<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
<P>
Vi sono osservazioni?
<P>
<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signora Presidente, con riferimento al verbale di ieri, comunico che l' avvocato Ganzert, detenuto in Nicaragua, è stato autorizzato a lasciare il paese. La ringrazio per l' impegno con cui si è adoperata per rendere possibile la sua liberazione.
<P>
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Rübig.
<P>
(Il processo verbale è approvato)
<P>
<CHAPTER ID=2>
Ordine del giorno
<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Vi informo che, nel corso della riunione di ieri, la Conferenza dei presidenti ha deciso di prolungare di un' ora la seduta di lunedì 17 dicembre a Bruxelles.
<P>
Pertanto, la seduta plenaria si terrà dalle 15.00 alle 19.30.
<P>
<SPEAKER ID=5 NAME="Di Lello Finuoli">
Signora Presidente, come gruppo del GUE siamo contrari al prolungamento della seduta di lunedì, che servirà solo a far approvare il pacchetto antiterrorismo.
Questo pacchetto è stato presentato in seno alla commissione per le libertà questa mattina, senza che si sia potuto procedere alla discussione, dati i tempi strettissimi, e senza che sia stata elaborata una relazione.
Credo sia grave che il Parlamento esprima un parere senza aver prima elaborato una relazione su un soggetto così importante.
Noi siamo quindi contro questa strozzatura dei tempi, perché non ci permette assolutamente di presentare una relazione motivata su un soggetto così importante.
<P>
<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Di Lello.
Prendiamo atto nel processo verbale che lei non è d' accordo con la decisione della Conferenza dei presidenti.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Decisione sulle urgenze
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="EN" NAME="Presidente.">
Do la parola all' onorevole Watson, presidente della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni.
<P>
Watson (ELDR), presidente della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni.
(EN) Signora Presidente, ieri sera sono state rinviate alla mia commissione, ai sensi dell' articolo 112, due richieste concernenti il riesame di due decisioni quadro del Consiglio, una sulla lotta al terrorismo, l' altra su una proposta in materia di mandato d' arresto europeo.
Ci è stato chiesto di applicare per entrambe la procedura d' urgenza.
La commissione si è riunita questa mattina e ha deciso di riferire all' Assemblea plenaria che concorda sull' opportunità di applicare la procedura d' urgenza ai suddetti testi, nella forma presentata e senza relazione.
<P>
<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Watson.
Procediamo quindi, come di consueto, secondo il Regolamento.
<P>
Chi desidera intervenire contro la richiesta d' urgenza?
<P>
<SPEAKER ID=9 NAME="Cohn-Bendit">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, da sei anni sono membro di questo Parlamento, che chiede di continuo di essere rispettato dalle altre Istituzioni europee.
Oggi, ancora una volta, gli si chiede di non rispettare se stesso; poco fa, nella commissione per le libertà, abbiamo sentito i due maggiori gruppi decidere con il gruppo ELDR che il Parlamento non deve portare rispetto per se stesso.
E' incredibile: ci apprestiamo a votare un mandato di cattura europeo che entrerà in vigore nel 2004, vale a dire tra due anni, e oggi ci dicono che a Laeken si tiene un Consiglio europeo il quale, domenica notte, deciderà su un testo che sarà rivisto da alcuni giuristi lunedì mattina.
Nessuno vedrà il testo prima di arrivare a Bruxelles lunedì pomeriggio.
Eppure il Parlamento europeo si appresta a votare, non può aspettare fino a gennaio.
Volete spiegarmi perché non possiamo votare in gennaio un testo che entrerà in vigore nel 2004?
E' aberrante e ridicolo; ciò dimostra che il Parlamento non si prende sul serio.
Chiedo ai colleghi di non seguire i loro capigruppo e di dare prova di dignità, respingendo la richiesta, deliberando sulla base di una relazione, votando in gennaio e dimostrando che siamo un Parlamento che rispetta le regole parlamentari e non è alla mercé di chiunque.
Grazie.
<P>
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
Sentiamo ora un oratore favorevole alla richiesta.
<P>
<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="ES" NAME="Terrón i Cusí">
Signora Presidente, con molta meno veemenza, ma - credo - con non meno ragione, chiedo al Parlamento di votare a favore dell' urgenza.
La commissione per le libertà ha lavorato su questo tema per un anno.
Il 5 settembre ha votato a favore della relazione Watson, che chiede proposte concrete da parte della Commissione a favore dell'armonizzazione delle sanzioni in materia di terrorismo e l'istituzione del reciproco riconoscimento delle sentenze, il cosiddetto mandato di ricerca e d'arresto europeo, formula non di mio gradimento.
<P>
Vi sono stati appassionanti e interessanti dibattiti in commissione, ed è un peccato che l'onorevole Cohn-Bendit non abbia potuto seguirli.
<P>
Il Parlamento ha lavorato sui testi che la Commissione ha preparato per più di un anno.
Penso che siamo adulti, responsabili, conosciamo il contenuto dei testi e la loro rilevanza politica e possiamo fare lo sforzo di accettare il disagio di lavorare un po' in questi giorni affinché lunedì, prima del Vertice di Laeken, in modo corretto e nel rispetto del Regolamento, il Parlamento esprima, per la seconda volta, il proprio parere.
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
Abbiamo ascoltato il presidente della commissione per le libertà pubbliche, un oratore contrario e un oratore favorevole.
Metto ai voti la richiesta d' urgenza.
<P>
(Il Parlamento approva la richiesta di applicazione della procedura d' urgenza)
<P>
<CHAPTER ID=4>
Votazioni
<SPEAKER ID=13 NAME="Costa Neves">
<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Costa Neves.
<P>
Dopo il voto sugli emendamenti
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="EN" NAME="Wynn">
Signor Presidente, mi viene riferito che le cifre appena votate non hanno alcun senso, a meno che procediamo alla votazione sulla relazione Wynn concernente le prospettive finanziarie.
La votazione è necessaria per disporre con certezza di quei numeri prima di accertare che la votazione appena conclusa sia completa.
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Presidente">
In altre parole, onorevole Wynn, lei vorrebbe che procedessimo immediatamente alla votazione della sua relazione e in seguito alla votazione della relazione degli onorevoli Costa Neves e Buitenweg.
Se si tratta di questo, non vedo alcun problema.
<P>
Relazione (A5-0447/2001) dell' onorevole Wynn a nome della commissione per i bilanci, sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'attivazione dello strumento di flessibilità (COM(2001) 625 - C5-0557/2001 - 2001/2227(ACI))
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
Relazione (A5-0400/2001) dell' onorevole Costa Neves e della onorevole Buitenweg, a nome della commissione per i bilanci, sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2002, come modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) (14341/2001 - C5-0600/2001 - 2324/2000(BUD)) e sulla lettera rettificativa 2/2002 al progetto di bilancio generale per l'esercizio 2002 (14340/2001 - C5-0615/2001)
<P>
Sezione I, Parlamento europeo
<P>
Sezione II, Consiglio dell'Unione europea
<P>
Sezione III, Commissione europea
<P>
Sezione IV, Corte di giustizia
<P>
Sezione V, Corte dei conti
<P>
Sezione VI, Comitato economico e sociale
<P>
Sezione VII, Comitato delle regioni
<P>
Sezione VIII (A), Mediatore europeo
<P>
Sezione VIII (B), Garante europeo della protezione dei dati
<P>
In merito all' emendamento n. 1
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="DE" NAME="Walter">
Signora Presidente, una breve interruzione che potrebbe però semplificare il tutto. E' stato raggiunto un accordo che, a giudizio del Parlamento, è eccellente per quanto concerne gli output target della politica per lo sviluppo.
Poiché è non occorre riscriverlo nella risoluzione, abbiamo deciso di ritirare l' emendamento n. 1.
A nostro parere, il Parlamento ha compiuto un sostanziale passo avanti a livello del bilancio. Per questo motivo, l' emendamento n.
1 è superfluo.
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Presidente">
Grazie, ne prendiamo atto.
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="NL" NAME="Vande Lanotte">
Signora Presidente, onorevoli deputati, avete concluso la seconda lettura del progetto di bilancio.
L' accordo che le nostre due Istituzioni hanno raggiungo durante la sessione di concertazione del 21 novembre ha assunto, con la vostra votazione di oggi, la sua forma concreta.
Prendo atto del fatto che esistono ancora alcune divergenze di opinioni in merito alla ripartizione delle spese.
Su questo punto il Consiglio si riserva di esercitare i propri diritti, pur essendo d' accordo con la percentuale di aumento massima emersa dalla vostra seconda lettura.
<P>
<SPEAKER ID=20 NAME="Presidente">
Ringrazio il rappresentante del Consiglio.
<P>
La Commissione desidera intervenire?
<P>
(Dopo aver invitato il Presidente in carica del Consiglio, il Ministro Vande Lanotte, la signora Commissario Schreyer, il presidente della commissione per i bilanci onorevole Wynn, nonché gli onorevoli Costa Neves e Buitenweg a raggiungerla, la Presidente procede alla firma del bilancio)
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="EN" NAME="Sturdy">
Mi spiace interrompere i lavori dell' Aula, ma prendo la parola su una questione rilevante.
Pochi minuti fa, la Corte di giustizia europea ha deliberato, a Lussemburgo, che l' embargo imposto dalle autorità francesi sulla carne britannica era illegale.
(Rumori di acclamazione) Le chiedo, signora Presidente, di rassicurarmi sul fatto che farà quanto possibile per accertare che la Francia, in seguito alla sentenza, risarcisca integralmente i poveri e vessati allevatori britannici.
<P>
<SPEAKER ID=22 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="DE" NAME="Brok">
Signora Presidente, se l' Aula approva la mia scelta, vorrei aggiungere alla fine della frase:
<P>
"chiede all' Autorità palestinese di smantellare le reti terroristiche procedendo anche all' arresto e all' incriminazione di tutti i sospetti" .
<P>
(L' Assemblea manifesta il proprio accordo per prendere in considerazione l' emendamento orale) - Prima della votazione sull' emendamento n. 7
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="DE" NAME="Brok">
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="DE" NAME="Gahler">
Signora Presidente, propongo di modificare il punto in cui si esorta l' Iran ad assumere un atteggiamento costruttivo, utilizzando la seguente formulazione:
<P>
" "esorta tutti i paesi litoranei ad adottare un approccio costruttivo per quanto riguarda la delimitazione..."
<P>
Abbiamo assicurato ad entità neutrali e competenti che in questo conflitto sulle frontiere o in questo ambito non è possibile attribuire un ruolo negativo predominante a nessuna delle parti in causa. E' opportuno che tutte siano esortate ad adottare un atteggiamento costruttivo per quanto riguarda la delimitazione dei confini nell' area del Mar Caspio.
<P>
(Essendosi alzati dodici deputati, l' emendamento orale non è preso in considerazione) (Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
Relazione (A5-0388/2001) della onorevole van den Burg, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla comunicazione della Commissione: L'eliminazione degli ostacoli fiscali all'erogazione transfrontaliera di pensioni aziendali e professionali (COM(2001) 214 - C5-0533/2001 - 2001/2212(COS))
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
<SPEAKER ID=27 NAME="Muscardini">
Signora Presidente, sicuramente non sono al corrente dei motivi importantissimi che hanno fatto scegliere il tipo di calendario della giornata odierna.
Non capisco però come possiamo finire la votazione alle 11 del mattino e mettere in discussione, nel pomeriggio dopo le 5, una relazione molto importante su problemi sociali ed economici, con il rischio che non ci siano molti parlamentari presenti in Aula.
Allora, se in questo Parlamento è più importante parlare di Berlusconi che delle politiche sociali dell'Unione europea, ditecelo, così sappiamo che il nostro lavoro è completamente inutile.
<P>
<SPEAKER ID=28 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Muscardini.
Come lei sa, il progetto di ordine del giorno è stato approvato dall' Assemblea.
<P>
DICHIARAZIONI DI VOTO
<P>
Relazione Costa Neves e Buitenweg (A5-0400/2000)
<P>
<SPEAKER ID=29 NAME="Fatuzzo">
Signora Presidente, la relazione Costa Neves/Buitenweg riguarda il bilancio generale dell'Unione europea.
Lei vede, signora Presidente, che in questo momento, tra il pubblico, almeno la metà di coloro che assistono all'uscita dei deputati dall'Aula quando cominciano le dichiarazioni di voto dell'onorevole Fatuzzo - ma è casuale - sono anziani e pensionati.
Orbene, io ho cercato di rintracciare, nel bilancio dell'Europa, le voci relative a iniziative che riguardassero e interessassero specificatamente gli anziani e i pensionati.
Ho dovuto prendere la lente di ingrandimento che, come lei sa, nel computer permette di ingrandire le parole scritte nei vari documenti, e ho cercato, cercato, cercato, ma non ho trovato nulla.
E' per questo, quindi, signora Presidente, che non ho potuto fare a meno di votare contro questo bilancio del Parlamento europeo.
Mi auguro che l'anno prossimo, a fine 2002, possa invece avere la soddisfazione di votare a favore, perché ci sarà finalmente qualche voce consistente, importante, visibile a favore dei pensionati.
<P>
<SPEAKER ID=30 NAME="Andreasen, Jensen, Riis-Jørgensen e Ole Sørensen">
Abbiamo votato contro l' emendamento n. 7 alla relazione sul progetto di bilancio generale dell' Unione europea per l' esercizio 2002, presentato dall' onorevole Bonde a nome del gruppo EDD.
La proposta è, nella sua forma, inutilizzabile al fine di garantire un sistema migliore per le trasferte dei deputati.
E' inoltre nostro avviso che le indennità di trasferte dei deputati siano un argomento da trattare nell' ambito della riforma dello statuto dei deputati.
<P>
<SPEAKER ID=31 NAME="Caullery">
Al termine della procedura di bilancio per l' esercizio 2002, ritengo importante fare alcune osservazioni, limitandomi all' essenziale, riguardo all' agricoltura, alle regioni frontaliere della Comunità e alle azioni esterne dell' Unione europea.
<P>
In materia di agricoltura, il sottoutilizzo di diverse migliaia di euro del bilancio 2001 si tradurrà in una restituzione significativa di crediti verso gli Stati membri, mentre cui un dollaro forte rispetto all' euro avrà indotto, per effetto meccanico, almeno una buona tenuta dei mercati.
<P>
In caso di necessità, tuttavia, la Commissione non dovrebbe esitare a protrarre di sei mesi, mediante BRS o stanziamenti, il programma speciale di acquisto della carne bovina, istituito per far fronte alle conseguenze dell' encefalopatia spongiforme bovina e che giunge a termine alla fine dell' anno; nella lettera rettificativa n. 2, invece, si propone di sopprimere lo stanziamento di un miliardo di euro previsto inizialmente per eventuali necessità supplementari connesse all' ESB.
<P>
Le regioni frontaliere, sovvenzionate generosamente nell' ambito degli accordi di Berlino, beneficeranno di 16 miliardi di euro nell' arco di 7 anni.
I Vertici di Nizza e di Göteborg hanno confermato questo orientamento, lasciando alla Commissione il compito di predisporre un programma supplementare di circa 191 milioni di euro; la commissione per i bilanci, dal canto suo, ha ritenuto utile aggiungere 50 milioni nell' ambito di INTERREG.
<P>
Molte di queste nuove necessità non si riscontrano in diverse delle 22 regioni frontaliere (dalla Finlandia alla Grecia, passando per la Baviera); esse, tuttavia, ricevono già un sostegno finanziario considerevole e saranno le prime a beneficiare dell' ampliamento.
<P>
Nel complesso, se si considerano le somme in gioco, non si può non essere sorpresi dall' assenza di aiuti in occasione delle devastazioni delle foreste francesi in seguito ai nubifragi, alle conseguenze delle inondazioni in Piccardia, così come ai danni diretti provocati dall' "Erika" .
Di fronte all' urgenza, è stato addirittura necessario procedere a uno storno di crediti.
<P>
(Intervento decurtato ai sensi dell' articolo 137 del Regolamento)
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="EN" NAME="Wijkman">
.
(EN) Nel corso delle discussioni sul bilancio intercorse con la Commissione sulla Categoria 4, è stato raggiunto un ampio consenso in merito all' importanza di migliorare il sistema adottato in materia di relazioni sulle attività di assistenza allo sviluppo, nonché alla necessità di sviluppare obiettivi e indicatori per valutarne l' impatto.
Inoltre, è stato raggiunto l' accordo anche sull' opportunità di fissare un benchmark del 35 per cento per la spesa destinata al sostegno delle infrastrutture sociali.
<P>
Era mia intenzione, come relatore per il bilancio sulla cooperazione per lo sviluppo, proporre un emendamento orale al testo originario del mio emendamento, per precisare quanto segue: "... ai settori sociali in un dato paese, riflette i desideri dei beneficiari e che un grado... la norma.
Il monitoraggio dei progressi ottenuti nel raggiungimento del benchmark fissato sarà effettuato per mezzo del Sistema comune di informazione RELEX" .
<P>
A causa delle norme procedurali e della mancanza di tempo, si è riscontrata l' impossibilità di presentare il suddetto emendamento orale.
L' intenzione, comunque, era di sottolineare che il benchmark va inteso in senso contestuale, facendo quindi riferimento non solo alla spesa totale a titolo di donazione, ma anche ai desideri del paese beneficiario.
<P>
Relazione Wynn (A5-0447/2001)
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="ES" NAME="Colom i Naval">
.
(ES) Nell'accordo interistituzionale del 1999, di cui fui relatore, è stato creato lo strumento di flessibilità, una revisione soft delle prospettive finanziarie che infastidisce meno il Consiglio.
Nei due esercizi di bilancio precedenti, abbiamo leggermente forzato l'interpretazione di questo meccanismo, perché lo abbiamo applicato per soddisfare le necessità in Kosovo e in Serbia, dato che il Consiglio si è rifiutato di mantenere la parola data e di acconsentire alla revisione delle prospettive finanziarie, come si era impegnato a fare nella dichiarazione del 6 maggio 1999.
<P>
Quest'anno, la Commissione aveva presentato una proposta per mobilitare lo strumento di flessibilità, che avrebbe, per la prima volta, rispettato la lettera e lo spirito dell'accordo.
Ciò non è accaduto neppure questa volta, e la responsabilità è del Parlamento.
<P>
Si trattava di finanziare 197 milioni di euro dei 281 che costerà la riconversione della flotta attiva in acque marocchine, una flotta e un'industria che danno lavoro a regioni tra le più sfavorite dell'attuale Unione europea: Galizia, Andalusia, Algarve.
Tutte regioni obiettivo 1!
<P>
Durante la concertazione del 21 novembre, Consiglio e Commissione hanno sondato alcune formule che non supponevano riduzioni per nessuno; pare che per alcuni non fosse sufficiente ottenere risorse difficilmente giustificabili, ma che ciò doveva persino avvenire a spese degli altri.
Il risultato è che regioni obiettivo 1 spagnole e portoghesi dovranno pagare da sole circa il 40 per cento della riconversione della loro flotta tramite la riprogrammazione dell'IFOP.
<P>
La mia collega Dührkop proseguirà la dichiarazione di voto.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="ES" NAME="Dührkop Dührkop">
.
(ES) Proseguo la dichiarazione di voto iniziata dal collega Colom i Naval.
<P>
C' è stato chi ha ritenuto, come l'onorevole Stoiber, in una regione così prospera come la Baviera, che gli convenisse, dal punto di vista elettorale, stabilire un prezzo che potesse esibire a caratteri cubitali sulla stampa: un programma - senza base giuridica - di cooperazione transfrontaliera con i paesi candidati, finanziato con parte del denaro previsto per la riconversione della flotta peschereccia.
La demagogia è contagiosa e altri hanno seguito il suo esempio, e il programma di riconversione è stato preso in ostaggio, nonostante esistessero già stanziamenti per la cooperazione transfrontaliera, almeno nelle voci B5-3003, B5-510, B2-141, B3-1010, B3-1021 o B3-306.
<P>
Sottolineo che consideriamo utile volere preparare queste regioni, che hanno sempre potuto contare sul nostro appoggio.
Non siamo soddisfatti, però, che ciò avvenga a scapito delle regioni colpite da una riconversione inattesa.
E, anche se la risoluzione afferma che nel 1999 non era stato previsto che l'ampliamento potesse avere ripercussioni sulle regioni comunitarie limitrofe, ciò non corrisponde al vero.
In Germania, ad esempio, gli Stati frontalieri riceveranno aiuti comunitari superiori ai 10,5 miliardi di euro.
<P>
Raramente abbiamo assistito a uno spettacolo tanto meschino e tanto nazionalista in questo Parlamento!
Sembra lo stereotipo del Consiglio.
<P>
Votiamo a favore, ma senza entusiasmo.
Votiamo a favore perché non desideriamo sacrificare quelle regioni povere del litorale iberico, ma lo facciamo anche per solidarietà con queste regioni e con quelle confinanti con i paesi candidati, per una solidarietà di cui abbiamo sentito la mancanza in questa negoziazione.
<P>
Relazione Peijs (A5-0453/2001)
<P>
<SPEAKER ID=35 NAME="Berthu">
In quest' ultima Sessione plenaria del Parlamento europeo del 2001, l' ultima prima dell' introduzione delle monete e banconote in euro, va constatato che il Parlamento europeo non ha organizzato alcuna seduta solenne, nemmeno una discussione per rendere omaggio a quella che, per tutti i federalisti qui in maggioranza, costituisce in linea di principio la più grande impresa dell' "integrazione" europea.
<P>
Perché questo silenzio dura da diverse sessioni, turbato solamente dalle voci dei sostenitori della sovranità nazionale?
La risposta è semplice: la tappa finale della moneta unica, ossia la sostituzione materiale delle monete e delle banconote a partire dal 1º gennaio 2002, si basa su due colossali mistificazioni.
<P>
Innanzitutto essa è del tutto inutile dal punto di vista tecnico e serve solo a soddisfare l' estremismo di taluni federalisti che vogliono a tutti i costi segni monetari uniformi in tutta Europa.
In realtà avremmo potuto conservare la situazione attuale: l' euro per gli scambi internazionali, in sovrapposizione alle monete nazionali.
Invece si sconvolgeranno le abitudini dei cittadini, si renderà loro la vita più difficile nei prossimi mesi e senza dubbio si ridurrà ulteriormente la fiducia che li lega alle istituzioni nazionali, e tutto ciò senza una vera utilità, se non il soddisfacimento dell' ideologia federalista.
<P>
Seconda mistificazione: l' opinione pubblica non è mai stata informata chiaramente, anzi è stata addirittura manipolata.
All' epoca di Maastricht e negli anni successivi essa non ha compreso la portata del Trattato, ossia l' abolizione del franco.
In seguito si è fatto di tutto per lasciar credere che i cittadini aderivano al progetto e ciò non rispondeva al vero.
Attualmente la presa di coscienza è dolorosa: il 52 per cento dei francesi ritengono che la moneta unica presenti più inconvenienti che vantaggi mentre il 33 per cento pensa il contrario (Le Figaro, 11 dicembre); il 62 per cento vorrebbe continuare a utilizzare il franco, mentre il 32 per cento non è d' accordo (Wall Street Journal, 11 dicembre).
Percentuali dello stesso ordine di grandezza si rilevano su scala europea.
<P>
L' inganno è di tali dimensioni che l' anno prossimo, quando i cittadini avranno aperto gli occhi, non solo sarà necessario rivedere l' euro, ma anche pensare a serie riforme delle Istituzioni europee affinché non si ripetano analoghe manipolazioni.
<P>
Proposta di risoluzione (B5-0747/2001)
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
.
(SV) La commissione per gli affari esteri, i diritti umani, la sicurezza comune e la politica di difesa ha approvato all' unanimità l' emendamento n. 22, da me presentato, su un nuovo paragrafo 9 della risoluzione, con questa formulazione: "Esorta le parti ad assicurare che lo Stato abbia il monopolio sull' uso della forza e che nessun' altra struttura militare parallela possa continuare la propria attività" .
<P>
Perché un giorno sia raggiunta la pace fra israeliani e palestinesi, fra Israele e Autorità palestinese, è essenziale che il monopolio sull' uso della forza spetti allo Stato e che a formazioni terroristiche islamiche paramilitari - come jihad islamica, Hamas o Hezbollah - non sia consentito il possesso di armi, né il ricorso ad atti di terrorismo contro i civili, come invece accade puntualmente ora.
<P>
In Plenaria, purtroppo, il mio emendamento è stato respinto.
Sono invece state recepite, al paragrafo 3.3 della risoluzione di compromesso, le mie considerazioni in merito all' "auspicio che l' Autorità palestinese si adoperi per sgominare le reti terroristiche, anche con l' arresto e la denuncia di tutti gli elementi sospetti" .
<P>
Un simile auspicio mi pare costituire un progresso ed è formulato con altrettanta chiarezza che il mio emendamento originario, del quale condivide lo spirito e l' orientamento.
<P>
<SPEAKER ID=37 NAME="Souchet">
Il turno di votazioni appena concluso costituisce una nuova ed emblematica illustrazione del comportamento, spesso schizofrenico, del Parlamento europeo.
Infatti, come può la nostra Assemblea approvare a larga maggioranza una proposta nella quale manifesta "ferma determinazione a lottare congiuntamente contro il terrorismo" al fianco degli Stati Uniti e, al contempo, rifiutare a larga maggioranza di chiedere all' Autorità palestinese di condannare il terrorismo?
<P>
Mi stupisce che circa 320 deputati abbiano votato contro l' emendamento n. 6 che introduceva una proposta apparentemente scontata, ossia che il sostegno che forniamo all' Autorità palestinese e alle sue istituzioni debba andare di pari passo con la loro ferma condanna della violenza e la predisposizione di misure efficaci per porre fine agli attentati terroristici.
<P>
Che cosa si guadagna ad esprimersi in modo così ambiguo?
Rinunciando ad una politica d' equilibrio, compromettiamo la nostra credibilità sul piano diplomatico e offriamo un' immagine faziosa.
Vogliamo che la prossima missione europea si faccia respingere da Israele, come lo è stata quella guidata dalla Presidenza belga?
Perché inviare un messaggio così ambiguo ai terroristi, come se vi fossero buoni e cattivi terroristi?
<P>
La nostra condanna del terrorismo deve essere totale e non deve ammettere eccezioni.
Così facendo, potremo ribadire l' auspicio di vedere il popolo palestinese disporre di uno Stato pienamente autonomo e sovrano.
Ogni popolo aspira ad avere uno Stato che sia l' espressione della propria sovranità, e il popolo palestinese ne ha diritto come tutti gli altri.
Essendo accondiscendenti nei confronti del terrorismo, non aiutiamo certo i dirigenti dell' Autorità palestinese a comportarsi con la responsabilità che si addice alle autorità statali.
<P>
Relazione Watts (A5-0440/2001)
<P>
<SPEAKER ID=38 NAME="Fatuzzo">
Signora Presidente, il comitato di conciliazione ci ha parlato delle condizioni di vita e di lavoro a bordo delle navi che approdano nei porti comunitari.
Ho votato a favore, signora Presidente, perché ricordo molto bene la vita a bordo, avendo navigato in giovane età a bordo di navi passeggeri tra New York e le Bahamas.
Ci sono alcuni marittimi che vivono una bella vita a bordo, al termine del loro turno di lavoro: ad esempio, gli ufficiali commissari e gli ufficiali di coperta pranzano nel ristorante con i passeggeri, bevono whisky al bar dei passeggeri, ballano nelle sale da ballo, con le passeggere se sono uomini, con i passeggeri se sono donne.
Vi sono poi, invece, i cuochi, i mozzi, i timonieri, i quali purtroppo vivono in cabine piccolissime, di quattro metri per quattro, e godono di condizioni di vita non altrettanto piacevoli.
Mi auguro e auspico che il mio voto favorevole sia utile affinché ci si interessi veramente delle condizioni di vita a bordo delle navi, ma di tutti i marittimi, non soltanto di alcuni.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
. (EN) Signora Presidente, accolgo con grande favore la relazione predisposta dal collega socialista Watts, grazie alla quale gli Stati membri potranno procedere all' attuazione di norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo.
La relazione è potenzialmente in grado di intervenire in maniera positiva su un gran numero di questioni. Oltre a migliorare la vita di quanti lavorano a bordo delle navi, essa si allinea agli sforzi attuati dall' Ue per assumere un ruolo d' avanguardia nella tutela dell' ambiente.
La richiesta di introdurre le "scatole nere" , munite di dispositivi di registrazione dei dati di viaggio, è un modo concreto ed essenziale per garantire che le navi che approdano ai porti dell' Ue siano conformi a norme comuni.
<P>
Relazione Ortuondo Larrea (A5-0441/2001)
<P>
<SPEAKER ID=40 NAME="Fatuzzo">
Signora Presidente, la relazione Ortuondo Larrea ha siglato l'accordo del comitato di conciliazione per le ispezioni e le visite di controllo delle navi quando entrano nei porti della Comunità europea.
Ho votato a favore ma auspicherei, signora Presidente, che le ispezioni a bordo delle navi venissero effettuate da ispettori dell'Unione europea, non da ispettori degli Stati nazionali.
Sappiamo benissimo, infatti, che gli Stati nazionali non vogliono ispezioni sul modo in cui vengono applicate le direttive europee, tant'è vero che, in una conciliazione per avere delle ispezioni sull'applicazione delle direttive sull'ambiente, tutti i quindici Stati dell'Unione si sono opposti.
<P>
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="NL" NAME="Sanders-ten Holte">
.
(NL) Mi rallegro che, con la procedura di conciliazione, sia stato possibile giungere a un accordo in merito a tre importanti provvedimenti del pacchetto Erika 1.
Il dibattito e i negoziati sono durati a lungo; è il momento di passare all' implementazione e all' esecuzione della normativa!
<P>
Per quanto concerne la relazione sulle società di classificazione, anche per il gruppo ELDR l' aspetto principale era rappresentato dalla responsabilità.
In prima e in seconda lettura abbiamo sostenuto l' adozione di un limite massimo di responsabilità delle società di classificazione, essendo esse solo un anello della catena di responsabili.
Dal nostro punto di vista è possibile parlare di responsabilità illimitata solo nei casi di grave negligenza.
A lungo termine, inoltre, l' adozione di un limite massimo porterà a un' apertura dei mercati della classificazione dei compiti statutari, caratterizzati ora da una forte chiusura, nonché all' instaurarsi di una situazione più equa.
Attualmente le nuove società di classificazione riescono a malapena a concorrere con gli enti (nazionali) esistenti in un regime di responsabilità illimitata.
<P>
Per non compromettere il pacchetto Erika 1 e confermare i progressi ottenuti dal Parlamento con la relazione Watts (voyage data recorders sulle navi), in terza lettura il gruppo ELDR ha accettato, sia pure con certe riserve, che gli Stati membri siano liberi, nelle trattative con le società di classificazione, di concordare un grado di responsabilità superiore, illimitato.
La Commissione europea dovrà valutarne le conseguenze.
<P>
Il gruppo ELDR è lieto di constatare come nel regolamento siano state integrate ulteriori garanzie atte a prevenire l' insorgere di conflitti di interessi tra una società di classificazione e il proprietario di una nave che viene ispezionata.
La società deve essere del tutto indipendente, come è anche logico.
<P>
Relazione Hatzidakis (A5-0344/2001)
<P>
<SPEAKER ID=42 NAME="Fatuzzo">
Si parla ancora di navi, signora Presidente, nella relazione dell'onorevole Hatzidakis la quale, anch'essa, riguarda i risultati del comitato di conciliazione in relazione al doppio scafo delle petroliere.
Ho votato a favore perché è importante aver raggiunto questo accordo.
Le petroliere che sono dotate di doppio scafo navigano sui mari di tutto il mondo offrendo una maggiore sicurezza contro l'inquinamento.
Avrei piacere, però, che ci fosse maggiore sicurezza anche per i marittimi, che a bordo delle petroliere non vivono una vita facile, e, soprattutto, che si potenziassero gli apparati elettronici e di navigazione.
In fondo, si dovrebbe cercare con tutti i mezzi di evitare qualunque disastro marittimo, prima di raddoppiare lo scafo delle navi o, almeno, di conserva col raddoppio dello scafo.
E poi, sicuramente, un potenziamento degli apparati elettronici di guida e di controllo costa meno del raddoppio dello scafo.
<P>
Relazione Pérez Royo (A5-0417/2001)
<P>
<SPEAKER ID=43 NAME="Berès">
La relazione del collega Pérez Royo sui contratti di garanzia finanziaria è importante per armonizzare il regime giuridico degli strumenti finanziari in Europa.
Anch' io sono favorevole all' armonizzazione di tali mercati in tempi ragionevoli.
Il lavoro dell' onorevole Pérez Royo s' iscrive in questa linea.
<P>
Sebbene la relazione, nel suo insieme, risponda alla mia idea dei futuri mercati finanziari europei, i socialisti francesi non hanno seguito il relatore in tre punti.
<P>
L' articolo 2, paragrafo 4, estende il campo di applicazione della direttiva all' insieme degli operatori economici e, di conseguenza, modifica l' ordine dei creditori privilegiati in caso di fallimenti che compromettono le opportunità di risanamento delle imprese, trasferendo alle banche creditrici la proprietà dei beni delle imprese stesse e sottraendola ai creditori privilegiati (lavoratori dipendenti, enti sociali e fiscali).
<P>
L' articolo 6 prevede l' utilizzo da parte del beneficiario della garanzia di strumenti finanziari forniti ai sensi dei meccanismi di pegno, creando alcune difficoltà connesse al diritto di proprietà e alla rintracciabilità dei titoli e ponendo quindi in pericolo la trasparenza dei mercati finanziari europei.
<P>
Infine, l' articolo 10, paragrafo 2, modificato dall' emendamento n. 17, sopprime i criteri di ubicazione dell' intermediario di pertinenza, precludendo qualunque tentativo credibile di trasparenza dei nostri mercati finanziari e anticipando i lavori della Conferenza dell' Aia sul diritto privato internazionale.
<P>
Il voto dell' Assemblea plenaria, confermando la scelta del relatore di ampliare il campo di applicazione della direttiva, ha indotto i socialisti francesi a votare contro l' intero testo.
<P>
Proposta di risoluzione (B5-0821/2001)
<P>
<SPEAKER ID=44 NAME="Berthu">
E' sorprendente che i grandi gruppi abbiano appena presentato e votato a favore di una risoluzione in cui si critica la Commissione per non aver sottoposto il proprio programma legislativo 2002 in tempo utile ed in maniera sufficientemente dettagliata.
Il gruppo NI si associa a tale presa di posizione, benché non possa esimersi dall' interrogarsi sulle ragioni dell' astio nei confronti del Presidente Prodi.
Si ha l' impressione che la maggioranza del Parlamento europeo cerchi di prendere le distanze da lui.
<P>
Qual è il motivo?
Forse non piace per le sue dichiarazioni a volte non sufficientemente federaliste?
O gli si rimprovera di non opporsi con adeguato vigore al Consiglio che, negli ultimi tempi, sembra più esasperato del solito dall' impostazione "pro-integrazione" della Commissione e dalla sua difesa di un "metodo comunitario" , ormai superato dall' evoluzione dell' Europa, in modo particolare dall' ampliamento?
<P>
Vi è anche un' altra spiegazione possibile, che ci impensierisce: la transizione verso l' entrata in vigore dell' euro il 1º gennaio prossimo non si prospetta sotto i migliori auspici e sembra che vi sia il rischio che venga vissuta male dai cittadini.
Potrebbe accadere che i politici federalisti che popolano l' Assemblea inizino a prendere le distanze da un' Istituzione che si preparano ad accusare in futuro di non aver preparato abbastanza l' operazione.
La Commissione costituirebbe un capro espiatorio perfetto, peraltro in gran parte giustificato, per i peccati di tali politici.
<P>
<SPEAKER ID=45 NAME="Muscardini">
. Nelle conclusioni della comunicazione della Commissione si afferma che mentre essa "sta realizzando una revisione radicale del suo modo di funzionare sul piano politico, finanziario e amministrativo ... nel frattempo crescono i timori che l'Europa possa estraniarsi dalle preoccupazioni immediate dei suoi cittadini."
<P>
Credo non siano soltanto timori.
Che i cittadini non siano molto sensibili a questa revisione radicale del modo di funzionare della Commissione, mi sembra un atteggiamento salutare.
Sarebbe preoccupante che la loro sensibilità si manifestasse su simili argomenti, che non entusiasmano nemmeno noi deputati, dato che non abbiamo avvertito tutta questa radicalità revisionista che ci viene sottolineata.
Avvertiamo invece, come l'avverte la sensibilità dei cittadini, che l'Europa è sempre più estranea alle loro preoccupazioni ed appare sempre più lontana.
Forse l'entrata in vigore dell'euro, superate le prime difficoltà causate dal riconoscimento del suo valore rispetto alla vecchie monete, potrà contribuire a percepire l'Europa come una realtà comune a più popoli, anche se probabilmente, in particolare nelle generazioni più anziane, rimarrà il sentimento di essere stati defraudati della loro vecchia moneta, scomparsa senza che nessuno abbia chiesto il loro parere.
<P>
E' reale, ed è sempre più diffuso tra i cittadini, il sentimento di lontananza dell'Europa.
Nei momenti cruciali della vita collettiva essa non si manifesta in quanto tale, ma come opinione di questo o quel governo.
