<CHAPTER ID=0>
<SPEAKER ID=1 NAME="Napoletano">
Signor Presidente, chiedo di parlare per fatto personale ai sensi dell'articolo 122 del nostro Regolamento, che dà in questo caso un tempo di parola di tre minuti.
Comunque non ne abuserò.
<P>
Ieri sera un'agenzia italiana ha riportato la notizia di una lettera inviata alla Presidente Fontaine dall'onorevole Tajani circa gli interventi svolti nel corso del dibattito sul Consiglio straordinario del 21 settembre scorso dall'onorevole Barón e da me.
Innanzitutto, le chiedo di verificare e di far verificare se la Presidente ha ricevuto questa lettera.
Inoltre, mi pare di capire, sempre dall'agenzia - perché la lettera non l'ho letta - che si chieda alla nostra Presidente di fare una cosa impropria e cioè di prendere un'iniziativa a tutela del parlamento italiano.
Non so con quale prerogativa la Presidente del Parlamento europeo potrebbe prenderla.
Presumo inoltre che i Presidenti delle Camere italiane siano perfettamente in grado di difendere le loro istituzioni.
<P>
Voglio precisare poi che sia il collega Barón che la sottoscritta non abbiamo svolto alcun attacco a quel parlamento.
Abbiamo invece rilevato quella che ci sembra una grave incoerenza del governo italiano che a Bruxelles non presenta alcuna riserva nel sottoscrivere il piano d'azione contro il terrorismo a conclusione del Consiglio straordinario né risulta abbia mosso obiezioni di sorta nel Consiglio " giustizia e affari interni", mentre l'Italia si fa promotrice di una legge che rende molto più difficile la cooperazione giudiziaria, fatto, questo, rilevato da illustri giuristi, dalla stampa internazionale, oggi anche dal giudice americano Calabresi, capo della Corte d'appello di New York, il quale dice che l'Italia imbocca la strada opposta rispetto agli Stati Uniti e a tutta la comunità internazionale.
<P>
Comunque, noi abbiamo espresso liberamente un'opinione.
L'onorevole Tajani in questo dibattito ha fatto altrettanto perché ha confutato questi argomenti con altri argomenti.
A questo punto, francamente non capisco cosa dovrebbe fare la nostra Presidente, se non difendere le prerogative di questo Parlamento che garantisce, ai sensi dell'articolo 2, l'indipendenza del mandato parlamentare e, visto che sia io che l'onorevole Barón non abbiamo violato alcuna norma di comportamento prevista dal Regolamento, penso che la signora Fontaine non debba fare niente.
Mi sembra tra l'altro bizzarro da parte dell'onorevole Tajani lamentare una presunta ingerenza chiedendo poi alla Presidente di fare altrettanto.
Detto questo, vorrei che lei, signor Presidente, riferisse alla signora Fontaine che, prima della conclusione di questa tornata, vorremmo sapere se e come intende rispondere alla lettera dell'onorevole Tajani.
<P>
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Informeremo naturalmente la Presidente di questa sua richiesta.
Sono certo che la signora Fontaine risponderà il più presto possibile.
<P>
<SPEAKER ID=3 NAME="Tajani">
Signor Presidente, sempre per fatto personale.
Non credo che la Presidente Fontaine abbia bisogno di lezioni di diritto parlamentare per sapere cosa debba fare.
<P>
Mi riferisco alla lettera che ho inviato ieri alla Presidente.
Le agenzie non sono la fonte dell'informazione, bensì il testo della lettera che ho inviato alla Presidente Fontaine per chiederle se ritenga opportuno intervenire a seguito di alcune dichiarazioni fatte in quest'Aula dal presidente del gruppo socialista, l'onorevole Barón Crespo, e da altri parlamentari dello stesso gruppo; non mi pare di aver citato nella lettera l'onorevole Napoletano, ma non ho alcuna preoccupazione a contestare alcune delle sue affermazioni.
<P>
Il problema non è l'interferenza del Parlamento europeo sul parlamento italiano, ma è che in quest'Aula sono riecheggiate, ieri e l'altro ieri, cioè sin dall'inizio della tornata, parole che sanno di interferenza sul parlamento italiano.
Infatti, quando si chiede ripetutamente di verificare se le leggi che vengono approvate sono in coerenza con quanto deciso dal Consiglio dei ministri e nessuno contesta la valutazione dello stesso Consiglio, io ripeto e continuo a ripetere, e l'ho già detto ieri all'onorevole Napoletano e al gruppo socialista, che avevano fatto interventi su una questione che riguarda affari interni italiani - il parlamento italiano, grazie a Dio, è ancora sovrano, non dev'essere sottoposto a tutela - che, per quanto riguarda le norme sulle rogatorie internazionali, si tratta di una verifica di una legge di ratifica dell'accordo tra Italia e Svizzera e la norma fondamentale è quella che attua l'articolo 3 della Convenzione europea di assistenza giudiziaria firmata a Strasburgo da tutti i paesi europei e in vigore in Italia fin dal 1961.
L'articolo 3 stabilisce l'obbligo dello Stato richiesto di una rogatoria di assistenza giudiziaria di inviare allo Stato richiedente gli originali dei documenti aventi valore di prova o, in subordine, la copia munita di certificazione di autenticità.
Qui non si tratta di non combattere il terrorismo; noi siamo sempre stati, come forza politica e come governo nazionale, espressione di questa forza politica con il suo Presidente del Consiglio impegnato fortemente contro il terrorismo.
Non vorrei che in quest'Aula, in maniera distorta, si dicesse che l'approvazione di una norma che è applicazione dell'articolo 3 della Convenzione europea di assistenza giudiziaria, che troppe volte è stata violata da magistrati in Italia, viene contrabbandata come una norma che agevola il terrorismo, perché così non è.
Da qui la richiesta d'intervento, se lo riterrà opportuno, della Presidente Fontaine.
<P>
<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Chiudiamo qui la questione.
<P>
<CHAPTER ID=1>
Sicurezza generale dei prodotti
<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0313/2001), presentata dall'onorevole González Álvarez sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, concernente la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza generale dei prodotti [3644/2001 - C5-0298/2001 - 2000/0073(COD)].
<P>
<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
. (ES) Signor Presidente, non credo che utilizzerò i cinque minuti.
<P>
Si tratta della terza lettura e di una procedura di conciliazione che stiamo seguendo già da molto tempo.
Esprimo la mia soddisfazione per il dialogo che c'è stato tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo, un dialogo che ha reso le cose molto più facili.
Naturalmente, il risultato di una conciliazione non è mai completamente positivo, né per gli uni né per gli altri; di solito, comunque, è abbastanza buono, anche se presenta alcuni difetti.
<P>
Ritengo che le altre due Istituzioni abbiano accolto emendamenti importanti tra quelli presentati dal Parlamento europeo in prima lettura.
Ad esempio, gli emendamenti in cui si chiede che, nell'ambito della sicurezza dei prodotti, si tenga conto non soltanto della responsabilità dei produttori ma anche di quella dei distributori; che sia fornita un'informazione chiara sui possibili rischi nelle lingue dei diversi Stati dell'Unione; che ci siano uno scambio d'informazioni più rapido e una maggiore cooperazione tra gli Stati per evitare l' immissione sul mercato di prodotti pericolosi e infine che vengano ritirati i prodotti considerati pericolosi, anche se già commercializzati.
E' stato accolto inoltre un emendamento, anche se non come volevano i colleghi britannici, volto a introdurre le peculiarità di alcune attività commerciali di carattere benefico nel Regno Unito.
Penso che sia stata ripresa una parte importante delle proposte del Parlamento europeo.
<P>
Altre, tuttavia, non sono state accolte; così, in seconda lettura, abbiamo presentato soltanto sette emendamenti, con i quali abbiamo cercato di riproporre ciò che non era stato accettato dalle altre Istituzioni.
Tali emendamenti riguardavano un punto molto importante per noi: l'inclusione dei servizi in una proposta che la Commissione sta preparando e per la quale quest' ultima si è impegnata a ottenere risultati entro il 2003.
Ritengo si tratti di una proposta particolarmente rilevante per noi, perché la sicurezza dei servizi deve avere lo stesso rango della direttiva che oggi stiamo riesaminando.
<P>
Dobbiamo anche considerare il principio di precauzione; ovvero, quando sussiste un sospetto fondato sulla pericolosità di un prodotto, si deve applicare tale principio cautelare, di cui si parla tanto ma a cui si ricorre ben poco.
Va poi garantita la possibilità di avere un certificato esterno che completi la certificazione ufficiale.
Esiste anche un accordo sulla comitatologia che, anche in questo caso, non è quello auspicato dal Parlamento; vi è però la proposta d'informare in modo permanente e regolare il Parlamento europeo e il Consiglio.
<P>
Inoltre sono ripresi chiaramente alcuni temi che, nella proposta finale, sollevavano alcune preoccupazioni.
<P>
Vorrei sottolineare solo un tema proposto all'inizio dalla stessa Commissione, ovvero il divieto di esportare in paesi terzi prodotti che non sono considerati sicuri in Europa.
Per pochissimi voti, tale proposta non ha potuto compiere il proprio percorso qui in Parlamento e, ovviamente, non risulta nel documento finale.
Devo dire, come relatrice, che è forse questo il nostro cruccio maggiore.
Ritengo si corra il rischio concreto che, come possiamo quotidianamente osservare, individui con pochi scrupoli esportino in paesi del Terzo mondo prodotti che non sono innocui.
Si tratta di una questione che mi preoccupa moltissimo.
La Commissione europea si è impegnata oralmente ad applicare un controllo molto rigido affinché ciò non avvenga, però sarebbe stato più sicuro includere tale impegno nella proposta, in modo che non sussista alcun rischio di esportazione in paesi del terzo mondo di prodotti che gli europei considerano pericolosi.
<P>
Pertanto, signor Presidente, nonostante questa spina nel fianco della relatrice, per il fatto che il divieto esplicito di esportazione dei prodotti pericolosi nei paesi del terzo mondo non è stato incluso nella direttiva, ritengo che, come dicevo all'inizio, si tratti di una proposta che non soddisfa totalmente né il Consiglio né la Commissione, e forse neppure il Parlamento, ma che è il risultato di un processo di conciliazione in cui vi è stato, è vero, un dialogo molto fruttuoso tra tutte le Istituzioni, del quale sono molto soddisfatta.
<P>
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="DE" NAME="Ebner">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mercato interno può funzionare solamente se si adottano le misure adeguate e si garantisce la sicurezza dei consumatori all'interno di uno spazio privo di frontiere, nel quale deve esistere un livello omogeneo di tutela e non una varietà di sistemi.
Questa proposta mira ad ottenere tale protezione uguale per tutti.
Il fatto è che da qualche anno a questa parte i consumatori si sentono sempre più insicuri, a causa sia delle frodi, sia, in positivo, dei progressi della scienza.
E' stato così possibile stabilire che molti prodotti in commercio non corrispondono più alle norme di sicurezza corrispondenti al livello delle conoscenze.
Per tale ragione questa relazione è importante e necessaria, e ringraziamo la relatrice per il suo notevole impegno.
<P>
Particolarmente importante è che questa direttiva si applichi ai prodotti indipendentemente dalle modalità di commercializzazione. Bisogna infatti tener conto degli sviluppi del mercato, del quale fanno parte anche le vendite a distanza e il commercio elettronico.
<P>
La sicurezza dei consumatori non deve valere solo per i bambini e gli anziani, ovvero le parti più deboli della nostra società, come si sottolinea sempre, ma deve essere garantita per tutti.
E' quindi giusto e necessario evitare che le merci non più rispondenti alle norme e ritirate dal commercio rientrino in circolazione sui mercati dei paesi terzi, costituendo un rischio per la salute di quei consumatori.
<P>
Per raggiungere questi obiettivi, una delle cose più importanti da fare è coinvolgere i commercianti.
Il rispetto delle vigenti norme di sicurezza non può essere affidato unicamente all'autorità pubblica; serve anche il contributo attivo dei commercianti, in modo da migliorare sempre di più il loro rapporto di fiducia con i consumatori.
Tuttavia, ciò non eliminerà la necessità dei controlli: l'efficacia delle norme dipenderà dall' effettiva esecuzione degli stessi.
Ecco perché le misure di sorveglianza avranno un'importanza capitale.
Questa rete di autorità di controllo degli Stati membri è quindi necessaria e speriamo che possa entrare in funzione al più presto.
<P>
Vorrei aggiungere ancora un ultimo commento su come sia divenuto necessario che il Parlamento europeo e le Istituzioni europee siano in grado di reagire con rapidità alle emergenze, come quelle sopravvenute nel campo della tutela dei consumatori con la crisi dell'ESB, l'afta epizootica o determinate frodi.
E' quasi un anno che discutiamo di questo tema: dobbiamo trovare il modo di rispondere più prontamente alle urgenze con le necessarie misure d'emergenza, migliorando eventualmente anche le nostre norme interne ed interistituzionali al fine di ridurre i tempi di risposta.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="EN" NAME="Whitehead">
Signor Presidente, per quelli di noi che hanno seguito l'intero dibattito relativo a questa procedura di conciliazione, l'intervento dell'onorevole Ebner ha offerto un gradito e positivo contributo alle nostre deliberazioni.
<P>
Per noi, che dobbiamo spiegare ai nostri elettori in che modo il Parlamento europeo riesce a influire sulla produzione legislativa, le scadenze temporali e il contenuto della direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti possono rappresentare un modello esemplare.
La procedura è stata infatti relativamente rapida: la proposta della Commissione presentata 15 mesi fa ha ormai superato tutte le fasi successive, e ognuno dei tre protagonisti, dei tre elementi di questo triangolo di forze, ha recato il proprio specifico contributo.
<P>
Quanto al Parlamento, pensiamo al ruolo della relatrice.
Per tutto il periodo in cui questo provvedimento è stato all'esame della nostra Assemblea, la onorevole González Álvarez si è comportata con impegno tenace e coerente; ha saputo distinguere le circostanze in cui era opportuno mantenersi intransigenti da quelle in cui era possibile fare concessioni.
Chi tra noi ha talvolta temuto di non riuscire a far valere le proprie buone ragioni dev'essere grato alla onorevole González Álvarez, che ha mantenuto aperta la strada, dopo questi primi passi, a ulteriori cambiamenti per il meglio.
<P>
Il Consiglio ha accettato ventuno dei nostri trenta emendamenti.
Per quanto riguarda il Regno Unito, mi rallegro che vendite di beneficenza e mercatini all'aperto siano stati esplicitamente esonerati dall'obbligo di fornire informazioni sull'origine dei prodotti - cosa che sarebbe andata ben oltre le loro possibilità.
Benché non si trattasse certo di un problema di portata europea, era una questione molto sentita in Gran Bretagna e nella Repubblica Irlandese; la maggior precisione delle nuove norme ha quindi avuto effetti assai positivi.
<P>
E' stato ora chiaramente riconosciuto anche il principio di precauzione.
Sia pure con singolare ritardo, le altre Istituzioni hanno acconsentito finalmente a inserirlo nei preamboli, ed esso costituisce un punto fermo, che ci guiderà nell'elaborare ulteriormente la legislazione sulla sicurezza dei prodotti.
Sul problema del ritiro e richiamo dei prodotti non abbiamo raggiunto i risultati che avrei personalmente desiderato, ma su questo punto, e anche su altri, avremo modo di ritornare in futuro.
E' invece importante che si debba prendere in considerazione la sicurezza dei servizi, esaminando le proposte avanzate in questo senso entro un tempo ragionevolmente breve.
Da questo punto di vista stiamo semplicemente obbligando la Commissione a tener fede a un principio che finora sosteneva in teoria, ma che adesso dovrà tradurre in pratica entro il 2003.
<P>
Allo stesso tempo, va giudicato con severità il fallimento del tentativo di vietare le esportazioni di prodotti non sicuri nel resto del mondo, come ha sottolineato la stessa relatrice, nonché la natura delle indicazioni di sicurezza imposte ai prodotti importati; basta considerare il marchio CE per rendersi conto delle imperfezioni.

Per il momento abbiamo compiuto solamente un passo in avanti, ma si tratta di un passo importante; mi congratulo con la relatrice, che in questi dibattiti si è certamente guadagnata il nostro marchio di qualità.
<P>
<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Jillian">
Signor Presidente, vorrei manifestare il mio sostegno personale e quello del mio gruppo alla relazione del comitato di conciliazione; mi congratulo anche con la relatrice, onorevole González Álvarez, che ha svolto un lavoro di prima qualità.
<P>
La relazione che abbiamo davanti a noi segna un decisivo miglioramento dell'attuale legislazione in materia di sicurezza dei prodotti.
Tra i punti su cui è stato raggiunto l'accordo, mi sembra particolarmente degna di lode la possibilità di intraprendere azioni più vigorose a livello comunitario, in base al sistema di allarme rapido, qualora sussistano gravi rischi per i consumatori: sarà così possibile togliere dal mercato i prodotti pericolosi.
E' importante avere a disposizione un metodo di certificazione indipendente, adeguato ai criteri di sicurezza dei prodotti e di chiarezza di etichettatura per i consumatori.
<P>
Altri elementi significativi sono, per esempio, l' obbligo imposto alla Commissione di riferire regolarmente al Parlamento sulla situazione, il richiamo al principio di precauzione e infine l'obbligo, per le autorità competenti degli Stati membri, di tener conto di tale principio in relazione a tutti i prodotti.
Il mio gruppo è convinto che tutti i consumatori - dentro e fuori dall'Unione - abbiano diritto a un uguale trattamento; come la stessa relatrice ha più volte ribadito nel corso delle discussioni sulla direttiva, la sicurezza è un bene che va assicurato a tutti i consumatori.
<P>
Sono inoltre lieta che si sia raggiunto un accordo in merito alle vendite di beneficenza, ai negozi di antiquariato e alle vendite di automobili di seconda mano, attività che per loro stessa natura non possono fornire informazioni sull'origine dei beni usati, ma offrono comunque un servizio assai prezioso.
In generale, si tratta di individuare il giusto punto d'equilibrio tra la necessità di garantire la sicurezza dei prodotti immessi sul mercato e quella di verificare che le misure proposte siano applicabili in pratica.
Questa relazione raggiunge almeno parzialmente tale obiettivo, e le associazioni di consumatori che avevano accolto con favore le precedenti versioni della direttiva apprezzeranno senza dubbio anche il testo attuale.
La nostra principale priorità è quella di garantire la tutela dei consumatori nonché il loro diritto di sapere quali prodotti sono pericolosi e quali provvedimenti vengono presi in merito.
Questa relazione migliora sensibilmente l'attuale legislazione, e mi auguro quindi che riceva il sostegno del Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="DE" NAME="Fiebiger">
Signor Presidente, nella produzione a livello internazionale crescono sempre di più la concorrenza, la concentrazione e la globalizzazione.
Questo produce grandi vantaggi ma allo stesso tempo grandi svantaggi per i consumatori.
Anche se negli Stati membri dell'Unione europea esistono numerose istituzioni che si occupano della certificazione della qualità e del controllo sui prodotti, purtroppo il ritiro di prodotti non è più un caso isolato.
La relazione ha l' obiettivo di estendere il principio di precauzione a tutti i prodotti, indicando le corrette soluzioni.
<P>
Essendo io stesso un produttore, ringrazio la relatrice per le soluzioni proposte, poiché è in gioco anche la tutela dei produttori - oltre che quella dei consumatori.
Una soluzione consiste nell'armonizzazione delle disposizioni delle autorità competenti per la sicurezza dei prodotti.
La rete informativa che sarà necessario creare a tal fine dovrà essere molto estesa.
Per tale motivo è opportuno prima ampliare il campo di applicazione della direttiva esistente, per poi modificarla in seguito ad un'accurata valutazione della situazione.
<P>
Il mercato non si lascia controllare.
Perciò sono particolarmente importanti le misure preventive volte a garantire la sicurezza e la salute.
La relazione rileva più di una volta che negli Stati membri i diritti degli esercenti e dei produttori prevalgono sui diritti dei consumatori, e afferma la necessità di cambiare tale situazione.
Sono pienamente d'accordo.
<P>
Data la grande varietà dei prodotti ed i rischi che ne conseguono per la sicurezza e la salute dei consumatori, è necessario dare un nuovo orientamento al quadro normativo.
La relazione non lo nega affatto e afferma inoltre con chiarezza che deve essere adottato un divieto di esportazione dei prodotti pericolosi.
La riflessione sull'argomento non è ancora conclusa, ed il 2003 non è poi così lontano.
<P>
<SPEAKER ID=11 NAME="Costa, Raffaele">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho apprezzato lo spirito con cui si è intervenuti oggi in quest'Aula, ma anche precedentemente, per lunghi mesi e ancor più a lungo, per affrontare questo tema, che è sicuramente uno dei più sentiti dall'opinione pubblica europea e - direi - mondiale, oltre ad essere uno dei più qualificanti per l'Europa.
Vi sono argomenti sui quali l'intervento dell'Europa è stato efficace, ma che non ottengono un consenso generale da parte dell'opinione pubblica e dei cittadini.
Ve ne sono altri invece, più specifici e settoriali, che hanno ottenuto consenso.
Questo è per l'appunto un tema generale che ha ottenuto il consenso dei cittadini.
<P>
Alla lettura della documentazione relativa a questa procedura nel suo complesso, così come si è sviluppata e come si esaurisce oggi, rilevo una genericità in molti capitoli e considerando, nonché in molte espressioni che impongono o imporranno vincoli a questo tema.
Si tratta di una genericità che, peraltro, è abbastanza abituale in atti del Parlamento europeo, della Commissione o del Consiglio ma che, in questo caso, avrebbe forse potuto essere superata in maniera più significativa.
<P>
La mia preoccupazione non riguarda il ritardo con cui si è giunti alla posizione che emerge oggi nella relazione, ma piuttosto che siano date delle certezze per quel che riguarda gli interventi, la loro forma, i controlli e le modalità con cui vengono esercitati, la flessibilità e la dignità dei controlli, cioè che questi ultimi non siano umilianti per il produttore o il consumatore.
Ritengo che, sotto questo profilo, avremmo forse potuto essere più specifici e al contempo rispettosi dei diritti dei produttori e dei distributori, sempre - ovviamente - nell'interesse del consumatore.
<P>
Ad esempio, trovo che siano insufficienti espressioni quali "pericoloso" e "grave rischio", alle quali si può sicuramente far riferimento in una norma o un regolamento - nazionale o non nazionale - ma, trattandosi anche di argomenti così delicati e suscettibili di incidere nella vita quotidiana del consumatore, e quindi della società e della comunità, avremmo forse potuto essere più espliciti.
<P>
Per quel che riguarda il futuro e tenuto conto di quanto affermato a proposito dei controlli, ritengo che la relazione, triennale, che si richiede alla Commissione debba essere elaborata a intervalli più ravvicinati, non aspettando cioè tre anni, al fine di evitare che nell'arco dei tre anni si determinino situazioni cui bisogna poi ovviare con provvedimenti specifici.
Ecco il motivo per cui credo che su questo punto occorra forse riflettere ulteriormente.
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Nielson">
Signor Presidente, colgo quest'occasione per ribadire l'adesione della Commissione ai risultati scaturiti dall'opera del comitato di conciliazione.
Questa direttiva riformula - aggiornandola, rafforzandola e completandola - una precedente direttiva del 1992 e mira, in sintesi, a imporre l'obbligo di commercializzare unicamente prodotti sicuri, prescrivendo in tutta la Comunità europea una severa e coerente tutela della salute e della sicurezza dei consumatori, insieme con un adeguato funzionamento del mercato interno.
<P>
Migliorare la salute e la sicurezza dei consumatori è una delle priorità politiche che questa Commissione si è posta; la direttiva che vi è stata presentata oggi rientra nel quadro delle iniziative tese a raggiungere tale obiettivo.
Sta ora di fronte a noi l'importante compito di assicurare la piena attuazione pratica dei nuovi provvedimenti.
<P>
Permettetemi infine di esprimere ancora una volta il mio apprezzamento per il sostegno e la fiducia che ci avete accordati ai fini di una rapida adozione di questa importante direttiva; spero che negli anni futuri potremo considerare questo momento come una pietra miliare del nostro percorso, che ha per meta la sicurezza dei cittadini europei.
<P>
<SPEAKER ID=13 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=2>
Riduzione della povertà (lotta contro le principali malattie trasmissibili)
<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=15 NAME="Khanbhai">
Signor Presidente, per una famiglia che vive in una capanna di fango in una zona rurale dell'Africa, senza acqua potabile, elettricità, ospedali o centri di vita comunitaria, la scoperta che uno dei suoi membri è stato colpito da HIV/AIDS, tubercolosi o malaria rappresenta un'autentica tragedia.
Quel paziente non avrà accesso a strutture sanitarie per effettuare test, diagnosi o terapie - e anche se ne trovasse, non potrebbe permettersi di pagarle; la sua famiglia precipiterà quindi in una situazione drammatica, non solo per la malattia in sé, ma anche perché dovrà trovare il denaro per le cure, compresi i costi del trasporto e le maggiori esigenze alimentari.
Ecco l'amara realtà!
<P>
Mi proponevo quindi di elaborare una relazione contenente raccomandazioni adatte per un piano d'azione di cui fosse agevole il finanziamento, pratica l'applicazione e benefici gli effetti per le povere vittime di queste malattie infettive.
Una relazione così impostata richiedeva ampie consultazioni con i colleghi di tutti i gruppi politici e, inoltre, con la Commissione europea, l'industria farmaceutica, le agenzie delle Nazioni Unite, le ONG e la società civile; tutto questo allo scopo di costruire innanzi tutto un consenso fondato su fatti concreti e poi di intraprendere iniziative mirate, usando nella maniera più efficiente le limitate risorse a disposizione.
<P>
Ho avuto le consultazioni che mi proponevo e voglio ora ringraziare tutti i colleghi che mi hanno validamente aiutato, in particolare la dottoressa Fransen e i suoi collaboratori, nonché il dipartimento del Commissario Nielson.
La dottoressa Fransen ha lavorato in Africa e si è quindi rivelata una miniera di informazioni.
Voglio inoltre ringraziare i colleghi di tutti i partiti politici, specialmente quelli facenti parte della commissione per lo sviluppo e la cooperazione e delle commissioni collegate, nonché, naturalmente, il personale delle rispettive segreterie, che è stato di grande aiuto.
<P>
La relazione fa le seguenti proposte: un fondo globale finanziato dal G8, dall'UE, dai paesi produttori di petrolio e da altri, per finanziare l'accesso ai farmaci e alle cure mediche, nonché le forniture degli stessi prodotti; una strategia globale per l'applicazione di un piano d'azione mirato alla cura e alla prevenzione delle malattie trasmissibili; una politica di prezzi differenziati dei medicinali da parte delle industrie farmaceutiche, per garantire un ampio accesso alle terapie; sostegno alle infrastrutture sanitarie per il controllo, la diagnosi, la cura e il monitoraggio dei pazienti, posto che la sola fornitura di farmaci non è sufficiente; incentivi - di natura sia finanziaria che legislativa - per incoraggiare la ricerca e lo sviluppo nelle produzioni di nuovi farmaci e vaccini, da parte dell'industria come del settore pubblico; stretta collaborazione, nell'applicazione del piano, fra Commissione europea e governi dei paesi in via di sviluppo, agenzie delle Nazioni Unite, ONG e società civile.
La relazione inoltre propugna, per il futuro, l'elaborazione di provvedimenti legislativi atti a rendere più flessibile l'applicazione dell' accordo TRIPS, allo scopo di incoraggiare il trasferimento di tecnologia ai produttori locali dei farmaci di base, quando ciò sia sostenibile dal punto di vista economico.
<P>
Quattro paragrafi della relazione richiedono cambiamenti di lieve entità, a causa di errori o difficoltà di applicazione.
Nel paragrafo 14 intendevo mantenere al più basso livello possibile i farmaci destinati ai paesi poveri e ai pazienti di quei paesi; a questo fine è necessario garantire che i paesi in via di sviluppo non impongano tariffe e imposte sull'importazione di farmaci di base.
<P>
I paesi industrializzati, l'Unione europea e gli Stati Uniti, non applicano imposte sull'esportazione di medicinali; nel paragrafo 14 vi è quindi un errore.
Propongo pertanto un emendamento orale che spero verrà accettato dai colleghi; dovrebbe essere così concepito: "invita i paesi in via di sviluppo a sopprimere le tariffe e le imposte sulle importazioni di farmaci e apparecchiature essenziali, in modo da rendere finanziariamente più accessibile l'assistenza sanitaria".
Questo paragrafo si riferisce quindi alle imposte sulle importazioni applicate dai paesi in via di sviluppo.
<P>
Desidero inoltre proporre un emendamento orale al paragrafo 9 per sostituire l'espressione "10 percento" con la parola "opportuno"; non possiamo infatti obbligare la Commissione europea e la commissione per i bilanci a spendere una percentuale precisa, dal momento che esistono linee di bilancio già concordate in altre commissioni, in base ad altre relazioni.
Meglio quindi dire "opportuno" piuttosto che "10 percento".
<P>
Riguardo al paragrafo 20 presento un emendamento orale, che spero sarà da voi approvato, per cancellare la seconda parte, a cominciare dalle parole " in cui è previsto il raddoppio del bilancio...".
Anche in questo caso si presenta lo stesso problema: non si può stabilire una percentuale fissa in una relazione come questa, mentre altre commissioni hanno già concordato le loro linee di bilancio e la Commissione usufruisce per la sua opera di stanziamenti di bilancio già definiti dal Consiglio dei ministri; si tratta comunque di modifiche di lieve entità.
<P>
Per finire, dal momento che alcuni colleghi hanno espresso preoccupazioni in merito, vorrei chiarire il problema della scadenza dei brevetti dei medicinali.
Il costo di un nuovo medicinale - tra spese di ricerca, test e immissione sul mercato - si aggira sui 500 milioni di dollari.
Se non è possibile recuperare questa somma, nessuno si avventurerà in investimenti di ricerca e sviluppo per farmaci destinati a curare le malattie dei poveri.
Dal momento che neppure alcun governo può finanziare tali investimenti, occorre incoraggiare l'industria farmaceutica a continuare i finanziamenti alla ricerca.
La questione dei brevetti, di cui sono titolari le aziende, diviene in ogni caso irrilevante dopo sette o dieci anni, con l'introduzione di nuovi farmaci che spinge i medici a mutare regime terapeutico; ciò provoca la caduta dei prezzi dei farmaci ancora sottoposti a brevetto.
Il metodo efficace per risolvere il problema - ed è appunto quello che ho cercato di delineare nella mia relazione - è invece di garantire prezzi differenziati per tutti i farmaci, vecchi e nuovi, affinché i pazienti poveri possano usufruirne e l'industria continui a finanziare ricerca e sviluppo.
<P>
Il mio emendamento n. 1 affronta questo problema; ho inserito il termine "riesaminare" in sostituzione della parola "ridurre" per venire incontro a quei colleghi che nutrono preoccupazioni in materia.
Non sto buttando a mare il provvedimento, sto semplicemente chiedendo di riesaminarlo in sede OMC; se ci sono motivi validi per emendarlo, non ho obiezioni.
<P>
Spero di ottenere il convinto sostegno del Parlamento per questa relazione, che ho cercato di mantenere immune da colorazioni politiche.
Essa infatti riguarda un'iniziativa che dobbiamo intraprendere a favore dei poveri, per dimostrare al mondo intero - ma soprattutto alla sua parte più povera - che l'Unione europea è consapevole di questi problemi e intende guidare la lotta contro le malattie e la povertà in tutto il pianeta.
<P>
<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="NL" NAME="Corbey">
Signor Presidente, ogni anno nei paesi in via di sviluppo muoiono cinque milioni di persone a causa dell' AIDS, della malaria e della tubercolosi.
Uno dei motivi risiede nell' impossibilità, per la maggior parte della popolazione dei paesi in via di sviluppo, di acquistare i farmaci.
Spesso, inoltre, i farmaci non sono neppure disponibili.
Degli oltre 1450 nuovi farmaci immessi sul mercato negli ultimi vent' anni solo tredici sono destinati alla cura delle malattie tropicali.
Nei paesi in via di sviluppo vi è un enorme bisogno di farmaci efficaci, che non esistono o sono troppo costosi.
L' investimento nelle malattie tropicali, evidentemente, non è abbastanza redditizio per le case farmaceutiche.
E' difficile immaginarsi un più tragico esempio di fallimento del mercato.
Queste tristi realtà inducono la commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia a proporre misure radicali.
<P>
La nostra commissione propone innanzi tutto un sistema di prezzi differenziati.
I prodotti farmaceutici devono essere disponibili gratuitamente o a un prezzo accessibile.
A questo proposito è necessario evitare ogni forma di reimportazione, e la collaborazione dell' industria in tal senso è di fondamentale importanza.
<P>
In secondo luogo, dobbiamo affrontare il tema dei brevetti.
Il relatore, onorevole Khanbhai, ha affermato che i brevetti, in quanto tali, sono di estrema importanza.
La commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia propone, tuttavia, di ridurre la tutela dei brevetti per i farmaci essenziali nei paesi in via di sviluppo.
Questo aspetto è di particolare rilevanza perché l' accordo TRIPS dovrà trovare attuazione nei paesi in via di sviluppo nel 2005 e 2006.
Enormi saranno i problemi che si porranno in relazione alla lotta all' AIDS ma anche alla tubercolosi.
Quando sarà in vigore un sistema di prezzi differenziati, questo provvedimento risulterà superfluo; tuttavia, qualora non si possa garantire il pieno funzionamento di un sistema di prezzi differenziati, l' arma dei brevetti svolgerà un ruolo importante nella lotta contro le malattie nei paesi in via di sviluppo.
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La commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia annette inoltre grande importanza a un terzo punto. Si tratta di un ampio programma europeo per la ricerca.
Tale programma è necessario per rafforzare il legame fra la ricerca farmaceutica e i bisogni reali.
Chiediamo quindi un maggiore impegno della ricerca e maggiori investimenti nelle malattie tropicali, ma anche un più forte investimento nello sviluppo di farmaci che possano essere utilizzati nei paesi in via di sviluppo, ad esempio prodotti che non necessitano di conservazione in frigorifero.
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La collaborazione con i paesi in via di sviluppo è fondamentale e richiede un aumento considerevole delle risorse di bilancio destinate a questo scopo.
Desidero ringraziare il relatore per la sua collaborazione e per la disponibilità ad ascoltare le altre commissioni.
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<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="SV" NAME="Wijkman">
Signor Presidente, l' iniziativa con cui la Commissione ha scelto lo scorso anno di svolgere un ruolo di primo piano nel contrastare la diffusione di HIV, malaria e tubercolosi non è certo giunta troppo presto - anzi.
La comunità internazionale già da lungo tempo avrebbe dovuto prendere meno alla leggera l' epidemia di AIDS e, sul piano generale, impegnarsi maggiormente sul fronte della ricerca e della prevenzione per impedire il diffondersi, in particolare, della malaria.
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La carenza di fondi, specie nel settore della ricerca, grida vendetta ormai da tempo.
Naturalmente noi salutiamo con favore interventi come quello di Bill Gates, ma una prevenzione di questo genere non può e non deve essere affidata alle decisioni di un singolo individuo: deve trattarsi, anzitutto, di un compito della collettività.
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Signor Presidente, la risoluzione di cui discutiamo ora rappresenta la replica del Parlamento, ancorché tardiva, all' iniziativa della Commissione dello scorso anno.
La risoluzione va posta nel contesto del lavoro ora svolto sul bilancio dell' anno prossimo, nel quale proponiamo, quantomeno a titolo preliminare, sostanziali incrementi rispetto alle proposte della Commissione e del Consiglio.
A nostro avviso, occorrono capacità più mirate in seno alla Commissione se davvero vogliamo svolgere un ruolo guida in materia.
Occorrono inoltre più fondi per i provvedimenti operativi.
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La situazione delle malattie oggi in discussione è estremamente critica.
Occorrono più risorse, ma occorrono anche nuove e innovative forme di cooperazione, non da ultimo fra pubblico e privato.
E' necessario destinare incentivi a una più intensa attività di ricerca.
Il partenariato fra pubblico e privato riveste notevole importanza, ma altrettanto importante è anche quello con le ONG.
Confido che la Commissione, e Poul Nielson in particolare, sapranno interpretare questa risoluzione nonché l' impegno del Parlamento per un aumento delle risorse di bilancio anche in altri ambiti come un chiaro incentivo e sostegno alla Commissione ad assumere un ruolo guida nella lotta contro l' HIV, la malaria e la tubercolosi, ruolo che tutti noi riteniamo sia assolutamente fondamentale.
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<SPEAKER ID=18 NAME="Carlotti">
Onorevoli colleghi, dobbiamo accogliere con favore la relazione Khanbhai, frutto di un eccellente lavoro di compromesso tra i vari gruppi e il relatore, che ringrazio.
Questa relazione riflette una duplice consapevolezza: la consapevolezza delle dimensioni del flagello e dell' importanza dei mezzi finanziari e umani necessari per contrastarlo.
Essa ci consente di compiere notevoli progressi nell' ambito di un dibattito essenziale per la sopravvivenza stessa di una parte del pianeta.
Essa chiarisce la posizione della nostra Istituzione su vari aspetti cruciali, quali: la necessità di aumentare considerevolmente i mezzi destinati al miglioramento, nei paesi in via di sviluppo, dei sistemi sanitari e di lotta contro le malattie trasmissibili; la volontà di superare la contrapposizione tra prevenzione e trattamento, che sono due aspetti essenziali e complementari della lotta contro la malattia; l' emergere di un nuovo concetto di sanità pubblica, che va considerata come un bene pubblico mondiale; il chiarimento dell' interpretazione delle clausole di salvaguardia contenute nell' accordo TRIPS sulla proprietà intellettuale; la conferma che la questione del prezzo dei medicinali è al centro dei dibattiti sull' accesso alle cure; l' importanza della ricerca e dello sviluppo e, soprattutto, la necessità di orientare i nostri sforzi verso le malattie che colpiscono in particolare il Sud e verso le malattie "dimenticate" .

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Pertanto, la posizione del Parlamento europeo è ora chiara e coerente, ma soprattutto è giusta ed equa.
Abbiamo la sensazione di cominciare, finalmente, a porci le domande giuste, ed è ora di fornire le risposte appropriate.
Di fatto, onorevoli colleghi, è giunto il momento di passare dalle intenzioni all' azione.
Nell' immediato futuro i campi d' azione da privilegiare per un intervento sono due.
Il primo concerne l' interpretazione degli accordi sulla proprietà intellettuale in un senso più favorevole alla sanità dei paesi in via di sviluppo.
I tempi sono maturi per un' evoluzione in questa direzione, e il ritiro delle azioni giudiziarie intentate contro il Sudafrica e il Brasile ha creato un clima psicologico del tutto chiaro.
Tuttavia, permangono numerose ambiguità.
