo conto della congiuntura mondiale.
Sì alla disciplina di bilancio; tuttavia la flessibilità è necessaria se lo stato dell' economia mondiale lo esige.
Gli americani danno dimostrazione di pragmatismo in materia di politica fiscale e di bilancio.
Sì anche alla globalizzazione, ma non a una globalizzazione senza regole definite ed accettate a livello multilaterale.
No alla globalizzazione senza solidarietà, in particolare con i paesi sottosviluppati.
Infatti, come l' 11 settembre ha crudelmente ricordato, i paesi sviluppati possono vivere in pace solo se contribuiscono a risolvere i conflitti che, in tutto il mondo, consentono a gruppi di sovversivi dogmatici di far credere ad una gioventù senza occupazione di vivere in un mondo senza prospettive.
Sta a noi, signor Presidente, dimostrare che un futuro comune è possibile.
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<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="DA" NAME="Jensen">
Signor Presidente, non è stato facile formulare la proposta del Parlamento per il prossimo Vertice.
L' onorevole Bullmann ha fatto del suo meglio e lo ringrazio.
Il mio gruppo esprime tuttavia una riserva nei confronti di alcuni punti della relazione che a tratti, a nostro avviso, è permeata da una paura di liberalizzazione.
Per noi non c' è alcuna contraddizione tra un' economia di mercato libera e buone condizioni sociali, al contrario.
L' esperienza insegna che nella stragrande maggioranza dei casi tutti noi, come consumatori, traiamo vantaggio da una libera concorrenza volta a garantire prezzi bassi e buona qualità.
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Al Vertice di Barcellona, i Capi di Stato dovranno pronunciarsi su un piano d' azione molto ambizioso, teso a promuovere le qualifiche e la mobilità all' interno dell' Unione europea nei prossimi cinque anni.
Credo che questo piano sia un' iniziativa molto valida.
Occorrerà prendere decisioni a livello di Unione europea al fine di facilitare la vita a coloro che perseguono nuove sfide cercando lavoro o studiando in un altro paese dell' Unione, ai quali occorre garantire i diritti sociali, ma c' è anche una lunga lista di iniziative che gli Stati membri devono attuare per potenziare le possibilità di formazione.
Questo deve avvenire attraverso il coordinamento aperto; credo che sia una buona idea che si applichi il coordinamento aperto in questo settore.
Penso che sia importante che sia accompagnato da un dibattito aperto con il coinvolgimento di tutte le parti interessate, perché, senza tale dibattito aperto, esso soffre di un deficit democratico.
Credo anche che sia necessario fare attenzione a non inflazionare l' uso del coordinamento aperto e a non definire obiettivi europei comuni e quote su tutto quello che c' è sulla faccia della terra.
Finiremmo col rovinare una buona idea e non siamo in ogni caso a favore del coordinamento aperto per l' assistenza all' infanzia.
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<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="FR" NAME="Mayol i Raynal">
Signor Presidente, in quanto catalano, sono lieto che Barcellona divenga per due giorni la capitale dell' Europa.
Temo tuttavia che la principale aspettativa dei miei compatrioti nei confronti dell' Unione europea venga delusa.
Per i Capi di Stato e di governo si tratterà di verificare a che punto è la sfida lanciata a Lisbona.
Tuttavia la Catalogna si aspetta molto più dall' Europa di tale sfida un po' puerile. Essa si aspetta innanzitutto che l' Unione europea la riconosca per ciò che essa è, vale a dire una grande nazione.
Essa si aspetta inoltre che l' Unione riconosca la sua lingua millenaria, parlata da quasi otto milioni di persone, come lingua ufficiale e lingua di lavoro nel Parlamento europeo.
Essa si aspetta infine di poter prendere parte a pieno titolo alle varie Istituzioni europee.
Essa desidera un' Europa politica in cui incoraggiare lo spirito d' impresa non significa scoraggiare coloro che hanno fame e sete di giustizia.
Vuole un' Europa in cui liberalizzazione non faccia rima con liquidazione dei servizi pubblici, un' Europa a cui stia a cuore lo sviluppo sostenibile e che, proprio per tale motivo, non può approvare il piano idrologico nazionale, malgrado tutte le pressioni che vengono esercitate in tal senso.
Essa ambisce ad un' Europa fraterna nei confronti degli immigrati e solidale con i popoli che lottano contro le nuove forme di colonizzazione.
La Catalogna ha indubbiamente bisogno dell' Europa, tuttavia anche l' Europa ha bisogno della Catalogna.
Il seny, il buon senso catalano, farebbe miracoli al Consiglio e alla Commissione.
Tra qualche giorno i miei compatrioti esprimeranno probabilmente con forza e meglio di quanto non abbia potuto fare in Aula parte delle loro aspirazioni.
Auspico che essi possano, anzi che noi possiamo essere ascoltati.
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<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Signor Presidente, dal documento della Commissione emergono due elementi: da un lato, esso riconosce che la strategia di Lisbona ha avuto come scenario una crescita economica del 3 per cento, che non si è ripetuta nel 2000 e nel 2001, con un rallentamento economico; dall' altro, il documento insiste su due obiettivi fondamentali a cui ha fatto riferimento anche la relazione Bullmann: perseguire gli obiettivi del patto di stabilità, segnatamente la strategia "deficit zero" nel 2004, e accelerare i processi in ritardo.
Di conseguenza, pur riconoscendo che i livelli di povertà e la disparità di reddito rimangono preoccupanti, le proposte sono orientate verso una maggiore pressione a favore della liberalizzazione dei mercati pubblici, la creazione di un mercato unico di capitale di rischio nel 2003 e di servizi finanziari nel 2005, l' apertura del mercato energetico nel 2003 e del gas nel 2004, un secondo pacchetto di liberalizzazione nel settore finanziario, nel settore ferroviario e la scommessa della riforma dei mercati del lavoro.
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Anche se il documento segnala alcune misure positive nell' area sociale, con la riduzione della metà del tasso di povertà entro il 2010 e con l' approvazione degli indicatori di integrazione sociale, la verità è che l' accelerazione delle privatizzazioni, il tentativo di rendere flessibile il mercato del lavoro e l' insistenza nell' applicare i criteri rigidi del patto di stabilità - senza tenere conto delle differenze tra Stati membri e dei gravi problemi sociali di alcuni di essi -, produrranno ulteriore povertà e disoccupazione.
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La fiducia che i grandi imprenditori ripongono nel Vertice di Barcellona è sintomatica.
Da qui la nostra ferma opposizione al documento della Commissione.
Per quanto riguarda la relazione Bullmann, che in una prima fase aveva raggiunto un certo equilibrio, in seguito è stata modificata, avvicinandosi abbastanza alle posizioni della Commissione, il che giustifica la nostra opposizione.
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<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="DA" NAME="Krarup">
Signor Presidente, il governo conservatore del mio paese, la Danimarca, oggi ha assunto un impostore riconosciuto a livello internazionale, tale signor Lomborg, a capo dell' Istituto per la valutazione ambientale del governo e ha così compiuto un passo importante verso l' abolizione di qualsiasi sviluppo sostenibile.
La Presidenza del Consiglio supera i conflitti della società e del mondo in modo più elegante, ricorrendo a manovre verbali, eufemismi e reticenze, ma il risultato è sostanzialmente lo stesso.
Si sostiene, per esempio, che il programma per i sistemi di trasporto integrati è utile all' ambiente, ma il solo potenziamento della rete autostradale dell' Unione europea dall' adozione del Trattato di Maastricht dieci anni fa ha determinato un aumento delle emissioni di CO2 nella zona di traffico del 15 per cento, e questo è assolutamente indipendente dalle decisioni politiche sulla riduzione delle emissioni totali.
Non c' è nulla nei programmi che lasci supporre modifiche radicali.
Il programma per il Vertice rappresenta tutto, tranne lo sviluppo sostenibile, e questo non vale solo per la prospettiva ambientale.
E che ne è della sostenibilità economica e sociale?
Gli argomenti principali di Barcellona sono il rafforzamento e il potenziamento della quota degli Stati membri nel dominio economico del mondo.
Non è solo l' ambiente ad essere sacrificato, ma la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
Il rapporto tra concretizzazione del capitalismo e sottomissione politica e militare dell' Unione europea è spaventosamente chiaro - non solo per l' élite dell' Unione.
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<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="PT" NAME="Moreira Da Silva">
<SPEAKER ID=73 NAME="Trentin">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, signori Commissari, condivido pienamente gli orientamenti definiti nella relazione del collega Bullmann e particolarmente il richiamo ad alcuni obiettivi assunti a Lisbona in ragione di una visione del welfare state che lo assume non come un'appendice assistenziale della politica economica ma come un fattore essenziale di una politica di sviluppo sostenibile verso il pieno impiego e un miglioramento della qualità del lavoro.
Condivido parimenti molti degli orientamenti, ragionevoli, formulati nella relazione del collega Karas.
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Tuttavia, il ruolo strategico assunto a Lisbona dalle politiche per la ricerca e lo sviluppo, per l'educazione e la formazione lungo tutto l'arco della vita, per l'aumento della popolazione attiva e l'occupazione dei lavoratori più anziani richiede che questi obiettivi facciano parte di una politica economica e sociale elaborata e decisa in un'unica sede e con un processo decisionale concertato, anche con forme di cooperazione aperta.
Da questo punto di vista sono preoccupanti i ritardi accumulati negli investimenti, pubblici e privati, nella ricerca e nella formazione lungo tutto l'arco della vita che vincolano, lo ricordiamo ancora, i processi di mobilità e di flessibilità al requisito inderogabile della sicurezza e dell'impiegabilità.
Ma ancor più preoccupanti sono i segni di un rallentamento nella costruzione di un policy mix che metta in comune il coordinamento delle politiche economiche per uno sviluppo sostenibile e quello delle politiche dell'occupazione e della coesione sociale stimolando una nuova stagione del dialogo sociale.
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Se un tale indirizzo, che sembra oggi prevalere - di tornare cioè a una dissociazione fra la politica economica comune, peraltro spesso latitante, e la politica sociale, che rischia di essere relegata al rango di politica assistenziale - dovesse essere di fatto sottovalutato a Barcellona e non fosse apertamente contrastato, questo significherebbe compromettere irrimediabilmente gli obiettivi fissati a Lisbona per il periodo 2002-2010.
Questo pericolo è tanto più serio nella misura in cui sembra coincidere con l'obiettivo di uno schieramento politico trasversale che punta apertamente a snaturare il contenuto strategico delle decisioni di Lisbona.
E' il caso di un documento, sottoscritto dai capi dei governi italiano e britannico, nel quale si sostiene non la riforma strutturale ma la deregolamentazione del mercato del lavoro, lo svuotamento della contrattazione collettiva, sottoponendola all'adesione volontaria del singolo imprenditore e del singolo lavoratore.
Si tratta di un attacco all'articolo 30 della Carta dei diritti fondamentali, che non può trovare consenso e accoglienza a Barcellona.
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<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="EN" NAME="Clegg">
Signor Presidente, lo slancio verso l'obiettivo della liberalizzazione che il processo di Lisbona trasmette al Vertice di Barcellona va salutato con favore; vorrei tuttavia richiamare l' attenzione dell'Assemblea su due punti.
In primo luogo, quello che non facciamo e quello che evitiamo di fare è altrettanto importante di quello che cerchiamo di fare.
In nome della competitività, dovremmo astenerci dall'intralciare l'Unione europea con l'onere di regolamenti soffocanti o iniziative non strettamente necessarie.
<P>
Spero che il Vertice di Barcellona rivolga la propria attenzione al problema cruciale della valutazione dell'impatto dei regolamenti; troppo spesso si varano iniziative senza prima esaminare adeguatamente il loro impatto sulle imprese e sull'ambiente, ma anche sui consumatori e sulle amministrazioni.
Prima di varare qualsiasi iniziativa, bisogna considerare gli ostacoli che dovremo superare.
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Secondo: sulla scorta di una tendenza che continuerà senza dubbio a manifestarsi anche a Barcellona, il processo di Lisbona è sovraccarico di obiettivi.
Gli obiettivi sono una bella cosa, ma possono facilmente compromettere la credibilità del processo se non si riesce a raggiungerli, oppure se alcuni Stati membri li raggiungono con qualche trucco statistico.
Invito Consiglio e Commissione ad essere molto cauti nel fissare e attuare un numero eccessivo di obiettivi, se risulta chiaro che non è sempre possibile conseguirli.
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<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="EN" NAME="Lambert">
Da molto tempo il mio gruppo è critico nei confronti del processo di Lisbona, non da ultimo per la sua acritica fiducia nella crescita economica come valore in sé; non cerchiamo affatto di darne una valutazione qualitativa, ma ci abbarbichiamo ad essa in quanto essenziale indicatore di benessere economico - come se ciò significasse automaticamente benessere sociale.
Se sono costretta a recintare casa mia, installare sistemi d'allarme e dispositivi antifurto alle finestre, questo giova forse all'economia, ma nuoce senza dubbio alla mia qualità di vita.
Critichiamo anche l'ambizione di costruire l'economia basata sulla conoscenza più competitiva del mondo, poiché riteniamo che in qualsiasi competizione vi saranno sempre dei perdenti sia all'interno dell'Unione europea sia a livello globale.
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Quanto al processo di Lisbona, dobbiamo vigilare affinché la coesione sociale, che era uno dei nostri obiettivi, non rimanga vittima della nostra ansiosa ricerca di competitività.
Siamo ben consapevoli che Lisbona non è sufficiente; a Göteborg era stato inserito il tema dell'ambiente, assieme alla promessa che i Vertici di primavera - come quello di Lisbona - sarebbero stati dedicati alla sostenibilità.
A parere del mio gruppo, tutti i Vertici dovrebbero imperniarsi sulla sostenibilità, ma per cominciare mi accontenterei di averne uno all'anno: è infatti l'ambiente a sostenere il nostro sviluppo economico, e, se non riusciamo a garantire la sostenibilità, possiamo dire addio al patto di stabilità.
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In origine, la relazione dell'onorevole Bullmann ci forniva un organico quadro complessivo dei numerosi problemi che riguardano l'occupazione, la coesione sociale e l'importanza della sostenibilità; mi sembra però che su alcune risoluzioni della commissione per i problemi economici e monetari sia sorta un'atmosfera alquanto tesa: mi riferisco soprattutto al paragrafo 25, che spinge verso la liberalizzazione, trascurando qualsiasi valutazione sociale ed ambientale, nonché al paragrafo 36, che dipinge in termini assai rosei l'opera svolta dall'Unione europea a Doha, dove ci siamo adoperati per introdurre una liberalizzazione del commercio mondiale che funga da catalizzatore della crescita internazionale.
Dobbiamo abbandonare l'idea che crescita sostenibile significhi una percentuale del 3 per cento tutti gli anni, se ciò deve condurci a consumare le nostre limitate risorse o a inquinare l'ambiente.
Come Unione europea, dobbiamo decidere cosa intendiamo per crescita economica sostenibile: ma non è su questo che stiamo votando oggi.
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<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="FR" NAME="Ainardi">
Signor Presidente, "più Europa" , il motto della Presidenza spagnola, costituisce a priori un obiettivo che si potrebbe sottoscrivere.
Il punto tuttavia è: quale Europa?
Mentre l' Unione ha bisogno di uno slancio economico e sociale forte, di risposte alle aspirazioni espresse dai cittadini, il Vertice di Barcellona si annuncia come una tappa decisiva per la realizzazione di una liberalizzazione accelerata dei servizi pubblici che il Presidente in carica ha definito poco fa "industria di reti" .
Liberalizzazione, risposta magica.
Continuano tuttavia ad aumentare le aspettative a favore di servizi pubblici più ambiziosi e di qualità.
Si tratta forse di egoismo nazionale?
A mio avviso, è un' esigenza universale.
Le gravi disuguaglianze tra paesi in termini di accesso della popolazione a tali servizi giustificano l' elaborazione di norme europee comuni suscettibili di consentire un' armonizzazione dall' alto.
Non dovrebbe essere all' ordine del giorno la riduzione dei servizi pubblici, bensì il loro aumento ed il loro miglioramento, così come il loro sviluppo, la loro democratizzazione e il loro ammodernamento.
I servizi pubblici o servizi di interesse generale seguitano ad essere considerati nell' Unione come una deroga alle regole della concorrenza.
Essi devono invece diventare il cuore della coesione sociale europea, la molla per un' Europa di progresso, uno dei suoi punti di riferimento e dei suoi valori.
Alla presentazione al Parlamento della relazione intermedia sulla coesione dell' Unione, si intende continuare a disfare da un lato ciò che si tenta di costruire dall' altro?
Il Vertice di Barcellona - è ovvio - non verte solo su tale questione, ma i problemi di fondo sono gli stessi: congiuntura economica, lotta contro il terrorismo, ampliamento, necessità di Istituzioni più democratiche; si tratta di temi che sollecitano una nuova riflessione sul senso dell' Unione e sulle sue ambizioni, alla vigilia della prima riunione della Convenzione.
Il riferimento formale ad un maggiore ruolo dell' Europa in campo sociale, come al necessario riavvicinamento ai cittadini, non è più sufficiente.
Occorrono segnali forti, azioni concrete.
Le risposte annunciate al momento per il Vertice non vanno nella direzione giusta, anzi in quella sbagliata.
Dietro al motto "più Europa" , si afferma un' Europa più liberale e il credo del mercato. I cittadini si aspettano altro.
Lo ribadiranno con forza in manifestazioni che si terranno alla vigilia del Vertice e noi dobbiamo ascoltarli.
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<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signor Presidente, signor Ministro, signori Commissari, il tema in esame è estremamente importante e sono lieto che il dibattito si svolga sotto la Presidenza spagnola.
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In nessun altro paese si è registrato un calo tanto forte della disoccupazione come nell' odierna Spagna.
Ho calcolato che, grazie all' enorme sforzo compiuto dalla Spagna, il dato totale della disoccupazione nell' Unione europea è sceso dell' 1 per cento: senza il risultato spagnolo avremmo avuto un tasso di disoccupazione del 9,5 per cento invece dell' attuale 8,5 per cento.
La prestazione della Spagna è di grande rilievo e dovrebbe servire da esempio per alcuni paesi.
Questo risultato ha potuto essere raggiunto grazie a una combinazione di riforme economiche, dialogo sociale e altre misure. Tutta l' Europa, tutti i paesi dovrebbero seguire questo esempio.
<P>
Si registrano anche alcuni sviluppi negativi.
Il primo è stato ricordato dall' onorevole Poettering: si tratta del problema del monito alla Germania.
Come si è arrivati a tanto?
Ci sono poi due aspetti assurdi: il primo è che un paese non aderente ad Eurolandia - il Regno Unito - interferisce nelle questioni della zona dell' euro.
La Gran Bretagna non ha nulla a che vedere con la zona dell' euro, non è legata a noi in alcun modo e, ciononostante, interviene per rendere impossibile il raggiungimento di una maggioranza qualificata.
E' una vergogna!
Fra breve anche Putin e Bush potranno decidere sui nostri tassi di interesse.
Ciò è inaccettabile, signor Presidente; occorre porre fine al più presto a questa situazione.
<P>
Il secondo aspetto assurdo, il Finanzausgleich tedesco, è di natura diversa.
Nel patto di stabilità cerchiamo di evitare l' indebitamento, ma nel Finanzausgleich tedesco l' indebitamento viene premiato e anche i Land che non avrebbero necessità di ricorrere a questo strumento sono costretti a farlo.
Occorre porre fine anche a questa situazione.
Se riusciremo a conseguire questi obiettivi, il nostro ruolo sotto il profilo economico sarà senz' altro migliore e più attento alla dimensione sociale.
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<SPEAKER ID=78 NAME="Sacconi">
Signor Presidente, personalmente ho considerato un progresso fondamentale la decisione assunta a Göteborg di innestare la dimensione ambientale nel processo di Lisbona.
Nutro però un certo pessimismo circa la possibilità che l'imminente Consiglio di primavera sviluppi coerentemente quell'impostazione.
Mi limito a citare le tre ragioni principali di questo pessimismo, che spero naturalmente di vedere smentito: primo, la lentezza con la quale la dimensione ambientale viene realmente equiparata a quella economica e sociale, testimoniata dalla parzialità degli indicatori messi finora a punto per valutare i progressi compiuti; secondo, il modo ancora troppo chiuso in cui si gestisce la strategia di Lisbona e Göteborg, senza cioè il necessario coinvolgimento del Parlamento europeo ma anche delle autorità regionali e delle parti sociali; terzo, il ritardo che le Istituzioni comunitarie, Parlamento compreso, stanno accumulando per attrezzarsi in funzione dell'idea di sviluppo sostenibile, idea che non consente compartimenti stagni e conflitti di competenze.
Questa idea di sviluppo si fonda sul principio dell'integrazione delle politiche e quindi richiede il massimo di coordinamento e di cooperazione, la creazione di strumenti comuni di progettazione, indirizzo e monitoraggio.
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Tutto ciò per una ragione essenziale: innovazione, ricerca, formazione, quantità e qualità del lavoro, valorizzazione dell'ambiente e della cultura divengono sempre più componenti di una stessa politica.
Queste esigenze sono ben presenti sia nella relazione Bullmann sia nel progetto di risoluzione discusso in sede di commissione per l'ambiente, e per questo le sostengo pienamente.
<P>
<SPEAKER ID=79 NAME="Gasòliba i Böhm">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, il gruppo ELDR appoggia le linee generali e gli obiettivi presentati dalla Presidenza spagnola per il Vertice di Barcellona. Abbiamo potuto, tra l' altro, analizzare la questione in occasione dell' intervento del Vicepresidente Rato in seno alla commissione per i problemi economici e monetari.
Vorrei, tuttavia, formulare alcune osservazioni.
La prima concerne la necessità, a nostro parere, che al termine del Consiglio europeo di Barcellona si stili un calendario relativo agli obiettivi che in quella sede verranno fissati.
<P>
Sono trascorsi due anni da Lisbona e se si osserva, ad esempio, l' evoluzione dei livelli di produttività, l' evoluzione dell' economia, non in termini assoluti, ma in riferimento a quella nordamericana, nonché la mancata realizzazione di alcuni obiettivi fondamentali come la liberalizzazione di taluni settori ancora eccessivamente protetti e che provocano la distorsione della concorrenza, il bilancio di questo processo non risulta, per ora, soddisfacente.
<P>
Pertanto, per dare credibilità al Consiglio europeo, oltre ad elaborare un nuovo catalogo su ciò che si dovrà fare, come è stato sottolineato, è necessario stabilire una relazione fra obiettivi e calendario.
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<SPEAKER ID=80 LANGUAGE="FR" NAME="Flautre">
Signor Presidente, gli europei più ottimisti e più volitivi ricordano, dopo due anni dal Vertice di Lisbona, la dichiarazione di un nuovo modello: fare dell' Unione europea l' economia del sapere più competitiva del mondo e conseguire nel contempo una maggiore coesione sociale.
Tale strategia, completata a Göteborg, è diventata una strategia di sviluppo sostenibile in campo ambientale e sociale.
Si voleva, si vorrebbe e si vuole tuttora credervi, ma, in realtà, l' integrazione della dimensione economica con quella sociale ed ambientale è soltanto un' utopia.
La Presidenza spagnola non cela le proprie intenzioni, anzi è molto franca.
A suo avviso, lo sviluppo sostenibile dell' Unione significa efficacia dei mercati, dei beni, dei servizi, dei capitali e del lavoro.
Si può fingere di credervi?
Si promuove la liberalizzazione accelerata dei mercati, dei trasporti, dell' elettricità e del gas, quando è risaputo che ne deriverà un indebolimento della capacità di agire dei servizi nella lotta contro la povertà, per la previdenza sociale, una minore coesione territoriale, un minor numero di posti di lavoro di qualità, come dimostrano tutti gli studi.
Si organizza la flessibilità del mercato del lavoro e la mobilità dei lavoratori anziché una reale politica volta alla creazione di occupazione.
La relazione dell' onorevole Bullmann tenta l' impossibile: vorrebbe ottenere contemporaneamente il rispetto degli impegni inerenti al patto di stabilità e gli investimenti a favore dell' istruzione, della ricerca, dell' ambiente e delle reti.
Qualità dell' occupazione e maggiore flessibilità del mercato.
A nostro avviso, le priorità reali per Barcellona sono: sviluppo dell' economia sociale e solidale, revenu d' autonomie - includendo in tale formula anche i giovani la cui povertà aumenta in misura consistente - definizione reale dei servizi di interesse generale, riduzione dell' orario di lavoro, investimenti a favore dell' ambiente e delle condizioni di vita.
Ecco quali sono, a nostro avviso, le priorità del Vertice di Barcellona.
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<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="DE" NAME="Markov">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, desidero intervenire esclusivamente sulla relazione Karas.
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Primo: è positivo, che si compia una netta distinzione tra effettive conseguenze economiche dell' 11 settembre e carenze politiche ed economiche preesisenti.
L' Unione europea deve consentire agli Stati membri di sostenere aziende con gravi problemi che possono essere ricondotti alle ripercussioni degli attentati, così da contenere o evitare le conseguenze aziendali negative e, pertanto, gli effetti sociali negativi sugli occupati ad esse associati.
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Secondo: agiscono in maniera irresponsabile le aziende che portano avanti misure di razionalizzazione - leggi tagli dei posti di lavoro -, motivandole in maniera del tutto ingiustificata con gli avvenimenti dell' 11 settembre.
Sarebbe davvero irragionevole e dannoso intervenire in questi casi con aiuti statali.
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Terzo: ritengo non dimostrabile l' affermazione secondo cui il taglio dei tassi praticato dalla BCE e l' introduzione dell' euro in Europa possono aver soffocato sul nascere una crisi finanziaria internazionale.
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Quarto: le ulteriori ripercussioni negative sulla situazione economica provocate da un aumento delle spese militari e per garantire la sicurezza interna - tanto temute dal relatore - possono essere ridotte drasticamente attraverso una corretta politica per lo sviluppo, che miri ad eliminare le cause del terrorismo quali la povertà, l' oppressione, lo sfruttamento e l' intolleranza culturale.
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<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="DE" NAME="Liese">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, nei due minuti a mia disposizione, intendo concentrarmi su un aspetto che svolgerà un ruolo importante durante il Vertice di Barcellona.
Il Presidente Prodi vi ha accennato: si tratterà anche di esaminare il piano d' azione in materia di biotecnologia proposto dalla Commissione.
Credo che sia positivo che a Barcellona si affronti questo tema, in quanto la biotecnologia offre opportunità di crescita e di occupazione.
Trovo giusto che la Commissione compia coraggiosi passi avanti in questo ambito.
Lo voglio dire esplicitamente: in linea di massima, la maggior parte delle applicazioni dell' ingegneria genetica e della biotecnologia non pone alcun problema di carattere etico. Per questa ragione, dovremmo dare il nostro sostegno alla biotecnologia, che può anche fornire un contributo ad uno sviluppo sostenibile, permettendoci di risparmiare risorse attraverso un suo uso oculato.
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Signor Presidente della Commissione, vi sono però anche preoccupazioni giustificate.
Ho l' impressione che nel piano d' azione della Commissione questi timori vengano presentati soprattutto come un problema d' accettazione, per superare il quale basterà parlare a sufficienza ed informare la popolazione.
Il Parlamento europeo ha però sempre sottolineato che vi sono anche dei limiti necessari, limiti che sono di per sé necessari e che occorre fissare a livello politico per tutelare l' ambiente e la salute, ma anche per motivi etici.
Infatti noi non siamo la Comunità economica europea, bensì l' Unione europea. Per questa ragione abbiamo bisogno di valori comuni e da ciò discendono delle conseguenze.
Ritengo quindi sbagliato che nel suo documento la Commissione tratti la ricerca sulle cellule staminali in maniera approssimativa e non distingua a sufficienza i problemi di carattere etico.
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Il Presidente Aznar si è comportato in modo ben diverso negli ultimi giorni: ha affrontato espressamente i problemi etici.
Esorto Commissione e Consiglio ad esaminare tali problemi.
Invito i colleghi a dare il loro appoggio all' emendamento n. 27 alla risoluzione Jackson, in cui abbiamo trattato in maniera ponderata questo equilibrio tra opportunità e rischi e in cui lanciamo un apposito appello al Consiglio.
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<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="EN" NAME="McNally">
Desidero affrontare tre questioni: in primo luogo la liberalizzazione del mercato dell'energia, lo spazio di ricerca europeo, unitamente alle misure ausiliarie che devono accompagnare il sesto programma quadro, e l'imprenditorialità.
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Quanto all'imprenditorialità, non è forse venuto il momento di conoscere i risultati di qualcuna delle molte attività di benchmarking che sono state intraprese?
Non è venuto il momento di fare i nomi degli Stati membri che non prendono le misure necessarie a migliorare l'imprenditorialità e la competitività, additandoli così al pubblico biasimo?
La commissione europeo per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia ha votato sulle direttive per la liberalizzazione del gas e dell'elettricità, giungendo alla conclusione che, se la liberalizzazione viene effettuata senza prestare attenzione alle conseguenze che si avranno sull'ambiente, sui consumatori e sulla società, ci stiamo imbarcando in un viaggio assai pericoloso.
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Chiediamo, per esempio, che l'efficienza energetica venga usata come indicatore nei processi di Lisbona e Barcellona.
Se uno Stato membro è così inetto da non essere capace di usare l'energia in maniera intelligente, non potrà mai essere competitivo; questo è uno degli indicatori più attendibili della volontà di uno Stato di riuscire bene nel mondo di oggi; perciò chiediamo l'introduzione di indicatori in questo campo.
Infine, fateci sapere i risultati del benchmarking!
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<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="NL" NAME="De Roo">
La commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori ha elaborato un' elegante risoluzione sullo sviluppo sostenibile.
L' appoggio è unanime, ma, quando si passa ad aspetti concreti, il sostegno politico si fa più debole.
Il governo Aznar chiede una sovvenzione europea di 1 miliardo di euro l' anno per il piano idrologico nazionale, un piano ottuso che viola ogni principio di sviluppo sostenibile. Il piano prevede il trasporto di acqua per mille chilometri al posto di una politica di risparmio idrico e di desalinizzazione dell' acqua di mare.
La Commissione è propensa a concedere questo miliardo di euro.
Ciò è inaccettabile.
