<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="NL" NAME="Maat">
Signor Presidente, in riferimento alla votazione sulla relazione Olsson, svoltasi ieri, nella seconda parte del paragrafo 1 è riportato che io mi sono astenuto; invece ho espresso voto contrario.
Vorrei che il verbale venisse rettificato in tal senso.
<P>
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Prendiamo atto del significato da dare al suo voto, che sarà pertanto corretto.
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A causa di un errore, nel processo verbale di ieri non compaiono le proposte della Conferenza dei presidenti sulla nomina degli uffici di presidenza delle delegazioni nelle commissioni parlamentari miste. Tali proposte saranno pertanto inserite nel processo verbale di oggi.
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(Il processo verbale è approvato)
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<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, vorrei che venisse messo a verbale che ringrazio esplicitamente Francia e Belgio per aver rafforzato la sorveglianza degli edifici.
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<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Rübig, prendiamo atto della sua osservazione.
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<SPEAKER ID=6 NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, nell' ultima seduta tutti paventavamo la possibile esecuzione di Safiya Husseini in Nigeria.
Io stavo per chiedere la parola, ma sono stata preceduta dall' onorevole Corrie, che ha espresso ciò che anch' io pensavo, formulando alla Presidenza la richiesta di intercedere.
<P>
Ora nel mio paese è in corso una mobilitazione, perché sembra che la data dell' esecuzione sia stata anticipata al prossimo sabato.
Si tratta di una prospettiva che ci lascia ancor più sgomenti, dato che il caso di questa donna, come quello di molte altre, è un esempio di barbarie.
E' spaventoso che una donna sia giustiziata per aver avuto una bambina - avendo già altri quattro figli - qualunque sia la relazione di cui è frutto.
Dovremmo compiere un ultimo sforzo per evitare quest' esecuzione, che le autorità hanno anticipato a sabato nella speranza di eludere le pressioni internazionali contro quello che a mio giudizio è un vero e proprio assassinio.
<P>
Signor Presidente, le chiedo di intraprendere provvedimenti opportuni al riguardo.
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<SPEAKER ID=7 NAME="Presidente">
Onorevole González, l' Aula nella sua totalità condivide i suoi sentimenti; procederemo, per quanto rientra nelle possibilità dell' Istituzione, a porre in atto tutte le misure volte ad evitare una simile atrocità.
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<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="NL" NAME="Maaten">
Signor Presidente, intervengo in merito all' ordine del giorno.
Mi colpisce il fatto che le discussioni dovrebbero terminare alle 17.30, mentre le votazioni dovrebbero iniziare alle 18.30.
Questa situazione si protrae da tempo.
Ciò significa che molti deputati non possono rientrare a casa al termine del dibattito e pertanto devono trattenersi qui fino all' indomani o rientrare prima alle rispettive sedi.
A mio giudizio sono lieto di restare in Aula anche fino a notte inoltrata se c' è qualcosa da discutere, ma, se non c' è nulla da dibattere, non è giusto che dobbiamo aspettare un' ora bevendoci un caffè.
Chiedo pertanto al Presidente che domandi se il problema possa essere risolto, in modo che i deputati non debbano trattenersi inutilmente.
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<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
Sì, onorevole Maaten, ma abbiamo un ordine del giorno prestabilito, all' interno del quale cercheremo, per quanto possibile, di tener conto delle sue preoccupazioni.
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<CHAPTER ID=2>
Diritti delle donne e pari opportunità nei paesi mediterranei
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0022/2002), presentata dalla onorevole Kratsa-Tsagaropoulou a nome della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, sulla politica dell'Unione europea nei confronti dei paesi mediterranei in merito alla promozione dei diritti delle donne e delle pari opportunità ivi esistenti (2001/2129(INI)).
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<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="EL" NAME="Kratsa-Tsagaropoulou">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la cooperazione euromediterranea rappresenta una visione politica e un progetto vitale per l' Unione europea.
Non soltanto costituisce un modo sicuro per promuovere gli interessi economici, ma punta soprattutto a creare una zona di pace, sicurezza, stabilità e benessere.
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La storia dell' unificazione europea ci insegna che non può esistere una zona di pace e stabilità senza il benessere per tutte le regioni e per tutti i cittadini, uomini e donne.
Oggi, nell' ambito di questa cooperazione, il ruolo delle donne è marginale o concentrato nel settore economico, con effetti minimi sul miglioramento del loro tenore di vita. La nostra commissione ritiene invece che una simile visione politica debba concepire le donne come fattori di coesione, pace e sviluppo a lungo termine.
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Scopo della relazione d' iniziativa è fare il punto sulla politica attuata sinora, esortare l' Unione ad applicare tutte le necessarie politiche volte a promuovere i diritti sociali, politici ed economici delle donne nei paesi partner del Mediterraneo, nonché incoraggiare tali paesi ad assumersi le proprie responsabilità e a raccogliere le sfide di detto obiettivo con tutti i mezzi possibili.
L' analisi della situazione non è facile, in quanto i paesi differiscono sensibilmente tra loro.
Sussiste una carenza di dati statistici specifici per genere, nonché una mancanza di studi che facciano il punto della situazione sia da parte della Commissione europea che da parte dei governi nazionali riguardo alle conseguenze della cooperazione euromediterranea ai fini della promozione dei diritti delle donne. Inoltre, nessun programma mediterraneo regionale è stato sinora applicato alle donne.
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Fra le caratteristiche generali che si possono osservare vi è il fatto che la disoccupazione colpisce anche le donne che hanno una formazione universitaria, mentre l' analfabetismo tende ad aumentare.
I matrimoni contratti in giovane età e altri stereotipi tradizionali impediscono alle donne di completare gli studi.
Un certo spirito imprenditoriale si osserva soprattutto nel Maghreb, ma la mancanza di finanziamenti e di credito non dà modo di sviluppare iniziative al femminile.
Fra le altre caratteristiche rilevate vi sono la violenza, la miseria, la salute precaria delle donne, nonché la loro assenza o scarsa presenza nei centri decisionali e quindi la loro assenza nelle sedi negoziali e progettuali della cooperazione euromediterranea.
Gli stereotipi religiosi e tradizionali condizionano il processo legislativo nonché la ratifica e l' applicazione delle convenzioni internazionali.
<P>
La nostra commissione chiede l'effettiva attuazione di quanto stabilito nella Dichiarazione di Barcellona in merito alla democratizzazione e al rispetto dei diritti dell'uomo, auspicando l' integrazione della dimensione di genere nei tre pilastri della cooperazione mediterranea.
Chiede anche che negli accordi di associazione venga espressamente inclusa la clausola relativa alla protezione dei diritti delle donne, prevedendo un meccanismo di monitoraggio su tale protezione.
<P>
Esprimiamo soddisfazione per il fatto che si sia già deciso di valutare l' opportunità nonché di elaborare un primo programma mediterraneo regionale per le donne, ma chiediamo alla Commissione di non limitare il programma all' ambito della formazione professionale, ma di adottare un approccio politico globale per dotarsi di tutti gli strumenti necessari, in modo da trattare la problematica della parità dei sessi con la stessa ampiezza che si riscontra nei paesi dell' UE ove già si applica tale approccio.
La signora Commissario presente in Aula ha già esperienza nell' elaborare e applicare programmi simili nei nostri Stati e nei paesi candidati. Crediamo che questo spirito debba ispirare anche l' elaborazione del programma mediterraneo regionale.
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La nostra commissione è anche a favore del sostegno alle organizzazioni femminili nei paesi partner, nonché alla creazione di collegamenti tra loro e le organizzazioni femminili dell' Unione europea.
Prevediamo inoltre di ampliare le possibili cooperazioni con le associazioni femminili e gli organismi sociali dei paesi candidati e delle nazioni balcaniche, in quanto l' intera regione deve far fronte alla sfida della stabilità e della pace mediante la mobilitazione della società civile.
Inoltre, visto che la BEI non ha fondi per finanziare e sostenere le attività delle donne, proponiamo di valutare un progetto per la creazione di una banca euromediterranea degli investimenti per il bacino del Mediterraneo, in quanto crediamo che così si garantiscano possibilità di sviluppo e valorizzazione delle capacità e dei crediti da parte delle donne e delle organizzazioni femminili.
Siamo anche a favore della creazione di una banca dati e di un osservatorio per seguire i progressi e per raccogliere i dati che serviranno a valutare e programmare la politica futura.
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Avendo prestato particolare attenzione ai problemi delle donne immigrate nell' UE e provenienti da questi paesi, chiediamo l' eliminazione degli ostacoli burocratici e di altra natura, che si frappongo all' immigrazione legale verso i Quindici. Crediamo infatti che questa sia la causa della povertà, dell' emarginazione e dello sfruttamento degli esseri umani e soprattutto delle donne.
Simili fenomeni sono stati denunciati spesso anche dalla nostra commissione e dal Parlamento europeo più in generale.
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Poiché questa relazione è frutto di un' ottima collaborazione con gli altri gruppi politici, ringrazio quindi le onorevoli colleghe che hanno presentato gli emendamenti e che hanno collaborato con noi. Vi prego quindi di sostenere la relazione nel suo insieme.
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<SPEAKER ID=12 NAME="Avilés Perea">
Signor Presidente, signora Commissario, in quanto membri della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità di questo Parlamento nutriamo una profonda preoccupazione per la situazione della donna nei paesi mediterranei, così ben descritta dalla onorevole Kratsa nella sua relazione.
<P>
L' analfabetismo quasi generalizzato - soprattutto in alcuni paesi, come rivelano le percentuali presentate - l' abbandono della scuola in età precoce, senza conseguire un livello di studio che permetta una successiva formazione, la scarsa partecipazione al mercato del lavoro - soprattutto fra le giovani - sono tutti fattori che, uniti alla povertà e all' emarginazione, colpiscono soprattutto le donne.
<P>
Nulla possono al riguardo gli accordi di cooperazione, che comprendono molte clausole ma non specificano mai la necessità di tener conto della condizione femminile né si prefiggono l' obiettivo di migliorare la situazione delle donne e il loro accesso a livelli superiori di benessere personale e al mercato del lavoro, affinché possano realizzarsi professionalmente.
<P>
In queste zone uno degli elementi più gravi è costituito dai problemi sanitari, per mancanza non solo di assistenza, ma anche di prevenzione.
Tali difficoltà in genere investono tutta la popolazione, ma riguardano in maggior misura le donne.
<P>
Restiamo particolarmente sorpresi di tutto ciò, sapendo ci sono stati problemi con il programma MEDA in quest' Aula, poiché non è stata realizzata neppure la metà di quanto previsto.
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Il programma MEDA, destinato a programmi di cooperazione nelle aree del Mediterraneo, in particolare nella zona sud del bacino, sarebbe uno strumento magnifico per elaborare programmi specifici a favore delle donne, volti a promuoverne il ruolo nella società e ad innalzarne il tenore di vita: ne beneficerebbe l' intera popolazione, dato che conosciamo tutti quale sia l' incidenza della donna nelle società meno sviluppate, in particolare, in quelle tradizionali, in cui sono le donne a sopportare gran parte del peso della famiglia, solitamente caratterizzata da un gran numero di figli.
<P>
Attraverso il Foro euromediterraneo delle donne parlamentari conosciamo bene quale sia la condizione di queste donne e sappiamo cosa si aspettano dal Parlamento e dall' Unione europea.
Abbiamo pertanto l' obbligo di lanciare un appello affinché le loro necessità siano soddisfatte.
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<SPEAKER ID=13 NAME="Valenciano Martínez-Orozco">
Signor Presidente, purtroppo questa è la storia di un impegno finora disatteso, su cui dopo vorrei soffermarmi.
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Innanzi tutto, desidero ringraziare la relatrice, onorevole Kratsa, per la sua eccellente disponibilità ad inserire tutti gli emendamenti e tutte le questioni che il gruppo socialista aveva proposto per completare quest' eccellente relazione.
Il lavoro in seno alla commissione si è svolto in un clima di massima collaborazione fra tutti i gruppi e spero che questo spirito emerga anche dal voto di oggi in seduta plenaria.
<P>
Siamo riusciti a raggiungere un compromesso su quasi tutti gli aspetti di un problema che è diventato molto grave, visto che investe la maggioranza delle donne nei paesi associati del Mediterraneo.
E' vero che tra uno Stato e l' altro esistono differenze, luci e ombre, ma in generale la condizione femminile in questi paesi è molto preoccupante: analfabetismo, abbandono scolastico, disoccupazione, violenza contro le donne e problemi sanitari connessi alla salute riproduttiva e all' inesistenza di servizi adeguati per le donne.
Tutte queste situazioni sono descritte in modo esauriente dalla relazione.
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L' Unione europea e gli Stati membri devono rinnovare il loro impegno verso le donne dei paesi mediterranei.
In moltissimi casi gli accordi di cooperazione non rispettano l' impegno di occuparsi della situazione speciale in cui versano queste donne.
E' ciò che noi chiamiamo "introdurre la dimensione di genere in modo trasversale" , dato che la condizione della donna è diversa da quella dell' uomo; occorre pertanto esaminare dall' inizio quale sia questa condizione, allo scopo di individuare gli strumenti necessari ad una soluzione.
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Ancora una volta, purtroppo, il programma regionale all' interno dei MEDA ha subito dei ritardi; ne consegue che la relazione in oggetto vedrà la luce molto prima del lancio di questo programma regionale.
Spero che potremo allora riprendere le idee fondamentali contenute nella relazione.
<P>
Signor Presidente, signora Commissario, colleghi, non possiamo continuare a lamentarci della condizione femminile in molti paesi del mondo, in particolare in una zona così vicino a noi, senza agire.
Si tratta di una questione che non può più essere rinviata. Occorre dispiegare i meccanismi necessari a far sì che la vita delle donne in questi paesi migliori e sia più facile.
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Occorre ribadire questo impegno, perché non c' è tempo e dobbiamo agire.
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="DA" NAME="Dybkjær">
Signor Presidente, ogni volta che all' ordine del giorno ci sono temi relativi alle donne, tendenzialmente sono solo le donne che partecipano al dibattito.
Per questo, vorrei iniziare segnalando che, a dire il vero, due uomini del mio gruppo hanno preparato un appello per la parità al Parlamento, che verrà trasmesso anche al Presidente.
In questo appello intitolato "Enough is enough", si esortano tutti i gruppi a verificare l' effettiva situazione delle pari opportunità al loro interno, e ad avviare iniziative per migliorare la situazione.
<P>
Desidero poi ringraziare il relatore per la splendida relazione che descrive molto bene un settore nel quale è necessario occuparsi della situazione delle donne, e segnalo alcuni punti che desidero sottolineare.
In primo luogo, ritengo che sia estremamente importante disporre di statistiche, e vorrei calorosamente invitare la Commissione a vedere come possiamo migliorare la base statistica, perché qualsiasi discussione su donne e uomini fallisce, se non disponiamo dei dati statistici necessari.
Che si tratti di un osservatorio o di una banca dati, o di altro, non è poi così importante.
La cosa fondamentale è che ci siano delle statistiche.
<P>
La seconda cosa è che ritengo che sia assolutamente evidente, e questo è anche in rapporto all' appello di cui sopra, che la Commissione deve garantire che le donne partecipino ai negoziati sugli accordi di associazione.
Sappiamo molto bene che spesso al tavolo negoziale siedono solo uomini.
E quando è così, il tema della condizione femminile è in partenza limitato e non diventa centrale.
<P>
La terza cosa che vorrei segnalare è la questione dei programmi.
E' di importanza fondamentale verificare quali programmi concreti possiamo offrire ai fini di migliorare l' istruzione delle donne, perché possano essere in prima persona in grado di promuovere maggiormente le pari opportunità.
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<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="NL" NAME="Sörensen">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo Verts/ALE si congratula con la onorevole Kratsa per l' eccellente relazione.
Sottolineo che ci rallegriamo per la maniera costruttiva in cui si è giunti a questo documento.
Condividiamo l' opinione della relatrice, per la quale la politica della cooperazione euromediterranea riveste enorme importanza per l' Europa.
Tale cooperazione rappresenta non soltanto un modo sicuro per promuovere gli interessi economici dell'Europa, ma mira soprattutto a creare una zona di pace, sicurezza, stabilità e benessere.
Per accelerare detta cooperazione è necessaria una migliore comprensione tra i popoli europei e i popoli dei paesi partner, così come un contesto sociale attivo in grado di partecipare a tale processo.
<P>
In tutto ciò, le donne rivestono un ruolo chiave.
Esse devono essere indotte ad acquistare una propria identità politica; a tale fine occorre dare loro l' opportunità di recuperare l' ingiusto ritardo, accumulato nei secoli, grazie ad un' adeguata opera di formazione e sensibilizzazione.
Le donne non devono più essere viste soltanto come madri, per quanto importante possa essere il loro ruolo di educatrici.
Esse devono anche essere considerate - a patto che abbiano accesso all' istruzione - come partner a pieno diritto sul mercato del lavoro e nella politica.
In vista dell' allargamento, le donne del sud devono stringere un patto di solidarietà con quelle del nord e devono sostenersi reciprocamente per far valere le loro giustificate richieste.
In tale senso, l' Europa deve agire da volano.
E' in detto contesto che la nostra commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, presieduta dalla onorevole Karamanou, che funge da mente ispiratrice, ha un ruolo essenziale da svolgere.
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Bonino">
Signor Presidente, in tutta questa relazione, di cui ringrazio la collega Kratsa, c'è, a mio parere, una lacuna, un tabù, una parola sottaciuta - ne capisco la sensibilità - senza la quale, però, non possiamo affrontare il problema di fondo né collaborare con i gruppi di donne che in quei paesi si stanno battendo per la loro emancipazione.
La parola che manca è "religione", cioè Islam e utilizzo politico dell'Islam da parte del potere costituito.
<P>
Il problema centrale dell'emancipazione o liberazione delle donne in quei paesi - come lo è stato nei nostri, per molto tempo - è l'equiparazione tra religione e politica, l'equiparazione in base alla quale i codici della Sharia sono e diventano sempre di più l'unica base legale delle leggi che riguardano la condizione della donna in quei paesi.
Tutto questo non c'è, e ne capisco la difficoltà, ma temo anche che la nostra mancanza di coraggio non aiuti i gruppi di donne che in quei paesi, da sole e coraggiosamente, cominciano a porre il problema della separazione tra il potere religioso e il potere politico.
<P>
Le leggi più importanti che riguardano le donne sono quelle che vengono chiamate le leggi dello Stato civile.
Ebbene, tutte quelle che codificano - ripeto, codificano - la discriminazione delle donne sono tutte, seppure in forme diverse, diretta discendenza dell'interpretazione del Corano.
Ci sono donne là che si battono per la separazione dei poteri; ci sono donne che si battono per una revisione modernista del Corano.
Tutto questo non appare per niente in questa relazione, dove vengono enumerate le conseguenze ma non viene affrontata la causa.
Me ne dispiace, perché credo che siamo noi stesse un passo indietro rispetto a loro.
<P>
<SPEAKER ID=17 NAME="Sartori">
Signor Presidente, anch'io aggiungo la mia voce a quella di molte colleghe nel congratularmi per la relazione.
E' indubbio che, dopo aver sentito l'intervento dell'onorevole Bonino, non si può non riconoscere la validità di quello che ha detto.
Sicuramente dirlo in due minuti ha impedito di approfondire ulteriormente il tema, un tema importante, da affrontarsi certamente non come l'abbiamo affrontato nella recente relazione, che è stata incentrata su "donne e fondamentalismo".
Se lo affronteremo così, non aiuteremo né quelle donne né noi ad essere in qualche modo utili alla crescita, non soltanto economica ma anche culturale, di quei paesi, e quindi alla capacità di quei popoli, nel loro complesso, di uscire da una situazione culturale e religiosa in cui i diritti umani e quelli civili delle persone in genere, e delle donne in particolare, vengono calpestati.
<P>
Ritengo quindi utile che venga affrontato il tema nei termini posti dalla collega Bonino, visto che della questione si è discusso poco, fino ad oggi, nel nostro Parlamento.
<P>
Per quanto riguarda invece questa relazione, così come essa si presenta, credo di dovermi congratulare e di dover fare due raccomandazioni alla Commissione e al Consiglio, che peraltro sono contenute nel testo presentato e che io voglio soltanto sottolineare.
La prima è che la presenza della donna a tutti i livelli, nella vita sociale, economica, finanziaria e politica, in condizioni di parità, anche sotto il profilo decisionale, è un presupposto per garantire la democrazia, e quindi anche la pace e il benessere.
Tutto quello che l'Unione farà per perseguire questi obiettivi, deve farlo anche controllando che i programmi da noi già attuati o in corso di attuazione siano inflessibili rispetto alla difesa dei diritti e che tutto il lavoro svolto dal Consiglio in termini di ricerca di partenariato e di cooperazione non prescinda mai dall'esigenza del rispetto di questi diritti.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="DE" NAME="Gröner">
Signor Presidente, signora Commissario, mi congratulo con la collega Kratsa-Tsagaropoulou per l' ottima analisi e l' eccellente cooperazione durante la stesura di questa relazione.
Penso che sia opportuno ricordare la Conferenza mondiale delle donne di Pechino. Già in tale occasione è stata indicata la direzione da seguire per garantire l' empowerment delle donne, ad iniziare dalla capacity building, e nel programma MEDA avremmo a disposizione gli strumenti adatti.
Purtroppo devo sottolineare che mancano i dati statistici per intraprendere un' analisi esatta.
Ad esempio, nel rendiconto mancano i dati e finora non è stato fissato alcun indicatore di progresso.
<P>
Perché né in MEDA I né in MEDA II è stato previsto alcun programma regionale dedicato esclusivamente alle donne?
Perché non viene applicata meglio la clausola di democrazia quando i diritti delle donne vengono violati in maniera eclatante come, ad esempio, nel caso della mutilazione dei genitali?
La relazione Valenciano Martínez-Orozco fornisce utili indicazioni.
Perché non si combatte il fondamentalismo?
Invito le colleghe degli altri gruppi ad avere il coraggio di portare avanti tale problema nell' Assemblea plenaria e di non impedire l' esame di questo tema nell' Ufficio di presidenza.
<P>
Mi chiedo: perché in molti paesi viene negata l' istruzione alle donne?
La tendenza è negativa.
Proprio nelle aree rurali fino al 60 per cento delle donne è escluso dall' istruzione e anche dalla salute riproduttiva.
Perché ad esempio gli Stati membri non si oppongono fermamente alla tratta di esseri umani per quanto riguarda l' immigrazione e l' asilo?
Ad esempio, uno dei temi attualmente tirati in ballo nel quadro della campagna elettorale è rappresentato dal riconoscimento della persecuzione di apolidi o quella legata al sesso quale motivo di asilo; pertanto i buoni approcci che sono stati ancorati nella nostra legge sull' immigrazione verranno negati alle donne dei paesi mediterranei.
<P>
Penso che noi donne dobbiamo rafforzare la reciproca cooperazione.
Con la relazione è stato offerto un ottimo esempio di tutto ciò.
Dobbiamo non soltanto avere un maggior numero di donne che ricoprono funzioni sociali nell' Unione europea, ma anche nei paesi partner; sottolineo inoltre che l' Unione europea deve concentrare maggiormente gli strumenti della collaborazione sulle donne nel senso che, se con l' ausilio del programma di democrazia permettiamo alle donne di ottenere l' enpowerment e di aprire il dialogo, ciò andrà a beneficio di tutti noi.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="FR" NAME="De Sarnez">
Desidero innanzitutto ringraziare la onorevole Kratsa per l' eccellente lavoro svolto.
La relazione ci ricorda che l' Unione europea deve farsi carico della promozione del ruolo della donna nella vita socio-economica sia a livello di politiche comunitarie sia nella cooperazione con i paesi terzi e con i paesi del Mediterraneo.
Permettetemi di commentare brevemente la situazione attuale, peraltro descritta perfettamente nella relazione.
<P>
Sebbene oggi si rilevi un miglioramento nella condizione delle donne in alcuni paesi mediterranei, resta ancora moltissimo da fare, specialmente in termini di accesso all' istruzione, alla formazione professionale, all' occupazione nonché in materia sociale per le donne sole, divorziate o madri nubili e donne che vivono nelle zone rurali Spetta all' Unione evidenziare i progressi compiuti ogniqualvolta si producono e sostenerli ogniqualvolta ci è data l' occasione di farlo.
L' Unione europea deve inoltre vegliare affinché le dichiarazioni di buone intenzioni rilasciate in occasione dei colloqui sugli accordi di associazione o di partenariato siano effettivamente seguite da misure concrete per garantire una maggiore coesione sociale.
<P>
Sono però ancora molti i progressi ancora da compiere.
La promozione della parità di genere nei paesi del Mediterraneo si scontra con una serie di ostacoli tra cui il peso delle tradizioni culturali e religiose nonché la carenza di strutture giuridiche e sociali.
In un momento in cui alcuni di questi paesi assistono ad una forte espansione economica è essenziale promuovere l' integrazione della parità di genere in tutte le politiche, soprattutto nelle politiche relative all' accesso alla formazione e all' occupazione, poiché le donne non potranno accedere a posizioni di responsabilità nella sfera sociale, economica o politica se non saranno intraprese misure specifiche in materia di accesso alla formazione, misure che devono essere complementate da disposizione sociali adeguate, come l' istituzione di strutture di accoglienza per l' infanzia.
<P>
La Presidenza spagnola ha ricordato il suo vivo interesse per lo sviluppo di programmi come MEDA nonché per il partenariato tra l' Unione con tali paesi, si tratta di una grande occasione per incoraggiare i nostri partner, presenti e futuri, a promuovere i diritti civili, sociali ed economici delle donne, il che, spero, consentirà a medio termine di creare un' area di pace, sicurezza e prosperità.
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou">
Signor Presidente, desidero congratularmi sinceramente con la onorevole Kratsa sia per la sua iniziativa di elaborare la relazione, sia per i contenuti della stessa e per le chiare proposte politiche ivi contenute.
<P>
La relazione costituisce un importante contributo a favore delle donne del Mediterraneo che, malgrado taluni miglioramenti delle loro condizioni negli ultimi anni, continuano ad essere oggetto di discriminazioni e ineguaglianze dovute al genere.
L' analfabetismo, la povertà, la violenza tra le mura domestiche, le insufficienti cure mediche e farmacologiche, la scarsa partecipazione alla vita professionale e politica sono tra i principali fattori che caratterizzano la vita delle donne sulla sponda meridionale del bacino del Mediterraneo.
Peggio ancora - a tale proposito sono perfettamente d' accordo con la onorevole Bonino - le donne sono le principali vittime del fondamentalismo religioso e politico, dell' eccessivo conservatorismo e dei regimi autoritari, che in gran parte fondano il loro potere sul controllo dei comportamenti sessuali delle donne, del loro stile di vita, delle loro funzioni riproduttive e persino del loro abbigliamento.
<P>
L' irrazionalità e l' intolleranza rappresentano senza dubbio i principali ostacoli sia all' emancipazione delle donne che, più in generale, allo sviluppo socioeconomico di quei paesi.
La miglior difesa contro le forze dell' arretratezza e dell' intolleranza è certamente il consolidamento della natura laica dello Stato e dell' ordine democratico legittimo.
Il nostro messaggio deve essere chiaro: nessun sistema politico, movimento religioso, tradizione o consuetudine potrà mai essere al di sopra del rispetto delle libertà fondamentali delle donne, dei diritti umani e dello Stato di diritto.
Fin tanto che in molti paesi mediterranei continueranno a mancare gli elementi fondamentali dello Stato democratico, le speranze di migliorare la situazione della donna saranno minime e le risoluzioni adottate nell' ambito del processo di Barcellona resteranno lettera morta.
<P>
Chiediamo quindi alla Commissione di valorizzare tutti i meccanismi di cui dispone, specie nei negoziati per gli accordi di associazione, al fine di includervi chiari impegni e clausole relative al riconoscimento e alla tutela dei diritti delle donne e dei principi dello Stato di diritto quali condizioni sine qua non per lo sviluppo sociale dei paesi mediterranei e per il consolidamento del bacino del Mediterraneo in una zona di pace e cooperazione.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="DE" NAME="Ebner">
Signor Presidente, quattro osservazioni in merito alla relazione: in primo luogo ritengo estremamente positivo che essa esista.
Ringrazio inoltre la relatrice per l' impegno profuso.
<P>
In secondo luogo, ritengo che le considerazioni formulate dalla collega Bonino siano condivisibili.
Infatti nella relazione non si tocca la causa principale dell' esistenza di questa situazione, che è stata analizzata nel documento, in parte anche senza mezzi termini; manca però la causa.
<P>
In terzo luogo mi sembra che, per quanto riguarda le conseguenze, siamo troppo cortesi, tranquilli, equilibrati.
Vengono lanciati molti appelli, vengono formulate raccomandazioni, vengono avanzate richieste, viene sottolineato; a mio giudizio vengono mosse troppo poche pretese.
Penso che in futuro dovremmo esercitare molta più pressione su questo tema.
Dobbiamo esercitare una forte pressione su questi paesi e sulle società locali, ricordando possibili - anche se so che questo non è il termine esatto - sanzioni.
Ciò significa che dobbiamo far loro comprendere che ci saranno conseguenze se in tali paesi non si interverrà in maniera positiva sulla parità delle donne.
<P>
In quarto luogo, e riprendo un pensiero espresso dalla collega liberale Dybkjær, si tratta di un argomento che interessa anche gli uomini.
Oggi qui io sembro una mosca bianca, ma mi auguro che gli uomini che oggi sono assenti si comporteranno in maniera consona durante la votazione e faranno avanzare di alcuni passi la politica di questa relazione - ora e, mi auguro, anche in futuro.
<P>
<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, anche io desidero complimentarmi con la onorevole Kratsa e con la commissione per i diritti della donna e le pari opportunità in quanto la relazione, oltre alla sostanza dei suoi contenuti, riporta la questione dei diritti della donna sulla scena del dialogo euromediterraneo in tutta la sua gravità.
<P>
Il processo di Barcellona è sostanzialmente uno strumento di dialogo tra la Comunità e i paesi mediterranei.
Alla base di tale dialogo non ci possono essere semplicemente i principi dell' Unione o i principi dei sistemi di detti paesi.
La base deve dunque essere costituita dal diritto internazionale, dalle convenzioni sui diritti dell' uomo e dalla dichiarazione di Pechino, sottoscritta anche da quei paesi. Il fondamento sarà dunque costituito dai testi e dai trattati internazionali che pongono i diritti della donna al centro dei diritti umani.
Si ritorna così alla questione della dimensione di genere nella politica estera, in quanto il processo di Barcellona è parte integrante dello sviluppo della politica estera dell' Unione europea.
<P>
Vorrei comunicare al Parlamento che la Commissione ha già intrapreso un' iniziativa per concordare un testo di raccomandazioni e principi, destinato all' approvazione dei Ministri degli esteri, che dovrebbe disciplinare ogni convenzione e accordo tra l' UE e un paese terzo in materia di diritti della donna e della dimensione del genere nella politica estera.
Si sono già avuti i primi incontri tra il Commissario competente per la politica estera e la sottoscritta.
Per la metà di aprile si sta organizzando la prima riunione di esperti internazionali in materia.
Il nostro obiettivo è presentare a livello politico un programma completo di raccomandazioni e un accordo di principi entro il 2003.
A tale scopo con la commissione per i diritti della donna avremo un apposito confronto, che immagino inizierà molto presto, quando avremo il programma completo e il calendario, in modo da poter discutere su un testo concreto con la commissione parlamentare.
<P>
Nel processo di Barcellona gli strumenti finanziari sono MEDA I e MEDA II.
Come avete giustamente ricordato, non possiamo andare particolarmente fieri dei risultati di MEDA I rispetto al settore sociale, alla questione femminile e ai diritti.
Le difficoltà si devono in gran parte all' impossibilità di far convergere i sistemi amministrativi e persino alle divergenze sui principi.
L' obiettivo del programma MEDA II è a lungo termine: realizzare una zona di libero scambio tra l' Europa e i paesi mediterranei entro il 2010. In quest' ambito si punta ad attuare i programmi, che porteranno allo sviluppo economico di quei paesi, e a favorire nel contempo misure socioeconomiche, che accompagneranno lo sviluppo economico.
Il fulcro di dette misure non possono che essere i provvedimenti relativi alle donne e la loro partecipazione al mondo della scuola, al mercato del lavoro e alla vita sociale ed economica.
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Dopo il forum tenutosi nel corso della Presidenza belga, spetta ora alla Commissione preparare per il 2002 uno specifico programma regionale con azioni concernenti il mercato del lavoro, le reti femminili, l' accesso agevolato delle donne ai mezzi finanziari e lo sviluppo di iniziative anche nel campo della formazione.
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La relazione darà davvero un grande contributo al programma finale, che sarà presentato dalla Commissione. In conclusione vorrei però ribadire un mio convincimento: per quanto ingente sia la dotazione finanziaria - sottolineo questo aspetto perché spesso l' approccio da parte europea è considerato paternalistico - un programma regionale potrà avere successo e dare i frutti sperati soltanto se sarà attuato nell' ambito delle convenzioni internazionali e della dichiarazione di Pechino concernenti il rispetto dei diritti umani e i diritti della donna.
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<SPEAKER ID=23 NAME="Presidente">
Molte grazie, signora Commissario.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà oggi, alle 12.00.
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<CHAPTER ID=3>
Analfabetismo ed esclusione sociale
<SPEAKER ID=24 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0009/2002), presentata dalla onorevole Hermange a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali, sull' analfabetismo e l' emarginazione sociale (2001/2340(INI)).
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="FR" NAME="Hermange">
Signor presidente, solo due anni fa abbiamo adottato la Carta dei diritti fondamentali in cui è sancito anche il diritto alla conoscenza e quindi il diritto di saper leggere, scrivere e far di conto.
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Pertanto, la possibilità di imparare a leggere e a scrivere deve essere aperta a tutti, in quanto è un diritto fondamentale e i genitori, i professori, come gli esponenti politici - uomini e donne - devono riconoscere l' obbligo che incombe su di loro di vegliare affinché tutti usufruiscano di questa opportunità, tanto più perché, sentendosi esclusi dalla scuola, dall' azienda e dalla famiglia, quando non si riesce ad esprimersi con le parole lo si fa con i pugni.
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Oggi il diritto alla conoscenza mostra dei limiti. Infatti in Europa dal 10 al 20 percento della popolazione dell' Unione - percentuale che arriva al 30 percento se si aggiungono i paesi candidati all' adesione - sono considerati analfabeti: 45% in Portogallo, 35% in Italia, 22% in Irlanda e in Gran Bretagna, 15% in Germania e il Francia e se si considerano i paesi candidati: 42% in Slovenia e in Polonia, 33% in Ungheria, 29% in Bulgaria e 20% in Lituania.
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L' analfabetismo causa una separazione crescente tra i privilegiati, che si trovano in una situazione di relativa sicurezza, e coloro che sono svantaggiati ed emarginati, che non hanno accesso all' occupazione e che quindi sono esposti all' insicurezza economica, all' isolamento psicologico e non partecipano alla vita sociale.
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Dal punto di vista economico, lo sappiamo tutti, l' analfabetismo si ripercuote anche sulla vita delle imprese e sulla modernizzazione; comporta infatti un aumento del carico legato al tasso di infortuni, un incremento dei contributi retributivi e un aumento della durata del lavoro a causa della necessità di un inquadramento supplementare.
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Se, da un lato, l' azione della Commissione europea e delle Istituzioni ha prodotto vari documenti, dall' altro, si scontra ancora con una serie di ostacoli: sussistono lacune dovute alla mancanza di dati affidabili, alcuni dei programmi proposti non sono sufficientemente chiari e le politiche non sono sufficientemente integrate.
Occorre affrontare anche tale questione, che io ritengo grave, mediante politiche integrate che associno, signora Commissario, obiettivi sociali e obiettivi culturali ed educativi, occorre avviare il dibattito a livello politico per giungere ad una presa di coscienza del fenomeno.
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Ed è proprio in questo spirito che chiedo alla Commissione di sottoporre quanto prima possibile al Parlamento e al Consiglio un Libro verde sull' analfabetismo, corredato da un calendario di attività concrete ispirate all' Agenda sociale, in cui siano definite precisamente le misure da prendere a livello europeo.
Nel medesimo spirito, chiedo alla Commissione di stabilire, nell' ambito degli orientamenti per l' occupazione, degli indicatori e dei riferimenti concreti in relazione all' analfabetismo in stretta collaborazione con le parti sociali.
Chiedo inoltre di presentarci a scadenza annuale un bilancio scritto e corredato da dati sul conseguimento degli obiettivi della lotta contro l' analfabetismo e l' esclusione sociale.
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Dobbiamo essere consapevoli del fatto che tale fenomeno ha una grande incidenza sullo sviluppo armonioso delle nostre società.
Non sempre ne siamo consapevoli ed ecco perché suggerisco inoltre che sia creato non un altro osservatorio, ma una sorta di istituto europeo per contrastare l' analfabetismo all' interno del CEDEFOP che ha sede a Salonicco, come ha proposto il mio gruppo depositando l' emendamento n. 5.
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Per quanto riguarda gli ultimi emendamenti presentati, in particolare dal gruppo dei Verdi, vorrei dire che sono a favore dell' emendamento n. 4 e che avrei sostenuto anche l' emendamento n.
2, se fosse considerato come un' aggiunta.
In quanto all' emendamento n. 3, se è vero che non sono contrario alla sostanza (si tratta dell' emendamento che richiede un Libro verde sull' analfabetismo e sull' ignoranza delle cifre), chiederei di votare contro, poiché ritengo che nella frase: "Libro verde sull' analfabetismo" sia già palesemente compresa la questione delle cifre.
Infine, respingo l' emendamento n. 1.
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Signora Commissario, onorevoli colleghi, ho concluso per quanto riguarda le precisazioni che volevo esporvi.
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<SPEAKER ID=26 NAME="Mantovani">
Signor Presidente, soprattutto complimenti alla collega, onorevole Hermange, per un'iniziativa che ha saputo cogliere, all'interno della nuova strategia di lotta all'esclusione sociale e alla povertà, uno degli aspetti, come l'analfabetismo, che credo rappresentino un ostacolo vero, reale all'esercizio dei diritti fondamentali dell'uomo, direi di ogni cittadino.
L'idea che l'analfabetismo funzionale sfiori oltre il 10 percento della popolazione dell'Unione europea è un dato, a dir poco, raccappricciante, in una dimensione sociale in cui l'Europa persegue obiettivi ambiziosi come quelli posti dal Consiglio di Lisbona: primo, la necessità che ogni cittadino disponga delle competenze necessarie per vivere e lavorare nella nuova società dell'informazione; secondo, far sì che la nostra economia diventi la più competitiva e dinamica del mondo.
In questi termini e con questi obiettivi, credo che l'analisi, o meglio, il problema dell'analfabetismo debba essere affrontato con estrema decisione.
<P>
La risoluzione pone l'accento su alcuni punti su cui ritengo necessario soffermarmi: primo, saper leggere e scrivere costituisce un diritto fondamentale, che dev'essere assicurato a tutti; secondo, la lotta all'analfabetismo è imprescindibile, perché realizza e rafforza la libertà individuale; terzo, questa preoccupante situazione va superata con l'impegno di tutta la società, in particolare degli Stati e delle pubbliche amministrazioni; quarto, l'analfabetismo di ritorno, che colpisce soprattutto le persone anziane, in particolare quelle a rischio di esclusione sociale - soprattutto quando perdono l'autosufficienza e sono costrette ad affidarsi a strutture protette, lasciando definitivamente i loro ambiti familiari e socio-culturali - è una piaga da combattere.
E allora, promuovano i governi un'iniziativa forte attraverso i programmi comunitari, mentre a lei, signora Commissario, di cui conosciamo bene la sensibilità al problema, spetta onorare l'impegno di affrontare questo problema.
<P>
<SPEAKER ID=27 NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, vorrei cominciare facendo riferimento ad una frase formulata dalla relatrice nella motivazione, laddove esprime chiaramente che la povertà estrema e l' emarginazione sociale devono essere considerate un attentato ai diritti umani, al pari dell' analfabetismo.
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Occorre inoltre ricordare, come la stessa relatrice ha sottolineato, che l' analfabetismo funzionale è diffuso tra il 10 e il 20% della popolazione europea.
Si tratta di persone fortemente limitate nella possibilità di trovare un lavoro dignitoso e d' inserirsi nella società in cui vivono, oltre ad avere difficoltà persino a leggere alcuni dei documenti ufficiali che di solito presentiamo nei registri.
<P>
Una situazione del genere contribuisce anche a far sì che in un continente prospero come il nostro il 18-20% delle persone viva in condizioni di povertà, al disotto del 60% della media del proprio paese d' origine.
E' intollerabile.
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La relatrice propone una serie di obiettivi che noi condividiamo e che vanno presi in considerazione per le prossime decisioni.
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Innanzi tutto, una definizione delle diverse forme di analfabetismo - a tutt' oggi mancante - con criteri e meccanismi comuni.
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In secondo luogo, un' azione comune nei confronti dell' analfabetismo funzionale, con un metodo aperto di cooperazione tra i diversi paesi.
Questa lotta all' analfabetismo deve essere inserita anche in altre politiche dell' Unione e deve essere presa in considerazione ogni qual volta si parli di istruzione e di formazione.
Occorre un calendario di atti concreti e il Parlamento deve poter seguire i progressi che si compiono, come ha affermato la relatrice.
Anche la politica delle pari opportunità deve integrare quest' istanza.
Abbiamo appena discusso di un' altra relazione che illustra chiaramente il fenomeno e sappiamo perfettamente che in tutti i paesi le cifre relative all' analfabetismo sono più elevate fra le donne.
Occorre infine la partecipazione delle parti sociali e dei settori interessati.
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Tale partecipazione è fondamentale.
I precedenti programmi contro la povertà, lo ricorderete, contenevano progetti concreti che sottolineavano l' enorme importanza della partecipazione di tutti i settori interessati.
