<CHAPTER ID=1>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta precedente è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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(Il processo verbale è approvato)
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<CHAPTER ID=2>
Discarico 1997
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-397/2000), presentata dalla onorevole van der Laan a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sulla relazione della Commissione concernente le misure adottate a seguito delle osservazioni formulate dal Parlamento europeo nella risoluzione sul discarico 1997 (COM(2000) 224 - C5­0223/2000 - 2000/2113(DEC)].
<P>
<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="NL" NAME="van der Laan">
Signor Presidente, la relazione sul discarico 1997 ha avuto un seguito.
E' una novità, ma in un certo senso non è sorprendente, poiché questo è sempre stato un caso particolare.
E' stato il primo discarico dopo la caduta della Commissione Santer e quindi ha rappresentato la prima possibilità per questo Parlamento di esercitare influenza sulla politica di riforma della Commissione europea.
Successivamente il Parlamento ha fatto sentire la sua voce a scadenze regolari, ad esempio con le ottime relazioni degli onorevoli Van Hulten e Pomés Ruiz.
E' evidente che le riforme devono contribuire a ristabilire la fiducia venuta meno nell'Europa.
Oggi ci chiediamo se questi primi passi, promessi all' epoca, siano stati davvero compiuti.
<P>
In generale si può affermare che la Commissione ha fatto del suo meglio per andare incontro alle richieste del Parlamento, iniziando un serio programma di riforme.
Ovviamente è ancora troppo presto per giudicare se tutti i risultati auspicati sono stati raggiunti, occorre ancora che tante parole vengano tradotte in fatti.
Sebbene anche a livello dei Commissari ancora molte cose possano andare storte, e penso ovviamente all'abominevole proposta della Commissione sull'accesso ai documenti, è chiaro che questa Commissione è ben decisa a rompere con il passato.
<P>
Vi cito alcuni esempi.
Nella sua risoluzione sul discarico il Parlamento aveva chiesto che si ponesse fine alla percentuale inaccettabilmente elevata di errori nei conti.
Successivamente la Commissione ha proposto una semplificazione del Regolamento finanziario e un piano per riassorbire tutti gli arretrati anomali entro la fine del 2003, presentando una relazione al Parlamento ogni sei mesi.
Il Parlamento ha chiesto altresì che si riformassero le regole in materia di informazione e denuncia di comportamenti scorretti e di procedure disciplinari, cosa che la Commissione ha fatto.
Il Parlamento aveva chiesto miglioramenti nel settore degli Uffici di assistenza tecnica e li ha ottenuti; voleva un elenco di tutte le indagini in corso relative a casi di frode e di corruzione e lo ha ottenuto; il Parlamento ha chiesto alla Commissione di chiarire la sua strategia per gli aiuti esterni, cosa che la Commissione ha fatto.
Signor Presidente, questi sono solo pochi esempi ma dimostrano che quando il Parlamento si rimbocca le maniche è ben in grado di ottenere risultati sostanziali.
<P>
Una parte del discarico di cui il Parlamento può andare giustamente orgoglioso è l'ospedale di Gaza.
Nel 1996 era un progetto che l'Unione europea finanziava al 97 percento, ma poi a causa di cattiva gestione e della mancanza di un seguito l'ospedale era rimasto vuoto fino alla fine dell'anno scorso.
Questo mentre c'è una grave carenza di cure mediche in una regione che invece ne ha un gran bisogno, e conosciamo tutti le immagini sul Medio oriente.
<P>
Nell'aprile del 1999 il nostro Parlamento ha scoperto questa situazione vergognosa.
Da allora non abbiamo mai smesso di esercitare pressione sulla Commissione e alla fine il risultato lo abbiamo ottenuto.
Dalla sua inaugurazione, tre mesi fa, nell'ospedale sono stati curati più di 2.700 pazienti e sono stati fatti nascere più di 370 neonati sani, davvero una buona notizia per una regione dove la morte è all'ordine del giorno.
Se questo Parlamento non avesse detto chiaramente che la misura era colma, sono convinta che l'ospedale sarebbe ancora vuoto.
Purtroppo adesso deve lottare con problemi di altra natura: gli approvvigionamenti sono stati resi impossibili dalla chiusura di Gaza e nemmeno le ambulanze riescono ad attraversare i blocchi israeliani, ma non è questo l'oggetto della discussione odierna.
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Voglio cogliere l'occasione per soffermarmi brevemente sull'emendamento dell'onorevole Rijk van Dam. Lo trovo un emendamento assai simpatico e il suo contenuto deve certo avere un seguito.
Tuttavia, in qualità di relatrice non mi sento in grado di raccomandarne l'adozione, dato che siamo stati molto coerenti nel respingere l'aggiunta di nuovi elementi al discarico. Conto quindi sulla sua comprensione.
<P>
Signor Presidente, è ovvio che permangono alcune preoccupazioni in relazione al discarico 1997.
Per la politica del personale ad esempio occorre gettare luce sulle procedure di assunzione e di prepensionamento.
Mi aspetto altresì che il Commissario ci chiarisca in che modo la Commissione intende garantire che ogni Commissario faccia in modo che le raccomandazioni della Corte dei conti non vadano a finire in un cassetto, ma che vengano applicate con serietà.
Questo Parlamento veglierà sul seguito che verrà dato a tutte le relazioni presentate dalla Commissione.
Le numerose promesse fatteci per i prossimi anni dovranno essere tradotte in fatti e spero che potremo farlo insieme, per chiudere insieme questo triste capitolo e iniziare a lavorare insieme al futuro in uno spirito di fiducia.
<P>
<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="NL" NAME="Doorn">
Signor Presidente, la relazione dell' onorevole Lousewies van der Laan presenta una chiara panoramica delle misure adottate dalla Commissione europea sulla scia delle osservazioni formulate dal Parlamento europeo nell'ambito del discarico 1997.
In tal senso il mio gruppo voterà a favore della relazione e faccio i miei complimenti alla onorevole van der Laan.
<P>
Tuttavia tengo a sottolineare che se è vero che in cinque settori sono stati compiuti progressi, e lo si legge nella relazione, è anche vero che resta molto cammino da fare.
Mi riferisco alla chiusura dei conti, al miglioramento dei problemi istituzionali di gestione e di controllo, agli Uffici di assistenza tecnica e alla lotta alla frode e alla corruzione.
Non mi soffermerò su tutti i punti, ma solo su un paio.
<P>
Ritengo essenziale che la Commissione nei suoi tentativi di ridurre la percentuale inaccettabilmente elevata di errori, citi per nome gli Stati membri che tralasciano di correggere gli errori per le voci di spesa principali, cosa che ovviamente essi non apprezzeranno.
Perché non creare uno scoreboard anche per questo, come facciamo per le prestazioni degli Stati membri in materia di attuazione della legislazione europea?
Quanta più trasparenza otteniamo tanto meglio.
Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal fatto che i parlamenti nazionali potranno richiamare all'ordine i propri governi.
Dobbiamo ricorrere molto di più alla collaborazione degli Stati membri in materia di lotta alle frodi e di allegra gestione dei fondi europei.
E' in gioco la fiducia dei cittadini nelle autorità e soprattutto nell'Unione europea.
E' inaccettabile che l'Europa si prenda la colpa delle inadempienze e delle inefficienze dei governi nazionali.
<P>
Nel prossimo futuro la Commissione dovrà fare del suo meglio per mettere in piedi un buon sistema di gestione e di controllo.
Fra breve inizieremo le consultazioni sul nuovo regolamento finanziario che spero possa rispondere meglio alle esigenze del management moderno: continuità, trasparenza e chiarezza, chiara definizione delle competenze saranno parametri importanti.
Dobbiamo evitare che i vari organi preposti alla lotta alle frodi e alla corruzione, come l'OLAF e la Commissione per le irregolarità finanziarie si mettano i bastoni fra le ruote a vicenda.
Non c'è niente di peggio di servizi investigativi che sprecano le loro energie in conflitti di competenze.
<P>
Infine, riteniamo essenziale che la Corte dei conti nelle sue relazioni annuali controlli sistematicamente il seguito dato dalla Commissione a osservazioni critiche formulate in precedenza.
Controllare senza rifarsi agli errori constatati in precedenza vuol dire fare il lavoro solo a metà.
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<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="EN" NAME="Morgan">
Signor Presidente, vorrei ringraziare la onorevole van der Laan per aver fornito alla commissione per il controllo dei bilanci e al Parlamento europeo un modello sul quale basare le future relazioni sul discarico.
<P>
Fin dall' inizio sapeva benissimo che voleva concentrarsi su pochi ambiti su cui si chiedevano concreti miglioramenti e che sono stati chiaramente definiti l' anno scorso.
Ora abbiamo un follow-up che ci consente di verificare il loro stato di attuazione.
Ci assoceremo alle sue indicazioni e non voteremo gli emendamenti presentati in quanto desideriamo mantenere questa impostazione priva di ambiguità.
<P>
Complessivamente, la Commissione ha dato un riscontro positivo e ora si tratta di inquadrare il tutto nel contesto più generale della riforma della Commissione.
Siamo lieti di sentire che la Commissione presenterà relazioni di attività annuali per ogni direzione generale ma, affinché il sistema funzioni dobbiamo conoscere con molto anticipo gli obiettivi di queste direzione generali.
Si è fatto qualcosa anche nel campo della politica del personale, ma sembra che si proceda molto lentamente.
Ci rendiamo conto della delicatezza dei negoziati sulla politica del personale ma sia noi, sia l' opinione pubblica europea perderemo presto la pazienza se non si passerà dalle parole ai fatti.
<P>
La PAC e i Fondi strutturali sono gli ambiti gravati dalla maggior parte dei problemi gestionali nella UE, in parte anche per l' entità dei finanziamenti a loro destinati.
Ecco perché è cruciale che noi, nella nostra qualità di organo di controllo tenuto al rendiconto, abbiamo accesso all' informazione sulla gestione finanziaria di questi due ambiti.
Restiamo in attesa di ricevere con regolarità relazioni da parte del Gruppo dei Rappresentanti personali.
<P>
Gli aiuti esterni invece sono un ambito nel quale rileviamo ancora problemi sostanziali.
Il relatore ha chiaramente parlato della disastrosa gestione degli aiuti alla Palestina, il che dà un segnale molto scadente proprio ora che in quella regione sarebbero richieste la massima delicatezza e sensibilità.
<P>
E' recentissima la pubblicazione di un' altra relazione della Corte dei conti sugli aiuti esterni, che dovremmo tenere presente per il futuro.
Ancora una volta, ringrazio la relatrice e mi congratulo con lei per l' ottimo lavoro svolto.
<P>
<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, la relatrice onorevole van der Laan nel suo testo tratta dei progressi compiuti dalla Commissione nell'ultimo anno nel dare un seguito alle raccomandazioni contenute nella relazione sul discarico 1997.
Si dichiara piuttosto soddisfatta della mole di carta prodotta dalla Commissione.
Io invece mi aspetto maggiore sostanza, maggiori risultati.
Le intenzioni sono buone, ma sapremo quale sarà l'effetto solo quando ne vedremo i risultati, quando ad esempio l'OLAF opererà davvero in modo indipendente, quando saranno stati assorbiti gli arretrati nelle operazioni di pagamento, quando verranno commessi meno errori nelle operazioni di pagamento e quando finalmente avremo accesso ai documenti riservati.
<P>
Inoltre non sono convinto di tutte le buone intenzioni della Commissione.
La norma tanto acclamata dalla onorevole van der Laan in materia di informazione e denuncia di comportamenti scorretti lascia molto a desiderare.
Invece di apertura e trasparenza detta norma ispira un senso di damage control.
In base alle nuove regole, chi denuncia un comportamento scorretto deve dimostrare di aver seguito le procedure adeguate.
Non sarebbe più opportuno rovesciare l'onere della prova?
Che sia la Commissione a dimostrare di aver applicato la procedura adeguata.
<P>
La onorevole van der Laan dedica molta attenzione agli aiuti ai territori palestinesi e dà prova di nutrire una fiducia sorprendente nell'efficacia della delegazione dell'Unione europea.
Gradirei vedere una relazione che illustri il ruolo della nostra controparte palestinese.
Del resto le recenti esecuzioni ci obbligano a rivedere le condizioni per gli aiuti europei e in questo contesto attiro l'attenzione di tutti sul fatto che nelle scuole palestinesi il materiale didattico contiene numerose dichiarazioni antisemite che nei nostri paesi verrebbero considerate istigazioni al razzismo.
Gli aiuti europei devono essere al servizio della pace e per questo ho presentato un emendamento che invita la Commissione a non appoggiare in alcun modo la diffusione dell'antisemitismo nei libri scolastici.
Dobbiamo impedire che i fondi europei vengano utilizzati per finanziare la diffusione di dichiarazioni razziste.
Raccomando di votare a favore del mio emendamento e spero che riceva un ampio sostegno.
Respingerlo per motivi formali non andrebbe a favore della nostra causa.
<P>
<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="DE" NAME="Theato">
Signor Presidente, è sorprendere che questa volta la relazione sul seguito dato dalla Commissione alle osservazioni del Parlamento sul discarico sembri suscitare un interesse molto maggiore del vero e proprio discarico, preparato dal Parlamento della precedente legislatura.
Me ne rallegro, ma non è certo una novità che redigiamo una tale relazione e che ci atteniamo a ciò che è stato stabilito in precedenza.
Credo comunque che sapremo assolvere al compito assegnatoci di verificare se la Commissione abbia dato seguito alle richieste avanzate in sede di concessione del discarico.
<P>
Mi compiaccio in particolare e mi congratulo con la relatrice per aver ripreso in esame l'intera problematica e mi compiaccio anche che la Commissione possa dire di aver risposto in modo ottimale alle nostre richieste.
Sottolineo che si tratta di condizioni e non di osservazioni.
Restano però ancora alcuni aspetti di cui dobbiamo occuparci, come emerge fra l'altro chiaramente anche nella relazione.
Mi riferisco in particolare alla chiusura dei conti.
E' davvero preoccupante continuare a trascinare un arretrato di oltre 70 miliardi di euro, un importo che fa lievitare il bilancio e che non può essere utilizzato per altri scopi che l'Unione europea si è proposta.
Per questo bisogna fare di più che non limitarsi a produrre una relazione ogni due anni: bisogna ridurre questo importo e sono certa, signora Commissario, che lei non mancherà di adoperarsi a tal fine.
<P>
In secondo luogo vorrei dire che non mi pare un'idea brillante istituire un'ulteriore sede incaricata dei controlli interni.
Abbiamo creato l'OLAF. Dovremmo verificare più attentamente che l'OLAF possa svolgere il proprio lavoro correttamente e in autonomia, soprattutto le sue indagini interne.
Mi pare importante, tuttavia, che venga soddisfatta la richiesta avanzata nel discarico di istituire una sezione disciplinare che potrebbe avere sede presso la Corte di giustizia o la Corte dei conti.
Sollecito la Commissione a non limitarsi a rilasciare dichiarazioni in merito ma a presentare una base giuridica.
<P>
Concludendo, vorrei rivolgere un sentito ringraziamento per gli sforzi intrapresi a favore dell'ospedale di Gaza, che ho visitato personalmente.
Sono lieta che finalmente, dopo tanti anni, abbia potuto iniziare le proprie attività e che, a quanto ci risulta, svolga con successo il proprio lavoro a favore della popolazione.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="DE" NAME="Bösch">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei riprendere dal punto in cui ha concluso la onorevole Theato.
Signora Commissario, abbiamo qualche difficoltà a comprendere esattamente a quale scopo dovrebbe essere istituita la commissione consultiva per le irregolarità finanziare da lei proposta.
Lo stesso vale per il nuovo ufficio per le indagini amministrative interne di cui la Commissione ha previsto la creazione.
Che senso e che scopo dovrebbero avere questa commissione e questo ufficio, visto che l'OLAF, conformemente a quanto deciso dalla Commissione, è competente per tutte le infrazioni disciplinari contro gli interessi della Comunità e non soltanto per i reati di frode?
Ricordo ancora una volta che questo è quanto ha stabilito la stessa Commissione e invece, a quanto pare, vi accingete a progettare un'inutile sovrastruttura.
<P>
La relazione della collega, onorevole van der Laan, ribadisce molto opportunamente che il Parlamento giudica insufficienti i progressi compiuti dalla Commissione nell'ambito della politica del personale, in particolare per quanto riguarda l'ammodernamento del procedimento disciplinare, da tempo atteso.
Ciò è strettamente attinente, ovviamente, al discarico del bilancio, in quanto riguarda anche la questione della responsabilità dei funzionari e dei dipendenti per i danni arrecati.
Devono i funzionari e i dipendenti della Commissione rispondere dei danni procurati, almeno entro i limiti delle proprie possibilità finanziare?
A questo interrogativo si è data già da tempo, almeno in linea di principio, una risposta positiva.
E tuttavia le norme in materia previste dagli articoli 73 e 74 del regolamento finanziario non sono ancora state applicate neppure in un solo caso.
La giustificazione addotta è sempre stata che le procedure a tal fine non sarebbero sufficientemente chiare.
Chi ha sperato che ora, nel corso della riforma, la situazione cambiasse, è rimasto deluso.
Il documento presentato dal Vicepresidente Kinnock il 29 novembre sulla riforma del procedimento disciplinare sorvola proprio su questo punto davvero decisivo e rinvia una risposta a tempi successivi.
Come interpretare un tale modo di procedere? Personalmente mi è incomprensibile.
Il Parlamento ha già espresso ripetutamente e con chiarezza parere contrario in merito e ha chiesto che venga istituita una sezione disciplinare esterna presso la Corte dei conti o la Corte di giustizia, che dovrebbe intervenire in caso di responsabilità finanziaria dei funzionari e dei dipendenti.
<P>
Questa richiesta formulata nella relazione del collega onorevole van Hulten sulla riforma della Commissione risale ormai a gennaio dell'anno scorso ed è stata ribadita ancora una volta espressamente nella relazione Stauner sul discarico del 1998.
Credo che anche in questo discarico, come emerge dall'ottima relazione della collega, onorevole van der Laan, lasci in sospeso, queste questioni fondamentali per la credibilità dell'amministrazione dell'Unione europea.
Noi abbiamo indicato la strada: non possiamo che invitarla e sollecitarla a percorrerla, signora Commissario!
<P>
<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="DE" NAME="Stauner">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione odierna, che si svolge all'inizio del 2001, sulle misure adottate a seguito delle osservazioni relative al discarico 1997, è a mio avviso piuttosto anacronistica visto che la procedura di discarico 1998 è ormai conclusa da oltre sei mesi e che la commissione parlamentare competente si sta già occupando del discarico per l'esercizio 1999.
Un'amministrazione moderna ed efficiente dovrebbe rispondere tempestivamente alle critiche e alle proposte di miglioramento avanzate dal Parlamento, soprattutto quando si tratta di ovviare a una cattiva amministrazione.
<P>
Entro ora nel merito. Nonostante alcuni progressi degni di approvazione, dobbiamo prendere atto che non è stato dato seguito a importanti richieste del Parlamento, che vengono rinviate gravando sulle procedure di discarico degli anni successivi e impedendone così, ancora una volta una chiara delimitazione, che sarebbe stata invece auspicabile.
<P>
Mi preme sottolineare in particolare due aspetti.
Non comprendo come mai la Commissione non si sia ancora adoperata per istituire una sezione per la disciplina di bilancio presso la Corte dei conti o la Corte di giustizia, garantendo in tal modo un'efficace applicazione alle disposizione del regolamento finanziario in materia di responsabilità finanziaria dei funzionari per i danni da essi procurati.
Quante volte ancora dovremo pregare, sollecitare, implorare - o chissà cos'altro - la Commissione affinché faccia finalmente qualcosa?
Si tratta di una richiesta senz'altro ragionevole!
Lo stesso vale per la nostra richiesta che il Parlamento, in qualità di autorità proposta alla concessione del discarico, possa avere un accesso pari almeno a quello della Corte dei conti ai documenti della Commissione.
L'obbligo d'informazione scaturisce in modo inequivocabile dai Trattati, segnatamente dall'articolo 276 del Trattato CE.
Anch'io giudico superflua la commissione consultiva alla quale si è già accennato e non intendo in questa sede soffermarmi ulteriormente sull'argomento, visto che se ne sono già occupati gli oratori che mi hanno preceduta.
Giudico invece assolutamente irrinunciabili le due richieste ripresentate nei nostri emendamenti e vi invito ad appoggiarle.
<P>
<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="FR" NAME="Dell' Alba">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole van der Laan, per quanto concerne questo dossier voglio congratularmi con la nostra relatrice e esprimerle tutta la mia ammirazione per il modo in cui ha portato a termine il suo compito, per l' abilità con cui ha saputo trattare questo tema, senza lasciarsi trasportare da eccessi che, nell' ambito del discarico, sono sempre possibili, come abbiamo già visto.
<P>
A mio avviso lo strumento del discarico è assai importante e come si suole dire: dobbiamo manipolarlo con cautela. Credo sia normale che il Parlamento indaghi sugli errori, numerosi in questi ultimi anni, constatati nella gestione dei fondi pubblici, imputabili, in particolare, non lo si può sottacere, agli Stati membri; vi ritorneremo fra poco con l' esame di altre relazioni della Corte dei conti.
Sono del parere che il nostro Parlamento debba insistere in modo specifico su tale aspetto durante questa legislatura.
<P>
Nemmeno la Commissione è esente da errori.
Il discarico 1997 è un po' speciale; ha coinciso con un periodo di estrema difficoltà per la Commissione.
A mio avviso la relazione, per il modo in cui è stata conclusa, e auspico che sia definitivamente chiusa in modo da non dar luogo a un' altra sarabanda attorno allo strumento del discarico, ci consentirà di guardare avanti, prendendo a modello, in un certo qual modo, questo discarico che il nostro Parlamento ha lungamente soppesato e che ha provocato reazioni da parte della Commissione.
<P>
Tali reazioni noi le abbiamo esaminate e, a nostro avviso, la maggior parte sono soddisfacenti.
Ne diamo atto. Ora, si avvia un' altra iniziativa volta a limitare i discarichi all' esercizio di bilancio.
A mio avviso siamo nella direzione giusta. Ed è in tal senso che voteremo la relazione della onorevole van der Laan.
<P>
<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="DE" NAME="Schreyer">
Signor Presidente, onorevoli deputati, onorevole van der Laan, La Commissione valuta positivamente la sua relazione.
Come ha potuto constatare, le misure della Commissione relative alla maggior parte dei settori che erano al centro della procedura di discarico 1997 sono senz'altro condivisibili e ciò dimostra che siamo sulla strada giusta.
In questo inizio di anno mi sia dunque concesso di compiacermi delle lodi espresse dal Parlamento alla Commissione.
Ma non voglio limitarmi a questo e intendo prendere in esame tutti i punti in merito ai quali permangono delle critiche da parte vostra e vengono richieste ulteriori misure, segnatamente nei settori della politica del personale e delle azioni esterne.
<P>
Nell'ambito della politica del personale la relatrice richiama in particolare l'attenzione sulla questione del fondamento giuridico del regime di prepensionamento.
Ricordo che la Commissione, prima di Natale, ha adottato una proposta attualmente in esame in sede di procedura di consultazione fra le Istituzioni e che sarà sottoposta al Parlamento in febbraio.
Cito di seguito i dati principali: il prepensionamento dovrebbe riguardare 600 persone.
Conformemente al principio della neutralità di bilancio, tuttavia, le nuove assunzioni dovrebbero essere soltanto 248.
<P>
Quali sono i dipendenti interessati dal provvedimento?
Il criterio prevede che si tratti di funzionari che abbiano almeno 50 anni di età e almeno 10 anni di servizio.
In base al provvedimento, inoltre, essi dovrebbero percepire una percentuale compresa fra il 60 e il 70 percento dello stipendio a seconda dell'età e dell'anzianità di servizio.
Si tratta di una misura volontaria.
Sarà la Commissione a stabilire, sulla base di criteri oggettivi, chi ha diritto di usufruire del regime di prepensionamento al fine di garantire che attraverso questa procedura di selezione venga effettivamente raggiunto l'obiettivo che ci si è proposti, ossia un generale aumento dell'efficienza nel settore del personale.
<P>
Il secondo punto relativo alla politica del personale è quello del procedimento disciplinare.
Nella sua relazione di gennaio il Parlamento ha proposto l'istituzione di una sezione esterna per la disciplina di bilancio presso la Corte dei conti o la Corte di giustizia.
La proposta è stata ribadita nuovamente oggi.
Esporrò ancora una volta in sintesi le ragioni illustrate molto dettagliatamente dal mio collega Neil Kinnock in base alle quali la Commissione si dissocia da questa proposta.
I Trattati europei assegnano alla Corte dei conti e alla Corte di giustizia delle Comunità europee compiti specifici: la Corte dei conti è competente in materia di controlli esterni delle finanze e la Corte di giustizia delle Comunità europee ha la funzione di controllare eventualmente i procedimenti disciplinari avviati dalla Commissione.
La Commissione ritiene che potrebbero sorgere conflitti di interesse se dette Corti intervenissero direttamente nei procedimenti interni della Commissione.
La Commissione fa inoltre rilevare che in tutte le organizzazioni internazionali sono le Istituzioni stesse ad essere responsabili della disciplina nei confronti del proprio personale.
Siamo fermamente convinti che ciò dovrebbe valere anche per la Commissione europea.
<P>
Ovviamente è necessario attivarsi in questo ambito, come è risultato oggettivamente.
Prima della fine dell'anno abbiamo adottato le proposte menzionate dall'onorevole Bösch e che sono attualmente all'esame in procedura di consultazione.
Esse prevedono innanzi tutto passi che devono essere intrapresi direttamente, senza modificare lo statuto e, in secondo luogo, misure che richiedono invece la modifica dello statuto del personale e per la cui attuazione occorrerà un po' più di tempo.
Per compiere i primi passi è importante soprattutto che venga istituito un ufficio disciplinare presso la Direzione generale personale e amministrazione.
<P>
Rispondendo alla sua domanda, faccio rilevare che all'OLAF verrà sempre chiesto di precisare se interviene in questa procedura o se intenda farlo prima di attivare l'ufficio disciplinare.
Solo nel caso in cui l'OLAF risponda negativamente entrerà in funzione detto ufficio.
Le situazioni possono essere alquanto diverse.
Un esempio: le molestie sessuali sul posto di lavoro.
Poiché l'OLAF probabilmente non interverrà in questo caso, sarà necessario ovviamente condurre un'indagine amministrativa o un procedimento disciplinare.
Sono ipotizzabili ambiti diversi.
A mio avviso è senz'altro opportuno procedere in modo complementare.
Non si tratta certo di sottrarre compiti all'OLAF o di tentare di limitare l'ambito di competenza dell'OLAF, come è stato stabilito dal Parlamento e dal Consiglio: in questo ambito l'indagine dell'OLAF ha la priorità.
<P>
Inoltre è estremamente importante che il consiglio disciplinare sia presieduto da un esperto esterno, a conferma del fatto che la Commissione intende condurre procedimenti disciplinare equi e obiettivi.
<P>
Vorrei spendere qualche parola sulle critiche espresse a proposito delle azioni esterne.
La onorevole Theato ha sottolineato la necessità di diminuire gli arretrati sul fronte degli impegni.
Sull'argomento abbiamo presentato una relazione nel quadro della procedura di bilancio 2001 e ribadito che, ovviamente, questi volumi abnormi di impegni da liquidare, i cosiddetti impegni da tempo "dormienti" - Commitments - devono essere ridotti quanto prima.
Nell'ambito delle azioni esterne sono comunque già stati compiuti alcuni primi passi positivi.
<P>
Passo ora all'ospedale della Striscia di Gaza, che assume particolare rilievo nella relazione della onorevole van der Laan.
In effetti, vi sono stati numerosi deplorevoli ritardi.
Il Parlamento, a tale proposito, ha continuamente e con vigore ribadito la necessità di andare avanti e di affrontare tutti i problemi.
Ora possiamo davvero rallegrarci del fatto che l'ospedale sia entrato in funzione e che da questa estate abbia cominciato a curare gli ammalati.
Purtroppo però gli sviluppi politici e gli scontri violenti hanno nuovamente eretto delle barriere.
Accade persino che l'embargo nella Striscia di Gaza impedisca in parte la fornitura delle attrezzature e l'accesso dei pazienti; anche buona parte del personale al momento non ha potuto raggiungere l'ospedale.
Dobbiamo veramente insistere - anche nell'ambito di questo dibattito - affinché si ponga fine alle violenze.
I contribuenti europei hanno manifestato la propria disponibilità a prestare aiuto alla popolazione di Gaza e ora quest'ultima deve poterne usufruire.
<P>
<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà oggi, alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Relazioni speciali della Corte dei conti
<SPEAKER ID=13 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle seguenti relazioni:
<P>
(A5-0331/2000) dell'onorevole Garriga Polledo, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, su1la relazione speciale n. 8/99 della Corte dei conti sulle cauzioni e garanzie previste dal codice doganale comunitario per proteggere la riscossione delle risorse proprie tradizionali corredata delle risposte della Commissione[C5-0228/2000 - 2000/2132(COS)];
<P>
(A5-0396/2000) dell'onorevole McCartin, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sulle relazioni speciali della Corte dei conti nn. 1/1999, sull'aiuto per l'uso del latte scremato e del latte scremato in polvere per l'alimentazione degli animali, 2/1999, sugli effetti della riforma della PAC sul settore dei cereali, 1/2000, sulla peste suina classica, e 8/2000, sulle "misure comunitarie per lo smaltimento delle materie grasse butirriche" , corredate delle risposte della Commissione [C5­0236/2000, C5-0237/2000, C5-0238/2000, C5-0239/2000 - 2000/2130(COS)];
<P>
(A5-0389/2000) dell'onorevole Staes, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sulla relazione speciale della Corte dei conti 2/2000 sugli aiuti dell'Unione europea alla Bosnia-Erzegovina nel quadro del ripristino della pace e dello Stato di diritto, corredata delle risposte della Commissione [C5­0229/2000 - 2000/2131(COS)];
<P>
(A5-0359/2000) dell'onorevole Dell'Alba, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, della Corte dei conti concernente le relazioni speciali n. 6/1999, 7/1999, 3/2000 e 7/2000 relative ai fondi strutturali, esecuzione di bilancio, corredate delle risposte della Commissione [C5-0240/2000, C5-0241/2000, C5-0242/2000, C5-0243/2000 - 2000/2129(COS)].
<P>
<SPEAKER ID=14 NAME="Pomés Ruiz">
relatore.
(ES) Signor Presidente, desidero esordire elogiando il buon lavoro svolto dal collega, onorevole Salvador Garriga Polledo, nella relazione elaborata sulle risorse proprie, tema che da molto tempo egli segue da vicino.
<P>
Il bilancio comunitario è alimentato in gran parte dalle risorse proprie tradizionali che i servizi doganali degli Stati membri percepiscono e quindi il ruolo principale del sistema normativo comunitario di cauzioni e garanzie è volto a proteggere gli interessi finanziari della Comunità.
<P>
Le carenze nelle procedure applicabili al sistema di cauzioni e garanzie portano alla mancata riscossione delle relative entrate comunitarie, che occorre compensare con contributi addizionali a carico del PNL degli Stati membri.
Per questa ragione ritengo che bisognerebbe esigere un interesse dagli operatori che, in realtà, con le dilazioni di pagamento nell' ambito delle loro operazioni di messa in libera pratica, utilizzano un credito non autorizzato.
La relazione dell' onorevole Garriga Polledo riguarda i casi di responsabilità degli Stati membri in cui la mancata applicazione della regolamentazione comunitaria sulle cauzioni e garanzie danneggia gli interessi comunitari.
<P>
La Corte dei conti ricorda che, quando si tratta di cauzioni obbligatorie, il principio di base è che le autorità doganali stabiliscano l' ammontare della cauzione a un livello pari all' importo esatto dell' obbligazione doganale laddove possa essere determinato con certezza e, in caso contrario, pari all' importo più elevato, calcolato dalle autorità doganali, delle obbligazioni doganali che sono sorte o che possono sorgere.