Esorto i colleghi a sostenere l' emendamento n. 10 con inclusione del riferimento alla Spagna.
Vorrei concludere il mio intervento in spagnolo: el plan estupido del Gobierno Aznar no pasará.
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<SPEAKER ID=85 NAME="García-Orcoyen Tormo">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, porre la dimensione ambientale sullo stesso piano della dimensione economica e sociale, e agire di conseguenza, significa cessare di parlare di sviluppo sostenibile e fare sviluppo sostenibile.
Mostrare un atteggiamento vigile ed esigente riguardo all' applicazione dei criteri di sviluppo sostenibile negli Stati membri per quanto attiene all' applicazione della normativa europea e dei fondi comunitari è un dovere delle Istituzioni comunitarie.
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La proposta di risoluzione della commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori è un' iniziativa che insiste su tali aspetti e, pertanto, merita il sostegno del Parlamento.
Tuttavia, portare in Parlamento, con questa risoluzione, una questione di politica nazionale quale il piano idrologico spagnolo è un grave errore, in quanto ciò non riflette l' intenzione di fare sviluppo sostenibile, bensì di assestare il colpo di grazia ai principi di sussidiarietà e di autonomia delle Istituzioni comunitarie.
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Onorevole de Roo, cercare di privare uno Stato membro, a priori e senza alcun fondamento, dei fondi comunitari necessari al suo sviluppo economico e alla coesione sociale delle sue regioni significa agire contro lo sviluppo sostenibile di quello Stato.
Il piano idrologico nazionale spagnolo non è in alcun modo contrario allo sviluppo sostenibile.
Esso riflette un forte impegno circa l' attuazione della normativa ambientale comunitaria e il rispetto dei criteri cui si ispira la strategia di sviluppo sostenibile.
Esso gode, inoltre, del sostegno e dell' approvazione maggioritaria degli enti nazionali competenti, nonché della supervisione scientifica e tecnica permanente nazionale e comunitaria.
Il miglioramento della qualità della vita di più di 15 milioni di abitanti dipende dalla sua attuazione, ed esso gode del sostegno solidale della stragrande maggioranza della popolazione spagnola.
I nostri elettori attendono da noi risposte adeguate alle questioni su cui siamo chiamati a prendere posizione.
Le migliori risposte politiche sono frutto della riflessione, della prudenza e della conoscenza profonda e mai della demagogia.
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(Applausi da destra)
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<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="EN" NAME="O'Toole">
Signor Presidente, spesso sembra che l'istruzione sia relegata in un ruolo secondario rispetto ai problemi della liberalizzazione del mercato, delle innovazioni tecnologiche e, soprattutto, della promozione delle telecomunicazioni e delle infrastrutture imprenditoriali.
La relazione Bullmann attira l' attenzione sul fatto che tutte queste misure perdono qualsiasi significato se non esiste una società di cittadini istruiti, in grado di curare l'allestimento, il funzionamento e i servizi relativi a questi settori.
Quindi, nel contesto del sofisticato contesto manifatturiero e imprenditoriale di una società che esige dai propri membri sia la capacità di mutare agilmente la base delle proprie competenze che quella di spostarsi da un paese all'altro, l'istruzione diviene il presupposto sine qua non del nostro successo in un'economia della conoscenza, anziché il semplice risultato dei successi dell'economia.
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Come possiamo sperare di avere un'economia competitiva e dinamica quando ancor oggi gli Stati membri lamentano forti percentuale di analfabetismo, gravi diseguaglianze nelle capacità linguistiche, protezionismo, discrepanze nelle qualifiche professionali e nei titoli di studio, nonché numerose barriere finanziarie e giuridiche che ostacolano la mobilità?
Gli indispensabili mutamenti richiedono però che si instauri fra gli Stati membri una cooperazione fondamentale, di un tipo che è assai difficile fare accettare ai Ministri dell'istruzione, ai vicerettori delle università e alle agenzie nazionali di qualificazione professionale.
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Dal momento che dobbiamo affrontare tali difficoltà, l'unico modo per fare a Barcellona un deciso passo in avanti sarebbe quello di giungere ad elaborare un quadro, un impegno comune e una realistica valutazione delle risorse necessarie per consentirci i progressi fondamentali che faranno dell'istruzione la base della futura, competitiva economia della conoscenza in Europa.
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<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="EN" NAME="Purvis">
Signor Presidente, nei giorni scorsi, le commissioni parlamentari di cui faccio parte hanno compiuto progressi notevoli in merito alla legislazione riguardante sia i servizi finanziari sia la liberalizzazione del mercato dell' energia.
Sarebbe drammatico se il Consiglio europeo non fosse in grado di rispondere alle necessità pressanti dell' Europa concretizzando le proposte formulate a Lisbona e definendo quanto prima questo campo normativo.
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Sottolineo inoltre l' importanza fondamentale della ricerca, dello sviluppo e dell' innovazione per il futuro dell' Europa.
Il Presidente Prodi ha posto l' accento su questo settore delle nostre politiche affermando, a ragione, che non vi è motivo per cui l' Europa non debba porsi alla guida del mondo nel campo della biotecnologia, campo che, senza ombra di dubbio, nei prossimi decenni sarà trainante per la scienza e l' industria, nonché per l' occupazione e il miglioramento della qualità della vita.
Eppure, qual è la situazione?
Bisticciamo su brevetti comunitari, moratorie e antagonismi, barriere procedurali che hanno ostacolato ogni progresso in tema di piante geneticamente modificate, pur tanto promettenti per noi in Europa, ma soprattutto per i paesi in via di sviluppo.
Qual è la situazione?
Procedure di approvazione e di concessione di brevetti per nuovi prodotti sanitari e farmaceutici costose ed eccessivamente complesse.
Non possiamo concederci il lusso di perdere i nostri migliori esperti cedendoli ai paesi nostri concorrenti dove sono più apprezzati, liberi di realizzare le proprie ambizioni e adeguatamente retribuiti.
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Sono già trascorsi due anni da Lisbona e solo otto ne restano fino al 2010, anno entro il quale ci siamo prefissati di diventare l' economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica al mondo.
Le azioni saranno più eloquenti delle parole, signor Presidente del Consiglio, non sprechiamo tempo!
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<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="DE" NAME="Gröner">
Signori Presidenti, onorevoli colleghi, per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di Lisbona e fare dell' Unione lo spazio economico più basato sulle conoscenze, più competitivo e più dinamico del mondo occorre, in primo luogo, aumentare la velocità; in secondo luogo, bisogna definire in maniera più chiara la politica rispetto ai diversi gruppi interessati e, in terzo luogo, è necessario applicare in maniera più coerente gli strumenti a disposizione.
Se entro il 2010 il tasso di occupazione femminile dovrà passare al 60 per cento, gli Stati membri devono intervenire in maniera più attiva, come nel caso della disoccupazione giovanile, portando avanti un' opera di benchmarking per inserire le donne nel promettente settore dell' informatica.
Il loro tasso continua ad oscillare tra il 10 e il 20 per cento, mentre la quota di proprietarie di PMI è inferiore al 20 per cento.
Nei quadri dirigenziali aziendali la percentuale di donne raggiunge al massimo il 10 per cento.
Dove sono i nuovi impulsi?
Sebbene nel regolamento sulle strutture la parità delle donne sia inserita tra le priorità e la strategia quadro per il gender mainstreaming preveda delle ricette, a seconda della regione e del settore le donne guadagnano tra il 20 e il 30 per cento in meno dei colleghi di sesso maschile.
Le giovani donne nutrono grandi aspettative nei confronti dell' Europa e chiedono strutture ricettive flessibili per i propri figli e, signor Presidente del Consiglio, questo è quanto chiedono anche i padri, perché ne condividono la responsabilità e vogliono conciliare vita professionale e familiare.
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Iniziative europee come l' apprendimento lungo tutto l' arco della vita e iniziative comunitarie come EQUAL tengono conto di tutto ciò.
Adesso devono seguire nuovi passi.
Dobbiamo creare nuove forme; vogliamo che le donne non rimangano deluse come in occasione della Convenzione, in cui soltanto il 20 per cento è rappresentato da donne.
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<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="FR" NAME="Sudre">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, in un mio intervento al Parlamento europeo nel gennaio scorso, nell' ambito del dibattito sulle priorità della Presidenza spagnola, avevo sottolineato che la Spagna - forte dei successi ottenuti dalla politica portata avanti da anni dal Primo ministro Aznar - aveva molto da insegnare all' Unione europea.
Oggi non posso che ribadirlo con maggior enfasi a pochi giorni dal Consiglio europeo di Barcellona.
A Lisbona, in una congiuntura economica internazionale difficile, i Capi di Stato e di governo dell' Unione avevano espresso la volontà di fare dell' Unione europea, a medio termine, una delle aree economiche più competitive, dinamiche e prospere del mondo.
Barcellona deve far sì che tale auspicio non rimanga lettera morta e che siano portate a termine le riforme economiche, sociali ed ambientali che questo ambizioso obiettivo comporta e la cui realizzazione non può essere procrastinata.
Si deve prendere l' euro come punto di partenza per realizzare un' Europa senza suddivisioni in cui i mercati siano pienamente integrati, un' Europa in cui le imprese, i lavoratori e gli studenti possano avere come riferimento e come campo d' azione l' Unione.
Non vi è migliore integrazione sociale per i cittadini europei dello svolgimento di un' attività professionale.
La nuova fase della strategia per l' occupazione deve prestare maggiore attenzione agli ostacoli strutturali alla creazione di occupazione, ai sistemi fiscali e ai sistemi previdenziali e consentire una più stretta collaborazione tra i servizi nazionali preposti alla lotta contro la disoccupazione.
Su tali temi non è il momento né di ripiegamenti su se stessi né di tentennamenti né di avventure.
Mentre alcuni paesi conducono una politica che ha l' effetto di imbrigliare la volontà e la capacità di intraprendere, di lavorare e, quindi, di assumere cittadini, altri paesi dell' Unione, dell' area dell' euro, creano un ambiente che consente a ciascuno di sviluppare il proprio spirito di iniziativa e la propria creatività.
Auspico pertanto che il Vertice di Barcellona costituisca un' opportunità per l' Europa, per tutta l' Europa, di imboccare la seconda strada, quella del dinamismo, della libertà di intraprendere, della competitività, nonché della responsabilità.
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<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="SV" NAME="Andersson">
Signor Presidente, la strategia di Lisbona è stata un successo.
Tengo a dire che anche lo scorso Vertice tenuto in primavera a Stoccolma è stato un successo.
Non sono certo che altrettanto si potrà dire del Vertice di Barcellona.
Tutto dipenderà dall' equilibrio fra i vari aspetti in causa. Sin qui, abbiamo sentito per lo più parlare di liberalizzazione di mercati.
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Vengo da un paese, la Svezia, guidato da un governo socialdemocratico, che ha liberalizzato i mercati più di molti altri.
Pertanto non ho nulla contro le liberalizzazioni come tali, ma è necessario compensarle con una chiara strategia per l' occupazione, con la qualità del lavoro, con la lotta alla povertà e con l' impegno per uno sviluppo sostenibile.
Aspetti che invece, nel dibattito in vista di Barcellona, non paiono presenti.
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Nella sua relazione, l' onorevole Bullmann è riuscito a trovare un equilibro fra le liberalizzazioni da un lato e, dall' altro, lo sviluppo sostenibile, la strategia per l' occupazione e la qualità di vita sul luogo di lavoro.
Spero che anche il Vertice di Barcellona trovi questo equilibrio, perché sarà quello il criterio per giudicarne l' esito.
Non potrà limitarsi alle sole liberalizzazioni; per risolversi in un successo, il Vertice di Barcellona dovrà recepire anche gli altri aspetti della strategia di Lisbona.
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<SPEAKER ID=91 NAME="Andria">
Signor Presidente, prima del mio intervento farò una breve digressione in risposta al collega Trentin.
Quando in un dibattito, in un confronto entra il fattore demagogia credo che non si raccoglieranno frutti copiosi.
Berlusconi e Blair non si sono incontrati per un cerimoniale, si sono incontrati nella certezza che esiste un modello del mercato del lavoro da ristrutturare.
Abbiamo un modello superato, un modello che va modernizzato.
Sappiamo parimenti che ci sono forze conservatrici che sulla carta difendono il lavoratore ma non certo lo difendono nei fatti.
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Detto questo, onorevoli colleghi, per prima cosa desidero anche congratularmi con il collega Karas per l'ottima relazione presentata.
E' un rilievo fotografico fedele sullo stato di salute dell'economia europea e mondiale dopo gli atti terroristici dell'11 settembre dello scorso anno; rappresenta altresì un documento di lavoro e di proposte sulle scelte future dell'economia europea.
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Dobbiamo partire, per questa rinascita economica, dall'applicazione rigorosa del regolamento 1466/97, in funzione del quale gli Stati membri dell'area dell'euro debbono presentare e rispettare programmi di stabilità, mentre tutti gli altri, in attesa di adesione completa, debbono impiantare una politica economica sana e di rigore che sia fortemente convergente con i paesi membri.
Risulta indispensabile la rigorosa applicazione, da parte di tutti gli Stati aderenti, di queste regole: qualsiasi flessione o accondiscendenza risulterebbero controproduttive e porterebbero a non condividere successive prese di posizione verso altri Stati che sulla carta risulterebbero meno forti.
Individuati anche i comparti più colpiti dalla crisi: le compagnie assicuratrici, l'industria aeronautica ed il turismo.
Sicuramente interessante l'ipotesi ventilata di un meccanismo riassicurativo statale, proprio perché questi atti terroristici non sono rivolti ai singoli ma sono contro la comunità di tutti i cittadini.
Ha importanza fondamentale che da questa crisi si traggano ammonimenti per il futuro.
L'esasperazione del nazionalismo, l'esercizio di una leadership internazionale non deve far dimenticare la povertà e l'emarginazione.
L'errore più grande è quello di poter identificare la propria sicurezza e la propria stabilità con la debolezza di altri paesi potenzialmente nemici.
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<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa">
Signor Presidente, il processo di Lisbona è stato importante perché ha compiuto un notevole passo avanti decidendo di adottare un approccio integrato nei confronti delle dimensioni economiche dell' occupazione e della politica sociale per garantire a ciascuna un pari peso nello sviluppo delle politiche.
E' essenziale che Barcellona non retroceda rispetto a questo impegno ed è importante che riconosca che, se intendiamo realizzare la coesione sociale, se intendiamo riformare e sviluppare il modello sociale europeo, l' approccio del triangolo equilatero allo sviluppo dell' Europa va mantenuto e ulteriormente elaborato.
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Faccio in particolare riferimento al paragrafo 22 della relazione Bullmann che affronta la questione dei servizi di interesse generale.
A mio giudizio, è estremamente importante che quest' Aula si esprima risolutamente a favore di tale paragrafo.
Si tratta di un settore dell' economia europea che rappresenta grossomodo il 16 per cento degli investimenti e quasi il 9 per cento dell' occupazione.
Naturalmente il settore va riformato, ma nel contempo dobbiamo garantire che i servizi di interesse generale siano erogati in maniera equa, giusta e universale, e questo non lo possiamo ottenere con soluzioni ad hoc, approcci ad hoc assunti da tale o talaltro Commissario, tale o talaltro Consiglio.
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Dobbiamo prendere in esame una proposta di questo Parlamento per l' introduzione di una direttiva, non certo una che pretenda di rispondere a tutte le situazioni, ma una che tracci un quadro per i servizi di interesse generale, che stabilisca i principi in base ai quali essi vanno erogati e che ponga una base istituzionale per la valutazione del modo in cui essi sono forniti.
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<SPEAKER ID=93 NAME="Gutiérrez-Cortines">
Signor Presidente, vorrei rivolgermi al Parlamento proprio per affrontare la questione dello sviluppo sostenibile in seno al Consiglio europeo di Barcellona. La risoluzione della Commissione presenta effettivamente molti aspetti interessanti.
Tuttavia, per quanto riguarda l' emendamento n. 10 in cui si parla dell' informazione e delle relazioni sulla sostenibilità che essa dovrà presentare per concedere i Fondi strutturali e sul piano idrologico nazionale spagnolo, sono molto preoccupata perché, a tutt' oggi, non risultano adeguatamente definiti i criteri di sostenibilità.
Non vi è una definizione chiara di ciò che riteniamo sostenibile, il che dà adito a visioni soggettive, propaganda ed opinioni ingiuste.
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Occorre mettere a punto dei criteri che definiscano la sostenibilità con una mentalità aperta, poiché una politica globale richiede l' integrazione della natura poliedrica della sostenibilità.
Inoltre, occorre tenere conto dei criteri territoriali.
Si dovranno pertanto utilizzare parametri obiettivi e territorializzati, in quanto lo sviluppo sostenibile interessa sempre un territorio specifico.
In tal senso, il cambiamento climatico, ad esempio, non può essere preso in considerazione solo per le emissioni di gas, ma anche per la desertificazione, perfettamente quantificabile, e per la pluviometria.
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Mi preoccupa inoltre un' altra questione.
Se abbiamo fatto in modo che la sostenibilità e l' ambiente costituiscano un progetto trasversale, la questione ambiente deve incorporare anche i criteri sociali ed economici.
Non esiste sostenibilità senza una valutazione dell' impatto sociale, dell' abitabilità dei territori, dell' impatto economico negativo e dei costi.
Pertanto, o arricchiamo i criteri di sviluppo sostenibile, oppure creeremo situazioni asimmetriche e ingiuste ostacolando in futuro anche lo sviluppo delle politiche dell' energia e dell' acqua.
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<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="DA" NAME="Lund">
Signor Presidente, quello compiuto a Göteborg, con l' adozione di una strategia globale per lo sviluppo sostenibile, è stato un passo molto importante, che ci ha permesso anche di inserire la dimensione ambientale nella strategia di Lisbona.
Il Vertice di Barcellona del mese prossimo costituirà così una prima occasione per trarre un bilancio dell' attuazione.
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Credo che le sfide del settore ambientale siano state trattate in modo incompleto nel programma di lavoro della Presidenza spagnola ed anche nella proposta della Commissione per il Vertice.
In seno alla commissione per l' ambiente, con le proposte che verranno discusse domani qui, in Parlamento, abbiamo cercato di colmare parte di queste lacune.
E vorrei citare alcuni esempi.
Credo che sia importante irrigidire la strategia di Cardiff sull' integrazione ambientale, affinché sia possibile definire obiettivi e tempi chiari per l' attuazione della strategia.
E' anche importante eseguire valutazioni sistematiche della sostenibilità delle iniziative politiche dell' Unione nel loro insieme.
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Conosciamo tutti i problemi nel settore dell' agricoltura e della pesca.
E' estremamente importante che nelle nuove riforme nel settore dell' agricoltura e della pesca si tenga conto dei requisiti ambientali e di sostenibilità anche in rapporto all' aspetto dell' ampliamento.
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E infine spero che il Consiglio europeo esiga dalla Commissione che venga accelerato il più possibile il lavoro relativo alla nuova politica per i prodotti chimici all' interno dell' Unione.
Spero che il Consiglio ascolti le richieste e le raccomandazioni estremamente fondate del Parlamento.
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<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="EL" NAME="Trakatellis">
Signor Presidente, siccome si è detto molto, mi limiterò a due osservazioni.
La prima concerne la strategia per lo sviluppo sostenibile in vista del Vertice di Barcellona, che rappresenta il concretizzarsi del tentativo avviato l' anno scorso a Göteborg. Proprio in quell' occasione, a mio giudizio, si sono coniugati brillantemente l' aspetto ambientale con lo sviluppo economico e la coesione sociale.
L' obiettivo comune di tutti gli sforzi è quello di trasformare in realtà l' adozione di una strategia comunitaria globale e a lungo termine per lo sviluppo sostenibile.
Fra i settori cruciali per il presente e soprattutto per il futuro vi sono le biotecnologie, a proposito delle quali non va dimenticato un aspetto che potrebbe avere un ruolo importante per lo sviluppo sostenibile; mi riferisco ai contenuti dell' emendamento n.
27, presentato dal mio gruppo.
Se usate con prudenza, le biotecnologie e soprattutto le applicazioni degli OGM possono offrire un contributo positivo sia all' economia e al commercio, sia alla salvaguardia dell' ambiente, e questo per svariati e ben noti motivi.
Nel contempo, nel quadro del rafforzamento della fiducia dei consumatori, si deve tener conto dei loro timori. E' più che legittima la richiesta non solo di imporre l' etichettatura e la tracciabilità degli OGM, ma anche di controllarli con metodi analitici.
In tal modo, sarà possibile rispettare i principi della sicurezza e dell' informazione completa e responsabile, creando parallelamente le condizioni per una sana concorrenza in un settore molto promettente.
<P>
La mia seconda osservazione riguarda il documento della Commissione sul piano d' azione per la mobilità.
La proposta della Commissione sulla carta per la sicurezza sociale manca di contenuti sostanziali, in quanto non mira a creare uno spazio europeo della salute che soddisfi le esigenze dei cittadini europei, ma rappresenta soltanto una semplificazione dell' iter burocratico.
Non includendo nella carta - sulla base del consenso dell' interessato - le informazioni e i dati sanitari utilizzabili in altri Stati membri, non si apporta alcun miglioramento alla situazione odierna rispetto al bisogno di assistenza medica a livello europeo.
Ciò presupporrebbe che negli Stati membri i sistemi informatici in campo sanitario fossero compatibili tra loro; proprio in questo consiste il ruolo della Commissione, che speriamo sarà positivo in proposito.
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<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="NL" NAME="Smet">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei concentrarmi su un aspetto del Vertice - l' occupazione - ben sapendo che la politica socioeconomica da noi condotta è in larga misura elaborata in funzione dell' occupazione.
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Ritengo in primo luogo che il Vertice debba verificare se sia possibile conseguire gli obiettivi concordati a Lisbona.
In considerazione della lentezza che l' Europa sta dimostrando attualmente, reputo che sarà impossibile.
Ho studiato i dati relativi all' evoluzione dell' occupazione e della disoccupazione.
Nell' ultimo anno, i risultati non sono stati buoni e non riusciremo mai, quindi, a raggiungere gli obiettivi prefissati.
La causa può essere individuata anche nel fatto che l' Unione europea non esercita più alcuna pressione nei confronti degli Stati membri affinché sia data concreta attuazione ai piani d' azione che le autorità nazionali devono presentare ogni anno.
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Agli inizi del processo di Lussemburgo, la relazione negativa elaborata dalla Commissione sull' operato degli Stati membri era ancora una notizia da prima pagina, mentre ora non è che un titoletto che alcuni quotidiani pubblicano in ultima pagina.
Ciò significa che, a poco a poco, si fanno meno forti le pressioni esercitate dal metodo del coordinamento aperto.
Il Vertice dovrebbe pertanto discutere degli strumenti da individuare per rafforzare tale pressione.
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Mi si consentano due considerazioni puntuali: i costi che i datori di lavoro devono sostenere per creare occupazione sono troppo elevati.
Se consideriamo la differenza fra questi costi e quanto rimane nelle tasche dei lavoratori, la percentuale è pari a 45 in media per il personale di livello più basso e a 35-36 per i quadri.
Se non si farà nulla per ridurre i costi a carico dei datori di lavoro, la disoccupazione continuerà ad attestarsi su valori elevati.
<P>
Infine, un' ultima osservazione: la differenza fra sussidi di disoccupazione e salari è esigua.
Dal momento che i salari sono troppo bassi, sono in molti a rimanere disoccupati per poter svolgere un' attività in nero.
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<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="SV" NAME="Grönfeldt Bergman">
Signor Presidente, il Vertice di Barcellona avrà luogo a due anni dall' avvio del processo di Lisbona, che ha definito l' obiettivo di dar vita all' economia basata sulla conoscenza più dinamica e competitiva al mondo entro il 2010.
E' veramente ora di rafforzare il sostegno allo sviluppo e al consolidamento del processo di modernizzazione dell' economia europea, nonché di chiedere in modo ancor più chiaro provvedimenti concreti.
<P>
Ma la realizzazione di un' Europa dinamica e competitiva presuppone deregolamentazione, liberalizzazione, modifiche strutturali e tagli alle imposte.
Ciò creerebbe, a sua volta, le condizioni adatte alla creazione di nuove imprese e nuovi posti di lavoro e ad un maggior benessere.
Un' Europa più dinamica e competitiva non si ottiene certo con una regolamentazione più dettagliata o affidando alla responsabilità diretta dell' Unione un più vasto numero di settori.
<P>
Per realizzare l'obiettivo di Lisbona, è fondamentale anzitutto un mercato interno dell' energia caratterizzato da liberalizzazione, concorrenza e trasparenza.
E' della massima importanza per l' industria europea e per i cittadini, che potranno così usufruire di un servizio migliore a prezzi più contenuti.
In secondo luogo, un mercato interno dei servizi finanziari in cui, con minor investimento di capitali e maggior redditività, vi siano migliori opportunità di investimento e crescita economica.
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Uno degli obiettivi perseguiti con la modernizzazione dell' economia europea è quello di far calare la disoccupazione in Europa, per esempio incrementando la mobilità dei lavoratori, cosa molto importante anche per la buona riuscita della moneta comune.
Inoltre, specie alle piccole e medie imprese, vanno garantite buone condizioni di avviamento, crescita ed espansione, che magari le trasformeranno in grandi imprese.
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A mio avviso, questi aspetti avrebbero dovuto costituire la sostanza del parere del Parlamento sulla prosecuzione del processo di Lisbona in vista di Barcellona.
Purtroppo così non è, e noi moderati lo deploriamo.
Anzi, la relazione contiene singoli paragrafi apertamente in contrasto con uno sviluppo dinamico e competitivo.
Se veramente avesse voluto sostenere il processo di Lisbona, la relazione si sarebbe dovuta concentrare sulle deregolamentazioni, le liberalizzazioni e una maggiore concorrenza.
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<SPEAKER ID=98 NAME="Rato y Figaredo">
La ringrazio, signor Presidente.
A nome della Presidenza, vorrei innanzitutto ringraziare tutti i gruppi parlamentari per i loro interventi. Cercherò di essere quanto più possibile sintetico, tenendo conto del fatto che vi sono stati riferimenti coincidenti e sovrapponibili.
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Vorrei, in primo luogo, fare riferimento agli interventi di coloro che hanno ritenuto di individuare alcune carenze eccessive, ad esempio nelle procedure di monitoraggio dei piani di stabilità dei governi.
<P>
Vorrei sottolineare che fin dall' Eurogruppo e dal Consiglio ECOFIN si è manifestata senza alcun dubbio l' efficacia del patto di stabilità. Riguardo all' attuazione della procedura di early warning dell' articolo 99 da parte della Commissione, il Consiglio ha ritenuto che le dichiarazioni e gli impegni specifici assunti da due paesi riguardo al raggiungimento a breve termine, vale a dire, nell' anno in corso, e a medio termine, ossia entro il 2004, degli obiettivi dei loro piani di stabilità e del patto di stabilità in generale, in equilibrio o quasi, erano impegni che soddisfacevano le necessità derivanti dai nostri obiettivi in materia di stabilità.
<P>
In tal senso, ritengo che la Commissione abbia riconosciuto che, a prescindere dai fattori procedurali, gli sforzi e gli impegni assunti da entrambi i paesi, siano chiari e forti dal punto di vista della stabilità macroeconomica dell' Unione europea e della zona euro in particolare.
<P>
Vorrei, altresì, sottolineare che, dal punto di vista della concorrenza e della liberalizzazione, il governo spagnolo e la Presidenza stimoleranno a Barcellona il raggiungimento di accordi politici atti a favorire la liberalizzazione dei mercati, tenuto conto del fatto che stiamo parlando di servizi che, per molti aspetti, si rivelano indispensabili per la società e che, pertanto, necessitano di livelli di qualità e di sicurezza di approvvigionamento che occorre assolutamente garantire.
<P>
A mio parere, le esperienze economiche non indicano in alcun modo che la concorrenza nell' economia di mercato, nei paesi dove viene riconosciuta, abbia provocato una riduzione della qualità dei servizi rispetto a quei paesi in cui essa non viene praticata. E' vero semmai il contrario.
In ogni caso, l' efficienza nell' assegnazione delle risorse e, pertanto, i prezzi per i consumatori, possono risultare estremamente vantaggiosi.
La Spagna ne fornisce un buon esempio.
I consumatori delle famiglie spagnole, i consumatori domestici insomma, hanno risparmiato, dal 1996, 2.400 milioni di euro in seguito alla liberalizzazione del mercato elettrico. Lo stesso è avvenuto nel settore delle telecomunicazioni e in altri ancora.
<P>
Continuo utilizzando lo stesso esempio e ricordando lo sforzo compiuto dalla società spagnola riguardo all' ammodernamento del mercato del lavoro, che ha comportato una riduzione del tasso di disoccupazione dal 23 per cento, nel 1995, al 12 per cento, nel 2002. Aggiungo che, nel corso della presente legislatura, e precisamente entro il 2004, tale valore scenderà al 9 per cento, raggiungendo pertanto la media europea.
<P>
La liberalizzazione e la concorrenza non costituiscono perciò un rischio per i cittadini, anzi producono un sensibile risparmio nei pagamenti dei servizi pubblici, generando una crescita netta dell' occupazione.
Spetta alle autorità politiche, ai gestori, garantire la qualità del servizio e approvvigionamenti sufficienti.
Ritengo che le esperienze di molti paesi europei, non solo della Spagna, possano avallare la questione.
<P>
Senza dubbio, onorevoli deputati, adesso fortunatamente ci troviamo al termine di una recessione molto intensa e relativamente rapida, come ha affermato stasera il Presidente della Federal Reserve, Greenspan. L' Europa ha bisogno di rafforzare la propria capacità di crescita economica.
<P>
Molti obiettivi da voi menzionati, di natura ambientale, sociale, sanitaria, educativa e di qualità della vita, richiedono economie con un maggiore potenziale. Vorrei inoltre ricordare al Parlamento europeo che negli ultimi dieci anni l' economia europea nel suo insieme ha superato la crescita del 3 per cento soltanto un anno, mentre negli altri anni non è riuscita a toccare tale livello.
Una simile economia deve accontentarsi di un tasso strutturale di disoccupazione che sfiora il 9 o 10 per cento. Sono convinto che nessuno dei gruppi parlamentari presenti possa considerarla una buona politica, non dico tanto in materia economica quanto in materia sociale.
