<CHAPTER ID=0>
<SPEAKER ID=1 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Prendo atto di questo suo intervento.
Naturalmente la Presidente ne sarà debitamente informata.
<P>
<CHAPTER ID=1>
Decisione sulle urgenze
<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="NL" NAME="Lagendijk">
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
. (SV) Signor Presidente, chiedo l' applicazione della procedura d' urgenza a questo documento, in quanto agevolerebbe la partecipazione della Cina all' imminente sessione di Doha.
<P>
(Il Parlamento accoglie la richiesta di applicazione della procedura d'urgenza)
<P>
Proposta di decisione del Consiglio che definisce la posizione della Comunità europea nella Conferenza dei ministri prevista dall'accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio in merito all'adesione del Territorio doganale separato di Taiwan, Penghu, Kinmen e Matsu (Taipei cinese) all'Organizzazione mondiale del commercio
<P>
[COM(2001) 518 - C5-0488/01 - 2001/0216(CNS)]
<P>
<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
. (SV) Signor Presidente, l' argomentazione a sostegno dell' urgenza è la medesima che nel caso precedente: ossia, consentire che anche Taiwan possa partecipare alla sessione di Doha.
<P>
(Il Parlamento accoglie la richiesta di applicazione della procedura d'urgenza)
<P>
<CHAPTER ID=2>
Misure comunitarie di incentivazione nel settore dell'occupazione
<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A5-0319/2001) della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, relativa alla posizione comune sulle misure comunitarie di incentivazione nel settore dell'occupazione [8432/1/2001 - C5-0294/2001 - 2000/0195(COD)] (Relatore: onorevole Jensen).
<P>
<SPEAKER ID=7 NAME="Jensen">
Signora Commissario, la politica dell' occupazione dell' Unione europea si esplicita in un coordinamento aperto nel contesto del quale gli Stati membri fissano obiettivi comuni, procedono a uno scambio di esperienze e valutano reciprocamente i risultati e la politica dell' occupazione.
Si tratta di un processo aperto dove il singolo paese sceglie direttamente quali strumenti utilizzare per raggiungere gli obiettivi comuni, e il Parlamento europeo vede molto favorevolmente anche che il processo diventi più aperto coinvolgendo e impegnando ampiamente l' opinione pubblica.
La relazione oggi in discussione riguarda l' attuazione dell' articolo 129 del Trattato di Amsterdam relativo alle misure di incentivazione del settore dell' occupazione.
Si tratta di autorizzare le misure di politica dell' occupazione per i prossimi cinque anni, i fondi per le analisi, le statistiche, le conferenze, le relazioni e così via.
La politica dell' occupazione sarà valutata nel 2003; si tratterà del primo coordinamento aperto ad essere valutato e i fondi destinati alla politica dell' occupazione dovranno finanziare anche tale valutazione.
<P>
In prima lettura il Parlamento aveva approvato 17 emendamenti alla proposta della Commissione che vertevano sulle seguenti tematiche.
Avevamo espresso il nostro favore a un rafforzato coinvolgimento nel processo delle parti sociali e delle autorità locali e a una maggiore attenzione ad una più estesa pubblicizzazione dei risultati della politica di informazione e di occupazione.
Avevamo sollecitato una maggiore sottolineatura delle pari opportunità per le donne nella politica dell' occupazione, ulteriori proposte per il coinvolgimento del Parlamento e il collegamento con altre attività comunitarie.
In ultima analisi avevamo sollecitato - richiesta non meno importante - progetti pilota per rafforzare l' informazione e lo sviluppo di una metodologia della politica dell' occupazione a livello locale e regionale e conseguentemente il Parlamento aveva proposto un aumento del bilancio.
<P>
Il Consiglio ha accettato alcuni degli emendamenti del Parlamento, tra cui quelli che chiedono una maggiore partecipazione delle parti sociali e delle autorità locali e regionali.
Il Consiglio ha inoltre recepito alcune proposte relative alle pari opportunità, ma alcuni emendamenti del tutto essenziali per il Parlamento il Consiglio non ha voluto recepirli.
In tale contesto è emerso, in sede alla commissione per l' occupazione, un forte sostegno inteso a ripresentare gli emendamenti della prima lettura che il Consiglio non ha accolto.
La maggioranza parlamentare ha combattuto a lungo a favore del contributo locale e regionale alla politica dell' occupazione e abbiamo sottolineato che lo scambio di esperienze e di metodi sul piano locale e del volontariato può essere finanziato tramite l' articolo 129.
Se consideriamo infatti la disoccupazione nell' Unione europea la caratteristica di tale fenomeno è che esso si concentra a livello locale e regionale, a livello di sacche di povertà, isole di disoccupazione e l' impegno locale è fondamentale per promuovere il lavoro.
Per tale motivo ha senso parlare di piani d' azione locali e scambio di esperienze e informazioni relative a tali iniziative.
<P>
Sono assolutamente convinta che attribuire un maggiore peso all' impegno locale illustrerà molto più chiaramente a noi tutti quali nuovi percorsi occorre seguire nella politica dell' occupazione.
Abbiamo sostenuto iniziative di occupazione locali tramite un' azione preparatoria finanziata dalla linea di bilancio B5-503 e il Parlamento auspica il prosieguo e la continuazione di tale iniziativa tramite progetti pilota ai sensi dell' articolo 129.
Forse il termine "progetti" è fuorviante, in quanto di fatto auspichiamo uno sviluppo del lavoro metodologico, dunque analisi, studi, sviluppo di statistiche e metodologie.
Non desideriamo che tramite l' articolo 129 si finanzino progetti di carattere progettuale e sperimentale, come i progetti finanziati a titolo dell' articolo 6 del Fondo sociale.
Dunque noi non vogliamo doppioni rispetto alle iniziative già svolte sotto l' egida del Fondo sociale, al contrario.
Siamo in molti ad apprezzare il coordinamento aperto nella politica dell' occupazione in quanto esso consente agli Stati membri di migliorare i propri risultati in materia di politica dell' occupazione, di imparare dalle esperienze reciproche e al contempo di ottenere di fatto una concorrenza per addivenire a risultati migliori.
Questa sana competizione, però, non può portare a molto fintanto che la politica dell' occupazione e il cosiddetto processo di Lussemburgo rimangono così sconosciuti come di fatto sono.
<P>
In tanti paesi non si svolge alcun dibattito sui piani di occupazione nazionali nei parlamenti nazionali, non vi sono altre attività che potrebbero pubblicizzare maggiormente il processo e i suoi risultati e creare un maggiore sostegno popolare.
Una cooperazione politica basata su analisi e statistiche e discussa dagli stessi politici, funzionari e esperti, in conferenze che si svolgono in giro per l' Unione può essere abbastanza vincolante?
No, promuoviamo un' attenzione molto più massiccia sui risultati e gli obiettivi, di modo che i governi siano presi da un maggior impegno e dall' auspicio che tutti raggiungano i risultati che sono stati raggiunti nei paesi che hanno attuato la politica dell' occupazione di maggior successo.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="ES" NAME="Pérez Álvarez">
Signor Presidente, cogliendo l' occasione per porgere le mie felicitazioni e i miei ringraziamenti alla onorevole Jensen per l' ottimo lavoro svolto, desidero iniziare il mio intervento ricordando che la scorsa domenica Manuel Fraga Iribarne, ex collega di questo Parlamento nonché fondatore del Partito Popolare spagnolo, ha ottenuto per la quarta volta consecutiva la maggioranza assoluta nelle elezioni regionali in Galizia, da dove io provengo.
<P>
Ho menzionato questo evento per sottolineare che il governo Fraga, dopo essersi occupato - nei suoi dodici anni di attività - dei fatti, dei problemi e delle carenze che affliggono i galiziani in materia di occupazione, nel corso della recente campagna elettorale ha assunto un impegno formale nei confronti dei giovani disoccupati, offrendo un contratto annuale a coloro che non abbiano raggiunto i 30 anni di età e che siano senza lavoro da almeno sei anni.
<P>
La preoccupazione per l' occupazione che, sotto l' egida dell' articolo 3 del Trattato, si traduce in un' azione della Comunità europea volta a stimolare la coordinazione delle politiche attuate dai vari Stati membri in materia di occupazione, sancita dai Consigli europei straordinari sull' occupazione di Lussemburgo e Lisbona e mirata a definire una strategia globale per il lavoro - prevede ed esige una mobilitazione sistematica del complesso delle politiche comunitarie al servizio dell' occupazione, siano esse politiche quadro o politiche di sostegno.
<P>
Se vogliamo che la nostra sia un' economia competitiva, dinamica, basata sulla conoscenza, in grado di crescere in maniera sostenibile, di incrementare e migliorare le opportunità di lavoro e di promuovere la coesione sociale al fine di ricreare le condizioni necessarie per la piena occupazione, dobbiamo incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri in relazione alle politiche occupazionali, fermo restando, ovviamente, il diritto ciascun Paese di prendere decisioni specifiche in funzione della propria situazione interna. Occorre inoltre stimolare lo scambio di informazioni e di buone prassi, comprese quelle relative alle varie forme di partecipazione delle parti sociali nonché delle autorità locali e regionali, senza dimenticare la necessità di definire politiche comuni intese a creare nuovi posti di lavoro.
<P>
Trovo, pertanto, che l' impegno assunto dal candidato vincitore in Galizia sia un valido modello di buona prassi, da cui prendere esempio.
Egli fornirà ai giovani galiziani l' opportunità di inserirsi nel mondo del lavoro e di acquisire l' esperienza e la formazione necessarie sia per ottenere un primo impiego sia, in un secondo momento, per mantenerlo oppure per trovarne uno nuovo.
Ritengo sia una buona prassi, come lo è stata, peraltro, quella concernente la conciliazione della vita familiare e della vita professionale, sempre promossa dal governo della Galizia.
<P>
<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="DA" NAME="Thorning-Schmidt">
Signor Presidente, anch' io desidero ringraziare la onorevole Jensen per l' eccellente relazione.
Oggi è un grande giorno, perché la votazione dimostrerà che tutti ormai accettiamo che la politica dell' occupazione non è soltanto qualcosa che si attua dalle scrivanie, nelle riunioni dei ministri, ma piuttosto uno strumento che deve arrivare fino alla gente.
Occorre informare e anche le autorità locali, che devono essere maggiormente coinvolte nell' avviare le iniziative, devono partecipare.
Su questo voteremo oggi.
La relazione della onorevole Jensen contiene numerosi elementi validi.
Mi preme sottolineare l' accordo raggiunto in merito alla dimensione locale della politica dell' occupazione.
A poco a poco siamo riusciti a convincere la Commissione e il Consiglio che le autorità locali e regionali, le parti sociali e le organizzazioni di volontariato sono importanti nell' impegno a favore dell' occupazione.
<P>
L' attività pratica per creare posti di lavoro si svolge a livello locale e quindi gli attori locali devono essere coinvolti.
Ma l' impegno locale deve essere sostenuto per esempio tramite una migliore informazione sulla politica comune europea dell' occupazione e sulle finalità che persegue.
Pertanto è importante predisporre misure di incentivazione e accantonare nuovi fondi destinati allo scambio di metodi e esperienze ed è quanto stiamo cercando di fare oggi.
Per tale motivo è anche deludente che sia stato difficile convincere la Commissione ad accettare un aumento di bilancio in modo da accantonare tali fondi e pertanto il gruppo socialista naturalmente ha dato il proprio sostegno ad un aumento dell' importo a 55 milioni e non a 50 milioni di euro.
Spero che oggi otterremo un ampio sostegno e spero che la Commissione e il Consiglio ascoltino il segnale lanciato oggi dal Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
<SPEAKER ID=11 NAME="Presidente">
Onorevole Pronk, vedremo, dopo l'intervento della signora Commissario, se dovremo confermare o meno il suo pessimismo.
<P>
<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="EL" NAME="Kratsa-Tsagaropoulou">
Signor Presidente, noi appoggiamo la relazione della collega onorevole Jensen, in quanto basata su argomentazioni e su linee di condotta che condividiamo appieno.
<P>
Anzitutto, è necessario rendere nota ai cittadini dell' Unione la strategia europea in materia di occupazione.
Solo in questo modo essi potranno prendere coscienza degli obiettivi comuni, fornendo con le loro idee un apporto alla strategia di Lussemburgo, così come potranno dare il proprio apporto anche gli enti competenti, a livello nazionale, regionale e locale, rifacendosi alle buone prassi che si sono rivelate efficaci in altre aree dell' Europa, quali quelle appena ricordate dall' onorevole Pérez Álvarez.
<P>
L' altra proposta della onorevole Jensen riguarda il ruolo della società civile, a livello locale, anche in sede di progettazione ed esecuzione delle politiche per l' occupazione.
Occorre che anche gli Stati membri modifichino la rispettiva organizzazione, e che prendano, in termini di creazione di istituzioni e di disponibilità di risorse, i provvedimenti necessari all' attuazione dei patti territoriali per l' occupazione; d' altro canto, anche l' Unione europea deve sostenere, con le proprie politiche, il proprio appoggio e le proprie risorse, la creazione di quelle strutture.
Diversi Stati membri - fra i quali il mio, la Grecia - hanno già avuto esperienze negative sul funzionamento dei patti territoriali per l' occupazione.
In alcuni casi si è trattato di vaghe politiche di incentivazione condotte dal centro, con il varo di qualche misura addizionale in alcune regioni in difficoltà, ma senza riuscire a mobilitare le collettività locali e senza ottenere pertanto i risultati voluti.
<P>
Simili esperienze negative saranno state registrate anche in altre aree dell' Unione ed è per questo che riteniamo che le misure proposte dalla collega Jensen, insieme alla restante politica condotta in materia dall' Unione, vadano applicate in modo coordinato sul piano nazionale ed europeo, allo scopo di infondere una nuova dinamica alla progettazione e alla realizzazione delle politiche per l' occupazione sul piano locale.
<P>
<SPEAKER ID=13 NAME="Diamantopoulou">
<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà oggi alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Informazione e consultazione dei lavoratori
<SPEAKER ID=15 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A5-0325/2001) della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, sulla posizione comune definita dal Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea
<P>
[9919/1/2001 - C5-0388/2001 - 1998/0315(COD)] (Relatore: onorevole Ghilardotti).
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Burg">
Signor Presidente, la relatrice, onorevole Ghilardotti ha già detto quanto sia stato difficile portare adesso in seconda lettura questo fascicolo.
La prima priorità del mio gruppo è concluderlo una volta per tutte affinché venga pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
Speriamo dunque che si raggiunga rapidamente un accordo con il Consiglio.
<P>
Lo si può già vedere nella posizione del nostro gruppo, come ha sottolineato la onorevole Ghilardotti.
Abbiamo rinunciato a molti emendamenti della prima lettura e in commissione ci siamo concentrati su alcuni testi di compromesso, su cui a nostro parere deve essere possibile un accordo.
Ad esempio abbiamo rinunciato anche al punto della Tendenzschutz, che avremmo voluto vedere depennato.
Pertanto su questo punto non appoggeremo i Verdi e la GUE nell'ambito del compromesso.
Ma speriamo che il PPE continuerà ad appoggiare le proposte di compromesso raggiunte in sede di commissione.
<P>
Le differenze di opinione con il Consiglio si concentrano su due punti importanti: le disposizioni relative alle sanzioni e i periodi transitori inutilmente lunghi.
Voglio indicare che sono punti che non abbiamo aggiunto noi alla posizione della Commissione, ma lo stesso Consiglio.
Il Parlamento non chiede niente di straordinario.
In questo caso è il Consiglio che si stacca dalla proposta della Commissione.
<P>
Mi soffermo brevemente su ambedue i punti.
Sulle sanzioni l'onorevole Menrad ha già indicato quanto siano importanti affinché la direttiva venga davvero presa sul serio.
Ricordo l'esperienza nel mio paese.
In Olanda esiste questo tipo di sanzioni nella legge sui comitati aziendali.
Sono proprio queste disposizioni ad avere un ottimo effetto preventivo.
Solo di rado si deve ricorrere alle vie legali e proprio la possibilità di ricorrervi fa sì che le consultazioni vengano condotte con estrema serietà.
Per le chiusure e le delocalizzazioni si ottiene un ampio sostegno e le consultazioni vengono condotte in un buon clima.
Credo che ciò sia molto importante per le relazioni industriali.
<P>
Il secondo punto concerne i periodi di transizione.
La scorsa settimana in un incontro organizzato dall'onorevole Bushill-Matthews con un gruppo di inglesi fautori appunto della partecipazione dei lavoratori, ho già detto che mi pare molto bizzarro che essi chiedano un periodo transitorio molto più lungo, poiché se si afferma - come facevano appunto loro - che l'informazione e la consultazione sono molto importanti, non solo per i lavoratori ma anche per i datori di lavoro e per le prestazioni di un'azienda, allora bisogna fare in modo che vengano attuate quanto prima.
Non bisogna andare a elemosinare periodi transitori più lunghi, poiché ciò invierebbe un segnale sbagliato al mondo imprenditoriale britannico.
Chiedo quindi di riconsiderare la questione e di appoggiare i periodi transitori normali proposti dalla Commissione.
<P>
Comunque sia, l'esperienza olandese con una legge che ha più di 50 anni, dimostra che le relazioni industriali migliorano.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="DA" NAME="Jensen">
Signor Presidente, anch' io desidero ringraziare la onorevole Ghilardotti per il lavoro ottimo e competente che ha svolto sulla relazione e in particolare la ringrazio per la comprensione che ha dimostrato per i punti di vista particolari che un deputato danese può avere al riguardo, in considerazione del nostro particolare sistema di consultazione, informazione e cooperazione sul mercato del lavoro, fatto che di tanto in tanto ci crea qualche difficoltà.
Siamo tutti d' accordo sull' importanza dell' informazione, della consultazione e di un buon dialogo sociale.
Fa ormai parte delle moderne consuetudini manageriali nelle aziende attribuire importanza a tali procedure: coinvolgere i lavoratori, discutere di "learning organisation" , dell' organizzazione che apprende, e di come ottenere un migliore sviluppo delle imprese.
<P>
Ritengo importante, quando si discutono simili aspetti, non considerare l' informazione e la consultazione come elementi attinenti unicamente alle ristrutturazioni o alle riduzioni della forza lavoro, ma anche come parti integranti del lavoro quotidiano nel cui contesto sono necessari tempi lunghi per costruire una reciproca fiducia e un dialogo reciproco che può costituire un valore sia per i lavoratori che per le imprese nelle situazioni di crisi e che forse può anche contribuire ad evitare che le imprese si trovino in situazioni di crisi.
Per un lungo periodo non è stato facile giungere a un' intesa comune al fine di procedere alla revisione della direttiva, e al Consiglio si era costituita una minoranza di blocco.
La Danimarca ha fatto parte di questa minoranza di blocco, non perché proviamo disagio ad avere una normativa in materia di informazione e consultazione - di fatto abbiamo regole severe in materia già dal 1960 - ma perché nutriamo il timore che regole comuni potrebbero creare problemi al nostro sistema che reputiamo funzionare bene nella pratica.
Sarebbe davvero il colmo se grazie all' introduzione di regole comuni si distruggesse un sistema in un paese dove funziona bene.
<P>
La parola chiave quando si emanano regole comuni è flessibilità, ma evidentemente non tanta flessibilità da non consentire l' informazione e la consultazione nei paesi nei quali non vi è attenzione a tali aspetti.
Pertanto desidero dire che il mio gruppo in linea di massima può sostenere la proposta della onorevole Ghilardotti.
Abbiamo difficoltà per quanto riguarda le sanzioni e devo dire che la soluzione avanzata dal Consiglio offre un equilibrio delicatissimo che è molto difficile da mantenere.
In pratica questo è l' unico punto sul quale non siamo in grado di sottoscrivere pienamente le regole severe indicate nella relazione Ghilardotti e optiamo piuttosto per la soluzione del Consiglio.
Al contrario, per quanto riguarda invece i periodi transitori, credo che si debba cominciare: lasciamo che le norme siano applicate e smettiamola di stare a discuterne.
L' informazione e la consultazione non sono una punizione per la vita delle imprese, al contrario, sono strumenti che promuovono il benessere delle imprese e la competitività.
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="FR" NAME="Flautre">
Signor Presidente, il mio Gruppo appoggia la raccomandazione per questa seconda lettura che, d' altro canto, è stata approvata a grande maggioranza in sede di commissione per l' occupazione e gli affari sociali.
D' altra parte vorremmo che il Consiglio facesse lo stesso e concludesse in modo positivo i tre lunghi anni trascorsi da quando la Commissione, constatando l' interruzione del dialogo sociale, ha molto opportunamente fatto ricorso al suo diritto d' iniziativa.
<P>
Tre anni di troppo costellati di drammi sociali, liquidazioni frettolose di imprese e di posti di lavoro, a causa di lacune e di vere e proprie distorsioni del diritto sociale comunitario in materia d' informazione e di consultazione dei lavoratori.
<P>
Sebbene da questa direttiva non ci si debbano aspettare dei miracoli, perché al massimo concerne imprese di più di cinquanta dipendenti e da sola non risolverà il problema di fondo costituito dall' egemonia della legge della concorrenza, essa può rappresentare un passo significativo verso un' armonizzazione dei diritti dei dipendenti dell' Unione a condizione, evidentemente, che non sia svuotata del suo contenuto, ridotta al minimo denominatore comune.
E' pertanto importante ottenere che il Consiglio tenga conto delle raccomandazioni proposte dalla nostra relatrice, segnatamente degli emendamenti nn. 2 e 12 che vertono sulle sanzioni in caso di inottemperanza alla direttiva.
<P>
Visto che il Consiglio si oppone a sanzioni europee, ritengo che come minimo dovrebbe almeno accettare questa posizione di compromesso.
Inoltre auspicheremmo anche emendamenti che precisino e amplino il campo delle informazioni da fornire ai rappresentanti dei lavoratori nonché quello in cui, su richiesta di questi ultimi, si propone la possibilità di sospendere l' applicazione di una decisione in attesa dei risultati di un nuovo negoziato, qualora essa abbia gravi ripercussioni sull' occupazione.
<P>
La credibilità di questa direttiva presso i cittadini è connessa alla sua applicazione simultanea e universale nell' Unione.
Per questa ragione il nostro gruppo chiede al Consiglio di accogliere la posizione che ci viene proposta, sopprimendo per taluni Stati la possibilità di procrastinare ancora per molti anni l' applicazione di questa direttiva.
Il nostro gruppo propone di completare il progetto di raccomandazione con l' adozione di emendamenti che scartino la possibilità di non comunicare ai rappresentanti dei dipendenti informazioni ritenute sensibili per la vita dell' impresa, perché siamo convinti che non sia il caso, anzi, a nostro avviso è discriminatorio, di introdurre uno specifico sospetto nei confronti dei lavoratori i quali, per definizione, non hanno certo meno spirito d' impresa dei quadri dirigenti o degli azionisti.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, a prescindere dall' accoglienza riservata ad alcune posizioni del Parlamento europeo, è deplorevole che il Consiglio insista nel mantenere una proposta di direttiva che defrauda le aspettative dei lavoratori dell' Unione europea.
Quando si è a conoscenza del comportamento del padronato di molte imprese, segnatamente delle multinazionali, che decidono la ristrutturazione, il trasferimento o addirittura la chiusura parziale o totale, causando la disoccupazione di centinaia o migliaia di lavoratori unicamente al fine di contrarre i costi e/o incrementare i profitti, è inammissibile che il Consiglio non abbia accettato le proposte approvate in questa sede di cui sono esempi:
<P>
il riferimento alla fase di pianificazione nella definizione di consultazione, la sua estensione all' evoluzione economica e finanziaria dell' impresa e all' obbligo di ricerca di un accordo su tutte le questioni oggetto d' informazione e consultazione dei lavoratori;
<P>
la prosecuzione della consultazione in casi particolarmente gravi; l' ampliamento della nozione di violazione grave degli obblighi d' informazione e consultazione; l' applicazione della direttiva all' amministrazione pubblica;
<P>
la soppressione del diritto del datore di lavoro di trattenere informazioni particolarmente sensibili e l' obbligo per gli Stati membri di promuovere il dialogo sociale nelle PMI.
<P>
Pertanto, appoggiamo le proposte della relatrice, la collega onorevole Ghilardotti, che riprendono parte delle posizioni adottate in prima lettura, e sottolineiamo in particolare gli emendamenti volti a rafforzare le sanzioni e le procedure giudiziarie specifiche nei casi di violazione della direttiva, la sospensione di decisioni su richiesta dei rappresentanti dei lavoratori qualora dalla loro applicazione scaturissero gravi conseguenze per i lavoratori al fine di eliminare o ridurre tali ripercussioni negative, l' eliminazione dei periodi di transizione per l' applicazione della direttiva per gli Stati membri in cui non esiste un sistema di consultazione dei lavoratori, nonché la diminuzione a due anni del periodo di recepimento e di applicazione nel settore pubblico.
Tutte queste sono proposte positive che come ho avuto modo di affermare noi appoggiamo.
<P>
Non posso tuttavia esimermi dal deplorare che la relatrice abbia lasciato cadere le sue due proposte il cui scopo era di eliminare la possibilità che il Consiglio, in alcuni casi, vuole concedere al datore di lavoro, vale a dire di non informare né consultare i lavoratori, sebbene la relatrice preveda nelle sue proposte l' eventualità di sanzioni per i prevaricatori.
Tuttavia, la posizione del Consiglio apre delle brecce che possono rivelarsi pericolose per i lavoratori e quindi è importante sopprimere tale possibilità.
Questa è la motivazione fondamentale delle due proposte che abbiamo presentato insieme al Gruppo Verde/Alleanza libera europea.
Speriamo che la maggioranza del Parlamento voti a favore e che il Consiglio tenga conto delle posizioni qui difese in una delle materie più sensibili della difesa dei diritti dei lavoratori.
<P>
<SPEAKER ID=22 NAME="Nobilia">
Signor Presidente, l'argomento che la relazione dell'onorevole Ghilardotti ha egregiamente affrontato è, come sappiamo, non nuovo, ma nelle occasioni passate nelle quali è stato toccato non aveva mai trovato una chiara impostazione.
Mi riferisco in particolar modo alla normativa sui CAE, non da tutti gli Stati membri recepita e, tra coloro che l'hanno fatto, non da tutti tradotta nell'ordinamento legislativo, bensì regolata in un quadro pattizio tra le parti sociali, spesso disatteso unilateralmente, come ci hanno dimostrato ripetuti eventi, dibattuti peraltro da questo stesso Parlamento.
Eppure questo Parlamento, anticamente sensibile al problema occupazionale e dichiaratamente volto a configurare e a garantire la dignità del lavoro e persino la sua qualità, intenzionato inoltre a proporre sanzioni dinanzi ai casi sopracitati che investivano finanche prescrizioni nell'impiego di fondi europei sul mantenimento dei livelli occupazionali, nel discutere la presente relazione ha manifestato titubanze ai vari gradi.
<P>
Sono certamente comprensibili le diverse sensibilità, vista la delicatezza di alcuni temi, quali l'applicazione di sanzioni, che pure occorrono se si ha volontà che una prescrizione venga rispettata, o la soppressione della riservatezza che esentava dalla procedura di consultazione, che comunque è stata abbandonata, o la concessione di un periodo di transizione nel recepimento della direttiva, peraltro inutile, visto il tempo per la sua attuazione.
<P>
Il fatto è che, sia per la costante implementazione del diritto comunitario sia per il persistente auspicio di sempre maggiore coesione sia, infine, per la pratica presenza, da qui a breve, di società di diritto europeo che, rispetto ad altre forme giuridiche e societarie, garantirebbero migliore tutela ai lavoratori sul piano partecipativo, andava posto un punto fermo sulla questione, prevedendo con esso la definizione di importanti e collegate questioni, che spaziano dalla definizione del contenuto dell'informazione alla clausola di revocabilità, dalla tempistica di avvio della procedura alla definizione dei soggetti coinvolti, ai settori di applicazione, e ciò senza scomodare, da un lato, il vincolo della lecita concorrenza, che pure in questo caso troverebbe ospitalità dinanzi ad eterogenei comportamenti degli Stati membri e, dall'altro, la ratio del metodo del coordinamento aperto che finalmente anche per le politiche sociali ha trovato pratico avvio.
<P>
Certo, l'argomento in questione si presta ad essere trattato nell'ambito del principio di sussidiarietà, per quanto ancor oggi il concetto stesso non sia chiaramente definito, sebbene elemento fondante, tra l'altro, dell'Unione stessa.
Tuttavia va detto che la sua definizione e la sua applicazione non ha e non può avere un unico senso, quello di demandare la trattazione di talune materie alla sola competenza degli Stati membri, perché è insito e corretto anche il suo contrario, quello di investire l'Unione, dinanzi a forti eterogeneità o disattenzioni nazionali, di una definizione basica di quelle stesse materie allorquando i riflessi di queste sono investiti di qualche valore comunitario.
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="DA" NAME="Sandbæk">
Signor Presidente, desidero innanzi tutto sottolineare che reputo molto importante fissare standard minimi per l' informazione e la consultazione dei lavoratori, ma è altrettanto importante che ciò avvenga con modalità che non perturbino regimi nazionali già esistenti e ben funzionanti.
Purtroppo è dimostrato che non tutti gli Stati membri sono stati capaci di elaborare orientamenti per l' informazione e la consultazione dei lavoratori a livello nazionale.
Sarebbe stata questa, invece, la situazione migliore per le imprese nei singoli paesi, visto che è a questo livello che si pongono i problemi concreti.
<P>
Ora il Consiglio ha raggiunto un accordo politico sulla proposta modificata della Presidenza svedese e sui periodi transitori graduali, secondo la proposta della Commissione.
In Danimarca non esiste una vera e propria legge sull' informazione e la consultazione dei lavoratori: ciò però non significa che in Danimarca i lavoratori non siano informati e consultati, in quanto tale materia è regolamentata da accordi di cooperazione conclusi tra le parti sociali conformemente alla tradizione danese di diffusa libertà tra le parti sociali.
Solo quando è strettamente necessario i governi intervengono.
Pertanto, il governo danese ha affermato al Consiglio di ritenere che gli accordi di cooperazione vigenti sul mercato del lavoro in Danimarca siano conformi ai criteri della direttiva; il governo danese pronuncerà una dichiarazione in sede di Consiglio nel senso di indicare che l' applicazione della direttiva lascia impregiudicati gli accordi vigenti in materia in Danimarca e che l' attuazione della medesima avverrà nel pieno rispetto di tali accordi, ma che evidentemente si renderà necessaria una legislazione per le imprese che non sono incluse negli accordi esistenti.
<P>
Desidero chiedere alla Commissione se condivide la posizione del governo danese.
In altri termini: la Commissione può garantire che le parti sociali abbiano la libertà di concludere e mantenere in vigore gli accordi e le procedure vigenti in materia di informazione e consultazione dei lavoratori, come era stato garantito alla Danimarca con il compromesso concluso in sede di Consiglio a luglio?
E infine vorrei ancora una volta ringraziare la onorevole Ghilardotti per aver accettato che le sanzioni siano definite a livello nazionale.
E' molto importante che siano gli Stati membri a definire le sanzioni adeguate e che ciò avvenga di concerto con le parti sociali, e che si tenga conto dei diversi sistemi esistenti negli Stati membri.
Se il Parlamento avesse mantenuto la linea dura, la proposta sarebbe stata respinta al Consiglio e ciò avrebbe segnato una cocente sconfitta per i sindacati che da anni si battono per il diritto dei lavoratori all' informazione e alla consultazione.
<P>
<SPEAKER ID=24 NAME="Della Vedova">
Signor Presidente, signora Commissario, signora relatrice, che in generale vi sia l'opportunità e anche la necessità di assicurare un adeguato flusso di informazioni tra impresa e tutti gli stakeholders, in primo luogo i dipendenti coinvolti nella vita dell'impresa, credo sia cosa ampiamente condivisibile e condivisa.
Molto meno condivisibile, invece, sarebbe voler imporre agli Stati, ai singoli Stati membri, soluzioni di coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte di gestione, evocando per certi aspetti modelli di cogestione che sono estranei alla tradizione giuridica, oltre che economica, di molti paesi europei, com'è stato notato anche poc'anzi.
Per questo ritengo necessario che la direttiva che stiamo esaminando lasci agli Stati membri, come faceva la proposta iniziale della Commissione e come fa la posizione comune del Consiglio, sufficienti margini di manovra nell'individuare la soluzione migliore per soddisfare il principio della necessità di informare i lavoratori.
<P>
Molti degli emendamenti, invece, approvati dalla Commissione e presenti nella posizione comune che ci apprestiamo a votare, vanno nella direzione opposta, in particolare gli emendamenti n. 2 e n.
12, che intendono conferire di fatto ai rappresentanti dei lavoratori - ripeto, di fatto - una sorta di diritto di veto sulle decisioni che vengono assunte dalle imprese. Per questo io auspico che il Parlamento non voti gli emendamenti e resti sulla posizione comune del Consiglio.
<P>
Infine, voglio fare un'annotazione: l'articolo 3, comma 2 prevede disposizioni specifiche applicabili alle imprese che perseguano fini politici, alle organizzazioni professionali, confessionali, eccetera.
Questo significa forse che partiti, sindacati e chiese possono fare ristrutturazioni senza informare i propri dipendenti, mentre le aziende normali devono farlo?
Questo mi chiedo.
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signor Presidente, abbiamo a che fare con una lunga storia e con una direttiva relativamente complicata.
Per fortuna la posizione comune del Consiglio ci viene incontro, in quanto costituisce un buon punto di partenza per il prosieguo della discussione.
Alcuni ritengono addirittura che la posizione comune sia sufficiente, fra cui anche molti ministri socialisti.
Non so se lo pensano davvero oppure se semplicemente vogliono liberarsi di questa noia.
Comunque sia la situazione è questa.
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La posizione del nostro gruppo è stata perfettamente illustrata da Winfried Menrad, e tiene largamente conto della posizione comune e degli emendamenti approvati in prima lettura, una parte dei quali - lo devo dire - non eravamo in grado di sostenere.
Abbiamo votato contro taluni emendamenti, ma questi non sono contenuti nemmeno nell'attuale pacchetto. Quindi non ci sono grossi problemi.
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Il Parlamento ha presentato adesso una buona proposta di compromesso, che va anche incontro alla posizione del Consiglio.
E' risaputo che su alcuni emendamenti il nostro gruppo ha qualche perplessità, ma ce ne sono anche altri che creano difficoltà a talune delegazioni all'interno del nostro gruppo.
Ma in generale credo che si possa davvero congratularsi con la relatrice per il lavoro svolto.
Credo altresì che dopo la votazione oggi in tarda mattinata avremo dato un importante contributo all'informazione e consultazione dei lavoratori in Europa.
Non dobbiamo dimenticare che sono sorti innumerevoli problemi.
Negli anni scorsi abbiamo avuto numerose risoluzioni sulla mancanza di consultazione.
Se adesso questa viene realizzata a dovere penso che avremo fatto molti progressi rispetto al passato.
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<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="EN" NAME="Moraes">
Signor Presidente, non intervengo in questa discussione a nome del mio gruppo, ma desidero congratularmi con la onorevole Ghilardotti per il suo grande impegno proteso a rendere questa direttiva una realtà.
Spero che la direttiva promuova un nuovo partenariato tra lavoratori e direzione e rafforzi il dialogo, il che, a sua volta, migliorerà la flessibilità e la produttività.
<P>
Questa direttiva sostanzialmente è uno strumento bidirezionale.
Deve avere un senso per i lavoratori nel settore della vendita al dettaglio, dei servizi e dell' industria manifatturiera apprendere del proprio futuro non tramite i media, ma lavorando all' interno di un meccanismo di consultazione positivo, che li renda consapevoli di quanto accadrà loro e alle loro famiglie.
<P>
La questione riguarda il buon funzionamento delle normative vigenti; è ampiamente dimostrato il contrario.
Nel mio paese i lavoratori della Rover/BMW, di Marks&Spencer, Longbridge, Corus e Vauxhall - una lista infinita - trarrebbero tutti beneficio dalla direttiva in esame.
<P>
La direttiva è essenziale per il futuro del lavoro, non per il passato.
Quando la chiusura è inevitabile per imprese con più di 50 addetti, noi vogliamo l' informazione e la consultazione, così che i lavoratori siano informati, per promuovere un migliore livello di fiducia all' interno delle società.
Occorrono soglie realistiche perché la direttiva funzioni bene.
Nei dibattiti con i sindacati e le imprese è chiaro che le società devono essere responsabilizzate: la responsabilità non è una strada a senso unico.
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Onorevoli colleghi, la direttiva sull' informazione e la consultazione è stata estremamente difficile.
Sono stati elaborati diversi emendamenti di compromesso.
Siamo molto lieti di come si sono evolute le discussioni.
E' evidente che alcuni Stati membri continueranno ad avere problemi in merito ad alcuni aspetti della direttiva.
Dobbiamo lavorare insieme per garantire che in sede di conciliazione si raggiunga una fase in cui entrambe le parti nelle imprese e nell' industria abbraccino l' informazione e la consultazione.
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<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Jillian">
Desidero congratularmi con la relatrice per il lavoro che ha dedicato alla relazione.
Faccio parte di quei deputati che in precedenti occasioni sono intervenuti in quest' Aula per esprimere rammarico per l' assenza di una legislazione come quella che oggi è all' ordine del giorno della nostra discussione.
So di essermi trovata, insieme a diversi altri colleghi, nella sfortunatissima situazione di rappresentare elettori colpiti dai peggiori esempi di mancanza di consultazione e di informazione, lavoratori che di fronte a illazioni e incertezze sul posto di lavoro hanno appreso dalla stampa e dai mezzi di comunicazione di aver perso il posto di lavoro.
Basti ricordare quanto è successo alla Corus in Galles all' inizio dell' anno, per mostrarvi quanta importanza io attribuisca a questo atto legislativo in particolare.
<P>
Pertanto sono particolarmente lieta di poter esprimere il mio apprezzamento per la proposta in esame che modificherà questo stato di cose, producendo la partecipazione dei dipendenti nelle discussioni quando vi è ancora realmente un' opportunità di influenzare il dibattito e il risultato, non quando la decisione è, più o meno, un fait accompli.
I dipendenti dovrebbero essere messi al corrente di tutti i fatti rilevanti.
Sono necessarie talune misure a tutela degli interessi commerciali della società, e il mio gruppo ritiene che il testo contenga disposizioni adeguate in tal senso.
<P>
Uno degli aspetti più importanti della relazione è la capacità di imporre sanzioni, inclusa la sospensione delle decisioni che comportano perdite di posti di lavoro, laddove non siano stati rispettati gli orientamenti relativi alla consultazione.
Gli accordi volontari non bastano.
Tanto di cappello alle società che seguono le migliori prassi, ma molte non lo fanno.
Lo abbiamo constatato in molteplici occasioni soprattutto in Galles e Gran Bretagna, dove non esiste ancora una legislazione in materia di informazione e consultazione.
Sono lieta che finalmente si siano ottenuti progressi su questo punto cruciale.
Credo, come è stato detto, che non possiamo aspettare troppo a lungo per l' applicazione, motivo per cui sono a favore di un periodo di transizione più breve.
<P>
La proposta, evidentemente, non potrebbe prevenire i licenziamenti, ma consentirebbe di ottenere tempi sufficienti per garantire la presentazione di piani di riconversione dei lavoratori prima delle chiusure o dei licenziamenti.
Si tratta dell' efficacia delle imprese e delle società: questo dovrebbe fare parte del loro lavoro quotidiano.
<P>
Si tratta anche della dignità sul posto di lavoro.
I dipendenti sono parte integrante del partenariato con la direzione e devono essere informati delle decisioni che riguardano non soltanto la loro vita ma anche quella delle loro famiglie e di intere collettività.
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="FR" NAME="Ainardi">
Signor Presidente, signora Commissario, la relazione della onorevole Ghilardotti sulla direttiva informazione e consultazione dei lavoratori è senz' altro d' attualità.
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Purtroppo, in molti paesi dell' Unione ci troviamo di fronte a un' ondata di fusioni, di ristrutturazioni e a numerosi licenziamenti. Per citarne solo alcuni: Danone, Marks & Spencer e Moulinex.
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Finora la direttiva non ha consentito un' azione efficace per un reale intervento dei lavoratori sul loro futuro e su quello dell' impresa e inoltre, in molti casi, non è nemmeno applicata.
<P>
Per questa ragione appoggio le proposte contenute nella relazione della onorevole Ghilardotti, che rafforza le disposizioni e si dota dei mezzi atti a farle applicare.
<P>
Nella sua posizione comune il Consiglio ha inserito emendamenti del Parlamento: il riferimento alle disposizioni più favorevoli per i dipendenti, l' obbligo del rispetto delle prescrizioni minime, la clausola di non regresso.
Pur essendo un passo avanti è necessario spingersi più lontano e questo di fatto è ciò che propone la relazione della nostra collega.
Sono stati presentati emendamenti importanti che migliorano la relazione.
Per esempio, la consultazione e l' informazione dei lavoratori al momento dell' elaborazione dei progetti, prima di adottare le decisioni.
Per esempio, nel caso in cui le decisioni abbiano ripercussioni negative, come licenziamenti in massa o chiusura, la decisione finale dovrà essere rinviata per consentire il proseguimento delle consultazioni in modo da evitare o attenuarne le conseguenze.
<P>
Con questa direttiva possiamo iniziare a promuovere un' impostazione delle questioni economiche e sociali che contempli il miglioramento delle condizioni di lavoro e l' efficacia economica.
Tale efficacia necessita dell' intervento dei lavoratori.
Pertanto, noi presentiamo due emendamenti che escludono la possibilità di non informare in caso di rischio o di pregiudizio per l' impresa.
Chiedere la discrezione è una cosa, permettere alla direzione dell' impresa, ancora una volta, di decidere unilateralmente la natura dell' informazione, è un' altra.
Evidentemente, è essenziale la determinazione di fare rispettare la direttiva e spero che questa volta il Consiglio ascolterà la volontà del Parlamento.
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="ES" NAME="Pérez Álvarez">
Signor Presidente, è risaputo che l' impresa rappresenta una pluralità.
Secondo Max Weber, l' impresa è un' organizzazione che, controllando beni e servizi, ha come obiettivo quello di produrre, appunto, beni e servizi per un mercato.
E' , inoltre, altrettanto chiaro che coloro i quali prestano i propri servizi nell' impresa non possono sempre avere un rapporto diretto e personale con l' imprenditore, soprattutto quando il numero delle persone coinvolte è elevato.
Occorre, pertanto, individuare un meccanismo che consenta di agevolare detto rapporto in maniera permanente e fluida, rendendolo semplice e funzionale allo stesso tempo, in modo da poter affrontare al meglio le molteplici questioni legate alla realtà quotidiana dell' impresa.
Non dimentichiamo che, oggigiorno, tale quotidianità si svolge in un contesto globale. La mondializzazione è il carattere distintivo del suo intorno: la mondializzazione, la globalizzazione non sono esclusivo appannaggio delle grandi o grandissime imprese, ma interessano - proprio perché fanno parte del medesimo intorno - anche le piccole e medie imprese.
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Qual è, dunque, il problema?
Nell' ambito specifico in cui ci muoviamo, disciplinare i diritti all' informazione e alla consultazione in modo concreto; in altre parole, non bisogna limitarsi a un pio auspicio, alle dichiarazioni di intenti, ma non bisogna neppure esagerare, onde evitare che le facoltà degli organi direttivi si svuotino dei loro contenuti.
Ritengo che sia proprio questo l' obiettivo che la onorevole Ghilardotti si è impegnata a raggiungere con il suo faticoso quanto efficace lavoro: credo abbia tentato di individuare quel punto di equilibrio e, sebbene sia difficile - se non addirittura impossibile - per alcune delegazioni (come, per esempio, quella spagnola) votare il contenuto dell' emendamento n. 12, quanto al resto non si può non rendere atto alla onorevole per i risultati raggiunti.
La capacità di adattamento dell' impresa, oggi più che mai necessaria, non potrà che rafforzarsi se i lavoratori saranno messi al corrente sulle esigenze, le preoccupazioni e le prospettive dell' impresa stessa.
Più che una regolamentazione esauriente, si tratta di una cultura di comunicazione avanzata all' interno dell' impresa.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="FR" NAME="Gillig">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, a mio avviso, e tutti ne siamo consapevoli, stiamo superando una tappa decisiva verso la messa punto di un quadro generale concernente l' informazione e la consultazione dei lavoratori.
Possiamo esserne ben lieti e dobbiamo congratularci con la onorevole Ghilardotti, la nostra relatrice, che si è alacremente adoprata per consentirci di giungere oggi a una posizione che sosteniamo.
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Sono trascorsi circa tre anni dalla pubblicazione del progetto di direttiva durante i quali abbiamo avuto l' occasione di deplorare in questa sede vari eventi quali chiusure di stabilimenti, licenziamenti, delocalizzazioni decise senza che nelle imprese vi sia stata un' informazione preliminare ai lavoratori coinvolti.
Certamente, questa direttiva non costituisce la panacea, non è un divieto di licenziamento, ma indica la volontà di rimediare a talune lacune, anzi tutto negli ordinamenti giuridici nazionali e di rimediare anche al carattere talvolta frammentario del diritto comunitario già sancito completandolo.
<P>
Questi tre anni sono stati un periodo di dibattito per giungere oggi a un testo equilibrato e realista.
Questa relazione non è intransigente né oltranzista e ritengo opportuno riprendere gli sforzi compiuti dalla commissione per l' occupazione e gli affari sociali e dai diversi gruppi politici per avvicinarsi al Consiglio e appianare talune divergenze.
<P>
Il Parlamento e il Consiglio sono colegislatori e, onorevole Pronk, non siamo obbligati a seguire ciecamente eventuali direttive ma dobbiamo affermare le posizioni del Parlamento.
<P>
Tre punti, il primo concerne la riservatezza di talune informazioni.
A tale riguardo siamo tornati alla posizione comune del Consiglio e abbiamo riconosciuto che effettivamente vi sono situazioni obiettive, contraddizioni con il diritto borsistico, per esempio, di cui occorre tenere conto e che tale riservatezza, in alcuni casi precisi, può essere mantenuta.
Il secondo, riguarda le sanzioni: non vi è legge senza sanzione e ritengo che quanto è stato previsto, e concludo signor Presidente, in caso di violazione flagrante sia il minimo.
Per quanto concerne i periodi di transizione, si tratta semplicemente dell' applicazione dei diritti sociali fondamentali, la cui attuazione non può essere ulteriormente differita.
<P>
(Applausi da sinistra)
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="NL" NAME="Bouwman">
Signor Presidente, signora Commissario, l'informazione e la consultazione dei lavoratori è un diritto fondamentale insito al nostro modello sociale europeo e che ci differenzia dagli altri modelli sociali.
<P>
Ringrazio innanzi tutto la relatrice per il buon lavoro e poi anche il Consiglio che a Nizza in ogni modo ha fatto un buon lavoro.
Era ora, ed era anche necessario.
Se consideriamo una direttiva quadro come questa e la paragoniamo alla direttiva sulle acquisizioni recentemente passata al vaglio di questo Parlamento e che noi abbiamo respinto, vediamo che quest'ultima direttiva non sarebbe rientrata in una direttiva quadro.
Lo statuto della società europea invece sì, in altre parole serve una direttiva quadro, anche se guardiamo agli esempi Renault-Vilvoorde, Michelin, Chorus e molti altri - come hanno rilevato molti altri colleghi.
Ad esempio, nel caso di Chorus le differenze fra informazione e consultazione in Olanda da un lato e in Inghilterra dall'altro sono evidenti.
<P>
Questa direttiva pertanto dipende in senso assoluto anche dalla qualità dell'informazione e consultazione.
Penso che prima o poi dovremo sottoporla a una nuova valutazione, per ora siamo solo all'inizio.
E' indispensabile affrontare la questione in questi termini.
<P>
Una delle cose che mi creano difficoltà è la deroga sull'applicazione della direttiva nel caso in cui un'azienda possa per così dire essere messa a repentaglio.
Abbiamo buone esperienze nei paesi in cui esistono i comitati aziendali, Olanda, Germania e Austria.
Non si sono verificati problemi.
Esiste l'obbligo di riservatezza. Chiedo dunque che venga accolto l'emendamento che abbiamo presentato in proposito.
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, il diritto dei lavoratori alla consultazione e all'informazione è sancito da anni nella Carta dei diritti sociali fondamentali. Tuttavia, a che cosa serve un quadro giuridico nazionale o comunitario se i lavoratori vengono posti troppo spesso davanti al fatto compiuto, se vengono a conoscenza dei processi di ristrutturazione solo a posteriori o attraverso i mezzi d'informazione?
Appoggio l'emendamento n. 5 della collega, onorevole Ghilardotti, in cui si chiede che i lavoratori vengano consultati già in fase di programmazione affinché possano esercitare un peso qualificato.
<P>
Vi è stato un lungo dibattito sull'emendamento n. 7, nel quale si stabiliscono i contenuti dell'informazione dei lavoratori.
Fra essi figurano la situazione economica - l'andamento di mercato, la struttura organizzativa, la strategia imprenditoriale - ma anche la situazione finanziaria con dati relativi al fatturato e alla produzione.
Si tratta di informazioni aziendali interne e non, come si è detto, di un controllo degli investimenti.
In un'epoca in cui un numero sempre maggiore di occupati detiene anche una partecipazione finanziaria nell'impresa, essi sono anche in grado di pensare con una mentalità imprenditoriale, sia localmente che globalmente.
I lavoratori sono disposti a fornire il proprio sostegno a valide strategie che aumentano la competitività delle proprie imprese.
Il dialogo fra parti sociali informate è una richiesta sostanziale. Pertanto occorrono anche l'aggiornamento professionale e la formazione continua per lavoratrici e dei lavoratori qualificati.
Persone che hanno una conoscenza approfondita della situazione rappresentano un fattore di incremento della produttività.
Questi occupati sono in grado di sostenere anche decisioni critiche.
Questo è un ulteriore elemento che caratterizza una moderna struttura organizzativa.
<P>
Il dialogo fra le parti sociali è importante proprio nelle piccole e medie imprese.
Signor Presidente, lei sostiene, a ragione, appassionatamente la causa delle PMI.
Questo dialogo deve essere portato avanti negli Stati membri, in conformità con le disposizioni nazionali in essi vigenti.
<P>
Tenendo conto delle pressioni concorrenziali, delle sfide poste dalla globalizzazione, non vi è alcuna alternativa alla cooperazione all'interno delle imprese, purché si basi sulla lealtà, l'apertura e l'informazione puntuale.
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<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="ES" NAME="Cercas">
Signor Presidente, vorrei iniziare congratulandomi sia con la onorevole collega Ghilardotti che con il Consiglio e con la Commissione per aver sbloccato questo fascicolo.
Proprio come è avvenuto poche settimane fa per il regolamento sulla Società di diritto europeo e l' allegato relativo alla partecipazione dei lavoratori, negli ultimi mesi abbiamo compiuto molti più progressi di quanti non ne avessimo fatti nel corso di anni.
<P>
Pertanto, a mio avviso, possiamo affermare pubblicamente e senza timore di smentite che, a livello europeo, il nostro concetto di impresa si estende anche ai lavoratori che in essa prestano servizio; d' altra parte questo è un loro diritto democratico e io ritengo che i suddetti principi di informazione e consultazione ci pongano nella giusta ottica per arrivare a ottenere un' impresa più valida ed efficiente, che non sia autoritaria, bensì partecipativa.
In tempi di globalizzazione, è di vitale importanza consentire l' apprendimento lungo l' intero arco della vita e l' integrazione dei lavoratori nella dinamica dell' impresa.
<P>
Signora Commissario, onorevoli rappresentanti del Consiglio, noi desideriamo che questa regolamentazione sia reale, come ha detto chiaramente anche la onorevole Ghilardotti con i suoi emendamenti.
Si rendono, dunque, irrinunciabili due condizioni evidenti ed elementari: in primo luogo, che i lavoratori siano messi al corrente delle decisioni prima della loro adozione, altrimenti continueranno ad apprendere le notizie che li riguardano leggendo i giornali e finiranno col pensare che il lavoro svolto da questo Parlamento, nonché dal Consiglio e dalla Commissione, sia stato una presa in giro.
Occorre renderli partecipi prima di adottare qualsiasi decisione; a tutto il resto pensa già la stampa.
In secondo luogo, il diritto alla partecipazione deve poter essere anche fatto valere davanti al giudice.
Esiste una differenza fondamentale tra la norma e la raccomandazione: quando una norma viene infranta è prevista una sanzione.
Se non vi è sanzione, saremo nel campo dei simboli, ma non certo del diritto.
<P>
Onorevoli membri del Consiglio, siamo alla seconda lettura.
Concludo augurandomi che questa volta non si ripeta ciò che è avvenuto in tante altre occasioni: non dimenticate che questo Parlamento ha anche facoltà legislative, di livello pari al vostro.
Con la sua relazione, la onorevole Ghilardotti ha dato voce non solo al proprio pensiero, bensì a quello di milioni di cittadini e di lavoratori europei e auspico, pertanto, che si voglia tenerne conto.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="EN" NAME="Bushill-Matthews">
Al pari dei miei colleghi della delegazione dei conservatori britannici ho sostenuto con coerenza il principio e la pratica dell' informazione e della consultazione dei lavoratori.
Nella mia precedente attività di direttore generale di una grande impresa alimentare britannica, sono stato molto orgoglioso di guidare la prima società delle Midlands occidentali ad avere vinto l' ambito premio di "Investor in People" .
Come già ricordato a Bruxelles all' inizio del mese scorso, ho organizzato per i colleghi membri della commissione per l' occupazione e gli affari sociali un pranzo con l' Associazione "Involvement and Participation" per condividere la buona pratica del Regno Unito e i benefici della flessibilità, visto che è di questo che si tratta.
La posizione comune nella sua attuale versione è valida, ed è per questo motivo che personalmente non ho presentato alcun emendamento, ma gli emendamenti della commissione propongono l' ennesimo passe-partout che danneggerebbe sensibilmente la capacità dei dirigenti di dirigere e in particolare la loro capacità di gestire cambiamenti rapidi.
Se alle società è impedito di prendere decisioni chiave, necessarie magari per la stessa sopravvivenza delle imprese, i problemi sono destinati a peggiorare e ciò implica che un maggior numero di dipendenti potrebbe soffrirne.
Il governo britannico ha chiesto a tutti i deputati britannici di tutti i partiti politici di votare contro tutti questi emendamenti e di appoggiare invece la posizione comune.
I deputati conservatori intendono fare esattamente questo e dunque a questo punto lancio un appello ai laburisti britannici a ribaltare la posizione che hanno assunto in commissione appoggiando tali emendamenti e li invito a votare con noi nell' interesse dell' occupazione e nell' interesse della nazione.
<P>
<SPEAKER ID=35 NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, innanzi tutto desidero presentare le mie scuse: nella mia introduzione non ho menzionato la onorevole Jensen e vorrei davvero congratularmi con lei per il suo eccellente lavoro.
In merito alla onorevole Ghilardotti, sappiamo quanto sia stato e quanto sia difficile il suo compito.
La relatrice ha dovuto trovare un punto di equilibrio tra due visioni politiche, nazionali, sociali ed economiche completamente diverse e vorrei congratularmi con lei e ringraziare tutti gli onorevoli parlamentari che hanno partecipato alla discussione e sostenuto la proposta della Commissione durante la procedura.
<P>
Si tratta di una proposta importante e, una volta adottata, essa aggiungerà un elemento indispensabile ai diritti dei lavoratori.
I recenti avvenimenti, accompagnati da massicci licenziamenti in tutta Europa, non hanno fatto che sottolineare l' urgente necessità di disporre di diversi tipi di strumenti e la proposta in esame - la direttiva - sull' informazione e la consultazione è uno strumento di grande importanza.
Una volta approvata, la direttiva garantirà una migliore anticipazione delle crisi e contribuirà a promuovere un atteggiamento positivo nei confronti sia della direzione sia dei lavoratori.
<P>
Mi sia consentito dire che comprendo perfettamente tutte le vostre richieste.
Gran parte, se non tutte, le questioni sollevate sono state oggetto di un intenso dibattito tra le Istituzioni.
Il testo in esame segna un delicato equilibrio tra diversi punti di vista e interessi divergenti sulle questioni sensibili in gioco.
Pur comprendendo il vostro desiderio di migliorare il testo, non sarebbe saggio, a mio avviso, abbandonare ora quell' equilibrio e mettere a repentaglio la stessa adozione della proposta.
Mi riferisco in particolare agli emendamenti nn. 1, 4, 5, 7, 9, 10, 11, 16, 18 e 19.
Pertanto la Commissione non è disposta ad accettare detti emendamenti.
<P>
Tuttavia alcuni degli emendamenti proposti sono accettabili per la Commissione, in toto o in parte, in quanto sono migliorativi del testo.
Si tratta degli emendamenti nn. 3, 6, 8, 13 e 14.
La Commissione pertanto sosterrà attivamente tali emendamenti e farà l' impossibile per facilitare un consenso su di essi tra Parlamento e Consiglio.
<P>
Prima di passare alle due questioni più importanti - le sanzioni e i periodi transitori - vorrei rispondere alla onorevole Sandbæk relativamente al modello danese.
Mi preme sottolineare che il testo attuale segna un equilibrio tra la necessaria protezione dei lavoratori e l' autonomia delle parti sociali, in quanto parti contraenti che possono liberamente concludere accordi non pienamente in linea con le disposizioni di cui all' articolo 4, ma devono tenere conto dei principi sanciti dall' articolo 1 e dalla legislazione nazionale.
<P>
Ora, sappiamo che le questioni più difficili e controverse sono le due che ho già citato: le sanzioni e i periodi transitori. In merito alla prima delle due questioni, l' emendamento n.
2 e specialmente l' emendamento n. 12 propongono sanzioni rafforzate, incluse procedure giudiziarie di sospensione in casi di seria violazione degli obblighi di consultazione e informazione.
<P>
Tale emendamento, pur rafforzando la posizione comune, offre un compromesso rispetto alla proposta originaria della Commissione.
E' dunque innegabile che il Parlamento stia facendo un passo verso il Consiglio nella seria ricerca di un compromesso finale.
<P>
Desidero ringraziarvi per il sostegno espresso alla posizione della Commissione su questo elemento importantissimo della direttiva.
Tuttavia, in considerazione della sensibilità di tale questione in sede di Consiglio, la base migliore per un compromesso definitivo sarebbe limitare la richiesta alla prima frase della proposta di emendamento.
In tal caso la Commissione può accettare l' emendamento n. 2 e il primo paragrafo dell' emendamento n.12; possiamo accogliere l' emendamento n.
2 con una lieve modifica.
<P>
Infine l' emendamento n. 15 inteso a sopprimere l' articolo 10 - relativo ai periodi transitori - costituisce altrettanto una questione centrale.
In passato la Commissione si era sempre opposta a disposizioni di questo tipo suscettibili di offrire un trattamento differenziato ai diversi Stati membri.
Nel caso di specie ravvisiamo una certa giustificazione: alcuni Stati membri chiaramente dovranno introdurre modifiche sostanziali ai propri sistemi di relazioni industriali.
Pertanto la Commissione ritiene che l' articolo 10 della posizione comune costituisca un equo compromesso e non può accettare l' emendamento.
<P>
Riassumendo, la Commissione può accettare in toto o nello spirito gli emendamenti nn. 3 e 8; in parte gli emendamenti nn.
2, 6, 12, 13 e 14.
La Commissione respinge gli emendamenti nn. 1, 4, 5, 7, 9, 10, 11, 15, 16, 18 e 19.
<P>
So che vi rendete perfettamente conto delle sfide che ci attendono. Dobbiamo fare tutto il possibile per trovare un compromesso accettabile tra colegislatori.
Credo che la nostra grande sfida sia trovare l' equilibrio tra quanto ci pare auspicabile e quanto è fattibile o possibile.
<P>
<SPEAKER ID=36 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario Diamantopoulou.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Occupazione: linee direttrici per il 2002 / Relazione congiunta 2001
<SPEAKER ID=37 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0360/2001) presentata dalla onorevole Weiler a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
<P>
1. sulla proposta di decisione del Consiglio (COM(2001) 511 - C5-0498/2001 - 2001/0208(CNS)) concernente gli orientamenti per le politiche degli Stati membri in materia di occupazione per il 2002
<P>
e
<P>
2. sulla comunicazione della Commissione (COM(2001) 438 - C5-0423/2001 - 2001/2168(CNS)) concernente la relazione comune sull' occupazione 2001.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="DE" NAME="Weiler">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la politica dell'occupazione nell'Unione europea nel corso dell'ultimo anno ha ottenuto risultati lusinghieri anche se non tutti i nostri ambiziosi obiettivi sono stati raggiunti.
Tuttavia sono state poste le premesse.
Sono pochi i settori in cui si deve pensare così a lungo termine come nella politica dell'occupazione.
Ho l'impressione che gli Stati membri non solo lo abbiano capito, ma che abbiano anche iniziato ad operare di conseguenza.
<P>
La mia relazione si colloca in linea con l'orientamento che la commissione parlamentare ha perseguito negli ultimi anni.
Abbiamo sempre accompagnato in modo criticamente costruttivo il processo dell'occupazione negli Stati membri.
Quest'anno, pertanto, mi sono concentrata su alcuni nuovi aspetti nevralgici.
In primo luogo è emerso il nuovo tema della qualità del lavoro. Su questo punto il Parlamento appoggia l'iniziativa della Commissione e della Presidenza belga, che hanno posto anch'essi la qualità del lavoro fra i punti prioritari all'ordine del giorno.
Noi auspichiamo che questo tema venga integrato con una sorta di mainstreaming in tutti i settori politici.
<P>
Il secondo punto è quello della parità fra uomini e donne sul mercato del lavoro.
Anche in questo caso, secondo i dati della Commissione, è stato ottenuto un miglioramento: le quote di occupazione delle donne sono aumentate del 2 percento.
Ovviamente questo risultato non ci basta, ma siamo comunque sulla strada giusta e lo dimostra anche il mutato atteggiamento degli Stati membri.
Questo cambiamento segnala - e anche questo non è stato così semplice - che anche in questo ambito vi è una nuova consapevolezza, almeno in alcuni Stati membri come Germania, Grecia e Irlanda.
<P>
Un terzo punto che mi sta molto a cuore è quello dell'integrazione, dell'inserimento dei gruppi svantaggiati sul mercato del lavoro.
Si tratta di un tema al quale il Parlamento attribuisce importanza da molti anni.
Nella mia relazione mi sono schierata a favore dell'estensione delle misure di politica del mercato del lavoro anche agli immigrati.