La quarta Conferenza ministeriale dell' OMC a Doha deve consentire ulteriori progressi, proponendo in modo ufficiale e formale determinate garanzie sul ricorso integrale alle clausole di salvaguardia previste dall' accordo TRIPS e, soprattutto, confermando che, nel caso delle licenze obbligatorie, la produzione di medicinali può avvenire nei paesi terzi.
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Il secondo fronte su cui dobbiamo sperare di compiere progressi a breve termine è costituito dal Fondo mondiale per la salute e l' AIDS avviato a New York e a Genova.
E' stato istituito un gruppo di lavoro interinale che presenterà alcune proposte nei prossimi giorni.
Oramai il principio è stato accolto.
Tuttavia, dobbiamo insistere affinché tale Fondo diventi operativo nelle prossime settimane per permettere che le cure giungano al più presto ai malati; inoltre dobbiamo accertarci che il suo statuto e le sue procedure siano eque.
Cosa significa tutto ciò in pratica?
Significa che il Fondo deve essere operativo entro il 15 dicembre prossimo, data limite per permettere alla Commissione di stanziare il proprio contributo nel bilancio 2001, e significa che la struttura definitiva di tale Fondo e la composizione degli organi statutari devono rispettare la norma della parità tra i rappresentanti degli Stati del Nord e di quelli del Sud nonché delle organizzazioni non governative del Nord e di quelle del Sud.
Onorevoli colleghi, signor Commissario, sono necessari inoltre - e qui concludo - alcuni chiarimenti sul contributo dell' Unione europea.
L' Unione si è impegnata a Genova, mediante le dichiarazioni del Presidente Prodi, a stanziare centoventi milioni di euro per il Fondo mondiale per la salute.
Tale cifra, però, non figura in alcun settore di bilancio.
Oggi la Commissione deve darci conferma che tale stanziamento non graverà su altri stanziamenti destinati allo sviluppo, né sarà sottratto ad essi, che si tratta effettivamente di un contributo annuale e che a partire dal 2002 sarà iscritto in bilancio in una linea ad hoc.
Vi ringraziamo per le precisazioni che vorrete fornirci.
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<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="DA" NAME="Dybkjær">
Signor Presidente, quello che è accaduto l' 11 settembre non riduce il bisogno di aiuto allo sviluppo, anzi, ci sono validi motivi per esortare tutti i paesi dell' Unione europea a non venire meno alle promesse di Göteborg di raggiungere il livello annunciato dello 0,7%.
Dire che l' Unione europea è certamente la più grande regione donatrice del mondo non chiarisce quale sia il nostro impegno, né quali siano le carenze degli altri.
A tale proposito occorre sottolineare - anche se oggi non si devono criticare gli Stati Uniti, ma si deve continuare ad appoggiarli - che il ruolo degli Stati Uniti in tale contesto non è stato particolarmente positivo - per usare un eufemismo: il loro contributo alle Nazioni Unite è insufficiente, ed è insufficiente pure il loro aiuto allo sviluppo.
Ora è stato corretto il tiro in merito alla questione dei contributi alle Nazioni Unite, e quindi possiamo sperare che si correggerà il tiro anche in materia di aiuti allo sviluppo.
Prevenire le malattie è sicuramente meglio che curarle, e i fondi per lo sviluppo costituiscono un impegno di prevenzione.
E' triste che sia così facile ottenere stanziamenti per i sistemi militari e così difficile ottenere denaro per l' aiuto allo sviluppo e per l' opera di prevenzione.
Dobbiamo renderci conto che nel mondo nel quale viviamo oggi, con i canali televisivi, anche i più poveri sanno che nel mondo ci sono grandissime differenze.
C' è invero da sorprendersi che essi non reagiscano più duramente di quello che fanno.
E' fuori di ogni dubbio che la nave di profughi di cui abbiamo sentito parlare questa estate è solo una prima, piccola avvisaglia di ciò che accadrà.
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Dopo questa introduzione, passo ora alla relazione. Ringrazio il relatore per il grande zelo con cui ha affrontato questo tema.
In molti paesi in via di sviluppo ci sono situazioni a dir poco critiche.
E' perciò necessario un fortissimo impegno in materia di HIV/AIDS, tubercolosi e malaria.
Se una volta si potevano nutrire dubbi sull' opportunità di lasciare tutta questa materia nelle mani delle aziende private, dopo il dibattito svoltosi nel corso degli ultimi anni è diventata più che mai evidente la necessità di un impegno anche da parte dei paesi donatori.
Non possiamo affidare tale compito solo al libero mercato.
E' stato effettivamente un po' umiliante discutere di questo tema, ma proprio per ciò è ancor più positivo che l' Unione europea ora abbia fatto qualcosa in materia e abbia, per esempio, svincolato completamente le risorse, consentendo così ai paesi in via di sviluppo di acquistare dove si compra meglio e a prezzi più bassi.
Non dobbiamo concentrarci solo sui medicinali, dobbiamo pensare naturalmente anche al rinnovamento della struttura.
E' estremamente importante insegnare a quei paesi a fare da soli, affinché sia possibile costruire un sistema di cui i paesi in via di sviluppo possano essere personalmente garanti e che soprattutto possano gestire anche quando noi non siamo al loro fianco. In questo settore servono sia i medicinali sia le strutture.
Concludo con un appello a proseguire convinti il nostro impegno allo scopo di fornire ai paesi in via di sviluppo i mezzi necessari perché un giorno possano farcela da soli.
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<SPEAKER ID=20 NAME="Rod">
Signor Presidente, se si considerano i milioni di morti nei paesi in via di sviluppo, la proposta della Commissione per un programma d' azione contro le malattie trasmissibili in quei paesi appare come un' iniziativa forte, che contribuisce all' affermazione del diritto alla salute sulla scena internazionale.
Se l' Unione europea ambisce a svolgere un ruolo di rilievo in questa lotta, e vuole essere efficace nella sua azione, la sanità pubblica deve divenire una priorità della sua politica di cooperazione con i paesi in via di sviluppo e deve quindi tradursi concretamente nel suo bilancio.
Pertanto, ci opporremo su questo punto agli emendamenti orali del relatore.
E' un peccato, perché abbiamo lavorato a lungo con l' onorevole Khanbhai per rafforzare la sua risoluzione iniziale, e i voti in commissione per lo sviluppo hanno permesso di raggiungere un ampio consenso.
In parallelo, la mediatizzazione dei processi intentati dall' industria farmaceutica e dagli Stati Uniti contro il Sudafrica e il Brasile per aver prodotto o importato medicinali generici contro l' AIDS ha permesso di mettere a nudo le poste economiche in gioco e ha indotto l' Unione europea a impegnarsi concretamente a fianco delle popolazioni povere per garantire loro l' accesso alle cure.
Sebbene sia opportuno affrontare la lotta contro la tubercolosi, la malaria e l' AIDS in un solo programma, occorre tuttavia distinguere i problemi specifici posti da ciascuna di queste tre malattie.
Malgrado esista un vaccino per la tubercolosi, la sua efficacia è molto controversa e la resistenza alle cure aumenta sempre più.
Non esistono vaccini per la malaria e le medicine, sebbene poco costose, sono sempre meno efficaci a causa dell' aumento delle resistenze dell' organismo.
Non esistono vaccini contro l' AIDS né cure accessibili alle popolazioni del Sud perché i laboratori farmaceutici detentori dei brevetti mantengono prezzi esorbitanti.
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Deploriamo inoltre il fatto che malattie come le filariosi, la tripanosomiasi, la malattia del sonno, ebola e numerosi tipi di diarrea non siano considerati nella comunicazione della Commissione, quando invece sono all' origine di una mortalità crescente.
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Pertanto, un' azione efficace e coerente contro le malattie trasmissibili deve proporre soluzioni differenziate a seconda dei casi e deve associare misure a più livelli.
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In primo luogo, la prevenzione comporta campagne di istruzione e informazione, rivolte soprattutto ai gruppi più vulnerabili, donne e giovani, e sostenute in loco da attori locali influenti.
Ad esempio, la promozione dei preservativi per la prevenzione dell' AIDS è un dovere di sanità pubblica.
La forma migliore di prevenzione resta comunque la garanzia di buone condizioni abitative, lavorative, alimentari e igieniche.
La politica di sviluppo nel suo insieme e tutte le politiche comunitarie devono concorrere al conseguimento dell' obiettivo primario di migliorare la salute pubblica.
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In quest' ottica occorre una riflessione più generale sull' ambiente.
La politica di costruzione di dighe, ad esempio, aumentando le superfici di acque stagnanti ha fatto crescere in modo esponenziale il numero di malattie parassitarie.
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In secondo luogo, è indispensabile rafforzare e, nel caso, creare strutture sanitarie e formare il personale necessario per l' accertamento, la diagnosi, la cura e il monitoraggio degli esiti delle malattie trasmissibili.
Gli aiuti allo sviluppo della Comunità europea, soprattutto nell' ambito del Fondo europeo di sviluppo, devono concentrarsi sui servizi sanitari, da troppo tempo trascurati a causa di restrizioni di bilancio imposte dall' adattamento strutturale.
Le organizzazioni non governative locali impegnate nel settore della salute devono poter beneficiare di fondi per condurre a buon fine le loro azioni quotidiane di prevenzione e di assistenza ai malati.
Esse devono essere coinvolte nell' elaborazione dei programmi di aiuto in materia e partecipare all' azione della sanità pubblica.
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In terzo luogo, tutti hanno diritto di accedere alle cure; a tal fine, le popolazioni dei paesi in via di sviluppo devono poter acquistare i medicinali a prezzo di costo.
Un' altra soluzione per quei paesi sarebbe che essi disponessero di licenze di autorizzazione alla produzione di medicinali generici.
Infatti, in futuro solo l' insediamento di un' industria farmaceutica regionale o locale potrà liberare le popolazioni del Sud dallo strapotere delle multinazionali nella determinazione dei prezzi dei medicinali.
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L' accordo TRIPS va interpretato in questo senso e deve ribadire il diritto dei paesi in via di sviluppo a ricorrere alle licenze obbligatorie in caso di urgenza sanitaria.
Occorre imporre alle industrie farmaceutiche il rispetto dei diritti umani.
A seguito della pressione dei mass media, di fatto, in questi ultimi mesi talune industrie si sono interessate al problema e hanno promesso di ridurre i loro prezzi.
Le misure sono circoscritte, limitate ad alcuni prodotti per alcuni paesi e limitate nel tempo.
Le industrie farmaceutiche, tuttavia, continuano a rifiutare il principio delle licenze obbligatorie.
Tale rifiuto ci obbliga a ridiscutere la durata della protezione dei brevetti.
E' lecito chiedersi se la riduzione della durata dei brevetti non sia già, in definitiva, un eccellente stimolo per la ricerca.
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In quarto luogo, è necessario rilanciare la ricerca, che è un aspetto essenziale.
Occorre trovare nuovi trattamenti preventivi e curativi più efficaci e, soprattutto, più adatti alle popolazioni locali.
A tal fine, la creazione di un centro internazionale di ricerca sulle malattie del Sud, finanziato da fondi pubblici e privati, consentirebbe di svincolare completamente la ricerca dagli interessi puramente commerciali di talune industrie.
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C' è infine ancora un elemento, a mio giudizio il più importante. Sappiamo che le popolazioni del Sud che muoiono a causa di queste malattie sono in attesa del nostro aiuto da molto tempo.
Credo che sia nostro dovere sviluppare considerevolmente l' insieme di queste strutture.
Buona parte di tali preoccupazioni hanno trovato spazio nella relazione dell' onorevole Khanbhai.
Invitiamo pertanto il Parlamento a votare a favore della relazione e ci auguriamo che tutti questi discorsi, per una volta, non rimangano lettera morta, perché la popolazione del Sud del mondo ha bisogno di noi.
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<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, come indica giustamente la relazione dell'onorevole Khanbhai, cinque milioni di persone muoiono ogni anno fondamentalmente per queste tre malattie trasmissibili, e diecimila di essi muoiono ogni giorno soltanto in Africa.
Mi sembra che si tratti di un genocidio silenzioso, di cui non si parla molto nella stampa internazionale.
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Credo che la relazione contenga ottime proposte, nel senso che tale mortalità non potrà essere eliminata se in ciascuno di quei paesi non saranno garantiti né servizi sanitari di base né l'accesso, come hanno detto altri colleghi, alle cure e ai farmaci che possono debellare queste malattie.
Al momento attuale, tali garanzie non ci sono; ecco perché ci sembrano utili la proposta di un piano della Commissione nonché la proposta di contribuire a un fondo mondiale per la lotta contro queste malattie.
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Ritengo, tuttavia, che si debbano ricercare le cause alla radice.
Nel paragrafo 13 della risoluzione, il relatore ricorda giustamente come, a volte, richiedere a quei paesi degli adattamenti strutturali impedisca loro di utilizzare fondi pubblici sufficienti per i servizi sanitari.
Si tratta di un circolo vizioso infernale perché, se non vi sono mezzi sufficienti per garantire i servizi sanitari di base e per migliorare la qualità della vita della popolazione affinché possa avere una casa, cibo e un lavoro, difficilmente tali malattie potranno essere debellate.
E la conseguenza di questo circolo vizioso è che una percentuale molto elevata della popolazione dei paesi del terzo mondo si trova in quella situazione.
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Penso, signor Presidente, che la prevenzione, una migliore qualità della vita per queste persone, l'accesso ai farmaci e a un servizio sanitario di base, come propone la relazione, siano gli elementi imprescindibili di una soluzione.
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Il relatore ricorda anche, giustamente, la necessità d'incrementare l'aiuto allo sviluppo.
Sono passati già più di vent'anni da quando le Nazioni Unite proposero di destinare circa lo 0,7 percento del PIL all'aiuto allo sviluppo.
Oggi, solo alcuni paesi del Nord Europa arrivano a tale quota; la maggioranza dei paesi europei resta al di sotto dello 0,7 percento, e alcuni di essi, come il mio, non arrivano allo 0,25 percento.
Tutto ciò è deplorevole perché l' aiuto allo sviluppo è indispensabile per permettere a quelle popolazioni di accedere ai servizi sanitari di base.
<P>
Voglio concludere, signor Presidente, rammentando l'effetto moltiplicatore che può avere la partecipazione delle donne in ognuno di questi programmi.
In qualità di membro della delegazione per le relazioni con i paesi dell'America centrale e con il Messico, mi sono occupata di progetti finanziati dall'Unione europea e ho potuto verificare come la partecipazione delle donne indigene in quella zona abbia avuto un effetto moltiplicatore, perché le donne possono aiutare le figlie e le compagne ad apprendere.
Perciò, la partecipazione femminile è fondamentale nei piani d'eradicazione di tali malattie.
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="DA" NAME="Sandbæk">
Signor Presidente, è già passato un anno da quando partecipai ad una tavola rotonda, svoltasi il 29 settembre, i cui partecipanti concordarono tutti sull' urgenza di ottenere risultati concreti nella lotta contro le malattie trasmissibili.
Dopo di allora, però, sostanzialmente non è accaduto nulla.
La Commissione ha riconosciuto il diritto dei paesi poveri di rilasciare licenze obbligatorie, ma che cosa ha in mente di fare la Commissione per realizzare il trasferimento di tecnologie necessario affinché i paesi poveri possano produrre medicinali da soli?
Perché non abbiamo ancora visto iniziative volte a fare sì che tecnici africani in fabbriche africane producano medicinali contro tubercolosi, malaria e HIV?
Economicamente è possibile, non c' è bisogno di investimenti enormi per avviare le produzioni locali.
Sarebbe inoltre possibile realizzare tale trasferimento di tecnologie facendo trascorrere agli addetti del settore farmaceutico dell' Unione europea un paio d' anni in un paese in via di sviluppo, nell' ambito degli appositi programmi di trasferimento di tecnologie.
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E' assolutamente necessario migliorare le competenze di medici, scienziati, infermieri e tecnici dei paesi più poveri onde coinvolgerli nella ricerca e nello sviluppo, ma non invitandoli ai convegni che si tengono in Europa, dove possono ricevere un' indennità giornaliera, bensì dotando le istituzioni nelle quali lavorano di strumenti, modalità di formazione e mezzi di comunicazione, affinché le persone istruite che ci sono e lavorano in condizioni incredibilmente difficili siano motivate a rimanere nei loro paesi.
Ora sono stati sviluppati cinque vaccini contro la malaria, un passo estremamente importante tenuto conto che la malaria è la malattia che uccide di più.
E che cosa fa l' Unione europea?
Certo, abbiamo piani tesi a creare una piattaforma europea per sperimentare il vaccino anche se esiste già una piattaforma africana assolutamente consolidata.
Non è forse logico che il vaccino venga sperimentato dagli africani in Africa, oppure gli africani vanno bene solo per procurare cavie umane agli scienziati europei?
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Lasciamo stare la creazione di questa European Clinical Trials Platform e appoggiamo invece la rete panafricana AMVTN, che sta per essere trasformata in un fondo.
Questo consentirà di risparmiare molto tempo e quindi di salvare milioni di vite umane, permetterà di risparmiare denaro e mostrerà che riconosciamo il diritto degli altri di prendere in mano il proprio destino; infine, assicurerà il necessario trasferimento di tecnologie.
Sarebbe un primo passo straordinario sulla via dell' azione.
Di belle parole vuote ne abbiamo sentite abbastanza.
Concludo ringraziando l' onorevole Khanbhai.
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<SPEAKER ID=23 NAME="Martelli">
Signor Presidente, nonostante la crescita globale degli ultimi decenni, i progressi rimangono inadeguati e inegualmente distribuiti.
Povertà e ingiustizia, condizioni spaventose, tanto dal punto di vista sociale quanto da quello sanitario, restano l'amara realtà per molti paesi in via di sviluppo.
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Il 30 percento della popolazione mondiale vive in condizioni di estrema povertà, una situazione esacerbata dalla continua crescita demografica e dall'insufficienza - anzi, dal declino - delle politiche di aiuto, di assistenza e di cooperazione allo sviluppo.
L'Europa fa relativamente eccezione, ma non in misura tale da correggere un trend mondiale negativo.
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Nel mondo in via di sviluppo nuove sfide - come l'urbanizzazione, il degrado e l'inquinamento ambientale, le guerre locali e il flagello dell'AIDS, associato alla ripresa, ieri impensabile, della malaria e della TBC - minacciano di farci tornare indietro.
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In generale, diffido delle statistiche, che sono diverse persino - come abbiamo potuto constatare - tra le varie Direzioni generali della Commissione, e non di rado sembrano asservite a pregiudizi ideologici.
Tuttavia, è indubbio che la crescita esplosiva dei paesi più ricchi ha distanziato ancor più nettamente i paesi più poveri.
<P>
Tra gli indicatori di povertà spicca il dato femminile: la maggioranza dei poveri, i più poveri tra i poveri, sono donne, così come lo sono la maggioranza degli analfabeti, e le donne continuano a lavorare di più, a guadagnare e a contare di meno.
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Mi sembra difficile negare o sottostimare il nesso che tuttavia permane tra povertà, malattie, analfabetismo e crescita demografica, nesso che proprio nell'indicatore femminile, nelle sofferenze femminili, nelle diseguaglianze di genere, ha la sua prova più evidente.
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Viceversa, proprio sul tema demografico, le relazioni, tanto della Commissione quanto del Parlamento, a me paiono evasive, per non dire reticenti.
Le relazioni si concentrano sulla lotta all'AIDS, alla malaria, alla tubercolosi, dilungandosi in sofisticate analisi tecniche e proposte di riforma, probabilmente utili a migliorare i nostri interventi contro la povertà - innanzitutto sulla questione dei farmaci e dei servizi sanitari - senza invece proporre nulla su come rendere più efficaci politiche di controllo demografico, di sana e sostenibile fertilità, di maternità libera e consapevole, come se questo tema fosse scomparso dal nostro orizzonte.
Eppure questa resta la questione cruciale.
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Consideriamo i fatti: in termini puramente numerici, mai tanta gente come in questi anni è stata strappata dalla povertà.
Eppure - a causa della continua crescita demografica - ci sono oggi più poveri al mondo di quanti ce ne siano mai stati nella storia.
Dalla fine del secolo scorso, la popolazione mondiale si è moltiplicata per quattro, passando da un miliardo e mezzo a sei miliardi.
La crescita maggiore riguarda l'Asia, l'India, la Cina, l'Indocina e, soprattutto, l'Indonesia.
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Il trend di crescita nei paesi ricchi si è, viceversa, ormai arrestato, ma l'equilibrio raggiunto dipende dall'allungamento della vita media, che compensa le crisi di natalità.
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L'Africa, a sua volta, ha conosciuto l'esplosione demografica, principalmente dovuta all'abbattimento degli indici di mortalità infantile.
Oggi questo trend sembra più contenuto, non già per il successo di politiche demografiche, bensì a causa delle epidemie, soprattutto - come si è detto - di AIDS, TBC e malaria.
L'Africa ci impegna e ci commuove, ma l'Africa non è il mondo, ed è essa stessa diversa nelle sue diverse parti e ha certamente più bisogno di ogni altra regione di una politica demografica più attenta alla condizione femminile.
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Nel resto del mondo, non solo nei paesi ricchi, c'è un rallentamento relativo della crescita demografica conosciuta negli ultimi decenni ma, se si guarda più in profondità, si devono constatare, insieme, una più contenuta fertilità e un aumento della vita media, e cioè una popolazione che continua a crescere e che invecchia nella generalità delle situazioni, e casi di sovrappopolazione in alcune aree regionali e locali.
<P>
In conclusione, una lotta più efficace alla povertà non può aggirare o ignorare il tema del controllo demografico che è certo, a sua volta, questione di crescita economica e culturale, ma che non è priva di strumenti mirati e di esperienze appropriate nel campo della prevenzione e della contraccezione.
La storia ci insegna che non c'è mai stata tanta crescita e tanta povertà.
L'esperienza dimostra che è vano pretendere di asciugare una stanza allagata senza chiudere i rubinetti.
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<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="FI" NAME="Korhola">
Signor Presidente, il collega Khanbhai ha elaborato una relazione equilibrata le cui proposte possono essere sostenute senza difficoltà.
Il documento pone in primo piano il triangolo formato da povertà, salute e istruzione, e trascurare anche uno solo di questi tre aspetti vuol dire mandare a monte le azioni a favore degli altri due.
La povertà è stata paragonata alla guerra, fa prigionieri e miete vittime, con un'unica differenza: la morte causata dalla povertà è lenta e la vittima stessa ne è ritenuta colpevole.
<P>
Vorrei perciò ricordare ai nostri Stati membri l'obiettivo dello 0,7%, affinché l'esigenza di altruismo dimostrata nei confronti dell'industria farmaceutica sia credibile.
Do il mio sostegno innanzitutto alla creazione di un Fondo internazionale per le malattie infettive, nonché all'adozione di licenze obbligatorie per migliorare la disponibilità dei medicinali.
In entrambi i casi l'UE necessita di un grande spirito di iniziativa, mentre un'attuazione riuscita implica la buona volontà degli operatori e delle istituzioni mondiali più importanti.
<P>
In qualsiasi tipo di attività è tuttavia necessario tenere conto del fatto che, in mancanza di un'efficiente assistenza sanitaria di base, nessun altro tipo di sviluppo è possibile.
Buone condizioni di salute rappresentano già di per sé un'ottima difesa nei confronti dei contagi più pericolosi, facilitano la diagnosi precoce e l'arresto del contagio.
Né si deve scordare l'importanza dell'atteggiamento delle persone: a un'assistenza sanitaria di base mal funzionante fa riscontro un'indifferenza nel cui contesto non si può pretendere un atteggiamento serio nei confronti del rischio di contagio che, qualche anno più tardi, può trasformarsi in una malattia mortale.
Per quanto paurose siano le prospettive nei riguardi delle malattie trasmissibili e della conseguente necessità di avviare azioni speciali, a pagarne le conseguenze non deve mai essere l'assistenza sanitaria di base.
<P>
Si può perciò a giusto titolo constatare che gli aiuti comunitari all'assistenza sanitaria di base sono stati a lungo del tutto insufficienti.
Pertanto, il raddoppio degli aiuti comunitari destinati all'assistenza sanitaria di base può essere ritenuto una questione essenziale dal punto di vista di tutti gli altri obiettivi.
L'attuazione di un'assistenza sanitaria di base disponibile e uniforme sul piano generale deve tenere presente i criteri del vertice di Copenhaghen in materia sociale.
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="EN" NAME="Kinnock">
Signor Presidente, vorrei in primo luogo esprimere il mio apprezzamento sia per la comunicazione della Commissione che per la relazione dell'onorevole Khanbhai.
A Doha, tra poche settimane, l'accesso ai farmaci sarà il principale argomento di discussione; questo perché i paesi in via di sviluppo sono consapevoli del gravissimo svantaggio che pesa su di loro a causa di regole che vengono applicate universalmente a nazioni che hanno forze assai diverse tra loro, sia dal punto di vista economico che da quello istituzionale.
Questi paesi quindi reclameranno vigorosamente un'equa applicazione dell'accordo TRIPS; l'attenzione di tutto il mondo si appunterà perciò sul ruolo svolto dalle case farmaceutiche nella tragedia provocata dall'HIV/AIDS.
<P>
Soltanto lo 0,1 percento dei venticinque milioni di persone colpite dall'HIV/AIDS nell'Africa subsahariana può accedere ai farmaci salvavita, o a quelli necessari per curare le infezioni opportunistiche come la meningite, la diarrea resistente ai farmaci, la candidosi orale ed altre; ora però esistono alternative, cioè copie a buon mercato di farmaci salvavita.
In Brasile, Thailandia e India la legge consente di ignorare i brevetti sui farmaci; in India, per esempio, le case farmaceutiche stanno commercializzando un prodotto contro la diarrea resistente ai farmaci il cui prezzo equivale all'1,8 percento di quello praticato in Pakistan, dove è disponibile solo la versione brevettata.
Quattro anni fa il Brasile ha cancellato i diritti di proprietà intellettuale per i farmaci contro l'HIV, permettendo alle aziende locali di produrne versioni più economiche; di conseguenza, i prezzi sono crollati dell'80 percento e il numero dei decessi da HIV/AIDS si è dimezzato.
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Vengo ora all'osservazione fatta dall'onorevole Khanbhai sull'attività di ricerca e sviluppo: se le case farmaceutiche si impegnano con tanta energia in questo settore, come mai spendono per la commercializzazione una cifra doppia di quella che destinano a ricerca e sviluppo?
Secondo i più recenti dati forniti dal programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, meno del 10 percento della spesa globale per la ricerca medica riguarda il 90 percento delle malattie diffuse nel mondo.
Dei 1223 nuovi farmaci commercializzati tra il 1975 e il 1996, soltanto tredici servivano alla cura delle malattie tropicali e appena quattro di essi derivavano dalle ricerche delle case farmaceutiche.
E perché mai queste aziende fanno pagare in Africa, per gli stessi farmaci, un prezzo maggiore di quello praticato nell'emisfero settentrionale?
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Mi sembra che questi fatti parlino da soli.
Le case farmaceutiche - si tratta di un aspetto molto importante che verrà senza dubbio sottolineato a Doha - dispongono di un monopolio virtuale che permette loro di controllare i prezzi; in pratica, si rifiutano di fornire farmaci generici a prezzi bassi e sostenibili per coloro che, nei paesi poveri, sono affetti da gravi malattie.
La globalizzazione dovrebbe significare mercati più liberi e più concorrenza; le quattro maggiori case farmaceutiche, invece, si comportano come un cartello: tiranneggiano i paesi in via di sviluppo, cui negano il diritto di accedere a questi farmaci.
<P>
Nel corso dell'Uruguay Round esse riuscirono ad ottenere un accordo che concedeva la tutela del brevetto per vent' anni: l'accordo TRIPS è stato un chiaro esempio di quale peso abbiano, in questo periodo, gli interessi costituiti del mondo sviluppato.
Queste vicende minano la credibilità dell'OMC e impediscono di sperare in positivi sviluppi a Doha o in qualsiasi nuova elaborazione di equi sistemi commerciali multilaterali.
C'è ora l'evidente necessità di introdurre nell'accordo TRIPS decisive innovazioni, come del resto la flessibilità dell'accordo stesso consente.
Dobbiamo mettere al primo posto gli interessi dei paesi poveri: si tratta di un fondamentale problema di giustizia sociale.
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
Signor Presidente, è intollerabile che ancora oggi muoiano inutilmente milioni di persone a causa dell' AIDS, della malaria e della tubercolosi.
Siamo di fronte a un problema mondiale di estrema gravità.
Nei nostri paesi le persone colpite da HIV possono essere curate per lungo tempo con farmaci efficaci.
Per i pazienti dei paesi in via di sviluppo i farmaci sono troppo costosi e mancano le infrastrutture sanitarie necessarie per fornire loro un' assistenza adeguata.
Se il paziente non assume i farmaci in modo corretto, con regolarità e nel giusto dosaggio, l' effetto benefico va perso.
<P>
Solo le forti pressioni dell' opinione pubblica mondiale hanno convinto l' industria farmaceutica a ridurre i prezzi, che peraltro restano ancora troppo alti.
Un' ulteriore riduzione dovrà essere conseguita tramite una collaborazione fra industria e governi.
Questo problema di enorme portata potrà essere affrontato con efficacia solamente con un' azione internazionale molto ampia, costosa e di lunga durata.
<P>
L' eccellente relazione dell' onorevole Khanbhai fornisce una chiara panoramica di tutti gli aspetti importanti legati alle malattie trasmissibili.
Ci rallegriamo insieme con il relatore per il programma d' azione dell' Unione europea.
Si tratta di un programma ben ponderato, che deve essere attuato con la massima urgenza.
Chiedo al Commissario se pensa di poter disporre di sufficienti risorse umane.
La mia proposta è di prevedere una forte dotazione di bilancio da destinare nei prossimi anni al Fondo per l' AIDS, senza ridurre per questo le risorse attualmente dedicate alla lotta contro la povertà.
Qual è la posizione del Commissario circa tale possibilità e qual è la situazione in merito alla creazione del Fondo?
<P>
E' altresì indispensabile ridurre in modo significativo la tutela dei brevetti sui farmaci essenziali che l' accordo TRIPS fissa a vent' anni.
Le case farmaceutiche devono naturalmente poter continuare a investire nella ricerca sui vaccini e sui farmaci a basso costo, ma devono cogliere i propri profitti nei paesi ricchi e non nei paesi del terzo mondo flagellato dalle epidemie.
<P>
Non si otterrà nulla senza massicce campagne di informazione.
Dovrà cambiare radicalmente il comportamento sessuale e, soprattutto, l' atteggiamento nei confronti delle donne.
In gioco vi è sostanzialmente il diritto all' autodeterminazione delle donne.
<P>
La responsabilità ricade, in larga misura, anche sui paesi in via di sviluppo, non solo sui loro governi e sulle ONG ma soprattutto sui leader religiosi, che hanno la possibilità di far valere la propria autorità morale.
Se si sottrarranno a questa responsabilità, si renderanno complici della tragedia.
Solo uno sforzo congiunto può evitare che milioni di persone muoiano inutilmente, che moltissimi bambini rimangano inutilmente orfani, che le economie di molti paesi falliscano senza che ve ne sia ragione.
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<SPEAKER ID=27 NAME="Laguiller">
I deputati di Lotta operaia voteranno a favore di questa relazione nonostante le sue lacune, poiché essa traccia un quadro realistico della situazione catastrofica nei paesi in via di sviluppo e propone alcune misure, limitate ma positive.
E' terribile constatare che tre malattie trasmissibili uccidono cinque milioni di persone ogni anno nei paesi poveri e diecimila persone ogni giorno nel solo continente africano e che, come se ciò non bastasse, il numero delle vittime è in aumento.
Se per l' AIDS non esistono ancora terapie che consentano di guarire, le cure esistono invece per la tubercolosi e la malaria.
Ciò nonostante, come sottolinea la relazione, la malaria, che qualche anno fa sembrava oramai debellata, è tornata ad essere la causa principale di morte nell' Africa subsahariana, mentre la tubercolosi, contro la quale esistono cure semplici ed efficaci, continua ad essere la malattia più diffusa al mondo.
<P>
La causa di questa situazione è semplice.
La fabbricazione dei medicinali è monopolizzata da grandi gruppi farmaceutici la cui preoccupazione principale è il profitto e non la sanità pubblica.
Il recente e vergognoso processo intentato da vari gruppi farmaceutici contro il Sudafrica è l' esempio eclatante di una situazione intollerabile, sebbene le reazioni dell' opinione pubblica abbiano almeno in parte fatto fare marcia indietro a detti gruppi La richiesta contenuta nella proposta di relazione, ovvero che l' Unione europea faccia riconoscere sul piano internazionale il diritto dei paesi in via di sviluppo di produrre e commercializzare al loro interno medicinali generici, senza costi connessi con i diritti di proprietà intellettuale, è una richiesta minima.
Così come sarebbe un rimedio minimo imporre ai gruppi farmaceutici un capitolato d' oneri che li obblighi a produrre i medicinali per curare quelle malattie che, come afferma la relazione, sono trascurate dall' industria in quanto non sufficientemente redditizie.
<P>
La relazione si limita ad invocare una riduzione dei prezzi.
Per milioni di persone nei paesi poveri, solo la gratuità di alcune medicine, in particolare di quelle contro la malaria, potrebbe consentire l' accesso ad un minimo di cure.
La relazione pretende di conciliare la tutela dei brevetti con l' accesso alle cure sanitarie nei paesi in via di sviluppo. Noi ribadiamo che i brevetti industriali, in particolare quelli che riguardano l' industria farmaceutica, dovrebbero essere completamente soppressi.
Essi non tutelano affatto la proprietà intellettuale dell' inventore, bensì servono a difendere una posizione di monopolio dei gruppi che li possiedono e quindi a garantire profitti enormi a scapito della salute pubblica e della vita.
<P>
Nel titolo della relazione si afferma che la lotta contro le malattie trasmissibili contribuisce alla riduzione della povertà.
In realtà, la maggior parte di queste malattie è dovuta alla povertà o alla malnutrizione.
Solamente un innalzamento del livello di vita delle popolazioni sarebbe efficace per eradicare la maggior parte delle malattie trasmissibili.
Ai sostenitori dell' economia di mercato e del capitalismo diciamo che il semplice fatto che nel ventunesimo secolo questo sistema economico, pur disponendo di mezzi scientifici e materiali come mai in passato, sia strutturalmente incapace di assicurare le cure di base e il vitto quotidiano a una parte cospicua dell' umanità, lo condanna irrimediabilmente.
<P>
<SPEAKER ID=28 NAME="Belder">
. (NL) Signor Presidente, in numerosi paesi europei - anche nei Paesi Bassi - negli ultimi anni si sente parlare di mutamenti radicali nel settore dell' assistenza sanitaria.
Gli obiettivi principali che vengono perseguiti sono una maggiore differenziazione, una maggiore personalizzazione e possibilità di scelta individuali e soprattutto una maggiore efficienza.
Mutamenti di questo tipo non di rado sollevano reazioni critiche, in modo particolare per quanto concerne l' accesso all' assistenza sanitaria.
Per molti di noi è inaccettabile, per ragioni di principio, che si possa acquistare la priorità in una lista d' attesa.
Se così fosse, la salute verrebbe a dipendere dalla posizione economica dell' individuo - e non è questo ciò che vogliamo.
<P>
E' ancora più sorprendente che questa situazione si riproduca in tutta la sua durezza a livello mondiale.
Le proposte della Commissione delle quali discutiamo oggi indicano che, nonostante i buoni propositi ribaditi più volte, per i più indigenti è ancora molto difficile avere accesso ai farmaci necessari.
A questo proposito, lo sdegno è meno forte nei paesi occidentali.
In un pianeta di crescente mondializzazione non possiamo tuttavia sottrarci alla responsabilità internazionale che incombe su di noi.
I nostri problemi di assistenza sanitaria scompaiono di fronte a quelli che deve affrontare la gran parte della popolazione mondiale.
<P>
Appoggio pertanto le misure che sono state proposte.
La lotta a queste malattie deve essere condotta su due livelli.
Dovremo innanzi tutto lavorare a un microlivello su quei progetti che mirano a migliorare l' assistenza sanitaria.
Il finanziamento e l' attuazione di questi progetti possono essere assicurati, a mio avviso, anche tramite canali bilaterali.
L' Unione europea può svolgere un ruolo importante nella realizzazione di più grandi progetti infrastrutturali che vedono coinvolte le ONG di diversi Stati membri.
<P>
In secondo luogo, dovremo operare a un macrolivello al fine di creare le condizioni necessarie per facilitare l' attuazione di quei progetti a un microlivello.
Uno strumento importante è rappresentato dall' influenza politica.
A questo proposito sono particolarmente soddisfatto dei paragrafi sui TRIPS e sull' OMC ripresi nella risoluzione del Parlamento europeo perché è in questo ambito che l' Unione europea può svolgere una funzione importante.
Deploro invece la mancanza di un riferimento concreto ai prossimi incontri in Qatar.
Mi auguro, comunque, che il Commissario responsabile voglia attuare le nostre raccomandazioni in occasione di quella conferenza.
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="EN" NAME="Bowis">
Signor Presidente, nel Nord del mondo si pensa che l'AIDS sia un problema ormai risolto; naturalmente non è così, ma i cambiamenti nelle abitudini di vita e l'introduzione di nuovi farmaci ci hanno almeno consentito di compiere la prima tappa di una strada lunga e difficile.
Le previsioni che si facevano in materia allorché io ero ministro della sanità erano ben diverse da quelle attuali.
<P>
Nel Sud del mondo però il quadro è completamente differente: il 95 percento dei cinque milioni di nuovi casi che si registrano ogni anno si verificano nei paesi a basso reddito del Sud.
In Africa vi sono 25 milioni di persone ammalate di AIDS, ed altri sei milioni si trovano nei paesi asiatici di recente crescita economica, soprattutto nelle zone meridionali e sudorientali di quel continente.
<P>
Nel caso dell'AIDS ci troviamo di fronte a un circolo vizioso di infezione, incapacità e povertà che spiega i sedici milioni di morti che già dobbiamo lamentare; in Africa, in particolare, si contano due milioni di morti all'anno, ossia la quarta parte di tutti i decessi che si registrano nel continente.
Il 10 percento delle persone nella fascia d'età tra i 15 e i 50 anni è affetto da AIDS; vi sono inoltre dieci milioni di orfani.
Coloro che, giunti alla tarda età, dovrebbero ora ricevere l'assistenza e le cure dei propri cari, non possono goderne - i loro figli, infatti, sono morti.
Ecco lo scenario che abbiamo davanti.
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Quando gli inviati di The Economist nello Zambia hanno visitato un ospedale, hanno constatato che due terzi dei pazienti stavano morendo di AIDS; secondo la testimonianza dei giornalisti, le membra delle persone ricoverate avevano l'aspetto di manici di scopa spezzati.