Opinioni legittime, ma che non confermano l'appartenenza ad una entità comune, appartenenza che nel passato invece è sempre stata espressa simbolicamente dalla Commissione.
Era la Commissione che dava il la, con dichiarazioni e proposte concrete.
Ora invece, anche perché non è la Commissione che rappresenta la politica estera, di fronte alle questioni di politica internazionale l'Europa sembra non esistere e non si riesce a percepirla attraverso la figura del signor PESC.
Lo stesso "allargamento", tanto magnificato ed enfatizzato, viene contraddittoriamente avvertito dai cittadini come un indebolimento, anziché come un rafforzamento dell'Europa.
<P>
Se non condivido gli entusiasmi sui "modi di funzionamento" espressi nella comunicazione, non è perché consideri che gli argomenti trattati e gli impegni dichiarati non vadano nella giusta direzione, oppure perché le iniziative legislative siano quantitativamente insoddisfacenti.
Com'è noto, la qualità non dipende dal numero.
C'è da rilevare, anzi, che regolamentare troppo dà un'immagine distorta dell'Europa e la fa identificare in quel moloch burocratico, tanto temuto dalle categorie produttive e dai cittadini.
No!
Il preteso programma di lavoro deve essere un documento politico e non un'elencazione amministrativa.
Deve indicare le ragioni di certi ritardi e gli ostacoli reali che non hanno permesso il raggiungimento di certi obiettivi; deve identificare alcuni traguardi prioritari, attraverso i quali far progredire il processo di unificazione.
"Che l'Europa possa svolgere appieno un ruolo efficace nella gestione e soluzione delle crisi internazionali" dipenderà anche dalla volontà della Commissione, e non solo dalla possibilità di svolgere in modo globale la sua funzione di proposta.
E più che nella coltivazione di piselli regolamentati, l'identità Europa si estrinsecherà nella politica estera e in quella della sicurezza e della difesa.
Su questo deve puntare essenzialmente la Commissione, se non vuole ridursi sempre più, anche nel 2002, ad una pura entità burocratico-amministrativa.
<P>
Proposta di risoluzione (B5-0813/2001)
<P>
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa">
.
(EN) Concordo in linea generale con la proposta di risoluzione, pur nutrendo alcune riserve sul linguaggio utilizzato in alcuni passi.
Ritengo che l' Unione europea debba cooperare a livello internazionale per combattere il terrorismo, il crimine organizzato e i singoli criminali ed evitare che essi possano approfittare delle differenze tra i sistemi giuridici per sfuggire alla persecuzione penale.
<P>
La mia principale riserva, tuttavia, riguarda l' assenza di qualsiasi riferimento al Tribunale penale internazionale, previsto dalla Convenzione di Roma, che, una volta istituito, consentirà di processare chiunque venga sospettato di un crimine, fosse anche un crimine di guerra.
Il Tribunale, alla cui istituzione si oppone il governo statunitense, garantirebbe un giusto processo e agirebbe in modo imparziale.
Ora più che mai, nelle attuali circostanze, essa è necessaria.
<P>
Relazione Lagendijk (A5-0394/2001)
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Fatuzzo">
Quanto bello sarebbe, signora Presidente, se riuscissimo a trovare la soluzione per la prevenzione dei conflitti!
Ho votato a favore di questo documento, signora Presidente, ma sono convinto che noi potremo evitare questi conflitti - che, guarda caso, per il 99 percento riguardano paesi poveri, anzi molto poveri, nel mondo - se riuscissimo a rendere questi paesi un po' meno poveri.
Ritengo quindi opportuno che l'Unione europea continui la propria attività di sostegno alle economie dei paesi del Terzo mondo e dei paesi poveri, perché sono convinto che solamente migliorando il tenore di vita dei cittadini che nel nostro mondo vivono in miseria - o addirittura in situazione miserrima, non solamente in miseria, nella miseria più misera che possa esistere - si riusciranno ad evitare conflitti di qualunque genere.
<P>
Relazione Gahler (A5-0418/2001)
<P>
<SPEAKER ID=48 NAME="Fatuzzo">
La relazione dell'onorevole Gahler, signora Presidente, riguarda le relazioni tra l'Unione europea e la Repubblica islamica dell'Iran.
Io ho avuto la ventura di avere un consigliere comunale del Partito dei pensionati, nato a Teheran e vissuto in Iran per trent'anni, che era contemporaneamente cittadino iraniano e italiano.
Egli mi ha spiegato bene la situazione dell'Iran, per cui sono molto felice che si stia tentando di ritornare alla democrazia che lo Shah, pur essendo imperatore, aveva instaurato nel paese.
Inviterei pertanto a proseguire queste trattative e a realizzare lo scambio di parlamentari Iran-Unione europea e, soprattutto, propongo a lei, signora Presidente, di invitare il Presidente Khatami a parlare davanti alla nostra Assemblea, qui a Strasburgo.
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
Accolgo i passi intrapresi per migliorare le relazioni con l' Iran.
Dobbiamo, tuttavia, tenere conto del fatto che in quel paese la situazione in materia di diritti dell' uomo è peggiorata e non migliorata.
L' Iran continua a finanziare gruppi terroristici come gli hezbollah, attivi in Medio Oriente.
In particolare, esso finanzia gruppi terroristici che tengono in ostaggio alcuni soldati israeliani, ufficialmente considerati dispersi nel corso delle azioni.
Se l' Iran intende migliorare le relazioni con il mondo occidentale, dovrebbe insistere con decisione perché quei gruppi rilascino gli ostaggi.
<P>
In particolare, richiamo l' attenzione del Parlamento sul caso di Ron Arad, un ufficiale dell' aviazione israeliana catturato nel 1986 da un gruppo di miliziani sciiti in Libano.
Nel 1987, egli è stato venduto ad un altro gruppo, finanziato e diretto dall' Iran; da quell' anno non si hanno più sue notizie.
La figlia era una bambina quando egli venne preso in ostaggio.
Non sarebbe forse un gesto degno di questo periodo dell' anno, ispirato alla buona volontà, che si consentisse ad una figlia di rivedere il padre scomparso 15 anni or sono?
Chiedo all' Iran di contribuire al rilascio dei soldati per dimostrare la sincerità con cui persegue lo sviluppo della pace con il resto del mondo.
<P>
Relazione Van den Burg (A5-0388/2001)
<P>
<SPEAKER ID=50 NAME="Fatuzzo">
Signora Presidente, la relazione Van den Burg tratta della relazione della Commissione europea sulla regolamentazione della tassazione delle pensioni del secondo pilastro, cioè delle pensioni professionali.
Si sa che c'è il sistema EET e così via, cioé si tassano o i contributi o gli interessi sul capitale impiegato, su quanto si è ricevuto per la pensione professionale, o si pagano le tasse sulle pensioni.
Il Partito dei pensionati, per mia bocca, propone il sistema EEE, ossia: esenzione dal pagamento di tasse quando si pagano contributi per le pensioni; esenzione dal pagamento delle tasse quando si impiegano i capitali così ricevuti; esenzione dal pagamento delle tasse quando si riscuote la pensione professionale.
Se vogliamo veramente migliorare e potenziare la possibilità del risparmio attraverso le pensioni - professionali, aziendali e volontarie - gli Stati nazionali debbono rinunciare a riscuotere le tasse.
Quando da giovani si pensa al nostro futuro, dobbiamo pensare che saremo anziani e che nessuno penserà a noi, se non noi stessi con le nostre pensioni.
<P>
<SPEAKER ID=51 NAME="Lulling">
Le pensioni professionali rivestiranno un' importanza sempre maggiore nel garantire la sicurezza, la sostenibilità e l' efficacia del sistema previdenziale, nonché un livello di vita decoroso per i pensionati.
Occorre creare con urgenza un mercato unico dei fondi pensione e, a tal fine, è opportuno prevedere un' impostazione fiscale che, a prescindere dal paese di residenza dell' affiliato o del pensionato, eviti che prestazioni e contributi siano soggetti ad una doppia imposizione e scoraggi l' esilio fiscale dei pensionati per sfuggire alle imposte.
<P>
Non ho votato a favore della relazione della commissione per i problemi economici e monetari sulla comunicazione della Commissione inerente all' eliminazione degli ostacoli fiscali all' erogazione transfrontaliera di pensioni professionali perché i metodi caldeggiati vanno nel senso contrario rispetto all' obiettivo perseguito.
<P>
Le proposte contenute nella relazione genererebbero infatti una burocrazia onerosa legata ad uno scambio di informazioni e alla riscossione di imposte tra gli Stati membri e non rappresentano una soluzione pratica ed efficace per abolire gli ostacoli fiscali all' erogazione transfrontaliera delle pensioni professionali.
<P>
Anziché avviare un processo di concertazione per adottare il modello fiscale più appropriato e meno burocratico fra quelli attualmente in vigore negli Stati membri, onde evitare la doppia imposizione dei contributi e delle prestazioni, la relazione si pronuncia a favore del sistema EET. E' innegabile che il sistema fiscale TEE - che prevede un' imposizione all' ingresso del regime e l' esenzione delle pensioni nella fase di erogazione - garantirebbe un trattamento fiscale uniforme, a prescindere dal paese di residenza dell' affiliato o del pensionato, consentirebbe di assicurare l' imponibile al paese che accorda le agevolazioni fiscali alla costituzione del sistema di pensione professionale e renderebbe superflua la questione della divisione delle entrate fiscali.
<P>
(Intervento decurtato ai sensi dell' articolo 137 del Regolamento)
<P>
<CHAPTER ID=5>
Diritti degli omosessuali nelle Istituzioni dell'UE
<SPEAKER ID=52 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca l'interrogazione orale (B5-0533/01), presentata da 33 deputati alla Commissione, sui diritti degli omosessuali nelle Istituzioni dell'UE.
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="DA" NAME="Lund">
Signor Presidente, Commissario Kinnock, al momento del suo insediamento, lei aveva promesso che la Commissione sarebbe diventata la migliore amministrazione del mondo.
Confido nel fatto che lei sia la persona giusta per svolgere tale compito.
La questione dell' attribuzione di pari diritti ai funzionari indipendentemente dal loro orientamento sessuale costituisce un passo fondamentale di questo percorso.
Negli ultimi dodici anni, si è verificata un' evoluzione molto positiva per quanto riguarda le possibilità per gli omosessuali di farsi riconoscere gli stessi diritti degli eterosessuali.
Il mio paese, la Danimarca, nel 1989, è stato il primo paese al mondo ad introdurre una legislazione sulla convivenza registrata per gli omosessuali corrispondente al matrimonio e molti altri paesi hanno seguito il suo esempio.
Posso citare Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Germania e Finlandia.
Altri Stati membri hanno adottato una legislazione che comporta livelli un po' più limitati di parità rispetto al matrimonio.
<P>
Anche nell' ambito dell' Unione europea l' evoluzione va nella giusta direzione: vorrei citare quattro punti fondamentali.
La non-discriminazione delle minoranze è ora inserita negli obiettivi della cooperazione europea.
Come previsto dall' articolo 13 del Trattato, sono stati effettuati interventi concreti in materia di discriminazione basata sull' orientamento sessuale sul mercato del lavoro.
La carta dei diritti fondamentali sancisce esplicitamente il divieto di discriminare sulla base dell' orientamento sessuale.
Infine il Parlamento ha raccomandato più volte che alle coppie dello stesso sesso devono essere garantiti i diritti assicurati alle coppie di sesso diverso, e che gli Stati membri devono riconoscere la convivenza registrata.
Nel corso degli ultimi anni, l' evoluzione è stata molto positiva.
<P>
E' ora che le Istituzioni dell' Unione europea tengano fede agli stessi standard.
Per questo accolgo con estremo favore la sua proposta.
Commissario Kinnock, lei ha la possibilità di muoversi nella giusta direzione.
Secondo la proposta, gli omosessuali possono ottenere pieni diritti se nel loro paese c' è una legislazione in materia di convivenza.
Ho una domanda a questo proposito.
Poiché le legislazioni degli Stati membri in materia di convivenza comportano gradi di equiparazione diversi rispetto al diritto matrimoniale, le chiedo di precisare quali sono i paesi i cui cittadini otterranno pieni diritti.
Dove traccerà il limite la Commissione?
Inoltre la Commissione pone le premesse perché conviventi eterosessuali possano ottenere certi diritti, per esempio l' assistenza sanitaria per il partner.
E' un passo avanti, ma vorrei chiedere se il sistema si estende agli omosessuali conviventi in tutti gli Stati membri.
Per esempio, gli omosessuali inglesi e italiani che convivono possono ottenere questi diritti limitati?
Infine una domanda sul programma di lavoro. Quando prevede che le nuove regole per il personale possano entrare in vigore nelle Istituzioni dell' Unione europea?
Molti Commissari hanno promesso mari e monti, e non è successo nulla.
Ora è stata avviata un' azione concreta.
Di questo le si deve attribuire grande merito e spero che lei possa dare una risposta positiva all' interrogazione che abbiamo presentato oggi.
<P>
<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="EN" NAME="Kinnock">
. (EN) Una delle proposte di riforma e modernizzazione su cui la Commissione è al lavoro amplierà l' accesso a taluni diritti sociali e familiari ai funzionari dell' Unione europea che, attualmente, non vi possono accedere perché non ne hanno diritto o perché non intendono stipulare un matrimonio legale convenzionale ai sensi della normativa degli Stati membri.
Sono grato all' onorevole Lund e agli altri 32 membri per avere sollecitato questo dibattito, che mi consente di riferire al Parlamento le intenzioni e le proposte della Commissione.
<P>
Secondo quanto stabilito dallo statuto in vigore, i diritti sociali e familiari si applicano solo alle coppie coniugate.
Seppure tale definizione faccia riferimento al matrimonio tra due persone eterosessuali, essa comprende anche gli omosessuali, se il matrimonio tra omosessuali è riconosciuto per legge in uno Stato membro.
L' Aula sa che i Paesi Bassi è, allo stato attuale, l' unico Stato membro nel quale la legge prevede il matrimonio tra due persone dello stesso sesso.
<P>
La Commissione ritiene che l' attuale fase di riforma complessiva renda opportuno un intervento sullo statuto che tenga conto dei grandi cambiamenti sociali intercorsi da quando - nel 1968 - esso fu introdotto nella sua forma attuale.
La Commissione, perciò, propone di garantire che il personale che non può unirsi in matrimonio secondo le attuali normative nazionali non venga discriminato e di migliorare il trattamento di quei soggetti che, per ragioni personali, scelgono di non sposarsi.
Per raggiungere tale obiettivo, la Commissione punta a fornire un pieno riconoscimento di legge e i relativi benefici a favore del personale dell' UE che viva in situazione di stabile convivenza.
<P>
Chiedo all' Aula di notare che, pur constatando che non tutti i modelli giuridici degli Stati membri che regolano tale riconoscimento conferiscono uguali diritti e status, la Commissione intende conferire uguale riconoscimento a tutti i regimi nazionali esistenti che prevedono convivenze civili stabili.
Per quanto ci riguarda, le convivenze stabili che necessitano di riconoscimento includeranno le coppie omosessuali, le quali verranno considerate alla stregua delle coppie eterosessuali e saranno soggette alle seguenti condizioni. In primo luogo, la coppia deve presentare un documento legale di uno Stato membro in cui si riconosce che i conviventi formano una coppia di fatto.
In secondo luogo, nessuno dei due partner deve essere sposato o appartenere a un' altra coppia di fatto.
In terzo luogo, non dev' esserci alcuna parentela di primo o secondo grado tra i partner.
In quarto luogo, la coppia non può in alcun modo contrarre matrimonio in uno Stato membro.
<P>
I soggetti che vivono in una situazione di convivenza stabile e riconosciuta e soddisfano i requisiti di cui sopra avranno diritto ai benefici familiari che, secondo l' attuale regolamento del personale, vengono concessi solo alle coppie eterosessuali coniugate e ai funzionari omosessuali olandesi.
I summenzionati diritti comprenderanno l' assegno familiare, l' assicurazione malattia, la pensione di reversibilità e l' indennità annuale di trasferimento.
E' chiaro all' Aula che, a differenza delle coppie omosessuali residenti in un qualsiasi Stato membro, ad esclusione dei Paesi Bassi, i partner eterosessuali e conviventi che non siano sposati possono farlo, se così desiderano.
La Commissione, tuttavia, non vuole ignorare che molte persone nella società moderna desiderano formare una convivenza stabile senza sposarsi.
Di conseguenza, intendiamo riconoscere le responsabilità familiari di molti partner non coniugati.
Riteniamo quindi che i soggetti registrati debbano usufruire di tutele quali, per esempio, la possibilità per il partner di accedere al regime di assicurazione malattia previsto per i funzionari dell' Unione europea oppure l' opportunità che un funzionario si avvalga del congedo speciale se il partner è affetto da grave malattia.
Il sistema da applicare al personale delle Istituzioni dell' Unione europea si basa in larga parte su quello utilizzato dall' OCSE.
<P>
Per avere diritto, ai sensi dello statuto in vigore, a taluni diritti sociali base, i partner eterosessuali non coniugati devono, come già detto, presentare una documentazione che dimostri che la convivenza è riconosciuta in uno Stato membro, che i partner non sono sposati né formano una coppia di fatto con altra persona e che tra i partner non sussiste alcun legame di parentela.
Oltre a queste due categorie di conviventi, che hanno scelto di essere ufficialmente registrati come coppia, esiste un numero limitato di tipi di convivenza che non è riconosciuto da nessuno Stato membro, poiché i soggetti interessati hanno scelto di non avvalersi del riconoscimento legale cui hanno diritto.
Per questi casi, la Commissione propone che l' attuale riconoscimento puramente amministrativo di talune coppie debba essere conservato.
Si tratterebbe comunque di un aspetto di importanza minore e i diritti conseguenti sarebbero limitati.
Per esempio, i partner continuerebbero ad avere diritto a corsi di lingua riconosciuti quando ci sia la disponibilità di posti.
<P>
Con il pacchetto di riforme del 30 ottobre, la Commissione ha approvato i principi sopra delineati.
Abbiamo deciso di intensificare le discussioni con le altre Istituzioni e con altre organizzazioni internazionali del settore pubblico, allo scopo di sviluppare ulteriormente dette proposte.
Infine, ci siamo riservati il diritto di presentare proposte aggiuntive, una volta concluse le discussioni interistituzionali che verranno avviate formalmente nei primi mesi del prossimo anno.
Il tema del riconoscimento delle convivenze sarà discusso al prossimo vertice dei capi dell' amministrazione delle Istituzioni.
Un gruppo di lavoro svilupperà poi la proposta della Commissione, tenendo conto delle nuove informazioni acquisite in merito alla situazione nelle altre organizzazioni internazionali, informazioni che sono in fase di raccolta.
E' nostro desiderio perseguire le migliori pratiche, quando ciò sia fattibile e quando ciò incontri l' approvazione degli organi legislativi, tra i quali quest' Aula.
<P>
Al termine di questo processo, trasmetteremo la nostra proposta di modifica dello statuto al Consiglio e al Parlamento, cosa che speriamo di essere in grado di fare entro la primavera del 2002.
La data di attuazione delle nuove norme e di molte altre misure dipenderà quindi in misura significativa dai tempi con i quali esse verranno vagliate dall' Aula e dal Consiglio.
Quanto a quest' ultimo, nulla lascia intendere che gli Stati membri si opporranno a questa impostazione, in particolare per il fatto che essa conferisce pieno riconoscimento alla competenza degli Stati membri in materia di diritto di famiglia.
La proposta non vuole introdurre un regime particolare per le Istituzioni e non potrebbe farlo.
Ciò non preclude la possibilità che gli Stati membri, in sede di Consiglio, possano sollevare obiezioni critiche.
Non ci resta dunque che attendere per sapere quali opinioni verranno espresse.
<P>
Infine qualche parola sui costi.
Per ovvie ragioni, non conosciamo ancora il numero esatto di convivenze riconosciute entro il personale delle Istituzioni, né le cifre conseguenti.
Possiamo, tuttavia, fare una stima e, su tale base, prevedere che l' impatto delle suddette misure sul bilancio sarà modesto.
Se consideriamo 250 coppie pienamente riconosciute e altre 250 il cui riconoscimento prevede una gamma limitata di benefici di legge, il costo annuo totale ammonterebbe a meno di 3 milioni di euro.
<P>
Una volta attuate, le misure che proponiamo garantiranno il riconoscimento e il rispetto di talune fondamentali libertà civili.
Esse solleciteranno un atteggiamento libero da pregiudizi e miglioreranno le condizioni morali e materiali di molti funzionari di valore che prestano la loro opera per l' Unione europea nelle sue varie Istituzioni.
Spero, dunque, che l' Aula continuerà a sostenere queste innovazioni sociali e mi auguro di poter partecipare ad ulteriori e costruttive discussioni.
<P>
<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="EN" NAME="Harbour">
Signor Presidente, ringrazio il Commissario Kinnock per la trattazione completa, come sua abitudine, della questione e per averci messo a disposizione una grande quantità di materiale concernente i temi della riforma dello statuto.
Avremo la possibilità di ritornare sull' argomento, come ha detto, quando riceveremo la proposta dettagliata di riforma del regolamento del personale.
Le questioni sollevate dal Commissario erano presenti, in maniera succinta, nella relazione da me redatta per il Parlamento nel 2000, in cui avevamo affermato di mirare ad un approccio che tenesse conto delle migliori prassi.
La sintesi fornita evidenzia quanto lavoro è stato fatto in questa direzione.
Poiché si tratta di una questione molto delicata, che gli Stati membri vorranno esaminare con attenzione, l' equilibrio raggiunto dal Commissario si dimostrerà molto probabilmente corretto.
<P>
E' importante che questo accada in riferimento alla questione del riconoscimento delle convivenze stabili, come il Commissario ha indicato nel documento di discussione del novembre 2000.
E' questo l' argomento in discussione.
Non parliamo di un tipo particolare di coppia, il che rappresenterebbe una discriminazione, ma del riconoscimento delle convivenze civili stabili.
<P>
Uno dei punti che vorrei portare all' attenzione del Commissario riguarda i figli di partner conviventi.
Ci sono stati casi ampiamente pubblicizzati di recente nel Regno Unito riguardanti l' esercito britannico.
Un soldato, purtroppo ucciso in servizio attivo, conduceva una convivenza stabile dalla quale era nato un figlio, ma la situazione non è prevista dalle norme britanniche.
Si tratta di un punto importante.
<P>
Un' altra questione riguarda le norme pensionistiche, il diritto e la possibilità che i funzionari possano decidere a chi venga erogata la pensione in caso di morte e la flessibilità in relazione a tale decisione e alla scelta del beneficiario.
<P>
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="EN" NAME="Cashman">
Signor Presidente, ringrazio il Commissario Kinnock per la dettagliata risposta che ci ha fornito e lo incoraggio a proseguire nella sua opera.
Egli ha ragione quando afferma che dovremmo puntare alle migliori prassi esistenti.
In quest' Aula dobbiamo ricordare che non ci è consentito di essere selettivi nell' applicazione dei principi.
Guardiamo all' ampliamento e incoraggiamo l' uso delle buone prassi, ma, nelle Istituzioni, continuiamo a praticare la discriminazione.
Accolgo comunque con favore i segnali di cambiamento.
<P>
Spero che tali segnali incontrino il pieno sostegno dell' Aula e che la smetteremo di giocare a ping-pong con i diritti dell' uomo e le libertà civili di uomini e donne come gli altri.
Perché questo sono i gay e le lesbiche: sono uomini e donne come gli altri, che il timore della società circa la loro vita sessuale ha trasformato in casi speciali.
<P>
Vorrei citare un fatto personale. Nel mio Stato membro, il mio partner di 18 anni non può beneficiare della mia pensione.
E' una discriminazione.
Dobbiamo porvi fine dentro e fuori le Istituzioni.
<P>
Infine, vorrei sollevare una questione molto importante, ovvero il riconoscimento da parte di uno Stato membro di un certificato legale, ossia di un tipo di documento che non è disponibile nel Regno Unito.
Attendo la replica del Commissario Kinnock.
<P>
<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="NL" NAME="De Roo">
Grazie, signor Presidente, l' applicazione di pari diritti per i lavoratori omosessuali presso le Istituzioni europee sembra un' impresa disperata.
Eppure il Parlamento vuole essere di esempio alle Istituzioni europee in materia di parità di trattamento, per cui non viene operata alcuna distinzione in funzione dell' orientamento sessuale dei lavoratori.
<P>
Già due volte il Parlamento europeo ha sostenuto che ai lavoratori impegnati in una relazione stabile con una persona dello stesso sesso vanno applicate le stesse condizioni di lavoro previste per i lavoratori coniugati.
Tuttavia, la questione non è ancora stata risolta.
<P>
Il mio gruppo non può astenersi dal pensare che, all' interno delle gerarchie istituzionali, anche in quella del Parlamento, vengano ancora innalzate barriere contro l' affermazione di pari condizioni di lavoro per omosessuali.
Aspettiamo con impazienza la ventata della riforma che entra ora nella fase finale e che, anche in questo ambito, toglierà di mezzo antiquati pregiudizi.
<P>
Il mio gruppo è lieto che, subito dopo l' entrata in vigore della legge olandese sul matrimonio omosessuale, il servizio responsabile all' interno della Commissione abbia riconosciuto questo tipo di unione per i suoi funzionari.
Gli Stati membri che accolgono per lavoro funzionari olandesi sposati secondo la legge olandese con un partner dello stesso sesso non possono opporsi al rilascio dei permessi di soggiorno. Neppure nel caso in cui si tratti di cittadini di paesi terzi.
La onorevole Buitenweg ha posto alcune domande al riguardo.
La Commissione deve garantire che non vengano frapposti ostacoli.
Tuttavia, finora non è stato risposto a tali quesiti.
Signor Commissario, oggi può fornirci una risposta?
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="SV" NAME="Eriksson">
Signor Presidente, ringrazio il Commissario Kinnock per la sua esposizione chiara e precisa.
Signor Commissario, ho cercato di seguire il suo ragionamento.
Se ho ben capito, gli omosessuali che non sono cittadini svedesi, finlandesi od olandesi e inoltrano domanda di assunzione alle Istituzioni europee e che, come ricorda l' onorevole Cashman, hanno un partner per il quale non esiste una documentazione, non vedono riconosciuto il partner dalle Istituzioni.
Magari un giorno il partner potrebbe seguire un corso di lingue.
<P>
Alla luce di ciò, non credo proprio che, diversamente da altri, siamo andati molto lontano.
Commissario Kinnock, capisco che sia molto difficile fare progressi in questo ambito, visto che esiste una serie di pregiudizi inspiegabili sulle persone dello stesso sesso che si amano proprio come una coppia eterosessuale.
<P>
Non capisco perché mai le Istituzioni dell' Unione, debbano trattare diversamente i loro dipendenti in base alla nazionalità.
Per portare questo ragionamento alle sue estreme conseguenze, si potrebbe anche retribuire i dipendenti delle Istituzioni su base nazionale, cosa che non avviene affatto.
<P>
Commissario Kinnock, mi rendo conto della complicazione rappresentata dai pregiudizi esistenti, ma non concordo con lei che i progressi in questo campo siano stati così rapidi.
<P>
<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="EN" NAME="Banotti">
Signor Presidente, ringrazio il Commissario Kinnock per la risposta molto chiara fornita all' interrogazione orale.
Il mio discorso prende le mosse dalle parole della onorevole Eriksson.
E' noto che, in molti Stati membri, le coppie omosessuali non godono di alcun diritto e che tra Stato e Stato sussistono gravi ingiustizie.
L' unica luce alla fine del tunnel, per quanto riguarda il mio paese, l' Irlanda, è l' annuncio da parte della commissione per la riforma giuridica, annuncio arrivato ieri e sollecitato, sospetto, dall' atteggiamento di pieno sostegno del Commissario, di voler inserire questo tema nel programma di ricerca del prossimo anno.
Spero che da ciò arrivi la giustizia a cui le coppie stabili hanno diritto, siano esse omosessuali o eterosessuali.
<P>
Abbiamo assistito a casi in cui, per l' assenza di diritti a favore delle coppie omosessuali, le autorità locali hanno tolto l' alloggio al convivente alla morte del partner che era il titolare del contratto d' affitto.
Sappiamo delle enormi tasse di successione a carico dei partner che hanno acquistato insieme un alloggio, per cui alla morte di uno dei due, l' altro deve sopportare un carico fiscale così pesante da costringerlo spesso a vendere quella che era, nel senso più genuino della parola, la casa di famiglia.
<P>
So che esaminerete alcune delle anomalie che ancora esistono ma, come ha giustamente affermato la onorevole Eriksson, esse esistono in un numero significativo di Stati membri; ciò potrebbe causare gravi problemi di discriminazione quando si giungerà alla questione degli oneri di attuazione.
Vi auguro di aver successo; sono felice di avere avuto la possibilità di sollevare la questione in Aula, perché qui essa incontra un ampio sostegno.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse">
Non accade spesso, signor Commissario, di ricevere buone nuove; la ringrazio, poiché è importante che lei abbia fornito una risposta al tempo stesso precisa e positiva.
Vi è inoltre un altro motivo per cui le sono grata: ci si trova di fronte ad una svolta storica, dove non si tratta più soltanto di lottare contro le discriminazioni nei confronti degli omosessuali, ma di passare all' affermazione dei diritti degli omosessuali.
Nel bilanciare lotta "contro" e lotta "a favore" , ritengo che lei abbia replicato in modo molto soddisfacente e che si debba continuare in tale direzione.
<P>
Per quale ragione attribuisco così grande valore a tutto ciò?
Nell' interrogazione presentata è stato rimarcato che alcune imprese private avevano risolto il problema più rapidamente delle istituzioni pubbliche.
E' nota la rilevanza che assume l' esempio delle istituzioni pubbliche.
Ricordo bene che, in Francia, la decisione delle ferrovie dello Stato (SNCF) di accordare agli omosessuali sconti riservati alle "coppie" aveva destato scalpore.
Credo che la Gran Bretagna non abbia avuto un' opportunità simile; vorrei sottolineare il carattere paradigmatico delle ferrovie francesi, perché consente di immaginare ciò che oggi la Commissione europea può fare.
Ecco il motivo per cui tutto questo va nella direzione giusta e riveste grande importanza.
<P>
Aggiungo che, malgrado quanto esposto, la lotta contro le discriminazioni non è conclusa; auspico che la Commissione si dimostri attenta anche nei confronti di tale battaglia, in particolare visto che esiste un Osservatorio sul razzismo e la xenofobia.
Perché non estendere ad altre discriminazioni l' articolo 13?
Non si deve dimenticare che vi sono paesi candidati, paesi che sono interessati dall' ampliamento - sapete a chi mi riferisco - che penalizzano ancora l' omosessualità.
Per tale motivo si deve stare all' erta: si tratta della lotta "contro" .
So di aver compiuto una digressione rispetto alla domanda posta, ciononostante reputo essenziale che, man mano che si registrano progressi in termini di diritti sociali degli omosessuali nelle Istituzioni dell' Unione europea, non venga meno la coerenza con le politiche di tutte le Istituzioni europee.
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="EN" NAME="Kinnock">
.
(EN) Signor Presidente, vorrei esordire affrontando le questioni sollevate dalla onorevole Fraisse, che ha ragione nell' affermare che siamo ad una svolta.
A suffragare questa tesi abbiamo un' ampia serie di prove che si estendono per un lungo periodo di tempo.
L' intervento di questa mattina dalla onorevole Banotti è un' ulteriore prova del fatto che, persino nei paesi in cui vi è una riluttanza profondamente radicata a mutare le convenzioni sociali e giuridiche, ci si muove nella direzione della logica, della razionalità e dei diritti civili.
Le cose iniziano a muoversi, ma tutti qui desiderano con impazienza che quel movimento sia più concreto e più rapido.
<P>
L' interessante osservazione espressa dalla onorevole Fraisse circa la SNCF mi consente di sottolineare una distinzione che, purtroppo, dobbiamo ancora fare tra natura giuridica, statuto e poteri delle Istituzioni europee in quanto datori di lavoro.
La SNCF è un esempio di azienda pubblica dotata di proprio statuto e di una notevole autonomia interna; pertanto può prendere le proprie decisioni in relazione al trattamento delle coppie omosessuali.
Lo stesso può applicarsi ad un' impresa privata che, in tale contesto, si regola come meglio crede.
Ciò significa che quell' impresa potrebbe manifestare un forte grado di pregiudizio, ma anche un ampio livello di apertura.
<P>
Noi non rientriamo in nessuna di quelle categorie, né siamo assimilabili ad uno Stato membro che abbia introdotto norme sul trattamento concesso alle coppie omosessuali stabili.
Di conseguenza, dobbiamo affrontare un limite che ci deriva dall' essere un' Istituzione pubblica.
Parlamento, Consiglio, Commissione, Corte di giustizia, Corte dei conti - tutte le Istituzioni europee - hanno uno statuto che non consente loro di esercitare il grado di autonomia necessario ad affrontare molte delle questioni correttamente sollevate questa mattina.
In esse includo le osservazioni della onorevole Eriksson, con la quale concordo.
<P>
Rispondo brevemente alle altre questioni, iniziando da quella sollevata dall' onorevole Lund.
Devo ripetere quanto già affermato.
Se una convivenza è riconosciuta come tale in virtù del fatto che uno Stato membro riconosce quel tipo di convivenza, noi concederemo a tutti uguali diritti, indipendentemente dal livello dei benefici che si applicano nel contesto nazionale e ai sensi delle relative normative.
Una volta avviato il meccanismo, sarà nostra premura concedere il miglior trattamento possibile secondo i nostri poteri.
<P>
In secondo luogo, rispondo alla questione dei tempi.
Nella primavera del prossimo anno, presenteremo all' Aula e al Consiglio una proposta complessiva, che conterrà tutte le altre modifiche allo statuto.
La rapidità con cui si giungerà all' approvazione e la data, che auspico vicina, di attuazione della proposta e di altre indispensabili modifiche dipenderanno dai soggetti legislatori, ovvero da voi e dal Consiglio.
<P>
Vorrei esprimere un' osservazione concernente il materiale a cui gli onorevoli deputati vorrebbero accedere.
Il Consiglio ha manifestato la sua disponibilità nei confronti del nostro impegno a effettuare un' indagine riguardante le misure esistenti nei quindici Stati membri.
Abbiamo ricevuto risposta da 13 Stati e l' indagine, seppure informale, è quindi abbastanza completa.
Nel caso gli onorevoli deputati desiderino avere accesso a tali informazioni, la DG Amministrazione sarà lieta di soddisfare tale richiesta.
Le informazioni raccolte evidenziano notevoli differenze tra le normative, ma - questa è la buona notizia -, come ho già affermato, si riscontra una tendenza graduale e decisa al cambiamento.
<P>
L' osservazione dell' onorevole Harbour concernente i figli di conviventi stabili è di fondamentale importanza.
La sola risposta che posso fornire è che se uno Stato membro riconosce che il figlio nato da una convivenza stabile ha diritto ad una serie di benefici, noi daremo pieno riconoscimento a tale diritto.
Purtroppo, in questa fase non posso esprimere più di questo impegno, a causa dei limiti che gravano sulle nostre prerogative in materia giuridica.
<P>
L' onorevole Cashman, nel chiederci di perseguire la prassi migliore, sa di sfondare una porta aperta.
Sono gli Stati membri, tuttavia, a definire le prassi e a noi spetta il dovere di incoraggiare l' adozione delle migliori prassi riscontrate.
Saremo lieti, comunque, di considerare ogni proposta che conceda alle convivenze stabili legalmente riconosciute i diritti che vengono loro assegnati nel paese di appartenenza o in quello in cui lavorano.
Non disponiamo, al momento, della seconda parte della proposta, ma saremo felici di vagliarne una e di accertarne la fattibilità.
Se dovesse rivelarsi fattibile l' introduzione nelle Istituzioni europee di prassi basate su quelle del paese in cui un funzionario Ue presta il proprio lavoro, cercheremo di introdurre la relativa modifica in modo da estendere alcuni diritti delle coppie legalmente riconosciute, siano esse omosessuali o eterosessuali.
<P>
Rispondo all' onorevole De Roo che la carriera di funzionari gay e lesbiche non incontra alcun ostacolo nella gerarchia istituzionale.
Non è questo il punto.
E' lo Stato membro che deve definire quale trattamento possiamo concedere a gay e lesbiche che formino una coppia.
Per quanto riguarda i diritti in materia di assunzione, di valutazione e promozione, di nomina a incarichi di gestione, non esistono ostacoli di sorta e nessuno, nella gerarchia delle Istituzioni, ha manifestato, direttamente o indirettamente, il desiderio di introdurli.
Non introdurremo alcun ostacolo, ma non possiamo garantire che le inibizioni di carattere culturale o giuridico possano essere automaticamente eliminate.
La Commissione non dispone di tale potere.
Mi piacerebbe poterne disporre, ma sarei scorretto nei confronti dell' Aula se lasciassi intendere che siamo dotati, o presto lo saremo, di un così ampio potere.