Ritengo si tratti di un aspetto importante per il futuro, principalmente in considerazione della possibilità di creare altrimenti nuovi punti di frizione sociale.
<P>
Vorrei soffermarmi ancora su un ultimo ambito, quello della formazione permanente.
Nella nostra commissione si è dibattuto sull'opportunità di chiedere un diritto al perfezionamento professionale e di incaricare i governi nazionali di darvi attuazione.
Credo che un tale diritto al perfezionamento professionale sia un'esigenza estremamente sentita proprio in questo momento in cui in determinati settori economici si verificano delle impasse dovute alla mancanza di formazione o riqualificazione.
Sono inoltre convinta che tale diritto verrà acquisito fra quattro o cinque anni.
Perché il Parlamento non dovrebbe assumere un ruolo di precursore?
<P>
Per assicurare il raggiungimento di questi obiettivi politici è necessario porsi delle finalità nazionali ed europee.
Inoltre ritengo necessaria una più stretta cooperazione fra imprese e istituti d'istruzione superiore per consentire un più efficiente trasferimento delle conoscenze e accelerare l'avvio dell'innovazione imprenditoriale.
<P>
Esorto inoltre gli Stati membri, il Consiglio e la Presidenza belga ad avere il coraggio di avviare un dibattito pubblico sulla politica dell'occupazione in Europa.
Constatiamo infatti come tuttora nei parlamenti nazionali - forse con l'eccezione della Danimarca - e anche nei parlamenti regionali e degli Stati confederati del tema della politica dell'occupazione in Europa si discuta poco o non si discuta affatto.
Anche le parti sociali a livello regionale non sono a conoscenza dei validi dibattiti e delle valide decisioni del Parlamento europeo.
<P>
Una efficiente politica dell'occupazione richiede ovviamente anche una politica economica e finanziaria coordinata e lungimirante.
Non nascondo che su questo punto il Parlamento non è ancora soddisfatto degli obiettivi e dei dibattiti svoltisi in seno al Consiglio.
Credo che a tale proposito sarà necessario un po' più di coraggio da parte dei Ministri delle finanze nel Consiglio ECOFIN per garantire anche in tale sede l'obiettivo equilibrato di una valida politica europea dell'occupazione. Solo a questa condizione potrà essere realizzata un'offensiva a favore della crescita e dell'occupazione in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=39 NAME="von Wogau">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nostro parere spetta principalmente agli Stati nazionali il compito di creare il quadro adeguato per incrementare l'occupazione.
Ovviamente l'Unione europea può contribuire a tal fine, ma ritengo che il dialogo fra i ministri dei vari Stati membri assuma particolare importanza in questo ambito.
<P>
Ad un esame più approfondito, infatti, si può constatare che mentre in alcuni paesi dell'Unione europea si sfiora la piena occupazione, in altri paesi la percentuale di disoccupazione - e soprattutto di disoccupazione giovanile - raggiunge livelli allarmanti.
Credo sia straordinariamente importante che i paesi traggano reciproco insegnamento e che evitino di ripetere errori già commessi da altri.
Si può constatare come alcuni Stati riescano validamente a creare posti di lavoro sulla base di una solida politica finanziaria e abbiano proceduto prima degli altri alle necessarie riforme strutturali.
<P>
Dobbiamo anche porci l'interrogativo: chi crea i posti di lavoro, in effetti?
Non è lo Stato e, spesso, neppure le grandi imprese, che in molti casi tendono anzi a razionalizzare.
Sono invece le piccole e medie imprese quelle che creano il maggior numero di posti di lavoro.
Se vogliamo riuscire nell'intento è particolarmente importante fondare nuove imprese e occorre creare un quadro favorevole a tal fine.
Dobbiamo adoperarci affinché non sia l'Unione europea l'Istituzione che contribuisce a rendere la vita ancor più difficile alle piccole e medie imprese o a ostacolarne la nascita.
L'attività dell'Unione europea deve essere volta principalmente a stabilire condizioni generali che offrano migliori opportunità a queste imprese.
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<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="SV" NAME="Theorin">
Signor Presidente, la parità rappresenta un presupposto per la crescita economica.
Le donne inserite nel mercato del lavoro in Europa sono 25 milioni in meno rispetto agli uomini.
Siamo in presenza di un enorme spreco di risorse da correggere assolutamente, se vogliamo raggiungere gli obiettivi per l' occupazione definiti a Lisbona e se vogliamo garantire la crescita economica.
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Al contempo i tassi di natalità calano vertiginosamente e i demografi pronosticano in Europa una forza lavoro in futuro molto più scarsa.
Insomma, in futuro le donne dovranno far parte della popolazione attiva in percentuali ben più alte e, al contempo, mettere al mondo più figli.
Come garantire una simile equazione?
Un presupposto essenziale a tale scopo è rappresentato da un' ottica di parità in tutti e quattro i pilastri delle linee direttrici in materia di occupazione, e sono pertanto molto lieta che la onorevole Weiler sia stata così sollecita nel recepire le proposte della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità.
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Ma forse ciò che più conta è garantire alle donne e agli uomini di tutta Europa la possibilità di conciliare la vita professionale con la famiglia e con i figli.
Gli Stati membri devono mettere a disposizione strutture per l' infanzia e consentire i congedi parentali.
Le donne europee non dovranno vedersi costrette a scegliere fra la famiglia e il lavoro.
L' accento posto dalla Commissione europea sul concetto di lavoro migliore è molto incoraggiante. Una condizione necessaria per un aumento delle donne occupate è proprio questa: posti di lavoro migliori e migliori condizioni di lavoro per le donne.
I posti di lavoro incerti, mal pagati e scarsamente qualificati, nei quali le donne sono oggi sovrarappresentate, non sono certo nulla di allettante.
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La qualità, che rappresenta un aspetto ricorrente nelle linee direttrici in materia di occupazione per il 2000, deve valere anche per l' occupazione femminile.
Avere ragione delle discriminazioni in base al sesso tanto nel lavoro, quanto nelle prestazioni sociali rappresenta un' enorme sfida.
La discriminazione lavorativa delle donne non è soltanto improduttiva, ma distrugge le opportunità delle donne a livello individuale e collettivo e danneggia la società nel suo insieme.
In parole povere, la crescita e lo sviluppo umano presuppongono l' azzeramento delle discriminazioni in base al sesso.
La parità è un investimento.
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<SPEAKER ID=41 NAME="Cocilovo">
Signor Presidente, nel 1997, quando si è avviata la sperimentazione del processo di Lussemburgo, l'adozione di indirizzi per le linee politiche degli Stati membri sull'occupazione, lo si è fatto nella convinzione che un contesto positivo di crescita economica da solo potesse non essere sufficiente a garantire automaticamente risultati positivi sul piano dell'occupazione.
Oggi confermiamo questa strategia, questi impegni ed orientamenti in un quadro della congiuntura economica che sappiamo tutti essere molto meno favorevole, anzi carico di rischi, e lo facciamo, quindi, anzitutto valorizzando l'esigenza, già posta in occasione del Vertice di Lisbona, di rendere comunque coerenti gli indirizzi di politica economica, che possono essere adottati a livello comunitario e dagli Stati membri, con le indicazioni e gli indirizzi per le politiche dell'occupazione.
Questo non toglie nulla alla specificità del processo di Lussemburgo e delle linee guida di politica economica nell'ambito di quello che è stato definito un processo di coordinamento, di coordinamento aperto.
Siamo consapevoli che da soli questi non bastano; sono, però, decisivi, o possono esserlo, per ottimizzare gli effetti sull'occupazione o ridurre i rischi sull'occupazione, legati anche all'andamento della congiuntura economica.
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Tutto questo ad alcune condizioni, su cui sia le proposte della Commissione, che abbiamo giudicato positive, sia anche la posizione del Parlamento si soffermano.
Solo per titoli, quindi brevemente, le richiamo: riteniamo che questo sia un processo che va attentamente seguito, verificato e monitorato.
Non basta dichiarare gli obiettivi che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, sono poi contenuti nei piani nazionali per l'occupazione.
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Occorre una coerenza anche sul piano dell'effettività e dell'attuazione: per questo chiediamo l'adozione di indicatori comuni verificabili, affidabili, ma anche a livello di Stati membri, per il raggiungimento di obiettivi nazionali senza i quali sarebbe difficile raggiungere, poi, quelli europei, comunitari, che sono obiettivi medi.
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La coerenza con le politiche di bilancio, anche a livello di Stati membri e a livello di comunità locali, regionali; gli obiettivi di qualità, che riguardano non solo il contesto lavorativo, per coniugare flessibilità, dialogo sociale, tutele, diritti e sicurezza, ma vanno anche oltre quel contesto, quindi sul versante della formazione continua, delle politiche d'integrazione, del lavoro, per incrementare il tasso di attività dei lavoratori meno anziani.
Infine, soprattutto, le politiche di pari opportunità e le politiche attive del lavoro.
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A queste condizioni il contributo del processo di Lussemburgo sarà non esclusivo ma certamente decisivo.
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<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
Signor Presidente, colgo l'occasione per congratularmi con la onorevole Weiler per la sua relazione e per ringraziare la Commissione per la tenacia con cui ha lavorato alla strategia europea per l'occupazione.
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Nessuno negherà ancora che, da quando venne lanciata nel 1997 la politica europea per l'occupazione ha generato una certa pressione alla convergenza negli Stati membri e ciò ha portato gradualmente a un maggiore consenso su cosa potrebbe significa condurre una politica attiva del mercato del lavoro in Europa.
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Lo dimostra il continuo raffinamento delle linee direttrici per l'occupazione, anche se voglio aggiungere che l'accento viene posto unilateralmente sul primo pilastro, cioè l'occupabilità, e che i risultati a livello del potenziale di adattabilità delle aziende lasciano ancora a desiderare.
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D'altro canto penso che sia arrivato il momento della verità.
Adesso che le prestazioni economiche iniziano a peggiorare, gli Stati membri devono poter dimostrare che gli obiettivi di Lisbona, crescita sostenibile, piena occupazione e qualità dei posti di lavoro, non sono stati fissati per periodi di congiuntura elevata, bensì che devono valere anche adesso.
Ciò presuppone che gli Stati membri dovranno stringere i denti, poiché al contempo mi colpisce l'emergere di alcuni punti di debolezza nella strategia per l'occupazione.
<P>
Primo, panico a fissare obiettivi e benchmark concreti, per non dire europei.
Trovo ad esempio fantastico che il Consiglio abbia riconosciuto che le pari opportunità per uomini e donne siano una questione di giustizia sociale e di efficienza economica.
Ma allora vorrei vedere subito una contropartita sotto forma di obiettivi quantitativi chiari e concreti per la riduzione delle differenze salariali e per l'aumento del numero di asili nido.
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Signora Commissario, spero che eserciterà un controllo severo a tale proposito.
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In secondo luogo, per quanto riguarda il policy mix, il metodo di coordinamento aperto è uno strumento politico interessante per i campi in cui l'Europa in passato non aveva voce in capitolo, ed è positivo che la Presidenza belga vi abbia aggiunto l'aspetto della qualità dell'occupazione.
Tuttavia a mio parere è ovvio, signora Commissario, che occorreranno accordi collettivi in diversi campi, oppure una legislazione sociale nel caso in cui il dialogo sociale fallisca.
Pertanto per il mio gruppo è ad esempio estremamente importante sapere se adesso la Commissione europea, dopo il fallimento del dialogo sociale, presenterà un progetto di direttiva relativo al lavoro interinale.
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In effetti, il lavoro interinale può creare nuove opportunità, ma se vogliamo che queste si trasformino in occupazione di qualità con diritti sociali, diritti sindacali, diritti alla formazione e nel contempo con garanzie per i lavoratori a tempi indeterminato nell'azienda utente, occorre una direttiva europea che offra una serie di garanzie, che fra l'altro sono contenute nella dichiarazione congiunta rilasciata recentemente da Euro-CIETT e UNI-EUROPA, fra cui ad esempio la parità di trattamento sia a livello dell'agenzia di lavoro interinale che a livello dell'azienda utente.
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E in occasione del dibattito odierno desidero sapere dalla signora Commissario quando intende presentare al Parlamento detto progetto di direttiva e in che modo intende soddisfare queste condizioni di base essenziali.
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<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="DA" NAME="Jensen">
Signor Presidente, anche io desidero congratularmi con la onorevole Weiler per la sua relazione.
Condivido ampiamente la sua sottolineatura del significato della formazione e dell' importanza di un particolare impegno a favore degli anziani sul mercato del lavoro.
Non sono d' accordo che l' Unione europea debba emanare una direttiva che sancisce alcuni diritti, ma capisco che molti qui in Aula auspicano che si sottolinei e si enfatizzi particolarmente la garanzia del diritto alla formazione.
E' il singolo Stato membro che dovrebbe farsene responsabile.
Le linee direttrici per l' occupazione forniscono infatti sia priorità politiche che obiettivi politici e determinano anche il quadro degli strumenti da utilizzare per realizzare tali obiettivi.
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Tali strumenti sono organizzati in quattro pilastri.
I disoccupati devono ottenere una migliore qualificazione per ottenere un posto di lavoro; occorrono misure di incentivazione perché possano accedere all' occupazione e ciò rientra nel primo pilastro.
In secondo luogo occorre promuovere l' imprenditorialità, perché siano create più aziende e più posti di lavoro, ad esempio eliminando regolamentazioni rigide e sistemi burocratici.
In terzo luogo occorre promuovere l' adattabilità e la flessibilità, di modo da promuovere la competitività nelle imprese, e in quarto luogo occorre promuovere le possibilità di conciliare la vita lavorativa con la vita familiare, così che le donne abbiano la reale possibilità di raggiungere la parità sul mercato del lavoro migliorando la loro situazione occupazionale.
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I quattro pilastri contengono numerosi punti e credo che stiamo giungendo in una fase dove varrà la pena di riflettere se il nostro attaccamento a tale processo non sia esagerato, visto che, quanti più sono gli obiettivi che vi includiamo, tanto maggiore è il rischio di annacquare la cooperazione e forse di perdere di vista il vero obiettivo: creare più posti di lavoro e ridurre il numero dei disoccupati.
Fatta tale osservazione sono molto lieta della novità nelle linee direttrici per il 2000, ovvero il coinvolgimento dell' impegno a livello regionale e locale e lo sviluppo di strategie per l' occupazione locali e regionali, e ritengo altresì che ciò sottolinei la necessità per la Commissione di ricevere risorse per attuare le analisi e gli studi in tale materia.
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<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="FR" NAME="Flautre">
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="SV" NAME="Schmid, Herman">
Signor Presidente, ringrazio anch' io la onorevole Weiler per l' ottima relazione.
Le comunicazioni della Commissione europea alla base di questa discussione partono dal presupposto che quest' anno non vi saranno grossi cambiamenti, dal momento che l' anno prossimo si procederà a un' ampia valutazione del primo quinquennio; non vorremo quindi metterci a fare cambiamenti proprio ora!
Questo ragionamento ha finito per pervadere anche l' intera relazione, che riguarda i temi discussi negli anni precedenti.
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Eppure, trovo che la relatrice vi abbia aggiunto aspetti importanti: la qualità nel lavoro, l' istruzione, la formazione professionale, l' apprendimento lungo l' intero arco della vita eccetera.
La commissione per i problemi economici e monetari ha presentato una serie di emendamenti alla relazione, parte dei quali sono stati accolti e integrati nel testo.
Questi emendamenti mi preoccupano, perché alcuni di essi pongono pesantemente l' accento sulla politica di stabilità dei prezzi, di rigore finanziario et similia.
Sono preoccupato perché ci stiamo addentrando in una fase in cui l' economia non sarà più così in salute.
Il processo di Lussemburgo si è concentrato abbondantemente sul miglioramento dell' offerta di forza lavoro, ma ciò presuppone che comunque vi sia occupazione, che la politica economica condotta crei posti di lavoro e contrasti la tendenza alla recessione dell' economia.
Ecco perché ritengo che allo stato attuale quegli emendamenti contrastino con una strategia europea per l' occupazione.
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Desidero dire ancora due parole sul futuro.
Sono ora in corso diverse valutazioni.
Mi sono posto in contatto con soggetti impegnati in una parte dei progetti di ricerca ora in svolgimento e ho l' impressione che a emergere saranno soprattutto le carenze nell' attuazione delle politiche da parte degli Stati membri.
Pare esservi una certa sintonia fra i responsabili delle politiche del lavoro nei vari Stati, che però poi non vengono applicate proprio negli Stati stessi.
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Gli organi competenti in materia di occupazione, in realtà, in questo processo hanno ben poco da dire.
Fanno la loro politica e basta.
I parlamenti, poi, non hanno il benché minimo peso, eppure sono loro a dover finanziare gli interventi nazionali che noi chiediamo.
Per ottenere risultati tangibili, è quindi della massima importanza che i parlamenti, ma anche l' intero mondo politico dei vari Stati membri, siano tenuti in maggiore considerazione.
Sarà questo, a mio avviso, il grande compito dell' imminente fase di valutazione.
Non basta limitarsi a porre l' accento sugli indicatori e via discorrendo.
Le istanze che mettono a disposizione i finanziamenti - e che poi sono tenute ad applicare i provvedimenti presi - devono svolgere un ruolo attivo nel processo.
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<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Signor Presidente, sono lieto di aver modo di intervenire sulla relazione Weiler, che ha identificato la disoccupazione come uno dei più seri problemi economici e sociali che l' Unione europea deve affrontare.
Ciò era vero prima dell' 11 settembre; ora è diventata una realtà ancora più dura dopo tali eventi e sullo sfondo del permanere dell' incertezza economica risultante dalla guerra.
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Oggi un cittadino dell' Unione su 12 è disoccupato.
Si tratta di una situazione intollerabile che è causa di preoccupazione profonda e generalizzata.
Infatti i tassi di disoccupazione sono molto più elevati in alcuni Stati membri.
Risolvere il problema della disoccupazione richiede misure attive del mercato del lavoro.
I mercati del lavoro non sempre funzionano in modo efficiente, e gli Stati membri devono essere disposti a farsi carico delle proprie responsabilità quando se ne presenta la necessità.
Il processo di Lussemburgo relativo alle linee direttrici per l' occupazione è inteso a fornire agli Stati membri un potente stimolo per formulare le proprie politiche dell' occupazione.
<P>
Nel poco tempo a mia disposizione vorrei concentrarmi sugli eventi recenti, ma come prima cosa vorrei dire che una serie di industrie chiave europee si trova di fronte a difficoltà senza precedenti.
Non dobbiamo lesinare gli sforzi per garantire il massimo numero di posti di lavoro.
Il settore maggiormente colpito in questo momento è quello delle compagnie aeree, ma non dobbiamo dimenticare il turismo, che quest' anno ha già gravemente sofferto per via della crisi dell' afta epizootica.
Nel caso della compagnia di bandiera irlandese, l' Aer Lingus, il 40 percento del volume d' affari e il 60 percento degli utili derivano dalle rotte transatlantiche.
La posizione geografica dell' Irlanda in quanto Stato insulare alla periferia nordoccidentale dell' Unione crea una serie particolare di circostanze che invito la Commissione a prendere pienamente in considerazione.
Non si può assolutamente permettere che l'Aer Lingus fallisca: le conseguenze economiche e sociali non avrebbero paralleli in nessun altro Stato membro dell' Unione e gli effetti a catena sui settori collegati sarebbero enormi.
Il fatto che siamo uno Stato insulare senza alcun collegamento con il resto dell' Europa significa che abbiamo bisogno di tale attenzione.
La Commissione deve esaminare la questione con spirito di partecipazione e predisposizione favorevole.
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<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="DA" NAME="Krarup">
Signor Presidente, non intendo professare alcun credo politico in merito alle molte proposte particolareggiate contenute nella relazione e nella proposta di decisione del Consiglio presentata dalla Commissione.
La grande maggioranza di esse è politicamente corretta e suscita simpatia e molte proposte rispecchiano una pressante esigenza, specialmente nelle conclusioni della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, come ha dichiarato la onorevole Maj Britt Theorin.
Invece vorrei formulare alcune osservazioni generali sulla politica dell' occupazione e sulla politica del mercato del lavoro dell' Unione europea, che è il tema superiore che ha informato una serie di relazioni e proposte discusse questa mattina.
<P>
In primo luogo avrei un' osservazione sulla percezione della realtà.
Le parole contenute nelle relazioni e nelle dichiarazioni dei relatori sono molto lontane dalla realtà sociale.
I messaggi partoriti dalle astrazioni formulate da chi sta seduto ad una scrivania sono in ampia misura una descrizione assurda della realtà sociale e tale descrizione è completamente inintelligibile per l' enorme schiera di disoccupati e di beneficiari di sussidi sociali d' Europa.
Una simile distanza dalla realtà si rispecchia in molti punti della relazione.
Si evidenzia ad esempio al punto F, nel quale si sottolinea l' opposizione alla tendenza che conduce "a subordinare questioni del mercato del lavoro alle grandi linee della politica economica" .
Se ci interroghiamo sui criteri di convergenza dei Trattati e via dicendo, constatiamo che forse si tratta di un bel pio desiderio, ma c' è solo un piccolo problema, e cioè che ciò è completamente sfasato rispetto alla realtà.
<P>
La mia altra osservazione è che la politica dell' occupazione e del mercato del lavoro generalmente consta in ampia misura proprio di professioni di credo politico.
Da un lato ciò significa che ci muoviamo in un ambito nel quale le decisioni non sono giuridicamente vincolanti, e questo lascia libero corso a tante belle parole e tante belle intenzioni.
D' altro canto ci troviamo anche ampiamente in ambiti per i quali il Trattato non prevede una base giuridica per una regolamentazione, ma laddove non esiste una base giuridica se ne può forse creare una, penso in particolare al riferimento all' armonizzazione dei regimi sociali, della politica fiscale e così via.
Ricordo però che in Danimarca di tutte le buone intenzioni diciamo che "la strada per l' inferno è lastricata di buone intenzioni" .
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<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="DE" NAME="Ilgenfritz">
Signor Presidente, tutti siamo concordi nell'auspicare un più elevato livello di occupazione, ovvero la piena occupazione ma in che modo?
Le opinioni divergono notevolmente a proposito delle modalità per raggiungere questo obiettivo.
Molti si impegnano esclusivamente a favore dell'adozione di misure supplementari a favore dei lavoratori.
Ma ciò non può bastare per conseguire l'obiettivo. Dobbiamo applicare e attuare misure rivolte sia ai lavoratori che ai datori di lavoro.
Ciò significa anche che dobbiamo unire coerentemente gli sforzi per migliorare durevolmente le condizioni economiche generali per le nostre piccole e medie imprese, che danno lavoro a due terzi di tutti gli occupati in Europa.
Occorre aumentarne l'efficienza anche agevolando l'accesso a finanziamenti ulteriori e più favorevoli e riducendo sensibilmente la pressione fiscale.
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<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, la disoccupazione è il problema più grave per le nostre economie nazionali europee.
Colpisce in particolare i giovani, le donne, le persone in età avanzata e le persone disabili.
Ciò che manca è l'accesso all'istruzione, alla formazione e all'aggiornamento professionale, alla riqualificazione e, ovviamente, ai posti di lavoro.
Bisogna sostenere le fasce più deboli, tuttavia, puntando sulla solidarietà.
La onorevole Weil ha giustamente richiamato l'attenzione sul Vertice di Lussemburgo del 1997.
Da quando sono stati adottati gli orientamenti in materia di politica dell'occupazione, gli Stati membri hanno scoperto le proprie carte.
Sono stati compiuti progressi nei settori della formazione lungo tutto l'arco della vita, dell'applicazione delle buone prassi, della partecipazione delle parti sociali e dei piani d'azione a favore dell'occupazione locale e regionale.
Ancora insufficienti sono però soprattutto gli incentivi alla ricerca attiva del posto del lavoro e agli investimenti nel settore ricerca e sviluppo, la riduzione degli oneri fiscali sul lavoro e le riforme strutturali.
<P>
Nella relazione rilevo la mancanza di strategie a lungo termine, di misure di più ampio respiro per affrontare i periodi di stasi della crescita.
Non tutti i problemi possono essere ricondotti ai tragici avvenimenti dell'11 settembre.
Le previsioni di crescita hanno dovuto subire un drastico ridimensionamento, passando ad esempio in Germania dal 3 percento in gennaio allo 0,75 percento questa settimana.
Il Cancelliere Schröder non raggiungerà il proprio obiettivo di contenere, nell'anno delle elezioni, il numero di disoccupati entro i 3,5 milioni in quanto presumibilmente la cifra balzerà a 3,8 milioni.
A quel punto, la mano definita "ferma" potrebbe anche avere qualche tremore.
<P>
Per finanziare i sussidi di disoccupazione e l'Ufficio federale del lavoro occorreranno altri 2,5 miliardi di euro.
Quando la Germania, il motore della crescita, perde colpi, le ripercussioni si avvertono nell'intera Unione europea.
E' più che mai urgente adottare agevolazioni finanziarie a favore delle PMI.
Proprio in un periodo di stanchezza congiunturale non si può aumentare ulteriormente la pressione fiscale.
Occorre anticipare le riforme fiscali e gli Stati membri devono attivarsi maggiormente nella lotta contro il lavoro nero e contro l'evasione fiscale.
Esorto le parti sociali a rendere più flessibili i contratti di lavoro e a rendere ancora più moderna l'organizzazione del lavoro.
A tal fine conto sulla competenza e l'impegno di manager e lavoratori responsabili.
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<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="SV" NAME="Andersson">
Signor Presidente, desidero a mia volta iniziare ringraziando il relatore per l' eccellente relazione.
Se pensiamo da quanto poco tempo l' Unione si occupa di politiche per l' occupazione, dobbiamo constatare di avere ottenuto un certo successo.
Il tasso di occupazione è cresciuto, la disoccupazione è calata, e questo è indiscutibilmente un successo.
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Ora, con il peggioramento della congiuntura economica, giunge però il momento della verità e proprio in questo momento mi pare ancor maggiore la necessità di una politica coordinata per l' occupazione.
Anche se l' attuale situazione è positiva, vi sono ancora delle lacune.
Una è data dalla percentuale di donne sul mercato del lavoro, non soltanto perché la loro quota è nettamente inferiore rispetto all' occupazione maschile, ma anche perché la donna risulta ampiamente sovrarappresentata nelle forme di lavoro atipiche e insicure, e questo anche in paesi in cui il tasso di occupazione femminile è elevato.
<P>
Ma vi sono lacune anche sul fronte dell' occupazione degli anziani, come già rilevato in anni precedenti.
E' vergognoso che, nella fascia d' età compresa fra i 55 e i 65 anni, a lavorare sia una quota irrisoria.
In questo ambito occorre tutta una serie di provvedimenti in materia di ambiente di lavoro, sviluppo delle competenze e altro, in modo da poter incrementare questo dato.
Vi sono poi enormi differenze regionali e, in intere categorie quali gli immigrati o i portatori di handicap, la quota di occupati risulta estremamente bassa.
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Saluto la discussione sulla qualità del lavoro, perché non si creino soltanto i posti di lavoro, ma perché si innalzi anche la qualità di quelli già esistenti.
Questo richiede però una lunga serie di interventi, indubbiamente sull' ambiente di lavoro - per esempio, agendo sui nuovi problemi collegati all' ambiente di lavoro rappresentati dallo stress, dall' esclusione, dal burning out eccetera -, ma anche in termini di apprendimento lungo l' intero arco della vita.
Ecco, a mio avviso, l' elemento essenziale per garantire la crescita economica e la creazione di posti di lavoro in futuro: sostengo pertanto questo diritto generale.
<P>
Auspico in realtà un accordo, un accordo quadro, in base al quale le parti sociali possano trovare un accordo intorno a questo diritto.
Non so se sia possibile - e se non lo è, deve agire la Commissione -, ma sarebbe la soluzione migliore.
Occorrerà poi adattare sul piano nazionale e settoriale questo diritto allo sviluppo delle competenze individuali.
<P>
Infine, due parole sul metodo di coordinamento aperto.
Tale metodo esiste in parallelo con la legislazione in materia di diritto del lavoro e di ambiente di lavoro.
Il metodo di coordinamento aperto in sé è un bene, ma è carente sotto il profilo della trasparenza e del controllo democratico.
Occorre risolvere la questione dell' influenza del Parlamento in questo processo la cui importanza è cresciuta nel tempo, che ha funzionato relativamente bene, ma in cui il controllo democratico è carente.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="DE" NAME="Brie">
Signor Presidente, onorevole Weiler, condivido molte delle sue valutazioni e conclusioni. Anch'io sono del parere che quanto proposto dalla Commissione rappresenti un netto passo avanti.
Vorrei inoltre congratularmi espressamente con lei, onorevole Weiler, per questo lavoro ma anche richiamare l'attenzione su tre grandi problemi che nella realtà a mio avviso si prospettano del tutto diversamente rispetto a quanto emerge da alcune valutazioni della Commissione o anche dalla relazione.
<P>
Il primo problema è la strategia di fondare la piena occupazione entro l'anno 2010 su una crescita del 3 percento.
Fin dall'inizio l' ho considerata illusoria.
Il problema è che non si pensa più ad altre forme di lotta alla disoccupazione.
Purtroppo chi oggi si schiera a favore della riduzione dell'orario di lavoro si trova isolato persino rispetto alle posizioni della socialdemocrazia.
Elementi quali un terzo settore economico per i servizi sociali, ecologici e culturali o una riconversione in senso ecologico suscitano scarsissimo interesse.
<P>
La seconda problematica è - come ha appena fatto rilevare l'onorevole Andersson - la frattura nello sviluppo della politica dell'occupazione.
Certamente vi sono anche tendenze positive.
La piena occupazione è in aumento per quanto riguarda i tecnici, gli ingegneri e gli impiegati con mansioni direttive.
Vi sono davvero categorie vincenti della modernizzazione.
Il rovescio della medaglia è però il netto aumento dell'occupazione part-time, soprattutto fra le donne, che nell'Unione europea raggiunge ormai la percentuale del 45,7 percento.
<P>
Il terzo problema è il seguente: lei ha parlato di qualità del lavoro ma a mio parere si trascura ampiamente il contenuto sociale del lavoro.
La normativa in materia di contratto di lavoro viene "resa flessibile", ma in realtà diventa meno rigorosa.
Si incentivano le fasce più basse di retribuzione.
Ai disoccupati di lunga durata viene persino limitato il diritto alla libera scelta professionale.
Proprio perché si tratta di fenomeni di lungo termine, siamo obbligati a mio avviso a fare opera di prevenzione con la massima sensibilità per impedire una nuova frattura sociale.
<P>
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="PT" NAME="Bastos">
Signor Presidente, anzi tutto mi congratulo con la relatrice, onorevole Weiler, per il pregio della sua relazione.
Questo Parlamento ha vivamente appoggiato gli obiettivi quantitativi stabiliti nei Consigli europei di Lisbona e di Stoccolma per quanto attiene al tasso d' occupazione globale, al tasso d' occupazione femminile e al tasso d' occupazione degli anziani.
Come è già stato indicato, la disoccupazione costituisce uno dei problemi economici e sociali più gravi dell' Unione europea e, attualmente, un cittadino su dodici è senza occupazione e il gruppo più colpito sono le donne, i giovani, gli anziani, i disabili e le minoranze etniche.
<P>
Le linee direttrici per l' occupazione nel 2002 debbono essere affiancate, in ogni loro aspetto, da obiettivi qualitativi. Ne deriva pertanto l' importanza di adottare misure speciali d' incentivo e di azione nel campo della coesione economica e sociale nelle regioni meno sviluppate e con carenze strutturali.
Uno dei pilastri della strategia a favore dell' occupazione è lo spirito imprenditoriale, per il quale è indispensabile favorire la creazione e lo sviluppo di PMI, che costituiscono un grande potenziale di creazione di posti di lavoro, basta esaminare i dati più recenti forniti da Eurostat, dai quali si evince che le microimprese che occupano da uno a nove dipendenti hanno registrato un notevole incremento in termini di creazione di posti di lavoro nell' Unione europea.
<P>
La riduzione degli oneri burocratici e fiscali è indicata, giustamente, come un mezzo atto a stimolare la creazione e la crescita di imprese.
Tuttavia, non possiamo esimerci dal rilevare che dovrà esserci un sostegno attivo a livello della creazione di infrastrutture di appoggio alla ricerca e allo sviluppo, alla formazione professionale e alla formazione permanente per garantire la qualità e la continuità dell' occupazione.
Siamo tutti consapevoli che l' Unione europea diventerà un' economia fondata sulla conoscenza soltanto se l' insieme degli Stati membri si prefiggerà come priorità fondamentale l' investimento nelle risorse umane.
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="FR" NAME="Laguiller">
Signor Presidente, mentre il Parlamento europeo delibera su una relazione concernente la politica occupazionale, relazione che esalta la concorrenza e sostiene che l' economia sociale di mercato ha fatto il suo tempo, questa economia di mercato ha mietuto quasi 4000 vittime in più, 4000 lavoratori e lavoratrici della Moulinex che si ritrovano a spasso.
<P>
Cito la Moulinex perché la decisione è appena stata presa.
Ma potrei citare decine d' altre imprese in tutti i paesi europei, dalla Philips alla Siemens, comprese varie compagnie aeree.
E' un dramma per decine di migliaia di lavoratori, e una catastrofe per regioni che cadono in stato di crisi.
Ci tengo a esprimere la mia solidarietà con i lavoratori di quelle imprese e la mia indignazione innanzi all' atteggiamento dei loro datori di lavoro che fanno pagare i loro insuccessi economici ai lavoratori che hanno costruito la loro ricchezza e che si ritrovano disoccupati, senza stipendio, talvolta dopo decine di anni di lavoro.
<P>
Quei lavoratori non hanno affatto usufruito dei periodi di prosperità delle loro imprese e non sono affatto responsabili delle loro difficoltà.
Le Istituzioni europee, al pari dei governi, proteggono questa situazione rivoltante in cui per consentire ai proprietari di salvaguardare i loro capitali si colpiscono i lavoratori.
Il denaro necessario per finanziare il mantenimento dei posti di lavoro deve essere prelevato dal patrimonio accumulato dagli azionisti, passati o presenti, e sugli attivi delle banche.
<P>
Senza questa volontà politica, le grandi frasi sulla politica occupazionale si riducono a vane chiacchiere.
Ma vi avviso, i lavoratori non si lasceranno manovrare per sempre, e l' avidità dei datori di lavoro nonché il servilismo dei politici al loro riguardo finiranno per provocare un' esplosione sociale.
Questo imporrà un' autentica politica dell' occupazione, la quale impedirà a coloro che si sono arricchiti con il lavoro degli altri di sottrarsi alle proprie responsabilità.
<P>
<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="NL" NAME="Smet">
Signor Presidente, in occasione dell'attuale valutazione del processo per l'occupazione, desidero attirare l'attenzione della Commissione e anche del Parlamento su due punti.
<P>
Primo, il metodo stesso di coordinamento.
E' diventato un modello ambito nel settore sociale per una serie di temi che ricadono nelle competenze nazionali, ma che creano problemi comuni in tutti i paesi europei.
Si possono pertanto fissare obiettivi comuni.
<P>
Ma il successo del metodo, signora Commissario, dato che non si tratta di un meccanismo vincolante, dipende dalla pressione morale e politica che può essere esercitata.
In questo contesto l'attenzione dei media è essenziale.
Il processo per l'occupazione attraverso il metodo di coordinamento aperto è in corso ormai da cinque anni e si comincia a notare una forte erosione dell'attenzione dei media.
Se questa si indebolisce, diminuisce anche la pressione sui governi nazionali a tenere seriamente conto degli obiettivi e della critica annuale del Consiglio e della Commissione sui loro piani d'azione.
<P>
Il metodo del coordinamento aperto ha successo solo fintanto che sarà presente il cosiddetto stress de convergence e si dovrà impegnarsi di più perché questo non svanisca.
La questione adesso è vedere come si possa mantenere questa pressione e io ritengo che questo debba essere uno dei punti cruciali della valutazione.
<P>
Il secondo punto sono le best practices, le prassi migliori.
Nelle diverse relazioni sono state elencate le migliori prassi per gli Stati membri.
La questione adesso è: in che misura si conduce una politica volta veramente a trarre qualche insegnamento da queste migliori prassi.
Quanti Stati membri sono andati a vedere i progetti di altri Stati membri?
Quante migliori prassi sono state discusse nei vari Stati membri?
E' uno dei metodi per far progredire la politica per l'occupazione anche se la pressione sui governi diminuisce.
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Chiedo dunque di inserire ambedue questi punti nella valutazione.
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<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, è la quarta volta che il Parlamento discute della strategia in materia di occupazione.
Tale strategia fa ormai parte del dibattito europeo, ma è la prima volta che la discussione ha luogo in un intorno economico sfavorevole, fra tante preoccupazioni e, pur non volendo minimamente fomentare paure o il panico, è evidente che quest' anno la situazione sarà più difficile e che anche agli inizi del prossimo anno vi saranno difficoltà sul fronte dell' occupazione e della crescita.
<P>
Numerosi deputati hanno posto la questione dell' obiettivo di Lisbona, ossia se esso sia raggiungibile o meno, e se la proposta in esame sia sufficiente in presenza di uno scenario ormai mutato.
E' un dato di fatto che le analisi condotte in preparazione delle proposte sulle linee direttrici si basavano sui dati del 2000, ampiamente positivi, forse i più positivi degli ultimi vent' anni sul fronte dell' occupazione e della creazione di posti di lavoro in Europa.
<P>
Ma oggi la situazione è cambiata.
Possiamo muoverci ancora sulla stessa linea?
Possiamo mantenere immutata l' impostazione della strategia per l' occupazione?
Questo interrogativo è stato posto molto esplicitamente dall' onorevole Schmid.
Credo si debbano prendere le mosse da alcune constatazioni. In forza delle riforme del mercato del lavoro varate negli ultimi anni, in forza delle finanze pubbliche ormai risanate nei vari Stati grazie all' impegno per l' unione economica e monetaria, l' Unione europea è oggi molto più in grado di fronteggiare le crisi che in passato.
Mi limito a ricordarvi i tempi in cui l' impatto delle crisi veniva spaventosamente aggravato dai differenziali e dalle fluttuazioni di cambio fra le divise dei paesi europei.
Oggi siamo quindi meglio attrezzati, molto meglio attrezzati per fronteggiare una crisi.
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In secondo luogo, se da un lato in futuro ci attendono problemi più gravi, dall' altro siamo certamente dotati di strumenti di politica monetaria, quali i tassi di interesse, o di strumenti di politica economica, entro i margini previsti dal Patto di stabilità.
Ma ciò che più conta preservare senza modifiche è la strategia per l' occupazione.
E' essenziale non apportarvi modifiche a breve, per mantenere invece saldamente il nostro obiettivo e il nostro impegno nell' attuazione della strategia per l' occupazione.
In questa fase, sarebbe un pauroso regresso se gli Stati membri recedessero dal loro impegno per l' applicazione della strategia in materia di occupazione così come definita.
<P>
Vi sono politiche ben precise che gli Stati devono attuare. Esse riguardano gli obiettivi in termini di quota di occupati, la necessità di fare spazio a politiche per la qualità del lavoro, la migliore gestione delle trasformazioni - con particolare riferimento alle ristrutturazioni d' impresa - l' investimento nelle risorse umane, le politiche per le pari opportunità - rispetto alle quali devo dire che la nostra valutazione contenuta nella relazione congiunta in materia di occupazione ha evidenziato risultati assai deludenti.
Gli Stati membri non hanno posto il debito accento sulle politiche per le pari opportunità.
<P>
Gli orientamenti ora proposti non hanno subito grandi variazioni, anzitutto perché le modifiche sono già state apportate l' anno scorso in ossequio al disposto di Lisbona, ma anche perché ora ci troviamo in un più vasto processo di valutazione.
Le modifiche proposte si basano su tre elementi di fondo.
Il primo è la necessità di obiettivi nazionali.
Gli Stati membri dovranno definire obiettivi nazionali in materia di occupazione.
Il secondo è la necessità di politiche per la qualità del lavoro; il terzo elemento consiste nella necessità di fronteggiare il divario retributivo fra i due sessi.
Purtroppo tale divario resta elevato: il 15 percento a parità di lavoro fra uomini e donne.
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Passando ora alla risoluzione del Parlamento europeo, desidero ringraziare sentitamente la onorevole Weiler per la rigorosa impostazione seguita e segnalo che la sua osservazione sulla razionalizzazione delle procedure dell' Unione e sulla coerenza fra di loro ci trova pienamente d' accordo. L' anno prossimo il pacchetto dovrà essere posto in un nuovo contesto.
Sono inoltre del tutto d' accordo sulla necessità di una coerenza fra i grandi orientamenti di politica economica e gli orientamenti per l' occupazione. Ribadisco anche qui la convergenza di vedute fra il Parlamento e la Commissione, nonché il punto di vista emerso in seno al Consiglio, in base al quale i problemi del lavoro vanno affrontati nel quadro delle linee direttrici per l' occupazione, e che queste ultime dovranno a loro volta consistere in politiche nettamente distinte rispetto agli indirizzi di politica economica.
<P>
Su molti punti vi è convergenza di vedute.
Mi riferisco al tema delle parti sociali e del loro ruolo, al tema della flessibilità e la sicurezza sul mercato del lavoro e, per rispondere alla onorevole Van Lancker, posso dire che la Commissione si è impegnata a presentare una proposta di direttiva entro fine anno, visto l' insuccesso registrato dalle parti sociali, e che tale direttiva è ora in preparazione.
E' comunemente riconosciuta anche la necessità di cooperare con i paesi candidati, per consentir loro di recepire le strategie in materia di occupazione; vi è la necessità di intensificare le politiche in materia di parità fra i sessi.
<P>
Nel testo della risoluzione vi sono proposte di modifica delle linee direttrici.
La Commissione europea ne esaminerà un gran numero; cito in particolare alcuni aspetti di grande importanza.
Mi riferisco alla mancanza di un' adeguata informazione sugli strumenti finanziari a disposizione degli Stati membri per l' applicazione della strategia; alla necessità di un quadro che riunisca parti sociali e Stati membri per l' applicazione a livello di impresa dell' apprendimento lungo l' intero arco della vita; alla necessità di conciliare l' obiettivo di una maggiore mobilità con la riduzione delle disparità regionali; a una più decisa lotta contro il lavoro nero - che ci riporta al tema dell' immigrazione, ricordato in particolare dalla onorevole Weiler nel suo intervento; alla necessità di far fronte agli ostacoli specifici che si frappongono alla presenza femminile sul mercato del lavoro.
<P>
Onorevoli parlamentari, nelle prossime settimane presenteremo al Consiglio una proposta riveduta che terrà conto di tutti questi temi.
Vi ringrazio sentitamente perché la franca, appassionante discussione sulle linee direttrici svoltasi al Parlamento riqualifica le motivazioni e il ruolo della strategia per l' occupazione nella politica europea in generale. (Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=56 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario Diamantopoulou.
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La discussione è chiusa.
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La discussione si svolgerà domani alle 11.30.
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<CHAPTER ID=5>
Esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti da agenti fisici (vibrazioni)
<SPEAKER ID=57 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A5-0320/2001) della commissione per l'occupazione e gli affari sociali relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all' esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (vibrazioni) (16º direttiva particolare ai sensi dell' articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE) [7914/1/2001 - C5-0293/2001 - 1992/0449(COD)] (relatore: onorevole Thorning-Schmidt).
<P>
<SPEAKER ID=58 NAME="Thorning-Schmidt">
Signor Presidente, il Consiglio dei Ministri ha presentato una posizione comune sulle vibrazioni meccaniche che contiene numerosi elementi positivi.
L' aspetto migliore è che sia stato possibile concordare un compromesso in sede di Consiglio.
Ciò significa che a questo punto è ampiamente riconosciuto che le vibrazioni costituiscono un rischio per la salute, sia per quanto riguarda le vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio sia per quanto riguarda le vibrazioni al corpo intero.
E' altresì positivo che tutte le tre Istituzioni ritengano di essere d' accordo su un metodo per limitare tali vibrazioni.
La chiave di tale metodo è l' introduzione, in parallelo, di valori limite e di valori di esposizione che fanno scattare l' azione, valori che non possono mai essere superati. Nella discussione in sede di commissione abbiamo parlato diffusamente di valori limite.
Tuttavia ciò è relativo, poiché, di fatto, sono i valori di esposizione che fanno scattare l' azione ad essere i più importanti.
Infatti, quando vengono superati i valori che fanno scattare l' azione, il datore di lavoro ha l' obbligo di agire, di intervenire e di prevenire, modificando l' organizzazione del lavoro.
Tale metodo garantisce appunto la flessibilità e enfatizza la prevenzione invece della prescrizione.
<P>
Purtroppo però la proposta del Consiglio dei Ministri contiene anche pagine meno felici.
La proposta originaria della Commissione è stata ridimensionata per alcuni versi e pertanto è stato necessario presentare alcuni emendamenti.
Vorrei illustrarne alcuni.
L' emendamento n. 1 ricorda che non abbiamo ancora direttive concernenti gli altri agenti fisici.
Sappiamo che la direttiva sul rumore è in cantiere ma siamo ancora impazientemente in attesa dell' ultima e sarebbe opportuno che nell' accettare i nostri emendamenti oggi la Commissione ci dica di tenere tanto quanto noi all' adozione di tali direttive: sono anni che le aspettiamo.
<P>
L' emendamento n. 2 è assolutamente cardinale.
Come detto, è una buona cosa che il Consiglio abbia concordato la fissazione di un valore limite, ma se andiamo a vedere a quale livello è stato fissato, comprendiamo anche come tale accordo sia stato possibile.
La proposta di 1,15 m/s2 è un sensibile peggioramento.
Nella relazione pertanto si propone un valore limite di 0,8 m/s2.
In base alle norme ISO riconosciute a livello internazionale possiamo dire con certezza che l' esposizione al di sopra di 0,8 m/s2 comporta rischi per la salute.
Pertanto è più opportuno fissare un valore limite che garantisca di fatto una reale protezione dei lavoratori.
Non si tratta di un inasprimento, si propone soltanto di tornare al livello che la stessa Commissione aveva proposto in prima lettura e non vi sono nuove conoscenze tali da suffragare la scelta di un altro valore limite.
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In questo Parlamento molti hanno ribadito in molteplici occasioni che non esiste una dimostrazione definitiva del nesso causale tra le vibrazioni trasmesse al corpo intero e gli eventuali danni.
Ciò non è assolutamente vero.
Esiste un chiarissimo nesso tra vibrazioni forti e danni; su questo la scienza è concorde.
Vero è che non siamo in grado di fissare in modo preciso, numericamente, a quale valore limite molte persone subirebbero danni.
Ma questo non sarà mai possibile quando si parla di ambiente di lavoro e uomini.
In simili casi occorre fare appello al principio di precauzione, e il Trattato stesso lo prescrive.
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L' emendamento n. 5 propone periodi transitori più brevi rispetto alla posizione comune.
Chiaramente ciò dovrebbe essere possibile nella vita reale, ma la posizione comune comporterebbe periodi transitori fino a 12 anni e non ha quasi alcun senso legiferare in vista di periodi così lunghi.
Infine, a nome del mio gruppo, del PSE e dei liberali ho presentato un emendamento che rende possibile l' esenzione dai valori limite per le vibrazioni trasmesse a tutto il corpo per i settori agricolo e forestale.
Abbiamo trovato un compromesso in base al quale i settori agricolo e forestale, al pari dell' aviazione e della navigazione marittima, sono esentati dai valori limite per le vibrazioni trasmesse a tutto il corpo.
Lo abbiamo fatto perché nutrivamo dubbi in merito alla reale possibilità per l' agricoltura di rispettare tali condizioni.
<P>
In tale contesto mi sia consentito sottolineare due aspetti.
Come prima cosa ritengo che il calcolo delle conseguenze per l' agricoltura sia stato fortemente esagerato e quindi manchi di serietà.
Si è sostenuto che gli agricoltori potrebbero lavorare soltanto due ore al giorno.
Credo sia sbagliato, anzi, penso che nei calcoli si sia dimenticato che la direttiva vale solo per i dipendenti e non per i lavoratori autonomi.
L' altro aspetto che è importante segnalare è che la suddetta proposta di compromesso non significa che rinunciamo a combattere le vibrazioni dannose nel settore agricolo.
Semplicemente significa che optiamo per un altro metodo, e vale la pena di sottolineare che deve essere comunque rispettato il valore di esposizione che fa scattare l' azione.
Spero che la Commissione e il Consiglio guarderanno positivamente alla nostra proposta.
Spero altresì che le proposte ottengano un ampio sostegno dall' Aula.
Il testo in esame è corretto ed equilibrato e rispetta l' obiettivo primario della direttiva: garantire la flessibilità sul posto di lavoro assicurando al contempo ai lavoratori la necessaria protezione dalle vibrazioni dannose per la salute sul posto di lavoro.
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<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="FR" NAME="Hermange">
Signor Presidente, la proposta di direttiva che esaminiamo in seconda lettura fa parte delle misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori, obiettivo al quale, come è noto, il nostro Parlamento è giustamente molto attento.
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Si tratta comunque di trovare il giusto equilibrio fra, da un lato, l' esigenza di proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori e, dall' altro, la necessità di evitare che l' applicazione della direttiva provochi oneri eccessivi per le imprese e segnatamente per le piccole e medie imprese.
In effetti, l' adozione di valori limite d' esposizione troppo restrittivi che potrebbero rivelarsi da un punto di vista pratico tecnicamente difficili da rispettare finirebbero in realtà con l' andare a detrimento dei lavoratori, sia perché ciò li condurrebbe a limitare il loro tempo di lavoro a due ore il giorno, sia perché la non applicazione dei valori limite condurrebbe a ridurre fortemente la loro reale protezione.
<P>
Trattandosi pertanto di un solo aspetto - le vibrazioni - occorre anche tenere conto del fragile accordo, ottenuto con difficoltà, fra i vari imperativi nazionali, evitando di imporre nuovi ed eccessivi vincoli ai settori e alle industrie interessate.
<P>
A tale proposito vorrei dire che la nostra commissione parlamentare non ha potuto lavorare a causa di un calendario troppe volte modificato.
Non siamo riusciti a sentire per tempo tutte le persone competenti in materia e questo lo deploro.
<P>
Per tutte queste ragioni, il nostro gruppo ritiene che gli emendamenti adottati in commissione per l' occupazione e gli affari sociali rappresentino un compromesso abbastanza accettabile fra le esigenze in materia di protezione dei lavoratori e di competitività dell' industria europea.
Ritiene tuttavia che sia indispensabile l' inclusione di una possibilità di deroga per i settori agricolo e silvicolo, nella misura in cui l' attuale situazione della tecnica e la periodicità del rinnovo delle macchine in quei settori non permetterebbero un' efficiente applicazione dei valori limite d' esposizione.
<P>
A titolo personale, segnatamente per quanto concerne il lavoro che abbiamo svolto la settimana scorsa, desidero ringraziare la relatrice per la sua cooperazione costruttiva.
Auspico, signora Commissario, che nell' ambito della procedura di conciliazione con il Consiglio tale spirito d' apertura possa permettere di trovare un punto d' intesa mediano affinché la direttiva possa essere adottata in tempi ragionevoli.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="EN" NAME="Hughes">
Signor Presidente, desidero congratularmi con la relatrice, onorevole Thorning-Schmidt per l' enorme padronanza che ha dimostrato di avere di questa materia squisitamente tecnica, sia in sede di commissione che in Aula.
<P>
Mio padre e i suoi fratelli, e di fatto tutti i maschi della mia famiglia, hanno lavorato nelle miniere di carbone del Nord-Est dell' Inghilterra e la gran parte di loro ha ricevuto un indennizzo per il "dito bianco industriale" , che è causato dalle vibrazioni al sistema mano-braccio, e per ipoacusia di origine industriale.
Questa proposta sugli agenti fisici è per me una proposta estremamente reale.
<P>
Le vibrazioni sono state in passato un grave problema, ma continuano ad esserlo e lo dimostrano le fortissime pressioni esercitate su tutti i deputati di questo Parlamento da parte di diversi settori dell' industria in merito alla proposta.
Vorrei ripetere quanto ha detto la relatrice in merito agli altri elementi della direttiva originaria sugli agenti fisici.
La direttiva originaria sul rumore del 1986 avrebbe dovuto essere rivista nel 1991.
Sono passati dieci anni e ancora la legislazione vigente sul rumore non è stata oggetto di revisione.
<P>
In merito alle radiazioni ottiche, i laser industriali erano ancora nella fase embrionale quando fu presentata la proposta originaria; ora sono ampiamente in uso ed è necessario aggiornare e emanare una normativa in materia a livello europeo relativa ai campi e alle onde.
Siamo costantemente bombardati da campi e onde di tutti i tipi e di tutte le intensità nelle nostre case e sul posto di lavoro.
Ciò è destinato ad aumentare radicalmente in seguito a sviluppi come il nuovo standard "Blue-Tooth" .
Tutti gli elementi ancora pendenti stanno diventando sempre più urgenti e spero che la Commissione continui il suo buon lavoro inteso a superare lo stallo esistente in seno al Consiglio.
<P>
La relatrice ha introdotto una serie di emendamenti importanti nella sua relazione, ma probabilmente uno dei più importanti è l' emendamento n. 2 che riguarda le vibrazioni trasmesse al corpo intero.
L' emendamento n. 2 rappresenta un compromesso e si pone tra la proposta iniziale della Commissione e la posizione comune e spero che riceverà il sostegno dell' Aula.
<P>
Siamo stati oggetto di lobbying energico in particolare riguardo alle vibrazioni trasmesse al corpo intero.
Mentre vi è un consenso generale in merito alla necessità di intervenire per le vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio, i gruppi di pressione industriali si sono adoperati a fondo per convincere i deputati della mancanza di un nesso tra vibrazioni trasmesse al corpo intero e danno.
So per certo che la Commissione ha almeno 17 faldoni di documenti che provano la causalità tra esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo intero e danno.
La difficoltà è individuare la proporzione del danno dovuta direttamente alla vibrazione trasmessa al corpo intero e la proporzione dovuta ad altri fattori, come la cattiva postura o le carenze ergonomiche.
Esiste un nesso causale ed occorre intervenire.
Spero che la relatrice trovi sostegno su questo punto.
<P>
La relatrice inoltre ha citato il compromesso per l' esenzione dell' agricoltura.
Si è rivelato necessario introdurre un simile compromesso; l' esenzione, se passerà, avrà una durata di cinque anni.
Avrei preferito evitarlo, ma è stato necessario per garantire il consenso politico per il voto odierno.
Se il voto sarà favorevole, la Commissione non dovrà ricorrere al solito trucco di aspettare tutti i cinque anni prima di valutare le prove scientifiche e presentare una proposta.
Il lavoro preparatorio deve essere svolto rapidamente, prima che i cinque anni siano trascorsi.
<P>
In pratica quanto perseguiamo e continueremo a cercare di ottenere in sede di conciliazione, oltre alla discussione e al voto odierni, è un equilibrio tra valore che fa scattare l' azione e valore limite, che sia accettabile e praticabile per l' industria, ma allo stesso tempo vogliamo promuovere una migliore tecnologia ingegneristica che elimini le vibrazioni dalle nuove apparecchiature e migliori la considerazione dei requisiti ergonomici.
Spero che quest' oggi la relazione sia approvata.
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
Mi soffermerò specificamente sulle vibrazioni trasmesse al corpo intero.
Come è stato già detto è dimostrato che il "dito bianco" può essere causato dalle vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio, ma non credo che esistano prove sufficienti di gravi rischi per la salute dei lavoratori derivanti dalle vibrazioni trasmesse al corpo intero.
Esiste un leggero rischio per la salute, ma anche secondo le norme ISO non esiste un rischio quantitativo per la salute e quindi, in assenza di ulteriori prove scientifiche, credo che sarebbe folle imporre ulteriori oneri all' industria.
<P>
Sono lieta che la relatrice alla fine abbia accettato la necessità di un compromesso sull' agricoltura, perciò vi invito a votare a favore dell' emendamento n.
11 che escluderebbe il settore agricolo e forestale per cinque anni, per ridiscuterne al Parlamento dopo la presentazione di ulteriori ricerche e prove scientifiche.
Se non votassimo a favore del compromesso di cui all' emendamento n. 11, temo che in tutta l' Unione europea non si potrebbe tenere il raccolto.
Se non votassimo a favore, ad esempio, i manovratori di trattori potranno guidare il proprio trattore per 2-4 ore nell'arco di 8 ore e questo nel caso in cui passasse il livello di 0,8 m/s2 suggerito dalla relatrice.
Nonostante l' esenzione per agricoltura e silvicoltura sarà necessario tornare al livello di 1,15 m/s2 della posizione comune invece dello 0,8 proposto dalla relatrice, perché altrimenti altri settori dell' industria, come l' ingegneria, le mine, l' edilizia, avranno enormi problemi, quindi vi invito a non votare a favore di restrizioni maggiori per l' industria laddove il rischio per la salute non sia quantitativamente dimostrato.
Vi prego pertanto di non votare a favore della posizione della relatrice su questo punto e di tornare alla posizione comune votando a favore dell' emendamento n. 11 e contro gli emendamenti nn.
2, 4, 12 e 9.
<P>
<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="NL" NAME="Bouwman">
Signor Presidente, penso che la relatrice abbia fatto un lavoro eccellente.
Io sono stato consulente dei comitati aziendali, dei sindacati e delle aziende, anche nel campo delle condizioni di lavoro.
Ho dovuto trarre la conclusione che da circa quindici anni in Olanda - ma questo vale anche per altri Stati membri, mi riferisco alle cosiddette best practices - noi già lavoriamo in base alla norma ISO 2631, che la onorevole Thorning-Schmidt ha raccomandato e seguito.
Solo in ultima istanza alla fine abbiamo deciso di seguire l'emendamento della onorevole Hermange.
<P>
Concordo che non si debba guardare solo a quanto dicono le aziende.
Vanno sentite anche altre campane.
Il movimento sindacale ad esempio ha detto che il problema non è costituito solo dall'esposizione e dai problemi di salute che questa provoca, bensì anche ad esempio dai fenomeni di stanchezza.
In questo caso dal punto di vista della sicurezza la norma dovrebbe essere più severa di quanto non sia attualmente.
E' un aspetto che ancora non è stato discusso e ci dovrebbe permettere di trovare una via di mezzo.
<P>
<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="ES" NAME="Pérez Álvarez">
Signor Presidente, desidero anzitutto congratularmi con la onorevole relatrice per l' eccellente lavoro svolto. Ciò detto, consentitemi di ricordare che il paragrafo 1 dell' articolo 31 della Carta dei diritti fondamentali dell' Unione europea stabilisce che ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.
Si tratta di un' ampia dichiarazione posta all' interno del capitolo dedicato alla solidarietà, nella quale rientrano non solo i provvedimenti relativi ai rischi più comuni ed evidenti (infortuni dovuti a cadute o al contatto con materiale abrasivo), ma anche molte misure preventive contro quei rischi che, a un occhio inesperto, potrebbero passare inosservati. Parlo dei rischi cui sono esposti coloro che lavorano nelle miniere, nell' edilizia o nei trasporti.
In totale, secondo quanto dicono gli esperti, questi problemi riguardano nientemeno che il 24 percento dei lavoratori europei e si concretano in una duplice forma: la vibrazione trasmessa al sistema mano-braccio, con il manifestarsi di disturbi quali l' indebolimento delle dita, la diminuzione della forza prensile eccetera, e la vibrazione trasmessa al corpo nel suo insieme, che provoca dolori alla schiena, lombalgie, ernie eccetera.
<P>
E' bene ricordare, signora Commissaria, che tali misure non debbono essere circoscritte agli agenti fisici connessi alle vibrazioni, ma debbono comprendere anche i rumori, le onde e i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche e così via. In questo contesto, bisogna tenere conto anche del periodo di transizione necessario per l' adeguamento al disposto delle decisioni così adottate.
Sono convinto che tutti gli imprenditori e i lavoratori perseguano un obiettivo comune, ossia quello di migliorare lo scenario occupazionale e le condizioni dell' ambiente di lavoro.
Occorrerà un periodo di transizione per consentire la sostituzione delle attrezzature, per migliorare e adeguare i procedimenti e bisognerà, inoltre, tenere conto delle differenze relative allo sviluppo tecnologico e al tipo di attività - per esempio quella agricola - mantenendo la consapevolezza che il rischio zero non esiste e che alla lotta per la sicurezza devono partecipare tutte le parti coinvolte: i lavoratori (dipendenti o liberi professionisti che siano), gli imprenditori, le amministrazioni locali, regionali e nazionali.
<P>
<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="EN" NAME="Bushill-Matthews">
Signor Presidente, nei miei due anni di mandato parlamentare non ho mai ricevuto una simile valanga di lettere di reclamo come su questa relazione.
Mi riferisco in particolare agli aspetti relativi alle vibrazioni trasmesse al corpo intero, piuttosto che alle vibrazioni al sistema mano-braccio.
Tali commenti non mi giungono solo da datori di lavoro, grandi e piccoli, nel settore agricolo, delle cave, delle miniere, dell' ingegneria e dell' edilizia - per citarne solo qualcuno - che sono giustamente preoccupati per la sopravvivenza stessa di questi settori una volta in vigore simili proposte.
Mi scrivono anche normali dipendenti preoccupati per i loro posti di lavoro, se gli emendamenti della relatrice venissero approvati.
<P>
Gli autorevoli lavori scientifici recentemente pubblicati in Germania, Italia, Regno Unito, nonché nel paese di provenienza della relatrice, la Danimarca, non dimostrano alcun nesso direttamente quantificabile tra vibrazioni trasmesse al corpo intero e mal di schiena.
Prendo atto che l' onorevole Hughes la pensa diversamente; non è la prima volta che il suo governo non è d' accordo con lui.
I commenti dei cittadini del mio collegio, cui mi riferivo, hanno due aspetti in comune: innanzi tutto la rabbia nei confronti dei deputati socialisti che hanno presentato simili emendamenti e la vera e propria incredulità per il fatto che tali deputati siano tanto lontani dalla realtà.
<P>
Sia chiaro: i commenti di cui sopra non hanno nulla a che vedere con la salute e la sicurezza, questioni di cui tutti noi riconosciamo l' importanza.
Hanno a che fare piuttosto con le conclusioni cui la relatrice è saltata rapidamente senza alcun supporto scientifico specifico.
Il governo britannico è fortemente contrario agli emendamenti della relatrice, che ritiene suscettibili di danneggiare l' industria e l' agricoltura senza alcun beneficio.