Interrogati su quale fosse il loro più disperato bisogno, i malati non menzionavano i farmaci retrovirali, bensì il cibo; nella loro miseria, infatti, non potevano permettersi né l'uno né gli altri.
La povertà affretta la morte, e la morte spinge più rapidamente i sopravvissuti nel baratro della povertà.
<P>
Secondo le stime allora avanzate dal Ministero della sanità dello Zambia, è possibile che metà della popolazione del paese muoia di AIDS; si tratta di una terribile tragedia umanitaria.
Assistiamo ora ad analoghe tragedie anche in America, e in questo caso il mondo legge commosso i titoli dei giornali, prende iniziative, i governi si riuniscono, l'opinione pubblica reclama ed approva soluzioni; ma nulla di tutto ciò avviene quando si tratta invece di AIDS, tubercolosi e malaria.
Non è terrorismo; il terrore e l'orrore provocati dalle malattie, però, si possono prevenire.
Per tali motivi la relazione dell'onorevole collega riveste fondamentale importanza; mi congratulo con lui e con la Commissione, e con tutti coloro che hanno contribuito al lavoro svolto in questo campo.
<P>
La riduzione della povertà si accompagna alla lotta contro le malattie, l'invalidità e la morte.
Abbiamo un disperato bisogno di maggiori risorse per farmaci e vaccini, ma dobbiamo anche assicurarne l'adeguata distribuzione fra la popolazione, per evitare che i medicinali restino nei magazzini a deteriorarsi: bisogna garantire istruzione, monitoraggio e ricerca.
Si è detto giustamente che la ricerca va condotta in Africa, dagli africani, per gli africani, e - ove opportuno - col sostegno, la cooperazione e il partenariato del mondo occidentale, secondo l'esempio dell'iniziativa IAVI elaborata da Oxford e Nairobi.
<P>
Anche la tubercolosi è naturalmente un flagello mortale: miete due milioni di vittime l'anno, il 95 percento delle quali nei paesi in via di sviluppo, ed è la causa principale delle morti da HIV poiché una persona infetta può trasmetterla ad altre dieci.
La terza causa di morte è la malaria, che fa in Africa il 90 percento delle proprie vittime al ritmo di un decesso ogni 30 secondi: negli ultimi quattro minuti, otto persone sono morte di malaria.
Voglio che noi e il Commissario conserviamo nella mente l'immagine delle persone che muoiono per tali malattie, e che quest'immagine ci sproni ad operare.
Nella sua relazione l'onorevole collega ci ha dato le parole; l'azione spetta ora alla Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="DE" NAME="Scheele">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, alla base di tutti gli interventi in questa discussione c'è la convinzione che gli investimenti nel campo della sanità siano essenziali per lo sviluppo sostenibile e per la lotta contro la povertà, entrambi obiettivi della politica di sviluppo dell'Unione europea.
E' dimostrato che nei paesi in cui il livello dei servizi della sanità è alto e si investe molto in questo settore si ha uno sviluppo maggiore, anche dal punto di vista economico.
Alcuni di noi hanno detto, e naturalmente io mi associo, che è necessario convincere i governi di questi paesi a spendere di più per la prevenzione sanitaria e per l'istruzione.
<P>
Sarebbe però cinico non riconoscere che i programmi di adeguamento strutturale che questi paesi devono applicare per poter ottenere i prestiti ed il sostegno delle istituzioni finanziarie internazionali li hanno spinti a cercare di fare economie proprio nei settori della previdenza pubblica, della sanità e dell'istruzione.
Un aspetto per me fondamentale è la partecipazione delle donne alla concezione dei programmi di prevenzione e delle azioni nel campo della salute riproduttiva.
Come già sappiamo, le donne sono particolarmente esposte al rischio della povertà.
Inoltre, i dati sulla diffusione dell'HIV/AIDS nell'Africa meridionale indicano che esse sono colpite in misura maggiore degli uomini.
<P>
Per concludere, vorrei aggiungere qualcosa su di un tema scottante: la relazione dell'onorevole Khanbhai sull'accordo TRIPS.
L'Unione europea deve aiutare anche in futuro i paesi in via di sviluppo ad avere accesso ai vantaggi offerti dall'accordo TRIPS.
Certo, questo fa parte delle disposizioni dell'accordo stesso, ma non è stato sempre accettato dall'industria farmaceutica, come si è visto nel caso del Sudafrica.
Ritengo opportuna anche la richiesta espressa al punto 41 della relazione dell'onorevole Khanbhai: la riduzione del periodo di tutela dei brevetti.
Se parliamo di lotta alla povertà, dobbiamo anche adoperarci concretamente nella riforma dell'OMC, altrimenti non saremo più credibili.
Come hanno detto altri colleghi prima di me, è ormai tempo di fare qualcosa di concreto.
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="ES" NAME="Fernández Martín">
Signor Presidente, nel 1979 Willy Brandt presentò la sua famosa "Relazione Nord-Sud, un programma per la sopravvivenza", nella quale avvertiva del rischio che una gran parte della popolazione avrebbe continuato a vivere nell'indigenza anche nel 2000.
Poco dopo tale affermazione furono pubblicati alcuni dati drammatici: ogni 24 ore circa 35.000 esseri umani morivano di fame nel mondo.
In due anni, la fame aveva causato più morti delle due guerre mondiali nel loro insieme.
<P>
Il 2000 è arrivato, e la situazione ha continuato ad aggravarsi.
Secondo l'Organizzazione mondiale della salute, la povertà estrema - la miseria - è la causa principale di sofferenza nel mondo e anche quella che provoca il maggior numero di vite umane, mentre noi continuiamo a parlare di povertà e di come risolverla.
<P>
Alcuni mesi fa, prima dell'estate, nella nostra sede di Bruxelles le Nazioni Unite, insieme con l'UE, hanno organizzato la Terza conferenza sui paesi meno sviluppati, dedicata in particolare all'analisi delle cause, delle conseguenze e delle soluzioni per la povertà.
Abbiamo anche indicato un obiettivo ambizioso: dimezzare la povertà entro il 2005.
Alcune ricerche permettono di affermare, signor Presidente, che con quanto stiamo facendo, con i piani e i progetti che intendiamo realizzare e, in particolare, con le risorse da noi destinate e previste allo scopo, tale obiettivo non potrà essere conseguito.
<P>
La nostra preoccupazione attuale è lottare contro il terrorismo internazionale, alimentato da alcuni fanatici illuminati.
Certo, si tratta del problema del giorno, ma, onorevoli colleghi, non è questa la radice del problema.
Il problema è la povertà in gran parte del globo.
Fintanto che non risolveremo il problema della povertà e in particolare della povertà estrema - la miseria - in cui vivono centinaia di milioni, circa un miliardo e mezzo, di esseri umani, e cito cifre prudenti, continueremo ad essere esposti a situazioni simili a quelle che stiamo ora vivendo.
<P>
Alcuni di noi hanno visitato, tra il 13 e il 19 settembre, alcune delle zone più povere del pianeta nel subcontinente africano.
Il Mozambico ha attualmente 19 milioni di abitanti ma, tra nove anni, ne sopravvivranno soltanto 13 milioni: gli altri sei saranno morti di AIDS.
<P>
Oggi l'onorevole Khanbhai, nella sua relazione, ci propone una serie di misure per la lotta contro l'AIDS, la malaria e la tubercolosi nel contesto della riduzione della povertà.
Io stesso ho visto con i miei colleghi, durante una visita a un ospedale da campo sperduto nella savana africana, come muoiono le persone vittime di un'epidemia di colera, e - credetemi - si è trattato di uno spettacolo dantesco, di un' immagine da Europa medievale.
<P>
Ciò avviene anche in altri centri che non sono situati nel mezzo della selva.
A Mocuba c'è un ospedale provinciale in cui le donne partoriscono a fianco di malati di AIDS, di tubercolosi, di lebbra, di meningite o di diarree infettive di eziologia varia.
<P>
Per tutte queste malattie che oggi possono essere curate e debellate, esistono farmaci.
Si tratta di un problema di risorse e, soprattutto, di volontà politica.
<P>
Onorevole Khanbhai, mi congratulo con lei e la ringrazio per il contributo importante che ha dato con la sua relazione.
Tuttavia, amico Bashir, tu conosci meglio di me la tua Africa natale.
Inutile illudersi: i problemi legati alla povertà nel mondo sono, oggi, di un tale ordine di grandezza che queste misure, con le risorse attuali, sono come una goccia d'acqua nell'oceano.
Prima o poi, ce ne renderemo conto.
O lottiamo contro la povertà, con tutte le energie e con tutte le risorse fino a sconfiggerla, oppure sarà lei con i suoi molteplici volti - attualmente con la maschera del terrorismo - a sconfiggerci.
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="EN" NAME="Howitt">
Signor Presidente, la necessità di agire è stata affermata con chiarezza da altri colleghi; io mi limiterò ad aggiungere un fatto.
Nel Regno Unito e in Europa i cocktail di farmaci hanno ridotto del 75 percento le morti per AIDS, ma nell'Africa subsahariana, dove vivono i due terzi di tutte le persone infette da HIV, solo una persona su mille viene curata con farmaci.
L'istruzione è senz'altro un fattore cruciale per prevenire - come primo passo - le infezioni da HIV, ma è l'accesso ai farmaci a segnare una sostanziale differenza.
<P>
Le case farmaceutiche sono nostri partner, ma è essenziale che si comportino con onestà e correttezza.
Non riuscirò mai a dimenticare il rappresentante di SmithKline Beecham che ha partecipato all'Assemblea congiunta UE/ACP di Bruxelles: sbattendo i pugni sul tavolo, proclamava a gran voce che la sua azienda aveva già abbassato i prezzi dei farmaci essenziali.
In seguito però - nel corso dello stesso anno - il Commissario Nielson è stato informato che i prezzi sarebbero stati abbassati un'altra volta; qual è allora il prezzo più basso: quello che ci hanno comunicato in primavera o quello che ci hanno detto in autunno?
<P>
Ho visitato il Gabon e il Sudafrica, dove ho incontrato medici che, avendo letto su Internet i comunicati stampa che annunciavano il ribasso dei prezzi, attendevano con ansia estrema di poter usare questi farmaci; ma quando poi li richiedevano per somministrarli ai loro pazienti, scoprivano di non poterseli procurare.
<P>



Ho chiesto a SmithKline Beecham di precisare l'effettivo costo di produzione a lungo termine di questi farmaci, ma si sono ben guardati dal rivelarlo; ho chiesto loro di specificare per quanto tempo si impegnano a mantenere questi prezzi scontati, ma non intendono assumersi impegno alcuno; ho chiesto loro perché mai - se intendono instaurare un rapporto di partenariato con i governi dei paesi in via di sviluppo - si trovano ad affrontare azioni legali non solo in Sudafrica, ma anche in India, in Brasile e altrove: non mi hanno neppure risposto.

<P>
Con questa risoluzione mandiamo un chiaro messaggio alle case farmaceutiche: i prezzi sono troppo elevati e per affrontare questo problema si impone un'azione legislativa che, nei casi d'emergenza, può includere anche le licenze obbligatorie.
<P>
Mi rivolgo infine all'onorevole Khanbhai: non serve dire che si sta cercando di ottenere il consenso di tutti - ONG comprese - se poi si avanza una proposta come il suo emendamento n.
1, che si oppone a una riduzione della tutela ai brevetti; mi nomini una sola ONG favorevole a questa posizione.
<P>
Un'altra cosa che non voglio dimenticare, infine, è che i principali farmaci antiretrovirali di SmithKline Beecham non sono stati immessi sul mercato grazie a una ricerca finanziata privatamente, bensì grazie a ricerche effettuate con fondi pubblici; SmithKline Beecham si è poi servita di un brevetto inattivo per acquisire tale tutela e trarne un utile commerciale.
Diciamo le cose come stanno.
<P>
(Applausi a sinistra)
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signor Presidente, i terribili attentati terroristici di New York e Washington hanno provocato 7.000 vittime, suscitando una reazione di sgomento e di orrore cui hanno fatto seguito un turbine di iniziative diplomatiche e l'accurata pianificazione di una risposta adeguata.
In Africa 10.000 persone muoiono ogni giorno a causa dell'AIDS, della malaria e della tubercolosi; perché questa tragedia non provoca reazioni altrettanto appassionate?
La cruda verità è che per il mondo industrializzato la vita umana in Africa ha un valore inferiore, ma per tutti noi, abitanti dei paesi più ricchi del mondo, il fatto che una tragedia umanitaria di tali dimensioni si verifichi ancora nel ventunesimo secolo costituisce un terribile atto d'accusa.
<P>
Già parecchi anni fa sembrava che la malaria fosse prossima a scomparire, mentre oggi è la più frequente causa di morte nell'Africa subsahariana; la tubercolosi è la malattia più diffusa al mondo e trentacinque milioni di persone hanno contratto l'AIDS; metà di tutte le nuove infezioni da HIV riguardano la fascia d'età fra i 15 e i 24 anni.
<P>
So bene che nel corso degli anni '90 la Commissione dell'Unione europea ha stanziato per l'assistenza sanitaria 4,2 miliardi di euro; lo stesso relatore ha comunque notato che, nonostante lo stanziamento di 700 milioni di euro effettuato nel 1998 a favore della sanità, nel periodo 1996-98 l'ammontare totale ha raggiunto solamente il 4 percento del bilancio complessivo per lo sviluppo dell'Unione europea.
Ciò indica la posizione secondaria di questo settore nella scala delle nostre priorità politiche; spero però che tale situazione sia destinata a cambiare con la pubblicazione del nuovo programma quadro per le politiche della Commissione, contenente la proposta di un piano d'azione per gli anni 2001-2006.
La sua strategia, che si articola su tre punti: migliore sfruttamento delle risorse esistenti, maggiore disponibilità di farmaci essenziali a prezzi abbordabili per le popolazioni dei paesi poveri, sostegno alla ricerca, va senza dubbio accolta con favore; è comunque necessario sviluppare ulteriormente la proposta, corroborandola con un più serio impegno finanziario a dimostrazione di una priorità politica più alta.
<P>
Il modo migliore per raggiungere tali obiettivi è di far nostre le ottime proposte presentate dal relatore, onorevole Khanbhai.
Egli invita a destinare il 10 percento dei nostri aiuti allo sviluppo alla soluzione di questo problema, propugna con forza un'azione preventiva per l'AIDS mirata alla fascia d'età tra i 15 e i 24 anni; propone infine di istituire un fondo globale per le malattie infettive e di fondare un'agenzia di ricerca dell'UE. Tali proposte devono costituire la base di ogni nuova politica dell'Unione europea in questo settore.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DE" NAME="Junker">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'HIV e l'AIDS non sono solo un problema di politica sanitaria ma anche un problema che riguarda l'intera società, come è emerso dalla discussione.
Per combatterlo è quindi necessaria una strategia globale.
La lotta alla povertà è una delle strade da percorrere, ma vorrei sottolineare anche altri aspetti che mi sembrano altrettanto importanti, ovvero l'informazione e l'educazione sessuale, la prevenzione e naturalmente la terapia.
Sono questi i tre campi sui quali dobbiamo concentrare i nostri interventi se vogliamo fare dei progressi in Africa, dove i problemi sono più gravi.
<P>
Ciò significa che è necessario fare un' opera di informazione e educazione sessuale già presso i giovani e i bambini, perché senza un cambiamento dei comportamenti sessuali non sarà mai possibile affrontare il problema.
E' necessario destinare a tal fine una parte dei fondi disponibili.
<P>
La popolazione sessualmente attiva deve avere la possibilità di accedere alla prevenzione.
Vorrei citare il Senegal come esempio particolarmente positivo: qui i leader religiosi e politici hanno agito insieme e sono riusciti a fermare l'avanzata dell'AIDS con la prevenzione.
La stessa cosa si può constatare in Uganda.
Quando in un paese, accanto ai leader religiosi, si attivano anche i politici si può fare molto.
Perciò in Costa d'Avorio, ad esempio, è stato creato un ministero apposito per l'AIDS e l'HIV, affidato a una donna.
Sono esempi che dovrebbero ricevere tutto il nostro sostegno.
<P>
Esiste anche un altro grande problema: il disprezzo sociale nei confronti dei malati.
Per superarlo occorre abbattere i tabù sociali.
Alle persone contagiate non dobbiamo solo dare dei farmaci, dobbiamo anche aiutarle favorendone il reinserimento nella società.
Solo così sarà possibile creare un clima di efficace lotta contro l'epidemia.
<P>
<SPEAKER ID=35 NAME="Nielson">
<SPEAKER ID=36 NAME="Howitt">
Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento. Quando il Commissario cita l'elenco dei farmaci essenziali compilato dall'OMS, sa benissimo che tale elenco non comprende soltanto i farmaci essenziali, ma anche la possibilità di ottenerli a prezzi abbordabili.
Quindi proprio i farmaci di cui stiamo discutendo ora non rientrano nell'elenco.
<P>
<SPEAKER ID=37 NAME="Presidente">
Onorevole Howitt, glielo può comunicare per iscritto, grazie.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle12.00.
<P>
<SPEAKER ID=38 NAME="Napoletano">
Signora Presidente, penso che le abbiano riferito la discussione che c'è stata questa mattina in Aula in apertura di seduta.
<P>
Non è mia intenzione riaprire il dibattito, perché sono sicura che il Vicepresidente Imbeni le avrà riferito la questione.
Attendiamo, quindi, una sua risposta: se vuole alla fine delle votazioni, perché immagino che tutti i colleghi vogliano votare.
<P>
<SPEAKER ID=39 NAME="Presidente">
Onorevole Napoletano, in effetti sono stata informata del suo intervento di questa mattina, all' inizio della seduta.
Lei ha fatto allusione ad una lettera inviatami dall' onorevole Tajani.
Non ho ancora avuto modo di leggere la traduzione della lettera (perché è stato necessario tradurla, cosa difficile a farsi durante la notte), che mi è stata recapitata in tarda mattinata.
Com' è ovvio, potrò esprimere il mio punto di vista solamente dopo aver letto la lettera dell' onorevole Tajani, a cui rispondo indirettamente.
Mi rincresce, ma si tratta di una questione estremamente delicata.
Il problema dei limiti eventuali della libertà di espressione dei capi di Stato, dei Commissari, dei parlamentari è un problema serissimo.
Le assicuro che lo affronterò con tutta l' attenzione che merita.
<P>
<CHAPTER ID=3>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=40 NAME="Progetto di protocollo della Convenzione del 2000 relativa all' assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell' Unione europea (nuova consultazione) (10076/01 - C5-0383/01 - 2000/0815(CNS)) (commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni)">
<SPEAKER ID=41 NAME="Flesch">
Signora Presidente, vorrei dichiarare un interesse personale a proposito del contenuto di questa relazione.
<P>
Prima della votazione sul considerando H
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="ES" NAME="Aparicio Sánchez">
Signora Presidente, chiedo alla relatrice e a tutti i colleghi di accettare il seguente emendamento orale, volto a sostituire il testo originale del considerando H con il seguente:
<P>
Considerando che è necessaria una revisione urgente della direttiva "televisione senza frontiere".
<P>
E' più preciso, più esatto e ha lo stesso significato.
Chiedo la sua accettazione.
<P>
<SPEAKER ID=43 NAME="Presidente">
Vi sono obiezioni al fatto di tenere in conto l' emendamento orale proposto dall' onorevole Aparicio?
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="EN" NAME="Cashman">
Signor Presidente, come detentore di diritti ho interessi finanziari nel settore televisivo; non parteciperò quindi al voto di oggi.
<P>
<SPEAKER ID=45 NAME="Presidente">
Vi sono altri colleghi che desiderano rilasciare dichiarazioni analoghe?
Se così fosse, li invito a farlo ora.
<P>
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="DE" NAME="Brok">
<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="EN" NAME="Khanbhai">
<SPEAKER ID=48 NAME="Buitenweg">
Signor Presidente, sono rimasta sorpresa in un certo senso del fatto che non sia stato concesso a tutti gruppi il tempo di un minuto per precisare la propria posizione prima della votazione sul regolamento del Consiglio riguardante la lotta al terrorismo internazionale e il congelamento delle finanze delle organizzazioni terroristiche.
Tutti i gruppi politici avevano infatti concordato di discuterne prima della votazione a causa dell' estrema urgenza con la quale si sono verificati gli eventi e della mancanza di tempo per un dibattito.
Si tratta inoltre di una materia estremamente importante.
Reputo pertanto deplorevole che non ci sia stata data questa possibilità.
Presenterò comunque le nostre osservazioni di contenuto per iscritto.
Vorremmo tuttavia ribadire che riteniamo importantissima una verifica giuridica in relazione a questa proposta.
Siamo particolarmente soddisfatti della proposta della Commissione.
Siamo lieti che essa si basi sull' articolo 308 del Trattato, il che implica che la Corte di giustizia e il Parlamento europeo potranno svolgere un proprio ruolo.
Ci ha profondamente deluso, invece, la decisione del Consiglio, che ieri ha respinto questa base giuridica.
Il Consiglio non ha compreso l' urgenza di questa proposta né ha compreso che la base giuridica deve essere rappresentata dall' articolo 308.
Ricorrendo a tutta una serie di articoli del terzo pilastro, il Consiglio vuole naturalmente evitare il coinvolgimento sia della Corte di giustizia sia del Parlamento.
La situazione è grave. Avremmo dovuto discuterne esplicitamente in seno all' Assemblea.
<P>
<SPEAKER ID=49 NAME="Presidente">
Onorevole Buitenweg, vorrei risponderle a proposito dello svolgimento delle votazioni in questo Parlamento.
Ben inteso, ho applicato scrupolosamente il Regolamento.
Devo dirle che mi aspettavo che ciascun gruppo mi chiedesse questo minuto di intervento.
Non spettava a me concederlo a causa di un accordo raggiunto in via informale.
In realtà, quello che sarebbe dovuto succedere e che io mi aspettavo sarebbe successo, era che un determinato numero di colleghi, trentadue per l' esattezza, per attenersi al Regolamento, chiedessero una discussione, che comunque non sarebbe stata recepibile perché avevamo votato l' urgenza e, a quel punto, ogni gruppo avrebbe dovuto chiedermi un minuto per intervenire.
L' onorevole Wurtz è stato l' unico che ha presentato questa richiesta.
Onorevole Buitenweg, io stessa sono stata la prima ad esserne sorpresa.
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DICHIARAZIONI DI VOTO
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<SPEAKER ID=50 NAME="Presidente">
Ai colleghi che chiedono di intervenire per una dichiarazione di voto orale sulle procedure senza relazione, ricordo che per quest' ultime essa non è prevista.
Mi dispiace, ma lo stabilisce il Regolamento.
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<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="FR" NAME="Gollnisch">
Lo stabilisce il Regolamento, signora Presidente?
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<SPEAKER ID=52 NAME="Presidente">
Sì, all' articolo 137, il quale recita:
<P>
"Qualora una proposta della Commissione o una relazione siano iscritte all' ordine del giorno del Parlamento a norma degli articoli 62, paragrafo 5 o 114 del Regolamento, i deputati possono rilasciare dichiarazioni di voto scritte in conformità del paragrafo 1."
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Terrorismo internazionale (C5-0455/2001)
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<SPEAKER ID=53 NAME="Ahern">
Presidente, ho sostenuto la richiesta di misure specifiche contro il terrorismo, in particolare perché il diritto di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee è inserito nella base giuridica, circostanza questa chiarita dall'adozione degli emendamenti presentati dal gruppo Verde a tutela dei diritti umani.
I diritti civili, di cui alcuni temono la violazione, vanno tutelati in quanto per tutte le procedure è prevista la possibilità di ricorrere alla Corte di giustizia delle Comunità europee.
<P>
Non possiamo rimanere neutrali nei confronti del terrore; l'Europa deve sostenere gli Stati Uniti nel tentativo di individuare e distruggere i terroristi, ma dobbiamo anche disporre di un piano di lungo periodo per la soluzione dei conflitti e il sostegno alle infrastrutture in paesi come l'Afghanistan, ove gli aiuti umanitari, pur necessari, costituiscono solo una soluzione provvisoria rispetto ad una società pienamente funzionante.
<P>
Da anni il Parlamento europeo esorta a soccorrere la popolazione civile dell'Afghanistan, vittima del terrorismo dei taliban che ha colpito soprattutto le donne.
In tutta la regione, ed anche nel Kashmir, si registra un numero sempre maggiore di aggressioni contro le donne, compiute da estremisti islamici che gettano acido sul volto delle loro vittime, sfregiandole orribilmente per costringerle a indossare il burka, un indumento che copre completamente il viso.
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<SPEAKER ID=54 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Pur ribadendo la nostra totale opposizione sia ai metodi terroristici che agli obiettivi reazionari perseguiti dai movimenti responsabili di tali atti, ci rifiutiamo di sottoscrivere l' insieme delle proposte del Consiglio dell' Unione europea.
I responsabili politici delle grandi potenze imperialiste, che si tratti dell' America o dei paesi europei, cercano di canalizzare l' emozione legittimamente sollevata dagli attentati di New York verso una politica volta solo a garantire loro il dominio del mondo, e non certo a preservare gli interessi e la sicurezza dei popoli.
<P>
Siamo contrari a qualsiasi iniziativa, anche parziale, che vada nella direzione di operazioni militari, le quali mieterebbero inutili vittime presso popolazioni che nulla hanno a che fare col terrorismo.
Il terrorismo individuale non giustifica né rende accettabile il terrorismo di Stato.
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Ci opponiamo a qualsiasi misura che limiti le libertà individuali e che sia dettata da questo clima bellico.
<P>
Circa la lotta al finanziamento dei gruppi terroristici, se davvero i governi lo volessero, dovrebbero immediatamente sopprimere il segreto bancario e quello relativo al mondo degli affari.
Le incertezze e i provvedimenti tanto limitati quanto inefficaci presi finora dimostrano solo che fa più comodo utilizzare il denaro del terrorismo, della droga o della criminalità organizzata piuttosto che assicurare la trasparenza totale, che rischia di smascherare i vari traffici e le vergogne del sistema capitalista, così come il grave spreco che esso rappresenta per la società.
<P>
<SPEAKER ID=55 NAME="Boumediene-Thiery">
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Ribadiamo la nostra assoluta ed inequivocabile condanna degli atti di terrorismo verificatosi negli Stati Uniti e la necessità di coniugare gli sforzi e di rafforzare la cooperazione internazionale nel quadro dell' ONU, nel pieno rispetto della sua Carta.
Ma teniamo nondimeno ad esprimere il nostro profondo disaccordo con il metodo che la Commissione ha voluto imporre nel presentare la "proposta di regolamento relativa alle misure restrittive dirette contro talune persone ed entità in vista della lotta contro il terrorismo internazionale" .
<P>
Nel quadro di detta lotta contro il terrorismo, reputiamo essenziale l' assunzione di provvedimenti di contrasto della criminalità organizzata, segnatamente con la lotta al riciclaggio di capitali e ai diversi traffici e con la soppressione dei paradisi fiscali.
Tuttavia riteniamo inaccettabile che si sottoponga all' approvazione del Parlamento europeo una lista - fornita peraltro dal governo e dai servizi informativi degli Stati Uniti, paese che solo poco tempo fa si oppose al controllo dei paradisi fiscali - di organizzazioni e persone in assenza di qualsivoglia documentazione o prova.
<P>
Crediamo del resto che la necessaria lotta contro il terrorismo non possa servire da pretesto per sottrarre aspetti essenziali alla sovranità degli Stati membri dell' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=57 NAME="Eriksson, Frahm, Herman Schmid, Seppänen e Sjöstedt">
Non si potrà ripetere mai abbastanza che appoggiamo la lotta contro il terrorismo internazionale e riteniamo sia positivo avviare iniziative tese al congelamento dei fondi, se si può dimostrare che essi appartengono a o provengono da individui o organizzazioni che commettono azioni terroristiche.
Riconosciamo che è necessario reagire rapidamente; pensiamo tuttavia che sia importante riflettere profondamente.
La proposta di regolamento mette in evidenza che l' Unione europea è in grado di agire, ma non di pensare.
Se non votiamo contro l' approvazione dell' iniziativa da parte del Parlamento, è per i motivi seguenti.
<P>
In primo luogo, non riteniamo che il Parlamento debba essere consultato su questa questione, sulla quale non ha alcuna influenza.
Riteniamo che sia assolutamente inaccettabile che il Parlamento debba prendere posizione nei confronti di un regolamento proposto dalla Commissione sulla base del presente documento, che è stato presentato con procedura accelerata e che al COREPER è stato criticato per insufficiente coerenza e logica.
Riteniamo che la procedura nella quale si chiede al Parlamento di approvare l' adozione con procedura accelerata della proposta del Consiglio venga utilizzata dal Consiglio per legittimare un regolamento non elaborato a fondo.
<P>
L' elenco, come aggiunto alla proposta nell' allegato 1, è un elenco di organizzazioni ed individui sospettati di essere direttamente o indirettamente coinvolti in azioni terroristiche.
Riteniamo sia criticabile che si sia approvato senza indugio un elenco elaborato negli Stati Uniti.
Nella proposta non c' è alcuna indicazione in merito a come e sulla base di quali criteri le persone o le organizzazioni vengono aggiunte o cancellate dall' elenco, e non si precisa quali autorità sono autorizzate a redigere l' elenco, né secondo quali principi.
<P>
Riteniamo criticabile che la proposta sospenda i principi fondamentali dello Stato di diritto, principi che proteggono le persone in stato di accusa contro trattamenti ingiusti e illegittimi.
E' esecrabile che la tradizionale divisione dei poteri - potere legislativo, giudiziario ed esecutivo - sia stata sospesa solo perché l' Unione europea possa accogliere la richiesta di rapido intervento da parte degli Stati Uniti.
Va ad ogni modo sottolineato che nessuna violazione di questi principi può giustificare le azioni terroristiche.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
.
(SV) Va da sé che condivido senza riserve la condanna totale del terrorismo che rappresenta la motivazione dichiarata di questo regolamento.
Al contempo, tuttavia, tanto le modalità decisionali quanto i contenuti del regolamento costituiscono uno schiaffo alla democrazia e allo Stato di diritto, la cui protezione viene pur presentata come lo scopo della proposta stessa.
<P>
Il Parlamento europeo è stato costretto a una procedura rapida, senza relazione, senza discussione e senza che il testo legislativo fosse disponibile in tutte le lingue, per esempio in svedese.
Non è stata data alcuna spiegazione convincente che giustifichi una simile sospensione delle normali modalità decisionali democratiche.
Poiché, in ultima analisi, a dover attuare il proposto congelamento delle risorse finanziarie dei presunti terroristi saranno gli Stati membri, e poiché ciò avverrà in ogni caso tramite provvedimenti a livello nazionale, nulla sta a indicare la necessità di un regolamento dell' Unione, né che questo possa servire ad accelerare l' attuazione delle misure del caso.
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Al contempo, questo regolamento è un pastrocchio giuridico nonché uno sfregio a tutti i roboanti proclami sul fatto che la lotta al terrorismo non va vista come una guerra all' islam o al mondo arabo.
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Il regolamento non contiene la benché minima definizione di "terrorismo" , "terrorista" o di "organizzazione terroristica" .
Anziché, in linea con la normale prassi di uno Stato di diritto, formulare una descrizione del reato valida sul piano generale, per poi lasciare agli organi giudiziari il compito di investigare, catturare, denunciare e processare i soggetti corrispondenti alla descrizione del reato sancita dalla legge, il legislatore - ossia la Commissione come autore della proposta, il Consiglio come organo decisionale e il Parlamento come istanza consultata - ha deciso di sveltirne l' applicazione, aggirando il requisito di una descrizione del reato indicando direttamente ventisette "colpevoli" , fra organizzazioni e individui.
<P>
L' origine di questa lista non va ricercata in alcuna procedura giudiziaria: viene direttamente dalla CIA.
Sulla lista vi sono una serie di nomi non meglio precisati, che probabilmente corrispondono a più persone.
Inoltre, tutti i nomi sulla lista sono prontamente identificabili come arabo-musulmani.
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Il risultato è una manovra di facciata, del tutto superflua per il varo dei provvedimenti necessari nei paesi dell' Unione contro le risorse finanziarie dei terroristi, una manovra che risulta contraria a principi fondamentali di uno Stato di diritto e che, inoltre, va interpretata come un attacco politico unilaterale al mondo arabo-musulmano.
<P>
Con la decisione di adottare una serie di emendamenti, il Parlamento ha indicato alcune strade per palliare, ma non certo per colmare, alcune delle lacune qui denunciate.
A mio avviso, vista la situazione il Parlamento europeo avrebbe fatto meglio a mostrare il proprio scontento in modo inequivocabile, bocciando la proposta della Commissione per consentirle di ripresentarne una nuova, che rafforzasse davvero le possibilità di lottare contro il terrorismo, che prendesse le mosse dai principi dello Stato di diritto e che dissipasse ogni sospetto che la proposta possa essere mirata unicamente al mondo arabo-musulmano.
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Per queste ragioni, al pari di altri colleghi Verdi, nella votazione finale ho votato contro la proposta.
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<SPEAKER ID=59 NAME="Krarup">
La proposta della Commissione non solo è in contraddizione con l' articolo 308 del Trattato, ma comporta anche l' inosservanza dei principi giuridici fondamentali e delle costituzioni degli Stati membri.
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Il motivo principale per il quale non posso contribuire a tale legislazione è che la proposta della Commissione non è altro che un tentativo di eliminare qualsiasi forma di tutela giuridica.
Anche i sospetti criminali hanno diritto ad un processo giusto, ad un fair trial.
La Commissione vuole che noi sopprimiamo questo diritto fondamentale.
La Commissione ha ricevuto dagli Stati Uniti un elenco di ventisette individui ed organizzazioni; non abbiamo ricevuto alcuna prova delle loro attività, e nemmeno la minima spiegazione del motivo per il quale proprio questi ventisette debbano essere giudicati senza prove e senza processo.
Quello che ci viene chiesto è che noi, con gli occhi bendati, ci incarichiamo di giudicarli - in modo definitivo e inappellabile.
Dobbiamo dare meccanicamente e acriticamente la nostra approvazione qui e adesso - nel classico stile del dottor Stranamore: prima spara, poi chiedi!
Ma non sono proprio i principi giuridici democratici che vogliamo difendere?
Che cosa accadrà la prossima volta, se ora cediamo ed accettiamo che il fine giustifichi i mezzi?
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<SPEAKER ID=60 NAME="Krivine e Vachetta">
Abbiamo votato contro questo progetto di regolamento poiché riteniamo che non si possa opporsi efficacemente ad operazioni terroristiche ignobili come quella contro il World Trade Center violando le libertà elementari.
Con questa proposta di regolamento ci viene chiesto semplicemente di avere fiducia nella CIA e di tagliare i viveri a ventisette gruppi che questa specie di fucina definisce, a torto o a ragione, terroristici proprio quando, tra l' altro, ha contribuito lei stessa a forgiarne alcuni.
Non occorreva Bush per condannare i paradisi fiscali, ma non daremo per questo alcun assegno in bianco ai suoi servizi segreti.
La lista presentataci senza alcuna spiegazione e che - ci avvisano - verrà pure allungata (in funzione probabilmente degli interessi degli Stati Uniti e dei suoi alleati) è soltanto un alibi rispetto ad una lotta generalizzata che occorre condurre sia contro i paradisi fiscali sia contro i seminatori di morte che in questi paradisi si arricchiscono.
Dato che la nostra definizione di terrorismo probabilmente non coincide con quella di Bush e che la lista dei colpevoli è ancora aperta, proponiamo fin d' ora di aggiungervi una ventottesima organizzazione, ossia l' azienda TotalFinaElf in quanto responsabile di decine di migliaia di morti nel mondo e direttamente legata ad attività terroristiche, in particolare in Africa.
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<SPEAKER ID=61 NAME="Lund">
I socialdemocratici danesi al Parlamento europeo oggi hanno votato a favore della modifica del Parlamento europeo della proposta di regolamento del Consiglio relativo a misure restrittive specifiche contro determinate persone ed entità, destinate a combattere il terrorismo internazionale.
Siamo d' accordo che l' Unione europea debba combattere il terrorismo internazionale in tutti i campi.
Tuttavia siamo in generale preoccupati dalla proposta e ci dissociamo, tra le altre cose, dall' elenco di ventisette organizzazioni terroristiche.
Apparentemente tutte queste organizzazioni sono musulmane, il che può essere considerato come una discriminazione poiché ci sono anche organizzazioni terroristiche non di ispirazione musulmana.
Va da sé che anche queste organizzazioni vanno inserite nell' elenco, che conseguentemente non può essere ritenuto completo.
Inoltre siamo preoccupati di come un elenco di questo tipo possa essere utilizzato nella pratica.
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<SPEAKER ID=62 NAME="Lynne">
Mi sono astenuta nella votazione finale perché, pur condividendo il principio sotteso a questo regolamento, non posso accettare l'inclusione dell'allegato 1.
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Il regolamento parla genericamente di terrorismo internazionale, senza menzionare specificamente gli eventi dell'11 settembre.
Sembra quindi del tutto ingiustificato includere questo allegato, che si riferisce esclusivamente a persone e organizzazioni appartenenti alla comunità islamica.
<P>
Mi sembra preoccupante che le prove esistenti contro le persone e le organizzazioni elencate nell'allegato non siano state esaminate dal Parlamento europeo, e che quindi noi non siamo stati messi in grado di decidere autonomamente se coloro che compaiono nell'elenco siano veramente colpevoli di reati di terrorismo.
<P>
<SPEAKER ID=63 NAME="MacCormick">
Il Parlamento europeo è stato invitato ad agire con urgenza e decisione per congelare quei fondi che potrebbero usati dai terroristi.
Abbiamo raccolto tale sfida, inserendo però alcuni emendamenti essenziali per tutelare i diritti delle persone innocenti; sono personalmente orgoglioso dell'emendamento che l' obbligo di fornire i dettagli necessari a identificare concretamente le persone elencate nell'allegato.
Sarebbe assurdo utilizzare un elenco di nomi che potrebbero riferirsi ambiguamente a migliaia di persone del mondo islamico, accomunando la sorte di persone innocenti a quella di criminali.
<P>
Il Consiglio dei ministri ha chiesto rapidità e decisione; noi abbiamo risposto sottolineando la necessità di mantenere quelle garanzie giudiziarie che sono pienamente compatibili con un'azione decisiva e immediata.
Sfidiamo ora il Consiglio a tener fede agli impegni che ha assunto con noi, senza causare i ritardi che deriverebbero da una nuova versione priva di garanzie giudiziarie.
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="McKenna e Lucas">
Abbiamo votato contro questa proposta di regolamento per numerose ragioni.
Crediamo fermamente che la concessione di simili poteri in assenza di un adeguato dibattito e di una relazione parlamentare in materia sia giuridicamente discutibile; il fatto poi che la tutela dei diritti civili non sia menzionata nel regolamento è sconcertante, mentre il riferimento all'articolo 308 costituisce un pericoloso precedente per l'affrettata introduzione di una legislazione d'emergenza senza un dibattito aperto e trasparente.