In pratica è l' organismo di cauzione o di garanzia che valuta i rischi dell' operazione.
Per la valutazione di tali rischi, occorre che la garanzia sia stabilita tenendo conto del livello più vicino possibile all' importo dell' obbligazione doganale per la quale è stata concessa la cauzione o la garanzia.
Se tali norme saranno rispettate ne deriverà una totale protezione degli interessi finanziari connessi.
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Fra le varie difficoltà che si presentano ne rileverei una mezza dozzina.
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Primo: non ci sono statistiche affidabili sul volume di garanzie attualmente fissate.
Nei servizi doganali di contabilità degli Stati membri esistono i dati relativi a tali cauzioni e garanzie, chiaramente identificate dal punto di vista contabile o giuridico, ma non esistono misure che consentano di compararli e di conoscerli a livello comunitario.
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Secondo: talune autorità doganali non sono in grado - preferisco accettare quest' ipotesi piuttosto che credere a una loro volontà di non collaborare - di controllare in modo efficace l' adempimento dei requisiti stabiliti dalla legislazione comunitaria per le garanzie a causa di imperfezioni nei loro sistemi e procedure di funzionamento o di contabilità.
A tale proposito, tengo a segnalare che il Nuovo Sistema Informatizzato di Transito (NSIT) entrerà ben presto in vigore in tutti gli Stati membri e nei paesi associati al sistema di transito comune.
Evidentemente, l' adempimento delle garanzie comunitarie dipenderà in gran parte dallo sviluppo di tutte le modalità di funzionamento del NSIT.
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Per risolvere il problema del numero elevato di operazioni di transito non pagate, dovremmo porre l' accento sull' importanza delle misure operative e, ancora una volta, sulla necessità di un rapido sviluppo di questo nuovo sistema.
Con la formula dei certificati di garanzia multipli e con il NSIT riusciremo ad ottenere la centralizzazione e una maggiore chiarezza amministrativa.
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Terzo: è necessario segnalare le dichiarazioni incomplete.
Alla scadenza dei termini consentiti dalla normativa comunitaria, gli Stati membri debbono trasferire ai "conti A" i dazi garantiti che non sono stati oggetto di contestazione.
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Quarto: è necessario modificare la legislazione doganale comunitaria per essere certi che i prestatori di garanzia, garanti del diritto di credito, garantiscano anche le liquidazioni d' ufficio emesse dai servizi doganali dopo lo svincolo delle merci.
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Quinto: la Corte dei conti ha rilevato un notevole numero di casi denunciati in cui gli importi dovuti al bilancio comunitario non sono stati pagati o sono riscossi con gli interessi di mora pertinenti fuori scadenza.
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Infine, desidero citare le difficoltà che portano alla mancata riscossione dei cospicui importi di dazi doganali e altre imposte derivanti dalle operazioni TIR, difficoltà dovute all' inefficace applicazione dei meccanismi esistenti e alla mancanza di sorveglianza nel transito.
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Concludendo, signor Presidente, voglio porre l' accento sul fatto che la Commissione europea deve studiare i vari problemi esistenti e, in particolare, deve rivedere il sistema informatico per tenere conto degli interessi dovuti a questo titolo al bilancio comunitario da parte degli Stati membri.
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<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="EN" NAME="McCartin">
Signor Presidente, desidero riconoscere l' importante ruolo della Corte dei conti nella preparazione di queste relazioni.
Mi sono occupato di quattro relazioni relative ai settori lattiero-caseario, cerealicolo e della peste suina per stanziamenti globali pari a circa 16 miliardi di euro, ossia una consistente fetta del bilancio.
Lo studio condotto dalla Corte dei conti si caratterizza per un grande approfondimento e dobbiamo riconoscerne l' importante ruolo nell' affiancare le attività del Parlamento, in quanto ovviamente, senza interazione fra la Corte dei conti e il Parlamento, quest' ultimo non sarebbe in grado di valutare o giudicare l' efficacia della spesa della Commissione.
Possiamo anche ammettere che la Corte dei conti è presente al fianco della Commissione quando si tratta di scoprire i punti deboli della sua amministrazione oppure difficoltà, che può non aver colto, relativamente alle modalità applicative dei nostri vari regimi da parte degli Stati membri.
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In questa specifica relazione, la Corte dei conti ha attirato l' attenzione sui punti deboli dei regolamenti di base, che rendono difficile per la Commissione e persino per gli Stati membri procedere a un efficace controllo della spesa.
Nella relazione speciale sulla riforma del settore cerealicolo, la Corte dei conti si è chiaramente chiesta se le politiche raggiungano o meno i loro obiettivi economici e sociali.
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Per quanto attiene al settore lattiero-caseario, abbiamo due relazioni, una sulla latte magro in polvere e l' altra sul burro, dovremmo tenere presente che, pur avendo un regime di quote ideato per avvicinare i valori di produzione a quelli del consumo, dobbiamo sempre spendere circa 3 miliardi di euro all' anno per eliminare le eccedenze e che soltanto circa il 37 percento del latte magro in polvere prodotto è venduto a prezzi di mercato.
In altri termini, il resto va sovvenzionato per l' uso in mangimi animali e altro.
Analogamente, nel caso del burro, soltanto il 75 percento di quello da noi prodotto viene venduto a prezzi di mercato.
Ciò evidenzia le debolezze delle politiche articolate in un sistema di quote e che al contempo richiedono consistenti risorse comunitarie per sovvenzionare le eccedenze.
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La relazione della Corte dei conti attira l' attenzione, con il sostegno del Parlamento, sull' opportunità di utilizzare forse meglio le nostre risorse, in maniera da incoraggiare un maggiore consumo di prodotti lattiero-caseari sui nostri mercati europei, invece di finanziare i quantitativi non utilizzati.
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Nel settore cerealicolo, la Corte dei conti ha puntato il dito principalmente contro la sovracompensazione, già ampiamente documentata e di cui prendiamo atto, e attira l' attenzione sull' esigenza, nel progettare le politiche a tutti i livelli - Commissione, Consiglio e Parlamento - di tenere conto del trasformarsi del mercato.
Quando abbiamo elaborato questa politica, non abbiamo previsto l' aumento dei prezzi mondiali che ha generato notevoli sovracompensazioni nel settore.
La relazione attira anche l' attenzione sul fatto - e il Parlamento lo rileva - che circa il 40 percento dei 14 miliardi di euro spesi per il settore cerealicolo sono destinati al 3 percento degli agricoltori, mentre il 54 percento dei coltivatori incassa circa il 5 percento degli aiuti.
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Ciò evidenzia ancora una volta l' impostazione complessiva di questa politica, oltre al dubbio sull' opportunità di riformarla nell' intento di renderla più compatibile con la politica regionale e sociale.
Queste sono le principali preoccupazioni emerse.
Rispetto ai settori cerealicolo e lattiero direi anche che ci siamo resi conto che la Commissione ha intrapreso una revisione dalle fondamenta della politica e ha già avviato il relativo studio, di cui quindi attendiamo la conclusione.
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Vorrei ringraziare la Commissione per la collaborazione prestata e per essere già intervenuta su alcuni dei punti deboli evidenziati nelle varie relazioni.
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<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="NL" NAME="Staes">
. (NL) Signor Presidente, fin da quando vennero firmati gli accordi di pace di Dayton, alla fine di dicembre 1995, l'Unione europea ha dato un enorme contributo alla pace.
Sono stati stanziati molti finanziamenti per la ricostruzione, per l'organizzazione di elezioni, per contribuire al rispetto dei diritti umani eccetera.
Inoltre abbiamo finanziato per il 53 percento l'Ufficio dell'Alto rappresentante.
La relazione straordinaria della Corte dei conti oggi in discussione è la terza di una serie.
In passato sono state presentate una relazione sulla situazione a Mostar e una seconda relazione sulla ricostruzione nella ex-Iugoslavia.
Credo che queste relazioni speciali, insieme a quella oggi in discussione, abbiano già messo il Parlamento europeo di fronte alla realtà dei fatti e noi abbiamo anche tentato di dare il seguito adeguato a tali relazioni.
Credo anche che questo metodo di lavoro della Corte dei conti, insieme al seguito del Parlamento per il tramite della commissione per il controllo di bilancio, ci abbia fatto compiere dei progressi.
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Onorevoli colleghi, il controllo di bilancio non è possibile solo a partire da un ufficio a Bruxelles o a Strasburgo.
Credo che a volte ci si debba recare in loco, conoscere la situazione sul terreno, fare conoscenza con la gente, sapere come deve lavorare la gente sul posto, conoscere le circostanze.
Altri colleghi, per le relazioni precedenti, hanno avuto la possibilità di recarsi in Bosnia-Eerzegovina, dove hanno imparato molto e anch'io vi sono stato, dal 16 al 19 ottobre dell'anno scorso.
E' molto importante, lo ripeto e lo sottolineo.
Durante quei quattro giorni a Sarajevo ho imparato più di quanto avrei potuto imparare leggendo migliaia di pagine sull'argomento.
Invito quindi la Conferenza dei presidenti a tenerne conto quando dovranno decidere se dare ai relatori la possibilità di fare questa esperienza.
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Quali sono stati i punti di critica, onorevoli colleghi?
Innanzitutto nei confronti della Commissione: finanziamenti insufficienti, personale insufficiente e una gestione troppo centralizzata a partire da Bruxelles.
Prendo atto che la Commissione europea abbia prestato ascolto alle critiche della Corte dei conti.
A questo proposito devo dare alla Commissione un buon voto.
Ci sono stati dei miglioramenti, il personale è stato aumentato.
Il personale della delegazione a Sarajevo è meglio organizzato, è altamente qualificato e fortemente motivato, lo voglio sottolineare in questa sede.
La critica della Corte dei conti e il seguito del Parlamento hanno permesso di raggiungere questo risultato.
Inoltre la Commissione, messa sotto pressione dalla Corte dei conti, ha condotto una politica di decentramento, grazie alla quale il personale della delegazione di Sarajevo, ma anche in altre delegazioni, è più efficiente, il capo della delegazione può rispondere con maggiore vigore ai bisogni locali ed ha potuto anche riassorbire tutti i ritardi di pagamento.
Quindi, un buon voto per la Commissione anche a questo livello.
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Un'altra critica riguardava l'Ufficio dell'Alto rappresentante e il modo in cui l'Unione europea lavora con quell'ufficio.
Si rimprovera alla Commissione europea di averlo tenuto troppo poco sotto controllo.
La relazione della Corte dei conti e l'azione del Parlamento hanno permesso di cambiare la mentalità all'interno dell'Ufficio dell'Alto rappresentante.
Da marzo 1999 c'è un nuovo direttore finanziario, che ha scritto un vero e proprio tomo di regole da seguire.
All'inizio del periodo dell'Alto rappresentante pare che siano stati commessi molti sprechi.
L'impegno del nuovo direttore, l'impegno della Commissione, l'impegno di tutto l'ufficio hanno permesso di snellire di quasi 5 milioni di euro in tre anni il bilancio dell'ufficio dell'Alto rappresentante.
Mi pare che sia proprio un risultato assai positivo.
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Una delle critiche di rilievo nei confronti dell'Alto rappresentante era contenuta al paragrafo 17, relativo a un conflitto di interessi da parte dell'ex direttore finanziario.
Il Parlamento, almeno nell'attuale testo della risoluzione in oggetto, chiede spiegazioni dettagliate in proposito.
Vi devo informare che nel frattempo ho ricevuto un documento dall'Alto rappresentante e anche dalla Commissione, in cui viene data risposta ai principali punti di critica.
Pertanto propongo di approvare un mio emendamento per tenere conto di questo fatto.
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Un'altra critica riguardava i diritti umani.
Devo dire che la commissione per i diritti dell'uomo ha condotto davvero un lavoro meritevole a Sarajevo e in Bosnia-Erzegovina in generale.
Penso che si debbano mettere maggiori mezzi finanziari a sua disposizione, ma in materia di diritti dell'uomo stiamo ancora aspettando le risposte dell'Esecutivo in relazione ai paragrafi 29 e 35.
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Un ultimo punto importante è ancora la politica relativa ai mezzi di comunicazione, su cui la Commissione è stata fortemente criticata.
Sembra che in questo settore siano stati concessi 2 milioni di euro di sussidi per del materiale in realtà non ammissibile.
Sto ancora aspettando una relazione dettagliata della Commissione.
Lo dico nella risoluzione e spero anche di riceve una risposta il più velocemente possibile.
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<SPEAKER ID=17 NAME="Dell' Alba">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, in realtà la mia relazione raggruppa quattro relazioni distinte.
Colgo l' occasione per rendere omaggio al Commissario, signora Schreyer, per la sua presenza.
Spero che, per il suo tramite, coloro che più specificamente sono responsabili della gestione dei Fondi strutturali, sia alla Commissione, sia negli Stati membri, recepiranno il messaggio contenuto nella nostra relazione e nelle nostre conclusioni dato che, nella fattispecie, si tratta dei Fondi strutturali che, come sappiamo, in genere sono direttamente gestiti dagli Stati membri.
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Ci sono pertanto quattro relazioni distinte: una relazione sull' addizionalità degli aiuti, una relazione sulla riconversione dei siti industriali, una terza della Corte dei conti sulle misure a favore dell' occupazione giovanile nell' ambito del Fondo sociale europeo e del FEAOG sezione "Orientamento" , e una quarta relazione sul Fondo internazionale per l' Irlanda e il programma PEACE in Irlanda del Nord.
Per quanto riguarda quest' ultima relazione, ringrazio in modo particolare la commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, per il suo contributo al mio lavoro.
Tutti gli emendamenti che quella commissione aveva presentato sono stati ripresi dalla commissione per il controllo dei bilanci.
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Tuttavia, questi quattro temi distinti conducono a osservazioni simili che possono essere di tre tipi.
In primo luogo, le critiche principali che possono essere rivolte alla Commissione vertono sulle procedure amministrative, giudicate dalla Corte e da noi, troppo lunghe e complesse, ostacolo talvolta del corretto svolgimento dei progetti.
Non si può nascondere che critiche analoghe sono espresse dagli Stati membri.
I controlli in corso di progetto, effettuati in loco o da Bruxelles, sono sempre insufficienti.
Si fa sempre notare la mancanza di mezzi e di personale -altri lo hanno sottolineato anche per altri settori - malgrado le frequenti osservazioni della Corte dei conti al riguardo.
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La Commissione sta trasformando radicalmente la sua struttura e chiede mezzi supplementari.
Spero che il Parlamento, che nonostante un incremento dei compiti ha sempre creduto al mito della crescita zero dei funzionari, accetterà le proposte e gli obiettivi della Commissione volti a rafforzare anche i suoi controlli e il suo ruolo.
Evidentemente, ciò provoca un accavallamento dei finanziamenti, perché i finanziamenti non sono controllati abbastanza bene e ne consegue pertanto un cattivo utilizzo dei fondi europei.
Un' ultima possibile critica verte sul ritardo dei pagamenti, problema ricorrente che pare la Commissione non sia stata in grado di risolvere ed eliminare.
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Secondo, una critica fondamentale che vorrei tanto si potesse porre in rilievo nei nostri contatti con i paesi membri riguarda il cattivo utilizzo degli stanziamenti spesso dovuto alla mancanza di cooperazione fra gli Stati membri e la Commissione, all' assenza di volontà degli Stati membri a valorizzare i fondi che sovente sono considerati come doni, come fondi atti a sostituire quelli nazionali.
Gli Stati membri, in certe condizioni, tengono poco conto del principio dell' addizionalità che prevede invece un autentico cofinanziamento da completare con un finanziamento nazionale.
Secondo le stime gli stanziamenti coprono circa il 100 percento del finanziamento e questo naturalmente non è conforme alla logica stessa dei Fondi strutturali e del loro utilizzo.
Gli Stati membri non dovrebbero dimenticare che quei fondi sono pubblici e riguardano tutti i cittadini europei.
Per questa ragione dovrebbero utilizzarli con molto più discernimento dei fondi nazionali.
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Per ovviare a questa disfunzione nel giugno del 1999 è stata adottata una nuova regolamentazione che spero sarà d' ausilio per avanzare.
Chiediamo alla Commissione, qualora si individuassero disfunzioni come la sospensione dei pagamenti e purché ci siano ragioni valide, di mettere in atto tutti i mezzi a sua disposizione, noi appoggeremo e sosterremo la Commissione in questa iniziativa.
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Ritengo infine che la Commissione dovrebbe vegliare maggiormente ai criteri d' ammissibilità prima di autorizzare l' erogazione dei fondi.
In tal modo si eviterebbe il finanziamento di progetti non validi, quei progetti dove c' è un po' di tutto e che spesso vediamo realizzare negli Stati membri.
Questi sono i commenti che volevo formulare.
La ringrazio, signor Presidente, per avermi concesso qualche secondo in più di tempo di parola.
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<SPEAKER ID=18 NAME="Queiró">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il fatto che l' Unione europea metta a disposizioni cospicue risorse per la ricostruzione e per favorire la realizzazione del processo di democratizzazione della Bosnia-Erzegovina giustifica totalmente l' attenzione che prestiamo in questo momento alla proposta di risoluzione sulla relazione speciale 2/2000 della Corte dei conti.
<P>
La nostra prima osservazione discende proprio dal fatto che soltanto all' inizio del 2000 la Corte dei conti ha potuto concludere e approvare la sua relazione sugli aiuti forniti dalla Comunità 1996-1998, vale a dire gli aiuti di quattro e due anni prima.
L' evidente conseguenza di tale ritardo, peraltro deplorevole, è la perdita di attualità delle molte osservazioni espresse poiché, nel frattempo, in Bosnia-Erzegovina si sono verificati mutamenti rilevanti nel quadro giuridico e nella realtà politica.
Ciò non significa che tali osservazioni debbano essere ignorate in futuro, particolarmente per il Kosovo, al fine di evitare problemi analoghi in azioni simili promosse dall' Unione.
<P>
In realtà, questo tipo di controlli è determinante per identificare e per risolvere i problemi esistenti che si situano a due livelli: quello dei finanziamenti diretti e quello del cofinanziamento con altri finanziatori.
Nel primo caso, fra le altre, sono emerse lacune nell' appoggio alle azioni di difesa dei diritti dell' uomo, nell' appoggio alla società civile e ai mezzi d' informazione.
Dall' individuazione di procedure centralizzate e inadeguate rispetto all' urgenza degli interventi al fatto che la Commissione era spesso messa innanzi al fatto compiuto che successivamente bisognava finanziare, molte sono state, per fortuna, le situazioni che gradualmente sono migliorate.
Per quanto concerne poi il cofinanziamento è d' uopo porre in rilievo, positivamente, il trasferimento al primo pilastro del finanziamento a favore dell' ufficio dell' Alto rappresentante e questo implica che l' esecuzione di tale finanziamento dovrà rispettare le disposizioni del regolamento finanziario.
Lo stesso dovrà accadere, a nostro avviso, per quanto attiene ai finanziamenti relativi all' osservazione dei processi elettorali e di conseguenza alla collaborazione con l' OSCE.
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In breve, signor Presidente, erano queste le osservazioni che secondo noi e la commissione per gli affari esteri, i diritti dell' uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, dovevano figurare nella relazione dell' onorevole Staes, con il quale peraltro mi congratulo, tenuto conto del volume del pacchetto finanziario contemplato per questo tipo di aiuti, della scarsezza delle risorse e della necessità ovvia di una sua utilizzazione rigorosa e trasparente.
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<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="EN" NAME="Collins">
Signor Presidente, inizierei accogliendo con favore la relazione dell' onorevole Dell'Alba, nella quale si riconosce che il Fondo internazionale per l'Irlanda e il Fondo per la riconciliazione e la pace sono strumenti innovativi per consolidare il processo di pace.
<P>
Il difficile ambiente nel quale i Fondi hanno dovuto operare, il loro ruolo di apripista, l' idea di dare la precedenza alle aree meno favorite e il ruolo unico nel suo genere e pionieristico nella gestione e realizzazione comune di programmi transfrontalieri hanno tutti avuto il riconoscimento che meritano.
<P>
Mi consta che il Fondo internazionale per l' Irlanda abbia elaborato una risposta esaustiva alle problematiche sollevate nella relazione della Corte dei conti, che potrà essere messa a disposizione dei deputati.
La risposta comprende una serie di azioni specifiche che il Fondo sta attuando per affrontare le questioni evidenziate nella relazione.
<P>
E' importante sottolineare un punto determinante relativamente al Fondo internazionale per l' Irlanda: non si tratta di un programma dell' Unione europea.
Il Fondo in realtà è un' organizzazione internazionale con propri organi di gestione, regole, procedure di controllo ecc.
Inoltre, l' Unione europea è soltanto uno dei cinque donatori partecipanti al suo finanziamento.
Il contributo annuo dell' Unione europea rappresenta il 35 percento del totale.
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Il Fondo internazionale per l' Irlanda è stato costituito dai governi britannico e irlandese nel 1986 con l' obiettivo di promuovere il progresso socioeconomico incentivando i contatti, il dialogo e la riconciliazione fra cattolici e protestanti in Irlanda.
<P>
Contribuenti al Fondo sono gli Stati Uniti, l' Unione europea, il Canada, la Nuova Zelanda e l' Australia.
Dalla sua costituzione, il Fondo ha finanziato 4.600 progetti con una spesa pari a 597 milioni di euro, i quali hanno contribuito a creare 38.000 posti di lavoro con un investimento indotto pari a 1.193 miliardi di euro, che hanno portato l' investimento globale in questi progetti a circa 1,79 miliardi di euro; il Fondo ha indirizzato quasi il 90 percento dei suoi stanziamenti di impegno alle aree più sfavorite, incoraggiando più di 9.000 persone a partecipare a gruppi misti e oltre 5.000 a strutture transfrontaliere.
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="EL" NAME="Folias">
Signor Presidente, desidero porre l'accento sull'ottimo lavoro svolto dal collega Staes con la sua relazione; e desidero inoltre richiamare la vostra attenzione sul fatto che, nella geografia d'Europa, i Balcani rappresentano una regione a sé stante.
Una regione a sé non soltanto sul piano della geografia fisica, ma anche dal punto di vista della mentalità e delle realtà che la caratterizzano. Ritengo pertanto che ogni caso vada studiato letteralmente in lungo e in largo, in modo da essere efficaci non solo nelle critiche, ma anche nei fatti.
Ciò che l'onorevole Staes ha detto e ha fatto, essendosi recato in situ per constatare di persona la situazione, rappresenta la sostanza del problema.
Da lontano, signor Presidente e onorevoli colleghi, noi non possiamo sapere che cosa avvenga in quelle regioni, che presentano diverse peculiarità.
Da una scrivania non si può pensare di seguire il reale evolvere degli eventi.
Non possiamo pretendere di capire la mentalità di quel mondo a forza di lettere, fax o e-mail.
Occorre invece essere presenti. Non soltanto per manifestare quell'interesse che, indubbiamente, esiste in tutti noi, ma anche per essere vicini davvero a quelle persone, tanto geograficamente quanto fisicamente, e soprattutto per conoscere la storia e la psicologia di quei popoli.
<P>
La vicenda delle osservazioni dei vari organi di controllo e della Commissione dimostra come si possa sempre fare di meglio. Ma anche il meglio è sempre perfettibile, e il nostro impegno è proteso esattamente in quella direzione.
Sono certo che l'interesse ma anche lo spirito critico che abbiamo mostrato non possano condurre se non nella giusta direzione; basiamoci dunque sui risultati delle prassi seguite nel caso di simili finanziamenti e adattiamoli anche ad altri ambiti.
Oggi c'è l'Agenzia europea per la ricostruzione, con sede a Salonicco e a Pristina anche se ciò è stato bersaglio di mille critiche.
Ma non si può pensare che Pristina sia paragonabile a Sarajevo e ciò va detto una volta per tutte. Ecco perché ho parlato di diversa mentalità, di diverse realtà e di diverse circostanze da tenere in considerazione.
<P>
Molti colleghi - e in parte giustamente - hanno suggerito di decentrare la sede di Salonicco trasferendola a Pristina.
In molti abbiamo risposto di essere totalmente contrari, e che ciò non è possibile.
E i fatti hanno mostrato che abbiamo fatto benissimo a tenere l'Agenzia a Salonicco, perché se l'avessimo trasferita a Pristina oggi la Jugoslavia non avrebbe alcuna possibilità di confinanziamento da parte dell'Agenzia europea per la ricostruzione: nessun serbo potrebbe mai recarsi a Pristina per chiedere neppure un solo euro.
Ecco perché ripeto che le critiche vanno benissimo, ma che tutto ciò che facciamo va adattato alle esigenze, alle realtà e alle peculiarità di ogni regione.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="EN" NAME="Morgan">
Signor Presidente, innanzi tutto ringrazio la Corte dei conti per l' utilissima relazione che stavolta riguarda una serie di questioni.
All' epoca della relazione annuale ci siamo espressi molto criticamente nei suoi confronti, ma credo che queste relazioni speciali siano molto valide.
<P>
Chiaramente esiste una serie di ambiti nei quali la Commissione può ancora migliorare la situazione.
Oggi mi soffermerò su una risposta alla relazione scritta dall' onorevole Dell'Alba su tutta una serie di aspetti dei Fondi strutturali.
Certamente nel mio paese questo è un ambito per il quale l' Unione europea può visibilmente vantarsi di fare la differenza; bisogna ammettere che i Fondi strutturali e il tentativo di aumentare il benessere e migliorare condizioni sociali e tassi occupazionali in un' area danno un' immagine positiva dell' Unione europea.
Non possiamo però solo stare a guardare e ad applaudire passivamente.
Le relazioni della Corte dei conti indicano chiaramente che c' è ancora spazio per radicali miglioramenti; avendo già presentato un nuovo regolamento sui Fondi strutturali volto a migliorare la situazione, la Commissione ovviamente verificherà con la massima attenzione se le riforme saranno state sufficientemente incisive.
<P>
Nel caso dell' addizionalità, dobbiamo ricordare che i Fondi europei sono ideati non per finanziare, ma per cofinanziare le operazioni e non devono sostituirsi alla spesa pubblica da parte delle autorità nazionali.
Tutto ciò va benissimo, ma perfino i nuovi regolamenti consentono la valutazione dell' addizionalità a livello nazionale soltanto e non a livello regionale.
Le regole sono regole, ma se alla loro violazione non segue una punizione efficace, esse perdono valore e non diventano più applicabili, per cui occorre una solida base giuridica per amplificare la possibilità di imporre sanzioni.
<P>
Per quanto attiene alla questione dello sviluppo di siti industriali, la Commissione non dovrebbe disperarsi, bensì dire che ciò rientra soltanto in una politica più ampia per sostenere lo sviluppo delle PMI che assorbe ingenti somme.
Nel Galles, per esempio, sappiamo che questo è un chiaro obiettivo; ci servono obiettivi chiari e restiamo in attesa di vedere quelli dei programmi dei Fondi strutturali in futuro.
<P>
<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="NL" NAME="Mulder">
Signor Presidente, vorrei fare alcune osservazioni in stile telegrafico sulle relazioni della Corte dei conti effettivamente utili.
<P>
Primo, la relazione Garriga Polledo.
Penso che la commissione per i bilanci se lo sia già prefissata, comunque a mio avviso è urgente valutare i risultati della commissione d'inchiesta sulle frodi al sistema di transito comunitario.
Che cosa ha fatto finora la Commissione per dare attuazione alle raccomandazioni contenute in quella relazione?
<P>
La relazione McCartin sull'agricoltura.
E' sempre un argomento interessante e nessuno potrà affermare che la politica agricola è statica, anzi deve stare al passo coi tempi, soprattutto in relazione ai negoziati nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio e ai negoziati per l'ampliamento.
<P>
Due osservazioni senza esprimere un parere favorevole o sfavorevole.
In questo momento per il mio gruppo sono importanti in primo luogo le possibili conseguenze di un eventuale cofinanziamento delle spese agricole e in particolare i sussidi al reddito.
In secondo luogo, un punto molto attuale in questo momento, la lotta alle epizoozie, molto costosa per il bilancio comunitario.
Non sarebbe possibile seguire le usanze degli Stati membri e assicurarsi contro la comparsa di focolai di determinate epizoozie?
Potrebbe la Commissione valutare questo tema al più presto possibile?
<P>
Passo adesso alla relazione Staes. E' incoraggiante che l'Unione europea riesca a fare un buon lavoro nel vespaio dei Balcani.
Ce ne rallegriamo e pensiamo che la relazione Staes sia eccellente.
Appoggiamo soprattutto l'idea secondo cui l'Ufficio dell'Alto rappresentante non debba poter fare il bello e il cattivo tempo. E' l'Unione europea a pagare e dovrebbe anche essere responsabile di controllare che i fondi siano spesi correttamente.
<P>
Osservazione generale sul clima di corruzione che regnerebbe nei Balcani.
Ci pare necessario che la Commissione si esprima e ci dica come ciò potrebbe influenzare l'Europa.
Gli aiuti europei vengono influenzati da questa situazione?
<P>
Un ultimo punto sulla relazione Dell'Alba.
Nel mio paese abbiamo delle indicazioni secondo cui il prezzo dei terreni industriali aumenta notevolmente a causa degli aiuti europei.
Ci pare poco auspicabile.
Si potrebbe fare qualcosa in proposito?
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="DE" NAME="Rühle">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le relazioni della Corte dei conti assumono ora, a causa dell'attuale crisi della ESB, un'attualità del tutto nuova.
La politica agricola europea deve essere posta sul banco di prova.
La ESB rappresenta soltanto la punta dell'iceberg.
Le sovvenzioni alla crescita puramente quantitativa, la sovrapproduzione e le conseguenti ulteriori sovvenzioni per la riduzione delle eccedenze: tutto ciò è difficilmente comprensibile - non solo per il comune cittadino - ma può dare adito a frodi con estrema facilità.
La relazione McCartin lo dimostra molto chiaramente.
<P>
Il merito del nostro relatore è quello di aver sempre richiamato l'attenzione su questi aspetti e non soltanto in tempi come quelli attuali.
Purtroppo il Parlamento nel settore dell'agricoltura non dispone di pieni poteri di codecisione e pertanto può sfruttare solo molto limitatamente i margini di manovra politici.
Le decisioni vengono prese in seno al Consiglio dei ministri, dai ministri dell'agricoltura nazionale con i loro molteplici interessi clientelari, escludendo l'opinione pubblica.
Tuttavia, benché si riservino di decidere, non sono poi disposti ad assumersi davvero la responsabilità.
Quando si verificano errori, abusi, irregolarità o frodi non si assumono la responsabilità in prima persona ma scaricano regolarmente le colpe su Bruxelles, sull'Unione europea.
<P>
Questa situazione deve cambiare radicalmente.
Non sono necessari soltanto i controlli ma anche la codecisione politica del Parlamento in tutti i settori della politica agricola.
Abbiamo bisogno di maggiore trasparenza e di maggiore pubblicità.
Non si tratta di porsi contro gli agricoltori quanto piuttosto di battersi a favore di una diversa politica dei consumatori nell'interesse degli agricoltori.
L'onorevole McCartin ha già indicato nella sua relazione le parole chiave: aiuti diretti e cofinanziamento.
Qualcosa deve cambiare in questo ambito anche in vista dell'ampliamento a Est se non vogliamo condurre la politica agricola in modo tale da essere inconciliabile con l'ampliamento.
Anche dopo il Vertice di Nizza è risultato chiaro che il Consiglio non è in grado di risolvere effettivamente questi problemi e pertanto, in conclusione, vorrei sottolineare ancora una volta - e questa sarà la richiesta dell'intero Parlamento - che per la politica agricola occorre riconoscere al Parlamento la piena codecisione e il pieno potere di codecisione.
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
Signor Presidente, secondo i dati contenuti nella relazione della Corte dei conti del 1999 i principali contributori netti al bilancio dell' Unione europea sono stati il Belgio, i Paesi Bassi e il Regno Unito.
Questi tre paesi hanno versato all' Unione i dazi doganali ossia importi provenienti da risorse proprie e in misura proporzionalmente maggiore rispetto agli altri paesi.