I deputati conservatori britannici concordano e sollecitano dunque i deputati laburisti britannici, che hanno appoggiato la relazione con tanta determinazione in sede di commissione, a sostenere ora la posizione comune e il nostro compromesso, presentato congiuntamente a diversi gruppi politici.
Invito tutti ad unirsi a noi per votare a favore della scienza e del buonsenso.
<P>
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="EN" NAME="Helmer">
Signor Presidente, si tratta davvero di uno dei peggiori atti legislativi che abbia mai visto in questo Parlamento.
I benefici che offre sono vaghi e ipotetici, non dimostrati e non quantificati, mentre i costi sono reali, immediati e massicci.
Secondo stime credibili, i costi dell' applicazione soltanto nel Regno Unito potrebbero oscillare tra i 15 e i 30 miliardi di euro.
Gli effetti si estenderanno a una vasta gamma di settori industriali, non solo l' agricoltura, ma i trasporti su strada, l' edilizia e molti altri ancora.
<P>
Sono stato contattato da un ventaglio eccezionalmente ampio di organizzazioni di settore che universalmente sono contrarie alla misura in oggetto e in particolare agli emendamenti che la rendono ancora più repressiva.
Tali organizzazioni includono: la Confindustria britannica, l' Unione nazionale degli agricoltori, l' associazione degli autotrasportatori, l' Associazione delle cave, l' industria del carbone e la JCB, impresa produttrice di attrezzature pesanti.
Pare che il limite fissato dalla direttiva restringerebbe l' orario di lavoro di un camionista a sei ore, di un manovratore di trattori a due o tre ore e di un taglialegna a 15 minuti.
Tutto ciò danneggerà enormemente le economie europee, costerà posti di lavoro.
E' stato sottolineato che una persona normale che si dedichi al jogging supera il limite di un fattore 7 o 8 e addirittura camminare per strada potrebbe violare le norme.
Mi sa che lunedì io stesso ho superato il limite sul pullman dall' aeroporto di Basilea a Strasburgo!
<P>
Inoltre la direttiva grava l' industria di nuovi costi e oneri amministrativi relativamente alla misurazione dei livelli di vibrazione e alla registrazione delle esposizioni.
Signor Presidente, è assolutamente necessario applicare alle proposte legislative europee un' adeguata valutazione dell' impatto della regolamentazione.
Se ciò fosse stato fatto, in questo caso non saremmo arrivati al punto in cui siamo.
Tutti gli eventuali benefici sono ampiamente controbilanciati dai costi.
Pare che non si possa respingere l' intera proposta, ma invito i colleghi a sostenere gli emendamenti che ammorbidirebbero il testo e a respingere gli emendamenti che lo renderebbero ancora più disastroso.
<P>
<SPEAKER ID=66 NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, a nome della Commissione desidero congratularmi con la onorevole Thorning-Schmidt per l' eccellente relazione, particolarmente in considerazione della difficoltà di un tema tecnico come questo. Non soltanto questo fascicolo è difficile, ma è sul tavolo del Consiglio dal 1994 e solo adesso la situazione comincia a sbloccarsi.
<P>
Ritengo che questa legislazione sulle vibrazioni sarà un passo fondamentale per ottenere una migliore protezione della salute e della sicurezza del lavoratori esposti ai rischi presentati da agenti fisici, ma evidentemente dobbiamo considerare l' impatto economico, l' impatto sulle imprese, piccole, medie e grandi.
Ecco perché proponiamo un approccio graduale.
<P>
Non possiamo dimenticare che un considerevole numero di lavoratori soffre a causa degli effetti dell' esposizione alle vibrazioni, in termini di disturbi neurologici, vascolari e muscolo-scheletrici.
Questo è un problema particolarmente grave e costoso per le imprese e la società e, fatto ancora più importante, causa sofferenze alle persone direttamente coinvolte come pure alle loro famiglie, e quando si discute di costi occorre calcolare il costo per le imprese dei problemi di salute dei loro dipendenti.
<P>
In merito ai vostri emendamenti, la Commissione ha lavorato parecchio per mantenere un elevato livello di protezione, pur garantendo al contempo la possibilità di raggiungere un compromesso.
Anche se riteniamo che sarebbero più appropriati valori inferiori maggiormente in linea con la proposta modificata, abbiamo accettato la posizione comune del Consiglio nell' ottica di raggiungere un compromesso globale.
La posizione comune aumenta i valori limite di esposizione e i valori di esposizione che fanno scattare l' azione per le vibrazioni trasmesse al corpo intero e introduce nuove disposizioni per i periodi transitori per le attrezzature da lavoro correnti in generale e per le attrezzature in uso in particolare nei settori agricoli e forestale.
<P>
Per motivi di coerenza, la Commissione dunque non può accettare l' emendamento n. 2 che diminuisce i valori di esposizione per le vibrazioni trasmesse al corpo intero contenuti nella posizione comune, né la parte dell' emendamento n.
5 che riduce la durata dei periodi transitori.
Tuttavia l' ultima parte dell' emendamento n. 5 sarebbe accettabile se leggermente riformulata.
<P>
Allo stesso modo la Commissione non può accettare gli emendamenti nn.
8 e 12 perché riaffermano semplicemente i principi della responsabilità del datore di lavoro già contenuti nella direttiva quadro, senza apportare alcun valore aggiunto, né gli emendamenti nn. 9 e 13 in quanto o eliminano la possibilità per gli Stati membri di offrire deroghe per le vibrazioni trasmesse al corpo intero in caso di lavoro stagionale, oppure consentono la ponderazione delle esposizioni che è già contemplata dalle norme ISO cui la direttiva si riferisce.
<P>
La Commissione non può accogliere l' emendamento n. 11 per motivi tecnici e politici.
Pur condividendo i principi che informano le modifiche proposte all' emendamento n. 1, la Commissione non può accettare la seconda parte che prevede l' impegno del Parlamento europeo e del Consiglio per procedere all' adozione delle altre parti della proposta originaria sugli agenti fisici.
Non si tratta di disaccordo politico; questa parte del considerando viola la regola secondo cui i considerando "non includono disposizioni normative o esortazioni politiche" .
Posso accettare gli emendamenti nn.
3 e 4 e 7 che chiaramente migliorano e chiariscono il testo.
<P>
Mi dispiace dover respingere l' emendamento n. 6 nella sua attuale forma.
Tuttavia potrei accettare l' idea di una giustificazione presentata da parte degli Stati membri per eventuali periodi transitori o deroghe da essi concessi.
Ciò andrebbe tuttavia integrato all' articolo 14, paragrafo 1.
<P>
Infine, desidero ricordare che l' approccio graduale che abbiamo utilizzato partendo con le vibrazioni, implica che ora dovremmo spingere con gli altri tre agenti fisici inclusi nella proposta originaria della Commissione: il rumore, i campi elettromagnetici e le radiazioni ottiche.
<P>
Per concludere, la Commissione può accettare in toto gli emendamenti nn. 3, 4 e 7; in parte gli emendamenti nn.
1, 5 e 6 e respinge gli emendamenti nn. 2, 8, 9, 11, 12 e 13.
<P>
<SPEAKER ID=67 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario Diamantopoulou.
<P>
Onorevoli colleghi, a giudicare da ciò che sento in Aula, direi che prossimamente dovremo adottare anche una direttiva sul rumore durante i dibattiti in Plenaria!
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi alle 12.00.
<P>
<SPEAKER ID=68 NAME="Morgan">
Signor Presidente, vorrei rivolgerle una domanda in merito alla decisione dell' Ufficio di presidenza riunitosi ieri sera sulla questione dello statuto del personale.
Vorrei sapere su quale base è stata adottata la decisione.
Penso che l' Aula dovrebbe ricordare che quando è stata votata la fiducia alla Commissione in carica ciò è avvenuto sulla base della necessità di una riforma radicale.
L' Ufficio di presidenza ieri sera ha deciso di adottare un approccio in qualche modo più cauto rispetto a quello adottato dalla Plenaria, ma noi non volevamo che si andasse avanti come in passato, volevamo un cambiamento radicale.
Vorrei sapere perché l' Ufficio di presidenza ha contraddetto lo spirito della decisione della Plenaria sia in riferimento alla relazione Van Hulthen sia in riferimento alla relazione Harbour e perché, vista l' importanza critica e la natura interistituzionale della questione, il Vicepresidente competente per la riforma, il Commissario Kinnock, non è stato invitato a tale riunione.
<P>
Signor Presidente, mi può assicurare che l' Ufficio di presidenza riesaminerà la questione e inviterà il Vicepresidente della Commissione a rivolgersi all' Ufficio di presidenza al fine di emendare la lettera che è stata concordata ieri sera?
<P>
<SPEAKER ID=69 NAME="Presidente">
Ho partecipato personalmente all' Ufficio di presidenza ieri sera e non mi pare che l' Ufficio di presidenza abbia adottato una decisione definitiva.
Si è deciso di scrivere al Presidente Prodi e quindi la questione è ancora in discussione.
<P>
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="EN" NAME="Harbour">
All' ultima tornata avevo sollevato una mozione di procedura sulla questione e avevo chiesto alla Presidenza di presentare quanto prima all' Aula una relazione esauriente sullo stato di avanzamento delle discussioni sulla riforma.
Per il momento non abbiamo ricevuto alcuna relazione e in questo contesto sottolineo le preoccupazioni espresse dalla onorevole collega Morgan.
Nella mia relazione, approvata a larghissima maggioranza dall' Aula, avevamo indicato come elemento cardinale della riforma la struttura lineare delle carriere basata sul merito.
Dai commenti formulati da uno dei Vicepresidenti del Parlamento alla stampa e non in quest' Aula risulterebbe che tale questione non sarebbe più considerata importante dall' Ufficio di presidenza.
<P>
Spero di poter contare sul sostegno dei colleghi in quest' Aula se dico che noi continuiamo a ritenere questo punto l' asse cardinale delle riforme e non vediamo per quale motivo il Parlamento non dovrebbe seguire una linea simile a quella adottata dalla Commissione in questo settore cruciale.
<P>
<SPEAKER ID=71 NAME="Presidente">
Il punto sollevato da lei e dalla onorevole Morgan sarà nuovamente trattato all' Ufficio di presidenza.
Posso garantirle che riceverà la considerazione che merita.
<P>
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="EN" NAME="Elles">
Signor Presidente, possiamo interpretare le sue parole nel senso di una garanzia che non verrà inviata alcuna lettera fintanto che l' Ufficio di presidenza non si sarà riunito nuovamente giovedì, perché credo sia questo che l' Aula vuole sentire?
<P>
<SPEAKER ID=73 NAME="Presidente">
Non sono in grado di dirvi quale sia lo status della lettera in questione.
Immagino che sia già stata inviata quindi non posso dire che non sarà inviata.
Ma la questione verrà discussa diffusamente quando l' Ufficio di presidenza si riunirà di nuovo domani.
<P>
<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
Signor Presidente, vorrei semplicemente obiettare al fatto che le relazioni Thorning-Schmidt e Ghilardotti siano poste in votazione a ridosso della discussione.
Alcuni gruppi non hanno avuto modo di esaminare in particolare la relazione Ghilardotti e di discuterne.
Per lo meno, se il caso si ripresentasse in futuro, potremmo esserne avvisati prima?
Ne siamo stati informati soltanto ieri sera e ormai era troppo tardi per fare qualsiasi cosa.
<P>
<SPEAKER ID=75 NAME="Presidente">
La relazione in questione è prevista per oggi da quando è stato stilato l' ordine del giorno.
Riceviamo numerose lamentele dalla stampa che ci rimprovera di non tenere la votazione abbastanza vicino alla discussione.
Quindi occorre trovare un punto di equilibrio.
<P>
<CHAPTER ID=6>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="DE" NAME="***">
<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
Signor Presidente, leggendo l' articolo 144 del regolamento, vedo che il dibattito non è previsto solo se la commissione responsabile non presenta alcun emendamento o se tutti gli emendamenti proposti sono approvati col voto contrario di massimo tre membri.
Ora, la relazione viene trattata senza dibattito anche se contro la proposta della commissione di presentare il candidato svedese, Tobisson, avevano votato più di tre onorevoli in quanto egli non dispone di esperienza in materia di revisione dei conti.
Fatta questa premessa, desidero che diate un giudizio sulla correttezza di questa procedura, in base alla quale si può votare senza dibattito - e senza la possibilità di presentare pubblicamente le motivazioni - anche se tre onorevoli hanno votato contro suddetta candidatura.
Chiedo che questo tema venga trattato dal Parlamento in seduta plenaria.
<P>
<SPEAKER ID=78 NAME="Presidente">
Evidentemente ogni deputato ha facoltà di votare come crede.
Lei, giustamente, si è richiamato all' articolo 114 del Regolamento.
La commissione ha chiesto di sottoporre la questione all' Aula.
La situazione in cui ci troviamo è che la conferenza dei presidenti ha approvato che la questione venisse iscritta all' ordine del giorno del Parlamento su richiesta della commissione.
Pertanto si procederà alla votazione.
<P>
(Il Parlamento approva le nove risoluzioni poste in votazione in successione)
<P>
Relazione (A5-0318/2001) dell' onorevole Didier Rod a nome della commissione per l' ambiente, la salute pubblica e la politica dei consumatori concernente la proposta di raccomandazione del Consiglio sull' uso prudente degli agenti antimicrobici nella medicina umana (COM(2001)333 - C5-0411/2001 - 2001/2164((COS))
<P>
<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="FR" NAME="Rod">
. (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la resistenza agli agenti antimicrobici è attualmente la causa di centinaia di migliaia di morti nel mondo.
Malattie che credevamo sotto controllo, come la tubercolosi o la peste, rifanno la loro comparsa e minacciano gravemente la salute umana, specialmente nei paesi in via di sviluppo.
Votando la relazione dell' onorevole Khanbhai è stato riconosciuto che la resistenza agli antimalarici è una delle cause di mortalità connesse alla malaria.
Oggi però è noto che una delle vere cause dell' attuale situazione in Europa è l' errato utilizzo degli antibiotici e l' eccessivo consumo, non soltanto nella medicina umana ma anche nell' alimentazione animale.
Nelle relazioni sugli OGM si afferma la stessa cosa...
<P>
<SPEAKER ID=80 NAME="Presidente">
Mi dispiace interromperla, in quanto lei è il relatore, ma non è corretto che il relatore cominci a fare un discorso prima della votazione.
Se lei ha da dire qualcosa che riguarda la votazione la ascolteremo, ma se non riguarda la procedura di voto le faccio presente che in qualità di relatore lei ha già avuto modo di esprimersi sul merito della discussione.
<P>
<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="FR" NAME="Rod">
<SPEAKER ID=82 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=83 NAME="Blak, Lund e Thorning-Schmidt">
I socialdemocratici danesi oggi hanno votato a favore della nomina di nove nuovi membri della Corte dei Conti.
Tutti e nove i candidati hanno buone possibilità di diventare eccellenti membri della Corte dei Conti.
Tuttavia ricordiamo agli Stati membri che nel nominare i propri candidati essi sono tenuti a considerare seriamente il disposto dell' articolo 247, paragrafo 2: " I membri della Corte dei conti sono scelti tra personalità che fanno o hanno fatto parte, nei rispettivi paesi, delle istituzioni di controllo esterno o che posseggono una qualifica specifica per tale funzione.
Essi devono offrire tutte le garanzie d' indipendenza."
La Corte dei conti svolge un ruolo molto importante nel controllo dei fondi comunitari, pertanto è molto importante che i suoi membri godano di continuo rispetto.
<P>
<SPEAKER ID=84 NAME="Van Dam">
Con sentimenti contrastanti abbiamo espresso il nostro voto su questi nove membri nuovi o riconfermati della Corte dei Conti.
La funzione del PE in questo frangente è marginale, dato che il Consiglio è l'istituzione che effettua le nomine.
Appoggiamo tale ripartizione di competenze del Trattato, tuttavia, nella discussione del PE la qualità dei candidati deve essere chiaramente determinante.
Su questo siamo profondamente delusi sia riguardo a taluni Stati membri che per quanto riguarda la maggioranza della commissione per il controllo di bilancio.
<P>
Taluni candidati a nostro parere sono chiaramente insufficienti e in nessun caso soddisfano i requisiti del Trattato.
Uno Stato membro che presenta un candidato unicamente sulla base di una lunga carriera politica, senza che abbia le qualifiche richieste in materia di revisione dei conti, dovrebbe vergognarsi.
Ma anche per il resto il livello dei candidati era molto diverso.
Per una carica tale, di elevata responsabilità e di grande importanza per le finanze comunitarie, si dovrebbero poter candidare solo veri e propri esponenti di grande rilievo in campo politico e finanziario.
<P>
Visto che ciò in taluni casi non è avvenuto, ad alcuni candidati abbiamo dato il beneficio del dubbio, ma non ce la siamo sentita di votare a favore dei candidati più deboli.
<P>
Relazione Rod (A5-0318/2001):
<P>
<SPEAKER ID=85 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Non discuteremo le argomentazioni di natura medica addotte a favore della limitazione del consumo di antibiotici e di altri agenti antimicrobici.
Tuttavia, la relazione indica la necessità di risparmiare sulle spese sanitarie.
Sebbene da un punto di vista generale tale argomentazione possa essere giustificata, noi la respingiamo totalmente.
<P>
Sappiamo perfettamente che quando si tratta di fare economie sulle spese mediche, è sempre il consumo delle classi popolari e in particolare degli strati di popolazione più poveri, che ne subisce le conseguenze.
Le "raccomandazioni prudenziali" di questo tipo che generalmente servono alle autorità governative per applicare misure restrittive, hanno come risultato di non incidere sull' eccessivo consumo di medicinali di chi è ricco ma di privare addirittura delle cure indispensabili chi è povero.
<P>
Pertanto, su questo punto ci siamo astenute.
<P>
Relazione Schmidt (A5-0324-2001):
<P>
<SPEAKER ID=86 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho parlato così spesso che non ho più la voce.
Forse ho fatto troppe dichiarazioni di voto!
<P>
Ho votato a favore della direttiva sugli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari perché i pensionati si arricchiscono - si fa per dire - anche con il risparmio che dà frutto.
In questo modo, se questi risparmi saranno fruttiferi, come propone questa direttiva, potranno imitare il grande navigatore solitario Chichester - il padre del nostro amato collega Giles Chichester - che ha compiuto 65 anni circumnavigando, come navigatore solitario, il mondo.
<P>
Relazione Jensen (A5-0319/2001):
<P>
<SPEAKER ID=87 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, la relazione Jensen ha visto il voto favorevole del Partito dei pensionati.
Vorrei tuttavia dire alla signora Diamantopoulou, Commissario, così impegnata a favore dei lavoratori e per aumentare il numero dei posti di lavoro in tutta Europa, che io, come rappresentante del Partito dei pensionati, credo che per avere più posti di lavoro dovremmo ridurre il costo del lavoro: dobbiamo cioè ridurre il costo delle prestazioni e dei contributi pensionistici, aumentando tuttavia l'importo delle pensioni.
Meno contributi e più pensioni: si può ottenere solo con un'oculata e corretta amministrazione del danaro dei contribuenti.
<P>
<SPEAKER ID=88 NAME="Bastos">
Già in occasione della prima lettura di questa relazione, nel febbraio del 2001, abbiamo avuto l' opportunità di appoggiarla.
La sua importanza richiede nuovamente il nostro appoggio e quindi il nostro voto favorevole.
<P>
Sviluppare, programmare, accompagnare e valutare la strategia europea di occupazione coinvolgendo le parti sociali e le autorità locali e regionali sono obiettivi importanti e indispensabili per la piena ed efficace realizzazione delle ambizioni strategiche definite dal Consiglio europeo di Lisbona.
Un maggiore numero di posti di lavoro e di migliore qualità si traduce in una maggiore coesione economica e sociale.
Pertanto, è imprescindibile un rafforzamento della cooperazione fra gli Stati membri per quanto concerne lo scambio di esperienze, d' informazioni e l' individuazione delle migliori prassi, di pari passo con il coinvolgimento delle parti sociali e delle autorità locali e regionali, senza trascurare l' applicazione di una politica d' informazione attiva e trasparente dei cittadini che tenga conto delle loro esigenze in materia di trasparenza.
<P>
In questa relazione va elogiata, in particolare, l' attenzione attribuita alla promozione delle pari opportunità tra uomini e donne nel mercato del lavoro.
<P>
La realizzazione di studi sulla disponibilità di strutture di accoglienza per i bambini e di servizi di assistenza e di prestazioni di cure a domicilio è uno strumento essenziale per valutare, in una prima fase, le carenze a questo livello e mettere in pratica, in una fase successiva, un piano d' azione volto ad agevolare la conciliazione della vita professionale con la vita famigliare.
<P>
Per quanto attiene al bilancio e alle dotazioni annuali, condividiamo e appoggiamo la posizione della relatrice.
<P>
Relazione Ghilardotti (A5-0325/2001):
<P>
<SPEAKER ID=89 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Ghilardotti.
Bene le informazioni ai lavoratori ma, signor Presidente, io ho provato a sostituire la parola "lavoratori" con la parola "pensionati".
Ne è risultata una bellissima relazione: l'Unione europea chiede più informazioni per i pensionati; l'Unione europea vuole consultare maggiormente i pensionati.
Sarebbero felici i pensionati di sapere che una relazione tratta di una maggiore informazione e consultazione dei pensionati, perché ancora oggi i pensionati europei, un giorno prima di riscuotere la pensione, a volte non ne conoscono nemmeno l'importo; non sanno l'età in cui potranno andare in pensione; non capiscono nulla dei documenti che vengono loro presentati.
<P>
Mi auguro quindi di poter votare presto anche a favore della consultazione e dell'informazione ai pensionati, oltre che ai lavoratori.
<P>
<SPEAKER ID=90 NAME="Crowley">
per iscritto.
(EN) La proposta posta in votazione ha una storia di 20 anni e oggi dovremmo raccogliere i frutti della conclusione di intensi negoziati e consultazioni tenutisi non soltanto in sede di Parlamento ma anche al Consiglio e tra le parti sociali.
<P>
La posizione comune offre gli strumenti più adeguati per garantire che si possa raggiungere l' obiettivo di garantire ai lavoratori l' accesso reale all' informazione e alla consultazione ed essa offre inoltre l' opportunità di fornire un contributo al continuo funzionamento dell' impresa.
<P>
Sfortunatamente, gli emendamenti proposti dalla relatrice e approvati dalla commissione per l' occupazione e gli affari sociali sono completamente contrari allo spirito della cooperazione raggiunta fino ad oggi.
In particolare la questione delle sanzioni imponibili a livello dell' Unione è un vero e proprio schiaffo alla sussidiarietà e alle competenze dei governi nazionali.
<P>
Tutto quello che ci abbiamo guadagnato è la conciliazione, che di certo non ci avvicina al vero obiettivo di garantire l' informazione e la consultazione dei lavoratori dell' Unione europea sulla gestione delle società.
<P>
<SPEAKER ID=91 NAME="Lambert">
In termini generali mi compiaccio dell' esito della votazione anche se avrei desiderato che un maggior numero di deputati fosse stato disposto a sostenere gli emendamenti relativi alle sanzioni contro le società che non applicano i requisiti della direttiva.
<P>
Tuttavia, non vi è alcun dubbio che le misure concordate dal Parlamento saranno determinanti per tanti lavoratori in tutta l' Unione europea.
Speriamo che grazie alle definizioni più precise dell' informazione richiesta e grazie alla proposta del rinvio delle decisioni ai fini di un esame circostanziato alla luce di proposte di esuberi di massa e di altri cambiamenti potenzialmente dannosi, riusciremo ad evitare che i lavoratori si ritrovino nella situazione di doversi rivolgere al Parlamento per tutelare i propri diritti e i propri interessi.
<P>
Mi compiaccio altresì dell' insistenza del Parlamento sul rapido recepimento della direttiva da parte di tutti gli Stati membri, a prescindere dall' attuale status di rappresentazione dei lavoratori.
<P>
Confido che il Consiglio ora seguirà il Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=92 NAME="Titley">
Appoggio incondizionatamente la relazione della onorevole Jensen.
La richiesta di aumentare la dotazione finanziaria dell' Unione destinata alla creazione di posti di lavoro giunge in un momento in cui l' Unione europea sta cercando di coordinare le sue strategie di occupazione tramite il cosiddetto metodo aperto di coordinamento.
Tali finanziamenti potrebbero contribuire in ampia misura a rafforzare dette iniziative e a consolidare il lavoro in atto dal Vertice di Lisbona dot.com.
Inoltre la relazione riconosce il ruolo valido e importante che le autorità locali e regionali possono svolgere nel processo di creazione dell' occupazione.
Soltanto lavorando con tali autorità che hanno a disposizione la vitale conoscenza approfondita delle esigenze e delle peculiarità dell' occupazione regionale sarà possibile raccogliere i frutti potenziali delineati nella relazione.
<P>
Relazione Thorning-Schmidt (A5-0320/2001):
<P>
<SPEAKER ID=93 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, tra i pensionati che hanno mandato qui me, Carlo Fatuzzo, come rappresentante del Partito dei pensionati al Parlamento europeo, ce ne sono anche molti ammalati in conseguenza delle vibrazioni meccaniche subíte nel corso della loro vita lavorativa.
Ho votato quindi a favore della relazione dell'onorevole Thorning-Schmidt, anche se lei vorrebbe che io non parlassi più in quest'Aula, con un suo emendamento anti-Fatuzzo, fortunatamente respinto dalla commissione per l'occupazione e gli affari sociali.
Suggerisco dunque che si limiti l'orario di lavoro là dove ci sono vibrazioni, inevitabili per l'attività da svolgere ma più frequenti rispetto ai massimi concessi.
<P>
<SPEAKER ID=94 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Secondo la relatrice, il 24 percento dei lavoratori dell' Unione europea è esposto alle vibrazioni meccaniche.
Essenzialmente si tratta di coloro che lavorano nelle miniere, nell' edilizia, nella produzione, nelle foreste e nei trasporti.
<P>
Le vibrazioni trasmesse alle mani provocano disturbi gravi e quasi sistemici, come il fenomeno della "mano bianca" nei boscaioli e nei selvicoltori: restringimento del canale carpale, cattiva circolazione e insensibilità nervosa.
Le vibrazioni trasmesse a tutto il corpo provocano dolori lombari, ernie discali nonché degenerazione precoce della colonna vertebrale.
<P>
Tuttavia, nonostante questi danni accertati causati alla salute dei lavoratori, sono quasi dieci anni che una direttiva europea è in corso di elaborazione!
<P>
Il fatto che sia trascorso tanto tempo è dovuto alla resistenza opposto dal padronato del settore e dai fabbricanti di materiale, che non vogliono norme costrittive le quali farebbero sì che l' evoluzione tecnologica si ripercuoterebbe immediatamente sul materiale utilizzato.
Inoltre, le imprese non sempre usano materiale omologato.
Quando lo fanno non procedono obbligatoriamente a regolari revisioni e questo aumenta le vibrazioni.
<P>
Ma soprattutto le condizioni di lavoro imposte costituiscono fattori considerevolmente aggravanti.
Spesso il materiale in causa è utilizzato da lavoratori pagati a cottimo, in condizioni penose di lavoro intensivo.
E' necessario imporre alle imprese la remunerazione di tempi regolari di pausa nel corso dell' intera giornata.
<P>
E' scandaloso che per guadagnarsi il pane vi siano lavoratori che perdono la salute.
<P>
Relazione Korhola (A5-0321/2001):
<P>
<SPEAKER ID=95 NAME="Fatuzzo">
Quando si rispetta l'ambiente come lo si rispetta con questa direttiva dell'onorevole Korhola, signor Presidente, siamo tutti allegri e felici.
Infatti, sono appena tornato da una visita della commissione per l'ambiente in Slovacchia, dove abbiamo visto i progressi di questo paese in campo ambientale, e devo dire che eravamo tutti allegri e felici, signor Presidente.
Pensi che una sera, mentre mi accingevo a salire in ascensore al secondo piano, ho visto precipitarsi dentro l'ascensore l'onorevole Bushill-Matthews in compagnia del solitamente impassibile onorevole Blokland, anche loro molto felici, esclamando ad alta voce: "Ma Fatuzzo, non possiamo lasciarti solo con la onorevole Malliori!", che tutti sappiamo essere, come tutte le donne greche, molto affascinante.
Persino l'onorevole De Roo, che è molto attento al silenzio, ha sentito questi discorsi!
<P>
<SPEAKER ID=96 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
"Partecipazione dei cittadini alla stesura di determinati piani e programmi in materia ambientale" : ovviamente siamo favorevoli.
Tuttavia, ancora una volta, questa relazione è un testo velleitario in cui le buone intenzioni sbandierate non nascondono l' inefficacia delle misure proposte.
Considerando anche solo la Francia con la riapertura della galleria del Monte Bianco fatta contro il parere della popolazione locale, con le inascoltate proteste degli abitanti della Valle del Rodano contro le nocività acustiche del trasporto pesante sull' autostrada, o ancora con il tracciato della linea del treno ad alta velocità, l' attualità ci dimostra la scarsa considerazione che le autorità rivolgono all' opinione pubblica quando si esprime.
<P>
Ma c' è di più: che controllo possono esercitare oggi i cittadini per impedire l' inquinamento di centinaia di chilometri di costa come è successo con la catastrofe dell' Erika?
<P>
Che controllo possono esercitare per impedire che possa verificarsi un disastro, purtroppo non soltanto ecologico, come quello dell' esplosione dello stabilimento AZF?
<P>
In realtà, finché i cittadini non hanno i poteri e i mezzi per controllare l' attività di imprese come Total, Fina, Elf, né la possibilità di vietare loro una politica di risparmio a scapito della società e dei loro lavoratori, l' espressione "partecipazione dei cittadini" è un' espressione priva di significato.
<P>
Ci siamo astenute.
<P>
<SPEAKER ID=97 NAME="Figueiredo">
Questa proposta di direttiva, pur introducendo correzioni positive in talune normative comunitarie, costituisce una prospettiva riduttiva e inadeguata dell' applicazione della Convenzione di Aarhus, già ratificata da tutti gli Stati membri dell' Unione europea.
Nel frattempo il contributo per l' attuazione della Convenzione di Aarhus negli Stati membri è calato così come è diminuita l' applicazione della Convenzione nelle procedure e decisioni di competenza comunitaria.
<P>
Le proposte contenute nella relazione della onorevole Korhola, in generale, mirano al miglioramento del testo, sebbene siano insufficienti per risolvere tutte le lacune della proposta di direttiva. Pertanto, abbiamo votato a favore di altri suggerimenti che hanno approfondito le proposte della relazione, contribuendo, in tal modo, a evitare di perdere un' opportunità nel difficile processo di attuazione della Convenzione di Aarhus.
<P>
Un altro aspetto scaturito chiaramente da questo dibattito è l' importanza del contenuto di quella Convenzione e quindi la sua ratifica da parte di tutti gli Stati membri giustifica un approfondimento della riflessione, una discussione più estesa con un' ampia partecipazione nonché una risposta più idonea e impegnata da parte della Commissione e non la visione minimalista della proposta che ha inviato al Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=98 NAME="Fitzsimons">
La proposta in votazione intende garantire opportunità di partecipazione pubblica in una fase preliminare e decisiva dei processi decisionali in materia ambientale.
Comprende, fra l'altro, la partecipazione pubblica e la stesura di taluni piani e programmi, la maggiore partecipazione alla procedura di attuazione delle dichiarazioni relative alla valutazione dell' impatto ambientale come pure l' attuazione di misure integrate di prevenzione e controllo dell' inquinamento.
<P>
L' allegato 1 della direttiva elenca gli strumenti in base ai quali per la prima volta il pubblico ha modo di partecipare alla stesura di piani e programmi.
Tali disposizioni devono essere incluse nelle direttive sui rifiuti, sulla protezione delle acque dall' inquinamento da nitrati come pure nella direttiva sui rifiuti pericolosi, gli imballaggi in rame, la qualità dell' aria e le discariche di rifiuti.
<P>
La direttiva è principalmente intesa a garantire l' informazione del pubblico in tempi ragionevoli.
Il pubblico deve avere l' opportunità di esprimere commenti e opinioni prima che le decisioni siano adottate.
<P>
E' importante che i cittadini europei siano coinvolti nelle decisioni adottate a livello europeo.
L' Unione europea e i governi nazionali sostengono il principio della sussidiarietà che garantisce l' incorporazione nel processo decisionale del contributo locale ogni qual volta sia possibile.
Siamo tutti informati anche della verifica ambientale dei regolamenti e delle direttive europee che avviene ormai costantemente.
<P>
Io sono favorevole al progresso, sono favorevole allo sviluppo economico.
Dobbiamo garantire che vi sia un equilibrio tra protezione del nostro ambiente e progresso economico in ogni momento.
La direttiva in esame è un atto legislativo equilibrato che sono certo otterrà il favore di tutti i deputati di questo Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=99 NAME="Lambert">
In termini generali mi compiaccio dell' esito della votazione anche se avrei desiderato che un maggior numero di deputati fosse stato disposto a sostenere gli emendamenti relativi alle sanzioni contro le imprese che non applicano le disposizioni della direttiva.
<P>
Tuttavia, non vi è alcun dubbio che le misure concordate dal Parlamento saranno determinanti per tanti lavoratori in tutta l' Unione europea.
Speriamo che grazie alle definizioni più precise dell' informazione richiesta e grazie alla proposta del rinvio delle decisioni ai fini di un esame circostanziato alla luce di proposte di esuberi di massa e di altri cambiamenti potenzialmente dannosi, riusciremo ad evitare che i lavoratori si ritrovino nella situazione di doversi rivolgere al Parlamento per tutelare i propri diretti e i propri interessi.
<P>
Mi compiaccio altresì dell' insistenza del Parlamento sul rapido recepimento della direttiva da parte di tutti gli Stati membri, a prescindere dall' attuale status di rappresentanza dei lavoratori.
<P>
Confido che il Consiglio ora seguirà il Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=100 NAME="Titley">
Appoggio incondizionatamente la relazione della onorevole Korhola.
In un' epoca in cui tanti cittadini di tutti gli strati della società si sentono emarginati e privati dei loro diritti politici, la richiesta di partecipazione dei cittadini alla stesura di taluni piani e programmi in materia ambientale è sicuramente necessaria.
Tale proposta, la prima nel suo genere, potrebbe far sì che quotidianamente i cittadini siano coinvolti e chiamati a pronunciarsi su questioni che spaziano dalla qualità dell' aria alla protezione delle acque.
<P>
La relazione formula raccomandazioni pratiche e concrete su come realizzare la partecipazione dei cittadini in questa materia: ad esempio l' informazione deve essere messa a disposizione in tempi ragionevoli.
Inoltre i cittadini dovrebbero avere diritto di presentare i propri commenti per iscritto o oralmente.
<P>
La relazione riguarda molte questioni complesse di cui i responsabili politici hanno dovuto occuparsi dopo le dimostrazioni di Seattle, Stoccolma e Genova: potrebbe portare a una maggiore trasparenza e ad un maggiore controllo democratico in quanto i cittadini potrebbero sia controllare la totale autonomia dei responsabili decisionali sia ricevere maggiori informazioni sulle decisioni adottate per loro conto.
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<SPEAKER ID=101 NAME="Vairinhos">
. (PT) L' effettiva partecipazione dei cittadini all' elaborazione di piani e programmi in materia ambientale è della massima importanza perché tutta la divulgazione dell' informazione al pubblico è necessaria, in particolare via Internet.
<P>
Vi sono altre aree connesse all' ambiente alle quali i cittadini debbono partecipare: i Fondi strutturali, il Fondo di coesione e la Politica agricola comune e quindi la Commissione deve rivedere la sua decisone di considerare le opzioni di politica generale come non vincolanti e aver cura che le sue proposte siano il risultato delle esigenze stabilite nella Convenzione di Aarhus concernenti l' effettiva partecipazione dei cittadini.
<P>
Occorre definire nel modo più aperto possibile cosa si intende con il termine "pubblico" .
<P>
Vista la disparità di accesso ad adeguati mezzi di valutazione confrontati con le risorse delle grandi imprese o delle autorità pubbliche, l' accesso alle risorse per i piccoli gruppi locali di volontari è importante e deve essere considerato.
<P>
Relazione von Boetticher (A5-0339/2001):
<P>
<SPEAKER ID=102 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, in questi aeroplani che mi portavano in Slovacchia, chiudendo gli occhi un attimo, come mi capita di frequente quando faccio poi interessanti sogni di cui ho dato relazione in molte dichiarazioni di voto, ho visto mia figlia Cristina - che, come tutti sappiamo, da sei anni cerca di laurearsi in legge - che finalmente si era laureata.
Si era laureata con specializzazione in diritto comunitario e aveva ricevuto un premio di 1.000 euro per aver approfondito il diritto comunitario, come si vorrebbe ottenere con questa relazione von Boetticher.
Ho pertanto votato a favore di questa relazione.
Ma, signor Presidente, era un sogno il fatto che mia figlia Cristina si fosse laureata in legge o era un sogno il fatto che avevamo finalmente l'avvocato europeo, con 2.000 euro di premio, come si dovrebbe ottenere in Europa?
<P>
<SPEAKER ID=103 NAME="Blak, Lund e Thorning-Schmidt">
I socialdemocratici danesi al Parlamento europeo oggi hanno votato a favore della relazione, poiché concordiamo con la necessità per l' Unione di promuovere la cooperazione in materia di diritto civile a favore dei cittadini dell' Unione europea.
Tuttavia teniamo presente che tale regolamento non si applica alla Danimarca: si veda il Protocollo sulla posizione della Danimarca relativamente al Trattato sull' Unione europea.
<P>
Relazione von Boetticher (A5-0333/2001):
<P>
<SPEAKER ID=104 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore di questa seconda relazione von Boetticher.
Come votare contro una relazione che ha l'obiettivo di permettere di muoversi e circolare nell'Unione europea più velocemente e più rapidamente, con un effettivo controllo dell'identità degli indesiderati nella nostra Unione?
A proposito di questa relazione, durante i viaggi che ho fatto nei paesi dell'Est - Slovenia, Slovacchia, Bulgaria e Ungheria - molti pensionati mi si sono avvicinati e mi hanno detto: "Onorevole Fatuzzo, noi siamo felici che l'Unione europea faccia il possibile per farci circolare liberamente nell'Unione, però, a tutt'oggi, ci vengono chiesti i documenti dieci volte, veniamo controllati ogni momento, dobbiamo preparare numerosi documenti per muoverci da una parte all'altra.
Tenga presente che noi aspettiamo con ansia il giorno che finalmente potremo circolare veramente liberamente!"
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<SPEAKER ID=105 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Abbiamo votato contro questa relazione perché costituisce una semplice applicazione degli accordi di Schengen che non vogliamo avallare né direttamente né indirettamente.
Sebbene pretendano di organizzare la libera circolazione delle persone all' interno dell' Unione europea, gli accordi di Schengen erigono invece degli ostacoli a questa libertà, almeno per quanto riguarda coloro che sono originari di paesi esterni all' Unione europea.
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Noi siamo a favore della totale libertà di circolazione delle persone, che siano o non siano originarie dell' Unione.
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I Trattati europei garantiscono in effetti la libertà di circolazione dei capitali senza preoccuparsi della loro provenienza, al punto di permettere che i proventi del commercio di armi, del narcotraffico, o il denaro del terrorismo siano riciclati sul territorio europeo per non toccare il sacrosanto segreto bancario né il segreto degli affari.
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Il nostro voto esprime la nostra opposizione a un' Europa costruita per i capitali e non per gli uomini.
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Relazione Goebbels (A5-0302/2001):
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<SPEAKER ID=106 NAME="Fatuzzo">
Questa relazione dell'onorevole Goebbels intende evidenziare l'importanza del sistema monetario internazionale per coloro che utilizzano la moneta per cercare di migliorare la loro economia.
Ho votato a favore, ma mi è venuto un dubbio: mi sono ricordato di quel sciuscià napoletano, di quel ragazzo napoletano povero povero che, incontrando a Ischia un ricco, anziano industriale, si sentì dire: "Io alla tua età pulivo le scarpe, invece di stare qui a prendere il sole.
Poi ho comperato un tassì, poi una ditta di trasporti pubblici, poi una compagnia aerea, poi sono diventato il proprietario di una rete di satelliti."
"E adesso cosa fai?" gli chiese il ragazzo.
"Adesso sto qui a prendere il sole di Ischia e dell'Italia."
"E io" gli rispose il ragazzo, "che cosa sto facendo?!"
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<SPEAKER ID=107 NAME="Berthu">
La relazione dell' onorevole Goebbles sui modi per evitare le crisi monetarie internazionali nell' insieme è precisa, seria e ragionevole.
Ma non si può evitare di essere sorpresi di non leggervi una sola parola sull' euro e di non ritrovarvi nessun accenno all' argomento (tanto serio) che un tempo ci veniva propinato, vale a dire che l'euro, destinato a imporsi rapidamente come una grande moneta internazionale, avrebbe disciplinato il dollaro obbligando le autorità monetarie americane ad abbandonare il loro "benign neglect" .
E' vero che taluni analisti dissidenti pensavano invece che un sistema monetario internazionale bipolare dollaro/euro (o tripolare, se si conta lo yen) rischiava di essere più instabile del vecchio sistema unipolare (o bipolare).
Comunque il dibattito è stato interessante e avrebbe dovuto rientrare a pieno titolo nella relazione dell' onorevole Goebbels, con il vantaggio, fra l' altro, dell' esperienza, visto che l' euro, almeno sui mercati internazionali, è in vigore ormai da ben tre anni.
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Il relatore invece evita prudentemente questo tema.
Perché?
Semplicemente perché la tesi dell' euro stabilizzatore come quella dell' euro destabilizzatore poggiava sulla stessa ipotesi di base, vale a dire che l' euro sarebbe rapidamente diventato una seconda moneta internazionale, a fianco - se non al pari - del dollaro.
Ma siamo ben lungi da questo.
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Non solo l' euro non è una grande moneta ma è deprezzata, permanentemente sull' orlo della crisi di fiducia, e il suo ruolo internazionale non si sviluppa.
Soprattutto, stiamo avviandoci verso problemi inestricabili fra paesi membri!
Se l' Unione europea non avesse obbedito ai dogmatici, se avessimo sviluppato progressivamente l' ecu, pur rispettando le monete nazionali, il processo sarebbe stato più sicuro e più semplice.
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Infine, l' esperienza di questi ultimi tre anni conferma ciò che abbiamo sempre pensato: la falsa manovra dell' unificazione monetaria europea più che altro faciliterà la vita al dollaro.
La buona salute di questa moneta, malgrado i recenti attentati, sembra, d' altro canto, ancora una volta dimostrata.
E' comprensibile che il relatore non abbia voglia di soffermarsi sul tema.
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<SPEAKER ID=108 NAME="Dehousse">
A seguito dell' eccellente relazione del collega, onorevole Goebbels, il Parlamento europeo ha ricevuto una proposta già in partenza troppo limitata.
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Inoltre, il rappresentante della Commissione, a nome di quest' ultima, ha espresso una posizione anzitutto sbagliata e poi inaccettabile in quanto tace su tutti gli abusi commessi ai nostri giorni in materia di finanziamento internazionale, a parte il terrorismo, cominciando dal finanziamento del narcotraffico e della corruzione.
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Infine, una maggioranza disattenta o compiacente in seno al Parlamento ha respinto vari emendamenti costruttivi fra i quali la creazione di un Consiglio di sicurezza economica e sociale, la necessità di una migliore rappresentanza di tutti i continenti nelle istituzioni finanziarie mondiali e la necessità di limitare le transazioni finanziarie con gli Stati e i centri off-shore che non ottemperano alle norme minime internazionali.
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Il Parlamento si è addirittura rifiutato di dichiarare che "la speculazione finanziaria è una delle principali cause dell' instabilità finanziaria internazionale" .
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Quando le istituzioni parlamentari democratiche rifiutano di riconoscere l' evidenza significa che non sono più al servizio dell' interesse generale.
Per sottolineare questo aspetto mi sono astenuto non volendo respingere le poche ripercussioni positive che ancora possono esservi nella risoluzione dopo il naufragio di questa relazione.
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<SPEAKER ID=109 NAME="Figueiredo">
Come si rammenta nella relazione, dal 1975 al 2000 il mondo ha conosciuto circa 120 crisi monetarie definite dall' FMI come la svalutazione di una data moneta superiore al 25 percento in un anno.
Purtroppo, però, pur sapendo che ogni crisi provoca costi molto elevati per i paesi coinvolti, come è successo con la crisi asiatica dell' estate del 1998, la relazione non presenta misure radicali in grado di prevenire, con una certa efficacia, nuove crisi.
<P>
I dati della Banca dei regolamenti internazionali indicano un' enorme accelerazione dell' attività finanziaria internazionale, quasi raddoppiata negli anni Novanta, mentre la speculazione di borsa appare sempre più slegata dall' economia reale, e questo, insieme all' accelerazione della velocità di circolazione finanziaria, aggrava l' instabilità, contribuendo all' ampliamento del divario fra paesi più ricchi e paesi in via di sviluppo.
<P>
La relazione, a prescindere dalle considerazioni e dalle critiche che contiene, segnatamente sulla mancanza di democraticità dell' FMI e sul suo utilizzo da parte degli USA e del G7, non presenta grandi suggerimenti a livello di alternative.
Anzi, fin dall' inizio ritiene illusorio attendere la creazione, in un prossimo futuro, di una organizzazione delle Nazioni Unite che eserciti pieni poteri universali di regolamentazione e supervisione, mentre proprio questo doveva essere il cammino fondamentale da incentivare e seguire per ottenere relazioni internazionali giuste, solidali e democratiche, tenendo conto dello sviluppo e della lotta alla povertà.
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Sebbene sia positivo che il relatore riconosca che ricominciare da zero, nel senso della crescita e della lotta contro la povertà, significa cancellare il debito dei paesi più poveri, è deplorevole che non presenti altre proposte concrete, in particolare su un' imposta tipo Tobin o sulla lotta contro i paradisi fiscali e che in sede di seduta plenaria la maggioranza abbia respinto tutto quanto andasse in tal senso.
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<SPEAKER ID=110 NAME="Krivine">
La relazione dell' onorevole Goebbles si prefigge l' ambizioso obiettivo di far funzionare meglio il sistema monetario internazionale.
Ma a vantaggio di chi?
Abbiamo il diritto di porci questo interrogativo quando il relatore ritiene che " l' FMI sia l' unica istituzione che si preoccupi del buon funzionamento dell' economia mondiale" .
Le vittime dei suoi piani di adeguamento strutturale saranno raggianti di saperlo e non saranno obbligatoriamente convinte dalla richiesta rivolta all' FMI di tenere conto, d' ora in poi, degli "aspetti sociali" .
Inoltre, la relazione ha fatto la scelta significativa d' ignorare qualsiasi imposta sui movimenti speculativi (tipo Tobin tax) nonché la necessità di sopprimere i paradisi fiscali.
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Ciononostante non ho votato contro la relazione per appoggiare due richieste concrete che ci paiono fondamentali.
Noi siamo favorevoli all' annullamento del debito del terzo mondo e condividiamo pertanto la "cancellazione" del debito dei paesi più poveri e l' istituzione di una " procedura di moratoria" per gli altri.
Secondo noi quest' ultima non dovrebbe diventare un piano di rateizzazione ma dovrebbe permettere la denuncia di un debito illegittimo.
Malgrado tutte queste riserve, le proposte presentate vanno nella giusta direzione e non desidero ostacolarle.
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<SPEAKER ID=111 NAME="Presidente">
Dichiaro concluse le dichiarazioni di voto.
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(La seduta, sospesa alle 13.12, riprende alle 15.00)
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<CHAPTER ID=7>
Procedura di bilancio 2002
<SPEAKER ID=112 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=113 NAME="Costa Neves">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signora Commissario, onorevoli deputati, imbrigliato dalle "linee direttrici del bilancio 2002" , approvate il 3 aprile, il Parlamento ha attribuito particolare importanza al rafforzamento dell' efficienza all' interno delle Istituzioni europee, ponendo l' accento, in questo ambito, sulla riforma in corso della Commissione e sulla qualità dell' esecuzione del bilancio.
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In questo contesto, è stato riaffermato un appoggio politico inequivocabile alla riforma della Commissione e sono stati definiti i meccanismi volti ad affiancarla, cercando nel contempo di ovviare ai ritardi verificatisi, vedi quelli concernenti la regolamentazione del personale per la quale vogliamo che sia rispettata la posizione opportunamente presa nella risoluzione del Parlamento Europeo, vale a dire, fra gli altri, i meccanismi del pensionamento anticipato, la cui applicazione a tutte le Istituzioni europee è essenziale, e ancora il rafforzamento della capacità delle delegazioni esterne e una migliore connessione fra processi legislativi e di bilancio.
Si tratta di obiettivi noti e continueremo a lavorare per il loro conseguimento.
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Nel contempo, e al fine di migliorare l' accompagnamento dell' esecuzione di bilancio, ci aspettiamo dalla Commissione la definizione di obiettivi di esecuzione chiari e il rispettivo calendario, di cui verificheremo l'adempimento nel corso dell' anno partendo da elementi d' informazione di cui già iniziamo a disporre.
Di fatto, non è possibile valutare l' esecuzione di un bilancio se in contemporanea non abbiamo obiettivi definiti ed elementi d' informazione per verificarne la realizzazione.
E' noto che il Parlamento europeo attribuisce un' indubbia priorità allo svolgimento di un lavoro più approfondito a livello di esecuzione di bilancio.
Noi riteniamo importante essere in grado di prevedere il bilancio dell' anno successivo.
Per definizione il bilancio è una previsione.
Ma definire la previsione per l' anno successivo è importante tanto quanto verificare fino a che punto tale previsione è realizzata in pratica e laddove non lo fosse conoscerne le ragioni.
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Si contribuirà anche al recupero dei ritardi dei pagamenti già identificati e a una maggiore rapidità nei pagamenti dei nuovi impegni.
Nella misura del possibile intendiamo eliminare i residui da liquidare e d' altro canto vogliamo fare in modo che non sorgano altri residui da liquidare, altri RAL, tanto per utilizzare la terminologia abituale adottata in questo contesto.
<P>
Si promuoverà altresì il potenziamento delle spese operative a partire da corrispondenti riduzioni nelle spese amministrative.
Come è noto, tutto questo è connesso anche a un insieme di modifiche orizzontali, vale a dire modifiche trasversali a tutto il bilancio, proposte dalla commissione per i bilanci, volte realmente a garantire la riduzione del RAL, la maggiore rapidità nell' onorare i pagamenti nonché il rafforzamento delle spese operative a scapito delle spese amministrative.
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Inoltre, riaffermiamo l' intenzione di decidere unicamente in base a informazioni esaustive e, a tal fine, contiamo fra breve di poter disporre dei seguenti elementi che dovranno essere forniti dalla Commissione: da un lato, e in primo luogo, lo studio inteso a esaminare l' impatto delle diverse misure già prese nel settore agricolo nel contesto delle riforme previste nell' Agenda 2000, le loro conseguenze a livello di bilancio e quelle delle crisi della ESB e dell' afta epizootica, come pure le prospettive di evoluzione del bilancio agricolo.
Il Parlamento europeo non può essere una delle autorità di bilancio soltanto formalmente.
Per essere in grado di decidere su qualsiasi linea di bilancio e su qualsiasi categoria di bilancio ci occorre un' informazione aggiornata ed esauriente ed è certo che per quanto attiene all' ultima riforma della Politica agricola comune e all' impatto delle crisi dell'ESB e dell'afta epizootica in questo momento dobbiamo poter disporre di maggiori elementi.
Per questa ragione, è almeno dal mese di marzo che chiediamo che ci vengano forniti questi elementi che ci consentiranno di decidere con cognizione di causa, sia sul bilancio del 2002, sia sulla lettera rettificativa.
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Sempre con la preoccupazione di ottenere informazioni, speriamo che vengano identificate nuove misure per dare una risposta alla situazione creatasi a seguito degli attacchi terroristici dell' 11 settembre, soprattutto in relazione a Europol e Eurojust nel campo degli affari interni e della giustizia e anche delle azioni esterne con il potenziamento degli aiuti umanitari e la diversificazione della cooperazione in materia di sviluppo, ovviamente senza pregiudicare gli impegni assunti in precedenza.
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Tutti siamo consapevoli che la situazione creatasi a seguito dell' 11 settembre ha provocato profondi cambiamenti in termini di politica mondiale e quindi, poiché il bilancio è uno specchio di quella politica e serve per realizzarla, è inevitabile che questa nuova realtà abbia delle ripercussioni a livello di bilancio.
Tale nuova realtà comporta, di fatto, delle conseguenze sia sul 2001 che sul 2002 e in futuro.
Sono conseguenze fin d' ora note che riguardano i rifugiati e il problema drammatico che ne deriva ma sono note anche per quanto concerne un' azione concertata in termini di politica estera da parte dell' Unione europea.
Inoltre, non vogliamo essere posti sistematicamente davanti al fatto compiuto.
In questo momento è infatti possibile prevedere con certezza l' evoluzione di tali situazioni.
Queste nuove realtà debbono trovare riscontro nel bilancio, debbono trovare spazio all' interno del bilancio, poiché non possono essere messi in discussione gli impegni già assunti dall' Unione europea.
<P>
Abbiamo il massimo rispetto di quanto era stato definito nel 1999 in termini di prospettive finanziarie ma abbiamo il massimo rispetto anche delle dinamiche sociali, delle dinamiche politiche e, in funzione di tali dinamiche politiche, non possiamo esimerci dal trarre le debite conseguenze.
Varie volte abbiamo ribadito che non accetteremo che alle nuove esigenze, alle nuove sfide si risponda ponendo in causa le vecchie esigenze, che restano attuali oggi come lo erano ieri.
<P>
Nutriamo anche grandi aspettative per la relazione che i Segretari generali delle Istituzioni debbono stilare relativamente all' analisi pluriennale delle spese amministrative nell' ambito dei preparativi per l' ampliamento.
Riteniamo addirittura che come seguito naturale di questo lavoro effettuato a livello tecnico, si potrà successivamente continuare a livello politico con la collaborazione fra i due rami dell' autorità di bilancio.
In tal modo, a quel livello, potremo trarre le conseguenze politiche dalle informazioni, peraltro in corso, che otterremo tecnicamente.
<P>
Passando a questioni di altro tipo ma che sono anch' esse in sospeso per quanto riguarda la proposta della Commissione, siamo in attesa, in tempi brevissimi, della presentazione della proposta volta a porre in essere lo strumento di flessibilità che fornirà i mezzi necessari per la riconversione delle flotte pescherecce che dipendevano dal vecchio accordo di pesca con il Marocco.
Tale strumento di flessibilità è un meccanismo previsto dall' Accordo istituzionale, è stato attivato di anno in anno e siamo inattesa della relativa proposta per il 2002.
<P>
Per quanto attiene agli obiettivi settoriali, desidero sottolineare quelli ai quali abbiamo attribuito un' importanza particolare, quale il rafforzamento della competitività dell' Unione europea, al quale è stata associata la priorità per un maggior numero di posti di lavoro di migliore qualità.
Non sono sufficienti le dichiarazioni in sede di Consiglio europeo e nei Vertici europei, occorre in seguito metterle in pratica e un maggiore numero di posti di lavoro di migliore qualità significa anche un maggiore e migliore sostegno, maggiori e migliori meccanismi di appoggio alle piccole e medie imprese, nonché lo sviluppo dell' iniziativa e-learning, che vorremmo fosse dotata della relativa base giuridica e ancora il consolidamento di politiche comuni in materia di asilo e di immigrazione.
<P>
E' opportuno anche fare uno speciale riferimento all' intenzione di appoggiare la competitività delle regioni frontaliere degli Stati membri nel contesto del futuro ampliamento, nonché l' estensione dei vantaggi del programma Leader ai futuri Stati membri.
Di tutti questi aspetti si è tenuto conto sia nell' ambito delle nostre linee direttrici che sotto forma di emendamenti alle proposte di bilancio, nonché in termini di commenti che includiamo nelle proposte di bilancio.
Ovviamente, non mancheremo di batterci a favore del rafforzamento del livello di pagamenti.
So che si tratta di un tema che spesso gli Stati membri cercano di evitare ma di fatto se vogliamo Istituzioni europee più efficaci e se, d' altro canto, vogliamo più credibilità per la loro attività, se vogliamo che i rispettivi risultati siano più efficaci, non possiamo trascurare i mezzi di pagamento necessari.
Rammento che ai sensi dell' Accordo interistituzionale, per quanto riguarda le prospettive finanziarie, nel 2002 il livello di pagamenti rapportato al prodotto nazionale lordo degli Stati membri dovrebbe essere dell' 1,08 percento e le proposte del Consiglio sono ben al di sotto di questa percentuale.
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Concludo dichiarando la totale disponibilità, nel periodo che intercorrerà fra questa prima lettura del bilancio 2002 e la sua votazione in dicembre, a concordare posizioni con il Consiglio e con la Commissione in un processo di ricerca sistematica della più corretta ripartizione delle risorse disponibili e delle risposte adeguate alle sfide dei tempi che evolvono.
Dal prossimo giovedì, e dopo la votazione che si terrà quel giorno, speriamo di avere sul tavolo le proposte chiare del Parlamento europeo.
Vorremmo che tutto il lavoro di concertazione che si snoderà entro dicembre tenesse conto anche delle nostre priorità e di quanto vi ho appena illustrato, vale a dire che le posizioni del Parlamento europeo e del Consiglio meritano entrambe rispetto affinché alla fine sia possibile giovarci di quanto di meglio vi sia nell' una o nell' altra proposta.
Certamente, non accettiamo oggi, come non abbiamo accettato in passato, che si crei un dialogo fra sordi in cui gli uni esprimono la loro volontà e gli altri accettano ciò che gli uni dicevano di volere.
In questo caso concreto, affinché vi sia un autentico negoziato, occorre il rispetto delle posizioni degli uni e degli altri, è necessario prestare attenzione alle priorità degli uni e degli altri ed esaminare con occhio attento le priorità di tutti.
Soltanto seguendo questa strada l' esercizio del processo di bilancio sarà un esercizio valido, soltanto seguendo questa strada avremo la garanzia del successo finale, solo seguendo questa strada potremo sperare che in dicembre il bilancio sia votato e approvato.
Le nostre posizioni sono chiare, da parte nostra c' è disponibilità a negoziare, vogliamo che le proposte di ognuna delle parti siano esaminate approfonditamente affinché il risultato che ne scaturirà sia un risultato equilibrato.
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<SPEAKER ID=114 NAME="Presidente">
Grazie, signor relatore.
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Approfittando dei secondi che lei non ha utilizzato nel suo intervento, vi fornisco un dato che, probabilmente, vi risulterà gradito: ogni secondo della nostra Plenaria costa 9,73 euro.
Lo dico perché capiate che, visto il costo, sull' attribuzione dei tempi di parola dovrò essere inflessibile.
<P>
Ha facoltà la relatrice Buitenweg.
<P>
<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="NL" NAME="Buitenweg">
. (NL) Signor Presidente, questo suo intervento è costato un bel po' di soldi, ma forse riuscirò a essere più breve dei dieci minuti che mi sono stati assegnati e allora potremo compensare.
<P>
Signor Presidente, questa settimana speriamo di fare un grosso passo avanti verso la determinazione del bilancio 2002.
Negli ultimi mesi, in qualità di relatrice ho lavorato a questo fine e ho ricevuto molto sostegno da parte dei colleghi degli altri gruppi, la onorevole Gill, gli onorevoli Ferber e Virrankoski e gli altri colleghi e anche il relatore per il bilancio generale, onorevole Costa Neves, che voglio ringraziare tutti espressamente per la piacevole e fruttuosa collaborazione.
<P>
Anche i triloghi con il Consiglio non sono rimasti privi di risultati, e permettetemi di riepilogare le nostre benedizioni.
A partire da quest'anno il bilancio del Consiglio contiene un capitolo speciale per la politica estera e di sicurezza comune.
Adesso che il Consiglio inserisce nel suo bilancio le spese operative, - che purtroppo non rientrano fra le competenze della Commissione, - così come per la capacità di pianificazione militare, occorre rendere possibile il controllo democratico.
E' altrettanto importante avere un'idea chiara delle strutture amministrative che vengono messe in piedi per evitare sovrapposizioni con i servizi del Parlamento.
Ciò è impossibile in un bilancio generale del Consiglio se non è chiaro che cosa viene stanziato per che cosa e se il Parlamento non si esprime su queste spese amministrative in generale.
Pertanto siamo soddisfatti di avere un capitolo separato, poiché in tal modo il Parlamento può provare ad esercitare un minimo controllo.
<P>
Dato che abbiamo scelto questa strada, spero che il Consiglio accoglierà anche in seconda lettura alcune richieste razionali e molto logiche di questo Parlamento.
Ad esempio la questione delle lunghe notti selvagge dei Consigli europei.
Mi domando se i capi di governo tengano conto delle conseguenze finanziarie delle loro decisioni.
<P>
I rappresentanti del governo olandese in occasione delle riunioni del Consiglio europeo portano sempre con sé una speciale calcolatrice che tiene esattamente i conti delle conseguenze per il contributo olandese.
Ma chi deve rendere conto per le conseguenze per il bilancio europeo?
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Un esempio palese è il Vertice di Nizza.
Per facilitare un accordo sulla ponderazione dei voti in sede di Consiglio si è stati assai generosi con i seggi compensativi al Parlamento europeo.
Chi pagherà?
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Il Trattato di Amsterdam parlava di un massimo di 700 seggi, adesso siamo condannati a 732 seggi e gli edifici non sono sufficientemente capienti.
Nel contempo il numero dei parlamentari può superare gli 800, e mi immagino già la reazione del Consiglio quando si vedrà presentare il conto.
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Un esempio di natura del tutto diversa riguarda i Balcani.
Mentre davanti alle telecamere accese venivano promessi miliardi per la ricostruzione, il Consiglio tagliava, in sordina, gli stanziamenti per gli aiuti allo sviluppo.
Per evitare ripetizioni è ragionevole abbinare alle conclusioni politiche in occasione di Vertici importanti una scheda finanziaria.
Quanto costerà all'incirca e si tratta di nuovi stanziamenti?
Quando vengono presentate le conclusioni politiche sarebbe onesto presentare nel contempo anche la scheda finanziaria.
<P>
Così dall'accordo di Berlino la situazione nella rubrica 5 è cambiata drasticamente, poiché allora non si tenne conto degli sviluppi ad esempio nel secondo pilastro, la politica estera e di sicurezza comune, nel terzo pilastro, Eurojust, Europol, le spese per il Garante europeo per la protezione dei dati.