<P>
Infine, per chiarire un' osservazione della onorevole Eriksson, ho fatto riferimento a diritti molto limitati, come il diritto di frequentare corsi di lingua, ma il riferimento riguarda solo le persone che, pur avendo il diritto di sposarsi o di vedere riconosciuta la propria relazione di convivenza, scelgono, per una qualche ragione, di non avvalersi di tale diritto.
In questi casi, l' accesso già previsto dallo statuto in vigore a svariate opportunità sociali continuerà ad esistere nella stessa forma.
<P>
La nostra azione, come la onorevole ha riconosciuto, non concede nulla al pregiudizio.
E' nostra intenzione cercare di sconfiggere pregiudizi irrazionali che spesso conducono a gravi conseguenze.
Quel che non possiamo sconfiggere non è il pregiudizio, ma le norme che esistono e vengono applicate dagli Stati membri nell' ambito della sovranità che ad essi spetta.
Senza attendere di vedere modificate quelle leggi - anche se ciò sta gradualmente accadendo -, possiamo comunque fare qualche passo avanti oltre a quelli che già cerchiamo di fare con il processo di riforma e di cui gli onorevoli ci hanno dato atto.
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Kinnock.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=6>
Bandiere ombra nel settore della pesca
<SPEAKER ID=63 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0405/2001), presentata dall'onorevole McKenna a nome della commissione per la pesca, sul ruolo delle bandiere ombra nel settore della pesca [2000/2302(INI)].
<P>
<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
La relazione tratta una questione grave, ovvero l' utilizzo di bandiere di comodo nell' esercizio dell' attività di pesca.
Le navi che utilizzano le bandiere ombra ignorano qualsiasi regola, sfruttano i migliori fondali di pesca e provocano gravi distruzioni.
Negli ultimi tempi, mentre le flotte continuano ad espandersi e le risorse si riducono, si assiste ad un uso sempre maggiore delle bandiere di comodo allo scopo di eludere le misure adottate da singoli paesi od organizzazioni regionali per gestire lo sforzo di pesca e salvaguardare gli stock ittici.
La pesca pirata può essere considerata una conseguenza indesiderata del fatto che gli Stati tentino finalmente di migliorare la gestione della pesca.
<P>
E' impossibile valutare le ripercussioni sull'ambiente della pratica abusiva dell'attività di pesca, in quanto, per definizione, non esistono dati sulle catture o, se esistono, sono quanto meno inaffidabili.
L' impatto è notoriamente grave, per quanto non documentato, visto che le navi pirata si dedicano soprattutto alla cattura di specie pregiate quali tonni, gamberetti, austromerluzzi, eccetera.
Sussistono anche gravi problemi sociali.
Gli armatori approfittano della mancanza di controlli per ridurre l'addestramento relativo alle norme di sicurezza, pagare salari bassissimi, inasprire le condizioni di lavoro e di vita a bordo, imporre lunghi turni di lavoro senza adeguati periodi di riposo e fornire un'assistenza medica inadeguata, oltre a rendersi responsabili di molti altri reati.

<P>
La pesca è un'industria su scala mondiale.
Le flotte comunitarie solcano tutti i mari del pianeta, così come fanno quelle di altri paesi lontani.
Anche i mercati sono globali: nel 1998 un terzo della produzione totale di pesce è stato oggetto di scambi internazionali per un valore di più di 50 miliardi di dollari.
Il capitale è probabilmente il fattore di produzione più internazionale e l'Unione europea investe nel settore della pesca in molti paesi del mondo.
Di conseguenza, è necessario concertare gli sforzi a livello internazionale per eliminare la pesca praticata con bandiere di comodo; ciò implica il coinvolgimento dei paesi che immatricolano le navi nei propri registri o i cui cittadini lavorano a bordo dei pescherecci, dei porti in cui le navi attraccano per fare rifornimento o sbarcare le catture, dei mercati in cui il pesce viene consumato e dei paesi d'origine dei capitali che finanziano questo fenomeno dagli effetti devastanti.
<P>
Considerato che le flotte di pesca e i mercati ittici dell' Unione sono i tra più grandi del mondo, essa può svolgere un ruolo particolarmente importante in relazione alla questione delle bandiere di comodo.
Molte navi di proprietà di aziende con sede nell' Ue utilizzano bandiere di comodo e alcune di esse potrebbero essere state trasferite in quei paesi addirittura impiegando fondi SFOP.
Sono lieta di constatare che la Commissione ha proposto una serie di regolamenti per impedire che il finanziamento pubblico venga utilizzato per trasferimenti a paesi che mettono a disposizione bandiere di comodo.
Invito il Consiglio ad approvare i suddetti regolamenti nel corso di questa settimana.
<P>
Inoltre è il caso di citare il caso del Giappone e di Taiwan, due paesi che hanno preso atto della misura in cui l'industria cantieristica nazionale fa ricorso alle bandiere di comodo e hanno adottato misure correttive, avviando programmi per il rimpatrio o lo smantellamento di un gran numero di pescherecci con palangari per la pesca del tonno.
Entro la fine del 2002 saranno smantellati almeno 62 pescherecci con palangari costruiti in Giappone e battenti bandiere di comodo.
Altri 67 pescherecci dotati di palangari costruiti a Taiwan e battenti bandiere di comodo saranno rinazionalizzati in sostituzione di navi più vecchie, senza aumentare la capacità complessiva della flotta.
Si stima che tali misure ridurranno di circa la metà le dimensioni della flotta di pesca del tonno battente bandiere di comodo.
I programmi sono cofinanziati da governo e industria.
Ritengo che si tratti di azioni da elogiare e che questa sia la via che anche noi dovremmo percorrere.
<P>
La Spagna propone di introdurre una legge che elenchi i paesi che offrono bandiere di comodo; accogliamo la proposta con favore.
<P>
Per quanto riguarda le responsabilità dello Stato di commercializzazione, l' Ue è un mercato di ampie dimensioni e per tale ragione deve migliorare le misure di controllo.
Per esempio, attualmente l' Ue garantisce solo che il pesce venga catturato in conformità con le regole delle organizzazioni regionali di pesca a cui essa aderisce, ma tale impostazione dev' essere estesa in modo da rendere certo che il pesce sia catturato secondo le regole di tutte le organizzazioni regionali.
Si deve anche rendere illegale il commercio da parte di cittadini e imprese dell' Ue di pesce catturato da navi battenti bandiere di comodo.
La richiesta è espressa nel piano d' azione FOA contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e ritengo che anche noi dovremmo prendere questa stessa direzione.
<P>
La campagna che occorre varare contro la pesca illegale è una campagna globale con varie sfaccettature.
Devono parteciparvi tutti i paesi della filiera della pesca, che include attività di pesca, proprietà dei pescherecci, marinai imbarcati, porti, acquisto del prodotto finale.
<P>
L'Unione europea, essendo in posizione di primo piano sotto tutti questi punti di vista, ha una responsabilità particolare.
Auspico che Commissione e Presidenza spagnola inizieranno di comune accordo ad affrontare tale questione molto importante nei mesi a venire.
E' interesse di tutto il settore della pesca dell' Ue che ciò accada.
<P>
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="ES" NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
. (ES) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ritengo che sia necessario, innanzitutto, riconoscere che la commissione per la pesca del Parlamento abbia avuto ragione a decidere di elaborare una relazione d'iniziativa su tale materia.
Credo che così la nostra Istituzione, il Parlamento europeo, segni un importante punto a suo favore nel tentativo di dipanare una questione intricata e cruciale per il futuro della pesca nel mondo e per le risorse ittiche.
<P>
Ritengo, in secondo luogo, che sia stato un successo anche il lavoro della collega McKenna, da cui dissento su tante cose in materia di pesca, ma non sulla presente relazione, che è stata approvata all'unanimità dalla nostra commissione, nonostante la complessità del tema e senza alcun emendamento in Aula.
Mi congratulo, quindi, con la commissione per la pesca e con la relatrice.
<P>
Restano molte cose da fare, ma il Parlamento europeo conta sulla presente relazione per denunciare e perseguire le bandiere di comodo nelle attività di pesca e commercializzazione.
Alcuni Stati membri dell'Unione - come il mio, la Spagna, che la relatrice ha ricordato nel suo testo - stanno promuovendo proposte legislative innovatrici e particolarmente valide in questo campo, che, come abbiamo detto, è assai complesso.
<P>
Seguiremo da vicino, dalla commissione per la pesca, gli obiettivi e le proposte della relazione per limitare un problema così grave come quello della pesca illegale.
Combattendola - e in futuro sradicandola - avremo fatto un enorme passo avanti a favore di una pesca mondiale sostenibile.
Alcune organizzazioni regionali di pesca come, ad esempio, la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico (ICCAT) affermano che il 50 per cento delle catture di specie come il pescespada proviene da pesca realizzata illegalmente con bandiere di comodo.
Tale quota di pesca fuori controllo porterebbe, se controllata, a un indubbio miglioramento degli stock ittici e, quindi, a un beneficio netto per i pescatori legali, che hanno un estremo bisogno di queste catture e che agiscono in modo controllato e, pertanto, responsabile.
<P>
La commercializzazione di questa pesca, gli sbarchi nei porti dell'Unione europea - come è stato detto - sono questioni fondamentali in questo processo, come lo è il fatto di definire quali sono le bandiere di comodo e di localizzare con chiarezza i paesi che le autorizzano e le tollerano.
<P>
Si tratta di questioni contemplate nella relazione.
Mi congratulo di nuovo con la relatrice McKenna e ricordo che il Parlamento europeo compie oggi, a mio avviso, un passo molto importante a favore della pesca responsabile nel mondo.
Mi resta soltanto, ora che mi sono congratulato con tutti, da chiedere al Commissario - che ringrazio per la sua presenza - che la Commissione appoggi le proposte contenute nella relazione, che ritengo un progresso molto positivo, e che tenga conto, come logico, del fatto che la relazione è stata approvata all'unanimità nella commissione per la pesca; spero che ciò si ripeta anche stasera all' atto della votazione della relazione McKenna.
<P>
<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="ES" NAME="Miguélez Ramos">
Signor Presidente, a nome del gruppo PSE mi congratulo con la onorevole McKenna per la magnifica relazione che ci ha permesso di approfondire una pratica, la pesca sotto bandiera di comodo, che danneggia in particolare gli operatori del settore e la sua immagine.
<P>
Il gruppo PSE concorda con le conclusioni della relazione, in particolare con quelle che sottolineano il trattamento subito dai lavoratori su questo tipo di pescherecci, rispetto alle condizioni di lavoro, alle retribuzioni e alle norme di sicurezza e d'igiene a bordo.
<P>
Secondo noi, è necessario incoraggiare i governi, che ancora non lo hanno fatto, a ratificare l'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici, finalizzato a contrastare questo tipo di pesca.
Il regolamento di controllo dev' essere applicato con il massimo rigore dagli Stati membri e dalla Commissione, affinché non si autorizzi lo sbarco di questo tipo di catture.
<P>
Siamo anche d'accordo con la relatrice quando, nel suo testo, chiede alla Commissione di rendere impermeabile il mercato di tutti gli Stati membri ai prodotti della pesca illegale mediante l'adozione di un'efficace normativa comunitaria in ambito commerciale e doganale.
Riteniamo che sarà necessario lottare strenuamente contro questo tipo di pesca nei porti e contro la commercializzazione dei prodotti così ottenuti.
Crediamo che, per sradicare la pesca illegale, dovranno essere adottate tutte le misure possibili.
<P>
<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, signor Commissario, se chiedessi qual è l' intruso tra i seguenti termini: pirateria, caccia di frodo, insicurezza e pesca, rispondereste senza dubbio pesca.
Giustamente, la violazione delle norme di gestione, il saccheggio delle ricchezze del mare e il maltrattamento degli equipaggi sono intrusi nel mondo della pesca.
Purtroppo questa pesca esiste, sotto forma di pescherecci battenti bandiere ombra.
Condivido appieno il punto di vista della relatrice McKenna e vorrei aggiungere quanto segue.
Dobbiamo coinvolgere nell' impegno teso a mettere fine a questo tipo di pratiche i paesi che concedono bandiere ombra.
Nel caso in cui tali paesi non collaborino limitandosi a eliminare le navi dai registri senza inasprire i controlli, dovremmo valutare la possibilità di varare misure economiche nei loro confronti.
Anche gli accordi sulla pesca che l' Unione europea stipula con i paesi terzi potrebbero svolgere un ruolo.
I paesi che accolgono nei propri porti pescherecci battenti bandiere ombra oppure le navi da trasporto o frigorifere a loro destinate devono essere escluse dagli accordi sulla pesca con l' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="DE" NAME="Langenhagen">
Signor Presidente, signor Commissario, parlando di navi pirata, a chi non vengono in mente i film d' avventura hollywoodiani a tinte eroiche o romantiche, oppure gli avvincenti libri della nostra gioventù.
Tuttavia, le mie riflessioni odierne sui pirati non si rifanno ad un' immagine idealizzata e non fanno sognare.
Al contrario, parliamo di un tipo di pesca distruttiva e delle cosiddette bandiere di comodo, note anche come bandiere ombra.
<P>
Non dobbiamo immaginarci questi moderni pirati, che oggi operano su scala mondiale, come audaci combattenti con la gamba di legno e la banda sull' occhio; i pirati odierni sono pescherecci molto efficienti, i cui proprietari provengono fin troppo spesso dagli Stati membri.
Quali danni possono arrecare le navi che battono bandiere di comodo?
L' Aula si è sempre adoperata per rendere sostenibile l' attività della pesca e per garantire standard minimi a livello di condizioni di lavoro.
La situazione preoccupante degli stock ittici e la difficile situazione economica dimostrano che l' opera è ancora in gran parte incompiuta; il problema viene affrontato nel quadro della discussione sul Libro verde.
<P>
Le norme e i piani di sfruttamento devono essere rispettati; ciò può essere garantito solo da controlli e sanzioni efficaci che possono essere anche di natura politica.
Le bandiere di comodo esercitano un grande fascino sugli armatori perché gli Stati più disposti a registrarli sono quelli più famigerati per i modesti controlli e lo scarso adempimento delle loro responsabilità.
Le conseguenze sono drammatiche sia per i pesci sia per gli uomini.
I programmi di sfruttamento regionali sono ignorati, gli stock ittici già minacciati vengono devastati e gli accordi a tutela dei lavoratori non sono neppure presi in considerazione.
<P>
Non occorre che io continui questa lista, dato che la situazione è nota a tutti. Nondimeno, chiedo che si continui ad intervenire sui paesi che offrono bandiere di comodo, richiamandoli ai loro impegni internazionali.
Anche noi, in Europa, possiamo e dobbiamo agire.
I controlli degli Stati di porto, concordati nell' ambito del pacchetto Erika I, devono valere anche per le attività pirata. Da ultimo, non dobbiamo consentire che le catture provenienti da queste flotte abbiano accesso ai nostri mercati.
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero innanzitutto ringraziare la relatrice McKenna, nonché la commissione per la pesca e il presidente Varela per avere affrontato un problema di tale rilevanza.
<P>
Alla pari del Parlamento europeo, anche la Commissione è profondamente preoccupata dal fenomeno internazionale della pesca pirata e dall' impiego delle cosiddette bandiere di comodo.
Ribadisco che chi pesca battendo una bandiera di comodo non rispetta né il diritto e le convenzioni marittime, né le decisioni delle organizzazioni regionali per la pesca. Questa pratica vanifica i nostri sforzi volti alla gestione sostenibile delle risorse ittiche.
Inoltre, essa non si limita ad essere ingiusta nei confronti dei pescatori regolari, ma esercita una concorrenza sleale che può, come ha sottolineato la onorevole McKenna, provocare problemi sociali.
<P>
La Commissione non è rimasta inerte.
Abbiamo già proposto una modifica del regolamento SFOP al fine di impedire il trasferimento delle navi verso Stati che concedono bandiere di comodo.
La proposta è ferma presso il Consiglio, in attesa di una delibera.
<P>
Contro queste pratiche intendiamo formulare un piano d' azione comunitario nel quadro della riforma della PCP, sulla falsariga del piano d' azione internazionale contro la pesca illegale promosso dalla FAO.
In pratica, di che cosa si tratta?
Per cominciare, occorre definire il legame effettivo che deve intercorrere tra la nave e lo Stato di bandiera e incorporare tale concetto nel diritto internazionale.
<P>
In secondo luogo, dobbiamo stilare un catalogo degli obblighi di sorveglianza e controllo cui ogni Stato deve attenersi per le navi ormeggiate nei propri porti, al fine di risolvere il problema dei porti di comodo.
<P>
Come terzo punto, dobbiamo rafforzare l' intero regolamento sul controllo della pesca.
<P>
Desidero rispondere brevemente ad alcune proposte concrete avanzate nella relazione.
Per quanto concerne il punto 6, sottolineo che a livello comunitario esiste già un registro delle flotte e la richiesta mi sembra pertanto superflua.
Condivido invece appieno il contenuto del punto 9.
E' un requisito indispensabile che, all' atto dell' adesione, i nuovi Stati membri includano l' acquis comunitario nelle rispettive legislazioni nazionali.
Esiste un' identità di vedute anche sui punti 15, 19 e 22.
Come sapete, stiamo preparando le proposte per la riforma della PCP che presenteremo al Parlamento non appena riceveremo il suo parere sul Libro verde. Come naturale, terremo conto delle proposte sui controlli che avete formulato in tale contesto.
<P>
Con riferimento al punto 16, siamo d' accordo sulla necessità di predisporre una lista dei paesi considerati bandiere di comodo.
In effetti, siamo già venuti incontro ad una parte delle richieste, adeguando le norme SFOP che abbiamo proposto.
<P>
Il contenuto del punto 17 è anch' esso parzialmente coperto dal regolamento sui controlli.
Gli Stati membri devono effettuare la registrazione al momento dell' importazione per garantire che non siano superate le quote assegnate dalle organizzazioni regionali per la pesca.
<P>
In ordine al punto 18 è prima di tutto necessaria, come ho detto, una definizione giuridica degli Stati che offrono bandiere di comodo.
<P>
Per quanto concerne il punto 21, la Commissione ha proposto agli Stati membri di togliere dal SPG Belize, Honduras e Guinea equatoriale, perché hanno violato la convenzione internazionale per la tutela delle riserve ittiche.
<P>
Come potete vedere, si tratta di un tema che ci sta molto a cuore.
Consentitemi di sottolineare che gli orientamenti della relazione sono estremamente utili per la Commissione e offrono ottimi spunti per la riforma della PCP.
<P>
<SPEAKER ID=70 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Accordo di pesca CE/Repubblica islamica di Mauritania
<SPEAKER ID=71 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0426/2001), presentata dall'onorevole Gallagher a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione del protocollo che stabilisce le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di cooperazione in materia di pesca marittima tra la Comunità europea e la Repubblica islamica di Mauritania per il periodo dal 1º agosto 2001 al 31 luglio 2006 [COM(2001) 590 - C5-0555/2001 - 2001/0246(CNS)].
<P>
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Signor Presidente, il protocollo di pesca con la Repubblica di Mauritania è di importanza cruciale per il settore della pesca nell' Ue.
Il 31 luglio 2001, alla scadenza del protocollo precedente, le parti hanno siglato un nuovo protocollo, che fissa le condizioni tecniche e finanziarie per le attività di pesca delle navi della CE nelle acque della Repubblica islamica di Mauritania per il periodo dal 1º agosto 2001 al 31 luglio 2006.
L' applicazione provvisoria del protocollo dipenderà dal primo pagamento da effettuarsi entro il 31 dicembre di quest' anno.
E' perciò importante che il Parlamento esprima un parere favorevole quest' oggi.
<P>
Va ricordato che nel 1995, in seguito alla sospensione unilaterale da parte del Marocco dell' accordo di pesca concluso nel maggio 1992 per un periodo di quattro anni e in considerazione dei problemi che avrebbe posto la negoziazione di un nuovo accordo con il Marocco, la Commissione ha avviato negoziati con paesi terzi, in modo tale da garantire che i pescherecci che non potevano più operare in seguito alla perdita di possibilità di pesca al largo del Marocco potessero, se necessario, essere trasferiti altrove.
A seguito dei negoziati, è stata approvata un' integrazione del protocollo 1993-1996, mirata a compensare la perdita di possibilità di pesca per le navi comunitarie nelle acque del Marocco, autorizzando il trasferimento di 18 pescherecci spagnoli nelle acque della Mauritania, ovvero in un' area geografica vicina a quella in cui operavano precedentemente.
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Analogamente, il mancato rinnovo dell' ultimo accordo con il Marocco, giunto a scadenza il 30 novembre 1999, ha riproposto la necessità di cercare maggiori possibilità di pesca altrove, al fine di compensare le difficoltà causate dalla perdita dell' accesso alle acque del Marocco.
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Il protocollo presentato al Parlamento riflette questa necessità, nel senso che offre maggiori possibilità di pesca ai pescherecci dell' Unione europea, prevedendo un forte aumento della compensazione finanziaria a favore della Mauritania, argomento di cui mi occuperò tra breve.
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Il nuovo protocollo con la Mauritania rappresenta il protocollo più importante che l' Unione ha stipulato con un paese terzo.
Esso attribuisce diritti di pesca ripartiti per diverse specie o categorie di pescherecci di Spagna, Italia, Portogallo e Francia.
Nel caso in cui le domande di licenza da parte di questi Stati membri non dovessero esaurire tutte le possibilità di pesca fissate dal protocollo, la Commissione può prendere in considerazione domande di licenza di qualsiasi altro Stato membro.
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La tabella contenuta nella relazione raffronta le possibilità di pesca offerte dal protocollo in esame con quelle previste dagli accordi precedenti.
Da essa si rileva che, accanto a un incremento complessivo rispetto ai protocolli precedenti, si registra anche una riduzione di alcuni stock.
Si constata un incremento del 30 per cento del numero di pescherecci, che sarà portato a 55 rispetto ai 42 previsti nel periodo del precedente accordo.
Secondo la Commissione, l' aumento è stato possibile grazie alla creazione di nuove possibilità di pesca, a seguito della partenza di diverse navi dell' estremo Oriente che erano solite catturare alcune specie particolari.
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Si può notare inoltre un incremento del 17 per cento del numero delle navi per la pesca del tonno, che passeranno da 57 a 67.
Per le navi che pescano il nasello, la situazione rimane invariata con 8.500 tonnellate di stazza lorda, mentre per quelle dedite alla pesca di crostacei diversi dall' aragosta (gamberi e granchi), la stazza aumenterà del 9 per cento, passando da 5.500 TSL a 6.000 TSL.
Si registra tuttavia una riduzione del numero delle navi autorizzate a praticare la pesca pelagica da 22 a 15.
Per il periodo di applicazione del protocollo, la contropartita finanziaria globale della Comunità è fissata a 430 milioni di euro ripartiti in 86 milioni di euro all' anno (di cui 82 milioni di euro a titolo di compensazione finanziaria e 4 milioni di euro per gli aiuti finanziari all' assistenza a vario titolo in materia di pesca di cui all' articolo 5 del protocollo).
L' impiego della compensazione finanziaria globale è di esclusiva competenza del governo della Mauritania.
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In seguito al mancato rinnovo dell' accordo di pesca con il Marocco, il nuovo protocollo con la Mauritania riveste ovviamente importanza cruciale.
Va tuttavia segnalato che la sua rilevanza non è dovuta all' entità delle possibilità di pesca che offre né al suo costo.
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Dal punto di vista della pesca comunitaria e da quello socio-economico, il suo reale interesse è dato dalla speranza che esso offre alle popolazioni delle regioni che dipendono dalla pesca della Spagna e del Portogallo, quali l' Andalusia, le Canarie, la Galizia e il sud del Portogallo.
A queste regioni, che avevano investito molto nell' accordo concluso con il Marocco, è necessario offrire tempestivamente alternative concrete.
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<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="PT" NAME="Cunha">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la discussione sull' accordo di pesca fra l' Unione europea e la Mauritania e la votazione di ieri sugli accordi di pesca con Capo Verde e la Guinea Bissau costituiscono un' occasione di riflessione politica sugli accordi internazionali di pesca.
<P>
Vorrei fare tre brevi osservazioni.
La prima riguarda il peso economico e sociale di tali accordi per l' Unione europea.
Come noto, gli accordi di pesca con paesi terzi rappresentano il 25 per cento dell' approvvigionamento del mercato comunitario e offrono circa 50 mila posti di lavoro.
Come emerge del resto dalla studio Efremer, essi risultano assai vantaggiosi per l' intera economia europea.
La seconda osservazione concerne l' importanza degli accordi per l' economia dei paesi in via di sviluppo.
E' evidente che l' Unione europea non può imporre in modo paternalistico e prepotente le rubriche per le quali dev' essere applicata la compensazione, ma, in maniera graduale e con diplomatica, si deve giungere alla situazione in cui parte delle compensazioni finanziarie vengono applicate al settore della pesca e ad attività importanti.
In terzo luogo, è evidente il reciproco vantaggio che scaturisce di questi accordi di pesca per entrambe le parti, ovvero Unione europea e paesi terzi.
<P>
Vorrei infine accennare alla relazione Gallagher, poiché quello con la Mauritania è senz' altro il più importante accordo stipulato con paesi terzi.
Come ha ricordato il relatore e alla luce del mancato rinnovo dell' accordo con il Marocco, l' accordo con la Mauritania riveste oggi una rilevanza speciale per Portogallo e Spagna, nonché per Italia e Francia, paesi operanti in queste acque.
<P>
Sappiamo che la commissione per pesca ha approvato un emendamento volto a ridistribuire le quote in caso di mancato utilizzo delle stesse da parte dei paesi primi destinatari.
Il mio gruppo è d' accordo con tale principio, purché venga applicato d' ora in poi a tutti gli accordi di pesca e non solo a quelli stipulati con i paesi ACP.
Ringrazio infine l' onorevole Gallagher per l' ottimo lavoro svolto.
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<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="ES" NAME="Miguélez Ramos">
Signor Presidente, ricordo che le relazioni tra Unione europea e Mauritania in materia di pesca sono di vecchia data: esse risalgono al 1987 ed è evidente che - con la scomparsa dell'accordo con il Marocco, in cui ognuno ha fatto la sua parte - questo è attualmente l'accordo più importante per volume di catture e come dotazione finanziaria tra tutti quelli sottoscritti dall'Unione europea.
Si tratta, come hanno detto altri oratori che mi hanno preceduto, di un accordo di quelli denominati del sud, un accordo in cui gli armatori contribuiscono ai costi economici mediante il pagamento di licenze.
Come sapete, negli accordi del nord, gli armatori non pagano nulla.
<P>
E' vero, come dice il relatore nel testo, che quattro Stati del sud (Spagna, Italia, Portogallo e Francia) saranno i beneficiari del nuovo protocollo per cinque anni, anche se è vero che, nel caso in cui non esauriscano le possibilità di pesca - come dice il relatore - altri paesi europei potrebbero aspirare ad usufruirne; anche tale possibilità offerta dagli accordi del sud è assente da quelli del nord.
<P>
Ribadisco, come sempre di fronte a quest'Assemblea e ai miei colleghi - non solo a quelli della commissione per la pesca -, l'importanza degli accordi di pesca con i paesi terzi, l'importanza di continuare a sottoscriverli e di firmare nuovi accordi.
Importanza sia per questi paesi terzi sia per le popolazioni delle regioni europee altamente dipendenti dalla pesca, come la mia, la Galizia, e insisto nel sottolineare che il presente accordo va a vantaggio di entrambe le parti.
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<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, vorrei citare un passo della relazione 2001 del comitato tecnico, scientifico ed economico per la pesca.
Ho avuto conferma da parte di funzionari della Commissione che i negoziati in materia di accordi di pesca con paesi terzi si basano sulle informazioni fornite da questo comitato.
Per quanto concerne la valutazione più recente delle riserve di polpo in Mauritania, la relazione afferma che "... la valutazione condotta nel 1998 indica che le riserve sono state eccessivamente sfruttate..." e più oltre precisa che "... il gruppo di lavoro per l' anno 1998 a Nouadhibou ha raccomandato una riduzione del 25 per cento dello sforzo di pesca mirato ai cefalopodi ..."
Non c' è dunque alcuno sostegno scientifico alla tesi secondo cui la pesca europea del polpo andrebbe aumentata, nemmeno tenendo conto della riduzione dello sforzo di pesca da parte di talune flotte non comunitarie.
<P>
La Commissione afferma che ricercatori spagnoli avrebbero condotto più di recente un' altra valutazione.
Tuttavia, nonostante le ripetute richieste, i funzionari della Commissione non hanno fornito copia del documento.
Ritengo che sia in gioco un principio importante riguardante l' accesso alle informazioni.
<P>
Il Parlamento, in quanto autorità di bilancio, ha visto frustrati i suoi tentativi di ottenere informazioni scientifiche concernenti questo importante accordo con un paese terzo.
Non riesco a comprendere come possa la Commissione affidarsi a uno studio condotto da autori anonimi e ignorare le informazioni fornite da un suo stesso comitato competente.
Il Parlamento ha diritto di sapere.
<P>
Un altro punto su cui desidero intervenire riguarda la clausola che dovrebbe agevolare l' Atlantic Dawn.
Sono curiosa.
Mi complimento con la Commissione per avere intrapreso un' azione legale contro l' Atlantic Dawn e vorrei conoscere le ultime novità sul caso.
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<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="EN" NAME="Farage">
Questo accordo rappresenta una bancarotta dal punto di vista morale.
Si tratta di un altro esempio di come l' UE sottragga soldi ai poveri dei paesi ricchi per darli ai ricchi dei paesi poveri.
Il regalo a scopo di corruzione di 86 milioni di euro all' anno viene dalle tasche di molti pensionati e lavoratori a basso salario.
La cifra viene consegnata direttamente nelle mani dell' élite al governo in Mauritania, etnicamente diversa da quella cui appartiene la massa della gente comune.
Ben poco denaro riesce ad arrivare alla popolazione, che è tra la più povere del mondo e abita in una delle regioni più povere del mondo.
Inoltre, l' accordo distrugge le riserve di pesca e le infrastrutture che ora esistono.
Ma c' è ben di peggio e riguarda l' uccisione ogni anno di centinaia di pescatori e, stando all' eccellente documentario di Channel 4 sull' accordo con la Mauritania, il fatto che molti di loro sono sfruttati deliberatamente su pescherecci con reti a strascico che praticano la pesca illegale, un' attività consentita da un regime di applicazione delle norme e di controllo volutamente lasco.
<P>
Questa è la realtà.
Nonostante tutte le belle parole che la Commissione spende nel proprio documento, l' accordo produce una catastrofe umana e ambientale.
Si vorrebbe che esso continui.
Perché? Per soddisfare l' avidità insaziabile del settore della pesca, in larga parte spagnolo, al quale nessuno osa opporsi per timore di rappresaglie nel Consiglio dei ministri.
Votare a favore della relazione significa indurre all' omicidio e creare le condizioni in cui far proliferare il terrorismo.
<P>
E' necessario indagare su una questione così grave; chiedo perciò all' Aula di sostenere la mia richiesta di varare una commissione temporanea d' indagine, che presenti i propri atti in occasione della prossima tornata di Strasburgo.
Se, come affermiamo, abbiamo a cuore i poveri e gli oppressi, se crediamo nel diritto alla vita, allora l' Aula deve sostenere il mio tentativo di fare luce su questa ignobile situazione.
<P>
<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="ES" NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, per fortuna il parere che abbiamo appena ascoltato in Aula è minoritario e penso che tutti si rallegrino di ciò.
<P>
Innanzitutto mi congratulo con il relatore Gallagher, per l'attenzione e l'efficacia con cui ha svolto il suo lavoro.
Ha capito che si trattava di una relazione urgente, considerando la situazione della flotta colpita dal mancato rinnovo dell'accordo di pesca con il Marocco.
Tale flotta, in parte, può ora avvalersi dell'accordo con la Mauritania e ciò servirà ad alleviare la situazione critica che si è creata.
Il Parlamento europeo esprime così, a tempo di record, un parere sulla relazione Gallagher riguardante tale accordo, imprescindibile per l'Unione europea.
<P>
Mi congratulo anche con la Commissione - come è giusto fare - per il presente accordo, che spezza il maleficio gettato dal fallimento delle trattative con il Marocco.
<P>
In secondo luogo, ricordo - perché vi sono state informazioni false e tendenziose sul presente accordo - che l'accordo con la Mauritania è molto vantaggioso per entrambe le parti, e su ciò insisto: per entrambe le parti.
Proprio per questo motivo, è stato possibile conseguirlo.
<P>
Al tempo stesso, do atto del fatto che nessuno come l'Unione europea, a livello mondiale, difende tanto la cooperazione allo sviluppo o la conservazione delle risorse.
Pertanto, né gli accordi privati, né quelli pubblici con Stati al di fuori dell'Unione europea, in particolare con Stati asiatici, possono essere comparati con il controllo e il rigore che l'Unione europea applica in questi accordi internazionali.
<P>
Colgo anche l'occasione, signor Commissario, per denunciare il recente sequestro di un peschereccio, il Lameiro Uno, che, transitando verso la zona di pesca mauritana, è stato catturato dal Marocco con l'accusa di svolgere attività di pesca, cosa non vera.
Signor Commissario, spero che tale pratica intollerabile da parte del Marocco non si ripeta, perché potrebbe mettere in dubbio i risultati ottenuti con l'accordo di pesca con la Mauritania.
Le chiedo di prenderne nota, per evitare che tali pratiche possano ripetersi, dato che è necessario attraversare la zona economica del Marocco, come logico, per arrivare in Mauritania.
<P>
<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli deputati, onorevole Gallagher, la ringrazio per la relazione sulla proposta di regolamento relativa ad un nuovo protocollo da allegare all' accordo di pesca con la Mauritania.
Osservo con soddisfazione che lei concorda appieno con la sostanza della proposta, volta a definire e garantire l' attività di pesca della nostra flotta nelle acque della Mauritania fino al maggio 2006.
<P>
Come sapete, i nostri pluriennali rapporti di pesca con la Mauritania sono eccellenti.
Inoltre, l' accordo con la Mauritania è di gran lunga quello più importante per la pesca comunitaria e rappresenta pertanto un elemento essenziale della politica comune della pesca.
Dopo quattro round di negoziati intensi e difficili, alla fine di luglio abbiamo siglato il nuovo protocollo. Credo che siamo riusciti a realizzare un accordo davvero equo e vantaggioso, tanto per i pescatori e l' economia mauritana quanto per i pescatori comunitari, in grado di garantire uno sfruttamento sostenibile delle risorse.
<P>
Onorevole Farage, vorrei caldamente raccomandarle di fondare le sue osservazioni sui fatti piuttosto che sulla polemica.
Dove sta la verità?
E' un dato di fatto che abbiamo incorporato nel nuovo accordo una serie di nuove misure mai previste dagli accordi precedenti.
Per esempio, una parte del denaro è destinato direttamente al perfezionamento delle conoscenze scientifiche sulle risorse; d' ora in avanti, gli stock saranno controllati in maniera sistematica e scientifica.
E' stato concordato che le possibilità di cattura e le corrispondenti contropartite finanziarie potranno essere rivedute in caso di variazioni nel potenziale ittico.
Non è vero che intendiamo perseverare nella cattura dei quantitativi massimi ignorando l' andamento degli stock.
Questi sono i fatti.
In secondo luogo, abbiamo definito i diritti di pesca sulla scorta dei dati messi a disposizione dalla Mauritania.
Sulla base di tali dati è stato possibile concordare un leggero incremento delle catture per i cefalopodi.
<P>
Tuttavia, sottolineo che questa non è la parte più importante dell' accordo.
L' accordo s' incentra in particolare sulle catture di specie pelagiche, pari a circa il 40 per cento del totale.
A onor del vero, questa parte dell' accordo non va tanto a vantaggio della Spagna, come da lei asserito, quanto dei Paesi Bassi.
<P>
In terzo luogo, l' accordo contiene una serie di disposizioni volte a garantire uno sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche mauritane che favorisca anche lo sviluppo dell' economia locale.
Una novità rispetto al passato è rappresentata dall' allontanamento dalla costa dei settori di cattura dedicati alla flotta comunitaria, al fine di tutelare la pesca costiera locale.
L' economia locale è inoltre incoraggiata a creare nuovi posti di lavoro grazie al nuovo accordo, secondo cui i pescherecci di fondo sono adesso obbligati a sbarcare in Mauritania una percentuale maggiore delle catture.
<P>
Inoltre, in futuro saranno imbarcati più marinai mauritani a bordo delle navi Ue.
Il controllo e la sorveglianza sono stati potenziati; i finanziamenti per le cosiddette azioni specifiche o "targeted actions" sono stati incrementati di 20 milioni di euro per il periodo di validità dell' accordo.
Con l' aiuto di queste misure collaterali possiamo tenere conto delle preoccupazioni espresse dalla commissione per lo sviluppo e la cooperazione.
<P>
Passando agli emendamenti, posso dire che gli emendamenti nn. 1, 3 e 5 sfondano una porta aperta.
Le vostre richieste sono state già comprese negli Accordi interistituzionali e in particolare nell' Accordo quadro tra il Parlamento e la Commissione del 5 luglio 2000. Gli emendamenti nn.
2, 4 e 6 sono fonte di alcuni problemi e non possiamo quindi approvarli. Per quanto attiene all' emendamento n.