<P>
L' introduzione dell' euro, a mio parere, ha dimostrato che i cittadini europei vogliono più Europa e auspicano riforme economiche. Approfittando della presenza dell' onorevole Barón, che mi incoraggiava a congratularmi anche con la Commissione per l' introduzione dell' euro, ringrazio la Commissione, tutte le banche centrali, i governi e tutte le persone che hanno contribuito all' introduzione dell' euro in Europa e in particolar modo i cittadini.
<P>
Vari oratori hanno ricordato anche i problemi dello sviluppo sostenibile che, a mio giudizio, sono assolutamente conciliabili con lo sviluppo economico. Si tratta inoltre della definizione chiara del tipo di politica economica adottata in Europa.
<P>
Vorrei sottolineare che il Consiglio europeo di Barcellona, seguendo le raccomandazioni espresse in occasione del Vertice di Göteborg, terrà in debita considerazione la terza dimensione della riforma strutturale, vale a dire, quella che include lo sviluppo sostenibile. Vorrei altresì ricordare che, a partire dal Consiglio europeo di Laeken, possiamo contare su indicatori ambientali che daranno luogo alla prima relazione, già resa pubblica il 17 gennaio 2002, ossia meno di un mese fa, e che il 5 marzo, la settimana prossima, verrà analizzata dal Consiglio ECOFIN per essere presentata al Consiglio europeo di Barcellona.
Questo ci consentirà di giungere ad accordi che definiscano la posizione europea prima del Vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg.
<P>
Comprendo perfettamente le esigenze dei gruppi parlamentari e dei deputati circa la necessità di porre i temi ambientali fra le priorità delle questioni relative alla riforma strutturale. In tal senso, vorrei ribadire che, al Vertice di Barcellona, tali questioni saranno prese in debita considerazione, e non in modo generico, bensì in funzione degli indicatori ambientali approvati dal Consiglio di Laeken.
<P>
Si è fatto riferimento ai paesi candidati.
Ebbene, i paesi candidati saranno presenti a Barcellona e si esprimeranno sulle loro riforme strutturali in modo informale ma effettivo e potranno partecipare al dibattito sulla liberalizzazione dei mercati in Europa e sull' aumento della capacità di crescita. Ritengo che ciò manifesti chiaramente la buona volontà, non tanto della Presidenza spagnola quanto dei paesi dell' Unione europea nel loro insieme e del Parlamento europeo, di consentire loro di prendere realmente parte ai dibattiti sulla definizione delle politiche europee ancor prima della conclusione del processo di adesione.
<P>
Sono state inoltre menzionate le questioni relative alle piccole e medie imprese.
Vorrei sottolineare che non stiamo più parlando di dichiarazioni generiche, bensì del fatto che la riunione informale dello scorso fine settimana ad Aranjuez, in Spagna, porterà proposte al Consiglio di Barcellona affinché i paesi applichino riduzioni dei calendari e dei costi amministrativi intensificando, a tal fine, l' utilizzo delle nuove tecnologie. Inoltre, la Commissione, prima della conclusione della Presidenza spagnola, presenterà una serie di raccomandazioni su talune questioni cruciali per le piccole e medie imprese, ad esempio quelle relative alla trasmissione della proprietà delle imprese a conduzione familiare, che nel prossimo decennio potrebbero interessare il 30 o 40 per cento dei cambiamenti di proprietà delle imprese europee.
<P>
Temi quali Basilea II, menzionati dai gruppi parlamentari e da alcuni deputati, saranno oggetto di esame nel corso della Presidenza spagnola durante il Consiglio ECOFIN informale di Oviedo. In quella sede, si aprirà un dibattito sulle nuove regole che disciplineranno il settore finanziario sulla base degli accordi di Basilea, noti come Basilea II, e sul modo in cui possono incidere sul finanziamento delle imprese nel loro insieme, soprattutto nel caso delle piccole imprese.
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Si è detto, a ragione, che il mercato del lavoro non è solo una questione di flessibilità.
Sicuramente è così, e al riguardo le autorità pubbliche sono chiamate a svolgere un ruolo prioritario in questioni quali la difesa dei diritti dei lavoratori e di progetti su politiche sociali attive e passive che rispondano alle necessità dei lavoratori, oppure la difesa di progetti su sistemi di formazione e politiche di discriminazione positiva a vantaggio di gruppi specifici come quello rappresentato dalle donne o dalle donne con figli in tenera età.
<P>
Non vi è dubbio, comunque, che la migliore politica sociale e lavorativa è quella in grado di generare posti di lavoro stabili e di qualità. E' assolutamente giusto che da una parte vi sia una politica di protezione sociale e che dall' altra si cerchi di far sì che i cittadini preferiscano lavorare piuttosto che trovarsi in una situazione di dipendenza dal sussidio di disoccupazione.
Si tratta di uno strumento che tutti i paesi dell' Unione europea attualmente utilizzano, e credo che la procedura di benchmarking costituisca un mezzo utile per analizzare varie questioni legate agli incentivi di spesa pubblica rivolti ai disoccupati che si inseriscono nel mercato del lavoro percependo salari che non beneficiano chiaramente delle riduzioni fiscali disponibili nei nostri paesi, alle formule che incoraggiano l' accettazione di offerte di lavoro da parte di coloro che percepiscono un sussidio di disoccupazione e alle formule che avvicinano la formazione alle necessità delle imprese, oltre a favorire l' allungamento della vita lavorativa nei nostri mercati del lavoro.
<P>
Infine, signor Presidente, vorrei ricordare la necessità menzionata da alcuni presenti che a Barcellona vengano fissati calendari precisi.
Indubbiamente il Consiglio di Barcellona intende stabilire obiettivi quantificabili che consentano agli Stati di assumere impegni comprensibili e accettabili per l' opinione pubblica.
<P>
Ritengo che, conciliando posizioni politiche non necessariamente coincidenti su materie particolarmente sensibili quali, ad esempio, la prestazione di servizi essenziali, materie in merito alle quali le autorità pubbliche hanno un ruolo importante da svolgere per organizzare la definizione del servizio pubblico e del concetto di qualità, sia possibile avviare processi che porteranno alla creazione di autentici mercati interni europei e far sì che l' economia europea possa competere con altre economie mondiali, dopo aver compiuto un passo, a mio parere da gigante, nella costruzione dell' Europa del futuro con la nascita dell' euro.
<P>
<SPEAKER ID=99 NAME="Barón Crespo">
Signor Presidente, ho posto una domanda ben precisa al signor Presidente in carica del Consiglio circa alcune dichiarazioni del Primo ministro spagnolo, Presidente in carica del Consiglio europeo, che faceva riferimento alla mia famiglia politica all' interno del Consiglio, domanda alla quale non è stata data risposta.
<P>
<SPEAKER ID=100 NAME="Presidente">
Spetta unicamente al Presidente in carica del Consiglio decidere se rispondere o meno.
<P>
<SPEAKER ID=101 NAME="Rato y Figaredo">
Signor Presidente, posso confermare senza alcun problema all' onorevole Barón ciò che egli sa già perfettamente, vale a dire che i rapporti fra il governo spagnolo e gli altri paesi europei sono estremamente costruttivi, a tal punto che siamo stati in grado di raggiungere accordi politici con tutti i governi, indipendentemente dal colore della famiglia politica, per usare il suo stesso linguaggio. In ogni caso, tenuto conto dell' influenza dell' onorevole Barón sulla sua famiglia politica, ci auguriamo che le conclusioni del Consiglio di Barcellona consentiranno a tutte le famiglie politiche di contribuire al benessere degli europei.
<P>
<SPEAKER ID=102 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, signor Vicepresidente Rato, per essersi rivolto stasera al Parlamento europeo.
Naturalmente rinnoviamo alla Presidenza spagnola i migliori auguri per il successo del suo mandato.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Tribunale penale internazionale
<SPEAKER ID=103 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio sul Tribunale penale internazionale.
<P>
Devo ricordare agli onorevoli deputati che, data la scarsità di tempo, è necessario che si attengano rigorosamente al tempo di parola concesso.
<P>
<SPEAKER ID=104 NAME="de Miguel">
Signor Presidente, sono estremamente lieto di prendere la parola in questa sede per esporre la posizione della Presidenza del Consiglio riguardo ai passi compiuti dall' Unione europea al fine di giungere tra breve all' insediamento del Tribunale penale internazionale.
<P>
L' Unione europea ha sostenuto con forza lo storico progetto della creazione di una giurisdizione penale internazionale a carattere permanente e universale.
Il Parlamento lo sa bene, in quanto è sempre stato in prima linea nell' impegno di stimolare l' azione dell' Unione europea verso questo importantissimo obiettivo per i diritti umani e la giustizia.
<P>
Vorrei pertanto riaffermare dinanzi a voi che la creazione del Tribunale penale internazionale riveste un ruolo cruciale nella politica estera dell' Unione, ed è per questo che è parte integrante del programma della Presidenza spagnola.
L' Unione europea accoglie con particolare soddisfazione l' imminente raggiungimento di questo obiettivo, atteso da tanto tempo e che auspichiamo tutti di poter conseguire entro la fine dell' anno in corso.
<P>
E' difficile eccedere nel valorizzare l' importanza di un fatto come questo, per il quale si sono già battuti numerosi ed eminenti giuristi, difensori dei diritti umani e responsabili politici.
Adesso il suo compimento è veramente a portata di mano e sarà un trionfo per l' intera umanità, un trionfo in larga misura dovuto all' azione decisa e coerente dell' Unione europea.
<P>
Le esperienze collettive del nostro continente, segnate profondamente da conflitti e orrori nel corso del secolo scorso, hanno reso i cittadini europei particolarmente sensibili alla necessità urgente di svolgere ed affermare la giustizia penale internazionale quale strumento a servizio dei diritti umani e delle norme umanitarie in tutto il mondo.
Nessuno può sorprendersi, pertanto, se i paesi europei e l' Unione europea nel suo insieme siano all' avanguardia di questo movimento a favore del Tribunale penale internazionale, un tribunale autenticamente universale, indipendente ed efficace.
<P>
L' Unione europea è fermamente convinta che la creazione di tale tribunale sarà un passo avanti di enorme importanza per tutto il mondo.
Quando vengono commessi crimini gravissimi che offendono la coscienza civile, quando vengono attaccati direttamente i valori collettivi, la comunità internazionale deve reagire con tutta la forza della legge e della giustizia.
E' necessario combattere con energia e punire adeguatamente le più gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, utilizzando i meccanismi stabiliti dalla comunità degli stati.
<P>
Il Tribunale penale internazionale costituirà un valido strumento in tale lotta per la giustizia e contro l' impunità dei crimini più efferati, vale a dire i crimini di guerra, i crimini che ledono l' umanità e il genocidio.
In un contesto più ampio, la creazione del Tribunale penale internazionale si inserisce in un movimento che contraddistingue l' evoluzione del mondo in cui viviamo in questi ultimi lustri, e mi riferisco all' urgenza e al consolidamento di una giustizia penale internazionale che persegua i comportamenti particolarmente gravi oltre le frontiere degli stati e che costituiscono una seria minaccia per la sicurezza di tutti i popoli.
In questi casi, che riguardano tutti noi, devono poter svolgere il loro compito sia i sistemi di giustizia nazionali, attraverso meccanismi di stretta cooperazione, sia i tribunali internazionali opportunamente costituiti come quelli esistenti per l' ex Iugoslavia e per il Ruanda - organismi creati dal Consiglio di sicurezza - sia, in un prossimo futuro, quello che sta per nascere, vale a dire il Tribunale penale internazionale.
<P>
Il processo apertosi questi giorni all' Aia nei confronti dell' ex Presidente Milosevic costituisce soltanto un ulteriore esempio di questa tendenza che sta acquisendo sempre più forza in tutto il mondo e che riflette le richieste delle opinioni pubbliche di tutti i nostri paesi, risultato logico dei processi di globalizzazione e mondializzazione in corso.
<P>
Il fatto importante è che si sta superando una cultura dell' impunità, una cultura che si poggiava sul silenzio e la dimenticanza e che viene ad essere superata da una cultura che si basa sulla volontà di esigere il chiarimento delle responsabilità per fatti particolarmente gravi.
Allo stesso modo, si sta superando l' atteggiamento di volgere lo sguardo altrove quando brucia la casa del vicino per acquisire quella sensibilità che porta a sentirsi coinvolti e a cercare vie efficaci di azione e collaborazione per far fronte a situazioni intollerabili.
Non si tratta di cercare la vendetta e rivalse, bensì di far trionfare la giustizia quale condizione indispensabile per aprire le porte di una pace e riconciliazione durevole in ogni situazione che abbia visto lo sviluppo di un grave conflitto.
<P>
Signor Presidente, come tutti voi sapete, i lavori preparatori per l' insediamento del Tribunale penale internazionale sono a buon punto.
Sulla base dello statuto adottato a Roma nel 1998, la commissione preparatoria ha elaborato già la maggior parte degli strumenti che occorreranno al tribunale per poter funzionare efficacemente.
In tale fase, certamente di natura tecnica ma di portata ed importanza fondamentali, i paesi dell' Unione europea continuano a svolgere un ruolo di grande rilevanza, oserei dire un ruolo di primo piano all' interno del lavoro collettivo che raggruppa i paesi di tutto il mondo.
Il fatto ancor più importante è che il processo di ratifica dello statuto di Roma sta andando avanti ad un ritmo più rapido di quanto sperassimo.
Se in occasione della Conferenza diplomatica di Roma furono 120 gli Stati che si espressero a favore della sua adozione, il Trattato è stato poi firmato da un totale di 139 Stati, ossia dalla stragrande maggioranza della comunità mondiale.
Come sapete, sono richieste 60 ratifiche o adesioni affinché lo statuto entri in vigore e il Tribunale penale internazionale avvii i suoi lavori.
Attualmente, sono state registrate già 52 ratifiche e ciò consente di pensare che le 60 ratifiche necessarie saranno effettuate nei prossimi mesi.
Oso pensare che ciò si realizzerà prima della conclusione della Presidenza spagnola.
<P>
Come ben sapete, tutti gli Stati membri dell' Unione hanno ratificato lo statuto o hanno avviato i meccanismi costituzionali necessari per la ratifica nei termini più brevi.
Confidiamo nel fatto che tutti i paesi membri siano fra quei paesi che, con la loro partecipazione all' assemblea degli Stati firmatari, la cui prima riunione potrebbe svolgersi entro l' anno in corso, avvieranno le disposizioni concrete necessarie per aprire la strada al funzionamento effettivo del tribunale.
<P>
Sulla base della posizione comune adottata nel Consiglio dell' 11 giugno 2001, l' Unione europea chiede a tutti gli Stati che ancora non l' abbiano fatto di procedere quanto prima alla ratifica o all' adesione allo statuto, affinché il Tribunale penale internazionale sia presto una realtà.
Vorrei sottolineare che recentemente quindici paesi candidati o associati hanno aderito alla posizione comune e stanno cooperando strettamente con noi.
E' doveroso anche sottolineare l' opera che stanno svolgendo, attualmente, numerose organizzazioni non governative, spesso con l' aiuto e la collaborazione dell' Unione europea.
<P>
Coerentemente con questo appello, l' Unione ha collaborato con paesi terzi e gruppi di paesi affinché vi si accelerino le procedure interne necessarie per procedere ad una rapida ratifica dello statuto, collaborazioni, queste, che sono state accompagnate, ove del caso, da offerte di assistenza tecnica specifica.
Nel corso delle prossime settimane, ci proponiamo di intensificare tali cooperazioni in vari continenti non solo per raggiungere una rapida entrata in vigore dello statuto, ma anche per far sì che l' assemblea degli Stati firmatari rifletta quanto più fedelmente possibile la variegata composizione della comunità internazionale.
<P>
In effetti, la legittimità e l' efficacia del futuro tribunale dipenderanno sostanzialmente dal fatto che la sua composizione e l' appoggio offertogli riflettano effettivamente la comunità internazionale nel suo insieme.
E' estremamente importante che tutti i continenti, tutti i sistemi giuridici siano debitamente rappresentati nel tribunale e che esso includa ugualmente magistrati, uomini e donne, così come specificato nello statuto di Roma.
<P>
E' proprio la ricerca di questo tipo di sostegno a dover animare i nostri sforzi.
Ad incoraggiarci in questo impegno è il fatto che, fra le ratifiche registrate e quelle che ci attendiamo nei prossimi mesi, alcune provengono da paesi appartenenti a tutti i continenti - finora soprattutto europei, africani, e dell' America latina - con sistemi giuridici e livelli di sviluppo economico e sociale assolutamente diversi.
Nessuno potrà affermare che il Tribunale penale internazionale sarà un tribunale del mondo occidentale o dei paesi avanzati.
Si tratterà, infatti, di un' istanza giudiziaria di tutta la comunità internazionale, pienamente indipendente e legata al sistema delle Nazioni Unite.
<P>
Occorre sottolineare che tutti paesi, che abbiano firmato lo statuto o meno, possono essere parte attiva nel processo di creazione del Tribunale penale internazionale attraverso la loro partecipazione ai lavori della commissione preparatoria e quindi, se lo desiderano, quali osservatori in seno all' assemblea degli Stati firmatari, e le porte saranno sempre aperte a tutti quei paesi che desiderino ratificare o aderire allo statuto in un secondo momento.
In tal senso, l' Unione europea ha mantenuto un dialogo costante e sostenuto con alcuni paesi che nutrono dubbi, fra i quali alcuni nostri solidi alleati, e mi riferisco in particolare agli Stati Uniti, e saremo sempre disposti a proseguire tali scambi al fine di chiarire le rispettive posizioni e favorire in futuro un orientamento di collaborazione.
<P>
Ovviamente, il compito non si esaurirà con l' entrata in vigore dello statuto e con le decisioni che verranno adottate in occasione della prima riunione dell' assemblea degli Stati firmatari.
Bisognerà prendere tutte le misure necessarie affinché l' insediamento di una nuova istituzione nella sua sede permanente all' Aia sia il più rapido ed efficiente possibile.
La commissione preparatoria e il paese anfitrione, i Paesi Bassi, stanno già predisponendo l' avvio di tali misure e l' Unione europea sta offrendo la sua collaborazione.
In seguito, sarà necessario sviluppare e consolidare tutti i meccanismi atti a sostenere la nuova istituzione per consentirne la piena efficacia sia in sede che sul campo.
L' esperienza dei tribunali per l' ex Iugoslavia e il Ruanda ci ha insegnato che la giustizia penale internazionale, per essere efficace, necessita di importanti mezzi in termini di personale e di materiale, nonché a livello funzionale.
Il tribunale, con la sua competenza potenzialmente universale, non ne esigerà di meno, anzi probabilmente ne richiederà di più.
Al riguardo, anche l' Unione europea e i suoi Stati membri dovranno essere pronti a prestare tutta l' assistenza necessaria.
<P>
D' altro canto, il tribunale, la cui azione dovrà rispettare i principi di complementarità e di cooperazione con i sistemi nazionali di giustizia, potrà operare efficacemente soltanto godendo della collaborazione delle autorità giudiziarie e amministrative degli Stati.
In tal senso, una parte importante dell' attuazione dello statuto consiste nell' adozione di misure a livello nazionale per rendere possibile una siffatta cooperazione.
Tale compito spetta a ciascun Stato in base alle proprie procedure costituzionali, ma l' Unione europea può sostenere il processo mediante lo scambio di informazioni o, laddove risulti appropriata, mediante l' offerta di assistenza tecnica ai paesi che ne abbiano bisogno.
<P>
Tutto ciò viene a svilupparsi sulla base della posizione comune del giugno 2001, precedentemente citata, che, se necessario, sarà accompagnata da un piano di azione più dettagliato o, al momento opportuno, da un aggiornamento e da una precisazione dei suoi termini per consentire l' avanzamento del processo.
Posso assicurarvi, onorevoli deputati, che la Presidenza degli Stati membri terrà debitamente conto delle idee che emergeranno da questo dibattito al momento di prendere eventuali decisioni.
<P>
Condividiamo, signor Presidente, un fermo impegno a favore dell' insediamento rapido ed efficace del Tribunale penale internazionale quale istituzione indipendente e imparziale destinata a rendere giustizia nei casi più gravi di violazione dei diritti umani e del diritto umanitario nel mondo.
Al riguardo, tutte le istituzioni, il Parlamento europeo, il Consiglio, gli Stati membri e la Commissione sono assolutamente uniti e decisi a continuare ad agire con risolutezza e tenacia.
Tale convinzione e tale determinazione hanno fatto sì che, in questo processo, l' Unione europea eserciti un indubbio ruolo di guida, insieme ad altri paesi che si contraddistinguono per il sostegno incrollabile da loro offerto alla democrazia e ai diritti umani.
<P>
Siamo molto vicini al raggiungimento del nostro obiettivo con l' entrata in vigore dello statuto di Roma e l' entrata in funzione del tribunale che segneranno un prima e un dopo nella storia degli sforzi dell' umanità per stabilire la giustizia nel mondo.
Potremo allora ritenerci orgogliosi del contributo dato dall' Europa ad una conquista della comunità internazionale.
Ma non potremo in alcun modo permetterci il lusso di abbassare la guardia. Si tratterà piuttosto di passare ad un' altra fase nella lotta per la giustizia, nella quale il ruolo dell' Europa sarà ugualmente insostituibile.
Sono certo, signor Presidente, che non ci mancherà la volontà né la costanza per perseverare in tale sforzo, così come sono sicuro che mai ci verrà a mancare il sostegno del Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=105 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor de Miguel, le assicuro che l' appoggio di questo Parlamento, che in molte occasioni ha espresso la propria volontà politica in questi termini, non verrà mai meno.
<P>
<SPEAKER ID=106 LANGUAGE="DE" NAME="Verheugen">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli deputati, la lotta contro l' impunità in caso di gravi reati e la lotta a favore della giustizia internazionale rappresentano parte integrante della politica dell' Unione nel campo dei diritti dell' uomo e della democratizzazione.
Per quanto riguarda lo statuto, concordato a Roma, del Tribunale penale internazionale, si tratta probabilmente della più importante conquista del diritto dei popoli dalla creazione dell' ONU.
L' Unione europea è sempre intervenuta a favore del Tribunale penale internazionale e sostiene questo progetto con decisione, come conferma la posizione comune varata dall' Unione nel giugno 2001. Nella posizione comune, noi lanciamo un appello affinché lo statuto concordato entri in vigore quanto prima e affinché venga istituito il Tribunale penale internazionale.
<P>
La Commissione aderisce appieno all' approccio sviluppato nella posizione comune e io convengo anche con quanto esposto dal Presidente in carica del Consiglio de Miguel.
La Commissione accoglie con favore il fatto che nel gennaio 2002 i PECO associati con l' Unione europea, i paesi associati Cipro e Malta, nonché i paesi dell' EFTA appartenenti allo spazio economico europeo abbiano dichiarato ufficialmente di aderire agli obiettivi illustrati nella posizione comune.
<P>
Il bilancio dell' Unione sostiene progetti di ONG con i quali s' intende risvegliare in tutto il mondo la consapevolezza della necessità della creazione del Tribunale penale internazionale.
Ad esempio, dal 1995, nel quadro dell' iniziativa a favore della democrazia e dei diritti dell' uomo, sono stati finora erogati circa 6,9 milioni di euro per progetti di questo tipo.
Nel 2001, sono stati messi a disposizione 2,1 milioni di euro per tre progetti di ONG che s' integravano a vicenda a sostegno del Tribunale penale internazionale.
<P>
Il progetto coalizione delle ONG a favore del Tribunale penale internazionale mira a favorire la partecipazione della società civile e la sua cooperazione con i governi nell' ambito della commissione preparatoria dell' ONU per il Tribunale penale internazionale, nonché a promuovere e facilitare la cooperazione tecnica in modo che, dopo la ratifica dello statuto concordato a Roma, vengano emanate disposizioni di legge nazionali vincolanti per recepire tale statuto.
<P>
Il progetto "Parlamentari per un' azione globale" porta avanti una campagna parlamentare a favore della ratifica e dell' effettiva attuazione dello statuto del Tribunale penale internazionale, oltreché della promozione dello Stato di diritto; il progetto "Niente pace senza giustizia" si concentra invece su campagne di sensibilizzazione dell' opinione pubblica e sull' organizzazione di conferenze per sostenere il Tribunale penale internazionale.
<P>
Nella comunicazione della Commissione del maggio 2001 sul ruolo dei diritti dell' uomo e sulla democratizzazione nei paesi terzi, la lotta contro l' impunità dei reati è stata classificata tra le misure prioritarie.
Pertanto, la Commissione continuerà a sostenere l' istituzione del Tribunale penale internazionale.
Per il 2002, la speciale linea di bilancio per il Tribunale penale internazionale, che comprende anche i tribunali ad hoc per l' ex Iugoslavia e il Ruanda, nonché il tribunale - di recente istituzione - per la Sierra Leone, conta su una dotazione di 5 milioni di euro.
<P>
Nel 2002, la Commissione concentrerà il proprio impegno su due aspetti: primo, sulla campagna di sensibilizzazione a favore del Tribunale penale internazionale, nel cui ambito intende coinvolgere più dei 60 paesi necessari per la ratifica dello statuto, e, allo stesso tempo, intendiamo far sì che tutte le regioni geografiche siano rappresentate.
<P>
Secondo, sul varo di disposizioni di legge nazionali vincolanti per l' attuazione del progetto, compresa la formazione del personale specializzato che deve contribuire all' attività del tribunale, vale a dire giudici, avvocati, funzionari dell' autorità di giustizia, nonché deputati.
Inoltre, potremo fornire un apporto limitato per coprire le principali spese del Tribunale penale internazionale.
Un invito a presentare proposte per realizzare questi obiettivi verrà bandito nel marzo di quest' anno.
<P>
<SPEAKER ID=107 LANGUAGE="NL" NAME="Oostlander">
Signor Presidente, sono lieto di aver avuto la possibilità di ascoltare il Commissario Verheugen. Posso così manifestare il mio accordo rispetto agli interventi di entrambi i rappresentanti della Presidenza e della Commissione.
Le loro posizioni collimano perfettamente con quanto auspica il gruppo del Partito popolare europeo.
<P>
Condividiamo, inoltre, le loro considerazioni a proposito dell' importanza del Tribunale penale internazionale.
Quando si parla della necessità di una riconciliazione, occorre garantire in primo luogo la giustizia, e il Tribunale penale internazionale, istituito proprio a tale scopo, rappresenta quindi uno strumento estremamente importante per assicurare il buon funzionamento dell' ordinamento giuridico internazionale, anche e soprattutto nella sua funzione preventiva nei confronti di personaggi in odore di criminalità, che sono giunti ad occupare importanti posizioni politiche, come abbiamo visto in Iugoslavia e in Africa nella regione dei Grandi laghi.
Ciò che è estremamente importante sottolineare è che l' impunità non sarà più assolutamente tollerata, consapevolezza questa che ha toccato ormai tutti.
<P>
Le risoluzioni presentate dal Parlamento comprendono alcuni punti di rilievo: innanzi tutto, i gruppi politici hanno deciso, durante le trattative, di invitare il Presidente e il Congresso degli Stati Uniti a rivedere la posizione assunta rispetto alla partecipazione al Tribunale penale internazionale.
Riteniamo sia tale l' importanza degli Stati Uniti da richiedere la ricerca di una modalità appropriata per il nostro appello.
Per questo motivo, reputo che l' emendamento su questo punto - che riguarda un vecchio testo dei negoziati - sia assolutamente inadeguato.
E' inutile cercare di convincere gli americani con parole dure.
Dobbiamo piuttosto evitare che l' irritazione americana nei confronti dell' Europa si accresca e cercare di discutere di questi temi in modo amichevole.
<P>
Un altro punto riguarda la necessità di aggiornare le disposizioni della Convenzione di Ginevra in relazione ai prigionieri di guerra per tener conto dello status di coloro che sono attualmente rinchiusi nel carcere di Guantanamo.
Il mio gruppo ritiene sia estremamente importante trovare una definizione per questa fattispecie.
Il nostro augurio alla Presidenza spagnola è che riesca in questo semestre a vedere la nascita del Tribunale penale internazionale.
<P>
<SPEAKER ID=108 LANGUAGE="ES" NAME="Díez González">
Signor Presidente, è trascorso troppo tempo da quando, il 17 luglio 1998, venne approvata a Roma l' istituzione di un tribunale penale internazionale per giudicare gli individui responsabili dei crimini più gravi che, come è già stato ricordato in questa sede, gravano sul mondo intero. Il terrorismo tra questi.
<P>
A tutt' oggi, vi sono state 52 ratifiche; tuttavia, come ben sapete, ne occorrono 60 affinché lo statuto del Tribunale penale internazionale entri in vigore.
Considerando quindi che l' entrata in vigore dovrebbe presumibilmente avvenire in questo primo semestre, durante la Presidenza spagnola, che la prima riunione degli Stati firmatari si terrà a New York a settembre di quest' anno, che finora la posizione degli Stati Uniti non è stata favorevole e che, inoltre, esistono timori fondati che il governo statunitense stia appoggiando una campagna contro la sua istituzione, annullando persino la firma di Clinton, depositata presso l' ONU il 31 dicembre 2000, desidero approfittare della sua presenza qui, signor de Miguel, per porle alcune domande concrete.
<P>
Che cosa pensa di fare la Presidenza dell' Unione con il governo Bush per scongiurare il rischio di questa retromarcia?
La Presidenza non ritiene che sarebbe necessario elaborare un piano con misure e risorse specifiche per avvicinare gli Stati Uniti al Tribunale penale internazionale?
Cosa pensa di fare la Presidenza dell' Unione per garantire che i 18 giudici di cui si è parlato in precedenza, che faranno parte del tribunale e che saranno nominati a livello nazionale, rispondano alle condizioni di qualifica, distribuzione regionale equilibrata, esperienza e parità tra uomini e donne?
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Quando venne approvato lo statuto di Roma, Kofi Annan lo considerò un enorme passo avanti.
Tuttavia, molto tempo fa, Benjamin Ferencz, pubblico ministero a Norimberga, disse che non esiste pace senza giustizia, né giustizia senza legge, né un diritto sostanziale senza un tribunale in grado di decidere cosa sia giusto e legittimo in ogni circostanza.
