<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=2 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signor Presidente, come lei sa, oggi si celebra l' undicesima giornata internazionale della libertà di stampa.
In questa occasione molti dei colleghi vorranno certamente riaffermare la loro solidarietà con questa battaglia, una battaglia utile, poiché, secondo l' associazione Reporters sans frontières, rispetto a un anno fa è diminuito il numero dei giornalisti in carcere e il numero dei mass media che subiscono censure.
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Rimane però ancora lunga la lista delle fonti di pressione e di oppressione contro i giornalisti.
Agli Stati accusati apertamente da Reporters sans frontières, come la Birmania, la Siria, la Cina, l' Etiopia, la Tunisia e molti altri, si aggiungono in misura sempre più significativa le mafie, i gruppi terroristici, i movimenti integralisti.
E proprio nei giorni scorsi abbiamo avuto una triste notizia: Brice Fleutiaux, il reporter francese che era stato tenuto in ostaggio per vari mesi in Cecenia e per il quale eravamo intervenuti anche noi, non è riuscito a superare la depressione dovuta al periodo di detenzione e si è dato la morte.
Credo pertanto che questa giornata debba essere l' occasione per rilanciare il nostro impegno collettivo a favore di questa imprescindibile componente della democrazia.
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<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Certamente, onorevole Wurtz.
Prendiamo nota di quanto ha appena dichiarato.
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<SPEAKER ID=4 NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, mi rivolgo alla Presidenza per esortarla ad inviare una lettera, o a prendere i provvedimenti che ritenga più opportuni per far fronte alla situazione in cui versano attualmente le comunità afro-colombiane lungo la costa del Pacifico in Colombia.
Nel dicembre scorso, alcuni deputati, fra cui la sottoscritta, hanno inviato una lettera in Colombia dove tali comunità subivano minacce.
Due giorni fa sono state assassinate sette persone appartenenti a tali nazionalità, di cui posso fornire i nomi e l' età.
Inoltre, la preoccupazione cresce se pensiamo che centinaia di altri afro-colombiani continuano ad essere vittima di minacce.
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Non abbiamo più tempo per inviare una lettera al Presidente Pastrana.
Ritengo, pertanto, che la Presidenza del Parlamento possa, con la sua buona gestione, sensibilizzare al problema e scongiurare uno sterminio.
Le chiedo pertanto, signor Presidente, che la Presidenza si assuma il compito di inviare una lettera al Presidente Pastrana e alle Istituzioni europee per riferire i fatti avvenuti e per tentare di evitare un ulteriore aggravamento della situazione.
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<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
La ringrazio molto, onorevole Gónzalez Álvarez.
Il Parlamento, come lei sa perfettamente, svolge un ruolo di primissimo piano nella difesa dei diritti umani in America e in altri paesi, seguendo sempre con estrema attenzione tali problemi.
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Trasmetterò la questione alla Presidente del Parlamento affinché si rivolga al governo colombiano al fine di limitare e contribuire a risolvere questi gravissimi problemi.
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<CHAPTER ID=2>
Programmi di stabilità e di convergenza
<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0127/2001) presentata dall' onorevole Katiforis, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla valutazione annuale dell' attuazione dei programmi di stabilità e convergenza.
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Ha la parola il relatore, onorevole Katiforis, per sette minuti.
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<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="EL" NAME="Katiforis">
Signor Presidente, i programmi di stabilità e convergenza attualmente all' esame in Plenaria rappresentano il secondo aggiornamento dei programmi originariamente presentati nel 1999 per la prima volta da tutti gli Stati membri, ad eccezione della Grecia, che ha presentato il suo primo programma nell' anno in corso.
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Mi sia consentito iniziare proprio da quest' ultimo programma, che riguarda situazioni e circostanze che naturalmente mi sono ben note.
I programmi fanno parte del sistema di controllo e applicazione della disciplina del Patto di stabilità, ovvero di un patto di disciplina finanziaria i cui due principali obiettivi sono un deficit di bilancio non superiore al 3 percento annuo e un pareggio o un attivo per un periodo pari ad un intero ciclo economico.
Se nella Grecia del 1993 qualcuno avesse detto che nel giro di sette anni l' economia nazionale avrebbe conseguito questi obiettivi, nessuno ci avrebbe creduto.
Nel 1993 la Grecia era famosa per la sua inflazione - 13 percento - e per il suo disavanzo - superiore al 14 percento del PIL.
Nell' Unione europea era un esempio da non seguire e ben pochi credevano che avrebbe mai potuto superare una simile situazione.
Eppure, così come ammette lo stesso Consiglio, alla fine del 2001 la Grecia prevede di avere un attivo pari allo 0,5 percento del PIL, che passerà a 1,5 percento nel 2002 e al 2 percento nel 2003.
L' inflazione non sarà più pari al 13 percento, ma toccherà il 2,3 percento.
Con il suo permesso, signor Presidente, ho insistito un po' su questi dati in quanto l' adesione della Grecia alla cultura della stabilità dei prezzi e della disciplina finanziaria è stato forse l' ultimo passo che ha segnato il successo di questa politica in tutta Europa.
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Questo spettacolare cambiamento di direzione dello Stato membro che per ultimo ha soddisfatto i criteri di Maastricht determina il clima generale di stabilità monetaria e finanziaria che si è imposto in Europa con gli sforzi di tutti tesi a sostenere la moneta unica.
Nella relazione la commissione per i problemi economici e monetari riconosce e approva il conseguimento della stabilità finanziaria e di prezzi.
Si segnala anche che il piccolo superamento dell' obiettivo relativo all' inflazione, così come fissato dalla Banca centrale, non si deve a carenze economiche interne, ma a tensioni esterne (prezzo del petrolio, svalutazione dell' euro rispetto al dollaro).
Si sottolinea altresì che il mantenimento dell' equilibrio di bilancio e quindi la stabilità monetaria si possono conseguire a medio termine solo grazie ad un' economia europea in buona salute, la cui principale caratteristica deve essere una forte crescita produttiva.
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Il tasso medio di crescita ha toccato il 3,3 percento nel 2000 e più precisamente 3,5 percento in Austria, 5,2 percento in Finlandia, 4,1 percento in Grecia, un impressionante 10,7 percento in Irlanda, 8,3 percento in Lussemburgo, 4,5 percento nei Paesi Bassi, 3,3 percento - appena al di sopra della media europea - in Portogallo, 4 percento in Spagna e 3,9 percento in Svezia.
Purtroppo i ritmi di crescita non sono destinati a restare a questi livelli.
L' alto prezzo del petrolio e i tassi d' interesse più elevati, cui va aggiunto il rallentamento dell' economia americana, hanno indotto a rivedere le previsioni iniziali e a collocarle tra 2,4 e 2,8 percento.
Per l' anno in corso non possiamo pertanto aspettarci lo stesso benessere o gli stessi attivi di bilancio registrati nel 2000, senza che ciò comporti però un ritorno al deficit.
Acquistano quindi particolare importanza la buona gestione e l' impiego della spesa pubblica ai fini del sostegno alla crescita specie tenuto conto degli obiettivi a lungo termine di Lisbona: ripristinare la piena occupazione in un decennio, portare al 70 percento la percentuale di partecipazione della popolazione alla forza lavoro, conseguire una media del 3 percento per la crescita dell' economia, riorganizzare lo Stato sociale e promuovere l' Europa sul fronte dell' economia della conoscenza.
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I programmi di stabilità che sono stati presentati fanno capire che gli Stati membri sono a conoscenza di queste esigenze.
Hanno destinato l' attivo di bilancio al saldo del debito pubblico, alla riduzione delle impose, all' incremento degli investimenti pubblici e - più a lungo termine - alla stabilità dei sistemi pensionistici statali; ciò ha richiamato l' attenzione e si sono destinate risorse a favore di un apposito fondo.
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Tutte queste modalità di valutazione di situazioni finanziarie forti sono ammissibili e vengono sostenute dalla commissione per i problemi economici e monetari, ma non allo stesso modo.
Il Consiglio considera prioritaria la riduzione del debito pubblico; non obietta agli investimenti pubblici, purché non ostacolino la diminuzione del debito, ma apparentemente si oppone ai tagli alle imposte.
Dal canto nostro riteniamo invece che il conseguimento e il modo di utilizzo degli attivi primari non siano una questione di principio, bensì una questione di opportunità politica, da giudicarsi a seconda delle condizioni esistenti e dell' esigenza di una gestione economica.
Nella situazione attuale, caratterizzata sia dalla minaccia di una dura recessione dell' economia statunitense che dalla continua esigenza di aumentare il tasso di crescita del potenziale economico in Europa, il pagamento del debito e l' alleggerimento della pressione fiscale ci sembrano meno importanti rispetto al finanziamento degli investimenti pubblici, pur mantenendo sempre il bilancio in pareggio o in attivo, allo scopo sia di sostenere una crescita che dà segni di stanchezza, sia di dare impulso alle modifiche strutturali necessarie per traghettare l' Europa verso un' economia moderna, pionieristica a livello tecnologico e con una piena occupazione.
Non bisogna dimenticare che l' assorbimento di alti tassi di disoccupazione presuppone il mantenimento di un tasso costante di crescita al 3 percento, obiettivo che non si può dire sia stato raggiunto su base permanente nella nostra economia.
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In conclusione, signor Presidente, vorrei rivolgere un invito al signor Commissario. La commissione per i problemi economici e monetari si preoccupa per il fatto che spesso l' Unione dimentica di trasmettere alla commissione parlamentare competente le dettagliate valutazioni tecniche su ciascun programma; rinnova quindi il suo appello per l' applicazione di un calendario più preciso per la presentazione dei programmi da parte degli Stati membri che consenta una migliore comparabilità e, nel caso specifico, chiede anche la totale e puntuale partecipazione del Parlamento europeo.
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<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="DE" NAME="von Wogau">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto formulare un ringraziamento sentito al collega Katiforis per la sua relazione.
Di quale argomento stiamo trattando?
Nel maggio 1998 sono state prese le decisioni fondamentali per la realizzazione dell' Unione economica e monetaria.
In quell' occasione divenne irrevocabile il processo che doveva portare alla creazione dell' Unione economica e monetaria, nonché della moneta europea.
Su quali principi basilari si reggevano tali decisioni?
Prima di tutto, sull' indipendenza della Banca centrale europea al fine di garantire la stabilità monetaria. In secondo luogo, sul Patto di stabilità e di crescita, volto a impedire che i bilanci nazionali mettano a repentaglio la moneta europea.
L' obiettivo primario perseguito con l' introduzione dell' euro, almeno per il mio gruppo politico, era la creazione di una valuta stabile per il nostro continente.
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Oggi stiamo discutendo la relazione dell' onorevole Katiforis sull' attuazione del Patto di stabilità e di crescita.
E' dunque necessario rammentare quali siano i requisiti previsti da tale patto: l' equilibrio del bilancio e la creazione di eccedenze nei paesi con un debito pubblico ancora troppo elevato.
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Durante le discussioni sul Patto di stabilità e di crescita nel quadro del trattato di Maastricht era stato concordato un tetto massimo di disavanzo annuale del 3% quale condizione per l' accesso all' UEM.
Oggi vogliamo esaminare i risultati ottenuti rispetto ai criteri di bilancio summenzionati.
Quali sono le novità su questo fronte?
La prima notizia è positiva: in Eurolandia, la zona dell' euro che può essere anche definita come il "mercato interno europeo" , i dodici Stati che la compongono sono riusciti in media - e ribadisco che si tratta di una media - a portare i bilanci pubblici in pareggio, ottenendo dunque un risultato assai positivo.
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Ciononostante è necessario tenere presente alcuni pericoli.
Questo risultato positivo è stato raggiunto in una fase di sviluppo economico che non potremo o non riusciremo a protrarre anche l' anno prossimo, tale fase si è contraddistinta per un tasso di crescita del 3,4% ed è definibile come un' annata "grassa" in termini di politica economica.
Come suggerisce la Bibbia, negli anni di abbondanza bisognerebbe mettere da parte quanto potrà servire nei periodi di carestia.
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Inoltre, parte del denaro confluito nelle casse pubbliche è stato raccolto dai Ministeri delle finanze tramite l' assegnazione delle licenze per l' UMTS.
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Come terza considerazione dobbiamo tenere presente la piramide dell' età che caratterizzerà la nostra società in futuro e prendere le misure necessarie per provvedere alle spese che ne conseguiranno.
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A mio avviso, le condizioni favorevoli non sono state sfruttate in maniera ottimale.
In particolare mi preoccupano alcuni paesi che hanno mantenuto un debito pubblico molto elevato e parzialmente strutturato sul breve periodo.
Questi fattori non possono essere sottaciuti; dobbiamo esigere la prosecuzione degli sforzi di consolidamento che in alcuni paesi hanno prodotto risultati sorprendenti, seppure in altri si sono rivelati insufficienti.
Confesso di essere preoccupato anche per il mio paese, la Germania, dove la crescita si è attestata su valori inferiori alla media di Eurolandia.
Non siamo riusciti a garantire il pareggio del bilancio pubblico, benché proprio in Germania la vendita delle licenze UMTS si sia rivelata una vera manna.
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Ritornando sulla posizione del mio gruppo in merito alla relazione Katiforis, vi comunico che possiamo approvarla nella sua formulazione attuale.
Esistono però due richieste di emendamento che ci allarmano, entrambe finalizzate all' esclusione degli investimenti dal calcolo sui margini del Patto di stabilità e di crescita.
Per questo motivo saremo purtroppo costretti a votare contro la relazione del collega Katiforis nel caso in cui la maggioranza dell' Aula dovesse approvare questi due emendamenti.
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<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="DE" NAME="Randzio-Plath">
Signor Presidente, il mio gruppo condivide la posizione del relatore, nella misura in cui egli sottolinea l' enorme rilievo dei programmi di stabilità e di convergenza per l' elaborazione di politiche economiche di reale interesse comune nell' Unione europea e in particolare nella zona dell' euro.
Da un lato vediamo gli indirizzi di massima della politica economica, dall' altro lato si profilano i programmi di stabilità e di convergenza.
In questo contesto desidero rammentare che il Patto di stabilità e di crescita è stato mirato finora al perseguimento della stabilità, pur includendo sempre anche una componente di crescita.
Il relatore dimostra di avere un approccio molto corretto quando evidenzia l' opportunità di sfruttare gli investimenti, siano essi di origine privata o pubblica, per giungere in futuro ad una società basata sulla conoscenza nell' Unione.
L' impiego ottimale degli investimenti pubblici consiste nella promozione del settore informatico, delle nuove innovazioni tecnologiche e di un' infrastruttura più moderna nella zona dell' euro e nell' Unione.
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Per questa ragione è tanto importante impostare su basi nuove il dibattito in merito alla qualità delle finanze pubbliche.
In questo ambito dobbiamo ringraziare la Commissione per avere presentato un modello che assumerà un ruolo di rilievo anche nelle prossime consultazioni per i programmi di stabilità e di convergenza.
Nel valutare le condizioni delle casse pubbliche - in fondo non si tratta che di questo - e nell' analisi sul merito dei programmi di stabilità e di convergenza occorre essere in grado di individuare la tendenza e l' evoluzione giusta, pur non escludendo a priori la possibilità di un cambio di direzione.
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Onorevole von Wogau, lei ha delineato alcuni potenziali pericoli e ha sottinteso che i suggerimenti biblici sugli anni di abbondanza e gli anni di carestia mantengono una certa rilevanza anche per i responsabili delle finanze pubbliche nell' Unione europea.
In questo settore è quanto mai necessario tenere conto della maniera in cui la spesa pubblica si ripercuote sulla politica monetaria.
Le casse pubbliche nella zona dell' euro devono risultare in ordine, innanzitutto per evitare che una situazione finanziaria deteriorata minacci la stabilità monetaria.
Al contrario di quanto avveniva nei decenni passati, questa volta le entrate straordinarie non sono state impiegate per le spese del bilancio corrente ma per la riduzione del debito pubblico e per gli investimenti.
E' nostro compito riflettere sulla maniera in cui possiamo utilizzare questo coordinamento a livello di politica economica al fine di promuovere non solo la stabilità monetaria ma anche quella sociale e del lavoro.
Questo aspetto rappresenta un impegno e una sfida per tutti: i paesi della zona euro, gli Stati membri che ancora non vi partecipano e i paesi candidati all' adesione.
<P>
<SPEAKER ID=10 NAME="Gasòliba i Böhm">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito in corso offre la possibilità di valutare l' andamento dell' economia europea che, chiuso il 2000 con un bilancio positivo, grazie ad una forte crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla stabilità monetaria, si sta attualmente confrontando con importanti questioni concernenti l' evoluzione di tali aspetti.
Come già avviene a livello dell' Unione europea, in alcuni paesi vi saranno forti spinte verso politiche più espansionistiche che potrebbero di fatto mettere in discussione gli impegni assunti nei programmi di stabilità con i diversi Stati membri.
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Al riguardo, sosteniamo con forza le parti della relazione che fanno riferimento alla necessità di mantenere il rigore di bilancio, di evitare promesse di riduzioni di imposte, fatte talvolta nell' imminenza delle elezioni, qualora non esista una contropartita corrispondente.
Insistiamo, in particolare, su un aspetto che il relatore è solito mettere in evidenza, vale a dire su una necessaria contropartita in termini di investimenti produttivi al fine di migliorare la struttura produttiva dell' Unione europea, garantendole in tal modo maggiore competitività.
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Concludo ribadendo la necessità di mantenere tale coordinamento, nonché gli impegni assunti nei programmi di stabilità.
Sottolineo, altresì, la necessità di rafforzare il livello di direzione nella politica economica e monetaria, a nostro parere ancora eccessivamente frazionata, in un' epoca con maggiori difficoltà come quella presente e in cui saranno evidenti la sua capacità e coerenza.
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<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, come l'onorevole Katiforis ha notato presentando la sua pregevole relazione, i fatti che abbiamo di fronte testimoniano una situazione che dieci anni fa nessuno avrebbe potuto prevedere.
Ciò è motivo di grande soddisfazione per tutti i cittadini europei ed anche per noi, deputati di questo Parlamento; a mio parere, tuttavia, sarà saggio attenersi ad un cauto ottimismo (come hanno fatto lo stesso onorevole Katiforis e l'onorevole von Wogau).
L'orgoglio infatti spesso è il primo passo verso la caduta e faremmo bene a non inorgoglirci troppo presto.
<P>
Approvo senza riserve le osservazioni dell'onorevole Katiforis sulla questione degli investimenti pubblici.
Il Regno Unito, a quanto pare, ha assunto un atteggiamento di rifiuto eccessivamente intransigente nei confronti degli investimenti pubblici. Il numero di ieri di The Guardian, per esempio, pubblicava l'opinione di Bob Kiley che è il responsabile della metropolitana di Londra e quindi parla di questi temi con cognizione di causa: ebbene, egli prevede che la collaborazione tra investimenti pubblici e privati (l'impostazione patrocinata dal governo per cui spetta ai finanziatori privati farsi avanti per investire) renderà la metropolitana meno efficiente e più costosa di quanto sarebbe avvenuto con un razionale programma di investimenti pubblici.
Non mi resta che augurarmi che le parole dell'onorevole Katiforis trovino ascolto nel mio paese.
<P>
Come è già emerso nel corso del dibattito vi sono motivi di seria preoccupazione per la futura situazione pensionistica di tutti gli Stati membri.
Parlo di questo argomento con una certa partecipazione poiché sto per compiere sessant'anni; sarei quindi veramente lieto se riuscissimo ad approvare l'emendamento n. 4, il quale raccomanda la creazione di fondi speciali per affrontare i futuri picchi dei passivi pensionistici - i quali rappresentano appunto una delle difficoltà che ci troveremo davanti.
Esprimo comunque l'approvazione del mio gruppo per la relazione, ed offro all'onorevole Katiforis i nostri ringraziamenti ed il nostro sostegno.
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<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole MacCormick.
Le porgiamo in anticipo gli auguri di buon compleanno, augurandole di poter risolvere, nel frattempo, tali problemi.
<P>
<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="FR" NAME="Herzog">
Signor Presidente, ho apprezzato gli sforzi compiuti dall' onorevole Katiforis per dare un po' di vigore alla risoluzione in materia di politica economica.