E' anche dubbio che la Commissione europea abbia il diritto di invocare tale articolo in circostanze come queste, e si potrebbe addirittura ipotizzare la violazione di alcune costituzioni nazionali.
<P>
Al Parlamento europeo è stato chiesto di votare su un elenco di ventisette organizzazioni; nessuno però ci ha spiegato in base a quale criterio esse siano state incluse nell'elenco, chi o cosa siano precisamente, né è stata fatta menzione alcuna delle eventuali garanzie di cui godrebbero tali organizzazioni o persone se venissero accusate ingiustamente.
<P>
Non crediamo che il Parlamento europeo abbia il diritto di ergersi a giudice e giuria in questioni del genere, soprattutto se i fatti non vengono spiegati in maniera trasparente ed aperta.
Siamo naturalmente favorevoli a tutte le nuove misure atte a combattere il terrorismo; tali misure però vanno adeguatamente meditate e approfondite nel corso di un dibattito trasparente e democratico - non nell'atmosfera di panico che gravava su di noi questa settimana.
Per essere veramente efficace, qualsiasi nuova misura deve includere il rispetto dei diritti umani, la tutela dei diritti civili e il riconoscimento della presunzione di innocenza.
<P>
<SPEAKER ID=65 NAME="Meijer">
E' una vecchia abitudine quella di isolare gli avversari politici chiamandoli terroristi.
Quando i terroristi del passato sono diventati i leader del Sudafrica, di Israele, dell' Autorità Palestinese e di numerose ex colonie, di colpo agli occhi di molti si sono tramutati in individui ragionevoli e stimati, mentre i loro avversari di un tempo sono stati giustamente accusati di aver provocato le violenze.
Bloccando ogni prospettiva di soluzione pacifica, avevano spinto l' opposizione alla disperazione.
Per questa ragione dobbiamo sempre operare una distinzione netta fra opposizione, ossia l' azione che vuole condurre a un cambiamento socioeconomico e amministrativo, e violenza irragionevole, tesa solamente a produrre angoscia e distruzione.
L' elenco americano di ventisette organizzazioni sospette collegate con il mondo islamico fa sorgere, in alcuni casi, il dubbio che l' appoggio dei governi alla lotta contro il terrorismo internazionale sia stato comprato in cambio dell' etichetta di terroristi attribuita all' opposizione interna.
In questo caso l' errore sarebbe lo stesso di quando lasciamo che gli organi giudiziari di alcuni Stati membri perseguano per aver commesso reati come l' aborto, l' eutanasia e il commercio in droghe leggere cittadini di Stati membri in cui queste azioni non costituiscono un reato.
Nella giusta lotta contro il vero terrorismo non tutto ciò che viene proposto è giusto ed efficace.
Non posso appoggiare quest' impostazione sconsiderata.
<P>
<SPEAKER ID=66 NAME="Schroedter">
Ritengo giusto il congelamento dei conti bancari delle organizzazioni o persone che sono responsabili o che sostengono gli atti di terrorismo dell'11 settembre 2001.
<P>
Tuttavia abbiamo qui una lista di persone e organizzazioni che sono solamente sospettate di essere coinvolte in qualche modo negli atti di terrorismo di New York e Washington, contro le quali è possibile procedere anche in assenza di un processo e di prove definitive.
E' un intervento paragonabile ad una misura di carcerazione preventiva, applicata al presunto colpevole prima che sia condannato in un regolare processo.
Ma se poi la colpevolezza della persona preventivamente incarcerata non è dimostrata, la persona viene liberata e risarcita.
Invece, nel nostro caso non esiste una simile soluzione.
<P>
Oltretutto, la clausola dell'articolo 2, paragrafo 2 consente di inserire in questa lista di dubbia validità giuridica altre persone o organizzazioni non gradite.
Dato che nel Consiglio "affari interni e giustizia" , in relazione al tema del terrorismo, si è parlato anche di violenza urbana, temo che lo strumento del congelamento dei conti bancari possa essere utilizzato anche nei confronti di persone ed organizzazioni come quelle che, per esempio, partecipano alle manifestazioni contro la politica dell'Unione europea in occasione dei vertici.
<P>
Se avessi votato a favore di questa risoluzione, avrei avallato un atto di arbitrio che considero estremamente problematico.
Per questo motivo, ho votato contro la risoluzione, nonostante condanni risolutamente il terrorismo.
<P>
<SPEAKER ID=67 NAME="Souchet">
I deputati MPF hanno votato a favore del regolamento del Consiglio che prevede, a seguito del Consiglio europeo straordinario di Bruxelles del 21 settembre, un certo numero di misure di lotta al terrorismo.
Di certo non pensiamo che esse rappresentino di per sé una risposta globale, sufficiente e coerente a fronte della temibile minaccia che incombe su di noi.
Ma riteniamo semplicemente che questo sia un primo passo nella giusta direzione e che sia ora opportuno procedere, senza indugi e senza tabù, ad un lavoro di revisione generale della nostra legislazione affinché l'intenzione dichiarata dalla Presidenza del Consiglio di adottare contro il terrorismo una politica al contempo "globale" e "duratura" non rimanga solo un affascinante proposito, ma si traduca in fatti concreti.
<P>
A questo riguardo, alcune dichiarazioni rilasciate ieri in questa sede dal Ministro Michel ci preoccupano in quanto ci fanno capire quanto perduri ancora, in alcuni dei nostri responsabili, malgrado gli avvenimenti dell'11 settembre, lo stesso "vecchio pensiero", per riprendere l'espressione di Gorbaciov, lo stesso filone ideologico che, per anni, ha ispirato a livello europeo disposizioni lassiste e demagogiche in materia di circolazione delle persone, che hanno portato ad una perdita di controllo dei nostri territori e che hanno fatto dell'Unione europea l'epicentro privilegiato del terrorismo islamico.
<P>
Quando il Ministro Michel sostiene che la grande revisione legislativa auspicata dal nostro collega Georges Berthu, finalizzata a privilegiare la sicurezza dei cittadini, "porta dritto a una società liberticida", non fa che alimentare quella confusione che è all'origine delle nostre lacune.
Non è forse assimilando, in effetti, la soppressione di ogni controllo ad un progresso della libertà che abbiamo offerto un terreno fertile ai terroristi che sono andati poi a colpire gli Stati Uniti?
Il fatto che ogni misura seria di controllo, specie a livello nazionale, venga ancor oggi assimilata ad una proposta liberticida la dice lunga su quanta strada dobbiamo ancora percorrere affinché venga abbandonata la vecchia ideologia libertaria e affinché la nostra riflessione sia all'altezza delle sfide che i fatti di oggi ci impongono di raccogliere.
<P>
(Intervento decurtato a norma dell'articolo 137 del Regolamento)
<P>
Consiglio europeo straordinario (RC B5-0666/2001)
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
Dopo gli attentati terroristici negli USA la convocazione del Consiglio straordinario dell' Unione europea era un atto dovuto.
Sebbene sinora le mosse dell' Unione siano dettate da un certo buonsenso, sussistono dei punti delicati cui occorre prestare particolare attenzione:
<P>
a) il richiamo all' articolo 5 dello statuto della NATO, senza aver prima individuato con chiarezza il paese che ha sferrato l' attacco, crea un clima di guerra e di resa dei conti estremamente pericoloso;
<P>
b) l' adozione di misure di polizia per fronteggiare il terrorismo deve avvenire entro i limiti del rispetto delle libertà dei cittadini;
<P>
c) si deve decidere in merito alla politica da adottare rispetto ai paesi "amici" , come l' Arabia Saudita, che hanno contribuito finanziariamente all' estendersi del fondamentalismo;
<P>
d) la soluzione della questione palestinese e in particolare del problema di Gerusalemme affrancherebbe enormi masse di musulmani dall' influsso demagogico degli islamici;
<P>
e) un intervento sostanziale rispetto al problema mondiale della povertà farebbe uscire intere società asiatiche e africane dalla disperazione, che funge da terreno di coltura per il terrorismo;
<P>
f) l' Unione europea deve avvicinarsi al mondo dell' islam con intenti pacifici e di amicizia, evitando sia l' approccio di Berlusconi, fondato sulla discordia, sia l' approccio giustizialista di Blair.
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Ribadendo la nostra assoluta e totale condanna degli atti di terrorismo verificatisi negli Stati Uniti, e rinnovando il cordoglio per il dolore e per il lutto vissuto dai familiari delle vittime e dall' intero popolo americano, chiediamo che la lotta contro il terrorismo non vada a colpire ulteriori vittime innocenti.
<P>
La lotta contro il terrorismo internazionale sarà pienamente efficace solo se portata avanti sotto l' egida delle Nazioni Unite. Pertanto respingiamo in particolare il ricorso all' articolo 5 del Trattato NATO che rischia di trascinare l' Unione europea e l' intera comunità internazionale in una spirale di violenza dalle conseguenze incalcolabili.
Crediamo inoltre che la necessaria lotta contro il terrorismo non possa servire da pretesto per mettere in causa i diritti e le libertà fondamentali e le garanzie giudiziarie degli individui, né debba toccare aspetti essenziali della sovranità degli Stati membri dell' Unione europea, compresa la militarizzazione.
<P>
Riteniamo importante che, parallelamente alla lotta contro il terrorismo internazionale, si contrasti il riciclaggio di capitali e si sopprimano i paradisi fiscali.
<P>
Il nostro voto riflette pertanto un profonda discordanza con taluni degli aspetti essenziali della risoluzione comune votata a maggioranza in plenaria, anche se siamo complessivamente favorevoli al resto del testo.
<P>
<SPEAKER ID=70 NAME="McKenna">
Ho votato contro la risoluzione per svariati motivi.
Sono convinta che per assicurare alla giustizia i responsabili degli attentati terroristici negli Stati Uniti non si debbano infliggere terrore e sofferenza ad altri innocenti.
E' essenziale che qualsiasi azione intrapresa per rispondere a questi orrori non inneschi altre aggressioni, analoghe o addirittura peggiori.
La comunità internazionale ha il dovere di tentare di comprendere quale sia stata la possibile causa di questi tremendi delitti; deve tentare di comprendere perché rifiutarsi di farlo aumenterebbe la probabilità di vivere un futuro anche più atroce.
<P>
Credo che gli Stati, e la coalizione di paesi che si è formata, debbano dimostrarsi sensibili al tema complessivo della sicurezza globale; se gli Stati Uniti reagiscono attaccando l'Afghanistan si macchieranno anch'essi di sangue innocente - due torti non fanno mai una ragione.
Sono profondamente convinta che noi, rappresentanti politici del mondo democratico, abbiamo la grande responsabilità di sostenere i principi della non violenza e di impedire il prodursi di un'ingiustificabile spirale di violenza.
<P>
<SPEAKER ID=71 NAME="Meijer">
Il sacrificio della propria vita e la distruzione di molte altre secondo le spaventose modalità che abbiamo visto l' 11 settembre a New York e a Washington sono atti di odio e disperazione.
Si può sconfiggere il terrorismo solo se si contribuisce a eliminare il terreno fertile che alimenta la violenza, e non suscitando maggiore avversione.
Il modo in cui Israele ricerca ed elimina gli avversari palestinesi che fanno ricorso alla violenza sembra solo rafforzare le simpatie per la resistenza violenta.
Lo stesso errore rischia oggi di essere ripetuto su scala mondiale.
Quando si è trattato di clima, armamenti e razzismo, il Presidente americano ha scelto l' isolamento.
La creazione di una coalizione di ricchi e potenti guidata dallo stesso Presidente americano contro i poveri e i rivoltosi avrà, sul lungo termine, un effetto controproducente.
Mi schiero al fianco dell' unico membro del Congresso americano che ha avuto il coraggio di votare contro la psicosi della guerra, seguendo l' esempio di quei pochissimi esponenti del socialismo tedesco che dissero 'no' all' inizio della prima guerra mondiale.
Le risorse economiche sprecate per la guerra potrebbero essere meglio spese per la prevenzione.
In Europa l' intervento preventivo dovrebbe renderci il meno vulnerabili possibile di fronte agli attentati. Questo obiettivo può essere conseguito decidendo di non privatizzare la sicurezza degli aeroporti e del traffico aereo e seguendo scrupolosamente le norme di sicurezza relative agli edifici di grande altezza.
Al di fuori dell' Europa, la prevenzione deve consistere nel contribuire a risolvere i problemi irrisolti di povertà, arretratezza e ingiustizia.
<P>
<SPEAKER ID=72 NAME="Van Orden">
I conservatori britannici sostengono con forza le misure specificamente concepite per combattere tutte le forme di terrorismo; in tale spirito abbiamo quindi sostenuto la proposta di risoluzione nonché i provvedimenti legislativi per la lotta al terrorismo in corso di adozione da parte del Consiglio.
Siamo però contrari all'affermazione secondo cui "la lotta contro il terrorismo internazionale implica un significativo rafforzamento delle relative competenze dell'Unione europea", e non crediamo neppure che spetti all'UE negoziare accordi di cooperazione politica e giudiziaria con gli Stati Uniti (settore che rientra invece nelle responsabilità nazionali, date le diversissime tradizioni costituzionali, giudiziarie e operative di importanti Stati membri, come il Regno Unito).
Non vediamo alcun rapporto tra l'esigenza di reagire con decisione ai recenti attentati terroristici e l'appello ad intensificare gli sforzi per rendere operativa la politica europea di sicurezza e difesa.
Al contrario, dagli ultimi avvenimenti emerge chiara l'esigenza di rafforzare i legami transatlantici, e la stessa NATO, piuttosto che di rincorrere l'obiettivo, gravido di potenziali divisioni, di una entità militare autonoma dell'Unione europea.
Inoltre intendiamo far sì che ogni nuovo provvedimento legislativo di lotta al terrorismo venga usato anche per combattere quelle organizzazioni terroristiche, come l'IRA, in tutte le sue forme, e l'ETA, che da molti decenni a questa parte conducono campagne terroristiche dall'interno e all' interno degli Stati membri dell'Unione europea.
<P>
Patto di stabilità e di crescita (RC B5-0602/2001)
<P>
<SPEAKER ID=73 NAME="Krivine e Vachetta">
Il fallimento dei dogmi liberali diventa ogni giorno più evidente.
Il "patto di stabilità" e i poteri antidemocratici di cui è stata dotata la Banca centrale europea fungono da vere e proprie gabbie, mentre diventa sempre più urgente modificare radicalmente l'orientamento della costruzione europea.
Le manifestazioni sindacali e associative alimentate dalla riunione a Liegi del Consiglio "ECOFIN" nonché i dibattiti del Congresso europeo dei cittadini hanno sottolineato il carattere impellente delle esigenze sociali e democratiche sostenute dai movimenti che oppongono la prospettiva di una globalizzazione solidale all'attuale globalizzazione capitalista.
<P>
Il Consiglio "ECOFIN" ha comunque dimostrato ancora una volta di essere affetto da autismo.
Non ha formulato alcuna proposta che fosse all'altezza degli interessi in gioco.
I suoi dibattiti continuano ad essere caratterizzati dalla totale assenza di trasparenza e di responsabilità, come dimostra la sorte riservata alla tassa Tobin.
I ministri hanno rinnegato i loro impegni pubblici rinviando la questione alla Commissione, che già si sa ostile a tale decisione, anche se elementare.
Parimenti, la questione scottante dei paradisi fiscali viene affrontata appositamente solo dal punto di vista specifico della lotta al terrorismo.
I governi dell'Unione non sono pronti a cambiare direzione.
E' proprio questo problema fondamentale ad essere occultato dalle risoluzioni comuni messe ai voti.
Per tale motivo voteremo contro.
<P>
<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="PT" NAME="Marques">
Il Giappone sta vivendo una grave recessione economica, gli Stati Uniti sono sull' orlo di una recessione, l' Europa registra un rallentamento della crescita e la recessione sembra profilarsi all' orizzonte.
Al fine di evitare una recessione mondiale e nel quadro di un' azione coordinata con il Giappone e gli Stati Uniti, è assolutamente opportuno stimolare l' attività economica attraverso la crescita della spesa pubblica sino al 3 percento del disavanzo pubblico di ogni Stato membro dell'Unione europea, a patto che:
<P>
l' aumento della spesa miri a consolidare l' investimento pubblico e gli stimoli all' investimento privato;
<P>
sia compiuto un simultaneo sforzo volto a por mano a riforme strutturali favorevoli all' occupazione, all' investimento e alla competitività.
<P>
E' altresì necessaria una flessibilizzazione del Programma di flessibilità e crescita che si spinga oltre l' attuale "stabilizzazione automatica" : Per questo motivo mi sono astenuto dal voto sulla risoluzione presentata dal Parlamento europeo.
<P>
Relazione Hieronymi (A5-0286/2001)
<P>
<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
L' elaborazione della direttiva sulla "televisione senza frontiere" è stata un tassello importante della legislazione comunitaria.
Sono però passati più di dieci anni e ancora non sono stati apportati i dovuti adeguamenti redazionali relativi alla tutela dei telespettatori e della produzione artistica europea.
Tre punti sono estremamente importanti:
<P>
a) tutela del telespettatore dall' inondazione di pubblicità, rafforzando l' obbligatorietà delle disposizioni della direttiva e imponendo controlli e sanzioni sui canali televisivi che non le rispettino;
<P>
b) estensione a livello comunitario della tutela dei minori sia dalla pubblicità che dai programmi che causino assuefazione alla violenza e ai comportamenti antisociali;
<P>
c) adozione di misure concrete e più rigorose per promuovere le produzioni europee e maggiori agevolazioni per i produttori dei paesi piccoli per aiutarli a penetrare nel grande mercato europeo.
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<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="SV" NAME="Andersson">
, Färm, Hedkvist Petersen, Hulthén, Hans Karlsson, Theorin (PSE), per iscritto.
(SV) Noi socialdemocratici svedesi reputiamo della massima importanza la tutela dei minorenni dai messaggi pubblicitari televisivi destinati all' infanzia, dal momento che si tratta di una categoria particolarmente ricettiva e potenzialmente in difficoltà nel distinguere fra comunicazioni pubblicitarie e altri stimoli ricevuti.
<P>
In Svezia, la pubblicità televisiva indirizzata a minori al di sotto dei 12 anni è oggetto di un divieto totale, ai sensi della legislazione in materia di emittenza radiotelevisiva.
Secondo la direttiva 97/36/CE, la pubblicità deve essere chiaramente individuabile come tale.
Ma i bambini al di sotto di una certa età non sono in grado di distinguere fra una pubblicità indirizzata a loro e i comuni programmi per l' infanzia.
I bambini meno piccoli sono in grado di cogliere la differenza, ma non di capire le finalità della comunicazione pubblicitaria (vedi lo studio condotto da Gunilla Jarlbro presso l' Università di Göteborg).
<P>
A nostro avviso, dunque, la pubblicità non va incoraggiata, e votiamo quindi contro questo punto della relazione 8 (paragrafo 1 aa).
<P>
<SPEAKER ID=77 NAME="Darras">
Vorrei innanzitutto ringraziare la nostra relatrice della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport, onorevole Ruth Hieronymi, nonché tutti gli altri deputati che ne hanno fatto parte per il lavoro di qualità da essi svolto e per l'interessante posizione assunta nei confronti della terza relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento e al Comitato economico e sociale in merito all'applicazione della direttiva 89/522/CEE "Televisione senza frontiere", il cui fine principale è quello di istituire un quadro giuridico entro il quale promuovere la libera circolazione dei servizi di diffusione audiovisiva all'interno del mercato unico, nonché di perseguire alcuni interessi generali quali la promozione della diversità culturale e la tutela dei consumatori e dei minorenni.
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Potrei addurre varie ragioni per spiegare il mio voto a favore della presente relazione, ma vi farò solo brevemente cenno.
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Considerando che il 98 percento delle famiglie possiede un televisore, la relazione comincia col ricordare giustamente che l'impatto sociale della televisione diventa sempre più dirompente, in particolare sui bambini.
Circa la tutela dei minorenni, d'altronde, la relazione chiede agli Stati membri di consolidare il dialogo reciproco nonché di definire soluzioni comuni, senza per questo rinunciare alla propria autonomia in fatto di restrizioni nazionali finalizzate alla protezione dei minorenni.
<P>
In altre parole, si potrebbe affermare che il settore audiovisivo svolge un ruolo essenziale per la democrazia e l'informazione pubblica e finisce con l'essere in tal modo un indicatore del grado di libertà di espressione e di pluralità delle idee che circolano nella società.
<P>
La relazione ricorda inoltre come il settore audiovisivo rappresenti un comparto fondamentale per l'economia e l'occupazione nell'Unione europea: nel 1997, esso impiegava oltre un milione di addetti, con una previsione di aumento delle entrate del 70 percento fino al 2005.
<P>
(Intervento decurtato a norma dell'articolo 137 del Regolamento)
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Relazione Berès (A5-0307/2001)
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<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="DE" NAME="Raschhofer">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, il 1o gennaio 2001 sarà completata l'Unione economica e monetaria.
Gli Stati membri non potranno più sottrarsi all'obbligo e alla necessità di dare duratura stabilità ai propri conti pubblici.
Questo viene affermato non solo dalla relazione della commissione ma anche dalla stessa relatrice.
Sono completamente d'accordo.
Perciò mi compiaccio che la relazione raccomandi l'estensione dei criteri del Patto di stabilità e di crescita fissando nuovi obiettivi individuali per ogni paese.
La stabilizzazione dei conti pubblici è la massima priorità di ogni governo, per potersi dotare del necessario margine di manovra.
<P>
In quanto rappresentante dell'Austria so di cosa sto parlando.
Nonostante tutte le difficoltà ed un'enorme montagna di debiti, il nuovo governo mantiene l'ambizioso obiettivo dell'azzeramento del deficit.
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<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="SV" NAME="Andersson">
<SPEAKER ID=80 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Dalla relazione emerge l'indubbia constatazione che "l'Europa economica è ancora incompiuta".
I motivi di questa incompiutezza non sono affatto un mistero.
Ogni Stato nazione si preoccupa innanzitutto di tutelare gli interessi della propria classe capitalista e adotta quindi la politica nazionale più adeguata al perseguimento di tale obiettivo.
<P>
Anche senza scomodare le Istituzioni europee e andando al di là delle rivalità nazionali, le classi abbienti armonizzano le loro politiche cercando di migliorare la redditività dei loro capitali a scapito delle classi lavoratrici.
<P>
Per quanto riguarda il blocco dei salari, la generalizzazione della precarietà occupazionale, dei licenziamenti collettivi, dei risparmi sui servizi pubblici e delle minacce alla protezione sociale, l'Europa capitalista non ha certo bisogno di un'armonizzazione istituzionale per dare prova di unità.
<P>
La relazione Berès ritiene che delle "finanze pubbliche sane" siano la condizione essenziale per il "rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche all'interno della zona euro".
Tuttavia, essa non dice in che modo tale equilibrio finanziario debba essere conseguito.
Chi deve pagare: le imprese capitaliste o i poveri consumatori attraverso l'IVA?
Chi deve trarre maggiore profitto dalle spese di bilancio: i servizi pubblici o l'imprenditoria privata?
<P>
Se non ci fossero i regali fiscali alle imprese capitaliste, i bilanci potrebbero essere più incentrati sui servizi pubblici, senza per questo essere in deficit.
Ma l'orientamento seguito nella relazione è indubbiamente tutt'altro.
Stando così le cose, non potevamo di certo sostenerla votando a favore.
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<SPEAKER ID=81 NAME="Krivine e Vachetta">
La relazione Berès è interessante nella misura in cui constata il fallimento del social-liberismo che credeva di poter conciliare l'accettazione del Trattato di Amsterdam con l'adozione di vere e proprie politiche sociali in Europa.
La relazione auspica il coordinamento delle politiche economiche, ma scopre che le istituzioni eventualmente deputate a questo compito non esistono.
La Banca centrale europea è monomaniacale, il Parlamento impotente e l'Eurogruppo semiclandestino.
La relazione si accontenta di supplicare che quest'ultimo tenga debitamente informato il Parlamento.
<P>
Tuttavia, la relazione contiene una gran dose di verità in quanto pervasa dalla preoccupazione per il vuoto istituzionale e le politiche regressive che rischiano di essere adottate sotto l' influenza del dogma neoliberale.
Ma anziché dichiarare apertamente ciò di cui si discute ormai sempre più diffusamente - ossia che sarebbe ragionevole non applicare il patto di stabilità -, essa si limita ad auspicare un coordinamento dei "loro rispettivi programmi di stabilità".
Una tale volontà, abbastanza penosa, di limitare i danni non può farci dimenticare che questo fardello è stato imposto grazie al sostegno attivo dei social-liberali, soprattutto in Italia e Francia.
Ecco perché non abbiamo voluto appoggiare queste generiche ed informi ingiunzioni che servono più che altro a far dimenticare che si ci è sbagliati di grosso.
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<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="EL" NAME="Patakis">

La moneta unica impone una gestione economica unica: questa è la conclusione cui giungono in sostanza sia la Commissione che il relatore.
L' esercizio della politica economica da parte degli Stati membri è limitato ancor di più all' ambito delle decisioni già prese, mentre i parlamenti nazionali si trasformano in semplici osservatori o, ancor peggio, semplici esecutori delle decisioni dell' Unione.
Si tratta di un tentativo di neutralizzare gli strumenti di reazione dei lavoratori, che si oppongono con sempre maggior decisione alle scelte del grande capitale.
<P>
La relazione del Parlamento plaude alla politica antipopolare dell' Unione e avanza proposte che fungono da alibi per la politica socioeconomica puramente neoliberista dell' Unione e per le sue conseguenze sui ceti popolari, come il precedente accordo sulla messa a disposizione delle entrate fiscali fortuite o straordinarie - guai spendere denaro per il settore previdenziale!
Nella stessa direzione va anche l' inclusione nei bilanci nazionali della "questione delle ripercussioni dell' invecchiamento della popolazione" .
<P>
La relazione stessa, pur affermando che la disoccupazione continua a colpire 14 milioni di europei e che la situazione socioeconomica non è affatto migliorata, rimane fedele alla politica delle ristrutturazioni e alla suddivisione dei disoccupati.
<P>
La partecipazione dei parlamenti nazionali mediante il resoconto annuale sull' applicazione degli orientamenti generali della politica economica, fissati dal Consiglio europeo, e la discussione sui programmi di stabilità, approvati dalla Commissione e dal Consiglio, non sono che una parvenza di democrazia, che mira al coinvolgimento dei rappresentanti nazionali nelle procedure comunitarie specie quando è in ballo la proposta di rafforzare il ruolo della Commissione e di imporre sanzioni agli Stati membri che non attuino la politica economica dettata da Bruxelles.
<P>
In tal modo si cerca di rendere complici le istituzioni nazionali competenti in un processo che, nel nome del coordinamento delle politiche economiche nel quadro degli orientamenti generali, promuove un ulteriore assoggettamento delle politiche salariali e sociali in genere alle asfissianti limitazioni dei criteri di convergenza e del patto di stabilità.
Gli Stati membri sono invitati esplicitamente a coordinare "le loro azioni astenendosi dall'adottare misure fiscali, di bilancio o retributive" .
<P>
E' dimostrato che lo smantellamento del sistema previdenziale garantito dallo Stato, associato alla riduzione degli stipendi e all' assoggettamento dell' orario e del costo del lavoro agli interessi delle parte padronale, conduce i lavoratori verso un aumento sostanziale del numero dei poveri e degli emarginati sociali, nonché verso una riduzione della qualità e della portata dei servizi offerti.
<P>
E' chiaro che più sono le misure adottate per contenere i redditi e i diritti dei lavoratori, più aumentano le pressioni per ulteriori misure strutturali; più si intensificano i segnali di recessione economica, più si irrigidiscono le politiche d' austerità.
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Relazione Peijs (A5-0306/2001)
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<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="PT" NAME="Bastos">
Ho votato a favore dell' ottima relazione presentataci dalla onorevole Peijs per le seguenti ragioni.
<P>
Come è noto, negli ultimi trent' anni si è registrato un incremento eccessivo della spesa pubblica in Europa, che ha obbligato gli Stati membri ad aumentare le imposte sino ad un livello insostenibile.
Pertanto urge procedere ad uno sgravio fiscale ponendo mano alle riforme che si rendono necessarie per migliorare gli incentivi occupazionali e l' attività imprenditoriale.
Per questo motivo plaudiamo al tentativo di definizione di uno sgravio fiscale sostenibile.
Spero che la Commissione persegua i suoi sforzi volti ad orientare i governi nazionali nella definizione di questi sgravi, segnatamente attraverso l' istituzione di un "codice di condotta" .
<P>
Per un maggiore accesso della popolazione attiva al mercato di lavoro, è imprescindibile procedere all' abolizione degli ostacoli sociali, fiscali ed amministrativi che impediscono alle donne ed agli anziani di tornare al lavoro e/o di salvaguardarlo, anche alla luce del fatto che l' andamento demografico - come precisa il rapporto delle Nazioni Unite per il 2000 - registra un rallentamento della crescita della popolazione in età attiva e un aumento della popolazione di età superiore ai 65 anni, il che solleva un' enorme preoccupazione per il mantenimento del sistema di sicurezza sociale o per il tentativo di evitare danni economici derivanti da una quantità insufficiente di manodopera sui nostri mercati del lavoro.
<P>
Considero ugualmente importante privilegiare l' accesso dei giovani al mercato del lavoro parallelamente alla formazione permanente. Ciò richiede un aumento della spesa pubblica e privata nel campo dell' educazione, della ricerca e dello sviluppo, accompagnato naturalmente dalle necessarie riforme strutturali, affinché si possa procedere ad una transizione efficace verso una società basata sulla conoscenza.
<P>
<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Incurante delle difficoltà economiche e sociali in cui si dibattono numerosi Stati membri, la relazione insiste sulla necessità di proseguire lo sforzo di consolidamento del bilancio e sul rispetto del Patto di stabilità.
E' una posizione cieca che va combattuta.
Si impongono semmai la sospensione immediata del Patto e una profonda revisione dei suoi obiettivi, criteri e fondamenti.
<P>
Non condividiamo inoltre l' opinione che l' investimento pubblico non sia la via d' uscita dalla crisi o che sia complessivamente mal gestito e mal orientato. Presentiamo perciò una proposta di emendamento che sottolinea l' importanza dell' investimento pubblico per la crescita economica e per l' occupazione.
<P>
Il fatto che dalla risoluzione non emerga alcun impegno per la soluzione dei problemi sociali, la creazione di posti di lavoro e la lotta all' esclusione sociale e alla povertà ci induce ad affermare che non si deve continuare a considerare prioritario il mantenimento della stabilità monetaria a ogni costo, quando sappiamo che le conseguenze sarebbero una maggiore disoccupazione, restrizioni salariali e indigenza.
<P>
Non sono stati purtroppo accolti i vari emendamenti da noi presentati volti a riformulare profondamente la relazione.
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<SPEAKER ID=85 NAME="Krivine e Vachetta">
La relazione Peijs è un vero e proprio inno neoliberale che fa delle finanze pubbliche e della protezione sociale la fonte di tutti i mali.
Essa oppone, ad esempio, gli investimenti pubblici, necessariamente "mal gestiti", al settore privato, per sua natura efficiente.
La sua funzione principale è quella di riaffermare il dogma neoliberale sancito nel "Patto di stabilità" firmato ad Amsterdam nel 1997, nonché di denunciare gli adeguamenti suggeriti al Vertice di Göteborg sugli stabilizzatori automatici.
<P>
Mentre la congiuntura si risolleva, grazie all'applicazione ostinata di un contenimento salariale, la relazione afferma il diritto di infliggere una nuova recessione all'Europa.
Essa raccomanda l'applicazione cieca di una politica che tutti ritengono in contraddizione con gli obiettivi di crescita e di occupazione preannunciati.
Quando l'economia rallenta, il Patto di stabilità alimenta il caos rallentando l'attività poiché si vuole in realtà ottenere un tasso di disoccupazione capace di far nuovamente regredire i salari ed incrementare i profitti.
E' assolutamente necessario votare contro la presente relazione, la cui attuazione costituirebbe un serio pericolo per i lavoratori europei.
<P>
<SPEAKER ID=86 NAME="Meijer">
Una delle caratteristiche dell' economia di mercato è il verificarsi di fluttuazioni, con picchi e avvallamenti.
Nei periodi in cui la crescita economica ristagna o i consumi si contraggono, ha poco senso infondere nei cittadini un ottimismo ingiustificato.
Un simile ottimismo rappresenta una forma di inganno e produce avventatezza nel campo dei consumi nonché investimenti rischiosi.
Più opportuno sarebbe ampliare o rinnovare le risorse dello Stato.
Questo è stato il metodo che ha consentito all' America di Roosevelt di affrontare con successo la crisi degli anni ' 30 e all' Europa occidentale di avviare la ricostruzione dopo il 1945.
Del resto, questo è stato anche il metodo che ha permesso a Stati autoritari come la Germania nazista e l' Unione Sovietica di costruire un' economia molto più forte di quanto si credesse all' esterno.
In tutti questi casi - alcuni possono ispirare più simpatia di altri - il metodo scelto ha inaspettatamente incontrato la soddisfazione di molti.
Invece di imparare dal passato, si ricade oggi su posizioni primitive, risalenti al XIX e agli inizi del XX secolo, posizioni che hanno preceduto i successi che ho descritto.
Una minore imposizione fiscale, a vantaggio dei redditi più alti e delle grandi imprese, oggi è valutata positivamente, mentre la spesa pubblica è giudicata in termini fortemente negativi.
La relazione della onorevole Peijs segue la moda oggi prevalente.
Mi aspetto che i risultati saranno povertà e instabilità. Non voterò, pertanto, a favore del testo.
<P>
Relazione Longo (A5-0299/2001)
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<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Quel che emerge dalla relazione in oggetto è un insieme di pressioni per accelerare il processo di liberalizzazione in vari settori.
Nella relazione si critica anche il Consiglio europeo di Stoccolma per non aver fissato un calendario per la liberalizzazione definitiva dei mercati del gas e dell' elettricità, il che è inaccettabile.
Del pari, respingiamo l' esortazione rivolta agli Stati membri di procedere rapidamente ed in modo uniforme alla liberalizzazione dei mercati dell' energia, dei trasporti e dei servizi postali.
Non stupisce perciò che nella relazione si attacchino i monopoli pubblici, segnatamente nel campo dell' elettricità, si solleciti la liberalizzazione delle chiamate locali o si esprima la convinzione che le privatizzazione e la liberalizzazione dei servizi pubblici determinino prezzi migliori e qualità.
<P>
<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="EL" NAME="Patakis">
A caratterizzare la realtà odierna sono l' abuso della posizione dominante sul mercato da parte delle grandi imprese monopolistiche, la continua spinta verso fusioni, concentrazioni e rilevamenti di imprese gigantesche e la creazione di gruppi monopolistici spaventosamente forti, quasi sempre accompagnati da migliaia di licenziamenti e da enormi ripercussioni sull' occupazione e sullo sfruttamento monopolistico delle fonti di ricchezza, dei mercati e dei consumatori.
Secondo la relazione, nel 2000 il numero di nuove fusioni si aggirava sui 345 casi, grazie ad una legislazione sempre più elastica che favorisce la creazione di grandi monopoli che poi acquisiscono una posizione dominante sul mercato.
<P>
Questo fatto non interessa all' Unione europea, che invece si preoccupa di definire il calendario per la definitiva liberalizzazione dei mercati del gas naturale e dell' elettricità, di accelerare il passo per la liberalizzazione dei mercati dell' energia, dei trasporti e dei servizi postali e di tutelare l' accesso universale ai servizi di interesse generale, in modo da accrescere la competitività dell' economia.
<P>
All' Unione sta a cuore anche la soppressione degli aiuti di Stato.
Il suo disperato tentativo di eliminarli è però mirato ad accrescere i profitti dei più forti e a consolidarli nel mercato, tagliando fuori nuovi concorrenti e facendo così prevalere la legge della giungla, il diritto del più forte e la supremazia degli interessi monopolistici.
<P>
Gli interventi di Stato non toccano nella sostanza il sistema capitalistico e molto spesso rafforzano in modo selettivo taluni imprenditori ed imprese.
Facendo a meno degli interventi di Stato e della loro seppur minima azione di riequilibrio, si causa un continuo aggravamento dello scarto economico a scapito delle regioni e dei settori meno sviluppati e dei ceti sociali più poveri, visto che le ristrutturazioni e la svendita del settore pubblico vengono attuate non per aiutare i suddetti, ma per aumentare i profitti del grande capitale.
Sono quindi inaccettabili le continue pressioni per adottare misure come quelle proposte in merito a un registro degli aiuti di Stato e a un quadro di valutazione delle prestazioni.
Indicativo delle scelte del grande capitale è il fatto che emerga una forte preoccupazione per una probabile rinazionalizzazione della politica della concorrenza con controllo esercitato dagli Stati membri e non dalla Commissione dell' Unione europea. Pertanto nella relazione si propone un sistema internazionale della concorrenza in ambito OMC.
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L' attuale politica della concorrenza ha portato grandi settori dell' industria europea a perdere posizioni, grosse fette di mercato mondiale e centinaia di migliaia di posti di lavoro.
La scandalosa concentrazione di potere in settori d' importanza strategica lascia l' economia di interi paesi nelle mani di multinazionali interessate solo a speculare, con tutto quel che ciò comporta per i lavoratori.
<P>
La perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro porta ad un drammatico incremento della disoccupazione.
I lavoratori si trovano a fronteggiare un forte attacco sferrato contro i loro diritti sociali e lavorativi. Assistono ad un peggioramento del loro tenore di vita e al dilagare della povertà, mentre il settore pubblico e la base produttiva di gran parte dei paesi dell' Unione vengono smantellati e distrutti nel nome di una concorrenza dissennata e disastrosa, cioè nel nome dell' economia di mercato assoluta e della promozione degli interessi monopolistici del grande capitale.
Perciò le lotte contro la "globalizzazione" e l' imposizione di regole incontrollabili dell' economia di mercato si vanno moltiplicando giorno dopo giorno.
<P>
Di tutto ciò riteniamo responsabile la politica della concorrenza sin qui esercitata ed esprimiamo la nostra ferma opposizione ad essa votando contro la relazione.
<P>
Relazione Huhne (A5-0301/2001)
<P>
<SPEAKER ID=89 NAME="Lulling">
Nella primavera dell'anno scorso abbiamo adottato, insieme con il Consiglio, la direttiva sul commercio elettronico che entrerà in vigore tra poco, il 17 gennaio 2002.
Cardine di questa direttiva è il principio del paese di origine.
Quando nella commissione per i problemi economici e monetari è stata presentata per la prima volta la relazione oggi in esame, mi ha sorpreso il fatto che alcuni colleghi della commissione volessero rimettere in discussione proprio questo principio del paese d'origine per il commercio elettronico nel campo dei servizi finanziari.