Si tratta di sviluppi positivi, ma occorrerebbe chiarire da dove devono provenire i fondi e a discapito di cosa andranno.
<P>
Un secondo argomento per il quale chiedo al Consiglio un atteggiamento positivo è la nostra richiesta di riflettere, separatamente dalla discussione annuale sul bilancio, su come utilizzare meglio i soldi dei contribuenti.
Anche durante il trilogo il Parlamento ha parlato della creazione di un gruppo di lavoro politico, in modo da poter valutare insieme come utilizzare meglio i soldi dei contribuenti, poiché ogni anno discutiamo dei dettagli e di piccole modifiche nel bilancio, ma gli obiettivi e i metodi di lavoro delle istituzioni ormai ben radicate non vengono mai sottoposti a una revisione approfondita.
<P>
Tuttavia dobbiamo avere il coraggio di staccarci dalle vecchie abitudini e chiederci nuovamente se tutte le Istituzioni, ad esempio tutte le agenzie, devono continuare ad esistere a queste condizioni.
Quest'anno iniziamo su scala ridotta chiedendo a tutte le Istituzioni di fissare un elenco di priorità negative.
Infatti, non dobbiamo solo aggiungere elementi al bilancio europeo, ma anche imparare a toglierne.
<P>
Anche attraverso la collaborazione interistituzionale si può risparmiare molto e tengo ad avanzare una proposta concreta.
Dal Trattato di Nizza aleggia nell'aria l'idea che il Consiglio abbia bisogno di un nuovo luogo di riunione per i vertici semestrali.
Ma per i contribuenti e anche per la vivibilità del quartiere Leopold la costruzione di un altro mastodontico edificio comporterebbe gravi conseguenze.
Pertanto, vediamo se insieme riusciamo a scoprire se sia possibile tenere in questo Parlamento alcune riunioni del Consiglio, o a Bruxelles o a Strasburgo.
<P>
Guardiamoci intorno, siamo in un meraviglioso edificio e a noi non dispiacerebbe se in seguito alla nostra collaborazione il Parlamento dovesse finire per riunirsi solo a Bruxelles, e noi saremmo anche disposti a prestarvi questo edificio.
Fino ad allora, finché non sarà stata risolta altrimenti la questione della sede, continueremo ad avere due edifici da adeguare al numero maggiore di parlamentari.
<P>
L'Ufficio di presidenza ha stilato un piano triennale che deve fungere da quadro indicativo per le spese legate all'ampliamento.
Anche le altre Istituzioni si stanno dando da fare per assorbire le conseguenze dell'ampliamento e non possiamo aspettare il 2004 per questi adeguamenti.
Sarebbe inaccettabile se i lavori non fossero ancora conclusi quando arriveranno i nuovi membri.
Di conseguenza occorre maggiore margine finanziario prima dell'adesione dei nuovi Stati membri.
<P>
La commissione per i bilanci ha constatato che con una rigorosa gestione del bilancio è possibile restare per l'anno prossimo entro il massimale del 20 percento che ci siamo imposti, all'interno della categoria spese amministrative, sebbene abbiamo sempre detto che l'ampliamento e gli edifici non rientrano in questo massimale.
<P>
Per gli anni successivi tuttavia non sono sicura che ce la faremo.
Anche se le altre Istituzioni eseguissero i loro piani per prepararsi all'ampliamento, e anche se il Parlamento si troverà a dover affrontare spese maggiori perché i preparativi saranno in corso, a mio parere sarà difficile rispettare il massimale fissato.
<P>
Di per sé quanto stabilito a Berlino non merita quindi di essere acclamato, ma l'intenzione di realizzare l'ampliamento utilizzando i soldi dei contribuenti in modo efficiente, efficace e secondo gli auspici merita sì di essere salutata con favore.
Speriamo che questo resti il filo conduttore delle procedure di bilancio che seguiranno.
<P>
Signor Presidente, capirà che io nutro un enorme rispetto per l'atteggiamento del Consiglio, tuttavia tenterò di citare qualche altro elemento della mia relazione.
Innanzitutto cosa non contiene.
La relazione non esprime alcun giudizio del Parlamento sulla base sulla quale devono essere rimborsate le spese non appena sarà stato approvato il nuovo statuto per i membri e ciò lo deploro.
Proprio dato che il Parlamento stesso vuole mantenere la competenza di decidere sui propri regimi e quindi non vuole che il regime delle spese faccia parte di un pacchetto con il Consiglio, è importante che si indichi fin d'ora che cosa vogliamo.
<P>
Chiedo dunque ai gruppi PSE e PPE di accettare la posizione contenuta originariamente nella mia relazione, secondo la quale dall'entrata in vigore dello statuto verranno rimborsate solo le spese reali.
<P>
Passo ora ad esaminare alcuni elementi che sono invece contenuti nella relazione.
Sono molto soddisfatta che le Istituzioni abbiano reagito in modo cauto ma positivo alla richiesta della commissione per i bilanci di partecipare all'EMAS, il sistema di ecogestione e di audit dell'Unione europea.
La Commissione europea, alla quale faccio le mie sentite congratulazioni, vi si è già impegnata, e spero che questo esempio venga seguito, fra gli altri anche dallo stesso Parlamento europeo.
<P>
C'è ancora spazio per molti miglioramenti, anche nel nostro Parlamento, ad esempio in materia di raccolta differenziata dei rifiuti e di uso di materiali non inquinanti, risparmio energetico e creazione di un piano di mobilità sia per il personale che per i parlamentari.
Il Parlamento deve svolgere una funzione di esempio, anche per la realizzazione di grandi obiettivi ambientali.
Sarei grata se si potesse iniziare nel 2002.
<P>
<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
. (FI) Signor Presidente, il Trattato che istituisce la Comunità Europea del Carbone e dell' Acciaio fu siglato nel 1952 e aveva una validità di cinquant' anni.
La prossima estate scadrà e non verrà più rinnovato.
Ecco quindi che all' esame abbiamo l' ultimo progetto di bilancio della CECA, che permetterà di coprire le sue spese fino al 23 luglio del prossimo anno.
Dopodiché il patrimonio netto della CECA, che si stima ammonti a 1,1 miliardi di euro, verrà trasferito nel bilancio generale dell' UE per essere investito in modo sicuro e redditizio.
L' obiettivo è di utilizzare gli interessi di questi investimenti per finanziare le attività di ricerca del settore del carbone e dell' acciaio.
E' stato stimato che in base agli interessi maturati, potranno essere utilizzati annualmente nella ricerca 45 milioni di euro
<P>
Da anni la CECA non riscuote più le quote di adesione e le sue spese sono coperte per lo più con le riserve previste nel progetto di bilancio operativo.
Per il prossimo semestre di attività, in base alla proposta della Commissione, la voce di spesa principale sarà rappresentata dagli aiuti sociali.
L' obiettivo è quello di utilizzare i fondi per favorire il riadattamento del settore in quei paesi in cui la produzione del carbone e dell' acciaio è stata ridotta al minimo.
In molti paesi il settore è stato colpito da una profonda crisi sociale e quindi la commissione per il bilancio, diversamente da quanto proposto dall' Esecutivo, ha deciso di destinare 16 milioni di euro supplementari come aiuto per la risoluzione dei problemi che colpiscono l' industria dell' acciaio in Gran Bretagna, Irlanda e Belgio.
La fine della CECA segnerà anche la fine degli aiuti sociali per i lavoratori dell' industria del carbone e dell' acciaio.
La Commissione non ha promesso fondi dal bilancio generale dell' UE da destinare a questi aiuti speciali, quindi quando il prossimo anno la CECA cesserà di esistere, la sua sfera d' azione sociale non verrà trasferita ad altre Istituzioni.
<P>
Con i fondi della CECA è stata finanziata un' importante attività di ricerca.
Sebbene il prossimo anno gli interessi dei suoi fondi saranno destinati interamente alla ricerca, il finanziamento si ridurrà sensibilmente.
Per esempio, ancora all' inizio del prossimo anno 72 milioni di euro saranno destinati alla ricerca; una cifra sicuramente superiore rispetto ai 45 milioni di euro, che verranno utilizzati come utile del patrimonio netto della CECA.
Detto questo, si può affermare che dal punto di vista sociale e della ricerca la fine della Comunità del Carbone e dell' Acciaio rappresenta un qualcosa di negativo.
<P>
La Commissione curerà l' attività d' investimento dei fondi della CECA e di finanziamento dell' attività di ricerca, ottenendo in contropartita ben 3,5 milioni di euro, una somma che permette di pagare gli stipendi di oltre 30 funzionari per la gestione dell' attività rimaste della CECA.
Si tratta di una cerchia limitata di funzionari che gestisce le poche attività della CECA, e che non soffrirà poi così come i lavoratori ed i ricercatori del settore.
I responsabili dell' attività bancaria della CECA ed i funzionari che curano le attività restanti, saranno colpiti dalla fine di questa Istituzione solo in modo marginale.
Lo dimostra l' inefficienza del processo di riorganizzazione delle attività della Commissione.
<P>
Desidero attirare l' attenzione degli onorevoli colleghi su un problema che non fa direttamente parte di questa relazione.
La base legale, per la creazione del fondo d' investimento per il settore del carbone e dell' acciaio, era stata definita col Trattato di Nizza.
Se però suddetto Trattato non sarà in vigore il prossimo luglio, anche l' amministrazione successiva del patrimonio non avrà alcun fondamento legale.
La Commissione dovrà intervenire rapidamente per risolvere questo problema.
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Infine, desidero esprimere il mio riconoscimento per i risultati raggiunti dalla CECA. La Comunità Europea del Carbone e dell' Acciaio è stata una delle Istituzioni ad aver contribuito attivamente alla pace in Europa dopo la seconda guerra mondiale.
Infatti, durante il periodo di attività i membri non hanno mai guerreggiato tra di loro.
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<SPEAKER ID=117 NAME="Vande Lanotte">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, fra pochi giorni sarete chiamati a votare in prima lettura le modifiche al progetto di bilancio fissato lo scorso luglio dal Consiglio.
Durante la tornata di settembre vi ho già potuto fare una prima presentazione.
Pertanto oggi mi asterrò dal dare una spiegazione dettagliata e mi soffermerò piuttosto sugli aspetti che indubbiamente verranno discussi nel prossimo periodo nell'ambito del nostro dialogo.
Spero che quest'ultimo sarà fruttuoso, affinché si possa giungere a un accordo soddisfacente per tutti, ovviamente soprattutto per i cittadini europei.
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Tengo a ribadire espressamente che la presidenza vorrebbe raggiungere un consenso già nella seconda lettura del Consiglio a novembre sul bilancio per l'esercizio 2002.
Fra pochi giorni, dopo la vostra prima lettura, avremo fissato le grandi linee e si conosceranno le varie posizioni.
Pertanto a novembre dovremo poter dare gli ultimi ritocchi ai lavori che sfoceranno nel bilancio per il 2002.
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In questo contesto mi pare utile ricordare brevemente le linee direttrici che hanno portato il Consiglio a fissare il progetto di bilancio al quale in questi giorni proporrete indubbiamente alcune modifiche.
Questo progetto di bilancio offre spazio per il finanziamento di tutte le componenti politiche e le priorità dell'Unione europea, senza grossi oneri per gli Stati membri che lavorano a una gestione più rigorosa delle finanze pubbliche.
Tuttavia questo progetto di bilancio crea nel contempo un margine per poter far fronte a nuove priorità, nella fattispecie al di sotto dei massimali della rubrica 3 delle previsioni finanziarie e della rubrica 4.
A tal fine il Consiglio si è sincerato che le diverse azioni dell'Unione europea vengano opportunamente finanziate nell'ambito dei mezzi finanziari disponibili al di sotto dei massimali delle previsioni finanziarie. Non è stata apportata alcuna modifica ai mezzi stanziati per i programmi sui quali si è già deciso nella procedura di codecisione, mentre il volume degli stanziamenti di credito è stato fissato in base alle possibilità di esecuzione.
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Oltre a ciò il Consiglio ha dedicato particolare attenzione allo sviluppo degli stanziamenti di pagamento, limitandone la crescita rispetto al 2001 e tenendoli sotto controllo, tenendo conto in particolare delle possibilità di esecuzione e del ritmo previsto dei pagamenti relativi agli importi da mettere ancora in pagamento e alle esigenze di bilancio nazionali.
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Dopo queste considerazioni generali, passo ad alcuni punti che verranno discussi nelle prossime settimane e che, ovviamente, concernono le spese agricole.
Come sapete, il Consiglio nella sua prima lettura non ha ripreso la proposta della Commissione e l'ha invitata a condurre un'analisi dettagliata del fabbisogno.
In occasione della riunione di consultazione del 20 luglio, il Parlamento ha preso le parti del Consiglio e ho fiducia che alla fine della discussione della lettera rettificativa che la Commissione ci invierà a breve si giunga a un accordo, che ci permetta di mitigare le conseguenze delle diverse crisi.
Penso di poter dire fin d'ora che in questo momento emerge con sempre maggior chiarezza che in questo contesto una soluzione è sicuramente possibile.
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Per quanto attiene alle altre spese agricole: con l'aumento degli stanziamenti nel progetto di bilancio del Consiglio, leggermente inferiore rispetto a quello proposto originariamente dalla Commissione nel suo progetto preliminare, si tiene conto delle conseguenze delle decisioni del Consiglio europeo di Berlino relative alla riforma della politica agricola comune.
Quando analizziamo gli stanziamenti definitivi da iscrivere nel bilancio per il 2002 ovviamente dobbiamo tenere conto dei dati più recenti contenuti nella lettera rettificativa relativi alle spese agricole.
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Passo ora al secondo punto da trattare ai sensi dell'Accordo interistituzionale, nell'ambito della lettera rettificativa che la Commissione ci invierà a breve termine, cioè le conseguenze finanziarie del mancato accordo di pesca con il Marocco e il finanziamento della ristrutturazione della flotta che esso comporta.
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In luglio il Consiglio ha seguito il progetto preliminare di bilancio della Commissione relativamente all'accordo di pesca internazionale e ha invitato la Commissione a utilizzare questi stanziamenti unicamente per altri accordi di pesca.
E' un peccato che questa posizione del Consiglio in luglio non abbia portato a un accordo.
Per quanto attiene alle misure strutturali, la rubrica 2 delle previsioni finanziarie, il Consiglio si è impegnato a inserire nel bilancio tutta questa rubrica sotto forma di stanziamenti di credito conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Berlino del marzo 1999.
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In questo contesto voglio far notare che il Consiglio, nel momento in cui ha fissato il suo progetto di bilancio non poteva avere un quadro d'insieme sufficientemente chiaro, e che ha dichiarato che avrebbe riconsiderato la situazione nell'ambito della lettera rettificativa dell'autunno, che deve essere presentata ai sensi dell'Accordo interistituzionale.
Il Consiglio opererà in tal modo non appena avrà ricevuto la lettera rettificativa.
Tengo a ricordare che gli stanziamenti per gli accordi di pesca internazionali conformemente all'accordo interistituzionale sono classificati fra le spese obbligatorie, sia che siano iscritti nella linea di bilancio oppure nella riserva.
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Per quanto riguarda la lettera rettificativa, alla quale si riferirà parte delle nostre discussioni nelle prossime settimane, voglio sottolineare che il Consiglio si aspetta che venga inserita una stima del saldo per l'esercizio 2001.
Tale richiesta costituisce un'esemplificazione del principio di buona gestione, che prevede che nella misura del possibile non si aumenti l'onere di bilancio per i singoli contribuenti europei.
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So quanta importanza il Parlamento europeo attribuisce alle spese della rubrica 3 delle previsioni finanziarie.
Il Consiglio si è pertanto sincerato che il suo progetto di bilancio copra sufficientemente le priorità della politica interna dell'Unione europea e, in particolare, il rispetto degli impegni relativi al finanziamento dei programmi pluriennali, decisi congiuntamente dalle nostre Istituzioni.
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Sottolineo inoltre che il Consiglio nella sua prima lettura ha aumentato nel suo progetto di bilancio gli stanziamenti per l'avvio di Eurojust e del sistema SISII per Schengen.
La Commissione nel suo progetto preliminare ne aveva fissato le linee di bilancio.
Nella situazione odierna questi obiettivi risultano ancora più attuali di quando fissammo il progetto di bilancio, lo scorso luglio.
Così facendo il Consiglio ha creato un margine di 110 milioni di EUR, quindi superiore al margine contenuto nel progetto preliminare di bilancio della Commissione.
Questo margine dovrebbe essere sufficiente per coprire le priorità, alcune delle quali verranno sicuramente nominate dal vostro relatore, quali e-learning e l'immigrazione, oppure in ogni caso verranno suggerite durante il nostro prossimo dialogo.
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Passo ora al finanziamento delle azioni esterne dell'Unione europea iscritte nella rubrica 4 delle previsioni finanziarie.
Il Consiglio in larga parte ha seguito il progetto preliminare di bilancio della Commissione e si è anche adoperato per stanziare mezzi a favore delle diverse priorità nel settore delle azioni esterne.
Così il Consiglio ha creato un margine di 100 milioni di EUR al di sotto del massimale della rubrica 4 delle previsioni finanziarie, che ci deve mettere in condizione di confermare le priorità in questo settore.
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Riguardo a questa rubrica 4 delle previsioni finanziarie, voglio comunque porre in risalto un aspetto in particolare, quello degli stanziamenti per la politica estera e di difesa comune.
Non posso fare a meno di deplorare che durante la riunione del 20 luglio fra il Parlamento europeo e il Consiglio non si sia raggiunto un accordo sull'importo degli stanziamenti.
Pertanto il Consiglio nel suo progetto di bilancio ha ripreso gli importi proposti dalla Commissione nel suo progetto preliminare.
Devo ammettere di non capire le richieste di ridurre questi importi.
Concorderete con me che tali importi, che sono già inferiori al 2001, sono comunque molto modesti e sono davvero il minimo indispensabile per permettere all'Europa di far sentire la sua presenza sulla scena mondiale.
La richiesta di ridurre questi importi in un momento tanto cruciale come quello della attuale crisi internazionale potrebbe danneggiare la credibilità dell'Unione europea.
Non penso che sia questa la nostra intenzione.
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Passo adesso alle spese amministrative delle Istituzioni.
Nel suo progetto di bilancio il Consiglio si è fatto guidare dall'auspicio di andare incontro alle esigenze delle Istituzioni nella misura del possibile, tenuto conto delle loro caratteristiche specifiche.
Nel progetto di bilancio resta un margine di 53 milioni di EUR al di sotto del massimale della rubrica 5 delle previsioni finanziarie, tale da fare fronte a nuovi bisogni nel settore delle spese amministrative, in particolare per il bilancio del Garante europeo per la protezione dei dati.
In questo contesto il Consiglio ha recentemente fatto pervenire la sua lettera rettificativa n. 1 per il 2002.
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Nonostante ciò sono dell'avviso che ognuna delle istituzioni qui rappresentate sia consapevole della pressione sul massimale della rubrica 5 delle previsioni finanziarie.
Un primo passo in questo contesto è stato l'accordo raggiunto fra Parlamento e Consiglio in occasione della riunione del 20 luglio relativo alla richiesta rivolta al segretari generali delle Istituzioni di stilare una relazione da inviare all'autorità di bilancio per il Consiglio "Bilancio", che contenga un'analisi pluriennale della rubrica 5, sulle proposte relative a necessarie economie per non superare il massimale di questa rubrica, anche nel quadro dell'ampliamento.
Alla luce di tale relazione si dovrà poi determinare quali saranno le conseguenze da trarre.
Tengo a sottolineare fin d'ora che alcuni suggerimenti fatti nel contesto della relazione costituiscono indubbiamente un'interessante base di discussione.
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Voglio sollevare ancora un altro punto relativo alle spese amministrative, cioè le richieste di personale della Commissione.
Il Consiglio continua ad appoggiare le riforme alle quali la Commissione sta lavorando e in prima lettura ha accettato di creare 78 nuovi posti, richiesti dalle delegazioni esterne nell'ambito del decentramento.
Il Consiglio il 20 luglio non ha preso alcuna posizione sui restanti 239 posti. Da un canto perché desidera avere maggiore chiarezza sulla decisione relativa al regime per la conclusione definitiva del servizio per i funzionari della Commissione, dall'altro poiché nutre la speranza che dalle vostre discussioni sulla questione emerga una soluzione che vada incontro ai nostri rispettivi desideri.
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Desidero concludere questa rassegna dei diversi punti che ci occuperanno nelle prossime settimane ritornando a una questione che conoscete fin troppo bene, cioè il problema del volume degli stanziamenti di pagamento.
Innanzitutto sono lieto che il Parlamento europeo e la Commissione condividano la preoccupazione del Consiglio sugli importi che ancora devono essere messi in pagamento (nel gergo comunitario noti anche come i "RAL").
La relazione interlocutoria del 30 giugno 2001 che è stata chiesta alla Commissione nell'ambito dell'attuale procedura di bilancio, è sicuramente molto utile.
Tengo anche a porre in risalto che il notevole aumento degli stanziamenti di pagamento non è una panacea per l'assorbimento dei RAL.
Lo vediamo dal volume dei saldi che negli esercizi scorsi sono stati rimborsati agli Stati membri.
Da un canto ci saranno sempre importi da mettere in pagamento quale conseguenza logica degli stanziamenti separati, mentre dall'altro il migliore follow-up degli stanziamenti d'impegno, con una politica di ritiro graduale, costituisce anch'esso un mezzo efficiente per assorbire RAL potenzialmente anomali.
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Per quanto riguarda il volume degli stanziamenti di pagamento, nel progetto di bilancio il Consiglio ha dato la precedenza a una crescita limitata e controllata.
Infatti il Consiglio mira a prevedere stanziamenti di pagamento che corrispondano alle reali possibilità di esecuzione, evitando così oneri eccessivi per i singoli contribuenti europei.
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Con questo vi ho presentato una breve panoramica dei punti di cui sicuramente parleremo nelle prossime settimane.
La serietà con cui lavorano i due rami dell'autorità di bilancio, e la Commissione dall'inizio di questa nuova procedura di bilancio, mi è assai chiara e non posso far altro che rallegrarmene.
Mi auguro che le consultazioni sul bilancio continuino nello stesso spirito, dopo che fra qualche giorno avrete espresso il vostro voto, e che possibilmente già a novembre si raggiunga un accordo su un bilancio delle Comunità europee per l'esercizio 2002 che ci dia i mezzi per far fronte alle priorità e alle sfide che attendono a breve l'Unione europea.
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<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="DE" NAME="Schreyer">
Signor Presidente, onorevoli deputati, signor Presidente del Consiglio, la programmazione di bilancio per il prossimo esercizio richiede flessibilità e capacità di far fronte agli imprevisti.
Sono necessarie flessibilità e prevenzione per poter reagire in modo adeguato e tempestivo alle richieste finanziarie poste all'Unione europea e alla politica comune europea.
L'anno in corso ha dimostrato quali necessità, non programmabili o prevedibili in anticipo, possono presentarsi in sede di bilancio.
Abbiamo avuto la crisi dell'ESB e l'afta epizootica; abbiamo il nuovo progetto Global Health Fund, sorto quest' anno; abbiamo l'accresciuta richiesta di aiuti umanitari non soltanto in Afghanistan ma anche a causa dell'escalation della situazione in Medio Oriente; la dipendenza della Palestina dagli aiuti esterni e anche dagli aiuti europei è aumentata progressivamente.
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Il bilancio dell'UE - com'è evidente - ha bisogno del potenziale per poter far fronte alle crisi, per poterle superare e negli ultimi due anni siamo riusciti - o almeno così mi pare - a organizzare il bilancio in modo tale da poter rispondere a questa esigenza.
Ottimisticamente ritengo che riusciremo a fare altrettanto anche per l'anno prossimo.
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In questa sede vorrei ringraziare a nome della Commissione i relatori per il bilancio 2002, a cominciare da lei, onorevole Costa Neves, ma anche la onorevole Buitenweg e l'onorevole Seppänen, nonché, ovviamente, l'intera commissione per i bilanci per il lavoro svolto.
Chi è a conoscenza del cumulo di emendamenti che la commissione per i bilanci ha dovuto prendere in esame anche quest'anno sa bene che cosa significhi il duro lavoro di commissione.
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Tuttavia gran parte del lavoro, della strada da percorrere sono ancora da compiere.
Ciò richiede da noi tutti flessibilità e disponibilità al compromesso.
So, naturalmente, che alla Presidenza belga del Consiglio sta a cuore l'approvazione di un buon bilancio generale dell'Unione, in grado di soddisfare tutte le necessità.
La ringrazio, Ministro Vande Lanotte per aver sottolineato ulteriormente nel suo intervento l'aspetto della disponibilità al negoziato. Credo infatti che questa richiesta vada rivolta anche al Consiglio, che la flessibilità sia necessaria nei negoziati e che nelle varie sedute non ci si possa limitare a ripetere quanto è stato disposto nelle capitali.
La flessibilità nei negoziati è necessaria proprio se il Consiglio "Bilancio" non vuole rispondere alle crescenti responsabilità e alle crescenti richieste con un aumento del budget.
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Passo ora ad esaminare i singoli settori del bilancio europeo, a cominciare da quello agricolo.
La commissione in questo ambito aveva previsto nel proprio progetto preliminare di bilancio - presentato alla fine di maggio - una riserva dell'ammontare di un miliardo di euro per poter far fronte alle esigenze connesse alla crisi dell'ESB e dell'afta epizootica.
Ora abbiamo compiuto alcuni passi avanti e la settimana prossima la Commissione approverà la lettera rettificativa.
I dati indicano che - fortunatamente - l'andamento del settore della carne bovina è meno drammatico di quanto si era temuto inizialmente.
Siamo riusciti, come è noto, a mettere da parte fin da quest'anno fondi di bilancio per 400 milioni per far fronte alle spese dell'afta epizootica.
Ne consegue che per il bilancio rettificativo dell'anno prossimo non sarà necessario prevedere un aumento così consistente per l'afta epizootica come si era temuto inizialmente.
Ciò significa che l'andamento attuale consente di eliminare ora la riserva da noi proposta in maggio.
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L'andamento di taluni comparti del settore agricolo desta tuttavia preoccupazione proprio dal punto di vista di bilancio.
Mi limiterò a toccare la voce "vino".
In questo settore abbiamo una produzione eccedentaria in continua crescita che ha ripercussioni finanziarie.
Nell'arco di due anni le spese per questo settore sono raddoppiate. Ciò significa, ovviamente, che dobbiamo esaminare con attenzione quali misure possano essere adottate per contenere la sovrapproduzione e frenare la crescita del bilancio agricolo.
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La lettera rettificativa che vi sottoporremo termina affermando che possiamo eliminare la riserva, che nel settore agricolo l'ammontare delle spese necessarie è inferiore rispetto a quanto calcolato inizialmente e che, pertanto, resta un margine relativamente elevato.
Ma a tale proposito vorrei anche ribadire che tale margine - proprio nel settore agricolo - non deve essere frainteso dai Ministri dell'agricoltura, che non devono pensare di avere a disposizione un ampio spazio di manovra per tutti i possibili nuovi pacchetti di spesa; l'anno in corso ha dimostrato con quanta rapidità debba essere utilizzato un tale margine per gli imprevisti.
Pertanto sono dell' avviso che il margine in questo settore vada mantenuto per ragioni precauzionali.
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Valuto positivamente, inoltre, il fatto che la commissione per i bilanci, attraverso vari emendamenti e deliberazioni, abbia ribadito la propria volontà di esaminare più approfonditamente il settore agricolo, anche in vista della Midterm Review, prevista per l'anno prossimo.
Per i paesi candidati abbiamo avviato un programma di aiuti anche nel settore agricolo, sul quale vorrei soffermarmi brevemente in questa sede, ossia il programma aiuti di preadesione SAPARD.
Anch'io, come voi, sono assolutamente insoddisfatta del fatto che questo programma, per così dire, non sia ancora "decollato", nel senso che gli aiuti previsti non possono ancora essere erogati e che ci troviamo ancora nell'attuale fase preliminare di creazione delle relative strutture amministrative.
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Naturalmente è importante avere il controllo e la sicurezza assoluti che tutto si svolga con la massima regolarità. Ma se ciò, d'altra parte, deve avere come conseguenza il mancato avviamento del programma, sicuramente si va contro le finalità che ci si era proposti.
In Parlamento ora avete tratto la conclusione che debba essere istituita una nuova parte del programma, con la quale finanziare principalmente l'informazione destinata al settore agricolo sulla futura politica agricola dell'UE.
In questa sede mi vedo comunque costretta a invitarvi ancora una volta a riflettere su questa proposta in quanto essa comporterebbe la creazione di una nuova base giuridica per questo programma.
Tutti i programmi di SAPARD dovrebbero essere riprogrammati con la conseguenza che i ritardi si aggraverebbero ulteriormente e, anche questo, non è certo nelle vostre intenzioni.
Per questo vi invito a negoziare ancora una volta con la massima attenzione su questo punto per inserire all'interno del programma SAPARD la vostra richiesta di svolgere una più ampia opera d'informazione per lo spazio rurale seguendo l'esempio del programma LEADER.
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Su questo punto devo rivolgere ancora una volta una parola al Consiglio. Nella vostra prima lettura del progetto preliminare di bilancio avete ridotto nettamente gli stanziamenti di pagamento per gli aiuti di preadesione.
E' ovvio che è contraddittorio dire, da un lato, che si vuole una migliore esecuzione in questo ambito e che si vuole ridurre l'accumulo di arretrati da liquidare e, dall'altro, ridurre così drasticamente gli stanziamenti di pagamento.
Devo pertanto chiedervi di dimostrare apertura anche verso le argomentazioni esposte dalla Commissione.
Naturalmente dobbiamo dimostrare che gli importi da noi proposti sono effettivamente necessari per l'anno prossimo. Ma questo è proprio ciò che intendiamo fare.
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In vista dell'ampliamento va affrontato naturalmente anche il tema delle "regioni frontaliere". Il relatore, onorevole Costa Neves lo ha già fatto.
Tutti sappiamo certamente che le regioni frontaliere, ovvero le regioni che attualmente si trovano ai confini dell'Unione europea, trarranno vantaggio a lungo termine dall'ampliamento dell'Unione in quanto smetteranno, finalmente, di essere regioni di frontiera.
Sappiamo anche, d'altra parte, che vi sono problemi di adeguamento.
Per mitigare i problemi di adeguamento o, anche, visto da un altro punto di vista, per far sì che vengano colte le opportunità offerte dalla situazione, la Commissione ha proposto il suddetto programma per le regioni frontaliere.
A tal fine in bilancio sono stati previsti i seguenti finanziamenti: 150 milioni in più per misure a favore di interventi infrastrutturali nel settore dei trasporti nelle regioni frontaliere, altri 15 milioni per la cooperazione delle piccole e medie imprese, 20 milioni supplementari dal programma Interreg e altri 10 milioni dal programma Gioventù per promuovere il programma di scambi fra studenti proprio in vista dell'ampliamento.
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Come è noto, il Parlamento europeo l'anno scorso, ossia per il bilancio 2001, aveva deliberato un nuovo progetto pilota, denominato "Cooperazione delle piccole e medie imprese nelle regioni frontaliere in vista dell'ampliamento".
A posteriori devono dire che si è trattata di un'ottima idea da parte del Parlamento in quanto con questo programma ora si può fare davvero molto.
Sono lieta che il Parlamento ritenga che questo progetto debba proseguire e seguo con interesse gli sforzi del Parlamento europeo per attivare fondi supplementari per il settore nel suo complesso.
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Le richieste crescenti poste alla politica europea significano anche richieste crescenti poste al personale e quindi anche al personale della Commissione.
Da anni la Commissione si trova a dover far fronte alla necessità di assolvere a sempre maggiori compiti senza poter contare su un aumento di personale.
L'anno scorso siamo giunti alla conclusione che occorreva fare il punto della situazione attraverso un esame critico dei compiti.
Ne è derivata la richiesta di 717 nuovi posti.
L'autorità di bilancio l'anno scorso ha approvato 400 nuovi posti per la Commissione.
In questa sede vorrei ringraziarvi ancora una volta a nome della Commissione per averlo fatto.
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Vi preghiamo però di procedere ora all'approvazione anche della seconda tranche di 317 posti.
Faccio rilevare ancora una volta che la dotazione di vari servizi è davvero tutt'altro che abbondante.
Mi limiterò a citare l'esempio della Direzione generale giustizia e affari interni del Commissario Vitorino.
Essa dispone di 189 posti fissi.
Compresi i posti temporanei, i posti ammontano complessivamente a 215.
Lo scoreboard per la cooperazione rafforzata nel settore della giustizia deciso a Tampere è senz'altro impegnativo, anche se sicuramente giustificato.
La situazione dopo l'11 settembre ha dimostrato, proprio nell'ambito della cooperazione rafforzata nel settore della giustizia, la necessità di misure comuni nel settore della giustizia.
Le iniziative intraprese a livello europeo in questo ambito sono ancora insufficienti.
Dobbiamo pertanto impegnarci al fine di far progredire questo settore ma ciò significa anche che per esso è necessario del personale.
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Vi ringrazio per l'appoggio confermato ulteriormente in questa sede alla riforma generale della Commissione.
Ora avete presentato vari emendamenti che approverete probabilmente giovedì e a seguito dei quali si chiede alla Commissione di presentare altre relazioni, quali ad esempio quella sui ritardi di esecuzione del bilancio.
E' ovvio che faremo tutto ciò che rientra nelle nostre possibilità per soddisfare la richiesta di presentare ulteriori relazioni.
Devo tuttavia anche far rilevare che alla Commissione spetta la responsabilità esecutiva. Pertanto in merito si deve procedere anche a una riflessione approfondita.
Ringrazio comunque sentitamente l'onorevole Costa Neves per aver rinnovato la sua disponibilità al negoziato.
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Onorevoli deputati, il potenziale per poter reagire alle crisi nella politica di bilancio, per poter far fronte agli imprevisti è più che mai necessario nel settore della politica estera.
E' quanto abbiamo già potuto constatare per il bilancio 2000, quando abbiamo dovuto sforzarci insieme di reperire e inserire nel bilancio i fondi per la ricostruzione del Kosovo.
Insieme ci siamo riusciti.
E' quanto è avvenuto anche l'anno scorso, quando abbiamo dovuto iscrivere nel bilancio 2001 fondi supplementari a favore della Serbia.
Attualmente - come ho già accennato poc'anzi - ci troviamo in una situazione tale per cui dal bilancio europeo deve essere fornito un contributo al Global Health Fund.
Si parla di 60 milioni di euro.
Presenteremo al Parlamento una proposta di trasferimento a tal fine per attivare fra l'altro la riserva per la pesca che permane tuttora in questo bilancio.
Ci siamo riuniti nel quadro del trilogo la settimana scorsa e voi vi siete dichiarati d'accordo a destinare 25 milioni a favore dell'Afghanistan, 7,5 milioni a favore della Palestina e 7,5 milioni per la regione del Caucaso dalla riserva d'emergenza per aiuti umanitari.
Queste sono le necessità alle quali dobbiamo far fronte.
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Vorrei prendere in esame ancora una volta un punto da lei sollevato, signor Presidente del Consiglio, ossia quello dei fondi per la politica estera e di sicurezza comune.
Talvolta in seno all'opinione pubblica si crea qualche fraintendimento in merito, quasi vi fosse soltanto questa linea per la politica estera.
Non è così: ovviamente anche altre misure sono misure di politica estera. E' evidente.
Disponiamo tuttavia di questa specifica linea, la linea PESC, per la politica estera e di sicurezza comune nel suo insieme.
La Commissione ha proposto di destinarvi 35 milioni.
Il Parlamento propone una riduzione di 14 milioni.
Dobbiamo esaminare attentamente le ragioni di una tale proposta.
Il Parlamento non ritiene affatto che questo settore non vada considerato importante ma pone invece il problema della procedura decisionale, ossia se sia giusto che il Consiglio decida da solo sull'impiego dei fondi.
Noi constatiamo - e parlo ora in veste di Commissario responsabile del bilancio - che questo principio in base al quale il Consiglio decide dell'utilizzo dei fondi e la Commissione poi "emette gli assegni" non funziona bene, visto che in questo settore finora si è registrata una sottoesecuzione nonostante tutti sappiamo quali sono le richieste in questo settore.
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Ritengo che, del tutto indipendentemente dal bilancio 2002, dobbiamo affrontare fondamentalmente la questione di come debba delinearsi in futuro un solido finanziamento della politica estera e di sicurezza comune.
A mio avviso è inaccettabile che il Consiglio tenti di arrogarsi un numero crescente di compiti operativi; ciò di cui abbiamo bisogno, invece, è di una politica estera e di sicurezza comune che disponga delle necessarie garanzie finanziarie.
A tal fine occorre chiarire tutta una serie di questioni.
Anche in considerazione delle aspettative della popolazione in questo ambito, dobbiamo esaminare, sviscerare e poi anche definire che cosa ci proponiamo di fare in futuro in questo settore.
Ciò richiede tuttavia una risposta comune e - a mio parere - una maggiore comunitarizzazione in numerosi ambiti.
<P>
Per ritornare al bilancio per l'esercizio 2002: la Commissione in questo bilancio aveva previsto finora una riserva dell'ammontare di 125 milioni per l'accordo di pesca con il Marocco.
L'accordo di pesca è ormai definitivamente fallito.
Nella lettera rettificativa che verrà approvata dalla Commissione la prossima settimana e che successivamente vi sottoporremo puntualmente, tale riserva viene eliminata.
Una parte dei fondi viene assegnata ad un altro accordo di pesca che è stato esteso.
La maggior parte delle risorse, tuttavia, risulta a disposizione.
<P>
A mio parere sarebbe sbagliato pianificare fin da ora completamente l'utilizzo di questi fondi supplementari che vengono svincolati dalla riserva.
So che ne avremo bisogno.
Non si tratta di accantonarli bensì - e personalmente mi pronuncio a favore di questa soluzione - di astenersi dal programmare fin da ora l'utilizzo di tutti i fondi.
Perché chiedo questo?
Mi limito a far presente una cosa: in Afghanistan in questo momento è in corso la lotta contro il terrorismo internazionale e l'Unione europea ha predisposto aiuti umanitari di entità non irrilevante a favore della popolazione civile.
Complessivamente l'Unione europea metterà a disposizione 310 milioni di euro.
Faccio inoltre rilevare che gli Stati Uniti, già prima dell'11 settembre, erano fra i principali finanziatori di aiuti umanitari in Afghanistan.
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Dobbiamo tuttavia pensare fin da ora alla fase successiva, per la regione e per lo Stato dell'Afghanistan e ciò significa a mio avviso molto chiaramente pensare all'epoca post-Talebani in Afghanistan.
Credo che tutti conveniamo sul fatto che anche all'Unione europea spetterà l'impegno e la responsabilità della costruzione di una società democratica, di una società in cui vengano rispettati i diritti dell'uomo e sia consentita una vita consona alla dignità umana.
In sede di bilancio dobbiamo provvedere al fine di potere essere anche finanziariamente all'altezza di una tale responsabilità.
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Ripercorrendo questi due anni di lavoro in qualità di Commissario per il bilancio e questi due anni di discussioni di bilancio con il Parlamento europeo e con il Consiglio, posso veramente dire che il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione congiuntamente sono riusciti a a dare una risposta adeguata alle esigenze poste al bilancio dell'Unione europea e sono molto ottimista sulla possibilità di riuscire a fare altrettanto anche per l'esercizio 2002.
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<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="ES" NAME="Salafranca Sánchez-Neyra">
. (ES) Signor Presidente, anzitutto ringrazio il relatore generale sul bilancio, Costa Neves, per l' impegno con cui ha tentato di conciliare le varie priorità di questo Parlamento.
<P>
La commissione per gli affari esteri, signor Presidente, desidera ricordare che ci troviamo in un esercizio di prima lettura e questo, anche se a prima vista può parere ovvio, fa sì che molti degli equilibri e degli accordi da raggiungere abbiano un carattere generale e si ripercuotano sull' assegnazione definitiva degli stanziamenti di questa rubrica.
<P>
In tale contesto, desidero esprimere un voto di fiducia al relatore generale sul bilancio, sempre che egli, evidentemente, si avvicini il più possibile alle priorità definite dalla nostra commissione, priorità del tutto equilibrate visto che mirano a una distribuzione bilanciata fra le varie aree geografiche e cercano di dare riscontro ai vari impegni assunti dall' Unione europea sullo scenario internazionale.
<P>
La signora Commissario ha alluso agli equilibrismi cui siamo stati costretti negli ultimi anni. Signora Commissario, non possiamo continuare a fare i salti mortali nel tentativo di finanziare nuove priorità sempre con le stesse risorse.
Capisco che questa non è una revisione delle prospettive finanziarie, ma non possiamo continuare a farci carico di sempre nuove priorità a scapito degli attuali impegni dell' Unione.
Dovremo ricercare formule più fantasiose e più creative in tal senso.
<P>
Signor Presidente, la commissione per gli affari esteri si è espressa: intendiamo veder rafforzata la politica di riforma amministrativa della Commissione, specie per quanto concerne la gestione decentrata degli aiuti esterni.
Quanto alle proposte formulate dal Commissario Patten, la commissione per gli affari esteri si è schierata nettamente a favore.
<P>
Per concludere, la nostra commissione appoggia con un voto di fiducia il relatore generale per il bilancio, onorevole Costa Neves, con la preghiera e con la calda raccomandazione di restare estremamente vigile sugli obiettivi definiti dalla commissione per gli affari esteri nel suo parere su questo bilancio 2002.
<P>
<SPEAKER ID=120 NAME="Heaton-Harris">
A nome della commissione per il controllo dei bilanci anch' io vorrei congratularmi con l' onorevole Costa Neves per averci guidato fino a qui e per l' ottimo lavoro che ha svolto.
<P>
La mia commissione mi ha invitato a porre una serie di questioni, principalmente l' emendamento sulla Corte dei conti che intendiamo ripresentare.
Come è noto all' Aula, la Corte dei conti ha chiesto un aumento di personale.
<P>
Il Consiglio ha raccomandato di accordare solo cinque nuovi posti e sono state assunte posizioni diverse in merito ai posti aggiuntivi e ai fondi necessari a coprirli.
Con grande saggezza, a mio avviso, la commissione per il controllo dei bilanci ha deciso che dovremmo adottare una posizione apolitica in materia.
Dovremmo chiedere alla Corte dei conti di valutare la prestazione dei sistemi di controllo finanziario nei paesi candidati; di migliorare la cooperazione della Corte dei conti con le istituzioni nazionali competenti per la revisione dei conti - un requisito sancito dal Trattato di Nizza - e di stabilire valutazioni specifiche più dettagliate per la DAS - anche questo un requisito del Trattato di Nizza.
Si tratterebbe, quindi, di una posizione alquanto apolitica e una volta chiarite tali questioni potremmo chiedere di sbloccare la dotazione finanziaria per gli altri posti.
<P>
Tuttavia, in sede di commissione per i bilanci è stato presentato tutt' altro emendamento, molto più politico, e noi siamo molto preoccupati per l' indipendenza della Corte dei conti in relazione ai requisiti posti dalla commissione per i bilanci e spero che se ne terrà conto.
<P>
Mi è stato anche chiesto di fare qualche osservazione in merito all' esecuzione.
Abbiamo esaminato le cifre relative all' esecuzione e continueremo a farlo in futuro e le utilizzeremo per i futuri emendamenti al bilancio.
Potete contare sul nostro incondizionato sostegno per tutte le iniziative che avete intrapreso fino ad oggi allo scopo di fare in modo che potessimo ottenere migliori informazioni sull' esecuzione.
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Abbiamo anche considerato quali emendamenti presentare: abbiamo un emendamento che chiede di vincolare dei fondi e invita la Commissione a indicarci se all' interno della DG V è stata istituita un' unità di valutazione.
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Infine, siamo molto preoccupati per il futuro delle linee A-30, o per meglio dire, siamo preoccupati per come verranno spese.
Questi sono i punti che la commissione per il controllo dei bilanci desidera sollevare.
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<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="DE" NAME="Kuckelkorn">
Signor Presidente, a nome della mia commissione vorrei richiamare l'attenzione su un punto in particolare, ossia il programma PRINCE.
A nostro avviso è molto importante che la campagna d'informazione sull'euro venga proseguita ancora per sei mesi.
Nonostante le grandi campagne condotte abbiamo constatato ancora carenze d'informazione, soprattutto presso le piccole e medie imprese e il programma dovrebbe servire appunto a colmarle.
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In qualità di relatore per le agenzie a questo punto posso dire che sono stati risolti i problemi più acuti con l'aiuto delle colleghe e dei colleghi della commissione per i bilanci e anche del relatore generale.
Di fatto abbiamo preso la decisione di considerare individualmente le agenzie.
Vorrei pertanto cogliere l'occasione per dire un paio di cose riguardo al futuro.
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Le agenzie sono in continua crescita e ciò ormai da alcuni anni.
Tutti coloro che vi operano sembrano essere interessati alla crescita delle agenzie.
Un esempio: fra il 1995 e il 2001 il personale delle agenzie è aumentato del 266 percento.
Solo quest'anno verranno creati altri 99 nuovi posti.
Ho l'impressione che molte delle agenzie europee conducano una vita a sé.
Nella procedura di bilancio la richiesta che viene posta è sempre la stessa: abbiamo bisogno di più fondi!
Le conseguenze di un tale sviluppo sono evidenti.
Le agenzie tendono a occupare tutti gli spazi destinati ad altri programmi e prima o poi la Comunità dovrà sostenere anche le spese dei regimi pensionistici che ne derivano.
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Bisogna apportare alcune correzioni di rotta.
In futuro il bilancio non dovrà più essere adeguato ai programmi che vengono decisi dal consiglio d'amministrazione ma, al contrario, saranno i programmi a dover essere adattati ai fondi di bilancio.
E' necessario un controllo funzionante delle agenzie al quale partecipino tutte le parti interessate su base permanente, ossia anche le commissioni specializzate del Parlamento devono poter fornire la propria valutazione in merito.
E' assolutamente indispensabile verificare se le prestazioni fornite dalle agenzie siano effettivamente utilizzate e trovino infine applicazione.
Dobbiamo acquisire una conoscenza completa dell'intero quadro con il concorso della commissione per il controllo dei bilanci, della Corte dei conti e di tutte le altre parti interessate.
Nelle prossime settimane mi adopererò al fine di creare una struttura adeguata a tale scopo, che possa trovare applicazione nella prossima procedura di bilancio.
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<SPEAKER ID=122 NAME="Gill">
Signor Presidente, ho raggruppato il mio tempo di parola in quanto relatrice per parere della commissione industria e in quanto portavoce del gruppo socialista per le altre Istituzioni.
Innanzi tutto mi congratulo con i relatori per aver portato a termine con successo l' immane compito relativo al bilancio e mi congratulo anche con il presidente della commissione, onorevole Wynn, per aver concluso le votazioni in tempo record.
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A nome della commissione per l'industria, devo manifestare il mio disappunto per i risultati ottenuti nel bilancio in discussione, in quanto molte delle priorità che avevamo sottolineato sono state totalmente ignorate.
Mi sia consentito indicarne in particolare tre.
L' iniziativa "e-Europe" , lanciata in pompa magna a Lisbona, sottolineava come aumentare la competitività dell' industria europea, aumentare le opportunità di occupazione e riconoscere che una società basata sulla conoscenza è indubitabilmente la conditio sine qua non per la futura prosperità economica.
Anche l' estensione dell' iniziativa "e-Europe" ai paesi candidati è stata ampiamente decantata a Stoccolma, mentre ora proponiamo di non estendere il programma.
Vorrei ricordare a tutti che il Consiglio e il Parlamento avevano confermato che "e-Europe" è una priorità.
Se non la sosterremo andremo a minare uno dei programmi prioritari europei e ciò a scapito dei paesi candidati.
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Occorre garantire, come ha affermato il relatore, che alle parole seguano i fatti, che il cittadino dell' Unione non sia abbandonato ai suoi interrogativi.
Abbiamo tutti questi programmi; li celebriamo a parole e poi sembrano svanire nel nulla!
Lo stesso vale per la mia seconda osservazione, relativa a SAVE.
Questo programma rappresenta da anni una priorità per il Parlamento.
Ora si propone di ridurre la dotazione finanziaria per il prossimo anno.
Una politica energetica europea compatibile con l' ambiente è la massima priorità per la maggioranza ed è importante che l' Europa assuma un ruolo di precursore rispetto agli obblighi che abbiamo contratto a Kyoto.
Pertanto, ridurre i programmi che promuovono un consumo sostenibile di energia e producono effetti in termini di protezione del clima è estremamente miope.
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Il terzo ambito nel quale la commissione per l' industria ripresenterà emendamenti è lo smantellamento delle armi di distruzione di massa e la gestione dei rifiuti, due azioni chiave per costruire un mondo più sicuro.
Tutto ciò è ancora più importante alla luce delle recenti atrocità dell' 11 settembre ed è cruciale per garantire che gli Stati abbiano un' adeguata strategia per eliminare le armi chimiche in modo che non vi sia la possibilità che queste armi cadano nelle mani sbagliate.
Invito il relatore a ripensarci e a sostenere questi emendamenti.
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Passando ora alle altre Istituzioni, ringrazio la relatrice, onorevole Buitenweg, per la disponibilità e l' apertura con cui ha gestito la procedura di bilancio per le altre Istituzioni.
Secondo le sue stesse parole, quest' anno la rubrica 5 si è trovata sotto enormi pressioni per una serie di motivi, inclusa la preparazione per il prossimo allargamento.
Il mio gruppo con costanza si è adoperato per migliorare l' efficacia, l' efficienza e la trasparenza.
Per quanto riguarda il Parlamento, non si tratta solo di parole vuote, ma di parole basate sulla sostanza.
Abbiamo dimostrato il nostro impegno a migliorare l' efficacia rimanendo al di sotto del massimale del 20 percento che il Parlamento si è autoimposto, facendo fronte, al contempo, ai costi per la preparazione all' allargamento che ammontano a circa 18 milioni.
Tuttavia, nei prossimi anni ciò sarà estremamente difficile.
Invito il Consiglio a occuparsene, di modo che l' anno prossimo i costi relativi all' allargamento proposto siano trattati prima della procedura di bilancio.
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Inoltre, approvo il piano di allargamento triennale approvato dall' Ufficio di presidenza.
In questa fase è alquanto schematico, forse moderato - non in senso politico - e non troppo radicale.
E' un peccato perché l' allargamento offre una reale opportunità per rendere il Parlamento più dinamico dal punto di vista operativo.
Alcuni degli spunti contenuti nel piano andrebbero ulteriormente sviluppati e occorre una visione di più ampio respiro su come procedere.
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Ieri abbiamo sentito in Plenaria che il Parlamento non potrà esaminare le proposte sul riciclaggio del denaro concordate dal Consiglio prima di tre settimane, in quanto tali proposte vanno tradotte nelle 11 lingue.
E' estremamente frustrante per tutti, ma cosa succederà quando avremo 10 lingue in più?
E' un problema che va affrontato, perché causa enormi problemi all' immagine del Parlamento; crea percezioni negative nei cittadini europei in quanto il Parlamento europeo viene visto come un organo che manca di dinamismo e reattività.
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Visto che stiamo parlando di idee radicali, vorrei fare qualche suggerimento al Consiglio su come migliorare la propria efficienza: ad esempio la sottoutilizzazione degli edifici del Parlamento.
Abbiamo edifici a Bruxelles che sono quasi vuoti una settimana al mese e un edificio a Strasburgo quasi inutilizzato e che rimane vuoto tre settimane al mese.
Visto che il Consiglio, con coerenza, sta richiamando l'attenzione sugli sprechi, questa è un' offerta che non potrà rifiutare.
Il Consiglio potrebbe contribuire e sfruttare a pieno i nostri edifici tenendovi le proprie riunioni.
Spero che ciò contribuisca anche alla trasparenza nelle modalità di attuazione.
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<SPEAKER ID=123 NAME="Bowe">
Signor Presidente, la commissione per l' ambiente, la salute pubblica e la politica dei consumatori quest' anno, in linea di massima, può accogliere con favore i progressi realizzati fino a questo punto nella stesura del bilancio per il prossimo esercizio.
Nel contesto di una panoramica storica, possiamo dire che ogni anno facciamo meglio e questo certamente è dovuto in parte al lavoro svolto dai relatori.
Le cose procedono molto più speditamente di un tempo, nonostante i notevoli vincoli finanziari dovuti alle esigenze esterne che gravano sul nostro bilancio.
Tuttavia, mi compiaccio di vedere che la commissione per i bilanci ha sostenuto la posizione della commissione per l' ambiente, la salute pubblica e la politica dei consumatori reintroducendo alcune linee di bilancio che ci stanno particolarmente a cuore, per lo meno per quanto riguarda il PPB.
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Inoltre, vale la pena di ricordare che apprezziamo il lavoro svolto dalla commissione per i bilanci per quanto riguarda gli emendamenti presentati in materia di sovvenzioni al tabacco.
Tali emendamenti invitano il Consiglio ad un attento esame; invitano la Commissione ad un attento esame.
Sappiamo che occorre fare qualcosa.
Sono lieto che la commissione per i bilanci ne prenda atto.
La sua proposta di ridurre gradualmente nel tempo le sovvenzioni ha una sua logica ed è giunto il momento che Consiglio e Commissione comincino a riflettere sull' argomento.
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Un successo particolare riguarda la linea di bilancio collegata all' approvazione dei farmaci orfani da parte dell' Agenzia per i medicinali.
Sono lieto che la commissione per i bilanci abbia accettato il nostro punto di vista e spero che la Commissione esecutiva faccia altrettanto.
Questa linea di bilancio, istituita l' anno scorso nel contesto della procedura del BRS, si è rivelata un successo.
Eravamo preoccupati delle intenzioni del Consiglio che proponeva un taglio massiccio a carico di tale linea, richiesta assolutamente ingiustificata.
Siamo lieti della reintegrazione della linea di bilancio ad un livello adeguato e spero che anche la Commissione difenda questo punto di vista nei confronti del Consiglio.
Questa linea di bilancio è davvero positiva per i cittadini europei, garantisce benefici autentici e reali e deve essere difesa.
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Infine, vorrei indicare le nostre preoccupazioni in merito al trattamento riservato alle agenzie.
Capisco perfettamente perché bisogna iscrivere fondi alla riserva e capisco perfettamente perché vi siano crescenti preoccupazioni circa l' operato delle agenzie, ma occorre garantire loro le risorse adeguate per svolgere il loro compito e ciò si applica in modo particolare al caso della commissione per l' ambiente, la salute pubblica e la politica dei consumatori.
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<SPEAKER ID=124 LANGUAGE="DE" NAME="Görlach">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la commissione per l'agricoltura si rivolge al Consiglio ed esprime un parere sostanzialmente contrario ai tagli lineari che il Consiglio effettua come sua prassi.
Ci sembra un modo di affrontare le linee di bilancio del tutto privo di qualsiasi creatività sul piano politico.
Riteniamo che la lettera rettificativa costituisca la giusta base per procedere ad adeguamenti anche in vista della seconda lettura.
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Inoltre restiamo convinti della validità della nostra richiesta di consentire in futuro una maggiore flessibilità delle spese agricole nel trasferimento dei fondi dal settore obbligatorio a quello non obbligatorio.
Sappiamo bene quanto sia complicato e quante modifiche occorra apportare ma in tutti i prossimi bilanci riproporremo la richiesta finché infine verrà accolta.
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Sosteniamo espressamente la proposta della Commissione di introdurre una riserva, che giudichiamo necessaria.
Siamo certi che non sia necessario motivare ulteriormente tale necessità.
Siamo convinti che la Commissione ne usufruirà responsabilmente, avvalendosi dei fondi qualora necessario.
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La questione del tabacco è stata affrontata dai colleghi della commissione per l'ambiente.
Anche in sede di commissione per l'agricoltura ci siamo occupati di nuovo del tabacco.
Siamo assolutamente delusi nel constatare che le risorse del Fondo di ricerca per il tabacco non sono state utilizzate in misura sufficiente.
Anche noi della commissione per l'agricoltura deploriamo di doverci occupare nuovamente del tema del tabacco.
Da un lato vi sono le richieste di informazione ai fini della tutela della salute e dall'altro si pone la necessità di incentivare la produzione di tabacco.
Ma bisogna guardare in faccia la realtà.
Finché ci saranno agricoltori che coltivano tabacco - e non sono fra i più facoltosi - e finché non potremo offrire delle colture alternative, non potremo aiutarli.
Pertanto in questo settore le possibilità alternative non devono soltanto essere oggetto di una più intensa attività di ricerca ma anche venire offerte.
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Vorrei dire ancora qualcosa a proposito di SAPARD: ci compiacciamo che gli importi siano stati elevati ma critichiamo, così come la signora Commissario, il Consiglio per aver ridotto gli stanziamenti di pagamento per SAPARD di 100 milioni.
E' inaccettabile, assolutamente inaccettabile!
La preghiamo, signora Commissario di non aver timore di adottare nuove modalità di attuazione sull'esempio di LEADER.
Non abbia tentennamenti!
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Ringrazio davvero sentitamente il relatore generale per la positiva cooperazione con i colleghi della commissione per l'agricoltura.
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<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="NL" NAME="Maat">
Signor Presidente, per iniziare desidero ringraziare vivamente il relatore, onorevole Costa Neves, per la stretta e fruttuosa collaborazione.
Ciò non significa che abbia potuto accettare tutti i nostri punti per quanto riguarda il bilancio per la pesca, ma ci ha sempre prestato Ascolto e, in ogni caso, ci ha offerto una base di lavoro, il che ci è molto servito.
<P>
Signor Presidente, il bilancio pesca è all'insegna dei grandi problemi della pesca e del parziale fallimento della politica comune per la pesca.
E' chiaro che il programma di orientamento pluriennale e la chiusura unilaterale di talune aree non sono stati un successo.
<P>
Il mancato raggiungimento di un accordo per la pesca con il Marocco ha generato una situazione esplosiva per le coste spagnole e portoghesi, dove si lotta già con grandi problemi sociali legati all'immigrazione illegale.
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Per tali motivi la commissione per la pesca ha chiesto quasi 200 milioni di euro per poter far fronte a tali problemi.
Il relatore propone di inserire prima un p.m. e sfidare il Consiglio a rispettare le promesse fatte a Nizza.
La commissione per la pesca può accettare tale proposta.
<P>
Tuttavia la commissione per la pesca è delusa che la proposta di aumentare gli stanziamenti in bilancio per il controllo delle quote, aumento per altro indispensabile, sia stata indebolita con un emendamento liberale adottato in commissione per i bilanci, sebbene l'emendamento originario che conteneva questa proposta avesse ottenuto un ampio sostegno da parte di tutti i gruppi in commissione pesca.
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Signor Presidente, in qualità di relatore ombra del gruppo PPE per il bilancio agricolo, constato che la richiesta originaria di stanziare un miliardo di euro in più per la sicurezza alimentare e la lotta alle epizoozie, alla fine è stata ridotta a 580 milioni, ma a nostro parere è meglio che niente.
<P>
In effetti deploriamo anche che la Commissione non abbia insistito sulla richiesta iniziale di un miliardo di euro in più.
La posizione del gruppo PPE, secondo la quale occorre riservare un importo maggiore per la lotta alle epizoozie, per fortuna ha trovato consenso.
In generale riteniamo che per restaurare la fiducia del consumatore sia essenziale normalizzare i mercati europei, compreso quello della carne bovina.
<P>
Come ultimo punto, signor Presidente, debbo dire che sono particolarmente lieto che in relazione alla politica estera il gruppo del PPE presenti un emendamento che chiede maggiore attenzione per il Kirgikistan, l'Uzbekistan e il Tagikistan e io raccomando vivamente questo emendamento per il prosieguo della discussione.
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<SPEAKER ID=126 NAME="Ortuondo Larrea">
Signor Presidente, la commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, a nome della quale intervengo, ha presentato una decina di emendamenti al progetto di bilancio, relativi alle quattro iniziative comunitarie (URBAN, INTERREG, EQUAL e LEADER), alla sicurezza e alla sostenibilità dei trasporti e al turismo.
<P>
A prescindere dalle circostanze del momento, imputabili ai tragici eventi dell' 11 settembre, il turismo è destinato a diventare ben presto l' attività del terziario più importante dell' Unione.
L' Organizzazione mondiale per il turismo prevede il raddoppio del numero di arrivi per motivi di turismo fino a toccare, approssimativamente, i 720 milioni nel 2020.
Entro il 2010, inoltre, agli attuali 9 milioni di addetti del settore de ne aggiungeranno altri 2-3,5 milioni, giungendo fino a un totale di 12,5 milioni di addetti.
Eppure, la commissione per i bilanci ha respinto la dotazione che avevamo proposto.
Fortunatamente il gruppo Verts/ALE ha avuto modo di ripresentare in plenaria un emendamento in cui chiede, sul piano europeo, l' assegnazione di risorse destinate a dare impulso alla promozione, al monitoraggio e alla valutazione di una politica per il turismo sostenibile sul piano ecologico e sociale.
Spero che la maggioranza dei colleghi deputati sia sufficientemente sensibile da appoggiare, con il suo voto, questa reiterata proposta.
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<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="FI" NAME="Iivari">
Signor Presidente, il progetto di bilancio della commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi di informazione e lo sport contiene tre punti importanti che desidero illustrare.
<P>
Prima di tutto, per concretizzare l' iniziativa eLearning, abbiamo proposto uno stanziamento pari a 12,6 milioni di euro, che è pienamente giustificato dal fatto che l' apprendimento dell' informatica fa parte della strategia di base dell' Unione Europea.
Inoltre un aumento sensibile dei finanziamenti per questo settore è motivato dal fatto che i soli fondi dei programmi SOCRATES, GIOVENTÙ e CULTURA 2000 non sarebbero sufficienti a raggiungere gli obiettivi prefissati.
Desidero ricordare che l' informatica non è uno strumento ma una competenza importante.
<P>
Il secondo punto riguarda lo sport, che l' Unione Europea non considera ancora un diritto fondamentale.
Ciononostante questo viene citato sia nel Trattato di Amsterdam che nelle conclusioni del Vertice di Nizza, in cui si sottolinea la sua importanza sociale.
La commissione per i bilanci ha approvato la proposta di finanziamento di 5 milioni di euro da destinare alle società sportive che s' impegnano attivamente nel lavoro di prevenzione dell' emarginazione giovanile.
