<CHAPTER ID=1>
Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta giovedì 15 marzo.
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<CHAPTER ID=2>
Dichiarazione del Presidente
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, ancora una volta ho il triste compito di aprire la sessione plenaria condannando la violenza del terrorismo dell'ETA in Spagna.
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Dal 15 marzo sapete che purtroppo due nuove vittime si sono aggiunte alla lista insostenibile di coloro che hanno perso la vita in attentati in Spagna.
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La notte del 17 marzo, Santos Santamaría, membro della "mosso d'esquadra", la polizia regionale catalana, è stato ucciso dall'esplosione di un'autobomba a Rosas.
Il 20 marzo, Froílan Elespe, consigliere comunale del partito socialista a Lasarte, è stato ucciso con due proiettili alla testa.
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Con questi assassinii l'ETA dimostra ancora una volta quanto disprezzi la democrazia. Le minacce recentemente proferite contro i turisti si inseriscono in queste stesse odiose pratiche.
<P>
In ognuna di queste funeste occasioni, ho voluto esprimere, sia a titolo personale che a nome del Parlamento europeo, la nostra profonda simpatia e le nostre sincere condoglianze ai familiari delle vittime.
Ho altresì comunicato il nostro sostegno alle autorità spagnole.
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Vi invito a osservare un minuto di silenzio.
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(Il Parlamento osserva un minuto di silenzio)
<P>
<CHAPTER ID=3>
Ordine dei lavori
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signora Presidente, desidero illustrare brevemente il nostro auspicio.
Non è che siamo più indulgenti nel giudicare la situazione in Iran, il punto è che in questo momento nello stesso Iran sono in corso difficili colloqui e negoziati per migliorare la sorte di alcuni cittadini iraniani che lavorano nell' ambasciata tedesca.
Credo che non sia il caso di disturbare il processo in corso in Iran con una nostra eventuale risoluzione.
Noi abbiamo la nostra opinione ben consolidata in merito alle violazioni dei diritti umani, ma ritengo che in questa circostanza - e, lo sottolineo, in questo preciso momento - non sia il caso di tenere un dibattito e di varare una risoluzione!
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<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Qualche collega desidera intervenire a favore del mantenimento di questo punto?
<P>
Mi pare di no, quindi metto ai voti la richiesta.
<P>
(Il Parlamento manifesta il suo assenso)
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<P>
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Presidente.
Ho ricevuto una seconda richiesta che riguarda la terza voce, "Violenza contro religiose cattoliche". Proviene dal gruppo del partito popolare europeo e democratici europei che chiede il ritiro di questa voce dall' ordine del giorno.
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<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="NL" NAME="Van Velzen">
Signora Presidente, si tratta di un problema serio, seppur limitato.
Alcuni preti recatisi in Africa hanno dato prova di un comportamento del tutto errato e che non appoggiamo in alcun modo.
Tuttavia non possiamo generalizzare.
Questa non era la politica della Santa Sede.
E non possiamo nemmeno parlare di un tema di attualità in quanto concerne fatti avvenuti negli anni 1994-1995.
Nel frattempo anche il Vaticano ha adottato misure e lanciato una propria indagine.
Sono stati adottati provvedimenti contro i preti in questione e i fatti sono stati resi noti.
Pertanto il mio gruppo propone di non trattare questo tema fra le urgenze.
Naturalmente pensiamo che sia del tutto logico, e lo apprezzeremmo molto, se nelle diverse commissioni parlamentari si potesse condurre una discussione sull'argomento. Quella è la sede più appropriata e non la discussione sui problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
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<SPEAKER ID=7 NAME="Presidente">
Qualche collega desidera esprimersi a favore del mantenimento di questo punto?
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<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="NL" NAME="Plooij-van Gorsel">
Signora Presidente, il mio gruppo si rende conto che quello in questione è un argomento estremamente delicato.
Il testo della risoluzione in oggetto è anche troppo vasto e avrebbe invece dovuto limitarsi unicamente al punto dello stupro delle donne.
Sono comunque del parere che il tema rientri fra le urgenze, in quanto solo recentemente, solo la settimana scorsa abbiamo saputo che questa violazione dei diritti delle donne non si è verificata solo in Africa, bensì in 23 paesi in tutto il mondo e quindi non possiamo marginalizzarlo.
In quanto Parlamento noi dovremmo dire, non tanto che questi fatti sono avvenuti - la stessa cosa avviene in tutte le società, indipendentemente dalla religione, sia in Occidente che altrove - bensì che sono stati coperti con un velo pietoso.
Per anni il problema è stato negato e questo Parlamento dovrebbe esprimersi in proposito.
<P>
Ripeto che il testo della risoluzione contiene elementi fuori luogo. Li toglieremo in modo da ottenere un testo più preciso che si concentri sulla violazione dei diritti delle donne da parte dei preti cattolici in tutto il mondo.
Spero di ottenere il vostro sostegno.
<P>
(Il Parlamento respinge la richiesta)
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<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="FR" NAME="Lannoye">
Signora Presidente, non voglio fare una domanda sulle urgenze, bensì vorrei attirare l'attenzione dell'Aula sul punto relativo al rispetto degli obiettivi della conferenza di Kyoto, che da qualche giorno ha acquisito una dimensione nuova, dopo le dichiarazioni quantomeno intempestive del Presidente Bush.
<P>
Penso che sarebbe importante che in occasione di questa discussione - che purtroppo ha luogo giovedì pomeriggio, cioè quando sono presenti pochi colleghi - la Commissione e il Consiglio fossero degnamente rappresentati e che il nostro Parlamento fosse cosciente che le dichiarazioni del Presidente Bush, non solo sono importanti per quanto attiene al protocollo di Kyoto, bensì mettono in dubbio la natura stessa delle relazioni privilegiate dell'Unione europea con gli Stati Uniti.
<P>
Penso che, di fronte a una posizione unilaterale così clamorosa, che snatura il clima politico - è il caso di dirlo - fra L'Europa e gli Stati Uniti, le Istituzioni europee debbano rispondere non tanto usando toni progressivamente più alti, bensì con una reazione politica forte.
Penso che la natura del partenariato economico transatlantico e del dialogo transatlantico che intratteniamo con gli Stati Uniti rischi di essere compromessa se questi ultimi non cambieranno atteggiamento.
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<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
Onorevole Lannoye, condivido il suo sentimento, tanto più che, come lei sa, ho ritenuto opportuno reagire molto rapidamente, proprio nel senso da lei indicato.
Per quanto attiene alla discussione di giovedì, la Commissione ha capito bene il suo auspicio, cioè che sia rappresentata come si deve, al massimo livello.
Lo stesso vale per il Consiglio.
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<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="NL" NAME="Van Velzen">
Signora Presidente, c'è un altro grave problema di cui siamo venuti a conoscenza solo da poco e di cui potremo occuparci, visto che abbiamo a disposizione un po' di tempo.
Il nostro collega, onorevole Imbeni, ci rappresenterà in quanto Vicepresidente del Parlamento all'incontro interparlamentare a Cuba.
L'onorevole Imbeni ha affermato di non essere disposto a rilasciare una dichiarazione né sulla democrazia né sulla violazione dei diritti dell'uomo a Cuba.
Signora Presidente, ci pare inaccettabile e pensiamo che si debba incaricare l'onorevole Imbeni, a nome suo e nostro, nel caso in cui si presenti l'occasione - ad esempio durante la conferenza stampa - di prendere, a Cuba, una posizione forte contro la violazione della democrazia e dei diritti dell'uomo.
Le chiedo quindi o di mettere il tema all'ordine del giorno di giovedì come urgenza oppure di rilasciare una dichiarazione domani, dato che la riunione interparlamentare in fin dei conti si conclude il 7 aprile.
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole van Velzen.
Ne parlerò con l'onorevole Imbeni.
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, il suo silenzio dinanzi alle inopportune affermazioni dell' onorevole van Velzen mi impone di intervenire, non soltanto perché l' onorevole Imbeni è un esponente del mio gruppo, ma in virtù del fatto che si tratta di un Vicepresidente del Parlamento, nonché di una persona che ha sempre tenuto un comportamento esemplare sia in veste di deputato sia in veste di Vicepresidente, propugnando i nostri valori comuni, e sono certo che l' onorevole Imbeni, il quale non è qui presente in questo momento, non mancherà di sostenere le risoluzioni del Parlamento europeo anche a Cuba e in Cocincina, mantenendo una condotta ineccepibile.
<P>
L' onorevole van Velzen è pregato di ritrattare le sue dichiarazioni o, qualora volesse ribadirle, è invitato a farlo in presenza dell' onorevole Imbeni.
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<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
Onorevole Barón Crespo, le faccio osservare che ho controllato subito se l'onorevole Imbeni era presente.
Era difficile avviare una discussione dato che l'onorevole Imbeni non era presente.
Ciò detto cercherò di risolvere al meglio la questione.
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L'ordine dei lavori è così fissato.
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Interventi in merito alla procedura
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<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="ES" NAME="Obiols i Germà">
Signora Presidente, al punto in cui siamo ormai giunti, ogni volta che qualcuno fa delle dichiarazioni in pubblico circa la questione dei Paesi Baschi non sa mai quali conseguenze aspettarsi.
Colgo l' occasione per porgere i miei più cordiali saluti a tutti i membri di questa Assemblea.
<P>
Montaigne sosteneva che la maggior parte dei mali del mondo originasse dalla "ânerie" , un termine intraducibile in spagnolo, ma che si può ricondurre alla parola "asino" .
A mio avviso, non vale la pena di perdere tempo a rispondere a degli asini criminali.
Molte grazie.
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<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="FR" NAME="Krivine">
Signora Presidente, vorrei attirare la sua attenzione e quella del Parlamento su due decisioni molto gravi appena prese da due gruppi europei e che hanno suscitato una profonda emozione nel mondo del lavoro.
<P>
Come sapete, il gruppo Danone ha deciso di chiudere svariati siti in Europa, mettendo in mezzo alla strada migliaia di lavoratori, mentre questo stesso gruppo ci aveva informato poco tempo fa di aver realizzato profitti consistenti l'anno scorso.
<P>
Per giunta, il gruppo Marks & Spencer ha deciso di chiudere tutti i siti europei al di fuori della Gran Bretagna.
Si tratta apparentemente di una decisione illegale, nella misura in cui i sindacati e i comitati aziendali non sono stati avvisati e i lavoratori hanno saputo dalla radio quale sarebbe stato il loro destino.
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Vorrei quindi sapere se lei, signora Presidente, e il Parlamento europeo - forse in occasione della prossima sessione - poteste prendere posizione su queste misure intollerabili che, da un canto gettano discredito sull'Europa sociale che molti di noi vorrebbero costruire e, dall'altro rappresentano un diniego di giustizia e un attacco alla dignità del mondo del lavoro.
<P>
<SPEAKER ID=18 NAME="Presidente">
La ringrazio onorevole Krivine.
Non ho dubbi che la Conferenza dei presidenti, che si riunisce il giovedì di questa sessione, esaminerà la questione.
<P>
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Signora Presidente, desidero esprimere il nostro sdegno per due fatti occorsi di recente nei Balcani.
Il primo è l' arresto dell' ex Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, il secondo è invece l' imminente accordo fra la Bulgaria e la NATO per il libero transito di truppe dell' alleanza atlantica.
<P>
Con 100 milioni di dollari gli americani, la NATO e l' Unione europea sono riusciti a rovesciare il Presidente Milosevic.
Per altri 100 milioni, si sono assicurati il suo arresto con la prospettiva di vederlo consegnato al cosiddetto Tribunale dell' Aia per i crimini di guerra, istituito dall' imperialismo per poter giustificare suoi stessi misfatti.
<P>
Ma il diritto di giudicare i loro leader spetta unicamente ai popoli e a nessun altro.
Il Presidente Milosevic non sarebbe stato arrestato, se si fosse piegato alle imposizioni della NATO.
E' questa, dunque, la punizione per chi non si piega?
Ma persino chi ha ceduto in tutto e per tutto ai voleri dell' imperialismo, come la ex Repubblica jugoslava di Macedonia, subisce l' intervento armato delle truppe scelte della NATO.
<P>
Gli eventi in atto nei Balcani mostrano chiaramente come la fine della guerra non sia ancora giunta.
Soltanto quando la NATO se ne andrà dalla regione, i suoi popoli potranno sperare di vivere in pace.
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signora Presidente, mi sento in dovere di intervenire e deploro di doverlo fare dopo questo intervento di un membro del mio gruppo.
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Innanzi tutto, penso di esprimere il sentimento della stragrande maggioranza del mio gruppo se dico che l'arresto di Milosevic era una necessità.
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<P>
Inoltre penso che questo arresto non sia un affronto per il popolo serbo e iugoslavo, bensì una liberazione, poiché ciò permette a questo popolo e a questa nazione, con un passato certo molto onorevole e spesso glorioso, ma anche un passato recente estremamente pesante, di voltare definitivamente, agli occhi del mondo intero, la pagina di questo passato recente estremamente pesante.
<P>
Infine, direi invece che trovo assai fuori luogo, irresponsabili e pericolose le pressioni dei dirigenti americani sui nuovi dirigenti iugoslavi.
Penso che dobbiamo decidere che cosa vogliamo.
Se vogliamo alimentare nuovamente i nazionalismi e le nostalgie del passato, facciamo così.
Se invece vogliamo dare una possibilità alle forze democratiche serbe e iugoslave, permettiamo loro di assumersi le proprie responsabilità con coraggio, fino in fondo.
<P>
(Vivi applausi)
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde">
Signora Presidente, vorrei attirare l' attenzione sulla decisione del Consiglio del 19 marzo, con la quale, invece di deliberare il regolamento che aveva promesso su trasparenza e apertura, regolamento che avrebbe dovuto entrare in vigore il 1º maggio, il Consiglio ha adottato una serie di regole interne che violano le norme del Trattato relative all' adozione del regolamento interno del Consiglio, che notoriamente richiedono la maggioranza semplice.
Si introduce così la disposizione secondo cui d' ora in poi sarà necessaria la maggioranza qualificata per introdurre una maggiore trasparenza al Consiglio; per di più il Parlamento non è stato consultato.
Vorrei invitarla, signora Presidente, a sollevare la questione in occasione del suo prossimo incontro con il Consiglio.
Alla Conferenza dei presidenti, giovedì, abbiamo deciso di incaricare il servizio giuridico di verificare se ricorrono gli estremi per un eventuale ricorso alla Corte, ma in ogni caso ritengo che lei dovrebbe discutere della questione con il Consiglio e penso che il Consiglio, per correttezza, dovrebbe ritirare tale deliberazione fino a quando non sarà negoziato con il Parlamento un regolamento su trasparenza e apertura.
<P>
<SPEAKER ID=22 NAME="Presidente">
Onorevole Bonde, come lei ha detto è stato emesso un parere giuridico su questa questione che verrà esaminato questa settimana dalla Conferenza dei presidenti.
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
Signora Presidente, tra breve lei si recherà in visita ufficiale nei Paesi Bassi e ne sono particolarmente lieto.
Deploro soltanto che in questa occasione lei non intenda incontrare i parlamentari, né i membri del Parlamento europeo né quelli del parlamento nazionale.
Le chiedo perché quando si reca in visita negli Stati membri, lei, una parlamentare, rifugge il contatto con altri parlamentari?
Perché incontra solo i funzionari governativi?
Io sono membro di un partito di governo, ma so che spesso anche i partiti dell'opposizione possono avere cose molto interessanti da dire.
<P>
<SPEAKER ID=24 NAME="Presidente">
Sono sconcertata, perché non c'è stata nemmeno una visita ufficiale durante la quale non ho incontrato, sarei tentata di dire, quasi per primi, i presidenti dei parlamenti nazionali dei paesi in cui mi reco.
Sono i miei più diretti interlocutori.
Se ciò non è stato previsto ne sono assai costernata, ma sono convinta che naturalmente sia previsto che incontri i presidenti delle Assemblee parlamentari, come ovunque. E anche il Primo ministro, le autorità governative.
Ci sono alcune personalità che non posso evitare di incontrare, fra cui ovviamente i presidenti dei parlamenti nazionali.
<P>
Aggiungerei anche che nell'attuale contesto della prima fase di riflessione sul post-Nizza, il contatto con i rappresentanti dei parlamenti nazionali è ancora più necessario, ancora più prezioso di quanto non sia in periodi normali.
Credo che ci debba essere stato un malinteso, e sarò lieta di farvi avere il programma definitivo della mia visita.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Servizi di investimento
<SPEAKER ID=25 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle seguenti relazioni:
<P>
(A5-0106/2001), presentata dall'onorevole Katiforis, a nome della commissione economica e monetaria sulla comunicazione della Commissione relativa all'aggiornamento della direttiva relativa ai servizi di investimento (93/22/CEE);
<P>
(A5-0105/2001) presentata dalla onorevole Kauppi, a nome della commissione economica e monetaria, sulla comunicazione della Commissione "Applicazione delle norme di comportamento di cui all'articolo 11 della direttiva relativa ai servizi di investimento" (93/22/CEE).
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="EL" NAME="Katiforis">
. (EL) Signor Commissario, onorevoli colleghi, la relazione che ho l' onore di presentare all' Assemblea riguarda la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull' aggiornamento della direttiva del 1993 sui servizi di investimento.
<P>
La Commissione ha trasmesso la sua comunicazione nel quadro del più vasto piano d' azione sui servizi di credito, formulato in esecuzione delle decisioni prese al Consiglio europeo di Lisbona in merito all' unificazione dei mercati borsistici e di capitali in Europa.
L' unificazione di detti mercati è parte del processo di integrazione del mercato interno.
L' ultimo Consiglio europeo, tenuto a Stoccolma, si è nuovamente soffermato sul tema e ha chiesto la piena applicazione, entro il 2005, del piano d' azione, con un totale impegno di tutte le parti in causa per la realizzazione di un mercato unico dei beni mobiliari entro la fine del 2003.
I servizi di investimento rappresentano certamente uno strumento importante, forse il più importante, per il funzionamento del mercato dei beni mobiliari.
<P>
E' evidente che ogni iniziativa in materia, come quella contenuta nella comunicazione della Commissione che ho l' onore di presentarvi, è ritenuta urgente dal Consiglio europeo.
La comunicazione della Commissione non è un testo a carattere legislativo, ma riveste comunque una notevole importanza in quanto spiana la strada alle necessarie riforme, di modo che, quando sarà il momento - spero quanto prima - della proposta legislativa, il nostro Parlamento sia pronto ad adottare celermente - e voglio sperare in modo quasi unanime - i necessari emendamenti alla direttiva originaria.
Credo che, in questo modo, potremo anche dare un esempio di tempestività e di efficienza nelle nostre procedure legislative, purtroppo recentemente rimesse in discussione da alcuni documenti come la relazione Lamfalussy.
<P>
Onorevoli colleghi, l' obiettivo del gruppo socialista in materia di politica economica non è - e non è mai stato - solo ed esclusivamente una più equa distribuzione della ricchezza e del reddito, con una riduzione delle disparità sociali.
Accanto a questo obiettivo, che si trova al centro della nostra politica, noi abbiamo sempre perseguito e perseguiamo tuttora anche l' obiettivo di un rafforzamento della produzione di beni, in quanto questi ultimi, per poter essere più equamente distribuiti, devono anzitutto essere prodotti.
Fatte queste considerazioni, il gruppo socialista appoggia saldamente tanto il completamento del mercato interno, quanto l' unificazione del mercato del credito in Europa.
Noi riteniamo che il progresso in questi ambiti contribuirà al dinamismo produttivo dell' economia europea, nell' interesse di tutti.
Riteniamo inoltre che le modifiche necessarie a tale scopo non possano essere definite dal mercato stesso, con i suoi processi autonomi ed automatici.
Spesso, lasciare libero il mercato di sviluppare le proprie logiche equivale a intrappolare l' economia in situazioni che ostacolano la produzione, a creare monopoli e a salvaguardare l' interesse di pochi a spese della società.
Si impone allora l' intervento della politica per instaurare, nel campo dell' economia, il quadro necessario alla liberalizzazione del mercato con un risultato che sia davvero produttivo.
<P>
Simili interventi di riforma sono appunto ciò che ho l' onore di presentarvi con questa relazione sull' aggiornamento della direttiva in materia.
Inizialmente, nel 1993, la direttiva aveva inteso promuovere l' unificazione dei mercati, contrastando il protezionismo nazionale nell' offerta di servizi di credito.
Al centro era stata posta l' idea del reciproco riconoscimento, da parte di tutti gli Stati membri, delle licenze rilasciate da un qualunque altro Stato membro ad aziende attive nell' erogazione di credito: il famoso "passaporto europeo" .
L' idea era ottima, ma in sede di attuazione è stata in gran parte vanificata dalla possibilità per ogni Stato membro di imporre le proprie norme operative nell' erogazione di tali servizi.
Il fatto che, secondo la direttiva iniziale, l' azienda di credito non dovesse più presentare quindici richieste di autorizzazione e ottenere 15 licenze, ma che ne bastasse una soltanto per permetterle di operare in tutta Europa, indiscutibilmente rappresentava un progresso; un progresso che, tuttavia, perdeva gran parte del suo significato dal momento che quella stessa azienda di credito, nello svolgimento della sua attività, si trovava a fare i conti con quindici diverse legislazioni.
Questa situazione ha avuto l' effetto di rappresentare una notevole barriera legislativa nazionale alla libera circolazione dei servizi di credito e all' unificazione dei mercati in Europa.
<P>
Nella mia relazione raccomando pertanto, e sono lieto che questa proposta raccolga l' assenso della collega del PPE, la onorevole Kauppi, l' abolizione di tale barriera, imponendo l' applicazione non più di quindici, ma di una sola legislazione nazionale, ossia quella dello Stato membro che ha rilasciato la licenza.
Un ulteriore grande passo, quando sarà stato compiuto, verso la realizzazione del mercato interno sarà inoltre l' uniformazione di alcuni aspetti dell' attività creditizia, e soprattutto l' uniformazione delle procedure di clearing e di settlement delle compravendite di titoli.
<P>
Negli Stati Uniti, che su questo versante hanno parecchio da insegnarci, funziona un unico clearing centralizzato per tutto il paese.
In Europa, invece, ne abbiamo molti più d' uno.
