<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="DE" NAME="Ebner">
Signora Presidente, non ero riuscito a raggiungere il mio posto.
Volevo dire che il mio nome non compare nell' elenco dei presenti, mentre ero presente sia durante la seduta sia durante la votazione.
Ciò riguarda il lunedì, ma volevo che venisse messo a verbale.
La ringrazio.
Evidentemente non ho firmato, ma ero presente e ho partecipato ai lavori.
Grazie ancora.
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<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Onorevole collega, la rettifica sarà effettuata.
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Vi sono ulteriori commenti in merito al processo verbale?
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="EN" NAME="Scallon">
Signora Presidente, prima dell'inizio del dibattito vorrei dar voce alle apprensioni dell'opinione pubblica irlandese circa il futuro di Aer Lingus, la nostra compagnia aerea nazionale.
Prima degli attentati di New York, Aer Lingus, con un milione e centomila passeggeri, faceva registrare prestazioni fra le più brillanti dell'intera industria dei trasporti aerei; ora speriamo ardentemente che gli attuali provvedimenti non vengano interpretati come un aiuto nazionale ad un'azienda che rischia di precipitare.
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<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
La questione non ha attinenza con il processo verbale. Oggi, tuttavia, è prevista una discussione sul tema.
<P>
Vi sono altre osservazioni sul processo verbale?
<P>
(Il processo verbale è approvato)
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<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden">
Signora Presidente, desideravo attirare la sua attenzione sull'arresto, avvenuto una settimana fa in Grecia, di dodici cittadini britannici e due cittadini olandesi.
Due dei cittadini britannici provengono dal mio collegio elettorale: Paul e Lesley Coppin di Mildenhall nel Suffolk.
Le autorità greche li hanno arrestati con l'accusa di spionaggio, ma si tratta semplicemente di persone appassionate di aviazione, con l'hobby di osservare gli aeroplani, che si trovavano in vacanza in Grecia.
Mi sembra alquanto sconcertante che siano ancora detenuti in uno Stato membro dell'Unione e mi chiedo se lei possa prendere qualche iniziativa per portare questa vicenda all'attenzione delle autorità greche affinché i miei concittadini possano tornare in libertà al più presto.
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<SPEAKER ID=7 NAME="Presidente">
Onorevole Van Orden, ho preso atto della sua richiesta cui sarà dato opportuno seguito.
<P>
<CHAPTER ID=2>
Situazione economica e dell'occupazione nei trasporti aerei nonché nei settori industriali e dei servizi collegati
<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca le dichiarazioni di Consiglio e Commissione sulla situazione economica e dell' occupazione nei trasporti aerei nonché nei settori industriali e dei servizi collegati.
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Cedo la parola al Presidente in carica del Consiglio, signora Durant.
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<SPEAKER ID=9 NAME="Durant">
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signora Presidente, l' aviazione civile europea ha presentato e presenta gravi lacune strutturali.
I fatti dell' 11 settembre hanno avuto un effetto moltiplicatore sull' aggravarsi della situazione esistente.
I principali vettori aerei hanno registrato un drastico calo nel numero di passeggeri, che ora si è assestato su un meno 20 per cento rispetto al 2000.
Nell' ultimo periodo, le compagnie hanno annunciato 30.000 esuberi e due vettori - Sabena e Swissair - hanno dichiarato fallimento.
Il tracollo di Sabena ha causato la perdita di 7.500 posti di lavoro da un giorno all' altro e non si esclude un' ulteriore perdita occupazionale in questo settore a livello europeo.
<P>
La settimana scorsa ho incontrato le parti sociali che rappresentano tutti i settori dell' aviazione e ho sentito un' interessante descrizione della situazione.
Il settore delle compagnie aeree è un villaggio globale, che è appena stato scosso da un terremoto e dove tutte le costruzioni - piccole e grandi, forti e deboli - sono in pericolo.
Come si può affrontare a livello europeo un aspetto del problema che ha dimensioni mondiali?
Associandomi totalmente al Ministro signora Durant, credo anch' io che sia importante lanciare un chiaro messaggio: non saremo di alcun aiuto al settore se permetteremo alla crisi economica causata dall' 11 settembre di ritardare le decisioni sulla sua ristrutturazione e integrazione.
Dobbiamo riconoscere che la risposta da dare è la ristrutturazione del settore delle compagnie aeree.
E' essenziale ammettere che non si può aiutare il settore con un' iniezione massiccia di denaro pubblico; nel contempo dobbiamo però capire che una ristrutturazione attuata in periodo di crisi non può prescindere da ulteriori strumenti economici e sociali.
La comunicazione intitolata "Le ripercussioni degli attentati terroristici negli USA sul settore del trasporto aereo" , pubblicata dalla Commissione il 10 ottobre, è la prima risposta a quella situazione eccezionale e si concentra quindi sul ripristino della fiducia prevedendo ulteriori misure di sicurezza, nonché misure economiche a sostegno del settore.
Concordo perfettamente con la signora Ministro quando segnala che, a causa delle peculiarità istituzionali e delle nostre particolari politiche, non abbiamo potuto attivarci immediatamente a sostegno delle imprese europee, come invece è accaduto negli Stati Uniti.
<P>
La comunicazione suddetta contiene vari punti e strumenti importanti.
Nel quadro delle norme per gli aiuti di Stato, la Commissione sta valutando alcune misure per risarcire le compagnie aeree dei danni subiti durante i quattro giorni di chiusura dello spazio aereo americano.
Quest' indennizzo va concesso indifferentemente a tutte le compagnie aeree autorizzate dal rispettivo Stato membro.
Sempre nell' ambito delle norme per gli aiuti di Stato, la Commissione vaglierà varie misure per compensare gli ulteriori costi di assicurazione e per proseguire gli interventi pubblici sino alla fine dell' anno in corso.
Inoltre, ai sensi delle regole sulla concorrenza e della normativa del mercato interno in materia di assicurazione, essa, nel quadro delle sue competenze, sta attualmente verificando l' opportunità di piani mensili di assicurazione a medio termine, come pure la fattibilità di una soluzione più a lungo termine.
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La Commissione e il Consiglio "trasporti" hanno invitato gli Stati membri a verificare che i vettori aerei di paesi terzi possano offrire lo stesso livello di copertura assicurativa previsto per i vettori europei.
Per rendere possibili l' auspicata ristrutturazione e la stabilizzazione del settore del trasporto aereo ora è più che mai necessario risolvere la questione della proprietà e del controllo.
Le restrizioni imposte alle linee aeree dalle norme tradizionali di proprietà e di controllo contenute nell' accordo bilaterale sui servizi aerei rendono difficili non solo le fusioni e le acquisizioni, ma anche gli investimenti esterni, persino quando le compagnie si trovano in una situazione finanziaria difficile. La Comunità, pertanto, ha necessariamente bisogno di una politica comune dinamica nel settore delle relazioni esterne.
Per avviare tale procedura, da anni ormai la Commissione chiede al Consiglio direttive negoziali che le permettano di concludere un accordo UE-USA sul traffico aereo.
Un simile accordo andrebbe a vantaggio del nostro settore aereo.
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In conformità dei regolamenti sul tempo disponibile per atterraggi e decolli, la Commissione è del parere che la situazione sia particolarmente cruciale e concorda sull' opportunità di proporre ai coordinatori degli aeroporti di permettere ai vettori di conservare il tempo disponibile di utilizzo, non impiegato durante il periodo estivo 2001 e durante l' attuale periodo invernale 2001/2002, per i corrispondenti periodi di programmazione futura.
La Presidente in carica del Consiglio ha approfondito con grande precisione i problemi specifici e la necessità immediata di una politica europea e di un accordo a livello europeo.
<P>
Non ripeterò le sue parole, ma mi soffermerò un po' di più sulla questione della crisi sociale.
Come già rammentato, nel giro di poche settimane sono stati annunciati 30.000 esuberi riguardanti tutti i settori.
Al momento, stiamo conducendo uno studio delle ripercussioni sui settori affini al trasporto aereo.
L' analisi delle cause dei licenziamenti evidenzia vari fattori, tra cui la stessa crisi iniziata nella primavera dell' anno scorso, il calo della domanda e il tardivo riadeguamento delle possibilità di correggere il rapporto tra domanda e offerta dopo tanti anni di grande sviluppo.
E' difficile fare su due piedi un' analisi delle cause di tutti i licenziamenti, ma indubbiamente occorre valutare le possibilità di un intervento diretto e l' eventuale ruolo dell' Unione europea e della Commissione.
<P>
Dobbiamo ammettere anzitutto che esiste un quadro giuridico relativamente completo, che dà la possibilità alle imprese di consultare i lavoratori in modo da trovare nuovi modelli per l' organizzazione del lavoro, volti a ridurre il più possibile gli esuberi.
Nel caso specifico di British Airways e Alitalia, ove si è registrato un alto numero di licenziamenti, sono state garantite una giusta informazione e la cooperazione con i rappresentanti dei lavoratori.
In questo momento, però, le leggi non possono fermare i licenziamenti e quindi le risorse comunitarie disponibili devono essere impiegate per far fronte alle conseguenze della crisi.
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A livello europeo esiste uno strumento economico - il Fondo sociale europeo - che può essere usato in tre diversi modi. Anzitutto può essere impiegato, nel quadro della strategia europea per l' occupazione e la formazione, per la riqualificazione dei licenziati o, talora, per il mantenimento delle capacità dei disoccupati, che potrebbero rischiare di perdersi in un mercato del lavoro estremamente specializzato.
In secondo luogo, vi è la possibilità di sostenere i lavoratori dipendenti il cui posto di lavoro sia minacciato; è già emerso, infatti, il problema delle piccole e medie imprese satellite nell' indotto delle compagnie aeree.
Infine, mediante il Fondo sociale europeo, le autorità locali e regionali si possono attivare per attuare programmi volti a risolvere la chiusura di piccoli aeroporti o i problemi locali derivanti dagli esuberi o dalle crisi in settori specifici, in modo da affrontarli a livello regionale.
<P>
Per quanto concerne i regolamenti finanziari del Fondo in questione, la gestione avviene a livello europeo, ma in caso di crisi o di situazioni particolari è possibile una certa flessibilità nel riorientare gli stanziamenti disponibili.
Nel caso di Sabena è previsto il cofinanziamento di talune misure da parte del Fondo sociale europeo.
Sono questi gli strumenti esistenti in ambito legislativo e sociale.
In periodi di crisi, uno degli strumenti più importanti resta comunque il dialogo sociale assieme al dibattito con le parti sociali.
Subito dopo la crisi dell' 11 settembre, la Commissione europea ha avviato il dialogo settoriale europeo in materia di aviazione civile.
Sono già iniziate le discussioni con le parti sociali in seno al comitato per il dialogo settoriale e, per il 3 dicembre, si è deciso di organizzare un workshop cui parteciperanno tutti i settori a livello di parti sociali, nonché i rappresentanti nazionali dei Quindici; in quell' occasione, si discuterà specificamente delle ripercussioni sull' occupazione e dei problemi sociali emersi al fine di addivenire ad un accordo comune sulle misure da prendere in considerazione immediatamente.
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Signora Presidente, in un simile momento di crisi, in cui non è facile trovare risposte o formule per la ripresa, una forma di collaborazione giusta e diretta, sia tra le stesse Istituzioni europee che tra le Istituzioni e le parti sociali, costituisce un presupposto fondamentale per i prossimi passi.
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<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="EN" NAME="Foster">
Signora Presidente, le motivazioni che stanno alla base di questa risoluzione urgente non hanno bisogno di spiegazioni.
Vorrei anzitutto ringraziare i rappresentanti degli altri gruppi che hanno partecipato alla stesura di questo testo di compromesso.
<P>
E' vero che gli attentati terroristici compiuti in settembre negli Stati Uniti hanno avuto conseguenze catastrofiche sull'industria aerea, non solo dal punto di vista della fiducia dei passeggeri, ma anche per le decine di migliaia di posti di lavoro che sono già andati perduti in tutto il mondo e soprattutto in Europa.
Purtroppo questa situazione non riguarda solo l'industria dei trasporti aerei: le ripercussioni sono già evidenti nei settori delle costruzioni aerospaziali e del turismo.
Nel mio paese - il Regno Unito - la lenta ripresa dalla crisi dell'afta epizootica ha subito un grave colpo, che sarà ben difficile assorbire.
<P>
E' possibile che alcune compagnie aeree dell'Unione europea abbiano fornito una risposta inadeguata alle sfide poste dal mondo commerciale, ma è fuor di dubbio che quasi tutte le aziende si sono ritrovate all'improvviso - e senza averne colpa - sull'orlo della bancarotta o in condizioni anche peggiori.
Ricordo che il mio governo, assieme a quelli di altri paesi, già nei tre o quattro giorni immediatamente successivi agli attentati aveva garantito una rapida concessione di aiuti; purtroppo, però, non è ancora in vista alcun aiuto di carattere finanziario (a parte l'assistenza a breve termine per la copertura assicurativa che doveva valere per 180 giorni come negli Stati Uniti).
<P>
Non mi risulta che siano state concesse compensazioni di sorta per le perdite finanziarie cagionate dalle chiusure dello spazio aereo e degli aeroporti negli Stati Uniti, e nemmeno per le ulteriori misure di sicurezza che il settore aeronautico dovrebbe ora - secondo l'aspettativa generale - porre in essere.
Tocca agli Stati membri assumersi le responsabilità dei costi di sicurezza.
In breve, la situazione è catastrofica, non da ultimo perché - a causa della mancanza di aiuti - le perdite di posti di lavoro stanno già superando le stime effettuate due mesi fa da molte aziende.
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Noi, deputati di questo Parlamento, esigiamo azione, e un'azione immediata.
Non ci accontentiamo di attendere che la Commissione svolga le sue considerazioni su qualche caso particolare, considerazioni sulle quali probabilmente si raggiungerà un accordo in un futuro imprecisato; chiediamo invece l'immediata concessione di pacchetti di aiuti finanziari interinali a coloro che ne hanno diritto.
<P>
Per concludere, devo informare la Commissione e il Consiglio che è mia intenzione mantenere questo problema al primo posto dell'ordine del giorno; mi attendo inoltre, come minimo, che nella seconda tornata di novembre il Parlamento venga messo al corrente dei progressi compiuti.
Spero che gli onorevoli colleghi si uniranno alle mie valutazioni: non dimentichiamo che sono in gioco le sorti di migliaia di famiglie.
L'inazione non è una scelta ammissibile, né possiamo accontentarci di una conferenza sui problemi dell'ambiente; se le cose andranno avanti così, presto non avremo più alcuna industria aeronautica di cui preoccuparci.
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<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="EN" NAME="Simpson">
Signora Presidente, stamani sono arrivato in Parlamento con il discorso che mi ero preparato sul problema dell'industria dei trasporti aerei.
Ho però completamente modificato il mio intervento dopo aver ascoltato le dichiarazioni della Presidente in carica e della signora Commissario: francamente ciò che abbiamo udito è assolutamente inaccettabile.
<P>
Ci troviamo di fronte alla classica scena di un Consiglio dei ministri i cui protagonisti suonano la lira come Nerone, mentre l'industria aeronautica dell'Unione europea brucia.
Signora Presidente in carica, ci troviamo in mezzo ad una profonda crisi, e lei - più di chiunque altro - dovrebbe rendersene conto, in base all'esperienza dello Stato membro da cui proviene.
Alcune compagnie aeree sono già fallite, altre sono sull'orlo della bancarotta, e quale risposta ci viene data?
Sentiamo avanzare l'ipotesi che la Commissione vada a discutere con gli americani in merito al livello di aiuti che essi si accingono a concedere per cercare di uniformare le regole del gioco.
Ma quando si saranno avviate tali discussioni, non ci sarà più in Europa un'industria aeronautica civile che possa partecipare a questo gioco!
E' necessario agire subito, e non vogliamo trastulli: vogliamo un'azione diretta che garantisca alla nostra industria aeronautica civile la sopravvivenza e un futuro autonomo.
<P>
Dopo gli avvenimenti dell'11 settembre, la reazione degli Stati Uniti è stata diretta e mirata; essi hanno immediatamente messo a disposizione delle proprie compagnie aeree 5 miliardi di dollari, offrendo altri 10 miliardi di dollari in aiuti indiretti per aiutare le compagnie a fronteggiare eventuali ulteriori crisi.
E noi cosa abbiamo fatto?
Ci siamo trastullati dicendo "Forse si potrebbe fare così", oppure, come ha notato la onorevole Foster, "Magari potreste concedere compensazioni per i giorni perduti".
Evidentemente questo non basta: occorre agire con rapidità ed energia.
<P>
Ciò che oggi mi ha stupito è stato il tono degli interventi della Commissione e della Presidente in carica; sembra che esse accettino con rassegnazione il fallimento delle compagnie aeree e la perdita di migliaia di posti di lavoro, senza pensare di poter reagire in alcun modo.
Prima di oggi sospettavo già che gli Stati membri intendessero sfruttare questa crisi per razionalizzare l'industria e sbarazzarsi di alcune compagnie aeree; oggi la Presidente in carica ha praticamente ammesso che le cose stanno proprio così.
Se questo è vero, deploro un tale comportamento.
<P>
Dalle tribune del pubblico, alcuni rappresentanti dei sindacati assistono oggi al nostro dibattito.
Voglio dire loro: vi offro il sostegno del mio gruppo nella lotta per mantenere in vita l'industria aeronautica europea.
Purtroppo però - da quanto ho udito oggi - un analogo impegno da parte del Consiglio dei ministri è di là da venire.
Mi chiedo, signora Presidente in carica, se la storia non ricorderà la Presidenza belga del 2001 come la Presidenza che ha decretato il tramonto dell'industria aeronautica civile in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=13 NAME="Costa, Paolo">
Signora Presidente, credo che occorra mantenere i nervi saldi in una situazione come quella che stiamo vivendo.
Il mio gruppo ha sottoscritto la mozione ed è pronto a partecipare, in ogni modo, ad ogni atto che serva a fronteggiare con rapidità e con immediatezza - e, mi auguro, con efficacia - la situazione che stiamo vivendo, perseguendo tre linee: difendendo in ogni modo, da ogni eventuale concorrenza sleale da parte degli Stati Uniti, l'industria europea; accelerando la ristrutturazione dell'industria europea stessa; non venendo meno agli obblighi, che ci siamo peraltro già posti prima della crisi, di garantire comunque condizioni di sicurezza e di rispetto ambientale più elevate di quanto non abbiamo avuto finora.
<P>
Sono tanti obiettivi, che l'Europa deve perseguire contemporaneamente se vogliamo uscire dalla situazione in cui ci troviamo.
Questo implica sicuramente la necessità che al più presto il Consiglio dia alla Commissione un mandato negoziale, che sia possibile parlare con una voce sola nei confronti degli Stati Uniti, che sia possibile monitorare quello che succede sul quel fronte: insomma, che ci si debba difendere, o che si debbano usare le stesse armi nella situazione in cui siamo.
<P>
Questo, peraltro, non può essere una scusa - la difesa da un attacco di un'industria che si è ristrutturata prima, che è divenuta prima più competitiva - per mantenere la situazione attuale.
Quindi occorre che manteniamo coerentemente i nostri aiuti, nei limiti detti di aiuti relativi alla chiusura che vi è stata, dei costi assicurazione, dei costi extra della sicurezza, ma niente di più.
Dobbiamo mantenere in questi termini gli aiuti di Stato e dobbiamo gestire peraltro con molto oculatezza le fasi di ristrutturazione.
E' sicuro che l'industria europea dovrà passare attraverso forme, anche dolorose, di ricomposizione, quindi è probabile che vi possano essere anche altri fallimenti.
Ma ci sono modi e modi di gestirli.
Ciò è fondamentale, e forse su questo vorremmo sentire qualcosa in più, e dal Consiglio dei ministri e dalla Commissione, qualche proposta in più sulla gestione delle transizioni.
Faccio un piccolissimo esempio: il fallimento della Sabena o la ristrutturazione della nuova Sabena impone oggi che si discuta degli slots sulle linee europee.
Esistono piccole compagnie, competitive, capaci di immettere, di assumere persone che sarebbero disposte a operazioni di co-sharing con queste.
Bene, non ci si deve limitare ad atteggiamenti difensivi, ma aprire anche a queste possibilità, insomma a un mercato in maggiore evoluzione: occorre avere il coraggio e la capacità di seguirlo, non soltanto in forme difensive ma anche in forme attive.
In questo modo io credo che potremmo rispondere molto bene anche alle esigenze dei sindacati, alle esigenze dei lavoratori, capendo che questo è il modo corretto con cui garantiamo, nel lungo periodo, lavoro effettivo.
<P>
Un ultimo punto: non è solo un problema delle compagnie aeree, bensì anche un problema di indotto, cioè di un insieme di turismo complessivo.
Se non riusciremo a ridare fiducia ai nostri concittadini, a riportarli sugli aerei, molto lavoro che stiamo facendo risulterà inutile.
Questa è un'operazione che non ho ancora sentito abbordare, ma credo sia l'ultimo compito che dobbiamo tutti affrontare.
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<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="FR" NAME="Jonckheer">
Signora Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signora Commissario, il mio gruppo sostiene gli orientamenti esposti dalla Presidenza del Consiglio e dalla Commissione.
Credo non si debba sbagliare l' approccio al problema.
Il settore aereo sconta una crisi congiunturale e strutturale, come è stato ricordato, ma anche l' economia europea e mondiale è in crisi.
La vera risposta al problema occupazionale sta perciò nel rilancio della crescita e delle politiche globali di solidarietà sociale e di creazione di posti di lavoro.
<P>
Quanto al settore aereo, e rispetto alla riunione sul dialogo sociale annunciata dalla signora Commissario, penso che il degrado delle condizioni di lavoro e dei salari che probabilmente si registrerà nel settore richieda la massima attenzione da parte nostra.
Sul piano dell' Unione europea, auspichiamo l' adozione della politica di concorrenza della Comunità senza che ciò ostacoli la ristrutturazione del settore, ma venga semmai in suo aiuto; tale politica di ristrutturazione deve, del resto, risultare compatibile con gli orientamenti contenuti nel Libro bianco sulla politica dei trasporti, ovvero con lo sviluppo di una politica dei trasporti intermodali che rifletta, a medio termine, i veri costi dei vari settori.
E' utile ricordare che la nostra Assemblea si è pronunciata a maggioranza contro una spirale di aiuti di Stato.
Mi sembrerebbe adesso incomprensibile che la maggioranza volesse innescare una spirale di crescita degli aiuti di Stato da erogare ad uno specifico settore.
<P>
Infine, per quanto riguarda gli Stati Uniti occorre essere chiari fra di noi.
Gli Stati Uniti ci hanno messo di fronte ad una politica del fatto compiuto.
Le sovvenzioni concesse al settore aereo sono inaccettabili e contrarie ad una leale concorrenza internazionale.
Poiché non possiamo apparentemente investire l' OMC della questione, occorre che, nel quadro della partnership globale Stati Uniti/Europa, l' Unione europea possa far valere interessi legittimi che, a termine, dovrebbero avvantaggiare sia le compagnie americane sia quelle europee.
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="DE" NAME="Markov">
Signora Presidente, signora Commissario, signora Presidente del Consiglio, la situazione economica e dell' occupazione nei trasporti aerei, nonché nei settori industriali e dei servizi collegati, è critica.
Tale situazione non è stata però causata solo dagli avvenimenti dell' 11 settembre, anche se essi l' hanno drammaticamente esasperata.
La perdita di fiducia da parte dei passeggeri e il conseguente calo del loro numero, le perdite provocate dalla chiusura dello spazio aereo e degli aeroporti statunitensi, il ritiro delle coperture assicurative, la flessione dei turisti provenienti dagli Stati Uniti e dall' Estremo Oriente: ecco le principali cause, così come lo storno o l' annullamento delle commesse per la costruzione di nuovi aeromobili.
<P>
L' origine di questa crisi è però soprattutto di natura strutturale e va ricondotta alla rovinosa concorrenza fra le compagnie aeree, alle eccessive sovraccapacità, alla recessione economica generale, alle decisioni sbagliate dei quadri dirigenti.
La risoluzione del Parlamento europeo fa riferimento a tutta una serie di misure necessarie, ad esempio al rimborso in caso di chiusura degli spazi aerei e degli aeroporti, al sostegno finanziario o alle garanzie da parte degli Stati membri quale compensazione del ritiro della copertura assicurativa, all' elaborazione di proposte per il supporto finanziario del settore aereo europeo al fine di ottenere la parità competitiva con gli Stati Uniti, alla messa a punto di strategie per la conservazione o la creazione di posti di lavoro.
Il gruppo GUE/NGL appoggia la risoluzione in esame, anche se sappiamo che la sua portata è a breve termine e che può costituire soltanto un primo passo, passo che però va compiuto immediatamente.
<P>
A medio e lungo termine, abbiamo bisogno di uno spazio aereo europeo armonizzato, di standard superiori a livello di qualità e di sicurezza, di personale ben addestrato, di elevati standard sociali e di abolire i bassi salari.
A nostro giudizio, i licenziamenti di massa intrapresi nel settore del trasporto aereo già prima dell' 11 settembre sono del tutto inaccettabili.
Ci serve una strategia per coordinare i diversi modi di trasporti, vale a dire un modello europeo globale dei trasporti.
Singolarmente sarà impossibile risolvere il problema.
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Poli Bortone">
Signora Presidente, nel momento in cui, dopo lo shock dell'11 settembre, si era già evidenziata con drammaticità la crisi dell'industria aeronautica e del suo indotto, la situazione si è complicata ulteriormente con gli eventi degli ultimi giorni, che ci pongono di fronte ad un problema: problema della crisi, in generale, e problema della sicurezza, se dovesse dimostrarsi valida l'interpretazione dell'incidente aereo, che ci indurrebbe a considerare con maggiore attenzione il problema della manutenzione ai fini della sicurezza dei mezzi.
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Indubbiamente lo stato di guerra e l'economia di guerra hanno poi determinato un precipitare degli eventi rispetto ad una crisi reale delle compagnie aeree che hanno portato Sabena e Swissair già a conseguenze estreme: crisi, com'è stato ricordato, dovuta a molteplici cause, non ultima - certo - un'evidente, errata gestione del settore sotto il profilo strategico, che ha visto compagnie aeree, potremmo dire forse troppo individualiste, poco propense ad adottare forme consortili che consentissero di razionalizzare risorse umane, strutturali e finanziarie; abbiamo visto politiche tariffarie errate e spesso elusive delle norme in materia di concorrenza; aeroporti - cito Malpensa, per riferirmi per esempio al mio paese - poco affidabili anche sotto il profilo della sicurezza.
<P>
Oggi è chiaro che, nella situazione attuale, il problema si pone in termini di urgenza drammatica, a fronte della perdita di ben 30 mila posti di lavoro in Europa, e di 180 mila posti di lavoro nel mondo.
In Italia, la compagnia di bandiera del mio paese si è posta il problema della ricapitalizzazione.
Si sta predisponendo ad una sorta di cura di austerità col taglio di ulteriori 1.000 posti di lavoro rispetto ai 2.500 già annunciati.
Italiatour, Eurofly, l'unità informatica Sygmatravel saranno drasticamente ridimensionate, se non soppresse.
La ricapitalizzazione dovrà avere l'assenso da Bruxelles.
La Commissione aveva già autorizzato, il 17 ottobre, il versamento di una sovvenzione pubblica di 387 milioni di euro, ma le necessità di Alitalia ammontano a 1,5 miliardi di euro, e non sappiamo fino a che punto saranno efficaci le azioni poste in essere dal Ministero del tesoro con l'emissione di obbligazioni.
Probabilmente risulterà più efficace, sotto il profilo di una riforma strutturale, il rafforzamento di legami commerciali con Air France o l'ingresso nel consorzio Skyteam.
<P>
In conclusione, nel dare l'assenso alla proposta di risoluzione comune, possiamo sostenere che la situazione impone interventi di varia natura da parte dell'Unione europea, interventi di estrema urgenza che, col prezioso ausilio delle parti sociali europee, riescano a tamponare oggi al massimo la pesante situazione di crisi.
In seguito, però, saranno necessari interventi da programmare in termini di modernizzazione e razionalizzazione del settore, nonché un impegno forte ed evidente in favore del turismo che, com'è già stato ricordato, è un settore del quale troppe volte si parla ma per il quale obiettivamente molto poco ancora si fa.
<P>
Auspichiamo, per ultimo, che le riflessioni ormai prossime sul Libro bianco dei trasporti possano portare a impegni forti e certi, a sostegno dell'economia nel settore dei trasporti e del turismo, a vantaggio dei tanti lavoratori e soprattutto delle loro famiglie che non possono subire ulteriori danni.
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signora Presidente, la strage dell' 11 settembre per mano dei terroristi e il disastro aereo di lunedì scorso sono stati per noi un brusco ritorno alla realtà, sia in termini di caducità della vita sia in rapporto alla coesione in seno alla nostra società.
Un attacco contro gli Stati Uniti è anche un attacco contro il resto del mondo civile e viceversa.
<P>
Ora che le conseguenze si fanno sentire in modo sempre più evidente, dobbiamo trovare una soluzione anche alle ripercussioni economiche.
A nostro giudizio, questa soluzione deve essere compatibile con le linee seguite dall' Unione europea nel settore dei trasporti.
In linea di principio, le imprese devono operare senza aiuti pubblici diretti.
Dobbiamo quindi collocare nel giusto contesto la riflessione sull' opportunità di concedere una deroga a questo principio per il settore in questione.
Come è noto, i trasporti aerei rappresentano un mercato globale.
Non possiamo quindi accettare che le compagnie aeree europee siano condannate a fallire senza aiuti d' emergenza, mentre altrove è una partecipazione pubblica a tenere in piedi i vettori aerei.
Alla luce dei provvedimenti adottati dagli Stati Uniti, per l' Unione europea l' opzione zero è esclusa.
Dobbiamo pertanto stabilire fino a che punto possiamo e vogliamo arrivare. E quanto prima ci muoveremo, tanto meglio sarà.
Il problema non si limita ai trasporti aerei.
Oltre ai trasporti aerei, infatti, sono stati pesantemente colpiti molti altri settori collegati, oltreché il turismo.
Occorre altresì fare una distinzione fra misure a breve e a lungo termine.
<P>
In prima istanza, gli aiuti devono limitarsi al settore colpito e al danno diretto provocato dagli eventi dell' 11 settembre.
Appare logico procedere a un rimborso dei costi assicurativi e, in linea di principio, è ugualmente importante prevedere un certo indennizzo per la perdita economica subita, giacché diversamente resterebbero forse ben poche compagnie aeree nell' Unione europea.
Ciò non significa comunque che, con il pretesto dell' indennizzo, si debbano salvare dal crollo tutte le compagnie economicamente barcollanti.
<P>
Per il più lungo termine, signora Presidente, va ricordato che il carattere globale del settore dei trasporti aerei e l' offerta di servizi interessanti per i consumatori spingono sempre più spesso le compagnie a cercare vantaggi di scala.
In futuro, in seguito a questo processo, il numero di compagnie si ridurrà nell' Unione europea, ma anche al di fuori.
Il comparto sta realmente assumendo una dimensione mondiale.
Le normative nazionali e gli accordi bilaterali devono essere adeguati a questa nuova realtà, così come alcuni diritti esistenti.
Di importanza decisiva per tali diritti non sono gli accordi nazionali, bensì il mercato e, in questo senso, appoggio le misure proposte dalla Commissione che, ne sono certo, potranno presentare vantaggi anche per altri settori.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="NL" NAME="Vanhecke">
Signora Presidente, il fallimento della compagnia aerea belga Sabena qualche giorno fa non è solo il più grave nella storia del Belgio, ma rappresenta soprattutto un dramma umano e sociale per oltre 7.500 lavoratori, forse anche 12.000.
E' già stato detto: è ovvio che Sabena non è un caso isolato.
Sono moltissime le compagnie aeree in difficoltà e gli eventi dell' 11 settembre non hanno migliorato la situazione.
Ne sono consapevole, ma rispetto al caso Sabena la Presidente in carica del Consiglio, signora Durant, ha taciuto al Parlamento due elementi fondamentali.
<P>
Il primo è il seguente: Sabena è in passivo da 40 anni consecutivi ad eccezione di uno che, forse, può essere imputato a un trucco contabile.
Negli ultimi 40 anni, i contribuenti hanno già iniettato in questa compagnia 62 miliardi di franchi belgi.
<P>
Il secondo elemento è legato alle cause del fallimento.
Sabena era un' azienda statale con tutte le caratteristiche dello Stato belga e del Parti socialiste: vantaggi politici, nomine politiche di soggetti chiaramente incapaci e ingerenza politica della casa reale belga per mantenere la compagnia in mani francofone.
L' alleanza con KLM è stata sabotata proprio per questa ragione.
Lo sanno tutti nel mio paese.
La Camera dei rappresentanti sta nominando una commissione di indagine che ha il compito di indagare sugli anni di cattiva gestione. Nel mio paese decisioni di questo tenore non sono prese alla leggera.
Il settore dei trasporti aerei sta attraversando un periodo difficile - è vero - e in Europa dobbiamo trovare soluzioni nel contesto di una politica che ponga l' Europa al primo posto fino a quando gli americani porteranno avanti una strategia di "America first" .
Nel caso Sabena occorre tuttavia individuare in primo luogo i responsabili, ossia la casa reale belga e i diversi governi che si sono succeduti.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="NL" NAME="Thyssen">
Signor Presidente, le compagnie aeree, l' industria aeronautica e il turismo sono evidentemente le prime vittime, e le più visibili, dell' 11 settembre, ma non dobbiamo dimenticare che, al di là del turismo, numerose piccole e medie imprese e i loro collaboratori, che operano nel settore delle forniture e in prossimità degli aeroporti, vivranno in prima persona le conseguenze di questo dramma.
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In Belgio, le piccole e medie imprese prevedono la perdita di un posto di lavoro per ciascun posto di lavoro perso all' interno di Sabena.
A nostro giudizio, occorre garantire che gli aiuti di Stato - a prescindere dalla forma che assumeranno - siano destinati a tutti i settori colpiti.
Auspichiamo altresì che le misure che la Commissione adotterà possano essere attuate in tempi rapidi e su larga scala.
Ci riferiamo, innanzi tutto, alla creazione di uno spazio per gli investimenti pubblici nella sicurezza dei trasporti aerei, alla necessità di decidere in tempi rapidi circa i casi specifici di aiuti mirati e a una prolungata - pur se limitata - flessibilità nella gestione degli slot.
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Questa situazione di estrema difficoltà deve spingere la Commissione a intervenire con fermezza contro le prassi di distorsione della concorrenza nei rapporti transatlantici.
In epoche come la nostra, ci troviamo a dipendere da molti fattori.
Se tali fattori prendono tutti la strada sbagliata, il fallimento è il risultato e Sabena ne è l' esempio drammatico.
In qualità di parlamentare belga, insisto sulla necessità di riservare a DAT lo stesso trattamento previsto per tutte le altre compagnie aeree colpite dalle conseguenze dell' 11 settembre.
Anche DAT deve essere considerata come impresa in ristrutturazione e deve poter avere le stesse possibilità che sono state offerte ad altre compagnie nella medesima situazione.
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Infine, signor Presidente, vorrei invitare i lavoratori e le imprese vittime di questa situazione a non perdere il coraggio e mi auguro che a breve termine sia possibile offrire loro una prospettiva migliore.
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="FR" NAME="Zrihen">
Signor Presidente, dinanzi alla catastrofe sociale del fallimento di Sabena, vorrei ridare un po' di umanità a questo incontro dedicando le mie prime parole a quanti si sono trovati dall' oggi al domani, senza tanti riguardi, privati del loro posto di lavoro.
Invito quanti vogliano strumentalizzare questo specifico dossier per fare il processo alle aziende pubbliche a ben misurare le responsabilità di ciascuno.
Certo, l' Europa è responsabile quando taluni esponenti della Commissione raccomandano una liberalizzazione accelerata, disumana, brutale. Certo, agli occhi di tutti l' Europa sembra oggi il vero motore di questo processo.
Nessuno vuole però questo tipo di Europa.