<P>
La terza novità è rappresentata dal finanziamento di un milione di euro per la fondazione di un centro di monitoraggio delle attività culturali.
Un' attività, secondo me, che potrebbe essere svolta insieme al Consiglio d' Europa che vanta una lunga esperienza in materia.
<P>
Ancora una volta la rubrica A-30 ha causato numerosi problemi.
Sono rimasta delusa dai tagli proposti dalla commissione per i bilanci in materia di finanziamenti alle organizzazioni culturali A-3042, anche perché nella commissione cultura ci eravamo particolarmente impegnati sull' elaborazione di questo punto.
Avevamo tenuto in considerazione le linee indicate nella relazione della Commissione sui finanziamenti alle associazioni e le raccomandazioni del gruppo di lavoro della commissione per i bilanci.
In particolare, avevamo cercato di identificare i migliori canali di utilizzo dei fondi da investire nella cultura europea.
Non posso accettare il fatto che la commissione per i bilanci abbia invaso in questo modo le competenze della commissione speciale.
Appoggio quindi la proposta contenuta nella relazione dell' onorevole Costa Neves, che chiede la creazione di una base giuridica e di un regolamento per la rubrica A-30.
Il Parlamento non può certo agire in base al principio "prendi i soldi e scappa" , dove chi vince prende tutto.
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<SPEAKER ID=128 NAME="Berès">
Signor Presidente, signora Commissario, signor rappresentante del Consiglio, desidero attirare la vostra attenzione su tre emendamenti presentati dalla commissione per gli affari costituzionali del nostro Parlamento.
Lo scopo di tali emendamenti è di dare sostegno all' informazione dei cittadini e stimolare il dibattito sulle questioni che riguardano il futuro dell' Unione, conformemente alla dichiarazione n. 23 del Trattato di Nizza.
<P>
L' obiettivo dell' emendamento n. 223 è il ripristino degli stanziamenti d' impegno destinati al programma PRINCE secondo la proposta della Commissione nel progetto preliminare di bilancio.
<P>
Il Consiglio, infatti, ha ridimensionato l' aumento previsto per questi stanziamenti e a noi pare inconcepibile non prevedere un forte investimento a favore di un incremento d' informazione per i nostri concittadini sull' euro, sull' ampliamento, sulla Carta dei diritti fondamentali e, naturalmente sulle azioni nell' ambito della giustizia e degli affari interni.
Sono tutti argomenti di grande attualità e ricordo che fin d' ora abbiamo avviato un periodo di riflessione e di consultazione sull' avvenire dell' Unione.
<P>
Riteniamo altresì che sarebbe controproducente, come invece suggerisce la commissione per i bilanci, iscrivere una parte di questi stanziamenti in una riserva.
E' infatti noto che l' utilizzo di fondi iscritti in riserva è disciplinato da una procedura più gravosa e non ci pare il caso di ostacolare i margini di manovra della Commissione in questo campo.
<P>
Aggiungo che il controllo del Parlamento è in ogni caso garantito dalla sua presenza in seno al gruppo di lavoro interistituzionale sulle attività d' informazione generale e specifica.
<P>
Infine, la commissione per gli affari costituzionali si è pronunciata anche a favore del mantenimento, ossia del rafforzamento, dell' appoggio finanziario al Movimento europeo.
E' nota l' efficacia delle azioni intraprese da quel movimento e sarebbe sorprendente che l' Unione gli negasse il suo appoggio nel momento in cui è più che mai necessario incoraggiare il dialogo con i cittadini.
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Lo stesso dicasi per la festa dell' Europa organizzata il 9 maggio, simbolo che è opportuno sostenere in tutti gli Stati membri perché è una misura che contribuisce alla creazione di quello spazio pubblico di cui siamo tanto carenti.
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<SPEAKER ID=129 NAME="Avilés Perea">
Signor Presidente, con l' entrata in vigore del Trattato di Amsterdam si sono viste rafforzate le competenze della commissione per i diritti della donna e, soprattutto, le politiche dell' Unione a favore della parità fra i due sessi, ragion per cui attribuiamo particolare importanza al Programma relativo alla strategia comunitaria in materia di pari opportunità tra donne e uomini quale strumento essenziale per l' uguaglianza, nonché al programma DAPHNE contro la violenza in ambito domestico e al programma EQUAL, teso ad agevolare l' integrazione della donna nel mercato del lavoro e il rispetto degli obiettivi occupazionali fissati a Lisbona, inter alia.
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L' esclusione sociale costituisce un' altra preoccupazione della commissione per i diritti della donna, dal momento che, purtroppo, ci stiamo incamminando verso quella che si definisce la "femminilizzazione della povertà" .
Per realizzare questi obiettivi ritenuti prioritari, abbiamo presentato un gruppo di emendamenti al bilancio i quali sono stati accolti favorevolmente; ringrazio in particolare il relatore Costa Neves per il suo appoggio che ha permesso di ottenere la maggioranza in seno alla commissione per i bilanci.
<P>
Un ristretto numero di emendamenti sono stati respinti, in quanto già impliciti in altre linee di bilancio: azioni di informazione sulla politica agricola comune, misure di lotta all' esclusione, società dell' informazione, lotta alla povertà e alle patologie connesse - malaria, tubercolosi, AIDS -, cure sanitarie e benessere, consolidamento della democrazia e dei diritti dell' uomo eccetera.
<P>
Vanno inoltre sottolineati gli aiuti destinati alle organizzazioni femminili attive nella promozione della donna a livello di Unione. Non soltanto la Lobby delle donne, quindi, ma anche altre organizzazioni che vigilano sul rispetto del pluralismo nella nostra società.
Non si può affermare che una sola organizzazione rappresenti tutte le donne d' Europa.
E' quindi una questione di giustizia: occorre riconoscere le tante altre associazioni europee che si adoperano per l' uguaglianza fra uomo e donna già da tempo e che hanno a loro volta diritto a ricevere un sostegno finanziario dell' Unione.
<P>
La commissione per i diritti della donna è quindi complessivamente soddisfatta dell' accoglienza che il relatore e la commissione per i bilanci hanno riservato alle sue proposte.
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<SPEAKER ID=130 NAME="Perry">
Signor Presidente, mi scuso con i relatori per non aver potuto presenziare al dibattito fin dall' inizio, ma scommetto un euro che nessuno ha ancora trattato dell' argomento che vorrei sollevare a nome della commissione per le petizioni.
<P>
Nei meandri della relazione Buitenweg c' è un emendamento n. 2022 sulla linea di bilancio 250 che presenta una nuova proposta per consentire, in talune circostanze, il rimborso di spese individuali al firmatario di una petizione che ritenga opportuno venire al Parlamento per perorare il proprio caso.
Ringrazio la relatrice per aver accettato questa relazione e la commissione per averla approvata.
<P>
Come è noto, i parlamenti hanno responsabilità diverse: decidono il governo, e, ovviamente, questa non è una responsabilità di questo Parlamento; decidono i bilanci, ma sapete che le nostre competenze in materia di bilancio sono parziali.
Non abbiamo alcuna competenza in materia fiscale, non abbiamo alcuna competenza sul 50 percento delle spese più o meno destinate all' agricoltura.
I parlamenti legiferano: questo è un potere che noi dobbiamo condividere con il Consiglio dei Ministri e non abbiamo alcun potere di iniziativa legislativa.
Ma i parlamenti hanno anche la responsabilità di proteggere i diritti dei singoli cittadini di fronte alla burocrazia e questa è una responsabilità che il Parlamento esercita per il tramite della commissione per le petizioni e per il tramite dell' operato del Mediatore europeo.
<P>
Questo pomeriggio vorrei dire all' Aula che i fondi spesi per le petizioni e i 3 milioni di euro stanziati all' Ufficio del Mediatore sono soldi spesi benissimo.
Si tratta di meno di 0,1 euro pro capite l' anno, ma sono soldi spesi per la democrazia europea reale, e vogliamo garantire che ciò continui e che si possa fare di più nei prossimi anni.
<P>
<SPEAKER ID=131 NAME="Rovsing">
Signor Presidente, desidero soffermarmi in modo particolare sul bilancio operativo della CECA e quindi sulla relazione presentata dall' onorevole Seppänen a nome della commissione per i bilanci.
Apprezziamo il ruolo pionieristico svolto dalla CECA nel processo d' integrazione europeo e il contributo positivo della CECA alla pace in Europa.
Ricordiamo che la CECA è stata finanziata da entrate basate su prelievi, il che ha consentito di sviluppare misure di intervento economico e sociale collegate alle politiche industriali per settore.
Oggi il settore del carbone e dell' acciaio impiega 357.000 addetti e mano a mano che l' Unione si allargherà ai paesi candidati l' ampliamento porterà a un raddoppiamento della produzione di carbone nell' Unione e a un aumento di un terzo della produzione di acciaio.
Possiamo notare con orgoglio che grazie alla CECA si sono realizzati una costruzione e un perfezionamento che hanno portato all' Unione europea come la conosciamo oggi.
La commissione approva le proposte della Commissione esecutiva per il bilancio operativo di 151,8 milioni di euro per il 2002 e proprio il 23 luglio 2002 scadrà il Trattato CECA.
Avremmo auspicato che una maggiore parte del bilancio fosse destinata al fabbisogno energetico futuro relativamente alle tecnologie del carbone pulito, sia in termini di bilancio operativo che di ricerca, e invitiamo la Commissione a tenerne conto negli altri programmi.
<P>
<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="FR" NAME="Deprez">
Signor Presidente, mi permetto di porle una domanda.
<P>
Non capisco perché pur essendo relatore per parere della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, pur avendo preparato gli emendamenti della mia commissione, pur avendoli fatti votare dalla mia commissione, difesi (talvolta anche in modo assai vigoroso) in sede di commissione per i bilanci - dove, d' altro canto, il più delle volte ho ottenuto l' assenso dei miei colleghi - perché, ripeto, non figuro sulla lista dei relatori per parere.
Le chiedo pertanto di autorizzarmi a intervenire adesso in nome della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni.
<P>
<SPEAKER ID=133 NAME="Presidente">
Onorevole deputato, il suo nominativo non figura sulla lista dei deputati iscritti a parlare per illustrare i pareri delle commissioni, per cui non posso concederle la parola in questo momento.
<P>
<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="FR" NAME="Deprez">
Le chiedo pertanto, signor Presidente, l' autorizzazione a prendere la parola adesso.
<P>
<SPEAKER ID=135 NAME="Presidente">
Onorevole deputato, la lista degli oratori è stilata in funzione delle richieste ufficiali delle diverse commissioni in nome delle quali si può intervenire.
Poiché lei non figura sulla lista ufficiale e poiché io ritengo che essa non debba essere modificata, le darò la parola più tardi, quando giungerà il momento in cui lei avrà il diritto di intervenire.
<P>
<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="EN" NAME="Elles">
Signor Presidente, il nostro portavoce parlerà a nome del gruppo più avanti, ma anch' io avrei qualche commento da fare a questo punto.
Come gli altri oratori anch' io desidero ringraziare i nostri due relatori principali, l' onorevole Costa Neves e la onorevole Buitenweg.
Non è mai semplice seguire fino in fondo un progetto in questo Parlamento, lo so bene, e credo che meritino un caloroso plauso.
<P>
La proposta della Commissione relativa al bilancio per il prossimo esercizio che stiamo esaminando, con il suo 1,06 percento del PNL è uno dei bilanci più bassi mai proposti a questo Parlamento e quindi nettamente al di sotto del massimale previsto dalle prospettive finanziarie, ma immagino che con l' allargamento alle porte le prospettive finanziarie abbiano buone possibilità di essere messe a dura prova prima delle fine del 2006.
<P>
In riferimento alla relazione Costa Neves vorrei, come prima cosa, congratularmi con il relatore per essersi concentrato sulla relazione interlocutoria relativa al seguito dato alla dichiarazione congiunta Consiglio/Parlamento risalente alla fine dell' anno scorso, che ha dato prova dei suoi meriti nella nostra procedura di bilancio.
Sarebbe un' ottima idea continuare su questo modello ogni anno, poiché abbiamo tratto beneficio dall' esame dell' efficacia e dell' efficienza delle operazioni svolte dalle Istituzioni europee e questo per il Parlamento è un punto di grande importanza su cui tornerò al termine del mio intervento.
<P>
Desidero sollevare alcune questioni relative ad aspetti specifici per la commissione per i bilanci per i quali il nostro gruppo chiede l' ottimizzazione delle risorse - un nostro cavallo di battaglia.
<P>
Primo, l' agricoltura: non crediamo nella riserva - vi sono già fondi che sono stati sbloccati ed è in arrivo una lettera rettificativa, il che mi pare più che bastevole.
Invece pensiamo che ci dovrebbe essere un' inchiesta sulla gestione dell' afta epizootica da parte della Commissione e delle autorità britanniche e spingeremo in tal senso.
<P>
Secondo, riteniamo che vi sia un problema permanente sul versante della politica dell' informazione: ogni volta che arriva una proposta della Commissione senza passare per i gruppi di lavoro interistituzionali, il Parlamento è costretto a fare un richiamo sulle linee della politica dell' informazione.
Invito la Commissione a garantire che essi diventino parte permanente delle sue proposte; ciò ci risparmierà qualche fatica nel garantire la continuità del lavoro interistituzionale.
<P>
Terzo, per quanto riguarda l' Agenzia per la sicurezza alimentare - prendo atto che la questione è stata sollevata nel Consiglio europeo di Gand - vorrei ricordare al Presidente in carica (invece di ridere potrebbe ascoltare gli interventi dei parlamentari) che la posizione del Parlamento è che i fondi rimarranno iscritti alla riserva fino a quando non avremo certezze in merito al mandato e alla sede dell' Agenzia.
Immagino pertanto che consulterete il Parlamento prima di una decisione definitiva.
<P>
Quarto, in relazione all' Afganistan, - e mi rivolgo nuovamente alla Commissione - è stato presentato un emendamento inteso a creare un "pour memoire" per gli aiuti all' Afganistan e chiederemo al Consiglio e al Parlamento di inserire questo punto nel bilancio in seconda lettura perché il nostro gruppo desidera che si istituisca un' alleanza internazionale per contribuire alla ricostruzione dell' Afganistan una volta terminato il conflitto e le prime riflessioni sono già in corso alle Nazioni Unite.
<P>
Da ultimo vorrei riferirmi alla questione dei posti che abbiamo iscritto alla riserva e vorremmo garantire che le condizioni previste per la riserva siano soddisfatte prima di svincolare i posti, oltre al fatto che la Commissione deve avere la capacità di utilizzare tali posti l' anno prossimo in riferimento ai posti vacanti.
<P>
Rimane, tuttavia, un altro punto molto critico, e torno a rivolgermi al Consiglio dei Ministri.
Corre voce, signor Presidente, che il pacchetto sui prepensionamenti attualmente negoziato al Consiglio non sia aperto al Parlamento.
Vorrei che lei confermasse nelle sue future dichiarazioni che tale sistema è accessibile anche a noi, è un punto cruciale per il mio gruppo che il sistema sia applicato a tutte le Istituzioni.
<P>
Concludo, signor Presidente, con una considerazione che riguarda la nostra Istituzione.
Ieri sera, in contraddizione alla risoluzione dell' onorevole Harbour, l' Ufficio di presidenza ha deciso di opporsi all' idea della struttura lineare delle carriere e cito il paragrafo 38 della risoluzione votata dall' Aula nel novembre scorso: "invita l' Amministrazione del Parlamento a introdurre una struttura lineare delle carriere parallelamente alla Commissione, che faciliti i trasferimenti interistituzionali" .
E' inaccettabile che l' Ufficio di presidenza del Parlamento sia partito per la tangente e abbia deciso da solo: sotto le pressioni dell' Amministrazione del Parlamento, l' Ufficio di presidenza del Parlamento ha scelto di ignorare il voto dell' Aula.
<P>
Pertanto le chiedo di rispondere a tre domande, e concludo.
<P>
Perché l' organizzazione e la funzione del Parlamento sarebbero tanto diverse dalla Commissione da giustificare una diversa struttura delle carriere?
<P>
Secondo, come è possibile che una struttura delle carriere che conserva quattro diverse categorie possa rispettare gli obiettivi di una struttura lineare delle carriere con promozioni basate sul merito, che il Parlamento sostiene con decisione?
<P>
Infine, come si può incoraggiare la mobilità del personale tra Istituzioni se il Parlamento e la Commissione hanno strutture delle carriere diverse?
L' Ufficio di presidenza deve giustificare all' Aula le decisioni che ha preso in quanto non sono compatibili con le nostre risoluzioni.
<P>
<SPEAKER ID=137 NAME="Wynn">
Signor Presidente, non voglio ripetere cose già dette quindi mi limiterò a un paio di osservazioni - anche se l' onorevole James Elles mi ha guastato la festa con gli ultimi sue punti che ha citato.
Mi congratulo con i relatori: il loro compito non è mai facile e quest' anno hanno svolto un lavoro particolarmente valido in condizioni difficili.
<P>
Mi rallegro della dichiarazione del Presidente in carica del Consiglio che ha detto di sperare in un accordo tra Parlamento e Consiglio alla prossima conciliazione.
Lo spero anch' io, perché il 20 luglio, all' ultima conciliazione, in pratica non ci siamo messi d' accordo su nulla.
Non hanno alcun senso le riunioni di conciliazione se il livello a cui giungiamo deve essere quello.
Speriamo che in novembre ne venga fuori qualcosa di meglio.
<P>
In merito ai margini, sui quali si è espresso lo stesso Presidente in carica del Consiglio, di margine ne resterà ben poco prima della votazione di giovedì, per una ragione, e cioè perché, ancora una volta, non siamo riusciti a dialogare con il Consiglio, non siamo riusciti a far sentire le nostre argomentazioni.
In luglio, in ripetute occasioni ho ribadito che le tre Istituzioni devono dialogare seriamente sui problemi relativi al futuro finanziamento delle rubriche 3, 4 e 5.
<P>
Il Consiglio non può ignorare tali rubriche come se non comportassero problemi.
A volte il Consiglio mi da l' impressione di uno struzzo che nasconde la testa nella sabbia nel tentativo di ignorare tutti i problemi che lo circondano.
Quando assume questa posizione ci ritroviamo a ragionare con il posteriore dello struzzo in questione, anche se qualche volta si ha l' impressione di ottenere di più dal posteriore dello struzzo che a certe persone con cui siamo costretti ad avere a che fare!
Non mi riferisco a lei, signor Presidente in carica!
Certe volte è così difficile far passare il messaggio che riunirsi in conciliazione è una perdita di tempo.
Speriamo che in novembre i risultati siano molto più concreti.
<P>
Sul tema della riforma, James Elles ha appena toccato un punto assai dolente.
Era mia intenzione manifestare la nostra preoccupazione per la mancanza di progressi, ma il Parlamento non si è certo fatto un favore con la decisione dell' Ufficio di presidenza di ieri sera.
Si spera che tale decisione possa essere rapidamente modificata.
Di fatto adesso tocca al Consiglio: sono passati quasi tre anni dalle dimissioni della Commissione e ancora non si vede traccia della riforma che tutti aspettiamo.
L' opinione pubblica, i contribuenti europei aspettano la riforma che abbiamo promesso quasi tre anni fa.
A che punto siamo?
Tutto si è arenato al Consiglio.
<P>
Presidente in carica, lei sa, perché ne ho discusso con lei, che il messaggio deve passare: ci vuole una soluzione prima possibile, altrimenti l' intero processo si impantanerà.
Speriamo che il Parlamento possa fare la sua parte e revocare la decisione di ieri sera e continuare sulla strada di un rapido processo in modo da sbloccare la questione, non soltanto per la Commissione, ma per tutte le Istituzioni.
<P>
Passo ora al Global Health Fund per il quale abbiamo previsto un linea di bilancio e una dotazione relativamente limitata per il prossimo esercizio.
Come tutti sappiamo, la Commissione proporrà di finanziarlo dall' esercizio di quest' anno, prelevando 60 milioni di euro dal bilancio generale e 60 milioni dal bilancio del FES.
Devo rivolgere un interrogativo alla Commissione: in merito ai fondi dal FES: questo bilancio, per essere approvato, è concordato con gli Stati ACP, quindi come facciamo a essere certi che gli Stati ACP siano d' accordo a destinare 60 milioni di euro al Global Health Fund?
Molti colleghi mi hanno rivolto tale domanda e, in tutta franchezza, non so come rispondere.
Pertanto, sarei grato alla signora Commissario Schreyer di rispondere.
<P>
Passo ora alla questione controversa delle linee A-30.
Apparentemente, ogni qual volta votiamo le linee A-30 rendiamo felici pochissime persone e ne scontentiamo molte.
Spero che la situazione in cui ci siamo ritrovati questa volta ci istilli il coraggio di formulare per il prossimo esercizio proposte che mirino ad un sistema più trasparente.
Temiamo che, le cose non andrebbero meglio se cedessimo l' intero processo alla Commissione: sarebbe la Commissione a decidere al posto del Parlamento.
Spero che il Parlamento riesca a raggiungere un accordo interno su come gestire in futuro le linee A-30.
<P>
Infine, vorrei presentare una preghiera al Consiglio e ribadire quanto ho detto in sede di conciliazione e al recente trilogo: ci vuole un gruppo di lavoro del Consiglio e del Parlamento a livello politico che cominci ad esaminare il problema del ritorno in termini di valore per l' Unione europea, ad esaminare le Istituzioni e le attività e che garantisca che si possano convincere i contribuenti del fatto che ricevono in cambio qualcosa per i loro soldi.
Spero che ne terrà conto.
<P>
<SPEAKER ID=138 LANGUAGE="FI" NAME="Virrankoski">
Signor Presidente, prima di tutto desidererei ringraziare i relatori, gli onorevoli Costa Neves, Buitenweg e Seppänen per l' ottimo lavoro svolto.
Lo stesso ringraziamento va anche con l' onorevole Terence Wynn, presidente della commissione per i bilanci, che anche quest' anno ha coordinato perfettamente le attività.
Il lavoro di relatore è duro e impegnativo, ciononostante l' onorevole Costa Neves è riuscito a colpire nel segno e quindi il mio gruppo appoggia appieno le linee di bilancio della Commissione.
<P>
Le linee generali del progetto di bilancio prevedono l' abolizione dei tagli alle spese agricole, il pagamento tempestivo delle spese e il rinnovamento della Commissione.
Ritengo inoltre positivo l' inserimento in bilancio delle voci di spesa in materia di consolidamento della politica legata al concetto di Dimensione nordica.
Alla base dell' esame del progetto di bilancio sta il rapporto economico dell' anno passato che indicava un' eccedenza pari a 11 miliardi di euro: 8,5 miliardi di spese in meno rispetto a quanto previsto e 6,5 miliardi di euro rimasti inutilizzati e che erano destinati ai Fondi strutturali.
Ecco perché adesso è importante prestare molta attenzione allo sviluppo dell' amministrazione, per non fare valutazioni errate delle spese.
Diversamente la politica di bilancio non avrebbe alcun tipo di base.
<P>
Uno dei punti centrali del bilancio è rappresentato dalla riduzione delle fatture non saldate, che attualmente ammontano a oltre 60 miliardi di euro.
Il mio gruppo appoggia anche la proposta di rinnovamento della Commissione, che rappresenta una delle priorità più importanti di questo Parlamento.
Si propone di accantonare parte degli stanziamenti, in modo che la Commissione possa proporre rapidamente il rinnovamento del regolamento del personale e chiarire meglio il suo pensiero in materia di previdenza.
<P>
Il titolo 4 è complesso.
La Commissione ed il Consiglio propongono di destinare 125 milioni di euro per l' Accordo di pesca col Marocco, sebbene non sia previsto.
Si tratta evidentemente di un accantonamento mascherato che è sicuramente contrario alla norma di gestione finanziaria e che deve essere eliminato.
Come contropartita, propone invece l' uso di uno strumento di flessibilità per la modernizzazione della flotta di pesca spagnola e portoghese, che può essere in parte accettata.
Il nostro gruppo non può accettare il taglio di 84 milioni di euro al programma CARDS.
Sebbene il gruppo liberale sia propenso ad approvare il bilancio in Parlamento, non può appoggiare questa proposta.
Il programma CARDS ha rappresentato la priorità assoluta per il Parlamento, e quindi proponiamo tagli analoghi in bilancio anche per gli altri programmi in modo da avere a disposizione maggiori stanziamenti, che fino ad oggi sono stati solo saltuari.
<P>
Dei programmi minori, la voce principale è rappresentata dagli stanziamenti A-30, da destinare agli aiuti alle associazioni.
Rispetto alla loro importanza, questi stanziamenti sottraggono tantissimo tempo al Parlamento e quindi sarebbe opportuno chiarire una volta per tutte il sistema.
Inoltre la scelta delle associazioni si basa solo raramente su criteri oggettivi.
<P>
In merito alla relazione della onorevole Buitenweg, appoggiamo appieno la sua linea ferrea per il bilancio del Parlamento, che rimane entro il tetto del 20% di tutte le spese amministrative, limite stabilito da questa Istituzione, sebbene vengano già considerate le spese legate al processo di ampliamento.
A mio parere, proprio il processo di ampliamento ad est deve essere gestito in modo da non compromettere le attività del Parlamento e da permettere lo svolgimento delle riunioni nei locali già a nostra disposizione.
<P>
<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="DE" NAME="Rühle">
Signor Presidente, anch'io vorrei esprimere ancora una volta il mio ringraziamento ai relatori. Ringrazio anche il presidente della commissione.
Considerando i conflitti suscitati dall'approvazione dei bilanci negli anni scorsi, l'impressione è che quest'anno regni una maggiore calma, come se i conflitti non fossero così evidenti agli occhi dell'opinione pubblica.
Non si può tuttavia fare a meno di constatare che il Consiglio, anche quest'anno, di fatto, non è stato all'altezza delle proprie responsabilità.
In quanto ramo dell'autorità di bilancio ad esso spetterebbe il compito di prendere posizione sul bilancio in modo davvero coerente e politicamente responsabile.
<P>
Mentre il Parlamento nei lunghi dibattiti, nei lunghi colloqui e negoziati con la maggior parte delle parti interessate si è adoperato con grande impegno al fine di ottenere un bilancio equilibrato, soppesando il fabbisogno con il compito di amministrare in modo parsimonioso nell'interesse dei contribuenti, il Consiglio, ancora una volta, ha apportato tagli in blocco e senza basarsi su criteri politici.
Almeno noi non abbiamo ravvisato criteri politicamente determinati e ci si domanda se mai ve ne siano stati.
<P>
Il modo di procedere del Consiglio aggrava inutilmente i problemi, visto che anche quest'anno il bilancio, nonostante le spese straordinarie, i preparativi in vista dell'allargamento e numerose altri aspetti problematici, si attesta al di sotto del massimale, ampiamente al di sotto dell'1,27 percento del prodotto nazionale lordo.
<P>
Il Consiglio quest'anno ha tagliato in blocco i pagamenti del 10 percento. Ciò appare tanto più incomprensibile visto che in numerosi settori vi sono ancora fondi inutilizzati nell'esecuzione dei programmi.
Il Parlamento intende ora reiscrivere a bilancio tali importi.
Non possiamo, da un lato, suscitare aspettative in ambiti quali, ad esempio, i Fondi strutturali o le azioni esterne per poi soddisfarle solo dopo grandi esitazioni.
In tal modo viene minata la fiducia nelle Istituzioni dell'UE.
Il Consiglio ne sarebbe in parte responsabile, se il suo modo di procedere venisse avvallato.
<P>
Un tale modo di procedere risulta particolarmente problematico nella rubrica 4, quella delle azioni esterne.
Mentre i Ministri degli esteri e i Capi di governo tengono discorsi altisonanti sulla politica estera comune, i Ministri delle Finanze, meschinamente, tagliano i fondi senza preoccuparsi della perdita di prestigio che ne consegue per le Istituzioni dell'UE.
Non si capisce perché quest'anno non dobbiamo poter disporre pienamente dello strumento della riserva flessibile per questo settore.
Permangono gravi problemi nei Balcani, nuovi compiti ci attendono in Afganistan e nei paesi limitrofi e nuovi compiti si profilano anche in Medio Oriente.
<P>
L'Unione europea perde la possibilità di reagire in modo flessibile e anche a tale proposito abbiamo bisogno di una risposta da parte del Consiglio.
Deve dichiarare in che modo l'UE può mantenere la propria capacità d'azione a livello politico e la propria flessibilità.
Il nostro gruppo politico valuta criticamente la procedura adottata per le linee A-30.
Dato il gran numero di singoli emendamenti presentati - anche dal Parlamento - i due principali gruppi politici hanno tentato di risolvere questa procedura con una procedura in blocco.
Ciò ha tuttavia impedito alla nostra commissione parlamentare di procedere a una messa a punto di precisione in questo ambito, venendo meno pertanto al proprio compito di controllo.
Oggi l'onorevole Wynn ha annunciato espressamente che questo aspetto verrà modificato nella procedura di bilancio dell'anno prossimo.
Mi auguro che riusciremo a cooperare per mettere a punto una procedura valida, che consenta anche al Parlamento di assolvere alla propria funzione di controllo delle linee A-30.
Non possiamo esporci alla critica di alimentare il clientelismo.
Non dovremmo davvero fare una cosa simile in sede di bilancio.
<P>
A mio avviso va fatta una certa autocritica.
So perfettamente che i tempi sono estremamente ristretti ma ciò nonostante, proprio in questo ambito, si deve poter giustificare dal punto di vista politico anche all'esterno ogni singola voce di bilancio.
Complessivamente, concludendo il mio intervento, vorrei esortare ancora una volta il Parlamento, riallacciandomi a quanto hanno già detto gli oratori che mi hanno preceduta, a portare avanti le proprie riforme.
Solo in tal modo potremo pretendere credibilmente dal Consiglio e dalla Commissione che essi portino a termine le rispettive riforme, solo a condizione che anche noi dimostriamo di essere credibili nei nostri sforzi di riforma.
Questo elemento, a mio parere, non è stato tenuto sufficientemente in considerazione nelle decisioni prese ieri sera dall'Ufficio di presidenza.
<P>
<SPEAKER ID=140 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
Signor Presidente, il progetto di bilancio per il prossimo anno è stato redatto con estrema disciplina.
Se da un lato il prodotto interno lordo dei paesi dell' Unione Europea ha mostrato un aumento più veloce rispetto agli stanziamenti di bilancio dell' UE, dall' altro, rispetto al valore complessivo del PIL, la quota del bilancio dell' UE si è ridotta del 1,03%.
Ciò viene dimostrato anche dal fatto che nel progetto di bilancio per il prossimo anno non ci sono programmi prioritari.
Il tetto massimo del bilancio dell' UE è pari al 1,27% del PIL dei paesi membri, quindi ci sarebbe spazio a sufficienza per la promozione di programmi di sviluppo.
Ciononostante sembra che la Commissione ed il Consiglio non abbiano la volontà politica necessaria né la capacità di definire tali programmi.
Mi riferisco per esempio all' occupazione o alla promozione di prodotti alimentari sani.
<P>
In seno all' UE, l' élite politica non ha più voglia di discutere sul tema della lotta alla disoccupazione né tantomeno di proporre delle politiche adeguate.
Il nostro gruppo ha sempre sottolineato l' importanza della lotta contro la disoccupazione.
Spesso la colpa non è del disoccupato che è purtroppo alla mercé delle oscillazioni congiunturali.
Bisogna applicare una politica che permetta di combattere la disoccupazione in modo efficace.
L' élite politica ed i funzionari dell' UE sanno bene come tutelare i propri interessi.
Dispongono di un sistema previdenziale che premia coloro i quali non sono più in grado di allinearsi alle nuove esigenze degli ingranaggi dell' UE, nemmeno attraverso la formazione.
Se le Istituzioni dispongono di centinaia di funzionari inutili, significa che la politica del personale dell' Unione Europea deve essere rivisitata da cima a fondo.
<P>
La capacità della Commissione di concretizzare le decisioni politiche del Parlamento è molto limitata.
Troppo spesso il bilancio approvato si allontana da quello applicato dalla Commissione.
Mentre per la Commissione il ritardo dei pagamenti non rappresenta un problema, per il Parlamento lo è.
Il bilancio dell' UE è un documento politico che permette di gestire i fondi per le élite dell' Unione Europea e per la sua propaganda.
In questo modo non si costruisce l' Europa dei cittadini.
<P>
Se il bombardamento della Jugoslavia è stato fuori legge, gli stanziamenti per la sua ricostruzione non dovrebbero essere tagliati.
Speriamo che la votazione sui tagli al programma CARDS non sorprenda i grandi gruppi.
<P>
<SPEAKER ID=141 LANGUAGE="FR" NAME="Caullery">
Signor Presidente, il progetto preliminare di bilancio della Commissione per la prima volta oltrepassa l' ammontare simbolico di 100 miliardi di euro ed è decisamente caratterizzato dalle spese agricole di crisi e dagli impegni esterni.
Per quanto attiene a questa prima lettura, molte delle scelte del relatore raccolgono il consenso del nostro gruppo, cominciando dagli emendamenti orizzontali di principio, in particolare laddove si tratta di riduzione sistematica dei RAL e della volontà di prevenirne dei nuovi.
<P>
Per quanto riguarda l' agricoltura ritroviamo un ripristino quasi totale degli stanziamenti, il che non può che rassicurare i nostri agricoltori che ne hanno un grande bisogno.
I 180 milioni di euro approvati dalla commissione per i bilanci a favore di altri interventi agricoli seguono la stessa direzione, sebbene sia opportuno deplorare l' evidente insufficienza degli stanziamenti per il fondo d' emergenza veterinaria, per la distribuzione dei prodotti agricoli ai meno abbienti della Comunità e per l' insediamento dei giovani agricoltori.
<P>
A proposito delle regioni transfrontaliere, è utile ricordare che usufruiscono già di un sostegno finanziario cospicuo e ci si può legittimamente chiedere se, vista la loro diversità, la risposta adeguata sia uno strumento unico.
<P>
Per quanto concerne le politiche interne, gli interessi delle piccole e medie imprese sono salvaguardati e la nostra Assemblea può rallegrarsi dell' aumento degli stanziamenti volti a lottare contro le violenze nei confronti delle donne e dei bambini, come la pedofilia e le disfunzioni di Internet.
<P>
Tuttavia, la decurtazione compiuta dal Consiglio sulla pubblicità a favore dell' euro, aumentata dal Parlamento, non ci pare sufficiente.
In realtà questa pubblicità pagata cara dai nostri concittadini è in pratica pura propaganda.
<P>
Parimenti, la delegazione francese del gruppo "Unione per l' Europa delle Nazioni" si oppone ai fondi iscritti alle tante linee del capitolo A-30, intese soltanto a promuovere unicamente i presunti federalisti senza riconoscere altre sensibilità, malgrado le scelte degli elettori.
<P>
Per quanto attiene a Europol, e il ragionamento vale anche per Eurojust, ogni nostra energia deve evidentemente essere mobilitata per la lotta contro il terrorismo sotto qualsiasi forma, come ha incessantemente fatto e ricordato il nostro presidente, onorevole Charles Pasqua.
Ma l' indispensabile rafforzamento della solidarietà e della cooperazione giudiziaria e di polizia fra le nostre nazioni non dovrebbe servire da pretesto a una comunitarizzazione rampante di politiche e azioni che rientrano a pieno titolo nella sovranità nazionale.
<P>
Inoltre, Europol è finanziato da contributi nazionali e a nostro avviso non deve far parte di questo bilancio.
<P>
Per quanto riguarda le azioni esterne, pur apprezzando il raddoppio degli stanziamenti di pagamento a favore del programma MEDA 2002, il nostro gruppo condanna i tagli drastici praticati sugli stanziamenti previsti per l' Accordo di pesca con il Marocco: una visione, meramente contabile non ha mai portato a una buona politica e la decisione della commissione per i bilanci è il più negativo dei messaggi che si possa trasmettere agli amici marocchini, specialmente in questi difficili momenti di crisi internazionale.
<P>
Infine, signor Presidente, sebbene il metodo proposto dal relatore può essere accettato è tuttavia d' obbligo ammettere che il livello troppo elevato degli stanziamenti di pagamento sottoscritti dalla commissione per i bilanci non va certo nella direzione di un contenimento della spesa pubblica, visto che solo per la Francia costituirebbe un costo supplementare di 27 miliardi di franchi.
<P>
<SPEAKER ID=142 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, signora Commissario, il mezzo per eccellenza per scegliere le priorità politiche dell'Unione europea è proprio il bilancio.
E le scelte operate, tengo a sottolinearlo nuovamente, devono servire gli interessi di tutti i cittadini europei.
<P>
La discussione sulla finalità dell'Unione, che va avanti a stento, indica che al riguardo esistono molte opinioni diverse.
Constato con preoccupazione che non ritrovo questa diversità di visioni in molti progetti europei.
Mi preoccupa assai il fatto che da Bruxelles si diffonda in tutta l'Unione una propaganda unilaterale a spese dei cittadini.
Tale preoccupazione è stata recentemente rafforzata quando la commissione per i bilanci ha respinto un emendamento dei nostri colleghi conservatori inglesi, volto a garantire l'imparzialità della politica di informazione della Commissione.
<P>
Ma non è tutto.
La Commissione, e per gran parte anche questo Parlamento, vogliono insistere.
Trasportata dalla brama cocente di realizzare il prima possibile l'Unione politica. la Commissione europea ha presentato la proposta di utilizzare i fondi comunitari per dare contributi a "i" partiti politici europei.
<P>
Bizzarro, poiché questi partiti europei esistono a malapena.
I cittadini non li conoscono, eppure dovrebbero sponsorizzarli?
Anche in questo caso si perde di vista la diversità politica nell'Unione europea.
In tal modo solo le grandi correnti organizzate a livello europeo potranno ottenere un sussidio europeo, mentre i partiti politici nazionali, quindi vicini ai cittadini, non ne avranno diritto.
Ogni volta i sondaggi di opinione indicano che i cittadini negli Stati membri non attendono con ansia le ingerenze di Bruxelles.
Stimolare i partiti politici europei non farà altro che allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica europea.
Pertanto raccomandiamo il nostro emendamento che chiede di depennare questi contributi.
<P>
Signor Presidente, la bramosia della Commissione e del Parlamento di darsi un alto profilo politico non si arresta nemmeno ai confini dell'Unione.
Cito ad esempio una questione: più di 180 milioni di euro vanno annualmente all'Autorità palestinese.
Se le scuole che ricevono parte di detti fondi utilizzano libri di testo che incitano alla violenza e che sono scritti in un linguaggio razzista e antisemita, la Commissione se ne lava le mani e dichiara di essere innocente.
Perché la Commissione continua a negare questo male e a scansare questa sua responsabilità politica?
<P>
Debbo constatare che il ruolo che l'Unione tenta di rivestire è superiore alle sue possibilità.
Essa deve limitarsi ai terreni politici in cui l'intervento europeo ha un chiaro valore aggiunto.
La scelta fondamentale che, accanto a tutti gli altri aspetti positivi, non ritrovo in questo bilancio è la fissazione di priorità legate ai compiti fondamentali dell'Unione europea, lasciando tutto il resto a chi ne ha la competenza: gli Stati membri.
<P>
<SPEAKER ID=143 LANGUAGE="DE" NAME="Ilgenfritz">
Signor Presidente, in bilancio sono stati stanziati nuovamente fondi cospicui in vista del previsto ampliamento.
A tale proposito non dobbiamo però dimenticare le 23 regioni frontaliere particolarmente interessate - anche in senso negativo - dall'adesione di questi paesi.
In quanto deputato di una di queste regioni, la Carinzia, sono rimasto deluso.
Mi rammarico che la Commissione, il Consiglio, ma anche la commissione per i bilanci, non forniscano appoggio sufficiente a queste regioni, prevedendo fondi di bilancio adeguati.
Tagliando propri i finanziamenti destinati a queste regioni si gioca pericolosamente con i sentimenti della popolazione.
Non si può escludere che gli abitanti di queste regioni, visti gli svantaggi preponderanti che sono da temere, si esprimano contro l'ampliamento e che ciò metta a repentaglio l'intero progetto.
<P>
<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="DE" NAME="Ferber">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signora Commissario, onorevoli colleghi, discutendo oggi in prima lettura il bilancio comunitario per il prossimo esercizio, discutiamo anche, ovviamente, di politica tradotta in cifre.
E' in questo senso che vanno viste anche numerose iniziative del Parlamento europeo.
Vogliamo esercitare pressioni sul Consiglio e ciò è più che mai necessario - come è già stato sottolineato negli interventi precedenti - ma anche sulla Commissione perché alcuni punti non sono ancora stati tenuti nella debita considerazione.
<P>
Posso riallacciarmi direttamente al tema con il quale il collega, onorevole Ilgenfritz, ha concluso il suo intervento, ossia quello delle regioni frontaliere.
Da parte nostra non abbiamo introdotto tagli, bensì attendiamo, ovviamente, che la Commissione, oltre a una comunicazione incompleta, presenti qualcosa di più per le regioni frontaliere, signora Commissario, visto che la Commissione ha l'esclusivo potere d'iniziativa.
Per altri settori siete riusciti, com'è noto, a proporre molto tempestivamente una base giuridica.
Sulle regioni frontaliere, invece, mantenete il riserbo.
Non è però sufficiente che lei affermi in questa sede che seguite con grande interesse quanto si propone il Parlamento.
Su questo tema alla Commissione viene richiesto di presentare un'iniziativa.
Questo è l'onorato compito che vi spetta e non potete sottrarvi a tale responsabilità.
Per questo mi auguro che giovedì riusciremo ad approvare qui in Parlamento l'iscrizione di 10,8 milioni di euro nella riserva per il programma PRINCE.
In tal modo ritengo riusciremo a motivare maggiormente la Commissione a presentare anche una proposta a proposito delle regioni frontaliere.
<P>
Lo stesso vale per la questione dei 317 nuovi posti che ha chiesto la Commissione.
Credo che sia venuto il momento di sincronizzare la procedura di bilancio con la procedura legislativa della Commissione.
E' inammissibile che si debba discutere tra breve sulle relazioni annuali relative al programma legislativo quando il bilancio, in linea di principio, sarà' già stato approvato.
Anche in questo caso occorre provvedere ad una adeguata sincronizzazione fra le due attività.
Per questo è giusto che questi posti, ovvero i relativi fondi, permangano nella riserva.
<P>
Lo stesso vale, signor Presidente del Consiglio, per la politica estera e di sicurezza nel suo complesso.
A tale proposito mi vengono le lacrime agli occhi sentendole dire che si tratterebbe di risparmiare in un settore importante.
La prego di tenere conto che abbiamo interesse che questi aspetti vengano trattati nell'ambito del bilancio generale dell'Unione europea, ambito nel quale essi rientrano ampiamente.
Ne consegue che devono essere effettuati, naturalmente, anche alcuni tagli alla linea di bilancio corrispondente.
E' inaccettabile che il Consiglio si ritagli regolarmente un certo importo su questa linea e in tal modo persegua attività indipendentemente dalla Commissione e dal Parlamento.
Come è noto, vi sono alcuni documenti in tal senso in seno al Consiglio.
Potete essere certi che il Parlamento non consentirà una cosa simile.
Lo stesso vale per Europol ed Eurojust.
Non è assolutamente mia intenzione approfondire ulteriormente questo aspetto.
<P>
Ringrazio sentitamente i relatori, in particolare l'onorevole Carlos Costa Neves e naturalmente anche la collega, onorevole Buitenweg, per la piacevole collaborazione.
Nel bilancio del Parlamento abbiamo compiuto qualche progresso verso la verità e la chiarezza.
Non ha molto senso iscrivere nella riserva fondi destinati allo statuto che alla fine vengono spesi per gli edifici.
Pertanto è più corretto iscrivere tali fondi direttamente nelle linee di bilancio per gli immobili, essendo questo, in fin dei conti, lo scopo per il quale vengono utilizzati.
Dovremo poi assicurare - e questo è un insegnamento tratto dalla procedura di bilancio di quest'anno - che già in maggio ci vengano sottoposte dall'Ufficio di presidenza tutte le proposte per il bilancio del Parlamento.
Consideriamo inaccettabile la procedura adottata quest'anno, in base alla quale molte decisioni importanti sono state prese solo a settembre, appena prima delle discussioni in commissione per i bilanci.
<P>
Nutro ancora grandi preoccupazioni per quanto riguarda lo stato di salute dei lavoratori nelle varie Istituzioni.
Avevamo richiesto per quest'anno, come è noto, una relazione sulle assenze per malattia.
In effetti è alquanto pericoloso lavorare presso determinate Istituzioni visto che in esse si registra un numero di casi di malattia molto elevato.
Dovremo adoperarci ulteriormente per adottare misure adeguate affinché le condizioni di salute dei nostri lavoratori nelle singole Istituzioni migliorino almeno in parte.
<P>
Concludendo, vorrei davvero rivolgere un appello affinché - e l'onorevole Terry Wynn lo ha affermato in modo estremamente efficace - in novembre vengano compiuti dei progressi nella cooperazione, così che in dicembre possiamo approvare un bilancio adeguato per l'anno 2002.
<P>
<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="DE" NAME="Walter">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, signora Commissario, anch'io vorrei iniziare ringraziando sentitamente i tre relatori, la onorevole Bruitenweg, l'onorevole Costa Neves e l'onorevole Seppänen, per il lavoro svolto.
Chi segue approfonditamente la procedura, come fanno talvolta i coordinatori, è in grado di valutare quanto lavoro essa comporti effettivamente.
Per questo rivolgo un ringraziamento particolarmente sentito anche a nome del mio intero gruppo politico.
<P>
Sono lieto che il Presidente del Consiglio sia ancora presente in Aula, in quanto ritengo che la procedura di bilancio ogni anno debba offrire l'opportunità di richiamare l'attenzione su un aspetto: l'attuale procedura di bilancio è incompleta.
Il Parlamento, nonostante le possibilità di partecipazione, non dispone ancora appieno dei poteri che competono alla rappresentanza parlamentare dei cittadini quando si tratta di deliberare sul bilancio dell'anno successivo.
Come ho già accennato, richiamerò sempre l'attenzione su questo aspetto, ogni volta.
Mi comporterò come Catone il Vecchio presso i Romani che voleva vedere la distruzione di Cartagine, anche se non arriverò a tanto.
Da parte mia voglio soltanto la distruzione di una procedura non democratica e continuerò a ribadire questo aspetto.
Questa procedura di bilancio sarà completa anche per quanto riguarda il bilancio agricolo soltanto quando anche noi siederemo nella stessa barca e godremo di pari competenze tanto per il lato delle entrate che per quello delle uscite.
So che le mie parole non suscitano affatto in voi grande resistenza ma dobbiamo proseguire, ovviamente, nella discussione, nel confronto.
Solo allora le cittadine e i cittadini dell'Unione europea potranno decidere attraverso il proprio voto se noi - questo Parlamento - abbiamo operato bene o male.
<P>
<P>
Naturalmente anche in futuro il Consiglio e la Commissione continueranno a essere parte integrante di questa procedura.
Onoreremo ampiamente il loro ruolo.
Ma ritengo che il Parlamento, in quanto rappresentanza eletta, sia il primo interlocutore. Anche in futuro continueremo a sottolineare la necessità di ulteriori progressi.
Nell'ambito del bilancio ci troviamo a operare entro limiti alquanto ristretti.
Questi limiti sono dettati dalle prospettive finanziarie alle quali ci atteniamo. Ci atteniamo ad esse pur dovendo prendere atto che in questa fase dobbiamo affrontare ulteriori difficoltà che non erano ancora prevedibili nel momento in cui sono state decise le prospettive finanziarie.
Dobbiamo prepararci a tal fine e consentire, entro il nostro quadro di bilancio, gli sviluppi necessari.
<P>
Ciò è sicuramente ancora possibile in questo momento, visto che, come possiamo vedere dai fondi residui al termine di ogni anno, abbiamo ancora sufficienti margini.
Ciò è dovuto o a una esecuzione inadeguata - e questo è un errore che va affrontato - oppure al fatto che effettivamente gli importi preventivati erano un po' troppo elevati.
Anche in questo ambito è ancora possibile operare delle riduzioni.
Ma vi faccio presente con molta chiarezza, signor Presidente del Consiglio e signora Commissario, che entro breve, al più tardi alla scadenza delle prospettive finanziarie, dovremo discutere degli ulteriori sviluppi.
Dobbiamo pertanto riflettere su quale possa essere l'evoluzione delle prospettive finanziarie e su come affrontare con maggiore vigore e concretezza le nuove sfide.
A quel punto avremo apportato tutti i tagli necessari e saremo arrivati all'osso e dovremo parlare di quale possa essere una adeguata dotazione di bilancio di questo Parlamento e del bilancio generale.
Saremo pronti a discutere animatamente con voi degli ulteriori sviluppi.
<P>
Nel frattempo forniremo alla Commissione l'appoggio necessario quando si tratterà di modernizzare i propri iter amministrativi.
Ci metteremo a disposizione quando si tratterà di assumere il personale necessario.
Ma in cambio porremo anche richieste molto impegnative.
Chiederemo che l'attuazione dei nostri programmi, così come essi sono tradotti in cifre nel bilancio, avvenga effettivamente nel corso dell'anno.
Non intendiamo più assistere all'accumulo dei ritardi nei pagamenti.
Sono stati compiuti alcuni passi avanti.
Sono disposto ad ammetterlo; non voglio affatto affermare che siamo rimasti al punto in cui ci trovavamo ancora due o tre anni fa.
Ma nonostante questi progressi moltissimo resta ancora da fare.
Vi appoggeremo - come si è detto - ma presenteremo anche delle rivendicazioni!
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Anche nell'ambito delle singole linee di bilancio e delle singole rubriche preserveremo ciò che va preservato.
Le persone che contano su di noi per ottenere aiuto potranno continuare a contare su di noi anche in futuro.
Ciò a partire dalla rubrica 1, che riguarda anche agricoltori che non sono in grado di ristrutturare tutto dall'oggi al domani ma che hanno bisogno invece di un certo lasso di tempo.
Queste persone devono anche sapere, però, che nell'Unione europea è in corso un cambiamento.
Il Parlamento intende contribuire alla sua attuazione.
In futuro esamineremo approfonditamente la rubrica 1 e inseriremo elementi di modernizzazione.
Introdurremo innovazioni.
Se non si riscontreranno dei progressi in questi settori che riguardano comunque anche l'agricoltura, pur non rientrando nella rubrica 1 bensì nella rubrica 7, se SAPARD non verrà attuato, solleciteremo che vengano adottati i mezzi innovativi che sono risultati efficaci con LEADER e trasposti in tale ambito affinché si possa prestare aiuto a breve termine e tempestivamente.
Questo è uno degli elementi che inseriremo e vigileremo affinché, garantendo la massima sicurezza per gli agricoltori, anche i consumatori possano contare, dal punto di vista della sicurezza alimentare, su buoni risultati che non comportino danni per la salute.
In prima lettura voteremo affinché vengano previsti nella riserva i fondi relativi che finora sono sembrati necessari per affrontare adeguatamente l'afta epizootica e la ESB.
Sappiamo che nei giorni scorsi vi sono stati degli sviluppi fra l'altro anche nel settore degli ovini.
Non so se anche in questo caso vi saranno ulteriori sviluppi.
Per il momento agiremo di conseguenza finché non ci sarà pervenuta la lettera rettificativa e non avremo il quadro completo.
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Nell'ambito della rubrica 2 intendiamo adoperarci affinché vengano affrontate le due principali sfide.
Assolutamente decisiva e importante è la riconversione della flotta di pescherecci in Spagna e in Portogallo.
In questi paesi la gente contava sulla possibilità, a determinate condizioni, di riuscire a provvedere al proprio sostentamento.
Ciò non risulterà più possibile perché l'accordo con il Marocco non è stato concluso.
In questa sede mi rivolgo sia alla Commissione che al Consiglio per dire che ci è parso poco serio che questi 125 milioni siano stati comunque previsti, benché fin dall'inizio dell'anno fosse già chiaro che tali fondi non avrebbero potuto essere utilizzati.
Ciò nonostante o forse proprio per questo i pescatori hanno diritto di ricevere il nostro aiuto. Nel corso della procedura vigileremo affinché si provveda a tal fine.
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Lo stesso vale per le regioni frontaliere, che non sono sempre regioni ricche, in grado di aiutarsi da sole.
Penso, ad esempio, alla Baviera; regioni come questa sono in parte avvantaggiate.
Ma vi sono anche altre regioni che hanno davvero bisogno di maggiore aiuto e ci preoccuperemo affinché lo ricevano.
Nell'ambito della rubrica 3 intendiamo anche elaborare approcci orientati al futuro.
Come sappiamo proprio in relazione agli sviluppi intervenuti a seguito dell'11 settembre, è necessario compiere dei progressi in questo settore.
Eurojust ed Europol devono essere ulteriormente perfezionati. Si devono superare le suscettibilità nazionali in questo ambito.
Se si vuole combattere il terrorismo, occorre rimuovere tutto ciò che può agevolarlo.
Non si deve riposare sugli allori ma andare avanti.
Ciò che auspichiamo è il proseguimento di quanto è stato avviato l'anno scorso, ossia ottenere l'inserimento sociale delle persone fornendo loro la possibilità di accedere al mercato del lavoro.
Non è ammissibile che a distanza di un anno, questo che era stato uno dei punti qualificanti della relazione della onorevole Haug sul bilancio venga ignorato, proprio ora che insorgono nuovi problemi.
La gente ha diritto alla partecipazione sociale anche attraverso l'adeguamento alle moderne tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni.
Ciò non vale soltanto per le persone evolute e con un buon livello d'istruzione ma anche per le persone che svolgono lavori estremamente semplici.
Vi ringrazio sentitamente per la vostra attenzione.
Ringrazio ancora una volta il relatore e mi auguro che la procedura, in cooperazione con le altre due Istituzioni possa pervenire a un risultato positivo.
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(Applausi)
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<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="NL" NAME="Mulder">
Signor Presidente, anch'io desidero iniziare ringraziando i relatori, in particolare l'onorevole Costa Neves.
Nella mia esperienza è la prima volta il relatore non ritocca le prospettive finanziarie.
Lo trovo positivo, soprattutto poiché nell'ultimo anno ci sono avanzati circa 11 miliardi di EUR dal bilancio.
<P>
Mi sia consentito qualche commento sulle diverse categorie.
Innanzitutto la categoria 1: sono a favore della riserva per l'afta epizootica.
Non so quali altre catastrofi potrebbero caderci addosso, ma credo che la fine non sia ancora in vista.
Ripeto, ma l'ho già detto tante di quelle volte: non credo che la Commissione debba smettere di riflettere su possibili alternative per finanziare questo tipo di crisi.
Si potrebbe pensare a sistemi assicurativi.
Si potrebbero imporre limitazioni di ogni genere, ma non credo che si possa stare sicuri che nei prossimi anni ci sarà un eccesso di uno o due miliardi ogni anno nel bilancio agricolo.
<P>
Raccomando al Consiglio dei ministri in particolare gli emendamenti della commissione agricoltura sull'ulteriore ricerca in materia di afta epizootica. Possiamo sviluppare vaccini marcatori?
Possiamo sviluppare nuovi metodi di test?
Possiamo vedere se gli animali vaccinati continuano a poter trasmettere la malattia?
<P>
Relativamente alla categoria 2, in generale concordo con la politica del relatore di giungere a una migliore politica di spese e impegni, e quindi sono favorevole ai suoi emendamenti in questo senso, con un'unica eccezione: io ritengo che l'aumento degli stanziamenti di pagamento sia esagerato.
Come la Commissione, anch'io non riesco a vedere come questo importo possa essere speso ragionevolmente.
Su questo punto avrò al momento della votazione un comportamento probabilmente diverso da quello di molti di voi.
<P>
Per quanto riguarda le proposte di ricorrere allo strumento di flessibilità per la ristrutturazione della flotta di pesca in Spagna e Portogallo, attendo con interesse le proposte della Commissione.
<P>
Un ultimo punto: credo che si debba insistere sull'Europa orientale.
I termini di pagamento di SAPARD vanno prorogati fino al 2003.
Il fatto che gli organi pagatori non siano ancora stati approvati, non può andare a discapito di quei paesi.
<P>
<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="NL" NAME="Staes">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, mi limito ad alcuni commenti sulle linee di bilancio in qualità di presidente della delegazione PE per le relazioni con l'Asia centrale.
<P>
Mi preme parlare innanzitutto dell'assistenza ai paesi partner in Europa centrale e Asia centrale.
Quest'ultima regione è instabile e dall'inizio della guerra in Afganistan si trova letteralmente al centro della politica mondiale.
Sappiamo tutti che il solo intervento militare non porterà a una soluzione duratura nella regione e che dovremo investire nelle istituzioni democratiche, nella società civile, nelle riforme socioeconomiche ed ecologiche e nella lotta agli stupefacenti e alla povertà e in un'istruzione decente.
Signor Presidente del Consiglio, questa è la posta in gioco dei nostri sforzi in Asia centrale.
Di qui la nostra richiesta di aumentare del 5 percento la relativa linea di bilancio per gli stanziamenti d'impegno e del 20 percento per gli stanziamenti di pagamento.
<P>
In secondo luogo chiedo la sua attenzione per gli aiuti alle vittime delle radiazioni, in particolare nella regione di Semipalatinsk in Kazachistan, dove fra il '49 e il '99 l'esercito sovietico ha condotto 607 prove di armi nucleari, di cui gran parte sopra la superficie del suolo.
I Sovietici obbligarono la popolazione a uscire dalle case per ammirare il grande fungo atomico.
Le conseguenze sono disastrose, l'incidenza di cancri è cinque volte superiore alla media nazionale, i difetti congeniti sono tre volte più frequenti della media nazionale, molti giovani uomini sono impotenti, ragazzine di dodici anni soffrono di cancro alla mammella.
Disturbi psicologici e suicidi sono molto frequenti e la vita media si aggira intorno ai 52 anni.
Pertanto, signor Presidente del Consiglio, vogliamo aumentare gli stanziamenti di pagamento nella linea di bilancio B7-524 da 45 a 60 milioni di EUR.
<P>
Signor Vande Lanotte, lei viene qui, partecipa alla riunione, viene qui ad ascoltare, ha detto di volersi astenere dal fare commenti, e lo capisco.
Tuttavia voglio attirare la sua dedicata e calda attenzione su questi due importanti emendamenti e forse dopo la conclusione di questa procedura di bilancio 2002 potremo recarci insieme a Semipalatinsk per vedere le terribili conseguenze della follia nucleare e per vedere in che modo i soldi europei possano essere investiti in modo veramente utile.
Gliene sarei grato.
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<SPEAKER ID=148 LANGUAGE="PT" NAME="Miranda">
Signor Presidente, le proposte per il 2002 confermano la tendenza degli ultimi anni verso una diminuzione del peso relativo del bilancio comunitario, come risulta chiaramente dal dato più basso del decennio, vale a dire appena l' 1,03 percento del PNL.
A causa degli orientamenti restrittivi del Patto di stabilità nonché delle difficoltà derivanti da un forte rallentamento economico, il Consiglio continua a suggerire decurtazioni creando difficoltà obiettive per l' applicazione del bilancio.
<P>
La procedura di quest' anno evidenzia ancora un autentico caos di bilancio, con il sorgere di nuove esigenze, con l' aumento del numero di priorità e con l' incessante diminuzione delle dotazioni che portano a restrizioni e tagli che potranno essere superati unicamente con una revisione delle prospettive finanziarie, come abbiamo sempre affermato.
Ne deriva che il Parlamento europeo, inserendosi nella logica del Consiglio, non fa altro che tentare di coprire con una coperta troppo corta le indiscutibili necessità.
Ne deriva altresì l' assenza di chiare priorità e di una strategia coerente volta a garantire il finanziamento globale delle politiche comunitarie in vari settori, segnatamente in quelli della cooperazione, dell' agricoltura o dell' occupazione.
La preoccupazione aumenta ulteriormente con la costituzione di riserve importanti che, nel contesto attuale, fanno facilmente sorgere seri dubbi.
<P>
Per quanto riguarda la categoria 4, l' unico capitolo di bilancio in cui si constata diminuzione assoluta degli importi, la mancanza di fondi è flagrante, soprattutto se teniamo conto delle esigenze e degli impegni assunti per quanto concerne i Balcani, la Palestina, l' Afganistan, o per quanto attiene al Fondo globale per la sanità o la riconversione delle flotte che operano in Marocco.
<P>
L' idea del relatore, che non è una novità, promuove una decurtazione delle spese, specialmente nei Balcani, per poter aumentare gli altri aiuti alla cooperazione e obbligare il Consiglio a negoziare.
Speriamo che ciò non conduca a nuovi tagli nella cooperazione come nell' anno trascorso.
Vedremo a dicembre cosa succederà.
<P>
Sono queste alcune delle ragioni principali per cui abbiamo preso le distanze da questo bilancio.
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<SPEAKER ID=149 LANGUAGE="FR" NAME="Dell' Alba">
Signor Presidente, consentitemi anzitutto di ringraziare il relatore nonché il relatore per le altre Istituzioni.
Ritengo che entrambi abbiano svolto un lavoro eccellente.
Hanno presentato all' Assemblea una proposta globalmente accettabile e che, comunque, i deputati radicali appoggeranno.
Sottolineo altresì la partecipazione all' intera discussione del Presidente in carica del Consiglio, partecipazione di cui lo ringrazio e che dimostra la volontà di dialogo.
Spero che porterà i suoi frutti al momento della seconda lettura e anche, a prescindere dal bilancio, per altri aspetti assai importanti connessi al bilancio, in particolare il regolamento finanziario.
<P>
Essenzialmente desidero fare due osservazioni sulla strategia globale del relatore.
La prima riguarda i RAL.
Sono totalmente favorevole alla strategia posta in essere per tentare di ridurne l' entità, che sta diventano insostenibile, e per inviare un messaggio forte alla Commissione affinché si adopri in tal senso.
Mi chiedo, e chiedo al relatore, se sia opportuno impiegare tale strategia per una situazione ben specifica come quella dell' Afganistan.
I RAL sono evidentemente connessi alla questione dell' aiuto alle popolazioni sfollate, dell' aiuto umanitario.
Mi chiedo pertanto se eventualmente ci sia ancora il tempo (mi rivolgo al relatore, pur comprendendo che forse è difficile in questa fase avanzata della procedura) per iscrivere in riserva fondi per i rifugiati afgani inviando in tal modo un messaggio politico.
Naturalmente, ciò dovrebbe far parte della strategia globale, che è perfettamente giustificata; mi chiedo però, se, per questo messaggio preciso, non si potrebbe eventualmente adattare la strategia, in ogni caso in seconda lettura.