Ma alla fine la relazione posta in votazione non è in grado di offrire opzioni sostanziali e per questo motivo il mio gruppo non la sostiene.
<P>
La politica economica dell' Unione brilla per passività e dogmatismo.
Il Consiglio, la Commissione, la Banca centrale si ritengono soddisfatti e non muovono un dito, mentre il Parlamento europeo non riesce ad essere all' altezza della sfida.
La passività è palese dinanzi ad una situazione congiunturale in peggioramento e dinanzi alle condizioni che sarebbero auspicabili per favorire lo sviluppo a lungo termine dell' Unione europea.
La Banca centrale ci dice che non è compito suo intervenire sul breve termine, si occupa solo del medio termine.
Ma per il medio termine rinvia alle riforme strutturali.
In altri termini, la politica monetaria e la politica di bilancio non devono servire né a disciplinare la congiuntura né per lo sviluppo a lungo termine.
Ciò è chiaramente assurdo.
Ma per quanto ci riguarda, qual è il nostro messaggio?
Non riusciamo ad esprimere posizioni che possano fare la differenza, nonostante gli sforzi profusi dall' onorevole Katiforis a favore degli investimenti pubblici e privati, arrivando così a determinare una situazione di carenza di investimenti.
<P>
Nelle motivazioni, su cui il relatore è ritornato questa mattina, egli ha insistito sul fatto che l' investimento pubblico deve prevalere sulla preoccupazione di ridurre il debito pubblico.
Noi però in fin dei conti ci arrocchiamo su una posizione dogmatica in materia di finanza pubblica e sul Patto di stabilità.
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La onorevole Randzio-Plath stamattina, come aveva già fatto in precedenza, ha parlato della qualità della finanza pubblica e della fiscalità.
Ritengo che questa sia la direzione giusta.
Ma se prendiamo le risoluzioni e i testi risulta che occorre diminuire la fiscalità e la spesa pubblica e sociale.
Non riusciamo ad elaborare una linea di riforma atta ad assicurare una qualità migliore.
Prendiamo, ad esempio, le risoluzioni in materia di riduzione degli oneri sociali e di limitazione del livello salariale.
La nostra spesa sociale e pubblica continua a produrre lavoratori poveri.
Sovvenzioniamo gli impieghi a bassa remunerazione, mentre in materia di spesa sappiamo che sono necessari massicci investimenti pubblici e che il denaro pubblico è indispensabile a questo fine, ma non siamo disposti ad arrivare fino in fondo.
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L' elemento dominante riguarda le riforme strutturali concepite unicamente per deregolamentare, come se ciò fosse una sorta di panacea, mentre il nuovo problema in realtà, ovvero la new economy, verte su un' organizzazione del mercato atta a favorire lo sviluppo a lungo termine e la coesione sociale, il che implica una presenza forte dell' economia pubblica.
Parliamo di formazione lungo tutto l' arco della vita.
In questo ambito però non disponiamo di una politica. Per gli aiuti alla politica energetica, è ancora tutto da fare.
Lo stesso vale per la politica dei trasporti, mentre la politica industriale non esiste proprio.
Tutto ciò presuppone in effetti una dinamica atta a favorire gli investimenti.
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Questo è tutto, onorevoli colleghi, al di là degli sforzi compiuti, che ricordavo poc' anzi e che non hanno avuto esito positivo, in quanto non vogliamo dare una collocazione alla politica economica in Europa, però spero che almeno riusciremo a dimostrare di essere in grado di dargli un volto.
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<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Signor Presidente, sono favorevole alla cooperazione economica nell'ambito dell'Unione europea; se vogliamo che il mercato unico (e soprattutto la moneta unica) operino con efficacia, tale cooperazione è un fattore di grande importanza.
Dal punto di vista irlandese il programma di stabilità è un elemento centrale del processo di bilancio.
Nello scorso dicembre è stato adottato il programma più aggiornato, nel quadro di una previsione di crescita economica stabile ma moderata; tra il medio e il lungo periodo il governo vuol continuare ad accumulare significative eccedenze di bilancio, in omaggio sia al buon senso economico, sia agli obblighi che ci siamo assunti con il Patto di stabilità e di crescita.
Non ho bisogno di dire che sostengo senza esitazioni la politica perseguita dal nostro Ministro delle finanze.
<P>
Siamo convinti che entro il 2003 l'Irlanda riuscirà a ridurre il proprio debito pubblico al 25 per cento circa del PIL.
Ogni anno noi destiniamo almeno l'1 per cento del PIL al fondo delle riserve pensionistiche, per far fronte all'invecchiamento della popolazione.
Quanto all'inflazione da prezzi - uno dei temi menzionati nella raccomandazione del Consiglio all'Irlanda - è essenziale far chiarezza su alcuni importanti dati statistici: le ultime rilevazioni ci dicono che l'inflazione (misurata in base all'indice armonizzato europeo) è scesa dal 6 per cento del novembre scorso al 3,9 per cento di quest'anno.
Il nostro tasso d'inflazione è ora più basso di quello di numerosi Stati membri dell'Unione europea.
<P>
In conclusione, per ciò che riguarda il futuro dell'Irlanda nell'ambito dell'Unione europea, ribadiamo il nostro fermo impegno a favore del mercato interno e della moneta unica.
Vogliamo che questi due essenziali progetti divengano un autentico successo in tutta l'Unione; siamo inoltre favorevoli all'allargamento.
Da parte mia, sto svolgendo un'attiva campagna per il "sì" nel referendum che - come mi auguro - si svolgerà in proposito.
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, lo scorso anno si è intravisto un lieve miglioramento nella situazione di bilancio.
Tale miglioramento non era tuttavia imputabile alla politica condotta, bensì ad eventi fortuiti e a fattori positivi inaspettati, fra i quali una crescita economica più sostenuta e l' asta per le licenze UMTS.
<P>
Questa congiuntura economica favorevole avrebbe dovuto essere sfruttata per introdurre le riforme.
Non vi è tanto bisogno di nuove iniziative, quanto di realizzare gli obiettivi politici prefissati.
I settori di interesse sono chiari: le riforme nel mercato del lavoro, quelle fiscali, la liberalizzazione delle public utilities, e maggiori incentivi per l' imprenditoria.
<P>
Il dato dell' inflazione, 2,6% in marzo, è ancora troppo elevato.
Non vi è quindi spazio per una riduzione dei tassi di interesse.
L' obiettivo della BCE è dunque la stabilità dei prezzi.
Del resto il tasso reale è sufficientemente basso da offrire incentivi per la crescita.
<P>
Il rischio di un aumento dei prezzi in seguito all' introduzione dell 'euro è per la Banca centrale europea un motivo in più per mantenere l' attuale livello dei tassi.
<P>
Sia la crescita - che alcuni si attendono a torto dalla BCE - sia un mercato interno meglio funzionante dovranno essere conseguiti dall' interno e per opera degli Stati membri.
L' invito a un maggior coordinamento delle politiche economiche non rappresenta dunque l' approccio più efficace.
E' opportuno che i programmi di stabilità e di convergenza si limitino alla politica monetaria.
<P>
In conclusione, appoggio caldamente l' appello del relatore che esorta ad accelerare i tempi delle riforme.
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<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="DE" NAME="Ilgenfritz">
Signor Presidente, i dati di riferimento sull' economica europea sono di dominio pubblico.
Stiamo attraversando un momento di rallentamento della crescita, determinato tra l' altro dall' aumento del prezzo del petrolio e dei tassi d' interesse che già cominciano a erodere i profitti delle nostre imprese.
Di fronte a noi si apre un ventaglio di possibilità, di misure che potremmo attuare al fine di alimentare la crescita economica in Europa.
Non potremo in alcun modo limitarci ad incrementare gli investimenti pubblici.
L' economia europea necessita di più attaccanti da schierare in campo; al momento la nostra squadra è composta da troppi difensori o da riserve che ormai restano sempre in panchina. Per questo ritengo che dobbiamo migliorare in particolare le condizioni generali nelle quali si trova ad operare la popolazione attiva.
In termini pratici, ciò richiede necessariamente la riduzione di una fiscalità troppo onerosa, in modo che il lavoro in Europa torni ad essere vantaggioso.
<P>
Il bilancio degli Stati dovrebbe essere risanato prima di tutto snellendo la macchina burocratica, invece di imporre ulteriori gravami sui cittadini.
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<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="DE" NAME="Karas">
Signor Presidente, Signor Commissario, onorevoli colleghi, consentitemi di esordire ribadendo il nesso che naturalmente esiste tra l' euro, la valuta che dal 1º gennaio 2002 assumerà la forma concreta di banconote e monete per tutti i cittadini, i criteri di Maastricht e il Patto di stabilità e di crescita.
La moneta stabile di cui disponiamo oggi in tutta la zona dell' euro non è solo il merito della mano pacata con cui opera la Banca centrale europea. Essa è altresì il risultato positivo prodotto dal Patto di stabilità e di crescita.
<P>
Considero la riduzione del debito pubblico una forma d' impegno responsabile per il nostro futuro.
Il contenimento del debito e la riduzione annuale del disavanzo richiedono un capovolgimento vero e proprio del modo di fare politica: per decenni abbiamo svenduto il nostro avvenire con una politica economica e finanziaria che ha obbligato le nuove generazioni a divenire le bestie da soma della nazione, invece di sgravarle e di aprire loro prospettive positive tramite un bilancio equilibrato o in attivo.
Il Patto di stabilità e di crescita rappresenta un' assunzione di responsabilità per l' avvenire.
A onore del vero dobbiamo riconoscere che esso è anche uno strumento efficace e contenitivo contro la cupidigia e l' opportunismo della politica spicciola e di breve respiro.
<P>
Esso è indispensabile per correggere le pratiche politiche distorte dagli interessi immediati e diviene un quadro di riferimento importante per alimentare il dibattito sulla politica finanziaria, economica e di bilancio negli Stati membri. A partire dall' introduzione dell' euro e del Patto di stabilità e di crescita si è cominciato a parlare con maggiore apertura dell' origine del deficit.
La discussione sui nessi tra politica di bilancio, finanziaria, economica e strutturale è diventata molto più articolata e ha indotto un' accelerazione nei processi di riforma volti a raggiungere un obiettivo diverso. Non si fomentano più i contrasti tra le varie fazioni.
Non fraintendetemi se ammetto di essere quasi lieto che il ritocco verso il basso di alcuni indicatori della crescita abbia stimolato un dibattito che in quest' Aula ha potuto includere altri temi quali i criteri di convergenza, di stabilità e di crescita. Abbiamo così modo di dimostrare ai cittadini e all' opinione pubblica che l' inflessione della crescita non può inficiare la validità dei criteri di stabilità e di convergenza.
<P>
Il Patto di stabilità e di crescita non è un fantoccio da piegare di volta in volta alle esigenze mutevoli della politica contingente, perché di applicazione troppo difficile o a causa della sua crescente complessità.
Al giorno d' oggi non c' è spazio per chi non ha capacità di adattamento.
Desidero esortare tutti a proseguire negli sforzi intrapresi.
Ci sono ancora altre riforme strutturali indispensabili per consolidare in maniera duratura alcuni effetti che per il momento si manifestano solo in maniera sporadica o eccezionale.
E' necessario uno sgravio della pressione fiscale, ma non a detrimento del Patto di stabilità e di crescita.
Alle dichiarazioni programmatiche di retorica - e qui alludo al Consiglio - per una riforma più incisiva del sistema pensionistico e per lo sviluppo del modello europeo tripartito dovrebbero seguire finalmente delle iniziative concrete per conferire continuità a questo processo di sicuro successo.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa">
Signor Presidente, voglio anzitutto esprimere il mio apprezzamento per la relazione dell'onorevole Giorgos Katiforis.
Purtroppo in sede di commissione alcuni punti della relazione sono stati eliminati; forse potremo ripristinarli col voto di oggi.
Sono particolarmente favorevole alla proposta che prevede l'istituzione di uno speciale fondo pensionistico da parte degli Stati membri; è una proposta di cui in Irlanda si discute da alcuni anni, e che ora si è finalmente concretizzata.
Notevoli somme di denaro sono state versate in un fondo che garantirà le future pensioni per un lungo periodo: ecco uno sviluppo veramente soddisfacente.
Sottolineo questo punto positivo perché mi accingo a criticare con severità la posizione del governo irlandese in merito agli orientamenti di massima della politica economica.
<P>
Per la prima volta uno Stato membro dell'UE ha ricevuto l'unanime critica, e addirittura il biasimo, del Consiglio ECOFIN.
E' stato un grave episodio, e non perché le critiche fossero superflue, ma perché non dovremmo permettere che l'Unione europea ci colga in una situazione la quale serve solo ad alimentare l'euroscetticismo in tutta Europa (e soprattutto nel paese che subisce tale biasimo).
Ora che la Commissione ha reso noti i propri orientamenti per il 2002, tutti gli Stati membri (Irlanda inclusa) dovrebbero contrattare apertamente la propria posizione e chiarire tale posizione all'opinione pubblica interna; in tal modo, a tempo debito, allorché si tratterà di attuare i bilanci basati su tali orientamenti, l'opinione pubblica avrà un esatto quadro della situazione.
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<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="SV" NAME="Schmidt, Olle">
Signor Presidente, signor Commissario, il comportamento della Commissione e del Consiglio ECOFIN nei confronti dell' Irlanda è stato precipitoso ed esagerato.
Ha danneggiato l' Unione e l' UEM e non soltanto in Irlanda, come già ricordato.
E stato un regalo fatto ai detrattori dell' UEM nei paesi non facenti parte della zona euro: "Ecco che fine ha fatto la libertà di ogni paese di decidere della propria politica finanziaria e fiscale!" , vanno declamando gongolanti gli oppositori dell' UEM in Svezia.
Sicuramente ascolterete un ragionamento del genere da Herman Schmid, fra un attimo.
<P>
In seno alla zona euro si nota un' inquietante tendenza al centralismo totalizzante.
La relativa debolezza dell' euro rispetto al dollaro ha scatenato alcune reazioni esagerate.
La politica monetaria è naturalmente comune, ma la politica finanziaria, fiscale e di bilancio non può e non deve essere diretta in dettaglio da Bruxelles.
<P>
L' UEM è uno strumento per incrementare la forza economica dell' Europa e ciò presuppone che venga accettato il fatto che non tutti i paesi dell' euro procedano esattamente allo stesso ritmo.
La prossima volta che si verificherà un caso come quello irlandese, spero, signor Commissario, che la Commissione ci pensi due volte.
L' UEM non deve diventare la camicia di forza dell' Europa.
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="SV" NAME="Schmid, Herman">
Signor Presidente, l' onorevole Schmidt ha del tutto ragione: ho proprio intenzione di sottolineare che, quando la congiuntura economica cambia - dal momento che le tendenze evidenti in America finiranno per manifestarsi anche in Europa - occorre modificare di conseguenza anche la politica economica.
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Mi trovo insomma d' accordo con i molti oratori, e primi fra loro il relatore Katiforis, che hanno evidenziato la necessità di investimenti pubblici nell' istruzione, la ricerca, l' ambiente et similia.
Come ha ricordato l' onorevole Herzog, parrebbe esservi una resistenza dogmatica a questo cambiamento.
La realtà economica cambia, ma la politica deve rimanere immutata.
<P>
In una simile situazione diviene importante per i singoli paesi poter operare più liberamente e comprendo la preoccupazione dell' onorevole Schmidt.
Anzi, sono ben lieto che il mio paese resti fuori dall' UEM, preservando in questo modo quel margine di manovra che permette al paese di condurre una politica economica più realistica e rispettosa del variare delle congiunture.
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<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, la congiuntura favorevole dell' Unione comincia a dare chiari segni di cedimento.
Le previsioni di crescita sono state ritoccate dalla Commissione e dall' FMI al 2,8 per cento, contro il pronostico precedente che superava il 3 per cento.
Il tasso d' inflazione ha scavalcato dello 0,3 per cento il tetto massimo concesso del 2 per cento.
I motivi di questa svolta sono stati attribuiti alla crescita esplosiva del prezzo del petrolio, ai problemi del settore agricolo e alla svalutazione dell' euro.
Gli Stati membri più dipendenti dalle esportazioni hanno risentito in special modo della brusca frenata nell' economia statunitense.
Nella relazione di iniziativa dell' onorevole Katiforis, resa più precisa dalle numerose proposte di emendamento del gruppo EVP, viene sottolineata l' importanza dei controlli previsti dai programmi di stabilità e di convergenza per la cooperazione economica in Europa.
Come ha ribadito l' onorevole Herzog, non è giustificato alcun cedimento al lassismo; la riduzione del debito pubblico deve rimanere una priorità assoluta.
Nel contempo occorre investire in maniera mirata nelle reti telematiche, nella tecnologia, nella ricerca e nello sviluppo.
Solo così potremo avvicinarci all' obiettivo molto ambizioso formulato a Lisbona: la trasformazione dell' Europa nel polo economico più competitivo, dinamico e basato sulla conoscenza.
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L' istruzione e la formazione professionali dovranno essere ridefinite di conseguenza.
Il life long learning assurge troppo spesso a slogan privo di significato invece di essere compreso a fondo e i programmi scolastici e formativi non sono ancora improntati su questo principio.
I colleghi von Wogau e Karas hanno già menzionato la stabilità dell' euro e ribadito l' importanza del ruolo svolto con discrezione dalla BCE e da Wim Duisenberg: l' euro rimane stabile a dispetto di tutte le richieste di natura politica avanzate da diversi schieramenti.
<P>
La stabilità della struttura mi sta particolarmente a cuore.
La politica economica e sociale dei nostri Stati deve trarre il meglio dalla procedura di bench marking e dallo scambio delle pratiche migliori.
Al momento il mio paese funziona invece alla rovescia e ha adottato proprio le pratiche peggiori.
La Germania è divenuta il fanalino di coda della crescita in Eurolandia con un tasso che non raggiunge neppure il 2,2 per cento.
Almeno adesso è tramontata l' epoca dell' ottimismo immotivato e la tendenza a minimizzare i problemi del Cancelliere Schröder!
I risultati dei programmi per l' occupazione, inadeguati rispetto all' entità del problema, si fanno attendere e Schröder cerca di insabbiare i propri errori stigmatizzando tutti i disoccupati come perdigiorno.
Chi mette in un unico calderone i parassiti sociali e i renitenti al lavoro, di certo anch' essi presenti, con coloro che da anni si sforzano disperatamente di trovare un lavoro criminalizza degli innocenti in maniera del tutto irresponsabile!
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L' esperienza insegna: grazie all' immissione in rete dei dati e delle informazioni siamo in grado di individuare con precisione le omissioni di ciascuno Stato membro.
Non è più possibile nascondere la polvere sotto il tappeto, essa viene messa a nudo dall' occhio attento dell' opinione pubblica europea.
Nessun paese dell' Unione può ormai prescindere da una disciplina di bilancio, dal ridimensionamento costante del debito e dalle riforme strutturali. Il risultato vale assolutamente la pena: stiamo lottando per la competitività e la stabilità.
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="FR" NAME="Bordes">
Signor Presidente, le Istituzioni europee considerano prioritario l' equilibrio di bilancio, ma tale posizione, come tutte le esortazioni alla prudenza in materia di bilancio, serve a mascherare il fatto che sono state ridotte le spese di bilancio per i servizi pubblici e per la tutela sociale.
Mentre non sono state toccate le spese atte a favorire in vari modi i grandi industriali.
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Se gli Stati nazionali, come le Istituzioni europee, limitassero le molteplici spese a favore dei grandi industriali, le economie che ne risulterebbero consentirebbero di assicurare lo sviluppo dei servizi pubblici, riducendo la disoccupazione grazie ai posti di lavoro creati negli ospedali pubblici, nei trasporti pubblici, nell' istruzione nazionale, mantenendo al contempo un' eccedenza di bilancio.
Ma tutto ciò non è destinato ad accadere, in quanto le Istituzioni europee, come gli Stati nazionali, sono concepiti per servire la grande industria e non certo la maggioranza della popolazione.
Molte delle affermazioni contenute nella relazione ne sono la prova.
