<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di ieri è stato distribuito.
<P>
Vi sono osservazioni?
<P>
(Il processo verbale è approvato)
<P>
<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, desidero ritornare su un problema che, come risulta dagli atti, ho sollevato nella riunione precedente.
Ieri il tempo delle interrogazioni alla Commissione è stato ridotto ad un'ora durante la quale è stata data risposta solamente a cinque interrogazioni.
Uno degli aspetti più importanti della struttura dell'Unione è rappresentato dall'obbligo da parte dei Commissari di rendere conto del proprio operato al Parlamento europeo che, durante il tempo delle interrogazioni, deve poter interrogare la Commissione anche su aspetti abbastanza specifici e non solo su questioni di politica generale.
<P>
Sarebbe disastroso per l'Unione se si dovesse continuare ad accorciare il tempo delle interrogazioni, limitando così di molto il numero di questioni affrontate.
Una delle soluzioni che mi sono state suggerite è l'istituzione di un tempo delle interrogazioni a scadenza settimanale sia a Bruxelles che a Strasburgo che ci consenta di interrogare i Commissari sulle questioni che i cittadini che rappresentiamo vorrebbero che sollevassimo.
<P>
Sono lieto di vedere qui oggi l'onorevole Provan, dato che questo tipo di problema rientra tre le sue competenze come membro dell'Ufficio di presidenza.
Ricordo ai deputati che è essenziale interrogare in modo efficace la Commissione, e al momento non lo stiamo facendo.
<P>
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Prendiamo nota della sua osservazione che sarà tenuta in debita considerazione.
<P>
Ha la parola l' onorevole Andrews per una mozione di procedura.
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="EN" NAME="Andrews">
Signor Presidente, intervengo a proposito di una decisione di ordine amministrativo che riguarda il Parlamento e della quale sono venuto a conoscenza solo ora.
Mi risulta che sia stato firmato un contratto con una nuova agenzia di viaggi a sostituzione della Wagonlit.
Dal 1984, quando sono entrato a far parte del Parlamento, la Wagonlit ha sempre fornito un servizio eccellente.
Ora, tuttavia, le subentrerà una nuova agenzia di viaggi, probabilmente per far risparmiare qualche soldo alla Comunità.
<P>
Per gli eurodeputati è già abbastanza difficile viaggiare anche senza che l'agenzia di viaggi venga cambiata senza prima consultare il Parlamento in proposito.
Alcuni dei migliori agenti di viaggio che sono stati al servizio degli eurodeputati dovranno andarsene.
Quando vengono introdotti cambiamenti amministrativi di questo tipo occorre maggiore consultazione.
Credo che questa non sia stata una decisione del Parlamento ma della Commissione.
Ancora una volta sono stati presi di mira i servizi cui gli eurodeputati hanno diritto.
Spero che la Presidente vorrà informare il Parlamento del motivo per cui sono stati firmati questi contratti e dei risparmi così ottenuti.
Parlo nell'esclusivo interesse degli eurodeputati.
<P>
(Il Presidente interrompe l'oratore)
<P>
<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Prendiamo atto della sua inquietudine. La Presidenza del Parlamento prenderà in considerazione tale questione.
<P>
Ha la parola l' onorevole Fitzsimons per una mozione di procedura.
<P>
<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="EN" NAME="Fitzsimons">
Signor Presidente, vorrei intervenire brevemente e fare un altro richiamo al Regolamento a proposito del resoconto integrale.
Gran parte della discussione di ieri verteva sulla decisione dei cittadini irlandesi in ordine al Trattato di Nizza.
Desidero unicamente dire che il popolo irlandese ha preso una decisione democratica che noi tutti accettiamo.
Gli irlandesi credono nell'Unione europea e nell'ampliamento, e affronteranno le questioni con i loro tempi e a modo loro.
<P>
Ciò che voglio dire è questo: ho trovato assolutamente riprovevole il fatto che, durante l'intervento in Aula dell'onorevole Le Pen, il Fronte nazionale francese abbia fatto sventolare dietro di lui la bandiera irlandese.
Posso assicurare gli europarlamentari che, agendo in quel modo, il Fronte nazionale francese ha offeso la bandiera irlandese e ciò che essa rappresenta.
<P>
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="EN" NAME="Provan">
Signor Presidente, un richiamo al Regolamento.
Come l'onorevole Andrews, anch'io sono molto preoccupato per come è stata gestita la questione delle agenzie di viaggio e non sono sicuro che l'amministrazione abbia sollevato il problema con il Collegio dei questori, che avrebbe dovuto essere l'organo cui deferire la questione.
Sta a loro controllare che vengano tutelati gli interessi dei deputati.
<P>
In relazione a ciò che ha detto l'onorevole MacCormick, sono lieto che sia presente in Aula l'onorevole Corbett, dato che attualmente è la commissione per gli affari costituzionali ad occuparsi della questione, dopo che l'Ufficio di presidenza gliel'ha trasmessa.
Credo che l'onorevole Corbett si stia occupando del problema.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="FR" NAME="Bourlanges">
Signor Presidente, intervengo per due diversi motivi.
Innanzitutto, relativamente alla questione del tutto legittima di un tempo delle interrogazioni troppo ridotto, vorrei far notare come non si possa contemporaneamente pretendere di ridurre la durata delle sessioni di Strasburgo per poi preoccuparsi di non aver abbastanza tempo per trattare i problemi e quindi proporre un ordine del giorno di Bruxelles più denso.
<P>
Dal Trattato emerge con chiarezza che le sessioni di Bruxelles sono un complemento di quelle di Strasburgo; non possiamo quindi appesantirne l'ordine del giorno, dal momento che non utilizziamo appieno il tempo a nostra disposizione durante le tornate.
Non dobbiamo dimenticarlo, altrimenti andremo davvero verso la totale incoerenza nell'organizzazione delle sessioni.
<P>
Seconda breve osservazione, signor Presidente, che non ha nulla a che vedere con la prima.
A proposito del verbale da lei adottato con immutata diligenza ed abituale talento, vorrei soltanto ricordare - e penso che questo punto possa essere aggiunto, dato che l'osservazione l'avevo fatta in precedenza - che sulla risoluzione relativa a Göteborg mi ero astenuto e non avevo votato a favore.
<P>
<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Bourlanges.
Sarà apportata la correzione da lei segnalata.
<P>
Ha la parola la onorevole Klamt per una mozione di procedura.
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="DE" NAME="Klamt">
Signor Presidente, mi permetto di fare riferimento alla situazione, sempre più difficile, del servizio di trasferimento nella città di Strasburgo.
Nella regolamentazione contrattuale l' amministrazione del Parlamento prescrive che devono essere utilizzate esclusivamente vetture prive di contrassegno tassì.
Si tratta di una disposizione che sembrerebbe infrangere la legge francese.
Già nel 1998, il Ministero degli interni francese ha tuttavia dichiarato in una comunicazione scritta che per Strasburgo è in vigore un regime speciale.
Da circa due mesi, nella settimana della sessione plenaria, gli autisti del Parlamento sono continuamente soggetti a controlli ed accertamenti da parte della polizia, com' è peraltro accaduto lunedì all' aeroporto di Strasburgo, con onorevoli presenti nella vettura.
Se essi vengono perfino invitati a procurarsi una vettura supplementare per il servizio di trasferimento nel corso della settimana della sessione plenaria, e si tratta di soli quattro giorni, mi sembra si stia oltrepassando il limite.
Vorrei pertanto esortarla, signor Presidente, ad adoperarsi presso il Ministero degli interni francese affinché si pervenga ad un regime stabile ed attuabile per gli autisti.
<P>
Se agli insufficienti collegamenti aerei per e da Strasburgo si aggiungono anche restrizioni per gli onorevoli per quanto riguarda il servizio di trasferimento, vi saranno ulteriori considerevoli svantaggi per la sede di Strasburgo.
<P>
<SPEAKER ID=11 NAME="Presidente">
Molto bene, onorevole Klamt.
Ci occuperemo della questione.
<P>
Ha la parola l' onorevole Corbett per una mozione di procedura.
<P>
<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="EN" NAME="Corbett">
Signor Presidente, ciò che ha detto l'onorevole Bourlanges sulla mancanza di tempo a Strasburgo è un po' esagerato.
Dal titolo 5 del processo verbale di ieri risulta che la seduta è stata sospesa alle 11.30 in attesa della votazione e ripresa alle 12.00.
Abbiamo perso mezz'ora che si sarebbe potuta impiegare con profitto durante questa sessione plenaria.
Non è quindi affatto corretto affermare che il problema del tempo delle interrogazioni alla Commissione deriva dal fatto che non abbiamo abbastanza tempo perché non ci riuniamo più il venerdì.
<P>
<SPEAKER ID=13 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, onorevole Corbett.2
<P>
<CHAPTER ID=2>
Azioni strutturali
<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:
<P>
A5-0195/2001, presentata dall' onorevole Martínez Martínez a nome della commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale, sulle proposte di regolamento del Consiglio che modifica, per quanto concerne le misure in materia strutturale:
<P>
I. il regolamento (CEE) n. 3763/91, recante misure specifiche a favore dei dipartimenti francesi d' oltremare per quanto riguarda taluni prodotti agricoli
<P>
[COM(2000) 774 - C5-0748/2000 - 2000/0307(CNS)]
<P>
II. il regolamento (CEE) n.
1600/92, relativo a misure specifiche in favore delle Azzorre e di Madera per taluni prodotti agricoli
<P>
[COM(2000) 774 - C5-0749/2000 - 2000/0308(CNS)]
<P>
III. il regolamento (CEE) n.
1601/92, relativo a misure specifiche a favore delle isole Canarie per taluni prodotti agricoli
<P>
[COM(2000) 774 - C5-0750/2000 - 2000/0309(CNS)]
<P>
A5-0197/2001, presentata dall' onorevole Martínez Martínez a nome della commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale, sulle proposte di regolamento del Consiglio:
<P>
I. recante misure specifiche a favore dei dipartimenti francesi d' oltremare per taluni prodotti agricoli
<P>
[COM(2000) 791 - C5-0744/2000 - 2000/0313(CNS)]
<P>
II. recante misure specifiche a favore delle Azzorre e di Madera per taluni prodotti agricoli
<P>
[COM(2000) 791 e COM(2001) 156 - C5-0745/2000 - 2000/0314(CNS)]
<P>
III. recante misure specifiche a favore delle isole Canarie per taluni prodotti agricoli
<P>
[COM(2000) 791 - C5-0746/2000 - 2000/0316(CNS)]
<P>
IV. recante modifica del regolamento (CE) n 1254/1999 relativo all' organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine
<P>
[COM(2000) 791 - C5-0747/2000 - 2000/0317(CNS)]
<P>
Commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale
<P>
A5-0189/2001, presentata dall' onorevole Poignant a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2792/1999 che definisce modalità e condizioni delle azioni strutturali nel settore della pesca
<P>
[COM(2000) 774 - C5-0751/2000 - 2000/0310(CNS)]
<P>
A5-0190/2001, presentata dalla onorevole Fraga Estévez a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio recante deroga di talune disposizioni del regolamento (CE) n. 2792/1999 che definisce modalità e condizioni delle azioni strutturali della Comunità nel settore della pesca
<P>
[COM(2001) 62 - C5-0077/2001 - 2001/0035(CNS)]
<P>
<SPEAKER ID=15 NAME="Martínez Martínez">
Signor Presidente, le mie due relazioni riguardano sette regolamenti sulla cui riforma stiamo dibattendo. Tali regolamenti si riferiscono alle regioni ultraperiferiche dell' Unione europea, vale a dire Guadalupa, Martinica, Riunione e Guiana, appartenenti alla Francia, Azzorre e Madera, portoghesi, e Canarie, appartenenti alla Spagna.
<P>
Ragioni di distanza e di dispersione interna, nonché motivi climatici, hanno costituito ostacoli importanti per il loro sviluppo.
La distanza e i costi di trasporto relativi alle importazioni e alle esportazioni, così come le dimensioni ridotte di questi territori, hanno scoraggiato l' afflusso e la redditività di investimenti significativi.
<P>
Rispettando il proprio dovere di solidarietà comunitaria nel rispondere alle necessità di tali regioni ultraperiferiche, tra il 1989 e il 1991 la Comunità europea ha adottato vari programmi di azione al fine di risolvere problemi legati alla distanza e all' insularità, i cosiddetti POSEI.
Si trattava di promuovere lo sviluppo sostenibile rafforzando i settori produttivi e in grado di creare occupazione.
Ciò è stato fatto impiegando i Fondi strutturali e orientando in modo particolarmente favorevole talune politiche comuni, in particolare la PAC.
In questo modo, sono stati messi a disposizione aiuti speciali per determinate produzioni locali ed è stato migliorato l' approvvigionamento di materie prime mediante regimi specifici inclusi nei rispettivi POSEI.
<P>
Le misure di favore stabilite dalla Comunità sono state sostenute da considerevoli sforzi da parte degli Stati direttamente interessati, Francia, Portogallo e Spagna, e da parte delle amministrazioni regionali e locali.
Grazie a ciò, oggi possiamo constatare progressi notevoli ma, nonostante questo, persistono delle carenze. Per questo motivo è necessario continuare ad agire perfezionando i meccanismi impiegati al fine di ottenere risultati sempre più positivi.
<P>
In ogni caso, per poter continuare ad avanzare verso l' integrazione di tali regioni nello spazio europeo e per far fronte a fenomeni comparsi negli ultimi tempi con il crescente processo di globalizzazione, è necessario dotarsi di una base giuridica più solida e rafforzare i regolamenti che hanno consentito finora il funzionamento di tali azioni.
<P>
Stiamo lavorando su questo da mesi, contando sul fatto che i Trattati, da Amsterdam in poi, hanno introdotto nell' articolo 299 il riconoscimento della specificità delle regioni ultraperiferiche e l' impegno a sostenerle per consentire loro di superare le difficoltà specifiche.
Il progetto di riforma presentatoci andava nella giusta direzione, ma le sue proposte erano insufficienti.
Per esempio, non proponeva l' indispensabile modifica della base giuridica per far riferimento al nuovo testo dei Trattati di cui parlavo poc' anzi, ma indubbiamente ha rappresentato indubbiamente una buona base di partenza per il lavoro della commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale, che ha contato sull' eccellente collaborazione della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo e della commissione giuridica e per il mercato interno, al fine di promuovere, appunto, la modifica della base giuridica.
<P>
Abbiamo inoltre interpellato le autorità e i settori sociali dei territori di cui ci stiamo occupando per giungere infine a una serie di emendamenti che sono stati oggetto di dibattito e, in seguito, di approvazione in sede di commissione.
<P>
Oltre all' emendamento relativo all' aggiornamento della base giuridica, ve ne sono altri che rispondono a richieste comuni delle diverse regioni ed altri ancora che rispondono a richieste specifiche di ciascuna di esse.
Fra gli emendamenti comuni, è opportuno menzionare la possibilità che tali regioni possano esportare, con il diritto alla restituzione, i prodotti fabbricati con materie prime introdotte nelle isole in base al regime specifico di approvvigionamento, la necessità di incrementare il sostegno al settore dell' allevamento e l' opportunità di rafforzare le PMI del settore agroalimentare.
<P>
Gli emendamenti relativi a prodotti sensibili, specifici di ciascuna regione, riguardano il pomodoro delle Canarie, l' allevamento, i prodotti caseari e l' industria dello zucchero delle Azzorre, l' industria del vimini di Madera, nonché il sostegno al riso in alcuni territori francesi.
<P>
Con questi emendamenti manifestiamo la nostra volontà di superare una volta per tutte i problemi delle regioni ultraperiferiche.
Non si tratta di sostenere il ritardo economico e sociale di questi territori, bensì di operare in modo deciso per superare in modo irreversibile tali ritardi ed offrire così a coloro che vivono in tali regioni condizioni di vita e prospettive per il futuro simili a quelle degli altri cittadini dell' Unione europea.
<P>
I costi dei miglioramenti da noi proposti sono peraltro certamente insignificanti rispetto alle dimensioni del bilancio dell' Unione.
<P>
Concludo ringraziando per la sollecitudine e la professionalità i funzionari della commissione per l' agricoltura, nonché la Commissione e il Consiglio che hanno mostrato interesse e comprensione.
<P>
Se, come spero, in plenaria sarà approvato quanto la commissione per l' agricoltura sottopone al suo giudizio, al Consiglio spetterà la responsabilità di non deludere le nostre aspettative. In definitiva, si tratta delle aspettative dei cittadini delle Canarie, di Madera, delle Azzorre, di Martinica, di Guadalupa, della Riunione e della Guiana.
<P>
Vorrei infine ricordare che la fiducia dei cittadini nei confronti dell' azione dell' Unione europea e, in ultima analisi, la credibilità del nostro progetto dipendono da azioni come questa.
<P>
<SPEAKER ID=16 NAME="Poignant">
Signor Presidente, anche la mia relazione verte sull'applicazione nel settore della pesca dell'articolo 299, paragrafo 2, del Trattato di Amsterdam, che interessa le regioni ultraperiferiche.
Il Trattato ne ha riconosciuto la specificità definendole, peraltro, proprio sulla base degli svantaggi e delle relative difficoltà dovute alla lontananza, all'insularità, ai rilievi o ai climi sfavorevoli, nonché talvolta alla dipendenza economica.
Esso ha altresì ritenuto legittimo, a seguito della firma, un eventuale adeguamento delle relative politiche, senza per questo rimettere in discussione la coerenza dell'ordinamento giuridico comunitario.
<P>
Nel settore della pesca, le regioni interessate sono sette e gli Stati tre.
Questi ultimi sono Spagna, Portogallo e Francia, mentre tra le regioni annoveriamo Azzorre, Madera, Canarie, Guadalupa, Guiana, Martinica e Riunione.
Vengono quindi autorizzate numerose deroghe relative sia alla pesca che alla politica regionale, vale a dire i nostri Fondi strutturali.
<P>
La relazione da me presentata è ovviamente favorevole a tale adeguamento, ma nello stesso tempo vengono depositati alcuni emendamenti sui quali vorrei fare alcune brevi osservazioni.
Ne ho presentato uno, ad esempio, che è stato adottato dalla commissione per la pesca: si tratta dell'emendamento n.
5 che interessa i pescatori (per i quali sarà molto importante) e i tassi di partecipazione finanziaria dello strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP) in queste regioni ultraperiferiche.
La Commissione propone che queste ultime vedano aumentare la percentuale di intervento della Comunità - il che è positivo - fino all'85 per cento massimo, ad eccezione dei limiti per il rinnovo della flotta e l'ammodernamento dei pescherecci e dei progetti pilota, per i quali si mantengono gli stessi tassi di partecipazione del precedente regolamento, senza alcuna modifica.
<P>
Il mio emendamento e quello della commissione per la pesca vertono dunque su questo "ad eccezione".
Adducendo come motivazione l'attuale situazione delle risorse e la necessaria tutela, nonché l'obbligo di mantenere una capacità di pesca equivalente, la Commissione propone che, in caso di rinnovo o ammodernamento delle flotte da pesca, non venga aumentata la percentuale di partecipazione comunitaria né venga ridotto il tasso di autofinanziamento privato per tale rinnovo e ammodernamento.
<P>
Questa posizione, tuttavia, non ci sembra andare nella giusta direzione né rientra tra gli obiettivi del Trattato volti a garantire appunto il recupero del ritardo economico delle regioni ultraperiferiche.
E' opportuno quindi che i tassi relativi al gruppo 2 vengano modificati, ed è ciò che vi stiamo proponendo.
Ne deriverebbero effetti positivi in termini di sviluppo della pesca costiera e di migliore trattamento delle catture, e si soddisferebbero nel contempo le aspettative degli operatori del comparto.
D'altra parte, se esiste una sovracapacità nella metropoli, non è detto che questo sia vero - se non molto di rado - per tutte le regioni ultraperiferiche.
<P>
Infine, il Parlamento europeo pone l'accento sulla necessità di migliorare la sicurezza a bordo delle navi da pesca.
Il rinnovo e l'ammodernamento dei pescherecci nelle regioni ultraperiferiche rappresentano quindi un elemento importante per garantire buone condizioni di lavoro ai pescatori.
Nel suddetto emendamento si propone dunque che il tasso A, ovvero la partecipazione dell'Unione, passi al 50 per cento e il tasso C, ossia gli altri contributi pubblici nazionali o regionali, al 40 per cento.
E' questo, a mio avviso, l'emendamento più importante della presente relazione.
<P>
Ve ne è poi un altro, ossia l'emendamento n. 6 della onorevole McKenna, che non pone problemi.
Consiste semplicemente nel precisare, nella relazione, che questi adeguamenti non vengano sfruttati per alimentare il sistema della pesca sotto bandiere di comodo; nella relazione andrà quindi inclusa una frase che funga più o meno da principio di precauzione giuridico relativamente a questo aspetto.
<P>
Infine, gli emendamenti nn.
7 e 8 sollevano la questione della non retroattività, così come è emersa nella riunione della commissione per la pesca.
La Commissione non è stata d'altronde chiara su questo punto; anzi, si è dimostrata esitante, per non dire addirittura evasiva.
L'emendamento è ancora iscritto all'ordine del giorno, dato che è stato ripresentato.
La commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo nonché quella per l'agricoltura e lo sviluppo rurale hanno espresso parere favorevole.
All'inizio, il parere della commissione per la pesca non era favorevole, o perlomeno non del tutto, in quanto essa riteneva che il principio della non retroattività fosse fondamentale nell'ordinamento comunitario.
Ma dato che le altre due commissioni si sono espresse favorevolmente e che la Commissione non è stata chiara, vi propongo di esprimere parere affermativo.
Se ciò fosse proprio giuridicamente impossibile, sarebbe il diritto a dirimere la questione.
Ma se solo ciò fosse possibile, bisognerebbe agire in tale senso sapendo di prendere una decisione a favore di una giusta causa.
<P>
<SPEAKER ID=17 NAME="Fraga Estévez">
Signor Presidente, come tutti sapranno, i negoziati intesi a rinnovare l' accordo di pesca con il Marocco si sono conclusi, ma l'accordo non è stato rinnovato.
<P>
Tutti sapranno, inoltre, che il negoziato si è protratto per un periodo estremamente lungo, 15 mesi, il che ha posto la flotta comunitaria in una situazione senza precedenti, con la paralisi delle attività per un periodo non previsto dalla legislazione comunitaria.
L' articolo 16 del regolamento SFOP al paragrafo 1, lettera b), consente di finanziare l' inattività temporanea delle navi in caso di mancato rinnovo di un accordo di pesca per sei mesi, finanziamento prorogabile per altri sei mesi, in seguito alla presentazione di un piano di riconversione.
Tale termine e la proroga sono giunti a scadenza lo scorso 31 dicembre, mentre ci trovavamo ancora in piena fase negoziale con il Marocco.
<P>
La Commissione ha ritenuto allora che non si potevano lasciare senza protezione gli armatori e gli equipaggi mentre i negoziati proseguivano.
Per questo ha presentato la proposta di regolamento oggi sottoposta a votazione. Si trattava di cambiare la base giuridica del regolamento SFOP con due obiettivi: da un lato consentire che gli aiuti potessero essere prolungati ulteriormente di sei mesi, fino al prossimo 30 giugno, dall' altro autorizzare gli Stati membri interessati a superare la soglia del 4 per cento del bilancio SFOP da destinarsi agli aiuti in seguito alla paralisi della flotta, un livello che per l' evidente eccezionalità della situazione era già stato ampiamente superato.
Si trattava, pertanto, di una proposta assolutamente ragionevole.
<P>
Tuttavia, quando la relazione in esame era praticamente ultimata, il Consiglio dei ministri di aprile, ha dichiarato conclusi i negoziati. A maggio, la Commissione non aveva ancora presentato la sua proposta riguardo alle misure previste nel piano di riconversione.
Sappiamo che la Commissione aveva l' intenzione di presentare una proposta di regolamento in tal senso in occasione del prossimo Consiglio dei ministri della pesca del 18 giugno; tuttavia, per ragioni tecniche, essa non potrà essere approvata prima del 3 luglio, il che comporterà un notevole ritardo nel calendario, dato che è prevista anche la consultazione in seno al Parlamento europeo.
<P>
Inoltre, gli armatori dovranno valutare attentamente le alternative offerte, in funzione del tipo di imbarcazione, scegliendo tra demolizione, trasferimento della nave in altra zona di pesca o costituzione di una impresa mista con un socio straniero, decisioni imprenditoriali che non possono certo essere prese alla leggera.
<P>
D' altro canto, i lavoratori interessati dovranno probabilmente aspettare ancora più a lungo in quanto dipenderanno dalle decisioni delle loro imprese per sapere, ad esempio, se abbandoneranno una zona di pesca per lavorare in un' altra o se, semplicemente, si ritroveranno senza lavoro, qualora la scelta ricadesse sulla demolizione.
E' evidente che tali decisioni non potranno essere prese prima del 30 giugno, dato che ad oggi non si conoscono le formule che verranno offerte.
<P>
Per questo, prima della votazione di questa relazione in sede di commissione, ho introdotto un emendamento per cambiare le date della proposta della Commissione spostandole dal 30 giugno al 31 dicembre.
La commissione per la pesca ha compreso perfettamente la situazione che si veniva a creare e, tenendo conto che la proroga del termine non comporta conseguenze finanziarie per il bilancio comunitario - in quanto gli aiuti continueranno ad essere a carico dello SFOP degli Stati membri interessati -, ha deciso di appoggiare all' unanimità il contenuto modificato della relazione.
<P>
Pertanto, spero che di fronte alle ragioni esposte e con l' appoggio indiscutibile della commissione per la pesca, in plenaria si possa approvare anche il testo oggi presentato per la votazione.
<P>
Per il resto, nel concludere il mio intervento, non posso esimermi dal ringraziare i due relatori e in special modo, per quanto mi riguarda direttamente, ossia per la commissione per la pesca, l' onorevole Poignant, assicurandogli che il nostro gruppo appoggerà la sua relazione. Vorrei ricordare che, a mio parere, l' emendamento n.
5 relativo alla relazione stessa si adegua in modo decisamente migliore all' articolo 29, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1260/1999, che consente un contributo massimo del 50 per cento alle PMI delle regioni ultraperiferiche.
<P>
Non dobbiamo dimenticare che le misure di ammodernamento delle navi delineano di solito la differenza tra un' impresa competitiva e un' impresa in difficoltà, oltre ad assicurare un lavoro più degno ai suoi lavoratori.
Proprio per questo gli ultimi investimenti a sparire o a cessare di essere sostenuti economicamente dovrebbero essere quelli pubblici.
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Sánchez García">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo e anche a nome del gruppo liberale, vorrei sottolineare che la consultazione rivolta al Parlamento europeo riguardo all' applicazione specifica nelle regioni ultraperiferiche dell' Unione europea di talune disposizioni comunitarie, come le misure agricole dei POSEI e le misure strutturali in materia di agricoltura e pesca, risponde alla procedura prevista secondo la base giuridica contemplata nel citato articolo 299, paragrafo 2, del Trattato costitutivo modificato dal Vertice di Amsterdam.
<P>
In secondo luogo, vorrei ricordare ancora una volta che la maggioranza delle regioni ultraperiferiche, fra le quali l' arcipelago da cui provengo, le Canarie, è caratterizzata dall' insularità e dalla lontananza dallo spazio comunitario, come pure dalle fonti di approvvigionamento dei mercati internazionali per quanto riguarda i prodotti essenziali per il consumo e la trasformazione.
<P>
Vorrei, d' altronde, segnalare che dal punto di vista politico, tali proposte, pur essendo tardive, giungono in un momento interessante, visto il nuovo scenario della globalizzazione, dell' ampliamento e dei nuovi accordi agricoli con i paesi terzi.
In esse vengono presi in considerazione aspetti interessanti, come la diversità regionale e le particolarità socioeconomiche e geografiche delle regioni ultraperiferiche.
Tali proposte intendono soddisfare l' obiettivo della coesione economica e sociale e sono equilibrate per tutte le regioni interessate, riconoscendo implicitamente i diritti dei cittadini dell' Unione europea nel rispetto della neutralità finanziaria raccomandata dalla commissione esecutiva.
<P>
In taluni casi, abbiamo incorporato modifiche significative, come l' inserimento del pomodoro delle Canarie negli aiuti del programma POSEICAN per l' agricoltura, la revisione di alcuni prodotti inizialmente inclusi nel regime specifico di approvvigionamento, nonché i miglioramenti degli aiuti all'agricoltura e all' allevamento dei dipartimenti francesi d'oltremare, di Madera e delle Azzorre.
Tutto ciò, nell' intento di aumentare la competitività delle regioni ultraperiferiche, delle loro imprese e dell' occupazione, come anche il rispetto per l' ambiente e il riconoscimento del carattere strategico del settore agricolo, ma, soprattutto, di rafforzare l' integrazione europea al punto che, a partire da adesso, potremo parlare della dimensione ultraperiferica dell' Unione europea.
<P>
Al riguardo, ci congratuliamo con i relatori per il lavoro svolto, e in modo particolare con l' onorevole Martínez Martínez per la sua disponibilità a recepire le problematiche. Chiediamo ai deputati e a tutti i gruppi parlamentari di appoggiare queste relazioni.
Indubbiamente, ciò favorirà lo sviluppo di una maggiore consapevolezza riguardo all' integrazione europea dei cittadini coinvolti e nel nostro caso, ritornando alle nostre isole, potremo veramente dire "missione compiuta".
<P>
Vorrei infine ringraziare le autorità dei governi regionali e degli Stati interessati - Francia, Spagna e Portogallo - nonché la Commissione e la Presidenza svedese per l' interesse mostrato nel portare avanti questo pacchetto di regolamenti concernenti le regioni ultraperiferiche, esempio eloquente di solidarietà fra i popoli dell' Unione europea, e vorrei precisare che personalmente non voterò sui regolamenti cui si riferisce la relazione dell' onorevole Martínez Martínez riguardanti le Canarie perché ho interessi nel settore agricolo in quelle isole.
<P>
<SPEAKER ID=19 NAME="Costa Neves">
Signor Presidente, signor Commissario, do il mio sostegno alle relazioni del collega Martínez Martínez e ritengo essenziale che il Consiglio accolga le proposte in esse formulate.
Rilevo alcuni aspetti recepiti dal parere approvato in seno alla commissione per i bilanci:
<P>
1 - la revisione dei regolamenti POSEI dovrà rispettare gli impegni della Comunità, aumentando gli aiuti alle regioni ultraperiferiche;
<P>
2 - dato che si fondano sul principio di neutralità di bilancio, le proposte della Commissione riducono il pacchetto finanziario dei programmi rispetto ai primi anni Novanta, quando sono stati lanciati, il che è inammissibile;
<P>
3 - la revisione in atto non può mettere a rischio l' attività degli agricoltori interessati dal regolamento in vigore.
Occorre rafforzare - e non ridurre - gli aiuti comunitari;
<P>
4 - bisogna lanciare nuove misure di carattere agroambientale e di sviluppo e adeguamento delle zone rurali; infine, la Commissione deve presentare nuove proposte nel caso in cui alcune misure si rivelino insufficienti o scadano prima del 2006.
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="PT" NAME="Cunha">
Signor Presidente, la proroga dei programmi specifici di sostegno all' agricoltura delle regioni ultraperiferiche costituisce una misura di fondamentale necessità.
Lontane come sono dai grandi mercati, la loro attività agricola, solitamente di piccole dimensioni, rappresenta una base essenziale per la loro economia ed esse non sarebbero in grado di sopravvivere senza sostegni in un mercato sempre più globalizzato.
La proposta della Commissione è però troppo limitata, in quanto nella maggior parte dei casi si limita a prolungare lo status quo, senza tener conto delle nuove dinamiche dei mercati e delle crescenti difficoltà che incontrano queste regioni nel competere con i mercati internazionali da quando, nel 1999, è stata sottoscritta l' OMC.
Di fronte a tale contesto e all' insufficienza della proposta della Commissione, sottolineo il ruolo svolto dal relatore Martínez Martínez, che è riuscito a lavorare con tutti i colleghi in un clima di un proficuo dialogo di compromesso, pervenendo ad un risultato che migliora nettamente la proposta della Commissione.
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In tale ambito, vorrei ricordare alcuni emendamenti recepiti dal relatore e approvati dalla commissione per l' agricoltura, in particolare per quanto concerne le regioni che meglio conosco, ossia le Azzorre e Madera; ad esempio la possibilità di scegliere i vitigni tradizionali per la ristrutturazione del settore, compresi alcuni incentivi iniziali per tali varietà; il mantenimento del premio speciale previsto per l' ingrasso dei bovini così da motivare gli allevatori, che non avranno più quote latte, a riconvertirsi alla produzione di carne garantendo che il plusvalore dell' ingrasso non esca dalla regione sotto forma di esportazione di bovini molto giovani; la flessibilità nell' attribuzione di aiuti alla commercializzazione di piante e fiori senza la necessità di stipulare contratti di campagna con organizzazioni di produttori, il che risulterebbe impossibile tenuto conto dell' insufficiente livello organizzativo dell' agricoltura in queste regioni; l' estensione degli aiuti per la commercializzazione della patata da consumo; l' aumento dei diritti di produzione e dei premi destinati a produzioni strategiche come quella di vacche da latte, di bovini da ingrasso o della barbabietola da zucchero; il miglioramento del regime speciale di approvvigionamento con l' inclusione di alcune materie prime di fondamentale rilievo per la competitività del settore della produzione di composti per l' alimentazione animale e, di conseguenza, del settore dell' allevamento.
Concludendo, il Parlamento ha compiuto il proprio lavoro nell' ambito di uno sforzo realistico di dialogo tra i deputati, nonché tra i deputati e i responsabili politici delle regioni ultraperiferiche dell' Unione europea.
Speriamo che anche il Consiglio faccia la sua parte accogliendo le misure approvate dalla commissione per l' agricoltura e dal Parlamento.
Conformemente alla predetta analisi, il gruppo PPE-DE voterà a favore della proposta; a nome del mio gruppo, desidero ringraziare nuovamente il relatore per il profondo impegno e per l' apertura evidenziati nella stesura del presente documento.
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<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="FR" NAME="Fruteau">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, se il Trattato di Amsterdam, all'articolo 299, paragrafo 2, aveva sancito il pieno riconoscimento delle regioni ultraperiferiche, i primi sostanziali provvedimenti si sono fatti attendere.
Per questo mi rallegro oggi nel partecipare a questa discussione sui pacchetti strutturali ed agricoli proposti dalla Commissione, poiché mirano indubbiamente ad una maggiore considerazione delle realtà d'oltremare.
Vorrei anzi congratularmi con i relatori Martínez Martínez e Poignant per il loro ottimo lavoro.
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Complessivamente, possiamo ritenere che le proposte della Commissione vadano nella direzione giusta e che rispondano adeguatamente alle esigenze locali.
Circa le misure strutturali, innanzitutto, non possiamo che rallegrarci della proposta di allineare i tassi di intervento all'85 per cento per tutte le regioni ultraperiferiche.
Ciò vuol dire, sul piano pratico, offrire le stesse opportunità a popolazioni che devono fronteggiare vincoli sostanzialmente identici.
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Relativamente ai provvedimenti agricoli, in qualità di abitante della Riunione non posso che essere soddisfatto per le misure di aiuto alle produzioni tradizionali e segnatamente per l'aiuto al trasporto della canna da zucchero nel quale speravano da tempo i nostri coltivatori.
Mi permetto tuttavia di intervenire su alcuni punti.
In primo luogo, è deplorevole che la retroattività delle misure non sia stata formulata esplicitamente, per cui mi rallegro nel vedere come molti emendamenti presentati oggi dalla nostra Assemblea ne sottolineino l'importanza per l'intera filiera, giacché dobbiamo pensare alle migliaia di produttori che attendono da tempo.
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E' deplorevole, inoltre, che la Commissione non sia ricorsa spontaneamente all'articolo 299, paragrafo 2, come base giuridica per la sua proposta perché ciò è del tutto in contraddizione, secondo me, con la posizione difesa dai Capi di stato e di governo.
Fortunatamente, il Consiglio ha parzialmente rimediato a tale omissione, dato che sminuire la portata di questo articolo vorrebbe dire rimettere in discussione il fondamento stesso dell'ultraperifericità.
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Vorrei concludere, infine, con un auspicio.
Mi piacerebbe che le riforme qui proposte gettassero definitivamente le basi di una politica ancora più ambiziosa per le nostre regioni affinché le pari opportunità e l'accettazione delle differenze possano finalmente divenire una realtà per tutti i cittadini dell'Unione europea.
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, desidero intervenire sulla relazione Poignant.
In commissione abbiamo presentato un emendamento sul problema sempre più frequente dei pescherecci che battono bandiera di comodo, un problema ben lontano da una soluzione.
Un numero sempre maggiore di armatori senza scrupoli trasferiscono i loro pescherecci in paesi come Belize, Honduras o Saint Vincent e Grenadine dato che sanno perfettamente che tali paesi chiudono un occhio sulle attività dei pescherecci, su come e cosa pescano.
Il Commissario Fischler ha giustamente fatto riferimento al problema come al "flagello degli oceani".
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Attualmente non è possibile impedire ad un armatore europeo di esportare una propria nave in uno di questi paesi e di ricevere un sostanzioso sussidio da un milione di euro o più pur continuando a possedere la sua nave.
Abbiamo introdotto un emendamento in modo da impedire agli armatori di ricorrere a questo stratagemma utilizzando i criteri adottati dalle organizzazioni internazionali per la gestione delle zone di pesca e sono lieta che il relatore sostenga il nostro emendamento dato che è scandaloso che possa ancora esistere questa scappatoia.
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Non credo che nessuno in quest'Aula possa dichiararsi favorevole all'utilizzo di fondi comunitari, cioè del denaro dei contribuenti dell'Unione europea, per permettere agli armatori di sfuggire ai controlli e di pescare facendo concorrenza a coloro che osservano le leggi.
Faccio quindi appello a tutti i presenti affinché sostengano il nostro emendamento.
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<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, le regioni periferiche dell' Unione europea si trovano in una situazione delicata.
Ora che si sono arenate le trattative con il Marocco, che ha tenuto un comportamento peraltro incomprensibile, sembra proprio che si dovrà risanare una parte della flotta di pesca.
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Nel suo Libro verde, la Commissione ha annunciato che sarà necessario smantellare il 40 per cento della flotta di pesca europea se vogliamo che tra dieci o vent' anni sia ancora possibile pescare nelle acque europee.
Il relatore, onorevole Poignant, si oppone all' idea che anche le regioni periferiche debbano rinunciare ad una parte delle loro flotte.
Pur comprendendo benissimo la sua preoccupazione per i livelli occupazionali di quelle regioni, ritengo che una simile preoccupazione sia miope.
Non possiamo continuare a finanziare anche in futuro, con contributi del Fondo strutturale, un sistema di pesca inadeguato.
In un modo o nell' altro la capacità di pesca deve essere ridotta.
In proposito, mi permetto di lanciare un suggerimento all' onorevole Poignant: fissare il numero delle giornate di pesca.
La flotta dei Paesi Bassi ha una capacità nominale di pesca che è eccessiva rispetto alla zona che le è stata assegnata.
Limitando il numero dei giorni in cui le barche possono uscire a pescare, si riduce l' influenza della capacità totale di pesca sulle riserve ittiche.
In tal modo, la capacità di pesca messa in mare ogni giorno resta all' interno delle norme stabilite.
Con una regolamentazione di questo tipo è possibile modernizzare e rendere sicura la flotta.
Se non saremo noi a limitare le capacità di pesca, ci penserà la natura a farlo per noi ed anche nelle regioni periferiche dobbiamo comportarci in modo responsabile nei confronti delle ricchezze marine che ci sono state donate.