<P>
L' altra osservazione riguarda la riforma della Commissione.
A tal proposito contesto quanto ha dichiarato l' onorevole James Elles.
Tra l' altro, mi pare che ieri l' Ufficio di presidenza nel corso della Conferenza dei presidenti abbia appoggiato all' unanimità le proposte provenienti dal gruppo incaricato di questo dossier a livello di Parlamento.
Esso, lo ripeto, ha suggerito o almeno indicato alla Commissione e in particolare al Vicepresidente incaricato della riforma, che la via preconizzata non è quella giusta né quella auspicata dal Parlamento.
D' altro canto, se guardiamo ai malintesi sorti sul rilievo dei posti non assegnati , mi chiedo addirittura se il vecchio sistema, in cui un unico Commissario si occupava sia del bilancio, sia del personale, non fosse migliore nella misura in cui consentiva di avere una panoramica d' insieme.
Ripeto pertanto che il Parlamento appoggia la proposta opposta a quella formulata dal Vicepresidente Kinnock.
<P>
<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="ES" NAME="Garriga Polledo">
Signor Presidente, a nome del mio gruppo e a titolo personale mi congratulo con il relatore generale, l' onorevole Costa Neves, e con gli altri due relatori Buitenweg e Seppänen.
<P>
Dal punto di vista del bilancio, nel 2002 il ritmo di esecuzione dei crediti dovrebbe avere raggiunto la velocità di crociera: non c' è sovrapposizione con il precedente periodo di programmazione e non vi possono più essere ritardi nell' attuazione dei programmi.
E' quindi un anno di piena applicazione delle previsioni contenute nelle prospettive finanziarie.
Per conseguire questa piena applicazione da parte delle due istanze esecutrici (Commissione e Stati membri) il relatore ci propone una strategia mirata a ridurre gli arretrati da liquidare o il peso del passato; per sostenerla, egli fa ricorso a quegli stessi performant targets individuati dalla Commissione su sollecitazione di un' iniziativa presentata dal Partito popolare europeo per il bilancio 2001.
E' essenziale che il Parlamento faccia propria la strategia Costa Neves in materia di stanziamenti di pagamento.
In assenza di una chiara azione da parte del Parlamento, sarà difficile ottenere un impegno politico interistituzionale per il miglioramento della qualità della spesa, che ha sempre rappresentato una nostra priorità.
<P>
Appoggiamo inoltre la strategia del relatore generale anche per quanto riguarda le nuove esigenze, la lettera rettificativa della Commissione con il riferimento alla mobilitazione dello strumento di flessibilità per finanziare le nuove esigenze strutturali, la ristrutturazione delle flotte spagnola e portoghese che pescavano in acque marocchine, sempre in attesa di questa proposta di finanziamento promessa dalla Commissione ma non ancora presentata.
<P>
Il relatore ha inoltre presentato un PM per ciascuna delle linee di bilancio di detta ristrutturazione, e ha fatto altrettanto anche per un programma teso a rafforzare la competitività delle regioni frontaliere in vista dell' ampliamento dell' Unione.
Speriamo che, tra la prima e la seconda lettura, la Commissione chiarisca lo status di questo programma e le sue possibilità di finanziamento.
<P>
D' altro canto, c' è il problema irresolubile della scarsità di risorse finanziarie, alla categoria 4, per le azioni esterne.
Questo problema minaccia di inquinare una procedura di bilancio dopo l' altra.
L' Unione contrae sempre più impegni verso l' esterno, spesso senza neppure consultare il Parlamento.
Poi vengono decisi unilateralmente tagli alle linee tradizionalmente deputate alle azioni esterne, sotto il pretesto di un' esecuzione carente che viene immancabilmente imputata a fattori esterni e mai alle modalità operative della Commissione stessa o degli Stati membri.
E così, anno dopo anno, il Parlamento si vede invischiato in una lotta senza senso per porre rimedio ai tagli apportati vuoi dalla Commissione nel progetto preliminare, vuoi dal Consiglio in prima lettura.
Ciò va a detrimento del ruolo che sono chiamate a svolgere commissioni parlamentari tanto importanti come la commissione per gli affari esteri, la commissione per lo sviluppo o la stessa commissione per i bilanci.
Un esempio lampante è dato quest' anno dai 125 milioni del mai firmato accordo di pesca con il Marocco.
Non è mai stato chiarito perché la Commissione abbia iscritto questi fondi in riserva, ma la conseguenza certa è stata che il relatore ha dovuto mettere in campo (con l' appoggio dei gruppi politici) una strategia di tagli per ottenere lo sblocco di questi crediti alla pesca non usufruiti.
<P>
Una leale cooperazione fra Istituzioni passa obbligatoriamente dal riconoscimento delle prerogative di bilancio di ciascuna di esse.
Attendere la conciliazione di novembre per risolvere temi di fondo equivale a sminuire la funzione della trattazione parlamentare e il ruolo del trilogo per tutto l' anno.
Il PPE reputa essenziale per il buon andamento della procedura di bilancio, fra le altre cose, l' armonizzazione delle procedure legislative e finanziarie, una partecipazione effettiva del Parlamento europeo all' elaborazione delle regole del gioco - ossia del regolamento finanziario -, la conoscenza con sufficiente anticipo del programma di lavoro della Commissione, un più attivo intervento del Parlamento sugli aspetti finanziari della riforma della Commissione eccetera.
Tutte queste aspirazioni sono contenute nei nostri emendamenti, che sottoporremo al voto in Plenaria giovedì, e che speriamo possano raccogliere la maggioranza.
<P>
<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="SV" NAME="Färm">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, al pari di molti altri inizio anch' io ringraziando il relatore Costa Neves.
La cooperazione è stata ottima e, come relatore-ombra del gruppo socialista, ho sempre incontrato un atteggiamento molto costruttivo del quale sono grato.
<P>
A questo punto, quasi tutte le proposte concrete del Parlamento sono state trattate e, pertanto, mi concentrerò su alcuni temi di principio.
Il bilancio è la somma espressione della democrazia e lo sviluppo sociale.
E' proprio tramite il bilancio che si decide che una pubblica istituzione debba utilizzare il denaro del contribuente per influire, a diverso titolo, sulla società; nel caso delle problematiche transfrontaliere europee, questo bilancio è il bilancio dell' Unione.
<P>
E' sempre molto difficile trovare un equilibrio fra l' ambizione di fare qualcosa di importante, da un lato, e, dall' altro, la necessità di rispettare la disciplina di bilancio e di far sì che il contribuente ottenga davvero value for money.
Ancor più complesso risulta questo equilibrio a livello di Unione, poiché esso va individuato sia fra le due autorità di bilancio, sia in seno a ciascuna di esse.
Nel caso del Consiglio, poi, l' equilibrio va individuato all' interno di ognuno dei quindici governi.
<P>
Il problema è che spesso il Consiglio con una mano - per esempio i Ministri dell' agricoltura o degli esteri - promette fondi magari all' agricoltura - ESB, afta epizootica-, o alla riconversione delle aree depresse, alle flotte di pesca, ai Balcani, ai profughi afgani, eccetera, mentre con l' altra mano - i Ministri delle finanze - dice "no" a un aumento di spesa.
Per giunta, chi promette aiuti raramente verifica che la Commissione, che poi sarà chiamata ad attuare quei provvedimenti, disponga delle risorse necessarie per mantenere le promesse.
Gli impegni assunti sono spesso vasti, ma il loro grado di esecuzione basso, e i finanziamenti insufficienti.
<P>
Malgrado questa critica, ritengo però che, in linea di massima, il denaro del contribuente sia speso bene.
Sono eletto in Svezia, lo Stato membro più euroscettico e, al contempo, il primo contribuente netto pro capite dell' Unione europea.
Questa situazione fa sì che non sia sempre agevole persuadere i cittadini del buon utilizzo dei fondi.
Il mito dell' Unione come carrozzone irrecuperabile è talmente radicato che, in patria, vengo creduto a stento quando spiego che, persino per la Svezia, il costo netto sostenuto per l' Unione è solo l' 1 percento del bilancio dello Stato, che in termini reali tale spesa non cresce e che, in virtù all' esecuzione del bilancio comunitario, l' erario svedese recupera ogni anno gran parte di ciò che ha versato.
Di fatto, un decimo dell' intero bilancio comunitario viene restituito agli Stati membri.
<P>
Credo quindi che siano soldi spesi bene, ma restano alcune carenze.
In futuro occorrerà darsi ancora molto da fare per persuadere i cittadini del corretto uso dei fondi.
La prima cosa a mio avviso necessaria è semplificare la procedura di bilancio e renderla più trasparente.
Il nuovo regolamento finanziario e il bilancio per attività dovrebbero contribuirvi.
In secondo luogo, occorre dare impulso alla riforma interna.
Effettivamente abbiamo iscritto in riserva stanziamenti per una serie di nuovi posti, ma lo scopo perseguito con questa scelta è stimolare la riforma, non certo rallentarla.
<P>
Sono inoltre certo che, come ricordato dal Commissario Schreyer nel suo intervento, ci troveremo nella necessità di aumentare la flessibilità del bilancio e, con ciò, la nostra capacità di reagire a eventi nuovi.
A tale scopo reputo necessario un nuovo spirito di cooperazione fra le due istanze dell' autorità di bilancio.
Queste carenze sono forse più tangibili alla categoria 4, azioni esterne, alla quale anno dopo anno il Consiglio ha aggiunto sempre nuove uscite: l' aiuto al Kosovo, l' aiuto alla Serbia, nuovi accordi di pesca eccetera.
Quest' anno abbiamo avuto un' estesa discussione sia sull' aiuto ai profughi, Global Health Fund, sia su altri interventi di lotta all' AIDS eccetera.
<P>
Sia nel 2000 che nel 2001, questo problema è stato risolto con lo strumento di flessibilità, che ci ha dato altri 200 milioni all' anno.
Il problema quest' anno è che i programmi per il Kosovo e per la Serbia, che hanno costretto a presentare questo strumento di flessibilità, sono ancora largamente da eseguire, senza però poter più fare ricorso ai 200 milioni dello strumento di flessibilità.
Ciò nonostante, il Consiglio non intende permetterci di utilizzare i fondi superflui degli accordi di pesca, e questo non riesco proprio a capirlo.
Perché non potremmo utilizzarli, se abbiamo costi tanto elevati per programmi già approvati?
Non sta in piedi.
Con una politica del genere, il Consiglio ci obbliga a fare qualcosa che io preferirei invece evitare, ossia dire "no" a parte delle grandi voci di spesa per i Balcani, anche se, naturalmente, tuteleremmo le due aree più sensibili: la Serbia e il Kosovo.
<P>
Cerchiamo di condurre un dialogo franco e aperto in questa materia!
Noi siamo comprensivi verso le priorità del Consiglio in materia di Balcani, AIDS eccetera, ma chiediamo a nostra volta una certa comprensione per le questioni che stanno a cuore a noi, che non possiamo annullare come se nulla fosse.
Noi vogliamo salvare gli aiuti ai Balcani!
Sediamoci a un tavolo e negoziamo.
<P>
<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="DE" NAME="Fiebiger">
Signor Presidente, a prima vista, il bilancio generale dell'Unione europea per il 2002, con un ammontare di 51 miliardi di euro appare equilibrato e semplice.
La crescita del 5 percento rispetto alle spese dell'esercizio 2001 è conforme agli orientamenti di politica agricola di Berlino.
Ciò non è soltanto positivo ma necessario in quanto nessun'altra politica ha raggiunto un grado altrettanto alto di comunitarizzazione quanto la politica agricola.
D'altra parte constato con particolare preoccupazione come la grande torta delle spese agricole faccia sempre più gola e come non pochi politici considerino il bilancio agricolo una sorta di fondo a disposizione che può essere trasferito a proprio piacimento.
<P>
Per contrastare tali tendenze è necessario che le prospettive finanziarie vengano qualificate dalla Commissione, evitare qualsiasi tipo di speculazioni e non dare seguito alla richiesta costante di decurtare in modo lineare il bilancio agricolo.
Dopo l'insorgenza dell'afta epizootica undici mesi fa, la situazione nel settore zootecnico risulta alquanto squilibrata, soprattutto nei settori della sicurezza alimentare, della protezione degli animali e del mercato interno.
Le distorsioni della concorrenza sui mercati di vendita determinano perdite di posti di lavoro e di reddito.
I prezzi sono nettamente divergenti e nessuno riesce a fornirne una spiegazione.
Pertanto mi dichiaro favorevole ad aumentare provvisoriamente la dotazione finanziaria dell'organizzazione di mercato per l'allevamento.
Sono altresì favorevole a non approvare il cosiddetto bilancio intermedio dell'Agenda 2000 al solo scopo di fare un favore a un paese.
Concordo infine sulla necessità di mantenere la riserva finché non verrà chiarita la contraddizione per cui un anno fa si trattava di un miliardo e ora di 400 milioni.
<P>
<SPEAKER ID=153 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signor Presidente, in questa prima lettura del bilancio 2002, esprimiamo la nostra riserva nei confronti di taluni emendamenti presentati dal Parlamento europeo che spingono al rialzo le spese per rispondere, come si specifica nel progetto di risoluzione che cito,: "alle aspettative legittime dei cittadini, delle regioni e dei governi dell' Unione" .
<P>
I cittadini hanno le spalle larghe!
Nel breve tempo di cui dispongo, farò un unico esempio: quello della linea di bilancio B3-500, che il Parlamento europeo vorrebbe dotare di 7 milioni di euro per finanziare i cosiddetti partiti politici europei.
Questo stanziamento non avrebbe né base legale, né giustificazione morale.
Naturalmente, i cittadini non hanno mai dato il loro parere al riguardo ma se si chiedesse loro se siano disposti a pagare altre imposte per finanziare i partiti politici a Bruxelles, risponderebbero ovviamente di no.
Invece, i deputati europei rispondono di si perché sono molto interessati.
In effetti, questi partiti politici europei sono strutture interpartitiche senza una vera base militante, il cui finanziamento - fino adesso garantito dai gruppi parlamentari di questa Assemblea con i loro fondi di funzionamento - è stato rimesso in causa da una recente relazione della Corte dei conti.
Di conseguenza, i cosiddetti partiti politici europei sono alla ricerca di nuove fonti di sostentamento e siccome i cittadini sembra non vogliano pagare volontariamente, si trova il modo di farli pagare per forza tramite prelievi obbligatori.
<P>
Per le ragioni che ho già illustrato nel corso della nostra discussione sulla relazione della onorevole Schleicher, il 17 maggio scorso, come pure nella mia dichiarazione di voto dello stesso giorno, questa linea di bilancio B3-500 non avrebbe una base giuridica, non più del progetto di regolamento sullo statuto e sul finanziamento dei partiti politici europei, che ad oggi, peraltro, non è stato oggetto di accordo in seno al Consiglio.
Il Trattato di Nizza prevede certamente la possibilità di una base giuridica aggiungendo un secondo comma all' articolo 191 TCE, ma non è necessario ricordarvi - soprattutto dopo il no irlandese - che quel Trattato è ben lungi dall' essere ratificato.
Infine, il progetto di regolamento senza base giuridica attualmente all' esame del Consiglio vorrebbe dare attuazione a un sistema di finanziamento sleale contrario alle libertà.
A coronamento del tutto, i presidenti di cinque partiti politici europei hanno appena chiesto per iscritto al Consiglio e alla Commissione che lo stanziamento europeo non sia di 7 milioni di euro ma di 15.
L' inflazione si fa già sentire!
<P>
Per quanto ci riguarda noi pensiamo che i partiti politici a livello europeo debbano essere finanziati liberamente dai cittadini e dai partiti politici nazionali, essi stessi finanziati secondo le regole nazionali conformi a ciascun sistema giuridico e a ciascuna Costituzione.
<P>
Ecco, signor Presidente, perché, insieme ai deputati di SOS Democrazia, i deputati dell' MPF voteranno contro la linea B3-500.
<P>
<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="DE" NAME="Böge">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è una procedura di bilancio che presenta, da un lato, alcuni problemi di vecchia data e dall'altro nuove sfide, che nel corso della prima lettura in realtà non siamo ancora assolutamente in grado di valutare e di affrontare.
In questa sede vorrei espressamente richiamare l'attenzione su un aspetto, perché anche in quest'Aula talvolta vi sono idee confuse in merito. Dal 1992 è in corso un cambiamento radicale dell'assetto della politica agricola comune.
<P>
Signora Commissario, lei ha annunciato l'arrivo di una lettera rettificativa. Ciò mi ricorda il detto "the same procedure as every year", perché prima viene paventata una crisi di bilancio, e infine si prende atto che vi sono margini di manovra nel bilancio agricolo.
In questa sede mi dichiaro pubblicamente favorevole ad una riserva per gli imprevisti, tenendo conto però che quando invece la crisi c'è, la riserva deve essere effettivamente utilizzata, visto che attualmente in numerosi settori è a repentaglio la stessa sopravvivenza .
<P>
Vorrei prendere in esame il dibattito sull'ampliamento a Est per chiarire, anche in questo caso, un aspetto. Non ho alcun problema ad accettare la piena integrazione dell'economia agricola dei paesi candidati nel mercato interno entro l'anno 2004 a patto che contemporaneamente venga realizzata la libera circolazione delle persone, dei capitali, dei servizi e delle merci connessa all'appartenenza a pieno titolo all'UE, affinché finalmente possa svolgersi un dibattito equo in relazione a questo tema!
<P>
Nelle conclusioni dei capi di Stato e di governo di Nizza si sottolinea, da un lato, la necessità di avviare la ristrutturazione della flotta di pesca di Spagna e Portogallo.
Sono favorevole ma nel contempo vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che è inaccettabile che, d'altra parte, adottando un modo di procedere estremamente restrittivo, nei prossimi due anni la flotta di pesca del resto d'Europa, venga lasciata, per così dire, col braccio proteso a morire di fame.
Dobbiamo discuterne con la Commissione.
<P>
Sottolineo espressamente che la comunicazione della Commissione del 25 luglio sulle regioni frontaliere secondo il Parlamento - che lo ha ribadito nella propria risoluzione del 5 settembre - non soddisfa le richieste formulate dal Consiglio europeo.
Pertanto, signora Commissario, sollecitiamo la Commissione in questa sede a presentare una proposta concreta di regolamento per le regioni frontaliere.
<P>
Vorrei affrontare ancora un punto.
Per il bilancio 2001 abbiamo messo a disposizione 400 posti.
Ora ne sono in discussione 317, ancora iscritti nella riserva.
Signora Commissario, la invito a considerare i posti vacanti che non sono ancora stati occupati alla Commissione.
Oltre agli altri punti da noi indicati in relazione allo sblocco della riserva, vorrei ricordare che l'anno scorso abbiamo ripetutamente sottolineato che la riforma deve comprendere anche una semplificazione dell'acquis communautaire senza toccare la sostanza del diritto comunitario acquisito.
In questo ambito, a mio avviso, occorre impegnarsi ulteriormente.
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Un ultimo aspetto, signor Presidente. Chiediamo che in seconda lettura la Commissione presenti una relazione approfondita che prenda in esame l'impostazione della politica estera al fine di poter contare su un valido piano in cui integrare la prevenzione dei conflitti, risoluti aiuti umanitari e l'alleanza contro il terrorismo in un unico pacchetto razionale di misure comunitarie e poterlo approvare in seconda lettura.
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<SPEAKER ID=155 NAME="Pittella">
Signor Presidente, inizialmente mi soffermerò prevalentemente sulla relazione Seppänen.
Si tratta di una relazione completa, attenta a tutte le problematiche dell'ultimo scorcio di vita della CECA, ma anche sensibile ai problemi della prospettiva, se è vero -- come è vero - che la CECA muore ma l'industria del carbone e dell'acciaio deve continuare a svilupparsi in Europa.
L'importo previsto per i dieci mesi residui del bilancio CECA è adeguato, così come l'accresciuta dotazione a favore della ricerca è in linea con le prospettive successive alla scadenza del Trattato.
Il Parlamento si sente coprotagonista degli sforzi che dovremo fare per dare una risposta rassicurante ai 357.000 lavoratori occupati nel settore e per dare una prospettiva certa alla crescita e alla ristrutturazione del settore.
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Vorrei ora dedicare l'ultima parte del mio intervento al bilancio generale dell'Unione.
Come hanno già detto i colleghi del mio gruppo, a cominciare dal coordinatore Ralf Walter, il nostro giudizio sul lavoro svolto dal collega Costa Neves e dalla collega Buitenweg è un giudizio positivo.
Vi sono tanti aspetti che meriterebbero di essere ricordati in tal senso: l'impegno a migliorare la qualità e la speditezza della spesa, e qui penso ai Fondi strutturali, sui quali è richiesta un'azione straordinaria delle Istituzioni europee per motivare, coordinare e valutare, ex ante ed ex post, perché questa grande prova di federalismo europeo non fallisca; l'attenzione, ricordata dal Commissario Schreyer, al tema delle regioni frontaliere - anch'io sono d'accordo con l'onorevole Böge che è giusto chiarire il concetto di regione frontaliera - anche in rapporto al processo dell'allargamento: regioni che dovranno beneficiare non in esclusiva, signora Commissario, cosa che voglio sottolineare, perché il progetto pilota, approvato l'anno scorso, non riguarda e non deve riguardare, nella sua continuazione, soltanto le regioni frontaliere.
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Si tratta di un buon avvio: ci sarà il negoziato e penso che, alla fine, potremo avere un buon bilancio, ma quando penso a questo grande patrimonio che è l'Europa, che noi abbiamo e che altri non hanno, cioè un soggetto politico sovrannazionale, a cui altri pensano e a cui dovranno pensare di fronte alle nuove sfide, mi chiedo: ma davvero non dobbiamo rivedere i meccanismi di finanziamento del bilancio europeo, se vogliamo rafforzare una grande istituzione sovrannazionale che ci viene invidiata e che, però, ha bisogno di più mezzi e di compiti più certi?
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<SPEAKER ID=156 LANGUAGE="EL" NAME="Patakis">
Signor Presidente, il bilancio 2002 dell' Unione europea è lo specchio della politica autarchica e antipopolare che essa attua.
Un bilancio di mera gestione di interessi che non prevede, neppure a scopo di propaganda, obiettivi fondamentali per la soluzione dei problemi innescati dalla crisi.
<P>
Il progetto di bilancio non compie alcun serio sforzo di ridistribuzione del reddito a beneficio delle regioni meno sviluppate o degli strati popolari che subiscono la disoccupazione, la sottoccupazione e l' indigenza.
Nel quadro della disciplina di bilancio imposta agli Stati membri, e all' Unione stessa, iniziano a scarseggiare perfino gli stanziamenti sin qui erogati.
La spesa agricola non fa che ridursi, con conseguenze rovinose per gli agricoltori, e ciò allo scopo di far pagare ai bilanci nazionali la politica antiagricola decisa a Bruxelles.
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Eppure, dopo l' azione terroristica dell' 11 settembre l' Unione europea è chiamata a finanziare lo cooperazione intergovernativa nel cosiddetto ambito della giustizia, ossia la schedatura e la persecuzione dei cittadini che travalichino i limiti di resistenza e di reazione che il sistema è in grado di tollerare.
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In conclusione, i deputati europei del KKE voteranno contro questo bilancio il quale, anziché risolvere i problemi esistenti, ne creerà di nuovi ai lavoratori, ai contadini e alle piccole imprese; anziché contribuire alla pace nel mondo, promuove la guerra e l' egemonia imperialista; anziché tutelare i diritti democratici, politici, lavorativi, sul piano collettivo e individuale, li distrugge.
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<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="SV" NAME="Stenmarck">
Signor Presidente, inizio ringraziando Carlos Costa Neves per l' eccellente lavoro che ha svolto sul bilancio del prossimo anno.
Per quanto mi concerne, constato con soddisfazione che, per la prima volta da anni a questa parte, non si è parlato seriamente di rivedere il massimale di bilancio.
Ciò è indizio di un relatore che ha scelto, in senso vero e proprio, di rispettare e applicare le prospettive finanziarie come un tetto di spesa, non come un obiettivo di spesa.
Mi pare un buon segnale in vista del prosieguo dei negoziati.
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Ritengo ciò non di meno che vi sia motivo di guardarsi dalla tentazione di un bilancio troppo espansivo, specie per quanto concerne le categorie 3 e 4.
Il margine risicato in entrambe queste categorie è motivo di preoccupazione, specie ora che, sulla scia degli attentati terroristici dell' 11 settembre, si assiste a un crescente bisogno di interventi di aiuto umanitario all' Afganistan e di azioni in materia di giustizia e affari interni.
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Già oggi l' Unione costa cara al contribuente.
Mi pare evidente la necessità di evitare che costi ancora di più.
Che il Parlamento, in questa fase, voglia aprire uno spazio in cui negoziare con il Consiglio mi pare del tutto legittimo.
Ma vi è motivo di esortare, in vista della seconda lettura, a un comune sforzo di rigore da parte sia del Parlamento, sia del Consiglio, di modo che, sotto il profilo squisitamente finanziario, entrambi siano in grado di gestire la situazione insorta a seguito degli attentati terroristici negli Stati Uniti.
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Infine, qualche parola soltanto sulla relazione Buitenweg.
La relatrice ha compiuto progressi nell' opera di preparazione in vista dell' ampliamento, nel 2004.
Ciò è positivo e vi è motivo di ringraziarla per questo.
Devo tuttavia constatare che molto ancora resta da fare per preparare e adeguare l' amministrazione e la gestione a un ampliamento ormai imminente: fra poco, due anni soltanto.
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<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="ES" NAME="Colom i Naval">
Signor Presidente, giunti a questa fase della litania dei vari oratori, è opportuno concentrarsi su un paio di aspetti del bilancio scelti appositamente.
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In primo luogo, una questione che non avevo segnato fra i miei appunti: il Consiglio si rallegra che il Parlamento condivida la sua preoccupazione rispetto agli arretrati da liquidare, i RAL.
Se non avessi alle spalle 17 bilanci comunitari, mi dichiarerei stupefatto.
Effettivamente, nella generazione di arretrati da liquidare i principali responsabili sono i governi e il Consiglio stesso potrebbe contribuire validamente alla loro diminuzione rinunciando alla prassi della iscrizione sistematicamente insufficiente dei crediti di pagamento, quelli che vedono più restii i Ministri delle finanze.
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Ma in realtà ciò che più mi preoccupa rispetto a questo bilancio è il fatto che, in termini reali, in euro costanti, dal 1999 gli aiuti a paesi terzi sono in calo.
Se c' è una cosa che, dopo l' 11 settembre, risulta ormai chiara è proprio la necessità di preservare e potenziare gli aiuti umanitari e il nostro contributo alla cooperazione allo sviluppo.
Cosa per nulla garantita dal bilancio comunitario, malgrado gli sforzi del relatore che io elogio.
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Le prospettive finanziarie sono chiaramente insufficienti e ci ritroviamo con un Consiglio dei ministri drogato di televisione: le sue priorità esterne sono determinate dall' ultima notizia comparsa sui teleschermi.
C' è il Kosovo: il Kosovo va aiutato.
C' è la Serbia: anche la Serbia va aiutata.
C' è l' Afganistan: anche l' Afganistan va aiutato.
E la priorità sarà data alla prossima notizia.
A quale prezzo?
Al prezzo di ridurre le politiche già varate.
Nei Balcani i problemi sussistono tuttora.
In Africa la situazione resta molto grave.
Persistono i problemi del sottosviluppo in America latina e in Asia.
Eppure bisogna tagliare.
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L' altro aspetto che vorrei segnalare, ricollegabile al precedente, riguarda l' interrogativo se vi siano Consigli europei di prima e di seconda categoria.
Perché, in materia di spesa, Berlino dovrebbe essere più importante di Nizza?
Perché mai?
A Berlino sono state fissate determinate prospettive finanziare concordate con il Parlamento, eppure a Nizza lo stesso Consiglio europeo, a composizione quasi invariata, ha affermato la necessità di un programma specifico per la riconversione della flotta di pesca che operava in Marocco.
Perché non è iscritto a bilancio?
Perché il Consiglio, disponendo già di una proposta della Commissione valutabile in 197 milioni di euro, non l' ha iscritta a bilancio?
Avrebbe pur dovuto farlo!
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Deploro inoltre che il Parlamento non abbia compiuto il proprio dovere, visto che in prima lettura ciò che siamo tenuti a fare è iscrivere a bilancio nel modo che noi intendiamo e auspichiamo.
Sarà poi la volta del Consiglio, in occasione del negoziato sulla seconda lettura.
Deploro che così non si sia fatto, ma confido che da qui a dicembre questo problema possa essere risolto.
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<SPEAKER ID=159 NAME="Deprez">
Signor Presidente, anzi tutto mi permetta di ricordare che intervengo a nome della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni e non a nome del mio gruppo politico e pertanto vorrei sapere esattamente cosa è successo e perché non figuravo sulla lista dei relatori per parere.
Se ho commesso un errore me ne scuso ma se errori non ne ho commessi vorrei una spiegazione ufficiale.
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Detto questo, signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo desidero ringraziare i colleghi della commissione per i bilanci e in particolare il relatore generale, onorevole Costa Neves, per l' attenzione che hanno prestato alle richieste e alle preoccupazioni della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni.
Avevamo chiesto molto, signor Presidente, molto abbiamo ricevuto e me ne rallegro.
Avevamo presentato unicamente richieste legittime.
Avevamo chiesto un aumento dei mezzi finanziari messi a disposizione del Fondo europeo per i profughi: l' abbiamo ottenuto.
Avevamo chiesto un aumento dei mezzi per le misure di lotta contro la violenza nei confronti delle donne, dei bambini, degli adolescenti: l' abbiamo ottenuto.
Avevamo chiesto il consolidamento dei mezzi di lotta contro la pornografia su Internet: l' abbiamo ottenuto.
Abbiamo chiesto almeno sei nuove linee di bilancio: le abbiamo ottenute.
Abbiamo la creazione di un osservatorio europeo delle migrazioni per consentire all' Unione europea di anticipare i flussi migratori e prepararvisi meglio.
Abbiamo un programma specifico di ricerca e di valutazione del rispetto dei diritti fondamentali nell' Unione europea affinché la Carta dei diritti fondamentali sia una realtà operativa e non soltanto una realtà retorica.
Abbiamo la creazione di una linea di bilancio nuova per rendere operativo Eurojust.
Abbiamo l' approvvigionamento della linea Schengen per adattare il Sistema d' Informazione Schengen alle realtà dell' ampliamento, e infine, e a tal proposito, signor Presidente, rivolgo una richiesta urgente all' amico Presidente in carica del Consiglio: abbiamo previsto, nell' attuale contesto, stanziamenti eccezionali da mettere a disposizione di Europol per la lotta contro il terrorismo.
Siamo a conoscenza dei limiti dell' azione di Europol, sappiamo anche che è fondata su convenzioni e quindi, per quanto attiene all' utilizzo dei fondi, può sorgere un problema di natura giuridica.
Ma rivolgiamo un appello solenne al Consiglio: "non lasciate cadere nel dimenticatoio quegli stanziamenti, create la base giuridica che consentirà di rendere Europol pienamente operativo e a Eurojust di avviarsi verso il suo pieno sviluppo" .
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<SPEAKER ID=160 LANGUAGE="ES" NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Deprez.
Lei non figurava sulla lista a nome della commissione.
Provvederemo a risponderle non appena possibile.
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<SPEAKER ID=161 LANGUAGE="FR" NAME="Guy-Quint">
Signor Presidente, seguirò i consigli dell' onorevole Joan Colom i Naval prendendo come tema la questione della riforma, di cui sono relatore permanente.
Questo è un problema fondamentale perché siamo costretti regolarmente a ricordare che il Parlamento europeo è risolutamente favorevole a una riforma amministrativa del funzionamento delle Istituzioni.
Le attuali polemiche fra i difensori di varie strutture delle carriere dovrebbero essere in secondo piano rispetto al problema fondamentale di rendere più leggibile e più efficace l' azione dell' Unione europea rispetto alle aspettative dei cittadini, affinché essi rinnovino la loro fiducia nella nostra Unione europea.
<P>
E' risaputo che in questo bilancio sono stati constatati diversi ritardi nell' attuazione della suddetta riforma, specialmente per quanto concerne la risposta della Commissione - che non arriva - sulla rifusione del regolamento finanziario nonché sulla messa a punto dell' attività di base management.
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L' essenziale verte comunque sulla riforma dello statuto e della struttura delle carriere nella funzione pubblica europea.
Abbiamo dovuto prendere una misura prudenziale, consistente nell' iscrizione in riserva di fondi per la creazione dei nuovi posti richiesti.
Tale iscrizione in riserva non è altro che un atto prudenziale e, ve lo ricordo, per il momento è soltanto in fase di prima lettura poiché abbiamo chiesto chiarimenti alla Commissione sull' attuazione dello statuto unico per poter disporre di risposte estremamente precise e realistiche, in particolare sul problema dei regimi di prepensionamento per i funzionari e agenti temporanei ma anche sui problemi derivanti dall' assenteismo e dai posti vacanti.
Noi pensiamo che la Commissione potrà fornici risposte su tutto ma volevo comunque attirare la vostra attenzione sul fatto che non saranno posizioni dottrinarie che faranno progredire la riforma.
<P>
Abbiamo 15 paesi e 7 Istituzioni, ma abbiamo un' unica Unione europea per la quale ci vuole un solo statuto.
Non bisogna nascondersi dietro le relazioni dell' anno scorso perché la linearità non è già più quello che era.
Vogliamo pertanto un quadro di bilancio chiaro per prendere posizione e rinnovo la richiesta di tutta la commissione parlamentare al Consiglio: è necessario che il Consiglio esca dal suo mutismo e ci fornisca regolarmente delle risposte affinché tutte le nostre procedure - specialmente la riforma - progrediscano nell' ambito di un quadro di bilancio efficace.
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La riforma è vitale: non deve essere bella solo sulla carta, deve essere realista e applicabile nel tempo.
Nel 2004 non si fermerà nulla, tutto deve continuare.
La riforma deve conferire nuove motivazioni e consentire l' ammodernamento del funzionamento, ma deve mantenere una funzione pubblica europea tesa verso un unico obiettivo: l' attuazione di progetti politici dell' Unione europea che rinnovino la fiducia dei cittadini.
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<SPEAKER ID=162 LANGUAGE="DE" NAME="Wuermeling">
Signor Presidente, signora Commissario Schreyer, onorevoli colleghi, il gruppo del PPE-DE in sede di commissione giuridica e per il mercato interno ha rivolto particolare attenzione all'aspetto dell'integrazione dei mercati nell'ampliamento a Est.
Anche nella stesura del bilancio si deve tenere conto degli effetti che possono derivare da tale integrazione.
<P>
Prendendo in esame le quattro libertà, constatiamo che mentre in alcuni settori non si pone alcun problema, in altri vi saranno difficoltà di adeguamento.
Nel settore della circolazione delle merci non vi saranno grandi cambiamenti in quanto in questo ambito vige un'ampia liberalizzazione; lo stesso si può dire anche per la libertà di stabilimento, visto che valgono le condizioni dello Stato di stabilimento.
L'integrazione porrà invece problemi nel settore della libera circolazione dei lavoratori e dei servizi, in quanto in questi ambiti, finora, non vi è alcuna concorrenza e questi mercati - se volete - hanno soltanto un orientamento regionale.
Per questo saranno soprattutto le regioni frontaliere a essere sotto pressione quando verranno attuate dette libertà.
E' pertanto necessario fornire aiuti specifici.
<P>
La commissione giuridica e per il mercato interno, nelle sue raccomandazioni, ha preso esplicitamente posizione a favore di un aumento della dotazione finanziaria del programma per le regioni frontaliere da lei citato, signora Commissario.
<P>
Siamo grati alla commissione per i bilanci e in particolare al relatore per aver accolto questi stimoli e per averli in parte anche completati.
A mio avviso un punto specifico riveste particolare importanza: gli strumenti proposti dalla Commissione non sono sufficienti per rafforzare la competitività nelle regioni frontaliere in quanto sono volti a promuovere soltanto la cooperazione Est-Ovest e non la situazione specifica delle regioni di frontiera in sé.
Pertanto è necessario un programma specifico e chiediamo alla Commissione di individuare a tal fine una base giuridica adeguata. Nelle sue dichiarazioni ho colto una disponibilità da parte vostra in tal senso.
<P>
<SPEAKER ID=163 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signor Presidente, per iniziare voglio protestare contro il fatto che i servizi non abbiano considerato come tale il nostro parere poiché era composto soprattutto da emendamenti.
Apparentemente lo hanno considerato come emendamenti separati della commissione per l'occupazione e gli affari sociali.
Spero che questo tipo di procedure in futuro si svolga con maggiore chiarezza.
<P>
Riguardo a questo bilancio, anche grazie all'ottimo lavoro del nostro relatore, è diventato un bilancio di consolidamento.
Ovviamente ci sono sempre conflitti su tutte le parti del bilancio, ma anche in passato abbiamo avuto conflitti.
Debbo anche dire che i conflitti sono chiaramente meno nel settore di competenza della nostra commissione per gli affari sociali e l'occupazione.
Il Consiglio ha provato anche molto meno a tagliare rispetto agli esercizi precedenti, e per questo i miei complimenti al Consiglio.
I problemi che restano a mio parere riguardano il metodo di coordinamento aperto.
Il Consiglio ha ancora la tendenza a dire che deve essere finanziato dal bilancio del Parlamento.
Quest'ultimo è chiamato ad approvare detto bilancio, ma non ha sufficiente voce in capitolo.
Di questo punto dovremo riparlare approfonditamente nei prossimi anni.
Le nostre opinioni in proposito divergono e spero che tali divergenze si possano risolvere nel prossimo anno.
<P>
C'è poi un problema con EQUAL, una delle componenti del Fondo sociale.
Anche qui il Consiglio ha tagliato parecchio.
Spero però che sia possibile ripristinare il progetto preliminare della Commissione su questo punto.
Mi pare essenziale.
A mio parere quella della Commissione era una proposta ben ponderata.
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<SPEAKER ID=164 LANGUAGE="DE" NAME="Sommer">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel quadro della prevenzione nel settore della sanità pubblica ogni anno ci occupiamo degli aiuti al settore del tabacco. Sostanzialmente si tratta semplicemente di aiuti al reddito destinati agli interessati, che potrebbero essere accordati anche con altre modalità.
Chiediamo pertanto, come ogni anno, che si proceda a una graduale riduzione delle sovvenzioni al settore del tabacco aumentando invece la dotazione finanziaria per gli aiuti allo sviluppo rurale in vista di fonti di reddito alternative, di cui potrebbero beneficiare anche gli occupati nei settori a monte e a valle nelle regioni interessate.
Ogni anno si ripete la stessa richiesta e tuttavia finora non è cambiato nulla.
Ma non dobbiamo perdere la speranza.
<P>
A proposito delle ONG, ribadisco che siamo sempre favorevoli al sostegno alle ONG.
Tuttavia, vogliamo essere informati sull'uso che viene fatto dei fondi concessi. La richiesta, del resto, è perfettamente lecita.
Chiediamo pertanto che le informazioni relative vengano rese pubblicamente accessibili con regolarità.
Solo in tal modo avremo una certa possibilità di verificare se il sostegno finanziario da noi fornito sia giustificato.
Credetemi, per noi è comunque straordinariamente difficile tracciare un quadro delle organizzazioni che noi tutti finanziamo.
<P>
Altrettanto poco trasparente, tuttavia, è anche la decisione della Commissione di non concedere più alcun contributo all'organizzazione ambientalista Globe.
Tale decisione risulta per noi assolutamente incomprensibile e pertanto del tutto arbitraria.
Fra l'altro, già nell'esercizio in corso, a Globe non sono stati versati i fondi che erano stati approvati.
Anche le ONG hanno bisogno di sicurezza nella programmazione per poter, ad esempio, continuare a pagare il proprio personale d'ufficio.
L'operato della Commissione in questo ambito è antisociale.
Se c'è la volontà politica, signora Commissario, si riesce sempre a trovare una soluzione, nella fattispecie un'altra linea di bilancio per il futuro.
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A proposito delle agenzie, apparentemente talune agenzie avrebbero già da tempo acquisito una propria vita autonoma e attiva.
In realtà vengono finanziate, ogni anno con importi sempre più elevati.
Solo questo sembra essere il dato importante.
Tutto ciò non può continuare perché naturalmente poi i fondi vengono a mancare in altri settori.
E' nostro compito adoperarci affinché gli enti da noi finanziati operino in modo efficiente.
La produttività e l'efficienza non si ottengono con l'aumento indiscriminato della dotazione finanziaria bensì attraverso l'osservazione e il controllo sistematici come base per le correzioni eventualmente necessarie.
<P>
<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="DE" NAME="Jarzembowski">
Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente del Consiglio, intervengo a nome del gruppo del PPE alla commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo.
Vorrei innanzi tutto ringraziare i miei colleghi della commissione per i bilanci per aver accolto quasi tutti gli emendamenti presentati dalla nostra commissione.
Signora Commissario, sostanzialmente abbiamo reintrodotto tutti le impostazioni di bilancio relative alla politica regionale e alla politica dei trasporti da lei proposte.
Rivolgo davvero un appello al Consiglio affinché si astenga dall'assumere posizioni contraddittorie o ambigue.
<P>
E' inammissibile che al Vertice di Göteborg venga proclamata con enfasi la volontà di perseguire durevolmente una politica dei trasporti sostenibile e che poi il Consiglio tagli i fondi nel settore della sustainable mobility.
Questa ambiguità è inaccettabile e speriamo che il Consiglio si ravveda.
Se si vuole davvero avere una politica dei trasporti europea che sia razionale e compatibile dal punto di vista ambientale non si possono tagliare i fondi destinati a questo scopo.
<P>
Ciò che mi preme sottolineare, tuttavia, è l'aspetto del turismo. Su questo punto purtroppo i colleghi della commissione per i bilanci non hanno dimostrato alcuna clemenza.
Vorrei soltanto invitarvi a riflettere ulteriormente sulla questione.
Abbiamo proposto di stanziare fondi per promuovere il turismo in Europa.
Tutti siete a conoscenza del dibattito che si protrae da anni sul programma Philoxenia, ossia la pubblicità all'estero per il turismo all'insegna dello slogan "Turisti in Europa".
Questo tema, dopo l'11 settembre, ha assunto una rilevanza del tutto nuova.
Non sono soltanto le compagnie aeree a essere colpite, con una riduzione del 20-30 percento del numero di passeggeri, ma anche gli alberghi di Bruxelles, Berlino e di tutte le città d'Europa.
Sono i ristoranti, i negozi di souvenir e di articoli di moda.
Nel settore del turismo si registra un crollo delle presenze, segnatamente dagli Stati Uniti e dal Canada.
Questa situazione determina gravi difficoltà economiche e mette a repentaglio i nostri posti di lavoro.
Rivolgo questa richiesta al Consiglio e alla Commissione: quando, il mese prossimo, discuteremo delle conseguenze dell'11 settembre, dovrà essere affrontata nuovamente la questione di che cosa fare per promuovere il turismo verso l'Europa.
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<SPEAKER ID=166 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, innanzi tutto vorrei rivolgere un vivo ringraziamento all'onorevole Costa Neves per la comprensione dimostrata, in quanto ha affrontato le questioni discusse in questa sede davvero con la massima accuratezza e anche con interesse.
Sono vicepresidente della delegazione parlamentare UE-Repubblica slovacca e la scorsa settimana ci siamo recati in questo paese.
Fra l'altro era in programma una visita alla frontiera verde con l'Ucraina nei pressi di Kosice. Abbiamo constatato che in questo punto, effettivamente, un gran numero di profughi, soprattutto provenienti dall'Afganistan, passa il confine e probabilmente non tutti hanno intenzioni pacifiche; si valuta infatti che il 10 - 30 percento di essi possa progettare anche altre attività, di tipo militare o terroristico.
<P>
Per questo rivolgo un appello pressante alla Commissione e al Consiglio affinché venga fatto tutto il possibile per garantire la sicurezza delle frontiere e, in particolare per quanto riguarda le frontiere dei paesi candidati con gli Stati non appartenenti all'UE, affinché vengano sfruttate immediatamente le possibilità offerte nel quadro degli aiuti di ravvicinamento per mettere a disposizione le attrezzature necessarie.
Si tratta di semplici apparecchiature come dispositivi di controllo e automezzi affinché queste frontiere possano essere fin da subito sorvegliate in modo più efficace.
<P>
In secondo luogo, in sede di commissione ci siamo occupati approfonditamente dei problemi connessi agli aiuti PHARE e al caso Toth.
La commissione è giunta alla conclusione, sia da parte slovacca che da parte europea, che i fondi non devono essere iscritti nella riserva.
Il vice primo ministro competente si è dimesso e ciò significa che sono state tratte le conseguenze politiche.
Anche il funzionario nonché direttore competente ha dato le dimissioni - è stata nominata un'altra persona - e inoltre il Parlamento nei giorni scorsi ha approvato una nuova legge in materia di controllo finanziario e audit interno.
Pertanto i fondi in questione verranno sicuramente svincolati dalla riserva entro la seconda lettura.
<P>
<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="EN" NAME="Dover">
Signor Presidente, questa sera vorrei soltanto sollevare due questioni e al contempo approfittare per lodare il relatore per la grande sensibilità e cortesia con cui si è occupato del bilancio per il prossimo esercizio.
La mia prima osservazione riguarda la signora Commissario e le linee B-1 per cui la Commissione eroga importi ingentissimi per le sovvenzioni alla coltivazione di riso e banane e alla distillazione del vino.
Si tratta di prodotti per i quali pensavo che avessimo cominciato a ridurre i pagamenti.
Vorrei che la signora Commissario li esaminasse.
Ho presentato numerosi emendamenti per centinaia di milioni di euro.
Spero che invece di lasciar lievitare anno dopo anno spese obbligatorie come queste, si proceda ad un attento esame.
Mi permetto di invitarla a farlo per i bilanci dei prossimi esercizi.
<P>
L' altra questione è un problema ricorrente che si ripropone ogni anno: la Lobby europea delle donne e in generale il finanziamento alle organizzazioni femminili.
Abbiamo presentato un emendamento, come pure la onorevole Avilés Perea della commissione per i diritti delle donne e le pari opportunità, per cui i fondi destinati alle organizzazioni di pressione per le donne in seguito alla Conferenza di Pechino non dovrebbero andare tutti, come succede da molti anni, alla Lobby europea delle donne.
<P>
So che molti colleghi parlamentari ricevono lettere e-mail di ogni genere da tutt' Europa che sostengono che i fondi devono andare tutti a quest' unica organizzazione.
E' sbagliato, dobbiamo incoraggiare nuove organizzazioni in questo ambito così importante.
E' giustissimo che l' emendamento presentato dalla delegazione britannica sia stato approvato.
Così si è chiarito, nella colonna delle note, che un' organizzazione, una qualunque singola organizzazione all' interno di tale linea di spesa, non può ricevere più del 65 percento.
Confido che questo emendamento approvato sia confermato nel bilancio.
Ringrazio la signora Commissario per la sua attenzione.
<P>
<SPEAKER ID=168 LANGUAGE="EN" NAME="McCartin">
Signor Presidente, desidero ringraziare l' onorevole Costa Neves per l' impegno con cui si è adoperato a nome di noi tutti e dire che il compito che ha accettato è molto tecnico e ostico: lo ha svolto con grande abilità, dando prova di grande pazienza e cortesia nei confronti di tutti noi che gli chiedevamo di tenere presenti le nostre idee.
Non mi risulta che nessun altro Commissario abbia seguito la procedura con tanta attenzione o abbia dedicato tanto tempo alla commissione per i bilanci come ha fatto la signora Commissario in carica.
Certamente, da molti punto di vista si tratta di una questione squisitamente tecnica e, diversamente dai bilanci nazionali, non produce più di tanto effetto sul corso dello sviluppo economico dell' Unione europea.
E' un bilancio troppo piccolo per farlo, anche nello stesso settore dei Fondi strutturali, visto che anche i maggiori beneficiari ricevono una piccolissima percentuale del PNL.
L' Irlanda, ad esempio, riceve il 2 percento, il Portogallo e le regioni più povere della Spagna tra l' 1 e il 2 percento del PNL.
Non si tratta di erogazioni magnanime, ma se possiamo sfruttarle per guidare le politiche economiche nella direzione che riteniamo migliore, allora questi fondi possono essere ben spesi.
<P>
Ho sempre nutrito un' idea e una speranza.
Mi pare di aver detto qualche anno fa che, rispetto ai parlamenti nazionali, noi siamo come dei bambini che giocano al mercatino.
Le risorse a nostra disposizione sono poche ed è molto poco quello che possiamo realizzarne, ma c' è un settore che mi piacerebbe vedere crescere.
Non desidero una crescita della spesa pubblica a livello europeo, ma nel settore della cooperazione economica e dello sviluppo se riuscissimo, a livello europeo, a creare un pool delle risorse destinate dai paesi dell' Unione e dall' Unione europea stessa alla cooperazione internazionale e alla cooperazione allo sviluppo, potremmo tradurre i nostri singoli sforzi nazionali in impegno comune europeo senza aumentare l' imposizione fiscale.
Ciò è fondamentale se vogliamo sviluppare una politica estera e di sicurezza comune.
Credo che riusciremmo a produrre un impatto assai maggiore sullo sviluppo dei paesi più poveri e a riorientare la nostra politica estera in modo da aiutare i poveri, da contribuire alla pace e da garantirci una reale influenza nel mondo.
Se vi è un settore nel quale dovremmo chiedere sussidiarietà dagli Stati nazionali a favore dell' Unione europea è proprio questo.
<P>
<SPEAKER ID=169 LANGUAGE="ES" NAME="Naranjo Escobar">
Signor Presidente, come in anni passati questa discussione è caratterizzata da due elementi che potremmo definire endemici.
Il primo riguarda gli importi generali, l' altro le carenze delle norme di gestione di bilancio.
Le nostre divergenze in ciascuna delle categorie di spesa sono chiare e non scenderò in dettagli.
<P>
Signora Commissario, rappresentanti del Consiglio, il bilancio deve fungere da leva, in modo efficace e credibile, per la piena occupazione, per la ricerca, per il sostegno alla piccola impresa, per la realizzazione di un vero spazio di sicurezza e giustizia.
Il Parlamento ha dato prova di flessibilità e di rigore in questa procedura di bilancio e, pertanto, è in condizione di poter chiedere al Consiglio di non arroccarsi nel suo autismo politico, per lanciare invece segnali inequivocabili sulla propria disponibilità a negoziare.
Spero che il Consiglio saprà mettere a frutto la flessibilità dimostrata dal nostro relatore, Carlos Costa, il cui lavoro - esattamente come l' impegno messo in campo dagli altri due relatori, Buitenweg e Seppänen - merita il nostro elogio.
<P>
Per quanto riguarda le risorse destinate alle azioni esterne dell' Unione, noi chiediamo che siano assicurati gli obiettivi politici irrinunciabili agli occhi di questo Parlamento, che presuppongono lo stanziamento di risorse a favore di aree di fondamentale importanza per l' equilibrio del pianeta, come il Mediterraneo o l' America latina.
In questo processo di bilancio, la Commissione propone il ricorso allo strumento di flessibilità per finanziare la ristrutturazione delle flotte comunitarie che operavano nell' ambito dell' Accordo di pesca con il Marocco, ormai giunto a scadenza.
E' una decisione giusta, tecnicamente corretta e necessaria.
Si tratta di affrontare un problema molto grave, che si ripercuote sull' occupazione e sull' attività principale di numerose regioni, e che è insorto in un contesto di crisi.
Va ricordato che siamo sul punto di varare una nuova politica comune della pesca, tenuto conto di decenni di discriminazioni intollerabili rispetto alle restanti attività economiche sul piano delle norme di mercato interno.
<P>
Quanto alla gestione di bilancio, questo Parlamento ha denunciato più volte l' incapacità della Commissione di porre fine ai cosiddetti RAL anomali.
Ciò ha permesso il varo di una strategia azzeccata, alla quale ha alluso il nostro relatore, strettamente connessa alla riforma della Commissione.
Si tenga presente che negli ultimi tre esercizi non sono stati utilizzati crediti di pagamento per importi molto elevati.
Occorre pertanto individuare regole funzionanti, metodi che consentano un' esecuzione più agile e norme che abbrevino il ciclo dei progetti.
Come ultimo oratore, infine, confido che la Commissione e il Consiglio si attengano alla massima evangelica, facendo sì che gli ultimi siano i primi non solo nel Regno dei Cieli, ma anche qui, in Plenaria.
<P>
<SPEAKER ID=170 LANGUAGE="DE" NAME="Schreyer">
<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="DE" NAME="Walter">
Signor Presidente, riferirò la sua risposta al presidente della commissione per i bilanci, che mi aveva pregato di attenderla.
Personalmente desidero ringraziare sentitamente soprattutto il nostro Presidente del Consiglio, signor Vande Lanotte, che ha assistito qui con noi in Aula per intero alla discussione del bilancio.
Non possiamo dire che questo sia sempre avvenuto in passato.
Per questo, senza voler peccare di eccessivo orgoglio, vorrei davvero ringraziarla ancora una volta non soltanto per averci dimostrato grande rispetto ma anche per averci dato prova del suo interessamento a cooperare con noi.
Grazie mille!
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<SPEAKER ID=172 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Walter, per questa sua costruttiva mozione procedurale.
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La discussione congiunta è chiusa.
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La votazione si svolgerà giovedì, alle 10.00.
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<CHAPTER ID=8>
BEI: progetti ambientali selezionati nelle regioni della Russia che si affacciano sul Baltico
<SPEAKER ID=173 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0350/2001), presentata dall' onorevole Seppänen a nome della commissione per i bilanci, sulla proposta di decisione del Consiglio che accorda alla Banca europea per gli investimenti una garanzia della Comunità in caso di perdite relative ad un'azione speciale di prestito destinata a progetti ambientali selezionati da realizzarsi, nell'ambito della "dimensione nordica", nelle regioni della Russia che si affacciano sul Baltico
<P>
(COM(2001) 297 - C5-0307/2001 - 2001/0121(CNS))
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<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
.
(FI) Signor Presidente, l' Unione Europea dispone di uno strumento estremamente economico che le permette di aiutare gli altri paesi: si tratta della garanzia ai prestiti forniti dalla Banca europea per gli investimenti agli altri paesi.
I creditori possono inoltre trarre vantaggio dalle garanzia fornite dall' Unione europea, in quanto hanno la possibilità di attingere a fondi con tassi d' interesse nettamente inferiori rispetto a quelli di mercato.
Quando affrontiamo il tema della garanzia ai prestiti della BEI ai progetti ambientali nelle regioni della Russia, dobbiamo tenere in considerazione anche questo aspetto.
L' ammontare massimo dei prestiti è pari a 100 milioni di euro e la Banca definisce dei criteri specifici di concessione.
Se la Russia non propone progetti in linea con i criteri stabiliti dalla banca, questa non è tenuta a concederli.
Si tratta di un' iniziativa positiva che permette di dare nuovi contenuti al silenzioso concetto di Dimensione nordica dell' UE.
Attraverso questi prestiti si cerca di migliorare l' ambiente nell' area del bacino del Mar Baltico e, quindi, anche nei paesi membri dell' UE.
<P>
Il Parlamento non ha messo in dubbio la concessione dei prestiti alla Russia e la proposta gode di un ampio consenso politico.
Il problema principale è invece rappresentato dalla gestione del Consiglio e della Commissione.
In estate la Commissione aveva proposto al Parlamento di concedere la garanzia così come avviene già per gli altri prestiti della BEI, assicurando una copertura del 65%.
La Commissione fino ad oggi non ha cambiato questa proposta.
Ciononostante il Consiglio ha deciso più tardi di fare un' eccezione e di chiedere non più una copertura del 65% bensì del 100%.
In questo modo, la Russia è stata messa in una posizione diversa di quella degli altri paesi a cui è stata concessa una garanzia da parte dell' UE.
<P>
Nonostante la Commissione abbia accettato la proposta del Consiglio, non ne ha ancora fatto alcuna notifica al Parlamento.
Ciò significa che in Parlamento avremmo esaminato la proposta originaria della Commissione, che prevedeva una copertura del 65%.
A questo punto il Parlamento ha chiesto una nuova consultazione per discutere di questa modifica.
A seguito dei numerosi incontri con i rappresentanti della Commissione e del Consiglio, abbiamo ricevuto una lettera del Consiglio in cui si può leggere tra le righe che esso propone una nuova consultazione con il Parlamento.
Anche la Commissione ha comunicato per iscritto di accettare la proposta di copertura del 100%.
Siccome si tratta di un' eccezione alle norme generali, la commissione bilanci avrebbe voluto ricevere dalla Commissione una nuova proposta.
In risposta a ciò, la Commissione ha comunicato di non avere tempo a sufficienza per prepararla.
Per "tempo a sufficienza" s' intende in questo caso che per tutte le parti sarebbe opportuno prendere una decisione entro quest' anno.
<P>
Le garanzie concesse dall' Unione europea hanno un tetto massimo di copertura, rappresentato dal Fondo speciale di garanzia.
In questo vengono trasferiti fondi sufficienti in base alle garanzie concesse.
Quest' anno il tetto massimo era pari a 208 milioni di euro e i prestiti alla Russia vi rientrano perfettamente, nonostante la copertura del 100% e non del 65%.
E' importante prendere una decisione entro quest' anno, anche perché gli impegni per il prossimo sono già numerosi, e quindi non ci sono fondi sufficienti per ulteriori garanzie - in questo caso sarebbe impossibile garantire i prestiti per i progetti ambientali in Russia.
Chiederei alle Istituzioni europee di aumentare i fondi da destinare alla copertura dei prestiti, anche se so bene che non è sempre così semplice.
<P>
Se desideriamo assicurare la concessione dei prestiti della BEI ai progetti di tutela ambientale per le regioni della Russia e del bacino del Mar Baltico, sarebbe opportuno prendere una decisione definitiva entro quest' anno.
La commissione bilanci ha ribadito la sua disponibilità, nonostante l' incoerenza dell' attività della Commissione e del Consiglio.
Detto questo, sottolineo che la Commissione non ritiene la decisione come una sentenza di principio che fa stato e che in futuro non si seguirà più la stessa procedura.
Il Parlamento chiede inoltre che vengano tenute in considerazione anche le priorità da lei stabilite.
<P>
In veste di relatore permanente della commissione bilanci per i prestiti e le garanzie desidero ancora una volta attirare l' attenzione degli onorevoli colleghi sul fondo garanzie che per il prossimo anno non dispone più di alcun margine per nuovi prestiti straordinari.
La Commissione dovrà intervenire immediatamente.
<P>
<SPEAKER ID=175 LANGUAGE="SV" NAME="Arvidsson">
. (SV) Signor Presidente, la commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori sostiene con convinzione la decisione del Consiglio di concedere una garanzia comunitaria alla BEI a copertura delle perdite riconducibili a prestiti destinati a progetti ambientali selezionati nelle regioni della Russia che si affacciano sul Baltico.
Siamo fortemente preoccupati per la situazione ambientale dell' area, posta nelle immediate vicinanze dell' Unione.
<P>
Riteniamo urgente, quando non di vitale importanza, procedere a investimenti ambientali in quest' area e possiamo constatare che la BEI ha già avviato negoziati sulla partecipazione a progetti di trattamento delle acque reflue di San Pietroburgo e di Kaliningrad.
E' fondamentale che i problemi in queste aree possano essere risolti quanto prima.
<P>
Reputiamo inoltre che vi sia motivo di evidenziare come gli investimenti ambientali nella regione possano rivelarsi più efficaci di tanti investimenti nella Comunità, e come sia possibile ottenere un maggior beneficio in termini di salute e ambiente nell' Unione.
La commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori appoggia pertanto caldamente la proposta presentata.
<P>
<SPEAKER ID=176 LANGUAGE="SV" NAME="Färm">
Grazie, signor Presidente. Desidero ringraziare il relatore ed esprimere il mio sostegno alla relazione del collega Seppänen.
In alcune zone del nostro intorno geografico l' emergenza ambientale è davvero allarmante, specie per quanto riguarda le acque del Baltico.
Naturalmente, anche gli Stati dell' Unione sono colpiti da questi problemi tanto quanto vaste zone della Russia, della Polonia, Kaliningrad eccetera.
Perché il Baltico torni pulito, la cooperazione al di là delle frontiere è essenziale.
<P>
Io stesso risiedo in un comune affacciato su Baltico. Norrköping, in cui uno dei più gravi problemi connessi alla qualità dell' acqua dipende dal fatto che subiamo ancora in larga misura gli scarichi inquinanti dei paesi candidati all' adesione e della Russia.
Si tratta di un problema enorme anche per gli Stati membri dell' Unione.
Per esempio, sappiamo che nell' area di San Pietroburgo circa 3-4 milioni di residenti producono acque reflue non depurate, e che la situazione nell' area di Kaliningrad è sostanzialmente analoga.
Simili situazioni hanno un impatto su tutti noi.
<P>
Per garantire lo sviluppo della regione e per affrontarne i gravi problemi, anche sul piano squisitamente ambientale, è stata varata la "dimensione nordica" , che abbraccia un' area vastissima dall' Islanda a Occidente fino alla Russia a Oriente.
Ripristinare l' equilibrio del Baltico rappresenta un compito della massima priorità.
<P>
La questione è urgente, e pertanto sono lieto che la commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori abbia a sua volta espresso i propri desiderata.
Per me che siedo alla commissione per i bilanci, è importante tener conto degli aspetti economici di questa proposta; come commissione, teniamo a lanciare un monito.
La riserva esistente a garanzia di eventuali perdite di crediti è sotto forte pressione, sia per quest' anno, sia per l' anno prossimo.
Il margine per questo prestito alla Russia viene creato sull' impossibilità di dare esecuzione ad altri impegni.
Abbiamo dovuto rinviare altri progetti ai quali ci eravamo impegnati, perché altrimenti non avremmo potuto far fronte a questo prestito nel rispetto dei limiti fissati.
Ecco perché, se in futuro non vogliamo tradire le nostre promesse senza per questo rinunciare alle nostre nuove ambizioni, occorrerà che il Consiglio e la Commissione rivedano quanto prima i massimali della riserva di garanzia.
<P>
Questa situazione ricorda un po' la discussione tenuta sul bilancio poco fa: il Consiglio promette facilmente, ma poi non dispone gli stanziamenti necessari in modo adeguato.
Ecco perché desidero chiedere al Commissario Solbes Mira quali siano le intenzioni della Commissione sulle proposte circa il futuro della riserva di garanzia.