E' completamente assurdo.
Se il Parlamento europeo ed il Consiglio europeo di Lisbona si sono dati l'obiettivo di creare entro il 2005 un mercato interno dei servizi finanziari, non ci possiamo permettere né di darci una legislazione incoerente, né di continuare a ritornare senza un valido motivo su decisioni già prese.
Questo vale non solo per alcuni dei miei colleghi in quest'Aula, ma anche per il Consiglio, l'esito della cui votazione di giovedì scorso sulla direttiva relativa alla vendita a distanza di servizi finanziari mi ha molto deluso.
In fin dei conti abbiamo deciso a favore del principio del paese d'origine ed ora dobbiamo applicarlo con concretezza e con coerenza.
<P>
Anch'io mi associo agli auguri che il relatore ha rivolto alla Commissione per la creazione della EEJ-NET (Rete extragiudiziaria europea) e della FIN-NET (Rete per i reclami relativi ai servizi finanziari).
Procedure extragiudiziarie semplificate e poco onerose per il risarcimento transfrontaliero rafforzeranno senza dubbio la fiducia dei consumatori nei servizi finanziari transfrontalieri.
Naturalmente, i consumatori devono essere messi a conoscenza dell'esistenza di queste reti. Per tale motivo sono favorevole anche alla proposta che queste reti siano pubblicizzate sulle varie pagine Web nelle quali si offrono servizi finanziari online.
<P>
Relazione Berger (A5-0310/2001)
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<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Il settore dei servizi riveste un' importanza cruciale per lo sviluppo futuro dell' economia dell' Unione europea giacché rappresenta la quota più rilevante del PNL e oltre i due terzi dei posti di lavoro; merita perciò tutta la nostra attenzione al fine di migliorarne la qualità e salvaguardare l' occupazione.
Del resto, le principali preoccupazioni che emergono dalla comunicazione della Commissione attengono alla creazione di un mercato interno dei servizi e vi si analizzano gli ostacoli alla libera circolazione transnazionale di servizi, proponendone l' eliminazione e operando per accelerare la liberalizzazione dei servizi postali, la vendita a distanza di servizi finanziari, le proposte di acquisizione e l' imposta sul valore aggiunto dei prodotti digitali.
<P>
La relatrice, oltre a concordare con la proposta della Commissione, evidenzia la necessità di accelerare e completare il processo di liberalizzazione in settori quali i servizi postali, l' elettricità e l' energia. Respingiamo tale posizione dato che, in linea generale, allo Stato verrebbe affidata una funzione meramente normativa delle attività di servizio del servizio pubblico, mediante l' istituzione di organismi regolatori, presumibilmente indipendenti, direttamente o indirettamente controllati dai gruppi economici e finanziari.
Di solito la liberalizzazione provoca riduzione di posti di lavoro, aumento dei prezzi delle prestazioni di servizi, diminuzione della quantità e della qualità delle prestazioni di servizi nonché negazione del diritto di accesso universale ai servizi pubblici.
<P>
Relazione Khanbhai (A5-0263/2001)
<P>
<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="PT" NAME="Marques">
La relazione Khanbhai analizza in modo straordinario una delle maggiori sfide del mondo d' oggi: la lotta contro le principali malattie trasmissibili nel quadro della riduzione della povertà.
Le malattie trasmissibili uccidono, quotidianamente, circa 10.000 persone in Africa e sono 35 milioni le persone contaminate dall' AIDS nel mondo intero.
L' HIV/AIDS, la malaria e la tubercolosi rappresentano perciò una terribile minaccia allo sviluppo sociale ed economico delle popolazioni più povere, il che esige, come sostiene l' onorevole Khanbhai, un' azione di risposta pronta, efficace ed ampia della quale l' Unione europea dovrà assumere la leadership.
Tali malattie provocano non solo sofferenza umana ed un elevatissimo numero di decessi, che già giustificano tale risposta, ma anche una drastica riduzione della speranza di vita e della manodopera, con tutte le conseguenze sociali ed economiche che ne derivano: inabilità di gran parte della popolazione attiva, ritardo nello sviluppo economico e sociale, destabilizzazione di comunità già fragili.
<P>
Concordo perciò con la relazione laddove difende la necessità urgente di creare un fondo per le malattie infettive, essenziale per la cura delle persone affette, l' individuazione dei portatori, la prevenzione, la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini.
<P>
<SPEAKER ID=92 NAME="Meijer">
In interrogazioni rivolte alla Commissione europea ho avuto più volte occasione di insistere sulla necessità di adottare provvedimenti che possano garantire agli abitanti del terzo mondo la disponibilità di farmaci contro le malattie mortali più frequenti.
I farmaci contro le malattie tropicali sono spesso disponibili per i turisti stranieri dei paesi ricchi, ma non per la grande maggioranza della popolazione locale.
Vi sono perfino farmaci che da decenni svolgono bene il loro lavoro e che oggi vengono tolti dal mercato.
Il motivo risiede nel fatto che nei paesi in via di sviluppo non esiste un potere d' acquisto sufficiente per questi prodotti.
Se consideriamo la produzione farmaceutica solamente nel suo aspetto commerciale, tutelato dai brevetti che garantiscono il recupero a tempo indeterminato dei costi sostenuti in passato per lo sviluppo di un farmaco, i paesi poveri e, certamente, i loro abitanti più indigenti non disporranno mai di medicinali.
I prodotti farmaceutici spesso hanno un costo superiore al reddito annuale della popolazione locale.
Le proposte dell' onorevole Khanbhai che chiedono un riconoscimento internazionale da parte dell' UE del diritto dei paesi in via di sviluppo di produrre al proprio interno farmaci generici contro le grandi epidemie senza dover sostenere i costi relativi ai diritti di proprietà intellettuale, l' incoraggiamento della produzione di farmaci contro le malattie tipiche della povertà e la revisione periodica dell' accordo TRIPS sono elementi indispensabili per addivenire a una soluzione.
<P>
<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="EL" NAME="Patakis">
Sono diverse le indicazioni positive della relazione, che però restano schiacciate sotto il peso dell' enorme viltà e vergogna della comunità internazionale di fronte ai milioni di uomini al mondo che, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, continuano a vivere in condizioni di degrado, privi di qualunque accesso alla salute, e a morire colpiti da malattie quali malaria, tubercolosi, AIDS, eccetera.
L' ignominia è ancor maggiore quando sussiste la prospettiva certa, fondata su ricerche e studi ufficiali, che la situazione peggiorerà.
<P>
Il riconoscimento che la salute è un "bene pubblico globale" , come giustamente segnalato nella relazione, mal si concilia con il fatto che gran parte della popolazione mondiale sia priva di accesso a beni come istruzione, casa, lavoro, cibo, acqua potabile sicura, condizioni igieniche e servizi sanitari.
Più di cinque milioni di persone muoiono ogni anno, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, a causa di malattie infettive, mentre i medicinali continuano ad essere oggetto di proprietà intellettuale e di speculazioni da parte di una manciata di multinazionali farmaceutiche, che arrivano al punto di ritirare le medicine dal mercato perché, malgrado servano a salvare vite umane, non offrono loro il massimo profitto realizzabile.
<P>
Non è possibile che qualsiasi risorsa addizionale per lo sviluppo della ricerca venga assegnata sotto forma di incentivi al settore privato e non ai centri di ricerca pubblici.
E' provocatorio e ipocrita che nei paesi in via di sviluppo il "bene pubblico globale" della salute sia duramente colpito e che nel contempo in quegli stessi paesi vengano imposti cambiamenti strutturali accompagnati dal taglio delle spese nel settore dei servizi pubblici e in particolare della sanità e dell' istruzione.
E' inaccettabile che attività volte a garantire questo "bene globale" siano lasciate alla mercé delle ONG e agli auspici per una "fattiva collaborazione" e un "partenariato" tra settore pubblico, ONG e settore privato.
La salute è un diritto umano fondamentale e inalienabile, costituisce l' elemento più rilevante della giustizia sociale e della dignità umana e non può essere soggetto ad accomodamenti o alle leggi del profitto.
<P>
E' di capitale importanza che i mezzi per debellare le malattie e garantire il diritto alla salute siano pubblici.
Per poter eliminare il problema alla radice si devono affrontare le cause della povertà, del suo perdurare e del suo dilagare.
La relazione però non imbocca nemmeno questa strada, limitandosi a ripetere dichiarazioni trite e ritrite e ad avanzare proposte insulse.
L' unica via d' uscita è rovesciare il sistema sociopolitico e le politiche applicate dai regimi imperialisti e dagli interessi monopolistici, che causano il sorgere e il dilagare di miseria e degrado e che non esitano a sacrificare sull' altare del profitto interi popoli e popolazioni.
<P>
<CHAPTER ID=4>
DISCUSSIONE SU PROBLEMI D'ATTUALITA
<SPEAKER ID=94 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Sostegno per un accordo quadro nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia
<SPEAKER ID=95 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
<P>
B5-0617/2001, presentata dall'onorevole Haarder a nome del gruppo ELDR;
<P>
B5-0626/2001, presentata dagli onorevoli Pack e Posselt a nome del gruppo PPE-DE;
<P>
B5-0634/2001, presentata dalla onorevole Muscardini a nome del gruppo UEN;
<P>
B5-0643/2001, presentata dagli onorevoli Swoboda e Wiersma a nome del gruppo PSE;
<P>
B5-0653/2001, presentata dalla onorevole Morgantini a nome del gruppo GUE/NGL;
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B5-0660/2001, presentata dagli onorevoli Lagendijk e altri a nome del gruppo Verts/ALE
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sul sostegno ad un accordo quadro nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.
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<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="DA" NAME="Haarder">
Signor Presidente, credo che oggi debbano essere lanciati due messaggi alla Macedonia.
Il primo è indirizzato al governo macedone.
Dobbiamo esprimere un profondo ringraziamento e una grande ammirazione per il coraggio di cui ha dato prova il governo macedone presentando proposte di modifica della costituzione e dando alla minoranza albanese lo spazio che una democrazia moderna esige.
E' stato difficile e pertanto l' Unione europea deve rivolgere al governo macedone un sentito ringraziamento.
L' altro saluto che dobbiamo rivolgere alla Macedonia è destinato all' UCK, il movimento di liberazione.
Si può capire che sia nato sotto Milosevic - e non ripercorrerò tutta la storia -, ma queste parole interessano solo all' UCK e quello che resta dell' UCK nella Macedonia settentrionale: la battaglia è finita; tutte le armi devono essere restituite; non c' è alcun motivo per portare avanti l' attività di cui si è reso colpevole l' UCK - dico volutamente "reso colpevole", poiché l' UCK è un' iniziativa molto composita dove certe cose non possono tollerare di vedere la luce del giorno.
Il gruppo etnico albanese ha ottenuto tutti i diritti civili.
E' così che si risolvono i problemi delle minoranze.
Anch' io provengo da una zona di frontiera tra Danimarca e Germania, nella quale 45 anni fa abbiamo risolto i problemi dando ad entrambe le minoranze, a nord e a sud della frontiera, tutti i diritti di una democrazia moderna.
E' quello che la Macedonia ha scelto di fare.
E' la via corretta e di questo devono essere ringraziate entrambe le parti.
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<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, vorrei associarmi a quanto detto dall'onorevole Haarder, anche se il nostro giudizio sull'UCK diverge: in questo momento si tratta di mantenere la pace.
Pace che in Macedonia è ancora precaria, forse perché non c' è ancora fiducia in una soluzione comune, in uno Stato ed in una società comune.
Questo non sorprende perché ciò richiede del tempo, più di quello che serve per sedersi ad un tavolo e negoziare un accordo.
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Se consideriamo l'accordo quadro, mi sembra molto importante che sia stata messa in primo piano la rinuncia alla violenza.
La Macedonia è una democrazia; in quanto tale non ha bisogno di ricorrere alla violenza per poter cambiare.
In una democrazia si devono discutere i cambiamenti, negoziarli e poi introdurre le opportune modifiche nell'ordinamento.
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In secondo luogo si è posto l'accento sull'integrità del paese.
Non servono nuove frontiere e nuovi Stati, faticosamente tracciati in base a separazioni delle etnie, che però non è mai possibile dividere con precisione.
Basta guardare la capitale Skopje per rendersi conto che ciò è impossibile.
Non ho mai capito come mai entrambe le parti abbiano parlato, anche se solo per poco tempo, di dividere il paese.
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In terzo luogo, si tratta di uno Stato multietnico.
Molti Stati sono multinazionali, ma questo è uno Stato multietnico con una significativa minoranza albanese. Non la si può trattare come una minoranza del 5 o del 6 per cento.
Essa deve ottenere una posizione più forte, come di fatto le è già stata attribuita.
Riteniamo giusto che a questa minoranza siano stati riconosciuti diritti più estesi di quanto avvenga di solito.
Credo che complessivamente sia stato trovato un compromesso equilibrato.
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Nei prossimi giorni ci recheremo a Skopje, dove chiederemo con fermezza che siano messo in atto quanto ancora necessario.
E' inconcepibile ed inaccettabile questo costante rinviare e minacciare di non approvare quanto proposto o di votarlo oppure l' annunciare il ritorno alla violenza.
In tal senso spero che - visto che oggi siamo in grado di parlare con maggiore compiacimento della Macedonia - tra uno o due mesi l' incertezza ceda il passo a favore di una maggiore tolleranza e soddisfazione.
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<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="DE" NAME="Pack">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, si dice che le armi siano state ritirate.
L' UCK dice di essersi disciolta UCK.
Sappiamo tutti però che in Macedonia sono tuttora in circolazione moltissime armi e che c'è il problema delle bande di criminali, alle quali può aderire chiunque voglia.
Penso che la maggioranza degli albanesi desideri uscire da questa situazione, come anche la maggioranza dei macedoni.
Ma per molti slavo-macedoni il problema non è ancora superato, altrimenti non sarebbe mai esistito.
Negli ultimi anni non si è fatto nulla per dare la possibilità alla minoranza albanese - il 28 per cento della popolazione - di partecipare a pieno titolo alla vita civile.
Se invece di affrontare il problema solo due anni fa, lo si fosse fatto sette od otto anni fa e si fosse ricercato con costanza una soluzione per assicurare l' uguaglianza di tutti i cittadini, non credo che i ribelli avrebbero avuto gioco facile.
E' un peccato, anche per la collettività macedone, che adesso si abbia l'impressione che si reagisca soltanto dopo che dei criminali hanno assalito il paese.
E' un peccato, ma è colpa di tutti i partiti politici locali.
Alla fin fine, abbiamo ottenuto quello che il Parlamento europeo ha sempre chiesto.
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Vorrei ricordare che, come ha detto l'onorevole Swoboda, non vogliamo un paese diviso.
La Macedonia è uno Stato e tale deve rimanere, non dividersi in base a frontiere etniche o nazionali.
Chi pensa a una soluzione del genere danneggia l'intera regione.
E' un'idea pericolosa.
Spero che il nuovo parlamento cerchi di applicare rapidamente le leggi.
Il problema è che si mettono in discussione quanto già approvato e che le sedute del parlamento vengono interrotte di continuo.
Naturalmente vi sono motivi che giustificano tale atteggiamento.
A Tetovo la polizia macedone è stata nuovamente attaccata.
Ci si chiede allora chi siano i responsabili di tale azione e quali siano le ragioni che sostengono.
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Perciò, con cautela, ma anche con decisione, dobbiamo chiedere ai colleghi macedoni di imboccare risolutamente la strada aperta dall'accordo di Ohrid.
Non dobbiamo permettere che commettano l'errore di accettare la pessima idea di organizzare un referendum, rimandando all'infinito la riforma costituzionale.
Non può funzionare.
Domani e dopodomani gli onorevoli Swoboda, Lagendijk ed io tenteremo di convincere i colleghi macedoni.
Ritengo molto importante che chi ne abbia la competenza secondo le leggi del paese proclami un'amnistia. Un'amnistia che però non condoni i crimini che dovrebbero essere oggetto di indagine all'Aia.
Dobbiamo fare una differenza.
Spero che il parlamento metta rapidamente in atto tutte le leggi necessarie per rafforzare le autonomie locali e a dare alle minoranze, che in alcune regioni sono maggioranze, la possibilità di assumere responsabilmente il proprio ruolo di cittadini.
In tal caso, penso che sia possibile arrivare alla pace entro la fine dell'anno, come ha detto l'onorevole Swoboda.
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="EL" NAME="Papayannakis">
Signor Presidente, appoggiamo la proposta di risoluzione, pur giudicandola troppo ottimista e ingenua.
E' vero che l' accordo di agosto garantisce il mantenimento della società multietnica e dello Stato di diritto unico?
Noi ci auguriamo che sia così, ma al momento gli unici dati a nostra disposizione riguardano la raccolta delle armi e lo scioglimento dell' UCK.
Sappiamo però che non è serio definire a priori il numero delle armi da consegnare.
Com' è stato calcolato?
Come noto, è facile per un' organizzazione di guerriglieri dichiarare il proprio scioglimento e poi riorganizzarsi senza avviare alcuna procedura specifica.
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Pertanto, signor Presidente, condividiamo la sfiducia e la difficoltà espresse dalla parte slavo-macedone nel continuare su questa strada.
Ci auguriamo che si vada avanti e vogliamo essere ottimisti; tuttavia le uniche argomentazioni serie che ci spingono a essere ottimisti e a sostenere la linea della risoluzione sono le seguenti: in primo luogo, una linea politica stabile invece dei messaggi doppi o tripli lanciati in passato dall' Unione e dalla NATO con i noti effetti disastrosi a livello politico; in secondo luogo, un aiuto economico generoso, reale e breve; in terzo luogo, l' apertura di una prospettiva europea, prima possibile, per tutti i Balcani e per il paese in questione, in modo da trovare una via d' uscita dalla crisi e da dare speranze e prospettive.
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<SPEAKER ID=100 LANGUAGE="NL" NAME="Staes">
Signor Presidente, la onorevole Pack ha ricordato che numerosi sono i problemi che ancora ci attendono.
Complessivamente, però, il processo di pace in Macedonia può considerarsi un mezzo miracolo.
Mi associo all' onorevole Haarder che si è congratulato con il governo macedone e ne ha sottolineato il coraggio.
Onorevoli colleghi, si è davvero sciolto un nodo gordiano.
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I diritti della minoranza albanese sono ora tutelati, l' operazione Essential Harvest è un successo, sono garantite la sovranità e l' integrità territoriale della Macedonia.
Viene ora offerta una nuova possibilità al carattere multietnico della società macedone, dove il dialogo fra le parti svolge un ruolo centrale.
Tutti noi dobbiamo continuare a seguire con attenzione gli sviluppi in questa regione, in tutti i Balcani.
La crisi in Afghanistan, la lotta al terrorismo non possono distogliere la nostra attenzione da questa parte del mondo.
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Dobbiamo investire nella stabilità dei Balcani.
Dobbiamo investire nella stabilità della Macedonia.
Dobbiamo garantire la necessaria assistenza all' attuazione dell' accordo di stabilizzazione e associazione.
Dobbiamo assicurare la necessaria assistenza ai profughi che ritornano al proprio paese.
Dobbiamo contribuire alla ricostruzione del paese.
A tale proposito sottolineo le parole della onorevole Pack.
La storia politica del mio paese dimostra che solo il perdono, solo la riconciliazione, possono assicurare una pace vera.
E' quindi importante l' amnistia per i ribelli.
Non si parla dei ribelli che possono essere perseguiti dal Tribunale dell' Aia.
Si tratta degli altri, per i quali dev' essere prevista una soluzione.
Spero che i colleghi che domani partiranno per Skopje riusciranno a convincere i loro interlocutori in loco a prestare attenzione a questo problema.
Sono pienamente favorevole a un ampliamento del mandato dell' Ufficio europeo per la ricostruzione nella regione.
La Macedonia dev' essere inclusa in questo regime. Spero che il Parlamento europeo segua con attenzione i lavori dell' Ufficio europeo per la ricostruzione per accertarsi che il denaro dei contribuenti europei sia erogato in modo corretto, tempestivo ed efficiente nella regione.
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<SPEAKER ID=101 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, se ora -e ci auguriamo che ciò avvenga presto - in Macedonia entreranno in vigore la riforma della Costituzione e delle leggi, il paese disporrà di un diritto in materia di minoranze ben più avanzato della maggioranza dei paesi europei e dell'Unione europea.
Parliamo sempre con orgoglio degli standard europei, che però non sono così elevati, e spesso pretendiamo dagli altri Stati il rispetto di criteri che molti dei nostri Stati membri non sono disposti ad applicare.
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Ciononostante sono lieto che in Macedonia si sia arrivati a questo sviluppo positivo, e non solo in seguito ai recenti atti di violenza, ma già da due anni, da quando il governo Georgiavski ha dato avvio al processo di riforma.
Gli atti di violenza hanno messo in pericolo la situazione.
Sono contento che l'Unione europea ed altre organizzazioni internazionali, tra cui la NATO, siano riuscite ad evitare che si arrivasse al punto di rottura e che invece si riprendesse il processo di riforma, addirittura migliorandolo ed accelerandolo.
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Però questo non deve essere un motivo per congedare i macedoni con un semplice grazie.
Come ha detto l'onorevole Haarder, dobbiamo essere grati nei loro confronti e dobbiamo dimostrarlo concretamente.
Dobbiamo risolvere la cavillosa questione del nome del paese.
Dobbiamo attivarci per rendere disponibili finanziamenti che vadano a beneficio dell'intero paese, anche delle regioni orientali e meridionali, particolarmente sottosviluppate, e non solo di alcune regioni più colpite dalla crisi o della capitale.
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E' essenziale che consideriamo questo paese un nostro partner, come prevede l'accordo di associazione e di stabilizzazione.
Non servono strumenti straordinari o una specie di pseudo-protettorato o di protettorato, come si continua a pensare in certi ambienti, anche in relazione all'idea di creare agenzie speciali, eccetera.
A mio giudizio, questo paese è un nostro partner.
L'accordo di associazione è lo strumento che ci serve per collaborare.
Dobbiamo essere al suo fianco, accompagnandolo da veri partner lungo il percorso verso l'Unione europea.
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<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="EL" NAME="Patakis">
Signor Presidente, anzitutto vogliamo segnalare che nella FYROM continuano tuttora gli scontri, anche se si afferma che i ribelli hanno consegnato le armi e si sono sciolti.
Per quanto concerne la consegna di armi, il risultato dell' operazione della NATO Essential Harvest, che ha coinvolto 4.500 uomini, è di sole 3.300 armi - cioè nemmeno un' arma per ciascun soldato NATO -, mentre le fonti NATO parlavano di una cifra dell' ordine di decine di migliaia di armi.
Migliaia di profughi non possono ancora tornare alle proprie case, mentre il paese è tuttora diviso de facto.
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A livello politico si continuano ad esercitare pressioni asfissianti sui partiti slavo-macedoni affinché approvino modifiche costituzionali, osteggiate da gran parte della popolazione.
A Skopje si trovano il rappresentante dell' Unione europea Solana e il Commissario Patten responsabile per le relazioni esterne, allo scopo di accelerare le procedure della cosiddetta "dimensione politica" dell' accordo.
In parole povere ciò significa esercitare pressioni per far approvare parti delicate degli emendamenti costituzionali, come la concessione di un' amnistia generale ai ribelli, e soprattutto per scongiurare l' organizzazione di un referendum.
Sembra che per i mediatori il futuro del paese sia una faccenda troppo seria per lasciarla alla decisione dei cittadini.
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L' operazione della NATO e dell' Unione europea non ha risolto alcun problema sostanziale.
L' unica cosa che l' intervento straniero è riuscito a fare è elevare i ribelli al ruolo di interlocutori ufficiali del governo.
Oltre al contingente di 200 soldati NATO di stanza nel paese, pressioni insostenibili vengono esercitate anche dalla cosiddetta conferenza dei donatori.
Ribadiamo il nostro timore che, se continuassero le varie ingerenze e intromissioni straniere, non solo le comunità della FYROM non potrebbero addivenire ad un accordo, ma ci potremmo persino trovare davanti a un nuovo Kosovo.
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<SPEAKER ID=103 NAME="Meijer">
Signor Presidente, se il parlamento macedone accetterà le modifiche alla costituzione alle quali si è giunti con l' intervento esterno e la rivolta, la grande maggioranza albanese della regione nordoccidentale del paese riacquisterà i diritti di cui godeva in passato.
Nella ex Repubblica federale socialista di Iugoslavia, l' albanese aveva lo status di lingua amministrativa e di insegnamento.
Dopo l' indipendenza della Macedonia, questo diritto è stato revocato.
La situazione è paragonabile a quella dei diritti linguistici della maggioranza ungherese nella regione meridionale di un altro nuovo Stato, quello della Slovacchia.
Le minoranze nazionali che diventano maggioranze spesso non hanno alcuna comprensione per gli altri gruppi linguistici presenti sul territorio del loro Stato.
Entro 50 anni i ruoli si invertiranno, perché gli albanesi diverranno il gruppo linguistico più numeroso in Macedonia.
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Solo un accordo su base paritaria consentirà alle due etnie di trovare una via di convivenza pacifica.
Molto si può imparare dalle strutture di paesi federali multilingui come Belgio, Svizzera e Spagna.
In quest' ottica, diversamente dal 3 maggio scorso, sono favorevole alla concessione di aiuti alla Macedonia.
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<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="EN" NAME="Nielson">
Signor Presidente, la Commissione condivide l'opinione del Parlamento: l'accordo quadro del 13 agosto è vitale per la pace e la stabilità nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, ed è necessario sollecitare il parlamento macedone ad adottare le misure raccomandate dall'accordo.
<P>
Oggi il Commissario Patten e l'Alto rappresentante dell'UE Solana sono a Skopje per evidenziare l'importanza delle modifiche costituzionali e della legge sull'autogoverno locale, nonché per far presente al governo l' urgenza di tali provvedimenti previsti dall'accordo.
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Nelle settimane e nei mesi a venire l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ci porrà delle sfide formidabili; l'Unione europea sostiene con vigore l'accordo quadro, s' impegna ad offrire aiuti finanziari (compresi gli aiuti d'emergenza) e ad adottare misure a sostegno dell'accordo.
Dall'inizio della crisi abbiamo fornito, attraverso ECHO, dieci milioni di euro in assistenza umanitaria: nel 2001 nell'ambito di CARDS abbiamo erogato 54,5 milioni; tale importo comprende una recente integrazione di 12 milioni di euro per la ricostruzione di case, infrastrutture locali e sostegno alle famiglie ospitanti; 12,8 milioni di euro nell'ambito del meccanismo di risposta rapida per riparare e ricostruire le case, ripristinare l'elettricità e incentivare le misure volte a creare fiducia nella popolazione, come lo sminamento, il monitoraggio elettorale e la formazione delle forze di polizia; infine 50 milioni di euro in assistenza macrofinanziaria, che devono essere ancora attinti ad un precedente pacchetto macrofinanziario, insieme a un ulteriore finanziamento di 18 milioni di euro per aiutare l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia a soddisfare le specifiche esigenze emerse in seguito alla crisi.
Tale assistenza dipenderà dalla conclusione di un accordo tra FMI e governo macedone.
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La Commissione e la Banca mondiale sono pronte ad organizzare una riunione dei donatori, da tenersi il 15 ottobre, a condizione che il parlamento macedone adotti le necessarie modifiche costituzionali fissate nell'accordo quadro.
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Non è esagerato dire che l'erogazione dell'assistenza dell'Ue potrebbe essere decisiva per il successo dell'accordo quadro e, quindi, per la pace; la nostra preoccupazione fondamentale è di agire con tempestività e flessibilità.
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Abbiamo perciò deciso di proporre di ampliare il ruolo dell'Agenzia europea per la ricostruzione, che in passato si è distinta per gli efficienti aiuti erogati in tutta la Repubblica federale di Iugoslavia.
L'Agenzia dispone di personale in situ e ha acquisito un'esperienza diretta nella regione, soprattutto per quanto riguarda il tipo di ricostruzione di emergenza che dovremo realizzare nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nel prossimo autunno, nonché per gli aiuti di più lungo periodo, come quelli cui è preposta attualmente, per esempio in Serbia.
Invitiamo quindi il Parlamento a considerare con favore la nostra proposta di estendere il mandato dell'Agenzia.
<P>
Oltre all'accordo quadro, intendiamo perseguire una strategia di maggiore integrazione dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nella collaborazione europea, innanzitutto attuando l' accordo di stabilità e associazione firmato in aprile.
In questo campo c'è ancora molto da fare; l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia deve dimostrare sia di attenersi agli standard internazionali a livello di rispetto dei diritti delle minoranze sia che le proprie strutture democratiche sono sufficientemente stabili per poter seguire la strada dell'integrazione europea, in altre parole, per entrare a far parte della famiglia europea.
<P>
<SPEAKER ID=105 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=6>
Diritti umani
<SPEAKER ID=106 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=107 NAME="Hermange">
Signor Presidente, cediamo forse all'opportunismo se dedichiamo, in occasione di questa giornata, una risoluzione dell' Assemblea al tema della povertà?
Rammento che il 17 ottobre 1987, padre Wrezinski - assieme a centomila persone - ha manifestato la propria solidarietà per la vita delle famiglie e degli individui più poveri e che, da allora, la giornata mondiale del rifiuto della miseria ci ricorda ogni anno che abbiamo il dovere di unirci per rispettare i diritti umani che vengono calpestati.
<P>
Se oggi votiamo a favore della risoluzione, rendiamo omaggio all'impegno non solo delle famiglie e delle persone che versano in grande povertà, ma anche di tutte le associazioni o di tutti i cittadini che si schierano al loro fianco.
Ovunque nell' Unione europea, specie in seguito al Vertice di Lisbona, le autorità pubbliche nazionali ed europee continuano a ribadire la necessità di lottare contro l'emarginazione, in particolare attraverso una politica d'integrazione.
E' in quest'ottica che oggi, a nome del mio gruppo, presento questa risoluzione in cui chiediamo agli Stati membri di sviluppare strategie finalizzate a garantire a tutti pari possibilità di accesso ai diritti fondamentali, come l'istruzione, la casa, le cure sanitarie, nonché la cultura e un lavoro stabile.
<P>
E' in quest'ottica che chiediamo alle autorità europee e, per quanto ci riguarda, alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali di tracciare, assieme alla Commissione, il 17 ottobre di ogni anno un bilancio delle politiche adottate in questo campo. Chiediamo infine, che in futuro venga deposta davanti all'ingresso del Parlamento europeo a Bruxelles una targa commemorativa in onore delle vittime della miseria, come quelle istallate davanti al Trocadéro di Parigi, al Consiglio d'Europa di Strasburgo, a Berlino, a Roma e alle Nazioni Unite.
E' un omaggio semplice, ma importante, quello che volevamo rendere oggi, presentando questa risoluzione.
<P>
<SPEAKER ID=108 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di entrare nel vivo dell' intervento, segnalo alla segreteria e all' Ufficio di presidenza che, almeno nella versione portoghese, i paragrafi 2 e 11 della risoluzione sono praticamente identici, di certo per una disattenzione nell' elaborazione del testo.
Forse dopo la votazione si potranno fondere i due testi, dato che sono praticamente uguali.
<P>
La celebrazione di queste date serve per riflettere su gravi ed acuti problemi sociali, quali la povertà profonda che nel mondo attanaglia oltre un miliardo di persone costrette a vivere con meno di un dollaro al giorno.
Lo facciamo sulla scia di colui che per primo ha proclamato questa giornata nel 1987 e della deliberazione delle Nazioni Unite del 1992, che ha consacrato a livello mondiale la giornata del rifiuto della miseria.
<P>
Dobbiamo ricordare i nostri programmi di lotta alla povertà ed all' esclusione sociale.
Attiro l' attenzione sulle risoluzioni dei Consigli europei di Lisbona, di Nizza e di Göteborg e sul consenso già raggiunto fra Consiglio e Parlamento sul programma di cooperazione in materia di lotta contro l' esclusione sociale; desidero congratularmi nuovamente con la collega Figueiredo per il lavoro svolto.
<P>
Occorre soprattutto avere le idee chiare sui problemi e sulle strategie.
Vi sono problemi antichi, legati allo sviluppo mondiale; dobbiamo essere consci dello scandalo della guerra e della corruzione in numerosi paesi che costringono la popolazione a vivere nella massima povertà.
I nostri paesi fanno qualcosa per combattere le malattie, gli handicap, le profonde disparità sociali, ma quotidianamente emergono nuove sfide, in particolare nel contesto della società dell' informazione, e nuovi problemi, come quello che in Portogallo chiamiamo il problema dei nuovi poveri.
<P>
E' la condizione di molti pensionati e anziani; deploro che la risoluzione di compromesso non si sia spinta più in là.
Sembra che vi siano delle inibizioni ad utilizzare in questa sede il termine famiglia, ma dobbiamo essere consci del fatto che l' indebolimento della cellula familiare ci rende più vulnerabili, rende gli individui più soli, ci fa toccare con mano la contraddizione dei nostri tempi, ovvero il fatto che, sebbene le nostre società siano sempre più ricche, noi ci sentiamo sempre più insicuri.
Questo è il vero problema sul quale meditare con serietà ed obiettività.
<P>
<SPEAKER ID=109 NAME="Ainardi">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la miseria nel mondo rappresenta una violazione dei diritti umani, nonché un inaccettabile insulto alla dignità dell'uomo.
Essa colpisce centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini e, negli ultimi sei anni, si è ulteriormente aggravata.
Nell'Unione europea vi sono 65 milioni di persone che vivono con meno del 60 per cento del reddito medio nazionale, senza parlare delle differenze tra Stati.
E' grazie ai trasferimenti sociali e ai regimi di assistenza sociale che nell' Unione il tasso di povertà ha potuto mantenersi al 18 per cento.
<P>
Ma con il rallentamento della crescita economica, l'esclusione e la povertà rischiano di aggravarsi.
L'analisi delle proposte delle associazioni e i lavori dell'intergruppo Comitato quarto mondo europeo indicano che la lotta alla povertà e all'esclusione deve diventare un elemento prioritario dello sviluppo sostenibile.
Gli obiettivi prefissati vanno perseguiti ed integrati in tutte le politiche, con maggiori mezzi a disposizione.
Mi rammarico nell'osservare che la dotazione finanziaria dei programmi di lotta alla povertà sia ancora insufficiente.
<P>
Il Consiglio europeo di Laeken dovrà adottare misure politiche in materia di reddito, lavoro, alloggi, sanità, istruzione, formazione e cultura.
Il Parlamento dovrebbe avere tra i suoi obiettivi anche quelli di garantire il diritto ad un ambiente di qualità per tutti, di lottare contro il calo costante dell'occupazione e dei servizi e di reintrodurre il senso civico e la parità dei diritti.
<P>
E' per questo motivo che, in occasione della giornata mondiale del rifiuto della miseria che si terrà il 17 ottobre, il Parlamento, in collaborazione con le associazioni interessate, dovrebbe promuovere iniziative di sensibilizzazione e mobilitazione finalizzate all'eliminazione della povertà e della miseria.
Spero che questa giornata ci spinga ad impegnarci ancor più nell'attuazione dei programmi di lotta alla povertà, sviluppando politiche economiche e sociali che affrontino il problema alla radice.
<P>
Violazioni dei diritti umani nella Repubblica socialista del Vietnam
<P>
<SPEAKER ID=110 NAME="Maaten">
Signor Presidente, negli ultimi anni il Vietnam ha visto rafforzarsi la speranza di riforme economiche.
Ancora non si parla, però, di riforme politiche.
Si susseguono notizie e resoconti di arresti, ordini di sorveglianza e maltrattamenti dei dissidenti in Vietnam.
I difensori della democrazia, i critici del regime comunista, le comunità religiose e i profughi di un tempo, che desiderano investire in Vietnam, continuano ad essere in un grave pericolo.
<P>
Le organizzazioni internazionali per i diritti dell' uomo non trovano ascolto presso il governo vietnamita.
Inoltre viene loro vietato di seguire gli sviluppi o di effettuare ricerche nel paese.
Massimo è l' impegno del governo centrale per bloccare ogni forma di comunicazione fra i dissidenti e il resto del mondo.
<P>
I donatori internazionali devono chiedere conto delle violazioni dei diritti umani e invitare il Vietnam ad attuare non solo le riforme economiche, ma anche quelle politiche.
<P>
Signor Presidente, sono un grande sostenitore del rafforzamento delle relazioni economiche fra Unione europea e Vietnam.
L' Unione europea, tuttavia, quale uno dei principali donatori del Vietnam, deve assumere una posizione di maggiore fermezza e impegnarsi più a fondo a favore del rispetto dei diritti umani in quel paese.
<P>
Vorrei ribadire la necessità di condurre un' indagine indipendente sulle condizioni di Binh Vinh Trinh e di altri investitori in Vietnam.
Trinh, che, dopo essere fuggito dal Vietnam, ha fatto fortuna all' estero lavorando duramente - come hanno fatto molte altre persone qualche decennio fa - ed è tornato a investire in patria.
Egli è stato incarcerato con il pretesto di aver effettuato investimenti illegali; gli è stato praticato il lavaggio del cervello in una cella di isolamento; tutti i suoi beni sono stati posti sotto sequestro, così come i suoi investimenti.
La situazione è spaventosa e ha un impatto assai negativo sulle decisioni di altri investitori.
Gli investimenti esteri e gli investitori devono essere tutelati giuridicamente in Vietnam, dove occorre porre fine alla corruzione.
Questo è un requisito fondamentale per il futuro sviluppo economico e politico del Vietnam, che gli consentirà di agganciarsi all' economia mondiale.
<P>
Il Vietnam dovrà inoltre tutelare e garantire i diritti dell' uomo.
<P>
Negli ultimi mesi non si e registrato alcun progresso nel caso Trinh.
Il signor Trinh è ancora in fuga e non si è visto restituire nulla dei beni illegalmente sequestrati a lui e alla sua famiglia.
Non appena rimetterà piede in Vietnam, sarà subito catturato.
Mi rivolgo quindi al governo vietnamita affinché scelga di compiere un gesto rispettando i diritti del signor Trinh, degli altri investitori e dei dissidenti politici.
<P>
<SPEAKER ID=111 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, dodici anni fa a Praga un attivista ceco dei diritti civili voleva chiedere aiuto ad un Capo di governo occidentale affinché non lo arrestassero.
Il premier non lo ricevette.
Pochi mesi dopo quell'attivista divenne Presidente: stiamo parlando di Vaclav Havel.
Il Capo di governo occidentale ha poi cercato in tutti i modi di contattare il Presidente della Repubblica ceca, che però non lo ha voluto ricevere per sottolineare come sia intollerabile l'accettazione di una realtà disumana contraria ai diritti dell'uomo.
<P>
Adesso gli Stati dell'Unione europea praticano una politica analoga nei confronti del Vietnam.
E' una politica fondata sull'autosuggestione.
Si sostiene che oggi il Vietnam si trova sulla strada delle riforme e che non domina più il regime oppressivo del passato.