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="FR" NAME="Lang">
Signor Presidente, la relazione sui prodotti agricoli dei dipartimenti francesi d'oltremare sembra talvolta non tener conto dei meccanismi di globalizzazione e libero scambio sostenuti altrove dall'Unione europea.
Al di là delle buone intenzioni che contiene, come l'incremento dell'aiuto pubblico agli investimenti nelle aziende agricole, la suddetta relazione cozza contro una serie di ostacoli non indifferenti.
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In primo luogo, l'Organizzazione mondiale del commercio con la sua dichiarata volontà di ridurre le sovvenzioni e gli aiuti diretti all'agricoltura.
Così facendo, si sacrificano le banane delle Antille e degli ACP per accontentare le multinazionali americane con l'adozione, dall'anno 2006, di un sistema unicamente tariffario.
In secondo luogo, l'ampliamento dell'Unione europea che priverà i dipartimenti francesi d'oltremare di una parte dei Fondi strutturali.
In terzo luogo, gli accordi commerciali bilaterali e multilaterali che ledono il principio della preferenza comunitaria e in quarto luogo, per finire, l'armonizzazione fiscale che mette in pericolo la concessione del mare e i vantaggi derivanti dalla lontananza.
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Eppure esistono dei mezzi, peraltro non contemplati dalla relazione, per salvare le produzioni agricole dei dipartimenti d'oltremare, tra i quali: ritornare alla preferenza comunitaria, applicare rigorosamente le clausole di salvaguardia, privilegiare le produzioni di qualità con le denominazioni di origine, garantire i vantaggi fiscali derivanti dall'insularità e dalla lontananza, applicare le restituzioni all'esportazione per i prodotti trasformati in loco, nonché controllare le importazioni per evitare frodi e raggiri.
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E' soltanto a questo prezzo, e a queste condizioni, che potremo difendere i nostri prodotti tropicali tradizionali.
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<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="FR" NAME="Souchet">
Signor Presidente, fa piacere vedere che la Commissione risponde positivamente alla volontà degli Stati membri di introdurre una maggiore flessibilità nella gestione dei Fondi strutturali di cui possono beneficiare le regioni ultraperiferiche in considerazione dei loro handicap specifici.
L'aumento dei limiti attuali alla partecipazione di alcuni fondi comunitari è quindi una misura positiva.
Viceversa, alcune restrizioni introdotte dalla Commissione devono essere eliminate.
Per esempio, l'aumento della percentuale dello strumento finanziario per le regioni ultraperiferiche deve imperativamente estendersi anche alla costruzione di pescherecci che sono indispensabili, così come sarebbe importante, sul piano del cofinanziamento, non imporre a queste regioni le stesse regole rigide che vengono imposte al territorio continentale dell'Unione.
Si tratta in effetti di disposizioni troppo penalizzanti, specie per gli enti locali dei dipartimenti francesi d'oltremare alle prese con ricorrenti difficoltà di bilancio.
Se la regola del cofinanziamento può dunque essere preservata, essa va però certamente riesaminata.
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Un simile sforzo di snellimento è tanto più necessario quanto più aumentano le minacce che gravano sulle economie delle regioni ultraperiferiche.
Alcuni aiuti possono essere rimessi in discussione dall'oggi all'indomani, come si è visto in occasione della vertenza "banane" nei confronti degli Stati Uniti.
Con l'integrazione regionale dei Caraibi nella zona di libero scambio delle Americhe che si profila per il 2005, i dipartimenti francesi d'oltremare dovranno far fronte ad una concorrenza asimmetrica da parte dei loro vicini.
L'iniziativa Lamy, battezzata "tutto fuorché le armi", destabilizzerà le produzioni di riso, zucchero e banane.
I dipartimenti francesi d'oltremare dovranno quindi importare, senza dazi doganali, prodotti dai vicini paesi meno sviluppati, mentre non sarà possibile il contrario.
I paesi ACP della zona dei Caraibi, da parte loro, potranno vietare le esportazioni europee dei dipartimenti francesi d'oltremare attraverso il sistema della lista negativa.
E' quindi indispensabile, anche se naturalmente non basterà, che l'aiuto strutturale alle regioni ultraperiferiche venga concesso secondo modalità particolari in modo da consentire a quei territori europei di ovviare, almeno in parte, al loro svantaggio strutturale, ma anche alle minacce che incomberanno su di loro nei prossimi anni.
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<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="ES" NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in qualità di presidente della commissione per la pesca, vorrei intervenire brevemente in questo dibattito per sottolineare la grande importanza della politica strutturale nel settore della pesca, nonché la necessità di un approccio flessibile per adattarla a situazioni concrete, oggi evidenziato nel corso del dibattito.
<P>
Vorrei, innanzitutto, ringraziare i relatori, compresi quelli che non provengono dalla commissione per la pesca, ad esempio l' onorevole Martínez Martínez, al quale estendo le mie congratulazioni. Vorrei tuttavia concentrarmi, ovviamente, sulle relazioni presentate da coloro che appartengono alla commissione, vale a dire dagli onorevoli Poignant e Fraga i quali hanno presentato in plenaria un lavoro puntuale, peraltro sostenuto pienamente dalla commissione per la pesca.
<P>
Riguardo alla relazione dell' onorevole Poignant, siamo soddisfatti per l' inclusione dell' articolo 299, punto 2, del Trattato quale base giuridica e punto di partenza fondamentale per una nuova concezione dell' autentica dimensione del concetto di ultraperifericità nonché della modulazione dei tetti di aiuto.
La nostra commissione ha recentemente visitato l' isola della Riunione per iniziativa della onorevole Sudre e siamo tornati convinti della necessità di prestare il nostro aiuto, con generosa solidarietà, per risolvere o almeno alleviare i problemi specifici e complessi di questi territori europei tanto lontani.
<P>
Quanto alla relazione presentata dalla onorevole Fraga, sono soddisfatto per la solidarietà unanime della nostra commissione nell' appoggiare l' iniziativa di prorogare fino al 31 dicembre del corrente anno taluni aiuti destinati ad un settore specifico tanto penalizzato dal mancato rinnovo dell' accordo di pesca con il Marocco.
I tempi necessari perché l' Unione europea possa approvare il piano specifico in favore dei soggetti coinvolti dal mancato accordo rendono necessaria tale proroga quale margine necessario per portare a compimento tale piano senza ridurre il profondo impatto già provocato.
<P>
Mi auguro, frattanto, che la Commissione e il Consiglio prendano nota della posizione assunta unanimemente dal Parlamento europeo.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="ES" NAME="Miguélez Ramos">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il settore della pesca sta attraversando in Europa una fase estremamente caotica.
In effetti, la pesca sta attualmente vivendo un momento difficile e ne è la prova il fatto che stiamo discutendo sulla proroga degli aiuti SFOP alla flotta che svolgeva la propria attività nella zona fra le Canarie e il Sahara, in attesa di un piano di riconversione, come ha spiegato la relatrice, onorevole Fraga Estévez.
<P>
I mezzi di comunicazione europei affermano che la Commissione ha previsto lo stanziamento di 142 milioni di euro, come strumento di flessibilità, per tale piano. Tuttavia, come il settore della pesca, nutro troppi dubbi riguardo a tale piano, dubbi su cui il Commissario Fischler dovrebbe far luce.
<P>
L' utilizzo dello strumento di flessibilità non limita forse gli aiuti a un unico esercizio di bilancio mentre la proposta del governo spagnolo, che aveva carattere pluriennale garantirebbe un migliore trattamento a queste persone escluse dalle zona di pesca dove tradizionalmente pescavano?
<P>
Il governo spagnolo giustificava il suo piano e lo quantificava in 540 milioni di euro, 240 a carico dello SFOP e 300 come finanziamento addizionale.
Signor Commissario, potrebbe spiegarmi i motivi per cui non vengono soddisfatte tale richieste?
<P>
Lei, signor Commissario, era presente al Consiglio di Nizza. Potrebbe dirmi se quanto stabilito in quella sede a proposito del piano di riconversione di questa flotta includeva gli aiuti per la ristrutturazione economica delle regioni interessate o se semplicemente si limitava a destinare aiuti per la demolizione, aiuti ad armatori e pescatori?
<P>
Il settore interessato, un settore importante, ha attualmente più interrogativi che risposte sul suo futuro.
Cosa succederà, ad esempio, del regolamento dello SFOP che stabilisce che gli aiuti percepiti dagli armatori per la temporanea paralisi delle attività sono incompatibili con i sussidi relativi alla demolizione e che, pertanto, in caso di richiesta di sussidi per la demolizione dovranno essere restituiti gli aiuti già percepiti per la paralisi delle attività?
Il settore vuole sapere se verrà discusso tale piano di riconversione per la flotta in occasione del Consiglio dei ministri del 18 giugno, se saranno prorogati gli aiuti in egual misura, come propone questa relazione, agli armatori e ai lavoratori o se saranno destinati unicamente a questi ultimi, se lei ha già ricevuto i piani di riconversione relativi ai governi interessati, quello spagnolo e quello portoghese, e quando ci presenterà, signor Commissario, la sua proposta al Parlamento europeo e al Consiglio.
<P>
Infine vorrei sapere, per quanto riguarda il piano della Commissione, se saranno inclusi fondi per la diversificazione economica delle regioni, in quanto, a mio parere, una mera ridistribuzione e un semplice riorientamento dei fondi SFOP già attribuiti agli Stati membri, signor Commissario, non risolverebbe in alcun modo la questione.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="FR" NAME="Sudre">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, le nove proposte di regolamento che vengono sottoposte oggi alla nostra attenzione rappresentano la prima ondata di provvedimenti a favore delle regioni ultraperiferiche adottati a seguito dell'entrata in vigore dell'articolo 299, paragrafo 2, del Trattato di Amsterdam.
Anche se la Commissione non ha ancora esaminato le varie richieste formulate dagli Stati membri interessati, queste nuove proposte sono particolarmente importanti ed aprono la strada ad adeguamenti di natura sostanziale.
<P>
Relativamente alle misure strutturali, ci si può rallegrare del fatto che la Commissione abbia proposto un aumento delle percentuali di intervento dei Fondi strutturali e dei limiti massimi di aiuto pubblico a favore delle regioni ultraperiferiche anche se l'obiettivo, in realtà, è quello di consentire loro di riottenere tassi di finanziamento vicini a quelli in vigore durante il periodo della programmazione precedente.
<P>
Osservo con rammarico, però, che questo aumento riguarda solo categorie di investimento piuttosto limitate.
Da cui l'effetto di ridurne enormemente la portata e, in fin dei conti, di non consentire alle regioni ultraperiferiche di ritrovare la stessa situazione di cui godevano nel periodo 1994-1999.
<P>
Circa la revisione dei capitoli agricoli presentati, va sottolineato che essa rientra in un contesto di bilancio estremamente penalizzante che pesa gravemente sul contenuto delle misure e sulla loro portata.
Vorrei ricordare che la dotazione finanziaria dei programmi di azione specifica per la lontananza e l'insularità dei dipartimenti francesi d'oltremare (POSEIDOM) è stata ridotta del 25 per cento, passando da 46 a 35 milioni di euro nel bilancio 2001, mentre le stime finanziarie in vista del finanziamento della riforma valutavano il fabbisogno finanziario del 2001 in 55 milioni di euro.
<P>
Senza volere entrare nel merito delle proposte, che complessivamente vanno nella giusta direzione, è indispensabile che l'articolo 299, paragrafo 2, venga considerato quale base giuridica di questo testo e che venga assicurata la continuità di tali disposizioni al fine di ovviare al ritardo accumulato dalla Commissione in fase di elaborazione e di evitare qualsiasi sospensione dei finanziamenti.
<P>
Infine, a proposito della proposta di regolamento relativa allo strumento finanziario per l'orientamento della pesca, è importante che le deroghe sui tassi relative alle misure di ammodernamento e rinnovo della flotta da pesca possano valere per le imbarcazioni che misurano fino a 16 metri.
Nell'interesse delle attività alieutiche della Riunione, questo è fondamentale.
Vi chiedo di sostenere queste proposte, nonché i due emendamenti che ho ripresentato.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="PT" NAME="Casaca">
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="ES" NAME="Fernández Martín">
Signor Presidente, i programmi POSEI furono proposti più di dieci anni fa come strumento di aiuto allo sviluppo di quelle che oggi conosciamo come regioni ultraperiferiche.
Nelle tre versioni per le regioni e i dipartimenti di Francia, Spagna e Portogallo, i POSEI sono stati concepiti e realizzati come espressione della volontà politica del Consiglio e della Commissione per stimolare lo sviluppo di queste regioni, che sono tra le più svantaggiate dell' Unione per la loro lontananza ed insularità.
Con l' inserimento del nuovo articolo 299, paragrafo 2, del Trattato le regioni ultraperiferiche ora dispongono di una solida base giuridica che ha consentito alla Commissione di proporre questi nuovi POSEI.
<P>
Nel contesto di bilancio definito dall' accordo di stabilità raggiunto per rendere possibile l' Unione economica e monetaria, la scheda finanziaria proposta dalla Commissione rispetta rigorosamente i criteri di neutralità di bilancio.
Praticamente l' intera spesa aggiuntiva risulta compensata dai risparmi derivanti dalla riforma di Agenda 2000.
Le proposte della Commissione rispondono alla sua volontà di mantenere gli impegni assunti via via negli ultimi anni, come ad esempio nel caso delle carni bovine e dei prodotti lattiero-caseari delle Azzorre o l' inserimento delle produzioni di pomodoro delle isole Canarie.
<P>
Restano alcuni aspetti da risolvere: per esempio, il caso di alcuni prodotti, soprattutto dell' industria della trasformazione agroalimentare, nell' ambito del regime specifico di approvvigionamento delle Canarie. In casi del genere, la soluzione dovrà essere trovata a livello di comitato di gestione competente; infatti, se dovessero rimanere i termini attualmente previsti, il risultato sarebbe insoddisfacente.
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="ES" NAME="Medina Ortega">
Signor Presidente, visto che il Commissario Fischler prenderà la parola fra poco, vorrei domandargli di prestare attenzione a quanto ho da dire affinché possa preparare il suo intervento.
<P>
Desidero congratularmi con lui, ringraziare la Commissione per l' interesse dimostrato nei riguardi delle regioni ultraperiferiche ed esprimere la soddisfazione generale dei membri di questo Parlamento.
Vorrei inoltre congratularmi con l' onorevole Martínez Martínez per il suo lavoro.
<P>
Tuttavia, vorrei anche sottoporre all' attenzione del Commissario Fischler alcuni emendamenti che rivestono particolare importanza.
Mi riferisco al regolamento (CEE) nº 1601/92, relativo a misure specifiche a favore delle isole Canarie, e in particolare agli emendamenti nn. 29 e 34, volti a inserire aiuti a boschi e superfici forestali non municipali, nonché all' emendamento 158, anch' esso relativo agli aiuti a boschi e superfici forestali non municipali.
Ritengo che le autorità spagnole abbiano commesso un errore nel non chiedere questi aiuti all' epoca e ora devono farlo.
<P>
Mi riferisco anche agli emendamenti nn.
126 e 127, che prevedono la protezione dell' industria locale delle Canarie, e infine agli emendamenti volti a tutelare il pomodoro canario (che potrebbe andare incontro a gravi difficoltà nella nuova fase di elaborazione di una politica comunitaria applicabile nei paesi mediterranei), nonché alle misure proposte di aiuto al vino e di soppressione degli aiuti all' importazione nelle Canarie di vini da tavola e latte liquido, che potrebbero entrare in concorrenza con prodotti canari.
<P>
In definitiva, credo che abbiamo dinanzi a noi una buona proposta della Commissione e le valide relazioni dell' onorevole Martínez Martínez.
Il Parlamento europeo dovrebbe approvare queste proposte che in plenaria non sono state oggetto di alcun emendamento; credo infatti che la maggior parte dei colleghi consideri molto positivo il testo adottato in sede di commissione per l' agricoltura.
<P>
Spero che la Commissione possa tener conto di almeno alcuni degli emendamenti principali, come quelli che ho appena ricordato.
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<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, desidero innanzitutto ringraziare il relatore, onorevole Martínez Martínez, e i membri della commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale, della commissione per la politica regionale, per i trasporti e il turismo, della commissione per i bilanci, nonché della commissione giuridica e per il mercato interno, per le relazioni presentate che si occupano ampiamente ed in modo oltremodo costruttivo della questione complessa delle regioni ultraperiferiche.
<P>
Consentitemi di citare alcune cifre relative ai svantaggi di queste regioni.
Sei delle sette regioni ultraperiferiche hanno una retribuzione media pro capite che oscilla fra il 40 ed il 55 per cento della media europea e che si colloca dunque fra quelle più basse della Comunità.
In cinque di queste regioni, il tasso di disoccupazione va dal 21 al 37 per cento della popolazione attiva ed è pertanto uno dei più elevati dell' Unione europea.
<P>
La prima proposta riguarda la partecipazione dei Fondi strutturali.
La partecipazione massima dei Fondi - si tratta di una novità - è stata fissata per tutte le regioni ultraperiferiche all' 85 per cento dei costi complessivi sovvenzionabili, mentre la partecipazione massima dei Fondi per investimenti in piccole e medie imprese è stata aumentata dal 35 al 50 per cento.
<P>
La seconda proposta concerne il regolamento sullo sviluppo delle aree rurali del secondo pilastro della politica agricola comune.
Il limite massimo per la partecipazione del FEAOG alle spese d' investimento sovvenzionabili viene aumentato dal 50 al 75 per cento per gli investimenti in aziende agricole e dal 50 al 65 per cento nel settore della lavorazione e della commercializzazione.
In futuro saranno anche assegnati aiuti per foreste e superfici di proprietà di istituzioni pubbliche locali, regionali e nazionali.
<P>
La proposta prevede inoltre un aumento di alcuni contributi finanziari dello SFOP e tutte le spese aggiuntive derivanti potranno essere finanziate dagli stanziamenti di bilancio approvati per il periodo di programmazione 2000-2006.
<P>
Sono lieto che, in linea di principio, il Parlamento appoggi le proposte della Commissione e che nelle diverse commissioni abbia avuto luogo una discussione costruttiva.
Al riguardo, sempre che venga individuata una formulazione adeguata, posso peraltro approvare una serie di emendamenti.
Mi riferisco, in particolare, all' aumento dei limiti massimi degli aiuti per l' intera industria alimentare al 65 per cento e per le piccole e medie imprese al 75 per cento, ammesso che gli investimenti per settori e aziende soddisfino determinati obiettivi che saranno fissati in momento successivo.
<P>
Tuttavia, citerei anche l' aumento all' 85 per cento delle misure agroambientali e delle tre ulteriori misure concomitanti, nonché il raddoppio degli importi massimi per le misure agroambientali laddove tali misure riguardano le aree sensibili di Madera e delle Azzorre.
Sono anch' io dell' opinione che tali misure debbano entrare in vigore con effetto retroattivo dal 1.1.2000.
Ciò nondimeno, la Commissione mantiene la sua posizione per quanto riguarda la base giuridica.
L' articolo 299, paragrafo 2, va applicato soltanto per le deroghe ai Trattati o ai principi generali del diritto.
<P>
Veniamo ora alla parte dei programmi POSEI relativa all' agricoltura.
Se la valutazione dei regimi di aiuto condotta sulla base dei programmi precedenti ha dimostrato che le misure finora adottate hanno avuto in generale effetti positivi, vi sono state comunque alcune critiche su determinati aspetti.
Le proposte della Commissione sono state formulate sia alla luce delle valutazioni che nella consapevolezza delle critiche espresse.
<P>
Quali sono le riflessioni più importanti?
In primo luogo, occorre semplificare, consolidare e migliorare l' attuale quadro dei regimi speciali di approvvigionamento e gli aiuti specifici per la produzione agricola locale.
In secondo luogo, i regimi speciali di approvvigionamento devono essere rafforzati, poiché è da considerarsi tuttora valido il loro obiettivo di adeguare le spese di produzione nelle regioni periferiche alle spese di produzione nel resto della Comunità.
In terzo luogo, il registro dei prodotti è stato rielaborato aggiungendovi alcuni alimenti per animali.
In quarto luogo, desideriamo maggiore concorrenza fra le fonti di approvvigionamento e, per tale ragione, introduciamo il principio secondo cui l' aiuto deve rispecchiare i costi di trasporto del continente europeo.
Infine, per consentire l' armonizzazione dei tre programmi POSEI, è necessario adeguare le organizzazioni comuni di mercato per il latte e la carne bovina.
<P>
Per quanto concerne la sua posizione nei confronti degli emendamenti, la Commissione deve basarsi sul principio della neutralità di bilancio, neutralità che va osservata in ogni caso.
<P>
Fino al 2005, le spese per i tre programmi POSEI possono comunque aumentare, con ripartizione equivalente, fino a 204,4 milioni di euro. Grazie alle riduzioni di spesa, questa proposta è attuabile.
La Commissione può quindi approvare emendamenti che si ripercuotono sul bilancio soltanto se questi sono compensati da riduzioni di spesa della stessa entità.
<P>
Chiuderei questo capitolo esaminando i punti che posso accettare.
Sono in grado di approvare l' apertura di regimi speciali di approvvigionamento per le zone francesi riguardanti prodotti provenienti da tutti i paesi terzi (ossia non soltanto dai paesi in via di sviluppo e da altri territori d' oltremare) ed accettare scadenze fisse per l' entrata in vigore di determinati articoli del POSEIDOM per la tutela della continuità e della possibilità di commercio fra le Azzorre e Madera di prodotti che rientrano nel regime di approvvigionamento.
A determinate condizioni, nelle regione delle Azzorre e di Madera si potrà proseguire l' adeguamento di superfici viticole costituite da specie ibride.
La promozione dell' importazione di bovini allevati su pascolo potrebbe essere inclusa in un ampio programma di sostegno dell' allevamento per le isole Canarie.
Si dovrebbero infine rafforzare i regimi transitori per garantire la continuità.
<P>
Tuttavia, anche in questo caso non posso approvare l' applicazione dell' articolo 292, paragrafo 2.
<P>
Vorrei ora soffermarmi brevemente sulle relazioni riguardanti la pesca limitandomi esclusivamente agli emendamenti che dovreste ben conoscere, visto tra l'altro che state per votarli.
I primi due emendamenti riguardano la base giuridica.
Poiché per l' intero pacchetto di misure deve valere la stessa base giuridica, la Commissione mantiene la sua proposta di applicare l' articolo 37.
L' articolo 299 va applicato soltanto per introdurre deroghe al Trattato, e non è questo il caso.
<P>
Quanto all'emendamento n. 3, lo ritengo accettabile.
Passando agli emendamenti nn. 4 e 6, che riguardano problemi relativi alla pesca e alle bandiere di comodo, la questione è stata citata nel corso della discussione.
La Commissione concorda pienamente sull'argomento.
Vorrei perfino esprimere la mia soddisfazione per la posizione chiara manifestata al riguardo dal Parlamento.
Intendiamo tuttavia risolvere il problema attraverso un nuovo emendamento al regolamento n. 27/92 al quale stiamo già lavorando.
Nei prossimi giorni presenteremo una proposta al Parlamento e al Consiglio.
<P>
Per quanto concerne l'emendamento n. 5, desidero osservare che su questo tema si è delineata in Consiglio un'ampia maggioranza a favore di una soluzione di compromesso.
A parere della Commissione, si tratta di un compromesso sostenibile, poiché il segmento di flotta interessato fa parte della rubrica "settore della piccola pesca " e devono essere evitati effetti negativi. La pesca artigianale costiera non costituisce peraltro alcun pericolo per il patrimonio ittico.
<P>
Onorevole Martínez Martínez, nell'emendamento n. 5 lei propone di ampliare il campo di applicazione anche al rinnovo e all'ammodernamento delle flotte citate e di aumentare i tassi d' investimento nazionali e comunitari per l' intera flotta.
Non possiamo approvare tale emendamento poiché riteniamo che non si debba ulteriormente promuovere una sovracapitalizzazione della flotta dell' Unione europea.
<P>
Posso accettare, invece, gli emendamenti nn. 7 e 8.
<P>
Concluderei affrontando rapidamente la relazione della onorevole Fraga Estévez.
Nella proposta discussa, si tratta della prima parte delle misure richieste dal Consiglio europeo a Nizza.
La proposta odierna soddisfa uno degli intendimenti di Nizza, ovvero il prolungamento temporaneo del regime di aiuti ad oggi in vigore fino al 30 giugno.
La seconda parte del mandato imperativo di Nizza sarà ugualmente approvata in giugno dalla Commissione.
Nel progetto per un regolamento del Consiglio proporremo una serie di eccezioni rispetto al regolamento SFOP, nonché alcune misure specifiche per le quali bisognerà prevedere fondi ulteriori.
Poiché questa proposta non sarà più esaminata dal Consiglio fino all' autunno, possiamo approvare il suo emendamento, ovvero prorogare fino alla fine dell' anno, nel quadro della proposta odierna, gli aiuti ai pescatori e agli armatori, poiché ritengo che si tratti di un emendamento giustificato da motivi di ordine sociale.
<P>
Spero vivamente che, nonostante la confusione, gli interessati abbiano potuto seguire il mio intervento e l' esposizione del mio parere.
Ringrazio tutti per l' attenzione.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="EN" NAME="Balfe">
Signor Presidente, mi risulta che all'inizio della seduta odierna sia stato sollevato il problema dell'agenzia di viaggi e della sostituzione del personale attuale con quello di una nuova società.
Desidero sottolineare che i Questori non sono stati consultati riguardo a questa decisione come invece avrebbe dovuto avvenire.
Ci è stato promesso che saremmo stati consultati prima della pubblicazione del bando di concorso, ma ciò non è avvenuto.
Finora sono riuscito a parlare solamente con la onorevole Mary Banotti, ma vi assicuro che ci occuperemo della questione.
<P>
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="EN" NAME="Corrie">
Signor Presidente, intervengo in relazione a quanto lei ha detto dopo l'intervento del Commissario Fischler.
Ritengo vergognoso che si debba sentire questo brusio.
So che tutti i Presidenti cercano disperatamente di ristabilire il silenzio, ma vorrei anche proporre alla Presidenza di valutare la possibilità di prevedere una sospensione di 5 minuti tra la fine della dichiarazione del Commissario e l'inizio del turno di votazioni.
Non possiamo continuare a permettere che i Commissari vengano trattati in questo modo.
<P>
<SPEAKER ID=36 NAME="Presidente">
Sono assolutamente d'accordo.
Occorre fare qualcosa per impedire che questi comportamenti abbiano a ripetersi.
Non so che impressione possa trarne il pubblico presente in Aula.
<P>
<CHAPTER ID=3>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="ES" NAME="Relazione (A5-0209/2001) dell'onorevole Elmar Brok a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa a un' ulteriore assistenza finanziaria eccezionale al Kosovo (COM(2001)81 - C5-0138/2001 - 2001/0045(CNS))">
<SPEAKER ID=38 NAME="Presidente">
La ringrazio per il suo intervento che è stato utile e chiaro.
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
Relazione (A5-0163/2001) dell'onorevole Rolf Linkohr a nome della commissione per l'industria, il commercio esterno, la ricerca e l'energia, sulla comunicazione della Commissione sull'approvvigionamento petrolifero dell'Unione europea (COM(2000)631 - C5-0739/2000 - 2000/2335(COS))
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione)
<P>
Presidente. Con questo si concludono le votazioni.
<P>
DICHIARAZIONI DI VOTO- Relazione Hughes (A5-0196/2001)
<P>
<SPEAKER ID=39 NAME="Fatuzzo">
<SPEAKER ID=40 NAME="Presidente">
La ringrazio molto e la prego di salutare sua madre da parte mia.
<P>
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="FI" NAME="Kauppi">
Signor Presidente, vorrei usufruire della dichiarazione di voto per spiegare le ragioni del mio voto sulla relazione Hughes.
Ho votato contro tutti gli emendamenti presentati dalla commissione.
A mio parere quegli emendamenti non hanno nulla a che fare con gli aspetti riguardanti la sicurezza sul lavoro, la sicurezza stradale o la salute, si tratta invece soltanto di rendere più difficile la condizione degli autotrasportatori autonomi delle piccole e medie imprese.
Attualmente disponiamo già del regolamento n. 3820/85 relativo al tempo di guida, che regola anche la durata del lavoro e del riposo dei piccoli autotrasportatori autonomi.
In questa direttiva si parla di orario di lavoro e secondo me se ne può dedurre che il Parlamento europeo cerca di regolamentare l' orario di lavoro elaborato dall' imprenditore per il bene della propria azienda. Per cui ho votato senza esitazione contro tutti gli emendamenti in questione.
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, durante il dibattito di ieri alcuni oratori provenienti da zone remote dell'Unione hanno richiamato la nostra attenzione sulle potenziali gravi ripercussioni che potrebbe avere questa nuova legge sulle aree periferiche.
L'onorevole Hudghton, per esempio, ha sottolineato il problema dei veicoli provenienti dalle Ebridi e diretti verso la Scozia e più a sud.
La onorevole Kauppi, mi sembra di ricordare, ha sollevato un argomento analogo in riferimento alla Finlandia e altri colleghi hanno parlato del Portogallo.
<P>
Ci è stato detto che durante il dibattito si sarebbe cercato di andare in conciliazione, in modo da cercare di ottenere un compromesso tra la Commissione e il Parlamento in quella sede.
Ho votato quindi contando sul fatto che la delegazione parlamentare al comitato di conciliazione prenda nella dovuta considerazione i gravissimi problemi delle zone periferiche dell'Unione in relazione a questa legge.
<P>
<SPEAKER ID=43 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Abbiamo votato a favore della riduzione dell'orario di lavoro e di guida degli autotrasportatori cosiddetti autonomi, categoria la cui esistenza costituiva fino ad oggi uno degli strumenti per aggirare la legge in materia.
<P>
Denunciamo peraltro il fatto che le pause sono escluse dall'orario di lavoro sebbene il conducente non sia di certo nella condizione di poter disporre come meglio crede di questo tempo.
<P>
E' altresì inaccettabile che, dopo aver affermato che in caso di lavoro notturno, l'orario di lavoro diurno non debba superare le 8 ore per ogni periodo di 24 ore, si aggiunga prontamente che questo orario può aumentare fino alle 10 ore nel momento in cui la media di 8 ore viene rispettata su un periodo di riferimento più lungo.
<P>
E' inaccettabile che l'orario di lavoro venga calcolato "in media" in quanto la fatica accumulata in un certo giorno, oltre alle 8 ore, non viene alleviata dalla media mensile o annua, con tutti i rischi che ne derivano per l'incolumità del conducente e degli altri utenti della strada.
<P>
<SPEAKER ID=44 NAME="Bushill-Matthews">
La delegazione dei conservatori britannici ha votato contro gli emendamenti Hughes per le ragioni che ho illustrato nel mio intervento nel corso del dibattito.
<P>
Abbiamo tuttavia votato a favore del mio emendamento, il n. 23, che chiede una valutazione accurata dell'impatto sulle imprese, da effettuare e pubblicare entro tre anni dal momento dell'entrata in vigore della direttiva.
Lo abbiamo fatto nonostante l'osservazione francamente offensiva rivoltaci alla fine del dibattito di ieri dal Commissario, signora Palacio, che ha detto che "naturalmente" non poteva accogliere l'emendamento dal momento che esso avrebbe comportato un inaccettabile fardello a livello amministrativo.
<P>
Gli emendamenti Hughes, se approvati dal Consiglio, aumenterebbero la pressione suoi lavoratori autonomi e sulle piccole e medie imprese.
E' quindi particolarmente importante che fin dalle prime battute venga definito chiaramente e valutato accuratamente l'impatto che avrà la legge su queste imprese in modo da consentire un'ulteriore revisione della direttiva.
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<SPEAKER ID=45 NAME="Figueiredo">
La proposta della Commissione europea è inaccettabile in quanto esclude gli autotrasportatori autonomi mettendo in dubbio importanti obiettivi della politica comune dei trasporti.
Il regime proposto crea distorsioni della concorrenza mettendo a rischio l' obiettivo della sicurezza stradale e non contribuendo a promuovere la qualità dei servizi.
Riveste perciò grande rilievo la posizione adottata nella relazione Hughes, a favore della quale abbiamo votato, anche se non sono state recepite del tutto le proposte da noi formulate durante il dibattito.
E' essenziale che, come noi sosteniamo, gli autotrasportatori autonomi vengano inclusi nell' applicazione immediata della direttiva che sarà adottata o che perlomeno ciò avvenga quanto prima.
Soltanto così si potrà garantire la promozione della sicurezza stradale ed evitare la distorsione della concorrenza.
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<SPEAKER ID=46 NAME="Krivine e Vachetta">
La presente relazione è un primo passo, di certo timido, ma indubbiamente necessario, verso la regolamentazione del settore del trasporto su strada in cui regna il massimo sfruttamento degli autotrasportatori sia dipendenti che liberi professionisti e in cui, come nel trasporto marittimo, si instaura un vero e proprio sistema di comodo: imprese che hanno sede fuori dall'Unione europea, flotte di camion ed equipaggi che sfuggono a qualsiasi regola o convenzione del diritto del lavoro.
<P>
L'Europa deve imboccare la strada di un miglioramento delle attuali legislazioni, in particolare attraverso la revisione del regolamento n. 3820/85, nonché quella di un allineamento al livello migliore raggiunto dai dipendenti delle imprese di trasporti dell'Unione in termini di orario e di lavoro notturno.
Nessun paese e nessuna impresa devono rimanere esclusi dalla direttiva, così come non deve essere concessa alcuna deroga.
Per far applicare la legislazione, l'Unione europea deve dotarsi delle risorse umane e finanziarie necessarie, assumendo ad esempio un numero sufficiente di ispettori del lavoro e supervisori qualificati.
<P>
Attualmente, l'orario di lavoro di un camionista può raggiungere le 60 o 70 ore, di cui almeno 50 di presenza al volante.
Per orario di lavoro non si deve infatti intendere soltanto il tempo di guida, bensì anche qualsiasi altra operazione.
Il lavoro notturno va drasticamente ridotto - 8 ore di guida continuano ad essere troppe - con corrispondenti compensazioni e deve essere riservato ad alcune categorie di merci.
Infine, gli autotrasportatori autonomi devono essere soggetti alla regolamentazione come qualsiasi altro loro collega stipendiato.
<P>
In vista di questi progressi, abbiamo votato a favore della presente relazione.
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<SPEAKER ID=47 NAME="Markov">
Gli obiettivi principali della presente raccomandazione sono l' aumento della sicurezza stradale, la garanzia di uno standard minimo per la salute e per la sicurezza dei lavoratori, nonché pari condizioni a livello concorrenziale con altre imprese di trasporti.
La posizione comune approvata dal Consiglio non risponde adeguatamente a tali obiettivi, in particolare per quanto concerne:
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l' inserimento degli autisti autonomi,
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la mancata considerazione del personale di imprese di trasporti che hanno la loro sede al di fuori degli Stati membri dell' Unione,
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le definizioni dei concetti relativi ad orario di lavoro ed orario di disponibilità,
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la definizione del lavoro notturno.
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Pur sapendo che l' accettazione della raccomandazione implica trattative difficili con il Consiglio, il mio gruppo parlamentare ha tuttavia espresso un voto positivo perché:
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1. è necessario includere gli autisti autonomi entro due anni dal recepimento della direttiva al fine di risolvere il problema dell'apparente indipendenza connessa all' inosservanza dei limiti dell' orario di lavoro;
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2. l' orario di lavoro degli autisti autonomi non deve riguardare esclusivamente la durata del trasferimento, ma anche i controlli effettuati sul veicolo, le modalità amministrative, l' esercizio dell' attività, eccetera, perché altrimenti i periodi di riposo sono troppo brevi con conseguente rischio per la salute dell' autista ed una drastica riduzione della sicurezza stradale (un gran numero di incidenti avviene infatti a causa dell' eccessiva stanchezza);
<P>
3. nella definizione dei concetti di orario di disponibilità, orario notturno e lavoro notturno devono essere contemplati gli aspetti sociali;
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4. deve essere fornita una documentazione sulla durata dei trasferimenti degli autisti, indipendentemente dal fatto se sono dipendenti o autonomi.
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<SPEAKER ID=48 NAME="Meijer">
Il lavoro è considerato ancora oggi alla stregua di una merce.
Gli imprenditori sono ben contenti se possono far lavorare i loro dipendenti quando costano di meno e, in particolare nel trasporto su strada, lo sono ancora di più se possono far lavorare i camionisti in qualsiasi momento del giorno e della notte e in qualunque giorno della settimana; quindi, ad esempio, una volta per venti ore di fila e un' altra, invece, per un paio d' ore cinque volte al giorno.
In tal modo, gli imprenditori possono evitare di dover assumere più persone per distribuire i compiti, ma questa situazione comporta gravi conseguenze per i lavoratori sotto forma di stress e affaticamento eccessivo, un numero maggiore di incidenti e la rinuncia, più o meno totale, alla propria vita privata.
Solo grazie ad un' equilibrata concertazione tra autorità e sindacati sarà possibile mettere fine a tutto ciò.
Ora che il trasporto su strada assume un carattere sempre più internazionale e che le imprese dell' Europa orientale, con le loro tariffe basse e le cattive condizioni di lavoro, cercano di conquistare una quota del mercato dell' Unione europea, diventa ancor più necessario prendere provvedimenti.
L' urgenza di adottare misure su scala europea si fa sentire in modo molto acuto proprio riguardo ai problemi di natura transfrontaliera; il Consiglio, però, ha sabotato tali misure per ben due anni e anche adesso è disposto ad accettarle solo in una versione annacquata.
E' bene, quindi, che il relatore voglia insistere sulle linee principali e chieda l' adozione di misure volte ad evitare che le grandi imprese di trasporti possano sottrarsi alle loro responsabilità scaricando i rischi d' impresa sugli autotrasportatori non tutelati.
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<SPEAKER ID=49 NAME="Sacrédeus">
In qualità di rappresentante dei cristiano-democratici svedesi ho deciso di appoggiare la seconda lettura concernente l' organizzazione dell' orario di lavoro delle persone che effettuano a titolo professionale operazioni mobili di autotrasporto, poiché tale lavoro è importante non da ultimo per la sicurezza sulle strade.
<P>
Ho deciso tuttavia di votare contro la relazione sui punti seguenti: la proposta che i lavoratori debbano essere informati con un preavviso di almeno un giorno, la proposta che il tempo passato ad affiancare il conducente debba essere conteggiato come orario__ di lavoro, nonché la proposta relativa al limite massimo di 8 ore di lavoro ogni 24 ore nel caso di guida notturna.
Le mie decisioni derivano dalla convinzione che è necessario trovare un equilibrio fra sicurezza sulle strade e condizioni accettabili per gli imprenditori.
<P>
Relazione Skinner (A5-0156/2001)
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<SPEAKER ID=50 NAME="Fatuzzo">
Come lei sa, signor Presidente, io sono segretario nazionale del Partito dei pensionati, in Italia, e quindi rappresento i pensionati.
Purtroppo molti pensionati, anche giovani, sono tali perché hanno subíto degli infortuni sul lavoro.
Io plaudo quindi a questa relazione che ha l'obiettivo di diminuire - e di molto - gli infortuni sul lavoro causati dall'attività lavorativa in altezza.
Questa è una piaga che affligge tutto il mondo e particolarmente l'Europa, e in Europa i paesi dove si lavora di più, e quindi credo che questo sia un esempio di come è importante che l'Europa intervenga con una legislazione comunitaria in queste attività che portano così tanti danni e così tanti lutti nella nostra Europa.
<P>
<SPEAKER ID=51 NAME="Malmström, Paulsen e Olle Schmidt">
Proprio come in occasione della prima lettura, ci siamo astenuti in occasione della votazione sulla relazione Skinner sugli standard minimi per la sicurezza e la salute dei lavoratori quando questi utilizzano attrezzature di lavoro sul luogo di lavoro.