Penso che il Commissario converrà con me che il massimale è oggi decisamente sotto pressione.
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<SPEAKER ID=177 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Commissario, onorevole relatore, posso condividere tutto ciò che ha detto Per-Arne Arvidsson in merito all' importanza e al significato ambientale di questa decisione.
Sappiamo anche che la decisione ora in discussione rappresenta probabilmente la più importante posizione assunta dal Consiglio europeo a Stoccolma.
Tengo ancora a ricordare che la costa settentrionale del Golfo di Finlandia è investita da tutti gli scarichi di San Pietroburgo, il che causa un forte fenomeno di eutrofizzazione.
Ecco perché tengo a dichiarare il mio forte interesse per questo tema, e che le acque reflue di tre milioni e mezzo di persone hanno un pesantissimo impatto sull' ambiente finlandese e sul nostro arcipelago.
<P>
Abbiamo stabilito un massimale di 100 milioni di euro.
Questi fondi vanno utilizzati per progetti selezionati aventi un chiaro obiettivo ambientale e di significativo interesse anche per l' Unione.
Credo che risieda proprio qui uno dei punti critici, se si tiene conto di ciò che è emerso ieri, in Finlandia, nel corso del dibattito durante la sessione della dimensione nordica.
Un Ministro russo ha criticato i criteri di selezione e chiede un maggior coinvolgimento degli organismi finanziari internazionali nella fase di progettazione.
Al contempo, sappiamo il bilancio dell' ente di depurazione del Nord-Ovest ha superato abbondantemente le previsioni della Banca nordica per gli investimenti e i calcoli della Finlandia.
<P>
Reputo necessaria una garanzia del cento per cento.
Non credo che 100 milioni di euro risolvano il problema.
Sappiamo che la federazione russa non mette a disposizione garanzie e che quelle del comune di San Pietroburgo sono ormai esaurite.
Ecco perché chiedo la solidarietà dei colleghi su questo fronte.
Diamo a questo progetto una garanzia del 100 percento.
E' nel nostro interesse e, gradualmente, servirà anche a far nascere una migliore coscienza ambientale nella città di San Pietroburgo, eventualità che deve starci costantemente a cuore.
E' molto più complesso di quanto non ritenga il Commissario Wallström.
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<SPEAKER ID=178 LANGUAGE="ES" NAME="Solbes">
. (ES) Signor Presidente, in primo luogo ringrazio il Parlamento per l' intenzione di adottare una relazione su questo strumento specifico nell' ambito della dimensione nordica dell' Unione.
Sarà così possibile concedere una garanzia comunitaria a copertura di prestiti erogati dalla BEI, per un ammontare pari a 100 milioni di euro, relativamente a progetti di interesse ambientale in Russia, come avete evidenziato.
<P>
Come sapete, questa decisione è stata adottata in modo decisamente specifico.
E' la prima volta che si accetta di finanziare operazioni in Russia e, in questo caso, siamo in presenza di un' operazione interessante non soltanto per la Russia, ma anche per i paesi comunitari limitrofi.
La Commissione aveva proposto la garanzia abitualmente applicata a questo genere di operazioni, ossia il 65 percento come previsto nel mandato generale della Banca europea per gli investimenti.
E' tuttavia risaputo che il Consiglio, in virtù di una serie di decisioni riconducibili proprio al carattere unico nel suo genere di questa operazione, nonché al desiderio di una maggiore trasparenza, ha fatto presente la necessità, in questo caso, di una garanzia comunitaria straordinaria fissata al 100 percento.
<P>
L' urgenza nell' impiego delle risorse di quest' anno ha spinto la Commissione ad accettare il tasso del 100 percento.
Non sono esattamente a conoscenza delle difficoltà procedurali in forza delle quali il Parlamento ha ricevuto le relative informazioni in ritardo, ma mi risulta d' altra parte che il Consiglio stesso abbia già informato il Parlamento, in data 20 settembre, sugli emendamenti proposti, che il 12 ottobre la Presidenza belga abbia illustrato le modifiche in modo più dettagliato e che, in quella stessa data, la Commissione abbia trasmesso alla commissione per i bilanci un' informativa sulle motivazioni che ci spingevano ad accettare gli emendamenti del Consiglio.
Con la decisione unanime del Consiglio e con l' assenso della Commissione, non era più necessaria la presentazione di una nuova proposta da parte nostra.
<P>
Noi reputiamo urgente l' approvazione di questa decisione nell' anno 2001 in base alle medesime considerazioni che avete esposto voi.
Un rinvio al 2002 ostacolerebbe in modo evidente il finanziamento, visto il risicato margine di manovra a disposizione per il prossimo anno.
Questa decisione, però, non si ripercuoterà su operazioni di altro tipo.
Nella sua relazione, l' onorevole Seppänen ha alluso ad altri finanziamenti: il caso più evidente è quello della Turchia, a carico delle dotazioni finanziarie del 2000.
Le operazioni per il 2000 e per il 2001 sono però già state finanziate e, pertanto, non si pongono problemi di questa natura.
<P>
Tuttavia, si pone invece un altro interrogativo, più a lungo termine: come gestire la capacità di finanziamento della BEI nel nostro meccanismo di prestito?
Anche l' onorevole Färm ha chiesto quali siano le intenzioni della Commissione.
In primo luogo, tengo a dire che la Commissione ringrazia il Parlamento per avere sollevato questo problema della limitata capacità di indebitamento ai sensi del meccanismo del Fondo di garanzia.
Questo problema è già stato fatto presente dalla Commissione presso il Consiglio e anche qui, al Parlamento, in diverse occasioni. Siamo del parere che, se vi saranno nuove iniziative nel contesto del 2002, i problemi già riscontrabili si aggraveranno e si renderà indispensabile prendere provvedimenti.
<P>
Dal punto di vista della Commissione, allo stato attuale sono al vaglio diverse alternative e vi è l' intenzione di prendere un' iniziativa in tempi ragionevolmente brevi, sotto forma di comunicazione che verrà inviata al Consiglio e al Parlamento.
Non sono per ora in grado di rispondere all' onorevole Färm indicando l' alternativa prescelta, ma posso rammentare che, già in passato, noi avevamo proposto una diminuzione del tasso di copertura dal 65 al 60 percento.
Potrebbe essere questo uno degli strumenti, così come qualsiasi altro fosse ritenuto necessario allo scopo di riservarsi un margine di manovra per operazioni future.
Sono questi i commenti che posso fare allo stato attuale e tengo a ringraziarvi per la cooperazione nella discussione su questa relazione.
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<SPEAKER ID=179 NAME="Presidente">
Grazie, Commissario Solbes.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
<P>
<CHAPTER ID=9>
BERS: struttura di protezione a Cernobyl
<SPEAKER ID=180 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=181 LANGUAGE="FI" NAME="Virrankoski">
Signor Presidente, chi può non ricordare la tragedia di Cernobyl del 26 aprile del 1986 che rimane l' incidente nucleare più grave della storia.
Le nubi radioattive hanno contaminato le popolazioni e la natura non solo in Ucraina, in Bielorussia e in Russia, ma anche negli attuali paesi membri dell' Unione Europea.
Attorno al reattore distrutto fu costruito in fretta e furia un sarcofago per bloccare le radiazioni.
Ancora oggi, sotto questa protezione precaria, che ormai è quasi allo sfascio, si trovano oltre 200 tonnellate di uranio e quasi una tonnellata di nuclei radioattivi composti per l' 80% da plutonio.
<P>
La fondazione a favore della struttura di protezione del reattore di Cernobyl fu creata nel dicembre del 1997 per finanziare il progetto di costruzione di un sarcofago permanente per impedire la contaminazione della popolazione e dell' ambiente.
Originariamente per il periodo 1998-2005 era stato stimato un piano di spesa pari a 758 milioni di dollari.
Nel novembre del 1997 fu organizzata a New York la prima conferenza dei finanziatori.
Venticinque nazioni promisero contributi per circa 400 milioni di dollari, 50 milioni dei quali da destinare come sovvenzione all' Ucraina.
Con questa somma fu possibile realizzare la prima fase del piano di costruzione della protezione.
All' inizio l' Unione europea finanziò il progetto con 100 milioni di dollari, impegnandosi a riguardo durante il Vertice di Denver del 1997.
Negli anni 1998-1999 questa cifra è stata stanziata dai fondi di bilancio generale.
Nel mese di luglio del 2000 si tenne a Berlino la seconda conferenza dei finanziatori per definire lo stanziamento finale.
In quella sede 22 paesi decisero di impegnarsi in un finanziamento pari a 320 milioni di dollari americani, mentre l' Unione europea decise di stanziare 100 milioni di euro per il periodo 2000-2004.
<P>
La relazione all' esame riguarda la proposta del Consiglio riguardante il secondo finanziamento dell' Unione europea da destinare alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo per il progetto di costruzione della protezione del reattore di Cernobyl.
Il Parlamento deve quindi esprimere la sua opinione al riguardo.
In merito ai finanziamenti, la situazione è la seguente: il fondo per la costruzione della protezione del reattore di Cernobyl ha adesso a disposizione 716 milioni di dollari, che comprendono i 50 già stanziati all' Ucraina.
Mancano ancora dei fondi, in quanto la stima dei costi è leggermente superiore ed ammonta ad oltre 750 milioni di dollari.
Per questo motivo - visto che bisogna andare avanti col progetto - sarebbe opportuno che l' Ucraina possa organizzare il pagamento anche di questo secondo stanziamento.
<P>
Il problema adesso è rappresentato dal fatto che nel 1998 le autorità di bilancio hanno fissato un tetto massimo per i finanziamenti del programma TACIS, pari al 13% dei progetti relativi alla sicurezza delle centrali nucleari.
Se si dovesse applicare questa decisione, la proposta della Commissione e del Consiglio non potrebbe essere applicata.
Ciononostante appoggio la proposta della Commissione di accantonare cento milioni di euro per la fondazione della protezione del reattore di Cernobyl in quanto si tratta di un progetto importante per la sicurezza e la salvaguardia dei cittadini dell' Unione Europea.
Appoggio inoltre la proposta della Commissione di creare un' apposita voce di bilancio che permetta di seguire meglio l' uso di questi fondi.
<P>
E' chiaro che l' uso dei fondi è particolarmente complesso, in quanto al progetto partecipano numerose autorità internazionali e l' amministrazione dei paesi del CSI è ancora poco chiara.
Appoggio comunque alcuni emendamenti alla proposta del Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=182 NAME="Pittella">
Signor Presidente, intervengo a nome del gruppo del PSE per sostenere la relazione dell'onorevole Virrankoski, che dà il via libera del Parlamento alla concessione di un ulteriore contributo - come egli stesso ha spiegato - per completare la struttura di protezione di Cernobyl.
Sostengo le argomentazioni che il collega Virrankoski ha portato a supporto della scelta e, soprattutto, sostengo la scelta politica dell'Unione europea di concorrere concretamente a creare le condizioni di sicurezza dopo il disastro del 1986.
L'Unione europea è stata di gran lunga il donatore più importante, non solo rispetto a Cernobyl ma anche rispetto alla sicurezza, contro la contaminazione nucleare dei nuovi Stati indipendenti.
Si è trattato di una scelta giusta: nessuno di noi può dimenticare la catastrofe del 1986 e nessuno ha ancora pienamente contezza degli effetti devastanti che essa ha provocato e che ancora, purtroppo, può produrre.
Permangono, come ha ricordato l'onorevole Virrankoski, nel sarcofago di Cernobyl 200 tonnellate di uranio e una tonnellata di plutonio, che rappresentano un pericolo permanente e forse - dico forse - anche una materia prelibata di traffici.
Ma si è trattato e si tratta anche di una scelta limpida e legittima sul piano giuridico: il nuovo regolamento TACIS, infatti, dichiara che il contributo alle iniziative sostenute dall'Unione europea, quale l'iniziativa sulla chiusura di Cernobyl, sarà una delle priorità della sicurezza nucleare.
<P>
Concludendo, si è trattato, dunque, e si tratta soprattutto di un atto doveroso che l'Unione europea ha da fare nei confronti delle nuove generazioni.
<P>
<SPEAKER ID=183 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signor Presidente, vorrei soffermarmi su due punti. Il primo è la dimensione politica e il secondo è la questione dell'economicità e del controllo parlamentare.
<P>
Per quanto riguarda la dimensione politica: la sciagura di Cernobyl ci ha dimostrato che è insito nello sfruttamento dell'energia nucleare un rischio incontrollabile.
Nessun bilancio nazionale è in grado di far fronte a tale catastrofe.
Per questo è attualmente in discussione soltanto il consolidamento, urgentemente necessario, del sarcofago.
Si tratta soltanto di una minima parte dei fondi necessari per far fronte alla sciagura nel suo complesso.
Anche la contaminazione del suolo, delle acque sotterranee e i danni alla salute della popolazione non possono essere finanziati dal bilancio ucraino e in questa situazione, per ragioni a me incomprensibili, vengono a mancare gli aiuti dell'UE.
Ciò significa che i problemi resteranno irrisolti ancora per generazioni in quel paese.
Fra l'altro nessun bilancio, neppure quello degli Stati occidentali - dei ricchi Stati occidentali - potrebbe venire a capo di una tale sciagura senza un sostegno a livello internazionale.
Pertanto noi Verdi e regionalisti approviamo senza riserve questa relazione.
<P>
Non crediamo tuttavia che questo sarà essere l'ultimo contributo per superare le conseguenze di Cernobyl che graverà finanziariamente, ancora per generazioni, tanto a Est che a Ovest.
Per questo, in occasione di questa relazione si pone il seguente interrogativo: non sarebbe opportuno, ai fini della prevenzione, avviare finalmente una strategia europea per l'abbandono del nucleare?
Ci si chiede inoltre se non debba essere la stessa industria del nucleare a dover versare un fondo per contribuire a superare le conseguenze di questa sciagura, visto che continua tuttora a trarre profitti dal settore dell'energia nucleare nei paesi dell'Europa orientale.
<P>
In secondo luogo: a nostro avviso la soluzione per l'attuazione non va ricercata nella Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, in quanto essa non garantisce né il controllo parlamentare, né soluzioni economiche, visto che non si tiene conto delle aziende ucraine nell'impiego dei fondi.
Per questa ragione sollecitiamo la Commissione ad attingere a tutte le fonti d'informazione e a non basarsi soltanto sulla Banca per la ricostruzione e lo sviluppo per riferire al Parlamento in modo esauriente e tempestivo.
<P>
<SPEAKER ID=184 LANGUAGE="ES" NAME="Solbes">
. (ES) Signor Presidente, anzitutto desidero ringraziare l' onorevole Virrankoski, e anche gli onorevoli Pittella e Schroedter, per le loro osservazioni.
<P>
Vero è che, data la minaccia rappresentata dall' attuale situazione di Cernobyl per l' ambiente dell' intera Europa, risulta della massima importanza che il progetto di shelter, o struttura di protezione, continui a essere rettificato per potersi concludere nel rispetto degli obiettivi entro il 2007, come previsto nel progetto iniziale della BERS.
A tale scopo, è indispensabile il contributo dell' Unione.
Voi avete osservato, ed è del tutto vero, che l' entità della catastrofe rende impossibile che i finanziamenti giungano da un solo paese.
<P>
Secondo la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, allo stato attuale il contributo promesso ammonta a circa 720 milioni di dollari USA, il che significa che, sempre secondo le stime della BERS, il progetto potrà rispettare il calendario e i costi previsti, anche se forse alcune attività secondarie si vedranno ritardate.
D' altra parte, sono stati compiuti passi importanti quali, per esempio, i lavori di consolidamento più urgenti, che senza dubbio rappresentavano la principale preoccupazione.
La Commissione segue l' applicazione del programma di avviamento della struttura di protezione partecipando alle sessioni delle assemblee dei finanziatori.
Abbiamo presentato già una seconda relazione interlocutoria, ai sensi della decisione 98/381/CE del Consiglio e in ossequio agli indirizzi contenuti nella relazione Gordon Adams sul primo finanziamento.
In tal senso, tranquillizzo la onorevole Schroedter e le faccio presente che verrà tenuta informata.
Terremo al corrente il Parlamento.
E' vero che la BERS non è sottoposta al controllo del Parlamento, ma la Commissione terrà ugualmente informato il Parlamento di tutte le attività in corso grazie a questi fondi comunitari.
<P>
Per quanto concerne le proposte della commissione per i bilanci, la Commissione ritiene che entrambe risultino accettabili e che arricchiscano la nostra proposta.
Vi ringrazio pertanto per il vostro apporto e per l' impegno dedicato a questo argomento tanto importante per sventare i rischi che si sarebbero potuti sommare agli effetti già gravi subiti a seguito dell' incidente di Cernobyl, magistralmente illustrati dall' onorevole Virrankoski nel suo intervento.
Grazie.
<P>
<SPEAKER ID=185 NAME="Presidente">
Grazie per il suo intervento, signor Commissario.
Ci auguriamo che lei si rimetta adeguatamente in forze per essere nuovamente qui con noi alle 23.00.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
<P>
(La seduta, sospesa alle 19.20, riprende alle 21.00)
<P>
<CHAPTER ID=10>
Fondo sociale europeo (2000-2006)
<SPEAKER ID=186 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0328/2001), presentata dalla onorevole Kratsa-Tsagaropoulou a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali, sulla comunicazione della Commissione sull'attuazione di azioni innovative nel quadro dell'articolo 6 del regolamento del Fondo sociale europeo per il periodo di programmazione 2000-2006 (COM(2000) 894 - C5-0341/2001 - 2001/2141(COS)).
<P>
<SPEAKER ID=187 LANGUAGE="EL" NAME="Kratsa-Tsagaropoulou">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il concetto d' innovazione è presente sempre di più nei nostri obiettivi e nelle nostre politiche a livello europeo e nazionale.
Con la comunicazione della Commissione sulle misure innovative dell' articolo 6 del Fondo sociale europeo, però, abbiamo un' occasione unica per affrontare la questione dell' innovazione nell'ambito della strategia per l' occupazione, e non semplicemente nell' applicazione delle nuove tecnologie.
<P>
Le misure innovative di cui all'articolo 6 del Fondo sociale europeo possono svolgere un ruolo vitale per incrementare l' occupazione e per migliorare la coesione sociale e regionale, essendo questi i presupposti fondamentali dei nostri obiettivi strategici. Non solo si deve valorizzarli, ma soprattutto mobilitarsi per riguadagnare il tempo perduto e recuperare le risorse perdute, visto che gli orientamenti per le azioni innovative sono stati approvati in via definitiva solo un anno dopo l'adozione dei regolamenti dei Fondi strutturali, il che ha reso inevitabile il ritardato avvio dell'esecuzione.
Al di là della loro limitata dotazione finanziaria, dalle azioni innovative e dall'assistenza tecnica sono stati decurtati 104 milioni di euro per coprire vecchi oneri derivanti dal precedente periodo di programmazione.
Inoltre, nonostante questo taglio agli stanziamenti, la Commissione non ha impegnato nell'esercizio finanziario 2000 circa 31 milioni di euro, permettendo così che tali stanziamenti venissero annullati invece di trasferirli al successivo esercizio finanziario.
<P>
Esprimiamo oggi la nostra soddisfazione per il fatto che la commissione abbia raccolto l' appello del Parlamento europeo al fine di formulare un progetto relativo ai contenuti dell'innovazione, alle modalità di gestione, alla valutazione delle azioni eseguite e alla strategia per la diffusione dei risultati.
A preoccuparci è però la reale efficacia di questa proposta, alla luce di vari passaggi poco chiari e di altri punti deboli che la caratterizzano.
<P>
Signora Commissario, ci rendiamo conto che l' innovazione è un concetto complesso e sfaccettato e che è dunque difficile definirlo limitandolo a specifici settori od orientamenti.
Constatiamo altresì che manca ancora una valutazione sostanziale dell'attuazione delle precedenti azioni innovative, valutazione che potrebbe costituire la base per la nostra programmazione futura.
Segnaliamo anche l' assenza di esperienza delle organizzazioni e delle parti sociali, nonché le loro difficoltà nel cercare di accostarsi a questo concetto e di progettare azioni innovative.
<P>
Proponiamo quindi alla Commissione europea di adottare i seguenti criteri di coerenza di cui tener conto nell'ambito della definizione delle priorità di sostegno, come pure nell'ambito della scelta dei progetti.
Questi criteri, che dovranno essere espressi con chiarezza negli inviti alla presentazione di offerte, comprendono: un nesso diretto tra le opere e la crescita dell' occupazione, un carattere veramente innovativo quanto alla programmazione e all'attuazione dell'azione, la qualità e la sostenibilità della misura, nonché la possibilità di divulgazione e diffusione dei risultati nell'ambito del Fondo sociale europeo.
<P>
Una certa vaghezza è riscontrabile anche nella formulazione del concetto di complementarità da parte della Commissione.
Nella politica europea la complementarità ha grande rilevanza ai fini della buona gestione delle risorse e dell' effetto moltiplicatore dei risultati.
Signora Commissario, sebbene dal dibattito di stamani sia emersa chiaramente l' importanza della complementarità, ritengo che essa non debba significare in nessun caso che le azioni innovative perderanno i loro tratti peculiari e distintivi, né dovrebbe comportare una soppressione delle linee di bilancio relative ad azioni affini, ma distinte.
<P>
Anche la descrizione dei campi tematici appare lacunosa, specie relativamente alle parti sociali, il cui ruolo è essenziale.
Le parti sociali però ignorano la nostra convergenza su questo punto, né conoscono le possibilità loro offerte nel quadro della politica europea o il peso della loro responsabilità al fine di creare un vero mercato europeo del lavoro o di accrescere l' occupazione a livello locale.
Dobbiamo quindi aiutare le parti sociali, magari fornendo loro orientamenti ed esempi più chiari.
La sostanza delle azioni innovative potrebbe essere meglio estrinsecata se, nel definire i settori tematici per l'esercizio 2002 e gli anni successivi, la Commissione si consultasse con il Parlamento europeo, prima di comunicare detti settori, nonché con il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale.
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Signora Commissario, ci rallegriamo in particolare per il suo riferimento alle pari opportunità, in quanto riteniamo che tale principio debba caratterizzare non solo i rapporti tra uomini e donne, ma anche l' accesso alla politica sulle misure innovative da parte di regioni che presentano un deficit innovativo e gravi problemi strutturali, quali le regioni insulari e le zone di montagna.
Se crediamo veramente che nel campo delle azioni del Fondo sociale europeo sia necessario spiccare un salto andando al di là delle politiche consuete, allora lo dobbiamo esprimere nella valutazione politica e nella diffusione dei risultati.
Crediamo che la Commissione europea debba mettere a punto metodi all' avanguardia aventi una maggiore penetrabilità ed efficacia rispetto a quelli attuati sinora.
La creazione stessa di un' unità speciale incaricata di gestire le misure innovative costituisce un buon passo avanti e auspichiamo che essa verrà dotata del personale adeguato che la possa aiutare a svolgere il proprio lavoro.
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Naturalmente i suoi sforzi non bastano: gli Stati membri non devono restare estranei a questo processo; al contrario, devono promuovere la diffusione delle informazioni e dell' assistenza tecnica agli interessati mediante unità dotate di personale esperto che opereranno nel miglior modo possibile a livello regionale.
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<SPEAKER ID=188 NAME="Avilés Perea">
Signor Presidente, signora Commissario, questa relazione sull' attuazione di azioni innovative nel quadro del Fondo sociale europeo, elaborata in modo ineccepibile dalla relatrice, onorevole Kratsa-Tsagaropoulou, contempla azioni di carattere innovativo e progetti pilota a livello europeo, concernenti il mercato del lavoro, l' occupazione e la formazione professionale, studi, scambi di esperienze ed anche il dialogo comunitario, strumento indispensabile per la creazione di posti di lavoro e per la coesione sociale.
L' obiettivo prioritario dell' Unione europea, fissato al vertice di Lisbona, è quello di far sì che l' Unione europea acquisisca l' economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del pianeta, capace di avere uno sviluppo economico sostenibile con maggiori e migliori posti di lavoro ed una più profonda coesione sociale.
Tale obiettivo, che tutti intendiamo raggiungere, impone la realizzazione di azioni innovative per consentire l' accesso al mercato del lavoro ai gruppi con difficoltà specifiche.
All' interno di tali gruppi è necessario mantenere l' obiettivo delle pari opportunità, in quanto la presenza della donna nel mercato del lavoro è ancora scarsa.
Il coinvolgimento dei vari soggetti economici, così come la scelta di ambiti tematici, favoriranno il raggiungimento dell' obiettivo proposto.
Molte grazie.
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<SPEAKER ID=189 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, la comunicazione della Commissione risulta nel complesso deludente, in particolare perché manca di una definizione chiara e stringente dell'innovazione cui si mira.
Tale lacuna può compromettere seriamente l'efficacia della normativa.
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Se vengono esaminate nell'ottica della sussidiarietà, le azioni positive sollevano vari interrogativi.
Qual è il valore aggiunto che esse devono concretamente fornire?
A questo proposito la comunicazione si perde in nebulose descrizioni, con il serio rischio che la Commissione sostenga azioni sensate, che sarebbero state realizzate anche senza i finanziamenti del FSE perché le autorità nazionali e locali ne hanno già compreso l'utilità.
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L'autorità di bilancio dovrebbe essere insospettita dal fatto che non esiste ancora una relazione di valutazione delle azioni innovative svolte nell'ultimo periodo di programmazione (1994-1999).
Per il periodo 2000-2006 la Commissione europea ha inoltre operato consistenti risparmi.
Può la signora Commissario spiegare il motivo di tali economie?
E ancora può la signora Commissario comunicare le cause della mancanza della relazione di valutazione e la data in cui essa ci verrà presentata?
<P>
Condivido i toni critici della relazione.
Un suo punto debole è l'aspirazione di creare un mercato del lavoro europeo.
Ma questa per il momento rimane ancora una realtà virtuale a motivo delle barriere linguistiche, delle differenze culturali e della diversità dei regimi nazionali in campo fiscale, previdenziale e pensionistico.
La caratteristica peculiare dell'Europa è la sua diversità, non possiamo pertanto paragonarla agli Stati Uniti d'America.
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Le esperienze dei Paesi Bassi nel campo dei fondi del FSE dimostrano che non è certo chiaro quali siano i progetti ammissibili e quali non lo siano.
Secondo la Corte dei conti olandese ciò è imputabile anche alle formulazioni vaghe e complesse della normativa europea.
Non sarà dunque facile individuare commistioni di interessi nel sostegno ad azioni innovative; mi chiedo tuttavia se si sia adeguatamente verificato che la comunicazione in esame non si presti ad abusi o ad usi inadeguati.
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<SPEAKER ID=190 LANGUAGE="EL" NAME="Diamantopoulou">
Desidero complimentarmi con la onorevole Kratsa per la sua relazione sulle azioni innovative nel quadro dell' articolo 6.
Mi associo alla onorevole Kratsa e ad altri oratori intervenuti in Aula nel dire che due sono le questioni fondamentali di interesse comune: il perfezionamento dell' applicazione dell' articolo 6 e un rapporto migliore e più efficace tra Parlamento e Commissione.
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Per quanto concerne l' applicazione dell' articolo suddetto, nel dicembre 2000 è stata creata e resa operativa, anche mediante la dotazione del personale necessario, un' unità che si occupa soltanto dell' articolo 6; in tal modo abbiamo potuto dedicarci esclusivamente alla sua attuazione e procedere in modo soddisfacente.
Nel febbraio 2001 è partita la prima fase del programma con l' invito a presentare progetti sul tema "Adattamento alla nuova economia" nel quadro del dialogo sociale; nel frattempo abbiamo elaborato un secondo invito su "Strategie locali per l' occupazione e l' innovazione" , che dovrebbe essere pubblicato entro la fine di ottobre.

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Il primo invito ha riscosso un grande successo.
Sono stati presentati molti progetti interstatali, in cui hanno un ruolo importante le parti sociali - sindacati e datori di lavoro - nonché le amministrazioni locali e le imprese.
Secondo il volere espresso dal Parlamento europeo, ci si è concentrati sull' esame di questi progetti, effettuando non solo una valutazione individuale di ogni singolo progetto, ma anche una valutazione complessiva di tutte le azioni, in modo da stimarne la complementarità.
Occorre segnalare che negli inviti si sono tenuti in particolare considerazione i quattro punti evidenziati dal Parlamento.
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Venendo ora alla nostra collaborazione con il Parlamento, va detto anzitutto che verrà presto presentata la prima relazione, già terminata, sull' applicazione dell' articolo 6 nel precedente periodo, copia della quale è già stata trasmessa in modo ufficiale alla onorevole Kratsa. La comunicazione prevede una relazione annuale del Fondo sociale europeo alla Commissione sull' applicazione dell' articolo 6.
La prima di queste relazioni è in corso di elaborazione e vi sarà presentata nei prossimi mesi.
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Naturalmente esistono anche altri modi di collaborare e di scambiare vedute.
Ritengo che, nell' ambito della commissione mista Parlamento-Commissione in materia di Fondo sociale europeo, l' articolo 6 e la sua applicazione potrebbero costituire una tematica a parte, sebbene esistano anche altre sedi ove sono possibili scambi di opinioni.
Una di queste occasioni si realizzerà il 18 dicembre prossimo e ad essa saranno invitati tutti i responsabili dei progetti di dialogo sociale selezionati; vorremmo che a questa occasione partecipasse anche il Parlamento.
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<SPEAKER ID=191 NAME="Presidente">
Grazie molte, signora Commissario.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
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<CHAPTER ID=11>
Parità di trattamento tra uomini e donne (accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale, condizioni di lavoro)
<SPEAKER ID=192 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A5-0358/2001), presentata dalla commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la modifica della direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (9848/1/2001 - C5-0387/2001 - 2000/0142(COD)) (Relatore: onorevole Hautala).
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<SPEAKER ID=193 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
. (FI) Signor Presidente, in questa seconda lettura presento la proposta di modifica della direttiva che è sicuramente molto ampia.
L' obiettivo principale di questa proposta è di rendere più attuale la direttiva europea sulle pari opportunità nel posto di lavoro, che originariamente era stata varata nel 1976.
Un quarto di secolo ha rivoluzionato a fondo la società e quindi la commissione ha dovuto lavorare a lungo per inserire in questa proposta di modifica tutti i punti legati all' evoluzione della vita moderna.
Desidero ringraziare gli onorevoli colleghi e tutti i gruppi politici per il prezioso contributo offerto anche durante la preparazione di questa seconda lettura.
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Per la prima volta la Commissione ha presentato delle azioni vincolanti che devono essere adottate dai paesi membri, per prevenire le molestie sessuali nei posti di lavoro.
Fino ad oggi si era parlato solo di raccomandazioni e quindi nei paesi membri le prassi sono state molto diverse.
Oggi invece il Parlamento ribadisce la sua richiesta, già accettata dal Consiglio, di vincolare i paesi membri ad obbligare i datori di lavoro a prevenire le molestie sessuali nei posti di lavoro.
La commissione ha visto che per prevenire in modo efficace le molestie sessuali è necessario nominare nei posti di lavoro una persona di fiducia, a cui ci si può rivolgere in caso di necessità.
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Un altro punto importante è che con questa direttiva si desidera rafforzare la protezione della maternità, della paternità e dell' adozione, e tutelare non solo le madri ma anche i padri dalla discriminazione cui potrebbero essere soggetti da parte del datore di lavoro.
Ogni giorno vengono alla ribalta notizie di datori di lavoro che chiedono alle giovani impiegate se intendono diventare madri in un prossimo futuro, tagliando loro fin dall' inizio ogni possibilità di accedere al mercato del lavoro.
Questo comportamento è stato sempre considerato illegale: ciononostante è importante continuare la lotta contro questo tipo di discriminazione.
Il Parlamento europeo chiede che questa direttiva venga approvata ed applicata il più presto possibile. Inoltre la dipendente, dopo la maternità, deve avere il diritto di ritornare al proprio posto di lavoro.
Come relatrice ho presentato una proposta di emendamento in cui si dichiara illegittima la discriminazione a cui sono spesso soggetti i padri.
Domani il Parlamento dovrà approvare gli emendamenti presentati dalla relatrice e da alcuni gruppi in cui si tutela la posizione dei padri e delle madri che chiedono di poter usufruire dei benefici previsti per la maternità e la paternità senza comunque correre il rischio di essere emarginati.
Tutti noi sappiamo bene quanto sia importante per le giovani famiglie e per i nostri figli concertare il mondo del lavoro con la vita privata.
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Fa piacere osservare che recentemente anche la Commissione ha capito l' importanza del servizio offerto da asili nido e scuole materne, che permettono di far aumentare il tasso di occupazione delle donne e di avere a disposizione una maggiore forza lavoro; senza tali istituzioni ciò sarebbe impossibile.
Con questa direttiva non si regolamentano dei diritti nuovi, bensì si cerca di tutelare coloro i quali ne fanno uso - madri e padri - e di proteggerli dalla discriminazione nel mondo del lavoro.
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Il Parlamento propone di adottare piani di tutela delle pari opportunità nei posti di lavoro.
Si tratta di una proposta strategica in quanto proprio la parità deve essere promossa in modo attivo e sistematico dalla base, cioè lì dove le persone lavorano.
Ho apprezzato molto il fatto che anche le organizzazioni dei datori di lavoro hanno approvato quest' idea.
Spero che la proposta venga appoggiata da un' ampia maggioranza.
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Desidero ringraziare la Commissione per il costruttivo contributo che ci ha offerto.
Sono convinta che insieme riusciremo a varare questa direttiva.
Se il Consiglio non approverà tutte le proposte del Parlamento, sarà possibile avviare rapidamente la conciliazione.
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<SPEAKER ID=194 NAME="Lulling">
Signor Presidente, un adagio tedesco ci insegna che chi va piano va sano e va lontano.
Tuttavia non ne sono ancora convinta, in particolare dopo aver ascoltato l'affermazione della relatrice, secondo la quale si andrà davvero lontano con la votazione di domani sulla raccomandazione per la seconda lettura, in vista della modifica di questa importante direttiva del 1976.
Devo francamente ammettere di essere rimasta piacevolmente stupita dalla posizione comune avanzata adottata dal Consiglio, dopo che la prima lettura del Parlamento era stata così pasticciata, anche se certo non per colpa del mio gruppo politico.
Avrei addirittura potuto rassegnarmi ad accettare il testo proposto dal Consiglio.
Ripresentando ora numerosi emendamenti, rischiamo di sprecare tempo prezioso nelle faticose trattative alla ricerca di una soluzione.
Avremmo potuto evitarlo, ma non è stato possibile perché la commissione per i diritti della donna e le pari opportunità non riconosce neppure la verità lapalissiana che il meglio è nemico del bene.
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In particolare la onorevole Ghilardotti ed io, in veste di portavoce dei due grandi gruppi politici - necessari per ottenere i 314 voti - siamo riuscite con grande ostinazione a distogliere la relatrice dal presentare altri emendamenti superflui, che con la loro cavillosità semantica e la loro ideologia astrusa non avrebbero portato nessun miglioramento concreto alla vita delle donne.
Ora il gruppo Verde/Alleanza libera europea, di cui fa parte la relatrice, ripresenta nuovi emendamenti.
Le direttive sono uno dei principali atti legislativi europei, devono pertanto essere chiare e giuridicamente valide.
E' soprattutto inaccettabile che esse siano sovraccaricate con passaggi letterari superflui, assolutamente fuori luogo in testi legislativi che dovranno essere interpretati dai giudici della Corte di giustizia europea di Lussemburgo.
Ai giudici cui ho letto la definizione, oggi riproposta, di molestie e di molestie sessuali sul posto di lavoro si rizzano i capelli già da ora.
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Sottolineo in particolare che il Consiglio ha riconosciuto il diritto degli uomini a fruire del congedo di paternità.
Ci è costato una notevole opera di convincimento dissuadere la relatrice dal sancire, con la direttiva, che si considera discriminazione non solo qualsiasi penalizzazione delle donne dovuta alla gravidanza e alla maternità, ma anche qualsiasi penalizzazione degli uomini per lo stesso motivo.
Fortunatamente siamo infine riuscite a precisare che gli uomini continuano a non poter concepire, e pertanto non possono partorire.
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Ora la relatrice contravviene agli accordi all'ultimo minuto, presentando un emendamento con cui cerca di inserire il principio per cui si considera discriminazione ogni penalizzazione di uomini e donne correlata alla conciliabilità della vita familiare e della vita professionale.
Ma ciò non ci porterà a nulla, se non ad una serie di processi, rivolti in particolare contro personaggi inclini ad abusare di normative così elastiche.
Anche i ricorsi collettivi e l'esortazione ai datori di lavoro ad elaborare relazioni annuali e statistiche complesse fanno rabbrividire molti di noi.
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Ancora qualche parola sulla parità di retribuzione.
Esiste una direttiva del 1975 sull'uguaglianza di retribuzione per un lavoro uguale o equivalente, che necessita certo di alcuni miglioramenti, ma nelle sedi opportune e non in questo contesto.
Si esige che gli Stati membri adottino i provvedimenti necessari ad imporre ai datori di lavoro il versamento sistematico e programmato della stessa retribuzione per lo stesso lavoro, ma per vari motivi tale richiesta è fuorviante: innanzitutto esiste l'autonomia salariale delle parti sociali, datori di lavoro e sindacati.
Inoltre, esigere che i datori di lavoro corrispondano la stessa retribuzione per lo stesso lavoro è meno di quanto imposto dalla direttiva del 1975 sull'uguaglianza di retribuzione.
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Anche se in francese esiste il modo di dire "Superflue, chose très nécessaire", esso non vale in ambito legislativo.
Nell'interesse della parità di trattamento tra uomini e donne, spero che riusciremo a riconcentrarci sul necessario, eliminando ogni emendamento superfluo con la votazione di domani.
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<SPEAKER ID=195 NAME="Ghilardotti">
Signor Presidente, vorrei ringraziare la relatrice Hautala per la disponibilità che ha dimostrato a tener conto delle considerazioni e del lavoro di tutti i gruppi politici.
La relazione che presenta oggi e che voteremo domani dimostra che il Parlamento si è concentrato sui punti salienti, che possono migliorare la posizione comune, per arrivare in tempi rapidi all'approvazione della modifica della direttiva.
Anche se la posizione comune ha riconosciuto la posizione del Parlamento in prima lettura su una definizione precisa di discriminazione diretta e indiretta, cosa di cui siamo contenti, riteniamo che sia necessario - e questo è un emendamento importante - definire in maniera puntuale le molestie, le molestie sessuali e le modalità per combatterle, anche sul piano preventivo.
Pensiamo inoltre che sia importante mantenere il nostro emendamento che riduce le deroghe previste dalla Commissione e dal Consiglio nell'applicazione della direttiva, così come è necessario rafforzare la protezione della maternità e della paternità, anche considerando l'adozione, per fornire tutte le misure efficaci contro la discriminazione nei confronti dei genitori che beneficiano dei diritti loro riconosciuti alla maternità e alla paternità.
<P>
C'è un punto che sicuramente sarà oggetto di discussione nella conciliazione, perché su questo punto anche la Commissione, nella sua posizione modificata, ha espresso delle riserve, ed è l'indicazione di previsioni specifiche di azioni positive.
A noi è sembrato importante mantenerle perché è un rafforzamento dell'articolo del Trattato.
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Un altro punto importante che noi pensiamo vada mantenuto è la previsione di sanzioni proporzionate, efficaci e dissuasive, lasciando agli Stati membri l'individuazione delle procedure, tema che abbiamo affrontato anche in altre discussioni svoltesi proprio oggi in Aula e che abbiamo votato in occasione della relazione su informazione e consultazione.
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E' inoltre necessario precisare, così come abbiamo fatto, il concetto di protezione delle vittime, la sua estensione ai rappresentanti sindacali e la necessità che gli organismi creati per l'applicazione del principio di parità siano dotati di risorse atte a fornire un'opportuna assistenza legale e di altro tipo alle vittime di discriminazioni di genere.
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Puntualizziamo anche la previsione dell'azione collettiva, in caso di violazione della direttiva, e la previsione da parte degli imprenditori di piani di parità.
Il gruppo socialista voterà a favore di tutti gli emendamenti approvati in commissione.
Purtroppo devo dire alla relatrice che i due emendamenti da lei presentati insieme ai liberali e al GUE non ci trovano d'accordo, non tanto sul contenuto, quanto piuttosto perché pensiamo non aggiungano molto di sostanziale sul piano normativo e siano, anzi, una forzatura non opportuna rispetto al compromesso raggiunto, che mi auguro domani venga confermato a larghissima maggioranza in quest'Aula per darci forza nella conciliazione.
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<SPEAKER ID=196 LANGUAGE="NL" NAME="Van der Laan">
Signor Presidente, la relatrice ha fatto del suo meglio per raggiungere un accordo consensuale e merita inoltre le nostre sentite congratulazioni per il risultato forte che ci ha presentato.
Molti sono i necessari miglioramenti apportati ai provvedimenti contro le molestie sessuali, sul congedo di adozione e sul diritto di reintegrazione nel proprio posto di lavoro al termine del congedo di maternità.
Se la Commissione e il Consiglio considerano davvero importante la parità di trattamento tra uomo e donna, sarebbe opportuno che recepissero in toto questi emendamenti.
<P>
L'affermazione della collega democratico-cristiana che la gravidanza è un'esperienza squisitamente femminile mi ha notevolmente sorpresa.
E' appunto di estrema importanza offrire agli uomini l'opportunità di essere maggiormente coinvolti nello sviluppo della nuova vita che hanno contribuito a creare.
<P>
L'emendamento collettivo presentato su questo tema non crea alcun nuovo diritto.
Vogliamo solo che non si impedisca agli uomini di avvalersi dei loro diritti preesistenti a livello nazionale, per esempio di un congedo di tre giorni.
Diversamente dai due gruppi politici maggiori, il gruppo liberale ritiene che la possibilità di fruire di diritti preesistenti per conciliare la vita professionale e l'assistenza dei figli non costituisca una richiesta eccessiva.
In fondo, viviamo ormai nel XXI secolo!
<P>
L'emendamento verde, liberale e del GUE sul mainstreaming rappresenta indubbiamente un'integrazione significativa.
Spero che anche gli altri colleghi vogliano sostenerlo e che domani si possa inaugurare ad ampia maggioranza un futuro di maggiore parità.
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<SPEAKER ID=197 LANGUAGE="NL" NAME="Sörensen">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, a prescindere da pochi provvedimenti positivi, la proposta originaria della Commissione deve essere definita - per usare un eufemismo - estremamente debole, perché presenta una serie di carenze significative e, con l'unica eccezione della nuova impostazione nel campo della violenza sessuale, manca di ogni sorta di idea innovativa.
E questo per una direttiva che risale a 25 anni fa!
<P>
E' comunque chiaramente positivo che essa riconosca nelle molestie sessuali una forma di discriminazione, diretta in particolare contro le donne.
Il riconoscimento, tuttavia, si ferma qui: manca una normativa che incoraggi una politica di prevenzione, né si disciplina adeguatamente la protezione dei testimoni.
Non esiste neppure un regime coerente di sanzioni contro tale forma di discriminazione.
Si viene così a creare la stessa situazione di quando si brucia un semaforo rosso: si può continuare, nessuno ricorda che è vietato e nessuno adotta contromisure.
La sanzione, inoltre, è estremamente mite.
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Perché le donne possano godere di una protezione più adeguata dopo la gravidanza, nei paesi in cui la normativa lo consente, anche i padri devono fruire delle stesse tutele delle donne per permettere una migliore conciliabilità della vita professionale e della vita familiare.
L'emendamento verde è stato presentato per questo motivo, e intende definire una regolamentazione unica per ambedue i genitori, di modo che anche i padri possano occuparsi maggiormente della cura dei figli, ma beneficino anche di uguali tutele.
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La chiara maggioranza di quest'Aula è favorevole a disciplinare un maggior numero di dettagli, ma gran parte di essi rientrano piuttosto nel quadro di altre norme specifiche, quali la direttiva sulla gravidanza o la normativa sulla stessa retribuzione per lo stesso lavoro.
<P>
Negli anni scorsi la Commissione non si è dimostrata capace di proporre la modifica di molte direttive e di adeguarle alle esigenze delle donne di oggi.
Il gruppo Verde/Alleanza libera europea sollecita nuovamente la Commissione ad elaborare almeno ora siffatti aggiornamenti delle direttive esistenti, eventualmente codificando l'acquis in materia di parità tra uomo e donna.
Nel frattempo, attendiamo con ansia la proposta della Commissione in materia di parità tra uomo e donna al di fuori del mondo del lavoro.
<P>
In conclusione, desidero esprimere l'auspicio che, data la sua legislazione progressista in questa materia, entro il 2 gennaio la Presidenza belga riesca a convincere gli Stati membri dell'importanza e della necessità di approvare la direttiva, giungendo a vararla sotto la presidenza del Ministro Onkelinkx.
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<SPEAKER ID=198 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto ringraziare la onorevole Hautala per il lavoro costante che ha svolto sia prima dell' estate che ora per strutturare la proposta della Commissione; la relatrice non ha peraltro dimenticato di far presente la necessità di alcune direttive, riguardanti ad esempio la parità di retribuzione e la tutela della maternità, nonché il riconoscimento delle molestie e della connessione tra vita familiare e professionale.
La ringrazio, onorevole Hautala, per aver fatto tutto questo lavoro che non era facile.
<P>
Vorrei ora spiegare perché sono a favore dell' emendamento che la onorevole Hautala ha presentato con il gruppo dei liberali.
C' è ovviamente la volontà da parte della Commissione di riconoscere il diritto dei padri di occuparsi dei loro figli.
C' è la raccomandazione di tutelare i lavoratori che si occupano dei loro figli.
Ma perché allora fermarsi, quando la direzione è quella giusta?
Come si chiede nell' emendamento, non resta ormai che riconoscere che vi possono essere dei trattamenti diversi, ovvero delle discriminazioni contro i padri che intendono occuparsi dei figli.
Perché la commissione per i diritti della donna non è andata fino in fondo?
Da parte mia, non lo capisco e auspicherei una maggiore ragionevolezza domani.
Che cosa comporta tutto ciò?
Non si tratta solo dell' impostazione procedurale, come pensa la onorevole Lulling; si tratta bensì di riconoscere il diritto di noi tutti, donne e uomini, ad avere sia una vita familiare che una vita professionale.
Se non prevediamo entrambe le possibilità, allora non siamo nello spirito del ventunesimo secolo, come ha detto la onorevole Van der Laan.
Per questo ritengo che l' emendamento rappresenti semplicemente la possibilità di definire il diritto dei padri, che peraltro sosteniamo e vogliamo riconoscere.
Pertanto credo sia importante approvarlo.
<P>
Permettetemi inoltre di sottolineare alcuni punti nuovi emersi nelle proposte di emendamento.
Un punto riguarda l' introduzione dell' adozione: un elemento nuovo ed importante di cui dobbiamo comprendere la portata.
Il mio gruppo, inoltre, ritiene necessario definire azioni positive.
Non dobbiamo infatti accontentarci di fare riferimenti di massima; dobbiamo definirle precisamente ed è quello che stiamo facendo, in modo da creare un vero strumento giuridico.
Ritengo poi che si debba riconoscere la possibilità di agire da parte di associazioni e di organizzazioni.
Di conseguenza, riconosciamo che non solo gli individui possono far valere un diritto o dar corso a procedure, ma anche le organizzazioni possono dare il loro sostegno.
Forse per questo, se è un bene che possiamo felicitarci della tutela accordata ai rappresentanti dei lavoratori quando essi difendono le vittime di discriminazioni, mi sembra per contro deprecabile il fatto che abbiamo cancellato la tutela degli eventuali testimoni, ovvero degli individui pronti a suffragare le molestie o le discriminazioni subite da altri.
Da parte mia lo deploro, sebbene non abbiamo presentato emendamenti per domani.
<P>
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, sono questi i punti che il mio gruppo ed io sosteniamo.
<P>
<SPEAKER ID=199 NAME="Angelilli">
Signor Presidente, ringrazio innanzitutto la relatrice per il lavoro svolto.
In molte occasioni questo Parlamento ha ribadito che le pari opportunità tra uomini e donne non devono essere solo una questione di principio.
Pari opportunità è un concetto, una definizione che deve tradursi in un autentico impegno da parte delle Istituzioni nel garantire innanzitutto una concreta parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro e alla formazione professionale.
Non solo, la donna che lavora deve poter scegliere di avere anche l'opportunità di creare una famiglia, di poter allevare dei figli, senza che questo si trasformi, suo malgrado, in un handicap per la propria carriera professionale.
Anzi, bisognerebbe riabituare la società a considerare che la maternità non è solo un diritto delle donne, ma è un'opportunità per la società nel suo complesso, considerando tra l'altro che una delle cause della denatalità è proprio il fatto che molte donne vengono scoraggiate dall'avere dei figli dai meccanismi rigidi del mondo del lavoro.
Proprio per questo non occorre solo garantire che, alla fine del congedo di maternità, la donna abbia il diritto di riavere il proprio posto di lavoro ma, per tutelare davvero le madri lavoratrici, bisogna poter loro offrire una legislazione più flessibile per quanto riguarda il congedo parentale, consentendo anche ai padri di poter usufruire del congedo di paternità per poter accudire il bambino nei primi mesi di vita.
<P>
In conclusione, signor Presidente, l'Unione europea dovrebbe sempre di più incoraggiare tutti quegli strumenti - sociali, giuridici ed economici - che possono rappresentare concretamente, e non solo in linea di principio, un sostegno forte alle donne, soprattutto alle donne che lavorano, e quindi un sostegno forte alle famiglie.
<P>
<SPEAKER ID=200 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
<SPEAKER ID=201 NAME="Presidente">
Onorevole Lulling, la ringrazio per aver animato la sessione notturna, perché di solito queste sessioni sono un po' monotone, ma la richiamo al Regolamento.
<P>
In teoria si dovrebbe attendere la fine del dibattito se si vuole intervenire a titolo personale, e il tempo è limitato.
Lei ha parlato per più di due minuti e credo che in ogni caso i colleghi stavolta abbiano capito la sua posizione un po' meglio.
<P>
Vi sono ora due oratori iscritti a titolo personale; cominciamo con la onorevole Avilés Perea.
<P>
<SPEAKER ID=202 NAME="Avilés Perea">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, siamo alla seconda lettura di un' importante direttiva relativa all' attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l' accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali nonché alle condizioni di lavoro.
<P>
La direttiva in esame ha comportato molte ore di lavoro, riunioni e accordi fra i vari gruppi per giungere ad un testo accettabile dalla maggioranza del Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione.
Non è stato facile, tuttavia ha prevalso l' idea di poter contare su un testo giuridico, uno strumento valido che agevoli l' accesso della donna al mercato del lavoro a pari condizioni e le consenta di conciliare la vita familiare con quella professionale, aspetto tuttora problematico per le donne, in particolare per le più giovani.
<P>
Il punto 2 dell' articolo 1, che garantisce il diritto di riprendere il proprio posto di lavoro alla fine del periodo di congedo per maternità, è estremamente importante.
Non perché si tratti di una novità, in quanto tale diritto è sancito nella maggior parte delle legislazioni nazionali ma perché, nonostante tale riconoscimento, il mantenimento del posto di lavoro e il proseguimento della carriera professionale dopo la maternità continuano a costituire enormi problemi per le donne.
Tali problemi ricadono principalmente sulla donna, tuttavia la direttiva prevede che quando il padre ottenga un congedo di paternità egli possa godere delle stesse garanzie della donna, sebbene tale congedo debba seguire il permesso per il parto, spettante esclusivamente alle donne.
<P>
Al fine di consentire maggiore parità fra uomini e donne, si contemplano, inoltre, misure positive e miranti a favorire la presenza del sesso meno rappresentato nell' ambito lavorativo concreto.
<P>
E' stato preso poi preso in considerazione, occorre ricordarlo, un problema del mondo del lavoro che, purtroppo, tocca maggiormente le donne, vale a dire la molestia sessuale, che non solo sarà perseguita e punita ma verrà combattuta anche attraverso misure di prevenzione all' interno delle imprese.
Pur consapevoli delle difficoltà che l' osservanza delle disposizioni di tale direttiva potrà comportare per le piccole imprese, riteniamo che si tratti di un passo molto importante per raggiungere la parità fra uomini e donne.
Mi auguro che essa costituisca, insomma, un autentico aiuto per le donne e che non crei loro, al contrario, ulteriori problemi.
<P>
<SPEAKER ID=203 NAME="Gröner">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio la onorevole Hautala per il notevole lavoro che abbiamo svolto insieme.
La necessità di tale proposta si era fatta evidente dopo più di 40 ricorsi alla Corte di giustizia europea.
I casi più significativi, di cui ci eravamo occupati intensamente anche al Parlamento europeo - lo ripeto - sono stati le cause Kalanke e Marshall, che non solo hanno fatto registrare notevoli ripercussioni in Germania, ma hanno originato una certa incertezza del diritto nell'intera Unione europea.
<P>
Con l'Articolo 13 sulla non discriminazione e con gli Articoli 141 e 3, il Trattato di Amsterdam ci ha dotati di una chiara base giuridica. Oggi è pertanto possibile modificare la direttiva per migliorare la situazione delle donne.
<P>
Nella posizione comune abbiamo ritrovato vari aspetti degli ampi emendamenti da noi presentati, e questo è un primo successo del nostro lavoro.
La posizione comune contempla ora la discriminazione diretta e indiretta, le molestie sessuali sul posto di lavoro e le azioni positive, ciò nondimeno noi ci spingiamo più in là.
Malgrado alcune resistenze iniziali in seno al Parlamento, cui peraltro siamo abituate, non vogliamo tutelare solo le madri, ma anche i padri.
Anche questa richiesta è stata recepita, si tratta ora di formularla in modo ancora più chiaro.
Dopo lunghe riunioni di lavoro siamo ora riuscite ad ottenere l'ampio sostegno del Parlamento per 15 emendamenti.
<P>
Raccomando pertanto al mio gruppo di continuare a sostenere il compromesso raggiunto.
Il nostro obiettivo continua ad essere il rapido miglioramento della situazione delle donne e degli uomini che vogliono assumere le loro responsabilità nei confronti della famiglia e si impegnano per conciliare la vita professionale con la vita familiare.
<P>
Poiché vogliamo creare un quadro giuridico chiaro, intendiamo anche avviare al più presto la procedura di conciliazione eventualmente necessaria.
Speriamo che il compromesso, sostenuto ora dal Parlamento, continui a raccogliere la maggioranza dei consensi e risvegli presto presso la Commissione e presso il Consiglio la disponibilità all'accordo, per il bene delle donne.
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<SPEAKER ID=204 NAME="Presidente">
La relazione Hautala verte sulla parità tra uomini e donne in materia di accesso al lavoro
<P>
Per quanto riguarda l' accesso alla parola stasera non c' è affatto parità.
Mi dispiace veramente che ci siano sedici oratrici e un solo oratore.
Andiamo quindi ad ascoltarlo con attenzione ancora maggiore per due minuti.
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<SPEAKER ID=205 LANGUAGE="SV" NAME="Schmidt, Olle">
Signor Presidente, ringrazio la onorevole Hautala per l' ottimo lavoro svolto.
Se fosse dipeso unicamente da lei, il risultato sarebbe stato certamente ancora migliore, ma i compromessi sono inevitabili e comunque sono stati compiuti importanti passi sulla via del rafforzamento delle pari opportunità in Europa.
<P>
Il diritto a pari condizioni sul luogo di lavoro è un diritto fondamentale e dovrebbe essere ritenuto ovvio.
Purtroppo non è così.
Sono in gioco la dignità della persona e il diritto di non subire vessazioni, e su questo tutti dovrebbero essere d' accordo.
Ciononostante, sappiamo che, in Europa, ogni giorno molte donne si vedono esposte a molestie sessuali.
Per garantire le pari opportunità sul lavoro occorre cambiare davvero atteggiamento, ma soprattutto occorre varare una legislazione forte e chiara.
Valori come questi, inoltre, ci riconducono anche al problema del divario retributivo fra uomini e donne.
<P>
Ritengo tuttavia importante affermare che le pari opportunità fra i due sessi non costituiscono un problema che riguardi unicamente le donne.
E' una questione che ci riguarda tutti, a prescindere dal sesso.
Occorre garantire i diritti che permettono di conciliare la vita professionale e la vita privata, sia per i padri, sia per le madri.
Occorre, ovviamente, procedere all' equiparazione del congedo per maternità e del congedo per paternità.
L' uguaglianza inizia a casa, questa è la mia esperienza, e talvolta ho l' impressione che la commissione per i diritti della donna e le pari opportunità non tenga sufficientemente in considerazione noi uomini nella sua visione dell' uguaglianza.
Questo è un peccato, perché rischia di ritardare, nell' Unione europea, un lavoro più concreto a favore dell' uguaglianza.
<P>
Concludo ora manifestando il mio disappunto per l' emendamento n. 7.
La sua formulazione non mi pare sufficientemente avanzata.
Ogni madre e ogni padre debbono avere il diritto di tornare al proprio posto di lavoro una volta concluso il congedo.
Ho sottolineato il pronome proprio in quanto ritengo insufficiente parlare di posto equivalente: c' è il rischio che datori di lavoro senza scrupoli sfruttino questa possibilità per peggiorare le condizioni di lavoro in concomitanza con un congedo parentale.
Purtroppo, gli esempi in tal senso sono numerosi anche nel mio paese.
Avrei pertanto auspicato una formulazione più chiara.
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Signor Presidente, mi lasci ancora dieci secondi, visto che la onorevole Lulling ha avuto due minuti, per dire proprio a lei che il mio matrimonio mai e poi mai sarebbe potuto sopravvivere se mia moglie e io non avessimo ripartito equamente il congedo parentale.
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Dato che la onorevole Lulling è stata così chiara, ne concludiamo tutti che Amendment 17, of course will be supported by Mrs Lulling, and for that I am very grateful.
Thank you!
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<SPEAKER ID=206 LANGUAGE="NL" NAME="Smet">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto ringraziare la onorevole Hautala, ma le ricordo al contempo che il meglio è spesso nemico del bene.
I due emendamenti che la onorevole Hautala ha voluto ripresentare hanno già prodotto notevoli difficoltà perché offrono un buon motivo per votare contro una serie di passaggi ai molti colleghi che non si dichiarano soddisfatti della direttiva.
Sapendo che dobbiamo ottenere 314 voti, avrebbe dovuto essere più ragionevole.
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Far approvare oggi il compromesso raggiunto è molto più importante che ripresentare i suoi due emendamentucoli supplementari.
Le dirò sinceramente che ha scelto una pessima strategia.
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Vengo ora al mio secondo punto, e mi rivolgo alla Commissione.
Nel 1993 ho promosso nel mio paese l'introduzione di un Regio Decreto che obbligava le aziende a presentare una relazione annuale sulle pari opportunità tra uomini e donne all'interno delle loro strutture.
Il R.D. si spinge più in là del testo oggi in esame, che si limita a fornire un incentivo alle aziende, mentre io le obbligavo.
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Signora Commissario, se vuole ottenere dei risultati concreti deve cercare una maggiore concertazione con le parti sociali e deve concordare con esse l'applicazione delle leggi e delle direttive. Il nostro grande problema, infatti, non sono i legislatori: i legislatori recepiscono fedelmente il disposto delle direttive europee.
A volte troppo tardi, ma lo fanno.
Il nostro grande problema è l'attuazione in loco. Ed essa dipende dalle parti sociali.
Alcuni sindacati e datori di lavoro non hanno mai considerato prioritarie la parità di retribuzione, l'uguaglianza di trattamento - e di quant'altro - delle donne.
Ritengo pertanto che su questo la Commissione e gli Stati membri debbano insistere.
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<SPEAKER ID=207 LANGUAGE="SV" NAME="Theorin">
Signor Presidente, immaginiamo che in Europa gli uomini guadagnassero il 75 per cento della retribuzione di una donna.
Immaginiamo che un uomo su due fosse esposto a molestie sessuali.
Immaginiamo che gli uomini d' Europa fossero sovrarappresentati in posti di lavoro a tempo parziale, incerti e mal pagati, e che venissero licenziati quando andassero a dire al proprio datore di lavoro di volere un figlio.
Immaginiamo che la quota di uomini, nei parlamenti nazionali europei, fosse pari appena al 20 per cento.
Una simile prospettiva è incredibile.
Eppure, a essere discriminate in questo modo oggi non sono gli uomini, ma le donne.
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"Occorre un nuovo modo di pensare, per risolvere i problemi creati dal vecchio modo di pensare" , disse una volta Albert Einstein.
Desidero congratularmi con la onorevole Hautala, che si è adoperata per trovare un nuovo modo di risolvere i problemi connessi alle direttive comunitarie sulle pari opportunità, ormai superate.
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La proposta sulla quale voteremo domani getta le basi di legislazioni chiare ed efficaci negli Stati membri, per tutelare donne e uomini dalle discriminazioni nel mondo del lavoro basate sul sesso.
I paesi debbono prendere provvedimenti attivi per promuovere la parità nella prassi.
L' aspetto più importante sono probabilmente le rivendicazioni della onorevole Hautala in base alle quali i datori di lavoro, pubblici e privati, d' Europa debbono prevenire in modo pianificato e sistematico le discriminazioni fondate sul sesso, le molestie e i trattamenti volutamente penalizzanti.
Non basta più limitarsi a reagire dopo che il dipendente ha reclamato.
I datori di lavoro sono invitati a mettere a punto piani annuali per l' uguaglianza forniti di statistiche sulla quota di donne e di uomini ai vari livelli, sulle differenze salariali e sul modo di affrontare questi problemi.
I datori di lavoro debbono essere responsabili delle molestie subite dai loro dipendenti, della parità retributiva a parità di mansione, della possibilità di fare carriera e, non ultimo, di conciliare lavoro e famiglia.
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Parto dal presupposto che il Consiglio sia disposto ad accogliere le nostre proposte.
Soltanto allora disporremo di uno strumento atto a cancellare la discriminazione a tutto campo cui sono sottoposte le donne nel mondo del lavoro.
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<SPEAKER ID=208 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou">
Signor Presidente, la modifica della direttiva del 1976 rappresenta un fatto estremamente importante che dimostra la sensibilità della Commissione verso la problematica della parità di trattamento tra i due sessi.
Da parte sua la commissione per i diritti della donna, grazie agli sforzi profusi dalla nostra relatrice, onorevole Hautala, nonché da altri colleghi, ha fatto sì che oggi si possa presentare un testo perfezionato, che raccoglie un ampio consenso.
Ci attendiamo quindi il fermo sostegno sia della Commissione che del Consiglio.