Poiché nei servizi di clearing sono possibili grandi economie di scala, diminuendo in questo modo i costi per chi vi partecipa, qui da noi ben più elevati che negli Stati Uniti, sarà opportuno che la direttiva agevoli l' unificazione di tali funzioni.
Essa non può certo imporre la fusione fra Borse; ciò che invece possiamo fare, e che vi propongo, è di riconoscere alle parti di una transazione il diritto di scegliere il sistema di clearing e settlement che preferiscono, anche ove questo non coincidesse con quello della Borsa in cui sono avvenute le transazioni in oggetto.
Rafforzando in questo modo la concorrenza nel processo di fusioni fra Borse promosso dall' euro, possiamo sperare che in tale unificazione prevarranno le società dai costi più bassi, e non quelle più radicate nella loro posizione di monopolio.
<P>
Inoltre, onorevoli colleghi, la direttiva dovrà risultare in linea con i cambiamenti incessantemente promossi dal progresso tecnologico.
Oggi i mercati regolamentati hanno perso il loro carattere infrastrutturale per trasformarsi in società commerciali, mentre molti grandi enti creditizi, forti delle loro dotazioni elettroniche, si sono trasformati da società di intermediazione in mercato interno della compravendita di titoli.
La regolamentazione in materia dovrà quindi essere adeguata di conseguenza.
Molte delle regole sull' integrità dei mercati, per esempio la lotta all' insider dealing, vanno estese anche alle società, per quanto concerne le loro transazioni interne, mentre altre regole che in precedenza valevano unicamente per le società, per esempio le regole sui rapporti con la clientela, dovranno essere estese anche alle Borse.
Una simile questione è difficile da affrontare e rappresenta forse un problema sul quale noi dovremmo limitarci a dare degli indirizzi di massima, lasciando alle autorità di regolamentazione di ogni paese, o europee ove esistenti, il compito di definire i dettagli.
<P>
In conclusione, onorevoli colleghi, desidero sottolineare che il gruppo socialista appoggia l' unificazione dei mercati finanziari, allo scopo di agevolare gli investimenti necessari al raggiungimento della piena occupazione in Europa.
Il gruppo socialista non appoggia invece, anzi, condanna senza alcuna esitazione la febbre speculativa che si è impadronita delle Borse, che rischia di dare luogo a situazioni esplosive dalle conseguenze rovinose per l' economia reale. Per questa ragione, noi chiediamo alla Commissione di presentare al più presto la sua proposta sulla salvaguardia dell' integrità dei mercati.
Sicuramente non siamo così ingenui da ritenere possibile che un regolamento faccia scomparire la speculazione.
Ma vogliamo quantomeno il rafforzamento dei principi della moralità commerciale, proprio perché la speculazione moltiplica le tentazioni di comportamenti disonesti, mentre le Borse rafforzano sempre più la loro presenza nella funzione previdenziale delle nostre società.
Le condizioni alle quali le Borse europee potranno raccogliere capitali provenienti dalle casse pensionistiche dei lavoratori dovranno imperativamente essere rese molto più severe rispetto all' epoca in cui la Borsa valori era semplicemente una sorta di casinò per ricchi.
Il rafforzamento della disciplina e del corretto funzionamento delle Borse rappresenta uno dei compiti più importanti del piano d' azione per i servizi di credito.
<P>
<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="FI" NAME="Kauppi">
. (FI) Signora Presidente, signor Commissario Bolkestein, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto esprimere alla Commissione i miei ringraziamenti.
Questa comunicazione è stata elaborata in modo così competente che noi del Parlamento non possiamo che essere unanimi sia nella fase di esame in sede di commissione che qui, in seduta plenaria.
Per la mia relazione non è stato presentato neppure un emendamento, il che mi rende estremamente soddisfatta.
<P>
La modifica dell' articolo 11 della direttiva sui servizi di investimento è indispensabile, se vogliamo eliminare tanto l' incertezza giuridica che in questo momento impera sui mercati finanziari quanto la contraddittorietà e la sovrapposizione delle disposizioni.
Tali fattori d' incertezza intralciano il buon funzionamento del mercato interno e causano significativi costi aggiuntivi, che in ultima istanza ricadono sulle spalle degli investitori europei.
Bisogna garantire a tutti gli investitori la possibilità di partecipare al mercato interno dei servizi di investimento sapendo che la legislazione europea consente le libertà appropriate e, laddove necessario, offre sufficienti garanzie.
Nella mia relazione sono partita dall' idea che l' intento di chiarire la formulazione dell' articolo 11 ha maggiori possibilità di successo se per tutti i servizi finanziari transfrontalieri si applica il cosiddetto principio del paese d' origine.
<P>
Per quanto riguarda gli investitori professionisti, il passaggio al principio del paese d' origine può effettuarsi rapidamente, mentre per i consumatori l' applicazione del principio richiede ulteriori progressi nell' opera di armonizzazione delle norme procedurali connesse.
Il FESCO è a buon punto in tale opera.
Tuttavia, la piena armonizzazione non è una precondizione all' applicazione del principio del paese d' origine anche alla vendita al dettaglio dei servizi di investimento ai piccoli investitori.
Questa soluzione è, inoltre, in linea con la direttiva sul commercio elettronico approvata la scorsa primavera, che gli Stati membri sono tenuti a recepire nella propria legislazione entro il 1º gennaio 2002.
Se queste due direttive non si basassero sullo stesso presupposto, gli acquirenti di servizi di investimento per via elettronica si troverebbero in una posizione diversa rispetto ai consumatori che si procurano i servizi attraverso i canali tradizionali.
Alla base della classificazione degli investitori vi è l' idea che investitori diversi necessitano di garanzie diverse e, d' altra parte, hanno il diritto di pretendere maggiori libertà a fronte di maggiore esperienza.
I legislatori europei devono adoprarsi affinché per gli investitori professionali si prevedano davvero norme di comportamento meno rigorose che per i piccoli investitori, che devono essere più protetti dalla legislazione.
<P>
Le restrizioni alla libertà dell' offerta di servizi sono ammissibili solo se applicate in nome dell' interesse generale.
Per esempio, nell' attività degli investitori professionisti non dobbiamo imporre norme in materia di interesse generale; né è possibile la restrizione del mercato per ragioni di benessere comune.
L' interpretazione dell' articolo n.11 della direttiva sui servizi di investimento deve, in ogni caso, conformarsi alla linea di cui all' articolo 3, paragrafi 4 e 5 della direttiva sul commercio elettronico; lo Stato ospitante, cioè, può limitare la libera circolazione dei servizi, a tutela degli investitori, soltanto in modo puntuale, seguendo una procedura precisa e sulla base di un elenco di condizioni specifiche.
<P>
Signor Commissario, per quanto attiene alla classificazione in tre categorie proposta dal FESCO la mia relazione contiene alcune avvertenze.
Le categorizzazioni eccessivamente rigide possono influire sull' attività degli investitori della categoria cosiddetta " di mezzo" sul mercato, in particolare laddove a tale categoria offriamo la possibilità di optare per un maggior livello di protezione, se richiesto.
La mancanza di chiarezza risiede anche nella definizione delle categorie che hanno il diritto di beneficiare del sistema del paese d' origine.
La Commissione dovrebbe apportare maggior chiarezza alla questione e spiegare che, in base al principio del paese d' origine, tutti coloro che hanno optato per il livello di protezione degli investitori professionali, ovvero gli investitori che hanno scelto minore protezione, dovrebbero essere sempre in grado di beneficiare del sistema del paese d' origine per i servizi transfrontalieri.
Un altro argomento che richiede ulteriore riflessione da parte della Commissione è l' adozione delle norme in materia di commercializzazione e pubblicità.
Già in base all' attuale direttiva sui servizi di investimento è possibile limitare il diritto di commercializzare i servizi nel mercato interno esclusivamente per ragioni legate all' interesse generale.
Ciononostante molti Stati membri hanno aggiunto, nell' ambito delle disposizioni in materia di commercializzazione, norme di comportamento sull' attività commerciale; ciò può causare la sovrapposizione di strutture normative.
<P>
Infine, vorrei ancora aggiungere, per quanto concerne la presentazione del comitato presieduto dall' onorevole Lamfalussy, che la riforma e l' aggiornamento della direttiva sui servizi di investimento sarebbe, per molti aspetti, l' esempio ideale di progetto legislativo a cui si potrebbe applicare la nuova procedura presentata dall' onorevole Lamfalussy.
I problemi dell' attuale direttiva sui servizi di investimento sono dovuti per lo più a difficoltà di interpretazione, sicché per ottenere risultati positivi è estremamente importante assicurare la corretta applicazione nazionale della direttiva modificata; vale a dire che una buona direttiva, una direttiva concreta, non basta.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="EN" NAME="Villiers">
Signora Presidente, accolgo con favore e appoggio entrambe le relazioni in discussione oggi.
Sono eccellenti e ringrazio i due relatori per l' impegno profuso.
E' indispensabile adeguare la direttiva sui servizi d' investimento, perché ne deriverà un maggiore rendimento per i risparmiatori e prodotti più convenienti per i consumatori.
Tuttavia, temo che la DSI, la direttiva sui servizi d' investimento, sia emblematica dei pro e i contro insiti nell' attuale legislazione dell' Unione europea.
In teoria è una buona idea, ma in pratica non ha ancora sortito risultati.
Ha creato un mercato unico sulla carta ma non ancora un mercato unico reale.
Avrebbe dovuto rendere possibile a un' impresa o a una società che ottemperi alle norme del suo paese di avere un passaporto per operare ovunque all' interno dell' Unione europea.
Questo esito pratico non c' è stato a causa di differenze d' interpretazione, d' applicazione fra gli Stati membri, e a causa di un' attuazione carente.
<P>
E' davvero inaccettabile che ben otto anni dopo l' approvazione alcuni Stati membri stiano ancora studiando le modalità di messa in vigore di questa direttiva.
Ne risulta un indebolimento del principio del paese d' origine e del principio del passaporto unico, poiché gli operatori, nella loro attività all' interno dell' Unione europea, si trovano ancora innanzi a molteplici normative che si sovrappongono e talvolta sono in conflitto fra di loro, debbono insomma affrontare proprio quei problemi che la DSI avrebbe dovuto risolvere.
<P>
Questo è proprio un caso esemplare in cui la legislazione del mercato unico in realtà non ha avuto alcun esito.
Abbiamo un maggiore onere amministrativo e burocratico, per cui le varie imprese d' investimento debbono ancora lottare con 15 diversi ordinamenti giuridici e 15 diverse normative.
Le norme di comportamento sono state usate dagli Stati membri, e fra questi includo anche il Regno Unito, per imporre le proprie regole, quelle del paese ospitante, laddove non sono necessarie né auspicabili.
Queste norme di comportamento e di pubblicità sono state utilizzate per proteggere i mercati piuttosto che i consumatori e la Commissione dovrebbe porre decisamente un freno a tutto questo.
<P>
Accolgo con favore l' invito contenuto in ambedue le relazioni di adeguarsi al principio del paese d' origine per le norme di comportamento e di pubblicità per gli investitori al dettaglio e per gli investitori all' ingrosso.
Spero che la Commissione prenderà nota dei suggerimenti del Parlamento, perché la critica che si può rivolgere alla Commissione per quanto riguarda la sua opera di miglioramento è di essere troppo esitante su questioni talmente essenziali.
Questa direttiva dovrebbe essere improntata al principio del paese d' origine.
<P>
Non capisco perché non dovremmo fidarci dei consumatori per quanto riguarda la scelta di un prodotto di un altro Stato membro dell' Unione europea e della protezione delle autorità preposte ai servizi finanziari di quegli stessi Stati membri.
I consumatori fruiscono di una tutela idonea ed adeguata da parte di vari paesi che sono in stretta relazione ormai da 50 anni.
E' essenziale garantire la coerenza con la direttiva sul commercio elettronico e tale coerenza sarà assicurata se nella DSI adottiamo l' impostazione basata sul principio del paese d' origine.
<P>
Qualsiasi eccezione ad un' impostazione basata sul principio del paese d' origine, sia nella direttiva sui servizi d' investimento, sia nella direttiva sul commercio elettronico, dovrebbe essere interpretata in modo severo e ristretto e dovrebbe essere eliminata il più presto possibile.
<P>
Ovviamente, aggiornamenti minori alla DSI sono benaccetti ma soprattutto occorre cambiare mentalità.
Nell' applicazione della direttiva la Commissione è stata fin troppo esitante.
E' inaccettabile che per molti anni diversi paesi non siano riusciti a fare un' appropriata distinzione fra investitori professionali e investitori al dettaglio come previsto dalla DSI.
Vorrei che la Commissione si avvalesse pienamente dei suoi poteri di applicazione per garantire che la attuale versione del DSI sia applicata adeguatamente da ciascun Stato membro e che anche la prossima versione della DSI sia applicata in modo altrettanto adeguato.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="ES" NAME=" Gasòliba i Böhm">
Signor Presidente, signor Commissario Bolkestein, onorevoli colleghi, mi pregio di annunciare che il nostro gruppo appoggia le relazioni dei nostri colleghi Katiforis e Kauppi, le cui proposte comportano un importante passo avanti nella realizzazione di un mercato unico dei servizi finanziari, in accordo con le proposte della Commissione stessa, contenute nel piano di azione per i servizi finanziari.
<P>
Nell' Europa dell' euro è imprescindibile l' eliminazione di ogni ostacolo che, negli Stati membri, intralcia i mercati finanziari, al fine di poter sfruttare al meglio tutte le opportunità offerte dall' esistenza della moneta unica europea.
Consentitemi di riprendere una similitudine che ho già utilizzato: ciò che stiamo realizzando oggi in ambito finanziario e monetario è paragonabile a ciò che realizzammo dieci anni orsono con la creazione del mercato unico europeo delle merci e dei servizi, una conquista importante che ha garantito la libertà di circolazione di capitali, lavoratori e merci.
La scadenza che ci siamo fissati è per il 2005 e sono dell' avviso che le proposte dei nostri colleghi vadano nella giusta direzione: oltre ad appoggiare le proposte della Commissione, sottolineando l' importanza di attuarle nei tempi previsti, offrono e individuano anche alcuni aspetti concreti.
In merito alla relazione della onorevole Kauppi, ritengo che il paragrafo 16 relativo ai meccanismi applicati e proposti per facilitare la soluzione extragiudiziale delle denunce transfrontaliere relative ai servizi finanziari - meccanismi che la Commissione ha, peraltro, già iniziato ad attuare - sia di fondamentale importanza per correggere eventuali disfunzioni a livello di Stati membri.
L' onorevole Kataforis, nella sua relazione, esprime la medesima preoccupazione e propone lo stesso sistema.
Nel ribadire loro il nostro appoggio, desidero congratularmi con entrambi i colleghi per il lavoro svolto.
<P>
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="DE" NAME="Karas">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero complimentarmi con i due relatori, perché le due relazioni hanno riscosso un così ampio consenso non solo in commissione, ma anche qui in plenaria.
Questo segnala che tutti ci rendiamo conto che la maggiore rapidità con cui cambiano le situazioni sui mercati finanziari europei non può non ripercuotersi anche sull' operato politico.
Ciò è già stato messo in evidenza anche dalla relazione del comitato dei saggi sulla disciplina dei titoli europei, presieduto dall' onorevole Lamfalussy, che discuteremo nel corso di questa tornata.
<P>
Un secondo segnale di questo cambiamento è la crescita esponenziale del volume azionario, oltre il 30 percento in più all' anno nel periodo 1995 - 1999.
Considerata l' importanza strategica di un buon funzionamento dei mercati finanziari per l' aumento del benessere economico nell' UE, questo dato assume una rilevanza enorme.
L' aggiornamento della direttiva sui servizi d'investimento deve perseguire contemporaneamente tre obiettivi: primo, accelerare l' integrazione del mercato, secondo, migliorare il livello di tutela degli investitori, terzo, stabilizzare il mercato.
Ciò si traduce da un lato in un vantaggio per i mercati, dall' altro serve a tutelare gli investitori.
In questo modo si garantisce la stabilità finanziaria per il futuro.
<P>
Ho ancora due importanti istanze da formulare al riguardo, alle quali peraltro si è già fatto cenno.
Innanzi tutto bisogna istituire un passaporto europeo valido a tutti gli effetti per le imprese d'investimento.
Per potere cogliere questa opportunità e rimuovere gli ostacoli esistenti, abbiamo urgente bisogno di convertirci al principio dello Stato membro di origine.
Per i grandi investitori tale conversione deve compiersi in un tempo il più breve possibile, mentre per i piccoli investitori - la onorevole Kauppi l' ha già detto - pur essendo tale principio corretto, si renderanno probabilmente necessarie alcune norme transitorie.
Un altro argomento correlato è l' armonizzazione delle norme di comportamento, prerequisito per un mercato interno che funzioni a dovere.
<P>
La mia seconda richiesta è quella di un' autentica concorrenza fra Borse e piattaforme commerciali.
Per permettere una concorrenza leale è necessario istituire un organo di controllo mirato ed efficiente.
Bisogna evitare che a determinare la concorrenza siano la diversità delle normative e la conseguente ricerca delle disposizioni più favorevoli, con tutti gli effetti distorsivi che ne derivano.
<P>
La tendenza va nella direzione di un continuo aumento degli investimenti in titoli, e ne parleremo anche a proposito dei fondi pensione, perciò raccomando una rapida approvazione e applicazione - spero prima del 2005 - anche questo andrebbe nella direzione della relazione Lamfalussy.
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<SPEAKER ID=31 NAME="Bolkestein">
Signor Presidente, ringrazio l' onorevole Katiforis e la onorevole Kauppi per le relazioni elaborate che rispecchiano un ampio consenso.
E' un piacere sentire che gli oratori intervenuti hanno appoggiato entrambe le relazioni.
D' altro canto, anche la Commissione ha preso conoscenza della relazione con grande piacere.
<P>
E' noto che la direttiva sui servizi d' investimento costituisce le fondamenta per il quadro legislativo dell' Unione europea nel settore dei mercati finanziari.
La direttiva definisce parametri di regolamentazione comuni ai fini della protezione degli investitori e di un mercato disciplinato.
Cinque anni dopo la sua entrata in vigore è giunto il momento di esaminarne la funzionalità.
La Commissione ritiene che il giudizio debba essere mitigato perché, sebbene vi siano stati miglioramenti significativi, la prestazione di servizi d' investimento transfrontalieri continua ad essere perseguitata da incertezza giuridica e ostacoli.
Soprattutto il settore delle transazioni finanziarie ha subito mutamenti radicali che lanciano nuove sfide alla regolamentazione dell' Unione europea.
<P>
La Commissione accoglie con favore la risposta tempestiva e coerente del Parlamento europeo alle due comunicazioni sulla direttiva relativa ai servizi d' investimento.
Le relazioni forniscono una traccia chiara alla Commissione per la preparazione della sua proposta di modifica della DSI che dovrebbe essere adottata entro la fine di quest' anno.
<P>
Intendo ora fare riferimento ad alcuni punti contenuti nella relazione della onorevole Kauppi.
L' obiettivo principale, e più tangibile, della DSI resta il passaporto unico per le imprese d' investimento.
La relazione della onorevole Kauppi si occupa in modo convincente dei principali ostacoli da superare, vale a dire la sovrapposizione e la conflittualità delle norme di comportamento nazionali.
L' impostazione delineata nella comunicazione all' articolo 11 è stata limitata dall' ambiguità insita nel provvedimento stesso e dall' assenza di una giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia europea.
Ciononostante, la comunicazione lancia un chiaro messaggio, vale a dire che la prestazione transfrontaliera di servizi d' investimento per investitori professionali dovrebbe, di per sé, già essere soggetta alle norme di comportamento nazionali.
La definizione di investitori professionali, avanzata dalla Commissione sulla base di un consenso raggiunto fra i controllori nazionali e il FESCO (Forum for European Securities Commissions), costituisce un utile punto di partenza.
<P>
Prima di riferirmi a determinati punti specifici della relazione dell' onorevole Katiforis, intendo parlare di alcuni aspetti comuni ad entrambe le relazioni.
<P>
L' imminente revisione della DSI costituisce un' occasione per chiarire le condizioni alle quali imprese e investitori possono operare a livello transfrontaliero.
La Commissione è convinta che l' impostazione sostenuta nelle due relazioni sia l' unica coerente con un mercato unico, poiché garantirà, altresì, che la prestazione di servizi d' investimento, on-line e off-line, possa altrettanto avvantaggiarsi del principio del paese d' origine previsto nella direttiva sul commercio elettronico.
La sfida consiste nel conseguire questo obiettivo in modo tale da salvaguardare sufficientemente l' investitore al dettaglio.
Nella comunicazione sulla DSI si afferma la necessità di una maggiore convergenza delle norme di comportamento e di pubblicità per gli investitori al dettaglio.
La Commissione spera che tale convergenza possa essere conseguita in un lasso di tempo relativamente breve.
<P>
Passo ora ad alcuni punti specifici della relazione dell' onorevole Katiforis.
La Commissione ritiene che la concorrenza tra le Borse e la nascita di infrastrutture di negoziazione frontaliere sollevi nuove e importanti questioni di regolamentazione che l' attuale DSI non tratta adeguatamente.
La relazione dell' onorevole Katiforis mette in guardia contro profondi cambiamenti nella fase attuale.
La Commissione è senz' altro consapevole della necessità di non causare danni, nonché del rischio di agire in un momento in cui i mercati sono in una situazione di costante mutamento.
Tuttavia, i cambiamenti radicali nell' organizzazione delle infrastrutture di contrattazione e l' accresciuto coinvolgimento delle famiglie come investitori nel mercato azionario richiedono nuove riflessioni.
La Commissione concorda con la relazione Katiforis sul fatto che le disposizioni previste nella DSI concernenti le borse e i sistemi di negoziazione dovrebbero concentrarsi sul rischio relativo all' integrità del mercato.
La Commissione è altresì d' accordo sul fatto che occorra anzitutto concentrare l' attenzione sui mercati azionari nei quali gli investitori al dettaglio sono più esposti.
L' onorevole Katiforis nel suo intervento ha chiesto alla Commissione di presentare, il più presto possibile, una proposta sull' integrità dei mercati.
Forse saprà che la Commissione sta ultimando la preparazione di una proposta sugli abusi di mercato che speriamo di poter presentare fra poche settimane.