Ad esempio, nella relazione si arriva persino rallegrarsi del fatto che la disoccupazione sia passata dal 9,6% all' 8%, quanto una tale percentuale equivale a circa 15 milioni di uomini e di donne spinti verso la povertà in una delle regioni paradossalmente più ricche della terra.
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Allo stesso modo, la relazione approva tutto ciò che incrementa la flessibilità e la competitività, soprattutto del lavoro.
Si fa chiaramente portavoce dei ceti medi padronali contro l' insieme della classe lavoratrice.
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Voteremo ovviamente contro questa relazione.
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<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="EN" NAME="Villiers">
L'impegno dei conservatori britannici, come quello di altri partiti di centro-destra nell'Unione europea, è diretto ad ottenere servizi pubblici di alto livello ed adeguatamente finanziati; in caso di vittoria nelle elezioni di giugno puntiamo ad un massiccio incremento (circa 62 miliardi di sterline) della spesa pubblica in settori essenziali come l'istruzione e la sanità.
Siamo quindi favorevoli al paragrafo 6, mentre nutriamo riserve sul resto della relazione; in particolare ci lascia perplessi il paragrafo 4, poiché non siamo affatto dell'opinione che la "regola d'oro" sia un buon esempio che l'Europa debba seguire.
<P>
Si tratta semplicemente di uno dei numerosi sotterfugi con cui Gordon Brown trucca abilmente le cifre.
Questa relazione, assieme al Patto di stabilità e di crescita coi programmi di convergenza, dimostra chiaramente il nesso tra politica monetaria e politiche di tassazione e di spesa.
Il Patto riguarda tutti gli Stati membri dell'UE, ma le sanzioni da esso previste sono applicabili solo ai paesi dell'area dell'euro: questo è il nocciolo delle nostre riserve sulla relazione.
<P>
Uno dei motivi per cui ci opponiamo all'ingresso del Regno Unito nell'area dell'euro è il desiderio di mantenere nelle mani di una classe politica nazionale (e democraticamente eletta) il potere di imporre tasse e prendere decisioni in materia di bilancio e di spesa.
Non è affatto sorprendente che, nell'ambito dell'area dell'euro, siano state poste limitazioni alle decisioni in materia di spesa pubblica: infatti quando si ha, a tutti gli effetti, un conto in banca in comune con altre persone, si subiscono le conseguenze delle decisioni di queste ultime in materia di spesa, ed è quindi logico volere esercitare qualche forma di controllo su tali decisioni.
<P>
Le recenti vicende irlandesi sono un salutare avvertimento: esse ci ricordano infatti che, entrando nell'euro, un paese accetta ben più che un tasso d'interesse unificato. La conseguenza principale è che le decisioni in materia di fisco e di spesa pubblica non saranno più prese in piena autonomia nelle capitali nazionali.
Ciò desta i timori di molti cittadini del Regno Unito, i quali trovano inquietante la prospettiva che il bilancio elaborato da un Cancelliere dello scacchiere venga giudicato dal Consiglio ECOFIN, dalla Commissione o dalla Banca centrale europea, i quali potrebbero informare il malcapitato Cancelliere che non gli è consentito aumentare gli stanziamenti a favore di scuole e ospedali, o di altri servizi pubblici di enorme importanza per gli abitanti del Regno Unito.
Questo è già avvenuto in Irlanda e potrebbe avvenire nel Regno Unito.
Vorrei insistere sul fatto che la strada per condurre l'Europa ad un'autentica prosperità economica è invece quella (descritta con eloquenza dall'onorevole Karas) di una riforma strutturale dell'economia che sfoci in una prosperità sostenibile, nella crescita dell'occupazione e nella riduzione della disoccupazione.
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<SPEAKER ID=24 NAME="Solbes">
Signor Presidente, vorrei innanzitutto esprimere la mia soddisfazione per la relazione sui programmi di stabilità e di convergenza presentata dall' onorevole Katiforis su iniziativa del Parlamento.
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Si è conclusa nel mese di marzo l' analisi svolta dal Consiglio ECOFIN sulla terza serie di programmi da noi presentati.
L' attento controllo sulle politiche di bilancio, in seguito all' avvio del Patto di stabilità e di crescita, risulta estremamente appropriato ed efficace.
Non so se, come affermava l' onorevole Karas, tale elemento di controllo concorrerà alla stabilità politica o semplicemente al mantenimento di un forte impegno in materia di deficit pubblico.
<P>
Gli Stati membri sono riusciti, mediante un approccio coordinato, a consolidare il bilancio.
Secondo le cifre di cui attualmente disponiamo, sono dieci gli Stati membri che prevedono un' eccedenza o un pareggio nei loro conti pubblici.
Tutti, salvo il Regno Unito, potranno contare su una situazione di equilibrio entro il 2004.
Il debito pubblico si sta riducendo e auspichiamo che nell' anno in corso possa attestarsi al di sotto del 60 percento in undici dei quindici Stati membri dell' Unione.
Ritengo, pertanto, che siano stati compiuti notevoli progressi, ottenendo in Europa, come affermava l' onorevole Katiforis, una situazione di stabilità economica in materia di bilancio.
<P>
Certamente, il problema del risanamento delle finanze pubbliche, che ha stimolato notevoli passi avanti, a lungo termine pone problemi di sostenibilità nonché di qualità delle finanze pubbliche.
La Commissione ritiene necessario compiere sforzi in entrambe le direzioni, al fine di ridurre i deficit attuali, e raggiungere quanto possibile una posizione equilibrata nei bilanci pubblici.
In taluni casi si registrano ancora debiti eccessivamente alti che dovranno essere corretti, soprattutto in previsione di problemi di bilancio futuri.
<P>
Al riguardo, vorrei segnalare alcune questioni già citate da alcuni oratori, ad esempio, dalla onorevole Randzio-Plath - ma non solo - la quale ha sottolineato la necessità di migliorare la qualità delle finanze pubbliche.
Parlando di qualità delle finanze pubbliche ci riferiamo a problemi a breve, ma anche a medio e lungo termine.
A breve termine, per quanto riguarda le riforme fiscali che consentiranno una migliore gestione delle imposte; a medio termine, per quanto riguarda una migliore spesa pubblica - in seguito mi soffermerò sull' investimento pubblico, come sottolineato nella relazione Kataforis.
Infine, a lungo termine emerge il problema dell' invecchiamento della popolazione che attualmente è senza dubbio una delle nostre preoccupazioni fondamentali.
<P>
Le strategie a medio termine definite dagli Stati membri nei loro programmi ci permettono di individuare chiaramente le priorità: conciliare i punti di vista degli uni e degli altri per un migliore coordinamento delle nostre politiche di bilancio.
<P>
Vorrei approfondire, tuttavia, alcune questioni sollevate dall' onorevole Katiforis nella sua relazione.
In primo luogo, vorrei formulare alcune osservazioni pratiche sull' importantissimo tema dell' investimento pubblico a cui l' onorevole Katiforis ha rivolto un' attenzione particolare nella sua relazione.
Concordo innanzitutto sul fatto che in molti Stati membri l' investimento pubblico è stato ridotto, potremmo dire, in modo indebito durante il consolidamento del bilancio degli anni 90.
In secondo luogo, è vero che il miglioramento della situazione dovrebbe consentirci di considerare prioritaria la spesa pubblica di investimento.
Saremmo in linea con quanto è stato stabilito a Lisbona e l' idea fondamentale, al riguardo, è migliorare il nostro potenziale di crescita.
In terzo luogo, vorrei sottolineare che l' investimento pubblico non è incompatibile con l' investimento privato, che possono esservi sinergie e interazioni tra di essi e che vi è spazio per metodi innovativi di finanziamento.
Inoltre, molto spesso il settore pubblico non consente di agire in modo isolato, come avveniva tradizionalmente.
<P>
La priorità all' investimento pubblico, su cui concordo pienamente, non deve, tuttavia, far dimenticare l' altra faccia della medaglia: un maggiore investimento pubblico non significa necessariamente un deficit più elevato.
Insistiamo sulla necessità di risolvere il problema infondendo un nuovo orientamento a un certo tipo di spesa e mantenendo sotto controllo il deficit pubblico.
Il controllo di bilancio del deficit pubblico è fondamentale.
Occorre giungere a tale situazione di equilibrio a medio termine e, al riguardo, determinate misure come la regola d' oro, adottate nel Regno Unito, sono utili soltanto se l' investimento pubblico può essere finanziato col deficit o col debito.
Tuttavia, tale deficit o debito non deve superare i limiti stabiliti e bisogna, pertanto, dare priorità a un determinato tipo di spesa rispetto ad un altro.
<P>
Pertanto, quando si tratta di promuovere l' investimento pubblico non si parla in alcun modo di indebitamento incontrollato né di incremento netto della spesa pubblica.
Un incremento dell' investimento che sfociasse nel superamento del livello di deficit o dei livelli di spesa attualmente previsti, non sarebbe assolutamente accettabile per la Commissione.
<P>
Il paragrafo 10 della proposta di risoluzione si riferisce a un calendario più armonizzato per la presentazione dei programmi degli Stati membri.
Siamo d' accordo su questo punto e abbiamo sempre riconosciuto la necessità di aggiornare i programmi prima delle procedure di bilancio.
Abbiamo insistito su questo punto e continueremo a farlo augurandoci che in futuro sia almeno possibile aggiornare tali programmi in concomitanza con l' avvio delle procedure di bilancio.
<P>
L' onorevole Katiforis sottolinea la necessità di disporre dei documenti della Commissione.
Si tratta di un vecchio dibattito.
In quanto Commissione, riteniamo importante che il Parlamento disponga di più informazioni possibili.
Siamo tuttavia consapevoli di ciò che non è importante trasmettere all' opinione pubblica. In molti casi si tratta di piccole precisazioni e differenze fra la proposta della Commissione e la decisione finale del Consiglio.
Il dibattito deve basarsi, a nostro parere, sugli elementi che alla fine il Consiglio adotta.
Per questa ragione riteniamo che diffondere documenti preliminari complicherebbe il processo anziché agevolarlo.
<P>
Passo, infine, al paragrafo 9, relativo alle previsioni macroeconomiche della Commissione.
Tali previsioni, formulate separatamente dalla valutazione dei programmi, vengono, come è noto, elaborate due volte l' anno e pubblicate non appena pronte.
Le più recenti, svolte a primavera e appena pubblicate, sono state trasmesse al Parlamento il 25 aprile e mettono in luce talune questioni di grande interesse, citate anche oggi in questa sede.
Riguardo al problema irlandese, la nostra posizione è chiara: in Irlanda sono state semplicemente applicate le norme in vigore.
Altra questione importante è la crescita meno sostenuta a causa della situazione americana.
Alcuni di voi hanno proposto, mi è sembrato, un cambiamento della politica di bilancio a sostegno di un miglioramento della crescita.
A nostro parere, con una crescita del 2,8 percento, come risulta dalle previsioni della Commissione, vi è ancora un margine netto per progredire con i programmi di stabilità così come definiti.
Pertanto, la Commissione ribadisce la necessità di sostenere l' attuazione di tali programmi di stabilità, senza escludere che in una situazione di minore crescita economica possano funzionare gli stabilizzatori automatici.
<P>
Sono questi gli elementi che intendevo mettere in evidenza.
Ringrazio, infine, l' onorevole Katiforis per il lavoro svolto e tutti quanti per i commenti, le critiche e i suggerimenti.
Molte grazie.
<P>
<SPEAKER ID=25 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Commissario.
<P>
La votazione si svolgerà alle 11.00.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Internet II
<SPEAKER ID=26 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0116/2001) presentata dall' onorevole Harbour a nome della commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia sull' Internet di prossima generazione: necessità di un' iniziativa di ricerca dell' UE.
<P>
Ha la parola il relatore, onorevole Harbour, per sette minuti.
<P>
<SPEAKER ID=27 NAME="Harbour">
E' per me un grande piacere presentare al Parlamento questa relazione a nome della commissione per l'industria.
Si tratta di una relazione d'iniziativa della commissione per l'industria, ed è quindi un privilegio lavorare su un numero piuttosto limitato e selezionato di queste relazioni, di cui - a nome della mia commissione - io sono il custode.
<P>
Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare tutti i colleghi che hanno offerto il loro contributo alla relazione e coloro che, nel settore dell'industria e in seno alla Commissione, mi hanno aiutato a compiere un lavoro esauriente.
Sono lieto di constatare che la relazione finale riflette tutti questi contributi; in sede di commissione essa è stata approvata all'unanimità, e spero che oggi in Parlamento riceva un sostegno altrettanto convinto.
La relazione vuol essere un chiaro messaggio per la Commissione ed il Consiglio: il Parlamento desidera che questo cruciale settore (l'evoluzione dell'Internet di prossima generazione e delle comunicazioni elettroniche) si rifletta nelle importanti decisioni sul sostegno alla ricerca che verranno prese fra breve nell'ambito del Sesto programma quadro.
So che numerosi colleghi, i quali interverranno nel dibattito di oggi, partecipano attivamente anche a questo programma.
<P>
Vorrei affrontare le tre questioni principali cui ho cercato di dare risposta nella mia relazione: perché questa relazione è così importante?
Perché nel presentarla usiamo il termine "iniziativa"?
Qual è il nostro obiettivo e come intendiamo raggiungerlo?
<P>
Anzitutto, sono convinto che tutti i deputati di questo Parlamento comprendano con sempre maggiore chiarezza l'importanza strategica delle comunicazioni elettroniche e di Internet.
Ma quale contributo possono offrire la Commissione e la ricerca che gode di finanziamenti pubblici?
La relazione argomenta che esistono ottimi motivi per sostenere il lavoro preconcorrenziale nei prossimi stadi evolutivi di questa tecnologia; inoltre - sosteniamo - il lavoro preconcorrenziale sarà alla base della futura competitività di tutti gli operatori - industria e fornitori di servizi - impegnati in questa cruciale attività (governi compresi).
<P>
L'adozione dello standard GSM nelle telecomunicazioni mobili ci ha fatto toccare con mano l'importanza del lavoro preconcorrenziale nel fissare gli standard, i protocolli e la struttura stessa del prossimo e più evoluto stadio delle comunicazioni.
I motivi per cui dobbiamo agire sono chiari, ma quale dev'essere il nostro obiettivo in tale contesto?
Dobbiamo riuscire a prevedere in anticipo quali tecnologie si renderanno necessarie in un mondo in cui l'ampiezza dell'intero sistema di distribuzione delle comunicazioni elettroniche sarà assai maggiore di oggi.
Gli investimenti in questo campo sono in atto già oggi e continueranno nel futuro, e quindi i nostri progetti devono guardare a un mondo con una notevolissima capacità infrastrutturale a banda larga; nel nostro gergo questo termine indica la capacità dei fili o delle onde attraverso cui gli utenti comunicano tra di loro o con i fornitori di servizi.
<P>
L'architettura che dobbiamo sviluppare sarà assai differente da quella odierna, in cui la capacità è limitata.
Uno dei punti chiave della relazione è la proposta di usare la rete di ricerca già finanziata dalla Commissione (la rete Géant) per sostenere con efficacia i progetti che si avvalgono di questa rete di ricerca dall'amplissima capacità; ciò per anticipare la complessiva evoluzione delle infrastrutture che in futuro sarà indotta dal mercato.
<P>
Queste sono le linee essenziali della struttura del sistema, ma oltre a ciò vi sono altre aree di intervento pubblico in cui vogliamo svolgere ricerche.
I problemi della sicurezza e della protezione dei dati sono di importanza evidente e sempre maggiore, considerando la facilità e la rapidità con cui circolano i nostri dati personali.
Quest'intreccio di questioni diviene via via più importante perché - in un mondo avvolto in una rete di collegamenti senza fili - vi sarà un numero sempre più elevato di apparecchi che riversano nel sistema informazioni concernenti noi stessi, la nostra casa e la nostra automobile.
<P>
Vi sarà quindi un nuovo tipo di dati personali, usato in maniera positiva per controllare il funzionamento della nostra automobile o del sistema di sicurezza di casa; se però qualcuno riuscisse ad accumulare e riunire questi dati, lo farebbe per scopi tutt'altro che benevoli.
Bisogna quindi giungere a una diversa concezione della protezione dei dati, incapsulando insieme i dati stessi, affinché non sia possibile consolidarli in maniera non autorizzata.
<P>
Dobbiamo considerare attentamente le nuove possibilità offerte dalle tecnologie senza fili: c'è per esempio la possibilità di utilizzare per le transazioni commerciali le informazioni contenute nelle apparecchiature personali o nei telefoni cellulari, e quella di portarci appresso, in previsione di un'emergenza, le informazioni sanitarie che ci riguardano. Un altro problema da meditare è quello delle aree in cui saranno distribuiti dati strettamente riservati.
<P>
Dobbiamo dedicare la nostra attenzione anche ai nuovi prodotti che consentiranno di usare la tecnologia senza fili per trasportare trasmissioni video o accedere a trasmissioni selezionate che attraverserebbero o avvolgerebbero il nostro ambiente. In che modo, per esempio, potremo accedere alla nostra stazione TV locale nei più disparati punti del mondo?
E come pagheremmo questo servizio? Questa tecnologia ci avvantaggerà veramente dal punto di vista competitivo.
<P>
Dopo aver delineato il contenuto delle tre questioni trattate nella relazione, vorrei concludere spiegando come intendiamo proseguire.
La relazione costituisce un contributo al dibattito sulla politica di ricerca nell'ambito del Sesto programma quadro; il nostro voto odierno ci permetterà di inserirci (al momento più opportuno) nell'attuale discussione sulle strategie.
Dobbiamo chiedere che la Commissione, nel portare avanti quest'iniziativa, si sforzi anche di costruire - intorno a queste tecnologie - una rete di eccellenza.
Questo è uno dei settori che rientrano già nei progetti della Commissione, ma ovviamente è anche una priorità per questa particolare area tecnologica.
Stiamo anche cercando di individuare il tipo di progetti integrati fra settore pubblico e settore privato che la Commissione indica nella sua proposta.
<P>
Per concludere, raccomando vivamente questa relazione al Parlamento; vorrei ribadire che il Parlamento considera estremamente importante che la Commissione porti avanti tale questione nelle sue future strategie.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Erika">
Signor Presidente, non cerco in alcun modo di blandire l' onorevole Harbour esprimendo questo ringraziamento sincero per la sua eccellente relazione.
Mi congratulo per la relazione di iniziativa che da un lato riesce a illustrare tutte le misure della Commissione e dall' altro lato è ricca anche di spunti personali.
Desidero ringraziare il collega Harbour per l' apertura con cui ha accolto le nostre posizioni, proposte e richieste di emendamento.
Rivolgo parole di gratitudine analoghe anche alla Commissione, la quale negli ultimi anni ha dato prova di saper presentare iniziative proprie in un settore tanto importante e di realizzarle poi sulla scena internazionale.
<P>
In questo campo ci confrontiamo con avversari fortissimi - ma preferirei definirli piuttosto i nostri partner internazionali - tra i quali spiccano naturalmente gli Stati Uniti.
Diventa sempre più importante sviluppare un' idea chiara delle prospettive future che attribuiamo a Internet.
Mi pregio di ringraziare con franchezza la Commissione, pur non tralasciando il Consiglio, per lo spirito innovatore con cui ha affrontato questo ambito.
<P>
Desidero riprendere alcuni punti sollevati dall' onorevole Harbour.
Questa iniziativa è incentrata per lo più sulla ricerca e sull' avvenire di Internet.
Essa mi pare di una certa rilevanza, in quanto anticipa le tendenze future con una prospettiva generale che trascende le iniziative stesse intraprese finora dalla Commissione, come ha già evidenziato il collega Harbour nel suo discorso.
<P>
Come si può anticipare lo sviluppo futuro di Internet?
E' un campo difficile quello in cui ci muoviamo; le previsioni sono difficili in questo settore, come d' altronde in molti altri.
Si tratta di un campo in rapida trasformazione che necessita di una regolamentazione. Per questo è sempre più essenziale prevedere il tipo di normalizzazione che sarà necessario.
Sempre più spesso ci si pone il quesito: i cittadini e i consumatori come accolgono e comprendono questo strumento?