Oggi, dopo l' 11 settembre 2001, dopo i conflitti in Medio Oriente, i cittadini ritengono che la costituzione di questo tribunale sia urgente e necessaria.
Non permettiamo, onorevoli colleghi, non permettiamo, signor presidente in carica del Consiglio, che il tempo passi, che vinca l' oblio fino a quando un nuovo crimine, una nuova guerra, ci ricordi la minaccia.
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<SPEAKER ID=109 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
Signor Presidente, right is wrong.
Se non possiamo assicurare lo stesso trattamento a tutti gli individui, se i crimini di guerra e contro l' umanità rimangono impuniti, come possiamo condannare in modo credibile violazioni meno gravi del diritto?
E' estremamente importante che sia istituito un tribunale penale internazionale permanente con sede all' Aia, la capitale internazionale della giustizia.
Questo tribunale fa parte dello sviluppo della nostra civiltà.
Questa istanza deve, naturalmente, avere carattere universale.
Sono soprattutto i paesi asiatici e arabi a essere sottorappresentati. Voglio inoltre sottolineare con forza che tutti i firmatari devono procedere alla ratifica.
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E' davvero deplorevole che anche gli Stati Uniti si rifiutino di ratificare il trattato.
Sono stati soprattutto gli americani a Norimberga a creare la norma di diritto internazionale secondo la quale i singoli individui hanno obblighi nei confronti della comunità dei popoli e questi obblighi hanno la priorità sui doveri verso lo Stato.
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Nel frattempo, gli americani si sono evidentemente convinti del fatto che il diritto internazionale si applica a tutti tranne che al proprio paese.
E' un raro esempio di arroganza il progetto di legge già adottato dal Senato che boicotta il tribunale e ogni paese che collabora con questo organismo.
Un altro folle progetto di legge conferirebbe addirittura al Presidente americano il potere di liberare con la forza gli individui detenuti dal tribunale.
Se sono previste sufficienti garanzie in termini di eque procedure e giudici competenti, l' America non ha alcun motivo di temere il tribunale.
Questo è il messaggio che il Consiglio e il nostro Parlamento dovrebbero trasmettere alla nostra controparte statunitense in modo cortese, ma estremamente chiaro.
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A breve termine, inoltre, occorre che quanti più paesi possibile, distribuiti nei diversi continenti, procedano alla ratifica dell' accordo.
Il tribunale non può assumere un carattere troppo europeo.
Esso può nei fatti dimostrare che i paesi che non collaborano hanno torto.
Chi si rifiuta di riconoscere il Tribunale penale internazionale commette un torto e dà prova di arretratezza rispetto alla nostra civiltà.
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<SPEAKER ID=110 NAME="Frassoni">
Signor Presidente, mancano soltanto otto ratifiche per l'entrata in vigore del trattato sulla Corte penale internazionale, ma ci sono vari problemi da risolvere prima che la Corte diventi quello strumento di giustizia internazionale e di lotta contro l'impunità che noi vogliamo che sia.
Il primo ostacolo è l'atteggiamento persistentemente ostile da parte degli Stati Uniti.
Noi chiediamo alla Presidenza del Consiglio e alla Commissione di voler ribadire ancora una volta, in tutte le occasioni formali e informali di incontro con gli Stati Uniti, l'importanza che questo tema riveste per l'Europa.
Si potrebbe veramente e realisticamente pensare a qualche strumento creativo di pressione nei confronti degli Stati Uniti perché credo che questo non è stato ancora veramente fatto.
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Il secondo problema riguarda la difficile questione delle norme interne di adattamento delle legislazioni nazionali allo statuto della Corte.
Questo sarà sicuramente un processo difficile ma non dobbiamo farlo diventare un processo troppo lungo.
Da questo punto di vista vorrei veramente rallegrarmi per le parole del Commissario Verheugen, che ha detto di voler sostenere, con la Commissione e anche con un appoggio finanziario, la formazione di specialisti per aiutare la Corte a funzionare meglio.
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<SPEAKER ID=111 LANGUAGE="PT" NAME="Queiró">
Signor Presidente, il mio paese ha già concluso il processo di ratifica dello statuto di Roma, confermando così la tradizione umanista di attaccamento alla giustizia che caratterizza i portoghesi, i quali hanno abolito la pena di morte 450 anni fa e l' ergastolo 118 anni fa.
Tuttavia, ciò che più importa è l' essere testimoni del fatto che i valori della giustizia e della lotta contro l' impunità si stanno diffondendo nei cinque continenti.
Il processo è lento, ma continuo.
Con soddisfazione prendiamo atto che il prossimo riconoscimento del Tribunale penale internazionale contribuirà ulteriormente al rifiuto della pena di morte.
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Va aggiunto che la giustizia può dirsi tale soltanto se è applicata a tutti nello stesso modo.
Sappiamo che il Tribunale penale internazionale non è, né mai sarà, perfetto.
Molte volte assumerà le vesti di "tribunale dei vincitori" , ma, al di là della sua normale funzione giurisdizionale di indagine e giudizio dei crimini particolarmente gravi, non smetterà di svolgere altre due missioni molto importanti: la prevenzione, attraverso la dissuasione, di nuovi crimini e il risarcimento, l' indennizzo delle vittime.
Si deve inoltre sottolineare che il Tribunale penale internazionale entra in azione soltanto quando le autorità penali nazionali non procedono all' indagine e al giudizio dei crimini, o per omissione legale o perché non sono in condizioni di farlo.
Riteniamo che questa sia una soluzione soddisfacente, purché ben applicata, dell' annoso problema del conflitto tra la giurisdizione del Tribunale penale internazionale e la sovranità dei sistemi penali nazionali.
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Signor Presidente, l' autonomia e l' indipendenza del Tribunale penale internazionale sono valori essenziali che si inseriscono nella difesa di quello che è il maggior patrimonio dell' Unione europea: il rispetto dei diritti dell' uomo e delle libertà fondamentali, nonché dello Stato di diritto.
Qualsiasi occasione è buona per riconfermare la validità degli obiettivi che sono alla base della creazione del tribunale, che non potranno essere sminuiti in nessuna circostanza.
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<SPEAKER ID=112 NAME="Bonino">
Signor Presidente, credo che in questi anni questo tema abbia rappresentato un ottimo esempio di cooperazione tra le Istituzioni europee.
Io voglio in questa sede dare atto dell'attenzione costante della Commissione, dei suoi funzionari, del Consiglio, nonché delle aperture che hanno saputo mostrare rispetto ad iniziative di società, di gruppi di parlamentari, di ONG, perché credo che questo ci dia un modello di lavoro comune - che già seguimmo, ad esempio, per il trattato sulle mine antiuomo - che merita adeguata riflessione per l'efficacia che sta dimostrando.
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Sono stati citati qui alcuni paesi assenti.
Ce ne sono altri, dalla Russia alla Cina, cui forse altrettanto si dovrebbe far riferimento o prestare attenzione.
Cinquantadue sono le ratifiche, e credo che oggi lo sforzo sia quello di raggiungere un equilibrio politico e geografico.
Lo sforzo fatto ad esempio nella Conferenza di Siviglia con i paesi arabi, la presa di posizione, molto positiva e inaspettata, della Lega araba, le recenti dichiarazioni del Presidente messicano Fox ci portano a sperare che con un ulteriore sforzo potremmo arrivare non solo a quel numero ma credo anche a un tentativo di superarlo di slancio e avere una presenza quanto più universale possibile.
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Da questo punto di vista credo che l'Europa possa, così come in altri casi, essere orgogliosa di questi dieci anni di lavoro testardo, cocciuto, difficile, solitario all'inizio ma che oggi molti riconoscono.
L'attenzione portata anche alle Corti speciali - quella per la Sierra Leone, ad esempio, che si sta per inaugurare - dimostra che l'Europa è, quando lo vuole, anche una comunità di valori.
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<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="ES" NAME="Sauquillo Pérez del Arco">
Signor Presidente, credo che ci possiamo rallegrare perché hanno effettivamente firmato 55 paesi.
Alcuni Stati europei, tuttavia, non l' hanno ancora fatto e sarebbe importante che li esortassimo in tal senso.
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Questo Parlamento ha lavorato alla creazione del Tribunale penale internazionale fin dal 1995 e anche in seguito, nel 1998, quando Roma insistette in modo molto chiaro sul lavoro che bisognava svolgere per creare il Tribunale penale internazionale.
Siamo giunti alla conclusione, ma ora forse bisogna compiere uno sforzo per ottenere le 60 firme.
Inoltre, signor Presidente, vorrei dire alla Presidenza spagnola che non dobbiamo limitarci a parlare per poi non concludere nulla.
Affinché possa essere uno strumento veramente importante tutti noi, necessitiamo di meccanismi di lavoro, di funzionamento.
Chiedo che la Presidenza spagnola, sotto la quale molto probabilmente sarà approvato lo statuto del Tribunale penale internazionale, si adoperi al meglio perché non manchino i mezzi necessari per il suo funzionamento.
Questa è stata la preoccupazione del Parlamento sin dal 1995: che sia un successo affinché sia possibile lottare per un futuro molto più giusto e affinché il Tribunale penale internazionale assuma quel ruolo così importante che deve avere in futuro.
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<SPEAKER ID=114 NAME="Presidente">
Comunico di aver ricevuto sette proposte di risoluzione ai sensi dell' articolo 37, paragrafo 2, del Regolamento.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=8>
Diritti democratici in Turchia, in particolare situazione dell'HADEP
<SPEAKER ID=115 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sui diritti democratici in Turchia, in particolare sulla situazione dell'HADEP.
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Ha facoltà di parola, a nome del Consiglio, il signor de Miguel.
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<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="ES" NAME="de Miguel">
. (ES) Signor Presidente, la Turchia dimostra da molti anni il proprio interesse a stringere legami con l' Unione europea.
Dalla firma dell' accordo di associazione, nel 1963, alla richiesta formale di adesione nel 1987 e, in seguito, all' unione doganale raggiunta nel 1996, le relazioni hanno percorso un lungo cammino, non sempre facile, caratterizzato dal reciproco interesse, dall' avvicinamento e allo stesso tempo dalla chiara esigenza europea che la Turchia adempiesse ad alcuni requisiti indispensabili per qualsiasi candidato all' adesione.
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Il Consiglio europeo di Copenaghen ha stabilito i criteri politici che i paesi candidati avrebbero dovuto rispettare, ossia avere istituzioni stabili, che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, la tutela dei diritti umani e il rispetto e la protezione delle minoranze.
In seguito, il Consiglio europeo di Helsinki ha formalmente riconosciuto la candidatura della Turchia all' Unione e ha concluso dichiarando che la Turchia è un paese candidato destinato ad aderire all'Unione in base all' adempimento dei nuovi criteri applicati agli altri Stati candidati.
Da questo momento, la Turchia beneficerà della stessa strategia di preadesione degli altri paesi candidati, con lo scopo di incentivarne e sostenerne le riforme.
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Le conclusioni del Consiglio europeo di Laeken segnalano che la Turchia ha compiuto progressi per quanto riguarda il rispetto dei criteri politici stabiliti per l'adesione, in particolare grazie alla recente modifica della sua Costituzione.
Si è così avvicinata la prospettiva dell'apertura di negoziati di adesione con la Turchia.
Il Consiglio europeo ha sollecitato la Turchia a continuare a progredire sulla via del rispetto dei criteri di Copenaghen, sia economici che politici, specialmente per quanto attiene i diritti umani, e riconosce la partecipazione della Turchia alla pari degli altri candidati a qualcosa di trascendentale come la Convenzione sul futuro dell' Europa, che sarà inaugurata domani in questa sede parlamentare.
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La relazione del 2000 sui progressi compiuti dalle nazioni affermava che la Turchia aveva avviato un dibattito molto positivo sulle riforme politiche necessarie all' adesione, tra le quali spiccava la firma di alcuni strumenti internazionali in materia di diritti umani.
Nel 2001, si è verificato uno dei cambiamenti più importanti nel processo di democratizzazione della Turchia: l' adozione di un pacchetto di 34 emendamenti alla Costituzione, che costituisce la modifica più profonda che la Costituzione turca abbia sperimentato sin dalla sua entrata in vigore, nel 1982.
Tra gli aspetti più innovativi spiccano il riconoscimento della libertà di pensiero e di espressione, alcune misure contro la tortura e il rafforzamento dell' autorità civile rispetto a quella militare, nonché importanti riforme nell' ambito delle detenzioni.
Indubbiamente il riconoscimento della candidatura della Turchia e la prospettiva di una futura adesione all' Unione hanno favorito queste riforme.
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Alla fine del gennaio 2002, è stato compiuto un altro importante passo avanti quando il governo turco ha deciso di ritirare la propria riserva sull' articolo 5 della Convenzione europea dei diritti umani, relativo al diritto alla libertà e alla sicurezza e al periodo massimo di detenzione prima del provvedimento giudiziario.
Il Segretario generale del Consiglio d' Europa ha manifestato la propria approvazione riguardo a questa decisione, affermando che segna un progresso nella tutela dei diritti dei detenuti.
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Credo altresì che vada menzionata la decisione di creare una commissione, di cui farebbero parte i Ministri della giustizia, degli interni e dei diritti umani, per supervisionare la situazione nel campo della tutela dei diritti umani e per adottare le misure che dovessero rivelarsi necessarie.
Lo stesso vale per l' entrata in vigore in Turchia del nuovo codice civile, che rappresenta un notevole progresso nel riconoscimento della parità tra i sessi nell' ambito del diritto di famiglia e di successione.
E' necessario menzionare anche l' emendamento alla legge del Consiglio di sicurezza nazionale, in fase di approvazione a livello parlamentare, con lo scopo di adattarla alla nuova redazione dell' articolo 118 della Costituzione e di aumentare il numero dei membri civili del Consiglio di sicurezza nazionale, proclamando con maggiore chiarezza la sua natura consultiva.
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E' altrettanto positivo che il Consiglio dei ministri abbia approvato il decreto che permetterà ad Amnesty International di aprire ufficialmente una sezione in Turchia.
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Tuttavia, se gli emendamenti alla Costituzione rappresentano una grande speranza per il processo di democratizzazione, a prescindere dal fatto che sono stati omessi alcuni punti importanti - ad esempio non è stata del tutto soppressa la pena di morte, che continuerà ad essere applicata in caso di guerra o quale punizione per crimini di particolare gravità come il terrorismo -, lo sviluppo legislativo di questi precetti costituzionali è stato chiaramente insufficiente.
Sebbene il minipacchetto legislativo per lo sviluppo delle riforme costituzionali comprenda una definizione più ristretta del reato di apologia del terrorismo e offra maggiori garanzie ai detenuti nel periodo antecedente il provvedimento giudiziario, vengono allo stesso tempo introdotti concetti di estrema vaghezza e, in taluni casi, si giunge persino ad ampliare il ventaglio di azioni punibili: ad esempio, si continuano a porre limiti al diritto di associazione e di manifestazione, fatto del tutto incompatibile con le norme vigenti nell' Unione europea.
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Altrettanto dicasi per la riforma del codice civile.
La modifica del regime delle persone giuridiche non risolve il problema delle restrizioni legali al diritto di associazione né quello della legge sulle fondazioni, recentemente ratificata dalla Corte suprema, che proibisce l' acquisizione di beni immobili alle fondazioni di minoranze religiose non mussulmane in Turchia.
E' da ricordare, a questo proposito, che una delle priorità previste dal partenariato di adesione è la non discriminazione religiosa.
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Un altro elemento importante da tenere in considerazione è l' applicazione pratica delle riforme.
La semplice approvazione delle leggi non è sufficiente, se le disposizioni in esse contenute non divengono effettive.
Si può dire che la Turchia possiede le caratteristiche di base di un sistema democratico, ma l' attivazione delle riforme necessarie a garantire la democrazia e lo Stato di diritto è molto lenta.
Nei tribunali di sicurezza dello Stato si continua a non portare a termine riforme essenziali, e la questione della tortura e dei maltrattamenti mostra a mala pena miglioramenti, in particolar modo nel sud-est del paese, fondamentalmente a causa delle difficoltà nel processare i membri delle forze dell' ordine responsabili di tali atti.
Esistono limitazioni all' indipendenza del potere giudiziario, dovute tra l' altro al fatto che il Consiglio supremo dei giudici e degli avvocati è presieduto dal Ministro di giustizia, il quale praticamente impedisce una divisione delle competenze del potere esecutivo da quelle del potere giudiziario.
La legge sulla persecuzione criminale continua ad impedire che si possano rivedere giudizi impugnati o che venga adottata qualsiasi misura per riparare alla violazione della Convenzione europea dei diritti umani.
Continua a non essere reso pubblico il piano di azione per il sud-est e la Turchia continua a non firmare la convenzione quadro del Consiglio d' Europa sulla protezione delle minoranze nazionali.
Tutto ciò senza contare le importanti limitazioni che presenta lo stesso sistema giudiziario.
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A prescindere dalle riforme legislative, i miglioramenti effettivi in questo campo dipenderanno dalla corretta applicazione e interpretazione della legislazione di sviluppo.
A ben guardare i fatti, è già risultato evidente che atti non più considerati criminali in virtù della recente riforma del codice penale sono comunque considerati tali in base ad un altro articolo della legislazione penale e, in alcune occasioni, vengono puniti con ancora maggiore severità.
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Un elemento essenziale nel processo di democratizzazione turco è costituito dal cosiddetto programma nazionale per l' adozione dell' acquis, presentato dal governo turco poco dopo che il Consiglio dell' Unione europea aveva approvato il partenariato di adesione nel marzo 2001.
Esso rappresenta un passo nella giusta direzione e tuttavia risulta insufficiente perché presenta alcune carenze che potrebbero mettere in pericolo l' obiettivo di completo rispetto delle priorità e degli obiettivi imposti dall' Unione.
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Per certi aspetti, il programma nazionale per l' adozione dell' acquis è stato redatto in termini imprecisi, che provocheranno difficoltà di interpretazione prima di giungere a buon fine.
Nel concreto, devono essere menzionati l' abolizione della pena di morte, la subordinazione delle forze armate al potere civile, lo sradicamento della corruzione, la situazione socioeconomica del sud-est del paese, di etnia prevalentemente curda, e l' abolizione dello stato di emergenza nell' area.
D' altro canto, il piano non s' impegna in alcun modo ad eliminare gli ostacoli legali alle trasmissioni radiotelevisive in lingua locale, né a tutelare i diritti culturali delle minoranze turche.
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In questo processo di riforme e di progresso, la Turchia presenta ancora lacune nel riconoscimento dei diritti culturali delle minoranze.
La recente riforma della Costituzione ha portato alla modifica degli articoli 26 e 28 e alla conseguente scomparsa del divieto di utilizzare altre lingue.
Tuttavia, le recenti manifestazioni di universitari e genitori di studenti che sollecitavano l' inclusione di corsi di lingua curda nell' insegnamento universitario sono state represse con durezza dalle forze dell' ordine, le quali hanno affermato che la lingua curda come tale non esiste, che la sola lingua nazionale della Repubblica è il turco e che coloro che sono stati arrestati lo sono stati a causa di un presunto sostegno offerto all' organizzazione terroristica del Partito dei lavoratori curdi, meglio noto come PKK.
Tali motivazioni sono state ribadite dal Consiglio di sicurezza nazionale che ha affermato che le campagne di sollecitazione dell' insegnamento in lingua curda sono state orchestrate dal PKK con chiara intenzione separatista, aggiungendo che il partito in questione sta cercando di compiere un ulteriore passo nella propria strategia di politicizzazione e di creazione di una nazione curda.
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Un ulteriore problema che non può essere eluso nel processo legislativo di democratizzazione della Turchia è quello del riconoscimento del diritto di associazione e, più concretamente, quello dell' illegalità e dello scioglimento dei partiti politici.
Nel 1994, in sostituzione dell' ormai sciolto Partito democratico (DEP), accusato di avere rapporti con l' organizzazione terrorista del Partito dei lavoratori curdi, venne creato il Partito democratico popolare (HADEP); gli ex membri del DEP che vollero diventare membri dell' HADEP dovettero chiedere l' esplicita autorizzazione del governo, il quale concesse l' iscrizione a quelli privi di precedenti penali o sui quali non pendeva alcun capo di accusa.
Fin dalla sua creazione, l' HADEP è stato la prima forza politica del sud-est del paese, con il controllo della maggior parte dei comuni delle città della zona; tuttavia, fin dalla sua creazione, sull' HADEP grava la minaccia dello scioglimento.
La decisione della Corte costituzionale, nel giugno 2001, di far sciogliere il partito islamico Fazilet ha messo in luce i problemi esistenti in materia di libertà di espressione e di associazione.
Attualmente, la Corte costituzionale deve risolvere il caso dell' HADEP.
Il procuratore ha sollecitato il suo scioglimento per un presunto rapporto con il terrorista e leader del Partito dei lavoratori curdi Abdullah Ocalan, accusandolo di aver utilizzato i congressi del partito per far propaganda a favore di Ocalan e di incitare all' odio verso l' ordine costituito e verso l' unità indivisibile della repubblica turca.
I casi di detenuti appartenenti all' HADEP sono stati migliaia e, sebbene la maggior parte di loro sia stata rilasciata dopo un breve periodo di reclusione, l' arresto era stato effettuato per presunta appartenenza all' organizzazione terrorista del PKK e con l' accusa di coinvolgimento in azioni terroriste.
Nessuno era stato arrestato e processato per il solo fatto di appartenere al partito.
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Questo non impedisce di affermare che in Turchia qualunque riferimento al Kurdistan, alla sua bandiera, alla richiesta di insegnamento in lingua curda venga considerato collaborazione o supporto all' attività terrorista.
Nonostante ciò, è altrettanto certo che, fino a quando non verrà sciolto, l' HADEP costituisce un partito legalmente riconosciuto in Turchia e che nessuno può essere arrestato per il semplice fatto di farne parte.
La sua delegittimazione rappresenterebbe un passo indietro nel progresso della Turchia verso l' adesione e obbligherebbe l' Unione europea ad assumere una posizione comune, a manifestare la propria preoccupazione per l' impatto negativo sulla libertà di espressione e di associazione e sul pluralismo politico, nonché a ribadire che il rispetto dei diritti culturali della popolazione turca di etnia curda è uno degli obiettivi previsti dal partenariato di adesione.
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Signor Presidente, è innegabile che la Turchia abbia compiuto progressi nel rispetto dei criteri politici per l' adesione; pertanto, la prospettiva di un' apertura dei negoziati si è fatta più vicina.
Ciononostante, questi progressi non sono ancora sufficienti per avviarli.
Uno dei principali ostacoli è la tutela dei diritti culturali di tutti i turchi, indipendentemente dall' etnia di appartenenza.
Recentemente, il Segretario generale per gli affari dell' Unione europea, Volkan Vural, ha annunciato che è in fase di preparazione un secondo pacchetto di riforme legislative.
Questo ci permette di nutrire la speranza di assistere ad un nuovo passo nel processo di democratizzazione della Turchia, che aprirebbe il cammino ad un rapporto più disteso e ad un negoziato per la sua futura adesione all' Unione.
<P>
<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="DE" NAME="Verheugen">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli deputati, la Commissione accoglie con favore l' odierna discussione sui diritti democratici in Turchia; essa ci offre l' occasione di trarre un bilancio intermedio sui diritti dell' uomo in Turchia e sui progressi registrati nell' ambito delle riforme politiche.
Il nostro dibattito prende spunto dalla decisione presa ad Helsinki nel 1999 di concedere alla Turchia lo status di candidato e dalla strategia di adesione concordata su tale base.
Nel frattempo, tutti gli elementi di questa strategia sono stati tradotti in pratica.
In particolare, la Turchia ha accettato un programma nazionale per recepire l' acquis al fine di soddisfare le priorità del partenariato di adesione. In questa maniera, si è finalmente messo in moto in Turchia un processo di riforma che svolge un ruolo sempre più importante anche nella discussione pubblica.
I primi risultati sono visibili.
Con la riforma costituzionale dello scorso anno, la Turchia ha dimostrato di affrontare seriamente le riforme politiche richieste.
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Il Consiglio europeo di Laeken ha apprezzato lo sforzo della Turchia e ha rilevato che il paese si è avvicinato all' obiettivo dell' adesione all' Unione europea.
Ad ogni modo, a questo si associa l' attesa da parte dell' Unione europea che la Turchia porti avanti con coerenza il processo di riforma.
Attualmente, la Turchia non soddisfa ancora i criteri politici di Copenaghen.
In occasione dei colloqui avuti ad Ankara pochi giorni fa, ho esortato il governo turco a proseguire con decisione sulla rotta delle riforme politiche ed economiche.
Gli interlocutori di tutti i partiti dell' attuale coalizione di governo mi hanno confermato sia la volontà di riforma sia l' obiettivo di avvicinarsi all' Unione europea.
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In seguito alla riforma costituzionale dello scorso anno, la Turchia ha varato questo mese un primo minipacchetto per recepire tale riforma. La Commissione accoglie con favore le decisioni di questo pacchetto relative alla detenzione prima di un processo penale.
Tali provvedimenti sono conformi agli standard dell' Unione europea. Riteniamo però che le nuove disposizioni di legge in materia di libertà di opinione siano insufficienti.
Nella nuova versione del relativo articolo notiamo pochi miglioramenti rispetto alle norme in vigore al riguardo. In conformità della nuova Costituzione, ci saremmo aspettati riforme più ampie e di più vasto respiro.
Pertanto, durante la recente visita in Turchia, ho sottolineato che ci attendiamo passi più decisi, ad esempio per quanto concerne la libertà di coalizione, l' uso delle lingue a livello radiotelevisivo e scolastico, l' abolizione della pena di morte, nonché l' introduzione dei principi della tutela giuridica in conformità della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell' uomo.
<P>
Oltre ai mutamenti giuridici è tuttavia necessario che in Turchia, in seguito alla trasposizione del diritto nella pratica, si registrino effettivi cambiamenti in loco.
Alla fin fine, non dobbiamo valutare la situazione dei diritti dell' uomo in Turchia in base a quanto scritto, bensì in base a quanto avviene effettivamente nella pratica quotidiana.
In tale contesto, un ruolo importante spetta a procuratori e giudici.
La Commissione offre alla Turchia una serie di programmi di aggiornamento professionale che riscuotono un elevato gradimento.
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Come il Parlamento europeo, anche la Commissione osserva gli sviluppi collegati al processo contro il partito HADEP che si tiene dinanzi alla Corte costituzionale turca.
Il 1º marzo, vale a dire dopodomani, si terrà una nuova udienza e alcuni rappresentanti della Commissione faranno il possibile per potervi presenziare.
<P>
La Commissione giudica questo caso sulla scorta dei criteri politici di Copenaghen; affermo dunque che, a nostro parere, la messa al bando dell' HADEP in Turchia violerebbe i nostri principi politici. Lo scorso anno, il Parlamento turco ha modificato la Costituzione per consolidare i diritti dell' uomo in Turchia.
Tuttavia, il parlamento turco non ha cambiato le basi giuridiche per la messa al bando di partiti politici., ragion per cui le disposizioni in vigore in Turchia non sono conformi agli standard dell' Unione europea.
La Commissione esorta quindi il governo turco a impegnarsi ulteriormente per rispettare i predetti criteri.
<P>
Possiamo dire che la Turchia si trova nel bel mezzo di un acceso dibattito sulla prosecuzione delle riforme.
A passi positivi come, ad esempio, la riforma costituzionale si contrappongono lacune persistenti in altri settori.
Ciononostante, in fin dei conti sono fiducioso e credo che la Turchia abbia sia la volontà sia la forza per proseguire sulla strada delle riforme.
Ritengo che l' approvazione da parte della Turchia dell' apertura di un ufficio di Amnesty International rappresenti un segnale positivo.
Considero inoltre positivo che al minipacchetto varato poche settimane fa per l' attuazione delle riforme costituzionali farà seguito, tra breve, un secondo pacchetto di misure legislative di attuazione, che comprenderà, tra l' altro, la legge sulla stampa, la legge sulla libertà di riunione, il diritto penale, nonché la legge sulle competenze della polizia.
<P>
Spero e mi attendo che in questa normativa emerga con chiarezza la volontà di riforma. Colgo pertanto l' occasione per esortare nuovamente la Turchia a consolidare i diritti democratici nel paese e ad avviare e portare a termine le relative iniziative di legge.
E' - e continua ad essere - determinante il fatto che i diritti dell' uomo vengano tutelati nella pratica e che la Turchia, nella vita sociale quotidiana, rispetti i criteri di una società democratica e pluralistica.
Ciò non rende certo più debole, ma più forte una nazione, e questo vale anche per la nazione turca se essa intende perseguire i massimi obiettivi in relazione all' attuazione della democrazia e dei diritti dell' uomo.
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<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
Signor Presidente, i cristiano democratici del gruppo PPE-DE possono sottoscrivere appieno le affermazioni della Commissione e del Consiglio.
<P>
La Corte costituzionale turca intende mettere fuori legge un altro partito politico.
Negli ultimi quarant' anni è stata questa la sorte di ben 23 partiti nel paese.
Si trattava di partiti su base religiosa, culturale o etnica, ritenuti inconciliabili con la struttura unitaria dello Stato kemalista.
<P>
Mi sia consentito un paragone molto chiaro: se nei vari Stati dell' Unione vi fossero Costituzioni del genere, i partiti messi fuori legge sarebbero stati moltissimi, ivi incluso il mio partito, la democrazia cristiana svedese, con tutti i partiti analoghi un po' ovunque nell' Unione.
<P>
Posso garantire che il Parlamento seguirà questa controversia giuridica in Turchia con tutte le sue forze, in modo energico e instancabile.
Nel quadro della delegazione ad hoc, intendiamo adoperarci per la difesa dei diritti democratici in Turchia, per il multipartitismo e, naturalmente, anche per i diritti della minoranza curda.
<P>
Kemal Atatürk, morto oltre sessant' anni fa, ha fondato lo Stato unitario turco.
E' giunto il momento per un dibattito nazionale sulla rispondenza di quella Costituzione, di quel modello di Stato unitario alle esigenze di una società moderna e della democrazia pluralista.
A mio avviso, lo Stato unitario kemalista si basa più sul lealismo autoritario, il potere, le minacce e la forza che non su una persuasione non costrittiva, una lealtà spontanea, il patriottismo e un sano amore per il proprio paese.