<P>
Un rafforzamento della DSI non impedirà, di per sé, i notevoli correttivi di mercato cui abbiamo assistito in queste ultime settimane.
Tuttavia, una revisione della DSI può aiutare a contenere gli eccessi di mercato promuovendo la trasparenza, proteggendo l' integrità e garantendo che l' impresa d' investimento agisca sempre nel massimo interesse dei suoi clienti.
Inoltre, può garantire che di tali protezioni possano usufruire tutti gli investitori dell' Unione europea, a prescindere dall' origine del titolo che stanno acquistando o il tasso di cambio in base al quale è eseguita la transazione.
Senza un siffatto quadro regolamentare, l' obiettivo di Lisbona di un mercato finanziario unico integrato, necessario e da noi tutti desiderato, resterebbe lettera morta.
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Intendo ora dare una risposta più specifica a due punti sollevati: il primo era una critica sull' accordo raggiunto in seno al FESCO sulla definizione di investitore professionale, e il secondo era una risposta che volevo dare alla onorevole Kauppi al riguardo del legame fra la questione in esame e la relazione Lamfalussy.
<P>
Per quanto attiene alla critica sulla definizione di investitore professionale specificata dal FESCO, la Corte di giustizia europea non ha ancora dato un contenuto giuridico al concetto di investitore professionale.
L' accordo in seno al FESCO costituisce un primo informale tentativo di dar corpo a una visione collettiva europea di tale concetto e deve essere accettato come un primo valido passo verso il chiarimento di un concetto operativo tanto importante.
Certamente, la Commissione è consapevole della diffusa preoccupazione sul fatto che l' accordo in seno al FESCO sia eccessivamente restrittivo nel determinare quali investitori si qualifichino automaticamente come professionali.
Ciò priva molti investitori grandi e sofisticati dei vantaggi di operare in un unico regime di controllo - vale a dire del paese d' origine - meno rigoroso.
Ciononostante, data la prevalente incertezza che aleggia sul termine "investitore professionale" , la Commissione ritiene che la procedura più saggia da seguire sia di usare l' approccio che ha trovato l' appoggio di tutte le autorità finanziarie nazionali.
L' impostazione proposta per la definizione di investitore professionale, contenuta in entrambe le relazioni, sembrerebbe offrire vantaggi supplementari partendo dalla prospettiva di un funzionamento adeguato del passaporto unico.
La Commissione studierà queste proposte con cura nel corso della preparazione della revisione della DSI.
<P>
Infine, per quanto concerne il legame fra questa proposta e il ben noto schema Lamfalussy, la Commissione prende atto dell' osservazione della onorevole Kauppi nella sua motivazione secondo la quale la DSI riveduta sarebbe, e cito: "un' eccellente candidata ad essere in via prioritaria adottata e attuata secondo una nuova impostazione eventualmente definita alla luce della relazione Lamfalussy" .
La Commissione condivide questa opinione.
La comunicazione sulla DSI afferma chiaramente che l' incapacità di emanare un orientamento giuridicamente vincolante sull' applicazione del dispositivo della DSI è stato uno dei fattori principali che hanno contribuito alle carenze e all' applicazione sbilanciata che hanno reso difficile la vita della DSI.
In considerazione della sua accresciuta portata e complessità, una DSI riveduta probabilmente soffrirà ancor più di tali difetti: da qui l' importanza della relazione Lamfalussy per tale questione e per molte altre.
<P>
Concludendo, mi sia consentito ancora una volta ringraziare i due relatori per l' importante lavoro svolto: ringrazio anche gli altri membri di questo Parlamento che sono intervenuti, in particolare gli onorevoli Gasòliba i Böhm e Karas.
La Commissione vuole rassicurare il Parlamento che agirà di conseguenza.
<P>
<SPEAKER ID=32 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Commissario.
<P>
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Prodotti cosmetici
<SPEAKER ID=33 NAME="Presidente">
. L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0095/2001), presentata dalla onorevole Roth-Behrendt a nome della commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, sulla proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio che modifica per la settima volta la direttiva 76/768/CEE del Consiglio concernente il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai prodotti cosmetici [COM(2000) 189 - C5-0244/2000 - 2000/0077(COD)]
<P>
<SPEAKER ID=34 NAME="Roth-Behrendt">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando legiferiamo in quest' Aula, partiamo sempre dal presupposto che dobbiamo apportare un miglioramento alla situazione attuale.
Perciò, in qualità di relatrice, chiedo che anche la settima modifica della direttiva sui prodotti cosmetici rappresenti un miglioramento rispetto alla situazione attuale.
Ma è proprio così?
Questo mi chiedo e lo chiedo anche a voi.
E allora molti mi risponderanno: no, non è così.
La settima modifica della direttiva sui cosmetici, di cui ho avuto l'onore di essere relatrice anche alcuni anni fa, prevede esplicitamente, in una serie di passaggi, che venga ad esempio fissata una data ultima per la sperimentazione animale, oltre la quale tali sperimentazioni non possano più essere effettuate.
<P>
Chiedo a tutti voi di tenere presente che nel frattempo disponiamo di oltre 8.000 sostanze testate che si possono utilizzare liberamente.
Che cosa accade con le nuove sostanze?
<P>
Questo divieto di sperimentazione e di commercializzazione, quindi il divieto di vendita, che scaturisce dalla sesta modifica, la Commissione l' ha trasformato in un vero e proprio divieto di sperimentazione sull' intero territorio dell' Unione europea.
Ciò significa che in futuro si potrà continuare tranquillamente ad effettuare le sperimentazioni, finché si vuole, purché qualche chilometro più in là.
Da ogni parte, anche dalla stessa Commissione, mi giungono ora espressioni di simpatia e di approvazione nei confronti dei miei emendamenti, che però voi purtroppo non potete accettare, perché sono contrari agli interessi commerciali.
E' vero tutto ciò?
No, non è vero.
Finora nessuno può dire se un qualche caso avrebbe esito positivo oppure negativo dinanzi all' Organizzazione mondiale del commercio, in quanto non si è ancora presentato un caso in cui sia stata presa una decisione sulla scorta di motivazioni inerenti alla protezione degli animali oppure di considerazioni di carattere morale.
A maggior ragione sussiste il dubbio che possa prevalere l' argomentazione commerciale della Commissione, dato che nel frattempo perfino gli Stati Uniti con il loro Cat and Dog Fur Act, la legge sulle pellicce di cani e gatti di qualche mese fa, hanno deciso di varare leggi che s'ispirano esclusivamente alla protezione degli animali e al senso morale della popolazione.
<P>
Perciò invito la Commissione a dimostrare un po' più di coraggio a questo punto e a esternare le proprie priorità politiche.
Commissario Liikanen - lei sa quanto io la stimi - lei deve prendere una posizione netta e assumersi la sua responsabilità politica, si opponga al suo collega Lamy e ad altri colleghi, oppure dica loro che si stanno sbagliando.
<P>
Che cosa significa un generico divieto di commercializzazione?
E' ovvio che anche a me interessa avere prodotti sicuri.
Non potrei mai costringere nessuno a spalmare sulla propria pelle o sulla pelle dei propri figli un prodotto a rischio, o a pulirsi i denti con uno schiumoso dentifricio poco sicuro.
Non vorrei mai una cosa del genere.
<P>
Perciò mi è venuta un' idea, che reputo molto sensata e che fortunatamente ha trovato numerosi sostenitori in sede di commissione.
Sì, deve esserci un divieto di sperimentazione.
Ci deve essere un divieto di commercializzazione, quindi di vendita, laddove sia già stata valutata qualche alternativa.
Poi, in un secondo tempo - cinque anni secondo il mio emendamento, o forse anche più avanti - ci dovrà essere un divieto assoluto di vendita.
In questo arco di tempo l' industria avrà anche modo di mettere a punto alternative e di investire nella ricerca.
Nel frattempo sarà introdotta una etichettatura affinché, giustamente, i consumatori sappiano se i prodotti che acquistano sono stati sperimentati sugli animali.
<P>
Allora sì che la settima modifica porterà, ovviamente, a ulteriori miglioramenti.
E' mai possibile che il comitato scientifico per i prodotti cosmetici dell' Unione europea rilevi che alcuni ingredienti, essenze, scatenano reazioni allergiche e che queste sostanze non vengano etichettate?
Queste cose non debbono accadere.
Esse violano i principi che abbiamo fatto nostri nell' Unione europea, vale a dire il principio di disporre di prodotti sicuri e il principio della trasparenza e della genuinità dei prodotti.
Quindi essi devono essere etichettati.
Chiedo solo questo, nulla di più, né di meno.
<P>
E poi non è forse giusto che i consumatori nell' Unione europea, al momento di acquistare un prodotto, conoscano la durata e del prodotto e dei suoi principi attivi?
Per quanto tempo il dentifricio mantiene il suo sapore gradevole, per quanto tempo il profumo o la crema mantengono le loro proprietà senza diventare rancidi?
Ecco perché propongo a questo Parlamento, con il sostegno della commissione, di trovare un simbolo adatto e chiedo alla Commissione di prescrivere un'etichettatura chiara per i prodotti di durata superiore a 30 mesi.
Una volta aperta la confezione, quanto tempo possono durare?
<P>
A mio avviso sono tutte proposte migliorative della sesta modifica - ed è per questo che siamo qui - che non solo tutelano meglio i consumatori, ma offrono loro una migliore informazione e il diritto di scegliere.
Per la prima lettura di una legge questo è proprio ciò che noi tutti desideriamo e che dobbiamo avere.
Infatti dobbiamo arrivare alla seconda lettura con un certo potenziale a nostro favore.
Sono convinta che non solo gli stessi consumatori, ma anche i rappresentanti dell' industria cosmetica accoglieranno con soddisfazione queste proposte, anche se danno sempre l' impressione di essere perseguitati e tormentati.
Credo che al più tardi dopo questa lettura e, a maggior ragione, dopo la seconda si accorgeranno che siamo capaci di agire uniti e di trovare un' intesa, cosa che vi invito a fare oggi.
<P>
<SPEAKER ID=35 NAME="Seppänen">
. Signor Presidente, i settori specifici di cui si occupa la commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia sono le questioni riguardanti l' industria, il commercio estero e la ricerca scientifica.
Nell' esprimere il suo parere la commissione si concentra sull' esame del divieto di sperimentazione animale per i prodotti cosmetici segnatamente rispetto a tale angolazione.
<P>
Sembra che l' industria cosmetica mondiale non sia stata in grado di elaborare metodi alternativi alla sperimentazione animale nei tempi auspicati dal Parlamento europeo.
La cooperazione tra l' industria e la comunità scientifica non ha funzionato, né i ricercatori hanno usufruito a sufficienza del quinto programma quadro dell' Unione europea sulla ricerca per sviluppare tali metodi.
<P>
Per stimolare lo sviluppo di metodi alternativi la nostra commissione propone di vietare la sperimentazione animale relativa sia ai prodotti cosmetici che ai loro ingredienti con un calendario più rapido di quello della Commissione.
Per quanto riguarda il divieto di commercializzazione dei prodotti, proposto dalla commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, è possibile, secondo le informazioni pervenute alla commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia, che il divieto di commercializzazione dei prodotti cosmetici testati su animali, cioè il divieto di vendita, sia in contrasto con le disposizioni dell' OMC.
In assenza di un precedente, non ne abbiamo però la certezza.
Come commissione specializzata nel settore, la commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia non propone il divieto di vendita.
L' assenza di tale proposta rappresenta un avvertimento al Parlamento; vi è la possibilità che il divieto di vendita di prodotti cosmetici testati su animali al di fuori dell' Unione conduca ad azioni di ritorsione da parte dell' OMC.
<P>
Quale relatore del parere della commissione, vedo il problema che potrebbe sorgere, ma capisco anche la posizione della commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori: è necessario tastare i limiti dell' OMC.
Quando si tratta di principi etici sui rapporti tra uomo e natura, un blocco industriale simile a quello dell' Unione deve poter standardizzare l' attività economica e l' industria.
La nostra commissione è anche a favore del diritto dei consumatori alla dichiarazione sui prodotti esenti da sperimentazione animale.
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="ES" NAME="García-Orcoyen Tormo">
Signor Presidente, in primo luogo mi preme puntualizzare che la versione corretta dell' emendamento n. 33 , firmato dalla sottoscritta e dalla onorevole Müller, è quella inglese.
Evidentemente c' è stato un errore nelle traduzioni.
<P>
Non intendo illustrare, qui, le argomentazioni a favore o contro la sperimentazione animale, poiché a questo punto sono ormai note a tutti e rappresentano, insieme alla questione del divieto di commercializzazione, il fulcro del dibattito relativo a questa settima modifica della direttiva.
<P>
Posso dire, questo sì, che in qualità di relatrice ombra ho potuto constatare che, all' interno di tutti i gruppi di questo Parlamento, la maggioranza dei deputati si dice favorevole al divieto sia della commercializzazione sia della sperimentazione.
<P>
Tuttavia, credo sia necessario ricordare la preoccupazione di alcuni membri di questo Parlamento, per la maggior parte scienziati di chiara fama, che vedono con apprensione l' entrata in vigore del divieto totale della sperimentazione entro i termini prospettati nell' emendamento della onorevole Roth-Behrendt, poiché, a loro avviso, ciò può avere delle ripercussioni sulla sicurezza del prodotto e sul progresso della ricerca scientifica in campo cosmetico.
<P>
Ritengo quantomeno opportuno prendere atto di questa opinione e cercare di inserirla nel testo, giacché non possiamo ignorare che l' obiettivo del legislatore deve essere quello di stabilire un equilibrio tra due valori: la sicurezza dei consumatori e la protezione degli animali.
Nel perseguire tale obiettivo dovremo prendere in considerazione non soltanto i fattori economici e socioculturali o la questione dei diritti degli animali, ma anche gli aspetti di carattere scientifico e giuridico.
<P>
Concordo pienamente con la onorevole relatrice in merito alla necessità di porre fine agli esperimenti sugli animali.
Nondimeno tengo a ribadire che, allo stato attuale, la comunità scientifica sembra nutrire delle riserve sul fatto che un divieto più o meno immediato possa giovare ai consumatori.
<P>
A mio giudizio, tuttavia, è essenziale individuare incentivi legali, e soprattutto pratici, atti a snellire i processi di ricerca affinché si possa giungere ad affermare, quanto prima, che la sperimentazione animale non è altro che un lontano ricordo.
<P>
Pertanto, pur appoggiando appieno l' idea di vietare gli esperimenti sugli animali e pur concordando con la relatrice sulla necessità di stabilire una scadenza al fine di accelerare i tempi, ritengo che i termini da lei proposti dovrebbero essere più flessibili, tenuto conto che nel corso dell' ultimo dibattito in Parlamento, se non vado errata, la Commissione ha affermato che entro una decina d' anni potrebbero essere disponibili i metodi alternativi necessari.
<P>
A ogni buon conto, debbo dire che, a giudizio del mio gruppo, con questa modifica la Commissione non propone una soluzione ai problemi già riscontrati nella modifica precedente, in particolare quelli relativi all' Organizzazione mondiale del commercio, ma si limita a eliminare la disposizione inerente al divieto di commercializzazione e ad ampliare il termine per l' entrata in vigore del divieto degli esperimenti.
<P>
Noi del Partito popolare europeo vediamo con preoccupazione la proposta della Commissione, poiché appare incoerente con la posizione che aveva espresso in precedenza, non offre soluzioni per i problemi inerenti all' Organizzazione mondiale del commercio e, in merito alla questione degli esperimenti, si limita a posticipare le scadenze.
<P>
Di conseguenza, il nostro gruppo ha intenzione di appoggiare l' emendamento n. 21 che propone a questo Parlamento di bocciare la proposta della Commissione nella sua interezza.
Forse è il caso che la Commissione si rimetta a lavoro per presentare, in futuro, un testo che sia più coerente e che, soprattutto, proponga delle soluzioni ai problemi sollevati.
<P>
Un altro tema che vorrei affrontare è quello dell' elenco delle sostanze allergeniche: la onorevole Roth-Behrendt ne ha stilato uno molto lungo, mentre il nostro gruppo lo circoscrive a tredici sostanze già individuate come pericolose. Siamo dell' avviso che non sia opportuno stilare un elenco troppo lungo di sostanze, per la maggior parte dal grado di pericolosità molto ridotto, poiché questo avrebbe l' effetto di confondere il consumatore tanto da renderlo incapace di distinguere ciò che è pericoloso per la sua salute da ciò che invece non lo è.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="FI" NAME="Myller">
Signor Presidente, ringrazio la relatrice, onorevole Dagmar Roth-Behrendt, che ha elaborato una relazione buona ed esauriente.
Voglio ringraziarla anche per il suo atteggiamento realistico e al contempo severo nei confronti dei calendari.
L' obiettivo deve essere la realizzazione in tempi il più possibile brevi del divieto sia di sperimentazione animale che di commercializzazione.
Ci auguriamo che la relatrice, esigendo il divieto di vendita diretta per i prodotti testati sugli animali, abbia trovato una linea volta ad ottenere misure rapide anche nel Consiglio.
Costituiscono un' eccezione i prodotti per i quali non esiste un' alternativa alla sperimentazione animale.
<P>
La relatrice segnala, del tutto correttamente, che né la Commissione, né tantomeno il Consiglio, hanno agito abbastanza efficacemente per far entrare in vigore la legislazione già esistente per quanto attiene al divieto di vendita.
Abbiamo ceduto troppo facilmente alla pressione dell' OMC.
Quando parliamo di nuovi prodotti, è meglio chiedere di quanti nuovi prodotti abbiamo ancora bisogno.
Abbiamo bisogno di prodotti che si distinguono tra di loro solo grazie alla pubblicità?
E' certamente nostro dovere preoccuparci che i prodotti non presentino rischi per i consumatori.
A mio avviso, la responsabilità di sviluppare metodi alternativi, specialmente per quanto riguarda i costi, spetta, di regola, all' industria; è ovvio che, allorché parliamo di orientamenti importanti per i consumatori, possiamo servirci anche dell' aiuto finanziario comunitario.
Le dichiarazioni sui prodotti devono essere chiare ed è necessario richiamare l' attenzione sulle allergie, specialmente in riferimento ai prodotti destinati ai bambini.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="EN" NAME="Davies">
Signor Presidente, la proposta della Commissione di abolire la sperimentazione dei prodotti cosmetici sugli animali - soltanto però nell' Unione europea - è totalmente inadeguata.
Sono totalmente d' accordo con la relatrice.
Ci permette di fingere di fare qualcosa per impedire la crudeltà sugli animali ma, nel contempo, mantiene gli stessi requisiti di sperimentazione e quindi non un solo animale in meno soffrirà.
Invece, la relatrice e la commissione parlamentare, chiedendo un divieto di vendita e di commercializzazione, mantengono il segnale dato in precedenza e l' orientamento morale dei rapporti uomo-animale, vale a dire la non accettazione di pratiche crudeli sugli animali per il semplice scopo di sviluppare prodotti essenzialmente frivoli e destinati ad adulare la nostra vanità.
<P>
La commissione competente si è occupata di talune false questioni sollevate dall' industria, come il possibile beneficio per la salute derivante da nuovi prodotti che, sostengono, potrebbero essere riclassificati come farmaceutici.
Noi poniamo l' accento sul fatto che l' industria dovrebbe investire un po' meno nella commercializzazione, ma molto di più nella messa a punto di metodi di sperimentazione alternativi.
Nonostante le veementi obiezioni dell' industria, con 8000 prodotti già sul mercato, con gli scaffali dei negozi colmi di deodoranti e shampoo, fondotinta e gel per capelli, non sembra affatto probabile che qualcuno debba perderci se si introduce un divieto di commercializzazione.
<P>
Il nocciolo della discussione è il problema dell' Organizzazione mondiale del commercio.
La verità è che non sappiamo se eventuali obiezioni siano sostenibili o no e in caso affermativo sono allora necessari dei cambiamenti.
Tuttavia, che si tratti di questo problema, dell' ambiente o dell' applicazione del principio di precauzione, dobbiamo avere la libertà democratica di essere in grado di insistere su standard minimi accettabili per la maggioranza dei cittadini.
E' inammissibile che chi cerca di promuovere miglioramenti nel benessere degli animali debba sentirsi dire dalla Commissione di arrendersi, di abbandonare il campo di battaglia prima ancora di sapere se il nemico è armato.
Questo non è sintomo di una saggia valutazione ma di una spregevole codardia che dimostra la totale mancanza di una autentica leadership.
<P>
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, desidero congratularmi con la relatrice per il lavoro svolto in collaborazione con la commissione competente che costituisce un grande miglioramento rispetto alla proposta della Commissione.
La proposta della Commissione non soltanto è totalmente sterile ma è anche molto deludente.
Accantonare il divieto di vendita è una vera vergogna a parte il fatto che, tra l' altro, avrebbe dovuto entrare in vigore nel 1998.
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In realtà, la Commissione sull' abolizione della sperimentazione non ha presentato quanto aveva promesso come ha testé indicato l' onorevole Davies.
Ha trovato una scappatoia bella e buona, perché l' abolizione della sperimentazione garantirà proprio alle multinazionali dell' Unione europea di poter praticare esperimenti sugli animali al di fuori dell' Unione europea ma i prodotti saranno comunque venduti anche nell' Unione.
Sono invece necessari sia il divieto di vendita, sia l' abolizione della sperimentazione sugli animali e occorre agire adesso.
<P>
L' argomentazione del timore di un conflitto con l' Organizzazione mondiale del commercio è del tutto infondata.
Non c' è ragione per cui la protezione degli animali non possa essere un motivo legittimo per adottare misure restrittive a livello commerciale.
L' OMC, recentemente, ci ha addirittura confermato che gli USA sono senz' altro d' accordo, poiché su quello si basano per vietare l' importazione e la vendita di pellicce di cane e gatto.
L' argomento OMC è soltanto un pretesto per non mantenere quanto era stato originariamente promesso.
<P>
La relazione contiene numerosi e importanti miglioramenti per quanto riguarda i consumatori e le informazioni a loro destinate.
Gli ingredienti dei prodotti cosmetici adesso debbono essere elencati in modo esaustivo, compresi gli ingredienti dei profumi che finora non figuravano.
E' un' ottima cosa che il pubblico possa infine accedere a queste informazioni perché in passato erano rifiutate adducendo scuse che non stavano in piedi.