E' importante creare un clima di reale fiducia, affinché non ci sia solo una tecnologia fantastica, disciplinata da norme intelligenti e avvedute, definita da standard lungimiranti, bensì anche cittadini e consumatori disposti a investire in questo settore, ovvero che non si limitino a usare la linea telefonica per interloquire ma la impieghino in futuro come mezzo per lo svolgimento dei propri affari.
Gli investimenti del settore dovranno essere molto più sostanziali che in passato.
Invito la Commissione a moltiplicare gli sforzi volti a rafforzare la fiducia.
<P>
Concludo con una preghiera e un' esortazione rivolte alla Commissione: la invito a far sì che tutte le iniziative per la promozione di Internet siano alla fine riunificate in un' unica iniziativa trasversale con un' impostazione coerente.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="NL" NAME="Plooij-van Gorsel">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, mi trovo pienamente in accordo con le ultime parole della onorevole Erika Mann.
Desidero ringraziare il relatore per la splendida collaborazione avviata in seno alla commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia per l' elaborazione di questa relazione d' iniziativa.
<P>
Signor Presidente, in tutta l' Unione europea si investe troppo poco nelle tecnologie dell' informazione e delle comunicazioni, sia da parte dell' industria sia da parte dei governi.
Si prenda, per esempio, il Sesto programma quadro: per le tecnologie dell' informazione sono previsti 3,6 miliardi di euro, ma è troppo poco.
Cosa serve per trasformare l' Europa nell' economia basata sulle conoscenze più competitiva e dinamica al mondo, come deciso a Lisbona?
<P>
Innanzi tutto serve, naturalmente, una buona infrastruttura e mi riferisco alla banda larga.
Ovviamente, nella mia ottica di liberale, la responsabilità in questo caso non ricade primariamente sui governi.
Tuttavia, a livello europeo è necessaria, naturalmente, una rete di ricerca transeuropea superveloce e questo è chiaramente un compito che spetta all' Unione europea, come ha poc' anzi affermato la onorevole collega.
Invito quindi il Commissario a porsi obiettivi decisamente più ambiziosi.
<P>
Serve inoltre un contenuto qualitativamente valido.
Anche in questo caso la mancanza di capitale rappresenta un grosso ostacolo, soprattutto per l' innovazione.
Il settore del contenuto è costituito da giovani imprese e da imprese di media dimensione orientate all' esportazione e, a causa della turbolenza dei mercati, vi è scarsa disponibilità all' erogazione di capitali di rischio.
In Europa esistono inoltre forti differenze regionali sotto il profilo dell' offerta di capitali.
Questo scenario è responsabile dell' arretratezza europea rispetto agli Stati Uniti, dove gli investimenti di capitale di rischio in contenuto digitale e attività correlate ad Internet sono da 3 a 4 volte superiori a quelli europei.
<P>
Questi investimenti conducono ora a innovazione e a una più forte crescita economica nonché, ovviamente, alla creazione di posti di lavoro.
Il settore pubblico dovrebbe svolgere un ruolo più significativo per migliorare la situazione raggruppando domanda e offerta nell' Unione europea.
<P>
Infine, signor Presidente, per la prima volta nella storia la tecnologia funge da pungolo del diritto pubblico.
Chiedo pertanto al Commissario per quale motivo il tema "cittadini e governance nella società europea delle conoscenze" , per il quale il sesto programma quadro prevede 225 milioni di euro, non venga inserito nell' ambito delle "tecnologie nella società dell' informazione" .
<P>
Signor Presidente, anche i governi dovranno adeguarsi alla società dell' informazione.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="DE" NAME="Schröder, Ilka">
Signor Presidente, la relazione ottiene il mio plauso nella misura in cui ritengo sia utile perfezionare le nuove tecnologie.
A mio avviso esse sono importanti per agevolare la comunicazione, per fornire uno strumento concreto a molte persone e consentire loro di contattare chiunque desiderino in maniera del tutto autonoma.
Un elemento chiave è quello dell' auto-determinazione nell' informazione; ciò ci rinvia subito all' ostacolo più difficile da sormontare per una rete e un sistema di comunicazione liberi.
Molti oratori hanno già parlato della fiducia del consumatore.
Questo concetto è secondo me molto allusivo e suggerisce l' intenzione di instaurare un clima di fiducia in modo di indurre i consumatori a credere che gli strumenti di comunicazione siano sicuri.
Una valenza ben diversa è data al concetto di privacy, tramite il quale s' intende designare una forma di comunicazione realmente sicura. Data questa differenza concettuale desidero ribadire la mia opinione personale, secondo cui l' obiettivo effettivo dovrebbe essere la tutela della privacy, ossia la garanzia di una comunicazione sicura.
<P>
Esiste un problema: continuiamo a promuovere forme di sorveglianza anche su scala europea.
Stando a un' argomentazione diffusa, Internet ha prodotto nuovi reati o è diventato perlomeno un nuovo strumento in mano alla criminalità.
Le contromisure adottate lasciano a intendere che sia possibile arginare questa nuova ondata criminosa con metodi di polizia, opinione questa dalla quale mi discosto.
Misure di tal fatta sono in grado di dissuadere al massimo i criminali più sprovveduti e non possono portarci molto lontano.
Com' è ovvio, molti individui che operano con fini illegittimi nel digitale sanno benissimo come eludere le misure di sorveglianza.
<P>
Malgrado la relazione si occupi di tutela dei dati agli articoli 10 e 13, viene richiesta solo la protezione dei dati rilevanti dal punto di vista economico e sanitario.
A mio avviso, la privacy deve riguardare qualsiasi tipo di dato personale.
Tutti devono avere la facoltà di auto-determinare l' informazione. Per questo il mio motto è: ridurre la sorveglianza e incrementare la privacy!
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Signor Presidente, sostengo senza riserve la legislazione tesa ad aggiornare la qualità e gli standard delle infrastrutture delle telecomunicazioni nell'Unione europea.
Oggi la costante evoluzione del lavoro impone la conoscenza dei nuovi e moderni strumenti di telecomunicazione e la possibilità di accedervi.
Tuttavia, qualsiasi cambiamento delle nostre infrastrutture di telecomunicazione dovrà essere equo ed equilibrato.
E' perciò indispensabile che ai nuovi operatori che si affacciano sul mercato non sia permesso di scegliere le aree urbane più ampie e redditizie per utilizzare queste importanti nuove tecnologie.
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Tutti i governi devono impegnarsi senza esitazioni affinché le aree urbane, e soprattutto quelle rurali, godano di telecomunicazioni dello stesso livello.
Questo impegno a garantire l'accesso generalizzato per le aree urbane e rurali deve costituire un elemento intrinseco delle politiche attuate dai vari organismi regolatori che operano all'interno del mercato.
La nuova tecnologia può offrire un preziosissimo contributo a un'efficace politica di sviluppo rurale, e costituirà altresì un fattore essenziale per creare nuova e vitale occupazione nelle aree rurali, oltre che per affrontare il problema dello squilibrio urbano/rurale (questione che per il nostro Parlamento rappresenta una priorità).
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Apprezzo particolarmente l'opera del Commissario europeo per la tutela dei consumatori, David Byrne, il quale ha individuato nuovi meccanismi per regolare i diritti dei consumatori che sottoscrivono contratti in Internet.
Le attività economiche realizzate col sostegno delle telecomunicazioni elettroniche costituiscono ora un importante volano sia per il positivo sviluppo delle attività commerciali che per lo sviluppo economico dei nostri paesi.
Esse ci offrono una nuova e irrinunciabile modalità per condurre transazioni commerciali, e hanno inoltre vastissime implicazioni economiche e sociali.
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, l' Internet di nuova generazione consente numerose applicazioni interattive.
In questo senso un ruolo guida spetta non alla tecnologia, ma alle esigenze dell' utente.
La relazione Harbour, invece, ha un contenuto a forte orientamento tecnologico.
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La responsabilità del settore pubblico va oltre la realizzazione di infrastrutture.
Il relatore trascura di dire che compito dei governi è anche di studiare come i cittadini possano beneficiare della nuova generazione di Internet.
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La tecnologia può innanzi tutto contribuire a una più forte coesione sociale, ad esempio grazie alla maggiore disponibilità di tempo libero per i contatti sociali che deriva dalla sostituzione di operazioni standard.
Giacché questo processo non è automatico, occorre studiare quali possono essere le applicazioni in grado di rafforzare la coesione sociale.
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In secondo luogo viene poco evidenziato anche l' aspetto della sicurezza e del contenuto.
La sicurezza dell' infrastruttura è importane, ma la tecnologia spesso non esclude gli abusi.
Il relatore avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione alle implicazioni internazionali delle nuove tecnologie e alla normativa nuova e attuale.
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Infine, la riduzione del divario di conoscenze richiede che tutti i gruppi della popolazione possano apprendere rapidamente le modalità d' uso delle nuove tecnologie.
E' indispensabile studiare, per i gruppi più deboli, i bisogni, le condizioni e le strutture necessarie.
I risultati potranno così essere integrati già nella fase di sviluppo delle nuove applicazioni.
Gruppi specifici potranno quindi beneficiare di un sostegno supplementare.
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In breve, le nuove applicazioni meritano maggiore attenzione di quanta non sia stata ad esse riservata nella relazione.
L' obiettivo di una società delle conoscenze per tutti richiede una maggiore considerazione per gli aspetti politici menziona
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<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="EN" NAME="Ford">
Signor Presidente, innanzitutto desidero congratularmi con il relatore Malcom Harbour per la sua relazione d'iniziativa sull'Internet di prossima generazione: la necessità di un'iniziativa di ricerca dell'UE.
Il caloroso sostegno di cui ha goduto questa relazione traspare dalla sua adozione unanime in sede di commissione, nonché dall'assenza di emendamenti; sembra veramente che il Parlamento si sia schierato senza riserve a favore della relazione.
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Noi del gruppo socialista accogliamo con particolare favore alcune priorità individuate nella relazione: l'inclusione nel Sesto programma quadro di iniziative di ricerca sull'Internet di prossima generazione; lo sviluppo di una capacità infrastrutturale a banda larga; il rapido allestimento di una rete di ricerca transeuropea superveloce.
Vogliamo far sì che le iniziativa di ricerca dell'UE fungano da complemento della ricerca indotta dal mercato, evitando così conflitti e doppioni.
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Vi sono però almeno quattro settori in cui è necessaria maggiore chiarezza: innanzitutto nel paragrafo 2 si afferma la necessità di una ricerca preconcorrenziale.
Concordiamo sul fatto che essa debba essere preconcorrenziale anziché non concorrenziale (che sarebbe una cosa diversa); il modello cui guardiamo è quello giapponese, nel quale funzionano cartelli di ricerca in cui diversi operatori collaborano allo sviluppo di una nuova tecnologia, prima di separarsi per competere reciprocamente quando si avvicina il momento dell'ingresso sul mercato.
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In secondo luogo, il paragrafo 7 parla di neutralità delle misure dal punto di vista tecnico; è una bella cosa, purché non si traduca in un'inerte attesa dell'elaborazione della tecnologia.
Dobbiamo partecipare con flessibilità a questo processo, ma dobbiamo parteciparvi attivamente.
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In terzo luogo, passando alla sicurezza dei sistemi, è ovvio che dobbiamo essere in grado di proteggere questa generazione Internet (come pure la prossima), permettendo agli utenti di effettuare transazioni che implichino spostamenti di denaro e di trasmettere informazioni riservate.
Spero che la Commissione esaminerà sia la tecnologia che gli interventi legislativi necessari per garantire l'applicazione di livelli di criptaggio tali da proteggere gli utenti senza aiutare i criminali.
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Veniamo infine al fondamentale tema dell'accesso generalizzato.
La Commissione dovrà garantire il raggiungimento di questo obiettivo, esteso a tutti e non solo agli abitanti delle aree urbane.
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<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, mi congratulo con Malcolm Harbour per questa relazione altamente specialistica, in cui vengono affrontate diverse questioni importanti.
La relazione precisa anche che la società del futuro sarà una società mobile e basata su Internet e credo che noi deputati fungiamo già da cavie per quanto concerne la funzionalità o meno di tale mobilità.
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La relazione evidenzia inoltre il rapido susseguirsi dei cambiamenti in questo ambito; peraltro, dal momento in cui l' onorevole Harbour ha concluso il suo lavoro, le condizioni del mercato dei capitali si sono modificate.
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L' unica cosa che mi sento di dire oggi al Commissario è che spero che l' organizzazione della Commissione sia sufficientemente flessibile per tener conto della necessaria cooperazione fra servizi diversi e per poter reagire tempestivamente alle modifiche necessarie.
Credo che anche questo aspetto dovrà essere preso in considerazione nel Libro bianco sul buongoverno europeo.
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Occorre un migliore coordinamento delle attività della Commissione, come ricordato anche dalla onorevole Erika Mann.
E' inoltre evidente che Internet comporterà una serie di sfide per le amministrazioni, sfide in cui la competizione per la trasparenza fra amministrazioni diverse sarà d' obbligo - e la Commissione deve vincere questa gara.
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<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
L'impeccabile relazione dell'onorevole Malcom Harbour ci invita ad esaminare la nostra iniziativa di ricerca, aspetto questo che apprezziamo e sosteniamo con convinzione.
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Rimane sempre necessario sottolineare un particolare: tra i vari tipi di ricerca di cui avremo bisogno ci sarà la ricerca scientifica (nel campo della fisica e della tecnologia dell'informazione) ma anche la ricerca socio-economica e giuridica; infatti, in particolare nel paragrafo 13, si affrontano i vitali problemi della riservatezza e della protezione dei dati.
Dovremo accertarci di disporre degli opportuni meccanismi di regolamentazione, e di essere in grado di affrontare adeguatamente i rischi e le minacce nonché di adottare le corrette soluzioni tecnologiche.
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Vorrei inoltre ribadire un'osservazione fatta dall'onorevole Hyland in merito al paragrafo 9: sono appena tornato da una visita alle Ebridi Esterne, compiuta durante la settimana bianca.
Queste tecnologie ci permetteranno di annullare gli svantaggi della periferia, e di rovesciare la secolare tendenza allo spopolamento che affligge le nostre regioni più isolate, a condizione di rendere disponibili, per esempio, abbondanti infrastrutture a basso costo, con una maggioreampiezza di banda, accessibili a condizioni eque.
Dobbiamo far sì che anche le regioni più periferiche possano sfruttare quest'occasione.
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<SPEAKER ID=36 NAME="Bolkestein">
Signor Presidente, innanzitutto desidero congratularmi con il relatore, onorevole Harbour, per la sua eccellente iniziativa.
La Commissione apprezza profondamente il costante interesse con cui il Parlamento europeo e la sua commissione per l'industria, il commercio esterno, la ricerca e l'energia seguono lo sviluppo e il radicamento di una società dell'informazione in Europa.
In effetti, nell'elaborare le sue relazioni sull'Internet di prossima generazione, la commissione per l'industria ci ha chiaramente additato l'importanza vitale del futuro sviluppo di questa infrastruttura.
Il momento in cui, secondo le previsioni, questa relazione verrà adottata è veramente opportuno poiché attualmente la Commissione sta preparando la comunicazione sugli specifici programmi attuativi del Sesto programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico; in tale comunicazione verranno affrontati i temi sollevati nella relazione dell'onorevole Harbour.
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L'Internet di prossima generazione si realizzerà grazie agli sviluppi della tecnologia e della politica.
Affinché l'Europa rimanga competitiva, è anzitutto essenziale garantire la crescita rapida e continua di Internet quale infrastruttura chiave per l'economia globale della conoscenza.
Cosa non meno importante, le nuove misure politiche andranno prese in base alle specifiche esigenze per tenere il passo con i rapidi sviluppi del mondo di Internet.
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Disponiamo di numerosi strumenti e risorse (e-Europe, le aree di ricerca europea, il programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, e-content, la rete europea di telecomunicazioni, i Fondi strutturali) per sviluppare rapidamente l'Internet di prossima generazione.
Coordinando adeguatamente le nostre attività con quelle degli Stati membri e della altre Istituzioni europee potremo perseguire questi ambiziosi obiettivi a vantaggio di tutti i cittadini europei, affinché l'accesso ai nuovi servizi sia garantito anche a coloro che hanno bisogni particolari, come i disabili e gli anziani.
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Il programma quadro (che è il principale strumento disponibile oggi in Europa) servirà a sostenere la ricerca per l'Internet di prossima generazione; questo lavoro, che si sta già attuando col Quinto programma quadro, troverà ulteriore rafforzamento nel Sesto programma quadro.
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Permettetemi di offrirvi alcuni esempi del nostro sostegno all'Internet di prossima generazione: anzitutto la Commissione ha lanciato un'iniziativa strategica per l'IBV6, il protocollo di prossima generazione; inoltre è stata formata una task force guidata dal settore dell'industria.
Ciò contribuirà alla rapida e continua evoluzione di Internet ed eviterà di mettere a rischio, nel lungo periodo, la competitività europea nelle tecnologie senza fili.
Con l'IBV6, l'Europa sarà pronta a fornire il potenziale di collegamento necessario ai miliardi di congegni che costituiranno il sistema nervoso della futura società dell'informazione.
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In secondo luogo, il progetto Géant (una rete paneuropea che si estende sia all'UE che ai paesi associati) ci ha consentito di cogliere un importante successo nello spiegamento delle nuove infrastrutture elettroniche.
In terzo luogo la Commissione prende nota che il Parlamento la invita a dar prova di maggiore ambizione nel porre in atto il progetto Géant, come hanno ribadito diversi deputati.
Si tratta di fornire servizi e potenziale di collegamento estremamente avanzati alle reti nazionali europee che operano nella ricerca e nell'istruzione; bisognerà raggiungere un livello che permetta a tali reti di svolgere un ruolo guida nella ricerca più avanzata, e a tale scopo, nei prossimi anni, dovremo portare Géant da 2,5 a 10 gigabit/secondo, e in seguito a 100 gigabit/secondo.
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In quarto luogo, svolgendo un ruolo centrale nella cooperazione globale con analoghe attività regionali in tutto il mondo (per esempio l'iniziativa Internet II negli Stati Uniti, CANET4 in Canada e così via) Géant fornirà quell'effetto moltiplicatore da cui potranno trarre vantaggio i grandi progetti infrastrutturali.
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Per mezzo del Sesto programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico e della nostra continua liberalizzazione dei mercati delle telecomunicazioni, la Commissione cerca di garantire le infrastrutture necessarie a sostenere lo sviluppo dei servizi Internet di prossima generazione in Europa.
Tutto questo servirà a sostenere direttamente la ricerca necessaria per sviluppare nuove tecnologie in settori quali la tecnologia dei fotoni, il software e l'hardware avanzati, le interfacce, eccetera.
Tali attività di ricerca dovranno affrontare i problemi posti dalle nuove esigenze, tra cui balza in primo piano quella di una maggiore sicurezza.
Il tema della sicurezza verrà trattato anche nella prossima comunicazione sulla sicurezza delle reti elettroniche, che speriamo di presentare in tempo per il Consiglio europeo di Göteborg.
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Per concludere vorrei dire che concordiamo pienamente con l'onorevole Harbour e la sua relazione, in cui si afferma che l'Internet di prossima generazione è strategicamente importante per l'Europa.
Abbiamo davanti a noi un'occasione unica: quella di sviluppare un'infrastruttura di cui possano beneficiare la comunità di ricerca e i cittadini europei.
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<SPEAKER ID=37 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 11.00.
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<CHAPTER ID=4>
Conti di taluni tipi di società
<SPEAKER ID=38 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0130/2001) presentata dall' onorevole Inglewood a nome della commissione giuridica e per il mercato interno, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE per quanto riguarda le regole di valutazione per i conti annuali e consolidati di taluni tipi di società [COM(2000) 80 - C5-0106/2000 - 2000/0043(COD)]
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EN" NAME="Inglewood">
Nel Financial Times di ieri, Arthur Levitt (ex presidente della commissione di vigilanza sulla Borsa degli Stati Uniti) scrive che "in tutto il mondo, gli investitori, le società di capitali quotate in Borsa, gli studi di commercialisti, i mercati azionari e gli organismi di regolamentazione si trovano oggi ad affrontare una delle sfide più impegnative del futuro sistema finanziario globale: quella di elaborare un sistema di rendicontazione finanziaria duraturo che si presenti uniforme e comparabile, abbia caratteristiche di alta qualità, e venga inoltre accettato in Europa come negli Stati Uniti, nei paesi sviluppati come in quelli emergenti.