In queste nazioni vi sono dei grandi porti e, in virtù del regime di transito comunitario, circolano elevati quantitativi di merci.
<P>
La relazione della Corte dei conti e la relazione dell' onorevole Garriga Polledo rilevano un aspetto imbarazzante: in molti paesi sono state scoperte delle irregolarità ma i nomi di questi paesi non vengono menzionati.
Per questo motivo nasce il sospetto che la maggior parte delle violazioni siano state perpetrate in quei paesi dove ci sono i più grandi porti di transito.
Se i nomi di questi paesi non vengono rivelati, i sospetti si concentrano sul Regno Unito, sul Belgio e sui Paesi Bassi.
Anche se questi paesi non sono responsabili di violazioni o di aver protetto coloro che hanno commesso illeciti, sono comunque sospettati perché i nomi non vengono menzionati in questi documenti.
<P>
Attraverso l' Unione europea transita una grande quantità di merci che viene trasportata dai porti dell' Unione verso destinazioni al di fuori del territorio comunitario.
Nelle ricerche svolte dalla Corte dei conti e dall' OLAF è emerso che in relazione al transito e all' esportazione di sigarette sono state commesse delle irregolarità molto gravi che hanno causato all' Unione danni finanziari la cui entità è stimata tra uno e cinque miliardi di euro.
Le sigarette arrivano ai porti dei Paesi Bassi e del Belgio e poi vengono fatte transitare attraverso il territorio comunitario per raggiungere quindi la loro destinazione finale, i paesi dell' ex Jugoslavia, tra cui il Montenegro.
L' Unione europea ha deciso l' anno scorso di aiutare il Montenegro per ragioni politiche con una sovvenzione di quindici milioni di euro senza però porre nessuna condizione riguardante la lotta al contrabbando.
Dal Montenegro ogni notte arrivano in Italia dai cinquanta ai settanta motoscafi carichi di sigarette di contrabbando che poi dall' Italia vengono distribuite ai mercati europei senza essere soggette a dazi doganali e imposte.
Un' azione preventiva, efficace e determinata unitamente alle proposte avanzate dall' onorevole Garriga Polledo possono offrire una valida soluzione a questo problema; per l' Unione ciò comporterebbe l' istituzione di un progetto che potrebbe valere miliardi di euro.
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="FR" NAME="Caullery">
Signor Presidente, certamente siamo lieti di tenere questa discussione che comunque contempla temi assai diversi.
Limiterò pertanto il mio intervento agli argomenti trattati dagli onorevoli McCartin e Staes.
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Per quanto concerne la prima di queste due relazioni, la delegazione francese del nostro gruppo non può associarsi ad alcune delle osservazioni formulate sulle materie grasse butirriche in quanto esse rimettono in discussione la decisione del Consiglio di mantenere i prezzi garantiti fino al 2005.
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In realtà, quella decisione ci pare particolarmente fondata e necessaria per gli agricoltori.
Inoltre, a nostro avviso non è una seria argomentazione il fatto che il 92 percento degli stanziamenti disponibili nel 1998, a titolo delle misure di smaltimento del burro a favore di organizzazioni senza scopo di lucro, sia stato speso soltanto in tre Stati membri nessuno dei quali, come ricorda la risoluzione, rientra fra i più poveri dell' Unione europea.
In realtà si bruciano un po' troppo le tappe qui, dimenticando che il fenomeno dell' insorgere di un quarto mondo e di un depauperamento di alcune categorie sociali nei nostri paesi rappresenta una terribile realtà. Non sarà certo la ripresa di una crescita che è ancora fragile a consentire il reinserimento rapido di una popolazione che, in molti casi, è esclusa da tanto tempo.
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Nemmeno la posizione critica manifestata nella relazione sugli aiuti concessi alle grandi regioni cerealicole ci soddisfa, sebbene, naturalmente, sia opportuno prestare particolare attenzione ai produttori cerealicoli più piccoli dell' Unione.
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Per quanto riguarda la peste suina, non condividiamo il parere secondo il quale i produttori di suini dovrebbero accollarsi una percentuale più elevata dell' onere finanziario derivante dalle misure di lotta contro le epidemie.
Ci si chiede anzi a quale titolo dovrebbero assumersi tale tributo supplementare visti i pesanti oneri che già gravano sulle loro spalle.
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Sono forse responsabili delle epizoozie? Evidentemente no, ne sono vittime.
Pertanto, a meno che, ancora una volta, non si voglia surrettiziamente rinazionalizzare la politica agricola comune, non è assolutamente possibile accettare tale proposta.
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La relazione dell' onorevole Staes sugli aiuti dell' Unione europea per la Bosnia-Erzegovina segnala giustamente le gravi mancanze, sempre a detrimento del denaro dei cittadini europei, a livello di gestione finanziaria dell' Ufficio dell' Alto rappresentante, l' OHR, che oltre tutto sta attraversando un periodo difficile.
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Il nostro gruppo prende atto anche della richiesta d' informazioni rivolta all' OHR e alla Commissione per conoscere le ragioni che hanno condotto a una confusione di interessi.
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Non è nemmeno tollerabile che più di 2 milioni di euro siano stati destinati a materiale inammissibile nel settore dei...
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(Il Presidente interrompe l' oratore)
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<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="DE" NAME="Bösch">
Signor Presidente, vorrei fare qualche considerazione sull'eccellente relazione del collega, onorevole Staes.
Innanzi tutto vorrei rivolgermi proprio a lei in qualità di membro dell'Ufficio di Presidenza di questo Parlamento.
E' stata una vergogna per questo Parlamento dover subire simili ritardi amministrativi burocratici per stabilire se fosse possibile inviare o meno il relatore della commissione per il controllo dei bilanci di questo Parlamento in Bosnia-Erzegovina.
Spero, nell'interesse di coloro che siamo chiamati a rappresentare, che ciò non si ripeta.
Lo dico con la massima franchezza visto che noi - compreso il sottoscritto - normalmente critichiamo la Commissione per questo tipo di comportamenti.
Questa volta invece, li riscontriamo purtroppo proprio qui da noi e riteniamo siano davvero intollerabili!
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In secondo luogo, ritengo che questa relazione del collega, onorevole Staes, ci inviti alla speranza da due punti di vista.
Da un lato, ci dimostra che la Commissione è capace di imparare.
I cambiamenti intervenuti nel periodo intercorso fra le prime visite sotto la guida della commissione per i bilanci e della commissione per il controllo dei bilanci e la situazione constatata dal nostro relatore indicano uno sviluppo positivo e non posso che congratularmi con la Commissione per questo.
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All'inizio di questo programma a favore dei Balcani gli aiuti sono stati concessi secondo la modalità adottata spesso nell'Unione: lo si decideva al tavolo verde di Bruxelles e si incaricavano le aziende private di accertare il fabbisogno sul posto e di distribuire ed erogare i fondi.
Questo modo di procedere è stato abbandonato e cambiato in modo quasi rivoluzionario anche grazie alle pressioni esercitate da questo Parlamento.
Ciò dimostra che le nostre iniziative sono valide e che la Commissione è in grado di imparare.
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Signora Commissario, forse lei potrà utilizzare questa capacità di apprendimento, che ha scoperto nella delegazione di Sarajevo, come modello per altre delegazioni in altri paesi!
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<SPEAKER ID=27 LANGUAGE="ES" NAME="Ortuondo Larrea">
Signor Presidente, sebbene da anni i Fondi strutturali eroghino risorse volte a dare impulso all' equilibrio territoriale dell' Unione europea, le 25 regioni più ricche mantengono un reddito pro-capite due volte e mezzo superiore alle più povere e, nonostante i molteplici bisogni di queste regioni meno favorite, ogni anno non si riesce a utilizzare tutte le somme che vengono iscritte a bilancio per lo sviluppo.
A mio avviso dobbiamo riflettere sulle vere cause alla base di questo fatto incomprensibile.
Forse mancano le iniziative e le zone meno favorite non sanno come evolvere.
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In tal caso non dovremmo restare con le braccia conserte autoassolvendoci con il pretesto che concediamo loro fondi di cui non sanno approfittare.
Dovremmo avviare una politica complementare di analisi, informazione, formazione, motivazione, controllo e sorveglianza per favorire la nascita di nuove strutture e opportunità di sviluppo e progresso.
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Tuttavia, è anche possibile che questo fenomeno sia dovuto al fatto che partendo da posizioni più avanzate e più tecnocratiche, stiamo diventando troppo perfezionisti, esigenti, normativi e condizionatori, e in tal modo impediamo e tronchiamo la nascita di idee valide, consone al livello di sviluppo delle regioni destinatarie delle politiche comunitarie.
Forse dovremmo adattare le politiche comunitarie a queste regioni invece di pretendere che esse si adeguino a una politica europea elitista.
Il che...
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(Il Presidente interrompe l' oratore)
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="DA" NAME="Blak">
Signor Presidente, innanzi tutto desidero congratularmi con l' onorevole Staes per l' ottima relazione.
Le sue condizioni di lavoro non sono state ottimali.
Non è giusto che il Parlamento debba occuparsi di una relazione della Corte dei Conti che riguarda fatti risalenti a diversi anni addietro, ma l' onorevole Staes ha fatto il suo dovere. Di fatto è andato a raccogliere direttamente le informazioni.
Ora, non è che io non mi fidi dell' onorevole Staes, al contrario, però casualmente anch' io sono stato in Bosnia la settimana scorsa, e la sua valutazione è corretta.
Le delegazioni della Commissione in Bosnia sono state un successo.
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La Corte dei conti nella sua relazione conclude che il controllo esercitato dalla Commissione sui fondi destinati, ad esempio, all' Ufficio dell' Alto rappresentante o alle Nazioni Unite è stato carente.
Molti dei problemi sono attribuibili al fatto che i progetti in passato venivano gestiti in modo centrale da Bruxelles.
Ora le delegazioni UE in loco hanno ottenuto maggiori competenze e più personale.
Ciò dimostra che l' idea di attribuire più compiti e più responsabilità alle delegazioni, di fatto, nella pratica funziona.
La Corte dei Conti suggerisce che per l' avvenire l' Unione attribuisca a organizzazioni come le Nazioni Unite, l' OSCE o l' Alto rappresentante, un pacchetto finanziario che possano amministrare autonomamente.
Al contempo la Corte dei Conti auspica un rafforzamento dei controlli.
Non credo veramente che le due cose vadano di pari passo.
Se stanziamo sovvenzioni dirette di bilancio alle organizzazioni, la Commissione ne perde completamente la visione d' insieme e il controllo.
Il tema della cooperazione tra l' UE e le organizzazioni rientra nel discarico per il 1999.
La Commissione chiede orientamenti chiari al Consiglio e al Parlamento, e lo trovo comprensibile.
Non possiamo chiedere un migliore controllo e allo stesso tempo sciogliere le briglie.
E' assolutamente necessario conservare un certo controllo sul denaro del contribuente.
Il sistema ONU, purtroppo, diventa sempre più burocratico, inefficace e corrotto, quindi tutto sommato nutro più fiducia nel nostro sistema comunitario.
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="PT" NAME="Casaca">
Signor Presidente, la discussione odierna riguarda dieci relazioni speciali della Corte dei conti su materie di natura e rilevanza assai disparate che spaziano dalla riflessione sul principio di addizionalità nelle azioni strutturali all' analisi concreta e rigorosa della politica cerealicola comunitaria.
Permettete che mi soffermi su quest' ultimo tema cominciando col congratularmi con l' onorevole MacCartin, nonché con la Corte dei conti, per l' eccellente lavoro che entrambi hanno realizzato e rammentando i punti finali dell' analisi compiuta dalla Corte.
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Il settore cerealicolo è stato sovracompensato per il periodo 1993-1997 con più di 13 miliardi di euro.
Nel 1997 ogni cittadino europeo ha contribuito al bilancio cerealicolo con più di 37 euro.
I seminativi rappresentavano il 43 percento della spesa agricola ma soltanto il 10,7 percento della loro produzione finale.
Quasi il 40 percento delle sovvenzioni sono destinate al 3 percento degli agricoltori e il 57 percento dei beneficiari ricevono il 4,5 percento delle sovvenzioni.
Da quest' analisi la Corte dei conti è giunta alla conclusione che è necessario sostituire l' attuale sistema di sostegno al reddito degli agricoltori, basato su fattori come il prezzo, la produzione o la superficie coltivata, con un reddito netto standard per azienda agricola o per unità di lavoro facendo scattare il sostegno agricolo scatta in modo da compensare eventuali perdite di reddito.
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L' OCM per i seminativi è la massima dimostrazione della necessità di riformare la PAC.
Il profondo cambiamento politico praticato nella struttura del governo federale di Germania costituisce un segnale chiaro del fatto che, anche nel cuore dell' Europa, laddove questa PAC è stata concepita e ha costantemente trovato il suo punto d' appoggio, è sempre più insostenibile il mantenimento di un modello di politica agricola volto a difendere una logica industriale e di grandi aziende agricole.
Occorre concepire una politica rurale orientata verso criteri regionali e di equità fra gli agricoltori, tesa alla conservazione del patrimonio culturale europeo e dell' ambiente.
Riformare la PAC significa questo.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="FR" NAME="Ferreira">
Signor Presidente, formulerò alcune osservazioni sui problemi sollevati dalla relazione dell' onorevole Dell' Alba, sui quali mi preme attirare la vostra attenzione.
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Le misure a favore dell' insediamento dei giovani agricoltori non sono soddisfacenti perché in troppi casi la popolazione target al momento dell' ottenimento dell' aiuto aveva superato l' età richiesta mentre alla data d' istruzione del dossier avrebbe potuto pretenderlo.
Considerate le situazioni difficili in cui si trovano molti di questi giovani e le difficoltà incontrate dal settore, non è ammissibile che una parte di essi sia esclusa dagli aiuti europei e nazionali a causa di imprecisioni e ritardi.
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Per quanto attiene alle misure di aiuto a favore dell' occupazione dei giovani, occorrerebbe una valutazione precisa per poter giudicare l' impatto di questa politica.
Tale valutazione dovrebbe tenere conto della diversità dei percorsi d' inserimento da porre in essere.
Per quanto riguarda le misure di riconversione per i siti industriali constatiamo invece finanziamenti troppo ingenti, visto che taluni aiuti del FESR hanno permesso di finanziare progetti di natura diversa dalla riconversione dei siti industriali.
A ciò si aggiunge il fatto che questi aiuti, quando sono coordinati a livello regionale, conducono a una concorrenza fra promotori e, di conseguenza, a una dispersione degli aiuti nonché a una minore efficacia.
Ciò non consente di attuare una politica di riconversione che tenga conto della diagnosi dei bisogni nonché della valutazione delle realizzazioni, consentendo in ultima analisi una gestione attiva dei territori.
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A tal riguardo non posso passare sotto silenzio la ristrutturazione cui si appresta il gruppo Danone, modo di procedere che ritroviamo in diversi Stati membri.
Non possiamo accettare che imprese beneficiarie di sovvenzioni europee, quando si ritrovano in buona salute finanziaria, possano decidere, col pretesto di adeguamenti strutturali, di licenziare migliaia di persone e causare altrettanti drammi famigliari per i quali si ricorre ancora ai fondi pubblici nazionali ed europei.
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Concludendo, uno dei principali obiettivi dell' Unione europea è la lotta contro la disoccupazione, priorità degli Stati membri ma anche della Commissione.
Sappiamo che è difficile raggiungere la totalità del pubblico cui una determinata misura è destinata.
Tuttavia, considerate le imprecisioni e le lacune constatate, d' ora in poi occorre prendere le disposizioni necessarie e precisamente definire meglio le misure e consentire effettivamente ai beneficiari di fruirne limitando i ritardi nel trattamento dei dossier e nel pagamento loro destinato, affinché i risultati siano...
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(Il Presidente interrompe l' oratore)
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="EN" NAME="Hume">
Signor Presidente, ringrazio il relatore per i riferimenti specifici della sua relazione a due importanti finanziamenti concessi in Irlanda del Nord per il nostro processo di pace e per il suo riscontro positivo al Fondo internazionale per l' Irlanda, che non è finanziato soltanto dall' Europa, bensì anche dagli Stati Uniti, dal Canada e dall' Australia.
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Alle altre regioni colpite da gravi problemi di disoccupazione, consiglierei di valutare l' attività svolta dal Fondo internazionale nell' Irlanda del Nord e nelle contee lungo il confine.
Il Fondo ha svolto un lavoro veramente ottimo, per esempio finanziando circa 4.600 progetti e creando 38.000 posti di lavoro; almeno il 90 percento di questi posti sono in aree di alta disoccupazione e in zone depresse.
Circa 9.000 persone appartenenti a gruppi misti sono state coinvolte in questi progetti di creazione di lavoro nell' Irlanda del Nord, mentre circa 5.000 persone hanno partecipato a progetti transfrontalieri.
Il fondo ha lavorato benissimo e accolgo con favore il riscontro positivo dato nella relazione.
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C' è anche il Programma speciale per la pace dell' Unione europea, che in Irlanda del Nord sta operando sul territorio per riavvicinare gli appartenenti alle due fazioni della nostra comunità, in particolare con progetti per giovani di ambo i sessi.
Esistono iniziative volte a incentivare la convivenza definite "città condivisa" ; esistono forme di valorizzazione e formazione per le donne disoccupate - e sto soltanto elencando alcune delle validissime iniziative in corso - lo sviluppo dell' industria alimentare e, naturalmente, la rinascita dell' edilizia abitativa.
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Accogliamo veramente con favore e ringraziamo profondamente la Commissione per questo, oltre al Consiglio dei ministri per il Programma speciale per la pace per l' Irlanda del Nord.
Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine a tutti i colleghi di questo Parlamento per il sostegno unanime a questo progetto di pace, che sta dando un contributo molto positivo alla diffusione della pace nel mio paese.
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Signor Presidente, nella mia veste di eurodeputato eletto nella parte dell' Irlanda beneficiaria sia del Fondo internazionale per l' Irlanda che del Fondo per la pace e la riconciliazione, terrei a esprimere il mio apprezzamento per le attività svolte da ambedue i Fondi; in quanto eletto che collabora strettamente con i gruppi locali e i progetti che fanno un' ottimo uso dei finanziamenti, vorrei confermare che sono assolutamente certo che si sia in grado di rendere conto con grande rigore degli stanziamenti erogati dai Fondi.
Il Fondo internazionale per l' Irlanda e il Fondo per la pace sono unici nel loro genere, per cui è comprensibile che siano sorti taluni malintesi data la scarsa familiarità con la specifica natura e operatività di questi fondi.
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Come precedentemente evidenziato, i principali donatori sono l' Unione europea insieme a Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda.
Il Fondo ha stanziato oltre 400 milioni di sterline, attirando investimenti per 1,2 miliardi e creando 38.000 posti di lavoro in 150 progetti realizzati nelle regioni frontaliere e nell' Irlanda del Nord.
Considero assolutamente fuori luogo che la commissione per il controllo dei bilanci metta in dubbio l' efficacia del sistema di finanziamento del Fondo internazionale per l' Irlanda.
Ritengo che questi finanziamenti abbiano dato un notevole contributo al processo di pace, e che l' onorevole Dell' Alba debba approfondire meglio le sue informazioni in materia.
Vorrei invitarlo a visitare l' Irlanda del Nord e le regioni frontaliere per prendere atto personalmente della situazione.
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<SPEAKER ID=33 NAME="Fiori">
Signor Presidente, abbiamo letto con grande apprensione la relazione McCartin che, purtroppo, abbiamo analizzato solo ieri pomeriggio.
Le valutazioni che vi appaiono, per quanto riguarda il settore dell'agricoltura, ci hanno lasciato francamente perplessi perché, se i dati e i numeri vengono interpretati con tanta crudezza per un settore in così grande e profonda trasformazione come il mondo agricolo a seguito della politica agricola comunitaria, noi siamo preoccupati per le decisioni da adottare.
Sicuramente il relatore McCartin ha indicato una via: il settore agricolo e le sue regole vanno profondamente rivisitati.
E' un peccato che il Consiglio di Nizza non abbia chiuso il processo di codecisione sulle decisioni che adotteremo per il mondo agricolo.
Certo è che avremo molto da fare al riguardo.
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<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DE" NAME="Schreyer">
Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei innanzi tutto ringraziare gli onorevoli Garriga, McCartin, Staes e Dell'Alba per le loro relazioni, relative alle 10 relazioni prodotte complessivamente dalla Corte dei conti e che riguardano il periodo 1999-2000.
<P>
Credo che il dibattito sin qui condotto abbia dimostrato l'estrema utilità delle relazioni speciali della Corte dei conti, in quanto affrontano in modo estremamente esauriente problematiche particolari.
Nella mia veste di Commissario non posso che esprimere diffusamente il mio apprezzamento per queste relazioni speciali, in quanto consentono di esaminare tempestivamente le critiche; inoltre la Corte dei conti scandisce così bene i tempi di pubblicazione delle sue relazioni speciali che esse possono essere immediatamente inserite nelle nuove proposte della Commissione.
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Onorevole Pomés Ruiz, ovviamente la mia esposizione dovrà essere necessariamente sintetica e quindi potrò soffermarmi solo su parte e su alcuni punti delle approfondite e pregevoli relazioni del Parlamento, a partire dalla relazione dell'onorevole Garriga e dalle sue dichiarazioni a proposito delle risorse proprie.
Ogni anno vengono raccolti 14 miliardi di euro sotto forma di dazi destinati al finanziamento del bilancio europeo e gran parte di questo importo è rappresentato da cauzioni e garanzie.
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Negli ultimi anni la Commissione si è adoperata per migliorare sensibilmente la normativa in questo settore.
Ricordo che nel 1999 e nel 2000 sono entrate in vigore nuove norme sulla procedura di transito in ambito doganale.
Tali norme consentono una migliore sorveglianza delle procedure di transito e del disbrigo delle formalità relative alle cauzioni.
Il codice doganale della Comunità è stato recentemente modificato e il testo modificato è entrato in vigore.
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L'anno scorso 7 Stati membri sono stati collegati alla nuova procedura di transito informatizzata.
Si tratta di un sistema al quale il Parlamento, attraverso la propria commissione d'inchiesta, ha dato notevole impulso e che ha già cominciato a fornire risultati concreti, attualmente all'esame della Commissione.
Un dato significativo è, soprattutto, che ora i paesi associati verranno inseriti direttamente in questo sistema informatizzato, in questa nuova procedura.
<P>
Per quanto riguarda le conseguenze delle irregolarità nelle procedure doganali e la questione se in quel caso vanno pagati anche gli interessi, ricordo che si è dovuto procedere all'avvio di due procedure di violazione dei Trattati contro la Germania e si sta valutando se fare altrettanto nei confronti di Austria, Belgio e Danimarca.
La Commissione inoltre - e mi permetto di segnalarlo - nei prossimi giorni presenterà la sua relazione sul sistema di risorse proprie per il periodo 1997-1999.
In generale è intenzione della Commissione richiamare gli Stati membri a far fronte maggiormente alle proprie responsabilità nel settore doganale.
Sono dell'opinione che in futuro, in caso di errori amministrativi che determinano mancati introiti doganali, si dovrebbe applicare un regime diverso da quello attualmente in vigore, ossia gli Stati membri in questione dovrebbero essere responsabili anche dei mancati introiti dovuti ad errori.
E' un sistema inadeguato quello attualmente vigente, in base al quale deve subentrare l'ultimo pilastro di finanziamento del bilancio dell'UE e tutti gli Stati membri devono pagare la propria quota di prodotto sociale lordo.
In altri termini, il sistema attuale funziona in modo tale da premiare la negligenza amministrativa, mentre chi compie sforzi particolari si sente beffato.
I Ministri delle finanze dovrebbero proporsi assolutamente di modificare questo sistema.
Attualmente non è ancora stato compiuto nessun passo in questa direzione ma la Commissione continuerà ad insistere in questo senso.
<P>
Passo ora ad esaminare l'importantissima relazione sull'agricoltura, onorevole McCartin.
Ringrazio per questa serie di relazioni che tocca i settori del latte in polvere, delle materie grasse butirriche, dei cereali e della peste suina.
Ho qualche breve considerazione in merito e, onorevole Rühle, non posso che darle ragione sul fatto che anche questa relazione dimostra, ancora una volta, in quanti settori siano necessari urgenti riforme.
L'intero settore della produzione del latte produce eccedenze e ne derivano molti ulteriori problemi, in particolare nell'ambito dei controlli finanziari. Queste eccedenze, infatti, comportano specifiche misure di sostegno alla vendita del latte in polvere scremato e delle materie grasse butirriche che regolarmente determinano grandi problemi nei controlli finanziari ossia - in altri termini - danno adito a frodi.
<P>
La critica espressa nella relazione speciale ha indotto la Commissione ad apportare miglioramenti e semplificazioni per quanto riguarda il latte scremato in quattro punti.
E' stata precisata la definizione di latte in polvere scremato ammissibile all'aiuto; sono state verificate le procedure di controllo soprattutto in relazione alla presenza documentata di siero nel latte in polvere scremato; gli aiuti per il latte scremato destinato all'alimentazione degli animali sono stati aboliti sulla base di un'analisi costi-benefici e tale decisione ha suscitato innumerevoli obiezioni.
Il passo si è reso necessario, tuttavia, in quanto la critica della Corte dei conti anche in questo settore è stata espressa con tale vigore da indurre a trarne le dovute conseguenze.
<P>
Per quanto riguarda le materie grasse butirriche - anche in questo caso la questione sollevata è una conseguenza della sovrapproduzione - posso confermare che l'aspetto della concentrazione degli aiuti in pochi Stati membri verrà verificata nella prevista valutazione del settore lattiero.
Una tale concentrazione non è inusuale e tuttavia, anche su questo punto, facciamo proprie le sue osservazioni in merito.
Le osservazioni della Corte dei conti relative alle carenze nei controlli sono attualmente all'esame nel quadro della procedura di liquidazione dei conti.
<P>
Nella terza relazione speciale la Corte dei conti ha valutato gli effetti delle misure di riforma avviate nel 1992 nel settore dei cereali.
Esse sono servite alla Commissione quale base per la propria valutazione.
Nella proposta di risoluzione, il Parlamento e lei, onorevole McCartin, chiedete la modulazione dei pagamenti diretti al fine di porre rimedio alle disparità di distribuzione del reddito fra le regioni più prospere e quelle meno prospere dell'Unione ma anche fra le piccole e le grandi aziende.
Ciò è possibile entro certi limiti ma non tutti gli Stati membri si avvalgono di questa possibilità e anche in questo ambito è necessario introdurre dei miglioramenti.
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Nella relazione viene affrontato anche l'importante tema del cofinanziamento degli aiuti ai redditi.
Sappiamo il peso assunto da questa richiesta in Agenda 2000.
La Commissione è tuttavia del parere che anche questo argomento della midterm review vada ripreso.
<P>
In relazione al tema della peste suina dirò molto brevemente che anche la Commissione ritiene che, a seguito dell'ultima epizoozia, sia urgentemente necessario procedere alla riforma della normativa vigente.
Pertanto ha sottoposto alcune proposte e ristrutturato di conseguenza il servizio veterinario della Commissione.
La Commissione conviene con lei, onorevole McCartin, sulla necessità che gli allevatori si assumano una quota più consistente di responsabilità finanziaria nella lotta alle epizoozie.
A tal fine la Commissione intende effettuare un'indagine sugli strumenti di gestione del rischio nel settore agricolo, che sarà disponibile nei primi mesi di quest'anno e che successivamente sarà sicuramente oggetto di intense discussioni in quest'Aula.
<P>
Onorevole Staes, passo ora a esaminare la sua relazione, per la quale la Commissione la ringrazia sentitamente.
Nel periodo 1996 - 1998, al quale fa riferimento la relazione speciale della Corte dei conti, la Commissione si è trovata a operare - e lei ha espresso per questo il suo apprezzamento - in condizioni politiche alquanto difficili sul posto.
<P>
Il relatore cita queste condizioni particolari soprattutto in relazione al finanziamento della open broadcasting network.
Nel caso in questione è risultato necessario, da un lato, disporre di attrezzature di alta qualità e, dall'altro, assicurare che anche la trasmissione delle informazioni fosse di qualità, per preparare le elezioni del 1996 e poter disporre di mezzi d'informazione indipendenti.
La Commissione deve ammettere, tuttavia, che in molti settori è stato dato adito a numerose critiche e ne ha tratto senz'altro le conseguenze.
<P>
A proposito delle relazioni dell'UE, in quanto donatore, con l'Ufficio dell'Alto rappresentante e l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, in quanto beneficiari dei finanziamenti, posso dire che in effetti non sono relazioni facili.
Alla Commissione vengono imputate alcune inadempienze amministrative delle quali, in effetti, sono responsabili le organizzazioni internazionali.
Non si vuole, con ciò, negare le proprie responsabilità, ma soltanto indicare che la collaborazione comporta alcune difficoltà, che sono in parte anche di origine strutturale.
La Corte dei conti propone, come già nella relazione annuale 1999, di non concedere alle organizzazioni internazionali nessun finanziamento sulla base di progetti bensì di accordare contributi a titolo del bilancio.
In che modo, tuttavia, la Commissione può fornire il proprio appoggio a organizzazioni internazionali con un mandato esclusivamente politico se queste organizzazioni hanno difficoltà a dare corretta esecuzione alle norme amministrative e finanziarie degli aiuti comunitari?
A tal fine sono necessari ulteriori colloqui e disposizioni.
<P>
A proposito del tema del rimpatrio dei profughi e della costruzione di alloggi in Bosnia Erzegovina, anch'esso oggetto della relazione, faccio rilevare che la Commissione nell'ambito del ritorno dei profughi è ormai riuscita, grazie ai progetti finanziati dai programmi PHARE e OBNOVA, a conseguire successi analoghi a quelli di altri donatori.
La situazione contestata nella relazione annuale per il 1999, in cui il rimpatrio dei profughi risultava insufficiente, è migliorata nel periodo intercorso dalla pubblicazione della relazione della Corte dei conti.
Ribadisco ancora una volta che la Commissione ha tratto le debite conseguenze da alcuni errori commessi in Bosnia Erzegovina nella concessione degli aiuti comunitari e ha posto la gestione degli aiuti dell'UE in Kosovo, per esempio, su basi del tutto diverse.
<P>
Passo ad esaminare l'approfondita relazione dell'onorevole Dell'Alba - che affronta la questione dell'addizionalità nell'ambito dei Fondi strutturali, siti industriali, iniziative a favore dell'occupazione giovanile e Fondo internazionale per l'Irlanda e programma PEACE.
Anche in questo caso mi limiterò ad alcune osservazioni.
Il regolamento sui Fondi strutturali di giugno 1999 contiene nuove norme per quanto riguarda il criterio dell'addizionalità delle misure, che si spera possano contribuire a far sì che in futuro non venga più dato adito alle critiche espresse dalla Corte dei conti per l'ultimo periodo e conducano a una maggiore chiarezza dei criteri.
<P>
Passo ora alla relazione della Corte dei conti sullo sviluppo dei siti industriali. Uno dei punti cardine della riforma dei Fondi strutturali del 1999 è il rafforzamento degli strumenti di sorveglianza e valutazione con i quali è possibile verificare con maggiore efficacia la destinazione dei fondi.
I regolamenti ora consentono una più chiara ripartizione delle responsabilità fra la Commissione e gli Stati membri.
<P>
Concludendo, vorrei soffermarmi ancora brevemente sulla relazione sul programma PEACE.
Il Parlamento ha espresso profonda preoccupazione per i ripetuti ritardi nell'attuazione del programma PEACE in Irlanda del Nord e ha chiesto un bilancio trasparente.
La promozione del consolidamento del processo di pace in Irlanda del Nord e il sostegno in particolare alla cooperazione transfrontaliera attraverso le iniziative locali, al quale ha fatto riferimento ancora una volta l'onorevole Hume, non costituiscono soltanto un obiettivo innovativo ma, a mio avviso, anche il programma giusto. Mi rallegro di constatare, ancora una volta, l'appoggio da parte del Parlamento.
Anche questo programma è nato in condizioni estremamente difficili.