I prodotti cosmetici con uno qualsiasi dei 26 additivi profumati riconosciuti come allergeni, in percentuale superiore a una determinata soglia, debbono essere etichettati con l' avvertimento che "possono provocare reazioni allergiche" .
Avremmo voluto un divieto totale di tali additivi profumati ma purtroppo non abbiamo trovato il sostegno necessario all' interno della commissione competente.
Quella avrebbe dovuto essere la strada da seguire: se sono sostanze pericolose dovrebbero essere vietate, piuttosto di scrivere semplicemente che possono causare problemi.
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Per quanto riguarda l' uso di profumi nei prodotti per neonati o prodotti per l' igiene intima, avremmo voluto che tali profumi fossero messi fuori legge nei prodotti per neonati poiché non sono affatto necessarie ed espongono i neonati e i bambini che sono estremamente vulnerabili a rischi inutili.
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Ai sensi dell' attuale proposta, le sostanze pericolose che sono cancerogene, mutagene o tossiche non dovrebbero essere assolutamente utilizzate nei prodotti cosmetici a meno che non siano state valutate da un comitato scientifico e ritenute accettabili.
In realtà, questo incoraggerà ulteriori sperimentazioni su animali.
Di solito non tengo molto conto delle informazioni lobbistiche che ricevo in questo Parlamento, in particolare da parte dell' industria, ma mi sono stupita di vedere la frase "I prodotti cosmetici: una vostra scelta, una nostra responsabilità" dell' Associazione europea per i prodotti cosmetici, da toilette e profumi.
Come ha indicato l' onorevole Davies stanno tentando di solleticare la nostra vanità suggerendo che la sperimentazione sugli animali è veramente necessaria per rimanere puliti, per correggere gli odori corporei; in altre parole per fare meglio della natura e cambiare la nostra apparenza.
E' grottesco e senz' altro inaccettabile che vi siano animali torturati con questo tipo di pretesto.
Se esaminate le informative dell' industria non c' è una sola fotografia che mostri cosa significhi effettivamente la sperimentazione animale mentre il consumatore dovrebbe essere al corrente anche di quell' aspetto.
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<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, questo dibattito sulla protezione degli animali mi fa pensare alla crisi dell'afta epizootica.
A causa del commercio internazionale decine di migliaia di animali sani vengono abbattuti.
In questa luce la sperimentazione dei cosmetici sugli animali perde importanza.
Tuttavia, il tema in oggetto non è certo privo di importanza.
Credo che tutti questi animali siano creature di Dio e che in quanto tali meritino la nostra protezione.
Inoltre Dio ci ha messo a disposizione gli animali per sfamarci.
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Gli esperimenti sugli animali sono invece tutt'altra cosa.
Possiamo accettarli se si tratta di sviluppare e testare medicinali necessari.
Invece si ricorre agli esperimenti sugli animali anche per scopi meno essenziali, fra cui, a mio parere, anche i cosmetici.
<P>
Adesso sappiamo tutti benissimo che a causa della pressione dell'opinione pubblica il Parlamento europeo ha insistito per vietare la sperimentazione dei cosmetici sugli animali.
Dopo tutte le proroghe che il settore dei cosmetici ha ottenuto è finalmente arrivato il momento di fare chiarezza e pertanto approvo la relazione della onorevole Roth-Behrendt.
Tuttavia mi domando se ci sia davvero necessità di modificare la direttiva, visto che la legislazione vigente è chiara e qualsiasi ulteriore proroga è inaccettabile e indesiderata.
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Per quanto attiene agli additivi profumati, non credo che occorra testarli sugli animali per verificarne l'eventuale effetto allergenico.
Ritengo sufficiente apporre un'avvertenza sull'etichetta che dica che tali sostanze possono provocare reazioni allergiche.
Naturalmente resta il problema dei cosmetici importati da paesi terzi e delle regole internazionali in materia.
Credo tuttavia che ciò per noi non debba costituire un freno.
Speriamo che anche nel resto del mondo si sviluppi un ampio dibattito ad alto livello in cui ci si renda conto che non possiamo utilizzare gli animali per tutto ciò che vogliamo.
E se la conseguenza sarà una scelta più limitata di prodotti dovremo accettarlo.
<P>
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="FR" NAME="Thomas-Mauro">
Signor Presidente, la modifica della direttiva sui prodotti cosmetici ha suscitato discussioni appassionate intorno alla questione della sperimentazione sugli animali.
Il testo sembra avere abbandonato l'idea di vietare la commercializzazione di nuovi cosmetici testati sugli animali e preferisce invece contentarsi di vietare di testare i cosmetici sugli animali all'interno dell'Unione europea.
<P>
Sia chiaro, nessuno è fautore della sperimentazione sugli animali, nondimeno, in questo affare occorre dare prova di realismo e di coerenza.
La sperimentazione sugli animali non rappresenta che un' assai minima parte delle sperimentazioni cosmetiche e, per il resto, è destinata a scomparire da qui a dieci anni grazie alle ricerche condotte dai laboratori per sostituirla con nuove forme di sperimentazione.
Tuttavia, nell'attuale stato di cose, non esistono metodi alternativi sufficientemente affidabili.
Inoltre, l'ardore manifestato in varie cerchie a favore di un divieto immediato e definitivo della sperimentazione sugli animali sembra assai singolare, nel momento in cui vengono massacrate decine di migliaia di animali nelle nostre fattorie, senza che si batta ciglio, per lottare contro l'afta epizootica, una malattia che potrebbe essere debellata con una semplice vaccinazione.
Nel nostro ordine del giorno non c'è quantomeno uno sfortunato contrasto?
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D'altro canto, il divieto immediato delle sperimentazioni sugli animali potrebbe indurre i laboratori a praticare i loro esperimenti su uomini, che si presterebbero perché obbligati dalla miseria ad accettare qualsiasi cosa pur di sopravvivere.
A quel punto, non vi impietosirete più alla vista delle fotografie di conigli dagli occhi rossi, bensì alla vista di fotografie di donne del terzo mondo sfigurate dalle allergie.
Come d'abitudine, sono i più poveri che soffriranno a causa dei nostri capricci legislativi.
<P>
La questione non è tanto di sapere se siamo fautori o meno del benessere degli animali, bensì se il benessere degli animali vale di più di quello dei poveri.
Infine, se ostacoliamo eccessivamente l'operato delle nostre industrie, queste delocalizzeranno le loro attività al di fuori dell'Unione europea per poter far fronte alla concorrenza straniera e in particolare quella americana, poiché negli Stati Uniti le sperimentazioni sugli animali non verranno vietate.
Migliaia di lavoratori rischiano di perdere il loro posto di lavoro?
Certamente, e ancora una volta saranno i meno abbienti a farne le spese!
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Onorevoli colleghi, è questa l'Europa sociale che dite di voler costruire?
<P>
<SPEAKER ID=42 NAME="Nisticò">
Signor Presidente, ho apprezzato la coerenza con cui l'onorevole Roth-Behrendt ha portato avanti la sua relazione e soprattutto l'esigenza di porre fine a una discussione che ormai dura da molti anni.
Condivido anche le preoccupazioni da parte dell'opinione pubblica sulla sperimentazione animale: quando questa è ripetitiva su ingredienti e principi attivi conosciuti da anni e già immessi in commercio, allora il sacrificio di nuovi animali è assolutamente inutile.
Ma quando, signor Commissario, come io sostengo nell'emendamento sottoscritto da oltre cinquanta parlamentari, si tratta di nuovi cosmetici contenenti ingredienti nuovi, mai testati sperimentalmente prima al fine di caratterizzarne il profilo tossicologico negli animali da laboratorio, in tali condizioni io sono convinto, da scienziato, che sia obbligatorio procedere ad una prima fase di sperimentazione animale prima dell'uso nell'uomo e prima dell'immissione in commercio.
La mancata sperimentazione animale di cosmetici nuovi potrebbe portare - lo dico con la massima chiarezza - all'insorgenza di potenziali effetti tossici, sia nei bambini sia nelle donne sia nell'uomo, potenziale epato- e nefrotossicità, potenziale neurotossicità ed effetti anche cancerogeni.
Chi è responsabile, poi, caro Commissario?
Per tutte queste ragioni mi auguro fortemente che l'Assemblea possa approvare un emendamento, da me presentato con cinquanta parlamentari, che va nella direzione anche di non ostacolare quello che è il progresso della scienza.
<P>
Voglio fare, come uomo di scienza, anche un'altra considerazione, caro Commissario, e cioè che i metodi alternativi, nonostante sia importante svilupparli, potenziarli, finanziarli, non saranno mai, mai in grado - e lo dico come scienziato, come uomo che ha lavorato 35 anni in laboratorio - di sostituire la complessità di un organismo animale e di un organismo umano.
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Un'ultima osservazione: mi sembra assurdo, poi - scientificamente ma anche per gli accordi internazionali esistenti - impedire il marketing in Europa proprio di quei cosmetici che sono più sicuri a causa di una precedente sperimentazione animale.
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Per tutti questi motivi, caro Commissario, io condivido la sua relazione, la relazione della Commissione, la quale non è una relazione a caos bensì una relazione dettata da un Comitato scientifico internazionale: quindi io l'approvo e mi auguro che in questo Parlamento approviamo degli emendamenti migliorativi che servano ad approvare finalmente tutta la relazione per porre fine a queste discussioni.
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<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="EN" NAME="Whitehead">
Signor Presidente, la onorevole Roth-Behrendt lo ha affermato in modo conciso: l' emendamento n.
7 costituisce un passo indietro, tutti lo sappiamo.
Non è nemmeno lo status quo.
Esaminando alcune delle proteste dell' industria cosmetica però, sembrerebbe che questa direttiva sia qualcosa di nuovo.
Non lo è.
Ci ha accompagnato per anni e per anni abbiamo sperato e creduto che stesse per sfociare in una vera abolizione della sperimentazione animale con la condizione di un' introduzione graduale di test alternativi.
I colleghi conosceranno senz' altro la frase della Bibbia secondo la quale una speranza a lungo protratta, scoraggia.
Se oggi siamo scoraggiati è dovuto alla natura di tale protrarsi.
Coloro che protraggono la nostra speranza adesso dovrebbero ascoltare.
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Nel settore della cosmetica sono molti coloro che non soltanto riconoscono la necessità di cessare la sperimentazione animale ma hanno anche investito delle risorse a tal fine.
Io mi sono giovato dei contatti che ho avuto con loro.
E' anche vero, nella linea di quanto ha detto l' onorevole Nisticò, che alcuni esperimenti coinvolgono anche soggetti umani volontari, tessuti umani e animali, nonché test in vitro, il cui sviluppo in questi ultimi anni ha costituito un importante progresso.
Adesso però l' industria deve dimostrare di avere un calendario realistico per sviluppare test alternativi.
Non basta dire semplicemente, come in questa pubblicazione patinata, che il calendario non può essere stabilito perché sarebbe come annunciare la data della cura per il cancro.
Non è per niente così.
Stiamo soltanto cercando un modo per spingere il settore a conseguire l' obiettivo cui noi e l' opinione pubblica miriamo e lo farà unicamente se incentivata dallo spauracchio del divieto di commercializzazione.
<P>
Parimenti, se specifichiamo gli allergeni presenti negli additivi profumati, i prodotti non saranno emarginati dal mercato ma si tratta di una precauzione necessaria che non rappresenta una minaccia per nessun prodotto valido.
Lo abbiamo fatto in altri campi con grandi vantaggi per la salute umana.
E' ancor più giustificato farlo per prodotti che, e sono totalmente d' accordo, contribuiscono alla felicità e al benessere umani.
Saremo ancora più felici se potremo utilizzare quei prodotti con la coscienza pulita, sapendo che inutili esperimenti sugli animali sono stati aboliti per sempre.
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<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="SV" NAME="Paulsen">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione Roth-Behrendt è eccellente e sono lieta della limitazione agli esperimenti sugli animali.
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La onorevole Roth-Behrendt propone inoltre un bando totale sulle vendite di prodotti cosmetici ottenuti con sperimentazione su animali vivi, bando che dovrebbe entrare in vigore cinque anni dopo l' adozione della direttiva, persino in assenza di metodiche di sperimentazione alternative.
Forse una simile linea rischia di pregiudicare temporaneamente lo sviluppo di prodotti dell' industria cosmetica, ma incrementerà certamente in modo sostanziale l' incentivo allo sviluppo di metodiche di sperimentazione alternative che non prevedano test sugli animali.
Comunque, il divieto qui proposto non è in sé sufficiente, dal momento che l' industria può semplicemente far eseguire tali test all' esterno dell' Unione europea.
Ecco perché occorre affiancarvi anche un divieto di commercializzazione.
Tale divieto impedirà ai produttori dei paesi non membri dell' Unione di ottenere una posizione di vantaggio sul mercato in forza della possibilità di continuare a effettuare la sperimentazione sugli animali.
Anzi, la concorrenza dovrebbe spingere invece alla messa a punto di altri metodi.
<P>
Da liberale mi sento molto impegnata sul fronte dei diritti dell' individuo.
Mi spingo sino a includervi anche il diritto degli animali a non essere esposti a sofferenze gratuite.
Ma mi sento altrettanto impegnata anche per il diritto del consumatore a una scelta libera e informata.
E quindi importante che il cittadino, con un' etichettatura esauriente e corretta, abbia immediatamente la possibilità di decidere al riguardo.
Vi chiedo pertanto, onorevoli colleghi, di tenere in massimo conto l' emendamento n. 39, il quale propone di rendere obbligatoria sull' etichetta dei prodotti sperimentati su animali la dicitura: "Sperimentato su animali" .
<P>
Con un divieto sulla commercializzazione, con un divieto sulla sperimentazione animale e con ulteriori provvedimenti sostenuti dalla commissione per l' ambiente, credo che avremo coperto un buon tratto di strada, e ne sono molto lieta.
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<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Jillian">
Signor Presidente, desidero congratularmi con la relatrice per l' ottima relazione che ci ha consentito anche un' eccellente discussione in sede di commissione parlamentare.
<P>
La questione della sperimentazione animale è da lungo tempo una preoccupazione di questo Parlamento e lo dimostra anche il livello di lobbying da parte degli elettori che vogliono il mantenimento del divieto di commercializzazione dei cosmetici.
E' giunto il momento per noi di fare in modo che si agisca, che le preoccupazioni dei nostri concittadini e di coloro cui sta a cuore il benessere degli animali siano adeguatamente convogliate verso un totale divieto di vendita dei cosmetici testati sugli animali e verso l' abolizione della sperimentazione.
Come hanno affermato altri deputati intervenuti ci sono stati abbastanza rinvii: dal 1998 al 2000, poi al 2002.
Dobbiamo stabilire una data alla quale attenersi.
Non ci possono essere giustificazioni alla sofferenza di animali sottoposti ai test quando ci sono metodi di sperimentazione alternativi, provati, efficaci e sicuri e 8000 ingredienti di prodotti cosmetici già in uso.
Stiamo parlando tra l' altro di cosmetici e non di medicinali; parliamo di shampoo e creme antirughe, e come ha detto poco fa l' onorevole Davies, non soffriamo certo di penuria di simili prodotti nei negozi.
<P>
I consumatori debbono avere il diritto di scegliere se il prodotto che comprano è stato testato sugli animali e debbono essere avvertiti se tali prodotti contengono allergeni, per questa ragione la questione dell' etichettatura è essenziale.
In quanto gruppo politico, avremmo voluto che la relazione fosse ulteriormente rafforzata approvando il divieto di uso di additivi profumati allergenici, particolarmente nei prodotti per neonati.
<P>
Pertanto, esorto i deputati ad appoggiare la relazione che è conforme alle richieste della maggioranza dei cittadini che rappresentiamo in tutta Europa.
Non mette in pericolo la sicurezza del consumatore e obbligherebbe certamente l' industria cosmetica ad accelerare lo sviluppo di alternative che sappiamo disponibili e che possono essere sviluppate in futuro grazie a metodi di sperimentazione alternativi.
<P>
<SPEAKER ID=46 NAME="Flemming">
. (DE) Signor Presidente, nel 1992 gruppi di animalisti di tutta Europa presentarono al Parlamento europeo la più grande petizione mai formulata al mondo, cioè una petizione con ben 2,5 milioni di firme che chiedevano di vietare la sperimentazione animale nel settore dei prodotti cosmetici.
Signor Commissario, mi rendo conto che quando si ha una carica così alta, non occorre più essere eletti direttamente dai cittadini.
Ma sono certa che anche lei sarà rimasto molto impressionato dall'adesione a questa causa di una fetta così ampia della popolazione europea.
<P>
La ragione del nuovo rinvio del divieto di commercializzazione altro non è che la paura che la Commissione nutre nei confronti dell' OMC.
E adesso ci viene proposto di sostituire il divieto di commercializzazione per i prodotti cosmetici con un divieto di sperimentazione animale per i cosmetici nell' Unione.
Davvero si crede che i 2,5 milioni di firmatari, gli altri cittadini e anche questo Parlamento non comprendano il senso di questa proposta?
C' è da vergognarsi.
Se noi non riusciamo una buona volta a fare fronte comune contro l' OMC in una questione così risibile come i cosmetici, e se non riusciamo a far valere i nostri valori, che cosa succederà in occasione di tematiche più importanti, come per esempio nel caso degli ormoni in alcuni prodotti per animali?
Come ci comporteremo in quelle circostanze?
Saremo ancora più pavidi.
<P>
Permettetemi di constatare che non si tratta di farmaci - qualche volta lo si dice fra le righe - bensì soltanto di prodotti nuovi.
Tutto quanto è già sul mercato - e che potete ammirare in ogni aeroporto, da Elizabeth Arden a Ellen Betrix - tutti questi prodotti possono continuare ad essere venduti e commercializzati.
E ho ancora un' osservazione da fare, per gli scienziati qui presenti: le sperimentazioni animali non sono sicure al 100 percento.
Ogni scienziato sa bene che questa è la verità.
<P>
Per concludere, consentitemi di citare un grande europeo, forse uno dei più grandi italiani mai esistiti, Leonardo da Vinci, il quale molto tempo addietro ebbe a dire: di ciò che noi facciamo agli animali si accorgeranno con orrore le generazioni che verranno dopo di noi.
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<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="EN" NAME="Read">
Signor Presidente, intervengo a sostegno della relazione della onorevole Roth-Behrendt e mi congratulo con la relatrice per la qualità e la completezza del suo lavoro.
Rilevo e approvo che la commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori ha accolto tutti gli emendamenti, salvo uno, della commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia.
<P>
Onorevoli colleghi, senza dubbio c' è una grande esecrazione, con cognizione di causa, da parte dell' opinione pubblica sull' utilizzo di animali per testare gli ingredienti dei prodotti cosmetici e tutti coloro che sono preoccupati desiderano una migliore protezione per gli animali, ovunque nel mondo.
Ciò si riscontra nella linea coerente seguita da questo Parlamento in passato.
<P>
L' industria cosmetica commercializza il fascino, i sogni e le illusioni e su questo aspetto non sono critica quanto altri oratori che mi hanno preceduto.
Non c' è dubbio che buona parte del settore responsabile dell' industria cosmetica abbia compiuto progressi notevoli nella diminuzione dei test sugli animali, ma l' opinione pubblica è preparata ed è un bene che questo si rispecchi, non soltanto nel passato, ma che sia ribadito e rafforzato con decisione anche nella relazione della onorevole Roth-Behrendt.
<P>
Non siamo in grado di sapere nulla per quanto attiene all' OMC.
Non ci sono ancora state opposizioni e, a mio avviso, suona un po' fasulla l' argomentazione di una reazione da parte degli Stati Uniti d' America per quanto attiene alla probabile inadempienza dei nostri obblighi internazionali, proprio nella stessa settimana in cui il Presidente Bush ha ripudiato pubblicamente l' accordo di Kyoto sul cambiamento climatico.
Ciononostante, potrebbe benissimo accadere che l' industria cosmetica internazionale non ricorra a un' opposizione in sede di OMC se sa che lo sguardo severo del controllo dell' opinione pubblica si concentra sulla sperimentazione di ingredienti sugli animali.
<P>
E' giusto restare vigili.
La relazione è stata stilata bene, con tutti i dettagli.
Se dovesse condurre a una procedura di opposizione ai sensi delle norme OMC allora dovremo difendere con vigore il nostro punto di vista.
Se dovessimo dare ascolto a quel tipo di argomentazioni non faremmo quasi nulla in questo Parlamento.
Questo non significa che siamo insensibili a tali ragionamenti ma li consideriamo nell' ottica di quello che è il bene maggiore, il bene preponderante.
Vi esorto ad approvare la relazione Roth-Behrendt.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="EN" NAME="Bowis">
Signor Presidente, la questione chiave e passionale di questa discussione e di questa direttiva è costituita dalla protezione della salute dei bambini e degli adulti pur garantendo la graduale abolizione della sperimentazione animale entro un lasso di tempo ragionevole.
E' noto, che i prodotti cosmetici, al pari delle sostanze chimiche, dei pesticidi e dei medicinali, debbono superare test rigorosi prima di poter essere immessi in commercio per l' uso umano.
Un produttore di cosmetici è legalmente obbligato a garantire che i suoi prodotti siano sicuri, sia per l' uso normale, sia per un eventuale uso errato.
Il comitato scientifico per i prodotti cosmetici stabilisce orientamenti per il tipo di test da effettuare, anche per i test sugli animali.
La chiave sta nel riuscire a inserire il test e qualsiasi sua alternativa nell' Allegato 5 della direttiva sulle sostanze pericolose.
<P>
Nel nostro tentativo di porre fine alla sperimentazione animale, come stiamo facendo, dobbiamo tenere conto anche degli interessi umani.
Sarebbe terribile se un bambino dovesse soffrire o addirittura morire a causa di un prodotto testato in modo inadeguato, cui sia stata concessa l' immissione in commercio; dobbiamo anche ricordare che prodotti come il dentifricio e gli shampoo medicati sono classificati come cosmetici.
L' industria, è giusto dirlo, ha compiuto passi da gigante verso la riduzione sia del numero di test sugli animali, sia del numero di animali impiegati in tali test.
In alcuni casi hanno sostituito il test; in altri lo hanno migliorato per ridurre la sofferenza e in altri ancora hanno ridotto il numero degli animali impiegati.