I cittadini vogliono invece costruire con noi un' Europa sociale, quella che abbiamo difeso a Lisbona, che sviluppi indicatori di convergenza per incentivare l' occupazione e lottare contro la disoccupazione, un' Europa che rifiuti la fatalità del mercato.
I dodicimila licenziati da Sabena all' inizio del mese sono le prime vittime di questa ondata di liberalizzazione dell' aviazione civile.
Altre compagnie europee registrano dati preoccupanti.
Migliaia di persone temono di ritrovarsi in strada e non comprendono l' intransigenza della Commissione europea sui tempi di rimborso del credito concesso alla compagnia belga quando gli Stati Uniti sovvenzionano a colpi di miliardi di dollari le loro compagnie di bandiera per conservare gli slot europei.
Trovano inammissibile che la Commissione privilegi le sanzioni e gli ukase in nome delle virtù del liberalismo e del mercato, mentre nello stesso tempo questo stesso liberalismo selvaggio fa vedere i propri limiti nelle continue chiusure che si verificano in Europa.
Con l' avvio del processo di Lisbona, le autorità comunitarie e gli Stati membri hanno dimostrato che potevano tenere conto delle conseguenze umane e territoriali che ogni decisione implica.
Una liberalizzazione così cieca non farà avanzare l' idea europea, la fiducia nelle sue Istituzioni, il nostro progetto di pace e progresso sociale, ma condurrà inevitabilmente al rifiuto da parte dei cittadini di questa visione europea così semplicistica.
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La votazione della relazione Langen al Parlamento europeo, due giorni fa, signora Commissario, era una conferma del fatto che i vari settori non devono essere messi in concorrenza, neanche i settori di cui lei si occupa.
No, diciamolo chiaramente, non rifiutiamo aziende pubbliche moderne ed efficaci, non vogliamo che vengano sacrificate e beffate.
Auspichiamo però una visione lungimirante dello sviluppo economico, un progetto umano, intelligente, che consenta uno sviluppo sostenibile.
Spero che potremo vederlo il 3 settembre.
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<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="NL" NAME="Sterckx">
Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, il caso di Sabena nel mio paese è particolarmente drammatico e sono lieto che il governo belga si stia impegnando nel tentativo di attutire le conseguenze sociali dirette e indirette del fallimento della compagnia.
E' naturalmente impossibile assolvere questo compito in modo completo quando ci si trova di fronte ad un fallimento di tali proporzioni, ma è comunque importante compiere uno sforzo indiretto nel campo della formazione e dell' aggiornamento professionali.
Vorrei inoltre chiedere alla signora Commissario di informare tempestivamente il Parlamento in merito a eventuali interventi sul piano europeo e agli importi e alle azioni previsti per le diverse compagnie aeree.
Sabena è naturalmente un caso spettacolare, ma anche altri vettori sono colpiti dallo stesso dramma sociale.
Sono necessari un approccio e un sostegno europei per mostrare ai cittadini che l' Europa è attiva su questo fronte. Il mio onorevole collega, infatti, ha giustamente affermato che in questo momento prevale un' immagine distorta dell' Europa che dobbiamo correggere.
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A mio giudizio, un punto è chiaro: deve considerarsi superato l' approccio che vede gli Stati membri affrontare le problematiche dei trasporti aerei sul piano nazionale e individuale.
Lo andiamo ripetendo da anni, anche se in seno al Parlamento vi sono ancora taluni che ritengono necessario mantenere un approccio nazionale.
Sono del parere che questa impostazione debba essere abbandonata una volta per tutte.
Dobbiamo definire un approccio europeo.
Gli aiuti di Stato alle compagnie aeree non hanno alcun senso.
Dobbiamo decidere in tempi brevi se è possibile concedere aiuti europei ad un settore europeo - in tal senso, concordo con l' onorevole Simpson - e a quali condizioni ciò deve avvenire.
Non credo, peraltro, che si possa risolvere il problema rispondendo ai 5 miliardi di dollari con uno stanziamento di 5 miliardi di euro.
Il problema non si risolve così perché, nel contempo, occorre procedere ad una ristrutturazione.
Non aveva alcun senso sostenere ancora una volta Sabena tramite l' intervento del governo belga o, eventualmente, delle autorità europee, per consentire alla compagnia di continuare a volare.
Sabena doveva attuare una politica di ristrutturazione, doveva agire e lo ha fatto nel modo più doloroso.
Si è atteso troppo a lungo per poter intervenire in modo razionale ed ora la situazione è precipitata in maniera incontrollabile.
E' deplorevole, ma dobbiamo imparare da quanto è accaduto.
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Il fatto che Sabena sia la prima compagnia a scomparire nell' Unione europea, ci insegna molte cose.
Ci aggrappiamo al concetto di compagnia aerea nazionale, mentre - come ho sentito ripetere da numerosi oratori - questo concetto è ormai superato.
L' approccio non può che essere europeo, e ciò significa controllo del traffico aereo, misure di sicurezza e accordi con i paesi terzi.
Sono lieto dell' apertura che lei ha delineato, signora Presidente, ma spero che lei riesca a convincere tutti i suoi colleghi, perché finora questa impostazione incontrava l' opposizione del Consiglio.
Gli Stati membri non vogliono rinunciare a questo settore nazionale, non vogliono trasferire queste competenze all' Europa, e noi siamo costretti a pagare a caro prezzo le conseguenze di questa decisione.
Gli americani infatti riescono a condurre una politica unitaria, l' Europa no.
A livello internazionale, l' Europa non è rappresentata da un' unica voce nel settore dei trasporti aerei.
Abbiamo piuttosto la presenza dei quindici Stati membri che siglano accordi di open skies e così via, e che, sul piano politico, sono in concorrenza.
Spero quindi, signora Presidente in carica del Consiglio, che lei riesca a persuadere i suoi colleghi, e spero altresì che tutti i membri del Parlamento siano convinti della necessità di adottare una strategia europea e non più nazionale.
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="FR" NAME="Ainardi">
Signor Presidente, penso davvero che di fronte alla recessione del settore aeronautico e del trasporto aereo, ci servano decisioni forti per ristabilire la fiducia ed aprire nuove prospettive.
Aggiungo che non mi soddisfa la risposta della Commissione volta a privilegiare l' accelerazione delle ristrutturazioni nel trasporto aereo.
Io sono per un approccio europeo, poi si discuteranno i suoi contenuti e i modi di ridare fiducia.
Penso che tale fiducia passi effettivamente per la sicurezza, e una dimensione della sicurezza in questo settore, come in altri, passa per il know-how, le competenze e le qualifiche del personale.
Signora Commissario, sono assolutamente d' accordo con lei sull' urgenza di uno sviluppo del dialogo sociale, ma non ci accontentiamo del solo dialogo sociale mentre il personale si scontra con il problema dei licenziamenti.
Ascoltiamo davvero queste persone?
Perché hanno osservazioni, riflessioni e proposte da fare e, come deciso, si potrebbe instaurare più rapidamente la procedura di consultazione dei dipendenti.
Ridare fiducia significa trarre insegnamento dalla crisi attuale e interrompere il processo di liberalizzazione in atto.
Francamente, non credo che la liberalizzazione attuata nel settore abbia contribuito al suo sviluppo, direi semmai che ha contribuito a creare difficoltà.
Ridare fiducia significa anche, ad un certo punto, assumersi la responsabilità di erogare sovvenzioni, e misure limitate mi paiono insufficienti per far fronte alla crisi.
Visto che effettivamente gli aiuti americani sono ingenti, credo ci vorrebbero aiuti compensativi al trasporto aereo, con l' obbligo tuttavia di salvaguardare i livelli occupazionali.
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Occorre infine schiudere nuove prospettive.
Mi sembra che fra le prospettive di lungo termine sia opportuno esaminare il modo in cui l' Unione può lavorare non sulle concentrazioni, ma sullo sviluppo delle cooperazioni internazionali in materia di sicurezza e di gestione del traffico aereo fra compagnie aeree e autorità pubbliche.
Signor Presidente, penso anche si debba potenziare la cooperazione fra i settori del trasporto aereo e ferroviario inserendo gli aeroporti nelle reti transeuropee.
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<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="EN" NAME="Collins">
Signor Presidente, gli attentati terroristici di settembre hanno sconvolto l'attività di numerose compagnie aeree europee, provocando la perdita di posti di lavoro nell'industria aeronautica e riducendo il numero di turisti che giungono in Europa d'oltre Atlantico; noi vogliamo però far sì che le compagnie aeree europee restino competitive.
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Approvo le principali proposte incluse nelle risoluzioni di compromesso che stiamo oggi esaminando.
E' importante che la Commissione elabori una serie di proposte per consentire all'industria aeronautica europea di resistere alla concorrenza innescata dai massicci aiuti attualmente concessi dal governo statunitense alle compagnie aeree di quel paese; dobbiamo garantire che l'industria aeronautica europea goda di un trattamento corrispondente a quello ricevuto dalla controparte americana, soprattutto in materia di collegamenti transatlantici.

Per esempio - parlando da un punto di vista irlandese - Aer Lingus dipende in maniera assai pesante dai viaggi transatlantici, e anche altre compagnie aeree traggono notevoli profitti da tali collegamenti; è quindi importante che queste compagnie aeree europee siano in grado di competere con le compagnie americane che recentemente hanno ricevuto aiuti statali dal governo del loro paese.
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<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="DE" NAME="Jarzembowski">
Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signora Commissario, ecco l' aspetto su cui mi soffermerò: una ristrutturazione del trasporto aereo compatibile sotto il profilo sociale e ragionevole dal punto di vista economico.
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Signora Presidente in carica del Consiglio, lei è stata troppo magnanima nella formulazione prima utilizzata, quando ha detto che il Consiglio ha reagito.
Ne dubito, signora Presidente, e desidero lanciarle un severo monito affinché faccia sì che in tutti gli Stati membri - per quanto riguarda sia le coperture assicurative sia gli indennizzi sia gli eventuali aiuti per la ristrutturazione - vengano concesse o non concesse le medesime sovvenzioni.
Non è possibile che in uno Stato membro una compagnia aerea riceva particolari aiuti statali, mentre in un altro paese non li riceve: nel mercato interno entrambe le compagnie dovrebbero poter concorrere lealmente, altrimenti non si può trovare una soluzione!
Vogliamo condizioni eque per la concorrenza tra compagnie aeree.
Lei, in quanto Presidente del Consiglio, deve crearle e lei, in quanto Commissario, deve eventualmente denunciare gli Stati membri in caso di rifiuti che distorcono il mercato interno.
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In secondo luogo, signora Presidente in carica del Consiglio, lei ha giustamente richiamato l' attenzione sul fatto che abbiamo bisogno di una ristrutturazione.
E' probabile che vi siano alcuni attori più grandi e globali e alcune compagnie aeree regionali.
Ciò non può essere legato allo Stato membro A o allo Stato membro B. Abbiamo bisogno di un mercato del trasporto aereo europeo e globale.
Signora Presidente in carica del Consiglio, questo però può funzionare soltanto se gli Stati membri cederanno alla Comunità la loro competenza in materia di diritti di atterraggio e di decollo e se li gestiremo assieme.
Solamente così potremo dare un' opportunità alle nostre compagnie aeree nell' ambito della concorrenza mondiale in presenza di condizioni eque.
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La invito a intervenire con impegno su questi aspetti nelle prossime settimane rivolgendosi agli Stati membri.
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa">
Signor Presidente, nel formulare le nostre decisioni sul problema dell'industria aeronautica europea dobbiamo tener conto delle interconnessioni fra le economie e le politiche d'Europa, oltreché di tutto il mondo.
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Sta di fatto che in Irlanda Aer Lingus è stata già gravemente danneggiata dal pessimo andamento delle industrie high-tech; infatti, il settore dei viaggi per motivi di lavoro, così lucroso per Aer Lingus, ha subito una forte riduzione per il semplice fatto che uomini e donne d'affari non viaggiano più da una parte all'altra dell'Atlantico.
E' ovvio che l'11 settembre ha praticamente cancellato questo tipo di viaggi.
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Anche il turismo è un importante elemento dell'economia irlandese e la nostra compagnia aerea è un essenziale strumento di questo settore; se ne consentiamo la rovina, chi svolgerà tale servizio per l'industria turistica irlandese?
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Commissione e Consiglio versano, temo, in uno stato di grave confusione; hanno affrontato la crisi della compagnia aerea irlandese quasi controvoglia e minimizzando la portata del problema, o perlomeno questa è l'impressione che hanno avuto i lavoratori di Aer Lingus e l'opinione pubblica irlandese in generale.
Il prezzo per la diffusione di questo stato d'animo, però, lo pagheremo a livello europeo.
Dobbiamo capire che in Europa la compagnia aerea nazionale di ogni Stato membro è importante quanto l'inno nazionale o la bandiera.
Si possono anche alzare le spalle con scetticismo, ma la realtà è questa e bisogna tenerne conto; possiamo anche dolercene, ma nel fronteggiare questa crisi dobbiamo tenerla presente.
<P>
Vi sono infine quattro aspetti che vorrei chiedere alla Commissione e al Consiglio di affrontare.
E' anzitutto urgente rispondere al governo irlandese che ha chiesto alla Commissione il permesso di venire in aiuto della compagnia aerea irlandese con la compensazione dovuta in seguito agli attentati dell'11 settembre.
Vi è poi un urgente bisogno di riformare le regole sulla concorrenza, così come vi è urgente bisogno di assistenza per aiutare le compagnie a stringere alleanze a livello europeo affinché le compagnie nazionali non debbano scomparire.
Infine, occorrono proposte forti per il pacchetto del Fondo sociale, argomento che abbiamo discusso anche oggi.
Il Parlamento deve esaminare questi temi nella prossima sessione di dicembre a Strasburgo, non nel giugno del prossimo anno.
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<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas">
Signor Presidente, è assodato che nel settore del trasporto aereo, nel nome della legge della giungla e di una feroce politica neoliberista, assistiamo non solo a fusioni, ma anche alla bancarotta di compagnie aeree nazionali che avevano conosciuto momenti di grande sviluppo.
Ne è un esempio lampante il fallimento di Swissair e Sabena e di sicuro altri seguiranno.
In Europa, a medio termine, sopravvivranno infine solo due o tre grandi compagnie che si spartiranno la torta con i colossi americani i quali, con la complicità dei nostri governi, sono riusciti a penetrare e a imporsi sul mercato europeo.
Gli attentati terroristici dell' 11 settembre hanno aggravato la crisi e sono stati usati come pretesto per i tagli alle attività e per i licenziamenti di massa.
In una situazione così fosca per molti vettori nazionali, la Commissione ha dato loro il colpo di grazia negando gli aiuti di Stato, proprio dopo che il governo americano aveva concesso ingenti aiuti pubblici ai suoi colossi.
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Questa situazione si protrarrà nel tempo; fintantoché continuerà la concentrazione dei capitali, a pagare saranno sempre i lavoratori, che perderanno il posto, e i consumatori, che pagheranno più cari i biglietti.
Ecco perché l' unica soluzione possibile è continuare la lotta, sovvertire questa politica e mandare a casa coloro che la applicano.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="EN" NAME="Atkins">
Signor Presidente, dobbiamo ristabilire la fiducia dell'opinione pubblica nell'industria aeronautica, e dobbiamo lasciare che sia il mercato a decidere le sorti delle compagnie aeree.
Ristabilire la fiducia dell'opinione pubblica significa regolare in maniera adeguata i controlli di sicurezza e inoltre migliorare la qualità del personale, la formazione, i metodi di lavoro, i salari e le condizioni generali.
Forse si può anche pensare a servizi di sicurezza aeroportuali gestiti dallo Stato e finanziati di conseguenza; ciò potrebbe condurre alla creazione di nuovi posti di lavoro.
<P>
Per quanto riguarda però le compagnie aeree e la loro vitalità finanziaria, rifiutiamo un incremento dell'intervento statale, della burocrazia e delle lungaggini; c'è bisogno invece di assistenza mirata in settori come le assicurazioni e i costi della sicurezza.
Lasciamo poi decidere al mercato il futuro dell'industria dei trasporti aerei.
<P>
Com'è stato notato in precedenza, Sabena ha chiuso in attivo uno solo dei molti anni della sua esistenza; i risultati raggiunti da Aer Lingus, Alitalia, Air France e KLM non sono troppo diversi.
Perché di grazia dovremmo proteggere Aer Lingus quando Ryanair riesce a produrre utili senza alcuna difficoltà? E lo stesso dicasi per Easyjet, GO e Buzz.
Tutte queste compagnie riescono a generare profitti anche in una situazione difficile.
Perché dovremmo quindi intervenire a favore di aziende come Sabena e Aer Lingus, che alla capacità sovradimensionata e all'eccessivo numero di collegamenti uniscono uno scarso numero di passeggeri e un esorbitante orgoglio nazionale?
<P>
Alla Presidente in carica del Consiglio vorrei fare due domande specifiche.
Anzitutto mi sembra di capire che vi sono alcuni problemi riguardanti gli slot di Sabena che in Gran Bretagna, per esempio, sono stati offerti a British Midland e a British European Airways; queste due compagnie potranno gestirli per un breve periodo, ma (secondo le probabili intenzioni del coordinatore) saranno costrette a rinunciarvi entro 6 mesi se DAT sarà riformata e pretenderà di riaverli.
Si tratta di una procedura inaccettabile; se Sabena non è in grado di gestire questi slot, essi andrebbero assegnati ad altri operatori che siano in grado di sfruttarli.
<P>
In secondo luogo: quali misure vengono adottate per impedire che il personale dell'aeroporto di Bruxelles intralci le operazioni di queste nuove compagnie aeree con picchettaggi e ritardi all'aeroporto?
La libertà di movimento va garantita a terra non meno che in aria.
<P>
<SPEAKER ID=28 NAME="Fava">

Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, signora Commissario, non vorremmo che in questo momento difficile le Istituzioni europee cadessero in un eccesso di zelo e di mercato al tempo stesso: da una parte, pretendere assoluto rigore al regime degli aiuti di Stato impedendo qualsiasi intervento a sostegno delle compagnie aeree in nome di una liberalizzazione in questo caso cieca e sorda; dall'altra, il rischio concreto di trovarci - già contiamo 30.000 disoccupati in 30 giorni - con 100.000 disoccupati in 100 giorni, in un settore peraltro assai poco garantito dagli ammortizzatori sociali.
<P>
Da due mesi diciamo che dopo l'11 settembre è cambiato il mondo e che sono cambiate le categorie della politica.
Non vorremmo in questo senso peccare di miopia, scegliendo di non rivedere la gerarchia delle nostre priorità.
In una costruzione europea fondata sulla coesione sociale, in un'Europa costruita sul valore fondante del lavoro, quale priorità attribuiamo oggi al rischio di un'ondata incontrollata di disoccupazione?
Possiamo ancora immaginare di rifiutare la fatalità del mercato?
Siamo tutti consapevoli che questa crisi ha radici antiche, che non dipende soltanto da ciò che è accaduto l'11 settembre, che è anche il frutto di un'eccessiva frammentazione del mercato.
Ma non crediamo che sia una soluzione sana l'eccesso opposto, mirare cioè ad un'esasperata concentrazione per far sopravvivere, alla fine, solo tre compagnie di bandiera: quella francese, quella britannica e quella tedesca.
Quest'ipotesi non è poi così remota, se pensiamo a ciò che è accaduto alla Sabena, se pensiamo al crollo artificioso del valore nominale delle azioni di molte compagnie che rischiano di essere svendute sotto costo: un esempio per tutti, quello dell'Alitalia.
<P>
Infine, signor Presidente, sia benvenuto il codice di condotta con le compagnie degli Stati Uniti d'America per evitare la pirateria sul mercato, purché dietro questo codice, come è stato ricordato da altri colleghi, vi sia la volontà reale dei governi europei di imporne il rispetto, altrimenti resterà soltanto un ennesimo malinconico riepilogo di buone intenzioni.
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signor Presidente, l' International Transport Agency prevede che, in seguito agli attentati dell' 11 settembre, andranno persi nell' industria aeronautica mondiale 200.000 posti di lavoro.
La stessa organizzazione prevede, inoltre, che nell' anno in corso questo comparto subirà una perdita economica complessiva di 7 miliardi di dollari e che trascorreranno dodici mesi prima che il settore possa riprendersi.
Questa è la situazione che dobbiamo affrontare, signor Presidente: una crisi mondiale dalle pesanti conseguenze per l' Europa.
Ed è un primo elemento.
Il secondo elemento - ricordato da alcuni onorevoli colleghi - è che già da tempo erano state evidenziate le gravi difficoltà dell' industria dei trasporti aerei.
<P>
Sono spesso costretto a prendere la parola in relazione a spaventosi casi di licenziamenti di massa e ogni volta è una triste storia, anche in questo caso.
Eppure, per Sabena esistono elementi di specificità.
I responsabili di questa triste vicenda sono, in parte, seduti di fronte a me, nella tribuna del Consiglio.
Nella nostra risoluzione chiediamo la creazione di un' industria aeronautica e l' elaborazione di una politica dei trasporti aerei che siano realmente europee.
Quello che il Consiglio ci ha offerto è una politica di vettori nazionali all' interno della quale c' è spazio solo per interessi egoistici e per la ricerca di accordi individuali con gli Stati Uniti.
L' onorevole De Rossa ha affermato che il vettore nazionale è sacro tanto quanto l' inno nazionale.
Se questa è l' impostazione, è evidente che non risolveremo mai il problema.
Se ciascuno pensa solo per sé, è impossibile arrivare ad una soluzione europea.
Si potrà solamente arrivare ad una fredda operazione di risanamento nella quale rischiamo di precipitare proprio ora.
Sono convinto che tutti respingiamo quest' eventualità, ma dobbiamo liberarci dell' idea che si possano ancora avere vettori nazionali in un mercato unico.
Non si può condurre una valida politica sociale se la situazione economica è nello scompiglio più totale, e il Consiglio non fatto nulla per impedirlo.
La Commissione si è impegnata come ha potuto.
Molte erano le proposte sul tappeto, ma il Consiglio le ha respinte tutte.
Il Consiglio dovrebbe innanzi tutto lasciare che la Commissione incontri da sola gli Stati Uniti.
Se non lo farà, dovrà poi astenersi dall' intervenire su altri aspetti.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="EN" NAME="Nicholson">
Signor Presidente, i tragici avvenimenti dell'11 settembre hanno sicuramente cambiato volto all'industria aeronautica e nei mesi a venire probabilmente assisteremo a sconvolgimenti ancor più gravi.
Oggi vorrei soffermarmi non tanto sulla situazione delle grandi città come Londra, Birmingham e Parigi, che riceveranno un sostegno e riusciranno comunque a sopravvivere, quanto piuttosto sugli effetti che si stanno facendo sentire nelle aree regionali del nostro continente.
<P>
In Irlanda del Nord abbiamo assistito con sconcerto al ritiro di Sabena e poi anche di Aer Lingus, che gestiva i servizi Belfast-Shannon per i voli transatlantici ed era usata da molti cittadini nordirlandesi.
Il governo della Repubblica d'Irlanda affermava di volere una cooperazione più stretta con l'Irlanda del Nord, ma non appena compaiono all'orizzonte i primi problemi si dà alla fuga!
Ecco il tipo di collaborazione con cui dobbiamo fare i conti noi unionisti!
<P>
Nessuno potrà convincermi che alcune di queste grandi compagnie non abbiano sfruttato questa situazione per sistemare i propri problemi interni.
British Airways era rimasta in Irlanda del Nord, a fianco del proprio personale, nonostante bombe e proiettili; ma ora cosa ha fatto?
Ha abbandonato anch'essa l'Irlanda del Nord!
E' un comportamento deplorevole.
Spero, signora Commissario, che lei vigilerà affinché British Airways non abbia il permesso di mantenere questi slot per aprire collegamenti più lucrosi; se altre compagnie sono pronte a partire da queste regioni, gli slot dovrebbero spettare loro.
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E' un argomento che mi sta molto a cuore.
Non sono certo favorevole a elargire forti somme di denaro a favore di aziende inefficienti, e in una certa misura l'onorevole Atkins ha ragione: vi sono altre compagnie aeree che stanno ottenendo utili ed è a queste che deve andare il nostro sostegno.
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Voglio dire alla Commissione e al Consiglio che non possono venire qui a darci lezioni; devono tornare con proposte forti e positive.
E' venuto il momento dell'azione e del realismo, e se Consiglio e Commissione non sono ancora pronti, penseremo noi a spronarli.
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<SPEAKER ID=31 NAME="Durant">
Signor Presidente, credo che né il Consiglio, né la Commissione, né nessuno di noi abbia l' esclusiva dell' indignazione rispetto alla grave situazione in cui versano varie compagnie aeree ed in particolare alcune di esse.
Credo di saperlo meglio di altri.
<P>
Il dramma sociale vissuto da un certo numero di operatori e di lavoratori del settore aereo ci chiama evidentemente tutti in causa.
Ma nonostante ciò e nonostante la necessità di reagire al problema, credo che ripercorrere le strade del passato con la concessione di massicci aiuti pubblici significhi occultare una situazione che esisteva già prima dell' 11 settembre.
Il settore in oggetto è un settore fragile in cui il margine di beneficio, negli ultimi anni, è stato estremamente basso.
Oltre al doveroso sdegno che tutti proviamo di fronte a questo dramma sociale, immaginare che il semplice ritorno all' aiuto massiccio e strutturale possa fornire una risposta ai problemi del settore penso significhi eludere un ostacolo che si ripresenterà con toni ancor più drammatici.
<P>
Il dibattito su questo tema è appena iniziato in seno al Consiglio e dai vostri interventi capisco che non sarà facile.
Sappiamo quanto sia importante l' attaccamento nazionale alle compagnie di bandiera. Parlo ora più a titolo personale che a nome del Consiglio, in seno al quale dobbiamo ancora avviare tale dibattito.
Abbiamo reagito immediatamente con risposte tempestive e puntuali volte a salvaguardare il settore.
Sì, sono stati previsti aiuti specifici e mirati per i quattro giorni di chiusura dello spazio aereo, nonché altre possibilità, sulla base di criteri obiettivi, ad esempio aiuti in campo assicurativo.
Sono previsti aiuti anche di natura non finanziaria, lavorando sulla questione delle fasce orarie in modo da permettere alle compagnie di rialzare la testa o comunque di non sprofondare sempre più.
Sono state fornite delle risposte.
Penso anche che quel che abbiamo fatto in materia di sicurezza sia una risposta immediata volta a restituire fiducia ai passeggeri sugli aspetti della sicurezza, evidentemente essenziali.
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Credo perciò che le risposte date da Consiglio e Commissione siano risposte tempestive.
Vero è che i drammi sociali che stiamo vivendo all' interno delle varie compagnie aeree europee, ma anche e soprattutto in Belgio, e che richiedono anch' essi risposte sociali che tengano conto di questi problemi, non devono farci dimenticare la necessità di avviare rapidamente una riflessione in seno al Consiglio su un consolidamento più strutturale del settore, indubbiamente l' unico modo per dare nel tempo al comparto non solo le risposte sociali di cui ha bisogno, ma anche risposte economiche, senza trascurare l' intermodalità e la necessità di inserire anche il trasporto aereo nel contesto dei trasporti europei a breve raggio procedendo allo sviluppo del treno ad alta velocità e di altre alternative che permettano di realizzare una politica di trasporti comune.
Ritengo che il ritorno all' aiuto pubblico massiccio sarebbe un passo falso, un passo indietro, un passo che rischierebbe soprattutto di portarci, domani, a difficoltà ancora maggiori.
Abbiamo il regolamento "Sicurezza" che spero potremo finalizzare il 7 dicembre.
Mi auguro che il Parlamento abbia la possibilità di esprimere il suo punto di vista su questo documento.
Il compito è gravoso, ma ritengo sia giunto il momento di avviare la riflessione sul consolidamento strutturale parallelamente alle risposte puntuali che si sono rivelate necessarie a brevissimo termine.
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, la discussione è stata eminentemente politica ed ha messo in luce, da un lato, il problema esistente oggi in tutti gli Stati membri e, dall' altro, le profonde differenze d' impostazione che non si riflettono solo in Parlamento, ma anche in seno al Consiglio.
Le questioni trattate nella discussione si suddividono in due grandi categorie.
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L' una concerne la ristrutturazione delle compagnie aeree e l' altra il bisogno di un intervento sociale.
Relativamente alla prima direi che su un punto sembrano concordare tutti gli oratori: la necessità di ristrutturare e di trovare un nuovo modello di compagnia aerea in Europa. A tale proposito, si possono formulare tre osservazioni.
In primo luogo, è chiaro che l' attuale modello tradizionale di proprietà e di controllo non permette una ristrutturazione del tipo auspicato e richiesto; serve dunque un nuovo approccio con una dimensione europea più accentuata.
<P>
In secondo luogo, sullo scenario mondiale l' Europa non si esprime con un' unica voce e ciò va a scapito delle compagnie aeree europee.
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La terza osservazione riguarda la discussione sugli aiuti di Stato.
<P>
Si è detto che stiamo discutendo dell' eventualità di aiutare le imprese e che, quando finalmente prenderemo una decisione, sarà troppo tardi: non ci saranno più imprese europee.
Secondo me, la legge sugli aiuti di Stato non è il Corano.
Supponiamo che venga presa una decisione a favore degli aiuti di Stato: che strumento avremo a livello di Europa?
Si potrà mai stabilire di concedere aiuti di Stato alle imprese?
La risposta è sicuramente negativa: l' unica cosa che possiamo decidere a livello europeo è l' opportunità, lasciando poi la possibilità a livello nazionale.
Avremo quindi governi nazionali con possibilità diverse, ambiti diversi e aziende diverse; molto probabilmente avremo una distorsione diretta del mercato interno.
Di conseguenza, lo strumento degli aiuti di Stato è difficile da usare, così come difficile è ora la realtà europea.
Scegliendo tre elementi di dialogo, volevo semplicemente sottolineare quanto ripetutamente detto dai deputati e dalla signora Ministro belga.
Oggi più che mai c' è il bisogno immediato di avere una politica europea dei trasporti, non una politica nazionale che al momento porterebbe ad un' impasse.
<P>
Per quanto concerne il secondo asse della politica sociale, nel mio primo intervento ho analizzato le possibilità di intervento del Fondo sociale.
La politica inerente le conseguenze sociali e l' occupazione riguarda naturalmente il livello locale, nazionale ed europeo.
Relativamente all' intervento del Fondo sociale, giacché si è chiesto direttamente di presentare proposte, vorrei segnalare che gli Stati membri, a seconda delle loro peculiarità e dei problemi causati dagli esuberi, dovrebbero avanzare proposte volte a modificare l' attuale programma per il quadro di sostegno sociale in modo che la Commissione lo possa approvare.
Ciò è già avvenuto in altri settori a seguito della ristrutturazione di importanti aziende in Gran Bretagna e Francia.
Spetta quindi agli Stati membri modificare prontamente i programmi in campo sociale riorientandoli nella suddetta direzione.
<P>
<SPEAKER ID=33 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell'articolo 37, paragrafo 2, del Regolamento.
<P>
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà oggi alle 12.00.
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<CHAPTER ID=3>
Lotta contro l'esclusione sociale
<SPEAKER ID=34 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0372/2001) dell'onorevole Figueiredo sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d'azione comunitaria inteso ad incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri al fine di combattere l'emarginazione sociale [C5-0439/2001 - 2000/0157(COD)].
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<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, signora Commissario, signora Presidente in carica del Consiglio, com'è noto e com' è stato recentemente confermato nella relazione della Commissione sull' integrazione sociale, la povertà continua ad attestarsi a livelli troppo elevati.
Gli ultimi dati disponibili sul reddito negli Stati membri, sebbene non colgano appieno la complessità e la molteplicità delle dimensioni della povertà e dell' esclusione sociale, dimostrano che, nel 1997, il 18 per cento circa della popolazione dell' Unione europea, ossia oltre 60 milioni di persone, apparteneva a nuclei familiari il cui reddito era al di sotto del 60 per cento della media del reddito nazionale e che circa la metà di questi 60 milioni di persone aveva vissuto sotto la soglia della povertà relativa per tre anni consecutivi.
<P>
Questa situazione dimostra quanto sia urgente attuare una strategia globale in materia di lotta alla povertà e all' esclusione sociale, a difesa dei diritti umani in tutta la loro multidimensionalità, e in tale ambito il programma in questione è uno strumento da applicare con urgenza.
Un anno fa, in questa sede, abbiamo approvato una relazione in prima lettura su questo programma comunitario inteso ad incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri al fine di combattere l'esclusione sociale come uno degli elementi significativi della strategia di lotta alla povertà del quale il Consiglio ha tanto parlato al Vertice di Lisbona nel marzo 2000.
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Tuttavia, nel contempo, gli Stati membri hanno assunto nuovi impegni a Nizza, con la definizione degli obiettivi di lotta alla povertà, e a Stoccolma, dove si sono impegnati a promuovere lo sviluppo sostenibile e l'occupazione di qualità, affermando di voler così contribuire a ridurre il rischio di povertà e di esclusione sociale.
Sono stati inoltre elaborati i piani nazionali di integrazione sociale che individuano un insieme di fattori che aumentano considerevolmente il rischio di povertà e di esclusione sociale come la disoccupazione, specialmente quella di lunga durata, il basso reddito, l' occupazione di scarsa qualità, la perdita della casa, la salute precaria, l' immigrazione, l' abbandono scolastico precoce, la disuguaglianza tra uomini e donne, la discriminazione e il razzismo, gli handicap, la vecchiaia, le separazioni famigliari, la tossicodipendenza e l' alcolismo, nonché il fatto di risiedere in un' area colpita da molteplici svantaggi.
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A volte, questi fattori di rischio interagiscono e si accumulano col passare del tempo. E' pertanto necessario spezzare il ciclo ricorrente della povertà e prevenire la povertà intergenerazionale e le nuove forme di povertà, ivi compresa l' info-esclusione.
E' in questo contesto che il programma assume particolare significato, in qualità di ulteriore strumento per combattere la povertà e l' esclusione sociale che, come vediamo, continuano a progredire.
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Infine, dopo aver superato l' intransigenza del Consiglio relativamente agli aspetti che il Parlamento ha sempre considerato essenziali, specie nel settore del bilancio del programma, della partecipazione e dell' appoggio finanziario alle ONG, del ruolo del Parlamento europeo e della promozione di approcci innovativi, è iniziato un lungo processo, di cui fanno parte la seconda lettura che ha avuto luogo il 17 maggio di quest' anno, diverse riunioni di lavoro con la Presidenza belga e la conciliazione con cui, finalmente, è stato ottenuto un consenso il 18 settembre.
<P>
Dell' accordo raggiunto è opportuno ricordare gli aspetti riportati in bilancio e il suo aumento di 5 milioni di euro. Il bilancio ora si attesta sui 75 milioni per i cinque anni del programma, cifra ancora insufficiente ma, data l' intransigenza del Consiglio, un non accordo implicherebbe la non entrata in vigore del programma all' inizio del prossimo anno.
E' stato anche ottenuto il riconoscimento della promozione degli approcci innovativi e il sostegno finanziario alle azioni elaborate dalle ONG, che è passato dall' 80 al 90 per cento in condizioni eccezionali, senza dimenticare che è stata riconosciuta la partecipazione delle ONG, del Parlamento europeo, del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, alla preparazione e alla concretizzazione della tavola rotonda annuale sull' evoluzione della situazione e l' applicazione del programma.
Va ricordato inoltre che è stato riconosciuto il ruolo del Parlamento europeo, segnatamente nell'esame, in tempo utile, della relazione di sintesi destinata al Consiglio di primavera che la Commissione elaborerà ogni anno e nella quale valuterà la coerenza delle politiche con la coesione sociale, inclusi i progressi realizzati nel quadro del programma.
<P>
Per concludere, signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare tutti coloro che hanno partecipato e contribuito a rendere concreta questa proposta e ad ottenere il consenso a livello di Consiglio, Commissione e Parlamento europeo.
