<CHAPTER ID=0>
<SPEAKER ID=1 LANGUAGE="DE" NAME="Wuermeling">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, stamani sono particolarmente lieto di poter esprimere un ringraziamento.
A Praga, la scorsa settimana, ho avuto l' occasione di incontrare il nostro onorevole collega del parlamento ceco, Ivan Pilip.
L' onorevole Pilip, è stato incarcerato ventisei giorni a Cuba, perché era in contatto con un gruppo di dissidenti.
Nel frattempo l' onorevole Pilip è rientrato nella Repubblica Ceca, è in buone condizioni di salute e ringrazia la Presidente del Parlamento nonché gli onorevoli colleghi per l' impegno profuso al fine di ottenere il suo rilascio.
Egli ha riferito che anche l' opinione pubblica ceca ha avuto modo di compiacersi per l' intervento del Parlamento europeo nell' ambito dei rapporti amichevoli con lo Stato ed il parlamento ceco.
Egli è persuaso che proprio il nostro intervento ha rappresentato un notevole contributo per la sua scarcerazione.
Pur nella consapevolezza di aver avuto personalmente una minima parte in tal senso, sono molto lieto di potervi esprimere il ringraziamento dell' onorevole collega.
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<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Wuermeling.
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<CHAPTER ID=1>
Attacchi aerei in Iraq
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Il prossimo punto riguarda le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sugli attacchi aerei in Iraq.
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<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="SV" NAME="Danielsson">
. (SV) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, saluto questa occasione di intervenire in merito a un tema tanto attuale quanto importante.
Come tutti sappiamo, cacciabombardieri statunitensi e britannici hanno colpito, il 16 febbraio, obiettivi militari nelle vicinanze di Baghdad.
Come inoltre sappiamo, questi attacchi sono stati motivati con un' aumentata attività della contraerea irachena contro i caccia britannici e americani che pattugliano la cosiddetta zona d' interdizione aerea nell' Iraq settentrionale e meridionale.
Da parte statunitense e britannica si è evidenziato ufficialmente come tali azioni siano state condotte a scopo difensivo, una normale operazione di routine, e che pertanto non vanno viste come una forma di escalation o come un cambiamento di rotta.
Ma sappiamo anche che numerosi paesi hanno criticato tali operazioni.
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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ne ha discusso brevemente nel quadro di consultazioni informali, il 20 febbraio. Sono state rilasciate anche alcune dichiarazioni in linea con posizioni che era lecito attendersi.
Anche il Segretario generale dell'ONU ha commentato l' accaduto, con queste parole: "Obviously the timing is a bit awkward for the talks I' m going to have on the 26th of February" .
Questo ha affermato il Segretario generale a proposito del colloquio ad alto livello appena conclusosi fra il Segretario generale delle Nazioni Unite e il ministro degli esteri iracheno, svoltosi appunto lunedì scorso.
<P>
La Presidenza constata la coesistenza di diverse posizioni in seno all' Unione in merito alla base di diritto internazionale che giustifica tali operazioni militari, inclusa la creazione delle cosiddette zone d' interdizione.
Sappiamo che uno Stato membro ha partecipato alle azioni e che altri Stati membri l' hanno deplorato.
Sappiamo ancora che la politica estera e di sicurezza comune presuppone una posizione unitaria.
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La PESC sta registrando un graduale sviluppo al ritmo deciso dagli Stati membri. Naturalmente, una posizione unitaria degli Stati dell'UE rappresenta un fattore di forza; al contempo, occorre rispettare l' idea che su alcuni temi le vedute non coincidano.
In questo contesto, comunque, valuto tutto sommato positivamente il dialogo avviato a New York fra il Segretario generale e il regime iracheno.
Naturalmente, noi confidiamo che quei colloqui possano contribuire a spezzare la situazione di stallo e a spingere l' Iraq a decidersi a collaborare con le Nazioni Unite e con gli ispettori ONU sugli armamenti, in base alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza.
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Va inoltre evidenziato come il Segretario di Stato americano, Colin Powell, si sia recentemente espresso in termini positivi verso una revisione della politica di sanzioni adottata dagli Stati Uniti.
Il Segretario di Stato americano ha inoltre manifestato la speranza che gli Stati Uniti possano presentare più nei dettagli, nel giro di un paio di settimane, le proprie riflessioni in merito a tale revisione.
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Il livello di vita della popolazione irachena rappresenta, insieme con una pace e una stabilità durature nell' area, il tema più importante della politica del Consiglio nei confronti dell' Iraq.
Il Consiglio sta attualmente esplorando le possibilità di intervento dell' Unione in ambito umanitario e culturale, nel quadro delle esistenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza ONU a proposito dell' Iraq, con particolare riferimento al programma Oil for Food.
Per poterne assicurare l' attuazione, la cooperazione del regime iracheno è essenziale.
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La risoluzione 1284 del 17 dicembre 1999 prevede la possibilità di sospendere le sanzioni, a condizione che il governo iracheno cooperi pienamente con gli ispettori ONU responsabili del disarmo in Iraq.
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<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
. (EN) La Presidenza ha appena spiegato gli antefatti dei recenti attacchi aerei.
Non intendo riesaminare le stesse circostanze, permettetemi, pertanto, di segnalare il mio totale accordo con l'analisi della situazione che abbiamo appena ascoltato.
Convengo pienamente con la distinzione, che mi è sembrata molto ben delineata, tra i primi sforzi, volti a creare una politica estera e di sicurezza comune, e l'ambizione condivisa da molti per una politica estera e di sicurezza unica.
Sono anche perfettamente d'accordo con quanto è stato detto relativamente alle differenze esistenti tra Stati membri sulla questione.
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Vorrei brevemente intervenire sul contesto più generale.
Vorrei parlare delle sanzioni e degli sforzi fatti per migliorare il triste fato della popolazione irachena.
Siamo tutti d'accordo: la situazione di stallo cui si è giunti nelle sanzioni contro l'Iraq e le sofferenze che tale situazione ha causato sono inammissibili e dovremmo fare tutto quanto in nostro potere per evitare tale stato di cose si perpetui.
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Dobbiamo ricordare, tuttavia, che, in origine le sanzioni erano state imposte con una finalità.
In seguito alla guerra del Golfo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva stabilito, tramite una serie di risoluzioni, che l'Iraq avrebbe dovuto smantellare tutto il suo arsenale di armi di distruzione di massa, e che ciò avrebbe dovuto essere verificato dalla UNSCOM, la commissione speciale delle Nazioni Unite responsabile per la distruzione dell'arsenale iracheno di armi e per il mantenimento di un programma di controllo, volto ad assicurare che tale arsenale non sia più ricostituito.
Fino al conseguimento di tale obiettivo, l'Iraq avrebbe dovuto essere oggetto di varie sanzioni economiche, anche se sono state concesse alcune deroghe per forniture essenziali di carattere umanitario.
Il governo iracheno, sebbene avesse potuto farlo immediatamente nel 1991, non attuò le misure necessarie per raggiungere un accordo con le Nazioni Unite sino al 1995, quando l'Iraq diede il suo consenso al programma Oil for Food, deciso nella risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di quell'anno.
Tale programma è stato, sin d'allora, prorogato di sei mesi in sei mesi, a condizioni sempre migliori.
In linea di principio, esso avrebbe dovuto fornire un aiuto umanitario di base senza ricorsi ad ausili esterni.
Tuttavia, la gestione del programma e la cooperazione con il governo iracheno nella sua esecuzione, non risulta efficace.
Tramite questo strumento, non mancano certo i fondi a disposizione delle autorità irachene per acquistare cibo e medicine per la popolazione.
Il regime iracheno ha, però, scelto di non farlo, e di non utilizzare l'opportunità offertagli dalla comunità internazionale.
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Il problema delle sanzioni, naturalmente, è peggiorato quando l'UNSCOM è stata espulsa dall'Iraq, nel novembre del 1998, ed è stato necessario un anno per raggiungere un accordo su un approccio comune per affrontare la questione.
Nel dicembre 1999 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione n.1284, che concedeva una sospensione delle sanzioni contro l'Iraq previo monitoraggio del suo arsenale bellico.
Tuttavia, l'Iraq non accettò la risoluzione e si oppose a qualsiasi cooperazione per verificare lo smantellamento delle armi di distruzione di massa.
L'Iraq non ha quindi rispettato la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e ricordo che tal osservazione fu fatta nella risoluzione del Parlamento europeo dell'aprile dell'anno scorso.
<P>
Abbiamo ora raggiunto un punto importante nei nostri rapporti con l'Iraq.
Le sanzioni in vigore da dieci anni non hanno chiaramente conseguito gli obiettivi sperati.
Sono considerate la causa di un inasprimento delle condizioni umanitarie della popolazione irachena.
La sconsideratezza di Saddam Hussein e del suo regime ha condotto alla malnutrizione, a condizioni di salute precarie e al degrado dell'infrastruttura fisica e sociale del paese.
Tale politica avrà conseguenze che andranno oltre il presente e che ricadranno sulle future generazioni irachene.
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Queste terribili circostanze hanno attirato l' attenzione sullo lo stato in cui verte la popolazione irachena e sul problema di come trattare con un regime che, oltre ad essere sconsiderato, è anche spietato.
Siamo tutti d'accordo sul fatto che esiste chiaramente la necessità di ripensare l'intera questione irachena e d'identificare la migliore linea d'azione da seguire, come ha dichiarato anche il nuovo Segretario di Stato statunitense, Colin Powell.
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Non dobbiamo perdere di vista il nostro obiettivo fondamentale.
Dobbiamo essere certi di non offrire più a Saddam Hussein i mezzi per aggredire i suoi vicini, o il suo popolo.
Le sanzioni restano in vigore, ma dobbiamo pensare a come renderle più efficaci, perseguendo al contempo il nostro obiettivo principale.
Vogliamo concentrarci sulla leadership irachena e sulle sue armi, non sulla popolazione o sulla società irachena.
La comunità internazionale dovrebbe esaminare la possibilità di sostituire l'attuale regime di sanzioni con quello che viene chiamato in gergo un "programma di sanzioni intelligenti" e con altre misure adeguate, cercando al tempo stesso di garantire che non siano prodotte armi di distruzione di massa.
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La sofferenza della popolazione irachena è una preoccupazione reale per l'Unione europea.
Sin dalla guerra del Golfo nel 1991, l'Europa è stata il principale donatore di aiuti umanitari dell' Iraq con oltre 250 milioni di euro.
Negli ultimi due anni l'Unione europea ha fornito aiuti per un valore che oscilla tra gli 8 e i 10 milioni di euro su base annua.
Per il 2001 l'importo potrebbe essere leggermente superiore, sino a raggiungere circa i 12 milioni di euro.
Gli aiuti, tramite ECHO, riguardano in particolare la fornitura di acqua potabile e strutture sanitarie, con un accento particolare sui disabili, sugli orfani, e sull'infanzia abbandonata.
Gli aiuti ECHO sono forniti tramite organizzazioni non governative internazionali e le agenzie preposte delle Nazioni Unite.
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La Commissione si rallegra per la ripresa del dialogo tra le Nazioni Unite e l'Iraq a New York il 26 e 27 febbraio di quest'anno.
Sebbene non sia stato riportato alcun importante progresso dall'incontro di due giorni tra il Segretario generale delle Nazioni Unite e il Ministro degli affari esteri iracheno, è almeno incoraggiante che vi sia un accordo per ulteriori contatti.
Si dovrebbero inviare dei segnali al governo iracheno sull'importanza del proseguo di queste trattative e del raggiungimento di un accordo con le Nazioni Unite, che permetta di migliorare la situazione economica e umanitaria in Iraq, rispettando al tempo stesso le diverse risoluzioni sull'Iraq delle Nazioni Unite, segnatamente sulla questione delle armi di distruzione di massa.
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<SPEAKER ID=6 NAME="Salafranca Sánchez-Neyra">
Signor Presidente, al di là della polemica circa l' opportunità di questi interventi militari, al di là del fatto che gli alleati siano stati consultati o meno, a mio giudizio la discussione di oggi deve soprattutto stabilire in che modo si possa conciliare una politica coerente della comunità internazionale in termini di rispetto delle norme internazionali - cioè le dodici risoluzioni approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite - e, allo stesso tempo, come ha affermato il Commissario Patten, le sofferenze di cui attualmente è vittima il popolo iracheno.
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E' in quest' ottica che vorrei affrontare il problema in oggetto, ma desidero innanzi tutto chiarire un aspetto.
Si è detto giustamente che nessuno ha procurato tante sofferenze al popolo e alla società dell' Iraq quanto il regime attuale; bisognerebbe riconoscere anche che nessuno ha beneficiato tanto di queste sofferenze quanto lo stesso regime iracheno.
<P>
A questo proposito, signor Presidente, vorrei formulare alcune domande alla Commissione e al Consiglio.
Questa mattina il Commissario Patten ci ha fornito un' anticipazione sul modo in cui dovremmo procedere; mi piacerebbe sapere se il Consiglio dei ministri reputa indispensabile o meno un embargo per raggiungere l' obiettivo (che il mio gruppo condivide integralmente) d' impedire all' Iraq di dotarsi di armi di distruzione di massa.
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Credo che la Commissione e l' Unione europea nel suo complesso, essendo i principali donatori di aiuti umanitari all' Iraq, abbiano la coscienza a posto - come ci ha appena spiegato il Commissario Patten. Tuttavia, sarebbe opportuno riflettere seriamente sui risultati raggiunti dal programma Oil for Food, dato che secondo molti paesi arabi le autorità irachene stanno compiendo una frode pari a oltre un miliardo di dollari l' anno.
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Alla Presidenza in carica del Consiglio vorrei anche domandare se ritiene che una soluzione alternativa al problema dell' embargo possa risiedere nella sostituzione del regime di sanzioni delle Nazioni Unite con una commissione internazionale di verifica basata, come ha indicato il Commissario Patten, sui flussi finanziari e di armamenti.
Come sottolineato dalla Presidenza in carica del Consiglio, sarebbe più facile per il regime di Saddam Hussein applicare la risoluzione n. 1284 delle Nazioni Unite, in base alla quale l' embargo commerciale verrebbe sospeso per 120 giorni, successivamente prorogabili, a condizione che s' instauri una collaborazione con le Nazioni Unite.
E' evidente, signor Presidente, che il regime di Saddam Hussein è stato sconfitto ma non annientato; a mio giudizio, è pertanto semplicistico sostenere che questi interventi militari costituiscono un' azione di forza contro un popolo indifeso.
Occorre, tuttavia, anche domandarsi se queste azioni della comunità internazionale e queste politiche di sanzioni contribuiscano effettivamente a indebolire il regime di Saddam Hussein o, piuttosto, a rafforzarlo: sappiamo tutti che i regimi dittatoriali di questo stampo fanno leva sul nemico esterno per consolidare la propria posizione al potere.
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(Applausi dai banchi del gruppo del PPE)
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<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="FR" NAME="Poos">
Signor Presidente, mi sembra che un punto sia chiaro: siamo tutti concordi nel respingere l' abominevole regime di Saddam Hussein.
Prima scompare, meglio è.
Ma tra fautori della democrazia e tra paesi democratici è necessario e utile discutere dei mezzi per conseguire tale fine.
Sono stati espressi dubbi più che legittimi sull' opportunità e persino sulla legittimità degli ultimi bombardamenti in Iraq.
Spetta però al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite esprimere una posizione chiara in merito.
Il Consiglio di sicurezza - e non taluni membri, o meglio taluni membri permanenti - è l' unica autorità competente a decidere misure coercitive contro un paese.
<P>
In quanto alle sanzioni economiche attualmente in vigore, è legittimo chiedersi quanto siano efficaci.
Non possiamo esimerci dal constatare che le sanzioni economiche non hanno destabilizzato Saddam Hussein, come ci ha appena confermato il Commissario Patten, ma hanno arrecato danni collaterali molto gravi alla popolazione irachena.
<P>
D' altra parte, ho tratto la medesima conclusione da una recente audizione sull' Iraq condotta presso la commissione per gli affari esteri.
Mi ha molto colpito in particolar modo l' intervento del signor Vieno, Direttore di Caritas Europe, che ha concluso dicendo, e cito: "In sintesi, sul piano umanitario le sanzioni sono catastrofiche, sul piano politico sono inefficaci, sul piano legale sono discutibili e sul piano morale sono intollerabili" .


Vorrei sperare che i colleghi del PPE al Parlamento europeo non osino sconfessare questo autorevole rappresentante della Caritas e che il Consiglio dell' Unione europea, per quanto gli compete, possa trarre le conclusioni del caso.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="EN" NAME="Nicholson of Winterbourne">
Signor Presidente, sono stato recentemente in Kuwait, dove ho incontrato un uomo cui è stato ucciso un amico d'infanzia durante l'assalto iracheno contro il Kuwait.
Quest'uomo uscì in strada e vide il corpo del suo amico.
Toccandolo, si accorse ch'era morto.
Gli sembrò quasi di toccare un pezzo di gelatina.
I soldati iracheni avevano spezzato tutte le ossa del corpo di quell'uomo.
<P>
Quando parliamo della popolazione irachena, non dimentichiamo i circa 750 prigionieri di guerra kuwaitiani, che giacciono ancora nelle carceri irachene.
Non sappiamo quale sia stata la loro sorte.
Dobbiamo continuare a indagare.
<P>
Sono stato in Iran.
Ho parlato con le famiglie di prigionieri che si trovano ancora in Iraq dalla guerra Iran/Iraq del 1981-1988.
Un milione di persone è stato ucciso a causa dell'attacco e delle azioni predatorie di Saddam Hussein in Iran.
Nelle prigioni irachene sarebbero ancora detenuti dai 25.000 ai 30.000 prigionieri provenienti dall'Iran.
Non dobbiamo dimenticarci di queste persone.
<P>
Sono stato in Kurdistan.
Ho visto gli effetti delle armi chimiche.
Non dimentichiamoci del mezzo milione di curdi falciati da Baghdad, dall' agosto del 1988, quando ebbe inizio l' invasione nel nord del paese, poco dopo la cacciata di Saddam Hussein dall'Iran.
<P>
Sono stato molte volte nelle zone umide dell' Iraq, antico patrimonio del mondo, le paludi della Mesopotamia.
Ho constatato, anno dopo anno, il loro costante prosciugamento, la riduzione delle acque, e come ora più di mezzo milione di abitanti di quelle zone umide, il cui insediamento risale a ben oltre gli inizi della nostra civiltà, si trovino con la loro esistenza, le loro vite distrutte, mentre i luoghi in cui vivono vengono loro sottratti dal programma iracheno di bonifica.
E perché?
Per permettere a Saddam Hussein di far giungere i suoi carri armati più vicino al Kuwait, in modo da poterlo più facilmente invadere la prossima volta.
<P>
Le zone di interdizione aerea sono state efficaci nel proteggere almeno le vite di alcune di queste persone, ma dovremmo fare di più; dobbiamo fare di più.
Abbiamo il potere per ricostituire le zone umide irachene.
<P>
Quest'uomo è un mostro.
Nel parlare della zona di interdizione aerea, nel parlare del danno collaterale, non dimentichiamocelo.
Nel 1989 ha incassato 15 miliardi di dollari con il petrolio, e ne ha spesi 13 in armi.
Nel 1999 ha incassato 16 miliardi di dollari e, almeno ufficialmente, non ha potuto spenderne neppure un centesimo in armi.