Per giungere ad un' alternativa ci vogliono almeno una decina d' anni.
Sono i tempi necessari per concordare un progetto di ricerca, finanziarlo, avviarlo e poi ottenere la convalida dell' ECVAM, l' avallo del comitato scientifico per i prodotti cosmetici, e l' inserimento nell' Allegato 5.
<P>
Esaminando la proposta della Commissione dobbiamo chiederci: è efficace, è realistica?
Temo che la risposta ad entrambi gli interrogativi sia negativa.
Tuttavia, la proposta della Commissione di divieto della sperimentazione sugli animali all' interno dell' Unione europea significherebbe semplicemente che la pratica di tali test si sposterebbe in altri paesi non membri dell' Unione europea dove gli standard di benessere per gli animali sarebbero inferiori.
La relatrice, onorevole Dagmar Roth-Behrendt, ha lottato, come solo lei può fare, per trovare un' alternativa; se questa alternativa consiste nel bandire dal mercato tutti i prodotti testati sugli animali, va bene, ma la mancanza di un' alternativa potrebbe di per sé porre fine alla ricerca e ai miglioramenti, compresi quelli per la salute infantile e degli adulti.
<P>
Non fare nulla non è un' alternativa in quanto non si eserciterebbe la pressione necessaria per spingere alla ricerca di alternative possibili.
Occorre continuare a esercitare tale pressione.
Dei dodici test necessari per i prodotti cosmetici, tre adesso hanno un' alternativa, una quarta sta per aggiungersi, quattro sono stati perfezionati e ridotti e altri quattro non hanno alcuna alternativa possibile in vista.
Dobbiamo fissare scadenze realistiche per il divieto di commercializzazione e di sperimentazione per ciascuno di essi.
Dobbiamo esigere l' uso di test alternativi non appena sono convalidati.
Dobbiamo fare una distinzione fra prodotti da trucco e prodotti cosmetici a scopo medico.
Dobbiamo impedire a fabbricanti e dettaglianti di sostenere che i loro prodotti non sono stati testati sugli animali, quando invece uno o più degli ingredienti hanno subito tali test.
Temo, pertanto, che sia necessario chiedere alla Commissione di ritirare la sua proposta e ricominciare da capo.
<P>
<SPEAKER ID=49 NAME="Roth-Behrendt">
Signor Presidente, ho il privilegio, ora, di poter intervenire a nome del mio gruppo e l' onore di entrare nel merito di alcune sue argomentazioni.
Mi sia consentito farlo!
Sono la prima a sostenere esclusivamente i prodotti sicuri sul mercato europeo, ma anche sul mercato mondiale, come ho sempre fatto, da quando sono membro di questo Parlamento, a proposito dei prodotti alimentari, ma anche per i cosmetici.
Onorevole Nisticò, è ovvio che anche dopo l' introduzione di un divieto di vendita, i prodotti esistenti prima o poi dovranno essere venduti come prodotti dichiarati sicuri.
Solo che a partire da quella data non dovranno più essere messi in vendita prodotti testati su animali.
<P>
La normativa esistente tiene già conto del suo emendamento n. 42, onorevole Nisticò, che tratta di finished products, prodotti finiti.
Ne abbiamo già parlato anche in sede di commissione.
Alcuni colleghi, in particolare la onorevole García-Orcoyen Tormo e altri, hanno fatto notare che dovremmo prendere in seria considerazione anche le perplessità degli scienziati.
E naturalmente anch' io voglio questo e - onorevole John Bowis - non è mia intenzione mettere in pericolo la salute né dei bambini né degli adulti.
Solo che sono convinta che con gli ingredienti testati di cui disponiamo oggi possiamo produrre tutti i dentifrici del mondo e tutti i rossetti per me stessa, dei quali non posso fare a meno.
<P>
Credo però che a un certo momento, che sia fra cinque anni oppure, onorevole García-Orcoyen Tormo, fra dieci, come lei propone, dovremo dire: mai più.
E allora o si impiegheranno gli ingredienti già disponibili, oppure si troveranno per quelli nuovi dei metodi alternativi di sperimentazione.
In caso contrario, bisognerà accontentarsi delle sostanze esistenti.
E l' onorevole Davies, in commissione, ha trovato la pietra filosofale.
Ha demolito un' argomentazione granitica, quando ha detto a chiare lettere: allora se questo portentoso prodotto solare riesce a proteggerci tutti dal cancro alla pelle, forse dovremo rivedere le diverse definizioni di cosmetici e farmaci.
Bene, la commissione ha accolto quanto è sicuramente nelle sue intenzioni, onorevole Nisticò.
<P>
Poi alcuni hanno detto: i test ci sono già.
E' vero, esiste tessuto artificiale con cui si fanno le sperimentazioni in vitro.
Ci sono moltissimi esperimenti, e ciò accade ovunque, onorevole Nisticò. Lei vanta i migliori contatti, ma non è il solo, ascolti quello che dicono gli scienziati, ciò che manca sono i soldi.
Noi stanziamo fondi nell' ambito del Sesto programma quadro di ricerca, ma invitiamo anche l' industria a investire più che in passato.
<P>
Per concludere, un' ultima osservazione: se oggi decidiamo di emanare il divieto di sperimentazione e magari anche il divieto di commercializzazione fra qualche anno, dobbiamo inevitabilmente introdurre una qualche forma di etichettatura come norma transitoria.
Perciò invito voi, ma soprattutto la collega relatrice ombra del gruppo cristianodemocratico, onorevole García-Orcoyen Tormo, ad andarsi a rivedere l' emendamento n.
39. Assieme ai suoi emendamenti o anche ai miei, esso è di capitale importanza.
<P>
Onorevoli colleghi, per concludere desidero ringraziarvi per la collaborazione davvero leale e solidale dimostratami prima delle consultazioni in commissione, durante la votazione in commissione e anche oggi qui, in seduta plenaria.
<P>
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="DE" NAME="Müller, Emilia Franziska">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in Germania c' è un vecchio proverbio che recita "Chi bello vuole apparire, deve soffrire" .
In relazione alla nuova direttiva sui cosmetici per noi vale però l' esatto contrario: "bellezza, igiene e benessere senza alcun rischio" .
A mio avviso sono tre i punti particolarmente importanti: tutela ottimale dei consumatori, un' etichetta chiara e, in generale, il divieto della sperimentazione animale.
La cura ottimale deve andare di pari passo con il massimo grado di tutela del consumatore.
E questa tutela la possiamo garantire soltanto effettuando numerosi test scientifici.
<P>
La scienza attua un grosso impegno di ricerca per escogitare nuovi metodi di sperimentazione in grado di dare risultati attendibili e, al contempo, di evitare sofferenze agli animali.
E' nostro obiettivo dichiarato mettere fine all' epoca delle sperimentazioni animali.
Dobbiamo promuovere tutto l'impegno scientifico che va in questa direzione.
In futuro non dovranno più esistere le sperimentazioni su animali di prodotti e ingredienti già testati una volta e per i quali si dispone già di risultati vincolanti.
Però la tutela del consumatore e la sicurezza dei prodotti occupano il primo posto.
Perciò, nei casi eccezionali in cui non vi sono alternative, e fintantoché non cambierà qualcosa, bisogna continuare a consentire le sperimentazioni animali, soprattutto quando è in gioco la tutela ottimale dei lattanti, dei bambini, dei malati e degli anziani, e qui mi riferisco anche agli shampoo e alle creme.
Posto quindi che non esistono alternative, dobbiamo consentire agli Stati membri di ammettere le sperimentazioni animali per i prodotti cosmetici per altri due anni rispetto a quanto prescritto.
In determinati casi è semplicemente indispensabile condurre sperimentazioni sugli animali, soprattutto nei casi acuti di allergie cutanee e congiuntiviti.
<P>
Per il consumatore è importante sapere quali sono le sostanze potenzialmente allergeniche.
Tuttavia sarebbe dannoso per il mercato e discriminatorio etichettare tutte le essenze elencate nell' Allegato II.
Dovrebbero essere muniti di speciale etichetta di avvertenza solo i prodotti individuati come allergeni dal comitato scientifico.
Per la sicurezza del consumatore è molto importante che ci sia un' indicazione chiara e univoca della durata minima e massima del prodotto, una volta aperto.
L' etichetta deve informare i consumatori in modo trasparente e facilmente comprensibile sulle modalità d' uso del prodotto.
Sia pur con un livello minimo di sperimentazione animale e ferma restando la ricerca di alternative, va garantita la tutela e la sicurezza dei consumatori.
<P>
<SPEAKER ID=51 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, mi permetta di rivolgermi all'onorevole Roth-Behrendt ammirando il suo importante impegno, che io condivido e per il quale l'ammiro, volto ad evitare che l'uso di cosmetici e di profumi porti a sperimentazioni sugli animali.
Io, come l'onorevole, amo gli animali: prova ne sia che a casa ho due cani, tre gatti e un porcellino d'India.
<P>
Orbene, tutto preso da questo provvedimento sul quale oggi sarei dovuto intervenire, ieri pomeriggio, a casa, ho detto a mia moglie, Graziella Spallina coniugata Fatuzzo: "Fammi vedere le creme che usi!" e, dopo aver guardato l'etichetta, ho aggiunto: "Ma guarda che questa crema viene preparata addirittura con la placenta!"
E lei, in risposta: "Davvero?
Hai ragione! Ah, che brutta cosa!", e ha continuato a mettersi la crema.
<P>
La sera siamo andati a letto, come sempre, e io mi sono girato verso di lei, ché avevo desideri di prima notte di nozze.
Lei aveva messo, però, una crema per la notte puzzolente e allora le ho detto: "Ma lo sai che queste creme le sperimentano sugli animali?"
"Hai ragione, Carlo," mi ha risposto, "hai ragione", ma non è andata a lavarsi e ha continuato a tenere la crema sul viso.
E la notte è passata insonne.
Poi, comunque, durante il sonno, ho sognato l'onorevole Roth-Behrendt.
Nel sogno era mia consuocera; eravamo a cena insieme e per cena c'erano dei funghi.
Allora io ho detto: "Ma siamo sicuri che i funghi non sono velenosi?"
"Ma no, sono buoni," ha detto lei.
E io: "Proviamoli sul gatto!" "No," ha gridato, "sul micio no, sugli animali no!"
Dopo aver mangiato i funghi - sempre nel sogno - l'onorevole Roth-Behrendt, presa da spasmi atroci, è stata portata in ospedale, dove però si è salvata con la lavanda gastrica, e allora mi ha detto sofferente: "Guarda che domani devi votare contro la mia relazione; devi chiedere che si sperimentino sugli animali i prodotti prima che vengano usati per i cosmetici, perché io non voglio fare, nella realtà, la fine che mi hai fatto fare nel sogno."
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<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Signor Presidente, il nostro gruppo ritiene che la onorevole Roth-Behrendt abbia svolto un ottimo lavoro e appoggia tutte le parti rilevanti di questa relazione.
Noi riteniamo che questo problema, se si pensa all' aspetto principale che è dato dalla sperimentazione animale, si trascini ormai da troppo tempo.
La decisione di un efficace divieto contro la sperimentazione animale avrebbe dovuto essere presa anni fa: la prassi di testare i cosmetici sugli animali non è difendibile - né sul piano etico, né davanti agli elettori, anche perché si tratta in parte di un genere di lusso.
Non vi è poi dubbio circa gli umori dell' opinione pubblica al riguardo.
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Credo inoltre che occorra costringere i produttori a mettere a punto metodi alternativi; sono stati concessi loro parecchi anni prima dell' applicazione di tali metodi, quindi è bene che sappiano che esiste una data precisa per l' entrata in vigore del divieto.
Sappiamo che emergeranno metodi alternativi in tutta una serie di campi, e che vi sono migliaia di ingredienti fra i quali scegliere nei casi in cui tali metodi non siano ancora del tutto pronti per essere applicati.
Appoggiamo pertanto un divieto a tappeto di tale sperimentazione.
Affinché il divieto si riveli efficace, tuttavia, è necessario abbinarlo a un divieto di commercializzazione.
Solo la combinazione fra divieto di commercializzazione e divieto di sperimentazione può rivelarsi davvero efficace, ed è per questo che noi appoggiamo ovviamente anche questa.
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Alcuni controbattono che la OMC potrebbe opporsi.
Secondo noi in primo luogo non è detto, e in secondo luogo non si può accettare senza colpo ferire che la OMC, in tal caso, ci impedisca di introdurre disposizioni più rigorose per la protezione degli animali e dei consumatori.
E' questo l' obiettivo per cui battersi: il diritto a una legislazione più rigorosa e più progressista.
Non crediamo, pertanto, che questa possa essere un' argomentazione per desistere.
Anzi, se varerà il divieto, l' Unione aprirà probabilmente la strada a un nuovo corso a livello mondiale, con un sempre maggior numero di paesi che seguiranno e adotteranno la nostra legislazione e i nostri metodi in materia di sperimentazione alternativa.
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Appoggiamo anche le restanti parti della relazione.
Riteniamo che occorra prestare più attenzione agli allergici; le allergie rappresentano un problema crescente e grave, che non colpisce soltanto chi fa uso di un dato prodotto, ma anche chi gli sta accanto, se si tratta di un soggetto ipersensibile.
Appoggiamo quindi un inasprimento delle norme per l' uso di sostanze allergeniche.
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Riteniamo inoltre opportuno il varo di norme severe in materia di indicazione degli ingredienti e della data di produzione e di scadenza.
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Con queste parole, tengo a dire che il gruppo GUE/NGL voterà a favore di tutti i punti di sostanza di questa relazione.
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<SPEAKER ID=53 NAME="Liikanen">
Signor Presidente, a nome della Commissione desidero ringraziare la onorevole Roth-Behrendt e la commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori per il loro appoggio nonché per il dibattito odierno.
La Commissione è consapevole della difficoltà e della delicatezza di un dibattito sulla sperimentazione animale.
E' un argomento che ha sollevato, e solleva, molte preoccupazioni nel pubblico come è stato detto da molti oratori quest' oggi.
La questione è connessa a molte altre politiche che debbono essere tutte considerate, compresa la salute pubblica, la protezione dei consumatori nonché la necessità per noi di ottemperare ai nostri obblighi internazionali.
Pertanto, ho lavorato sempre in stretto collegamento con i miei colleghi, i Commissari David Byrne e Pascal Lamy, responsabili rispettivamente per la sanità e protezione dei consumatori e per le questioni commerciali.
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Desidero ringraziare la relatrice, onorevole Roth-Behrendt, e la commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori per i molti suggerimenti contenuti nella relazione volti a migliorare la salute e la protezione dei consumatori nonché, altrettanto importante, a fornire ai consumatori un maggior numero di informazioni pertinenti.
In particolare, la Commissione accoglie con favore le proposte d' emendamento concernenti alcune categorie di prodotti come i prodotti per bambini e quelli per l' igiene intima.
Si propone il miglioramento dei requisiti di sicurezza per tali prodotti nonché l' estensione del requisito di durata minima per tutti i prodotti cosmetici, con evidente vantaggio per i consumatori.
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Condividiamo le preoccupazioni del Parlamento europeo sull' uso di sostanze classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione.
La Commissione ha proposto per questi prodotti nuove misure nel suo Libro bianco sulla nuova politica in campo chimico attualmente in fase di consultazione pubblica.
In realtà, personalmente ritengo che sia importante per la maggior parte dell' industria essere responsabile dello sviluppo di alternative ai metodi di test.
In questo caso l' intera questione delle politiche sulle sostanze chimiche è di importanza vitale perché sono necessari sempre più test e quindi occorre un maggior impegno per trovare rapidamente test alternativi.
Questo non può essere conseguito soltanto da una parte dell' industria.
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Per quanto concerne la questione delle sostanze aromatiche che sarebbero allergeni la Commissione accetta l' introduzione di un sistema di etichettatura per indicare tali ingredienti allergenici.
Rispetto ai requisiti attuali di etichettatura si tratta di un miglioramento positivo che consentirebbe al consumatore, sensibile a taluni ingredienti, di evitare i prodotti che li contengono.
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Riguardo alla sperimentazione sugli animali la Commissione comprende e condivide l' obiettivo del Parlamento di ridurre il dolore inflitto agli animali durante la sperimentazione.
Permettetemi di ricordare le ragioni alla base della proposta della Commissione.
Lo scopo è l' abolizione dei test sugli animali per i prodotti cosmetici nell' Unione europea e rendere obbligatorio l' uso di metodi alternativi alla prima opportunità possibile, sempre nel rispetto dei nostri impegni internazionali.
Tuttavia, l' obiettivo addizionale e prioritario consiste nell' offrire al cittadino europeo il massimo livello di sicurezza per tutti i prodotti che usa.
Questa proposta ha il vantaggio di conseguire tali obiettivi presentando misure che possono essere messe in vigore legalmente e praticamente senza dare adito a possibili conflitti commerciali.
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Invece, secondo gli esperti commerciali e legali della Commissione un divieto di commercializzazione procurerebbe serie difficoltà.
Avrebbe un grave impatto sugli scambi commerciali e correrebbe davvero il rischio di un' opposizione ai sensi del sistema di composizione delle dispute dell' OMC poiché, inevitabilmente, condurrebbe a un trattamento discrezionale fra prodotti importati e comunitari.
La Comunità è tenuta a garantire l' osservanza dei suoi impegni internazionali.
Una misura del genere, presa unilateralmente sarebbe contraria all' attuale politica portata avanti in seno all' OMC che consiste nel cercare di inserire le questioni riguardanti il benessere degli animali nelle discussioni del prossimo round.
Unicamente un' impostazione coordinata a livello internazionale può migliorare il benessere degli animali su più ampia scala.
Nel frattempo, la Commissione continuerà nel suo impegno volto ad abolire la sperimentazione sugli animali sia a livello interno, sia a livello internazionale.
Sono certo che lavorando ancora in stretta cooperazione, su questa tematica assai difficile e delicata, si giungerà infine a trovare una soluzione equilibrata che consenta vantaggi autentici per il benessere degli animali nel rispetto della salvaguardia della salute dei consumatori.
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In linea di principio la Commissione può accogliere gli emendamenti nn. 1 (prima parte), 2, 4, 5, 7 (seconda parte), 9, 10, 11, 12, 14 (seconda e terza parte), 15 (seconda parte ad eccezione della richiesta di consultazione del Parlamento europeo), 16, 17, 18, 19, 22, 23 (seconda parte), 26, 29 (seconda parte), 30, 31 (seconda parte con la stessa precedente osservazione), 32, 33 (seconda parte), 34 (seconda e terza parte), 38 (seconda parte), 41 e 49 (seconda parte).
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La Commissione non può invece accettare gli emendamenti nn. 1 (seconda parte), 3, 6, 7 (prima parte), 8(3), 14 (prima parte), 15(prima parte), 20, 21, 23 (prima parte), 24, 25, 27, 29 (prima e terza parte), 31, (prima parte), 33 (prima e terza parte), 34 (prima parte), 35, 36, 37, 38 (prima e terza parte), 39, 40, 42, 48 e 49 (prima e terza parte).
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<SPEAKER ID=54 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani alle 12.00.
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<CHAPTER ID=6>
Problematiche ambientali del PVC
<SPEAKER ID=55 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0092/2001) presentata dall'onorevole Sacconi, a nome della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori sul Libro verde della Commissione relativo alle problematiche ambientali del PVC.
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<SPEAKER ID=56 NAME="Sacconi">
. Signor Presidente, il Libro Verde sulle problematiche ambientali del PVC, che discutiamo oggi, è stato presentato dalla Commissione nel luglio 2000, in analogia con quanto previsto nella direttiva sui veicoli fuori uso, nella quale viene inaugurato un nuovo metodo che implica la responsabilità dei produttori per l'intero ciclo di vita del prodotto, dalla sua ideazione al suo smaltimento.
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Questo approccio, che ha l'ambizione di spingere i produttori a concepire prodotti e materiali più sicuri e soprattutto più facilmente riciclabili, rappresenta anche l'idea di fondo del Libro verde sul PVC.
Infatti, pur non affrontando direttamente la questione della produzione né quella dell'utilizzazione del PVC, pone chiaramente una serie di domande relative allo smaltimento dei rifiuti, che finiscono con il chiamare direttamente in causa il prodotto stesso.
Vorrei essere chiaro su questo punto.
Anche se il PVC è stato al centro di un intenso dibattito negli ultimi anni e se alcune caratteristiche di questo prodotto, come il suo alto contenuto di cloro, lo rendono particolarmente difficile da gestire una volta divenuto rifiuto, la mia relazione non è tesa a colpevolizzarlo rispetto ad altre materie plastiche.
Con la mia relazione ho, anzi, esplicitamente domandato alla Commissione di affrontare i problemi specifici di questo materiale all'interno di una più ampia strategia per le materie plastiche e di affrontare al più presto il problema della raccolta differenziata in una prospettiva continentale.
Anche per quanto riguarda la marcatura ho chiesto che questo provvedimento sia esteso a tutte le plastiche, proprio per evitare fenomeni di ecomarketing.
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Quanto, poi, all'impegno volontario siglato dall'industria per la produzione del PVC, credo sinceramente che si tratti di un fatto importante.
Ma non basta: in primo luogo, perché il Parlamento ha affermato, nella sua risoluzione del luglio 1997, di non essere più disposto ad accettare nessun accordo volontario che si collochi al di fuori del quadro giuridico comunitario; in secondo luogo, perché gli obiettivi fissati in questo accordo sono francamente insufficienti, poco misurabili e quindi poco controllabili.
Quell'accordo ha però una caratteristica estremamente importante: quella di aver raccolto la stragrande maggioranza degli attori implicati nel processo di produzione, trasformazione, riciclaggio, nonché i rappresentanti dei sindacati, intorno a un tavolo per la ricerca di strategie comuni e la definizione di proposte per cambiare la situazione attuale.
Questa volontà dell'industria è un elemento positivo e noi non dobbiamo disperderla nella foga di legiferare su tutto.
Per questo ho chiesto alla Commissione di avanzare al più presto una proposta di quadro legislativo che possa servire di riferimento a tutti i futuri accordi volontari.
Per questo ho anche proposto una nuova forma legislativa che preveda l'adozione di una normativa la cui entrata in vigore rimanga però subordinata al mancato raggiungimento di obiettivi prefissati per le imprese.