Questa sfida nasce non tanto da una crisi quanto da un processo evolutivo".
Levitt continua: "la crescita esplosiva dei mercati e delle economie impone la costruzione di siffatto sistema.
Vi è un generale consenso sul fatto che, a lungo termine e su base globale, non esiste alternativa per garantire un'efficiente allocazione dei capitali".
<P>
Questa proposta fa parte della più ampia risposta che l'Unione europea fornisce alle sfide descritte da Arthur Levitt; in particolare essa si occupa dei problemi connessi agli strumenti finanziari di tipo relativamente nuovo (come per esempio i derivati e i fondi hedge).
<P>
La direttiva esige che gli Stati membri consentano o impongano ad alcune o a tutte le società di adottare il valore equo (anziché la contabilità a costi storici), nei casi in cui ciò sembri opportuno e secondo le modalità dettate dalla direttiva stessa.
In tale maniera si stabilisce un regime flessibile che consente agli Stati membri una notevole capacità discrezionale, in omaggio al principio di sussidiarietà, e conformemente alla loro valutazione delle circostanze.
<P>
La direttiva vuol essere un primo passo verso la creazione di un regime contabile europeo che soddisfi i requisiti del moderno mercato globale; in particolare tale sistema fornirà a coloro che consultano la contabilità delle società quel tipo di informazioni che essi vogliono, e hanno il diritto di conoscere.
<P>
La proposta che presentiamo oggi in Parlamento, corredata agli emendamenti che sono stati tutti approvati all'unanimità in sede di commissione, scaturisce dallo stretto rapporto di collaborazione che io, quale rappresentante della commissione giuridica, ho intrattenuto con il Consiglio e la Commissione, nel tentativo di giungere a una formulazione concordata che consentisse di approvare questa direttiva in un un'unica lettura.
<P>
Mi sembra che quest'opera sia stata conclusa in maniera soddisfacente, e perciò ne raccomando l'approvazione al Parlamento.
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<SPEAKER ID=40 NAME="Berenguer Fuster">
Signor Presidente, certamente la relazione in esame non è appassionante come altre di cui discuteremo in questa seduta, tuttavia si tratta di un lavoro eccellente per il quale vorrei congratularmi con l' onorevole Inglewood e con tutti noi.

<P>
Quando, durante una procedura di codecisione, il lavoro del Parlamento migliora, come nel caso in questione, la proposta della Commissione e rivela grande competenza tecnica, esso non si limita a offrire un contributo importante al processo di produzione normativa, ma accresce il prestigio del Parlamento stesso, incoraggiando l' estensione dell' ambito di applicazione della procedura di codecisione.

<P>
Ribadisco che la relazione in esame non risveglia grandi passioni, tuttavia essa riveste grande importanza dal punto di vista tecnico.
In particolare, assume grande rilevanza la proposta di aggiornamento delle direttive contabili, proposta che considero assolutamente necessaria per migliorare la trasparenza dei conti delle società.
<P>
Tradizionalmente, le norme di valutazione contabile delle società stabilivano la valutazione dell' attivo al prezzo di costo, il cosiddetto valore storico.
Tale criterio, adottato nelle direttive contabili, impediva manipolazioni contabili che avrebbero mascherato l' immagine reale della società.
<P>
Si trattava, cioè, di evitare che i gestori di una società rivalutassero artificiosamente elementi dell' attivo per distorcere l' immagine della società stessa.
Certamente, sono state accettate alcune irregolarità contabili, non da parte delle società ma, nel caso dei conti pubblici, da parte di taluni Stati membri per consentire loro di accedere all' euro.
Si è passati dal termine "irregolarità" a quello eufemistico di "contabilità creativa" .
<P>
Tuttavia, i criteri contabili riferiti al valore storico non erano immutabili e la complessità dei mercati finanziari attuali nonché l' uso crescente di prodotti finanziari sofisticati rendono necessario il passaggio dal valore storico a quello equo.

Quest' ultimo, incluso nella proposta di direttiva che approviamo, prevede limiti molto meno definiti, non è fisso come il valore storico ed esige strumenti più precisi per la sua incorporazione, criteri definiti negli emendamenti proposti e a cui daremo il nostro appoggio.
<P>
<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
Ha facoltà di parola il Commissario Bolkenstein.
Ricordo al Commissario che il suo intervento può prolungarsi fino alle 11.00.
La inviterei, Commissario, a cogliere questa occasione.
<P>
<SPEAKER ID=42 NAME="Bolkestein">
Signor Presidente, devo presumere dal suo invito che lei auspica che fino alle 11.00 io mi limiti a trattare del tema in esame, senza avere la possibilità di intervenire su altri argomenti, per esempio l' ultimo documento del Cancelliere federale Schröder sull' architettura dell' Europa del futuro.
Lei auspica che io mi limiti a trattare del tema in esame.
<P>
<SPEAKER ID=43 NAME="Presidente">
Oggi sono molto comprensivo, Commissario. A lei la parola.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="EN" NAME="Bolkestein">
Signor Presidente, conosco le regole. Possiamo quindi cominciare a trattare il tema in esame.
<P>
Vorrei rispondere ai due oratori che sono intervenuti, e in particolare al relatore.
Come saprete, la contabilità è un'invenzione europea: cinque secoli or sono il frate italiano Luca Pacioli sviluppò i principi contabili di base che vengono ancor oggi seguiti.
Nonostante l'importanza della coscienza storica, tuttavia, divenire oggetto di interesse storico non è un evento desiderabile; cerchiamo quindi di evitare che un destino siffatto tocchi alla contabilità in uso nell'Unione europea.
<P>
La direttiva fondamentale che tratta di contabilità, ossia la quarta direttiva sul diritto societario, ha ormai più di vent'anni (risale infatti al 1978); benché essa costituisca una solida base per la contabilità nell'Unione europea, non possiamo ignorare i fondamentali cambiamenti avvenuti nella prassi commerciale: fenomeni come i mercati di capitali, i futures, le opzioni su azioni, il leasing, Internet e l'euro nel 1978 praticamente non esistevano.
<P>

In effetti, la contabilità si è evoluta per adeguarsi ai mutamenti della prassi commerciale: nel 1995 la Commissione ha cominciato a partecipare attivamente ai lavori del Comitato internazionale sugli standard contabili, e tale partecipazione è sfociata nella recente proposta di un regolamento sugli Standard contabili internazionali (IAS) che spero di poter presto discutere in questo Parlamento.
<P>
Attualmente, la Commissione sta preparando l'aggiornamento delle direttive in materia di contabilità: presenteremo una proposta prima della fine dell'anno, come abbiamo annunciato nella comunicazione della Commissione sulla rendicontazione finanziaria nell'Unione europea.
<P>
Nel sentirmi discorrere della proposta di regolamento e dell'aggiornamento delle direttive in materia di contabilità, vi chiederete perché sia necessario modificare con questa proposta le direttive sulla contabilità e i conti bancari, introducendo per alcuni strumenti finanziari l'uso del valore equo.
Che bisogno abbiamo di questa proposta?
<P>
Negli ultimi anni numerosi Stati membri hanno elaborato legislazioni nazionali che consentono alle aziende di quei paesi di valersi degli Standard contabili internazionali; gli Stati membri però non possono emanare leggi che contrastino con la legislazione comunitaria, e perciò gli IAS si possono applicare solo nella misura in cui non emergano conflitti con le direttive in materia di contabilità.
<P>
Il concetto di valore equo, formulato negli IAS, costituisce per l'appunto uno di tali conflitti, e la proposta elimina il conflitto introducendo il valore equo nelle direttive sulla contabilità.
A contrario, in assenza di questa proposta, le società che ora usano gli IAS non avrebbero più potuto farlo a partire dall'anno fiscale 2001, quando gli IAS renderanno obbligatorio il valore equo.
<P>
Vorrei far notare che l'introduzione del valore equo nelle direttive in materia di contabilità si uniforma strettamente agli Standard contabili internazionali, e non consente l'uso del valore equo al di là dei limiti fissati in quella sede.
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La contabilità è una disciplina tecnica e talvolta persino esoterica; nondimeno, è importante mettere in luce gli elementi essenziali di questa proposta, che definisce il valore equo e gli strumenti finanziari per i quali, in conformità agli IAS, si può utilizzare il valore equo.
<P>
In secondo luogo, la proposta fissa anche le norme in base alle quali gli Stati membri possono definire la gamma delle società cui permettere o imporre l'uso del valore equo: per esempio, uno Stato membro può permettere o imporre il valore equo solo alle società quotate in borsa.
<P>
In terzo luogo, la proposta esige anche che tutte le società pubblichino le informazioni relative agli strumenti finanziari derivati (opzioni, swap, futures) nelle note concernenti i conti che possono avere un impatto significativo sulla posizione finanziaria della società; le piccole società, tuttavia, possono venire esentate da questa pubblicazione.
<P>
Uno degli emendamenti proposti dal Parlamento chiede di estendere la portata della proposta alle banche; nella prospettiva di un mercato unico dell'Unione europea, la Commissione sostiene quest'emendamento.
Le banche e le altre società competono, per procurarsi il capitale, sullo stesso mercato dei capitali, e quindi informazioni finanziarie raffrontabili sono un elemento cruciale per consentire un efficiente allocazione dei capitali alle società e garantire agli investitori una tutela adeguata.
Avendo esaminato con attenzione tutti gli emendamenti presentati alla sua proposta, la Commissione sostiene in questa sede tutti gli emendamenti dal n. 1 al n.
32.
<P>
In conclusione, spero che il Parlamento e il relatore contribuiranno ad evitare che la contabilità in uso nell'Unione europea diventi una curiosità storica; noi vogliamo invece che essa sia aggiornata e rivolta al futuro.
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<SPEAKER ID=45 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine">
Signor Presidente, vorrei fare un breve richiamo al Regolamento.
Dovevo partire martedì pomeriggio per Washington con la delegazione dei coordinatori della commissione provvisoria d' inchiesta Echelon, che si recherà in visita ufficiale negli Stati Uniti dal 9 all' 11 maggio.
L' ambasciata statunitense a Bruxelles mi ha appena comunicato che il mio visto è stato bloccato per ragioni politiche, la pratica è già stata avviata a Washington e l' ambasciata mi ha consigliato di annullare il mio viaggio con la delegazione.
<P>
Signor Presidente, se è possibile, vorrei che il Parlamento intervenisse presso le autorità americane, come ha già fatto l' onorevole Wurtz, presidente del mio gruppo, poiché credo che sarebbe scandaloso se fosse il governo statunitense a decidere chi deve far parte di una delegazione del Parlamento europeo.
<P>
(Applausi a sinistra)
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Presidente">
Onorevole Krivine, prendo nota della sua importante dichiarazione.
Spero che sarà trasmessa all' Ufficio nel più breve tempo possibile, affinché sia fatta luce su questa faccenda che effettivamente è molto grave.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="EN" NAME="Heaton-Harris">
Prendo la parola per un richiamo al Regolamento; conoscete senza dubbio i gravi problemi che affliggono l'offerta di istruzione secondaria nella mia regione (il Northamptonshire).
<P>
Ho invitato oggi nella tribuna del pubblico una signora, madre di due ragazzi, che abita a Earls Barton presso Wellingborough.
Il figlio maggiore della signora dovrebbe iniziare a frequentare un istituto di istruzione secondaria nel settembre prossimo; poco tempo fa egli ha indirizzato una petizione a questo Parlamento, perché l'Ufficio scolastico locale da cui egli dipende non gli ha assegnato un posto in nessuna delle scuole di sua scelta nella zona in cui il ragazzo risiede (e questo anche dopo un procedimento di appello che sarebbe indulgente definire irregolare).
Si tratta dello stesso Ufficio scolastico che, fino alla settimana scorsa, non era riuscito a trovare un posto in una scuola (o una qualsivoglia forma di istruzione) a 20 bambini della stessa zona.
<P>
Chiedo alla Presidente di scrivere al governo britannico per chiarire come ciò possa conciliarsi con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e in particolare con l'articolo 14, comma 3, che sancisce il diritto all'istruzione e, mi sembra, riguarda direttamente il caso di Lucy Payne e i timori di molti altri genitori del Northamptonshire.
<P>
<SPEAKER ID=49 NAME="Presidente">
Onorevole Heaton-Harris, la Plenaria prende atto dei problemi che lei ha evidenziato, le autorità competenti saranno consultate nel più breve tempo possibile.
<P>
<SPEAKER ID=50 NAME="Gawronski">
Signor Presidente, abbiamo saputo che questa mattina si è svolta una conferenza stampa, organizzata dal collega Vattimo, per presentare un libro italiano con intenti chiaramente diffamatori: un libro che già in Italia è stato oggetto di denuncia, un libro diffamatorio nei confronti di un membro del parlamento italiano.
Io credo che la sinistra, ancora una volta, mostri qui la sua tendenza a utilizzare le Istituzioni per chiari intenti di campagna elettorale italiana.
Vorrei chiederle, signor Presidente, chi ha dato l'autorizzazione a utilizzare la sala per questi obiettivi.
So che per utilizzarla è stato cambiato il titolo della conferenza stampa, nel senso che dal titolo è stato tolto questo elemento di campagna elettorale, ma il contenuto della conferenza era chiaramente di campagna elettorale italiana.
<P>
<SPEAKER ID=51 NAME="Presidente">
Onorevole Gawronski, ci informeremo sul reale contenuto di questa riunione.
<P>
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Vorrei tornare sulla questione che è stata sollevata dall'onorevole Krivine in merito alla visita della nostra delegazione ECHELON negli Stati Uniti, poiché si tratta di un punto di estrema gravità ed importanza.
Per ragioni politiche gli Stati Uniti hanno deciso di negare l'ingresso nel paese a un deputato democraticamente eletto di questo Parlamento: è una cosa assolutamente inaccettabile.
Quale diritto hanno gli Stati Uniti di decidere, per motivazioni politiche, che un parlamentare europeo democraticamente eletto non ha il diritto di entrare nel paese?
<P>
Gli Stati Uniti usano evidentemente due pesi e due misure: hanno concesso il visto d'ingresso a numerosi personaggi con differenti storie alle spalle (tra cui Gerry Adams e Nelson Mandela).
Ora, poiché non gradiscono la posizione politica di un deputato di questo Parlamento, hanno deciso di negargli il visto d'ingresso.
Si tratta di una questione diplomatica che dev'essere sollevata con urgenza.
<P>
<SPEAKER ID=53 NAME="Presidente">
Onorevole McKenna, ritengo che la Plenaria abbia preso atto di quanto sia grave l' annuncio fatto dall' onorevole Krivine.
Saranno prese le misure del caso.
<P>
<SPEAKER ID=54 NAME="Bigliardo">
Signor Presidente, innanzitutto vorrei richiamare l'Ufficio di presidenza ad una maggiore attenzione quando i parlamentari chiedono di parlare, perché è la quarta volta che resto inascoltato.
<P>
Detto questo, vorrei richiamare l'attenzione, sua e del Parlamento, su quanto sta accadendo in Italia, dove la collega Emma Bonino, assieme ad altri colleghi parlamentari europei, sta facendo uno sciopero della fame e della sete per garantire il diritto all'informazione durante la campagna elettorale.
Assieme ad Emma Bonino ci sono anche persone handicappate come Luca Coscioni, che ha rinunciato a dei farmaci per attirare l'attenzione del Presidente della Repubblica.
Sarebbe il caso che il Parlamento europeo istituisse un osservatorio sulle elezioni italiane per vedere se è garantita a tutti la vera e reale capacità di libera informazione in una campagna elettorale difficile come quella italiana.
<P>
<SPEAKER ID=55 NAME="Presidente">
Prendo atto della sua dichiarazione.
<P>
<SPEAKER ID=56 NAME="Vattimo">
Signor Presidente, sono informato che l'onorevole Gawronski è intervenuto poco fa per stigmatizzare il fatto che si è organizzata una conferenza stampa - l' ho organizzata io - sulla libertà di informazione, in cui si parlava di un libro che Gawronski definisce diffamatorio.
Questo libro non fa che riportare all'attenzione di tutti documenti che sono alla base anche di una richiesta di revoca dell'immunità parlamentare degli onorevoli Dell'Utri e Berlusconi, richiesta che giace davanti a questo Parlamento.
Non si tratta affatto di un libro diffamatorio; si tratta di un libro che mette all'attenzione europea documenti che sono interessanti anche e proprio per questo Parlamento, per deliberare - non so quando - sulla richiesta di revoca dell'immunità parlamentare degli onorevoli Dell'Utri e Berlusconi, nostri colleghi, i quali dovrebbero essere finalmente sottoposti a giudizio su questi fatti.
<P>
<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso">
Vorrei porre una domanda che riguarda l'uso degli edifici del Parlamento, da parte del gruppo PPE-DE, in relazione alla campagna elettorale nel Paese Basco.
La prego di trasmettere questa richiesta all'Ufficio di presidenza; in merito all'uso degli edifici del Parlamento vorrei ricevere una risposta schietta e precisa.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Votazioni
<SPEAKER ID=58 NAME="Bolkestein">
A nome della Commissione desidero ribadire la posizione della Commissione stessa sui due emendamenti proposti in merito alla posizione comune.
<P>
L'emendamento n.
1 consentirebbe agli Stati membri indenni dall'ESB di agire unilateralmente contro le importazioni di animali vivi; ciò contrasta con i principi delle normative comunitarie, e inoltre è superfluo poiché la posizione comune comprende una normativa armonizzata per il commercio degli animali, conformemente allo status di ogni paese in merito all'ESB.
<P>
L'emendamento n. 2 renderebbe più difficile tracciare un chiaro quadro epidemiologico dell'incidenza dell'ESB (e ciò contrasta con la risoluzione presa dal Parlamento nel novembre scorso).
Per tali ragioni, e inoltre al fine di realizzare il quadro giuridico più adatto per controllare senza indugio le encefalopatie spongiformi trasmissibili....
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(Applausi, grida di "encore!") ... le encefalopatie spongiformi trasmissibili, la Commissione non può accettare nessuno dei due emendamenti.
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Spero che il modo in cui ho pronunciato questa espressione, con la quale non ho molta familiarità, sia risultato chiaro al Parlamento.
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(il Presidente dichiara approvata la posizione comune)
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Relazione (A5-0318/2000) dell' onorevole Cashman a nome della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (COM(2000) 30 - C5-0057/2000 - 2000/0032(COD))
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
<P>
Relazione (A5-0125/2001) della onorevole Evans a nome della commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia (COM(2000) 529 - C5-0477/2000 - 2000/0221(COD))
<P>
In merito all' emendamento n. 4
<P>
<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="SV" NAME="Arvidsson">
Per quanto riguarda l' emendamento n. 4, la versione definitiva presenta una formulazione diversa rispetto alla proposta adottata in commissione.
Alla fine del testo originario figuravano le parole "affinché si cerchi di armonizzare" , mentre la nuova versione recita "allo scopo di armonizzare" .
<P>
In merito all' emendamento n. 14
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="SV" NAME="Arvidsson">
Desidero presentare un emendamento orale, di modo che il "furetto" venga spostato dalla parte B alla parte A dell' allegato 1.
<P>
(Poiché più di dodici deputati hanno lasciato l' aula, l' emendamento orale è respinto)
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<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, l' onorevole Arvidsson ha tentato per ben due volte di evidenziare una differenza riscontrata nella proposta di emendamento n.
4. Lei non ha dato un vero e proprio chiarimento, si è limitato ad accennare che la forma attuale dell' emendamento è diversa da quella presentata in sede di commissione.
E' stato solo un accenno, per cui parto dal presupposto che l' emendamento vada considerato nella versione odierna.
Desideravo dissipare qualsiasi dubbio in merito.
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<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="SV" NAME="Arvidsson">
<SPEAKER ID=63 NAME="Ortuondo Larrea">
Signor Presidente, concordo con l' Ente di coordinamento degli agricoltori europei nel ritenere che il problema della mucca pazza sia dovuto in primo luogo al carattere intensivo della produzione animale e all' erronea politica in materia di mangimi condotta dall' Unione fin dalla creazione della PAC, nel 1962.