I fatti denunciano però una realtà ben diversa.
Sono aumentate le persecuzioni nei confronti degli attivisti civili, l'ingiustizia, la repressione della libertà di stampa e della libertà di religione.
Se ci rendiamo conto di quale sia effettivamente la situazione, dobbiamo prendere atto del fatto che, senza una massiccia pressione esterna, il regime non potrà essere portato sulla strada delle riforme.
Alla lunga neanche gli interessi economici e geostrategici avranno alcun peso, se in tutta l'Asia sudorientale e, soprattutto, in questo paese non ritornerà lo Stato di diritto.
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Perciò è nell'interesse dell'Unione europea porre fine alla politica dell'autosuggestione e cominciare a parlare con chiarezza delle violazioni dei diritti dell'uomo che si verificano in Vietnam.
Il Parlamento europeo ha fatto ciò prima del 1989 nei confronti dei paesi dell'Europa centrale ed orientale.
Allora era relativamente isolato, ma poi gli sviluppi gli hanno dato ragione.
Oggi il Parlamento europeo fa la stessa cosa per il Vietnam; rivolgo un appello alla Commissione, al Consiglio e agli Stati membri affinché varino una politica per i diritti umani più aggressiva nei confronti del Vietnam e si pronuncino con maggiore chiarezza. Perché è fondamentale per l'intera regione che quest'importante paese, con la sua grande cultura, ritorni ad essere una democrazia fondata sullo Stato di diritto, avviando un processo di riforme.
Solo così esso potrà essere a lungo termine un valido interlocutore, anche sul piano economico.
<P>
<SPEAKER ID=112 NAME="Rod">
<SPEAKER ID=113 NAME="Sudre">
Signor Presidente, vorrei unirmi agli autori della risoluzione comune nel protestare per il mancato rispetto dei diritti umani in Vietnam.
Il Parlamento europeo si è espresso più volte a questo proposito e l'ultima volta, solo tre mesi fa, aveva denunciato la violazione della libertà di pratica religiosa.
<P>
Il paese, governato dal partito comunista, esercita quotidianamente la repressione di qualsiasi gruppo o individuo che viene considerato una minaccia dal potere in carica.
I miei colleghi lo hanno ricordato: le libertà di stampa, di opinione, di confessione e di associazione, i diritti della proprietà e di voto sono letteralmente calpestati.
E' altrettanto grave il fatto che nessuna organizzazione internazionale o osservatore indipendente possa verificare sul posto la situazione dei diritti umani.
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Ricordiamo che nello scorso aprile il Vietnam ha celebrato il venticinquesimo anniversario della riunificazione.
Firmatario di numerose convenzioni internazionali in materia di diritti umani, il governo vietnamita ha disposto di una straordinaria opportunità per riaffermare gli impegni presi in questo campo.
Il Vietnam rivendica oggi un ruolo sulla scena internazionale e potenzialmente ha tutte le carte in regola per aspirare a diventare un paese prospero.
La realtà ci offre purtroppo un panorama ben diverso: il popolo vietnamita vive in condizioni di miseria, la società è in piena decadenza e il paese è sottosviluppato.
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Firmando nel 1995 un accordo di partenariato e di cooperazione con l'Unione europea, il Vietnam si era impegnato a rispettare i diritti umani e a favorire il processo di democratizzazione del paese.
La commissione paritetica Commissione-Vietnam, riunitasi a settembre ad Hanoi, ha riconsiderato tutti gli aspetti relativi ai rapporti con l'Unione europea, compreso l'impegno assunto di comune accordo a favore della democrazia, del buon governo, dei diritti umani e dello Stato di diritto.
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Mi appello oggi al Parlamento affinché sostenga appieno la Commissione nell'attuazione della sua strategia di partenariato in quella regione.
Dobbiamo incoraggiare energicamente il processo di riforma in Vietnam.
Il fondamento di una collaborazione sana e costruttiva con questo paese deve essere il rispetto delle liberà fondamentali, di espressione e di coscienza.
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Situazione sanitaria nella Repubblica dell'Uzbekistan
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<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="EN" NAME="Bowis">
Signor Presidente, l'Uzbekistan, la terra di Buchara e Samarcanda, è nei nostri pensieri poiché confina con l'Afghanistan ed estremisti legati ai talebani operano sul suo territorio.
Sappiamo che in quel paese vi sono ancora problemi connessi al rispetto dei diritti umani, ma siamo lieti che esso si unisca a noi nella lotta contro il terrorismo.
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Molti di noi tuttavia non sanno che un'altra crisi si sta abbattendo sull'Uzbekistan.
I giornalisti ci informano sul problema, effettivo e potenziale, dei profughi, ma non parlano dei tredici milioni di persone colpite da una delle peggiori siccità della storia di quella regione, iniziata nella primavera dello scorso anno; non dicono che di queste persone sei milioni sono bambini e ragazzi al di sotto dei 14 anni; non dicono che l'acqua potabile e per l'irrigazione è scarsissima, che questo ha distrutto quasi tutti i raccolti nelle regioni colpite, che la cattiva qualità dell'acqua potabile e i problemi igienici hanno provocato nella regione un terribile incremento della morbilità.
I giornalisti non dicono neppure che solo il 54 per cento della popolazione urbana dell'Uzbekistan usufruisce di reti fognarie; nelle zone rurali tale percentuale scende al 3 per cento.
Il risultato è la diffusione delle infezioni da parassiti, mentre la terza causa della mortalità infantile è la diarrea.
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La malnutrizione e la povertà hanno raggiunto livelli critici.
Bisogna agire con urgenza per fornire farmaci ed attrezzature di base, rendere più rigorosi i controlli sulla qualità dell'acqua, sostenere e monitorare programmi alimentari, formare gli operatori del settore sanitario e svolgere programmi di educazione sanitaria.
Dobbiamo incoraggiare l'Uzbekistan ad abbandonare metodi nocivi quali il massiccio utilizzo di prodotti chimici nell'agricoltura e la deviazione del corso dei fiumi, nonché a migliorare l'insufficiente sistema fognario.
Invito il Parlamento ad approvare la risoluzione.
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<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, chiunque abbia visitato l'Uzbekistan ai tempi dell'Unione sovietica è rimasto affascinato dai bellissimi monumenti islamici, dai mercati sempre pieni, soprattutto in confronto con quello che avveniva in altre parti dell'Unione sovietica, nonché dall'atmosfera allegra.
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Siamo quindi ancora più preoccupati perché oggi, dopo il crollo dell'Unione sovietica, non troviamo un paese florido e in sviluppo, ma un paese in una situazione politica difficile, caratterizzato dalla fame e dalle catastrofi ambientali.
Sicuramente al disastro ambientale ha contribuito la coltivazione intensiva del cotone, con l'eccesso di concimazione.
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L'Uzbekistan si trova, come ha detto il collega che mi ha preceduto, in una situazione che fa temere il peggio per le prossime settimane e mesi, anche in seguito alla situazione in Afghanistan.
L'Unione europea è chiamata ad aiutare l'intera regione. Perché in una simile situazione di privazioni economiche, con i disastri ambientali, con la minaccia permanente dei gruppi islamici, fondamentalisti e terroristi, sarebbe una catastrofe ancora più grande se l'Unione europea non venisse in soccorso della popolazione, aiutandola a superare la drammatica situazione sul piano ambientale e della sanità, avviando un minimo di ripresa economica e soprattutto mettendo a disposizione un'assistenza alimentare di base.
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Sono certo che il signor Commissario Nielson sia la persona adatta per partecipare alla discussione odierna e che avvii con i suoi collaboratori la riflessione e i preparativi per un intervento, soprattutto nel caso peggiore, ossia se dovessero sopravvenire altri eventi catastrofici, come ad esempio flussi di profughi dall'Afghanistan.
Non dobbiamo limitarci a predicare.
Non è in atto uno scontro tra civiltà, non si tratta di combattere l'Islam, ma di compiere atti concreti nelle prossime settimane e mesi, mostrando alla popolazione che la nostra solidarietà e la nostra disponibilità non sono solo parole.
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<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="NL" NAME="Staes">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, mi unisco alle parole dell' onorevole Swoboda.
Sono il presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l' Uzbekistan.
Consentitemi oggi di rendere una testimonianza personale.
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Nel giugno scorso ci siamo recati in Uzbekistan con una delegazione del Parlamento europeo per una visita di una settimana.
Ci siamo recati nel Karakalpakstan, dove la popolazione deve affrontare i gravi problemi del lago Aral.
Onorevoli colleghi, la situazione è davvero drammatica.
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Signor Commissario, vorrei attirare la sua attenzione su questo problema.
Durante la nostra visita abbiamo incontrato la popolazione e le organizzazioni per gli aiuti, che ci hanno ringraziato, hanno parlato con noi, ci hanno affidato dei messaggi, ma ci hanno anche ricordato di aver già ricevuto la visita di tante delegazioni.
"Quando si interverrà per risolvere il problema dell' acqua nella regione?"
Ecco cosa ci hanno chiesto. "Quando l' Unione europea e l' intera comunità internazionale ci aiuteranno a intervenire concretamente nella regione insieme agli altri paesi?"
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La situazione nella regione è drammatica, anche sotto il profilo della salute pubblica.
Insieme all' onorevole Wiebenga, ho visitato l' ospedale di Nukus, dove vengono trattati i malati di tubercolosi.
La situazione è disumana.
Al piano delle cantine le fognature sono rotte, intasate di escrementi umani.
Le zanzare volano tutt' intorno.
Il fetore è insopportabile.
I pazienti devono difendersi da mosche e zanzare.
La conseguenza è che i pazienti, che dovrebbero restare ricoverati per tre mesi, se ne vanno e tornano a casa, dove contagiano i familiari e chi sta loro vicino.
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La comunità internazionale deve farsi carico delle sue responsabilità.
Mi auguro che il Commissario possa tra breve avanzare proposte concrete.
A prescindere da queste considerazioni, appoggio appieno il testo della risoluzione in esame.
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Timor orientale
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<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="PT" NAME="Coelho">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, Timor orientale è il primo nuovo Stato che compare liberamente e democraticamente sulla scena internazionale all' inizio del nuovo millennio.
Il Parlamento europeo deve rallegrarsi di tale risultato.
Per molti anni abbiamo inserito la questione di Timor orientale nell' agenda internazionale.
In questa sede abbiamo dato voce a quanti hanno lottato per ridare dignità al popolo di Timor e abbiamo denunciato le violazioni dei diritti umani perpetrate dalle truppe indonesiane e dalle milizie da esse sostenute.
Non posso esimermi dal ricordare l' impegno di tanti deputati.
Ricordo in particolare l' onorevole Costa Neves che ha presieduto l' intergruppo Timor orientale e ha partecipato a tutte le missioni che il Parlamento europeo ha effettuato in quella regione.
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Dopo avere aiutato questo popolo a ritrovare la libertà e la democrazia, abbiamo anche il dovere di contribuire al consolidamento di questi principi.
Timor orientale ha bisogno dell' aiuto internazionale, politico, tecnico e finanziario, senza il quale non sarà possibile ricostruire ciò che è andato distrutto, organizzare una nuova amministrazione ed assicurare il necessario sviluppo.
Pertanto chiediamo alla comunità internazionale più sostegno ed assistenza.
Nella risoluzione di compromesso chiediamo una proroga del mandato dell' ONU, il ritorno dei profughi che desiderano rientrare in patria e la lotta contro l' impunità di quanti hanno commesso crimini e violato diritti fondamentali.
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Esprimo infine la mia soddisfazione nel vedere il largo consenso ed appoggio di tutti i partiti sulla candidatura di Gusmão alla presidenza della Repubblica.
Credo che il vincitore del premio Sakharov possa costituire un punto di riferimento di unità e fornire un contributo fondamentale al consolidamento delle nuove istituzioni democratiche.
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<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, di solito in questa sezione affrontiamo argomenti che provocano una profonda tristezza e dolore, quali disgrazie, catastrofi, calamità.
Anche con Timor orientale è stato così in passato, come ha riferito il collega Coelho.
Ma oggi è un giorno di letizia.
Quel che oggi registriamo è il successo del processo di indipendenza di Timor.
In questo momento, testimonio al Parlamento la riconoscenza dei portoghesi e dei timoresi per la crescente solidarietà dimostrata alla causa di Timor orientale dal Parlamento europeo, solidarietà che si è poi estesa al mondo intero.
Il collega Coelho ha accennato alle risoluzioni, nonché al grande onore che è stata l' assegnazione del Premio Sakharov a Xanana Gusmão, il leader storico della resistenza di Timor e che sarà, per plebiscito nazionale, il prossimo presidente della Repubblica.
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Questo esempio ci deve insegnare che la tenacia e la pazienza permettono di conseguire buoni risultati e di aiutare cause eccellenti.
Tre anni fa, se qualcuno in quest' Aula avesse detto quello che oggi è divenuto realtà, sarebbe stato definito pazzo.
Tre anni fa era impossibile immaginare il referendum dell' agosto 1999 e la schiacciante adesione popolare.
Era impossibile immaginare che la drammatica crisi vissuta dopo il referendum sarebbe finita e che, il 30 agosto scorso, si sarebbero tenute le prime elezioni di un nuovo Stato libero ed indipendente.
Dobbiamo continuare ad aiutare questo paese.
Aiutiamolo a conquistare l' indipendenza per la quale ha lottato, a difendere la propria identità.
Dobbiamo tenere ben viva questa responsabilità ed essere vigili contro ogni possibile minaccia, data l' estrema incertezza del contesto geopolitico.
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<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="DE" NAME="Kreissl-Dörfler">
Signor Presidente, innanzitutto mi congratulo con la popolazione di Timor orientale per lo svolgimento pacifico e democratico della consultazione elettorale del 30 agosto per l'Assemblea costituente.
Per me è un particolare onore intervenire oggi per parlare di Timor orientale, perché dal 23 agosto all'11 settembre ero presente in loco come capo della missione di osservatori dell'Unione europea e ho potuto vedere quale sia l'importanza che gli abitanti hanno attribuito alle elezioni.
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Prima di parlare dei contenuti, vorrei ringraziare l'UNTAET, in particolare Sergio Vieira de Mello, per il lavoro svolto, spesso nelle più difficili condizioni immaginabili.
Esprimo anche il mio apprezzamento per il lavoro compiuto dalla commissione elettorale indipendente, dalla Commissione europea, sia da qui sia in loco, e per la felice collaborazione con l'UNDP, con l'ambasciata portoghese e con la Presidenza belga del Consiglio.
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Timor orientale ha compiuto il primo passo in direzione dell'indipendenza e della fondazione dello Stato.
Questo rende ancora più importante mantenere il sostegno della comunità internazionale e dell'Unione europea, perché il paese deve affrontare sfide enormi.
E' perciò necessario che l'ONU rimanga nel paese con le sue unità di mantenimento della pace e con le forze di polizia civile, finché Timor orientale sarà in grado di assumere autonomamente tali funzioni di sicurezza.
Gli Stati membri dell'Unione europea devono chiederlo con fermezza alle Nazioni Unite.
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E' importante che l'Unione europea e l'ONU, nonché altri paesi donatori, per esempio il Portogallo e la Germania, mantengano gli aiuti tecnici e finanziari, che la Commissione e il Consiglio si pronuncino a favore della richiesta di adesione di Timor orientale ai paesi ACP - per esempio si potrebbe fare intervenire subito il programma Everything but Arms - e che l'Unione europea sostenga il governo di Timor orientale approntando un grande piano di sviluppo.
L'Unione europea deve dedicare particolare attenzione allo sviluppo del paese e del suo sistema della sanità.
Inoltre dev'essere rafforzato, e in parte creato, l'intero settore amministrativo.
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La base e il punto focale dei vari progetti di sviluppo sarà rappresentata soprattutto dal lavoro di formazione. Un cosa è chiara: queste elezioni democratiche sono un passo fondamentale per il futuro del paese.
Ma non dobbiamo dimenticare che si tratta solo della prima tappa di un lungo percorso verso una democrazia ed una società civile.
Per il futuro sviluppo istituzionale del paese è importante che l'Unione europea partecipi all' organizzazione delle elezioni presidenziali e alle necessarie attività di formazione degli elettori.
Ci sarebbe molto da aggiungere; una cosa non deve assolutamente succedere: adesso che è stata posta la prima pietra per costruire uno Stato indipendente noi non dobbiamo esimerci dalle nostre responsabilità, abbandonando a sé la popolazione che lentamente comincia a superare il trauma dei terribili eventi del 1999.
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Prepariamoci invece all'idea che il nostro sostegno sarà necessario per molti anni.
Per raggiungere gli obiettivi, sarà fondamentale un efficace coordinamento tra le misure di assistenza.
Dopo i molti colloqui avuti in loco, credo che gli abitanti di Timor orientale siano ben consapevoli dei problemi e della difficoltà del percorso che devono compiere.
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Facciamo in modo di collaborare con questo paese considerandolo un interlocutore di pari dignità.
Così facendo daremo un segnale positivo all'intera comunità internazionale, tanto più importante in un momento come quello attuale: la possibilità di risolvere i problemi pacificamente e di innescare lo sviluppo esiste davvero.
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<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="PT" NAME="Lage">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo la tragedia, a Timor orientale è stata scritta una delle più belle pagine della storia contemporanea: abbiamo assistito al trionfo dei principi dell' etica politica internazionale.
Timor orientale alimenta la speranza che la storia universale non sia solo un susseguirsi di barbarie e di efferatezze.
In un momento tragico, gravido di paure e di inquietudini apocalittiche, Timor orientale rappresenta un raggio di luce e un barlume di speranza.
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Le elezioni dell' Assemblea costituente a Timor orientale hanno coronato un irreprensibile processo democratico che fa onorare alle Nazioni Unite e soprattutto al popolo di Timor.
Ma, come ben sappiamo, non sono tutte rose.
Timor è un paese poverissimo, con un' economia da ricostruire, uno Stato da riorganizzare, un sistema educativo, sanitario e di protezione sociale da creare.
Solo con l' aiuto della comunità internazionale, segnatamente con l' aiuto dell' Unione europea, Timor potrà fare della sua indipendenza qualcosa di brillante e un buon esempio per l' umanità.
Il Portogallo, il mio paese, continuerà a sostenere con affetto Timor, che si è trasformata da causa portoghese a causa universale.
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Colombia
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<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock">
Signor Presidente, la Colombia è una delle più antiche democrazie del Sud America e un paese che - cosa insolita per questo continente - non è stato soggetto ad alcuna dittatura militare; essa è purtroppo vittima di 37 anni di guerra civile e attività terroristica, che hanno distrutto le infrastrutture, ucciso 40.000 persone e corrotto le autorità civili e militari a causa del coinvolgimento dei guerriglieri nel traffico di droga.
A giudicare dagli eventi che hanno colpito New York l'11 settembre, le democrazie sono particolarmente vulnerabili al terrorismo, che non ha alcun rispetto per le urne elettorali quale strumento di cambiamento sociale.
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Tre anni fa il Presidente colombiano Pastrana ha concesso alle FARC un'ampia zona smilitarizzata - grande quanto la Svizzera - dove 17.000 guerriglieri scorrazzano a piacere; ciononostante, invece di cercare un accordo legittimo e pacificamente negoziato, le FARC continuano nella loro politica di rapimenti e assassinii di civili.
Domenica scorsa ha ucciso l'amatissimo ex Ministro della cultura, Araujo Noguera, e martedì il deputato Sarmiento.
Sono certo che l' Aula si unirà a me nell'inviare un messaggio di condoglianze alle famiglie in lutto.
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La politica del Presidente Pastrana, generosa di concessioni alle FARC, che gli USA hanno definito un'organizzazione terroristica, ricorda la politica perseguita in Gran Bretagna da Blair che ha permesso di scarcerare in anticipo gli assassini dell'IRA senza prima imporre a quest'ultima la consegna delle armi, punto su cui era già stato raggiunto un accordo.
Stranamente, in questo momento tre sospetti appartenenti all'IRA sono agli arresti in Colombia per aver offerto la propria assistenza alle FARC sul modo di perpetrare assassinii, attività in cui l'IRA, come sappiamo, è esperta.
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Non ho una risposta per risolvere il dilemma del Presidente Pastrana; infatti, in un recente sondaggio soltanto il 18 per cento dei colombiani si è dichiarato a favore della sospensione dei colloqui di pace, dell'abolizione della zona smilitarizzata e della ripresa su vasta scala della guerra civile.
Solo il governo colombiano può decidere che cosa sia meglio per il futuro del paese e il prezzo che è disposto a pagare per ottenere la pace.
Sono comunque certo che, oltre a sostenere la risoluzione, il Parlamento si unirà a me nella preghiera per il popolo colombiano, che soffre ormai da lungo tempo, e nell'auspicio sincero che FARC e i guerriglieri comprendano la follia e la malvagità dei loro metodi, e che il governo colombiano attui una politica di riconciliazione senza compromettere la giustizia o la libertà.
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<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="ES" NAME="Medina Ortega">
Signor Presidente, dopo l'ultimo intervento sembra che il governo britannico sia responsabile della violenza in Colombia.
Vorrei chiarire che nella documentazione finora visionata non ho riscontrato alcun coinvolgimento del governo britannico nella violenza in Colombia.
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Il fatto è che in Colombia si uccidono gli abitanti - li uccidono i rivoluzionari (FARC), li uccidono le organizzazioni paramilitari legate al governo - e, attualmente, pronunciarsi sulle responsabilità di tali atti in Colombia mi sembra prematuro.
Adesso vi è una situazione di violenza; responsabili di tale violenza siamo noi europei, perché noi europei abbiamo lasciato in Colombia, come in molti altri paesi, uno strascico d'ingiustizie, di disparità sociali che sono sopravvissute sino ai giorni nostri.
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L'Unione europea si occupa da tempo della Colombia.
Purtroppo non siamo riusciti ad avere un'influenza positiva sugli eventi.
Siamo però riusciti ad aumentare l'attività economica del paese, facendo sì che, oggigiorno, il 40 per cento delle esportazioni colombiane è destinato all'Unione europea.
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Credo che l'Unione europea si trovi di fronte a un compito quasi disperato, perché il tempo passa e la violenza resta.
La violenza ci tocca da vicino.
Ad esempio, a Madrid negli ultimi mesi quaranta colombiani sono stati assassinati da sicari di organizzazioni di narcotrafficanti colombiane venuti per uccidere i propri connazionali.
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Se gli eventi dell'11 settembre hanno dimostrato qualcosa, è che la violenza non ha confini, che, in un mondo globalizzato, la violenza riguarda tutti e che ciò che realizziamo in un paese lontano come la Colombia, è fatto, alla fin fine, anche a vantaggio dei nostri cittadini.
Dobbiamo proteggere i nostri cittadini e i cittadini del resto del mondo all'interno di frontiere remote come quelle colombiane.
So che la Commissione e il Consiglio hanno dei limiti per conseguire tali risultati.
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Se il governo colombiano, se un gran numero di persone impegnate nel conseguire la pacificazione nel paese stesso (scrittori, intellettuali, ecc.) non hanno ottenuto questi risultati, è difficile che noi riusciamo ad ottenerli, ma credo - e colgo l'occasione della presenza del signor Commissario, che si occupa di un campo molto delicato, - che dobbiamo proseguire nei nostri sforzi.
Come Sisifo, dovremmo continuare a spingere il masso dai piedi della montagna sino alla cima, nonostante tutte le circostanze contrarie.
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Sono convinto che Commissione e Consiglio saranno d'accordo con il Parlamento europeo nel continuare ad aiutare il governo colombiano e i responsabili politici di quel paese a trovare una soluzione per interrompere l' escalation di violenza, che sembra sprofondare sempre di più questo splendido e magnifico paese latinoamericano.
Spero che, insieme, le tre Istituzioni - Consiglio, Commissione e Parlamento - contribuiranno in qualche modo al processo di pacificazione del paese.
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<SPEAKER ID=123 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Signor Presidente, la violenza politica in Colombia rappresenta un notevole ostacolo alla pace e allo sviluppo nel paese.
In nessun altro paese al mondo vengono assassinati tanti attivisti sindacali come in Colombia.
La sinistra colombiana è stata ed è tuttora esposta a una campagna di terrore senza pari.
Vi è purtroppo il rischio che la violenza registri un' ulteriore escalation in vista delle elezioni presidenziali.
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La risoluzione critica tanto la guerriglia, quanto le bande paramilitari per le violenze commesse.
E' giusto criticare la guerriglia per i sequestri di persona e per le violenze ai danni della popolazione aborigena.
E' altrettanto chiaro che i gruppi paramilitari sono responsabili della maggior parte della violenza politica.
Almeno il 90 per cento degli omicidi politici sono commessi da paramilitari o da militari.
I paramilitari non potrebbero compiere atti di terrore senza il sostegno indiretto e il beneplacito delle forze dell' ordine e dell' esercito.
Ecco perché anche il governo colombiano ha una responsabilità diretta nel porre fine al terrore seminato nel paese dai paramilitari.
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Il ruolo dell' Unione dev' essere quello di affermare i diritti umani, sostenere il processo di pace e opporsi all' escalation militare del conflitto indotta dal Plan Colombia.
L' area demilitarizzata deve restare in vigore quale importante presupposto per il dialogo fra governo e guerriglia delle FARC.
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La Colombia potrà ottenere la pace e una vera democrazia solo se i diritti umani saranno rispettati.
Se per la sinistra non sarà possibile operare apertamente e in tutta legalità senza che i suoi esponenti vengano massacrati, la guerriglia non deporrà le armi.
Ecco perché è fondamentale che il terrorismo contro la sinistra colombiana venga riconosciuto e combattuto.
Ciò vale in particolare per Unión Patriótica, formazione cui apparteneva il deputato Sarmiento, appena assassinato.
Almeno 4.000 aderenti a Unión Patriótica sono stati massacrati dai paramilitari.
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La critica contro questo stato di cose avrebbe potuto essere ancor più aspra di quanto espresso nella risoluzione.
Cionondimeno, il gruppo GUE/NGL reputa che il testo della risoluzione sia buono e che sia della massima importanza seguire attentamente gli eventi in Colombia e prendere posizione.
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<SPEAKER ID=124 NAME="Rod">
Signor Presidente, il titolo di un romanzo di García Márquez, Cronaca di una morte annunciata, è divenuto una triste realtà nel paese natale del premio Nobel della letteratura.
Gli otto proiettili che hanno ucciso Yolanda Cerón, direttrice della cooperativa sociale di Tumaco, erano stati preannunciati e hanno definitivamente rovinato le condizioni di lavoro, già precarie, degli attivisti dei diritti umani della regione.
Da un anno, in questa città del Nariño regnano i paramilitari.
Il governo li lascia fare e la lista delle vittime si allunga.
Poco prima di Yolanda, i paramilitari hanno proceduto a Teima all'esecuzione pubblica di tredici contadini.
Domenica mattina, l'ex Ministro della cultura, Araujo Noguera, vittima di un rapimento, è stata assassinata nel corso di uno scontro tra l'esercito e i guerriglieri.
L'altro ieri, i paramilitari hanno assassinato Octavio Sarmiento, deputato del Congresso nazionale.
Si sa che chiunque si impegni nella difesa dei diritti umani in Colombia diventa una potenziale vittima dei paramilitari, che in agosto avrebbero persino annunciato una campagna di pulizia.
Nel 1989 il governo li aveva dichiarati illegali, ma poi non ha fatto nulla per smantellarli.
Anzi, la legge di difesa e di sicurezza nazionale, ratificata dal Presidente Pastrana nell' agosto scorso, ha ulteriormente esacerbato la situazione.
Vero e proprio assegno in bianco per ogni sorta di violazione dei diritti umani, la legge estende in maniera impressionante le competenze e la libertà d'azione dell'esercito, mentre riduce quelle del procuratore dello Stato.
Sono noti a tutti gli stretti rapporti che esistono tra l'esercito e il suo braccio destro illegale - i paramilitari - e la relazione di Human Rights Watch, pubblicata oggi, non fa che sottolinearlo.
<P>
L'Unione europea deve valutare le basi della propria cooperazione con la Colombia.
Attendiamo ancora la prima relazione semestrale sui progressi realizzati in Colombia in materia di diritti umani, promessa un anno fa.
<P>
Se l'Unione europea prende sul serio la difesa dei diritti umani, deve spiegarci i suoi criteri e meccanismi di valutazione e di protezione.
Se prende sul serio il processo di pace, deve incoraggiare il proseguimento del dialogo tra governo e guerriglieri, escludere i paramilitari dai negoziati e sostenere la relazione della commissione dei maggiorenti, pubblicata il 28 settembre.
<P>
Infine, se prende sul serio il proprio impegno a favore di una riforma giudiziaria, la prima cosa che deve fare è sostenere le molteplici domande di abrogazione della legge di difesa e sicurezza nazionale.
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<SPEAKER ID=125 NAME="Nielson">
Signor Presidente, nel mio intervento tratterò i cinque i temi in discussione.
La Giornata mondiale per l'eliminazione della povertà proclamata dalle Nazioni Unite è una grande occasione per sottolineare i perduranti e inaccettabili livelli di miseria ed emarginazione sociale che si registrano in tutto il mondo, e per ricordare la necessità di intensificare il nostro impegno al fine di sradicarli.
Fra i diritti umani fondamentali c'è quello di condurre una vita in cui miseria ed emarginazione sociale siano assenti.
<P>
La lotta alla miseria e all'emarginazione sociale è certo un problema particolarmente grave nei paesi in via di sviluppo, ma rimane comunque un elemento di forte preoccupazione all'interno dell'Unione europea.
I dati più recenti mostrano che il 18 per cento della popolazione dell'Ue, ossia oltre sessanta milioni di persone, rischia di entrare nella categoria dei "relativamente poveri"; si tratta di una cifra molto alta.
<P>
Ai Consigli europei di Lisbona, Nizza e Stoccolma, gli Stati membri si sono impegnati a favorire la crescita economica sostenibile e la qualità dell'occupazione per ridurre il rischio di miseria ed emarginazione sociale, nonché a rafforzare la coesione sociale dell'Unione tra il 2001 e il 2010.
L'obiettivo è quello di riaffermare e promuovere l'importanza del modello sociale europeo, così che la politica sociale possa godere di pari status rispetto alle politiche economiche e occupazionali, in modo che tutte e tre si sostengano reciprocamente.
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Per rispettare tale impegno, il Consiglio ha elaborato obiettivi comuni nella lotta contro la miseria e l'emarginazione sociale; ha anche convenuto che tali obiettivi dovranno essere perseguiti dagli Stati membri a partire dal 2001, nel contesto di piani di azione nazionali biennali contro la miseria e l'emarginazione sociale.
Inoltre il Consiglio ha realizzato un nuovo e più aperto metodo di coordinamento che incoraggia gli Stati membri a lavorare insieme per migliorare l'impatto sull'integrazione sociale delle politiche elaborate in settori come la protezione sociale, l'occupazione, la sanità, l'edilizia e l'istruzione.
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I piani di azione nazionali e lo sviluppo di indicatori comparabili offrono un quadro per promuovere a livello comunitario lo scambio di buone prassi e lo scambio di metodologie; a partire dal 2002 tutto ciò godrà del sostegno di un programma di azione quinquennale sull'integrazione sociale nell' Unione europea, che è stato realizzato grazie alla procedura di conciliazione svoltasi il 18 settembre tra Parlamento, Consiglio e Commissione.
<P>
Tutti gli Stati membri hanno presentato i propri piani di azione nazionali contro la miseria e l'emarginazione sociale nel giugno di quest'anno.
La Commissione ha analizzato le relazioni e il 10 ottobre prevede di approvare un progetto comune di relazione sull'integrazione.
Per la prima volta è stata realizzata un'analisi a livello di Unione europea che documenta e compara le situazioni di miseria ed emarginazione sociale presenti in tutti gli Stati membri.
La relazione comune sarà approvata all'inizio di dicembre nel corso del Consiglio sull'occupazione e la politica sociale, così da poter essere presentata e riveduta al Consiglio europeo di Laeken.
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Parallelamente al lavoro svolto per i piani di azione nazionali contro la miseria e l'emarginazione sociale, è stato elaborato un elenco di indicatori comuni nel settore dell'integrazione sociale; anche questo sarà presentato e adottato durante il Consiglio europeo di Laeken.
Sulla basi di tali sviluppi, il Consiglio europeo di Laeken dovrebbe definire le priorità e gli approcci che guideranno gli sforzi e la cooperazione a livello comunitario.
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Le preoccupazioni e i problemi emersi durante il dibattito sulle risoluzioni trovano perciò ampio spazio nelle iniziative in fase di adozione; una sfida importante per il futuro sarà comunque quella di garantire che tutte le decisioni comunitarie, sia nell'ambito delle politiche economiche ed occupazionali sia in quello delle politiche sociali, vengano valutate per accertarne l'impatto sulla coesione sociale.
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Stiamo facendo molto, è vero, ma non c'è spazio per l'autocompiacimento.
Iniziative come la Giornata mondiale per l'eliminazione della povertà proclamata dalle Nazioni Unite offrono un'occasione importante per ricordarci l'urgenza della sfida alla quale dobbiamo far fronte se vogliamo creare un mondo più pacifico e caratterizzato da una maggiore integrazione, libero dallo scandalo della miseria e dell'emarginazione sociale.
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Visto l'aspetto globale di questa sfida, la prima e principale critica riguarda il patetico livello di assistenza allo sviluppo, attualmente pari allo 0,24 per cento, lontano quindi dallo 0,7 per cento promesso.
E' a questo che tutti guarderanno in occasione della Giornata mondiale; dobbiamo trovare una risposta europea a tale problema.
Un'altra questione che dovremo affrontare è il finanziamento dello sviluppo nel marzo dell'anno prossimo.
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La politica dell'Unione europea nei confronti del Vietnam, come di ogni altro paese, consiste nell' incoraggiare e sostenere il continuo progresso per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e la democratizzazione, nonché nel portare all'attenzione della collettività e dei singoli i casi di violazione di tali diritti o di deterioramento della situazione.
E' opportuno sottolineare la tendenza del governo vietnamita a controllare il ritmo dei cambiamenti e a mantenere la "coesione sociale" durante la transizione verso un'economia di mercato.
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Non è necessario che ricordi l'opposizione dell'Unione europea alla pena di morte.
Nel caso del Vietnam, l'anno scorso è stato ridotto il numero di reati per cui si può infliggere la pena di morte; inoltre, non sono passibili di tale pena i minorenni, le donne in stato di gravidanza e le donne che allattano.
Siamo lieti di tale progresso, ma vogliamo che la pena di morte venga abolita.
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La nostra principale fonte di preoccupazione rimane la libertà di opinione.
Nel 1992, il primo "reato" del professor Nguyen Dinh Huy è stato quello di partecipare alla costituzione del "Movimento per unire il popolo e costruire la democrazia", sostenuto da esiliati vietnamiti che vivono nell'America del Nord.
In precedenza, egli era stato un attivo anticomunista.
La detenzione e l'interrogatorio di 15 persone, eventi denunciati il mese scorso da Human Rights Watch, erano apparentemente legati alla richiesta presentata al governo di istituire una "Associazione nazionale indipendente per la lotta contro la corruzione".
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In questi casi l'elemento comune è che, nonostante alcuni progressi reali, il Vietnam rimane un paese poco abituato al dissenso.
La situazione degli abitanti delle province centrali è causata da una complessa serie di antichi problemi irrisolti, certamente esacerbata dalla mancanza di efficaci canali di comunicazione tra la popolazione locale e il governo centrale.
Ciò di cui il Vietnam ha bisogno è un continuo progresso del programma di riforma del paese, affinché la classe dirigente impari ad affrontare una più ampia gamma di opinioni e comprenda quanto sia importante inserire anche il dissenso nel sistema di governo.
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Nel luglio scorso il Commissario Patten si è recato ad Hanoi e ha colto l'occasione per sollevare alcuni di questi problemi con il Ministro degli esteri vietnamita; il mese prossimo saremo ad Hanoi per una riunione della commissione congiunta CE-Vietnam, durante la quale esamineremo vari aspetti dei nostri rapporti, fra cui il nostro impegno congiunto a rispettare i diritti umani.
Continueremo a sollevare le questioni più scottanti e i singoli casi problematici, nonché ad incoraggiare il progresso per ciò che riguarda il rispetto dei diritti umani in Vietnam.
<P>
Quanto alla situazione in Uzbekistan, la Commissione condivide la preoccupazione del Parlamento europeo sull'attuale situazione nell'Asia centrale; la siccità sta provocando danni nell'area del lago d'Aral e soprattutto nell'Uzbekistan occidentale.
Sembra che l'Amudarja, che presenta i maggiori problemi, registri il 70 per cento del livello idrico normale nei bracci superiori e appena il 40-45 per cento nei bracci inferiori.
<P>
Oltre alle cause naturali, alcuni motivi strutturali spiegano la situazione attuale: ad esempio, la scarsa manutenzione dei sistemi idrici e d'irrigazione, la carente gestione idrica a livello regionale nell'ambito degli Stati che hanno da poco ottenuto l'indipendenza, e la presenza di colture ad alto consumo idrico, come riso e cotone.
Il tutto si potrebbe riassumere con l'espressione "mancanza di sostenibilità".
<P>
La missione di valutazione delle Nazioni Unite nell'Uzbekistan occidentale, svoltasi nel luglio 2001, ha attribuito l'assenza di acqua a problemi strutturali fondamentali, come l'irrigazione e le politiche agricole.
E' necessario perciò individuare i metodi più opportuni per migliorare la gestione idrica e le pratiche agricole.
<P>
Queste attività sono legate allo sviluppo.
Per il momento la gestione di questi problemi non rientra nel mandato ECHO; stiamo tuttavia considerando questa regione dal punto di vista degli aiuti umanitari, poiché riteniamo probabile che la situazione in Afghanistan abbia ripercussioni negative sulla zona.
Presto ECHO sarà potenziato e un nuovo pacchetto verrà istituito per affrontare i problemi della regione.
<P>
La mancanza di democrazia, trasparenza e responsabilità, la corruzione a tutti i livelli e l'uso improprio del flusso di aiuti forniti dalla comunità internazionale ingigantiscono il problema.
Da quando i paesi dell' area hanno raggiunto l'indipendenza, non è stato fatto alcunché per la manutenzione del sistema idrico.
Inoltre, le rivalità nazionali hanno bloccato la cooperazione e reso più difficili gli aiuti internazionali.
<P>
Abbiamo operato nell'Asia centrale per cercare di sviluppare progetti a lungo termine per combattere le cause strutturali della siccità.
Abbiamo sviluppato un programma TACIS per lottare contro le conseguenze del prosciugamento del lago d'Aral.
<P>
La Commissione ritiene che solo una riforma di lungo periodo portata avanti dal governo uzbeko possa risolvere il problema.
