<CHAPTER ID=1>
Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta giovedì 31 maggio 2001.
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<CHAPTER ID=2>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di giovedì 31 maggio 2001 è stato distribuito.
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Ci sono osservazioni?
<P>
<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="DE" NAME="Ferber">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, ho un' osservazione sul processo verbale.
Nell' allegato al processo verbale, fra i testi approvati, a proposito della relazione Méndes de Vigo - sto cercando fra le mie carte ma, ovviamente, in questo momento non trovo nulla - si dice a un certo punto che deve venire elaborata una costituzione europea.
Ciò deriva da un emendamento presentato dal collega, onorevole Brok.
Il collega Brok, da me consultato al riguardo, mi ha confermato che nel suo emendamento non ha usato tale formulazione.
Chiedo pertanto che, sulla base del testo dell' emendamento, si provveda a verificare se questo aspetto è stato inserito correttamente in tutte le versioni linguistiche del documento definitivo Méndes De Vigo, in quanto, naturalmente, vogliamo evitare interpretazioni sbagliate in merito.
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<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Benissimo, onorevole Ferber, procederemo molto volentieri a questa verifica.
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(Il processo verbale è approvato)
<P>
<CHAPTER ID=3>
Ordine dei lavori
<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la fissazione dell'ordine dei lavori; è stata distribuita la versione definitiva del progetto di ordine del giorno elaborato, ai sensi dell'articolo 110 del Regolamento, dalla Conferenza dei presidenti.
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Per lunedì e martedì non sono state proposte modifiche.
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Mercoledì:
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Ho ricevuto una richiesta da parte del gruppo del Partito popolare europeo e dei democratici europei volta a rinviare a un'ulteriore tornata la discussione congiunta sulla relazione annuale dell' onorevole Wuori a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, relativa ai diritti dell'uomo nel mondo nel 2000 e alla politica dell'Unione europea in materia, nonché la dichiarazione del Consiglio sulla strategia dell'Unione nelle organizzazioni internazionali.
<P>
Sentiremo un rappresentante del gruppo del Partito popolare europeo, affinché il Parlamento possa tenere conto, nel quadro del dibattito sulla preparazione del Vertice di Göteborg e, in presenza del Consiglio, del risultato del referendum irlandese sul Trattato di Nizza.
<P>
<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="DE" NAME="Poettering">
Signora Presidente, ci è pesato enormemente fare questa proposta proprio perché abbiamo sempre voluto collaborare nel migliore dei modi con la onorevole Hautala nell'ambito di quanto politicamente fattibile.
Ma volevamo avere tempo sufficiente per il dibattito su Göteborg e pertanto abbiamo proposto l' aggiornamento della relazione Wuori alla minitornata.
La nostra richiesta non è dettata da obiezioni nel merito, bensì dal desiderio di avere più tempo per la preparazione dell' importante Vertice di Göteborg.
<P>
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signora Presidente, desidero rivolgere un appello innanzitutto al collega Poettering e a tutti gli altri che hanno intenzione di differire l'esame della relazione del collega Wuori sui diritti umani.
Infatti, ogniqualvolta questo Parlamento si accinge a prendere posizione nei confronti dei diritti umani, lo fa a un livello molto teorico, quando poi si presenta la possibilità di fare davvero qualcosa, si preferisce rinviare.
<P>
Pregherei l'onorevole Poettering di prendere in considerazione il fatto che la relazione del collega Wuori non venga tolta dall'ordine del giorno e sia effettuato un breve dibattito sul referendum irlandese, in aggiunta a quello sul Consiglio europeo di Göteborg.
Sarebbe davvero un peccato rinunciare improvvisamente all'esame della relazione del collega Wuori, che è senz'altro uno dei temi più significativi di questa settimana.
Nessuno di voi auspicava qualcosa del genere la settimana scorsa.
Naturalmente, si sarebbe dovuto prevedere che il referendum in Irlanda avrebbe fatto discutere, ma così non è stato.
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<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, il mio gruppo è disposto ad appoggiare il differimento della discussione sui diritti umani a condizione che essa abbia luogo durante la tornata di luglio, ossia a patto che non si tratti di una proroga sine die.
Di fatto, pur consapevoli della necessità di discutere una relazione tanto importante, riteniamo vi siano anche altri avvenimenti, tra cui la questione dell' Irlanda, che meritano la nostra attenzione alla vigilia del Vertice di Göteborg.
<P>
Vorrei aggiungere un' ulteriore informazione: se non vado errato, il Primo ministro belga Verhofstadt si presenterà dinanzi al Parlamento in occasione della prossima tornata.
Guy Verhofstadt, come senatore del Regno del Belgio, è stato il relatore della commissione che si è occupata di valutare la responsabilità del Belgio nella questione del Ruanda.
In questo momento si sta svolgendo a Bruxelles un processo di importanza storica - dal quale emerge il carattere universale del genocidio - che, a mio avviso, fa onore al Belgio e all' Unione europea tutta.
Ritengo molto interessante poter ascoltare il Primo ministro belga in merito a un tema tanto essenziale.
<P>
<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Barón Crespo.
Mi è sembrato che l' onorevole Poettering fosse d'accordo di iscrivere la relazione all'ordine del giorno della tornata di luglio.
<P>
L' onorevole Poettering ha presentato la sua richiesta, la onorevole Hautala è contraria.
Ora sentiremo un oratore a favore, dato che l' onorevole Poettering è l'autore.
L' onorevole Barón Crespo sarebbe piuttosto a favore, purché si rinvii a luglio.
Si può dunque ritenere che c'è stato un altro oratore anche a favore della relazione.
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signora Presidente, mi consenta di fare una proposta alternativa.
Propongo che la relazione del collega Wuori sui diritti umani resti all'ordine del giorno e inoltre di chiedere al Consiglio e alla Commissione una dichiarazione sul referendum in Irlanda, nel quadro della discussione sul Consiglio europeo di Göteborg.
E' del tutto possibile.
Abbiamo tutta la mattinata a disposizione per questi due dibattiti.
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<SPEAKER ID=11 NAME="Presidente">
Sentiremo un altro oratore a favore, onorevole Gollnisch.
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<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="FR" NAME="Gollnisch">
Grazie infinite, signora Presidente.
Ai sensi dell'articolo 111 parlerò in effetti a favore della proposta volta a modificare l'ordine del giorno per tenere conto dell'importantissimo evento verificatosi in Irlanda, che ci dimostra che occorre assolutamente tener conto della coesione dei piccoli popoli che si rifiutano di cedere la loro libertà.
<P>
Certamente non nego l'importanza di quanto affermato dall' onorevole Barón Crespo e della presenza di questa eminente personalità belga, specialista dei diritti dell'uomo in Ruanda, ma credo anche che nella tornata di luglio ci sia spazio per discutere proprio dei diritti umani in Belgio e dell'infame procedura attualmente in corso contro il Vlaamse Blok, che dovrebbe indurre i nostri responsabili belgi a fare prima pulizia in casa propria.
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<SPEAKER ID=13 NAME="Presidente">
Metto ai voti la domanda del gruppo del Partito popolare europeo di rinviare alla tornata di luglio la relazione dell' onorevole Wuori.
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(Il Parlamento approva la richiesta)
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="FR" NAME="Berès">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, se non abbiamo competenza a modificare il lessico delle Nazioni unite, mi sembra peraltro che ne abbiamo ad autodisciplinarci.
Ebbene, a nome nostro, a Nizza, lei ha proclamato una carta che ha scatenato importanti dibattiti sull'opportunità di sostituire l'espressione "diritti dell'uomo" con "diritti della persona".
Mi sembra che nei nostri lavori interni sia questa la terminologia da adottare.
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<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signora Presidente, ho ancora una domanda sulla giornata di mercoledì.
A causa della nostra decisione sbagliata di sopprimere la giornata di venerdì - che non è imputabile a lei - mercoledì mattina dobbiamo iniziare i lavori già alle 8.30.
Ormai ci apprestiamo ad avere un mercoledì di cinque giorni.
Magari possiamo lavorare ininterrottamente da martedì a mezzanotte fino alle 8.30.
In realtà volevo intervenire a proposito del Tempo delle interrogazioni.
Il Tempo delle interrogazioni rivolte alla Commissione è stato ridotto ulteriormente.
Da parte nostra ci prepariamo sempre scrupolosamente per poter rivolgere domande specifiche a determinati Commissari e questa è una conquista raggiunta anni fa dal nostro Parlamento nel quadro di una riforma del Tempo delle interrogazioni.
Vedo però che, a parte una sola interrogazione indirizzata al Commissario Kinnock, tutte le altre sono state fatte confluire in un unico calderone.
La presenza di tutti gli altri Commissari a questo Tempo delle interrogazioni, programmato sei mesi fa, è stata cancellata senza che vi sia stata alcuna sostituzione.
Chiedo una spiegazione di tutto ciò.
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<SPEAKER ID=16 NAME="Presidente">
Non ho richieste di modifica per la giornata di giovedì.
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L'ordine del giorno è così approvato.
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Mozioni di procedura
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<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="DE" NAME="Martin, Hans-Peter">
Signora Presidente, mi permetta di intervenire per la prima volta in questa sede per una mozione di procedura.
Chiedo che sia iscritta quale punto all' ordine del giorno una discussione sulle conseguenze del referendum irlandese sulla ratifica del Trattato di Nizza.
A mio avviso il risultato della consultazione offre al nostro Parlamento un'opportunità unica di dare un segnale di democrazia partecipando subito al dibattito in corso, invece di limitarsi, come sempre, a rincorrere gli eventi.
A Nizza sono stati compiuti progressi insufficienti verso la democrazia e non è stata posta una solida base per l' ampliamento a est.
Ora dobbiamo ottenere di più e, con l' aiuto del popolo irlandese, possiamo riaprire il dibattito.
<P>
Per questo propongo la seguente modifica dell' ordine del giorno: chiediamo che venga affrontato quale punto a sé stante il tema delle conseguenze di Nizza, le posizioni di noi parlamentari in merito al coraggio di chiedere maggiore democrazia in Europa, la finalità dell' Europa.
I cittadini europei non ci capirebbero se in questo momento eludessimo questo tema.
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Presidente">
Onorevole Hans-Peter Martin, mi sembra che la sua richiesta sia stata ampiamente soddisfatta dal voto appena reso dall'Assemblea.
E' ovvio che se l'Assemblea ha deciso di rinviare alla tornata di luglio la relazione dell' onorevole Wuori, come aveva ben spiegato l' onorevole Poettering, non era perché fosse contrario alla relazione Wuori, ma proprio per lasciare un arco di tempo sufficiente per poter sviscerare tutti gli aspetti del dibattito.
Credo dunque che le sia stata data piena soddisfazione.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde">
Signora Presidente, desidero appoggiare la proposta dell' onorevole Hans Peter Martin, data l' urgenza della situazione.
I Ministri degli esteri, infatti, si riuniscono quest' oggi e domani a Lussemburgo e presumibilmente decideranno di procedere alla ratifica come se non ci fosse stato un referendum: il Trattato però prevede che ogni eventuale modifica al Trattato stesso raccolga 15 firme.
Dobbiamo quindi prendere l' iniziativa almeno di una pausa di riflessione, perché non si vada avanti ignorando totalmente il referendum irlandese.
Il referendum irlandese dovrebbe essere spunto di riflessione per tutti, se pensiamo a quante risorse sono state investite dai sostenitori del "sì" e quanto poco invece hanno investito i fautori del "no" .
<P>
<SPEAKER ID=20 NAME="Presidente">
Onorevole Bonde, comunque sia, io le ricordo il Regolamento interno.
Lei sa che questo genere di richiesta va trasmessa un'ora prima dell'inizio della seduta e così non è stato, ne sono assolutamente certa.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="EN" NAME="Helmer">
Signora Presidente, forse il richiamo al Regolamento che volevo fare è già stato anticipato in qualche modo dalla discussione precedente; in seguito al referendum irlandese vorrei però chiederle se, nella sua veste di Presidente del Parlamento, intenda scrivere al Presidente dell'Irlanda per congratularsi con il popolo irlandese per la sua decisione saggia e lungimirante che mette a segno un punto a favore di libertà, indipendenza, autodeterminazione e Stato nazionale.
<P>
Mi chiedo anche se si assocerà alle mie congratulazioni alla nostra collega Dana Rosemary Scallon per il magnifico ruolo da lei svolto nell'aiutare l'Irlanda a pronunciare un no nel referendum.
<P>
<SPEAKER ID=22 NAME="Presidente">
Onorevole Helmer, come lei sa ho elaborato un comunicato non proprio nel senso da lei evocato, bensì nel senso auspicato credo dalla maggioranza dell'Assemblea.
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="EN" NAME="Andrews">
Signora Presidente, direi che, ci piaccia o no, e a me non piace più di tanto, questa è una decisione del popolo irlandese.
Voglio dire agli euroscettici di quest' Assemblea e di tutta Europa che, piaccia loro o no, quella decisione è stata presa secondo i crismi.
Nello stesso tempo non si addice a questi antieuropeisti gioire delle disgrazie degli Stati dell'Europa orientale che tanto desiderano entrare nell' Unione europea e unirsi a noi in quest' Assemblea.
<P>
Gli irlandesi sono gente generosa.
Abbiamo accettato un grande sostegno dall' Unione europea da quando siamo entrati a farne parte, e siamo pronti a restituire molto di quanto abbiamo ricevuto.
Ma si è fatta molta confusione - da parte dei fondamentalisti della sinistra, dei fondamentalisti della destra e degli ondivaghi del centro, e la verità non è stata venduta bene.
<P>
Vorrei dire alla Commissione e agli altri che in futuro dovremo rendere questi Trattati semplici e comprensibili agli europei; però non potete rimproverare il popolo irlandese per aver adottato una decisione veramente democratica.
Ora dobbiamo riflettere su quella decisione, ciascuno di noi in questo Parlamento e in tutta l' Unione europea.
È una decisione che è stata presa secondo i crismi.
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Signora Presidente, in Irlanda ho argomentato e votato a favore del referendum su Nizza, e sono deluso da questo risultato, ma mi affretto ad aggiungere che accetto pienamente la decisione democratica degli elettori del mio paese.
La volontà del popolo irlandese va rispettata.
Non dovremmo avviare ora un dibattito affrettato: questo è il momento di riflettere e analizzare.
Un dibattito tenuto ora andrebbe esclusivamente a favore dei numerosi membri di quest' Assemblea che non vogliono dare ai cittadini dell'Europa centrale e orientale la possibilità di condividere la crescita economica di cui noi godiamo nell' Unione europea.
<P>
Senza dubbio urge un chiarimento.
Non ci deve essere nessun equivoco: gli irlandesi sono gente generosa.
Hanno una coscienza sociale e sono favorevoli all' allargamento.
La questione sarà risolta all'interno dell'Irlanda, e non abbiamo bisogno di nessuna interferenza dall' esterno, da parte di membri di quest'Assemblea, non importa se a favore o contrari.
Il popolo irlandese risolverà da sé i suoi problemi.
Qualsiasi dibattito in questa sede dovrebbe seguire il dibattito nel nostro paese.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="EN" NAME="Hannan">
Signora Presidente, anche il mio intervento riguardava il referendum irlandese, ma quanto volevo dire è già stato esposto con molta eloquenza da colleghi più esperti di me, e quindi ritiro il mio intervento per non far perdere tempo all'Assemblea.
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="EN" NAME="Miller">
Signora Presidente, in relazione a quanto affermato dall' onorevole Helmer sul referendum irlandese, lei forse ricorderà un altro fatto avvenuto la scorsa settimana nel Regno Unito.
Il partito dell' onorevole Helmer ha condotto una campagna basata sul principio del mantenimento della sterlina a scapito dell' euro.
Sappiamo tutti che il popolo britannico ha chiaramente cassato il suo partito su quella politica.
Il collega ora voterà con me a favore dell' euro?
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="EN" NAME="McCartin">
Signora Presidente, il mio cuore esulta nell' apprendere che l'ultimo irriducibile tory del diciassettesimo secolo ha finalmente ammesso che la libertà è una buona cosa per l'Irlanda.
<P>
(Ilarità e applausi) Porgo la mano a Roger in amicizia e mi congratulo per la sua conversione.
Visto che non ha molta dimestichezza con la storia, gli ricordo che la parola tory deriva da tóraidhe, il che significava "persona cui qualcuno dà la caccia" .
Comincio a pensare che dall'ultimo fine settimana Roger e i suoi compagni di partito si sentano un po' così.
I tóraidhe erano anglo-irlandesi espulsi dal loro paese per motivi religiosi.
Rifiutarono di andarsene, restando leali al re.
Spero che Roger ora sia illuminato, e spero veramente che ora sia stato superato il divario che ci divideva.
<P>
Il grande parlamentare britannico, Edmund Burke, una volta ha detto: "Perché il male trionfi, è sufficiente che i buoni non facciano nulla" .
Il male ha trionfato il fine settimana scorso - non nelle persone di quelli che per errore sono andati a votare per la parte sbagliata, ma di quelli che hanno mentito loro e che li hanno ingannati.
Sono le persone che hanno mendicato denaro all'estero per spezzare la solidarietà degli europei e che li hanno spesi per raccontare menzogne al popolo irlandese, mentre il governo irlandese - e sfortunatamente anche l'opposizione - sono stati tanto pieni di sé da credere che tutti si sarebbero fidati di noi.
Voglio che i membri di quest'Assemblea sappiano che tutti i grandi giornali erano per il "sì" all'Europa orientale.
Voglio che questo Parlamento sappia che molti di coloro che hanno votato "no" non pensavano di arrecare danno agli interessi dei paesi dell'Europa orientale.
<P>
C'è un punto su cui non concordo con i colleghi Andrews e Gallagher, e riguarda la generosità e i meriti speciali del popolo irlandese.
Io penso che siamo diversi.
Abbiamo una cultura leggermente diversa e una storia molto diversa, ma siamo uguali a tutti gli altri.
Anche da noi ci sono buoni e cattivi.
Ciò nondimeno accettiamo la democrazia, perché non ci sono alternative.
Come dicevano i giacobiti dopo la battaglia del Boyne, "Cambiate pure re, ma continueremo a combattervi" - e io penso che la prossima volta vinceremo noi.
<P>
<SPEAKER ID=28 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole McCartin.
Ritengo che sulla prima parte della sua mozione di procedura l' onorevole Helmer abbia diritto a ribattere.
Gli ridò dunque la parola.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="EN" NAME="Helmer">
Signora Presidente, colgo l' occasione per ringraziare il mio amico e collega McCartin per la sua lezione di storia, ma in particolare vorrei ribattere a quanto detto dall' onorevole Miller sulle elezioni britanniche e sull' euro.
Il collega sa benissimo, ma evidentemente cerca di nascondere, che la posizione del partito conservatore sull' euro era appoggiata dal 65-70 percento della popolazione britannica.
<P>
Si trattava dell'unico argomento sostanziale in cui l'opinione pubblica si è schierata decisamente e nettamente dalla nostra parte.
Vorrei ricordare all'onorevole Miller che il suo Primo ministro ha appena licenziato il Ministro degli esteri europeista Robin Cook per rimpiazzarlo con Jack Straw, molto meno europeista e che certuni hanno definito euroscettico.
Mettetevelo bene in testa e pensateci su.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="EN" NAME="Read">
Signora Presidente, ho un richiamo al Regolamento a proposito del mio amico Roger Helmer.
Condividiamo l' onore di rappresentare gli East Midlands - un' informazione che do all'Assemblea più con vergogna che con rabbia.
L'onorevole McCartin ha giustamente sottolineato la mancanza di cultura storica dell'onorevole Helmer.
A onor del vero, bisognerebbe dire che l'onorevole Helmer non sa né cosa sia la politica, la statistica o la letteratura, né cosa sia la cortesia verso un altro Stato membro dell' Unione europea - e potrei proseguire ancora a lungo.
<P>
(Ilarità e applausi)
<P>
<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="EN" NAME="Haarder">
Signora Presidente, mi consenta un'ultima osservazione sull'Irlanda.
Non è strano che proprio i deputati che più parlano di indipendenza nazionale si rendano poi responsabili di massicce ingerenze nelle elezioni degli altri paesi?
Non vedo l'ora di domandare loro mercoledì che cosa vogliono.
Vogliono indebolire l'Irlanda così come hanno indebolito la Danimarca dieci anni fa?
Dobbiamo stare in guardia.
<P>
<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="EN" NAME="Heaton-Harris">
Signora Presidente, riallacciandomi all'ultimo intervento, dico che è ovvio che gli irlandesi hanno preso la loro decisione democraticamente - esattamente come i britannici, ahimè, che hanno votato questo meraviglioso governo laburista.
Ma visto che stiamo cercando di cambiare quanto gli irlandesi hanno detto nel loro referendum, forse dovremmo guardare al voto britannico.
Sicuramente quest'Assemblea avrebbe voluto vedere tornare al governo i conservatori, sulla base dei fatti e di una politica realistica, la gente avrebbe voluto votare per i conservatori giovedì scorso.
E' questo il risultato che noi tutti avremmo auspicato.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="DA" NAME="Frahm">
Il mio collega danese, Bertel Haarder, ha preferito esprimersi in una lingua diversa dalla sua: io ho pensato di intervenire nella nostra lingua comune.
Credo che sia molto importante che il Parlamento cerchi di svolgere un dibattito rispettoso della decisione adottata in Irlanda.
Nonostante la bassa affluenza alle urne mi pare che valga la pena di ricordare che tale affluenza non sia stata inferiore a quella registrata in tanti paesi in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo, nelle quali siamo stati eletti.
La percentuale dei votanti in Irlanda corrisponde assai bene alla percentuale dei votanti alle elezioni per il Parlamento europeo.
<P>
Al popolo irlandese vorrei dire che ovviamente spetta a loro decidere il da farsi.
Ma non posso fare a meno di raccomandare il modello danese.
In netta contrapposizione all' onorevole collega Bertel Haarder, mi sento di raccomandare il modello danese.