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<SPEAKER ID=28 NAME="Avilés Perea">
Signor Presidente, signora Commissario, desidero congratularmi con la onorevole Hermange per l' iniziativa di questa relazione sull' analfabetismo, un problema a cui in genere non prestiamo attenzione, ritenendo ormai acquisita l' alfabetizzazione totale, alla luce degli enormi sforzi effettuati dalla maggioranza degli Stati membri per raggiungere questo obiettivo.
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Sempre di più, invece, le città presentano sacche di emarginazione e vedono crescere l' insediamento di immigranti; ne consegue la gravità del problema dell' analfabetismo oggi - soprattutto di quello funzionale - , che è tradizionalmente legato alla povertà, all' emarginazione e all' esclusione sociale.
In quanto difensori dei diritti dell' uomo - e qui stiamo parlando di uno dei diritti fondamentali, come ricordato in quest' Aula - , noi abbiamo il dovere di richiamare l' attenzione sulla necessità di programmi in grado di risolvere il problema.
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I più colpiti sono i giovani provenienti da questa fascia di popolazione, poiché non hanno opportunità di accesso all' occupazione o, a volte, ottengono impieghi precari, senza possibilità di migliorare le proprie condizioni di lavoro.
Dopo il Vertice di Lisbona ci siamo posti l' obiettivo di essere la società della conoscenza più competitiva del mondo.
Se la società dell' informazione è fondamentale per l' occupazione del futuro, questi giovani che a malapena riescono ad accedere ad un lavoro in condizioni normali non avranno alcuna opportunità, a meno che non li integriamo in questa società dell' informazione e della conoscenza.
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Occorrono pertanto mettere in atto programmi e azioni, attraverso il Libro verde chiesto dalla relatrice, affinché si possa risolvere un problema così fondamentale per queste fasce di popolazione - peraltro in crescita con l' immigrazione degli ultimi anni -, che potranno così accedere ad altri sistemi di benessere personale.
Ci occupiamo sempre della salute, della casa, dell' occupazione, ma questo è un problema di fondo, la cui soluzione è prioritaria.
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Mi congratulo nuovamente con la relatrice per questa splendida iniziativa, che richiama l' attenzione su un grave problema ancora presente fra noi.
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<SPEAKER ID=29 NAME="Ghilardotti">
Signor Presidente, desidero anch'io congratularmi con la relatrice, onorevole Hermange, per aver presentato questa relazione alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali e per averla svolta in maniera così puntuale.
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Sappiamo che l'Europa è uno dei continenti più prosperi del nostro mondo ma, nonostante ciò, un numero consistente dei nostri concittadini vive in condizioni di estrema povertà e di emarginazione sociale.
Uno dei parametri per definire tali condizioni, oltre al livello di reddito, è senza dubbio l'analfabetismo, come elemento di esclusione, di attentato ai diritti dell'uomo, come ha giustamente affermato la relatrice nella sua relazione.
L'analfabetismo, inteso sia come esclusione dall'apprendimento di base, sia come analfabetismo di ritorno, causa un divario crescente fra coloro che sono privilegiati e godono di relativa sicurezza e coloro che sono invece svantaggiati ed emarginati, non hanno accesso all'occupazione, sono esposti all'isolamento, non partecipano alla vita sociale.
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L'analfabetismo rappresenta altresì un costo, un costo per le imprese e un costo in termini sociali, oltre che un elemento di esclusione.
A livello europeo è un fenomeno consistente, anche se spesso non ci si pensa, ma non esistono dati affidabili e comparabili.
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Oggi, la lotta contro l'analfabetismo e l'emarginazione sociale è essenzialmente di competenza degli Stati membri, ma nel Vertice di Lisbona - come già ricordato - i Capi di Stato e di governo si sono dati l'obiettivo di fare dell'Europa l'economia basata sulla conoscenza più competitiva, eccetera eccetera.
A Nizza, inoltre, è stata approvata l'Agenda sociale europea.
<P>
Per questo la lotta contro l'analfabetismo e l'emarginazione deve diventare una delle priorità dell'Unione e degli Stati membri, attraverso la mobilitazione di tutte le politiche attinenti, nel contesto di una strategia globale e integrata.
Noi sosteniamo pertanto con forza le richieste della relatrice per l'elaborazione di un Libro verde e di un piano d'azione, di cui non sto ad elencare gli elementi perché sono già contenuti nella relazione.
Chiediamo tuttavia davvero alla Commissione di farsene promotrice: il Parlamento sosterrà queste iniziative e affiancherà la Commissione affinché il Consiglio le approvi.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="DE" NAME="Stauner">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, sembra incredibile che nell' Unione europea il 10-20 per cento dei cittadini non sia in grado di comprendere documenti stampati o scritti.
Ammetto di non essere in grado di compilare senza un aiuto competente i formulari della mia dichiarazione dei redditi in Germania, per non parlare poi dei modelli di richiesta per un progetto europeo d' incentivazione.
Ma questo tipo di documenti non è certamente oggetto della relazione in esame.
<P>
Persone con problemi di lettura e scrittura sono limitate per quanto riguarda la partecipazione alla vita sociale, mentre, per quanto concerne il lavoro, sono costrette a svolgere mansioni scarsamente qualificate e, pertanto, mal retribuite.
Nel secolo della società dell' informazione e dell' apprendimento lungo tutto l' arco della vita è un dovere dal punto di vista economico, ma soprattutto morale, tutelare le persone da un simile destino.
Il Parlamento quindi fa bene a portare alla luce questo vergognoso problema, spesso tenuto nascosto, e a proporre delle soluzioni.
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La relatrice Hermange ha esposto il problema in maniera tanto esauriente e tanto breve quanto necessario.
Ad ogni modo, in vista di questo compito, il legislatore europeo si deve limitare a misure di promozione e di sostegno, dato che la competenza per l' istruzione e la formazione professionale spetta - e deve continuare a spettare - agli Stati membri.
E' compito degli Stati membri dare attuazione al diritto all' istruzione, recepito adesso anche nell' articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali.
Il compito dell' osservatorio richiesto nella relazione dovrebbe essere svolto dal Centro per lo sviluppo della formazione professionale (CEDEFOP) di Salonicco con le risorse già disponibili.
Ciò appare ragionevole sia per motivi di spesa sia per la vicinanza alle mansioni che comunque spettano al CEDEFOP. Pertanto vi invito a dare il vostro appoggio al nostro emendamento n.
5.
<P>
In considerazione del fatto che i nostri giovani sono spesso incollati davanti al televisore, sono favorevole e sostengo l' istituzione di un anno europeo del libro o della lettura.
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="FR" NAME="Gillig">
Signor Presidente, signora Commissario, questa relazione di iniziativa, che accogliamo molto positivamente, getta una luce concreta su una questione molto precisa, l' analfabetismo, e in particolare su due orientamenti che l' Unione europea ha recentemente sancito adottando la Carta europea dei diritti fondamentali, da un lato, e il programma d' azione per la lotta contro l' esclusione sociale, dall' altro.
<P>
Infatti il diritto di ciascun individuo di imparare a leggere, a scrivere e a contare rappresenta la base effettiva dell' esercizio della cittadinanza, come ha ricordato la onorevole Hermange, la relatrice.
Tale diritto deve essere garantito attraverso interventi concreti ovunque si riscontri il problema. I dati presentati, d' altro canto, non sono affatto incoraggianti.
<P>
In termini pratici, credo che le azioni debbano potersi sviluppare in due direzioni.
Da un lato, occorre tracciare una relazione tra l' analfabetismo e l' occupazione - e mi riferisco alla proposta di condurre azioni mirate di alfabetizzazione sul luogo di lavoro - al fine di garantire coerenza nelle decisioni prese a Lisbona. D' altra parte, è necessario stabilire la connessione tra analfabetismo e inserimento sociale.
E' infatti opportuno prevedere azioni di inserimento sociale a prescindere dalla situazione professionale degli individui interessati, e penso soprattutto alle donne.
Ritengo che la situazione delle donne immigrate debba essere affrontata anche in tale prospettiva.
<P>
La relazione richiede inoltre l' istituzione di un osservatorio e ritengo sia realista prevederlo nel quadro di uno strumento esistente, ovvero il CEDEFOP, in quanto gli indicatori e i riferimenti compatibili tra Stati membri costituiscono la base di qualsiasi politica comunitaria coerente.
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Infine, per concludere, credo che questa relazione debba essere considerata come uno strumento che favorisce l' elaborazione di un dispositivo a diversi livelli - locale, nazionale e comunitario - ognuno con una propria responsabilità specifica.
Oggi nell' affrontare questi temi è necessario un impulso e iniziative comunitarie affinché gli Stati membri si impegnino a prendere decisioni indispensabili per i loro popoli.
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<SPEAKER ID=32 NAME="Fatuzzo">
Innanzitutto, complimenti all'onorevole Hermange per questo importante e sentito documento e auguri di buon lavoro alla signora Commissario Diamantopoulou, che ho il piacere di vedere per la prima volta quest'anno e che, sono sicuro, in questa seconda parte della legislatura lavorerà così bene come nei primi due anni e mezzo.
<P>
Trovo importantissimo questo documento, ed è importantissimo che l'onorevole Hermange abbia sottolineato che analfabetismo non significa soltanto non saper leggere e scrivere ma è anche non capire i discorsi, non saper muoversi nella società moderna dove non basta saper leggere ma ci vuole anche una certa cultura e abitudine per essere qualcuno.
In certi Stati dell'Unione europea questo tipo di analfabetismo raggiunge addirittura il 30/35 percento.
Io voglio pertanto sottolineare l'importanza di risolvere questo problema.
C'è anche un altro documento della Commissione sull'argomento, deferito alla commissione per la cultura - il famoso "apprendimento lungo tutto l'arco della vita" - ma qui si tratta di apprendere non le lingue degli altri Stati, bensì la lingua del nostro stesso paese.
Ebbene, io sono preoccupato per quello che succede, a causa di questo tipo di analfabetismo, durante le elezioni.
Chi va a votare, se è analfabeta in questo senso, non sa per che cosa vota, per chi vota, non capisce i programmi.
E questo significa una riduzione della democrazia.
I pensionati, debbo dire, sanno bene quello che devono votare quando vanno a farlo, ma dobbiamo essere sicuri che tutti capiscano perché e per chi votano.
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<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="DA" NAME="Thorning-Schmidt">
Signor Presidente, come hanno detto anche altri, si tratta di una relazione estremamente importante.
Lo spauracchio del futuro è la divisione della società in due gruppi: coloro che partecipano e conoscono tutto quello che è legato alla società della conoscenza, e coloro che non riescono a tenere il passo e che conseguentemente nella società vengono emarginati.
E non ci sono nemmeno dubbi in merito al fatto che si tratti di una questione europea, motivo per il quale anch' io sostengo con convinzione quanto detto dal relatore, ossia che il coordinamento aperto è il metodo migliore per realizzare progressi in questo settore.
L' unica possibilità è quella di rendere la vita molto, ma molto difficile, ai paesi membri, se non fanno nulla in materia, e questo deve essere reso pubblico nel modo più trasparente possibile.
<P>
Dobbiamo procedere al più presto con la proposta sull' apprendimento lungo tutto l' arco della vita, e spero naturalmente che la Commissione tenga conto nella proposta in materia nei consideranda che il Parlamento adotta oggi, perché ne fanno legittimamente parte.
Inoltre ritengo che dobbiamo impegnarci ad elaborare nuove idee nel settore.
Dobbiamo pensare che se gli adulti devono imparare qualche cosa, non devono ritornare a scuola, no, ma devono imparare in un altro modo, devono imparare attraverso il mercato del lavoro, devono avere permessi per poter seguire corsi di formazione, la scuola e l' insegnamento devono andare sul posto di lavoro consentendo così loro di imparare.
Credo che sia molto importante stabilire un collegamento tra lavoro e formazione, affinché possiamo andare avanti con l' apprendimento lungo tutto l' arco della vita.
<P>
E l' ultima cosa che voglio dire, che è anche un' idea per il Commissario, che si potrebbe forse sviluppare, e che potrebbe anche spingere i paesi membri a dimostrare che fanno qualcosa in questo settore, è che si potrebbe magari introdurre un sistema di bilanci di conoscenza per i singoli paesi membri, nei quali i paesi non dovrebbero fare altro che precisare ogni anno quanto si sono impegnati nel settore in materia di analfabetismo, conoscenza e formazione in generale.
I bilanci di conoscenza sono una buona idea, signora Commissario, e spero che ci rifletterà.
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<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DE" NAME="Ebner">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, condivido appieno gli obiettivi di Lisbona.
Ritengo estremamente positivo il fatto che viviamo in una società improntata al rendimento, che intende diventare la più competitiva, dinamica e basata sulle conoscenze.
In tale contesto è certamente preoccupante rilevare che in realtà la società si sta sviluppando in direzioni opposte e che tra di noi vi è un nuovo gruppo di persone deboli a livello sociale e d' istruzione.
In tale senso sono favorevole alla relazione e ritengo che si debbano elaborare i documenti più volte citati nel quadro del Libro verde e che si debba accogliere l' emendamento presentato dai colleghi Pronk e Stauner in merito all' osservatorio.
<P>
Desidero toccare un secondo aspetto, vale a dire la questione in che misura si possano compensare le differenze a livello d' educazione, di formazione professionale, d' istruzione scolastica, di conoscenze esistenti tra i vari Stati membri.
Il principio del mantenimento delle competenze nazionali in questo settore è superato.
Dovremmo modificare il nostro modo di pensare e accettare una certa armonizzazione, anche se ciò comportasse una notevole riorganizzazione in alcuni paesi.
Non è giusto dichiarare ai cittadini dell' Unione che esiste la libertà di circolazione e di stabilimento, se poi in fase di attuazione si registrano considerevoli differenze - e, di conseguenza, svantaggi - in considerazione della diversità dei sistemi scolastici e del riconoscimento degli standard di formazione professionale.
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Per questa ragione dovremmo prendere lo spunto da questa relazione per compiere passi avanti verso l' armonizzazione in campo culturale.
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<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, la presente relazione sull' analfabetismo dà un contributo significativo a una delle maggiori problematiche a livello europeo: la certificazione delle competenze di base - alfabetizzazione e conoscenza operativa dell' aritmetica - quale presupposto dell' integrazione sociale, per far sì che l' Unione europea possa conseguire l' obiettivo fissato a Lisbona e diventare un' economia basata sulla conoscenza.
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Ci troviamo comunque in una nuova fase, ove le competenze di base non si limitano alla lettura e alla scrittura, ma comprendono anche le tecnologie della società dell' informazione, la cultura tecnologica, lo sviluppo dell' imprenditorialità, le lingue straniere, le cognizioni della comunicazione interpersonale e la partecipazione alla società.
A mio avviso, oggigiorno tutto ciò può essere riassunto in due semplici parole: devo imparare.
La politica della Commissione in questo ambito si articola in una serie di iniziative e programmi attualmente in corso, che fanno seguito alla cooperazione tra Consiglio, Parlamento e Commissione.
<P>
Mi soffermerò anzitutto sulla richiesta espressa nel 2000 dal Consiglio di Lisbona alla Commissione di redigere una relazione su concreti obiettivi futuri per i sistemi di istruzione e formazione.
La relazione è stata presentata a Stoccolma, mentre per Barcellona si sta preparando un programma di lavoro concernente l' acquisizione delle competenze di base da parte di tutti.
L' acquisizione delle competenze è infatti uno dei tredici obiettivi fondamentali per i sistemi di istruzione e formazione dell' Unione europea; esso comprende la definizione di indicatori per valutare, nel corso di un decennio, in che misura gli Stati membri assicurino a tutti i cittadini l' acquisizione delle conoscenze e della capacità operativa di calcolo, lettura e scrittura.
E' la prima volta che si usa un indicatore specifico per seguire gli sviluppi in questo settore nel corso di un decennio.
<P>
In secondo luogo desidero citare la comunicazione della Commissione del novembre 2001, concernente la creazione di una zona europea di apprendimento lungo tutto l' arco della vita, ai fini della quale si pone come condizione l' acquisizione delle competenze di base.
<P>
Vorrei ricordare, in terzo luogo, il prossimo piano d' azione per le competenze e la mobilità nell' Unione, che la settimana prossima sarà annunciato dalla Commissione, dal Presidente Prodi e dalla sottoscritta. Lo scopo è creare un mercato del lavoro veramente europeo, i cui presupposti saranno la mobilità e un livello minimo di competenze comuni a livello europeo.
<P>
Il mio quarto punto concerne la strategia comunitaria per la lotta all' emarginazione sociale.
Come sapete, nei piani d' azione nazionali di molti paesi si traccia un collegamento diretto tra emarginazione sociale e l' acquisizione di competenze di base.
Sia nel programma EQUAL che nel Fondo sociale c' è la possibilità di finanziare singoli programmi concernenti l' accesso alle competenze di base specie per quei gruppi che sono soggetti a discriminazioni.
Non va dimenticato che certi gruppi - come i disabili o gli immigrati - incontrano maggiori difficoltà nell' acquisire dette competenze.
<P>
In quinto luogo, parlando di strategia e cooperazione a livello internazionale, ricordo che la Commissione collabora con l' OCSE, l' ASEM e il G8 e sostiene l' immediato inserimento della questione delle competenze di base nell' agenda dei suddetti organismi.
<P>
Parlando più specificamente della relazione e dell' applicazione del metodo di coordinamento aperto, come ho già detto per la strategia contro l' emarginazione, si può ritenere che tale metodo sia ormai stato accettato e che la cooperazione aperta e gli obiettivi comuni nei sistemi di istruzione e formazione saranno auspicabilmente approvati dal Consiglio "istruzione" della settimana prossima.
<P>
Venendo ora al Libro verde, ho qualche esitazione in quanto ho l' impressione che si siano lanciate varie iniziative politiche nuove, che i vari Consigli stiano preparando cose importanti e che si sia ormai in grado di intraprendere un' azione nel campo dell' alfabetizzazione. Procedere con il Libro verde potrebbe comportare un ulteriore ritardo, visto e considerato che la maggior parte dei dati è stata raccolta nel corso degli anni passati.
<P>
Intendo ora soffermarmi sulla raccomandazione agli Stati membri relativa alla lettura e alla scrittura e all' accesso alle competenze di base.
Qui desidero sottolineare in particolare l' esigenza di rispettare il principio della sussidiarietà e la cautela con cui ci si deve accostare alla problematica dei sistemi scolastici, ove le competenze sono esclusivamente nazionali.
Il metodo della cooperazione aperta è dunque un ottimo strumento dato che, grazie agli indicatori e allo scambio di buone pratiche, gli Stati membri possono ottenere un valore aggiunto.
<P>
Per quel che riguarda l' Osservatorio europeo sull' analfabetismo, prendo nota della proposta degli europarlamentari sull' esigenza di usare le istituzioni esistenti, come il CEDEFOP, ma ricordo i programmi già esistenti, come il programma Pisa dell' OCSE che offre già qualche prima risposta.
Prima di creare nuovi strumenti, infatti, dobbiamo esser certi di usare con efficacia quelli già esistenti.
<P>
Infine, in merito alla proposta di redigere una relazione annuale sull' analfabetismo per il Parlamento, valuteremo quale sia il modo migliore per tenere debitamente informata l' Assemblea.
Vedremo dunque in che misura il Parlamento possa fruire delle relazioni sui piani d' azione nazionali sull' integrazione sociale, nonché delle relazioni presentate mediante il metodo di coordinamento aperto. In altre parole, dobbiamo capire come nelle relazioni, che vengono comunque presentate con frequenza annuale, si possa valorizzare tale dimensione in modo che le informazioni fornite siano più esaurienti ed efficaci.
<P>
<SPEAKER ID=36 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario Diamantopoulou.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà oggi, alle 12.00
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<CHAPTER ID=4>
Agenda per la politica sociale
<SPEAKER ID=37 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0004/2002) della onorevole Hermange a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni sul quadro di valutazione dei progressi compiuti nell'attuazione dell'agenda per la politica sociale (COM(2001) 104 - C5-0536/2001 - 2001/2215(COS)).
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="FR" NAME="Hermange">
. (FR) Signor Presidente, è raro intervenire due volte consecutive nella stessa giornata.
Vorrei ringraziarla, signora Commissario, per le osservazioni e i suggerimenti che ha presentato. Avremo modo di discuterne.
<P>
Signora Commissario, abbiamo criticato molto il Vertice di Nizza che però vi ha offerto uno strumento eccezionale: l' Agenda sociale, che a sua volta si colloca nell' obiettivo di fare dell' Unione europea l' economia più competitiva del mondo, come deciso al Vertice di Lisbona.
Poiché, come sappiamo tutti, non c' è sufficiente chiarezza tra i partner europei, nazionali e locali, l' Agenda pone la questione della responsabilità e della ripartizione tra gli attori che concorrono all' attuazione.
<P>
Ed è in questo duplice significato, conferire chiarezza e servire da strumento sociale, che l' Agenda sociale costituisce un elemento chiave per la modernizzazione economica e sociale, in quanto l' attuazione concreta a lungo termine si rivelerà decisiva per conseguire gli obiettivi strategici fissati dal Consiglio europeo di Lisbona.
Ne siamo tutti convinti, sebbene attualmente il tema non sia oggetto di grandi dibattiti.
<P>
Per tali ragioni, signora Commissario, il Parlamento e la commissione per gli affari sociali hanno fortemente deprecato il fatto di non aver potuto esaminare l' Agenda sociale prima del Consiglio europeo di Stoccolma.
In tale ottica chiediamo che il Parlamento sia coinvolto nel processo di adattamento dell' Agenda sociale, come tutte le parti sociali, e insistiamo affinché la tabella di marcia riporti con maggiore chiarezza le diverse responsabilità delle parti in causa.
Invitiamo inoltre la Commissione a fornire informazioni sul seguito che intende dare ad una serie di richieste che abbiamo avanzato: definire una base giuridica adeguata per lo sviluppo del dialogo civile, vegliare affinché sia attuato un quadro fiscale e legislativo per lo sviluppo dell' economia sociale, garantire l' integrazione della dimensione sociale nella politica di concorrenza, presentare una direttiva sulla protezione sociale nelle nuove forme di lavoro, potenziare il programma d' azione e gli strumenti contro la povertà e l' esclusione sociale, presentare una proposta di emendamento della direttiva 92/85 concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici e intraprendere un' iniziativa per garantire meglio la qualità sociale del lavoro.
<P>
Capirà senz' altro, signora Commissario, che le stiamo chiedendo di accelerare una serie di interventi, in particolare di presentare quanto prima una proposta di revisione della direttiva sui comitati d' impresa, affinché la procedura legislativa si possa concludere come previsto; le chiediamo di presentare al Parlamento un memorandum sulla politica in materia di sanità e di sicurezza sul lavoro, che potrà fungere da documento di consultazione, le chiediamo di compiere un esame e una valutazione approfondita sull' impatto del processo di Lussemburgo e infine di proporre iniziati concrete a seguito dell' Anno europeo dei cittadini disabili.
<P>
Siamo certi, signora Commissario, che questo scoreboard non dovrà limitarsi ad elencare le azioni condotte dalla Commissione, dovrà invece diventare uno strumento strategico che consenta di monitorare l' attuazione dell' Agenda e, all' occorrenza, di adattarla.
Siamo altresì certi che dovranno essere rafforzati alcuni partenariati in tutte le azioni condotte in tale ambito.
<P>
Signora Commissario, grazie a Nizza, avete uno strumento eccezionale a vostra disposizione.
Avete quindi un ruolo d' eccezione da svolgere per rendere sempre più chiara la politica sociale.
Approfittatene affinché l' Europa delle merci diventi l' Europa degli uomini. Sapete di avere sempre il Parlamento dalla vostra parte.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EL" NAME="Kratsa-Tsagaropoulou">
Signor Presidente, anche io desidero ringraziare la onorevole Hermange per la particolare attenzione e la sensibilità dimostrate nell' elaborare la relazione a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali.
Condivido la sua affermazione secondo cui il quadro di valutazione dell' Agenda sociale dovrebbe contemplare l' insieme delle attività previste e la ripartizione dei compiti ed essere presentato al Parlamento in un periodo di tempo ragionevole per consentire all' Assemblea di vagliarlo e di esprimere un parere.
<P>
Sin dal primo momento il Parlamento europeo ha sostenuto la proposta della Commissione di creare un quadro politico coesivo per lo sviluppo sociale, sottolineando però che il modello europeo aggiornato - abbozzato nell' Agenda sociale - avrebbe dovuto valorizzare con maggiore efficacia i valori della solidarietà e della giustizia, che sono alla base della costruzione europea e che oggi sono a rischio.
Per promuovere questi valori, nella sua risoluzione il Parlamento sottolinea che si deve favorire la piena partecipazione delle donne alla vita economica e sociale.
<P>
Con questa risoluzione il Parlamento mette anche in evidenza che la dimensione di genere deve essere inclusa in tutti i settori coperti dall' Agenda sociale e monitorata in rapporti regolari.
Si deve presentare una proposta di modifica della direttiva concernente la sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti o in allattamento (direttiva 92/85).
Occorre rafforzare il senso di responsabilità delle parti sociali relativamente alla parità salariale e alle pari opportunità.
Si deve intraprendere un' iniziativa per migliorare le condizioni di lavoro ed assicurare un maggiore equilibrio tra la vita familiare e il lavoro. Inoltre, è necessario promuovere veramente la parità tra i sessi in tutti i negoziati di preadesione e favorire il dialogo con le organizzazioni femminili nei paesi candidati.
<P>
Nella mia veste di relatrice della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità per l' elaborazione dell' Agenda sociale, vorrei chiedere alla Commissione di informare il Parlamento europeo sul seguito che intende dare alle suddette questioni, nonché sulla sua intenzione di pubblicare una proposta di direttiva sulla parità di trattamento in settori diversi dal mondo del lavoro.
Il Parlamento ha infine evidenziato l' esigenza di agevolare la partecipazione delle organizzazioni sociali e vorrei quindi sapere quali iniziative s' intendano intraprendere per favorire la partecipazione delle organizzazioni femminili.
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzitutto mi congratulo con la collega Hermange e la ringrazio per l' ottima collaborazione.
Il risultato si vede.
La relazione può contare su un ampio consenso, tanto che non è stato presentato alcun emendamento.
Vorrei però dire che, con la relazione, il Parlamento europeo si trova tra due sedie: da un lato, lo scoreboard di cui discutiamo, è ormai superato; dall' altro, il nuovo scoreboard non è ancora stato approvato in via definitiva dalla Commissione, anche se a Stoccolma era stato promesso che questo scoreboard, assieme alla relazione di sintesi di Barcellona, sarebbe stato presentato al massimo entro gennaio.
<P>
Ad ogni modo ringrazio la signora Commissario per l' opportunità che ci è stata offerta di ricevere assieme ai coordinatori informazioni aggiornate sulle intenzioni della Commissione e di far presenti le nostre preoccupazioni in merito allo stato di attuazione dell' agenda sociale.
Signora Commissario, penso che dovremo conferire sistematicità a tale iniziativa al fine di garantire il coinvolgimento del Parlamento per quanto riguarda l' attuazione dell' agenda sociale.
<P>
Vorrei dare un maggior valore d' attualità alla discussione, cogliendo l' occasione di invitare lei, signora Commissario, ma soprattutto - e lo dico esplicitamente - i colleghi a realizzare fino in fondo, e seguendo lo scadenziario previsto, le ambizioni dell' agenda sociale e le promesse fatte durante la Presidenza svedese e quella belga.
Signora Commissario, siamo ancora preoccupati per alcuni motivi.
Il 2001 non ci ha fornito risultati trascurabili, ma è essenziale riuscire a mantenere questo ritmo; a tale fine abbiamo bisogno di uno scoreboard nuovo e migliore, in cui siano indicate con chiarezza le responsabilità e le relative scadenze.
<P>
Ecco alcune delle ragioni per cui siamo preoccupati.
Primo: ai fini dell' attuazione dell' agenda sociale è cruciale il ruolo svolto dalle parti sociali in materia di organizzazione del lavoro e di apprendimento lungo tutto l' arco della vita; mi auguro che il loro contributo per Barcellona sarà considerevole.
Ma lì, dove la concertazione fallisce, deve intervenire il legislatore ed è quanto accade ora con dei lavori provvisori, mentre attendiamo con impazienza un' iniziativa della Commissione.
<P>
Secondo: dopo il completamento della direttiva sulla partecipazione dei lavoratori nel quadro della società europea e della direttiva sull' informazione e la consultazione, nullaosta alla revisione della direttiva sul consiglio d' impresa europeo.
Ciò vale anche per il piano d' azione sulla sicurezza e la salute, citato dalla collega Hermange.
Stando all' agenda sociale, tali iniziative avrebbero dovuto essere presentate alla fine del 2001 - primi del 2002, ma, signora Commissario, nel programma operativo della Commissione non ne troviamo traccia.
Mi viene anche segnalato che nella Commissione ciò si scontra contro una certa resistenza.
In conclusione, signor Presidente, vorrei ribadire una cosa.
Attraverso lei, signora Commissario, desidero ricordare al collegio dei Commissari che pacta servanda sunt.
Il Parlamento non accetterà mai che l' Agenda sociale venga trascinata per le lunghe e mi auguro che lei si possa avvalere dell' appoggio del Parlamento in seno al suddetto collegio.
<P>
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="EN" NAME="Attwooll">
Signor Presidente, a nome del gruppo ELDR vorrei esprimere alla onorevole Hermange le mie felicitazioni sincere per la relazione da lei elaborata e l' approvazione unanime che essa ha ottenuto in sede di commissione.
Detto questo, mi pare corretto notificare all' Aula che forse non potremo approvare talune delle proposte richieste alla Commissione nel paragrafo 14.
<P>
In alcuni casi, non vogliamo dare il consenso in ragione della forma in cui vengono presentate le proposte, tenuto conto del nostro impegno verso la sussidiarietà; in altri casi, i motivi vanno ricercati proprio nel contenuto.
Per esempio, esprimo a titolo personale alcune perplessità sugli aspetti tanto formali quanto sostanziali del secondo trattino del paragrafo, nonché su qualsivoglia proposta volta a introdurre un quadro fiscale e legislativo per lo sviluppo dell' economia sociale, il cosiddetto terzo settore.
Numerose organizzazioni di volontariato mi hanno già messo a parte del loro timore che una siffatta misura, se meno che perfetta, potrebbe rivelarsi un impedimento piuttosto che un vantaggio per le attività da loro svolte.
<P>
Questo è solo uno dei motivi per cui desidero dare invece pieno supporto al primo trattino del paragrafo 14.
Consapevole del prezioso contributo dei volontari al nostro benessere, talvolta mi chiedo cosa ne sarebbe della nostra società senza i loro sforzi.
Urge creare una base giuridica appropriata per il dialogo civile.
Senza questa, sarà molto difficile per noi dare seguito all' esortazione formulata ieri dal Presidente di questo Parlamento: coinvolgere i cittadini europei nella creazione di un' Europa pronta per l' avvenire.
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="FR" NAME="Ainardi">
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Signor Presidente, anch' io desidero rivolgere parole di apprezzamento per il lavoro della relatrice.
Il Parlamento sta cercando di acquisire un ruolo più incisivo per la conclusione di accordi mirati all' inclusione sociale; potremo così rispondere meglio alle necessità di coloro che rappresentiamo.
Il Parlamento deve assumere un ruolo costruttivo.
Nondimeno, la profusione di proposte legislative auspicata nella relazione mi preoccupa, poiché si prospetta un aumento delle lungaggini burocratiche che rischia di andare a discapito degli ideali fondamentali dell' Agenda per la politica sociale.
<P>
E' nostro compito incentivare la formazione di un ambiente economico che funga da substrato per la creazione di un' occupazione reale e durevole all' interno dell' Unione.
Al giorno d' oggi si riscontra ovunque che le industrie o le imprese preferiscono sempre spesso delocalizzare l' attività produttiva in aree dove gli oneri sociali e le imposte sono minori.
Dobbiamo avvicinarci ad un sistema più progressivo, in cui i lavoratori possano detenere il massimo possibile del reddito guadagnato e nel contempo siano garantiti migliori servizi sociali, finanziati dalle casse pubbliche, in settori quali gli alloggi, la sanità e l' istruzione.
Obiettivi questi che potrebbero non essere raggiunti con la presente relazione.
Sono comunque a favore della relazione, sebbene persistano in me delle preoccupazioni su taluni aspetti.
<P>
Dobbiamo anche considerare le implicazioni legislative delle proposte contenute nella relazione.
Certo, il Parlamento reclama un ruolo maggiore, più partecipazione nel lavoro di coordinamento e un' azione più tempestiva, ma a ben vedere auspica anche a mettere in atto un corpus legislativo più consistente.
Si invocano degli strumenti legislativi in un momento in cui non sono ancora conclusi i negoziati in materia di addestramento professionale, di formazione permanente, di organizzazione del lavoro, di ristrutturazioni, di nuove forme di lavoro, di orientamenti per le vertenze tra le parti sociali e di assicurazione malattia complementare.
<P>
Da parte sua, la Commissione ha formulato proposte di altro tipo, assumendo un atteggiamento molto più propositivo e lungimirante.
Il Parlamento deve sostenere la proposta di ricerca che, purtroppo, non è stata sottolineata in questa relazione.
E' necessario un aumento sostanziale in termini di partecipazione dei lavoratori.
L' accento deve cadere su una qualificazione del lavoro.
E' necessario moltiplicare gli sforzi volti alla creazione di un mercato del lavoro europeo più mobile.
<P>
Per ultimo, dobbiamo assumere un ruolo più propositivo e definito in merito allo spazio occupato dai disabili nella società.
Malgrado i disabili rappresentino il 10 per cento della popolazione, molte possibilità rimangono loro precluse.
Non abbiamo fatto ancora abbastanza per queste persone.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="NL" NAME="Smet">
Signor Presidente, mi congratulo con la onorevole Hermange per la relazione e con la Commissione per la comunicazione.
Si tratta di un nuovo strumento.
E' la prima volta che viene esaminato, quindi è logico che in futuro dovrà essere perfezionato.
Pertanto tutte le critiche vanno lette in tale luce e le critiche sono relative.
Ritengo che si tratti di uno strumento valido. Vorrei dire soltanto due cose al riguardo.
<P>
Primo: abbiamo sviluppato molta legislazione europea.
Uno dei fatti a cui si fa riferimento nella comunicazione è la necessità di codificazione.
Penso che ciò sia essenziale, perché la gran quantità e la complessità della normativa europea comincia a giocarci brutti scherzi.
Possiamo chiedere una più ampia legislazione europea e logicamente dev' essere varata ancora più normativa a livello sociale.
Ma deve anche arrivare il momento in cui prendere fiato, in cui guardare dove siamo giunti, di certo in considerazione dell' allargamento.
Tutte le nuove leggi devono anche venir applicate nei paesi candidati.
Esaminando la situazione sociale nei paesi candidati, ciò non appare del tutto ovvio.
A livello sociale essi sono assai mal sviluppati e, se variamo nuove leggi, esse dovranno valere anche per loro.
Pertanto chiedo che ogni tanto ci si fermi e si tracci una panoramica della situazione.
Non è forse utile verificare ogni tanto i risultati delle leggi già esistenti?
Come funzionano nella realtà pratica?
Il risultato non deve essere recepito nello scoreboard in modo da poterci formare un quadro d' insieme non solo dei nostri auspici per quanto riguarda i miglioramenti, ma anche della realtà in quel dato settore?
Lancio un appello affinché venga inserito nello scoreboard.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="DE" NAME="Weiler">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzitutto mi congratulo con la collega Hermange, che ringrazio per l' eccellente relazione, ottima quanto quella precedente.
Condividiamo la sua analisi e le critiche da lei mosse nel documento.
<P>
Ringrazio anche la signora Commissario per le idee per il Vertice di Barcellona.
Stamane ho già parlato al mio gruppo di visitatori provenienti da Bad Hersfeld dell' impegno che lei profonde.
Il Parlamento e, in particolare, il mio gruppo hanno sostenuto con decisione la sua agenda, ma adesso ci attendiamo proposte e iniziative concrete, piani d' azione e direttive, onorevole Smet.
Senza direttive non si giungerà ad alcun risultato.
Dovremmo utilizzare più di quanto fatto in passato il nuovo metodo di coordinamento, specie nel dibattito con i paesi candidati.
Penso che si tratti di un ottimo strumento per coinvolgere sin d' ora tali paesi e dare loro la possibilità di esporci le loro preoccupazioni, le loro esigenze e le loro conquiste.
<P>
Neppure su questo punto condivido l' opinione della onorevole Smet, ossia che i paesi candidati sono in ritardo su tutta la linea.
Ritengo che abbiamo urgente bisogno di una riforma della direttiva sui comitati d' impresa europei.
Signora Commissario, se incontrerà problemi a casa sua, faccia riferimento all' eccellente relazione del Parlamento dell' autunno dell' anno scorso.
<P>
Dobbiamo configurare la politica sociale anche in maniera preventiva e non intervenire soltanto quando è troppo tardi.
Lo scandalo relativo ai camionisti del Lussemburgo è soltanto la punta dell' iceberg.
Forse dovremmo prendere alla lettera il Capo del governo lussemburghese, che ha affermato che è indispensabile che l' Unione europea agisca con urgenza.
Signora Commissario, la Presidenza spagnola è purtroppo un po' riluttante, ma il Parlamento le assicura il suo pieno appoggio.
<P>
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il livello di attuazione dell' agenda sociale da parte dell' Unione europea rappresenta un importante riferimento per dimostrare l' interesse per la risoluzione degli innumerevoli problemi sociali che continuano ad esistere.
La verità è che non solo si registrano gravi ritardi nella sua attuazione, ma anche che le preoccupazioni relative alle politiche sociali non si riflettono in altre politiche e nel bilancio comunitario, tanto che si verifica addirittura una riduzione dei fondi destinati al campo dell' occupazione e degli affari sociali, il che è inaccettabile.
<P>
Persino nel settore dell' integrazione sociale, e malgrado i fiumi d' inchiostro spesi per illustrare questa tematica, i piani nazionali d' integrazione e le numerose dichiarazioni d' intenti, continuano a sussistere gravi problemi che si possono ulteriormente acuire con il rallentamento dell' attività economica e l' insistenza a favore delle privatizzazioni in settori fondamentali e nei servizi pubblici essenziali per una vera politica d' integrazione sociale, anche se le risorse finanziarie continuano ad essere assai scarse.
<P>
Se i responsabili dell' Unione europea proseguiranno su questa strada, c' è da temere, come sottolinea la relazione, che gli impegni assunti nell' Agenda non verranno rispettati appieno entro il 2005.
Da ciò discende l' importanza del fatto che la Commissione acceleri i lavori e, soprattutto, cambi politica, dando la massima priorità al settore sociale in campi come l' occupazione di qualità e con diritti, come la lotta alla povertà e all' emarginazione sociale, come la garanzia del diritto che i diritti vengano osservati, in particolare per i gruppi sociali più vulnerabili, come bambini, anziani, emigranti e disabili, e la realizzazione in tutti i comparti delle pari opportunità tra uomo e donna.
<P>
Infine, ringrazio la relatrice Hermange e i colleghi della commissione per l' occupazione e gli affari sociali per aver integrato nel testo le proposte da me presentate, segnatamente quelle in cui si chiede alla Commissione di adottare iniziative e di formulare un piano d' azione tenendo conto di un' efficace prevenzione delle lesioni mio-scheletriche sul lavoro, di assumere iniziative per tutelare debitamente i diritti dei lavoratori, specialmente l' occupazione nel caso di ristrutturazioni e di dislocazioni di aziende, di prendere iniziative, nella fattispecie un piano d' azione teso a conseguire la pari retribuzione tra uomo e donna.
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Nobilia">
Signor Presidente, signora Commissario, insieme all'apprezzamento per il pregevole lavoro della collega Hermange, va espresso anche un certo disappunto circa il contenuto della comunicazione della Commissione.
<P>
Certo, non si vogliono ignorare le varie iniziative assunte dalla Commissione stessa in ordine all'occupazione e ad alcune tematiche sociali, né tanto meno si vogliono disconoscere le iniziative negoziali assunte dalle parti sociali.
<P>
Il fatto è che, se l'Agenda ha una sua architettura programmatica, sostenuta dopo Nizza soprattutto dalle conclusioni del Consiglio di Lisbona - peraltro ovviamente condivise - questa prima valutazione della sua messa in opera sembra alquanto possibilista, non legata alla ratio originaria e alle finalizzazioni che essa poneva.
C'è infatti da chiedersi se le responsabilità dei soggetti plurimi che l'Agenda prevede abbiano intanto un modello e degli ambiti prefigurati nei quali potersi esercitare; se sia riscontrabile una sia pure embrionale qualità del lavoro e quali ne siano le caratteristiche peculiari; se i sistemi di collocamento e di informazione sulle opportunità svolgano proficuamente il loro compito e se gli indirizzi scolastico-formativi stiano cominciando a trovare una loro razionalizzazione.
<P>
Sarebbe inoltre da appurare, a livello sia comunitario sia nazionale, nell'ottica flessibilità/sicurezza, se le relazioni industriali stiano stabilmente tendendo verso una generale evoluzione e se le relazioni sui piani nazionali d'azione comincino a trovare il concorso responsabile degli enti locali e delle forze sociali e la piena coerenza con gli orientamenti dell'Unione.
<P>
Occorrerebbe anche sapere, ai fini di una visione complessiva d'insieme, se gli Stati abbiano almeno avviato una riflessione interna sul loro ordinamento sociale, sulla coesione all'interno del territorio nazionale, sull'integrazione di fasce marginalizzate, o al limite della marginalizzazione, per età, per handicap, per sesso o per professione.
<P>
Un ultimo aspetto riguarda l'allargamento, al quale l'Agenda dedica vasta attenzione, diversamente da questa prima valutazione che limita il suo riferimento alla sola azione, per quanto importante, delle ONG.
<P>
Ciò che, in conclusione, si vuole sottolineare è che, sebbene buona parte della materia resti affidata al principio della sussidiarietà e a un'attiva responsabilità di più parti, il protocollo sociale, sia pure in ritardo, è parte integrante dei Trattati, e la politica sociale affianca finalmente quella economica nel modello del coordinamento aperto.