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Consiglio di trovare il modo di togliere dalle sue mani la distribuzione alimentare del programma Oil for Food, di vedere come abbattere quelle dighe che hanno distrutto le paludi, e di lavorare al fine d'istituire un tribunale penale in cui possa essere processato, almeno in contumacia.
Nel parlare di una politica per l'Iraq, il Commissario Patten ha parlato della sconsideratezza del regime iracheno.
Non si tratta di sconsideratezza ma di spietatezza.
Quell'uomo è, in realtà, un novello Hitler.
<P>
(Applausi dal centro e dalla destra)
<P>
<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="NL" NAME="Lagendijk">
Signor Presidente, il mio gruppo è del parere che i bombardamenti di cui stiamo discutendo siano la risposta sbagliata ad un problema pur sempre reale.
Cominciamo esaminando le basi giuridiche dei bombardamenti, basi che, per usare un eufemismo, sono assolutamente dubbie.
Il mio gruppo è a favore del mantenimento della zona di interdizione aerea, però senza un nuovo pronunciamento da parte del Consiglio di sicurezza i bombardamenti ora in corso sono privi di qualsiasi base giuridica.
Essi sono una risposta sbagliata poiché gli effetti che producono sono controproducenti: Saddam Hussein è un eroe sia per il popolo arabo sia per il popolo palestinese, la qual cosa non può che complicare ulteriormente la ricerca di una soluzione della questione mediorientale.
<P>
Ciò non vuol dire che il mio gruppo ritenga che non ci sia nessun problema, o che non si debba fare nulla.
Anche per noi Saddam continua a rappresentare la principale minaccia per la stabilità nel Medio Oriente e l' Iraq è un paese in cui i diritti umani sono violati in modo massiccio e sistematico.
<P>
Sono lieto che il Commissario Patten abbia dichiarato di essere convinto della necessità di adeguare l' attuale regime delle sanzioni.
Possiamo discuterne finché vogliamo, resta tuttavia il fatto che ad aver sofferto di più a causa dei dieci anni di sanzioni non è stato Saddam Hussein, bensì la popolazione irachena.
Dando prova di eccezionale cinismo, Saddam ha sfruttato le sanzioni a vantaggio della sua immagine e a discapito del suo popolo.
Mi fa piacere che la maggioranza del Parlamento - così sembra - voglia modificare il regime delle sanzioni.
<P>
L' embargo sulle armi e sulle infrastrutture strategiche va invece mantenuto e, forse, persino inasprito; però l' attuale regime delle sanzioni dev' essere sostituito dalle cosiddette smart sanction.
Dobbiamo poi insistere sulla nostra richiesta, secondo cui agli ispettori incaricati di controllare gli armamenti sia consentito di svolgere il proprio lavoro.
Non possiamo permettere, infatti, che l' Iraq continui a produrre nuove armi biologiche, chimiche e finanche nucleari.
Non dobbiamo dimenticare Haladja, come già ammonito dall' oratrice che mi ha preceduto.
La comunità internazionale deve poter entrare in Iraq e deve poter controllare quello che sta succedendo in quel paese nel campo dello sviluppo degli armamenti.
<P>
Infine, vorrei invitare la Presidenza svedese, riguardo alle azioni da intraprendere, a dare attuazione alla risoluzione del Parlamento europeo del novembre scorso in cui si chiedeva l' istituzione di un tribunale internazionale ad hoc sull' Iraq.
In tal modo l' Europa potrebbe svolgere un ruolo autonomo nella politica mondiale inducendo gli Stati Uniti ad una maggiore moderazione senza peraltro cedere alle richieste dell' Iraq e di Saddam Hussein.
E potrà indurre a maggiore moderazione anche la Gran Bretagna, che con il suo intervento ha ritenuto di svolgere una funzione di ponte tra l' America e l' Unione europea, ma che invece, perseverando in quell' atteggiamento, rappresenterà più un ostacolo che una soluzione.
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, ero tra coloro che hanno chiesto di inserire all' ordine del giorno della presente sessione una discussione sui bombardamenti anglo-americani su Baghdad.
Ho avanzato questa richiesta nello stesso spirito in cui avevo suggerito in sede di Conferenza dei presidenti di invitare il signor von Sponeck, ex direttore del programma dell' ONU Oil for Food, che ha avuto il coraggio di dimettersi dalle sue funzioni dopo aver preso atto delle disastrose conseguenze prodotte dalla strategia avviata da Washington in Iraq.
<P>
Il mio gruppo ed io siamo convinti che l' Unione europea abbia tutto da perdere nel mostrare debolezza o indecisione in tale questione e che anzi abbia tutto da guadagnare a prendere posizione in maniera chiara.
A mio parere, i recenti raid in Iraq ne sono una prova lampante.
Ritengo che sia in gioco innanzitutto il nostro concetto di relazioni internazionali.
I raid su Baghdad, come quelli che li hanno preceduti dalla tristemente nota operazione "Volpe del deserto" del 1998, sono effettivamente e totalmente illegali, intrinsecamente controproducenti ed eticamente indifendibili.
Si collocano all' esatto opposto dei principi che sosteniamo.
Nessuna risoluzione dell' ONU prevede un simile ricorso all' uso della forza.
Grazie a questi bombardamenti, Saddam Hussein ha potuto sbarazzarsi di tutti i controlli internazionali sulle misure in materia di disarmo.
Infine, mentre il dittatore iracheno non cessa di rafforzare il proprio ascendente nel paese e anche all' estero, la maggioranza della popolazione invece è profondamente sconvolta ed è condannata a un terribile martirio.
<P>
Quest' ultima ragione dovrebbe essere di per sé sufficiente a rendere l' Unione più combattiva, a spingerla ad assumere un ruolo incisivo per uscire da questa spirale indegna e drammatica.
Altrimenti possiamo anche dire addio al partenariato euromediterraneo che peraltro è già stato gravemente compromesso.
<P>
In secondo luogo, a mio parere, nei bombardamenti su Baghdad è in gioco anche la natura delle relazioni dell' Europa con gli Stati Uniti di George W. Bush.
Non dimentichiamo che l' Iraq è uno dei cosiddetti Stati "cattivi" di cui Washington si serve per giustificare il suo programma antimissilistico dello scudo spaziale.
La nuova amministrazione americana intende di certo testare la vulnerabilità degli europei di fronte al rilancio della carta irachena per tentare di vincere o perlomeno di smussare l' opposizione al NMD, il folle progetto strategico della Casa Bianca.
<P>
Il terzo elemento che entra in gioco nella reazione europea all' operazione aerea anglo-americana è la credibilità dello stesso progetto europeo.
Non può passare di certo inosservato il fatto che al fianco di Bush si è impegnato uno dei principali Stati membri, uno dei pilasti della cosiddetta avanguardia, o del nocciolo duro della futura Unione, soprattutto in materia di sicurezza.
Attualmente nemmeno la precedente affinità politica tra il Primo ministro britannico Blair e l' ex Presidente Clinton vale più.
Non si tratta più della terza via, è chiaramente il superamento della linea gialla.
Ne avevamo già parlato in merito alla questione ECHELON, ad un certo momento è necessario compiere delle scelte.
Non si può tenere il piede in due scarpe.
E che cattivo esempio per i dirigenti politici dei paesi candidati, a cui si chiede di presentare garanzie ai paesi più potenti invece di costruire un progetto comune con i loro vicini e partner!
La Polonia è stata uno dei pochi paesi al mondo ad appoggiare Washington.
E' questo che vogliamo alla vigilia dell' ampliamento?
<P>
Per tali motivi, signor Presidente, se mi rallegro del fatto che in talune sedi nell' Unione siano state espresse delle critiche contro i bombardamenti, ritengo che l' Europa debba assumere un atteggiamento più autonomo e deciso nella questione irachena, se necessario facendo ricorso ad un tipo di cooperazione rafforzata della maggioranza dei Quindici, anche per ottenere la fine dell' embargo e per sostenere in maniera significativa l' opposizione democratica irachena.
<P>
<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="EN" NAME="Andrews">
Signor Presidente, condivido il parere su Saddam Hussein espresso in Aula.
Il governo iracheno dovrà rispettare la supremazia del diritto internazionale, così come dovrebbero, mi permetto di suggerire, gli Stati Uniti ed il Regno Unito.
<P>
Come ammiratore dell'antica civiltà del popolo iracheno, trovo difficile accettare che si tolleri in tal modo la sofferenza della popolazione per gli interessi economici di terzi e ch'essa sia stata attaccata sia dall'interno sia dall'esterno.
<P>
Inizialmente ci fu la guerra Iran/Iraq; una guerra sponsorizzata in gran parte dall'occidente.
All'Iraq, furono offerte la tecnologia e le armi per condurre quella guerra.
Ricordiamo una famosa citazione del Presidente statunitense Reagan quando, riferendosi a Saddam Hussein, disse: "E' un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana".
La tecnologia necessaria per le armi chimiche arrivò a Baghdad.
La struttura militare/industriale occidentale fece le grandi manovre e scaricò i suoi armamenti a Baghdad.
Il Kuwait s'intromise nei giacimenti petroliferi iracheni e l'ambasciatore statunitense diede al governo iracheno l'impressione che gli Stati Uniti non avrebbero obiettato ad un'invasione.
Si trattò di un gravissimo fraintendimento da parte degli iracheni, che ne subirono le conseguenze.
<P>
Fu giusto imporre sanzioni immediatamente dopo la cacciata dell'Iraq dal Kuwait, ma non è certamente giusto continuare ad imporle nella loro forma attuale.
Dal momento dell' introduzione di tali sanzioni le vittime ammonterebbero a 1,5 milioni di persone.
L'ex Segretario di Stato statunitense, Madeleine Albright, ritenne che 5.000 bambini al mese fosse un prezzo che valeva la pena pagare per sbarazzarsi di Saddam Hussein.
E lui è ancora lì.
Invece, tutti quei bambini morti non ci sono più.
Che cosa ne sapevano loro delle sanzioni?
<P>
Le sanzioni colpiscono i cittadini, com'è già stato qui ricordato.
Non colpiscono gli alti ranghi dello Stato a cui sono imposte.
Il mondo islamico è gravemente offeso, e giustamente, per le politiche di genocidio che si continuano ad attuare in Iraq.
Tali politiche stanno generando risentimento e persino odio tra le popolazioni del Medio Oriente e nei paesi islamici di tutto il mondo.
<P>
Le sanzioni delle Nazioni Unite sono applicate con una ferocia che sta distruggendo il fragile consenso nella regione.
Ciò fa anche il gioco di Saddam Hussein, che è rimasto incontrastatamente al potere negli ultimi trent'anni, ed è più popolare ora tra le popolazioni arabe, di quanto non lo sia mai stato prima.
<P>
<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, ritengo che innanzitutto si debbano ringraziare gli americani e gli inglesi per il senso di responsabilità che li contraddistingue.
All' onorevole Wurtz, secondo cui si potrebbe e si dovrebbe affidare al Consiglio di sicurezza ogni decisione in materia, vorrei dire che ha mostrato non poca sfrontatezza.
Quando si sa che due membri del Consiglio di sicurezza, la Repubblica popolare cinese e la Federazione russa, forniscono armi all' Iraq, pensare di prendere decisioni in tale sede mi sembra perlomeno irresponsabile.
<P>
I ringraziamenti agli americani non devono però impedirci di pensare a un nuovo concetto di sanzioni, ma non certo ad un' abolizione.
Ritengo che vi sia un' efficacia che, come ha riconosciuto lo stesso Generale Powell, è necessario ritrovare.
Sono inoltre sorpreso che, a parte l' onorevole Wurtz, nessuno oggi parli degli interessi americani.
L' onorevole Wurtz ci ha presentato un' analisi molto sottile degli interessi americani, ovvero il tentativo di legittimazione dello scudo spaziale.
Ognuno può trarre le conclusioni che vuole, ma è innegabile che in altre discussioni abbiamo sempre fustigato gli americani, accusati di avere grossi interessi economici nella regione.
Ora, suppongo che forse alcuni degli Stati membri, anche il suo probabilmente, onorevole Wurtz, hanno degli interessi, gli stessi che condannate con estremo vigore, quando si parla di americani.
<P>
Credo che questa serie di problemi debba essere discussa, se vogliamo intavolare una dibattito che possa essere anche minimamente costruttivo.
Dobbiamo ritornare all' essenza del problema, e la onorevole Nicholson lo ha fatto: il problema principale è il regime al potere e ormai sappiamo che non dobbiamo farci troppe illusioni.
Conosciamo le difficoltà che impediscono di smantellare questo tipo di regime e conosciamo le difficoltà inerenti all' attuazione di un sistema di sanzioni.
Abbiamo una certa esperienza ormai: le sanzioni sono state introdotte nel 1991, dieci anni fa.
Credo che dovremmo pensare a nuove sanzioni, ma difficilmente si potrà eliminarne l' aspetto militare, anzi si dovrà accentuare la pressione militare, si dovrà certamente estendere la zona di interdizione al Kurdistan.
La recente ondata di rifugiati approdati sulle coste francesi è stata causata dalla mancanza di protezione in alcune regioni del Kurdistan.
Dovremmo estendere le zone protette e, per assicurarne il rispetto, si renderà purtroppo necessario utilizzare mezzi armati che al momento solo gli inglesi e gli americani sono in grado di mettere a disposizione.
<P>
Bisogna inoltre accentuare la pressione sulla Repubblica popolare cinese e sulla Russia, affinché tali paesi cessino di collaborare militarmente con l' Iraq, ma si dovrà innanzitutto pensare a un nuovo tipo di bombardamenti, mi riferisco al bombardamento di informazioni che deve essere condotto giorno e notte usando satelliti, bisogna bombardare il paese di volantini, affinché i cittadini siano messi al corrente della politica di Saddam Hussein, una politica che gli consente di sottrarre gran parte delle risorse provenienti dal programma Oil for Food.
Bisogna quindi predisporre una politica d' informazione che consenta agli iracheni di sapere, affinché possano finalmente sovvertire il regime.
<P>
<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, è sempre brutto quando si perde la propria credibilità politica, ma farlo nei confronti di un nemico spietato può essere addirittura un' esperienza disastrosa.
E' questa la mia valutazione della mancanza di unità che ha contraddistinto le reazioni europee alla recente azione militare compiuta dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna contro il regime di Saddam Hussein in Iraq.
La politica degli Stati membri dell' Unione europea nei confronti di quel paese va criticata in tre punti di importanza cruciale.
<P>
Per cominciare, come si può conciliare l' obiettivo della PESC con la stridente mancanza di unità in occasione della recente crisi irachena?
Condivido pienamente il parere dell' osservatore tedesco che alla fine della settimana scorsa così rilevava: "Una politica estera europea?
Quanto sia ancora profondo il divario tra l' ambizione e la realizzazione di una simile politica lo dimostra l' atteggiamento dei Quindici verso i recenti bombardamenti in Iraq: i britannici hanno partecipato ai bombardamenti, i tedeschi si sono defilati e i francesi hanno colpito Washington a salve con le parole" .
E chi, tra questi litiganti, se la gode?
Saddam Hussein, naturalmente!
<P>
Proprio il Presidente iracheno, dopo aver perso due guerre del Golfo, rimane il principale fattore di destabilizzazione nel Medio Oriente.
Saddam, infatti, continua ad attizzare il fuoco rovinoso del conflitto israelo-palestinese. L' Unione europea dichiara, en passant, di mirare ad una ripresa del processo di pace in quella regione, ma come possono il Consiglio e la Commissione conciliare quest' ambizioso obiettivo con i contraddittori segnali che l' Europa invia a Bagdad?
Non dobbiamo dimenticare infatti che proprio a Bagdad un oppositore dichiarato di quel processo di pace non cessa di rinfocolare i sentimenti arabi e minaccia addirittura di distruggere lo Stato d' Israele.
<P>
Vorrei infine illustrare la terza e forse più importante critica che intendo rivolgere in merito alla mancanza di unità nella politica europea verso l' Iraq.
Da parte dell' Unione, Saddam Hussein ottiene aiuto e sostegno nella sua politica mirata a svuotare di effetto e di significato le risoluzioni delle Nazioni Unite.
La posta in gioco è niente di meno che la pericolosa rinascita del "paese tra i due fiumi" .
Invece di costringere il governo di Saddam a rispettare pienamente l' importantissimo accordo che prevede il controllo delle Nazioni Unite sullo smantellamento delle armi di distruzione di massa in possesso dell' Iraq, nonché della capacità di produzione di queste armi, come mossa di scambio per l' abolizione delle sanzioni, gli europei, i russi e i cinesi scendono a patti con un despota che ha trasformato il proprio paese in un aggressore verso l' esterno e in una repubblica del terrore al suo interno.
<P>
Pertanto, rivolgo un pressante invito al Consiglio e alla Commissione affinché, d' intesa con l' amministrazione Bush, definiscano una coerente politica europea nei confronti dell' Iraq.
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="SV" NAME="Danielsson">
. (SV) Signor Presidente, desidero fare qualche commento e tentare di rispondere a una parte delle domande poste nella fase introduttiva di questa discussione.
<P>
L' onorevole Salafranca Sánchez-Neyra pone al Consiglio una serie di quesiti, anche sulle sanzioni.
Reputo della massima importanza disporre di una visione unitaria dello scopo degli interventi della comunità internazionale nei confronti dell' Iraq.
Tale scopo consiste nel persuadere l' Iraq a rispettare le disposizioni e gli impegni derivanti dalla risoluzione n. 687, l' importante risoluzione di base che disciplina i rapporti fra la comunità internazionale e l' Iraq.
Essa contiene le nostre richieste nei confronti dell' Iraq.
Fra queste, non figura per esempio quella di un cambiamento di governo in Iraq - è una questione che riguarda il popolo iracheno -; in compenso, la risoluzione n. 687 specifica chiaramente le condizioni affinché le sanzioni contro l' Iraq possano essere revocate.
E' questa la base di tutta la nostra discussione.
<P>
L' onorevole Salafranca Sánchez-Neyra pone inoltre una serie di quesiti di rilievo in ordine alla necessità o meno di un embargo nei confronti dell' Iraq e all' eventualità di modificare il regime di sanzioni oggi in vigore contro questo paese.
Parla di temi quali la commissione internazionale d' inchiesta, i flussi valutari eccetera.
<P>
Nel quadro dei lavori di riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è in corso un intenso dibattito sull' efficacia delle sanzioni quale strumento.
L' Unione partecipa attivamente a tale dibattito.
Si tratta di questioni complesse, fra cui l' opportunità di introdurre sanzioni limitate nel tempo, di modo che sin dalla loro introduzione si decida subito quando e a quali condizioni revocarle.
Si tratta poi di stabilire se siano opportune, come emerso anche in questa discussione, le cosiddette smart sanctions, ossia sanzioni che si tenta di rendere il più possibile incisive e chiaramente mirate ai soggetti che si intende colpire, limitando in questo modo le sofferenze per la popolazione civile.
<P>
Reputo essenziale che l' Unione partecipi attivamente a tale discussione.
Ritengo inoltre ugualmente importante che questo Parlamento dia il proprio contributo a questo importante dibattito sui modi per migliorare, a livello mondiale, l' osservanza del diritto internazionale.
<P>
L' onorevole Lagendijk affronta il problema di trascinare Saddam Hussein dinanzi a un tribunale internazionale.
E' chiaro che quest' idea può parere allettante in sé, pensando alle responsabilità del personaggio in questione.
Ma ripeto: reputo importante che l' operato nei confronti dell' Iraq avvenga nel quadro delle risoluzioni ONU.