Ritengo che la strada da seguire per la nostra cooperazione sia quella di una maggiore flessibilità e tolleranza, una tolleranza che dia spazio anche alla diversità che diverrà parte della nostra realtà collettiva quando si realizzerà l' allargamento, cosa che spero succeda molto presto.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DA" NAME="Blak">
Signora Presidente, devo dire che non sono del tutto d' accordo con il mio collega danese Bertel Haarder che ha attaccato Jens-Peter Bonde, che ha guidato la campagna elettorale in Irlanda.
Voglio dire che siamo in tanti danesi a essere ben contenti quando se ne sta lontano dalla Danimarca, così almeno da noi non può fare danno.
E visto che Jens-Peter Bonde si batte tanto per la trasparenza, mi piacerebbe sapere se le 100.000 corone che ha procurato per la campagna vengono dai sostenitori del no e dai suoi ex compagni del comitato centrale o della Germania orientale.
<P>
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
Signora Presidente, visto che nell'ambito del dibattito su quanto è successo in Irlanda le è stato chiesto di scrivere alle autorità irlandesi, mi chiedo se non occorra anche chiederle di scrivere al presidente del partito conservatore britannico per presentargli le nostre condoglianze alla luce del risultato elettorale dovuto ampiamente a un euroscetticismo viscerale e di cattivo auspicio.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="EN" NAME="Perry">
Signora Presidente, mi riferisco all' articolo 174 del Regolamento relativo al diritto di petizione.
Lei forse sa già di una serie di petizioni relative ai Lloyd's di Londra nonché di denunce indirizzate alla Commissione europea.
Uno degli ispettori dei Lloyd's di Londra ha ricevuto una lettera dagli stessi Lloyd's che lo criticavano per avere osato sollevare il problema con la Commissione, e una lettera piuttosto minacciosa che lo accusava di palese violazione dei termini di un accordo.
I Lloyd's hanno poi chiesto di ricevere entro sette giorni una dichiarazione scritta secondo cui questo cittadino avrebbe rinunciato a qualsiasi ulteriore azione in violazione della composizione raggiunta.
<P>
Ho scritto al Presidente della Commissione Prodi che la questione non riguarda soltanto gli esposti, ma anche il diritto di petizione al Parlamento.
Il Presidente ora sta esaminando gli esposti alla Commissione, ma ha detto chiaramente che si trattava di un argomento che il Parlamento avrebbe voluto affrontare in prima persona.
Ovviamente sono pronto a fornire tutti i dettagli più tardi, ma la questione è talmente seria che pensavo di doverla sollevare in Aula ora.
<P>
<SPEAKER ID=37 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Perry.
Prendo volentieri atto di questa dichiarazione.
Siamo dunque impercettibilmente scivolati verso le mozioni di procedura, ma avevamo ultimato l'adozione dell'ordine del giorno.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Berg">
Signora Presidente, una giuria di Tampa ha dichiarato Joaquín José Martínez innocente dell'accusa di due omicidi per i quali in precedenza era stato condannato a morte.
Noi tutti qui al Parlamento europeo abbiamo partecipato attivamente svariate volte alla discussione sulla pena di morte, esprimendo il nostro sistema di valori e il nostro pensiero e spesso abbiamo anche avuto discussioni con i nostri amici americani.
Abbiamo altresì condotto azioni di vario genere a livello del Senato e del Congresso.
Credo che possiamo sentirci molto soddisfatti, soddisfazione che lei spero voglia esprimere questa settimana a nome del nostro Parlamento in occasione della sua visita al Consiglio di Göteborg.
Almeno per una volta la posizione dell'Europa contro la pena di morte ha avuto la meglio su un altro sistema di valori.
Spero che la discussione più approfondita su tale sistema di valori fra l'Europa e gli Americani possa permettere alla parte americana di rendersi conto sempre più che se si vuole condannare un'altra persona pur proteggendo i propri valori non si possono abbandonare tali valori ma vanno difesi.
Pertanto la nostra opposizione contro la pena di morte è essenziale.
Spero che lei lo voglia ripetere anche questa settimana a nome di tutto il Parlamento al Consiglio riunito a Göteborg - a maggior ragione questa settimana che il Presidente Bush viene in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=39 NAME="Presidente">
In effetti, onorevole van den Berg, avevo intenzione di affrontare questa problematica nel senso da lei indicato in occasione del mio intervento a Göteborg.
<P>
Le ricordo del resto che l'Ufficio di presidenza del nostro Parlamento ha deciso che accettavamo di partecipare all'organizzazione di un importante convegno che si terrà il 21 e 22 giugno prossimi sull'abolizione universale della pena di morte.
Fin d'ora siamo certi della presenza di una trentina di presidenti dei parlamenti nazionali di ogni continente, che hanno già accettato di partecipare al convegno.
<P>
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signora Presidente, mi scusi, ma la traduzione a quanto pare non ha funzionato molto bene.
Avevo posto una domanda precisa: volevo sapere come mai al Tempo delle interrogazioni rivolte alla Commissione è stata annullata la partecipazione di due dei tre Commissari previsti e tutte le domande che erano state indirizzate specificamente a questi Commissari, come ad esempio alla signora Schreyer, sono state trasferite nella sezione "generali" , in cui non hanno alcuna possibilità di ricevere risposta.
Questo è ciò che volevo sapere.
<P>
<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
Sì, onorevole Posselt, mi è stato comunicato che il Tempo delle interrogazioni era stato abbreviato per mancanza di interrogazioni ai Commissari designati.
E sì, è così.
Ne prendiamo atto.
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="DE" NAME="Schulz">
Signora Presidente, vorrei ritornare a un tema meno gradevole rispetto alla discussione alla quale abbiamo assistito negli ultimi cinque minuti.
Vorrei chiederle se, rispetto all' ultima seduta plenaria, ci sono state novità in relazione alla richiesta di revoca dell' immunità dell' onorevole Dell' Utri.
Dalle 8.30 di stamattina, come è noto, è decaduto l' altro caso, con dispiacere dei colleghi del PPE, a quanto ho sentito.
Le chiedo: nel tempo intercorso dall' ultima Plenaria ha ricevuto dalle autorità spagnole della documentazione relativa alla richiesta di revoca dell' immunità parlamentare dell' onorevole Dell' Utri?
In caso affermativo, ha già trasmesso questi documenti alla commissione competente?
In caso negativo, visto che da maggio a oggi è trascorso un altro mese, ha intenzione di intraprendere iniziative per chiedere alle autorità spagnole di porre fine al blocco della procedura avviata dalle autorità giudiziarie spagnole?
<P>
<SPEAKER ID=43 NAME="Presidente">
Non c'è nulla di nuovo, onorevole Schulz, la Corte suprema non ci ha ancora rinviato la sua richiesta per la via normale, ossia attraverso l'autorità governativa spagnola competente.
<P>
Non penso spetti alla Presidenza del Parlamento europeo sollecitarlo a farlo o meno.
Mi sembra che il presidente della Corte suprema sia, oserei dire, maggiorenne e vaccinato, e che possa decidere personalmente ciò che deve fare.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="ES" NAME="Sauquillo Pérez del Arco">
Signora Presidente, non ho ben inteso la risposta che ha dato al mio collega Martin Schulz; nel replicare alla mia lettera del 15 maggio, infatti, lei ha ammesso di aver ricevuto alcuni documenti della Corte Suprema spagnola relativi alla rogatoria di revoca dell' immunità per gli onorevoli Berlusconi e Dell' Utri e ciò è in contrasto con la risposta che ha appena dato a Martin Schulz.
<P>
<SPEAKER ID=45 NAME="Presidente">
Assolutamente no, la Corte suprema ha inviato alcuni documenti destinati a integrare il suo primo invio, sempre attraverso la procedura diretta.
Francamente non capisco perché si debba ritornare sull'argomento, le cose sono perfettamente chiare.
<P>
Il Ministro spagnolo degli esteri mi ha scritto per comunicarmi il parere del Consiglio di Stato spagnolo, secondo cui spetta all'autorità governativa trasmettere le domande di revoca dell'immunità.
Questo è chiaro.
<P>
Non vedo veramente perché occorra insistere, mi sembra di una tale chiarezza.
Dunque, fintanto che non avrò ricevuto questa domanda trasmessa attraverso il canale delle autorità governative spagnole, non la prenderò in considerazione.
<P>
D'altro canto vi ricordo, per completare la risposta che ho dato all' onorevole Schulz, che sono state adottate alcune iniziative, come sapete.
Abbiamo redatto ed elaborato un documento molto sostanziale su tutte le domande di abolizione dell'immunità parlamentare dei colleghi dall'elezione del Parlamento a suffragio universale, peraltro su richiesta dell' onorevole Barón Crespo.
Questo documento ha rivelato in modo più chiaro che mai che, fatto salvo il Portogallo, tutte le domande ci erano state trasmesse attraverso il canale delle autorità governative, ancora una volta eccetto il Portogallo e un caso, un unico caso dubbio spagnolo, per il quale la Gazzetta ufficiale indicava che la domanda proveniva dal Ministero della giustizia spagnolo.
<P>
Con un'altra iniziativa, la Conferenza dei presidenti ha auspicato che la commissione per gli affari costituzionali si faccia carico di una relazione sul problema generale di queste domande di abolizione dell'immunità e preveda eventualmente, se del caso, alcune modifiche del Regolamento interno.
Mi pare che sia stato nominato relatore il nostro collega onorevole Duff, per cui attendiamo con molto interesse la relazione che egli presenterà alla Conferenza dei presidenti.
<P>
Come vedete, dunque, seguiamo molto attentamente la questione.
<P>
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="DE" NAME="Schulz">
Signora Presidente, la ringrazio per avermi concesso nuovamente la parola.
Deploro vivamente di poterle fare una domanda sulla questione Dell' Utri soltanto nell' ambito dell' ordine del giorno, in apertura della Plenaria.
Un semplice deputato non ha altri mezzi in casi come questi.
<P>
In questo Parlamento mi è stato più volte rimproverato di essermi interessato a questo caso esclusivamente in funzione della campagna elettorale in Italia.
La campagna elettorale si è ormai conclusa e per questo vorrei tornare sul caso Dell' Utri, in quanto riveste un significato emblematico per ciascun deputato di questo Parlamento.
Un domani la richiesta di revoca dell' immunità potrebbe essere presentata contro qualsiasi membro di quest'Assemblea - contro di me, contro l' onorevole Poettering, contro l' onorevole Haarder, contro la onorevole Frahm o chiunque altro - e il deputato o la collega interessati devono avere la possibilità di prendere immediatamente posizione per evitare illazioni pubbliche.
<P>
L' onorevole Dell' Utri da 9 mesi è impossibilitato a prendere posizione in merito alle accuse sollevate in questa sede contro di lui.
Pertanto è estremamente importante far presente alle autorità spagnole che il modo in cui vengono trattate dal governo spagnolo le richieste di revoca dell' immunità parlamentare presentate a questo Parlamento europeo implica anche una questione di dignità nei rapporti con il Parlamento europeo.
<P>
Ancora un aspetto, signora Presidente: in Europa è scontato che, all' interno di un sistema di divisione dei poteri, il potere giudiziario possa rivolgersi direttamente al potere legislativo.
Vi è un solo Parlamento nel quale si sostiene che debba esserci invece una riserva a favore dell' Esecutivo, ed è questo Parlamento.
E di questa situazione paradossale, a mio avviso, è lei, onorevole Fontaine, l' unica responsabile!
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Presidente">
Onorevole Schultz, sono certa che l' onorevole Dell'Utri si dimostrerà molto sensibile alla sua richiesta.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="EL" NAME="Ályssandrakis">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, la situazione nella ex Repubblica jugoslava di Macedonia si aggrava di giorno in giorno.
I ribelli albanesi si sono pericolosamente avvicinati alla capitale, nella Grecia settentrionale le autorità si stanno preparando a un' ondata di profughi, mentre i voli della Olympic Airways con destinazione Skopje sono sospesi.
È noto a tutti che i terroristi giungono dal Kosovo, un' area sotto il controllo della NATO, organismo che ha la piena responsabilità anche di quanto accade nella ERIM.
<P>
Nel contempo, tanto la NATO quanto l' Unione europea impediscono al governo della ex Repubblica jugoslava di Macedonia di prendere provvedimenti chiari a tutela del paese e della popolazione, mentre promuovono i terroristi al rango di interlocutori paritetici del governo.
Nel frattempo, il governo ellenico propone un piano che prevede non già il disarmo dei terroristi, bensì il loro ritiro in tutta sicurezza, che chiede il coinvolgimento diretto dell' Unione e degli Stati Uniti nei negoziati e che prepara il terreno per un intervento militare.
E' urgente che i popoli intensifichino la loro lotta per far cessare l' intervento estero e affinché le truppe della NATO se ne vadano dalla regione, permettendo così ai popoli di risolvere pacificamente le loro eventuali controversie senza interferenze di interessi stranieri.
<P>
<SPEAKER ID=49 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Alyssandrakis.
<P>
Come sapete vi ricordo che mercoledì mattina riceviamo il Presidente della Repubblica di Macedonia, il quale pronuncerà un discorso davanti al nostro Parlamento.
Ovviamente l'argomento sarà affrontato a Göteborg e ne parlerò anche nel mio intervento, come potete immaginare.
<P>
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="FR" NAME="Cohn-Bendit">
Vorrei intervenire su due punti: innanzi tutto, sulla pena di morte.
La pena di morte è un assassinio; anche se è un assassino che si vede infliggere la pena di morte, si tratta pur sempre di un assassinio.
Siamo contrari all'esecuzione di Timothy McVeigh, anche se si tratta di un assassino, vale la pena di dirlo.
Non esiste una pena di morte buona o cattiva: neanche i mascalzoni si possono giustiziare in questo modo.
E vorrei che il Parlamento si attenesse a questa posizione.
<P>
Poi, a proposito del dibattito sull'Irlanda, spero che sarà organizzato diversamente, che non si terrà al solo livello dei responsabili dei gruppi.
Poco fa abbiamo infatti visto che un'organizzazione un po' più spontanea generava dibattiti molto più interessanti di quelli gestiti a livello di responsabili e di capigruppo.
Spero che trarremo la debita lezione da quanto è avvenuto cinque minuti fa.
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<CHAPTER ID=4>
Sfruttamento sessuale dei bambini - Tratta degli esseri umani
<SPEAKER ID=51 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:
<P>
A5-0206/2001, presentata dalla onorevole Karamanou a nome della commissione per la libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni sulla proposta di decisione quadro del Consiglio concernente la lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile (COM(2000) 854 - C5-0043/2001 - 2001/0025(CNS))
<P>
A5-0183/2001, presentata dalla onorevole Klamt a nome della commissione per la libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni sulla proposta di decisione quadro relativa alla lotta contro la tratta degli esseri umani (COM(2000) 854 - C5-0042/2001 - 2001/0024(CNS)).
<P>
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero anzitutto congratularmi personalmente con il Commissario Vitorino per avere assunto un' iniziativa legislativa tanto importante, ma anche con la Presidenza svedese per il sostegno prestato affinché il Consiglio potesse decidere in materia al più presto.
<P>
Lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile sono certamente una vergogna per la nostra civiltà contemporanea ed è inammissibile che le reti criminose e i loro utenti restino impuniti, o che riescano a sottrarsi alla giustizia approfittando dell' impossibilità di una cooperazione internazionale e delle lacune riscontrabili nel diritto penale.
È tempo che vengano finalmente affrontati alcuni casi raccapriccianti, come il caso Dutroux in Belgio, in cui il quadro giuridico lacunoso impedisce ancora, quattro anni dopo, che si raccolgano gli elementi costitutivi del reato e che il processo abbia luogo. Ecco perché riveste particolare importanza che l' Unione assuma un' iniziativa volta a contrastare un reato tanto odioso e a istituire un quadro comune di riferimento che permetta di rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia fra Stati membri, nonché di trascinare davanti alla giustizia queste associazioni a delinquere.
<P>
La commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, dopo avere studiato a fondo la proposta quadro della Commissione, ha adottato una serie di proposte ed emendamenti che arricchiscono e consolidano il disegno di legge originario, per esempio con la definizione di pornografia infantile, che è stata notevolmente ampliata con l' inclusione delle varie forme che possono essere assunte da questo reato, affinché nessuna di esse possa sfuggire all' azione della giustizia, tenendo naturalmente conto dell' evolvere delle tecnologie.
Per quanto concerne lo sfruttamento sessuale dei bambini, data la natura composita del reato e le sue ramificazioni internazionali, vi abbiamo incluso singoli comportamenti criminosi oltre a quelli proposti dalla Commissione, quali il favoreggiamento, l' acquisto, la vendita, il traffico di minori all' interno o all' esterno dei confini nazionali.
Un' ulteriore importante aggiunta è rappresentata dall' attribuzione di responsabilità sia alle persone fisiche cui è affidato il bambino, quali genitori, insegnanti eccetera, sia alle persone giuridiche, ivi incluse le società di distribuzione e di prestazione di servizi su Internet, che sono tenute a mettere a punto meccanismi di protezione che evitino l' uso delle nuove tecnologie come strumento per agevolare lo sfruttamento dei minori.
Quanto ai reati di pornografia infantile noi proponiamo che, al di là della produzione, della distribuzione e della diffusione del materiale, siano perseguite penalmente anche l' importazione, l' esportazione e la promozione mediante la pubblicità di materiale pedopornografico.
Riveste particolare importanza la perseguibilità penale del possesso di materiale pedopornografico, fatta salva ovviamente l' applicazione di clausole di salvaguardia, per evitare che sano perseguiti soggetti che hanno ricevuto a loro insaputa detto materiale, per esempio nella posta elettronica o convenzionale.
<P>
Quanto alle pene, la commissione per le libertà ha accolto la proposta della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità di un più severo quadro penale per i reati che coinvolgono minori al di sotto dei 16 anni d' età - e non soltanto 10, come proposto dalla Commissione - e di pene massime non inferiori a 10 anni - contro gli 8 proposti dalla Commissione.
Proponiamo ancora, a titolo di provvedimento complementare rispetto alla condanna, la ricerca, il sequestro e la confisca di ogni bene mobile o immobile ottenuto da simili attività illecite, e che le pene siano accompagnate da opportune cure psichiatriche.
È questa un' innovazione che abbiamo proposto.
<P>
Inoltre, come commissione per le libertà siamo chiamati a dare un importante contributo alle questioni procedurali, per esempio in materia di estradizione, allo scopo di debellare il fenomeno del turismo sessuale, di modificare la legislazione relativamente alla doppia punibilità, di modo che gli autori del reato non possano rifugiarsi in paesi in cui la pena prevista per i reati sui minori sia più mite.
Proponiamo ancora l' indennizzo delle vittime e una serie di misure per la loro protezione nel corso degli interrogatori e delle udienze in tribunale, ma naturalmente anche in seguito, specie quando sono coinvolti bambini disabili.
Infine, proponiamo la creazione di registri contenenti i nominativi degli autori di questi reati, in collaborazione con Europol, Interpol e autorità di polizia nazionali, nonché la partecipazione dei paesi candidati alle azioni di contrasto dello sfruttamento sessuale dei bambini e della pornografia infantile.
<P>
Naturalmente, onorevoli colleghi, sono del parere che agire sul fronte legislativo non sia l' unica soluzione.
Occorre porre l' accento sulle cause alla base dei maltrattamenti psichici e fisici e dello sfruttamento dei bambini: povertà, inesistenza di strutture a salvaguardia dell' infanzia, insufficienza dei meccanismi di prevenzione e controllo, allentamento del vincolo familiare, ma anche l' esistenza di un mercato, con domanda e offerta sostenute, attivo purtroppo nella stessa Unione, tanto da gettare un' ombra sulla nostra civiltà europea.
<P>
<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="DE" NAME="Klamt">
<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
- (EN) Signor Presidente, voglio congratularmi anch'io con la onorevole Karamanou per questa relazione.
Nella mia veste di relatrice per parere della commissione cultura, vorrei anche esprimere un ringraziamento per la cooperazione tra partiti che ho riscontrato in sede di commissione su questo importante argomento.
Dobbiamo affrontare lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile in tutta l'Unione europea.
A prescindere da quello che ciascuno di noi pensa della sussidiarietà, in un campo importante come questo dobbiamo essere sicuri di avere regole comuni, specialmente perché esistono Internet e la libera circolazione delle persone all' interno dell' Unione europea.
<P>
So che diversi distributori di materiale pornografico infantile svolgono la loro attività in un determinato paese dell'Unione europea, perché là sanno di rischiare condanne minori in caso di arresto.
Dobbiamo essere sicuri di porvi fine.
<P>
Sono molto lieta che gran parte del parere da me elaborato sia stata accolta dalla commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, in particolare i passi tesi a garantire le medesime sanzioni in tutta l'Unione.
Pensavo che la Commissione avesse torto a volere introdurre pene più elevate per lo sfruttamento dei bambini di età inferiore ai dieci anni, e ho lavorato duramente il seno alla mia commissione affinché prevedessimo pene più severe anche per chi delinque contro persone di età inferiore ai 16 anni.
Volevo che fossero contemplati anche i bambini con difficoltà di apprendimento.
Ho avuto estesi contatti con alcune organizzazioni attive in questo campo, secondo cui i bambini disabili rischiano due volte più degli altri di diventare vittime di abusi.
È importante proteggere i bambini con difficoltà di apprendimento, la cui età intellettuale è spesso molto inferiore a quella fisica.
<P>
Ovviamente ci sarà un problema di definizione, e dovremo lavorarci.
Abbiamo avuto notevoli difficoltà in seno alla commissione cultura, e anche nelle altre.
Ma dobbiamo garantire che le fotografie di bambini nudi cadano in questa rete.
Abbiamo visto che cos'è accaduto con il Wonderland Club: chi voleva entrare a farne parte, ha dovuto fornire 10.000 fotografie di bambini nudi.
<P>
Voglio aggiungere solo brevemente che dobbiamo dare un giro di vite al turismo sessuale, e fare in modo che i cittadini degli Stati membri siano perseguibili anche se commettono reati in paesi terzi.