Come emerge dalla relazione della Corte dei conti, esso è riuscito comunque infine a contribuire a promuovere il processo di pace e di riconciliazione nell'Irlanda del Nord.
Ritengo che questa fosse la sua finalità e pertanto sono anche molto lieta che in questa sede abbia raccolto, in ultima istanza, un giudizio positivo.
<P>
<CHAPTER ID=4>
Gestione dell'Istituto monetario europeo e della Banca centrale europea (1998)
<SPEAKER ID=35 NAME="Presidente">
- L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0395/2000) dell' onorevole Heaton-Harris a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sulla relazione della Corte dei conti sull' efficienza della gestione dell' Istituto monetario europeo e della Banca centrale europea per l' esercizio 1998, corredata delle risposte della Banca centrale europea (C5-0319/2000 - 2000/2163(COS)).
<P>
<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="EN" NAME="Heaton-Harris">
Signor Presidente, innanzi tutto desidero complimentarmi per il lavoro svolto dalla Corte dei conti nell' elaborazione della relazione sulla quale verte il mio lavoro, che ha richiesto molto approfondimento.
Vorrei anche ringraziare i servizi della nostra commissione, che mi hanno molto aiutato, oltre alla stessa BCE, che mi ha cortesemente accolto a Francoforte dedicando un' intera giornata a spiegarmi che cosa non andava bene nella mia relazione.
<P>
Vale la pena di raccontare un po' la storia di questa relazione: il 31 maggio 1998, l' Istituto monetario europeo veniva trasformato in Banca centrale europea.
Il Presidente però rimaneva lo stesso e dei 407 dipendenti dell' IME, 402 venivano trasferiti alla BCE.
La BCE si è fatta carico di tutte le attività e passività dell' IME.
La relazione della Corte dei conti ha identificato tutta una serie di punti problematici che affronterò fra poco.
La Banca centrale europea ha replicato alla relazione, ma le sue risposte sono state succinte, direi "scarne" , per cui la Corte dei conti le ha ritenute non all' altezza, in quanto prive di indicazioni sugli interventi che la Banca centrale europea avrebbe messo in atto per porre rimedio alle carenze esposte dalla Corte dei conti.
<P>
Due sono gli ambiti principali nei quali la Corte dei conti ha riscontrato qualche problema.
Ci sono poi due ambiti per i quali il Parlamento ha dimostrato grande interesse, in particolare tramite la commissione per il controllo dei bilanci, la quale si è naturalmente interessata ai rapporti fra la Banca e l' OLAF, come risulta nella conclusione 4 della mia relazione, che leggerò con il suo consenso.
Essa recita: "plaude all'impegno pubblico assunto dalla Banca centrale europea nel suo rapporto annuale 1999 inteso a creare una relazione di cooperazione con l'Ufficio per la lotta antifrode (OLAF), ma deplora l' evidente contraddizione tra l' impegno pubblico assunto dalla BCE nel suo rapporto annuale del 1999 al fine di istituire una stretta cooperazione con l' OLAF e la decisione della BCE stessa di impedire all' OLAF di svolgere indagini interne in attesa della sentenza della Corte di giustizia" .
Il procedimento è ancora in corso.
<P>
L' altro aspetto che ha destato grande interesse da parte della commissione era quello della procedura in contraddittorio.
In questo caso specifico ha richiesto un' eternità, e quando ne ho chiesto la ragione alle due Istituzioni, ambedue hanno detto di aver risposto entro i tempi assegnati e secondo le indicazioni fornite.
Non posso dunque far altro che lamentarmi dei servizi postali di Francoforte e Lussemburgo, che immagino necessitino una maggiore liberalizzazione.
Tuttavia sono certo che questi problemi non si verificheranno in futuro.
<P>
I principali ambiti definiti problematici nella relazione della Corte dei conti hanno riguardato la gestione e il monitoraggio dei progetti da parte della BCE.
La relazione della Corte dei conti rilevava la mancanza di un regime contabile per gli impegni, fonte di profonda preoccupazione, la difficoltà di risalire all' andamento dei progetti in modo semplice e coerente e che la BCE aveva assunto una ditta di consulenza per gestire alcuni progetti FCRS (foreign currency reserves subledger) nel luglio 1998, ma che a fine 1998 la BCE non aveva ancora designato un responsabile a tempo pieno del progetto, benché ciò fosse determinante ai fini del monitoraggio del lavoro del consulente.
Inoltre faceva rilevare una serie di problemi relativi alle tecnologie dell' informazione.
<P>
L' altro punto era quello dei premi straordinari.
Continua a stupirmi il fatto che la Banca, il cui obiettivo principale è la stabilità dei prezzi, abbia ritenuto congruo riconoscere al personale un premio del 38 percento.
La scusa fornita è che avevano lavorato molto in passato - nel senso di aver sgobbato effettuando molte ore straordinarie - e che diversi funzionari, per anni, per quel lavoro straordinario avevano ricevuto soltanto il 9 percento del dovuto, per cui si trattava soltanto di arretrati.
Questo però altro non è che una gestione scadente che davvero non dovrebbe verificarsi in una banca come questa.
<P>
Per quanto attiene alla mia tattica, non sapevo esattamente che cosa fare.
Non essendo certo un grande sostenitore della moneta unica europea né tanto meno dell' adesione del mio paese alla stessa, la relazione mi proponeva un dilemma.
Pur volendo chiedere alla BCE di prendere atto dei commenti della Corte dei conti, avrei voluto servirmi di questa relazione per attaccare la BCE, ricavandone titoli a piena pagina sulla stampa in patria, ma non era questo il ruolo del relatore.
Per cui sono andato alla BCE e ho chiesto un incontro.
Mi hanno gentilmente accompagnato a Francoforte, dove mi è stato detto che avevano modificato la loro politica di premi straordinari, che avevano colto i problemi riguardanti la gestione dei progetti, per cui la mia relazione, pur non essendo del tutto favorevole, risulta se non altro migliorata da questo incontro con la BCE.
<P>
Nel corso di questo mio incontro la BCE mi ha detto di aver risolto i propri problemi in particolare in merito ai premi, che ciò non si sarebbe ripetuto e che sarebbe stata inviata una lettera alla commissione descrivendo le caratteristiche della sua attuale politica per i premi straordinari.
A quanto pare la lettera non è mai giunta a destinazione ed è una grande vergogna, dato che la Banca centrale europea non dovrebbe proprio temere critiche da questa Istituzione.
Noi stiamo semplicemente facendo il nostro lavoro.
Quando si verificano i problemi e ce ne saranno sempre, non dovrebbe essere compito della BCE coprire le magagne e chiudere le persiane: essa dovrebbe invece affrontare i problemi e dire all' Unione europea e alla sua opinione pubblica come li ha affrontati, senza lasciarsi andare ad attacchi di panico solo per dover comunicare queste cose.
<P>
Come ha suggerito il mio discorso, la relazione avrebbe tranquillamente potuto essere molto più incisiva, e per quest' anno la BCE se l' è cavata con poco.
Qualora problemi simili o più gravi dovessero verificarsi l' anno prossimo, si troverebbero di fronte a una relazione molto più severa, a meno che non scelgano di aprirsi al dialogo con la nostra commissione, di diventare più trasparenti e di parlare a tutti i deputati di quest' Aula.
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="SV" NAME="Färm">
. (SV) Signor Presidente, la relazione della Corte dei conti sulla Banca centrale europea riguarda il periodo di transizione fra l'IME e l'odierna BEI, e ciò contraddistingue l'intero documento.
Parte dei problemi evidenziati nel testo dipendono proprio dalla transizione.
Viene criticato fra l'altro il seguito dei progetti, troppo incentrato sull'entità della spesa e meno sull'efficacia del lavoro svolto.
<P>
La principale critica mossa tanto dalla Corte dei conti, quanto dalla commissione per il controllo dei bilanci riguarda tuttavia il premio straordinario percepito dai dipendenti della BCE oltre a quello ordinario, con un netto superamento sia dei massimi salariali stabiliti, sia dei costi a bilancio.
Anche i metodi con cui è stata decisa questa gratifica straordinaria sono oggetto di critiche.
<P>
La BCE è intervenuta al riguardo, comunicando fra l'altro di avere preso atto delle critiche sulla gestione dei progetti e di avere migliorato le proprie procedure.
La BCE riconosce anche la poca chiarezza intorno a quella gratifica straordinaria.
Ci rallegra constatare che ora la BCE accetta che l'OLAF proceda a verifiche interne, anche se purtroppo tardivamente.
<P>
Mi è stata affidata la redazione del parere della commissione per i problemi economici e monetari al riguardo, e le nostre conclusioni sono brevi e chiare.
<P>
Nonostante si sia trattato di una difficile fase di transizione, sono ampiamente motivate le osservazioni della Corte dei conti per esempio sulla gestione dei progetti, ambito da curare maggiormente in futuro.
<P>
In secondo luogo, il tipo di gratifiche di cui stiamo discutendo è assai comune nel mondo bancario, ma ciò che risulta invece criticabile è l'entità delle medesime, nonché il modo con cui sono state attribuite.
E' altamente inquietante che il capo dell'ufficio stampa della BCE, per esempio con gli organi di informazione svedesi, abbia liquidato le critiche tanto della Corte dei conti, quanto del Parlamento dicendo che stanno facendo ridere tutto il mondo bancario; sono affermazioni molto gravi.
Se la BCE, già criticata per la scarsa trasparenza, non prenderà sul serio tali critiche, correrà il rischio di veder pregiudicata la sua credibilità.
La nostra commissione è comunque dell'avviso che le critiche mosse non siano di natura talmente grave da rimettere in discussione la fiducia nella BCE o da gettare un'ombra sull'efficienza di questa istituzione, che anzi merita un sincero riconoscimento per avere sapientemente guidato la transizione dall'IME alla BCE.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="EL" NAME="Folias">
Onorevoli colleghi, signor Presidente, desidero ricordare che stiamo attraversando un periodo difficile per la Banca centrale europea. Le critiche sono sempre più virulente, c'è il problema della parità euro-dollaro, esiste diffidenza verso gli orientamenti impartiti; ma un lusso che né la BCE, né il sistema europeo possono permettersi sono queste bordate sparate contro la Banca stessa.
Certamente non basta che la moglie di Cesare sia onesta, ma deve anche mostrarsi tale.
La BCE è come la moglie di Cesare, ed è quindi onesta, ma deve sforzarsi di mostrarlo più chiaramente al mondo esterno.
Non nascondiamocelo: oggi molti dei nostri partner non sono affatto ben disposti verso l'euro.
Cerchiamo quindi di non dare motivo di ingrossare ancor di più la schiera dei detrattori, ma di far piuttosto crescere il numero dei suoi fautori, e di far crescere le adesioni alla zona dell'euro.
<P>
Per quanto concerne il tanto chiacchierato premio straordinario, che ha destato un simile pandemonio, vi faccio notare che se a ogni dipendente della BCE spetta una gratifica annua pari al 9 percento della retribuzione, il 38 percento distribuito in 54 mesi equivale all'8,5 percento annuo.
Non vedo quindi il perché di tutte queste critiche verso qualcosa che resta pur sempre nell'ambito del tollerabile e che era comunque previsto.
Può darsi che certi calcoli non siano stati capiti.
Tengo comunque a ricordare che tutto quando verrà fatto andrà fatto nel modo migliore, più trasparente e più efficace possibile, salvaguardando al massimo la credibilità esterna della BCE.
<P>
<SPEAKER ID=39 NAME="Pittella">
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la relazione che ci ha proposto il relatore, onorevole Heaton-Harris, ha avuto il nostro consenso in commissione e lo avrà in Aula perché esprime senza forzature, ma anche senza timori reverenziali, le sue osservazioni critiche sulle tre questioni sollevate dalla relazione della Corte dei conti sulla gestione dell'IME e della Banca centrale europea.
I tre punti, che sono stati ricordati dall'onorevole Heaton-Harris, sono: l'inadeguata sorveglianza dei progetti, la concessione di un premio straordinario ai propri dipendenti, il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti dell'OLAF.
<P>
Credo che in nessuno di noi si sia affacciata l'idea di un indebolimento dell'euro, ovvero di una manovra finalizzata a questo obiettivo.
Il punto è un altro ed è il seguente, a nostro avviso: quanto più noi riconosciamo l'autorevolezza degli organi monetari in questione - ed io mi associo a questo riconoscimento, non senza rilevare con convinzione l'esigenza di un governo politico dell'economia, anche a livello europeo - tanto più occorre pretendere che vengano dati esempi limpidi di efficienza, di moderazione salariale e di trasparenza.
<P>
Un antico detto, attribuito alle persone incoerenti, afferma: "Fate ciò che io vi dico, non fate ciò che io faccio".
Chi è riferimento, in ragione del suo ruolo e del suo prestigio, di un così vasto pubblico e dell'insieme delle Istituzioni - e la Banca centrale europea ne è una e ha la nostra fiducia - non può concedersi sbavature e men che meno può dire, mentre invoca stabilità dei prezzi, efficienza gestionale, massimo rigore e trasparenza, "Fate ciò che io vi dico, non fate ciò che io faccio".
<P>
Proprio perché importante e prezioso - lo voglio ripetere a mo' di conclusione - è il ruolo di tali istituzioni, e risolvibili sono i problemi stigmatizzati, confidiamo che le indicazioni della Corte dei conti e del Parlamento europeo siano concretamente recepite.
<P>
<SPEAKER ID=40 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà alle 12.
<P>
<CHAPTER ID=5>
Provvedimenti di assistenza finanziaria alle PMI (1999)
<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
- L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0335/2000) dell' onorevole Bushill-Matthews a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali sulla relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio: Iniziativa per la crescita e l' occupazione - Provvedimenti di assistenza finanziaria per le imprese di piccole e medie dimensioni (PMI) innovative e creatrici di posti di lavoro - Al 31 dicembre 1999 (COM(2000) 266 - C5-0507/2000 - 2000/2245(COS))
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="EN" NAME="Bushill-Matthews">
- (EN)Signor Presidente, inizierei proponendo all' Assemblea alcune statistiche.
Nell' Unione europea vi sono almeno 16 milioni di imprese, di cui il 99,9 percento sono micro o medie imprese.
Nell' Unione europea 100 milioni di persone lavorano nel settore privato e di queste 32 milioni lo fanno in microimprese, ossia imprese con meno di 10 addetti; 33 milioni di persone lavorano in imprese piccole o medie con meno di 249 dipendenti.
Un totale di 65 milioni di lavoratori della UE sono occupati nel settore delle piccole e medie imprese, il che dimostra che per noi è molto importante discutere della crescita di questo settore.
Nella fattispecie, è assolutamente esatto che questa specifica iniziativa, denominata crescita e occupazione, debba essere discussa in seno alla commissione per l' occupazione e gli affari sociali, pur essendo chiaramente di interesse anche delle altre commissioni.
<P>
Questa specifica relazione riguarda i programmi di finanziamento, un' importante iniziativa che questo Parlamento ha adottato alcuni anni fa.
Vale la pena di dire subito, come ha confermato il Vertice di Lisbona, che la questione della crescita della PMI non riguarda soltanto i finanziamenti.
E' anche molto importante che noi tutti si garantisca il giusto clima per l' imprenditoria, con meno burocrazia e adempimenti, al fine di incentivare le PMI e i loro finanziatori innanzi tutto a prendere in considerazione l' ipotesi di sborsare capitale di rischio.
<P>
Il 1999 è stato il primo anno intero di svolgimento di questo particolare tipo di iniziative e, pertanto, come fase iniziale avrebbe dovuto essere relativamente semplice redigere una relazione in merito senza essere troppo polemici.
Tuttavia, ci sono alcuni elementi controversi nella relazione, sostanzialmente a causa dei tempi adottati dalla Commissione per pubblicare la propria relazione.
Ho allegato il calendario particolareggiato alla relazione, dal quale si evince che, benché la Commissione avesse presentato il suo progetto di proposta nel novembre/dicembre 1999, ci sono voluti cinque mesi buoni prima che la relazione approdasse al Parlamento.
Poi è seguito un ulteriore ritardo in seno al Parlamento, perché neanche noi siamo senza macchia da quel punto di vista.
C' è voluto più di un mese per attribuirla a un relatore e poi, data la pausa estiva, non è stato possibile programmare il dibattito interno e la discussione fino a ottobre e novembre.
Come se non bastassero i tempi prolungati, c' è stata pure dell' incompetenza, oserei dire, in seno al segretariato della commissione per l' industria, il commercio esterno, la ricerca e l' energia sotto la guida dell' onorevole Flesch, visto che il relatore aveva elaborato alcuni emendamenti molto utili alla relazione pervenuti alla commissione per l' occupazione e gli affari sociali dopo che avevamo votato sulla relazione.
Anche questa non è stata proprio una grande prestazione.
Ho concordato con l' onorevole Flesch di dare il mio pieno sostegno quest' oggi agli emendamenti della commissione, in modo che passino senza intoppi, visto che contengono diversi contributi utili.
<P>
Aggiungerei che nello scorso agosto ho chiesto alla Commissione un commento specifico sulla relazione nel quale si affermava che proprio in agosto le PMI avrebbero fatto pervenire qualche reazione al progetto.
La Commissione tuttavia non ha risposto; in ottobre ho richiesto dove fossero finite queste informazioni e allora finalmente ha risposto: "Che informazioni state attendendo?
Non capiamo!"
Non prima di ieri ho ricevuto un messaggio di posta elettronica dalla Commissione, la quale mi ha comunicato di avere le informazioni, ma che erano state inviate alla commissione per i bilanci invece che alla nostra commissione - ancora una volta non mi pare proprio che si sia fatta una gran bella figura.
<P>
Ieri sono intervenuto nella discussione sulla relazione Doorn riguardante SLIM, per parlare di burocrazia.
Vorrei ribadire quelle osservazioni in questa sede, perché non mi pare che passare attraverso tante direzioni, fra cui quelle per gli affari giuridici, il bilancio, il controllo finanziario, il segretariato generale, regionale, innovazione, occupazione e affari sociali, ricerca, mercato interno e concorrenza, prima ancora di nascere non sia un modo poi tanto efficace di affrontare un argomento importante.
Non parlo soltanto per questa relazione ma anche, ne sono certo, per le altre che dovranno passare attraverso la stessa trafila.
C' è troppa gestione spicciola.
C' è troppa gente chiamata a gestire e il risultato è che si finisce per non gestire fino in fondo il progetto.
<P>
Infine, ho fatto alcuni commenti sulla partecipazione di controllo che la Banca europea per gli investimenti sta assumendo nel FEI.
Sarà senz' altro giusto, data la sua competenza, ma noi intendiamo essere sicuri che questi progetti specifici ottengano la priorità che meritano.
Non ci conto del tutto, ma dovremo stare a vedere come finirà.
Ho anche chiesto un audit completo, non perché avessi qualche dubbio sulla correttezza finanziaria, ma soltanto come semplice sistema di controllo della gestione.
<P>
Concludendo, mi sia permesso dire che a quanto pare la Commissione ha già redatto il progetto di relazione per l' esercizio 2000.
Vorrei chiedere che ci sia messo a disposizione fin d' ora, per cui si possa dare un apporto positivo adesso, invece di ripetere la lentezza dell' iter di questa relazione.
Ora, nel mese di gennaio 2001, stiamo discutendo e votando una relazione elaborata nel 1999, che ormai appartiene alla storia.
Su un tema così importante vogliamo occuparci del presente per essere meglio in grado di plasmare il futuro.
<P>
<SPEAKER ID=43 NAME="Flesch">
Signor Presidente, in primo luogo, vorrei congratularmi con il relatore e sottolineare che non esistono differenze fondamentali di impostazione fra la commissione per l' occupazione e gli affari sociali e la commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia.
Noi condividiamo le conclusioni del relatore e in particolare tutto ciò che ha detto sulla necessità in futuro di evitare i ritardi.
Forse la commissione per l' industria, per quanto concerne l' occupazione, ha maggiormente posto l' accento sull' importanza delle PMI, sulla necessità di agevolare l' accesso ai capitali di rischio, sulla necessità di semplificare la burocrazia e le prassi amministrative e su un migliore coordinamento fra i diversi programmi della Commissione che coinvolgono le piccole e medie imprese.
<P>
Per questa ragione avevamo presentato alcuni emendamenti e il relatore ha appena spiegato che, per una serie di circostanze sfortunate, tali emendamenti gli sono giunti in ritardo. Desidero ringraziarlo particolarmente per aver accettato in seguito gli emendamenti dal n.
1 al n. 8 che ripropongono l' essenziale degli emendamenti della commissione per l' industria e che completano la relazione presentata dal relatore.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, il Vertice di Nizza è stato un Vertice caratterizzato da decisioni deboli, che non arresterà tuttavia l'evoluzione verso un'Unione europea sempre più forte.
Quando i provvedimenti a livello nazionale non incidono, viene chiamata in causa l'Europa.
E' quanto possiamo constatare nel caso dell'ESB.
Improvvisamente tutti reclamano una efficace tutela dei consumatori a livello transfrontaliero e chiedono che si intervenga con la massima severità contro i prodotti con etichette falsificate.
Lo stesso si verifica anche nella lotta contro la disoccupazione.
Le PMI avvertono tangibilmente l'efficacia di iniziative su scala europea a favore della crescita e dell'occupazione con le quali dovrebbero venire sostenute le misure degli Stati membri. Per questo è della massima importanza che i nostri programmi vengano valutati attentamente, che gli obiettivi vengano indicati con chiarezza e che vengano raggiunti i destinatari giusti.
E' ora disponibile un primo bilancio di questo programma per un importo di 450 milioni di euro a favore delle PMU orientate alla crescita.
<P>
A nome del gruppo del PPE mi congratulo con l'onorevole Philip Bushill-Matthews per la sua relazione che dimostra una eccellente e approfondita conoscenza del settore.
Condividiamo le critiche da lui rivolte alla Commissione per aver fornito informazioni insufficienti e in ritardo.
In che modo, dati i tempi estremamente ristretti, possiamo riuscire a effettuare controlli adeguati o persino sottoporre valide proposte di programmi?
Abbiamo bisogno di dati chiari che consentano di stabilire quali dei tre strumenti - capitali di avviamento, meccanismo di garanzia, Joint European Venture - abbiano raggiunto i risultati migliori, in quali Stati e in quali settori di attività siano state create nuove imprese, se anche le piccole imprese abbiamo avuto accesso a capitali di prestito. Vogliamo inoltre sapere se sia vero quanto è stato dichiarato da fonti delle PMI, ossia che grazie soltanto alle agevolazioni sugli interessi dell'ammontare di 100 milioni di euro siano stati creati oltre 50.000 posti di lavoro, quali siano le fasce d'età particolarmente richieste e in che misura anche le donne ne abbiano beneficiato.
<P>
Nei colloqui con le PMI condotti nella mia circoscrizione elettorale ho raccolto continue lamentele per il fatto che i fondi, in pratica, vengono assegnati soltanto alle imprese ad alta tecnologia.
A mio avviso dovrebbero andare anche ad altre imprese innovative, per esempio nel settore artigianale.
Occorrerebbe inoltre tenere maggiormente in considerazione la sostenibilità dei servizi.
<P>
Signor Presidente sosteniamo l'iniziativa lanciata dal nostro collega, onorevole Bushill-Matthews in questa eccellente relazione!
Quanto più le informazioni saranno precise tanto più aumenterà la fiducia nelle iniziative a livello europeo.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="EN" NAME="Howitt">
Signor Presidente, a nome del gruppo del partito del socialismo europeo esprimo il mio pieno sostegno a questa relazione e in particolare alle iniziative previste dagli strumenti del FEI "Sportello per l'avviamento" e "meccanismo di garanzia per le PMI".
Sono certo che l' Assemblea concorderà sull' importanza delle piccole imprese.
Nel mio paese, il Regno Unito, il numero delle piccole imprese è aumentato del 50 percento dal 1980 e oggi esiste una piccola impresa ogni 13 adulti della popolazione.
Le piccole imprese sono importanti non soltanto per l'occupazione, ma anche per gli scambi nell' Unione europea.
Ricordo di aver parlato con il consigliere presso l' Ambasciata britannica che si occupa del Belgio e del Benelux e delle esportazioni in questi paesi, il quale mi ha detto che la stragrande maggioranza, più del 90 percento delle pratiche di cui si occupa, non proviene da grandi imprese che tentano di esportare, bensì da piccole imprese.
Questo dato è molto significativo anche per noi in quest' Aula.
<P>
E' significativo in considerazione del processo di Lisbona.
Abbiamo accolto positivamente le conclusioni del Vertice di Lisbona l' anno scorso con la spinta verso la flessibilità, l' imprenditorialità, l' innovazione che esse contenevano.
Questi elementi andrebbero proprio considerati centrali per raggiungere questi obiettivi economici.
<P>
Vorrei anche rompere con il passato e congratularmi con l' onorevole Bushill-Mathews.
Ho fatto parte della commissione per l' occupazione e gli affari sociali insieme a lui l' anno scorso e l' ho sentito tenere lo stesso discorso sulla deregolamentazione e l' eccessiva burocrazia a livello europeo un sacco di volte.
Stavolta presenta qualcosa di costruttivo, per cui complimenti, onorevole Bushill-Mathews.
E' bello vedere che anche lei sa lavorare o, se non altro, che altri lavorano per lei.
<P>
Mi complimento con lei soprattutto per le sue conclusioni sull' esigenza di maggiore trasparenza e maggiore rapidità - ha il mio pieno sostegno per questo - e sull' importanza da attribuire ai settori ad alta tecnologia, ma non soltanto a quelli.
Inoltre, mi sorprende molto sentirla sottolineare l' esigenza di aumentare la partecipazione femminile nelle piccole imprese.
Mi congratulo con lei per questo tipo di sostegno.
<P>
Mi sarebbe piaciuto trovarvi qualcosa di più sull' economia sociale.
Le nostre cooperative dovrebbero essere considerate semplicemente parte del settore delle piccole imprese.
Sono particolarmente importanti in termini di creazione di posti di lavoro fra i gruppi meno favoriti sul mercato del lavoro.
Sono particolarmente importanti in termini di lavori socialmente utili e la loro assenza dalla relazione è un' omissione.
Non andrebbero trattati in maniera diversa e dovrebbero ricevere un aiuto particolare.
Forse la Commissione potrebbe intervenire in merito alla fine del dibattito.
<P>
Vorrei esprimere il mio particolare sostegno all' emendamento 3 del gruppo socialista.
Noi appoggeremo tutti gli emendamenti che dicono che le garanzie bancarie a sostegno del capitale di rischio sono di gran lunga troppo rigide, troppo conservatrici e impediscono di fatto agli imprenditori di creare posti di lavoro nel Regno Unito e in altri paesi europei.
<P>
Concludendo vorrei dire che ieri il governo britannico ha pubblicato il documento 'Think small first' che è inteso a garantire che ogni ministero pensi alle piccole imprese, non soltanto in termini di disponibilità di finanziamenti di cui stiamo discutendo in questo dibattito, ma di cornice macroeconomica generale e di tipo di consulenza e competenze di cui hanno bisogno per sostenerle e farle prosperare.
Nell' Unione europea dovremmo seguire questo esempio e fare in modo che ogni direzione generale, ogni servizio dell' Unione europea pensi innanzi tutto alle piccole imprese.
<P>
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="DA" NAME="Jensen">
Signor Presidente, come prima cosa desidero congratularmi con l' onorevole Bushill-Matthews per la sua relazione.
Nonostante le condizioni difficili ha svolto un buon lavoro e il gruppo ELDR condivide ampiamente le sue conclusioni, come pure gli emendamenti presentati dalla commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia.
Esistono molti modi diversi per creare la piena occupazione, ma senza il progresso economico e una forte competitività è impossibile.
Questa è stata anche la conclusione del Vertice di Lisbona dell' anno scorso, nel quale si è appunto posto l' accento sulla crescita e lo sviluppo come via per una maggiore occupazione nell' Unione europea.
Le piccole e medie imprese, dunque, sono le predilette di ogni governo, almeno quando nei discorsi ufficiali se ne loda l' importanza per lo sviluppo economico e l' occupazione.
<P>
Ma nella quotidianità, la realtà fino troppo spesso è diversa.
Vi sono troppi ostacoli, cioè regole burocratiche che in molti casi producono un effetto dissuasivo.
Gli incentivi ad assumersi un rischio sono insufficienti e ciò inibisce lo sviluppo e il dinamismo in generale.
E' innegabile che, in generale, la disponibilità al rischio è minore nell' Unione europea che negli Stati Uniti e ciò si riflette in un dinamismo inferiore nello sviluppo di nuove imprese.
Pertanto, ritengo anche sia importante garantire che tali programmi, che offrono nuove possibilità di finanziamento alle piccole e medie imprese, tramite la Banca europea per gli investimenti, funzionino nel modo più efficace possibile nell' ottica delle imprese.
Occorre che i programmi siano più conosciuti, occorre garantire sinergie con altri programmi ed evidentemente occorre garantire che i pagamenti non subiscano ritardi, e che i programmi funzionino con il minimo di burocrazia possibile.
L' eccellente relazione dell' onorevole Bushill-Matthews e gli emendamenti della commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia, contengono una critica delle esperienze maturate fino ad oggi.
Tale critica deve essere presa in considerazione di modo che i nostri atteggiamenti favorevoli nei confronti delle piccole e medie imprese non rimangano solo belle parole nei discorsi ufficiali, ma si traducano in atti concreti.
Occorre inoltre garantire che i programmi operino nel contesto di un' ottica comune e per tale motivo mi compiaccio particolarmente che l' onorevole Bushill-Matthews abbia auspicato che la Commissione segua e vigili sugli effetti dei programmi per l' occupazione.
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Markov">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è sorprendente constatare come possano venire prodotte ottime relazioni nonostante le basi fornite dalla Commissione siano del tutto insufficienti.
Il relatore propone di intervistare le imprese che non hanno usufruito di nessun programma di sostegno.
<P>
Essendo titolare di una piccola impresa mi sono rivolto a numerosi miei colleghi.
La risposta quasi unanime è stata la seguente: nel caso del Fondo europeo per gli investimenti e in particolare delle varie componenti dell' Amsterdam Special Action Programme (ASAP, Programma d'azione speciale di Amsterdam) a favore delle PMI e dell'occupazione per noi piccole imprese risulta difficile avere una visione d'insieme in quanto vi è una sfilza di singoli sottoprogrammi, in cui, fra l'altro, le competenze sono suddivise in modo diverso.
Per esempio, il normale strumento di garanzia per le PMI, l'Iniziativa per la crescita e l'occupazione, l'Iniziativa per la crescita e l'ambiente, il meccanismo FEI per l'innovazione, il programma per l'avviamento, altri nuovi sottoprogrammi a favore dell'innovazione, confluiti dopo Lisbona nello Strumento tecnologico europeo del FEI, e-Europe, e-Learning, eccetera.
<P>
Quali sono le linee di demarcazione che separano fra loro questi programmi, e dove devo rivolgermi, in quanto imprenditore, per presentare richiesta di finanziamento per i miei progetti?
E' lo stesso problema che si pone al Parlamento europeo, d'altra parte, se vuole valutare l'andamento complessivo dell'ASAP, in quanto i rendiconti della BEI e del FEI non forniscono alcuna indicazione coerente in merito.
Talvolta si parla del sostegno a favore delle PMI in generale in tutta la sua ampiezza, mentre in altri punti vengono citate singole componenti dell'ASAP in contesti diversi.
<P>
Anche dal punto di vista politico c'è qualcosa da obiettare sull'orientamento dell'ASAP.
L'iniziativa a favore della crescita e dell'ambiente non ha più ricevuto fondi.
Oltre tutto punta su una concezione della tutela ambientale a posteriori del tutto superata.
Le altre iniziative, quella per la crescita e occupazione, lo strumento tecnologico europeo, eccetera, pur avendo registrato un costante aumento della dotazione finanziaria, si concentrano su pochi settori ad alta tecnologia, ossia prevalentemente su innovazione, comunicazione e ingegneria genetica.