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<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="EL" NAME="Kratsa-Tsagaropoulou">
Signor Presidente, a nome del mio gruppo politico vorrei esprimere la nostra soddisfazione in quanto, a livello europeo, siamo ormai pronti ad attuare per la prima volta una strategia comunitaria per far fronte all' esclusione sociale.
Le sfide da affrontare sono urgenti.
E' inammissibile non solo che tanti milioni di cittadini dell' Unione europea e nei paesi candidati vivano al di sotto della soglia di povertà, ma anche che, nel contempo, la società della conoscenza, che stiamo creando, e la multiculturalità, che ormai caratterizza sempre più la società europea, costituiscano una nuova minaccia di emarginazione dei cittadini.
<P>
Riteniamo assai importante che questo programma comunitario ci possa offrire l' occasione di rielaborare le nostre politiche sulla scorta di dati scientifici moderni, di ricerche statistiche e dello scambio di buone prassi con i paesi al di fuori dell' Unione come, ad esempio, le nazioni dello Spazio economico europeo.
Ciò ha particolare rilevanza per gli Stati membri che non hanno una tradizione nell' attuazione di una strategia basata sulla ricerca sociale; sono proprio questi i paesi che oggi devono far fronte ai problemi sociali più gravi.
<P>
Come ha appena ricordato la relatrice, onorevole Figueiredo, il Parlamento aveva dato prova di maggiori ambizioni per questo programma comunitario.
Ciò nonostante, appoggia il progetto comune, frutto della conciliazione con il Consiglio, ed esprime la propria soddisfazione per il ruolo costruttivo della Commissione.
I punti principali della conciliazione sono stati ricordati dalla relatrice, mentre io vorrei sottolineare in particolare gli approcci innovativi che la Commissione si è impegnata a promuovere per la partecipazione alla società di quei cittadini con particolari difficoltà.
Lungo e arduo rimane il cammino da percorrere sino al 2010, traguardo temporale e politico fissato a Lisbona. Ci sembra imprescindibile che il Consiglio europeo di Laeken metta il sigillo della sua risolutezza su questo sforzo.
<P>
Tale risolutezza è particolarmente necessaria di questi tempi visto che, come sottolineato nel precedente dibattito, l' Europa avverte sempre più le conseguenze economiche e sociali della crisi causata dagli attentati dell' 11 settembre. Nel contempo, però, anche gli Stati membri devono attivarsi, avviando il dialogo pubblico e includendo in tutte le loro politiche la dimensione della lotta all' esclusione sociale.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="FR" NAME="Rocard">
Signor Presidente, signora Commissario, la commissione per l' occupazione e gli affari sociali ha lavorato molto sul dossier della lotta all' esclusione sociale.
Tengo a ricordare che è stata quasi sempre unanime durante l' intera procedura e che si è avvalsa di un ottimo relatore.
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La conciliazione, che ci sembrava un percorso facile tanto condividevamo le motivazioni del Consiglio quando ha adottato la proposta della Commissione, si è rivelata sorprendentemente aspra e difficile.
Voglio ricordare brevemente le ragioni della nostra insistenza.
La commissione per l' occupazione e gli affari sociali e sicuramente l' intero Parlamento approvano la scelta del metodo della cooperazione aperta, che si è rivelato molto efficace.
Condividiamo anche il fatto che l' esclusione sociale è un processo complesso, dai molteplici aspetti, e che richiede uno studio approfondito, segnatamente nei suoi collegamenti con la povertà.
Vi sono emarginati non poveri, e non tutti i poveri sono esclusi, ma l' area di intersezione è comunque ampia.
Non si possono scindere i due problemi.
Ma ciò che detto metodo di cooperazione aperta ha di meglio è lo scambio di buone prassi.
In questo ambito, l' Europa ha la responsabilità, vorrei dire il dovere, di sperimentare e di dare l' esempio.
Le informazioni già raccolte permettono di avviare realizzazioni innovative e progetti pilota.
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Inoltre, signora Commissario, siamo tutti uomini politici.
Come può immaginare anche solo per un istante che si possa vendere agli elettori l' idea che, per un problema così gravoso e presente qual è l' esclusione sociale, l' Europa si limiti a finanziare studi e ricerche e non faccia niente di concreto?
Questo tipo di operazioni equivale ad un suicidio per l' immagine dell' Europa, da cui la necessità di quegli approcci innovativi che avete finalmente accettato di promuovere.
Disponete per fortuna di altri strumenti, ma la controversia di bilancio scaturisce dal fatto che ci avete concesso un aumento di soli 5 milioni.
Dato che sapevamo che avevate in cantiere vostri progetti per detti studi, volevamo avere la garanzia di un' adeguata copertura finanziaria per le esperienze innovative.
Del pari, occorre che le ONG possano lavorare e non debbano cercare improbabili sponsor esterni.
Ci siamo: il testo è stato migliorato.
Auguro dunque buon lavoro alla Commissione.
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<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="EN" NAME="Lambert">
Signor Presidente, vorrei ringraziare la relatrice per la serietà e l'impegno con cui ha affrontato questo tema, prendendo anche in esame - come ha rilevato l'onorevole Rocard - il lavoro svolto dalla nostra commissione.
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Questo programma d'azione rappresenta per l'Unione europea un passo avanti di grande serietà ed importanza che si inserisce nella presa di coscienza del gravissimo problema dell'esclusione sociale, un problema che non è cagionato unicamente dalla povertà, anche se esistono naturalmente dei nessi, alcuni dei quali vengono individuati nell'ottima relazione presentata dalla onorevole Lynne in merito all'Anno europeo delle persone con disabilità (la discuteremo fra poco), nonché nella relazione dell'onorevole Nobilia che mette a fuoco i problemi con cui devono confrontarsi anziani e disabili nell'esercizio, per esempio, della propria libertà di movimento.
Le pensioni di invalidità, infatti, non rientrano nel coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.
<P>
Nel discutere questo programma d'azione, il Parlamento ha ribadito l'esigenza che la società civile sia coinvolta nel programma e nella sua valutazione.
Tale coinvolgimento è assolutamente cruciale; è infatti chiaro che le politiche emananti dal vertice, così come la speranza che la crescita economica complessiva possa in qualche modo bastare a sconfiggere la povertà risollevando i più miseri dalla loro condizione, non hanno funzionato.
La soluzione passa invece anche per l'attivo coinvolgimento della popolazione stessa.
Ci attendiamo perciò che le ricerche e i programmi finanziati con questi fondi, che hanno ricevuto un modesto incremento - si tratta, come ha appena notato l'onorevole Rocard, di una gamma limitata -, non si concentrino solamente sulla politica, bensì anche sul processo di formulazione della politica e sulle decisioni relative ai finanziamenti; tutto questo costituirebbe di per sé una dimensione innovativa.
<P>
Di recente, ho partecipato ad una conferenza, a livello di governo locale, concernente i piani nazionali di integrazione sociale.
Ai rappresentanti delle organizzazioni espresse da gruppi che sovente devono subire l'esclusione sociale (poveri, disabili, gruppi etnici minoritari, eccetera) è stato chiesto se avrebbero preferito veder applicare un limitato numero di politiche sperimentate con successo altrove, oppure usufruire di un programma completo di consultazioni effettive, sia pure col rischio di non poter raggiungere gli obiettivi desiderati.
Senza eccezioni, essi hanno risposto che volevano essere consultati perché ciò comportava il rispetto delle loro esperienze e delle loro opinioni.
<P>
Spero inoltre che le attività finanziate da questo programma non si concentrino esclusivamente sul lavoro come risposta all'emarginazione: se il lavoro si riduce a sfruttamento e bassi salari, questa non è certamente una soluzione.
Come molti colleghi, anch'io sono ansiosa di poter leggere e giudicare i risultati di questo programma e spero che essi segneranno un reale progresso nella lotta all'esclusione sociale.
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<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, al pari della relatrice, anche noi accogliamo con favore questo programma d' azione per combattere l' esclusione sociale.
Riteniamo che si siano ottenuti dei risultati - come sempre, in conciliazione non si riesce ad ottenere tutto ciò che si vorrebbe - e, anche se la dotazione di bilancio continua ad essere esigua, si è riusciti anche ad aumentare i fondi di bilancio delle ONG e ad accrescere l' importanza del ruolo del Parlamento europeo.
<P>
Credo che nel documento figurino parole preziose: pensiamo, per esempio, all' articolo 2, che richiede un livello elevato di occupazione e lotta alla povertà, e pensiamo al fatto che il Consiglio considera inaccettabili i livelli di povertà che ancora esistono nell' Unione europea; corriamo tuttavia il rischio che l' applicazione di questo programma d' azione, che accogliamo con favore per il prossimo anno, equivalga a mettere semplicemente un cerotto sulla ferita, mentre d' altro canto permettiamo che la ferita continui a sanguinare.
<P>
Nel dibattito precedente si è parlato delle virtù del mercato per il sostegno alle compagnie aeree. Si parla poco, tuttavia, dei 12.000 posti di lavoro di Sabena.
Possiamo correre il rischio di perdere molto sangue mentre cerchiamo di chiudere la ferita con un cerotto.
<P>
In ogni caso, signor Presidente, questo programma per combattere l' esclusione sociale è sicuramente da salutare con favore.
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<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, mi rallegro di cuore del risultato finale della procedura di conciliazione e mi complimento in particolare con la onorevole Figueiredo che, operando con attenzione e collaborando con tutte le parti interessate, è riuscita a consegnare nelle nostri mani questo strumento in tempi molto più rapidi del previsto.
<P>
Signor Presidente, gli intervenuti hanno parlato esplicitamente delle carenze e delle possibilità limitate dello strumento.
Dobbiamo però partire dal fatto che si tratta di un settore della politica che non è di competenza europea.
Non siamo competenti per esercitare la politica, ma per la prima volta esiste la volontà comune di collaborare tra Stati membri.
Nell' ambito di questa decisione comune di collaborare sono successe tre cose.
Anzitutto, per la prima volta sono stati presentati dei piani d' azione nazionali contro l' emarginazione e la povertà.
In secondo luogo, per la prima volta il comitato di protezione sociale e la Commissione hanno collaborato per delimitare ambiti politici comuni; ricordo che nell' Unione europea non esiste nemmeno una definizione comune del termine "povertà" .
In terzo luogo, questo programma rappresenta un primo importante strumento.
E' significativo che, nel corso della procedura di conciliazione, da un lato sia stato incrementato il suo budget grazie alle pressioni e all' intervento del Parlamento e dall' altro sia stata definita la posizione comune di Commissione e Parlamento sul 90 per cento della partecipazione ad organismi che non hanno risorse proprie.
<P>


Cosa fa questo strumento?


Cercherò di descrivere i sette elementi fondamentali dello strumento in questione: sostiene e aiuta le strutture degli Stati membri a scegliere gli elementi e a fare un' analisi della situazione in tutti gli Stati membri; per la prima volta promuove la collaborazione per lo sviluppo di indicatori sociali comuni; sostiene le procedure di follow-up e di realizzazione di programmi e piani d' azione nazionali per l' occupazione; contribuisce allo scambio di buone prassi e programmi; coinvolge tutti gli organismi, amministrazioni locali, governi, organizzazioni non governative, istituti e università; coinvolge soprattutto - lo sottolineo - le organizzazioni che tutelano le persone che sono vittime della povertà e dell' emarginazione; infine, offre la possibilità di sensibilizzare l' opinione pubblica rispetto al grande problema della povertà che non viene affrontato semplicemente dai governi e per mezzo dei programmi europei, ma anche mediante la mobilitazione di tutta la società.
<P>
<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Diamantopoulou.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Comunicazione della Presidente
<SPEAKER ID=42 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, devo prima di tutto fare una comunicazione che vi prego di ascoltare attentamente.
Dato che la riunione dell' Organizzazione mondiale del commercio in Qatar si è protratta più del previsto, i Commissari Lamy e Fischler non potranno assistere alla nostra seduta pomeridiana.
Vi propongo pertanto di proseguire le nostre discussioni fra le 15 e le 16, fermo restando che rimane invariato l' orario previsto per la trattazione dei problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza e, naturalmente, per il turno di votazioni.
<P>
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
Signora Presidente, vorrei chiedere quando sarà discussa la mia relazione, cioè la relazione Lynne sull'Anno europeo delle persone con disabilità - 2003; a questo punto, sarà forse intorno alle 15.30?
Abbiamo infatti un interprete per sordomuti che giungerà alle 17.30, ma vi sono stati cambiamenti tali che non sappiamo più quando la relazione verrà discussa.
Tra il pubblico vi sono alcune persone non udenti che desiderano seguire il dibattito e per loro abbiamo fatto venire l'interprete; sarebbe possibile rispettare l'ordine dei lavori?
<P>
<SPEAKER ID=44 NAME="Presidente">
Onorevole Lynne, ha fatto bene a precisarlo.
Credo sia senz' altro possibile mantenere l' orario previsto per la sua relazione, ossia le 17.30.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="EN" NAME="McNally">
Signora Presidente, comprendiamo i motivi per cui i Commissari Lamy e Fischler non possono essere presenti questo pomeriggio.
Le chiedo però di confermarci che in futuro essi saranno in grado di riferirci sugli importanti negoziati di Doha e di precisare se le tesi dell'Unione europea sono state accettate.
<P>
<SPEAKER ID=46 NAME="Presidente">
Naturalmente, onorevole McNally, ci sarà senz' altro la discussione con la Commissione in dicembre, ma non possiamo certo rimproverare ai Commissari interessati di non essere in grado di rientrare prima.
<P>
<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro">
Signora Presidente, solo due parole per un chiarimento.
Ieri non ho potuto partecipare alla votazione della relazione Caudron e quindi non mi sono accorta di un errore che desidero segnalare ai colleghi.
Per un errore dei servizi di seduta, una proposta di emendamento da noi presentata relativamente alla relazione Caudron sul programma di investigazione è stata inserita, per sbaglio, nella relazione Euratom.
Si tratta della proposta di emendamento n. 20.
Non intendo insistere su questo punto perché c' erano altri emendamenti di altri colleghi che riguardavano lo stesso argomento, ma desidero fare questa osservazione, nel caso in cui si noti che l' inserimento dell' emendamento nell' ambito di Euratom non ha alcun senso.
<P>
<SPEAKER ID=48 NAME="Presidente">
Onorevole Ribeiro e Castro, ne prendiamo atto di buon grado e apporteremo la necessaria correzione.
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="EN" NAME="Foster">
Signora Presidente, un richiamo al Regolamento.
Prima delle votazioni mi trovavo al bar dei deputati e ho visto una borsa abbandonata su una sedia che è rimasta lì per 15 minuti prima che qualcuno venisse a recuperarla.
Alla fine, si è avvicinato un uomo al quale ho chiesto se la borsa fosse sua; l'ho informato che, per motivi di sicurezza, è opportuno non separarsi dai propri bagagli e che inoltre, per accedere al bar dei deputati, è necessario essere invitati da un deputato.
Egli mi ha risposto con fare estremamente arrogante e seccato, ha preso la borsa e si è allontanato; ha affermato di essere un conoscente della onorevole Muscardini.
Quando quest'ultima è giunta al bar, le ho chiesto se conosceva quel signore e le ho riferito che lo avevo cortesemente informato della situazione relativa alla sicurezza.
<P>
Vorrei ricordare agli onorevoli colleghi che anche noi, in quanto deputati di questo Parlamento, abbiamo le nostre responsabilità.
Abbiamo chiesto misure di sicurezza più rigorose e dobbiamo quindi tutti assumerci la responsabilità di coloro che invitiamo o facciamo venire qui a nostro nome.
<P>
Signora Presidente, le chiedo soltanto di ricordare al Parlamento le nostre responsabilità per la sicurezza futura.
<P>
<SPEAKER ID=50 NAME="Presidente">
Complimenti, onorevole Foster, per essere stata così opportunamente vigile.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Votazioni
<SPEAKER ID=51 NAME="Riis-Jørgensen">
Signora Presidente, vorrei chiarire ai miei colleghi del Parlamento che, se l' emendamento n. 9 presentato dal gruppo dei liberali viene approvato, la questione viene rimandata alla commissione per i problemi economici e monetari.
Questo è il procedimento corretto e ci darà più tempo per valutare le conseguenze giuridiche di questa proposta.
Ieri ho ricevuto una risposta dal Consiglio nella quale si precisa che esso non si pronuncerà sulla validità giuridica della proposta fintantoché la proposta sarà all' esame.
Ritengo semplicemente che sia sbagliato procedere alla votazione qui in Parlamento prima di disporre di detta valutazione giuridica.
Reputo la risposta del Consiglio assolutamente inaccettabile.
Chiedo ai miei colleghi di appoggiare l' emendamento n. 9 affinché si possa avere una nuova discussione in seno alla commissione.
<P>
<SPEAKER ID=52 NAME="Presidente">
Onorevole Riis-Jørgensen, la ringrazio per aver illustrato chiaramente la portata di questo emendamento che sottopongo immediatamente a votazione per appello nominale.
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
Relazione (A5-0352/2001) dell'onorevole Katiforis a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 92/79/CEE, la direttiva 92/80/CEE e la direttiva 95/59/CE per quanto concerne la struttura e le aliquote delle accise che gravano sui tabacchi lavorati (COM(2001)133 - C5-0139/2001 - 2001/0063(CNS))
<P>
Dopo il rifiuto della proposta della Commissione
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="EL" NAME="Katiforis">
Signora Presidente, vorrei dire sia a lei che alla Commissione che, a mio avviso, a questo punto sia applicabile l' articolo 68 del Regolamento. Lei deve quindi dare la parola alla signora Commissario dopo aver chiesto se la Commissione intenda o meno ritirare la sua proposta.
Questo è il primo passo.
<P>
<SPEAKER ID=54 NAME="Presidente">
Ha ragione, ed è il motivo per cui intendevo dare la parola alla Commissione.
La ringrazio, onorevole relatore; credo che il Commissario Bolkestein voglia prendere la parola.
<P>
<SPEAKER ID=55 NAME="Bolkestein">
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signora Presidente, desidero soffermarmi brevemente su questo punto.
In primo luogo, la proposta della Commissione era errata, ma - fatto ancora più importante, signor Commissario - nel frattempo si sono svolte delle elezioni e di questo la Commissione dovrebbe prendere atto.
<P>
<SPEAKER ID=57 NAME="Presidente">
Non possiamo continuare a discutere di questo argomento.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="EL" NAME="Katiforis">
Signora Presidente, mi rincresce che il Consiglio abbia voluto giocare d' anticipo rispetto al parere del Parlamento per mezzo di un accordo politico, senza avere la cortesia di permettere al Parlamento di esprimersi per primo.
Questa è la mia breve replica a quanto ci ha detto il Commissario Bolkestein.
<P>
Vorrei però segnalare che, ai sensi dell' articolo 68 del Regolamento, la risposta del Commissario Bolkestein è carente.
Il Regolamento è chiaro: avevamo chiesto alla Commissione se intendeva ritirare la sua proposta.
Il Commissario Bolkestein non ci ha risposto specificando se intenda ritirarla o meno, ma ci ha detto che concorderà il da farsi con i suoi colleghi, nel qual caso ne deduco che la Commissione rifiuta di ritirare la propria proposta.
Di conseguenza, si deve procedere con il terzo comma dell' articolo, che prevede che la questione debba essere rinviata di nuovo alla commissione competente, senza votare sul progetto di risoluzione legislativa. Questo è quanto propongo di fare.
<P>
<SPEAKER ID=59 NAME="Presidente">
Onorevole Katiforis, anch' io ritengo che si debba procedere in questo modo.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="EN" NAME="Heaton-Harris">
Signora Presidente, l'onorevole Katiforis ha ragione; ma se dobbiamo basarci sui precedenti di quest'Assemblea, adesso che il Parlamento ha presentato una proposta, tra cinque anni la Commissione ci sottoporrà un'idea che noi respingeremo di nuovo.
<P>
(Il Parlamento decide il rinvio in commissione)
<P>
Relazione (A5-0395/2001) della onorevole Miguélez Ramos a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio volto a promuovere la riconversione dei pescherecci e dei pescatori che, fino al 1999, dipendevano dall'accordo di pesca con il Marocco (COM(2001)384 - C5-0407/2001 - 2001/0163(CNS))
<P>
Prima dell'inizio delle votazioni
<P>
<SPEAKER ID=61 NAME="Wynn">
Signora Presidente, ci sarebbe un emendamento orale volto ad inserire un nuovo considerando 12.
Esso si applicherebbe anche al progetto di risoluzione legislativa, con il seguente testo: "Il presente regolamento non era previsto nelle prospettive finanziarie.
La sua dotazione finanziaria andrebbe coperta mediante risorse aggiuntive."
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Miguélez Ramos">
Signora Presidente, in qualità di relatrice vorrei dire due cose: in primo luogo, questo stesso emendamento orale presentato dal mio collega, onorevole Wynn, è stato respinto durante la votazione in seno alla commissione per la pesca il giorno in cui è stata votata la mia relazione; in secondo luogo, io non ho obiezioni a ripresentare l' emendamento lasciando che sia il Parlamento a decidere in merito al suo contenuto.
<P>
<SPEAKER ID=63 NAME="Diamantopoulou">
Signora Presidente, è chiaro a tutti che il voto riguarda soltanto la parte legislativa della proposta e non quella concernente il bilancio?
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="Presidente">
Stiamo per esprimerci sull'emendamento orale presentato dall'onorevole Wynn che ha certamente delle ricadute finanziarie, come tutti avranno capito.
<P>
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="ES" NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
Signora Presidente, per quanto concerne l' emendamento presentato dalla presidente della commissione per i bilanci, esprimo il mio appoggio alla proposta fatta dalla nostra relatrice e inoltre - seguendo la linea dell' intervento della Commissione - vorrei aggiungere che noi ci siamo sempre pronunciati a favore di un approccio alla proposta basato esclusivamente su considerazioni legate alla pesca e contro un' ingerenza da parte nostra nelle questioni di bilancio.
Tuttavia, anche se è vero quanto afferma l' onorevole Wynn, ovvero che, come si dice qui, la proposta non era contemplata nelle previsioni finanziarie, è altrettanto vero - e perciò è necessario dare questa informazione anche all' intero Parlamento - che la Commissione ha chiesto il ricorso allo strumento di flessibilità, dotando a suo tempo la proposta di 197 milioni di euro.
<P>
Pertanto, siamo a favore della proposta della commissione per i bilanci, ma ricordiamo ai nostri colleghi della commissione per i bilanci e al Consiglio che è indispensabile arrivare ad un accordo per ricorrere a questo strumento e per dotare la proposta di mezzi finanziari pari a 197 milioni, somma necessaria affinché i pescatori e le famiglie colpite possano fronteggiare tale problema.
<P>
(La Presidente constata che non vi sono obiezioni alla presa in considerazione di tale emendamento orale)
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
Relazione (A5-0384/2001) dell'onorevole Lehne a nome della commissione giuridica e per il mercato interno, sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sul ravvicinamento del diritto civile e commerciale degli Stati membri (COM(2001)398 - C5-0471/2001 - 2001/2187 (COS))
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
Relazione (A5-0363/2001) dell'onorevole Chichester a nome della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia, sul Libro verde della Commissione "Verso una strategia europea di sicurezza dell'approvvigionamento energetico" (COM(2000)769 - C5-145/2001 - 2001/2071(COS))
<P>
Prima dell'inizio delle votazioni
<P>
<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Signora Presidente, ho notato che non si tratta di piccole sviste di carattere linguistico.
Vi sono discordanze tra interi paragrafi tanto da dare l' impressione che il traduttore abbia tradotto un testo diverso.
Chiedo che venga effettuata una verifica e colgo l' occasione per dire che anche in altri casi abbiamo constatato errori nella versione greca.
Se lei conoscesse il greco, potrebbe comprendermi meglio.
Un riferimento relativo alla tubercolosi e alla malaria è stato tradotto usando calchi stranieri, non i termini scientifici greci.
<P>
<SPEAKER ID=67 NAME="Presidente">
Me ne rammarico, onorevole Alyssandrakis.
Non posso che impegnarmi a far sì che tutte le versioni nelle varie lingue vengano controllate e verificate.
Mi confermano che sarà così e non soltanto per ciò che riguarda la versione greca, visto che anche in altre versioni sono stati riscontrati alcuni errori.
Faremo quindi in modo di apportare le necessarie correzioni.
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
Relazione (A5-0356/2001) della onorevole Schörling a nome della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, sul Libro bianco della Commissione "Strategia per una politica futura in materia di sostanze chimiche" (COM(2001)88 - C5-0258/2001 - 2001/2118(COS))
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="DA" NAME="Blak">
Signora Presidente, vorrei chiederle di verificare quale sia stato il costo di questa votazione per i contribuenti europei.
Vorrei anche che lei trovasse i soldi per organizzare un corso che insegni alla commissione a lavorare al suo interno.
E' assolutamente indecente che si debba passare un' ora a votare su una cosa che avrebbe dovuto essere risolta a livello di commissione.
Perdinci, ora devono darsi da fare e subito.
Non possiamo continuare con questioni di lana caprina!
<P>
<SPEAKER ID=69 NAME="Presidente">
Onorevole Blak, credo che d'ora in poi dovremo contabilizzare il costo di tutte le votazioni.
<P>
Relazione (A5-0341/2001) della onorevole Flemming a nome della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale in merito alle politiche di tariffazione per una gestione più sostenibile delle riserve idriche (COM(2000)477 - C5-0634/2000 - 2000/2298(COS))
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Prima della votazione sull' intera proposta di risoluzione
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<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="DE" NAME="Flemming">
Signora Presidente, sono immensamente spiacente di dover raccomandare al mio gruppo di respingere nella votazione finale la mia relazione, dato che, come il mio gruppo, non ritengo corretto che un problema nazionale venga portato dinanzi al Parlamento europeo!
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(Il Parlamento respinge la proposta di risoluzione)
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<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="EN" NAME="Ludford">
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signora Presidente, vorrei far notare che l' ordine del giorno riporta: votazione dalle 12.00 alle 13.00, prosecuzione alle 18.30.
Ritengo che ci si debba attenere all' ordine del giorno.
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<SPEAKER ID=73 NAME="Presidente">
Vi faccio notare, onorevoli colleghi, che anche ieri abbiamo superato l'orario previsto e quindi questa riflessione sarebbe stata altrettanto valida.
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Consulto dunque l'Assemblea: chi desidera continuare?
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(L'Assemblea decide di proseguire le votazioni)
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(Il Parlamento approva la risoluzione)
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Proposta di risoluzione (B5-0704/2001) presentata dall'onorevole Brok a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sugli arresti arbitrari e la situazione politica nel Laos
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(Il Parlamento approva la risoluzione)
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Proposta di risoluzione comune sui negoziati nel quadro della Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche a seguito dei recenti attacchi all'antrace
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Prima della votazione sul paragrafo 2
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<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="FR" NAME="Morillon">
Signora Presidente, tenuto conto delle incertezze sulla posizione precisa del Presidente degli Stati Uniti, propongo, per questo paragrafo 2, di correggere la seconda parte inserendo "ricerca di procedure efficaci" in sostituzione di "definizione di procedure efficaci" .
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<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="FR" NAME="Papayannakis">
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="EN" NAME="Foster">
Signora Presidente, c'è un breve emendamento orale su cui tutti i firmatari di questa risoluzione di compromesso concordano. Eccone il testo: nel paragrafo 2, dopo la parola "terrorismo", andrebbe aggiunta la frase seguente: "chiede ai governi degli Stati membri di assumere la responsabilità di ogni costo supplementare collegato alla sicurezza".
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<SPEAKER ID=77 NAME="Presidente">
Se non vi sono obiezioni a questo emendamento orale, la proposta di risoluzione che metto ai voti include l'emendamento orale presentato dalla onorevole Foster.
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(Il Parlamento approva la risoluzione)
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<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="EN" NAME="Corbett">
Signora Presidente, lei ha appena diretto lo svolgimento di 358 votazioni distinte.
Spero che i colleghi saranno d'accordo con me: questa circostanza non fa che confermare la necessità di por mano ad una riforma del Regolamento.
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<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signora Presidente, dall' annuncio apprendo che la prossima relazione in esame è la relazione Bowmann.
Ciò significa forse che non vi sarà alcuna discussione sull' OMC?
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<SPEAKER ID=80 NAME="Presidente">
Onorevole Rübig, come ho già detto, dal momento che il Commissario Lamy e il Commissario Fischler non potranno raggiungerci per tempo, la discussione si svolgerà nel mese di dicembre.
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<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="EN" NAME="Goodwill">
Signora Presidente, temo di non poter aderire alle osservazioni dell'onorevole Corbett sulle votazioni che si sono svolte nel corso di questa Plenaria.
In molte commissioni di questo Parlamento non sono presenti i deputati di tutti gli Stati membri.
Alcuni si vedono quindi privati del diritto di voto: si tratta di un problema destinato ad aggravarsi con l'ampliamento dell'Unione europea.
Dobbiamo invece offrire ai deputati di ogni Stato membro l'opportunità di votare su queste relazioni e su questi importanti emendamenti.
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<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signora Presidente, molti colleghi giudicano assai negativamente il fatto che, in occasioni come questa, si tenga un così gran numero di votazioni; da parte mia, vorrei invece congratularmi con lei per averci fatto continuare.
Non saprei veramente dire per quale scopo i miei elettori mi abbiano mandato qui se non per esercitare una ragionata scelta dei temi su cui votare.
Non credo che altre nostre attività siano più importanti del voto che esprimiamo a favore o contro le proposte presentate in quest'Aula e obiettarvi mi sembra perciò davvero sciocco. Inoltre, se esaminiamo le votazioni di oggi, ci accorgiamo che in ben pochi casi l'esito era scontato in anticipo.
Quasi tutte le votazioni per appello nominale si sono concluse con margini ristretti e mi sembra che ciò basti a dimostrare l'opportunità di sottoporre tali questioni al vaglio del voto; l'idea che dovremmo votare di meno mi sembra veramente assurda.
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Ciò detto, vorrei commentare la relazione Watson.
Stiamo finalmente per dotarci di un diritto comunitario; se esso viene infranto, è ovvio che nei nostri Stati nazionali - e anche in quelle nazioni che non sono Stati - debbono esistere normative penali a salvaguardia del diritto: altrimenti gli Stati promulgherebbero leggi che non sono in grado di far rispettare e la Comunità diverrebbe uno zimbello.
Naturalmente ciò comporta garanzie e adeguati diritti per la difesa.
In questo periodo si pensa molto alla difesa della nostra civiltà; ma un aspetto di questa nostra civiltà è la garanzia di adeguati diritti di difesa per ogni persona, e devo constatare con amarezza che gli ultimi sviluppi nel Regno Unito sembrano voler stroncare tali diritti.
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DICHIARAZIONI DI VOTO Fatuzzo (PPE-DE).
Signora Presidente, nonostante abbia chiesto di intervenire su dieci documenti, mi limiterò alle dichiarazioni di voto sulle relazioni Figueiredo e Chichester.
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Proposta di raccomandazione Watson (B5-0707/2001)
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<SPEAKER ID=83 NAME="Krarup">
Il Gruppo EDD ha votato contro la raccomandazione, poiché la realizzazione della raccomandazione implica che settori politici vitali e fondamentali - la regolamentazione in materia di diritto penale e di polizia delle nostre ordinarie condizioni di vita - vengono alla fine sottratti alla competenza dei paesi membri per essere trasferiti all' Unione europea.
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La raccomandazione è una dimostrazione retorica assurda dell' inesistente legame tra la maggioranza del Parlamento e la realtà, e ciò in un duplice senso: in primo luogo, è politicamente inconcepibile che i governi degli Stati membri approvino una decisione che consenta di giungere ad un diritto penale comunitario e alla costituzione di una polizia federale.
In secondo luogo, la decisione non è al passo con la realtà sociale, che dice che il sogno del Parlamento di realizzare uno Stato federale europeo si rivelerà un incubo.
Non abbiamo una, ma quindici culture e sistemi giuridici diversi nell' Unione europea.
Nella migliore delle ipotesi, un diritto penale comunitario e una polizia comunitaria mutilerebbero le tradizioni giuridiche dei paesi membri e, nella peggiore, consoliderebbero un sistema centralistico senza controllo democratico e senza soluzione ai problemi ai quali sono confrontati i paesi membri.
Il nucleo della cooperazione europea deve essere la diversità e il rispetto dei sistemi giuridici degli altri paesi .
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Relazione Figueiredo (A5-0372/2001)
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<SPEAKER ID=84 NAME="Fatuzzo">
Signora Presidente, la relazione Figueiredo, relativa al comitato di conciliazione per combattere l'emarginazione sociale, ha visto naturalmente il mio voto favorevole.
Debbo dire che, in Italia, dapprima il governo di centro, alleato con i partiti del socialismo europeo, ha aumentato di molto le pensioni minime italiane, portandole da 382 a 490 euro al mese; adesso, il governo di centrodestra dell'onorevole Berlusconi le ha aumentate da 382 a 490 euro per coloro che hanno più di 70 anni di età ed ha allargato la platea dei beneficiari.
Vorrei augurarmi e suggerire agli altri 14 Stati dell'Unione europea e ai 12 Stati candidati di seguire questo esempio per le persone anziane e pensionate, non solo, bensì anche per coloro che non sono pensionati, perché a tutte le età si ha diritto di vivere.
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<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="DE" NAME="Ebner">
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione; colgo l' occasione per sottolineare quanto sia spiacevole che il Parlamento europeo, le Istituzioni europee, non trovino presso gli elettori, i cittadini dell' Unione europea, il giusto livello di accettazione, perché non siamo in grado di reagire in maniera adeguata e tempestiva ai problemi che si pongono e che conosciamo.
Questa settimana ciò si è verificato già nel caso del trasporto di animali e adesso si manifesta nuovamente nel caso dei pagamenti transfrontalieri.
Per anni i cittadini si sono arrabbiati, hanno dovuto subire i danni: ora ci troviamo nella situazione in cui corriamo, zoppicando, ai ripari; non resta che sperare che l' iniziativa della onorevole Peijs venga presto tradotta in pratica.
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Io ho sottoposto questo problema già in occasione dell' introduzione dell' euro al Commissario Monti, allora competente, e avevo invitato la Commissione ad intervenire quanto prima.
Ci sono invece voluti anni; è un peccato, perché nel frattempo si sono accusati danni gravi.
Credo che dovremmo - lo ribadisco - prestare maggiore ascolto ai cittadini e ai loro problemi, reagendo di conseguenza.
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Aggiungo che avevo previsto una dichiarazione di voto sulla relazione Flemming, che ovviamente risulta ormai superflua.
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<SPEAKER ID=86 NAME="Berthu">
Abbiamo votato contro la proposta di regolamento relativo ai pagamenti transfrontalieri in euro che vuole costringere le banche a non imporre commissioni, facendo credere erroneamente che tali pagamenti siano gratuiti.
Quest'assurdità, motivata soltanto dalla volontà di far credere che l'euro di per sé sopprima tutte le commissioni sui pagamenti transfrontalieri, rischia di costarci cara, in quanto produrrà effetti perversi di ogni tipo.
<P>
Questa proposta inoltre è giuridicamente debole; si fonda infatti sull'articolo 95, paragrafo 1, del Trattato CE, che riguarda la realizzazione del mercato interno.
Essa dovrebbe dunque essere applicata in modo omogeneo nei quindici Stati membri dell'Unione; ma così non è, poiché tre Stati membri non fanno parte della zona dell'euro.
In tali condizioni, sarebbe stato più opportuno conferire al regolamento la base giuridica dell'articolo 123, paragrafo 4, del Trattato CE (ultima frase) che riguarda le misure da adottare per l'introduzione dell'euro e si applica quindi soltanto ai paesi che aderiscono alla moneta unica.
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L'articolo 123, paragrafo 4, del Trattato CE richiede però l'unanimità dei voti del Consiglio, mentre l'articolo 95 richiede solo la maggioranza qualificata.
E' senza dubbio questo aspetto ad aver influito, nell'intento di aggirare la riluttanza di alcuni paesi.
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Ciò non toglie che rimane difficile immaginare la futura e concreta situazione giuridica dei paesi che non hanno aderito alla zona dell'euro, obbligati a premiare i bonifici transfrontalieri effettuati in una valuta che non sarà la loro.