<P>
<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="DE" NAME="Prets">
Signor Presidente, signor Commissario, quello in discussione oggi è a mio avviso uno dei temi più delicati: lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile, due fenomeni che, fra l' altro, vanno diffondendosi.
Pertanto è anche necessario intensificare la cooperazione transfrontaliera nonché l' opera di prevenzione attraverso l' informazione e la sensibilizzazione, cercando di stimolare una maggiore partecipazione della società a questo processo.
Naturalmente è anche importante rielaborare il diritto penale e farlo funzionare a livello transfrontaliero, visto che anche la tratta e l' abuso dei minori, nonché la pornografia infantile assumono una dimensione transfrontaliera.
<P>
A tal fine sono necessarie a nostro parere alcune misure, ossia l' aumento dell' entità della pena, ovvero delle pene detentive, che dovrebbero passare da almeno otto ad almeno 10 anni; va altresì elevata da 14 a 16 anni l' età della vittima che comporta per l' autore del reato un inasprimento della pena.
Non riesco a comprendere, infatti, che cosa si intenda quando si parla di "particolare spietatezza" nell' abusare dei bambini.
L' abuso, in qualsiasi forma, è sempre "spietato" !
Non esiste un abuso sui minori che sia clemente.
Tutto ciò che a cui sono sottoposti i bambini in questo ambito è spietato.
Per questo ritengo anche che il limite di età vada innalzato ad almeno 16 anni perché i danni che i bambini subiscono sono altrettanto gravi se hanno meno di 10 anni o se ne hanno 11, 12 o 13.
Sono quindi favorevole all' aumento dell' età a 16 anni.
Allo stesso modo occorre garantire a questi bambini la protezione in quanto vittime e non soltanto ai bambini stessi, ma anche alle famiglie e ai testimoni.
L' assistenza legale e psicologica sono estremamente importanti.
Inoltre ai bambini dovrebbe anche essere consentito di rendere la propria testimonianza per video, modalità che purtroppo non è prevista in tutti i paesi.
<P>
Purtroppo manca il tempo per affrontare altri aspetti.
Mi auguro tuttavia che tutti si impegnino a tal fine!
<P>
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="SV" NAME="Eriksson">
. (SV) Signor Presidente, quando la Commissione ha presentato la sua proposta si era parlato dell' ambizione di fare di più rispetto al Protocollo di Palermo.
E invece, debbo dirmi proprio delusa vedendo annacquato il Protocollo di Palermo.
Reputo della massima importanza tenere distinte tra loro la definizione di profugo, che non ha che fare con questo argomento, e la questione dello sfruttamento dei lavoratori o dello sfruttamento sessuale.
<P>
Sappiamo oggi che circa il 90 percento degli esseri umani oggetto di tratta, ossia i diretti interessati, sono donne e che lo scopo è il loro sfruttamento sessuale.
Prendo atto che la Commissione e il Consiglio, esattamente come noi in seno al Parlamento, sono in difficoltà al momento di cooperare intorno a questi temi, specie tenuto conto della grande diversità fra le legislazioni nazionali.
<P>
In Svezia disponiamo, da circa un anno e mezzo, di una legislazione attiva che colpisce anche l' acquisto di servizi sessuali: in altre parole, i clienti sono penalmente perseguibili.
Ci siamo quindi concentrati sugli uomini, anziché stigmatizzare chi si prostituisce.
Ciò a fronte del fatto che alcuni Stati membri, invece, hanno legalizzato le case di tolleranza e, con esse, lo sfruttamento della prostituzione.
Con ciò vengono inoltre perpetuati certi stereotipi sulla sessualità e sulle esigenze sessuali di maschi e femmine.
<P>
A proposito della relazione Karamanou, comunico che, qualora gli emendamenti nn. 3, 5, 6 e 13 vengano accolti, il mio gruppo non potrà votare a favore della relazione.
Le definizioni di pornografia infantile adottate in commissione per i diritti della donna sono di gran lunga migliori.
Nella relazione, invece, queste definizioni sono divenute talmente vaste che, in futuro, non vorrei finissero per coprire anche il Maneken Pis.
<P>
<SPEAKER ID=57 NAME="Coelho">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in molti paesi dell' Unione - in particolare nel mio, il Portogallo - si è molto sensibili ai fenomeni di sfruttamento degli esseri umani provenienti dai paesi dell' est europeo che, alla ricerca di un migliore tenore di vita, sono vittime di reti organizzate che approfittano delle loro sofferenze.
Lo sfruttamento di esseri umani, uomini, donne e bambini è un fenomeno ripugnante sotto ogni punto di vista: che si tratti di lavoro clandestino, sessuale o altro.
Pertanto è nostro dovere lottare contro questo flagello ed elaborare gli strumenti normativi necessari.
Abbiamo lavorato in tal senso tentando di giungere a una definizione comune sui vari aspetti di questi tipi di reato, tentando di stabilire limiti inferiori per le pene massime da comminare e di definire regole di competenza e di cooperazione giudiziaria e di polizia.
<P>
Desidero congratularmi con le onorevoli Ewa Klamt e Anna Karamanou e con il Commissario Vitorino per il loro impegno in questa materia.
In effetti, le questioni connesse alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento sessuale dei bambini debbono costituire una priorità nell' agenda politica dell' Unione europea.
Dobbiamo rafforzare la lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e contro la pedopornografia migliorando le disposizioni dell' azione comune del febbraio 1997 e garantendo che non possano esserci rifugi sicuri per gli autori di reati sessuali nei confronti di bambini, qualora si sospetti che siano stati commessi in un paese che non sia il loro.
Si tratta altresì di completare gli sforzi compiuti finora dall' Unione europea e dalla comunità internazionale e a questo proposito è opportuno rilevare che nel dicembre 2000, nell' ambito della Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale, le Nazioni Unite hanno adottato un protocollo sulla tratta degli esseri umani firmato da 81 Stati.
L' approvazione di tali proposte in questa Plenaria dovrà essere una dimostrazione chiara della nostra volontà di sostenere una lotta efficace contro queste inaccettabili violazioni della dignità e dei diritti umani.
Mi compiaccio che il Consiglio sia giunto ad un accordo sugli elementi fondamentali della proposta di decisione quadro relativa alla lotta contro la tratta di esseri umani ma deploro che non sia giunto a un consenso sul livello delle sanzioni penali.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="ES" NAME="Terrón i Cusí">
Signor Presidente, anzitutto mi permetta di congratularmi con le due relatrici, le onorevoli Karamanou e Klamt, e di rendere un particolare omaggio alla Commissione per la proposta che ha avanzato.
<P>
Sono anni che questo Parlamento chiede a gran voce una legislazione chiara e comune per combattere il traffico e lo sfruttamento degli esseri umani, un' odiosa forma di criminalità che ha ormai raggiunto proporzioni impressionanti.
Vorremmo non saperne nulla, ma è sufficiente dare uno sguardo a ciò che sta accadendo con la prostituzione nei nostri paesi per renderci conto della gravità della situazione.
<P>
La proposta della Commissione europea di elaborare una definizione comune di tale reato e armonizzare le sanzioni per esso previste rappresenta un autentico passo avanti nella direzione suggerita dalle Nazioni Unite nel Protocollo di Palermo, e non posso che accoglierla con soddisfazione.
<P>
Tuttavia, dopo aver discusso in quest' Aula le proposte della Commissario Gradin - uno sforzo che, del resto, ha dato grandi frutti nel caso di altre nazioni, come gli Stati Uniti, che dispongono già di una legislazione federale per la lotta alla tratta di esseri umani - debbo esprimere la mia profonda preoccupazione per l' atteggiamento adottato dal Consiglio nel corso dell' ultima riunione.
Riguardo a questa proposta non c' è stato accordo; nondimeno, come abbiamo visto, continuano a sussistere scampoli di legislazione proposti dalla Francia relativi all' ingresso di persone sprovviste di documenti, quando è evidente che il traffico e lo sfruttamento di esseri umani sono forme di criminalità ben più gravi, tra le peggiori in assoluto.
<P>
Io non capisco, ma del resto non lo capisce nessuno, perché non venga fornita alcuna spiegazione in merito.
Vorrei chiedere, signor Presidente, se domani, al momento delle votazioni, il Consiglio verrà a spiegarci qual è la sua posizione, che cosa pensa di fare, se intende apportare delle modifiche e, se sì, quali; o abbiamo forse raggiunto un livello di armonia tale tra le istituzioni di questa Unione che, senza che me ne sia reso conto, esistono un solo organo esecutivo (la Commissione) e un solo organo legislativo (questo Parlamento) e il Consiglio non ha, dunque, nulla da dire?
<P>
<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="EN" NAME="Ludford">
Signor Presidente, l'unica maniera di mettere le mani sulla criminalità internazionale e organizzata consiste nella collaborazione fra la nostra polizia, i pubblici ministeri e i giudici.
Chiunque si oppone a iniziative che vanno in questa direzione deve essere pronto ad ammettere che trafficanti e pedofili possono restare impuniti.
<P>
Mi congratulo con le onorevoli Klamt e Karamanou, ma il mio gruppo non è del tutto soddisfatto di alcuni punti.
Il primo problema di entrambe le relazioni è la tendenza a essere troppo prescrittivi e a interferire negli aspetti specifici dei sistemi penali degli Stati membri.
Un primo esempio riguarda le sanzioni.
E' senz' altro corretto armonizzare le pene massime per fare in modo che, ovunque un criminale possa rifugiarsi, rischi sempre la medesima condanna - niente rifugi sicuri.
Non è però corretto stabilire che la pena prevista per questi reati debba essere per forza detentiva, o prevedere delle pene minime.
Non sono sempre d' accordo con il Consiglio, ma condivido il suo punto di vista secondo cui un ravvicinamento delle legislazioni penali degli Stati membri potrebbe essere necessario per determinati tipi di reati, ma che nel farlo si deve tenere conto delle specificità dei sistemi nazionali.
Entrambe le relazioni sono troppo prescrittive anche per quanto concerne il trattamento delle vittime e dei testimoni, e non tengono conto delle normative nazionali divergenti.
<P>
Per tornare alla definizione della pornografia infantile prevista dalla relazione Karamanou, il mio gruppo nutre qualche perplessità su una definizione che comprende anche l' impressione che la persona raffigurata sia un bambino.
Ciò darà adito a discussioni senza fine e non costituisce una base solida per una definizione giuridica.
E' meglio prendere di mira la pornografia che sfrutta i bambini veri, non quelli pretesi tali.
Vorrei anche attirare l' attenzione sull' emendamento n. 38 del gruppo ELDR, che assoggetterebbe alla normativa sulla protezione dei dati l' accesso ai registri delle persone che hanno commesso reati a sfondo sessuale.
<P>
In conclusione, il mio gruppo appoggia il rinvio in commissione della relazione Klamt per le ragioni esposte dalla relatrice.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="NL" NAME="Sörensen">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Consiglio ci ha battuto in velocità.
Ciò che il Consiglio ritiene importante ci pare insufficiente e unilaterale.
Positivo nella relazione del Consiglio è a mio parere l'obbligo nei confronti degli Stati membri.
Ciò costituisce un progresso, però si dà ancora troppa poca importanza all'accoglienza e alla protezione delle vittime.
Occorre offrire maggiori garanzie.
Pertanto, senza dubbio per motivi umanitari, il nostro obiettivo non deve essere un permesso di soggiorno temporaneo, bensì permanente.
<P>
Quali sono le strozzature?
I gruppi mafiosi sono stati più rapidi di chiunque altro nello sfruttare la globalizzazione dell'economia.
Una seconda strozzatura è il divario fra regioni ricche e regioni povere.
E poi la povertà. Non basta quindi organizzare campagne contro la tratta di esseri umani in tutti i paesi d'origine, dobbiamo lottare anche contro la povertà.
La politica d'immigrazione andrebbe altresì sviluppata per aprire di più i confini, anche se ciò va a scapito dei paesi interessati.
Tuttavia la gran parte dei paesi europei continua a privilegiare un approccio repressivo, in cui in primo luogo si prendono di mira le stesse vittime.
I capoccia della tratta di esseri umani, gli imprenditori della tratta di esseri umani e gli interessati in genere continuano a rimanere fuori tiro e l'attuale politica contro la tratta di esseri umani praticamente è priva di qualsiasi dimensione umana.
E qual è il ruolo della collaborazione allo sviluppo in questo contesto?
L'approccio deve essere internazionale, ma la mafia dispone di reti internazionali che funzionano, con esperti fiscali e finanziari, di telecomunicazioni e di computer del massimo livello.
D'altro canto chi conduce la lotta alla tratta di esseri umani in proporzione deve accontentarsi di poco personale, di poca esperienza e di pochi mezzi, di lacune legislative e ancora di un'acuta carenza di una vera collaborazione internazionale, malgrado Europol ecc.
Occorre quindi un approccio strutturale, sia a livello di diritto penale che di politica internazionale di immigrazione.
Debbo aggiungere una cosa: non dimentichiamo di citare la corruzione.
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="FR" NAME="Fraisse">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ritornare sulla firma da parte dell'Unione europea del protocollo aggiuntivo di Palermo, che recava proprio il titolo "Protocollo per prevenire, reprimere e perseguire il traffico di persone, soprattutto donne e bambini".
"Soprattutto donne e bambini": ecco la parte importante, ovviamente, e oggi abbiamo l'emendamento 1 alla relazione della onorevole Klamt, che ringrazio, il quale dice espressamente che intendiamo lottare contro la tratta degli esseri umani ai fini dello sfruttamento sessuale e dello sfruttamento del loro lavoro.
Parlare soltanto di tratta degli esseri umani non mi pare sufficiente.
<P>
E' a Palermo che è stata proposta la precisazione "donne e bambini".
Che l'emendamento richieda che i fini di sfruttamento sessuale siano formulati prima di quelli dello sfruttamento del lavoro mi pare profondamente giusto, perché sappiamo bene, non siamo ipocriti, che la tratta riguarda innanzi tutto e soprattutto le donne e i bambini.
Anteponendo lo sfruttamento del lavoro allo sfruttamento sessuale sappiamo di tradire un po' la realtà.
Ecco perché questo emendamento 1 mi sembra importante e spero che la Commissione vi si mostrerà sensibile.
<P>
Ciò che mi pare altrettanto importante è che la tratta sia considerata un crimine e non un reato.
Tutto quanto riguarda lo sfruttamento sessuale rientra nel crimine e non soltanto nel reato; dobbiamo saperlo, sottolinearlo, esserne consapevoli e non commettere imprecisioni.
Ringrazio le nostre varie commissioni e i relatori per avere insistito in merito.
<P>
Vorrei aggiungere che, nell'insieme degli emendamenti, mi sembrano molto importanti alcune aggiunte sullo status delle vittime, che vertono perlomeno su tre punti.
Innanzi tutto fra le cause punibili figura anche l'istigazione, e non soltanto la frode; si vede bene che la linea di demarcazione fra questi due concetti è esile.

<P>
Infine, c'è la condizione di vulnerabilità delle vittime, al di là delle pressioni che potremmo identificare facilmente; la vulnerabilità delle vittime mi pare altrettanto importante.
<P>
Infine, nella sua raccomandazione del mese di maggio 2000, il Consiglio d'Europa aveva insistito sul punto della "non pertinenza dell'argomento del consenso".
Ecco ancora una cosa importante: il consenso, oppure il mancato consenso, della vittima non è sempre pertinente; è anche ben lungi dall'essere pertinente.
Credo che su questo piano dobbiamo essere vigili e sapere riconoscere che il consenso non è un argomento per sostenere l'innocenza di chi pratica la tratta.
<P>
Ecco perché queste relazioni mi paiono importanti.
Ringrazio i due relatori.
Diversamente da altri, vorrei dire che auspicherei evidentemente una maggiore cooperazione fra gli Stati membri.
Come potremo lottare contro la tratta se non c'è cooperazione fra gli Stati membri?
Questa proposta prevede abbastanza cooperazione?
Non è certo e, personalmente, ne vorrei di più. E questo affinché si possano identificare tutte le vittime, maschi e femmine, in quanto certamente anche gli uomini possono essere vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale.
Uomini e donne, ma le donne in particolare, e i bambini.
Vi ricordo che uno degli emendamenti propone di riconoscere che l'età adulta inizia a 18 anni e che prima dei 18 anni le persone devono essere considerate bambini.
<P>
<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="EN" NAME="Andrews">
Signor Presidente, questa relazione è molto importante e costituisce un significativo passo in avanti.
Come il resto di quest' Assemblea voglio congratularmi con la relatrice per il suo lavoro.
Attraverso l' impegno comune a livello comunitario e internazionale possiamo fare qualcosa di importante per i bambini, che devono essere tutelati contro reati di questo genere.
<P>
Concordo in pieno con la proposta secondo cui rappresentare persone di età inferiore ai 18 anni coinvolte in atti sessuali espliciti vada considerato sfruttamento sessuale di bambini.
Secondo me ciò è conforme alla Convenzione sui diritti del fanciullo.
Lo sfruttamento sessuale di bambini sotto qualsiasi forma, ivi inclusa la pornografia infantile in Internet, è ripugnante.
<P>
Come è stato sottolineato dalla Commissione, ogni anno decine di migliaia di persone - specialmente donne e bambini - sono vittime del traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento.
Nessuno dei nostri paesi può dirsi esente da questa minaccia.
Nessuno dei nostri paesi può fermare questo fenomeno da solo.
Nessuno dei nostri paesi dovrebbe esitare a impegnarsi in una cooperazione più ravvicinata per combattere questi reati.
<P>
L' Unione europea non ha ignorato questo fenomeno preoccupante.
Ne abbiamo parlato spesso in questo Parlamento: nel 1997 l' azione comune del Consiglio per la lotta contro la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini ha preparato la strada affinché gli Stati membri rimettessero mano alle loro legislazioni penali per garantire la punibilità di determinati comportamenti e incoraggiare la cooperazione giudiziaria.
<P>
La nuova proposta ci fa avanzare di un altro passo, in quanto si spera che così ogni Stato membro possa intraprendere le iniziative necessarie per garantire la punibilità dell'agevolazione o di qualsiasi tipo di sfruttamento della prostituzione o della pornografia infantili, anche con la reclusione per non meno di quattro anni.
<P>
Invitiamo inoltre ciascuno Stato membro a garantire che condanne per questo tipo di reato comportino anche l' individuazione, il congelamento e il sequestro di tutti i beni mobili e immobili che ne costituiscono i proventi.
<P>
Per concludere, esprimo il mio appoggio incondizionato all'accordo di compromesso raggiunto dalla nostra commissione in merito all'articolo 5, paragrafo 4.
La sanzione massima di non meno di otto anni dovrebbe applicarsi ai casi di pornografia infantile e di complicità e favoreggiamento in tali reati, ivi incluso lo sfruttamento quando interessi minori di età inferiore ai 16 anni.
<P>
<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, è terribile doversi nuovamente occupare di queste atrocità commesse da esseri umani.
Le organizzazioni criminali internazionali operano senza scrupoli e in modo estremamente brutale.
Ciò rende indispensabile la collaborazione degli Stati membri dell'Unione europea e dei nuovi paesi candidati, al fine di lottare contro questi gravi crimini contro l'umanità ricorrendo a tutti i mezzi legali.
<P>
Le relatrici, le onorevoli Karamanou e Klamt, sono riuscite a stilare un'arringa potente e hanno presentato emendamenti di buona qualità.
Spero sinceramente che le loro simpatiche proposte superino la verifica giuridica.
Tuttavia ne dubito, come la onorevole Ludford.
Il Commissario Vitorino si soffermerà senza dubbio su questo punto.
<P>
La criminalità irriducibile si combatte con successo solo con grande fermezza e unità d'intenti.
Occorre quindi opporsi con risolutezza a qualsiasi titubanza o indebolimento della politica.
Indubbiamente le autorità svolgono non per niente un ruolo chiave.
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Il fatto che solo dall'Europa centrale e orientale, come ci ricordava la onorevole Klamt, ogni anno 120.000 fra donne e bambini vengono attirati nell'Unione europea deve farci arrossire di vergogna.
Non avremmo dovuto permettere che si arrivasse a questo punto.
Oltre alla perseguibilità dei responsabili della tratta di esseri umani ci occorrono anche sistemi di controllo per liberare dalla loro schiavitù queste 120.000 vittime annue.
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Per il resto dobbiamo preoccuparci seriamente del deterioramento dei valori e delle norme fondamentali al margine della nostra società.
Per questo motivo sono lieto che al Parlamento europeo si combatta con grande unità contro questi orrori.
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<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="FR" NAME="Gollnisch">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa relazione ci dà modo di interrogarci su un fenomeno di cui, come teme l'opinione pubblica, esisterebbero esempi, si dice, fino al massimo livello di taluni Stati membri.
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L'esplosione della pornografia infantile ha cause sulle quali occorre innanzi tutto interrogarsi: ne individuerei due.
La prima è l'esplosione della pornografia in quanto tale e la seconda il diffondersi, ahimè, del disprezzo per il bambino e l'infanzia.
L'esplosione della pornografia è dovuta a sua volta al venire meno dei riferimenti morali, al predominare di questa mentalità godereccia di cui si vedono i frutti amari.
Oggi misuriamo i risultati dello slogan "piacere senza limiti", proprio anche di alcuni membri di questo Parlamento negli anni Sessanta, che porta ineluttabilmente alla ricerca di sensazioni estreme, anche alla ricerca della violenza, del sadismo, ed è il frutto di una banalizzazione che si diffonde nella stampa, nei cinema e alla televisione.
Questo è il primo fattore.
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Il secondo è il disprezzo dell'infanzia.
Occorre dire che inizia prestissimo, posto che, proprio mentre qui si discute dei maltrattamenti subiti da taluni bambini, ci si vanta di presentare come un diritto, come un progresso della civiltà l'organizzare l'eliminazione dei bambini che devono nascere nei nostri ospedali pubblici.
Non bisogna stupirsi se la nostra civiltà funziona alla rovescia in questo ambito.