Gli sforzi si dovrebbero concentrare su: la creazione di forme alternative di occupazione nelle zone colpite dalla siccità per migliorare i sistemi d'irrigazione utilizzati e, in generale, per migliorare la conservazione delle acque; l'introduzione di colture caratterizzate da una maggiore resistenza alla siccità e da un minore consumo d'acqua, effettuando ricerche a favore di nuove colture, progetti pilota, fattorie modello e quanto necessario per svolgere un' attività agricola sostenibile.
Nella regione occorre sicuramente una più efficace distribuzione dell'acqua.
<P>
E' auspicabile che TACIS possa sviluppare le attività necessarie ad affrontare questi problemi, soprattutto a livello regionale, ma i nostri mezzi sono esigui rispetto alla gravità della situazione.
<P>
Vorrei passare a Timor orientale.
Le elezioni democratiche del 30 agosto rappresentano una pietra miliare nella transizione verso l'indipendenza.
La Commissione ha constatato con piacere che il processo elettorale si è svolto pacificamente.
Poiché nessun partito ha raggiunto la maggioranza di due terzi, l'Assemblea costituzionale dovrà collaborare per trovare un consenso; in tal modo si realizzerà un quadro politico ancora più stabile.
<P>
Possiamo essere orgogliosi, credo, del contributo apportato dagli osservatori elettorali dell'Unione europea; sono lieto di congratularmi con l'onorevole Kreissl-Dörfler che ha guidato i 24 osservatori.
Considereremo l'opportunità di inviare altri osservatori alle elezioni presidenziali del 2002.
In generale sono molto soddisfatto della cooperazione con il Parlamento, e il Parlamento può compiacersi per la propria capacità di inviare osservatori elettorali di ottimo livello.
<P>
Il processo formale proseguirà adesso con l'approvazione di una Costituzione - speriamo entro Natale 2001 - seguita dall'elezione diretta del Capo dello stato, probabilmente nel maggio 2002.
Quindi ci sarà il ritiro dell'UNTAET e la dichiarazione di indipendenza.
Sembra che il processo sia ben avviato.
<P>
Anche il processo politico ha raggiunto una fase avanzata.
L'ottimo lavoro dell'UNTAET, la recente nomina di un governo provvisorio e l'ulteriore "timorizzazione" delle funzioni gestionali a livello amministrativo hanno contribuito a tale processo.
Gli stretti legami di Timor orientale con la regione forniranno un ulteriore sostegno.
<P>
Timor orientale è in un momento culminante della propria storia: la fase d'emergenza è superata; adesso abbiamo la possibilità di dare un giusto assetto all'ambizioso processo di indipendenza.
La comunità internazionale deve quindi prendere in esame i problemi dello sviluppo di lungo termine.
<P>
La riunione dei donatori di Canberra, tenutasi nel giugno scorso, ha sottolineato l'insostenibilità dell' attuale situazione economica, indicando la necessità di ulteriori aiuti internazionali.
Il gettito fiscale è assai ridotto, mancano gli imprenditori qualificati e la povertà delle regioni rurali provoca una pressione demografica sulle zone urbane.
E' realistico prevedere l'afflusso di sostanziali introiti petroliferi verso il 2005-2006, il che potrebbe modificare sensibilmente la situazione.
Il bilancio nazionale potrebbe raddoppiare e garantire la copertura finanziaria delle funzioni statali di base, nonché offrire un certo stimolo all'economia.
<P>
Dobbiamo sostenere gli sforzi della popolazione di Timor orientale, affinché gestisca l'attività petrolifera meglio di quanto hanno fatto molti altri paesi in via di sviluppo.
Le statistiche dicono che non dovrebbe essere difficile ottenere risultati assai migliori - che potrebbero non bastare, ma rappresentano comunque un'occasione -.
Finora è andato tutto bene; sarebbe meraviglioso se, in questo settore, si realizzasse la prassi migliore.
In tutto il mondo, pur con differenze tra i singoli casi, la mancanza di trasparenza è stata la causa di molti problemi.
<P>
La Commissione, che rimane dei principali donatori di Timor orientale, ha fissato il proprio ruolo futuro partendo da questo sfondo politico-economico.
Prevediamo la necessità di sostenere uno dei paesi più poveri della terra finché gli introiti petroliferi non forniranno una base economica più stabile.
Cercheremo di creare un rapporto mirato allo sviluppo e fondato su un approccio di partenariato; ciò significa considerare tutte le esigenze in maniera realistica.
<P>
Stiamo elaborando un documento strategico nazionale, nel quale si descrivono i vari settori.
Probabilmente concentreremo le nostre attività nello sviluppo rurale e nell'amministrazione pubblica, proponendo adeguati obiettivi finanziari per il periodo 2002-2006.
Cercheremo di farlo convogliando i nostri sforzi sulla riduzione della povertà e sull'aumento delle potenzialità del paese.
<P>
Come affermato nel corso del dibattito, Timor orientale potrà beneficiare anche dell'iniziativa Everything but arms, che contribuirà a sviluppare il commercio con l'estero.
<P>
Mi occuperò adesso della Colombia; la Commissione condivide la profonda apprensione espressa dal Parlamento sul deteriorarsi della situazione, soprattutto per quanto riguarda le continue violazioni dei diritti umani.
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La Commissione è molto preoccupata per il processo di pace in Colombia, dopo gli ultimi avvenimenti, e aspetta la valutazione di questo processo, annunciata dal Presidente Pastrana.
<P>
La Commissione intende mantenere il proprio sostegno al popolo colombiano attraverso ECHO; quest'anno verranno spesi 10 milioni di euro.
La Commissione ha inoltre approvato, nell'ambito del bilancio per i diritti umani, quattro nuovi progetti ONG di valore superiore ai 3 milioni di euro.
<P>
Come ho annunciato a Bruxelles il 30 aprile, durante la terza riunione del gruppo di sostegno al processo di pace colombiano, la Commissione sta completando la propria proposta per il programma di un "Laboratorio di pace" nella regione del Magdalena Medio in Colombia.
Il programma prevede il sostegno ad azioni e movimenti della società civile a livello locale e regionale.
La Commissione si augura sinceramente che le condizioni locali consentiranno di attuare tempestivamente il programma.
<P>
La Commissione continuerà a incoraggiare il governo colombiano e tutte le altre forze politiche, affinché continuino ad impegnasi a favore del processo di pace nel paese, soprattutto in questo periodo di instabilità.
<P>
Come ha affermato l'onorevole Medina Ortega, questo ricorda la pena cui era stato condannato Sisifo; è difficile ravvisare progressi, ma qualsiasi cedimento o rinuncia non farebbe che peggiorare le cose.
Questa è la sintesi della nostra analisi ed è il motivo per cui andiamo avanti.
<P>
<SPEAKER ID=126 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Nielson.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Caucaso meridionale
<SPEAKER ID=127 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
<P>
B5-0618/2001, presentata dall' onorevole Haarder a nome del gruppo ELDR, sull' evoluzione delle relazioni fra Unione europea e Caucaso meridionale;
<P>
B5-0624/2001, presentata dall' onorevole Dupuis e altri a nome del gruppo TDI, sull' evoluzione delle relazioni fra Unione europea e Caucaso meridionale;
<P>
B5-0630/2001, presentata dagli onorevoli Schleicher e Posselt a nome del gruppo PPE-DE, sull' evoluzione delle relazioni fra Unione europea e Caucaso meridionale;
<P>
B5-0638/2001, presentata dalla onorevole Muscardini a nome del gruppo UEN, sul Caucaso meridionale;
<P>
B5-0649/2001, presentata dall' onorevole Linkohr e altri a nome del gruppo PSE, sull' evoluzione delle relazioni fra Unione europea e Caucaso meridionale;
<P>
B5-0661/2001, presentata dall' onorevole Gahrton e altri a nome del gruppo Verts/ALE, sull' evoluzione delle relazioni fra Unione europea e Caucaso meridionale.
<P>
<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, è un grande onore, nonché segno di un pizzico d' impertinenza, intervenire prima della presidente della mia delegazione, onorevole Schleicher, anziché dopo di lei - come peraltro avrei preferito.
Ringrazio gli onorevoli Schleicher e Posselt e gli altri parlamentari che hanno contribuito alla presentazione ed alla discussione di un tema caduto nel dimenticatoio: il Caucaso meridionale.
<P>
Spero che, in seguito alla tragedia di New York e Washington, ci si sia resi conto dell' importanza di tale regione, dell' importanza di una regione che rappresenta la porta verso l' Asia centrale, un' Asia centrale che è oggi ostaggio della Federazione russa al pari di gran parte del Caucaso meridionale - e non solo. Il Caucaso settentrionale si trova infatti in una situazione ancora più tragica, piaccia o meno al Commissario Nielson.
E' risaputo che il Caucaso settentrionale vive in prima persona la tragedia della Cecenia, una tragedia che perdura senza alcuna opposizione da parte dell' Unione europea.
<P>
La risoluzione in esame contiene alcune proposte molto precise.
Si chiede a Commissione e Consiglio di elaborare una strategia per tale regione del mondo, una strategia in grado di invertire l' attuale tendenza improntata ad un costante deterioramento della situazione.
Se le condizioni di vita in Armenia, Georgia, Azerbaigian sono così difficili - in particolare in Armenia e Georgia -, lo si deve all' opera costante della Federazione russa, a cui l' Unione europea non oppone alcuna reazione concreta.
<P>
Perfino una questione così banale in apparenza quale l' apertura di delegazioni a Baku ed in Armenia non è ancora stata risolta dalla Commissione.
Il problema è stato sollevato a più riprese dal Parlamento e dalla onorevole Schleicher nella sua veste di presidente della delegazione con tali paesi.
Nel corso delle riunioni tenute in Georgia, in Azerbaigian e in Armenia, ci è stato ripetutamente chiesto di intervenire.
L' abbiamo fatto e non ci è stata ancora fornita alcuna risposta, benché si tratti di un dossier aperto da qualche anno e non da qualche mese.
<P>
O l' Unione europea comprende che tale regione è strategica - anche per il suo approvvigionamento energetico - e si decide ad avviare una riflessione e a proporre una politica oppure, fra qualche mese o qualche anno, si assisterà all' emergere di un nuovo caso "Balcani" , un po' più lontano e forse un po' meno scomodo dei Balcani degli anni '90.
Credo tuttavia che spetti all' Unione europea fornire una risposta.
<P>
Questi paesi fanno parte dell' Europa, sono membri del Consiglio d' Europa e si sentono europei. Le loro classi dirigenti auspicano nel loro intimo - non osano chiederlo apertamente in quanto Commissione e Consiglio fanno loro capire che non sarebbe opportuno - di appartenere all' Unione europea.
Bisogna rispondere loro con azioni e investimenti. La fiducia va ristabilita; gli imprenditori, gli investitori, nonché le imprese dell' Unione europea vanno portati in quell' area.
Si tratta di un mercato relativamente modesto; tuttavia - lo ribadisco rivolgendomi in particolare alla Commissione - è la porta sull' Asia centrale, una regione strategica che, come si è avuto modo di constatare nel corso delle ultime settimane, è assai destabilizzata.
Ritengo quindi che l' Unione europea debba intervenire senza indugi e con decisione.
<P>
<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="DE" NAME="Schleicher">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in seguito ai tragici eventi degli ultimi mesi, la politica estera e della sicurezza è al centro dell' attenzione.
Gli eventi in Medio Oriente e negli Stati Uniti fanno dimenticare che i problemi del Caucaso sono altrettanto esplosivi.
La situazione in Georgia, Armenia e Azerbaigian continua ad essere fonte di preoccupazione, anche considerando i mutui rapporti tra questi tre Stati.
L'instabilità politica continua a minacciare il processo di indipendenza non ancora completato.
Di conseguenza, i conflitti all'interno di questi paesi sono spesso al centro dell'attenzione internazionale.
<P>
Ma la storia dell'Europa, soprattutto quella dell'Unione europea, dimostra che, nonostante le differenze e i contrastanti interessi, è possibile stringere alleanze e rapporti tra gli Stati superando così la divisione delle frontiere.
Dove in passato hanno dominato le guerre, c'è oggi una coesistenza fondata sulla democrazia e sulla pace.
Con la costruzione di strutture democratiche e valorizzando gli aspetti che avevano in comune, gli Stati dell'Europa occidentale sono riusciti a superare le differenze.
<P>
Nel contesto della coalizione mondiale contro il terrorismo, costituitasi dopo gli atroci attacchi agli Stati Uniti dell'11 settembre, è necessario sostenere i paesi del Caucaso meridionale nella loro lotta contro il terrorismo e la violenza, che purtroppo in questi paesi fanno ancora parte della realtà quotidiana e ogni giorno costano la vita a molti esseri umani.
Le strutture democratiche di questi paesi sono relativamente recenti e instabili.
A peggiorare la situazione c'è il fatto che dall'esterno vengono fomentate le divisioni e gli Stati confinanti della regione potrebbero tentare di ostacolare o bloccare per proprio interesse il processo di sviluppo della democrazia.
<P>
Perciò l'Unione europea deve porsi come obiettivo centrale quello di rafforzare il proprio impegno a sostegno del processo di democratizzazione di Georgia, Armenia e Azerbaigian.
La democrazia costituisce l'unica base solida per una duratura stabilità nazionale, che in futuro si manifesterà anche al di là delle frontiere.
Tuttavia l'intervento dell'Unione europea e dell'attuale Presidenza belga del Consiglio deve mirare soltanto all'assistenza e al sostegno, evitando accuratamente di ingerire negli affari interni di questi paesi.
In concreto ciò significa che si devono incoraggiare la collaborazione e la coesione tra questi Stati, anche creando un'eventuale zona di libero commercio non soggetta ad influenze esterne.
I primi segnali di una cooperazione trilaterale sono già visibili, ma è necessario sostenerla e promuoverla per contrastare con efficacia le influenze dall'estero.
<P>
Se in questo processo si saprà dare il giusto valore al ricco patrimonio culturale che accomuna i tre paesi, sono sicuro che sarà possibile conseguire importanti e positivi sviluppi a medio e lungo termine.
In qualità di presidente della delegazione del Parlamento europeo per il Caucaso meridionale, considero la visita della trojka dell'Unione europea effettuata in febbraio sotto la Presidenza svedese un' utile base per le necessarie iniziative.
La proposta di risoluzione comune presentata da sette gruppi politici è espressione del largo consenso esistente nel Parlamento europeo su questo tema.
Spero che la Commissione europea aderisca alla nostra linea.
<P>
<SPEAKER ID=130 NAME="Volcic">
Signor Presidente, mi sembra utile se ci occuperemo del Caucaso, possibilmente con osservatori permanenti e con poca retorica.
Il momento storico spinge verso la cooperazione regionale anche nelle zone che sono destabilizzate e spinge verso alleanze che forse sono inedite nell'interesse di una maggiore stabilità.
<P>
Se alla risoluzione volessimo fare tuttavia un appunto sarebbe questo: i tre paesi - Armenia, Azerbaigian e Georgia - forse non dovrebbero essere trattati sempre da fratelli siamesi: diversa è la storia recente, diversi i problemi e gli sforzi per costruire un sistema genuinamente democratico.
Sarebbe ingiusto se qualcuno dei tre dovesse attendere che altri lo raggiungano nelle misure della democratizzazione.
In questo contesto bisognerebbe naturalmente anche analizzare che cosa è stato fatto in tali regioni da parte dell'Occidente e dei grandi paesi e analizzare, ad esempio, se le rivolte etniche in Georgia siano locali o eterodirette, e in questo caso da chi.
Vorrei poi sapere come mai si sente così poco parlare del Gruppo di Minsk, fondato per trovare un compromesso tra Armenia e Azerbaigian.
Si riunisce ancora?
Anche questo non è chiaro.
L'Unione europea deve svolgere un ruolo politico ovviamente più spinto e coraggioso nella regione, come afferma il documento - questo è il messaggio centrale - oltre alla conferenza dei tre Stati del Caucaso meridionale e dell'Unione europea.
Data la realtà, tuttavia, una discreta presenza della Russia e dell'America potrebbe essere considerata in qualche modo utile per un giusto equilibrio.
<P>
<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="FR" NAME="Isler Béguin">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, fino a che punto l' Unione europea lascerà deteriorare la situazione nei paesi del Caucaso meridionale prima di dedicarvisi appieno, conformemente alle aspettative locali e regionali?
L' Europa deve dotarsi di strumenti idonei a portare avanti la sua politica - il che è lungi dall' essere una realtà per quanto concerne le regioni caucasiche.
Già qualche mese fa, i membri della delegazione per le relazioni con Armenia, Azerbaigian e Georgia chiedevano insistentemente all' Unione europea, proprio in questa sede, di dar prova di un maggior coinvolgimento e di intraprendere una politica ferma e decisa per tale regione, dove sono in gioco interessi geostrategici tanto consistenti quanto divergenti.
<P>
Non possiamo continuare ad adoperare un linguaggio ambiguo.
Gli impegni devono essere seguiti da azioni concrete.
Pertanto l' invio di una delegazione della Commissione in tali Stati costituirebbe un segnale politico forte.
Sarebbe infatti irresponsabile far credere a questi paesi, che stentano ad affermare una propria identità e ad effettuare una transizione verso una vera democrazia, di poter contare politicamente sul sostegno dell' Unione europea, mentre prevale l' immobilismo e solo il petrolio e il gas del mar Caspio suscitano interesse.
Sarebbe inaccettabile.
<P>
Anche se la Presidenza svedese ha fatto un primo passo recandosi in tali paesi, qual è oggi il risultato?
La relazione dell' onorevole Gahrton non è stata rimandata?
Come già affermato dai colleghi, si tratta di una questione urgente: l' OSCE non definisce forse la situazione come stato di non-guerra?
Non vanno poi dimenticate le polveriere inesplose, quali le rivendicazioni sull' Alto Karabah e le spinte secessioniste di talune regioni della Georgia, dell' Abkazia e dell' Ossezia del Sud.
<P>
Signor Presidente, signor Commissario, l' Unione europea deve svolgere un ruolo essenziale nell' area.
Essa deve prendere l' iniziativa di indire una conferenza Europa-Caucaso con i vari Stati interessati finalizzata a conseguire, grazie ad una soluzione non violenta dei conflitti, una pace ed uno sviluppo durevoli.
<P>
<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, già anni fa abbiamo detto che il Caucaso e l'Asia centrale rischiavano di diventare i Balcani del futuro.
Nessuno si è occupato di quest'area e l' unico dei Capi di governo a interessarsi alla questione del Caucaso sembrava il Papa.
Il ruolo che il Papa ha rispetto ai Capi di Stato è lo stesso che nel Parlamento europeo ha la onorevole Schleicher, che si occupa in modo esemplare di questa regione da molti dimenticata.
<P>
Temo che gli eventi dell'11 settembre vengano strumentalizzati per creare nuove zone d'influenza, passando sopra ad interi popoli ed ai problemi delle diverse nazionalità, oppure sacrificandoli agli interessi dell' approvvigionamento energetico.
La visita del Presidente Putin al Reichstag fa dimenticare che è stato lui a riaccendere il conflitto in Cecenia e che, in quanto capo dei servizi segreti sotto Eltsin, è stato lui ad alimentare e a strumentalizzare i conflitti in Migrelia o nel Nagorno-Karabach.
La regione ha pieno diritto alla nostra solidarietà e noi abbiamo il dovere di essere presenti.
<P>
Signor Commissario, le rivolgo un appello: non si fidi ciecamente delle parole di Putin.
Se egli si dovesse rivelare interessato a migliorare la situazione, la prego di dirgli che lei si recherà in Cecenia per dar prova di apertura e di disponibilità da parte dell'Unione europea.
Nei tre Stati del Caucaso meridionale, e non solo in Georgia, dobbiamo aprire uffici di rappresentanza della Commissione europea.
Questa regione è importante per gli interessi vitali dell'Europa, non solo dal punto di vista strategico ed energetico, ma anche per i diritti umani e per i legami culturali.
<P>
<SPEAKER ID=133 NAME="Nielson">
L'Unione europea ha rafforzato i propri rapporti con la regione da quando, nel 1999, sono entrati in vigore gli accordi di partenariato e cooperazione con Armenia, Azerbaigian e Georgia.
<P>
Nel febbraio scorso la trojka ministeriale dell'Ue si è recata nel Caucaso meridionale; da allora l'Ue si è impegnata in ogni modo per evitare o risolvere i conflitti e per contribuire al processo di ripresa.
In settembre è seguita una visita della trojka dei direttori politici.
L'Unione europea inoltre intensifica il dialogo con le relative controparti, fra cui Russia, Turchia e Iran.
<P>
Quelle che potrebbero essere definite "guerre fredde" costituiscono un grave ostacolo allo sviluppo della regione.
L'Unione europea è ansiosa di assistere ad ulteriori, rapidi progressi da parte del Gruppo di Minsk dell'OSCE per il Nagorno-Karabach, del Comitato congiunto di controllo dell'OSCE per l'Ossezia meridionale e del Gruppo di amici dell'Abkazia nominato dal Segretario generale dell'ONU.
Dall'aprile 2001 la Commissione partecipa al Comitato congiunto di controllo per l'Ossezia meridionale e fornisce fondi per progetti di ripresa.
<P>
Soggetti esterni come Russia, Iran e Turchia svolgono un ruolo chiave nella regione; ogni sforzo volto a stabilizzare il Caucaso dovrà tener conto dei loro interessi.
Particolare rilievo riveste il ruolo della Russia.
L'Unione europea ha sollevato la questione degli sviluppi del Caucaso nel corso del dialogo politico con la Russia, sostenendo ogni tentativo di smorzare le tensioni e risolvere i conflitti.
<P>
In particolare, abbiamo incoraggiato la Turchia a sondare ogni possibilità di normalizzare i rapporti con l'Armenia.
<P>
L'onorevole Dupuis ha ricordato la questione delle nostre delegazioni; sono d'accordo: è un problema, ma purtroppo è un problema per il quale la Commissione non può fare niente.
Siamo vittima delle decisioni prese in questa sede sul problema; non è stata la Commissione a voler limitare il numero delle delegazioni a 120.
A nostro avviso, è normale che l'Ue abbia delegazioni ovunque.
Ci viene detto di aprire una delegazione in un luogo o in un altro, e allo stesso tempo ci viene richiesto di non superare un limite: è impossibile.
Decidete una volta per tutte e aiutate la Commissione ad espandere il raggio d'azione delle delegazioni!
Questa è la mia risposta al commento dell'onorevole Dupuis.
<P>
Per quanto riguarda l'impatto del lavoro svolto dal Gruppo di sostegno, la nostra ultima riunione si è tenuta in Russia il 2 agosto.
Purtroppo devo informarvi che in quell'occasione non è stato fatto alcun progresso, e quindi le prospettive non sono incoraggianti.
<P>
Passando al commento dell'onorevole Posselt sul rischio che questa regione subisca le ripercussioni negative degli eventi dell'11 settembre e di quelli successivi, si tratta di un tema che includeremo nella nostra analisi.
Quest'anno cercheremo di erogare una quantità maggiore di fondi per ECHO dalla riserva di emergenza.
Includiamo la regione perché temiamo, e prevediamo, che la necessità di aiuti umanitari aumenterà come conseguenza indiretta e prevedibile dei suddetti eventi.
<P>
<SPEAKER ID=134 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Nielson.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=8>
Situazione politica in Myanmar (Birmania)
<SPEAKER ID=135 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
<P>
B5-0622/2001, presentata dall' onorevole Maaten a nome del gruppo ELDR, sulla situazione in Myanmar/Birmania;
<P>
B5-0639/2001, presentata dalla onorevole Muscardini a nome del gruppo UEN, sulla situazione politica in Birmania;
<P>
B5-0650/2001, presentata dalla onorevole Kinnock e altri a nome del gruppo GUE/NGL, sulla situazione in Myanmar/Birmania;
<P>
B5-0656/2001, presentata dall' onorevole Vinci e altri a nome del gruppo GUE/NGL, sulla situazione in Birmania;
<P>
B5-0657/2001, presentata dagli onorevoli McKenna e Lucas a nome del gruppo Verts/ALE, sulla situazione in Myanmar/Birmania;
<P>
B5-0664/2001, presentata dagli onorevoli Maij-Weggen e Van Orden a nome del gruppo PPE-DE, sulla situazione politica in Myanmar/Birmania.
<P>
<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström">
Signor Presidente, signor Commissario, per oltre dieci anni un' infinità di cittadini, politici e giornalisti si sono impegnati con grande apprensione per il destino di Aung San Suu Kyi.
Nonostante l' enorme sostegno di cui gode presso la popolazione birmana e la schiacciante vittoria sua e del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (NLD), nelle elezioni del 1990, Aung San Suu Kyi non ha avuto la possibilità di esercitare sul piano formale la leadership.
A fasi alterne è stata tenuta in isolamento, mentre ora è agli arresti domiciliari.
Il conferimento del premio Nobel per la pace e del nostro premio Sacharov hanno dato visibilità a lei e alla sua coraggiosa lotta, ma ciò non ha fatto battere ciglio al regime birmano.
<P>
Lo stato dei diritti umani in Birmania è allarmante in generale.
Rappresentati di partiti politici detenuti in isolamento, migliaia di detenuti politici, persecuzione dei dissidenti, angherie ai danni delle minoranze etniche e religiose.
Il lavoro forzato e la tortura sono ampiamente diffusi.
Stando ad Amnesty International, vi sono circa 2000 detenuti politici, fra i quali giornalisti e parlamentari.
<P>
Tanto la trojka Ue, quanto gli osservatori dell' ONU hanno confermato qualche segnale di cambiamento.
Numerosi detenuti sono stati rilasciati, la linea verso la NLD si è ammorbidita e sono state aperte numerose sedi di partito.
Da una posizione di rifiuto totale del dialogo si è giunti a qualche contatto e, forse, è in corso un processo di riconciliazione.
Ciò sarebbe auspicabile in un paese che, da molti anni, è nelle mani di una delle più dure dittature militari esistenti al mondo.
<P>
Può darsi che si sia aperto uno spiraglio.
In attesa di ulteriori segnali e di indicazioni più certe di una genuina volontà del regime di avviare un dialogo e di recepire le richieste della NLD, l' Unione non dovrebbe recedere dalla sua comune linea.
Quando, a fine mese, il Consiglio discuterà della Birmania, sarà importante che esso mantenga in vigore le sanzioni fino a nuovo avviso, e che continui a esercitare pressioni affinché il dialogo prosegua, affinché vengano compiuti passi concreti sulla via della democrazia, affinché i diritti umani siano rispettati e, soprattutto, affinché Aung San Suu Kyi sia rimessa in libertà e possa occupare il suo posto di leader eletto dal popolo birmano.
<P>
<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="FR" NAME="Rod">
Signor Presidente, la situazione in Birmania è disastrosa.
Centinaia di migliaia di persone vivono ammassate, senza alcuna assistenza umanitaria, in campi profughi in Thailandia, Cina e Bangladesh.
Centinaia di migliaia di persone sono state trasferite a forza o costrette al lavoro coatto.
Il sistema politico è corrotto e repressivo.
L' opposizione democratica è perseguitata fin dalle elezioni del 27 maggio 1990 e oltre 2.000 persone si trovano in prigione.
Amnesty International condanna la tortura istituzionalizzata.
Tali violazioni dei diritti dell' uomo costituiscono un crimine contro l' umanità che va fermato, denunciato e condannato con decisione.
<P>
Chi finanzia il regime oltre alla droga?
La TotalFinaElf, presente anche in Angola, Congo, Ciad, Camerun, nonché nel naufragio dell' Erika o nell' incidente di Tolosa.
Credo che si debba boicottare tale impresa, così come va boicottato tale regime.
I democratici della Birmania vanno sostenuti come non mai.
L' Unione europea deve affermare che Aung San Suu Kyi rappresenta l' unica possibilità per la Birmania e deve intraprendere tutte le iniziative del caso nel minor lasso di tempo possibile per condurre la dittatura militare verso una transizione democratica.
<P>
<SPEAKER ID=138 LANGUAGE="NL" NAME="Maij-Weggen">
Signor Presidente, credo che la risoluzione in esame sia la sesta che presentiamo insieme con altri colleghi sulla situazione in Birmania.
Sono trascorsi più di dieci anni da quando Aung San Suu Kyi ha vinto a grande maggioranza le elezioni nel suo paese, per essere poi rovesciata da una dittatura militare.
Sono trascorsi più di dieci anni anche dallo scioglimento del parlamento e dall' uccisione, scomparsa o fuga di molti dei suoi membri.
Aung San Suu Kyi è stata rinchiusa in carcere e successivamente trattenuta agli arresti domiciliari, che perdurano tuttora.
La repressione non è cessata neppure quando Aung San Suu Kyi ha ricevuto il premio Nobel per la sua resistenza pacifica e il premio Sacharov conferitole dal Parlamento europeo.
<P>
La repressione ha colpito in modo durissimo la popolazione e, soprattutto, alcuni gruppi di minoranza.
Molti sono fuggiti e sono profughi in paesi vicini, Thailandia, Malesia, Bangladesh e India.
<P>
Signor Presidente, negli ultimi tempi sembra che si possa parlare di un miglioramento.
Alcuni prigionieri politici sono stati rilasciati e sono in corso contatti fra la giunta militare e Aung San Suu Kyi.
Nessuno è al corrente dei risultati di tali contatti e, a tale proposito, mi rivolgo alla Commissione affinché eviti di fare concessioni al governo militare birmano prima di aver accertato che esista realmente la disponibilità a rilasciare tutti i prigionieri politici.
Occorre altresì accertare se esiste la volontà di porre fine a ogni repressione nei confronti delle minoranze, di consentire il ritorno dei profughi, di ripristinare la democrazia e restituire ad Aung San Suu Kyi la carica di Presidente della Birmania.
<P>
Dieci anni fa, in dicembre, Aung San Suu Kyi riceveva il Premio Nobel.
Se non si registreranno sviluppi positivi, l' Unione europea dovrà adottare misure più incisive e, come hanno fatto gli Stati Uniti, procedere a un blocco degli investimenti.
Chiediamo alla Commissione e al Consiglio di esercitare maggiori pressioni affinché la democrazia sia ripristinata in Birmania e si restituisca ad Aung San Suu Kyi il posto che le spetta.
<P>
<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="DE" NAME="Sichrovsky">
Signor Presidente, chi conosce il paradisiaco paese dell'Asia sudorientale che io ho visitato più volte negli ultimi quindici anni, non può evitare di essere profondamente scosso dalle pessime condizioni dell'approvvigionamento, dallo stato catastrofico delle infrastrutture e dalla brutalità della repressione politica.
<P>
I sistemi politici come quello della dittatura in Birmania sopravvivono solo se c'è un numero sufficiente di Stati e di imprese private che li mantengono in vita grazie ai contatti economici.
Se si vuole cambiare il sistema politico, si deve esercitare un'adeguata pressione economica.
<P>
E' venuto il momento di porre fine alla doppia morale, che consiste nel domandare l'instaurazione della democrazia mantenendo tempo intensi rapporti economici.
Per riuscirci sarà necessario fare pressione su coloro che, senza alcuna considerazione per la democrazia, continuano ad avere contatti economici con i rappresentanti della dittatura militare.
<P>
<SPEAKER ID=140 NAME="Nielson">
Signor Presidente, così come gli onorevoli deputati, anche la Commissione apprezza i positivi sviluppi registrati in Myanmar/Birmania e, soprattutto, i colloqui in corso fra Aung San Suu Kyi e il partito al potere (SPDC), il rilascio di un crescente numero di prigionieri politici e la riapertura di 20 sedi della Lega nazionale per la democrazia.
<P>
Detto questo, bisogna riconoscere che il miglioramento del clima politico verificatosi l'anno passato è soltanto l'inizio di un processo che dovrà essere ulteriormente approfondito.
Auspichiamo un passaggio deciso verso un dialogo costruttivo, nel rispetto dei diritti umani, secondo standard accettati a livello internazionale.
Non possiamo garantire l'irreversibilità di questo processo, e quindi dobbiamo essere cauti; ecco perché abbiamo preso nota dei consigli forniti dagli onorevoli deputati nel corso della discussione.
<P>
Dobbiamo incoraggiare il governo a proseguire su questa strada in maniera da corrispondere alle aspettative della comunità internazionale, espresse dall'inviato speciale delle Nazioni Unite Razali.
<P>
In questa fase è essenziale raggiungere un equilibrio tra il riconoscimento dei progressi ottenuti finora e il mantenimento di una pressione costante che apra la strada alle riforme democratiche.
<P>
Sono certo che gli onorevoli deputati condividono la speranza della Commissione che i colloqui in corso conducano a risultati concreti, consentendo all'Unione europea di definire misure concrete a sostegno di questo processo.
<P>
Per quanto riguarda la situazione delle minoranze etniche, la Commissione si associa alle preoccupazioni manifestate da alcuni eurodeputati e resta ferma nella sua convinzione che una soluzione durevole dei problemi politici in Myanmar/Birmania dovrà basarsi su un accordo fra lo SPDC, "l'opposizione" democraticamente eletta e i rappresentanti delle minoranze etniche.
<P>
Tutti gli aiuti umanitari che la Comunità europea fornisce a Myanmar/Birmania vengono incanalati attraverso ONG o agenzie internazionali.
Attualmente la Commissione sta saggiando la possibilità di incrementare gli aiuti umanitari alla Birmania, in piena conformità della posizione comune dell'Unione europea sul Myanmar/Birmania.
<P>
<SPEAKER ID=141 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Nielson.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=9>
Deposito di brevetti relativi ai geni umani
<SPEAKER ID=142 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
<P>
B5-0633/2001, presentata dalla onorevole Oomen-Ruijten e altri a nome del gruppo PPE-DE, sul deposito dei geni BRCA1 e BRCA2 (tumore al seno);
<P>
B5-0641/2001, presentata dall' onorevole Ribeiro e Castro a nome del gruppo UEN, sul deposito dei geni BRCA1 e BRCA2 (tumore al seno);
<P>
B5-0651/2001, presentata dagli onorevoli Gebhardt e Paciotti a nome del gruppo PSE, sul deposito di geni umani;
<P>
B5-0663/2001, presentata dall' onorevole Lannoye e altri a nome del gruppo Verts/ALE, sul deposito di geni umani.
<P>
<SPEAKER ID=143 LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten">
Signor Presidente, chiedo scusa, ma devo restare seduta.
Il 30 marzo dello scorso anno, il Parlamento ha dichiarato che l' uomo e i suoi geni o cellule in ambiente naturale non sono brevettabili.
Tuttavia, con la concessione di un brevetto alla Myriad Genetics si crea una posizione di monopolio a vantaggio di un' impresa.
Ciò significa che, per certi test genetici, esiste il rischio di commercializzazione, anche di una parte della diagnostica DNA in Europa.
<P>
Nel frattempo l' Ufficio europeo dei brevetti ha accolto tre domande di brevetto relative a sequenze e applicazioni di un gene coinvolto nello sviluppo del carcinoma mammario.
Le domande di brevetto della Myriad Genetics per il gene BRCA2 sono ancora all' esame dell' Ufficio.
Con la concessione di questi brevetti, l' azienda americana otterrà il monopolio del gene BRCA e, di conseguenza, della ricerca sul DNA.
Pertanto le anomalie genetiche di pazienti con familiarità con il carcinoma mammario e ovarico potranno essere individuate soltanto con questo test statunitense.
Se la Myriad Genetics metterà in piedi in Europa un sistema simile a quello realizzato in America, tutti i campioni della ricerca di laboratorio dovranno essere inviati negli USA, una procedura molto costosa, dato che le analisi dovranno essere effettuate in quel paese.
<P>
Rischia di venirsi a creare un monopolio e la qualità della diagnostica europea viene messa sotto pressione.
Ciò significa che vengono limitati sia la disponibilità dei dati a scopo di ricerca sia lo sviluppo di nuove applicazioni diagnostiche nei laboratori di ricerca molecolare e che aumenteranno i costi della ricerca sul carcinoma della mammella e delle polizze sanitarie.
<P>
A tale proposito il Parlamento, ma anche tutti gli interessati hanno manifestato le proprie obiezioni.
Perciò chiediamo che l' Unione europea si opponga a questo monopolio, che non va a beneficio di nessuno, e che venga respinta la domanda di brevetto.
<P>
<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="DE" NAME="Gebhardt">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, molti, e non solo le donne, saranno spaventati nel sapere che una ditta americana sta per brevettare i cosiddetti geni del cancro al seno, facendone una cosa propria.
E' raccapricciante vedere come, per sete di profitto, si possa passare sopra alla salute pubblica.
E' quello che rischia di accadere con il rilascio del brevetto per i geni BRCA 1 e BRCA 2.
L'orribile conseguenza rischia di essere per molte pazienti un ritardo nell'individuazione precoce del cancro al seno, mentre proprio con questo tipo di tumore la diagnosi precoce è decisiva per la sopravvivenza del paziente.
Inoltre, il quasi monopolio sulle procedure di analisi ne fa lievitare il costo al punto da rendere la diagnosi precoce inaccessibile per molte donne.
<P>
Infine non si deve dimenticare che i brevetti sui geni BRCA ostacoleranno la ricerca europea.
Uno dei principali istituti di ricerca sui tumori, l'Istituto Curie di Parigi, lo ha dimostrato al di sopra di ogni dubbio ed ha lanciato l'allarme.
<P>
E' un bene che questo famoso istituto di ricerca abbia fatto sentire la propria voce e, con il sostegno del Ministero francese della sanità, abbia presentato ricorso contro il brevetto.
Di sicuro il Parlamento europeo non sbaglia aderendo a tale posizione.
Dobbiamo chiedere alle autorità competenti di presentare immediatamente ricorso contro il rilascio di un brevetto sul BRCA da parte dell'Ufficio europeo dei brevetti di Monaco.
E' anche importante chiedere alle Istituzioni ed ai governi degli Stati membri dell'Unione europea di opporsi al brevetto con la necessaria tempestività.
Lo dobbiamo alle donne, è il minimo che possiamo fare per loro.
<P>
<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, martedì prossimo la Corte di giustizia della Comunità europea deciderà in merito alla denuncia dei Paesi Bassi, sostenuta anche da Italia e Norvegia, sulla compatibilità della direttiva sui brevetti con il Trattato.
Oggi, con la sua votazione, il Parlamento europeo dovrà scegliere tra realtà e direttiva.
Il caso dei brevetti sul BRCA dimostra che si mira ad alzare artificialmente il prezzo dei farmaci, a creare monopoli, ostacolando così l'efficacia delle diagnosi e delle terapie e bloccando la ricerca su farmaci nuovi ed utili.
<P>
E' ora che la Commissione - ed invito il Commissario qui presente a prendere posizione - elimini le contraddizioni che esistono nell'interpretazione della direttiva, modificandone il testo o adottando un documento di orientamento.
La Commissione non deve nascondere la testa sotto la sabbia dicendo che è consapevole che molti Stati membri hanno difficoltà con questa direttiva, perché non sanno come debba essere applicata, e che l'Ufficio europeo dei brevetti la interpreta in un determinato senso.