Il modo migliore per prevenire la trasmissione dell' encefalopatia è favorire la produzione controllata di latte e di carne bovina attraverso l' utilizzo di pascoli e di foraggi locali nonché dare la priorità alla qualità e non al rendimento.
Se non si mettono in discussione le importazioni massicce di mangime, l' Unione europea continuerà a sviluppare il trattamento industriale dei prodotti vegetali importati per produrre prodotti animali, con i conseguenti problemi, spesso citati, di eccedenze, di qualità, di salute, ambiente, e con un enorme caos finanziario.
<P>

Fortunatamente, la maggior parte dei bovini europei non sono contaminati, in modo particolare gli animali alimentati con erbe e foraggi naturali della stessa azienda, e non con mangimi industriali, animali che la PAC, da quaranta anni, non favorisce e che ora invece dobbiamo promuovere per proteggere la salute dei cittadini europei.
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, non è colpa mia se - probabilmente perché in questo mese trascorso si è molto parlato del mio sogno dell'onorevole Roth-Behrendt - ancora una volta questa notte l' ho sognata.
E' stato un sogno più tranquillo del precedente.
L'onorevole Roth-Behrendt era in buona salute, alla testa di un esercito di pensionati che issavano cartelli con la scritta "Viva Roth-Behrendt".
Mi sono avvicinato e ho chiesto: "Perché non avete il cartello 'Viva Fatuzzo', ma avete il cartello 'Viva Roth-Bherendt'?"
Mi è stato risposto: "Noi siamo pensionati che amano mangiar bene, mangiare bistecche con vino Brunello di Montalcino.
L'onorevole Roth-Behrendt ci garantisce carne bovina sana e quindi noi l'ammiriamo e la portiamo in trionfo."
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Non potevo perciò non votare a favore.
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<SPEAKER ID=65 NAME="Hyland">
Nelle discussioni degli ultimi mesi la priorità e l'evidenza maggiore sono andate all'aspetto di sanità pubblica delle politiche alimentari dell'Europa e dei singoli paesi; in questo quadro l'ESB era l'elemento più significativo.
Quindi le future politiche agricole e ambientali dovranno riflettere le esperienze che abbiamo accumulato in questo essenziale settore della produzione alimentare.
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Non dobbiamo tollerare il fatto che gli Stati membri non abbiano pienamente rispettato i nuovi orientamenti e regolamenti.
I generi alimentari vengono scambiati a livello internazionale, e inoltre i consumatori passano quotidianamente i confini tra un paese e l'altro; quindi per recuperare la fiducia dei consumatori nell'intera catena alimentare, sarà assolutamente necessario un approccio coordinato e comune guidato dall'UE. Tutto ciò comporterà sicuramente dei costi, soprattutto per gli agricoltori, ma a mio parere sia l'agricoltura in generale che le singole famiglie degli agricoltori hanno un forte interesse a ripristinare quanto prima la piena fiducia in tutti i prodotti agricoli.
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Per affrontare l'ESB gli Stati membri hanno adottato misure concrete e costose; l'epidemia di afta epizootica, pur non comportando rischi per la salute umana, in qualche misura ha messo in ombra gli importanti provvedimenti che sono stati presi per debellare definitivamente l'ESB negli allevamenti europei.
<P>
Le misure adottate avevano una solida base scientifica, e mi sembra che siamo veramente vicini a una vittoria su questa minaccia contro la sanità pubblica; una vittoria che, con un rigoroso rispetto dei controlli sulla produzione, sarà definitiva.
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Pur riconoscendo il peso delle prove scientifiche in merito alla correlazione fra ESB e morbo di Creutzfeldt-Jacob da una parte, e uso di carne e farine animali dall'altra, non dobbiamo dimenticare che la presenza dell'ESB in rapporto alla quantità di bestiame negli Stati membri è veramente trascurabile, ed è inoltre confinata a un ciclo di produzione relativamente breve.
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Il numero degli animali infetti o a rischio si è ormai considerevolmente ridotto.
Non dovremo mai più rivivere i traumatici eventi degli ultimi mesi, né i comprensibili timori dei consumatori per ciò che riguarda la sicurezza alimentare.
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Relazione Cashman (A5-0318/2001)
<P>
<SPEAKER ID=66 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, per decidere come votare sulla relazione, importantissima, dell'onorevole Cashman sull'accesso ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione, prima di partire da Roma ne ho parlato con mia mamma, che è molto interessata a quello che succede al Parlamento europeo. Le ho spiegato di questa relazione e che possiamo vedere tutti i documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione.
Lei mi ha detto: "Interessante, ma cos'è il Consiglio?
Alla televisione italiana non se ne parla mai.
Cos'è la Commissione?
Alla televisione italiana non se ne parla mai.
Il Parlamento so cos'è perché sei diventato deputato."
Allora ho concluso che, oltre ad avere l'accesso ai documenti, i cittadini europei sarebbe bene sapessero che cos'è il Parlamento europeo, che cos'è il Consiglio europeo, che cos'è la Commissione europea.
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<SPEAKER ID=67 NAME="Blak, Lund e Thorning-Schmidt">
I socialdemocratici danesi oggi hanno votato a favore della relazione dell' onorevole Michael Cashman sulla proposta di regolamento concernente l' accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione perché riteniamo che il compromesso sia accettabile, e perché riteniamo che nei negoziati le forze che auspicano una trasparenza e un accesso ai documenti molto maggiori abbiano ottenuto di più dei paesi e delle forze che hanno cercato di mantenere sistemi basati sulla riservatezza.
A nostro parere tuttavia non avremmo ottenuto un risultato migliore se fossimo andati in seconda lettura.
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Nella nostra valutazione del compromesso abbiamo effettivamente ritenuto molto importanti i principi secondo cui, tanto per cominciare, sono inclusi tutti i documenti, ivi compresi i documenti interni, il numero delle eccezioni è stato ridotto, e le eccezioni sono adeguatamente motivate, le domande devono essere trattate più rapidamente di quanto originariamente proposto, e il fatto che si stabilisce che le autorità danesi continuino a trattare le richieste di accesso ai documenti secondo quanto stabilito dalle norme danesi.
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Per ottenere la fiducia dei cittadini in un sistema, non è sufficiente che il sistema sia trasparente secondo le norme, deve essere anche percepito come tale.
E c' è qui un grosso lavoro che aspetta i cittadini e la stampa che devono utilizzare le nuove norme in modo attivo e che devono anche sperimentare i limiti di queste nuove norme.
Speriamo che i prossimi anni dimostrino a tutte quelle forze che sono scettiche nei confronti della trasparenza, che l' accesso del pubblico ai documenti con i quali si lavora costituisce un vantaggio non solo per la democrazia ma anche per il lavoro interno delle stesse istituzioni.
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<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="FR" NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
. (FR) Abbiamo votato contro la relazione "Accesso del pubblico ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione" , in quanto, dietro questo titolo menzognero, si cela l' intenzione di disciplinare le possibilità di accesso piuttosto che quella di ampliarle e quindi si intende attribuire alle Istituzioni il diritto di restringere l' accesso pubblico.
Le Istituzioni interessate infatti mantengono il diritto di dichiarare "confidenziali" documenti nei settori più disparati che vanno dalla "difesa, agli affari militari, alle relazioni internazionali, alla politica economica, finanziaria o monetaria fino alla sicurezza pubblica" nonché i "documenti che riguardano i procedimenti giudiziari, le ispezioni, le inchieste e i controlli finanziari" .
In altri termini, la secretazione può essere imposta su quasi tutto.
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L' accesso del pubblico ai documenti delle Istituzioni europee sembra essere persino più ristretto rispetto a talune prassi nazionali.
In questo ambito, come in molti altri, il minimo che si possa fare sarebbe di allinearsi sulle prassi meno antidemocratiche e più trasparenti.
<P>
Ma, in realtà, non vi è alcun motivo per cui un qualsiasi documento delle Istituzioni europee sia nascosto al pubblico.
Siamo per la pubblicità totale di ogni documento, accordo, trattato nonché di tutti gli elementi di tutti gli interventi che a tuttora risultano occulti, di qualsiasi trattazione tenuta segreta, di ogni lobby, che hanno portato il Parlamento, il Consiglio o la Commissione europea a prendere una decisione o ad emettere una direttiva.
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<SPEAKER ID=69 NAME="Eriksson, Frahm, Schmid, Seppänen e Sjöstedt">
Nella giornata internazionale dei giornalisti, il 3 maggio, il Parlamento europeo adotta norme che consentiranno di escludere dall' accesso del pubblico un numero elevatissimo di documenti dell' Unione europea.
Il gruppo GUE/NGL si dissocia dal risultato dei negoziati riservati, e oggi abbiamo votato contro il compromesso tra i due maggiori gruppi del Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione.
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Le norme sulla trasparenza all' interno dell' Unione europea sono state negoziate a porte ermeticamente chiuse, e il risultato rivela purtroppo che le Istituzioni dell' Unione europea considerano i cittadini come avversari e non come compagni di squadra.
Le norme che stabiliscono quali documenti possono essere esclusi dall' accesso del pubblico sono così poco chiare che non sarà certo difficile tenere riservato praticamente qualsiasi documento.
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I documenti interni non sono definiti e devono essere tenuti riservati se la loro pubblicazione può esercitare un' influenza decisiva su un processo decisionale.
Gli Stati membri possono richiedere la secretazione dei documenti e inoltre possono esigere che non vengano registrati, senza che venga precisato secondo quali norme.
I documenti relativi alla politica estera, di difesa e di sicurezza dell' Unione europea possono essere esclusi dall' accesso del pubblico e anche i documenti relativi alla sicurezza interna possono essere tenuti riservati.
Le norme avranno effetto in tutti gli Stati membri, e la possibilità che a livello nazionale si crei maggiore trasparenza nel processo politico degli Stati membri ora è assoggettata alla normativa comune dell' Unione.
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Il dibattito pubblico su tale tema è stato quasi completamente assente e il procedimento chiuso nell' ambito del quale sono state elaborate le norme non ha contribuito particolarmente al progetto teso ad avvicinare l' Unione ai cittadini.
Il risultato da l' impressione che i relatori si siano nascosti nell' ombra della Presidenza svedese nella speranza che gli interessi del pubblico rientrassero nell' antica tradizione degli svedesi in materia di trasparenza dell' amministrazione.
E' tuttavia chiaro che gli svedesi hanno imboccato la via della conciliazione, che ha garantito il consenso al Consiglio piuttosto che assicurare gli interessi dei cittadini.
Gli svedesi in altri termini hanno contribuito a legittimare il regolamento invece di tutelare gli interessi dei cittadini e oggi il Parlamento europeo si è adeguato.
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La Commissione e il Consiglio possono rilassarsi e considerarsi soddisfatti, e il Parlamento europeo ha negoziato sulla base dei propri interessi in vista dell' ottenimento dell' accesso del pubblico ad una serie di documenti riservati, senza alcuna garanzia che anche un solo documento venga distribuito.
Non si può certo dire che questo sia negli interessi del pubblico, ed ora è chiaro che il pubblico è stato l' ostaggio in una battaglia sugli interessi propri del Parlamento europeo, nella quale il Parlamento europeo alla fine ha deciso di sacrificare l' ostaggio.
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<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström, Paulsen e Olle Schmidt">
. (SV) Abbiamo votato a favore della relazione dell' onorevole Cashman sul varo di nuove e più chiare norme per l' accesso dei cittadini ai documenti pubblici delle Istituzioni dell' Unione.
Il compromesso ora adottato dal Parlamento europeo rappresenta un importante passo verso una maggiore trasparenza e un miglioramento dell' efficienza delle Istituzioni.
Inoltre, le nuove norme sono certo migliori rispetto alla situazione di vacatio legis in cui versa oggi la pubblicità degli atti.
Al contempo, però, nelle nuove regole in materia di pubblicità degli atti ravvisiamo una serie di problemi.
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I documenti sensibili secretati, per esempio in base a ragioni di pubblica sicurezza, sono oggetto di deroga al principio di pubblicità e, pertanto, non vanno registrati.
E' l' estensore di un documento sensibile a decidere se il destinatario possa divulgarlo.
Simili norme sono in aperto contrasto con il principio di pubblicità vigente in Svezia, che contraddistingue la burocrazia svedese da oltre 250 anni.
La Presidenza svedese ha dichiarato che la deroga per i documenti sensibili si applicherà soltanto ai documenti relativi alla politica estera e di sicurezza.
Temiamo però che tali documenti sensibili rischino di includere anche atti relativi ad altri ambiti, quali la cooperazione Schengen e la politica comune dei profughi.
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Ci inquieta inoltre la prospettiva che la Costituzione svedese, che risale al 1766, possa vedersi minacciata da normative comunitarie poco chiare.
All' inizio del regolamento viene affermato che esso non mira a modificare la legislazione esistente in materia negli Stati membri.
Al contempo, la Commissione è riuscita a far cancellare all' ultimo momento un riferimento alla legislazione nazionale.
Ciò nonostante, noi vogliamo credere che la Commissione terrà fede alla parola data e ribadirà il diritto degli Stati membri di decidere autonomamente della divulgazione dei documenti.
Lungo l' intero processo decisionale, la Commissione ha contrastato un incremento della trasparenza per i cittadini, caldeggiando invece la secretazione.
Ciò dimostra come una Commissione di vecchio stampo sia ancora contraddistinta da uno spirito burocratico e una scarsa propensione al cambiamento.
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Si spera che il nuovo regolamento sull' accesso del pubblico ai documenti rappresenterà un significativo passo sulla via verso norme ancora più chiare, che possano gettare le basi di un' amministrazione svecchiata in cui la trasparenza sia d' obbligo.
Il regolamento precisa che la revisione delle norme dovrà avvenire entro e non oltre il gennaio del 2004.
Votiamo oggi a favore della relazione nella convinzione che si tratti soltanto di un primo passo verso un' UE più trasparente.
Il Fokpartiet continuerà e impegnarsi al riguardo.
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<SPEAKER ID=71 NAME="Martin, David">
Il collega Michael Cashman ha svolto un lavoro eccellente con la sua relazione sull' accesso del pubblico ai documenti delle Istituzioni dell'UE.
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Nella relazione egli afferma chiaramente che in linea di principio tutti i documenti del Consiglio, della Commissione e del Parlamento devono essere accessibili ai cittadini dell'Unione europea.
Egli riconosce giustamente che ci sono dei casi eccezionali in cui i documenti non possono essere resi pubblici (per esempio quando si tratti di proteggere interessi pubblici e privati), ma - a ragione - vuole limitare i motivi d'eccezione allo stretto indispensabile.
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A mio parere egli ha anche ragione di affermare che le Istituzioni hanno bisogno di un "margine di riflessione"; alcuni documenti informali vanno quindi esclusi dalla sua proposta per consentire il libero scambio di idee.
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<SPEAKER ID=72 NAME="Meijer">
Il grado di pubblicità dell' informazione non è correlato alla quantità di informazioni irrilevanti o incontroverse disponibili tramite Internet.
Il tema centrale riguarda proprio quei documenti per i quali gli autori o i committenti possono decidere di mantenerne segreto il contenuto o persino l' esistenza.
Con l' approvazione di questa proposta siamo ancora lontani dal concetto di pubblico accesso applicato dai Paesi Bassi e in Scandinavia.
La forma ora proposta di accesso limitato può persino essere uno strumento grazie al quale i documenti che oggi con grande difficoltà sono ancora disponibili per il pubblico, potranno essere sistematicamente protetti dai curiosi.
Anche i sostenitori del compromesso non appaiono entusiasti, ma invitano comunque l' Assemblea a esprimere un voto favorevole.
Le loro principali argomentazioni consistono nel fatto che, in assenza di un compromesso, il risultato sarebbe per il momento peggiore. Essi aggiungono inoltre che si attendono un miglioramento dopo la valutazione del 2004.
In questo dibattito non abbiamo sentito alcuna voce contraria al concetto di pubblico accesso, ma senza voci contrarie non sarebbero state necessarie difficili trattative dietro le quinte e oggi avremmo potuto votare per un risultato migliore.
A causa di una preparazione errata e frettolosa si è venuta a creare una situazione che vede i sostenitori moderati del concetto di pubblico accesso votare a favore, mentre i sostenitori più radicali sono costretti a esprimere un voto contrario.
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<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="FR" NAME="Poos e Goebbels">
, per iscritto.
(FR) Pur condividendo l' obiettivo di assicurare trasparenza e pur riconoscendo le buone intenzioni del relatore, non abbiamo votato a favore degli emendamenti al testo, proposti dalla Commissione.
La ricerca della perfezione è nemica del bene comune.
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Gli emendamenti lasciano spazio ad un campo di applicazione troppo vasto ed eliminano tutti gli elementi di flessibilità contenuti nelle proposte della Commissione.
Inoltre, conferiscono retroattività al nuovo regolamento, e riteniamo che ciò sia contrario ai principi più elementari del diritto.
<P>
In fin dei conti, l' applicazione rigorosa del testo emendato si tradurrebbe in un carico supplementare di burocrazia (classificazione dei documenti, registri, procedure di ricorso) e nella necessità di assumere altri funzionari.
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Il carattere democratico delle Istituzioni sarà meglio garantito solo grazie alle proposte originali avanzate dalla Commissione, che noi riteniamo ragionevoli e ampiamente sufficienti.
L' articolo 255 del Trattato non prevede nulla di più.
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<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
. (SV) Mi sono astenuto dal voto sull' accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.
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Il compromesso raggiunto sotto Presidenza svedese comporta per l' UE l' acquisizione, fatto inedito, di un principio di pubblicità: l' accessibilità dei documenti diviene la norma, in luogo della secretazione.
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In un' ottica svedese, temo che l' accordo raggiunto fra le tre Istituzioni dell' UE comporterà un indebolimento del nostro principio di pubblicità e della nostra legislazione risalente al Settecento.
Ciò vale, non da ultimo, per l' articolo 5 sull' obbligo di consultare l' autorità comunitaria competente, qualora l' autorità svedese non sia certa dell' applicabilità o meno delle norme in materia di riservatezza.
<P>
Temo che, in una simile situazione, le autorità svedesi si imporranno una forma di autocensura e che difficilmente contraddiranno il parere emesso dalle Istituzioni dell' UE, perché non si ha mai voglia di scatenare un conflitto a livello europeo.
In tal caso, la legislazione comunitaria in materia di pubblicità degli atti comporterebbe un peggioramento dell' accesso agli atti pubblici in Svezia.
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<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="SV" NAME="Schörling">
- (SV) Dopo una breve ma intensa trattazione in seno alla commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, il Parlamento europeo ha adottato il compromesso negoziato da taluni deputati, dal Consiglio per il tramite della Presidenza svedese e dalla Commissione.
Ci rendiamo conto del grado di complessità e di sensibilità di questo settore in più aspetti, per esempio perché alcuni atti devono poter essere secretati ed esonerati dal principio dell' accesso del pubblico, e comprendiamo che le norme in materia di trasparenza e pubblicità siano molto diverse nei vari Stati membri.
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Deploriamo tuttavia il modo in cui la materia è stata trattata in commissione, con procedure che il regolamento del Parlamento non prevede e che non hanno mai rappresentato una prassi.
Ne è risultata una procedura di conciliazione fra Parlamento, Consiglio e Commissione già in prima lettura, senza dare ai singoli deputati e al pubblico la possibilità di seguire il processo in atto.
Ciò è davvero singolare, quando l' oggetto trattato è proprio la trasparenza.
Il gruppo Verts/ALE ritiene che la questione della trasparenza avrebbe meritato una trattazione meno frettolosa, di cui i cittadini dell' Unione potessero meglio seguire lo svolgimento.
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Relazione J.Evans (A5-0125/2001)
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<SPEAKER ID=76 NAME="Fatuzzo">
Lei, signor Presidente, che è molto attento alle mie dichiarazioni di voto, sa che a casa ho un porcellino d'India, che è anch'esso oggetto di questo regolamento.
Ho provato a chiedergli che cosa ne pensasse.
Lui si muove molto rapidamente - perciò si chiama "Schumi", da Schumacher - ma non mi ha risposto.
Ho pensato comunque che fosse d'accordo su questa direttiva perché mi ha detto che vorrebbe venire anche lui a tenermi compagnia - essendo, appunto, un animale da compagnia - al Parlamento europeo.