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A questa bizzarria si aggiunge l'assenza nel regolamento di qualsiasi articolo che si riferisca ad eventuali sanzioni applicabili agli istituti bancari recalcitranti...
Evidentemente, perché la Comunità non ha alcuna competenza in materia.
Il Parlamento europeo ha voluto colmare questa lacuna votando un emendamento che invita gli Stati membri a fissare sanzioni "dissuasive" e ad adottarle, ma questo genere di appello non ha alcun effetto giuridico.
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<SPEAKER ID=87 NAME="Gallagher">
Mancano solo 46 giorni all'introduzione delle banconote e delle monete in euro nei dodici paesi che partecipano al nuovo regime valutario dell'euro.
Il ritiro graduale delle monete nazionali e l'introduzione della nuova moneta unica europea non saranno certo un'operazione facile, poiché solo nei dodici paesi della nuova area dell'euro vivono più di 290 milioni di persone.
Sono però convinto che i governi dell'Unione europea si siano attivamente preparati per realizzare vaste campagne di informazione in merito ai cambiamenti che dovremo presto affrontare dal punto di vista pratico.
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E' estremamente importante che aziende grandi e piccole contattino le proprie banche per stimare la quantità di valuta di cui avranno bisogno per svolgere i propri affari a partire dal primo gennaio prossimo.
Secondo i sondaggi svolti in ambito comunitario, le banche sono convinte che gli apparecchi ATM disporranno della necessaria riserva di banconote in euro.
La Banca centrale europea è a sua volta soddisfatta, poiché stima che sarà possibile distribuire il necessario ammontare di banconote in euro alle istituzioni finanziarie dei paesi esterni all'area dell'euro.
<P>
Il periodo di cinque settimane previsto per il passaggio dalle valute nazionali all'euro corrisponde, a mio avviso, alla durata più opportuna.
Sarebbe veramente eccessivo pretendere che le piccole imprese europee debbano usare due valute differenti per il periodo di sei mesi originariamente previsto per la transizione.
Mi sembra positivo il fatto che in tutta Europa le varie associazioni di consumatori intendano vigilare attentamente per tutelare gli interessi dei consumatori durante tutto il periodo del passaggio.
<P>
Da parte mia, sostengo naturalmente l'esigenza di introdurre provvedimenti che riducano la differenza di costo fra le transazioni interne e quelle transfrontaliere.
Dal punto di vista dei consumatori, vi sono forti motivi per cambiare il sistema valutario attualmente in vigore; dobbiamo infatti irrobustire la fiducia nelle nuove strutture monetarie dell'euro.
La proposta di regolamento che ci viene presentata oggi, tuttavia, non distingue tra sistemi di pagamento efficienti ed inefficienti; inoltre, questo regolamento non affronta in maniera adeguata il rapporto fra l'euro e le valute degli Stati che non aderiscono all'euro.
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Mi sembra giusto osservare che l'euro tende a favorire la stabilità economica; ne abbiamo avuto chiara testimonianza, mi pare, dopo i tragici attentati terroristici che hanno colpito gli Stati Uniti nel settembre scorso.
Non vogliamo offrire agli speculatori valutari internazionali l'occasione di giocare l'una contro l'altra le monete europee: la conseguenza sarebbe unicamente una più massiccia svalutazione dell'euro, cioè un fenomeno analogo a quello che si produsse nell'autunno 1992.
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Per le aziende europee l'euro rappresenta una novità positiva, poiché riduce i costi di esportazione; è una novità positiva anche per i viaggiatori europei ed infine contribuisce alla stabilità economica a medio e lungo termine dell'Unione europea.
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<SPEAKER ID=88 NAME="Hortefeux">
Ho votato a favore della relazione della onorevole Peijs e vorrei sottolineare la qualità del lavoro svolto dalla nostra relatrice.
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Mi compiaccio del fatto che la nostra Assemblea, finalmente, si pronunci su una questione così importante.
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Evidentemente, la pazienza dei consumatori europei ha raggiunto il limite.
Dobbiamo giocoforza constatare che gli istituti bancari hanno esagerato quanto a promesse non mantenute, sicuri che Bruxelles non avrebbe osato limitare la libertà tariffaria.
La Commissione ha in corso negoziati con le banche ormai da undici anni... ma invano.
Esse si sono sempre rifiutate di realizzare gli investimenti necessari a rendere i bonifici transfrontalieri poco costosi.
E questo, sebbene l'attuale sistema permetta loro di ottenere risparmi considerevoli.
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I consumatori non sono i soli a sostenere queste spese bancarie indebite: ne soffrono soprattutto le PMI che lavorano nel settore dell'esportazione, giacché è la loro competitività ad essere colpita senza un chiaro motivo.
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Già incomprensibile per le PMI e i consumatori fin dall'avvento dell'euro, il 1º gennaio 1999, la situazione rischia di diventare esplosiva con il passaggio all'euro fiduciario che avverrà tra meno di due mesi.
Come spiegare che la zona dell'euro costituisce uno spazio unico di pagamenti soltanto per banconote e monete, mentre tutti gli altri metodi di pagamento vengono scoraggiati da forti commissioni bancarie?
Come giustificare il fatto che un bonifico da Lilla a Bastia è meno caro della stessa operazione effettuata tra Lilla e Bruxelles?
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Resta un timore: che le banche utilizzino la propria libertà tariffaria per aumentare i loro prezzi interni in modo da recuperare il mancato guadagno nella zona dell'euro.
Tuttavia, come ha dichiarato il Commissario Bolkestein, "Le banche sanno bene che l'opinione pubblica ha aspettative legittime".
Speriamo che lo sappiano davvero.
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<SPEAKER ID=89 NAME="Meijer">
L' Unione europea è composta di Stati sovrani, tutti con un seggio in seno alle Nazioni Unite e, fino a oggi, con una moneta propria.
Le banche fanno parte dei circuiti di pagamento nazionali e applicano pesanti commissioni sui pagamenti e sui prelievi transfrontalieri.
A partire dal gennaio 2002, dodici Stati membri dell' Unione opereranno sotto il profilo finanziario come se fossero un unico paese.
Le banche sono favorevoli a questo sviluppo nella misura in cui aumenta il loro margine di manovra, ma il loro sostegno viene meno nel momento in cui devono rinunciare alle commissioni aggiuntive applicate ai clienti.
Sembra interessante l' idea di richiedere che siano applicate commissioni uguali ai pagamenti nazionali e transfrontalieri effettuati in euro.
Il Commissario Bolkestein sostiene da tempo questa proposta che è stata ora ripresa nella relazione della onorevole Peijs.
Appoggio questa richiesta se porterà le banche a rinunciare alle commissioni sui pagamenti transfrontalieri.
Il considerando 5, tuttavia, non impedisce che vengano introdotte nuove commissioni sulle operazioni di pagamento nazionali per compensare i mancati introiti legati alle operazioni con l' estero.
Invece di applicare pesanti commissioni ad un numero limitato di operazioni - fra cui quelle legate, soprattutto, all' utenza d' affari - le banche richiederanno per ogni operazione un importo più contenuto.
Ciò significa che la grande maggioranza dei clienti dovrà pagare spese più alte.
Voto pertanto contro la relazione perché danneggia pesantemente tutti i cittadini che sono titolari di un normale conto corrente.
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Relazione Chichester (A5-0363/2001)
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<SPEAKER ID=90 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, il documento presentato dall'onorevole Chichester si riferisce all'approvvigionamento energetico e contiene degli elementi a favore dell'energia nucleare.
Ho già più volte dichiarato che io personalmente e il Partito dei pensionati siamo favorevoli all'uso dell'energia nucleare.
In particolare vorrei sottolineare in questa sede che sono favorevole acché si dia il massimo di funzionamento alle centrali nucleari dei paesi candidati.
Nella mia veste di membro della commissione interparlamentare mista Bulgaria/UE, ho visto di recente la centrale di Bohunice in Slovacchia e la centrale di Kozloduy in Bulgaria.
Questi Stati debbono avere la possibilità, se i reattori rispondono a determinati requisiti di sicurezza, di poter utilizzare l'energia da fonte nucleare, giacché non hanno la possibilità economica di sostenere un ulteriore inutile costo solo per sostituire un tipo di energia a un altro.
Quando le centrali nucleari sono sicure, si deve consentire il loro funzionamento, in particolare ai paesi candidati.
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<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="DE" NAME="Schierhuber">
Signor Presidente, accolgo con favore la presentazione del Libro verde della Commissione su una strategia per assicurare l' approvvigionamento energetico.
Con dispiacere devo constatare di continuo che si rivolge troppo poca attenzione alle energie rinnovabili.
<P>
Raggiungeremo l' obiettivo di Kyoto solo se privilegeremo questo tipo di energia.
Sono molto delusa, pertanto, dell' esito della votazione sulla relazione Chichester, dato che essa continua a riservare un trattamento privilegiato all' energia nucleare.
<P>
<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Il maggiore consumo di energia, associato alla riduzione delle fonti e delle riserve di combustibili fossili, fa diventare la questione dell' approvvigionamento energetico un problema importante per la politica interna ed esterna dell' Unione europea e degli Stati membri.
La relazione Chichester, pur sottolineando la necessità di risparmiare energia, aumentare la resa energetica e sviluppare sistemi di trasporto più efficienti, ripone tutte le speranze per la soluzione del problema nella liberalizzazione del mercato e nella concorrenza, da un lato, e nel controllo dei paesi fornitori, dall' altro.
<P>
Questa impostazione fa gli interessi degli imperialisti e va a scapito dei lavoratori e, più in generale, dei cittadini sia nei paesi fornitori che in quelli consumatori; questi ultimi vengono sacrificati sull' altare dei profitti delle multinazionali che causano e sfruttano le crisi e che provocano le guerre al fine di controllare le aree cruciali da un punto di vista energetico.
La politica dell' energia per la valorizzazione delle fonti interne obbedisce agli stessi ordini e ciò ha effetti negativi sugli interessi dei cittadini, lo sviluppo e la fornitura garantita alla popolazione di un' energia sicura, ecologicamente accettabile e di qualità.
Il problema è ulteriormente aggravato dalla liberalizzazione del mercato energetico e dalla privatizzazione delle centrali e delle reti di trasporto.
<P>
Riteniamo che il settore strategico dell' energia (fornitura di materie prime, produzione e reti di trasporto) debba appartenere al settore pubblico ed essere soggetto ad una programmazione nazionale, che verrà periodicamente riorientata tenuto conto del fabbisogno nazionale e delle condizioni internazionali.
La politica energetica deve assicurare una fornitura a basso costo per i cittadini, garantire la sicurezza dei lavoratori e dei residenti, nonché pensare alla salvaguardia dell' ambiente.
Questi devono essere gli obiettivi principali al di là di qualsiasi fattore economico.
<P>
Occorre riorientare la politica dei trasporti verso l' utilizzo dei mezzi pubblici, il sostegno e la promozione delle fonti energetiche rinnovabili, la ricerca di sistemi di produzione a resa più elevata e di regimi di consumo più economici che inquinino meno.
Serve una risposta dell' Unione e dei Quindici alle istanze di salvaguardia ambientale: l' incapacità di ridurre le emissioni ai livelli stabiliti nell' accordo di Kyoto è solo una magra scusa.
I grandi problemi del clima, del buco dell' ozono, eccetera, non possono essere risolti né operando a scapito dello sviluppo dei paesi più poveri o dei lavoratori, né accettando con fatalismo la distruzione del nostro pianeta.
<P>
I lavoratori in Europa e in tutto il mondo, e quei due miliardi di persone che non hanno accesso all' energia elettrica, esigono una politica energetica diversa, contro le scelte e gli interessi imperialistici e contro il capitale monopolista che si è indebitamente appropriato del settore.
E' necessaria una politica che rispetti e tuteli l' ambiente e che getti le basi per condizioni di vita veramente umane.
<P>
Per i suddetti motivi, gli europarlamentari iscritti al partito greco KKE hanno votato contro la relazione Chichester.
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<SPEAKER ID=93 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Ricordando la dipendenza energetica dell'Europa, la relazione nasconde il fatto che tale dipendenza si realizza non tanto nei confronti degli altri paesi, quanto verso i grandi trust petroliferi che spesso controllano anche le altre fonti energetiche.
<P>
E' questa forma di dipendenza che nel 1973, ai tempi della crisi petrolifera, l'Europa ha dovuto pagare a caro prezzo; allora i trust decisero un aumento generalizzato del prezzo del petrolio per rendere redditizi i loro giacimenti meno fruttiferi.
E' ancora questa dipendenza nei confronti dei trust che si traduce nei "gravi rischi di instabilità dei prezzi nel breve periodo e di mancanza di risorse a lungo termine", menzionati dal relatore con una certa preoccupazione.
<P>
Non è l'ineguale distribuzione delle fonti energetiche sul pianeta (un dato geologico) ad impedire lo sfruttamento razionale di queste risorse nel rispetto dell'ambiente naturale, ma il fatto che la loro gestione è garantita da grandi gruppi privati, la cui unica preoccupazione sono i profitti, quando non sono soggetti a loro volta alle fluttuazioni erratiche del mercato o addirittura alle speculazioni di borsa.
<P>
Il problema va al di là dell'ambito europeo: le risorse mondiali non potranno essere gestite in maniera razionale e ripartite fra tutti senza uno sforzo collettivo a livello mondiale; ciò implica la fine dell'accaparramento delle risorse da parte dei gruppi privati e un'organizzazione dell'economia radicalmente diversa.
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<SPEAKER ID=94 NAME="Caudron">
In occasione della discussione in Plenaria tenutasi martedì sera, mi sono dichiarato a favore del "pacchetto Chichester" sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico, e ciò nonostante le esigenze di liberalizzazione del settore energetico che non avrei potuto appoggiare se fossero state proposte isolatamente, ma che, in questo caso, si inseriscono in un "pacchetto" completo diversificato e coraggioso che fa progredire la riflessione europea in questo campo.
<P>
Ecco perché ho votato a favore del "pacchetto".
<P>
D'altro canto, non riesco a capire come sia possibile da un lato difendere una liberalizzazione il cui obiettivo sia il ribasso dei prezzi, e che si traduce nella promozione delle fonti energetiche "meno costose", e dall'altro lamentarsi di una dipendenza dall'estero che aumenta (o comunque non diminuisce) con l'aumentare dei consumi poiché i prezzi sono molto (o troppo) bassi!
<P>
Spero che un giorno i "fondatori" della liberalizzazione mi forniranno una spiegazione chiara su questo punto.
<P>
<SPEAKER ID=95 NAME="Krivine e Vachetta">
La relazione Chichester mira a presentare una "strategia europea" sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico.
Ma è assai difficile individuare nella risoluzione anche un solo orientamento affermato con chiarezza.
Si dice tutto e il contrario di tutto.
<P>
Si evitano accuratamente le vere questioni su cui si fonda una "strategia".
E' forse possibile ristrutturare il settore energetico senza una vera politica pubblica, sostenuta e concertata?
<P>
E' possibile affidarsi al "mercato" (cioè al gioco di interessi finanziari privati)?
<P>
L'energia è un bene comune o una semplice merce?
In quale misura è accettabile il rischio nucleare?
<P>
La risoluzione è costellata di buone intenzioni.
Così, per consentire il rinnovamento del parco nucleare, essa invoca "misure adeguate" garantendo "l'eliminazione" delle scorie radioattive e la "sicurezza" delle centrali; ma questo equivale a chiedere l'impossibile.
<P>
A parte la sua confusione, la relazione Chichester si inserisce nel quadro delle politiche neoliberali.
<P>
Il paragrafo 18 vuole "promuovere una maggiore apertura del mercato nell'Unione europea" e il paragrafo 42 ritiene "essenziale completare la liberalizzazione dei mercati dell'energia".
<P>
Mentre soltanto una politica di servizi pubblici può soddisfare le esigenze sociali e ambientali, e garantire uno "sviluppo durevole" in questo settore economico.
<P>
Votiamo contro la risoluzione.
<P>
<SPEAKER ID=96 NAME="Moreira da Silva">
- (PT) Alcuni emendamenti presentati dal relatore indicano che l' aumento della capacità di energia nucleare installata in Europa è indispensabile ai fini dell' adempimento del protocollo di Kyoto.
<P>
Questa tesi manca di razionalità e di oggettività.
Tutti i dati stanno ad indicare il contrario.
Tra il 1990 e il 1999 l' Unione europea ha già ridotto del 4 per cento le proprie emissioni di gas a effetto serra e potrà rispettare la quota di riduzione rimanente fino al 2012 (4 per cento) attraverso misure a basso costo.
Secondo i dati della Commissione europea, è possibile rispettare il protocollo di Kyoto applicando misure di costo inferiore a 20 euro per tonnellata di CO2.
Tra le misure proposte dalla Commissione europea (programma europeo per i cambiamenti climatici e direttiva quadro sul commercio di emissioni), non figura la promozione dell' energia nucleare.
<P>
<SPEAKER ID=97 NAME="Souchet">
Il tema dell'approvvigionamento energetico degli Stati membri è un elemento fondamentale della loro sicurezza che dipende naturalmente, in primo luogo, dalle sovranità nazionali.
Tenuto conto, tuttavia, delle importanti interazioni delle scelte energetiche, può essere interessante, come avviene nel Libro verde, optare per un approccio in prospettiva e studiare questo tema su scala europea.
Quest'analisi, naturalmente, va effettuata lasciando da parte ogni pregiudizio ideologico che miri a demonizzare o a circondare di un'aura romantica questa o quella fonte energetica, altrimenti abbandoneremmo l'approccio razionale.
<P>
Questa è la via scelta dalla relazione Chichester che sottolinea, come il Libro verde, la necessità per gli Stati membri di mantenere un mix equilibrato di fonti energetiche che faccia posto all'elettricità nucleare; è l'unico modo per non aggravare la dipendenza dei paesi europei dall'estero ed è anche l'unico modo di cui dispone l'Unione europea per assolvere i propri impegni internazionali di limitazione delle emissioni di CO2 nell'atmosfera.
L'energia nucleare deve quindi continuare ad essere oggetto di ricerca e sviluppo, in modo da valorizzare il progresso scientifico e industriale di cui disponiamo in questo campo, per garantire ai nostri paesi la massima autonomia quanto a risorse energetiche, tutelare l'ambiente ed ottenere una eliminazione soddisfacente dei rifiuti finali.
<P>
Mi rammarica dover constatare che, per ciò che riguarda quest'ultimo punto, la relazione Caudron non ha riservato uno spazio sufficiente a questo asse di ricerca, pure essenziale.
Se non seguirà questa direzione, l'incremento della domanda condurrà fatalmente verso i combustibili fossili, discutibili dal punto di vista ambientale e problematici quanto alla sicurezza dell'approvvigionamento energetico.
<P>
Relazione Flemming (A5-0341/2001)
<P>
<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="EN" NAME="Stihler">
Signor Presidente, prima di passare alla relazione Flemming vorrei intervenire sulla relazione Katiforis che è stata respinta.
Nutro la ferma convinzione che, respingendo oggi questa relazione, il nostro Parlamento non abbia affatto reso un buon servizio alla salute dei cittadini.
Non dobbiamo dimenticare che in tutta l'Unione europea il tabacco rappresenta la principale causa di malattie che si possono prevenire e che ogni anno mezzo milione di cittadini dell'Unione va incontro, a causa del tabacco, ad una morte che si sarebbe potuta evitare.
La proposta della Commissione avrebbe aiutato la gente a smettere di fumare ed è ben triste che noi non abbiamo sostenuto questo sforzo.
<P>
Passiamo però all'argomento in discussione: la relazione Flemming.
Benché essa sia stata respinta, vorrei comunque illustrare il motivo per cui, assieme ai miei due colleghi scozzesi, ho appoggiato alcuni emendamenti. Crediamo anzitutto che, in armonia con l'emendamento n.
3, non si possa costringere alcun paese a cedere le proprie risorse idriche contro la propria volontà e gratuitamente; quest'emendamento si spiega da sé ed è per questo che l'abbiamo votato.
<P>
L'emendamento n. 5 riguardava un tema più tecnico, cioè quello dei bacini idrici.
Concordiamo sul fatto che le aree dei bacini idrici non costituiscono una base adeguata per le politiche dei prezzi idrici in tutte le regioni.
Per gran parte delle acque scozzesi vige il metodo della gestione comune di più bacini; ovviamente quindi abbiamo dovuto sostenere questo emendamento.
<P>
In terzo luogo, respingendo la relazione Flemming si voleva probabilmente evitare che una relazione potesse essere piegata a servire interessi nazionali di questo tipo.
Spero che continueremo la discussione sulle risorse idriche, poiché si tratta di un tema che preoccupa profondamente moltissimi cittadini.
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
La relazione sposa totalmente la logica della comunicazione della Commissione, che considera le risorse idriche come una merce, nonché come un mezzo per realizzare altre politiche settoriali inopportune, come la politica agricola.
Questa logica e le proposte negative che la promuovono ci vedono fermamente contrari.
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L' asse portante della relazione è la cosiddetta "tariffazione per una gestione più sostenibile delle riserve idriche" " mediante la riacquisizione del costo dei servizi idrici e la limitazione dell' uso e del consumo in ragione del maggiore costo.
Parallelamente la relazione si ispira alla famosa logica del "chi inquina paga" che porta a nuovi incentivi e profitti per il capitale.
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Il pretesto ipocrita è quello di garantire la sostenibilità delle risorse idriche, ma a pagare a caro prezzo le conseguenze delle misure proposte saranno in realtà i consumatori e soprattutto gli agricoltori dell' Europa meridionale; infatti, sia la relazione che la comunicazione della Commissione sostengono che proprio questi ultimi sono i maggiori consumatori di acqua e che pagherebbero un prezzo inferiore al "costo reale" .
Questa politica porterà ad un aumento del costo e ad un ulteriore sterminio delle piccole e medie aziende agricole, che stanno già subendo le tragiche conseguenze della politica agricola comune.
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E' indicativa la tesi della relazione, secondo cui il costo va ripartito tra componente economica, componente ambientale e riserve idriche, supponendo che sino ad oggi sia stata calcolata solo la componente economica.
Ad esempio, secondo la relazione, il costo per la costruzione e il funzionamento di una diga su un fiume ai fini di un' estrazione eccessiva (dovuta all' uso agricolo) "può essere scaricato sugli utenti" , oppure, qualora si renda necessario il trattamento delle acque a causa di un inquinamento da sostanze fertilizzanti, il costo dovrà essere pagato dagli agricoltori.
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Contestiamo qualsiasi tentativo di trattare l' acqua come un prodotto "commerciale" .
Ci opponiamo fermamente all' idea di considerare la Commissione come la paladina delle risorse idriche perché, con il pretesto di "promuovere un utilizzo sostenibile" , ancora una volta... tira l' acqua al mulino degli interessi privati, offrendo loro la possibilità di penetrare e di operare in un settore puramente pubblico dei servizi di pubblica utilità.
Questo tentativo non è che l' ennesimo capitolo di una disastrosa politica comunitaria che rema contro i consumatori e gli agricoltori e che resta un baluardo per la promozione di ben altre politiche, come quella per l' estinzione del settore agricolo.
La tutela e la corretta gestione delle riserve idriche non si realizzano mediante meccanismi di tariffazione repressiva e misure di addebito a scapito dei consumatori.
Le uniche a trarre vantaggio da questa politica saranno le grande imprese che, vendendo a caro prezzo il loro impegno "filoambientalista" , coglieranno l' ennesima occasione per massimizzare i loro profitti.
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<SPEAKER ID=100 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Nei consideranda della relazione si legge che l' acqua "non è un bene commerciale come gli altri" e che "l' accesso all' acqua è un diritto inalienabile dell' uomo" .
Ciononostante, tali affermazioni contano ben poco se si pensa al gruppo Vivendi, al gruppo Suez e agli altri grandi gruppi che si appropriano del "mercato" dell' acqua per realizzare profitti enormi con la benedizione degli Stati al loro servizio.
In realtà, se pensiamo alle industrie che inquinano e sprecano le risorse del pianeta per rimpinguare i conti in banca dei loro azionisti, le affermazioni contenute nella relazione appaiono piuttosto come una pia illusione.
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Il mondo non ha mai avuto a disposizione tanti mezzi tecnici come nel XXI secolo, eppure la barbarie sociale del capitalismo è la principale responsabile della mancanza di acqua corrente, o addirittura di acqua potabile, per tutta una parte dell' umanità.
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Il problema dell' acqua è vitale per centinaia di milioni di esseri umani e supera ampiamente i confini geografici dell' Europa. Per risolverlo, come per molti altri problemi, l' umanità dovrebbe porre fine alla dittatura del mercato, del profitto e della concorrenza.
La relatrice, sostenitrice di questo sistema, prevede una "gestione sostenibile delle risorse idriche" attraverso la tariffazione e la tassazione.
Ancora una volta, ciò significa che gli individui, e soprattutto i gruppi industriali che ne hanno la possibilità, potranno continuare a sprecare l' acqua, e perfino ad inquinarla, mentre i più poveri continueranno ad esserne privati.
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La società dovrebbe fornire a tutti gratuitamente quel bene vitale che è l' acqua, la cui gestione dovrebbe essere pianificata in funzione delle necessità reali e sottoposta al controllo democratico della popolazione.
Pertanto, l' attuale organizzazione dell' economia, basata sulla ricerca del profitto, è organicamente incapace di garantire una "gestione sostenibile delle risorse idriche" e rappresenta quindi una minaccia per il futuro dell' umanità, in questo ambito e in molti altri.
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<SPEAKER ID=101 NAME="Meijer">
L' uomo è composto per la maggior parte di acqua, così come d' acqua si compone prevalentemente il cibo.
Nelle nostre attività e nelle nostre case l' acqua è un elemento ricorrente.
Non potremmo sopravvivere senza un continuo apporto d' acqua.
Chi controlla l' acqua, controlla anche il destino degli uomini.
Per questo motivo, i servizi di approvvigionamento idrico non possono cadere in mani private.
La commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori è giustamente giunta alla conclusione che l' accesso alle risorse idriche è un diritto dell' uomo e che l' acqua non è, pertanto, un bene commerciale.
Il problema è come combattere la scarsità di questa risorsa e l' inquinamento idrico.
Il giusto principio secondo il quale chi inquina paga, si presta a scremare i profitti delle industrie inquinanti, ma non può essere addotto quale argomentazione per aumentare sensibilmente la spesa delle famiglie.
Per incrementare la disponibilità d' acqua dolce pulita, è più opportuno ricorrere alla desalinizzazione dell' acqua di mare che al prelievo a profondità sempre maggiori o alla modifica del corso dei fiumi che vengono deviati verso bacini artificiali.
In passato, l' Unione sovietica ha convogliato nel lago Aral le acque dei fiumi che scorrono verso il Polo Nord.
Oggi, la Spagna vuole deviare metà delle acque dell' Ebro per favorire il turismo nella regione meridionale del paese.
A farne le spese saranno la flora, la fauna e le popolazioni che attualmente vivono lungo il bacino di questo fiume.
A causa delle critiche nei confronti del progetto, la destra blocca ogni decisione.
Ciò dimostra che il denaro e il prestigio contano ancora di più di una politica ambientale sostenibile.
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<SPEAKER ID=102 NAME="Moreira da Silva">
Nonostante le proteste delle ONG portoghesi e mie personali, il governo portoghese insiste con l' approccio massimalista del progetto di Alqueva, preparando una messa in carico fino a quota 152 metri.
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La presente comunicazione e relazione sulle tariffe sostenibili dell' acqua dimostrano che la messa in carico fino a quota 139 metri, come proposto, non solo permetterà di salvare più di 600.000 alberi, nonché habitat di grande importanza, ma sarà anche economicamente più sostenibile.
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Arrischiamoci a disboscare fino a quota 152 metri e poi, a causa del prezzo dell'acqua, constateremo che la messa in carico fino a 139 metri sarebbe stata sufficiente per far fronte alle esigenze agricole.
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<SPEAKER ID=103 NAME="Van der Laan">
Negli ultimi giorni il parlamentare del gruppo Verts/ALE, onorevole Alexander de Roo, ha insinuato, non solo in seno all' Assemblea, ma anche di fronte ai media, che il relatore, onorevole Chris Davies del gruppo ombra ELDR, avrebbe mutato la propria posizione per le pressioni esercitate dal governo Aznar in riferimento all' eventuale elezione dell' onorevole Cox a Presidente del Parlamento.
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Si è trattato di un' accusa assurda e infondata.
L' onorevole Davies ha coscienziosamente cercato di conciliare le sue obiezioni - da me condivise - al progetto spagnolo con la posizione della maggioranza del gruppo liberale, il quale sostiene che non è opportuno condannare in modo specifico un paese nel contesto di una relazione generale.
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La votazione di oggi ha dimostrato che il nostro gruppo ha scelto l' astensione e che l' onorevole Davies, insieme ad altri membri Verdi del gruppo ELDR, ha votato a favore della condanna della Spagna.
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Tuttavia, con la decisione di votare contro l' emendamento liberale - che ha poi condotto alla mancata approvazione della relazione - i Verdi si sono lasciati sfuggire la possibilità di bloccare il progetto spagnolo grazie all' applicazione di principi generali.
Probabilmente le loro intenzioni del gruppo Verde erano nobili, ma il metodo scelto non è stato né efficace né coerente.
La conseguenza è che il Parlamento europeo ora non ha una posizione rispetto a questa importante questione.
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Relazione Riis-Jørgensen (A5-0373/2001)
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<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="FR" NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
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(FR) La costruzione navale gode da anni di cospicue sovvenzioni provenienti dagli Stati e dalle Istituzioni europee; eppure, oltre a ridurre i propri effettivi, ha chiuso interi cantieri mettendo sulla strada chi vi lavorava.
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Gli imprenditori del settore cercano di ottenere la proroga dei sussidi, appellandosi alla concorrenza. I fondi che riceverebbero continuerebbero però ad incrementare i loro guadagni e ad essere spartiti fra gli azionisti, pena il disimpegno dei capitali in caso di perdita di redditività dei cantieri e il reinvestimento in altri settori, senza tener conto del destino dei lavoratori.
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Tale operazione è tanto più semplice dal momento che molti cantieri dipendono da gruppi industriali che, come Alstom, detengono interessi in molti settori ed effettuano licenziamenti in alcuni di essi, ricevendo sussidi in altri.
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Abbiamo votato contro la relazione perché non intendiamo aiutare in nessun modo gli azionisti dei grandi trust della costruzione navale.
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Se l' economia europea ha bisogno della costruzione navale, occorre statalizzarla e non sovvenzionare a fondo perduto i proprietari privati.
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<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="DE" NAME="Brie">
Il mio gruppo accoglie con favore la proposta della Commissione tesa ad adottare misure protettive temporanee a favore dei cantieri navali in considerazione del fallimento dei negoziati sull' immediata cessazione della concorrenza sleale nel settore della costruzione navale.
Appoggiamo anche appieno ed esplicitamente gli emendamenti del Parlamento contenuti nella relazione in particolare l' estensione della durata di validità fino alla fine del 2003.
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Assieme ai colleghi di altri gruppi, anche il mio gruppo ha richiamato da tempo l' attenzione sui problemi della cantieristica in generale e sulla situazione specifica risultante dalla concorrenza internazionale.
In settembre il gruppo GUE/NGL si è reso conto in loco della situazione dei cantieri navali della Germania orientale e ha nuovamente invitato la Commissione ad intervenire.
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Riteniamo positivo che finalmente sia stata presentata una proposta della Commissione che garantisce un aiuto con soluzioni di rapida realizzazione ai cantieri di cui è possibile dimostrare che sono stati danneggiati in misura notevole dalle pratiche commerciali sleali attuate dai coreani.
Molti di questi cantieri sorgono in regioni strutturalmente deboli con gravi problemi economici e sociali e rappresentano lo zoccolo dell' attuale struttura economica.
La loro esistenza e prosperità sono le uniche alternative possibili per assicurare migliaia di posti di lavoro e sviluppo economico in queste regioni.
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Ad ogni modo, il mio gruppo sostiene anche che sono necessarie ulteriori misure per garantire il futuro della costruzione navale europea, che va annoverata tra i principali comparti industriali europei; in particolare si tratta di:
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programmi d' investimento che ottengono effetti strutturali, a lungo termine, e promotori dell' occupazione;
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promozione della cooperazione europea sul piano della ricerca e sviluppo connessi all' economia marittima;
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sviluppo di una politica marittima armonizzata a livello europeo;
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concezione e attuazione di una politica europea dei trasporti che promuova il trasferimento del trasporto merci e passeggeri dalla strada all' acqua.
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Esortiamo la Commissione a prendere posizione nel primo semestre del 2002 sulle questioni di base del futuro della costruzione navale europea e a proporre un programma d' azione per risolvere i problemi a medio e a lungo termine.
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<SPEAKER ID=106 LANGUAGE="PT" NAME="Damião">
. (PT) Ho votato a favore perché la proposta costituisce il male minore.
Tuttavia, il protrarsi della concorrenza sleale, ora con la Corea, sposta definitivamente il settore ad Oriente, con la conseguente scomparsa di ogni attività - sia di costruzione sia di riparazione/trasformazione di navi - nell' Unione europea.
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Senza cantieri attivi e moderni dal punto di vista tecnologico, le strategie di sicurezza marittima, di occupazione e coesione regionale saranno a rischio e sarà difficile rimediarvi con palliativi.
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Relazione Katiforis (A5-0352/2001)
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<SPEAKER ID=107 NAME="Costa, Raffaele">
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Considero, come credo tutti in quest'Aula, fondamentali la difesa e la tutela della salute umana.
Ritengo, quindi, prioritario sostenere la posizione che vuole l'imposizione sia di un'accisa minima pari al 57 per cento sia di un importo minimo da versare - 70 euro - con la finalità di aumentare il prezzo di vendita dei tabacchi.
Il provvedimento ha un valore fondamentale nello scoraggiare l'uso del tabacco per i consumatori abituali; ha, inoltre, valore preventivo nello scoraggiare dall'uso chi si avvicina ad esso per la prima volta.
Come già sottolineato in una mia interrogazione scritta - cfr. P-2140/99 - presentata alla Commissione europea, trovo contraddittorio elargire finanziamenti e contributi europei ai produttori di tabacco, e dichiararsi impegnati nella lotta contro il fumo.
Auspico, quindi, che il Parlamento europeo, dichiarandosi a favore di questa misura, contribuisca a far chiarezza sul tema.
Tutto ciò, sia ben chiaro, deve avvenire a condizione che, parallelamente, gli Stati membri, come gli organi comunitari, aumentino l'azione di prevenzione, di controllo e di repressione del traffico e del commercio clandestino di sigarette.
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<SPEAKER ID=108 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
<SPEAKER ID=109 NAME="Sbarbati">
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Ho votato a favore della risoluzione legislativa Katiforis sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 92/79 CEE, la direttiva 92/80 CEE e la direttiva 95/59 CEE, per quanto concerne la struttura e le aliquote delle accise che gravano sui tabacchi lavorati, con la quale si invita la Commissione a ritirare la proposta, per una serie di considerazioni unanimemente condivise da tutto il gruppo italiano dell'ELDR (Repubblicani, Democratici, Italia dei Valori).
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La proposta di revisione degli attuali premi alla produzione di tabacco avrebbe determinato effetti disastrosi sull'economia di intere zone rurali tra le più svantaggiate dell'UE, come risulta da un recente studio statistico europeo condotto dall'Eurostat.
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Il taglio esclusivamente sanitario con cui viene affrontata da parte della Commissione la "questione tabacco" giustifica il tentativo di mettere in discussione gli aiuti comunitari ai produttori e giunge fino a proporre la revisione anticipata dell'OCM per abbattere quote e premi destinati al settore.
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Tale posizione ci sembra precipitosa e sbagliata e per fortuna ha trovato correzioni al Vertice di Göteborg.
Siamo convinti che non si possa penalizzare un settore agricolo su cui si basa gran parte dell'economia di paesi come la Grecia, l'Italia e la Spagna.