<P>
E' essenziale, quindi, un ruolo più incisivo e determinato della Commissione, al quale associare in maniera più significativa e continuativa il Parlamento europeo.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="SV" NAME="Grönfeldt Bergman">
Signor Presidente, nutro enorme rispetto per l' ambizioso lavoro svolto dalla relatrice Hermange sul Quadro di valutazione dei progressi compiuti nell' attuazione dell' agenda per la politica sociale.
Mi preoccupa invece constatare che questo lavoro sfocia nella richiesta di una lunga serie di iniziative legislative alla Commissione. Mi riferisco all' apprendimento lungo l' intero arco della vita, all' organizzazione del lavoro, alla necessità di conciliare vita professionale e vita privata, alle politiche relative alle condizioni di lavoro, alle casse malattia integrative e al lavoro interinale.
<P>
Vi sono sostanzialmente due ragioni per le quali reputo che la richiesta di iniziative legislative in questi ambiti sia una strada sbagliata.
In primo luogo, noi moderati svedesi siamo del parere che simili temi non dovrebbero essere affrontati sul piano comunitario.
E' molto più efficace trattarli a livello nazionale, ancor meglio se per via negoziale.
<P>
In secondo luogo, ritengo che la possibilità di procedere all' ampliamento dell' Unione si veda notevolmente complicata dalla continua aggiunta di pagine e pagine di legislazione alle migliaia e migliaia di pagine di legislazione che, già oggi, i paesi candidati sono tenuti ad accettare e ad applicare.
Mi trovo quindi d' accordo con le parole della onorevole Smet quando afferma l' importanza di fermarsi a riflettere e di rivedere la legislazione già esistente.
<P>
Poiché non ci viene data la possibilità di votare contro singoli paragrafi della relazione, nel voto finale noi moderati svedesi non potremo sostenere la relazione nel suo insieme, nonostante i numerosi elementi a nostro avviso positivi.
Purtroppo, come ho già detto, essa colloca l' istituto dell' iniziativa al livello sbagliato.
Dovrebbe situarlo a livello nazionale.
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, anzitutto vorrei dire che la relazione rappresenta un contributo positivo per un miglior utilizzo di uno strumento importante.
Come ha affermato la onorevole Smet, è assai importante sottolineare che per la prima volta disponiamo di uno strumento per la politica sociale a livello europeo - uno strumento conquistato con negoziati difficili e delicati.
La relazione e la posizione espressa dagli europarlamentari riguardano tre questioni: merito, tempi e procedura.
Per quanto concerne il merito, ricordo che nella primavera del 2000 la Commissione ha individuato l' esigenza di un' Agenda sociale vincolante. Nello spazio di sei mesi, grazie alla stretta collaborazione tra Commissione, Presidenza francese e Parlamento - nella persona della onorevole Van Lancker - , sono stati realizzati gli importanti lavori preparatori che a Nizza hanno permesso di avere per la prima volta l' accordo dei Capi di stato e di governo su un' Agenda sociale quinquennale.
La Commissione ha quindi ricevuto il mandato specifico di realizzare l' Agenda sociale; ogni anno comunica il proprio programma allo scopo di adempiere agli impegni entro il 2005.
Desidero ricordare che nell' ottobre del 2000 ho presentato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali i risultati del primo anno d' attuazione dell' Agenda.
L' efficacia, cioè il rapporto tra impegni e risultati, era pari al 100 percento.
Nell' ottobre del 2001, sempre alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali ho presentato un quadro delle azioni del 2001, ove l' equilibrio tra impegni e risultati era sempre pari al 100 percento; viene da chiedersi se l' Agenda rimanga fissa o se si arricchisca di nuovi elementi strada facendo.
<P>
La Commissione è vincolata massimamente - anzi, direi totalmente - all' Agenda sociale approvata a Nizza anche a seguito dell' Agenda concordata nel 2000.
Successivamente, per il 2003 ci siamo impegnati a fare una revisione. A tale proposito concordo con la relazione sul fatto che il Parlamento deve svolgere un ruolo molto significativo in vista di un possibile adeguamento.
<P>
La mia seconda osservazione riguarda i tempi.
C' è anzitutto l' esigenza di presentare assieme la relazione sull' Agenda e la relazione di sintesi della Commissione per il Consiglio di primavera.
Ciò causa sempre un problema di tempi, che cercheremo di risolvere.
Inoltre, si muovono critiche ai risultati del primo anno di vita dell' Agenda, come afferma la onorevole Hermange nella sua relazione. A tale proposito non possiamo che tener presente che la relazione specifica andava presentata due mesi dopo la decisione di Nizza.
<P>
Per quanto concerne la procedura, sono concorde con la relazione su tre punti.
Prima di tutto l' Agenda sociale e il quadro di valutazione non possono limitarsi a descrivere quanto fatto, ma devono analizzare attentamente i progressi registrati e orientarsi verso il futuro.
In secondo luogo, non si può non menzionare l' esteso controllo della partecipazione di tutti gli attori in passato e le aspettative per il futuro. Gli attori comprendono certamente le parti sociali, nonché le associazioni femminili e le organizzazioni della società civile, così come descritte dagli onorevoli parlamentari.
<P>
In terzo luogo, la stabilità e la coesione dell' Agenda non hanno un carattere dogmatico; in altre parole, dovremmo intervenire ogni qual volta ci fossero situazioni urgenti o nuovi elementi che causano problemi a livello sociale con ricadute sulla società, come abbiamo fatto di recente con l' iniziativa sulla ristrutturazione delle imprese nell' Unione - citata da una onorevole parlamentare - che in un anno ha causato 350.000 licenziamenti.
In quel caso non abbiamo potuto non intervenire, malgrado l' Agenda non prevedesse un preciso impegno.
<P>
Onorevoli parlamentari, vi posso assicurare che la presente relazione e la stretta collaborazione con la commissione competente possono contribuire ad un' efficienza sempre migliore nell' attuazione dell' Agenda sociale che, lo ribadisco, è uno strumento totalmente nuovo, che riusciremo a migliorare collaborando strettamente.
<P>
<SPEAKER ID=50 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 12.00
<P>
<CHAPTER ID=5>
Benvenuto
<SPEAKER ID=51 NAME="Presidente">
Cari colleghi, è un onore e un piacere porgere oggi il benvenuto al Presidente della Repubblica di Bulgaria, signor Georgi Parvanov, che siede nella tribuna d'onore della nostra Aula.
<P>
<P>
La sua delegazione comprende alcuni membri di spicco del governo bulgaro, fra i quali il Ministro degli affari esteri, signor Passy, e il Ministro della difesa, signor Svinarov, oltre a membri dell'Ufficio di presidenza della commissione parlamentare mista UE-Bulgaria.
<P>
Dal momento che il Presidente Parvanov ha assunto le sue funzioni meno di tre settimane fa, accogliamo con grande compiacimento il fatto che una delle sue prime iniziative sia quella di rendere visita al Parlamento europeo.
<P>
Siamo consapevoli degli sforzi compiuti dal Presidente Parvanov e dal governo bulgaro per superare le attuali difficoltà sociali ed economiche del paese e per prepararlo all'adesione all'Unione europea.
Ne sosteniamo il desiderio di far parte della famiglia europea e siamo lieti di sottolineare che il Parlamento europeo è dalla parte del suo paese e dei suoi cittadini.
<P>
La ringraziamo, signor Presidente, di essere presente fra noi.
<P>
(Applausi)
<P>
<CHAPTER ID=6>
Votazioni
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="EN" NAME="1. che autorizza la Francia a prorogare l'applicazione di accise ad aliquota ridotta al rum "tradizionale" prodotto nei suoi dipartimenti d'oltremare [COM(2001) 347 - C5-0401/2001 - 2001/0142(CNS)]">
<P>
2. che autorizza il Portogallo ad applicare una riduzione dell'aliquota d'accisa al rum e ai liquori prodotti e consumati nella regione autonoma di Madera, nonché ai liquori e alle acquaviti prodotti e consumati nella regione autonoma delle Azzorre
<P>
[COM(2001) 442 - C5-0422/2001 - 2001/0169(CNS)]
<P>
(Con votazioni successive il Parlamento approva le risoluzioni legislative)
<P>
Relazione (A5-0005/2002), dell'onorevole Glante a nome della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia, sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla costituzione dell'impresa comune GALILEO
<P>
[COM(2001) 336 - C5-0329/2001 - 2001/0136(CNS)]
<P>
Prima della votazione
<P>
Rovsing (PPE-DE).
(EN) Signor Presidente, mi asterrò dal voto per motivi di interesse finanziario.
<P>
Sugli emendamenti nn. 10 e 16
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="DE" NAME="Radwan">
Ho un emendamento orale relativo agli emendamenti nn.
10 e 16, che sono uguali. Il punto è che, nel testo originale, il joint undertaking deve aver sede dove gode di esenzione fiscale.
Per motivi di concorrenza ed altro, ciò non è possibile.
Pertanto, di concerto con i gruppi, il testo dovrebbe essere sostituito come segue:
<P>
... "assoggettato ai regimi fiscali vigenti e ai negoziati con il potenziale paese di localizzazione".
<P>
(L'Assemblea manifesta il suo assenso alla presentazione dell'emendamento orale) (Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="DE" NAME="Glante">
<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="FR" NAME="Turmes">
Signor presidente, c' è un' omissione nella risoluzione comune, punto 9.
Nei negoziati tra i vari gruppi, era stato conferito un ruolo alla Commissione europea in tale ambito, ovvero sulla riforma del sistema dei permessi CEMT, ma tale ruolo è stato omesso nel testo della risoluzione
<P>
Propongo pertanto un emendamento orale per aggiungere le seguenti frasi su cui era già stato raggiunto un accordo.
Il testo dovrebbe recitare: "chiede agli Stati membri, in stretta collaborazione con i servizi della Commissione europea, di avviare una revisione qualitativa e quantitativa" .
<P>
(L'Assemblea manifesta il suo assenso alla presentazione dell'emendamento orale)
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
Proposta di risoluzione comune sulla situazione in Medio Oriente
<P>
Sull'emendamento n. 2
<P>
<SPEAKER ID=56 NAME="Morgantini">
Signor Presidente, chiedo che si sostituisca la prima frase - "esige il rispetto da parte di Israele" - con la frase "chiede alle due parti il rispetto delle convenzioni internazionali", e che si aggiungano, dopo le parole "arrestati e detenuti", le parole "da Israele".
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
Proposta di risoluzione (B5-0100/2002) sulle misure per combattere il terrorismo
<P>
Sull'emendamento n. 8
<P>
<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="NL" NAME="Buitenweg">
Volevo presentare un emendamento orale a nome sia del gruppo Verts/ALE, cui appartengo, sia del gruppo PSE, teso ad aggiungere alcune parole al fine di chiarire che la definizione di terrorismo, così come da noi approvata ieri, vale anche per queste misure.
Pertanto non ha alcuna conseguenza sull' entrata in vigore, bensì sull' interpretazione della definizione di terrorismo.
Leggerò il testo: " auspica che l' attuazione di queste quattro misure e, in particolare, della posizione comune relativa alle misure specifiche di lotta al terrorismo venga assoggettata all' interpretazione della definizione come fissata nella decisione quadro sulla definizione di terrorismo stabilita dal Consiglio il 6 dicembre 2001, segnatamente in riferimento alle garanzie descritte nei consideranda e nelle relative dichiarazioni del Consiglio" .
Mi auguro che tutti possano accettare questo emendamento.
<P>
(L'Assemblea manifesta il suo assenso alla presentazione dell'emendamento orale) (Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
Proposta di risoluzione comune sul finanziamento dell'aiuto allo sviluppo
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
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Proposta di risoluzione comune sulla Commissione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite a Ginevra
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Sul paragrafo 5
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="EN" NAME="Wuori">
Signor Presidente, invece di "firmare e ratificare" , al paragrafo 5 dovrebbe essere scritto "ratificare o accedere allo Statuto di Roma" , poiché ormai non è più possibile firmare lo Statuto.
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Il paragrafo cinque dovrebbe dunque recitare: "esorta gli Stati membri ad incoraggiare tutti i membri delle Nazioni Unite a ratificare o accedere allo Statuto di Roma volto ad istituire il Tribunale penale internazionale".
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(L'Assemblea manifesta il suo assenso alla presentazione dell'emendamento orale)
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(Il Parlamento approva la risoluzione)
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Relazione (A5-0023/2002), dell'onorevole Napolitano a nome della commissione per gli affari costituzionali, sulle relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nell'ambito della costruzione europea [2001/2023(INI)]
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Prima della votazione
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<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, mi pregio di informare quest' Aula che al termine della discussione di ieri pomeriggio, l' onorevole Napolitano ha voluto venire incontro alle posizioni prese dal sottoscritto e da altri nel corso della discussione, suggerendoci di ritirare gli emendamenti nn. 18 e 12 affinché egli possa, tramite la commissione per gli affari costituzionali, proporre la presentazione di una relazione a sé stante sul tema delle regioni costituzionali nell' architettura europea.
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Per molti di noi, la questione è d' importanza cruciale.
Coloro che la considerano importante si suddividono a loro volta tra quelli che vorrebbero inglobare il tema nella presente relazione e chi invece vorrebbe demandarlo ad un altro contesto.
La soluzione migliore, condivisa dal mio gruppo e credo anche dai Liberali, consiste nell' accettare la proposta generosa del collega Napolitano di sollevare la questione come argomento a sé stante tramite la commissione per gli affari costituzionali, e nel ritirare gli emendamenti.
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Propongo pertanto di procedere in questa maniera.
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<SPEAKER ID=60 NAME="Napolitano">
. Signor Presidente, propongo un emendamento orale di compromesso, che assorbe gli emendamenti nn.
7, 8 e 9, presentati dall'onorevole Belder. Il mio emendamento sostituisce i visti 2, 4 e 6 della relazione con la seguente formulazione: "viste le recenti dichiarazioni di diversi Capi di Stato e di governo sull'avvenire dell'Europa,".
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<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
Signor Presidente, il collega MacCormick ha ritirato gli emendamenti nn. 18 e 12, ma l' emendamento n.
10 tratta lo stesso argomento. Intende ritirarlo o lo mantiene?
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<SPEAKER ID=62 NAME="Presidente">
Innanzitutto vorrei sapere dall'Aula se è d'accordo con la proposta di emendamento orale, presentata dall'onorevole Napolitano in qualità di relatore, di sostituire i tre visti con la frase che ha testé letto.
Non ci sono obiezioni?
Bene.
Questo è approvato.
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Con l'intervento dell'onorevole McCormick, poi, c'è la proposta di ritirare gli emendamenti nn.
12 e 18. L'onorevole Van Lancker dice che anche l'emendamento n.10 dovrebbe essere ritirato perché affronta lo stesso argomento.
Mi viene segnalato inoltre che anche l'emendamento n. 17 sarebbe inerente allo stesso tema.
La mia conclusione, dopo quello che ho sentito, è che dovrebbero essere ritirati gli emendamenti nn. 10, 12, 17 e 18.
Mi può confermare, onorevole McCormick?
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<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, posso accettare la sua proposta, sebbene gli altri due emendamenti trattino il tema da altri punti di vista.
Essi constatano infatti un dato indiscusso, ossia che al momento l' Unione è formata da 15 Stati membri.
Ma che esista un numero maggiore di nazioni, è un' altra questione.
Tuttavia, in uno spirito di collaborazione, ritirerò anche questi emendamenti.
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<SPEAKER ID=64 NAME="Ferrer">
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="EN" NAME="Doyle">
Signor Presidente, volevo avanzare una mozione d' ordine: durante la votazione di ieri sulla relazione Watson, concernente il mandato di arresto europeo, è insorta qualche incertezza in merito alla numerazione degli emendamenti.
Nel verbale odierno si può osservare che all' emendamento n. 3 è stato ora attribuito il numero 4.
Alcune pagine del processo verbale ufficiale danno anch' esse adito a confusione.
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L' emendamento n. 3, che affronta il concetto giuridico del habeas corpus, è stato fatto circolare all' interno della delegazione irlandese del gruppo PPE-DE.
Pur sapendo che l' emendamento non sarebbe passato, decisi, insieme ad alcuni colleghi, di votarlo in ragione della nostra radicata fiducia nella giustezza del principio del habeas corpus.
Con il nostro voto, volevamo affermare che questo strumento giuridico meriterebbe un posto nel diritto europeo.
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Leggendo il verbale di ieri, mi sono accorto che l' emendamento n. 3, da noi ricevuto ieri mattina, era diventato l' emendamento n.
4 in fase di votazione. La nostra volontà di votare a favore del habeas corpus è stata fuorviata da questo cambiamento nella numerazione degli emendamenti.
Desidero sia messo oggi a verbale che il nostro voto era inteso a sostenere il principio del habeas corpus.
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<SPEAKER ID=66 NAME="Presidente">
Naturalmente, onorevole Doyle, questa sua dichiarazione figurerà nel processo verbale, per precisare qual era la sua volontà.
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DICHIARAZIONI DI VOTO
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Risoluzione sullo spazio di libertà (B5-0099/2002)
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<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="ES" NAME="Palacio Vallelersundi">
Signor Presidente, faccio questa dichiarazione di voto a nome del gruppo PPE-DE.
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Il mio gruppo temeva che, nell' ambiguità in cui era formulato, l' emendamento n. 8 alla risoluzione sullo spazio di giustizia europeo si prestasse ad un' interpretazione erronea.
Soprattutto in alcune versioni linguistiche, si sarebbe potuto ritenere che l' entrata in vigore delle quattro misure fosse vincolata all' entrata in vigore della decisione quadro sul terrorismo.
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Dopo il chiarimento della onorevole Buitenweg, abbiamo espresso un voto favorevole, poiché è logico che la decisione quadro sul terrorismo serva da criterio interpretativo per queste quattro decisioni.
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Relazione Hatzidakis (A5-0012/2002)
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<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Per lungo tempo si è cercato di produrre mezzi di trasporto su strada sempre più veloci per il trasporto sia di merci sia di persone.
I limiti di velocità venivano considerati un effetto collaterale temporaneo e indesiderato di una tecnologia non ancora perfezionata.
Ogni ricerca di ritornare ad una qualche forma di limitazione della velocità veniva vista come un attacco alle libertà individuali degli automobilisti o come un ostacolo al conseguimento di utili da parte delle imprese di trasporto.
Il crescente numero di decessi dovuti a incidenti stradali ci fa pensare diversamente.
Ad ogni modo, l' imposizione di dispositivi per una porzione sempre più consistente del trasporto su strada rappresenta soltanto una parte della soluzione.
Se si impongono i dispositivi, ma non si limita a sufficienza la velocità consentita per legge, sembra piuttosto che si voglia concedere in maniera non patente un sussidio alle aziende che, grazie ad esso, intendono dischiudere una nuova nicchia di mercato.
Ciò può essere paragonato all' accordo con l' industria automobilistica che fornisce fari che si accendono automaticamente quando si mette in moto il veicolo, dopo di che il singolo automobilista deve spegnerli per ottemperare alle disposizioni di legge o ai requisiti di sicurezza nazionali.
Purtroppo il relatore limita la proposta ai veicoli aziendali, proroga le scadenze dei periodi transitori e aumenta una parte della velocità massima dei veicoli a motore della categoria N2 a 110 km/h.
I limitatori di velocità hanno senso soltanto se sono volti a rendere obbligatorio il rispetto di una seria limitazione di velocità prevista per legge e purtroppo non siamo ancora arrivati a questo punto.
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Relazione Marques (A5-0001/2002)
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<SPEAKER ID=69 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, nella mia qualità di membro della delegazione interparlamentare Unione europea-Bulgaria vorrei innanzitutto salutare anch'io la presenza nel Parlamento europeo del Presidente della Repubblica della Bulgaria, Georgi Parvanov.
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In merito ora al documento Marques, riguardante il rum nei territori d'oltremare della Francia e delle Azzorre, come potevo votare contro?
Ho visto stanotte in sogno il pirata Morgan, il quale mi ha detto: "Sono stato delegato dal comitato sindacale dei pirati a raccomandare di votare a favore di questo documento perché, altrimenti, noi pirati non potremmo cantare il nostro solito motivo" - che non canto ma ripeto - "'Quindici uomini sulla cassa del morto e una bottiglia di rum'".
La bottiglia di rum ci deve essere, e quindi ho votato a favore.
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<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
.
(FR) "Il rum non nutre più chi lo produce nei DOM!"
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Partendo da una situazione di fatto deplorevole per un simile prodotto di qualità che, come altri, è vittima della concorrenza dei paesi ACP, occorre, soprattutto per ragioni sociali e persino culturali, salvare l' importazione in Francia del rum proveniente dai dipartimenti d' oltremare e quindi prorogare fino al 2009 la deroga in vigore dal 1995, ovvero la riduzione delle accise. Tale azione si basa sulla speranza che siano prese misure di carattere strutturale per salvare il rum, rendendolo competitivo e per garantire la riconversione dei 40.000 posti di lavoro a rischio.
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Sono d' accordo sulla proroga della riduzione del tasso delle accise sul rum prodotto nei DOM per un contingente di 90.000 hl di alcool puro in Francia. D' altra parte condivido l' idea generale di ridurre i tassi esorbitanti delle accise che gravano sui vini e sugli alcolici, soprattutto nel nord della Comunità.
Si tratta quindi di un buon precedente, poiché bisogna scoraggiare la Commissione che elabora proposte per abolire il tasso di accise zero sul vino.
A mio parere tutte le occasioni sono buone per mettere in guardia contro tali intenzioni.
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Ritengo tuttavia che nella relazione intermedia che la Commissione dovrebbe presentarci nel 2006, bisognerà non solo valutare se continuano a sussistere le ragioni che hanno giustificato la deroga, ma bisognerà anche tenere conto ai fini di tale valutazione delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato e condizionare la proroga della deroga ad un' effettiva ristrutturazione del settore.
Ritengo che si tratti di una richiesta legittima.
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In quanto alla riduzione del tasso delle accise che gravano sui liquori e sull' acquavite prodotti e consumati a Madeira e alle Azzorre, sono d' accordo sulla proroga fino al 2008, in quanto dovrebbe essere presentata una relazione intermedia nel 2005.
Tale azione è giustificata da ragioni di politica regionale al fine di consentire la sopravvivenza delle coltivazioni più piccole a fronte della concorrenza dei prodotti importati i cui costi di produzioni e di commercializzazione sono ampiamente inferiori rispetto a quelli dei produttori locali.
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<SPEAKER ID=71 NAME="Sudre">
L' articolo 299, paragrafo 2 del Trattato prevede la possibilità di introdurre misure specifiche che consentano di preservare la vitalità delle attività economiche nelle regioni ultraperiferiche, regioni in cui gli attori economici necessitano di un clima di sicurezza giuridica per continuare ad esistere e a svilupparsi.
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Il settore del rum ha un impatto considerevole sull' economia dei dipartimenti francesi d' oltremare, poiché da esso dipendono quarantamila posti di lavoro.
La decisione del Consiglio del 1995, che giunge a scadenza alla fine di quest' anno, autorizza la Francia ad applicare sul proprio territorio accise ad aliquota ridotta al rum "tradizionale" prodotto nei dipartimenti d' oltremare (DOM).
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La revisione in corso dell' OCM nel settore dello zucchero e lo smantellamento delle protezioni doganali previsto per il 2003 hanno indotto la Francia a proporre il mantenimento, oltre il 2002, di tale dispositivo fiscale, in considerazione del fatto che le misure adottate a livello nazionale e comunitario non sarebbero sufficienti a consentire ai prodotti dei DOM di raggiungere lo stesso livello di competitività dei prodotti di altre regioni.
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Perseguendo l' obiettivo di preservare un' attività agricola tradizionale generatrice di posti di lavoro in ogni fase del ciclo produttivo canna da zucchero - zucchero - rum, il regime attuale permette di assicurare alla produzione dei DOM uno sbocco minimo, assolutamente limitato e controllato, sul mercato francese per poter far fronte alla costante crescita delle vendite di rum proveniente da paesi terzi, i quali non sono tenuti a rispettare le stesse condizioni di produzione.
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Infatti, per consentire la sopravvivenza di questo settore, i produttori di rum dei dipartimenti d' oltremare hanno l' obbligo di rifornirsi con materia prima locale, il che costituisce una garanzia di qualità, ma impedisce che il rum della Guadalupa sia prodotto a partire non solo da canna proveniente da paesi terzi, ma neppure dalla Martinica.
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Il rum dei dipartimenti d' oltremare deve contribuire alla politica di sviluppo rurale dei dipartimenti stessi; di conseguenza sono accresciuti i vincoli e i costi di produzione e il rum dei DOM si trova in una posizione di mercato svantaggiata rispetto ai prodotti dei paesi terzi.
Il regime fiscale derogatorio, quindi, mira esclusivamente a controbilanciare l' obbligo imposto ai produttori dei dipartimenti d' oltremare di partecipare alla sopravvivenza del settore canna da zucchero - zucchero - rum.
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(Intervento decurtato ai sensi dell' articolo 137 del Regolamento)
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Relazione Glante (A5-0005/2002)
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<SPEAKER ID=72 NAME="Fatuzzo">
Parliamo del progetto GALILEO, signor Presidente.
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Come lei sa meglio di me, Galileo Galilei, grande scienziato italiano, scrutava il cielo col suo cannocchiale dalla terra.
E qui succede, invece, il contrario: GALILEO scruterà la terra dall'alto dei satelliti, dove appunto verrà messo in orbita.
E' curiosa questa coincidenza, ma non cambia l'importanza del progetto GALILEO, per cui ho votato a favore.
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<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Il programma GALILEO riguarda la realizzazione e l' installazione di un sistema di navigazione satellitare che garantirà agli utenti la possibilità di stabilire la propria posizione sulla terra con grande esattezza.
Oltre alla maggiore precisione rispetto al sistema americano Global Positioning System (GPS), già in funzione da diversi anni, la caratteristica fondamentale di GALILEO è l' essere soggetto a controllo politico, non a controllo militare come il GPS, rappresentando nel contempo la prima impresa spaziale a livello di Unione europea.
La sua riuscita installazione e il suo funzionamento daranno non solo un evidente contributo al miglioramento della navigazione, ma anche un importante impulso alla scienza e alla tecnica spaziale.
<P>
La presente comunicazione della Commissione non riguarda il sistema GALILEO di per sé, ma la creazione di un' impresa comune dei settori pubblico e privato, che raccoglierà fondi per la sua realizzazione.
La relazione Glante apporta sostanziali miglioramenti alla proposta della Commissione.
Ciò nonostante, il Parlamento europeo ha approvato a grande maggioranza - per colpa del PPE e con la complicità del PSE - due emendamenti volti a militarizzare il sistema, in cui si fa esplicito riferimento all' uso militare con il pretesto delle "operazioni di pace" .
Se questa logica verrà accettata da Consiglio e Commissione, si confuterà in toto il carattere non militare del sistema e si potenzierà così l' arsenale dell' UE nelle sue azioni contro i popoli.
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Vale la pena osservare che il Parlamento ha approvato un emendamento analogo nella relazione sulla politica spaziale dell' Unione, da me presentata nella precedente sessione a nome della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia.
Il coincidere di questi due fatti non è casuale ma, come denunciato anche la volta scorsa, dimostra chiaramente l' intenzione di sfruttare lo spazio a fini militari.
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Questi sviluppi dimostrano la necessità per il movimento popolare mondiale di serrare le fila contro l' aggressività imperialista e la militarizzazione dello spazio.
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Per i suddetti motivi gli europarlamentari iscritti al partito greco KKE hanno votato contro la relazione.
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<SPEAKER ID=74 NAME="Berthu">
La delegazione Movimento per la Francia sostiene risolutamente il progetto GALILEO per la creazione di un sistema europeo di radionavigazione satellitare, il corrispettivo del sistema americano GPS, un sistema autonomo rispetto a quest' ultimo ma che ne garantisce "l' interoperabilità" , ossia la compatibilità e la possibilità di cooperazione.
<P>
Il progetto GALILEO sembra esemplare per tre ragioni.
Dal punto di vista tecnico, esso darà luogo a numerose ricadute positive per tutte le attività economiche e incrementerà la produttività generale dell' Europa che ne ha molto bisogno.
Dal punto di vista istituzionale, è chiaro che, in applicazione del principio di sussidiarietà, una cooperazione europea sarebbe giustificata e l' Agenzia spaziale europea (ASE) potrebbe costituire lo strumento adeguato di intervento.
Infine, dal punto di vista politico e strategico, il progetto GALILEO conferirà all' Europa un' autonomia nei confronti degli Stati Uniti; al contrario, l' accettazione del monopolio del sistema GPS determinerebbe un' evidente dipendenza, per di più destinata ad accrescersi con il passare del tempo.
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Nonostante questi argomenti, la decisione finale sullo sviluppo di GALILEO è stata rinviata di Consiglio in Consiglio e l' ultimo, tenutosi a Laeken, non ha fatto eccezione.
Oramai siamo già oltre il tempo limite per prendere una decisione utile.
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Al di là delle discussioni tecniche sulle modalità precise di associazione di partner privati, la vera ragione del ritardo è da imputarsi alle reticenze degli Stati Uniti, che hanno influenzato taluni paesi europei.
E giungiamo alla questione fondamentale: il passaggio obbligato attraverso strutture comunitarie, non è forse un freno, considerata la loro rigidità e la necessità che tutti i partner siano d' accordo?
E' un freno oggi nella fase di avvio del progetto, e sarebbe un freno domani in ciascuna fase del suo sviluppo, tanto più se si intendono aggiungere applicazioni militari o di "mantenimento della pace" .
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Su questo punto il Parlamento europeo imbocca decisamente la strada sbagliata reclamando una comunitarizzazione ancora maggiore del progetto e dichiarando, ad esempio, nella risoluzione del 17 gennaio scorso, che "l' Agenzia spaziale europea, frutto della cooperazione tra gli Stati, dovrebbe a lungo termine entrare nella sfera d' azione dell' Unione europea" .
In realtà si deve procedere in modo opposto: si deve applicare a GALILEO, come per Airbus e Arianna, il principio della geometria variabile, creando una struttura che riunisca solo gli Stati realmente interessati.
E' il modo migliore per promuovere questo progetto e compiere dei progressi.
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<SPEAKER ID=75 NAME="Caudron">
Innanzitutto, vorrei congratularmi con il collega, onorevole Glante, per il lavoro di merito e di negoziazione che ha realizzato su questo tema assolutamente strategico.
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Vorrei poi richiamare alcuni aspetti concernenti il sistema GALILEO.
Si sente spesso parlare di questo progetto, senza che se ne conoscano veramente le future applicazioni.
Si tratta di un sistema di radionavigazione satellitare che consente all' utilizzatore di un ricettore di captare segnali emessi da più satelliti al fine di determinare la sua posizione nel tempo e nello spazio.
Per il momento, esistono due sistemi di questo tipo: il sistema statunitense GPS e il sistema russo GLONASS.
Entrambi, contrariamente a GALILEO, sono stati messi a punto per scopi militari.
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Sul piano pratico, il sistema servirà in ambiti diversi che vanno dai trasporti alla pesca, all' agricoltura, alle telecomunicazioni, alla prospezione petrolifera, alle attività di difesa e di protezione civile.
Un esempio di utilizzo nei trasporti su strada: esso consentirà di anticipare e di gestire meglio i tempi di trasporto, di guidare in modo automatico i veicoli, di ridurre gli ingorghi e il numero di incidenti stradali...
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Certo, non siamo ancora a questo stadio.
La realizzazione di GALILEO è prevista in quattro fasi.
Abbiamo concluso la fase di definizione.
Ora dobbiamo avviare la fase di sviluppo (2002-2005).
Durante questo periodo, si dovranno predisporre le condizioni tecniche e finanziarie indispensabili in vista della creazione rapida dell' infrastruttura (2006-2007), in modo da essere in grado (nel 2008) di sfruttare il sistema sul piano commerciale.
La Commissione europea ci ha fatto alcune proposte per la seconda fase di GALILEO.
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La nostra commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia reputa inadeguate le proposte relative alle strutture.
Secondo il modello previsto dalla Commissione europea, il settore privato potrebbe partecipare pienamente alla costituzione di un' impresa comune.
Come il relatore, ritengo che se le imprese private fossero direttamente implicate nella costituzione di detta impresa si verificherebbe un conflitto d' interessi: infatti esse dovrebbero rispondere a bandi di gara pubblicati dall' impresa stessa.
Sarebbe auspicabile che solo i membri fondatori, le Comunità europee e l' Agenzia spaziale europea aderissero a questa impresa comune, a cui potrebbe partecipare in futuro anche la Banca europea per gli investimenti.
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(Intervento decurtato ai sensi dell' articolo 137 del Regolamento)
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<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="DE" NAME="Markov">
Ritengo che, in linea di massima, la creazione di un programma di navigazione satellitare europeo sia ragionevole e degna di sostegno.
Ciononostante, oggi ho votato contro la relazione Glante, perché non condivido l' approccio del relatore.
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Il successo economico di GALILEO quale concorrente del sistema GPS, che finora godeva del monopolio sul mercato, non è affatto scontato.
A mio giudizio, il rischio finanziario dovrebbe pertanto essere sostenuto in parti uguali dalla mano pubblica e dal privato.
Il relatore vuole consentire all' industria di accedere al finanziamento di GALILEO attraverso un' apposita società, invece che, come previsto dalla Commissione, farla partecipare all' impresa comune.
Da un lato, in questo modo s' intendono dissipare le obiezioni in materia di politica della sicurezza formulate dagli Stati membri e, dall' altro, si mira ad evitare che le aziende private che formano parte del progetto comune godano di possibili vantaggi a livello di concorrenza in fase di appalto per la creazione e la gestione di GALILEO.
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Ritengo tuttavia che questa soluzione meramente facoltativa di una partecipazione finanziaria farà sì che alla fine soltanto la mano pubblica versi gli investimenti necessari per GALILEO.
L' industria salterà sul treno solo quando GALILEO si dimostrerà redditizio e prometterà dei profitti.
Ciò significherebbe investire fondi dei contribuenti quale capitale di rischio e poi regalare all' industria privata un' elevata quota di utili.
Non è quello che io intendo per una corretta gestione dei fondi dei contribuenti.
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Non mi convince neppure l' argomento del conflitto di interessi nel caso di appalti.
Ad esempio, nei comuni è prassi abituale che aziende municipali concorrano assieme ad aziende private, senza che per questo vi sia una disparità di trattamento.
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In relazione all' argomentazione legata alla politica di sicurezza, nutro timori di tutt' altra natura.
Commissione e Consiglio mettono bene in chiaro di considerare GALILEO l' elemento centrale dell' autonomia della politica di difesa europea.
Il Parlamento europeo non è riuscito a decidere di vietare l' utilizzo di GALILEO per scopi militari.
In linea di massima, io sono però contrario all' uso militare di sistemi di navigazione satellitare.
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<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Giustamente il relatore rimanda le aziende private ad una diversa società dello sviluppo.
Egli non merita però il mio appoggio, perché GALILEO arriva con quindici anni di ritardo.
I vantaggi che sarebbero potuti derivare per autorità, industria e utenti individuali da un sistema di navigazione satellitare sono già stati fatti propri da tempo dalla concorrenza statunitense.
Soltanto se intendiamo chiudere il mercato europeo alle merci e ai servizi americani ha senso mettere a punto con fondi comunitari un sistema che è condannato, in un mercato mondiale liberalizzato, a perdere la concorrenza con il sistema GPS statunitense.
Non intendiamo farlo e sembra che addirittura cerchiamo di evitare fra mille timori le guerre commerciali con gli USA in relazione alle importazioni di merci pericolose e all' inquinamento acustico provocato da aerei rumorosi.
Certo, le imprese europee sono libere di scegliere - a proprio rischio - di tentare di competere con il prodotto americano con un qualcosa di qualitativamente superiore.
Forse riusciranno in tal modo a conquistarsi per un po' di tempo una piccola parte del mercato e poi a fare affari con profitto con gli americani per integrare scoperte europee in miglioramenti del sistema esistente.
Ciò non vale però per un progetto su ampia scala, finanziato anche con risorse dei contribuenti, che non può far altro che uscire vincente o perdente.
Un simile spreco di risorse comunitarie va soltanto a beneficio degli interessi dell' industria e dell' apparato militare.
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<SPEAKER ID=78 NAME="de La Perriére e Souchet">
I deputati della delegazione del Movimento per la Francia al Parlamento europeo hanno sostenuto la relazione dell' onorevole Glante nell' intento di offrire il loro sostegno alla realizzazione del programma GALILEO. Tuttavia, essi desiderano esprimere il loro disaccordo sull' approccio misto adottato, in parte comunitario e in parte intergovernativo.
<P>
Questo progetto esemplifica uno degli ambiti nei quali la cooperazione europea è indispensabile.
L' interesse comune è evidente.
Il sistema GALILEO è decisivo per assicurare l' indipendenza degli Stati membri dell' Unione europea nel settore strategico della localizzazione satellitare; esso infatti, permetterà loro di non di dipendere più dal sistema GPS che gli americani controllano a loro discrezione.
<P>
Per contro, voler attuare il progetto nella forma "di un' impresa comune" , di cui la Commissione costituirebbe, insieme all' Agenzia spaziale europea, uno dei due pilastri, rischia di paralizzare la sua realizzazione, generando dissensi, ostacoli burocratici, ritardi, impossibilità di ricorrere a competenze esterne all' Unione...
L' unica via percorribile ci sembra quella di un programma specifico dell' ASE, i cui meccanismi hanno dimostrato la loro flessibilità ed efficacia.
Solo un quadro intergovernativo volontario consentirà di disciplinare in modo soddisfacente la questione essenziale dell' utilizzo militare del sistema.
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<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
.
(EN) Sostengo in toto la relazione del mio collega socialista; essa doterà l' Europa di una tecnologia indipendente e versatile, dalle molteplici applicazioni pratiche, anche nel settore dei trasporti e delle telecomunicazioni.
Lo sviluppo di una tecnologia propria, indipendente dalle uniche due esistenti in Russia e negli Stati Uniti, sta diventando una questione sempre più cruciale per l' Unione.
Allo stato attuale l' Europa si trova nella posizione precaria di dover dipendere dai sistemi di questi due paesi che potrebbero, in qualsiasi momento, essere adoperati a fini militari.
<P>
Il versante finanziario del progetto ha sempre dato adito a contenziosi: è inevitabile che il finanziamento principale debba venire dal settore privato, ma è necessario definire con precisione il conseguente rapporto tra quest' ultimo e il joint undertaking.
In questo modo sarà possibile precludere qualsiasi conflitto d' interesse o ambiguità inopportuna tra i partner del progetto.
Alla luce di quanto testé detto, è molto appropriata la proposta di costituire una società di sviluppo preposta a fungere da arbitro tra le parti coinvolte nel progetto.
Infine, una commissione di monitoraggio impegnata ad osservare il progetto nel suo svolgimento potrà garantirne il giusto grado di trasparenza e correttezza.
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Proposta di risoluzione comune sul Medio Oriente (B5-0101/2002)
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<SPEAKER ID=80 NAME="De Keyser">
Signor Presidente, pronuncio questa dichiarazione di voto a titolo personale.
<P>
Contrariamente all' indicazione di voto fornita dal gruppo parlamentare del Partito socialista europeo, ho votato a favore dell' emendamento n. 1 sui riservisti israeliani che si rifiutano di prestare servizio nei territori occupati.
<P>
Tale indicazione di voto era stata data solo per ragioni tattiche: se la risoluzione fosse passata, infatti, il Partito popolare europeo non l' avrebbe votata.
<P>
Tuttavia, ritengo che vi siano oggi in Israele e in Palestina uomini e donne che hanno il coraggio di dire no alla guerra: questo è un segno di speranza ed una straordinaria lezione di coraggio, che per nessuna ragione possiamo ignorare.
Del resto, credo - voglio credere - che la storia darà ragione a questi riservisti.
<P>
<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">

Pur attribuendo talune responsabilità al governo israeliano, la risoluzione del Parlamento europeo sul Medio Oriente s' inquadra nell' ambito più generale della politica dell' equidistanza. Per questo motivo gli europarlamentari iscritti al partito greco KKE si sono astenuti dal voto.
<P>
Il KKE condanna la palese violazione dei trattati internazionali, del diritto internazionale e degli accordi bilaterali da parte del governo israeliano, e in particolare l' aggressività e la barbarie delle forze israeliane d' occupazione in Cisgiordania e a Gaza.
Lo giudichiamo inaccettabile e chiediamo la cessazione immediata dell' incivile isolamento di Ramalla, della residenza del Presidente Arafat e in sostanza della sede stessa dell' Autorità palestinese.
Condanniamo anche l' escalation della violenza indiscriminata di cui danno prova le forze israeliane contro i palestinesi, costringendo questi ultimi a piangere centinaia di vittime e migliaia di feriti tra la popolazione civile e ad assistere alla distruzione continua di loro infrastrutture, abitazioni e campi.
<P>
Rendiamo omaggio alla lotta del popolo palestinese per una soluzione giusta e pacifica, conformemente alle risoluzioni dell' ONU, e siamo solidali con loro nella realizzazione di uno Stato indipendente, con capitale Gerusalemme est.
<P>
Lodiamo anche tutti i democratici israeliani che si oppongono alla barbarie del loro governo, che si battono per una soluzione giusta e durevole e che si rifiutano - spesso a rischio della propria vita - di obbedire agli ordini illegittimi e disumani del loro governo.
Esprimiamo in particolare il nostro sostegno ai militari israeliani che rifiutano di uccidere civili.
<P>
Riteniamo che la posizione sin qui adottata dall' Unione, malgrado le dichiarazioni rese, non abbia contribuito alla soluzione della questione palestinese.
Al contrario, al fine di promuovere un nuovo ordine delle cose assieme agli USA, mettendo in atto la sua politica dell' equidistanza tra le vittime e i carnefici, l' UE permette il perpetuarsi del problema e sfrutta la situazione ai fini dei suoi interessi imperialistici nella regione e oltre.