<P>
In molti casi queste PMI non ricevono i finanziamenti direttamente, bensì presentando domanda attraverso gli intermediari finanziari, generalmente i tradizionali gestori di fondi di investimento e di capitale di rischio che ricevono i crediti e le garanzie dalla BEI e presso i quali devono rivolgersi le PMI.
In tal modo, in realtà, nessuno all'infuori della BEI sa esattamente quali PMI e per quali progetti abbiano ricevuto finanziamenti e quanti posti di lavoro siano stati creati con tali fondi.
Nel valutare le ricadute occupazionali di questi programmi, la BEI non ha ancora fornito finora alcun dato concreto e si è limitata a una semplice valutazione macroeconomica sulla base di modelli.
Per ottenere informazioni più precise sui risultati ottenuti complessivamente occorrerà attendere ancora 5-10 anni.
Le malelingue affermano che l'ASAP fondamentalmente serve a rafforzare il mercato europeo dei capitali di rischio per i settori dell'informazione e delle comunicazioni, dell'ingegneria genetica e le imprese in fase di avviamento, mentre l'intensità di lavoro in realtà non viene né verificata più approfonditamente né iscritta in bilancio.
Una tale impressione è confermata scorrendo, nel sito Internet della BEI, l'elenco dei fondi ai quali la BEI ha fornito crediti e garanzie.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro">
Signor Presidente, onorevoli deputati, questa è una materia sulla quale non possiamo avere, e non abbiamo, nessun dubbio o esitazione di orientamento politico.
Anzitutto, resta immutata l' importanza cruciale dei programmi volti alla promozione dell' occupazione e della crescita, anche se in questi ultimi anni si sono registrati alcuni segnali positivi.
Inoltre, è assolutamente chiara e decisiva, in questo campo, l' importanza strategica delle piccole e medie imprese come già si evinceva nella messa a punto dell' iniziativa per l' aumento dell' occupazione che recentemente è stata rafforzata dagli orientamenti del Vertice di Lisbona.
Anch' io come il relatore, con il quale mi congratulo, intendo sottolineare la conclusione del Vertice di Lisbona che esorta a creare un clima atto a favorire la promozione delle piccole e medie imprese, segnatamente un quadro regolamentare propizio agli investimenti, all' innovazione e allo spirito imprenditoriale.
In terzo luogo, tutti noi sappiamo che la globalizzazione economica costituisce una sfida particolarmente ardua ma per le piccole e medie imprese è anche portatrice di nuove opportunità.
In quarto luogo, per l' Europa e per gli Stati membri è essenziale recuperare, in molti campi, il ritardo relativo che sussiste fra l' Unione europea e gli Stati Uniti.
<P>
Per seguire questa materia è indispensabile avere a disposizione informazioni aggiornate e di qualità.
Purtroppo ciò non si è verificato.
Mi associo alle critiche del relatore, e chiedo che il progetto di relazione 2000 ci sia presentato tempestivamente, entro marzo di quest' anno, altrimenti le dure critiche espresse quest' anno saremo costretti a ribadirle con maggiore rigore l' anno prossimo.
E' indispensabile che la Commissione, nei resoconti, riconosca e faccia in modo che la priorità e l' importanza che noi attribuiamo a questi settori trovino riscontro nella qualità degli strumenti analitici.
<P>
Per concludere, noi riteniamo che sia necessario migliorare il nostro ruolo e a tal proposito mi associo al relatore quando sostiene che l' interesse per i settori dell' alta tecnologia e della conoscenza non deve far dimenticare le imprese più tradizionali nel settore del turismo, del commercio, dell' artigianato e dei servizi in generale.
Dobbiamo tenere conto degli emendamenti poiché è necessario mettere in luce una maggiore capacità di mobilitazione del capitale di rischio e gli emendamenti, a nostro avviso, integrano adeguatamente la relazione.
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<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="FR" NAME="Bernié">
Signor Presidente, solitamente l' Europa ha difficoltà nel valutare l' impatto delle politiche pubbliche ma non per quanto riguarda questa relazione.
Trovo pertanto interessante la stima degli effetti del programma sulla creazione netta di posti di lavoro.
Anzi, dopo l' accordo del Consiglio "affari sociali" del 20 dicembre ultimo scorso sullo statuto della società europea, l' orizzonte giuridico e amministrativo delle PMI si apre.
Ciò è essenziale perché le PMI rappresentano il 99,8 percento del totale delle imprese e occupano il 66 percento della mano d' opera europea.
<P>
Eppure, la nozione di PMI continua a coprire una categoria che raccoglie un po' di tutto e contempla una grande varietà di strutture e di situazioni.
In gran maggioranza si tratta di imprese che occupano al massimo 10 dipendenti.
E' deplorevole che le loro specificità non siano riconosciute e che non usufruiscano di misure speciali.
Contrariamente alla commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia che ne fa menzione nel suo parere, la commissione per l' occupazione e gli affari sociali non parla di un siffatto riconoscimento.
Lo stesso vale per quanto riguarda il fatto che il programma di aiuto non dovrebbe essere riservato alle grandi PMI che utilizzano o producono tecnologie di punta.
Il settore tradizionale dovrebbe potervi accedere pienamente.
Penso in particolare all' artigianato, portatore di lavoro, di conoscenza e d' innovazione.
<P>
In questa prospettiva sono favorevole al programma di sportelli di aiuto all' avviamento destinato alle PMI.
Sono invece più scettico rispetto all' idea di incoraggiare gli Stati membri a modificare la loro legislazione fiscale.
Per i fondi d' investimento di capitali di rischio si prevede la creazione di una struttura europea unica che funzioni in parallelo con le strutture nazionali.
Ciò rischia di complicare le procedure amministrative per le piccole PMI che non hanno necessariamente la possibilità di farvi fronte.
<P>
<SPEAKER ID=50 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, con piacere prendo la parola su questo importante documento presentato dall'onorevole Bushill-Matthews, che mi onora della sua amicizia.
Sono felice che questa relazione, così importante per lo sviluppo delle piccole e medie imprese in Europa, sia stata così ben scritta, e mi auguro che anche nel futuro l'onorevole Bushill-Matthews possa essere un faro per tutti i provvedimenti legislativi dell'Unione europea per quanto riguarda le piccole e medie imprese.
Egli è certamente uno dei deputati che con maggiore competenza possono esprimersi su questa materia, che è diventata importantissima dopo la caduta del comunismo.
<P>
Noi tutti sappiamo che il comunismo e i paesi dell'est soffocavano la libera iniziativa; i piccoli imprenditori negli Stati comunisti non esistevano.
Adesso abbiamo, coi fatti, dimostrato la superiorità del sistema economico della libera iniziativa.
Allora io invito l'onorevole Bushill-Matthews a ricordarsi in futuro - e il Commissario, signora Schreyer, a ricordarsi nel presente e nel futuro - che sarebbe bene, in aggiunta alle importanti iniziative proposte in questa relazione, invitare gli Stati membri e insistere presso di essi affinché la piccola impresa che cominci un'attività venga esonerata dal pagamento delle tasse almeno per i primi cinque anni.
Chi intraprende una libera iniziativa è creatore almeno di un posto di lavoro, il lavoro per sè stesso, ma spesso anche per i familiari e per alcuni dipendenti.
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Credo che questa proposta suonerà musica alle orecchie dell'onorevole Bushill-Matthews, notoriamente contrario alle imposizioni fiscali, per cui mi auguro che essa venga accettata da lui e dal Commissario Schreyer.
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<SPEAKER ID=51 NAME="Sbarbati">
Signor Presidente, innanzitutto intendo esprimere le mie felicitazioni all'onorevole Bushill-Matthews per questa importante relazione.
Debbo anche dirgli che gli sono molto grata di aver accolto gli emendamenti che ho proposto e che hanno integrato, su alcuni punti e su alcune questioni di fondo, la relazione stessa.
Io credo che puntare sullo sviluppo della piccola e media impresa e su ciò che essa comporta, anche come recupero della disoccupazione proveniente dalla grande impresa, sia un fatto positivo estremamente importante.
Quindi, sostenere le imprese, creare una cultura favorevole alla loro nascita e al loro sviluppo, incentivare la ricerca, incentivare soprattutto i settori di punta è una priorità per l'Europa.
E' una priorità anche che il Parlamento europeo possa poi arrivare a un controllo, non solo dei progetti ma anche dei risultati cui si è pervenuti grazie all'impiego dei fondi che da questa Europa vengono distribuiti.
<P>
Ciò mi sembra estremamente importante, così come il fatto che siano stati uniti alle piccole e medie imprese anche i settori dell'artigianato, del commercio, del turismo - così come io avevo evidenziato - e di altri servizi.
Dobbiamo capire che, oggi, il momento del posto per tutta la vita è finito, che occorre reinventarsi il lavoro e che il settore della piccola e media impresa e dell'artigianato offrirà sempre più reali possibilità di occupazione ai nostri giovani e ai cittadini europei del futuro.
Questo è l'investimento fondamentale per l'Europa, e in questo dobbiamo continuare a credere.
<P>
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="FI" NAME="Kauppi">
Signor Presidente, vorrei congratularmi con l' onorevole Bushill-Matthews per la sua relazione elaborata in maniera estremamente competente.
Già ora le piccole e medie imprese danno impiego a due terzi della manodopera europea, ma questo settore ha ancora un alto potenziale occupazionale.
Nel momento in cui un' impresa viene fondata, la creazione di nuovi posti di lavoro è spesso determinata da due fattori: i capitali di rischio e l' assistenza finanziaria; alcune ricerche hanno infatti dimostrato che, per assumere il personale, le piccole e medie imprese utilizzano per circa l' 80-90 percento le risorse reperite sul mercato dei capitali di rischio.
Dobbiamo sostenere le piccole e medie imprese che hanno un chiaro potenziale di crescita a prescindere dal settore in cui operano.
E' necessario inoltre facilitare il processo di internazionalizzazione delle aziende affinché le piccole e medie imprese possano beneficiare dei vantaggi derivanti dal mercato interno.
La riforma relativa ai crediti ipotecari e all' armonizzazione dei meccanismi di garanzia che la commissione per i problemi economici e monetari dovrebbe prendere in esame è oggetto di grandi aspettative.
Condivido il punto di vista del relatore sul fatto che la Commissione, in futuro, dovrà essere in grado di fornire tempestivamente informazioni sull' andamento di questa importante iniziativa.
Le prossime relazioni elaborate dalla Commissione dovranno anche indicare le reazioni e i suggerimenti dei beneficiari dei fondi al fine di poter intervenire rapidamente in casi di cattiva amministrazione.
<P>
Da ultimo vorrei soffermarmi su un altro argomento che riguarda le disposizioni con le quali si cerca di agevolare il ritorno all' attività imprenditoriale ed economica per le persone che hanno dichiarato fallimento.
Per quanto queste persone abbiano sperimentato le conseguenze negative del cosiddetto " rischio imprenditoriale" non è detto che in futuro le cose vadano nello stesso modo.
Gli imprenditori che hanno dichiarato fallimento devono piuttosto essere considerati come una risorsa non trascurabile per l' Europa.
Vorrei anche mettere in evidenza il ruolo determinante svolto delle piccole imprese nei confronti della competitività delle grandi aziende.
Le piccole imprese spesso fungono da subappaltatori per le grandi società europee e proprio per questo esse acquisiscono un' importanza ancora maggiore per la competitività dell' industria europea.
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<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, sono lieto che oggi venga presentata questa relazione.
Proprio in qualità di imprenditore vorrei congratularmi con la Commissione per aver evidenziato, a partire dall'esame di questi tre settori, quali sono le lacune da colmare a livello europeo.
Il problema risiede semplicemente nel fatto che le nuove imprese dispongono di capitali di avviamento insufficienti e pertanto moltissimi giovani imprenditori sono costretti a desistere nella fase iniziale.
Anche l'esportazione rappresenta, ovviamente, un rischio e per questo è particolarmente importante che le joint venture vengano sostenute finanziariamente proprio nella fase di avviamento.
Il meccanismo di garanzia serve affinché non tutti coloro che sono disposti a diventare imprenditori debbano automaticamente mettere a repentaglio i propri mezzi di sostentamento o rischiare di andare in rovina, almeno dal punto di vista finanziario, per il resto della propria vita.
<P>
Se pensiamo che in Europa sono disponibili come capitale di rischio fondi per circa 7 miliardi mentre in America ne sono disponibili 12, dovremmo riflettere su come si possa colmare questo divario.
Che cosa possiamo fare, in particolare nel settore dell'agricoltura?
Proprio la parola ESB dovrebbe rappresentare uno stimolo a riflettere su quali nuove aziende si possono creare per garantire una maggiore sicurezza nel settore alimentare, eseguire esami del sangue, sviluppare nuovi metodi di cura, eccetera.
In questo settore è più che mai urgente intervenire.
<P>
Vorrei infine sottolineare che per i giovani imprenditori è importante ricevere una risposta attendibile e in tempi il più possibile brevi.
Occorre stabilire dei termini entro i quali si deve prendere posizione con un chiaro "Sì" o "No", affinché non vengano corsi rischi superflui.
Anche l'applicazione della direttiva relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento è importante affinché si possano ricevere davvero gli importi dovuti entro la scadenza pattuita.
In questo ambito a mio avviso si sta procedendo ancora con eccessiva lentezza.
La Commissione dovrebbe sottoporre proposte per la gestione dei progetti, elaborare metodi di "Best Practice", introdurre Benchmarks, in base ai quali si possa verificare quanto tempo trascorre fra la prima richiesta e la creazione effettiva di posti di lavoro, seguire i flussi dei pagamenti e, infine, informare l'opinione pubblica di tutto ciò.
Nel settore PR si potrebbe istituire un premio "Giovane imprenditore dell'anno" da assegnare all'imprenditore che ha creato il maggior numero di posti di lavoro, tanto in termini assoluti quanto in percentuale.
<P>
Ciò dimostrerebbe a livello europeo e, di conseguenza, anche agli Stati membri, la validità del lavoro da noi svolto.
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<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="EN" NAME="Schreyer">
- (EN)Signor Presidente, visto che intervengo al posto del collega Pedro Solbes Mira, terrò il suo discorso in inglese, anche in onore del relatore.
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Questa relazione verte sulla prima relazione annuale sull' iniziativa per la crescita e l' occupazione.
L' iniziativa è volta a fornire assistenza finanziaria alle piccole e medie imprese innovative e creatrici di posti di lavoro, quale primo passo verso lo sviluppo di un ambiente favorevole agli investimenti, all' innovazione e all' imprenditorialità.
Essa è anche in sintonia con le conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000, in cui gli obiettivi di rafforzare la crescita, la riforma economica e la coesione sociale quale arte di un' economia basata sulla conoscenza sono stati definiti nuovo obiettivo strategico per l' Unione.
<P>
Vorrei affrontare i principali punti sollevati nella relazione della commissione per l' occupazione e gli affari sociali redatta dall' onorevole Bushill-Matthews.
<P>
Innanzi tutto, la relazione segnala che il processo di elaborazione di rendiconti da parte della Commissione è troppo lungo e provoca ritardi a livello di ricevimento della relazione da parte del Parlamento.
Al contempo, la relazione del Parlamento afferma che l' informazione è insufficiente, in particolare in merito alle reazioni delle piccole e medie imprese beneficiarie dell' Iniziativa per la crescita e l' occupazione.
<P>
A mio avviso, le due questioni sono correlate e derivano dalla strutturazione degli strumenti finanziari che fanno parte dell' Iniziativa per la crescita e l' occupazione, i quali sono stati concepiti per destinare risorse di bilancio a enti finanziari quali fondi di capitale di rischio, fondi nazionali di garanzia e banche commerciali che intervengono quali intermediari per le piccole e medie imprese beneficiarie finali.
<P>
Ne consegue che le informazioni relative agli impegni e alle erogazioni effettuate in un certo esercizio sono disponibili nel primo trimestre dell' anno successivo.
D' altro canto, le informazioni di feed-back provenienti dalle piccole e medie imprese su un determinato esercizio sono disponibili per tutti gli strumenti nell' ultimo trimestre dell' anno successivo.
Ciò implica che una relazione annuale elaborata a fine aprile contiene statistiche al 31 dicembre dell' anno precedente a livello di intermediario finanziario e statistiche dettagliate per l' anno precedente a livello di piccole e medie imprese.
Quest' orizzonte temporale indica perché la relazione annuale per l' anno scorso relativa all' esercizio 1999, il primo anno completo di operatività del programma, non poteva contenere dati specifici a livello di piccole e medie imprese.
<P>
Tutto ciò ci induce a prendere atto che snellire l' iniziativa è un obiettivo condiviso sia dal Parlamento che dalla Commissione.
Tuttavia, la riorganizzazione degli strumenti finanziari dell' iniziativa non può avvenire a cadenza annuale.
Innanzi tutto, gli operatori di mercato potrebbero trarne motivo di confusione e avere difficoltà ad apprezzare le motivazioni di tali cambiamenti.
Inoltre occorre una valutazione approfondita di questi strumenti basata su un criterio bottom-up.
<P>
Per quanto riguarda la componente JEFV, ossia lo strumento che ha registrato l' utilizzo più scarso fra i tre strumenti finanziari dell' Iniziativa per la crescita e l' occupazione, il programma pluriennale per le imprese prevede una semplificazione del regime per consentire il più rapido disbrigo delle domande di contributo finanziario da parte degli intermediari finanziari e dei servizi della Commissione.
Anche la possibilità di adottare i criteri di ammissibilità sarà oggetto di esame, al fine di rispondere con maggiore efficacia alle esigenze delle piccole e medie imprese.
<P>
Relativamente alla riforma del Fondo europeo per gli investimenti, la relazione sbaglia quando sostiene che la Commissione non può più avvalersi direttamente del FEI quale strumento per il finanziamento delle PMI.
Come in precedenza, i regimi comunitari attuali e futuri affidati al Fondo europeo per gli investimenti saranno gestiti separatamente dalle risorse proprie in base ai principi stabiliti e verificati dai servizi della Commissione.
<P>
Infine, la relazione mette in discussione la struttura fiscale dei fondi di capitale di rischio e invita la Commissione a incoraggiare tutti gli Stati membri ad adottare leggi che consentano la creazione di fondi trasparenti dal punto di vista fiscale nei rispettivi paesi e di riconoscere i fondi trasparenti costituiti in altri Stati membri con le stesse caratteristiche.
Questo aspetto, di grande importanza per la Commissione, è stato recentemente affrontato nella sua comunicazione sul piano d' azione sul capitale di rischio dell' ottobre 2000.
Secondo la relazione, il regime impositivo può impedire gli investimenti transfrontalieri erigendo particolari ostacoli di natura fiscale o addirittura discriminando gli investitori stranieri.
Una risposta globale e di grande efficacia a tali barriere può risiedere nell' intervento coordinato a livello europeo.
Gli Stati membri devono comunque sempre accertarsi che i trattati in materia e ogni altro strumento di legislazione fiscale escludano la doppia tassazione dei dividendi degli investimenti transfrontalieri.
<P>
Concludendo, ora che la ristrutturazione del Fondo europeo per gli investimenti è ultimata, i servizi della Commissione e il FEI stanno collaborando all' attuazione progressiva delle decisioni dei Consigli ECOFIN e "industria", in particolare con il programma pluriennale per le imprese.
<P>
Realisticamente il Parlamento non dovrà attendersi sostanziali cambiamenti prima del 2003 o 2004, benché eventuali indicazioni preliminari provenienti dai fondi di garanzia potrebbero essere disponibili anche prima.
<P>
In quanto Commissario preposta al bilancio, consentitemi di aggiungere che la Commissione ha accolto con favore la decisione di aumentare gli importi per i prestiti e per i contributi a fondo perduto a favore delle PMI, adottata dal Parlamento per il bilancio del 2001.
<P>
Si è trattato di un importante segnale alle piccole e medie imprese e di un passo significativo in vista del raggiungimento degli obiettivi di Lisbona di creare in Europa un' economia moderna basata sulla conoscenza.
<P>
<SPEAKER ID=55 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 12.
<P>
<CHAPTER ID=6>
Situazione dei lavoratori frontalieri
<SPEAKER ID=56 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0338/2000) della onorevole Oomen-Ruijten a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali sulla situazione dei lavoratori frontalieri (2000/2010(INI)).
<P>
<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten">
Signor Presidente, anch'io sono rimasta sorpresa che questa discussione si tenesse oggi.
Il fascicolo dei lavoratori frontalieri mi sta a cuore da ventuno anni, da quando sono entrata in politica, prima alla Camera bassa olandese e poi qui al Parlamento europeo.
Mi sta a cuore non solo perché quotidianamente sono a contatto con i problemi che i lavoratori frontalieri devono affrontare per il fatto di abitare in uno Stato membro e lavorare in un altro, ma anche perché è un tema con molti aspetti tecnici che ogni anno devono essere aggiornati.
Mi sta a cuore anche perché dimostra che i parlamenti, soprattutto i parlamenti nazionali, non si adoperano a sufficienza.
Mi sta a cuore, infine, perché ciò che evidentemente la politica non riesce a risolvere lo risolve invece la Corte di giustizia europea e un numero crescente di Stati membri viene rimproverato per non aver corretto gli errori commessi.
E questo mi porta a fare un'osservazione rivolta alla Commissione europea.
<P>
Non ho niente da rimproverare alla Commissione europea.
Infatti è il Consiglio, sono i membri del Consiglio che non sono disposti a fare spazio al lavoro frontaliero e noi politici nazionali lasciamo che sia la Corte di giustizia a toglierci le castagne dal fuoco.
Credo che le cose non possano più andare avanti così, che non debbano più andare avanti così e che si debba ricorrere con forza a tutti i mezzi per cambiare questa situazione.
<P>
Nella mia relazione formulo quattro richieste e ringrazio tutti i colleghi che l'hanno sostenuta e anche i miei predecessori che vi hanno lavorato.
In primo luogo invito la Commissione a presentare con urgenza una direttiva che preveda una valutazione degli effetti del fattore frontiere sui lavoratori transfrontalieri.
E' una richiesta che rivolgiamo alla Commissione e agli Stati membri dal 1990.
Vogliamo che ogni volta che negli Stati membri viene modificata la legislazione sociale, fiscale o sanitaria si faccia una valutazione degli effetti su coloro che vivono in uno Stato membro e lavorano in un altro.
In tal modo si può procedere preventivamente, piuttosto che intervenire a posteriori per riparare i danni, e si previene l'insorgere dei problemi.
<P>
La mia seconda richiesta al Consiglio è che si realizzino rapidamente i miglioramenti al regolamento n. 1408.
Se non erro il fascicolo è sul tavolo del Consiglio dei ministri degli Affari sociali da due anni.
Contiene una serie di miglioramenti per i lavoratori frontalieri, ma anche molti elementi che lo rendono più semplice, facile e leggibile. L'onorevole Doorn proprio ieri ha parlato dell'iniziativa SLIM.
Il Consiglio deve attivarsi e il Parlamento ha potere di codecisione in questa materia.
Invece il Consiglio deve decidere all'unanimità e spero che si possa fare qualcosa in proposito.
<P>
Il terzo punto è che a mio parere la Commissione dovrebbe vigilare più attentamente sui vari trattati fiscali bilaterali conclusi fra Stati membri per controllare che rispettino il principio secondo cui nel paese di lavoro la fiscalità e la previdenza sociale devono andare di pari passo, per prevenire i problemi e per evitare che alcune persone si trovino tra due fuochi.
La Commissione dovrebbe essere più attenta a questo livello e sottoporre i trattati fiscali bilaterali a più severi controlli, anche in fase preliminare.
<P>
Il mio quarto punto riguarda le spese mediche, la possibilità di fruire delle prestazioni mediche in un altro Stato membro.
Sono state emesse alcune sentenze in proposito; anche in questo ambito la politica ha segnato il passo.
Ci sono delle sentenze della Corte di giustizia, le più nota è quella nella causa Kohll-Decker.
Inoltre io che provengo da una regione di frontiera conosco persone che si sono rivolte alla Corte.
Signor Presidente, né gli Stati membri né la Commissione hanno mai inviato al Parlamento una nota informativa in proposito.
Male. Non dobbiamo lasciare che siano i giudici a decidere, noi politici dobbiamo essere in grado di fare qualcosa al riguardo.
So che il Commissario precedente, Flynn, aveva fatto circolare una nota e so che nessuno è rimasto contento dei risultati, ma significa che comunque adesso c'è chiarezza su questo punto, e lo chiedo alla Commissione.
Ne va della posizione dei lavoratori frontalieri ma anche dei pensionati.
La sentenza nella causa Kholl-Decker vale per tutti coloro che abitano vicino alla frontiera.
<P>
Chiedo ai colleghi di votare a favore della relazione e sicuramente anche dei miei emendamenti, poiché il lavoro frontaliero non è più un problema che riguarda solo la vecchia Unione dei Quindici, ma sarà di importanza vitale anche per il funzionamento del mercato e per i nuovi Stati membri.
Chiedo pertanto il maggior sostegno possibile.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="DE" NAME="Klaß">
Signor Presidente, Signora Commissario, onorevoli colleghi, ringrazio la collega, onorevole Ria Oomen-Ruijten, per aver affrontato la situazione dei lavoratori frontalieri in questa relazione d'iniziativa del Parlamento europeo.
Sono molteplici le situazioni, così come i problemi che continuiamo a riscontrare nel mercato interno europeo, che fra i suoi aspetti fondamentali annovera la libera circolazione dei lavoratori frontalieri.
Si tratta di problemi che riguardano i cittadini dell'Unione europea in quanto persone.
<P>
In qualità di deputata di una regione che si trova al confine fra Lussemburgo, Belgio e Francia vengo a contatto con queste questioni in tutte le loro sfaccettature.
Perché un pensionato tedesco dializzato che si trova in vacanza in Francia ha diritto a usufruire di questo trattamento solo per un periodo limitato?
La madre di famiglia in Germania ha diritto a percepire assegni familiari subito dopo la nascita del secondo figlio ma non se il marito lavora in Lussemburgo.
La zia che ha versato i contributi assicurativi e previdenziali in Belgio può essere assistita anche in una casa di riposo in Germania vicino ai suoi familiari?
Per poter far pervenire ai pensionati tedeschi le pensioni maturate in Italia occorre un enorme dispendio di tempo ed energie.
Perché il sindaco onorario che opera in Germania se riceve una indennità, di punto in bianco deve pagare le imposte in Germania sull'intero stipendio che percepisce in Lussemburgo?
L'azienda lussemburghese si oppone agli oneri e alle spese supplementari e il sindaco rischia il posto di lavoro.
A quel punto la carica di sindaco viene rifiutata.
<P>
Potrei continuare ulteriormente questo elenco.
I lavoratori frontalieri devono essere flessibili per potersi destreggiare nel groviglio di norme da entrambe le parti delle frontiere.
Chi ricerca un posto di lavoro in un altro paese all'interno del mercato interno europeo, in una Europa unita deve poter contare sulla certezza del diritto, soprattutto nella legislazione in materia sociale.
Noi deputati provenienti dalle regioni frontaliere dell'Unione europea esortiamo la Commissione e il Consiglio ad adoperarsi per una maggiore giustizia sociale a livello transfrontaliero.
Certo abbiamo già compiuto molti progressi ma molto resta ancora da disciplinare.
La relazione della onorevole Oomen-Ruijten dà voce alle fondate richieste dei cittadini delle regioni frontaliere.
Il mercato interno deve essere realizzato compiutamente anche per quanto riguarda il mercato del lavoro se vogliamo dar vita a un'Europa che sia davvero un'unica entità.
<P>
<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="NL" NAME="Van Lancker">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, inizio ringraziando la onorevole Ria Oomen-Ruijten per la buona collaborazione nell'ambito della presente relazione.
Credo sia stata una buona idea ricorrere a una relazione d'iniziativa per ritirare fuori dal cassetto alcune delle richieste formulate nel 1998 da questo Parlamento in occasione della mia relazione basata su una petizione presentata da alcuni lavoratori frontalieri.
E' vero, infatti, che in questo settore è stato fatto ben poco a livello legislativo negli ultimi tre anni.
Spesso abbiamo affermato che le regioni di frontiera sono una specie di barometro dell'integrazione europea.
Se le cose stanno così credo che oggi giorno l'integrazione non proceda speditamente, i progressi compiuti sono pochi e solo la Corte di giustizia europea ha fatto qualcosa in proposito.
<P>
Del resto deploro anche che la valutazione degli effetti del fattore frontiere sui lavoratori transfrontalieri non sia nemmeno stata inserita nell'agenda sociale e che il Trattato di Nizza non ci abbia fatto compiere alcun progresso in materia di processo decisionale sul regolamento 1408/71, il che non fa che rendere l'intero processo più difficile.
<P>
Nel frattempo il mondo non resta fermo e in tutti i paesi sono in corso riforme del sistema fiscale; la legislazione in materia di previdenza sociale è in evoluzione; i sistemi giuridici vengono integrati da sistemi complementari e molti paesi stanno tentando di conciliare la vita lavorativa con la vita familiare e il tempo libero adottando norme per l'interruzione della carriera che però purtroppo valgono solo per i residenti e non per i lavoratori frontalieri.
A mio parere la Commissione ha più che ragione a lanciare un'indagine sulla norma belga per l'interruzione della carriera, che purtroppo non si applica ai cittadini olandesi, mentre la norma olandese vale anche per i cittadini belgi.
<P>
I lavoratori frontalieri vengono ulteriormente penalizzati rispetto agli altri cittadini che fanno uso della libera circolazione delle persone.
Spesso lavorano in uno Stato membro e abitano in un altro, pagano le tasse in uno Stato membro e i contributi sociali nell'altro.
Se speriamo che in un paese ci sia coerenza fra la politica fiscale e la politica di previdenza sociale, è un'utopia pensare che la stessa coerenza si possa raggiungere fra paesi diversi, e chi ne fa le spese sono sempre i lavoratori frontalieri.
Persino i federalisti europei più convinti fra di noi non osano nemmeno sognare che un giorno possa esistere un sistema alternativo di previdenza sociale o una fiscalità armonizzata a livello europeo.
Pertanto dobbiamo cercare altre soluzioni creative.
<P>
Vorrei citarne due.
La relazione Oomen-Ruijten ripete innanzitutto la richiesta del Parlamento europeo relativa a una valutazione obbligatoria degli effetti del fattore frontiere sui lavoratori transfrontalieri che gli Stati membri devono eseguire in occasione di ogni modifica della legislazione relativa alla fiscalità e alla previdenza sociale, con una compensazione per gli eventuali svantaggi sofferti dai lavoratori frontalieri interessati, una pratica che tra l'altro viene applicata con estrema titubanza in taluni Stati membri.
Il mio gruppo ha qualche difficoltà per l'indebolimento del testo da parte della onorevole Oomen-Ruijten.
A nostro avviso tale verifica deve mantenere un carattere urgente e la compensazione deve essere obbligatoria.
<P>
In secondo luogo, dobbiamo avere il coraggio di inasprire le conclusioni del 1998, quando non riuscimmo ad eliminare la roulette russa per i lavoratori frontalieri.
Dobbiamo scegliere una volta per tutte il principio del prelievo o nel paese di residenza o in quello di occupazione e credo che ci siano argomentazioni sufficienti a favore del paese di occupazione.
Penso che il mio gruppo voterà contro gli emendamenti della onorevole Oomen-Ruijten e dell'onorevole Manders volti ad eliminare tale principio.
<P>
Spero che la relazione in parola esca illesa dalla Plenaria e che la situazione dei lavoratori frontalieri possa finalmente fare un passo avanti.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="NL" NAME="Manders">
Signor Presidente, voglio ringraziare la onorevole Oomen-Ruijten per tutto il lavoro svolto.
Lei stessa ha detto che si tratta di un tema importante di cui ci si occupa poco, verso il quale la politica dimostra poco interesse e in cui evidentemente è molto difficile raggiungere l'unanimità.
<P>
Ho comunque alcune osservazioni che si rifanno ai miei emendamenti.
Anch'io abito in una regione di frontiera e tutti i giorni vedo persone che partono per andare a lavorare in un altro paese e, che sia la Germania o il Belgio, attraversano comunque la frontiera.