2, il Trattato costitutivo dell' Unione europea sancisce il principio della non discriminazione, per cui non ha senso adottare una disposizione di quel tipo. In riferimento all' emendamento n.
4, ribadisco che, secondo la prassi attuale, il protocollo di proroga di un accordo di pesca non richiede un nuovo mandato. Infine preciso in merito all' emendamento n.
6 che il finanziamento misto delle capacità di cattura negoziate rappresenta un punto fondamentale della politica esterna di pesca.
Negli accordi con gli Stati terzi è il bilancio comunitario a stanziare la contropartita finanziaria, ma gli armatori sono tenuti a pagare le licenze.
<P>
Colgo l' occasione per puntualizzare che l' importo menzionato nell' emendamento non è corretto e che esso, dal punto di vista puramente formale, dovrebbe fare riferimento al protocollo.
<P>
<SPEAKER ID=79 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=8>
Produzione e commercializzazione del miele
<SPEAKER ID=80 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0381/2001), presentata dall'onorevole Lulling a nome della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, sul rapporto della Commissione sull'applicazione del regolamento (CE) n. 1221/97 del Consiglio che stabilisce le regole generali di applicazione delle azioni dirette a migliorare la produzione e la commercializzazione del miele
<P>
[COM(2001) 70 - C5-0398/2001 - 2001/2156(COS)].
<P>
<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="DE" NAME="Lulling">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è dal 1985 che il Parlamento lancia moniti sul rischio di estinzione dell' apicoltura europea.
Nel 1992, 1995 e 1997 abbiamo presentato, in risoluzioni approvate per lo più all' unanimità, proposte ragionevoli, finanziariamente realizzabili e giuridicamente corrette per gli aiuti diretti volti a salvare l' apicoltura europea che è sprofondata in una vera e propria crisi, nonostante le statistiche ottimistiche della Commissione.
<P>
Non ci proponiamo come obiettivo principale quello di incrementare l' autosufficienza dell' apicoltura europea, oggi attestata attorno al 50 per cento scarso, per coprire il fabbisogno di miele di qualità.
Miriamo a garantire l' impollinazione di oltre 80.000 piante coltivate e selvatiche su tutto il territorio dell' Unione.
L' impollinazione potrebbe essere compromessa dal calo preoccupante del numero di apicoltori, di cui la metà ha superato i 60 anni di età, che in alcune regioni ha raggiunto proporzioni davvero drammatiche.
Nonostante la pazienza e la perseveranza dimostrata dagli oratori di tutti i gruppi a partire dal 1985, è sorprendente constatare il fallimento dei nostri tentativi di indurre la Commissione a riconoscere che la sua politica blanda, basata sul regolamento privo di mordente del 1997, dev' essere urgentemente migliorata per evitare che una crisi dell' apicoltura minacci l' equilibrio dell' ecosistema europeo.
<P>
Malgrado la Commissione abbia denunciato nella sua relazione l' inadeguatezza dell' attuazione delle misure previste dall' insufficiente regolamento del 1997, constatiamo con perplessità e irritazione che essa persevera nell' inerzia, pur riconoscendo che l' apicoltura europea deve far fronte a crescenti difficoltà.
Mi scusi, signor Commissario, ma non possiamo tollerare tanta cocciutaggine!
La Commissione dovrebbe rivedere la propria posizione.
Errare humanum est, perseverare diabolicum.
Penso che lei capisca ciò che intendo dire, Commissario Fischler!
<P>
Il Trattato fornisce le basi necessarie per introdurre immediatamente i sostegni diretti da noi reclamati fin dal 1992, come i premi all' impollinazione.
Nella relazione abbiamo ripresentato alcune proposte concrete e finanziabili a breve e medio termine, che non posso illustrare in dettaglio per motivi di tempo.
So che la Commissione è in grado di leggerle! Oggi vogliamo sentire che la Commissione è disposta a muoversi nella giusta direzione sulla base delle nostre proposte, avallate da tutti gli apicoltori dell' Unione, da Nord a Sud.
Il Commissario Fischler ha avuto modo di convincersene martedì, quando gli apicoltori di quasi tutti gli Stati membri si sono presentati in Parlamento con i loro prodotti che, tra l' altro, hanno riscosso tanto successo che alcuni stand sono stati svuotati ancor prima che gli apicoltori potessero offrire un assaggio agli invitati.
<P>
Ringrazio i colleghi che hanno partecipato alla riunione con oltre 60 apicoltori, nonché tutti coloro che hanno espresso il loro pieno sostegno alle proposte enunciate nella relazione, come i colleghi della commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale.
Il finanziamento comunitario dovrebbe essere più generoso del 50 per cento attuale, perché alcuni Stati membri sono tanto taccagni da rifiutarsi di sborsare il rimanente 50 per cento per i programmi volti al miglioramento della produzione e alla commercializzazione del miele, come previsto dal regolamento del 1997. Gli apicoltori di questi Stati non possono usufruire così nemmeno dei miseri euro messi a disposizione per il loro paese.
<P>
Sono necessarie sia le misure immediate indicate nella relazione, sia i sostegni diretti a medio termine da istituire nell' ambito della revisione di medio termine di Agenda 2000. In particolare, dovrebbero essere previsti premi compensativi per le perdite di reddito derivanti dall' assenza di una preferenza comunitaria nel settore.
Sono fiera di avere ottenuto, assieme ai colleghi della commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per i bilanci, che gli stanziamenti di bilancio per il 2002 destinati ai programmi per il miglioramento della produzione e della commercializzazione del miele passino da 14 a 16,5 milioni.
Questa è l' unica spesa obbligatoria nel bilancio agricoltura che rappresenta un' inversione di tendenza.
Non possiamo dimenticare che la politica per il miele messa in atto dalla Commissione è di gran lunga sottodimensionata.
Basta la volontà politica da parte sua e del Consiglio per garantire la sopravvivenza dell' apicoltura; è sufficiente un importo annuo pari a quanto l' Unione spende in meno di cinque ore, per non menzionare i 2 miliardi sottratti indebitamente al bilancio Ue.
Così poco occorre per evitare, a medio termine, di gettarci a occhi bendati in una catastrofe ecologica!
<P>
<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l' ape è un simbolo di operosità e proprio in questo senso si può dire che la collega Lulling sia l' ape regina del Parlamento europeo, poiché sono ormai molti anni - oltre un decennio - che essa ci spinge, non con la carota e il bastone, ma con il miele e il pungiglione, ossia con argomentazioni coerenti, ad affrontare periodicamente un tema che molti tendono a sottovalutare. Tale disinteresse è forse ascrivibile al fatto che essi non sono stati tanto fortunati quanto me da assistere, nei primi anni ' 80, alla visita di alcune centinaia di apicoltori bavaresi, il gruppo più numeroso di visitatori mai accolto da quest' Aula a Strasburgo, invitati dal defunto collega Aigner, anche lui attivo in questo settore.
La loro presenza al Parlamento europeo ci ha mostrato l' impegno con cui questi uomini vivono il loro mestiere, un impegno che dobbiamo fare nostro.
<P>
Gli apicoltori non rappresentano un serbatoio di voti molto importante, ma si occupano delle api e le api a loro volta fanno in modo, come ha già ricordato la onorevole Lulling, che il nostro ecosistema riacquisisca sempre, almeno in parte, un certo equilibrio.
Ci troviamo alle soglie di un freddo inverno, ma sappiamo che alla fine ci aspetta una nuova primavera, segnata dal ronzare delle api che svolgono il loro compito d' impollinazione, regalandoci paesaggi in fiore.
Vi è il pericolo che un giorno all' inverno non seguirà nessuna primavera, perché la funzione ecologica delle api non sarà più espletata, o non lo sarà più nella misura necessaria.
Ci sono molte persone che considerano l' Unione un paese in cui scorre il latte e il miele.
<P>
Per quanto riguarda il latte, ci siamo adoperati per tenere in qualche modo sotto controllo le quote.
La produzione europea del miele riesce invece a soddisfare il 50 per cento scarso del fabbisogno interno e chi vuole vedere un paese in cui scorre il latte e il miele dovrebbe visitare l' Argentina, come ho fatto io questa estate.
L' Argentina potrebbe rifornire l' Unione europea con la maggioranza dei prodotti o almeno con molti dei prodotti di cui necessitiamo. La crisi che stiamo attraversando su scala mondiale ha fatto però scaturire in noi una duplice consapevolezza.
Prima di tutto, la crisi dell' ESB ci ha fatto comprendere l' importanza della qualità. In secondo luogo, la crisi dell' 11 settembre ha dimostrato l' importanza di potersi nutrire con prodotti sani provenienti dalla propria terra.
Ritengo che il sostegno ad un' agricoltura europea e ad un ecosistema europeo efficaci non possa prescindere dall' aiuto ai nostri apicoltori. Per questo motivo vi invito ad approvare la relazione Lulling.
<P>
<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="ES" NAME="Izquierdo Rojo">
Signor Presidente, partendo dal bilancio e dall'attuazione del regolamento (CE) n. 1221/97, si deducono due chiare conseguenze: in primo luogo, è necessario aumentare l'importo degli aiuti in entrambe le linee, nonché il livello di sovvenzione; in secondo luogo, è necessario evitare che si producano, com'è successo durante il periodo 1998-2000, situazioni settoriali disuguali e danni comparativi.
<P>
In quanto alle correzioni che dovrebbero essere introdotte, si deve conseguire un equilibrio ragionevole nel rapporto costi-benefici per ciascuna linea d'azione, un cambiamento profondo che trasformi l'attuale livello di cofinanziamento, in modo che il finanziamento sia assunto totalmente dal FEAOG Garanzia.
<P>
Per quanto riguarda le future necessità, due sono le raccomandazioni che dovrebbero essere fatte: innanzitutto, si deve stabilire un regime di aiuti diretti che compensi la perdita di reddito subita dagli apicoltori europei.
Al tempo stesso, si deve creare un'organizzazione comune di mercato per il miele; in secondo luogo, si deve riconoscere l'importanza del ruolo svolto dagli apicoltori nel mantenere la proprietà delle loro aziende, perché in tal modo rendono possibile l'esistenza di un'attività di allevamento pienamente sostenibile, che favorisce lo sviluppo rurale, che permette di ottenere prodotti sani e di grande qualità e che è inoltre assai positiva dal punto di vista sociale per il suo importante contributo alla qualità dell'ambiente, grazie al suo ruolo attivo nella conservazione della biodiversità tramite l'impollinazione, opera delle api.
<P>
In conclusione, signor Presidente, tale opera d'impollinazione, assicurata dagli apicoltori, dev' essere ricompensata con una linea di aiuti specifici che completino l'attuale regolamento.
Mi congratulo con la onorevole Lulling per l' ottimo lavoro.
<P>
<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="FR" NAME="Souchet">
Signor Presidente, oggi si decide il futuro dell' apicoltura in Europa.
E' in gioco l' esistenza di un comparto produttivo.
La questione è urgente poiché, mentre il consumo di miele da parte dell' Unione europea aumenta, la sua produzione diminuisce pericolosamente.
Il consumo nell' Ue è oggi più di due volte superiore alla produzione.
Se questa decresce, lo si deve soprattutto - è ormai scientificamente dimostrato - all' effetto devastante esercitato da alcuni insetticidi sistemici, utilizzati per trattare le sementi di grandi colture, sulle colonie apicole, che vengono decimate.
Tale situazione non è né endemica né occasionale: oggi essa riguarda infatti la quasi totalità degli apicoltori europei.
<P>
In tale situazione, la proposta della Commissione, assai poco determinata, si limita a prevedere, nell' ambito del rinnovo del regolamento, un lavoro statistico ed alcune azioni promozionali.
Tali proposte non sono commisurate all' entità dei problemi che colpiscono il settore.
Non si nega la necessità di migliorare le statistiche, tuttavia questo lavoro non deve sostituirsi a qualcosa di più urgente: la ricostituzione degli allevamenti di api affinché i nostri apicoltori possano salvare la produzione di miele in Europa.
<P>
Promuovere un bene è encomiabile, a patto che si disponga di tale bene.
Si deve inoltre usare grande cautela in materia di promozione quando si tratta di prodotti per i quali si registra una marcata sottoproduzione in Europa, ed è questo il caso del miele.
Si deve promuovere il legame tra prodotto e territorio.
Non credo che l' Unione europea sia votata a finanziare la promozione del miele cinese o del miele argentino o messicano, prodotti che non garantiscono alcuna rintracciabilità, su cui non viene effettuato alcun controllo di qualità, che non rispettano le norme Ue e che, spesso, sono soltanto sciroppi aromatizzati di glucosio.
Non si può asserire di voler favorire lo sviluppo in Europa di un' agricoltura più rispettosa dell' ambiente e allo stesso tempo far affondare nell' indifferenza l' apicoltura europea che, è vero, non ha alle sue spalle una forte lobby.
Motivo in più per aver diritto all' attenzione del Parlamento.
Qualsiasi prodotto, compreso il miele, può indubbiamente essere acquistato all' estero, tuttavia l' impollinazione delle piante non può essere importata.
Si rientra pertanto in un ambito fondamentale per la tutela dell' ambiente e della biodiversità.
Ecco il motivo per cui plaudo all' ottimo lavoro svolto dalla relatrice Lulling e dalla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, che ha adottato all' unanimità gli emendamenti che abbiamo presentato insieme.
Questi aprono la strada alla possibilità di un finanziamento comunitario per aiutare gli apicoltori europei a ricostituire il patrimonio di api per rispondere all' urgenza: si tratta del punto 10.
<P>
Il punto 5 chiede che i costi veterinari apistici vengano trattati come quelli sostenuti nel caso di altri animali.
Il punto 17 ribadisce che per l' avvenire della produzione europea a lungo termine è indispensabile che l' omologazione dei prodotti fitosanitari tenga conto, in futuro, dei loro effetti sulle api in termini di alterazione del comportamento e di mortalità.
E' essenziale che il principio di precauzione trovi qui applicazione.
La Commissione, signor Commissario, deve agire e lo stesso vale per il Consiglio.
La questione è urgente.
Il Parlamento europeo lancia oggi l' allarme!
Se l' Unione europea favorisse la scomparsa dell' apicoltura europea, si addosserebbe una pesante responsabilità.
Auspico che tutti gli onorevoli adottino le proposte ragionevoli, necessarie e urgenti approvate all' unanimità dalla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale.
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<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli deputati, innanzitutto mi congratulo con la onorevole Lulling per essere stata investita oggi del titolo di "ape regina del Parlamento europeo" .
Inoltre non posso mancare di congratularmi per la relazione da lei presentata.
In considerazione dei pungiglioni che sono stati menzionati, spero che la relatrice non condivida la sorte delle api, capaci di pungere una sola volta.
Una tale fine non sarebbe auspicabile.
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I programmi per il miglioramento della produzione e della commercializzazione del miele vengono presentati regolarmente agli Stati membri per l' approvazione; considerato che viene utilizzato appena l' 80 per cento dei fondi stanziati, mi pare garantita un' applicazione soddisfacente del regolamento n. 1221/97.
Il Consiglio ha inoltre soddisfatto la richiesta del Parlamento per un incremento delle risorse destinate all' attuazione del regolamento, mettendo a disposizione altri 2,5 milioni di euro.
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La Commissione auspica che questi stanziamenti siano sfruttati appieno dagli Stati membri e dalle imprese interessate, affinché sia attuato il maggiore numero possibile di misure nell' ambito del quadro giuridico esistente per aiutare il settore a svilupparsi nella direzione indicata dalla relatrice.
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Quando è stata presentata al Consiglio la relazione sui primi tre anni di attuazione del regolamento, i rappresentanti degli Stati membri non hanno sollevato alcuna obiezione e hanno avallato all' unanimità le conclusioni della Commissione.
Durante le consultazioni tra la Commissione e le aziende del settore è stato espresso l' auspicio di mantenere la normativa esistente a sostegno dell' apicoltura europea.
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La situazione economica del settore apicolo è stabile, la produzione e le importazioni si attestano su un livello costante; il grado di autosufficienza oscilla già da diversi anni tra il 48 e il 50 per cento.
In considerazione di questi dati obiettivi, dell' eterogeneità del settore e delle diversissime forme di apicoltura praticate nell' Unione europea, riteniamo che non sia giustificata al momento attuale la creazione né di un' organizzazione comune di mercato per il miele né un dispositivo di aiuto diretto volto a garantire un sostegno diretto al reddito degli apicoltori.
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Altri spunti presentati nella relazione, come per esempio l' inclusione di aiuti per il miglioramento del patrimonio apicolo tramite la creazione di alveari comuni destinati all' allevamento di api, possono trovare attuazione già nel quadro del regolamento esistente e non necessitano pertanto di nuovi strumenti normativi.
Inoltre, è possibile utilizzare gli strumenti offerti dalla politica strutturale e dalla politica per la promozione dei prodotti agricoli; in questo caso è tuttavia necessaria un' attuazione congrua, per cui l' iniziativa viene lasciata in primo luogo agli Stati membri.
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Cionondimeno, sarebbe importante che gli Stati membri collaborassero più strettamente con le imprese del settore per l' attuazione e il compimento dei programmi con l' intento di definire in futuro, a livello europeo, un sostegno politico e finanziario coerente per il settore.
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<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="DE" NAME="Lulling">
Signor Presidente, colgo l' opportunità datami dalla presenza del Commissario Fischler, che di certo non assisterà al voto di questa sera, per dare voce alla mia parziale delusione.
Non si possono giudicare soddisfacenti queste scarse risorse, oscillanti tra i 10 e i 14 milioni, anche se l' anno prossimo l' importo sarà maggiore, soltanto perché vengono utilizzate all' 80 per cento.
So che gli Stati membri sono chiamati a dare il loro contributo e che il quadro giuridico esistente offre un certo margine di manovra, ma noi chiediamo un utilizzo più flessibile di quanto è disponibile oggi.
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Confesso il mio leggero sgomento nel sentirla dire che al Consiglio i rappresentanti degli Stati membri - dunque non uno Stato membro - non avevano alcuna obiezione, come se non occorresse fare nulla di più.
Mi pare che gli Stati membri non vogliano reagire ai commenti del Parlamento europeo sulla relazione della Commissione.
Insieme agli apicoltori faremo in modo che gli Stati membri prendano atto della nostra posizione nei confronti della relazione, affinché non si illudano che non occorra alcun intervento.
Come lei sa, non abbiamo chiesto un regolamento diverso, ma rimaniamo del parere che a medio termine si debba predisporre un dispositivo per il sostegno diretto.
Lei asserisce che tale richiesta non è giustificata dalla situazione attuale.
Eppure anche lei ha sentito l' opinione diametralmente opposta degli apicoltori, che di certo conoscono la situazione del settore.
Faremo in modo che gli apicoltori siano informati meglio sulle possibilità offerte a numerosi prodotti di qualità dalla politica strutturale e dalla promozione della produzione agricola, sebbene i mezzi a disposizione siano assai limitati.
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Signor Presidente, questo è quanto volevo dire al Commissario Fischler.
Non potevo esimermi dal rispondere alle sue osservazioni, dalle quali mi aspettavo di certo qualcosa in più.
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<SPEAKER ID=87 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Commissario.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<SPEAKER ID=88 NAME="Dell'Alba">
Signor Presidente, sarò brevissimo.
I miei colleghi della commissione per le libertà pubbliche mi hanno informato di aver ricevuto, questa mattina alle 8.57, un'e-mail di convocazione della commissione per le 9.30.
A me pare un po' curioso questo modo di procedere.
Vorrei dunque che non fosse solo messo a verbale ma anche portato alla sua conoscenza, signor Presidente, affinché, poiché faremo una protesta formale, anche l'Ufficio di presidenza sia informato del fatto - che mi pare un po' curioso, per non dire anomalo, per non dire inappropriato - che le commissioni si riuniscono convocate con 33 minuti di preavviso.
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<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, non voglio protrarre la discussione oltre il dovuto.
Comunico che la stessa cosa è accaduta pure a me, che rivesto la carica di vicepresidente della commissione.
Giudico deplorevole che neppure il vicepresidente venga convocato in tempo utile ad una riunione straordinaria della sua commissione.
Questo modo di procedere è assolutamente inaccettabile.
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<SPEAKER ID=90 NAME="Presidente">
Vi ringrazio per le vostre osservazioni.
A questo punto, però, non posso fare nulla.
Tra l'altro, come sapete, l'Aula si è espressa perché l'urgenza venga votata nel corso della prossima seduta del nostro Parlamento, lunedì prossimo.
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(La seduta, sospesa alle 13.00, riprende alle 15.00)
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<CHAPTER ID=9>
Discussione su problemi d'attualità
<SPEAKER ID=91 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
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<CHAPTER ID=10>
Zimbabwe
<SPEAKER ID=92 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione sulle seguenti proposte di risoluzione:
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B5-0759/2001, presentata dall'onorevole Andrews a nome del gruppo UEN,
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B5-0774/2001, presentata dagli onorevoli Sjöstedt, Marset Campos e Di Lello Finuoli a nome del gruppo GUE/NGL,
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B5-0787/2001, presentata dagli onorevoli Maes, Lucas e Lannoye a nome del gruppo Verts/ALE,
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B5-0788/2001, presentata dagli onorevoli Mulder, Van den Bos e Malmström a nome del gruppo ELDR,
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B5-0799/2001, presentata dalla onorevole Kinnock a nome del gruppo PSE,
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B5-0801/2001, presentata dagli onorevoli Van Orden, Deva, Parish, Foster, Banotti, Corrie, Gahler, Korhola, Lehne, Maij-Weggen, Sacrédeus e Belder a nome del gruppo PPE-DE,
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sullo Zimbabwe.
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<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, ritengo che la risoluzione sullo Zimbabwe che abbiamo elaborato insieme sia giustamente una risoluzione rigorosa, tesa a costituire un ammonimento nei confronti di Mugabe.
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Nel momento in cui si dovrebbero preparare elezioni democratiche, Mugabe non ha trovato meglio da fare che incoraggiare l' instaurarsi di un clima di terrore nel paese e la sua diffusione capillare, in pianura così come nelle città.
E' di fondamentale importanza che le elezioni possano svolgersi in modo normale e che la comunità internazionale continui a insistere in tal senso.
Tuttavia, nulla lascia pensare che Mugabe dia ascolto all' esigenza di democrazia giustamente espressa dal paese, in cui già in occasione delle precedenti elezioni era risultato chiaro che la maggioranza virtuale voleva un cambiamento di regime.
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Mugabe si aggrappa al potere, ritenendo a tal fine giustificato ogni mezzo possibile, lecito e soprattutto illecito.
Così, ad esempio, adesso i giornalisti devono richiedere un libretto di lavoro per poter scrivere, una condizione che naturalmente contrasta con la libertà di espressione.
Le tipografie dei rari giornali ancora più o meno indipendenti vengono distrutte.
In tal modo, si ostacolo la libera formazione delle opinioni.
Oggi ho ricevuto il programma delle organizzazioni femminili, le quali denunciano il fatto che le donne siano costrette a vendere il proprio raccolto a un ente statale che non paga, oppure paga troppo tardi, in un paese in cui l' inflazione è pari all' ottantasei per cento.
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Perciò, signor Presidente, approveremo con decisione la risoluzione per questa e molte altre ragioni citate nel testo.
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<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström">
Signor Presidente, lo Zimbabwe aveva in effetti tutte le carte in regola per divenire uno dei paesi benestanti e progrediti dell' Africa australe.
Ecco perché è ancor più tragico vederlo avviarsi dritto verso il precipizio.
In quest' Aula abbiamo discusso così spesso dello Zimbabwe, e so che altrettanto è stato fatto anche all' interno di altre istituzioni.
Spesso abbiamo voluto intravedervi un barlume di speranza, un bagliore in fondo al tunnel.
E ogni volta ci siamo sbagliati.
Non ci sono barlumi: la situazione è allarmante.
Lo Zimbabwe è un paese senza legge, economicamente allo stremo, nelle mani di un vecchio despota assolutista che ha completamente perso il contatto con la realtà e con il suo stesso popolo.
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Verso il resto del mondo, Robert Mugabe non fa altro che infrangere una promessa dopo l' altra.
Non è riuscito a far cessare le occupazioni illecite dei terreni né ad avviare una riforma agraria improntata all' equità.
I diritti umani sono violati ogni giorno, l' opposizione è perseguitata e vessata in modo inaccettabile.
Il regime è pervaso dalla corruzione e le imminenti elezioni non possono essere definite se non come una parodia di democrazia in cui gli addetti alle operazioni di voto sono minacciati, vessati e sbattuti in galera.
La libertà di espressione è totalmente conculcata.
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Occorre interrompere immediatamente ogni forma di aiuti e di cooperazione con il regime dello Zimbabwe e congelare tutti i beni detenuti all' estero da Mugabe e dalla sua famiglia.
Chiedo vigorosamente alla Commissione e al Consiglio di essere cristallini nella loro condanna del regime di Mugabe e di fargli sapere che la nostra pazienza, come quella della comunità internazionale, è esaurita.
Occorre dar vita ad una vasta coalizione internazionale e ad una forma di cooperazione con gli Stati della CDAA allo scopo di esercitare pressioni e prendere provvedimenti contro quel regime.
Al contempo, è ovviamente essenziale trovare il modo di sostenere l' opposizione.
C' è un manipolo di coraggiosi che, a rischio della vita, si battono per la democrazia e per la dignità dell' uomo.
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<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden">
Signor Presidente, è la seconda volta in poco più di tre mesi che presentiamo una risoluzione urgente sullo Zimbabwe.
La ragione è l' enorme preoccupazione per il continuo deteriorarsi della situazione nel paese, a così poca distanza di tempo dalle prossime elezioni presidenziali.
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All' inizio di settembre, alcuni segnali avevano lasciato intendere che Mugabe avrebbe accettato di accondiscendere alle pressioni internazionali.
Purtroppo, è ormai chiarissimo che gli impegni presi ad Abuja non avevano alcun valore e che Mugabe ritiene di poter fare qualche promessa e conquistare un po' di tempo per poi proseguire con le sue politiche repressive, mentre l' economia dello Zimbabwe, un tempo prosperosa, sprofonda.
Mezzo milione di cittadini è ormai al limite della morte per fame.
I politici dell' opposizione si ritirano per timore di perdere la vita.
L' assoluto disprezzo di Mugabe per la posizione internazionale ha avuto un' ulteriore dimostrazione nello sprezzo con cui egli ha accolto la troika dell' Unione in visita ad Harare alla fine di novembre.
E' tempo di mostrare che le nostre minacce sono serie e di agire.
In questa fase, Mugabe pensa di essere intoccabile e si permette persino di andare in Spagna per farsi curare.
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Non proponiamo affatto lo strumento ottuso delle sanzioni economiche.
Sappiamo che esse avrebbero effetto soprattutto sulla popolazione e, in ogni caso, siamo tutti ben consapevoli di come si possa sfuggire a quel genere di misure.
Chiediamo invece sanzioni intelligenti che colpiscano direttamente Mugabe, la sua famiglia e i suoi accoliti.
Bisognerebbe agire immediatamente per bloccare i beni depositati oltreoceano e per imporre un divieto di espatrio.
Una decisione al riguardo dovrebbe essere assunta dai ministri riuniti a Laeken il prossimo fine settimana.
L' incontro programmato per la prossima settimana tra rappresentanti dell' Unione europea e dello Zimbabwe, in conformità dell' articolo 96 dell' accordo di Cotonou, deve essere l' occasione per esprimere con assoluta chiarezza la nostra determinazione.
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Se Mugabe non agisce immediatamente e in maniera verificabile nella direzione richiesta dalla comunità internazionale, l' Unione europea deve essere pronta ad imporre immediatamente sanzioni mirate.
La risoluzione oggi in esame indica chiaramente cosa deve essere fatto.
Evitiamo di indebolire in qualsiasi modo il messaggio.
La risoluzione è la base su cui ora avviare un' azione.
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<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="DE" NAME="Gahler">
Signor Presidente, siamo alla sesta risoluzione dallo scoppio della crisi nello Zimbabwe ed è quella formulata coi toni più taglienti.
Dobbiamo ringraziare il Consiglio per aver finalmente, dall' ultima risoluzione, messo per così dire in marcia l' articolo 96 in conformità dell' accordo di Cotonou.
Auspichiamo che i contatti con lo Zimbabwe si rivelino fruttuosi, sebbene sia piuttosto prevedibile il disinteresse di Mugabe nei confronti delle nostre iniziative.
Anzi, questo fine settimana, alle cascate Vittoria, si farà addirittura nominare candidato alla presidenza da parte dei suoi compagni di partito e si sta già organizzando per rendere le elezioni una vera e propria farsa.
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Proprio con questo intento, egli ora chiede, tra l' altro, che il diritto di voto sia concesso solo a chi possiede un certificato di soggiorno in aggiunta al documento d' identità, requisito molto difficile da soddisfare per molte persone, ed esige che gli elettori siano privati della facoltà di votare in qualsiasi punto del paese chiedendo che ciascuno voti nella propria circoscrizione elettorale.
Di conseguenza, i cittadini non registrati nelle grandi città dove lavorano, saranno costretti a ritornare al loro luogo di origine per votare, un viaggio che la maggioranza di loro non potrà permettersi.
L' intenzione è quella di escludere di fatto il maggior numero possibile di elettori dal voto, poiché egli sa che in questa maniera rimarrà esclusa dalle elezioni anche la maggioranza dei suoi oppositori.
Al momento, ci sono 200.000 persone che soffrono la fame nella provincia di Masningo perché per quattro settimane il governatore Hungwe ha vietato alle ONG di distribuire le derrate alimentari disponibili.
Il governatore esige infatti che il cibo gli sia consegnato direttamente, affinché egli si possa incaricare della sua distribuzione, che in questo caso andrebbe senz' altro solo a favore dei suoi seguaci.
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Non permettiamo a questo individuo di farla franca e adoperiamoci per fermare in tempo utile Mugabe tramite l' applicazione di misure specifiche.
Rivolgo questo mio appello a voi tutti.
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<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="DE" NAME="Junker">
Signor Presidente, onorevoli deputati, è amaro assistere alla rovina sistematica di un paese per opera di un presidente testardo, fregiatosi in passato anche di meriti rimarchevoli, e degli attivisti senza scrupoli del suo partito. Egli non indietreggia nemmeno dinanzi ad un impiego mortale della violenza pur di non doversi rassegnare ad una possibile perdita di potere.
Anch' io ho seguito le scorse elezioni parlamentari in veste di osservatore, assieme all' onorevole Gahler, e ho potuto rendermi conto personalmente del fatto che Mugabe e la sua cricca stanno facendo precipitare il paese in un abisso.
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A dispetto dei tentativi sistematici di intimidazione degli elettori, che di certo si ripeteranno a queste elezioni, e della persecuzione di tutti i candidati dell' opposizione, che in diversi casi hanno pagato con la vita, il partito MDC ha conseguito un risultato significativo che ha rappresentato per Mugabe la prefigurazione di una svolta politica ormai prossima e certa.
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Alla vigilia delle elezioni presidenziali, Mugabe ricorre di nuovo al deterrente della violenza e del terrore.
Non c' è alcun segno di un ritorno allo Stato di diritto, come promesso nell' accordo di Abuja.
Con le nuove norme giuridiche repressive, la limitazione grave alla libertà di stampa, l' intimidazione dell' opposizione, l' occupazione perdurante delle fattorie e lo svilimento definitivo dello Stato di diritto, Mugabe ha preferito trincerarsi in un isolamento che lo sta allontanando sempre più anche dai suoi alleati tradizionali dell' Africa meridionale, cosa emersa con estrema chiarezza durante l' ultima riunione dell' assemblea parlamentare paritetica ACP/UE tenutasi lo scorso ottobre a Bruxelles.
La catastrofe economica ed umanitaria dello Zimbabwe risucchia nel gorgo del declino anche questi Stati.
E' necessario moltiplicare le pressioni per indurre Mugabe ad una svolta, per esortarlo a tenere le elezioni presidenziali secondo principi di giustizia e nel rispetto della libertà di voto. Per far questo, abbiamo bisogno anche del sostegno delle Istituzioni della Comunità europea.
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<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, il governo del Presidente dello Zimbabwe, Mugabe, oggi non può comprensibilmente contare sui favori della stampa internazionale.
Mugabe sacrifica, in senso letterale e figurato, numerose vite umane al suo tentativo di mantenere il potere che non risparmia niente e nessuno.
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Il titolo shock di un giornale olandese di neppure una settimana fa "Lo Zimbabwe puzza di sete di sangue" rispecchia perfettamente, per quanto tristemente, il contenuto dell' articolo del corrispondente da Harare.
La volgare vignetta allegata, tratta dal giornale di Stato dello Zimbabwe, The Herald, sottolinea questo infausto messaggio.
Quella vignetta satirica fa un' impietosa caricatura del principale oppositore di Mugabe alle elezioni presidenziali dell' anno scorso, Morgan Tsvangirai, del Movement for Democratic Change.
Sarebbe semplicemente il leccapiedi dei ricchi contadini bianchi del paese e delle potenze occidentali.
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La realtà politica dello Zimbabwe sembra tuttavia completamente diversa.
Puro terrore di Stato contro i contadini bianchi, i loro manager neri e i lavoratori della terra, nonché contro gli oppositori politici del partito di Mugabe, lo ZANU-PF.
Il terrore si manifesta in decine di metodi di repressione: intaccamento del sistema giuridico, politicizzazione dell' esercito e della polizia, intaccamento della libertà di stampa, occupazioni dei terreni dei contadini bianchi, diffamazione delle istituzioni indipendenti come la Croce Rossa, che fungerebbero da organizzazioni ombra per l' opposizione, circuizione degli elettori, controllo degli apparecchi telefonici dell' opposizione, arresti e calunnie contro i membri del partito dell' opposizione MDC, violenza e intimidazione dei presunti sostenitori dell' opposizione e, infine, omicidio degli oppositori politici.
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In questo contesto, signor Presidente, vorrei chiedere con urgenza alla Commissione di prendere le difese, nel corso dell' incontro programmato per l' inizio della settimana prossima con i rappresentanti del governo dello Zimbabwe, di quelle organizzazioni locali che si occupano delle vittime della violenza politica nel paese, che sono ormai centinaia di migliaia.
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="EN" NAME="Khanbhai">
Signor Presidente, quando Mugabe divenne il primo Presidente dello Zimbabwe, circa quarant' anni fa, questo paese africano senza sbocco era una nazione ricca, in grado di sfamare la propria popolazione e di esportare cibo nei paesi confinanti.
Circa mille coltivatori bianchi, proprietari di gran parte della terra, producevano il cibo necessario e le eccedenze.
Dopo l' indipendenza, l' accordo di Lancaster House tra il Regno Unito, in quanto potenza coloniale, e lo Zimbabwe avrebbe dovuto portare alla ridistribuzione delle terre alle famiglie di etnia locale prevedendo un' adeguata compensazione a favore dei coltivatori bianchi ed evitando cali di produzione.
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Mugabe non ha affatto realizzato queste riforme e non ha dato alcuna sistemazione alle famiglie nere più povere.
A partire dall' indipendenza, egli ha avuto a disposizione molto tempo per introdurre una vera democrazia e lo Stato di diritto e per portare a tutti prosperità.
Al contrario, ha arricchito se stesso e i suoi amici.
Ha distrutto l' economia del paese, ha reso i poveri ancor più poveri e ha intimidito, depredato e impoverito i coltivatori bianchi che avevano prodotto così tanta ricchezza per il paese.
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Allo Zimbabwe servono ora elezioni libere e giuste.
Mugabe non dovrebbe avere alcun timore.
Egli verrà giudicato per ciò che ha fatto.
Se ritiene di essere uno statista del livello di Mandela dovrebbe fare un passo indietro con dignità e lasciare che sia qualcun altro nel partito ZANU-PF a battersi nelle elezioni.
Se ancora è un cattolico, dovrebbe ascoltare l' arcivescovo dello Zimbabwe, Ncube, che non ha mai avuto timore di rivolgergli parole di condanna.
Mugabe non può essere e non sarà ricordato in Africa se non concederà ai suoi concittadini la possibilità di respirare, di camminare senza paura e di cercare le vie per migliorare la propria qualità della vita.
Voglio indirizzare a Mugabe un semplice messaggio: comportati come un anziano africano e ritirati con garbo facendo ritorno al tuo villaggio.
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<SPEAKER ID=100 NAME="Nielson">
Signor Presidente, le consultazioni previste dall' articolo 96 non saranno facili, ma dobbiamo comunque fare un tentativo.
Lo Zimbabwe ha confermato la sua partecipazione, ma la data di avvio inizialmente prevista, ovvero il 19 dicembre, è stata ieri rinviata e non abbiamo indicazioni circa un nuovo termine.
Si pensa comunque al prossimo mese.
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E' stato già indicato che CDAA, ACP e OUA saranno invitati a partecipare alle consultazioni.
E' un fatto positivo perché allarga l' ambito d' azione consolidando in Africa il genere di discussioni che dobbiamo affrontare con lo Zimbabwe.
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Le consultazioni si concentreranno sui temi che ci riguardano, ovvero diritti dell' uomo, democrazia, Stato di diritto, buon governo e aggravamento degli atti di violenza.
Esse forniranno la possibilità di verificare gli intendimenti del governo e il fermo impegno dello stesso nelle seguenti aree: violenza politica, elezioni, libertà dei mezzi di comunicazione, magistratura e occupazione illegale delle proprietà.