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La proposta della Commissione, più che ridurre il consumo di sigarette, avrebbe creato solo difficoltà ai manufatturieri, i quali sarebbero stati costretti a mutare i rapporti commerciali di approvvigionamento dai paesi terzi, con la conseguenza che le produzioni nazionali sarebbero sostituite da importazioni di varietà meno pregiate.
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Si ritiene, infine, ambigua la posizione di chi fa dipendere la lotta contro il tabagismo dalla eliminazione degli aiuti ai coltivatori di tabacco.
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Curiosamente, infatti, gli Stati membri che non sono produttori, ma non hanno vietato il fumo, recupererebbero somme a vantaggio della loro agricoltura continentale, già adeguatamente sostenuta, e in più continuerebbero ipocritamente ad incassare milioni di euro in tasse e accise sui prodotti da fumo.
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Relazione Schörling (A5-0356/2001)
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<SPEAKER ID=110 LANGUAGE="FR" NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
. (FR) La relazione Schörling ha il merito di ricordare che "l'Unione europea è il principale produttore mondiale di sostanze chimiche" e che "era ora di mettere a punto (in seno all' UE) una nuova strategia di controllo (reale) delle sostanze chimiche" .
Sappiamo, infatti, che "la grande maggioranza delle sostanze esistenti - sul mercato da almeno vent'anni! - non sono mai state opportunamente testate" . Inoltre, constatiamo che alcune gravi malattie sono in aumento e che "sembra che vi sia un collegamento diretto fra queste malattie e l'esposizione alle sostanze chimiche" .
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Di conseguenza, la relazione raccomanda un controllo rigoroso delle sostanze chimiche presenti sul mercato, l' effettuazione di test prima della commercializzazione di questi prodotti, il ritiro di quelli che non superano i test e una serie di misure vincolanti per gli industriali e i distributori volte ad obbligarli a garantire un minimo di sicurezza.
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La posizione tiene conto dell' interesse della popolazione, ma non piace all' Union des Industries Chimiques, un' associazione francese di imprenditori che, in una lettera indirizzata ai deputati europei, si scaglia contro i vincoli che vorremmo imporre alle aziende che producono o vendono prodotti chimici.
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Solo questo lobbismo sfrontato degli industriali del settore chimico ci spinge a votare a favore della relazione Schörling e delle misure proposte, sebbene la relatrice si pronunci a favore del mercato.
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<SPEAKER ID=111 NAME="Jackson">
Sia il Libro bianco della Commissione sia la relazione della onorevole Schörling sono inficiati da alcuni punti deboli; nel caso della relazione, si tratta di aspetti fondamentali.
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La relazione si basa sulla tesi che un gran numero di prodotti chimici costituisce una minaccia per la salute umana e per l'ambiente; essa ignora però i benefici effetti che molte sostanze chimiche di origine sintetica hanno per la società, dal punto di vista sia della salute sia dell'ambiente.
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Il paragrafo 16 della relazione vorrebbe estendere il sistema REACH alle sostanze chimiche prodotte in quantità inferiore ad una tonnellata l'anno; si prevede che così il numero dei prodotti chimici che necessitano di un' autorizzazione aumenterebbe di 20 volte; gli addetti si troverebbero di fronte a un' enorme mole di lavoro.
Bisognerebbe invece limitare la portata del provvedimento alle sostanze chimiche prodotte in quantità superiore a una tonnellata, come del resto prevede il Libro bianco.
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Il paragrafo 38, che enumera le sostanze da classificare come ad alto rischio, è troppo vasto per consentire l'istituzione di un sistema di autorizzazioni funzionante.
La definizione andrebbe limitata alle sostanze CMR (categorie 1 e 2) e POP, secondo le prescrizioni della Convenzione di Stoccolma.
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Le disposizioni della relazione provocheranno un inaccettabile incremento della quantità di test effettuati su animali.
Uno studio condotto dall'Institute of Environmental Health del Regno Unito stima che per condurre i test relativi a 30.000 sostanze chimiche sarà necessario disporre di 12,8 milioni di animali; queste cifre sono state riprese da numerose associazioni europee di animalisti.
La relatrice riconosce il problema, ma ripone eccessiva fiducia nella disponibilità e nell'attendibilità dei test non condotti su animali.
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Inoltre, la raccolta dei dati per un'informazione di base relativa alle sostanze chimiche prodotte in quantità superiore alla tonnellata l'anno richiederebbe - stando allo studio dell'Institute of Environmental Health - 36 anni circa.
La scadenza fissata dalla relazione (il 2008) è perciò del tutto irrealistica.
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L'industria chimica europea è stata consultata con enorme ritardo; i suoi tentativi di autoregolamentazione (ad esempio l'iniziativa europea di ricerca a lungo raggio e i piani "Amministrazione dei prodotti" e "Fiducia nei prodotti chimici") sono stati ignorati dalla relatrice.
Dal momento che le proposte contenute nella relazione condurranno probabilmente ad un incremento degli oneri amministrativi per le imprese (soprattutto per le PMI), oltre a diminuirne la competitività globale, questa omissione appare particolarmente seria.
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<SPEAKER ID=112 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Ho appena votato contro la relazione Schörling.
Il gruppo PPE-DE non è riuscito a coagulare una maggioranza attorno ai suoi costruttivi emendamenti.
Il testo adottato è chiaramente ideologicizzato.
E' logico che si parli di sicurezza dell' ambiente, ma sono anche in ballo posti di lavoro innovativi e competitivi nell' industria chimica.
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Nelle ultime settimane mi sono informato in loco circa le ripercussioni della relazione Schörling.
Ho visitato impianti produttivi e ho avuto colloqui con dirigenti aziendali, lavoratori e rappresentanti sindacali.
Da nessuna parte viene messo in dubbio l' obiettivo del Libro bianco della Commissione che intende assicurare la sostenibilità dell' industria chimica.
Dal punto di vista ecologico, abbiamo certamente bisogno di garantire la massima tutela dell' ambiente e dei consumatori.
Dal punto di vista economico, abbiamo invece bisogno di condizioni quadro unitarie al fine di assicurare una concorrenza leale a PMI, utilizzatori e trasformatori.
Dal punto di vista sociale, si tratta di offrire un elevato livello di protezione sanitaria e del lavoro.
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Ad ogni modo siamo riusciti ad impedire che venisse approvato l' obbligo di registrazione per sostanze con una produzione annua di una tonnellata.
Le autorità hanno difficoltà a far fronte persino all' attuale classificazione delle sostanze a partire dalle 10 tonnellate e al loro obbligo di etichettatura prima di essere immesse in commercio.
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Il gruppo PPE-DE ha avuto successo nel suo intento, in quanto non è stata raggiunta una maggioranza sul doppio controllo di tutti i prodotti chimici.
Ciò non implica infatti una maggiore sicurezza, bensì una perdita di tempo e di danaro e del resto è del tutto inutile, dato che le autorità esaminano già i dati.
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Ritengo che non sia accettabile sostituire sostanze e metodi pericolosi, che andrebbero vietati.
La definizione "pericoloso" non può dipendere dalle proprietà di una sostanza, ma dalla sua applicazione!
E' come un coltello: è utile a casa e nella vita quotidiana, ma diventa pericoloso se viene utilizzato come arma, dai reati contro la persona ai dirottamenti aerei.
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E' inoltre deplorevole che sia stata decisa la divulgazione di dati riservati: se si dovranno dichiarare volumi di produzione, procedimenti o composti speciali, che portano ad un vantaggio sul mercato, allora possiamo dire basta alla concorrenza.
Questa disposizione colpisce dritta il cuore delle nostre aziende!
Ogni impresa concorrente può riprodurre senza problemi sistemi sofisticati.
Dev' essere quindi stabilito con chiarezza per quali dati sussistano diritti di proprietà.
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Mi auguro che prima della seconda lettura in Parlamento le tre commissioni incaricate di vagliare il testo si accapiglino tra di loro per ottenere un po' più di equilibrio.
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<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="PT" NAME="Moreira da Silva">
Mi congratulo non solo per il tenore, ma anche per l' importanza (evidente nella strategia approvata dall' Unione europea per la Conferenza "Rio+10" che avrà luogo nel 2002) che la Commissione europea attribuisce alla nuova politica sulle sostanze chimiche.
Considero particolarmente positivi i seguenti punti:
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1) il divieto totale, nell' arco di una generazione (2020), di scaricare ed emettere nell' ambiente sostanze pericolose.
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2) La creazione di un sistema unico di registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche (REACH), che sostituirà l' attuale sistema in base al quale le nuove sostanze e quelle esistenti sono trattate in maniera diversa.
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3) L'approvazione del principio di precauzione, attraverso l' inversione dell' onere della prova per le sostanze che destano grande preoccupazione.
Spetterà al produttore provare la non pericolosità di un prodotto.
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Per quanto riguarda la relazione Schörling, la ritengo molto positiva, ma preferisco la posizione della Commissione in merito al problema del limite del tonnellaggio.
Il sistema tutelerà i cittadini, sempre che sia praticabile.
Valutare nello stesso modo le sostanze prodotte in quantità inferiore e superiore a 1 tonnellata all'anno non farà altro che appesantire il sistema e, pertanto, ciò è contrario agli obiettivi definiti.
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<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="FR" NAME="Patrie">
. (FR) Vorrei precisare le ragioni per cui ho votato a favore della relazione, così come modificata.
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Innanzitutto, giudico equilibrata la posizione in essa espressa. Infatti, pur inserendosi nell' ambito della strategia di sviluppo sostenibile approvata a Göteborg, essa, da un lato, migliora la salvaguardia dell' ambiente e della salute dei cittadini, mentre dall' altro mantiene la competitività dell' industria chimica competitiva.
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Dobbiamo renderci conto che solo un' infima minoranza delle oltre 100.000 sostanze chimiche esistenti è stata testata; inoltre, la produzione di queste sostanze aumenta ogni anno.
Dunque, nel sistema attuale, solo il 14 per cento delle sostanze chimiche prodotte in quantità superiore a 1 tonnellata è oggetto di una classificazione.
Di recente, i tristi eventi di Tolosa hanno mostrato quanto sia urgente sopperire a questa mancanza di conoscenze.
Allo stesso tempo, occorre creare un sistema di registrazione, valutazione e autorizzazione che possa essere "gestito" dalle autorità pubbliche e integrato dall' industria, ove opportuno, con i dati necessari.
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Giudico equilibrato anche l' approccio della relazione. Al di là delle considerazioni puramente ambientaliste, infatti, si tiene conto di taluni aspetti socioeconomici della futura legislazione (mi riferisco in particolare alla questione della maggiore esposizione dei dipendenti dell' industria chimica e ai vincoli specifici relativi alle PMI).
Allo stesso modo, giudico con favore la trasparenza auspicata dalla relazione, nel rispetto della tutela dei dati e del segreto industriale.
Inoltre, il testo della Commissione è stato integrato con riferimenti chiari ai principi di precauzione e di sostituzione.
<P>
Per concludere, credo che uno degli aspetti più importanti rimanga l' esigenza di una registrazione di tutte le sostanze (seppure in modo semplificato per alcune di esse).
Spesso, infatti, le sostanze prodotte in quantità più ridotte sono le più pericolose per la salute o per l' ambiente.
Giudico corretti anche i tempi previsti nella relazione, in quanto realistici.
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Mi rallegro che al Libro bianco, in futuro, farà seguito una serie di proposte legislative della Commissione e le attendo con interesse.
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<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="FR" NAME="Ries e Sterckx">
. (FR) Il voto della commissione per l' ambiente sulla relazione è un chiaro messaggio rivolto all' industria e alle autorità nazionali per un rigido controllo delle sostanze chimiche, al quale faccia seguito l' eliminazione di quelle tossiche e nocive per la salute e l' ambiente.
<P>
In tal senso, sosteniamo nel complesso la filosofia della relazione che migliora, in alcuni punti, l' ambiziosa proposta della Commissione.
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Detto ciò, riteniamo che il nostro messaggio per essere recepito debba essere equilibrato.
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Per questo motivo, siamo favorevoli ad un approccio pragmatico e ci opponiamo alcune richieste irrealistiche che penalizzano duramente l' industria chimica europea che - ci sia consentito ricordarlo - interessa non meno di 5 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti.
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Al paragrafo 16, si chiede la registrazione di tutte le sostanze di peso inferiore ad una tonnellata, per cui i prodotti interessati sono 100.000, invece dei 30.000 proposti dalla Commissione. Decine di migliaia di dossier, una burocrazia incredibile, una situazione infernale per le numerose PMI del settore, per prodotti che il più delle volte non arrivano mai sul mercato!
<P>
Anche l' estensione dell' ambito di applicazione del sistema di autorizzazione (paragrafo 38) è impraticabile e, per non giungere ad una situazione incontrollabile, chiediamo l' esclusione delle sostanze per le quali non esistono prove di tossicità (il nostro emendamento n.68).
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In breve, se il messaggio deve essere forte, deve anche essere credibile.
Non ci sembra né opportuno, né efficace dichiarare guerra all' industria, ai lavoratori e alle autorità nazionali.
<P>
<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
. (SV) Pensando al rischio che le sostanze chimiche rappresentano per la salute umana e per l' ambiente, noi cristiano democratici svedesi reputiamo ovvio che le sostanze chimiche che non hanno superato determinati test non possano essere commercializzate, in base al principio no data, no marketing.
<P>
Appoggiamo inoltre il principio di sostituzione che, da tempo, rappresenta un principio ben consolidato nella politica svedese in materia di sostanze chimiche.
Parimenti, riteniamo che per le sostanze che danno adito a preoccupazioni debba vigere l' inversione dell' onere della prova, il che significa che è il comparto chimico - e non le autorità - a dover dimostrare che una data sostanza può essere impiegata in termini accettabili.
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Poiché le sostanze chimiche sono suscettibili di comportare significativi rischi anche in quantità ridotte, riteniamo che anche le sostanze prodotte o importate nell' Unione in quantitativi inferiori ad 1 tonnellata vadano incluse nel nuovo sistema.
Pertanto, su più punti ci discosteremo dalla posizione del gruppo PPE-DE.
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Relazione Corbey (A5-0323/2001)
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<SPEAKER ID=117 NAME="Meijer">
L' uso di grandi imballaggi è diventato una forma di pubblicità per attirare l' attenzione dei consumatori.
Per questi imballaggi si spreca molto materiale.
Sembrerebbe giustificato, sotto il profilo ambientale, imputarne la responsabilità ai consumatori che acquistano prodotti alimentari o utensili così imballati, ma non sono i consumatori a produrre rifiuti: li ricevono al momento dell' acquisto.
I consumatori sono le vittime di un' operazione commerciale abbinata, perché spesso non si riesce ad acquistare alcunché senza ricevere rifiuti accessori.
Per questa ragione dobbiamo combattere direttamente la produzione e la vendita di rifiuti e non i consumatori.
Nella risoluzione in esame la onorevole Corbey attribuisce - giustamente - ai fabbricanti e ai rivenditori la responsabilità di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e rileva che la relativa direttiva del 1994 è ancora in gran parte disattesa.
La Commissione europea non s' impegna a presentare nuove proposte e gli Stati membri applicano i vecchi accordi sul riciclaggio con anni di ritardo.
La proposta della relatrice è troppo ambigua.
Concordo pienamente con il suo tentativo di prevenire la produzione di rifiuti, ma non con la proposta di far pagare di più il consumatore per i residui di imballaggi.
Il riutilizzo è, a dire il vero, un' alternativa importante, ma non è la soluzione decisiva.
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Relazione Salafranca Sánchez Negra (A5-0336/2001)
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<SPEAKER ID=118 NAME="Bonde, Krarup, Okking e Sandbæk">
Votiamo contro la relazione, nonostante le iniziative positive relative al partenariato tra l' Unione europea e i paesi dell' America latina, tra cui la prevenzione dei conflitti, la cooperazione allo sviluppo, la lotta contro la povertà e la droga.
L' opposizione è dovuta al fatto che molte proposte contenute nella relazione danno per scontata nell' Unione europea la cooperazione sovranazionale in materia di politica di difesa, di sicurezza e politica estera e di ambiti che rientrano nella competenza di affari istituzionali, giustizia e affari interni.
Riteniamo che la cooperazione in tali settori possa essere attuata attraverso la cooperazione intergovernativa.
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<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="FR" NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
. (FR) Le poche frasi della relazione sulla salute, l'istruzione e la lotta contro la povertà estrema, la lotta contro la droga o la salvaguardia dell' ambiente, cioè alcuni degli obiettivi che l' Unione europea intende raggiungere in questa regione, servono solo per nascondere intenzioni molto meno confessabili.
<P>
Proponendosi come "obiettivo ultimo" la "liberalizzazione bilaterale e preferenziale, progressiva e reciproca del commercio di ogni tipo di bene e servizio tra le due regioni, conformemente alle norme dell' OMC" , gli Stati membri dell' Unione europea non si preoccupano affatto del destino dei popoli dell' America latina.
Vorrebbero, innanzitutto e soprattutto, recuperare il ritardo accumulato nella penetrazione dei mercati dell' America latina, già abbastanza devastati dalla presenza di altri predatori più potenti, come le multinazionali nordamericane.
<P>
L' apertura dei mercati alle grandi imprese e agli istituti finanziari, invece di assicurare lo sviluppo promesso, ha gettato l' America latina nella miseria.
Almeno 224 milioni di persone, più del 40 per cento degli abitanti della regione, vivono nell' indigenza!
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Non si pensa neppure a cancellare i debiti che soffocano questi paesi.
<P>
Per queste ragioni, abbiamo votato contro la relazione.
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<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="PT" NAME="Marques">
. (PT) Il Vertice di Rio del 28 e 29 giugno 1999 ha segnato l' inizio di una nuova tappa nelle relazioni biregionali, in vista della creazione di un parternariato strategico tra Unione europea, America latina e Caraibi.
La nuova strategia comune, in conformità con le priorità approvate a Rio, dovrà avere i seguenti obiettivi politici: ampliamento dell' agenda politica biregionale, aggiornamento e revisione del dialogo politico ministeriale, creazione di un' Assemblea transatlantica Europa-America latina; i seguenti obiettivi economici, finanziari e commercialo: conclusione di accordi di associazione separati e creazione di una zona di libero scambio Europa-America prevista per il 2010; infine, i seguenti obiettivi socioculturali: creazione di un fondo di solidarietà biregionale e di un piano globale per la lotta contro la droga, tra l' altro.
<P>
Per questo appoggio appieno la posizione del relatore che ha ribadito la necessità di rendere concreta l' associazione strategica biregionale, approvata al vertice di Rio e nella raccomandazione al Consiglio europeo, in vista dell' approvazione della strategia comune dell' Ue in relazione all' America latina e ai Caraibi, che si fonda sugli obiettivi stabiliti nelle priorità del Vertice di Rio.
<P>
Infine, desidero sottolineare la necessità di consolidare la cooperazione fondata su un parternariato sostenibile e integrato, al fine di promuovere lo sviluppo umano e lo sviluppo della società civile, nonché il conseguente miglioramento di tutti gli strati della popolazione.
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Proposta di risoluzione sul trasporto aereo (B5-0702/2001)
<P>
<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="FR" NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
. (FR) Affermare che le compagnie aeree sono in crisi a causa degli attentati dell' 11 settembre è una menzogna.
Infatti, se è vero che alcune compagnie sono in difficoltà, non si tratta certo di problemi recenti e non tutte si trovano in questa situazione, anzi.
Air France, ad esempio, tre giorni dopo gli attentati di New York e Washington, ha aumentato del 22 per cento i dividendi versati agli azionisti.
Air France ha da poco rilevato Air Afrique, sta attirando nella sua orbita Alitalia e la compagnia ceca CSA e, come altre grandi compagnie europee, trae ampio profitto dai fallimenti di AOM-Air Liberté, Sabena o Swissair.
<P>
Questo è il libero gioco del mercato che, secondo i dirigenti nazionali ed europei, dovrebbe gestire tutto, dall' economia al destino dei lavoratori, e che negli ultimi anni in Europa ha portato al taglio di centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore aeronautico.
Ciò non ha turbato minimamente i dirigenti nazionali ed europei, dal momento che gli azionisti delle compagnie intascano enormi profitti, basti pensare al ricchissimo barone Seillière, "l' imprenditore degli imprenditori" francesi.
<P>
Gli attentati dell' 11 settembre sono serviti solo come pretesto ai capitalisti del settore aeronautico per ottenere nuove sovvenzioni, pur continuando la propria offensiva contro i dipendenti, con l' aiuto e la copertura dei vari governi nazionali.
Lo abbiamo visto di recente in Francia, Belgio e Svizzera, in occasione del fallimento di alcune compagnie aeree e del conseguente licenziamento di decine di migliaia di dipendenti. Tutto ciò però non è costato niente ai principali protagonisti e responsabili dei fallimenti, come il barone Seillière.
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Abbiamo dunque votato contro la risoluzione che, cinicamente, chiama in causa l' occupazione per coprire nuove sovvenzioni alle imprese e ai capitalisti del settore aeronautico, già responsabili della soppressione di centinaia di migliaia di posti di lavoro.
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<SPEAKER ID=122 NAME="Meijer">
Il motivo per cui non posso appoggiare la risoluzione è che, sostanzialmente, il testo parte dal presupposto di un' espansione del settore dei trasporti aerei, espansione che, fino a poco fa, era data per scontata.
La crescita del settore era considerata, fino a oggi, un problema per l' ambiente, a causa dell' inquinamento crescente, della sempre maggiore mancanza di sicurezza e degli spazi sempre più ampi occupati dalle strutture aeroportuali.
Sotto il profilo fiscale, il settore dei trasporti aerei è inoltre favorito rispetto alle ferrovie, perché il cherosene, a differenza dei carburanti utilizzati per le modalità di trasporto a terra, gode di esenzione fiscale.
Anche prima dell' 11 settembre vi erano numerose ragioni che avrebbero dovuto spingerci a cercare di fermare e invertire la crescita.
Ora che cala sensibilmente il numero di passeggeri, non dovremmo aiutare le compagnie aeree attingendo ancora al denaro dei contribuenti: dovremmo invece investire le risorse per migliorare altre forme di trasporto passeggeri all' interno dell' Europa.
Un supplemento sulle tariffe aeree, che negli ultimi anni hanno subito forti riduzioni a causa della concorrenza, può contribuire a coprire il notevole aumento dei premi assicurativi.
Non vi è motivo di destinare ulteriori risorse pubbliche al comparto aereo.
Tali risorse servono a tutelare la posizione dei dipendenti delle compagnie aeree, che per anni hanno creduto di avere un posto sicuro, protetto dallo Stato, in un settore in forte crescita e che ora, invece, è in flessione o va incontro al fallimento.
<P>
(La seduta, sospesa alle 14.00, riprende alle 15.00)
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<CHAPTER ID=6>
Tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro
<SPEAKER ID=123 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0348/2001), presentata dell'onorevole Bouwman a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 80/987/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro [COM(2000) 832 - C5-0017/2001 - 2001/0008(COD)]
<P>
<SPEAKER ID=124 LANGUAGE="NL" NAME="Bouwman">
. (NL) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, prima di dare inizio all' esame del mia documento - spero che anche voi prestiate attenzione all' ora -, vorrei toccare un punto sulle modalità con cui tratteremo la relazione.
Avremmo dovuto discuterla stamattina prima delle dodici.
L'ora prevista è già passata.
Non ci si può fare nulla, perché è così che le cose vanno qui.
Si tratta di una relazione che rientra nel quadro della procedura di codecisione sui diritti dei lavoratori e l'insolvenza.
Non mi oppongo, in quanto relatore, al fatto che venga discussa ora; non sono però d'accordo che si proceda alla votazione più tardi questo pomeriggio, nell'ambito di un'assemblea di votanti costituita in modo così poco chiaro.
Chiedo quindi - e ne ho già parlato con i principali gruppi - di concordare di svolgere ora la discussione della relazione e di posticipare la votazione alla sessione piccola di Bruxelles o a una data successiva, sebbene io sia contrario a questa ipotesi.
Il rinvio ci offre la possibilità di studiare una serie di emendamenti e riorientamenti.
Non si presentava come una relazione controversa, ma vi sono tuttavia alcuni elementi che necessitano di un'ulteriore discussione.
Chiedo quindi di rinviarla alla prossima volta.
Non so se tale proposta possa essere accolta.
<P>
<SPEAKER ID=125 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Bouwman, ho preso nota della sua richiesta.
Possono intervenire un oratore a favore e un oratore contrario.
Chi vuole intervenire a favore della richiesta?
La onorevole Van den Burg.
A lei la parola per un minuto.
<P>
<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Burg">
Sono d'accordo con la richiesta, dal momento che ritengo che non si debba votare una relazione nel quadro della procedura di codecisione in un'assemblea ridotta a una cerchia ristretta di parlamentari.
Un rinvio ci dà inoltre tempo per valutare la possibilità di ulteriori compromessi in merito ai punti oggetto di controversia. Si tratta infatti di una relazione complicata, che presenta una serie di incertezze su vari emendamenti.
Sono quindi d'accordo con la richiesta avanzata.
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<SPEAKER ID=127 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Van den Burg.
Interviene l'onorevole Gollnisch contro la richiesta presentata.
Onorevole, ha un minuto.
<P>
<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="FR" NAME="Gollnisch">
Non è così, signora Presidente.
Avevo chiesto la parola per una mozione d' ordine che, tuttavia, si riallaccia alle preoccupazioni del relatore.
Volevo sapere se la Commissione poteva spiegare perché è stata ritirata la sua comunicazione relativa all' OMC, inizialmente prevista all' ordine del giorno, e informarci su quando avrà luogo quest' importante comunicazione.
<P>
<SPEAKER ID=129 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Gollnisch, accoglierò la sua richiesta, ma prima dobbiamo discutere il punto all'ordine del giorno, e cioè la richiesta dell'onorevole Bouwman.
<P>
(Il Parlamento decide il rinvio della relazione in commissione) Passo la parola alla signora Commissario Diamantopoulou, che ci spiegherà perché il dibattito sull'OMC è stato rimosso dall'ordine del giorno.
<P>
<SPEAKER ID=130 NAME="Diamantopoulou">
Signora Presidente, il Commissario Lamy non può essere presente quest'oggi perché la riunione dell'OMC è durata più a lungo del previsto.
La Commissione farà una dichiarazione sull'OMC in Parlamento, ma non sono in grado di dirvi quando.
Il Commissario Lamy verrà non appena sarà possibile.
<P>
<SPEAKER ID=131 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario Diamantopoulou, non posso che confermarlo.
Sono appena tornata da Doha e posso dire che si è trattato di una dura tornata di negoziati.
Il Commissario Lamy è atterrato stamattina a Bruxelles alle sei, quindi possiamo essere un po' accondiscendenti.
Onorevole Bouwman, in veste di relatore le concedo la parola per cinque minuti.
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<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="NL" NAME="Bouwman">
. (NL) La ringrazio, anche per l'ampio sostegno alle proposte formulate.
Forse è una vittoria di Pirro, ma vedremo.
Vorrei richiamare l' attenzione su quanto segue.
Ci troviamo di fronte a un documento relativo ai diritti dei lavoratori in caso di insolvenza, cioè quando un'impresa non è in grado di adempiere ai propri obblighi finanziari.
Si tratta di una revisione della direttiva 80/987/CEE del Consiglio che presenta una serie di migliorie rispetto alla versione precedente.
La direttiva è tesa a offrire almeno un livello minimo di tutela in caso di insolvenza.
<P>
Quasi nello stesso momento in cui sono stato nominato relatore per questo dossier, in Spagna un gruppo di persone è entrato in Sintel, un'azienda che era stata separata, o meglio venduta, da Telefonica.
Queste persone erano impegnate da mesi a Madrid in un'azione di protesta, dato che da mesi non percepivano più alcuno stipendio.
In altre parole, non avevo bisogno di nessuna descrizione più realistica di quanto non sapessi già, per sentire più vivo e reale il contenuto di una relazione che si nascondeva dietro il termine "insolvenza" .
Il precedente documento risale al 1980.
Nel frattempo sono cambiate molte cose, in particolare per quanto concerne i mercati del lavoro, i tipi di lavoratori e la descrizione delle loro mansioni; l' economia è soggetta a processi di mondializzazione e internazionalizzazione; sono sempre più le aziende che operano a livello interno ed estero.
Vi sono poi casi in cui non è chiaro quale paese debba attingere ai propri fondi per versare le dovute indennità.
Si sono adite più volte le vie legali dinanzi alla Corte di giustizia; tutto ciò ha indotto la Commissione a presentare una proposta di modifica della direttiva esistente.
I tre problemi principali all'epoca erano: il concetto di insolvenza, la determinazione di termini massimi per il sistema di garanzia e, soprattutto, l'insolvenza a carattere transfrontaliero.
Apprezzo coloro che hanno redatto le proposte della Commissione e che, dopo un approfondito dibattito, hanno avanzato una serie di modifiche.
Le modifiche riguardano, in particolare, la nuova base giuridica dopo l'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, una definizione più chiara dell'ambito di applicazione e l'eventuale abolizione degli allegati in cui sono citati gruppi che possono e non possono essere esclusi, la nuova definizione del concetto di intervento e, soprattutto, le nuove disposizioni per la creazione di un fondo di garanzia per i casi transfrontalieri.
Ritengo importante soffermarsi su ciò che definisco l' ambito di applicazione dell' intero documento, visto che è ancora possibile discutere in merito alle categorie che possono essere escluse, specie in riferimento al personale domestico e ai cosiddetti share fishermen.
Vorrei eliminare questi punti, come ho sottolineato nel corso del dibattito.
Penso che anche la Commissione sia d'accordo, ma alcuni paesi prevedono deroghe e non è nostra intenzione complicare eccessivamente la situazione.
Ciò che riteniamo importante è che la Commissione abbia recepito in queste direttive di intervento, attraverso direttive esistenti, alcuni elementi legati agli sviluppi del mercato del lavoro, come il lavoro a tempo parziale, a tempo determinato o interinale.
Dato che non siamo ancora certi delle conseguenze di tale evoluzione, dobbiamo sottolineare - parecchi lo hanno già fatto e sarà subito ribadito - che oggi esistono sempre più categorie di lavoratori autonomi, semiautonomi o para-autonomi - come vengono definiti da alcuni - con personale, con personale non fisso o senza personale.
Quando hanno personale sono veri e propri datori di lavoro.
Vi sono poi le categorie dei lavoratori a domicilio - attenzione alla traduzione: mi riferisco a chi lavora a domicilio. E' quindi possibile ancora un' ampia discussione.
Sarebbe più che positivo compiere un ulteriore passo avanti anche in ambito legislativo, in linea con la discussione nel quadro del dialogo sociale sulla modernizzazione dei rapporti di lavoro. Per tale motivo abbiamo presentato le proposte in esame.
Chiedo quindi ai colleghi di sostenere gli emendamenti relativi ai lavoratori autonomi senza personale, self-employed, per poter avviare un dibattito con il Consiglio.
Vorrei sottolineare che si tratta di una procedura di codecisione e che dopo la seconda lettura negozieremo tra di noi per poter progredire nel campo della sicurezza sociale e della politica sociale in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signora Presidente, è un po' strano prendere la parola a nome della commissione giuridica; ciò è dovuto al fatto che la onorevole Oomen-Ruijten, che ha redatto il parere per la relazione dell'onorevole Bouwman - con cui mi congratulo -, non può essere presente a causa della variazione dell'ordine del giorno.
Per quanto concerne il parere sarò relativamente breve: esso tenta di sottolineare soprattutto gli aspetti giuridici della direttiva.
Sono stati ripresi alcuni elementi, altri sono stati respinti dalla commissione per l'occupazione e gli affari sociali.
Ad ogni modo, la commissione giuridica ritiene particolarmente importante che il tutto venga presentato in modo coerente.
Anche per questo è importante rinviare il testo in commissione, affinché venga riesaminata.
Ciò vale anche e soprattutto per la posizione dei lavoratori autonomi.
E' infatti positivo che anche i lavoratori autonomi vi rientrino, almeno i lavoratori autonomi che possono essere assimilati ai lavoratori dipendenti.
D'altra parte, con un approccio di questo tipo, è possibile che si aprano le porte a tutta una serie di persone che non vogliamo far rientrare nella nostra definizione e che potrebbero presentarsi come una specie di creditore privilegiato nei casi fallimento.
Non so se nei testi così come vengono presentati oggi venga operata una distinzione sufficiente tra le due situazioni.
Si tratta di un problema che dovrà essere approfondito anche nei confronti dei lavoratori autonomi.
<P>
<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="ES" NAME="Avilés Perea">
Signora Presidente, signora Commissario, prima di iniziare il mio intervento vorrei dire all' onorevole Bouwman, che ricordava la Sintel, un' azienda fallita lasciando senza lavoro un notevole numero di dipendenti, che già qualche mese fa il governo spagnolo si è accollato l' onere del pagamento degli stipendi arretrati ed è riuscito a ricollocare e a trovare una soluzione per tutti i lavoratori.
Dico questo per integrare le informazioni dell' onorevole Bouwman.
<P>
Passo ora al mio intervento.
Si tratta una proposta di modifica della direttiva 80/987/CEE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro; in effetti, l' onorevole Bouwman ha ricordato un esempio molto chiaro di questa situazione.
Con la modifica proposta s' intende tener conto dell' evoluzione del diritto fallimentare negli Stati membri e della necessità di coerenza rispetto ad altre direttive comunitarie in materia di diritto del lavoro che sono state già adottate.
Questi obiettivi muovono da una volontà politica tesa a garantire ai lavoratori subordinati un minimo di protezione comunitaria in caso di insolvenza del datore di lavoro.
<P>
Le difficoltà per raggiungere l' obiettivo della direttiva sono, secondo me, di tre tipi: innanzitutto, il concetto di insolvenza; in secondo luogo, la complessità delle norme previste per limitare il massimale e i limiti temporali e, in terzo luogo, i casi di insolvenza con aspetti transfrontalieri.
<P>
Per chiarire la situazione, il gruppo PPE-DE ha ripresentato due emendamenti: l' emendamento n. 16, che contempla i casi di esternalizzazione o situazioni affini, subappalti, i falsi autonomi, eccetera, che potrebbero nascondere un vero contratto di lavoro.
A nostro parere, è necessario svelare la realtà prima di poter godere della protezione: chi viene protetto è il lavoratore dipendente; in caso contrario, si spalancherebbe una porta che esaurirebbe rapidamente le disponibilità del fondo.
<P>
L' emendamento n. 17 definisce il punto della retribuzione tutelabile da parte del fondo nazionale interessato ed evita le frodi.
Tutto ciò è proprio della natura protettiva della legislazione in materia di lavoro e s' ispira alla volontà di definire con chiarezza i concetti necessari affinché il fondo raggiunga il suo obiettivo.
Chiarezza nei concetti che stimola poi verso la sicurezza giuridica e l' armonizzazione.
<P>
Purtroppo la situazione - che abbiamo visto ripetersi di recente in un' altra impresa belga - colpisce le grandi imprese, a causa delle ristrutturazioni cui sono soggette e alle relazioni in atto nel mondo dell' economia.
<P>
<SPEAKER ID=135 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Burg">
Signora Presidente, non so se oggi sia la prima volta che presiede l'Assemblea.
Le mie congratulazioni.
Mi felicito anche con il relatore per l'ottima relazione e l' attenta preparazione.
Temo che, data la situazione, si tratti di un argomento molto attuale, che conserverà tale carattere anche nel prossimo futuro.
A maggior ragione, dobbiamo preoccuparci di offrire un buon grado di tutela ai lavoratori in caso di fallimento e insolvenza del datore di lavoro.
Si tratta dell'obiettivo perseguito nel preparare la presente relazione.
<P>
Mi rallegro inoltre che all'interno della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, di cui faccio parte, sia stato possibile raggiungere un così ampio accordo.
Su alcuni punti non si è ancora raggiunta l'unanimità.
L'onorevole Pronk ha appena sottolineato che possono sussistere malintesi sugli emendamenti.
Mi riferisco in modo particolare al punto che ha citato: da una parte si intende far rientrare nella normativa una serie di lavoratori autonomi con caratteristiche molto simili ai lavoratori dipendenti, dall'altra si vuole evitare che ciò offra una serie di scappatoie a datori di lavoro e fornitori di servizi per poter accedere ai fondi.