Dovrebbe essere ormai consegnata alla Storia l' epoca in cui la Corte costituzionale metteva fuori legge un partito dopo l' altro.
Inoltre, si è trattato spesso di grandi partiti politici.
<P>
La Turchia non ha sottoscritto la Convenzione europea sui diritti delle minoranze e continua a rimanere arroccata sulla Costituzione kemalista, che risale agli anni Venti e Trenta.
Mi domando se la Turchia non stia commettendo un' autorete, rifiutando di aprirsi al mondo esterno e di cambiare atteggiamento verso le sue minoranze.
Solo così è possibile conquistare i cuori della popolazione, in Turchia come in Europa.
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<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente in carica del Consiglio e il Commissario hanno giustamente rilevato che siamo riusciti a mettere in moto in Turchia un processo di riforme, che pur tuttavia presenta ancora molte lacune.
Determinanti - come ha detto anche il signor Commissario - risultano la realtà pratica e l' attuazione.
A volte, ho la sensazione di essere preso in giro, se si modifica la Costituzione, ma non le leggi attuative, e pertanto si offre alla polizia e alle altre autorità di sicurezza la possibilità di procedere, ad esempio, contro coloro che vogliono usufruire dell' istruzione in lingua curda e che s' iscrivono ai relativi corsi.
Credo che ciò sia inaccettabile.
<P>
Chi ha creduto che con la cattura di Ocalan sia stata risolta la questione curda, è rimasto deluso, perché la Turchia non ha colto l' occasione di praticare una diversa politica nei confronti dei curdi, ad esempio dotando di risorse adeguate, anche di tipo finanziario, quei sindaci - cui ha accennato il Presidente in carica del Consiglio - che cercano nell' Anatolia sudorientale di migliorare le cose.
Al contrario, funzionari vengono arrestati o rapiti senza che si sappia se il fatto sia da addebitare alle forze di sicurezza, oppure a organizzazioni private e senza che si cerchi davvero di trovare le persone rapite o i responsabili di tali atti.
<P>
Il nostro Parlamento rimane dell' idea che dobbiamo combattere per i diritti culturali dei curdi. Si tratta di diritti inalienabili, che non rappresentano una forma di separatismo o di terrorismo, che non mettono in difficoltà la Turchia, ma che anzi possono salvare la Turchia in quanto paese europeo.
<P>
<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="EN" NAME="Duff">
Signor Presidente, il procedimento contro il Partito democratico popolare trae le sue origini dai disordini verificatisi nel 1996 in occasione del congresso del partito.
Da allora, il PKK ha dichiarato il cessate il fuoco e la Turchia ha intrapreso il suo lungo programma di riforma politica.
In particolare, la revisione dell' articolo 69 pare intesa ad ampliare il campo dell' attività politica dei partiti all' interno del sistema politico.
<P>
La riforma dovrebbe rapidamente proseguire in modo che nessun partito regionalista, neanche quelli di origine prevalentemente curda, sia minacciato.
Se la Corte suprema dovesse pronunciarsi sul caso proprio nel momento in cui la Turchia entrerà a far parte della Convenzione, riceveremmo un segnale molto eloquente della volontà del paese di avanzare nell' integrazione europea.
La messa al bando del partito Fazilet lo scorso anno è stata un segnale non altrettanto incoraggiante.
Se vi sono fondati sospetti di legami con il terrorismo in riferimento ad alcune persone, queste andrebbero accusate, ma, in nome della democrazia parlamentare, il partito dovrebbe essere salvato.
<P>
<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="NL" NAME="Lagendijk">
Signor Presidente, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, non c' è molto da dire sul motivo che ha portato a questo dibattito: l' accusa di separatismo pronunciata contro l' HADEP è deplorevole e, per di più, ingiusta.
L' HADEP è un partito democratico che cerca - e ha cercato - di difendere la causa della popolazione curda in modo pacifico.
E' giusto, pertanto, che il Consiglio, la Commissione e anche il Parlamento manifestino esplicitamente il proprio sdegno rispetto all' accusa formulata.
Mi auguro solamente che la decisione di esaminare il caso venerdì prossimo alla luce della Costituzione attuale e degli emendamenti costituzionali previsti - senza quindi procedere a spron battuto verso un divieto - rientri in un cambiamento di rotta generale rispetto a quello che, a mio giudizio, è il problema centrale, ossia come garantire alle minoranze politiche, culturali e religiose della Turchia uno spazio nel sistema politico del paese.
<P>
Il problema riguarda i diritti umani fondamentali: il diritto a parlare la propria lingua, il diritto a utilizzarla nei media, il diritto a ricevere un' istruzione in tale lingua.
Ma riguarda soprattutto la necessità di attuare riforme politiche fondamentali.
In questo senso, il processo contro l' HADEP è esemplificativo della scelta che la Turchia deve compiere: o il paese opta per il pluralismo, la democrazia e la libertà di espressione, o questi principi fondamentali dell' Europa rimarranno subordinati a una concezione dogmatica di sicurezza di Stato.
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Va tuttavia ribadito con chiarezza che le critiche verso la Turchia e il sostegno all' HADEP si fondano su una premessa fondamentale, ovvero l' importanza della candidatura della Turchia all' adesione e l' impegno dell' Unione europea, che deve adoperarsi con ogni mezzo per rendere possibile tale adesione.
Il mio sostegno all' HADEP e le mie critiche al governo e alle autorità turche non hanno, quindi, come fine quello di escludere una volta per tutte la Turchia dall' Unione europea, quanto quello di preparare il paese a un' adesione pienamente democratica all' Unione.
<P>
<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, quando, lo scorso autunno, la Turchia ha avviato un processo di revisione costituzionale, il mio gruppo vi si è subito recato per intavolare un dialogo approfondito sia con il governo o la grande Assemblea nazionale che con i rappresentanti della società civile.
Ahimè, i limiti de tale rinnovamento sono ben presto emersi.
Ci è stata negata la possibilità di far visita a Leyla Zana, premio Sacharov, e ad altri ex deputati di origine curda, tuttora incarcerati.
Quanto alle organizzazioni per la tutela dei diritti dell' uomo, pur plaudendo ad ogni progresso, esse hanno illustrato, tramite molteplici casi concreti, l' entità del cammino che rimane da percorrere per intravedere la Turchia democratica a cui tutti aspiriamo.
<P>
Non più di qualche settimana più tardi abbiamo poi appreso, dalla bocca del Presidente dell' HADEP, Murat Bozlak, che egli era stato convocato dinanzi alla Corte costituzionale in vista di una probabile interdizione della formazione politica che dirige.
E' per suscitare una forte reazione del Parlamento europeo di fronte a tale atto arbitrario di estrema gravità che abbiamo subito invitato il Presidente Bozlak ad incontrare tutti i gruppi del Parlamento europeo e proposto l' invio di una delegazione in Turchia.
Plaudo al consenso unanime suscitato da tale duplice iniziativa.
L' unico crimine dell' HADEP è infatti quello di continuare ad accrescere la sua influenza in tutto il paese, al punto di avere ora la certezza, in caso di elezioni, di entrare a far parte del parlamento, malgrado una legge su misura che fissa al 10 per cento la soglia minima richiesta per esservi rappresentato.
Plaudo altresì alla decisione, tramite la messa a punto di una risoluzione comune a tutti i gruppi, di rivolgere insieme un messaggio chiaro alle autorità di Ankara ed in particolare il seguente: "The European Parliament calls for the case against Hadep to be dropped" .
Propongo pertanto di impegnarci a condurre insieme tale azione fino alla sua conclusione.
Si tratta infatti di una ben esigua richiesta nei confronti di un paese che parteciperà, già domani, alla Convenzione sul futuro dell' Europa.
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<SPEAKER ID=123 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso">
Signor Presidente, sicuramente il governo turco ha improvvisato alcune misure palliative per nascondere gravi violazioni dei diritti umani, ma nuove azioni repressive ci forniscono motivi più seri di preoccupazione, come già ricordava il Presidente in carica del Consiglio.
Dalla cartina che mostra le lingue del mondo a rischio di estinzione, presentata la scorsa settimana in occasione della Giornata internazionale delle lingue moderne, emerge con chiarezza la situazione critica in cui versa la maggior parte delle lingue del pianeta.
Dobbiamo avere il coraggio di denunciare tutti i governi - come quello turco - che minacciano di estinzione così tante comunità linguistiche.
<P>
Signor Presidente in carica del Consiglio, possiamo accettare, in un' ottica di democrazia, che partiti politici contrari alla scomparsa di intere comunità si vedano negata la possibilità di agire?
Dovremmo forse dare noi stessi il cattivo esempio con la situazione nei Paesi Baschi, dove la nostra lingua è stata considerata a rischio di estinzione?
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<SPEAKER ID=124 LANGUAGE="DE" NAME="Uca">
Signor Presidente, lo scorso anno la situazione dei diritti dell' uomo in Turchia non è per nulla migliorata.
Io sono favorevole a che la Turchia aderisca all' Unione europea, a condizione che soddisfi i criteri di Copenaghen.
Mi compiaccio delle riforme costituzionali, anche se sono ben inferiori alle mie aspettative.
La Turchia deve compiere altri passi avanti perché, altrimenti, non potrà aderire all' Unione europea.
La pena di morte non è stata abolita, ma limitata.
I politici turchi mostrano scarsa diligenza per quanto riguarda l' attuazione delle riforme costituzionali.
Nelle scuole superiori turche si può imparare l' arabo, l' inglese, il tedesco e il cinese, ma l' uso del curdo, ossia della lingua madre di 12 milioni di persone, è tuttora vietato nel campo dell' istruzione.
<P>
Oltre 100.000 studenti, che hanno voluto usufruire del diritto sancito dalla Costituzione chiedendo con petizioni l' autorizzazione all' uso della lingua curda, sono ora sottoposti a procedimenti penali, dove sono accusati di separatismo.
Per giungere ad una soluzione pacifica e politica della questione curda, è necessario abolire il divieto dell' uso di questa lingua e inserire l' insegnamento del curdo quale disciplina scolastica.
I criteri di Copenaghen comprendono anche il diritto all' insegnamento e alla pubblicazione di mass media nella madre lingua; questo deve rappresentare una condizione imprescindibile per l' adesione.
Sono anche stati arrestati membri dell' HADEP, accusati di avere avviato la campagna a favore dell' impiego della lingua curda.
Con l' inizio del procedimento volto a mettere al bando l' HADEP, si è registrato un inasprimento della repressione esercitata nei confronti degli appartenenti al partito.
Nel 2001, sono stati arrestati 3.245 membri dell' HADEP e oltre 55 uffici sono stati perquisiti e chiusi.
Nella Giornata mondiale della pace sono stati arrestati più di 3.000 aderenti all' HADEP e uno di loro è stato ucciso.
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Signor Commissario Verheugen, la invito a recarsi nel sud-est della Turchia e a parlare con i 37 sindaci dell' HADEP. I sindaci iscritti al partito non ricevono sostegni finanziari.
I villaggi distrutti non sono ancora stati ricostruiti.
Come possono vivere le migliaia di profughi?
Perché il sud-est del paese non riceve fondi attinti al programma MEDA anche se le disposizioni lo prevedono?
Se l' HADEP verrà messo al bando, registreremo un regresso sul piano democratico. Con questo divieto la Turchia si avvia sulla strada sbagliata verso l' Europa.
Io e il mio gruppo chiediamo con fermezza che il procedimento nei confronti dell' HADEP venga immediatamente archiviato.
La Conferenza dei presidenti ha deciso di inviare in Turchia una delegazione.
Finché la Turchia non si pronuncerà pubblicamente contro la messa al bando dell' HADEP, la nostra delegazione dovrà dimostrare la propria solidarietà al partito sostenendolo.
Dobbiamo mostrare sul posto che il Parlamento europeo non accetta provvedimenti antidemocratici!
<P>
<SPEAKER ID=125 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Uca.
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Comunico di aver ricevuto cinque proposte di risoluzione ai sensi dell' articolo 37, paragrafo 2, del Regolamento.
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La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 11.00.
<P>
(La seduta, sospesa alle 20.39, riprende alle 21.00)
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<CHAPTER ID=9>
Internet (Primo livello ".eu")
<SPEAKER ID=126 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla raccomandazione per la seconda lettura (A5-0027/2002) della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia, relativa alla posizione comune definita dal Consiglio sulla messa in opera del dominio di primo livello Internet ".eu".
<P>
<SPEAKER ID=127 NAME="Flesch">
Signor Presidente, la proposta di regolamento in esame prevede la messa in opera del dominio di primo livello ".eu" , che dovrebbe assicurare la visibilità dell' Unione europea nel cyberspazio e trasporre su Internet lo spazio di fiducia creato dal mercato interno.
Nella votazione in prima lettura del luglio 2001, il Parlamento aveva adottato gli emendamenti proposti dalla commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia e la commissione giuridica e per il mercato interno.
Tali emendamenti riaffermavano in particolar modo i principi di non ingerenza e di autogestione nell' ambito di Internet e preconizzavano una gestione efficace e non burocratica del dominio ".eu" .
Benché il Consiglio, nella posizione comune del 6 novembre 2001, avesse accettato un gran numero dei nostri emendamenti, alcuni non erano stato accolti con favore.
<P>
La commissione per l'industria è ritornata quindi alla carica per chiedere l' adozione del principio del "primo arrivato, primo servito" nella politica di registrazione per basare la procedura di risoluzione delle controversie in sede stragiudiziale sul recupero delle spese e soprattutto per prevedere la procedura consultiva in materia di comitatologia.
La commissione per l'industria, insieme alla Commissione, ha infatti stimato che, per garantire il successo del dominio di primo livello ".eu" , questo dovrebbe diventare operativo a breve e dovrebbe poter funzionare in modo rapido ed efficace.
Sino alla fine, la questione relativa alla natura consultiva o regolamentare della comitatologia è rimasta il principale scoglio nella discussione tra Parlamento e Commissione da un lato e Consiglio dall' altro.
I contatti informali tra Parlamento, Consiglio e Commissione sono proseguiti dopo l' adozione degli emendamenti della commissione per l'industria e finalmente si è raggiunto un accordo tra le tre Istituzioni.
Tale accordo si riflette negli emendamenti nn. 7, 8, 9, 10, 11 e 12 presentati a nome del PPE, del PSE e dell' ELDR.
<P>
In tema di comitatologia, si è giunti ad un compromesso alla pari o, piuttosto, a un terzo da un lato e due terzi dall' altro.
Il metodo regolamentare va infatti applicato alla maggior parte delle misure relative all' attuazione del regolamento, vale a dire alle regole e ai principi di politica di interesse generale, nonché alla definizione dei criteri ed alla procedura di designazione del registro.
Il metodo consultivo va applicato alla designazione del registro ed alla conclusione del contratto tra Commissione e registro.
Se Commissione e Parlamento hanno finalmente aderito a tale compromesso che non suscita il loro entusiasmo, lo si deve al loro desiderio che il dominio ".eu" sia quanto prima messo a disposizione dei consumatori, come auspicato dal Consiglio europeo di Lisbona.
<P>
Signor Presidente, a nome del Parlamento, insisto affinché Commissione e Consiglio si impegnino ad agire con diligenza per fare in modo che così sia.
So che il Commissario Liikanen intende fare una dichiarazione in tal senso nel corso dell' attuale seduta e che una dichiarazione simile, che deve essere adottata dal Consiglio, sarà presentata al Parlamento domani, prima della votazione sugli emendamenti.
Ecco il motivo per cui chiedo a tutti gli onorevoli colleghi di votare a favore degli emendamenti nn. 7, 8, 9, 10, 11 e 12.
<P>
Signor Presidente, al termine di numerosi contatti informali con Consiglio e Commissione, che hanno consentito di addivenire a un compromesso, vorrei ringraziare il Commissario Liikanen e i suoi servizi, la Presidenza spagnola, che non ha lesinato i propri sforzi, la onorevole McCarthy, relatore per parere della commissione giuridica, nonché i coordinatori dei gruppi politici.
Insieme si è giunti ad un risultato che dovrebbe permettere al dominio di primo livello ".eu" di essere realizzato alla fine dell' anno.
<P>
<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="EN" NAME="Harbour">
Signor Presidente, è un piacere parlare per la prima volta sotto la sua Presidenza e potermi complimentare con lei. Spero, con tale affermazione, di essermi guadagnato 10 secondi in più al termine del mio intervento.
<P>
E' parimenti un piacere sostenere nuovamente in seconda lettura, a nome del mio gruppo, questa importantissima misura congratulandomi con Colette Flesch per l' energia e il tempo profusi soprattutto nel gestire con grande astuzia, nelle ultime settimane, i negoziati con il Consiglio e la Commissione, il che ci ha consentito di giungere ad un compromesso accettabile che ho firmato per conto del mio gruppo e che invito i suoi colleghi ad appoggiare domani.
<P>
Una delle ragioni fondamentali per cui rivolgo tale invito è che, come la onorevole Flesch ha poc' anzi ricordato nel suo intervento, abbiamo bisogno di rendere operativo quanto prima il nuovo dominio ".eu" .
Operiamo in un mercato affollato, onorevoli colleghi.
Il dominio ".eu" deve sopravvivere in un mondo complesso di nuovi domini, ed esso sarà realmente utile per organizzazioni commerciali, ONG e altre istituzioni che desiderino servirsene se le procedure introdotte per la registrazione saranno le migliori possibili.
La gente vuole registrazioni gestite in modo rapido e chiaro, ed esige quelle garanzie sui propri copyright e marchi che noi ci aspettiamo perché, dopo tutto, con il supporto istituzionale offerto dalla Comunità europea in tutta l' Unione, la gente non può che aspettarsi il meglio del meglio. I controlli saranno rigorosi.
L' applicazione delle migliori prassi è dunque fondamentale.
Ma il dominio va reso operativo, e il processo va ultimato quanto prima.
<P>
Attendiamo ansiosamente le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione.
Ritirerò il mio emendamento nel quale si stabilisce un termine specifico di 6 mesi per l' autorizzazione del registro o, al limite, di 15 mesi complessivi per ottenere i documenti relativi alla gara d' appalto.
Sono stato criticato dal settore per la mia eccessiva generosità, per cui spero che quello sia un termine massimo imprescindibile.
Ribadisco che attendiamo ansiosamente una loro dichiarazione e concluderei ricordando l' importanza di questa misura, che va realizzata bene e presto.
<P>
<SPEAKER ID=129 NAME="Carraro">
Signor Presidente, anch'io, a nome del mio gruppo, mi associo a quanto detto dai colleghi Flesch e Harbour.
La soluzione che viene presentata con gli emendamenti, di cui unitariamente si raccomanda al Parlamento l'approvazione, è una soluzione di compromesso, ma credo che sia un compromesso utile e opportuno nella misura in cui ci consente di arrivare rapidamente alla creazione del dominio europeo.
<P>
Io credo che questo debba essere salutato con positività perché rappresenta un altro passo concreto - del quale voglio dare atto alla collaborazione non solo della relatrice, onorevole Flesch, ma anche della Commissione e del Commissario Liikanen in particolare - verso la realizzazione degli impegni presi con il Vertice di Lisbona.
Allora, poiché su tanti altri terreni constatiamo che anche le decisioni a volte incontrano difficoltà oggettive e lentezze nella realizzazione, credo che quello che possiamo dirci qui stasera è un elemento di soddisfazione particolare.
<P>
Non aggiungo altro perché ripeterei quanto hanno detto i miei colleghi nel merito, ma mi unisco, attendendo in questo senso anche quanto il Commissario Liikanen vorrà dirci, alla raccomandazione che i tempi di realizzazione, di avvio operativo del dominio europeo siano resi quanto più rapidi possibile.
Poiché di questo resta di parlare, mi permetto di lasciare subito spazio al Commissario dal quale attendiamo una dichiarazione in questo senso.
<P>
<SPEAKER ID=130 NAME="Liikanen">
Signor Presidente, l' adozione del regolamento per concretizzare il progetto del dominio di primo livello ".eu" giunge ora alla sua fase conclusiva.
Vorrei esprimere i miei ringraziamenti, specialmente alla relatrice, onorevole Flesch, per il notevole impegno da lei profuso per pervenire ad un compromesso, così come vorrei ringraziare in particolare gli onorevoli McCarthy, Harbour e Carraro.
La loro capacità di chiarire, grazie alle loro conoscenze, alcune complessità insite in questa iniziativa ha contribuito enormemente al raggiungimento dell' esito di cui oggi stiamo discutendo.
Ho il piacere di segnalare che la Commissione può accettare gli emendamenti di compromesso dal n. 7 al n.
12. Vari emendamenti proposti introducono utili precisazioni aggiuntive sulle disposizioni della posizione comune.
<P>
La Commissione è in grado di appoggiare l' emendamento relativo all' esame del metodo "primo arrivato, primo servito" tra le varie opzioni esistenti per la definizione della politica di registrazione ed entro i limiti del quadro del regolamento, come pure può sostenere l' emendamento che introduce il principio del recupero delle spese nella politica riguardante la composizione stragiudiziale delle controversie.
La questione più complessa da affrontare è stata, senza dubbio, il tipo di commissione e procedura da scegliere per questo regolamento.
La Commissione è dunque in grado di accettare gli emendamenti nn. 7, 8, 9, 10, 11 e 12.
<P>
In relazione all' emendamento n. 6 della raccomandazione per la seconda lettura, adottata dalla commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia, la Commissione non può sostenere l' emendamento all' articolo 8.
Tuttavia, alla luce della preoccupazione espressa dal Parlamento circa la realizzazione del dominio di primo livello ".eu" , la Commissione desidera dichiarare quanto segue.
<P>
La Commissione condivide il punto di vista del Parlamento europeo secondo il quale, per riuscire nell' impresa, il dominio di primo livello ".eu" andrebbe posto in essere molto rapidamente e su di esso non dovrebbe gravare un quadro normativo eccessivamente rigido.
La Commissione ha dunque ritenuto che una procedura consultiva fosse la più appropriata per il regolamento.
Ad ogni modo, in linea con la decisione adottata in occasione del Consiglio europeo di Stoccolma nel marzo 2001 di intraprendere tutte le misure necessarie per garantire che il dominio di primo livello ".eu" fosse reso quanto prima disponibile agli utenti, la Commissione ha deciso di accettare la procedura normativa per l' articolo 3, paragrafo 1, e l' articolo 5 al fine di agevolare la tempestiva adozione del regolamento, confidando nel fatto che tale passo possa ulteriormente promuovere lo spirito di collaborazione necessario per conseguire l' obiettivo fissato dal Consiglio di Stoccolma.
<P>
La Commissione sottolinea che la scelta del registro per organizzare, amministrare e gestire il dominio di primo livello ".eu" dovrebbe avvenire quanto prima, ribadendo che verranno profusi tutti gli sforzi possibili per garantire una tempestiva pubblicazione dell' invito alla manifestazione di interesse dopo l' entrata in vigore del regolamento.
Ciò presuppone che i criteri e le procedure per la designazione del registro siano definiti per tempo.
La Commissione si impegna a presentare con celerità le misure necessarie per realizzare il dominio di primo livello ".eu" e si adopererà al meglio per garantire che le corrispondenti procedure siano prontamente definite in maniera da consentire al registro ".eu" di diventare operativo il prima possibile dopo l' entrata in vigore del regolamento, sempre che non intervengano circostanze eccezionali.
La Commissione esorta gli Stati membri a sottoscrivere appieno questo obiettivo e ad offrire il sostegno indispensabile per conseguirlo.
<P>
<SPEAKER ID=131 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=10>
Discarico sull'esecuzione del bilancio generale delle CE per l'esercizio 1999 (misure adottate dalla Commissione)
<SPEAKER ID=132 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0024/2002), presentata dall' onorevole Blak a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sulle misure adottate dalla Commissione alla luce delle osservazioni contenute nella risoluzione che accompagna la decisione riguardante il discarico sull'esecuzione del bilancio generale dell' Unione europea per l'esercizio 1999.
<P>
<SPEAKER ID=133 NAME="Blak">
Signor Presidente, nel discarico per l' esercizio 1999, abbiamo analizzato in lungo e in largo tutto il bilancio.
Tutti i settori sono stati illustrati.
A tutte le Istituzioni dell' Unione è stata data una bella lavata di capo, poiché, anche se in ultima analisi è la Commissione che è responsabile dell' esecuzione del bilancio, non è l' unica ad esserlo.
E' vincolata dalle decisioni prese al Parlamento e al Consiglio, e dipende dall' efficacia dei controlli negli Stati membri.
<P>
Il settore dell' agricoltura costituisce un esempio fantastico.
La Commissione propone una riforma della politica agricola, ma Consiglio e Parlamento sono reticenti e propongono che i regimi vengano resi ancora più burocratici, generosi e sensibili a frodi e truffe.
I regimi di lino, latte e zucchero sono validi esempi.
<P>
C' è tuttavia ancora bisogno di una riforma radicale e di una nuova cultura amministrativa alla Commissione.
Noi non siamo sempre d' accordo con la Commissione, ma sostanzialmente abbiamo lo stesso obiettivo, ossia che la Commissione diventi un' amministrazione efficiente e moderna.
La cosa più importante è che il programma di riforma della Commissione funzioni secondo i piani.
Il mio piano originario prevedeva di mettere a confronto le singole direzioni della Commissione e di attribuire ad ognuna di esse un voto.
Sarebbe in linea con lo spirito della riforma, ma non è stato possibile eseguire questa comparazione.
Vorrei esortare la Corte dei conti a studiare le prassi negli Stati membri.
<P>
Il discarico per l' esercizio 1999 ha messo in evidenza alcuni punti molto dolenti nell' amministrazione della Commissione.
Uno dei più importanti è stata la presentazione lacunosa delle relazioni di audit e il seguito insufficiente.
Nella relazione sul discarico per l' esercizio 1999 la Commissione viene invitata a trasmettere due volte all' anno al Parlamento una relazione che ricapitoli tutte le relazioni della Corte dei conti e le sue raccomandazioni unitamente al seguito ad esse.
A quanto pare, la Commissione accetterà che il servizio di revisione interno informi il Parlamento una volta all' anno, e questo è assolutamente insufficiente.
Il controllo finanziario in passato informava il Parlamento quattro volte all' anno, e ci aspettiamo la stessa cosa anche dalla nuova divisione.
<P>
La trasmissione di informazioni costituisce sempre il principale elemento di divergenza tra Parlamento e Commissione.
Ho ricevuto moltissime informazioni nell' ambito del discarico per l' esercizio 1999, e di questo vorrei ringraziare la Commissione.
Sono tuttavia necessarie regole chiare, che possano valere, a prescindere da chi sia il relatore per il discarico, e a prescindere da chi sia il Commissario.
<P>
L' accordo quadro è pessimo.
Può essere utilizzato per trattenere i documenti e secretarli. E' infatti la Commissione che in ultima istanza decide se un documento è riservato.
Inoltre, è burocratico e può causare gravi ritardi.
Ho rispettato l' accordo quadro, perché è ora in vigore, ma ritengo che dobbiamo lavorare perché venga rinegoziato e vorrei chiedere al nostro Presidente Cox di tenere fede alle promesse fatte in materia di trasparenza e riforme, in particolare in questo settore.
<P>
Alla commissione per il controllo dei bilanci non dispiacerebbe dedicare più tempo alla valutazione.
Dobbiamo garantire il "value for money".
Ho purtroppo l' impressione che la maggior parte delle valutazioni vengano cestinate.
La Commissione ha promesso di presentare i risultati delle valutazioni eseguite, ma non specifica come o con quale frequenza.
Che cosa ne pensa la Commissione di fornire una rendicontazione ogni trimestre oppure ogni semestre?
A molti casi concreti del discarico per l' esercizio 1999 non è stato possibile dare un seguito o perché gli studi dell' OLAF non sono pronti, o perché è in corso una causa disciplinare alla Commissione.
<P>
Molti dei casi più importanti nell' ambito del discarico per l' esercizio 1999 sono ancora nelle mani dell' OLAF, che non lavora troppo celermente, per esempio il caso IRELA.
Si è molto parlato dell' IRELA, l' istituto, ora chiuso, per le relazioni tra Europa e America latina.
Non mi dispiace che l' istituto sia stato chiuso.
La Commissione ha ora delegazioni nella maggior parte dei paesi latino-americani che si occupano dei rapporti tra l' Europa e quella regione del mondo, ma occorre fare pulizia per bene.
L' OLAF sta attualmente concludendo un' indagine interna per stabilire se è necessario avviare procedure disciplinari.
L' IRELA deve ancora restituire 3,4 milioni di euro.
E vorrei chiedere alla Commissione a che punto siamo con i rimborsi.
<P>
Inoltre, vorrei elogiare la Commissione e in particolare il Commissario, signora Schreyer, per il seguito dato al caso Flechard.
E' stato dimostrato che è possibile ammettere un errore e cambiare le regole.
Credo davvero che il risultato raggiunto sia ottimo.
<P>
C' è poi il caso dell' ufficio di Stoccolma che invece non può essere chiuso.
Posso accettare che del caso si occupino i pubblici ministeri svedesi, ma dobbiamo fare qualche cosa in merito.
<P>
Infine, vorrei ringraziare per l' ottima cooperazione di questi sei mesi e soprattutto ringrazio il Commissario, signora Schreyer.
E' stato un piacere lavorare con una persona competente, ed il lavoro si è trasformato non solo in una collaborazione, ma quasi in una buona amicizia nell' ambito della quale abbiamo raggiunto ottimi risultati, un ringraziamento che vorrei esprimere qui, in Aula, sottolineando che, se questo è lo stile futuro, allora c' è davvero qualche cosa su cui possiamo costruire, ed è bello, molto bello.

<P>
<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="DE" NAME="Stauner">
Signor Presidente, ringrazio espressamente il relatore per questo lavoro che conclude la procedura di discarico per il bilancio del 1999.
Il Parlamento è tenuto a controllare le uscite della Commissione.
E' possibile effettuare un controllo soltanto a condizione di avere accesso a tutti i documenti e le informazioni necessarie.
In caso contrario, la decisione di discarico assume la connotazione di un gesto di cortesia piuttosto che di un atto di controllo.