Il "diritto al bambino" al di fuori del legame famigliare, al di fuori delle relazioni sessuali normali, il "diritto all'adozione" per esempio da parte di omosessuali, sono rivendicazioni che a loro volta si stanno imponendo anche nella stampa conservatrice, e tutto questo non può non lasciare tracce.
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Queste riflessioni non ci inducono peraltro a condannare le ottime disposizioni della relazione presentataci.
Un commento peraltro sugli strumenti giuridici del Consiglio: perché una decisione quadro invece di una direttiva, quando si tratta di modificare su diversi punti molto importanti varie disposizioni del codice penale di ognuno degli Stati membri?
Un commento anche sul metodo utilizzato nella relazione.
Il progetto della Commissione è stato redatto in termini abbastanza generici da comprendere qualsiasi tipo di incriminazione.
Si è voluto completarli.
In certi punti non si è però forse notevolmente appesantito il testo?
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Viceversa approviamo la definizione delle circostanze aggravanti quali l'utilizzo di bambini di età inferiore ai 16 anni, o di ragazzi gravati da handicap fisici o mentali.
Un punto particolare è quello sollevato dall'emendamento 26 che modifica l'articolo 8, paragrafo 3 del progetto.
L'emendamento contempla il caso in cui uno Stato, ci viene detto, applica il principio della "doppia incriminazione" nei confronti dei cittadini che si rendano colpevoli di pornografia infantile.
In un caso simile, deve comunque intervenire.
Che cosa occorre intendere esattamente con questo "principio della doppia incriminazione"?
Si tratta del principio che i giuristi conoscono nella sua versione latina, il principio non bis in idem?
Allora si tratterebbe piuttosto del principio di evitare la doppia incriminazione, ossia il rifiuto di incriminare un cittadino perché perseguito in un altro Stato membro.
Credo che su questo punto occorra rivedere il testo.
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La definizione di pornografia è più completa nella relazione di quanto non sia nel progetto iniziale, e lo stesso vale per il materiale che può servire per la pornografia infantile, oppure per la responsabilità delle persone che si occupano di bambini.
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Onorevoli colleghi, vi metto peraltro in guardia relativamente a Internet: è difficile chiedere l'impossibile.
Internet di per sé non è più responsabile di quanto non siano le poste rispetto ad eventuali atti criminosi perpetrati per lettera.
Pretendere che i fornitori di accesso esercitino un controllo, che può essere efficace soltanto se generalizzato, sortirebbe gli stessi effetti perversi, mi sembra, che se si chiedesse alle poste di verificare il contenuto del materiale che inoltra.
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Pur con queste riserve, siamo favorevoli agli elementi essenziali di questa relazione, nonché all'inserimento di Interpol accanto a Europol.
Speriamo che così la relazione contribuisca a debellare un fenomeno esecrabile.
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<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="FR" NAME="de La Perriere">
Signor Presidente, dobbiamo congratularci con gli autori di queste due importanti relazioni che onorano il lavoro del nostro Parlamento.
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Gli interventi proposti, ai quali andrà il nostro sostegno, sono volti a mantenere l'integrità di chi ha più bisogno di noi, ossia dei bambini.
Sono il futuro del mondo, sono anche i più vulnerabili e purtroppo nella loro vita uterina prenatale hanno già dovuto soffrire dell'egoismo degli adulti, senza commuovere nessuno, in quanto privi di voce e vero volto.
<P>
Daremo il nostro sostegno a queste due relazioni votando gli emendamenti che approfondiscono la proposta del Consiglio.
Nella fattispecie, teniamo ad affermare che si tratta di atti criminosi per i quali non ci deve essere condiscendenza, e che questi interventi si devono applicare quando i bambini in questione hanno meno di 16 anni, come abbiamo votato in commissione.
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Parallelamente a queste disposizioni bisognerebbe lottare contro le cause reali e profonde di questi mali, che risiedono fra l'altro nel lassismo nei confronti della pornografia cui si lascia andare buona parte delle nazioni europee.
Con il pretesto della libertà di stampa o della libertà individuale, si lascia che una minoranza diffonda al cinema, nei libri, nelle riviste, con il Minitel, e ora sempre più attraverso Internet, una letteratura pornografica che svilisce la dignità dell'essere umano stimolando in maniera incontrollata l'istinto sessuale senza freni, pudore e rispetto.
<P>
Agire a monte per ostacolare questi atti criminosi implica, fra l'altro, condurre una politica per la famiglia che favorisca il corretto inserimento del ragazzo in seno alla società.
Ognuno di noi sa per esperienza che un ragazzo ben inserito in seno a una famiglia è meglio protetto contro i mali del nostro tempo, che si tratti di droga, della tratta degli esseri umani o della pornografia.
E d'altro canto è anche meglio attrezzato per affrontare questi mali qualora vi si trovi di fronte.
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<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="EN" NAME="Banotti">
Signor Presidente, ero già parlamentare nell' estate 1995, quando sono stati scoperti gli orrendi reati commessi da Dutroux.
Fu l' orrore espresso allora dal Parlamento di fronte a questi crimini abominevoli che ci spinse a imboccare la strada che ancora stiamo percorrendo e che porta verso un miglioramento della legislazione a tutela dei bambini.
Vorrei congratularmi con entrambe le colleghe per le loro eccellenti relazioni.
<P>
Vorrei tuttavia esprimere anche il mio grande disappunto per il fatto che, a sei anni da questi efferati delitti, il colpevole non sia ancora stato processato.
Questo dimostra forse che l' entità di quei misfatti allora era incredibile per noi, e che la legge non era adeguata per affrontarli.
Ciò nondimeno, resta una vera sciagura che questa persona non sia ancora stata processata.
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Consentitemi alcuni commenti tecnici sulla relazione.
La forte dimensione transnazionale del problema richiede standard elevati di legislazione comunitaria in relazione allo sfruttamento sessuale dei bambini, standard che siano applicabili anche nei PECO, dove i problemi sono ancora maggiori che nell' Unione.
L' età minima per i rapporti consenzienti varia da paesi a paese ed è di 13 anni in Spagna e nei Paesi Bassi, di 17 anni in Irlanda del Nord e nella Repubblica d' Irlanda.
Chi vuole abusare di bambini può quindi facilmente spostarsi tra paesi dove la legislazione prevede un'età inferiore per il consenso, e può agire così semplicemente per evitare sanzioni penali.
Ciò costituisce anche un ostacolo considerevole per la messa a punto di standard comuni e delle relative disposizioni sulla protezione dei dati.
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L'articolo 5, paragrafo 1 del testo della Commissione propone di rendere più severe le pene per l'abuso di bambini di età inferiore ai dieci anni.
Noi respingiamo questa proposta perché qualsiasi abuso di bambini ha rilevanza penale.
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Infine, dovrebbe essere reso punibile anche l'acquisto e il possesso di materiale pedopornografico con l'obiettivo di consegnarlo alle forze dell'ordine.
Il possesso di materiale pornografico di questo tipo costituisce un reato penale, e molto spesso proprio chi ne fa uso finge di raccoglierlo per la polizia.
Non penso che si possa prestare loro fede.
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<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="NL" NAME="Swiebel">
Signor Presidente, la tratta di esseri umani è una grave violazione dei diritti dell'uomo, paragonabile alla schiavitù.
Tuttavia è una forma di schiavitù che colpisce soprattutto le donne e in questo ripeto quanto ha detto la onorevole Fraisse.
Non si tratta solo di obbligare le donne a lavorare, bensì soprattutto di obbligarle a prestazioni sessuali e anche a matrimoni forzati.
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E' pertanto lodevole che la decisione quadro dell'Unione europea, secondo l'esempio del Protocollo di Palermo delle Nazioni Unite, contenga una definizione comune della tratta delle donne il più ampia possibile, per farvi rientrare tutte le forme di tratta degli esseri umani.
Tuttavia, con una definizione comune sulla carta non otterremo nulla se nella pratica non verranno adottate misure concrete per rintracciare i colpevoli e i complici e per offrire la necessaria protezione giuridica alle vittime.
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Quali misure?
In primo luogo le vittime della tratta di esseri umani, una volta che hanno sporto denuncia, non devono correre il rischio di essere espulse dal paese troppo presto perché vi soggiornano illegalmente.
Una reale protezione giuridica e l'assistenza personale si realizzano solo se le vittime ottengono un permesso di soggiorno temporaneo che permetta loro di partecipare al loro processo.
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In secondo luogo occorre una minaccia specifica di pena per la complicità di funzionari in servizio, quali poliziotti e doganieri, dato che essi svolgono un ruolo chiave e sono loro che chiudono un occhio piuttosto che combattere attivamente la tratta di esseri umani.
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In breve, è vero che la decisione quadro per la lotta alla tratta di esseri umani dà prova di volontà politica da parte degli Stati membri nell'affrontare la tratta di esseri umani, però è dubbio che nella pratica questo problema riceva la priorità sufficiente nell'ambito sia della collaborazione giudiziaria e di polizia nazionale che europea.
Chiedo pertanto che Consiglio e Commissione inviino a questo Parlamento relazioni periodiche, affinché noi si possa monitorare l'andamento delle cose e segnalare in tempo la necessità di intensificare la politica.
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Infine, ancora due parole sulla relazione della onorevole Karamanou sulla pornografia infantile.
Continuo a nutrire dubbi sulla formulazione della definizione, in quanto essa manca di precisione giuridica ed è troppo ampia, e apre così la strada a una caccia alle streghe.
Penso quindi seriamente di astenermi dalla votazione su questi punti.
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<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="NL" NAME="Buitenweg">
Signor Presidente, la pornografia infantile va combattuta con forza, poiché per produrla si abusa dei bambini. Pertanto dobbiamo adoperarci per un "no" sia di valenza penale che sociale.
Per fare ciò è necessaria una definizione accurata di pornografia infantile, che non sminuisca la gravità degli abusi contro i bambini e che rispetti i diritti sanciti a livello europeo sia delle vittime che dei sospetti.
La definizione assai ampia contenuta nella relazione della onorevole Karamanou preoccupa il mio gruppo.
Censurare la fantasia per noi è eccessivo.
E' vero che la pornografia infantile virtuale, i testi pornografici e le immagini ingannevoli sono prodotti di una fantasia riprovevole, ma non possono essere equiparati al reale abuso di un bambino.
Nemmeno io penso che i racconti del Marchese de Sade siano edificanti, ma non voglio nemmeno che con questa relazione vengano vietati per legge.
Spesso non mi piace nemmeno la violenza nei libri e nei film, vedi Pulp Fiction, tuttavia credo che sia il momento di ricorrere al diritto penale solo quando la fantasia tocca la realtà.
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<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="DE" NAME="Müller, Emilia Franziska">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare la onorevole Klamt e la onorevole Karamanou per le loro valide relazioni.
L' abuso sessuale sui bambini, la pornografia infantile e la tratta degli esseri umani sono crimini abominevoli, di spaventosa gravità.
La loro diffusione è agevolata dalla globalizzazione e dalle moderne tecnologie nel settore delle telecomunicazioni.
Questi problemi non possono più essere affrontati da misure dei singoli Stati.
L' Unione europea e gli Stati membri devono combatterli insieme in cooperazione con i paesi terzi interessati.
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A proposito della tratta di esseri umani occorre operare una chiara distinzione tra due ambiti: quello dell' abuso sessuale e quello dello sfruttamento della forza lavoro.
All' inizio del XXI secolo nel mondo vi sono più schiavi di quelli trasportati nel secolo scorso dall' Africa.
Secondo le Nazioni Unite in tutto il mondo sono circa 200 milioni le persone sfruttate come schiavi.
La tratta degli esseri umani si svolge attraverso reti criminali ben organizzate, che assumono in parte una dimensione internazionale.
<P>
La decisione quadro è un importante passo verso il miglioramento della cooperazione tra gli Stati membri.
Con l' armonizzazione delle norme giuridiche degli Stati membri vengono poste le basi per una più efficace cooperazione delle autorità giudiziarie, consentendo una lotta europea contro la tratta degli esseri umani.
Lo stesso vale per la decisione quadro in materia di pornografia infantile e di sfruttamento sessuale dei bambini.
<P>
Tutte le misure di prevenzione vanno ulteriormente potenziate.
Per poter intervenire contro queste reti criminali occorre una formazione mirata del personale.
Occorre tenere conto di queste problematiche nei negoziati di adesione con i paesi dell' Europa centrale orientale.
Per quanto riguarda la tratta degli esseri umani, per esempio, alcuni dei paesi candidati sono ormai diventati paesi di origine, di transito e persino di destinazione.
<P>
Nel territorio dell' Unione europea la prostituzione, il turismo sessuale e lo sfruttamento sessuale dei bambini sono diventati una triste realtà.
In questi paesi si devono perciò adottare tempestivamente misure di lotta contro la criminalità in questi settori e rafforzare la cooperazione con l' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="SV" NAME="Theorin">
Signor Presidente, 140 anni fa venne abolita la schiavitù negli Stati Uniti e in Russia.
Eccola ora introdotta in Europa.
Secondo l' organo delle Nazioni Unite IOM, ogni anno in Europa mezzo milione di donne vengono indotte o costrette alla schiavitù sessuale.
Questo sempre più florido commercio risulta più redditizio del traffico di stupefacenti ed è gestito sempre più spesso dal crimine organizzato.
<P>
Al contempo, ogni anno oltre un milione di bambini vengono trascinati nel giro della prostituzione infantile e della pedopornografia.
Questi bambini sono sempre più spesso sfruttati da turisti e uomini d' affari, che con frequenza impressionante vengono dall' Europa.
Nonostante questa fosca realtà, le pene per lo sfruttamento sessuale dei bambini, per la pornografia infantile e per la tratta di donne sono incomprensibilmente miti, se raffrontate a quelle previste per il traffico di stupefacenti.
Forse un paio d' anni di detenzione, a fronte dei 10 o 15 comminati per i reati di droga più gravi.
Pochi autori di questi reati vengono tradotti in giustizia, e meno ancora vengono condannati.
<P>
Discutiamo oggi del tentativo di passare dalla retorica e dalle belle parole, di cui ci riempiamo la bocca da anni, a fatti concreti.
I nostri quattro relatori hanno svolto un lavoro eccellente e, su una serie di punti, sono stati più audaci della Commissione, che comunque merita un elogio.
È del tutto indispensabile armonizzare la legislazione e inasprire le pene.
<P>
Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale dei bambini, noi chiediamo soprattutto che la legislazione riguardi tutti i minori di età inferiore ai 16 anni, in linea con la definizione di "bambino" invalsa nelle convenzioni internazionali.
Fissare il limite a dieci anni può addirittura avere l' effetto di peggiorare la situazione dei bambini che hanno appena raggiunto tale età, perché a questo punto saranno molto più richiesti.
Le carenze legislative non riguardano unicamente i provvedimenti contro i criminali, ma anche l' assenza di leggi a tutela delle vittime.
<P>
Siamo ormai in molti a chiedere che si ponga fine allo sfruttamento sessuale di donne e bambini, ma occorre essere ancora più numerosi.
Occorre una maggiore partecipazione degli uomini e dei governi, e soprattutto occorrono azioni concrete.
<P>
<SPEAKER ID=71 NAME="Fiori">
Signor Presidente, dopo i complimenti alla collega Karamanou e alla collega Klamt per l'ottimo lavoro svolto, vorrei fare due considerazioni: una di carattere generale e l'altra di carattere istituzionale.
<P>
Quanto alla riflessione di carattere istituzionale, mi sembra che la collaborazione fra Parlamento e Commissione su un tema tanto delicato prosegua in modo importante ed egregio; molto meno, invece - e qui sono perfettamente d'accordo con la collega Terrón i Cusí - con il Consiglio.
<P>
Noi stiamo affrontando un tema estremamente delicato, un tema fondamentale per la nostra società.
Sarebbe importante che ci fosse un rapporto interistituzionale che desse concretezza alle indicazioni che sono così bene specificate nelle due relazioni che stiamo affrontando.
Siamo in presenza, per la prima volta da quando a Nizza è stato approvata la Carta dei diritti fondamentali, della possibilità di trasporre un documento politico in un atto giuridico, dando attuazione all'articolo 24.
<P>
La considerazione, invece, di carattere generale è che su un tema tanto delicato, che è stato così bene affrontato, noi ci troviamo di fronte ad una società nella quale vediamo sempre più radicarsi un credo che è molto vicino ad una sorta di nuovo nichilismo.
E' stata stravolta tutta una serie di rapporti personali e interpersonali.
Noi pensiamo che attraverso i benefici del consumismo, dando tutto quello che i nostri figli ci chiedono - lo dico come padre - realizziamo una sorta di felicità per loro.
Dobbiamo riflettere attentamente sulle decisioni che assumiamo come Parlamento europeo.
<P>
Il Parlamento europeo sintetizza le tensioni presenti nella società.
Il tema che stiamo affrontando in questo momento, lo sfruttamento minorile, che attraversa sia le società più evolute che le società meno evolute, va affrontato sia giuridicamente, come adesso, ma anche in termini di sociologia generale e di sviluppo della società.
<P>
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="DE" NAME="Hieronymi">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, accolgo con estremo favore il contenuto di queste due relazioni e ringrazio anche la Commissione per la sua iniziativa in relazione al drammatico reato dello sfruttamento sessuale dei bambini e della pornografia infantile.
<P>
E' giusto riflettere sia sulla definizione di pornografia infantile e di abuso sessuale sia sulla loro gravità e sui limiti di età.
Ma è anche giusto che si parli delle pene massime previste.
Condivido le proposte avanzate nelle due relazioni.
Vorrei tuttavia richiamare la vostra attenzione su un altro punto di vista - e sono lieta che se ne tenga conto nelle relazioni - ossia sul problema delle pene minime e non soltanto delle pene massime.
La condanna di un crimine da parte della società si esprime essenzialmente nelle pene minime applicate.
Oggi assistiamo a una situazione tale per cui in molti casi di reati di pornografia infantile, a causa di pene minime insufficienti, si procede alla sospensione condizionale della pena.
La pornografia infantile, tuttavia, non è affatto un crimine per il quale si possa applicare la sospensione condizionale della pena.
Per questo rivolgo un appello affinché attraverso la cooperazione finalizzata alla fissazione di pene minime sufficienti si creino i presupposti perché anche nella coscienza della nostra società questi reati vengano effettivamente considerati i più gravi che si possano mai perpetrare contro i bambini.
Con queste iniziative dovremmo insieme porre le basi per una tale coscienza all' interno dell' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="EN" NAME="Vitorino">
<CHAPTER ID=5>
Benessere degli animali
<SPEAKER ID=74 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul benessere degli animali.
<P>
<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="SV" NAME="Winberg">
. (SV) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la discussione di oggi mostra come il Parlamento europeo, la Commissione e la Presidenza svedese siano uniti da un comune interesse per la protezione degli animali e per l' etica in questo campo.
E questo ci permette uno scambio di vedute riguardo questi importanti temi.
<P>
Il rapporto fra l' essere umano e gli animali è oggi sempre più spesso oggetto di discussione.
All' epoca in cui sedevo al Consiglio "Agricoltura" , era già emerso con evidenza come la questione del benessere degli animali venisse sempre più alla ribalta, e come le venisse dedicato sempre più tempo.
E, da questo riguardo, il 2001 è ormai diverso dal 1995.
<P>
Eppure, in questi ultimi tempi, quando abbiamo discusso di benessere degli animali lo abbiamo fatto soprattutto a proposito di animali malati e a proposito di comportamenti che, in campo agricolo, hanno condotto a un esito catastrofico.
I temi di protezione degli animali trattati in seno al Consiglio riguardano principalmente disposizioni tecniche, eppure a me sembra veramente giunto il momento di discutere anche di questioni di principio, che riguardano il rapporto fra l' essere umano e gli animali e il modo in cui questi devono essere trattati.
Gli aspetti etici dell' allevamento devono determinare, in maggior misura, le nostre decisioni di politica agricola.
Ma "etica" non significa apporre etichette su ciò che è bene e ciò che è male, buono e cattivo; l' etica è invece uno strumento utile per prendere una decisione davanti a scelte difficili.
Occorre trovare il coraggio di chiedersi perché, in certe situazioni, gli animali sono considerati alla mera stregua di prodotti e perché, in alcuni casi, si permette che ricevano un trattamento inaccettabile.
<P>
Una volta scoperte le irregolarità, si tende a reagire chiedendo disposizioni più severe, ma non è possibile impedire le crudeltà contro gli animali unicamente a furia di leggi e di controlli.
Il modo in cui vengono trattati gli animali dipende anche dagli atteggiamenti e dai valori degli esseri umani.
<P>
Alla sessione di maggio del Consiglio mi sono fatta promotrice di una discussione sugli aspetti etici della zootecnia.
Scopo di quella discussione era far luce sull' argomento dal punto di vista dei principi, partendo dal presupposto che, anche in futuro, vi sarà una società con gli animali al servizio dell' uomo.
<P>
Tutti gli Stati membri hanno convenuto sull' importanza della dimensione etica nell' allevamento.
Tale dimensione va maggiormente integrata nelle future decisioni suscettibili di avere un impatto sulla zootecnia.
Gli Stati membri hanno inoltre evidenziato come gli animali siano esseri in grado di provare sofferenza e vadano trattati di conseguenza.
Diversi Stati hanno sottolineato la necessità di cognizioni sugli animali e le loro esigenze, nonché l' importanza decisiva di interventi di formazione degli operatori quotidianamente a contatto con gli animali.
<P>
Da quella discussione ho tratto, fra l' altro, la conclusione che gli animali sono creature che soffrono, con una loro dignità.
Gli animali vanno trattati con rispetto e occorre tutelarne la salute e il benessere.
Nel mio intervento conclusivo, ho evidenziato come i proclami fatti non possano rimanere sulla carta, ma che ci impongono di varare concreti provvedimenti di protezione degli animali.
<P>
In linea con l' accento posto dalla Presidenza svedese su una visione unitaria della catena alimentare, è stata organizzata la conferenza scientifica Food chain 2001.