Si tratta di un settore nel quale l' Unione europea non dovrebbe avere un' influenza così importante.
<P>
Abbiamo un atteggiamento fondamentalmente positivo nei confronti dell' Unione europea.
Il processo d' integrazione europea costituisce un' opportunità per trovare soluzioni ai problemi transfrontalieri come l' ambiente, il commercio, la circolazione transfrontaliera, i diritti dell' uomo e la gestione dei conflitti.
Crediamo inoltre al principio di sussidiarietà, vale a dire nel fatto che le decisioni debbano essere prese ad un livello quanto più vicino possibile ai diretti interessati.
E' per tale motivo che promuoviamo attivamente una Costituzione dell' Unione nella quale sia chiara ad ognuno la ripartizione delle responsabilità.
Deve essere assolutamente chiaro a tutti i cittadini che l' Unione deve occuparsi unicamente delle questioni che è in grado di affrontare al meglio, vale a dire le questioni transfrontaliere.
<P>
Siamo convinti del fatto che l' Unione non sia la sede più indicata per legiferare, ad esempio, in materia di impiego di scale in caso di lavori al di sopra del livello del suolo o del pavimento.
Sono le condizioni esistenti in ogni paese a dover determinare il modo in cui si montano le scale e si eseguono i lavori.
<P>
A nostro parere, è importante invece che l' Unione si concentri su una serie ristretta di settori nei quali può svolgere un ruolo veramente positivo, ed il settore in questione non rientra in tale cerchia.
<P>
<SPEAKER ID=52 NAME="Sacrédeus">
La regolamentazione dettagliata non rappresenta la via giusta.
Non può essere quindi compito dell' Unione o del Parlamento stabilire quanto debbano essere inclinate le scale, come debbano essere posizionate rispetto agli edifici, oppure che non debbano poggiare su una base scivolosa.
Per quanto ciò possa essere giusto ed efficace, non può rientrare nelle competenze politiche dell' Unione.
<P>
Il Parlamento deve dimostrare di saper tracciare tale confine scegliendo con cura i temi cui si dedica e sui quali si vuole avere potere decisionale.
<P>
Una soluzione accettabile sarebbe stata una direttiva che avesse imposto ai paesi membri di adottare misure adeguate e sufficienti volte a garantire un certo standard di sicurezza sul posto di lavoro.
<P>
Un mercato comune dovrebbe avere norme di base e fornire obiettivi comuni al fine di migliorare le condizioni sanitarie e di sicurezza sul posto di lavoro.
E' invece inaccettabile che l' Unione regolamenti a livello europeo il modo in cui tali obiettivi devono essere raggiunti.
<P>
Noi cristiano-democratici svedesi riteniamo che lavorare nella direzione di una distribuzione più chiara delle responsabilità fra l' Unione e gli Stati membri sia un compito primario.
La legislazione dell' Unione deve rimanere libera da regolamentazioni dettagliate e nella nuova attività legislativa dovrà essere tenuto in considerazione il principio di sussidiarietà.
<P>
Le direttive dell' Unione dovranno fissare fondamentalmente obiettivi, non dilungarsi in regolamentazioni dettagliate o descrivere la strada che porta all' obiettivo.
Lasciamo che siano gli Stati membri a decidere come devono essere formulate le norme e i regolamenti relativi alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, in modo da raggiungere nel modo migliore gli obiettivi fissati dalla direttiva.
<P>
Ci si aspetta che i parlamentari europei, così come i politici a livello nazionale, padroneggino tutta una serie di temi e si pongano di fronte ad un' ampia gamma di questioni politiche.
Le regole relative al fissaggio e al sistema di sostegno delle scale non possono fare parte di tali questioni.
<P>
<SPEAKER ID=53 NAME="Skinner">
Questa relazione, culminata con la posizione comune, promuove la tutela della salute e della sicurezza di tutti i lavoratori dell'Unione europea costretti a lavorare a notevoli altezze su strutture provvisorie.
E' una legge che tiene conto delle esigenze dei datori di lavoro e contemporaneamente richiama in modo efficace la nostra attenzione sulla "cultura della sicurezza" e sulle misure necessarie per salvare vite umane e ridurre gli incidenti.
<P>
Il gruppo laburista ha sempre cercato di alleggerire le imprese di qualsiasi fardello inutile promuovendo al tempo stesso le soluzioni più efficaci e concrete realizzabili a livello legislativo.
<P>
Relazione Sterckx (A5-0208/2001)
<P>
<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="ES" NAME="Ortuondo Larrea">
Signor Presidente, è importante che oggi il Parlamento europeo abbia potuto approvare, in prima lettura, il cosiddetto pacchetto Erika II, nome che ci ricorda il triste caso della nave che si squarciò un anno e mezzo fa, alla fine del 1999, provocando una grande marea e gravi conseguenze per le coste del nord-ovest francese e per l' ambiente marino.
<P>
Con questo secondo pacchetto, la Commissione europea ha previsto una regolamentazione per l' istituzione di un' Agenzia marittima europea e per un fondo destinato all' indennizzo dei danni causati nelle acque europee per inquinamento da petrolio, nonché la creazione di un sistema comunitario di sorveglianza e informazione sul traffico marittimo.
Per conseguire quest' ultimo obiettivo, le imbarcazioni che battono bandiera comunitaria e tutte le altre che fanno scalo presso un porto dell' Unione dovranno essere dotate sia di sistemi d' identificazione automatici (trasponditori) per essere identificate automaticamente dai centri costieri di monitoraggio, sia di registratori dei dati di viaggio (scatole nere) per conservare in modo sicuro le informazioni relative alla posizione, al movimento, allo stato fisico, al comando e al controllo.
Tutti questi aspetti sono fondamentali per chiarire la dinamica degli incidenti e, soprattutto, per prevenirli se si effettua un monitoraggio adeguato.
<P>
Gli Stati membri dovranno mettere a punto porti di rifugio e zone di ormeggio sicure per le navi a rischio, nonché centri costieri di sorveglianza ai quali le imbarcazioni dovranno comunicare la relazione aggiornata sullo stato della sicurezza elaborato dalla società di classificazione responsabile delle ispezioni. Tutto questo sarà possibile dopo che sarà stato accettato l' emendamento che io stesso ho presentato a nome del gruppo Verts/ALE.
<P>
Auspico, signor Presidente, che questo secondo pacchetto di sicurezza in mare goda di un miglior destino del precedente e che possa essere accettato dal Consiglio di ministri dei trasporti in modo che entri rapidamente in vigore, contribuendo così a migliorare la protezione delle vite umane e la tutela dell' ambiente.
<P>
<SPEAKER ID=55 NAME="Blak, Lund e Thorning-Schmidt">
I socialdemocratici danesi hanno votato a favore del miglioramento della sicurezza marittima.
Abbiamo votato a favore di un sistema comunitario di monitoraggio, controllo ed informazione per il traffico marittimo, a favore di un fondo di risarcimento per l' inquinamento da idrocarburi e a favore della creazione di un' agenzia europea per la sicurezza marittima.
Molti incidenti e casi di inquinamento si sarebbero potuti evitare, se la sicurezza fosse stata maggiore.
Abbiamo assistito a troppi incidenti in questi ultimi anni.
C' è stato il naufragio della petroliera Erika al largo della Bretagna nel dicembre 1999, che ha causato un grave inquinamento da idrocarburi, ed il naufragio della nave cisterna italiana che trasportava sostanze chimiche, Ievoli Sun.
Recentemente c' è stata una grave fuoriuscita di petrolio nel Mar Baltico, che sarebbe stato possibile evitare, se avessimo avuto norme europee migliori.
Gli armatori ritengono che la scatola nera non abbia nulla a che vedere con la sicurezza.
Ma non è vero.
Una scatola nera è molto utile nelle indagini, in caso di collisione tra due navi, come per esempio è avvenuto nel Mar Baltico.
Se miglioriamo a livello di ricerca sulle cause degli incidenti, potremo anche prevenirli meglio.
Non possiamo aspettare le norme internazionali dell' IMO.
L' Unione europea deve precedere l' IMO adottando norme migliori.
Non possiamo accettare compromessi in materia di sicurezza.
Dobbiamo avere la certezza che pesci, uccelli ed esseri umani possano stare in mare senza uscirne intrisi di olio o sostanze chimiche.
<P>
<SPEAKER ID=56 NAME="Krivine e Vachetta">
La presente direttiva punta a migliorare la localizzazione delle navi destinate ai porti europei e il monitoraggio di tutte quelle che transitano nelle zone di traffico intenso o pericolose, così come intende obbligare queste ultime a dotarsi di sistemi di trasponditori che ne consentano un'individuazione automatica ed un monitoraggio continuo da parte delle autorità costiere.
<P>
Ancora una volta ci sembra che questa direttiva sia foriera di progressi tangibili in termini di controllo, ma che contenga anche alcune gravi lacune, specie per ciò che riguarda gli equipaggi.
<P>
E' inammissibile infatti, quando si sa perfettamente in quale situazione drammatica versano i marinai a bordo di molte navi a rischio, che la verifica delle condizioni sanitarie e fisiche dell'equipaggio non rientri tra le ispezioni obbligatorie.
Parimenti occorre che queste ultime vengano eseguite da personale formato e numericamente cospicuo.
<P>
Infine, la nozione di "porto di rifugio" diventerà effettiva solo se in questi rifugi vi saranno attrezzature efficaci.
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Voteremo a favore della presente direttiva, pur continuando ad adoperarci affinché gli uomini (marinai, ispettori) vengano finalmente considerati per quello che sono: l'elemento più importante!
<P>
Relazione Sterckx (A5-0208/2001) e Mastorakis (A5-0205/2001)
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<SPEAKER ID=57 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Pur astenendoci in merito alla relazione Mastorakis che vorrebbe istituire un'Agenzia europea per la sicurezza marittima, voteremo a favore della relazione Sterckx in quanto prevede misure concrete finalizzate a limitare i rischi di inquinamento, nonché qualsiasi pericolo per la vita dell'equipaggio.
<P>
Va tuttavia sottolineato che ci sono volute delle catastrofi, come quella causata dalla petroliera Erika o dal naufragio della nave di prodotti chimici Ievoli Sun, perché venissero finalmente proposti dei provvedimenti.
<P>
Ora sarà necessario applicarli.
In particolare, non è stato proposto alcun dispositivo vincolante per trasformarli in obblighi ineludibili sia per gli armatori che per i committenti.
Come minimo si dovrebbe rendere gli uni e gli altri responsabili, con gli altri beni di loro proprietà, di qualsiasi inottemperanza alla direttiva.
<P>
Relazione Mastorakis (A5-0205/2001)
<P>
<SPEAKER ID=58 NAME="Fatuzzo">
Avevo tra gli undici e i quattordici anni, signor Presidente.
Tutte le mattine, poiché io vivevo su un'altura della mia città natale, Genova, avevo davanti uno spettacolo meraviglioso: il porto di Genova visto dall'alto; navi che entravano, navi che uscivano; molte navi, di ogni genere, alla rada in attesa di entrare, tanto era il traffico.
Da lì è nato il mio amore per il mare e il fascino per le navi.
Credo quindi che nessuna città in Europa rappresenterebbe meglio di Genova i problemi della navigazione marittima e soprattutto della sicurezza della navigazione marittima.
Auspico quindi, come genovese e come marinaio, che la sede dell'Agenzia per la sicurezza marittima venga data alla città di Genova.
<P>
<SPEAKER ID=59 NAME="Krivine e Vachetta">
Se il presente progetto di regolamento verrà adottato, consentirà la creazione di un'Agenzia europea per la sicurezza marittima.
<P>
A proposito di sicurezza della navigazione marittima, sembra pertinente la scelta di trattare la questione a livello europeo.
Una siffatta Agenzia consentirà di rendere maggiormente coerenti le azioni formative, l'aiuto scientifico e tecnico agli Stati membri per l'applicazione della legislazione, la raccolta dei dati sull'inquinamento marittimo, il controllo, nonché eventuali proposte di ammodernamento delle legislazioni in vigore.
E' uno strumento che non interferisce nelle decisioni politiche degli Stati, ma è di supporto alle decisioni e alla verifica.
<P>
Per giunta, è un organismo voluto praticamente da tutti gli attori dell'ambiente marittimo.
<P>
Tuttavia, il ruolo della Commissione nella nomina del presidente e dei componenti del consiglio di amministrazione, nonché nella gestione dell'Agenzia, è talmente importante che i cittadini che ne hanno reclamato la creazione rischiano di esserne esclusi.
Per questo motivo proponiamo diversi emendamenti con l'intento di correggere la proposta iniziale.
E' assolutamente legittimo che parlamentari, autorità locali, associazioni di tutela dei diritti dei marinai e di salvaguardia dell'ambiente facciano parte del consiglio di amministrazione dell'Agenzia, ma è altrettanto legittimo che quest'ultima renda conto regolarmente dei risultati della propria attività.
<P>
Relazione Esclopé (A5-0201/2001)
<P>
<SPEAKER ID=60 NAME="Krivine e Vachetta">
Grazie a questo regolamento sarà possibile costituire un fondo di risarcimento per i danni provocati dall' inquinamento da idrocarburi nelle acque europee.
<P>
La marea nera del dicembre 1999 ha infatti messo in luce ancora una volta le inadeguatezze dei sistemi di indennizzo, visto che la maggior parte delle vittime non è stata ancora risarcita.
La proposta tuttavia, pur rappresentando un miglioramento sicuro, risulta lacunosa in quanto non soddisfa appieno la logica della responsabilizzazione della coppia noleggiatore-armatore.
Costituisce un miglioramento perché il fondo sarà finanziato dalle imprese europee e questo assicurerà un risarcimento rapido e cospicuo.
Presenta però anche alcune gravi carenze. Il regolamento, infatti, non istituisce la responsabilità illimitata di chi inquina né prevede il risarcimento della totalità dei danni provocati.
<P>
E' per questa ragione che depositiamo una serie di emendamenti.
Alcuni di essi mirano a instaurare una responsabilità illimitata, ripristinando con chiarezza il nesso fra proprietario e Stato di bandiera della nave e obbligando noleggiatori e armatori a stipulare un' assicurazione con garanzia illimitata.
Altri mirano rendere più trasparente la gestione del Fondo COPE, grazie alla composizione del suo comitato.
Voteremo a favore di questo testo, ma continueremo a lavorare affinché la totalità dei danni sia risarcita dagli enormi guadagni di chi inquina.
<P>
<SPEAKER ID=61 NAME="Souchet">
Desidero incentrare il mio intervento sulla questione del risarcimento delle vittime dell' inquinamento da idrocarburi che la nostra Assemblea giustamente propone di estendere all' inquinamento da sostanze pericolose.
<P>
L' attuale sistema di limitazione della responsabilità finanziaria degli armatori (un vero e proprio scandalo) e di autolimitazione della responsabilità dei noleggiatori operanti nel settore petrolifero (nell' ambito di un FIPOL per le cui risorse è stato stabilito un limite massimo che non tiene conto del costo reale degli inquinamenti causati) assicura una copertura tragicamente insufficiente dei danni causati alle vittime.
E' inaccettabile che le vittime, o i contribuenti in genere, debbano sostituirsi finanziariamente ai responsabili dell' inquinamento.
<P>
La Commissione propone quindi la creazione di un Fondo specificamente europeo (COPE), basato sul principio della surrogazione degli Stati membri alle parti coinvolte in casi di inquinamento da idrocarburi.
Tuttavia, la responsabilità delle parti, e quella dell' armatore e del noleggiatore in primo luogo, deve poter essere identificata con chiarezza ed essere chiamata in causa altrettanto chiaramente dalle vittime.
<P>
Condividiamo gli obiettivi, cioè il risarcimento delle vittime per la totalità del danno subito e la necessità di un funzionamento rapido ed efficace dei meccanismi di risarcimento.
<P>
Ci preoccupano però le modalità proposte per la gestione del Fondo COPE, in particolare l' allineamento delle procedure COPE alle procedure FIPOL.
Stando così le cose, le vittime rischiano di incontrare le stesse difficoltà delle vittime, ad esempio, della petroliera Erika, cioè problemi nel dimostrare l' inquinamento e rifiuto di pagamento da parte delle imprese.
Ci uniamo dunque al relatore e chiediamo l' elaborazione di procedure specifiche per l' attuazione del Fondo COPE, affinché possa servire appieno al suo scopo a vantaggio delle vittime.
<P>
Relazione Collins (A5-0203/2001)
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Fatuzzo">
E dal mare, signor Presidente, saliamo al cielo; dalla sicurezza marittima andiamo alla sicurezza della navigazione aerea.
Io faccio un applauso ai piloti degli aeroplani, ai tecnici dell'aviazione, a tutto il personale, ai controllori di volo e così via, che hanno reso la navigazione aerea la più sicura in assoluto tra tutti i mezzi di trasporto.
E questo mi rassicura non poco perché, da quando sono deputato europeo, vivo continuamente in cielo, sugli aeroplani.
Questa direttiva del relatore Collins vuole migliorare ulteriormente questa sicurezza, e quindi ben venga!
Grazie alla Commissione che ha fatto questa proposta e a noi parlamentari che l'abbiamo Approvata!
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<SPEAKER ID=63 NAME="Markov">
Il mio gruppo parlamentare accoglie con favore l'attenzione prestata dalla Commissione europea alle richieste del Parlamento risultate dalla discussione sull' adeguamento degli standard di sicurezza e dei sistemi di segnalazione del 1997 e la presentazione di una proposta indipendente di direttiva sulla segnalazione di eventi nel settore dell' aviazione civile.
D' ora in poi, in tutti gli Stati membri dell' Unione si dovranno segnalare obbligatoriamente sinistri, carenze e disfunzioni, che costituiscono informazioni irrinunciabili per la sicurezza, e tutte queste informazioni devono essere trattate in via strettamente confidenziale.
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Il continuo miglioramento della sicurezza del traffico aereo è un' esigenza che sta a cuore di tutti gli interessati, ovvero i passeggeri, i gestori, i servizi tecnici, nonché le forze politiche responsabili come noi onorevoli deputati del Parlamento europeo.
Tanto più se consideriamo che nei prossimi anni il traffico aereo aumenterà in modo vertiginoso.
Come è stato dimostrato, la maggior parte dei sinistri nel traffico aereo è da imputare al fattore umano. Per tale ragione, sarà utile, per analizzare i sinistri, per poter trarre conclusioni e per individuare misure di prevenzione, installare in tutti gli Stati membri un sistema unitario di rilevamento, registrazione, scambio e diffusione di informazioni relative ad eventi pericolosi o potenzialmente pericolosi.
<P>
La valutazione sistematica di decisioni e comportamenti umani inadeguati sarà particolarmente importante per l' addestramento del personale.
La ripetizione di determinate condizioni e la simulazione di situazioni decisionali aiuterà il personale ad essere meglio preparato e a reagire avvedutamente in caso di irregolarità e situazioni d' emergenza.
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Tutti i problemi tecnici, i sinistri o i difetti possono inoltre ridurre i rischi di sicurezza grazie ad un rilevamento sistematico e ad una memorizzazione in una banca dati accessibile alle autorità di sicurezza, nonché alla valutazione e alla diffusione delle conclusioni.
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Per questo non solo accogliamo con favore il progetto di direttiva della Commissione, ma esprimiamo anche la nostra approvazione per la relazione presentata dall' onorevole Collins e i pochi emendamenti.
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Relazione Busk (A5-0210/2001)
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<SPEAKER ID=64 NAME="Figueiredo">
Sebbene sia importante assicurare buone condizioni per gli animali, occorre tener conto della realtà esistente in ciascuno degli Stati membri.
In Portogallo, dove prevalgono le piccole aziende dedite all' allevamento dei suini, non è corretto introdurre di colpo tutta una serie di modifiche radicali che rendono le imprese non redditizie dal punto di vista economico.
Le misure minimaliste che il Parlamento europeo ha approvato non tengono in considerazione la realtà di un paese piccolo come il Portogallo.
La loro applicazione a breve termine porterebbe ad una concentrazione della produzione e alla distruzione della maggior parte delle piccole e medie aziende agricole, aggravando la situazione dell' agricoltura a conduzione familiare.
Si tratta di misure sicuramente importanti per i paesi settentrionali, ma inadeguate per la realtà dei paesi meridionali.
Pertanto, anche se continuiamo a batterci a favore del miglioramento delle condizioni e del trattamento degli animali, abbiamo votato contro la relazione.
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<SPEAKER ID=65 NAME="Lulling">
La salute degli animali fa parte della nostra sensibilità etica di base.
Non bisogna tuttavia dimenticare che elevati standard di igiene animale nell' Unione implicano maggiori costi di produzione. Bisogna pertanto evitare che i nostri suinicoltori siano esposti alla concorrenza di importazioni che, per quanto riguarda gli standard di igiene animale, non devono osservare gli stessi requisiti e che possono pertanto praticare prezzi più bassi.
E' dunque necessario impedire l' importazione di carne suina da paesi terzi che non hanno la stessa legislazione normativa per quanto riguarda gli standard di igiene e di salute animale. Per tale ragione le questioni relative alla salute animale devono essere trattate anche nei prossimi negoziati in seno all' Organizzazione mondiale del commercio.
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Dovremmo anche considerare che le nuove specifiche relative all' igiene e alla protezione animale comportano diversi sistemi di allevamento.
Se i suinicoltori hanno appena costruito fabbricati per l' allevamento che corrispondono alle regole vigenti fino ad oggi e se ora tali regole vengono modificate, ovvero rafforzate, bisogna concedere a questi allevatori periodi di transizione ragionevoli affinché possano ammortizzare gli investimenti fatti e adeguarsi alla nuova regolamentazione.
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I nuovi regimi conterranno dettagli molto specifici sulla suinicoltura concernenti le misure dei box, il loro allestimento e l' allevamento di animali gravidi.
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Nello sforzo teso ad ottenere una svolta nella politica agricola bisogna considerare che chi desidera standard sempre più elevati per quanto concerne l' igiene e la protezione animale deve anche accettare, in quanto consumatore, le relative conseguenze e deve essere quindi disposto a pagare di più la carne suina prodotta in condizioni di allevamento migliori.
In Lussemburgo esiste un marchio di qualità per questo tipo di carne suina che risulta sempre più gradita, una circostanza che dimostra come il consumatore sia in grado di comprendere che per i prodotti agricoli di qualità deve spendere di più.
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<SPEAKER ID=66 NAME="Meijer">
Tra poco, quando si discuterà del successivo punto all' ordine del giorno riguardante la peste suina, diventerà evidente ancora una volta che l' allevamento ha sempre come obiettivi l' aumento della produzione di carne, la riduzione dei prezzi e il soddisfacimento delle esigenze del commercio mondiale.
Sull' altare del libero mercato vengono sacrificati non solo le persone e il loro ambiente, ma anche il benessere degli animali.
Le norme nazionali di tutela vengono accantonate in nome dei grandi interessi economici e della liberalizzazione europea.
Quanto più il processo di liberalizzazione avanza, tanto più ne traggono vantaggio coloro che producono a prezzi più bassi.
In tale contesto, non si tiene conto del fatto che, per poter praticare prezzi così bassi, si ricorre a pratiche non corrette: i maiali e i polli vengono rinchiusi in spazi troppo limitati dove non si possono muovere liberamente e sono costretti a vivere in condizioni tutt' altro che naturali.
In tal modo, si risparmia sugli spazi utilizzati e quindi si riducono i costi.
Plaudo alle persone e alle organizzazioni che già da anni sono impegnate a richiamare l' attenzione su tale realtà.
E' pertanto positivo che ora, finalmente, ci sia maggiore interesse da parte del mondo della politica verso le sofferenze degli animali che sono causate dall' allevamento intensivo.
Qualsiasi norma capace di migliorare anche solo di poco questa situazione ha il mio sostegno; non credo tuttavia che approvando la presente proposta elimineremo completamente le inutili sofferenze degli animali.
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Relazione Brok (A5-0209/2001)
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<SPEAKER ID=67 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Con la scusa di aiutare il Kosovo, questa relazione propone aiuti alla privatizzazione dell' economia del paese e, in base agli esempi contenuti nel testo, ciò significa sottometterla alle banche occidentali.
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Il nostro voto contrario esprime la nostra indignazione di fronte a tutta la politica perseguita dalle potenze occidentali, soprattutto quelle dell' Unione europea.
Dopo aver bombardato il Kosovo - e la Serbia -, tale politica consiste ora nel fare della rovina stessa del paese un ulteriore sbocco per i capitali occidentali.
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Come minimo, le potenze occidentali dovrebbero riparare ciò che hanno distrutto.
Per ripristinare infrastrutture, strade, reti ferroviarie e telefoniche, per ricostruire gli edifici e le imprese distrutte, basterebbe solo una parte del denaro speso per la guerra, una parte dei mezzi e delle tecniche utilizzate.
Tutto ciò dovrebbe essere fatto a spese delle potenze occidentali, più precisamente attingendo dai loro bilanci militari senza che ciò generi profitti privati in Occidente.
Per ora, malgrado la soddisfazione dell' Unione europea, il bilancio economico del suo intervento si riduce allo smembramento di ciò che resta dell' economia kosovara e alla sua sottomissione alle banche occidentali e al controllo delle mafie.
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Relazione Martínez Martínez (A5-0195/2001) e (A5-0197/2001)
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<SPEAKER ID=68 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, questo è uno dei provvedimenti più utili tra quelli che votiamo al Parlamento europeo.
Differenziare e specificare gli aiuti, attraverso i Fondi strutturali, che arrivano alle regioni e alle isole ultraperiferiche dell'Europa, cioè le Azzorre, Madera, le Canarie, Guadalupa, Guiana, Martinica e Riunione, è un fatto estremamente positivo.
Io sono felice per il mio amico, vicino di banco, Fernando Fernández, governatore delle Canarie, il quale in questo modo potrà più orgogliosamente girare per le Isole Canarie, consapevole che l'Europa è vicina alle regioni e alle isole più periferiche del territorio europeo.
Speriamo che questo esempio venga seguito ogniqualvolta si devono prendere decisioni sulle regioni ultraperiferiche dell'Europa.
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<SPEAKER ID=69 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Non possono essere espresse riserve su un aiuto ai paesi d' oltremare che versano in condizioni economiche di sottosviluppo, dovute a secoli di colonizzazione e sfruttamento da parte dei paesi europei.
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Tuttavia, intendiamo manifestare riserve sul modo in cui l' Unione europea concepisce la propria assistenza a queste regioni dette "ultraperiferiche". Gli aiuti, infatti, non sono destinati unicamente alle popolazioni povere, ai lavoratori e ai piccoli agricoltori.
Essi mirano anche a sostenere gli interessi, autoctoni o meno, che non li necessitano, promuovendo peraltro "l'imprenditorialità" .
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Siamo favorevoli agli aiuti, ma ad altre condizioni.
Per questo motivo ci siamo astenuti, pur votando a favore degli emendamenti volti a sostenere gli interessi delle classi lavoratrici.
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<SPEAKER ID=70 NAME="Costa Neves">
<SPEAKER ID=71 NAME="Marques">
Il Trattato di Amsterdam ha consacrato la base giuridica (articolo 299, paragrafo 2), riconoscendo la necessità di un trattamento diversificato da parte dell' Unione europea nei confronti delle regioni ultraperiferiche, tenendo conto della realtà unica e peculiare di tali aree.
Adesso si tratta di un riconoscimento di natura "giuridico-costituzionale" e non, come è avvenuto ad Amsterdam, di un riconoscimento "de facto" , compiuto attraverso le dichiarazioni allegate ai Trattati o strumenti come il regolamento POSEIMA, sintomaticamente denominato programma di opzioni specifiche per far fronte alla distanza e all' insularità delle Azzorre e di Madera.
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Pertanto do il mio più completo appoggio al parere favorevole del Parlamento ad una serie di misure di cui abbiamo appena discusso e che sono state presentate dalla Commissione europea allo scopo di dare un contenuto concreto al principio della ultraperifericità.
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Particolare attenzione va rivolta alla proposta di revisione del regolamento POSEIMA.
Un programma che si è dimostrato di grande valore in quanto ha garantito l' applicazione di importanti aspetti della PAC a Madera e alle Azzorre, sia pure in una maniera adeguata alla specificità dell' agricoltura di queste regioni.
Il regolamento POSEIMA ha quindi fornito un contributo rilevante per il mantenimento della nostra agricoltura.
D' altro canto, POSEIMA si è dimostrato essenziale, dato che comprende misure specifiche destinate a ridurre i costi extra collegati all' approvvigionamento di prodotti alimentari per il consumo o la trasformazione industriale, provocati in particolare dal trasporto.
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La proposta di revisione del regolamento POSEIMA, con gli emendamenti raccomandati dal Parlamento, è abbastanza positiva: vengono introdotti nuovi strumenti e, alla luce dell' esperienza acquisita, si modificano quegli attuali.
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Spero che la Commissione accolga gli emendamenti proposti dal Parlamento.
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<SPEAKER ID=72 NAME="Sturdy">
La delegazione conservatrice britannica del gruppo PPE-DE ha votato contro la relazione Martínez Martínez sulle misure specifiche per i prodotti agricoli relative a diversi paesi.
I miei colleghi ed io comprendiamo appieno le necessità delle regioni più periferiche dell'Unione europea, legate al loro isolamento e ai problemi da esso derivanti.
Riteniamo tuttavia che la Commissione abbia fornito una proposta sensata per far fronte a tali difficoltà e che spingersi oltre, come propone il relatore, non sia giustificabile, date le implicazioni che ciò avrebbe a livello di politica e di bilancio.
In tutta l'Europa il settore agricolo è in grave difficoltà e limitare ulteriormente il bilancio sembra improponibile in questo momento.
Considerazioni analoghe hanno spinto la mia delegazione a votare contro l'altra relazione Martínez Martínez sulle misure strutturali.
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Relazione Fragas Estévez (A5-0185/2001)
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<SPEAKER ID=73 NAME="Figueiredo">
Dopo la scadenza dell' accordo di pesca con il Marocco, avvenuta il 30 novembre 1999, la flotta comunitaria è rimasta inattiva.
Di fronte a tale situazione, la Commissione ha proposto di modificare il regolamento delle azioni strutturali con due obiettivi: prorogare fino al 30 giugno 2001 il periodo di concessione degli indennizzi per la cessazione dell' attività e permettere di superare il limite del 4 per cento degli aiuti SFOP per questo tipo di interventi in considerazione del numero di pescatori ed armatori portoghesi e spagnoli colpiti da questa paralisi.
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Nella relazione, la onorevole Fraga Estévez propone una proroga degli aiuti sino alla fine del 2001, il che ci sembra opportuno, vista l' incertezza che sussiste tuttora circa la remota possibilità di rinnovo dell' accordo di pesca e i ritardi accumulati per quanto riguarda la messa a disposizione delle risorse necessarie per far fronte agli elevati costi della ristrutturazione della flotta comunitaria in caso di mancato rinnovo; tale rinnovo appare sempre più improbabile, dato il blocco dei negoziati e le conclusioni dell' ultimo Consiglio "pesca" .
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Per il Portogallo la situazione è assai complessa, visto che circa 30 navi e 600 pescatori stanno vivendo questa situazione di costante incertezza, per cui la proroga degli aiuti, anche se tardiva, potrà limitare le conseguenze della paralisi e anche di una ristrutturazione più profonda.
Per tale motivo, abbiamo votato a favore della relazione.
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Relazione Galeote Quecedo (A5-0199/2001)
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<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
Noi cristiano-democratici svedesi desideriamo sottolineare che una scuola diplomatica europea eventualmente da istituire, proposta nell' articolo 9, non dovrebbe finire col sostituire le scuole diplomatiche di ogni Stato membro.
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E' importante che in ogni paese il Ministero degli affari esteri disponga di un proprio sistema formativo di base per poter servire appieno i propri cittadini nella loro lingua madre.
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Relazione Linkohr (A5-0163/2001)
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<SPEAKER ID=75 NAME="Fatuzzo">
Cielo sereno, rondini che arrivano da tutte le parti, mare calmo, luce del sole incredibile.
Siamo forse in Italia, signor Presidente?
No!
Siamo in Svezia, nella bellissima isola di Gotland.
Che cosa c'entra, penserà lei, con l'approvvigionamento petrolifero dell'Unione europea?
C'entra, c'entra, perché sabato e domenica scorsi sono stato a un convegno sulle energie rinnovabili proprio in questa bellissima isola di Gotland, in Svezia, il cui 50 per cento dell'energia viene ottenuto dalle fonti rinnovabili, quindi dal vento, dal sole, dalle biomasse e così via.
Orbene, io auspico che in Europa si potenzi l'utilizzo delle energie rinnovabili.
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<SPEAKER ID=76 NAME="Bonde, Krarup e Sandbæk">
Abbiamo complessivamente votato a favore della relazione, poiché riteniamo che sia importante trovare fonti energetiche alternative agli oli minerali.
Abbiamo invece votato contro il punto 8 della relazione, poiché siamo generalmente contrari all' uso dell' energia nucleare.
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<SPEAKER ID=77 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Nei considerando della relazione si legge che "i prezzi elevati del petrolio e l' oscillazione degli stessi colpiscono soprattutto i ceti più poveri della popolazione".
La motivazione constata altresì che gli aumenti risultano essenzialmente dalla speculazione.
Tutto il resto però rivela la volontaria impossibilità d' intervento da parte delle Istituzioni europee e dei singoli Stati.
<P>
Ogni aumento speculativo dei prezzi equivale a un prelievo ingente di pochi gruppi petroliferi e intermediari capitalisti sulla popolazione e sui ceti più poveri che pagano direttamente o indirettamente.
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Quanto agli Stati, non solo non intervengono per limitare tali aumenti, ma ne approfittano tramite le tasse petrolifere, un' imposta indiretta tanto ingiusta quanto l' IVA, giacché colpisce nello stesso modo benestanti e indigenti.
<P>
Non è vero che le autorità pubbliche non possono impedire gli aumenti dei prezzi, come non è vero che non possono sopprimere l' imposta sui prodotti petroliferi di consumo privato.
La Commissione, incapace di adottare le misure necessarie, si limita a sciorinare frasi vuote.
Pertanto, abbiamo votato contro questa relazione.
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<SPEAKER ID=78 NAME="Thomas-Mauro">
Gli Stati membri devono prevedere seriamente una riduzione della loro dipendenza nei confronti dell' approvvigionamento energetico esterno all' Unione europea.
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Da un lato, per motivi strategici che si accentueranno a mano a mano che il petrolio sarà più raro, costoso e circoscritto ad un' unica regione del mondo, non proprio delle più democratiche.
<P>
D' altro canto, per il problema del cambiamento climatico legato all' effetto serra che ci impone il rispetto degli impegni internazionali.
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Per questa ragione, gli Stati membri devono fare tutto il possibile per diminuire il loro consumo di idrocarburi fossili e una delle alternative è lo sviluppo dei biocombustibili.
Si tratta di una possibilità di cui le proposte della Commissione non tengono sufficientemente conto.
Infatti, siamo in grado di produrre grandi quantità di colture oleaginose, barbabietole da zucchero e cereali da cui ricavare milioni di ettolitri di carburanti che potrebbero sostituire quelli fossili.
I costruttori di automobili e le compagnie petrolifere più avveduti appoggiano questa strategia.
<P>
Riteniamo quindi che gli Stati membri e la Commissione debbano fare tutto il possibile per favorire la ricerca, lo sviluppo e gli investimenti produttivi a favore dei biocombustibili, in particolare tramite misure fiscali appropriate.
Gli Stati membri devono capire rapidamente che le imposte che gravano sui prodotti petroliferi fossili non devono gravare sui biocombustibili.
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<SPEAKER ID=79 NAME="Presidente">
Con questo si concludono le dichiarazioni di voto.
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<CHAPTER ID=4>
Regimi di sostegno diretto nel quadro della PAC
<SPEAKER ID=80 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0184/2001), presentata dall'onorevole Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf a nome della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1259/1999 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune (COM(2000) 841 - C5-0762/2000 - 2000/0335(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=81 NAME="Graefe zu Baringdorf">
Signor Presidente, signor Commissario Fischler, la relazione in esame mira a semplificare almeno la fascia più bassa dei regimi di sostegno diretto introdotti nel 1992 e adeguati più tardi con Agenda 2000.
La proposta della Commissione prevede il versamento forfettario di importi fino a 1.000 euro e lo sgravio delle piccole aziende dalla macchinosa procedura di presentazione delle domande.
<P>
La commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale condivide questa richiesta ma, ritenendo 1.000 euro un importo troppo modesto, ha proposto di innalzare il massimale a 1.500 euro.
In tal modo, circa un terzo di tutte le aziende europee potrà beneficiare di pagamenti forfettari, anche se la quota risulterà ovviamente diversa da paese a paese.
Credo che l'onorevole Cunha ritornerà su questo punto perché è scontato che in Portogallo tale quota risulti sensibilmente più elevata.
<P>
Ricordiamo inoltre che anche in questo campo intendiamo far applicare il disposto di cui agli articoli 3 e 4 del regolamento n. 1229/99, in cui si prevede il rispetto obbligatorio delle norme ambientali.
Non concordiamo con l'intento di conseguire risparmi presso le piccole aziende tramite il regime forfettario.
Pare infatti che le imprese che si avvalgono della procedura semplificata siano escluse dagli incrementi della compensazione previsti da Agenda 2000 perché questi ultimi si basano su una quantificazione retroattiva.
Poiché ciò impedisce a tali aziende di beneficiare degli aumenti, suggeriamo che i pagamenti a loro destinati siano maggiorati del 20 per cento.
<P>
Ora si potrebbe sostenere il 20 per cento in più potrebbe risultare anche dall'adeguamento diretto e immediato dei pagamenti agli incrementi.
Riteniamo un po' troppo complicato quest'ultimo calcolo, ma non vogliamo che il nuovo regime di liquidazione penalizzi le piccole aziende.
Lei conosce le controversie sul versamento dei premi: i pagamenti pro dipendente versati alle grandi aziende razionalizzate sono molto cospicui, indipendentemente dalla loro ubicazione in Europa.
Se si considerano gli importi tanto esigui corrisposti alle piccole imprese - le quali necessitano a loro volta di manodopera -, credo che la Commissione non dovrebbe lesinare sui posti di lavoro di queste aziende.
<P>
Signor Commissario Fischler, lei ha proposto, o per meglio dire prospettato, lo stanziamento nell'ambito del secondo pilastro di importi che raggiungeranno probabilmente i 5.000 euro per le imprese di quest'ordine di grandezza perché la loro attività, quando rispetta determinati standard ambientali, contribuisce a definire un ordinamento territoriale dello spazio rurale ecologicamente e socialmente compatibile.
Stando così le cose, non si dovrebbe però cercare di risparmiare sul regime destinato a queste stesse piccole imprese, che non dovrebbero essere escluse dagli aumenti.
In caso contrario, si dovrebbe infatti raccomandare alle aziende di rinunciare al regime forfettario per continuare ad avere diritto al pagamento totale. La legge non lo esclude.
Per questa ragione il provvedimento, che consideriamo sensato, non sarà probabilmente accettato dalle piccole imprese che preferiranno il versamento integrale anche se gli importi si riveleranno modesti.
Ma appunto perché si tratta solo di importi esigui, proprio perché si tratta di piccole imprese che generalmente svolgono un ottimo lavoro nell'ambiente rurale, lei dovrebbe accettare di ripensarci.
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<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="PT" NAME="Cunha">
Signor Presidente, innanzitutto saluto con favore, in quanto opportuna e sensata, la proposta della Commissione che mira a semplificare i processi per l' accesso dei piccoli agricoltori ai sostegni diretti della PAC.