<P>
Invitiamo sia l' Unione, sia i governi degli Stati membri e soprattutto di quei paesi rappresentati nel Consiglio di sicurezza dell' ONU, a trattare in quella sede i problemi della crescente tensione in Medio Oriente, dell' applicazione delle risoluzioni sinora adottate dall' ONU e della loro violazione da parte di Israele. Invitiamo quest' ultimo a contribuire ad una soluzione giusta e duratura del problema, riconoscendo il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato indipendente - fatto questo che darebbe un apporto positivo alla stabilità e alla sicurezza della regione.
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<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
La gravità della situazione in Medio Oriente è tale da imporre misure urgenti e da richiedere la massima solidarietà per esigere che si ponga fine alle continue incursioni illegali dell' esercito israeliano nei territori sotto il controllo dell' ANP, alla detenzione virtuale del Presidente Arafat, all' esecuzione illecita di rappresentanti palestinesi, alla violazione dei più elementari diritti dell' uomo, compresa la tortura e la morte di bambini, e alla distruzione delle infrastrutture palestinesi e di altre installazioni finanziate dall' Unione europea e da altri donatori.
Urge che la comunità internazionale adotti nuove iniziative che consentano di porre termine alla violenza, di ristabilire la fiducia e di iniziare nuovamente i negoziati tra le due parti, nel rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni dell' ONU.
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Perciò aderisco ad una risoluzione comune che, sebbene mitigata, testimoni la preoccupazione del Parlamento europeo per questa situazione, prenda le distanze dalle dichiarazioni e dalle azioni di Sharon, ribadisca che la soluzione del problema, compresa la sicurezza di Israele e la pace, passa per il riconoscimento dello Stato palestinese in condizioni accettabili.
<P>
Pertanto deploro che la maggioranza della destra si sia rifiutata di manifestare la propria solidarietà con i riservisti dell' esercito israeliano che non intendono prestare servizio nei territori occupati, e la storia dimostrerà che hanno ragione, anche se considera positiva la decisione d' inviare una delegazione parlamentare di altissimo livello per incontrarsi con le autorità palestinesi e israeliane e trasmettere un messaggio di pace alle rispettive popolazioni, nonché l' insistenza del Parlamento europeo circa la necessità di mandare nella regione con urgenza osservatori internazionali.
Spero che, per lo meno, la risoluzione mitigata del Parlamento europeo sia immediatamente applicata.
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<SPEAKER ID=83 NAME="Souchet">
In un momento particolarmente drammatico per il Medio Oriente e pericoloso per la pace nel mondo; in un momento in cui il processo di pace non è più sostenuto dagli Stati Uniti, che ripropongono un approccio di parte, e gli Stati arabi sembrano paralizzati dal partito preso americano, evidentemente spetterebbe agli europei prendere l' iniziativa e tentare di realizzare progressi diplomatici per contrastare l' impasse della violenza.
Purtroppo non vediamo profilarsi nulla di sostanziale.
Gli Stati membri che avrebbero la capacità di agire sul piano diplomatico si arenano nei meccanismi collettivi dell' Unione che producono solo dichiarazioni convenzionali.
La risoluzione del Parlamento europeo costituisce un ulteriore segno di questa impotenza europea.
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La Francia parla a voce bassa.
I suoi suggerimenti sono calzanti, eppure essa ritiene di non avere più la possibilità di sostenerli con forza.
L' organizzazione di elezioni nei Territori incentrate sul tema della pace potrebbe, invece, costituire uno stimolo per indurre i palestinesi a prendere chiaramente posizione riguardo all' Intifada e al terrorismo.
Il riconoscimento dello Stato palestinese da parte di tutti, come punto di partenza dei negoziati, al di là delle questioni personalistiche che falsano le prospettive, permetterebbe di riavviare il processo di pace su basi più solide.
Naturalmente la risoluzione del Parlamento europeo non fa alcun accenno a tali proposte, poiché, provenendo da uno Stato membro e non da un collettivo europeo, non possono, per principio, essere pertinenti.
Poiché non sono sostenute da un' autentica volontà politica, queste proposte rischiano di scomparire, ed invece esse avrebbero potuto ricondurre i partner sulla strada del dialogo politico.
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Proposta di risoluzione sul terrorismo (B5-0100/2002)
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<SPEAKER ID=84 NAME="Caudron">
Il voto della risoluzione contro il terrorismo consente di ribadire con forza che il terrorismo è intrinsecamente un male, che non ha scusanti e che deve essere sradicato con ogni mezzo.
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Il terrorismo è caratterizzato e generato dall' imposizione da parte dei membri di un gruppo minoritario e senza scrupoli delle loro idee e del loro potere mediante la violenza e la paura.
Non si devono confondere i fini e i mezzi.
I capi terroristi, ovunque essi si trovino e a prescindere da chi siano, hanno bisogno di mezzi per realizzare i loro obiettivi, ovvero:
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in primo luogo di risorse finanziarie, che possiedono grazie alle loro fortune personali o che ottengono mediante il racket, la criminalità, il traffico di stupefacenti o quello dei petrodollari
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di truppe, che reclutano negli ambienti più fragili facendo leva sul nazionalismo, la religione, l' ambizione, i sogni, la rivalsa, la povertà o la disperazione
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del terrore, che impongono ai paesi democratici e ai loro cittadini impreparati a resistere ... e sempre pronti a negoziare compromessi.
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Ricordiamoci di tutti i gruppi e gli atti terroristici di questi ultimi anni, in Germania la Banda Baader, in Italia le Brigate rosse, e le azioni quotidiane in Corsica, in Irlanda, nei Paesi Baschi, senza dimenticare i massacri durante i giochi olimpici di Monaco, gli attentati suicidi di Tel Aviv e le reti del miliardario fondamentalista Bin Laden.
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Tutte queste azioni hanno un aspetto comune: la distruzione dei sistemi democratici mediante il terrore.
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La lotta contro il terrorismo deve essere l' obiettivo principale dell' azione delle democrazie, ovunque nel mondo.
E' necessaria questa volontà per riunire grandi risorse da dispiegare senza esitazioni, per mobilitare i cittadini spiegando loro qual è la posta in gioco, per rafforzare l' autorità del potere pubblico a livello nazionale ed europeo.
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In assenza di tutto ciò... nessuna possibilità di salvezza
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E' per questo motivo che ho sostenuto la richiesta del Parlamento europeo, decisa e legittima, di essere strettamente associato all' azione del Consiglio in questo ambito.
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Per lottare efficacemente contro il terrorismo, occorre la mobilitazione dell' opinione pubblica e il Parlamento europeo è la sede più qualificata per rappresentarla.
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Proposta di risoluzione comune sull'aiuto allo sviluppo (B5-0034/2002)
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<SPEAKER ID=85 NAME="Carlotti">
Viviamo in un mondo la cui ricchezza globale è senza precedenti.
Questa ricchezza, tuttavia, non è mai stata così inegualmente ripartita.
Le disparità su scala mondiale hanno raggiunto proporzioni inaccettabili e scandalose.
Nel 1960 il venti percento della popolazione mondiale che viveva nei paesi più ricchi aveva un reddito trenta volte superiore a quello del venti percento nei paesi più poveri.
Nel 1995 aveva un reddito ottantadue volte superiore.
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All' altro estremo della scala, tre miliardi di persone vivono con meno di due dollari al giorno e ottocento milioni soffrono la fame.
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Nel settembre 2001, nella "Dichiarazione millennio" , la comunità internazionale si è impegnata a dimezzare la povertà entro il 2015.
La comunità internazionale deve ormai passare dalle intenzioni agli atti.
L' Europa deve prendere il comando di questa mobilitazione.
Il prossimo marzo a Monterrey, e in settembre a Johannesbourg al Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, l' Unione europea deve avanzare proposte concrete e definire un calendario preciso al fine di mantenere questo impegno.
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Questa battaglia a favore dello sviluppo e contro la povertà deve articolarsi attorno a quattro idee guida.
In primo luogo si deve stabilire un incremento considerevole dell' aiuto pubblico, per raggiungere - finalmente! - l' obiettivo (fissato più di trent' anni fa) dello 0,7 percento della ricchezza dei paesi del Nord.
Un passo importante in questa direzione è stato compiuto dall' ultimo Consiglio "Sviluppo" che ha reinserito questo obiettivo nell' ordine del giorno ed ha chiesto alla Commissione di stabilirne le scadenze assieme agli Stati membri.
Oramai dobbiamo fissare un calendario preciso e vincolante.
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In secondo luogo, si devono elaborare nuove risposte al problema del debito dei paesi poveri.
A tal fine è necessario intensificare le azioni di riconversione del debito verso i settori dell' istruzione e della sanità di base, seguendo l' esempio dei "contratti di riduzione del debito e di sviluppo" (C2D) creati dalla Francia.
Dobbiamo andare oltre l' iniziativa HIPC ( "paesi più poveri maggiormente indebitati" ) ed impegnarci in un vasto programma di cancellazione del debito dei paesi in via di sviluppo.
Occorre avviare la riflessione sulle condizioni di accesso dei paesi in via di sviluppo ai finanziamenti internazionali, conformemente agli orientamenti richiamati dal Primo ministro francese.
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(Intervento decurtato ai sensi dell' articolo 137 del Regolamento)
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Relazione Napolitano (A5-0023/2002)
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Fatuzzo (PPE-DE).
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Napolitano.
La Convenzione è un fatto molto importante, che ci trova tutti d'accordo.
Colgo l'occasione per affermare, tuttavia, che, a mio parere, v'è stata una mancanza di democrazia nella scelta dei delegati del Parlamento europeo alla Convenzione.
Credo, ad esempio, che l'onorevole Iñigo Méndez de Vigo sarebbe stato molto più contento se fosse stato eletto da questa Assemblea, con voto segreto, come lo è stato il Presidente del Parlamento e lei stessa, eletto Vicepresidente.
Non gli sarebbe mancato alcun voto, avrebbe avuto probabilmente l'unanimità, ma sarebbe stata una vera, democratica scelta dei candidati, e dei componenti quindi, del Parlamento europeo a questa Convenzione.
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Voglio sottolineare in questa occasione che "chi ben comincia è a metà dell'opera", ma, in questo caso, chi mal comincia deve raddoppiare i suoi impegni.
Mi auguro che in futuro ci sia più democrazia nella scelta dei rappresentanti del Parlamento europeo in questi importanti organismi.
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<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David">
Signor Presidente, in veste di vicepresidente del Parlamento responsabile per i rapporti con i parlamenti nazionali, manifesto il mio apprezzamento per il tono e la sostanza della relazione dell' onorevole Napolitano.
Sono persuaso che le idee proposte ci aiuteranno ad ottimizzare le già buone relazioni con i nostri omologhi nazionali.
Credo fermamente nell' importanza di tali relazioni al fine di garantire che l' Unione europea poggi su basi democratiche.
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Nondimeno, concordo con alcuni colleghi nel sottolineare che i parlamenti regionali, depositari di poteri legislativi, sono altrettanto importanti per garantire la democrazia dei processi decisionali comunitari.
Prendendo ad esempio il mio paese, posso dire che oltre la metà dei lavori del parlamento scozzese non consiste tanto nell' attuare le leggi emanate a Edimburgo e neppure a Londra, quanto piuttosto nell' applicare le leggi di Bruxelles, ovvero nel garantire che la legislazione comunitaria sia trasposta in maniera fedele nell' ordinamento scozzese.
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Certo, è importante continuare a mantenere i contatti che intratteniamo con i parlamenti nazionali - e anzi condivido l' importanza che vi attribuiamo - ma dovremmo anche escogitare un modo per includere i parlamenti regionali nel nostro lavoro.
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<SPEAKER ID=87 NAME="Palacio-Vallelersundi">
Mi sembra una relazione eccellente, improntata a grande saggezza, come il relatore stesso.
A titolo personale, condivido appieno la relazione, perfetta nel suo orientamento.
Tuttavia, pur essendo d' accordo con quanto espresso dalla relazione, non ho partecipato alla votazione a causa della mia nomina a rappresentante del Presidente del governo spagnolo presso la Convenzione.
Non credo che vi sia incompatibilità - né giuridica, né materiale, né etica o di altro tipo -, tutt' altro: il fatto di essere deputato al Parlamento europeo, come il collega greco e quello lussemburghese, designati dai rispettivi Capi di stato e di governo, è un valore aggiunto rispetto alla Convenzione e ad un lavoro che è comune e non di opposizione.
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Tuttavia, per ragioni personali, di carattere simbolico e, si potrebbe dire, estetico, signor Presidente, ho preferito non partecipare alla determinazione di un orientamento che senza dubbio servirà da base di riferimento per la presa di posizione della delegazione del Parlamento presso la Convenzione.
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Pur non essendoci incompatibilità di alcun tipo, desidero far presente che il mio voto in bianco è da intendere esclusivamente a fini di attestazione della mia presenza.
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<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
La proposta di risoluzione della commissione per gli affari costituzionali va nella giusta direzione e gode quindi del nostro appoggio.
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Il più delle volte i parlamenti nazionali si trovano ai margini della costruzione europea.
E' necessario potenziare il loro ruolo non creando un nuovo organo, che aggraverebbe la complessa burocrazia dell' Unione, ma attuando quanto segue:
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valorizzazione del dibattito sulle questioni europee nei parlamenti nazionali,
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esame del programma di ciascun ministro prima della relativa presentazione in Consiglio,
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controllo sulle attività dei ministri in Consiglio,
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attivazione delle commissioni per le questioni europee nei parlamenti nazionali,
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intervento dei parlamenti nazionali nella procedura di elaborazione di testi di legge nell' Unione,
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rafforzamento della cooperazione tra i parlamenti nazionali ed il Parlamento europeo.
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<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="SV" NAME="Andersson, Färm, Hedkvist Petersen, Hulthén e Hans Karlsson">
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(SV) Abbiamo votato per l' emendamento n. 21, sul paragrafo 3 della relazione, in quanto conveniamo con il relatore che il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, nei rispettivi ambiti, rappresentano i popoli dell' Unione.
Non riteniamo invece che un maggiore parlamentarismo dell' Unione richieda necessariamente maggiori competenze del Parlamento europeo rispetto a tutte le decisioni dell' Unione.
E' essenziale ricordare che la cooperazione intergovernativa ha luogo fra governi controllati dai parlamenti nazionali, ai quali i governi debbono rendere conto.
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Abbiamo votato a favore del paragrafo 7 della relazione, in quanto condividiamo nel merito la tesi del relatore secondo cui sarebbe negativo se i governi mettessero a punto in misura eccessiva nuovi strumenti di esercizio del potere non sottoposti all' influenza dei parlamenti.
Teniamo al contempo a evidenziare che il metodo di coordinamento aperto - malgrado le sue carenze sotto il profilo del controllo parlamentare - ha rappresentato e rappresenta un metodo benvenuto in quanto efficace nel garantire più integrazione, più collaborazione e più risultati in ambiti ritenuti inadatti a forme decisionali di natura maggiormente sovranazionale.
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Abbiamo votato a favore del paragrafo 8, in quanto conveniamo con il relatore che non può essere ritenuta legittima - né sotto il profilo della rappresentatività, né sotto il profilo pratico - la prassi del doppio mandato, ossia l' elezione al Parlamento europeo e a un' assemblea regionale o nazionale.
Quanto al mandato in assemblee regionali, noi riteniamo però che il relatore intenda riferirsi alle assemblee regionali con competenze legislative autonome, e non alle assemblee regionali - per esempio quelle esistenti in Svezia - in cui il potere decisionale è delegato.
Questo tipo di mandato dovrebbe infatti essere conciliabile con il mandato di deputato europeo.
<P>
<SPEAKER ID=90 NAME="Berthu">
La relazione Napolitano riflette la concezione consueta dei rapporti del Parlamento europeo con i parlamenti nazionali: essi sono confinati, con elogi di consolazione, nel ruolo secondario di difensori di interessi nazionali particolari.
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Chiaramente questo significa dimenticarsi che il livello democratico più vitale è quello della nazione; a volerlo troppo mettere in disparte, si mette in disparte anche la democrazia.
Il bene comune europeo non si decreta dall' alto, a partire da una democrazia europea troppo fragile per essere qualcosa di più di un paravento della tecnocrazia; esso si definisce mediante il dialogo pacifico tra gli interessi e le aspirazioni delle diverse democrazie nazionali.
<P>
Vi è un punto, tuttavia, sul quale la relazione Napolitano - stando ai termini delle motivazioni addotte - pretende di fornire "un' innovazione d' importanza maggiore" : ossia la proposta di una specie di "potere costituente condiviso" .
Tale proposta rivela in realtà le vere intenzioni che sottendono le affermazioni rassicuranti della relazione: infatti, si vuole, né più né meno, togliere ai parlamenti nazionali il diritto esclusivo di ratificare i Trattati europei, e dunque di definire in modo sovrano le competenze dell' Unione.
<P>
Questo nuovo "potere costituente" sarebbe esercitato dai parlamenti nazionali insieme al Parlamento europeo, ed inoltre, come precisa il paragrafo 21 della risoluzione, dalla Commissione e dai governi degli Stati membri: un fatto del tutto inedito dal punto di vista democratico.
<P>
Una siffatta riforma rappresenterebbe un serio passo indietro: il potere di revisione dei Trattati - e a fortiori, il "potere costituente" - sono appannaggio esclusivo del popolo, certamente non di poteri esecutivi, nazionali o europei.
Il popolo, in alcuni casi, può delegare tale potere ad assemblee di rappresentati eletti a questo scopo - come il Parlamento francese nei casi previsti dall' articolo 89 della Costituzione. Il Parlamento europeo non rientra tra esse, poiché nessun potere costituente, o anche solo di revisione dei Trattati, rientra nelle competenze ben precise conferitegli dai popoli.
<P>
<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="EN" NAME="Blak, Figueiredo, Frahm, Miranda, Schmid, Herman, Seppänen e Sjöstedt">
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(EN) La relazione riduce i parlamenti nazionali a sorveglianti dei rispettivi governi, un ruolo che è stato ulteriormente circoscritto dall' estensione del voto a maggioranza qualificata nel Consiglio, tramite cui è stato reciso il collegamento tra le decisioni a livello europeo e quelle prese dai singoli popoli.
La relazione si prefigge altresì di estendere le attribuzioni del Parlamento europeo, disconoscendo in questa maniera che la legittimità è conferita dai cittadini in primis al livello parlamentare nazionale.
<P>
Per infondere nuova linfa alla democrazia in Europa, è indispensabile attribuire a ciascun popolo un potere decisionale visibile a livello europeo.
Di conseguenza, in avvenire dovremo considerare i parlamenti nazionali non alla periferia, bensì al centro del processo decisionale.
Il Consiglio europeo di Nizza ha avuto infatti l' intuito di porre "il ruolo del parlamento nazionale nell' architettura europea" - dunque dentro l' architettura e non ai margini della stessa - all' ordine del giorno della prossima Conferenza intergovernativa.
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I cittadini dell' Unione europea considerano in genere le elezioni per il parlamento nazionale - e, in alcuni paesi, le elezioni presidenziali nazionali - come un momento cruciale di scelta democratica, ad esempio tra un governo di destra o di sinistra.
Al giorno d' oggi, la democrazia è legittimata dalle elezioni dei parlamenti nazionali e le Istituzioni dell' Unione devono regolarsi di conseguenza.
Pertanto, le decisioni più importanti prese dal Consiglio dovrebbero essere subordinate alla ratifica da parte dei parlamenti nazionali.
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<SPEAKER ID=92 NAME="Bonde">
SOS Democrazia non può votare a favore della relazione Napolitano, perché non attribuisce il ruolo fondamentale ai parlamenti nazionali che sono gli unici che intrattengono uno stretto rapporto con il popolo.
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<SPEAKER ID=93 NAME="Ferrer">
Il momento decisivo che attraversa il processo d' integrazione europea, sia per l' ampliamento in corso sia per le nuove sfide politiche ed economiche a cui far fronte, richiede il contributo non solo del Parlamento europeo ma anche dei Parlamenti degli Stati membri, affinché i cittadini partecipino a tale processo, attraverso i propri rappresentanti legittimi.
<P>
Per questa ragione considero opportuna l' eccellente relazione dell' onorevole Napolitano, che ha ricevuto il mio voto favorevole.
Se da un lato è evidente la necessità di garantire il controllo democratico delle politiche comunitarie e del processo decisionale, è altrettanto evidente che tale controllo deve essere esercitato nel rispetto di ciascuno degli ambiti dell' azione parlamentare.
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In tal senso accolgo con favore l' impegno assunto dall' onorevole Napolitano, presidente della commissione per gli affari costituzionali, per elaborare una futura relazione sul ruolo dei Parlamenti delle regioni costituzionali in questo processo.
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Queste regioni, dotate di poteri legislativi, rappresentano un ingranaggio fondamentale del sistema, non solo per la loro maggiore prossimità al cittadino, ma anche perché i loro Parlamenti, in quanto legittimi rappresentanti dei popoli che compongono l' Unione, hanno il diritto di partecipare, nell' ambito delle proprie competenze, al controllo del processo legislativo delle politiche comunitarie e di farsi sentire nella difesa dei propri interessi.
<P>
<SPEAKER ID=94 NAME="Goebbels">
Pur sostenendo in linea di massima la relazione Napolitano, mi sono astenuto al momento della votazione finale perché reputo prematuro pronunciarsi contro l' eventualità di una seconda Camera europea, un Senato degli Stati.
Spetterà alla futura Convenzione approfondire tali idee e trarre le conclusioni sulle istituzioni da creare, o da non creare, e ciò in funzione dell' architettura complessiva che sarà alla fine adottata.
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<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Gran parte del potere sottratto ai parlamenti nazionali a favore del processo di unificazione europea non è stato raccolto dal Parlamento europeo, ma dai governi nazionali.
In tal modo l' esistenza dell' UE ha aumentato i poteri di ministri e sottosegretari di Stato.
La maniera in cui essi giungono ad accordi all' interno del Consiglio non può essere controllata né dal Parlamento europeo né dai parlamenti nazionali.
Se viene presa una decisione che si scontra con quella dell' opinione pubblica nazionale, possono sempre dire che volevano fare la cosa giusta, ma che i vicini glielo hanno impedito.
I ministri dei paesi vicini raccontano la stessa cosa.
Questo tipo di processo decisionale intergovernativo non garantisce che si tenga conto dei diversi desideri degli Stati membri.
Perciò lancio un appello a favore di un processo decisionale interparlamentare, anziché intergovernativo.
La Commissione europea presenta proposte, il Parlamento europeo delibera in merito in prima lettura e successivamente ogni parlamento nazionale vaglia se tali decisioni siano applicabili nel rispettivo paese.
Questo modello non lascia alcuna funzione decisionale autonoma al Consiglio.
Purtroppo le proposte dell' onorevole Napolitano non si spingono fino a questo punto, ma giustamente egli rafforza il ruolo dei parlamenti ai diversi livelli rispetto a quello dei governanti.
<P>
<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="PT" NAME="Queiró">
Sono stato costretto a votare contro la relazione Napolitano anche se riconosco che la relativa risoluzione riflette una serie di preoccupazioni positive per quanto concerne il ruolo dei parlamenti nazionali sia in ordine al controllo dei rispettivi governi, soprattutto quando agiscono a livello di definizione e di applicazione della politica europea, sia in riferimento alla sua costruzione.
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Riconosco anche - come ribadito nel mio intervento - che si sono potute integrare in parte nel documento alcune delle proposte costanti del parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell' uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, di cui sono stato relatore.
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Non posso però condividere alcune delle conclusioni approvate, che ritengo politicamente determinanti.
Tra di esse sottolineo il punto 21, relativo alla nascita - attraverso la Convenzione - di un potere costituente, anche se esercitato congiuntamente, da parte del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, la Commissione e i governi degli Stati membri e il rifiuto di un futuro Senato (punto 17), nel quale, secondo me, si potrebbe plasmare il principio della parità tra gli Stati membri.
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Con questa dichiarazione di voto metto in chiaro la mia posizione, dato che, oltre alle obiezioni manifestate, che hanno determinato il mio voto, penso che il collega Napolitano merita il mio rispetto per il lavoro svolto e per lo sforzo compiuto a favore della parlamentarizzazione dell' UE, rifiutando lo schema semplicistico di trasformare il Parlamento europeo nell' unico titolare del ruolo di rappresentante dei cittadini e di garante della democrazia nei rapporti con le altre Istituzioni dell' Unione.
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Relazione Pohjamo (A5-0006/2002)
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<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="DE" NAME="Markov">
<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Finché i Fondi strutturali continueranno ad esistere nella forma attuale, permarranno le tensioni tra livello regionale ed europeo.
Dal punto di vista regionale, si tratta di denaro proprio, a cui si ha diritto e di cui si deve disporre quanto più liberamente possibile.
Dal punto di vista europeo, si tratta di fondi europei, che vengono messi a disposizione soltanto a condizioni molto rigide per essere utilizzati in città e regioni e che devono essere recuperati se si superano le scadenze previste o se non si rispetta la destinazione prevista.
Queste due esigenze, in contrasto tra loro, possono essere conciliate solamente attraverso un lungo processo di concertazione amministrativa preliminare e molto controllo.
Ciò significa che all' erogazione di questi fondi sono connessi elevati costi e molta burocrazia.
Probabilmente l' Europa farebbe meglio a ridistribuire i fondi liberamente disponibili per investimenti nelle regioni arretrate, in crisi o con una posizione economico-geografica sfavorevole, e non occuparsi soltanto a livello marginale delle erogazioni.
Tale cambiamento permetterebbe di destinare i funzionari europei per assolvere altre mansioni in cui si registrano ancora deficit e per porre termine agli inutili giri e rigiri di denaro degli Stati membri ricchi agli Stati membri ricchi.
Ciò ridurrebbe il numero di tabelle propagandistiche con sopra la bandiera europea, ma sarebbe assai più efficace.
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
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(EN) Plaudo con entusiasmo all' appello per un uso più efficace e produttivista dei Fondi strutturali UE.
In effetti, i Fondi strutturali rappresentano un mezzo essenziale tramite cui dare una prova tangibile ai cittadini europei che l' Unione europea sta lavorando per loro; è essenziale riuscire a confutare l' impressione diffusa che l' Unione sia sinonimo di burocrazia.
L' esecuzione dei Fondi strutturali è stata troppo spesso burocratica e la loro attuazione lenta e inefficiente.
Alla luce dell' aumento sostanziale delle risorse destinate ai Fondi strutturali, è indispensabile ribadire i principi di produttività, qualità e valore aggiunto regionale, nonché vigilare attentamente alla loro applicazione.
<P>
La premessa per un' assegnazione efficace dei Fondi è data dalla cooperazione tra tutti i livelli istituzionali europei.
I governi nazionali devono contribuire a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla fase attuativa e condivido l' appello dei colleghi affinché i Fondi confluiscano in maniera più diretta e immediata in mano alle regioni.
Inoltre, la Commissione dovrebbe essere più attiva nell' approvazione dei documenti di orientamento, al fine di agevolare ulteriormente il processo.
Per ultimo, è opportuno pensare ai Fondi strutturali nella prospettiva dell' ampliamento: l' Unione europea potrebbe cogliere questa opportunità per stanziare i Fondi con maggiore efficacia, una volta tanto.
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Relazione Musotto (A5-0007/2002)
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Fatuzzo (PPE-DE).
Signor Presidente, vorrei sottolineare - si è trattato in questo documento della coesione economica e sociale tra le regioni dell'Unione europea - quanto sia importante, a parere del Partito dei pensionati e mio personale, che il futuro allargamento dell'Unione europea non porti alcuna variazione nell'importante politica di coesione che viene attuata attraverso i Fondi strutturali.
Ritengo sia dovere di tutte le regioni più ricche d'Europa di contribuire, anche finanziariamente ma non solo, al progresso di tutte le altre regioni meno ricche, più povere, che purtroppo ci sono ancora in tutta l'Unione europea.
Con questo auspicio ho quindi votato a favore della relazione Musotto.
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<SPEAKER ID=100 NAME="Darras">
Vorrei, innanzitutto, ringraziare il nostro relatore della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, onorevole Francesco Musotto, e l' intera commissione per l' eccellente lavoro che ci hanno presentato.
<P>
A mio avviso, votare per questa relazione significa in primo luogo sottolineare che il principio della coesione, e di conseguenza, della solidarietà e dell' integrazione dei popoli e dei territori dell' Unione è inscritto nei Trattati ed è fondamentale difenderlo in quanto tale.
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Pertanto, l' eterogeneità dei progressi compiuti e, soprattutto, il permanere di disparità regionali intollerabili, che provocano la marginalizzazione delle regioni in ritardo, devono essere evidenziate - come fa la relazione - al fine di incitare gli Stati a sostenere gli sforzi di convergenza economica regionale predisposti a livello europeo.
Gli autori della relazione che, a ragione, ritengono sia essenziale assicurare un livello massimo di coerenza tra l' azione condotta a livello europeo, a titolo della politica di coesione, e le politiche interne di sostegno allo sviluppo negli Stati membri - invitano questi ultimi a sostenere, conformemente ai principi di addizionalità e di sussidiarietà, questo sforzo di convergenza economica regionale predisposto a livello europeo, in particolare mediante una politica di investimento adeguata.
<P>
Tale sforzo è tanto più importante in quanto dobbiamo vincere la sfida rappresentata dall' ampliamento.
La coesione deve diventare ancora più forte se vogliamo evitare, per quanto possibile, che i divari e le disparità tra le regioni aumentino in modo catastrofico con l' ampliamento.
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Infine, sosterrò pienamente l' emendamento n. 49 che evidenzia come la percentuale dello 0,45 percento del PIL comunitario destinata alla politica di coesione sia del tutto insufficiente se vogliamo che essa sia efficace e realmente solidale.
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<SPEAKER ID=101 LANGUAGE="EN" NAME="Hudghton">
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(EN) Ho votato a favore della relazione, ma vorrei comunque sottolineare alcuni aspetti salienti attinenti alla politica della pesca.
La salvaguardia degli interessi storici di questo settore è indissolubilmente legata alla coesione economica e sociale delle comunità che dipendono dalla pesca.
<P>
In conformità al principio della stabilità relativa, le quote proporzionali di stock assegnate a determinati Stati in certe aree di pesca rimangono costanti.
A seconda che le possibilità di cattura aumentino o diminuiscano in una data area, gli Stati detentori di diritti legittimi su di essa ottengono una corrispondente fetta proporzionale delle prede.
La stabilità relativa è fondamentale per la politica della pesca e il mantenimento delle riserve ittiche, e non dovrebbe essere messa in discussione.
E' opportuno sottolineare altresì l' importanza delle preferenze dell' Aia.
In esse viene preso atto del grado di dipendenza delle comunità costiere dalla pesca e vengono offerte tutele aggiuntive.
Il peso socioeconomico di questi accordi non può essere enfatizzato a sufficienza: essi devono essere preservati come elementi fondamentali della politica comune della pesca, nonché come parte integrante degli obiettivi di base perseguiti dalla politica di coesione.
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Quando si parla delle comunità dipendenti dalla pesca, è importante ribadire l' importanza dei finanziamenti SFOP, in particolare per quanto attiene al rinnovo delle flotte per ragioni di sicurezza in un settore che opera in un ambiente evidentemente ostile.
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<SPEAKER ID=102 NAME="Krivine">
A mio avviso esiste una contraddizione di fondo tra la cosiddetta politica di coesione e gli orientamenti neoliberisti che predominano in Europa: concorrenza e privatizzazioni generalizzate vanno infatti nel senso opposto di una vera e propria armonizzazione.
Questa presuppone l' aumento dei fondi volti ad assicurare le perequazioni ed i trasferimenti necessari ad introdurre distorsioni positive rispetto ai meri fenomeni commerciali ed alla cieca ricerca della redditività.
Tali fondi potrebbero essere alimentati da un' imposta unificata sui redditi da capitale.
<P>
La relazione Musotto riconosce a modo suo tale contraddizione sottolineando, ad esempio, "la necessità di adattare la politica della concorrenza e la politica fiscale" .
Tuttavia, avverte subito dopo l' esigenza di allontanarsene tessendo le lodi di un partenariato pubblico-privato.
Le proposte della relazione, per quanto moderate, vanno nella direzione giusta chiedendo una valutazione più approfondita degli effetti dell' ampliamento e considerando come base la soglia dello 0,45 percento del PIL comunitario destinato alla politica di coesione.
Ecco il motivo per cui non ho votato contro la relazione benché essa rimanga molto distante da una vera e propria politica di solidarietà e di uguaglianza su scala europea.
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<SPEAKER ID=103 LANGUAGE="EN" NAME="McCarthy">
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(EN) Il gruppo EPLP avalla le conclusioni della relazione Musotto sulla coesione.
Tuttavia, riteniamo prematuro adottare una posizione definitiva nella discussione sulle alternative future per la designazione delle aree europee assistite.
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In Gran Bretagna esisteranno aree bisognose anche dopo il 2006 e invitiamo la Commissione a valutare il ruolo che potrebbe essere svolto da meccanismi di sicurezza sociale e di finanziamento transitorio per l' assistenza alle regioni più povere della Gran Bretagna dopo il 2006.
<P>
Mi delude rilevare che i Conservatori britannici non hanno dato il loro consenso, tra l' altro, a questo emendamento.
Oltre a non favorire un maggiore coinvolgimento dei governi locali e regionali nella gestione dei fondi europei, essi hanno sferrato un colpo alla democrazia e alla partnership.
<P>
<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="PT" NAME="Miranda">
La relazione in esame ha il merito di tracciare una diagnosi dell' odierna situazione in materia di coesione economica e sociale nell' Unione europea.
In particolare, condividiamo l' approccio secondo cui la coesione costituisce, conformemente ai trattati, uno dei pilastri comunitari.
Va anche approvato il riferimento esplicito ai ritardi nella lotta alle asimmetrie dello sviluppo e del livello di vita e persino al regresso che si registra in alcune regioni di certi paesi.
Inoltre condividiamo la necessità di dare continuità e di rafforzare la politica regionale in futuro e l' opposizione ad un eventuale ritiro di alcune regioni dall' Obiettivo 1, per pure ragioni statistiche.
<P>
Per quanto riguarda le cause delle predette situazioni di ritardo e di regresso, la relazione non si spinge tanto in là quanto sarebbe auspicabile.
Nel riferire l' insufficienza dei fondi finanziari resi disponibili per l' obiettivo di coesione, omette alcuni aspetti essenziali, come l' assenza di un carattere ridistributivo nel bilancio comunitario e l' assoluta necessità di una revisione delle prospettive finanziarie, per di più alla vigilia dell' ampliamento.
Inoltre tralascia alcuni elementi determinanti per le regioni meno sviluppate, in particolare gli effetti negativi, e, di conseguenza, la necessità di revisione delle politiche macroeconomiche e finanziarie, nonché delle politiche settoriali che, non di rado, si rivelano assai inadeguate per quelle aree.
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<SPEAKER ID=105 NAME="Sudre">
Uno dei maggiori successi riportati dall' Europa nel corso della sua costruzione è diretta conseguenza della decisione presa nel 1975 di promuovere la solidarietà e la coesione, necessarie a ravvicinare i livelli economici di tutte le regioni e di tutti gli Stati membri dell' Unione europea.
Si può oggi affermare che le modalità che saranno utilizzate per adeguare la politica comunitaria di coesione alle prospettive dell' ampliamento determineranno l' evoluzione qualitativa del futuro dell' Unione.
<P>
Il Parlamento europeo sostiene da tempo e a giusto titolo che un' adeguata politica di coesione economica e sociale non può ridursi a togliere agli uni ciò che si vorrebbe ridistribuire agli altri.
<P>
Va in primo luogo considerata l' analisi dei bisogni reali, amplificati dalla prospettiva dell' ampliamento, e non un riferimento fissato a dotazioni stabilite in passato per situazioni differenti proprio perché, come sottolinea la Commissione europea, l' ampliamento farà crescere il differenziale di sviluppo tra, da un lato, i territori centrali e, dall' altro, le regioni periferiche ed ultraperiferiche.
<P>
Chiedo a tal proposito che le regioni ultraperiferiche continuino a costituire una delle priorità della politica regionale e di coesione mediante nuovi sviluppi da realizzare nell' ambito dell' applicazione dell' articolo 299, paragrafo 2, del Trattato.
<P>
E' inoltre necessario adeguare la politica della concorrenza (in particolare gli aiuti di Stato a finalità regionale) e la politica fiscale per rafforzare la politica regionale e di coesione, fermo restando che i Fondi strutturali, da soli, non sono sufficienti a controbilanciare le deficienze ed i ritardi di sviluppo accumulati nel corso di molteplici decenni.
<P>
E' altresì opportuno prevedere un adeguamento della politica agricola comune e di sviluppo rurale onde meglio articolare la dimensione urbana e rurale dello sviluppo regionale.
Infine è urgente, a mio parere, creare un osservatorio europeo della coesione territoriale.
<P>
(Intervento decurtato ai sensi dell' articolo 137 del Regolamento)
<P>
Relazione Kratsa-Tsagaropoulou (A5-0022/2002)
<P>
Fatuzzo (PPE-DE).
Signor Presidente, ho votato a favore anche della relazione dell'onorevole Kratsa, che riguarda le donne nei paesi mediterranei.
Vorrei chiedere, a questo proposito, l'impegno di tutti noi parlamentari affinché unilateralmente l'Unione europea estenda la validità del regolamento 1408 sul pagamento pro rata per il periodo di tempo in cui si è lavorato negli Stati dell'Unione europea a tutti i cittadini dei paesi del Mediterraneo meridionale, che lavorano da tanti anni qui in Europa e che hanno diritto di avere una quota di pensione per il lavoro svolto in Europa, al di là delle rispettive convenzioni.
<P>
<SPEAKER ID=106 LANGUAGE="EN" NAME="Martin, David">
Signor Presidente, la relazione descrive la situazione delle donne in alcuni paesi del Mediterraneo tratteggiando un quadro deprimente.
La relazione dimostra che queste donne, oltre ad essere svantaggiate in termini economici, lo sono anche dal punto di vista della salute e, forse più importante ancora, dell' istruzione; in alcuni paesi del Mediterraneo, le donne raggiungono un grado di alfabetismo molto inferiore a quello degli uomini.
<P>
E' importante, ma insufficiente, che il Parlamento denunci questa situazione.
Dobbiamo fare in modo che le politiche UE mirino ad aiutare le donne a migliorare la propria posizione in taluni di questi paesi.
Per esempio, il programma MEDA non ha previsto finora alcuna linea dedicata nello specifico all' istruzione femminile o al miglioramento dei servizi sanitari per la donna.
Dobbiamo considerare questi aspetti.
In uguale maniera, analizzando il funzionamento dei rapporti economici che intratteniamo con i paesi mediterranei, dovremmo trovare possibili modi per migliorare la condizione femminile, ad esempio sostenendo le cooperative di donne e altri tipi di iniziative.
<P>
<SPEAKER ID=107 NAME="Lulling">
A prima vista ci si potrebbe chiedere perché ci si debba occupare in modo particolare della promozione dei diritti della donna nei paesi mediterranei.
<P>
La politica della parità di trattamento e di opportunità per uomini e donne è la stessa per tutti gli Stati dell' Unione europea.
Lungi da noi pensare, ad esempio, che per motivi contingenti e legati alla mentalità degli uomini negli Stati membri del Mediterraneo, in questi paesi risulterebbe più difficile applicare la politica di uguaglianza, ora fortemente radicata nel Trattato di Amsterdam.
<P>
Non si ha peraltro intenzione di definire come macho gli uomini di tali paesi.
Non lo sono, infatti, né più né meno delle persone di sesso maschile che vivono più a nord nell' Unione europea.
<P>
E' tuttavia chiaro che nei paesi mediterranei che non sono o non sono ancora membri dell' Unione la condizione delle donne è più preoccupante da molteplici punti di vista e che è doveroso e necessario occuparsene in maniera più specifica per ovviare a discriminazioni inaccettabili.
<P>
Sono pertanto a favore della relazione, pur esprimendo due riserve.
Ritengo che azioni positive, quali quelle menzionate al paragrafo 5 b della risoluzione nonché la creazione di infrastrutture, non dovrebbero consentire soltanto alle donne, bensì anche agli uomini, di conciliare vita professionale e vita familiare.
<P>
Al paragrafo 14 si caldeggia l' istituzione di una banca euromediterranea di sviluppo.
Occorre veramente creare una nuova banca allorquando esiste la Banca europea per gli investimenti, che è perfettamente in grado di concedere prestiti anche nel quadro del processo di Barcellona?
<P>
Bisogna evitare di stabilire precedenti poiché, se si crea una banca euromediterranea di sviluppo allora perché non istituirne una per il mar Baltico, il mare del Nord e così via?
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(Intervento decurtato ai sensi dell' articolo 137 del Regolamento)
<P>
Relazione Hermange (A5-0009/2002)
<P>
<SPEAKER ID=108 LANGUAGE="PT" NAME="Bastos">
Ho votato a favore della relazione che costituisce un' iniziativa eccellente per dare avvio a una politica coerente, chiara ed efficace a livello comunitario sul problema dell' analfabetismo.
Si tratta di un problema al quale non è stata dedicata la dovuta attenzione, probabilmente perché fino a poco tempo fa era scontato che i paesi più sviluppati non conoscessero problemi di analfabetismo grazie all' obbligo scolastico.
Sottolineo che le ultime azioni comunitarie specificamente mirate a questo problema sono state approvate nel 1987.
<P>
La relazione sull' alfabetizzazione, pubblicata nel giugno 2000 dall' OCSE, dimostra invece il contrario, ossia che l' analfabetismo è una realtà nei nostri paesi e comporta elevati costi economici e sociali.
<P>
L' OCSE ha definito l' alfabetizzazione come "la capacità di leggere e scrivere che gli adulti utilizzano nella vita quotidiana, nel lavoro o in comunità, per raggiungere i propri obiettivi, acquisire conoscenze e aumentare le proprie potenzialità" .
Pertanto l' esistenza dell' analfabetismo è la negazione di uno dei diritti fondamentali dell' uomo, vale a dire del diritto all' istruzione, e ostacola l' accesso ad altri diritti, in quanto impedisce di migliorare le condizioni di vita, restringe l' accesso al mercato del lavoro, limita la libertà di espressione degli individui e la loro partecipazione sociale, nonché la loro possibilità di sfruttare i diritti civili che spettano loro.