La nuova direttiva risponderà alle nuove circostanze emerse negli ultimi 25 anni nel campo dell' occupazione e della formazione professionale delle donne; inoltre si sostituirà ad un quadro giuridico obsoleto che ha contributo grandemente alle discriminazioni a scapito delle donne, a un grave scostamento dal principio della parità, ad un maggiore tasso di disoccupazione, all' esclusione delle donne da molti settori professionali e, più in generale, alla divisione del mercato del lavoro in base al genere.
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Vorrei segnalarvi che di recente il parlamento greco ha sostituito, con un voto quasi all' unanimità, un' analoga disposizione della Costituzione che permetteva uno scostamento dal principio della parità tra i sessi nel mercato del lavoro.
La relazione Hautala compie un passo verso l' elaborazione di un quadro migliore e introduce nuovi settori d' azione: misure per prevenire e lottare contro le molestie sessuali sul luogo di lavoro, un' efficace tutela delle lavoratrici rispetto un trattamento sfavorevole per ragioni collegate alla gravidanza o alla maternità, tutela giudiziaria, misure positive per tradurre in pratica la parità - come evidenziato da molte onorevoli colleghe - nonché sanzioni in caso di violazione della direttiva.
Ritengo comunque che la direttiva avrebbe potuto essere più chiara nel definire criteri oggettivi ai fini della scelta di qualsiasi posto di lavoro, senza lasciare spiragli per eventuali deroghe ed esclusioni dovute al genere.
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<SPEAKER ID=209 LANGUAGE="EL" NAME="Kratsa-Tsagaropoulou">
Signor Presidente, questa direttiva è molto importante per il futuro dell' Europa in quanto disciplina questioni che interessano tutta la società - sia uomini che donne - e costituisce un mezzo per conseguire i fondamentali obiettivi strategici dell' Unione europea, così come sanciti nel Trattato della Comunità europea, articoli 2 e 3, e nell' Agenda sociale europea.
L' attualizzazione della direttiva è assolutamente necessaria affinché essa diventi un mezzo efficace per la realizzazione dei suddetti obiettivi.
<P>
La procedura di revisione della direttiva è stata laboriosa e persino difficile su taluni punti, come sempre accade quando si cerchi di rendere un testo vincolante, giusto ed efficace. Sia la relatrice che tutti i gruppi politici hanno dimostrato di avere buona volontà.
E' stato però difficile raggiungere un equilibrio: da un lato c' erano gli ambiziosi obiettivi fissati dall' Unione relativamente alla qualità dell' occupazione femminile, il già elevato acquis sociale nel campo della parità di trattamento tra uomini e donne e la performance particolarmente soddisfacente di taluni Stati membri e spesso superiore alle stesse proposte della direttiva (le onorevoli Karamanou e Smet hanno accennato alle rispettive esperienze di Grecia e Belgio), e dall' altro il realismo e la convinzione di non aggravare la flessibilità e la situazione del lavoro femminile in un difficile clima economico e occupazionale, ma di agevolare e accelerare la collaborazione tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo. In altre parole, dovevamo evitare di appesantire il testo con problematiche care alle donne, come la parità di retribuzione, che sono trattate in altri ambiti, cercando piuttosto di conseguire il consenso richiesto e la necessaria maggioranza rafforzata.
<P>
In base alla mia esperienza personale, questo processo ha reso noi tutti - Istituzioni europee, governi nazionali, organizzazioni e parti sociali - più responsabili nei confronti dei problemi delle donne e dell' importanza che l' occupazione femminile ha in termini di obiettivi di sviluppo.
Credo che questa maturità verrà espressa anche nella votazione di domani.
<P>
Le posizioni del mio gruppo politico sono già state esposte ed io le condivido.
Esprimo il mio personale sostegno all' emendamento 17, concernente il riconoscimento della paternità come fattore strategico per la promozione di nuove condizioni di lavoro, come espressione di un' equa partecipazione di uomini e donne alla vita familiare e professionale, come elemento di riconoscimento del valore sociale della vita familiare e del sostegno alle donne nei loro molteplici ruoli da svolgere simultaneamente.
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<SPEAKER ID=210 LANGUAGE="DE" NAME="Klaß">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, l'obiettivo dichiarato di noi tutti è la parità di trattamento tra uomini e donne nell'accesso al mondo del lavoro, nella formazione professionale e nella carriera.
Controversi sono solo il metodo con cui raggiungerlo, nonché la risposta ad un interrogativo: i singoli provvedimenti sono efficaci o si limitano a imporre obblighi aggiuntivi e un maggiore onere lavorativo e burocratico? Perché questo è ciò che più vogliamo evitare.
<P>

La posizione comune del Consiglio non ha recepito tutte le richieste del Parlamento; dobbiamo tuttavia riconoscere che ha sensibilmente migliorato il testo della proposta originaria, realizzando in tal modo un importante progresso nell'attualizzazione della normativa comunitaria.
<P>
Rimangono tuttavia in sospeso alcuni quesiti e alcuni punti problematici.
La commissione per i diritti della donna e le pari opportunità ha esaminato attentamente tutti i problemi irrisolti e, di concerto con i gruppi politici, ha deciso di non ripresentare tutte le richieste respinte, ma solo le più importanti.
La relatrice, la onorevole Hautala, ha profuso un notevole impegno nell'elaborazione di compromessi sostenibili.
Stiamo esaminando l'esito di tale impegno.
Già la nostra discussione in prima lettura verteva sull'impossibilità di garantire una tutela della paternità identica alla tutela della maternità.
L'attuale compromesso non intacca affatto la libertà degli Stati membri di riconoscere un diritto originario alla paternità.
Sia le madri, sia i padri devono avere la possibilità di dedicarsi alle mansioni familiari: contrariamente alle opinioni già espresse anche in quest'Aula, questo è indubbiamente l'obiettivo dichiarato del gruppo del PPE-DE.
<P>
Si deve considerare anche la formulazione adottata per garantire che, dopo il congedo di maternità, le donne possano riprendere la stessa occupazione o un'occupazione equivalente.
La definizione delle molestie sessuali risulta invece problematica.
Non credo che la nebulosa descrizione da noi proposta possa essere utilizzata da nessun giudice o da qualsiasi altra istanza chiamata ad adottare decisioni in materia.
<P>
Mi sia consentito inoltre esprimermi in termini molto sintetici contro la relazione annuale dei datori di lavoro sui progressi della parità.
E' un mero adempimento burocratico che non serve alla causa della parità di trattamento.
Dobbiamo tener conto anche delle esigenze delle piccole e medie imprese, affinché esse in futuro accettino di accogliere anche le donne alla ricerca di un lavoro.
<P>
<SPEAKER ID=211 NAME="Martens">
Signor Presidente, signora Commissario, la nostra discussione di questa sera verte sulla parità di trattamento tra uomini e donne nell'accesso al lavoro, nella formazione e nella promozione professionale e nelle condizioni di lavoro.
In realtà, è sorprendente che oggi se ne discuta ancora, perché ne parliamo già da lungo tempo e ormai praticamente tutti, uomini e donne, sono convinti che la parità di trattamento sia e debba essere giusta e scontata.
Ma, ahimè, non siamo ancora arrivate a questo punto.
Le donne non godono ancora della stessa stima e sono penalizzate, anche in situazioni lavorative.
In molti casi associare il lavoro alla cura dei figli continua a risultare problematico.
Accolgo pertanto favorevolmente la relazione.
<P>
Sono lieta anche che sia stato possibile trovare testi di compromesso su molti aspetti importanti, e spero che il voto di domani sia positivo, consentendoci di compiere un chiaro progresso nel processo di realizzazione della parità di trattamento.
<P>
La relazione fornisce uno stimolo agli Stati membri e alle organizzazioni interessate, affinché adottino provvedimenti positivi per la parità di trattamento e per contrastare le molestie sessuali.
Si crea una migliore tutela giuridica e si offrono delle opportunità, ad esempio per la reintegrazione nel mondo del lavoro dopo la gravidanza, o nel campo delle adozioni.
Si prevede inoltre una maggiore comprensione della partecipazione reale di uomini e donne e l'elaborazione di statistiche più precise e dettagliate.
<P>
Un cordiale ringraziamento va alla Commissione per aver adottato l'iniziativa, nonché alla relatrice per l'impegno profuso al fine di raccoglierci, per quanto possibile, attorno ad un'unica posizione.
Ma ringrazio in particolare tutti coloro che si sono adoperati per realizzare questo testo, ampiamente condiviso.
<P>
<SPEAKER ID=212 LANGUAGE="EN" NAME="Diamantopoulou">
. (EN) Innanzitutto desidero congratularmi con la relatrice, la onorevole Hautala, e vorrei ringraziare tutti i membri della commissione per il lavoro svolto e per il contributo eccellente che hanno dato ad una materia difficile e complessa.
<P>
Capisco le vostre preoccupazioni volte a migliorare il testo della posizione comune su cui era stato raggiunto un consenso unanime in seno al Consiglio l' 11 giugno 2001.
Come sapete dalla prima lettura, la Commissione ha accolto in sostanza la maggior parte degli emendamenti da voi presentati: 49 emendamenti su un totale di 70 e ha quindi emendato la proposta incorporando tale posizione.
<P>
In generale è opportuno sottolineare che la posizione comune migliora considerevolmente il testo della proposta originale e accoglie l' auspicio di aggiornare il testo della direttiva 76/207.
<P>
Dobbiamo ora concentrarci sulle questioni più importanti della direttiva e riunire gli sforzi per individuare possibili soluzioni atte a migliorare ulteriormente la posizione comune.
Come sapete, il Consiglio è giunto ad un accordo solo dopo lunghe discussioni su punti quali la formulazione precisa delle definizioni e l' articolo sul congedo per maternità e per paternità, su cui è stato difficile raggiungere un consenso.
Il compromesso pertanto è estremamente delicato.
D' altro canto, credo che il Consiglio potrebbe arrivare ad un ulteriore compromesso su temi quali i piani di parità, il ruolo delle associazioni nella promozione della parità e l' introduzione di misure preventive contro le molestie sessuali.
<P>
Alla luce di quanto detto, la Commissione accoglie i seguenti emendamenti.
In merito agli emendamenti nn. 1 e 5 sulle misure preventive contro le molestie sessuali, la Commissione accetta in parte l' idea di introdurre tali misure riformulando il testo.
Invece di obbligare i datori di lavoro ad introdurre misure preventive, sarebbe preferibile incoraggiarli in tal senso.
<P>
In merito all' emendamento n. 8 sulle azioni positive, la Commissione accetta l' emendamento in parte, sempre che la definizione sia riportata nei consideranda e non nell' articolo della direttiva.
<P>
In quanto all' emendamento n. 9 sulle disposizioni dei contratti e degli accordi, la Commissione accoglie l' obbligo di annullamento, ma deve rimanere la possibilità di emendare il contratto.
Occorre infatti flessibilità.
<P>
La Commissione accoglie in parte l' emendamento n. 13 sul ruolo dei bilanci indipendenti e sarà quindi riformulato il testo proposto.
Il testo della posizione comune potrebbe essere migliorato; va infatti rafforzato il ruolo degli organismi preposti alla promozione delle pari opportunità, integrando tra le loro funzioni il monitoraggio e il follow-up della legislazione comunitaria in materia.
La Commissione accoglie inoltre la proposta di riformulare l' articolo 6(3), sarà espressamente indicato che gli organismi preposti che agiscono per conto delle vittime hanno un interesse ad assicurare che le disposizioni della direttiva siano ottemperate.
<P>
Per quanto concerne l' emendamento n. 14 sui piani di parità e sul livello di società, la Commissione accetta parzialmente l' idea, ma ritiene necessario riformulare l' articolo 8(b).
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In merito all' emendamento n. 15 sulla rendicontazione delle misure sulle azioni positive, la Commissione proporrà un testo alternativo in modo da riferire in merito solo ogni tre anni
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La Commissione accoglie in parte l' emendamento n. 16 sul mainstreaming e lo accoglie in sostanza, ma solo nella misura in cui rispetta la formulazione del Trattato.
<P>
Ed ora tratterò degli emendamenti che la Commissione non può accogliere.
L' emendamento n. 4 riformula la definizione di molestie sessuali della posizione comune, tenendo conto della definizione del Parlamento.
Gli emendamenti nn. 7 e 17 riformulano il testo della posizione comune sul congedo per maternità e per paternità introducendo, tra l' altro, tale concetto nel caso di adozione.
Su tale punto la posizione comune è stata al centro di accesi dibattiti in seno al Consiglio ed è stato raggiunto un delicato compromesso.
E' quindi improbabile che siano accettati ulteriori cambiamenti.
<P>
A questo proposito desidero ricordare la direttiva sul congedo per paternità, la prima che è stata adottata a seguito di un accordo raggiunto tra le parti sociali.
<P>
La Commissione ha respinto l' emendamento n. 11 sull' azione di gruppo nei casi di discriminazione, in quanto non prevede esplicitamente il consenso delle vittime.
<P>
Quanto agli emendamenti nn. 2, 3, 6, 10 e 12, la Commissione ritiene che il loro contenuto sia già presente nella posizione comune.
<P>
In sintesi, la Commissione accoglie in parte o in linea di principio gli emendamenti nn.
1, 5, 8, 9, 13, 14, 15 e 16 e respinge gli emendamenti nn. 2, 3, 4, 6, 7, 10, 11, 12 e 17.
<P>
<SPEAKER ID=213 NAME="Presidente">
Grazie molte, signora Commissario Diamantopoulou.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
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<CHAPTER ID=12>
Discarico 1999: 6º, 7º e 8º Fondo europeo di sviluppo (FES)
<SPEAKER ID=214 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la seconda relazione (A5-0337/2001), presentata dalla onorevole Rühle, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per la gestione finanziaria del sesto, settimo e ottavo Fondo europeo di sviluppo per l' esercizio 1999.
<P>
Ha facoltà di parola la relatrice, onorevole Rühle, per cinque minuti.
<P>
<SPEAKER ID=215 NAME="Rühle">
Signor Presidente, raccomando oggi il discarico alla Commissione per la gestione finanziaria del sesto, settimo e ottavo fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 1999.
In primavera abbiamo purtroppo dovuto rinviarne la concessione perché, quale relatrice, avevo ottenuto solo informazioni insufficienti da parte della Commissione.
Nel frattempo tali informazioni sono state fornite, e desidero ringraziare espressamente la Commissione per la valida collaborazione.
Oggi posso raccomandare il discarico, senza remore né limitazione alcuna.
<P>
Ciò nondimeno, spero e mi aspetto che la buona collaborazione instauratasi in primavera con la Commissione possa continuare anche durante le prossime relazioni sul fondo di sviluppo, in quanto essa è assolutamente indispensabile per risolvere insieme i problemi di questo settore.
<P>
I toni della mia relazione sono tuttavia estremamente critici.
Essa si riferisce infatti all'anno 1999, il primo esercizio di cui la nuova Commissione assume la piena responsabilità, anche se questo non significa che le si debbano imputare gli errori del passato.
Sappiamo bene che le riforme richiedono tempo e constatiamo che sono state avviate le operazioni necessarie, ciò nonostante desidero illustrare in breve le mie critiche che vertono sulla questione dell'attuazione.
Nel 1999 i fondi impegnati ammontavano a 2,69 miliardi di euro, a fronte di pagamenti effettivi pari a 1,27 miliardi di euro.
Analogo, purtroppo, è lo stato di attuazione dell'iniziativa per la riduzione del debito dei paesi più poveri.
Sono naturalmente consapevole che la situazione rispecchia anche una crisi generale dell'assistenza allo sviluppo e non è pertanto imputabile solo al Fondo di sviluppo e al lavoro dell'Esecutivo. Sono tutti gli Stati membri, insieme alla Commissione e al Parlamento, a dover valutare il modo di impostare la politica di sviluppo su nuove basi.
<P>
Il problema è l'assenza della volontà politica di aiutare generosamente, associata alla mancanza degli strumenti necessari per investire efficacemente i fondi disponibili.
In sintesi, questo è il problema!
Data l'ora avanzata, non desidero perdermi nei dettagli, preferendo sottolineare che l'impostazione con cui la Commissione intende risolvere il problema è quella giusta: rafforzare le delegazioni locali, migliorare gli strumenti e la preparazione.
Maggiori competenze in loco, insomma. A tale proposito desidero però lanciare un appello anche al Parlamento.
In sede di commissione per i bilanci abbiamo condotto lunghe e controverse discussioni sul maggiore fabbisogno di personale da destinarsi, in particolare, alle delegazioni.
E' stata la commissione per il controllo dei bilanci ad esercitare pressioni sulla commissione per i bilanci affinché approvasse i nuovi posti in organico per evitare un gioco politico sbagliato, imponendo come condizione preliminare all'approvazione del nuovo personale che la Commissione presentasse i risultati della riforma.
Sarebbe stato assurdo perché il personale supplementare è necessario in loco, alle delegazioni, proprio per consentire che le riforme attecchiscano.
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Anche gli altri tentativi di riforma che figurano nella relazione di audit interno della Commissione sono importanti e devono essere oggetto di un ampio dibattito tra la Commissione e il Parlamento.
Riallacciandomi alla relazione della Corte dei conti, desidero tuttavia esprimere in breve alcuni auspici nella speranza che la loro realizzazione caratterizzi le future procedure di discarico, nonché la collaborazione tra il Parlamento e la Commissione.
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Uno degli elementi fondamentali è la necessità di una continua valutazione dell'attuazione dei previsti processi di riforma delle amministrazioni pubbliche dei paesi ACP.
E' indispensabile sorvegliare i progressi conseguiti nei settori decisivi - sanità e istruzione - avvalendosi di indicatori significativi, quali l'incremento del numero degli insegnanti o dei medici, e passando da un semplice controllo quantitativo a un maggiore controllo qualitativo.
Ciò comporterebbe anche una modifica della procedura di discarico in seno al Parlamento perché anche la nostra analisi dovrebbe essere maggiormente incentrata sul controllo di qualità, evitando di trasformare semplici dettagli in grandi scandali.
Con frequenza annuale dovremmo inoltre svolgere una verifica a campione dei conti e dell'economicità della gestione delle risorse; da ultimo, dovremmo comminare sanzioni chiaramente definite, ad esempio la riduzione o l'interruzione dei pagamenti in caso di mancata attuazione delle riforme concordate.
Con l'adozione congiunta di siffatte misure, possiamo compiere insieme un passo importante per arrivare ad una migliore impostazione concreta della politica di sviluppo, assumendo anche maggiore credibilità agli occhi dei contribuenti europei e aumentandone la disponibilità a sostenere le spese necessarie.
La crisi intervenuta dopo l'11 settembre dimostra infatti l'importanza dell'assistenza allo sviluppo, che assumerà un ruolo determinante.
Non dimentichiamo peraltro che l'Unione europea è il più grande donatore nel campo dello sviluppo.
Per questi motivi la riforma che dobbiamo attuare insieme è urgente e necessaria!
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<SPEAKER ID=216 NAME="Sauquillo Pérez del Arco">
Signor Presidente, le difficili circostanze, da tutti conosciute, che hanno accompagnato la gestione finanziaria per l' esercizio 1999, hanno inciso in modo particolare sui fondi destinati alle relazioni esterne e soprattutto agli aiuti ai paesi terzi, compreso il Fondo europeo di sviluppo.
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Per il gruppo socialista, la buona gestione del Fondo europeo di sviluppo non è indispensabile solo per ragioni di correttezza e di trasparenza contabili, bensì perché tale fondo e tutte le risorse comunitarie di aiuto sono fondamentali per contribuire alla riduzione della povertà, una delle nostre priorità.
Per questo, seguiamo con particolare attenzione gli orientamenti della Commissione in tale ambito.
A prova del nostro interesse vi è il difficile percorso seguito fino all' approvazione da questa relazione in seno alle commissioni competenti.
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L' anno scorso abbiamo vincolato l' approvazione della gestione finanziaria del 1998 all' orientamento delle spese comunitarie per la riduzione della povertà e abbiamo migliorato la struttura del bilancio in tal senso, al fine di diminuire i rischi di dispersione dei fondi per gli aiuti.
Quest' anno abbiamo rinviato, in una circostanza, l' approvazione della gestione, in attesa di una serie di relazioni della Corte dei conti.
Adesso siamo disposti ad approvarla dopo l' adozione, da parte della Commissione, di una serie di misure volte a migliorare l' efficacia degli aiuti, misure fra le quali occorre ricordare la creazione di Europe Aid. Restano tuttavia delle riserve, giustificate da alcuni dati.
Nel 1999 è stato infatti deludente il livello di pagamenti a carico del FES rispetto al livello degli stanziamenti d' impegno e a quello dei pagamenti relativi ad anni precedenti, come ha sottolineato la onorevole Rühle. Iniziative quali la riduzione del debito dei paesi meno avanzati non vengono attuate nei termini in cui la Commissione si è impegnata.
Dei contratti il cui finanziamento è a carico del FES finiscono per beneficiare, sostanzialmente, imprese degli Stati membri, a scapito di imprese e organizzazioni locali.
La Commissione non orienta ancora sufficientemente il suo aiuto a favore della riduzione della povertà.
<P>
Auspichiamo una semplificazione delle procedure, un' integrazione del ciclo della cooperazione, una gestione trasparente, una valutazione di settori importanti quali sanità e istruzione.
Vigileremo sull'attuazione delle raccomandazioni della risoluzione oggi in esame.
La Commissione sa di poter contare sull' appoggio del gruppo socialista negli sforzi volti a migliorare la gestione del FES. Il gruppo socialista confida che tali miglioramenti siano visibili nei prossimi esercizi per poter approvare la gestione con meno problemi e condizionamenti di quanto non sia finora avvenuto.
Molte grazie.
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<SPEAKER ID=217 LANGUAGE="DE" NAME="Stauner">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella sua relazione sul discarico per l'attuazione del Fondo europeo di sviluppo, la onorevole Rühle ha dipinto una cruda immagine delle contraddizioni della nostra politica di sviluppo: mentre da un lato si lamenta la mancanza di disponibilità a stanziare aiuti generosi, dobbiamo d'altro canto rilevare che spesso i fondi già disponibili sono spesi solo a fatica.
<P>
Ci deve essere un errore nel sistema, se al termine del 1999 è stato possibile stanziare e rendere utilizzabile senza limiti temporali un importo di quasi 10 milioni di euro, senza che nessuno poi lo richiedesse.
Anche se la Commissione naturalmente ci dirà che ormai si possono forse intravedere sporadici segnali di miglioramento, dobbiamo constatare ancora una volta la necessità di rivedere radicalmente la nostra impostazione.
<P>
Il limite dei nostri aiuti nell'ambito dei Fondi strutturali è la loro impostazione, in quanto essi mirano a sostenere Stati in parte esistenti solo sulla carta.
Spesso essi mancano di una pubblica amministrazione anche minimamente funzionante e del controllo democratico sui governanti. Alcuni di tali paesi poi versano in una situazione di guerra civile dichiarata o sono in procinto di scivolarvi.
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In caso di conflitti civili dobbiamo innanzitutto concentrarci sugli aiuti alla loro composizione e sugli aiuti umanitari.
In altri casi dovremmo indirizzare il nostro aiuto, più di quanto non si sia fatto finora, alla costruzione di una pubblica amministrazione funzionante, in quanto essa non è solo la condizione indispensabile affinché si utilizzino razionalmente gli aiuti finanziari dell'UE e degli altri donatori internazionali, ma costituisce anche il presupposto imprescindibile di un uso responsabile e utile alla collettività del gettito fiscale interno di tali paesi.
<P>
E' pertanto necessario che i nostri aiuti siano sempre collegati ad un programma di riforma della pubblica amministrazione.
Se le riforme procedono, gli aiuti arrivano, se però esse non avanzano o se si registrano dei regressi, dobbiamo avere il coraggio di richiudere i cordoni della borsa.
Sono consapevole che quest'ultima prospettiva rappresenta l'aspetto più difficile dell'impresa, ma in simili casi la Commissione deve appunto dimostrare fermezza e fedeltà ai propri principi.
<P>
Concludo con un'ultima annotazione su questa procedura di discarico.
Inizialmente essa ha dovuto essere rimandata perché la Commissione non aveva fornito le necessarie informazioni.
Si è inoltre ripresentato il problema dell'invio di alcuni dati confidenziali esclusivamente alla presidente della commissione e alla relatrice.
Ho già ripetuto in molte occasioni - e lo riaffermo oggi - che questo classifica i parlamentari in due categorie: quella di coloro che godono dell'accesso alle informazioni e quella di chi ne rimane privo.
<P>
Nella sua relazione, la commissione ha ribadito in modo inequivocabile che in futuro non tollererà il ripresentarsi di una siffatta situazione e che alla procedura di bilancio si dovranno applicare pienamente le disposizioni del nostro regolamento interno.
Tutti i membri di questo Parlamento devono cioè poter accedere a ogni sorta di informazioni confidenziali.
<P>
<SPEAKER ID=218 LANGUAGE="DA" NAME="Blak">
Signor Presidente, la Commissione deve ora ottenere il discarico per l' esercizio 1999, ma il Parlamento ha ottenuto effettivamente molto rinviando il discarico la prima volta.
La Commissione è stata costretta a prendere alcune iniziative, che altrimenti non sarebbero state prese.
Ritengo che la relatrice abbia svolto un ottimo lavoro, ma credo anche che si debbano rivolgere alla Commissione parole di apprezzamento quando fa progressi, e credo che ne abbia fatti.
Vorrei perciò, a nome dei socialisti, raccomandare il discarico per il Fondo europeo di sviluppo, e allo stesso tempo vorrei assicurare alla Commissione che a tutti i problemi in sospeso verrà dato seguito nel discarico per l' esercizio 2000.
<P>
La Commissione ha effettuato un' estesa indagine sui fondi di contropartita, nonché sulla responsabilità e sul ruolo delle delegazioni.
Si è cercato di appurare se le delegazioni siano state all' altezza delle loro responsabilità e apparentemente è stato così; infatti non sono state condotte azioni disciplinari.
Posso chiedere al Commissario Nielson di confermare che non verranno avviate azioni disciplinari sulla base dell' indagine della Commissione?
Posso inoltre - forse in modo un po' scherzoso - chiedere se la Commissione confermerà questa relazione anche se non verrà trasmessa al Parlamento?
<P>
Il servizio di audit interno è partito molto bene con le sue indagini sui fondi di contropartita.
E' una relazione valida, critica nei confronti delle modalità di funzionamento del sistema.
I fondi di contropartita sono aiuti diretti di bilancio, e né la Commissione né le delegazioni dei paesi beneficiari hanno un controllo diretto sul denaro.
La relazione sottolinea che gli aiuti diretti di bilancio sono rischiosi, a prescindere da quello che si fa.
Il Commissario Nielson ha detto che comunque si manterrà questa forma di aiuti.
Ma come pensa quindi che si possa migliorare il controllo sui fondi?
La Commissione deve essere inoltre elogiata per aver trasmesso immediatamente questa relazione al Parlamento.
Dimostra di aver tratto una proficua lezione dalle vicende passate.
Il discarico è stato rinviato principalmente perché c' erano problemi con la distribuzione delle informazioni: relazioni inviate alle persone sbagliate, la relazione che ha subito gravi ritardi, e relazioni che non sono mai arrivate.
Credo comunque che quello a cui siamo pervenuti sia un buon risultato, e perciò raccomando di concedere il discarico alla Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=219 NAME="Bösch">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto complimentarmi con la collega Rühle, che in primavera ha evidentemente agito nel modo giusto quando, seguendo il suo istinto, ha chiesto il rinvio di questo discarico per l'attuazione del Fondo europeo di sviluppo.
Fino a quel momento la commissione per il controllo dei bilanci non disponeva di alcuna informazione concreta sui provvedimenti adottati a seguito dei casi di frode scoperti nel corso dell'esercizio 1999.
Oggi, almeno, sappiamo con certezza quanto fino ad allora potevamo solo supporre, ovvero che la Commissione, così come l'OLAF, l'ufficio per la lotta contro le frodi, possono fare ben poco. Cito un esempio.
Nel caso della Costa d'Avorio, nel 1998-1999 si scoprirono varie frodi nel settore sanitario: per anni presidi sanitari, come siringhe monouso o bilance per neonati, erano stati contabilizzati per importi notevolmente superiori al loro effettivo valore.
Il danno subito dall'Unione è stato quantificato in 27,4 milioni di euro.
Al momento della scoperta della truffa, la Commissione appena insediata proclamò che tale denaro avrebbe dovuto naturalmente rifluire nelle casse europee.
Ora, però, sappiamo che i fondi non sono ritornati al Fondo europeo di sviluppo perché - così dichiara la Commissione - non disponevamo degli strumenti giuridici necessari per esigere la restituzione del denaro.
<P>
In questa sede eviterò di fornire ulteriori dettagli; è tuttavia evidente la difficoltà di intervenire in modo correttivo una volta versato il denaro.
Un'ulteriore aggravante è che l'OLAF non dispone nei paesi ACP delle stesse facoltà di controllo di cui gode negli Stati membri dell'Unione, per tacere del fatto che manca anche del personale necessario ad organizzare una lotta capillare contro la frode a partire da Bruxelles.
<P>
E' pertanto determinante che si esercitino pressioni affinché gli Stati beneficiari migliorino la gestione dei fondi pubblici nel suo complesso.
I paesi che non proteggono da frodi, corruzione e sprechi il denaro dei loro contribuenti, non saranno in grado di tutelare efficacemente nemmeno i fondi provenienti dalle casse comunitarie.
Per la Commissione ciò comporta però anche l'impegno a rafforzare la propria presenza negli Stati destinatari - su questo concordo con la relatrice della commissione - non limitandosi tuttavia ad aumentare il numero dei funzionari delle delegazioni, ma rendendo più autorevoli le stesse delegazioni locali.
Non dovrebbe essere permesso di eluderle con accordi stipulati direttamente a Bruxelles!
Onorevole collega Rühle, rinnovo i miei complimenti per la sua relazione che approveremo con piacere!
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<SPEAKER ID=220 LANGUAGE="PT" NAME="Casaca">
Signor Presidente, la recente decisione della Commissione di chiudere, declassare o ridurre il personale di più di venti delegazioni in paesi ACP infligge un duro colpo all'impegno in favore dello sviluppo assunto con gli accordi di Cotonou.
Se seguendo le azioni esterne per lo sviluppo della Comunità ne abbiamo tratto una chiara lezione, questa è che la chiave del successo di siffatte azioni è una presenza forte, responsabile, autonoma e credibile nei paesi destinatari.
L'argomentazione della neutralità di bilancio addotta dalla Commissione è ingannevole, perché il costo dell'apertura di una delegazione in paesi come l'Arabia Saudita non è comparabile con le spese originate da tutte le forme di presenza europea nei paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico.
<P>
Inoltre qui non si tratta solo di quantificare l'onere derivante da una delegazione, poiché si devono anche considerare le enormi perdite in termini di efficacia della spesa pubblica imputabili all'assenza di un suo costante controllo.
L'Unione europea non può rinunciare ad una politica autonoma e coerente nei confronti dei paesi meno sviluppati per sostituirla con una regionalizzazione tagliata a misura di alcune delle vecchie potenze coloniali.
Spero che la Commissione riveda questa sua decisione e possa accordare ai paesi ACP e alla gestione del FES l'importanza che ad essi compete.
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<SPEAKER ID=221 LANGUAGE="EN" NAME="Nielson">
. (EN) Signor Presidente, innanzitutto desidero ringraziare la relatrice per aver lavorato seriamente e in maniera eccellente sul tema del discarico del FES per l' esercizio 1999, anno in cui la Commissione si è insediata.
Infatti, mi sento particolarmente coinvolto, soprattutto in merito agli ultimi quattro mesi dell' esercizio.
<P>
L' onorevole Blak ha detto che il Parlamento ci ha guadagnato molto ritardando il discarico.
Condivido questa affermazione e aggiungo che la Commissione è ugualmente compiaciuta per l' esito conseguito.
E' come una bella storia d' amore: val sempre la pena di aspettare.
Non è però corretto attribuire il ritardo alla mancata trasmissione delle informazioni, come d' altra parte è previsto dall' accordo tra la Commissione e il Parlamento.
Il ritardo è stato causato principalmente dal fatto che la relazione del servizio interno di revisione contabile non era ancora stata completata e non poteva essere completata, perché da entrambe le parti avevamo ritenuto opportuno ampliarne la portata per redigere uno studio serio e approfondito sul metodo che è sotteso alla cooperazione allo sviluppo.
In questo modo, abbiamo risolto dei problemi che vanno al di là del processo di discarico e stasera possiamo congratularci proprio per questo risultato.
<P>
In risposta a quanto affermato dall' onorevole Bösch sulla Costa d' Avorio, vorrei dire che abbiamo ottenuto una restituzione piena nonostante il colpo di stato militare.
Non abbiamo lasciato alternative.
Abbiamo seguito la linea che avevo già esposto al Parlamento: abbiamo mantenuto una posizione di tolleranza zero e il nuovo regime dittatoriale di stampo militare della Costa d' Avorio si è fatto carico dei propri obblighi nei termini prestabiliti.
<P>
Da quando sono in carica, non abbiamo mai registrato casi in cui non abbiamo ottenuto una restituzione piena allorché la valutazione contabile ne evidenziava la necessità.
<P>
La cooperazione attraverso il FES è in continua espansione, mentre diminuisce il sostegno degli altri donatori principali ai paesi in via di sviluppo, in particolare ai paesi meno sviluppati.
Il Fondo rappresenta una fonte sempre più importante di finanziamento per questi paesi, e quindi utilizzare le risorse nel modo più efficiente possibile è nostro dovere nei confronti di tali Stati e dei contribuenti europei.
<P>
Allo stesso modo, la Commissione è tenuta a verificare che gli Stati beneficiari si adoperino al meglio per migliorare la propria capacità di gestire il bilancio e le finanze in maniera efficiente.
Questo aspetto ha rivestito una grande importanza nel discarico e ha portato l' attenzione su un tema importante della cooperazione allo sviluppo.
Ritengo che sia stata chiarita la necessità di gestire il sostegno al bilancio in maniera oculata, anche grazie al lavoro svolto dalla Corte dei conti e dal servizio interno di revisione contabile della Commissione, di concerto con i vari servizi competenti.
<P>
Non vedo alcuna necessità di emendare l' Accordo di Cotonou in questo senso.
Sono certo del consenso pieno che esiste tra la Commissione, la Corte dei conti e il Parlamento sulla direzione da seguire e soprattutto sull' importanza del sostegno al bilancio.
Si tratta di uno strumento fondamentale per sostenere la stabilità e la gestione economica.
Seguendo questa linea di concerto con gli altri donatori principali, ed enfatizzando la responsabilità che ricade sui governi beneficiari, svolgiamo un ruolo importantissimo.
Sono profondamente grato al Parlamento che ha compreso questa prospettiva per tale esercizio.
Dobbiamo continuare su questa via: nessun altro donatore può o vuole affrontare la sfida meglio di noi.
<P>
Ovviamente non possiamo ignorare i casi di corruzione e di negligenza nella gestione dei fondi pubblici e posso assicurarvi che perseguiremo la politica della tolleranza zero contro le frodi e la corruzione.
Dobbiamo tuttavia tenere presente - ed esorto anche voi a farlo - che il rafforzamento dei sistemi di controllo finanziario in questi paesi è un processo a lungo termine e deve quindi essere affrontato con realismo.
Dobbiamo compiere una valutazione dei rischi inerenti ad ogni intervento da finanziare con il FES, e dobbiamo agire nella piena consapevolezza di tali rischi.
Dobbiamo basarci su un approccio comune con gli altri donatori: un intervento isolato della Commissione sarebbe irrealistico.
E' necessario fare affidamento sulla responsabilità interna.
La cooperazione con gli altri donatori su questo aspetto non ha mai dato risultati così soddisfacenti.
Tutti dobbiamo ancora migliorare, ma lo stiamo senz' altro facendo attraverso una buona cooperazione.
<P>
E questo è quanto per il discarico del 1999; i risultati per il 2000 sono per molti versi più incoraggianti.
<P>
Uno degli obiettivi principali della riforma della gestione dei programmi di assistenza esterna della Commissione è quello di ridurre significativamente il divario tra gli impegni e gli esborsi.
La Commissione, dal maggio dell' anno scorso, sta attuando alcune misure per affrontare il problema.
Ad esempio, abbiamo proceduto alla chiusura, ove possibile, di vecchi impegni sospesi e abbiamo proposto l' introduzione della cosiddetta clausola "sunset" per porre un limite temporale ai fondi che possono essere utilizzati per determinati interventi previsti dai contratti.
Di conseguenza, abbiamo motivo di sperare che la situazione migliorerà progressivamente.
<P>
Quanto alla lentezza dei pagamenti, i dati disponibili indicano che i pagamenti nel 2000 sono passati da 1,27 a 1,55 miliardi di euro.
I movimenti finanziari però sono ancora troppo lenti.
Abbiamo aumentato il volume complessivo degli interventi in questo settore e i risultati si concretizzeranno via via che aumenta l' attività anno dopo anno.
Ed è questa la sfida che stiamo affrontando.
<P>
Come ho detto in molte occasioni, la mancanza di dati globali sulle operazioni è causa di notevole imbarazzo.
Abbiamo compiuto alcuni progressi verso un più efficiente sistema di informazione sulla gestione.
So che il Parlamento, e in particolare la commissione per lo sviluppo, sono ansiosi di vedere ulteriori progressi in tale ambito e dal canto nostro stiamo facendo del nostro meglio.
Tuttavia, c' è ancora molto da fare e siamo perfettamente consapevoli della necessità di perseguire la riforma della gestione dei programmi.
<P>
In particolare, ci stiamo adoperando affinché il processo di decentramento, ovvero di delega alle delegazioni, come preferisco chiamarlo, continui senza intoppi.
La Commissione ha chiesto più personale, il numero è stato quantificato in maniera molto oculata e quindi abbiamo bisogno di ricoprire tutti i posti in organico.
<P>
Auspico pertanto che il Parlamento, quando deciderà sul bilancio del 2002, sosterrà questo nostro sforzo.
A tal proposito ho apprezzato l' intervento dell' onorevole Casaca.
Vi ringrazio per l'entusiastico sostegno e spero che i risultati si concretizzino presto.
Siamo determinati ad assicurare che il decentramento non si esaurisca semplicemente nel trasferire da Bruxelles alle delegazioni i problemi dovuti alla mancanza di personale.
E questo è un aspetto importante.
<P>
La risoluzione esprime preoccupazione per la percentuale dei contratti FES assegnati a società dei paesi ACP, e chiede alla Commissione di portare tale percentuale dal 25 al 40 per cento nell' arco di 5 anni.
I paesi ACP ottengono una percentuale molto maggiore di contratti dal FES che da qualsiasi altro donatore principale.
E questo non deve essere dimenticato.
Le società dei paesi ACP beneficiano già di un ampio margine di preferenza laddove le offerte sono tecnicamente equivalenti.
Stante che la Commissione deve mantenere un sistema giusto e trasparente per l' assegnazione degli appalti, non siamo in grado di prevedere alcun sistema di quote fisse senza causare una discriminazione a discapito delle società europee e senza infrangere le norme dell' OMC.
Tuttavia, condividiamo l' intento politico del Parlamento volto a massimizzare i benefici degli aiuti per l' economia locale, in particolare laddove il settore privato è ben strutturato e dispone della necessaria competenza tecnica.
<P>
Desidero portare la vostra attenzione sul nuovo strumento di investimento, parte dell' Accordo di Cotonou, che dispone di una dotazione di 2,2 miliardi di euro e che è strutturato per stimolare questo genere di attività nei paesi partner.
In tal modo si aiutano questi paesi a migliorare la propria posizione in questo ambito, che è già stato identificato come un settore in cui dovremmo progredire.
<P>
Posso garantire al Parlamento che la Commissione sta rafforzando le proprie procedure di monitoraggio sul follow-up della revisione.
Si tratta di una parte importante della riforma della gestione e del controllo finanziari della Commissione.
Prevediamo inoltre che sarà migliorata la presentazione dei conti a seguito dei commenti della Corte dei conti.
Abbiamo già avviato un dialogo diretto per identificare il modo migliore per farlo.
<P>
Desidero ora parlare brevemente dei punti della risoluzione che fanno riferimento alla trasmissione di documenti confidenziali.
Il rispetto della riservatezza e l' attuazione di procedure idonee di trasmissione rimangono fondamentali.
La procedura di discarico del 1999 ha dimostrato che l' accordo quadro costituisce uno strumento efficiente e soddisfacente per la cooperazione tra la Commissione e il Parlamento.
La discussione di stasera è il prodotto di tali norme e vorrei che questo punto fosse chiaro.
<P>
La procedura di discarico del 1999 è stata la prima a cui è stato applicato l' accordo quadro.
La Commissione ha cercato di applicare l' accordo in toto e fedelmente per tutta la procedura.
A nostro avviso, l' accordo quadro si è rivelato un meccanismo efficiente; infatti consente al Parlamento di ricevere informazioni riservate o di categoria analoga.
L' importanza degli aiuti allo sviluppo sembra crescere di pari passo con la globalizzazione.
Alla luce degli ultimi avvenimenti abbiamo capito meglio quanto sia reale e urgente l' interdipendenza nel mondo.
Non possiamo agire da soli.
La sfida posta dalla riduzione della povertà vede il coinvolgimento dell' intera comunità internazionale e condividiamo con gli altri la struttura dell' erogazione degli aiuti e della valutazione dei risultati.
<P>
<SPEAKER ID=222 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
<P>
<SPEAKER ID=223 NAME="Bösch">
Signor Presidente, l'annuncio del Commissario dell'avvenuta restituzione del denaro da parte della Costa d'Avorio mi ha assai sorpreso.
Ora, con o senza framework agreement, sarei molto grato al Commissario se potesse comunicarmi - anche per iscritto - a quale voce di bilancio è stata contabilizzata tale entrata, in modo tale da permetterci di comprendere l'operazione.
<P>
<SPEAKER ID=224 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, vedo che il Commissario annuisce.
Avrete certamente tutte le informazioni in tempi brevi.
<P>
<CHAPTER ID=13>
Classificazione comune delle unità territoriali per la statistica (NUTS)
<SPEAKER ID=225 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0335/2001), presentata dalla onorevole Miguélez Ramos a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione di una classificazione comune delle unità territoriali per la statistica (NUTS) (COM(2001) 83 - C5-0065/2001 - 2001/0046(COD)).
<P>
<SPEAKER ID=226 NAME="Miguélez Ramos">
- (ES) Signor Presidente, la commissione per la politica regionale si rallegra per l' iniziativa di fissare in un regolamento la classificazione comune delle unità territoriali per la statistica, dotandola in tal modo di una base giuridica.
Finora, a causa dell' inesistenza di una simile base giuridica, i cambiamenti e l' aggiornamento di queste unità si sono effettuati attraverso gentlemen' s agreements tra gli Stati membri ed EUROSTAT.
<P>
A mio avviso, le statistiche non sono neutre né politicamente innocenti.
Credo, di conseguenza, che tale proposta di regolamento abbia un ampio spessore politico, non solo perché si applicherà per determinare le regioni e le aree a cui i Fondi strutturali destineranno le loro risorse, ma anche perché essa definisce una determinata visione dell' Europa, della sua realtà territoriale, della sua organizzazione regionale e provinciale nonché, di conseguenza, della sua disparità e dei suoi squilibri.
<P>
La proposta mantiene la suddivisione territoriale degli Stati membri in unità statistiche organizzate gerarchicamente su tre livelli, e suggerisce, al contempo, criteri per la definizione di tali regioni nei paesi candidati. A tal fine, chiede che tali criteri continuino ad essere determinati sulla base delle organizzazioni territoriali e nel rispetto dei limiti demografici esistenti.
<P>
La commissione per la politica regionale condivide gli obiettivi enunciati dalla Commissione nella sua proposta di regolamento, tuttavia ritiene che la suddivisione ottenuta non risponda a tali obiettivi, e che invece si riveli, agli occhi dei cittadini, una ripartizione artificiale del territorio europeo.
In effetti, nell' allegato, la Commissione si limita a definire le unità territoriali esistenti in ciascuno Stato membro assieme ad altre unità non istituzionali, il che comporta un' evidente mancanza di omogeneità.
<P>
La commissione per la politica regionale sostiene che la proposta dovrebbe prevedere un' impostazione europea tale da superare le frontiere tra gli Stati membri e che, in questo senso, il livello NUTS 1 dovrebbe tener presenti grandi unità territoriali che trascendano tali frontiere, e siano destinate a fungere da base per un futuro ordinamento territoriale europeo.
Il livello NUTS 1 presenta, onorevoli colleghi, carenze evidenti.
Solo le regioni della Germania e del Belgio sono considerate unità, mentre in altri Stati membri, come la Spagna, la Francia o l'Italia, il livello NUTS 1 corrisponde ad enormi conglomerati di regioni totalmente artificiali e, quasi sempre, arbitrari.
<P>
All' estremo opposto, la proposta colloca l' isola finlandese di Aland come unità NUTS 1, nonostante che, con i suoi 25.000 abitanti, sia ben al di sotto dei tre milioni minimi richiesti dalla forcella demografica.
Continuo a pensare, pertanto, che la proposta della Commissione avrebbe dovuto essere più audace, più coerente e, forse, se posso dirlo, più europea.
<P>
Le disparità aumentano al livello 3, in cui un unico Stato membro, la Germania, conta più unità della somma di quelle relative a otto Stati membri, vale a dire la Francia, l' Italia, il Regno Unito, la Spagna, i Paesi Bassi, la Danimarca, l' Irlanda e il Lussemburgo.
Lo squilibrio, per quanto riguarda l' estensione o la superficie delle unità territoriali è evidente, anche perché nella proposta il criterio prevalente è quello della popolazione e non quello dell' estensione territoriale.
La commissione per la politica regionale si rivolge alla Commissione europea e agli Stati membri affinché si impegnino a realizzare il livello NUTS 4 e addirittura il livello NUTS 5, destinato a rappresentare gli enti locali.
<P>
La Commissione per la politica regionale presenta in Plenaria undici emendamenti a tale proposta.
Devo aggiungere che la presente relazione è stata approvata in commissione con 43 voti a favore e un' astensione.
In qualità di relatrice, la mia posizione è favorevole a tali emendamenti e contraria agli altri presentati in Plenaria e respinti in seno alla commissione.
Ritengo che la relazione approvata dalla commissione per la politica regionale possa essere accolta dal Consiglio e dalla Commissione.
La sua accettazione potrebbe evitare la seconda lettura e la procedura di conciliazione, e consentirebbe la sua entrata in vigore il primo gennaio prossimo.
Se così avverrà, rallegriamoci per aver definito in un testo giuridico la base per determinare le unità territoriali, necessarie per la raccolta di dati statistici in questa grande Europa che abbiamo dinanzi a noi.
Mi auguro che non si realizzi un famoso detto: la statistica sarebbe l' arte di far apparire che due persone mangiano bene, mentre in realtà, una di esse ha mangiato due polli e l' altra non ne ha mangiato neanche uno.
<P>
<SPEAKER ID=227 NAME="Ripoll y Martínez de Bedoya">
Signor Presidente, signor Commissario, in primo luogo vorrei congratularmi con la relatrice.
A partire da una proposta della Commissione, una proposta caratterizzata da buone intenzioni, buoni orientamenti e, diciamo così, da toni positivi, la relatrice ha presentato alla commissione per la politica regionale un buon progetto di relazione e il risultato ottenuto da tale commissione, come ha sottolineato la relatrice, è altamente soddisfacente.
Sarebbe opportuno che la Commissione ed il Consiglio accogliessero le proposte della commissione per la politica regionale.
<P>
L' Europa si costruisce sugli accordi e sul consenso.
Nel caso in questione, come in molti altri, si è raggiunto un gentlemen' s agreement.
E' necessario, tuttavia, che d' ora in poi molti di tali accordi vengano incorporati nei Trattati, con una rilevante base giuridica.
Si tratta di una questione, come ha affermato la relatrice, estremamente importante, ossia della costruzione territoriale europea ed occorrono criteri chiari, omogenei e geografici.
Tali criteri dovranno basarsi su criteri, mi si permetta la ridondanza, politico-amministrativi.
Non dobbiamo creare unità fittizie che generano soltanto una mancanza di fiducia nella costruzione europea a livello degli Stati membri, delle diverse regioni e dei cittadini.
Mi congratulo, pertanto, per la proposta elaborata dalla commissione.
Vorrei infine ricordare un emendamento che riflette in parte lo spirito con cui si sta affrontando la questione, vale a dire l' emendamento della onorevole Cerdeira sulla divisione delle città di Ceuta e Melilla, le quali costituiscono delle unità politico-amministrative, ciascuna con un proprio Statuto.
Vorrei sottolineare, nel caso specifico, che anche l' onorevole Hernández Mollar, del mio gruppo, ha lottato a lungo per ottenere tale riconoscimento e credo che domani, con l' approvazione della relazione presentata dalla commissione per la politica regionale, potremo ritenerci soddisfatti.
Ciò esemplifica e riflette quanto noi auspichiamo per quanto riguarda la divisione e l'articolazione dell' Europa.
<P>
<SPEAKER ID=228 LANGUAGE="EL" NAME="Mastorakis">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, è indubbio che la questione della nomenclatura delle unità territoriali per la statistica non sia formale, come potrebbe sembrare forse a prima vista. Non si tratta di un dibattito tecnico su termini statistici, ma costituisce una questione di merito, in quanto l' adozione di una classificazione qualsiasi si ripercuote direttamente sul sostegno allo sviluppo di ciascuna unità territoriale.
Specie in vista dell' ampliamento - o meglio degli ampliamenti, visto che l' adesione dei paesi candidati avverrà a ondate successive - è fondamentale rendere oggettivi i criteri di classificazione delle unità territoriali, in modo che i nuovi Stati membri conoscano bene le regole del gioco.
<P>
Una soluzione semplice sarebbe quella di accettare criteri unici per ciascuno dei livelli di classificazione in tutti gli Stati membri.
Tuttavia le molteplici peculiarità esistenti nei paesi dell' Unione rendono impraticabile e irrealizzabile una simile idea.
Dobbiamo quindi associarci alla relatrice nell' esprimere soddisfazione per l' iniziativa della Commissione che, con il regolamento qui proposto, crea la base giuridica per la definizione delle unità territoriali per la statistica.
<P>
Dobbiamo complimentarci con la relatrice anche per il fatto che, grazie al suo senso della misura e alla sua perspicacia tutta femminile, propone di accettare miglioramenti possibili al parere della Commissione: tali miglioramenti ci avvicinano all' obiettivo fondamentale che non può non essere la creazione di unità territoriali realmente comparabili, con tutto quel che ciò comporta, in modo da avere un giorno un sistema statistico europeo universalmente riconosciuto.
<P>
Ai legittimi dubbi del cittadino europeo in merito ai torti subiti non si dovrebbero dare risposte del tipo "oggi aiutiamo questa regione semplicemente perché, pur essendo in condizioni migliori di un' altra, risulta essere un' unità territoriale NUTS II" .
Il nostro costante e fondamentale obiettivo dovrebbe sempre essere la razionalizzazione a tutti i livelli di funzionamento dell' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=229 LANGUAGE="FI" NAME="Pohjamo">
Signor Presidente, signor Commissario, prima di tutto desidero ringraziare anch' io la onorevole collega Miguélez Ramos per la sua ottima relazione.
Ha evidenziato alcuni punti importanti e tenuto in considerazione anche le proposte degli altri onorevoli.
Il nostro gruppo appoggia la proposta della Commissione ed il parere della relatrice in merito alla creazione di una base legale per la classificazione della nomenclatura.
<P>
Il tema è attuale anche perché i paesi candidati potranno ottenere delle linee guide per la classificazione delle loro unità territoriali.
Il problema principale che affligge l' attuale classificazione NUTS è rappresentato dal fatto che i paesi membri hanno potuto adeguare la nomenclatura alle prassi ed alle esigenze nazionali già esistenti.
Per esempio la superficie del paese non è stata mai utilizzata come base statistica.
Le unità di misura sono generiche e per esempio la bassa densità di popolazione o la riduzione graduale della densità non vengono considerate.
Con questa proposta si cerca di chiarire meglio la normativa e di rendere i dati comparabili, neutrali e affidabili.
E' inoltre importante definire la validità della classificazione NUTS in modo che non possa essere modificata troppo spesso.
<P>
Chiediamo di appoggiare l' emendamento al punto 4 dell' articolo 3, presentato dal nostro gruppo, che solleva le isole e le aree periferiche dall' obbligo di modificare nuovamente ed inutilmente la classificazione.
Il nostro gruppo ribadisce l' importanza della flessibilità, in modo che anche i fattori geografici, sociali ed economici possano essere tenuti in considerazione.
Appoggiamo il parere della relatrice che chiede di esaminare la norma contenuta nel livello NUTS 4.
<P>
Sappiamo bene che per sviluppare un sistema comune di classificazione delle unità territoriali ci vorrà del tempo; comunque riteniamo importante creare una classificazione adeguata che permetta di mettere a fuoco i dati più opportuni a seconda dell'area.
<P>
<SPEAKER ID=230 NAME="Schroedter">
Signor Presidente, è un vero peccato che il Commissario Barnier non sia presente di persona, perché la definizione delle NUTS non è una mera questione tecnica o statistica, ma una delle questioni di maggior rilievo della politica di coesione degli anni a venire.
Si stabilisce infatti chi in futuro potrà ricevere finanziamenti europei, quale sarà il loro ammontare e chi deciderà del loro utilizzo.
Si tratta di quesiti centrali per lo sviluppo dell'Unione europea e della politica di coesione. Per questo motivo la tematica che stiamo discutendo oggi nel cuore della notte riveste un'importanza assai maggiore di quanto si sia compreso finora.
<P>
Nella definizione delle unità territoriali, la Commissione si è sempre attenuta a criteri esclusivamente statistici, non considerando questi aspetti politici.
E' pertanto emersa una costante tendenza a distribuire a pioggia il denaro dei Fondi strutturali, rinunciando a convogliarlo in modo mirato ed efficace a beneficio delle regioni più bisognose.
Esaminando ora i paesi dell'adesione, devo rilevare che le aree obiettivo 1 risultano estese a zone ad alto reddito e ad aree urbane come quelle di Varsavia e di Riga, e che tali regioni possono ricevere gli stessi finanziamenti dei territori più poveri dell'Unione ampliata, Latgale e Masuria.
Ci dev'essere un errore!
Ciò impedisce una politica di coesione credibile e mi sembra assolutamente assurdo!
Pongo pertanto un quesito: la stessa istanza che accorda i finanziamenti all'ente dev'essere al contempo anche l'organo di controllo?
Non mi pare che la proposta in discussione tenga conto dell'impostazione bottom-up!
<P>
<SPEAKER ID=231 NAME="Berend">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in termini statistici, ma anche di assetto territoriale considero sensata e giustificata la proposta di regolamento relativa alla creazione di una nomenclatura comune delle unità territoriali statistiche (NUTS).
Ma si deve inoltre fornire la garanzia che la modifica della nomenclatura riceva anche il previo accordo degli Stati membri.
Si deve altresì garantire che anche in futuro la definizione dei mercati del lavoro regionali nel quadro dei compiti comunitari, possa divergere da quella del livello III dei NUTS.
Poiché i finanziamenti della Commissione agli Stati membri possono dipendere dai confini delle unità territoriali, andrebbe notevolmente abbreviato, o addirittura eliminato, il periodo di due anni che dovrebbe decorrere tra l'adozione e l'entrata in vigore della modifica alla NUTS.
<P>
Condivido pienamente gli altri aspetti della proposta della Commissione, di cui sarei stato ancora più soddisfatto senza gli emendamenti della relatrice, adottati a maggioranza dalla commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo.
Parlo di maggioranza, ma in realtà sono stati approvati all'unanimità, con un'unica astensione: la mia.
<P>
In commissione ho votato contro alcuni emendamenti perché la relazione indica ripetutamente come obiettivo il recepimento di criteri supplementari per la definizione delle unità territoriali, e questo mi sembra problematico.
Considerare aspetti ad esempio di natura economica, geografica e sociale, nella delimitazione di unità non amministrative, comporterà una perdita di precisione di tali parametri concretamente ricostruibili.
A mio avviso il criterio decisivo della perimetrazione deve essere il numero degli abitanti della regione che, in ultima istanza, sono anche le persone interessate alle decisioni adottate in base alla definizione della NUTS.
<P>
In un considerando la relatrice afferma che devono esistere almeno tre livelli di articolazione. L'introduzione dell'avverbio "almeno" sottintende che dovrebbero essere creati livelli addizionali per la nomenclatura delle unità territoriali.
Non si può tuttavia dimenticare che l'introduzione di nuove statistiche nelle regioni interessate impone un ulteriore, notevole sforzo amministrativo. A me invece sembra piuttosto che esso vada limitato
<P>
<SPEAKER ID=232 NAME="Solbes">
. (ES) Signor Presidente, vorrei rivolgere un ringraziamento alla onorevole Miguélez e a tutti coloro che hanno partecipato a questo dibattito.
<P>
Vorrei, in primo luogo, chiarire due punti, a mio parere fondamentali.
Potete comprendere bene se una classificazione statistica possa avere o no un impatto politico. Posso certamente assicurarvi che non è questo l' obiettivo di tale documento, né l' intento della Commissione.
Si tratta di un documento basato su una proposta di EUROSTAT che intende individuare il trattamento più equo possibile per tutti i paesi e le regioni dell' Unione europea. Tale documento non anticipa affatto la politica regionale.
Quale sarà l' obiettivo 1, quale l' obiettivo 2? L' attuale sistema della politica regionale non subirà modifiche in futuro?
Non lo sappiamo. In questo momento stiamo solo parlando di statistiche e del sistema per rendere tali statistiche migliori e quanto più eque possibili per tutti i paesi dell' Unione.
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Cosa ci proponiamo?
Intendiamo far sì che che una pratica applicata finora si traduca in norma.
Vogliamo agire in questo modo perché riteniamo indispensabile conferire un carattere legale a una pratica che finora ha raccolto il consenso fra gli Stati membri e la Commissione.
Inoltre, ciò è indispensabile per stabilire i principi per l' ampliamento e per continuare ad applicare gli stessi criteri impiegati fino a questo momento.
Finora, le NUTS non avevano fondamento giuridico, e ora lo acquisiscono: questo è l' obiettivo del presente regolamento.
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Su quali criteri ci siamo basati per la definizione delle NUTS?
Vi sono, fondamentalmente, tre principi alla base del nostro documento.
Il primo è che le NUTS sono regioni normative; di conseguenza, la loro definizione territoriale deve corrispondere alle definizioni politiche legislative già esistenti: una buona definizione, riconosciuta dagli Stati membri, di unità che, in molti casi, hanno già addirittura strutture di governo e dispongono di statistiche equiparabili, il che conferisce loro, pertanto, sufficiente affidabilità.
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Come secondo principio, proponiamo tre livelli gerarchici di NUTS.
Gli emendamenti da voi presentati vanno oltre e richiedono almeno tre livelli.
Tenuto conto del margine di manovra di cui attualmente disponiamo, dal punto di vista dell' elaborazione statistica, operare su più di tre livelli comporterebbe per EUROSTAT problemi finanziari.
Questa è già una ragione, ma pensiamo anche che i tre livelli ci apportino un' informazione sufficiente e valida.
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Il terzo principio consiste nel rendere comparabili le statistiche regionali.
Per questo, le dimensioni delle NUTS dovranno essere quanto più possibile omogenee.
Siamo tuttavia consapevoli che vi sono realtà storiche, situazioni giuridiche in ciascun paese che fanno sì che tale principio non possa essere applicato automaticamente o meccanicamente, e che si debbano prendere in considerazione elementi specifici.
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Fra gli Stati membri vi è consenso sul fatto che tali principi, vale a dire quelli impiegati finora, dovrebbero essere alla base del nuovo regolamento. Come dicevo poc' anzi, non solo per applicarli attualmente nei nostri paesi ma anche nei paesi che si uniranno a noi nei prossimi anni.
Per questo il regolamento risponde a una serie di obiettivi, che avete discusso approfonditamente, apportando modifiche ad alcuni di essi.
Stiamo andando verso delle NUTS distinte secondo i sistemi regionali attualmente esistenti perché pensiamo che si tratti dello strumento più efficace di cui attualmente disponiamo per la raccolta, il calcolo e la diffusione di statistiche regionali.
Inoltre, nel regolamento sono stabiliti criteri miranti a definire le regioni in modo tale che i paesi candidati dispongano di linee direttrici al momento di creare una classificazione regionale nel proprio paese.
Tale obiettivo riveste al momento attuale un' importanza fondamentale.
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Vi è un altro elemento su cui vorrei mettere l' accento, vale a dire la necessità che le statistiche siano comparabili e abbiano il maggior grado possibile di imparzialità.
Non possono essere statistiche elaborate e utilizzate per fini politici diversi.
Sarebbe molto difficile stabilire interessi politici che indubbiamente comporterebbero chiare contraddizioni.
La questione è fondamentale, evidentemente, per la politica regionale dell' Unione ma, come dicevo prima, non anticipiamo con una classificazione statistica quella che sarà la futura politica dell' Unione in materia regionale.
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Auspichiamo norme chiare per le future modifiche della suddivisione delle NUTS perché, con ciò, eviteremo conflitti futuri (come è talvolta avvenuto in passato).
Le modifiche sono inevitabili.
Non possiamo parlare di situazioni assolutamente permanenti, ma occorre evitare di modificare le NUTS con troppa frequenza mentre è opportuno, ovviamente, disporre di un sistema basato su certe regole e su certi principi prestabiliti.
Per questo, riteniamo che le modifiche non debbano essere attuate con tempi inferiori ai tre anni in quanto, altrimenti, sorgerebbero difficoltà riguardo al controllo.
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Il regolamento, così come è stato concepito, ci consente di avanzare e di migliorare gli strumenti di cui attualmente disponiamo.
Avete presentato 11 emendamenti che, a nostro parere, chiarificano e migliorano il regolamento.
Per questo, dal punto di vista della Commissione, possiamo accogliere gli 11 emendamenti presentati dalla commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo.
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Per concludere vorrei ribadire che il regolamento NUTS sarà uno strumento importante per ottenere statistiche regionali comparabili e imparziali nell' Unione Europea, statistiche sulle quali potremo basare la politica regionale che, politicamente, decideremo al momento opportuno.
Molte grazie.
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<SPEAKER ID=233 NAME="Presidente">
Molte grazie, signor Commissario.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 11.30.
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(La seduta termina alle 23. 09)
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