L' esperienza registrata con l' applicazione della PAC è che, in realtà, essa emargina i piccoli agricoltori - definiti nella proposta come coloro che, in media, negli ultimi tre anni hanno percepito meno di 1.000 euro all' anno -, e ciò, in primo luogo, perché gli aiuti per ettaro o per capo di bestiame hanno un' incidenza minima sul reddito di questi agricoltori, che spesso non possiedono più di 5 o 10 ettari di terra arabili o più di mezza dozzina di capi di bestiame e, in secondo luogo, perché ai piccoli agricoltori viene generalmente richiesto l' espletamento delle stesse pratiche burocratiche previste per importi di aiuti 10, 50 o addirittura 100 volte superiori, obbligandoli a volte a compilare ogni anno una dozzina di moduli per ricevere un aiuto talvolta irrisorio.
In altri termini, la modesta entità dell' aiuto concesso a questi agricoltori, abbinata agli oneri burocratici collegati alla richiesta, fa sì che la maggior parte dei piccoli agricoltori non si senta affatto motivata a ricorrere agli aiuti ai quali avrebbe diritto.
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Oltre a questa valutazione positiva di principio sulla proposta adesso in discussione, vorrei formulare tre osservazioni: la prima è che mi sembra ragionevole l' emendamento approvato dalla commissione per l' agricoltura di portare da 1.000 a 1.500 euro il limite, il che consente di raggiungere potenzialmente un terzo degli agricoltori dell' Unione europea e, in alcuni paesi, come il mio, più di due terzi.
E' un inizio prudente, ma realista che mi sembra ragionevole e importante.
Inoltre, ritengo rilevante l' emendamento approvato volto ad aumentare del 20 per cento il livello dei pagamenti degli ultimi tre anni, anche perché detto livello non è ancora stabilizzato in seguito alla riforma di Agenda 2000 e rappresenta un ulteriore incentivo affinché i piccoli agricoltori ricorrano agli aiuti.
Rimangono tuttavia esclusi alcuni aiuti, come quelli previsti per olio, banane, tabacco, fecola di patata, eccetera; mi auguro che in futuro essi siano inclusi.
<P>
In secondo luogo, vorrei sottolineare che il principio di slegare gli aiuti dalle opzioni produttive degli agricoltori presenta alcune potenzialità, ma non può far prescindere dall' esigenza che un produttore gestisca un' effettiva produzione perché, in caso contrario, fomenteremmo l' assenteismo.
<P>
Terza osservazione: in futuro occorrerà pensare ad un' altra scala di aiuti per i piccoli agricoltori, i quali dovranno ricevere un importo unitario di pagamenti relativamente superiore a quello delle imprese di grandi o medie dimensioni perché altrimenti tali sostegni rischieranno di essere inefficaci.
Ciò è essenziale.
Gli aiuti per le piccole imprese non possono essere calcolati sulla stessa base unitaria degli altri.
Inoltre, bisognerà prevedere nuove basi di attribuzione degli aiuti, dato che fondarli sull' importo medio percepito negli ultimi tre anni esclude i piccoli agricoltori che coltivano produzioni che ora non danno diritto ad aiuti, ma che, nell' ottica della multifunzionalità, avranno diritto a riceverli, così come gli altri.
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<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="ES" NAME="Rodríguez Ramos">
Signor Presidente, il gruppo socialista accoglie con soddisfazione questa proposta che costituisce un ulteriore passo in direzione della semplificazione della politica agricola e favorisce i piccoli agricoltori.
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La proposta riconosce che in molte occasioni i costi amministrativi di gestione e di erogazione degli aiuti non corrispondono all' importo ricevuto da questi piccoli produttori.
In base ai dati presentati dalla Commissione, il 23,2 per cento delle aziende riceve pagamenti diretti inferiori a 1.000 euro, importo questo che la Commissione fissa come massimale per aderire al regime semplificato.
Tuttavia, il 48 per cento dei produttori riceve meno di 2.000 euro; inoltre, come già sottolineato, esiste una grande variazione all' interno degli Stati membri.
Questo significa che, per rendere efficace il suddetto regime semplificato, occorrerà aumentare l' importo massimo portandolo a 1.500 euro, come già approvato dalla commissione per l' agricoltura.
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Riteniamo inammissibile che qualsivoglia modifica del sistema di gestione e di pagamento possa penalizzare economicamente gli agricoltori che hanno meno capacità di reddito e che ricevono una minore percentuale di aiuti.
Appoggiamo pertanto la proposta del relatore, affinché i pagamenti unici forfettari, calcolati sulla base dei pagamenti realmente effettuati negli anni precedenti, siano innalzati del 20 per cento per controbilanciare l' aumento dei pagamenti futuri che non rientrano nel regime semplificato.
Si eviterebbe così una discriminazione, oltre ai possibili effetti economici negativi che questa proposta potrebbe avere per i piccoli produttori.
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Spero che quest' iniziativa, dal carattere apparentemente sperimentale, sia coronata da successo all' atto della realizzazione pratica e auspico che la Commissione continui a presentarci proposte volte a semplificare il regime e la gestione della politica agricola, elemento essenziale per conseguire maggiore trasparenza, avvicinamento e comprensione della politica comunitaria da parte del cittadino europeo.
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<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="ES" NAME="Jové Peres">
Signor Presidente, poche volte in passato ci siamo trovati davanti ad una proposta più breve e di più ampia portata potenziale.
Una semplificazione dei regimi di aiuto della PAC era necessaria.
Malgrado le semplificazioni, occorre evitare i rischi di svuotamento o perdita di efficacia.
In tal senso, sorprendono nella proposta della Commissione la mancanza di precisione a proposito della sfera di applicazione della misura e il fatto che la Commissione si basi sulla rete contabile per la valutazione della medesima.
Occorre pertanto riconoscere il merito della relazione dell' onorevole Graefe zu Baringdorf.
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Vorrei ricordare che io stesso avevo preparato una relazione e successivamente la onorevole Redondo un' altra, in cui si proponeva il trattamento statistico dei pagamenti del FEAOG-Garanzia per avere una conoscenza esatta dell' applicazione della PAC.
Inizialmente la Commissione si era dimostrata contraria, ma in seguito si è impegnata a procedere su questa strada.
Se lo avessimo fatto, oggi avremmo un' idea molto più precisa in relazione ai temi di cui ci stiamo occupando.
<P>
Tornando all' argomento di fondo, vorrei fare alcune precisazioni, che occorre tener presenti, in riferimento alla proposta iniziale della Commissione: la concessione di aiuti svincolati dal mantenimento dell' attività comporta il rischio d' indebolire il tessuto economico, creando un sistema clientelare nel settore che negli ultimi dieci anni ha visto scomparire il 30 per cento delle aziende e oltre il 25 per cento dell' occupazione.
Questo sistema potrebbe avere problemi anche in termini di discriminazione degli aiuti fra piccoli produttori e agricoltori a tempo parziale.
<P>
In quest' ottica, acquista particolare valore pertanto ciò che ha fatto l' onorevole Graefe zu Baringdorf, che il mio gruppo politico sostiene. Anzi, avremmo voluto sostenere ancora di più la proposta iniziale dell' onorevole Graefe zu Baringdorf in tutti i suoi aspetti e non nella versione finale, come emerge dalla votazione in seno alla commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale.
Appoggeremo comunque la sua relazione.
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<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Signor Presidente, mi congratulo con il relatore e desidero sottolineare che sono favorevole alla proposta della Commissione di introdurre, per un periodo di prova, un sistema semplificato per il pagamento del sostegno diretto alle aziende agricole.
Anche se il programma inizialmente verrà applicato solo alle aziende che versano piccole somme, esso dà nondimeno un'indicazione della volontà da parte della Commissione di far fronte alle richieste del Parlamento, e naturalmente dei governi nazionali, affinché venga messo in atto un sistema semplificato e meno burocratico per l'amministrazione dei fondi dell'Unione europea nel settore agricolo.
Dato che i sistemi agricoli utilizzati dalla maggior parte delle aziende a conduzione familiare sono simili, il principio di fare una media tra i pagamenti erogati in un periodo di tre anni sembra ragionevole ed equo.
<P>
La Commissione, tuttavia, dovrebbe chiarire la procedura di applicazione delle penali all'interno di questo sistema.
La proposta comporterà un alleggerimento delle pratiche burocratiche per le aziende e un sistema di amministrazione da parte dei governi nazionali con un miglior rapporto costi-benefici.
Condivido l'opinione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale secondo cui il tetto massimo deve essere aumentato del 20 per cento e molte delle osservazioni fatte dall'onorevole Cunha.
Spero che un numero più alto possibile di aziende decida di partecipare al programma e che la loro esperienza faccia sì che altre aziende decidano di parteciparvi in futuro.
Dato che molte piccole aziende a conduzione familiare sono sotto pressione e che i giovani sono riluttanti a continuare l'attività dei padri, credo che il tetto massimo debba essere alzato in modo da incoraggiare a continuare ad operare le piccole aziende e coloro il cui sostentamento dipende dell'agricoltura.
<P>
Mi fa piacere che per essere ammessi si debba sottostare ad un requisito ambientale.
Si è verificato un enorme miglioramento delle campagne sotto il profilo ambientale grazie alla partecipazione delle aziende agricole alla tutela ambientale e ai requisiti ambientali della PAC riformata.
Questa è una proposta estremamente utile che certamente va sostenuta e ringrazio il Commissario per averla esposta all'Aula.
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<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="FI" NAME="Pesälä">
Signor Presidente, signor Commissario, a nome del gruppo liberale ringrazio la Commissione e il relatore per il valido lavoro da loro condotto che questa volta non mira solo alla semplificazione amministrativa, ma anche ad uno scopo positivo dal punto di vista degli agricoltori e che io approvo pienamente: la semplificazione della procedura di richiesta.
In tal senso, questa apertura si configura come una grande apertura di principio.
Dovunque si vada nel territorio dell' Unione a parlare con gli agricoltori, la prima ed unica cosa nella quale ci si imbatte è l' immagine molto negativa creata in loro dalla burocrazia, l' enorme numero di moduli da riempire e i problemi che essi comportano.
Specialmente per i produttori più piccoli si tratta di un argomento particolarmente importante.
<P>
Nel tempo si dovrebbe ulteriormente sviluppare il sistema in modo tale da includervi misure a favore dello sviluppo rurale, così come, sin da ora, già in questa fase iniziale, occorrerebbe prevedere il pagamento unico forfettario.
Mi lascia allibito il fatto che la Commissione parta da una linea in cui lo sviluppo dei pagamenti collegati al regime è costante senza una qualche forma di indicizzazione.
Il relatore è opportunamente intervenuto osservando che, al di fuori del regime, vi è la possibilità di usufruire di aiuti in virtù delle soluzioni previste da Agenda 2000.
A mio avviso, questo è un aspetto molto importante.
Affinché il regime sia appetibile anche per le aziende agricole che desiderano sviluppare la propria attività, è fondata la proposta della nostra commissione sull'innalzamento del livello del sostegno.
Sul livello possiamo discutere, ma il principio, soprattutto in quest'ambito, è estremamente importante.
Bisogna dunque sostenere questo tentativo che è davvero di natura sperimentale, temporanea.
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<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="EL" NAME="Patakis">
Signor Presidente, la proposta della Commissione è disorientante in quanto si limita ad una questione amministrativa di poco conto, mentre tralascia appositamente di parlare delle modalità di ripartizione degli aiuti comunitari diretti alle aziende agricole e della situazione delle piccole realtà in costante peggioramento.
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Stando ai pochi dati forniti nella relazione e facendo riferimento alla rete di dati contabili delle aziende agricole, il 23,2 per cento delle aziende aderenti riceve aiuti diretti inferiori a 1.000 euro l' anno.
Detta percentuale è in realtà superiore se si tiene conto anche delle aziende agricole non aderenti alla rete e di quelle che sono di fatto aziende di piccole dimensioni; di conseguenza, una percentuale decisamente superiore al 23,2 per cento di tutte le aziende agricole comunitarie riceve soltanto l' 1,4 per cento dell' insieme degli aiuti diretti.
Questo fatto, che la Commissione non menziona di proposito, dimostra quanto siano ipocrite certe dichiarazioni dei suoi massimi esponenti secondo cui lo scopo presunto del bilancio comunitario e dei regimi di sostegno diretto sarebbe quello di ridurre sia le disparità esistenti tra le regioni agricole ricche e quelle povere, sia le diversità tra piccole e grandi aziende.
Ne consegue che il 20 per cento delle grandi aziende agricole dell' Unione europea riceve l' 80 per cento delle sovvenzioni comunitarie, come aveva dichiarato stupito l' allora Commissario MacSharry, mentre le cose continuano a peggiorare.
<P>
Poiché le modalità di ripartizione degli aiuti diretti avvantaggiano - in modo provocatorio - le grandi aziende agricole a scapito di quelle piccole, ne consegue un accrescimento costante del divario di reddito sia tra le regioni ricche e quelle povere, sia tra le grandi aziende capitalistiche e quelle piccole a conduzione familiare. Giacché le modalità di ripartizione degli aiuti comunitari diretti hanno la funzione di annientare le piccole aziende agricole e visto che la proposta della Commissione non entra affatto nel merito del problema, gli europarlamentari iscritti al partito greco KKE intendono votare contro la proposta della Commissione e la relazione del Parlamento.
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<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
Signor Presidente, la politica della PAC, oltre al proprio costo, rende alquanto difficile l' assegnazione degli aiuti ai piccoli agricoltori di paesi come il Portogallo, dove il 75 per cento delle imprese agricole è di piccole dimensioni.
E' indispensabile semplificare il regime dei pagamenti diretti; è importante registrare dei progressi in questo campo, sia pure a titolo sperimentale.
La relazione del Parlamento migliora la proposta della Commissione, ampliando la portata del regime semplificato così da abbracciare anche gli agricoltori che riceveranno fino a 1.500 euro all'anno e aumentando del 20 per cento il sostegno.
Ciononostante, tenuto conto delle caratteristiche del settore agricolo portoghese, avremmo preferito che il limite del regime venisse fissato a 2.500 euro, come proposto dall' onorevole Graefe zu Baringdorf, il che avrebbe garantito l' accesso al regime di un numero di gran lunga maggiore di agricoltori portoghesi.
Deploro, quindi, la proposta dell' onorevole Cunha, tesa a ridurre tale limite a 1.500 euro.
Nel frattempo, occorre far sì che la Commissione non si serva di questo regime semplificato per raggiungere altri obiettivi, in particolare nell' ambito di una riforma della PAC, visto che si devono definire in collaborazione con i governi nazionali chiare condizioni di accesso al regime semplificato al fine di garantire il mantenimento dell' attività agricola.
Ad ogni modo, diamo il nostro appoggio alla relazione presentata dal Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=89 NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevole relatore Graefe zu Baringdorf, desidero anzitutto ringraziarla cordialmente per aver esaminato a fondo la proposta.
Onorevoli parlamentari, nel suo parere sulle riforme di Agenda 2000, la Corte dei conti ci ha ripreso perché le autorità degli Stati membri versano aiuti relativamente modesti a un numero relativamente elevato di agricoltori con un notevole dispendio amministrativo.
Anche gli interventi di numerosi Stati membri alle riunioni dei gruppi di lavoro presiedute dalla Direzione generale per l'agricoltura sono stati dello stesso tenore.
<P>
La proposta in discussione, che rappresenta la risposta della Commissione a siffatte richieste, non mira a semplificare la vita esclusivamente alle autorità nazionali, ma anche e soprattutto agli agricoltori, che in futuro potranno avvalersi del regime semplificato.
Il loro vantaggio per gli agricoltori consiste certamente nella riduzione del numero dei moduli da riempire in futuro e nella notevole semplificazione dei requisiti per la concessione degli aiuti.
Per le autorità nazionali si riduce sia la mole di lavoro richiesta per evadere le domande, sia l'onere dei controlli.
<P>
Mi impegno fermamente affinché si riesca a semplificare insieme politica agricola comune. La proposta in esame costituisce una prima iniziativa nel quadro di questo impegno di snellimento.
E' una vera novità perché sinora ci siamo concentrati sulla semplificazione di prescrizioni già emanate, la cui successiva applicazione si è rivelata difficile, complessa o troppo costosa. Questa proposta apre una nuova via, anche se dovremo certamente proseguire anche nell'opera di semplificazione delle normative già in vigore.
<P>
Considerando che molti aspetti della regolamentazione per i piccoli produttori non sono ancora stati sperimentati, dobbiamo tenere presente che siamo di fronte alla prima fase di un esperimento da condurre fino al 2005.
Per questa ragione la Commissione ha appositamente circoscritto il campo di applicazione della normativa in questione a un numero selezionato di regimi di sostegno diretto, fissando un massimale relativamente basso per escludere ogni rischio e per non meritare i rimproveri della Corte dei conti.
<P>
Al termine della fase sperimentale, la regolamentazione andrà sottoposta a una valutazione e spero che questa possa creare i presupposti per una soluzione più ampia, più generosa e anche di maggiore respiro temporale.
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Vengo ora ai singoli emendamenti. I requisiti ambientali ai sensi del regolamento n.
1259/99 continuano a trovare applicazione perché sono già ancorati nella nostra legislazione. In sé l'emendamento n.
1 non è pertanto necessario. La proposta di aumentare i pagamenti del 20 per cento, avanzata negli emendamenti nn.
2 e 3, mi sembra molto problematica, innanzitutto perché il regolamento non rimarrebbe privo di effetti sul bilancio, ma comporterebbe costi aggiuntivi dell'ordine di 100 milioni di euro all'anno.
<P>
In secondo luogo, la proposta mira esclusivamente a semplificare l'erogazione agli agricoltori degli aiuti esistenti.
Desidero inoltre ricordare che questi ultimi manterranno comunque la facoltà di scegliere come base la media degli ultimi tre anni o l'importo dell'anno immediatamente precedente.
Non nego che viviamo in un certo qual modo una fase di transizione, ma essa si è già conclusa per l'intero settore degli aiuti per superficie.
L'anno prossimo assisteremo a un ulteriore aumento dei premi per la carne bovina.
E' vero.
Ma se un agricoltore avesse effettivamente la sensazione di andare incontro a una perdita di denaro, per quest'anno potrà ancora presentare una normale richiesta e passare al regime semplificato solo l'anno prossimo.
La Commissione non intende affatto penalizzare gli agricoltori, ma non è neppure giustificato introdurre per vie traverse un aumento dei premi.
<P>
La Commissione può accettare la proposta dell'emendamento n. 4 di aumentare il massimale a più di 1.000 euro.
L'Esecutivo deve però respingere l'emendamento n.
5. Nello stadio sperimentale la decisione di applicare il regime deve essere adottata a livello nazionale anche se si accorda direttamente agli Stati membri la possibilità di gestire il regime per i piccoli agricoltori a livello regionale.
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<SPEAKER ID=90 NAME="Graefe zu Baringdorf">
Signor Presidente, mi sia consentito concludere con una domanda al signor Commissario.
Lei afferma che ne risulterebbero cento milioni.
Secondo i calcoli da lei effettuati nella proposta, i pagamenti in questione - se non erro - rappresentano l'1,6 per cento dei pagamenti totali, un importo estremamente esiguo, dunque.
Come affermava l'onorevole Pesälä, per noi non si tratta tanto di aumentare i premi. Volevamo soltanto evitare complicazioni eccessive.
Se la Commissione assicurasse che all'importo forfettario andranno ad aggiungersi gli aumenti dei premi, potremmo dichiararci soddisfatti.
Non vogliamo affatto incrementare i premi per vie traverse, anche se sarebbe davvero necessario per le piccole aziende - ma questa è un'altra questione.
Non riteniamo però accettabile mirare addirittura ad un risparmio.
Dato che è riuscito con tanta facilità a calcolare cento milioni, o a farli calcolare da altri, saremmo molto interessati a scoprire quanto risparmieremmo se l'aumento dei premi non avvenisse.
In questo caso, conseguiremmo un risparmio e una riduzione dei premi a spese delle piccole imprese, ma credo che lo si dovrebbe escludere.
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<SPEAKER ID=91 NAME="Fischler">
Signor Presidente, anche la Commissione sostiene che non devono esserci né risparmi né aumenti dei premi.
Se l'abbiamo interpretata correttamente, la vostra proposta comporterebbe un aumento forfettario del 20 per cento con conseguenti costi aggiuntivi davvero ingenti.
Ho già affermato di aver considerato tutti gli aumenti dei premi previsti da Agenda 2000, eccezion fatta per l'ultimo, che entrerà in vigore per il settore bovino il 1º luglio del prossimo anno.
Tutti gli altri sono già contemplati. Ad ogni modo, neppure l'aumento per i bovini del prossimo anno raggiungerà il 20 per cento, ma si aggirerà sul 10 per cento.
Gli agricoltori che abbiano la sensazione che sia preferibile aspettare ancora un anno prima di passare alla forfettarizzazione, potranno avvalersi di questa possibilità, e hanno piena libertà di scelta.
Gli agricoltori specializzati nella produzione bovina potrebbero così optare per un accesso al regime semplificato solo a partire dal prossimo anno senza dover temere alcuna penalizzazione.
<P>
Il nostro obiettivo non è quello di economizzare - non lo si dovrebbe neanche insinuare. Vogliamo invece semplificare la vita alla gente pur mantenendo la neutralità del provvedimento per il bilancio.
Del resto, come già ricordavo, questo primo passo è un esperimento e, a tre anni dall'entrata in vigore, o meglio ancor prima, a distanza di un anno, poiché intendiamo compiere una sorta di midterm review, potremo verificare se il regime funziona o meno.
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<SPEAKER ID=92 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani alle 18.30.
<P>
(La seduta, sospesa alle 13.05, riprende alle 15.00)
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<CHAPTER ID=5>
DISCUSSIONE SU PROBLEMI D'ATTUALITA
<SPEAKER ID=93 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
<P>
<CHAPTER ID=6>
Convenzione sulle armi biologiche e tossiche
<SPEAKER ID=94 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
<P>
B5-0434/2001, presentata dalla onorevole Patricia McKenna e altri a nome del gruppo Verts/ALE, sul protocollo della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche;
<P>
B5-0436/2001, presentata dall'onorevole Pedro Marset Campos e altri a nome del gruppo GUE/NGL, sul protocollo della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche;
<P>
B5-0446/2001, presentata dall'onorevole Bill Newton-Dunn a nome del gruppo ELDR, sul protocollo della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche;
<P>
B5-0454/2001, presentata dall'onorevole John Walls Cushnahan e Bernd Posselt a nome del gruppo PPE-DE, su protocollo della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche;
<P>
B5-0462/2001, presentata dagli onorevoli Jan Wiesma e Margrietus Van den Berg a nome del gruppo PSE, sul protocollo della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche.
<P>
<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="EN" NAME="Newton Dunn">
Signor Presidente, come tutti sanno, i leader dell'Unione europea e il Presidente americano si incontreranno oggi a Göteborg.
Ovviamente alcuni degli argomenti di cui discuteranno saranno i loro diversi punti di vista riguardo al Protocollo di Kyoto sull'ambiente e il surriscaldamento globale e riguardo al Trattato sui missili antibalistici che dev'essere aggiornato.
<P>
Ma c'è un'altra importante questione che ha avuto scarsa eco sulla quale verte il nostro dibattito.
Si tratta della conclusione dei negoziati di sei anni per l'aggiornamento della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche.
Il problema della Convenzione del 1972 è che, se da un lato vietava la produzione di armi biologiche, dall'altro non conteneva alcuno strumento atto a verificare che tali armi non venissero prodotte di nascosto.
<P>
A dispetto dei sei anni di negoziati sembra ora che l'amministrazione statunitense stia facendo marcia indietro e non voglia più rispettare gli accordi raggiunti fino ad oggi, inclusi quelli negoziati dalle amministrazioni precedenti.
E' opinione diffusa nel Parlamento che le elezioni presidenziali dello scorso novembre non abbiano fatto pensare ad una volontà da parte dei cittadini americani di modificare sostanzialmente la politica governativa, ma sembrino piuttosto indicare un desiderio di proseguimento della politica precedente.
Ciononostante esistono attualmente segnali allarmanti dell'intenzione degli americani di non attenersi al lavoro che è stato svolto finora.
Se ciò accadrà, e se non verrà concluso un accordo sulle armi biologiche e tossiche, che messaggio lanceremo a quelli che il Presidente Bush chiama gli Stati "mascalzoni"?
<P>
Non possiamo partecipare ai negoziati, ma la cosa più importante che possiamo fare è - e spero che l'Aula sia d'accordo - dare un forte sostegno alla squadra negoziatrice dell'Unione europea in modo da spingere gli americani a firmare l'accordo e a convincerli che ne abbiamo bisogno.
<P>
<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, il XX secolo che ci siamo lasciati alle spalle ha inaugurato l'utilizzo ad ampio raggio dei gas tossici, cioè delle armi chimiche, durante la prima guerra mondiale.
Dopo la seconda guerra mondiale ad esse sono venute ad aggiungersi le armi atomiche e l'ultimo quarto di secolo, già a partire dalla guerra del Vietnam, è stato caratterizzato soprattutto dallo sviluppo delle armi biologiche. Dobbiamo lucidamente riconoscere che la nostra epoca e le possibilità dell'ingegneria genetica celano un terribile potenziale di distruzione.
Gli strumenti di devastazione dell'uomo si fanno sempre più potenti e irreversibili, ma, d'altro canto, l'assetto giuridico internazionale non riesce a tenere il passo con questi sviluppi.
Anzi, invece di rafforzarsi si affievoliscono molti dei fondamenti essenziali di un ordinamento giuridico internazionale, in particolare i valori e le visioni etiche comuni. Abbiamo dunque una base etica più debole a fronte di maggiori possibilità di distruzione.
<P>
Ciò mette in luce la nostra grande responsabilità e rende urgentemente necessario il rispetto e il consolidamento del diritto internazionale, nonché una maggiore insistenza affinché tali questioni siano affrontate con un'impostazione multilaterale.
Gli Stati Uniti hanno naturalmente una grande responsabilità, ma anche noi come Unione europea. Dobbiamo guardarci bene dall'assumere troppo spesso il ruolo di chi protesta giustamente - come in questo caso - contro gli americani, ma non è in grado né intende svolgere autonomamente la propria parte di potente protagonista nei giochi di forze internazionali.
<P>
Siamo facilmente disposti a criticare la leadership degli Stati Uniti, e anch'io credo che sia eccessiva.
Ma ciò non dipende dagli Stati Uniti, bensì dalle debolezze della politica, soprattutto della politica di sicurezza dell'Unione europea.
Mi appello al Vertice di Göteborg affinché definisca finalmente le giuste priorità e incentri l'ordine del giorno sulle questioni di politica estera e di sicurezza per trasformare finalmente l'Unione in un partner paritario degli Stati Uniti.
In tal modo, si potranno risolvere anche questi problemi.
<P>
<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="NL" NAME="Wiersma">
Signor Presidente, la visita in Europa del Presidente Bush si svolge in parte all' insegna dei suoi progetti su un sistema di difesa missilistica nazionale.
Tale sistema avrebbe lo scopo di proteggere gli Stati Uniti da attacchi provenienti da quei paesi che sono stati definiti Stati "mascalzoni".
Per usare un eufemismo, dirò che non siamo molto entusiasti di simili progetti e preferiamo un approccio multilaterale alla minaccia ipotizzata dagli Stati Uniti.
Peraltro, il sistema di difesa missilistica non metterebbe gli americani al riparo, per esempio, da attacchi con armi biologiche che possono essere sferrati in molti modi.
E' ironico, ma nel contempo tragico, che gli Stati Uniti non sembrino voler collaborare al rafforzamento della Convenzione sulle armi biologiche.
Le armi biologiche sono più facili da costruire e da utilizzare delle armi nucleari e il pericolo che esse rappresentano si può sventare efficacemente solo attraverso accordi multilaterali nel cui ambito è necessario predisporre un adeguato meccanismo di controllo per individuare chi non li rispetta.
E' urgente realizzare questo meccanismo di controllo.
Se trovassimo un accordo in merito, potremmo finalmente compiere un nuovo, anche se piccolo, passo in avanti nella lotta contro le armi per la distruzione di massa.
La conclusione di un siffatto accordo dimostrerebbe, dal punto di vista politico, che esistono valide alternative internazionali alle azioni unilaterali nel campo della sicurezza.
<P>
<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, la proliferazione delle armi per la distruzione di massa rappresenta una grossa minaccia a livello mondiale.
Il cattivo uso della biotecnologia a fini offensivi è un problema che dev'essere affrontato subito, assieme a quello dell'utilizzo delle armi biologiche e tossiche.
E' vergognoso che a tutt'oggi non esistano meccanismi atti a verificare l'osservanza della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche.
<P>
E' della massima urgenza avere un protocollo legalmente vincolante per rafforzare la Convenzione, e faccio appello ai partiti dei vari Stati affinché dimostrino la massima flessibilità e la volontà di trovare un compromesso in modo da fissare una scadenza a breve termine e di approvare il protocollo prima della quinta Conferenza per la revisione della Convenzione che si terrà tra novembre e dicembre di quest'anno.
<P>
Auspichiamo inoltre che gli Stati mettano in atto uno strumento di verifica più valido per limitare l'utilizzo delle tecnologie biologiche a fini offensivi.
Ciò comporta, come minimo, il mantenimento della misura delineata nel testo provvisorio della Presidenza.
Vorremmo che la versione definitiva dal protocollo istituisse un sistema di verifica moderno e trasparente in grado di far fronte ai mutamenti del clima politico e delle capacità tecnologiche.
<P>
<SPEAKER ID=99 NAME="Byrne">
Signor Presidente, la Commissione appoggia senza riserve le risoluzioni presentate dai diversi gruppi del Parlamento europeo.
Adesso è essenziale che la comunità internazionale compia progressi reali nel campo della non proliferazione e del disarmo.
Per quanto concerne la questione specifica della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche firmata nel 1972, la mancanza di un protocollo di verifica rappresenta una grossa lacuna a livello di comunità internazionale in riferimento alla non proliferazione.
A questo proposito, era stato creato un gruppo ad hoc che risolvesse il problema.
Dopo cinque anni di difficili negoziati alla Conferenza per il disarmo di Ginevra è arrivato il momento di siglare il protocollo.
<P>
L'Unione europea approva l'impegno dell'Ambasciatore Tóth, presidente del gruppo ad hoc, volto ad ottenere risultati concreti prima dell'approvazione del protocollo di verifica che avverrà nel corso della Conferenza per la Convenzione sulle armi biologiche e tossiche che si terrà alla fine dell'anno.
La Commissione spera che tutti i partiti dei vari Stati accettino l'articolato documento come punto di partenza per la stesura della bozza e per il raggiungimento dell'accordo sul protocollo, fasi che dovranno essere portate a termine prima della Conferenza per la Convenzione sulle armi biologiche e tossiche.
<P>
<SPEAKER ID=100 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Situazione nella Repubblica centrafricana
<SPEAKER ID=101 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca in discussione congiunta le seguenti proposte di risoluzione:
<P>
B5-0431/2001, presentata dall'onorevole Didier Rod e altri a nome del gruppo Verts/ALE, sulla Repubblica centroafricana;
<P>
B5-0437/2001, presentata dagli onorevoli Fodé Sylla e Joaquim Miranda a nome del gruppo GUE/NGL, sulla situazione della Repubblica centroafricana;
<P>
B5-0447/2001, presentata dall'onorevole Bob van den Bos a nome del gruppo ELDR, sulla situazione nella Repubblica centroafricana;
<P>
B5-0455/2001, presentata dagli onorevoli John Bowis e Philippe Morillon a nome del gruppo PPE-DE, sulla situazione nella Repubblica centroafricana;
<P>
B5-0463/2001, presentata dall'onorevole Margrietus Van den Berg e altri a nome del gruppo PSE, sulla Repubblica centroafricana.
<P>
<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="DA" NAME="Haarder">
Signor Presidente, quella di cui discutiamo oggi è una tragedia.
Un paese ricco, che è quasi fallito, funzionari statali che non percepiscono stipendio, violazione dei diritti civili, tentativi di colpi di stato e repressione, lotta armata e centinaia di persone uccise.
Condanniamo la violenza contro il governo legittimamente eletto, esigiamo un contesto regolamentare e un dialogo pacifico e chiediamo alla Commissione e al Consiglio di fornire assistenza con aiuti umanitari e contribuire al dialogo, se è possibile.
Credo che su questo tutti possiamo essere d' accordo qui al Parlamento.
Tuttavia, signor Presidente, le sue difficoltà iniziali a trovare un oratore che fosse presente per questo punto sono accresciute dal fatto che siamo soltanto circa 10 deputati qui, e temo che non saremo certo cento quando tra alcune ore voteremo su queste risoluzioni. Spero che lei, signor Presidente, riferisca in merito all' Ufficio di Presidenza, affinché sia possibile avere una discussione decente su questi temi molto importanti.
Una discussione in un momento in cui ci siano anche il Consiglio e più deputati. Dovremmo infatti vergognarci di questo modo di operare.
<P>
<SPEAKER ID=103 LANGUAGE="FR" NAME="Morillon">
Signor Presidente, dopo il tentativo di colpo di Stato e la repressione che ne è seguita, la situazione nella Repubblica centrafricana si è di nuovo degradata e ha fatto registrare diverse centinaia di vittime.
<P>
Come ha ricordato poc' anzi l' onorevole Haarder, questa crisi colpisce ancora una volta una popolazione vittima delle lotte tribali in un paese che soffre da decenni per le ripercussioni di una grave crisi economica.
La situazione è tanto più preoccupante per l' intervento di forze armate e milizie straniere nel paese, come era avvenuto nella Repubblica democratica del Congo.
Tutto ciò rischia di gettare la Repubblica centrafricana in un caos di immani proporzioni, generatore di una miseria sempre più accentuata.
<P>
L' Unione europea non può rimanere indifferente di fronte a questo dramma.
Non si tratta di ritornare a una politica di ingerenza, bensì di non farsi tentare dall' indifferenza.
<P>
La risoluzione che sarà sottoposta al voto dell' Assemblea esprime la nostra compassione e condanna il ritorno alla violenza.
L' Unione deve fare di più, rafforzando innanzitutto gli aiuti umanitari e soprattutto partecipando appieno alle iniziative dell' ONU per instaurare un clima di riconciliazione.
Credo che tali iniziative potrebbero essere facilitate dal dispiegamento di un contingente di soldati della pace, analogo a quello che aveva svolto un ruolo proficuo fra il 1998 e il febbraio scorso.
<P>
A ciò si fa allusione nella nostra proposta di risoluzione che il gruppo del partito popolare europeo e dei democratici europei sosterrà senza riserve.
<P>
<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="FR" NAME="Cauquil">
Signor Presidente, condividiamo la risoluzione laddove denuncia la repressione attuata dall' esercito centrafricano, dopo il tentativo di colpo di Stato del 28 maggio, e il suo carattere etnico.
<P>
Tuttavia, sin dal primo considerando, la risoluzione si preoccupa del non rimborso del debito alla Banca mondiale da parte di uno dei paesi più poveri del pianeta e della popolazione che muore di fame.
La risoluzione denuncia la presenza di forze armate straniere, libiche in questo caso.
Come non ricordare, tuttavia, che la forza armata straniera che è stata presente più a lungo in questo paese, segnandone negativamente il destino, è l' esercito francese?
E' l' esercito francese che ha protetto il dominio coloniale e ha posto uno dei suoi ufficiali subalterni, Bokassa, a capo dello Stato centrafricano divenuto indipendente, senza interpellare la popolazione.
<P>
Come dimenticare la protezione garantita per anni al dittatore Bokassa e alle sue scappatelle, la presenza di ministri francesi e del Presidente stesso alla pagliacciata dell' autoincoronazione di Bokassa a imperatore?
Di conseguenza, pur denunciando i dirigenti e l' esercito della Repubblica centrafricana desideriamo ricordare la responsabilità di gran lunga superiore dello Stato francese e ci asterremo sulla risoluzione.
<P>
<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="NL" NAME="Van Hecke">
Signor Presidente, a tutt' oggi la democrazia non è ancora una realtà nei paesi africani.
Lo abbiamo dovuto constatare ancora una volta in occasione del tentativo di colpo di Stato nella Repubblica centrafricana, svoltosi, peraltro, secondo uno schema classico con un leader che si rifiuta di accettare il risultato delle elezioni e fa di tutto per riconquistare il potere, appoggiato in ciò dai soldati appartenenti alla sua stessa etnia, e con le conseguenti repressioni ed epurazioni.
<P>
In questo caso c' è invero una differenza, ossia l' immediato intervento di truppe di altri paesi africani a sostegno del leader democraticamente eletto.
Alla luce dell' indifferenza dimostrata dalla comunità internazionale, i paesi africani stanno quindi lentamente imparando a risolvere i loro problemi da soli.
Il fatto che, in tale prospettiva, un paese come la Libia acquisisca maggior potere e maggior prestigio in quel continente è un effetto secondario spiacevole, ma apparentemente inevitabile.
<P>
Ma non si tratta solo di questo.
Gli eventi nella Repubblica centrafricana sono anche un prolungamento della guerra in Congo.
I golpisti godono del sostegno dei soldati favorevoli a Kabila, che cercano di attaccare alle spalle i ribelli congolesi tagliando loro le linee di rifornimento.
La guerra in Congo, la guerra nella Repubblica centrafricana si sta diffondendo a macchia d' olio su tutto il continente.
Purtroppo, l' Europa sta a guardare con un atteggiamento passivo e inconcludente.
<P>
La mancanza di interesse, ma soprattutto la mancanza di unità all' interno dell' Unione europea, provocano un comportamento poco interventista e poco coerente nei confronti dei paesi che violano gli accordi di Lusaka.
In questa occasione, vorrei rinnovare un vibrante appello a non dimenticare l' Africa, nel suo interesse ma anche nel nostro, perché, se vogliamo evitare che centinaia di migliaia di africani un giorno emigrino in Europa, dobbiamo lavorare di più a favore della prevenzione e della gestione dei conflitti e dobbiamo provvedere affinché quelle persone possano avere possibilità di sopravvivenza nei loro paesi.
<P>
<SPEAKER ID=106 NAME="Byrne">
Signor Presidente, la Commissione è preoccupata per il recente tentativo di colpo di Stato avvenuto nella Repubblica centroafricana e per la crescente instabilità sociale e politica del paese.
A questo riguardo, la Commissione, assieme alla Repubblica centroafricana, ha recentemente dato avvio ad una strategia di sostegno al paese finalizzata al buon governo e alla creazione di una situazione sociale ed istituzionale più stabile, requisiti essenziali per uno sviluppo sostenibile.
<P>
La cooperazione della Comunità si concentrerà sul settore dei trasporti e su quello sanitario, e all'occorrenza la strategia potrà essere ritoccata alla luce dei recenti avvenimenti.
Va sottolineato che la crisi non si è mai trasformata in un ammutinamento diffuso ed è rimasta essenzialmente legata alle operazioni militari.
La crisi umanitaria che ne è derivata sembra essere facilmente identificabile e gestibile.
<P>
Fin dall' inizio della crisi l'Ufficio della Commissione per gli aiuti umanitari (ECHO) è rimasto regolarmente in contatto con la delegazione e con le organizzazioni non governative internazionali, la cui azione è coordinata con quella delle Nazioni Unite nel campo di Bangui.
<P>
Di concerto con questi partner, ed in risposta alla crisi, la Commissione fornirà una somma pari a fino 1 milione di euro per un'operazione di due mesi.
Tra questi aiuti è prevista la fornitura di derrate alimentari destinate a 35.000 bambini e ad altri gruppi particolarmente deboli come le donne in gravidanza e gli anziani, la fornitura di assistenza medica sotto forma di medicinali, di apparecchiature medicali e di attrezzature di riabilitazione da campo per consentire ai centri medici saccheggiati di riaprire immediatamente, nonché gli aiuti necessari per permettere alla popolazione di rientrare nelle proprie abitazioni, vale a dire articoli casalinghi di base e assistenza nella ricostruzione degli edifici più danneggiati.