Vorrei rassicurare il Parlamento sul fatto che le consultazioni prenderanno in esame praticamente tutti i temi indicati nei progetti di risoluzione.
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Voglio sottolineare che verrà anche espressa, da parte dell' Unione, una posizione chiara sui temi in merito ai quali lo Zimbabwe è pronto ad obiettare, ovvero riforma fondiaria, interferenza negli affari interni, asserito sostegno all' opposizione e imposizione di ciò che essi definiscono "valori bianchi" .
Infine, evitare di pregiudicare l' esito delle consultazioni e considerarle nello spirito dell' accordo di Cotonou risulta necessario non solo per affrontare la situazione del paese, ma anche per conservare la reciproca fiducia tra l' Unione e gli ACP.
Tuttavia, il rispetto delle regole e dello spirito delle consultazioni non significa sicuramente accettare che esse vengano applicate in modo confuso e debole.
Non è certo così che la musica verrà suonata!
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Per quanto riguarda il monitoraggio delle elezioni, la Commissione si sta preparando.
Il governo dello Zimbabwe ha annunciato che non accetterà osservatori, ma si limiterà ad invitare amici in qualità di osservatori delle elezioni presidenziali.
Gli auspici per una presenza dell' Unione non sono dei migliori, ma saremo certo in grado di approntare una missione UE se ciò dovesse rivelarsi fattibile.
Conserviamo una certa flessibilità in modo da poter rispondere ad eventuali sviluppi e opportunità.
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Un requisito fondamentale è che un' eventuale missione internazionale, sia essa multilaterale o bilaterale, non deve essere manipolata da Mugabe in modo da ridurla al semplice invio a breve termine di osservatori per la sola giornata elettorale.
Dobbiamo ricordarci che l' ultima giornata elettorale è stata relativamente tranquilla.
E' chiaro che la correttezza del processo elettorale si misura in maniera sostanziale durante tutta la campagna che precede la giornata di voto.
La Commissione ritiene necessario un periodo minimo di osservazione, ovvero un mese, e cerca di convincere le altre parti a non inviare solo osservatori di breve periodo.
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La Commissione ha proposto che l' Unione concentri la propria impostazione sulle norme e le regole del forum parlamentare della CDAA, conformi alle norme ONU ed approvate dal partito ZANU-PF attualmente al governo.
Abbiamo avuto segnali da parte di altri partner internazionali, come il Commonwealth e gli Stati Uniti, sulla disponibilità ad avvalersi di tali regole, che consentirebbero alla comunità internazionale di valutare la correttezza e il grado di libertà delle elezioni.
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In parallelo, il forum elettorale della CDAA e il forum delle commissioni elettorali dei paesi della CDAA vengono incoraggiati ad aprire un dialogo con le autorità e i partiti politici dello Zimbabwe in vista delle elezioni presidenziali.
Nella nostra opinione, una stretta collaborazione con la CDAA nelle attività collegate al processo elettorale è un modo per creare una sorta di soluzione d' emergenza, in modo da consentirci di agire in qualche modo nel caso in cui ci sia impossibile partecipare direttamente.
L' opzione più auspicabile resta senz' altro la partecipazione diretta e lo Zimbabwe dovrebbe accogliere con spirito positivo gli osservatori dell' Unione.
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La Commissione resta impegnata nei confronti del paese in modo, da una parte, da non pregiudicare l' esito delle consultazioni e, allo stesso tempo, da aumentare le richieste allo Zimbabwe in caso di fallimento, intensificando così la pressione mirata a far sì che il paese cooperi.
E' questa l' impostazione logica di quanto stiamo facendo in questo momento.
Abbiamo perciò adottato le seguenti azioni. La Commissione dispone attualmente di una missione sul posto incaricata di valutare i bisogni di carattere umanitario e le questioni legate alla sicurezza alimentare.
Questa misura verrà perseguita in ogni caso, qualunque sia l' esito politico.
I risultati preliminari della missione indicano che - ed è un fatto notevole - il deterioramento della situazione è più lento di quanto ci si aspettava.
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La Commissione ha anche preso parte alla missione del PSNU.
A prescindere dai risultati, vale comunque la pena esercitare una pressione concreta sullo Zimbabwe facendo tutto quanto è possibile per far avanzare la riforma fondiaria.
La Commissione, come ho già indicato, ha mantenuto la propria offerta di sostenere il processo elettorale.
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Stiamo continuando a preparare il processo di cooperazione nel contesto nel nuovo ciclo finanziario quinquennale, se non altro per mostrare al governo dello Zimbabwe quanto rischia di perdere.
Non prenderemo alcuna decisione sull' opportunità o meno di firmare e attuare la strategia nazionale relativa allo Zimbabwe prima della conclusione delle consultazioni.
Firmare o non firmare rappresenta in molti casi una decisione importante e, in questo caso, è del tutto evidente che preferiamo giungere alla conclusione delle consultazioni prima di intraprendere qualsiasi passo.
Non prepararsi, tuttavia, sarebbe anche una mancanza di rispetto per l' intero processo di programmazione nel contesto dell' accordo di Cotonou.
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La dimensione regionale è importante.
I paesi confinanti con lo Zimbabwe sembrano mostrare preoccupazioni crescenti in ordine al deteriorarsi della situazione e alle conseguenze potenzialmente catastrofiche per il paese e per tutta la regione.
E' questa la ragione per cui abbiamo intrapreso l' iniziativa di mantenere uno stretto contatto con la CDAA e la Nigeria in vista delle consultazioni ai sensi dell' articolo 96.
Che l' apertura delle consultazioni includa un riferimento all' impiego dei nostri partner nella regione rappresenta, a tutti gli effetti, una novità assoluta.
Il Consiglio "affari generali" ha approvato tale impostazione, assicurando stretto coordinamento e complementarità con la CDAA e con il processo di Abuja.
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La Commissione e la Presidenza hanno effettuato una serie di scambi informali con la CDAA e la Nigeria a fronte della situazione generale.
E' il caso di constatare che anche i partner africani insistono in maniera concreta e decisa su Mugabe per riuscire a trovare una soluzione alla crisi.
L' impostazione ora prevalente e incentrata sulla gestione africana non può che essere accolta con favore, soprattutto a fronte del fatto che la perdurante crisi dello Zimbabwe produce effetti negativi anche sui paesi confinanti.
Devo confessare che il quadro non è affatto ottimistico.
Ci apprestiamo ad avviare le consultazioni in una situazione che sembra promettere molto male.
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<SPEAKER ID=101 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
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<CHAPTER ID=11>
Bombe dirompenti
<SPEAKER ID=102 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
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B5-0765/2001, presentata dagli onorevoli Sakellariou, Wiersma e Van den Berg a nome del gruppo PSE,
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B5-0775/2001, presentata dagli onorevoli Brie, Frahm, Eriksson, Korakas, Figueiredo, Marset Campos, Papayannakis, Boudjenah e Seppänen a nome del gruppo GUE/NGL,
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B5-0782/2001, presentata dagli onorevoli McKenna, Maes, Schroedter, Lucas e Isler Béguin a nome del gruppo Verts/ALE,
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B5-0789/2001, presentata dall'onorevole Van den Bos a nome del gruppo ELDR,
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sulle bombe dirompenti.
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<SPEAKER ID=103 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento esprimendo l'orrore che suscita in me questa guerra in Afghanistan come qualunque altra guerra.
Noi ci siamo sempre pronunciati molto chiaramente contro il governo talebano e le misure da esso adottate contro la sua stessa popolazione, ma, in particolare contro i diritti delle donne.
Siamo però anche contrari alla morte di civili innocenti in Afghanistan, ormai migliaia.
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Oggi parliamo di un'arma che si utilizza in Afghanistan, un'arma che rientra tra quelle vietate dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 1980, un'arma che, anche oggi, è oggetto di discussione alla Conferenza che si sta tenendo a Ginevra, un'arma che, insieme alle mine antiuomo, rende inabitabili vaste aree del nostro pianeta.
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Ritengo, signor Presidente, che debbano essere semplicemente proibite.
Anche il quarto paragrafo della presente risoluzione, in cui si dice che devono essere rese maggiormente affidabili, mi ripugna.
Credo che nessuno, signor Presidente, abbia espresso in quest'Aula l'orrore che suscita qualsiasi guerra meglio della nostra recente premio Sakharov, l'israeliana Nurit Peled-Elhanan, che ha parlato qui ieri.
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<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le bombe dirompenti appartengono alla categoria delle armi convenzionali più subdole che l' uomo abbia mai inventato.
Questi ordigni mietono vittime tra i civili e le forze umanitarie anche anni dopo la fine delle ostilità.
Le soluzioni di pace risultano spesso impossibili da attuare perché i resti delle bombe rendono impraticabili intere regioni.
I rifugiati non possono ritornare in queste zone rese ormai inabitabili.
Per questi motivi, il nostro gruppo si associa alle parole pronunciate dal Presidente del Parlamento e condanna duramente l' utilizzo delle bombe dirompenti in Afghanistan da parte dell' esercito statunitense.
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I bombardamenti di questo tipo precluderanno per anni l' attuazione di una soluzione di pace e lo sviluppo economico dell' Afghanistan.
La prosecuzione dei bombardamenti è, a mio giudizio, un atto irresponsabile e sollecito gli Stati Uniti a porvi fine una volta per tutte.
Da quest' Aula esorto inoltre tutti gli Stati, in particolare i paesi firmatari dell' accordo delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali, ad imporre una moratoria immediata in occasione della prossima conferenza e a vietare in maniera definitiva l' impiego, la produzione e la diffusione di queste armi.
Invito la Commissione e il Consiglio a fare pressione sugli Stati Uniti, nel corso di negoziati, affinché anch' essi aderiscano all' iniziativa.
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<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden">
Signor Presidente, vorrei rapidamente commentare la dichiarazione resa dal Commissario in merito allo Zimbabwe, dichiarazione che giudico assai positivamente.
Abbiamo rinviato i negoziati di Cotonou ed ora è veramente necessario fissare una scadenza entro cui essi debbano aver luogo, altrimenti prevedo che Mugabe continuerà semplicemente a rimandarli per evitare alla fine qualsiasi cambiamento.
Suggerisco quindi di stabilire una data - per esempio il 12 gennaio - dopo la quale, in assenza di sviluppi positivi, procedere con le misure energiche che abbiamo proposto.
<P>
Passando al problema delle bombe dirompenti, vorrei ricordare che sono stato uno dei più attivi sostenitori della campagna per mettere al bando le mine antiuomo, e questo perché le nostre forze armate riconoscono che la limitata utilità militare di questi ordigni non compensa affatto il pericolo che essi rappresentano per i civili, spesso anche a distanza di molti anni dalla fine di un conflitto.
Esistono altri sistemi d'arma che si potrebbero usare al posto delle mine antiuomo con la stessa efficacia, ma senza gli aspetti negativi connessi.
Gli addetti alle operazioni di bonifica dalle mine possono testimoniare il fatto che una percentuale rilevante del materiale pericoloso che essi devono neutralizzare è costituita da ordigni inesplosi di vario tipo più che da mine antiuomo; in alcuni casi, fra questi ordigni si trovano granate provenienti da bombe dirompenti.
<P>
Devo sottolineare il fatto che le bombe dirompenti non sono mine antiuomo: confondere i due problemi è una mistificazione.
Mentre mi sembrerebbe giusto esigere che questi ordigni azionati a distanza siano dotati di un meccanismo di autodistruzione o neutralizzazione, reputo assai avventato insistere su un bando fino a quando le nostre forze armate non avranno raggiunto la sicurezza che le loro capacità operative non ne saranno danneggiate o fino a quando non avremo a disposizione armi sostitutive d'uguale efficacia.
Dobbiamo agire in maniera estremamente meditata e guardarci da quella che potrei definire "frenesia della messa al bando"; altrimenti rischieremmo di rendere poco chiaro il senso delle nostre iniziative contro sistemi come le mine antiuomo, mettendo anche a repentaglio il vasto sostegno di cui godono le campagne d'opinione di questo tipo.
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Sono disposto a sostenere alcuni elementi della risoluzione, ma la sostanza della sua impostazione mi lascia parzialmente dubbioso: sono quindi propenso ad astenermi.
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<SPEAKER ID=106 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, un accordo internazionale per la tutela delle vittime di conflitti armati internazionali recita: "è vietato l' impiego di armi, proiettili e sostanze, nonché metodi di guerra capaci di causare mali superflui e sofferenze inutili" .
Questa è la teoria.
La pratica è un' altra cosa.
Purtroppo, il mondo è popolato anche da persone malvagie che, senza farsi scrupoli, decidono di utilizzare la violenza e scelgono determinate armi per perseguire i propri scopi.
Esistono altresì persone che per motivi giustificati - volendo arginare e impedire la diffusione della violenza e del terrore - sono obbligate a ricorrere alle armi per considerazioni che sono in pieno accordo con i diritti umani.
Il nostro appello si rivolge proprio a queste ultime: quando è necessario ricorrere alle armi per fini buoni, la scelta non deve ricadere sui tipi di armi che, come enuncia il testo, causano mali superflui e sofferenze inutili.
E' auspicabile riallacciarsi alla nostra lotta, tuttora in corso e non ancora terminata, contro le mine antiuomo, poiché anche tali armi sono di natura affine.
Ritengo che anche in questo caso dovremmo esprimere la nostra posizione con la massima chiarezza.
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Forse esistono alternative tecniche che si possono adottare per impedire mali superflui e sofferenze inutili.
Tuttavia, almeno per il momento, occorre una moratoria, e questo è il nostro messaggio odierno.
Deploriamo anche l' impiego di queste armi, in Afghanistan come altrove, ma è ancora più importante avere una prospettiva lungimirante e l' Unione europea deve impegnarsi con chiarezza e determinazione per tale moratoria, affinché, lo ribadisco, siano risparmiati mali superflui e sofferenze inutili.
L' Europa deve esprimere la propria posizione senza mezzi termini.
<P>
<SPEAKER ID=107 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, il mio gruppo ha lasciato libero il voto sulla presente risoluzione ed io faccio parte di coloro che la appoggiano e si pronunciano con veemenza a favore della moratoria.
Nel conflitto attuale dobbiamo essere estremamente cauti.
Stiamo lottando contro un regime terroristico e corriamo il pericolo di non preparare la via per la pace; forse siamo entrati in questo conflitto senza avere predisposto un programma e una prospettiva chiari per la pace.
Protestiamo contro la pena capitale impiegata dai talebani parlando dagli schermi delle massime emittenti americane che, dal canto loro, non disdegnano affatto di mandare in onda esecuzioni.
<P>
Ci ribelliamo alla misoginia dei talebani, mentre sottacciamo gli stupri eseguiti in massa dalla cosiddetta Alleanza del Nord, un' alleanza alquanto losca.
Questa volta si ripropone il medesimo schema: è ovvio che dobbiamo utilizzare le armi in grado di garantire la vittoria nella guerra in Afghanistan.
Nondimeno, è indispensabile risparmiare i civili per quanto possibile, onde evitare un ulteriore inasprimento del conflitto nel mondo e un' escalation nel tipo di armi, in un momento in cui un numero crescente di politici, anche ex pacifisti, ricomincia d' improvviso a pensare in termini di probabilità di vittoria nei conflitti e accetta la guerra come strumento della politica.
<P>
Seppure sia vero che talvolta la guerra rimane l' ultima risorsa, osservo con preoccupazione che il pensiero di una guerra viene accettato con estrema leggerezza.
Nel clima attuale è necessario bandire questo tipo di armi, innanzitutto per consolidare il diritto internazionale.
Abbiamo costituito una coalizione internazionale contro il terrore, ma se essa non si traduce nel rafforzamento del diritto internazionale delle Nazioni Unite, rischiamo che la situazione si sviluppi in maniera del tutto imprevista.
Per questo motivo, come ho detto: sì alla lotta contro il terrore, ma nella prospettiva di un rafforzamento del diritto internazionale e del bando - anche questo è un tema d' attualità - delle armi atomiche, biologiche e chimiche.
Rivolgendoci agli Stati Uniti, non possiamo evitare di pensare anche al bando delle bombe dirompenti che giudichiamo essere uno strumento di guerra destinato a danneggiare la popolazione civile oltre il limite accettabile.
Chi conosce l' entità dei danni nei Balcani o in Kosovo, causati in quel caso, non dimentichiamolo, dalla posa di mine da parte dell' esercito iugoslavo, si rende conto che questa volta è necessario agire con misura.
<P>
<SPEAKER ID=108 NAME="Nielson">
Signor Presidente, la Commissione condivide le preoccupazioni del Parlamento in merito ai problemi umanitari, economici e sociali provocati da vari tipi di ordigni inesplosi (come le bombe dirompenti), nonché, in particolare, dalle difficoltà inerenti alla bonifica delle zone infestate.
<P>
Numerosi studi effettuati sulle bombe dirompenti dimostrano che almeno il 10 per cento delle bombe sganciate non esplode al momento dell'impatto e gli ordigni inesplosi di questo tipo hanno tendenzialmente effetti simili a quelli delle mine antiuomo: anch'essi sono attivati dalle vittime e anch'essi possono risultare mortali o provocare ferite invalidanti non meno gravi di quelle cagionate dalle mine antiuomo.
<P>
La Commissione ha preso debita nota della proposta avanzata dal comitato internazionale della Croce Rossa al fine di risolvere i problemi causati dalle bombe dirompenti e da altri "residuati bellici inesplosi" in occasione della Conferenza di revisione della Convenzione delle Nazioni Unite sul divieto o la limitazione dell'uso di alcune armi convenzionali.
<P>
Tale approccio è ampiamente condiviso dall'Unione europea.
Alla Conferenza di revisione che si terrà a Ginevra dall'11 al 21 dicembre 2001, l'Unione presenterà una posizione comune in materia di residuati bellici inesplosi con la richiesta di adottare misure concrete per affrontare questo problema nell'ambito della Convenzione sulle armi convenzionali.
In tale prospettiva, abbiamo compiuto passi diplomatici per preparare il terreno ad un esito favorevole della riunione di Ginevra.
L'iniziativa del Parlamento risulta perciò particolarmente opportuna e tempestiva.
La Commissione seguirà da vicino gli sviluppi della Conferenza di revisione della Convenzione sulle armi convenzionali.
<P>
A livello operativo, la Commissione - per mezzo dello strumento giuridico e di bilancio del regolamento sulle mine antiuomo - contribuisce già, in maniera indiretta ma tangibile, a mitigare la minaccia posta dalle bombe dirompenti e da altri ordigni inesplosi.
La bonifica dalle mine svolta in base a questo regolamento comprende, de facto, anche la bonifica da altri ordigni inesplosi.
Abbiamo già intrapreso tali operazioni più vaste di sminamento in paesi come Laos, Repubblica federale di Iugoslavia e Kosovo, ove il problema delle mine antiuomo si collega in maniera del tutto evidente con quello della presenza di altri ordigni inesplosi.
La bonifica dalle mine trova anche un'altra forma di sostegno, in quanto rientra - in molti paesi - nei piani di aiuti umanitari finanziati da ECHO, nonché in quelle attività di sviluppo che svolgiamo nell'ambito dei lavori di costruzione stradale o di ricostruzione.
<P>
Una settimana fa, a Kabul, ho assistito all'opera di sminamento finanziata da ECHO.
Tramite due organizzazioni, abbiamo impiegato circa 1.500 o 2.000 lavoratori locali afghani che proseguono senza sosta la bonifica.
Abbiamo seguito percorsi tracciati all'interno di zone in cui ho contato da 30 a 40 bombe dirompenti, lanciate di recente e inesplose.
Questi ordigni non rimangono necessariamente in superficie; se un'altra bomba dello stesso tipo esplode nelle vicinanze, essa può seppellirne diverse altre, che a questo punto equivalgono in pratica a mine antiuomo.
Hanno tre funzioni: penetrano il rivestimento dei mezzi corazzati, proiettano frammenti di shrapnel dall'involucro e appiccano incendi.
<P>
E' stata un'esperienza sinistra, ma ho tratto una sincera soddisfazione dal fatto che noi finanziamo questo tipo di attività su vasta scala.
Si tratta chiaramente di una delle principali priorità dell'attuale situazione nella quale ci adoperiamo per consentire ai profughi un ritorno sicuro alle proprie case.
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<SPEAKER ID=109 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
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<CHAPTER ID=12>
Diritti umani
<SPEAKER ID=110 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
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Donne in Afghanistan - B5-0763/2001, presentata dall'onorevole Crowley a nome del gruppo UEN,
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B5-0766/2001, presentata dalle onorevoli Gröner, Theorin, Van den Berg e Izquierdo Rojo a nome del gruppo PSE,
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B5-0776/2001, presentata dalle onorevoli Fraisse, Eriksson, Morgantini, González Álvarez, Ainardi, Figueiredo e Uca a nome del gruppo GUE/NGL,
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B5-0784/2001, presentata dalle onorevoli Jillian Evans, Hautala, Sörensen, Breyer, Isler Béguin, Buitenweg, Auroi e Schroedter a nome del gruppo Verts/ALE,
<P>
B5-0790/2001, presentata dagli onorevoli Dybkjær, Malmström e Van den Bos a nome del gruppo ELDR,
<P>
B5-0802/2001, presentata dagli onorevoli Thomas Mann, Banotti, Maij-Weggen, De Sarnez, Avilés Perea, Kratsa-Tsagaropoulou e Tannock a nome del gruppo PPE-DE,
<P>
Indonesia- B5-0762/2001, presentata dall'onorevole Belder a nome del gruppo EDD,
<P>
B5-0767/2001, presentata dall'onorevole Van den Berg a nome del gruppo PSE,
<P>
B5-0783/2001, presentata dagli onorevoli McKenna e Lagendijk a nome del gruppo Verts/ALE,
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B5-0791/2001, presentata dall'onorevole Maaten a nome del gruppo ELDR,
<P>
B5-0798/2001, presentata dalla onorevole Muscardini a nome del gruppo UEN,
<P>
B5-0803/2001, presentata dagli onorevoli Maij-Weggen, Deva e Posselt a nome del gruppo PPE-DE,
<P>
Tragedia dell'immigrazione in Irlanda- B5-0777/2001, presentata dagli onorevoli Boudjenah, Morgantini, Frahm, Korakas, Herman Schmid, Miranda e Papayannakis a nome del gruppo GUE/NGL,
<P>
B5-0796/2001, presentata dall'onorevole Andrews a nome del gruppo UEN,
<P>
B5-0800/2001, presentata dagli onorevoli Terrón i Cusí, De Rossa e Karamanou a nome del gruppo PSE,
<P>
B5-0805/2001, presentata dall'onorevole Doyle a nome del gruppo PPE-DE,
<P>
Togo- B5-0760/2001, presentata dall'onorevole Pasqua a nome del gruppo UEN,
<P>
B5-0768/2001, presentata dalle onorevoli Carlotti e Van den Berg a nome del gruppo PSE,
<P>
B5-0778/2001, presentata dagli onorevoli Morgantini, Sylla, Cossutta, Marset Campos e Sjöstedt a nome del gruppo GUE/NGL,
<P>
B5-0786/2001, presentata dagli onorevoli Rod e Maes a nome del gruppo Verts/ALE,
<P>
B5-0793/2001, presentata dagli onorevoli Van den Bos e Dybkjær a nome del gruppo ELDR,
<P>
B5-0804/2001, presentata dagli onorevoli Schwaiger, Maij-Weggen, Johan Van Hecke, Van Velzen e Posselt a nome del gruppo PPE-DE,
<P>
Aung San Suu Kyi e Leyla Zana- B5-0769/2001, presentata dagli onorevoli Van den Berg e Swoboda a nome del gruppo PSE,
<P>
B5-0779/2001, presentata dagli onorevoli Vinci, Uca, Ainardi, Figueiredo, Eriksson, Frahm e Seppänen a nome del gruppo GUE/NGL,
<P>
B5-0792/2001, presentata dalla onorevole Malmström a nome del gruppo ELDR,
<P>
B5-0797/2001, presentata dalla onorevole Muscardini a nome del gruppo UEN,
<P>
B5-0806/2001, presentata dagli onorevoli Maij-Weggen, Lamassoure e Van Orden a nome del gruppo PPE-DE,
<P>
B5-0809/2001, presentata dagli onorevoli Cohn-Bendit, Maes, Wuori e Frassoni a nome del gruppo Verts/ALE.
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Donne in Afghanistan
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<SPEAKER ID=111 LANGUAGE="DE" NAME="Gröner">
Signor Presidente, signor Commissario, una pace duratura in Afghanistan non è possibile senza la partecipazione delle donne.
E' stato questo il più importante messaggio lanciato dal Vertice delle donne afghane, organizzato a Bruxelles dal 5 al 6 dicembre con il sostegno dell' Unione europea.
Vi hanno partecipato circa 50 donne, rappresentanti di spicco di tutti i gruppi della società afghana, con l' obiettivo di far sentire la voce delle donne afghane nel dibattito politico in corso a livello internazionale.
E' positivo che la conferenza delle Nazioni Unite sull' Afghanistan, tenutasi contemporaneamente a Bonn, abbia stabilito che del governo di transizione dovranno far parte almeno due donne, una delle quali ricoprirà la carica di vice primo ministro.
E' un risultato al quale sicuramente ha contribuito anche il nostro Vertice di Bruxelles.
Possono contare sul nostro sostegno, ma dovranno esserci anche altri progressi.
Insistiamo sul fatto che le donne devono avere la possibilità di candidarsi alle future elezioni ad ogni livello politico ed essere elette.
Ciò significa che adesso sono necessarie concrete misure d'assistenza rivolte a loro tramite un programma straordinario di sostegno alla democrazia.
<P>
Si dovrà fare in modo che le donne afghane partecipino appieno ai vari negoziati alla ricerca di una soluzione dei conflitti, nonché ai colloqui di pace in corso.
E' necessario sfruttare l' attuale attenzione dell' opinione pubblica mondiale e della stampa per creare nuove strutture e per garantire che la voce delle donne afghane sia ascoltata.
Come già è avvenuto nel 1998, il mio gruppo intende cogliere l' occasione della giornata internazionale delle donne nel 2002 per mantenere vivo l' impegno volto ad evitare una catastrofe umanitaria.
<P>
Noi socialiste democratiche denunciamo da anni la terribile condizione delle donne nello Stato dei talebani e adesso diciamo: nessun progetto per il futuro dell' Afghanistan e nessuna unità politica senza la piena partecipazione delle donne.
Chiediamo che sia costituito un gruppo di donne leader afghane cui affidare il coordinamento del sostegno internazionale, nonché la nomina di un interlocutore responsabile della gestione dell' assistenza dell' Unione europea.
Le donne e le adolescenti dell' Afghanistan hanno dovuto subire venti anni di guerra e di sistematiche violazioni dei diritti umani, ma non per questo sono state ridotte al silenzio.
Organizzazioni afghane come RAWA hanno lavorato duramente per opporre resistenza allo Stato talebano.
<P>
Non ci si può aspettare che con l' Alleanza del Nord la situazione automaticamente migliori. Noi, pertanto, dobbiamo sostenere il coraggio e la capacità di resistenza del RAWA.
Stamattina abbiamo messo a punto le condizioni tecniche di bilancio per consentire il sostegno ad ONG come lo stesso RAWA, ma servono anche un' ottica di lungo periodo e l'impegno delle donne per garantire la pace, la libertà e la parità di diritti per le donne in Afghanistan.
Non dobbiamo ridurre il nostro impegno fino a che la futura Costituzione non garantirà il rispetto dei diritti delle donne inserendoli tra i diritti umani.
<P>
<SPEAKER ID=112 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, è innegabile che apparteniamo allo stesso mondo delle donne afghane.
<P>
Vorrei ricordare la dichiarazione di Douchanbé dei diritti fondamentali della donna afghana del 28 giugno 2000.
Vi erano donne che svolgevano un ruolo di primo piano, non soltanto vittime.
Vorrei altresì ricordare, come ha fatto la onorevole Gröner, il Vertice delle donne afghane che si è concluso il 6 dicembre 2001, la settimana scorsa, con una dichiarazione che è importante conoscere.
Essa recita: le donne afghane vogliono i loro diritti ora, non domani, non poi.
Sono stati restituiti loro tutti questi diritti, ora vanno ristabiliti.
<P>
Ecco il motivo per cui ho presentato un emendamento nel quale chiedo che ciò avvenga quanto più prima, a favore del quale vi chiedo di votare.
<P>
Si devono fornire loro i mezzi per circolare, per ricevere un' istruzione e per curarsi, poiché noi, donne del loro stesso mondo, siamo un po' preoccupate.
Per tale ragione, chiediamo sia alle Istituzioni europee che agli organi dell' ONU di vigilare.
L' articolo 5 della risoluzione invita l' ONU ad occuparsi in particolar modo della realizzazione della parità tra uomini e donne in Afghanistan poiché, in sostanza, esse sono state emblema di molte cose.
Sono state emblema della loro oppressione, ma sono state anche emblema della carestia.
Sei mesi fa, quando si parlava della situazione in Afghanistan, esse sono state emblema della loro oppressione, nonché della distruzione dei Buddha di Bamyan.
Tali simboli non vanno gettati dopo l' uso.
Si tratta di far sì che tutte le donne possano ritrovare i loro diritti e che coloro che ritengono di potersi battere come protagoniste e rappresentanti dell' intero popolo possano partecipare al governo.
<P>
Esse sono protagoniste e noi apparteniamo allo stesso mondo.
Credo che la libertà di circolare, l' habeas corpus che chiedono, sia lo stesso che rivendicano le donne occidentali e, da tale punto di vista, non vanno fatte differenze.
Ecco perché non vi sono temi di secondaria importanza, bensì un unico tema che, se possibile, chiedo al Parlamento europeo, in veste di Istituzione, di far rispettare, poiché non è scontato che il futuro, per le donne afghane, sia migliore rispetto al passato.
<P>
<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Presidente, signor Commissario, oltre a quanto hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduta, desidero aggiungere che è bello vedere la gioia che si è impadronita delle donne afghane.
Ma ci preoccupa il clima di paura che la accompagna.
E le donne afghane hanno ogni ragione di avere paura: sappiamo infatti che anche l' Alleanza del Nord si è macchiata di crimini, come ad esempio il matrimonio coatto.
<P>
E' essenziale che donne e bambini riescano a sopravvivere all' inverno.
Al contempo, è evidente l' importanza di non recedere dalle azioni qui menzionate: pieno accesso all' istruzione e all' assistenza sanitaria per le donne e le giovani.
Bisogna adottare immediatamente un approccio basato sul diritto.
Le donne afghane non devono essere costrette ad elemosinare un' istruzione come se fosse la carità: è un diritto.
Così otterranno non solo l' istruzione, ma anche il rispetto di cui hanno tanto bisogno.
<P>
Occorre inoltre destinare stanziamenti, ma ciò richiede un' equità fra i vari gruppi etnici.
Siamo lieti dell' esito della Conferenza di Bonn, ma i lavori debbono proseguire.
<P>
Desidero ancora far presente al Commissario Nielson la relazione speciale che il mio predecessore Elisabeth Rehn ha elaborato sull' attività di peace-keeping delle Nazioni Unite; chiedo al Commissario di riconoscere che vi è ancora molto da fare sul modo in cui le forze di interposizione trattano le donne.
Nelle forze di interposizione debbono esservi anche donne ed occorre sapere come fare a trattare le donne che sono state vittime di violenze.
Spero che le Nazioni Unite possano sostenere la proposta avanzata da Elisabeth Rehn nella sua relazione a Kofi Annan.
<P>
Va esaminata anche la questione delle responsabilità, ossia chi abbia colpa di cosa.
E' l' unico modo per guarire le ferite.
E, su questo versante, credo che le esperienze internazionali cui ispirarsi siano davvero molte.
<P>
Per ultimo, ma non da ultimo, un problema assai grave, Commissario Nielson.
Occorrono cani addestrati a individuare le mine: sono molto importanti per bonificare tutta questa devastazione.
Spero che l' Unione possa dare un sostegno anche in tal senso.
<P>
<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, mercoledì scorso la Conferenza internazionale sull' Afghanistan tenutasi a Petersberg, Bonn, ha prodotto eccellenti risultati.
Tra i 29 membri del governo di transizione ci saranno due donne.
Questo è un segnale importante e chiarissimo, nonché un primo passo verso il riconoscimento sociale.
Con la prevedibile fine del medievale regime di terrore dei talebani avrà fine anche la brutale repressione dei diritti delle donne.
<P>
Le donne sono state le principali vittime della casta di quelli che si definivano guerrieri di Dio.
Veniva loro negata l' istruzione, la formazione, l' esercizio di una professione e qualsiasi diritto di partecipazione.
Non potevano nemmeno uscire di casa.
L' amaro risultato è che solamente il cinque per cento di tutte le donne e le adolescenti sa scrivere o leggere.
<P>
A partire da adesso le donne, conquisteranno passo dopo passo pari opportunità nell' accesso ai posti di lavoro, all' assistenza medica e al diritto di voto.
Hanno bisogno di seggi e di una loro voce nel governo e nel parlamento.
Sono convinto che riusciranno a creare proprie organizzazioni attraverso le quali partecipare al processo decisionale, a livello economico e sociale.
Non potranno essere fermate e troveranno una loro nuova identità, ma sarà un percorso lungo che noi dobbiamo sostenere.
<P>
Spero che le donne, cui abbiamo dedicato la nostra campagna dell' 8 marzo 1998 "Un fiore per Kabul" , possano riprendere le loro professioni di medici, insegnanti, professoresse o dirigenti.
A nome del PPE e come membro della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, vorrei affermare il mio sostegno alla proposta di dedicare la giornata dell' 8 marzo del prossimo anno alle donne afghane.
<P>
Solo negli ultimi dieci anni, l' Unione europea ha sostenuto l' Afghanistan con 400 milioni di euro.
In futuro, i fondi da noi messi a disposizione devono essere aumentati con programmi ed interventi a favore delle donne.
Chiediamo anche agli Stati confinanti dell' Afghanistan di dare un loro contributo alla ricostruzione partecipando attivamente a questo processo.
<P>
<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock">
Signor Presidente, in qualità di coautore di questa risoluzione, sono fiero di aver già preso la parola in Parlamento, nel giugno di quest'anno, contro la brutalità e il medievale oscurantismo del governo dei talebani che hanno persino osato distruggere le splendide statue dei Buddha di Bamiyan.
Questo avveniva ben prima dell'11 settembre, quando i talebani e il loro sventurato paese sono balzati al centro della scena mondiale, e la connessione tra il loro regime e i responsabili dell'attacco terroristico contro gli Stati Uniti è diventata palese agli occhi di tutti.
<P>
L'Afghanistan si trova ora di fronte ad una svolta storica.
Come deputato britannico al Parlamento europeo, sono orgoglioso dei valorosi soldati del mio paese che combattono a fianco dell'America per liberare l'Afghanistan dai suoi oppressori; costoro non potranno più dare asilo a terroristi internazionali bramosi di distruggere i valori della civiltà occidentale, compresi i diritti delle donne.
Rivolgo un omaggio particolare a coloro che sono rimasti feriti in questa campagna e mi auguro - dal momento che il Regno Unito sarà uno dei più importanti componenti della forza di pace delle Nazioni Unite - che non si abbiano a lamentare ulteriori perdite.
<P>
Due settimane fa sono stato invitato a incontrare una rappresentante dell'Associazione rivoluzionaria delle donne afghane; all'inizio, da buon conservatore, nell'udire il termine "rivoluzionaria" ho avuto uno spontaneo moto di rifiuto.
Alla fine dell'incontro mi sono però reso conto che in Afghanistan le mie opinioni di occidentale in materia di diritti sociali e politici delle donne mi avrebbero senza dubbio guadagnato la fama di rivoluzionario agli occhi degli esponenti della vecchia guardia dei mujaheddin, come il Presidente Rabbani.
Saluto con gioia la partecipazione di due donne al governo provvisorio e spero che la nuova generazione di leader politici, più giovani, moderni e progressisti, saprà fondare un nuovo ordine basato sull'uguaglianza dei sessi, nonché sul pieno godimento dei diritti sociali e politici sanciti dall'adesione ai trattati internazionali, un ordine in cui le donne non siano confinate in un ruolo meramente economico e riproduttivo e condannate all'invisibilità nei loro burka.
Negli anni Sessanta e Settanta, per il governo del Re Mohammed Zahir Shah, le donne erano membri a pieno titolo della società, nelle professioni, nell'educazione superiore, nella politica.
Mi auguro che l'Afghanistan possa tornare a questa forma di moderato governo laico, sfruttando gli immensi talenti di più di metà della sua popolazione.
<P>
<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="ES" NAME="Izquierdo Rojo">
Signor Presidente, l'Arabia Saudita non ha una buona reputazione né offre garanzie in materia di difesa delle donne afghane.
L'Arabia Saudita è uno degli unici tre paesi che hanno sostenuto ufficialmente il regime talebano, continua a incoraggiare e ad aiutare finanziariamente i fondamentalisti islamici e viola gravemente i diritti umani delle donne.
<P>
Signor Presidente, con tale misogino pedigree, è forse logico che il 20 novembre, nella riunione tenutasi a Washington, sia stata designata l'Arabia Saudita per partecipare al gruppo che dirigerà la ricostruzione dell'Afghanistan?