Agire al di fuori di tale quadro significherebbe danneggiare a scadenza tutto il nostro comune impegno.
Un impegno che si basa - e mi pare sia il parere unanime del Parlamento - sull' idea di trasformare l' Iraq in modo da poterlo inserire nuovamente nella comunità internazionale.
Ciò non è purtroppo possibile con il regime attualmente al potere.
<P>
Prendo atto delle parole dell' onorevole Lagendijk sulle risoluzioni del Parlamento dello scorso autunno.
Quelle risoluzioni sono importanti.
Rappresentano un' essenziale falsariga per il prosieguo dell' operato del Consiglio.
Attendo con impazienza un prossimo scambio di vedute in merito alle modalità con cui rafforzare il diritto internazionale anche per quanto concerne l' Iraq.
<P>
<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="DE" NAME="Brok">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ho l' impressione che il bombardamento degli obiettivi militari in Iraq abbia nuovamente evidenziato la debolezza dell' Unione europea ed in particolare del Consiglio dei ministri per quanto concerne la politica estera e di sicurezza.
Trattandosi di una procedura in virtù della quale si possono intraprendere azioni solo a seguito di una decisione specifica del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dobbiamo constatare che per attuare ed applicare risoluzioni dell' ONU contro un regime come quello di Saddam ci sarebbe comunque bisogno del voto a favore di dittature come la Cina.
Ciò comporta l' impossibilità di intervenire contro dittatori come Saddam Hussein.
<P>
Per tale ragione non è possibile che il Consiglio di sicurezza decida per ogni singolo caso, bisogna agire in base alla Carta delle Nazioni Unite.
Ritengo che sia necessario applicare una differenziazione in tal senso.
<P>
Siamo tutti concordi nel ritenere Saddam Hussein un dittatore sanguinario che sta attuando nuovamente un programma di riarmo nucleare, biologico e chimico e che bisogna fermarlo per garantire la sicurezza dell' Unione e del mondo, riteniamo che tali misure rientrino nell' ambito delle risoluzioni delle Nazioni Unite e che tali risoluzioni siano allo stesso tempo atte a proteggere le minoranze dell' Iraq settentrionale e meridionale.
E' pertanto necessario poter attuare misure contro obiettivi militari, soprattutto perché altrimenti non sarebbe possibile effettuare controlli aerei a causa della mancanza di sicurezza per gli aerei stessi.
<P>
Nella regione è tuttavia in corso un ampio dibattito che potrebbe far sì che Saddam Hussein, che in quest'area sta sistematicamente violando il diritto internazionale, possa in ultima analisi diventare un eroe per il mondo arabo.
Per tale ragione le azioni adottate dovranno tenere conto di questo aspetto e bisogna pertanto procedere ad una valutazione attenta, affinché le misure siano orientate da un lato a vantaggio della popolazione civile, della sopravvivenza della stessa, garantendo al contempo il rifornimento di medicinali e di alimenti, e dall' altro supportino la lotta contro tale regime.
Costituisce pertanto una fatto molto importante che il Segretario di Stato americano Colin Powell abbia proposto di attuare diversi tipi di sanzioni.
Ritengo che si debba collaborare attivamente e costruttivamente alla definizione di tali sanzioni.
Dobbiamo impiegare tutti gli strumenti possibili per destabilizzare il regime di Saddam Hussein.
Dovremmo tuttavia adottare allo stesso tempo una differenziazione, affinché tali misure non si ripercuotano unicamente sulle persone innocenti di questo paese.
Ecco perché - e dunque per ragioni umanitarie - dobbiamo tentare di modificare le misure ed allo stesso tempo dobbiamo utilizzarle come uno strumento, affinché la campagna d' opinione che ha in effetti luogo in questa regione sia condotta anche nel nostro interesse per l 'affermazione del diritto internazionale, della democrazia e dei diritti umani in questa area.
<P>
Tale politica va pertanto attuata in modo che la popolazione della regione possa continuare a vivere dalla parte del mondo libero per contrastare la minaccia di Saddam Hussein ed affinché egli non diventi un eroe per tutto il mondo arabo.
Ritengo dunque che un duro intervento militare contro le installazioni militari di Saddam e l' impedimento delle misure di riarmo costituiscano la via giusta, ma al contempo debba essere garantita la sopravvivenza stessa della popolazione.
<P>
<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="FR" NAME="Dary">
Signor Presidente, l' Europa si trova spesso divisa sulla politica estera.
Lo rileviamo frequentemente e l' Iraq ne è un ennesimo esempio.
Eppure in Europa siamo tutti concordi nel condannare il regime di Saddam Hussein.
Come la storia ci insegna, l' embargo o il blocco non sono mai una soluzione.
Bagdhad lo conferma: il regime si rafforza ogni giorno di più e ogni attacco aereo, la cui inutilità è ormai comprovata, divide sempre più gli europei.
Mentre il dittatore ha di che rallegrarsi, il suo popolo, gli iracheni, sprofonda sempre più nel dramma e nella miseria.
Gli ospedali non sono più in grado di fornire cure.
Il tasso di mortalità aumenta ad un ritmo allarmante.
Le scuole non funzionano più.
L' alfabetizzazione va riducendosi in maniera significativa.
Assicurarsi il cibo è ormai diventato un' impresa.
L' informazione è controllata.
Tutto è allo scatafascio tranne Saddam Hussein.
<P>
Dobbiamo convenire pertanto che le misure in vigore sono inadeguate e che gli attacchi aerei sono sproporzionati rispetto alla situazione del paese, non cambiano nulla e non costituiscono mai una soluzione, né qui né altrove.
Per aiutare veramente il popolo iracheno è necessario modificare il contenuto di alcune sanzioni dell' ONU.
Occorre chiarirle e inserirle in un calendario che ne preveda l' abolizione una volta che, sotto il controllo delle Nazioni Unite, sarà assodato che il regime iracheno rispetterà i propri impegni.
<P>
Per ricondurre gli iracheni sulla strada della libertà, è necessario favorire l' aiuto umanitario, sviluppare scambi culturali e commerciali, ripristinare la libertà di circolazione delle persone e quindi delle idee e ricostruire l' informazione.
<P>
Per il momento la gente in Iraq pensa solo a sopravvivere dinanzi a un mondo occidentale che, sia attraverso l' esperienza diretta che a causa di una politica di manipolazione, considera responsabile per tutti i loro mali.
Oggigiorno non si può più fare la pace facendo la guerra.
La cortina di ferro e il muro di Berlino sono stati schiacciati dall' informazione internazionale e dal bisogno di libertà che ne è conseguito.
Invece di continuare ad alimentare il blocco, rompiamo l' isolamento.
I nostri principi di libertà e di democrazia oltrepasseranno senz' altro meglio le frontiere quando ripristineremo le condizioni del dialogo.
Avviamoci in questa direzione e allora il popolo iracheno potrà ritrovare la sua strada della libertà.
<P>
<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="EN" NAME="Newton Dunn">
Signor Presidente, azioni simili a quelle di cui stiamo discutendo oggi devono essere sostenute da una legittimità democratica, di questo, sono certo, siamo tutti d'accordo.
Il problema è come.
<P>
Attualmente la PESC è una combinazione di posizioni nazionali e posizioni europee, ed il tema specifico che oggi stiamo trattando riguarda naturalmente soltanto uno Stato membro dell'Unione europea.
Quindi, come conferire legittimità democratica quando siamo tutti implicati?
<P>
Due o tre settimane fa si è tenuta a Stoccolma una conferenza dei presidenti delle commissioni difesa dei quindici parlamenti nazionali e del Parlamento europeo, per discutere proprio di tale questione - come esercitare un controllo democratico sulle politiche europee in materia di affari esteri e difesa.
Sebbene non sia stato possibile raggiungere una conclusione in un solo giorno, posso informarvi che è stato costituito un gruppo di lavoro tra i presidenti, che ha l'intenzione di incontrarsi di nuovo per giungere ad una conclusione.
<P>
Il presente Parlamento ha proposto diversi meccanismi per introdurre tale legittimità.
Abbiamo proposto d'istituire un organismo interparlamentare tra i membri dell'Assemblea NATO e la nostra commissione affari esteri.
E' stato anche proposto un organismo interparlamentare congiunto tra i parlamenti nazionali e i deputati del Parlamento europeo.
<P>
Mi rallegro molto della dichiarazione appena fatta dal Presidente in carica, con cui afferma che questo Parlamento deve svolgere un ruolo.
Ciò che, però, apprezzerei particolarmente dalla Presidenza è una dichiarazione su come intenda raggiungere proprio tale finalità, perché nei vari Trattati che abbiamo recentemente firmato e nei Consigli europei non si è mai accennato a come perseguire tale obiettivo.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
Signor Presidente, senza dubbio Saddam Hussein è il modello del dittatore odioso, il quale ha però accresciuto la sua potenza mentre era un buon alleato dell' Europa e degli USA, ai tempi della rivoluzione in Iran. Ciò non va dimenticato e lo ribadisco perché c' è molta ipocrisia.
<P>
Anche oggi prevale l' ipocrisia, visto che molti colleghi si sono trasformati in falchi e invocano un embargo totale contro l' Iraq, che dieci anni fa aveva tentato di occupare una parte del Kuwait, ma era poi stato costretto al ritiro dall' intervento militare occidentale.
Nel contempo questi stessi colleghi sono convinti fautori dell' adesione all' UE della Turchia, paese che 25 anni or sono ha invaso un settore della Repubblica di Cipro e ancor oggi lo occupa!
<P>
Vergogna!
La gente ci ascolta e i giornalisti ci seguono!
E' una vergogna che vengano applicati due pesi e due misure.
Credo che la sospensione delle sanzioni, ad eccezione dell' ambito militare, possa contribuire a risolvere il problema dell' Iraq.
<P>
<SPEAKER ID=19 NAME="Gawronski">
Signor Presidente, mi sembra che una cosa si possa dire, dopo aver ascoltato questo dibattito stamattina, su cui siamo più o meno tutti d' accordo in quest' Aula, ed è la seguente: il regime delle sanzioni nella sua forma attuale non funziona, fa acqua da tutte le parti - gli stessi americani hanno detto che è pieno di buchi come un formaggio svizzero - e allora bisogna cambiarlo, perché non ha raggiunto gli obiettivi per i quali era stato decretato.
Cambiarlo, ma certamente non abolirlo; ci sarebbero anche delle ragioni per abolirlo, lo ha detto il collega Salafranca, ma abolire le sanzioni oggi nei confronti di Saddam Hussein significherebbe decretarne il trionfo nel suo paese e in tutto il mondo arabo ed elevarlo a vincitore in questa guerra psicologica, proprio nel momento delicato della guerra fra Israele e i palestinesi, e rendere la sua dittatura ancora più permanente e ancora più crudele.
<P>
Allora ci domandiamo: i bambini, la gente che soffre in Iraq, cosa succede di loro?
Quelli, signor Presidente, sono vittime di Saddam Hussein e non delle sanzioni, come ha detto in maniera più diplomatica il Commissario Patten sulla cui analisi io concordo pienamente.
Sono vittime di un despota che - vedi la denuncia di Kofi Annan - deliberatamente trattiene milioni di dollari guadagnati dal petrolio e non li spende in cibo e medicine, e ciò per affamare il suo popolo e suscitare, come avviene qui oggi, la nostra commozione e la nostra solidarietà e trasformare in un' arma di propaganda ogni bambino che muore; un despota che dal suo paese stretto dalla fame esporta alimenti in altri paesi vicini per aumentare il suo prestigio, che finanzia i palestinesi che vanno alle dimostrazioni con il suo ritratto, che regala 10 mila dollari a ogni famiglia che abbia avuto vittime nell' Intifada, che si costruisce mastodontici palazzi - li ho visti con i miei occhi quando ero in Iraq, un mese fa - proprio sulle rovine di Babilonia.
<P>
L' Iraq è vittima di Saddam, non delle sanzioni.
Ma le sanzioni vanno cambiate, il consenso su di loro si affievolisce e Saddam Hussein sfrutta le divergenze di vedute tra gli occidentali su questo punto, le sfrutta per dividerli ancora di più.
Le sanzioni economiche vanno alleggerite, quelle sulle armi e la tecnologia inasprite, almeno fino a quando l' Iraq non concederà libero accesso agli ispettori dell' ONU.
L' Iraq infatti si sta riarmando in armi chimiche, biologiche e probabilmente anche nucleari, e il pericolo che rappresenta diventa sempre maggiore.
<P>
Questo ultimo raid aereo su Bagdad, certo, andava meglio preparato, cercando di guadagnare il consenso dei paesi vicini e forse anche consultandosi con gli alleati occidentali, ma è stato un utile segnale, secondo me, per far capire a Saddam Hussein che anche con la nuova amministrazione americana la vigilanza su di lui verrà mantenuta e, speriamo, anche aumentata, e anzi credo che di quest' azione si possano vedere già i primi risultati positivi.
A questo proposito vorrei rivolgere una domanda al Presidente in carica del Consiglio: le risulta che, durante l' attuale missione in Medio Oriente, Colin Powell abbia ottenuto l' assenso della Siria su un controllo delle Nazioni Unite sull' utilizzo dell' oleodotto che collega l' Iraq alla Siria?
<P>
<SPEAKER ID=20 NAME="Menéndez del Valle">
Signor Presidente, se mantenute troppo a lungo, le sanzioni, oltre a danneggiare la popolazione civile, possono trasformarsi in uno strumento politico nocivo e ritorcersi contro chi le aveva imposte.
Il Segretario di Stato Colin Powell afferma che l' amministrazione americana sta esaminando un sistema di sanzioni diretto al regime iracheno e non alla popolazione.
In realtà, si tratta delle stesse parole usate dieci anni fa dall' allora Presidente Bush, quando sostenne che grazie alle sanzioni il tiranno di Baghdad sarebbe stato detronizzato dal suo stesso popolo.
<P>
Oggi, tranne poche eccezioni, gli Stati arabi si collocano fra chi si preoccupa del rischio di allargamento del conflitto tra israeliani e palestinesi piuttosto che dell' applicazione delle sanzioni e chi auspica una ripresa delle relazioni con Baghdad.
E proprio in questo momento cade l' incursione aerea angloamericana.
A mio giudizio, quanto più si bombarda l' Iraq, tanto più radicale diventa l' opinione pubblica araba, che già esiste, nonché l' opinione pubblica palestinese, che pure esiste.
Allo stesso tempo, si fa un favore anche a Saddam, che risulta rafforzato moralmente e politicamente all' interno del suo paese - almeno secondo una determinata concezione della morale e della politica - e di fronte alla maggioranza dell' opinione pubblica araba.
Ne potrebbe conseguire il diffondersi tra l' opinione pubblica araba della sensazione che gli arabi siano esposti ad una guerra su due fronti: quello americano contro l' Iraq e quello israeliano contro la Palestina.
Spero che l' opinione pubblica araba non si spinga a pensare che si tratti di un conflitto angloamericano contro l' Iraq.
<P>
Vorrei infine chiarire che non sono solo i paesi arabi a ritenere l' Occidente responsabile della prolungata sofferenza dei bambini iracheni. Molti in Occidente sono dello stesso avviso.
Io sono uno di questi, signor Presidente.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden">
Signor Presidente, innanzi tutto vorrei dire che sono abbastanza sorpreso dal titolo di questo dibattito, attacchi aerei contro l'Iraq.
Dovrebbe intitolarsi più correttamente "Come può Saddam Hussein essere controllato in modo più efficace?".
Che tragedia per la popolazione irachena avere un governante come Saddam Hussein, un brutale dittatore che ha sfruttato la ricchezza del paese ai propri fini e per le proprie ambizioni, opprimendo il suo popolo.
Saddam non è soltanto una minaccia per la sua popolazione, ma anche per una zona più estesa, che include i nostri amici ed alleati in Medio Oriente, e, in potenza, i nostri cittadini.
<P>
Le stime variano sui risultati degli sforzi iracheni nello sviluppare armi di distruzione di massa e sistemi di lancio, ma sono pochi gli analisti a dubitare nella determinazione di Saddam ad acquisire tale capacità, e molti si aspettano dei risultati positivi per Saddam nei prossimi quattro anni.
Esiste, quindi, attualmente, una minaccia reale su cui si sta esercitando un certo livello di controllo internazionale, proprio con due strumenti: le sanzioni economiche ed il mantenimento da parte del Regno Unito e degli Stati Uniti, a nome della comunità internazionale, della zona d' interdizione aerea, che copre circa un terzo del territorio iracheno.
<P>
Le sanzioni sono controverse, poiché Saddam è riuscito a persuadere alcuni elementi importanti dell'opinione pubblica internazionale che sono tali sanzioni la causa della sofferenza della popolazione irachena, e non i suoi atti.
Le sanzioni saranno sospese quando Saddam avrà soddisfatto certe condizioni, riguardanti, in primo luogo, il monitoraggio del suo arsenale bellico di distruzione di massa.
<P>
Tuttavia, è giusto che il regime di sanzioni sia rivisto, in modo da renderlo più mirato.
Lo scopo principale della zona d' interdizione aerea è duplice: impedire a Saddam di utilizzare i suoi elicotteri pesanti da combattimento ed altri velivoli contro i curdi nel nord e contro gli arabi sciiti abitanti nelle zone paludose meridionali, e di svolgere azioni di ricognizione, ricordando che, attualmente, non vi sono squadre d'ispezione delle Nazioni Unite operanti in Iraq.
Gli obiettivi a terra sono impegnati solo se sussiste una minaccia per il velivolo della coalizione.
Non c'è una campagna di bombardamenti contro l'Iraq.
<P>
C'è un elemento in questo Parlamento che cerca di distorcere tutti questi fatti.
Lo abbiamo sentito durante l'audizione sull'Iraq, l'altro giorno, in commissione affari esteri, ed in ciò è evidente un antiamericanismo strisciante.
Mi rassicura, però, il tono generale del dibattito odierno.
Dobbiamo chiudere i ranghi per garantire che qualunque sia il nuovo regime applicato per le sanzioni, esso non sia violato da coloro che ricercano vantaggi commerciali o politici.
Se gli Stati membri dell'Unione europea aspirano veramente ad avere un ruolo maggiore in materia di politica di sicurezza, allora lasciamo che contribuiscano all'attuazione della zona d' interdizione aerea, e assicuriamoci che, qualunque sia il regime di sanzioni imposto, esso sia applicato in modo rigoroso.
<P>
<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
Signor Presidente, dobbiamo ricordare, come ha fatto l'onorevole Van Orden, del motivo principale dell'esistenza di queste zone d' interdizione aerea.
Esse servono soltanto per limitare la capacità di Saddam Hussein d'uccidere e terrorizzare il suo stesso popolo.
Tali zone sono state istituite a sostegno della risoluzione n.688 del Consiglio di sicurezza, in cui si chiedeva la fine di questa brutale repressione.
Sono giustificate ai sensi del diritto internazionale, come una risposta legittima volta ad impedire una grave crisi di carattere umanitario.
Senza di esse, avremmo continuato ad assistere alla brutale repressione degli sciiti e dei curdi.
Avremmo assistito di nuovo, come nel 1991, all'impiego di elicotteri ed aerei da combattimento per uccidere, per gassare e per costringere le persone a sfollare.
Pertanto, le zone d' interdizione aerea sono vitali per evitare un disastro umanitario.
Tuttavia, anche coloro che stanno mettendo in pratica tali zone hanno subito continui attacchi.