Sull'obiettivo siamo d'accordo.
Dovremo utilizzare il tempo che abbiamo a disposizione prima della votazione della relazione per valutare se si possano eliminare i malintesi e se il nostro intento comune possa essere espresso in un emendamento di compromesso.
<P>
L'aspetto relativo ai succitati lavoratori autonomi è, a mio avviso, importante anche in questa relazione.
Per tale motivo vorrei attirare l'attenzione del Commissario su di esso e chiedere se la Commissione non possa adottare un' iniziativa, anche per quanto concerne la definizione delle categorie che devono essere assimilate ai lavoratori dipendenti.
Si tratta di un fattore fondamentale non solo per la questione dell'insolvenza, ma anche per un'altra nutrita schiera di punti relativi alla tutela del lavoro e al diritto del lavoro.
Queste definizioni, nella legislazione europea, vengono ancora lasciate agli Stati membri e le differenze che emergono sono considerevoli.
Con il diffondersi del lavoro transfrontaliero - e nell'Unione europea ciò avverrà sempre di più - ci troveremo di fronte a definizioni diverse e a gruppi diversi che possono tradursi un una distorsione dei rapporti sul mercato del lavoro.
Si tratta di un fattore che desta preoccupazione soprattutto in vista dell'ampliamento, come abbiamo sperimentato in passato e come sperimentiamo oggi nelle zone di confine dell'Unione europea.
Chiedo quindi al Commissario quali iniziative intende prendere e, in particolare, la invito ad adottare un approccio energico.
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<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="EL" NAME="Koukiadis">
Signora Presidente, oltre a porgere i miei complimenti al relatore per il lavoro svolto, lo ringrazio per lo spirito di collaborazione di cui ha dato prova nell' accogliere le necessarie modifiche al testo.
La modifica della direttiva giunge dopo i ritocchi ad altre due direttive concernenti i licenziamenti di massa e la cessione di società, il cui scopo è la tutela degli interessi dei lavoratori nell' ambito delle ristrutturazioni di imprese.
Non va dimenticato che esse sollevano di fatto la questione del coordinamento tra i concetti utilizzati, che, a mio avviso, andrebbero tenuti presenti durante l' elaborazione finale.
<P>
Secondo, la direttiva in discussione lascia aperta la questione della comunitarizzazione del concetto di retribuzione.
Malgrado le difficoltà, l' accettazione da parte dei Quindici di un concetto comune di minima di lavoratore dipendente rappresenta una condizione sine qua non per l' applicazione della direttiva in modo unitario, altrimenti ciascun paese, avendo una concezione più ampia o più ristretta di tale termine, potrebbe cambiare a suo piacimento il campo d' applicazione della direttiva.
E' questo un aspetto che merita la nostra attenzione.
<P>
Tra i vari emendamenti proposti, che appoggio, vi è anzitutto l' estensione del campo d' applicazione della direttiva al fine di comprendere i lavoratori che, in base alla loro legislazione nazionale, sono equiparati ai lavoratori subordinati, i cosiddetti "parasubordinati" .
Primo, se non siamo maturi per estendere la direttiva agli autonomi, almeno potremmo estenderne l' applicazione a quei lavoratori dipendenti che sono autonomi e che, ai sensi di una normativa specifica, sono da considerarsi come subordinati.
Secondo, la modifica è inglobata nel concetto di richieste coperte e di indennizzi da pagare nel caso di licenziamento, di cui alla Convenzione 173 dell' OIL; davvero non capisco perché in Europa non si possa dare questa copertura.
Terzo, la ridefinizione più chiara del concetto di insolvenza dovrebbe includere qualsiasi procedura per insolvenza collettiva, non solo il caso classico di procedimento fallimentare.
D' altronde ciò rientra tra gli obiettivi della direttiva, ma non si è proposta alcuna formulazione.
<P>
Questi tre emendamenti dovrebbero essere approvati in Plenaria.
<P>
<SPEAKER ID=137 NAME="Diamantopoulou">
Signora Presidente, constato con piacere che la proposta della Commissione è stata accolta favorevolmente; ringrazio il Parlamento per il contributo offerto, teso a rafforzare la tutela dei lavoratori in caso di insolvenza del datore di lavoro.
<P>
La direttiva sull'insolvenza ha dimostrato di essere uno strumento prezioso per tutelare i lavoratori subordinati in caso di rovesci economici, e sarà uno strumento legislativo fondamentale per affrontare l'attuale clima di chiusure ed esuberi.
Sebbene sia opportuno conservare la struttura principale della direttiva, è necessario rivederne alcuni punti specifici.
<P>
Approvo l'emendamento n.
2, che intende evitare l'introduzione di nuove deroghe al di là di quelle già in vigore negli Stati membri, e l'emendamento n. 9, che propone di proibire limitazioni alla possibilità di beneficiare dei diritti a titolo della presente direttiva.
<P>
Sono favorevole all'emendamento n. 4 che propone di estendere la protezione dei lavoratori dipendenti da datori di lavoro che si trovino in situazioni di insolvenza diverse da quelle coperte dalla definizione di insolvenza proposta dalla Commissione.
Innanzitutto, l'estensione della definizione è pienamente accettabile.
Per quanto riguarda l'emendamento n. 6, l'estensione a qualsiasi altra procedura o anche a situazioni di insolvenza de facto è accettabile soltanto come opzione per gli Stati membri, ma non come obbligo.
<P>
Accetto anche l'emendamento n. 11, che propone di includere l'indennità per scioglimento del rapporto di lavoro, con l'aggiunta dell'espressione "nei casi opportuni".
La legge nazionale degli Stati membri deve continuare a definire il termine "indennità".
<P>
L'emendamento n. 14, che propone di abolire il massimale, non è del tutto accettabile, ma condivido le vostre preoccupazioni su questo punto, e potrei accettare una disposizione che consenta massimali compatibili con l'obiettivo sociale della direttiva, in modo da evitare un livello inaccettabile per i lavoratori.
Sono disposta a integrare questa disposizione con una clausola di non regressione che impedisca agli Stati membri di ridurre la tutela già offerta al momento di applicare la direttiva emendata.
<P>
Infine, posso accettare la reintroduzione dell'ex articolo 5 della direttiva - emendamento n. 15 -, ma solo nella vecchia e immutata versione di questo articolo nella direttiva del 1980.
<P>
Non posso accettare gli altri emendamenti, in particolare l'emendamento n. 13, che intende aumentare il periodo minimo di retribuzione a sei mesi.
Tale aumento ridurrebbe fortemente la possibilità che la direttiva venga approvata e accollerebbe un ulteriore, gravoso onere finanziario all'erario pubblico e ai datori di lavoro, che a loro volta esprimerebbero dubbi sull'intero sistema di garanzie retributive.
<P>
Non posso accettare l'emendamento n.
1 teso a evitare che i lavoratori subordinati vengano "convertiti" in lavoratori autonomi; l'emendamento n. 7 che propone di introdurre una definizione comunitaria di "lavoratore subordinato" e gli emendamenti nn.
8 e 16 che propongono di aggiungere categorie di lavoratori che non possono essere esclusi dal campo di azione della direttiva.
E' necessario impegnarsi a livello nazionale nella lotta contro la "conversione" illegale. Non si deve includere una definizione comunitaria di lavoratore subordinato in una specifica direttiva, né è possibile estendere la copertura ai lavoratori autonomi, poiché essi non hanno un datore di lavoro che possa trovarsi in stato di insolvenza.
<P>
Concordo con voi: esistono di diversi tipi di lavoratori autonomi.
Vi sono alcuni lavoratori autonomi che sono economicamente dipendenti.
Questo tema è stato affrontato nel 2000, quando ci sono state consultazioni tra noi e le parti sociali.
Le risposte di queste ultime sottolineavano la necessità di chiarire e analizzare la situazione in tutti gli Stati membri, perché le situazioni sono diverse ed esistono vari tipi di lavoratori autonomi.
Ecco perché abbiamo lanciato uno studio che ci offrirà una panoramica della natura del fenomeno in tutta l'Unione europea.
Una volta che avremo i risultati dello studio, la Commissione li analizzerà e, dopo essersi consultata con le parti sociali, definirà i metodi più opportuni per occuparsi del problema.
<P>
Le altre categorie - il personale domestico e coloro che rientrano in simili categorie - sono coperte nella misura in cui i loro membri sono ritenuti lavoratori dipendenti secondo la legislazione nazionale.
Non è quindi necessario menzionarle specificamente.
<P>
Infine, alcuni emendamenti vanno respinti perché non contribuirebbero al raggiungimento dell'obiettivo che è alla base della proposta.
<P>
Per riassumere, posso accettare, con alcune modifiche di minore entità, gli emendamenti nn. 2, 4, 6, 9 e 11, e parti degli emendamenti nn.
14 e 15.
Respingo gli emendamenti nn. 1, 3, 5, 7, 8, 10, 12, 13, 16, 17 e 18.
<P>
Vorrei ringraziarvi per l' apporto dato.
Ringraziare in particolare l'onorevole Bouwman e mi congratulo con lui per il suo contributo e per la relazione.
<P>
<SPEAKER ID=138 NAME="Presidente">
La votazione è stata rinviata prima dell'inizio del dibattito.
Verrà comunicato in un secondo tempo quando avrà luogo.
Il dibattito è chiuso.
Vi ringrazio.
Prego, onorevole Bouwman.
<P>
<SPEAKER ID=139 NAME="Bouwman">
Colgo l'occasione per congratularmi con la Presidente per aver presieduto per la prima volta una discussione su una relazione.
<P>
<SPEAKER ID=140 NAME="Presidente">
La ringrazio.
E' stato un piacere poter iniziare subito con un relatore olandese.
L'ordine del giorno reca la relazione, presentata dall'onorevole Nobilia a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, relativa ai nuovi mercati europei del lavoro, aperti e accessibili a tutti.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Nuovi mercati europei del lavoro, aperti e accessibili a tutti
<SPEAKER ID=141 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro">
Signora Presidente, a nome del collega Nobilia, che non è presente, e del mio gruppo, mi appello all' articolo 146 e chiedo all' Assemblea che la discussione di quest' importante relazione venga rinviata alla seduta di dicembre.
Il mio collega Nobilia ha tentato di ottenere il rinvio per altre vie, ma, purtroppo, a causa delle regole di funzionamento del Parlamento, ciò non è gli stato possibile.
Pertanto, non ci resta che chiedere all' Assemblea, in virtù dell' articolo 146, com' ho detto poc' anzi, un rinvio della discussione e della votazione al mese di dicembre.
<P>
<SPEAKER ID=142 NAME="Presidente">
Onorevole Ribeiro, ho preso atto della sua richiesta.
Do la parola a un oratore a favore della richiesta.
Onorevole Pronk, un minuto.
<P>
<SPEAKER ID=143 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signora Presidente, colgo anch'io l'occasione per congratularmi con lei per il suo primo dibattito, in cui prendono la parola tanti olandesi.
<P>
Anche il CDA, la delegazione più numerosa all'interno del gruppo più numeroso, si congratula.
La richiesta è, a mio avviso, logica.
Il dossier è stato spostato. L'onorevole Nobilia non ne era al corrente.
Si tratta di un'importante relazione e mi sembra giusto così.
Ritengo che adesso non siamo in grado di tenere un dibattito corretto.
Dobbiamo rimandarlo.
Non è necessario procedere oggi alla votazione.
Perciò sosteniamo la richiesta presentata.
<P>
<SPEAKER ID=144 NAME="Presidente">
Dopo l'onorevole Pronk, chi intende esprimersi a sfavore della proposta?
Se non c' è nessuno, metto la richiesta ai voti.
<P>
(Il Parlamento decide il rinvio della relazione in commissione) Purtroppo sono stati rinviati molti punti e manca poco alla fine dell'anno.
Il dibattito è rinviato.
Pertanto, colleghi, sospendiamo la sessione fino alle 16.00, dato che dobbiamo lasciare spazio alle urgenze.
Grazie della vostra presenza.
Dichiaro interrotta la seduta fino alle 16.00.
<P>
(La seduta, sospesa alle 15.35, riprende alle 16.00)
<P>
<CHAPTER ID=8>
Discussione su problemi d'attualità
<SPEAKER ID=145 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
<P>
<CHAPTER ID=9>
Incidente nel tunnel del Gottardo
<SPEAKER ID=146 NAME="Presidente">
Iniziamo con la discussione congiunta sulle seguenti proposte di risoluzione:
<P>
B5-0710/2001 degli onorevoli Wallis, Sanders-ten Holte e Caveri, a nome del gruppo ELDR, sull' incidente nel tunnel del San Gottardo;
<P>
B5-0718/2001 della onorevole Isler Béguin e altri, a nome del gruppo Verts/ALE, sull' incidente nel tunnel del San Gottardo;
<P>
B5-0724/2001, degli onorevoli Simpson e Swoboda, a nome del gruppo PSE, sull' incidente nel tunnel del San Gottardo;
<P>
B5-0725/2001 della onorevole Ainardi e altri, a nome del gruppo GUE/NGL, sulla catastrofe del tunnel del San Gottardo;
<P>
B5-0734/2001 della onorevole Muscardini, a nome del gruppo UEN, sull' incidente nel tunnel del San Gottardo.
<P>
<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="FR" NAME="Isler Béguin">
Signor Presidente, le sciagure - molto recenti e troppo frequenti - del tunnel del Monte Bianco e del Gottardo denunciano in modo drammatico l' attuale politica dei trasporti praticata in Europa e, in questo caso, denuncia è sinonimo di condanna.
<P>
Il settore del trasporto su strada, infatti, sembra essersi affrancato da qualsiasi struttura giuridica e norma di controllo.
Le ditte di trasporti sono esenti da licenze, il permesso di lavoro diventa facoltativo per gli autisti sempre più spesso extracomunitari, il loro orario di lavoro è al limite delle norme ed essi operano al limite del colpo di sonno.
Quanti Gottardo e Monte Bianco dovranno ancora incendiarsi prima di essere disciplinati da una legislazione rigorosa, da un sistema di controllo armonizzato ed europeo?
Chi vive vicino alle zone a rischio o a forte densità e tutte le categorie chiedono che l' Europa intervenga, e con urgenza.
<P>
Oggi, il buon senso imporrebbe di organizzare scorte, in tutti i tunnel principali, per convogli di camion.
Finché non sarà creato questo primo dispositivo di sicurezza, la riapertura dei due tunnel rappresenterà un pericolo per la vita umana.
Non ci si può più appellare alla nostra pazienza per ottenere l' armonizzazione delle norme di sicurezza relative ai tunnel; occorre denunciare con decisione la freddezza politica e l' indifferenza dei poteri pubblici di fronte alla necessaria, seppur costosa, ristrutturazione delle gallerie.
Se è necessario correggere le pratiche del settore stradale, occorre anche riflettere, con la stessa urgenza, sulla nostra politica dei trasporti.
Le catastrofi verificatesi nei tunnel sono la prova delle impasse pratiche e ideologiche della tendenza ad effettuare tutto il trasporto su strada che provoca la congestione di taluni assi di traffico, soffocando l' ambiente.
<P>
Occorre aprire gli occhi, liberarsi dei paraocchi della routine stradale, per vedere la rete europea di stazioni e ferrovie rimaste pressoché inutilizzate dal trasporto combinato e alcuni porti, come quelli italiani, che presentano potenzialità in grado di disintasare enormemente il traffico degli assi stradali del commercio europeo.
Il ricordo delle vittime del Gottardo e del Monte Bianco deve spronarci a concepire i nostri spostamenti in modo più previdente e rispettoso.
<P>
<SPEAKER ID=148 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, come ricordate, nell' ultima Sessione di Strasburgo abbiamo avuto un dibattito per festeggiare la riapertura della galleria del Monte Bianco.
In realtà fummo già costretti a discutere della sciagura verificatasi nel Gottardo.
Se continueremo a discutere, senza adottare alcuna misura, dobbiamo preventivare che si verificheranno altri incidenti in queste zone sensibili e difficili, in particolare dell' arco alpino.
A mio parere, dal mio punto di vista politico, tutto ciò è inaccettabile.
Pertanto dobbiamo fare il possibile per tradurre in pratica ciò che la Commissione ha giustamente recepito nel Libro bianco.
<P>
Non ho dubbi che occorrano misure di sicurezza concrete nelle gallerie.
Non dubito che occorra anche un controllo più rigido, soprattutto delle ore di lavoro.
Mi auguro che giungeremo ben presto al termine della procedura di conciliazione e in particolare all' attuazione e al controllo delle misure europee adottate in materia di orari di lavoro.
Tuttavia il male principale è legato al fatto che una parte troppo cospicua del traffico si snoda su strada e che troppi automezzi pesanti attraversano le Alpi.
<P>
Il punto non è - come viene ribadito di continuo in maniera falsa e demagogica - che così si ostacolano i rapporti economici e la coesione; si tratta di far sì che la coesione, le relazioni economiche e il commercio vengano portati avanti in primo luogo in maniera compatibile con l' ambiente e, in secondo luogo, riducendo al minimo i rischi d' incidente.
Non potremo mai evitarli del tutto, ma possiamo ridurli e in tal modo offrire soprattutto anche alle ferrovie una grossa opportunità.
Ho stilato una relazione sull' apertura delle tratte internazionali ai trasporti merci; sono favorevole a che il trasporto su rotaia possa partecipare in misura maggiore alla concorrenza internazionale.
Allo stesso tempo, a nome del mio gruppo, sono favorevole a che la politica dei trasporti - lo ribadisco in conclusione del mio intervento - venga tradotta in pratica in maniera rapida, anzi rapidissima, come postulato e sancito nel Libro bianco, per evitare quanto prima che si verifichino incidenti come quello del Gottardo.
<P>
<SPEAKER ID=149 LANGUAGE="FR" NAME="Laguiller">
Chi potrebbe essere contrario al contenuto formale della presente risoluzione dal momento che, dopo il dramma del Monte Bianco, un altro tunnel ha provocato vittime?
Il Parlamento voterà sicuramente a favore.
Andremo avanti con l'ordine del giorno e le cose continueranno come prima, perché non è sufficiente menzionare in una risoluzione una politica integrata dei trasporti per l'intera regione alpina affinché essa trovi concreta applicazione.
<P>
E' necessario rivedere concretamente la politica dei trasporti a livello europeo.
E' necessario trovare la volontà politica di combattere la lobby degli autotrasporti. E' necessario, soprattutto, investire per sviluppare le reti ferroviarie in funzione dei bisogni di tutti, e non in funzione del profitto.
Ciò richiederebbe una radicale rottura con la vostra politica di privatizzazione e di smantellamento dei servizi pubblici.
<P>
Inoltre, l'organizzazione del trasporto merci non può essere dissociata dall'andamento globale dell'economia.
Ad esempio, lo sviluppo del sistema della riduzione a zero delle scorte, vantaggioso per gli interessi privati, è un'aberrazione dal punto di vista sociale, perché contribuisce enormemente alla congestione stradale.
Di conseguenza, dare priorità agli interessi privati significa opporsi all'interesse pubblico.
Con queste premesse, la risoluzione che voteremo andrà ad aggiungersi alla lunga lista delle false speranze che il Parlamento europeo crea.
<P>
<SPEAKER ID=150 NAME="Santini">
Signor Presidente, sembra un destino, ma nell'ultima tornata, l'ultimo giorno - era il 24 ottobre scorso - ci stavamo occupando della situazione del tunnel del Monte Bianco, in previsione della riapertura.
Stavamo un po' litigando: c'erano coloro che erano favorevoli, come il sottoscritto, e coloro che volevano rinviare questa importante scadenza.
Nel dibattito, improvvisamente, è piombata la notizia dell'ulteriore incidente al Gottardo, un incidente non previsto, simile a quello del Monte Bianco, ma che si pensava ormai non dovesse più accadere.
<P>
Nel motivare le buone ragioni di un'immediata riapertura del traffico del traforo del Monte Bianco, chi era favorevole stava ancora una volta impugnando le ragioni della sicurezza, basandosi soprattutto su un documento della Società di gestione, nel quale si dice, pomposamente e forse anche a buona ragione, che oggi il tunnel del Monte Bianco, dopo l'incidente, è il più sicuro del mondo.
<P>
Bene, io ricordo delle enunciazioni, delle etichette ufficiali, per così dire, che davano il Gottardo come il tunnel più importante, se non del mondo, sicuramente d'Europa.
In quel momento chiaramente tutte le etichette crollavano di fronte all'evidenza di un nuovo incidente. Ora sappiamo che è bastato, basta e può bastare anche in futuro un banalissimo incidente per trasformare questi tunnel supersicuri in trappole per molte persone, che pagano sempre con la vita.
E' difficile andare a cercare le responsabilità di questi incidenti, e non tocca del resto a noi.
Un dato tuttavia è giusto qui sottolineare, perché contiene invece anche una nostra responsabilità, in modo particolare una responsabilità della Commissione.
Considerato infatti che i veicoli che attraversano il Gottardo sono cinque volte più numerosi di quelli che transitano normalmente su tutti gli altri assi, ci troviamo di fronte ad un errore di politica dei trasporti, e qui l'Europa è coinvolta, in quanto la massima parte dei veicoli, soprattutto pesanti, sono europei.
<P>
Chiedo pertanto due cose alla Commissione: dov'è finita la direttiva sull'armonizzazione delle norme minime di sicurezza per le gallerie stradali e ferroviarie?
Dov'è finito ancora - chiedo alla Commissione - il piano d'azione per una politica integrata dei trasporti nella regione alpina?
Cominciamo a dare queste risposte, poi passeremo al solito argomento della gomma su rotaia.
<P>
Un'ultima cosa, Presidente: non sono d'accordo sul rifiuto del transito per i mezzi pesanti.
Anche gli autotrasportatori esercitano un diritto di passaggio e di servizio.
<P>
<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, dopo i tragici avvenimenti nei tunnel del Monte Bianco e del Toren, le drammatiche conseguenze dell' incidente del San Gottardo rendono ancor più urgente la questione della sicurezza nei trafori.
A livello europeo è necessario garantire due cose: migliori standard per i tunnel e il potenziamento del trasporto ferroviario dei veicoli stradali attraverso le Alpi.
<P>
Nel Libro bianco, menzionato da quasi tutti i deputati, la Commissione aveva annunciato l' intenzione di proporre una normativa europea che definisca gli standard minimi di sicurezza per i tunnel.
Tali requisiti riguardano l' attrezzatura tecnica, le regole di circolazione, l' informazione agli utenti, le norme per la formazione del personale che usa i tunnel, nonché del personale che presta la propria opera in incidenti problematici, e infine i servizi di soccorso.
Si tratta di un' operazione complessa in cui si deve tener conto di un' infinità di parametri, se si pensa alle grandi differenze esistenti tra le gallerie, differenze dovute a peculiarità geografiche, dimensioni e intensità di traffico.
<P>
La Commissione, in collaborazione con eminenti esperti, ha avviato i lavori preparatori per presentare una proposta al Parlamento ai primi del 2002.
Nel frattempo intende organizzare un incontro tra gli esponenti politici ed economici delle regioni delle Alpi e dei Pirenei.
Le proposte legislative, benché puntuali, non possono sortire alcun effetto se non vengono adottate e applicate.
Per quanto concerne in particolare la sicurezza nei tunnel, vorrei ricordare altre proposte ancora non approvate.
Vorrei rammentare la proposta di adottare un tachigrafo digitale che darebbe la possibilità di esercitare un controllo preciso sui tempi di guida dei conducenti di automezzi - proposta sulla quale molti Stati membri non sono d' accordo.
Va poi segnalata la proposta della Commissione sulle condizioni di lavoro dei conducenti di automezzi, cui ha accennato l' onorevole Swoboda.
Rimane la questione della certificazione dei conducenti professionisti o quella dei piccoli automezzi che, superando continuamente il limite di 90 chilometri, sono diventati un pericolo costante su tante strade in gran parte degli Stati membri.
<P>
L' incendio sviluppatosi nel traforo in questione dimostra la necessità di informare gli utenti dei tunnel.
E' chiaro che, se fossero stati informati, in tanti avrebbero potuto salvarsi usando l' uscita di sicurezza o abbandonando le automobili.
Questo disastro ripropone la questione del trasporto merci nella regione alpina.
A medio termine una priorità assoluta consiste nell' approntare quanto prima assi ferroviari che alleggeriscano il traffico delle merci assicurando il trasporto ferroviario dei veicoli stradali; è questa una delle grandi priorità enunciate nel Libro bianco.
<P>
Per il periodo 1994-2000 la Commissione aveva provveduto a finanziare studi concernenti la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario Lione-Torino, che al momento si aggira su 60 milioni e che corrisponde al 50 per cento delle spese totali.
Quest' opera, della quale l' Unione è il maggiore finanziatore, è una delle 14 opere approvate dal Consiglio europeo di Essen nel 1994; purtroppo non potrà essere terminata entro il 2010.
<P>
Secondo gli orientamenti del 1996 per la rete di trasporti dell' Europa occidentale, quanto prima dovrebbe entrare in funzione anche l' asse ferroviario del Brennero.
Che si può fare a breve termine con il problema derivante dalla chiusura del San Gottardo?
Si devono sfruttare le possibilità per il trasporto ferroviario dei veicoli stradali attraverso le Alpi.
Questo disastro, assieme alle sue drammatiche conseguenze, è un ulteriore motivo che spinge a compiere ogni sforzo per trasferire alla ferrovia il trasporto merci su strada; in Europa il trasporto ferroviario rappresenta solo l' 8 per cento, mentre negli USA si aggira sul 40 per cento del mercato.
<P>
La Commissione ha inoltre intrapreso nuove iniziative.
Nel gennaio 2001 ha proposto al Consiglio di sottoscrivere, a suo nome, un protocollo per i trasporti da allegare alla convenzione alpina, quale messaggio politico per il ripristino di un giusto equilibrio tra le varie modalità di trasporto. In vista delle difficoltà nel finanziamento di tali opere, il Libro bianco avanza una proposta per una normativa europea che stabilisca i principi di una più giusta tariffazione che tenga conto di tutti i costi derivanti da ciascuna modalità, nonché della sicurezza.
Tale tariffazione permetterà di finanziare opere in zone sensibili, come le Alpi e i Pirenei, e grandi infrastrutture ferroviarie applicando così il sistema svizzero. La Commissione è inoltre disposta a subordinare qualsiasi finanziamento comunitario alle reti transeuropee al rigoroso rispetto di standard di sicurezza più severi.
<P>
In conclusione, la Commissione ha adottato o sta per adottare misure specifiche per trovare una soluzione ai particolari problemi dei Pirenei, delle Alpi e di altre zone sensibili.
Vi posso assicurare che compirà ogni sforzo per garantire agli utenti il massimo livello di sicurezza.
<P>
<SPEAKER ID=152 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=10>
Diritti umani
<SPEAKER ID=153 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
E' essenziale per la pace nel mondo che persone di razze e religioni diverse si rispettino e convivano in modo pacifico.
La situazione è ben diversa in molte regioni, il che desta particolare preoccupazione.
La Nigeria rappresenta purtroppo uno spaventoso esempio.
Non rimane quasi nulla delle speranze suscitate dal presidente democraticamente eletto come successore del corrotto regime militare.
Le ostilità dovute a differenza etniche e religiose sono ormai all'ordine del giorno.
Non passa mese senza che si assista a un massacro con centinaia di vittime e la situazione non fa che peggiorare, invece di migliorare.
Il bilancio del mese di ottobre è, da questo punto di vista, terribile.
Lotte tra musulmani e cristiani a Jos e sommosse a Kano, dove è anche scoppiato il colera.
Ingiustizie etniche e massacri perpetrati dall'esercito governativo nel Middle Belt.
Il governo si è trincerato dietro il silenzio.
Appena due settimane il Presidente Obasanjo ha annunciato che una speciale commissione indagherà sugli omicidi.
Ci si chiede se il Presidente sia in grado di guidare un paese così difficile da governare.
Evidentemente la sua posizione non è abbastanza forte per tenere insieme il paese e fare in modo che i diversi gruppi etnici convivano in pace.
E' spaventoso.
Ora che siamo quasi riusciti a sbarazzarci dei talebani, dobbiamo affrontare i problemi di altre regioni, come il nord della Nigeria, in cui è stata introdotta la sharia.
L'autonomia per queste regioni non può spingersi sino all' imposizione di proprie regole, contrarie alla legislazione nazionale e che opprimono la popolazione e soprattutto le donne.
Condannare una donna in stato di gravidanza con l'accusa di avere avuto rapporti sessuali prima del matrimonio è mostruoso.
Chiedo alla Commissione: che cosa può fare l'Unione europea?
In ogni caso, il dialogo con la Nigeria dovrà essere intensificato.
L'Europa può fare ben poco se il presidente e il governo non hanno il coraggio di agire e di fare il possibile perché i nigeriani possano convivere in pace.
<P>
<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, due anni fa, dopo elezioni svoltesi regolarmente nella popolosa e multietnica Nigeria, la dittatura militare ha ceduto il passo a una democrazia parlamentare.
L' esperto Presidente Obasanjo si trova però ad affrontare una sfida sempre più difficile di giorno in giorno: tenere sotto controllo gli scontri tra i musulmani del nord e i cristiani del sud, scontri che sfociano spesso in terribili massacri.
<P>
Di recente, siamo stati di nuovo messi in allarme da un'inquietante rappresaglia militare nello Stato federale di Benue.
Devo ammettere, non senza preoccupazione, che in varie occasioni sembra che l' esercito si sia fatto giustizia.
E' comprensibile che i tiv, legati al sud, sospettino che l'esercito sia nelle mani degli jukun, gruppo etnico che sostiene il nord, cui appartiene anche l'attuale ministro della difesa.
E' essenziale che le forze militari agiscano entro i limiti del proprio mandato costituzionale e al servizio della sicurezza di tutti i cittadini.
<P>
Con l'aumento della tensione nel Middle Belt è stato confermato il mio crescente timore di un inasprimento degli scontri religiosi anche al centro-sud.
Venerdì 2 novembre, neanche due settimane fa, il Presidente Obasanjo, mentre garantiva il proprio sostegno alla Coalizione internazionale contro il terrorismo nel corso di un incontro personale avuto a Washington con il suo omologo americano, il Presidente Bush, ha dovuto far fronte alla decisione del Kaduna di essere il tredicesimo Stato federale a introdurre la sharia, il diritto penale islamico.
Ciò non favorirà certo la pacifica convivenza fra musulmani e la grande minoranza cristiana in questo Stato.
<P>
Signor Presidente, esprimo il mio pieno sostegno ai tentativi del Presidente nigeriano e del Parlamento di sradicare le cause dei continui conflitti etnici e religiosi, cui rimanda anche il paragrafo 4 della risoluzione.
Chiedo al Consiglio e alla Commissione di fornire il loro contributo.
<P>
<SPEAKER ID=156 LANGUAGE="EN" NAME="Bowis">
Signor Presidente, quelli di noi che erano ad Abuja e a Kano lo scorso anno in occasione della riunione ACP hanno accolto con favore la decisione del Presidente Obasanjo di passare da un regime militare a un governo democratico.
In tale occasione abbiamo potuto percepire la tensione che covava nel paese, soprattutto al nord, ove si registravano episodi di violenza.
La sharia, invocata da alcuni musulmani, temuta da gran parte dei cristiani e da coloro che professano altre religioni, è un simbolo importante della tensione, che deriva in parte dal fatto che la Nigeria settentrionale, a differenza di quella meridionale, non beneficia dell'indipendenza e del petrolio e soffre della cronica corruzione che affligge il paese.
L'esplosione di violenza ha provocato migliaia di vittime, soprattutto a Kaduna, e molte case, chiese e aziende cristiane sono state distrutte.
<P>
Il governo dello Stato di Zanfara ha conferito a gruppi di vigilantes locali il potere di applicare la sharia; per tutta risposta, diciassette Stati del sud hanno invocato il diritto di costituire forze di polizia indipendenti.
I nigeriani del nord stanno abbandonando Lagos dopo i tumulti che hanno provocato molte vittime, mentre nella città settentrionale di Kano i giornalisti vengono minacciati di subire la sharia se osano descriverla in maniera negativa.
<P>
A Benue e Taraba, nella Nigeria orientale e centrale, assistiamo a guerre tribali, non religiose.
Le dispute tra jukun e tiv riguardano la terra e antiche rivalità, non la religione.
Diciannove soldati che cercavano di mantenere la pace sono stati rapiti e assassinati.
Poi siamo stati testimoni delle orribili rappresaglie nel corso delle quali è stata distrutta Zabikian, una città di 20.000 abitanti, e dove sono state uccise più di 200 persone.
<P>
Accogliamo con soddisfazione l'annuncio, formulato dal Presidente Obasanjo, che sarà condotta un'indagine.
Si deve porre fine alla violenza etnica e religiosa in Nigeria; l'uguaglianza davanti alla legge deve sconfiggere la paura e la violenza.
Dobbiamo sradicare la corruzione, ovunque essa attecchisca, e l'Unione europea deve offrire il proprio appoggio.
Deve inoltre fornire aiuti umanitari alla Nigeria, dove nelle ultime settimane più di 200 persone sono morte di colera, e aiutare coloro che, a causa di questa violenza, hanno dovuto abbandonare le proprie case.
<P>
<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="DE" NAME="Junker">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto accade in Afghanistan e attorno all' Afghanistan sposta lo sguardo da altri focolai di guerra in altre parti del mondo, ad esempio in Nigeria.
<P>
L' Unione europea non può rimanere indifferente davanti a quanto accade in tale paese, il più popoloso dell' Africa.
All' inizio di quest' anno il Presidente nigeriano Obasanjo ha dichiarato che il 2001 sarebbe stato l' anno un cui la popolazione nigeriana avrebbe raccolto i frutti del processo di democratizzazione.
Abbiamo puntato su questo, quando ci siamo incontrati ad Abuja per la conferenza paritetica ACP/UE.
La fiducia accordata in anticipo si è trasformata in profonda preoccupazione.
Una frattura all' interno del partito al governo in Nigeria, i mancati miglioramenti economici e il permanere di pessime condizioni di vita per la popolazione hanno suscitato una crescente disponibilità alla violenza, creando un terreno fertile per lo sviluppo di estremismi politici.
<P>
Per tenerli sotto controllo, il Presidente Obasanjo si è visto costretto a far intervenire i militari in sette Stati nigeriani.
Si dice che nel frattempo oltre 3.000 persone sono morte, mentre ritorna la paura che i militari possano salire al potere.
Le tensioni etniche e religiose aumentano a causa dell' introduzione e dell' applicazione della sharia in un numero crescente di Stati federali.
Spesso i colpevoli delle violenze rimangono impuniti.
<P>
Se si vuole porre fine a questa drammatica situazione, il Presidente e tutte le forze democratiche nigeriane sono chiamate a procedere contro i responsabili con i mezzi di uno Stato di diritto, a imporre la tutela dei diritti umani universali e a promuovere le riforme agricole a favore di tutte le aree del paese.
<P>
Ci si attende che la Commissione accompagni con energia questo processo e faccia tutto il possibile per spegnere questo focolaio di crisi in Africa, trasformandolo in un luogo della democrazia.
<P>
<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signor Presidente, sono convinto che, come me, quando aprite un dibattito sulla Repubblica democratica di Nigeria vi riferiate, in realtà, all'oligarchia militare e corrotta di un paese africano cui diamo il nostro appoggio.
La Nigeria, signor Presidente, è la prova del fatto che la ricchezza e il valore di una nazione spesso si misurano con l'importanza da essa attribuita ai diritti umani, con particolare riferimento alle donne, ai bambini e ai lavoratori.
<P>
La Nigeria è il più popoloso Stato dell'Africa e dispone quindi di ingenti risorse umane.
Il paese, inoltre, possiede risorse minerarie e una produzione petrolifera che dovrebbero salvaguardare la popolazione dal fenomeno della povertà.
Per di più, la sua grande diversità potrebbe portare a un autentico sviluppo.
Purtroppo, da alcuni decenni si è venuto a creare un clima di violenza contro i democratici; i governanti non hanno mai applicato sanzioni contro gli autori degli omicidi e delle violenze stragiudiziali.