E' , sì, un po' preoccupato perché, se dovesse partorire, i suoi piccoli porcellini d'India non potrebbero venire, ma ha concluso: "Non posso pretendere che il Parlamento europeo provveda a tutto!"
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L'unica preoccupazione che ho, votando a favore, è la seguente: non succederà magari che domani si avveri quello che si vede nel film "Il pianeta delle scimmie" e che le scimmie facciano a noi uomini quello che noi facciamo oggi agli animali domestici?
Non sarebbe meglio utilizzare il principio di precauzione e trattare gli animali semplicemente un po' meglio, senza tante iniezioni e tanti chip elettronici?
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<SPEAKER ID=77 NAME="Bernié">
La relazione in esame solleva alcuni interrogativi.
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Innanzi tutto quello della base giuridica, con l' abbinamento degli articoli 37 (sull' organizzazione dei mercati agricoli) e 152 (sulle misure fitosanitarie e veterinarie).
Tuttavia l' articolo 152, paragrafo 1, comma 2 si limita ad asserire che "l' azione della Comunità, che completa le politiche nazionali, si indirizza al miglioramento della sanità pubblica ..." .
L' armonizzazione è quindi esclusa.
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Vi è poi la questione del valore aggiunto dell' Unione: pur non essendovi armonizzazione a livello di polizia sanitaria, la lotta contro la rabbia ha dato ottimi risultati in Europa, consentendo, ad esempio, la revoca delle misure di quarantena in Svezia e Gran Bretagna.
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Infine, c' è il punto di domanda sulle implicazioni finanziarie della proposta di regolamento per i proprietari di animali da compagnia: un tatuaggio effettuato da un veterinario costa circa 150 franchi laddove il posizionamento di un microchip andrà a costare tra i 400 e i 500 franchi.
Tecnica già sperimentata sul piano sanitario e veterinario in Francia, il tatuaggio ha il vantaggio della leggibilità immediata che rende pertanto facile e rapida la ricerca del proprietario dell' animale e non richiede alcun apparecchio di lettura.
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La proposta implica tuttavia la standardizzazione dei trasponditori (norme ISO 11784) e degli apparecchi di lettura dei microchip stessi (norme ISO 11785).
In ogni modo, non sta alla persona che ha la responsabilità dell' animale produrre, al momento del controllo, i mezzi necessari alla lettura del microchip.
<P>
Al termine del periodo transitorio di otto anni, i due sistemi di identificazione (tatuaggio e trasponditore) devono coesistere.
Di norma il proprietario deve poter optare per un metodo di identificazione o per l' altro.
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Quanto a coloro che militano a favore della generalizzazione del trasponditore con il pretesto del benessere dell' animale, si tratta, a nostro parere, di un altro dibattito.
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Per tutti i motivi sopraelencati, siamo contrari al testo.
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Relazione Swoboda (A5-0132/2001)
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<SPEAKER ID=78 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, lei sa anche che sono segretario nazionale del Partito dei pensionati, che dall'Italia mi ha inviato a questo Parlamento.
Ora, il 1º maggio ero in viaggio di piacere in Macedonia, dove ho incontrato un anziano pastore macedone con cui mi sono intrattenuto a parlare di pensioni.
Gli ho detto di questo documento e di questa collaborazione, che noi abbiamo appena votato e per la quale ho votato a favore.
Ne abbiamo parlato e lui - che si chiama Alessandro, quindi Alessandro il macedone - mi ha detto: "Ma in questo accordo di cooperazione si parla anche dei pensionati della Macedonia?"
"No," ho risposto, "non se ne parla."
"Allora," ha continuato, "se avrai occasione di fare una dichiarazione di voto, devi dire che in questi accordi di cooperazione ci si deve interessare anche di come vengono amministrate le pensioni dello Stato della Macedonia."
<P>
<SPEAKER ID=79 NAME="Krivine e Vachetta">
La relazione Swoboda sulla conclusione dell' accordo di stabilizzazione e associazione tra Unione europea ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia è del tutto insoddisfacente.
Nella situazione attuale, l' Europa dovrebbe intervenire con tutto il suo peso economico e politico proprio perché si intavoli un ciclo di negoziati cui partecipino i diversi attori.
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L' Unione europea potrebbe adoperarsi per modificare la costituzione affinché gli albanesi siano riconosciuti come popolo costituente della Repubblica e facilitare l' acquisizione della nazionalità macedone.
La lingua albanese dovrebbe poter essere riconosciuta come lingua ufficiale della Macedonia, dalla scuola elementare all' università, nonché nelle amministrazioni.
Si potrebbe concedere maggiore autonomia interna alle regioni a maggioranza albanese.
Gli albanesi dovrebbero anche poter godere di un migliore accesso al pubblico impiego ove, ad oggi, sono inadeguatamente rappresentati.
<P>
Se non si opera in tal senso, le tensioni tra comunità rischiano di aggravarsi nel breve termine.
Inoltre, criminalizzare una comunità rispetto all' altra tacciandola di "terrorismo" non fa che esacerbare gli animi.
Anziché perseguire una siffatta politica, come suggerisce la relazione, il Parlamento dovrebbe esortare il governo macedone a negoziare con i partiti che rappresentano gli albanesi per individuare soluzioni costituzionali che consentano di rappacificare in maniera duratura la Macedonia.
Per tali motivi non voteremo a favore della relazione.
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<SPEAKER ID=80 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
L' Unione europea si pone come fattore di stabilizzazione nella ex Iugoslavia.
Tale pretesa è nel contempo falsa e vana.
Falsa poiché la rivalità tra le grandi potenze europee ha contribuito in larga misura alla scissione della Iugoslavia ed ai conflitti che l' hanno preceduta o che ne sono derivati.
Per quel che concerne l' intervento aereo sulla Serbia e sul Kossovo da parte delle grandi potenze, in particolar modo quelle europee, esso non ha diminuito, anzi ha inasprito il clima di ostilità interetnica sviluppato e mantenuto dalle organizzazioni nazionaliste.
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Vana poiché, malgrado il "rafforzamento della presenza e dell' impegno della KFOR" di cui si vanta la raccomandazione, prosegue e si intensifica l' attività dei gruppi armati che cercano di inquadrare e dominare la popolazione della propria nazionalità e di terrorizzare la nazionalità proclamata avversaria.
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Non intendiamo avallare né le operazioni diplomatiche né quelle militari delle grandi potenze nei Balcani poiché, in luogo di portare la pace nella regione, esse contribuiscono ad accrescere le sofferenze della popolazione.
Se gli abitanti dei Balcani, da più di un secolo, pagano col sangue lo sciovinismo dei dirigenti politici delle proprie classi dominanti, essi pagano infinitamente più cari gli interventi delle grandi potenze europee.
<P>
Abbiamo pertanto votato contro la raccomandazione.
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<SPEAKER ID=81 NAME="Meijer">
In Europa quattro piccoli paesi hanno più di una lingua ufficiale.
Si tratta del Belgio, della Svizzera, della Moldavia e della Macedonia.
In una regione del paese la grande maggioranza degli abitanti parla una lingua che è la stessa o è affine a quella di un paese vicino.
In un' altra regione dello stesso paese la situazione si ripete, ma in questo caso la lingua è un' altra.
Spesso gli abitanti di queste regioni trovano scomodo essere divisi da un confine di Stato dai vicini che parlano la loro stessa lingua e si chiedono se abbia senso continuare a far parte di uno Stato insieme a regioni il cui idioma è per loro pressoché incomprensibile.
Chi vuole mantenere uniti questi paesi, deve fare in modo che non si venga a creare una classe di cittadini di serie B, che non ci siano cittadini sconfitti o sottomessi.
Ciò è possibile soltanto se la popolazione viene governata ed educata nella lingua maggioritaria di quella parte del paese.
Il governo macedone non ha ancora compreso questo principio e ha così spinto parte dei suoi cittadini alla disperazione.
Il governo si vanta della presenza di ministri albanesi, ma non fa nulla per assicurare un' equiparazione collettiva come quella introdotta in Belgio e Svizzera.
La prospettiva di aiuti finanziari e di un' adesione della Macedonia all' UE può indurre il governo a credere di non dover risolvere questo problema e di poter ignorare la rabbia di gran parte della popolazione.
Senza che sia nostra intenzione, con la concessione prematura di questi aiuti inciteremo alla violenza di Stato.
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Relazione Cederschiöld (A5-0120/2001)
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<SPEAKER ID=82 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, mi ricorderò sicuramente a lungo di lei per la sua simpatia.
Debbo dire che ha ragione: non ho infatti ancora parlato della mia prima figlia, Elisabetta.
Prima di venire a Bruxelles ho parlato con lei di questo documento sulla falsificazione dell'euro, e lei mi ha detto: "Vedrai che non avrai più bisogno di cambiare le lire italiane in franchi belgi, in franchi francesi e così via."
"Hai ragione," le ho risposto, "questo provvedimento riguardante l'euro sarà di grande giovamento per noi deputati."
Poi, dopo un attimo ho pensato e le ho detto: "Ma vuoi vedere che adesso, quando arriverò a Bruxelles, mi chiederanno l'euro con la mezza facciata del Belgio e non prenderanno l'euro con la mezza facciata italiana o la mezza facciata greca e così via?"
Concludo: non sarebbe meglio avere sull' euro una facciata uguale, davanti e dietro?
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<SPEAKER ID=83 NAME="Berthu">
Una delle conclusioni cui sono pervenuto in seguito al dibattito di ieri sulla protezione dell' euro dalla falsificazione è che, introducendo la moneta unica, l' Unione europea ed i vari governi interessati stanno commettendo un grosso errore di impostazione.
Essi, per il momento, non offrono ai cittadini né una garanzia finanziaria contro il rischio di falsi euro né alcun contributo finanziario per le misure di adattamento, come se si trattasse di un' operazione corrente di sostituzione di una serie di banconote con un' altra.
Non è affatto così.
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Ci si trova dinnanzi ad un' operazione assolutamente eccezionale e alquanto arrischiata che comporta la sostituzione della totalità delle monete e delle banconote e, in concomitanza, la modifica di tutti i punti di riferimento.
Per affrontare tale operazione eccezionale, per rassicurare i cittadini e per fornire loro un aiuto indispensabile, si devono mettere in campo mezzi eccezionali, sostenuti, ovviamente, da finanziamenti appropriati.
Tali finanziamenti sarebbero invero elevati e non faciliterebbero il rispetto dei criteri di Maastricht inerenti al deficit pubblico.
Si tratta di un paradosso dell' operazione che va accettato consapevolmente.
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Per ovviarvi, si potrebbe innanzitutto pensare di esentare dal calcolo del 3 percento del deficit i bilanci interessati dal passaggio all' euro.
Sarebbe chiaramente una manovra formale.
Non rimarrebbe poi che reperire i fondi necessari in una congiuntura caratterizzata da un rallentamento della crescita economica in Europa e, necessariamente, da una riduzione del gettito fiscale.
A tal proposito si potrebbero avanzare molteplici proposte, tra cui quella di imporre una tassa "speciale di introduzione dell' euro" legata agli utili delle grandi aziende giacché saranno proprio loro a trarre maggior beneficio dalla moneta unica.
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Ad ogni modo, ribadisco le mie conclusioni: l' attuale tattica, volta a distribuire il costo del passaggio all' euro tra le centinaia di migliaia di "piccoli" che non possono farci nulla, è scorretta ed avventata.
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<SPEAKER ID=84 NAME="Caudron">
La natura "tecnica" del dibattito ricorda a tutti che presto (fra meno di otto mesi) l' euro sarà una realtà e, ad onor del vero, non si ha oggi l' impressione di una preparazione ottimale dei cittadini europei, e neppure delle imprese, a tale grande "capovolgimento" .
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Non sarà un' esperienza indolore, benché non nutra preoccupazioni in merito al risultato finale...
Ciononostante, una moneta è soltanto uno strumento. Indubbiamente esso avrà conseguenze in termini di una necessaria armonizzazione fiscale tuttavia, soprattutto, esso si rivelerà utile - potrà invero essere usato nell' applicazione delle decisioni politiche - soltanto in un' Europa dalle Istituzioni politiche democratiche ed efficaci.
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In tale ottica, i mesi a venire si annunciano fondamentali per l' Europa: prima di tutto, l' introduzione dell' euro il 1º gennaio 2002, poi le prime nuove adesioni all' Unione europea dal 1º gennaio 2003, le elezioni europee nel giugno del 2004 e la riforma "definitiva" delle Istituzioni prima della fine del 2004.
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<SPEAKER ID=85 NAME="Souchet">
La relazione della onorevole Cederschiöld sottolinea a giusto titolo l' entità dei rischi di falsificazione dell' euro quando tale moneta "inizierà a circolare sotto forma di banconote e monete" ed entrerà così in lizza per il titolo di "moneta più falsificata del mondo" , e ciò nel momento stesso in cui "sono state soppresse le frontiere interne per la libera circolazione dei criminali in tutto il territorio dell'Unione europea" .
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Si devono ora affrontare le conseguenze - volontariamente minimizzate allorquando si trattava di spingere affinché fossero prese decisioni politiche favorevoli all' introduzione dell' euro - che si rivelano fonte di preoccupazione nella vita quotidiana dei cittadini europei.
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E' risaputo che non era necessario che l' euro divenisse una moneta di circolazione.
Non vi era alcuna logica finanziaria ad imporlo.
Tale decisione è stata una decisione prettamente politica, risultato di una volontà di eliminare totalmente le monete nazionali.
Se, come caldeggiavamo, si fosse optato per un euro, non inteso come moneta unica, bensì come moneta comune sovrapposta alle monete nazionali per determinati utilizzi suscettibili di essere modificati in funzione delle esigenze reali della società, ovvero come moneta complementare e non come moneta sostitutiva, l' enorme problema della falsificazione oggi non si porrebbe.
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La relatrice si preoccupa a buon diritto dei controlli sull' autenticità a cui dovranno procedere gli istituti bancari.
Tuttavia sono stupito e sconcertato dal fatto che non si proponga nulla per aiutare in maniera concreta le future vittime dei falsari di euro.
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Orbene, spetta a coloro che hanno operato la scelta politica di mettere in circolazione l' euro - vale a dire di arrecare ai cittadini il massimo disagio con la perdita brutale e radicale del sistema monetario che serviva loro a fissare, nella vita quotidiana, i diversi ordini di grandezza - assumere l' intera responsabilità delle conseguenze della loro decisione.
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(Intervento accorciato ai sensi dell' articolo 137, paragrafo 1, del Regolamento)
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<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Il rischio che possano verificarsi tentativi di contraffazione ai danni dell'euro quando esso inizierà a circolare sotto forma di monete e banconote è assai alto.
L'euro serve già da riserva internazionale, ed è una valuta usata nelle transazioni.
L'euro farà concorrenza al dollaro per il titolo di moneta più falsificata del mondo, a meno che non uniamo i nostri sforzi per sconfiggere i falsari.
<P>
L'euro correrà un rischio particolarmente elevato di contraffazione nel momento in cui entrerà in circolazione e nel periodo in cui circolerà accanto alle banconote e alle monete nazionali; mi riferisco soprattutto ai mesi di gennaio e febbraio del prossimo anno, quando molti cittadini avranno ancora scarsa familiarità con l'effettivo aspetto delle banconote e delle monete in euro.
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Gli accorgimenti per proteggere l'euro contro le falsificazioni devono coinvolgere tutti gli Stati membri dell'Unione europea, le Istituzioni dell'Unione e tutte le competenti organizzazioni internazionali; è necessario elaborare un quadro giuridico complessivo che possa funzionare in maniera uniforme in tutto il territorio dell'Unione europea.
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Allo stato attuale delle cose l'unico strumento internazionale designato a prevenire e punire le contraffazioni monetarie è la Convenzione di Ginevra del 1929, che però è largamente inefficace; anche per questa ragione gli Stati membri dell'Unione europea hanno adottato differenti interventi legislativi per punire severamente i falsari.
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Nel dicembre scorso a Nizza i leader dell'Unione europea hanno giustamente affermato la necessità di adottare quest'anno senza indugio un efficace sistema per proteggere l'euro dalle contraffazioni.
Gli accorgimenti di tale sistema si baseranno essenzialmente su due diverse specie di informazioni: la prima comprende informazioni tecniche quali la raccolta di dati, i metodi di fabbricazione e le caratteristiche tecniche delle contraffazioni (queste informazioni verranno coordinate da un centro di analisi sulle falsificazioni, istituito sotto gli auspici della Banca centrale europea).
La seconda comprende informazioni di polizia, che devono servire a raccogliere dati relativi alle contraffazioni a livello sia strategico che operativo.
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L'introduzione dell'euro e la scomparsa delle valute nazionali implicheranno il passaggio dalla tutela di determinati interessi nazionali alla tutela di un interesse comunitario; questo, a sua volta, porterà a sviluppare forme di cooperazione e coordinamento tra i protagonisti e gli Stati membri, che saranno responsabili per qualsiasi contraffazione dell'euro.
A tale processo parteciperanno evidentemente le banche, la polizia e le autorità giudiziarie, nonché organismi e Istituzioni competenti nell'ambito dell'Unione europea, come la Banca centrale europea, OLAF ed Europol.
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<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="EN" NAME="Kirkhope">

I conservatori del Parlamento europeo hanno sostenuto questa relazione, anche se l'euro non ci sembra adatto al Regno Unito; vogliamo tuttavia che esso sia un successo per coloro che l'hanno adottato, e non ignoriamo il fatto che, dal momento della sua introduzione, la City di Londra ha avuto la parte del leone nelle transazioni valutarie in euro.
Di conseguenza molti posti di lavoro dipendono dalla possibilità di operare senza rischi con tale valuta, e sosteniamo perciò quest'iniziativa di protezione contro le falsificazioni.
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Relazione Cederschiöld (A5-0121/2001)
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<SPEAKER ID=88 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Sono contrario alla legalizzazione dell'ecstasy, della marijuana o di altre droghe sintetiche come l'LSD e le anfetamine.
La Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illegale di narcotici vieta l'uso, la produzione e la distribuzione di ecstasy, LSD e anfetamine, e questa posizione politica va mantenuta senza tentennamenti.
L'Organizzazione mondiale della sanità ha illustrato più volte gli incommensurabili danni che queste droghe possono provocare in chi ne fa uso; non possiamo e non dobbiamo sostenere la formazione, nella nostra società, di una cultura delle droghe (come avverrebbe se permettessimo l'uso di droghe leggere e sintetiche).
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Questo punto di vista è sostenuto dalla stragrande maggioranza dei governi dell'Unione europea, e coincide inoltre con la ferma opinione del Parlamento europeo.
Alcuni invece sostengono che nella nostra società l'uso dell'ecstasy dovrebbe essere considerato del tutto normale; affermazione questa che mi sembra difficile da sostenere, soprattutto considerando che l'ecstasy ha già mietuto numerose vittime sia in Irlanda che nel resto d'Europa.
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Facciamo chiarezza su un punto: gli effetti a lungo termine dell'ecstasy sono ancora praticamente ignoti; si tratta di una droga che certamente provoca depressione, ma potrebbe anche danneggiare la memoria e causare altre patologie.
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Non possiamo e non dobbiamo sostenere la formazione, nella nostra società, di una cultura delle droghe (come avverrebbe se permettessimo l'uso di droghe leggere e sintetiche).
In un momento in cui l'economia europea sta crescendo vigorosamente, dobbiamo anche affrontare in maniera agile e articolata gravi problemi sociali come l'abuso di stupefacenti.
Per tale motivo è sempre opportuno accantonare fondi per strutture destinate ai giovani in quelle aree svantaggiate ove più frequente è l'abuso di stupefacenti, o nelle quali è prevedibile che tale problema si presenti in futuro.
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Per affrontare il problema della droga è opportuno sviluppare un approccio collettivo che riunisca nella stessa azione le autorità di polizia, i gruppi sociali, le organizzazioni del volontariato e le autorità locali.
Bisognerà anche servirsi di pubblicazioni periodiche che illustrino i danni che le sostanze stupefacenti possono provocare in chi ne fa uso.