Sin dal gennaio del 1999, vi sono stati 1.200 tentativi di colpire questi velivoli con missili terra-aria o con armi antiaeree.
Solo quest'anno, vi sono già stati più attacchi di quanti ve ne siano stati in tutto il 2000.
<P>
La forza aerea della coalizione è legalmente autorizzata a reagire a questi attacchi per autodifesa, e così hanno fatto, in conformità con il diritto internazionale, attaccando solo quelle unità che rappresentavano per loro una minaccia.
Non possiamo permettere che dei piloti, che stanno cercando di proteggere l'umanità, siano a loro volta messi in pericolo.
Ciò sarebbe irresponsabile, ed anche un tradimento nei loro confronti.
<P>
Infine, in quanto alle sanzioni, non dovremmo dimenticare un messaggio elementare: non sono le sanzioni a causare le sofferenze della popolazione irachena.
La causa è Saddam Hussein, come lo è stato dal primo giorno del suo arrivo al potere, ed è interamente nelle mani di Saddam Hussein la possibilità di togliere tali sanzioni, rispettando i requisiti che gli sono stati imposti dalle Nazioni Unite.
<P>
<SPEAKER ID=23 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
<CHAPTER ID=2>
Accordi di associazione
<SPEAKER ID=24 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:
<P>
A5-0049/2001, presentata dall' onorevole Marset Campos a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sulla proposta di raccomandazione del Parlamento europeo al Consiglio sul mandato negoziale di un accordo di associazione interregionale con il Mercosur [2001/2018(INI)];
<P>
A5-0050/2001, presentata dall' onorevole Salafranca Sánchez-Neyra a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sulla proposta di raccomandazione del Parlamento europeo al Consiglio sul mandato di negoziato di un accordo di associazione con il Cile [2001/2017 (INI)].
<P>
<SPEAKER ID=25 NAME="Marset Campos">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono sempre più importanti il ruolo e l' influenza che l' Unione europea ha sulla scena internazionale grazie al consolidamento del processo stesso dell' Unione.
Parallelamente al processo di globalizzazione verso Est, verso il Mediterraneo, verso l' America settentrionale, verso l' Africa, si stanno intensificando le relazioni con altri blocchi regionali.
In questo quadro si colloca il recente accordo siglato con il Messico, che è stato valutato in modo molto positivo dal Ministro degli affari esteri, signor Castañeda.
Quest' ultimo ritiene che l' accordo costituisca per il Messico una sorta di stimolo per migliorare le proprie condizioni di vita, potendo contare sulla considerazione del Parlamento e dell' Unione europea.
<P>
Nel contesto dell' America latina, particolarmente importante è l' accordo di associazione con il MERCOSUR (accordo basato sul Trattato di Roma), come risposta al processo di globalizzazione e come strumento per migliorare le relazioni con i paesi nordamericani.
<P>
Il processo inizia nel 1995 e si concretizza nella dichiarazione del primo vertice di Capi di stato dell'America latina, dei Caraibi e dell'Unione europea, svoltosi a Rio de Janeiro dal 25 al 29 giugno 1999.
Successivamente si sono moltiplicati gli incontri anche con la società civile organizzata.
A tale riguardo, tuttavia, deploriamo che il Parlamento europeo non partecipi alla definizione del mandato per i negoziati di accordi con paesi terzi; è vero che in questi accordi si dà la massima priorità alle questioni commerciali e allo sviluppo economico, ma ugualmente importanti sono anche la lotta alla povertà, la cooperazione, lo sviluppo e il consolidamento della democrazia, lo stato di diritto e il rispetto dei diritti dell' uomo.
Questo accordo segna il passaggio dagli accordi di terza generazione ad un accordo più importante, di carattere interregionale, che è al contempo politico, economico e di liberalizzazione degli scambi.
<P>
Ne consegue il carattere di impegno unico che sorge da questo accordo con il MERCOSUR e con il Cile.
Successivamente al predetto vertice, il Consiglio "affari generali" dell' Unione del 13 settembre 1999 ha approvato le direttive di negoziato dei futuri accordi con le due parti.
Riteniamo tuttavia necessarie alcune modifiche.
Con questa relazione, il Parlamento europeo (che peraltro rappresenta la volontà della società europea, una società non solo economica e commerciale, ma anche sensibile ai temi sociali, alla giustizia, all' equità, alla solidarietà e alla cultura) desidera introdurre nuove direttive che recepiscano espressamente i seguenti punti.
<P>
Innanzi tutto, la base giuridica del nuovo accordo di associazione dovrà essere costituita dall' articolo 310 del trattato CE (ex articolo 238) in relazione all' articolo 300 (ex 228), paragrafo 2, primo comma, seconda frase e paragrafo 3, secondo comma.
E' importante fornire all' accordo una garanzia giuridica, a cui le parti potranno fare riferimento.
<P>
In secondo luogo, occorre prevedere meccanismi specifici per le disposizioni del futuro accordo affinché la cooperazione internazionale, lo sviluppo della democrazia, lo stato di diritto e il rispetto dei diritti dell' uomo (che costituiscono gli obiettivi proposti dalla PESC) si basino sul principio di coesione economica e sociale e tendano alla riduzione degli squilibri.
<P>
In terzo luogo, le nuove direttive di negoziato dovranno essere basate sugli accordi internazionali (per esempio, quelli concernenti le minoranze etniche, le popolazioni indigene, così importanti nel MERCOSUR e negli altri paesi) e sulle convenzioni dell' Organizzazione internazionale del lavoro, prevedendo meccanismi di controllo che migliorino soprattutto la dinamica dei sindacati e dei lavoratori.
Occorrerebbe, inoltre, prevedere non solo la partecipazione congiunta all' ONU e ad altri organismi internazionali (per dare maggiore importanza all' accordo), ma anche dei meccanismi espliciti di dialogo per la politica europea in materia di sicurezza e di difesa, come ha suggerito recentemente l' Istituto per le relazioni con l' America Latina.
<P>
Occorre inoltre ampliare e migliorare la partecipazione specifica della società civile; occorre esaminare la subordinazione della conclusione del nuovo accordo di associazione con il MERCOSUR ai negoziati dell' Organizzazione mondiale del commercio, poiché sia l' Unione europea che il MERCOSUR hanno un' importanza tale da poter giungere ad accordi concreti.
<P>
Occorre infine migliorare le relazioni con gli altri paesi ed eliminare, qualora sussista ancora, l' attuale divisione del processo negoziale in due fasi.
Risulta pertanto importante che il Parlamento approvi in seduta plenaria questa relazione, che è stata adottata all' unanimità in sede di commissione per gli affari esteri e con un aiuto importante della segreteria della Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=26 NAME="Salafranca Sánchez-Neyra">
Signor Presidente, l' onorevole Marset Campos ha già evocato i punti e le rivendicazioni principali del Parlamento, che sono comuni a entrambe le relazioni.
Riassumendo questa discussione in un solo punto, potrei dire che il Parlamento, signor Commissario, attraverso queste relazioni chiede una revisione delle direttive di negoziato.
Perché?
Innanzi tutto, perché è inconcepibile che delle direttive di negoziato non contengano la base giuridica dell' accordo.
Come sottolineato dall' onorevole Marset Campos, secondo il Parlamento l' unica base possibile risiede nell' articolo 310, Accordi di associazione.
Pur riconoscendo che si tratta di accordi misti a causa della materia - in cui alcune competenze spettano agli Stati membri e altre alla Comunità - il Parlamento ritiene che la divisione del negoziato in due fasi (la prima relativa alle questioni generali sugli scambi, che è già iniziata, e la seconda relativa ai negoziati tariffari e sui servizi, che comincerà il 1º luglio) sia discriminatoria e debba essere rettificata, anche se mi rendo conto che a fini pratici non avrebbe molto senso chiedere una modifica delle direttive solo per questo motivo, essendo la data in questione così ravvicinata.
<P>
Ancor più grave, signor Presidente, è la clausola che subordina la conclusione di questi accordi alla conclusione dei negoziati OMC: non sappiamo infatti se questi avranno luogo e quando, eventualmente, termineranno.
Un vincolo del genere non è mai stato introdotto per nessun altro paese o gruppo di paesi.
Il Parlamento ritiene pertanto, signor Commissario, che tale ostacolo vada superato.
Il Parlamento chiede una revisione delle attuali direttive di negoziato al fine di sopprimere e superare questa anomalia.
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Vorrei sapere qual è il parere della Commissione al riguardo, cioè sul collegamento fra la conclusione di questi accordi e la conclusione dei negoziati dell' Organizzazione mondiale del commercio.
<P>
Nel corso della discussione sulla relazione (alla cui elaborazione, Commissario Patten, hanno contribuito con la loro preziosa collaborazione i servizi della direzione "America Latina" e della divisione "MERCOSUR e Cile" ), abbiamo appreso che uno dei suoi colleghi, il Commissario Lamy, responsabile delle relazioni commerciali, sarebbe contrario ad una revisione delle direttive di negoziato, se non dopo l' accettazione da parte del Consiglio.
Dinanzi a noi abbiamo un accordo di associazione politica, di concertazione economica e di cooperazione, in cui è prevista a termine una liberalizzazione degli scambi, ma in cui dovrebbe predominare la volontà politica. Per tale ragione vorrei conoscere l' impressione del Commissario incaricato di dare impulso politico a questo negoziato.
<P>
Signor Commissario, affinché questo aspetto del dialogo politico abbia credibilità, occorre rispettare un requisito ineludibile, cioè adeguare il discorso alla realtà della cooperazione, rispondendo alle parole con i fatti, per non cadere nella semplice retorica.
L' America Latina non ha bisogno di regali, ma di solidarietà e opportunità: un' opportunità eccellente per dimostrare con i fatti la volontà politica è costituita dalle relazioni commerciali.
<P>
Spero, signor Presidente, che, in occasione del prossimo vertice di Capi di stato e di governo dell'Unione europea e dell'America latina, questi negoziati con il Cile e con il MERCOSUR siano ormai abbastanza avanzati e possano essere conclusi.
Pur essendo consapevole del fatto che si tratta di due casi diversi, vorrei chiedere pubblicamente (già lo facciamo nelle relazioni che saranno votate questa mattina) che i due negoziati con il MERCOSUR e con il Cile si svolgano ciascuno sulla base dei propri meriti, ma con l' obiettivo di farli avanzare o completarli in vista del predetto vertice, che dovremo dotare di contenuto nel prossimo semestre.
<P>
Come ha più volte ribadito, il Parlamento europeo ritiene che gli impegni assunti nel vertice di Madrid e questi accordi costituiscano un imperativo urgente e un segno della rinnovata credibilità dell' Unione europea verso l' America Latina.
Le osservazioni che ho appena fatto riguardo al commercio, signor Presidente, sono ugualmente valide in materia di cooperazione; infatti, pur riconoscendo l' importanza dello sforzo realizzato a favore della regione (si tratta di cifre ragguardevoli in termini assoluti), riteniamo che nei suoi confronti esista comunque una certa discriminazione ingiustificata rispetto ad altre aree geografiche.
Non penso che si possano impiegare le stesse risorse per perseguire le nuove priorità: quelle dei nuovi accordi, il rinnovo degli accordi con il Patto andino e con l' America centrale, nonché le priorità derivanti dal vertice di Rio.
Pertanto, alla vigilia dell' elaborazione e della presentazione del bilancio, chiedo al Commissario responsabile un segnale (pur consapevole dei notevoli vincoli che gravano sui nostri bilanci alla vigilia della nascita dell' euro), uno sforzo per inviare un messaggio di segno opposto a quello emerso nel progetto preliminare di bilancio dello scorso anno, un messaggio a favore della regione, allo scopo di arricchire di contenuto il prossimo vertice di Madrid.
<P>
Signor Presidente, anche il Parlamento, uno dei due rami dell' autorità di bilancio, è pienamente consapevole delle difficoltà di questo esercizio, ma se nelle ultime discussioni sul bilancio abbiamo saputo dimostrare che il Parlamento europeo continua ad essere solidale con questa regione, insisto perché gli accordi in oggetto progrediscano in modo significativo.
<P>
Infine, signor Presidente, desidero ringraziare i servizi del Commissario Patten per aver collaborato all' elaborazione di questa relazione. Esemplare è stata anche la collaborazione che si è instaurata con i colleghi della commissione per gli affari esteri, come ha sottolineato l' onorevole Marset Campos.
Ringrazio, per concludere, anche i servizi del Parlamento per l' appoggio che ci hanno fornito.
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<SPEAKER ID=27 NAME="Linkohr">
<SPEAKER ID=28 NAME="Valdivielso de Cué">
Signor Presidente, vorrei innanzi tutto fare riferimento ad un piccolo errore di annotazione concernente il parere della commissione per l' industria, di cui sono relatore, dato che specificamente il punto 2 deve terminare con le sigle GATT.
La frase successiva appartiene alla bozza della relazione ed è stata soppressa nel corso dell' affrettata elaborazione, poiché ho avuto solo 24 ore di tempo a disposizione.
<P>
Per quanto riguarda il testo in esame, vorrei fare riferimento agli aspetti commerciali dell' accordo di associazione tra l' Unione europea e il MERCOSUR, che riunirà quasi 600 milioni di consumatori, cioè, un decimo della popolazione mondiale.
Nel 1998 - unico anno per il quale disponiamo di statistiche - il volume degli scambi annuali ha raggiunto 42 miliardi di euro, facendo segnare una crescita del 125% negli ultimi otto anni ed un avanzo per l' Unione europea pari a 6,4 miliardi di euro.
<P>
Occorre altresì rilevare che l' Europa comunitaria, oltre ad essere il principale fornitore, è tuttora il primo partner del MERCOSUR, a cinque punti dagli Stati Uniti.
Se volgiamo lo sguardo al passato, inoltre, ci rendiamo conto che la presenza dei paesi europei in questa zona è sempre stata quella di maggior peso in tutta l' America Latina, a causa dei particolari legami storici e culturali che ci uniscono.
<P>
Si tratta, in definitiva, di un accordo molto importante, senza precedenti a livello mondiale, mediante il quale si associano in ambito commerciale le uniche due sottoregioni al mondo che abbiano costituito dei mercati comuni.
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Desidero infine esprimere il mio sostegno a questo accordo di associazione interregionale, che potrebbe segnare una svolta nella storia del commercio mondiale.
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<SPEAKER ID=29 NAME="Díez González">
Signor Presidente, nella risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2000 sul caso del Generale Pinochet e sul consolidamento della democrazia in Cile, si sottolineava testualmente che il migliore appoggio possibile al processo di consolidamento della democrazia in Cile da parte dell' Unione europea consiste nel concludere un ambizioso accordo di concertazione politica, associazione economica e cooperazione, con particolare attenzione al versante dei diritti umani.
<P>
Ritengo che si possa essere contenti della rapidità, della sostanza e dell' alto grado di consenso con cui questo Parlamento, attraverso la commissione per gli affari esteri, ha risposto a tale domanda.
Entrambi i relatori hanno messo in rilievo le caratteristiche delle proposte.
Dal canto mio, vorrei sottolineare due punti.
Innanzi tutto, come è stato già osservato, la commissione per gli affari esteri considera fondamentale la base giuridica del nuovo accordo di associazione, da individuare nell' articolo 310 del Trattato, fra l' altro, perché si garantisce così il parere conforme del Parlamento.
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In secondo luogo, la commissione per gli affari esteri ritiene particolarmente importante non subordinare la fine del negoziato per questi accordi alla conclusione del round dell' OMC.
Relativamente a questo secondo punto, forse il Commissario Patten potrebbe anticiparci qual è la sua posizione sul modo di risolvere le discrepanze esistenti in materia agricola, soprattutto nel caso del MERCOSUR.
<P>
Un altro aspetto che considero significativo in queste due raccomandazioni è il carattere fortemente politico che la commissione per gli affari esteri, favorita probabilmente dalla trasversalità della questione, è riuscita ad imprimere ad entrambe le proposte.
Infatti, l' accento sulle componenti di politica esterna e di cooperazione si spinge ben al di là di alcune tendenze a far risaltare l' importanza - in qualche modo minore ma non esclusiva - delle relazioni economiche e commerciali.
<P>
Rafforzando il carattere politico delle nostre relazioni con il MERCOSUR e consolidando il processo d' integrazione, si potrebbe evidentemente esercitare una potente attrazione sul Cile, a prescindere dal ritmo dei negoziati, in modo da controbilanciare il peso che gli Stati Uniti hanno sulle relazioni commerciali, economiche e politiche di questo paese, nonché il suo progetto di rilanciare l' accordo di libero scambio delle Americhe.
Occorrerà, pertanto, prestare la massima attenzione ai passi che in tale direzione compierà la nuova amministrazione americana.
<P>
Desidero inoltre congratularmi con il Commissario Patten e con la Commissione per aver raccolto in questa materia il testimone del suo predecessore, il Commissario Marín, e per aver seguito le orme dell' iniziativa avviata da quest' ultimo con fedeltà e responsabilità - aggiungerei con responsabilità politica.
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Vorrei infine porre una domanda al Commissario Patten, anche se ha appena lasciato l' Aula.
E' evidente l' importanza che avrà per lo sviluppo istituzionale degli accordi il modello di cooperazione parlamentare che s' instaurerà fra il Cile, il MERCOSUR e il Parlamento europeo.
Come altri membri della commissione per gli affari esteri, io propendo per un modello simile a quello degli accordi europei, sulla base di commissioni parlamentari miste al fine di migliorare l' attuale sistema delle delegazioni.
Vorrei conoscere qual è il parere della Commissione e del Commissario Patten a tale proposito.
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<SPEAKER ID=30 NAME="Presidente">
Chiedo ai collaboratori del Commissario Patten di trasmettergli le domande formulate dalla onorevole Díez González.
<P>
<SPEAKER ID=31 NAME="Di Pietro">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il pieno appoggio del gruppo ELDR alle relazioni dei colleghi Marset e Salafranca della commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo in merito all' accordo di associazione UE/Cile e all' accordo interregionale con il MERCOSUR.
In entrambi i casi, come ben dicono i due relatori nelle rispettive motivazioni, questi nuovi accordi di associazione con il Cile e il MERCOSUR rappresentano attualmente la priorità più importante della politica estera dell' Unione verso l' America latina.
L' entità delle relazioni economiche tra l' Unione europea e questi paesi, la necessità di rafforzare il ruolo politico dell' Unione europea quale attore autonomo e autorevole sul piano internazionale contro l' influenza preponderante degli Stati Uniti, il sostegno concreto dell' Unione a tutte le iniziative volte a rafforzare la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti dell' uomo nell' America meridionale, rende non rinviabile il passaggio a una nuova fase rispetto all' accordo quadro di transizione, entrato in vigore nel 1995 per il MERCOSUR e nel 1999 per il Cile.
<P>
Il Parlamento europeo, quale unica Istituzione democraticamente eletta, non può limitarsi a fornire un mero parere; nel quadro della prossima riforma istituzionale, la nostra Assemblea deve arrivare ad ottenere un ruolo più incisivo attraverso l' ottenimento di un esplicito parere conforme.
E' un momento importante, quindi, signor Presidente, un momento da non perdere.
Come presidente della delegazione per le relazioni con l' America meridionale e il MERCOSUR non posso che richiamare l' attenzione, affinché l' Europa e il Sudamerica proseguano negli sforzi per giungere a una soluzione, a prescindere dalle conclusioni dei negoziati multilaterali dell' Organizzazione mondiale del commercio.