<P>
Le cifre relative all' entità di questo fenomeno a livello comunitario non possono essere sottovalutate, in quanto esso interessa una percentuale considerevole di cittadini dell' Unione europea di età compresa tra i 15 e i 65 anni.
E' senza alcuno stupore, ma con molto anticonformismo, che rilevo che il mio paese, il Portogallo, è lo Stato più colpito da questo fenomeno.
Se non interverremo, il problema non potrà che aggravarsi.
<P>
(Intervento decurtato ai sensi dell' articolo 137 del Regolamento)
<P>
<SPEAKER ID=109 NAME="Krivine">
Pur riconoscendo che il saper leggere e scrivere è un diritto per tutti, la relazione fornisce soltanto pochi elementi per promuovere una politica all' altezza della posta in gioco in materia di lotta contro l' analfabetismo.
<P>
Ritengo che i riferimenti ai pedagoghi e agli insegnanti siano utili solo se si propugna una vera politica di assunzione nell' ambito della Pubblica istruzione poiché si tratta di una missione propria del servizio pubblico.
<P>
In tutta Europa sono infatti scoperte decine di migliaia di posti di insegnanti.
Le recenti manifestazioni di insegnanti e genitori di alunni nella regione di Nantes contro la chiusura di classi e a favore della creazione di sedi e di un numero limitato di scolari per classe vanno in tal senso.
<P>
Infine sono proprio i danni provocati dalle politiche liberiste - disoccupazione e attacchi contro i servizi pubblici - che provocano una recrudescenza dell' analfabetismo.
La lotta contro l' analfabetismo comporta anche una lotta alla miseria.
<P>
Tuttavia, poiché la relazione propone alcune misure positive, quali il pari accesso da parte di tutti ai diritti fondamentali, la non discriminazione e le pari opportunità nonché contributi specifici per le regioni dell' Unione europea maggiormente colpite da tale forma di esclusione sociale, ho votato a favore della relazione.
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Relazione Hermange (A5-0004/2002)
<P>
<SPEAKER ID=110 LANGUAGE="EN" NAME="Moraes">
Il gruppo EPLP ha votato a favore della relazione Hermange sul quadro di valutazione dei progressi compiuti nell' attuazione dell' agenda sociale europea, perché la relazione contiene molti spunti positivi.
<P>
Non mancano tuttavia le zone d' ombra; la relazione invita la Commissione a fornire informazioni su come intende dare seguito ad alcune richieste contenute nell' Agenda sociale che non sono state però avallate dall' EPLP in sede di plenaria nel 2000.
<P>
Al paragrafo 14, l' EPLP non ha potuto sostenere la richiesta di un diritto di sciopero europeo e si è pertanto astenuto.
L' EPLP ritiene che tale aspetto sia già regolamentato dalla legislazione degli Stati membri, oltre ad essere incluso nella Carta dei diritti fondamentali.
<P>
<SPEAKER ID=111 NAME="Presidente">
Con questo si conclude il turno di votazioni.
<P>
(La seduta, sospesa alle 13.35, riprende alle 15.00)
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<CHAPTER ID=7>
Discussione su problemi d'attualità
<SPEAKER ID=112 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
<P>
<CHAPTER ID=8>
Attacchi terroristici in India, segnatamente contro il Parlamento
<SPEAKER ID=113 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti cinque proposte di risoluzione::
<P>
B5-0053/2002, presentata dall' onorevole Collins a nome del gruppo UEN,
<P>
B5-0061/2002, presentata dagli onorevoli Thomas Mann, Morillon, Tannock, Sacrédeus e Maij-Weggen a nome del gruppo PPE-DE,
<P>
B5-0072/2002, presentata dall' onorevole Frahm a nome del gruppo GUE/NGL,
<P>
B5-0081/2000, presentata dagli onorevole Sakellariou e Van den Berg a nome del gruppo PSE,
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B5-0089/2002, presentata dalla onorevole Lynne a nome del gruppo ELDR,
<P>
sugli attacchi terroristici in India, in particolare contro il Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signora Presidente, il 13 dicembre 2001 è stato un giorno nero, non solo per i rapporti tra India e Pakistan.
L' attacco terroristico degli estremisti islamici contro il parlamento indiano ha inteso colpire un organo vitale della più grande democrazia del mondo; l' istituzione dei rappresentanti liberamente eletti dal popolo e la società multietnica.
All' attacco ha fatto seguito una massiccia mobilitazione di soldati ed una minacciosa concentrazione di armamenti.
<P>
Esiste il grave pericolo che gli estremisti si impossessino con la forza di quelle armi.
La situazione è stata ulteriormente aggravata dall' attentato al Centro di cultura americana di Calcutta ad opera, si suppone, di militanti fondamentalisti islamici.
Da anni si sospetta che il Pakistan offra agli estremisti islamici un rifugio sicuro e sostegno logistico e materiale.
Ma ora il paese risponde agli ordini del presidente Musharaf.
Sono stati incarcerati circa 1.500 sospetti e sono stati chiusi circa 400 uffici di organizzazioni estremiste islamiche.
Questo consente di sperare in un'evoluzione favorevole.
<P>
Con la sua partecipazione nell'alleanza internazionale contro il terrorismo, il capo militare del Pakistan ha senza dubbio tolto il paese dall' isolamento.
Le parole da lui pronunciate alla televisione per annunciare l' intenzione di combattere con rigore il terrorismo dovranno essere seguite dai fatti.
I combattenti talibani che si nascondono in Pakistan devono essere smascherati ed arrestati.
Le scuole religiose dell' estremismo islamico, che offrono un fertile terreno spirituale per i Talibani, devono essere riorganizzate e ne devono essere riformati i contenuti.
Ma la cosa più importante è che siano analizzate le cause del favore di cui tuttora godono i Talibani e della loro idealizzazione come combattenti per la libertà, ancora molto diffusa in vaste aree del paese.
<P>
E' necessario un approfondito dibattito intellettuale. Si deve quindi dare priorità all' istruzione pubblica.
Chi grazie ad una buona formazione scolastica acquisisce consapevolezza e sa esprimere un proprio giudizio critico, sarà anche in grado di opporsi ad ogni tipo di dittatura e di manipolazione.
In Pakistan deve essere accettata la libertà religiosa per le minoranze.
Pensiamo al caso, tra gli altri, del recente massacro compiuto durante una funzione religiosa in una chiesa cristiana.
I terroristi islamici responsabili non sono ancora stati catturati.
<P>
La discriminazione nei confronti dei cristiani, anche ad opera delle istituzioni, deve essere relegata negli archivi della storia, proprio come la persecuzione nei confronti di altre religioni.
La richiesta avanzata dall' India al Pakistan, di svelare e consegnare chi sta dietro all' attacco al parlamento indiano, è giustificata.
Ma per ottenere quel risultato è necessaria molta pazienza.
Gli esperimenti missilistici indiani non sono un valido mezzo di pressione e costituiscono una provocazione controproducente.
<P>
Il gruppo del PPE/DE esorta le due parti del conflitto a mettere in atto tutti i mezzi della diplomazia per superare la situazione di crisi.
Dobbiamo assolutamente evitare il ricorso alla forza militare.
In qualità di vicepresidente della delegazione SAARC, mi sta a cuore che il Pakistan finalmente ratifichi e applichi la dichiarazione SAARC sulla lotta al terrorismo. Si deve proseguire sulla strada degli accordi di Lahore e Shimla.
L' Unione europea può benissimo svolgere un ruolo auspicato di autorevole intermediazione.
Questo dovrebbe rispondere alla volontà di tutte le parti in causa.
Con anni di politica equilibrata noi abbiamo conquistato un notevole grado di credibilità.
Entrambi gli Stati e le esigenze di sicurezza dell' intera area del Sud-est asiatico meritano il nostro impegno.
<P>
<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="EL" NAME="Souladakis">
Signor Presidente, di recente, agli inizi di questo mese, ci siamo ritrovati di fronte ai possibili o imprevedibili sviluppi di un acceso confronto tra Pakistan e India, confronto che è stato fortunatamente evitato grazie al senso di responsabilità dimostrato dalle due parti.
Dopo gli scontri inevitabili con i terroristi dell' Afghanistan, abbiamo corso il rischio di avere altri sviluppi luttuosi tra due grandi paesi che dispongono di un arsenale nucleare.
<P>
Ciò non significa però che il problema sia stato risolto.
A tale proposito, la nostra discussione odierna mira a mettere entrambi i paesi - India e Pakistan - di fronte alle loro responsabilità nei confronti dei loro popoli e delle regioni limitrofe.
Al contempo, però, dobbiamo anche noi assumerci le nostre responsabilità come Unione europea, in modo da cercare di contribuire alla soluzione pacifica di tutte le controversie nella regione, al rispetto del diritto internazionale e dei diritti dell' individuo, nonché di tutto quanto afferisca allo Stato di diritto e ai diritti umani.
<P>
Questo sforzo non deve comunque indurci a ignorare che in Pakistan si riscontrano in effetti gravi problemi relativi al rispetto dei diritti dell' uomo, alla questione della democrazia e alle minoranze religiose.
Tale situazione non viene qui descritta per puntare il dito contro il Pakistan o per professare amicizia nei confronti dell' India.
Al contrario, se ne parla in termini di esigenze e di priorità, che entrambi i paesi devono perseguire per il bene proprio e per la pace nella loro regione.
Entrambe le nazioni sono responsabili della stabilità della regione e devono pensare ai progressi futuri, affinché la loro cessi di essere una regione caratterizzata da povertà, miseria e conflitti.
A tale proposito credo che la risoluzione odierna, con il sostegno unanime di tutte le componenti in Parlamento, darà un contributo simbolico, ma al tempo stesso concreto.
<P>
<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
Signora Presidente, in primo luogo desidero precisare che condanno il terrorismo ovunque esso operi.
Tuttavia, condanno con particolare severità gli attacchi contro il parlamento indiano e il centro culturale americano.
Non esiste nessuna giustificazione per il terrorismo, quale che sia la natura delle provocazioni presunte.
<P>
Dobbiamo risalire alle cause prime del terrorismo.
Per questo motivo sono assai lieta che la risoluzione sia stata ampliata, malgrado non sia stato possibile modificarne il titolo. Non dobbiamo essere indotti a credere che stiamo incolpando di questi attacchi un paese o un' organizzazione specifici.
Al momento non disponiamo di alcuna certezza sugli autori degli attacchi e mi fa piacere che il governo indiano stia effettuando le indagini in collaborazione con il Pakistan.
<P>
Colgo l' opportunità per affrontare il problema più ampio della rinnovata minaccia di guerra tra l' India e il Pakistan.
Il presidente Musharraf ha annunciato di voler porre un freno al terrorismo; me ne compiaccio, ma non possiamo dimenticare i territori contesi di Jammu e del Kashmir, oggetto di una disputa che si protrae ormai da più di 50 anni.
Ripeto l' invito affinchè l' Unione offra i propri servigi di mediazione tra le parti e si prendano in considerazione le risoluzioni emanate dall' ONU.
La mia proposta assomiglia a quella formulata dal senatore Mitchell per l' Irlanda del Nord.
A soffrire sono sempre le persone normali, i civili di India, Pakistan e Kashmir.
Chi dichiara che un mediatore dell' Unione, del Commonwealth o delle Nazioni Unite non offrirebbe alcuno spiraglio non sta di certo offrendo un' alternativa valida.
Eppure dobbiamo trovare un' alternativa ai bagni di sangue e al protrarsi della disputa.
Spero che voteremo la risoluzione, dimostrando in tal modo che aborriamo il terrorismo e desideriamo trovare una soluzione alle tensioni che affliggono la regione.
<P>
<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock">
Signora Presidente, il 13 dicembre scorso a Delhi è stato perpetrato un attacco abominevole ed efferato contro il parlamento dell' Unione Indiana, il simbolo più visibile della democrazia e dell' identità nazionale laica.
Non dobbiamo sottostimare il pericolo che l' attacco ha rappresentato poiché, se fosse riuscito ad andare a segno uccidendo i ministri riuniti del governo e i capi dell' opposizione, esso avrebbe potuto preludere ad una guerra tra l' India e il Pakistan, due potenze nucleari provviste di un forte potenziale anche in forze convenzionali terrestri, seppure l' India, ma non il Pakistan, abbia almeno dichiarato che non intende fare uso per prima del suo arsenale nucleare.
<P>
La responsabilità dell' attacco è stata prontamente fatta risalire ai gruppi di terroristi islamici integralisti che hanno le loro basi in Pakistan, sono addestrati e aiutati dal governo pakistano, e sono gli autori stessi dei precedenti attentati a Srinagar contro l' Assemblea del Kashmir.
L' atteggiamento del governo pakistano rappresenta senz' altro una violazione della risoluzione 1373 del Consiglio di sicurezza che vieta agli Stati di favorire il terrorismo contro altri Stati.
Nondimeno, mi rallegra la svolta nell' atteggiamento del Presidente Musharraf, tradottasi in un appoggio agli Stati Uniti nella lotta al terrorismo che ha portato al rovesciamento del regime talibano e alla distruzione della rete di Al Qaida in Afghanistan, sebbene tale regime fosse in gran parte una creazione dei servizi segreti pakistani. Durante un discorso tenuto il 13 gennaio, il Presidente ha promesso in particolare di riformare le madrase, ossia le scuole religiose che hanno fomentato l' odio contro l' occidente e alimentato una tensione che è sfociata l' anno scorso nel massacro di cristiani riuniti pacificamente per una funzione.
<P>
Come inizio è promettente, ma il Pakistan deve ancora acconsentire alla richiesta di estradizione per i 20 cospiratori principali dell' attentato.
Sussistono gravi timori che nel rapimento del giornalista Daniel Pearl del Wall Street Journal siano coinvolti soldati sleali e pro-talibani delle forze di sicurezza pakistane.
Alcuni messaggi di posta elettronica sembrano inoltre comprovare che risiedeva in Pakistan il capo cui faceva riferimento l' attentatore con l' esplosivo nelle scarpe, Richard Reid, originario purtroppo del mio paese.
Esorto il Pakistan a ratificare il SAARC e tutte le convenzioni ONU sul terrorismo; mi complimento con l' India per non avere risposto alle provocazioni e per la dichiarazione congiunta contro il terrorismo firmata lo scorso novembre insieme all' Unione.
<P>
Negli anni Ottanta, durante la guerra in Afghanistan, l' occidente ha incoraggiato l' ideologia militante mussulmana al fine di arginare la diffusione del comunismo.
L' America ha pagato il prezzo di questa politica l' 11 settembre.
L' occidente ripeterà il medesimo errore?
<P>
<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="EN" NAME="Ford">
Signora Presidente, desidero dare voce alla profonda preoccupazione del gruppo dei socialisti di fronte al fenomeno dilagante del terrorismo d' impronta fondamentalista, non solo in India ma ovunque nel mondo.
Esprimo i nostri timori per la minaccia che esso rappresenta per le società democratiche; ribadisco che gli attentati terroristici mettono a repentaglio la pace e la stabilità in qualsiasi parte del mondo e, oggi, in particolar modo in India e in Pakistan.
Entrambi questi paesi posseggono armi nucleari e uno di essi non ha promesso di astenersi dall' usarle per primo.
<P>
Concordiamo con l' India nel richiedere che il Pakistan contribuisca all' indagine approfondita sugli attacchi contro l' Assemblea del Kashmir e il parlamento indiano.
Esortiamo le parti a scongiurare in ogni modo il rischio di scivolare verso una nuova guerra.
Saranno necessarie la disponibilità e l' autorità dell' India e del Pakistan, in particolare del Presidente Musharraf.
L' unica via di scampo è data dai negoziati.
Speriamo che l' India e il Pakistan possano, con il sostegno del Parlamento europeo, imboccare questa strada piuttosto che un' altra via molto più pericolosa per sé e il resto del mondo.
<P>
<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, credo che finalmente ci siamo! Era stato infatti distribuito un primo testo di base, firmato congiuntamente dalle onorevoli Lynne e Elles, che era assolutamente inaccettabile.
L' impegno profuso, in particolar modo nelle riunioni notturne degli ultimi giorni, ha consentito di rivederlo a fondo e di pervenire ad un documento che è soddisfacente, ancorché non perfetto.
<P>
Ci si deve ricordare il titolo ed il motivo di tale risoluzione: si sta parlando degli attacchi terroristici in India.
La risoluzione è quindi, innanzi tutto, un' espressione di solidarietà con le vittime degli attentati.
L' onorevole Tannock ha descritto le ripercussioni disastrose che tale attentato avrebbe potuto avere sull' intera classe dirigente indiana.
<P>
Ritengo che la risoluzione le sottovaluti così come il Parlamento sopravvaluti, a mio avviso, in una certa misura, la portata di talune dichiarazioni da parte del presidente Musharraf.
Non si è ancora assistito, come ha giustamente ricordato l' onorevole Tannock, alla chiusura effettiva di tutte le madrase, le scuole coraniche. E' pertanto importante mantenere una grande fermezza nei confronti del Pakistan.
<P>
Aggiungerei peraltro, rivolto all' onorevole Souladakis, che, nella fattispecie, l' equilibrio non rappresenta effettivamente un sostegno alla democrazia.
Non va dimenticato che l' India è una democrazia da oltre cinquant' anni.
Inoltre essa è - e dev' essere - un punto di riferimento per il Parlamento europeo: l' India è un paese in via di sviluppo e, da cinquant' anni, nonostante la sua popolazione, continua a consolidare la democrazia.
Una situazione simile non è riscontrabile quasi in nessun altro luogo.
Da un lato, c' è il suo grande vicino, un enorme mercato, un Eldorado per numerosi colleghi: mi riferisco alla Cina.
E dall' altro lato, c' è quel grande paese che viene fin troppo spesso dimenticato, nei confronti del quale la Commissione registra da due-tre anni qualche progresso.
C' è stato un primo Vertice Unione europea-India, seguito da un secondo Vertice Unione europea-India. Tuttavia non è assolutamente sufficiente.
<P>
L' India, per il sistema politico, per la volontà di affrontare il suo sviluppo nel rispetto della democrazia, dovrebbe essere il punto di riferimento del Parlamento europeo per quanto concerne la politica di cooperazione con tutti i paesi del mondo.
Le difficoltà che incontra sono incommensurabilmente maggiori rispetto a quelle di numerosi altri paesi per i quali l' UE continua a tollerare dittatura, fondamentalismo e altri flagelli del genere.
<P>
Ringrazio pertanto gli onorevoli colleghi che hanno lavorato fino a notte fonda per trasformare il testo di base in un documento di sostegno all' India.
Sono del parere che si sarebbe potuto offrire un sostegno maggiore e che un' estrema cautela sia d' obbligo nei confronti del Pakistan poiché tale paese ha espresso molte buone intenzioni: si tratta di un passo in avanti che è tuttavia ancora nettamente insufficiente.
<P>
<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
Signora Presidente, anzitutto desidero congratularmi con la onorevole Cederschiöld, il primo vicepresidente svedese in questo Parlamento.
Esprimo tutta la mia soddisfazione per la sua elezione.
<P>
Quanto accaduto il 13 dicembre dello scorso anno in seno al Parlamento indiano è semplicemente inaudito: il Parlamento di un paese democratico e pluralista è stato assaltato da gruppi di islamisti militanti.
Il Parlamento, il cuore stesso della democrazia, ha subito una brutale aggressione.
Diverse persone sono rimaste uccise.
Questi islamisti militanti contestano il concetto stesso di democrazia.
<P>
E' importante che anche noi, sul piano emotivo, cerchiamo di comprendere che cosa sia accaduto a Nuova Delhi quel giorno.
Pensate se i terroristi avessero deciso di colpire il nostro Parlamento qui a Strasburgo, o i nostri parlamenti nazionali, nel mio caso quindi il Riksdag di Stoccolma!
Le nostre reazioni sarebbero state veementi.
Forse per noi europei è difficile renderci veramente conto della gravità dell' accaduto.
<P>
Mi rivolgo al Commissario Diamantopoulou per parlare un istante delle scuole coraniche nel Pakistan, le madrase.
Credo che il Commissario e l' Unione europea abbiano il delicatissimo compito di promuovere in queste scuole un insegnamento basato sull' amore, sull' amore per il prossimo e che non veda nelle altre religioni o nelle altre idee politiche un motivo di odio. E' proprio in questi contesti, nelle madrase o in altri ambiti lasciati in mano agli islamisti che viene propagato l' odio.
<P>
Onorevoli colleghi, il regime talebano in Afganistan è effettivamente caduto, ma la mentalità di quel regime, una mentalità fatta d' odio, di violenza, una mentalità che fa chiamare "infedeli" gli altri e che li fa vedere come esseri inferiori, ebbene quella mentalità resiste ancora.
Esorto pertanto il Commissario Diamantopoulou ad adoperarsi con ogni mezzo affinché l' insegnamento in Pakistan, e naturalmente anche nelle scuole del Medio oriente, sia improntato a un messaggio d' amore, all' amore per il prossimo e alla tolleranza.
<P>
L' essenza della religione consiste nella nobilitazione dell' anima, nella promozione di un' etica e di una morale elevate, nei valori spirituali, non nel farsi strumento di violenza e d' odio.
Il Pakistan ha funto da paese di addestramento dei terroristi di Al Qaeda.
E' uno dei tre Stati al mondo che avevano riconosciuto il regime dei talebani.
Dopo l' attentato dell' 11 settembre l' ambasciatore afgano, talebano, era potuto restare in Pakistan.
Il Pakistan ha ancora molti conti in sospeso.
Le parole del Presidente Musharraf sono state importanti, ma ora ci attendiamo che egli sappia agire con risolutezza.
<P>
<SPEAKER ID=121 NAME="Presidente">
Grazie per le sue cortesi parole circa l' elezione di un vicepresidente svedese, un atto che ha rivestito, per noi svedesi, un grande significato.
<P>
<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, anche io desidero congratularmi con lei e augurarle ogni successo nel ricoprire il suo incarico.
<P>
L' iniziativa del Parlamento viene accolta con soddisfazione.
Gli eurodeputati hanno sottolineato che quanto accaduto rappresenta un attacco terroristico eccezionalmente grave contro la più alta istituzione di una delle maggiori democrazie al mondo, e l' Unione europea ha espresso compatta il proprio sdegno.
Il Consiglio ha reso dichiarazioni in cui condannava i fatti ed esprimeva la solidarietà dell' Unione alla Repubblica dell' India.
Il Consiglio e la Commissione hanno più volte sottolineato che il Pakistan deve continuare a rafforzare la sua politica contro il terrorismo.
L' India chiede al Pakistan di dimostrare con fatti concreti la sua ferma intenzione di bandire ogni forma di terrorismo: si tratta di una richiesta più che legittima.
<P>
Dopo l' attacco del 13 dicembre, abbiamo assistito ad uno spiegamento militare senza precedenti lungo la linea di controllo ai confini tra i due paesi, e l' intensificarsi degli scontri militari ci preoccupa.
In questo quadro plaudiamo al proclama del Presidente pakistano Musharraf, che il 12 gennaio ha annunciato misure drastiche per lottare contro il terrorismo e il fanatismo religioso.
Si tratta di un passo nella giusta direzione, verso la normalizzazione dopo le tensioni tra Pakistan e India.
La Commissione continuerà a richiamare l' attenzione delle due parti sulla necessità di cooperare, invece di scegliere l' opzione militare.
La prossima settimana - il 14 febbraio - in occasione dell' incontro tra UE e India a livello ministeriale a Madrid, il messaggio della troika includerà due elementi.
Anzitutto, l' Unione europea offre pieno appoggio all' India nella lotta al terrorismo, come stabilito nella dichiarazione contro il terrorismo della seconda conferenza al vertice; in secondo luogo, l' UE incoraggia entrambe le parti a riprendere il dialogo prima possibile e ad avviare il ritiro delle forze militari.
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<SPEAKER ID=123 NAME="Presidente">
Grazie, Commissario Diamantopoulou.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=9>
Aiuto umanitario a Goma
<SPEAKER ID=124 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, le disgrazie non vengono mai da sole; ciò vale soprattutto per le popolazioni, già duramente colpite, della parte orientale della Repubblica del Congo.
Non solo da anni devono soffrire a causa della guerra, con una quantità innumerevole di profughi e l' occupazione da parte del vicino Ruanda: a ciò si è aggiunta adesso l' eruzione del vulcano.
I recenti drammatici racconti confermano la tragica situazione in cui versa la popolazione.
La breve stagione secca è iniziata e sulla zona grava una cappa di calore.
Ci sono sostanze tossiche. Dalla lava fuoriescono vapori tossici.
La popolazione non dispone di legna da ardere e utilizza il calore della lava per cucinare.
Capite bene che si tratta di una situazione terribile in una città che almeno in parte, a livello di distruzione, ricorda Hiroshima.
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La parte della città che non è stata colpita dall' eruzione vive normalmente, per quanto si possa parlare di normalità in queste condizioni e in un regime di occupazione.
Ciò significa che in questo momento è difficile distinguere le persone che sono vittime di questa tragedia; adesso non si riesce a comprendere chi siano le persone in maggiore difficoltà.
Si tratta di una notizia che trova conferma in una recente comunicazione della conferenza episcopale, che lamenta che le razioni distribuite sono insufficienti, mentre esistono scorte sufficienti di cibo, e deplora che gran parte della città è distrutta, ma che non si sa chi siano le persone colpite dalla catastrofe.
Sono state condotte delle indagini, ma i risultati non sono ancora stati confermati.
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Fortunatamente vi è stato un afflusso di aiuti internazionali e l' Unione europea ha svolto a tale riguardo un ruolo di primissimo piano.
Temevo di dover portare avanti nel mio intervento tutta una serie di denunce, perché anch' esse giungono alle mie orecchie.
Ad esempio, sento che ci si lamenta perché tutti gli aiuti devono passare attraverso Kigali e che lì si approfitta della situazione.
D' altro canto, mi si dice che l' aeroporto di Kigali è il più facilmente accessibile per quanto concerne lo smistamento delle merci e che gli aiuti per il momento non verranno bloccati.
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So che la Repubblica democratica del Congo ha inviato aiuti a Bukavu e che da lì devono partire, ma tali aiuti vengono indicati quali aiuti forniti dalla popolazione congolese e pertanto gli occupanti non permettono che vengano distribuiti.
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In un certo senso vorrei tranquillizzarvi, ma le misure annunciate dal Parlamento europeo sono assolutamente necessarie.
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<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="DE" NAME="Schwaiger">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei sottolineare l' impressionante racconto delle sofferenze della popolazione che ci ha esposto l' onorevole Maes. Ma vorrei anche trattare di altri aspetti che forse hanno più a che fare con l' organizzazione ed il contesto politico.
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Innanzi tutto l' aspetto organizzativo: noi abbiamo la speranza che adesso ECHO, la struttura per l'assistenza umanitaria dell' Unione europea, possa portare al più presto gli aiuti laddove sono necessari senza più nessun ostacolo.
Abbiamo anche la speranza che questo possa valere non solo per la città di Goma, ma anche per le zone circostanti, fino a Bukavu, dove si trovano altri profughi, e fino al Ruanda e al Burundi, dove ci sono profughi allo sbando.
Dobbiamo prestare assistenza a tutti, e farlo al più presto.
Questo è il primo punto.
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Il secondo punto è naturalmente che tutto ciò pone in piena luce le debolezze e l' inesistenza di una qualsiasi organizzazione statale in Congo.
Serve al più presto un forte sostegno al processo di pace.
Dobbiamo aiutare a ricondurre i vari partiti alla ragione, in modo da rendere possibile le ricostruzione del Congo e ricreare tanto le strutture amministrative che quelle democratiche, evitando così che questo grande paese sprofondi ulteriormente nel caos.
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Abbiamo un grande compito da svolgere: l' assistenza che noi possiamo fornire ora forse servirà anche da stimolo per le parti in conflitto, spingendole ad ascoltare l' Unione europea e a rispettare il nostro ruolo d' intermediazione.
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<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, condivido appieno il parere espresso dai due oratori che mi hanno preceduto.
E' noto che l' eruzione del vulcano Niragongo a Goma, nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo, sia considerata la più grave tra quelle registrate nell' Africa centrale da 25 anni.
Vorrei innanzi tutto rendere omaggio alle persone - tra le 300.000 e le 500.000 - che sono fuggite da tale città in un primo tempo e che, oggi, non vedono l' ora di tornare poiché provano un forte attaccamento alla loro terra.
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Va sottolineato che tale catastrofe è umanitaria nonché ecologica e che si è verificata proprio quando l' 80 percento dei contadini aveva appena effettuato la semina di grano e granoturco.
Va detto che sono state proprio le terre agricole più fertili ad essere sepolte dalla lava che ha sventrato case, distrutto edifici pubblici, in particolar modo alcuni che erano sede di ONG.
Inoltre - come affermato dai due onorevoli colleghi - tutto ciò si è verificato in un clima di violenza e di conflitto nella regione dei grandi laghi.
Dramma nel dramma, si profila oggi, a causa della penuria di acqua potabile, il rischio di epidemie di tutti i tipi, in particolar modo di colera e di dissenteria.
Si sa già - in particolare dopo i genocidi definiti "tropicali" nei quali 50.000 persone furono trucidate proprio nella stessa regione di Goma - cosa sono in grado di provocare siffatte epidemie.
Le immagini hanno mostrato perfino l' esplosione di un distributore di benzina.
Si sono visti alcuni individui intenti a saccheggiare mentre altri, taniche sulla testa, andavano alla ricerca della benzina.
Ritengo che tutto ciò faccia trasparire un clima di insicurezza a cui si debba far fronte.
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Anche se oggi si può plaudere, come ribadito dalla onorevole Maes, al fatto che l' Unione europea sia stata molto presente, attiva, rapida e che gli aiuti umanitari siano infine giunti a destinazione, ciò non toglie che taluni interrogativi permangano e penso che il Parlamento europeo, insieme alla signora Commissario, debba tentare di fornire loro una risposta.
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Ricordo innanzitutto, nel 1977, si verificò un' eruzione dello stesso vulcano.
E' decisamente deplorevole che si siano ricostruite case su un vulcano le cui braci si erano appena spente.
Si tratta di una domanda rivolta a Goma, che vale tuttavia per tutte le situazioni simili che esistono al mondo.
Si ricostruisce in luoghi ove si sono già verificate catastrofi simili.
Credo poi che tale disastro debba condurre al rispetto su scala mondiale delle prescrizioni stabilite per il "decennio contro i rischi naturali" e che, in tale quadro, l' Unione europea debba svolgere un ruolo ancora maggiore.
Si deve infine cogliere l' occasione per spingere tutte le forze politiche, in particolare le parti in conflitto, a garantire che i soccorsi giungano ai sinistrati ed ai rifugiati.
La Commissione e gli Stati membri devono partecipare in maniera più attiva al decennio internazionale che ho menzionato.
Da ultimo, in occasione della ripresa della cooperazione tra Unione europea e Repubblica democratica del Congo, credo che si debbano esortare i partner dell' UE a porre fine ai conflitti e ad instaurare una pace giusta e duratura.
A mio avviso si tratta proprio di una delle condicio sine qua non per non assistere al ripetersi di simili tragedie.
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Si deve essere consapevoli, e con ciò concludo, che esiste la possibilità che si verifichino ulteriori catastrofi: si sa, ad esempio, che il lago Kivu contiene immense riserve di metano e che la lava che si riversa nelle sue acque rischia di provocare altri problemi ancora.
Plaudo all' attenzione ed alla prontezza dell' Unione europea; vorrei tuttavia che essa rafforzi la propria azione e che per suo tramite si possa pervenire ad una pace giusta e duratura.
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<SPEAKER ID=128 NAME="Sauquillo Pérez del Arco">
Signora Presidente, l' eruzione del vulcano Niragongo ha messo in luce due realtà che costituiscono una sfida sia per l' intera comunità internazionale (nella fattispecie, l' Unione europea) sia per i paesi della regione.
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La prima realtà è data dalla situazione di estrema povertà in cui vivono migliaia di persone non solo in questa regione orientale ma in tutta la Repubblica democratica del Congo, una povertà ulteriormente aggravata dal conflitto che scuote il paese dal 1996.
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Sono già stati presentati dei dati: più di 300.000 persone hanno bisogno di assistenza, il 30% della popolazione è senzatetto e occorre ricostruire 12.000 abitazioni.
A tale proposito si rivela particolarmente opportuna la risoluzione adottata questa settimana, che stabilisce una correlazione tra aiuti di urgenza, ricostruzione e politica di sviluppo.
<P>
La seconda realtà è costituita dall' odio che si è diffuso tra le popolazioni della parte orientale e quelle vicine del Ruanda, come dimostra il fatto che gli abitanti di Goma hanno rifiutato di accettare l' ospitalità offerta dal Ruanda; la conseguenza è stata un rientro massiccio della popolazione in queste terre, già colpite dal vulcano, nonostante i rischi di una nuova eruzione.
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Queste due realtà dovrebbero condurci a una strategia e a un' azione dell' Unione europea che ci permettano di essere più presenti in questa regione.
E' vero che occorre un' adeguata politica di ricostruzione per Goma, di previsione di nuove eruzioni e di controllo del vulcano Niragongo.
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Tuttavia, una simile strategia non raggiungerà risultati efficaci a meno che non vengano consolidate nel paese le basi di un regime democratico, con un ampio consenso sociale in grado di assicurare pace e stabilità.
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Ugualmente necessario è il diffondersi di uno spirito di fiducia in questa stabilità tra tutti paesi della regione.
A tal fine è importante che la ripresa del dialogo intercongolese a Sun City, in Sudafrica, ponga fine a questo conflitto.
Occorre inoltre organizzare una conferenza regionale in grado di riconciliare fra loro i paesi della regione dei grandi laghi, restituendo ai diversi popoli della zona la fiducia persa.
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La risoluzione che presentiamo riunisce volontà, principi e strategie che vorremmo fossero applicati per far fronte all' eruzione del vulcano Niragongo, senza tuttavia perdere di vista gli altri aspetti che ho appena indicato.
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Appoggiamo il piano globale per il 2000 gestito da ECHO (piano molto importante per la regione africana e per il conseguimento dei suddetti obiettivi) e chiediamo di snellirlo, facendo in modo che gli aiuti non arrivino tardi, come purtroppo è spesso accaduto.
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<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="EN" NAME="Diamantopoulou">
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(EN) Desidero cominciare il mio intervento rispondendo al commento della onorevole Maes con un antico adagio greco: "Åíüò êáêïý ìýñéá Ýðïíôáé", che significa all' incirca "le disgrazie non vengono mai da sole";.
Temo proprio che questo detto valga per il Congo.
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La sede di Goma dell' Ufficio aiuti umanitari della Commissione si è trovato proprio sul percorso del fiume di lava.
Nondimeno, una squadra di quattro esperti ECHO, specializzati anche nel pronto intervento per le calamità e nelle questioni idriche, si è trovata in loco entro 36 ore dall' eruzione al fine di valutare la situazione.
ECHO Flight, il servizio aereo per gli aiuti umanitari della Commissione con base a Nairobi, è stato messo a disposizione per il trasporto della squadra ONU di valutazione della calamità, nonché di vulcanologi e altri specialisti.
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Le valutazioni congiunte effettuate da ECHO e dalle agenzie presenti in loco hanno condotto il 20 gennaio all' annuncio di una decisione di emergenza: 5 milioni di euro sono stati messi a disposizione per coprire i bisogni immediati di 100.000 persone, pari a circa un terzo della popolazione colpita.

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Le operazioni sono concentrate in quattro settori principali: rifornimento idrico e sanità, ripari e materiale non alimentare, alimenti, coordinamento e logistica.
Il capo dell' unità africana di ECHO ha visitato la regione tra il 30 gennaio e il 1º febbraio.
La missione ha confermato che il fabbisogno urgente era stato coperto e che il coordinamento si è dimostrato adeguato.
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Come procedere adesso?
Innanzitutto, l' emergenza immediata è gestita ora dalle agenzie e le risorse sono già disponibili.
Le successive donazioni in natura e l' inserimento di nuove agenzie andrebbero coordinati con le agenzie già presenti in loco, onde evitare possibili doppioni.
Dopo un' attenta analisi delle alternative disponibili, ci si dovrebbe orientare verso una forma di assistenza equilibrata sul medio periodo, prevedendo nuove sistemazioni per le persone rimaste senza tetto e la riattivazione delle infrastrutture sociali primarie.
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Infine, per rispondere all' osservazione dell' onorevole Sylla, la grande risonanza che la calamità ha avuto sui mass media non deve relegare in secondo piano la grave crisi umanitaria provocata in Congo da cinque anni di guerra; il paese è già il maggiore beneficiario di ECHO, con 32 milioni di euro nel 2002.
La Commissione sottolinea la necessità di una soluzione immediata e pacifica del conflitto tramite l' applicazione degli Accordi di Lusaka e il dialogo inter-congolese.
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<SPEAKER ID=130 NAME="Presidente">
Grazie, Commissario Diamantopoulou.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=10>
Diritti umani
<SPEAKER ID=131 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, 28 proposte di risoluzione sui diritti umani:
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B5-0052/2002, presentata dall' onorevole Pasqua a nome del gruppo UEN,
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B5-0066/2002, presentata dagli onorevoli Morillon, Galeote, Van Orden, Cushnahan e Tannock a nome del gruppo PPE-DE,
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B5-0074/2002, presentata dagli onorevoli Papayannakis, Ainardi e Cossutta a nome del gruppo GUE/NGL,
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B5-0083/2002, presentata dagli onorevoli Sakellariou, Napoletano, Van den Berg e Terrón i Cusí a nome del gruppo PSE,
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B5-0091/2002, presentata dalla onorevole Malmström a nome del gruppo ELDR,
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B5-0097/2002, presentata dagli onorevoli Hautala, McCormick, Wuori, Boumédienne-Thiery, Jonckheer, Rühle, McKenna, Isler Béguin, Schörling, Lannoye e Elisabeth Schroedter a nome del gruppo Verts/ALE,
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su Guantanamo,
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B5-0054/2002, presentata dagli onorevoli Elisabeth Schroedter, Lambert, Wuori e Staes a nome del gruppo Verts/ALE,
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B5-0067/2002, presentata dagli onorevoli Bethell, Oostlander e Posselt a nome del gruppo PPE-DE,
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B5-0075/2002, presentata dall' onorevole Brie a nome del gruppo GUE/NGL,
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B5-0084/2002, presentata dagli onorevoli Sakellariou, Krehl e Lalumière a nome del gruppo PSE,
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B5-0092/2002, presentata dalla onorevole Thors a nome del gruppo ELDR,
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sul caso di Gregory Pasko e chiusura della TV6 in Russia,
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B5-0055/2002, presentata dagli onorevoli Rod, Maes e Isler Béguin, a nome del gruppo Verts/ALE
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B5-0062/2002, presentata dalla onorevole Caullery a nome del gruppo UEN,
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B5-0068/2002, presentata dagli onorevoli Corrie, Gemelli e Maij-Weggen a nome del gruppo PPE-DE,
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B5-0076/2002, presentata dagli onorevoli Marset Campos e Cossutta a nome del gruppo GUE/NGL,
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B5-0085/2002, presentata dagli onorevoli Scarbonchi, Fruteau e Van den Berg a nome del gruppo PSE,
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B5-0093/2002, presentata dagli onorevoli Sanders-Ten Holte, Van den Bos e Dybkjær a nome del gruppo ELDR,
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sulle elezioni in Madagaskar,
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B5-0063/2002, presentata dalla onorevole Caullery a nome del gruppo UEN,
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B5-0069/2002, presentata dall' onorevole Posselt a nome del gruppo PPE-DE,
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B5-0077/2002, presentata dall' onorevole Marset Campos a nome del gruppo GUE/NGL,
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B5-0086/2002, presentata dall' onorevole Van den Berg a nome del gruppo PSE,
<P>
B5-0094/2002, presentata dagli onorevoli Maaten e Dybkjær a nome del gruppo ELDR,
<P>
sulle elezioni in Cambogia,
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B5-0057/2002, presentata dagli onorevoli Rod, Maes e Lucas a nome del gruppo Verts/ALE,
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B5-0064/2002, presentata dalla onorevole Muscardini a nome del gruppo UEN,
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B5-0070/2002, presentata dagli onorevoli Bowis, Gemelli e Maij-Weggen a nome del gruppo PPE-DE,
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B5-0078/2002, presentata dall' onorevole Brie a nome del gruppo GUE/NGL,
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B5-0087/2002, presentata dagli onorevoli Ghilardotti e Van den Berg a nome del gruppo PSE,
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B5-0095/2002, presentata dagli onorevoli Sanders-Ten Holte, Van den Bos e Dybkjær a nome del gruppo ELDR,
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sull' Eritrea.
<P>
Guantanamo
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<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="FR" NAME="Morillon">
Signora Presidente, signora Commissario, cosa è successo a Guantanamo?
Una parte dell' intellighenzia europea che è sempre alla ricerca della purezza estrema e che, dopo l' 11 settembre, continua a credere che sia possibile rispondere alla violenza senza violenza e alla guerra senza combattere, si è commossa di fronte alle condizioni in cui sono stati trasferiti a Guantanamo i combattenti di Al Qaeda catturati sul campo, in Afganistan.
<P>
Cerchiamo di immaginare che cosa sarebbe successo se, forti della tragica esperienza dell' ammutinamento di Mazar-i-Sharif, gli americani non avessero adottato tutte le precauzioni volte a consentire il trasporto in sicurezza di tali fanatici, che hanno alle spalle anni dedicati alla ricerca del martirio, nell' esercizio della violenza più cieca.
Se non fossero stati neutralizzati a dovere - come è stato fatto - sarebbe bastato un semplice movimento collettivo sui velivoli per far perdere loro l' equilibrio e renderli incontrollabili.
<P>
Qual è la situazione attuale a Guantanamo?
Tutte le testimonianze raccolte indicano che i detenuti sono trattati bene e che i feriti ricevono tutte le cure necessarie alla loro guarigione.