Una delle conclusioni di quella conferenza mi pare particolarmente importante: una migliore protezione degli animali, che garantisca animali più sani, comporta spesso anche notevoli benefici economici.
<P>
Al Consiglio informale di Östersund dello scorso aprile è stata discussa la futura politica agricola e alimentare dell' Unione, ed è emersa con chiarezza la necessità di un cambiamento.
Molti colleghi hanno posto l' accento, nei loro interventi, sullo stato di crisi in cui versa oggi l' agricoltura.
La mucca pazza, l' afta epizootica e i trasporti di animali a condizioni inaccettabili sono solo alcuni dei problemi che sottolineano con vigore la necessità di cambiare rotta.
<P>
Un' ulteriore conferenza organizzata dalla Presidenza svedese recava il titolo Ethics and Animal Welfare 2001 e anche il Parlamento vi è stato invitato.
Scopo della conferenza: radunare i rappresentanti del settore agricolo, delle organizzazioni di protezione degli animali e delle autorità per discutere di protezione degli animali ed etica.
<P>
I partecipanti hanno convenuto che uno scambio di esperienze e un franco, costante dialogo costituiscono un presupposto per poter migliorare il livello di protezione degli animali.
È indispensabile, per esempio, che le decisioni prese vengano davvero attuate in pratica.
Sono lieta che il dibattito sulla protezione degli animali e l' etica in questo campo si sia svolto in più ambiti diversi, ma per consentire un vero miglioramento della protezione degli animali è necessario un inasprimento normativo in più ambiti.
<P>
Sotto Presidenza svedese, il Consiglio ha trattato numerose proposte in materia di protezione degli animali.
Uno di questi fascicoli riguarda la comunicazione della Commissione sulla protezione degli animali durante i trasporti.
La comunicazione è stata presentata e discussa al Consiglio lo scorso gennaio.
Una delle conclusioni della comunicazione è che ogni Stato membro deve destinare più risorse all' esecuzione delle disposizioni già esistenti.
È altresì urgente che la Commissione presenti proposte concrete per migliorare la legislazione.
<P>
La Presidenza si adopera anche perché in giugno, ossia la prossima settimana, il Consiglio adotti una risoluzione sui trasporti di animali.
Ciò allo scopo di chiedere alla Commissione di presentare proposte per un miglioramento delle disposizioni in materia di trasporto di animali: naturalmente, affinché possa essere presa una decisione su questa risoluzione la Presidenza necessita di un vasto sostegno.
<P>
A mio avviso, è ancora più urgente che negli Stati membri le disposizioni già esistenti siano effettivamente rispettate, il che non sempre avviene come dimostrato da videocassette e da riprese effettuate, spesso di nascosto, in diversi Stati membri.
Questo materiale ne dà una chiara riprova, risvegliando peraltro l' indignazione dei cittadini.
È fondamentale che ogni paese applichi davvero le disposizioni comuni esistenti; ed è inoltre importante ridurre i tempi di trasporto degli animali, oltre a smantellare i sussidi all' esportazione di animali vivi.
<P>
Fortunatamente, nella seconda parte della primavera la Commissione ha presentato una proposta in questo ambito.
La proposta riguarda il miglioramento della ventilazione nei veicoli adibiti al trasporto di animali per una durata superiore alle otto ore.
La Presidenza ha dato avvio alla trattazione della proposta in seno al gruppo di lavoro del Consiglio.
<P>
La Presidenza ha lavorato molto intensamente alla proposta della Commissione per una nuova direttiva sulla protezione dei suini.
Come sapete, quella proposta contempla alcuni miglioramenti per i suini e noi apprezziamo enormemente il lavoro svolto dal relatore Busk al riguardo.
Reputo fondamentale che il Consiglio possa giungere quanto prima a una decisione sui miglioramenti nell' allevamento di suini.
Ciò presuppone, ovviamente, un parere del Parlamento europeo.
Spero pertanto che comprenderete il nostro desiderio di una procedura rapida; ciò permetterebbe al Parlamento e al Consiglio di lanciare un chiaro segnale sulla priorità riconosciuta alla protezione degli animali.
<P>
Le disposizioni dettagliate sono importanti, ma esse debbono riposare su una posizione di fondo in cui noi riconosciamo la nostra responsabilità verso gli animali.
L' Unione ha stabilito che terrà conto delle esigenze degli animali: è quanto emerge anche dal Trattato di Amsterdam, che chiarisce come gli animali siano creature in grado di provare sofferenza e dispone che nella definizione e attuazione delle politiche comunitarie vada tenuto in considerazione il problema del benessere degli animali.
<P>
Naturalmente continueremo a prestare attenzione agli animali, visto che è la nostra stessa legislazione a imporlo.
Oltre a ciò, sul piano personale sono convinta che sia la nostra stessa dignità di esseri umani a richiedere un' assunzione di responsabilità nei confronti degli animali.
L' essere umano gode di una posizione unica e, con ciò, prendersi cura degli animali è una sua responsabilità morale.
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="EN" NAME="Byrne">
. (EN) Signor Presidente, voglio ringraziare la Presidenza svedese per avere adottato l'iniziativa di richiedere questo dibattito.
Esso dà la misura dell'importanza che la Presidenza, e il Ministro signora Winberg in particolare, attribuisce alla questione del benessere degli animali.
<P>
Negli ultimi mesi c'è stato un forte aumento dell'interesse per il benessere degli animali a livello comunitario.
Il Consiglio dei Ministri dell' agricoltura ne ha discusso varie volte, e come il Ministro signora Winberg ha appena riferito, c'è stata un'importante conferenza a Stoccolma alla fine del mese scorso.
Ho avuto il piacere di rappresentare la Commissione in tutti questi dibattiti e in queste discussioni.
Ovviamente questo turno di Presidenza non è ancora terminato, e ci saranno altre occasioni per affrontare le tematiche legate al benessere degli animali.
<P>
Mercoledì interverrò per la seconda volta quest' anno all'intergruppo del Parlamento sul benessere degli animali.
Tra poco più di una settimana ci sarà un'altra discussione in seno al Consiglio dei Ministri dell' agricoltura, la quale dovrebbe portare a una risoluzione che aiuti a elaborare la futura agenda politica.
Un cinico potrebbe dire che tutte queste discussioni producono solo aria fritta e nascondono la mancanza di veri progressi.
Io sono lieto che ciò non sia vero.
<P>
Vale veramente la pena di avere queste discussioni.
E' importante costruire un solido consenso sulla necessità di maggiori azioni a favore del benessere animale.
Non dobbiamo dimenticare che fino a poco tempo fa il benessere degli animali costituiva un argomento trascurato nell'agenda comunitaria.
Ora le cose stanno cambiando rapidamente, e sono anzi convinto che l'argomento in futuro acquisterà ancora più importanza.
<P>

Non è difficile comprendere la ragione per il maggiore rilievo che questo tema ha assunto: alla gente importa davvero come vengono trattati gli animali, è sempre più insofferente ai maltrattamenti che subiscono e insiste che i nostri metodi di produzione agricola garantiscano un trattamento migliore degli animali.
Questi atteggiamenti si stanno facendo strada anche nel mercato.
C'è ora una domanda molto più forte da parte dei consumatori di informazioni sulle condizioni in cui si allevano gli animali.
Il pubblico richiede maggiori e migliori informazioni sui prodotti e sugli alimenti: come e dove sono stati prodotti, in quali condizioni e con quali ingredienti.
Rispondere a queste richieste è ragionevole, anche sotto il profilo economico.
<P>
Di recente sono approdati sulla mia scrivania i risultati di un autorevole studio sugli atteggiamenti dei consumatori nei confronti di problemi basilari del benessere animale.
Vi ho trovato l'interessante informazione secondo cui fino al 85 percento dei consumatori sarebbe disposto a pagare di più i cibi prodotti nel rispetto degli standard più elevati di benessere.
Benché questi risultati non trovino una piena rispondenza nell'atteggiamento di acquisto dei consumatori, esiste un evidente potenziale perché il mercato possa considerare maggiormente standard più elevati quale strumento della concorrenza.
Queste tendenze continueranno a rafforzarsi, e non c' è ragione per non tenerne conto.
Nell'Unione europea abbiamo già un sistema che permette di identificare e risalire all'origine di ogni singolo bovino, e ovviamente sarebbe possibile usare questo sistema anche per informazioni su altri fattori importanti, come la razza dell'animale o le condizioni in cui è stato allevato.
<P>
Questa discussione va considerata anche nel contesto globale del commercio di animali e prodotti di origine animale.
E' fondamentale condividere le nostre conoscenze sul benessere degli animali con paesi che non fanno parte dell'Unione europea, e mettere a punto un approccio coerente a questo problema.
In tale contesto, sono pertanto lieto di avere appreso che, nella sua sessione generale, l'Organizzazione mondiale della sanità animale (OIE) la settimana scorsa ha adottato un programma di lavoro quinquennale che include temi relativi al benessere degli animali.
E' la prima volta che un foro internazionale dell' importanza dell' OIE ha deciso di affrontare questo argomento.
La Commissione dà un appoggio convinto a questa iniziativa e intendere parteciparvi attivamente in futuro.
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Il Parlamento ovviamente è ben consapevole di queste preoccupazioni.
Sta crescendo continuamente il numero di lettere sull' argomento del benessere animale che ci giungono da semplici cittadini e da membri del Parlamento, e c'è anche un numero sproporzionato di interrogazioni scritte e orali rivolte alla Commissione su questo tema.
E' nostro dovere e responsabilità riflettere su queste preoccupazioni.
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Vorrei tuttavia invitare alla cautela su tutta una serie di aspetti.
Sempre più spesso si sentono richieste di una maggiore azione comunitaria per il benessere animale, ma dovremmo stare in guardia e non lasciare distogliere la nostra attenzione dalla responsabilità che tutte le parti hanno nella promozione di standard più elevati.
Di recente ne ho parlato diffusamente a Stoccolma.
La Commissione in fin dei conti può svolgere solo un ruolo subordinato per quanto concerne il benessere animale.
Certo, nel nostro ambito di competenza dobbiamo prendere molto sul serio le nostre responsabilità.
Tuttavia il ruolo più importante spetta ancora agli Stati membri, dato che l' argomento del benessere animale nella legislazione europea è contemplato sotto forma di standard minimi.
Inoltre gli Stati membri sono responsabili per l' applicazione concreta della legislazione comunitaria in questo campo, e sono loro ad avere le risorse personali per svolgere questo lavoro, mentre la Commissione chiaramente non ne dispone.
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Una seconda precisazione concerne ruolo degli allevatori e della zootecnia in generale.
Si corre il rischio di stigmatizzare un numero molto elevato di persone che operano in questo campo associandole con l' immagine di animali maltrattati.
Un tale comportamento è sleale, controproducente e non risponde alla verità.
In ultima analisi, gli allevatori sono le persone che vivono a più stretto contatto con gli animali e che sono più consapevoli dei loro bisogni e del loro comportamento.
La grande maggioranza di queste persone tratta gli animali bene e umanamente.
Possiamo scegliere: o collaboriamo con la comunità degli allevatori su questi temi, o rischiamo di alienarceli.
La mia scelta a questo proposito è netta: collaborare con gli allevatori.
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Tornando ad aspetti più generali, vorrei indicare alcuni chiari orientamenti della Commissione.
Prima di tutto i temi del benessere animale devono essere integrati maggiormente nella politica alimentare.
Respingo l'argomentazione secondo cui il benessere animale non avrebbe nulla a che fare con la sicurezza alimentare.
Insisto che si tratta invece di un argomento che andrebbe incluso nell'agenda politica dell' Agenzia alimentare europea.
Questo vale in particolare per la consulenza e le informazioni scientifiche che l'organismo dovrebbe fornire alla Commissione su tutte le materie dall'impatto diretto o indiretto sulla salute e sulla sicurezza dei consumatori.
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In secondo luogo, servono ulteriori azioni comunitarie.
Esiste già tutta una serie di importanti iniziative sottoposte al Consiglio e al Parlamento, per esempio la proposta di migliorare le condizioni dei suini negli allevamenti intensivi, che prevede anche l' abolizione dei box individuali per le scrofe, una rivendicazione importante e legittima avanzata dagli attivisti del benessere animale.
La Presidenza è molto interessata a raggiungere un accordo definitivo su questa proposta.
A tal fine serve tuttavia un parere del Parlamento, e spero che sarete in grado di dare una risposta favorevole alla richiesta di procedere con urgenza all' adozione di quel parere entro questa settimana.
Dareste così un segnale molto positivo dell'impegno del Parlamento per il benessere degli animali.
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C'è anche una proposta per migliorare i sistemi di umidificazione e ventilazione nei camion adibiti al trasporto di animali.
La Commissione è inoltre in attesa di un parere del Comitato scientifico sulla salute e sul benessere degli animali in merito alle densità di carico e ai tempi di trasporto.
Questo parere, previsto per ottobre, contribuirà a dare forma alla nostra futura politica sul trasporto degli animali, che sarà discussa in maniera approfondita dal Consiglio dei Ministri dell'agricoltura in programma per questo mese.
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In terzo luogo intendo continuare a porre l'accento sulla dimensione globale della tematica del benessere animale e dei prodotti animali, incluso l'aspetto dell' OMC.
C'è il diffuso malinteso che si tratti di un proposito protezionistico, ma questo è ingiusto.
L'Europa sta introducendo gradualmente standard di benessere più elevati.
E' nostro dovere e nostra responsabilità impegnarci a favore del riconoscimento di questi standard, sia per motivi puramente etici, sia perché occorre trattare in modo umano gli animali e perché dobbiamo riconoscere i costi più elevati che questi standard comportano per produttori e consumatori nell' Unione europea.
Questi sono aspetti legittimi che meritano di essere discussi a livello internazionale.
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In conclusione, la Commissione continuerà a lavorare per migliorare il rispetto della legislazione comunitaria esistente.
Non posso che esprimere ancora una volta la mia frustrazione di fronte alle numerose relazioni che i miei funzionari mi presentano sul mancato rispetto delle norme comunitarie inerenti al benessere degli animali.
La principale e più immediata iniziativa pratica a favore del benessere animale sarebbe la rigida applicazione della normativa già in vigore.
Questa è solo una breve panoramica su una tematica complessa e delicata.
Vi ringrazio per l'attenzione e attendo con interesse di sentire il vostro punto di vista sull'argomento.
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<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="DE" NAME="Keppelhoff-Wiechert">
Signor Presidente, signora Ministro, signor Commissario, onorevoli colleghi, quando si parla di "benessere degli animali " nessuno in Europa pensa ai gatti rinchiusi nelle gabbie all' aeroporto, al trasporto di cavalli per le Olimpiadi dall' altra parte del mondo e neppure all' uccello tenuto in gabbia sul davanzale della finestra al quinto piano.
Col passare degli anni sono prevalentemente i trasporti di animali che attraversano l' Europa e vanno oltremare a suscitare giustamente l' indignazione dei cittadini.
Essi non vengono più considerati accettabili dai consumatori e dai protettori degli animali.
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A mio avviso il problema che si pone non è più tanto "perché" , quanto piuttosto, giustamente, "come" .
In che modo vengono effettuati i trasporti?
Dopo molti anni di discussione a livello europeo, posso dire che il tema non è nuovo.
Commissario Byrne, sono membro del Parlamento da 12 anni e da 12 anni questo tema è oggetto di discussione.
Di carte e di risoluzioni ne abbiamo prodotte davvero in abbondanza.
Sorge l' interrogativo: perché i progressi sono così scarsi?
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Oggi la protezione degli animali viene posta in maggiore evidenza rispetto all' impostazione meramente orientata ai costi e alla competitività.
A differenza delle precedenti discussioni sulla tutela degli animali, in relazione a questa tematica attualmente vengono sollevate in misura crescente anche questioni etiche.
Per utilizzare un' immagine dirò che sulla destinazione del viaggio siamo ormai abbastanza concordi, ma la via da percorrere è ancora molto accidentata.
A mio parere il consumatore avrebbe potuto già in passato contribuire in maniera determinante a un cambiamento di rotta attraverso il proprio comportamento di acquisto.
In passato i prezzi avevano un peso determinante e io ritengo che i prezzi finali dei prodotti lo saranno anche in futuro.
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La Commissione ha sottolineato nella sua relazione che intende migliorare le possibilità di controllo.
Valuto senz' altro positivamente tale impegno.
La certificazione per i vettori, il cambiamento dei piani di trasporto, le relazioni di controllo degli Stati membri sono tutti aspetti che devono essere maggiormente armonizzati. Sono senz' altro favorevole all' introduzione delle condizioni comunitarie anche da parte dei paesi terzi.
Una serie di elementi quali la definizione di trasportabilità degli animali o anche i requisiti in materia di veicoli, la densità di carico, gli intervalli di percorrenza e di riposo, dovrebbero essere maggiormente adeguati alle nuove conoscenze scientifiche.
Sono favorevole alla protezione degli animali e vi dico che lo sono anche gli agricoltori.
Lo sono già da decenni, tanto sotto l' aspetto delle tecniche di allevamento che del trasporto.
Commissario Byrne, la ringrazio espressamente per la sua dichiarazione di oggi.
Ciò che tuttavia non condivido - mi sia consentito dirlo, concludendo - è la definizione di quello che dovrebbe essere il benessere per gli animali.
La definizione sarà diversa nei vari Stati membri, viste le numerose direttive di cui disponiamo.
I polli in Germania dovranno sentirsi bene in modo diverso rispetto ai maiali in Olanda o ai vitelli in Danimarca e ciò non è plausibile!
Un simile modo di procedere determina distorsioni della concorrenza e, anche nell' interesse degli allevatori, esprimo il mio vivo dissenso in merito.
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<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="DE" NAME="Kindermann">
Signor Presidente, siamo lieti che il tema della protezione degli animali venga affrontato oggi dal Consiglio e dalla Commissione in seno al Parlamento europeo.
L' impegno della Comunità a tenere pienamente conto delle esigenze di tutela degli animali nel quadro della politica agricola è sancito, com' è noto, anche nel Trattato di Amsterdam.
Si pone ora la questione se ciò sia sufficiente per la Comunità o se in futuro debba essere adottata anche una legislazione quadro europea in materia di protezione degli animali.
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Al termine "protezione degli animali ", purtroppo, non viene attribuito un significato univoco.
Le leggi sono una cosa, il rapporto reale e l' atteggiamento nei confronti degli animali, un' altra.
La responsabilità verso gli animali in quanto esseri viventi spetta esclusivamente agli esseri umani.
Per questo non è mai troppo presto per insegnare ai bambini a relazionarsi con gli animali essendo consapevoli di tale responsabilità.
Chi d' ora in poi nel corso dell' attività professionale deve avere a che fare con animali, allevarli o trasportarli, dovrà dimostrare la propria idoneità attraverso un attestato.
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La protezione degli animali, tuttavia, incide anche sulla competitività delle imprese.
Anche in futuro dovranno applicarsi limitazioni nelle attività zootecniche finalizzate all' utilizzo economico degli animali.
Rivendicare soluzioni ottimali, spesso prospettate sull' onda dell' emotività, non è sempre fattibile nella prassi.
Occorre individuare soluzioni praticabili.
La distinzione fra animali d' allevamento, bestiame produttivo e animali da compagnia non è certo casuale.
Considerazioni di tipo economico e la concorrenza su scala globale impongono fondamentalmente condizioni di allevamento specifiche per gli animali e pertanto pongono anche dei limiti a un allevamento rispettoso al 100 percento del benessere degli animali.
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Tali condizioni di allevamento vanno però organizzate in modo da garantire il massimo grado possibile di comportamento naturale degli animali.
Al giorno d' oggi le decisioni politiche in materia di protezione degli animali possono essere prese sulla base di ampie conoscenze scientifiche in relazione alle diverse specie animali.
Si dovrebbe procedere all' estensione e al miglioramento delle norme in materia di protezione degli animali solo con la partecipazione delle parti interessate.
A una valutazione complessiva della protezione degli animali, il comportamento naturale e i diritti degli animali dovrebbero essere conciliati con le esigenze di tutela dell' ambiente e di tutela dei consumatori, ma anche con le aspettative economiche.
Non vanno perse di vista neppure le pretese elevate della nostra società in fatto di igiene.
Una maggiore tutela dei consumatori determina in ultima analisi anche condizioni ottimali nell' ambito della protezione degli animali.
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<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
Signor Presidente, saper trattare gli animali è una questione di civiltà.
Gli animali da compagnia vengono trattati con amore, ma in agricoltura il bestiame viene spesso trattato ancora in modo disumano.
L'allevamento intensivo ha reso sistematiche le sofferenze degli animali, mentre la politica è rivolta unilateralmente alla produzione a buon mercato.
Gli animali sono diventati oggetti di massa da mangiare o fonte di guadagno piuttosto che esseri viventi con un proprio valore.
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E' arrivato il momento di smettere di adeguare gli animali all'ambiente circostante, è l'ambiente circostante che deve adeguarsi agli animali.
Occorre migliorare radicalmente il modo in cui gli animali vengono alloggiati: i suini e i vitelli devono essere tenuti a gruppi in stalle con la paglia.
La castrazione dei maiali, il taglio della coda e dei denti vanno aboliti.
Le galline ovaiole devono essere tenute unicamente in ampie voliere e in spazi in cui possano muoversi liberamente.
L'allevamento rapido artificiale di pulcini e tacchini va abolito.
Le mucche devono poter pascolare nuovamente e con regolarità e da ora in avanti dobbiamo risparmiare alle oche la tortura finalizzata a ottenere un fegato grasso appetitoso.
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E' folle che i maiali vengano trascinati per tutta l'Europa per poter conferire al loro prosciutto l'appellativo "Parma".
Occorre abolire i lunghi trasporti di bestiame vivo.
Quattro ore o 250 km mi paiono il massimo.
Il controllo sui trasporti di bestiame va reso drasticamente più severo e il commercio internazionale deve essere un commercio di carne e non di animali vivi.
Dappertutto dovranno nascere macelli di qualità per limitare i trasporti.
I mercati del bestiame vanno aboliti.