<P>
Oggi l' Europa ha ancora a portata di mano la possibilità di costruire una relazione privilegiata con i paesi del MERCOSUR e con il Cile, una relazione che sancisca una nuova pagina di rapporti con questa terra che per tante ragioni è vicina al nostro continente, una terra nella quale possiamo avere ancora un ruolo da protagonisti.
Occorre allora dare un nuovo impulso a questi accordi di associazione globali che devono realizzarsi senza ulteriori perdite di tempo prezioso e che - è estremamente importante sottolinearlo - non devono avere solo una connotazione economica e commerciale, sia pur estremamente importante, ma integrare l' aspetto politico e di cooperazione dello sviluppo.
Sono queste le caratteristiche che contraddistinguono la specificità europea, il nostro patrimonio, di cui siamo orgogliosi e a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare.
<P>
<SPEAKER ID=32 NAME="Knörr Borràs">
Signor Presidente, visto che il Commissario Patten è rientrato in Aula, non si può dire che la sua scarsa presenza in Parlamento sia espressione della simpatia con cui la Commissione guarda a questi temi.
Tuttavia, chi ha visitato recentemente la zona in questione (personalmente, sono appena tornato dall' Argentina e dal Cile) non ha potuto che prendere atto del grande scetticismo che circonda il grado di partecipazione dell' Unione europea alle relazioni con l' America Latina, assolutamente insufficienti.
Questo scetticismo è particolarmente grave nel settore dell' economia sociale delle piccole imprese e dei sindacati, con i quali ho avuto modo di parlare nel corso di questa settimana in Argentina e in Cile.
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In linea generale sono d' accordo - come potrei non esserlo - con la relazione che oggi discutiamo e con tutto ciò che comporta un miglioramento delle relazioni economiche e commerciali con i paesi della zona nonché la partecipazione della società civile a questo e ad altri aspetti degli accordi di associazione.
<P>

Si tratta tuttavia di un appoggio critico, dal momento che, pur essendo stati menzionati - dall' onorevole Marset - i patti internazionali sulle minoranze etniche, manca assolutamente qualsivoglia riflesso degli emendamenti presentati dal nostro gruppo su questa materia ed altre.
In merito ai diritti del lavoro, pur essendo stati compiuti dei progressi - con il recepimento delle convenzioni dell' OIL - non si fa tuttavia nessun riferimento al codice di responsabilità delle imprese multinazionali adottato in sede OCSE, con l' argomentazione che non si tratta dell' Europa, quando in realtà sono le aziende europee quelle che s' insediano in questi paesi.
Inoltre non sono state adottate misure ambientali; nel nuovo mandato negoziale, peraltro, non sono contenuti riferimenti specifici - come da noi richiesto - alla partecipazione strutturata e istituzionalizzata della società civile a questo dialogo politico.
<P>
Appoggiamo pertanto, in linea generale, ciò di cui stiamo discutendo qui oggi a proposito dell' accordo di associazione, ma ancora una volta ci dichiariamo critici in relazione ad altri aspetti che consideriamo essenziali.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="PT" NAME="Queiró">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto congratularmi con i colleghi onorevoli Salafranca e Marset Campos per le eccellenti relazioni da essi realizzate che oggi ci permettono di discutere il mandato per i negoziati relativi a due accordi, come già detto: uno tra l' Unione europea e il MERCOSUR e l' altro con il Cile.
Desidero rilevare che l' accordo con il MERCOSUR può consolidare il primo accordo mondiale tra le due unioni doganali.
L' importanza che esse rivestono deve essere debitamente posta in risalto da questo Parlamento, non solo perché contribuiranno a rafforzare le relazioni tra l' Unione europea, i suoi Stati membri e i paesi del cono meridionale del continente americano, ma anche perché permetteranno un maggior equilibrio nello sviluppo delle relazioni di cooperazione in America latina, controbilanciando l' influenza crescente dell' accordo dell' area del libero commercio delle Americhe nella regione, il NAFTA.

<P>
Desidero inoltre formulare due considerazioni complementari, Signor Presidente.
La prima per dire che anche il sottoscritto, come i colleghi relatori, considera negativa la decisione del Consiglio di subordinare la celebrazione degli accordi alla conclusione dei negoziati dell' OMC.
Accogliamo con favore pertanto il fatto che il Portogallo e la Spagna si siano accordati nel corso del recente Vertice luso-spagnolo, tenutosi a Sintra, per unire i loro sforzi al fine di separare gli accordi dalla conclusione del round di negoziati dell' OMC.
<P>
In secondo luogo, constato che nel mandato dei negoziati si contemplano simultaneamente gli aspetti politici e di cooperazione, oltre a quello commerciale, come è naturale.
Non mi sorprenderebbe - né ci opponiamo, del resto - al fatto che gli accordi possano venire ad assumere la forma di accordi di associazione, o che il Consiglio giunga a definire con chiarezza e in questo mandato la base giuridica che determinerà la natura degli accordi stessi.
La questione non è priva di rilevanza, anche in merito al grado di potere di intervento del Parlamento europeo in relazione ai contenuti definitivi, come ben evidenziano i relatori.
<P>
In ogni caso, è bene ricordare che i parlamenti nazionali degli Stati membri dovranno sempre ratificare tali accordi, conferendo loro la necessaria legittimità democratica.
Al di là di ciò, per quanto mi consta, fino ad oggi non si registrano casi in cui l' inadeguatezza del quadro giuridico concretamente applicato sia stata presa a pretesto per non giungere alla conclusione di un accordo tra l' Unione europea e paesi terzi.
Esorto quindi a non creare nuovi ostacoli laddove non sono finora esistiti.
L' importante è che vengano siglati accordi efficaci e vantaggiosi sia per l' Unione che per gli Stati, nonché per le popolazioni a cui sono destinati.
<P>
<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DE" NAME="Sichrovsky">
Signor Presidente, desidero congratularmi con i relatori per le loro interessanti ed importanti relazioni ed assicurare il nostro appoggio, in particolare anche per quanto concerne la richiesta di coinvolgere maggiormente e in maniera diretta il Parlamento europeo nei negoziati.
Dopo che l' amministrazione americana ha ribadito che le relazioni con l' America latina costituiranno uno dei cardini della politica estera, il miglioramento della collaborazione fra l' Unione europea e gli Stati dell' America latina rappresenta, dal punto di vista economico ma anche da quello politico internazionale, una necessità per l' Unione stessa.
Le raccomandazioni qui menzionate prevedono a giusto titolo non solo un miglioramento della collaborazione economica, ma cercano anche di definire la questione come un progetto globale per l' UE.
<P>
Le raccomandazioni elencate al punto due, la promozione dello sviluppo ed il consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto, nonché il rispetto dei diritti umani e la riduzione degli squilibri fra settori sociali e regioni, sono pertanto altrettanto importanti del potenziamento commerciale.
Dovrebbe forse essere definito con maggiore precisione l' ambito del cosiddetto dialogo politico, altrimenti, la società sudamericana, che continua ad avere una struttura fortemente gerarchica, escluderà gran parte della popolazione da tale dialogo.
<P>
Riassumendo, ritengo che l 'UE abbia una grande opportunità in America latina. Probabilmente ci sarà una concorrenza diretta con gli Stati Uniti, ma bisogna evitare di ripetere gli errori commessi dagli americani, accusati negli ultimi decenni, frequentemente ed a ragione, di aver difeso troppo spesso solo i propri interessi egemonici nelle relazioni con gli Stati sudamericani, senza tenere conto dei rispettivi sviluppi democratici.
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<SPEAKER ID=35 NAME="Martínez Martínez">
Signor Presidente, gli accordi di cui stiamo discutendo costituiranno d' ora innanzi l' asse portante delle nostre relazioni con il MERCOSUR e con il Cile, ponendosi come un complesso omogeneo di singolare importanza.
Attraverso questi accordi e quello firmato con il Messico stiamo aggiornando, rilanciando e configurando per il futuro le relazioni dell' Unione europea con un gruppo di Stati che rappresenta una parte molto significativa dell' America Latina dal punto di vista demografico, economico e politico.
<P>
Ciò è estremamente importante in materia di economia e commercio.
L' interlocutore davanti a noi occupa il quarto posto della classifica mondiale in questo settore e possiede inoltre un enorme potenziale di crescita.
Ugualmente importanti sono la cooperazione e il coordinamento di carattere politico che scaturiscono da questi accordi.
Per gli spagnoli uno stretto legame politico con l' America Latina è sempre stato prioritario, ma credo che qualunque europeo guardi a quel continente come ad un insieme che - per cultura, storia e fase evolutiva attuale - più si avvicina al significato dell' Europa e più precisamente al progetto dell' Unione europea.
Nessuno come i latino-americani ci è così vicino per aspirazioni e valori democratici.
Nessuno come i latino-americani divide con noi un' ambizione di giustizia sociale e di dignità nazionale, in compatibilità con decenni e decenni di progettata integrazione sovranazionale e di partecipazione responsabile e coordinata alla comunità internazionale.
<P>
Questi accordi aprono inoltre un orizzonte di collaborazione, anche politica, sempre più stretta fra l' Europa e l' America latina.
In questo modo, forse saremo in grado di tracciare il nostro cammino più di quanto siamo riusciti negli ultimi decenni, quando sugli uni e sugli altri pesava molto di più l' influenza di questo "zio" comune, collocato per loro al nord del rio Grande, per noi dall' altro lato dell' Atlantico.

<P>

La cooperazione eurolatinoamericana dovrebbe permetterci di avanzare in modo efficace in vista di un ordine mondiale democratico e solidale, necessario per assicurare la pace nel mondo e indispensabile - in quest' era di globalizzazione - per conservare e rafforzare la democrazia, lo stato di diritto e il progresso sociale che auspichiamo per ciascuno dei nostri popoli.
<P>
Questa visione della nostra relazione con l' America Latina è coerente e complementare con quella relativa ai 77 Stati della comunità Africa-Caraibi-Pacifico in virtù della Convenzione di Cotonou, recentemente firmata.
<P>
Signor Presidente, così si va configurando un capitolo essenziale di quella che dovrebbe essere la politica estera e di cooperazione comune dell' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=36 NAME="Fava">
Signor Presidente, signor Commissario, signor rappresentante del Consiglio, onorevoli colleghi, la situazione che si sta negoziando con il MERCOSUR e con il Cile si presta ad alcune pericolose suggestioni che dovremmo evitare, ma offre anche alcune opportunità e responsabilità che questa Unione europea si può assumere.
Dovremmo evitare di considerare questo accordo semplicemente un accordo di libero scambio, che è una pulsione quasi naturale per ciò che un tempo era soltanto un' unione economica; sarebbe comunque, oggi, una lettura riduttiva e pericolosamente favorevole solo per alcune élite e non per i popoli interessati, ai quali noi vogliamo proporre un accordo di associazione globale, che abbia cioè una sua cifra politica e una sua capacità di impulso nei processi di cooperazione.
<P>
L' America latina e i paesi del MERCOSUR e il Cile non sono soltanto il quarto polo commerciale: sono anche un continente in cui trovano compimento le grandi priorità della politica estera dell' Unione europea, e qui penso alla lotta contro la povertà, al consolidamento della democrazia, alla lotta per i diritti umani e i diritti dei lavoratori.
Questo accordo di associazione, nella sua globalità e nella sua cifra politica, può rappresentare un contributo prezioso.
In questo senso ci sembra deplorevole che, nel mandato del Consiglio alla Commissione, non si faccia cenno alla base giuridica per il nostro accordo di associazione.
Noi riteniamo che sia un accordo fondamentale non soltanto per attribuire soggettività, autonomia, responsabilità alla politica estera dell' Unione europea ma soprattutto per riuscire finalmente a recuperare il profondo svantaggio di iniziativa che abbiamo nei confronti dell' America latina rispetto agli Stati Uniti, per affermare una nostra capacità di iniziativa politica, una nostra soggettività nella politica estera nei confronti dell' America latina.
<P>
Ultimo punto: occorre potenziare e prevedere la partecipazione della società civile.
Io considero la società civile non un orpello, un fatto mondano, una necessità puramente estetica; la considero una risorsa reale e autentica sul piano della democrazia: a questa il nostro Parlamento vuole dare un contributo.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
. (EN) Vorrei innanzi tutto congratularmi con i relatori per le loro eccellenti ed estremamente utili relazioni.
<P>
Stiamo chiaramente entrando in un momento cruciale dei negoziati d'associazione con Cile ed il MERCOSUR.
I negoziati sono sulla buona strada.
Abbiamo già avuto tre tornate negoziali, di cui all'ultima ho anch'io in parte partecipato.
E' stato un successo significativo.
I preparativi per la quarta tornata negoziale, che si terrà nella seconda metà di marzo, sono in pieno svolgimento.
Possiamo giustamente dire che dopo un anno e mezzo di trattative stiamo avvicinandoci alla fase più intensa.
Nell'ordine dei giorno della prossima sessione tra le priorità figurano il dialogo politico, la cooperazione e le questioni commerciali.
C'è stato uno scambio di testi da negoziare.
Si è persino iniziato a lavorare sulla preparazione dei negoziati in materia di tariffe e servizi, inclusa l'agricoltura, che inizieranno in luglio.
<P>
Tutto ciò è stato possibile grazie al nostro impegno convinto in questi negoziati.
Nessuno dubita che la Commissione desideri fare tutto quanto è in suo potere per potenziare i vincoli con il MERCOSUR e il Cile.
<P>
Quest'anno intendo accelerare i negoziati.
Molto è già stato fatto nel settore politico ed in quello della cooperazione, ma sono ancora necessari grandi progressi in campo commerciale.
Spero che nel mese di marzo assisteremo ad un balzo in avanti in materia di barriere non tariffarie e di agevolazioni per le imprese.
In luglio ci aspettiamo dei progressi con offerte negoziali sia sulle tariffe sia sui servizi.
<P>
Come il mio onorevole amico ha prima sottolineato, nella primavera del prossimo anno avrà luogo il secondo Vertice Unione Europea - America latina.
E' ancora prematuro speculare su quali progressi concreti potremmo attenderci per quell'epoca, ma è sempre chiaro, come ha detto precedentemente l'onorevole deputato, che, al momento del Vertice, i negoziati dovranno avere definito una massa critica.
Essa dovrebbe essere sufficiente per concludere le discussioni in alcuni campi.
Dovrebbe, inoltre, essere possibile concludere i negoziati in altre aree, subito dopo il Vertice, per quanto ragionevolmente possibile.
<P>
Il nostro obiettivo è quello di conseguire un elevato ed ambizioso livello d'interazione politica e commerciale con il MERCOSUR e il Cile.
Come il Parlamento sa, nessun settore è escluso dai negoziati.
Il nostro principale orientamento è quello di ottenere un partenariato politico strategico, una cooperazione rafforzata, ed un accordo OMC-plus in campo commerciale.
<P>
Non è un segreto che, mentre il Cile condivide pienamente tale approccio globale, il MERCOSUR persegue un obiettivo relativamente più limitato, volto principalmente ad un maggiore accesso al mercato in campo agricolo.
Dovremo continuare ad insistere su di un accordo completo, globale ed equilibrato, che miri ad una relazione politica e di cooperazione più profonda, nonché ad una liberalizzazione degli scambi più estesa e di vasta portata.
<P>
Le due relazioni in discussione sono entrambe esaustive ed estremamente utili.
In esse troviamo un certo numero di giuste raccomandazioni - di cui la maggior parte si basa sulla possibilità di modificare l'attuale mandato negoziale definito dal Consiglio.
Ciò potrebbe essere auspicabile ad un certo punto, nel corso del prossimo anno, ma attualmente la nostra attenzione è naturalmente rivolta ad assicurare la riuscita delle tornate negoziali di marzo e luglio, piuttosto che a fermare le trattative e a tornare ad un lavoro di redazione con il Consiglio.
Abbiamo avuto un dibattito interno esaustivo su questo punto due o tre anni fa.
Attualmente la Commissione è desiderosa di rimboccarsi le maniche e di fare il lavoro che gli è stato chiesto di svolgere.
<P>
Permettetemi di fare alcune osservazioni concrete su raccomandazioni specifiche.
Innanzi tutto, desidero parlare della questione della base giuridica.
L'accordo finale sarà un accordo d'associazione, non un semplice accordo commerciale.
Il nostro futuro partenariato strategico va ben oltre l'aspetto commerciale.
Tuttavia, i nostri consulenti giuridici mi dicono che gli articoli precisi per la base giuridica potranno essere determinati soltanto alla fine dei negoziati.
Per il momento abbiamo soltanto una bozza di accordo.
Dobbiamo attendere il risultato finale, com'è stato fatto in negoziati simili, prima di considerare la nostra base giuridica.
<P>
Inoltre, c'è la questione della democrazia, dello Stato di diritto, del rispetto dei diritti umani e della good governance.
Questi sono tutti elementi fondamentali della nostra posizione negoziale, e sono la pietra angolare dell'accordo che vogliamo conseguire.
Tali questioni sono già state dibattute durante la terza tornata a Brasilia e a Santiago, e, su di esse, abbiamo raggiunto un consenso con il MERCOSUR e il Cile.
Mi sono personalmente impegnato a garantire che questi elementi essenziali siano presenti nei nostri futuri accordi d'associazione con il MERCOSUR e con il Cile.
<P>
Abbiamo, poi, i diritti dei lavoratori.
Anch'essi fanno parte integrante dei negoziati.
Se ne sta discutendo attualmente in vista della quarta tornata di marzo.
Dobbiamo garantire che i diritti dei lavoratori ed una maggiore prosperità progrediscano di pari passo.
Una maggiore prosperità dovrebbe aiutare a radicare più profondamente la democrazia, e ciò dovrebbe significare un maggior rispetto per i diritti fondamentali, inclusi, naturalmente, i diritti dei lavoratori.
Pertanto, noi sosteniamo un'impostazione dell'accordo d'associazione che garantisca i diritti dei lavoratori tramite la cooperazione e la promozione delle pertinenti convenzioni OIL.
<P>
Parliamo ora di una maggior cooperazione politica, inclusa la sicurezza.
Ciò è già stato stabilito durante la terza tornata a Brasilia e a Santiago.
Lavoreremo insieme per promuovere la pace e la sicurezza internazionale sulla base, naturalmente, delle nostre norme e procedure interne.
<P>
Nelle relazioni è menzionata la società civile, come hanno anche ricordato numerosi oratori.
La trasparenza e la responsabilità sono essenziali.
La società civile dovrebbe rientrare nell'accordo.
Abbiamo già raggiunto un'intesa, durante la terza tornata, su proposte volte ad includere la società civile nel contesto istituzionale dell'accordo.
Inoltre, la Commissione ha organizzato con successo una conferenza con i rappresentanti della società civile nell'ottobre scorso per promuovere il dibattito sui negoziati.
Abbiamo anche creato un sito Web, nell'agosto dell'anno scorso, che offre un'analisi completa dei negoziati per il pubblico non addetto ai lavori.
Quindi, come può vedere il Parlamento, stiamo facendo uno sforzo concreto per accrescere la trasparenza del processo.
<P>
Molti deputati e le stesse relazioni alludono alla possibilità di eliminare il collegamento con la nuova tornata OMC proposta.
Non escludo, certamente, tale possibilità, ma ciò dipenderà innanzi tutto dalla possibilità che si tenga veramente una nuova tornata OMC.
Noi speriamo, ovviamente, di sì, ed al più presto possibile, ma questa proposta non è ancora decollata.