<P>
Il potere militare, che non ha mai compiuto azioni preventive, ha lasciato sviluppare un clima di conflitto etnico latente e uno di questi conflitti, che oppone le tribù tiv e jukun nell'est del paese, ha appena causato 200 morti tra i civili, massacrati dai militari.
La cosa più scioccante, signor Presidente e signora Commissario, è che le autorità statali tentano di banalizzare quest'atto spiegando che i soldati coinvolti nel massacro l'hanno perpetrato in risposta all'uccisione di alcuni compagni.
<P>
Ritengo che, come ribadito al vertice dei paesi ACP lo scorso 1º novembre, dobbiamo obbligare gli Stati che pretendono legittimamente di essere nostri interlocutori, che noi scegliamo come interlocutori e che sollecitano dei finanziamenti, a conformarsi alle regole comuni e alle convenzioni internazionali.
Nel caso della Nigeria, questo si traduce in una lotta contro l'applicazione della sharia: a tale proposito, qualche settimana fa si è permesso che una donna venisse lapidata davanti alle telecamere, senza che alcun paese reagisse.
Inoltre si sta sviluppando un clima ostile al mondo islamico, per cui si dà fuoco ad alcune moschee; anche questo avviene nell'indifferenza generale.
<P>
Per concludere, è necessario aprire un'inchiesta indipendente sugli omicidi perpetrati nel novembre 1999 e nell'ottobre 2001.
Bisogna sapere che i nostri colleghi parlamentari nigeriani li hanno considerati massacri di epurazione etnica.
Credo di avere lanciato molti appelli in quest'Aula a favore dell'annullamento del debito dei paesi del terzo mondo: l'annullamento del debito, signor Presidente, dev' essere subordinato al totale rispetto dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori, nonché dei diritti delle donne e dei bambini.
Non dobbiamo accettare che questi paesi diano una parvenza di democrazia firmando convenzioni, senza poi applicarle.
<P>
<SPEAKER ID=159 LANGUAGE="FR" NAME="Rod">
Signor Presidente, tra il 22 e il 24 ottobre alcuni soldati nigeriani hanno attaccato la popolazione del Benue.
Nel massacro sono rimasti uccisi più di 200 civili e sono stati incendiati chioschi e case.
<P>
Su questi massacri deve essere condotta un'inchiesta rapida, imparziale ed efficace.
E' indispensabile che il governo federale nigeriano garantisca sin d' ora il totale rispetto della costituzione e dello Stato di diritto, ma non è così, malgrado le speranze che in esso erano state risposte.
L'esercito nigeriano non è in grado di ristabilire l'ordine civile e, del resto, non è una funzione che gli compete.
Solo una polizia rispettosa dei diritti umani sarebbe in grado di ripristinare la fiducia tra le diverse comunità.
Il Parlamento europeo ha il dovere di condannare questi massacri che vanno ad aggiungersi all'intolleranza religiosa e al malfunzionamento dell'apparato giudiziario.
L'interpretazione arbitraria della sharia, come attualmente applicata in Nigeria, rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali e, in primo luogo, dei diritti delle donne.
Né l'Unione europea né le Nazioni Unite hanno preso atto, nelle loro risoluzioni, dell'aggravarsi dei conflitti etnici in Nigeria.
E' necessario fornire urgentemente aiuti umanitari ai rifugiati e agli sfollati.
Infine, l'Unione europea dovrebbe applicare la procedura prevista dall'articolo 96 dell'accordo di Cotonou.
<P>
<SPEAKER ID=160 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, l' uccisione di centinaia di membri di Benue, così come la lapidazione della donna incinta nella Nigeria settentrionale, sono la prova che il paese si trova in una situazione disperata.
La Commissione, nell' ambito delle sue competenze e possibilità, segue da vicino la situazione.
Nel maggio 2001 la Commissione ha presentato una posizione comune, che prevede il rafforzamento del dialogo politico con la Nigeria e che si fonda sui diritti dell' uomo.
Due missioni guidate da diplomatici dell' Unione europea si sono messe in contatto con il governo nigeriano; una di esse si è occupata della situazione economica e l' altra dei diritti dell' uomo, sottolineando l' importanza di tali diritti e la necessità di interventi ed azioni da parte del governo.
<P>
Il governo ha riconosciuto l' esistenza dei problemi e ha ribadito che avrebbe proseguito i propri sforzi in quella direzione; tuttavia, a mio avviso, i parlamentari hanno giustamente segnalato i limiti delle possibilità di intervento da parte del governo.
<P>
Ci sono due punti delle risoluzioni che desidero enunciare sinteticamente.
Il primo riguarda la formazione delle forze di sicurezza nel campo dei diritti dell' uomo.
Si tratta di un ambito nuovo per l' Unione, visto che sinora esso era incluso nelle collaborazioni militari.
Comunque oggigiorno la Comunità sostiene programmi analoghi in Algeria, Guatemala, Ucraina e Territori palestinesi.
La Commissione sta riesaminando le opportunità di intervento in Africa occidentale, in Liberia e in Costa d' avorio; Regno Unito, Francia e USA partecipano a queste attività per quanto concerne la Nigeria.
La Commissione segue da vicino i problemi nell' ambito specifico dei diritti dell' uomo, ma non può intervenire nel campo della formazione delle forze di sicurezza in materia di diritti dell' uomo, se manca un' istanza del genere da parte del governo nigeriano.
<P>
In relazione agli aiuti umanitari, la Commissione interviene se le autorità nazionali e locali non sono in grado di fronteggiare calamità naturali o disastri causati dall' uomo e se i paesi chiedono aiuto.
Sinora la Nigeria non ha chiesto aiuto e le sue autorità locali fanno fronte ai problemi che in piccola o grande misura sono provocati soprattutto dai flussi migratori all' interno del paese.
Va comunque sottolineato che, come già detto, i problemi della Nigeria hanno profonde motivazioni strutturali e che gli aiuti allo sviluppo a breve termine non bastano a fronteggiarli.
La Commissione ritiene che sia importante seguire i recenti sviluppi da vicino e in loco; pertanto progetta la missione di una rappresentanza di ECHO in Nigeria per fare il punto sui pericoli già enunciati.
<P>
<SPEAKER ID=161 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=11>
Calamità naturali
<SPEAKER ID=162 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=163 LANGUAGE="ES" NAME="García-Margallo y Marfil">
Signor Presidente, prima di iniziare i due minuti di tempo a mia disposizione e come mozione d' ordine, segnalo alla Presidenza che c' è un errore nel testo che le è stato trasmesso.
<P>
Al paragrafo 4 della risoluzione manca una frase, che recita "compatibilmente con i principi guida dell' UE in materia di cooperazione, rispetto dei diritti umani e democrazia" .
E' questo il testo su cui si sono accordati tutti i gruppi politici, come quanto si evince da un documento consegnato alla Presidenza dal responsabile per le relazioni internazionali del gruppo Verts/ALE.
<P>
Signor Presidente, inizio il mio intervento sottolineando che l' obiettivo della risoluzione è affrontare il problema delle devastazioni causate dall' uragano "Michelle" che ha toccato in particolare tre paesi: Honduras, Nicaragua e Cuba.
Le conseguenze sono tanto più terribili visto che i tre paesi in questione sono attanagliati da una povertà che io definirei estrema.
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Visto che nella risoluzione si fa riferimento alla recente visita che abbiamo fatto in Nicaragua, vorrei, a titolo informativo per illustrare la situazione del paese, segnalare che il Nicaragua è il paese più povero dell' America continentale, che il 50 per cento dei suoi abitanti vive in stato di povertà e che il 17 per cento vive in condizioni di povertà estrema - essere poveri in Nicaragua significa che vivere con un dollaro al mese.
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Se guardiamo ai dati macroeconomici, vediamo che il Nicaragua ha un debito estero di 6,5 miliardi di dollari, esporta meno di un terzo di quanto importa e riesce a riequilibrare la propria bilancia dei pagamenti grazie agli aiuti internazionali e alle rimesse degli emigranti, in particolare dagli Stati Uniti e dal Costa Rica, di cui si può dire che il paese viva.
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Per quanto concerne la situazione a Cuba, esaminata in un' altra visita della delegazione, penso che tutti concordiamo su un punto: la situazione del paese è oltremodo cupa.
Cuba vive, in primo luogo, delle rimesse degli emigranti e, in secondo luogo, di turismo, due voci che sono più importanti di tutte le altre voci di esportazioni cubane messe insieme.
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Sullo sfondo di queste realtà, la risoluzione intende innanzitutto dimostrare solidarietà alle popolazioni colpite e alle vittime che l' uragano si è lasciato alle spalle.
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In secondo luogo - mi rivolgo in particolare alla signora Commissario -, vorrei esprimere la soddisfazione del Parlamento per l' azione e l' atteggiamento adottato da ECHO.
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In terzo luogo, chiedo che nel caso dell' Honduras e del Nicaragua i danni stimati vengano considerati nel quadro del programma di ricostruzione dell' America centrale.
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Già che parliamo del Nicaragua, il gruppo PSE ha presentato un emendamento, e mi rivolgo alla relatrice, che dice che, visto che si sono avuti casi di malversazione di fondi - riferendosi ai fondi europei -, bisogna agire di conseguenza.
Mi sono preso la briga di chiamare la delegazione della Commissione in Nicaragua e ho qui un fax in cui si riferisce che in nessun caso queste ipotesi sono state dimostrate né si sono svolte indagini relative ai fondi in questione e che, pertanto, non si può affermare che siamo in presenza di casi di malversazione.
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Durante la recente visita abbiamo potuto verificare che si tratta di accuse lanciate nel contesto di una campagna elettorale, ma che non esiste nessuna decisione giudiziaria in merito.
Perciò, mi sembra azzardato fare affermazioni di questo tipo.
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Signor Presidente, per quanto riguarda Cuba, la frase che abbiamo aggiunto può essere interpretata dalle diverse forze politiche come formula di cortesia.
Ma quando diciamo che vogliamo un accordo di cooperazione compatibile con i principi guida dell' Unione europea, intendiamo dire quanto hanno ribadito la relazione Newens e la posizione comune, ovvero che passeremo alla firma di un accordo di cooperazione quando il regime cubano avrà compiuto sostanziali passi avanti verso un maggiore rispetto dei diritti umani e verso una democrazia pluralista.
Sono questi i principi guida dell' Unione, ripresi in modo implicito nella presente risoluzione.
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<SPEAKER ID=164 NAME="Presidente">
Onorevole collega, le faccio notare che le avevamo abbonato il tempo dell'introduzione: ha parlato per tre minuti e mezzo.
Il suo intervento era però interessante, non c'è alcun problema.
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<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="FR" NAME="De Keyser">
Vorrei dire che, a tre anni dall'uragano "Mitch" , l'America centrale è sconvolta da una nuova tragedia con l'uragano "Michelle" .
Da allora, non dimentichiamolo, essa è stata colpita da un terremoto, dalla siccità e dalla carestia.
Tuttavia, malgrado simili calamità, in quella regione si assiste a un lento ripristino della democrazia, e la delegazione europea di cui ho fatto parte, che si è appena recata in Guatemala, Honduras e Nicaragua, esprime parere unanime al riguardo.
Un'altra prova è fornita dalla regolarità delle elezioni in Nicaragua.
Ritengo quindi che, in questa evoluzione democratica, l'azione dell'Unione europea sia stata decisiva e possiamo esserne fieri.
Per questo motivo avanzo due richieste: la prima sollecita un aumento dell'ammontare dei crediti destinati al piano di ricostruzione dell'America centrale, ora pari a 250 milioni di euro per il periodo 1999-2002, visto che le nuove calamità non erano state prese in considerazione. La seconda insiste sulla necessità di rivedere la posizione anacronistica dell'Unione europea nei confronti di Cuba.
Devastata da questo uragano, il più terribile degli ultimi cinquant'anni, Cuba è attualmente l'unico paese dell'America centrale a non avere concluso un accordo di cooperazione con l'Unione europea e, in queste situazioni di pericolo, può contare solo su aiuti umanitari e urgenti.
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Nel caso di Cuba potrei dirvi, sorridendo, che non serve essere più cattolici del papa, sapendo che egli non ha esitato sulla scelta da compiere, ma la situazione tragica in cui versa questo paese non mi permette di sorridere.
Più seriamente, dirò: "non sbagliamo nemico".
Il nemico non è più il comunismo, ma il terrorismo, che trova terreno fertile nella miseria. La democrazia non si costruisce sulla carestia.
Cuba è una pedina importante, addirittura essenziale, del processo d'integrazione e di pacificazione in corso in America centrale.
<P>
Chiedo quindi che il Consiglio conferisca immediatamente mandato alla Commissione di riaprire il dibattito democratico di cooperazione con Cuba e che ciò avvenga nel rispetto assoluto dei valori democratici europei che non tollerano l'utilizzo di due pesi e due misure.
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<SPEAKER ID=166 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, è triste dover constatare che in questi pomeriggi in cui si dibattono le questioni d' urgenza ci ritroviamo sempre a dover chiedere nuovi aiuti in conseguenza di catastrofi che colpiscono i paesi più poveri.
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Sia la delegazione che, come diceva l' onorevole García Margallo, si è recata in visita a Cuba ed El Salvador sia la delegazione che successivamente si è recata in Honduras e Nicaragua hanno potuto verificare la grave situazione in cui versano questi paesi.
Nessuno potrebbe affermare che questa situazione interessi anche Cuba; di sicuro vi sono delle difficoltà che Cuba deve affrontare, ma non vi è nulla di cupo nel paese e lo si può facilmente verificare dopo un viaggio in questo paese.
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Ad ogni modo, signor Presidente, credo che dobbiamo complimentarci con la Commissione per la rapidità della reazione a questa catastrofe.
Dobbiamo anche rallegrarci del fatto che a Cuba non si siano avute tante vittime, grazie all' organizzazione velocissima e ottima il cui merito va alle autorità al servizio della popolazione e dei turisti.
Alcuni turisti spagnoli hanno dichiarato alle telecamere che sono stati trattati in maniera irreprensibile in una situazione di emergenza come quella che hanno vissuto.
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Ero molto lieta che fosse scomparsa dal paragrafo 4 l' ultima frase, che è un' aggiunta un po' tirata per i capelli.
Ciò di cui si rammaricano le organizzazioni non governative, la chiesa e persino i rappresentanti dell' Unione europea a Cuba, ciò di cui si rammaricano anche i dissidenti, è che ci sia una posizione comune che impedisca relazioni normalizzate come quelle che esistono con tutti gli altri paesi anche con Cuba.
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E' triste per l' Unione europea che Cuba sia l' unico paese dell' America latina che non ha un accordo di cooperazione.
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Siamo consapevoli del fatto che, quando in questa sede si approva una risoluzione come questa, è necessario raggiungere un consenso maggioritario e allora, se è vero che era stato raggiunto un accordo nel quale figurava questa frase ora mancante, la frase deve essere riaggiunta.
D' altro canto, bisogna anche deplorare l' assenza di un accordo di cooperazione con Cuba, poiché da questo paese dobbiamo esigere quanto si esige dagli altri paesi.
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Ieri, la questione è stata dibattuta in questa sede e si è visto che né alla Turchia né al Marocco né a una fetta importante degli altri paesi dell' America latina si chiede di adottare determinate misure e provvedimenti prima di arrivare all' accordo.
La richiesta viene avanzata solo nei confronti di Cuba: è questa la differenza e abbiamo potuto constatarla qui, signor Presidente.
Per questo, se bisogna aggiungere questa frase, aggiungiamola; va comunque deplorato il fatto che il rispetto di queste condizioni venga chiesto solo ad un paese, ovvero Cuba.
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<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="FR" NAME="Isler Béguin">
Signor Presidente, signora Commissario, a nome del gruppo Verts/ALE vorrei esprimere la solidarietà per le popolazioni dell'Honduras, del Nicaragua e di Cuba crudelmente colpite dal passaggio del devastante uragano "Michelle" .
Insieme ad "Iris" dell'8 di ottobre o "Mitch" , che rimane ancora impresso nella nostra memoria, questo uragano fa parte di una lunga lista di calamità naturali che regolarmente devastano zone già fragili, aggiungendo il pericolo alla povertà.
Queste catastrofi, considerate calamità naturali, ci ricordano che i cambiamenti climatici e lo sviluppo non sostenibile accentuano e continueranno ad accentuare, anche in futuro, effetti devastanti già ora considerevoli.
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Se da una parte l'Unione europea può compiacersi per l'aiuto fornito all'Honduras e al Nicaragua, dall'altra è inevitabile constatare che Cuba è esclusa da questa forma di solidarietà.
Cuba, vittima della peggiore catastrofe degli ultimi cinquant' anni, non può beneficiare del nostro appoggio essendo l'unico paese dell'America latina e centrale escluso dall'accordo di cooperazione con l'Unione.
La situazione è mutata: spetta a noi riaffermare la necessità di concludere quanto prima un accordo di cooperazione con Cuba basato su uno sviluppo ecologicamente sostenibile e rivedere la posizione dell'Unione europea.
<P>
Raccomandiamo che si applichi un pari trattamento a tutti i paesi, regola alla quale Cuba sfugge.
Inoltre, l'embargo americano imposto all'isola le impedisce di acquistare i viveri e i medicinali di cui il popolo cubano ha bisogno.
Le farmacie sono vuote e gli ospedali mancano di tutto.
Non possiamo tollerare una situazione che priva un intero popolo degli aiuti di cui beneficiano le popolazioni dei paesi vicini vittime delle stesse calamità.
Per cambiare lo status quo è necessario sostenere la richiesta di sospendere l'embargo contro Cuba.
<P>
<SPEAKER ID=168 LANGUAGE="ES" NAME="Martínez Martínez">
Signor Presidente, la nostra prima reazione è esprimere sincero cordoglio ai familiari e agli abitanti dei centri in cui si registrano vittime, ma dobbiamo altresì ribadire il nostro impegno di solidarietà nei confronti dei paesi colpiti, preoccupandoci di tradurre questa solidarietà in azioni immediate, generose ed efficaci.
<P>
Un ruolo da protagonista sin dall' inizio è stato svolto da ECHO e sembra che la Commissione sia intervenuta con la rapidità richiesta dalle circostanze attraverso il suddetto Ufficio.
Tuttavia l' azione dell' Unione europea non dovrebbe fermarsi qui; la nostra partecipazione dovrebbe infatti essere più marcata anche nel processo di ricostruzione di ciò che è stato distrutto o danneggiato dall' uragano "Michelle" .
<P>
Una buona parte dei nostri sforzi verrà inquadrata nel piano di ricostruzione per l' America centrale, come pure negli accordi che l' Unione europea ha con Honduras e Nicaragua.
E' proprio qui che ci scontriamo con la deplorevole mancanza di un accordo di questo tipo con la Cuba, mancanza che continuiamo a denunciare da tempo.
Non ha senso che Cuba, che, fra le altre cose, vede negli Stati membri dell' Unione europea il proprio principale partner economico, commerciale, turistico eccetera, sia l' unico paese dell' America latina con il quale l' Unione non abbia sottoscritto un accordo di cooperazione.
Per questo motivo, allo stato attuale, l' Unione europea si vede limitata ad agire solo nell' ambito degli aiuti umanitari e di emergenza.
<P>
Chiediamo alla Commissione grande flessibilità quando si tratta di valutare l' idoneità di progetti che, accanto a questo tipo di aiuti, possano contribuire a lasciarsi alle spalle i danni causati e a ricostruire i settori dell' isola più colpiti dal passaggio dell' uragano.
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Urge pertanto procedere a una modifica della posizione comune dell' Unione europea a riguardo di Cuba - ormai obsoleta e persino controproducente - in vista degli obiettivi che professava quando è stata formulata nel 1996, ovvero assicurare il progresso e la prosperità del popolo cubano.
Anch' io avrei preferito che il paragrafo aggiunto dal gruppo PPE-DE ribadisse che è necessario esigere da Cuba lo stesso che si esige dagli altri paesi con i quali l' Unione europea ha accordi di cooperazione.
Ad ogni modo, credo che non è tanto la situazione di Cuba ad essere cupa ed oscura quanto piuttosto gli occhiali che qualcuno inforca quando si tratta di guardare Cuba.
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Signor Presidente, speriamo che il dialogo, senza preconcetti e senza esclusione di alcun tema dal dibattito, che sembra essersi riannodato con l' incontro dello scorso lunedì a New York fra il Presidente del Consiglio e il Cancelliere cubano, porti presto i suoi frutti e porti alla firma di un accordo di cooperazione vantaggioso per Cuba, che permetta all' Unione europea di agire in una situazione normalizzata, con maggiore efficacia e anche con maggiore influenza sulle sue relazioni con Cuba stessa.
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Alluvioni in Algeria
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<SPEAKER ID=169 LANGUAGE="EN" NAME="Bowis">
Signor Presidente, l'Algeria è stata per molti anni un paese difficile.
La violenza, i massacri e le violazioni dei diritti dell'uomo ne hanno compromesso la reputazione e l' immagine all' estero; tutto ciò è niente in confronto al dolore e alle sofferenze patiti dalla popolazione locale.
La lotta per l'indipendenza ha prodotto un milione di vittime e altre centomila persone, tra cui vanno inclusi i membri della minoranza berbera che invoca il riconoscimento politico e culturale, sono morte a causa della lotta per il potere in corso tra i militanti islamici e i militari.
<P>
Oggi il paese, che per ironia della sorte è occupato per quattro quinti dal deserto del Sahara, si trova a dover fronteggiare l'inondazione che ha colpito Algeri, la cui violenza ha prodotto un numero di vittime ormai prossimo a mille, mentre ancora si scava tra il fango e le macerie.
Non è la prima catastrofe del genere.
Nel 1994, 30.000 persone hanno perso la casa nell'area di Tindouf; la differenza è che allora morirono sette persone mentre oggi i morti accertati sono già 693, i dispersi ammontano a più di 300 e si prevede un numero di senzatetto pari a circa 20.000.
<P>
E' perciò urgente che l'Unione europea faccia la propria parte e contribuisca alla fornitura di aiuti umanitari.
I bisogni immediati riguardano un ricovero, cibo e forniture mediche; accolgo con favore, quindi, la decisione di destinare 750.000 euro utilizzando le risorse ECHO e la promessa della BEI di finanziare la costruzione di condotte per la distribuzione di acqua potabile con 225 milioni di euro.
<P>
Il paese, inoltre, non dispone di attrezzature pesanti in grado di fronteggiare adeguatamente emergenze del genere.
Sembra che manchino addirittura i picconi e i badili e di sicuro non sono disponibili i cani cercapersone.
Poiché l'Algeria si trova in un'area sismica, sarebbe certo previdente dotare il paese di tali equipaggiamenti in vista di futuri eventi.
Vorrei sapere dalla Commissione quali proposte intende avanzare a tale proposito.
E' infine necessario riconsiderare la politica di chiudere i canali di drenaggio adottata per contrastare le attività terroristiche, una misura che in questo caso ha peggiorato la situazione.
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<SPEAKER ID=170 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, siamo esterrefatti dinanzi all' enorme numero di vittime di questa inondazione e credo che sia un preciso dovere dell' Unione europea, dei singoli Stati membri e della Commissione fare il possibile per aiutare le persone colpite a superare questa difficile situazione.
Anche se l' Algeria sorge a sud dell' area in cui ci troviamo, sappiamo che in inverno il clima può essere molto freddo e piovoso.
Pertanto un aiuto dev' essere assolutamente preso in considerazione e dobbiamo fare tutto il possibile, incondizionatamente, per lenire le sofferenze.
Ciò non significa che, nonostante tutto, noi non associamo a questa terribile catastrofe e ai nostri aiuti una speranza: quella che l' Algeria trovi la strada per rafforzare il dialogo di cui ha bisogno, il dialogo tra coloro che vogliono la pace e la libertà nel paese.
Il numero di vittime cadute in Algeria, non soltanto durante la guerra anticoloniale, ma anche negli ultimi anni e mesi è spaventoso.
Terribili sono le atrocità perpetrate ed è ora che il governo e il Presidente del paese trovino una via per uscire dalla crisi.
<P>
All' elezione di Bouteflika quale presidente erano legate molte speranze, ma negli ultimi mesi si sono registrate anche molte delusioni: delusione dovuta al fatto che si è parlato molto e agito poco, delusione che si parli ex cathedra al popolo e non assieme al popolo.
I tragici eventi della Cabilia -una commissione in Algeria ha condotto un' indagine e soprattutto ne ha individuato le cause - dovrebbero offrire lo spunto per mutare le condizioni del dialogo, per cambiare le condizioni politiche in Algeria.
In relazione ai tumulti in Cabilia, che si sono propagati all' intero paese o a gran parte di esso, a dare la stura ai disordini non sono stati alcuni agitatori e alcune persone guidate dall' estero, ma, come ha appurato la commissione algerina, essi sono stati provocati soprattutto dall' atteggiamento errato delle forze di sicurezza.
Pertanto si dovrebbe cogliere l' occasione dei tragici eventi degli ultimi giorni per cercare di far condurre in Algeria un' altra politica, una politica tesa ad offrire maggiori opportunità e possibilità a livello sociale ed economico alla popolazione.
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<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, come diceva l' onorevole Swoboda, l' Algeria patisce già abbastanza per il castigo che le viene inflitto dalle morti che si succedono continuamente, soprattutto morti di innocenti, e anche dalla povertà che affligge una parte della popolazione.
Pertanto, la catastrofe contribuisce ad aggravare la situazione del paese, producendo più di 600 vittime, come è stato detto, e più di 20.000 senzatetto.
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Anche in questo caso la risoluzione si complimenta con la Commissione europea per la pronta reazione, ma probabilmente sarebbe necessario uno speciale aiuto di emergenza.
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E' vero che il Parlamento europeo colegifera in materia di bilancio insieme al Consiglio e, pertanto, il risultato è un risultato raggiunto da tutti, lo so, ma sono pervasa da tristezza - soprattutto in questi pomeriggi nei quali ci troviamo a dover parlare di tante catastrofi - perché non abbiamo una voce sufficiente che preveda queste catastrofi, perché ci ritroviamo sempre costretti a mendicare, a raccattare un po' di soldi per far fronte alle conseguenze delle catastrofi.
<P>
Nel caso concreto della risoluzione, si chiede anche alla Commissione europea di inviare esperti e tecnici che forniscano assistenza nella quantificazione dei danni e che valutino le modalità di ricostruzione più opportune.
<P>
So che la Commissione deve far fronte a tante richieste, ma è anche vero che il Parlamento europeo è molto sensibile sia alla situazione dei paesi dell' America centrale - come si diceva prima - sia alla situazione dei paesi del Mediterraneo.
<P>
Bisognerebbe chiedere - e chiederci -, come si è detto l' altro giorno in commissione per lo sviluppo e la cooperazione, che, quando si parla di ricostruzione dell' Afghanistan (... dopo averlo prima distrutto ...), si assicuri che tale ricostruzione non si traduca in una detrazione di fondi a scapito dei paesi del Mediterraneo, dell' America latina e dell' Africa, che ne hanno così grande bisogno.
<P>
<SPEAKER ID=172 LANGUAGE="FR" NAME="Rod">
Signor Presidente, innanzitutto mi permetta di esprimere la mia totale solidarietà e quella del mio gruppo con il popolo algerino, ancora una volta colpito da una grave sciagura.
Noi, amici del popolo algerino, che lo sosteniamo in modo particolare nella lotta per l'indipendenza, siamo turbati per le tragiche conseguenze delle alluvioni che si sono abbattute sul paese.
<P>
I danni materiali e, soprattutto, quelli in termini di vite umane mettono in pericolo lo sviluppo del paese e riflettono le carenze politiche e strutturali a cui è eccessivamente esposto.
<P>
Ancora una volta, questa calamità mette in luce l' incapacità del governo algerino: la costruzione di abitazioni e di infrastrutture stradali nelle zone soggette a inondazioni e la chiusura intenzionale delle reti fognarie per cosiddetti motivi di sicurezza indicano una totale irresponsabilità da parte delle autorità, alla quale si aggiungono fenomeni di corruzione e fondi che non vengono utilizzati in modo adeguato.
<P>
Il governo è venuto meno alla sua missione prioritaria, ossia al soddisfacimento dell'interesse pubblico.
Le esigenze e la sicurezza del popolo non sono state garantite in alcun modo.
Di conseguenza, dobbiamo invitare le autorità algerine a correggere gli errori del passato.
Questa situazione non deve mai ripetersi né in Algeria né altrove.
Non si deve tollerare che la vita dei cittadini venga messa a repentaglio da comportamenti irresponsabili, utilitaristici o criminali.
<P>
<SPEAKER ID=173 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, alcuni si potranno chiedere perché ci occupiamo di un' inondazione in Algeria, anche se di enormi dimensioni.
In effetti, attualmente è in atto una vibrante discussione sul nostro coinvolgimento.
In occasione di un' importante manifestazione svoltasi di recente a Norimberga uno dei principali orientalisti tedeschi ha lamentato il fatto che alcune parti del mondo islamico sono troppo poco partecipi degli atroci eventi verificatisi a New York.
All' epoca gli ho risposto che anche noi abbiamo dimostrato scarsa partecipazione ai drammi della Cecenia, dove sono state uccise oltre 100.000 persone, o dell' Iraq, dove oltre 100.000 persone, soprattutto bambini, sono morti di fame.
In effetti, esiste una specie di cultura parziale del coinvolgimento che differisce a seconda delle regioni e delle culture.
<P>
Perciò dobbiamo mostrare la nostra partecipazione ai nostri partner musulmani e arabi, quando vengono colpiti da simili catastrofi, in modo che i terroristi - in fondo era questo l' obiettivo dell' 11 settembre - non cerchino di mettere le civiltà l' una contro l' altra e provochino un clash of civilisations.
I morti dell' Algeria sono anche i nostri morti.
I senzatetto dell' Algeria sono anche i nostri senzatetto.
Se parliamo di villaggio globale in economia, dobbiamo anche parlare di un villaggio globale dell' empatia e della solidarietà.
<P>
Pertanto è compito dell' Unione europea offrire massicci aiuti umanitari qui vicino a noi, ai nostri partner mediterranei, al mondo arabo, con il quale dobbiamo collaborare più che mai, e anche far sì che l' Algeria venga istradata su un cammino lungo il quale sarà in grado più che mai di aiutarsi da sola.
L' autoaiuto dev' essere il nostro obiettivo prioritario, ma ovviamente dobbiamo anche puntare ad aiutare adesso concretamente le vittime di questa catastrofe, non soltanto con dei fondi, non solo inviando loro un cospicuo assegno, ma anche facendo loro capire che il loro destino sta a cuore agli europei come se fosse il nostro destino.
<P>
<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="EN" NAME="Diamantopoulou">
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(EN) Signor Presidente, ringrazio i deputati per le osservazioni positive su ECHO. Sarà mia premura riportare i complimenti al Commissario Nielson.
<P>
Innanzitutto, per quanto riguarda l'uragano "Michelle" , la Commissione ha monitorato gli effetti dell'uragano nell'America centrale e nell'area caraibica fin dall'inizio dell'emergenza, in cooperazione con i nostri esperti e con i partner.
L'uragano è apparso il 29 ottobre sotto forma di tempesta tropicale ed è partito dalla costa settentrionale del Nicaragua e dell'Honduras, ove ha causato gravi inondazioni.
I sistemi di comunicazione si sono dimostrati efficienti, poiché hanno consentito una rapida valutazione del caso in aree difficilmente accessibili come Moskita.
Il 1º novembre, ECHO ha avviato una serie di discussioni con le ONG presenti sul campo in modo da istituire sistemi di soccorso, in particolare nella regione di Moskita in Honduras e Nicaragua, che risulta essere quella più colpita.
<P>
Il 4 novembre, "Michelle" si è trasformato in uragano attraversando poi Cuba e toccando anche la Giamaica ma, fortunatamente, le autorità locali hanno provveduto per tempo alle misure di evacuazione.
A conclusione di una prima valutazione dei danni provocati dall'uragano a Cuba, i servizi di ECHO hanno deciso di procedere all'intervento finanziario.
<P>
La decisione di destinare 1.050.000 euro è attesa per la fine di questa settimana e riguarderà la regione di Moskita in Honduras e Nicaragua, oltreché Cuba e la Giamaica.
Il contributo sarà finalizzato soprattutto all'evacuazione di persone in pericolo, all'aiuto alimentare a favore dell'Honduras, alla fornitura di ricoveri provvisori in Giamaica e alla distribuzione di acqua, impianti igienici e pacchetti sanitari a favore di tutti i paesi coinvolti.
<P>
Gli onorevoli deputati hanno sollevato due questioni principali, la prima delle quali riguarda il Nicaragua.
Voglio rassicurare il Parlamento sul fatto che i fondi già erogati sono sottoposti a regolare monitoraggio e non sono state finora riscontrate irregolarità di sorta, come si evince dalla valutazione espressa dalla delegazione del Parlamento in visita a quel paese.
<P>
La seconda osservazione concerne Cuba.
Alcuni hanno espresso la richiesta di rivedere la posizione comune dell'UE su Cuba, pubblicata il 25 giugno 2001.
Si continua ad affermare che Cuba non avrebbe finora goduto di aiuti umanitari, ma essa ha beneficiato di aiuti per circa 125 milioni di euro a partire dal 1993 soprattutto in campo umanitario, oltre ai programmi in materia di sicurezza alimentare e all'assistenza fornita tramite le opportune linee di bilancio.
Per il momento, la Commissione agisce in conformità con la linea proposta nell'ultima posizione comune dell'UE, alla quale ho già fatto riferimento.
<P>
Per quanto concerne l'Algeria, la situazione nel paese è assai complessa.
I problemi sono di natura molto diversa e mi limiterò ad affrontare la questione dell'inondazione che ha colpito il paese nello scorso fine settimana.
<P>
La Commissione europea ha seguito la situazione con grande attenzione e preoccupazione.
Il Presidente Prodi ha inviato un messaggio al Presidente Bouteflika per esprimergli la solidarietà dell'Unione europea nei confronti delle vittime della calamità.
La Commissione, quindi, attraverso ECHO, si è mossa tempestivamente per rispondere all'emergenza.
<P>
In conformità con la procedura di prima emergenza, è stato deciso di destinare 758.800 euro in aiuti umanitari in modo da contribuire ad affrontare i bisogni urgenti delle vittime.
I fondi sono già impiegati per fornire una serie di misure di sostegno, tra le quali un ricovero temporaneo, letti, vestiti e coperte, acqua, impianti sanitari e assistenza medica.
Gli interventi umanitari finanziati con la suddetta decisione verranno attuati dalla Federazione internazionale delle società della Croce rossa e della Mezzaluna rossa e da due ONG, ovvero Médicins du Monde e Médicins sans Frontières.
<P>
Con le decisioni assunte in conseguenza dell'uragano "Michelle" e delle inondazioni in Algeria, la Commissione sottolinea la propria determinazione ad affrontare, ogniqualvolta se ne presenti la necessità, i bisogni di quanti sono colpiti da catastrofi umanitarie.
<P>
<SPEAKER ID=175 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=12>
Commercio di armi leggere
<SPEAKER ID=176 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
<P>
B5-0723/2001 dell'onorevole Swoboda, a nome del gruppo PSE, sulle armi di piccolo calibro;
<P>
B5-0729/2001 degli onorevoli Morgantini e Brie, a nome del gruppo GUE/NGL, sul controllo dei trasferimenti internazionali di armi e della mediazione nel settore degli armamenti;
<P>
B5-0730/2001 degli onorevoli Maes, McKenna e Schroedter, a nome del gruppo Verts/ALE, sul controllo dei trasferimenti internazionali di armi e della mediazione nel settore degli armamenti.
<P>
<SPEAKER ID=177 LANGUAGE="FR" NAME="Isler Béguin">
Signora Commissario, signor Presidente, come alcuni focolai di conflitto di piccola portata geografica e mediatica, anche alcune categorie di armi cosiddette leggere sono di "piccola portata legislativa e finanziaria", ossia non sono trattate dalla legislazione in modo esaustivo e sono poco costose.