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Le recenti catastrofi possono essere la salvezza degli animali futuri, ma solo se ci renderemo conto che gli animali non sono solo semplici fattori produttivi.
Fino a quel momento gli animali soffriranno, e gli esseri umani soffriranno di inciviltà.
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<SPEAKER ID=80 LANGUAGE="SV" NAME="Schörling">
Signor Presidente, saluto a mia volta le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione.
Saluto ogni dichiarazione che abbia per oggetto la questione della protezione e il benessere degli animali.
Ringrazio questa Presidenza svedese che, per la prima volta in assoluto, è riuscita a organizzare in seno al Consiglio un dibattito pubblico sull' etica rispetto agli animali.
È proprio un successo.
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L' etica rispetto agli animali è molto più che una mera questione di regole.
È una questione di atteggiamenti e di conoscenze sugli animali e su come farli star bene.
È però molto importante che le legislazioni dell' Unione, e naturalmente degli Stati membri, non siano disattese.
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L' 8 marzo i Verdi hanno organizzato in questo Parlamento una conferenza sulla protezione degli animali alla quale, con nostra soddisfazione, ha partecipato anche Margareta Winberg.
In quella conferenza è emerso che non esiste alcun controllo generale sulle direttive comunitarie in materia di trasporto di animali, né sulla loro effettiva osservanza.
Ventiquattr' ore su ventiquattro e sette giorni su sette gli animali vengono trasportati in lungo e in largo per tutta Europa, in condizioni raccapriccianti e senza che nessuno intervenga.
Le vigenti disposizioni in materia di trasporti di animali vivi sono ben note, per esempio per quanto riguarda i limiti di durata del viaggio e i requisiti di certificazione sanitaria.
Ma non esiste un apparato di controllo funzionante.
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Abbiamo ora ricevuto la risposta della Commissione a un' interrogazione che le avevo posto.
Anche il Consiglio ha affermato che il trasporto di animali vivi deve cessare...
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(Il Presidente interrompe l' oratore)
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<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, un noto detto recita: il benessere non è solo prosperità.
Adesso questo può non essere sempre chiaro per gli esseri umani, ma per gli animali direi che è evidente.
La prosperità degli esseri umani può addirittura danneggiare il benessere degli animali, soprattutto se l'obiettivo è la caccia ai profitti.
Un aspetto per noi ancora più importante è che anche gli animali meritano di essere rispettati in quanto creature di Dio.
Senza equipararli agli esseri umani, ciò significa che dobbiamo essere buoni amministratori.
Purtroppo le specie da carne nella nostra economia sono state degradate a mezzi produttivi e, siamo onesti, i consumatori sono ben lieti di trarre profitto dai bassi prezzi che ne derivano.
La legislazione relativa al benessere degli animali il più delle volte è assai dettagliata su taluni aspetti, ma manca di coesione.
Al contempo, il rispetto di detta legislazione costituisce una grossa preoccupazione e spesso si tratta di regole che esistono solo sulla carta.
Del resto la dice lunga che in un regime totalitario come la Cina il concetto di benessere degli animali nella lingua non esiste.
Accogliamo con favore le iniziative per una forte limitazione del trasporto di bestiame vivo.
E' davvero incomprensibile che gli animali non possano essere macellati prima di essere trasportati e non dopo.
In questo contesto l'idea delle pause di riposo durante il trasporto mi pare un palliativo.
La durata massima del trasporto di bestiame vivo dovrà renderle superflue.
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Signor Presidente, se terremo davvero conto del benessere degli animali dimostreremo che l'agricoltura non si basa unicamente su criteri economici.
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<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="NL" NAME="Maat">
Signor Presidente, nell'ambito della crisi dell'afta epizootica, nonostante la grande opposizione di agricoltori, cittadini e altri spettatori imparziali, milioni di animali sono stati uccisi nella UE come misura preventiva, fra cui anche centinaia di migliaia di animali vaccinati.
E ciò in base a direttive europee che in linea di principio prescrivono una politica di eradicazione senza vaccinazione.
Le vaccinazioni preventive sono ammesse in casi eccezionali, ma con conseguenze talmente profonde per le esportazioni dei paesi membri interessati che nella pratica la vaccinazione implica anche la distruzione.
Recentemente la Commissione europea ha deciso di permettere nuovamente le esportazioni di carne dall'Uruguay, senza garanzie che si tratti di carne proveniente da animali vaccinati contro l'afta.
E' il massimo della burocrazia che la carne di animali vaccinati contro l'afta provenienti da paesi non UE possa entrare nel mercato interno, ma non quella proveniente da paesi membri dell'UE.
E' arrivato il momento che il Consiglio modifichi drasticamente la normativa sulla lotta all'afta epizootica anche per risparmiare inutili sofferenze agli animali.
L'argomentazione relativa al mercato addotta per evitare la vaccinazione contro l'afta epizootica è stata definitivamente sotterrata con le importazioni dall'Uruguay.
Se il Consiglio prende sul serio gli agricoltori e i cittadini europei quanto gli agricoltori sudamericani, è arrivato il momento di fare davvero qualcosa, al signor Commissario e al Consiglio, direi: abbandonate la politica di non vaccinazione.
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Tengo a menzionare un secondo punto, la grande differenza fra i vari Stati membri a livello di benessere degli animali.
Mi associo all'osservazione della collega, onorevole Keppelhoff, su questo punto.
Il benessere degli animali viene ancora visto eccessivamente come un elemento di distorsione della concorrenza fra Stati membri.
E' altresì sorprendente l'insufficiente ambizione di Commissione e Consiglio.
Per questo motivo il nostro Parlamento questa settimana con forte probabilità renderà più severa la direttiva per il benessere dei suini ma nel contempo a settembre presenterà una proposta d'iniziativa relativa al trasporto di animali.
E' essenziale che si consideri anche il ruolo dei consumatori e la possibilità di introdurre un sistema di tasse ambientali.
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<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="EN" NAME="Whitehead">
Signor Presidente, è stato veramente un piacere sentire il Ministro signora Winberg e il Commissario esprimersi in perfetta sintonia su un argomento che ci riguarda tutti.
Mi sembra che ciò costituisca un punto di svolta nel modo in cui questo Parlamento discute di argomenti come questi, perché qui si sta costruendo un quadro etico coerente rispetto al quale dovremmo essere giudicati tutti in futuro.
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Gli animali non sono semplici prodotti, non sono semplicemente materie prime.
Una delle cose più spaventose che ho sentito nel mio paese sono le parole di un commerciante in relazione alla diffusione dell' afta epizootica: "Sono solo materie prime.
Io le trasporto.
Ne faccio commercio, ora qui, ora là" .
Gli animali non sono titoli o azioni, non sono metalli su cui speculare.
Sono creature dotate di sensibilità.
Per questo condivido il parere del Commissario, secondo cui il modo in cui teniamo gli animali si ripercuote su noi stessi in senso etico, ma anche pratico, in quanto condizioni negative per gli animali danneggiano anche la salute e la sicurezza degli esseri umani.
L'Agenzia europea per la sicurezza alimentare dovrà affrontare questo tema.
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Il Commissario ha ragione quando dice che i consumatori sarebbero disposti a pagare di più per "alimenti etici" .
Un'altra cosa che i consumatori vogliono - ma non sempre ottengono - sono azioni concrete in campi dove si promette maggiore attenzione per il benessere degli animali, ma non la si garantisce sempre.
Come chiunque altro in quest'Aula spero e attendo che la proposta sui box individuali per le scrofe sia approvata giovedì.
Noi la appoggeremo di certo.
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Vorrei però avere l'impressione che nello stesso momento ci occupassimo anche di altri argomenti, lasciati invece da parte perché stanno a cuore a qualche Stato membro o a qualche particolare gruppo o comunità nell'Unione.
Ho constatato di recente che gli italiani si stanno occupando delle modalità di produzione del foie gras; altri hanno cominciato ad affrontare le pratiche crudeli usate nell'allevamento degli animali da pelliccia.
Nella sperimentazione dei prodotti chimici stiamo ora arrivando al punto in cui forse dovremmo avere una garanzia assoluta (e so che il commissario Byrne ha già cominciato a muoversi in quella direzione) di ridurre al minimo - e ho scelto appositamente questa espressione - il numero di animali sacrificati per convalidare i test sui prodotti chimici.
Queste cose a me sembrano rivestire un'importanza enorme.
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Su queste basi possiamo cominciare a convincere l' OMC che queste tematiche sono umanitarie, non protezionistiche.
E allora forse saremo in grado di trovare il modo per arrivare a un sistema alimentare in cui contano le persone, ma contano anche gli animali.
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<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, signor rappresentante del Consiglio, mi voglio limitare a un solo argomento, per quanto mi senta legata anche ai restanti contenuti della discussione.
Voglio parlare in particolare del trasporto di animali vivi.
Le ho rivolto un'interrogazione in proposito.
Per me è chiaro che gli animali diretti al macello non dovrebbero essere considerati come prodotti.
La carne si può trasportare per lunghi tragitti, gli animali no.
Questo è il mio principio.
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Lei dice di dover controllare questi trasporti su lunghe distanze negli Stati membri.
Orbene, a tal fine lei dispone di mezzi insufficienti: mi ha risposto di avere a disposizione appena quattro ispettori, e che essi hanno condotto dodici ispezioni, di cui solo sei per controllare il benessere degli animali durante il trasporto.
Il che rappresenta meno del cinque percento degli incarichi di ispezione.
Capirà che ciò non ci soddisfa.
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Nondimeno abbiamo ottenuto risultati, poiché sono state avviate due procedure di infrazione contro due Stati membri e in tre casi sono state riscontrate gravi carenze a livello di benessere degli animali durante il trasporto.
Penso che queste cifre dimostrino a sufficienza che occorre aumentare le ispezioni, che la normativa deve essere modificata, ma che soprattutto occorrono maggiori controlli sul rispetto della regolamentazione, affinché si possa essere sicuri che gli animali non vengono più torturati durante il trasporto.
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<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="DE" NAME="Schnellhardt">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono davvero lieto che il Consiglio e la Commissione oggi affrontino questo tema.
Credo che in passato sia già stato fatto qualcosa.
Questa problematica è oggetto di discussione già da tempo e abbiamo preso in esame molto spesso le questioni legate alle attività zootecniche, all' allevamento e alla protezione degli animali.
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Considerando, ad esempio, il processo relativo all' allevamento in gabbia dei polli, il Parlamento e l' Unione europea hanno già compiuto un progresso fondamentale.
Se, dopo le discussioni degli anni scorsi, guardo al comportamento dei consumatori, rilevo che c' è già stato un netto cambiamento.
Ma vorrei dissuadervi dal prendere per oro colato l' affermazione del Commissario secondo il quale l' 85 percento dei consumatori sono disposti a pagare di più in cambio della protezione degli animali.
Questo dato non corrisponde alla realtà.
Se chiedessi a un cittadino per la strada: "Sei disposto a fare di più per la protezione degli animali?" mi risponderebbe naturalmente: "Certo che lo sono!"
Ma nel momento in cui acquista la bistecca al bancone del negozio cambia parere!
In quel momento prevalgono gli aspetti della qualità e del prezzo e tutto il resto diventa irrilevante.
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Tuttavia dobbiamo conciliare l' aspetto dell' animale come mezzo di produzione - e tale è, in fin dei conti - con le questioni della protezione degli animali.
Non serve a nulla scagliarsi contro i produttori di generi alimentari e dire che sono loro i cattivi.
L' unica cosa utile è impegnarsi costantemente, come ha detto il Consiglio - e lo trovo molto importante - per creare maggiore consapevolezza fra i cittadini e sensibilizzarli a favore della protezione degli animali.
Questo è davvero un punto essenziale.
Arriviamo dunque alle questioni della formazione e dell' educazione in famiglia.
Il lavoro da compiere è dunque veramente ad ampio raggio.
<P>
Nutro qualche dubbio a proposito della salute degli animali - altro tema affrontato oggi; un animale sano non necessariamente viene allevato nel migliore dei modi e nel rispetto della protezione degli animali.
Come sappiamo dalla prassi, questo non è indispensabile.
<P>
Auguro a noi tutti di ottenere buoni risultati nei prossimi giorni anche per quanto riguarda la nuova direttiva all' ordine del giorno.
Spero che in tal modo compiremo un ulteriore progresso verso una più efficace protezione degli animali in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="SV" NAME="Winberg">
. (SV) Signor Presidente, desidero fare qualche commento su alcuni elementi emersi nel dibattito.
<P>
La onorevole Keppelhoff-Wiechert pone un quesito molto importante: non "perché" , ma "come" .
Anch' io ritengo che sia doveroso porsi entrambi gli interrogativi: non solo "perché" , ma anche "come" .
Perché, per esempio, noi inviamo animali in paesi terzi?
Perché trasportiamo vitelli dalla Svezia all' Olanda?
Ovviamente la risposta a queste domande c' è.
La risposta alla prima domanda è perché conviene, dato che l' invio di animali in paesi terzi può comportare il versamento di sussidi all' esportazione.
E se si spediscono in Olanda vitellini dalla Svezia è perché risulta ancor più conveniente.
In Olanda, le metodiche di allevamento sono diverse che in Svezia.
Occorre poi domandarsi se tutti questi trasporti siano davvero necessari.
Fortunatamente oggi sono sempre in più a chiederselo, e ancor più fortunatamente sono anche più numerosi quanti rispondono: "no" .
<P>
Diversi oratori si sono soffermati sulla questione del prezzo.
Naturalmente occorre rendersi conto che, se si vuole un adeguato livello di protezione degli animali - se si vuole qualità anziché quantità nella futura produzione e nella futura politica agricola - occorre anche finanziarlo.
Non si possono volere al contempo gli alimenti più a buon mercato del mondo e i massimi standard mondiali in fatto di protezione degli animali e salvaguardia ambientale.
Qualcuno deve sostenerne il costo e l' interrogativo diviene: chi?
Anche su ciò sarà opportuno riflettere al momento di definire una nuova politica agricola.
Chi finanzierà la protezione degli animali?
Chi pagherà per gli spazi rurali?
Chi pagherà per le zone umide, per la diversità biologica eccetera?
<P>
La onorevole Kindermann ha parlato della responsabilità che grava sull' essere umano.
È la particolare posizione dell' uomo a determinare la nostra particolare responsabilità in questa materia.
Rispetto agli animali l' uomo si trova in una posizione particolare: siamo solo noi a poterci assumere quella responsabilità.
<P>
L' onorevole Van den Bos ha tenuto l' intervento più esteso di tutti.
Naturalmente avanzare simili rivendicazioni è facile, ma bisogna anche ricordare che hanno un costo.
Non sono cose che si facciano da sole.
Per esempio, quando si chiede che, negli scambi internazionali, si commerci unicamente la carne, e non gli animali, non bisogna dimenticare che esiste un collegamento rispetto al sistema economico della politica agricola.
A quel punto occorrerebbe dire "no" a ogni tipo di sussidio all' esportazione di questi animali.
<P>
La onorevole Schörling, come molti altri, ha parlato di controlli.
Lasciate che vi dica che non si può soltanto pretendere che la Commissione o il Consiglio migliorino i controlli. La responsabilità principale in campo ispettivo risiede infatti a livello nazionale.
Credo che ciascuno di noi, una volta rientrato nel proprio paese, debba rimettere in discussione i controlli nazionali. La Commissione, infatti, può intervenire solo quando un paese ha omesso di agire.
La Commissione è responsabile di verificare l'efficacia delle ispezioni nei vari paesi ed è questo il compito dell' Agenzia di Dublino.
<P>
L' onorevole Van Dam ha parlato di restrizioni in materia di animali vivi e io condivido la sua tesi.
Ma purtroppo il Trattato definisce gli animali come merci.
Ciascuno è libero di opinare in materia e io stessa penso che occorrerebbe tutt' altro assunto di base.
<P>
L' onorevole Maat ha parlato di vaccinazione e di esportazioni.
Tengo però a dire che, se abbiamo questa politica di non vaccinazione, non è unicamente per via delle esportazioni.
La ragione principale è che non esiste un unico tipo di vaccino per un dato tipo di afta epizootica.
Il giorno in cui troveremo un vaccino marker potremo dare avvio a una massiccia campagna di vaccinazione, anche a scopo preventivo.
Ma non siamo ancora giunti fin lì, sebbene la ricerca progredisca.
Sotto Presidenza belga, una volta conclusa la crisi verrà organizzata una conferenza per valutare la politica sin qui attuata in questo campo.
Ciò non riguarderà unicamente la vaccinazione, ma anche altri elementi che, probabilmente, hanno addirittura contribuito alla diffusione dell' afta epizootica.
Questa conferenza verrà organizzata, sperabilmente, nel corso dell' autunno.
<P>
L' onorevole Whitehead ha affermato che gli animali non sono soltanto prodotti e merci.
A tale riguardo, rinvio alla mia precedente risposta: gli animali sono creature in grado di provare sofferenza.
Egli ha inoltre parlato di politica verso le sostanze chimiche.
A tale proposito, ricordo il Libro bianco della Commissione al riguardo, in cui viene manifestata la volontà di mettere a punto modalità di sperimentazione che riducano al minimo il numero di animali impiegati nei test.
Mi pare un' ambizione lodevole.
<P>
La onorevole Maes ha parlato di ispezioni.
A tale riguardo, mi ricollego a quanto ho già detto rispondendo sui controlli.
La responsabilità in materia ricade anzitutto sugli Stati membri, mentre la Commissione ha il compito di controllare gli Stati.
<P>
L' onorevole Schnellhardt ha fatto l' esempio delle galline, e ha detto che qualcosa è stato fatto: è innegabile, ma molto ancora resta da fare.
Egli non crede che la gente sia disposta a pagare.
Forse non tramite prezzi più elevati, ma questo ci riporta al legame fra la protezione degli animali e i suoi costi.
Se si vogliono animali trattati bene e un ambiente curato, ciò non è gratis.
Occorre quindi dar vita a un sistema economico che preveda per chi produce una zootecnia di qualità e un ambiente pulito un compenso adeguato, e forse sotto una forma diversa dall' aumento dei prezzi.
<P>
Desidero ribadire ancora una volta l' importanza che il Parlamento europeo presenti un parere sulla nuova direttiva concernente l' allevamento di suini e mi compiaccio dell' appoggio manifestato dall' onorevole Whitehead.
È importante avere la possibilità di decidere, magari già la settimana prossima, dal momento che su questi argomenti abbiamo lavorato sufficientemente a lungo.
Sebbene io comprenda le preoccupazioni per l' impatto economico, conto tuttavia che una buona protezione degli animali si riveli redditizia e confido davvero nell' appoggio del Parlamento in questo processo.
<P>
In conclusione, desidero ringraziarvi sentitamente per questa discussione, che deve proseguire proprio per consentire una costante evoluzione nel tempo della riflessione intorno alla relazione fra l' essere umano e gli animali.
Trattare bene gli animali è un dovere morale: la crudeltà nei loro confronti è umanamente indegna.
<P>
<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="EN" NAME="Byrne">
. (EN) Signor Presidente, signora Ministro Winberg, onorevoli deputati, ringrazio tutti gli intervenuti a questo dibattito per i rispettivi contributi.
Ho preso nota molto attentamente dei punti di vista esposti, e ne terrò conto nella formulazione della politica e degli atti normativi che ne dovranno discendere.
<P>
Vorrei affrontare in questa sede una serie di aspetti particolari toccati da molti di voi.
Prima di tutto la questione dei trasporti di animali.
Si tratta di un argomento al quale la Commissione dedicherà di nuovo la sua attenzione in ottobre, quando sarà presentata la relazione del comitato scientifico e si affronteranno argomenti importanti come la densità di carico e la durata dei trasporti.
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Invito tuttavia alla cautela chi tra voi auspica o si aspetta l'abolizione dei trasporti di animali vivi.
Qualcuno ha detto che il trasporto delle carcasse dovrebbe sostituire quello degli animali vivi.
C'è un vasto commercio di animali da allevamento, e a quanto pare una percentuale significativa di animali è trasportata per questo motivo, non per il consumo.
Ho chiesto ulteriori dettagli in merito, ma mi hanno già detto che questa è la situazione.
Il tema sarà affrontato alla luce dei pareri del comitato scientifico.
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Un altro aspetto molto preoccupante riguarda il carico e lo scarico degli animali.
Mi aspetto che gli scienziati che ci forniscono consulenza si concentrino anche su questo aspetto, considerandolo anche più importante della durata dei trasporti, a patto che questi ultimi si svolgano in condizioni umane.
Vorrei ricordarvi che la normativa sul miglioramento dei veicoli destinati al trasporto di animali è già in preparazione.
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L' onorevole Maat mi ha interpellato sulle conseguenze che la politica di vaccinazione inerente all' afta epizootica avrà sul commercio.
Posso ripetere quanto già annunciato dal Ministro signora Winberg, ovvero che sotto la Presidenza belga si terrà una conferenza su questo argomento particolarmente complesso.
Ci è stato detto con molta chiarezza che, nel bel mezzo della crisi, il modo più efficace per evitare l'ulteriore diffusione è senza dubbio l'abbattimento degli animali in questione, non il ricorso alla vaccinazione.
Esistono inoltre almeno sette ceppi di afta, e ciascuno richiede una vaccinazione particolare e separata, che per di più è efficace solo per un periodo compreso tra sei e nove mesi.
Se volessimo vaccinare tutti gli animali nell'Unione suscettibili di contrarre l' afta epizootica, dovremmo vaccinare fino a 300 milioni di animali ogni sei mesi contro sette ceppi differenti.
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Una politica di vaccinazione veramente efficace ci potrà essere soltanto quando la scienza ci avrà messo a disposizione un vaccino marker che, una volta somministrato, permetterà di distinguere mediante un test se un animale è vaccinato o se è infetto.
Al momento attuale non è possibile fare tale distinzione una volta effettuata la vaccinazione.
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In queste circostanze le altre aree commerciali del mondo sono preoccupate per il commercio di animali vaccinati che potrebbero anche essere infetti, accrescendo così il rischio di diffondere l'infezione nei loro paesi.