Dipende anche dai progressi conseguiti nelle future tornate negoziali con il MERCOSUR e il Cile.
Potremmo considerare tale alternativa se saranno compiuti progressi sufficienti e significativi.
E' stato suggerito di eliminare l'approccio in due fasi dei negoziati.
Il Parlamento saprà, come so io, che tale impostazione fu il frutto di una soluzione di compromesso tra i Ministri durante il Consiglio "affari generali" del giugno 1999 a Lussemburgo.
Tale formula di compromesso riuscì a sbloccare la situazione di stallo nel Consiglio e spianò la strada all'approvazione delle direttive negoziali.
<P>
Apprezzo molto il sostegno del Parlamento in tale importante questione, ma ora si tratta più di una questione di principio che non di una questione pratica.
Temo che ormai il processo sia troppo avanzato per tornare indietro.
Abbiamo ancora quattro mesi soltanto, e solo una tornata negoziale prima di luglio, quando dovrebbe iniziare una seconda fase dei negoziati.
Penso, quindi, che dovremmo andare avanti con il nostro lavoro e preparare negoziati globali e significativi a partire da luglio.
<P>
Permettetemi di concludere sottolineando di nuovo che la Commissione si sta adoperando strenuamente per concludere con successo i negoziati con il MERCOSUR e con il Cile.
Siamo determinati a procedere con il nostro lavoro e a conseguire i maggiori progressi possibili.
Le trattative sono in pieno svolgimento.
I preparativi per la prossima tornata sono in corso.
A prescindere da eventuali modifiche al mandato la Commissione sta lavorando per assicurare la piena riuscita dei negoziati nel più breve tempo possibile.
Spero di potere contare a tal fine sul sostegno del Parlamento.
<P>
Infine, vorrei alludere a due domande che mi sono state poste durante la discussione.
In primo luogo, la domanda della onorevole Díez González.
Temo di avere lasciato l'Aula per circa 60 secondi durante il suo intervento.
Non entrerò nei dettagli del motivo, ma vorrei dire al Parlamento che sono stato presente in Aula per tutta la mattinata e quindi la onorevole deputata potrà capire perché mi sono assentato per sessanta secondi; posso, comunque, rispondere molto positivamente alla sua osservazione.
Mi ha chiesto se ci sarà una commissione interparlamentare mista.
La Commissione ritiene fortemente che debba esserci.
Possiamo rispondere in modo molto favorevole alla richiesta della onorevole deputata e fra poco discuteremo proprio il meccanismo che potremo utilizzare con il MERCOSUR e il Cile.
Quindi, possiamo rispondere molto positivamente a questa importante proposta.
<P>
In secondo luogo, l'onorevole Knörr Borràs mi ha posto una domanda sul codice OCSE.
Non possiamo obbligare i paesi che non sono membri dell'OCSE a seguire il codice.
Capisco l'importanza del punto da lei sollevato, ma non possiamo rendere obbligatorio il rispetto del codice OCSE per i paesi non membri dell'organizzazione.
Spero, e lo ripeto, di poter contare sul sostegno del Parlamento nelle settimane e nei mesi a venire e sono certo che la grande attenzione dimostrata in questo dibattito non farà che confermare questo mio auspicio.
<P>
<SPEAKER ID=38 NAME="Presidente">
Commissario Patten, è inevitabile che l' avvicinarsi delle votazioni interrompa con dei mormorii il suo discorso, ma le posso assicurare che il suo intervento è stato seguito con molta attenzione, la difendo e certifico che lei è sempre presente alle riunioni.

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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà alle 11.00.
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(La seduta è sospesa e riprende alle 11.00)
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<CHAPTER ID=3>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=39 NAME="Relazione senza discussione (A5-0056/2001) dell'onorevole Lehne a nome della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini">
<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="EN" NAME="Rovsing">
<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Vorrei sollevare una questione, anticipando il Tempo delle interrogazioni della prossima settimana.
Nell'ultima sessione plenaria, ho presentato un'interrogazione al Consiglio, nei tempi e nei modi stabiliti dal Regolamento. La Presidenza, tuttavia, si è rifiutata di rispondere, perché non ha ricevuto le traduzioni dell'interrogazione in tutte le lingue.
Non vedo perché dovrei essere penalizzato dal fatto che non fossero disponibili tutte le versioni linguistiche e vorrei sia deciso, se non oggi, anche successivamente, che nel caso in cui un europarlamentare presenti un'interrogazione ai sensi del Regolamento, egli abbia diritto ad una risposta al momento appropriato.
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<SPEAKER ID=42 NAME="Presidente">
La ringrazio, non ero al corrente della questione, ma la sottoporrò all'attenzione della Presidente e le suggerirò di difendere il diritto dei deputati di presentare interrogazioni.
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<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, mi permetta di sollevare una questione di procedura relativa al rifiuto di esporre fotografie del Kazakistan, più esattamente della regione dove si stanno conducendo esperimenti nucleari.
Ieri sera abbiamo dovuto constatare che il Parlamento ha negato il permesso di esporre alla mostra alcune di quelle foto perché sono, a suo dire, sconvolgenti.
Purtroppo, le foto in questione non fanno altro che riflettere la realtà, e se la realtà è sconvolgente, come membri del Parlamento non dobbiamo chiudere gli occhi, bensì abbiamo il diritto e persino il dovere di prenderne atto.
Voglio protestare contro un simile comportamento a nome del mio gruppo e a nome di molte persone che ieri hanno visitato la mostra sul Kazakistan.
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C' è, poi, un secondo episodio che è motivo di indignazione. Ieri è stato negato l' accesso al Parlamento a un visitatore ecuadoriano, il signor Tsamaraint Nauchap, di etnia Shuar.
Egli è venuto qui come inviato del suo popolo e indossava i simboli della sua appartenenza etnica, ovvero una piccola lancia di legno lunga meno di due metri.
A lui è stato impedito di entrare nella sede del Parlamento, a noi è stato impedito di parlargli perché era, per così dire, armato.
Ho trovato particolarmente umiliante che gli sia stato chiesto di consegnare i simboli della sua dignità, che per lui hanno un valore sacro.
Non ha quindi potuto farci visita e i deputati che volevano accoglierlo hanno dovuto farlo fuori dalla nostra sala e fuori da questo edificio.
Trovo che sia stato un comportamento oltremodo offensivo, tanto più che ci è stato confermato che si tratta di una norma generale.
Chiedo che tale norma di comportamento sia modificata.
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<SPEAKER ID=44 NAME="Presidente">
Entrambi gli incidenti sono incresciosi, ma mi permetto di suggerirle di sollevare la questione con il Presidente del Collegio dei questori, in modo che i questori possano discutere il caso.
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Tuttavia, in quanto al secondo incidente, vorrei ricordare la mia esperienza personale in un contesto affatto diverso.
Nello Scottish, il costume nazionale del mio paese, si porta un pugnale infilato nella calza.
Se i servizi di sicurezza sono avvertiti in anticipo del fatto che si tratta di un accessorio di un abito tradizionale, allora l'accesso può essere agevolato.
Il problema con l'indio ecuadoriano penso dipenda dal fatto che le forze di sicurezza si siano trovate improvvisamente di fronte quest'uomo con una lancia, senza essere precedentemente avvertite.
Ritengo, tuttavia, che lei debba sollevare la questione con il Collegio dei questori.
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DICHIARAZIONI DI VOTO - Relazione Lehne (A5-0056/2001)
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<SPEAKER ID=45 NAME="Berthu">
Ai sensi dell' articolo 62, paragrafo 2, del Trattato CE, il Consiglio ha consultato il Parlamento in merito ad una proposta di regolamento, la cui elaborazione era stata delicata e che è volta a fissare l' elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo per i visti inferiori a tre mesi.
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La Romania costituiva un caso limite: in teoria doveva figurare nel secondo elenco, in quanto è un paese candidato con cui sono in corso i negoziati di adesione, ma si è purtroppo reso necessario adottare un atteggiamento più restrittivo, poiché il paese è uno dei tanti paesi europei che sono teatro dell' immigrazione clandestina.
Il Consiglio ha trovato una soluzione piuttosto elegante: ha accettato di includere la Romania nell' elenco dei paesi i cui cittadini sono esenti dall' obbligo del visto, ma la proposta di regolamento, all' articolo 8, prevede che tale disposizione entri in vigore solo quando il paese avrà precisato "gli impegni che è disposto a sottoscrivere riguardanti l'immigrazione clandestina e il soggiorno illegale, compreso il rimpatrio delle persone che soggiornano illegalmente provenienti da tale paese" .
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Questa condizione ha una rilevanza enorme.
Il Parlamento europeo negli emendamenti che ha appena votato ne ha decretato l' abolizione, non per un particolare attaccamento verso la Romania - cosa che avremmo potuto facilmente capire - ma in uno spirito favorevole ad una libera circolazione senza alcun controllo, che troppo spesso lo contraddistingue.
Nelle stesso spirito sono stati votati altri emendamenti di minore importanza, ma che comunque io non sono disposto ad accettare.
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In tali condizioni mi sono rifiutato di votare a favore della relazione del Parlamento europeo, pur sostenendo la posizione originale del Consiglio.
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<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström, Paulsen e Olle Schmidt">
- (SV) La rigida politica dei visti attuata dall'Unione rappresenta un notevole ostacolo per quanti intendono recarsi in Europa.
L'inasprimento dei requisiti per il rilascio di visti attuato negli ultimi anni ha inevitabilmente comportato un aumento del numero di casi di traffico di clandestini e un aumento di ciò che viene definito come immigrazione clandestina nel territorio degli Stati membri dell'Unione.
Le persone che sono giunte nell'Unione europea trasportate dai trafficanti di clandestini o con altri mezzi hanno spesso vissuto grandi tragedie durante il viaggio.
E, una volta giunte a destinazione, sono totalmente prive di diritti e di protezione sociale.
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La lista di paesi per i cui cittadini l'UE impone l'obbligo di visto ne comprende oltre 130.
I paesi per i cui cittadini non vige tale obbligo, invece, non sono neppure una cinquantina.
Una simile prassi, ossia l'obbligo di visto elevato a norma anziché costituire l'eccezione, è indegna di un'Europa democratica.
La regola fondamentale deve rimanere quella del libero ingresso sul territorio dell'Unione, e non il contrario.
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L'Europa deve cambiare atteggiamento nei confronti dell'immigrazione.
Nel giro di qualche anno, la carenza di manodopera nell'Unione diverrà acuta.
Ecco perché è importante saper dire di sì, saper accogliere quanti cercano, negli Stati membri dell'Unione, un futuro migliore.
Una più generosa politica dei visti rappresenta inoltre un presupposto indispensabile all'attuazione di una politica comune dei profughi e dell'asilo dal volto umano.
Una politica che dica "sì" all'immigrazione permetterà inoltre di avere ragione del crimine organizzato e delle tragedie umane di cui si rendono responsabili i trafficanti di clandestini.
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Relazione Haug (A5-0064/2001)
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<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="PT" NAME="Nogueira Román">
Signor Presidente, ho chiesto la parola in merito alle modifiche degli stanziamenti di bilancio solo per manifestare il mio disaccordo in relazione all' idea che il bilancio suppletivo, volto a risolvere i problemi dell' ESB, debba essere ottenuto senza modificare i limiti imposti dall' Agenda 2000.
Ci troviamo di fronte a una situazione straordinaria che va affrontata con risorse straordinarie e adeguate, anche se in futuro gli stanziamenti necessari per la nuova agricoltura potranno essere ottenuti in conseguenza della riforma stessa della PAC.
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In ogni caso, voglio ancora una volta protestare per la marginalizzazione del Parlamento per quanto concerne la ricerca di soluzioni al problema della mucca pazza, nonché per l' incapacità del Consiglio dei ministri e degli Stati membri di trovare vie adeguate per risolvere questo grave problema, dopo averlo ignorato e disprezzato nel corso della maggior parte degli anni '90.
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<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
. (FR) Ho votato a favore del primo bilancio rettificativo dell' Unione europea per il 2001, che prevede in particolare 971 milioni di euro per spese supplementari atte a far fronte alle conseguenze del morbo della mucca pazza.
Tengo però a sottolineare che questa cifra, fissata a gennaio dalla Commissione, sembra già essere del tutto superata dagli eventi.
Da lunedì scorso ci troviamo in una situazione paradossale: l' Unione non può o non vuole finanziare gli aiuti supplementari per gli allevatori francesi e lascia che la Francia se la sbrighi sola, autorizzandola a distribuire aiuti nazionali eccezionali.
In questo modo, in uno dei momenti più difficili della crisi in cui abbiamo più bisogno della solidarietà europea, l' Unione si eclissa vergognosamente.
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Sono certo il primo a dire che non bisogna aumentare il bilancio europeo complessivo, che già ci costa molto caro, e che bisogna altresì rispettare le prospettive finanziarie 2000-2006 fissate dal Consiglio di Berlino nel 1999.
Ma ciò non significa che non si può fare nulla: per ora le prospettive finanziarie nelle rubriche agricole ci lasciano ancora un margine di 506 milioni di euro per il 2001 e non sussiste ragione alcuna per lasciarlo in sospeso a breve e a medio termine, sebbene i crediti agricoli programmati siano stati interamente utilizzati.
Rimane un' altra soluzione.
Invece di aumentare il bilancio complessivo dell' Unione, sarebbe possibile destinare al bilancio per l' agricoltura le spese iscritte alla rubrica dei Fondi strutturali che peraltro negli ultimi anni non risultano interamente utilizzati e che ad ogni modo non sono sempre destinati a necessità così urgenti (fatti salvi ovviamente gli aiuti ai paesi candidati).
D' altro canto, non si tratterebbe di uno storno vero e proprio, in quanto i Fondi strutturali hanno come obiettivo prioritario il mantenimento dell' attività nell' insieme dei territori, e quindi il loro impiego sarebbe giustificato se fossero usati per contrastare le conseguenze devastanti dell' ESB.
Il dramma che stiamo vivendo dovrebbe essere sufficiente per legittimare questo esercizio inusuale.
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In prospettiva, risulta chiaro agli occhi di tutti che la politica agricola europea - la quale ha forse avuto il merito di favorire lo sviluppo della nostra agricoltura negli anni sessanta - ora produce effetti nefasti: assistenzialismo, burocrazia, aumento costante dei costi, la tendenza verso l' agricoltura intensiva che è pericolosa per la salute, eccetera; si rende pertanto inevitabile una riforma radicale.
Come diciamo tutti da anni, occorrerebbe imporre norme molto più rigorose di quelle attuali per assicurare il rispetto della natura e della salute, ma senza accrescere gli oneri per il contribuente.
E' infatti logico che sia il consumatore a pagare la differenza, acquistando il prodotto ad un prezzo giusto, ovvero a un prezzo più verosimile.
Parallelamente, se vogliamo preservare la nostra autonomia alimentare, dobbiamo imporre alle importazione le stesse norme di sicurezza e in certi casi dovremmo imporre prelievi fiscali per tutelare la produzione nei paesi europei.
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<SPEAKER ID=49 NAME="Färm">
Ho scelto di votare oggi a favore della relazione Haug, sulla proposta del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo e suppletivo n. 1/2001 dell'Unione europea per l'esercizio 2001, anche per via della crisi dell' ESB, nonostante gli altri socialdemocratici svedesi abbiano votato contro.
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Questa diversa scelta di condotta non dipende però da un diverso atteggiamento verso la politica agricola.
Anzi, siamo tutti d'accordo sulla necessità di una sua radicale riforma, ivi inclusa, a scadenza, una maggiore assunzione da parte degli Stati membri dei costi insorti a seguito dell' ESB e di altre situazioni di emergenza.
Anche la relazione esprime un punto di vista analogo.
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La ragione che spiega questo voto differenziato, invece, è che, avendo partecipato alla trattazione della materia in commissione, non ritengo che votare oggi contro possa in alcun modo servire a influire sulla politica agricola.
Il bilancio suppletivo, inoltre, non comporta un superamento del bilancio generale, ma soltanto la diminuzione dei margini previsti nel rispetto dei massimali.
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Inoltre, si tratta di una materia in cui il Parlamento non ha diritto di codecisione - fatto in sé discutibile e rimesso in causa nella relazione stessa.
Un voto contrario oggi non comporterebbe, pertanto, alcun cambiamento genuino, ma soltanto un ritardo, posticipando così la messa a disposizione delle risorse necessarie per l'esecuzione dei test e per l'abbattimento dei capi a seguito dell' ESB, e ritarderebbe anche la seconda parte di questo bilancio rettificativo e supplettivo, ossia l' estensione del mandato dell'Agenzia europea per la ricostruzione in Kosovo e in Serbia in modo da includervi anche il Montenegro.
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Nella sua relazione, il Parlamento rivendica con chiarezza una modifica della politica agricola, del tutto in linea con il mio pensiero e con quello di altri deputati europei socialdemocratici e del Folkpartiet, come espresso in un articolo apparso mercoledì scorso su Göteborgs-Posten.
Una rivendicazione sul quale il Parlamento è deciso a impuntarsi, cosa che raccoglie il plauso di tutti noi socialdemocratici svedesi.
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Ciò precisato, non si tratta quindi di una divergenza di vedute in merito alla politica agricola; anzi, comprendo profondamente la scelta dei miei colleghi socialdemocratici svedesi.
Ci divide unicamente la percezione di ciò che si può ottenere votando contro questa relazione in particolare.
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<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
. (PT) Il presente bilancio rettificativo è inadeguato e costituisce soltanto una misura provvisoria, seppure risponda a una necessità urgente di finanziare i costi derivanti dalla crisi dell' ESB.
Per questo motivo abbiamo votato a favore.
Nel frattempo veniamo a conoscenza, secondo quanto affermato dallo stesso Commissario Fischler, del fatto che "la crisi può essere più profonda di quanto non si pensi" e che le previsioni dei costi, pari a 3 miliardi di euro, presentate da alcune organizzazioni di agricoltori, indicano che le conseguenze della crisi dell' ESB sono state sottovalutate, anche a livello di bilancio.
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Ora, visto che pensiamo non sia giusto far gravare sugli agricoltori il costo di una crisi per la quale non hanno alcuna responsabilità, a differenza della politica agricola comune, gli obblighi di bilancio non possono diventare un pretesto per impedire di intraprendere ogni misura necessaria a circoscrivere la crisi dell' ESB e a difendere gli interessi degli agricoltori.
E' necessario rivedere le prospettive finanziarie.
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Come abbiamo già affermato, la riforma della PAC, da tempo ormai urgente, non deve avere come obiettivo la realizzazione di risparmi in bilancio, bensì la tutela della produzione agricola, nel rispetto della sicurezza alimentare, a difesa della sovranità alimentare, al fine di promuovere le specificità regionali e la coesione economica e sociale, garantendo un reddito agli agricoltori e un prezzo giusto alla produzione, nonché prodotti agricoli sicuri e di qualità ai consumatori.

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Nell' attesa abbiamo votato contro l' emendamento che mira a porre all' ordine del giorno la questione del cofinanziamento, ossia la rinazionalizzazione dei costi della PAC, in quanto non siamo d' accordo con tale misura.
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<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="FR" NAME="Grossetête">
. (FR) Ho votato a favore della presente proposta di risoluzione.
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Un fatto è innegabile: le istituzione pubbliche e tecnocratiche hanno fallito nella gestione della crisi dell' ESB.
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I rappresentanti eletti, quelli che incontrano gli agricoltori nella loro terra, sono consapevoli delle aspettative di questa gente e delle difficoltà con cui si trovano a fare i conti.