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<SPEAKER ID=107 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signor Presidente, non ho molto da aggiungere in quanto il Commissario ha risposto alle domande che intendevo porre.
<P>
Detto ciò, aggiungo semplicemente che occorre evidenziare di nuovo, forse per l' ultima volta, che le cause di quanto sta accadendo in un paese come la Repubblica centrafricana sono comunque legate alle famose politiche definite di adeguamento strutturale imposte a taluni paesi dal FMI e dalla Banca mondiale. Si tratta di misure che costringono intere popolazioni a vivere nell' indigenza senza poter contrastare efficacemente i dittatori nel mondo.
<P>
Signor Commissario, signor Presidente, auspico sinceramente che l' Unione europea continui ad impegnarsi sempre di più per aiutare le popolazioni civili e la democrazia, lottando contro queste politiche della rinuncia strutturale che sono ingiuste e contribuiscono a rafforzare i dittatori e non i democratici.
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<SPEAKER ID=108 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani alle 18.30.
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<CHAPTER ID=8>
Diritti umani
<SPEAKER ID=109 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=110 LANGUAGE="NL" NAME="Lagendijk">
Signor Presidente, anche il mio gruppo appoggia le raccomandazioni formulate dalla commissione per il chiarimento storico affinché siano processati coloro che in passato si sono resi colpevoli di violazioni dei diritti dell' uomo in Guatemala.
E' giusto e ragionevole che il Parlamento europeo, che l' Unione europea appoggino coloro che, in circostanze spesso difficili, devono svolgere l' arduo compito di rintracciare e giudicare i colpevoli.
Mi riferisco agli attivisti dei movimenti per i diritti umani, agli avvocati e ai giudici, che, in passato, spesso non hanno ricevuto alcun sostegno da parte delle autorità guatemalteche.
Mi auguro quindi che in futuro - dopo e grazie a questa risoluzione - tale sostegno aumenti.
Ma - e mi rivolgo ai colleghi del gruppo PPE-DE qui presenti - dobbiamo essere onesti e non porre nessuno al di sopra della legge: è quanto rischia di succedere.
Probabilmente avete compreso di chi sto parlando, ossia dell' attuale presidente del parlamento Rios Mont.
Anche lui dovrà rispondere del suo passato di dittatore militare; mi auguro che il Parlamento europeo sia disposto a citare espressamente nella risoluzione le responsabilità che Mont e altri hanno avuto negli anni '80.
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<SPEAKER ID=111 NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, un anno fa chiedemmo in quest' Aula che si ponesse fine all' impunità di cui godevano ancora i colpevoli dell' omicidio di monsignor Gerardi.
Oggi sappiamo che per questo crimine sono stati condannati tre ufficiali dell' esercito e un sacerdote - ed è davvero terribile che un sacerdote abbia preso parte a tale azione.
<P>
Riteniamo necessario che si processino tutti coloro che sono coinvolti nell' omicidio di monsignor Gerardi, come emerge nella relazione sul caso, elaborata con molto equilibrio, dal titolo "Guatemala, mai più".
In caso contrario, l' impunità diventerebbe un grave problema per il futuro del Guatemala.
Pertanto riteniamo che l' Unione europea debba contribuire affinché in Guatemala siano protetti tutti i testimoni, i giudici e i difensori dei diritti umani che lavorano in questa direzione.
Sono convinta che l' Unione europea può offrire un tale contributo.
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Dobbiamo esigere che siano protette tutte le persone che si adoperano contro l' impunità, affinché siano chiariti tutti gli aspetti cui fa riferimento la suddetta relazione.
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<SPEAKER ID=112 LANGUAGE="DA" NAME="Haarder">
Signor Presidente, fortunatamente viviamo in un' epoca in cui è possibile rendere giustizia a popoli e gruppi etnici oppressi e in cui è possibile individuare e condannare le azioni di carnefici e tiranni.
Non sempre la pena è la cosa fondamentale.
La cosa fondamentale è fare emergere la verità.
E' necessario portare avanti i procedimenti legali, perché la verità deve venire a galla, affinché la popolazione possa essere vaccinata contro nuove frodi.
Il Guatemala ha ratificato la convenzione di Ginevra e la Convenzione sulla prevenzione e sulla condanna di genocidi.
La commissione verità e riconciliazione ha chiesto che le autorità procedano contro coloro che hanno perpetrato o favorito i genocidi.
Il Presidente ha espresso il suo sostegno, ma vediamo sia giudici che altri soggetti legati alle autorità giudiziarie che vengono perseguitate e uccise ed è proprio in merito a questi fatti che noi anche al Parlamento dobbiamo sorvegliare con estrema severità e mantenere una pressione massima, affinché questi processi vengano portati a termine in un clima di trasparenza e affinché la verità venga a galla e gli scheletri escano dagli armadi.
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<SPEAKER ID=113 NAME="Pomés Ruiz">
Signor Presidente, questo Parlamento ha sempre tenuto fede al suo impegno nel processo di pacificazione in Guatemala, fin dalla firma degli accordi di pace nel 1996, ai quali il nostro Parlamento ha presenziato. Abbiamo ribadito la nostra intenzione e il nostro auspicio di riconciliazione nazionale in Guatemala, senza che ciò comporti il predominio dell' impunità.
<P>
La risoluzione comune presentata, frutto dell' accordo unanime di tutti i gruppi politici del Parlamento, sottolinea la posizione omogenea e coerente della nostra Assemblea, da sempre impegnata sul versante dei diritti dell' uomo, in generale, e nei confronti del popolo guatemalteco alla ricerca della pace, in particolare.
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Le ultime sentenze, come quella riguardante l' omicidio di monsignor Gerardi, hanno messo in luce l' importanza del fatto che la giustizia e lo stato di diritto seguano il loro corso e funzionino normalmente, come in qualunque sistema democratico; non si possono tuttavia dimenticare le pressioni esercitate nel corso del processo.
<P>
Dobbiamo esprimere la nostra preoccupazione per la situazione di violenza, gli attacchi contro persone ed autorità giudiziarie che si sono verificati e che hanno prodotto notevole caos.
<P>
La logica delle ferite aperte per molto tempo è ingiustificabile; quanto prima la si abbandonerà, tanto più rapidamente il Guatemala potrà camminare verso la democrazia, il rispetto dello stato di diritto, lo sviluppo, la pace e il progresso sociale, così da conseguire la prosperità e creare quel clima di convivenza e rispetto che tanto auspichiamo per l' America centrale e il Guatemala.
<P>
Non intendiamo appoggiare l' emendamento della onorevole Frassoni sull' avvio di azioni concrete nei confronti dei comandanti militari.
Riteniamo negativo il carattere indiscriminato di tale emendamento.
Inoltre, ci troveremmo a svolgere il compito proprio dei tribunali, che dobbiamo invece sostenere nella loro importantissima missione di pacificazione e di ripristino dello stato di diritto.
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<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Berg">
Signor Presidente, a nome del gruppo PSE, ricordo ancora una volta che quello splendido paese che è il Guatemala e il suo straordinario popolo hanno alle spalle un periodo assai buio, in cui la stragrande maggioranza della popolazione guatemalteca, formata da indigeni, è stata dominata e oppressa dai metodi razzisti di una minoranza di bianchi.
<P>
La storia del potere latifondista, dei capituleros, ha avuto però uno sviluppo temporale ben più ampio, il che spiega perché un paese che, dal punto di vista istituzionale, vanta un simile background faccia tantissima fatica, nonostante gli accordi di pace, a trovare le istanze, i valori, le norme e la capacità democratica necessari per fare i conti con il passato e per vedere negli accordi di pace l' occasione di una rinascita.
<P>
Rigoberta Menchu ha saputo esprimere le esigenze della popolazione indigena, che continua a vivere nella paura e che si rende conto di quanto sia dura l' opposizione.
Credo tuttavia che il Presidente Portillo si comporti in maniera corretta e cerchi di intraprendere strade nuove.
<P>
Questo è il motivo per cui, a differenza del collega del gruppo PPE-DE, ritengo che l' emendamento abbia una sua ragion d' essere, perché spiega come anche gli ambienti che per lungo tempo si sono considerati e si sono sentiti al di fuori e al di sopra della legge - e che in parte sono tuttora convinti di esserlo - debbano fare i conti con la giustizia e non vi si possano sottrarre.
Una persona come Rios Mont, con tutti i suoi familiari e conoscenti, fa senz' altro parte di tali ambienti.
Mi auguro che la Commissione faccia sentire la sua voce, ma potrà farlo solo se riceverà un sufficiente sostegno internazionale.
In detta ottica riveste grande importanza e significato quello che fa il Parlamento europeo.
La risoluzione in esame riconosce che il Guatemala vive una fase nuova e riconosce la piena legittimità dell' attuale governo; spero che riconosca i meriti di Rigoberta Menchu.
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Brogli elettorali in Ciad
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<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signor Presidente, signor Commissario, ritengo che le elezioni in Ciad servano da esempio a chi, nel mondo intero, ricerca istruzioni per l' uso per organizzare pagliacciate elettorali.
Innanzitutto, nel paese regna un clima di persecuzione contro gli oppositori; alcuni sindacalisti sono stati arrestati e le urne elettorali sono state gonfiate con un milione di voti.
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A quanti non si rendono conto di cosa può rappresentare una politica neocolonialista, voglio dire che la comunità internazionale e, più precisamente, il mio paese, la Francia, sono responsabili di quanto avvenuto in Ciad.
La Francia è presente militarmente nel paese sin dall' indipendenza.
Sono i militari che hanno stampato le schede, realizzato le urne e trasportato il materiale nelle province più remote di questo immenso paese desertico.
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Ritengo dunque che la responsabilità della Francia sia diretta e che la Francia sia implicata nella frode. La Francia vi ha contribuito, direttamente o indirettamente.
Inoltre, il silenzio della comunità internazionale è dovuto alla recente scoperta nel paese di un enorme giacimento di petrolio.
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Signor Commissario, la Commissione e l' Unione europea devono denunciare la responsabilità delle compagnie petrolifere internazionali che non si preoccupano dell' ambiente, degli interessi della popolazione e ancor meno della democrazia.
Ritengo quindi che questo sia un esempio indiscutibile di quella che in Africa può essere ancora chiamata - vogliate scusarmi, onorevoli colleghi - politica neocoloniale.
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<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
Signor Presidente, il neoeletto Presidente Deby ha fatto grandi promesse al suo popolo, all' Unione europea e alla Banca mondiale.
Ha annunciato che combatterà la corruzione, ampiamente diffusa, rispetterà i diritti umani e farà uscire il paese dalla spirale della povertà, grazie ai proventi del petrolio.
Ma si rende conto che dovrà tener fede a tali promesse?
La Banca mondiale non ha investito quasi quattro miliardi di fiorini nel progetto petrolifero per il solo piacere di farlo e anche i finanziamenti europei previsti dagli accordi di Cotonou non sono esenti da condizioni.
Detti aiuti comportano degli obblighi, ma tutto lascia pensare che il Presidente Deby cercherà di sottrarvisi.
Egli ha già utilizzato parte dell' anticipo milionario del consorzio petrolifero per comprare armi, violando la promessa fatta alla Banca mondiale, secondo cui avrebbe utilizzato quei soldi per combattere contro la povertà.
Sembra che le elezioni siano state caratterizzate da gravi brogli.
Le limitazioni alla libertà di stampa e gli arresti arbitrari di esponenti dell' opposizione dimostrano ancora una volta come la democrazia sia assente.
L' Europa deve far comprendere al Presidente Deby che non può mancare impunemente alla parola data.
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<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="EN" NAME="Bowis">
Signor Presidente, lo scorso anno mi sono recato in Ciad, assieme alle onorevoli Maes e Carlotti, per verificare l' impatto dell' oleodotto in corso di progettazione sulla popolazione, le comunità locali e l' ambiente, nonché per valutare il livello di rispetto dei diritti dell' uomo in quel paese.
Oggi, io e le colleghe abbiamo presentato una proposta di risoluzione perché le nostre preoccupazioni in materia di diritti dell' uomo sono aumentate in seguito ai dubbi avanzati sulla regolarità delle elezioni presidenziali.
E' giusto non saltare subito ad eventuali conclusioni ed è doveroso tenere conto del monitoraggio svolto dall' OUA, che riferisce di uno svolgimento generalmente regolare delle elezioni.
E' altrettanto giusto, tuttavia, dare rilievo all' opinione di altri osservatori e gruppi attivi nel campo dei diritti dell' uomo, secondo i quali le elezioni non sono state affatto regolari.
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Il governo del Ciad deve rassicurarere l' opinione pubblica locale e internazionale promuovendo un' inchiesta pubblica e una indipendente circa i sospetti sollevati e l' Unione europea dovrebbe insistere perché ciò accada.
Siamo tra i principali investitori in quel paese e dovremmo senz' altro considerare la possibilità che il Parlamento europeo invii propri osservatori in Ciad in occasione delle elezioni del parlamento locale che si terranno il prossimo anno.
Ci sono, tuttavia, alcune domande alle quali esigiamo una risposta.
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Primo: se gli elettori iscritti in Ciad sono quattro milioni e quelli registrati all' estero mezzo milione, com' è possibile che alle elezioni abbiano partecipato 5,6 milioni di elettori?
E' vero quanto riferito in merito a bambini in possesso di schede elettorali?
Secondo: perché all' OUA e agli altri osservatori internazionali non è stato consentito di recarsi nel nord del paese?
Terzo: perché gli scrutatori dei seggi elettorali nell' area settentrionale del paese sono stati sostituiti, a mezzogiorno, da altro personale militare e civile?
Quarto: è stato detto che i voti totali registrati nell' area meridionale erano largamente favorevoli ai candidati dell' opposizione; in che modo si è giunti al risultato definitivo?
Quinto: corrisponde al vero - come io ritengo che sia - che militari hanno sparato per disperdere una delegazione di donne che cercava di presentare una petizione all' ambasciatore francese?
Sesto: è vero che sei candidati dell' opposizione sono stati arrestati dopo le elezioni e che uno di loro, il signor Yorongar, è stato picchiato e ferito?
Avevo già incontrato il signor Yorongar in Ciad e, quando l' ho rivisto oggi pomeriggio, mi ha fornito le prove delle cure cui è stato sottoposto in un ospedale di Parigi.
Queste domande devono trovare le dovute risposte e spiegazioni; tale richiesta viene non solo da noi, ma anche dal popolo del Ciad.
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<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Berg">
Signor Presidente,anche il gruppo PSE è assai preoccupato per la situazione creatasi in Ciad dopo la rielezione di Idriss Deby.
Si parla di brogli elettorali, di arresti e torture ai danni di esponenti dell' opposizione, nonché di dimostrazioni sciolte con la violenza.
Condanniamo energicamente queste violazioni dei diritti fondamentali.
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Mi associo ai quesiti posti dal collega del gruppo PPE-DE e ne aggiungo un altro: Idriss Deby diventerà anche un nuovo dittatore del petrolio?
Mi rendo conto che non è il modo più diplomatico di formulare la domanda, però tutto fa pensare che i proventi derivanti dall' estrazione del petrolio siano utilizzati per mantenere il Presidente al potere.
Viene da chiedersi se il Ciad sia destinato a fare la stessa fine di paesi come Nigeria, Angola e Sierra Leone.
Sappiamo bene quali effetti abbia avuto e abbia sui conflitti in atto in quei paesi l' estrazione di materie prime, come petrolio e diamanti.
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Il progetto dell' oleodotto tra Ciad e Camerun è appoggiato dalla Banca mondiale e dalla BEI.
Già nel gennaio 2000 il Parlamento europeo ha espresso le sue preoccupazioni riguardo al progetto e i recenti avvenimenti in Ciad sembrano, purtroppo, darci ragione.
Il progetto è impostato in modo da garantire che i proventi siano impiegati per realizzare i programmi di sviluppo economico e sociale a favore dei poveri, ma l' instabilità della situazione in Ciad mette a repentaglio tali buone intenzioni, e ciò è inaccettabile.
La Banca mondiale e l' Europa devono intensificare le pressioni sul Ciad affinché si rispettino maggiormente i diritti umani.
Ritengo che, in tale ottica, si potrebbe arrivare al blocco dei finanziamenti.
Allo stesso tempo, le aziende internazionali coinvolte nel progetto devono assumersi le loro responsabilità.
Rinnovo l' appello, che ho già lanciato in precedenza per altri paesi africani, affinché le istituzioni internazionali e le multinazionali del petrolio si accordino su un codice di condotta che impegni le società interessate a comportarsi in modo socialmente responsabile.
La firma di tale codice, che potrebbe avvenire su iniziativa dell' Unione europea o della Commissione, dovrebbe essere un presupposto minimo per consentire alle multinazionali di partecipare a progetti in paesi in via di sviluppo realizzati con fondi pubblici.
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<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, i colleghi hanno già illustrato ampiamente come siano state manipolate le elezioni in Ciad.
Ancora una volta dobbiamo constatare che elezioni democratiche, o elezioni che avevano un intento democratico, non si sono svolte in maniera democratica.
In Ciad si è verificato un vero hold up elettorale, un colpo di Stato che possiamo paragonare ad una farsa democratica.
Come opinione pubblica straniera non possiamo immischiarci.
<P>
Abbiamo parlato con rappresentanti del Ciad, come già riferito dall' onorevole Bowis.
Il popolo ciadiano non ha alcuna fiducia nelle sue istituzioni democratiche; si tratta di una sfiducia, a quanto pare, giustificata.
Si cerca di convincerci del contrario mostrandoci testi legislativi che dovrebbero garantire che i proventi del petrolio saranno distribuiti correttamente alla popolazione e utilizzati per promuovere lo sviluppo del nord e del sud del paese.
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Invece, già in passato la gente ci aveva messo in guardia dicendo che il Presidente Deby, rieletto in modo tutt' altro che democratico, avrebbe utilizzato i proventi del petrolio per rafforzare ulteriormente il suo potere militare, e in quel paese il potere militare ha preso il posto del potere democratico.
<P>
Dei sei milioni di abitanti, si sarebbero recati alle urne non meno di quattro milioni e mezzo.
Le schede elettorali sono state distribuite, sono state vendute.
Il numero degli abitanti della zona settentrionale del paese è stato artificiosamente gonfiato, quello della zona meridionale ridotto ad hoc.
Per evitare che il numero dei voti espressi potesse essere superiore al numero degli abitanti, non sono stati conteggiati i voti dei cittadini ciadiani che hanno votato all' estero.
In sostanza, le elezioni sono state una buffonata che non possiamo accettare.
<P>
Sembra che tutti i ricorsi presentati finora siano stati respinti dalle massime istanze e che il risultato delle elezioni sia stato dichiarato definitivo.
Non possiamo approvare una cosa del genere: se lo facessimo, metteremmo in gioco la credibilità di noi stessi, dei nostri cittadini e delle nostre istituzioni democratiche.
<P>
Sollecito vivamente il governo francese a non sottrarsi alle sue responsabilità.
Ogni volta che si va in un paese dell' Africa occidentale non si può fare a meno di notare quanto forte sia ancora oggi l' influenza francese, ma se tale influenza ha esclusivamente mire neocolonialiste, noi non possiamo approvarla!
<P>
E' presente tra noi una vittima delle torture, il signor Yorongar, al quale rendo omaggio.
<P>
<SPEAKER ID=120 NAME="Martínez Martínez">
Signor Presidente, ieri la commissione elettorale del Ciad ha confermato la rielezione del Presidente Deby e il risultato del 67 per cento dei suffragi ottenuto a suo favore nelle elezioni dello scorso 20 maggio.
Tale percentuale non dovrebbe lasciare adito a dubbi sulla legittimità della sua elezione, se non fosse per le denunce di brogli avanzate dagli altri candidati e dall' organismo indipendente di monitoraggio elettorale.
<P>
Il Presidente Deby ha dichiarato ad autorevoli mass-media che le irregolarità sono abituali nelle elezioni e nelle democrazie africane, ma non serve farsi scudo del male generale per giustificare violazioni interne.
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Non parliamo di problemi tecnici che possono verificarsi anche nelle democrazie più consolidate.
Parliamo di violenze nei confronti dei candidati dell' opposizione, di limitazione alle libertà fondamentali che devono essere garantite in un processo elettorale; in definitiva, parliamo ancora una volta del funzionamento dello stato di diritto, che in quest' occasione sembra minacciato anche ai livelli più elementari.
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Come in molti altri casi, il Parlamento europeo deve rivolgere un appello affinché le istanze dell' Unione europea responsabili delle relazioni esterne valutino, una volta confermato il risultato elettorale, se in Ciad la democrazia registri dei progressi.
Alcuni dei fatti denunciati sono estremamente gravi e inammissibili nel XXI secolo.
Occorre ribadire l' opportunità di ricorrere a tutti i mezzi a nostra disposizione, soprattutto quelli previsti negli accordi di Cotonou, ma anche nell' ambito della cooperazione con la comunità dei paesi ACP - nella fattispecie, con quelli africani -, per evitare e correggere comportamenti oltremodo dubbi, come adesso nel caso del Ciad.
<P>
Dobbiamo adoperarci per assicurare il successo di chi si impegna con rigore per il raggiungimento di un livello dignitoso di democrazia, libertà e progresso in questi paesi, presupposto per la stabilità e la prosperità sociale.
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Il gruppo PSE chiede che si sostenga la sua risoluzione e invita la Commissione a farvi riferimento, affinché il governo del Ciad conosca la nostra preoccupazione e i settori sociali di quel paese emarginati dal processo elettorale sappiano di poter contare sulla nostra solidarietà.
<P>
Restano nuove opportunità, in particolare le elezioni legislative annunciate per il marzo 2002, che non devono trasformarsi in un insuccesso, allo scopo di creare un quadro di convivenza democratica in Ciad.
<P>
Egitto
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<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il caso della signora Saadawi e del signor Ibrahim riguarda un paese di cui si parla poco.
Il nostro Parlamento preferisce dimenticare questo paese e gli altri che appartengono al "calderone" degli accordi euromediterranei di Barcellona.
<P>
Ciononostante, in Egitto si verificano strani episodi.
Il caso della signora Saadawi, accusata di apostasia e minacciata di divorzio forzato, è emblematico.
Mi auguro che i colleghi vogliano soffermarsi un po' di più su questa consuetudine; la signora Saadawi rischia la condanna ad una pena detentiva.
Ringrazio i cento colleghi che hanno firmato un appello, assieme a numerose personalità internazionali.
Nei prossimi giorni, la onorevole Bonino e altri colleghi saranno presenti al Cairo per difenderla ed esserle accanto durante il processo.
Ritengo che il nostro Parlamento debba reagire con fermezza.
<P>
La procedura da cui deriva tale condanna si chiama hisba e può essere avviata solo da uomini di confessione musulmana.
Si tratta di una pratica in totale contrasto con la costituzione egiziana, in particolare con l' articolo 40.
Chiedo dunque a tutti i colleghi di sostenere questa lotta che, credo, non terminerà oggi.
Invito poi la Commissione ad appoggiare il signor Ibrahim che ha lavorato con fondi della Commissione ed è stato accusato di frode, quando è noto che la Commissione attua solitamente rigidi controlli.
E' quindi necessario che lo difenda con grande impegno.
<P>
<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, forse potremmo dire che la caccia alle streghe è di nuovo aperta in Egitto. Infatti, alcuni scrittori e altre personalità subiscono sono già sottoposti a censura e i loro diritti fondamentali sono minacciati.
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Un diritto elementare potrebbe essere, ad esempio, quello previsto dall' articolo 7 della carta dei diritti fondamentali, appena approvata, che tutela la vita privata.
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Se la signora Saadawi è accusata di apostasia, sapete che deve divorziare: sussiste dunque un pericolo per la sua vita privata.
Si potrebbe ripercorrere la storia di questa pratica, ma, innanzitutto, occorre parlare di questa donna: nel 1972, ha avuto il coraggio di denunciare l' escissione.
Lo ha fatto trent' anni or sono, in un' epoca in cui non era facile fare tale denuncia, soprattutto per i cittadini di quei paesi.
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Da allora, ha continuato la sua lotta femminista attraverso giornali, articoli, libri e una presenza pubblica importante.
Conosciamo bene questa donna e sottoporla all' odierno trattamento significa violare tutti gli impegni da lei presi.
Forse bisognerebbe prestare attenzione al fatto che attualmente il procuratore consiglia di rinunciare alle imputazioni.
Come ha ricordato l' onorevole Dupuis, il processo si svolgerà la prossima settimana.
Forse grazie alla pressione internazionale - a questo proposito, ringrazio la onorevole Bonino per aver promosso l' appello che ho firmato - l' Egitto, come auspichiamo, ritornerà sulla propria decisione.
Tuttavia vi ricordo che il divorzio...
<P>
(Il Presidente toglie la parola all' oratore)
<P>
<SPEAKER ID=123 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
Signor Presidente, l' Egitto è un paese di importanza cruciale per la stabilità del Medio Oriente.
Intrattiene importanti relazioni con gli Stati Uniti e con l' Europa; purtroppo, però, non ha ancora raggiunto la stabilità interna.
Lo stato di emergenza proclamato nel 1967 non è stato più revocato.
L' Egitto è ben lungi dall' essere una democrazia: mancano fondamentali libertà politiche e i diritti umani vengono violati.
Il governo limita l' attività dei partiti politici, delle organizzazioni umanitarie, delle associazioni professionali e della stampa.
La gente viene arrestata e torturata senza essere sottoposta a processi, mentre si continuano a celebrare processi farsa.
La recente condanna del sociologo americano Ibrahim si inserisce alla perfezione in questo cupo quadro e dimostra come l' amministrazione della giustizia sia influenzata da fini politici e ingiusta.
In quanto importante partner dell' Egitto, è nostro dovere protestare con forza contro tale situazione.
Il processo di Barcellona non si metterà mai in moto se la democratizzazione resta bloccata da un' autocratica assenza di volontà politica.
Stabilità non è sinonimo di vacanza del diritto.
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<SPEAKER ID=124 LANGUAGE="FR" NAME="Boumediene-Thiery">
La situazione dei diritti dell' uomo in Egitto diventa sempre più preoccupante.
<P>
Come già ribadito dai colleghi, il calvario di Nawal Saadawi è emblematico. E' di oggi la notizia che dovrà presto comparire dinanzi ad un tribunale penale e rischia la prigione e il divorzio forzato.
Molti altri fautori dei diritti dell' uomo subiscono analoghe vessazioni legislative e giudiziarie.
<P>
Lo stato di emergenza, la legge sulle associazioni, nonché il sistema giudiziario sono strumentalizzati per reprimere la libertà di espressione, il che rivela le violazioni del governo in materia di rispetto dei diritti dell' uomo, segnatamente la tortura e i maltrattamenti.
Quanto ai carnefici, essi continuano ad agire nella più completa impunità.
<P>
Il governo non rispetta né gli obblighi del diritto internazionale né gli impegni internazionali assunti negli ultimi anni, come l' articolo 2 dell' accordo di associazione con l' Unione europea.
<P>


E' pertanto necessario che le autorità egiziane condannino senza indugio tali violenze, veglino alla tutela dei cittadini adottando misure concrete - in particolare a favore delle donne, dei minori e dei detenuti - che garantiscano una giustizia indipendente, con inchieste e ispezioni, rinuncino a qualsiasi legislazione restrittiva della libertà di espressione e di associazione e non ricorrano più allo stato di emergenza per limitare le libertà democratiche e le attività di tutti i militanti dei diritti dell' uomo.
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<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="FR" NAME="Martin, Hugues">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in veste di relatore per l' accordo di associazione tra Unione europea e Repubblica araba d' Egitto, ricordo l' importanza che tale accordo riveste per la realizzazione di un partenariato globale, vale a dire non solo commerciale, ma anche politico e culturale, con uno dei principali attori del Medio Oriente.
Si tratta - senza ombra di dubbio - dell' accordo del cuore con tale paese amico.
I negoziati si sono conclusi nel giugno 1999. L' accordo di associazione dovrebbe essere firmato a breve e il Parlamento europeo si dovrà pronunciare sul testo.
<P>
Auspico che esso imprima nuovo slancio alle relazioni tra Unione europea ed Egitto e segni il rafforzamento degli scambi e della comprensione reciproca, giacché si tratta di uno degli obiettivi imprescindibili dell' accordo di associazione.
Ritengo che non si tratti tanto di ricalcare i nostri modelli e i nostri concetti o di condannare senz' appello determinati atteggiamenti quanto di analizzare, comprendere, accompagnare, senza per questo tollerare l' inaccettabile.
Ai miei occhi questa è la giustificazione della risoluzione di compromesso. Ringrazio i colleghi che hanno contribuito ad elaborarla e sostenerla, in particolare gli onorevoli Purvis e Dary.
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La risoluzione si prefigge di dimostrare la continua attenzione da parte del mio gruppo e del Parlamento per il rispetto dei diritti dell' uomo nel mondo e, in particolare, nei confronti dei partner del Mediterraneo.
E' nostro compito dimostrarci intransigenti su tali questioni, pur incoraggiando coloro che intraprendono la strada giusta.
L' indispensabile comprensione reciproca è uno dei messaggi che voglio lanciare oggi e le risoluzioni d' urgenza o di attualità non devono farlo dimenticare, anzi devono diventarne uno strumento privilegiato.
So, per averne parlato a lungo con le autorità egiziane, che lo hanno compreso e che sono pronte.
Questo è ciò che importa.
<P>
<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="FR" NAME="Dary">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in materia di diritti dell' uomo, l' imminente firma di un accordo di partenariato tra Egitto ed Unione europea deve consentire di spianare le difficoltà che le associazioni che rappresentano tali diritti incontrano.
<P>
Per questo, non si deve cedere sistematicamente all' urgenza; ritengo che, nell' ambito di relazioni istituzionali di fiducia chiaramente stabilite tra Unione ed Egitto, sarebbe stato preferibile che i membri del Parlamento europeo innanzitutto si formassero un' opinione e facessero le proprie considerazioni sulle azioni che alcuni onorevoli hanno già intrapreso in Assemblea.
<P>
E' il motivo per cui, a titolo personale - esprimo qui la mia libera opinione di deputato e non necessariamente quella del mio gruppo -, credo che la risoluzione sia prematura e che sia opportuno fare il punto sulla situazione dei diritti dell' uomo nella prospettiva di un miglioramento delle condizioni in tale campo in Egitto e nel quadro dell' accordo di associazione.
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<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="FR" NAME="Bordes">
Signor Presidente, i deputati di Lutte ouvrière voteranno a favore della risoluzione per protestare contro un' inammissibile violazione della libertà di espressione.
Denunciamo al tempo stesso le torture praticate in Egitto nei commissariati di polizia.
I fatti riportati da Amnesty International, che ci ha segnalato tali pratiche, si riferiscono ad una serie di uomini, donne e perfino di bambini torturati, in alcuni casi fino alla morte.
La polizia egiziana può ricorrere a tale pratica infame solo con la tacita autorizzazione del governo egiziano, se non addirittura per suo ordine, e non si può fare a meno di pensare che i dirigenti del regime sanno che le grandi potenze chiuderanno un occhio.
Tuttavia, le grandi potenze, in particolare quelle dell' Unione europea, hanno notevoli mezzi di pressione sul regime egiziano, il quale gode di grosso sostegno da parte dell' Occidente.
<P>
Il Parlamento europeo dovrebbe prendere posizione contro le barbare pratiche del regime egiziano.
In mancanza di una tale presa di posizione, ci facciamo ben volentieri interpreti dell' auspicio di Amnesty International affinché i deputati europei intervengano contro la tortura di Stato, magari con lettere di protesta personali da inviare alle autorità.
Se non proprio a metter fine alle pratiche poliziesche, ciò contribuirà forse a salvare dalle mani degli aguzzini le loro attuali vittime.
<P>
<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, nell' anno del Signore 2001 la situazione della libertà di espressione in Egitto si può riassumere come segue: l' associazione ufficiale degli scrittori radia un suo membro, Ali Selim.
Quali sono i motivi di un' azione così devastante?
Selim propugna la normalizzazione delle relazioni tra il suo paese e Israele.
Per tale ragione aggiungo il suo nome a quelli citati nella risoluzione in esame.
<P>
La radiazione di Selim non giunge, peraltro, inattesa.
Da quattro anni il comportamento di questo coraggioso e indipendente scrittore egiziano è una spina nel fianco per i suoi colleghi.
Il motivo è presto detto: l' associazione degli scrittori egiziani vieta ai suoi membri qualsiasi rapporto diretto con Israele.
A dispetto di tale divieto, finora Selim si è recato sette volte in Israele e, fedele alla sua vocazione, ha pubblicato le sue esperienze di viaggio in quel paese, che ovviamente non hanno trovato buona accoglienza da parte dell' associazione degli scrittori e sono state da questa recensite come "eccessivamente positive nei confronti di Israele" .

Ma lo scrittore Selim non si è fermato qui: si è espresso pubblicamente a favore della fine dell' intifada in corso nei territori palestinesi, un invito che per l' associazione degli scrittori, che appoggia la cosiddetta aksa-intifada, è stato a quanto pare la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
In conclusione, Selim è stato radiato.
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Contemporaneamente, altri undici scrittori, che la pensano come Ali Selim, hanno ricevuto una diffida.
Il premio Nobel Mafouz, rispettato membro dell' associazione degli scrittori, ha protestato vivamente contro simili misure.
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Vorrei che la Commissione intervenisse in questa vicenda.
A ben guardare, appiattire le idee e propagandare idee antisemite è in contrasto con i valori e le norme che gli Stati membri dell' Unione europea affermano di divulgare.
Inoltre, con il suo intervento l' Unione contribuirebbe ai tentativi di rianimare l' agonizzante processo di pace in Medio Oriente, un processo che è inconciliabile con le tesi politiche generali sostenute dalla stampa di Stato egiziana, che non perde occasione per diffondere le più inverosimili storie - o, per meglio dire, accuse - contro Israele e contro l' Occidente.
Ad esempio, riguardo alla visita compiuta da Colin Powell "ai suoi padroni di Tel Aviv" sulle pagine dei giornali egiziani si legge: "Quando era in Israele, il Ministro degli esteri americano non ha avuto alcun timore di mostrarsi sottomesso.
Lo si è visto in atteggiamento umile, con addosso un copricapo ebreo, davanti al monumento al (nota bene) fittizio olocausto degli ebrei durante la seconda guerra mondiale" .
Non meraviglia, dunque, che l' ospite d' onore della Fiera del libro del Cairo, l' equivalente arabo della fiera di Francoforte, sia stato quest' anno Roger Garaudy, un uomo che la stampa europea ha definito come "una persona che a livello internazionale gode di dubbia fama e perseguitata perché nega l' olocausto" .
L' interpretazione egiziana della libertà di espressione è, possiamo dire così, fortemente selettiva dal punto di vista politico.
Anche a questo proposito la Commissione farebbe bene a chiedere spiegazioni alle autorità cairote.
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<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="EN" NAME="Purvis">
Signor Presidente, considero il presente dibattito d' urgenza inutile e inopportuno.
Certamente esso è prematuro, come ha affermato l' onorevole Dary.
E' stato promosso dai radicali della onorevole Bonino e si basa su una serie di accuse false e tendenziose mosse al sistema giudiziario egiziano.
Nella fase di discussione tra i gruppi, abbiamo esposto i fatti con i quali anche i radicali hanno dovuto concordare.
L' esito è che la risoluzione di compromesso, così come proposta, non chiede nulla di più di quanto si potrebbe esigere da uno qualsiasi dei nostri Stati membri, affermanfdo che la libertà e i diritti dell' uomo sono elementi fondamentali della democrazia.
A dispetto di tutto ciò, gli autori della mozione hanno continuato a muovere accuse vergognose e infondate nei loro interventi.
<P>
C' è, tuttavia, una domanda che vorrei porre al signor Commissario, dal quale mi aspetto una risposta senza ambiguità.
Il paragrafo 4 della risoluzione esprime il nostro appoggio al Centro Ibn Khaldoun per la democrazia e chiede alla Commissione di continuare a fornire sostegno finanziario a tale organizzazione e alle sue attività.
La domanda è la seguente: può la Commissione dirsi soddisfatta del modo in cui il Centro Ibn Khaldoun per la democrazia ha gestito e rendicontato i fondi propri e, in particolare, quelli ricevuti dall' Unione europea?
E' un punto sul quale è necessario discutere.
Se la risposta sarà positiva, sarò lieto di sostenere il paragrafo in questione.
Se la risposta sarà negativa o quantomeno dubitativa, ritengo sia giusto votare contro il paragrafo 4 fino a quando non potremo dirci soddisfatti; credo, inoltre, opportuno votare contro la risoluzione nel suo complesso, perché contiene il paragrafo in discussione.
La prego di volermi dare una risposta, signor Commissario.
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Malaysia
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<SPEAKER ID=130 LANGUAGE="DA" NAME="Haarder">
Signor Presidente, ho seguito l' evoluzione in Malesia per alcuni anni attraverso visite e conoscenti che ci vivono.
E' deprimente vedere come il Primo ministro Mahatir violi in misura sempre maggiore i principi democratici assolutamente elementari e la comune dignità per eliminare i suoi rivali politici.
Di questo Internal Security Act, ISA, viene fatto uso e abuso per eliminare i nemici politici e personali del Primo ministro come in una dittatura.
Lo stesso vale per l' articolo della costituzione malese la cui finalità era quella di garantire la pace nel paese e tra i gruppi etnici, e che ora viene utilizzato ad uso e consumo del governo.
L' ex Primo ministro, Tunku Abdul Rahman, già quattordici anni fa disse che sembrava che Mahatir si stesse dirigendo verso un governo autoritario.
Si può tranquillamente dire che da allora ha continuato.
Ciò è estremamente deplorevole, ma è positivo che al Parlamento oggi ci sia questo dibattito sulla necessità di ottenere una spiegazione chiara e precisa dal governo.
La Malesia dovrà conoscere la verità quando ci incontreremo con i malesi in varie sedi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
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<SPEAKER ID=131 NAME="Posselt">
Signor Presidente, non si può parlare della Malaysia senza pensare al suo saggio fondatore Tunku Abdul Rahman che, rendendo giustizia a tutti, negli anni ' 50 è riuscito a integrare e a trovare un intelligente punto di equilibrio tra popoli e religioni.
Egli ci ricorda una figura della storia europea, l'imperatore Carlo IV, lussemburghese come la onorevole Lulling, che ha saputo integrare nel cuore dell'Europa tedeschi e cechi, francesi e italiani, e che con la bolla d'oro ha emanato per il Sacro romano impero la costituzione più moderna e più equilibrata del medioevo.
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Il ruolo svolto in Europa da Carlo IV è stato assunto nella Malaysia del XX secolo da Tunku Abdul Rahman, che è riuscito a conciliare le esigenze di induisti, mussulmani, buddisti, malesi, tamil e cinesi all'interno di un assetto federalistico con nove diverse famiglie di sultani che si alternano, ad un ritmo definito con grande accortezza, alla guida di questo paese multietnico.
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Tale fragile struttura è fondata sul rispetto della cultura altrui, sul rispetto del diritto e, in particolare, sul rispetto dello stato di diritto.
Per questo motivo è fonte di gravi problemi la personalità accentratrice del Primo ministro Mahathir che da alcuni anni turba in misura crescente questo delicato equilibrio. Inizialmente egli non ha rispettato i singoli Stati, poi ha abusato della fede islamica perdendo progressivamente il rispetto per le altre religioni e ora turba anche l'equilibrio tra i vari gruppi etnici.
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In tale contesto s' inserisce la cosiddetta legge sulla sicurezza interna, che mette a tacere anche i rivali all'interno del suo stesso partito e riduce ulteriormente lo stato di diritto im Malaysia.