Signor Commissario, le chiedo di prendere posizione in merito.
<P>
Il corpo umano non deve essere ridotto a materiale biologico.
I geni umani, gli organismi viventi e le loro parti non possono essere soggetti a brevetto.
Non si deve trasformare una scoperta in un'invenzione.
Dobbiamo impedire che la ricerca di farmaci nuovi ed utili venga ostacolata dal monopolio sui geni umani.
Non dobbiamo stare a guardare mentre si rende più difficile la diagnosi precoce del tumore al seno solo perché si vuole imporre un brevetto su qualcosa che non è un'invenzione ma, al massimo, una scoperta.
L'appello non si rivolge solo al Parlamento europeo, che con la risoluzione afferma di non voler stare a guardare, ma anche alla Commissione europea ed agli Stati membri.
<P>
<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="DE" NAME="Rothley">
Signor Presidente, non intervengo sul merito della questione, ma sull'aspetto istituzionale.
Già in passato il Parlamento ha rifiutato o ha preso le distanze dall'idea di presentare un ricorso contro l'Ufficio europeo dei brevetti.
Del resto è giusto così.
In quanto istituzione legiferante, il Parlamento non può intromettersi in un procedimento in corso.
Non è possibile.
Questo fa parte delle basi di una democrazia fondata sullo Stato di diritto.
<P>
Il legislatore vara una legge, in questo caso una direttiva che la prossima settimana verrà confermata dalla Corte di giustizia.
In seguito sono le autorità preposte all'applicazione della direttiva e al rilascio dei brevetti, nonché i tribunali a decidere se il brevetto è contrario al diritto oppure no.
Questa è la procedura, altrimenti neghiamo lo Stato di diritto.
Perciò il legislatore, in questo caso il Parlamento europeo, non può intervenire in un procedimento in corso.
<P>
Il Parlamento europeo non ha nessuna competenza, come non ne ha, ad esempio, la Commissione, il Congresso del Partito tedesco dei Verdi o l'Assemblea generale di Greenpeace.
Non è la Commissione a decidere come dev' essere applicata una direttiva, né lo fa il Parlamento europeo, i Verdi o Greenpeace, ma le autorità competenti.
Sono esse a decidere, sono i tribunali a decidere, e nessun altro!
E' giusto che sia così.
<P>
A parte ciò, onorevole Breyer, quello che lei ha detto è falso!
<P>
<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Presidente, signor Commissario, il gruppo ELDR è contrario alla brevettabilità dei geni umani, come già affermato nel 1998, quando il Parlamento ha approvato la direttiva sulle biotecnologie.
Ritenevamo tuttavia che la direttiva non consenta la brevettabilità dei geni in quanto tali, a meno che non implichino un' invenzione, e avevamo appoggiato l' adozione della direttiva.
A nostro avviso, il fatto che ora, fra le urgenze, venga discussa una risoluzione su alcuni brevetti rappresenta un abuso di questo istituto.
Ecco perché non abbiamo firmato la risoluzione comune.
<P>
Da un lato esiste una commissione temporanea sulla genetica umana e la questione dei brevetti è uno dei temi principali di cui si occupa; dall' altro, ecco che la brevettabilità viene affrontata in questa sede affinché ci si pronunci sul piano generale. Lo ribadisco, è sbagliato.
Lo riteniamo un vero e proprio abuso.
Non vi è stata alcuna possibilità formale di avanzare obiezioni, ma noi riteniamo che siano le regole stesse del Parlamento a dover essere modificate.
L' idea che la questione possa essere liquidata con una breve discussione fra pochi è profondamente sbagliata.
<P>
Inoltre, neppure il testo della risoluzione ci pare corretto.
Le richieste di brevetto presentate - ne ho qui una lista - precisano che sono in causa i metodi, non i geni.
Si tenta di dare l' impressione che l' Ufficio europeo per i brevetti si accinga a rilasciare brevetti sul genoma umano, ma non è vero.
<P>
Su un aspetto, tuttavia, ci troviamo d' accordo con chi ha presentato la risoluzione, ossia che in alcuni casi vengono rilasciati brevetti troppo "ampi" .
Ciò comporterebbe la necessità di rivedere le licenze obbligatorie, alla luce della ricerca e della sanità pubblica.
Purtroppo ciò non può essere fatto a livello comunitario, bensì nei singoli Stati membri.
<P>
Spero che avremo modo di discutere la questione delle licenze con calma, in seno alla commissione temporanea sulla genetica umana.
Non possiamo appoggiare la risoluzione.
<P>
<SPEAKER ID=148 LANGUAGE="EN" NAME="Purvis">
Signor Presidente, mentre la onorevole Thors parlava, il Commissario è stato distratto da due persone e non ha prestato attenzione a ciò che la collega ha chiesto ed affermato.
Per me, che cerco di imparare qualcosa dalla discussione, era vitale accertare i fatti; ho ascoltato con grande interesse le dichiarazioni degli onorevoli Rothley e Thors sull'opportunità di discutere la questione in Aula.
Ma il Commissario Nielson è stato distratto.
Spero che ci fornirà una risposta adeguata quando verrà il suo turno.
<P>
<SPEAKER ID=149 NAME="Presidente">
La ringrazio molto onorevole: se il Commissario Nielson fosse o meno distratto lo potremo decidere solo al termine della discussione.
<P>
<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, il collega che ha parlato prima di me ha fatto un'osservazione.
Ritengo che l'onorevole Rothley mi abbia rivolto un attacco personale.
Vorrei rettificare, ribadendo che l'Ufficio europeo dei brevetti non dispone di un tribunale, ma solo di una camera dei ricorsi.
C'è una grande differenza.
Lo dico per informazione del collega.
E' chiaro che oggetto del brevetto sono alcuni geni, geni che hanno subito una mutazione, come la procedura di analisi.
Raccomando ai colleghi, cui la questione interessa, di consultare il sito web dell'Istituto Curie in Francia, il rinomato istituto di ricerca che ha presentato ricorso; su tale sito la questione è spiegata dettagliatamente.
Il problema è che un'invenzione può essere brevettata, ma una scoperta no.
<P>
Per quanto concerne l'obiezione della onorevole Thors relativa all'urgenza, ricordo che il termine per la presentazione del ricorso scade martedì.
Non è quindi possibile attendere la relazione dell'onorevole Fiori, che sarà esaminata solo nella seconda sessione di ottobre.
E' errato anche quanto detto dall'onorevole Rothley: siamo un'istituzione legiferante, è vero, ma una volta il Ministro tedesco della giustizia Däubler-Gmelin ha fatto uso di questa procedura.
Persino il governo tedesco ha presentato un ricorso nei confronti di un brevetto rilasciato dall'Ufficio europeo dei brevetti nel 1999.
<P>
<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="DE" NAME="Gebhardt">
Signor Presidente, non intendo ritornare sul contenuto, ma rettificare un errore.
Sono intervenuto a nome del gruppo PSE e quello che ho detto vale per tutto il gruppo.
Lo volevo chiarire.
<P>
<SPEAKER ID=153 LANGUAGE="EN" NAME="Nielson">
Il problema sollevato dai brevetti concessi dall'Ufficio europeo dei brevetti alla Myriad Genetics non sembra legato a questioni etiche.
Questi brevetti, infatti, mettono in luce una questione tecnica di pertinenza del diritto brevettuale.
La situazione è completamente diversa da quella associata al famoso "brevetto di Edimburgo".
<P>
Il problema risiede nel tipo di tutela da concedere a simili brevetti.
Si tratta di una questione estremamente complessa dal momento che, riferendosi a sequenze genetiche, senza dubbio riguarda temi quali la concorrenza e l'innovazione, ma non i principi fondamentali legati alla dignità o all'integrità dell'essere umano.
Bisogna ricordare che questo brevetto è di indubbio interesse per la comunità scientifica, perché dovrebbe facilitare la diagnosi precoce del carcinoma mammario.
<P>
La Commissione ritiene che non esistano motivi tali da giustificare obiezioni, poiché il brevetto contestato non contravviene alle norme etiche fondamentali e riguarda il campo di applicazione che può essere concesso a un brevetto relativo a una sequenza di DNA.
Tuttavia, la Commissione analizzerà in modo dettagliato la questione della tutela delle invenzioni relative alle sequenze genetiche e comunicherà le proprie osservazioni al Consiglio e al Parlamento nelle relazioni previste dalla direttiva 98/44.
<P>
<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten">
Sono innanzitutto sbalordita della mancata risposta della Commissione.
<P>
In secondo luogo, vorrei chiedere alla Commissione se intende realmente intervenire prima del 10 ottobre.
Quando parlo di un gene, mi riferisco anche a una sequenza di un gene.
Ai sensi della direttiva, una sequenza di un gene non può essere brevettata.
<P>
<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, vorrei appoggiare con vigore quanto detto dall'onorevole Oomen-Ruijten.
Signor Commissario, lei non può aspettare l'ultimo momento.
Anch'io mi aspetto che la Commissione esprima la propria posizione entro il 9 ottobre.
Lei ha detto che non ci sono obiezioni per quanto riguarda gli aspetti etici e che era necessario valutare gli aspetti relativi alla tutela delle invenzioni, ma non ha risposto alla domanda posta da me, dall'onorevole Blokland e da altri, ossia se abbia priorità l'articolo 5.1 oppure il 5.2.
Molti colleghi in quest'Aula si aspettano che la Commissione faccia chiarezza su tale questione difficile e decisiva.
<P>
<SPEAKER ID=156 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole.
Le chiedo comunque un minimo di disciplina, altrimenti non termineremo mai questa discussione; ci aspettano ancora il turno di votazioni alle 18.30 e due relazioni.
<P>
<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="DE" NAME="Rothley">
Signor Presidente, naturalmente intervengo in merito alla procedura.
Ringrazio la Commissione per la spiegazione.
Vorrei dichiararmi d'accordo con la sua posizione.
La Commissione può contare sul sostegno della grande maggioranza di quest'Aula.
<P>
<SPEAKER ID=158 LANGUAGE="DE" NAME="Gebhardt">
Signor Presidente, è in gioco una questione molto seria.
Invito la Commissione a valutare se questi brevetti siano conformi alla direttiva sui brevetti, e non fare come se il Parlamento non avesse alcuna voce in capitolo e non potesse prendere alcuna decisione.
Chiedo poi alla Commissione di rispettare la decisione del Parlamento europeo.
<P>
<SPEAKER ID=159 LANGUAGE="EN" NAME="Nielson">
Riferirò le vostre obiezioni ai miei colleghi.
Sottolineo che le mie affermazioni rispecchiano il modo in cui i servizi della Commissione e la Commissione analizzano la questione.
Ribadisco quanto ho appena detto: "la Commissione ritiene che non esistano motivi tali da giustificare obiezioni, poiché il brevetto contestato non contravviene alle norme etiche fondamentali e riguarda il campo di applicazione che può essere concesso a un brevetto relativo a una sequenza di DNA".
<P>
Si registra una discordanza di opinioni, che forse continuerà a esistere.
E' un dato di fatto in un settore come questo, e i dieci anni di dibattito che hanno portato alla direttiva del 1998 potrebbero non essere sufficienti a creare un accordo concreto e realizzabile.
Tuttavia, queste sono le norme legislative che abbiamo a disposizione per continuare a lavorare.
<P>
<SPEAKER ID=160 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Nielson.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.00.
<P>
<CHAPTER ID=10>
Estensione alla Repubblica federale di Iugoslavia della garanzia concessa dalla Comunità alla BEI
<SPEAKER ID=161 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0300/2001), presentata dall' onorevole Seppänen a nome della commissione per i bilanci, sulla proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione 2000/24/CE allo scopo di estendere la garanzia concessa dalla Comunità alla Banca europea per gli investimenti, includendovi i prestiti per progetti da realizzare nella Repubblica federale di Iugoslavia (COM(2001) 356 - C5-0335/200-2001/0143(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=162 NAME="Seppänen">
Signor Presidente, garantendo alla BEI i prestiti che concede ai paesi terzi, l'Unione europea aiuta gli altri paesi in un modo poco costoso.
In pratica, negli ultimi anni tali aiuti non sono costati nulla all'Unione europea.
I destinatari hanno approfittato delle garanzie, dal momento che i prestiti sono stati loro concessi a interessi meno elevati rispetto alle rigide condizioni imposte dal mercato.
Nell'Unione europea tale forma di assistenza a buon mercato ed efficace viene regolamentata e, per quanto riguarda i prestiti, esiste un massimale suddiviso in dotazioni regionali.
<P>
Nel documento all'esame la Commissione propone di aumentare la dotazione dei PECO.
La BEI può attualmente concedere prestiti per un valore pari a 8930 milioni di euro con la garanzia comunitaria, ma per sostenere la ricostruzione della Iugoslavia è necessario inserire il paese fra i destinatari dei prestiti e aumentare, così si propone, di 350 milioni di euro la dotazione dei PECO.
Tale somma non viene destinata unicamente alla Iugoslavia che, dopo tale aumento, potrà tuttavia accedere ai prestiti a titolo di tale contingente, purchè presenti alla BEI validi progetti.
<P>
Il tasso di copertura della garanzia comunitaria proposto per i prestiti alla Iugoslavia è pari al 65%.
Si tratta del tasso conforme al mandato generale, né in questi ultimi anni l'Unione europea ha dovuto pagare a seguito di responsabilità di garanzia per prestiti concessi a tali condizioni.
A seguito dell'aumento della dotazione è necessario trasferire l'importo in parola dalla riserva del bilancio comunitario al Fondo di garanzia.
Il trasferimento non può essere effettuato interamente nel corso di quest'anno, ma sarà ripartito nell'arco del triennio 2001-2003, via via che la Iugoslavia presenta validi progetti per la ricostruzione.
<P>
In veste di relatore permanente su tali questioni, vorrei esprimere la mia preoccupazione dinanzi alla mancanza totale di un margine nel Fondo di garanzia, l'anno prossimo, per operazioni di aiuto nuove e impreviste.
L'anno venturo è in tal senso molto problematico e la Commissione deve tenere adeguatamente conto dell'eccessivo utilizzo del Fondo di garanzia.
La situazione viene ulteriormente aggravata dalla proposta della Commissione, trasmessa al Parlamento per l'esame, sui prestiti che la BEI deve concedere alla Russia per investimenti ambientali nelle regioni prospicienti il Baltico.
Per tali prestiti il Consiglio ha assunto un atteggiamento del tutto incomprensibile e chiesto un tasso del 100%, in luogo del 65%.
Tale decisione non è soltanto prova del fatto che taluni Stati membri vogliono intralciare la cooperazione ambientale con la Russia, ma è altresì indice di ignoranza nei confronti del funzionamento del sistema.
Dal momento che un tasso di garanzia del 100% toglie inutilmente il marginale del fondo di garanzia agli altri, la Russia otterrà i prestiti, mentre altri paesi dovranno rinunciarvi.
<P>
L'aumento della dotazione dei PECO per la ricostruzione in Iugoslavia è giustificato e non è necessario emendare la proposta della Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=163 LANGUAGE="EN" NAME="Nielson">
Vorrei congratularmi con il Parlamento per aver formulato tempestivamente il proprio parere sulla presente proposta.
<P>
La proposta è parte integrante del sostegno dell'Unione europea a favore della Repubblica federale di Iugoslavia ed è volta ad agevolare il programma di riforme politiche ed economiche del paese.
Sono lieto che il relatore concordi pienamente su questo punto.
<P>
La proposta permette alla BEI di finanziare, nel quadro di una garanzia comunitaria, gli investimenti di base nei settori dei trasporti e dell'energia che si rivelano fondamentali per risanare le infrastrutture danneggiate dai recenti conflitti e dalla mancanza di manutenzione durante l'ultimo decennio.
L'estensione del mandato per la concessione di prestiti e l'aumento di 350 milioni di euro della dotazione a favore dei paesi dell'Europa centrale e orientale, come proposto, sono in linea con l'importo previsto per il credito della BEI alla Repubblica federale di Iugoslavia.
Il totale dei prestiti concessi dipenderà dal potenziale di assorbimento del paese e dalla presenza di progetti adeguati, e potrebbe superare i 350 milioni di euro.
Lo dico per rispondere al monito del relatore relativo al rischio di abuso dei fondi.
Esiste la concreta possibilità di rivedere o ritoccare il massimale, ma ciò dipende in gran parte dal tipo di emergenza dei progetti giudicati.
<P>
Confermo che la Repubblica federale di Iugoslavia ha accettato di assumersi la responsabilità per la propria quota degli arretrati dell'ex Repubblica socialista federale di Iugoslavia.
Siamo stati informati che la scorsa settimana il parlamento iugoslavo ha approvato un accordo tra BEI ed ex Repubblica di Iugoslavia.
Sono lieto di poter affermare che l'applicazione di questa decisione, prevista per la fine di questa settimana, eliminerà un ostacolo all'approvazione della proposta.
<P>
<SPEAKER ID=164 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Nielson.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=11>
Associazione dei PTOM alla CE
<SPEAKER ID=165 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0276/2001), presentata dall' onorevole Fruteau a nome della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all' associazione dei paesi e territori d' oltremare con la Comunità europea ( "Oltremare" ) (COM(2000) 732 - C5-0070/2001 - 2001/2033(COS)).
<P>
<SPEAKER ID=166 NAME="Fruteau">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono stato eletto al Parlamento europeo con un mandato preciso: non rappresentare soltanto la Riunione, isola di cui sono originario, nonché le regioni ultraperiferiche, bensì anche cercare di far sentire la voce dell' oltremare francese.
<P>
Ecco il motivo per cui sono lieto che il Parlamento mi abbia affidato l' incarico di portavoce sulla questione del regime di associazione dei paesi e territori d' Oltremare, i PTOM, con l' Unione europea.
Vorrei altresì esprimere soddisfazione per lo spirito di apertura che è prevalso nel corso della stesura della relazione.
<P>
Mi si consenta innanzitutto di proporre una riflessione storica e politica sul passato delle relazioni di alcuni Stati membri con le loro ex colonie, relazioni caratterizzate, a mio avviso, dal legame dell' esclusività e dalla tutela, pilastri del patto coloniale.
<P>
E' giunta l' ora di rompere con il passato e con il senso di colpa che lo accompagna, per definire un vero partenariato basato su un' equa ripartizione delle responsabilità tra paesi e territori d' Oltremare, Stati membri a cui questi sono collegati ed Unione europea.
E' in tale direzione che ci si deve incamminare risolutamente affinché la decisione di associarsi costituisca il salto qualitativo atteso da tutti i paesi e i territori d' Oltremare.
<P>
La sfida è tuttavia resa difficile dalla mancanza di omogeneità dei PTOM e dagli squilibri strutturali che frenano meccanicamente il loro sviluppo. I PTOM sono una ventina di paesi, che fanno capo a quattro Stati membri - Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca e Francia -, prevalentemente di piccole dimensioni ed insulari, ad eccezione della Groenlandia, molto distanti dal continente europeo, caratterizzati da un' estrema diversità sul piano economico e sociale - i più ricchi rientrano nella media comunitaria, mentre i più poveri versano in condizioni di sottosviluppo -, nonché da una diversità statutaria riguardo ai legami che hanno sviluppato nel corso della storia con la madrepatria, relazioni caratterizzate da una grande autonomia per taluni e da una forte tutela statale per altri.
<P>
E' d' obbligo constatare che la proposta della Commissione, così come presentata, risponde solo parzialmente alla sfida e alle legittime aspirazioni di tali territori disseminati ai quattro angoli del pianeta.
Alcune questioni scottanti inerenti a determinati problemi istituzionali, economici, finanziari o commerciali rimangono aperte.
<P>
In primo luogo, sul piano istituzionale plaudo all' istituzione di un forum volto a facilitare il partenariato tra PTOM, Stati membri e Commissione, benché sia deplorevole che il processo decisionale non sia maggiormente in mano alle autorità dei paesi e territori d' Oltremare.
<P>
Sul piano economico e finanziario, la Commissione ha indubbiamente adottato una strategia differenziata che tiene conto dell' estrema diversità dei paesi e dei territori d' Oltremare; tuttavia deploro che l' ammontare dei contributi sia fissato principalmente in funzione del PIL pro capite.
A mio avviso, sarebbe stato più confacente perfezionarlo con criteri demografici e sociali in grado di riflettere in maniera più accurata la vulnerabilità dei territori.
Ribadisco la richiesta di creare un fondo di sviluppo specifico per i paesi e territori d' Oltremare, distinto dal Fondo europeo di sviluppo, che sarebbe più consono - ne sono convinto - allo spirito ed alla lettera dell' associazione.
<P>
Infine, sul piano commerciale, sottolineo che il volume degli scambi dei paesi e territori d' Oltremare con la Comunità è esiguo, il che rende poco comprensibile la posizione difensiva della Commissione.
E' indispensabile che, per determinati prodotti, quali lo zucchero, essa debba dar prova di estrema attenzione per evitare che si abusi delle norme in materia di origine, peraltro necessarie allo sviluppo dell' insieme dei paesi e territori d' Oltremare, con l' effetto di destabilizzare taluni mercati europei, in particolare nelle regioni ultraperiferiche.
Tuttavia, non soltanto ai fini di una maggiore coerenza, in un momento in cui l' Unione apre i propri mercati ai paesi meno sviluppati, ma anche tenuto conto della storia comune dei PTOM e dell' Unione europea, non si comprende perché questa rifiuti ad essi ciò che concede ai paesi meno progrediti.
La solidarietà comunitaria non può essere a due velocità.
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E' pertanto giunta l' ora di dimostrare che i paesi e territori d' Oltremare non sono i parenti poveri della politica dello sviluppo.
In altre parole, è arrivato il momento di dimostrare concretamente a tali popolazioni di aver fatto bene a riporre la propria fiducia nell' Unione europea.
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Ecco il motivo per cui, in conclusione, ribadisco l' auspicio che ho formulato in più punti della relazione, vale a dire che il decimo anniversario del regime d' associazione costituisca l' occasione per affermare una forte volontà politica nei confronti di tali territori, troppo a lungo in balia dei venti su tutti gli oceani del mondo, con l' obiettivo di imboccare risolutamente e definitivamente la strada del partenariato e della responsabilità, vale a dire la strada dello sviluppo per tutti.
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<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="ES" NAME="Ojeda Sanz">
Signor Presidente, innanzitutto ricordo che intervengo in nome del collega Fernández Martín, che ha dovuto assentarsi.
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Chiarisco che, all'interno dell'ampio ventaglio di associazioni e gruppi regionali di paesi con i quali l'Unione europea mantiene relazioni, il gruppo dei territori e paesi d'Oltremare, i PTOM utilizzando la terminologia francese, è il più eterogeneo di tutti.
In realtà, sono accomunati più per quello che non sono che per quello che sono.
Ecco perché la proposta di decisione del Consiglio e la relazione elaborata dal collega Fruteau possiedono un merito particolare.
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In linea generale, condivido le proposte del relatore, anche se vorrei fare qualche osservazione specifica su alcune di esse.
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Il relatore propone una serie di misure volte a potenziare il regime di associazione che sin dal 1991 lega i PTOM all'Unione, quando afferma che, nel decimo anniversario del citato accordo, l'Unione dovrebbe mostrare una maggior ambizione rispetto ai territori più lontani dal continente.
Devo precisare che i PTOM - né nel loro insieme né singolarmente - fanno parte del territorio dell'Unione.
I loro abitanti possiedono la cittadinanza europea (francese, britannica, olandese o danese, a seconda dei casi), ma i territori in cui vivono non fanno parte dell'Unione europea strictu sensu; nel caso della Groenlandia, ad esempio, i cittadini hanno votato con un referendum l'uscita da quelle che chiamavamo le Comunità europee; nel caso della Nuova Caledonia, conformemente al piano stabilito con le autorità francesi, essa ha iniziato un percorso che la condurrà, tra qualche anno, all'integrazione con i paesi ACP.
E potrei citare, così, esempi successivi di peculiarità, tante quasi quanti sono i paesi e i territori d'Oltremare.
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Tale eterogeneità salta agli occhi in molti altri aspetti, di cui il più importante è la loro popolazione, scarsa e distribuita irregolarmente.
Come sottolinea il relatore, la popolazione dei venti territori d'Oltremare supera appena il milione di abitanti e tre di loro, le Antille Olandesi, la Polinesia Francese e la Nuova Caledonia, hanno più di 150.000 abitanti ciascuno, per cui questi tre territori da soli rappresentano quasi la metà della popolazione totale.
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Perciò, quando, circa tre anni fa, abbiamo discusso della relazione elaborata dal collega Aldo, abbiamo voluto porre un accento particolare sullo sviluppo delle relazioni commerciali dei PTOM con i paesi ACP vicini e, in alcuni casi, come in quello dei Carabi, con regioni ultraperiferiche, anch'esse limitrofe.
Tuttavia, INTERREG non ha soddisfatto le aspettative create come canale per lo sviluppo delle relazioni commerciali.
Forse si potrebbe riprovare con INTERREG III; concordo con il relatore sul fatto che lo sviluppo dei PTOM debba essere stimolato con un fondo specifico che renda più agevole le procedure di adesione al FES o a Cotonou - anche se so che la Commissione ha la sua opinione al rispetto.
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Per concludere, chiedo un emendamento orale che spero possa essere accolto.
Nel primo paragrafo della motivazione, il relatore cita in modo esplicito le sette regioni ultraperiferiche dell'Unione europea, affermando che hanno optato per la loro piena integrazione nei rispettivi Stati membri, antiche potenze coloniali.
Ciò non è esatto.
Le Azzorre, Madeira e le Canarie non sono mai state colonie, per cui dovrebbero essere escluse dal riferimento fatto dal relatore; spero che il Parlamento e il relatore possano accettare questa mia richiesta.
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<SPEAKER ID=168 LANGUAGE="FR" NAME="Sudre">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto esprimere la mia soddisfazione nel poter sollevare per la prima volta in Aula la questione dei paesi e territori d' Oltremare.
I venti territori interessati beneficiano di un regime particolare di associazione con l' Unione europea che si può definire, per semplicità, meno favorevole rispetto al regime riservato alle regioni ultraperiferiche, che sono parte integrante dell' Unione, ma più vantaggioso rispetto agli accordi stipulati con i paesi ACP.
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La mia attenzione, in quanto parlamentare eletta dalle regioni d' Oltremare, si focalizza sulla sorte dei territori e delle collettività territoriali francesi, vale a dire - li cito con piacere - la Nuova Caledonia, la Polinesia francese, le Terre australi e antartiche francesi, Wallis e Futuna, Mayotte e Saint-Pierre e Miquelon.
Nell' ottima relazione, l' onorevole Fruteau plaude ai progressi registrati nelle relazioni tra Unione europea e PTOM sul piano istituzionale, economico e finanziario, benché sussistano numerosi interrogativi sulle proposte della Commissione volte al perseguimento degli obiettivi specificati nella dichiarazione n. 36 sui PTOM allegata al Trattato di Amsterdam.
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Per quanto concerne le relazioni commerciali, il relatore evidenzia il debole flusso degli scambi con l' Unione.
Nel 1998, le importazioni dai PTOM costituivano lo 0,21 per cento delle importazioni comunitarie e le esportazioni verso i PTOM rappresentavano lo 0,43 per cento delle esportazioni comunitarie.
Una liberalizzazione degli scambi con i PTOM può rispondere agli obiettivi prefissati.
Tuttavia la cautela è d' obbligo affinché la liberalizzazione non comporti un capovolgimento degli obiettivi ricercati.
In effetti, da parecchi anni si registra uno sviluppo delle importazioni provenienti da un PTOM (Aruba, per non fare nomi), che contrasta con lo spirito della decisione di associazione con l' Unione europea.
Alcuni prodotti esportati verso l' Unione non provengono infatti da tale PTOM, ma sono importati da paesi ACP, sottoposti a trasformazioni di piccola entità, quale la sbiancatura per il riso, la vagliatura, il confezionamento o la miscelatura.
Tali semplici operazioni richiedono investimenti minimi e non costituiscono quindi un fattore di sviluppo, come sottolineato dalla Corte di giustizia di Lussemburgo nella sentenza sul caso Emesa sugar nel 1998 - il loro unico interesse è di procurare un facile valore aggiunto agli operatori internazionali.
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Il proliferare di tali disfunzioni è tanto più intollerabile in quanto si scontra con gli interessi degli altri PTOM, nonché delle regioni ultraperiferiche e dei paesi ACP.
In tale contesto, senza mettere in discussione gli obiettivi proposti dal relatore, che sottoscrivo peraltro senza esitazione, è tassativo fissare norme d' origine severe per evitare violazioni pregiudizievoli per l' economia di tutto l' oltremare.
Le misure di limitazione del cumulo d' origine per alcuni prodotti, il rafforzamento della lista delle operazioni insufficienti o l' adozione sistematica di clausole di salvaguardia non costituiscono in alcun modo una risposta adeguata al problema che si deve affrontare.
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<SPEAKER ID=169 LANGUAGE="EN" NAME="Nielson">
Innanzitutto appoggio pienamente le osservazioni della onorevole Sudre.
La Commissione è tenuta a garantire coerenza in tutto ciò che facciamo, e si registra una totale mancanza di coerenza nelle pratiche commerciali oggetto di questo dibattito.
Abbiamo avuto buoni motivi per fare quanto abbiamo fatto e spero fortemente che la soluzione finale all'intera faccenda includa una conclusione costruttiva che ponga fine a questi traffici.
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Vorrei inoltre congratularmi con la commissione per lo sviluppo e la cooperazione e con il relatore per aver elaborato un'analisi chiara - e nel complesso equilibrata - della questione, anche se ritengo di dover fare alcune osservazioni.
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La proposta della Commissione si basa sulla più ampia consultazione delle parti interessate mai registrata nel settore.
Di conseguenza, non ci sorprende che alcune delle indicazioni ricevute nell'ambito di questo ampio processo consultivo suggeriscano soluzioni diverse, a volte contrastanti.
Siamo inevitabilmente dovuti scendere a delicati compromessi, ad esempio nel settore commerciale, ma siamo sempre rimasti fedeli all'obiettivo di fornire una risposta adeguata e ambiziosa alle aspettative dei PTOM e alle sfide a cui si trovano di fronte.
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La proposta dà una valutazione positiva delle innumerevoli innovazioni suggerite, ad esempio la procedura di partenariato rafforzato, le norme finanziarie semplificate e il nuovo ruolo della società civile.
Vi sono altri punti che meritano di essere ricordati, quali l'estensione di molte linee di bilancio, i programmi comunitari e le disposizioni sul commercio dei servizi offerti ai PTOM.
Si tende a trascurare l'importanza, la portata e le opportunità legate ai programmi comunitari, se solo i PTOM potessero averne accesso e usufruirne.
Questo è un elemento nuovo che dovrebbe essere messo in evidenza.
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Devo inoltre fare alcune osservazioni su due capitoli della proposta, l'aiuto finanziario e il commercio.
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Per quanto concerne il Fondo europeo di sviluppo, è corretto dire che rispetto al passato non saranno più concessi aiuti finanziari a tre PTOM (Aruba, Isole Cayman e Isole Vergini britanniche), perché attualmente registrano un PIL simile o superiore a quello della Comunità.
E' importante che tutti i membri dell'Assemblea ne siano consapevoli.
Bisogna perdere l'abitudine di discutere le questioni dei PTOM solo in quei pochi Stati membri coinvolti in prima persona nel dibattito.
In passato tutto ciò assomigliava a un self-service.
Stiamo parlando di problemi comunitari e bisognerebbe discuterne a questo livello.
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Per quanto riguarda invece gli altri PTOM, in futuro i fondi saranno concessi in base a criteri più obiettivi, trasparenti e coerenti.
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Il reddito, inteso come PIL, deve rientrare in questi criteri, così come la popolazione, perché vogliamo garantire che il denaro dei contribuenti sia speso nei settori in cui ve ne è maggiore bisogno, cioè nella lotta alla povertà.
Questo è il fondamento della politica di sviluppo dell'Ue; a questo voglio attenermi, anche riguardo all'appoggio formale dato dall'Assemblea a questa politica di sviluppo.
Sono state proposte misure transitorie e, al contempo, concessi fondi sostanziali per progetti di natura sociale e ambientale all'interno dei PTOM che registrano un reddito medio.
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In secondo luogo, il denaro deve fluire là dove viene meglio utilizzato.
Questo è il motivo per cui abbiamo proposto di istituire una riserva non solo per coprire gli aiuti d'emergenza e le attività che non possono essere programmate con anticipo, ma anche per concedere finanziamenti integrativi ai territori che utilizzano l'importo iniziale concesso in modo più efficace.
Bisogna infatti sapere che gran parte delle sovvenzioni non sono state utilizzate nel modo più adeguato.
Riteniamo quindi che questo criterio sull'operato sia una componente necessaria e sia anche il motivo per cui vogliamo istituire una riserva per risolvere il problema.
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La Commissione sta prendendo in esame le problematiche relative all'assorbimento, ma ho l'impressione che i PTOM dovrebbero impegnarsi nell'utilizzare i fondi in modo efficiente.
Mi spiace - ma devo dirlo - che alcuni Stati membri sembrano non condividere queste priorità.
Si tratta di un problema da risolvere a livello comunitario.
Dobbiamo liberarci della sindrome del self-service.
La riduzione dei fondi regionali è giustificata dall'uso limitato che se ne è fatto in passato.
Se la situazione dovesse cambiare, sarei lieto di riconsiderare questo punto.
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La Commissione intende altresì mandare un forte messaggio ai PTOM descritti come paradisi fiscali nell'analisi dell'OCSE.
Finché cui non rivedranno le loro pratiche, saranno bloccati gli stanziamenti a loro favore.
Permettetemi di ricordarvi la grande importanza attribuita alla coerenza.
Le opinioni del Parlamento al riguardo sono state esposte in maniera estremamente chiara.
Si dà il caso che abbiano riscosso il nostro consenso, ma non possiamo dire una cosa in un documento e poi non applicarla in un settore simile.
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Condivido l'idea di prendere in considerazione modalità di finanziamento a favore dei PTOM diverse dal FES.
Ma, a livello pratico, ciò sarebbe possibile solo tra qualche anno con l'approvazione di nuove linee di bilancio.
Per lo stesso motivo, in considerazione delle disposizioni di bilancio in essere, il FES rappresenta ora l'unica possibilità di finanziare gli incontri di partenariato e gli studi di valutazione.
Lasciatemi ripetere che concedere ai PTOM l'opportunità di partecipare attivamente ai programmi comunitari sarebbe un modo interessante per permettere loro di trarre vantaggio dalle nostre relazioni.
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Passo ora a parlare del commercio.
Per troppo anni è stato il pomo della discordia tra alcuni PTOM e la Comunità.
Purtroppo, in questo settore si sono create eccessive aspettative, nonostante i nostri suggerimenti.
Quando la Comunità è stata obbligata ad adottare misure correttive, le aspettative sono state inevitabilmente deluse.
Una parte del problema e gli argomenti più discussi nel dibattito sono anche stati il prodotto di espedienti deliberatamente escogitati per usare o abusare del sistema esistente.
Non dovremmo prenderci in giro su questo punto.
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Vorrei quindi essere estremamente chiaro.
La Commissione è sempre stata a favore di un atteggiamento commerciale liberale nei confronti dei nostri partner preferenziali, inparticolare dei paesi in via di sviluppo.
La recente iniziativa Everything but Arms ne è l'ultimo esempio.
I PTOM continueranno a usufruire del migliore accordo commerciale possibile concesso dalla Comunità.
Questa è la posizione attuale che rimarrà tale.
Tuttavia, bisogna fare una differenza tra il sostegno alle attività economiche e la tolleranza nei confronti di operazioni puramente speculative che non hanno alcun effetto sullo sviluppo e che comportano ingenti spese per la Comunità sia che si tratti di bilancio comunitario, di consumatori o di settori produttivi.
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In altri casi i nostri dipartimenti antifrode hanno individuato e posto fine a veri e propri abusi.
E' quindi ragionevole che, nell'elaborare nuove norme legislative, si cerchi di eliminare il rischio che ciò si ripeta.
Ancora una volta, gli abusi non hanno sicuramente fatto gli interessi dei cittadini e dei governi dei PTOM.
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Sottolineo che l'associazione dei PTOM prevede il principio dell'accesso preferenziale al nostro mercato, ma non privo di condizioni.
Questo non è solo il parere della Commissione, perché anche il Consiglio e la Corte di giustizia l'hanno appoggiato.
E' necessario, inoltre, mantenere coerenza con le altre politiche iscritte nel Trattato e con lo Stato di diritto.
L'immediato ripristino di un clima imprenditoriale favorevole è nell'interesse dei PTOM.
Questo deve essere il nostro principale obiettivo nella formulazione delle proposte relative al commercio.
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Per concludere, spero che presto saremo in grado di porre fine a questa lunga fase di transizione e di incertezza sul futuro regime di associazione.
A tale proposito, la Commissione fungerà da catalizzatore per giungere a una rapida conclusione in seno al Consiglio e terminare la lunga saga sul rinnovo del regime dei PTOM.
Spero che il Parlamento dia il proprio contributo con questa relazione.
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<SPEAKER ID=170 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Nielson.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà oggi, alle 18.30.
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(La seduta, sospesa alle 18.05, riprende alle 18.30)
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<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, abbiamo appreso che un velivolo russo è precipitato nel Mar Nero.
Non è chiaro se si sia trattato di un'esplosione oppure se l'aereo sia stato abbattuto - per errore - dall'esercito ucraino.
Ritengo però che, indipendentemente dalle cause della tragedia, prima dell'inizio della votazione sia opportuno commemorare le vittime dell'incidente.
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<SPEAKER ID=172 NAME="Presidente">
Se non vi sono obiezioni, onorevoli colleghi, vi chiederei di osservare un minuto di silenzio in commemorazione delle vittime.
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(Il Parlamento osserva un minuto di silenzio)
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<CHAPTER ID=12>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=173 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, vorrei solamente comunicare che ci asterremo dalla votazione sui paragrafi 5 e 6, perché il mio gruppo non ritiene opportuno pronunciarsi pochi giorni prima di una proposta legislativa.
Per tale motivo ci asterremo dalla votazione sui paragrafi 5 e 6.
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Relazione (A5-0300/2001) dell' onorevole Seppänen a nome della commissione per i bilanci, sulla proposta di decisione del Consiglio recante modifica della decisione 2000/24/CE allo scopo di estendere la garanzia concessa dalla Comunità alla Banca europea per gli investimenti, includendovi i prestiti per progetti da realizzare nella Repubblica federale di Iugoslavia (COM(2001) 356 - C5-0335/2001 - 2001/0143(CNS))
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(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
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Relazione (A5-0276/2001) dell' onorevole Fruteau a nome della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all' associazione dei paesi e territori d'oltremare con la Comunità europea ( "Oltremare" ) (COM(2000) 732 - C5-0070/2001 - 2001/2033(COS))
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(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
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<CHAPTER ID=13>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=174 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.
<P>
(La seduta termina alle 18.45)
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