<P>
Anche il regolamento n. 1408/71 sulla previdenza sociale è rivolto ai lavoratori che risiedono nel paese in cui lavorano.
Sono dell'opinione che si debba fare chiarezza in materia ed ho presentato due emendamenti su questo argomento.
Sono d'accordo con la onorevole Oomen-Ruijten e gliel'ho anche detto.
Tuttavia ritengo che si debba aggiungere che se dopo diciotto mesi o dopo due anni si constata che occorre procedere a una valutazione e se da quest'ultima emerge che esistono svantaggi sproporzionati per i lavoratori frontalieri, deve esserci la possibilità di operare una scelta diversa. E vorrei che questo aspetto venisse inserito nella relazione.
<P>
La onorevole Oomen-Ruijten si basa sul principio del paese di occupazione.
Io non credo che sia ancora detto che tale principio sia sempre interessante e positivo per i lavoratori frontalieri.
Si lavora per vivere e non si vive per lavorare, pertanto sono convinto che la remunerazione e le sicurezze conquistate sul posto di lavoro si debbano poter applicare al luogo in cui si abita.
Pertanto sono favorevole a valutare la possibilità di applicare il principio del paese di residenza.
<P>
E' quanto ho affermato in un emendamento e invito i colleghi ad appoggiarlo.
Ho presentato inoltre due emendamenti agli articoli 6 e 7, volti a depennare detti articoli perché non credo che la Commissione sia competente ad adottare misure volte a intervenire nei trattati bilaterali.
<P>
<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="EN" NAME="Lambert">
Signor Presidente, anch' io vorrei ringraziare la onorevole Oomen-Ruijten per il lavoro svolto sull' argomento.
Condivido molte delle sue critiche e insoddisfazioni in merito alla portata, l' attuazione e la rapidità di passaggio al regolamento 1408/71.
<P>
In quanto membro della commissione per le petizioni, so che esiste un consistente e crescente numero di residenti, ivi compresi i cittadini di paesi terzi e lavoratori frontalieri, che ritengono che gli attuali accordi non funzionino a dovere.
L' allargamento renderà ancora più complesso un sistema di coordinamento già intricato, e non sorprende che molti cittadini semplicemente non credano che l' Unione prenda la libera circolazione dei cittadini con la stessa serietà con la quale onora i propri impegni nei confronti della libera circolazione delle merci.
Dobbiamo trovare un modo per semplificare le cose per i cittadini e per chi amministra questi sistemi.
Non sarebbe sorprendente se dovessimo ricevere un crescente numero di richieste di istituire un' agenzia europea che negozi direttamente con le amministrazioni nazionali a nome dei cittadini.
<P>
La richiesta di una direttiva che riguardi le relazioni sugli effetti frontalieri va accolta con favore.
Se non altro, queste interverrebbero a monte e potrebbero affrontare alcuni problemi prima che insorgano, il che sarebbe un cambiamento gradito.
E' anche chiaro che con l' integrazione dei sistemi fiscali e di sicurezza sociale di un numero crescente di paesi, dobbiamo intervenire per affrontare le anomalie derivanti, il che può portare a doppi versamenti.
Tuttavia, il problema chiave è che gli Stati membri devono dimostrare il loro impegno a favore della libera circolazione affrontando apertamente i problemi in uno spirito che vada a favore dei residenti nell' Unione europea.
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Presidente">
La seduta è sospesa fino alle 15.00.
<P>
Ora passeremo alle votazioni.
<P>
<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="EN" NAME="Banotti">
Signor Presidente, intervengo per una mozione procedurale.
Mentre i deputati stanno entrando numerosi in Aula, vorrei annunciare un' attesa innovazione.
Oggi abbiamo inaugurato una zona per fumatori dietro all' Emiciclo, un simpatico posticino al sole con un bellissimo panorama; spero che tutti i colleghi che continuano a distruggere la propria salute fumando si sentiranno a loro agio fuori dall' Aula e smetteranno di fumare nelle zone per non fumatori.
Spero che tutti abbiano sentito.
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Banotti, di interessarsi alla causa dei non fumatori.
<P>
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
Signor Presidente, intervengo per una mozione procedurale.
Mi rallegro del fatto che d' ora in poi avremo una zona per fumatori invece che una zona per non fumatori.
Spero che adesso tutti gli onorevoli deputati e tutti i membri del personale rispetteranno le zone non fumatori disseminate nell' edificio del Parlamento europeo.
Ho ancora problemi a riuscire a entrare in Aula e a entrare e uscire dalle riunioni di commissione, sia qui che a Bruxelles.
Per questo motivo scongiuro tutti, ora che c' è un' area fumatori, di utilizzare questa e non le zone per non fumatori, ivi compresi i corridoi e gli ascensori.
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<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="EN" NAME="Heaton-Harris">
Signor Presidente, propongo una mozione procedurale.
Mi stavo giusto chiedendo se qualcuno spiegherà alle particelle di fumo dove stiano le zone fumatori e non fumatori.
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<SPEAKER ID=67 NAME="Presidente">
Ora passeremo alla votazione.
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<CHAPTER ID=7>
VOTAZIONI
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="DE" NAME="Schreyer">
Signor Presidente, onorevoli deputati, nella discussione di ieri la Commissione ha spiegato per quali ragioni e a quali condizioni può accogliere gli emendamenti del Parlamento.
Deve tuttavia essere modificata la formulazione di alcuni di questi emendamenti altrimenti non sarebbe garantita la corrispondenza con la motivazione e i considerando.
Alcune lievi variazioni delle formulazioni sono necessarie anche ai fini della compatibilità con l'articolo 20 della direttiva.
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="NL" NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="DE" NAME="Schreyer">
<SPEAKER ID=71 NAME="Presidente">
La votazione è chiusa.
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DICHIARAZIONI DI VOTO
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Raccomandazione per la seconda lettura (A5-0369/2000) (Relatore: onorevole Peijs)
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<SPEAKER ID=72 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, temevo di dover presentare delle dichiarazioni di voto per iscritto.
Ero infatti preoccupato, a causa di una frattura a un piede, di non riuscire ad esprimermi oralmente.
Mi auguro comunque di non essere una persona che ragiona con i piedi, che pensa con i piedi, e di poter svolgere quindi la mia attività regolarmente.
<P>
Orbene, dichiarando la mia approvazione sul documento Peijs, chiedo che si organizzi concretamente una banca europea.
In questi giorni abbiamo visto, per fortuna, l'euro migliorare notevolmente la propria quotazione rispetto al dollaro e alla lira sterlina.
Colgo l'occasione, quindi, di questa dichiarazione di voto per esprimere il mio compiacimento e la mia soddisfazione per la politica monetaria europea e per chiedere che si intensifichi l'attività della Banca europea anche con l'organizzazione di uffici in tutta Europa.
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<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="DE" NAME="Konrad">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, purtroppo l'emendamento n.5 al progetto di direttiva in materia di risanamento e liquidazione degli enti creditizi è stato approvato.
Ciò è più che deplorevole perché ne consegue la possibilità di intervento da parte di terzi creditori e in tal modo le ipoteche accese all'estero a favore di banche non sono più escluse dal fallimento.
E' inaccettabile!
<P>
Si tratta a mio avviso di un motivo sufficiente per votare contro questa relazione.
Io l'ho fatto e mi rammarico che la posizione comune della Commissione nella sua forma attuale non abbia trovato una maggioranza.
<P>
<SPEAKER ID=74 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
La raccomandazione della Commissione ha come obiettivo l' armonizzazione, a livello di Unione, dei diritti dei creditori in caso di liquidazione degli enti creditizi.
In nessun punto però sono specificati i diritti di cui dovrebbero usufruire i salariati degli enti creditizi di cui sopra.
<P>
E' vero che in talune legislazioni nazionali i dipendenti sono riconosciuti come creditori, ma al massimo si garantisce loro soltanto il pagamento degli stipendi dovuti.
Non sono indennizzati invece per la perdita del posto di lavoro, vale a dire dei loro futuri stipendi, mentre si cerca di garantire ai creditori il rimborso dei loro crediti, cioè dei capitali fonte dei loro futuri redditi.
<P>
I dipendenti non hanno nessuna responsabilità degli insuccessi di una banca o di un ente creditizio poiché non partecipano alle decisioni prese.
Sono loro a dover essere indennizzati in primis per la perdita del lavoro.
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Noi abbiamo votato contro questa raccomandazione che si preoccupa unicamente dei creditori capitalisti e non dei dipendenti che fanno funzionare gli enti creditizi.
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Raccomandazione per la seconda lettura (A5-0375/2000) (Relatore: onorevole Sanders-ten Holte
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<SPEAKER ID=75 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Sanders.
Mi trovavo, alcuni giorni addietro, ospite di una università della terza età, dove si insegna a chi desidera apprendere per il gusto di imparare e non per avere un diploma.
Naturalmente queste università sono frequentate da molti anziani.
Il responsabile di questa università - si tratta dell'università della terza età di Bergamo, città da dove provengo - si lamentava con me perché non c'è una graduatoria e un esame della qualità di queste università della terza età.
Mi diceva: "Molte università sono organizzate male; la nostra è organizzata bene.
Faccia presente, quindi, nella sua dichiarazione di voto, che sarebbe bene interessarsi anche della qualità delle università della terza età."
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<SPEAKER ID=76 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Non siamo certo contrarie a "una cooperazione europea in materia di valutazione della qualità dell' insegnamento scolastico" , ma tutti sanno che la qualità dell' istruzione dipende dai mezzi messi a disposizione delle scuole pubbliche.
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Per garantire un' istruzione di qualità, ci vuole un numero sufficiente di scuole, classi con un numero limitato di allievi, un numero elevato di insegnanti, di professori, di personale tecnico e amministrativo a tutti i livelli d' insegnamento, cominciando dal ciclo primario.
Infatti, in tutti i paesi europei è a livello di scuola primaria che s' instaura una differenziazione per cui i bambini dei quartieri popolari accumulano un ritardo spesso irreversibile nella loro istruzione.
<P>
Il primo passo verso l' armonizzazione europea dovrebbe essere l' obbligo di allinearsi ai paesi in cui i mezzi destinati all' attività scolastica sono i più elevati.
Tuttavia, anche in quei paesi si tende a risparmiare sui mezzi dati all' istruzione e, in genere, al servizio pubblico, a vantaggio di altre spese di bilancio, fra le quali figurano soprattutto gli aiuti e le sovvenzioni concesse alle imprese capitaliste, cioè ai loro proprietari.
<P>
Se i mezzi messi a disposizione dell' istruzione non verranno incrementati in tutti i paesi dell' Unione europea, e principalmente laddove tali mezzi sono più scarsi, la raccomandazione europea sulla qualità dell' insegnamento resterà un pio desiderio.
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<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="EN" NAME="Fitzsimons">

Il nucleo della relazione riguarda l' esigenza di approfondire la cooperazione europea nella valutazione della qualità dell' insegnamento dei nostri sistemi scolastici. Potrebbe dimostrarsi un' operazione estremamente valida, dato che i vari governi dei paesi dell' UE potrebbero approfittare tutti dei risultati positivi dei programmi già attuati e collaudati in altri sistemi scolastici europei.
<P>
Dovremmo ricordare che ciò assume ancora maggiore importanza alla luce della nuova società dell' informazione nella quale stiamo vivendo.
L' anno scorso in Portogallo i capi di Stato e di governo hanno definito un quadro di proposte che contempla l' estensione dell' addestramento all' utilizzo di Internet alle scuole di ogni ordine e grado dell' Unione europea.
Si tratta di un obiettivo sociale ed economico di fondamentale importanza, se vogliamo che l' Unione europea tragga vantaggio dalla novità rappresentata dal commercio elettronico e dalle attività economiche correlate.
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La realtà è che le nuove tecnologie dell' informazione sono in continuo mutamento.
Questo implica che la formazione nel campo delle tecnologie dell' informazione è pure in continua evoluzione.
Pertanto, l' Unione europea deve rispondere in modo coordinato e strutturato, al fine di garantire che tutti i nostri studenti possano accedere ai metodi didattici migliori nel settore della tecnologia dell' informazione.
Ciò garantirà una migliore qualità dell' istruzione e anche di fondare su basi più solide le nuove industrie della tecnologia dell' informazione che verranno create sul territorio dell' Unione europea.
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Nel corso degli ultimi anni, la cooperazione nel campo dell' istruzione ha indiscutibilmente ottenuto risultati lusinghieri nell' Unione europea.
Attualmente al programma Erasmo partecipano diciotto paesi, fra cui alcuni dell' Europa centrale e orientale.
Circa 90.000 studenti all' anno potranno partecipare a questa iniziativa.
Pur accogliendo con favore il collaudato successo dell' iniziativa Erasmo, vorrei fare presente che naturalmente c' è spazio per migliorare l'attuale gestione del programma nell' Unione europea.
Gli studenti hanno ancora problemi di natura economica quando studiano all' estero.
Non sono favorevole a un sistema di livelli diversi di finanziamento per studenti dei vari Stati membri partecipanti al programma Erasmo.
Invito caldamente i Ministri della pubblica istruzione dell' Unione europea a istituire un sistema che elimini qualsiasi elemento di disparità gestionale nel programma Erasmo.
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Dovremmo ricordare che incoraggiare gli studenti a studiare in altri Stati membri è un' ottima politica dell' Unione europea, in quanto ciò è foriero di opportunità concrete di migliorare le proprie competenze linguistiche incentivando al contempo la libera circolazione delle persone nell' Unione.
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Relazione De Veyrac (A5-0382/2000)
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<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="DE" NAME="Ebner">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore della relazione della collega, onorevole De Veyrac perché sono del parere che si tratti di una relazione pregevole e completa, ma anche perché ritengo che a questo settore in futuro debba essere dedicata un'attenzione molto maggiore.
Credo anche che sia non soltanto necessario svolgere un'opera in questo senso presso l'opinione pubblica, come previsto dalla relazione, ma anche che dobbiamo disporre di mezzi finanziari più cospicui per poter suscitare il necessario consenso presso l'opinione pubblica nel suo complesso.
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In questo ambito resta senz'altro ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giusta.
Per questa ragione ho votato a favore.
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<SPEAKER ID=79 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato contro questa relazione.
Perché il Partito dei pensionati ha votato contro la relazione dell'onorevole De Veyrac?
Prima di partire per Strasburgo ho incontrato un'ex deputata al Parlamento europeo, l'onorevole Monica Baldi, molto addentro alle questioni della cultura, la quale, discutendo di questa relazione in un bar, davanti a un buon caffé, mi ha fatto notare: "Perché in questa relazione si auspica di diminuire il numero dei siti culturali esistenti in Italia, che sono entrati in questi elenchi?
Non si dovrebbe guardare, più che al numero, alla qualità dei siti in uno Stato?
E' colpa nostra se l'Italia è così piena di vetustà da conservare?"
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<SPEAKER ID=80 NAME="Ályssandrakis">
La relazione della onorevole De Veyrac dà prova di buone intenzioni e contiene alcune proposte costruttive. Per queste ragioni, i deputati europei del Partito comunista di Grecia hanno votato a suo favore.
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Ma temiamo che siano parole al vento.
Tutti sanno che il patrimonio culturale e naturale è minacciato di totale distruzione ad opera di attività che degradano o distruggono l'aspetto urbano o topografico del territorio, che racchiude preziosissimi elementi di tale patrimonio.
L'eccessivo e incontrollato sfruttamento del territorio, il dilagare dell'edificazione nei centri storici delle città, in spazi verdi e in aree non occupate, l'assenza di misure di efficace salvaguardia del patrimonio boschivo e dell'ambiente naturale, tutto ciò è il risultato di una costante aggressione ai danni del paesaggio naturale e umano.
<P>
Tutto ciò, ovviamente, non avviene a caso o per opera di soggetti malevoli, ma è la precisa conseguenza di una politica che fa di tutto una merce, e il tutto funzione unicamente del massimo profitto possibile.
E' indicativo l'esempio degli impianti dell'impresa TVX Gold a Olympiada, nella Calcidica, presso Stagira che diede i natali ad Aristotele: quegli impianti hanno distrutto il bosco circostante e minacciano i monumenti; come se ciò non bastasse, i residenti della zona sono stati trascinati in tribunale e condannati perché hanno osato prendere le difese del loro ambiente naturale e storico.
Anche gli scempi ambientali connessi all'organizzazione delle Olimpiadi di Atene del 2004 potrebbero offrire un'infinità di esempi.
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L'Unione europea non soltanto non fa nulla per tenere a freno e contrastare simili fenomeni, ma è anzi il principale promotore di questa politica.
Finanzia opere realizzate all'interno di siti archeologici, con l'interramento e la distruzione di antichi monumenti, come nel caso del museo dell'Acropoli.
In questo momento, inoltre, il governo ellenico procede all'abolizione dell'articolo 24 della Costituzione, annientando con esso anche quell'elementare tutela legislativa riconosciuta al patrimonio forestale, e ciò senza la benché minima reazione da parte dell'Unione europea.
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L'Unione si riempie la bocca di paroloni pomposi sulla cultura ma, mentre proclama che il patrimonio culturale rappresenta un elemento fondamentale dell'identità e della storia di una società, non fa assolutamente nulla per la restituzione del fregio del Partenone allo spazio naturale e storico di cui esso è parte inseparabile, restituzione che rappresenterebbe in concreto la minima manifestazione possibile di rispetto del patrimonio culturale e storico e di tutela della memoria storica.
L'Unione resta inoltre impassibile davanti al saccheggio dei monumenti di Cipro settentrionale, al loro scempio ad opera delle truppe di occupazione turche.
Infine, l'Unione ha una responsabilità enorme nella distruzione dei monumenti sotto le bombe sganciate sulla Jugoslavia.
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Questa situazione non può essere affrontata né con mezze misure, né con pii auspici, e men che meno nella sola ottica del mercato.
Richiede invece una mobilitazione di massa, di tutti gli esponenti della cultura, di tutti i lavoratori, richiede il varo di un'altra politica, che rispetti il lavoratore come persona e il frutto della sua fatica.
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<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="EN" NAME="Andreasen">
Il gruppo ELDR ritiene che la relazione de Veyrac sia un importantissimo apporto a una migliore tutela del patrimonio culturale e naturale del mondo.
<P>
Riteniamo che l' applicazione della Convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale, culturale e naturale negli Stati dell' Unione europea sia un compito spettante agli Stati membri e non alla Comunità.
Per noi è difficile cogliere il "valore aggiunto" dell' intervento dell' Unione europea in questo ambito.
Gli emendamenti presentati dal gruppo ELDR alla relazione de Veryac riflettono questa posizione.
<P>
Pertanto, in mancanza di "valore aggiunto" e in considerazione del principio di sussidiarietà, il gruppo ELDR si asterrà dalla votazione finale.
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<SPEAKER ID=82 NAME="Esclopé">
La difesa e la promozione del nostro patrimonio, in ogni Stato, sono fondamentali perché garantiscono le nostre identità e le nostre peculiarità, nel rispetto delle differenze.
<P>
Tale patrimonio, culturale, architettonico, economico o naturale, proviene dal nostro passato: la sua difesa non è una battaglia di retroguardia ma indica al contrario la preparazione del nostro futuro.
Come scriveva Ernest Renan: "Uomini di progresso sono soltanto coloro che hanno come punto di partenza un profondo rispetto per il passato" .
<P>
Dobbiamo pertanto giovarci delle ricchezze del nostro passato, del nostro patrimonio, delle nostre radici, delle nostre tradizioni, anche le più antiche, per preparare la nostra vita futura; grazie a questa ricchezza e a questa diversità culturale potremo garantire una migliore conoscenza di noi stessi.
A tal fine però dobbiamo rispettare tutte le diversità del nostro patrimonio, tutte le nostre differenze ed è unicamente il ricorso al principio di sussidiarietà che lo consente.
<P>
Grazie a questo principio, potremo mantenere, sviluppare e trasmettere il nostro patrimonio, la nostra cultura, le nostre tradizioni.
Farne scomparire una o eroderla lentamente (vedi la caccia, la ruralità o la gastronomia) significherebbe spezzare la cinghia di trasmissione delle nostre ricchezze e del nostro modo di vivere, significherebbe provocare un depauperamento culturale che, in ultima analisi, finirà col creare un calco nel quale ognuno dovrà modellarsi per vivere in una società scipita ma più malleabile e controllabile da parte dei "dirigenti e governanti" .
E' inaccettabile.
<P>
Pertanto, in questa prospettiva di difesa, di mantenimento e di promozione del nostro patrimonio, dobbiamo salvaguardare la nostra architettura, sostenere il nostro artigianato, conservare e valorizzare i nostri paesaggi ma, e insisto su questo punto, senza metterli sotto una campana di vetro e senza ignorare le tradizioni e gli usi culturali che si praticano.
E' necessario altresì garantire il diritto alla differenza e l' aiuto al mantenimento di tutti questi valori, perché la ruralità ha il diritto di esistere in questa società ultra-urbana.
<P>
Considerando quindi questa relazione, pur essendo indubbiamente importante difendere il patrimonio dei paesi terzi e dell' Unione è altrettanto importante e fondamentale difendere il patrimonio dei nostri paesi e regioni.
Pertanto, accogliamo con soddisfazione tutto quanto si prevede per tenere conto di tale patrimonio nei vari progetti di formazione alla difesa e al restauro di questo patrimonio.
Lo stesso vale per l' aiuto e il sostegno all' attività artigianale, fonte importante di posti di lavoro purché non sia soffocata da normative pignole e irrealistiche come è stato fatto per i commercianti ambulanti.
<P>
Pertanto, noi formuleremo una riserva sulla regolamentazione europea che, col pretesto della protezione (termine peraltro troppo esclusivo) dell' ambiente, eliminerà soltanto tradizioni e usi locali, parte integrante della cultura tipica regionale, ottenendo l' opposto dell' obiettivo che si vuole conseguire con questa relazione, che noi appoggiamo ma sulla quale ci asterremo proprio per questo motivo.
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<SPEAKER ID=83 NAME="Figueiredo">
Da quando, nel 1972, l' Assemblea generale dell' UNESCO ha adottato la Convenzione per la protezione del patrimonio mondiale, culturale e naturale, già firmata da 158 paesi, compresi i 15 Stati membri dell' Unione europea, sono stati iscritti 630 beni nella lista del patrimonio mondiale e i paesi dell' Unione europea ne rappresentano il 30 percento, cioè 188 siti dei quali 10 in Portogallo.
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Ovviamente non è sufficiente classificare i beni come patrimonio mondiale.
Occorre prendere tutte le misure atte a favorire la loro conservazione, compreso il sostegno finanziario come abbiamo fatto con le proposte presentate sul bilancio comunitario.
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Esiste, come ha rilevato la relatrice, uno squilibrio fra i paesi europei e il resto del mondo per quanto attiene ai siti culturali e naturali riconosciuti. Per questa ragione i paesi terzi debbono essere aiutati e incoraggiati a completare la lista del patrimonio naturale e culturale, in una prospettiva esaustiva, affinché possano usufruire di tutela.
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E' altrettanto importante, come si afferma nella relazione, che gli Stati membri applichino le direttive esistenti, segnatamente la direttiva VIA sulla valutazione dell' impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati sul patrimonio culturale e naturale.
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<SPEAKER ID=84 NAME="Gasòliba i Böhm">
Il mio voto favorevole alla relazione De Veyrac, concernente l' applicazione della Convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale e naturale negli Stati membri dell' Unione europea, si fonda sulla convinzione che è necessario progredire nella dimensione culturale dell' Unione europea e operare al fine di garantire nell' Unione una politica culturale che ponga in rilievo, come una delle principali caratteristiche della sua ricchezza spirituale e del Vecchio Continente, la diversità culturale, linguistica, architettonica e artistica, nonché tutti quegli elementi che costituiscono il nostro patrimonio culturale comune, come si può constatare quando percorriamo l' Unione e vediamo che le varie correnti spirituali nel corso dei secoli si sono estrinsecate nei nostri monumenti, negli stili artistici, nei valori, nelle correnti religiose e spirituali, nelle scuole di pensiero filosofico e scientifico.
Insomma, come stabilito dai Trattati, occorre approfondire la politica culturale europea, sostenendo e proteggendo la sua diversità, fattore che nello stesso tempo definisce l' unità europea.
La relazione della onorevole De Veyrac costituisce un inestimabile contributo in questa direzione.
<P>
Relazione Doorn (A5-0351/2000)
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<SPEAKER ID=85 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, sono certo che lei ascolterà con attenzione anche questa mia dichiarazione di voto, che è favorevole.
Tutto quanto dimagrisce, rende snelli io lo vedo favorevolmente, purché sia fatto in maniera non eccessivamente pesante per chi subisce questo snellimento e sia fatto con raziocinio.
Io insisto pertanto affinché, in questa attività di semplificazione e snellimento della legislazione comunitaria per quanto riguarda il settore del coordinamento della sicurezza sociale - di cui si parla in questa relazione - si tenga presente che sarebbe bene che il lavoratore che lavora in più Stati dell'Unione europea ricevesse la pensione, non un pezzo in uno Stato, un pezzo in un altro, un pezzo in un altro ancora ma da un unico ufficio pagatore della pensione.
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<SPEAKER ID=86 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Fatuzzo.
Più la ascolto e più mi rendo conto che fra un po' conoscerò tutta la storia della sua vita.
<P>
<SPEAKER ID=87 NAME="Bordes, Cauquil e Laguiller">
Poiché siamo avversarie dell' economia di mercato, non prendiamo posizione sulla pretesa semplificazione del mercato europeo.
Pertanto ci asteniamo nella votazione sulla relazione presentata.
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Tuttavia, sugli aspetti che possono riguardare la maggioranza laboriosa della popolazione, siamo favorevoli a:
<P>
semplificare, effettivamente, la legislazione sociale e la sicurezza sociale allineandole sui paesi in cui è più favorevole ai lavoratori;
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e, per quanto attiene all' IVA, alla semplificazione che consiste nel sopprimere ovunque l' IVA e qualsiasi imposta di consumo, particolarmente ingiuste poiché colpiscono soprattutto le classi con reddito modesto, per sostituirle con un aumento consistente dell' imposta sulle imprese capitaliste e con un' imposta fortemente progressiva su tutte le forme di reddito da capitale.
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Relazione Van der Laan (A5-0397/2000)
<P>
<SPEAKER ID=88 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Van der Laan.
Ringraziandola con l'occasione per le sue espressioni di poc'anzi, vorrei sottolineare, con questo mio voto a favore, la parte di questo documento che si riferisce agli aiuti all'Autorità palestinese.
Questo suggerimento mi è stato dato dai rappresentanti del Partito dei pensionati in Israele - poiché nella Knesset siedono rappresentanti del Partito dei pensionati israeliano - uno dei quali mi ha detto: "Fate bene ad aiutare i palestinesi.
Dovreste anzi aiutarli di più e meglio, e vigilare che questi aiuti servano realmente alla popolazione palestinese, che veramente ne ha bisogno.
Sono infatti convinto che, se i cittadini palestinesi stanno meglio in economia e in salute, ci sarà meno guerra di quanta purtroppo non ce ne sia attualmente".
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<SPEAKER ID=89 NAME="Beysen e Ries">
Non posso associarmi alla posizione espressa dal mio gruppo sull' emendamento dell' onorevole Rijk Van Dam che personalmente ho scelto di appoggiare.
<P>
Il fatto che la questione della propaganda antisemita diffusa dai manuali scolastici palestinesi non figuri nel testo sul discarico 1997 è una questione che definirei tecnica ma il fatto che noi ci opponiamo soltanto per questa ragione, e quindi unicamente per una questione di forma e non di merito, costituisce, a mio avviso, un segnale politico errato.

<P>
Il sistema scolastico palestinese, dagli accordi di Oslo, è ampiamente sovvenzionato dall' Unione europea e dagli Stati membri.
E' pertanto nostro compito esigere che la Commissione sorvegli con la massima cura che la letteratura diffusa nelle scuole palestinesi non rappresenti una incitazione alla guerra, alla violenza e all' odio razziale.
<P>
L' Unione non può sostenere attivamente e con impegno costante la riconciliazione e la pace e, nello stesso tempo, continuare a chiudere gli occhi sulla deviazione ideologica dei suoi aiuti finanziari.
D' altro canto, auspico vivamente che tale questione sia ben presto oggetto di discussione in seno al nostro Parlamento.
<P>
Dobbiamo essere intransigenti su questo punto.
Lo esige la nostra coscienza. Lo esigono i nostri elettori.
<P>
<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
.
(SV) Ho votato a favore della relazione, nonché a favore dell'emendamento n. 1 dell'onorevole Van Dam.
<P>
E' essenziale che il Parlamento europeo condanni fermamente le affermazioni antisemite contenute nei libri di testo impiegati nelle scuole palestinesi e che esorti la Commissione a far sì che gli aiuti erogati all'istruzione in Palestina non finiscano per finanziare, né direttamente né indirettamente, l'odio razziale; l'apporto dell'Unione al sistema di istruzione palestinese deve invece contribuire alla pace e alla riconciliazione in Medio oriente.
<P>
Gli aiuti comunitari debbono essere finalizzati il più possibile a tale obiettivo della pace e della riconciliazione nella regione.
L'UE eroga fra l'altro aiuti al sistema di istruzione palestinese.
E' altamente deplorevole, nonché inammissibile, che i libri di testo delle scuole palestinesi contengano tesi antisemite e che riservino a Israele, che è l'unica democrazia di tutto il Medio oriente, un ripugnante linguaggio di stampo nazista.
<P>
<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="EN" NAME="van der Laan">

- (EN)Sia il relatore che il gruppo ELDR condividono quanto espresso nell' emendamento n. 1 relativo alle preoccupazioni sul possibile uso dei finanziamenti comunitari per istigare l' odio razziale fra i palestinesi e i loro vicini ebrei.
<P>
La commissione per il controllo dei bilanci si attiene rigorosamente al mandato di una relazione sul seguito del discarico, limitandosi ai contenuti della risoluzione originale sul discarico per l' esercizio in questione.
<P>
Questo emendamento solleva un nuovo problema relativamente a prove emerse soltanto di recente.
Il relatore pertanto raccomanda di respingerlo e di affrontare la questione più approfonditamente nel contesto dell' attuale relazione sul discarico per l' esercizio 1999.
<P>
Relazione Garriga Polledo (A5-0331/2000)
<P>
<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signor Presidente, gli intervenuti hanno evidenziato una serie di problemi, fra cui quello del contrabbando di sigarette.
Io mi associo alle loro preoccupazioni, in quanto è ben noto che la criminalità internazionale ora è più interessata al contrabbando di sigarette che a quello di droga, in quanto è più redditizio e meno pericoloso.
Nell' Unione europea dobbiamo affrontare questo problema ormai impellente.
<P>
Il ricavato del contrabbando di sigarette non va soltanto a rimpinguare i portafogli dei delinquenti, ma sottrae all' Europa introiti che altrimenti verrebbero utilizzati per combattere il cancro, la povertà, per la promozione dei diritti umani, eccetera.
Inoltre, la disponibilità di sigarette meno care significa più danni per la salute legati al maggiore consumo di tabacco e noi dobbiamo conquistare il sostegno dei responsabili di governo nazionali e regionali a tutte le campagne contro tali tendenze.
<P>
La Commissione dovrebbe contattare in particolare i ministri della sanità e della pubblica istruzione dell' Assemblea dell' Irlanda del Nord, gli onorevoli de Brun e Martin McGuinness.
Lo dico perché utilizziamo programmi educativi e sanitari per la lotta al cancro e recentemente l' Anderstown News, che ha contatti con quell' organizzazione, ha rivelato il grande coinvolgimento dell' IRA nel contrabbando di sigarette.
Essi hanno collegamenti con quella organizzazione.
Quale modo migliore per alleviare il compito dei ministeri se non incoraggiare i loro amici ad abbandonare queste attività?
Ciò pone in primo piano anche l'esigenza di un controllo più capillare del territorio dell' Irlanda del nord.
<P>
<SPEAKER ID=93 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore di questa relazione, ma con grande riserva.