Qual è allora il motivo, dopo lo slancio di solidarietà mostrato unanimemente dall' Assemblea in seguito all' orrore suscitato dagli attentati, per presentare oggi tale risoluzione d' urgenza se non il desiderio di iniziare, in nome dei grandi principi e dei buoni sentimenti, a prendere le distanze dalla lotta che gli americani continuano a condurre contro il terrorismo internazionale?
Ebbene no, onorevoli colleghi, tale lotta non può essere portata avanti applicando convenzioni internazionali approvate all' epoca in cui si trattava di tutelare soldati che si affrontavano in combattimenti classici ed in cui la popolazione civile non veniva sistematicamente presa di mira, come avviene oggi.
La guerra condotta oggi da terroristi contro popolazioni inermi rende antiquate tutte le convenzioni di Ginevra.
Il punto di forza della guerra anti-terrorista sta innanzitutto nella raccolta di informazioni con l' obiettivo di evitare nuovi attentati, risalendo a tutti coloro che sono coinvolti per distruggere le reti che, come ben si sa, esistono a tutt' oggi sul territorio dell' Unione europea nonché su quello degli Stati Uniti.
E' ciò che gli americani tentano di fare a Guantanamo - cosa a cui non si può non plaudere.
Ecco il motivo per cui il gruppo del Partito popolare europeo non si assocerà alla risoluzione comune stilata da altri bensì presenterà la propria risoluzione, che chiede essenzialmente una revisione del diritto internazionale onde adeguarlo alle condizioni della nuova era che è iniziata a New York e a Washington l' 11 settembre scorso.
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<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="EL" NAME="Papayannakis">
Signora Presidente, alla luce delle manovre militari e delle analisi su Guantanamo, vengono messi a dura prova la nostra umanità, la nostra disponibilità e capacità di sostenere un mondo ove prevalgano le norme del diritto, da noi concordate a priori, al fine di conservare il nostro diritto morale e civile di giudicare chiunque ignori o violi le norme internazionali del diritto - siano essi terroristi, talebani o altro.
<P>
Signora Presidente, il Parlamento europeo non può scostarsi da quanto è stato affermato da varie voci autorevoli negli USA, all' ONU e nella stessa UE, cioè dai signori Powell, Robinson e Solana.
Il mondo non può essere governato dalla legge del Far West - Texas compreso - o secondo gli usi e costumi della città di Lynch.
La legge non deve essere amministrata da chi ha la pistola più veloce oppure i riflessi più lenti di fronte a ideali e istituzioni.
In caso contrario, signora Presidente, andiamo verso una realtà che non sarà cinematografica, ma particolarmente tragica.
<P>
Onorevoli colleghi - e mi rivolgo anche ai colleghi dall' altro lato dell' Emiciclo - quando ci schieriamo contro la pena di morte, non lo facciamo per scagionare assassini e stupratori dai loro abietti crimini, ma difendiamo la nostra personalità, le nostre concezioni e la nostra civiltà.
Seguendo questa stessa logica, chiediamo che venga riconosciuto ai detenuti di Guantanamo il trattamento previsto dal diritto internazionale o possibilmente dalla legge americana, che non può certo essere limitata ai talebani di cittadinanza americana.
Simili discriminazioni non vogliamo vederle nemmeno nella giungla.
<P>
<SPEAKER ID=134 NAME="Napoletano">
Signora Presidente, questa risoluzione intende sottolineare un punto essenziale, cioè che la lotta al terrorismo, che sarà lunga e dura, deve avvenire quanto più possibile nel rispetto del diritto internazionale e dello Stato di diritto.
E', questa, una richiesta che proviene dall'interno della società americana e da questo stesso Parlamento, che spero approverà questa risoluzione.
<P>
Per quanto riguarda i detenuti a Guantanamo, facenti parte della rete di Al Qaeda e catturati in Afghanistan, si pongono due problemi.
Il primo è quello della detenzione, in quanto vi sono testimonianze preoccupanti della Croce rossa internazionale sulle condizioni di detenzione.
Il secondo riguarda lo status giuridico dei detenuti: vi è incertezza in proposito ma salta agli occhi il trattamento riservato a John Walker, cittadino americano, che viene giudicato da un tribunale civile, mentre gli altri detenuti vengono giudicati da un tribunale segreto militare.
Questo non è accettabile.
Probabilmente è vero quanto dice il generale Morillon: occorrerà aggiornare anche i Trattati di Ginevra, nel senso che la Convenzione prevede lo status di prigioniero di guerra ma, quando lo status è incerto, si deve prevedere anche l'esistenza di prigionieri di una guerra non dichiarata, i quali non per questo devono avere meno garanzie, meno attenzione dal punto di vista del rispetto dei diritti umani nelle condizioni di detenzione.
<P>
Nella risoluzione si avanza poi una richiesta importante, e cioè che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite istituisca un tribunale competente per l'Afghanistan, in modo che si possano affrontare sia lo status giuridico dei prigionieri sia le condizioni di detenzione.
Approvando questa richiesta, compiremo un atto molto sensato che, fra l'altro, contribuirà alla lotta al terrorismo.
<P>
<SPEAKER ID=135 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström">
Signora Presidente, tutti abbiamo visto le immagini dei prigionieri della base di Guantanamo, con le loro tute color arancio.
Il trattamento loro riservato ha destato la preoccupazione della comunità internazionale.
Il Parlamento europeo ha protestato, e non è il solo.
Anzi, hanno protestato quasi tutti i paesi - tranne Cuba, per una volta, paese in cui ha sede la base.
Che Cuba non abbia protestato si deve forse al fatto che ora l' attenzione internazionale è stata distolta dal trattamento che Cuba stessa accorda ai suoi prigionieri, ma forse non è questa la sede per discuterne.
<P>
Sullo status giuridico dei prigionieri nella base di Guantanamo aleggia l' incertezza, che può essere fugata solo da un tribunale competente.
Potrebbe essere istituito con una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell' ONU.
A prescindere dai crimini e misfatti di cui si sono macchiati i prigionieri detenuti a X-ray Camp - crimini che noi condanniamo fermamente - essi debbono essere trattati secondo le norme e i principi umanitari internazionali.
Sino a quando non sarà stato chiarito il loro status sul piano giuridico, vanno considerati alla stregua di prigionieri di guerra.
<P>
Il presidente del gruppo liberale, Graham Watson, ha affermato ieri in Aula che noi sosteniamo con determinazione una revisione della Convenzione di Ginevra.
Sarebbe opportuno infatti il varo di nuove, più moderne regole applicabili agli atti di terrorismo e ai prigionieri in situazioni in cui, come ha precisato l' onorevole Napolitano, non esiste alcuna dichiarazione di guerra.
E sarebbe opportuno che il Parlamento tutto si associasse a questa posizione.
<P>
Il nostro Parlamento appoggia la lotta degli USA e della comunità internazionale contro il terrorismo.
Ne abbiamo dato chiaramente la riprova con il nostro voto di stamane.
Quando però gli Stati democratici conducono una simile lotta, sono tenuti a farlo nel rispetto dei dritti umani e delle norme del diritto.
Condivido pertanto la preoccupazione espressa dai colleghi in ordine ai tribunali militari.
Non è ammissibile che un talebano, un talebano statunitense, John Walker, debba rispondere al giudice ordinario, ma che altri siano invece tenuti a rispondere alla giustizia militare.
Ci pare scontato che le norme debbano valere per tutti, che tutti vengano trattati in modo identico e che possano rispondere alla giustizia ordinaria, con la certezza del diritto e le garanzie processuali che la caratterizzano.
<P>
Buona parte di questa discussione si sarebbe però potuta evitare se gli Stati Uniti avessero ratificato il protocollo sul tribunale penale internazionale; vi sarebbe infatti un organo permanente e competente a processare, in base a norme internazionali, chi abbia commesso atti di quel genere.
Esorto caldamente gli Stati Uniti a ratificare il protocollo.
<P>
<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signora Presidente, il Parlamento deve deplorare senza mezze misure l' ordine militare del Presidente Bush che ha autorizzato un processo segreto contro i prigionieri di Guantanamo, tenuto da una commissione marziale che ha il potere di scegliere le regole per le prove, di giudicare ed emettere una sentenza.
Questo potere esula dalla giurisdizione americana.
Come evidenziato già da altri oratori, l' unico cittadino americano facente parte di Al Qaida catturato finora sarà processato da un tribunale in Virginia e usufruirà di una consulenza legale completa!
<P>
Quest' ordine militare viola le disposizioni per un processo equo, garantite dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici cui gli Stati Uniti aderiscono. Non sono dunque rispettati il principio del presupposto di innocenza, il diritto a scegliere il proprio consulente legale e ad ottenere un' udienza imparziale e tempestiva, nonché il diritto di appello ad un' istanza superiore.
Il governo americano ha introdotto la categoria dei "combattenti illeciti" , un concetto ignoto al diritto internazionale, rifiutando nel contempo di garantire lo status di prigioniero di guerra ai soldati talibani catturati in Afghanistan e ai combattenti sospettati di fare parte di Al Qaeda.
<P>
Giuristi rinomati di tutto il mondo hanno lanciato un segnale di allarme e contestano la legittimità del trasferimento coatto dei prigionieri dall' Afghanistan a Cuba senza alcun ordine di estradizione e senza che venga riconosciuto loro lo status di prigionieri di guerra. E' stato richiesto che questi prigionieri siano trattati come normali rei sospetti, titolari dunque di determinati diritti.
<P>
Dobbiamo inoltre considerare che alcune di queste persone, sospettate solo di essere sostenitori della Al Qaeda, sono state deportate dalla Bosnia a Guantanamo.
Le notizie dei maltrattamenti subiti dai prigionieri sono davvero scioccanti.
Non è possibile negare quanto abbiamo visto in televisione nè le dichiarazioni secondo cui i progionieri sono stati ammanettati, incappucciati, sedati durante i trasferimenti e obbligati a rasarsi la barba.
Questa forma di deprivazione sensoriale era già stata stigmatizzata, anche dal nostro stesso governo, al tempo in cui venne utilizzata sui prigionieri dell' Irlanda del Nord.
Eppure tutti distolgono lo sguardo da quanto sta avvenendo a Guantanamo.
Dobbiamo invece denunciare questi fatti nell' interesse della giustizia internazionale, per il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto.
L' America è anch' essa chiamata a conformarsi agli accordi internazionali.
Questo Parlamento dovrebbe pronunciarsi con chiarezza e manifestare il nostro dissenso rispetto alla politica adottata dagli Stati Uniti.
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<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock">
Signora Presidente, manifesto il mio pieno consenso al modo in cui gli Stati Uniti gestiscono i detenuti di Guantanamo.
E' infatti nell' interesse dei cittadini europei che la Difesa americana possa interrogare i sospettati.
Questa condotta non sarebbe lecita se tali sospettati fossero classificati come prigionieri di guerra ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1949, poiché i prigionieri di guerra sono tenuti soltanto a rendere noto il loro nome, il rango e la matricola, mentre i combattenti illeciti - una classificazione a mio parere corretta, secondo quanto previsto dall' articolo 4(2) della Convenzione - possono essere interrogati.
<P>
Voglio chiarire agli oratori dall' altro lato dell' Aula che la presenza o meno di una dichiarazione di guerra è del tutto irrilevante ai sensi delle Convenzioni di Ginevra.
Gli Stati Uniti hanno la necessità di interrogare queste persone, perché ciò rappresenta un elemento essenziale per la lotta mondiale al terrorismo.
La decisione americana di classificare i detenuti in questa maniera non ha finalità vendicative, bensì pragmatiche e di necessità; essa mette piuttosto a nudo l' inadeguatezza e l' anacronismo della giurisprudenza internazionale in questo ambito.
<P>
A mio giudizio, molti di questi individui sono talmente pericolosi che non avrebbero esitato ad attaccare le guardie.
Se si fossero accorti che uno dei loro compagni di detenzione avrebbe potuto cedere durante un interrogatorio, avrebbero cercato di ucciderlo.
<P>
L' unica alternativa possibile - oltre alle restrizioni fisiche imposte loro durante i trasferimenti, quando avrebbero potuto anche cercare di manomettere l' aereo per farlo precipitare, o nei trasbordi a terra - sarebbe stata data dall' impiego di dosi massicce di calmanti per via intramuscolare che, seppure efficaci, avrebbero comportato gravi rischi per i detenuti e avrebbero richiesto la presenza di personale medico e sanitario di accompagnamento.
<P>
Non sussistono prove di atti crudeli o disumani da parte degli americani, ai quali noi dovremmo dimostrare il nostro sostegno piuttosto che indulgere in critiche disinformate e di natura speculativa.
<P>
Le mie preoccupazioni si estendono su due fronti: da una parte penso a cosa farà l' America con le persone cui non verranno imputati capi di accusa e che, se dovessero tornare al loro paese di origine, potrebbero essere sottoposte a torture e alla morte per avere rinnegato la propria militanza islamica; dall' altra parte mi preoccupa il paragrafo 5 della risoluzione, che attribuisce un ruolo ad una corte penale internazionale che deve ancora essere costituita.
Per quanto nobili siano le intenzioni alla base di questa proposta, sono certo che almeno i terroristi nazionali sono, a torto o a ragione, esclusi dalle disposizioni dello Statuto di Roma, sebbene esse potrebbero forse valere per i terroristi internazionali.
Questo aspetto non è stato ancora chiarito.
<P>
Nutro altre perplessità riguardo alla Corte penale internazionale, ad esempio per quanto concerne la responsabilità del comandante, in base alla quale i comandanti militari sono incolpati anche se non erano al corrente dei crimini commessi, o per il fatto che le parti belligeranti avrebbero maggiori difficoltà a concludere amnistie e processi di pace o di riconciliazione.
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Nondimeno, tutto questo ambito della giurisprudenza ...
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(Il Presidente toglie la parola all' oratore)
<P>
<SPEAKER ID=138 NAME="Menéndez del Valle">
Signora Presidente, oggi milioni di persone, in qualunque parte del mondo, hanno appreso dalla stampa le notizie riguardanti le condizioni degradanti del viaggio dei prigionieri e hanno visto in televisione a quali umiliazioni sono sottoposti all' interno e all' esterno delle gabbie tristemente famose.
<P>
Non si tratta solo di condannare questo atteggiamento delle autorità statunitensi, ma di respingere anche le vergognose dichiarazioni rilasciate nei primi giorni dai responsabili militari della base.
Alcune di queste, di dubbio gusto, lasciavano trapelare disprezzo e razzismo nei confronti dei detenuti.
<P>
Io credo che una superpotenza non solo militare ma anche civile dovrebbe mostrare un rispetto esemplare dei diritti umani, anche se fossero state abbattute due torri gemelle in ognuno dei 50 Stati dell' Unione.
Rispetto esemplare dei diritti umani, sempre e comunque.
<P>
Spero che gli eventi dell' 11 settembre non abbiano addormentato l' opinione pubblica statunitense a tal punto da lasciarla immobile e incapace di manifestare una reazione di decenza e dignità negli stessi Stati Uniti.
<P>
Molti europei sono comunque disposti a restare vigili, a ricordare l' importanza di conservare i nostri valori e i nostri principi, anche in questa battaglia contro il terrorismo e il fanatismo.
O forse siamo pronti, a questo punto della storia della costruzione europea, a rinunciare ai valori che avevamo deciso di difendere?
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<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, non è la prima volta che coloro che si credono la massima espressione della civiltà occidentale e che danno lezioni di democrazia al mondo intero si rivelano essere i depositari della brutalità.
Lo possiamo vedere nell' embargo all' Iraq, ove causano la morte di migliaia di bambini, e lo abbiamo visto in Jugoslavia ove, assieme ai loro amici al di qua dell' Atlantico, hanno ucciso civili, distrutto infrastrutture e devastato l' ambiente.
<P>
La barbarie è d' altronde il marchio caratteristico dell' imperialismo.
Ogni forma di maltrattamento sull' uomo è un reato, e i maltrattamenti su prigionieri di guerra sono anche una grave violazione del diritto internazionale.
Lasciamo perdere poi la disquisizione se i detenuti di Guantanamo siano o no prigionieri di guerra.
Se gli americani hanno mosso guerra contro l' Afghanistan, allora sono prigionieri di guerra; se non è una guerra, allora non sono detenuti, ma vittime di un rapimento.
Il loro trasferimento nel territorio occupato dell' isola di Cuba non è una scelta casuale, ma una grave provocazione all' eroico popolo cubano.
<P>
Quel che gli americani fanno con l' appoggio dei loro amici - e purtroppo hanno amici anche in quest' Aula - non lo tengono nascosto; vogliono che tutto il mondo sappia che cosa attende chi finisce nelle loro mani.
Eppure, onorevoli colleghi, per quanto spaventosa sia la barbarie, il corso della storia non può arrestarsi.
I nostri popoli sapranno che cosa fare.
<P>
<SPEAKER ID=140 NAME="Palacio Vallelersundi">
Signor Presidente, intervengo a nome dell' onorevole Gerardo Galeote, firmatario della risoluzione del PPE su questo argomento assieme al generale Morillon.
<P>
Sono arrivata tardi a questa discussione, ma ho avuto modo di ascoltare alcune dichiarazioni e credo che occorra tornare alle questioni di fondo, che a mio giudizio sono tre: innanzi tutto, il terrorismo costituisce oggi la grande minaccia degli Stati di diritto, delle società aperte e democratiche; in secondo luogo, gli Stati Uniti e l' Europa hanno la stessa visione, la stessa organizzazione sociale e la stessa idea in base alla quale il rispetto dei diritti dell' uomo rappresenta il fondamento stesso della nostra organizzazione.
In terzo luogo, occorre dire che, se l' Unione europea ha una bandiera, questa è il rispetto dei diritti dell' uomo.
<P>
A questo punto possiamo e dobbiamo far udire la nostra voce, ma senza chiedere, perché chiedere equivarrebbe a ritenere che i prigionieri della base di Guantanamo non siano trattati in modo umanitario e in verità tutto indica che lo siano.
<P>
Non entrerò nella polemica sull' applicazione o meno della convenzione di Ginevra.
L' Unione europea deve sostenere che in caso di dubbio valgono i principi della convenzione di Ginevra, ma quest' ultima prevede essa stessa una base giuridica per risolvere tutte le questioni che possano mettere in pericolo la sicurezza dell' organizzazione o degli stessi prigionieri, mentre spetta ad un tribunale decidere se possono accedere o meno alla tutela assicurata dalla convenzione di Ginevra.
<P>
Finora, signor Presidente, a me sembra che il trattamento loro riservato sia stato assolutamente corretto e che questa discussione sia pertanto male impostata.
Forse qui si commette un errore nei confronti dell' opinione pubblica europea - se non di quella americana - un errore di relazioni pubbliche, dato che gli Stati Uniti stessi hanno diffuso queste immagini che tanto hanno ferito la nostra sensibilità.
<P>
Dobbiamo continuare e continueremo ad essere vigili, ma senza rinunciare all' idea che in questa guerra siamo insieme.
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<SPEAKER ID=141 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, che cosa differenzia un regime come quello dei Talibani da una democrazia?
Io credo che sia soprattutto il rispetto dello Stato di diritto.
La lotta contro il terrorismo, nonostante tutte le tentazioni di passar sopra al diritto, può invece essere condotta solamente nel rispetto dello Stato di diritto e degli accordi internazionali.
Quindi gli Stati Uniti non devono suscitare neanche il sospetto di non considerare vincolanti gli accordi internazionali, come la Convenzione di Ginevra, per il trattamento dei presunti terroristi.
Questa è anche la motivazione di fondo della nostra risoluzione.
<P>
Vorrei cogliere l' occasione per dire anche un' altra cosa.
La collega che mi ha preceduto ha affermato che l' Europa e gli Stati Uniti hanno la stessa visione.
Purtroppo questo non è del tutto vero, perché la lotta contro il terrorismo condotta adesso dagli americani non è molto efficace, secondo il nostro punto di vista, anche se, in quanto lotta contro il terrorismo, noi la approviamo pienamente.
<P>
Bisogna dire che quando è servito ai loro interessi gli americani hanno avuto un atteggiamento molto ambiguo, per non dire tollerante, nei confronti di alcuni terrorismi. Ma dopo lo shock iniziale dell' 11 settembre, hanno purtroppo abbandonato un' altra volta la strada del multilateralismo e della ricerca di alleati.
<P>
Non intendo qui difendere nessuno dei regimi, molto diversi fra di loro, della Corea del Nord, dell' Iran e dell'Iraq.
Ma questo modo semplicistico e sbrigativo di metterli tutti nello stesso calderone e presentarli come l' asse dei malvagi mostra che il governo degli Stati Uniti, purtroppo, nonostante la posizione estremamente corretta del Ministro degli esteri Powell, segue una strategia che non è efficace per combattere il terrorismo.
<P>
Sappiamo ad esempio che in Iran ci sono gruppi che non condividono l'orientamento politico del presidente Chatami, del suo Ministro degli esteri e del suo governo.
Ma sappiamo anche che in quel paese ci sono importanti forze che sono favorevoli a quella dirigenza politica. Perciò noi dobbiamo dire con estrema chiarezza agli americani che pur condividendo la loro lotta contro il terrorismo, riteniamo che il modo da loro scelto per farlo contraddica il principio dello Stato di diritto e non sia molto efficace.
<P>
<SPEAKER ID=142 LANGUAGE="EN" NAME="Diamantopoulou">
. (EN) Signor Presidente, la Commissione è consapevole delle varie preoccupazioni espresse dagli onorevoli deputati circa le implicazioni giuridiche insite nella decisione degli Stati Uniti di negare ai detenuti in questione lo statuto di prigionieri di guerra ai sensi della Convenzione di Ginevra.
Abbiamo tutti avuto modo di vedere le fotografie dei detenuti rinchiusi nella base militare statunitense di Guantanamo e abbiamo letto i rapporti riguardanti il modo in cui verrebbero trattati.
A dispetto dell' incertezza riguardo il loro status giuridico, non è stato presentata alcuna prova a sostegno della tesi secondo cui i detenuti non verrebbero trattati in modo umano.
<P>
Questa deve essere la questione di fondo.
L' Unione europea intrattiene da lungo tempo un dialogo costante con gli Stati Uniti in materia di diritti dell' uomo e nel campo della giustizia e degli affari interni.
Nella maggioranza dei casi prevale l' accordo ma nei casi in cui tale accordo non c' è, come ad esempio per il tema della pena di morte, l' Unione europea esprime le proprie obiezioni discutendo con franchezza delle divergenze esistenti.
<P>
Sono d' accordo con gli onorevoli deputati che ritengono che la materia rafforzi la posizione dell' UE a favore dell' istituzione di un tribunale penale internazionale.
Continueremo certamente a perseguire questa linea con la controparte statunitense.
L' Unione europea continuerà a vigilare sulla situazione a Guantanamo e se gli eventi lo rendessero necessario lo farà con attenzione, senza alcun timore di sollevare la questione in sede bilaterale con gli Stati Uniti.
<P>
Vorrei concludere ripetendo quanto il Commissario Patten ha affermato alla Conferenza dei donatori di Tokyo per la ricostruzione dell' Afghanistan.
Il concetto a cui si ispira la nostra azione è di ottenere giustizia per quanto è accaduto e questa è la condizione preliminare sia per ottenere la pace che per vincere la guerra.
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Il caso di Gregory Pasko e la chiusura di TV6 in Russia
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<SPEAKER ID=143 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signor Presidente, è un onore per un piccolo gruppo come il mio dare inizio al dibattito. Vorrei farlo con le seguenti parole: senza libertà di stampa la democrazia non può attecchire.
Lo constatiamo nel caso di Gregory Pasko.
E' un grave colpo alla libertà di opinione in Russia, un paese che ha creato la Perestrojka e che con essa si è risvegliato.
Il caso ricorda la repressione della libertà d' opinione ai tempi dell' Unione Sovietica.
Denunciamo l'accaduto, perché l' imputazione è fondata sulle leggi militari segrete dell' Unione Sovietica, che non sono neanche registrate presso il Ministero della giustizia.
Ai membri delle forze armate è proibito parlare con degli stranieri.
Non possono più neanche fare acquisti, perché ormai molti commercianti in Russia provengono da altri paesi.
<P>
Rivolgiamo quindi il nostro appello al procuratore generale dello Stato, signor Ustinov, perché effettui al più presto questa revisione.
Ricordiamo il caso di Alexander Nikitin, nel quale ci sono voluti 16 mesi prima di ottenere una revisione, e lo facciamo anche in considerazione delle pessime condizioni in cui è detenuto Gregory Pasko: nella sua cella non ci sono nemmeno i vetri alle finestre, e questo nel pieno dell' inverno.
Gregory Pasko non vuole la grazia.
Vorrei informare la signora Commissario che sono in circolazione notizie false alquanto bizzarre.
Non ha senso parlare di un' ammissione di colpa.
Egli è nel suo pieno diritto!
Ha il pieno diritto di fare uso della propria libertà di parola.
Perciò prego la signora Commissario di dire al signor Patten che questo tema deve finalmente essere affrontato nei colloqui tra Unione europea e Russia!
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<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, ci sono colleghi e forze che vorrebbero applicare ad un piccolo paese come il Madagascar, di cui discuteremo dopo, criteri più rigorosi di quelli applicati ad un grande paese come la Russia.
Invece, abbiamo l' obbligo di comportarci nel modo esattamente opposto.
La Russia è membro del Consiglio d' Europa, ed ha un particolare accordo di partenariato con l' Unione europea. Dobbiamo quindi applicare a questo paese criteri rigorosi nel campo dei diritti dell' uomo, indipendentemente dal fatto che la Russia sia un paese potente e che un partenariato con essa risponda ai nostri interessi.
<P>
Aderendo a queste organizzazioni, i russi si sono impegnati ad applicare norme rigorose, che adesso devono rispettare.
Per tale motivo è assolutamente inaccettabile quello che è avvenuto al signor Pasko.
Si tratta di una persona che ha agito nell' interesse dei cittadini dell' Unione europea, della Russia e dei paesi asiatici confinanti, perché ha messo in guardia rispetto ai pericoli che minacciano il popolo russo e tutti noi.
Come democratico russo, come ambientalista e come attivista dei diritti dell' uomo, il signor Pasko merita tutto il nostro sostegno.
Egli lotta per la libertà d' opinione e per il rispetto dello Stato di diritto in Russia. Per tale motivo egli, diversamente da coloro che cercano di chiudergli la bocca, è un vero patriota.
<P>
Il nostro dovere rispetto a questo caso è quindi di essere fermi e pretendere che le leggi segrete, le leggi ed i tribunali militari scompaiano dalla Russia e che il signor Pasko sia liberato.E ciò non dovrà avvenire in virtù di una grazia ma perché saranno state ritirate le accuse nei suoi confronti, accuse assolutamente ingiuste e ingiustificate.
Inoltre dobbiamo affermare una cosa: è necessario che in Russia siano finalmente create le condizioni per consentire nuovamente lo sviluppo di mezzi d' informazione indipendenti su scala nazionale.
La chiusura di TV-6 è uno scandalo gravissimo! Costituisce il punto conclusivo e più importante di una politica di appiattimento della pluralità dell'informazione condotta dal Cremlino e dal Presidente Putin stesso.
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Perciò chiedo di sostenere questa proposta di risoluzione.
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<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
La ringrazio, signor Presidente. Nel mio paese si dice: chi vuol capire, capisca o, per dirla più chiaramente, chi vuole intendere, intenda.
E' a questo che ho pensato in occasione di quanto accaduto di recente all' emittente russa Kultura.
In una trasmissione il presentatore ha raccomandato un' opera appena uscita sulla posizione degli intellettuali sotto il regime di Stalin.
In maniera molto sottile, egli ha avanzato l' ipotesi che forse gli editori ritenevano che fosse giunto il momento di riflettere su tecniche di sopravvivenza quasi dimenticate.
Un modo molto acuto per criticare la politica autoritaria del Cremlino in materia di stampa.
<P>
I direttori di TV-6, ora rimasti senza lavoro, oggi non hanno certo motivi per ridere.
Conformemente ad un' ordinanza giudiziaria, lo scorso mese la loro emittente è stata chiusa.
In tal modo in Russia è scomparsa l' ultima emittente privata su scala nazionale che avesse un proprio notiziario autonomo.
Quasi la metà della popolazione russa poteva ricevere i programmi di TV-6.
D' ora in poi, i cittadini devono ricorrere, per soddisfare il fabbisogno di informazioni, soprattutto alle due emittenti statali ORT e RTR.
La chiusura forzata di TV-6 significa, in sintesi, un impoverimento nel paesaggio della stampa russa.
La presente proposta di risoluzione sottolinea, a giusto titolo, tale problema.
<P>
Il destino di TV-6 è segnato?
No, perché il prossimo mese il Ministero della stampa deciderà in merito alla concessione di una nuova licenza per Canale 6.
C' è dunque una minima speranza che questa emittente indipendente riprenda le trasmissioni.
E' interessante notare che tale possibilità è stata sostenuta pubblicamente l' altro ieri dall' opposizione politica sia di destra che di sinistra della Federazione russa.
<P>
E' evidente che questa opzione non è quella privilegiata dal Cremlino.
I governanti di Mosca preferiscono l' idea di trasformare Canale 6 in un' emittente sportiva speciale.
Inoltre, a loro giudizio, ciò si inserirebbe perfettamente nella nuova campagna di Putin a favore del benessere fisico nazionale.
E' piuttosto dubbio che guardare per ore la televisione renda più sana la popolazione.
Invece questo rappresenta uno strumento eccellente per conseguire l' auspicata riduzione della politicizzazione della collettività.
<P>
La proposta di risoluzione si occupa anche - giustamente - del processo contro il giornalista militare Gregory Pasko.
Ciò che unisce il suo caso con la chiusura di TV-6, è il fatto che entrambi si fondano su una base giuridica traballante, che non si può conciliare con il principio fondamentale dello Stato di diritto nella Federazione russa: un principio del Presidente Putin che vogliamo condividere con lui.
Oltre alle dimostrazioni di sostegno della comunità russa a Gregory Pasko e alla redazione di TV-6, in Russia sono state registrate anche molte altre espressioni di solidarietà.
Questa sobria risoluzione le appoggia, affinché il diritto abbia la meglio sia per Gregory Pasko, in particolare, sia a tutela della libertà di stampa, in generale, in Russia.
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<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, la onorevole Schroedter ha ricordato il caso di Nikitin.
Esiste anche il caso di Grigori Pasko nonché un altro ancora: quello di Igor Soutiagin, pressoché identico.
Condannato nel 1999, il tribunale della regione di Kaluga ha appena riconosciuto che non esisteva base legale per la sua incarcerazione.
Egli si trova tuttora in carcere.
Questa è la Russia di oggi, la Russia di Putin, la Russia dell' amico di Putin, l' onorevole Oostlander, che ha fatto adottare una relazione sulla Russia - in merito a cui non ho espresso voto favorevole - nella quale, riga dopo riga, paragrafo dopo paragrafo, il Parlamento europeo ha approvato il finanziamento di programmi per i mass media, per la libertà dei mass media, per una giustizia indipendente e per la tutela dell' ambiente.
Tuttavia, quasi ad ogni nuova seduta dell' Assemblea è giocoforza rilevare che le cose in Russia in tali settori, così come in molteplici altri ancora, non funzionano.
<P>
La politica dell' Unione europea è fatta così: da un lato si finanzia la lotta per la tutela dell' ambiente e, dall' altro, ci si deve impegnare per far uscire di prigione gli ambientalisti.
E' una politica assurda.
E' palese che le preoccupazioni di Prodi non si spingono molto oltre Gazprom ed il gas.
Tutti i deputati del Parlamento europeo ne sono consapevoli ed inviterei coloro che hanno presentato i testi ad introdurre un emendamento orale di piccola entità.
Inviterei anche la Commissione ad esprimere vive proteste nei confronti delle autorità russe.
Ritengo che sia un compito che non spetti soltanto al Consiglio.
<P>
Non mi soffermo sul fatto che, con estremo pudore, non si parli troppo della Cecenia, benché non passi giorno o settimana senza che compaiano articoli sul tema nei giornali europei.
Invito gli onorevoli colleghi a leggere sul Courrier International l' ultimo articolo di Politovskaïa.
I fatti che si verificano in tale regione, che fa ancora parte della Russia, anche se non dovrebbe, sono assolutamente atroci.
Non vi sono immagini come nel caso di Guantanamo, il che è, ovviamente, ancora peggio.
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<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="EN" NAME="Diamantopoulou">
. (EN) Signora Presidente, la Commissione condivide la preoccupazione espressa dal Parlamento in riferimento ai casi rispettivamente di Gregory Pasko e della chiusura di TV6.
Nel contesto dello sforzo comune teso a stabilire tra i due soggetti più strette relazioni politiche ed economiche, l' Unione europea ha ripetutamente chiarito di attendersi che la Russia agisca in accordo con i valori che essa stessa si è impegnata a rispettare con l' ingresso nel Consiglio d' Europa e nell' OCSE.
Tali principi fondamentali, che includono la presenza di mezzi di comunicazione liberi ed indipendenti, costituiscono necessariamente parte integrante del nostro rapporto di partenariato e sono la base del partenariato strategico che stiamo costruendo con questo paese.
Al di là delle considerazioni di carattere giuridico, la libertà di stampa in Russia ha subito una serie di battute d' arresto negli ultimi mesi e si tratta di un' evoluzione preoccupante.
Il caso Pasko, inoltre, solleva perplessità a causa delle incerte e confuse circostanze in cui si svolge il processo, ivi inclusa l' assenza di qualsiasi prova d' accusa.
<P>
In qualsiasi caso, continueremo ad avvalerci di tutti gli strumenti previsti dalla PESC per sostenere la causa della libertà di stampa in Russia e non mancheremo di utilizzare la sede del dialogo bilaterale con la Russia per sollevare tutte le questioni inerenti a tale aspetto.
<P>
La Commissione, inoltre, continuerà a conferire speciale attenzione al sostegno della società civile e dei mezzi di comunicazione indipendenti nel contesto dell' iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell' uomo, nel cui quadro la Russia costituirà una priorità nel breve e nel medio termine.
<P>
Elezioni in Madagascar
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<SPEAKER ID=148 LANGUAGE="FR" NAME="Rod">
Signor Presidente, i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali che si sono svolte il 16 dicembre scorso in Madagascar sono oggetto di numerose controversie e di un conflitto tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di suffragi: il presidente uscente, Didier Ratsiraka, ed il suo rivale, Marc Ravalomanana.
Ratsiraka, da un lato, ha verosimilmente falsificato i risultati delle elezioni e le sue intenzioni non sono note.
Non si pronuncia ed il suo silenzio fa temere violenti sovvertimenti, orchestrati dai suoi sostenitori.
Per quanto riguarda Ravalomanana invece, sebbene il Ministero degli interni gli attribuisca soltanto una maggioranza relativa, egli rivendica la vittoria fin dal primo scrutinio e chiede l' annullamento del secondo turno.
Tuttavia i risultati ufficiali costringono i due uomini ad andare al ballottaggio e la comunità internazionale auspica che questo venga organizzato.
Ravalomanana sembra beneficiare dell' appoggio della popolazione poiché centinaia di migliaia di persone si sono mobilitate in suo favore, paralizzando il paese con uno sciopero generale e rivendicando la vittoria dell' opposizione. Tale sciopero ha ripercussioni disastrose sull' economia del paese.
Il costo giornaliero dello sciopero oscillava la settimana scorsa tra gli 8 ed i 10 milioni di dollari e le perdite, dopo dieci giorni di sospensione dal lavoro, superano già il budget annuale del Madagascar per il settore dell' istruzione.
<P>
Vorrei fare una precisazione: non si tratta di sostenere un candidato piuttosto che l' altro e non nutro maggior simpatia per Ravalomanana rispetto a Ratsiraka.
Le tendenze autocratiche mostrate nella sua veste di sindaco della capitale possono essere fonte di preoccupazioni per il futuro qualora il potere economico e religioso, che ha già, ed il potere dello Stato, nel caso in cui fosse eletto, dovessero concentrarsi nelle sue mani.
I fautori dei diritti dell' uomo rischiano di veder deluse le proprie speranze.
Tuttavia ciò che occorre innanzitutto è il rispetto della democrazia e dello Stato di diritto.
Ecco il motivo per cui è indispensabile che i due candidati accettino la verifica dello scrutinio e che l' Alta corte costituzionale accetti di verificare le schede elettorali.
Tale confronto è l' unico strumento democratico per conoscere i risultati reali dello scrutinio.
E' necessario che la Commissione faccia tutto ciò che è in suo potere per apportare una soluzione al conflitto che lacera il paese, ma anche per contribuire alla reale istituzione di uno Stato di diritto.
Tale conflitto va risolto nel rispetto dei diritti dell' uomo, dei diritti politici e civili nonché nel rispetto del pluralismo politico.
Il rispetto di tali principi fondamentali è indispensabile per consentire il consolidamento del processo democratico.
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<SPEAKER ID=149 NAME="Gemelli">
Signor Presidente, dopo il periodo buio del colonialismo e delle dittature nei paesi in via di sviluppo, ritengo sia positivo parlare oggi di elezioni in questi paesi, anche se il loro tessuto sociale e civile è debole, così come il concetto di democrazia.
<P>
Discernere tra le parti è difficile, tenuto conto del fatto che ogni cultura, ogni società ha bisogno di scegliersi i suoi rappresentanti.
Ritengo tuttavia che si debba riaffermare la necessità delle elezioni, che possono essere trasparenti, perché dobbiamo far crescere la coscienza e la cultura democratiche, come dobbiamo far crescere la società civile.
Inoltre, attraverso gli strumenti di cui disponiamo, il Trattato di Cotonou e le Assemblee paritetiche parlamentari ACP, dobbiamo suggerire dei sistemi e dei metodi di controllo democratico, sempre nel contesto del livello della società civile esistente in questi paesi.
<P>
Possiamo fare dei passi in avanti se riusciremo a far capire che la crescita democratica, la difesa dei diritti umani, la creazione di uno Stato pluralistico, e quindi di un consenso all'interno di una società pluralistica, possono far crescere questo paese, che ha tanto bisogno di inserirsi attivamente nel contesto delle società civili del mondo.
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<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="FR" NAME="Fruteau">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il 25 gennaio scorso la Suprema Corte costituzionale del Madagascar ha reso pubblici i risultati delle elezioni.
La lentezza della procedura, nonché il carattere quasi monarchico del potere in carica da circa vent' anni, che aveva, in particolare, condotto il governo malgascio a rifiutare la presenza d' osservatori internazionali, nonché le ambiguità rilevate nelle dichiarazioni pubbliche dell' opposizione fanno trapelare più di un dubbio sull' affidabilità di detti risultati.
<P>
Tuttavia, sono forse i dirigenti malgasci gli unici responsabili di questa parodia di democrazia?
Per quale motivo questo paese, che è pur uno dei più poveri del nostro pianeta, non è stato oggetto di particolare attenzione da parte dell' opinione pubblica internazionale prima di questi tristi avvenimenti?
I paesi europei, e in particolare la Francia, hanno forse dimenticato il loro passato comune con questo paese?
<P>
Onorevoli colleghi, i malgasci non hanno assolutamente bisogno di essere tenuti per mano e ancora meno che le loro preferenze elettorali siano decise per loro.
In cambio, l' Europa non può, in alcun caso, tacere, perché, nonostante l' atmosfera amichevole rilevata dagli osservatori, una delle caratteristiche del popolo malgascio, la situazione è eccezionale per questo paese.
Più di mezzo milione di persone sono quotidianamente per strada, impegnati in manifestazioni di un' entità mai vista dai tempi dell' indipendenza.
Il paese è quasi paralizzato da uno sciopero generale dalle conseguenze catastrofiche, che anche dopo dieci giorni continua con lo stesso seguito iniziale.
Di fronte alla gravità di tale situazione, l' indifferenza non è più ammissibile.
<P>
Dobbiamo, pertanto, lanciare delle iniziative volte ad aiutare questo popolo a ritrovare la propria dignità.
E la ritroverà solo se il secondo turno si svolgerà all' insegna della trasparenza, in altri termini se le organizzazioni internazionali e l' Unione europea si assicureranno di un corretto svolgimento delle elezioni.
<P>
Dobbiamo, quindi, esigere dai due candidati il rispetto dello Stato di diritto e la salvaguardia della pace civile, affinché i problemi elettorali non si trasformino in scontro etnico.
Dobbiamo semplicemente chiedere di ridare voce al popolo e che il suo verdetto sia rispettato.
<P>
<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, avendo a cuore il rispetto dei diritti dell' uomo, dei principi democratici e dello Stato di diritto, la Commissione esprime profonda preoccupazione nella sua riflessione sulla situazione politica in Madagascar.
A causa dei tempi stretti delle attività di osservazione durante le votazioni - ormai entrate nella fase preparatoria - la Commissione non è in grado di inviare osservatori per il secondo turno elettorale fissato per il 24 febbraio. Ciò si deve sia al fatto che il Madagascar non è tra le priorità della Commissione per il 2002, sia a ragioni riconducibili al paese stesso.
<P>
L' Unione europea è comunque pronta a sostenere il processo elettorale. In particolare, la Commissione ha deciso di inviare un gruppo di esperti tecnici, incaricati di assistere il consorzio di osservatori locali durante il secondo turno elettorale in Madagascar.
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Elezioni in Cambogia
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<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, purtroppo le elezioni in Cambogia, le prime elezioni comunali da decenni - il che è comunque un progresso - sono state precedute da una campagna elettorale nella quale i media sono stati manipolati e strumentalizzati dai detentori del potere, i partiti di Stato.
C' è stata un' ondata d' intimidazioni nei confronti dei partiti dell' opposizione, con innumerevoli morti violente e omicidi misteriosi.
Non è quindi possibile definire queste elezioni come veramente libere; anche se la consultazione stessa, nel complesso, sembra essersi svolta correttamente come hanno riferito i nostri colleghi cambogiani.
<P>
Dobbiamo registrare che continua ad esistere la grande esigenza di dare vere radici alla democrazia in questo paese piegato dalla sofferenza, che nel terribile ventesimo secolo ha sofferto più di ogni altro paese del mondo.