<P>
Ora, signor Presidente, inizia una tappa foriera di grandi speranze per l'Afghanistan ed è necessario che comincino a cambiare le dure condizioni di vita delle donne.
Abbiamo bisogno di un piano di misure urgenti volte a iniziare la ricostruzione e il cammino verso la pace e il progresso.
Abbiamo bisogno che l'Unione europea s'incarichi nel modo più diretto possibile di mettere ordine nella distribuzione degli aiuti umanitari e di istituire misure rapide e strutture affinché riprendano i servizi educativi e sanitari a favore delle bambine e delle donne.
<P>
Come raccomandazione finale, signor Presidente, è necessario ricordare quelle organizzazioni femminili che hanno fatto la resistenza contro i talebani come RAWA e queste organizzazioni femminili sono quelle che devono assumere un ruolo decisivo affinché la ricostruzione sia fatta con le donne e per le donne.
<P>
<SPEAKER ID=117 NAME="Morgantini">
"Continuo a vedere morti: il nostro è un paese cimitero.
Noi continuiamo a resistere per liberarci dal terrorismo, dai signori delle guerre, anche dagli USA, che hanno creato Bin Laden e i talebani e per combatterli e ucciderli bombardano anche noi."
<P>
Fatima mi parla al telefono da Kabul: non è una profuga, è una dirigente del RAWA.
Dice che le strade di Kabul sono tornate ad essere popolate, i mercati sono pieni ma non ci sono soldi e le vedove continuano a vivere di carità, i bambini vanno nelle immondizie.
Tutti hanno ancora paura.
Qualche donna si è tolta o sollevata il burka, qualche uomo si è rasato, le musiche hanno ricominciato a suonare ma c'è la paura di punizioni e di vendette.
Per questo, dice Fatima - e io sono d'accordo con lei - dovrebbe esserci una forza delle Nazioni Unite senza russi, americani, inglesi ma con contingenti di altri paesi: una forza multietnica e multireligiosa che operi per disarmare i gruppi militari.
<P>
Dei diritti delle donne afghane ne parlano tutti.
Ottima cosa, purché le donne non vengano ancora una volta utilizzate per dare legittimità ad azioni di guerra.
Per anni, donne afghane e anche europee hanno denunciato ad un occidente sordo la condizione di oppressione e di violenza del regime dei talebani.
La guerra non è finita; non possiamo fingere e parlare solo di futuro e di ricostruzione.
Sono stati fatti passi importanti per la presenza delle donne nella formazione del governo, ma non basta e non è finita.
Dobbiamo sostenere quelle donne democratiche che hanno una visione laica della costituzione e che, pur non negando le proprie identità, superano le divisioni etniche e tribali.
<P>
Molte di noi si sono incontrate con loro; insieme abbiamo - ne hanno parlato gli altri parlamentari - elaborato rivendicazioni, ma abbiamo anche messo in gioco le nostre responsabilità.
Le mine che dilaniano sono prodotte dalle fabbriche occidentali; le cluster bomb, gettate a migliaia in questi giorni e rimaste inesplose, sono prodotte dalle nostre fabbriche; nostri i brevetti perversi che disegnano le mine a forma di farfalla o di bambola; nostre le cluster bomb gialle e carine, dello stesso colore dei sacchetti del cibo buttato dagli aerei.
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Alle donne afghane ci lega una strada comune, quella per la libertà e la giustizia per tutti e tutte.
La risoluzione che votiamo oggi e l'emendamento Fraisse non dovranno restare parole morte, sulla carta, ma diventare pratica reale.
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<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="EN" NAME="Nielson">
Signor Presidente, nel 1995-1996, ancor prima dell'avvento al potere dei talebani in Afghanistan, l'Unione europea era ben consapevole della precaria condizione e del basso status riservati alle donne nella società afghana; tale consapevolezza si esprimeva nella particolare natura dei programmi di aiuti da noi finanziati all'epoca, programmi che si incentravano sulla fornitura di assistenza sanitaria, istruzione e occupazione per le donne.
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Nel 1996, quando i talebani conquistarono il potere a Kabul, l'Unione europea elaborò una posizione comune sull'Afghanistan.
Tale posizione viene ribadita ogni anno e indica chiaramente, tra i propri obiettivi, il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani - compresi i diritti delle donne e dei bambini.
Con la posizione comune, inoltre, l'Unione europea si assume l'impegno di sostenere programmi di aiuto che facciano propria una prospettiva di genere, perseguendo attivamente l'obiettivo di un'equa partecipazione di uomini e donne e della promozione della pace e dei diritti umani.
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Di conseguenza, la Commissione ha continuato, anche durante il periodo dei talebani, a finanziare - tramite il proprio bilancio di aiuti a favore delle popolazioni sradicate, nonché per mezzo dei programmi finanziati da ECHO - piani per favorire sia assistenza sanitaria ed istruzione per donne e bambine, sia occasioni di occupazione e formazione per le donne.
La settimana scorsa, a Kabul, ho incontrato molte donne e molti uomini che partecipano a tali iniziative, e questo mi ha fornito lo spunto per iniziare un discorso su quello che vorrei definire "l'altro Afghanistan".

Tutti conosciamo l'Afghanistan dei signori della guerra, ma esiste anche un Afghanistan alternativo, quello degli eroi e delle eroine della pace e della pietà: molte di queste persone lavorano nei progetti da noi finanziati, vi hanno partecipato durante il regime dei talebani e hanno continuato a farlo dopo l'11 settembre.
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In occasione di un progetto finanziato da ECHO dedicato ai bambini vulnerabili, ho incontrato le ragazzine che lì stavano imparando a leggere e scrivere.
Ho chiesto quante di loro, da grandi, avrebbero voluto fare le casalinghe: si sono levate poche mani esitanti; ma, quando ho chiesto quante volevano diventare insegnanti o medici, tutte hanno alzato la mano, tutte volevano esercitare una professione.
E' stato uno splendido momento e la loro insegnante ne è stata assai fiera.
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Un altro progetto riguardava una donna che produce le trapunte da noi impiegate per i progetti destinati ai profughi.
La donna era sola - suo marito era morto nel corso della guerra - e con l' ascesa al potere dei talebani aveva dovuto abbandonare il lavoro di gruista nell'industria edile.
Ha dieci figli e lavora a casa; quando l' ho incontrata, cucivano le trapunte seduti sul pavimento, ed è stata un'esperienza molto bella.
Alla fine, quando ci siamo lasciati, non ho potuto resistere alla tentazione di abbracciarla per esprimerle i miei sentimenti: senza dubbio una cosa politicamente non corretta se i vicini ci avessero visto (o forse in assoluto).
Tuttavia, il mio abbraccio è stato ben accolto, e questo civile ed affettuoso incontro di culture nel centro di Kabul mi ha reso molto felice.
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Ci troviamo ora, fortunatamente, nell'era post-talebani: si profila la possibilità di cambiamenti e spero che i risultati ottenuti a Bonn il 5 dicembre spianeranno la strada ad un notevole miglioramento della situazione delle donne e delle bambine nel paese.
Alcune donne hanno partecipato alla delegazione presente a Bonn, altre faranno parte dell'amministrazione provvisoria.
L'accordo provvisorio contiene numerosi riferimenti specifici alla garanzia di una partecipazione femminile alle prossime tappe del processo politico (la Loya Jirga e l'amministrazione transitoria).
Tutte queste fasi si svilupperanno sotto la supervisione delle Nazioni Unite cui - in base all'accordo provvisorio - spetta il ruolo costituzionale di sorvegliare la condotta dell'autorità provvisoria, nonché la formazione della Loya Jirga del periodo d'emergenza. Le Nazioni Unite saranno inoltre responsabili dello sviluppo e dell' attuazione di un programma di educazione ai diritti umani teso a promuovere in Afghanistan la consapevolezza e il rispetto dei diritti umani.
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Attualmente, la Commissione sta esaminando nuovi programmi supplementari, per un importo complessivo di 28,5 milioni di euro, la cui realizzazione avrà inizio nelle prossime settimane.
Tali programmi saranno destinati agli aiuti d'emergenza e ai soccorsi alle popolazioni sradicate; in tutti, la prospettiva di genere costituirà un elemento specifico od orizzontale.
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ECHO è già presente a Kabul e, a metà gennaio, inaugureremo formalmente il suo ufficio.
I funzionari della Commissione prevedono una presenza permanente nella città a partire dal 1º febbraio 2002.
E' quindi importante garantire un follow-up, anche alla luce della nostra discussione di oggi.
I futuri sviluppi ci forniranno alcuni indicatori essenziali che consentiranno all'Unione europea e alla comunità internazionale di giudicare la serietà con cui la nuova amministrazione afghana affronterà gli impegni assunti.
Devo però mettervi in guardia: non bisogna attendersi miracoli, poiché - soprattutto al di fuori di Kabul - abbiamo a che fare con una società profondamente tradizionale, la cui realtà diffusa non corrisponde certo all'élite di Kabul con la quale veniamo più facilmente a contatto.
Esistono differenze assai radicate e, pertanto, si impone un approccio ampio ed articolato; dobbiamo inoltre assicurare una sistematica presenza delle donne nelle molteplici iniziative decentrate che stiamo realizzando in tutto il paese.
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Indonesia
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<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, è vero: la rete Al Qaeda di Bin Laden opera effettivamente in Indonesia ed ha campi di addestramento, tra l' altro, a Sulawesi, l' isola su cui mi soffermo nel mio allegato.
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Nascondendosi dietro il gruppo terroristico Laskar Jihad, centinaia di questi combattenti in parte stranieri sono giunti di recente sull' isola di Sulawesi.
Ya'far Umar Thalib, di Yogyakarta, leader trentanovenne addestrato in Pakistan di questa organizzazione terroristica nata alla fine degli anni Novanta, smentisce la presenza di seguaci di Bin Laden.
Tuttavia, sembra vero il contrario.
Proprio ieri il capo del servizio di sicurezza nazionale indonesiano, l' ex generale Hendro Pliono, ha dichiarato, dopo un incontro con il Presidente Megawati Sukarnoputri, che effettivamente Al Qaeda opera in Indonesia.
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Spero che le autorità indonesiane non rimangano inattive di fronte a queste notizie.
Mi rivolgo a loro con urgenza affinché intervengano in modo deciso contro il gruppo Laskar Jihad e questa ramificazione di Al Qaeda.
E' il momento di agire. Dal primo scoppio del conflitto ad Ambon, il 19 gennaio 1999, un giorno prima della festa islamica di Idul Fitr, il Laskar Jihad aveva già ucciso almeno diecimila cristiani e costretto molti di loro alla fuga per il timore di venire uccisi.
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Sono molto preoccupato per il fatto che, dopo le Molucche, questa forza anti-cristiana si sia ora spostata verso Sulawesi.
Non posso dimenticare un racconto risalente all' autunno di quest' anno che vede protagonista un bambino cristiano di otto anni.
Il bambino si trovava con la madre su un autobus.
Durante il tragitto, un gruppo di una cinquantina di terroristi musulmani bloccò il veicolo, controllando l' appartenenza religiosa dei passeggeri.
Due risultarono cristiani, la madre e il bambino.
Con un gesto di inaudita violenza, i terroristi trascinarono il bimbo fuori dall' autobus, lasciando la madre sconvolta.
Per quanto il bambino urlasse di paura, i terroristi non si lasciavano impietosire e lo trascinarono dalla strada fin dentro la giungla.
Dopodiché non si seppe più nulla di lui. Non si tratta che di un esempio dei numerosi attacchi documentati, perpetrati dal Laskar Jihad contro autobus sull' isola di Sulawesi.
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Signor Presidente, chiedo a Consiglio e Commissione di contribuire con decisione alla lotta contro il terrorismo in Indonesia, di valutare in che modo sia possibile sostenere un processo di conciliazione in loco e quali provvedimenti possano essere adottati per favorire lo sviluppo economico nella regione.
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<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Berg">
Signor Presidente, in quanto Parlamento abbiamo adottato varie importanti risoluzioni relative all' Indonesia, al Timor e alle Molucche.
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Se parliamo dell' Indonesia, parliamo di un impero in cui - effettivamente sotto un regime dittatoriale - interi gruppi di popolazione sono costretti a spostarsi verso altre zone del paese.
Si tratta del fenomeno della trasmigrazione, motivo di conflitti locali ancora numerosi e complessi.
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Nel contempo, passare dalla dittatura alla democrazia rappresenta un passo enorme.
Si parla di democratizzazione dal 1999, ma il processo è estremamente difficile: da un lato si riscontrano tentativi di rafforzare la democrazia; dall' altro scoppiano violenti conflitti etnici in molte zone del paese.
La Jihad, che prima operava nella Molucche, è ora attiva sull' isola di Sulawesi. A Papua è stato assassinato Theys Hiyo Eluay.
E ogni volta l' esercito ha difficoltà a intervenire realmente in modo indipendente e ad accettare lo Stato di diritto e la democrazia.
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Questa situazione è particolarmente evidente a Papua: si è lontani dalla capitale e, nonostante la legge sull' autonomia e un tribunale speciale incaricato di indagare su determinati fatti, sembra ancora molto difficile compiere questo passo.
Per tale motivo, dobbiamo condannare in modo deciso l' omicidio perpetrato e fare tutto il possibile per agevolare il processo di riconciliazione.
Lo stesso vale per l' isola di Sulawesi.
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Prendiamo risolutamente le distanze dai terroristi e dalla Jihad, e, nel contempo, sosteniamo le autorità indonesiane.
La maggioranza della popolazione è a favore della riconciliazione, vuole convivere e ricostruire insieme la società.
I cittadini comuni, siano essi cristiani o musulmani, non hanno alcun bisogno della Jihad.
E per questo noi, con tutta la nostra esperienza e con piena disponibilità, dobbiamo offrire il nostro contributo.
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<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, dobbiamo esprimere un'unanime condanna per gli omicidi commessi a Papua il 10 novembre.
Vi è il concreto pericolo che si stiano tramando altri delitti e il governo indonesiano ha il dovere di svolgere un'indagine approfondita, in caso di necessità anche con l'intervento di investigatori internazionali.
E' essenziale che i responsabili siano assicurati alla giustizia, così come è importantissimo che il governo indonesiano protegga la vita dei testimoni mettendoli anche al riparo da intimidazioni; il governo deve inoltre tutelare da analoghe minacce le ONG ed altre organizzazioni.
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E' altresì estremamente importante che il governo indonesiano sostituisca i propri reparti di Kopassus, la cui presenza è considerata una costante minaccia per la popolazione di Papua.
Siamo anche convinti che il governo indonesiano debba porre fine ai traffici commerciali dell'esercito a Papua.
Solo a Sulawesi, in due anni di combattimenti, sono morte migliaia di persone; è necessario che il governo indonesiano faccia ogni sforzo per garantire quella coesistenza fra musulmani e popolazione cristiana che, in passato, è stata possibile per molti anni.
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<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="NL" NAME="Maij-Weggen">
Signor Presidente, dopo un periodo relativamente tranquillo, dall' inizio di novembre l' Indonesia è stata scossa di nuovo da gravi episodi di violenza, tra l' altro sull' isola di Sulawesi e di Celebes, e dall' assassinio di Theys Hiyo Eluay, il leader dei Papua a Irian Jaya.
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Vorrei innanzitutto soffermarmi sull' omicidio di Theys Hiyo Eluay, commesso il 10 novembre dopo il colloquio avuto a nome della comunità Papua con i capi dell' unità militare dell' Indonesia nella Papua occidentale.
Theys Hiyo Eluay non era solo un leader carismatico dei Papua, era anche un uomo moderato, che non mirava alla totale indipendenza della sua provincia, ma puntava all' autonomia all' interno dello Stato indonesiano e che era riuscito ad ottenerla attraverso il governo e il Parlamento indonesiano.
Nel mese di ottobre l' autonomia è stata ratificata dal Parlamento indonesiano e la sera del 10 novembre, dopo una cena con il personale militare regionale, è stato ucciso.
E' tipico dei rapporti in Indonesia che le unità militari della regione ostacolino un processo di pace e di conciliazione costruttivo giungendo a omicidi di questo genere.
Molti pensano che si tratti di un' azione di vendetta, dal momento che un' Irian Jaya autonoma non potrebbe mai offrire ai militari il potere e il denaro che avevano prima.
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Vorrei rivolgermi a Commissione e Consiglio affinché chiedano al governo indonesiano di indagare in maniera approfondita in merito a questo omicidio e di punire i colpevoli in modo tale che possa essere fatta giustizia in una regione dove a dominare è l' ingiustizia.
Chiedo poi aiuti per il governo regionale di Irian Jaya, ad esempio per la creazione di un' accademia amministrativa, in maniera che la popolazione possa imparare a gestire la regione.
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Vi è poi, signor Presidente, la situazione sulle isole di Sulawesi e Celebes.
Sono gli stessi gruppi del Laskar Jihad che hanno già causato così tanta miseria nelle Molucche e si sono resi responsabili di migliaia di morti e centinaia di migliaia di profughi.
Anche a tale proposito mi rivolgo a Commissione e Consiglio affinché chiedano al governo indonesiano di tutelare la comunità cristiana e di tenere sotto controllo più efficacemente i gruppi fondamentalisti islamici.
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Signor Presidente, se l' Indonesia vuole mantenere la propria rispettabile e importante posizione, l' attuale governo deve porre fine alla violenza e l' Unione europea deve dire chiaramente all' Indonesia che gli assassini politici e la violenza contro le minoranze religiose non sono accettabili. In caso contrario, a mio avviso, il rapporto tra Unione europea e Indonesia sarebbe messo a repentaglio.
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<SPEAKER ID=123 LANGUAGE="EN" NAME="Nielson">
Signor Presidente, la Commissione condivide lo sdegno degli onorevoli deputati per il rapimento e l'assassinio di Theys Eluay, presidente del Consiglio di presidenza di Papua; la Commissione si unisce inoltre all'invito, rivolto al governo indonesiano, di svolgere un'esauriente inchiesta su questo atroce delitto affinché i colpevoli siano assicurati alla giustizia.
Ci giunge notizia che l'ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è quella di omicidio; ciò forse non basta a farci nutrire piena fiducia, ma si tratta comunque di un approccio positivo.
Si rende poi necessario insistere in un'azione tesa a riportare la calma e a sviluppare la fiducia nel processo democratico.
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In tale contesto, la Commissione ha particolarmente apprezzato l'adozione - avvenuta il mese scorso da parte del parlamento nazionale indonesiano - dello speciale statuto autonomo per Papua; incoraggiamo il governo indonesiano ad applicare il nuovo statuto nella sua completezza con determinazione e con la dovuta rapidità.
<P>
La Commissione si associa inoltre alle profonde preoccupazioni espresse dagli onorevoli deputati per il recente deteriorarsi della situazione a Sulawesi, dove, dal dicembre 1998, si sono verificati numerosi episodi di violenza fra cristiani e musulmani; le due comunità - entrambe armate - sono separate da una frattura ogni giorno più profonda.

Le notizie che pervengono dalla regione non sono sempre sicure, ma la situazione è certamente grave; a livello locale, la violenza divampa intorno alla città di Poso.
<P>
La settimana scorsa, un'organizzazione umanitaria locale ha visitato la zona - giungendo anche a Poso e Tentena - per accertare i termini concreti della situazione. Questa missione ci segnala un'atmosfera di relativa calma, gravida però di tensione.
Da un lato la TNI e la polizia fanno ogni sforzo per mantenere la sicurezza, rastrellando armi e arrestando i responsabili di atti di violenza, ma dall'altro la chiassosa presenza di un forte nucleo dell'organizzazione Laskar Jihad alimenta i timori di una spirale di violenza.
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La delegazione della Commissione a Giacarta, di concerto con le missioni diplomatiche degli Stati membri, continuerà ad adoperarsi in ogni modo per sorvegliare lo sviluppo degli avvenimenti nella regione; per mezzo di passi diplomatici a nome dell'Unione europea, nonché di altre forme di contatto, la delegazione cercherà inoltre di attirare l'attenzione delle autorità indonesiane sulle nostre preoccupazioni per la situazione del paese.
<P>
La Commissione condivide senza riserve la posizione con cui l'Unione europea esprime il proprio forte sostegno all'integrità territoriale dell'Indonesia, incoraggiando contemporaneamente il governo ad agire con urgenza per affrontare e risolvere pacificamente i conflitti - di carattere separatista o settario - che travagliano il paese.
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<SPEAKER ID=124 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, a mio avviso, la nuova tragedia in atto illustra ancora una volta ciò che si potrebbe definire il destino degli immigrati.
Un anno fa, 58 stranieri furono trovati privi di vita a Dover, mentre l' anno precedente, Yaguine e Fodé, due giovani guineani, morirono nel carrello di atterraggio di un aereo di Sabena.
Ho l' impressione che la storia si ripeta e che, dinanzi a tali drammi, si sia adottata una sola politica: quella di chiudere la porta e di gettare la chiave.
<P>
Come direbbe Bernard-Henri Lévy, noto un crescente disinteresse nei confronti della cosiddetta periferia del mondo.
Pare, signor Presidente, che oggi vi siano due modi di affrontare la questione dell' immigrazione.
Uno, sempre più diffuso, consiste nel voler spalancare le frontiere per far entrare una manodopera a buon mercato di cui si può disporre a piacimento; l' altro sta nel desiderare un' immigrazione zero, che non è né preferibile né auspicabile.
<P>
Credo, signor Presidente, che per l' Unione europea sia giunta l' ora di adottare un vero e proprio corpus di leggi, lineari e rigorose, che sia semplice nella forma e comune all' insieme dei paesi europei e che tenga altresì conto sia dei bisogni dei paesi del sud sia di quelli dei paesi del nord.
Non si può continuare a sottrarre cervelli ai paesi del sud ogni qualvolta se ne avverte l' esigenza, a dar prova di cinismo facendoli venire come se si trattasse di volgare carne fresca di cui c' è bisogno, come si dice, per assicurare le pensioni e, al tempo stesso, adottare un' impostazione repressiva.
<P>
Non è una questione né di repressione né di carità, quanto piuttosto di dignità.
Credo che il tema dell' immigrazione vada affrontato in questa maniera.
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D' altra parte, come si è avuto modo di costatare nel pomeriggio, se non si prende atto del fatto che oggi tre quarti del pianeta vivono nella miseria più totale, se non si procede alla remissione del debito dei paesi del Terzo mondo e se non si decide di investire nella sanità, nell' istruzione e nelle infrastrutture, sono convinto che, ancora una volta, non si sarà tratto alcun insegnamento dalla storia, ancorché recente.
<P>
Tali donne e uomini indigenti, completamente abbandonati a se stessi, oggi offrono linfa vitale e rifugio al terrorismo.
Combattere oggi il terrorismo significa anche lottare contro tale miseria.
Sono intervenuto, signor Presidente, parlando a braccio perché sono intimamente convinto che non si possa continuare a trattare tali persone in un modo così inumano.
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<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa">
Signor Presidente, vorrei ringraziarla per il minuto di silenzio con cui ha onorato la memoria di coloro che hanno perso la vita; questi sventurati non saranno però le ultime vittime se non modificheremo il nostro approccio al problema complessivo dell'immigrazione e dello status di rifugiato.
Vorrei esprimere la mia più profonda solidarietà ai sopravvissuti che hanno perduto in questa tragedia il proprio coniuge e i propri figli.
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La scoperta in un container nella città irlandese di Wexford di otto cadaveri - oltre a cinque persone in gravi condizioni - rappresenta una terribile tragedia che ha scosso l'opinione pubblica non solo in Irlanda, ma in tutta Europa, e purtroppo non è la prima volta che un fatto del genere si verifica.
La sofferenza e l'orrore che, nei lunghi giorni trascorsi in un container metallico sigillato, hanno travolto i sopravvissuti e le vittime - e c'erano anche quattro bambini - sono a malapena concepibili.
Queste persone hanno passato 53 ore in un container carico di mobili, navigando in un mare flagellato da una tempesta forza 10.
Le vittime sono tutte perite per mancanza di ossigeno e il solo pensiero di bambini in tenera età sottoposti ad una sorte tanto orribile suscita un insostenibile raccapriccio.
Esorto il governo irlandese a permettere ai sopravvissuti di rimanere in Irlanda, ad aiutarli a ricostruirsi una vita e a concedere loro - se del caso - lo status di rifugiati.
Forse in base alla legge non vi avrebbero diritto, ma in questo caso dovrebbero ottenerlo, e comunque bisognerebbe permettere loro di rimanere in Irlanda.
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Questa tragedia dimostra ancora una volta i disperati azzardi che molti sono disposti ad affrontare, pur di migliorare la sorte propria e delle proprie famiglie.
Si parla spesso del trattamento privilegiato di cui beneficerebbero i richiedenti asilo: spero che questi discorsi abbiano a cessare.
L'atroce realtà che devono affrontare molti immigrati e richiedenti asilo è crudamente illuminata da queste vittime e dalle gravi condizioni dei loro compagni sopravvissuti.
Ma da questa tragedia dobbiamo trarre una lezione.
E' chiaramente necessario controllare i container in maniera più rigorosa, sia alla partenza che all'arrivo, e inoltre si impone una collaborazione più stretta fra le autorità di diversi paesi.
Dal momento però che non sarà possibile controllare ogni singolo container, e che inevitabilmente altre persone si imbarcheranno in questa disperata avventura, dobbiamo considerare seriamente l'opportunità di obbligare i proprietari di container a dotarli di un sistema di ventilazione, altrimenti assisteremo al ripetersi di questi fatti spaventosi.
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In materia di immigrazione, l'Irlanda e l'Europa devono adottare una politica basata sul pieno rispetto dei diritti umani, secondo le definizioni adottate dalle convenzioni internazionali (per esempio la Convenzione di Ginevra).
Le nostre politiche devono affrontare in maniera assai più decisa le motivazioni politiche, economiche e sociali che spingono queste persone ad abbandonare la propria terra natale; dobbiamo inoltre mitigare le leggi sull'immigrazione, affinché nessuno sia costretto a ricorrere a questi disperati stratagemmi.
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Pur con grande rammarico, devo deplorare le dichiarazioni rilasciate lunedì scorso dal Ministro della giustizia irlandese, il quale ha accusato coloro che si battono per una politica più aperta e razionale in materia di immigrazione di essere semplicemente favorevoli a spalancare le porte all'immigrazione.
Discuterei volentieri quest'argomento con il Ministro, ma purtroppo il suo atteggiamento, e il contesto in cui egli ha inquadrato il dibattito, contribuiscono ad alimentare quell'atmosfera paranoica da cui scaturiscono molti degli abusi che immigrati e rifugiati devono sopportare nel paese che li ospita.
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<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="EN" NAME="Doyle">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziarvi per il minuto di silenzio con cui avete ricordato le vittime della tremenda tragedia che in questa stessa settimana si è verificata a Wexford, nella contea irlandese da cui provengo.
La terribile morte delle otto persone - tra cui quattro bambini -, i cui corpi sono stati ritrovati in un container, illustra crudamente il calvario che molti rifugiati e richiedenti asilo devono affrontare ogni giorno in tutta l'Unione europea.
Il ricordo della tragedia cui ho assistito sabato scorso non mi abbandonerà mai; vorrei unirmi personalmente agli onorevoli colleghi nell'esprimere le mie condoglianze a tutti coloro che sono stati toccati da questo dramma.
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Dopo questo spaventoso incidente, i corpi di altre quattro persone - quattro rumeni - sono stati ritrovati all'interno di un container in partenza per il Canada, nel porto italiano di Livorno.
Questi episodi indicano chiaramente la natura e le dimensioni europee del fenomeno; tocca ora a noi - in quanto Comunità europea - individuare una risposta ben più incisiva di quanto si sia fatto sinora.
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Fin dagli esordi, l'Unione europea si è sempre basata su valori di solidarietà e comunanza.
Se, alla fine di questa settimana, il Vertice europeo di Laeken reagirà a questa moderna forma di traffico di schiavi limitandosi a discutere di un più severo controllo dei confini, allora esso non solo avrà violato tali valori, ma avrà anche mancato al suo ruolo di leadership.
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Questi agghiaccianti incidenti gettano una luce drammatica sui contraddittori atteggiamenti che ispirano le politiche in materia di immigrazione ed asilo seguite nell'ambito dell'Unione europea.
Sia in Irlanda che in tutta Europa si fa sempre più sentire la necessità di lavoratori immigrati che svolgano le mansioni lasciate scoperte dall'aumento della prosperità e dal calo demografico; purtroppo, però, le attuali iniziative politiche tendono a rafforzare i controlli di frontiera per escludere gli immigrati piuttosto che a sviluppare programmi per accogliere in maniera strutturata i flussi di immigrazione.
Fino a quando i governi di tutti gli Stati membri dell'Unione europea non avranno seriamente affrontato questa contraddizione, tragedie come quella di Wexford si ripeteranno.
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Apprezzo gli sforzi compiuti nel corso di questa settimana per realizzare un mandato d'arresto europeo che colpisca questi criminali, veri e propri trafficanti di esseri umani, i quali traggono vantaggio finanziario dalla miseria e dalla disperazione altrui.
Il mercato unico ha offerto ai nostri cittadini molti benefici, ma ha fornito un'identica opportunità anche ai criminali: un mercato unico per svolgere le proprie attività.
Oggi più che mai è necessario che EUROJUST ed EUROPOL si battano senza tregua contro quegli individui che prosperano sulla miseria e la disperazione altrui.
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Per concludere, il retaggio storico dell'emigrazione economica irlandese che si è dispersa per il mondo negli ultimi due secoli - soprattutto durante e dopo la grande carestia del 1845-1849 - è tale che noi oggi, come irlandesi e come europei, non possiamo assolutamente ignorarlo.
Dobbiamo quindi essere così generosi da accogliere fra noi almeno una parte di coloro che cercano di sfuggire alle persecuzioni e di procurarsi un'esistenza migliore.
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Se i casi degli ultimi mesi, con la morte di immigrati all'interno di container o vagoni ferroviari o nella stiva di una nave, devono insegnarci qualcosa, si tratta del fatto che una risposta all'immigrazione economica basata solamente sul controllo della circolazione illegale di persone non impedirà certo a individui disperati di ricorrere a mezzi estremi per raggiungere l'Europa.
E' quindi essenziale affrontare i problemi sottesi a questo fenomeno nei paesi da cui fuggono i miseri clandestini.
Forse allora la tragedia in cui la settimana scorsa a Wexford hanno perso la vita immigrati turchi, algerini ed albanesi non sarà stata vana.
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<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="DE" NAME="Schulz">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la risoluzione che adotteremo contiene una serie di affermazioni in merito alle misure che è necessario siano messe in atto dall' Unione europea alla luce di un evento come questo.
L' onorevole Sylla ha affermato che non si tratta di un caso isolato, ma di un problema con cui dobbiamo fare i conti ogni anno. Non ripeterò quindi, a nome del mio gruppo, l'elenco delle misure.
I dati del problema sono chiari e noi qui abbiamo già adottato molte risoluzioni per affermare quello che è necessario fare e quali misure devono essere applicate, come anche quello che in parte si è già cominciato a fare.
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Vorrei parlare anche di un altro aspetto che ricollego al minuto di silenzio da lei proposto, signor Presidente.
Con un minuto di silenzio si onora la memoria delle vittime.
A queste vittime spetta non solo l' onore del nostro minuto di silenzio, ma anche la seguente riflessione: le persone che si rivolgono ai criminali, i quali da loro incassano soldi per portarle verso quello che ai loro occhi è un paradiso, sono esseri umani animati dalla speranza.
Sperano in una vita migliore, di solito non per tanto se stessi quanto per i loro figli.
Danno tutto quello che hanno, patrimonio e speranze.
Un detto recita: "La speranza è l' ultima a morire" .
Gli esseri umani che si trovavano in quel container hanno sperato fino all' ultimo respiro di riuscire a raggiungere la loro meta.
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Passo ora all' altra parte delle mie considerazioni.
Chi specula su questa speranza guadagnandoci, i corrotti funzionari di frontiera che hanno lasciato attraversare le nostre frontiere esterne a queste persone provenienti dal Kurdistan, sono criminali che traggono profitto dalla disperazione nella quale spingono quelle persone. Anche loro si meritano un minuto del più profondo disprezzo di cui noi come società civile siamo capaci.
Questo disprezzo, lo vorrei ricollegare al suo minuto di silenzio per dedicarlo anche alle vittime.
I loro figli devono sapere che i responsabili sono oggetto della più risoluta condanna del mondo civilizzato.
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<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström">
Signor Presidente, otto persone, metà delle quali bambini, hanno perso la vita in circostanze tanto terribili quanto incomprensibili.
Qualcosa di analogo era già accaduto a Dover un anno fa e, allora come oggi, si diceva che non si sarebbe dovuto ripetere.
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Tutti sono sconvolti, ma la verità è che, ogni anno, migliaia di persone perdono la vita in condizioni simili.
Parlo dell' immigrazione clandestina in Europa, di chi cerca di venire fin qui senza documenti di viaggio in regola.
Ma siamo noi a farne dei clandestini, con questo continuo innalzamento dei requisiti per il visto, con il continuo segnale "Qui non siete benvenuti" , con l' imposizione alle compagnie aeree della responsabilità in materia o alle società di navigazione dell' incombenza di stabilire chi abbia diritto a chiedere asilo.
Così non si può andare avanti.
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Occorre concordare una politica comune dei profughi improntata a umanità e generosità, una strategia europea in materia di immigrazione.
Spero che, fra due settimane, quest' Aula non dovrà ancora piangere la scomparsa di esseri umani in un analogo evento.
Occorre volgere lo sguardo in avanti e chiedersi se non possa esservi una soluzione diversa, oltre ai provvedimenti repressivi.
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<SPEAKER ID=130 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, vorrei chiarire che anche il mio gruppo ha firmato questa risoluzione, benché per qualche motivo non figura tra gli autori.
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Se non vogliamo assistere ancora a tragedie come queste dobbiamo ripensare tutta la nostra politica: questa mentalità da "fortezza Europa" che ci spinge a barricarci dietro mura sempre più alte.
Cerchiamo di impedire alla gente di venire da noi e abbiamo bisogno di misure che impediscano ai richiedenti asilo di rivolgersi a trafficanti nel tentativo di raggiungere un paese in cui chiedere asilo, com'è del resto loro diritto, in base alla Convenzione di Ginevra.
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C'è molta ipocrisia intorno a questo tema, e mi riferisco in particolare a John O'Donoghue, il Ministro della giustizia irlandese, il mio Ministro.
Egli ha versato lacrime di coccodrillo su questa tragedia, ma ha usato ogni mezzo a sua disposizione per irrigidire le leggi del nostro paese così da impedire ai richiedenti asilo di raggiungere l'Irlanda e presentare domanda per lo status di rifugiato, cosa che - voglio ribadirlo - essi hanno comunque diritto di fare in base alla Convenzione di Ginevra.
Voglio ricordare un episodio che illustra in maniera particolarmente chiara l'ipocrisia del Ministro: ieri, per la prima volta nella storia della Convenzione di Ginevra, c'è stata una riunione dei 141 paesi che firmarono la Convenzione nel 1951.
Il nostro Ministro, dopo il pianto con cui aveva accolto la tragedia del fine settimana precedente, che a suo dire aveva concretizzato i suoi peggiori timori, non ha ritenuto tale riunione abbastanza importante per presenziarvi.
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E' veramente indispensabile mutare la nostra politica in merito al trattamento di richiedenti asilo e rifugiati: dobbiamo smetterla di costruire barricate sempre più alte per tenerli lontani.
Dobbiamo capire che vi sono persone spinte dalla disperazione ad abbandonare il proprio paese e il cui comportamento è motivato da ragioni ben precise: si tratta di esseri umani, non di cosiddetti indesiderabili, come molti amerebbero pensare.
Sono esattamente come gli irlandesi che in passato fuggivano disperati dall'Irlanda per raggiungere l'America o altri paesi, dove peraltro hanno ricevuto un trattamento benevolo.
Abbiamo il dovere di concedere lo stesso trattamento a tutti i cittadini del mondo.
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<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="EN" NAME="Nielson">
Signor Presidente, anche la Commissione è gravemente turbata per il ripetersi di tali drammatici eventi.
Tutti ricordano la tragica morte di 58 clandestini cinesi, avvenuta l'anno scorso a Dover, ma, in realtà, quasi ogni settimana alcuni sventurati periscono nel tentativo di raggiungere quella che considerano un'impareggiabile terra di pace e prosperità.
Il traffico di esseri umani diviene al giorno d'oggi un'attività sempre più importante per organizzazioni criminali che sfruttano la disperazione di donne, uomini e bambini desiderosi solo di una vita migliore o di protezione internazionale.
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Molti provvedimenti sono già stati presi a livello nazionale, nonché in base alla cooperazione prevista da Schengen, per combattere questo crimine orrendo, ma la Commissione ben comprende la frustrazione provata dal Parlamento nel constatare l'apparente fallimento dei vigenti strumenti giuridici.
C'è evidentemente bisogno di migliorare l'azione e la cooperazione a livello sia nazionale che europeo e internazionale; proprio per questo, in novembre la Commissione ha presentato una comunicazione relativa ad una politica comune sull'immigrazione illegale tesa a creare una sinergia tra gli sforzi nazionali aggiungendovi una dimensione europea.