Prima di partire per Strasburgo mi sono trovato in un ristorante con il signor Rota, pensionato, anche lui di Bergamo.
Parlavamo del Partito dei pensionati e lui mi chiedeva se ero soddisfatto del Parlamento europeo.
Ho detto: "Ma che bella attività mi è capitato di svolgere!
Sono soddisfatto, mi trovo bene, ho dei grandi amici.
Anche i Vicepresidenti sono molto attenti e mi sono di grande gradimento, come ad esempio il Vicepresidente Provan".
E lui: "E tutto funziona bene in Europa?
Non è che sprecate qualche volta del denaro europeo?"
"No," ho risposto, "funzioniamo benissimo!"
Purtroppo ho letto, invece, in questa relazione che gli Stati nazionali non hanno applicato le regole comunitarie per riscuotere i dazi di diritto comunitario.
Mi auguro quindi che, in futuro, l'Europa funzioni anche nella riscossione dei dazi doganali.
<P>
<SPEAKER ID=94 NAME="Blak, Lund, e Thorning-Schmidt">
Abbiamo votato a favore della relazione sulle cauzioni e garanzie previste per le risorse proprie tradizionali.
La relazione nel suo insieme è ragionevole.
Tuttavia, ci dissociamo da alcuni punti: i paragrafi nn.
15 e 16 pongono le premesse per un unico Corpus iuris nell' Unione europea e per un' armonizzazione del diritto penale nazionale e dell' amministrazione della giustizia negli Stati membri.
Innanzi tutto la formulazione non è chiara, in secondo luogo non siamo favorevoli all' armonizzazione del diritto penale e dell' amministrazione della giustizia negli Stati membri.
Noi siamo a favore dell' introduzione degli strumenti atti a promuovere una lotta più efficace contro le frodi a carico dei fondi comunitari.
Sosteniamo un completamento del regolamento OLAF e la creazione di un' unità facente capo all' OLAF con la competenza di svolgere le indagini e agevolare le procedure penali presso i tribunali nazionali.
Tale unità si potrà occupare solo di reati commessi da funzionari europei.
A lungo termine si dovrebbe riflettere sull' introduzione di una procura europea responsabile per il perseguimento penale delle frodi a carico di fondi comunitari negli Stati membri.
Non dobbiamo mirare all' armonizzazione fine a se stessa, e il diritto penale e l' amministrazione della giustizia negli Stati membri, in altri ambiti, sono di competenza nazionale.
<P>
Relazione McCartin (A5-0396/2000)
<P>
<SPEAKER ID=95 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, anche se non trovo più i miei appunti, credo di ricordare che ho votato contro la relazione McCartin, nella quale si parla di agricoltura e di latte in polvere.
Ne parlo volentieri in questa occasione sia perché intendo insistere affinché si agevolino realmente gli agricoltori, che in questo documento non vengono invece sufficientemente tutelati, ma soprattutto perché voglio segnalare il fatto che, sul latte in polvere e sul latte in genere, in Italia, in questi giorni sta succedendo la fine del mondo.
Non soltanto purtroppo si parla di mucca pazza ma da ieri, in Italia, si parla anche di "latte pazzo".
Si dice che, forse, bevendo il latte si può contrarre la malattia della mucca pazza.
E' veramente imperdonabile da parte di chi lo dice e sarebbe bene che l'Unione europea intervenisse per affermare che il latte non è pazzo ma è buono.
<P>
<SPEAKER ID=96 NAME="Figueiredo">
La relazione è assai contraddittoria nella sua valutazione sui vari aspetti della PAC.
Infatti, prende posizioni che rivelano una mera preoccupazione di bilancio quando si compiace per la riforma legata alla riduzione dei prezzi agricoli e delle eccedenze di produzione mentre insiste sulla maggiore riduzione degli importi compensativi, passando sotto silenzio le conseguenze sui redditi degli agricoltori.
D' altro canto, compie dei progressi per quanto riguarda il principio del cofinanziamento, ossia la rinazionalizzazione dei costi della PAC, principio che noi respingiamo.
<P>
Parimenti, si rallegra della decisione della Commissione di procedere a un' ampia valutazione della OCM del latte, rifacendosi all' opinione della Corte dei conti di mettere in questione il sistema delle quote e i suoi aumenti realizzati con Agenda 2000, dimenticando che, malgrado alcune ingiustizie nell' attribuzione delle quote, come è successo in Portogallo, tale sistema riesce ancora, in un certo qual modo, a garantire una protezione a livello di prezzo o di reddito.
<P>
Per quanto riguarda il settore suinicolo e la questione delle epizoozie, la relazione considera e appoggia la proposta di creare fondi con il contributo dei produttori stessi o di altro tipo di regimi di assicurazione, compiendo un passo indietro rispetto al parere già espresso nella relazione dell' onorevole Garot in cui per questi fondi si preconizzava il cofinanziamento della Comunità.
<P>
Tuttavia, sono d' accordo con il relatore laddove solleva un problema molto importante per quanto concerne il regime dei seminativi e cioè il fatto che gli aiuti si concentrano sui grandi produttori e nelle regioni più ricche.
E' necessario invece migliorare la situazione dei piccoli produttori, modulando l' aiuto in funzione delle dimensioni.
Mi resta però difficile capire come il relatore intenda appoggiare i piccoli agricoltori con le misure prevista.
<P>
Relazione Staes (A5-0389/2000)
<P>
Presidente.
Onorevole Fatuzzo, rimanga in piedi per cortesia, così potremo procedere visto che lei è l' unico oratore rimasto.
<P>
<SPEAKER ID=97 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho la gamba che si stanca facilmente, perciò mi siedo ogni tanto.
<P>
Per quanto concerne la mia dichiarazione di voto sul documento Staes, che riguarda la commissione per il controllo dei bilanci e in particolare come sono stati spesi gli aiuti alla Bosnia-Erzegovina, devo dire che ho avuto un incontro con i rappresentanti dei pensionati di questa regione.
Essi mi hanno raccomandato di riferire al Parlamento europeo - cosa che faccio molto volentieri in questa occasione - che si vigili affinché questi aiuti arrivino, in qualche modo e almeno in parte, anche agli anziani della Bosnia-Erzegovina.
"Ma noi non possiamo andare a controllare che cosa succede dei nostri soldi", ho risposto.
"Eh no, onorevole Fatuzzo, lei deve insistere perché questi fondi vengano controllati anche nella destinazione.
Noi pensionati avremmo bisogno di riceverne un po'!"
<P>
<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signor Presidente, come l'onorevole Parish ben sa, forte della sua competenza di ex coltivatore, siamo nel bel mezzo di una crisi in fatto di avvicendamenti generazionali in agricoltura.
<P>
Se questa crisi è particolarmente acuta nello Stato membro dell'onorevole Parish, ciò è la diretta conseguenza delle politiche perseguite dai governi del Regno Unito negli ultimi vent'anni; per superarla il Regno Unito dovrà rivedere le implicazioni dell'accordo di Fontainbleau in relazione al proprio contributo finanziario all'Unione europea, che ha avuto un impatto devastante sull'agricoltura.
Inoltre il relatore, che è membro del partito conservatore, dovrà impegnarsi all'interno del proprio partito per garantire il sostegno alla sua proposta alla Camera dei Comuni.
<P>
In paesi in cui la popolazione che vive in aree rurali rappresenta oggi meno del 10 percento del totale, è fin troppo facile per i governi accantonare le esigenze di tali aree, e dal presente dibattito deve scaturire il messaggio che ciò che stanno facendo va a rischio e pericolo dei rispettivi paesi.
<P>
<SPEAKER ID=99 NAME="Êorakas">
Barbari interventi militari in nome della pace, sporchi trattati «di pace» fatti firmare manu militari, seguiti da altrettanto sporchi e sospetti «aiuti» finanziari per il «ristabilimento della pace»: ecco il bel risultato ottenuto dall'Unione europea in Bosnia Erzegovina, in Kosovo e più in generale nei Balcani, da anni in balìa di colossali interessi politico-imperial-militari, con i loro giochi nella regione.
<P>
La relazione del Parlamento è particolarmente istruttiva circa il modo in cui sono gestiti i finanziamenti di cui sopra e dimostra lo sperpero, in modo incontrollato e senza alcuna trasparenza, del denaro del contribuente europeo, impiegato, malgrado i proclami «umanitari e di rappacificazione», unicamente per rendere irreversibile la penetrazione dei grandi interessi dell'Unione in quel protettorato della NATO che è la Bosnia.
Le parole «cattiva gestione», «lungaggini», «ritardo nei pagamenti», «finanziamenti di milioni di euro ad armamenti non autorizzati», «sprechi e irregolarità» ricorrono più volte nel testo della relazione Staes, con le sue valutazioni.
Descrivono in toni foschi e cupi la situazione esistente e mettono a nudo la grande ipocrisia degli «aiuti alla società civile» e del «ripristino della democrazia».
Citando dalla relazione, nulla potrebbe essere più indicativo del «conflitto di interessi» in seno allo stesso Ufficio dell'Alto rappresentante.
<P>
Signora Presidente, non ci sorprende affatto che chi «promuove» la pace a suon di bombe all'uranio impoverito, seminando morte e distruzione, non possa e non voglia fungere da pacificatore.
Non ci sorprende che un fiume di stanziamenti vada sperperato nelle mani dei grandi interessi economici che hanno creato, coltivato e fomentato l'odio distruttivo fra i popoli, ma anche nelle mani dei servitori al soldo di tali interessi, quali il tanto sbandierato Couchner.
<P>
Ciò che invece ci sorprende sono il cinismo e l'ipocrisia di chi è al potere, che continua a parlare persino di sforzi di «risanamento» e di ottimizzazione delle procedure per l'assorbimento dei fondi e di ripristino dello Stato di diritto.
Il bilancio della dura realtà non lascia adito a dubbi e non consente di abbassare la guardia.
I popoli non sono un calcolo contabile, le loro coscienze non sono in vendita e per quanto voi cerchiate di indorare la pillola ve li troverete contro.
<P>
Non voteremo a favore della relazione Staes, nonostante contenga diverse formulazioni e proposte condivisibili, perché la sua impostazione d'insieme manca di ogni traccia di opposizione alla presenza imperialistica; l'unica sua preoccupazione è come abbellire tale presenza per renderla meno indigesta ai popoli.
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Relazione Dell'Alba (A5-0359/2000)
<P>
<SPEAKER ID=100 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Dell'Alba, ma desidero sottolineare che questa votazione a favore nasconde - e qui lo voglio rivelare - la mia posizione, come rappresentante del Partito dei pensionati, assolutamente contraria all'abitudine ormai invalsa di insistere perché i fondi strutturali e gli aiuti europei si sommino agli aiuti nazionali.
I fondi strutturali, insomma, debbono essere fondi addizionali: ebbene, io non sono d'accordo.
Io credo che i fondi europei non debbano assolutamente avere nulla a che fare con i finanziamenti e le politiche nazionali.
I fondi europei non debbono essere vincolati dai fondi nazionali.
L'Europa è diversa dalle nazioni che la compongono.
<P>
<SPEAKER ID=101 LANGUAGE="NL" NAME="Maat">
Signor Presidente, innanzitutto desidero congratularmi con il collega, onorevole Neil Parish per aver presentato una relazione basata sulla realtà degli agricoltori, sulla realtà della campagna e non su una visione a partire da Bruxelles.
Già questo costituisce di per sé un contributo valido alla politica agricola.
<P>
Guardando la situazione viene spontaneo domandarsi se ci sono ancora giovani sufficientemente pazzi da diventare agricoltori nell' Unione europea.
Abbiamo bisogno di persone che vogliono darsi da fare al massimo, di persone eccezionali, in pratica pecore a cinque zampe, ma non ottenute con la manipolazione genetica.
<P>
Sembra una lotta contro i mulini a vento, se si considera tutto ciò che gli agricoltori devono affrontare e poi vedere le prestazioni che devono realizzare i giovani agricoltori.
Basti considerare, e mi limito al mio paese, che nel settore dell' allevamento del bestiame da latte adesso tutto è sottoposto a controlli, dai fili d' erba fino al momento in cui il latte arriva nei supermercati.
Quando vedo che i cerealicoltori e gli orticoltori da molto tempo devono tenere una contabilità ambientale e dei consumatori completa e lo fanno anche con molta motivazione.
Nel contempo constatiamo che in molti paesi europei i requisiti relativi al benessere animale sono fra i più severi al mondo.
<P>
Chi in Europa vuole fare l' agricoltore deve fare di più di quanto fanno i giovani agricoltori in altre parti del mondo.
Deve tenere conto del paesaggio e delle condizioni culturali; deve rispettare le più severe norme di protezione dei consumatori, fornire una vasta gamma di prodotti diversi, sia a livello regionale che a livello di qualità, rispettare le severe norme sul benessere animale ed essere responsabile di un prodotto anche quando questo lascia la sua azienda.
Per noi questa è un' impresa sociale paragonabile a uno sport agonistico.
Richiede imprenditorialità, amore per l' ambiente e per la Natura, orientamento sociale e resistenza.
Già solo per questi motivi sarebbe auspicabile che si sviluppasse una politica su misura per i giovani agricoltori, una politica orientata al futuro e forse con punti di riferimento quali un regime di premi abbinato a qualità, protezione dell'ambiente e del paesaggio, ma anche che in altri settori si imponesse un supplemento ambientale non a carico degli agricoltori bensì dei consumatori, volto al finanziamento di quei requisiti extra che gli agricoltori devono soddisfare e a rafforzare la posizione di mercato di agricoltori e consumatori.
<P>
Una cosa che salta agli occhi in tutta la politica di concorrenza dell'Unione europea è che vi si fa molta attenzione, ma che ad esempio nel settore alimentare lentamente si sta sviluppando una posizione di monopolio per i compratori, i supermercati, e che nel contempo lo smercio delle aziende agricole familiari, che operano su scala ridotta, viene ulteriormente spezzettato.
In questo senso sarebbe auspicabile che sia il Commissario Monti che il Commissario Bolkenstein sottoponessero gli aspetti di concorrenza di questo settore a un vaglio critico.
<P>
Signor Presidente, il presupposto numero uno per la vita è il cibo, nessuno può sopravvivere un solo giorno senza cibo.
Ciò richiede produttori motivati.
Il cibo non solo significa mercato, bensì anche salute pubblica, paesaggio e natura.
In poche parole, se ci renderemo conto di questo, allora capiremo che i giovani agricoltori in futuro dovranno essere persone eccezionali e in tal senso meritano più sostegno o sostegno politico di quanto non ne ricevano in questo momento.
<P>
Relazione Heaton Harris (A5-0395/2000)
<P>
<SPEAKER ID=102 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, la relazione Heaton-Harris, sulla quale ho votato a favore, è una relazione sull'efficienza dell'Istituto monetario europeo e quindi anche sulla situazione dell'euro.
Ho già avuto modo di congratularmi con la moneta unica europea, cioè con l'euro, per il miglioramento di queste ultime settimane, ma in questa occasione io vorrei insistere perché si organizzi una banca europea.
Credo che la BEI - Banca europea per gli investimenti - dovrebbe essere più vicina ai cittadini europei anche in quanto banca, in quanto istituto di credito.
Mi auguro pertanto che questa mia indicazione venga seguita.
<P>
<SPEAKER ID=103 NAME="Krivine e Vachetta">
La relazione dell' onorevole Heaton-Harris mescola due questioni.
In nome della moderazione salariale critica la concessione di premi eccezionali a una parte dei dipendenti della BCE, pratica inaccettabile.
Rimprovera invece alla BCE di impedire l' azione dell' OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode).
Si viene in tal modo a sapere che "la BCE ha dichiarato che non autorizzerà l' OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode) a svolgere indagini interne" , che "nella sua prima relazione al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione, il Comitato di vigilanza dell' OLAF ha chiesto l' avvio di un' azione legale presso la Corte di giustizia nei confronti degli organi comunitari che non hanno applicato il regolamento n. 1073/99" e " che la Commissione ha adito la Corte di giustizia delle Comunità europee contro la decisione della Banca centrale europea del 7 ottobre 1999 concernente la mancata applicazione del regolamento n.1073/99 del Parlamento e del Consiglio" .
<P>
Noi riteniamo che tutto ciò sia grave e siamo d' accordo con la relazione laddove "deplora l' evidente contraddizione tra l' impegno pubblico assunto dalla BCE nel suo rapporto annuale del 1999 volto a instaurare una stretta cooperazione con l' OLAF e la decisione della BCE stessa di impedire all' OLAF di svolgere indagini interne in attesa della sentenza della Corte di giustizia" .
Per questa ragione, noi voteremo a favore della relazione dell' onorevole Heaton-Harris.
<P>
Relazione Bushill-Matthews (A5-0335/2000)
<P>
<SPEAKER ID=104 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, non posso non fare una dichiarazione di voto sulla relazione dell'onorevole e amico Bushill-Matthews, sulla quale sono già intervenuto in corso di dibattito.
In questa occasione vorrei segnalare, tuttavia, che il mio voto favorevole significa anche un invito perché, in futuro, l'onorevole Bushill-Matthews accetti un emendamento che avevo presentato e che è stato, in questa occasione, purtroppo respinto: che vengano cioè assegnati dei fondi alle piccole e medie imprese che prendano l'abitudine di costituirsi affiancando a un giovane imprenditore, pieno di entusiasmo e di voglia di lavorare, un anziano - senior - imprenditore che sa tutto, conosce tutto, può trasmettergli le sue conoscenze anche se non ha più così tanta voglia di lavorare a lungo e che sarebbe gratificato di passare ai giovani il suo bagaglio di esperienze.
<P>
<SPEAKER ID=105 NAME="Korakas">
I deputati del Partito comunista di Grecia voteranno contro la relazione Bushill-Matthews in quanto questi "provvedimenti d'assistenza finanziaria per le imprese di piccole e medie dimensioni (PMI ) innovative e creatrici di posti di lavoro" si inseriscono nella politica generale condotta dai monopoli e dall'Unione europea nei confronti delle PMI, una politica caratterizzata da tre componenti:
<P>
· Rafforzare selettivamente una piccola cerchia di imprese medio-grandi, rispetto alla realtà dell'economia greca, allo scopo di consolidarne il ruolo ancillare nei confronti dei monopoli e agevolare il sorgere di concentrazioni produttive e finanziarie.
<P>
· Peggiorare le condizioni di concorrenza per la schiacciante maggioranza delle restanti piccole imprese, ma anche di quelle medie, allo scopo di agevolare quelle stesse concentrazioni anche per questo verso.
<P>
· Oltre a quanto precede, in tutti i programmi dell'Unione europea sulle PMI risulta evidente l'intenzione del grande capitale dei monopoli di "scaricare" sulle PMI i posti di lavoro che ritiene di dover abolire, con ulteriore sfruttamento della classe lavoratrice e con il concorso dell'evoluzione tecnologica.
Si tratta di una politica con pochissime probabilità di successo, dal momento che si scontra con le contraddizioni stesse del sistema capitalista.
<P>
E' inoltre necessaria un'osservazione sui beneficiari dei programmi europei, che sono singole imprese e non certo la comunità delle PMI.
Il grande capitale sa benissimo che una politica a favore di tutte le PMI farebbe di queste un pericoloso concorrente.
E così gli aiuti europei, anche quando vanno a piccole imprese, non hanno prospettive di essere messi a frutto, dal momento che la posizione di ciascuna di esse sul mercato capitalista è estremamente debole.
<P>
Segue una serie di osservazioni sulla sostanza dei programmi di aiuti in questione, a corroborare quanto precede:
<P>
1.
I limiti posti per le imprese beneficiarie (fino a 250 addetti e a 14 miliardi di dracme di fatturato annuo) aprono le porte, di norma, anche a imprese ritenute grandi per la realtà ellenica.
In Grecia, infatti, il 91 percento delle imprese occupa non più di quattro dipendenti e non supera un fatturato annuo di 60 milioni di dracme.
Da questo punto di vista, appare giustificata l'affermazione del Parlamento secondo cui non esiste una reale preoccupazione per la piccola impresa.
<P>
2.
Il numero complessivo di PMI alle quali si rivolgono questi provvedimenti è trascurabile rispetto al totale delle PMI nell'Unione: per essere precisi, a due anni dal varo dei provvedimenti 7.387 imprese su un totale di 15 milioni di PMI in tutta l'Unione, ossia lo 0,05 percento.
<P>
3.
Gli importi complessivamente messi a disposizione dalle casse europee sono spaventosamente ridotti e non possono certo configurarsi come una vera politica a favore delle PMI.
In totale sono stati stanziati 273 milioni di euro (93,6 miliardi di dracme), ossia 18 euro (6.170 dracme) per impresa!
<P>
4.
Ancora peggiore è il quadro dei risultati di questa politica: sono stati creati 2.238 nuovi posti di lavoro su un totale di decine di migliaia di disoccupati nell'Unione, con un costo pari a 122.000 euro (42 milioni di dracme) per ogni posto di lavoro.
<P>
5.
Il 97 percento delle PMI che hanno beneficiato di tali provvedimenti fanno capo al terzo gruppo di programmi, relativi alla garanzia sui finanziamenti che le imprese in questione si sono sobbarcate per intero.
<P>
E' quindi lecito domandarsi se un processo tanto complesso, e con un costo tanto elevato malgrado risultati tanto miseri, possa essere presentato come un successo della politica dell'Unione.
Per quanto riguarda la Grecia, essa non ha mai beneficiato di questi programmi e, pertanto, nel nostro paese non è giunto alcun finanziamento.
<P>
Per tutte queste ragioni, voteremo contro la relazione in questione e contro la relativa proposta della Commissione europea.
<P>
<SPEAKER ID=106 NAME="Presidente">
Così si concludono le dichiarazioni di voto.
<P>
(La seduta, sospesa alle 13.00, riprende alle 15.00)
<P>
<CHAPTER ID=8>
Situazione dei lavoratori frontalieri (proseguimento)
<SPEAKER ID=107 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca il seguito della discussione sulla situazione dei lavoratori frontalieri.
<P>
<SPEAKER ID=108 LANGUAGE="SV" NAME="Schmid, Herman">
Signor Presidente, ringrazio anzitutto la onorevole Oomen-Ruijten per l'eccellente relazione.
In passato si è già tentato più volte di usare i problemi dei lavoratori frontalieri come una sorta di cavallo di Troia per armonizzare l'intera legislazione fiscale.
Ma la onorevole Oomen-Ruijten sa che i lavoratori frontalieri non rappresentano neppure lo 0,5 percento della forza lavoro, che i loro problemi variano da regione a regione e che occorrono pertanto soluzioni a carattere regionale per migliorare la loro esistenza.
<P>
Parlo per esperienza personale, avendo fatto il pendolare fra Danimarca e Svezia per 25 anni.
Ora c'è un ponte fra Copenaghen e Malmö e tutti confidano che il pendolarismo attraverso la frontiera aumenti fortemente e che le due città si trasformino in una sola conurbazione. Su iniziativa danese, nel 1997 è stato introdotto, con l'appoggio dell'Unione, il principio della tassazione nel paese di occupazione.
Ciò significa che è possibile stabilirsi a Malmö, avendo quindi accesso all'assistenza sanitaria, alle scuole materne, alla formazione e a quant'altro, versando però per intero le imposte all'erario danese.
Una situazione insostenibile, se si vuole dar vita a una realtà regionale transnazionale intorno all'Öresund.
<P>
L'alternativa propugnata dai politici svedesi in materia di tassazione dei frontalieri è il "modello OCSE", secondo il quale le tasse vanno versate nel paese di residenza.
Ma anche un principio come questo è foriero di problemi, dal momento che le imposte finanziano molto di più che le prestazioni sociali per le famiglie.
<P>
Nella regione dell' Öresund, la soluzione migliore sarebbe versare le imposte comunali nel luogo di residenza e le imposte nazionali nel paese di occupazione.
Ciò porrebbe fine ai fenomeni di elusione e di evasione resi possibili dalla frontiera.
Ma anche un sistema come questo richiederebbe una sorta di calibrazione fine per assicurare una piena equità, dal momento che coinvolge aspetti assai complicati.
Sarebbe pertanto essenziale che le possibili soluzioni venissero elaborate in loco, a partire dal principio fondamentale che i frontalieri debbano pagare le tasse laddove fruiscono di prestazioni finanziate dal gettito fiscale.
Solo così potrà essere assicurata una soluzione sostenibile a lungo termine.
Quanto all'Öresund, se si vuole dar vita a un'unica regione è essenziale ricorrere a un simile principio.
<P>
<SPEAKER ID=109 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, dopo avere, come rappresentante del Partito dei pensionati, espresso le mie vive congratulazioni alla città di Piacenza, che ha inserito nel proprio statuto gli articoli 25 e 26 della Carta europea dei diritti degli anziani e degli inabili, passo ad esprimere la mia opinione sulla relazione dell'onorevole Oomen-Ruijten.
<P>
Approvo il contenuto di questa relazione soprattutto nella parte in cui chiede che si esaminino i riflessi delle modifiche delle legislazioni nazionali sul regolamento 1408, relativo a chi ha lavorato in più Stati, e soprattutto quella parte del regolamento che riguarda le regole di pagamento delle pensioni di chi ha lavorato in vari Stati.
Si parla di problemi dei lavoratori transfrontalieri: certo ci si riferisce ai lavoratori dell'Unione europea ma anche, indirettamente, alle relazioni degli Stati che si sono associati al regolamento 1408, cioè al SEE - Spazio economico europeo - vale a dire Italia e Svizzera.
Purtroppo la Convenzione Italia-Svizzera e il regolamento conseguente sono stati male interpretati dal governo italiano, che fino ad oggi ha pagato le pensioni, a chi ha lavorato in Italia e in Svizzera, nella misura della metà della metà, cioè un quarto del dovuto, come stabilito da giudici italiani, pretori e tribunali.
Mi auguro che il Parlamento europeo intervenga perché i lavoratori non siano costretti ad adire sempre le vie legali per ottenere i propri diritti.
<P>
<SPEAKER ID=110 LANGUAGE="FR" NAME="Gillig">
Signor Presidente, la questione dei lavoratori frontalieri, che noi esaminiamo oggi, è un problema sentito nell' Unione europea, per il quale non sono ancora state trovate soluzioni soddisfacenti.
Signora Commissario, signor Presidente, si tratta di una situazione che non consente a coloro che vivono e lavorano ai confini dei vari paesi dell' Unione di sperimentare veramente la nozione d' integrazione europea che noi difendiamo e di cui essi dovrebbero essere i primi beneficiari.
<P>
In seno a quest' Assemblea, abbiamo l' abitudine di esaltare la libera circolazione delle persone e quindi dei lavoratori.
Eppure permangono vari ostacoli, soprattutto di natura fiscale, di protezione sociale, sebbene non siano questi gli unici da considerare.
A mio avviso questo non è certo coerente con i principi di libertà, i principi di liberalismo di cui noi parliamo e per i quali troviamo ottime soluzioni quando si tratta di libera circolazione dei capitali e delle merci.
Qui, si tratta di un vero e proprio ostacolo al principio della libera circolazione delle persone e al principio della non discriminazione fondato sulla nazionalità.
<P>
A mio avviso questa relazione costituisce un autentico richiamo rispetto alle precedenti relazioni sul tema.
Non dovrebbe però rendersi necessario farne altri.
<P>
Dobbiamo richiamare gli Stati membri alle loro responsabilità, chiedendo loro di effettuare un' autentica valutazione di quelle politiche il cui effetto è il mantenimento di sistemi che incidono negativamente sulla situazione dei frontalieri.
Condividiamo l' impostazione generale della relazione, ma il reinserimento di alcuni emendamenti ridimensiona quelle che dovrebbero essere le nostre ambizioni.
In realtà, questi accordi bilaterali di cui si parla in materia fiscale, per esempio, o di sicurezza sociale, debbono essere veramente conformi, perché non si tratta unicamente di tenere conto delle varie disposizioni.
<P>
Per concludere, signor Presidente, desidero ricordare che si dovrebbe proporre un autentico accertamento delle situazioni pregiudizievoli, in altre parole discriminatorie, volto a consentire anche l' eliminazione delle frodi oggi in atto e in tal senso attendiamo orientamenti dal Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=111 LANGUAGE="DA" NAME="Jensen">
Signor Presidente, anch' io desidero ringraziare la onorevole Oomen-Ruijten per la sua relazione d' iniziativa.
Ritengo corretto che il Parlamento spinga per ottenere una riduzione dei problemi dei lavoratori frontalieri.
Conosco questi problemi dallo Jutland meridionale, dove si riscontra notevolmente il fenomeno di un basso numero di persone che abitano da una parte della frontiera tra Danimarca e Germania e lavorano dall' altra parte, fenomeno che mi pare illustri l' enormità degli ostacoli reali.
Credo, quindi, che sia un buona idea cercare di imporre agli Stati membri una valutazione permanente dell' impatto sui lavoratori migranti della diversità nelle disposizioni in materia di sicurezza sociale e fiscalità, ma, a mio avviso, non possiamo imporre ai governi di compensare economicamente i lavoratori frontalieri quando la legislazione subisce una modifica.
E' importante accrescere l' attenzione, non soltanto sui problemi che esistono da sempre, ma anche sui nuovi che potrebbero crearsi.
Sono altresì favorevole ad un' ulteriore semplificazione del regolamento n.
1408/71; si tratta di una problematica molto vasta, che però significa molto per tante persone.
<P>
<SPEAKER ID=112 LANGUAGE="NL" NAME="Bouwman">
Signor Presidente, signora Commissario, tengo a fare alcune osservazioni in relazione al fascicolo in parola.
Innanzitutto ringrazio la onorevole Oomen-Ruijten per il lavoro che ha svolto.
In secondo luogo va considerato ovviamente come un appello rivolto soprattutto al Consiglio "affari sociali" e in parte anche alla Commissione, ma soprattutto al Consiglio "affari sociali" , affinché finalmente si dia daffare in questo settore. A maggior ragione, dato che sappiamo di essere all' inizio della necessaria liberalizzazione del lavoro in tutta Europa.
Il lavoro frontaliero è una forma di libera circolazione, e probabilmente aumenterà in seguito all'adesione dei paesi candidati.
<P>
Tuttavia sussistono ancora grossi problemi, soprattutto nel mio paese e in alcuni paesi circostanti, quali il Belgio e la Germania.
Diversi gruppi vogliono applicare principi diversi. Fondazioni che lavorano con i lavoratori frontalieri chiedono che si applichi il principio del paese di residenza, il movimento sindacale invece il principio del paese di occupazione, il governo stesso invece chiede a sua volta il ricorso al principio del paese di residenza e via dicendo.
E' arrivato il momento di tagliare la testa al toro una volta per tutte e pertanto non siamo inclini ad appoggiare taluni emendamenti presentati dalla onorevole Oomen-Ruijten, volti in parte a giungere a un approccio misto e proponiamo invece di applicare come punto di partenza il principio del paese di occupazione e di lavorare al cosiddetto modello sociale europeo.
<P>
<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="DA" NAME="Thorning-Schmidt">
Signor Presidente, innanzi tutto grazie alla relatrice per la relazione in discussione.
E' positivo non dimenticare i lavoratori frontalieri e i loro problemi.
La relazione dimostra una volta di più la necessità di una revisione approfondita e di una semplificazione del regolamento n.
1408/71, che sono sul tavolo del Consiglio da due anni; ancora una volta lamentiamo dunque l' incapacità di accordarsi alla Conferenza intergovernativa di Nizza su un maggior numero di decisioni a maggioranza qualificata.
I socialdemocratici danesi, in linea di massima, condividono gran parte delle affermazioni della relatrice, ma sono totalmente in disaccordo quando la relatrice definisce un problema il fatto che sempre maggiori elementi nel sistema di sicurezza sociale siano finanziati con fondi pubblici.
Il regolamento n. 1408/71 riguarda il coordinamento dei regimi di sicurezza sociale e non l' armonizzazione ed è importante sottolinearlo.
Mi preme evidenziarlo, perché sono proprio queste argomentazioni che hanno ingiustificatamente soffiato il vento in poppa agli anti-europeisti danesi, i quali sostengono che l' UE promuove l' erosione del sistema del welfare danese.