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Il Parlamento europeo pertanto deve far intendere la propria voce, rilevando dalle altre Istituzioni le speranze e le proposte del settore agricolo.
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Auspico inoltre che il Parlamento europeo in futuro possa intervenire con un maggiore potere e una delle tappe più importanti in questo imprescindibile processo sarà il trasferimento delle spese di mercato nella procedura di coesione.
<P>
Da anni mi batto affinché sia attuata una riforma complessiva della politica agricola comune.
Abbiamo aspettato troppo a lungo e le crisi che stiamo attraversando mettono in luce per l' ennesima volta i limiti mostrati da anni da questo dispositivo.
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Finora la Commissione si è dimostrata piuttosto titubante nelle sue proposte e trovo tutto ciò assolutamente deprecabile.
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In realtà oggi non dobbiamo aiutare gli agricoltori a produrre di più, ma a produrre meglio.
I consumatori hanno perso fiducia e tale fiducia potrà essere ristabilita solo sviluppando un' agricoltura sostenibile.
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La PAC deve fare della salute pubblica il proprio obiettivo prioritario. Tale aspettativa non è propria solo dei consumatori, ma è condivisa ampiamente anche degli agricoltori.
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<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
. (EN) La delegazione del Fianna Fail al Parlamento europeo ha votato a favore del bilancio suppletivo per finanziare il programma d'eradicazione del morbo della mucca pazza, e la risoluzione ad esso associata - ma non senza serie riserve.
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Siamo lieti che l'emendamento volto a limitare la partecipazione dell'Unione europea al 50 percento sia stato respinto da una vasta maggioranza.
Ciò sarebbe stato inaccettabile per noi, per il governo irlandese e per l'insieme dei nostri allevatori.
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Sin dall'inizio, abbiamo considerato il "morbo della mucca pazza" un problema comunitario e, di conseguenza, un problema che dovrebbe essere completamente a carico della Comunità.
La ripartizione percentuale iniziale di un 70 percento di partecipazione comunitaria e di un 30 percento di partecipazione nazionale nella relazione Haug è stata adottata a maggioranza schiacciante.
I deputati del Fianna Fail hanno votato con riluttanza a favore di tale proposta.
Le norme comunitarie attualmente non permettono una partecipazione comunitaria più elevata.
La nostra è stata, quindi, una scelta limitata, per quanto a malincuore.
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Il gruppo del Fianna Fail ha richiesto un voto per appello nominale sul paragrafo finale della risoluzione, che allude alla codecisione in materia di politica agricola comune.
Abbiamo votato contro tale paragrafo.
Il Parlamento europeo non ha alcun potere o autorità per votare da solo dei poteri di codecisione.
Si tratta di una questione che riguarda esclusivamente i Capi di stato e di governo, e che comunque non risulta essere all'ordine del giorno dei loro lavori.
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Inoltre, secondo i Trattati, nessuna revisione della PAC avrà luogo prima del 2003-2004.
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Infine, questa è soltanto una questione attinente al bilancio.
Le discussioni sulla riforma della PAC avranno luogo a momento debito, e quel momento non è adesso.
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Per tutti i suddetti motivi, i deputati del Fianna Fail hanno approvato le raccomandazioni della commissione per i bilanci (relazione Haug).
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<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="FR" NAME="Lang">
A nome dei deputati francesi del Fronte nazionale, vorrei richiamare l' attenzione sul fatto che il bilancio rettificativo e suppletivo 2001, che stanzia 971 milioni di euro per affrontare la crisi dell' encefalopatia spongiforme bovina, risulta insufficiente prima ancora di essere stato approvato.
Tuttavia il punto essenziale non è questo; dobbiamo prendere atto della fine della PAC.
Alcuni deputati se ne rallegreranno, noi no!
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Numerosi segni premonitori avevano preannunciato le prevedibili carenze dell' Europa.
Già lo scorso anno a Seattle, in occasione della Conferenza dell' Organizzazione mondiale del commercio, gli americani e il gruppo di Cairns avevano voluto smantellare la PAC mediante la soppressione delle restituzioni all' esportazione e dei sostegni interni, proprio mentre le loro sovvenzioni all' agricoltura toccavano livelli record (solo per il 2001 hanno stanziato 23 miliardi di dollari).
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La crisi dell' ESB, conseguenza del libero scambio mondiale e dell' assenza di controlli alle frontiere, sembra aver inferto il colpo mortale alla PAC, con l' aggravante che la Germania (divenuta dopo Nizza la principale potenza europea) si oppone a uno sforzo supplementare per aiutare gli allevatori danneggiati, vittime e non responsabili dell' industrializzazione dell' agricoltura.
E' vero che in questa circostanza José Bové e i suoi amici sono, di fatto, gli alleati degli americani: entrambi infatti vogliono distruggere la PAC, gli uni per riconquistare i nostri mercati, gli altri in nome della "lotta di classe" e del terzo mondo.
Gli americani approfitteranno delle nostre divisioni per eliminare il loro unico concorrente serio dai mercati mondiali e riconquistare l' arma alimentare.
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Onorevoli colleghi, vi ricordo che agli inizi la PAC era fondata sul concetto di preferenza comunitaria e di solidarietà finanziaria e che, grazie ad essa, l' Europa è diventata non solo autosufficiente, ma anche un' importante esportatrice di prodotti agro-alimentari di qualità.
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Si sentono di nuovo i termini "cofinanziamento" , "rinazionalizzazione" , "codecisione" in materia agricola, termini che, dopo il Vertice di Berlino del marzo 1999, sembravano essere spariti dal vocabolario.
Questo è il segnale, tra l' altro, che la Francia non ha più in Europa l' autorità né la volontà sufficienti per difendere i propri interessi, come hanno dimostrato a Nizza il Presidente Chirac e il Primo ministro Jospin.
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<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus e Wijkman">
. (SV) La relazione affronta le conseguenze della crisi dell'ESB sul bilancio.
Test, interventi sul mercato e disposizioni per l' acquisto e la distruzione per il bestiame non testato oltre i trenta mesi di età dovranno essere finanziati congiuntamente dall'Unione e dagli Stati membri.
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La relazione sottolinea adeguatamente l'importanza di una riforma della politica agricola comune in senso «ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibile, in linea con Agenda 21».
Essa ribadisce inoltre la responsabilità degli Stati membri rispetto alla problematica dell'ESB e la necessità di esplorare metodi alternativi di finanziamento in caso di epizoozie.
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E' veramente ora di staccarsi da una politica agricola mirata unicamente alla massima resa possibile e che non tiene sufficientemente conto della qualità e dell'interesse del consumatore.
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L'agricoltura svedese non è stata sin qui colpita dalla crisi dell' ESB, ciò che si deve chiaramente a una sana prassi di allevamento e alimentazione.
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Noi riteniamo che gli Stati membri debbano assumersi maggiore responsabilità verso un problema che, in larga misura, dipende da carenze nella legislazione nazionale.
Chiediamo pertanto un voto favorevole agli emendamenti nn. 4 e 5 dell'onorevole Mulder, che comportano una suddivisione in parti uguali (50/50) fra Unione e Stati membri dell'onere finanziario per il risarcimento degli agricoltori in relazione alla crisi dell'ESB.
Appoggiamo anche gli emendamenti nn. 1 e 3 dell'onorevole Graefe zu Baringdorf, che evidenziano la necessità tanto di riforme agricole, quanto di una maggiore responsabilità degli Stati membri rispetto al cofinanziamento.
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Con queste riserve, appoggiamo la relazione.
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Relazione Brunetta (A5-0061/2001)
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<SPEAKER ID=55 NAME="Ortuondo Larrea">
Signor Presidente, a mio giudizio, le reti di telecomunicazioni non sono altro che autostrade di comunicazione sociale, come i corridoi aerei, i binari ferroviari o le carreggiate stradali.
Queste ultime, per esempio, offrono un modello basato sulle pari opportunità, in cui i prestatori dei servizi di trasporto - pur in competizione fra loro - condividono l' utilizzo di reti costruite e mantenute per lo più con fondi pubblici, riducendo al minimo possibile l' impatto ambientale di tali opere civili.
Perché non scommettere allora su uno schema simile per lo sviluppo delle telecomunicazioni, in cui competere non per la costruzione di reti infrastrutturali sovrapposte, ma per l' offerta di servizi più efficaci e meno cari per l' utente?

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Negli anni ' 80, nella mia veste di sindaco della città di Bilbao, sono stato testimone di uno scontro fra imprese che si battevano per aumentare e migliorare le reti; ciascuna voleva effettuare i propri scavi e installare le proprie antenne in modo da disporre di coperture e cablaggi esclusivi in tutte le strade della città.
Io mi opposi a tutto ciò, ritenendo che un unico scavo, cablaggio, rete e antenna di tipo pubblico avrebbero potuto accogliere tutti i servizi di telecomunicazione dei vari operatori privati, così come accade per i camion e gli autobus delle varie compagnie su una stessa autostrada, senza bisogno che ogni operatore si doti della propria.

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Signor Presidente, se vogliamo che anche le reti finali siano private, io non sono contrario, ma penso che sarebbe meglio separare per via regolamentare le funzioni di proprietario e gestore di tali reti rispetto alle funzioni di utente e prestatore di servizi telematici.
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<SPEAKER ID=56 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, con vero piacere comunico che, a nome del Partito dei pensionati che rappresento in questo Parlamento europeo, ho votato a favore della relazione Brunetta, relativa all' accesso alle reti di telecomunicazione e comunicazione elettronica.
Perché ho votato a favore?
Ho votato a favore - e con entusiasmo, signor Presidente - perché io sono convinto che la comunicazione elettronica non ha confini.
I quindici Stati che compongono l' Unione europea avevano una volta dei confini, hanno ancora dei confini, sempre meno chiari, sempre meno divisori, ma per le onde elettromagnetiche non vi sono confini.
L' Europa si è costruita, si costruisce e si costruirà anche con la televisione senza confini.
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<SPEAKER ID=57 NAME="Karas">
Confermo il mio appoggio all' intero pacchetto relativo alle telecomunicazioni, perché sono stati evidenziati molti aspetti validi.
In seguito alla costante crescita della domanda di frequenze nel settore della comunicazione, nel comparto radiofonico, del traffico, della polizia, militare e in campo scientifico risulta assolutamente indispensabile un' azione coordinata a livello europeo nell' ambito della concorrenza internazionale.
In generale, l' armonizzazione a livello dell' Unione europea contribuisce a creare un mercato continentale senz' altro in grado di misurarsi, anche dal punto di vista delle dimensioni, con i concorrenti statunitensi.
Sottolineo inoltre l' accresciuta semplificazione amministrativa, ovvero la riduzione delle procedure previste da venti a otto. Si tratta di un fatto oltremodo positivo.
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Le regole della concorrenza costituiranno lo strumento più importante per disciplinare il mercato della comunicazione elettronica.
Affinché sul mercato possa aver luogo una vera concorrenza, bisogna poter disporre di criteri chiari per consentire interventi giuridici, nonché di condizioni e limiti definiti, al fine di imporre obblighi atti a garantire l' accesso alle reti di comunicazione elettronica e ad assicurare la relativa interconnessione.
Accolgo pertanto con soddisfazione la relazione dell' onorevole Brunetta, che definisce obblighi adeguati per i gestori e che sottolinea l' importanza di annullare le regolamentazioni esistenti, non appena gli obiettivi prefissati saranno raggiunti in conseguenza dei meccanismi del mercato.
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Interventi simili si renderanno necessari, fintanto che continueranno ad esistere i detentori dei monopoli, che tuttora continuano a fornire la maggior parte dei collegamenti.
Le poche risorse, controllate da uno o da pochi gestori, come ad esempio la rete locale di allacciamento nell' ambito delle telecomunicazioni, rappresentano attualmente un ulteriore ostacolo alla libera concorrenza.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
In linea di massima approvo la relazione sull' accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all' interconnessione delle medesime, poiché è necessaria una direttiva che favorisca una vera concorrenza nel mercato europeo delle telecomunicazioni.
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Poiché ritengo che si debbano evitare ad ogni costo situazioni in cui taluni aspetti tecnici specifici possano rallentare la creazione di un vero mercato unico (in particolare nel settore della telefonia mobile), senza distorsioni della concorrenza, avevo proposto un emendamento per obbligare l' impresa che riceve una richiesta di accesso e/o d' interconnessione, a partecipare alle trattative e a negoziare l' accesso con altre imprese che possono fornire lo stesso tipo di accesso e/o di interconnessione sulla rete.
<P>
Reputo infatti che le domande debbano essere respinte unicamente sulla base di criteri oggettivi e se l' accesso viene negato, la parte lesa dovrebbe poter sottoporre il caso alle autorità nazionali di regolamentazione.
<P>
Mi compiaccio che l' obbligo di trattativa di accesso sia stato accolto, così come l' obbligo in base al quale l' accesso dovrà avvenire a "condizioni commerciali" , ovvero economicamente vantaggiose per il nuovo operatore.
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Solo il rigoroso divieto di un rifiuto di negoziare le domande può garantire lo sviluppo di un mercato realmente competitivo, capace di offrire una formula ottimale in termini di prezzo e di qualità, e permette di difendere meglio gli interessi del cittadino europeo.
<P>
Tenuto conto di tali precisazioni, ho votato a favore della relazione dell' onorevole Brunetta.
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<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="SV" NAME="Thors">
. (SV) La relazione Brunetta presenta numerosi lati positivi.
Particolarmente importante è il chiaro sostegno dato alla Commissione affinché si adoperi per una celere adozione di uno standard comune per i decodificatori e per i televisori in ambito digitale.
<P>
Il Parlamento avrebbe inoltre voluto, a grande maggioranza, dare vita a regole unitari per i servizi aggiuntivi che, in futuro, verranno affiancati al servizio televisivo.
Interfacce e software non possono servire da pretesto per legare i consumatori a un determinato fornitore di servizi.
<P>
È invece stata infelice la decisione di imporre alle autorità il compito di far sì che roaming e connessione si basino sul principio del costo, nonché di esigere che il prezzo di una conversazione appaia in tempo reale sul display del proprio telefono.
Si tratta di disposizioni troppo dettagliate.
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Relazione Paasilinna (A5-0053/2001)
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<SPEAKER ID=60 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, anche sulla relazione Paasilinna, relativa alle norme comuni per le reti e i servizi di comunicazione, ho votato a favore.
Debbo dirle anzi, signor Presidente, che, se non ci fosse stata la liberalizzazione delle televisioni, io oggi non sarei qui.
Bene, potrebbe pensare lei, saremmo già a pranzo, ma mi permetta di dissentire.
Hic manebimus optime, qui sto molto bene al Parlamento europeo e sono arrivato qui grazie alle televisioni.
Infatti, da quando sono state liberalizzate, io personalmente, Fatuzzo, ho potuto farmi conoscere, far conoscere le mie idee di difesa degli anziani e dei pensionati da un sufficiente numero di cittadini italiani che mi hanno votato e mi hanno fatto arrivare in questo Emiciclo.
Pertanto, come non votare a favore di questa relazione?
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<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="FR" NAME="Caudron">
Vorrei congratularmi con l' onorevole Paasilinna per il lavoro da lui svolto in una materia estremamente complessa, come dimostrano i numerosi emendamenti presentati alla commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia.
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Vi ricordo che la direttiva proposta, che deve entrare in vigore dal 1º gennaio 2003, dovrebbe tenere in conto da un lato gli sviluppi del precedente pacchetto "telecomunicazioni" del 1998 e dall' altro l' evoluzione tecnologica di tale mercato.
Con mia grande soddisfazione, le autorità nazionali di regolamentazione si vedono accordare una maggiore flessibilità, che consente loro di condurre una propria valutazione delle posizioni di mercato e di decidere se e in che modo un determinato mercato vada regolamentato.
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Al pari dell' onorevole Paasilinna, ritengo che, grazie al nuovo approccio, la direttiva quadro assumerà un ruolo determinante per definire norme di portata generale.
Tali norme devono garantire la coerenza all' interno della Comunità.
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La difficoltà in questo settore in costante evoluzione risiede nel trovare un giusto equilibrio tra le norme specifiche e la legislazione comunitaria in materia di concorrenza.
E' importante vegliare affinché la concorrenza non si faccia in modo anarchico, a scapito degli interessi dei consumatori, e affinché sia salvaguardato lo spirito d' innovazione.
Le autorità nazionali di regolamentazione avranno un ruolo importante da svolgere in questo contesto.
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Le nostre discussioni si erano arenate sul concetto di "impresa con rilevante potere di mercato" .
E' stato addirittura necessario organizzare un' audizione pubblica sul tema.
La commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia ha infine votato un emendamento che apporta un chiarimento terminologico.
Ritengo che allo stadio attuale fosse difficile giungere ad una definizione più chiara.
Mi congratulo pertanto per l' adozione di tale emendamento.
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<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="PT" NAME="Figueiredo">
. (PT) La posizione della Commissione, che la relazione recepisce nella sostanza, si inserisce nel quadro della liberalizzazione del settore, come altri nell' ambito delle comunicazioni elettroniche, sebbene in entrambi i casi stabilisca alcune regolamentazioni che si prefiggono di tutelare i diritti degli utenti e degli stessi creatori, nonché le libertà fondamentali quali il pluralismo dell' informazione e la diversità culturale e linguistica, che rischiano di essere posti in discussione in questo processo.
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Si cerca di superare il ruolo normativo degli Stati membri, rafforzando l' intervento della Commissione e l' autonomia delle autorità nazionali di regolamentazione, rendendole più dipendenti dalla Commissione, allo scopo di creare un quadro normativo a livello dell' UE che si prefigga di conseguire un miglior coordinamento o, addirittura l' armonizzazione delle norme commerciali rispondenti agli interessi delle società multinazionali del settore e alla loro concentrazione.
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Si fa riferimento al fatto che tale processo si inserisce nell' ambito degli obiettivi del Vertice di Lisbona, soprattutto in merito all' accelerazione della liberalizzazione in tali settori e nell' ambito del Vertice di primavera che vuole fare un bilancio di questa situazione che, in sostanza, è caratterizzata dallo smantellamento del settore pubblico e dal declino dei servizi di interesse generale.
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<SPEAKER ID=63 NAME="Malmström e Paulsen">
Abbiamo deciso di votare contro gli emendamenti nn. 23, 25 e 53.
Siamo favorevolmente disposti nei confronti dell'Unione europea e, da liberali svedesi, noi vediamo nell'integrazione europea una possibilità di individuare soluzioni a questioni transfrontaliere quali le reti e i servizi di comunicazione elettronica.
Tuttavia, noi crediamo altrettanto nel principio della sussidiarietà e che ogni decisione vada presa il più possibile vicino al soggetto interessato.
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A nostro avviso, sarebbe eccessivo spingersi fino a prescrivere che gli Stati membri debbano fondere fra di loro le varie autorità nazionali di controllo, o che istituiscano consultori per il pubblico.
Costringere gli Stati membri a disporre che le loro imprese, su richiesta di un'altra impresa, debbano cedere i propri diritti di passaggio assume poi, ai nostri occhi, tinte decisamente illiberali.
Poiché, a nostro modo di vedere, tutti questi temi andrebbero piuttosto gestiti sul piano nazionale, abbiamo scelto di votare contro i tre emendamenti di cui sopra.
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Relazione Niebler (A5-0062/2001)
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<SPEAKER ID=64 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, questa è la terza relazione che abbiamo votato relativa all' apertura e alla regolamentazione della televisione europea.