Sono convinto che la messa in opera di uno sviluppo veramente sostenibile non possa prescindere dal dialogo e dalla cooperazione con le imprese.
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Molti sono i punti della mia relazione che vorrei ancora citare, ma mi limiterò a due: l'eliminazione delle sostanze pericolose, cadmio, piombo e ftalati in primo luogo, e la strategia multipla per lo smaltimento del PVC.
Per quanto riguarda il primo punto, vorrei solo sottolineare quanto la progressiva eliminazione di queste sostanze sia importante, nell'immediato, per la salute dei cittadini europei ma forse ancor di più per la tutela dell'ambiente naturale.
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Venendo, infine, allo smaltimento dei rifiuti, vorrei dire che una delle caratteristiche che fanno la forza del PVC, ossia la sua resistenza al tempo, rende anche veramente complicata la questione della sua eliminazione.
Quello che ho proposto è di affrontare il problema in modo multilaterale: primo, aumentare le quote di riciclaggio partendo da alcune applicazioni, come gli infissi per finestre, i grandi tubi e rivestimenti, mettendo in opera dei sistemi di recupero a circuito chiuso; secondo, limitare l'incenerimento del PVC agli impianti di nuova generazione, che sono in grado di rispettare la nuova normativa comunitaria e applicare il principio del "chi inquina, paga"; terzo, depositare ciò che resta in discarica, tenendo conto, anche in questo caso, della nuova normativa che entrerà in vigore a partire dal 2002.
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In conclusione, signor Presidente, vorrei ringraziare tutti i colleghi che, attraverso gli emendamenti presentati in commissione per l'ambiente, hanno contribuito a migliorare la mia relazione.
Ritengo che il testo votato in commissione sia veramente equilibrato: un equilibrio che le modifiche suggerite da gran parte degli emendamenti, respinti in commissione e riproposti per il voto in plenaria, potrebbero alterare seriamente.
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<SPEAKER ID=57 NAME="Seppänen">
Signor Presidente, la maggioranza dei membri della commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia considera molte tra le problematiche legate al PVC in maniera diversa rispetto alla commissione per l' ambiente.
La commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia crede fortemente nell' autoregolamentazione dell' industria del PVC e nella sua capacità di fronteggiare le problematiche del PVC durante il suo intero ciclo di vita.
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Quale relatore per parere, devo constatare che la lobby dell' industria del settore del PVC si è dimostrata molto aggressiva; non vede né ammette l' esistenza di alcun problema.
A tale riguardo il suo punto di vista è in contrasto con lo spirito del Libro verde della Commissione.
L' industria del PVC non vuole che a sostenere la sua posizione siano ulteriori ricerche effettuate da esterni, e critica il fatto che il Libro verde insista sull' esame dell' intero ciclo di vita del PVC.
Si tratta invece di un concetto fondato, visto che i problemi cominciano a sorgere nella fase in cui la responsabilità del prodotto è passata dall' industria stessa alla società.
Il potere pubblico, cui spetta rispondere dello smaltimento e della raccolta finale dei prodotti, deve interessarsi alle problematiche che possono essere causate dal PVC, mentre l' industria ha timore di tali problemi, perché possono influire sull' utilizzo dei prodotti del settore e dei prodotti di sostituzione.
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A mio parere, la valutazione espressa dalla commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia in merito al Libro verde è stata largamente influenzata dall' aggressività dell' industria del settore.
La maggioranza all' interno della commissione ha votato un parere che coniuga la preoccupazione per l' ambiente e la salute umana con la strategia dell' impegno volontario dell' industria.
Secondo la maggioranza, le disposizioni attuali in materia di dichiarazioni sul prodotto, incenerimento di rifiuti e deposizione in discarica sono sufficienti.
Quale relatore del parere, devo informarvi di essere a favore della minoranza: bisogna risolvere i problemi dell' intero ciclo di vita del PVC e l' industria non è in grado di farlo, o non è in grado di farlo da sola.
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten">
Signor Presidente, innanzi tutto ringrazio l'onorevole Sacconi, che comunque sia ha fatto il possibile per trovare un compromesso.
Nel frattempo, però ci si è staccati talmente tanto da una determinata linea che nella relazione adesso si afferma una cosa e il suo contrario. La colpa non è solo dell'onorevole Sacconi, ma di tutta la Commissione.
Comunque sia i miei ringraziamenti per le consultazioni.
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Signor Presidente, negli ultimi tempi il PVC si è trovato spesso al centro di una discussione controversa.
Ci sono opinioni fortemente contrastanti sul PVC e sulle sue conseguenze per la salute umana e l'ambiente.
Taluni Stati membri hanno già adottato misure relative a determinati aspetti del ciclo del PVC, ma non sono le stesse misure dappertutto e possono avere conseguenze per il mercato interno.
Il gruppo PPE accoglie con favore il Libro verde. Occorra un approccio integrato che da un canto protegga la salute e l'ambiente e dall'altro garantisca un buon funzionamento del mercato interno, ma che tenga sicuramente anche conto degli interessi dell'occupazione.
<P>
Il PVC si distingue dalle altre materie plastiche per l'elevata quantità di cloro che viene aggiunto, fra il 25 e il 50 percento, e anche per i molti altri additivi che contiene.
A livello di applicazioni il PVC è di per sé un ottimo materiale - e a volte nella discussione quasi ce ne dimenticheremmo.
Il PVC puro è un materiale rigido, con una grande forza meccanica, resistente alle intemperie, impermeabile e resistente ai prodotti chimici.
Dobbiamo quindi rallegrarci di avere il PVC, indubbiamente per quanto riguarda le applicazioni mediche.
I problemi ambientali e di salute relativi al PVC si concentrano soprattutto sulla presenza di additivi e sul modo in cui vengono smaltiti i rifiuti di PVC.
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Voglio citare alcuni di tali additivi.
Innanzitutto i plastificanti.
Nelle applicazioni del PVC morbido occorre aggiungere fino al 60 percento di plastificanti, solitamente ftalati, per rendere flessibile il materiale.
Gli ftalati non vengono usati praticamente in nessun altro materiale plastico e quindi il PVC morbido costituisce la più importante applicazione degli ftalati.
La discussione sulle conseguenze degli ftalati sugli organismi viventi non è ancora conclusa.
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Secondo punto: il cadmio.
Il settore ha già concluso volontariamente diversi buoni accordi sul cadmio.
Il cadmio verrà eliminato progressivamente, quindi a questo riguardo il Libro verde è superato.
Per il piombo le cose sono assi diverse.
Gli stabilizzatori a base di piombo, o meglio l'organotin e i composti a base di piombo, sono i più importanti in questo senso e presentano maggiori problemi ambientali, soprattutto gli stabilizzatori a base di piombo.
Dopo la combustione dei rifiuti gli additivi di piombo contenuti nel PVC contribuiscono per circa il 10 percento a un contenuto di piombo indesideratamente elevato nei resti degli inceneritori di rifiuti, il che rende necessaria una politica più severa anche a questo livello.
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Passo alla produzione e all'incenerimento in generale.
In materia di produzione il settore ha raggiunto molti accordi volontari che prevedono l'introduzione di limitazioni molto severe relativamente al cloro che può venire liberato.
Inoltre, studi dimostrano che questi valori di emissione autoimposti vengono rispettati senza difficoltà.
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Nella misura in cui il PVC non viene riciclato esso viene incenerito insieme ai rifiuti.
Un aspetto importante è il contenuto di cloro.
Negli inceneritori ci sono due fonti di cloro: da un canto quelli che in olandese chiamiamo "GFT", cioè i rifiuti organici, che contengono un elevato tenore di cloro, e dall'altro il PVC.
Ciò significa che occorre fare molta attenzione a questi tipi di rifiuti negli inceneritori e alle possibili emissioni di diossina.
E' pertanto importante eliminare il PVC dagli inceneritori.
Del resto non si tratta solo dell'incenerimento dei rifiuti e le emissioni, infatti il cloro ha altresì degli effetti sul recupero di energia.
Si tratta di un aspetto da tenere bene sotto controllo.
<P>
Signor Presidente, noi chiediamo che a brevissimo termine la Commissione collabori con l'industria per cercare di giungere ad accordi buoni e chiari nell'ambito di questa autoregolamentazione.
L'industria è disponibile e chiedo anche alla Commissione di riflettere su questa opportunità
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<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="FI" NAME="Myller">
Signor Presidente, anche io voglio ringraziare l' onorevole Sacconi, relatore della commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, per l' ottima relazione.
<P>
I problemi causati dal PVC all' ambiente e alla salute umana hanno origine dalla liberazione del cloro, degli stabilizzatori e degli ammorbidenti.
Questi prodotti hanno un lungo ciclo di vita e si conservano a lungo nell' ecosistema, per cui in questo momento possiamo solo immaginare la portata delle implicazioni ambientali.
<P>
La quantità di rifiuti in PVC, del resto, continua a crescere.
Abbiamo bisogno quanto prima di ricerche, e, come l' onorevole Seppänen ha molto giustamente evidenziato, anche di ricerche che non siano effettuate dall' industria.
Sono necessarie ricerche imparziali in merito alle problematiche connesse, al fine di impedire la distruzione dell' ecosistema e i rischi per la salute umana.
<P>
I problemi a cui ovviare sono stati qui segnalati.
L' aspetto triste del problema è che l' incenerimento del PVC può dar luogo addirittura a rifiuti pericolosi in quantità maggiore rispetto al loro volume originario e, poiché il PVC si conserva a lungo nell' ecosistema, neanche la discarica è una buona alternativa per questi rifiuti; pertanto, abbiamo effettivamente bisogno di ricerche.
<P>
Secondo me non possiamo fidarci esclusivamente degli accordi volontari dell' industria.
Come abbiamo già notato, dopo le ricerche è necessario attuare misure che abbiano come conseguenza il divieto di utilizzo dei componenti pericolosi.
Per ottenere ciò, dobbiamo disporre di una legislazione omogenea a livello europeo.
Quali legislatori europei, dobbiamo tenere presente la salute dei cittadini e la tutela della diversità ambientale.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="NL" NAME="Maaten">
Signor Presidente, che cosa dobbiamo fare con il PVC?
Alcuni vogliono dare l'impressione che questo materiale sia il nemico popolare n.
1, un atteggiamento che non condividiamo.
Resta ancora da vedere se i problemi ambientali e di salute legati al PVC pesano più dei vantaggi che questo materiale presenta.
Potrebbe benissimo non essere il caso.
Il PVC infatti sembra che abbia determinati vantaggi: si citano spesso i sacchetti per le trasfusioni di sangue.
<P>
Non sta ai politici giudicare tali vantaggi.
Però dobbiamo chiederci che cosa faremmo se si dovesse scoprire che alcuni aspetti dell'uso del PVC non sono sicuri o sono dannosi per l'ambiente.
Quali misure adotteremmo?
E con quali conseguenze? A questo proposito pensiamo che il Libro verde presenti delle lacune, soprattutto perché non prende quasi in considerazione le possibili alternative per il PVC.
E' una discussione nebulosa che i fautori e i detrattori conducono quasi come se si trattasse di un dibattito religioso.
Alla stessa stregua del relatore, onorevole Sacconi, noi non vogliamo basare le nostre scelte sui miti che ci vengono presentati dai fautori e dai detrattori, quando nessuno dei due gruppi ci ha veramente convinti, bensì su ricerche adeguate e su materiale utilizzabile.
Finché tale materiale non sarà disponibile non si ci può certo aspettare che si avanzino proposte legislative.
<P>
Nell'attesa non vogliamo mettere al bando il PVC bensì usarlo con le dovute cautele, come ci impone il principio di precauzione.
E' positivo che l'industria stia già eliminando progressivamente gli stabilizzatori a base di cadmio e pensiamo che si dovrebbe fare la stessa cosa con il piombo e l'organotin.
In generale siamo favorevoli agli accordi volontari siglati dall'industria e pensiamo che questi vadano sostenuti con un quadro giuridico europeo, che preveda sanzioni, mentre a livello di contenuto ci si attenga alle possibilità che esistono.
<P>
Nella fase dei rifiuti i rischi sono notevoli in quanto non riusciamo a liberarci delle sostanze dannose contenute nel PVC.
Una delle poche opzioni è rappresentata dal riciclaggio, per cui le sostanze dannose restano chiuse nel prodotto.
Tuttavia, al momento il riciclaggio è talmente limitato che il suo contributo alla soluzione è praticamente nullo.
A questo livello l'industria potrebbe fare uno sforzo in più.
<P>
Signor Presidente, esagererei se dicessi che guardiamo con ansia alle proposte di legislazione della Commissione.
Il Libro verde a tale proposito non fornisce una base sufficiente.
Occorre prima ottenere molte spiegazioni.
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, il PVC è il secondo tipo di plastica più comunemente usato.
Pone grossi problemi per l' ambiente e per la salute nel corso di tutto il suo ciclo vitale.
Tali problemi risalgono sempre alle due stesse cause: il PVC contiene cloro e richiede l' aggiunta di molti additivi, in grandi quantità, ai fini della sua funzionalità.
<P>
Gli studi scientifici commissionati dalla Commissione hanno messo in luce un certo numero di rischi importanti connessi al PVC, in particolare durante lo smaltimento.
Lo smaltimento in discarica è una bomba a orologeria a causa delle emissioni di additivi del PVC pericolosi e della potenziale formazione di diossina nel caso di incendi in discarica.
L' incenerimento del PVC peggiora il problema poiché a parte il rischio della formazione di diossina, i residui pericolosi derivanti dall' incenerimento del PVC possono addirittura eccedere le quantità di PVC immesse nell' inceneritore.
Il riciclaggio non può risolvere il problema dato che i tassi potenziali di riciclaggio in base ai criteri ecologici sono previsti per giungere solo al 5 percento entro il 2020.
Il problema è destinato a peggiorare a causa dell' aumento significativo dei rifiuti nel corso dei prossimi decenni.
<P>
In un' audizione pubblica organizzata dalla Commissione europea nell' ottobre scorso si è registrata una chiara e forte richiesta di sostituzione del PVC, che non proveniva solo dagli ambientalisti, bensì anche da una coalizione comprendente l'industria, i responsabili dello smaltimento dei rifiuti, le autorità locali e nazionali, e gruppi di difesa degli interessi dell'ambiente, della salute e dei consumatori.
Si è registrato un chiaro e forte sostegno a favore della sostituzione del PVC.
La Commissione e l' Unione europea sono obbligate a rispettare i desideri della gran maggioranza dell' opinione pubblica.
A mio avviso esiste un forte appoggio a favore della sostituzione mentre soltanto l' industria del PVC è riluttante.
Quali interessi debbono prevalere?
Quelli di tutte le persone che sono venute all' audizione della Commissione.
<P>
Per quanto riguarda la sostituzione, la relazione chiede l' introduzione di politiche di sostituzione per certe categorie di prodotti.
Noi lo riteniamo un buon punto di partenza che non deve però esaurirsi lì.
Noi vorremmo che si estendesse a tutte le categorie e non soltanto ad alcune.
<P>
<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Signor Presidente, come plastica il PVC ha qualità uniche.
E' resistente e durevole, il che lo rende adatto a una serie di usi.
Ma il PVC ha anche altre proprietà, fra cui quella di costituire un rifiuto particolarmente pericoloso.
Uno dei suoi principali componenti è il cloro, mentre piombo e cadmio vi vengono aggiunti come stabilizzatori e gli ftalati per renderlo più morbido.
Quando il PVC si trasforma in rifiuto, fa sorgere pertanto gravi problemi ambientali.
<P>
Noi riteniamo positivo il fatto che esista un Libro verde in materia, ma confidiamo che esso possa essere ben presto seguito da una più completa proposta di legge.
Trovo che la relazione Sacconi possa dare una serie di preziosi contributi a tale iniziativa di legge da parte della Commissione.
<P>
Non reputiamo insufficienti gli accordi volontari; occorre una legislazione vera e propria.
Che fare, dunque?
Ebbene, anzitutto va diminuito il consumo complessivo di PVC, così come occorre incoraggiare il ricorso a materiali di sostituzione.
E' l' unico modo per limitare il volume di rifiuti.
In secondo luogo, occorre introdurre un sistema che renda il produttore responsabile del riciclaggio e dei costi connessi.
Occorre inoltre vietare quanto prima gli stabilizzatori pericolosi, ossia metalli pesanti quali il piombo e il cadmio.
E' essenziale abbinare poi questo divieto a un bando delle importazioni, di modo che l' intervento possa essere davvero efficace.
E' a tale riguardo che si pone il problema degli accordi volontari: un accordo volontario non può certo contemplare il divieto di importazione.
Pertanto, a trarre vantaggio da uno "stop" alle importazioni e dal varo di una legislazione in materia sono le industrie più moderne del settore, che vedranno tutelata la loro produzione più rispettosa dell' ambiente.
Una soluzione più efficace e più ecologica rispetto a quella dell' accordo volontario.
<P>
Noi chiediamo che si vigili sull' impiego di ftalati e, possibilmente, che se ne riduca l' uso.
Ciò vale soprattutto per l' impiego in certe attrezzature in ambito sanitario.
<P>
Chiediamo inoltre che venga agevolato un più vasto ricorso al riciclaggio.
Ciò presuppone tuttavia un sistema di etichettatura funzionante, e va riconosciuto che il sistema di riciclaggio d' oggigiorno è per molti versi un fallimento.
<P>
In linea di massima, siamo molto soddisfatti della relazione Sacconi.
Abbiamo pertanto presentato solo pochi emendamenti.
Reputiamo indicata la fissazione di una data per la messa al bando dell' impiego del cadmio, proprio com'è avvenuto per il piombo, perché, come ho già detto, in assenza di una legislazione e senza un concomitante divieto di importazione vi è il rischio che il provvedimento non si riveli efficace.
Sarebbe quindi coerente indicare un termine anche per il cadmio, esattamente come la relazione menziona il piombo.
<P>
Ho inoltre presentato, insieme con il gruppo Verts/ALE, un emendamento sul principio di sostituzione, ossia sulla necessità di sostituire le sostanze chimiche con altre sostanze meno pericolose.
Reputo quindi importante introdurre anche questo fra i principi fondamentali dell' intera politica condotta dall' Unione verso le sostanze chimiche.
E' quindi opportuno menzionare il principio di sostituzione anche in questo contesto.
<P>
Ringrazio il relatore per l' ottimo lavoro svolto e per l' eccellente cooperazione con altri gli gruppi.
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<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="EN" NAME="Fitzsimons">
Signor Presidente, i PVC sono plastiche ad ampio impiego industriale e commerciale.
Le applicazioni principali riguardano il settore dell' edilizia (57 percento dell' utilizzo totale), gli imballaggi, prodotti di uso domestico, e automobili.
L' industria comprende più 21.000 imprese che forniscono 530.000 posti di lavoro, con un giro d' affari in attivo di 72 miliardi di euro.
<P>
Secondo il Libro verde della Commissione, la valutazione del rischio connesso all' uso di prodotti contenenti piombo - che comprende anche gli stabilizzatori del PVC - non è ancora stata completata.
Pertanto, è possibile la contaminazione dell' ambiente durante la fase di produzione e nel corso dello smaltimento alla fine dell' utilizzo del PVC.
Di conseguenza, occorre prendere misure specifiche e preventive al fine di ridurre l' esposizione dei lavoratori al PVC.
Non ci sono dati disponibili sullo stato dei rifiuti presenti in discarica e che contengono grandi quantità di PVC.
Invito la Commissione, in base alla direttiva europea, a effettuare uno studio più approfondito sulle possibili conseguenze per la salute dei prodotti in PVC smaltiti nelle discariche europee.
Nei prossimi vent' anni assisteremo probabilmente a un incremento delle quantità di rifiuti di PVC di circa l' 80 percento a causa dell' aumento della durata media di taluni prodotti di PVC come gli infissi.
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La Commissione deve centralizzare le informazioni riguardanti gli effetti del PVC sulla nostra società al fine di prendere misure adeguate, a livello nazionale ed europeo, per ridurre qualsiasi possibile conseguenza per la salute umana derivante dall' uso di questi prodotti.
L' industria europea del PVC ha firmato un impegno volontario sullo sviluppo sostenibile del PVC e il relativo programma dovrà essere applicato quest' anno.
Pur appoggiando in generale gli impegni volontari, ritengo che qualora non dovessero rivelarsi efficaci, l' unica opzione per i governi e le Istituzioni dell' Unione europea sarà di legiferare in materia.
La Commissione deve garantire che il riciclaggio incontrollato di prodotti di PVC non abbia effetti collaterali sulla salute pubblica.
Infine, ritengo importante dare appoggio all' impiego di alternative ai prodotti in PVC.
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<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, nel Libro verde sul PVC la Commissione purtroppo non si spinge oltre una mera descrizione della situazione e dei problemi che si presentano, mentre non vengono presentate soluzioni.
Ciò indica già la complessità e la confusione di tutta la discussione sul PVC.
Abbiamo a che fare con tanti punti di vista diversi, che variano dalla promozione dell'industria del PVC al divieto totale di questo materiale.
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Il PVC è un materiale molto comodo per la nostra società.
E' contenuto in molti prodotti poiché il PVC è economico e robusto e soprattutto duraturo.
Nel valutare una politica di sostituzione dobbiamo tenere bene conto delle caratteristiche ideali del PVC, laddove non esistono alternative.
Nell'analisi del ciclo del PVC occorre trovare un equilibrio fra la protezione dell'ambiente e la durata del prodotto, senza dimenticare le differenze fra il PVC rigido e quello morbido.
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La produzione di PVC è giustificata a patto che si rispettino severe norme di emissione e l'aggiunta di stabilizzatori, soprattutto metalli pesanti, nella fase di uso di solito non costituisce un problema dato che tali additivi sono racchiusi nella struttura del materiale in modo sicuro.
Il problema del PVC si presenta invece nella fase in cui il materiale diventa un rifiuto, soprattutto a causa delle emissioni di metalli pesanti e i composti clorurati, senza dimenticare i grossi quantitativi di residui.
Nella relazione si mette il dito sulla piaga e si richiede un rafforzamento della strategia europea in materia di rifiuti.
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Purtroppo il riciclaggio del PVC ha difficoltà a decollare e pertanto sono necessari stimoli.
Dobbiamo iniziare dalle cose più facili, cioè il PVC che si può facilmente raccogliere in grandi quantità.