Sottolineo pertanto appositamente la richiesta formulata al punto 4 della relazione, secondo cui il Parlamento deve avere il medesimo accesso ai documenti di cui gode la Corte dei conti.
<P>
La Commissione deve smettere di escogitare impedimenti sempre nuovi, dando peraltro prova di una notevole ingegnosità e maestria nel tergiversare, con il fine di non consegnarci i documenti.
Un esempio molto attuale è dato dalla relazione Van Buitenen del 31.8.2001.
Malgrado fossi stata nominata relatrice per il programma Leonardo I in seno alla commissione per gli affari sociali, la Commissione non si è affatto preoccupata di informarmi che erano state esposte nuove denunce di cattiva amministrazione in corso di verifica da parte dell' OLAF e della Commissione medesima.
Essa avrebbe preferito mantenere all' oscuro il Parlamento pur di ottenere il discarico per Leonardo I, se non fossi stata informata all' ultimo minuto da, per così dire, terzi di questa situazione. Da allora, la Commissione non fa altro che minimizzare e temporeggiare.
<P>
Commissario Schreyer, le chiedo se è questo il clima di fiducia e collaborazione che lei, insieme al suo collega Kinnock, non si stanca mai di invocare di fronte a questo Parlamento?
Cosa ci vuole nascondere questa volta?
Nel frattempo, la versione integrale della relazione è finita nelle mani di almeno un organo della stampa tedesca, accompagnata dalla relativa relazione dell' OLAF.
Commissario Schreyer, non ritiene che sia finalmente giunto il momento di far pervenire quella relazione anche a noi?
<P>
L' accordo quadro raffazzonato che fu presentato al Parlamento, senza possibilità di discussione, in diretta connessione con il discarico del bilancio per l' esercizio del 1998, si è dimostrato ambiguo ed equivoco, oltre a trovarsi in lampante contrasto con il nostro regolamento.
Non è più possibile mantenere tale accordo nella sua forma attuale.
E' necessario che esso venga adeguato al nostro regolamento e che non accada invece l' inverso, come pare proprio auspicare l' emendamento del collega Bourlanges.
Vi invito pertanto a non accogliere l' emendamento proposto dall' onorevole Bourlanges e a mantenere intatto il diritto di controllo conferito al Parlamento dal Trattato UE.
<P>
Nessun europeista convinto può volere davvero che i diritti del parlamento siano limitati a favore di un' amministrazione di per sé già fin troppo potente; l' Europa rischierebbe di trasformarsi in un apparato burocratico incontrollato e incontrollabile.
Non è certo questa la volontà dei nostri cittadini.
<P>
Per quanto riguarda lo scandalo del burro adulterato, il cosiddetto caso Flechard-II, avrei desiderato una formulazione più esplicita.
Il chiarimento completo del caso Flechard-II, che non riguarda soltanto lo spreco di denaro, bensì anche la minaccia alla salute, ci terrà ancora occupati nel corso della procedura per il discarico del bilancio 2000.
<P>
<SPEAKER ID=135 LANGUAGE="DE" NAME="Bösch">
Signor Presidente, desidero associarmi, a nome del mio gruppo, alle congratulazioni formulate al relatore.
Egli si è già molto adoperato in occasione della relazione principale di discarico per il 1999 dando un contributo eccellente.
Anche noi desideriamo sostenere la presente relazione.
Ritengo, inoltre, che la Commissione si sia impegnata per tentare di fornire le informazioni necessarie in maniera tempestiva.
Ad ogni modo, non posso che avallare le critiche della onorevole Stauner: abbiamo l' impressione - condivisa appieno dal paragrafo corrispondente della relazione Blak - che la Commissione continui a giocare infantilmente a rimpiattino con il Parlamento europeo.
<P>
Queste giornate e le pubblicazioni su un' altra relazione Van Buitenen dimostrano che la realtà europea non si gioca tra Parlamento e Commissione, tra un paio di funzionari e un paio di deputati, bensì al di fuori di queste mura, tra 370 milioni di europei che non possono e non devono essere presi per il naso in eterno.
Sarei davvero felice se la Commissione volesse finalmente passare ad un sistema di più ampie vedute e, in ultima analisi, più connaturato ad un assetto democratico, per quanto concerne la trasmissione dei documenti e la trasparenza delle proprie procedure amministrative.
<P>
<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="PT" NAME="Casaca">
Signor Presidente, con il processo di discarico sull' esecuzione del bilancio generale delle CE per l' esercizio 1999, la Commissione e il Parlamento hanno aperto un nuovo cammino caratterizzato da maggiore cooperazione istituzionale.
Il merito di questo risultato è della Commissione, ma anche del nostro relatore Freddy Blak, che ha saputo gestire questo processo con determinazione, buon senso e intelligenza.
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I progressi realizzati nel settore agricolo sono fuor di dubbio, soprattutto attraverso l' applicazione del sistema integrato di gestione e controllo, ma è altrettanto innegabile che non è stato fatto alcun passo avanti nel controllo dell'adulterazione degli alimenti.
E' una situazione paradossale: la deviazione di mezzo metro di una ruota di trattore che ara la terra o la sostituzione di una mucca da latte in una data considerata non regolamentare possono portare alla constatazione di irregolarità e a correzioni finanziarie attraverso proiezione statistica, mentre l'adulterazione alimentare volta a ottenere sussidi all' esportazione è raramente controllata e, quando ciò accade, le frodi spesso si perdono nei meandri dei sistemi di giustizia nazionali senza che vengano applicate sanzioni comunitarie o sia richiesto un chiarimento pubblico dei fatti.
Non possiamo accettare questo stato di cose.
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<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="DE" NAME="Schreyer">
Signor Presidente, onorevoli deputati, onorevole relatore, la procedura di discarico per il bilancio del 1999 porta invero la firma del relatore.
Abbiamo avuto una collaborazione molto intensa, che non è cominciata ogni volta da posizioni identiche, ma che, dopo discussioni vivaci, ritengo abbia portato sempre a risultati ragguardevoli.
Non vorrei dilungarmi oggi in una rivisitazione di tale procedura, preferirei piuttosto riallacciarmi, nel quadro della collaborazione dimostrata in occasione del discarico, alla questione dell' accesso ai documenti della Commissione.
In quel frangente, è avvenuta una svolta sostanziale rispetto al passato e di questo dobbiamo rendere onore innanzitutto alla determinazione del relatore.
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Com' è naturale, la Commissione si compiace di riscontrare nella relazione di follow-up che lei è molto soddisfatto di aver ricevuto tutti i documenti richiesti nella decisione di discarico.
Abbiamo tuttavia opinioni divergenti sui motivi che hanno reso possibile tale disponibilità.
A mio giudizio, questo dimostra con evidenza che è stato proprio l' accordo tra Commissione e Parlamento a rendere possibile la trasmissione di informazioni riservate.
Vorrei sottolineare che l' applicazione di questa parte dell' accordo procede, mi pare, in maniera ottimale.
<P>
La procedura di discarico in quanto tale e le diverse relazioni non sono le sole a portare l' inconfondibile impronta del relatore; lo stesso si può dire per le misure adottate nel corso della procedura di discarico del bilancio.
Anche in questo caso, mi limiterò ad estrapolare un esempio: la norma per l' applicazione del principio di proporzionalità nel condono dei debiti.
Durante la procedura di discarico erano insorte numerose polemiche, perché le decisioni prese dai servizi della Commissione, in un caso risalente al 1994, al Parlamento non erano parse trasparenti.
Il risultato delle lunghe discussioni avute in quell' occasione fu che l' uso del principio di proporzionalità venne approvato in linea di massima, sebbene il Parlamento volle insistere nell' impiego di un procedimento più trasparente.
La regola adottata in risposta alla proposta di risoluzione prevede dunque che siano sempre rispettati determinati criteri e soprattutto che, oltre ad un certo ammontare, la Commissione sia tenuta a prendere una decisione collegiale per la cancellazione del debito, in modo da indicare con chiarezza che sta assumendo una responsabilità di ordine politico.
<P>
Vorrei esprimere peraltro il mio dissenso su una parte della relazione di seguito.
La Commissione non può acconsentire alla richiesta, riportata nella succitata relazione, che la nomina dell' ispettore finanziario, ossia dell' alto funzionario responsabile della contabilità, sia soggetta ad una consultazione preliminare del Parlamento.
Questo non è difatti un servizio interistituzionale, bensì un ufficio della Commissione, per il quale la Commissione rimane l' unica autorità decisionale e di reclutamento.
<P>
Onorevole relatore, nel documento lei ha chiesto ulteriori ragguagli sugli sviluppi del caso IRELA.
In questa fattispecie, la Commissione ha deciso di compiere il passo successivo.
Lei è a conoscenza del recovery order inviato dalla Commissione. E' risultato che non è più possibile ottenere alcuna restituzione, poiché l' istituto non esiste più in quanto tale.
Esso continua però a sussistere da un punto di vista giuridico.
Per questo motivo, la Commissione ha deciso di compiere un passo ulteriore e di appurare, con l' ausilio del servizio giuridico, se possa sussistere una responsabilità civile delle singole persone.
<P>
Per quanto concerne il fascicolo predisposto dal signor Van Buitenen, egli ha sottolineato più volte che ne esistono solo poche copie.
Io stessa non ho mai ricevuto da lui tale dossier.
Come ha già detto il Commissario Kinnock, l' OLAF e i servizi competenti della Direzione generale Personale e amministrazione hanno esaminato il fascicolo.
L' OLAF ha impegnato otto esperti del proprio ambito per il lavoro di verifica.
Adesso l' OLAF ha presentato una relazione, non alla sottoscritta, bensì al presidente della commissione per il controllo dei bilanci.
Credo che il Commissario Kinnock avesse anche preventivamente avvisato la commissione.
Non appena saranno formulate raccomandazioni per la Commissione, quest' ultima se ne occuperà e procederà senz' altro a introdurre nuove procedure, qualora si dovessero rivelare necessarie.
<P>
Consentitemi di aggiungere ancora alcune osservazioni sulla DAF, poiché anch' esso è stata menzionata nella relazione di seguito.
Si tratta di ottenere una DAF positiva per l' esercizio finanziario 2003.
A nome della Commissione, devo ribadire anche in questo caso che non possiamo prevedere quando la Corte dei conti emetterà una dichiarazione di affidabilità positiva anche per i mezzi di pagamento; questa decisione spetta alla Corte dei conti, la quale non ha fissato alcun benchmark che consenta di stabilire a priori quando viene concessa la dichiarazione di affidabilità.
<P>
Penso comunque che, come abbiamo stabilito nel corso dell' anno e mezzo di discussioni sulla procedura di discarico per il 1999, sarebbe auspicabile identificare insieme alcuni indicatori in base ai quali valutare e riconoscere i progressi raggiunti nella gestione finanziaria.
Ritengo che questo tema si ripresenterà anche per il discarico dell' anno 2000.
<P>
Le Commissione ha riformato in particolare la gestione finanziaria.
Laddove vengono denunciati errori, noi procediamo a verificarli e, nel caso di denunce di frode, questo compito viene assunto dall' OLAF.
Non posso certo dire che un' indagine da parte dell' OLAF rappresenti un ritardo.
Tale servizio è stato anzi appositamente istituito per verificare la veridicità di questo tipo di denunce.
<P>
Vorrei sottolineare che finora la Commissione non è mai stata accusata di voler influire sui risultati delle indagini effettuate dall' OLAF.
Saremmo proprio sciocchi se tentassimo di agire in questo modo, poiché l' OLAF è uno strumento essenziale per intensificare la collaborazione con gli Stati membri in materia di lotta contro le frodi; ma non solo, esso è anche un elemento ottimale e obiettivo per le indagini interne.
Accolgo con soddisfazione la decisione emanata ieri dalla Corte di giustizia delle Comunità europee.
Essa ha dato ulteriormente corpo, per l' ennesima volta, al ruolo e al significato dell' OLAF.
<P>
Il bilancio dell' Unione europea continuerà senz' altro a crescere.
Ci verranno attribuiti nuovi capitoli di spesa e l' ampliamento richiederà un impegno difficile e nuovo alla gestione finanziaria.
Sono sicura che anche nelle prossime procedure di discarico e nelle future relazione di follow-up saranno sollevate numerose questioni cruciali, che spero saremo in grado di risolvere insieme, come siamo riusciti a fare nel corso della procedura di discarico per il 1999.
Desidero reiterare la mia gratitudine al relatore per la sua collaborazione.
<P>
<SPEAKER ID=138 NAME="Blak">
Signor Presidente, mi scuso se riprendo la parola, ma sono un po' sorpreso dal fatto che c' è una relazione del signor Van Buitenen di cui non sono al corrente.
Vorrei dire qui in Aula, e ne sono del tutto convinto, che quest' uomo dovrebbe essere allontanato dalla Commissione.
Rovina la cooperazione, distrugge la cooperazione europea, perché la missione della sua vita è opporsi e fare cose che non possiamo accettare.
Mi dispiace molto che una cosa del genere venga fuori all' ultimo minuto, ma desidero chiedere alla Commissione di allontanare quest' uomo una volta per tutte, è una spina nel fianco per tutti noi.
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<SPEAKER ID=139 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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<CHAPTER ID=11>
Stato di previsione suppletivo per il 2002 - BRS n. 1/2002
<SPEAKER ID=140 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni a nome della commissione per i bilanci:
<P>
A5-0056/2002, presentata dalla onorevole Buitenweg, sullo stato di previsione suppletivo delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2002, e
<P>
A5-0057/2002, presentata dagli onorevoli Costa Neves e Buitenweg, sul progetto di bilancio rettificativo e suppletivo n. 1/2002 dell' Unione europea per l' esercizio 2002 relativamente alle sezioni I, II e III.
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<SPEAKER ID=141 NAME="Buitenweg">
Signor Presidente, mi soffermerò su entrambi i documenti e tratterò non solo del bilancio del Parlamento, ma anche di quello della Convenzione. Il mio intervento fa quindi riferimento anche alla relazione che ho elaborato insieme all' onorevole Costa Neves.
Le due relazioni sono infatti strettamente correlate.
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Domani prenderà il via la Convenzione sul futuro dell' Unione europea.
Disponiamo pertanto di un ampio margine di tempo per la definizione del bilancio della Convenzione.
La Convenzione ci offre la possibilità di creare un' Istituzione più dinamica, di assicurare maggiore efficienza in seno all' Assemblea e di rafforzare la legittimità delle Istituzioni.
<P>
L' idea dell' incontro fra rappresentanti del Parlamento e dei governi ha avuto origine in questo Parlamento.
Il Parlamento europeo annette grande importanza al successo di questa Convenzione.
Per questo motivo abbiamo, fra l' altro, accettato di ricorrere a una procedura accelerata.
Mi auguro quindi che domani, lo stesso giorno in cui prende il via la Convenzione, l' Assemblea acconsenta all' approvazione del bilancio rettificativo e suppletivo n. 1/2002.
<P>
Vorrei soffermarmi su alcuni dettagli del bilancio della Convenzione.
Il Segretariato generale del Consiglio ha fatto una stima che ha portato a un importo di circa 10,5 milioni di euro per un periodo di dieci mesi fino al dicembre 2002.
Parte di questa cifra, 6,5 milioni di euro, è di competenza dei partecipanti: le tre Istituzioni - Parlamento, Commissione e Consiglio - nonché i governi e i parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati.
Con questa cifra si coprono, per esempio, le spese di viaggio, che sono in genere sostenute dalle Istituzioni o dai governi nazionali.
Rimane poi un importo di 4 milioni di euro ed è di queste risorse che dobbiamo occuparci perché rappresentano il vero bilancio della Convenzione.
<P>
Come sarà ripartita la responsabilità per l' impiego di questi 4 milioni di euro?
L' importo è evidentemente limitato, ma sotto il profilo politico è estremamente importante che le tre Istituzioni possano avere un peso adeguato nelle decisioni relative al bilancio.
A livello pratico e quotidiano, saranno naturalmente la Convenzione e il suo presidium a stabilire come debba essere utilizzato il bilancio.
La questione assume però una dimensione politica quando si cominciano a spostare le voci di spesa, ad esempio nel caso in cui si chieda di aumentare gli importi delle indennità giornaliere a scapito del forum delle ONG e dei cittadini.
Per un Parlamento che intende svolgere un ruolo significativo in seno alla Convenzione è dunque importante essere coinvolto nel processo decisionale sul bilancio.
<P>
Il problema, tuttavia, è rappresentato dal fatto che la Convenzione non ha base giuridica e non si possono pertanto applicare i normali principi di bilancio.
Gli Stati membri hanno insistito affinché il Parlamento e il Consiglio non fossero le due braccia dell' autorità di bilancio e la responsabilità ricadesse congiuntamente sugli Stati membri dell' Unione europea.
<P>
La richiesta non trovava il nostro sostegno, ma, durante i negoziati, abbiamo assunto una posizione di apertura nei confronti di questo problema e abbiamo stabilito che gli Stati membri potranno dare il loro avallo a una decisione di bilancio, ma solo dopo che le tre Istituzioni avranno emesso un parere conforme.
Gli Stati membri potranno pertanto adottare una decisione solo con il parere favorevole delle tre Istituzioni.
Con questa procedura anche il Parlamento dispone di potere di veto, può pronunciarsi in materia di bilancio, ha diritto di partecipazione e informazione, può conferire il discarico di bilancio: in sostanza, siamo riusciti a mantenere le conquiste più importanti dell' Assemblea.
<P>
Riconosco che non è un sistema perfetto.
Avremmo naturalmente preferito che gli importi fossero iscritti in bilancio secondo le normali procedure, ma non avevamo alternativa perché manca la base giuridica.
In questo contesto, ritengo pertanto che la commissione per i bilanci abbia ottenuto un risultato importante.
<P>
Mi si consentano comunque alcune critiche.
Oggi ho incontrato l' Ufficio di presidenza e anche in quella sede sono state espresse preoccupazioni circa il ruolo del Parlamento e le implicazioni derivanti dal fatto che il Parlamento non deve più rapportarsi al Consiglio, ma agli Stati membri.
La preoccupazione è il sentimento prevalente anche in seno alla commissione per il controllo dei bilanci, alla commissione per i bilanci e a quella per gli affari costituzionali.
Per questa ragione abbiamo ripreso nella risoluzione un lungo emendamento che ribadisce con chiarezza quali sono le conquiste dell' accordo e sottolinea che tale accordo non ha alcun carattere giuridico in sui: è un' eccezione, un accordo che si applica soltanto a questa situazione.
Spero che quest' aggiunta, che evidenzia esplicitamente il carattere di eccezionalità dell' accordo, nonché il mantenimento dei poteri di bilancio del Parlamento, serva ad assicurare all' accordo un ampio sostegno.
<P>
<SPEAKER ID=142 NAME="Costa Neves">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, dopo il consenso raggiunto tra le Istituzioni nel colloquio a tre del 18 febbraio, ritengo che il Parlamento sia in grado di dare il proprio consenso allo stato di previsione suppletivo per il 2002 BRS n. 1/2002 che contempla i mezzi finanziari destinati al "Fondo" speciale che sosterrà le spese della Convenzione sul futuro dell' Unione europea esattamente nel giorno della sua apertura.
Il lavoro è stato fatto in breve tempo e, secondo me, bene.
Considerando il fatto che è importante assicurare in tempo utile tutte le condizioni che possono contribuire all' efficacia dei lavori della Convenzione, in questo modo, si è definito sin d'ora il corrispondente quadro di bilancio, nel rispetto delle regole di trasparenza e di equilibrio istituzionale.
Se si considera la natura particolare della Convenzione, si comprende la specificità dei rispettivi quadri legale e di bilancio, specificità tradotta da subito nell' esistenza stessa del "Fondo" , nonché il fatto che quest' ultimo rimane soggetto alle regole finanziarie eccezionali.
In particolare, è stato preso in considerazione il carattere temporaneo della nuova entità e si è risposto all' esigenza di maggiore flessibilità.
<P>
Le condizioni menzionate sono all' origine di un accordo interistituzionale specifico che definisce, in particolare, l' importo dei contributi delle Istituzioni finanziatrici, Parlamento, Consiglio e Commissione, nella forma menzionata dalla collega, onorevole Kathalijne Buitenweg.
<P>
E' opportuno sottolineare che nei termini di quanto concordato durante il colloquio a tre, tenutosi il 18 febbraio, viene garantita la piena partecipazione del Parlamento a tutte le tappe della vita del "Fondo" (creato con una decisione intergovernativa), soprattutto in merito ai processi di trasferimento dei finanziamenti e di discarico, così come è inequivocabilmente chiaro il carattere eccezionale dell' iniziativa e, correlativamente, delle regole applicabili.
<P>
Desidero concludere ringraziando tutti i colleghi per la collaborazione, e in particolare coloro che hanno partecipato al colloquio a tre, onorevoli Reimer Böge e Kathalijne Buitenweg, per il loro lavoro, nonché le commissioni per gli affari costituzionali e per il controllo di bilancio, che hanno contribuito a concentrare maggiormente l'attenzione su alcuni aspetti.
Inoltre, auspico che, attraverso questo procedimento di bilancio, saremo ricordati per una Convenzione che avrà contribuito a scrivere la storia.
<P>
<SPEAKER ID=143 NAME="Theato">
Signor Presidente, vorrei dare voce innanzitutto alla gioia e all' onore di poter parlare per la prima volta in quest' Aula sotto la sua presidenza.
Mi pare opportuno puntualizzare che parlerò in primo luogo a nome della commissione per il controllo dei bilanci.
Entrambi i relatori, cui rivolgo un elogio per il lavoro svolto, hanno già illustrato le molteplici riflessioni che la commissione per il controllo dei bilanci ha maturato su questo argomento.
<P>
La nostra scrupolosità è dettata dalla volontà di rendere la Convenzione un vero successo.
Questa è la nostra determinazione profonda che desidero esplicitare in questa sede.
Alla luce di queste premesse, approviamo anche il bilancio suppletivo e rettificativo presentato al Parlamento tramite la relazione della commissione per i bilanci.
Non devono sussistere dubbi sul fatto che questa procedura di bilancio eccezionale rimane un caso isolato e non deve costituire un precedente.
I relatori medesimi si sono premurati di sottolineare questo punto.
Nelle operazioni di bilancio devono vigere la chiarezza e la trasparenza più assolute, acciocché sia giustificata la fiducia e le speranze riposte nella Convenzione.
<P>
Seppure la procedura concordata abbia soddisfatto la commissione per i bilanci, rimangono alcune questioni importanti in sospeso per quanto riguarda il controllo del bilancio.
Queste sono state descritte nel nostro parere, redatto in tempi risicati, e sono state riprese in parte nella risoluzione. Vi ringraziamo per questo.
In primo piano si pone, a nostro avviso, la questione del discarico che, in conformità del Trattato, è prerogativa massima e unica del Parlamento e non dovrebbe essere in genere negoziabile.
Nondimeno, all' articolo 20 della decisione del Consiglio concernente il finanziamento della Convenzione è previsto che i rappresentanti dei governi accordino il discarico al Segretario generale successivamente all' approvazione da parte di Parlamento, Consiglio e Commissione.
Il significato di questa disposizione non è affatto chiaro, tanto più che i concetti di approvazione, assent o avis conforme non sono univoci nelle diverse versioni linguistiche; come si collocano le procedure in questo contesto?
Una soluzione soddisfacente è ancora da ricercare.
<P>
S' impone a questo punto una seconda questione: l' accesso del Parlamento ai documenti.
Il Trattato sancisce in maniera inequivocabile che il Parlamento deve ottenere tutti i documenti e le informazioni reputati necessari nell' ambito della procedura per la decisione di discarico.
D' altra parte, all' articolo 4 della proposta di risoluzione della commissione per i bilanci si legge che tale requisito è una prerogativa della sola Corte dei conti.
Questo disposto non è conforme allo spirito del Trattato.
Come ho detto, si tratta in questo caso di una procedura sui generis che deroga in parte al Trattato.
Nondimeno, al Parlamento deve essere garantita la fruibilità integrale e libera di tutti i documenti.
<P>
Accolgo favorevolmente il punto 5 della proposta di risoluzione della commissione per i bilanci, in cui si prevede che la procedura di discarico avvenga sulla base delle norme stabilite nel Trattato qualora il mandato della Convenzione fosse prorogato oltre i termini inizialmente previsti.
Desidero davvero che questa relazione sia approvata domani, consentendo così di inaugurare la Convenzione sotto i migliori auspici.
<P>
<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="DE" NAME="Walter">
Signor Presidente, onorevoli deputati, domani ci dovremo confrontare con un bilancio suppletivo e rettificativo che è e rimarrà senz' altro un caso unico nella storia di questo Parlamento, poiché ci troviamo a decidere su un ammontare pari allo 0,005 per cento del bilancio dell' Unione europea, per il quale abbiamo addirittura previsto una discussione separata.
Abbiamo scomodato un Commissario, la signora Schreyer, affinché venisse qui per spiegarci in dettaglio l' oggetto e le ragioni di questa decisione.
La discussione è vieppiù giustificata, poiché è in gioco il finanziamento della Convenzione.
La Convenzione è stata voluta più fortemente dal Parlamento che da qualsiasi altra istituzione europea.
L' abbiamo voluta e l' abbiamo sostenuta. L' abbiamo voluta affinché in Europa possano essere create e utilizzate nuove procedure, per migliorare la convivenza e l' interdipendenza tra le tre Istituzioni.
Ciò significa maggiore rispetto reciproco, massima trasparenza, sapere sempre chi sta lavorando a un determinato compito.
<P>
La proposta iniziale della Presidenza spagnola del Consiglio concernente la gestione dei fondi necessari per il finanziamento della Convenzione ci aveva lasciato sgomenti, poiché essa prevedeva che il Consiglio, da solo, fungesse da erogatore, gestore e controllore dei fondi.
Non era mai stata menzionata una qualsivoglia competenza del Parlamento!
Quanto è avvenuto non deve di certo servire da modello per i futuri rapporti tra Parlamento, Consiglio e Commissione.
La commissione per i bilanci e il Parlamento si sono opposti con veemenza; abbiamo dovuto agire con una procedura molto rapida, poiché i tempi erano troppo stretti e non ci avrebbero consentito di seguire la procedura normale.
Il tempo è stato a malapena sufficiente per accordarci tra coordinatori.
Non siamo neppure stati in grado di organizzare i normali preparativi in seno alla commissione per i bilanci.
Siamo comunque andati avanti, perché è nel nostro interesse che la Convenzione cominci domani.
<P>
Il Parlamento ha ottenuto di partecipare allo stanziamento delle risorse in virtù delle sue competenze come autorità di bilancio.
Siamo noi dunque l' altra metà dell' autorità di bilancio che decide in merito allo stanziamento delle risorse.
Il conferimento di finanziamenti può essere effettuato soltanto dietro il nostro consenso che è vieppiù necessario nella procedura di discarico.
La discussione si è pertanto incentrata sulle questioni non ancora chiarite.
Nella commissione per i bilanci siamo convinti che la formulazione trovata sia soddisfacente.
<P>
Ma il meglio è sempre nemico del bene, e saremo più che lieti di ricevere una proposta ancora migliore dai nostri colleghi della commissione per gli affari costituzionali e della commissione per il controllo dei bilanci.
Vogliamo comunque assicurarci che la Convenzione e la procedura per l' attuazione della medesima non vengano prese a modello per le istituzioni future che potrebbero essere create a livello europeo.
Un' istituzione come l' attuale Coreper deve svolgere una funzione che non è mai stata propriamente autorizzata da alcun organismo europeo.
Essa deve diventare l' istituzione che riceve l' assenso per il discarico da parte di Parlamento, Consiglio e Commissione.
Queste parole lasciano a bocca aperta: il Consiglio deve concedere il discarico al Coreper, ossia a una branca di se stesso!
Certo, si tratta di una fattispecie alquanto bizzarra.
Essa non può servire in avvenire da modello per l' Unione europea; anche la presente procedura di discarico non sarà più ripresa. Noi ci ribelleremmo con forza se non fosse così.
Questo Parlamento difenderà i suoi diritti.
Staremo con gli occhi bene aperti per controllare quello che avviene.
Nondimeno, domani daremo il nostro assenso, perché ci rendiamo conto che la Convenzione deve cominciare.
Questo è un segnale positivo per l' Europa: dismettiamo le vecchie procedure in favore di un nuovo comportamento che consente di riorganizzarci e di disegnare l' avvenire dell' Europa.
<P>
<SPEAKER ID=145 NAME="Presidente">
Molte grazie, onorevole Walter, per le sue parole gentili. Devo però ammettere che oggi il benefattore non sono io, ma l' onorevole Costa Neves, che ha parlato solo tre minuti invece di cinque.
<P>
<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, la proposta di stanziare 4 milioni di euro per la Convenzione che prenderà il via domani è stata esaminata dalle Istituzioni a una velocità vorticosa.
La lentezza del processo decisionale, che spesso e giustamente ci viene rimproverata, in questo caso si è completamente invertita.
Tuttavia, anche in questo caso, sono in gioco risorse comunitarie versate dai cittadini europei.
<P>
Senza voler in questa sede pronunciare un giudizio di valore sul fenomeno "Convenzione" , è evidente che questo meccanismo implica dei costi.
In considerazione del modus operandi della Convenzione, la maggior parte delle spese ricade, tuttavia, fra le normali attività dei parlamenti nazionali e delle Istituzioni europee.
Ciò non toglie che anche queste spese devono essere trasparenti, come quelle relative alla disponibilità di infrastrutture.
<P>
Né la natura della Convenzione né l' urgenza del caso può esimere il Consiglio o il Parlamento dalle responsabilità che loro incombono congiuntamente in materia di bilancio dell' Unione europea.
Anche il fondo di 4 milioni di euro deve essere utilizzato in modo trasparente ed efficace. Questa somma sarà impiegata, fra l' altro, per le spese del presidente e del segretariato.
<P>
Proprio ora che il tema dei rimborsi delle spese sostenute è prioritario nell' ordine del giorno dell' Assemblea, è opportuno che la Convenzione segua una politica responsabile in questo settore.
Non vi è metodo migliore della trasparenza per confutare ogni accusa di rimborsi esorbitanti.
Un progetto che riguarda il futuro dell' Europa non può certo sapere di profitti eccessivi.
<P>
Signor Presidente, nessuna obiezione se questo fondo, alla fine del 2002, mostrerà ancora un forte attivo.