In nessun altro paese c' è stata una furia totalitaria come quella che si è scatenata in Cambogia sotto il regime dei Khmer Rossi. Perciò le ferite non possono guarire da un giorno all' altro.
Noi comunque dobbiamo stabilire dei chiari criteri di riferimento e favorire l' instaurazione della democrazia e dello Stato di diritto. Questo può avvenire solo tramite le istituzioni municipali.
<P>
Rivolgo quindi un appello alla Commissione e al Consiglio, di sostenere sistematicamente gli organi rappresentativi comunali appena eletti, non solo i rappresentanti dei partiti di governo ma anche quelli dei partiti d' opposizione. Questi non devono essere ridotti al ruolo di mero paravento, ma sono necessari per far sì che questo primo debole passo verso la democrazia sia qualcosa di più d'una messa in scena propagandistica.
A tal fine servono iniziative di formazione e di sostegno dei rappresentanti politici municipali, per facilitare il loro accesso ai media e la diffusione di mezzi d' informazione liberi.
Devono essere queste le priorità della nostra futura politica nei confronti della Cambogia.
Anche forze come il FUNCINPEC ed altre devono poter contare sul nostro sostegno, in modo da far nascere uno stabile sistema di pluripartitismo in questo paese che ha sofferto più di ogni altro.
<P>
<SPEAKER ID=153 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, la Commissione europea condivide la priorità data dal Parlamento al sostegno delle istituzioni democratiche di base in Cambogia.
Proprio per questa ragione abbiamo stanziato 3 milioni di euro in assistenza tecnica per garantire un regolare svolgimento delle recenti elezioni comunali; su invito della Cambogia abbiamo poi inviato gli osservatori dell' Unione europea.
Il giorno delle elezioni la Commissione ha coordinato in loco un totale di 120 osservatori.
Era la prima volta che gli osservatori venivano incaricati di seguire delle consultazioni di carattere puramente locale.
Vorrei esprimere la mia particolare soddisfazione per il fatto che il signor Carlos Costa Neves fosse alla guida della missione, in quanto ciò dimostra la cooperazione sempre più stretta tra Parlamento e Commissione nel caso di missioni di osservatori durante le elezioni.
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Sulla scorta dei rapporti iniziali, si ritiene che i preparativi e lo svolgimento delle elezioni siano stati tranquilli e che gli elettori abbiano fatto registrare un' affluenza massiccia e pacifica.
Dobbiamo comunque ammettere di aver ricevuto segnalazioni di episodi di violenze, assassini e intimidazioni, che suscitano forti preoccupazioni. Tutto ciò è accaduto malgrado gli appelli contro la violenza lanciati sia dal governo che dalle altre forze politiche durante la consultazione elettorale.
In quell' occasione la copertura dell' evento da parte dei mass media è stata giudicata parziale.
Siccome il processo elettorale non è ancora ultimato, non sono stati ancora annunciati i risultati e non sono ancora stati presentati denunce e ricorsi; è dunque troppo presto per trarre conclusioni definitive sullo svolgimento delle votazioni.
E' comunque chiaro che, per la prima volta nella sua storia, il popolo cambogiano ha avuto la possibilità di votare per eleggere i rappresentanti locali ed ha risposto in massa all' appuntamento.
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La rappresentanza della Commissione, assieme alle missioni diplomatiche dell' UE in Cambogia, continuerà a seguire i progressi nel periodo post-elettorale.
Solo tra qualche tempo saremo in grado di valutare tutta la portata di questa operazione per la futura democratizzazione del paese.
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Eritrea
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<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="FR" NAME="Rod">
Signor Presidente, noi che abbiamo sostenuto la lotta per l' indipendenza dell' Eritrea, siamo costernati per l' evoluzione delle autorità di questo paese, che già subisce le conseguenze tragiche del recente conflitto con l' Etiopia.
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Nel settembre scorso, undici oppositori eritrei, tra cui numerosi ex ministri, che avevano pubblicato una lettera reclamando la democratizzazione del regime, sono stati arrestati dal governo.
Tali arresti sono stati accompagnati da una sospensione di tutte le pubblicazioni della stampa privata, presentata dalle autorità come temporanea.
Inoltre, le elezioni sono state rinviate ed è stata vietata la formazione di nuovi partiti politici.
I giornalisti e i dissidenti politici eritrei sono in tal modo imbavagliati dal potere.
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Tali misure repressive contrarie alla libertà d' espressione sono preoccupanti e inammissibili.
Esse sono in aperta contraddizione con la volontà sbandierata dalle autorità eritree di procedere ad alcune riforme democratiche.
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Inoltre, l' espulsione nell' ottobre del 2001 dell' ambasciatore italiano, che rappresentava in loco l' Unione europea, ha seriamente danneggiato le relazioni con l' Eritrea.
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Per permettere la regolarizzazione delle relazioni tra l' Eritrea e l' Unione europea, è essenziale che siano rispettati i diritti dell' uomo e le libertà fondamentali.
Per farlo, il governo eritreo non deve soltanto liberare tutti i detenuti politici e i giornalisti, ma deve anche togliere il divieto che colpisce tutti i giornali indipendenti.
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Perciò, l' Unione europea deve riesaminare le sue relazioni con l' Eritrea alla luce dell' accordo di Cotonou. Ai sensi dell' articolo 96, deve essere organizzata una conferenza internazionale inter-eritrea che raggruppi i diversi soggetti politici, nonché la società civile, al fine di trovare una soluzione alla crisi attuale e di condurre il paese sulla via della democrazia e dello sviluppo sostenibile.
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<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="EN" NAME="Bowis">
Signor Presidente, signora Commissario, chiedo ad entrambi di condividere la rabbia e la tristezza che io provo come amico dell' Eritrea.
Dal 1889 al 1952 l' Eritrea è stata governata prima dall' Italia e poi dal Regno Unito.
La comunità internazionale ha poi deciso di assegnarne l' amministrazione all' Etiopia in un contesto federativo ma l' Etiopia ha successivamente deciso di annetterla.
Il paese ha subito 32 anni di guerra durante i quali l' economia e l' ambiente sono stati devastati e la popolazione si è dispersa.
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Arriviamo infine al 1993 e al referendum per l' indipendenza.
Io ero presente come osservatore delle Nazioni Unite.
All' estero si nutrivano grandi speranze per il paese.
I profughi stavano facendo ritorno ed era iniziato un processo di ricostruzione.
Al referendum ha partecipato il 90% della popolazione e il 99% dei partecipanti si è espresso a favore dell' indipendenza.
Il Presidente Isaias è stato eletto alla guida del paese e, dunque, contando su uno stile di vita improntato alla moderazione e su un periodo di ottimismo, speravamo tutti in un miglioramento della situazione.
Per alcuni anni il problema era limitato alle dispute di confine ma ora, purtroppo, la questione si è spostata all' interno al paese.
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La situazione dei diritti dell' uomo è peggiorata, l' opposizione non è libera di agire, persino i leader precedenti del partito di governo sono stati arrestati, al pari di molti giornalisti, e la stampa è stata soppressa.
L' ambasciatore italiano è stato espulso dal paese.
Le elezioni multipartitiche, che, come promesso, dovevano tenersi alla fine di dicembre, sono state cancellate e i partiti stessi sono stati banditi.
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La democrazia è stata cancellata nell' intero paese.
L' Eritrea cerca disperatamente sostegno per ricostruire un paese devastato dalla guerra, ha bisogno del nostro aiuto ma l' aiuto non può essere concesso senza garanzie di buon governo.
Ai nostri amici dell' Eritrea diciamo: "tornate nella comunità mondiale dei governi democratici e abbandonate il totalitarismo" .
Alla Commissione voglio invece dire: "siate fermi" .
I diritti dell' uomo non esistono solo a nostro vantaggio e non servono a farci sentire buoni.
Essi devono andare a beneficio della popolazione dell' Eritrea, un paese che ha bisogno ora di quei diritti.
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<SPEAKER ID=156 NAME="Ghilardotti">
Signor Presidente, signora Commissario, come hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, la situazione in Eritrea è sempre più grave sotto il profilo democratico.
Il parlamento eritreo, composto da membri eletti, tutti appartenenti al Fronte popolare per la democrazia e la giustizia, ha deciso di proibire la formazione dei partiti politici; è stata messa al bando la stampa indipendente e sono stati arrestati numerosi giornalisti, personalità politiche, oppositori politici, tra cui ex ministri del governo, accusati di tradimento dall'Assemblea nazionale; aumentano le azioni repressive nei confronti della cittadinanza, e soprattutto degli studenti, due dei quali sono morti in prigionia nel deserto; è stato espulso l'ambasciatore italiano; la situazione economica e le condizioni di vita dei civili sono sempre più gravi.

Le organizzazioni non governative che operano in Eritrea ci raccontano di situazioni di una gravità mai conosciuta; anche il personale medico e paramedico viene sottratto agli ospedali e inviato al fronte, lasciando così senza alcuna assistenza la popolazione; la violenza perpetrata nei confronti della popolazione, e in particolare di donne e bambini, è indescrivibile.

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La comunità internazionale non può più stare a guardare.
Occorre intervenire con urgenza nella definizione dei confini.
Il Consiglio di sicurezza dell'ONU e la commissione di Algeri si sono impegnati in questo senso; occorre altresì che una delegazione dell'Europa, la troika, si rechi in Eritrea e occorre che si riesaminino i rapporti con questo paese in base agli accordi di Cotonou.
Occorre pretendere l'indizione di elezioni parlamentari - già previste, tra l'altro, nel dicembre 2001 - elezioni che dovranno svolgersi sotto il controllo internazionale; pretendere la liberazione di tutti i prigionieri politici, il ripristino della libertà di stampa, di associazione, di organizzazione della società, di formazione dei partiti politici e dei sindacati.
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Tutto ciò deve essere il presupposto essenziale per la ripresa, da parte dell'Unione, dei finanziamenti assolutamente indispensabili nel paese per la ricostruzione dell'economia distrutta dalla guerra e per lo sviluppo.
E' necessario che il Consiglio e gli Stati membri adottino un approccio coordinato alle relazioni con l'Eritrea che sia più efficace e tale da contribuire in tempi rapidi al processo di pace alle frontiere e all'interno del paese.
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A partire dalla metà del mese prossimo si terrà l'Assemblea paritetica ACP/UE.
Noi ci auguriamo che in quella sede si possa discutere, dandoli per già avvenuti, dei processi enunciati precedentemente, e che si possa trovare anche con gli eritrei il modo di avviare il processo di pace, di ripristinare la democrazia e soprattutto di restituire ai cittadini, donne, uomini e bambini, condizioni di vita accettabili, condizioni delle quali non ci si debba vergognare.
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<SPEAKER ID=157 NAME="Gemelli">
Signor Presidente, desidero immediatamente esprimere totale sfiducia e condanna nei confronti dell'attuale classe dirigente eritrea.
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La situazione in Eritrea è estremamente critica, il che ci porta adesso a capire meglio le ragioni che hanno spinto questo popolo a combattere una guerra contro l'Etiopia.
La soluzione raggiunta, poi, non è stata una soluzione condivisa, ma ottenuta dall'Etiopia che ha vinto militarmente la guerra.
L'Eritrea ha fatto fallire, tra l'altro, una risoluzione regionale in occasione dell'Assemblea ACP del novembre 2001, rifiutando di discutere il problema dei rapporti fra i due Stati.
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Quanto all'ambasciatore italiano, occorre chiedersi il motivo per cui è stato espulso.
E' stato espulso perché aveva commesso il "delitto" di incontrare la società civile eritrea, e non soltanto i governanti.
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Allora, di fronte a questa situazione dobbiamo dimostrare di essere forti, soprattutto per liberare il popolo eritreo dalla sua classe dirigente.
Ritengo siano necessari tutti i nostri sforzi e tutto il nostro impegno per far crescere la società civile, per creare un mondo che sia civile, che non venga escluso dal consesso delle nazioni civili.
L'utilizzo a tal fine dell'accordo di Cotonou da parte della Commissione non è soltanto necessario ma, in questa situazione, anche doveroso.
Non possiamo lasciare che in quell'area la situazione continui ulteriormente così.
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<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, i recenti sviluppi in Eritrea suscitano gravi timori in seno alla Commissione, in quanto essa ritiene che l' arresto dei dissidenti politici e la soppressione della libertà di stampa aggravino ulteriormente la situazione nel paese.
<P>
Consideriamo positivamente il fatto che problemi quali l' arresto dei dissidenti politici, la legge elettorale e la proposta di legge sui partiti politici siano stati discussi nella tanto attesa sessione dell' Assemblea parlamentare dell' Eritrea. Esprimiamo però rincrescimento per il fatto che non si sia ancora deciso quando saranno rinviati a giudizio o scarcerati i detenuti in questione e che si sia rinviata ancora la formazione dei partiti politici.
<P>
Auspichiamo che la commissione creata allo scopo di definire il futuro della stampa nel paese potrà presto contribuire a togliere le limitazioni imposte alla stampa privata.
La Commissione collabora con la Presidenza e con gli Stati membri per far fronte con tenacia alla crisi attuale.
Non vi è dubbio che tali sforzi vengano compiuti in conformità alle norme internazionali e alle convenzioni sui diritti dell' uomo. Cercheremo di far sì che il dialogo politico con l' Eritrea continui a consolidarsi nel quadro dell' articolo 8 dell' Accordo di Cotonou.
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Si prevede di definire una visita della troika ad alto livello in Eritrea non appena sarà pubblicata la relazione della commissione competente, attesa per le prossime settimane.
A causa delle tensioni tra Eritrea ed Etiopia, la Commissione ritiene si debba compiere ogni possibile sforzo per evitare un' escalation degli scontri.
La Commissione deve quindi contribuire attivamente ad evitare i conflitti e a favorire la pace e la stabilità nella regione.
Occorre dunque prestare la massima attenzione, evitando qualsiasi atto che potrebbe creare uno stallo alle autorità politiche della regione.
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<SPEAKER ID=159 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=11>
Terremoto in Turchia
<SPEAKER ID=160 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione su due proposte di risoluzione:
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B5-0071/2002, presentata dagli onorevoli Van Orden, Morillon e Posselt a nome del gruppo PPE-DE,
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B5-0080/2002, presentata dagli onorevoli Ainardi, Figueiredo, Papayannakis e Alavanos a nome del gruppo GUE/NGL,
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sul terremoto in Turchia.
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<SPEAKER ID=161 LANGUAGE="EL" NAME="Papayannakis">
Signor Presidente, signora Commissario, ancora una volta ci occupiamo della Turchia per ragioni davvero tragiche, ovvero il dramma del terremoto che ha colpito il paese di recente.
A mio giudizio, signora Commissario, a questo paese confinante con la Grecia e con l' Europa dobbiamo testimoniare amicizia e disponibilità per ogni genere d' aiuto economico e umanitario anche a lungo termine, direi.
<P>
Nella nostra risoluzione si dice esattamente quel che vogliamo e non c' è dunque bisogno di ripeterlo.
Voglio invece sottolineare che valutando il problema a lungo termine - in fondo i terremoti sono un problema endemico della regione - si osserva la mancanza di una vera politica in materia che serva a limitare i danni e che provveda alla ricostruzione, agli aiuti e alla difesa antisismica per noi dell' Unione e per i paesi confinanti, come la Turchia.
Disponiamo però dei mezzi - centri, ricercatori, eccetera - e non posso non chiedermi, signora Commissario, se li mettiamo a frutto come dovremmo.
La questione è già stata discussa, ma volevo sollevarla ancora una volta alla luce di questo tragico evento.
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<SPEAKER ID=162 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
Signor Presidente, in qualità di rappresentante del gruppo cristiano democratico PPE-DE desidero esprimere la nostra più sentita e profonda partecipazione a tutte le vittime del tremendo sisma che ha colpito la Turchia.
Esprimiamo la nostra solidarietà anche al governo turco e a tutta la popolazione del paese.
<P>
Ciò che è accaduto mostra però che quello che più conta è la vita stessa, a prescindere da tutte le contrapposizioni politiche.
E' essenziale che le autorità turche e l' Unione facciano pervenire gli aiuti quanto prima e con ogni mezzo.
Gli eventi in Turchia riportando di attualità la necessità di una forza di pronto intervento anche a livello internazionale, capace di far fronte a catastrofi così terribili.
Sta di fatto che le reti televisive internazionali giungono in loco ben prima dell' Unione europea e delle varie associazioni umanitarie.
Adoperiamoci affinché gli aiuti siano più tempestivi!
<P>
In conclusione, vorrei soltanto dire che l' ultima volta che in Turchia è accaduta un' analoga catastrofe, la solidarietà fra greci e turchi è aumentata.
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<SPEAKER ID=163 LANGUAGE="EL" NAME="Baltas">
Signor Presidente, esprimo il mio sincero cordoglio e la mia totale solidarietà nei confronti del popolo turco che di recente è stato di nuovo colpito da un sisma che ha causato vittime umane e danni ingenti.
Spero che quanti hanno avuto vittime tra i familiari, sono rimasti senza un tetto o hanno perduto le proprie cose possano presto trovare il coraggio e superare lo choc causato da questa catastrofe imprevedibile.
Inoltre, signor Presidente, vorrei segnalare l' immediata dichiarazione di cordoglio, solidarietà e offerta di aiuti del governo greco a favore delle vittime di questo terribile sisma. Desidero anche ricordare al Parlamento europeo che il popolo greco ha partecipato al dolore arrecato dal terremoto al popolo turco, sentendosi ancora una volta molto vicino ad esso.
<P>
I sentimenti popolari, espressi con spontaneità in circostanze di dolore e distruzione, dimostrano in modo inconfutabile la sincerità e la profonda fiducia nella convivenza e nella solidarietà tra i popoli.
Spero che in un prossimo futuro il popolo turco e quello greco saranno accomunati non da fatti luttuosi, ma da circostanze felici, come l' adesione della Turchia alla famiglia europea dell' UE, ove questi due popoli condivideranno gli stessi valori ed ideali di democrazia e libertà individuali - valori e ideali che uniscono e garantiscono un desiderio comune di benessere, coesistenza armoniosa e cooperazione.
<P>
<SPEAKER ID=164 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, è certo il nostro cordoglio, nonché la solidarietà di noi tutti verso le vittime del sisma che ha scosso la Turchia e che, come si è detto, è stato il secondo a colpire il paese in meno di due anni.
Le parole di conforto non hanno tanto valore quanto l' aiuto concreto a favore delle vittime. In proposito non possiamo non segnalare la mancanza di uno strumento a livello UE che faccia fronte alla necessità di aiuti in caso di simili calamità naturali.
<P>
Inoltre, signor Presidente, le circostanze riscontrabili nella regione turca colpita dal sisma ricordano quell' adagio, secondo cui miseria e disgrazie vanno a braccetto.
Se i fabbricati fossero stati conformi agli standard antisismici, non ci sarebbero state vittime.
E' indicativo il fatto che il direttore dell' istituto sismologico di Istanbul ha dichiarato che nella regione manca una commissione di controllo sulla qualità delle costruzioni, che potrebbe verificarne l' adeguatezza.
Speriamo che questi eventi diventino il pretesto per una migliore protezione antisismica.
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<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, la Commissione condivide l' interesse e la preoccupazione espressi dal Parlamento europeo per la situazione umanitaria delle vittime del terremoto che ha colpito questo paese.
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Desidero anzitutto rispondere alla domanda dell' onorevole Papayannakis su come affrontare i disastri naturali.
Già un anno fa la Commissione ha proposto la creazione, a livello europeo, di un servizio per far fronte alle calamità naturali; questa proposta non riguarderebbe soltanto i terremoti, ma anche grandi inondazioni, incendi e grandi disastri, come quelli verificatisi di recente in Austria o Francia.
Il primo livello decisionale porta ad una forma di collaborazione e al corretto coordinamento degli strumenti degli Stati membri. In altre parole, gli strumenti di protezione contro le calamità, disponibili nei singoli Stati, potrebbero così avere effetti moltiplicatori.
<P>
Per quanto concerne specificamente il terremoto in Turchia, la nostra rappresentanza ad Ankara ci ha assicurato che le autorità turche, competenti per le situazioni di emergenza, non hanno chiesto aiuto e che per il momento non serve assistenza nel campo della protezione civile né aiuti umanitari; questo l' esito dei contatti tra la Commissione e il governo interessato.
Secondo le informazioni della Croce rossa, si sta facendo fronte alle esigenze umanitarie.
La Croce rossa ha comunicato la disponibilità di 7.000 tende, di 10.000 coperte e di generi di prima necessità per le famiglie, mentre il governo ha inviato 1.000 tende e 3.000 coperte per le persone costrette a passare la notte all' addiaccio.
<P>
Questa è la situazione sinora, così come ci è stato comunicato dalla nostra rappresentanza e dalla Croce rossa.
Al momento non è quindi previsto l' aiuto di ECHO.
La Commissione continuerà a seguire con attenzione la situazione nel paese e coopererà con gli altri donatori, in modo da favorire il coordinamento degli sforzi internazionali per meglio definire le priorità d' azione che emergeranno da un quadro chiaro dei bisogni e dei problemi della regione.
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<SPEAKER ID=166 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=12>
Applicazione della direttiva sull'organizzazione dell'orario di lavoro
<SPEAKER ID=167 NAME="Il Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0010/2002), presentata dall' onorevole Koukiadis, a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali, sulla relazione della Commissione concernente lo stato di avanzamento dell' applicazione della direttiva 93/104/CE del Consiglio del 23 novembre 1993, riguardante taluni aspetti dell' organizzazione dell' orario di lavoro ( "Direttiva sull' orario di lavoro" ) [COM(2000) 787 - C5-0147/2001 - 2001/2073(COS)].
<P>
<SPEAKER ID=168 LANGUAGE="EL" NAME="Êoukiadis">
E), relatore - (EL) Signor Presidente, signora Commissario, è per me un particolare onore presentare la relazione sui cinque anni di applicazione della direttiva sull' orario di lavoro.
Insieme con la retribuzione, l' orario di lavoro rappresenta uno dei principali oggetti di rivendicazione da parte dei lavoratori, e ciò attraverso l' intera storia dei rapporti fra salariati e datori di lavoro nell' era industriale.
Queste rivendicazioni, e i relativi successi, rappresentano un merito del movimento sindacale, perché le soluzioni che esso è riuscito a ottenere hanno permesso ai lavoratori di ritrovare la propria identità perduta, di migliorare le proprie condizioni di vita, di limitare le minacce alla loro stessa incolumità fisica, di partecipare alla vita politica e sociale, grazie a orari di lavoro più liberali.
<P>
Nonostante il fatto che la base giuridica della direttiva sia data dalle disposizioni in materia di igiene e sicurezza, non vanno dimenticati neppure gli altri aspetti in gioco.
Ecco perché siamo in presenza di un acquisito che gli Stati membri sono tenuti a tutelare: è la chiave di volta della coesione sociale.
Colgo però l' occasione per esprimere la mia delusione per il fatto che alcuni Stati non abbiano voluto recepire per tempo la direttiva nel proprio ordinamento, nonostante ciò costituisse un loro evidente obbligo.
Faccio inoltre rilevare che gli Stati non hanno fornito indicazioni dettagliate sulle rispettive normative nazionali, ciò che avrebbe consentito alla Commissione di accertare in modo attendibile il grado di conformità rispetto al disposto della direttiva.
Pertanto, non si sa con certezza se, e in quale misura, la direttiva si applichi alla totalità dei dipendenti pubblici.
Sinora la sua applicazione ha dato adito a una serie di contestazioni e di vere e proprie violazioni.
E' stato il caso dei turni dei medici, che rinvia però al più vasto problema del riconoscimento della reperibilità come orario di lavoro a tutti gli effetti. In questo senso, è un problema che coinvolge anche altre categorie di lavoratori.
La soluzione data dalla Corte di giustizia, in base alla quale ove la disponibilità sia abbinata alla presenza fisica sul luogo di lavoro con corrispondente dispendio di energie fisiche e intellettuali essa va conteggiata ai fini dell' orario di lavoro ordinario retribuito, è una soluzione in linea con le tradizionali tesi sostenute dal diritto del lavoro.
<P>
Un altro problema riguarda l' elusione del diritto alle ferie nel caso dei contratti di lavoro a tempo indeterminato.
Anche qui, la Corte ritiene che il diritto alle ferie rientra fra i diritti fondamentali e va garantito pro rata temporis anche ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato di durata inferiore a un anno; si tratta di una posizione importante ai fini della lotta a tali elusioni.
Un terzo elemento che merita l' attenzione della Commissione riguarda il chiarimento dell' orario massimo di lavoro.
E' singolare che la normativa definita decenni fa continui a suscitare contestazioni quanto al suo reale significato.
<P>
Un notevole problema è poi rappresentato dal recepimento della direttiva in alcuni paesi tramite contratti collettivi.
Si tratta di un argomento di interesse generale.
Non vi è dubbio che il metodo che privilegia l' autonomia collettiva vada incoraggiato.
Tuttavia, deve essere applicato in termini tali da condurre agli stessi risultati rispetto al recepimento per via legislativa.
Sinora così non è stato, o perché si è fatto ricorso a contratti di categoria anziché a contratti nazionali intersettoriali che coprano tutti i lavoratori, oppure perché non esistono contratti collettivi che coprano la totalità dei lavoratori.
<P>
Infine, sempre a proposito delle problematiche nel quadro dei rapporti di lavoro tradizionali, vi è poi la questione delle disposizioni specifiche per alcune particolari categorie di lavoratori, quali donne, madri, disabili, minorenni eccetera.
Al riguardo è necessaria non soltanto una particolare attenzione, visto che si tratta di categorie vulnerabili, ma occorre anche prendere iniziative per migliorarne la condizione, in base alle esperienze pregresse e allo scopo di inserire tali disposizioni specifiche nelle politiche dell' Unione tese a incrementare la partecipazione delle donne alla vita attiva e ad agevolare l' accesso al mercato del lavoro da parte dei disabili.
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Desidero dedicare l' ultima parte del mio intervento alla sorte dei rapporti di lavoro tradizionali dopo la comparsa delle nuove forme di occupazione, nelle quali vige il principio della flessibilità e nelle quali la tradizionale sicurezza del posto di lavoro cede il passo al concetto di impiegabilità..
Al riguardo occorre una generosa politica innovativa, se si intende rispettare il tanto sbandierato principio di Lisbona in base al quale la flessibilità deve andare di pari passo con la tutela del lavoratore; questo principio deve tradursi in interventi concreti sul fronte dell' organizzazione dell' orario di lavoro.
<P>
Per sostituire alla tradizionale sicurezza del posto di lavoro il concetto di impiegabilità è indispensabile un nuovo approccio alle disposizioni in tema di orari di lavoro; sorgono infatti nuove problematiche, come la trasformazione del tempo parziale in tempo pieno, la sorte del riposo settimanale e del divieto di lavoro nei giorni festivi, l' eventuale adattamento degli orari di lavoro in caso di trasformazione del lavoro dipendente in lavoro autonomo, il controllo sulle disposizioni in materia di orari nel caso del telelavoro, i nuovi equilibri da ricercare fra vita professionale e vita familiare e, infine, l' inclusione nell' orario di lavoro anche del tempo destinato alla formazione lungo l' intero arco della vita.
<P>
Infine, desidero aggiungere che tutti questi aspetti relativi alle nuove forme di organizzazione del lavoro sono giustamente ripresi dai sindacati europei come temi prioritari, con una campagna di vastissima portata che, prendendo spunto dalla discussione odierna, partirà il 14 febbraio.
<P>
<SPEAKER ID=169 NAME="Ojeda Sanz">
Signor Presidente, signora Commissario, desidero chiarire che parlo in sostituzione del collega onorevole Pérez Álvarez, che è stato il relatore supplente per il mio gruppo e che non ha potuto essere presente a questa seduta.
A nome suo e a nome mio personale, vorrei innanzitutto ringraziare il relatore, congratulandomi per il lavoro svolto e per l' atteggiamento positivo che ha avuto verso gli emendamenti presentati dal collega.
<P>
La direttiva 93/104/CE è un elemento di continuità con la direttiva 89/391/CEE, concernente l' attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro, sulla base dell' idea che la realizzazione del mercato interno dovrebbe condurre ad un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro mediante l' armonizzazione delle normative.
<P>
La relazione della Commissione offre una descrizione generale del modo in cui gli Stati membri hanno recepito e applicato la suddetta direttiva, con risultati che indicano chiaramente l' esistenza di margini di miglioramento quanto al metodo e all' esito.
Vi sono stati non solo ritardi nel rispetto del termine di recepimento (e quindi la mancata applicazione della direttiva entro il termine stabilito), ma anche deroghe ed esclusioni ispirate a criteri non sempre chiari.
Il recepimento, attraverso un contratto collettivo, non è stato sempre accompagnato dal successo auspicabile per questo strumento di dialogo sociale.
Per mettere in luce e correggere queste lacune, l' onorevole Pérez Álvarez ha presentato degli emendamenti e nella stessa ottica si collocano quelli che vorrei ora commentare.
<P>
All' origine dell' emendamento n. 1 sta la confusione tra i concetti di "esclusione" e "deroga" (quest' ultima sempre al singolare), che non deve permettere di aggirare l' obbligatorietà dei termini della direttiva.
L' emendamento n. 2 propone un' integrazione di chiarimento, che non vuole sostituire ma delucidare e ampliare il contenuto del paragrafo, anche mediante concetti e definizioni che garantiscono l' applicazione della direttiva, secondo l' idea che le cose sono quello che sono, a prescindere dal nome che si da' loro.
Ci sembra importante sottolineare questi due punti allo scopo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori.
<P>
Quanto già esposto rientra nei termini dell' articolo 31 della Carta dei diritti fondamentali dell' Unione europea "Condizioni di lavoro giuste ed eque".
Primo, "ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose" ; secondo, "ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro e a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite".
Questi aspetti (la salute e i tempi di lavoro) sono chiaramente collegati tra loro, nell' ottica di una società più giusta in cui sia prioritario il rispetto dei diritti individuali e collettivi dei lavoratori.
<P>
<SPEAKER ID=170 LANGUAGE="EN" NAME="Attwooll">
Signor Presidente, in qualità di relatrice per parere della commissione per la pesca, vorrei complimentarmi con l' onorevole Koukiadis per la relazione e ringraziarlo per l' attenzione con cui ha accolto le conclusioni della commissione per la pesca, la quale conferisce alta priorità ai temi inerenti la sicurezza.
<P>
La relazione dell' onorevole Koukiadis affronta direttamente soltanto la prima delle tre direttive esistenti in materia di orario di lavoro.
Il relatore sottolinea come l' attuazione sia inficiata da fattori quali la variabilità di interpretazione, i tipi di deroghe previsti e le modalità di trasposizione.
Tali problemi possono essere riassunti nel fatto che a settori diversi si applicano norme diverse.
Per esempio, i soggetti coinvolti nel settore della trasformazione ricadono nell' ambito della prima direttiva ma a quanti praticano propriamente la pesca si applica la seconda.
E' difficile prevedere quali effetti tale situazione avrà su due settori così strettamente collegati tra loro.
In modo simile, un eventuale cambiamento del carattere stesso dell' acquacoltura potrebbe implicare che in futuro si rendano necessarie norme diverse da quelle che oggi risultano adeguate.
E' questa la ragione per la quale chiediamo alla Commissione di monitorare questi aspetti legati all' attuazione nelle sue future relazioni.
Non è da escludere che questa impostazione possa rivelarsi utile anche in altri settori.
<P>
E' auspicabile che ogni singolo settore sia regolato da norme effettivamente adeguate alle rispettive situazioni particolari.
Tuttavia, molti problemi concernenti l' attuazione potrebbero essere evitati e si potrebbe ottenere un più rapido adattamento a cambiamenti tecnologici e di altra natura, se le norme fossero il risultato di accordi tra le parti sociali.
Riteniamo che un esempio di buona pratica, a questo riguardo, sia rappresentato dall' accordo raggiunto in seno all' UE tra l' Associazione degli armatori della Comunità europea e la Federazione dei lavoratori nel settore dei trasporti.
<P>
Infine, poiché è in gioco soprattutto la sicurezza, esprimiamo la speranza che le norme vengano accolte come un livello minimo di partenza su cui costruire futuri miglioramenti e non come il livello massimo a cui adeguarsi semplicemente perché questo è ciò che la legge richiede.
<P>
<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="EN" NAME="Wyn">
Signor Presidente, voglio complimentarmi sinceramente con il relatore per avere prodotto un testo esauriente e critico nell' analisi della direttiva in materia di orario di lavoro.
Si trattava davvero di una questione da affrontare con urgenza, viste le numerose e controverse discussioni avvenute presso la Corte di giustizia nei casi riguardanti tale materia.
Prima di esprimermi su un certo numero di aspetti legati alla direttiva sull' orario di lavoro, devo dire che sono molto lieto che un paio di Stati membri abbiano già attuato un numero enorme di accordi normativi, amministrativi e collettivi per regolare la questione in oggetto.
<P>
Sono inoltre convinto che le misure adottate dal soggetto sovranazionale a cui è demandata la competenza decisionale vadano nella giusta direzione, visto che le nuove direttive emanate dalla Commissione riguardano le aree escluse dall' ambito della direttiva originaria.
Tuttavia, resta ancora molto lavoro da fare.
<P>
E' noto a tutti, e bene ha fatto il relatore a criticare tale situazione, che alcuni Stati membri ricorrono alla tattica di sostenere che le norme nazionali esistenti già prevedono quanto disposto dalla direttiva.
Non riesco a comprendere, tuttavia, perché essi esitino ad attuare una direttiva largamente flessibile pur avendo un lungo periodo di tempo a disposizione.
Sono perciò d' accordo con il relatore quando incoraggia la Commissione ad indagare le ragioni per le quali gli Stati membri si rifiutano di conformarsi alle disposizioni della direttiva.
<P>
Dobbiamo anche insistere perché si controllino le condizioni di applicabilità della direttiva a nuovi modelli di orario di lavoro e mi riferisco, tra gli altri, al lavoro precario, a tempo parziale e a termine fisso.
Oltre a ciò, mi pare esista la forte necessità di affrontare con maggiore intensità la questione del numero crescente di lavoratori a domicilio.
La Commissione stessa si è prodigata in grandi sforzi, con il programma Leonardo da Vinci, per esempio, per quanto concerne l' apprendimento aperto e a distanza.
Mi sento perciò obbligato a chiedere: perché non incoraggiare con più forza le parti sociali a negoziare sui temi legati all' orario di lavoro?
<P>
Nondimeno, la relazione poteva scendere maggiormente nel dettaglio, poiché purtroppo tralascia di prendere in considerazione i cosiddetti lavoratori autonomi.
Sono convinto che la necessità di includere tale categoria entro la direttiva sia una questione che tutti dovremmo sostenere. Agire in questo senso avrebbe l' unico effetto di migliorare una relazione peraltro già ben elaborata.
<P>
<SPEAKER ID=172 LANGUAGE="EL" NAME="Ályssandrakis">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, le disposizioni in materia di orari di lavoro ora in discussione non segnano alcun ripensamento della politica neoliberale che stravolge le condizioni di lavoro conquistate dalla classe lavoratrice con le sue lotte.
Una politica che colpisce duramente i lavoratori applicando la flessibilità a contratti e orari di lavoro, che colpisce il lavoro a tempo pieno e indeterminato sostituendolo con il tempo parziale e con il lavoro temporaneo.
<P>
Obiettivo di tutto ciò è naturalmente sfruttare ancor più la forza lavoro e massimizzare gli utili del grande capitale.
Si tenta così di abolire il concetto di orario di lavoro giornaliero fisso, pari a sette od otto ore, o il riposo durante il fine settimana, vengono presi di mira i contratti collettivi e si diffondono i contratti a tempo determinato.
Il lavoratore deve essere a disposizione del datore di lavoro in qualunque momento e per il tempo voluto.
Peraltro, con il generalizzarsi del tempo parziale non si colpisce soltanto il reddito dei lavoratori, ma diviene anche impossibile per un lavoratore maturare diritti pensionistici.
Il risultato delle politiche condotte dall' Unione si traduce nel diffondersi della sottooccupazione, che in alcuni paesi supera il 30 percento.
<P>
Noi siamo fautori di un' altra politica, che approfondisca i diritti dei lavoratori e che si opponga alle ristrutturazioni capitalistiche.
Lottiamo per l' abolizione del quadro normativo che impone le nuove regole in materia di orario giornaliero e la flessibilità nell' occupazione.
Sosteniamo il lavoro sicuro, a tempo pieno, con le otto ore giornaliere e la settimana di cinque giorni, l' estensione dei diritti sociali e l' aumento delle retribuzioni in linea con le esigenze del giorno d' oggi.
<P>
<SPEAKER ID=173 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
La ringrazio, signor Presidente. I cittadini dell' Unione europea vivono in una condizione di grande benessere e godono dei frutti che ciò comporta.
Tali frutti si esprimono nel livello di benessere di cui il cittadino fruisce.
Pertanto deve essere prestata la massima attenzione a tutelare il benessere dei lavoratori in un clima economico orientato verso la produttività e l' efficienza.
Il benessere dei cittadini viene anche protetto con una buona regolamentazione degli orari di lavoro e di riposo.
<P>
Ad integrazione dell' approccio del relatore, chiedo di prendere in esame il fatto che la domenica è considerata giornata di riposo collettivo.
A mio avviso, nel suo approccio il relatore non rivolge sufficiente attenzione all' importanza della domenica come giorno di riposo.
<P>
Tra i compiti degli Stati membri vi è quello di indicare una giornata di riposo, conformemente alle consuetudini e alla tradizione locali.
Mi compiaccio del fatto che 9 Stati membri su 15 abbiano ufficialmente indicato la domenica come giorno di riposo.
Quegli Stati membri prendono sul serio l' appello lanciato dal Parlamento nel 1996 e capiscono che una giornata di riposo collettivo riveste grande importanza per la famiglia, i parenti e gli altri consessi sociali.
<P>
Da alcune ricerche condotte nei Paesi Bassi, questa settimana è emerso che i consumatori manifestano scarso se non addirittura nessun interesse per la domenica considerata come giorno consacrato agli acquisti.
Pertanto è importante che, all' interno dell' Unione europea, nella legislazione sociale rimanga spazio per mantenere la domenica come giornata di riposo.
<P>
La domenica ha per i cristiani un significato specifico, quello di giorno consacrato da Dio al riposo e che si rifà al giorno della resurrezione di Cristo.
Perciò tale giorno di riposo è profondamente ancorato nella cultura europea.
Ci sono altri valori, oltre al produrre e al consumare!
<P>
<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="DE" NAME="Koch">
Signor Presidente, signora Commissario, la relazione della Commissione europea è più che necessaria.
Darà origine a molte attività negli Stati membri.
Il relatore si è impegnato molto nel realizzare la sua analisi, ed io lo ringrazio caldamente.
<P>
Tuttavia la direttiva mi sembra essere piuttosto frammentaria.
Vi sono molte carenze e, in altri punti, molti richiami alle normative nazionali che consentono interpretazioni individualistiche, al punto da rendere l'intera cosa inapplicabile.
L'idea di fondo è la tutela dei lavoratori, che noi ci siamo posti come obiettivo.
<P>
Per tale motivo è necessario che la Commissione e gli Stati membri siano incoraggiati non solo a far propria la definizione e l'interpretazione di determinati concetti, ma anche a valutare con attenzione eventuali discrepanze di alcune disposizioni, per evitare una confusione che alla fine produce l'effetto opposto rispetto a quello voluto.
<P>
Le maggiori discrepanze tra gli Stati membri riguardano la durata massima ammissibile dell'orario di lavoro, nonostante gli articoli 6 e 18 delle disposizioni conclusive prevedano chiari limiti.
<P>
La possibilità di recepire la direttiva anche tramite contratti collettivi o accordi tra le parti sociali è da ritenersi sostanzialmente positiva.
Dovrà però essere trasformata in realtà, secondo lo spirito della direttiva, senza scappatoie e senza la possibilità di tirarsi indietro a metà strada.
<P>
E' inoltre urgentemente necessario definire con maggiore chiarezza il concetto di "servizi di reperibilità" o "di disponibilità", soprattutto dopo la sentenza della Corte europea di giustizia.
Il giudizio della Corte ha messo in risalto una falla della direttiva, è spiacevole vedere che la Commissione debba correre ai ripari cercando di rimediare alla bell' e meglio.
<P>
La relazione Koukiadis sarà molto utile per il lavoro che ancora ci aspetta.
Spero che i punti enunciati dal Parlamento europeo siano rispettati al momento del futuro recepimento della direttiva.
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<SPEAKER ID=175 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
. (EL) Signor Presidente, ringrazio l' onorevole Koukiadis per la sua eccellente relazione sull' applicazione della direttiva sull' orario di lavoro e mi trovo d' accordo con l' ultimo oratore, che ha sottolineato l' esistenza di tre lacune in questa direttiva.
Lacune che però, con il passar del tempo si vanno colmando. Ricordo che nel corso degli ultimi due anni si è registrata una notevole evoluzione sia sul fronte dell' orario dei medici, che su quello degli orari degli addetti al settore della pesca e, più recentemente, anche sulla direttiva concernente i lavoratori del settore dei trasporti.
<P>
La relazione della Commissione sull' applicazione della direttiva sull' orario di lavoro fornisce una panoramica del modo in cui la direttiva viene applicata nei vari Stati.
La Commissione non era tenuta a pubblicarla, ma sul piano politico ha ritenuto che la pubblicazione giovi alla trasparenza e alla franchezza.
Ciò significa che, come giustamente evidenziato al relatore, il recepimento della direttiva segna notevoli differenze fra i vari Stati.
Anche in questo caso esiste sempre la necessità di un compromesso, di un punto di incontro fra economie e società caratterizzate da culture e abitudini eterogenee. Ecco perché è stato concordato un quadro improntato a flessibilità, allo scopo di evitare soluzioni rigide, appiattite, comunque impossibili da applicare, che complicherebbero oltremodo l' approvazione dell' accordo quadro.
<P>
Agli Stati membri è riconosciuta un notevole spazio di manovra nel recepire la direttiva, che consente alcune deroghe in funzione della legislazione o dei contratti collettivi, permettendo così sul piano nazionale la flessibilità di cui ho parlato.