Mi riferisco al PVC sfuso delle tubature, tubi, profilati edili, infissi, tegole e altri rifiuti del settore edile.
Il presupposto per il riciclaggio però è che si riesca a risolvere il problema dei metalli pesanti e che si limitino le emissioni.
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Per quanto attiene al divieto del cadmio dobbiamo dare un'occasione agli accordi volontari del settore.
Anche la limitazione del piombo è lodevole, tuttavia per un divieto totale occorre prima aspettare i risultati dello studio.
A mio avviso è prematuro imporre un divieto totale sui composti a base di organotin, necessari per la produzione di pellicole di PVC e per il momento non ci sono buone alternative disponibili.
Inoltre non sono ancora del tutto convinto che il divieto sia giustificato dalla pericolosità del materiale.
Lo stesso dicasi per gli ftalati.
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Sarebbe utile se si potesse procedere alla raccolta differenziata delle plastiche, ma occorrono ancora ulteriori studi in materia pertanto è meglio aspettare la pubblicazione dello studio prima di decidere sulla marcatura obbligatoria.
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Le mie preoccupazioni si concentrano sul paragrafo 31 della risoluzione, in cui più o meno si conclude che il PVC deve essere gettato in discarica.
Invece la soluzione va ricercata nell'immagazzinamento separato in attesa del futuro ampliamento delle capacità di riciclaggio.
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Signor Presidente, mi auguro che dopo che il Parlamento europeo si sarà espresso non ci sarà da aspettare molto per la comunicazione che la Commissione ci ha promesso ancora per quest'anno.
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<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="DE" NAME="Müller, Emilia Franziska">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non c' è dubbio che il PVC sia una sostanza che presenta vantaggi e svantaggi.
Di certo, limitarsi al problema del suo smaltimento è sbagliato.
Si tratta invece di valutare l' intero ciclo vitale del PVC da angolazioni diverse, cioè considerando la disponibilità della materia prima, la produzione, l' utilizzo, la lavorazione e il riciclaggio nonché lo smaltimento.
Il PVC è allettante soprattutto per la molteplicità di impieghi e per la lunga durata, e proprio per questi motivi è largamente utilizzato in particolare nell' edilizia e in molti altri settori, compreso quello dei prodotti medicali.
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Il Libro verde della Commissione e la relazione Sacconi dedicano anche un'attenzione speciale agli additivi, in particolare per quanto concerne gli stabilizzatori a base di cadmio e piombo.
Già oggi l' industria rinuncia spontaneamente all' uso di cadmio nei prodotti a base di PVC, e anche per il piombo è in atto una progressiva riduzione.
In determinati gruppi di manufatti, come ad esempio gli infissi per finestre, già oggi in molte aziende questo stabilizzatore viene sostituito da composti di calcio-zinco.
<P>
Dovremmo premiare questa propensione delle aziende verso l' innovazione e la tutela dell' ambiente, continuando a perseguire e a promuovere una politica basata su accordi volontari.
Va presa in considerazione la possibilità di introdurre norme giuridiche vincolanti solo in caso di mancato raggiungimento e manifesto fallimento di obbiettivi concordati miranti a conseguire una riduzione dei metalli pesanti e il contestuale incremento della percentuale di riciclaggio.
Introdurre un divieto generalizzato sui prodotti a base di PVC avrebbe un impatto addirittura catastrofico sui 530.000 occupati nel settore del PVC in Europa, di cui 170.000 nella sola Germania.
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Dovendo elaborare politiche di sostituzione per il PVC bisogna pertanto innanzi tutto tenere conto delle ripercussioni socioeconomiche.
In questa situazione, chiedere una moratoria sul PVC sarebbe irresponsabile.
Anche l' obbligo di etichettatura per i prodotti a base di PVC provocherebbe pesanti distorsioni della concorrenza, infatti un provvedimento di questo tipo non sarebbe applicabile in uguale misura su tutti i prodotti, né porterebbe a vantaggi apprezzabili per l' ambiente.
L' introduzione di una tassa sul PVC, la separazione del PVC duro da quello morbido e la sua messa al bando nel settore dell' edilizia penalizzano soprattutto le piccole e medie imprese in tutta Europa.
Nella sola Unione europea le aziende interessate, di medie dimensioni, sono ben 21.000.
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Come sostanza, il PVC deve essere sottoposto a un'analisi approfondita per quanto attiene l' intero ciclo di vita.
E' necessario effettuare una comparazione critica dei problemi e dei vantaggi.
Allo stato attuale, l' introduzione di un divieto generalizzato non è una misura possibile né ragionevole, e perciò non deve comparire in questo Libro verde come un impegno da perseguire.
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<SPEAKER ID=66 NAME="Lange">
. (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevole Müller, posso condividere la sua opinione secondo cui dobbiamo procedere all'analisi completa e integrale del ciclo di vita del PVC.
Il risultato che ne scaturirà sarà, ad esempio, che le finestre e gli infissi, oppure le tubazioni in PVC sono prodotti che utilizziamo per le loro proprietà.
Lo stesso dicasi, ad esempio, per le sacche di plasma, anche se si tratta di un prodotto con un ciclo di vita breve, e che proprio per le sue proprietà risulta essere il più indicato.
Ritengo tuttavia, a differenza di lei, che dovremmo fare il possibile per impedire l' accumulo incontrollato del PVC nelle discariche, proprio per i rischi che esso comporta.
Dobbiamo impegnarci maggiormente per introdurre il riciclaggio per tutti i prodotti a base di PVC, indistintamente, e mi riferisco al riciclaggio sia meccanico sia chimico, per il quale ci sarà senz'altro qualche metodo adeguato.
Ma è necessario dimostrare maggiore risolutezza ed esercitare pressioni molto più energiche per arrivare a un vero e proprio sistema a cicli chiusi.
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A tale scopo, onorevole Müller, abbiamo bisogno dell' etichettatura. E non perché sull' etichetta sia scritto "Attenzione PVC!" , ma semplicemente per consentire la raccolta di questo materiale in base al tipo, affinché ne sia possibile il riciclaggio.
Alla fin fine, oltre al tentativo di analisi del ciclo di vita, si tratta anche di garantire il recupero del PVC da parte dell' uomo.
Ben venga quindi la raccolta differenziata e l' etichettatura differenziata del PVC!
<P>
Nel decidere in merito al futuro del PVC dobbiamo garantire anche il coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori.
Nel Libro verde dobbiamo pertanto introdurre alcuni modesti correttivi e fare in modo che la strategia sul PVC venga posta in essere quanto prima anche nei paesi candidati.
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Quando l' onorevole Sacconi ha ricevuto l' incarico di questa relazione, sapevo che avrebbe svolto un ottimo lavoro. E così è stato.
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<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="DE" NAME="Breyer">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che dobbiamo prendere atto della specificità dei problemi del PVC.
Non esiste un altro materiale prodotto col cloro e tale da emettere quantità così massicce di additivi pericolosi per l' ambiente e per la salute.
Le alternative non mancano.
Ciò che trovo assolutamente irresponsabile è il catastrofismo scatenato in merito ai posti di lavoro.
Come legislatori, il nostro compito è preoccuparci per la tutela dell' ambiente e della salute.
Non siamo qui per palesare all' industria argomentazioni improntate al catastrofismo riguardanti i posti di lavoro.
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Dobbiamo renderci conto che il 96 percento dei posti di lavoro nel settore del PVC sono convertibili.
Ciò significa che questi produttori possono benissimo utilizzare altri materiali.
Sappiamo anche che i maggiori produttori di PVC sono perfettamente in grado di produrre materiali alternativi.
Perciò ritengo che non sia il caso di farci abbindolare da queste false argomentazioni.
Dobbiamo prendere coscienza dei rischi.
I cinque studi della Commissione hanno dimostrato senza ombra di dubbio che i problemi sono davvero enormi, in particolare in relazione all' incenerimento dei rifiuti, causa di altri rifiuti ancora più pericolosi.
<P>
Consentitemi di tornare ancora una volta sull' argomento dell' impegno volontario da parte dell' industria.
L' industria ha avuto decenni di tempo per elaborare una strategia di impegno volontario in questo settore.
Tuttavia si è visto chiaramente come abbia attivato questo tipo di strategia solo quando si è accorta che noi, in qualità di legislatori, volevamo finalmente introdurre una politica per sostituire il PVC.
In realtà, non è che essa proponga alternative, per esempio non presenta alcuna soluzione al problema delle discariche, né mette in discussione l' incenerimento, che pure comporta rischi tanto grossi.
Trovo semplicemente ipocrita che l' industria faccia dipendere l' intera percentuale di riciclaggio dai quantitativi raccolti, ma si rifiuti al tempo stesso di partecipare direttamente alla raccolta.
Da questo traspare palesemente che si tratta semplicemente di aria fritta, di nient' altro che fumo negli occhi.
Non dobbiamo farci sedurre da simili chiacchiere.
Piuttosto è nostra responsabilità proporre su questo argomento una soluzione alternativa, e non genufletterci al cospetto dell' industria.
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<SPEAKER ID=68 NAME="Goodwill">
Signor Presidente, nella nostra vita di quotidiana siamo circondati da sostanze chimiche.
Persino i prodotti naturali come questi banchi in pelle o legno sono trattati con sostanze chimiche; naturalmente immettiamo sostanze chimiche anche nei nostri corpi, sotto forma di additivi alimentari e come residui di pesticidi; usiamo cosmetici - alcuni più di altri - che entrano in contatto diretto con il nostro corpo.
<P>
Il PVC è oggetto di grande attenzione e nonostante sia in circolazione da più di quarant' anni senza alcun rischio apparente, è stato sollevato lo spettro del rischio del PVC.
Mi chiedo se non sia inutilmente demonizzato, per fornire un nemico di cui i Verdi possano avvalersi nelle loro campagne.
<P>
Il Parlamento ha già discusso i problemi degli ftalati - sostanze usate per ammorbidire le plastiche - nel contesto dei giocattoli per bambini.
Il problema che abbiamo dovuto affrontare era la determinazione della quantità di sostanza chimica assorbita dal corpo umano.
Non si dispone di un test sulla migrazione di questa sostanza chimica per misurare quanta ne passa in effetti nel corpo umano.
Ovviamente, quest' aspetto è importante anche per le applicazioni di PVC negli articoli medici.
Sebbene non mi piacerebbe che un sacchetto di plastica utilizzato per farmi una trasfusione di sangue, oppure che un dotto introdotto nel mio corpo contenessero sostanze velenose è altrettanto vero che non vorrei che per tali applicazioni venisse usato un prodotto che non garantisse le stesse buone prestazioni.
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Altri PVC sono trattati con stabilizzatori per impedirne la rottura a causa di calore e luce.
Sono stati citati in particolare gli infissi.
In questo contesto sono stati menzionati anche il cadmio, il cui tenore è stato gradualmente diminuito, e il piombo.
Il piombo è tossico se ingerito come composto ma nessuno potrebbe dire che sia rischioso stare in una stanza con infissi in PVC: è una sostanza inerte.
Il problema sorge alla fine del ciclo di vita del PVC, come ha detto la onorevole McKenna.
Dobbiamo sicuramente tentare di riciclare maggiori quantità di PVC.
Gli infissi in PVC hanno un lungo ciclo vitale -, in realtà, non c' è ancora stato il riciclaggio di infissi dovuto alla conclusione del ciclo utile di vita ma solo a causa della demolizione di edifici o perché è cambiata la moda.
Consideriamo un ciclo di vita di 60 anni.
Vietando l' uso del piombo nei nuovi infissi non saremo in grado di riciclare i vecchi infissi quando entreranno nella catena di smaltimento dei rifiuti.
Esiste una tecnologia che consente di ricoprire con il nuovo PVC i vecchi infissi di PVC contenente piombo per evitare che la gente ne venga in contatto.
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Prima di vietare qualcosa dobbiamo esaminare la situazione nella sua globalità.
Quali sono i rischi reali, in particolare il rischio di assorbimento nell' uso di questi prodotti? Quali sono i rischi insiti nei prodotti alternativi?
La mia casa ha infissi in legno e dobbiamo verniciarli ogni tre anni quindi i rischi esistono anche con il legno; naturalmente alcune imprese che commercializzano prodotti alternativi ne evidenziano i rischi.
Infine, ritengo che sia necessario essere molto attenti a come ci si avvale del principio di precauzione perché può rivelarsi pericoloso; usato correttamente costituisce un elemento positivo ma se è usato per giustificare azioni prive di base scientifica, in campagne di natura politica, è un principio davvero pericoloso.
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<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="EN" NAME="Bowe">
Signor Presidente, sono favorevole a questa relazione perché costituisce un primo importante passo verso quello che sarà un dibattito di grande rilievo.
Il relatore si è prodigato moltissimo per ottenere il massimo della coesione sulla questione e pertanto raccomando il suo lavoro all' Aula.
Ha davvero lavorato duramente per riuscire ad ottenere, domani in Aula, il massimo appoggio per le sue idee.
<P>
Tutti sappiamo che sul PVC esiste una diffusa preoccupazione da parte della nostra opinione pubblica.
Però, non dobbiamo dimenticare che si tratta di una plastica a buon mercato, composta da sali e gas naturale.
I problemi sono sorti quando è stata destinata a impieghi cui non è adatta come per esempio gli imballaggi o i giocattoli.
Laddove è usata al meglio, dove le sue proprietà naturali sono usate al meglio e non necessitano modifiche, come nei prodotti per l' industria edile o nei prodotti speciali come i contenitori per il sangue, dimostra di essere una plastica utile, assai importante e molto difficile da sostituire.
<P>
Resta tuttavia il problema del suo smaltimento, operazione che, se inappropriata, può provocare danno all' ambiente e a questo proposito occorre avviare azioni ben ponderate.
Condivido molti punti della relazione dell' onorevole Sacconi.
Appoggio l' eliminazione progressiva di additivi pericolosi e inutili.
Ritengo che gli impegni volontari di riciclaggio debbano essere rafforzati e trasformati in accordi legalmente vincolanti.
Ma resto convinto che la strada giusta da seguire sia quella dell' incenerimento in un inceneritore a temperatura elevata.
I suggerimenti secondo i quali lo smaltimento si farebbe in discarica sono un pessimo errore e un serio sbaglio e sono molto lieto che la onorevole McKenna, che è intervenuta poc'anzi a nome del Gruppo Verde/Alleanza libera europea, sia d' accordo con me su questo punto.
<P>
Questo è l' inizio di un dibattito molto lungo prima di giungere alla fase legislativa.
Dovrà essere un dibattito ampio e approfondito per giungere a conclusioni soddisfacenti per l' opinione pubblica, viste le preoccupazioni espresse ma dovrà anche essere attento alle esigenze industriali della società.
Accolgo pertanto la relazione dell' onorevole Sacconi come un primo passo nella giusta direzione.
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<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="DE" NAME="Schnellhardt">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio esplicito apprezzamento per la presentazione di un Libro verde sul PVC, anche se devo aggiungere che questo Libro verde mi ha deluso, in quanto lascia campo libero all' allarmismo, e non mi riferisco all' allarmismo per i posti di lavoro, bensì all' allarmismo intorno a questo materiale.
L' abbiamo visto chiaramente oggi, qui in quest' Aula.
All' onorevole Sacconi vorrei dire: ha cercato di rimettere a posto alcune cose e, almeno in parte, ci è certamente riuscito, ma non su tutti i fronti.
Credo che abbiamo ancora molto da fare a questo proposito.
Una cosa, infatti, deve essere chiara: se qui in questo Emiciclo si discute di eliminazione o di sostituzione del PVC, allora siamo sulla strada sbagliata.
Il PVC è un materiale che fa parte della nostra quotidianità e di cui abbiamo bisogno, e che utilizziamo, in molti settori della nostra vita.
E sono dell' avviso che continuerà a essere così anche nel prossimo futuro.
Che poi ci siano dei problemi da risolvere, questo vale per qualsiasi altro settore e per qualsiasi altro materiale.
<P>
La pecca di questo Libro verde consiste nel trattare argomenti - mi riferisco al cadmio, al piombo - quindi materiali, che da molto tempo non sono più usati quasi per niente dall' industria, nella produzione di PVC.
Ho potuto sincerarmi personalmente di come nelle aziende sono state introdotte le misure nell' ambito dell' impegno volontario.
Personalmente non ho una grande simpatia per l' impegno volontario, anzi l' ho sempre combattuto con forza.
Se vogliamo risultati, abbiamo bisogno di leggi, ma in questo caso non si trattava di una trappola delle lobby, come ho sentito dire qui davanti pochi minuti fa, bensì me ne sono convinto da solo.
Queste ammissioni da parte dell' industria dovremmo farle nostre, invece di fare sporadici cenni ai prodotti sostitutivi, oppure di chiederne lo sviluppo, che noi stessi non abbiamo ancora testato e dei quali noi stessi non conosciamo le implicazioni.
<P>
Si tratta quindi di punti da prendere in seria considerazione, pertanto il Libro verde necessita di alcune rettifiche.
Nel legiferare diciamo sempre che dobbiamo procedere spediti e con una visione globale delle cose.
Possiamo anche mettere mano all' intera legislazione sul recupero del PVC - dalla direttiva sull' incenerimento alla direttiva sulle discariche - alle basi giuridiche, se vogliamo davvero recuperare ed eliminare questo materiale.
<P>
<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="DE" NAME="Müller, Rosemarie">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Libro verde presentato ha raggiunto, a mio avviso, lo scopo che si proponeva.
Negli ultimi mesi tutte le parti interessate, la Commissione, il Parlamento, le imprese e le associazioni di categoria, hanno discusso in modo intenso dei vantaggi e degli svantaggi del PVC.
L' istanza, continuamente avanzata dall' industria, di escludere determinati settori dalle riflessioni in corso, come ad esempio la sostituzione del PVC con materiali alternativi oppure la sostituzione degli stabilizzatori cadmio e piombo, va respinta.
Ritengo che se vogliamo disporre di una solida base decisionale per una strategia globale, non ci debbano essere nell' ambito di un Libro verde opinioni precluse né l' esclusione di singoli settori.
<P>
La relazione del collega Sacconi colma in modo equilibrato le lacune presenti nel Libro verde.
In tal modo non solo si valutano i punti critici relativi alla gestione dei rifiuti, ma anche l' intero ciclo di vita del PVC e le possibili alternative.
Dal mio punto di vista è importante che questa considerazione tenga conto, oltre alla dimensione ecologica ed economica, anche della dimensione sociale, vale a dire delle ripercussioni sui posti di lavoro.
Data la sua lunga durata, il PVC presenta indubbiamente dei vantaggi in alcuni prodotti, che però sono in parte vanificati dall' impiego di alcuni stabilizzatori.
Bisognerebbe pertanto perseguire speditamente la sostituzione di queste due sostanze velenose, e inoltre incrementare la percentuale di riciclaggio.
<P>
Il dibattito sugli ftalati che abbiamo già condotto a proposito dei giocattoli deve concludersi tempestivamente con una valutazione scientifica e indipendente dei rischi.
Spero che la perizia non ancora conclusa confluirà nella valutazione del PVC morbido del Libro verde.
Tutto sommato penso che se domani prenderemo la decisione giusta, disporremo di una valida base per una strategia globale sul PVC.
<P>
<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="FI" NAME="Liikanen">
. (FI) Signor Presidente, voglio ringraziare la commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori per la relazione e in particolare il relatore, l' onorevole Sacconi, per l' equilibrio dimostrato nell' affrontare l' argomento.
<P>
L' obiettivo primario del Libro verde era l' avvio di un ampio dibattito pubblico a livello europeo che fosse esaustivo e spaziasse in molti settori.
La consultazione mirava a coinvolgere in una fase precoce del processo decisionale tutte le parti interessate, per assicurare la trasparenza durante la preparazione del documento.
<P>
Nell' ottobre 2000 abbiamo organizzato, insieme alla signora Commissario Wallström, un' audizione pubblica a cui hanno partecipato tutti i rappresentanti delle parti interessate.
Il Libro verde esortava anche a presentare per iscritto osservazioni in merito alle domande formulate; abbiamo ricevuto un numero enorme di risposte, oltre trentamila, tra messaggi di posta elettronica, fax e lettere.
La maggior parte proveniva dai lavoratori dell' industria del PVC e dalle imprese del settore, ma molte risposte sono pervenute anche dalle associazioni di cittadini e dai loro sostenitori.
Inoltre, la maggior parte degli Stati membri ha comunicato ufficialmente alla Commissione la propria posizione.
<P>
Il progetto di parere da presentare al Parlamento europeo esamina tutte le questioni essenziali e rappresenta il filo conduttore per la comunicazione che la Commissione sta preparando sulla strategia relativa al PVC.
Nella sua valutazione, la Commissione si concentra principalmente sull' utilizzo di additivi specifici del PVC, del piombo, del cadmio e degli ftalati nonché del trattamento dei rifiuti in PVC, in conformità con l' impegno preso nella proposta di direttiva sui veicoli fuori uso.
Entrambe sono questioni ambientali che richiedono l' adozione di misure, e in merito ad esse la relazione della commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori esprime chiaramente la sua posizione.
<P>
La Commissione prende nota dell' esigenza, espressa nella relazione, di esaminare l' utilizzo del PVC globalmente, valutando in modo altrettanto rigoroso il ciclo di vita dei prodotti preparati sia con PVC che con materiali alternativi.
E' con soddisfazione che la Commissione rileva la proposta della commissione per l' ambiente, la salute pubblica e la politica dei consumatori di servirsi congiuntamente, nella strategia futura, di disposizioni legislative e di iniziative volontarie; è interessante anche la proposta di elaborare una legislazione sul PVC la cui entrata in vigore sia subordinata al mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati per le imprese tramite gli accordi volontari.
Chiariremo ulteriormente tali meccanismi di sicurezza ed altri procedimenti nella comunicazione relativa agli accordi volontari attualmente in fase di preparazione.
<P>
Vorrei ancora sottolineare che alla base del lavoro della Commissione vi è lo sviluppo sostenibile in tutte e tre le dimensioni: sociale, economica e ambientale; in merito a tale sviluppo teniamo il Parlamento europeo costantemente aggiornato.