La situazione è assai preoccupante perché la Malaysia si colloca in una delicata posizione geopolitica, è un paese importante sotto il profilo economico, ma è soprattutto uno dei principali membri dell'ASEAN, la comunità dell'Asia sudorientale con cui intratteniamo rapporti di partenariato.
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Dobbiamo pertanto adoperarci per far ritornare la Malaysia allo spirito di Abdul Rahman - o anche allo spirito dei lussemburghesi, che svolgono in modo eccellente il ruolo di promotori dell' integrazione nell' Unione europea.
Credo che l'era di Mahathir sia giunta al termine e che, se si vuole che questo complesso equilibrio tra popoli e religioni non venga soffocato nel bagno di sangue causato da un eccesso di centralismo e di autoritarismo, il comando del paese debba essere assunto da nuove forze democratiche, che possano infondere nuova linfa allo stato di diritto.
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<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="DE" NAME="Schulz">
Signor Presidente, anche se non figuro sulla lista degli oratori, posso porre una domanda al collega Posselt?
Ho ascoltato con grande attenzione il suo excursus storico, ma le critiche avanzate a Mahathir mi hanno molto stupito, perché in passato il professor Rinsche non si stancava di affermare che egli era il più grande statista asiatico.
Evidentemente la posizione dei cristianodemocratici tedeschi è un po' cambiata.
Onorevole Posselt, lei ha affermato che Carlo IV è un lussemburghese come la onorevole Lulling.
Personalmente ho sempre pensato che la onorevole Lulling fosse una lussemburghese.
Se l'ho fraintesa, la prego di illuminarmi!
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Afghanistan
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<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, non risponderò per fatto personale all' onorevole Purvis.
Ritengo che il suo modo, molto selettivo, di percepire fatti che sono avvenuti e che si stanno tuttora verificando in Egitto sia opinabile.
Purtroppo il futuro, così come già il passato, non gli darà ragione.
Per quel che concerne l' Afghanistan, continuo a pensare che si possa essere francamente delusi dalla politica seguita dall' Unione e, in particolare dalla Commissione e dal Consiglio, nei confronti del Pakistan che, come ben si sa, è determinante per il futuro dell' Afghanistan.
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Finché non vi sarà una politica decisa verso il Pakistan, i talebani continueranno a fare ciò che fanno da anni.
La notizia è ancora fresca: i talebani hanno conquistato una città del centro dell' Afghanistan.
La prima cosa che hanno fatto è quella stata di bombardare e radere al suolo l' ospedale e di distruggere il centro di aiuti umanitari.
Ecco l' Afghanistan di tutti giorni, l' Afghanistan che appoggeremo indirettamente finché non avremo una politica determinata nei confronti di tutti gli Stati che continuano a sostenerlo, a partire dal Pakistan, senza tuttavia dimenticare l' Arabia Saudita e qualche altro paese.
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Chiedo pertanto alla Commissione di fornire al Parlamento europeo elementi chiari e precisi sulle politiche che intende adottare rispetto agli Stati che aiutano questo regime rinnegato a restare al potere.
I disastri che esso causa sono noti, in quanto se ne è parlato molto spesso in Aula, a cominciare dalla condizione delle donne; purtroppo, essi si spingono ben oltre: mi riferisco all' esclusione di tutta la gioventù afgana da qualsiasi forma di istruzione degna di tale nome.
E' risaputo che le scuole coraniche, nella loro versione afgana, non hanno niente a che vedere con l' istruzione.
E' giunto il momento di ottenere dalla Commissione e dal Consiglio - ancora una volta assente - risposte concrete.
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<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="NL" NAME="Sörensen">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo il drammatico destino che è stato riservato alle donne afgane e alle statue di Buddha a Bamiyan, i talebani hanno compiuto un ulteriore passo sul loro cammino segnato da un fanatismo religioso che non risparmia niente e nessuno: hanno obbligato le minoranze sikh e indù a portare sui vestiti un contrassegno giallo.
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Lo Human Rights Watch ha reso nota oggi la più recente atrocità che costella questa storia infinita: sessanta cittadini sono stati incarcerati e sono stati distrutti edifici ufficiali, residenziali e commerciali.
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Quando l' attuale regime afgano salì al potere, dichiarò che si sarebbe caratterizzato per tre fattori: eliminazione del narcotraffico, lotta contro il terrorismo, rispetto dei diritti umani.
L' unico successo che i talebani hanno ottenuto è stata la diminuzione della produzione di oppiacei.
Essi sono convinti che non saranno mai riconosciuti dalla comunità internazionale e hanno scelto perciò la via dell' oppressione di massa, ovvero del genocidio del loro popolo.
La prima conseguenza della loro politica di isolamento è che è diventata impossibile qualsiasi forma di trattativa; l' unico effetto che hanno avuto le sanzioni è stato quello di penalizzare un popolo allo stremo, cui non resta altro che la fuga in campi di raccolta nella speranza di raggiungere l' Europa.
Non si tratta di stabilire se i talebani violino i diritti umani, bensì di decidere quali conclusioni si debbano trarre da questa realtà.
In tal senso il nostro gruppo presenta due emendamenti supplementari.
Se i talebani conquisteranno anche il Pandijr, si considereranno come i grandi vincitori dell' Occidente e dei russi, il che li spingerà a rifiutare qualsiasi compromesso con la comunità internazionale e forse anche a cacciare dal paese le ONG, che sono attualmente l' unica fonte di informazione.
L' Europa potrebbe proporre di abolire le sanzioni, accentuando la pressione sul Pakistan, il che rallenterebbe l' avanzata dei talebani e soprattutto li ricondurrebbe al tavolo delle trattative.
Tutto ciò potrà realizzarsi, però, solo se contemporaneamente si forniranno aiuti alle ONG che operano in loco nel tentativo di migliorare le condizioni di vita di donne, bambini e uomini.
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<SPEAKER ID=135 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse">
Signor Presidente, due giorni fa Médecins du monde ha lanciato una campagna informativa nelle città francesi e il Parlamento europeo tenta di sensibilizzare l' opinione pubblica sulla situazione in Afghanistan.
Médecins du monde rimarcava peraltro che il bilancio della Comunità europea destinato alle ONG presenti in loco era in diminuzione, in netta diminuzione.
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Mi chiedo come si possano ricevere rappresentanti della resistenza afgana e sostenere le donne afgane - azione cui plaudo - senza spingersi oltre e senza avere neppure gli strumenti per esprimere la nostra indignazione.
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A mio parere, tale è il senso della risoluzione, che mi pare molto migliore rispetto a quella di due mesi fa - che trovavo molto debole per quel che concerne in particolare la discriminazione delle donne.
Vedo che oggi si parla apertamente di crimini, di violazioni, di apartheid, di tutto ciò che corrisponde alla situazione delle donne di oggi.
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La situazione odierna è difficile.
Forse è addirittura peggiorata poiché sosteniamo il comandante Massud, le donne afgane e altri, nonché la popolazione afgana che sta morendo di fame.
Tuttavia, se il nostro sostegno si traduce in un inasprimento delle sanzioni e nel fatto che si impedisce alle donne di guidare per le ONG che operano a favore delle donne o che si chiudono le panetterie che consentivano alle donne di lavorare, di nutrire se stesse ed altri, allora si deve fare di più, il Parlamento europeo deve fare di più.
E fare di più, come è già stato ribadito, significa rivolgersi ai paesi che sostengono i talebani.
<P>
Credo che la Comunità europea, l' Unione europea, non debba soltanto fornire maggiori finanziamenti, bensì debba anche interpellare politicamente coloro che sostengono tale regime e che gli consentono di sopravvivere.
E' nella logica della nostra indignazione, è nella logica del nostro sostegno ed è nostra responsabilità.
<P>
Vorrei che smettessimo di limitarci a risoluzioni che, anche se ogni volta migliori, sono troppo modeste rispetto a ciò che si deve fare per la popolazione che soffre.
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<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Presidente, l' oratore che mi ha preceduto ha affermato che abbiamo condannato a più riprese le violenze in Afghanistan e le violazioni dei diritti dell' uomo che si verificano ogni giorno.
Ma come dobbiamo reagire ad una situazione che va peggiorando per le donne e gli hazare?
A gennaio sono stati mandati a morte 170 civili, come citato dall' onorevole Dupuis e da altri, e sono stati sferrati attacchi nella regione di Yakaolang.
Che cosa dobbiamo fare?
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Sappiamo che l' Unione europea, in seguito al Vertice di Tampere nel 1999, ha approvato una raccomandazione formulata da un gruppo di lavoro ad alto livello concernente l' atteggiamento da assumere nei confronti della situazione esistente in Afghanistan.
Ritengo che tale strategia vada riesaminata con rigore, dobbiamo rivederla.
I nostri ambasciatori in Pakistan come accolgono coloro che presentano domanda per entrare nei nostri paesi?
Ho sentito dire che vengono trattate come criminali.
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Apprendo con soddisfazione che stiamo valutando la possibilità di aprire un ufficio ECHO in Afghanistan, cosa che dovrebbe ripetersi.
Dobbiamo inoltre garantire il nostro sostegno alle organizzazioni cristiane che nel silenzio fanno moltissimo per la popolazione afgana e che hanno bisogno del nostro sostegno.
Dobbiamo poi, come hanno detto anche altri oratori, fare in modo che l' embargo sulle armi entri in vigore e che le Nazioni Unite abbiano accesso al paese per indagare sulle violenze perpetrate ai danni degli hazare.
<P>
Queste sono alcune delle misure da adottare.
Non possiamo continuare a pronunciare condanne puntuali.
Ci sentiamo impotenti.
Dobbiamo dotarci di una politica più avveduta.
L' esperienza nelle zone a noi vicine ha dimostrato come una presenza nel paese possa portare a risultati positivi e soprattutto sia giustificata dal punto di vista umanitario.
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<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, il regime afgano dei talebani detiene il triste record mondiale per quanto riguarda la violazione dei diritti dell'uomo.
Come ricordavano i colleghi, le statue di Buddha di Bamiyan sono state distrutte alcune settimane or sono. L'integralismo dilaga.
Le minoranze religiose - inizialmente gli indù, ora anche i non-afgani - sono obbligate a rendersi riconoscibili con un pezzetto di stoffa gialla che risveglia dolorosi ricordi al tragico regime nazista del mio paese.
<P>
Dopo l'ascesa al potere dei talebani la situazione in cui vive la popolazione civile ha conosciuto un drammatico deterioramento: donne e ragazze sono vittime di vessazioni sistematiche, sono obbligate a portare il velo, l'istruzione viene loro negata e, se commettono adulterio, rischiano la pena capitale.
Le donne non possono più partecipare neppure alla distribuzione di pane operata dal programma alimentare dell'ONU.
Non possono più guidare. L'attività delle organizzazioni internazionali è gravemente ostacolata.
Gli uomini devono portare il fez e farsi crescere la barba. I ladri sono malmenati, si mozzano loro le mani in pubblico a scopo deterrente.
La suprema guida spirituale islamica egiziana e di molti musulmani, Farid Wasil, nega che i talebani conoscano i veri valori e i principi del Corano e dichiara invalide le loro perizie religiose, le fatwa.
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Signor Commissario, ci appelliamo al governo pakistano affinché prenda le distanze da ogni forma di sostegno - finanziario e morale - a questo regime.
<P>
Non sono state realizzate neppure le antiche promesse di distruggere le piantagioni di papavero o di oppiacee.
Mercoledì della scorsa settimana alla frontiera tedesca è stato sequestrato un container proveniente dall'Afganistan che conteneva 6 chilogrammi di eroina e 64 chilogrammi di hashish per un valore complessivo di due milioni di euro.
Le battaglie del fanatismo religioso e il terrorismo internazionale si finanziano con la vendita degli stupefacenti.
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Bin Laden continua a soggiornare in questo paese che, invece di estradarlo, lo venera.
Signor Commissario, le sanzioni dell'ONU devono essere mantenute fino a quando l'Afghanistan uscirà dal medioevo imposto dal mullah Omar per raggiungere l'era moderna, e con essa la democrazia e lo stato di diritto.
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<SPEAKER ID=138 NAME="Vattimo">
Signor Presidente, non voglio ripetere tutto ciò che è stato già detto dai colleghi nel corso di questo dibattito, che mi sembra molto eloquente, ma ogni tanto ci troviamo a ridiscutere questo problema dell'atteggiamento dell'Europa e della comunità internazionale nei confronti dell'Afghanistan perché ogni volta sembra che il record precedente nella violazione dei diritti umani sia stato superato.
Ultimamente - la cosa mi riguarda anche come italiano - un ospedale italiano di Kabul, uno dei pochi che funzionava decentemente e modernamente, ha dovuto essere chiuso perché il personale era minacciato di rappresaglie, in quanto il regime non ammetteva che le donne vi lavorassero in stretto contatto con medici e infermieri.
E' stato già detto che ultimamente il regime ha anche imposto alle minoranze di indossare per strada vestiti specialmente marchiati, il che ricorda tristemente un uso nazista che speravamo fosse finito per sempre.
Tutto questo ci mette nella condizione di non credere più alle pure condanne verbali e di porci il problema di quali possano essere i mezzi di pressione effettivi dell'Unione europea sull'Afghanistan.
Allora, qui si tratta - com'è stato detto e la risoluzione comune lo sottolinea - di esercitare pressioni sui paesi che riconoscono diplomaticamente l'Afghanistan e lo sostengono anche economicamente - Pakistan, Arabia Saudita, eccetera - e di organizzare efficacemente delle forme di assistenza autonome, sia all'interno del paese, da parte dell'Unione europea per la fornitura e la distribuzione di aiuti umanitari, che fuori di esso, ai confini, dove ci sono campi di profughi e di rifugiati, come in India e in Pakistan.
<P>
Tutto ciò è estremamente urgente, e non solo per concorrere all'affermazione dei diritti umani in questo paese ma anche per evitare che i talebani contribuiscano a diffondere in Occidente un'immagine fanatica, sanguinaria dell'Islam, che andrebbe ad allearsi con quella che coltivano i nostri fondamentalisti e razzisti.
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<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock">
Signor Presidente, martedì scorso a New York, Mohamed al-'Owhali è stato condannato all' ergastolo per la bomba all' ambasciata statunitense di Nairobi, mentre il mandante, Osama bin Laden, viene ospitato e protetto in Afghanistan dal regime talebano, che lo considera un eroe dell' Islam.
I talebani costringono il paese in una cappa di integralismo medievale, tanto da bandire i sacchi di carta per evitare l' eventualità che contengano pagine riciclate del Corano e di imporre alle donne di indossare il velo e di vivere in un regime di totale separazione dagli uomini, senza alcuna possibilità di lavorare.
Sono stati vietati, perché contrari alla regione islamica, persino gli scacchi e il volo degli aquiloni, nonostante vi siano molti studiosi islamici che contestano tale interpretazione del Corano.
In effetti, le norme imposte dai talebani sembrano derivare, più che dal Corano, dalle tradizioni tribali secondo le quali il valore della donna è essenzialmente procreativo e economico.
<P>
Fino a poco fa, l' azione del regime talebano mirava per lo più a garantire che i musulmani si comportassero rispettando i principi dell' Islam.
In marzo, tuttavia, in seguito all' acesa al potere tra i talebani della fazione oltranzista legata a Bin Laden, le straordinarie e meravigliose statue di Buddha di Bamiyan, risalenti al V secolo, sono state distrutte con la dinamite.
Non si può non pensare alla Germania nazista quando si apprende dell' obbligo imposto ai membri del gruppo indu, di cui rappresento la comunità londinese composta da decine di migliaia di persone, di rendersi identificabili e visibili per mezzo di un contrassegno giallo.
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Non voglio suggerire che un intervento diretto nel paese che ha sconfitto l' Armata rossa sia opportuno o fattibile.
Al contrario, l' intervento negli affari interni di un altro paese da parte di soggetti esterni ha spesso l' effetto di esacerbare e prolungare il conflitto, come nei Balcani.
Forse è il caso di attendere che gli eventi compiano il loro corso.
Non si deve trascurare il fatto che attualmente gran parte dell' Afghanistan vive in pace.
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Tuttavia, si deve ribadire chiaramente ai talebani che, se vogliono il nostro aiuto, devono dare ascolto alle preoccupazioni di chi, nel mondo, resta sconcertato e atterrito di fronte al carattere brutale del loro regime di stampo medievale.
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<SPEAKER ID=140 LANGUAGE="EN" NAME="Byrne">
. (EN) Signor Presidente, voglio occuparmi innanzitutto della discussione sulla situazione nel Guatemala.
La Commissione segue con grande attenzione quanto accade in quel paese.
Nell' Unione europea e nella comunità internazionale crescono le preoccupazioni per il grave deterioramento riscontrato in settori essenziali quali la tutela dei diritti dell' uomo, la giustizia e il buon governo.
<P>
Le maggiori priorità della Commissione in materia di relazioni con il Guatemala prevedono il sostegno all' attuazione degli accordi di pace del 1996, che dovrebbero condurre ad un maggiore rispetto dei diritti dell' uomo, alla promozione della modernizzazione del paese e al rafforzamento delle pratiche di buon governo.
L' Unione ha svolto un importante ruolo di sostegno al processo di pace dal punto di vista sia politico sia finanziario.
Il programma di cooperazione con il Guatemala ha lo scopo di fornire un sostegno adeguato al processo di pace.
La Commissione ha concesso la propria assistenza alla società civile e alle organizzazioni statali per contribuire al processo di riconciliazione.
Allo stesso tempo, prepara un programma per migliorare il sistema giudiziario.
Il nostro impegno nell' attuazione del processo di pace trova ulteriore conferma nel memorandum d' intesa, firmato congiuntamente dalla Commissione europea e dal governo guatemalteco il 26 marzo 2001, che prevede la concessione di ulteriori finanziamenti per 93 milioni di euro nel periodo 2001-2006.
La Commissione e gli Stati membri hanno utilizzato in maniera regolare lo strumento del dialogo politico con il Guatemala per ribadire l' importanza del rispetto dei diritti dell' uomo.
Le azioni più recenti dell' Unione dalle quali si evince la preoccupazione per la situazione nel Guatemala sono la dichiarazione congiunta emessa lo scorso marzo in occasione della XVII riunione del dialogo di San José e la recente dichiarazione della Presidenza svedese in occasione del terzo anniversario dell' assassinio di monsignor Gerardi.
La Commissione ha appreso con favore della recente sentenza emessa nell' ambito del processo per l' omicidio dell' arcivescovo e considera tale esito una prova incoraggiante dell' impegno con cui il settore giudiziario del Guatemala vuole migliorare la situazione dei diritti dell' uomo.
Inoltre, nel corso di una visita in America centrale nel marzo 2001, il mio collega Patten ha rivolto al governo del Presidente Portillo la richiesta di avviare con urgenza un' azione per impedire che si produca una spirale negativa di eventi nel paese e dare nuovo impulso all' attuazione, attualmente in fase di stallo, degli accordi di pace.
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La Commissione valuta con attenzione anche la situazione nel Ciad, dopo l' annuncio ufficiale dei risultati delle elezioni presidenziali del 20 maggio da parte della commissione nazionale indipendente per le elezioni.
La calma con cui la popolazione ha vissuto la giornata elettorale e l' alta affluenza al voto hanno dimostrato un impegno civico che merita il giusto riconoscimento.
Secondo gli osservatori internazionali, le procedure di voto si sono svolte nel rispetto della legalità, per quanto si siano riscontrate talune mancanze a livello organizzativo.
La missione di osservatori ha riferito che i candidati dell' opposizione hanno elencato alcuni casi di irregolarità e di brogli che, a loro giudizio, avrebbero compromesso l' esito del voto.
Il 12 giugno, il la Corte costituzionale del Ciad ha annunciato ufficialmente i risultati confermando che Idriss Deby ha ricevuto un secondo mandato con il 63 per cento dei voti.
E' stato riferito che il Consiglio ha annullato il voto di alcune sezioni elettorali.
La situazione viene attentamente seguita in loco dai capimissione dell' Unione.
Nello spirito dell' articolo 8 dell' accordo di Cotonou, la Commissione manterrà il dialogo politico in atto con il Ciad.
Negli ultimi dieci anni, il paese ha avviato un processo di democratizzazione e tali sforzi consentono ora una migliore tutela dei diritti civili e dell' uomo.
Tuttavia, si riconosce che i diritti e libertà non sono sufficientemente rispettati da tutte le parti.
Perché il paese possa conseguire una pace duratura, è necessario affrontare tali questioni.
La strategia di sostegno al Guatemala prevista nel quadro del nono FES, attualmente nella fase finale di preparazione, contiene un importante programma di sostegno alla società civile, rivolto anche alle organizzazioni attive nel campo dei diritti dell' uomo.
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La recente condanna comminata al noto difensore dei diritti dell' uomo e della democrazia, il professor Saad Ibrahim, e ai suoi colleghi ha suscitato grande sconcerto nella comunità internazionale.
Il processo intentato contro il professor Ibrahim e altri 28 coimputati del Centro Ibn Khaldoun e dell' organizzazione HODA è stato seguito con attenzione dalla Commissione europea e dagli Stati membri.
Lo scorso anno, all' epoca dell' arresto - eseguito senza che venissero mosse accuse formali - l' Unione ha manifestato ai più alti livelli e con energia la propria preoccupazione in merito non solo all' arbitrarietà dell' atto, ma anche alla continua e negativa campagna di stampa scatenata contro l' imputato.
Quando i capi d' imputazione sono stati finalmente resi pubblici - e tra questi vi è l' accusa di avere accettato senza autorizzazione fondi stranieri (ovvero provenienti dall' Unione) -, la delegazione della Commissione europea al Cairo ha ricordato alle autorità competenti che gli aiuti a fondo perduto alle organizzazioni della società civile erano perfettamente legittimi e previsti dalla convenzione quadro tra l' Unione europea e l' Egitto in materia di cooperazione finanziaria e tecnica.
Il sostegno alla società civile, oltre ad essere parte integrante del processo di Barcellona, è uno degli obiettivi espliciti dell' accordo di Barcellona del 1995, sottoscritto dall' Egitto.
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Le accuse riguardavano anche l' uso improprio dei fondi UE assegnati ai programmi a favore della democrazia attuati dal Centro Ibn Khaldoun e dall' organizzazione HODA.
La dichiarazione rilasciata dalla Commissione europea a Bruxelles il 13 dicembre 2000 chiarisce senza possibilità di equivoci che i progetti oggetto di finanziamento erano sottoposti alle normali procedure di monitoraggio, che includono anche una verifica intermedia indipendente.
In risposta alla domanda dell' onorevole Purvis, preciso che nel 1999 la Commissione ha ricevuto una serie di relazioni favorevoli in merito allo stato di avanzamento di entrambi i progetti; tali relazioni erano il frutto di una accurata verifica finanziaria condotta da soggetti indipendenti.
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Le autorità egiziane non hanno finora presentato alcuna prova né informazione a sostegno delle accuse relative ai progetti finanziati dall' Unione.
Gli osservatori UE hanno seguito tutto il processo e l' Unione stessa ha sempre manifestato con chiarezza di aspettarsi che prevalessero la giustizia e il rispetto delle procedure.
Essa ha scrupolosamente evitato qualsiasi intervento che potesse pregiudicare tale aspettativa.
Tuttavia, non era certo previsto - anzi è stato accolto con disappunto - che la sentenza venisse emessa un mese prima del previsto e senza alcun riguardo per la memoria difensiva presentata nell' ultimo giorno di dibattimento processuale; il disappunto si estende alla severità delle condanne, ovvero sette anni per il professor Ibrahim e pene più lievi, ma pur sempre pesanti per gli altri imputati.
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La sentenza ha costretto la Commissione, con dichiarazione orale del 23 maggio, e la Presidenza, con dichiarazione del 25 maggio, a manifestare la propria profonda preoccupazione.
L' Unione ha colto l' occasione per sottolineare l' importanza che essa annette allo sviluppo della società civile e ha ribadito che i programmi rivolti a tale fine erano parte integrante dei programmi bilaterali tra UE e Egitto.
La Commissione europea continua a vigilare sul caso con attenzione.
Il tribunale che ha emesso la sentenza ha l' obbligo di pubblicare entro un mese le motivazioni, che saranno analizzate con scrupolo.
C' è la possibilità, sia pure limitata, di presentare appello.
Il percorso giudiziario non è concluso e è auspicabile che l' esito finale possa riflettere le migliori tradizioni del sistema giudiziario egiziano.
Le autorità egiziane sono ben consapevoli dell' attenzione internazionale sul caso in questione e delle implicazioni legate ad una conclusione che venga percepita come ingiusta.
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Nawal el Saadawi, nota scrittrice femminista, è stata accusata di apostasia, ma la procura generale ha ritirato le accuse il 23 maggio.
Tuttavia, il caso non sembra chiuso e le accuse possono ancora essere sollevate presso un altro tribunale.
La situazione viene attentamente seguita dalla Commissione.
I casi Ibrahim e Saadawi hanno dato luogo a profonde preoccupazioni, sebbene resti aperta la possibilità di avviare ulteriori passi legali e di sperare in un esito accettabile.
La situazione generale è complessa e per nulla chiara, ma si riscontrano segnali di ottimismo in alcune aree, quali i diritti della donna, il controllo delle elezioni da parte del potere giudiziario, la legislazione in materia sociale, eccetera.
Una fetta crescente della società egiziana condivide appieno l' opinione che sia necessario introdurre nel paese normative di elevato profilo e sta operando per raggiungere questo fine.
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In relazione alla Malaysia, la Commissione ha seguito con attenzione gli eventi relativi all' arresto da parte della polizia malese di dieci militanti riformisti in base alla legge sulla sicurezza interna. Il fatto è avvenuto pochi giorni prima del secondo anniversario, che cade il 14 aprile, dell' arresto dell' ex Primo ministro Anwar Ibrahim.
La Commissione deplora che il 2 giugno il Ministro degli interni abbia firmato l' ordine di detenzione per due anni di quattro dei dieci militanti dell' opposizione e che tre degli altri sei arrestati siano ancora sotto la custodia della polizia in forza delle legge sulla sicurezza interna.
La Commissione ribadisce le preoccupazioni espresse in relazione a questi eventi, che considera contrari alla prassi democratica consolidata; essi rafforzano i timori formulati in passato sulla situazione generale in materia di diritti dell' uomo in Malaysia.
La Commissione accoglie con favore la notizia che la commissione nazionale malese per i diritti dell' uomo ha sollevato eccezioni circa la fondatezza giuridica degli arresti e che rappresentanti del governo abbiano affermato di ritenere necessaria l' abolizione o almeno una riforma radicale della legge sulla sicurezza interna.
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La Commissione accoglie positivamente il fatto che la Corte suprema della Malaysia, nel decretare il 30 maggio la liberazione di due detenuti ai sensi della legge sulla sicurezza interna con la procedura di habeas corpus, ha esortato il parlamento malese a rivedere la legge in questione.
La Commissione è pronta a sostenere un' azione dell' Unione europea volta a sollecitare, in tutte le occasioni opportune, l' attenzione del governo malese sul tema dei diritti dell' uomo, in generale, e della suddetta legge, in particolare.
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La Commissione, al pari del Parlamento, è profondamente delusa dal peggioramento inarrestabile della situazione umanitaria e politica in Afghanistan.
Sul fronte umanitario, la Commissione, insieme agli altri partner, continua a fornire assistenza ai gruppi e alle popolazioni più deboli entro i confini afgani e ai profughi ospitati nei paesi confinanti.
L' assistenza è destinata alle aree più bisognose del paese e viene fornita compatibilmente con le possibilità di accesso e le esigenze di sicurezza.
Tale approccio è coerente con la posizione comune dell' Unione sull' Afghanistan, la quale fissa l' obiettivo di fornire un efficace aiuto umanitario sulla base di una valutazione imparziale dei bisogni.
I rappresentanti della Commissione partecipano regolarmente alle missioni di valutazione e alle visite in loco in Afghanistan, in modo da accertarsi in prima persona delle condizioni esistenti e da garantire che l' aiuto venga diretto alle aree più bisognose.
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Sul fronte politico, i rappresentanti della Commissione, operando quale parte della trojka UE, hanno cercato di convincere le due fazioni coinvolte nel conflitto a promuovere una soluzione pacifica.
La trojka, formata dai rappresentanti diplomatici residenti a Islamabad, si è recata di recente a Kandahar e Feyzabad per chiarire la posizione comune dell' Unione ai talebani, ma ha rilevato una certa riluttanza a prendere in considerazione nuove iniziative di pace.
Attualmente l' Unione, insieme ad altri partner, cerca di definire il modo più efficace per promuovere un processo di partecipazione.
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In relazione al futuro dell' Afghanistan, due cose sono chiare.
Primo: un intervento esterno nel conflitto afgano può solo avere l' effetto di prolungare il conflitto; ciò vale anche per il sostegno fornito alle parti in lotta da taluni paesi terzi, che perseguono propri obiettivi e promuovono i propri interessi nazionali.
Secondo: la complessa situazione afgana non può trovare alcun giovamento in una soluzione militare.
La storia del paese indica che nessuna fazione è in grado di imporre la propria concezione politica e culturale a tutto il paese.
Ribadisco quanto dico - e rispondo in particolare alle affermazioni dell' onorevole Dupuis -, sottolineando che la Commissione non fornisce alcun aiuto alle fazioni in lotta.
L' aiuto va a beneficio dei gruppi e delle popolazioni più deboli in linea con le loro necessità e compatibilmente con le possibilità di accesso e con le esigenze di sicurezza.
Poiché i talebani controllano il novanta per cento del territorio, è evidente che gran parte dell' aiuto fornito dalla Commissione è indirizzato ad aree controllate dai talebani.
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Per tali ragioni, l' Unione intende mantenere l' embargo sulle armi applicato a tutto il territorio afgano.
Inoltre chiedere che cessi l' ingerenza di paesi terzi e, allo stesso tempo, appoggia gli sforzi di pace dell' ONU, sottolineando l' esigenza di un governo di larga coalizione per il paese.
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Infine, in risposta all' intervento della onorevole Fraisse, i combattimenti tra talebani e forze dell' Alleanza settentrionale si sono intensificati dopo la sosta invernale e si prevede che i talebani cercheranno di espellere le forze dell' Alleanza dai territori che occupa, pari a circa il dieci per cento del paese, mentre il comandante dell' Alleanza settentrionale, Massud, e i suoi alleati tenteranno di allargare il conflitto alle aree attualmente controllate dai talebani.
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Nel frattempo gli effetti della più grande siccità degli ultimi trent' anni continuano a pesare sulla popolazione, in particolare su quella delle regioni meridionali, centrali e occidentali.
Un gran numero di cittadini afgani, per paura della carestia e del conflitto, è stato costretto ad abbandonare le proprie abitazioni ed è attualmente ospitato in appositi campi in Afghanistan oppure ha lasciato il paese per dirigersi in Iran o in Pakistan.
Nel 2000-2001, un' ulteriore massa di 500.000 persone, tra sfollati e rifugiati, sarà costretta a fuggire dalla siccità e dal conflitto e l' intero paese dipende in misura vitale dagli aiuti alimentari, molti dei quali vengono forniti dagli Stati Uniti.
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<SPEAKER ID=141 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, volevo chiedere all' onorevole Purvis se intendeva presentare una mozione di censura contro la Commissione, alla luce delle false notizie e delle deliberate menzogne che il Commissario Byrne ha appena esposto ai deputati qui presenti.
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<SPEAKER ID=142 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=9>
Nepal
<SPEAKER ID=143 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
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B5-0426/2001 presentata dall' onorevole Dupuis e altri a nome del gruppo TDI, sulla situazione in Nepal;
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B5-0428/2001 presentata dall' onorevole Collins a nome del gruppo UEN, sulle conseguenze del massacro della famiglia reale in Nepal;
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B5-0435/2001 presentata dall' onorevole Messner e altri a nome del gruppo Verts/ALE, sul Nepal;
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B5-0443/2001 presentata dall' onorevole Vinci a nome del gruppo GUE/NGL, sulla situazione in Nepal;
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B5-0460/2001 presentata dagli onorevoli Thomas Mann e Tannock a nome del gruppo PPE-DE, sul Nepal;
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B5-0469/2001 presentata dagli onorevoli Fruteau e Sánchez Aparicio a nome del gruppo PSE, sulla situazione in Nepal.
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<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, per quel che concerne il Nepal, se, da un lato, siamo consapevoli che si tratta di una tragedia shakespeariana, dall' altro, credo che il problema principale, che è il problema del Parlamento europeo, sia quello di come affrontare il futuro.
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Invito tutti i colleghi a sostenere l' emendamento presentato dall' onorevole Messner che chiede alla Presidente di consentire ad una delegazione del Parlamento europeo di recarsi quanto prima in Nepal.
Ritengo che il ruolo di tale delegazione sia fondamentale.
Le forze destabilizzatrici all' opera oggi in Nepal sono molto forti e, a mio avviso, sarebbe opportuno non sottovalutarle.
La situazione è estremamente delicata e sono certo che un segnale preciso, quale la presenza di tre deputati europei in Nepal, potrebbe avere un' influenza positiva sullo sviluppo della situazione.
<P>
Nessuno ignora il ruolo deleterio svolto da un grande paese che non dovrebbe confinare con il Nepal, ma che, con la sua politica di occupazione del Tibet, è oggi praticamente un vicino del Nepal.

Tutti sono al corrente del sostegno logistico che questo paese - la Repubblica popolare cinese - assicura alla guerriglia maoista, una guerriglia paragonabile al Sendero luminoso peruviano - il che spiega tutto, credo - ed è urgente che vengano esercitate pressioni su tale paese per mettere fine agli aiuti forniti alla guerriglia che destabilizza e rischia di far piombare nel caos il piccolo meraviglioso paese dell' Himalaya; infine, urge adottare una politica differente in tale regione.
<P>
Da ultimo, per quel che riguarda la Commissione, sono anni che il Parlamento europeo chiede l' invio di una delegazione a pieno titolo in Nepal.
Credo che gli ultimi avvenimenti giustifichino ancor di più tale delegazione.
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<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="DE" NAME="Messner">
Signor Presidente, dopo la tragedia verificatasi in Nepal con lo sterminio quasi completo del clan della famiglia reale, il piccolo regno himalayano è minacciato dalla guerra civile.
Si consideri a questo proposito che il paese si trova schiacciato tra il Tibet - oggi appartenente alla Cina - e l'India e rischia di soffocare nella morsa dei due Stati più popolosi del mondo.
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Alcuni dati sul Nepal di oggi.
Il Nepal ha una superficie pari a quella della Svizzera e dell'Austria prese assieme e una popolazione di 22 milioni di persone.
Poiché gran parte del territorio del paese è costituito da alte montagne, gli abitanti dispongono di poco spazio.
La pastorizia sfrutta eccessivamente le superfici piane, le foreste vengono abbattute, si rischia il collasso ecologico.
Il paese non dispone pressoché di scuole e di infrastrutture ed è colpito dalla piaga della corruzione.
Il Nepal è uno dei paesi più poveri del mondo con il turismo come unica fonte di entrate.
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Un ulteriore fattore destabilizzante è rappresentato dai gruppi maoisti critici nei confronti della famiglia reale, che hanno già assunto il controllo di una parte del paese, in particolare delle regioni occidentali, e che manifestano nei confronti del nuovo sovrano, il fratello del deceduto re Birendra, maggiore scetticismo di quello che nutrivano verso la vecchia famiglia reale.
<P>
Il paese ha bisogno di chiarezza.
Ma i suoi abitanti necessitano anche della nostra solidarietà, di speranze e di proposte.
I flussi turistici non devono esaurirsi, come avverrebbe sicuramente in caso di guerra civile.
Ritengo che l'Europa potrebbe svolgere un ruolo pacificatore e propongo pertanto di inviare in Nepal una piccola delegazione per intervenire a titolo preventivo prima che sia troppo tardi.
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Dobbiamo portare a questo paese i nostri valori, come trasparenza, democratizzazione, speranza nel futuro.
Non possiamo abbandonare questo Stato che in Europa conta molti amici.
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<SPEAKER ID=146 NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, siamo tutti profondamente commossi dalla scomparsa della famiglia reale nepalese e trasmettiamo i sensi della nostra solidarietà al popolo nepalese.
In qualità di presidente della delegazione SAARC, ho incontrato più volte re Birendra, che godeva di enorme popolarità e simpatia.
Professandosi sostenitore della democrazia e del sistema pluralista, egli ha suscitato grandi speranze in questo paese che versa in una situazione di estrema povertà economica - su questo Reinhold ha assolutamente ragione -, ma è ricco di cultura.
La tragedia verificatasi nel palazzo reale di Katmandu, di cui sono stati vittime re Birendra, la consorte Aishwaryia e altri membri della famiglia reale, ha creato un grande vuoto.
Il coprifuoco e la proibizione di ogni riunione possono calmare la situazione solo in parte; infatti si è già assistito a numerosi episodi di violenza.
<P>
Un primo segnale positivo è stato lanciato dal nuovo sovrano Gyanendra che ha dichiarato: "Sottoscriverò la vecchia costituzione del Nepal, la costituzione di mio fratello, e proseguirò il corso democratico imboccato dalla famiglia."
Importante è stato anche l'insediamento di una commissione d' inchiesta, un primo passo per conquistare la fiducia della popolazione che nutre notevoli riserve nei confronti del nuovo re.
La commissione, guidata dal presidente della Corte suprema, persona di sufficiente neutralità, acquisirà piena credibilità solo se sarà costituita non solo da rappresentanti governativi, ma anche da esponenti dell'opposizione e da osservatori internazionali.
Se una delegazione sarà chiamata a parteciparvi, si tratterà della delegazione SAARC del Parlamento europeo!
<P>
I ribelli maoisti che operano nella clandestinità hanno cercato di sfruttare il momento per destabilizzare ulteriormente il paese.
Il governo e l'opposizione devono imparare ad aprirsi al dialogo e a raggiungere un consenso.
Devono eliminare il terreno di coltura del terrorismo e della rivoluzione, ma per riuscirci bisogna rinunciare alle irregolarità individuali e adottare una linea comune.
Il gruppo PPE-DE si appella al nuovo sovrano e ai politici responsabili affinché facciano quanto in loro potere per fugare le paure e le preoccupazioni della popolazione; l'Unione europea, signor Commissario, deve aprire nuove vie.
<P>
Esorto nuovamente la Commissione europea ad aprire un ufficio a Katmandu, sede del segretariato generale del SAARC, da dove potremo attuare l'eccellente accordo di cooperazione tra Unione europea e Nepal, che rappresenta un ottimo punto di partenza, in merito al quale alcuni anni fa il Parlamento europeo ha espresso il proprio apprezzamento.
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<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="FR" NAME="Fruteau">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto associarmi al dolore del popolo nepalese che vive attualmente uno dei momenti più difficili della sua storia.
In veste di vicepresidente della delegazione per l' Asia meridionale, avevo avuto modo di incontrare il re Birendra, uomo di levatura che aveva saputo ribaltare tradizioni politiche secolari instaurando una monarchia costituzionale.
Vero e proprio fattore di stabilità, rappresentava per il popolo nepalese la speranza di uscire dalla miseria assoluta e di veder instaurati in maniera duratura lo stato di diritto e la democrazia.
<P>
La morte tragica di colui che il popolo nepalese considerava il simbolo ed il collante dell' unità della nazione è fonte di numerose inquietudini e pone molteplici interrogativi.
Dietro al dramma, infatti, viene brutalmente rimesso in discussione un processo politico.
Si è rotto il legame di fiducia tra classe politica e popolo.
Si tratta di un cambiamento rilevante in una regione in cui regna una forte instabilità.
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L' Unione europea tiene molto al rispetto dei diritti dell' uomo e ai principi democratici.