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<SPEAKER ID=89 NAME="Swiebel">
Il traffico di droghe di sintesi è spesso un affare gestito dalla criminalità organizzata.
Ciò costituisce un motivo sufficiente per combattere questo fenomeno e intensificare e coordinare sul piano europeo le attività di indagine destinate a tale scopo.
Per questa ragione il gruppo del Partito del socialismo europeo ha votato a favore della relazione della onorevole Cederschiöld.
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Alcuni membri del mio gruppo, tuttavia, erano meno soddisfatti della proposta di iniziativa svedese alla base di questa relazione.
A causa del suo contenuto fortemente tecnico, il testo risulta sicuramente poco comprensibile; inoltre, non emerge con sufficiente chiarezza come questa proposta estremamente dettagliata si inserisca nella strategia complessiva dell' UE in materia di sostanze stupefacenti.
Perché i campioni sequestrati vengono inviati ovunque in tutta Europa invece di procedere a uno scambio di protocolli di analisi?
Inoltre, si è appreso poco del coordinamento fra la proposta e le attività della Commissione.
È altresì deplorevole che non si sia riusciti a prevedere l' impiego dei laboratori indicati per effettuare controlli di qualità al fine di prevenire i rischi per la salute che corrono i consumatori di queste sostanze.
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I membri del mio gruppo meno soddisfatti avrebbero voluto un quadro diverso per il futuro.
Ciononostante, davanti a questo obiettivo politico altamente tecnico, non vogliono destare l' impressione, esprimendo un voto contrario, di essere favorevoli alle droghe di sintesi.
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Sicurezza nucleare
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<SPEAKER ID=90 NAME="Krivine e Vachetta">
La risoluzione presentata al Parlamento europeo sulla sicurezza nucleare a quindici anni di distanza da Chernobyl sottolinea la gravità di tale incidente e delle sue conseguenze sia sul piano sanitario che ambientale.
Essa si guarda bene dall' avallare la sostituzione in Ucraina degli impianti nucleari ( "russi e obsoleti" ) con impianti nucleari ( "occidentali e moderni" ); caldeggia invece una politica sostenibile che integri in particolar modo il risparmio energetico ed il ricorso a fonti d' energia rinnovabili e si interroga sull' affidabilità del "modello di rischio" utilizzato dagli organi ufficiali.
Tutte azioni che vanno nella direzione giusta.
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Tuttavia, ancora oggi, le autorità europee non hanno veramente tratto insegnamento dalla catastrofe.
La risoluzione stessa si limita a raccomandare la chiusura delle centrali nucleari "a rischio" .
Orbene, le cause dell' incidente non sono essenzialmente di ordine tecnologico.
Chernobyl rivela innanzitutto ciò che avviene quando una potenza nucleare entra in crisi - una crisi sociale, non tecnica.
L' incidente non è pertanto specificamente "russo" : esso ha una portata universale e mostra una delle grandi menzogne dei fautori del nucleare.
I nuclearisti si comportano "come se" le nostre società potessero gestire per secoli interi, senza mai attraversare periodi di crisi, un' energia che presenta un rischio incommensurabile.
Gli insegnamenti del secolo scorso e gli attuali disordini a livello internazionale sono sufficienti ad indicare quanto sia irresponsabile tale postulato.
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Relazione Doyle (A5-0119/2001)
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<SPEAKER ID=91 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, l' onorevole Doyle - cha fa parte del Partito popolare europeo, del quale faccio parte anch' io - mi ha invitato a cena: nella realtà, non in sogno.
Abbiamo chiacchierato di questo provvedimento così importante, e abbiamo ordinato entrambi due bistecche di cavallo.
"Ma odora di medicina, questa bistecca!" le ho detto.
"Anzi, odora di anestetico: difatti non ne sento più il gusto."
"Bravo, Fatuzzo," mi ha detto la signora Doyle, "è per questo che io chiedo che si giunga a curare gli animali che ora non possono esser curati perché non si possono utilizzare le medicine su di loro."
"Sì, ma il gusto di questa bistecca è brutto!" le ho detto.
"Non potremmo stabilire che gli animali che si ammalano debbano essere curati ma non mangiati?"
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<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="EL" NAME="Patakis">
In un periodo caratterizzato da gravi scandali alimentari con pericolose e fatali conseguenze per la salute dei consumatori, ci si aspetterebbe una maggiore sensibilità in materia di sicurezza alimentare.
Al contrario la relazione chiede di derogare al divieto di usare, nell' allevamento e nell' ingrasso di animali da produzione, farmaci per uso veterinario senza limiti massimi di residui ben definiti.
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Non siamo d' accordo con questa deroga né accettiamo l' argomentazione secondo cui non ci sarebbe alcun interesse economico delle multinazionali farmaceutiche nello sviluppo di adeguati farmaci per uso veterinario.
Insistiamo invece sulla necessità di adottare e rispettare procedure di controllo sempre più rigorose in tutta la catena alimentare degli animali (mangimi, farmaci, lavorazione di alimenti di origine animale, eccetera) in maniera da controllare nel modo più completo possibile il sistema di produzione degli alimenti di origine animale, senza però illudersi che in un sistema capitalista ci possano essere controlli che garantiscano la sicurezza totale degli alimenti prodotti.
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Non siamo d' accordo nemmeno con l' esortazione del relatore a sviluppare un sistema paneuropeo di licenze per la messa in circolazione dei farmaci.
Nel caso specifico si abolirebbero i meccanismi e i servizi di controllo degli Stati membri attualmente incaricati di controllare i dossier dei farmaci in circolazione, in quanto tali servizi sarebbero tenuti ad accettare il benestare dato da un altro Stato membro.
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Per i suddetti motivi gli europarlamentari iscritti al partito greco KKE voteranno contro la relazione Doyle.
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Relazione Katiforis (A5-0127/2001)
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<SPEAKER ID=93 NAME="Fatuzzo">
Questo documento dell' onorevole Katiforis sull' applicazione dei programmi di stabilità e convergenza ha a che fare con le pensioni, come tutti sappiamo.
Allora, come rappresentante del Partito dei pensionati, voglio sottolineare l' importanza che negli Stati dell' Unione europea si amministrino bene i fondi pensione.
Molti Stati dell' Unione europea hanno organizzato il pagamento della pensione ai pensionati utilizzando una parte del loro stipendio, che viene messa da parte e poi riconsegnata quando sono pensionati.
Io richiamo pertanto l' attenzione di tutti i quindici governi dell' Unione europea affinché custodiscano bene, amministrino bene e facciano fruttare questi danari perché tutti abbiamo diritto a una pensione alta, consistente, utile e sufficiente per vivere.
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<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="DE" NAME="Radwan">
Signor Presidente, nel voto finale sulla relazione Katiforis la CSU ha sostenuto la relazione.
Tuttavia, desidero ricordare che abbiamo votato contro il punto 4 della medesima.
Sottoscriviamo le finalità generali di creazione di un' eccedenza o di riduzione quanto meno del disavanzo di bilancio.
Il punto 4 è antitetico ad esse in quanto favorisce l' aumento del debito anche nel quadro del Patto di stabilità e crescita.
Il nostro messaggio dovrebbe essere di segno opposto e suggerire che il margine concesso del 3 per cento di preferenza non andrebbe utilizzato, poiché il nostro obiettivo rimane l' ottenimento di eccedenze di bilancio.
Dato che l' euro sarà introdotto tra breve, il Parlamento dovrebbe porsi in modo da contribuire alla stabilità di questa moneta, lanciando segnali coerenti in tal senso.
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<SPEAKER ID=95 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
La relazione Katiforis rappresenta un' ulteriore aggressione ai diritti e al reddito dei lavoratori, sferrato allo scopo di promuovere gli interessi del grande capitale.
La ricetta per ridurre il tasso d' inflazione è sinonimo di contenimento dei salari e di prudenza finanziaria, non certo di freno ai profitti dei monopoli.
Sottolinea che le "riforme strutturali" e la liberalizzazione contribuirebbero allo sviluppo (evidentemente del capitale e non dei lavoratori!).
La relazione esorta a creare un clima di armonia tra le imprese ai fini di un ulteriore sviluppo delle forme flessibili d' occupazione e invita a "portare avanti rapidamente la riforma strutturale accompagnata da modifiche strutturali tese ad aumentare la flessibilità e la competitività in tutti i mercati dei prodotti dei fattori di produzione e del lavoro" .
Introduce una maggiore flessibilità dei mercati a cominciare da quello del lavoro e sprona i sindacati a ricercare l' "armonia" nelle contrattazioni collettive, cioè ad accettare un' incondizionata diffusione del lavoro flessibile, lo smantellamento delle loro conquiste e il diffondersi della povertà, lasciando che siano i monopoli europei a guadagnarci e a rafforzare la loro competitività.
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Il relatore evita di spiegare perché, malgrado la crescita del tasso di sviluppo e della forte riduzione del costo del lavoro, non ci sia stata contemporaneamente una diminuzione della disoccupazione che, come si deve ammettere, permane elevata.
Ritiene assai importante l' applicazione dei programmi di stabilità e convergenza, salutando con favore il primo programma di stabilità per la Grecia, in cui come sempre si invocano piani permanenti di austerità sempre più rigidi, arbitrari, barbari e disumani.
Questa politica causa insicurezza, maggiore disoccupazione e povertà tra i lavoratori, nonché l' estinzione della popolazione rurale e l' aumento dei profitti per la classe dirigente del nostro paese.
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Sia gli obblighi derivanti dal Patto di stabilità che le severe raccomandazioni contenute nelle relazioni di Commissione, Banca centrale europea e Banca di Grecia comportano l' intensificazione della politica di austerità, lo smantellamento delle relazioni industriali e del sistema previdenziale e sociale pubblico, nonché la prosecuzione e l' accelerazione delle privatizzazioni.
<P>
Con la relazione Katiforis il Parlamento europeo conferma l' appoggio all' attuazione dei programmi di stabilità e convergenza e al coordinamento delle misure antipopolari tra gli Stati membri sotto la guida e la vigilanza dell' UE.
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Noi europarlamentari iscritti al partito greco KKE votiamo contro la relazione che preannuncia altra miseria per i lavoratori, nuovi superprofitti per il grande capitale e lo smantellamento delle conquiste dei lavoratori.
La risposta migliore è quella delle grandi manifestazioni e degli scioperi in massa dei lavoratori nei vari paesi europei e in Grecia, cioè l' opposizione a questi provvedimenti e programmi davvero barbari.
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<SPEAKER ID=96 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
.
(PT) Con questa relazione il Parlamento europeo presenta il suo parere sul secondo aggiornamento dei programmi relativi alla stabilità e convergenza consegnati dagli Stati membri nel 1999.
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Tuttavia, le revisioni al ribasso del tasso di crescita economico e la decelerazione dell' economia mondiale, anziché incentivare un cambiamento di direzione nelle linee guida economiche, rendono necessario proseguire e accelerare il consolidamento fiscale, in particolare la riduzione della spesa pubblica e la moderazione salariale come forma di garanzia dell' obiettivo di stabilità dei prezzi a cui l' Unione europea continua a subordinare tutte le sue linee guida economiche e politico-sociali.
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Il relatore segue da vicino questa filosofia, nel solco della strategia di Lisbona, e persegue in particolare l' obiettivo di ottenere, nell' arco di un decennio, l' economia più dinamica e competitiva del mondo.
Non va dimenticato che egli fa appello alla moderazione salariale e collega la creazione di "politiche salariali adeguate" alle riduzioni fiscali; concorda "con le modifiche strutturali volte ad aumentare la flessibilità e la competitività in tutti i mercati fattoriali, della produzione e del lavoro" e ritiene che "le riforme strutturali e la liberalizzazione" possano dare un "contributo decisivo" per l' obiettivo tracciato a Lisbona.
Per questo abbiamo votato contro questa relazione.
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Va sottolineato, tuttavia, come aspetto positivo, l' accento posto dal relatore sull' investimento pubblico, completamente dimenticato dalla Commissione, inteso come variabile determinante per la sostenibilità della crescita economica e per la creazione di posti di lavoro.
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<SPEAKER ID=97 NAME="Krivine e Vachetta">
Voteremo contro la relazione Katiforis che ci trova in disaccordo dall' inizio alla fine.
Contestiamo in particolare l' ostinazione a voler promuovere politiche salariali "volte al mantenimento della moderazione salariale" .
Riteniamo al contrario che la crescita ritrovata sia fragile e che essa rischi di essere interrotta dall' applicazione di siffatte raccomandazioni.
Occorrerebbe piuttosto vegliare affinché in tutta Europa i salari crescano allo stesso ritmo del PIL per abitante.
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Siamo altresì contrari alla politica social-liberale di riduzione delle imposte: meglio sarebbe destinare le risorse liberate dal sovrappiù di crescita ad incrementare i bilanci sociali e a lottare contro la povertà generata da lunghi anni di trionfante liberismo economico.
Da parte nostra, esortiamo a combattere tali "modifiche strutturali tese ad aumentare la flessibilità" che la relazione dice di approvare.
Perseverare in tale direzione è il modo migliore per soffocare la crescita ed ingenerare una recrudescenza della disoccupazione.
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Siamo invece dell' avviso che si dovrebbe attuare una politica sociale su scala europea basata in particolar modo sull' instaurazione di un sistema di salari minimi e di contratti collettivi di lavoro.
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Relazione Harbour (A5-0116/2001)
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<SPEAKER ID=98 NAME="Fatuzzo">
L' onorevole Mario Mauro, collega italiano e del gruppo del Partito popolare europeo, ieri pomeriggio ha organizzato un convegno sul futuro di Internet.
Io avevo già preparato la mia dichiarazione di voto, favorevole, ma l' ho modificata dopo aver partecipato a questo suo convegno, peraltro molto interessante come egli è solito fare.
A metà convegno, però, signor Presidente, ho sentito l' onorevole Mario Mauro fare un esempio.
Ha detto: "Vedete, Internet è uno strumento, non è un fine.
Per esempio, qui c' è un bicchiere.
Lo vedete questo bicchiere?
Ecco, questo bicchiere serve per bere.
Se io, invece, lo prendo e lo rompo sulla testa dell' onorevole Fatuzzo," - ha detto proprio così - "Fatuzzo si rompe la testa e il bicchiere non è stato usato per bere."
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Ha fatto questo esempio per spiegare che Internet va usato bene e non malamente.
Io sono d' accordo con lui, anche perché, senza tanto ragionare, ho avuto l' impressione che, se non avessi votato a favore, mi sarebbero arrivati 636 bicchieri sulla testa.
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<SPEAKER ID=99 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Il nostro voto contro la relazione non è indice di un' opinione contraria allo sviluppo di Internet o a qualsiasi progresso tecnico.
Tuttavia, dietro alcune considerazioni generali, molti paragrafi alludono alla concessione di finanziamenti ad imprese private del settore.
E' proprio ciò che suggerisce in particolar modo l' espressione di sostegno a "iniziative di ricerca condivise con il settore privato" .
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Poiché ci opponiamo a qualsiasi sovvenzione diretta od indiretta il cui scopo è di utilizzare denaro pubblico per generare profitto privato, abbiamo votato contro la relazione.
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<SPEAKER ID=100 NAME="Caudron">
La relazione d' iniziativa di cui abbiamo discusso oggi è volta a spingere la Commissione europea "a dare una alta priorità alle iniziative di ricerca UE sulla seconda generazione di Internet (e comunicazioni elettroniche associate) nell'ambito della strategia del Sesto programma quadro in materia di ricerca" . In veste di relatore sul tema era mio dovere intervenire.
Mi stava a cuore sottolineare che la proposta della Commissione europea relativa al nuovo programma quadro in materia di ricerca e sviluppo tecnologico ha tenuto conto di tale esigenza poiché la seconda priorità, tra le 7+1, verte sulle tecnologie per la società dell' informazione.
Era ovvio che un settore così innovatore detenesse un posto di primo piano in tale programma pluriennale.
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Convengo in linea di massima con le rivendicazioni della relazione, ancorché deplori l' enfasi eccessivamente liberale.
Il relatore dimentica spesso che tali nuove tecnologie devono innanzitutto essere al servizio del cittadino.
Si dice a giusto titolo che le risorse dell' Unione europea e degli Stati membri devono essere allocate a progetti precompetitivi onde assicurare una presenza significativa dell' UE nello sviluppo delle future generazioni Internet così come delle nuove infrastrutture di comunicazione su scala mondiale e rafforzare il ruolo dell' Unione nella gestione di Internet.
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Ricordo a tal proposito che il Parlamento europeo ha avuto modo di votare durante la tornata di marzo del 2001 la relazione Carraro che ribadiva il ruolo che devono svolgere gli Stati membri e l' Unione europea nel sistema ICANN (società privata senza scopo di lucro che gestisce molteplici sistemi chiave di Internet) e che consiglia di aprire tale sistema ai paesi in via di sviluppo.
Plaudo al fatto che la relazione Harbour riprenda tali due punti.
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Al pari dell' onorevole Harbour, sono favorevole alla strategia per promuovere i "Centri di eccellenza" menzionati nelle proposte della Commissione e volti a creare un' Area di ricerca europea, sebbene, lo ribadisco, tale termine vada precisato.
L' idea che uno di tali Centri si occupi di comunicazioni elettroniche mi pare buona, benché non siamo ancora a tal punto!
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Il rapido allestimento di una rete di ricerca transeuropea superveloce (capacità di 100 gigabit al secondo) è beninteso una condizione indispensabile per la realizzazione di un' economia competitiva, dinamica e fondata sulla conoscenza, così come definita a Lisbona.
Vorrei inoltre rimarcare che un Internet ad alta velocità deve apportare beneficio a tutti gli strati della popolazione.
E' peraltro ciò che avrei desiderato veder comparire nella mia relazione per parere sul Servizio universale e le nuove reti di telecomunicazioni.
Purtroppo, i miei emendamenti in tal senso sono stati respinti, in gran parte su invito dell' onorevole Harbour!
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<SPEAKER ID=101 NAME="Caveri">
. E' bene che da parte del nostro Parlamento si solleciti la necessità di una ricerca sulla seconda generazione di Internet, sapendo delle grande potenzialità che questo mezzo può dare ai cittadini e alle imprese, specie in un'Europa che deve maggiormente affermare la propria presenza in Rete.
La proposta di risoluzione, che è condivisibile, va completata con alcune sottolineature, utili per meglio definire uno scenario futuro che, tenendo conto che l'evoluzione del settore è rapidissima, cambia con grande rapidità e comporta certe scoperte che obbligano a bruschi cambiamenti e a ripensamenti.
Tuttavia, per l'ampiezza della banda è bene sin da ora rilevare il ruolo possibile per il futuro di Internet dell'uso dei satelliti per telecomunicazione anche in modo bidirezionale e l'impiego dei terminali per la televisione digitale terrestre (DTT).
Chi si occupa, ad esempio, dei territori di montagna sa che certe tecnologie si prestano maggiormente all'uso in zone isolate, dove tecnologie come la cablatura sono difficili, e le nuove tecnologie risultano proprio decisive per evitare la marginalizzazione laddove questo fenomeno sarebbe ancora più grave che altrove.
<P>
I temi possibili da trattare sono parecchi: dal prevalente uso locale dei sistemi a microonde ai servizi interattivi della "banda larga", dalla necessità di rendere più amichevole l'uso di Internet staccandolo dal computer ai temi della sicurezza in rete, già oggetto di approfondimento in diverse occasioni.
<P>
Resta evidente la grande cautela che si deve avere.
Lo dimostra, ad esempio, il forte ridimensinamento che già si è registrato negli Stati Uniti, ma anche in certi paesi europei, del mito del telecommercio come mercato in progressione infinita.
<P>
Vi è poi il tema, che resta delicato ma centrale, delle norme di regolamentazione della Rete, non per comprimere gli spazi di libertà ma per evitare abusi ed usi impropri o persino delinquenziali.
Infine, va ricordato come Internet deve accompagnare il processo di mondializzazione, insito nel suo sviluppo, con la necessità di avere servizi multimediali su scala regionale e locale, garantendo quella prossimità e vicinanza con il cittadino che è un'autentica ricchezza da valorizzare.
<P>
<SPEAKER ID=102 NAME="Presidente">
<CHAPTER ID=6>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=103 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.
<P>
(La seduta termina alle 11.50)
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