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Uno dei punti principali della comunicazione è che la prevenzione e la lotta contro l'immigrazione illegale devono rientrare in una complessiva politica dell'immigrazione; si tratta di un elemento cruciale per creare il consenso sia su un regime comune di asilo che si basi sui standard umanitari più elevati sia su una vera politica per l'immigrazione coerente con la nostra tradizione di ospitalità e solidarietà.
<P>
Controlli più efficaci alle frontiere esterne, migliore cooperazione consolare e più stretta collaborazione tra polizia e organi giudiziari: ecco alcuni elementi chiave.
Però tutto questo non basta: è anche necessario collaborare con i paesi di origine e di transito, attuare una politica di rientro sostenibile per gli immigrati illegali e infine lottare contro il lavoro nero.
Sono tutti obiettivi da raggiungere nel pieno rispetto degli obblighi internazionali e dei diritti umani.
<P>
La decisione quadro sulla lotta contro il traffico di esseri umani, la direttiva sulla responsabilità dei vettori, nonché la direttiva e la decisione quadro sulla responsabilità dei trafficanti - già approvate dal Consiglio - sono soltanto dei primi passi.
In un quadro più ampio, è essenziale passare ad una ratifica rapida e un'applicazione coordinata della Convenzione di Palermo delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, assieme ai due protocolli di tale Convenzione concernenti il traffico e il contrabbando, che ora formano la base per una presa d'atto globale del problema, nonché per un approccio più vigoroso nell'affrontarlo.
<P>

Al Vertice di Laeken mancano ormai pochi giorni ed esso costituirà l'occasione per una verifica a medio termine dell'applicazione delle conclusioni di Tampere; in tal modo, potremo perseguire con rinnovato vigore quella politica comune sull'immigrazione e il diritto d'asilo di cui c'è gran bisogno.
In questi settori, l'Unione ha accumulato gravi ritardi e il migliore omaggio che possiamo rendere alle vittime di Wexford è proprio un possente sforzo politico per ovviare a tali carenze.
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Ma i paesi ricchi del mondo non possono limitarsi ad assumere una prospettiva globale; devono piuttosto fare un esame della propria coscienza e del proprio portafoglio.
Il livello generale di assistenza allo sviluppo fornita dal nord al sud del mondo si attesta su un ben poco soddisfacente 0,22 per cento del PIL dei paesi ricchi.
C'è un legame tra questo dato e il problema di cui stiamo discutendo oggi, e ciò a sua volta precisa i contorni della sfida che dobbiamo affrontare.
<P>
Togo
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<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="FR" NAME="Rod">
Signor Presidente, il Togo si dibatte ancora oggi in un marasma politico.
Le sistematiche condanne del Parlamento europeo, l' ultima delle quali risale al mese di settembre, sono rimaste lettera morta.
I diritti dell' uomo vengono ripetutamente calpestati e la democrazia continua ad essere un' utopia irrealizzabile.
Il leader del sindacato studentesco, Honnjo Mawudzuro, è stato arrestato.
Lo scorso agosto, il presidente del principale partito d' opposizione, Yawovi Agboyibo, è stato condannato a sei mesi di prigione in base a motivazioni fallaci.
Nuovi capi d' accusa pesano su di lui ed il Presidente Eyadéma, per scarcerarlo, esige che egli chieda di essere graziato.
Tuttavia, soltanto un colpevole può invocare la grazia e Yawovi Agboyibo non è colpevole.
Il suo unico torto è quello di aver condannato gli abusi del regime.
Dovrebbe essere liberato senza alcuna condizione e potersi presentare come candidato alle elezioni legislative previste nel marzo prossimo.
<P>
Per essere una democrazia, non è sufficiente indire elezioni.
Queste sono condizionate da quanto accade a monte, in particolare dalla definizione di chi può votare e chi può essere candidato - come si è avuto modo di vedere in passato in Costa d' Avorio e come si constata oggi in Congo-Brazzaville.
<P>
Il Parlamento europeo deve condannare con fermezza tali nuove prevaricazioni e vegliare sul corretto svolgimento delle elezioni.
Solo il rispetto dei diritti dell' uomo e la promozione dello Stato di diritto consentiranno di normalizzare le relazioni di cooperazione tra Togo e Unione europea.
E' necessario instaurare un dialogo tra potere politico e opposizione.
Ecco il motivo per cui l' Assemblea paritetica dovrebbe inviare in Togo una missione incaricata di svolgere un' indagine sul rispetto dei diritti dell' uomo ed il corretto svolgimento del processo elettorale.
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<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="DE" NAME="Schwaiger">
Signor Presidente, signor Commissario Nielson, onorevoli colleghi, l' Africa occidentale sta costituendo un mercato comune nel quale sviluppare la collaborazione fra i paesi.
Si stanno formando strutture regionali comuni sul piano economico e politico.
Se tutto andrà bene, l' anno prossimo, in occasione dell' assemblea ACP, potremo incontrarci e dialogare con i parlamentari della nuova assemblea parlamentare regionale dell' Africa occidentale.
Sarà così possibile organizzare al meglio la nostra concreta collaborazione.
Ma ci sono alcuni gravi ostacoli, dei quali uno dei più difficili da superare è il regime autoritario del Presidente dello Stato del Togo Eyadéma.
<P>
Pretendiamo l' immediata liberazione e il ristabilimento dei diritti democratici di Yawowi Agboyibo, arbitrariamente incarcerato ed ora ingiustamente condannato ad una pena detentiva di sei mesi.
Adesso, dopo oltre cinque mesi di prigionia, il Presidente dovrebbe rilasciarlo.
Noi non desideriamo che gli sia concessa una grazia.
Non ha compiuto nessun reato: ha solo denunciato gli abusi. Deve quindi essere scarcerato al più presto.
<P>
Ci dispiace molto che non abbia avuto successo il tentativo della nostra Presidente Nicole Fontaine di incontrare a Parigi, la settimana scorsa, il Presidente Eyadéma per chiedergli di voler liberare Agboyibo.
Con noi, Eyadéma gioca al gatto con il topo.
Non intendiamo più accettare che gli siano concessi aiuti allo sviluppo e siamo al fianco della Commissione europea per la loro sospensione.
Speriamo tuttavia di poter presto fornire altri aiuti umanitari alla popolazione togolese e ci auguriamo che il processo di democratizzazione prosegua nel corso del prossimo anno, malgrado tutti gli ostacoli, e che si possano tenere le elezioni per il parlamento, seguite dopo un anno da quelle per eleggere il Presidente dello Stato.
Rivolgiamo a Eyadéma un appello affinché ponga finalmente termine a questa commedia.
<P>
<SPEAKER ID=134 NAME="Nielson">
Signor Presidente, la Commissione europea è preoccupata per il clima politico del Togo.
Sebbene recentemente siano stati rilasciati sia Messan - un giornalista del luogo - che Olympio - dirigente di un partito di opposizione -, Agboyibo è ancora in carcere.
Secondo gli ultimi rapporti pervenutici, sono stati arrestati altri giornalisti.
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L'Unione europea ha ripetutamente espresso al governo del Togo la propria apprensione per il clima politico del paese.
Il 17 agosto scorso, ha fatto le proprie rimostranze al Ministero degli esteri; in tale occasione, l'Unione europea ha rinnovato l'auspicio che partiti politici e mass media possano operare liberamente.
Il 18 ottobre, l'Unione ha rilasciato una dichiarazione in cui ribadisce le proprie preoccupazioni, sottolineando l'importanza che attribuisce a libertà, apertura e trasparenza del processo elettorale ed esortando il Presidente Eyadema a far liberare Agboyibo.
<P>
La Commissione ha preso nota della decisione del governo di fissare le elezioni parlamentari per il 10 e il 24 marzo dell'anno prossimo e ha stanziato circa 1,56 milioni di euro per contribuire a preparare le elezioni, finanziamento che coprirà le spese delle attrezzature necessarie alle elezioni e della stampa delle schede elettorali.
L'accordo di finanziamento è stato firmato, i primi contratti sono stati conclusi e le prime consegne sono state effettuate.
<P>
L'Unione europea ha inoltre accettato l'invito del Ministro degli esteri del Togo a partecipare alla missione degli osservatori elettorali, partecipazione che potrebbe essere coordinata dalle Nazioni Unite qualora decidessero di assumere tale ruolo.
Le condizioni per organizzare e svolgere la missione degli osservatori devono essere ancora definite, ma, ovviamente, la partecipazione del Parlamento europeo sarebbe gradita.
<P>
La Commissione è invece delusa per la mancata firma del memorandum d'intesa da parte del governo, necessario per il dispiegamento degli osservatori dell'Unione, ed è per questo che l'Unione continua a sollecitarlo affinché firmi quanto prima.
<P>
La Commissione continua a seguire da vicino gli sviluppi politici e il rispetto dei diritti umani, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche, ed è pronta a fornire assistenza per la preparazione e lo svolgimento delle elezioni.
L'obiettivo principale di tale assistenza è quello di aiutare il governo a definire condizioni di elezioni trasparenti, libere e democratiche che permetterebbero all'Unione europea di riprendere la cooperazione con il Togo.
<P>
Infine dobbiamo ricordare che la cooperazione con il Togo, eccezion fatta naturalmente per quelle operazioni di cui beneficerà direttamente la parte più debole e vulnerabile della popolazione, è stata ufficialmente sospesa da quando, nella seconda metà del 1998, si sono concluse le infruttuose consultazioni con il paese.
Ci auguriamo che siano possibili cambiamenti, ma si tratta di un caso molto difficile.
<P>
Aung San Suu Kyi e Leyla Zana (vincitrici del premio Sakharov)
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<SPEAKER ID=135 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, siamo tutti al corrente del fatto che Aung San Suu Kyi e Leyla Zana sono due premi Sakharov che non sono potute venire a ritirare il riconoscimento conferito loro, ma sono anche due donne in politica.
Se me lo consentite, sottolineerei innanzitutto la parola "donne" , poiché si tratta di due donne che fanno politica in paesi in cui è molto difficile accedere a tali incarichi e a questo tipo di attività.
La Turchia e la Birmania, come ben si sa, non brillano certo per la parità dei sessi in politica.
Vorrei poi attirare la vostra attenzione sul fatto che le due donne sono state elette ed, essendo state elette democraticamente, rappresentano la loro nazione, o meglio una parte della nazione, nella fattispecie un movimento politico l' una e una minoranza curda l' altra.
<P>
In entrambi i casi, si tratta di donne che rappresentano altre persone oltre a se stesse, il che non è poco: sono donne, fanno politica e sono elette.
Devo inoltre aggiungere che sono due donne coraggiose.
Il mio non è un giudizio morale, bensì politico.
Una ha infatti rinunciato all' esilio, in quanto rappresentante del suo popolo, e l' altra non vuole essere liberata per motivi di salute, perché non è l' unica a trovarsi in prigione, rappresenta una minoranza curda ed altri militanti, al pari di lei, condividono la sua sorte e non vuole, come le hanno proposto, essere scarcerata per motivi di salute.
<P>
Ecco perché va sottolineato che i due premi Sakharov dovevano essere ricevute dal Parlamento europeo, ma dovevano anche ritrovare la loro libertà fondamentale.
Si deve altresì riconoscere non soltanto che ad esse andrebbero applicati gli articoli 10 e 11 della Carta dei diritti fondamentali, ma anche che è in gioco l' affermazione della democrazia e, in uno dei due casi, si tratta della Turchia, il paese candidato all' adesione all' Unione europea.
Vi chiedo quindi come sia possibile accettare una così grossa violazione dei diritti fondamentali e tollerare che tale paese cooperi con l' Unione europea.
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<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström">
Signor Presidente, questa settimana abbiamo consegnato, come ogni anno, il premio Sakharov a tre figure che si sono distinte nella lotta per la pace e la tolleranza in un intorno per nulla pacifico e tollerante.
Il premio Sakharov non si esaurisce in una cerimonia in pompa magna: è anche un' importante manifestazione che ha eco nel mondo intero e che, sperabilmente, infonde ulteriore ardimento in esseri umani coraggiosi che si adoperano in condizioni di repressione e di schiavitù.
Il premio è l' espressione dei fondamenti della politica estera dell' Unione: rispetto per la democrazia e per i diritti umani in tutto il pianeta.
<P>
Coloro che hanno ricevuto il premio l' altro ieri vivono in condizioni difficili, ma vivono in libertà.
Non è così per due precedenti destinatarie del premio: Aung San Suu Kyi, insignita nel 1990, e Leyla Zana, che l' ha ricevuto nel 1995.
Queste due donne coraggiose, due deputate, sono tenute incarcerate dai rispettivi governi da anni, malgrado tutte le pressioni internazionali.
Nel caso di Aung San Suu Kyi, poi, si tratta di un periodo inconcepibilmente lungo di detenzione in isolamento e di arresti domiciliari.
Sono undici anni che è stata eletta come legittimo leader del suo popolo.
Abbiamo assistito ad un certo ammorbidimento del regime birmano; recentemente alcuni prigionieri politici sono stati rimessi in libertà.
Ma non basta.
Anche Aung San Suu Kyi, insieme con gli altri detenuti politici del paese, deve essere immediatamente rimessa in libertà.
<P>
Leyla Zana è detenuta in un paese che chiede di aderire all' Unione europea.
Spero che, un giorno, la Turchia possa sedere in quest' Assemblea, ma occorrono radicali, sostanziali miglioramenti sul fronte dei diritti umani, prima di poter anche solo iniziare a negoziare l' adesione.
Leyla Zana e altri detenuti politici in Turchia devono a loro volta essere rilasciati.
<P>
In quest' Assemblea, siamo fermamente determinati, a prescindere dalle tendenze politiche, a continuare a ricordare al mondo intero, alla Birmania e alla Turchia il destino di queste due donne e la lotta per i diritti umani, la democrazia e la libertà di espressione che esse simboleggiano.
Spero che la Commissione possa spiegarci che cosa intende fare affinché il prossimo anno sia l' anno in cui avremo contribuito alla liberazione di queste due donne.
<P>
<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="NL" NAME="Maij-Weggen">
Signor Presidente, sono passati ormai dieci anni da quando Aung San Suu Kyi, Presidente della Birmania eletta dall' ottanta per cento della popolazione, ricevette il premio Nobel e il premio Sakharov per la sua protesta pacifica contro il colpo di Stato militare e la dittatura militare nel suo paese.
Da dieci anni passa i suoi giorni in prigione o agli arresti domiciliari, mentre il suo paese si è trasformato in una delle zone più violente al mondo.
Più della metà dei membri del Parlamento sono fuggiti, si trovano in prigione, sono stati scacciati o uccisi e alcuni milioni di birmani hanno preso la via della fuga verso l' India, il Bangladesh, la Tailandia, la Malesia o gli Stati Uniti e l' Europa.
In Birmania, i membri del partito di Aung San Suu Kyi e dei gruppi di minoranza sono vittime di un' inaudita repressione.
Si parla anche di lavori forzati per la costruzione delle infrastrutture e la Birmania nel frattempo è diventata il secondo esportatore mondiale di droga dopo la Bolivia.
<P>
Questa dittatura militare si basa sul traffico di droga, sul lavoro forzato e a basso costo, sul terrore e la violenza, e questa situazione dura da più di dieci anni.
La nostra richiesta è ancora una volta la seguente: che la Commissione europea proclami un blocco degli investimenti o un boicottaggio economico contro questo paese, come hanno già fatto nel frattempo gli Stati Uniti.
Si tratta forse della migliore punizione per questa violenta dittatura e il miglior regalo che si possa fare alla Presidente eletta della Birmania, Aung San Suu Kyi.
<P>
Signor Presidente, vorrei esprimere la mia partecipazione anche nei confronti di Leyla Zana.
Non è positivo che un paese che vorrebbe entrare a far parte dell' Unione europea lasci in sospeso per così tanto tempo una questione del genere.
Che la Turchia dimostri di voler essere uno Stato di diritto ed offra il prima possibile a Leyla Zana un posto degno nel suo paese e nel Parlamento in cui è stata eletta.
<P>
<SPEAKER ID=138 LANGUAGE="FI" NAME="Wuori">
Signor Presidente, in occasione della serata in onore del premio Sakharov si è nuovamente parlato della possibilità di riunire tutti i vincitori per la consegna del premio.
Nel caso delle vincitrici di questa edizione, l' ostacolo è lo stesso di prima: sono ancora prive della loro libertà; Leyla Zana è rinchiusa in una prigione turca e Aung San Suu Kyi agli arresti domiciliari in Birmania.
E' un fatto insostenibile che, allo stesso tempo, ci invita a ricordare che l' impegno nel settore dei diritti umani esige, oltre alle feste, perseveranza e seguito.
Visto, inoltre, che entrambe sono considerate dai loro governi criminali pericolosi, non posso fare a meno di chiedermi se anche il primo vincitore del premio Sakharov, Nelson Mandela, e l' ANC, di cui Mandela stesso era allora alla guida, non corrispondano alla definizione di terrorismo in via di formazione nell' Unione.
Adesso anche noi, oppositori dell' apartheid, ci riveliamo così, a posteriori, sostenitori del terrorismo.
<P>
E' pericoloso dimenticare che non vi può essere democrazia senza contrapposizioni anche forti, senza polemos sociale.
Il diritto all' opposizione politica e all' espressione della diversità di opinione, così come forse anche la tutela dei diritti dei sospettati per tale motivo, deve essere protetto enormemente meglio di quanto non si stia facendo a Laeken.
<P>
<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="DE" NAME="Schulz">
Signor Presidente, ho a disposizione un minuto di tempo per il mio intervento.
Dato che lei è il Vicepresidente responsabile per la riforma delle procedure di lavoro del Parlamento europeo, tenterò di dimostrarle che in un minuto si può dire qualcosa di sensato.
<P>
Tutti i gruppi politici sono della stessa opinione.
Un famoso cabarettista bavarese dopo una visita al parlamento della Baviera disse di avere capito che cosa fosse il parlamentarismo: "E' già stato detto tutto, ma non ancora da tutti" .
Perciò non intendo ripetere adesso quello che già i miei colleghi hanno giustamente affermato.
Hanno ragione: è uno scandalo che la signora Sana, la signora Zana e la signora Suu Kyi non siano potute venire da noi per ricevere il riconoscimento.
E' inaccettabile che continuino ad essere ingiustamente detenute, in particolare da parte di uno Stato che aspira ad entrare nell' Unione europea.
Grazie per l' attenzione.
<P>
<SPEAKER ID=140 NAME="Presidente">
Vorrei soltanto aggiungere al suo commento che sono stato abituato a pensare che, se non è possibile dire una cosa in due minuti, non vale la pena dirla.
<P>
<SPEAKER ID=141 NAME="Nielson">
Signor Presidente, talvolta può essere necessario più tempo per dire meno.
Devo comunque dire ciò che avevo programmato.
Noi attribuiamo una grande importanza a tutto ciò.
Vorrei aggiungere che le attività del Parlamento in tali ambiti sono importanti di per sé e importanti per il modo in cui l'Europa viene percepita sia dagli europei che nel mondo tutto.
<P>
Al termine della riunione di ottobre, il Consiglio "affari generali" ha richiesto il rilascio di tutti i prigionieri politici ancora detenuti in Birmania, fra cui Aung San Suu Kyi.
La Commissione ha espresso il suo più fermo appoggio a tale richiesta e continua a farlo.
Sabato scorso è stato il decennale dell' assegnazione del premio Nobel per la pace ad Aung San Suu Kyi, che ha vinto anche il premio Sakharov, e oggi, come ieri, simboleggia con forza incomparabile i principi che quei premi rappresentano ed è un'ispirazione per il suo popolo e per tutto il mondo.
So benissimo che in questo Parlamento ella gode di un ampio sostegno cui io stesso voglio unirmi.
<P>
Aung San Suu Kyi ha deciso di restare agli arresti nel suo paese e di intraprendere trattative con le autorità responsabili della sua detenzione per poter finalmente instaurare la democrazia nel suo paese; questo ci dà la misura del suo coraggio e del suo impegno a favore di un'azione non violenta.
<P>
La sua perseveranza, la sua passione e la sua saggezza sono state essenziali per i positivi sviluppi che si sono verificati in Birmania l'anno passato, anche se bisogna ricordare che tali sviluppi sono solo l'inizio di un processo che deve andare avanti per evolversi in un dialogo costruttivo e più concreto, basato sul rispetto degli standard dei diritti umani accettati a livello internazionale.
<P>
Rendiamo quindi omaggio ad Aung San Suu Kyi, garantendole il nostro incondizionato sostegno e la nostra ammirazione, e allo stesso tempo esortiamo il governo a perseguire attivamente questo innovativo dialogo.
Abbiamo già ricordato la disponibilità dell'Unione europea a prendere in considerazione misure positive in risposta a risultati concreti degli attuali colloqui.
Ma vogliamo vedere questi risultati, non ultima la tempestiva liberazione delle centinaia di prigionieri politici ancora detenuti nelle prigioni birmane.
<P>
Il caso di Leyla Zana è ben noto alla Commissione, come si può verificare nelle varie relazione periodiche sulla Turchia.
Il caso è stato fonte di apprensione ed è stato sollevato più volte negli incontri con le autorità turche.
La Commissione è consapevole che il caso della signora Zana è stato discusso più volte dal Parlamento europeo e recentemente ha riscosso rinnovata attenzione nel contesto della relazione del Parlamento europeo sulla Turchia, nonché nell'ambito della commissione parlamentare mista CE-Turchia, riunitasi di recente a novembre.
<P>
La Commissione si compiace per la rinnovata attenzione che il Parlamento europeo ha rivolto al caso.
In quest' ambito, come si afferma nella relazione periodica 2001 sulla Turchia, la Commissione esige che la Turchia rispetti la sentenza della Corte europea dei diritti dell' uomo del 17 luglio 2001 sulla mancanza di un processo equo in questo caso.
Se così fosse, la Turchia compirebbe un passo in avanti significativo quanto all' effettiva applicazione dei recenti emendamenti costituzionali nei quali si garantisce esplicitamente il diritto ad un processo equo.
<P>
<SPEAKER ID=142 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=13>
Nepal
<SPEAKER ID=143 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
<P>
(B5-0761/2001), presentata dall'onorevole Collins a nome del gruppo UEN,
<P>
(B5-0772/2001), presentata dagli onorevoli Van den Berg e altri a nome del gruppo PSE,
<P>
(B5-0780/2001), presentata dagli onorevoli Vinci e Herman Schmid a nome del gruppo GUE/NGL,
<P>
(B5-0794/2001), presentata dall'onorevole Malmström a nome del gruppo ELDR,
<P>
(B5-0807/2001), presentata dall'onorevole Thomas Mann a nome del gruppo PPE-DE,
<P>
(B5-0810/2001), presentata dagli onorevoli Messner e McKenna a nome del gruppo Verts/ALE,
<P>
sulla situazione in Nepal.
<P>
<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Presidente, signor Commissario, l' evoluzione in atto in Nepal è preoccupante.
Per esempio, io stessa vi avevo programmato un viaggio nei prossimi mesi, ma mi è stato sconsigliato di compierlo.
Il Nepal è uno dei paesi più poveri al mondo, con un reddito pro capite annuo di soli 220 dollari americani.
In Nepal, lo sviluppo del bambino è estremamente problematico: il 54 per cento dei bambini al di sotto dei cinque anni ha una statura insufficiente e, a causa della malnutrizione, è colpito dal fenomeno dello "stunting" .
<P>
Un altro problema è rappresentato dall' analfabetismo.
Il 63 per cento degli uomini è alfabetizzato, ma fra le donne il tasso è del 28 per cento soltanto.
Questo andamento si ripropone anche nell' istruzione dell' obbligo o nell' istruzione superiore.
Ecco perché la sezione finlandese dell' UNICEF ha dato avvio a uno dei suoi più grandi progetti proprio per il miglioramento della scolarizzazione delle bambine in Nepal e per la promozione dello sviluppo rurale.
<P>
Un ulteriore problema è rappresentato dal fatto che il settore dell' istruzione è molto politicizzato.
Eppure, nonostante i disordini nel paese continuino, il progetto prosegue comunque, sia a Katmandu, sia all' esterno della città.
Le persone con cui ho parlato mi hanno riferito che la protesta in corso ora non può essere definita direttamente maoista, ma che si tratta di un fenomeno generale.
Alcuni colleghi di questo Parlamento intravedono il forte rischio che il Nepal si divida esattamente come il Tibet.
Ma le persone con cui sono in contatto non condividono questa tesi.
<P>
Siamo inoltre consapevoli che i disordini nel paese sono dovuti al fatto che una parte della popolazione non nutre alcuna fiducia verso la persona che è subentrata dopo i tragici eventi che hanno colpito la famiglia reale l' estate scorsa.
In parte, la fiducia limitata si spiega con il sospetto che importanti esponenti della famiglia reale si siano macchiati anche di altri omicidi, oltre a quelli avvenuti l' estate scorsa.
<P>
A nostro avviso, gravi sono le minacce che pesano sui diritti umani, la libertà di stampa, le libertà tradizionali, e occorre tenerlo presente.
Ma la vita nel paese deve andare avanti.
<P>
<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, i ribelli maoisti del Nepal hanno rotto unilateralmente la tregua. Il risultato sono state 250 vittime nel giro di pochi giorni.
In tal modo, viene scritto un altro amaro capitolo della storia di questa giovane democrazia.
In sei anni, la spirale di violenza è costata più di 2.500 vite umane.
Sono stati indiscriminatamente uccisi agenti di polizia, sono stati compiuti attentati esplosivi anche nel centro di Katmandu, degli innocenti hanno perduto la vita.
<P>
La lotta dei maoisti evoca lo spettro di una guerra civile, evidentemente con il sostegno dei comunisti della Cina.
I danni economici sono enormi, per esempio nel settore del turismo, principale fonte di introiti del paese: nell' ultimo mese ci sono stati solamente 24.000 arrivi. Il 40 per cento in meno rispetto all' anno precedente.
Fino ad ora la comunità internazionale è stata a guardare.
Con la dichiarazione dello stato d' emergenza e l' intervento per la prima volta dell' esercito, la situazione è cambiata all' improvviso.
L' India assisterà il Nepal fornendo elicotteri e apparecchi per la visione notturna, e gli Stati Uniti prendono in considerazione l' idea di un intervento militare.
<P>
Ma la precedenza deve essere data alle misure politiche.
Esortiamo i ribelli a deporre le armi e a tornare al tavolo negoziale.
In ogni caso, uno dei loro obiettivi non potrà essere raggiunto: l' abolizione della monarchia costituzionale.
Grazie alle mie regolari visite negli ultimi sette anni, so bene che la schiacciante maggioranza è favorevole a questa riforma dello Stato, indipendentemente dalla religione o dal gruppo d'appartenenza.
Il Re Gyanendra si merita il nostro pieno sostegno.
Ha riconosciuto la Costituzione nepalese e prosegue il cammino verso la democrazia e lo Stato di diritto già intrapreso dal fratello assassinato.
Comunque, esortiamo anche il governo ed i partiti a mettere finalmente in atto le riforme economiche e strutturali e a combattere con convinzione la corruzione.
La popolazione si merita misure concrete di lotta alla povertà.
Signor Commissario, solo negli ultimi dieci anni, l' Unione europea ha sostenuto il Nepal con 120 milioni di euro.
Ho potuto verificare personalmente molti di questi progetti.
Sono di eccellente qualità.
Siamo uno dei partner più importanti del Nepal e, per questo motivo, possiamo far valere il nostro peso in un' onesta intermediazione.
<P>
<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, signor Commissario, per dirla in modo più attenuato, la situazione di emergenza è stata annunciata ed è giusto che i maoisti abbiano fatto saltare i negoziati. Tuttavia, lo Stato di diritto, nel frattempo, viene minacciato.
Il numero delle vittime ci è ignoto.
Gli elicotteri sparano dal cielo e la stampa viene messa a tacere. In Nepal dominano terrore e contro-terrore.
Vengono reclutati soldati bambini e mi chiedo se ciò porterà alla soluzione in un paese in cui si vuole prevenire la guerra civile, mentre il dodici per cento della popolazione ha in mano il novantacinque per cento dei possedimenti e controlla il settanta per cento del potere, e in cui, soprattutto, imperversa la corruzione.
<P>
Nel frattempo, i maoisti hanno occupato una parte del paese.
Sono necessari veri cambiamenti politici, ma pacifici, e devono esservi pronti non solo i ribelli, ma anche gli estremisti del regime.
A nome del mio gruppo politico, chiedo alla Commissione di prendere in mano il suo documento sulla prevenzione dei conflitti insieme alla relazione Lagendijk che abbiamo approvato proprio oggi.
Dobbiamo avviare negoziati di pace ed esercitare pressione in tal senso su tutte le parti, all' interno e all' esterno del paese.
<P>
<SPEAKER ID=147 NAME="Nielson">
Signor Presidente, la Commissione nutre le stesse preoccupazioni espresse dal Parlamento in merito al deteriorarsi della situazione in Nepal.
Anche noi avevamo riposto grandi speranze nei negoziati che erano stati avviati tre mesi fa dal governo Deuba.
Dai contatti avuti con il regio governo nepalese, i rappresentanti dell'Unione europea a Katmandu si erano convinti della ferma volontà del Capo del governo Sher Bahadur Deuba di raggiungere una pace durevole con i guerriglieri maoisti per potersi concentrare sui pressanti bisogni di sviluppo del paese.
I motivi del fallimento dei negoziati non sono del tutto chiari, ma le fazioni maoiste sono state le prime a rompere il cessate il fuoco.
<P>
La Commissione ne conviene: il paese rischia di sprofondare in una guerra civile.
Essa teme inoltre che l'attuale stato di emergenza metta in pericolo una fragile democrazia già minata da anni di instabilità politica e corruzione.
L'Unione europea ha tempestivamente condannato la nuova ondata di violenza, e ha lanciato un appello a favore del ripristino della pace, della legge e dell'ordine.
Adesso la Commissione sta preparando una strategia di cooperazione per i prossimi cinque anni.
Nelle attuali circostanze, il consolidamento della democrazia, la prevenzione dei conflitti e lo sradicamento della povertà saranno gli obiettivi prioritari della sua strategia per il Nepal.
<P>
E' necessario continuare e rafforzare ulteriormente il dialogo politico UE-Nepal, mentre gli obiettivi di cooperazione devono includere iniziative di sviluppo nelle aree più svantaggiate del paese, per contrapporsi alla frustrazione e al risentimento della popolazione locale.
In tutte le sue attività di cooperazione presenti e future, l' Unione europea seguirà la situazione da vicino, anche per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza che potrebbero mettere a rischio la sua cooperazione allo sviluppo.
<P>
<SPEAKER ID=148 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=14>
Congo
<SPEAKER ID=149 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
<P>
(B5-0773/2001), presentata dagli onorevoli Van den Berg e Sauquillo Pérez del Arco a nome del gruppo PSE,
<P>
(B5-0781/2001), presentata dagli onorevoli Sylla e Miranda a nome del gruppo GUE/NGL,
<P>
(B5-0785/2001), presentata dagli onorevoli Maes e Rod a nome del gruppo Verts/ALE,
<P>
(B5-0795/2001), presentata dagli onorevoli Van den Bos e Dybkjær a nome del gruppo ELDR,
<P>
(B5-0808/2001), presentata dagli onorevoli Johan Van Hecke e Posselt a nome del gruppo PPE-DE,
<P>
sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo.
<P>
<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, un tempo di parola di un minuto è poco per cinquantadue milioni di persone e tre milioni di morti, ma tento comunque.
<P>
Le ricchezze del paese sono state saccheggiate da chiunque, così come il coltran che noi utilizzavano nei radiotelefoni e nell' apparecchiatura militare è stato sfruttato dai ruandesi del Kivu a proprio vantaggio.
Ciò significa centinaia di dollari di ricavato per le casse ruandesi della guerra e cosa facciamo noi con la nostra politica di due pesi e due misure?
Sosteniamo il processo di pace di Lusaka e chiediamo il ritiro delle truppe straniere e la promozione del dialogo intercongolese.
Ma perché il Ruanda dovrebbe lasciare questo bottino di guerra e ritirarsi fino ai confini per vegliare sulla loro sicurezza se dovesse rivelarsi necessario?
Il Ruanda continua a occupare il Kivu traendone vantaggio e noi sosteniamo il Ruanda con svariate centinaia di migliaia di euro.
<P>
Vogliamo un dialogo intercongolese, ma ci aspettiamo che i rappresentanti che vengono a dialogare dalla regione occupata parlino come congolesi o ruandesi?
A Kinshasa optano per la seconda soluzione.
Nel frattempo, noi sosteniamo il Ruanda e io chiedo: perché allora non sosteniamo il DRC?
La popolazione del Congo deve morire di fame prima che si proponga un programma strutturale?
<P>
<SPEAKER ID=151 NAME="Presidente">
Onorevole Maes, spetta al suo gruppo politico decidere a quali temi dedicare il proprio tempo, non a noi.
<P>
<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="EN" NAME="Khanbhai">
Signor Presidente, la Repubblica democratica del Congo non è democratica e non è una repubblica.
E' un paese provvisto di terreni fertili e grandi ricchezze minerarie, la cui popolazione è povera, malata e affamata.
Un popolo che è stato depredato da dittatori crudeli e corrotti che continuano ad arricchirsi.
I soldati dei paesi vicini come il Ruanda e il Congo continuano a saccheggiare, violentare e perpetrare stragi casuali di civili.
Città e villaggi vengono distrutti.
Più di due milioni di persone sono state uccise e un milione di persone vivono terrorizzate nei campi profughi.
<P>
Il 7 novembre 2001, l'ONU ha approvato la risoluzione n.
1376 che auspica il disarmo e la smobilitazione, il rimpatrio, il reinsediamento e la reintegrazione dei gruppi armati.
Queste sono misure essenziali.
Come potranno essere attuate?
Chi condurrà quest'azione?
L'UE, gli USA o l'ONU?
O forse anche questa risoluzione ONU verrà archiviata in qualche polveroso scaffale?
<P>
Il mese scorso ho partecipato ad una conferenza di statisti africani tenutasi in Ghana.
Era presente anche un esperto statista della Repubblica democratica del Congo che aveva avuto grossi problemi a lasciare il suo paese; egli mi ha chiesto: "Come possono i paesi africani come la Repubblica democratica del Congo sbarazzarsi di governi guidati da dittatori corrotti?"
Non sono riuscito a rispondere.
Allora mi ha posto un'altra domanda.
"E' proprio necessario che i nostri paesi allevino terroristi che attaccheranno l'Europa e gli USA per scatenare azioni efficaci come quella condotta in Afghanistan?"
Non ho saputo rispondere neanche a questa domanda.
Dobbiamo fare in modo di agire prima che i poveri giungano a tale livello di disperazione.
<P>
<SPEAKER ID=153 NAME="Nielson">
Signor Presidente, innanzitutto vorrei ricordare ai deputati del Parlamento che quest'anno siamo stati i maggiori fornitori di aiuti umanitari nella Repubblica democratica del Congo: 35 milioni di euro per attività finanziate da ECHO e circa 10 milioni di euro provenienti da altre fonti.
I 10 milioni di euro sono destinati all'assistenza sanitaria di base nella zona controllata dal governo e i 35 milioni di euro alla zona orientale, dove nessuno sta facendo niente di simile.
L'effettiva erogazione di 45 milioni di euro a questi scopi nelle attuali circostanze è una vera impresa: ne sono molto orgoglioso per tutti coloro che lavorano laggiù, tanti dei quali in circostanze ancora molto pericolose.
<P>
Negli ultimi anni, tuttavia, non abbiamo risparmiato gli sforzi per sostenere i processi di pace già in atto nella regione dei Grandi Laghi; siamo stati attivi in questa regione nell'arco di tutta la sua tragica storia recente.
Ogni volta che ci è stato possibile, abbiamo utilizzato i nostri numerosi strumenti di cooperazione per alleviare le sofferenze della popolazione locale.
Abbiamo anche sfruttato tutta la nostra influenza per favorire il raggiungimento di una pace durevole nella regione.
<P>
Adesso vorrei entrare nei dettagli del processo di pace di Lusaka.
Non ci limitiamo ad offrire un sostegno politico; la Commissione, infatti, ha già finanziato i negoziati di Lusaka erogando 2,65 milioni di euro dal programma regionale per la Comunità di sviluppo dell'Africa australe.
La logistica del comitato militare congiunto per il monitoraggio del cessate il fuoco è stata finanziata dalla linea di bilancio PESC con 1,2 milioni di euro.
La facilitazione del dialogo intercongolese è stata finanziata con la concessione di 2,34 milioni di euro del FES e stiamo considerando l'opportunità di erogare un altro milione di euro dalla linea di bilancio per il meccanismo di reazione rapida, il che consentirebbe di tenere la riunione del dialogo intercongolese a gennaio in Sudafrica.
Stiamo fornendo un significativo contributo a tutti questi sforzi.
<P>
La Commissione è comunque preoccupata per gli scarsi o nulli risultati concreti scaturiti dai colloqui tenuti ad Addis Abeba dal 15 al 19 ottobre, nell'ambito del dialogo intercongolese.
Si devono ancora affrontare i temi più spinosi per il futuro del paese.