Si devono quindi condannare con fermezza la repressione e gli arresti che sono seguiti alla morte del re.
Non si può neanche tacere di fronte al grave problema dei campi di rifugiati del Bhutan - a cui sono particolarmente sensibile per averli visitati l' anno scorso nell' ambito della delegazione - e si deve auspicare che le azioni positive intraprese per risolvere tale problema proseguano con la stessa determinazione.
<P>
Rivolgo infine un appello alla Commissione affinché si insedi a Katmandu una delegazione a pieno titolo con il compito di aiutare questo popolo traumatizzato a curare le proprie ferite.
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<SPEAKER ID=148 LANGUAGE="EN" NAME="Byrne">
.
(EN) La Commissione ha appreso con inquietudine dei drammatici eventi che scuotono il Nepal; comprende lo sconcerto dei cittadini nepalesi di fronte alla morte dell' amato monarca, simbolo di unità e continuità, e di molti membri della famiglia reale.
<P>
Al momento, la situazione è incerta.
E' ancora troppo presto per valutare l' impatto del massacro della famiglia reale sulla stabilità del paese e per prevedere se questi eventi porteranno a una svolta disastrosa o metteranno a rischio la democrazia.
<P>
Gli attuali sviluppi hanno avuto luogo a fronte della già turbolenta situazione del paese degli ultimi mesi, legata alla paralisi politica e alla costante minaccia rappresentata dai ribelli maoisti.
Perciò i messaggi di cordoglio inviati dall' Europa hanno sottolineato la necessità di tutelare la democrazia, quella democrazia che rappresenta una conquista notevole per il regno del Nepal e del re Birendra.
<P>
La Commissione valuterà con la massima attenzione i futuri sviluppi per accertare che tutte le parti agiscano nel rispetto dei principi democratici e dei diritti dell' uomo, conformemente alle disposizioni fondamentali dell' articolo 1 dell' accordo di cooperazione allo sviluppo CE-Nepal.
<P>
In tale contesto, la Commissione deplora l' arresto di tre redattori nepalesi del giornale Kantipur.
Come noto, la Commissione ha sostenuto in maniera sostanziale gli sforzi del Nepal a favore dello sviluppo sociale ed economico.
Dal 1977 la Commissione ha erogato 160 milioni di euro per l' assistenza alla cooperazione e il sostegno attuale si aggira intorno ai 50 milioni di euro all' anno.
Il nostro impegno resta fermo.
Siamo disposti a inserire nella cooperazione una nuova dimensione che tenga conto di aspetti specifici legati all' attività di governo.
Tuttavia, nelle attuali circostanze, riteniamo che sia necessario attendere che la situazione si stabilizzi prima di procedere ad ulteriori azioni concrete.
<P>
In risposta alla questione sollevata da alcuni deputati concernente l' eventuale insediamento da parte della Commissione di una delegazione a Katmandu, informo l' Aula che la Commissione sta preparando una comunicazione in materia di servizi esterni, che toccherà la situazione delle nuove delegazioni e affronterà questo particolare punto.
Il testo verrà pubblicato prima della pausa estiva.
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<SPEAKER ID=149 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=10>
Situazione in Angola
<SPEAKER ID=150 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti proposte di risoluzione:
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B5-0432/2001, presentata dalla onorevole Maes e altri a nome del gruppo Verts/ALE, sull' Angola;
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B5-0444/2001, presentata dall' onorevole Miranda e altri a nome del gruppo GUE/NGL, sulla situazione in Angola;
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B5-0445/2001, presentata dall' onorevole Ribeiro e Castro a nome del gruppo UEN, sulla situazione in Angola - la società civile per la costruzione della pace;
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B5-0453/2001, presentata dall' onorevole Van den Bos a nome del gruppo ELDR, sulla situazione in Angola;
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B5-0461/2001, presentata dagli onorevoli Coelho e Cunha a nome del gruppo PPE-DE, sulla situazione in Angola;
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B5-0470/2001, presentata dall' onorevole Soares e altri a nome del gruppo PSE, sulla situazione in Angola.
<P>
<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, per l' ennesima volta ci ritroviamo a parlare dell' Angola.
La guerra in quel paese dura ormai da venticinque anni. Ancora una volta stiamo per votare una risoluzione.
Dobbiamo chiederci se gli sforzi a favore della pace siano sufficienti.
<P>
Accolgo con favore l' attenzione che la Presidenza svedese ha riservato a questo tema e l' impegno profuso nel preparare una dichiarazione.
Mi domando però se le due parti in lotta - mi riferisco sia al governo del Presidente dos Santos sia all' UNITA - non stiano in realtà facendo di tutto perché la guerra continui.
<P>
La guerra è alimentata da un flusso di diamanti di contrabbando e di petrolio, flusso sufficiente a finanziare l' acquisto di quantità massicce di armi e a tenere costantemente in ostaggio la popolazione civile.
Credo che questa guerra sia un' offesa per la nostra civiltà.
<P>
Chiedo pertanto che Commissione e Consiglio si facciano carico delle raccomandazioni che formuleremo nella nostra risoluzione e verifichino se ci sia effettivamente una maggiore volontà di pace.
Siamo lieti che di recente sia il Presidente dos Santos sia i dirigenti dell' UNITA abbiano manifestato la disponibilità ad avviare un dialogo.
<P>


Dobbiamo tuttavia constatare che la popolazione civile continua a subire angherie di ogni tipo: c' è un nuovo movimento, che si definisce anch' esso "di ribelli" , che sequestra la gente; ci sono i nuovi campi minati; ci sono gli assalti contro le città e i continui attacchi contro la popolazione civile; inoltre chi abita in quelle zone sa che nei bar in prossimità dei confini i soldati commerciano tra loro.
Che cinismo!
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<SPEAKER ID=152 NAME="Miranda">
Signor Presidente, la complessa situazione in atto in Angola dev' essere oggetto di continua attenzione, per cui riteniamo giustificato che tale tema sia nuovamente iscritto all' ordine del giorno, dato che la ricerca della pace e gli incentivi per coloro che la cercano effettivamente devono costituire un obiettivo prioritario della nostra Istituzione.
Tuttavia, proprio per la coerenza che è richiesta al Parlamento, esso non può fare tabula rasa delle sue precedenti risoluzioni e tanto meno delle posizioni più o meno recenti delle altre Istituzioni comunitarie e degli organismi internazionali, in particolare del Consiglio, che possiede specifiche competenze in materia.
Inoltre esso non può e non deve ignorare o eludere fatti rilevanti verificatisi di recente e che contraddistinguono l' evoluzione della situazione e che mettono bene in luce - ove ve ne fosse la necessità - le effettive intenzioni di alcune forze che operano sul territorio, in particolare l' UNITA guidata da Jonas Savimbi.
Ciò premesso, sottolineo che ritengo positivo che, nella sua veste attuale, la proposta di risoluzione di compromesso abbia sostanzialmente posto fine all' intento di mistificare la realtà angolana e di ripulire l' immagine dell' UNITA, intento che era alla base della proposta iniziale avanzata dal gruppo UEN...
<P>
E' ormai altrettanto evidente che, persino dopo gli emendamenti positivi recepiti in questo compromesso in seguito alla nostra proposta, in particolare l' affermazione dell' accordo con la posizione assunta dalla Presidenza svedese a nome dell' Unione europea, il testo continua a presentare posizioni inaccettabili e gravi lacune.
E' quanto accade con l' evidente tentativo di collocare sullo stesso piano le responsabilità del governo legittimo dell' Angola e quelle dell' UNITA, in netta contraddizione con le risoluzioni dell' ONU che sintomaticamente e persino adesso si ignorano; è quanto accade con l' inammissibile omissione del recente, condannabile attacco mosso dall' UNITA a Cachito, che ha provocato la morte di un considerevole numero di persone innocenti ed indifese e l' inqualificabile sequestro di decine di bambini ed adolescenti.
Pertanto, ritengo essenziale e opportuno che la Commissione ribadisca le posizioni assunte dalla Commissione stessa e dal Consiglio a nome dell' Unione europea.
In effetti, a nostro giudizio, nulla può giustificare queste posizioni e omissioni in una risoluzione del Parlamento; ciò costituisce il motivo fondamentale per cui non sottoscriviamo il compromesso.
Ci stupisce inoltre la differenza abissale tra quanto approvato e reiterato di recente dal Consiglio e quanto viene proposto ora, tanto più che alcuni dei principali firmatari dell' attuale compromesso provengono proprio dalla quella forza politica che dà corpo ad un governo che non molto tempo fa ha definito e assunto la posizione adottata da tale Istituzione.
Anche per questo motivo abbiamo presentato alcuni emendamenti per permettere di riallineare la posizione del Parlamento con quelle del Consiglio e della comunità internazionale e assicurare la continuità e la coerenza con quanto sempre approvato in quest' Aula.
Dalla piega che prenderà la votazione dipenderà il nostro voto finale.
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<SPEAKER ID=153 NAME="Ribeiro e Castro">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo appena sentito la dichiarazione di guerra, la dichiarazione che è sfociata nella guerra, la dichiarazione che ha portato al fallimento della mediazione internazionale.
Non era questa la nostra intenzione.
La nostra intenzione è quella di contribuire alla pace, perché finalmente in Angola si delineano segnali tangibili che qualcosa può cambiare - e in maniera duratura - nel paese.
E' questa la grande novità degli ultimi mesi.
Nel mezzo delle notizie della terribile guerra che divampa, questi segnali di pace che emergono dalla società civile angolana rendono urgente il nostro voto odierno.
E' a questi segnali che ci rivolgiamo per sottolinearli, abbracciarli ed incoraggiarli.
Non vorremmo soltanto piangere nuovi morti e lamentare nuove distruzioni.
Vogliamo salutare coloro che con coraggio, generosità e indipendenza, a partire dalle diverse chiese e da diversi settori della società angolana, aprono una nuova strada che può condurre alla riconciliazione nazionale e ad una pace duratura.
Ascoltiamo gli angolani.
Essi sanno di più e conoscono meglio la situazione.
L' AMC, un vasto movimento di cittadini, piattaforma civile presentata di recente a Luanda, ci parla di riconciliazione nazionale integrale.
Integrale nel senso che non s' intende escludere nessuno, perché è lo spirito velenoso dell' esclusione a seminare la guerra, la miseria e la rovina in tutta l' Angola.
Integrale perché lo spirito di includere tutti rappresenta la condizione per la riconciliazione e perché senza un vera riconciliazione che ripristini la fiducia non si avrà pace.
<P>
Gli angolani vogliono la pace.
Ascoltiamo gli angolani, siamo fiduciosi che la mediazione interna e l' energia dei movimenti civili possano avere successo lì dove è fallita la mediazione internazionale.
Prestiamo ascolto alla voce degli angolani, brava gente - non solo quelli aderenti all' AMC, ma anche ai tanti altri movimenti attivi in una promettente rete di pace: il Comité Intereclesial para a paz em Angola, il Grupo Angolano de Reflexão para a Paz, le donne di Paz e Desenvolvimento, che oggi si riuniscono nell' ambito di una conferenza internazionale a Luanda, l' associazione Martin Luther King, i movimenti Justiça, Paz e Democracia, la Sanzala da Paz, i Mensageiros da Paz, il Mosaico, e altri, come alcuni mesi fa il Forum sulle conseguenze della guerra, dal quale è emerso un appello per un cessate il fuoco immediato.
Sono queste le voci cui dobbiamo prestare ascolto.
Dobbiamo conoscere questi volti, imparare questi nomi, divulgare queste facce, stringere queste mani.
Perché la tragica storia recente dell' Angola ci insegna una cosa: dobbiamo avere fiducia soltanto in coloro che ci parlano di pace senza tenere armi in pugno, ma con gesti e con strumenti di pace.
Occorre porre fine al monopolio della bipolarizzazione della guerra.
<P>
Pertanto chiedo che i colleghi si associno ad un invito da me già rivolto alla signora Presidente affinché possiamo sentire il punto di vista dell' Angola e del futuro di pace a cui aspirano persone fra cui Zacarias Kamuenho, Vieira Lopes, Rafael Marques, Justino Pinto de Andrade, William Tonnet, Chivukuvuku, Marcolino Moco, Cesinanda Xavier e altre ancora, che aderiscono a questa rete civile a favore della pace.
Queste persone hanno molto da insegnarci.
L' Angola continua a soffrire, ma non dev' essere così.
Questa Angola della pace spera che siamo in grado di lanciare nuovi segnali in risposta ai nuovi segnali con cui ci invia la sua sfida.
<P>
<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Presidente, tutti, per lo meno in Finlandia, hanno giocato ad un gioco chiamato la stella d' Africa.
Ogniqualvolta dibattiamo della Sierra Leone o dell' Angola penso con orrore a questo gioco che veniva considerato tale, ma che mostrava al contempo - sia che si trattasse dell' Angola, sia che si trattasse della Sierra Leone - in modo cruento come ciò che poteva essere la fortuna di un paese poteva essere anche la sua condanna.
<P>
Onorevoli colleghi, penso che stiamo vedendo i primi segnali di una politica più avveduta per quanto concerne il controllo delle risorse.
Abbiamo visto molte proposte di pace, gli accordi di Lusaka, le proposte di pace in Sierra Leone e altro, ma fino a quando la guerra sarà più redditizia della pace non faremo molta strada.
Appoggio quindi con forza la proposta della onorevole Maes: dobbiamo intraprendere questa strada per continuare il nostro cammino.
<P>
Ritengo inoltre che il Canada, che ha introdotto sanzioni, meriti il nostro sostegno e rappresenti un punto di riferimento per la nostra attività in materia di sanzioni, di sminamento e di lotta all' arruolamento dei bambini-soldato.
Dobbiamo avviare un' attività analoga con obiettivi altrettanto ambiziosi.
<P>
E' interessante rilevare che molti oratori intervenuti parlano la lingua dell' Angola.
Penso che molti di noi abbiano la coscienza sporca per quanto detto in altre occasioni sull' Angola.
Tutti noi abbiamo contribuito a questa tragedia.
Dobbiamo porvi fine adesso, prendere atto di quanto evidenziato dai rapporti delle Nazioni Unite - e dalle relazioni commissionate dai parlamenti degli Stati membri - ed esercitare pressioni sui presidenti e sui leader di Togo e Burkina Faso, che hanno contribuito all' acquisto di diamanti e petrolio.
<P>
Per quanto riguarda la Banca mondiale, menzionata nel dibattito, ritengo che possa svolgere un ruolo molto positivo in Africa, monitorando, ad esempio, come sta facendo, le entrate del governo angolano derivanti dalla gestione del petrolio.
<P>
<SPEAKER ID=155 NAME="Coelho">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in Angola continuano la guerra, la distruzione e la perdita inutile e scioccante di vite umane.
L' Angola ha tutte le carte in regola per essere un paese grande, ricco, sviluppato, che funge da fattore di stabilità e di progresso nell' Africa sudoccidentale, ma ha sprecato le proprie risorse e le proprie energie in un conflitto che sembra proseguire all' infinito.
Condanniamo il ricorso alla guerra e condanniamo in particolare gli attacchi disumani a civili indifesi, a donne e bambini, attacchi che niente può giustificare.
Diverse volte nel corso di questi anni il Parlamento si è pronunciato in merito all' Angola, criticando comportamenti e atteggiamenti.
Ricordiamo le deliberazioni da noi sottoscritte e appoggiate e che la risoluzione di compromesso sottoscrive, ricorda e sostiene.
Allo stesso modo ricordiamo le deliberazioni dell' ONU sul conflitto e non ignoriamo che vi sono diverse responsabilità da varie parti.
A nostro giudizio, nel momento in cui si apre uno spiraglio di speranza con dichiarazioni dei principali responsabili e iniziative della società civile a favore della pace, il nostro ruolo è quello di incoraggiare questo movimento.
<P>
Dobbiamo dire al popolo angolano e ai suoi dirigenti politici che la comunità internazionale è disposta a collaborare alla ricerca della pace.
Non vi è soluzione militare per questa guerra: lo ha sostenuto, nel corso della riunione di Lussemburgo dello scorso 11 giugno, il Consiglio "affari generali" .
Oggi è il Parlamento europeo a ribadirlo, in nome dei cittadini europei.
Ci rallegriamo per il testo di compromesso elaborato; voteremo contro le proposte che lo possono alterare, non perché dissentiamo dal contenuto di alcune di esse, ma perché quest' oggi ci si attende da noi parole di stimolo e non recriminazioni.
<P>
<SPEAKER ID=156 NAME="Soares">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti della Commissione, anch' io approvo la proposta di risoluzione sull' Angola, frutto di un compromesso; a mio giudizio si tratta di una proposta moderata e abbastanza equilibrata.
Sostanzialmente, essa è un appello alla pace che in questo momento, come già sottolineato dagli onorevoli Ribeiro e Castro e Coelho, dev' essere enfatizzato dalla comunità internazionale e, in particolare, dal nostri Parlamento.
La situazione in Angola è tragica.
L' Angola è un paese devastato, che da 26 lunghi anni vive ininterrottamente una guerra civile.
E' dal giorno della sua indipendenza, l' 11 novembre 1975, che in Angola divampa la guerra civile.
Come già ribadito, non vi è una soluzione militare a questa guerra civile. Anche se si giungesse all' assassinio o alla morte di Savimbi, la teoria secondo cui è possibile pervenire ad una soluzione per annientamento del nemico non rappresenta una soluzione, perché la guerra continuerebbe.
Il conflitto può terminare soltanto attraverso un negoziato tra le parti in lotta e sotto la pressione della società civile angolana, che finalmente si sta facendo sentire.
Vi sono voci indipendenti di questa società civile che reclamano la pace, appoggiate soprattutto dalla chiesa cattolica angolana, che ha svolto un ruolo estremamente importante al riguardo, e dalle altre chiese, che stanno esercitando una notevole pressione a favore della pace, ossia dell' avvio di negoziati sulla pace.
Sia l' Unione europea sia il Parlamento europeo, in quanto Istituzione comunitaria, devono dare il loro sostegno a tale pressione.
<P>
Si è accennato ad una proposta di alcuni compagni della sinistra - verdi e comunisti - che volevano che si condannasse solennemente il massacro di Cachito.
Noi non siamo d' accordo e abbiamo proposto un emendamento orale che potrebbe essere considerato di compromesso.
L' emendamento orale condannava tutti i massacri, a prescindere da chi siano perpetrati, perché non c' è solo il massacro di Cachito, ma ci sono anche gli altri massacri commessi di recente, ad esempio, a Cabinda.
Pertanto, se parliamo soltanto di un tipo di massacro chiudiamo gli occhi dinanzi ad una realtà che, come detto, è assai complessa; tuttavia poiché questo atto, apparentemente umanitario, è un atto essenzialmente politico, non possiamo essere d' accordo.
Per questa ragione voteremo a favore della proposta di risoluzione così come redatta e contro gli emendamenti suggeriti.
In tal modo pensiamo di poter dare un contributo alla pace in Angola; concordo con la proposta del collega Riberiro e Castro, chiedendo che il Parlamento europeo senta le voci indipendenti dell' Angola che oggi si battono con molto coraggio a favore della pace, come ad esempio, il giornalista Rafael Marques, l' arcivescovo Zacarias Kamuenho, l' ex Primo ministro angolano Marcolino Moco, e molti altri angolani che sono in grado e hanno il coraggio di comparire dinanzi al nostro Parlamento e affermare, giustamente, che occorre smetterla con i signori della guerra.
Perché, se è vero che vi sono signori della guerra da una parte e dall' altra e che essi vanno comunque condannati, appartengano essi al MPLA o all' UNITA (e dobbiamo condannare entrambe le fazioni), è anche vero che vi sono interessi che vengono alimentati con questa guerra e che coloro che traggono profitto da questo conflitto sono i signori del petrolio e dei diamanti; bisogna far sì che la società civile e le chiese si manifestino, in modo che il popolo angolano, così martoriato, possa finalmente pervenire alla pace.
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<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="EN" NAME="Byrne">
. (EN) Signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione è molto preoccupata per il protrarsi della guerra in Angola, specie in seguito alla recente ripresa degli attacchi contro i civili e a fronte delle sofferenze causate a 3-4 milioni di cittadini da quando, nel 1998, la guerra è riesplosa.
Come stabilito nella posizione comune approvata l' 11 e 12 giugno dall' Unione europea, la Commissione è impegnata a sostenere iniziative per contribuire ad una soluzione politica del conflitto in Angola.
Essa cerca di promuovere il rafforzamento delle istituzioni democratiche, un maggiore rispetto dei diritti dell' uomo e dello stato di diritto, il miglioramento del sistema giudiziario e una gestione più trasparente dei fondi pubblici.
La Commissione intende incoraggiare il dialogo politico nei termini stabiliti dagli accordi di Lusaka allo scopo di superare il conflitto e formula l' auspicio che le recenti dichiarazioni del Presidente dos Santos, che ha invitato il signor Savimbi e il suo movimento a fissare la data di cessazione del conflitto, portino ad un dialogo finalizzato alla pace e alla riconciliazione nazionale.
<P>
La Commissione esprime profonda preoccupazione per il fatto che le agenzie di assistenza umanitaria non possono accedere in condizioni di sicurezza alle popolazioni in stato di bisogno.
La strategia della Commissione in materia di aiuti prevede la fornitura, in linea con il modificarsi delle necessità, di un pacchetto flessibile di misure di assistenza mirate alle situazioni di emergenza e alla ricostruzione, nonché la creazione delle condizioni per attuare azioni di sviluppo strutturale.
Informo il Parlamento che il livello degli interventi nel 2001 dovrebbe raggiungere un importo pressoché uguale al 2000, pari a 52 milioni di euro.
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<SPEAKER ID=158 NAME="Presidente">
La discussione congiunta è chiusa; pertanto la discussione su problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=11>
Protezione civile in caso di emergenza
<SPEAKER ID=159 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0180/2001), presentata dalla onorevole González Álvarez a nome della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, sulla proposta di decisione del Consiglio che istituisce un meccanismo comunitario per il coordinamento degli interventi della protezione civile in caso di emergenza (COM(2000) 593 - C5-0543/2000 - 2000/0248(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=160 NAME="González Álvarez">
. (ES) Signor Presidente, risale al 1985 l' avvio di una cooperazione comunitaria nell' ambito della protezione civile, che ha portato all' attuazione di due programmi: uno durato due anni (1998-1999), l' altro in vigore fino al 2004.
<P>
Negli ultimi anni le calamità, in molti casi definite impropriamente naturali, hanno provocato gravi conseguenze per le persone, l' ambiente, il patrimonio naturale e i beni culturali.
Appoggiare gli Stati membri nella prevenzione dei rischi, migliorare la formazione di coloro che intervengono in caso di calamità, contribuire all' educazione e alla sensibilizzazione della cittadinanza a fini di autoprotezione: sono questi alcuni degli obiettivi dei suddetti programmi, ma oggi discutiamo della proposta del Consiglio per l' introduzione di un meccanismo di coordinamento degli interventi della protezione civile in caso d' emergenza.
<P>
Va ricordato che, secondo il panel intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, è fondato il timore che le calamità (inondazioni, siccità, tempeste e altro) si verifichino sempre più di frequente, a meno che non si correggano l' attuale tendenza all' incremento delle emissioni di gas ad effetto serra.
Ben venga dunque il meccanismo proposto dal Consiglio.
<P>
Stabilire le risorse disponibili per l' intervento, la formazione e l' addestramento di squadre per la valutazione e il coordinamento nei casi urgenti, un sistema comune di gestione delle comunicazioni per le emergenze: sono questi gli aspetti su cui si basa la proposta, alla luce degli obiettivi di protezione dei cittadini, dell' ambiente, delle risorse naturali e dei beni culturali.
<P>
Quattro sono le priorità definite dal meccanismo proposto: prevenzione degli incidenti, capacità di reazione immediata, risposta in situazioni di emergenza e misure di salvataggio in caso di calamità.
Per raggiungere questi obiettivi, gli elementi più importanti sono: la creazione di un centro operativo di gestione, coordinamento e informazione; l' identificazione dei mezzi disponibili negli Stati membri; i programmi di formazione per squadre d' intervento, esperti incaricati di valutare le necessità e di coordinare i trasporti, i mezzi e le attrezzature; l' istituzione di un sistema comune di comunicazione per le emergenze, in grado di porre in contatto tutte le squadre di protezione civile disponibili.
<P>
Negli Stati membri esistono realtà diverse: ad esempio, in Germania e in Spagna, le amministrazioni regionali dispongono di un proprio meccanismo di protezione civile, fino al livello municipale, mentre gli altri paesi sono caratterizzati da una maggiore centralizzazione.
<P>
Comunque questo meccanismo appare molto utile, in grado di coordinare e attivare efficacemente tutti i mezzi disponibili in Europa per i casi evidenti di emergenza, come successo negli ultimi anni: ricordo quanto accaduto nel Parco nazionale di Doñana, quando si spezzò un trasporto contenente residui tossici, che contaminarono un fiume e l' ampia area coltivabile circostante, lasciando senza lavoro oltre 5.000 agricoltori.
E' quindi molto importante un meccanismo rapido ed efficace come questo.
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Ugualmente importanti, oltre a questa esigenza di comunicazione e coordinamento rapidi, sono l' educazione e la formazione del cittadino ai fini di autoprotezione.
Sono rimasta sorpresa nel conoscere il gran numero (5 milioni circa) di volontari che, senza percepire alcuna remunerazione, si mobilitano in Europa in caso di calamità.
Una formazione di base per queste persone contribuirebbe notevolmente a far fronte alle emergenze.
Basta ricordare quanto accaduto sulle coste francesi nel caso dell' Erika o di altre calamità analoghe.
<P>
Ritengo che le proposte del Parlamento siano accettabili, in quanto migliorano il sistema; in futuro sarà molto importante l' esistenza di un meccanismo chiaro e concreto, con un centro di coordinamento delle comunicazioni e dei mezzi nell' ambito della protezione civile.
<P>
<SPEAKER ID=161 NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, desidero innanzitutto esprimere la mia gratitudine per l'ottimo e costruttivo lavoro svolto su questa materia dal Parlamento, in particolare dalla relatrice, dalla commissione per l'ambiente, la salute pubblica e la politica dei consumatori, nonché dalla commissione per i bilanci.
Credo che sia superfluo elencare le numerose catastrofi naturali, tecnologiche e ambientali degli ultimi anni.
Quella da lei menzionata, onorevole relatrice, ha causato danni gravissimi in numerosi Stati membri e nei paesi confinanti.
<P>
I cittadini europei hanno manifestato chiaramente le loro preoccupazioni, facendoci comprendere che si aspettano che l' Unione adotti provvedimenti concreti per assicurare l'efficienza della protezione civile in caso di emergenza.
In numerose risoluzioni il Parlamento ha esortato la Commissione a prendere iniziative in tal senso.
<P>
La proposta presentata dalla Commissione il 27 settembre dello scorso anno prevede l'istituzione di una procedura comunitaria per gli interventi della protezione civile in caso di calamità naturali, tecnologiche e ambientali all'interno e all'esterno dell'Unione europea allo scopo di migliorare e di coordinare l' azione dagli Stati membri in caso di catastrofi di tale gravità, ma anche in presenza di calamità nucleari ed ecologiche, nonché di creare i presupposti per fornire aiuti immediati qualora le capacità di un singolo Stato si rivelassero insufficienti.
<P>
In merito al risultato dell' attività parlamentare, mi sia consentito di affermare innanzitutto che molti degli emendamenti proposti hanno incontrato grande consenso perché migliorano sensibilmente la proposta della Commissione.
Le principali migliorie riguardano l'istituzione di un centro di controllo e di informazione quale strumento operativo per l'attuazione della decisione, la creazione di una banca dati sulle capacità di produzione e di stoccaggio degli Stati membri nel campo dei sieri, dei vaccini e di altre risorse mediche vitali, l'enfasi posta sull'importanza degli aiuti per le regioni isolate e periferiche, l'utilizzo delle nuove tecnologie - inclusi i sistemi di notifica e di allerta, nonché i sistemi per lo scambio di informazioni e la tecnologia satellitare - per questa procedura e il giusto riferimento alla salvaguardia del patrimonio culturale.
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Possiamo pertanto recepire pienamente, parzialmente o nel loro intento 35 dei 46 emendamenti presentati.
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Quanto agli altri emendamenti, dal canto nostro sono ancora in sospeso questioni che riguardano essenzialmente i seguenti aspetti: primo, il richiamo alla componente degli aiuti umanitari che figura all'emendamento n. 12.
Poiché esso potrebbe dare adito a confusione e al rischio di sovrapposizione con il programma ECHO, cosa che la Commissione desidera evitare, siamo costretti a respingerlo.
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Vi è poi la necessità di un'azione immediata a livello comunitario in caso di inquinamento intenzionale delle acque marine, prevista dagli emendamenti nn.
1 e 13.
In questa sede il concetto di "inquinamento intenzionale" non mi sembra né giusto, né adeguato. La velocità della reazione dipende dalla forma di inquinamento o dal tipo di calamità; non è dunque l'intenzionalità dell'inquinamento marino a far scattare l'azione rapida.
<P>
Abbiamo quindi la specificazione del ruolo e dei compiti del centro operativo di vigilanza e di informazione, che riguarda in parte gli emendamenti nn.
5, 14 e 16.
La Commissione non può accettare l'emendamento n. 17.
<P>
I richiami al centro di vigilanza e informazione rappresentano un utile contributo; alcune formulazioni risultano però fuorvianti e dovrebbero essere rielaborate o eliminate.
Il centro dev' essere uno strumento al servizio della Commissione e degli Stati membri e non un attore a sé.
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Per ricapitolare: la Commissione accoglie gli emendamenti nn. 3, 6, 9, 10, 11, 15, 18, 23, 25, 27, 31, 35, 36, 38, 39, 40 e 41; condivide nel merito undici emendamenti, che necessitano però di alcune modifiche redazionali, vale a dire gli emendamenti nn.
4, 7, 19, 22, 24, 26, 30, 32, 33, 34 e 37. La Commissione recepisce parzialmente gli emendamenti nn.
5, 8, 13, 14, 16, 21 e 45 e non può accettare gli emendamenti nn. 1, 2, 12, 17, 20, 28, 29, 42, 43, 44 e 46.
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A conclusione, ribadisco che il contributo e il sostegno del Parlamento hanno migliorato la qualità della nostra proposta.
Sono certo che i miglioramenti contribuiranno in futuro a salvare più vite umane e a contenere i danni provocati da calamità naturali e tecnologiche, ma anche da catastrofi nucleari ed ecologiche.
<P>
<SPEAKER ID=162 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 18.30.
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<CHAPTER ID=12>
Misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica
<SPEAKER ID=163 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0143/2001), presentata dalla onorevole Redondo Jiménez a nome della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica (COM(2000) 462 - C5-0493/2000 - 2000/0214(CNS)).
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<SPEAKER ID=164 NAME="Redondo Jiménez">
. (ES) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la relazione approvata all' unanimità il 25 aprile in sede di commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale sulle misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica propone un sistema di diagnosi precoce e di mantenimento del metodo comunitario di lotta contro la malattia e il sacrificio degli animali, poiché i progressi nel campo dei vaccini marcatori non sono sufficienti.
<P>
La ragione alla base della politica di non-vaccinazione risiede nel fatto che, in caso d' infezione, i suini vaccinati potrebbero diventare portatori del virus, soprattutto le femmine gravide, le quali, pur senza mostrare segni della malattia, potrebbero trasmetterla orizzontalmente ad altri animali dell' allevamento e verticalmente alla progenie: in quest' ultimo caso potrebbero nascere maialini infettati in via permanente.
<P>
Inoltre non è attendibile la differenziazione fra animali vaccinati e animali infettati che hanno generato anticorpi.
Occorre proseguire le ricerche in questo campo finché i vaccini non saranno marcatori efficaci; solo allora disporremo di metodi differenziali in grado d' indicare se gli animali sono stati vaccinati o sono stati colpiti dalla malattia.
<P>
La normativa migliora alcune norme profilattiche, chiarisce certe definizioni e propone di accludere, come allegato alla direttiva, il "manuale di diagnostica" .
Gli emendamenti introdotti, inoltre, fanno riferimento a norme relative al benessere animale nell' azienda e durante il trasporto, oltre a proporre soluzioni d' emergenza in caso di gravi crisi sanitarie che immobilizzano gli animali per lungo tempo, ad esempio la possibilità di acquisti in regime d' intervento, che la Commissione non ha mai effettuato.
<P>
Si propone che la normativa sanitaria sia estesa ai PECO e che questi paesi siano inseriti nei piani di lotta contro la peste suina classica.
Al documento sono stati presentati vari emendamenti, che ritengo meritino un commento.
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L' emendamento n. 34, presentato dall' onorevole Mulder a nome del gruppo ELDR, vorrebbe essere logico, ma le autorità sanitarie di controllo sono nazionali e pertanto non è possibile cercare di dividere l' Unione europea in regioni appartenenti a paesi diversi, che non coincidono con le frontiere nazionali.
Vorrei domandare all' onorevole Mulder, che è in Aula, se pensa che gli olandesi sarebbero in grado di controllare i produttori tedeschi e viceversa.
Non credo che sarebbero d' accordo né gli uni né gli altri.
<P>
L' emendamento n. 35, presentato dall' onorevole Mulder, è contrario allo spirito sia della relatrice sia della relazione.
Se l' animale non viene soppresso, i vaccini tradizionali creerebbero dei rischi e la commercializzazione della carne di animali vaccinati nell' Unione europea comporterebbe minor sicurezza per i nostri consumatori rispetto a quelli dei paesi terzi.
In linea di principio, non potremmo esportare; la pubblicazione di una notizia simile sulla stampa farebbe sprofondare il settore.
La carne fresca di animali vaccinati è portatrice di virus e potrebbe contagiare gli animali sani che si nutrono di rifiuti alimentari.
Non posso pertanto accettare l' emendamento n. 35.
<P>
Riguardo all' emendamento n. 36, presentato anche questo dall' onorevole Mulder, torniamo a scontrarci con il tema del cofinanziamento, cui la relatrice si oppone.
<P>
Vi sono altri due emendamenti, il n. 33, presentato dall' onorevole Böge a nome del gruppo PPE-DE, e l' emendamento n.
37, presentato dall' onorevole Graefe zu Baringdorf a nome del gruppo Verts/ALE. I due emendamenti si spingono un po' più in là di quanto potrebbe ammettere lo spirito della relatrice, dal momento che nel mio paese l' utilizzo di rifiuti alimentari è proibito da oltre vent' anni.
<P>
Tuttavia, l' Assemblea, nella relazione della onorevole Paulsen ha approvato l' emendamento n. 102, riesaminato in Plenaria, e non voglio andare contro lo spirito di quest' Aula.
Considero pertanto accettabili gli emendamenti nn. 33 e 37, in quanto potrebbero contribuire a risolvere in modo più reale il controllo dell' alimentazione animale.
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<SPEAKER ID=165 LANGUAGE="EN" NAME="Stevenson">
Signor Presidente, abbiamo all' esame una relazione esaustiva; voglio complimentarmi con la onorevole Redondo per il grande impegno profuso.
L' Aula sarà contenta di apprendere che la onorevole Redondo ha, con molta cortesia, accettato il mio invito a venire a Londra nella fase preparatoria della relazione per acquisire dati e informazioni dai rappresentanti dell' industria suina del Regno Unito e dagli alti funzionari della National Farmers Union e del Ministero dell' agricoltura.
Eravamo entrambi presenti ad una di queste riunioni, il 20 febbraio di quest' anno, quando è stato comunicato il primo caso di afta epizootica nel Regno Unito.
Come si può immaginare, l' incontro venne bruscamente sospeso.
<P>
In effetti, in parte è l' afta epizootica che mi spinge ad affrontare il tema degli avanzi alimentari o della broda usati per nutrire i maiali.
So che i colleghi tedeschi e austriaci nutrono riserve circa la proposta di vietare in tutta l' Unione l' utilizzo di questi materiali dall' alimentazione dei suini.
Come ha affermato la onorevole Redondo, l' emendamento n. 33 vuole consentire l' impiego controllato nell' alimentazione - soggetto a strette disposizioni - dei rifiuti alimentari, a patto che si garantisca che gli agenti patogeni responsabili di malattie epizootiche siano stati distrutti con apposito trattamento.
L' emendamento n. 37 mira allo stesso obiettivo.
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Chiedo all' Aula di respingere entrambi gli emendamenti.
Nel Regno Unito disponiamo di controlli rigorosi in materia di alimentazione con rifiuti alimentari.
Abbiamo fatto in modo che gli allevatori di suini impieghino solo l' attrezzatura più adeguata e moderna per il trattamento dei resti alimentari ad una temperatura tale da distruggere gli agenti patogeni. Abbiamo disposto l' esecuzione di ispezioni regolari negli allevamenti che utilizzano dette attrezzature.
Ma, com' è ovvio, la legge non può sostituirsi al comportamento dell' uomo.
Sembra ormai certo che un allevamento dell' Inghilterra nordorientale abbia ricevuto una partita di avanzi infetti, che, per una qualche ragione, non sono stati trattati adeguatamente o forse non sono stati trattati affatto.
Questo banale errore, deliberato o meno, ha condotto all' abbattimento di più di sei milioni di animali nel Regno Unito e di decine di migliaia di capi in Irlanda, Paesi Bassi e Francia.
L' uso dei rifiuti alimentari nell' alimentazione animale è ora vietato in tutto il Regno Unito.
Sollecito quindi l' Aula ad applicare lo stesso regime in tutta l' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=166 NAME="Kindermann">
Signor Presidente, a nome del gruppo PSE, ringrazio la relatrice Redondo per il lavoro svolto, che ha inaspettatamente assunto una valenza attuale dopo l'insorgenza dell'epidemia di afta epizootica.
I parallelismi tra peste suina e afta epizootica sono infatti evidenti: in passato la Comunità ha deciso di seguire una politica di non-vaccinazione per ambedue le patologie.
La drammaticità degli eventi scatenati dall'afta ha tuttavia reso indispensabile un'attenta revisione della politica di non-vaccinazione indiscriminata, ma con ciò non intendo affermare la necessità di ricorrere in futuro a vaccinazioni a tappeto.
Sebbene l'abbattimento del patrimonio zootecnico contaminato, il cosiddetto stamping out, debba rimanere la colonna portante della nostra strategia di lotta contro l'epidemia, ritengo che si dovrebbe rivalutare l'importanza delle vaccinazioni.
A mio avviso, tuttavia, non dobbiamo fermarci alla questione dei vaccini, ma elaborare una profilassi globale contro le epizoozie da applicare quale strategia nei periodi in cui il bestiame è sano.
Tale strategia dovrebbe comprendere, ad esempio, controlli più accurati sulle importazioni da paesi terzi e negli aeroporti, ma anche la quarantena per i nuovi capi immessi negli allevamenti .
<P>
Un altro fattore di notevole importanza è la regionalizzazione.
La Commissione deve agire con rapidità e avviare trattative con i partner commerciali dell'Unione europea al fine di imporre tale principio.
L'insorgenza di un'epizoozia in uno o in alcuni Stati membri non giustifica infatti limitazioni alle esportazioni di tutta l' Unione verso altri paesi.
L'Unione europea applica questo principio alle importazioni dai paesi terzi ed è giunto il momento che essi ci riservino lo stesso trattamento.
Come la relatrice ha già sottolineato, in questo contesto assumono grande importanza i vaccini marcatori.
Affinché in un prossimo futuro si possano la distinguere gli animali contaminati dai capi vaccinati, consentendo così lo sfruttamento economico di questi ultimi, dobbiamo continuare ad investire nei vaccini marcatori e nello sviluppo di procedure per la diagnosi discriminatoria.
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Vorrei entrare nel merito di un altro aspetto specifico, l'alimentazione con rifiuti alimentari, vale a dire con avanzi di cibo da grandi cucine, eccettera.