Non è una preoccupazione irragionevole.
Speriamo che la scienza metta a punto questo vaccino marker per noi; allora saremo in grado di progredire ulteriormente su questo argomento.
Tuttavia si tratta di una questione che sarà discussa e considerata assieme ad altri argomenti prima della fine dell'anno nel contesto della conferenza.
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Le importazioni di animali vaccinati e l'esportazione delle carni di animali vaccinati è soggetta alle norme dell' OIE.
Queste norme si applicano in eguale misura alle esportazioni dell' Unione europea e alle sue importazioni.
È del tutto scorretto affermare che vigono principi differenti o che vi sono discriminazioni contro gli operatori nell' Unione europea.
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La onorevole Maes ha fatto riferimento alle risorse disponibili, ed è corretto dire che ci sono quattro ispettori incaricati di questo lavoro.
Stendono relazioni accessibili a tutti, che ovviamente arrivano anche a me, in base alle quali si decide se avviare o meno una procedura d'infrazione.
Al momento, sono state avviate alcune procedure d'infrazione contro la Grecia e contro il Belgio in relazione all'applicazione della direttiva n. 91/628.
Si sta considerando anche l'apertura di procedure d'infrazione contro l'Italia; e contro l' Austria, i Paesi Bassi e il Portogallo per violazione dell' articolo 8 della direttiva che prescrive di inoltrare alla Commissione la relazione annuale di ispezione per il 1999.
Ho dato disposizione ai miei collaboratori di seguire questo punto con molta attenzione.
Se si riscontrerà una chiara e persistente violazione della normativa sul benessere degli animali, saranno avviate procedure d'infrazione contro gli Stati membri interessati.
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Per quanto concerne i prezzi e gli standard, e tenendo conto anche delle preoccupazioni dei consumatori per il benessere degli animali, sono lieto di potervi annunciare che assieme al commissario Fischler ho avviato un dibattito a livello dell' Unione che coinvolge tutti gli Stati membri sulla questione della qualità alimentare e sul ruolo svolto dal benessere degli animali in questo contesto.
Si tratta di un'iniziativa che riunisce un gruppo consultivo-tavola rotonda ad alto livello costituito da allevatori, esponenti dell' industria alimentare, distributori e consumatori.
Il gruppo intende recarsi in tutti gli Stati membri per discutere di questi argomenti.
Abbiamo già visitato la Svezia, l' Irlanda e la Germania e per il prossimo futuro sono previste visite in Francia, in Belgio, nel Regno Unito e in Austria.
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Martedì scorso abbiamo organizzato un chat in Internet durante il quale in due ore ci sono arrivate più di 2600 domande.
Comunque sia, si tratta sempre di un risultato straordinario che riflette l' enorme interesse della gente per temi come la qualità degli alimenti e il benessere animale.
Molte delle domande sollevate nel chat in Internet riguardavano proprio il benessere degli animali.
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Tutto questo dimostra che la Commissione sta prendendo questo punto molto sul serio e lo tiene costantemente nella sua agenda. Presenterò presto ulteriori proposte al Parlamento sul seguito che daremo a questi temi.
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In conclusione vorrei citare quanto detto prima dall' onorevole Whitehead, che chiedeva "un sistema alimentare in cui contano le persone, ma contano anche gli animali" .
Sono pienamente d' accordo con lui.
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<CHAPTER ID=6>
Tecnologie d'informazione e comunicazione e paesi in via di sviluppo
<SPEAKER ID=88 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0191/2001), presentata dalla onorevole Dybkjær a nome della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, sulle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni (TIC) e i paesi in via di sviluppo (2000/2327(INI)).
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<SPEAKER ID=89 NAME="Dybkjær">
Nel mese di maggio, l' Unione europea e le Nazioni Unite hanno tenuto qui a Strasburgo la terza conferenza sui paesi meno sviluppati.
Si è trattato di una buona conferenza, nel senso che sono state pronunciate le parole giuste, ma quando si osservano le realtà si giustifica anche un certo scoraggiamento: il numero dei paesi meno sviluppati dal 1971, quando le Nazioni Unite hanno riconosciuto il concetto di "meno sviluppato" è passato da 25 paesi meno sviluppati allora a 49 oggi.
Solo un paese, il Botswana, è riuscito faticosamente a lasciare il gruppo dei paesi meno sviluppati.
Il divario tra i ricchi e i poveri del mondo è aumentato.
Nel 1960 il 20 percento della popolazione nei paesi più ricchi aveva un reddito pari a trenta volte quello del 20 percento dei più poveri.
Nel 1997 era pari a 74 volte e senza dubbio questa cifra è ancora aumentata oggi.
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Sono tanti i motivi che spiegano perché i paesi meno sviluppati si trovano in una situazione così difficile. La rapida crescita demografica, l' analfabetismo, il debito insostenibile, le devastazioni ambientali, le catastrofi naturali e le malattie come l' AIDS/HIV, la malaria e la tubercolosi.
A ciò si aggiunge l' instabilità politica e il numero crescente dei conflitti armati che ostacolano i piani di sviluppo di lungo periodo.
Ma a nulla serve negare che nonostante tante decisioni di aumentare fino allo 0,7 percento l' aiuto allo sviluppo, la realtà rimane che l' aiuto allo sviluppo rappresenta lo 0,23 percento del prodotto interno lordo.
La situazione è leggermente migliore per l' Unione europea, dove rappresenta invece lo 0,34 percento.
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L' abolizione delle barriere tariffarie a favore dei paesi in via di sviluppo, che sarà loro di giovamento, procede a rilento.
Ultimamente essa è stata illustrata nel contesto della proposta del Commissario Lamy, con cui gli Stati membri hanno ottenuto la proroga dell' organizzazione di mercato nel settore dello zucchero, non da ultimo grazie ai grandi produttori di zucchero europei.
Nell' ambito del trasferimento delle tecnologie, le imprese private si sono rivelate intransigenti nella lotta contro l' AIDS e solo dopo forti pressioni hanno accettato un compromesso con il Sudafrica e ora si ripropone esattamente la stessa cosa con la malaria, cioè le imprese non sono incentivate a produrre il vaccino contro la malaria e quindi non ne viene prodotto, a meno di non intervenire noi e fare qualcosa di straordinario.
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A ciò si aggiungono le tecnologie dell' informazione e della comunicazione (TIC).
Lo sviluppo di tali tecnologie promuove una forte crescita economica nei paesi industrializzati, ma rischia anche di emarginare ulteriormente i paesi in via di sviluppo a causa del mancato accesso sia alle conoscenze favorite da tale sviluppo sia alle stesse tecnologie.
Le possibilità che tali tecnologie offrono e il rischio di un' ulteriore emarginazione sono la base di questa relazione di iniziativa.
Il punto portante, l' argomento che sottende la relazione è che le TIC sono una chance per compiere un salto di qualità nei paesi in via di sviluppo.
Nella mia relazione ho citato una serie di settori nei quali le TIC possono essere applicate in modo proficuo, come dimostra l' esperienza di altre organizzazioni, quali l' UNDP e la Banca Mondiale, come pure quella di alcuni Stati membri.
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Credo che in questo senso il Parlamento sia in sintonia con il Consiglio, che già nel 1997 aveva chiesto alla Commissione di elaborare una relazione sull' esperienza in materia di TIC nei paesi in via di sviluppo e nel novembre 2000 ha sollecitato la Commissione a presentare una comunicazione sul "digital divide" , il divario digitale.
La relazione sulle esperienze già attuate è stata presentata in primavera e la comunicazione probabilmente sarà presentata entro il Consiglio "sviluppo" del novembre 2001.
La Commissione ritiene che le iniziative in materia di TIC dovrebbero basarsi su un approccio di "mainstreaming" , cioè le TIC dovrebbero essere utilizzate nei singoli progetti.
Si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente.
Perché questo sviluppo non aiuti soltanto i paesi che comunque sono già forti è assolutamente necessario che il "mainstreaming" si accompagni a un contributo centrale, di modo che vi sia anche una sede dalla quale emanano le iniziative, alla quale rivolgersi per ottenere buoni consigli e raccogliere esperienze, di modo da non dover ogni volta ricominciare da capo, ma soprattutto in modo da garantire il corretto equilibrio sociale nello sviluppo.
Pertanto anche in una relazione precedente, la relazione Gemelli, nel marzo scorso il Parlamento europeo ha sollecitato la Commissione ad attribuire maggiore priorità a questo settore, eventualmente come una parte delle priorità per i trasporti.
La Commissione ha mantenuto la linea difesa sino ad oggi, ma mi preme sottolineare con grande fermezza che essa non è sufficiente.
La presente relazione propone quindi che si istituisca un'Unità di sviluppo informatico, senza la quale non sarà possibile garantire le competenze atte a far sì che le TIC siano correttamente integrate nell' operato della Commissione.
Ovviamente le TIC non devono essere utilizzate esclusivamente a nostro sostegno.
Sono necessarie anche imprese private.
Un esempio paradigmatico di altri settori è la GrameenBank in Bangladesh, che ha introdotto i microcrediti per le donne innanzi tutto nel settore dell' agricoltura, per poi estenderli anche ad altri settori.
Si impone con urgenza un simile impegno anche per le TIC.
Vi sono iniziative individuali in corso, ma occorre incoraggiarne di altre.
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Sarebbe una bella cosa se le imprese assumessero un impegno sociale globale, che peraltro si potrebbe combinare a un normale guadagno e per concludere, signor Presidente, le TIC vengono sempre prospettate come tecnologie che possono rendere l' uomo libero.
Sarebbe bello se ciò potesse valere anche per gli uomini nei paesi in via di sviluppo.
Sulla scorta delle esperienze nel settore petrolifero e farmaceutico, poi, è facile per le imprese assurgere a fulgidi esempi.
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<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="ES" NAME="Ferrer">
Signor Presidente, in primo luogo desidero congratularmi con la relatrice per la sua magnifica relazione riguardo a un tema, a mio avviso, estremamente importante.
In questa sede abbiamo fatto molte dichiarazioni, abbiamo adottato numerosi provvedimenti a favore dei paesi meno sviluppati, consapevoli della necessità di ridurre le barriere che separano i paesi ricchi da quelli poveri; ciò nonostante, come ci ha ricordato la relatrice, queste frontiere, queste barriere non solo non diminuiscono, bensì continuano ad aumentare.
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Se poi, guardando al futuro, consideriamo l' enorme potenziale implicato dalle tecnologie dell' informazione per lo sviluppo della nostra società, tale divario non può che essere destinato a crescere.
Di questo passo, i paesi in via di sviluppo non avranno modo di superare la soglia di povertà in cui si trovano, né potranno beneficiare delle molteplici possibilità di sviluppo offerte dalla società dell' informazione in campo economico, sanitario, scolastico e in molti altri ambiti ancora.
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Non dimentichiamoci che, secondo le stime del momento, alla fine del 2000 nel mondo vi erano 700 milioni di persone "on-line" , mentre due miliardi di individui non avevano mai nemmeno parlato al telefono.
Si rende, pertanto, necessario mettere anche i paesi in via di sviluppo nella condizione di poter accedere alla società dell' informazione e beneficiare, così, delle grandi potenzialità di sviluppo futuro che essa offre.
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Ecco perché questa relazione è tanto importante; inoltre, è assolutamente auspicabile che l' Unione europea si impegni a fondo per garantire ai paesi in via di sviluppo una reale integrazione nella società del benessere.
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<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="DE" NAME="Junker">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l' Europa goes online.
Termini come E-europe, e-learning, e-commerce, e-business sono sulla bocca di tutti e condizionano in misura crescente l' agenda politica.
Che cosa ne è, tuttavia, dell' e-development?
In fondo, è indubbio che l' impiego concentrato delle moderne tecnologie elettroniche d'informazione e comunicazione può aprire prospettive inedite proprio nei paesi in via di sviluppo.
Sicuramente sarebbe sbagliato suscitare false speranze, prospettando le TIC come arma universale.
E' tuttavia indubbio che molti paesi del sud del mondo dispongono delle potenzialità e anche della volontà necessarie per colmare il divario nel settore digitale.
Ciò è del massimo interesse per i paesi in via di sviluppo e posso soltanto dire che la mia relazione generale dedicata a questo tema nell' ambito dell' Assemblea ACP ha avuto straordinaria risonanza.
<P>
Si tratta di consentire ai paesi in via di sviluppo l' accesso in rete sulla strada verso la società della conoscenza e dell' informazione.
A tal fine occorre una strategia mirata.
Ci chiediamo: che cosa ne è della Dot-Force europea - analoga all' accordo del Vertice del G8 - per promuovere l' accesso dei paesi in via di sviluppo alla comunicazione globale?
Il fatto che la Commissione europea - sia pure con qualche esitazione - finanzi l' uno o l' altro progetto non deve far dimenticare la mancanza finora di una strategia mirata per consentire la partecipazione dei paesi in via di sviluppo all' evolversi della società della conoscenza e dell' informazione.
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La presente relazione d' iniziativa si propone di porvi rimedio.
Mi auguro che possa essere avviato su questo tema un proficuo dialogo con la Commissione.
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Vorrei sottolineare i seguenti punti: il settore delle TIC deve assumere un ruolo chiave anche nella cooperazione allo sviluppo.
Per questo abbiamo proposto alla Commissione di creare una development unit dotata di personale adeguato, incaricata di portare avanti un lavoro continuativo in questo ambito.
Spetta alla Commissione provvedere a mettere a disposizione personale qualificato, affinché si possa far fronte a tutte le sfide future.
Il nostro obiettivo deve essere quello di porre i paesi in via di sviluppo in condizione di trarre pieno vantaggio dalle opportunità offerte dalla società dell' informazione e sfruttare a tal fine tutte le possibilità tecniche disponibili.
Tutto ciò è senz' altro a portata di mano al giorno d' oggi, visto che le grandi distanze dell' Africa si possono coprire efficacemente grazie ai servizi di radiotelefonia mobile.
I telefoni pubblici a energia solare nelle piazze dei paesi, così come l' accesso a Internet, non dipendono più necessariamente da allacciamenti via cavo e dall' energia elettrica.
<P>
Le nuove tecnologie dell' informazione possono avvicinare la popolazione alla propria amministrazione statale, contribuendo a migliorare i servizi sanitari, l' istruzione, la cultura, l' educazione e l' ambiente e, in ogni caso, a trasmettere informazione approfondite.
A tal fine occorrono però anche delle regole e desidero sottolinearlo alla conclusione del mio intervento.
Anche in questo ambito siamo chiamati a stabilire delle norme, di concerto con i paesi in via di sviluppo, che consentano l' utilizzo delle tecnologie a fini sociali e che non siano soltanto orientate agli aspetti commerciali.
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<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
Signor Presidente, l'introduzione delle tecnologie di comunicazione deve essere prioritaria per i paesi in via di sviluppo?
A prima vista la risposta è negativa, la priorità è soprattutto la lotta alla povertà.
Chi combatte per il pane quotidiano non pensa a spedire messaggi di posta elettronica.
Ma per lo sviluppo, la crescita economica e quindi la competitività sono essenziali e i paesi in via di sviluppo perderanno questa guerra per la concorrenza se l'abisso digitale con i paesi ricchi si allargherà invece di ridursi.
Non possiamo quindi permettere che accada.
Esiste altresì il pericolo che nei paesi poveri la distanza fra l'élite informata e la popolazione porti a squilibri di potere ancora maggiori di quelli esistenti.
Per la diffusione di informazioni, conoscenze e potere, cioè per la democratizzazione, non c'è niente di più utile della rivoluzione delle TIC.
Pertanto occorre sviluppare una strategia europea.
La onorevole Dybkjær ha preparato in proposito un'eccellente relazione.
Il settore pubblico e privato sono ambedue indispensabili: le autorità sono indispensabili per una buona regolamentazione, l'assistenza amministrativa e la promozione.
Le TIC dovranno essere inserite nei programmi settoriali con una selezione strategica di gruppi obiettivo.
Si tratta soprattutto degli enti pubblici più importanti, ma anche l'istruzione e l'assistenza sanitaria possono aumentare notevolmente la propria efficacia ricorrendo alle nuove tecnologie.
Le TIC possono altresì contribuire a una migliore gestione dell'ambiente e al risparmio energetico.
Non sarà assolutamente semplice e ci vorrà tempo, ma alla fine la nuova tecnologia dimostrerà la sua grande importanza per rendere possibile la lotta alla povertà e lo sviluppo.
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<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, ho chiesto a uno studente del Perù se le TIC debbano essere una priorità e lui mi ha risposto scrivendomi quanto segue: quando leggo che occorre promuovere lo sviluppo tecnologico e sviluppare la società dell'informazione mi viene da sorridere.
Innanzi tutto perché questi andranno a vantaggio solo di una minoranza e di una élite sempre più ricca.
Inoltre è assurdo parlare di sviluppo tecnologico e di società dell'informazione in paesi dove manca perfino la più elementare infrastruttura scolastica, soprattutto al di fuori delle grandi città.
Tuttavia, mi scrive, è una necessita, se i paesi vogliono essere competitivi.
In altre parole: la strategia proposta dalla onorevole Dybkjær che comprende al contempo una strategia bottom up e una bottom down, mi pare saggia.
Ma non dimentichiamo che chi non ha avuto un'istruzione, anche con la più meravigliosa infrastruttura continuerà a mantenere un disperato ritardo di sviluppo.
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<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="FI" NAME="Korhola">
Signor Presidente, desidero ringraziare la collega, la onorevole Dybkjaer, per l'encomiabile relazione su un tema importante per tutti.
Stando alla posizione adottata dal G8 al vertice di Okinawa, nel luglio dello scorso anno, la principale sfida mondiale è in questo momento rappresentata dal digital divide, ovvero dal profondo abisso fra il Sud e il Nord per quanto riguarda le TIC.
Nel mondo vi sono regioni i cui abitanti - in tutto due miliardi di persone - sono isolati.
Se quest'abisso non sarà colmato, la globalizzazione fallirà già in partenza.
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La relatrice afferma giustamente che lo sviluppo del know how digitale non deve poggiare unicamente sul settore privato e che l'UE e gli altri finanziatori devono impegnarsi nel settore pubblico.
Tale è un punto di partenza realistico.
Non si tratta unicamente di un problema tecnico, ma di isolamento geografico, dell'interazione di povertà e malattie.
Una globalizzazione riuscita implica perciò il collegamento di tali zone isolate con il resto del mondo, nonché sforzi reali a favore dell'istruzione e della salute degli abitanti.
In una situazione che si sviluppa unicamente alla mercé delle forze di mercato sussiste il rischio che l'abisso digitale si ampli e divenga insormontabile.
<P>
Benché negli ultimi decenni l'attività di cooperazione allo sviluppo sia andata perlopiù nella giusta direzione, taluni infelici esempi si sono impressi nei media e nell'opinione pubblica, influenzandola. Si tratta delle immagini di trattori arrugginiti nei campi, ovvero di donazioni fatte a condizioni commerciali, senza la minima comprensione della situazione in cui si trova il destinatario e senza capacità per la manutenzione.
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La medesima situazione può ora ripetersi identica, se non vigiliamo che la società dell'informazione dei PVS poggi su fondamenta solide, su cui sia possibile edificarla.
Tali fondamenta sono costituite dal diritto all'istruzione elementare e a una vita dignitosa garantito a tutti.
Il gruppo PPE-DE auspica che l'UE agisca affinché tutti i paesi del mondo partecipino all'adozione delle TIC e grazie ad esse sviluppino le proprie società.
Se nel settore delle TIC siamo in grado di attenerci a tale linea compatibile e complementare possiamo auspicare che l'informatica favorisca il partenariato e intensifichi tutta la restante cooperazione allo sviluppo attuata in tali paesi.
Tale linea si ripercuote positivamente anche nella relazione all'esame.
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<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="EN" NAME="Bolkestein">
. (EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con la onorevole Dybkjær per la sua relazione sulle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni nei paesi in via di sviluppo.
Si tratta di una relazione fresca e stimolante, piena di indicazioni e di proposte.
<P>
In particolare ho apprezzato gli sforzi per inquadrare le nuove tecnologie nel contesto della lotta alla povertà e della necessità di garantire ai poveri la possibilità di trarne vantaggio.
La Commissione considera questo un punto fondamentale.
In effetti, lo spartiacque digitale - ovvero le disparità nell' accesso alle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni fra paesi e all'interno dei paesi - è un riflesso delle disuguaglianze sociali ed economiche esistenti sia nei paesi industriali che in quelli in via di sviluppo.
Le TIC non hanno creato questa disuguaglianza, ma è il facile che l' aggravino se non siamo consapevoli di questo impatto.
D'altro canto, se utilizzate con realismo pragmatico, le TIC possono costituire un utile strumento di sviluppo economico ed eventualmente promuovere addirittura l'evoluzione positiva della democrazia.
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La relazione della onorevole Dybkjær arriva al momento giusto.
Noi tutti sappiamo che i leader del G8 si incontreranno in luglio a Genova per occuparsi tra l'altro delle relazioni e delle proposte presentate dalla cosiddetta DOT force.
I membri del Parlamento europeo avranno una seconda occasione per discutere di TIC e di argomenti legati allo sviluppo nella tornata di ottobre dell'Assemblea paritetica ACP-UE, sulla base della relazione elaborata dalla onorevole Junker.
La Commissione dal canto suo sta preparando una comunicazione da presentare più tardi quest'anno.
<P>
La relazione e la bozza di risoluzione contengono diverse proposte relative al ruolo della cooperazione per lo sviluppo della Comunità in relazione alle TIC.
Salutiamo con favore le proposte di lavorare a stretto contatto con gli organismi di assistenza degli Stati membri e di mettere a punto una divisione del lavoro per le TIC.
Effettivamente è importante distinguere fra quanto dovrebbe essere fatto e quanto la Commissione deve fare.
Compiti e responsabilità possono essere condivisi con gli Stati membri, e la Commissione parteciperà a questi lavori, sia in seno al G8 che negli Stati membri, ma non in qualità di capofila.