La Commissione ha accolto con soddisfazione l'annuncio fatto dal mediatore per la facilitazione del dialogo, Masire, in merito alla ripresa dei colloqui, che avrà luogo in Sudafrica tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio 2002.
<P>
La Commissione ha sempre offerto il proprio appoggio al Congo.
Come ho già detto, l'Unione europea è il maggiore fornitore di aiuti umanitari, nonché uno dei pochi donatori rimasti attivi nel paese durante gli ultimi anni.
La Commissione ritiene tuttavia che la stabilità e lo sviluppo sostenibile della Repubblica democratica del Congo saranno garantiti soltanto allorché tutte le parti coinvolte nel dialogo si saranno chiaramente impegnate per realizzare un unico sistema politico aperto alla partecipazione di tutti.
E' questo il nocciolo della questione: i soggetti coinvolti nel dialogo sono veramente disposti a partecipare tutti allo stesso sistema politico?
In mancanza di una risposta chiaramente positiva a questo interrogativo, è assai difficile offrire un aiuto esterno al paese.
<P>
Vi sono poi altre questioni, concernenti le forze esterne in gioco; si tratta di problemi reali, ma se non troviamo una risposta credibile al quesito che ora si profila, tutto il resto non servirà a nulla.
Tutti questi fattori vanno dunque affrontati seguendo un equilibrato approccio complessivo.
<P>
Quando avremo ottenuto un impegno politico in questo senso, avremo a disposizione una base assai più salda per realizzare ed avviare un efficace programma di cooperazione.
E' mio desiderio - ed è anche l'obiettivo cui stiamo lavorando - riuscire a firmare, nel corso di gennaio, il programma nazionale indicativo nel quadro della ripresa del dialogo intercongolese.
Questa è la linea che abbiamo definito in seno alla Commissione.
Le altre attività legate alla realizzazione del processo di pace - cioè la smobilitazione e la creazione di una base rinnovata per la vita futura degli ex combattenti - troveranno progressiva applicazione parallelamente agli sviluppi della situazione concreta.
<P>
Vorrei sottolineare il fatto che l'iniziativa della Commissione nella regione dei Grandi Laghi è solo uno degli elementi di un più vasto ed intenso piano d'azione teso a rafforzare la presenza politica complessiva dell'Unione europea quale partner dei paesi africani.
Con l'accordo di Cotonou, l'Unione ha dimostrato ancora una volta che non intende affatto ridurre la nostra tradizionale cooperazione in Africa; il pacchetto da 15 miliardi di euro che abbiamo illustrato e che impegneremo nell'arco dei prossimi cinque anni è una chiara prova della nostra determinazione.
<P>
<SPEAKER ID=154 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=15>
Nuovi mercati europei del lavoro aperti e accessibili a tutti
<SPEAKER ID=155 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0375/2001), presentata dall'onorevole Mauro Nobilia a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, sulla comunicazione della Commissione al Consiglio relativa a nuovi mercati europei del lavoro, aperti e accessibili a tutti (COM(2001) 116 - C5-0188/2001 - 2001/2084(COS)).
<P>
<SPEAKER ID=156 LANGUAGE="DE" NAME="Weiler">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, per me è un po' insolito che il relatore non sia presente. Gli faccio tuttavia le mie congratulazioni perché il PSE è favorevole alla sua relazione ed intende approvarla.
Siamo anche favorevoli alla comunicazione della Commissione europea, anche se riteniamo che non sia sufficiente fare un elenco delle barriere esistenti ed intanto rimandare le proposte legislative.
Abbiamo però la speranza che le relative proposte ed un efficace piano d' azione siano presentati al vertice dei primi mesi dell' anno.
<P>
Da un punto di vista critico, vorremmo osservare che, naturalmente, le carenze di competenze proposte o elencate per il settore dell' alta tecnologia non sono sufficienti.
In quanto socialisti, noi vogliamo che tutti i lavoratori abbiano la possibilità di trarre vantaggio dalla mobilità, che deve essere incrementata nei mercati europei del lavoro.
Inoltre, dobbiamo anche fare in modo da consentire loro di avere accesso a queste possibilità.
Il nuovo mercato del lavoro non deve essere aperto solamente a specifici piccoli gruppi, ma a tutti i lavoratori europei.
Ritengo quindi che da parte della Commissione ci si debbano attendere idee e soluzioni creative, non solo un elenco di problemi esistenti.
Serve anche uno studio che analizzi dettagliatamente le possibili distorsioni del mercato occupazionale nelle regioni frontaliere oppure in determinati settori, quali l' edilizia e i trasporti.
<P>
Infine, abbiamo anche bisogno di un' analisi e di un dibattito sui risultati dei sistemi scolastici in Europa, dato che, purtroppo, non tutti gli Stati europei si sono dati un assetto ideale in questo settore, come invece dovrebbe essere.
<P>
<SPEAKER ID=157 NAME="Presidente">
Onorevole Weiler, propongo di scrivere all'onorevole Nobilia per dirgli che la sua assenza rappresenta una scorrettezza nei confronti del Parlamento e della commissione che egli rappresenta.
<P>
<SPEAKER ID=158 NAME="Nielson">
Signor Presidente, accolgo con favore la relazione del Parlamento sulla comunicazione della Commissione sui nuovi mercati europei del lavoro.
Si tratta di un prezioso contributo alla preparazione del piano d'azione sulla competenza e la mobilità annunciato in detta comunicazione.
Vorrei inoltre ringraziare, eventualmente per iscritto, il relatore, sia per il suo lavoro che per il panorama complessivo che egli ci ha offerto in merito all'opinione del Comitato economico e sociale, nonché ai contributi della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di comunicazione e lo sport.
<P>
Nella sua comunicazione, la Commissione propone tre direttrici d'azione tese a migliorare ulteriormente il funzionamento dei mercati del lavoro: anzitutto la rimozione delle barriere in fatto di competenze e la lotta contro i deficit di competenze, in secondo luogo la rimozione degli ostacoli alla mobilità e in terzo luogo il miglioramento dell'informazione e della trasparenza.
<P>
La task force di alto livello sulla competenza e la mobilità, costituita su proposta della Commissione dopo il Consiglio europeo di Stoccolma, raccomanderà fra breve una serie di iniziative politiche supplementari - a livello sia nazionale che di Unione europea - destinate ad aprire a tutti i nuovi mercati europei del lavoro entro il 2005.
La task force sottoporrà la propria relazione alla Commissione nel dicembre di quest'anno e su tale base la Commissione presenterà un piano d'azione al Consiglio di Barcellona, nella primavera del 2002.
<P>
Il relatore ha incontrato il presidente e i membri della task force nel corso della loro ultima riunione, quando il progetto per parere del Parlamento era già stato inoltrato alla task force; nel suo lavoro, quest'ultima ha quindi potuto cogliere l'opportunità di tenere conto del vostro progetto di relazione.
<P>
Il piano d'azione proporrà una serie di iniziative politiche sotto forma di impianto d'azione da tradurre in testi giuridici, programmi o iniziative più concreti; in tale processo verranno coinvolti non solo gli Stati membri, ma anche le parti sociali, le autorità regionali e locali e le altre organizzazioni competenti.
<P>
Adesso vorrei rispondere più specificamente ad alcune delle principali questioni sollevate dal relatore nella sua motivazione.
Anzitutto, egli propone un più incisivo coinvolgimento delle parti sociali negli organi rappresentativi.
Sono anch'io dell'opinione che ciò introdurrebbe un decisivo miglioramento delle relazioni industriali, agevolando il funzionamento dei mercati del lavoro; non dobbiamo però dimenticare che la dinamica del mercato del lavoro non deve intralciare l'accesso al mercato di tutti coloro che finora sono stati esclusi da questi nuovi sviluppi.
Condivido l'obiettivo di coinvolgere più a fondo le parti sociali nei piani d'azione nazionali.
<P>
In secondo luogo, egli consiglia la realizzazione di un accordo sul pacchetto fiscale per ridurre le disparità tra gli Stati membri.
Esistono ancora importanti differenze nel trattamento fiscale di persone e imprese tra i vari Stati membri, ma la presentazione di proposte specifiche in questo campo esulerebbe dalla portata del piano d'azione della Commissione.
<P>
In terzo luogo, egli propone anche una più ampia partecipazione delle istituzioni regionali e locali alla redazione dei piani d'azione nazionali degli Stati membri; è una proposta da approvare, soprattutto in quanto gli orientamenti per l'occupazione incoraggiano specificamente questa tendenza.
<P>
In quarto luogo, egli raccomanda di migliorare l'accesso degli enti locali e regionali alle opportunità di ricerca offerte dal sesto programma quadro.
Riconosco che migliorare la situazione nelle regioni e nelle aree svantaggiate tramite investimenti nella ricerca rientra in quel processo di costituzione di competenze e capitale umano che contribuirà a creare posti di lavoro in tali regioni.
<P>
Infine, egli suggerisce di creare una base giuridica comune per il terzo settore (quello delle imprese senza fini di lucro); a mio avviso, questa proposta richiede un'analisi più approfondita e una più attenta considerazione per evitare di intralciare con limitazioni superflue un settore che finora ha dimostrato di possedere un importante potenziale di creazione di posti di lavoro.
<P>
Per concludere, desidero ringraziare ancora una volta il Parlamento per questa relazione, per il suo contributo al piano d' azione della Commissione e per il suo sostegno ad una maggiore apertura dei mercati del lavoro europei.
<P>
<SPEAKER ID=159 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=16>
Diversità linguistica
<SPEAKER ID=160 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti interrogazioni orali alla Commissione:
<P>
(B5-0537/01), presentata dalle onorevoli Eluned Morgan e Barbara O'Toole a nome del gruppo PSE, sulle lingue minoritarie,
<P>
(B5-0753/01), presentata dagli onorevoli Eurig Wyn e altri a nome del gruppo Verts/ALE, sulla diversità linguistica.
<P>
<SPEAKER ID=161 LANGUAGE="EN" NAME="Morgan">
Signor Presidente, constato con piacere che il titolo di questa discussione è stato modificato: essa riguarda le lingue regionali e meno diffuse.
Già il fatto che stiamo discutendo questo argomento è circostanza apprezzabile; da otto anni a questa parte, è la prima volta che il nostro Parlamento discute di lingue meno diffuse.
E' opportuno che tale dibattito si svolga proprio ora alla fine dell'Anno europeo delle lingue.
<P>
Il fatto che sinora tale discussione sia mancata è una testimonianza dei problemi che le comunità che fanno uso di lingue meno diffuse devono affrontare nei loro rapporti con l'Unione europea.
La base giuridica della linea di bilancio viene messa in discussione dal Consiglio, ma quest'anno noi abbiamo finanziato tale linea e ci aspettiamo che la Commissione spenda questo denaro senza l'intralcio di cavilli legali.
Spero che gli onorevoli colleghi voteranno a favore degli emendamenti alla risoluzione comune da noi presentati.
Chiediamo un programma di follow-up per l'Anno europeo delle lingue nell'ambito del quale un certo numero di finanziamenti siano riservati alle lingue meno diffuse.
<P>
Chiediamo anche finanziamenti per le lingue meno diffuse nell'ambito dei pertinenti programmi già in vigore.
In tal modo, verrebbe formalizzata la procedura già esistente, per esempio, nei Fondi strutturali, i quali in alcune zone vengono usati a sostegno delle lingue meno diffuse: si tratterebbe di una semplice formalizzazione di tale procedura.
<P>
Vogliamo che il Consiglio decida le questioni culturali a maggioranza, così che la Commissione possa presentare un programma specifico per le lingue meno diffuse (so che la Commissione ne ha già preparato uno).
Non si tratta di proposte radicali e non capisco perché alcuni gruppi vi si oppongano, rifiutando il proprio appoggio a quei 40 milioni di persone che, nell'Unione europea, parlano lingue meno diffuse.
Spero però che questo sia un primo passo e che in futuro avremo una relazione di iniziativa su questo tema.
Vi auguro Nadolig Llawen a Blwyddyn Newydd Dda, buon Natale e felice anno nuovo.
<P>
<SPEAKER ID=162 LANGUAGE="EN" NAME="Wyn">
Signor Presidente, come ha ricordato la collega onorevole Morgan, più di 40 milioni di europei parlano lingue autoctone diverse dalla lingua ufficiale dello Stato in cui vivono.
Le lingue sono parte integrante della diversità linguistica e culturale d'Europa, stanno alla base dei diritti fondamentali dei cittadini del nostro continente e costituiscono un elemento essenziale per la creazione di un'Europa pacifica e democratica.
<P>
Saluto con gioia questa risoluzione da lungo tempo attesa ed esorto i colleghi ad approvarla poiché essa rappresenterà un'ottima piattaforma per il futuro.
L'Anno europeo delle lingue si è concluso con successo e, nel suo ambito, sono stati sviluppati numerosi progetti concernenti le lingue europee regionali e meno diffuse, contrariamente a quanto molti di noi si aspettavano.
<P>
La recente decisione del Consiglio sottolinea che "dal punto di vista culturale, tutte le lingue europee hanno pari valore e dignità".
La decisione del Consiglio non si riferisce specificamente alle lingue regionali e meno diffuse, ma neppure le esclude.
Per tale ragione, appoggio in particolare gli emendamenti relativi al mainstreaming dei programmi e chiedo l'approvazione di un programma pluriennale entro il 2003.
<P>
Abbiamo un'occasione d'oro per la futura elaborazione della nostra agenda, anche in preparazione dell'allargamento.
Dobbiamo garantire che l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali rientri nell'ordine del giorno della prossima Conferenza intergovernativa; dobbiamo anche insistere per ottenere che il Consiglio voti su questi temi a maggioranza qualificata.
Onorevoli colleghi, collaboriamo tutti affinché le lingue regionali e meno diffuse rimangano stabilmente parte della futura Europa della diversità culturale.
La peculiare ricchezza dell'Europa sta nella sua diversità e noi tutti dobbiamo tutelarla.
<P>
<SPEAKER ID=163 NAME="Nielson">
Signor Presidente, vorrei esordire con un'osservazione personale.
Il mio portavoce non parla danese e quindi non posso usare il danese come lingua di lavoro nel mio ufficio: il lavoro ne risulterebbe semplicemente paralizzato.
Oggi non parlo danese in Parlamento; non sarebbe una possibilità realistica, poiché dovrei tradurre il mio intervento prima di arrivare in Aula dopo aver ricevuto il materiale il giorno stesso.
Forse potrei anche tentare, ma onestamente il mio personale parere è che, se intendiamo seriamente l'integrazione europea, talvolta dobbiamo essere disposti a reprimere il nostro orgoglio per lavorare con efficienza.
<P>
Il tema in discussione, a mio avviso, è diverso.
Riguarda l'incoraggiamento della diversità che esiste nella nostra società e il dibattito che ne scaturisce si situa in effetti su un altro piano.
<P>
L'Anno europeo delle lingue si avvicina alla sua conclusione, ma non è ancora finito e molte attività sono ancora in corso.
Dei circa 200 progetti cofinanziati dalla Commissione, molti sono ancora attivi e numerose manifestazioni si svolgeranno in tutta Europa nelle ultime settimane dell'anno.
La valutazione dell'Anno avrà inizio questo mese.
La Commissione ritiene che la fine del 2001 non debba segnare la fine dell'iniziativa dell'Anno europeo delle lingue.
Entro il 31 dicembre 2002 al più tardi, presenteremo una relazione alle altre Istituzioni europee, conformemente alle disposizioni dell'articolo 11 della decisione 1934/2000/CE che istituiva per il 2001 l'Anno europeo delle lingue.
<P>
Inoltre, il 29 novembre di quest'anno, il Consiglio ha approvato un'importante risoluzione sulla promozione della diversità linguistica e dell'apprendimento delle lingue.
Con essa, si invita la Commissione a presentare, entro l'inizio del 2003, proposte d'azione per promuovere la diversità linguistica e l'apprendimento delle lingue.
La diversità linguistica è una caratteristica strutturale dell'Unione europea e le lingue regionali e minoritarie, insieme alle numerose altre lingue usate nel continente, ne costituiscono un elemento essenziale.
Le lingue regionali e minoritarie saranno quindi considerate nella relazione che la Commissione presenterà alle altre Istituzioni nel corso del 2002, nonché nelle proposte d'azione da presentarsi nel 2003.
E' tuttavia ancora prematuro indicare le specifiche azioni che verranno intraprese in questo campo.
<P>
Come recita l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali, l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica nelle attività e nei programmi da essa realizzati.
Molti, come SOCRATE, Leonardo da Vinci, CULTURA 2000, MEDIA PLUS, e-Content, o il Fondo europeo di sviluppo regionale includono già opportunità di finanziamento per lingue e culture regionali e minoritarie.
Sosteniamo queste iniziative che, per ottenere i risultati da noi auspicati, devono articolarsi secondo uno svolgimento di largo respiro.
<P>
<SPEAKER ID=164 LANGUAGE="DE" NAME="Pack">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, accolgo con favore il dibattito di oggi.
Mi fa piacere che avvenga alla fine dell' Anno europeo delle lingue nel corso del quale abbiamo esortato più volte la Commissione a fare qualcosa a favore delle lingue minoritarie.
La Commissione ha sempre giustificato la sua mancanza d' iniziativa con il fatto che si proponeva di elaborare un apposito programma il prossimo anno.
Adesso abbiamo sentito che la Commissione non intende fare niente per le lingue minoritarie.
In tal senso, mi fa piacere che oggi questo argomento sia stato affrontato.
Mi dispiace invece che un qualche burlone si sia permesso di modificare il titolo della risoluzione.
Il tema, infatti, non è la grande varietà di lingue esistenti, ma le lingue meno diffuse. Per tale motivo, mi dispiace anche, Commissario Nielson, che lei non abbia reso qui omaggio ad una lingua meno diffusa parlando danese.
Non è una questione d'orgoglio, ma di rispetto della varietà linguistica europea nella quale è compreso anche il danese.
<P>
Ritengo positivo discuterne. Penso che si debba parlare di più di questo tema e che la Commissione debba fare qualcosa al riguardo.
Ma devo confessare che il testo che ci viene presentato oggi lascia molto a desiderare, non è né serio né professionale e non ne sono per niente fiera.
Avremmo potuto fare di meglio se avessimo avuto più tempo a disposizione.
Perciò devo anche dire che il nostro gruppo non è favorevole a tutte le proposte di emendamento.
Ritengo che l' articolo 3 sia migliore del proposto emendamento n.
4. Perché approvare la vostra proposta di emendamento se l' articolo che abbiamo nella risoluzione è migliore?
In ogni caso, quello che vogliamo è lo stesso.
Dovremmo solo cercare di essere un po' più coerenti.
<P>
Rispetto all' altra questione, noi tutti qui, me compresa, siamo a favore del voto a maggioranza per i temi della cultura.
Ma dobbiamo fare il passo iniziale prima di pretendere di fare il secondo.
Per questo dobbiamo essere ragionevoli e sperare che a Laeken si smuova qualcosa in tal senso.
<P>
Per concludere, vorrei aggiungere che noi, come partito popolare europeo, siamo pronti a proporre prossimamente nella commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport una relazione d' iniziativa sul tema delle lingue minoritarie.
Questo offrirà a tutti coloro che oggi a gran voce affermano il loro impegno a favore dell'argomento la possibilità di dimostrarlo.
Per tale motivo, preferirei che oggi la proposta di risoluzione fosse ritirata, dato che una relazione d'iniziativa sarebbe uno strumento di gran lunga più efficace.
Suppongo però che i socialisti non saranno d'accordo. Staremo a vedere come andrà a finire.
Comunque volevo annunciare che proporremo una relazione e dite ai vostri colleghi di prender parte alla sua elaborazione il prossimo anno.
<P>
<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="ES" NAME="Esteve">
Signor Presidente, l'approvazione della risoluzione sulle lingue regionali e minoritarie sarà un degno finale per l'Anno europeo delle lingue.
E' una soddisfazione per me, così come - a quanto mi risulta - per altri deputati catalani, ossia gli onorevoli Obiols, Terrón, Colom, Jové, Mayol, Gasòliba e Ferrer.
<P>
E' molto positivo che una risoluzione riconosca pari valore e dignità a tutte le lingue europee, spronando Commissione e Consiglio ad agire in modo deciso in questo campo e a trovare una base giuridica permanente.
<P>
Ci rincresce che la nostra proposta iniziale, che rivendicava il pieno riconoscimento, non sia stata accettata.
<P>
La presente risoluzione rende pubblica una situazione inammissibile: è infatti deplorevole - insisto - che l'Unione europea, che riconosce la propria ricchezza nella diversità, abbia così tante lingue europee alla ricerca di una base giuridica per essere sostenute.
<P>
Ieri, una relazione richiesta dalla Direzione generale ricerca e presentata all'Intergruppo di lingue minoritarie rifletteva queste difficoltà.
<P>
La mia lingua, il catalano, fa parte di questo gruppo.
E' la settima lingua, rispetto alle undici lingue ufficiali, e la nona in rapporto alle 22 lingue post-ampliamento.
Una conversazione che ho avuto con l'amico e collega onorevole Jannis Sakellariou esemplificherà la situazione.
<P>
Io gli dicevo: Jannis, la lingua che tu parli con i tuoi genitori - il greco - la puoi utilizzare in quest'Assemblea; la lingua che usi con i tuoi concittadini - il tedesco - la puoi utilizzare in quest'Assemblea; quella che usi con tua moglie - lo spagnolo - la puoi utilizzare in quest'Assemblea.
La lingua che io uso con i miei genitori, che uso per lavorare e vivere e che uso con mia moglie, non solo non la posso utilizzare in quest'Assemblea, ma stiamo persino cercando una base giuridica perché possa essere sostenuta.
<P>
Capirete che, come catalano, non posso avere altro obiettivo in questa materia che quello del riconoscimento del catalano come lingua ufficiale dell'Unione europea.
La speranza la spiega meglio il mio amico e poeta Jordi Gabarró.
Passo al catalano: "Demà, en un futur de convivència, la raó ha de guanyar".
In spagnolo: "Domani, in un futuro di convivenza, la ragione deve prevalere".
<P>
<SPEAKER ID=166 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, signor Commissario, quando all' inizio degli anni Ottanta quest' Aula ha discusso per la prima volta della varietà linguistica e delle lingue minoritarie, il suo predecessore, Commissario Nielson, pronunciò alcune frasi in gallese. Pur non avendo capito niente, noi apprezzammo quell' esempio di ricchezza culturale dell' Europa.
Al riguardo, vorrei dire che la nostra idea d'Europa non è dominata dagli aspetti tecnocratici, burocratici o economici: per noi l' Europa è soprattutto un progetto culturale, la cui ricchezza linguistica deve essere fatta valere.
Questo riguarda anche la sua lingua materna, signor Presidente, la lingua inglese. E' necessario difenderla dal processo di trasformazione in lingua mondiale che chiamare inglese sarebbe un insulto a Shakespeare.
<P>
Anche le grandi lingue dell' Unione europea come il francese, che è comunque una delle lingue dell' ONU, o lo spagnolo, una delle lingue del mondo del futuro recentemente impiegata per la prima volta nella campagna elettorale americana e che presto diventerà la seconda lingua degli Stati Uniti, oppure ancora il tedesco, lingua materna del maggior numero di cittadini dell' Unione europea, anche queste lingue sono oggi lingue minoritarie.
Il nostro ex collega Siegbert Alber una volta ha detto: "In Europa siamo tutti minoranze" .
Ma a parte questo, è naturalmente necessario proteggere anche le lingue minori che sono lingue ufficiali e soprattutto le lingue che sono oggetto dell' odierno dibattito, le lingue minoritarie che non sono lingue ufficiali dell' Unione europea e che hanno bisogno di tutto il nostro sostegno.
<P>
Purtroppo, non le possiamo accogliere come lingue ufficiali, sarebbe probabilmente eccessivo.
Tuttavia, dobbiamo fare il possibile per proteggere le lingue regionali e minoritarie dell' Unione europea perché gli appartenenti a questi gruppi linguistici minoritari sono già oggi nell' Unione europea, e lo saranno a maggior ragione in quella del futuro, il secondo gruppo linguistico per numero di appartenenti, dopo i tedeschi e prima dei francesi.
Già questo dato da solo illustra la rilevanza quantitativa della questione. Se poi si prendono in considerazione gli aspetti qualitativi, legati al problema delle nazionalità nei Balcani e altrove, allora ci si rende conto di come le minoranze possano fare da cemento o da esplosivo per le fondamenta dell' Europa.
Noi vogliamo che siano il cemento della costruzione europea: per questo sosteniamo le lingue minoritarie.
<P>
<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="DA" NAME="Nielson">
Signor Presidente, desidero ringraziare per il dibattito che ho ascoltato con grandissimo interesse.
Non credo tuttavia che sia necessario che io aggiunga altro, a prescindere dalla lingua che intendo utilizzare.
<P>
<SPEAKER ID=168 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
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(La seduta, sospesa alle 17.50, riprende alle 18.30)
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<CHAPTER ID=17>
Votazioni
<SPEAKER ID=169 NAME="Presidente">
Passiamo ora alla votazione.
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L'ordine del giorno reca la votazione su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
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Durante la votazione sull'emendamento n. 2 alla risoluzione comune sull'immigrazione in Irlanda:
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<SPEAKER ID=170 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, vorrei ritirare la seconda parte dell'emendamento, visto che, apparentemente, molti si dichiarano a favore della prima parte, ma non della seconda.
Per facilitare l'approvazione dell'emendamento, abbiamo ritirato la seconda parte.
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<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signor Presidente, sottoscrivo appieno la richiesta della onorevole collega in quanto temo che, se si procedesse ad una votazione sul testo così com' è ora, alcuni si asterrebbero. Si tratta invece di un tema molto importante.
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Se la seconda parte va eliminata, così sia.
Me ne rammarico e tuttavia non vedo alternative.
La ringrazio peraltro della proposta.
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Relazione (A5-0426/2001) dell'onorevole Pat the Cope Gallagher a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione del protocollo che stabilisce le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di cooperazione in materia di pesca marittima tra la Comunità europea e la Repubblica islamica di Mauritania per il periodo dal 1º agosto 2001 al 31 luglio 2006 (COM(2001) 590 - C5-0555/2001 - 2001/0246(CNS)).
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(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
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Relazione (A5-0405/2001) della onorevole Patricia McKenna a nome della commissione per la pesca, sul ruolo delle bandiere di comodo nel settore della pesca (2000/2302(INI)).
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(Il Parlamento approva la risoluzione)
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Relazione (A5-0381/2001) della onorevole Astrid Lulling a nome della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla relazione della Commissione sull'applicazione del regolamento (CE) n. 1221/97 del Consiglio che stabilisce le regole generali di applicazione delle azioni dirette a migliorare la produzione e la commercializzazione del miele (COM(2001) 070 def.
C5-0398/2001 - 2001/2156(COS)).
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(Il Parlamento approva la risoluzione)
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Relazione (A5-0375/2001) dell'onorevole Mauro Nobilia a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, sulla comunicazione della Commissione al Consiglio relativa a nuovi mercati europei del lavoro, aperti e accessibili a tutti (COM(2001) 116 - C5-0188/2001 - 2001/2084(COS)).
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(Il Parlamento approva la risoluzione)
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Presidente.
Passiamo ora alla votazione sulla risoluzione comune concernente la diversità linguistica.
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<SPEAKER ID=172 LANGUAGE="EN" NAME="Morgan">
Signor Presidente, il titolo è sbagliato.
La risoluzione riguarda le lingue regionali o meno diffuse; spero che venga corretto.
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<SPEAKER ID=173 LANGUAGE="DE" NAME="Pack">
Signor Presidente, se il titolo deve essere modificato, allora dovrà essere: "Le lingue meno parlate nell'Unione europea" in modo da riferirsi alle lingue europee e non ad altre!

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<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
Signor Presidente, non sono d' accordo.
Vi sono lingue che non sono molto diffuse al mondo; si tratta pur tuttavia di lingue nazionali, come il lussemburghese.
Non è una lingua minoritaria, forse lo diverrà con l' immigrazione, ed è invero poco parlata, eppure non si può affermare - lo ribadisco - che è una lingua minoritaria.
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<SPEAKER ID=175 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, apparentemente abbiamo un problema.
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<SPEAKER ID=176 LANGUAGE="EN" NAME="Morgan">
Signor Presidente, la formulazione esatta della risoluzione comune, concordata da tutti coloro che hanno sottoscritto tale risoluzione, è "lingue regionali o meno diffuse".
Questa è l'espressione usata in tutto il documento.
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<SPEAKER ID=177 LANGUAGE="EN" NAME="Pack">
Signor Presidente, l'espressione "lingue europee meno diffuse" è corretta.
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<SPEAKER ID=178 NAME="Presidente">
Il Parlamento è d'accordo?
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<SPEAKER ID=179 LANGUAGE="EN" NAME="Morgan">
Signor Presidente, lingue regionali e meno diffuse dell'Unione europea.
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<SPEAKER ID=180 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, adesso si propone "lingue regionali e meno diffuse dell'Unione europea".
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<SPEAKER ID=181 LANGUAGE="ES" NAME="Esteve">
Signor Presidente, mi scusi, ma innanzitutto nelle riunioni svolte per raggiungere un consenso il titolo che abbiamo convenuto era "regionali e minoritarie".
Inoltre, onorevole Pack, c'è un altro problema con la sua proposta: se parliamo soltanto di minoritarie, in pratica la mia lingua rimane esclusa perché non è minoritaria, bensì regionale.
Pertanto, in primo luogo, questo è quanto avevamo deciso e, in secondo luogo, per essere esaustivi bisogna dire "regionali e minoritarie" perché questa è la dizione corretta.
Non c'è altra possibilità.
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<SPEAKER ID=182 NAME="Presidente">
Onorevole Esteve, la parola "regionali" compare proprio all'inizio.
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<SPEAKER ID=183 LANGUAGE="EN" NAME="Pack">
Signor Presidente, chiedo il ripristino della versione originale con la parola "europee" in mezzo - lingue europee regionali e meno diffuse.
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<SPEAKER ID=184 NAME="Presidente">
"Lingue europee regionali e meno diffuse".
Siete d'accordo?
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<SPEAKER ID=185 LANGUAGE="DE" NAME="Ebner">
Signor Presidente, vorrei sottoporre al voto una proposta orale di emendamento sulla quale si dovrebbe votare per prima.
Nel considerando C della versione in tedesco si legge: "Considerando che 14 milioni di cittadini dell' Unione europea impiegano regolarmente una lingua regionale o a diffusione limitata, e considerando che in Europa ci sono in totale oltre 60 comunità linguistiche" .
Qui al posto di "in Europa" si deve scrivere "nell' Unione" perché in Europa di comunità linguistiche ce ne sono circa 300!
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(Il Parlamento approva la risoluzione comune) Presidente.
Con questo si conclude la votazione.
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- Relazione McKenna (A5-0405/2001)
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<SPEAKER ID=186 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, l'onorevole McKenna forse si inquieterà se io dico che, chiamandomi Fatuzzo, non posso non parlare dell'austromerluzzo, che è vittima di cattura di frodo di bandiere ombra nei mari della Patagonia.
Per evitare che si inquieti, dirò che ho votato a favore.
Riterrei opportuno, però, che si approvasse il progetto GALILEO, con cui dai satelliti si potrà vedere dove si trovano i pescherecci di frodo, quando aumentano di peso per il carico e, quindi, quando e dove hanno esercitato la pesca di frodo.
In questo modo si potrà veramente controllare il fenomeno.
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Relazione Gallagher (A5-0426/2001)
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<SPEAKER ID=187 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, a pagina 15 del parere della commissione per i bilanci si legge che vengono destinati stanziamenti di 86 milioni di euro per aiuti alla Mauritania: aiuti per la ricerca, per la pesca, per l'elaborazione delle statistiche, per il salvataggio in mare, per le licenze di pesca, per le spese di organizzazione di seminari e riunioni, per lo sviluppo della pesca regionale; ma non vedo, signor Presidente, una voce intitolata: "aiuti ai pensionati della Mauritania, aiuti per agevolare il pagamento dei contributi e per avere pensioni professionali di pescatori".
Ho votato, sì, a favore di questo documento, ma mi auguro che, alla prossima occasione in cui si voteranno i provvedimenti per la Mauritania, saranno previsti aiuti anche per i pensionati di questo paese.
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<SPEAKER ID=188 NAME="Marques">
Vorrei esprimere il mio accordo sul recente protocollo di pesca stipulato fra la Comunità europea e la Mauritania per il periodo dal 1º Agosto 2001 al 31 luglio 2006 che ritengo di vitale importanza per la Comunità europea, non solo per le possibilità di pesca che stabilisce e per la contropartita finanziaria prevista, ma essenzialmente per motivi di natura socioeconomica, con l' autorizzazione al ridispiegamento di un cospicuo numero di pescherecci precedentemente operanti in acque marocchine.
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Vorrei inoltre complimentarmi con l' onorevole Gallagher per il lavoro svolto ed esprimergli il mio pieno accordo con le conclusioni espresse nella motivazione.
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Per finire e per quanto riguarda l' emendamento n. 4 (articolo 3 ter), vorrei ricordare che il Consiglio ha recentemente conferito mandato negoziale alla Commissione in vista della stipula di nuovi accordi di pesca e non del rinnovo dei protocolli attuativi, a patto che questi ultimi non alterino la sostanza dell' accordo quadro.
Caldeggio inoltre una riformulazione della proposta del relatore in modo che sia conforme al diritto comunitario vigente in materia.
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Relazione Nobilia (A5-0375/2001)
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<SPEAKER ID=189 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione dell'onorevole Nobilia che si occupa di aumentare il lavoro in Europa.
Come potevo non farlo?
Sottolineo però che, per ottenere questo risultato, sarebbe importante realizzare un sito Internet unico europeo che raccogliesse tutte le domande e le offerte di lavoro da tutti i quindici Stati dell'Unione.
Sarebbe indispensabile avere un'unica seconda lingua europea, perché non ci si può muovere nell'Unione europea se non si conosce almeno una lingua in comune con tutti gli altri europei, in aggiunta alla propria lingua, e infine non ci si può muovere liberamente se non c'è una pensione unica europea.
Non possiamo avere quindici diverse quote di pensione, pagate da quindici diversi Stati dell'Europa se abbiamo lavorato in tutti i quindici Stati europei.
Dobbiamo avere un'unica pensione europea.
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<SPEAKER ID=190 NAME="Bushill-Matthews">
I conservatori britannici approvano il principio di mercati del lavoro aperti e accessibili a tutti quale elemento essenziale del mercato unico.
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Abbiamo però votato contro il paragrafo 15 della relazione Nobilia poiché l'idea di realizzare un impianto europeo di politica dei redditi e sicurezza sociale incide direttamente sulle competenze degli Stati membri.
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Abbiamo invitato i colleghi di altri partiti e gruppi a seguire il nostro esempio e a rifiutare questa proposta specifica, pur approvando la relazione nel suo complesso.
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Relazione Lulling (A5-0381/2001)
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<SPEAKER ID=191 NAME="Fatuzzo">
Onorevole Lulling, cosa c'è di più dolce del miele?
Cosa c'è di più nutriente del miele?
Ci sarà pure un motivo se si dice "luna di miele"!
Cara onorevole Lulling, il miele è anche il nettare degli dei.
Salendo sul Monte Olimpo mi sono fermato per gustare il miele dell'Olimpo, il miele degli dei della Grecia.
Allora, come votare contro questo documento che vuole potenziare la produzione di miele in Europa e aiutare gli apicoltori a produrre una quantità sempre più importante e più redditizia di questo nettare degli dei?
Mi auguro che, l'anno prossimo, prima di entrare in quest'Aula, venga fornito in giusta quantità a tutti noi eurodeputati, per avere il cervello più pronto e il fisico più allenato alle lunghe ore di votazioni e anche alle ulteriori dichiarazioni di voto dell'onorevole Fatuzzo.
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Per finire, Buon Natale e Buon Anno ai signori interpreti, a tutti coloro che lavorano di più per le mie dichiarazioni di voto e a lei, Presidente, in particolare.
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Risoluzione sulla diversità linguistica
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<SPEAKER ID=192 LANGUAGE="DE" NAME="Ebner">
Signor Presidente, vorrei informarla del fatto che ho votato a favore di questa proposta di emendamento e l' ho fatto per convinzione, come anche l' onorevole Posselt.
Riteniamo che questa proposta di risoluzione avrebbe potuto essere formulata in maniera più completa, con una base più ampia, e ci dispiace che non sia avvenuto.
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Si tratta comunque di un passo nella giusta direzione e abbiamo la speranza che la Plenaria e la commissione competente per questo tema delle lingue a diffusione ridotta, le lingue regionali e minoritarie, se ne possano occupare a fondo. Questo non solo durante l' Anno europeo delle lingue, ma affrontando l' intera questione concretamente, in modo mirato e con spirito positivo, cosicché i problemi in passato legati alle maggioranze o alle minoranze appartengano al passato e si trovi una soluzione positiva.
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<SPEAKER ID=193 NAME="Presidente">
Con questo si concludono le dichiarazioni di voto.
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<CHAPTER ID=18>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=194 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo e auguro a voi tutti buon Natale.
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(La seduta termina alle 18.55)
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