<P>
<SPEAKER ID=147 NAME="Schreyer">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la Convenzione rappresenta un progresso d' importanza straordinaria.
Ritengo che la Convenzione sul futuro dell' Europa riuscirà a modellare la fisionomia del nostro continente.
Mi rallegro che sia stato possibile trovare un accordo sul suo finanziamento con tanta celerità, dopo che inizialmente si erano diffuse talune speculazioni fuorvianti, anche in merito all' ammontare dell' importo necessario.
E' già stato detto che i costi per quest' anno sono stimati in un totale di 10,5 milioni di euro.
Una parte dei costi, quella che concerne le spese di viaggio dei rispettivi deputati nazionali, sarà coperta dagli Stati membri e dai paesi candidati.
La grande maggioranza dei costi ricadrà sulle Istituzioni europee.
In quest' occasione, desidero precisare in particolare la quota spettante al Parlamento, relativa ai costi per gli interpreti e i traduttori, che verrà finanziata nel quadro delle risorse infrastrutturali.
<P>
Secondo una stima, sono necessari altri 4 milioni di euro per spese diverse.
Quali sono queste spese diverse?
In esse è compreso ad esempio il finanziamento degli studi che saranno necessari o forse di altri servizi di traduzione.
La stima prevede dunque un ulteriore fabbisogno di 4 milioni di euro, ed è stato possibile decidere come reperire questi 4 milioni di euro in maniera straordinariamente rapida e consensuale: 400.000 euro dal Consiglio, 1 milione di euro dal Parlamento europeo e 2,6 milioni di euro dalla Commissione.
L' ammontare totale viene direttamente convogliato in un fondo tramite il bilancio suppletivo; tale fondo sarà messo a disposizione della Convenzione.
<P>
Con l' accordo interistituzionale che sarà firmato domani, credo che abbiamo trovato, nel corso della discussione, una regola comune che garantisce una trasparenza eccezionale.
Tutte e tre le Istituzioni saranno coinvolte sia nella preparazione del bilancio per la Convenzione, sia in qualsiasi sua modifica e nel relativo discarico.
E' necessario che le tre Istituzioni raggiungano una posizione unanime, in particolare per quanto concerne il discarico.
Non s' intende per questo considerare le Istituzioni come un corpo unico o votare per forme di maggioranza, anzi, ogni Istituzione dovrà dare il proprio consenso.
<P>
Questa struttura risulta essere senz' altro inconsueta, e mi compiaccio che il Parlamento abbia voluto sottolinearlo ancora una volta nella propria risoluzione.
Vorrei ribadire che è nel pieno interesse della Commissione che questo carattere di straordinarietà sia evidenziato.
La Convenzione è straordinaria e la soluzione da noi trovata mostra in particolare l' interesse delle tre Istituzioni a fare in modo che essa possa lavorare bene.
<P>
Ritengo opportuno prendere di nuovo atto che, contrariamente a tutte le ipotesi, siamo riusciti a trovare una soluzione ottimale in breve tempo ed è auspicabile che domani l' accordo interistituzionale sia firmato in concomitanza con l' emanazione della decisione sul bilancio suppletivo e rettificativo.
Ad ogni modo, grazie agli sforzi della commissione per il controllo dei bilanci e della commissione per i bilanci, abbiamo contribuito a creare i presupposti per un lavoro ricco di risultati.
<P>
<SPEAKER ID=148 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=12>
Relazioni UE/Caucaso meridionale
<SPEAKER ID=149 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0028/2002), presentata dall' onorevole Gahrton a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sulle relazioni tra l'Unione europea e il Caucaso meridionale nell'ambito degli accordi di partenariato e cooperazione.
<P>
<SPEAKER ID=150 NAME="Gahrton">
Signor Presidente, il Caucaso meridionale - ossia Armenia, Azerbaigian e Georgia - costituisce una regione di cui è facile innamorarsi, una regione di persone splendide e di grandi bellezze naturali.
Al contempo, però, è una regione che porta alla disperazione anche i suoi più ferventi appassionati.
Nelle ultime settimane, senza andare lontano, i dati provvisori dei censimenti hanno mostrato come, dall' indipendenza, Georgia e Armenia abbiano perso ciascuna circa un milione di abitanti.
Quale esempio più lampante del totale fallimento, sul piano economico e sociale, della politica postsovietica?
<P>
L' economia pianificata di tipo sovietico è stata sostituita da una normale economia di mercato solo in parte.
Ciò che invece fiorisce è un' estesa corruzione, basata sulla lealtà al clan sul potere della mafia.
Questa situazione catastrofica non è però unicamente endogena.
In una ricerca del Centro studi sulle politiche europee, l' evoluzione nel corso degli anni Novanta viene descritta come "in parte una conseguenza della liberalizzazione causata dalla transizione a un libero mercato" .
<P>
La miseranda situazione sociale ed economica ha acuito i conflitti politici, culturali e nazionali che caratterizzano la regione.
Purtroppo, non si intravede alcuna possibilità concreta di soluzione a conflitti quali quelli del Nagorno-Karabach, dell' Ossezia meridionale o dell' Abkhasia.
<P>
Qualche volta giungono notizie positive, quali la nomina, da parte del Presidente Shevardnadze, di un mediatore abkhasiano ritenuto accettabile da tutte le parti, o i regolari colloqui fra i Presidenti Aliev e Kocharian sul Nagorno-Karabach, o la decisione della Turchia di rendere più facile la concessione del visto agli armeni.
<P>
Altrettanto frequenti sono però le notizie di un inasprirsi delle proteste dei georgiani alla frontiera con l' Abkhasia, di un acuirsi della tensione al confine fra Georgia e Cecenia, di un congelamento nel dialogo a livello presidenziale fra armeni e azeri dopo l' incontro tenuto a Key West lo scorso aprile.
In tale contesto, non pare un' esagerazione definire il Caucaso meridionale una polveriera pronta a esplodere da un momento all' altro.
Ad allontanare tale rischio non contribuisce di certo il fatto che dalla regione transitino i flussi di trasporti dai giacimenti di petrolio e di gas del mar Caspio e dell' Asia centrale, o che l' Afghanistan sia vicino - cosa che ha fatto circolare la notizia che nell' area di frontiera fra Georgia e Russia potrebbero trovarsi membri di Al Qaida.
A sua volta, ciò ha spinto gli USA a inviare truppe in un paese che ospita ancora basi militari russe.
<P>
Il Caucaso meridionale può essere definito come un banco di prova per la politica di pace dell' Unione.
Al Vertice di Göteborg è stato adottato un programma per la prevenzione dei conflitti armati.
A tale azione preventiva potrebbe validamente contribuire un corpo civile di pace.
Propongo inoltre che l' Unione definisca per il Caucaso meridionale una strategia chiara, che recepisca l' esperienza del patto di stabilità per l' Europa sudorientale.
A tale scopo, occorre rafforzare la presenza dell' Unione nella regione, con una piena rappresentanza anche a Erevan e Baku, e non solo a Tbilisi come oggi.
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Il Caucaso meridionale presenta inoltre un quadro allarmante sul piano ecologico.
La centrale nucleare di Medzamor va chiusa entro il 2004 come concordato.
Affinché ciò sia possibile è naturalmente necessario reperire fonti energetiche alternative, e a ciò potrebbe contribuire l' Unione, con la propria esperienza.
L' UE, inoltre, non deve recedere dal suo impegno per l' avvio di progetti di cooperazione regionale, fra i quali quello relativo alla linea ferroviaria fra Baku e Nakhichevan.
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Quasi tutti i politici, gli intellettuali e gli esponenti di movimenti indipendenti della regione hanno manifestato il chiaro desiderio di più stretti legami con l' Europa.
In parte ciò è già avvenuto, con l' adesione dei tre Stati al Consiglio d' Europa.
Al contempo, molti hanno espresso un fortissimo interesse a un' adesione all' Unione.
A mio avviso, il Parlamento europeo dovrebbe rispondere senza mezzi termini che gli Stati del Caucaso meridionale, se lo desiderano, hanno certamente il diritto di aderire all' Unione europea.
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Per quanto riguarda gli emendamenti ne raccomando l' approvazione in toto, con la sola eccezione degli emendamenti nn. 2, 14 e 16.
In particolare, sono nettamente contrario all' emendamento n. 2: approvarlo significherebbe "voltar gabbana" all' improvviso, e senza nuove argomentazioni, rispetto alla posizione che il Parlamento ha sancito nel 1987.
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Sono consapevole che, in Armenia, alcuni ambienti tentano di strumentalizzare i fatti del 1915 per giustificare l' attuale politica armena.
Dalla mia relazione, però, si deduce che non mi sono lasciato influenzare.
E' una relazione molto critica verso l' occupazione armena di un lembo di territorio azero.
Ciò non significa, ovviamente, che la Storia vada riscritta.
Dopo la prima guerra mondiale, la giustizia turca ha condannato al massimo della pena i principali responsabili - Enver Pascià e molti altri - del genocidio degli armeni.
Il motivo per cui ora, a ottant' anni di distanza, in Turchia si tenti di nascondere sotto il tappeto questa realtà resta, per me, un mistero.
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Storicamente parlando, tutte le nazioni hanno i loro scheletri nell' armadio.
Quelle che lo riconoscono, facendo apertamente i conti con il proprio passato, meritano rispetto; quelle si ostinano a negare e a occultare suscitano invece solo sconcerto e disappunto.
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<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="EL" NAME="Zacharakis">
Signor Presidente, anzitutto mi congratulo con lei per aver assunto nuovamente la Presidenza e le auguro ogni bene.
Vorrei anche complimentarmi con l' onorevole collega Gahrton per l' ottimo lavoro svolto e per la capacità dimostrata nel coniugare e nel rispecchiare, all' interno della sua relazione, le posizioni fondamentali dei vari gruppi politici sulle singole questioni.
Il lavoro è stato gravoso, ma ha avuto come risultato un testo ben redatto ed equilibrato che, grazie agli emendamenti sussidiari degli onorevoli colleghi, presenta con realismo ed obiettività la situazione prevalente nel Caucaso meridionale, i problemi e le prospettive che si profilano all' orizzonte, nonché i vari aspetti e parametri dei rapporti fra i tre paesi della regione con l' Unione europea.
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Sulla scorta della valutazione generalmente accettata, secondo cui il Caucaso meridionale riveste particolare importanza per l' Europa, constatando che l' Unione ha espresso - in varie sedi politiche ed economiche - la volontà di rafforzare il processo per garantire il progresso, la stabilità politica e il consolidamento dello Stato di diritto nei paesi in questione, ritengo giusto sottolineare l' opportunità di potenziare ulteriormente il ruolo dell' Unione nel definire una strategia per risolvere i problemi della regione. Ciò andrebbe perseguito tenendo ben presenti le peculiarità e le sensibilità nazionali e storiche di questi popoli e incoraggiando i paesi limitrofi - specie Russia, Iran e Turchia - a dare a loro volta un contributo costruttivo alla pacificazione del Caucaso meridionale.
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In tale ambito, la relazione giustamente invita la Turchia - paese associato all' Unione europea - a dimostrarsi all' altezza delle sue ambizioni europee, mettendo fine al suo blocco unilaterale nei confronti dell' Armenia e gettando così le basi per la riconciliazione con detto paese, in conformità del paragrafo 15 del testo di compromesso, che esorto gli onorevoli colleghi ad approvare.
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Un ruolo altrettanto importante è chiamata a svolgere la Russia, in quanto catalizzatore capace di superare i conflitti nel Caucaso meridionale e di risolvere il problema energetico, che è particolarmente delicato in quanto i paesi della regione vi sono coinvolti come produttori o consumatori di energia.
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In conclusione, desidero sottolineare che l' interesse dell' Unione nella regione va mantenuto e costantemente ribadito, sostenendo fermamente il desiderio più volte espresso dai paesi interessati di entrare in Europa e cooperando strettamente con le Istituzioni europee in tutti i settori.
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<SPEAKER ID=152 NAME="Volcic">
Congratulazioni!
Ottima ed equilibrata è la relazione di Per Gahrton al fine di auspicare una maggiore presenza dell'Unione europea in una zona ponte tra l'Asia e l'Europa.
Il Caucaso meridionale potrebbe diventare un crocevia ma potrebbe anche restare una polveriera.
Dietro un quadro sostanzialmente tranquillo maturano tensioni le quali, in una situazione politicamente adatta, potrebbero anche esplodere.
E' utile dunque sdrammatizzare le storiche polemiche turco-armene.
Il paragrafo 15, che domani voteremo in sintonia con molte idee internazionali, speriamo sia un utile passo in questa direzione.
Se la maggioranza approva la formula della commissione per gli affari esteri, d'ora in poi lo sguardo potrà cominciare ad essere rivolto verso il futuro per lasciare agli storici il passato.
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Oltre alle questioni etico-politiche si muovono nella regione grossi interessi economici: vi sono polemiche sullo sfruttamento del Mar Caspio, i tracciati degli oleodotti sono ancora provvisori; vi sono potenziali ricatti alla politica della Russia che applica criteri diversi per ognuno dei tre paesi e anche nei confronti della minoranza etnica.
Sembra che il gruppo di Minsk dell'OSCE studi a porte chiuse un approccio nuovo sul compromesso per il Nagorno-Karabach e le varie zone occupate.
Speriamo!
Ha ragione l'onorevole Gahrton quando chiede di designare un inviato speciale dell'Unione europea per il Caucaso meridionale.
Anche una conferenza tra i paesi del Caucaso meridionale e l'Unione europea potrebbe portare risultati e chiarire se è meglio adottare la tattica del "passo dopo passo" o un approccio globale.
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<SPEAKER ID=153 LANGUAGE="SV" NAME="Schmidt, Olle">
Signor Presidente, il nostro collega Gahrton e io ci troviamo solitamente in disaccordo su quasi tutto ciò che riguarda l' Unione.
Ecco perché è con particolare piacere che, questa sera, mi congratulo con lui per la sua relazione sul Caucaso meridionale, equilibrata e ottima sotto tutti gli aspetti.
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Rispetto a questa delicata regione di frontiera fra Asia ed Europa, la linea dell' Unione deve essere particolarmente attenta e chiara.
E' fin superfluo ricordare l' importanza della Russia, le opportunità schiuse dal petrolio, ma anche i problemi che esso causa, nonché il ruolo sempre più strategico della regione dopo la guerra in Afghanistan.
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Oggi cinque consiglieri militari statunitensi sono giunti in Georgia per addestrare l' esercito nella lotta al terrorismo.
L' Unione può svolgere attivamente il ruolo di mediatore.
Essa ha l' importante compito di rinvigorire le forze democratiche, rinsaldare la società civile e combattere il degrado ambientale.
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L' onorevole Gahrton ha osservato che un primo, importante passo per rafforzare la presenza dell'Unione nell' area consisterebbe nell' apertura di delegazioni sia in Azerbaigian, sia in Armenia, ma che occorrono anche più fondi comunitari nella regione.
Signor Presidente, per Gahrton e io siamo d' accordo: più Unione anche nel Caucaso meridionale!
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<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="FR" NAME="Isler Béguin">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, si deve plaudere apertamente alla relazione dell' onorevole Gahrton che prospetta una via di uscita per le tre repubbliche del Caucaso meridionale affinché esse possano emergere da una situazione di conflitti regionali e di non guerra imboccando infine la strada della pace durevole, che tutte le parti, così come le loro popolazioni desiderano ardentemente.
Abbiamo la responsabilità politica di aiutarle a conseguire tale obiettivo.
E' anche mediante talune riflessioni e proposte esposte nella relazione che traspaiono tutte le prospettive diplomatiche e di affermazione del valore e del ruolo dell' Unione europea - e non si tratta di vane parole o di belle frasi.
Per le tre sorelle, amiche o nemiche, del Caucaso meridionale, le porte del Consiglio d' Europa si sono aperte e in tale forum di discussione e di scambi, molte delle loro tensioni hanno già avuto modo di allentarsi.
In tale anticamera dell' Europa, va loro prospettata la possibilità di avvicinarsi ancora di più alla famiglia europea affinché l' Unione ponga infine termine alle loro tensioni secolari.
Ciò legittima la nostra responsabilità, poiché il mondo ed il nostro continente diventano sempre più interdipendenti.
La questione dell' acqua, dopo quella caratteristica del petrolio, si afferma ormai come altrettanto strategica per tutta la regione e, prima che non si imponga, fra tutte, quella di un incidente alla centrale di Medzamor, è anche responsabilità dell' Unione europea aiutarle a contrastare tale ulteriore minaccia.
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<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="DA" NAME="Camre">
Signor Presidente, la relazione contiene molte buone intenzioni per il Caucaso meridionale, che è innegabilmente una regione critica instabile.
L' Europa ha naturalmente un interesse che i conflitti nella regione vengano risolti, ma devo esprimere qualche dubbio sulle condizioni dell' Unione europea per svolgere nella zona un ruolo della portata prevista dalla relazione.
Desidero perciò sottolineare che, anche se la possibilità di adesione viene citata unicamente per il lungo termine, questi paesi non appartengono naturalmente al gruppo di paesi membri dell' Unione.
Tutte le tante e belle parole non sono certo sufficienti a risolvere i problemi della regione, e mi permetto di dubitare che la Commissione sia in grado di realizzare le modifiche auspicabili.
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Vorrei esprimere alcune osservazioni in relazione all' emendamento n. 2 al punto 15.
Ritengo che sia sensato che l' onorevole Duff proponga una formulazione che faccia unicamente riferimento alla composizione delle divergenze storiche.
Invito quindi a votare a favore dell' emendamento.
Gli eventi della prima guerra mondiale che né il governo britannico né quello americano, secondo le indagini, allora potevano definire genocidi, non possono essere definiti con qualche utilità come vengono definiti nel punto 15 della relazione.
In questo modo, non si realizza una normalizzazione dei rapporti economici e diplomatici.
E' vero che la frontiera tra Turchia e Armenia è chiusa, ma non si tratta di un blocco nel senso comune del termine.
Esistono collegamenti aerei tra i paesi, e i cittadini armeni possono entrare in Turchia.
La chiusura dei collegamenti ferroviari e stradali è una conseguenza della situazione politica e diplomatica per altri versi non risolta.
Quello che l' Unione europea può fare è lavorare per una soluzione negoziale generale delle questioni che dividono i due paesi.
Tutto ciò richiede prudenza e diplomazia.
Il Parlamento europeo non incoraggia una soluzione che ci trasformi in giudici degli eventi in un lontano futuro.
Il gruppo UEN voterà a favore della relazione a condizione che venga adottato l' emendamento n. 2 al punto 15.
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<SPEAKER ID=156 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, porto con me un ricordo personale molto vivo del Caucaso meridionale.
Più di dieci anni fa seguivo come giornalista il processo di decolonizzazione in Unione sovietica.
L' ospitalità e il calore della popolazione locale non mi hanno mai abbandonato.
Al contempo, tuttavia, i conflitti interetnici minacciavano il futuro politico delle tre repubbliche caucasiche.
La rapida escalation armata di questi conflitti caratterizza ancora oggi pesantemente questa regione.
Si pensi, per esempio, ai focolai esplosivi dell' Abkhasia e del Nagorno-Karabach.
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L' onorevole Gahrton ha cercato di sbrogliare quel groviglio pressoché inestricabile dei conflitti nel Caucaso al fine di produrre raccomandazioni concrete per un contributo costruttivo dell' Europa al processo di pace e alla ricostruzione della regione.
Desidero in particolare sottolineare il suo appello affinché sia data priorità a un sostegno europeo nella creazione dello Stato di diritto in Georgia, Armenia e Azerbaigian.
Ieri un esperto occidentale del Caucaso mi ha riferito che è assolutamente necessario un maggiore coordinamento tra gli Stati membri e le Istituzioni europee su questo punto importante.
La Commissione può forse indicare se condivide questa preoccupazione?
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Signor Presidente, più che la proposta di risoluzione è stata la motivazione della relazione Gahrton a spingermi a intervenire.
Vorrei soffermarmi su due punti controversi.
L' analisi dell' onorevole Gahrton e la sua interpretazione del crollo socioeconomico delle repubbliche caucasiche nell' era postcomunista non tengono conto del retaggio dell' economia sovietica né della farsa del processo di privatizzazione avviato dai governanti locali.
Il relatore si esprime inoltre in termini critici nei confronti del ruolo degli Stati Uniti nella regione.
Nutro dubbi circa la possibilità che quei paesi debbano temere una politica di neocolonialismo proprio da parte americana.
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Reputo particolarmente interessante l' idea di una "Organizzazione per la cooperazione economica nel Caucaso meridionale" .
Si tratta di un passo concreto destinato a rafforzare la fiducia fra le parti, a invertire il processo di disintegrazione economica regionale e a rimettere in piedi un sistema transnazionale di infrastrutture.
I progetti di aiuti come Traceca e Inogate si collocano perfettamente in questo contesto ed evidenziano inoltre l' importanza degli sforzi europei nel Caucaso meridionale.
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<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, sono molto lieto di vederla svettare da lassù, se mi è concessa l'espressione; signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare il relatore, onorevole Per Gahrton, per i suoi molteplici tentativi di elevare questa relazione a un livello accettabile.
Credo che nell' introduzione egli abbia ricordato molto chiaramente che non abbiamo ancora raggiunto la meta, che ne siamo ancora molto lontani.
Come egli ha affermato, oggi, il Caucaso meridionale è una polveriera, per non parlare del Caucaso settentrionale!
Oggi il Caucaso meridionale si trova a dover affrontare le questioni dell'Abkhasia, del Kharabach, dell'Ossezia meridionale, dell' Agiaristan, aperte da anni.
In 13 anni di transizione dal comunismo alla democrazia, e con un investimento pari a un miliardo di euro, questo è quanto l'Unione europea ha investito in 13 anni in questa regione, non credo sia possibile affermare che la politica europea nella regione sia stata un grande successo.
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Come ha affermato l'onorevole Gahrton, è una questione di prospettive, e soprattutto la Commissione - con la consueta corresponsabilità del Consiglio - continua a negare una prospettiva politica a questi paesi, fingendo di ignorare che l'unico criterio di appartenenza all'Unione europea è il sentimento di "europeismo" nutrito dai cittadini di un qualsiasi paese.
Basta recarsi in Georgia, in Azerbaigian o in Armenia per rendersi conto che i cittadini questi paesi si sentono europei. Non abbiamo, dunque, alcun motivo di negare loro questa prospettiva europea, eppure continuiamo a farlo, in tutti i modi.
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Il secondo problema di estrema gravità, e in merito al quale è determinante la responsabilità del Presidente Prodi, è il fatto di trascurare gli interessi fondamentali dell'Unione europea, e mi riferisco agli accordi firmati mese dopo mese, anno dopo anno, con la Federazione russa.
Per raggiungere la Russia tutti gli oleodotti devono passare per la Polonia.
Nessuna via di approvvigionamento energetico può passare per il Caucaso.
Se non fosse stato per gli americani, non ci sarebbe neanche quel piccolo oleodotto che attraversa l'Azerbaigian e la Georgia.
Questa politica incoraggia le dipendenze, e non le interdipendenze.
Evidentemente, il Commissario Poul Nielson ritiene che il Caucaso sia una regione con una densità di popolazione pari a quella della Groenlandia o dell' Antartico, ma non è così.
La Commissione dimentica che il Caucaso è la via d'accesso all' Asia centrale, che è il grande fornitore energetico del futuro.
Questa è la prospettiva che ci offrono la Commissione e il Consiglio, mentre noi parlamentari potremmo esortare la Commissione a compiere un gesto significativo, a livello politico, invitando questi tre paesi a candidarsi all'adesione all'Unione europea, ad aderirvi, tra dieci anni, quando saranno pronti.
In questo caso, potranno essere pronti perché avranno una prospettiva.
Oggi la regione può rappresentare unicamente la polveriera di cui parlava l' onorevole Per Gahrton, che probabilmente esploderà ancora, in molteplici occasioni.
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<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="DE" NAME="Schleicher">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli parlamentari, la delegazione del Parlamento europeo per l' Armenia, l' Azerbaigian e la Georgia è molto grata alla commissione per gli affari esteri che ci consente oggi, tramite la relazione dell' onorevole Gahrton, di condurre una discussione approfondita sull' area del Caucaso meridionale.
Questa regione ai margini dell' Europa è caratterizzata da molteplici tradizioni culturali e cristiane.
Essa rappresenta per l' Europa una porta verso l' Asia.
Con l' iniziativa della troika e la visita nel Caucaso meridionale, l' Unione europea ha lanciato un segnale incoraggiante, ma i progressi procedono troppo a rilento.
L' Europa sudorientale trema all' idea che la Russia sospetti la presenza di combattenti dell' Al Qaida in Georgia e annunci di voler espandere le proprie azioni all' intera Georgia.
La Georgia fa invece affidamento sull' aiuto degli USA, che è già cominciato ad arrivare.
Ma dove rimane l' Europa in tutto questo?
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Dopo l' 11 settembre abbiamo già avuto una discussione a Strasburgo, in seno al Parlamento europeo, e in quell' occasione abbiamo espresso il nostro timore per le difficoltà che avrebbero potuto insorgere se si fossero concentrate tensioni in quella zona.
Purtroppo, sembra che le nostre preoccupazioni fossero ben fondate e nel Caucaso si sta adesso sviluppando una situazione davvero drammatica.
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Negli ultimi secoli il Caucaso meridionale è stato spesso terra di conquista e nel 2002 dovrebbe essere ormai possibile garantire stabilità a questi territori e consentire alle popolazioni locali di avere una prospettiva per la loro patria, di vivere in pace e in una situazione di almeno precario benessere.
Tutti e tre i paesi si stano sforzando di sviluppare strutture democratiche e di diventare indipendenti dal loro potentissimo vicino.
Ma, se si rammenta che in due di questi paesi sono tuttora stazionate le truppe russe, e che l' Azerbaigian è libero, ma impossibilitato a mantenere i contatti con una parte del proprio territorio a causa dell' Armenia, si può ben comprendere che questi problemi potrebbero, oltreché intimorire la popolazione, condurre a vere e proprie aggressioni.
Per questo motivo mi rivolgo alla signora Commissario; certo, il petrolio è un aspetto che potrebbe dimostrarsi cruciale, e io vorrei che lì non ci fossero solo Russia e America a rappresentare i rispettivi interessi, ma che anche gli europei si attivassero a favore di paesi che pur appartengono al nostro continente.
Dovremmo preoccuparci che in questi paesi si giunga ad uno sviluppo stabile, poiché essi di certo si stanno sforzando di costruire la democrazia, sebbene il compito non sia affatto facile.
Se corruzione e criminalità avranno la meglio, diventerà impossibile per la gente del luogo continuare ad abitarvi.
Ritengo che sia nostro compito, benché assai impegnativo, fare tutto il possibile e nel più breve tempo possibile affinché l' Europa possa svolgere un ruolo positivo nel conflitto e dare così una prospettiva futura a questi paesi.
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<SPEAKER ID=159 LANGUAGE="DE" NAME="Kronberger">
Signor Presidente, il relatore ha presentato un lavoro notevole in cui viene illustrata l' importanza cruciale degli Stati del Caucaso meridionale per la sicurezza dell' Europa.
Il loro valore politico-strategico è legato soprattutto ai giacimenti esistenti o presunti di idrocarburi e alla loro ubicazione in una zona di passaggio per il trasporto di petrolio e gas.
Questi elementi rappresentano tanto una ricchezza quanto una maledizione per gli Stati caucasici.
In questo momento è senz' altro opportuno promuovere il loro sviluppo economico e sociale.
In questa prospettiva, i fondi impegnati dall' UE a tal fine mi sembrano senz' altro davvero esigui.
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Di certo, sarebbe auspicabile che ci fosse un legame più stretto tra questi paesi e l' Unione europea.
L' Unione non può assolutamente rinunciare al rispetto degli accordi già stipulati, ad esempio per la chiusura della centrale nucleare armena.
Nelle tensioni annose tra la Turchia e l' Armenia dobbiamo impedire che l' una o l' altra parte cerchi di attribuire all' Unione il ruolo di arbitro in questo conflitto.
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<SPEAKER ID=160 LANGUAGE="FR" NAME="Souchet">
Signor Presidente, signora Commissario, vorrei sottolineare l'opportunità e l'importanza del punto 15 della risoluzione sottoposta alla votazione della nostra Assemblea plenaria, che invita la Turchia a creare i presupposti per una riconciliazione con l'Armenia.
Come ben sappiamo, questa riconciliazione è uno dei presupposti fondamentali per instaurare la pace nella zona transcaucasica, e la comunità internazionale ha il diritto di aspettarsi che un grande Stato come la Turchia affronti questa importante questione con il dovuto senso di responsabilità.
Nessuno comprende perché il governo turco perseveri in una politica di rifiuto del dialogo e di ostilità sistematica nei confronti del suo piccolo vicino settentrionale, rifiutandosi di avviare relazioni diplomatiche e applicando contro questi un blocco rigoroso e rovinoso, che si protrae dal 1993.
E' necessario togliere questo blocco incondizionatamente, senza che vi sia alcun legame con un' eventuale rinuncia, da parte dell' Armenia, alla sua legittima richiesta di riconoscimento internazionale del genocidio di cui il suo popolo è stato vittima.
Al contrario, la rinuncia a qualsiasi forma di revisionismo da parte della Turchia, alla guisa di quanto ha saputo fare, ad esempio, la Germania, rappresenterebbe il fondamento di una riconciliazione profonda con il suo vicino armeno. E noi sappiamo bene che solo così sarà possibile garantire una pace duratura nel Caucaso meridionale.
Ecco perché, signor Presidente, noi voteremo a favore del punto 15 del progetto di risoluzione.
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<SPEAKER ID=161 NAME="De Palacio">
La ringrazio, signor Presidente.
Accolgo con favore la relazione dell' onorevole Gahrton poiché costituisce un contributo adeguato e utile alle nostre riflessioni sull' Armenia, sulla Georgia e sull' Azerbaigian, tre paesi attualmente membri del Consiglio d' Europa che non hanno ancora raggiunto quel livello di sviluppo politico ed economico che auspicavano e che noi auguriamo loro.
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I conflitti in Nagorno-Karabach, Abkhasia e Ossezia meridionale continuano a rappresentare più di ogni altro fattore una minaccia per la stabilità e lo sviluppo della regione e dei suoi vicini.