Anche la Commissione riconosce tale eterogeneità e non mira a promuovere in questo ambito soluzioni uniformi.
<P>
Desidero però soffermarmi su alcune fra le raccomandazioni rivolte alla Commissione.
In più punti del testo, si chiede alla Commissione di monitorare il recepimento e di prendere, in caso di carente trasposizione, i provvedimenti necessari.
Noi siamo d' accordo e, per i casi di inosservanza denunciati, è già stato aperto o sarà aperto a breve un procedimento per violazione di direttiva comunitaria.
<P>
Quanto alla definizione del tempo di lavoro e all' impatto della sentenza della Corte nella causa Simap, che afferma che i turni del personale medico in servizio nelle squadre di pronto soccorso vanno conteggiati integralmente come orario di lavoro, la Commissione ne sta studiando le conseguenze. Si è già tenuto un incontro fra autorità nazionali e servizi della Commissione e noi intendiamo avviare uno studio del quadro giuridico e delle conseguenze di tale sentenza sui sistemi sanitari e sugli altri settori.
<P>
Inoltre, nella sua relazione il Parlamento chiede alla Commissione di chiarire le situazioni in cui paiono giustificate deroghe in virtù di accordi fra le parti.
A tale proposito esiste un riferimento certo all' articolo 18, paragrafo 1, secondo il quale gli Stati membri hanno facoltà di derogare dal limite massimo settimanale di 48 ore purché il lavoratore esprima il proprio consenso a un orario più lungo.
Anche a tale proposito devo ricordare che esistono clausole di sicurezza affinché non possano essere presi provvedimenti e sanzioni a carico del lavoratore che non accetti.
L' unico Stato che si è avvalso di tale deroga è il Regno Unito.
La direttiva stessa dispone che il Consiglio, previa proposta della Commissione accompagnata da una relazione valutativa, riveda tale disposizione.
E posso assicurarvi che la Commissione intende presentare detta relazione valutativa.
<P>
Desidero inoltre rammentare che nel 2002 ogni Stato membro presenterà una relazione nazionale a cura delle autorità competenti, nella quale verrà analizzato lo stato dell' applicazione della direttiva.
In base a tali relazioni nazionali, la Commissione presenterà un documento di sintesi sull' applicazione della direttiva nei vari Stati, che permetterà un quadro più certo e chiaro.
<P>
Concludo con un riferimento alle nuove forme di lavoro.
E' certo difficile applicare a tali forme il classico orario di lavoro, così come una discussione molto vasta riguarda il problema della formazione lungo l' intero arco della vita e la compressione dei tempi.
A tale riguardo, posso dire che già oggi, e anche in futuro, è molto importante il ruolo del dialogo sociale.
Le parti sociali, le loro discussioni e i loro accordi sul ruolo della formazione ad vitam, sui principi applicabili al telelavoro, gli accordi settoriali già conclusi stanno a dimostrare come, in una prima fase, i singoli accordi a livello europeo possano creare i presupposti per un' ulteriore eventuale evoluzione verso un quadro normativo.
<P>
<SPEAKER ID=176 LANGUAGE="FR" NAME="Il Presidente">
Grazie, signora Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=13>
Promozione dell'accesso ad Internet
<SPEAKER ID=177 LANGUAGE="FR" NAME="Il Presidente">
L' ordine del giorno reca l' interrogazione orale (B5-0003/02), a nome del gruppo del Partito popolare europeo (democratici cristiani) e dei democratici europei, alla Commissione, sulla promozione dell' accesso ad Internet.
<P>
<SPEAKER ID=178 LANGUAGE="EN" NAME="Harbour">
Signor Presidente, vorrei dare il benvenuto al Commissario, signora Diamantopoulou, presente in Aula questo pomeriggio.
So bene che ella interviene a nome del Commissario Liikanen e siamo ovviamente rammaricati per il fatto che egli non possa essere presente.
Comprendiamo i problemi di tempo che pesano sui Commissari e siamo consapevoli che, entro la Commissione, vi è grande interesse per l' argomento, senza contare che, in particolare, il tema rivestirà un' importanza fondamentale in un certo numero di aree di competenza del Commissario presente in Aula, signora Diamantopoulou.
<P>
L' interrogazione, presentata in tempo utile in vista del Vertice di Barcellona, muove dalla constatazione che la realizzazione dell' obiettivo posto al Vertice di Lisbona, ovvero creare l' economia basata sulla conoscenza più competitiva del mondo, deve partire dalla necessità che l' intera Unione europea fornisca l' accesso ai servizi della società dell' informazione e promuova la creazione di un clima favorevole allo sviluppo di nuovi servizi.
Sottolineo "basata sulla conoscenza" perché ciò di cui stiamo parlando è la capacità di ottenere un' ampia diffusione e disponibilità di tale conoscenza.
Parte del problema legato a questo tema è l' intera questione del linguaggio specialistico e la nostra interrogazione cade forse nella trappola quando parla di accesso a Internet con tariffa flat.
<P>
Confidando nella pazienza dei colleghi, vorrei spiegare perché considero la questione così importante.
Se davvero vogliamo che Internet dispieghi tutto il suo potenziale di rete globale di conoscenza, in quanto medium istantaneamente accessibile, allora dobbiamo promuovere un accesso che consenta ai cittadini di avvalersi di Internet senza subire la fretta causata dalle tariffe a tempo e senza provare l' impressione che i servizi non siano sempre disponibili.
La questione è davvero tutta qui: fare in modo che i cittadini possano accedere costantemente a questa enorme biblioteca di informazioni e servizi ad un prezzo per loro sostenibile.
E' questo il cuore del problema.
<P>
Sappiamo che molti progressi già sono stati raggiunti.
Sono lieto di aver fatto parte delle squadre che, entro la commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia e la commissione giuridica e per il mercato interno, hanno lavorato con grande impegno assieme alla Commissione per affrontare, tramite le direttive, questioni come la disaggregazione delle reti locali e l' intero pacchetto delle comunicazioni elettroniche.
Comprendiamo quali siano il nostro ruolo e la nostra responsabilità.
La fornitura finale di questi servizi dovrà arrivare dal mercato.
E' già successo nel caso della telefonia mobile e già sta succedendo ora nel mercato con l' arrivo di nuovi investimenti.
Tuttavia, dobbiamo promuovere l' investimento nella capacità strutturale di trasportare tali servizi e dobbiamo incoraggiare lo sviluppo di nuovi servizi che si avvantaggino di questo aumento di capacità.
Ciò di cui stiamo parlando è il passaggio dai flussi relativamente piccoli di conoscenza che oggi raggiungono le nostre abitazioni e le imprese a flussi ben più gradi in grado di trasportare anche nuovi servizi.
La fornitura di un film intero, per esempio, potrebbe richiedere pochi secondi invece che alcune ore come accade attualmente.
<P>
In conclusione, attendiamo di sentire come la Commissione intenda promuovere lo sviluppo dell' accesso veloce a Internet, come intenda stimolarne l' introduzione negli Stati membri, quali ulteriori azioni essa ritenga necessarie e quale sostegno possiamo fornire a un obiettivo così cruciale per il futuro dell' economia europea.
<P>
<SPEAKER ID=179 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
. (EL) Ringrazio sentitamente l' onorevole parlamentare, perché si tratta di un argomento della massima importanza, assolutamente prioritario non solo per il Parlamento e la Commissione, ma anche per ogni singola direzione generale, dal momento che la eEurope costituisce una priorità per ognuno di noi.
<P>
La richiesta formulata dal Vertice di Lisbona riguardava la disponibilità di reti a buon mercato e ad alta velocità per l' accesso a Internet.
Per ragioni che lei stesso ha evidenziato è questa una chiave di volta per l' economia basata sulla conoscenza in Europa, ma anche per le politiche di equità, pari opportunità e lotta all' esclusione in Europa.
Come menzionato nell' interrogazione, uno strumento importante è dato dalle tariffe di connessione a Internet.
Vi è la possibilità di tariffa di connessione a canone forfettario (flat rate) - al riguardo, come lei afferma, esiste un problema lessicale di traduzione dei termini in tutte le lingue e devo ammettere che alcune denominazioni mi erano note in inglese, ma non in greco - ossia la connessione a costo fisso proposta da alcuni provider di Internet nonché da alcuni nuovi gestori nel mercato delle telecomunicazioni, che operano sulle reti precedentemente appartenenti a monopoli.
<P>
Le autorità di regolamentazione nazionali di quattro Stati - Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna e Francia - hanno chiesto alle società che prima operavano in regime di monopolio di offrire sul mercato all' ingrosso servizi di connessione a Internet a prezzi forfettari.
Si tratta del cosiddetto principio FRIACO, ossia della possibilità di effettuare chiamate di accesso a Internet versando un canone forfettario.
A breve, questo servizio verrà reso disponibile anche in Italia.
<P>
Gli esponenti del settore sostengono che il FRIACO comporterà un più vasto uso di Internet, ma anche, non essendovi una fatturazione a tempo, la possibilità di restare più a lungo in Internet e di familiarizzare meglio con le varie pagine a carattere commerciale o culturale.
Si sostiene inoltre che, grazie a tutti questi servizi che rientrano in FRIACO, crescerà anche la domanda di accessi a banda larga e di servizi da parte dei consumatori.
<P>
La Commissione accoglie con favore tali decisioni delle autorità di regolamentazione degli Stati membri, cui ho alluso poc' anzi, e caldeggia l' adozione di tale modello anche in altri Stati. L' incoraggiamento e il sostegno della Commissione sono stati concretizzati come segue.
Anzitutto in seno al comitato per la promozione di una rete aperta, l' ONP, il foro di discussione presieduto dall' Unione europea in cui sono rappresentati anche i ministeri e le autorità di regolamentazione degli Stati membri, a titolo consultivo e nella loro veste di regolamentatori: l' argomento è stato inserito nuovamente all' ordine del giorno dell' ONP del 20 febbraio 2002.
In secondo luogo, nella settima relazione sull' applicazione del pacchetto normativo nel settore delle telecomunicazioni, presentata al Parlamento europeo e al Consiglio nel dicembre del 2001, la Commissione ha ribadito il proprio sostegno alla connessione a Internet a canone forfetario su banda stretta, intesa come porta verso la connessione a banda larga.
<P>
Inoltre, come anche lei ha ricordato, va detto che, il seguito dato alla realizzazione del piano d' azione per una eEurope, contiene, fta l' altro, alcune decisioni vincolanti.
Va quindi detto che la Commissione si fa garante della corretta applicazione del regolamento sull' accesso disaggregato alla rete locale (LLU); tale liberalizzazione dell' ultimo miglio consente ai nuovi operatori di competere con operatori già consolidati proponendo servizi di trasmissione rapida di dati e l' accesso permanente a Internet, grazie all' impiego della tecnologia digitale sulla linea dell' abbonato.
<P>
Inoltre, nella sua settima relazione la Commissione ha alluso all' aspetto di Internet veloce, nonché alle pari opportunità di accesso nelle offerte di connessione a Internet veloce che il gestore predominante propone al dettaglio.
La Commissione incoraggia inoltre l' equità di condizioni e le pari opportunità, tenuto conto dei costi, rispetto all' affitto di reti locali, che rappresenta un' altra modalità di accesso a Internet, importante soprattutto per piccole imprese e società che utilizzano servizi di trasmissione dati proposti dai nuovi operatori.
<P>
E' quindi evidente che la Commissione europea si muove a due livelli distinti.
L' uno riguarda il sostegno alla cooperazione politica in determinati ambiti, o all' applicazione di modelli già oggi funzionanti, e ho già spiegato come; in secondo luogo, la Commissione agisce a livello di controllo sull' applicazione di decisioni vincolanti, quali sono i regolamenti, che naturalmente svolgono un ruolo molto importante.
<P>
Quanto alla diffusione e al radicamento della tecnologia a banda larga, nella sua relazione al Consiglio europeo di Barcellona la Commissione riconosce che la disponibilità e la valorizzazione di detta tecnologia non procede, allo stato attuale, al ritmo che ci saremmo attesi dagli Stati membri.
Per tale ragione, la Commissione ha proposto al Consiglio europeo di definire quale obiettivo la disponibilità in massa di tecnologie a banda larga in tutta l' Unione entro il 2005.
<P>
<SPEAKER ID=180 NAME="Il Presidente">
Grazie, signora Commissario.
<P>
<CHAPTER ID=14>
Trasporto ferroviario delle merci nel tunnel della Manica
<SPEAKER ID=181 LANGUAGE="FR" NAME="Il Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta:
<P>
l' interrogazione orale (B5-0004/02) presentata dall' onorevole Savary e da altri, a nome del gruppo del Partito del socialismo europeo, alla Commissione, sul trasporto ferroviario delle merci nel tunnel sotto la Manica;
<P>
l' interrogazione orale (B5-0005/02) presentata dall' onorevole Davis e da altri, a nome del gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori, alla Commissione, sul trasporto ferroviario delle merci nel tunnel sotto la Manica.
<P>
<SPEAKER ID=182 LANGUAGE="EN" NAME="Watts">
Signor Presidente, a partire dal 7 novembre la società nazionale delle ferrovie francesi ha sospeso tutti i servizi di trasporto merci lungo la Manica, a causa di timori riguardanti la sicurezza del personale di Calais dopo le minacce ricevute da quanti cercano di entrare clandestinamente nel Regno Unito.
La conseguenza è che i servizi di trasporto merci lungo il tunnel della Manica sono ora in stato di profonda crisi.
Tuttavia, siamo lieti che oggi sia i deputati francesi che i membri laburisti di questo Parlamento abbiano sollecitato un dibattito sulla questione e che alla richiesta si sia unito anche, oggi pomeriggio, il gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori.
<P>
Per risolvere questo particolare problema è necessario un clima di cooperazione e non di conflitto.
Basta con le accuse e le reprimende, basta con gli scaricabarile. E' indispensabile che i governi britannico e francese, la società francese delle ferrovie, Eurotunnel, EWS e tutti gli altri soggetti coinvolti inizino a lavorare assieme con efficacia.
Molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare.
<P>
All' elenco aggiungo anche la Commissione europea.
Gli articoli 28 e 30 del Trattato e il regolamento n.
2679/98 garantiscono la libera circolazione delle merci, che significa libera circolazione anche attraverso il tunnel della Manica.
Ringrazio il Commissario per essere intervenuto in questa situazione particolare di crisi e per avere risposto positivamente alle richieste presentate da me e da altri colleghi.
Nei giorni scorsi è stata innalzata una recinzione di sicurezza e accogliamo la novità con favore.
La vigilanza della polizia può essere garantita solo dalle 9 di sera alle 3 del mattino e speriamo di riuscire a convincere i colleghi francesi che è necessario approntare un servizio di vigilanza lungo tutte le ventiquattr' ore e predisporre un numero adeguato di poliziotti.
Riteniamo necessario che la società nazionale francese delle ferrovie ripristini quanto prima il servizio e che si apportino modifiche urgenti ai locomotori, in modo da evitare che essi debbano sostare a Calais per ragioni puramente tecniche.
Si tratta di misure pratiche che avranno grande peso nel breve termine.
Auspichiamo che lei, signor Commissario, voglia continuare ad operare con l' obiettivo di assicurare che questo collegamento vitale entro il mercato unico sia ripristinato.
<P>
<SPEAKER ID=183 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
. (EL) Signor Presidente, la Commissione è preoccupata dal calo del trasporto merci su rotaia a causa dei problemi di sicurezza emersi nella stazione della SNCF.
Tale situazione si ripercuote negativamente sulla distribuzione fra modalità di trasporto merci lungo questo importante asse.
Ciò equivale a un danno per il trasporto su rotaia e risulta contrario al parere collegiale della Commissione circa il ruolo da riconoscere al trasporto ferroviario in ossequio al Libro bianco presentato nel settembre del 2001.
<P>
Il parziale blocco dei trasporti su rotaia lungo il tunnel limita il potenziale, e quindi anche la resa dell' investimento, di un' importantissima infrastruttura europea dei trasporti.
La Commissione è pienamente al corrente di tale situazione sin da quando si è venuta a creare, ossia in novembre.
Ai sensi del regolamento 2679/98 sulla libera circolazione delle merci, i servizi della Commissione avevano già chiesto alle autorità francesi in novembre di prendere tutte le misure necessarie o indicate per il ripristino del normale flusso di trasporti.
Hanno inoltre chiesto di essere regolarmente informati dell' evolvere della situazione.
<P>
Stando alle più recenti informazioni in nostro possesso, la situazione ha registrato un lieve miglioramento.
In loco sono sempre presenti le forze dell' ordine, e la capacità della ferrovia è aumentata, ove possibile, da 1200 a 1600 tonnellate.
I lavori presso lo scalo merci Frethun sono iniziati a dicembre e la recinzione di rinforzo dovrebbe essere ultimata ai primi di febbraio.
L' installazione di impianti per la piena protezione dell' area, come videocamere e rilevatori di calore, si concluderà entro fine giugno.
I contatti con le autorità francesi proseguiranno e il commissario Bolkenstein si è offerto di incontrare, con i suoi colleghi francese e britannico, i ministri competenti in materia di mercato interno per discutere dell' argomento in occasione del prossimo Consiglio "Mercato interno" il 1º marzo.
Il nostro obiettivo è veder ristabilita la libera circolazione delle merci entro e non oltre il mese di giugno, una volta conclusi tutti i lavori presso il terminal.
<P>
La mia ultima osservazione riguarda il problema dell' asilo e dei controlli alla frontiera esterna.
Anche la politica dell' Unione e degli Stati membri in materia di asilo e di controllo della frontiera esterna viene messa a repentaglio.
La Commissione ritiene che l' approvazione di norme armonizzate si rivelerà efficace per far sì che alcuni Stati non risultino più attraenti di altri. La Commissione ha già presentato le proprie proposte al riguardo.
<P>
<SPEAKER ID=184 LANGUAGE="EN" NAME="Chichester">
Signor Presidente, una volta circolava nel Regno Unito una battuta secondo la quale quando la Manica era avvolta nella nebbia, il continente era isolato.
Ora invece, abbiamo a che fare, a quanto pare, con persone che circolano liberamente nel tunnel e l' isolamento riguarda treni e commerci, la qual cosa è ben più grave.
<P>
Gli effetti delle restrizioni stanno danneggiando la libera circolazione e l' occupazione: sono a rischio migliaia di posti di lavoro.
Devo dire che la scadenza di giugno, il termine entro il quale dovrebbero cessare le restrizioni, appare a quanti patiscono questa situazione davvero molto lontana.
La presenza del campo profughi di Sangatte è certamente un problema. Quel campo è troppo vicino, rende difficoltosa l' azione di vigilanza della polizia e deve essere spostato.
<P>
Il tunnel è un bene e un' impresa di proprietà comune e apporta benefici sia alla Francia che al Regno Unito, oltre che alla più ampia comunità degli Stati membri.
Si tratta quasi certamente del collegamento fisico più importante tra il Regno Unito e il continente.
Le difficoltà legate alla vigilanza della polizia sui movimenti degli immigrati clandestini stanno danneggiando l' intero sistema e richiedono una pronta risoluzione.
<P>
Chiedo perciò al Commissario di insistere presso le autorità francesi perché avviino le opportune azioni.
Chiedo al governo del Regno Unito di offrire maggiore assistenza alla controparte francese, ai trasportatori e alle imprese interessati e di non dare più l' impressione di volerne ignorare le difficoltà e le preoccupazioni, smettendola anche di accanirsi contro camionisti e operatori del settore ferroviario con multe e procedimenti giudiziari.
Le autorità devono agire e non prendersela con chi non c' entra nulla.
<P>
<SPEAKER ID=185 LANGUAGE="EN" NAME="Skinner">
Signor Presidente, in primo luogo voglio esprimere il dovuto ringraziamento ai colleghi, onorevoli Watts e Savary, e alla collega, onorevole Darras, per avere portato la questione all' attenzione dell' Aula.
Considero un' ironia della sorte che io debba intervenire sull' argomento, avendo contribuito, con una relazione a mio nome, a far discutere il Parlamento sul tema della libera circolazione delle merci nelle zone di confine interessate da atti di turbativa.
In primo luogo, l' intenzione era quella di affrontare il tema delle relazioni industriali lungo le frontiere.
Ma c' è un fatto interessante: voglio elogiare e applaudire l' implicita ammissione della Commissione circa un' eventuale applicabilità degli articoli portati alla sua attenzione.
<P>
Sapevo allora, come so oggi, che il disposto di quel particolare gruppo di articoli era di tipo puramente meccanicistico e che alla fine tutto è affidato alla buona volontà politica.
Chi oggi è qui presente saprà certamente valutare che essa richiede a tutti i partiti di considerare con attenzione quanto accade nel tunnel della Manica e di garantire che la questione non venga offuscata da semplici divergenze di ordine culturale o politico.
<P>
Le difficoltà certamente esistono.
In questo caso particolare, i problemi consistono nella scarsità di risorse, lo sappiamo, si tratti delle forze di polizia e o del personale addetto alla sicurezza nelle aree di loro competenza.
Ma è necessario che il trasporto delle merci riprenda senza impedimenti di sorta.
Esorto tutti a riconoscere che la questione si pone a livello internazionale e riguarda persone che hanno abbandonato il paese d' origine a causa di guerre o di gravi disordini e migranti mossi da ragioni economiche e disposti a pagare qualsiasi prezzo per riuscire ad entrare nel Regno Unito.
Accade spesso che il denaro finisca nelle mani di bande criminali, pronte a sfruttare lo stato di bisogno di queste persone.
<P>
Spetta, quindi, ai soggetti politici che coordinano l' azione a livello di governo definire soluzioni concrete.
Dobbiamo anche porci l' obiettivo della pace e dello sviluppo nelle aree del mondo in situazione di crisi.
Abbiamo avuto modo, purtroppo, di assistere in Francia a una tragedia umana che ha impresso nelle nostre menti tutto il valore umano di quanto là sta accadendo.
<P>
Ogni tentativo delle autorità francesi di rafforzare la sicurezza è il benvenuto.
Come ha detto l' onorevole Watts, si deve continuare ad esigere il massimo livello di vigilanza.
<P>
Il fatto che l' Aula affronti la questione non può che confermare il peso che essa riveste a livello internazionale e l' interesse che ad essa è giusto conferire.
Si tratta di aspetti in grado di risolvere non solo le difficoltà relative al tunnel della Manica ma anche molte altre questioni.
Il problema di cui stiamo discutendo, quindi, deve essere una sorta di piattaforma da cui far partire questo processo.
<P>
<SPEAKER ID=186 LANGUAGE="EN" NAME="Attwooll">
Signor Presidente, innanzitutto sarei grata se il Commissario, signora Diamantopoulou, volesse esprimere al Commissario, signora De Palacio, i miei ringraziamenti personali per l' opera già svolta in questo campo.
<P>
Poiché provengo da una zona remota dell' Europa, la Scozia, considero di notevole importanza che la mia regione sia collegata con il centro.
Le questioni che ora ci troviamo ad affrontare sono gravi e mi riferisco alle esportazioni e ai problemi logistici che si sono creati, oltre che alla questione più generale delle compagnie ferroviarie di trasporto merci.
<P>
Un problema ora nella sua fase più acuta potrebbe diventare, quando non lo si risolva adeguatamente, un problema cronico.
Il Commissario, signora Diamantopoulou, ha già menzionato il fatto che quanto sta accadendo intorno al tunnel della Manica è controproducente per la politica che tutti vogliamo perseguire, ovvero quella di portare il traffico merci su rotaia per toglierlo dalle strade.
<P>
Considerando l' attuale situazione nel Regno Unito e le difficoltà che il paese incontra in fatto di esportazioni e di traffico ferroviario e guardando al futuro dell' intera politica dei trasporti nell' Unione europea, auspico sinceramente che si insista quanto più possibile perché tutte le parti affrontino e risolvano il problema nel più breve tempo possibile.
<P>
<SPEAKER ID=187 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, prendo le mosse dall' intervento della onorevole Attwooll, essendo anch' io un deputato scozzese di quest' Aula.
Sono molto grato all' onorevole Watson e ai colleghi del gruppo liberale per avere presentato una serie di interrogazioni utili a promuovere l' odierna discussione, che ritengo di importanza vitale.
<P>
Per dare un tono più vivido a quanto la onorevole Attwool ha espresso, vorrei dire che a 30 miglia da casa mia, a metà strada, quindi, tra Edinburgo e Glasgow, nella cittadina di Motherwell, c' è il deposito merci Eurocentral, che è il punto più settentrionale della rete transeuropea nel Regno Unito.
Abbiamo appreso nelle scorse settimane che l' impresa di trasporti che ha in carico la spedizione da quel deposito, la EWS, non sarà più in grado di fornire un servizio continuativo dalla Scozia, visto il numero di convogli attualmente disponibile ogni giorno.
Se ciò accadesse, sarebbe un fattore di crisi per la Scozia e, di conseguenza, per l' intero sistema dei trasporti nell' Unione europea.
E' noto a tutti, per citare un esempio, che l' industria scozzese del whisky dipende in misura prevalente dal trasporto su rotaia per inviare lo scotch di puro malto e blended al mercato europeo.
Un settore commerciale di importanza cruciale è costretto in questo modo a subire pesanti perdite.
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In tali circostanze, è incoraggiante sapere dalla Commissione che essa considera grave la questione ma non è per nulla incoraggiante sapere che la situazione si risolverà solo a giugno, perché le informazioni che riceviamo dalle parti commerciali interessate ci dicono che esse non saranno in grado di resistere fino ad allora nelle attuali condizioni.
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Questa è una di quelle occasioni in cui i cittadini dell' Unione europea si chiedono: dove sono i benefici che ci furono promessi aderendo all' Unione europea?
Si tratta di benefici collegati in particolare con la possibilità di commerciare liberamente nell' intero territorio dell' Unione.
Tra gli altri vantaggi promessi ci sono quelli derivanti dal trasporto intermodale, dal fatto che i trasporti non avvengono esclusivamente su strada.
La questione non riguarda solo la Scozia ma interessa i cittadini che abitano intorno alle autostrade dell' Inghilterra, nel caso in cui una quantità eccessiva del trasporto merci dovesse scorrere lungo quelle direttrici.
E' necessario spostare il traffico su rotaia e anche via mare.
Siamo molto grati al Commissario, signora De Palacio, per l' opera svolta nel garantire il nuovo collegamento marittimo tra la Scozia e Zeerbrugge ma se davvero puntiamo a una politica dei trasporti sensata, che distribuisca il carico complessivo e eviti che il traffico pesante si riversi in modo eccessivo sulle strade, è necessario mantenere aperto questo collegamento ferroviario.
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Sono grato ai colleghi che hanno sollevato la questione e sono grato alla Commissione per averla considerata con la dovuta serietà.
Voglio però sapere quali compensazioni verranno messe a disposizione al fine di garantire che a quanti hanno subito perdite economiche non venga impedito di continuare a commerciare a causa delle condizioni di non economicità che ora pesano su questa via di collegamento.
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<SPEAKER ID=188 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, nella questione in esame è in ballo la libera circolazione di persone, merci e servizi, uno dei cardini del mercato interno.
La libera circolazione di persone, ma anche di merci, non deve portare ad uno spostamento incontrollabile dei richiedenti asilo quale conseguenza dell' apertura dei confini.
Nel caso dell' Eurotunnel, ciò ha creato condizioni intollerabili, dovute alla presenza di clandestini sui treni.
Di conseguenza, da ormai tre mesi sono nuovamente in vigore delle limitazioni per cui il volume delle merci trasportate su rotaia attraverso il tunnel è per lo meno dimezzato.
Questa riduzione del fatturato comporta un danno enorme per il gestore del tunnel sotto la Manica, il quale per di più non è neanche certo che vengano cancellate le multe per i clandestini.
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La discussione sul Libro bianco relativo alla politica dei trasporti è in corso.
Malgrado tutte le divergenze di opinioni, quasi tutti gli interessati concordano sul fatto che la crescita del trasporto merci non deve avvenire esclusivamente su gomma.
Anche la ferrovia rappresenta, assieme alla navigazione, una valida alternativa.
L' utilizzo limitato dell' Eurotunnel ha costretto molti imprenditori a trasportare le merci su strada.
C' è da temere che l' immagine del trasporto ferroviario subisca un danno permanente.
Per ripristinare le capacità di trasporto, occorre risolvere il problema alla radice.
Non è il luogo per discutere del problema e del dramma dei clandestini in Europa.
Tuttavia è indubbio che la politica in materia di asilo dei due Stati membri alle due estremità dell' Eurotunnel è la causa della drastica flessione del trasporto ferroviario di merci attraverso il tunnel.
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Il Regno Unito lotta contro la reputazione negativa di condurre una politica troppo morbida in materia di immigrazione e di non combattere il lavoro sommerso.
A prescindere dal fatto che questa immagine corrisponda o meno al vero, il governo britannico non riesce a dissuadere i profughi.
La politica francese in materia di asilo è ambigua.
Il gran numero di profughi che passano attraverso la Francia viene bloccato appena nei pressi dell' Eurotunnel e ospitato nel campo di Sangatte.
Una concentrazione di centinaia di disperati a soli 3 chilometri dall' Eurotunnel che porta verso la meta del viaggio, l' Inghilterra.
Rinchiusi in un campo da dove si vede la porta che conduce dall' altra parte: ecco che torna alla mente la situazione della volpe e l' uva.
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I richiedenti asilo meritano tutta la nostra compassione, perché anch' essi sono vittime di norme poco chiare, di un' attuazione arbitraria e di scarsi controlli.
E' ora che la autorità francesi trattengano i richiedenti asilo all' interno del paese, ad esempio nei pressi di un aeroporto internazionale, da dove, una volta respinti, possono fare ritorno al paese d' origine.
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Signor Presidente, le tristi immagini di Frethun obbligano Commissione e Consiglio a fare il possibile non solo per eliminare questo ostacolo, ma anche il problema alla sua base.
Nel caso di questa distorsione del mercato del trasporto merci, le due Istituzioni non si possono sottrarre alle loro responsabilità.
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<SPEAKER ID=189 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, sono rimasto veramente attonito davanti alle interrogazioni orali presentate dal gruppo socialista e da quello liberale sugli ostacoli al traffico ferroviario nel tunnel sotto la Manica, ostacoli provocati dai profughi che tentano di raggiungere illegalmente la Gran Bretagna.
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In effetti, ascoltando tali interrogazioni orali, il principale, se non addirittura l' unico problema che si pone è il disturbo alla libera circolazione delle merci sotto la Manica, e quindi il danno causato alle società ferroviarie, accompagnato, horresco referens, a una distorsione della concorrenza tra i diversi modi di trasporto a scapito della ferrovia.
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Sono veramente dispiaciuto, come i miei colleghi, per i danni subiti dalle società ferroviarie interessate e aggiungo, anche, che trovo illogico che lo Stato francese, la cui responsabilità deve essere assunta dal suo governo socialista, non sia pesantemente condannato, moralmente e finanziariamente, per l' incapacità di mantenere l' ordine pubblico.
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Lasciatemi, però, aggiungere anche, onorevoli colleghi, che questo affare pone problemi di natura sociale ben più vasti e ben più gravi di una semplice disparità a livello competitivo tra gli operatori privati.
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Per tale motivo, vorrei aggiungere alle domande poste dal gruppo socialista e da quello liberale, una serie di interrogativi supplementari.
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Innanzi tutto, una parte di coloro che tentano di passare illegalmente in Gran Bretagna è composta da richiedenti asilo, un' altra, però, è costituita da immigrati in situazione illegale anche in Francia.
Com' è possibile che degli immigrati clandestini possano giungere numerosi nel cuore dell' Europa, dopo aver attraversato numerose frontiere interne, senza mai essere scoperti?
Si tratta di una questione fondamentale che dovrà essere risolta.
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Domanda accessoria: quali provvedimenti sono stati presi per ricondurli immediatamente alla frontiera esterna dell' Unione?
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Seconda domanda: una gran parte dei richiedenti asilo che tentano di passare in Gran Bretagna sono afgani.
Ora, a quanto mi risulta, il regime talibano è stato annientato e questi individui possono rientrare nel loro paese.
Quali misure sono state quindi prese per rimpatriarli?
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Infine, terza domanda: alcuni sembrano pensare che se esistesse una politica europea unificata in materia di asilo, non si porrebbero tali problemi.
Certamente, si possiamo immaginare che non esisterebbero più, tra i diversi paesi dell' Unione europea, differenze nel trattare i profughi.
La Commissione, però, pensa forse che diminuirebbe il numero di richiedenti asilo?
Se sì, grazie a quale preciso meccanismo?
Non possiamo supporre, invece, che, se le norme europee in materia di accoglienza fossero allineate a un livello elevato, come la Commissione dice regolarmente di volere fare, il numero globale dei richiedenti asilo nell' Unione europea risulterebbe notevolmente maggiore?
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<SPEAKER ID=190 LANGUAGE="EN" NAME="Purvis">
Signor Presidente, mi unisco ai colleghi deputati scozzesi nel chiedere al Commissiario di aiutarci a risolvere con la massima urgenza questa situazione.
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Il Commissario forse accoglierà con una certa sorpresa che si parli tanto della Scozia ma questa regione è probabilmente la vittima più grande della situazione del tunnel della Manica.
A causa della riduzione dei transiti lungo il tunnel, non disponiamo più dei soliti tre convogli a notte perché di convogli non ce n' è più nemmeno uno, dato che il servizio dalla Scozia verso il continente è stato soppresso del tutto.
Come ha affermato l' onorevole MacCormick, non è più possibile inviare lo scotch whisky verso il continente o spedire i nostri microcircuiti a Parigi, Francoforte o Milano.
Ma c' è ben altro: non possiamo più importare via rotaia ricambi e prodotti continentali.
I costi a carico delle esportazioni e delle importazioni stanno aumentando, al pari della congestione del traffico stradale e dell' inquinamento.
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Un servizio che aveva fatto molto per avvicinare la Scozia al triangolo d' oro dell' Europa è perduto e la Scozia torna così ad essere una regione periferica.
Si tratta di una tragedia.
Ma qual è la ragione? La causa di tale situazione è che sembriamo incapaci di organizzare i sistemi di immigrazione su base europea e di fornire un adeguato servizio di sicurezza a garanzia del funzionamento di tali sistemi.
Le colpe risiedono certamente tanto sul versante francese che su quello britannico della Manica ma le vittime sono i miei elettori scozzesi, che abitano a centinaia di miglia di distanza da Dover e Calais.
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Chiedo perciò al governo britannico di modificare il proprio regime di immigrazione, in collaborazione con i paesi vicini, in modo da non essere più una meta attraente per decine di migliaia di persone disperate.
Certo non è una coincidenza che il Regno Unito sia uno di quei paesi soltanto europei in cui non è in uso la carta d' identità.
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Chiedo invece alle autorità francesi, a nome dei vecchi alleati della Auld Alliance, i cugini scozzesi, di rafforzare effettivamente la sicurezza sull' ingresso di loro competenza del tunnel, in modo da poter ripristinare il trasporto merci su rotaia da e verso la Scozia.
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Chiedo infine al Commissario e alla Commissione tutta di adoperarsi con urgenza per trovare una soluzione a questo assurdo stato di cose.
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<SPEAKER ID=191 LANGUAGE="FR" NAME="Savary">
Signor Presidente, la prego di scusarmi per il ritardo e la ringrazio di aver permesso il rinvio del mio intervento.
Se abbiamo presentato questa interrogazione, è perché il problema riscontrato sul sito dell' Eurotunnel è sentito dall' opinione pubblica come un problema che richiede un intervento dell' Unione europea, poiché implica due grandi paesi europei e riguarda anche la nostra politica in materia di sicurezza e di asilo.
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Non possiamo lasciare degenerare la situazione, che esemplificherebbe in tal caso l' impotenza dell' Europa.
D' altronde, tale situazione implica, da parte nostra, l' elaborazione di soluzioni trasferibili ad altre frontiere e ad altri luoghi soggetti alla pressione migratoria.
Chiediamo, quindi, poiché la politica in materia di asilo e la politica giudiziaria e di sicurezza non sono sufficientemente armonizzate, un intervento della Commissione presso la Francia e il Regno Unito, in modo che siano attuate misure vigorose seguendo tre indirizzi.
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Il primo: ristabilire, per quanto possibile, la libera circolazione, in particolare quella dei convogli ferroviari nel tunnel sotto la Manica.
Ciò che vi accade, nonostante i notevoli investimenti da parte degli operatori, segnatamente la SNCF, è in contraddizione con la nostra politica in materia di trasferimento modale dalla gomma al ferro.
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Il secondo: in mancanza di un' armonizzazione delle legislazioni e dei dispositivi di sicurezza, prendere nei due paesi provvedimenti coordinati coerenti in materia di lotta contro i trasportatori di merce umana, moltiplicando i controlli e rendendo più dure le sanzioni senza cedimenti, perché si tratta in questi casi di attentati intollerabili ai diritti dell' uomo e di un commercio vergognoso.
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Il terzo: ciò che succede all' Eurotunnel mostra l' urgenza di un' armonizzazione delle politiche in materia di asilo in Europa.
Perché ciò che accade, ciò che si rimprovera a Francia e Regno Unito, è un problema che riguarda potenzialmente tutti i paesi dell' Unione.
Sappiamo, grazie all' esperienza di ciò che avviene in tutto il mondo, che non ci sarà mai una soluzione perfetta, del tutto affidabile, di fronte al disordine del mondo e alle ineguaglianze crescenti tra Nord e Sud.
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La prima soluzione, la più importante, la soluzione di fondo risiede naturalmente in una politica in materia di sviluppo più generosa ed equilibrata.
In sua mancanza, però, e a breve, si devono, a mio avviso, mettere in pratica misure comuni ai due paesi, in modo da perseguitare instancabilmente questi mercanti d' illusioni che sono i trasportatori di merce umana.
Credo che sia molto importante.
Infine, auspico personalmente che, piuttosto che lasciare i due paesi a rinviarsi le responsabilità, si trovino, sotto l' egida della Commissione, misure sufficientemente vigorose per essere esemplari e trasferibili in altre zone europee.
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<SPEAKER ID=192 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
. (EL) Signor Presidente, è evidente che siamo davanti a una difficoltà di applicazione di una delle libertà fondamentali in Europa: la libera circolazione delle merci.
Abbiamo ascoltato diversi interventi sul possibile ricorso ad articoli del Trattato, su possibili interventi della Commissione per persuadere il governo francese a procedere a interventi più tempestivi.
Il diritto comunitario vigente consente alla Commissione di aprire un procedimento di infrazione a carico di uno Stato membro ove insorgano ostacoli alla libera circolazione delle merci.
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Tuttavia, tale atto è sottoposto a condizioni molto restrittive, quando l' ostacolo è imputabile a singoli privati; la Commissione può agire solo ove le autorità nazionali non prendano i provvedimenti indicati nel caso di specie.
Non è questa la situazione dinanzi alla quale ci troviamo.
L' impegno messo in campo è evidente, i contatti fra la Commissione e il governo francese si sono rivelati utili e noi intendiamo proseguire su questa strada.
Il governo francese ha già provveduto a recintare l' area, è stato condotto lo studio di fattibilità sull' installazione della tecnologia necessaria e sono partiti i primi lavori, ma è evidente che il grado di presidio da parte delle forze dell' ordine, il numero di agenti di polizia necessari e l' installazione dei sistemi ad alta tecnologia sono tutti aspetti di esclusiva competenza delle autorità francesi.
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Il secondo aspetto di cui vorrei parlare riguarda la sostanza del problema.
Perché vi sono queste interruzioni del traffico?
Perché si osservano queste costanti difficoltà nel transito dei convogli attraverso il tunnel?
Perché si rileva la presenza indesiderata di immigrati clandestini in diversi spazi ad uso degli operatori del traffico ferroviario merci?
Direi quindi che la sostanza del problema, come posto da numerosi deputati, risiede in una politica europea che si basi su principi comuni, una politica comune dell' asilo, in modo da scoraggiare i tentativi di far giungere con ogni mezzo i clandestini in un determinato Stato dell' Unione.
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Pertanto, la Commissione ha già presentato numerose proposte in ordine alle procedure e alle norme per la concessione dello status di profugo, nonché ai requisiti minimi comuni richiesti in termini di accoglienza dei richiedenti asilo.
Un' altra nostra proposta definisce criteri e meccanismi per la determinazione dello Stato membro competente a esaminare la domanda di asilo.
Stando alle nostre proposte, un soggiorno prolungato in uno Stato membro comporta la competenza di detto Stato a esaminare la domanda d' asilo.
In tal modo, nel caso di specie e in base a tale sistema, i richiedenti asilo non potrebbero ottenere lo status di profughi in Gran Bretagna dopo una lunga permanenza in territorio francese.
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Mi sento quindi di affermare che, per quanto riguarda la soluzione immediata a un problema dalle molteplici conseguenze in alcune regioni, e in particolare le regioni periferiche della Gran Bretagna, la Scozia ma anche lo stesso continente europeo nei suoi scambi con la Gran Bretagna, la responsabilità spetta esclusivamente al governo francese, che deve muoversi il più celermente possibile per portare a termine il piano che ha presentato; in tal senso, può contare sulla collaborazione delle autorità britanniche e della Commissione.
Quanto alla soluzione a lungo termine, perché come ricordato da molti deputati il problema oggi insorto alla frontiera franco-britannica potrebbe ripresentarsi domani in altre regioni d' Europa, si rende necessaria una decisione tempestiva in ordine a una politica comune dell' asilo a livello europeo.
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<SPEAKER ID=193 LANGUAGE="FR" NAME="Il Presidente">
Grazie, signora Commissario.
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La discussione congiunta è chiusa.
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Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa fino alle 18.30, ora delle votazioni.
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(La seduta, sospesa alle 18.10, riprende alle 18.30)
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<CHAPTER ID=15>
Votazioni
<SPEAKER ID=194 NAME="- Relazione Koukiadis (A5-0010/2002)">
<CHAPTER ID=16>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=195 LANGUAGE="FR" NAME="Il Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.9
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(La seduta termina alle 18.40)
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