Nei prossimi mesi la Commissione pubblicherà il Libro verde nonché, durante la procedura di consultazione, la comunicazione basata sulle osservazioni ricevute, nella quale definirà la strategia dell' Unione in materia di problemi ambientali legati al PVC.
Questa strategia fungerà da cornice alle iniziative future in materia di PVC.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Regimi pensionistici e fondi pensione
<SPEAKER ID=73 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, ai sensi dell' articolo 42 del Regolamento, l' interrogazione orale alla Commissione (B5-0165/2001), presentata dalla onorevole Randzio-Plath a nome della commissione per i problemi economici e monetari, concernente le iniziative comunitarie sul futuro dei sistemi pensionistici, compresi i fondi pensione in Europa.
<P>
<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="DE" NAME="Randzio-Plath">
Signor Presidente, in questo momento la commissione per i problemi economici e monetari si sta occupando di uno degli importanti temi inseriti nell' agenda europea e al centro delle discussioni in seno al Consiglio europeo di Stoccolma, vale a dire della questione dello sviluppo demografico associata a un' ampia tutela sociale, e dei problemi concernenti i regimi pensionistici nell' ambito dell' Unione europea.
<P>
In questo momento abbiamo davanti a noi la proposta della Commissione sui regimi pensionistici aziendali integrativi.
Soprattutto dal punto di vista dell' integrazione europea si tratta senza dubbio di una proposta importante tesa a completare l' assicurazione di vecchiaia obbligatoria per legge e che, associata a un sistema di previdenza privata, va a formare i tre pilastri che devono costituire la base per una previdenza europea sicura.
<P>
Il secondo pilastro, costituito dai regimi pensionistici aziendali integrativi, è certamente destinato ad assumere un ruolo sempre più importante negli Stati membri dell' Unione europea.
Naturalmente ciò è dovuto da un lato ai problemi di finanziamento che affliggono i sistemi previdenziali statali, in seguito ai mutamenti intervenuti nella situazione demografica, dall' altro, e ancora di più, al fatto che noi tutti desideriamo pensioni capaci di garantirci un futuro.
<P>
In questo quadro, si può constatare che la Commissione non ha presentato al Parlamento europeo, a differenza di quanto promesso lo scorso anno, una proposta di direttiva comprensiva dell' intero pacchetto - indispensabile, quest' ultimo, per una previdenza integrativa aziendale - bensì soltanto una parte.
Nella proposta di direttiva della Commissione europea manca qualsiasi riferimento al trattamento fiscale.
Per noi è molto importante sapere come le normative vigenti debbano essere integrate con proposte per l' armonizzazione e per la regolamentazione fiscale.
Signor Commissario, lei ci ha annunciato una comunicazione fra breve.
Allo scopo di valutare l' intero pacchetto è importantissimo per noi sapere fino a che punto il principio della libera circolazione dei lavoratori è intaccato da sistemi nazionali di tassazione divergenti, da sistemi diversi di tassazione anche sui contributi per finanziare i regimi pensionistici aziendali integrativi, da sistemi diversi di tassazione dei regimi pensionistici in quanto tali, proprio perché in molti Stati membri abbiamo una tassazione posticipata.
Tutti questi problemi sono ancora aperti e sono strettamente connessi al successo della proposta di direttiva da lei avanzata.
<P>
Ancora un' osservazione: non deve esserci discriminazione dei lavoratori basata esclusivamente sulla località in cui essi percepiscono la pensione.
Né la mancata tassazione, né forme di concorrenza sleale, né l' assenza di uno scambio di informazioni in campo fiscale possono rappresentare altrettante soluzioni al problema.
Ciò di cui abbiamo effettivo bisogno è un coordinamento delle politiche fiscali, avviato in modo così promettente con il pacchetto Monti.
Nell' interesse dei lavoratori che desiderino esercitare attività transnazionali, così come prevede il Trattato, dobbiamo fare in modo che queste scelte siano possibili.
Perciò è estremamente importante per noi al Parlamento europeo ricevere da lei prima della conclusione delle nostre consultazioni anche le risposte in merito alle forme in cui debba essere garantito il coordinamento fiscale in questo settore.
<P>
<SPEAKER ID=75 NAME="Bolkestein">
Signor Presidente, la onorevole Randzio-Plath, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, ha posto alcuni interrogativi su una questione particolarmente importante, ossia sulle iniziative comunitarie sul futuro dei sistemi pensionistici.
<P>
Sono d' accordo con la prima domanda della onorevole Randzio-Plath.
La proposta di una direttiva sui fondi pensione costituisce il primo passo importante verso l' affiliazione transfrontaliera a regimi pensionistici.
Tuttavia, deve essere accompagnata da ulteriori iniziative.
Come stabilisce la motivazione della proposta di direttiva, per un' affiliazione transfrontaliera le società e i lavoratori dovrebbero poter ottenere uno sgravio fiscale sui contributi pagati ai fondi pensione di altri Stati membri.
Tale aspetto sarà oggetto di un' iniziativa separata da parte della Commissione.
<P>
Con la seconda domanda si chiede cosa farà la Commissione per rendere reale la possibilità di affiliarsi a fondi pensione transfrontalieri.
Anzitutto, per quanto concerne la direttiva sui fondi pensione la priorità è l' adozione da parte del Consiglio e del Parlamento.
Tuttavia, come corollario alla suddetta direttiva, la Commissione adotterà una comunicazione sull' eliminazione degli ostacoli alla prestazione transfrontaliera di pensioni da lavoro.
L' adozione della comunicazione è prevista fra due settimane.
E' necessario garantire l' eliminazione del trattamento discriminatorio nei confronti di enti pensionistici situati in altri Stati membri.
<P>
Molti Stati membri, dal punto di vista degli sgravi fiscali dei contributi e della tassazione delle rendite, riservano un trattamento migliore ai regimi pensionistici gestiti da enti stabiliti sul loro territorio.
Questo costituisce un grosso ostacolo al movimento transfrontaliero dei lavoratori e delle imprese europee e in realtà impedisce l' accesso ai fondi pensionistici di molti Stati membri.
Inoltre, la onorevole Randzio-Plath chiede alla Commissione se non ritiene necessario presentare iniziative giuridicamente vincolanti e in caso contrario come garantirebbe la Commissione che l' affiliazione transfrontaliera diventi una realtà.
Come ho detto, la Commissione sta per adottare una comunicazione in cui si chiarisce che l' ostacolo più urgente alla mobilità del lavoro e alle prestazioni pensionistiche transfrontaliere può essere superato senza ricorrere alla legislazione derivata, ma applicando le disposizioni del Trattato già in essere.
Spero capirete che esito a entrare nei dettagli del contenuto della comunicazione fino a quando la Commissione non l' avrà adottata.
Sarò ben lieto di discutere con voi di questo e di come la comunicazione potrebbe e dovrebbe essere applicata dopo la sua adozione da parte della Commissione.
Tuttavia, sono in grado di assicurarvi che considero un' assoluta priorità l' eliminazione degli ostacoli fiscali alla mobilità del lavoro e alle prestazioni pensionistiche transfrontaliere.
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="DE" NAME="Karas">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono molto lieto che oggi si discuta di questo argomento, in quanto si tratta di fornire alcuni chiarimenti concettuali connessi alla relazione sui regimi pensionistici aziendali, in altre parole il secondo pilastro.
Alcuni sostengono che si tratta di una direttiva da collocare nel settore dei servizi finanziari.
Altri sono dell' avviso che occorra utilizzare subito la direttiva per abbracciare obbligatoriamente l' intero pacchetto del secondo pilastro, dalle questioni fiscali ai rischi biometrici, passando per la sicurezza sociale.
Lei ha detto poc' anzi che questo è un piccolo passo al quale dovranno seguirne altri - e concordo con lei in proposito - per evitare che la direttiva favorisca il persistere delle attuali distorsioni nella concorrenza.
Qui la questione fiscale è essenziale, ma ad assumere un ruolo rilevante sono anche gli aspetti sociali, il problema della disciplina dei controlli, il problema del diritto del lavoro e del diritto sociale, che vanno affrontati con approcci diversificati.
<P>
Signor Commissario, lo ribadisco ancora una volta, la direttiva, per noi tutti e per me personalmente in quanto relatore, rappresenta solo un primo passo, ma un passo essenziale in grado di aprire una porta.
Dovranno seguire altre iniziative da parte della Commissione, che illustreremo molto chiaramente e in maniera sempre più dettagliata nella nostra relazione, in quanto la trasferibilità delle pensioni e la mobilità nell' ambito della UE saranno possibili solo quando gli Stati membri avranno raggiunto un accordo su principi unitari di tassazione.
Sappiamo che l' ammontare della tassazione è parte dell'imposizione sui redditi e pertanto rientra nelle competenze degli Stati membri.
Ciò nonostante, sono dell' avviso che per evitare una doppia tassazione o, per contro, la non tassazione dei contributi e delle prestazioni, sia necessaria una transizione generalizzata alla tassazione posticipata.
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Un secondo punto è per noi importantissimo: la soppressione di ogni forma di discriminazione dei promotori stranieri e dei contributi pensionistici versati da cittadini stranieri dell' Unione europea, praticata da molti Stati membri e che equivale a una compartimentazione del mercato pensionistico.
Anche se forse su questo punto le nostre opinioni coincidono, per molti aspetti siamo perplessi all' idea che ciò possa accadere.
Da una parte dall' annuncio originario di una direttiva si è passati all' annuncio di una comunicazione - e qui lei avrà avuto i suoi buoni motivi.
Ma c' è un secondo punto che mi lascia ancora più perplesso: prima dell' ultima plenaria del Parlamento europeo, il Presidente della Commissione Prodi ha formulato le proprie richieste al Vertice di Stoccolma in ordine ai regimi pensionistici aziendali integrativi e alla questione fiscale.
Fra le richieste emerse in quest' Aula all' ultima tornata a Strasburgo e il documento finale di Stoccolma c' è una discrepanza.
Infatti, nel documento finale di Stoccolma il problema delle pensioni viene ridotto al mercato del lavoro per gli ultra cinquantacinquenni e non è più presente, a differenza di quanto precedentemente annunciato in quest' Aula, la richiesta di una riforma dei sistemi pensionistici e dell' eliminazione di tutti gli ostacoli di carattere fiscale.
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Perciò la preghiamo di adoperarsi affinché le iniziative da lei oggi nuovamente annunciate come necessarie a seguito della presentazione della direttiva, sfocino quanto prima in proposte concrete, onde evitare che in fatto di regimi previdenziali aziendali possano sorgere eventuali problemi sulla trattazione di questa direttiva, dovuti alle numerose questioni aperte.
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<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="DE" NAME="Kuckelkorn">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nel suo progetto di direttiva la Commissione persegue un obiettivo principale, che consiste nel rafforzare i mercati finanziari europei mediante fondi pensione.
Se è questo che si voleva, non c' era bisogno di una direttiva, in quanto tutti i fondi pensione e i mercati finanziari sono contemplati dalla direttiva OGAF.
Perciò essa cita espressamente la previdenza aziendale, riferendosi in tal modo al secondo pilastro nell' intera strategia previdenziale.
Se però intendiamo proprio la previdenza aziendale integrativa, allora devono essere i mercati finanziari a soggiacerle e non viceversa.
Noi riteniamo che a quel punto dovremo parlare di una saggia direttiva sui regimi pensionistici e non più soltanto di un primo passo, oppure di progressi parziali che forse condurranno a questo risultato fra 20-25 anni.
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E veniamo ora al trattamento fiscale.
Non la capisco proprio, signor Commissario, quando sostiene di non poter rivelare alcunché sulla comunicazione vera e propria, perché essa non è ancora stata presentata.
Infatti lei stesso l' ha annunciata più volte prima per il mese di marzo, poi per l' inizio di aprile, poi si è parlato di Pasqua.
Quand' è che arriverà?
Come vogliamo esaminare la proposta di direttiva in commissione e la relazione del collega, onorevole Karas, se la questione fiscale ne rimane esclusa?
Senza affrontare la questione fiscale, la relazione dell' onorevole Karas, a mio avviso, non si può votare.
Pertanto le chiediamo di presentare qualcosa.
Se poi lei si giustifica sostenendo che le vigenti disposizioni del Trattato vanno attuate con l' aiuto del Parlamento europeo, posso solo contestare quest'affermazione, dato che lei ha già avuto più volte questa opportunità.
Non c' era bisogno di aspettare, e il sostegno del Parlamento all' introduzione di un trattamento fiscale unico non le mancherà di certo.
Qui è la Commissione che deve dimostrare, una buona volta, di avere coraggio, il coraggio di opporsi al Consiglio dei Ministri.
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<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="EN" NAME="Huhne">
Signor Presidente, la posizione del mio Gruppo nei confronti del tentativo della Commissione in questo campo è un po' diversa da quella enunciata dall'oratore che mi ha preceduto.
In effetti, se dovessimo criticare la Commissione, dovremmo farlo partendo dall'ottica opposta: noi speravamo che la Commissione prendesse una posizione liberale più determinata, per esempio sulle proposte presentate per una direttiva sui fondi pensione da lavoro, al fine di eliminare la facoltà di taluni Stati membri di continuare ad applicare restrizioni quantitative per le quali non esiste alcuna prova di una prestazione superiore.
In generale, la Commissione dovrebbe essere in grado, e questo dovrebbe essere il suo principio guida, di dare almeno qualche prova a suffragio delle proposte che presenta invece di schierarsi a favore di qualcosa che non appare migliore della prassi media vigente negli Stati membri in cui si adotta la regola dell' uomo prudente.
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Per quanto concerne l' invito esteso alla Commissione e ai colleghi del Parlamento di cercare di compiere progressi a livello di coordinamento fiscale, noi abbiamo un' altra opinione.
Riteniamo infatti che per quanto raggiungere tale obiettivo sia altamente auspicabile, non dovremmo permettere che il meglio diventi nemico del bene.
Se esiste la possibilità di progredire nel miglioramento delle prestazioni per i pensionati nei regimi privati di tutta l' Unione europea, ebbene facciamolo.
Come ho già detto non c' è prova che il risultato sia una diminuzione della sicurezza e delle garanzie e mi sembra un vero peccato stabilire il nesso, del tutto ingiustificato, secondo il quale prima di tentare di compiere qualche progresso verso l' apertura e la liberalizzazione della gestione delle risorse dovremmo aspettare di avere uno schema d' imposizione fiscale perfetto.
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Siamo lieti anche del fatto che la Commissione adesso abbia posto l' accento sul coordinamento piuttosto che sulla legislazione.
Sappiamo che la Commissione è senz' altro in grado di presentare molte proposte, come ha fatto anche in passato, senza compiere grandi progressi.
Questa è una nuova impostazione e spero che avrà maggiore successo dell' impostazione presentata dai predecessori del Commissario in questo campo.
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<SPEAKER ID=79 NAME="Bolkestein">
Signor Presidente, desidero porgere i miei più sentiti ringraziamenti agli oratori intervenuti, alla onorevole Randzio-Plath e alla commissione per i problemi economici e monetari perché il fatto che questa discussione abbia luogo stasera è certamente indice dell' importanza che questo Parlamento attribuisce alla questione dei fondi pensionistici e anche ai problemi in campo fiscale.
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Desidero inoltre far notare che ci troviamo di fronte a un accordo quasi unanime, ribadisco "quasi unanime" , sul fatto che sia della massima importanza occuparsi dei problemi di natura fiscale connessi alle prestazioni pensionistiche transfrontaliere.
In questo campo, avere un mercato unico completamente funzionante è essenziale per la libera circolazione dei lavoratori e per accrescere la competitività dell' Unione europea.
A tal fine, naturalmente, è necessario adottare rapidamente la proposta di direttiva sui fondi pensionistici benché ciò non sia sufficiente.
Infatti, come ho appena detto, dovremo occuparci anche del problema fiscale che la Commissione considera della massima priorità ed è proprio per questa ragione che ho proposto alla Commissione l' adozione di una comunicazione sulle pensioni.
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Oggi non è il momento giusto per entrare in una discussione dettagliata per le ragioni che ho appena addotte, vale a dire per il fatto che la comunicazione sulle pensioni non è ancora stata adottata dalla Commissione.
L' onorevole Kuckelkorn ha criticato la Commissione per la sua lentezza citandone i ritardi.
La Commissione però ha gravi problemi di personale.
Il piano d' azione dei servizi finanziari è un compito di grande portata, composto da 42 provvedimenti.
La relazione Lamfalussy parla dei modi possibili per accelerare le cose ma in questo momento ci scontriamo con problemi di personale.
Non è la prima volta che oggi parlo di questo però questa è una delle ragioni che ci hanno impedito di essere rapidi tanto quanto avremmo voluto.
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Stasera è forse prematuro discutere la comunicazione nei dettagli ma è mia intenzione presentarvela e ascoltare i vostri commenti specifici dopo la sua adozione.
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L' onorevole Karas ha citato vari aspetti che avrebbero potuto rientrare nella direttiva o nella comunicazione.
Ha parlato di aspetti sociali e altro.
Tuttavia, le mieux est l' ennemi du bien, dice il proverbio citato in inglese dall' onorevole Huhne, ma io lo conosco meglio in francese.
All' onorevole Karas desidero dire che se dovessimo trattare tutti quegli aspetti, l' onorevole Kuckelkorn sarebbe stato ancora più irato con la Commissione perché i ritardi sarebbero stati molto più lunghi.
L' onorevole Karas sostiene che si tratta di ein Schritt, vale a dire soltanto di un passo nella giusta direzione e naturalmente ha ragione, come ho detto all' inizio del mio intervento; altri passi seguiranno e dovranno seguire in vista dell' esplosione demografica che è prevista fra dieci anni circa.
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Per questo motivo è un bene che nelle conclusioni del Consiglio europeo di Stoccolma si dica che gli Stati membri adesso hanno il diritto di guardare gli uni agli altri per quanto riguarda i fondi pensione dato che, grazie ai meccanismi dell' unione economica e monetaria, quanto accade a livello di obblighi pensionistici interessa gli Stati membri dovendo tutti evitare deficit superiori al 3 percento o deficit che non obbediscano alle disposizioni di Dublino di tendere allo zero o addirittura di essere in attivo.
Questa è una parte eccellente delle conclusioni del Consiglio europeo sulla quale desidero attirare l' attenzione del Parlamento.
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L' onorevole Kuckelkorn ci ha chiesto di affrontare coraggiosamente il Consiglio dei ministri.
La Commissione non fa altro che affrontare coraggiosamente il Consiglio dei ministri ma ovviamente lo fa soltanto quando è necessario.
Non affrontiamo qualcuno tanto per farlo, ma solo se riteniamo che la Commissione abbia ragione e il Consiglio dei ministri, o la maggioranza dei suoi membri, abbia torto.
In questo caso la Commissione non avrebbe certamente nessuna esitazione.
La onorevole Randzio-Plath e altri deputati hanno chiesto se fosse opportuna una direttiva o una comunicazione.
Proporre una direttiva in materia fiscale non risolverebbe nulla poiché gli Stati membri non sarebbero in grado di concordare all' unanimità.
Questo campo infatti, e sto parlando dell' aspetto fiscale connesso ai fondi pensionistici, rientra nell' ambito dell' unanimità.
Il Parlamento e la onorevole Randzio-Plath sono davvero convinti, che si possa ottenere l' unanimità in seno al Consiglio su importanti aspetti fiscali concernenti i fondi pensionistici?
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La possibilità di ottenere l' unanimità al Consiglio su una direttiva ambiziosa concernente questioni fiscali è pari alla possibilità di trovare neve all' inferno.
All' unanimità il Consiglio può approvare piccole e insignificanti direttive ma non è questo che il Parlamento e la Commissione vogliono.
La Commissione è ambiziosa, vuole una proposta consistente e questo l' ha spinta a presentare una comunicazione invece di una direttiva.
Il campo a cui si applica l' unanimità è tale che dobbiamo trovare gli strumenti appropriati per una proposta che abbia una certa sostanza.
Se in seno al Consiglio volevamo soltanto un voto a maggioranza qualificata, la direttiva dovrebbe coprire un ambito più limitato e contemplare unicamente i lavoratori distaccati.
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Infine, non mi sono ancora rivolto all' onorevole Huhne.
La Commissione gli è grata per il suo appoggio.
Egli avrebbe voluto che la Commissione fosse più determinata.
La Commissione tenta di essere determinata al massimo ma deve tenere conto anche delle opinioni prevalenti in seno al Consiglio.
La direttiva proposta dalla Commissione concerne la sicurezza per chi versa i contributi, i requisiti prudenziali, come è noto all' onorevole Huhne; concerne la libertà dei fondi pensionistici di investire dove vogliono e nella valuta che vogliono; concerne il passaporto europeo per il settore dei fondi pensionistici.
Questi sono aspetti significativi e l' onorevole Huhne sa perfettamente che le somme coinvolte sono cospicue.
In conclusione, la Commissione adesso si trova sotto il fuoco incrociato dell' onorevole Kuckelkorn e dell' onorevole Huhne e forse per la Commissione è bene collocarsi nel giusto mezzo.
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<SPEAKER ID=80 LANGUAGE="DE" NAME="Randzio-Plath">
Signor Commissario, desidero rinnovare la mia richiesta, dato che abbiamo avuto di nuovo problemi di scadenza: quando, esattamente, ci giungerà la comunicazione?
Il secondo punto che non è chiaro è il seguente: che effetto deve sortire una comunicazione per poter contribuire a creare le basi, dal punto di vista fiscale, per l' intera direttiva, se lei non è in grado di citare i principi sui quali dovrebbe fondarsi un livello minimo di armonizzazione, evitando sperequazioni o il mancato rilevamento ai fini fiscali?
Anche se lei lascia questo argomento nelle mani degli Stati membri, resta tuttavia una contraddizione, vale a dire: come si può procedere, e in che cosa consiste l' importanza della direttiva?
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<SPEAKER ID=81 NAME="Presidente">
Non ritengo utile riaprire la discussione a quest' ora della sera.
Chiedo al Commissario se è disposto a rispondere alla prima parte della domanda ma non alla seconda.
La discussione è già avvenuta e in ogni modo, in futuro, la questione ritornerà in seduta plenaria.
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<SPEAKER ID=82 NAME="Bolkestein">
Signor Presidente, poiché mi permette di rispondere alla prima parte della domanda, la risposta è: "fra poche settimane" .
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<SPEAKER ID=83 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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(La seduta termina alle 20.38)
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