Come meravigliarsi che sia proprio questo tipo di armi ad alimentare il fuoco nei focolai di conflitto dimenticati?
Dovremmo essere allarmati dal numero delle vittime, se solo non ci fosse la povertà a tenerle nascoste.
<P>
Tuttavia, grazie al programma d'azione dell' ONU, si è venuta a formare una coscienza internazionale per limitare e regolarizzare i trasferimenti - anche se in realtà si dovrebbe dire i traffici - di armi leggere responsabili di ingenti perdite di vite umane.
Il nuovo scenario internazionale, caratterizzato da una coalizione armata in Afghanistan e dalla lotta internazionale contro il terrorismo, accresce ulteriormente la necessità di partecipare e sostenere questa iniziativa volontaria e pionieristica delle Nazioni Unite.
<P>
L'Europa della difesa, formata dagli stati maggiori nazionali, non può essere l'unico versante militare dell'Unione europea.
Essa deve poggiare, alla base, su un'Europa della prevenzione e del controllo del commercio degli armamenti mediante un arsenale legislativo coercitivo applicabile a tutti i livelli del settore.
La mediazione di armi, le autorizzazioni per l'esportazione e la detenzione, così come le procedure di estradizione e di cooperazione tra polizie nazionali devono costituire l'obiettivo della nostra legislazione ed essere oggetto di un processo d'armonizzazione nell'Unione europea.
<P>
Invece che cercare di intervenire sui conflitti in corso, non sarebbe meglio evitare che scoppino?
L'attuale processo legislativo dell'Unione permette di farlo, in un momento in cui l'apparato militare è in fase di elaborazione.
Speriamo che l'Europa colga questa occasione.
<P>
<SPEAKER ID=178 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden">
Signor Presidente, ritengo opportuna la nostra preoccupazione per il diffondersi delle armi e degli armamenti leggeri, in particolare per l'esistenza di un traffico clandestino di tali armi e per l'assenza di controlli sulla loro circolazione.
Non comprendo il motivo per cui il Parlamento ha deciso di presentare una risoluzione urgente in questo momento, a meno di ritenere che voglia fornire un contributo di qualche utilità nel contesto dell'attuale crisi internazionale, in considerazione del fatto che le armi in mano ai terroristi rappresentano una costante minaccia o valutando le conseguenze di una grande disponibilità di armi da parte dei talebani afgani.
La proposta di risoluzione rimanda in alcuni passaggi a tali questioni, oltre a contenere molti altri elementi utili.
<P>
Ho lavorato molti anni a tentare di risolvere il problema delle mine antiuomo e ho sempre cercato di concentrare l'attenzione sui veri colpevoli, su coloro che utilizzano indiscriminatamente e irresponsabilmente queste armi.
In genere si trattava di gruppi armati di ribelli nei paesi in via di sviluppo, i quali non avevano alcun rispetto della vita umana ed erano riforniti da paesi non occidentali.
<P>
E' perciò importante che, nell' affrontare la questione delle armi leggere, si presti attenzione a non farsi guidare da un' esagerata ossessione nei confronti delle nostre autorità e industrie, che sono certo gli obiettivi più facili da individuare.
Dovremmo invece concentrarci sui gruppi terroristici e su altri elementi criminali che dispongono di grandi quantità di armi e continuano a riceverne di nuove da svariate fonti.
E' scandaloso, per fare un esempio, che per così lungo tempo vi sia stato un atteggiamento tollerante per la gran massa di armi che organizzazioni terroristiche quali l'IRA conservavano in uno degli Stati membri allo scopo di minacciare o attaccarne un altro.
<P>
Per quanto riguarda l'Afghanistan, dobbiamo sperare che quanto prima si possa insediare un governo legittimo animato da sentimenti democratici e dalla volontà di affrontare la realtà con atteggiamento costruttivo e di avviare lo sviluppo di un'economia sostenibile e di una vita migliore per la propria popolazione.
E' inoltre necessario impegnarsi per togliere ai talebani le armi di cui dispongono e per reintegrare nella società gli ex combattenti, tra i quali non includo certo i terroristi.
<P>
Molti traguardi sono stati già raggiunti.
In futuro, il nostro impegno, per quanto concerne le armi leggere, dovrebbe mirare ad individuare e distruggere i depositi di ribelli, terroristi e criminali, oltreché ad eliminare i canali di rifornimento.
Si tratta di un aspetto su cui sarà necessario concentrare gli sforzi nei mesi e negli anni a venire.
<P>
<SPEAKER ID=179 LANGUAGE="EN" NAME="Newton Dunn">
Signor Presidente, quasi dieci anni or sono, all'inizio degli anni '90, mi sono spinto fino al passo Khaybar, un viaggio che raccomando caldamente, magari in un altro momento, a tutti i colleghi.
In cima al passo c'è un piccolo villaggio dove si possono acquistare cibo, acqua e souvenir.
Questi ultimi altro non sono che stupefacenti e kalashnikov e tubi di lancio per razzi terra-aria di fattura artigianale.
Con i soldi che avevo a disposizione, ho calcolato che potevo permettermi dieci kalashnikov o tre tubi lanciarazzi.
L'unico problema era come poi passare la dogana e perciò decisi di non comprarli!
<P>
Il 10 ottobre scorso, alle Nazioni Unite il Segretario aggiunto statunitense competente per il controllo sugli armamenti ha tenuto un discorso, pronunciando alcune frasi di grande fascino, quali "dobbiamo raddoppiare il nostro impegno mirato al controllo delle armi e alla loro non proliferazione" o "il mondo intero è posto di fronte ad una sfida che riguarda la sicurezza!"
Egli, tuttavia, non ha presentato alcuna proposta in materia di controllo delle armi leggere.
Perché?
Perché un'organizzazione molto potente e ricca, la National Rifle Association, ha contribuito all'elezione dell'attuale amministrazione, la quale non farà nulla per contrastare l'associazione.
<P>
I fatti dell'11 settembre e l'alto tasso di omicidi negli Stati Uniti mi spingono a chiedere cosa aspetti questo paese per decidersi a cooperare con il resto del mondo.
Il mio gruppo intende votare a favore della proposta di risoluzione ritenendo che si tratti di un piccolo passo nella giusta direzione.
<P>
<SPEAKER ID=180 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il problema del commercio e del traffico delle armi leggere è uno dei più gravi che ci troviamo ad affrontare nel mondo.
<P>
La prima osservazione che desidero fare è che l' espressione "armi leggere" induce in errore perché le armi leggere comprendono anche mitragliatrici pesanti, cannoni lanciamissili, lanciagranate portatili e mortai di calibro inferiore a 100 millimetri.
In realtà stiamo parlando di armi terribili
<P>
Per citare quanto ha sostenuto il Segretario Generale dell' ONU, Kofi Annan, alla conferenza dello scorso luglio, è necessario che diventiamo pienamente consapevoli degli effetti devastanti derivanti dal commercio di tali armi.
Si calcola che nel mondo ne esistano 500 milioni, che uccidono in media più di mille persone al giorno.
<P>
Di conseguenza, questo problema merita seria attenzione.
Ritengo inoltre che questo sia uno dei campi in cui il confine fra serietà e ipocrisia è delineato più chiaramente.
Sostengo da diversi anni che le questioni della produzione e del commercio di armi dovrebbero essere di competenza statale.
L' economia di mercato applicata a questo settore può avere solo conseguenze terribili e, se ci lamentiamo del traffico e del brokering, sarebbe opportuno prendere misure più ferme nell'ambito del controllo statale della produzione e del commercio di queste armi.
<P>
Purtroppo, neanche i governi sono sempre esenti da colpe.
Attualmente, in Portogallo, è in corso una campagna, lanciata da organizzazioni cattoliche missionarie e sostenuta dalla sezione portoghese di Amnesty International, che richiama l' attenzione su questo flagello.
Perché i missionari?
Perché i missionari, specialmente in Africa, sono coloro che sono più a contatto con le conseguenze terribili di questa realtà.
<P>
Neanche il mio paese - e non solo la Francia, il Regno Unito e i paesi dell' Unione più volte citati - è del tutto privo di colpe.
Secondo i dati pubblici, nel 1998, anno in cui è stato firmato il codice di condotta dell' Unione europea, il Portogallo ha venduto armi per un valore di circa 9 milioni di euro a paesi nei confronti dei quali dovrebbe sentirsi in dovere di non vendere, come, per esempio, Angola, Algeria, Colombia, Israele, Giordania, Kuwait, Sri Lanka e Turchia.
Inoltre ha venduto armi per un valore che si aggira intorno a 5 milioni di euro ad altri undici paesi che dovrebbero per lo meno essere tenuti sotto stretta osservazione.
<P>
Noi appoggiamo la risoluzione.
Questa è una materia in cui sono stati fatti alcuni passi avanti, ma sono necessari progressi ben più energici.
E' soprattutto necessario che l' Unione europea dia il buon esempio in questo settore.
Non possiamo passare i giovedì pomeriggio a piangere lacrime di coccodrillo sui conflitti che il commercio legale o illegale di queste armi continua ad alimentare.
<P>
<SPEAKER ID=181 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, l' accumulo di armi leggere in molti punti del pianeta crea condizioni di destabilizzazione e crisi; l' Unione europea si è quindi impegnata, nei limiti delle sue possibilità, a fronteggiare tale fenomeno.
Nel quadro dell' azione comune dell' Ue contro gli armamenti leggeri, si propone di adottare una serie di misure per il consolidamento della fiducia, comprese misure per il miglioramento della trasparenza.
L' Unione promette di concedere assistenza finanziaria e tecnica a quegli Stati, organismi internazionali e organizzazioni non governative che ne chiedano il sostegno a tale scopo.
<P>
L' Unione europea accoglie favorevolmente le conclusioni della conferenza ONU sul commercio illegale di armi leggere e, come ricordato dagli onorevoli parlamentari, ammette che il suo esito avrebbe potuto essere più concreto e chiaro.
Crediamo però che già lo svolgimento di questa prima conferenza rappresenti un importante passo avanti.
Apprezziamo in particolare la decisione di organizzare un' altra conferenza prima del 2006 in modo da poter esaminare e valutare i progressi realizzati entro quella data.
<P>
<SPEAKER ID=182 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 18.30.
<P>
Come indicato dal tabellone luminoso, la prossima relazione è quella presentata dalla onorevole Lynne ed è prevista all'ordine del giorno alle 17.30.
Sospenderò quindi la seduta per qualche istante.
<P>
(La seduta, sospesa alle 17.20, riprende alle 17.30)
<P>
<CHAPTER ID=13>
Comunicazione del Presidente
<SPEAKER ID=183 NAME="Presidente">
Desidero comunicarvi una cosa molto particolare: oggi, per la prima volta, se non vado errato, e se non traggo in inganno l'Assemblea, avremo l' occasione di avere dodici cabine perché, in vista della relazione seguente e grazie all' invito fatto dalla relatrice, oggi avremo anche l' interpretazione gestuale, qui alla mia destra, come potete vedere. Ciò costituisce un piccolo omaggio alla comunicazione tra questo Parlamento e i cittadini d'Europa, a prescindere da chi essi siano.
<P>
<CHAPTER ID=14>
2003, Anno europeo delle persone con disabilità
<SPEAKER ID=184 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0377/2001), presentata dall' onorevole Lynne a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali, sulla proposta di decisione del Consiglio concernente l'Anno europeo delle persone con disabilità 2003 (COM(2001) 271 - C5-0306/2001 - 2001/0116(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=185 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
.
(EN) Signor Presidente, voglio dare il benvenuto all'interprete del linguaggio dei segni e manifestare l'auspicio che tutti i dibattiti possano godere di questo servizio, in modo da garantire a tutti i cittadini l'accesso alle relazioni.
L'ora fissata per la discussione è inopportuna, considerato che ben pochi membri sono presenti nell'Aula e ancora più inopportuna è stata la decisione di fissare la votazione ad un'ora ancora più tarda.
E' importante che l'Aula dimostri il proprio impegno nei confronti delle persone disabili e non è certo relegando la relazione all'ultimo punto dell'ordine del giorno che si dimostra tale impegno.
<P>
Detto questo, ringrazio la Commissione per la cooperazione fornita nel corso della stesura della relazione e ringrazio tutti gli altri membri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali.
Ho cercato di incorporare nel testo un certo numero di emendamenti presentati dalla suddetta commissione ed è questa una della ragioni per cui ritengo che oggi non ci siano nuovi emendamenti in discussione.
<P>
L'Anno europeo delle persone con disabilità, il 2003, non dev' essere solo un tributo a parole ai problemi che affliggono questa categoria di persone, perché c'è bisogno di soluzioni concrete.
Per iniziare, è ora di abbandonare il modello medico di disabilità a favore del modello sociale e basato sul riconoscimento di diritti.
Dobbiamo garantire che le questioni che riguardano le persone disabili diventino una dimensione fondamentale delle nostre politiche, che tutte le norme tengano conto dei bisogni specifici di tali soggetti, siano essi costretti su una sedia a rotelle o soffrano di deficit della visione o dell'udito o abbiano difficoltà di apprendimento o siano affette da disturbi mentali.
Tutti i cittadini dell'Ue devono godere di uguali diritti.
Spero che entro il 2003, se non prima, tutti gli edifici del Parlamento diventino accessibili alle persone disabili, poiché ora non lo sono, e tutti gli Stati membri prendano coscienza dei problemi che queste persone devono affrontare.
<P>
Voglio raccontare un fatto accaduto a Jenny, una elettrice del mio collegio e coordinatrice della carta britannica dei servizi in materia di accesso per le persone con disabilità, che ho invitato a presenziare più volte alle udienze concernenti l'Articolo 13 contro la discriminazione.
Jenny utilizza la sedia a rotelle.
Tanto per iniziare, non poteva accedere agli edifici parlamentari di Bruxelles se non attraverso la porta girevole, visto che gli addetti si rifiutavano di aprire le porte a doppio battente.
Ho protestato ed essi le hanno sbloccate e tolto il cordone che le teneva unite, ma venti minuti più tardi le avevano già sbarrate di nuovo.
<P>
Le abbiamo prenotato una stanza in un albergo dotato di accesso per le persone disabili.
Qualcuno aveva posizionato un letto a fianco della porta del bagno, impedendole così di accedervi.
E' stata costretta a cambiare albergo.
Alla sera è uscita per cercare qualcosa da mangiare accompagnata dai suoi colleghi; ricordo che si tratta di una donna su una sedia a rotelle.
Non avrebbe mai trovato, qui a Bruxelles, un taxi disposto a fermarsi per farla salire.
Quando le è riuscito infine di trovare un ristorante, il gestore si è avvicinato per dirle: "Lei non può entrare.
Mi farebbe scappare i clienti" .
All' aeroporto è stata sottoposta a perquisizione corporale.
Ho protestato con gli addetti alla sicurezza e uno di loro ha replicato: "Buon viaggio.
Spero che il vostro aereo si schianti"!
<P>
Tutto questo per dimostrare quali siano i problemi che le persone disabili devono affrontare e quanto sia necessaria una direttiva in materia di disabilità.
Spero che nel 2003 ci venga annunciata la sua presentazione.
Dobbiamo garantire il finanziamento di un' ampia ricerca sulla condizione delle persone disabili.
E' necessario disporre di uno studio che analizzi la situazione delle persone disabili, in particolare all'interno delle istituzioni.
E' essenziale che le amministrazioni locali e regionali siano coinvolte nelle manifestazioni previste per l'anno dei disabili ma ancora più importante è il coinvolgimento delle organizzazioni delle persone disabili e di quelle di rappresentanza delle stesse.
<P>
Ho chiesto che il finanziamento di 12 milioni di euro venga elevato, nel corso dei due anni, a 15 milioni, visti i costi addizionali in particolare per l'interpretazione con linguaggio dei segni, per l'accessibilità delle sale da riunione, eccetera; oltre a ciò, il finanziamento a favore delle ONG del settore è limitato al 2002 e non comprende affatto l'anno europeo.
<P>
Inoltre, in linea con l'articolo 13 del programma d'azione contro la discriminazione, ho chiesto che la concorrenza alla copertura delle spese in occasione di eventi speciali a livello europeo venga elevata dall'80 al 90 per cento.
E' inoltre indispensabile che ci sia una valutazione adeguata dell'anno europeo e che questa sia espressa con un linguaggio chiaro e semplice e disponibile in formati accessibili.
Ho provveduto a mie spese affinché la relazione fosse disponibile in tutti i formati accessibili.
Vorrei tuttavia che, in futuro, la Commissione faccia in modo che qualsiasi relazione sia disponibile su richiesta in ogni sua fase e in un formato accessibile.
<P>
Infine, l'anno europeo deve essere un passo nella giusta direzione per eliminare la discriminazione, ma è ancora più importante che esso diventi il riconoscimento per il contributo che le persone disabili forniscono alla società.
<P>
<SPEAKER ID=186 LANGUAGE="EN" NAME="Ribeiro e Castro">
. (EN) Signor Presidente, vorrei esordire precisando che intervengo in sostituzione del collega Andrews e che sono onorato di farlo, vista l'importanza dei temi affrontati nell'eccellente relazione della onorevole Lynne.
<P>
Lo scopo dell'anno europeo è di attuare uno sforzo coordinato e mirato a modificare i comportamenti sociali e promuovere l'eliminazione delle barriere sociali e ambientali che ostacolano la parità, oltreché di contribuire allo sviluppo giuridico e politico.
Ciò significa considerare la diversità come un valore e tributarle il giusto riconoscimento.
L'anno europeo, inoltre, aiuta tutti ad accrescere la consapevolezza sulle questioni legate alle molteplici forme in cui si può manifestare la discriminazione.
<P>
Sottolineo il nostro pieno sostegno alla decisione di fare del 2003 l'anno europeo delle persone con disabilità.
So bene che la commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni guarda con favore agli obiettivi dell'anno europeo, visto il sostegno unanime dei suoi membri al parere presentato dal mio collega.
<P>
Nell'Unione europea, ci sono circa 38 milioni di cittadini affetti da disabilità.
Essi devono fare i conti con un'ampia varietà di barriere, che implicano forme diverse di discriminazione.
Le persone con disabilità sensorie e fisiche sono parte della nostra società tanto quanto le persone prive di disabilità.
Molto spesso, tuttavia, ad esse è impedito di partecipare alla vita della società e quel è che peggio, come afferma l'onorevole Andrews nel parere, è che l'impedimento risiede non nelle disabilità, ma nell'ambiente e nell'atteggiamento che circondano tali persone.
Esse devono subire una discriminazione molteplice e questa situazione deve cambiare.
<P>
Alcune questioni riguardano il trasporto pubblico, l'accesso ad edifici e scale e porte non sufficientemente larghe per consentire il passaggio di una sedia a rotelle.
Le inchieste mostrano che la capacità intellettuale delle persone con disabilità fisiche è molto spesso sottostimata e la discriminazione verso di loro può mostrarsi quando presentano domanda di lavoro.
L'esclusione delle persone con disabilità dalla società rappresenta non solo una negazione dei diritti fondamentali, ma priva anche la nostra società dell' apporto della diversità e dell' integrazione.
Le persone con disabilità possono dare un contributo positivo alla società.
Le loro esperienze possono favorire una maggiore tolleranza, comprensione e consapevolezza dei bisogni degli altri, a prescindere dalle capacità e dalle abilità.
Il nostro obiettivo deve essere quello di eliminare la discriminazione e di salvaguardare i diritti di tali soggetti.
E' importante che la discriminazione contro le persone con disabilità venga inserita in tutte le politiche come una dimensione fondamentale.
<P>
I quattro emendamenti presentati dal collega Andrews hanno incontrato il pieno sostegno della relatrice Lynne e il favore della commissione per l'occupazione e gli affari sociali.
Si tratta degli emendamenti nn. 20, 45, 47 e 48.
Non ho da aggiungere, se non esprimere i miei complimenti alla onorevole Lynne per l'ottima relazione e per l'intervento molto toccante con cui ha presentato il proprio testo.
<P>
<SPEAKER ID=187 NAME="Santini">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor interprete gestuale, presento qualche pensiero sull'Anno mondiale delle persone che soffrono di disabilità, a nome anche del collega Mario Mantovani, che è particolarmente sensibile a questa tematica e che oggi non ha potuto essere qui con noi.
<P>
E' un problema davvero molto vasto. Basta guardare qualche numero: oggi, nell'Unione europea, circa 38 milioni di persone soffrono di disabilità.
Questo significa che un europeo su dieci incontra ostacoli, non solo nel campo del lavoro ma anche nell'accesso ai trasporti pubblici, agli edifici, a servizi privati, all'istruzione, alla formazione, insomma a tutte le manifestazioni della vita quotidiana.
Vi sono però altre barriere, magari meno visibili ma altrettanto insormontabili, che limitano la libertà dei cittadini europei con disabilità: per esempio le barriere negli spostamenti all'interno dell'Unione, nelle scelte di risiedere in un altro Stato membro.
<P>
Tutti questi ostacoli impediscono troppo spesso alle persone con disabilità di svolgere quel ruolo attivo nella società, nel lavoro, nella scuola, nelle attività quotidiane che esse aspirano ad avere.
Occorre una strategia multiforme per garantire pari opportunità a queste persone nel pieno rispetto della Carta dei diritti fondamentali dei cittadini europei.
<P>
C'è un diritto comunque che tra tutti emerge: il diritto alla piena cittadinanza.
Per questo il nostro gruppo, il PPE, voterà con convinzione la proposta di decisione del Consiglio relativa all'Anno delle persone con disabilità 2003 o - come si diceva anche una volta - con diversa abilità.
Per questo ringrazio la relatrice, onorevole Lynne, per il buon lavoro svolto e per aver accolto i 17 emendamenti presentati in sede di commissione.
Fra questi ne sono stati da noi presentati tre, ai quali teniamo in modo particolare perché vi sono enunciati tre concetti: primo, il riconoscimento del ruolo che assume la famiglia nella fase della vita della persona con disabilità; secondo, la promozione di una cultura della società sociale e della solidarietà, intesa come comprensione che il valore della persona con disabilità non si esprime solo in ciò che fa o che può fare, ma essenzialmente in quello che rappresenta in quanto persona umana a tutti gli effetti; infine, terzo e ultimo, l'approfondimento del concetto di qualità della vita di una persona con disabilità, inteso non solo come pratica di occupazione o di formazione ma anche come attività quotidiana in tutte le altre espressioni, assieme alla famiglia, dentro e in mezzo alla società, ma che sia davvero una qualità eccelsa di vita, uguale anche per loro.
<P>
<SPEAKER ID=188 LANGUAGE="DE" NAME="Karas">
Signor Presidente, signora Commissario, signora relatrice, onorevoli colleghi, trovo che sia una splendida coincidenza il fatto che questa settimana possiamo visitare a pochi metri di distanza dall' Aula una mostra organizzata dall' onorevole Posselt dal titolo "Vincoli di comprensione" .
In essa si vedono mani, mani che aiutano, mani che fungono da trait-d' union, mani che emanano energia; questa mostra è dedicata ai disabili e al loro lavoro.
Pertanto desidero in questa sede ringraziare tutte le persone che dedicano tempo, pazienza, forza, amore e capacità di sacrificio alle persone che hanno bisogno di aiuto.
Mi riferisco non solo alle famiglie dei disabili, ma anche a molti altri, che non dovrebbero essere lasciati a se stessi nell' Anno delle persone con disabilità.
<P>
Ancora un' osservazione: sono lieto che il 2003 sia stato proclamato Anno delle persone con disabilità, proprio in questo momento, perché ciò dimostra che il patto di crescita e di stabilità e una politica positiva a favore dei disabili non solo non sono in contrasto fra loro, bensì non si escludono a vicenda se prendiamo sul serio il modello sociale europeo, il rispetto della dignità di ogni persona e i diritti umani che ci sentiamo impegnati ad onorare.
<P>
Resta però molto da fare.
In primo luogo, abbiamo bisogno di una maggiore parità, che contempla, tra l' altro, l' effettiva trasposizione in realtà di tutte le disposizioni costituzionali.
Dovremmo passare dal principle to pratice.
In secondo luogo, abbiamo bisogno di una maggiore integrazione.
L' integrazione non deve cessare sulla porta di scuola, ma deve anche estendersi alla vita professionale e sociale.
In terzo luogo, abbiamo bisogno del diritto ad un sostegno per un' esistenza fondata sull' autodeterminazione.
I disabili devono essere in grado di decidere autonomamente come vogliono vivere.
In quarto luogo, dobbiamo modificare le immagini che abbiamo, ossia l' immagine di disabili che fanno lavoretti manuali.
In tale senso potrebbero rivelarsi molto utili il computer, Internet, l' integrazione attraverso i nuovi mezzi a disposizione.
In questo senso ci compiacciamo che sia stato proclamato l' Anno delle persone con disabilità, perché speriamo che esso ci renda più attenti e ci consenta di mettere in atto nuove azioni per eliminare le ingiustizie e le disparità che esistono nella nostra società.
<P>
<SPEAKER ID=189 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, anzitutto desidero complimentarmi con la onorevole Lynne non solo per la relazione in esame, ma anche per la sua fermezza e il suo impegno a favore delle politiche per le persone con disabilità.
Vorrei inoltre ringraziare il Parlamento per il fermo sostegno con cui ha accolto la proposta per il 2003.
Infatti il 2003 dovrà essere l' anno in cui lanceremo con chiarezza il messaggio secondo cui le politiche per le persone con disabilità non sono semplici politiche di solidarietà, filantropia e umanità, ma politiche basate sui fondamentali diritti dell' uomo, cioè sui diritti del cittadino.
In secondo luogo, nel 2003 non si dovranno attivare soltanto i governi, ma ci dovrà essere anche la mobilitazione della società e della comunità imprenditoriale.
<P>
I governi dovrebbero procedere ad adottare piani d' azione relativi all' insieme delle politiche, come quelle dei trasporti, dell' urbanistica, del mercato del lavoro e dell' istruzione.
La società - in particolare, la società dei cittadini e le ONG - dovrebbe intensificare la collaborazione e le iniziative di carattere innovativo che possano fungere da base per le nuove proposte dell' Unione europea.
Il mondo imprenditoriale può svolgere un ruolo rilevante.
Il sostegno alla ricerca e alle tecnologie di nuove produzioni può tradursi nell' offerta di nuovi ed eccezionali prodotti per le persone con disabilità, mentre le nuove realizzazioni della tecnologia possono essere adattate alle particolari esigenze delle varie forme di invalidità.
<P>
Giacché la onorevole Lynne ha menzionato le pubblicazioni della Commissione, comunico che ieri ho inaugurato la mia nuova pagina web, consultabile anche in Braille.
Il 2003 dovrà essere salutato come l' anno in cui l' Unione promuoverà le iniziativa europee, come quelle definite nella comunicazione della Commissione "Per un' Europa senza barriere" , mentre i singoli Stati membri potranno promuovere i loro obiettivi nazionali, diversi per ciascuna nazione in quanto vi è un diverso grado di sviluppo delle politiche per le persone con disabilità.
<P>
Aggiungo che accolgo la maggior parte degli emendamenti sia nella forma che nella sostanza.
In particolare, sottolineo i punti seguenti. Anzitutto sono perfettamente d' accordo sull' esigenza di mettere in maggiore risalto la sensibilizzazione circa la varietà delle disabilità, nonché sul fatto che esistono persone con invalidità gravi colpite da varie forme di discriminazione e che ci sono i casi di persone che vivono negli istituti.
In secondo luogo ricordo le politiche specifiche per la formazione e l' occupazione.
L' istruzione è il presupposto per l' accesso al mercato del lavoro e a ciò si deve annettere maggiore importanza.
In terzo luogo c' è l' esigenza di collaborare con tutti gli attori interessati.
Non possiamo proporre e attuare politiche per le persone con disabilità senza prima lavorare con le organizzazioni in modo da concepire politiche cui esse possano partecipare.
<P>
Riteniamo che il 2003 sarà l' inizio di una nuova forma di cooperazione e di politiche innovative, a livello europeo, per le persone con disabilità.
Questo bilancio di 12 milioni di euro è limitato, ma va ricordato che esso non serve ad attuare le politiche, ma a consolidare il manifestarsi di fatti concreti a livello locale e nazionale, che fungeranno da catalizzatori per la mobilitazione di società e organizzazioni.
Devo poi aggiungere che, a nostro avviso, è logico pensare ad una quota di finanziamento al 50 per cento per le attività a livello nazionale, in modo da lasciare la possibilità a un maggior numero di attori e ai governi di partecipare in modo complementare ad un ampio spettro di politiche.
<P>
Mi complimento ancora una volta con la onorevole Lynne per il suo impegno personale, precisando che il Consiglio prenderà una decisione finale il 3 dicembre 2001, data che coincide con la giornata dedicata alle persone con disabilità.
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<SPEAKER ID=190 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario Diamantopoulou.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
<P>
(La seduta, sospesa alle 17.55, riprende alle 18.30)5
<P>
<SPEAKER ID=191 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, ho soltanto una domanda: martedì mattina abbiamo deciso l' urgenza per gli aiuti finanziari ad una serie di Stati balcanici; deploro che evidentemente tale problema verrà discusso appena nella minisessione, perché oggi pomeriggio - abbiamo avuto già due sospensioni della seduta - avremmo avuto tempo abbastanza tempo a disposizione per trattare questo tema.
In precedenza, quanto iscritto all' ordine del giorno il martedì mattina, veniva discusso il venerdì.
Mi auguro che ciò sia ben presto nuovamente possibile, quando avremo di nuovo il venerdì: volevo cogliere l' occasione per chiedere quando questo argomento verrà esaminato nel corso della sessione di Bruxelles, in quanto non è stato fatto alcun annuncio al riguardo.
<P>
<SPEAKER ID=192 NAME="Presidente">
Onorevole Posselt, stando alle informazioni che mi sono pervenute, saranno adottati mercoledì 28, saranno inseriti nell' ordine di mercoledì, giorno 28.
Per quanto riguarda le altre considerazioni da lei fatte, onorevole Posselt, è suo pieno diritto farle; spero che la Conferenza dei presidenti consideri il fondo delle sue osservazioni, che, mi lasci dire, hanno ragione d'essere.
<P>
<CHAPTER ID=15>
Votazioni
<SPEAKER ID=193 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione sull'Anno europeo dei portatori di disabilità, ma, signor Commissario, signori colleghi, ci sono anche degli Stati che nelle loro leggi hanno delle norme che discriminano gli inabili.
Mi dispiace dirlo ma anche l'Italia ha una legge che li discrimina in base all'età, quindi víola due volte l'articolo 13 del Trattato di Amsterdam: essa stabilisce infatti che gli inabili che hanno più di 65 anni di età non hanno diritto a un'indennità di 350 euro, cui hanno diritto invece gli inabili che si ammalano prima dei 65 anni.
Io chiedo quindi alla Commissione di presentare la proposta di applicazione dell'articolo 13 anche fuori dell'ambiente di lavoro, e costringere finalmente ad applicarlo gli Stati che ancora non lo fanno: mi riferisco in particolare all'Italia, e mi auguro che il governo Berlusconi ascolti quello che sto dicendo e cancelli le leggi che esistono contro gli inabili in Italia, come purtroppo in altre parti della nostra Europa.
<P>
<SPEAKER ID=194 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, nel quadro di questa dichiarazione di voto ringrazio la collega Lynne per l' ottima relazione, ma anche il collega Karas per aver ricordato la mia mostra, nonché la signora Petter che l' ha organizzata.
Si tratta di un' eccellente iniziativa per bambini disabili e traumatizzati, curata dal Kinderzentrum di Monaco di Baviera.
Questa iniziativa viene adesso portata avanti anche in Italia e in Francia da diversi colleghi.
La onorevole Lynne si è spontaneamente dichiarata disposta a proseguire quest' opera anche in Inghilterra.
Grazie!
E' un ottimo inizio per i lavori preliminari in occasione dell' Anno delle persone con disabilità.
Pertanto ringrazio i colleghi che si sono associati a questa splendida iniziativa adottata in Baviera!
<P>
<SPEAKER ID=195 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Malgrado le buone intenzioni della relatrice, temiamo che, con il pretesto dell' anno europeo delle persone con disabilità (2003), si spenderà molto denaro e si faranno molte manifestazioni, ma poi la situazione dei disabili, specie di quelli appartenenti ai ceti popolari e poveri, rimarrà la stessa.
Questo timore è confermato dall' ipocrisia di tutto questo interesse per gli invalidi e le persone con disabilità espresso dalle varie Istituzioni; infatti, ad essere responsabile della situazione di queste persone è la politica stessa dell' Unione europea, con le sue ristrutturazioni capitalistiche, la privatizzazione della sanità, della previdenza e della scuola, e il duro colpo inferto alle conquiste dei lavoratori e alla sicurezza sociale.
<P>
Le prime, tragiche vittime di questa politica sono proprio gli invalidi e i disabili.
In modo ipocrita si sostiene di promuovere "pari opportunità e lotta alle discriminazioni" .
Mi chiedo allora se un bambino o un ragazzo povero e di basso ceto, esposto ad agenti patogeni e a incidenti, abbia le stesse opportunità di un bambino o un ragazzo borghese, specie per quanto concerne la prevenzione delle invalidità.
Hanno forse le stesse opportunità di trovare lavoro il figlio del dirigente di una multinazionale e il figlio di un disoccupato?
<P>
E' impossibile lottare contro le singole discriminazioni esistenti nella società capitalistica, visto che permane una netta distinzione tra sfruttatori e sfruttati.
Ma di che lotta alle discriminazioni vanno mai parlando, se con la loro politica non fanno che seminare miseria, disoccupazione e analfabetismo?
Su 38 milioni di disabili dell' Unione, ben 7,5 milioni sono ragazzi in età scolare.
Quanti di questi ragazzi possono accedere a una scuola particolare, classi speciali o mezzi specifici per studiare?
In Grecia solo il 7 per cento dei ragazzi disabili può frequentare una scuola speciale, mentre ben 185.000 minori con disabilità restano fuori dal mondo della scuola.
<P>
Nessun testo dell' Ue - nemmeno quello in discussione - accenna mai a strutture sanitarie pubbliche e gratuite, previdenza e assistenza specifica destinate a queste persone.
Non si parla mai della concessione a titolo gratuito dei necessari sussidi tecnici per l' istruzione, la riqualificazione professionale e la vita quotidiana.
<P>
La situazione cambierà quando, grazie alla loro lotta, il popolo, i lavoratori e anche i disabili metteranno i bastoni tra le ruote alla politica "della libera concorrenza e delle leggi di mercato" e la piegheranno.
<P>
Il partito greco KKE esprime il suo voto nel nome di quella lotta.
<P>
<SPEAKER ID=196 LANGUAGE="FR" NAME="Bordes, Cauquil et Laguiller">
Pur sapendo che questo genere d' iniziativa, alla stessa stregua della giornata delle donne o della giornata dell'AIDS, è volta soprattutto a mettere in pace la coscienza delle persone più sincere e nascondere l'indifferenza delle persone più ciniche tra coloro che lanciano simili azioni, abbiamo votato a favore della relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente l'anno europeo delle persone con disabilità perché questo è il desiderio delle associazioni dei disabili, che sperano che le attività intraprese in questo contesto le aiutino ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e ad avanzare le loro giuste rivendicazioni.
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Detto questo, denunciamo l'ipocrisia di tutti coloro che, all'interno del Parlamento europeo, di altre Istituzioni dell'Unione europea o di organi nazionali, sono nella situazione di poter prendere decisioni e proclamano a gran voce la loro affezione per i diritti umani, la non discriminazione e l'uguaglianza, ma che in realtà si rifiutano di passare ai fatti e di adottare misure vincolanti per obbligare le imprese, ad esempio, ad assumere persone con disabilità o ad adeguare i mezzi di trasporto. Questo succede perché fanno prevalere la logica del profitto sulla necessità di soddisfare i bisogni fondamentali dell'umanità, benché nella società esistano i mezzi per farlo.
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<SPEAKER ID=197 NAME="Presidente">
Il tempo delle votazioni è concluso.
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<CHAPTER ID=16>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=198 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.
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(La seduta termina alle 18.50)
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