Da decenni essi sono utilizzati come mangimi e devono continuare ad esserlo anche in futuro.
Caldeggio pertanto un divieto condizionato, analogo a quello applicato alle farine animali, come proposto nell'emendamento n. 37 del gruppo Verts/ALE, che consente il ricorso agli avanzi alimentari a condizione che siano adeguatamente sterilizzati.
In passato abbiamo avuto modo di rilevare in molti Stati membri che si può continuare a somministrare questo prezioso apporto proteico a patto che si conducano attenti controlli.
L'emendamento del gruppo Verts/ALE merita il nostro appoggio perché permette questa forma di recupero, assoggettandola tuttavia a vincoli più rigorosi.
<P>
<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, ringrazio la relatrice, perché dal suo documento ho imparato qualcosa - un' esperienza che trovo sempre interessante.
Inoltre la relazione sottolinea la necessità di modificare le direttive.
E' evidente che dobbiamo tenere sotto controllo il fenomeno della peste suina, però l' opinione pubblica non accetta più i metodi di eradicazione della malattia che comportano macellazioni di massa.
Questo costituisce un problema.
<P>
Sono originaria delle Fiandre, una regione ad alta densità di popolazione in cui, comunque, vi sono più maiali che esseri umani.
Quello della peste suina è dunque un problema che s' impone con forza alla nostra attenzione.
Condivido pertanto la valutazione che la lotta contro la peste suina sia importante; allo stesso tempo, però, ricordo che questa epizoozia, a differenza di altre, non costituisce un pericolo per l' uomo.
<P>
Devo constatare che l' abbattimento degli animali a causa della malattia è un fenomeno spesso difficile da distinguere dalla macellazione motivata da difficoltà economiche, cui si ricorre, ad esempio, quando le stalle sono sovraffollate o gli animali diventano troppo pesanti e non possono più essere venduti.
Per questo motivo, è sempre un po' ipocrita proporre il ricorso ad abbattimenti di massa, perché non è chiaro se gli animali vengono macellati per evitare il diffondersi di malattie o per motivi economici.
Devo ammettere che, sotto questo profilo, non ho piena fiducia in chi opera nel settore.
<P>
La relazione mi ha convinta che sono stati compiuti notevoli progressi riguardo ai vaccini marcatori.
A mio parere, si può senz' altro autorizzare l' uso di tali vaccini in modo da impiegarli non solo in situazioni di emergenza, bensì su scala più ampia.
Se il vaccino non è ancora affidabile, ad esempio perché la malattia, nonostante il vaccino, può diffondersi attraverso la placenta, mi sembra evidente che non lo si utilizzerà sulle scrofe, ma lo si potrà fare in tutti gli altri casi.
Se, come affermato nella relazione, dovesse risultare che il metodo diagnostico usato non è ancora affidabile, credo che si dovrà fare di tutto per trovarne di migliori, capaci di permettere di distinguere tra animali vaccinati e animali che hanno sviluppato gli anticorpi perché hanno avuto la malattia o sono venuti a contatto con essa in altro modo.
Perciò ritengo che si debba respingere il ricorso all' abbattimento degli animali come strumento di lotta contro la malattia e che ci si debba invece concentrare sulla messa a punto non solo di vaccini marcatori, che esistono già, ma anche di metodi diagnostici validi, nonché sull' ottimizzazione del vaccino per poterlo usare anche sulle scrofe.
In ogni caso, le direttive dovranno prevedere norme tali da rendere superflui gli abbattimenti di massa.
Condivido una delle conclusioni della Commissione, ovvero che gli abbattimenti massicci gettano un' ombra sulla politica agricola e sulla politica per la sanità che noi vogliamo attuare in quanto Comunità europea.
<P>
<SPEAKER ID=168 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, signor Commissario, questa settimana i suini sono stati oggetto di grande attenzione.
Purtroppo, tali attenzioni stanno scemando con l' esame della relazione Redondo Jiménez.
Lunedì il Ministro svedese ha parlato del benessere degli animali, tra l' altro annunciando l' inasprimento delle norme atte a garantirlo durante il trasporto degli animali.
Stamani abbiamo votato la relazione Busk, con la quale cerchiamo di migliorare fin nei dettagli le condizioni di vita dei suini.
Tutto ciò è ormai alle nostre spalle; davanti a noi abbiamo una relazione che ci propone di approvare senza problemi l' abbattimento di migliaia di maiali sani qualora scoppi un' epidemia di peste suina.
<P>
Il Parlamento europeo non ha un comportamento coerente!
Da un lato, si rivolge ai consumatori facendo leva sulla loro sensibilità per quanto concerne il benessere degli animali; dall' altro, si rivolge al mondo dell' economia e del commercio, cui interessa più di tutto evitare la diffusione di una malattia.
Ho chiesto una votazione per appello nominale sulla relazione e sull' emendamento dell' onorevole Mulder affinché l' opinione pubblica possa vedere, sulla base del comportamento di voto dei deputati, come l' atteggiamento del Parlamento in materia di benessere degli animali sia ambiguo.
<P>
E' sorprendente che la onorevole Redondo Jimenéz non abbia tratto alcuna lezione dall' esperienza della lotta contro l' afta epizootica condotta negli scorsi mesi soprattutto nel Regno Unito e nei Paesi Bassi.
In preparazione della sua relazione, sarei stato ben lieto di accompagnare la onorevole Redondo a visitare la regione di Oene, il "triangolo dell' afta epizootica" dei Paesi Bassi; si sarebbe accorta che su quasi ogni pascolo c' è un cartello con la scritta "UE: vaccinazioni subito!" .
Più volte in passato ho sostenuto in quest' Aula che gli animali sono più che fattori di produzione: sono esseri creati da Dio, di cui siamo responsabili.
Le norme e i valori devono essere applicati non solo in chiesa o per strada, bensì anche in stalla.
<P>
Fino al 1980 la vaccinazione era prassi comune nell' Unione europea e ha contribuito a combattere le grandi epidemie di peste.
Per fare un favore al commercio, si è passati alla politica della non-vaccinazione.
Nel 1997, quando scoppiò l' epidemia di peste suina nei Paesi Bassi, migliaia di maiali sani dovettero essere abbattuti e già in quell' occasione si invocò il ritorno alla vaccinazione.
Quando il Parlamento deciderà a prestare ascolto ai cittadini?
E' disponibile un vaccino che consente di distinguere la vaccinazione dall' infezione; certo, presenta ancora qualche problema, ma neppure gli abbattimenti massicci di animali sono esenti da difficoltà e ciò senza dimenticare che l' Ufficio internazionale per le epizoozie raccomanda, in caso di gravi epidemie di peste suina, di considerare l' eventualità di ricorrere alla vaccinazione d' emergenza con un vaccino marcatore anche nei paesi che in precedenza non praticavano le vaccinazioni.
<P>
Le malattie epizootiche, come la peste suina, mettono in luce i punti deboli dell' attuale politica agricola.
Non è giusto che l' agricoltura biologica e l' allevamento estensivo vengano proposti come l' unica soluzione possibile.
Questi pratiche non sono meno sensibili alle malattie animali, anzi; piuttosto, lo sono le aziende che praticano l' allevamento intensivo, grazie all' alto grado di isolamento rispetto al mondo esterno.
Ciò non vuol dire che l' agricoltura biologica non presenti aspetti positivi; ad esempio, le piccole dimensioni di questo tipo di aziende comportano molti vantaggi.
La chiave di volta che ci permetterà di affrontare il futuro può essere una combinazione tra le piccole dimensioni dell' agricoltura biologica e l' isolamento dell' allevamento intensivo.
Dobbiamo cambiare i modi di produzione; basta con la grande mobilità e i circuiti internazionali: sì ad un allevamento in ambiti più ristretti e su circuiti regionali.
<P>
<SPEAKER ID=169 LANGUAGE="EN" NAME="Nicholson">
Signor Presidente, mi consenta innanzitutto di congratularmi con la relatrice per un testo che merita un largo consenso.
La peste suina, al pari dell' afta epizootica, riemerge di quando in quando in diversi Stati membri.
Purtroppo, l' unico modo per controllarla, al momento, consiste nell' abbattimento su larga scala degli animali, molti dei quali non ammalati.
Come qualche oratore ha già indicato, finora non è stato possibile mettere a punto un vaccino marcatore in grado di tenere sotto controllo la malattia.
<P>
Mi riesce davvero difficile, in un' epoca che si dice moderna e avanzata, comprendere la ragione per cui non si sono raggiunti maggiori progressi in questo campo.
Basta guardare a ciò che è accaduto e ai costi generati dall' assurdo abbattimento di migliaia di animali innocenti.
Abbiamo appreso, nel corso della settimana, che per ogni caso certo di afta epizootica, nel Regno Unito, sono stati distrutti cinque o sei allevamenti collocati nell' area circostante quell' unico caso.
Il costo, non solo per il Tesoro britannico e per l' Unione europea, ma in termini reali per la perdita degli animali, è enorme.
<P>
L' industria agricola non aveva bisogno di un' ulteriore pubblicità negativa; sono d' accordo con la posizione espressa dall' onorevole Stevenson in merito agli emendamenti presentati dall' onorevole Mulder.
E' facile parlare di controlli rigorosi, ma il problema è costituito dall' errore umano.
Non si può prevenire l' errore di un singolo individuo ed è sufficiente che una sola persona non adotti tali controlli, perché l' alimentazione con rifiuti alimentari produca gravi problemi, come sembra sia accaduto nel Regno Unito con l' afta epizootica.
<P>
Mi rendo conto che il raggiungimento di un accordo tra tutte le parti coinvolte - e mi riferisco ai nostri partner commerciali e a tutti gli altri soggetti - sarà un' operazione complicata che richiederà un certo tempo.
Dobbiamo iniziare, tuttavia, e dobbiamo fissare un punto di svolta.
Non è accettabile che si ripeta ciò a cui abbiamo assistito, si tratti di peste suina o afta epizootica.
Dev' esserci una soluzione più sensata; sono i cittadini dell' Unione europea ad esigerlo, così come molti allevatori chiedono l' introduzione di un metodo più efficace di controllo.
A noi spetta il compito di trovare una soluzione accettabile, smettendo di assistere impotenti agli assurdi abbattimenti effettuati di recente.
<P>
Nessuno riuscirà a convincermi che adesso abbiamo agito al meglio.
Non credo sia così.
Abbiamo commesso qualche errore: dobbiamo riconoscerlo e porvi rimedio subito, senza aspettare ancora.
<P>
<SPEAKER ID=170 LANGUAGE="EN" NAME="Byrne">
. (EN) Grazie, onorevoli deputati.
Voglio innanzitutto complimentarmi con la onorevole Redondo Jiménez e con la commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale per la relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica.
Lo scopo primario della proposta della Commissione è di aggiornare le disposizioni esistenti in materia di controllo della peste suina, in modo da incorporare le più recenti acquisizioni scientifiche e l' esperienza accumulata nell' opera di controllo del relativo agente patogeno.
La proposta tiene debito conto dello sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e vaccini e delle opinioni fornite dal comitato scientifico.
<P>
L' Aula è a conoscenza del fatto che, tra il 1997 e il 1998, in alcuni Stati membri si è verificata una grave epidemia di peste suina.
La crisi ha convinto la Commissione a rivedere la legislazione comunitaria in materia e a vagliare la possibilità di introdurre disposizioni concernenti l' impiego dei cosiddetti vaccini marcatori come strumento aggiuntivo per combattere la malattia nei casi di emergenza.
L' urgenza di tale revisione si è fatta ancora più pressante dopo la preoccupante diffusione della malattia nel Regno Unito, lo scorso anno, e dopo le conferme della comparsa della malattia nella regione di Lérida, in Catalogna, Spagna.
<P>
La Commissione ha subito deciso, in pieno accordo con le autorità spagnole, di imporre restrizioni sulle esportazioni da tale regione.
La decisione verrà nuovamente valutata in occasione del prossimo incontro del Comitato veterinario permanente, previsto per questa settimana.
La decisione assunta oggi avrà effetto immediato a partire dal 30 giugno e sarà successivamente sottoposta a revisione.
Prima di prendere la parola, ho avuto una breve conversazione telefonica sull' argomento con il Ministro spagnolo per l' agricoltura.
L' epidemia riguarda un solo allevamento e sono felice di poter comunicare all' Aula quanto mi ha comunicato il Ministro, ovvero che tutti gli animali trasferiti dall' allevamento prima della conferma della presenza della malattia sono stati abbattuti.
Dobbiamo comunque mantenere un elevato livello di vigilanza e valutare l' andamento della situazione con molta attenzione.
Sarò ben lieto di informare il Parlamento in merito ad eventuali sviluppi.
<P>
Tornando alla proposta in esame e, in particolare, ai vaccini marcatori, la Commissione ha finanziato programmi di sperimentazione e di ricerca specifici.
Grazie a tali ricerche siamo in possesso di informazioni molto importanti, in base alle quali la Commissione è stata in grado di elaborare la presente proposta e di aprire con prudenza la strada all' eventuale utilizzo dei vaccini.
E' chiaro che il loro impiego può essere previsto solo in situazioni di emergenza e solo quando saranno disponibili test di laboratorio che consentano di distinguere tra animali vaccinati e animali infetti.
Al riguardo devo sottolineare l' importanza dell' efficacia di tali prove, ben diverse dai vaccini marcatori.
<P>
Considero incoraggiante che la commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale, il Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni e gli Stati membri concordino largamente sull' approccio della Commissione su un tema così delicato.
E' una situazione assai diversa da quella di alcuni anni or sono, quando gli esperti manifestavano opinioni molto differenziate tra loro.
Questo ci ricorda quanto importante sia il ruolo svolto dall' indagine scientifica nel fornire risposte informate a questioni tecnicamente complesse come questa.
In effetti, so bene che, nella fase di preparazione della relazione, la onorevole Redondo ha organizzato un' importante audizione presso la commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale, a cui hanno partecipato esperti in materia di peste suina provenienti da vari Stati membri. Lo scopo dell' audizione era di comprendere meglio i progressi registrati in tale campo dopo l' epidemia del 1997-1998.
<P>
La relazione della onorevole Redondo accoglie con favore gli aspetti principali della proposta della Commissione e questo fatto non può che farmi piacere.
Mi sia, tuttavia, consentito di esaminare nel dettaglio gli emendamenti proposti.
Inizio da quelli che la Commissione non può accogliere, ovvero gli emendamenti nn.
2, 3, 4, 5, 26, 28 e 30, in quanto esulano dall' ambito di applicazione della direttiva.
Comprendo che la recente epidemia di afta epizootica ha sollecitato il Parlamento a sollevare questioni di carattere orizzontale in relazione alla salute degli animali e tali questioni devono trovare risposta.
La relazione, ad esempio, affronta problemi quali l' attuazione dei controlli sull' importazione di animali vivi e di prodotti, la rintracciabilità, la copertura dei costi connessi alle malattie animali, nonché le eventuali questioni concernenti la salute degli animali che potrebbero, in futuro, sorgere in relazione all' ampliamento.
Condivido le preoccupazioni del Parlamento, ma si tratta di temi complessi che non possono trovare risposta nella direttiva oggi in esame.
<P>
Ho già comunicato al Parlamento che la Commissione affronterà tali questioni prima della fine dell' anno nel contesto di un distinto quadro normativo.
La Commissione non può accogliere gli emendamenti nn. 6, 7, 8, 12, 16, 17, 18, 22, 24, 25 e 29, perché contengono dettagli tecnici di importanza limitata, che la Commissione ritiene di avere già inserito in maniera adeguata nel testo della proposta.
L' emendamento n. 15 concerne l' introduzione di misure di sostegno al mercato finanziate dalla Comunità nel caso in cui il blocco dei suini nelle zone sottoposte a divieto di mobilità a causa dell' insorgere della peste suina dovesse protrarsi a lungo.
La Commissione non può accogliere l' emendamento, poiché tali decisioni possono essere assunte solo in base ad una valutazione caso per caso.
La base giuridica per simili misure esiste nel quadro dell' organizzazione comune del mercato della carne suina.
Il meccanismo si è dimostrato efficace e non sussiste la necessità di nuove disposizioni in materia. Gli emendamenti nn.
20 e 21 prendono in esame il ruolo delle varie autorità nel controllo della peste suina classica nei cinghiali selvatici.
<P>
La Commissione esprime parere contrario agli emendamenti in questione, poiché spetta agli Stati membri garantire che alle autorità coinvolte nel controllo della malattia sia conferito il ruolo adeguato.
Perché la malattia venga efficacemente eliminata, è necessario che tali autorità vengano coordinate.
L' emendamento n. 23 mira ad introdurre un articolo concernente l' eventuale impiego dei vaccini marcatori.
Come ho già detto, la Commissione e il Parlamento concordano su questo importante punto.
Tuttavia, poiché la proposta contiene disposizioni sufficienti sui vaccini in questione, la Commissione non può accogliere l' emendamento, ma terrà debito conto dell' osservazione del Parlamento inserendo un nuovo considerando.
<P>
Gli emendamenti nn. 20 e 29 riguardano lo statuto giuridico del manuale diagnostico della peste suina che la Commissione intende introdurre.
La relazione suggerisce di includere il manuale nella direttiva dopo la sua entrata in vigore e sulla scorta dell' opinione del Comitato veterinario permanente.
La Commissione ritiene che tale misura creerebbe confusione dal punto di vista giuridico e non può quindi accogliere gli emendamenti.
Provvederemo, tuttavia, a introdurre delle modifiche al testo per ribadire il concetto, ma il manuale dev' essere parte essenziale della legislazione comunitaria in materia di peste suina. Gli emendamenti nn.
24 e 25 rilevano la necessità di introdurre disposizioni transitorie in materia di piani di emergenza, che, tuttavia, sono già presenti all' articolo n. 28 della proposta.
Anche se la Commissione condivide l' opinione del Parlamento, non può accogliere i due emendamenti.
<P>
La Commissione esprime invece parere favorevole del tutto o in parte su alcuni emendamenti, per i quali ritiene però necessaria una nuova formulazione.
Non mi riferisco solo ad aspetti tecnici, quali la disinfezione degli allevamenti o di altro materiale contaminato e il campionamento dei suini sospetti, ma anche a questioni più delicate e sostanziali, quali i vaccini marcatori e l' introduzione del divieto di alimentazione con rifiuti alimentari.
Su quest' ultimo punto, a quanto già ho detto martedì scorso nel corso della discussione sul regolamento in materia di sottoprodotti di origine animale, posso solo aggiungere che la Commissione si impegna a garantire una coerente armonizzazione tra direttiva e regolamento.
<P>
Riassumendo, la Commissione può accogliere, del tutto o in parte e a fronte di una diversa formulazione, gli emendamenti nn. 1, 9, 10, 11, 14, 19, 27, 31 e 32.
La Commissione non può accettare gli emendamenti nn. 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 28, 29, 30, 33, 34, 35, 36 e 37.
Per concludere, onorevoli parlamentari, ringrazio ancora la onorevole Redondo e la commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale per l' ottima relazione e per il sostegno fornito.
<P>
<SPEAKER ID=171 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 18.30.
<P>
<CHAPTER ID=13>
Accordo di pesca CE/Repubblica federale islamica delle Comore
<SPEAKER ID=172 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0192/2001), presentata dall' onorevole Pérez Royo a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio concernente la conclusione del protocollo che fissa per il periodo dal 28 febbraio 2001 al 27 febbraio 2004 le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria prevista nell'accordo tra la Comunità europea e la Repubblica federale islamica delle Comore sulla pesca nelle acque delle Comore (COM(2001) 173 - C5-0144/2001 - 2001/0088(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=173 NAME="Pérez Royo">
. (ES) Signor Presidente, il protocollo, che oggi viene sottoposto alla nostra approvazione, tra Unione europea e Repubblica federale islamica delle Comore, ha origine nell' accordo del 1988 e si riferisce al quinto periodo di validità di tale accordo, che quindi viene rinnovato per la quarta volta.
L' accordo su cui oggi votiamo segue una linea di continuità con il precedente e allo stesso tempo ricalca nella sua filosofia la maggior parte degli accordi del genere che l' Unione europea ha firmato.
<P>
Ribadisco che il presente accordo s' inserisce in una linea di continuità con il precedente; le uniche novità consistono in alcune leggere modifiche quantitative in relazione al numero d' imbarcazioni autorizzate a pescare nelle acque delle Comore e al volume delle catture. Vengono anche modificati leggermente gli importi; si tratta però di modifiche importanti per la struttura del contributo finanziario da parte dell' Unione e delle imprese che beneficeranno dell' accordo.
<P>
Il volume delle catture autorizzate viene fissato a 4.600 tonnellate, poco più del precedente accordo (4.500 tonnellate), ma abbastanza di meno rispetto ai livelli storici degli anni fra il 1988 e il 1994, pari a 6.000 tonnellate.
Il numero delle imbarcazioni autorizzate è aumentato, passando da 60 a 65: 40 tonniere e 25 pescherecci con palangari di superficie.
Le tonniere sono così ripartite: Francia, 21; Spagna, 18; Italia, 1.
I pescherecci con palangari di superficie sono per lo più spagnoli, gli altri sono portoghesi.
<P>
Occorre rilevare che, pur essendo aumentato il numero d' imbarcazioni, è diminuito quello delle tonniere (da 44 a 40), che producono il maggior volume di catture, mentre è cresciuto il numero di pescherecci con palangari (da 16 a 25).
Queste cifre rispecchiano l' indice di utilizzazione raggiunto durante il periodo di validità del precedente accordo, che è stato del 75-80 per cento per le tonniere e superiore al 90 per cento per i pescherecci con palangari, di cui ora è stato incrementato il numero.
<P>
Il contributo finanziario è di poco superiore al milione di euro: 1.050.750 euro, per la precisione, pari a 350.000 euro per ogni anno di durata dell' accordo.
<P>
La modifica principale al riguardo è costituita dalla struttura del contributo finanziario, che nell' accordo precedente era diviso al 50 per cento per ciascuna tranche fra i fondi assegnati a titolo di compensazione e quelli destinati a misure finalizzate (targeted measures), cioè misure di aiuto allo sviluppo del settore della pesca locale, a programmi tecnici, eccetera.
Nel nuovo accordo, invece, i fondi assegnati a queste azioni finalizzate o targeted measures costituiscono il 60 per cento del contributo finanziario.
Esiste quindi un maggior impegno, per così dire, nel contributo allo sviluppo a scapito degli aspetti puramente commerciali.
<P>
Viene modificata anche la distribuzione del costo dell' accordo.
L' apporto del bilancio comunitario diminuisce del 2,7 per cento, mentre aumentano del 35 per cento i contributi degli armatori.
Nella fattispecie, si passa da 20 a 25 euro per ogni tonnellata catturata.
<P>
Si tratta di un accordo giusto ed equilibrato, che concilia gli interessi e gli elementi su cui inevitabilmente incidono accordi di questo tipo: gli interessi della Repubblica federale islamica delle Comore, quelli dell' Unione europea, quelli delle imprese che trarranno beneficio dall' accordo e, da ultimo, ma non in ordine d' importanza, l' aspetto della conservazione delle risorse ittiche.
<P>
Si tratta pertanto di un accordo giusto ed equilibrato, che è stato votato ad ampia maggioranza in sede di commissione e per il quale chiedo adesso il voto favorevole dell' Assemblea.
<P>
<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="EN" NAME="McCartin">
Signor Presidente, ringrazio l' onorevole Pérez Royo per la relazione e per l' efficiente conduzione dei lavori in commissione, dove ha goduto del nostro pieno sostegno.
Tuttavia, continuiamo a nutrire alcune perplessità.
Per quanto concerne la politica di acquisto di pesce da paesi terzi per conto delle flotte comunitarie, mi chiedo se non sia più opportuno spendere quel denaro in altra maniera, rispondendo agli interessi delle regioni che intendiamo aiutare.
Non dubito che sia necessario sviluppare i porti che vivono di pesca e che, per molti versi, subiscono i pesanti effetti della ristrutturazione e dell' impoverimento degli stock.
Non ho alcuna riserva sulla decisione politica assunta inizialmente dall' Unione europea di aiutare le regioni, in particolare quelle della Spagna e del Portogallo, che dipendono del tutto o in parte dalle attività di pesca.
<P>
Ho invece gravi riserve quando le trattative riguardano paesi come le Comore, con una popolazione di mezzo milione di persone e un PIL pro capite di 700 dollari.
Non è immaginabile che un paese con simili caratteristiche sia in qualche modo in grado di vigilare sulle proprie acque o di gestire i propri stock.
Siamo in procinto di inviare in quell' area di mare, come ha sottolineato il relatore, qualcosa come 65 navi (per lo più spagnole e francesi) con una capacità di pesca pari a 40.000 tonnellate.
Come si può pensare che si possa controllare ciò che tali navi fanno o quanto esse pescano?
Penso che - per dirla senza mezzi termini - si tratti di una licenza di saccheggio.
<P>
Innanzitutto ritengo necessario, come ha chiesto l' onorevole Pérez Royo, che si effettui una valutazione adeguata di tipo economico e un' analisi dei costi e benefici per l' Unione.
E' indispensabile approfondire la questione ed effettuare una valutazione sociale dei soldi che spendiamo, per verificare se essi contribuiscono davvero al miglioramento della situazione economica e sociale di alcune regioni della Spagna e della Francia, ovvero le aree che dovrebbero beneficiare di tali fondi, oppure se non consentiamo a un numero ristretto di persone, che controllano un' ingente massa di capitali, di sfruttare le acque di un paese che non è in condizione di controllare le proprie risorse.
<P>
Questa è la mia preoccupazione principale.
Preferirei che il denaro venisse invece indirizzato alle regioni interessate della Spagna, del Portogallo e della Francia, e speso in modo da avere una verifica diretta dello sviluppo che intendiamo promuovere e da garantire che tale sviluppo sia sostenibile, magari aiutando gli allevamenti ittici e le industrie alternative.
<P>
Intendo comunque sostenere la relazione, considerato che l' onorevole Pérez Royo rappresenta l' opinione della commissione in materia.
<P>
<SPEAKER ID=175 NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, desidero innanzitutto ringraziare l'onorevole Pérez Royo per la relazione sul nuovo protocollo di pesca con la Repubblica federale islamica delle Comore.
Mi rallegro che il relatore condivida pienamente ed incondizionatamente la nostra proposta.
<P>
Il nuovo protocollo si applica esclusivamente ai tonni e, come già detto, prevede diritti di pesca per complessivamente 65 pescherecci.
La contropartita finanziaria annuale ammonta a circa 350.000 euro.
La nota positiva è che il 60 per cento di tale importo dovrà essere destinato a provvedimenti mirati per lo sviluppo del settore della pesca delle Comore, con particolare riguardo per la pesca artigianale.
<P>
Vengo ora brevemente all'esame degli emendamenti.
I nn. 1, 3 e 4 non comportano alcun problema a livello di contenuti, ma a nostro avviso sono superflui perché la Commissione soddisfa già le richieste in essi contenute nel quadro degli accordi interistituzionali, in particolare con l'accordo quadro tra Parlamento europeo e Commissione firmato il 5 luglio dello scorso anno.
<P>
Non posso purtroppo accogliere l'emendamento n.
5 perché vige il principio secondo cui non vi è la necessità di un nuovo mandato negoziale per i protocolli, che sono semplicemente degli allegati agli accordi.
<P>
Condivido pienamente l'emendamento n. 2, ma anch'esso non ci sembra necessario in quanto sostiene principi che corrispondono alla posizione di fondo della Comunità in materia di pesca responsabile e sostenibile, come esemplificato dalla comunicazione "Pesca e lotta contro la povertà", nonché il Libro verde sul futuro della politica della pesca che abbiamo presentato di recente.
<P>
Quanto all'emendamento n. 6, la Commissione condivide l'obiettivo del Parlamento di tutelare l'habitat del Coelacanth delle Comore.
Suggerisco tuttavia di non menzionarlo nel regolamento del Consiglio, ma di procedere in altro modo: la Commissione è disposta a inviare una lettera alle autorità locali per convincerle dell'importanza della specie e illustrare i problemi ad essa connessi.
Trasmetteremo copia della missiva all'onorevole Varela, presidente della commissione per la pesca.
<P>
Non posso infine recepire l'emendamento n.
7. Il principio secondo il quale la compensazione economica dei diritti di cattura concessi dev' essere finanziata in parte dal bilancio comunitario e in parte dai proprietari dei pescherecci è parte integrante della nostra politica degli accordi di pesca e si ritrova anche nelle direttive negoziali.
Esso comporta per la Comunità l'impegno di versare la contropartita finanziaria agli Stati in questione, ma sono i proprietari dei pescherecci a dover pagare di tasca propria i diritti delle licenze.
<P>
<SPEAKER ID=176 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=177 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
<SPEAKER ID=178 NAME="Presidente">
Lascio a lei il giudizio sulla sua osservazione, onorevole collega.
<P>
<CHAPTER ID=14>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=179 NAME="Presidente">
Passiamo ora alla votazione sulla discussione su problemi di attualità.
<P>
Prima della votazione sul Ciad:
<P>
<SPEAKER ID=180 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, illustrerò alcune piccole modifiche che è necessario apportare alla risoluzione per tener conto della mutata situazione in Ciad, nonché un' integrazione, molto semplice e breve, su cui esiste il consenso di tutti i gruppi.
Alla lettera i) si devono sostituire le parole must endorse con did endorse, ovvero usare il passato.
Al punto 3 della parte dispositiva la prima riga deve suonare: notes that the election of President Idriss Deby on 20th May 2001 was confirmed by the Chadian Constitutional Court on the 13th of June, per prendere atto della nuova realtà, di un fatto già verificatosi che noi non possiamo più modificare.
Inoltre, i gruppi si sono accordati sull' aggiunta di un punto 10 bis: calls on the Commission to examine the possibility of using the consultation procedure under the terms of Article 96 of the Cotonou Convention.
<P>
<SPEAKER ID=181 NAME="Presidente">
La ringrazio, le due precisazioni sono pertanto modifiche tecniche che si basano su fatti accertati.
<P>
<SPEAKER ID=182 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signor Presidente, non intervengo per esprimere la mia opposizione, quanto per dire che ritengo che le modifiche proposte dalla onorevole Maes fossero dettate dal buonsenso, anche se la discussione che ha avuto luogo non è conforme al testo su cui si dovrà votare.
<P>
Ecco il motivo per cui, a titolo personale, non prenderò parte alla votazione. Credo infatti che il testo non descriva a sufficienza la portata della responsabilità dei paesi occidentali, in particolar modo della Francia.
Accetto le modifiche della onorevole Maes; tuttavia non partecipo alla votazione sul Ciad poiché ritengo che non si spinga abbastanza in là.
<P>
<SPEAKER ID=183 NAME="Presidente">
E' un suo diritto, onorevole Sylla.
Se ne farà menzione nel processo verbale.
<P>
Le due modifiche tecniche della onorevole Maes sono pertanto state apportate.
Quanto alla frase che ha letto, si tratta di un emendamento orale.
<P>
Vi sono obiezioni a tale emendamento orale?
<P>
Poiché non vi sono obiezioni, viene anch' esso inserito.
<P>
Nel corso della votazione sull' Afganistan:
<P>
<SPEAKER ID=184 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, pensavamo che si dovesse votare ancora sull' ultima parte del punto 6.
<P>
<SPEAKER ID=185 NAME="Presidente">
No, onorevole Maes, non è stata isolata la frase; si è proceduto ad una votazione per parti separate e le due parti sono state approvate dall' Assemblea.
<P>
Prima della votazione sull' Angola:
<P>
<SPEAKER ID=186 NAME="Ribeiro e Castro">
Signor Presidente, non si tratta proprio di un emendamento orale, ma di una precisazione di fatto; se non vi è nulla in contrario, chiedo che si apporti la relativa correzione nel testo della risoluzione comune.
Al paragrafo 6 si accenna all' esistenza di tre milioni di sfollati come conseguenza della guerra in Angola.
Le ultime statistiche e informazioni raccolte presso organizzazioni internazionali e ONG parlano di quattro milioni.
Pertanto chiedo che, se nessuno vi si oppone, si corregga tale numero: quattro milioni e non tre.
<P>
<SPEAKER ID=187 NAME="Presidente">
Non cominciamo la votazione sulla risoluzione comune.
Vi sono prima due risoluzioni di gruppi che non coprono la totalità del testo.
Invito i colleghi a riflettere sulla proposta dell' onorevole Ribeiro mentre si procede alla votazione sulle altre proposte.
Verificheremo poi se l' Aula accetterà la modifica tecnica proposta dal collega.
<P>
In merito alla votazione sull' Angola:
<P>
<SPEAKER ID=188 NAME="Swoboda">
Signor Presidente, per raccogliere il più ampio consenso e per ottenere l'approvazione a larga maggioranza, propongo un emendamento orale in sostituzione degli emendamenti scritti nn. 2, 3 e 4.
Si tratta di introdurre un nuovo punto 5 bis, che reciterebbe - spero voglia scusare il mio pessimo francese, non sapevo che il Presidente sarebbe stato di lingua francese:
<P>
"Condamne tous les massacres contre la population civile perpétrés par les forces militaires en présence " .
<P>
Se approvata, questa dicitura sostituirebbe gli emendamenti nn. 2, 3 e 4.
<P>
<SPEAKER ID=189 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=190 NAME="Turchi">
.
La serie di calamità naturali e catastrofi tecnologiche ed ambientali che periodicamente sconvolgono intere regioni del globo suscita da sempre richieste di urgenti provvedimenti in grado di rendere più efficaci gli interventi della protezione civile a livello comunitario, cosa che è stata fatta tramite questa proposta di decisione che sento di poter appoggiare.
<P>
Nella mia veste di relatore per parere della commissione per i bilanci, su questa proposta voglio sottolineare come questo meccanismo comunitario di coordinamento degli interventi in materia di protezione civile sia stabilito con natura permanente per rispondere a delle situazioni di urgenza puntuali.
Si tratta infatti di creare una struttura in seno alla Commissione, suscettibile di coordinare le azioni negli Stati membri.
<P>
Il costo del meccanismo sarà di 1,5 Mio per anno, imputati alla linea B4-3300 "Cooperazione comunitaria in materia di protezione civile e situazioni di urgenza ambientale", per la quale esiste un'altra base legale che autorizza un programma pluriannuale (2000-2004) la cui dotazione è di 7,5 Mio.
Conformemente alla dichiarazione comune del 20 luglio 2000, ho notato come questa spesa supplementare sia attualmente compatibile con la rubrica 3 delle Prospettive finanziarie senza riduzioni per le politiche esistenti.
<P>
Rimango d'altra parte perplesso in merito a due punti, che già nella mia relazione avevo chiesto alla Commissione di chiarire: in primo luogo, la distinzione tra le spese congiunturali e di natura propriamente operativa, quali le squadre di intervento e le squadre di valutazione e di coordinamento, e le spese strutturali di natura più amministrativa; in secondo luogo, i rischi di duplicazione esistenti con le azioni finanziate a titolo della cooperazione in materia di protezione civile, che prevede anche degli esercizi, degli scambi di esperti e la mobilitazione delle competenze specifiche.
<P>
Ritengo in ogni caso che questa proposta di decisione sia da appoggiare, e in questo senso dichiaro il voto favorevole del mio gruppo.
<P>
Relazione Redondo Jiménez (A5-0143/2001)
<P>
<SPEAKER ID=191 NAME="Klaß">
La peste suina classica è uno dei flagelli che colpiscono la fauna europea.
Poiché le popolazioni di cinghiali di alcune regioni dell'Unione europea risultano infette, il virus continua a sopravvivere e la patologia virale dei suini, innocua per l'uomo, continua a manifestarsi.
<P>
Visto che l'insorgenza dell'epidemia può causare la macellazione massiccia, le strategie di lotta devono essere elaborate nelle fasi di tranquillità, non nei momenti di crisi, e devono accordare la massima priorità alle misure preventive.
<P>
La politica delle vaccinazioni nell' Unione è al centro di maggiore attenzione, tanto più dopo l'epidemia di afta epizootica.
Il ricorso ai vaccini tradizionali comporta lunghi periodi di completo isolamento per il patrimonio zootecnico delle regioni interessate.
<P>
La situazione si configurerebbe diversamente se si potessero utilizzare i vaccini marcatori ancora in fase di esame e di perfezionamento.
Si devono poter distinguere i capi vaccinati dagli animali infetti.
<P>
Sul problema della peste suina classica la onorevole Redondo ha presentato una relazione valida ed equilibrata.
Condivido le sue richieste di intensificazione degli sforzi di ricerca e di sviluppo nel campo dei vaccini.
<P>
La somministrazione di vaccini marcatori rappresenterebbe un utilissimo strumento addizionale per lottare contro l'epidemia nelle zone ad alta densità suina, evitando l'abbattimento di massa.
Nella prevenzione delle epidemie l'igiene riveste importanza essenziale: la preparazione dei mangimi va assoggettata a norme rigorose, la cui applicazione dev' essere controllabile e controllata.
<P>
Sono contraria al divieto totale di utilizzare avanzi alimentari nell'alimentazione animale, che provocherebbe la distruzione di preziose sostanze nutritive per la sola ragione che non siamo in grado di trattarle adeguatamente, cioè di riscaldarle al punto da sterilizzarle.
<P>
<SPEAKER ID=192 NAME="Meijer">
, per iscritto.
(NL) Per anni e anni la produzione di suini è aumentata considerevolmente.
I prodotti vegetali, una volta utilizzati direttamente dall' uomo per la sua alimentazione, sono stati dati in pasto ai suini che, a loro volta, sono stati mangiati dagli uomini.
Il risultato è stato: più carne e più a buon prezzo.
Non si sono tenute in debito conto, però, questioni quali le malattie animali, il benessere degli animali e la salute degli uomini.
Se alleviamo un gran numero di animali da macello facendoli vivere in condizioni innaturali, ammucchiati l' uno sull' altro, le malattie troveranno condizioni più favorevoli per diffondersi.
Proprio in situazioni di sovrappopolazione delle stalle e di trasporti frequenti, determinati dalle esigenze del commercio, la vaccinazione preventiva costituisce l' unica possibilità per limitare il propagarsi di malattie.
Eppure non si fa ricorso a questa misura di sicurezza così chiara.
Il commercio internazionale richiede carne di animali non vaccinati.
E' miope l' atteggiamento della Commissione europea che persiste in una politica di non-vaccinazione prima e di abbattimenti massicci dopo; è miope pure l' approvazione di tale approccio da parte della relatrice.
Un simile approccio al problema della peste suina santifica il commercio e crocifigge gli animali, e non promette nulla di buono per quanto riguarda la promessa revisione della politica di vaccinazione non appena si sarà conclusa l' attuale epidemia di afta epizootica.
In quanto sostenitore della vaccinazione preventiva e oppositore degli abbattimenti inutili, non posso essere d' accordo con la proposta della relatrice.
<P>
<P>
<SPEAKER ID=193 NAME="Fatuzzo">
Debbo spiegare, signor Presidente, perché non posso presentare dichiarazioni di voto.
E' venuta in visita al Parlamento europeo mia mamma, di 86 anni; ha visto tutta la seduta; ha detto: "Bravo, Fatuzzo!
Bello il Parlamento!
Però parli un po' troppo.
Devi fare meno dichiarazioni di voto."
La mamma è sempre la mamma!
Perciò ho pensato bene di accontentarla non facendo dichiarazioni di voto.
Per oggi!
<P>
(Applausi e ilarità)
<P>
<SPEAKER ID=194 NAME="Presidente">
Credo che gli applausi, onorevole Fatuzzo, dimostrino in che misura l' Aula sia colpita dalla saggezza di sua madre.
<P>
<CHAPTER ID=15>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=195 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.
<P>
(La seduta termina alle 19.00)
<P>