Mi permetta di chiamarla in questo modo, anche se non c' è ancora la televisione europea, ma si sta preparando.
Vorrei sottolineare il mio voto a favore con la richiesta decisa e convinta che agli anziani e ai pensionati d' Europa si conceda l' accesso gratuito alle televisioni, pubbliche o private, senza dover pagare nulla se sono poco abbienti, perché la televisione è una forma di cultura, di istruzione e anche di compagnia per le persone anziane.
Poiché con questo documento dell' onorevole Niebler si regolamentano anche le concessioni, le modalità di accesso alle emittenti televisive, si può ben condizionare questo all' apertura di programmi gratuiti per i pensionati.
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<SPEAKER ID=65 NAME="Thors">
È stato infelice che in questa direttiva sull'autorizzazione delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica siano state introdotte ulteriori condizioni alle quali gli Stati membri hanno facoltà di riscuotere diritti d'uso per lo sfruttamento di radiofrequenze.
Le condizioni aggiuntive così introdotte possono far crescere il rischio che qualcuno tenti di limitare il margine a disposizione degli Stati membri per attuare una sana politica delle radiofrequenze.
Ecco perché ho votato contro l'emendamento n. 21.
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Ed è stato altrettanto infelice stabilire, con l'approvazione dell'emendamento n. 27, che le spese amministrative per le licenze non dovranno basarsi sulla tipologia dei servizi offerti, né sulla copertura territoriale assicurata dal fornitore di servizi.
Una simile limitazione può rivelarsi molto negativa per le imprese meno grandi.
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Relazioni Varela Suanzes-Carpegna (A5-0047 e 0046/2001)
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<SPEAKER ID=66 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, sono lieto di avere l' opportunità di parlare sia della relazione sulle misure di controllo che di quella sulle misure di gestione degli stock ittici nella nostra attività di pesca.
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La prima relazione è un regolamento sui controlli della pesca.
Sono convinto che l' onorevole Jackson, presidente della commissione per l' ambiente, invidia l' onorevole Varela Suanzes-Carpegna, che è presidente della commissione per la pesca.
Perché lo invidia?
Perché l' onorevole Jackson, con tutto il suo entusiasmo, non è riuscita a far passare una direttiva sui controlli sull' ambiente, che è rimasta semplice raccomandazione.
L' onorevole Varela, invece, è riuscito ad ottenere niente meno che un regolamento per attuare i controlli sulla pesca.
Grande merito, quindi, grande onore, grande rispetto - ma anche grande invidia, credo, da altri presidenti di commissione - per l' onorevole Varela, nonché i miei complimenti.
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Per quanto riguarda l' altra relazione Varela, anch' essa relativa ai controlli sulla pesca, mi domando, leggendo con attenzione questo documento: per quale motivo i controllori che sorvegliano la regolarità della pesca regolamentata dall' Europa, se sono pagati con fondi del bilancio dell' Unione europea, devono essere controllori nazionali, assunti dai singoli Stati, e non controllori che dipendono dagli organi comunitari?
Il controllo è qualcosa di molto delicato e importante.
Se noi paghiamo i controllori dobbiamo anche sceglierli.
Chi di noi pagherebbe un biglietto del cinema per far vedere il film a un' altra persona?
Qualche anima generosa, ma molto pochi.
E' perciò che io dico e auspico: bene i controlli, ma che controlli e controllori siano scelti dall' Unione europea!
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Relazione Piétrasanta (A5-0051/2001)
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<SPEAKER ID=67 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, la relazione dell' onorevole Piétrasanta è relativa al controllo della pesca dei tonni.
Oggi debbo quindi parlare a favore dei giovani tonni.
E' una dichiarazione seria perché nella relazione risulta che, dal 1996 al 1999, il 55 percento dei tonni pescati nelle attività ittiche regolamentate dall' Unione europea erano tonni giovanissimi, appena nati, di meno di 3,2 chilogrammi, mentre avrebbero dovuto essere tonni di 30/35 chilogrammi.
Dovrò rinunciare agli spaghetti al tonno che mi piacevano moltissimo, ma invito me stesso e i pensionati che mi ascoltano a non mangiare più tonno per un po' di tempo, fino a quando non si sarà trovato il mezzo tecnico di evitare di pescare, assieme ai tonni adulti, anche i tonni giovani, appena nati, che hanno il diritto di vivere anche loro.
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Relazione Gallagher (A5-0044/2001)
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<SPEAKER ID=68 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, questa relazione, sulla quale pure ho votato a favore, è un seguito della relazione precedente.
Si parla ancora di tonni.
A pagina 9 della relazione dell' onorevole Gallagher si legge che, a proposito della pesca dei tonni, le disposizioni in materia di ispezioni e controlli sono troppo concise e deboli.
In effetti, sembrerebbe che nessuna autorità della Guinea Equatoriale abbia svolto attività di ispezione o controllo.
In pratica, quindi, in questo documento che regolamenta l' accesso dei nostri pescherecci nella Guinea Equatoriale si riconosce che non c' è nessun controllo su come si svolge questo tipo di pesca.
Io auspico allora che vengano concretamente effettuati questi controlli sulla pesca del tonno: già vengono pescati tonni giovani nelle altre parti dell' Atlantico, ma nella Guinea Equatoriale addirittura non c' è alcun controllo.
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<SPEAKER ID=69 NAME="Bonde, Krarup e Sandbæk">
. Abbiamo votato contro la relazione nel suo insieme, perché riteniamo che l' accordo con la Repubblica della Guinea equatoriale implichi lo sfruttamento economico del paese.
Si può citare, tra le altre cose, la grande differenza tra le spese e il prezzo al commercio di una tonnellata di tonno.
L' Unione europea dovrebbe invece aiutare la Guinea equatoriale a diventare autosufficiente per quanto riguarda lo sfruttamento delle proprie possibilità di pesca.
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Relazione Avilés Perea (A5-0058/2001)
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<SPEAKER ID=70 NAME="Speroni">
Signor Presidente, ho votato contro questa relazione e sono contento che il Parlamento abbia votato contro - sarei stato profondamente attapirato se fosse successo il contrario - perché, con il pretesto della tutela delle donne migranti, in realtà la relazione voleva far passare un principio favorevole all' immigrazione incontrollata, all' immigrazione senza disciplina.
Noi non siamo contro gli immigrati ma riteniamo che per un' onesta, seria convivenza essa debba essere disciplinata e regolata in maniera severa.
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Come temporaneo migrante a Bruxelles, poi, approfitto dell' occasione per dire che mi sento profondamente offeso dalle parole del Viceprimo ministro Michel contro il mio partito, contro gli eletti del popolo italiano, accusati di esser poco democratici.
I belgi si eleggano pure tutti gli stronzi di viceprimi ministri che vogliono ma non si permetta, lui, di offendere gli italiani, i padani e i loro eletti!
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<SPEAKER ID=71 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, anch' io ho votato contro la relazione Avilés Perea per motivi che in parte si possono anche collegare a quelli precedentemente illustrati dall' onorevole Speroni.
Avrei preferito infatti che si regolamentasse più approfonditamente l' accesso nell' Unione europea delle donne che provengono dalle aree del Mediterraneo, che i pensionati gradiscono.
I pensionati anziani non autosufficienti hanno bisogno di assistenza, anche se questa assistenza viene da extracomunitari, e noi sappiamo che le donne sono particolarmente, per loro natura, portate ad assistere gli ammalati e gli anziani.
Sarebbe bene però che questa attività venisse regolamentata e che queste donne extracomunitarie, che venissero ad assistere anziani e pensionati, fossero retribuite con salari pagati direttamente dagli Stati, dalle regioni, dai comuni, dalle autorità pubbliche, i quali dovrebbero sovrintendere e controllare l' effettivo svolgimento di queste attività.
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<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
Non ho votato la relazione sulle conseguenze della globalizzazione per le donne migranti provenienti dai paesi del Mediterraneo della onorevole Avilés Perea della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, perché taluni emendamenti adottati ignorano chiaramente l' ovvia constatazione secondo cui nessuno è tenuto a fare l' impossibile.
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Una maggioranza risicata della commissione per i diritti della donna è nuovamente riuscita a sovraccaricare il testo in modo grottesco, snaturando in tal modo l' obiettivo principale della relazione di cui condivido la posizione a proposito della questione essenziale, ossia l' inserimento del fattore "genere" , il maintreaming, nella politica euromediterranea dell' Unione, ponendo l' accento soprattutto sulla globalizzazione e le sue conseguenze sulla migrazione delle donne.
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Non capisco quale legame ci sia tra la relazione e le rivendicazioni per la creazione di una sedicente "cittadinanza euromediterranea" .
Conosciamo la cittadinanza dei nostri Stati membri e la cittadinanza dell' Unione.
A meno che non si ignori il vero significato e la portata giuridica del termine "cittadinanza" , non capisco come si possa arrivare ad inventare una cittadinanza euromediterranea, che condurrebbe, nel caso dei cittadini degli Stati membri, a costruire una terza cittadinanza, una in più rispetto alle cittadinanze di cui beneficiano i cittadini degli Stati europei non mediterranei.
Per quale ragione allora non rivendicare una cittadinanza eurobaltica o euronordicaper non dire altro?
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E cosa dire degli Stati non europei a sud del Mediterraneo, che non hanno né l' intenzione né la vocazione di aderire all' Unione europea?
Talune dichiarazioni e rivendicazioni a proposito della politica d' immigrazione sono altrettanto assurde, per non dire superflue, perché sfondano porte aperte e ignorano le situazioni reali.
Altre dichiarazioni confondono la politica euromediterranea e la politica di cooperazione con i paesi ACP, che rientra in un capitolo totalmente a parte.
Inoltre, ritengo che sia inammissibile la denuncia generalizzata dei datori di lavoro, accusati in massa di praticare abusi ai danni delle donne migranti.
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Sono convinta che né la felicità, né la qualità della vita delle donne delle regioni mediterranee sono da mettere in relazione con il fatto che tali donne diventino, in numero sempre crescente, emigranti, né con il fatto di presentare l' emigrazione verso gli Stati membri dell' Unione europea come un obiettivo da promuovere mediante una regolamentazione sempre più permissiva in materia di visti e di trattamento degli immigrati illegali.
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Pretendere che vi sia una correlazione tra una normativa per l' immigrazione e il traffico di esseri umani mi sembra tanto assurdo quanto rivendicare la fissazione di quote di flussi migratori verso l' Europa.
La nostra politica dovrebbe piuttosto mantenere i flussi migratori entro limiti ragionevoli e accettabili anche per i cittadini degli Stati membri dell' Unione, mettendo in atto una politica di aiuti allo sviluppo e di cooperazione che consenta alle donne e agli uomini sia di restare nei loro paesi di origine, sia di avere uno standard di vita, una protezione sociale e una parità di diritti e opportunità comparabili a quelli che noi dovremmo attuare nei nostri paesi.
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In questo contesto non dimentichiamo che vi sono paesi attorno al Mediterraneo che non sono membri dell' Unione europea e che mai lo saranno, che dispongono di ricchezze naturali estremamente più importanti delle nostre, ma sono governati da regimi dittatoriali e corrotti che privano le loro popolazioni (in particolare le donne) dei diritti umani, sociali ed economici più fondamentali.
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E' solo inducendo tali paesi a modificare la loro politica interna (nel quadro di un partenariato interpretato correttamente), invece di incoraggiare i loro cittadini ad emigrare, che li aiuteremo realmente, e soprattutto aiuteremo le donne e i bambini, prime vittime di talune culture e religioni le quali, con il pretesto ipocrita di proteggerli, li privano dei diritti umani più elementari.
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<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="FR" NAME="Sanders-ten Holte">
A nome del gruppo ELDR, vorrei esporre la nostra posizione a proposito della relazione della onorevole Avilés Perea e spiegare per quale motivo abbiamo deciso di astenerci.
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Riteniamo che se una commissione parlamentare decide di adottare una relazione di iniziativa, la relazione in questione dovrebbe da un lato riguardare un tema che non sia oggetto d' esame da parte di altre commissioni e, dall' altro, dovrebbe essere il frutto di un largo consenso in seno alla commissione stessa.
Ciò non è avvenuto per questa relazione.
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Temi quali l' immigrazione e la tratta degli esseri umani, meriterebbero di essere affrontati in modo più serio e non in maniera così sommaria.
La commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, per la giustizia e gli affari interni si occuperà presto di tali temi sulla base di una comunicazione della Commissione sull' immigrazione nell' Unione europea.
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Il tema della globalizzazione non è stato affrontato, eppure avrebbe dovuto essere al centro della relazione.
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Dal punto di vista politico, siamo favorevoli ad un riavvicinamento dell' Unione europea ai paesi del bacino del Mediterraneo, ma un concetto come quello di cittadinanza euromediterranea, che non dispone di alcuna base giuridica, potrebbe generare malintesi di carattere giuridico.
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La nostra posizione non significa che i problemi delle donne migranti e le loro condizioni di vita in seno all' Unione europea non ci interessino, ma avremmo auspicato che tale tema fosse trattato diversamente.
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Relazione Gemelli (A5-0059/2001)
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<SPEAKER ID=74 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, come votare contro una comunicazione della Commissione che invita a sviluppare l' aiuto e la cooperazione con i paesi in via di sviluppo?
Volentieri pertanto ho votato a favore, ma vorrei sottolineare a lei, Presidente, e a tutte le persone che ascoltano in questo momento la mia dichiarazione di voto, che so che va in tutto il mondo, che gli anziani e i pensionati italiani, particolarmente quelli che sono iscritti al Partito dei pensionati, avrebbero piacere, terminata la propria attività lavorativa, di essere accolti a braccia aperte, aiutati, assecondati, agevolati dall' Unione europea ad andare in giro per il mondo ad aiutare i paesi in via di sviluppo, senza essere pagati una lira, con le sole spese di viaggio, naturalmente, e di permanenza in quelle località.
Dopo aver tanto lavorato e ottenuto finalmente una pensione, molti avrebbero piacere di essere utili in tutto il mondo, soprattutto ai paesi in via di sviluppo.
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<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="FR" NAME="Fruteau">
Le cifre attuali appaiono come l' ammissione di una sconfitta: su una popolazione mondiale di sei miliardi di individui, un miliardo e mezzo ancora oggi vive con un reddito inferiore a un dollaro al giorno.
Ma ancora più grave è il fatto che si prevede un aumento del 50 percento della popolazione mondiale entro il 2020, e il 90 percento di tale incremento riguarderà i paesi in via di sviluppo: c' è il rischio che la situazione attuale si aggravi ulteriormente nei prossimi anni.
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L' Unione europea, pur continuando a proclamare la propria solidarietà nei confronti dei paesi più poveri del nostro pianeta e a spendere miliardi in loro favore, è drammaticamente priva di una visione del futuro per questi paesi.
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Dobbiamo uscire da questa politica frammentaria, e considerare oramai lo sviluppo come un problema pluridimensionale, affinché lo sradicamento della povertà non sia più semplicemente una chimera, ma divenga una realtà.
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L' aiuto allo sviluppo non è una forma di generosità intrisa di paternalismo.
Per molti dei nostri paesi europei (di fatto ex potenze coloniali) si tratta di un impegno serio al quale non possiamo assolutamente venire meno!
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Ma perché tale impegno sia utile alle popolazioni, occorre razionalizzare i nostri aiuti, riorganizzare i nostri servizi e coinvolgere ancor più gli attori locali, soprattutto le organizzazioni non governative.
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Sono queste le idee che hanno ispirato il lavoro della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, per questo motivo ho votato a favore della relazione dell' onorevole Gemelli.
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Relazione Marset Campos (A5-0049/2001)
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<SPEAKER ID=76 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, il 26 marzo 1991, con il trattato di Asunción, si è costituito il MERCOSUR, mercato comune tra l' Argentina, il Brasile, il Paraguay e l' Uruguay.
L' Unione europea è stata di esempio e di questo mi compiaccio, come credo tutti noi.
Ho votato quindi a favore, augurandomi tuttavia che in questo accordo di cooperazione si abbia un occhio di riguardo per lo scambio della merce "pensione" .
Mi auguro cioè che, in questi accordi e nella loro realizzazione concreta, si controlli, si vigili, si suggerisca, si agevoli il pagamento delle pensioni ai pensionati del MERCOSUR e si prenda da loro quello che potrebbe essere utile ai pensionati europei.
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<SPEAKER ID=77 NAME="Ortuondo Larrea">
Una volta scaduto un precedente accordo di cosiddetta "terza generazione" , l' Unione europea ha istituito dalla fine del 1995 un accordo quadro interregionale con i paesi del MERCOSUR.
Tale accordo quadro avrebbe già dovuto sfociare in un accordo globale di associazione interregionale politica, economica e di liberalizzazione degli scambi, compreso anche il Cile, secondo quanto richiesto dagli stessi Capi di stato e di governo di entrambe le parti in occasione del vertice svoltosi a Rio alla fine di giugno del 1999.
Questo nuovo trattato di associazione stenta a vedere la luce a causa di negoziati parziali interminabili, rallentati dalla nostra richiesta di un impegno preventivo nel quadro dell' OMC.
D' altro canto, c' è chi auspica che il nuovo accordo sia solo uno strumento di libero scambio fra i due gruppi di Stati.
Pur riconoscendo l' importanza dell' associazione economica e commerciale che si persegue tra il MERCOSUR e l' Unione europea, considero più preziosi gli aspetti politici, sociali e culturali che devono informare il nuovo accordo di associazione; quest' ultimo dovrebbe attualmente costituire la massima priorità della politica estera dell' Unione.
Non dobbiamo dimenticare la storia dell' America Latina né i legami che nel corso dei secoli si sono sviluppati fra i diversi paesi europei, scopritori di quello che allora venne denominato "nuovo mondo" .
Tali legami hanno fatto sì che questa parte del pianeta sia impregnata degli stessi substrati culturali, religiosi e d' identità dell' Europa che stiamo costruendo, a tal punto da condividere con noi l' appartenenza alla grande famiglia di valori e di costumi che prende il nome di "Occidente" .
Occorre pertanto rafforzare il dialogo bilaterale a tutti i livelli, sul piano istituzionale, economico, civico-sociale, parlamentare, intergovernativo ed esecutivo, per far sì che i nuovi accordi di piena associazione con il MERCOSUR e il Cile divengano quanto prima una felice realtà.
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Relazione Salafranca Sánchez-Neyra (A5-0050/2001)
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<SPEAKER ID=78 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, questo è un accordo di cooperazione tra l' Unione europea e il Cile.
Ho votato a favore e non riesco a trattenermi dal sottolineare in questa dichiarazione di voto che, per quanto sia io competente in materia di pensioni, tenendo conto dei problemi che abbiamo in Italia e in tutti i quindici Stati dell' Unione europea per pagare le pensioni, auspico che venga attuato in Europa il metodo, inaugurato dal Cile, del passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo.
Lei sa sicuramente, signor Presidente, che in Cile c' è stata una rivoluzione pensionistica: dove prima non si poteva vivere con le misere pensioni che c' erano, adesso invece, investendo in fondi pensione, regolamentati e controllati dallo Stato, si è visto un rifiorire dell' entità delle pensioni degli anziani.
Allora, perché non fare anche noi come il Cile?
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<SPEAKER ID=79 NAME="Presidente">
Con questo si concludono le dichiarazioni di voto.
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<CHAPTER ID=4>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=80 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.
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(La seduta termina alle 12.15)
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