<P>
Allo stesso modo salutiamo con favore che le TIC figurino nei documenti strategici dei singoli paesi.
Questo garantirà l'utilizzo delle TIC nel contesto della politica di sviluppo generale di un paese e che la scelta dei settori prioritari resterà al paese interessato e non al donatore.
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Abbiamo tuttavia qualche difficoltà riguardo alla proposta di ampliare le aree prioritarie di sviluppo.
La dichiarazione congiunta del Consiglio e della Commissione sulle politiche prioritarie di sviluppo della Comunità europea è stata approvata appena nel novembre scorso, e questa proposta andrebbe in senso opposto.
La Commissione deve concentrare le proprie attività se vuole ottenere risultati con i suoi programmi di assistenza.
<P>
Nei paragrafi 20 e 22 si chiede alla Commissione di assumere un ruolo maggiore riguardo alle TIC e agli sviluppi che sembrano ragionevoli o realistici al momento attuale.
In linea di principio, la Commissione si sta impegnando seriamente per migliorare la sua gestione degli aiuti e per accrescere la sua attenzione per la povertà.
Dovranno passare alcuni anni prima che tali cambiamenti producano i loro effetti, ma se non intraprendiamo un impegno serio per concentrarci su un numero limitato di aree prioritarie riusciremo soltanto a perpetuare i problemi attuali.
<P>
La Commissione è disposta a considerare l'utilizzo delle TIC all'interno delle aree prioritarie esistenti e delle tematiche trasversali - se e quando è garantito un giusto rapporto tra costi e benefici - per il raggiungimento di obiettivi prefissati, il che effettivamente si verifica sempre più spesso.
Focalizzando l' azione su governance, creazione di capacità, integrazione regionale e riforma amministrativa, in molti casi si accelera l'utilizzo dell'importante strumento delle TIC.
Contemplare le TIC separatamente nelle linee di bilancio tematiche non sarebbe tuttavia coerente con il nostro approccio, che prevede di utilizzare le TIC come parte integrante del nostro impegno nelle aree prioritarie.
<P>
La Commissione nutre delle riserve sulla proposta di creare un'Unità sviluppo informatico all' interno dell'Ufficio europeo per gli aiuti e la cooperazione; ha creato un' Unità di innovazione con un mandato simile per le tematiche trasversali rispetto alle competenze delle varie direzioni e ritiene che quest' ultima risponda adeguatamente alle necessità del caso.
<P>
Per concludere, il paragrafo 32 della bozza di risoluzione prevede una relazione per il 2003.
La Commissione ha promesso di presentare una relazione annuale sulla politica di sviluppo della Comunità, e propone per questo motivo di far rientrare se del caso in quella relazione annuale anche le TIC.
<P>
La Commissione sarà lieta di contribuire ulteriormente ai dibattiti sulle TIC in occasione della presentazione della sua comunicazione al più tardi quest'anno.
<P>
<SPEAKER ID=96 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani a mezzogiorno.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Esportazione e restituzione di beni culturali
<SPEAKER ID=97 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0122/2001), presentata dall' onorevole Aparicio Sánchez a nome della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport, sulla relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale sull'applicazione del regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio relativo all'esportazione di beni culturali e della direttiva 93/7/CEE relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro (COM(2000) 325 - C5-0509/2000 - 2000/2246(COS)).
<P>
<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="ES" NAME="Aparicio Sánchez">
. (ES) Signor Presidente, ci troviamo dinanzi a uno dei pochi eppur gravi problemi derivanti dall' abbattimento delle frontiere interne.
<P>
Sin dagli esordi del mercato unico, si è stabilito che la libera circolazione delle merci doveva essere compatibile con la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale di ciascuno degli Stati membri.
Oggi, come allora, è competenza del singolo Stato definire il proprio patrimonio nazionale e stabilire quali misure adottare per preservarlo.
Tuttavia, dal 1º gennaio del 1993 si sono resi necessari vari provvedimenti - tra cui l' omologazione dei requisiti - in relazione alla vendita o all' uniformità delle procedure di controllo e all' esportazione extracomunitaria.
Pertanto, nel 1992 e nel 1993 sono stati promulgati il regolamento e la direttiva di cui parliamo oggi.
<P>
La filosofia del regolamento può essere sintetizzata in questi termini: ogni Stato è tenuto a controllare l' esportazione non solo del proprio patrimonio, ma anche di quello appartenente a uno dei rimanenti quattordici Stati qualora esso si trovi sul suo territorio.
Nove anni dopo, fatte salve alcune modifiche di scarsa entità, continuano a essere in vigore il testo legislativo e l' approccio adottati nel 1992 in relazione alla situazione contingente.
È bene sottolineare che il traffico illecito dei beni culturali continua a svolgersi impunemente e ha raggiunto, anzi, proporzioni inaudite.
Per giunta si prevede un ulteriore aggravamento del problema qualora sussistesse - al momento dell' integrazione nel mercato unico dei ricchissimi patrimoni dei paesi candidati - la legislazione comunitaria attualmente in vigore, sinora dimostratasi insufficiente.
<P>
Nel 1993, la Commissione si era assunta l' impegno di illustrare, ogni tre anni, l' evolvere della situazione e di valutare il grado di efficacia delle norme applicate, nonché di proporre eventuali correzioni laddove si fosse reso necessario.
Nel 1996 ha fatto un tentativo, ma la maggior parte degli Stati interpellati non ha fornito le informazioni richieste.
In alcuni casi si sono riscontrati ritardi a dir poco scandalosi nel processo di recepimento del regolamento nelle legislazioni nazionali; più precisamente, nel caso di quattro Stati il regolamento non è entrato in vigore sino al 1998.
<P>
In quell' anno, la Commissione è finalmente riuscita a reperire qualche dato e a raccogliere alcune opinioni ed esperienze di cui si è servita per elaborare la relazione in discussione oggi.
Si tratta di una comunicazione a carattere esclusivamente informativo, che non avanza proposte mirate all' adozione di nuove misure o alla modifica di quelle attuali.
È una relazione volontaristica che non fornisce dati sufficienti per corroborare le stime fatte e che, a mio giudizio, difetta di proposte migliorative per quanto concerne le procedure vigenti.
<P>
Nondimeno, è possibile trarre alcune conclusioni.
Poche sono quelle positive, ad esempio il fatto che la semplice esistenza delle due norme sopracitate è stata sufficiente a stimolare la presa di coscienza da parte dei governi e dell' opinione pubblica e a spronare l' adozione di soluzioni extragiudiziali.
Molte di più sono quelle negative, riassumibili in un unico dato: a tutt' oggi è pratica diffusa che lo Stato che autorizza l' uscita di un bene culturale non si curi di accertare presso lo Stato di provenienza la liceità della merce.
<P>
Nella maggioranza dei casi, i governi degli Stati membri non hanno cooperato tra loro in modo adeguato: mi riferisco in particolare alle forze di polizia e alle autorità doganali, che dipendono dal Ministero degli Interni.
Questo rappresenta, a mio avviso, uno dei fulcri del problema: da un lato, le unità governative di stanza alle frontiere si trovano a dover affrontare altre priorità connesse alla criminalità organizzata.
Dall' altro lato, si tratta di una cooperazione nell' ambito del terzo pilastro che, come i miei onorevoli colleghi ben sanno, è alquanto difficile da mettere in atto.
<P>
La situazione, pertanto, risulta grave su due versanti: il commercio clandestino intracomunitario di beni storico-culturali e la loro crescente fuoriuscita attraverso le nostre frontiere estere.
Tra i fattori che determinano questa grave situazione vi sono l' irruzione in questo commercio di reti organizzate, la proliferazione incontrollata di antiquari non professionisti e la quasi sistematica impunità dei responsabili, dovuta alla rapida prescrizione del reato (dopo soltanto un anno) oppure perché basta addurre semplicemente la buona fede del compratore perché il caso venga archiviato.
<P>
Alla luce di tutte queste considerazioni, nella nostra relazione sottolineiamo la necessità di un' immediata riforma della normativa e di un miglioramento qualitativo nel trattamento comunitario.
A nostro avviso, si tratta di un tema di carattere culturale che il Consiglio deve quindi affrontare appoggiandosi ai settori competenti di ogni Stato membro; sono reati o infrazioni di cui devono occuparsi unità operative comunitarie specializzate in patrimoni artistici e storici.
La signora Commissario responsabile per la cultura, meglio di qualunque altro suo collega, deve essere in grado di fare una diagnosi e proporre una cura per questa situazione.
Il tutto senza omettere di inserire all' interno dei vari gruppi esponenti del commercio, dei corpi di polizia e delle autorità doganali; ma sempre, lo ribadisco, da un punto di vista prevalentemente culturale.
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Nella relazione poniamo in evidenza anche alcune difficoltà, tra cui l' esistenza di un patrimonio non meglio identificato nelle mani di istituzioni come la Chiesa.
Proponiamo alcune misure considerate molto urgenti - come l' impiego di Internet per rendere di pubblico dominio le immagini e i formulari relativi agli oggetti rubati - oppure sollecitiamo la Commissione a elaborare, sotto la direzione della Commissario responsabile per la cultura, un Libro verde che descriva la situazione attuale, a valutare gli effetti prodotti dal regolamento e dalla direttiva, a svolgere uno studio comparato della definizione del patrimonio in ogni Stato membro e, soprattutto, a proporre dei provvedimenti migliorativi concreti.
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Ormai da tempo, la Commissario responsabile per la cultura, che ammiro da molti anni, si dimostra audace e determinata per quanto concerne i progetti per il futuro, ma altrettanto prudente e indecisa rispetto a quelli che riguardano il presente.
A nostro avviso, dispone delle capacità e delle persone necessarie per cambiare questo stato di cose.
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Con questa relazione, il Parlamento intende dare un tormentato segnale d' allarme in merito alla situazione attuale, alla quale i responsabili comunitari non stanno prestando la dovuta attenzione, nonostante si tratti di una conseguenza dell' abbattimento delle frontiere interne (il quale, peraltro, si è rivelato di grande utilità in tutti gli altri aspetti).
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="PT" NAME="Graça Moura">
Signor Presidente, come si evince dalla motivazione che illustra l' opportuna relazione dell' onorevole Aparício Sánchez, non si dispone di dati sufficienti per valutare obiettivamente l' efficacia della direttiva e del regolamento concernenti l' esportazione di beni culturali e la loro restituzione qualora siano usciti in modo illecito da un territorio di uno Stato verso un altro.
Tale impossibilità è dovuta in gran parte al tardivo recepimento di quelle normative negli ordinamenti giuridici interni degli Stati membri.
Tutto porta a credere che nel frattempo si sia intensificato il traffico illecito di beni culturali, in particolare di quelli che entrano nel circuito dei mercati d' arte.
Tutto raccomanda che gli Stati membri rispettino il principio della stretta osservanza dell' integrità dei patrimoni culturali nazionali, e tutto raccomanda che le misure preventive e repressive di tale traffico siano rese più efficaci.
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Vi sono però dei problemi.
Non molto tempo fa, proprio qui nei locali di questi Parlamento, tutti abbiamo potuto vedere un' esposizione sulle gravi depredazioni del patrimonio culturale di Cipro perpetrate sotto lo sguardo compiacente delle autorità di un paese che, tra l' altro, è anche candidato al processo di ampliamento dell' Unione europea.
Pertanto, le misure proposte potranno contribuire in modo significativo al perfezionamento degli strumenti giuridici disponibili e del sistema nel suo insieme.
Ogni patrimonio culturale riveste un' importanza innegabile per l' identità nazionale e per l' identità europea.
La cooperazione giudiziaria e di polizia fra gli Stati membri in questa materia deve essere intensificata.
E' necessario rendere difficoltosa la circolazione dei beni culturali rubati o illecitamente acquisiti.
In questo campo, la cooperazione e il coordinamento di azioni fra i Commissari responsabili della cultura, del mercato interno, della giustizia e degli affari interni diventano una necessità elementare.
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La Commissione dovrebbe preparare una comunicazione sul traffico e il commercio illeciti di tali beni, facendo il punto della situazione attuale, elencando e identificando i beni che debbono ancora essere recuperati e esaminando le conseguenze dell' applicazione del regolamento del 1992 e della direttiva del 1993, valutando i prevedibili effetti dell' adesione dei paesi candidati, preparando un formulario multilingue con le indicazioni concernenti i beni illecitamente sottratti e avviando una campagna di sensibilizzazione e di informazione delle opinioni pubbliche nonché mettendo a disposizione su Internet tutte le informazioni necessarie.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, ritengo che dobbiamo votare a favore di questa relazione e ancora una volta mi congratulo con l' onorevole Aparício Sánchez per aver adottato questa iniziativa.
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<SPEAKER ID=100 LANGUAGE="NL" NAME="Sanders-ten Holte">
Signor Presidente, signor Commissario Bolkestein, onorevoli colleghi, a memoria d'uomo si è sempre viaggiato per migliorare le proprie conoscenze sugli altri popoli e per venire in contatto con altre culture.
E a memoria d'uomo i viaggiatori hanno sempre portato con sé, legalmente o illegalmente, un ricordo di queste altre culture.
Basti pensare a Lord Elgin o a Napoleone, che pensavano di poter tenere e portare a casa tutto quello che trovavano.
E' evidente che così facendo si danneggiava il patrimonio culturale del paese che si visitava.
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E' dunque positivo che l'Europa voglia porre dei limiti a tali pratiche e non dobbiamo trascurare l'importante ruolo del commercio.
Se pensiamo che i furti d'arte nei musei e nelle chiese spesso vengono commissionati dai commercianti d'arte, ci rendiamo conto che è un aspetto da non dimenticare.
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Sebbene ritenga che questa sia soprattutto una questione di competenza degli Stati membri stessi, un coordinamento a livello europeo in tutti i settori è essenziale, soprattutto in materia di collaborazione fra le forze di polizia e le dogane, come faceva notare già l'onorevole Aparicio Sánchez.
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Un catalogo e una descrizione dettagliata, eventualmente con una foto delle opere d'arte di cui gli enti pubblici e privati sono in possesso, è un primo passo nella lotta contro i furti.
Ma anche il requisito di munire di certificato d'origine i beni culturali esportati ha una funzione preventiva.
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Va da sé che una rete digitale accessibile a tutti a livello europeo è di valore inestimabile.
Voglio pertanto esprimere la speranza che venga lanciata quanto prima, soprattutto tenendo in mente le opere d'arte rubate e non ancora ritrovate.
Non dobbiamo nemmeno limitarci alla sola Europa, ma tramite le Nazioni Unite dobbiamo alla fine coinvolgere tutto il mondo - adesso ne abbiamo la possibilità grazie a Internet.
Ma dobbiamo iniziare in Europa.
Invito allora gli Stati membri a non proteggere solo il loro patrimonio culturale nazionale, bensì anche quello di altri Stati membri.
Mi rallegra che i Paesi Bassi abbiano già fatto un passo nella direzione giusta e spero che altri paesi seguiranno, affinché si possa porre fine al commercio illecito di beni culturali.
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<SPEAKER ID=101 NAME="Manisco">
Signor Presidente, la relazione dell'onorevole Pedro Aparicio Sánchez merita grande apprezzamento e consenso incondizionato, perché affronta per la prima volta in termini critici, costruttivi uno dei problemi più gravi e drammatici dell'Unione europea: quello della preservazione di un patrimonio culturale comune, unico nella storia dell'umanità, da troppi anni oggetto di depredazioni e devastazioni, spesso tra la colpevole indifferenza delle autorità europee preposte alla sua tutela.
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Il dibattito in seno alla commissione per la cultura sull'applicazione del regolamento relativo alle esportazioni e sulla direttiva sulla restituzione dei beni culturali illecitamente sottratti a uno Stato membro è stato ampio ed esauriente, anche se è stata lamentata l'assenza di un contributo diretto, personale da parte del Commissario alla cultura, signora Viviane Reding, così come sono state lamentate le lacune e l'incongruità della relazione della DG cultura.
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L'amara verità è che la difesa di questo immenso patrimonio culturale ed artistico è stata lasciata alle singole autorità nazionali - nel mio paese ad un coraggioso ufficiale dei carabinieri, Generale Conforti - senza che a livello comunitario sia stato posto in atto un coordinamento incisivo, veramente operativo che applicasse almeno i principi generali della Convenzione dell'UNESCO.
Il tutto di fronte ad un'offensiva massiccia del crimine organizzato, di traffici dei più loschi, come quelli del riciclaggio del denaro sporco e dell'evasione fiscale.
Il tutto a danno dell'antiquariato serio ed onesto, vittima della sfrenata concorrenza degli speculatori e delle grandi combines mercantili.
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Per parlare solo del mio paese, l'Italia, opere di immenso valore sono state rubate, illegalmente esportate o, tout court, scomparse: La Natività di Michelangelo Merisi di Caravaggio, La Madonna dell'Orto di Giovanni Bellini, l'Ecce Homo di Antonello Da Messina, ben due capolavori di Cima da Conegliano, mentre la rapina del patrimonio archeologico va avanti a ritmi sempre più accelerati.
Basta visitare in questi giorni, a Bruxelles, il quartiere di Sablon per vedere, sfacciatamente esposte in vetrina, dozzine di splendide anfore olearie del II secolo, bassorilievi marmorei recuperati lo scorso anno - anzi, lo scorso settembre - dai fondi marini da presunte spedizioni scientifiche, quasi sempre statunitensi.
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Per questi ed altri incalzanti motivi la relazione dell'onorevole Aparicio rappresenta una svolta storica negli indirizzi e nella politica culturale dell'Unione: un primo atto pondativo a cui altri dovrebbero augurabilmente seguire, con una sia pur tardiva assunzione di responsabilità da parte del Consiglio e della Commissione.
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<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="EL" NAME="Ályssandrakis">
Signor Presidente, tanto la comunicazione della Commissione, quanto la relazione della commissione per la cultura fanno emergere l' indisponibilità di alcuni Stati membri ad applicare la regolamentazione sull' esportazione di beni culturali e la direttiva sulla restituzione di quanto è stato ottenuto in modo illecito.
La causa essenziale va ricercata, a mio avviso, nella mercantilizzazione della cultura imposta dal sistema capitalista e nei colossali interessi, illeciti o legittimi solo in apparenza, che di conseguenza entrano in gioco nel traffico dei beni culturali trafugati.
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La cultura è una creazione collettiva della società e nessuno ha il diritto di appropriarsi di un' opera d' arte, sottraendola così alla collettività o, addirittura, strappandola all' intorno in cui essa è stata creata.
E non si tratta unicamente di operazioni illecite, ma anche del coinvolgimento di ben note case d' aste, per non parlare dei molti rispettabilissimi musei che devono la ricchezza delle proprie raccolte a beni ottenuti in modi illeciti.
Il mio paese è fra quelli che hanno subito una spoliazione su vasta scala del proprio patrimonio culturale, tant' è che una gran messe di opere si trovano oggi presso musei inglesi, francesi, tedeschi o di altri paesi, e persino in collezioni private.
Colgo l' occasione per domandare al Commissario, a titolo di mera indicazione delle vere intenzioni della Commissione, se sia prevista una qualche azione in grado di agevolare la restituzione delle sculture del Partenone.
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La relazione Aparicio Sánchez contiene diverse utili osservazioni e proposte interessanti; me ne congratulo.
Ma desidero ringraziare anche l' onorevole Graça Moura per avere ricordato il problema del saccheggio dei beni culturali nei territori occupati di Cipro.
Temo tuttavia che, proprio a causa del fenomeno di mercantilizzazione di cui sopra, risulti sostanzialmente impossibile far fronte a un simile problema.
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<SPEAKER ID=103 LANGUAGE="EN" NAME="Bolkestein">
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(EN) Signor Presidente, la Commissione condivide la preoccupazione del Parlamento per la protezione del patrimonio culturale degli Stati membri e sta dedicando un'attenzione particolare a questo tema nei negoziati per l'allargamento.
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Prendo atto che la proposta di risoluzione chiede alla Commissione esecutiva di prendere in esame il problema del commercio illecito di beni culturali.
Voglio sottolineare che ciò supera la portata delle relazioni della Commissione sull'applicazione del regolamento n. 3911/92 e della direttiva 93/7.
Vorrei tuttavia attirare l'attenzione sulla natura multidisciplinare del problema, che coinvolge diversi pilastri, come è già stato sottolineato dalla commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni di questo Parlamento.
Alla luce dei poteri attribuiti alla Comunità dai Trattati sussiste il pericolo che, concentrando l'attenzione della politica culturale sugli aspetti relativi al problema del traffico illecito di beni culturali, si possa ridurre l'efficacia di qualsiasi azione comunitaria in questo campo.
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Voglio rassicurare il Parlamento che la Commissione ha già adottato iniziative volte a migliorare la cooperazione amministrativa fra gli Stati membri in vista della protezione del loro patrimonio culturale.
Queste iniziative sono messe a punto dal comitato consultivo per i beni culturali e dal Forum per la prevenzione del crimine organizzato.
La Commissione chiede al Parlamento di appoggiare queste azioni.
In quanto organismo collegiale, la Commissione continuerà a esaminare il problema del traffico illecito di beni culturali attribuendogli la dovuta priorità.
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Per rispondere infine alla domanda posta poco fa dall' onorevole Alyssandrakis, la Commissione ha continuamente lanciato iniziative volte a contribuire alla lotta contro il traffico illegale di beni culturali.
Consentitemi di citare qualche esempio di iniziative lanciate dalla Commissione.
Primo: è stato finanziato un sito Internet per lo scambio di informazioni su beni culturali.
Secondo: è stato avviato uno studio sulla rintracciabilità dei beni culturali.
Terzo: in seno al Comitato consultivo dei beni culturali è stato creato un gruppo di lavoro con il compito di elaborare linee guida per la cooperazione amministrativa.
Quarto e ultimo esempio: il problema dei beni culturali è all' esame del Forum per la prevenzione del crimine organizzato.
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<SPEAKER ID=104 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani a mezzogiorno.
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(La seduta termina alle 20.55)
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