Tali conflitti, oggi in stand-by, potrebbero trasformarsi domani in nuove zone calde e, in questo senso, condivido appieno il punto di vista dell' onorevole Gahrton, quando sostiene che l' Unione europea deve compiere importanti sforzi per facilitare la risoluzione di tali questioni al fine di promuovere la causa della pace e dello sviluppo.
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Non partiamo comunque da zero, per cui, prima di passare in rassegna alcuni dei punti chiave di questa relazione, vorrei brevemente tracciare un quadro dei nostri rapporti attuali con la regione.
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Gli accordi di partenariato e cooperazione che abbiamo concluso con ognuno dei tre paesi forniscono una piattaforma unica per collaborare in una vasta gamma di settori, partendo dal dialogo politico, dagli scambi commerciali e dagli investimenti fino ad arrivare ai rapporti con la società civile.
L' esecuzione di tali accordi, che sono entrati in vigore nel 1999, sta ormai decollando.
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Parallelamente, continuiamo a fornire considerevoli livelli di aiuti ad Armenia, Georgia e Azerbaigian.
L' Unione europea ha stanziato circa mille milioni di euro a partire dal 1991, anno in cui questi paesi hanno riconquistato la propria indipendenza.
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Lo scorso anno, l' Unione europea ha trasmesso alla regione un chiaro segnale nel senso di una volontà di migliorare il proprio contributo alla prevenzione dei conflitti, alla loro risoluzione e alla ricostruzione postconflitto.
Nel febbraio del 2001, la prima troika ministeriale dell' Unione per la regione ha trasmesso questo messaggio, confermato in seguito dalle conclusioni del Consiglio "affari generali" del 26 febbraio.
<P>
In una dichiarazione comune, adottata nelle riunioni del Consiglio "cooperazione" dello scorso ottobre, i tre paesi partner si sono esplicitamente complimentati con l' Unione per i propositi espressi.
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L' onorevole Gahrton richiama l' attenzione generale su alcuni strumenti che abbiamo utilizzato in altri luoghi e ne suggerisce un' equivalente applicazione nel Caucaso meridionale: strategia comune, patto di stabilità, inviato speciale ed altri.
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Coscienti dei limiti che esistono alla nostra possibile azione, verificheremo fino a che punto possiamo arrivare e quali sono le nuove esigenze in termini di finanziamento.
<P>
Invece di creare nuovi strumenti, dobbiamo piuttosto concentrarci su un' ottimizzazione dei vantaggi apportati dagli strumenti già esistenti e vorrei a questo proposito soffermarmi su tre aspetti della nostra riflessione: in primo luogo, la volontà politica dei partecipanti, che, più di ogni altra cosa, rappresenta la chiave di volta di tutto, ciò che può portare a reali progressi.
Nella situazione attuale è fondamentale massimizzare i nostri sforzi per sostenere gli impegni, in particolar modo attraverso il dialogo politico.
Bisognerà effettuare scelte difficili e occorrerà che si sviluppi una cultura di impegno nel Caucaso meridionale.
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In secondo luogo, affinché l' Unione europea possa partecipare al meglio al processo di risoluzione dei conflitti, abbiamo bisogno di continuare a intensificare al nostra politica estera e di sicurezza comune, nonché il nostro ruolo nei provvedimenti che favoriscono la risoluzione dei conflitti.
Faccio riferimento in particolare al gruppo di Minsk dell' OSCE per il Nagorno-Karabach, agli amici del Segretario generale dell' Abkhasia e alla commissione mista di controllo per l' Ossezia meridionale.
<P>
Recentemente abbiamo compiuto passi avanti: l' Unione europea partecipa dall' anno scorso alle attività della commissione mista di controllo per l' Ossezia meridionale; rimane, tuttavia, ancora molto da fare per riuscire a far ascoltare la voce dell' Unione in determinati contesti di mediazione.
<P>
In terzo luogo, dobbiamo riuscire a far sì che il Caucaso meridionale figuri in maniera definitiva all' ordine del giorno delle nostre relazioni con i principali partner coinvolti nella regione, come la Russia, la Turchia, l' Iran e gli Stati Uniti, e, come hanno detto alcuni onorevoli parlamentari nel proprio intervento, un obiettivo simile rientra anche nel nostro interesse, fra l' altro per ragioni legate all' approvvigionamento energetico.
<P>
In conclusione, non esiste un' unica e facile risposta alla domanda su come migliorare le relazioni dell' Unione con il Caucaso meridionale.
La relazione Gahrton ricorda a ragione che dobbiamo lavorare pazientemente seguendo diverse strade parallele, probabilmente in un lungo arco di tempo, nei limiti delle nostre risorse e basandoci sui successi ottenuti l' anno scorso.
La Commissione spera di esplorare nuove vie di promozione della pace e dello sviluppo nel Caucaso meridionale.
<P>
Vorrei ricordare agli onorevoli parlamentari che la costruzione europea a un dato momento dovrà necessariamente avere un limite, rammentando che, in quanto a vicinanza geografica e legami storici, abbiamo rilevanti legami storici e una notevole vicinanza geografica con paesi come il Marocco, l' Algeria o i paesi costieri del Mediterraneo.
<P>
<SPEAKER ID=162 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=13>
Impatto dei trasporti sulla salute
<SPEAKER ID=163 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0014/2002), presentata dalla onorevole Lucas a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sull'impatto dei trasporti sulla salute.
<P>
<SPEAKER ID=164 NAME="Lucas">
Signor Presidente, sono molto lieta di poter presentare la mia relazione in occasione di questa sessione plenaria serale.
I colleghi ricorderanno che questa è una relazione di iniziativa e, nelle nostre precedenti discussioni in sede di commissione, sono state espresse alcune preoccupazioni circa l' ambito potenzialmente enorme di una relazione su un tema così ampio come i trasporti e la sanità.
In tal senso, ci siamo trovati d' accordo sull' idea che, per fornire un contributo utile, avremmo dovuto stabilire con estremo rigore la priorità dei temi affrontati.
<P>
Per tale motivo, ho incentrato la relazione su due soli temi principali: i vuoti esistenti nella legislazione in vigore e i campi in cui un ulteriore lavoro potrebbe fornire un reale valore aggiunto.
In primo luogo, l' introduzione delle valutazioni di impatto sulla salute per tutti i principali progetti e politiche comunitari in materia di trasporti è probabilmente, in sé, l' iniziativa più importante che potrebbe contribuire ad integrare le politiche in tema di sanità e trasporti, riducendo così al minimo l' impatto negativo dei trasporti sulla salute.
Il secondo tema sul quale mi sono concentrata è stato quello della promozione, nel rispetto della sussidiarietà, della circolazione a piedi e in bicicletta all' interno della politica comunitaria dei trasporti.
Ciò avrebbe un impatto enorme sull' ottimizzazione degli effetti positivi sulla salute prodotti dalla politica dei trasporti.
<P>
Per dimostrare perché è urgente e necessario agire, la mia relazione sintetizza alcuni dei principali impatti negativi sulla salute derivanti dalla crescita dei trasporti.
Tra questi, l' inquinamento dell' aria, il rumore, la mancanza di attività fisica, eccetera.
Giusto per approfondirne uno, i trasporti ora sono la fonte principale di inquinamento dell' aria nelle zone urbane e, nonostante i miglioramenti registrati nell' ultimo decennio per quel che riguarda la qualità dell' aria in Europa, quasi il 90 per cento della popolazione urbana è ancora esposto a livelli ambientali eccessivi di particelle, NO2, benzene e ozono.
Tali livelli possono compromettere le funzioni respiratorie e generare altri problemi di salute e patologie come tumori e malattie cardiovascolari.
<P>
Sebbene sia vero che i veicoli sono diventati relativamente meno inquinanti, a tale effetto in termini assoluti si contrappone l' aumento del numero di veicoli sulle strade, come anche l' aumento delle percorrenze e delle frequenze degli spostamenti, la cui valenza è stata dimostrata da un recente studio, il quale ha rilevato che l' inquinamento dell' aria ora è causa di un tasso di mortalità superiore a quello degli incidenti stradali.
<P>
Va inoltre detto che il dibattito su questo tema non potrebbe essere di maggiore attualità.
Nuove prove fornite da studiosi californiani nelle ultime settimane dimostrano che gli scarichi dei veicoli possono effettivamente provocare l' asma, e non solo esacerbarla in coloro che già ne soffrono.
Inoltre, nuove ricerche condotte nel Regno Unito e in parte finanziate dal governo britannico rivelano che i bambini trovano tanta più difficoltà nel respirare quanto più vicino abitano alle arterie stradali principali.
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Poiché mi sono dunque concentrata su due aree prioritarie, dovrei spiegare quale procedimento è stato impiegato per identificarle.
In primo luogo, per ciò che riguarda le valutazioni di impatto sulla salute, da tutta la letteratura in materia emerge chiaramente che manca tuttora un' integrazione dei temi legati alla salute nella politica dei trasporti attuata a livello comunitario.
Ciò è stato dimostrato con estrema chiarezza, di recente, in una relazione di sintesi stilata dall' OMS e dalla Commissione economica per l' Europa dell' ONU nel gennaio dello scorso anno.
La suddetta relazione era stata richiesta dai ministri europei per tracciare un quadro degli accordi esistenti al riguardo e formulare ulteriori raccomandazioni.
L' inconfutabile conclusione è stata che: "La principale lacuna sembra risiedere nell' assenza di una strategia di integrazione onnicomprensiva che riunisca e sfrutti le sinergie tra le politiche e le normative esistenti in materia di trasporti, ambiente e salute".
Noi, peraltro, abbiamo anche un obbligo, che ci deriva dal Trattato UE, di integrare meglio questi settori.
Dopo aver consultato diversi esperti, mi pare che le valutazioni di impatto sulla salute vadano introdotte per tutti i principali progetti e politiche comunitari in modo da poter comprendere meglio i potenziali rischi e benefici per la salute derivanti dalle varie proposte.
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Tali analisi potrebbero essere molto proficuamente integrate con valutazioni ambientali strategiche, e la proposta va infatti a completare ed elaborare ulteriormente il suggerimento già all' esame nel quadro della proposta della Commissione per un nuovo programma di azione comunitaria nel campo della sanità pubblica.
La mia idea è che tale impegno ora andrebbe concretizzato con urgenza per quel che riguarda trasporti e salute.
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Alcuni diranno che questa metodologia non è ancora pronta per poter essere utilizzata.
Io mi sento di confutare con estremo vigore tale affermazione.
Sebbene questa metodologia, come qualsiasi altra, sia ancora in fase evolutiva, disponiamo di conoscenze sufficienti per iniziare ad attuarla da subito.
Dobbiamo essere molto chiari in proposito.
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L' altra parte della mia relazione si concentra sulla promozione della circolazione a piedi e in bicicletta nel rispetto della sussidiarietà, e io formulo una serie di proposte che contribuirebbero a promuovere queste modalità di trasporto nell' Unione europea.
Ma vorrei concludere tornando su un emendamento presentato sulla relazione dal gruppo PSE, come ho avuto modo di appurare, che comporterebbe il rinvio al 2004 della valutazione di impatto sulla salute.
Mi rammarico per detto emendamento, visto che esistono le metodologie per avviare il processo immediatamente.
Non vi è infatti alcun bisogno di attendere tre anni per la semplice presentazione di proposte da parte della Commissione e, per questo motivo, presenterò un emendamento orale, che mi pare sia stato accolto favorevolmente dal gruppo PSE, affinché il termine del 2004 sia anticipato al 2003, sperando vivamente che anche gli altri gruppi vi aderiscano.
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E' urgente intervenire in questo campo.
Finché non saremo disposti ad assegnare un ruolo importante alle preoccupazioni in tema di salute all' interno della nostra strategia per i trasporti, i nostri figli continueranno a pagare per la nostra inazione con la loro salute e, sempre più spesso, con le loro vite.
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<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="DE" NAME="Rack">
Signor Presidente, signora Vicepresidente, onorevoli colleghi, il tema dei trasporti è legato anche alla salute.
Chi viaggia è vittima di incidenti, subisce lo stress degli imbottigliamenti, oppure è soggetto al rumore del traffico, ai gas di scarico e molto altro ancora nella zona in cui vive, sia essa urbana o rurale.
Questo può valere anche per un intero Stato, come il mio, l' Austria, che risente molto dei danni provocati dal traffico.
E' pertanto ragionevole, anzi imperativo, studiare e quantificare gli effetti del traffico sulla salute in modo di trarne le debite conseguenze.
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Data questa premessa, è doveroso ringraziare la onorevole Lucas per la relazione d' iniziativa.
Desidero ringraziarla altresì per la disponibilità con cui ha cercato di trovare soluzioni di compromesso equilibrate con tutti i gruppi, nello specifico anche con il partito popolare europeo e i democratici europei.
Il testo, che oggi presumo voteremo con una maggioranza abbastanza netta, è molto ambizioso e nel contempo assennato e dunque serio.
Vogliamo che la Commissione effettui analisi professionali e presenti poi, sulla scorta di dati scientifici, proposte legislative laddove e solo nella misura in cui esse siano necessarie.
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Saremo più che soddisfatti se ciò potrà avvenire, almeno per taluni aspetti, già entro la fine del 2003, come prospettato nell' emendamento orale della onorevole Patterson.
Noi saremmo favorevoli.
Seguiamo con interesse e attenzione il lavoro della Commissione e della Vicepresidente de Palacio.
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<SPEAKER ID=166 LANGUAGE="SV" NAME="Hedkvist Petersen">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, ringrazio per quest' ottima relazione e per la buona cooperazione instaurata durante la sua elaborazione.
Il mio gruppo politico ha realmente contribuito all' ottenimento di un buon prodotto finale.
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Il corretto funzionamento dei trasporti è assolutamente decisivo per la nostra economia, specie per le regioni molto distanti dal centro dell' Unione.
Al contempo, se da un lato dipendiamo dai trasporti di merci e di passeggeri, abbiamo dall' altro il diritto di spostarci senza che ciò ci rovini la salute in termini di inquinamento atmosferico e acustico.
Insomma, dobbiamo adoperarci per una buona articolazione fra trasporti e salute pubblica, e dobbiamo applicare il Trattato che prescrive un elevato livello di tutela della salute in tutte le politiche dell' Unione.
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Noi appoggiamo la proposta sulla valutazione dell' impatto sulla salute di progetti e politiche in materia di trasporti.
Al riguardo, vi sono numerosi ottimi esempi da recepire per il prosieguo dei nostri lavori.
Invito anche la Commissione a fare altrettanto.
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Ciclisti e pedoni devono potersi spostare in modo rapido e sicuro; le autovetture vanno progettate in modo tale da causare il minor danno possibile in caso di investimento di un pedone.
Occorre inoltre diffondere le buone prassi in materia di piste ciclabili e percorsi pedonali nei comuni e nelle regioni dell' Unione, e farne uso per la definizione delle nostre politiche.
<P>
Raccomando inoltre un voto a favore dell' emendamento di compromesso orale presentato dalla relatrice.
Confido che prenderemo la decisione giusta.
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<SPEAKER ID=167 NAME="De Palacio">
<SPEAKER ID=168 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario de Palacio.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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La discussione è chiusa.
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<CHAPTER ID=14>
Indice del costo del lavoro
<SPEAKER ID=169 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione della relazione (A5-0461/2001), presentata dall' onorevole Mayol i Raynal, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all' indice del costo del lavoro (COM(2001) 418 - C5-0348/2001 - 2001/0166(COD)).
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Ha facoltà di parola l' onorevole Mayol i Raynal.
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<SPEAKER ID=170 NAME="Mayol i Raynal">
Signor Presidente, mi spetta il compito di presentare, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, una proposta di regolamento sull' indice del costo del lavoro fondata sull' articolo 285 del Trattato, nuova disposizione introdotta dal Trattato di Amsterdam.
Ai sensi della procedura prevista dall'articolo 251, il nuovo articolo stabilisce che il Consiglio adotti - qualora necessario - i provvedimenti del caso per l'elaborazione di statistiche al fine del corretto svolgimento delle attività comunitarie.
L'articolo prevede, inoltre, che l'elaborazione delle statistiche comunitarie sia conforme ai principi di imparzialità, affidabilità, obiettività, indipendenza scientifica, remuneratività, riservatezza, e che non comporti costi eccessivi a carico degli operatori economici.
Ci troviamo ad operare in applicazione della procedura di codecisione, e la Banca centrale europea richiede che si tenga conto del suddetto strumento statistico, l' indice del costo del lavoro, nella conduzione della politica monetaria.
Il Consiglio ECOFIN del 29 settembre 2000 ha approvato un piano d'azione sulle esigenze statistiche dell'Unione economica e monetaria che prevede, nello specifico, l'elaborazione di un progetto di statistiche congiunturali sul costo del lavoro.
Chiedo, a tale proposito, che il suddetto progetto venga presentato al più presto.
Attualmente, disponiamo di un indice elaborato nel corso degli anni Novanta dal comitato per le informazioni statistiche: esso manca tuttavia di base giuridica e i suoi strumenti di calcolo risultano carenti in termini di attualità, copertura e comparabilità dei dati.
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La richiesta della Banca centrale e la proposta formulata dalla Commissione muovono dall'idea che il costo del lavoro contribuisce all' inflazione.
Di conseguenza, è necessario creare le condizioni affinché le istituzioni europee responsabili dell'economia, dell'occupazione e della moneta unica possano fruire di indici regolari e affidabili in materia.
Si tratta di un' idea opinabile e credo, peraltro, che all'interno della Commissione vi sia una commissione che la condivide e un'altra che la disapprova.
Per quanto riguarda i salari minimi, è possibile dubitare della pertinenza di tale posizione, giacché, in diversi paesi membri esiste un minimo salariale che evolve in funzione del costo della vita, mentre non è vero il contrario.
Ciò nondimeno, per l'Unione è utile poter disporre di un indicatore macroeconomico su questo dato, di cui le parti sociali potranno servirsi, ad esempio, nell'elaborazione di convenzioni, eccetera.
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La proposta tende alla definizione di un quadro comune per l'elaborazione, la trasmissione e la valutazione di indici comparabili sul costo del lavoro, come disposto dall'articolo 1.
Il costo del lavoro è definito come la somma dei costi trimestrali sostenuti dal datore di lavoro per l'impiego di manodopera (articolo 2).
E' necessario suddividere i dati per categorie economiche ed elaborare quattro indici: uno sul costo totale del lavoro, uno sul costo totale, da cui siano stati defalcati i premi versati in modo non regolare, un terzo sui salari e i trattamenti e, infine, un indice sui contributi sociali e le imposte a carico del datore di lavoro, da cui siano state detratte le sovvenzioni versate per compensare i costi diretti.
In riferimento a quest'ultimo punto, va osservato che spesso l'ammontare di tali contributi viene fissato dallo Stato e, di conseguenza, non è possibile affermare che proprio i salari siano alla base di queste presunte spinte inflazionistiche.
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I dati relativi all' indice del costo del lavoro devono essere calcolati su base trimestrale (articolo 5, paragrafo 1) e devono essere comunicati sotto forma di coefficienti, entro 70 giorni dal termine del periodo di riferimento (articolo 6, paragrafo 1).
Non sono previsti periodi di transizione superiori a due anni dalla data di entrata in vigore del regolamento (articolo 9, paragrafo 1).
Nell'applicazione del regolamento e dei provvedimenti in materia di deroghe, la Commissione riceverà l'assistenza del comitato per le informazioni statistiche.
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Permettetemi alcune considerazioni.
Ribadisco che l'analisi dei costi della manodopera è sicuramente importante dal punto di vista macroeconomico.
Tuttavia, possono sorgere alcuni interrogativi, per cui sarà necessario rendere questo indice più preciso, creando un indice separato che riporti il costo totale del lavoro, ad esclusione delle spese di formazione professionale a carico del datore di lavoro.
Va poi considerata un' altra possibilità, contenuta in un emendamento depositato dal mio gruppo. Per motivi tecnici, non è stato possibile sottoporre la questione all' attenzione della Commissione, per cui essa è stata inserita in un emendamento depositato a posteriori.
Vi si contempla la possibilità di tenere conto della produttività oraria e di rinviare al 31 dicembre 2003 la prima scadenza per la presentazione di una relazione di valutazione affinché l' analisi sia fondata su un periodo di funzionamento che contempli anche l'eventuale periodo transitorio.
<P>
Vi prego di scusarmi, il tempo passa e, non essendo abituato a presentare relazioni rispettando un tempo di parola impartitomi, mi accorgo di aver superato di un minuto e 11 secondi il mio tempo a mia disposizione.
A un'ora così tarda, comprendo che tale eccesso possa risultare riprovevole. Vi porgo nuovamente le mie scuse.
<P>
<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
Signor Presidente, nella maggior parte dei casi, quando questa Assemblea è chiamata ad occuparsi di proposte relative all'elaborazione di statistiche, i nostri colleghi non dimostrano grande interesse, come anche stasera, ritenendo che si tratti di una questione tecnica e, pertanto, di scarso interesse per i politici.
E' altresì vero che difficilmente i nostri elettori dimostreranno interesse per il lavoro e l' impegno dedicati a tali proposte.
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Svolgo spesso la funzione di relatore su proposte afferenti all'elaborazione di statistiche da parte di Eurostat, e non mi stancherò mai di ripetere ai miei onorevoli colleghi che, se i cittadini o i politici, siano essi uomini o donne, sono male informati, formuleranno giudizi errati e prenderanno decisioni sbagliate, il che è pericoloso.
Quando si parla di statistiche, alcuni amano ricordare che esistono tre tipi di mendacio: la menzogna, la grossa menzogna e la statistica, che rappresenta la forma di mendacio più fine.
Ciò nonostante, è comunque opportuno ribadire la necessità di disporre di statistiche affidabili e comparabili.
Eurostat dimostra di svolgere egregiamente il suo lavoro, a condizione che le istituzioni politiche gli forniscano le basi giuridiche e gli strumenti finanziari di cui necessita per l'elaborazione di tali statistiche.
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Detto questo, ora che tutti noi abbiamo la moneta unica in tasca, vorrei insistere sulla necessità di disporre di statistiche sul costo del lavoro, che rientra tra le informazioni indispensabili per comprendere l'andamento dell'inflazione nella zona euro. Da tale dato dipende la stabilità della nostra moneta, che oggi è la moneta di tutti noi, ad eccezione dei tre paesi che non l' hanno adottata.
Non è possibile affermare che il costo del lavoro non sia fonte di inflazione - e su questo mi permetto di dissentire dalle affermazioni del relatore - poiché non è vero che il costo del lavoro subisce aumenti dovuti a fattori diversi dall' aumento del costo della vita o dall' aumento della produttività del lavoro.
Basti pensare a quanto accade in Germania dove, contro ogni buonsenso, i sindacati rivendicano aumenti salariali che, qualora venissero concessi, minaccerebbero migliaia di posti di lavoro e comporterebbero un aumento dell'inflazione proprio nel momento in cui il più grande Stato membro dell'Unione europea desta già sufficiente preoccupazione per quanto attiene al rispetto del piano di stabilità.
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Il Commissario Solbes può illuminarci su quanto è accaduto durante la riunione del Consiglio dei ministri, dato che molti ritengono che il piano di stabilità sia oramai esanime.
E' dunque necessario fare tutto il possibile per disporre, a breve, di un quadro comune per l'elaborazione, la trasmissione e la valutazione di indici comparabili del costo del lavoro, come previsto dalla proposta di regolamento, che dovrà essere adottata quanto prima.
Il mio gruppo si dichiara contrario agli emendamenti che il relatore ha fatto introdurre a nome del suo gruppo, poiché - al pari della Commissione e di Eurostat - considera le sue richieste irrealizzabili e controproducenti.
Voteremo dunque contro i suddetti emendamenti.
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<SPEAKER ID=172 LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa">
Signor Presidente, la sua generosità è apprezzabile. Tuttavia, non essendo io un economista né uno statista né, almeno spero, un bugiardo, credo che sarò alquanto succinto.
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Ciò che mi colpisce maggiormente nella dichiarazione della Commissione è che, in uno spazio ampio come l' UEM, il costo del lavoro sia generalmente considerato come la principale fonte potenziale di inflazione.
Questa è un' esagerazione della situazione.
Concordo ovviamente sul fatto che aumenti dei prezzi, dei prezzi della manodopera e del costo del lavoro possano influire sull' inflazione, ma è chiaro che, nelle economie dei nostri Stati membri, dove sempre più spesso i salari vengono negoziati attraverso contrattazioni collettive e sono legati alla produttività, per cui qualsiasi aumento i lavoratori ottengano tiene necessariamente conto di tutta una serie di altri fattori, sarebbe falso, a mio giudizio, sostenere che il costo del lavoro è la forza trainante che sta dietro l' inflazione.
Ciò non significa, lo ripeto, che non ne rappresenti un elemento.
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Un fattore importante, tuttavia, è il funzionamento dello stesso mercato.
Ne ho un' esperienza personale in Irlanda, dove i prezzi del mercato immobiliare sono saliti alle stelle.
Immobili che cinque anni fa venivano venduti per 80.000 sterline irlandesi ora lo sono per 250.000 sterline irlandesi.
Con questo fenomeno, del tutto eccezionale, gli aumenti dei salari non hanno avuto nulla a che vedere.
E' invece dipeso dalla domanda del mercato, dalla crescita dell' economia, eccetera.
E' infatti probabile che la tassazione indiretta risultante dalla politica del governo in materia di spesa abbia un impatto maggiore sull' inflazione.
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Detto ciò, è utile che l' Unione europea sviluppi questo strumento perché è importante per gestire l' euro e lo spazio monetario europeo.
Forse, per certi versi, è inadeguato perché grandi aree di reddito sono escluse.
Ad esempio, gli onorari dei professionisti non sono inclusi in questo indice del costo del lavoro, e noi tutti sappiamo in che misura essi siano praticamente incontrollabili.
Tali categorie, per il tramite dei relativi organi, fissano a proprio piacimento gli onorari applicabili, o perlomeno così avviene sicuramente nella Repubblica di Irlanda.
<P>
Tra i fattori in gioco andrebbe considerata anche la questione dei costi di istruzione e formazione perché ovviamente essi, per i datori di lavoro, sono nella maggior parte dei casi un costo, o quantomeno dovrebbero esserlo.
L' indice è dunque uno strumento utile e dovremmo utilizzarlo, ma dovremmo rivedere la nostra posizione tra un anno o due per verificarne il funzionamento e stabilire se altri fattori andrebbero presi in esame.
Concluderei pregando la Commissione di tener presente che, se è veramente persuasa che il costo del lavoro sia il principale fattore potenziale di spinta dell' inflazione, le sue decisioni in materia di politiche non risulteranno corrette.
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<SPEAKER ID=173 NAME="Solbes">
La ringrazio, signor Presidente, e ringrazio anche il relatore, onorevole Mayol, e tutti gli oratori che sono intervenuti in questa sede stasera per trattare un tema importante, anche se di natura statistica, ovvero la definizione di alcuni indici del costo del lavoro che possano permetterci di conoscere meglio ciò che accade effettivamente in Europa e di vedere come possiamo essere più competitivi, indici che rappresentano un elemento fondamentale per la definizione della politica monetaria.
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Gli onorevoli parlamentari si sono addentrati in un dibattito che può rivestire sicuramente un certo interesse, ma che non è esattamente un dibattito riferito alla proposta di regolamento che presentiamo.
Credo che la preoccupazione manifestata da alcuni degli onorevoli parlamentari relativamente all' idea di agganciare i salari all' inflazione, che potrebbe essere materiale per un dibattito riservato ad un' altra occasione, ha, in realtà, poco a che vedere con ciò che si può leggere nel testo del preambolo della proposta di regolamento, nel quale si dichiara che una serie di statistiche, di cui gli indici del costo del lavoro costituiscono un elemento essenziale, è importante per comprendere il processo inflazionistico e la dinamica del mercato del lavoro.
Credo che questa sia un' affermazione difficile da contestare.
L' altro tema potremo ovviamente discuterlo nei dettagli in altra sede.
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Per quanto riguarda il dibattito in sé, vorrei riferirmi esclusivamente alle due preoccupazioni dell' onorevole Mayol.
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In che misura potranno in futuro essere elaborati indici nei quali non si tengano presenti le spese legate alla formazione e potrà quindi essere escluso questo tipo di costi?
Evidentemente, ci troviamo di fronte a un problema di natura puramente tecnica di rapporto costi/benefici.
Questi costi totali sono molto poco significativi.
Alla fin fine, essi incidono per meno del 2 per cento sul totale dei costi e, ciononostante, il calcolo dei costi di formazione professionale comporterebbe o esigerebbe un impegno in termini di spesa molto significativo dal punto di vista dell' elaborazione totale della statistica.
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Per questa ragione, fino a quando non disporremo di maggiori informazioni che possano permetterci di effettuare tali calcoli a costi minori, non siamo favorevoli a procedere su questa strada.
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Non siamo neppure favorevoli al non concludere la relazione prevista per la fine del 2002.
Capisco bene le argomentazioni addotte dall' onorevole Mayol nel senso che, a quella data, ci troveremo ancora in un periodo di transizione e non tutta la regolamentazione sarà stata applicata al cento per cento.
Tuttavia, proprio per questo, disporremo già di una certa esperienza nell' applicazione della regolamentazione e, inoltre, avremo la possibilità di mettere in evidenza, in maniera più visibile, quelle che sono le lacune e le difficoltà esistenti.
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Se la relazione si prefigge, come obiettivo, di conoscere le difficoltà legate all' applicazione del regolamento e di adottare i provvedimenti necessari affinché tale applicazione avvenga effettivamente e nel modo più efficiente possibile, riteniamo che sia esatto continuare ad attenersi alla data del 2002, indipendentemente dal fatto che, se il Parlamento desidera in futuro ulteriori informazioni sull' applicazione del regolamento, sicuramente è suo diritto richiederle.
Sia Eurostat che io stesso le forniremo con molto piacere.
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Questo è quanto, onorevoli deputati.
Ringrazio tutti per la collaborazione prestata in vista dell' approvazione di questo regolamento, un regolamento importante in termini statistici e importante per la definizione del futuro della politica monetaria.
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<SPEAKER ID=174 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Commissario.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
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(La seduta termina alle 23.13)
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