E' l' anti-europeismo organizzato che, fra l' altro, si adopera in modo mirato perché in questo ambito non si faccia nulla.
Pare che si dimentichi che l' inattività del Consiglio, di fatto, produce conseguenze per coloro che lavorano al di là delle frontiere e le loro famiglie che vivono nella precarietà.
L' inattività del Consiglio, di fatto, ha comportato che le decisioni, invece di essere prese dai politici, che ne sono responsabili, vengono prese dai giudici.
Gli euro-scettici parlano tanto di democrazia, ma non può esserci democrazia se si omette di prendere le decisioni necessarie, abbandonando i cittadini alla precarietà e cedendo ai giudici l' influenza che spetterebbe ai politici.
<P>
<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="EN" NAME="Wallström">
Signor Presidente, innanzi tutto vorrei complimentarmi con la onorevole Oomen-Ruijten per la sua ottima relazione sulla situazione dei lavoratori frontalieri e, in particolare, sui problemi sociali e fiscali affrontati da questi lavoratori.
Vorrei anche ringraziare il Parlamento per il sostegno dato alla proposta della Commissione di estendere la portata del regolamento n. 1408/71 ai cittadini degli Stati terzi, alla proposta di aggiornare e semplificare il regolamento e per l' incoraggiante sostegno riconosciuto alla rete Eures.
<P>
La Commissione conferma il proprio completo sostegno alle vostre preoccupazioni relative ai problemi affrontati dai lavoratori frontalieri e pertanto accolgo con favore la sua proposta di inoltrare la risoluzione al Consiglio.
<P>
Mi sia consentito di illustrare brevemente l' impostazione della Commissione sui punti sollevati nella risoluzione.
Primo, sulla sicurezza sociale e il mercato del lavoro, la relazione invita la Commissione a organizzare, prima della fine dell' anno, una conferenza internazionale per gli Stati membri e i paesi candidati sulla posizione dei lavoratori frontalieri.
Si tratta di un' ottima idea e si potrà approfittare dell' esperienza accumulata con la rete Eures.
La conferenza potrebbe individuare le migliori pratiche e iniziative da lanciare sia a livello comunitario che nazionale e il Parlamento europeo sarà coinvolto nella sua organizzazione.
<P>
Quanto all' idea delle norme di coordinamento per le pensioni integrative, ricordo che la Commissione si è impegnata nella sua agenda per la politica sociale a proporre nel 2002 una direttiva sulla trasferibilità delle pensioni integrative.
L' iniziativa andrà ad aggiungersi alla direttiva già esistente in questo campo e adottata nel 1998.
Visto che la proposta si baserà sull' articolo 42 del Trattato CE, che prevede la procedura della codecisione per l' approvazione, il Parlamento sarà pienamente coinvolto.
Inoltre, posso confermare che è già prevista la realizzazione di uno studio sulla dimensione e la natura del lavoro frontaliero sotto l' egida di Eures.
<P>
Quanto alle iniziative adottate dagli enti preposti alla sicurezza sociale per rendere più stretta la cooperazione transfrontaliera agevolando l' accesso ai vantaggi dell' assistenza sanitaria, le vedo molto di buon occhio, e posso confermare che è intenzione della Commissione incoraggiarle promuovendo lo scambio di esperienze e migliori pratiche.
In effetti, la Commissione sta già dando sostegno a un progetto di questo tipo che coinvolge gli abitanti della Euregio Mosa-Reno che abbraccia parte di Belgio, Germania e Paesi Bassi.
<P>
Per quanto attiene al seguito delle sentenze Decker e Kohl, alcune importanti questioni giuridiche sono in ancora discussione in nuovi procedimenti dinanzi alla Corte; esse riguardano l' assistenza ospedaliera e il sistema sanitario olandese.
La Commissione attenderà l' esito di queste sentenze prima di pronunciarsi.
<P>
In merito agli ostacoli alla mobilità dei tirocinanti, studenti, volontari e ricercatori, la Commissione ha già preso l' iniziativa e presentato una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilità nella Comunità per studenti, tirocinanti, giovani volontari, insegnanti e formatori.
Il 9 novembre 2000 il Consiglio "istruzione" ha adottato la propria posizione comune su questa proposta.
<P>
Vorrei ringraziare il Parlamento per il suo sostegno in materia, sperando che la discussione finale consentirà a Parlamento e Consiglio di adottare rapidamente la raccomandazione.
<P>
Quanto all' idea di una proposta di direttiva concernente l' introduzione di relazioni sugli effetti di frontiera, la quale imporrebbe agli Stati membri di verificare la normativa nazionale in merito agli effetti per i lavoratori frontalieri, vorrei specificare che è già compito della Commissione garantire la compatibilità di qualsiasi norma di legge nazionale con il Trattato e il diritto derivato comunitario.
La Commissione intende certamente continuare a avvalersi dei poteri di cui all' articolo 226 del Trattato e avviare procedure di infrazione contro gli Stati membri, qualora violino la normativa comunitaria.
Tuttavia, mi consta che la proposta di direttiva presentata sia intesa ad avere una valutazione più generale dell' impatto socioeconomico delle conseguenze della legislazione nazionale, di per sé compatibile con la legge comunitaria, ma che può causare difficoltà ai lavoratori frontalieri.
<P>
La Commissione non è certa che sia opportuno proporre uno strumento legislativo di questo genere.
La Commissione ritiene più indicato stimolare la cooperazione transfrontaliera dei partner coinvolti nelle varie regioni e a livello comunitario al fine di sventare eventuali conseguenze negative dell' ordinamento nazionale sui lavoratori frontalieri.
<P>
Infine, le mie osservazioni sull' imposizione fiscale.
Diversamente dalla sicurezza sociale, non vi è affatto una legislazione comunitaria sull' imposizione dei redditi personali.
Gli Stati membri sono peraltro estremamente gelosi della loro sovranità in materia.
Ciò è particolarmente vero per la loro competenza a stipulare accordi bilaterali in materia fiscale.
Pertanto, ci sono scarse probabilità che la Commissione riesca a far agire gli Stati membri, come chiede la relazione.
<P>
Purtroppo, questa situazione non cambierà in seguito al Trattato di Nizza.
Come sapete, diversamente dai nostri comuni auspici, il requisito dell' unanimità al Consiglio è stato mantenuto in materia fiscale.
<P>
I pareri inoltre probabilmente divergeranno sui vantaggi delle raccomandazioni formulate nella relazione e riguardanti l' imponibilità fiscale nello Stato di occupazione.
In effetti, la tesi prevalente nelle amministrazioni fiscali è che sia lo Stato in cui si risiede e non tanto quello in cui si lavora ad avere più possibilità di sapere considerare la situazione globale del contribuente.
<P>
Concludendo, vorrei ringraziare ancora la onorevole Oomen-Ruijten per la sua stimolante relazione e sottolineare la determinazione della Commissione a mantenere il proprio impegno per superare i problemi che affliggono i lavoratori frontalieri.
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<SPEAKER ID=115 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
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La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=9>
Direttive in campo ambientale
<SPEAKER ID=116 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca l'interrogazione orale (B5-0556/2000) della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, alla Commissione, relativa all'attuazione deficitaria di talune direttive ambientali (PCB e PCT, habitat, nitrati).
<P>
<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="EN" NAME="Jackson">
Signor Presidente, la commissione per l'ambiente del Parlamento è sempre più preoccupata perché si adotta una legislazione ambientale europea trascurandone poi la corretta applicazione.
Per essere franchi, noi riteniamo che il Consiglio dei ministri, la Commissione e il Parlamento europeo siano complici nell'ingannare l'opinione pubblica.
I sondaggi di opinione dimostrano che la maggioranza della gente riconosce l'importanza delle questioni ambientali e ritiene che esse debbano essere affrontate a livello europeo.
<P>
Stiamo adottando una legislazione che a quanto pare soddisfa tale esigenza.
In realtà, troppi sono i casi in cui le norme ambientali vengono ignorate, gli obiettivi non vengono centrati e le relazioni non vengono trasmesse per tempo alla Commissione, mentre i paesi che infrangono la normativa restano impuniti.
Scopo di questo dibattito è individuare ciò che non va e cercare di porvi rimedio.
La commissione per l'ambiente ha elaborato tre relazioni, che noi in base al modello del Congresso degli Stati Uniti, definiamo "relazioni di riflessione".
Abbiamo scoperto che la direttiva Habitat è impantanata in un mare di polemiche e di azioni legali.
La direttiva PCB si contraddistingue per l'omessa fornitura, da parte degli Stati membri, di tutti gli importantissimi inventari delle scorte in loro possesso.
La direttiva nitrati era probabilmente viziata fin dall'inizio, tant'è che, fatta eccezione per due paesi, la Danimarca e la Svezia, ovviamente, tutti gli altri vengono citati dinanzi alla Corte di giustizia europea per la sua mancata attuazione.
<P>
E' molto probabile che questi vizi inficino l'intero corpus della legislazione ambientale dell'UE.
Come intervenire in proposito?
Speriamo innanzi tutto che nel Programma di azione per l'ambiente, che il mondo intero attende con ansia, la Commissione vorrà prevedere risorse adeguate per verificare quale sorte abbia avuto la legislazione.
Sarebbe interessante sentire dalla signora Commissario quanti sono all'incirca, nella sua Direzione, i responsabili di tali verifiche, rispetto a quanti sono incaricati di sovrintendere all'introduzione di nuove leggi.
<P>
In secondo luogo, è necessario un dibattito molto più franco - sia a livello nazionale, sia a livello europeo - sulla concreta possibilità di centrare gli obiettivi ambientali enunciati nelle proposte legislative.
Abbiamo il sospetto che, troppo spesso, gli Stati membri sottoscrivano le norme ambientali per fare bella figura, laddove opporvisi oppure edulcorarle viene visto come un atto di insensibilità politica.
Se poi alla prova dei fatti essi non sono in grado di onorare gli impegni presi, questi paesi nuocciono alle istanze ambientaliste.
Se ora i tedeschi, ad esempio, al pari di altri, sono nei guai con la direttiva Habitat, perché non abbiamo avuto maggiori informazioni in merito, mentre la direttiva era all' esame di questo Parlamento?
E il governo tedesco, in origine, aveva davvero bocciato la direttiva?
<P>
E' ovvio che quando si legifera bisogna valutare i costi delle leggi di risanamento.
Un ottimo esempio di come ciò non sia avvenuto è la direttiva sulle acque reflue urbane che il governo di Bruxelles non ha i mezzi per applicare.
Temiamo che succederà la stessa cosa con la direttiva sulla soglia massima alle emissioni nazionali.
<P>
Terzo, desideriamo che gli Stati membri sviluppino le infrastrutture in grado di metterli, tutti quanti, nelle condizioni di svolgere l'attività di monitoraggio che deve accompagnare la corretta applicazione di molte delle direttive che approviamo in questa sede.
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I miei colleghi e io siamo rimasti costernati nel constatare che il Consiglio non sia riuscito ad approvare la nostra proposta di trasformare in direttiva la raccomandazione sui controlli ambientali.
Non chiedevamo che venisse istituito un ispettorato EU, ma semplicemente che gli Stati membri accettassero di elevare a uno standard comune elevato i propri organi nazionali di controllo.
Continueremo a insistere su questo punto fra due anni, quando la questione dovrebbe ritornare al nostro esame.
<P>
Quarto, desideriamo dalla Commissione più tempestività nel denunciare gli Stati membri alla Corte quando infrangono le leggi dell'Unione europea.
La scorsa settimana il governo greco, che è spesso inadempiente, ha versato la seconda rata di una sanzione pecuniaria, ora pari ad oltre 2 milioni di euro, per aver omesso di ottemperare a una sentenza della Corte di giustizia relativa allo scarico abusivo di rifiuti a Creta: sono così trascorsi tredici anni da quando la Commissione ha ricevuto la prima denuncia sullo scarico dei quei rifiuti e ben diciannove anni dall'entrata in vigore della direttiva de quo.
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E' assurdo che un paese povero debba trovarsi nella condizione di restituire denaro a Bruxelles, ma è altrettanto assurdo che l' iter sia durato così a lungo.
<P>
Infine, mi sia consentito affermare che noi in Parlamento non ci lasciamo intimidire né distrarre dall'idea che il Parlamento europeo dovrebbe preoccuparsi soltanto della parte legislativa e non badare all' applicazione.
Pare che il Consiglio "ambiente" fosse un po' sorpreso e addirittura non vedesse di buon occhio il nostro addentrarci nel suo territorio e la nostra intenzione di prendere molto sul serio la raccomandazione sui controlli ambientali.
Come noi tutti sappiamo, i deputati del Parlamento europeo sono il ricettacolo finale delle critiche dell'opinione pubblica per le inadempienze in materia di attuazione.
Il pubblico tende a lamentarsi con noi, non con il Consiglio "ambiente".
Nell'interesse dei cittadini d'Europa e dell'ambiente insisteremo ancora su questo punto e non lasceremo correre.
<P>
<SPEAKER ID=118 NAME="Wallström">
Signor Presidente, innanzitutto ringrazio la onorevole Jackson per l'importante questione sollevata.
Vorrei ricordare a tutti i membri del Parlamento europeo che l'attuazione del diritto comunitario contempla sia il recepimento delle direttive nelle legislazioni nazionali, sia la loro applicazione alle singole decisioni, e comprende anche l'adempimento di altri obblighi, come l'adozione di programmi, l'assegnazione delle competenze e i controlli.
<P>
In effetti, le difficoltà incontrate dalla commissione per l'ambiente in queste tre relazioni non si limitano alle tre direttive prescelte, bensì abbracciano tutte le direttive ambientali della CE.
La Commissione, e non soltanto la Direzione generale Ambiente, sono consapevoli di queste difficoltà ed è un bel po' che si adoperano per migliorare i risultati in questo ambito. Vi posso assicurare che, quando la Commissione discuterà il Sesto programma d'azione per l'ambiente, la settimana prossima, l'intera questione dell'attuazione costituirà un punto cardine di tale programma.
<P>
Disponiamo di numerosi strumenti per migliorare l'attuazione.
Per esempio, possiamo diffondere l'informazione per dare un quadro più aggiornato sull'attività in corso, e so che abbiamo pure trasmesso alcune di queste relazioni e studi annuali al Parlamento, e che possiamo fare molto di più anche per ottenere una certa risonanza dai media.
Possiamo sviluppare meccanismi per agevolare l'analisi e la valutazione dei progressi conseguiti in ambito applicativo.
Possiamo adottare provvedimenti legislativi per verificare il processo di attuazione.
Dal 1997 sono state portate avanti iniziative specifiche su diversi fronti, ivi compresi quello della responsabilità ambientale, il che naturalmente eserciterà pressioni sugli Stati membri affinché rispettino le norme e i regolamenti esistenti; denunce e procedimenti di indagine a livello nazionale, ove abbiamo assunto il ruolo di consulenti; accesso alla giustizia, corsi di qualificazione per magistrati - anch'essi molto importanti in quanto ciò riguarda anche il settore dell'istruzione - e la pubblicazione di questo studio annuale sull'attuazione della legislazione ambientale.
<P>
Abbiamo inoltre operato per introdurre un vincolo ben definito fra l'applicazione delle direttive e i cofinanziamenti comunitari, che si è rivelato molto efficace, stabilendo anche una stretta correlazione con lo strumento finanziario LIFE, in quanto constatare che i fondi sono a rischio in caso di mancata osservanza dei regolamenti costituisce decisamente uno strumento di pressione sugli Stati membri.
<P>
Nel maggio dello scorso anno, per la prima volta, abbiamo fatto, per così dire, nomi e cognomi degli inadempienti, in relazione alla qualità delle acque di balneazione.
La replica è prevista per marzo di quest'anno e continuerò a seguirne gli sviluppi, così da poter stilare una classifica su come gli Stati membri applicano la legislazione comunitaria.
Solo la settimana scorsa il Parlamento europeo e il Consiglio, come ha riferito la onorevole Jackson, hanno raggiunto un accordo su una raccomandazione che definirà i criteri minimi per i controlli ambientali negli Stati membri.
Scopo di tutte queste iniziative è migliorare il livello di conoscenza e di ottemperanza al diritto comunitario e ambientale.
Mi rendo conto, naturalmente, che rimane ancora molto da fare.
Dobbiamo individuare nuovi strumenti per incoraggiare il corretto recepimento e la corretta applicazione della legislazione ambientale.
Ad esempio, dobbiamo lavorare per migliorare il coinvolgimento della gente a livello locale e regionale.
Una maggiore sensibilità da parte del pubblico a questi livelli porterebbe a un controllo più accurato e alla domanda da parte del pubblico di un'efficace attuazione della legislazione ambientale.
Dobbiamo rimanere vigili e attivi per garantire un miglioramento della situazione, e a tale proposito desidero confermare al Parlamento europeo l'impegno mio personale e dei miei servizi per assicurare il livello più alto possibile di ottemperanza alla legislazione comunitaria ambientale.
<P>
A tal fine, ricorrerò a tutti i mezzi disponibili, ivi compresa la procedura formale di infrazione prevista dagli articoli 226 e 228 del Trattato della Comunità europea e 141 e 143 del Trattato Euratom, che può comportare la decisione di comminare sanzioni economiche agli Stati membri inadempienti.
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Sarei oltremodo lieta se il Parlamento europeo mi mettesse a disposizione più risorse e personale per perseguire questo scopo.
Oggi abbiamo circa 45 - 50 effettivi, inquadrati a tempo pieno o a tempo parziale, che si occupano di applicazione, e naturalmente ce ne vorrebbero altri.
Credo però che sia dovere di ogni funzionario di questa Istituzione preoccuparsi concretamente della parte applicativa di ogni nuovo atto legislativo introdotto.
Sono stata molto chiara fin dall'inizio sulla mia intenzione di dare maggiore impulso all'applicazione.
Per fare ciò sono necessarie le tre 'i': informazione, integrazione, implementazione, che dovrebbero diventare gli orientamenti per il futuro.
Spero che converrete con me sul fatto che stiamo facendo progressi nell'ambito dell'applicazione, e se sia la Commissione, sia il Parlamento europeo persisteranno nei loro sforzi per dare risalto al problema e per operare in tal senso, ulteriori passi in avanti non mancheranno di certo nel corso di questa legislatura.
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<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="PT" NAME="Moreira Da Silva">
Signor Presidente, onorevoli deputati, in materia di ambiente e sanità pubblica il problema principale dell' attività legislativa europea non sta nella capacità di produrre una legislazione adeguata bensì nella lentezza con cui le direttive sono recepite nel diritto nazionale, da un lato, e dall' altro, nella mancata attuazione.
Le direttive ambientali in discussione, concernenti PCB, nitrati e Habitat, ne sono chiari esempi.
A poco è servito l' aver approvato la direttiva Habitat e la creazione della rete "Natura 2000" per proteggere i siti d' importanza comunitaria, visto che la Commissione sta aspettando dal 1995 che tutti gli Stati membri presentino la lista definitiva di tali siti, nonché i rispettivi piani, le regole e i meccanismi di gestione.
Lo stesso vale per la direttiva PCB.
A poco è servito l' aver definito, in nome della protezione della salute pubblica, il divieto dei PCB e la decontaminazione di tutti gli apparecchi contenenti PCB e PCT visto che, decorsi 5 anni, la stragrande maggioranza degli Stati membri non soltanto non ha applicato la direttiva, ma non ha fatto nemmeno la cosa più semplice: gli inventari PCB e i piani di decontaminazione.
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Pertanto, ci troviamo innanzi a un quadro generale di inadempimento e per questa ragione, tali direttive non hanno prodotto i risultati ambientali sperati.
Ma assistiamo anche a una certa impunità.
La lentezza del contenzioso comunitario e la rara comminazione di sanzioni economiche agli Stati membri inadempienti hanno inviato due segnali politici negativi.
Chi ottempera non è stimolato a continuare, chi non ottempera non sente la pressione necessaria che lo induca a cambiare atteggiamento.
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Per questa ragione è fondamentale che la Commissione, in veste di guardiana dei Trattati, controlli tutto il processo di recepimento e di applicazione della legislazione comunitaria, dando pubblicità alla mancanza d' impegno di tutti gli Stati membri e garantendo la punizione esemplare di quelli che non rispettano le direttive.
<P>
<SPEAKER ID=120 NAME="Sacconi">
Signor Presidente, come ha illustrato molto efficacemente l'onorevole Jackson, il quadro che emerge dall'analisi dell'applicazione delle tre direttive in questione è davvero inquietante.
Pur trattandosi di provvedimenti assai diversi l'uno dall'altro, ciò che risulta è che la maggior parte degli Stati membri ha accumulato un grave ritardo nella loro applicazione concreta.
E questo è un fenomeno grave che, al di là delle considerazioni tecniche specifiche ad ognuna delle tre direttive, deve spingerci a riflettere sui motivi che stanno dietro questa situazione.
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Vorrei sottolineare due aspetti di questa vicenda: da un lato, nei nostri paesi la salvaguardia dell'ambiente stenta ad essere integrata nella concezione stessa delle diverse politiche settoriali e continua, invece, ad essere vista come una serie di azioni da compiere a posteriori, per riparare un eventuale danno; dall'altro, proprio per questo approccio postumo, i costi dell'applicazione delle direttive sono spesso sentiti come troppo pesanti e privi di una vera utilità, e questo anche per la scarsità dei mezzi messi a disposizione dagli Stati membri.
<P>
L'errore sta proprio nel considerare, in ultima analisi, gli investimenti ambientali come un obbligo imposto, un inutile costo aggiuntivo.
Ma l'ambiente è il nostro futuro e, per difenderlo, non possiamo confidare solo nel volontarismo e neppure soltanto nella capacità punitiva della Corte di giustizia.
Sono anch'io d'accordo sul fatto che, se con il quinto programma di azione ambientale si è principalmente puntato su un approccio settoriale della politica ambientale, forse, nel riflettere in vista del sesto, dovremmo invece insistere maggiormente sul coinvolgimento degli attori sociali ed economici, così come delle autorità locali, nel raggiungimento degli obiettivi di volta in volta definiti, affinché la salvaguardia del nostro ambiente divenga sempre più un elemento da integrare nella progettazione complessiva.
<P>
In questo contesto sarà importante assicurare, come diciamo nella nostra proposta di risoluzione, una larga circolazione, anche attraverso Internet, dei migliori e dei peggiori risultati conseguiti dagli Stati membri in materia di applicazione delle direttive ambientali, in modo da sottolineare il diverso impegno posto da ognuno di essi in tale materia e da sottoporre il comportamento degli Stati al giudizio dell'opinione pubblica, quasi sempre anche più efficace di quello della Corte di giustizia.
Per facilitare il lavoro di controllo, ma anche di comparazione fra le diverse situazioni, penso che sia poi ancora più importante continuare ad approfondire la ricerca sugli indicatori comuni in materia ambientale.
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La protezione dell'ambiente non conosce confini nazionali ed è un ambito d'azione comunitario per eccellenza.
Anche per questo, ed ancor più fortemente in vista dell'ormai prossimo allargamento ai paesi dell'Europa centrale ed orientale, non possiamo accettare che le decisioni, prese dai quindici governi e da noi, siano poi disattese.
L'ambiente naturale è una ricchezza comune e il nostro impegno nel perseguimento degli obiettivi deve poter rappresentare un esempio per i paesi candidati, così faticosamente impegnati in un difficile lavoro di risanamento di situazioni di degrado spesso molto gravi.
Per migliorare la situazione, ognuno di noi, rappresentante di Istituzioni comunitarie, nazionali o locali, ma anche semplice cittadino, deve fare la sua parte.
<P>
<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="EN" NAME="Davies">
Signor Presidente, dall' assistente Vikki Phillips, ho appena ricevuto un appunto dal quale risulta che la Danimarca spende quindici volte più della Grecia per i controlli ambientali e le relative valutazioni.
Bene, se le cose stanno così, è chiaro che qualcosa non va, e temo che ciò non riguardi la Danimarca.
Sono molto lieto di poter condividere gran parte delle affermazioni del presidente della commissione per l'ambiente, anche se ciò mi procura una certa ansia, essendo consapevole che la prossima multa della Corte di giustizia sarà comminata al Regno Unito per non essersi conformato alla direttiva sulle acque di balneazione, e questo nonostante le ingenti somme di denaro spese e l' impegno profuso a tale scopo negli ultimi anni.
<P>
Vorrei tuttavia che fosse chiaro che non credo che dovremmo sfruttare il mancato rispetto della legislazione ambientale da parte di alcuni Stati membri per giustificare il ridimensionamento delle nostre ambizioni o la pretesa che troppe leggi sarebbero inapplicabili.
Io sono per il realismo e per garantire che le nuove leggi abbiano la loro ragione di essere, ma i problemi che affrontiamo sia nell'ambito dell'Unione europea, sia a livello mondiale sono troppo grandi per ridimensionare le nostre ambizioni.
E credo che i progressi compiuti lo scorso anno dal Regno Unito nell'attuazione della direttiva Habitat dimostrino inequivocabilmente che molto spesso non la legge, bensì la mancanza di volontà politica è responsabile per l'assenza di risultati che invece noi tutti vorremmo vedere.
<P>
Desidero sostenere con forza il proposito di stilare una classifica, così come accennato dalla signora Commissario, facendo anche i nomi degli Stati membri che disattendono le aspettative dei membri del Parlamento europeo, della Commissione e del pubblico.
Trattandosi di un politico, la signora Commissario è perfettamente consapevole dell'importanza di garantire che l'informazione sia presentata in modo da essere facilmente digeribile e comprensibile per ogni giornalista nell'Unione europea, come pure, forse, per alcuni politici.
<P>
Propongo quindi di chiamarlo il libretto rosso della Commissione, anzi no, chiamiamolo il grande Libro verde della Commissione, anche se ci sarà qualche macchia nera fra le pagine.
Facciamo, in ogni occasione, i nomi e i cognomi dei colpevoli, e tiriamo dalla nostra parte l' opinione pubblica quando si tratta di garantire l'applicazione di questa legislazione ambientale e indurre gli Stati membri ad ammettere le proprie responsabilità.
<P>
<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="ES" NAME="González Álvarez">
Signor Presidente, la presidente Jackson ha ben espresso le preoccupazioni dei membri della commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori che, nel mio caso, sono rafforzate dalla mia appartenenza alla commissione per le petizioni del Parlamento europeo.
Il 40 percento delle petizioni che giungono a questa commissione sono di cittadini preoccupati per la conservazione dell' ambiente.
Solitamente fanno riferimento alla direttiva Habitat, alla direttiva sull' impatto ambientale, alla direttiva "uccelli" e alla direttiva sul diritto all' informazione, che probabilmente, insieme a quelle che oggi stiamo discutendo sui nitrati e sui PCB, sono le più inosservate.
La relazione dell' onorevole Goodwill indica che alcuni Stati membri sono stati citati in tribunale, per altri i procedimenti sono aperti e soltanto due Stati membri non danno adito ad alcun dubbio.
Anche l' onorevole Jonas Sjöstedt nella sua relazione, rammenta gli Stati membri che ripetutamente non hanno ottemperato alla direttiva Habitat.
<P>
I membri della commissione per le petizioni sanno che molto spesso gli Stati membri non rispondono tempestivamente oppure, come suol dirsi, menano il can per l' aia.
Con le scarse risorse dei colleghi della commissione che debbono rispondere a continue istanze, non soltanto dei cittadini ma anche dei governi, è molto difficile poter lavorare, signora Commissario.
<P>
E' indispensabile rispettare le normative che noi stessi mettiamo a punto e la prova della mancanza di volontà politica è che taluni Stati membri vi ottemperano e altri no.
Questo fatto pone le imprese su diversi livelli di competitività.
<P>
A mio avviso le questioni fondamentali sono tre.
In primo luogo, quanto già è stato affermato: utilizzo dissuasivo dei fondi europei; non si possono concedere finanziamenti europei a progetti non conformi al diritto comunitario.
In secondo luogo, occorre stabilire sanzioni adeguate; sarebbe una disposizione molto severa (io sto in una regione che necessita assolutamente di sovvenzioni europee), ma per quanto duro possa essere congelare le sovvenzioni, se non si procede in tal modo gli Stati membri non lo capiranno.
Infine, signor Presidente, accelerare i tempi.
Mi rendo conto che questo è nelle mani dei tribunali, dei governi, nelle mani di tutti.
<P>
<SPEAKER ID=123 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signor Presidente, obiettivo delle direttive in oggetto è la protezione dell'ambiente.
Ciò significa che gli Stati membri devono, non solo recepire le direttive nel diritto nazionale, bensì anche applicarle.
Ciò significa altresì che durante i controlli sull'applicazione non si deve tanto fare attenzione ai mezzi utilizzati quanto al raggiungimento degli obiettivi.
<P>
Purtroppo la pratica dimostra che le direttive europee spesso non vengono applicate correttamente dagli Stati membri, pertanto restano necessarie azioni quali il controllo dell'applicazione tramite ispezioni indipendenti.
Per quanto attiene alle ispezioni ambientali, il Parlamento europeo ha fatto un ennesimo tentativo di trovare una buona soluzione.
Tuttavia il risultato dei negoziati è che non si è giunti a una direttiva vincolante a causa dell'opposizione di Consiglio e Commissione.
Dato questo atteggiamento degli Stati membri, temo che in futuro incontreremo problemi di attuazione anche in relazione ad altre direttive.
Basti considerare i numerosi avvertimenti lanciati dalla Commissione agli Stati membri, che in taluni casi sono già sfociati in procedure di infrazione.
Dopo l'ampliamento la situazione non potrà che peggiorare, poiché gli attuali Stati membri stanno dando il cattivo esempio.
<P>
Laddove esistono differenze interpretative, occorre che la Commissione presenti proposte di modifica per giungere a norme applicabili.
Dette modifiche non mirano a sviluppare misure complementari o più severe, bensì a migliorare l'applicabilità delle attuali norme.
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Per quanto attiene alla direttiva PCB, non dobbiamo perdere di vista le scorte.
Se esse verranno mantenute ancora per molto tempo, gli effetti di questa direttiva si faranno attendere ancora per molto tempo.
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<SPEAKER ID=124 LANGUAGE="EL" NAME="Trakatellis">
Signor Presidente, anzitutto desidero dichiararmi d'accordo con le dichiarazioni della onorevole Jackson e di molti altri colleghi; ciò detto, mi concentrerò su alcuni aspetti.
Come tutti hanno ricordato, esiste una legislazione.
Il problema riguarda il recepimento e l'applicazione della medesima.
E' ovvio che occorra la volontà politica, ma tutto dipende principalmente dal monitoraggio effettuato dal suo Gabinetto, signora Commissario.
Quando per esempio ricevete delle denunce, anziché trattarle per via epistolare potreste assumere un atteggiamento molto fermo e determinato per assicurare l'osservanza della legislazione.
Se vi è poi motivo di adire la Corte di giustizia, che lo si faccia; se occorrono sanzioni, che le si imponga.
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Come ha già detto la onorevole Jackson, il mio paese paga ogni giorno 20.000 euro, e spero che quei signori se ne rendano conto e si adeguino quanto prima.
In particolare, vorrei richiamare la vostra attenzione sulla direttiva 92/42, relativa alle aree di "Natura 2000" .
Non possiamo permettere a cuor leggero la realizzazione di opere in quelle aree, perché l'articolo 6 della direttiva afferma che è possibile realizzare un progetto nelle aree coperte da Natura 2000 unicamente in assenza di alternative o in presenza di altre ragioni impellenti di interesse pubblico.
A tale riguardo vi rammento che in una zona del mio paese, nella provincia della Ftiotide, in cui tutti sono contrari al ponte sul Golfo Maliakos, area che lo stesso ministero per l'ambiente e i lavori pubblici ha compreso nella lista di aree Natura 2000, sono state presentate al suo Gabinetto denunce in cui si afferma che il governo ellenico intende realizzare tale collegamento, che avrà pesantissime conseguenze di ordine ambientale, nonostante vi siano soluzioni alternative.
Sono lieto dell'impegno che lei si è assunta nel suo intervento e voglio sperare che tale impregno sia reale; vigilerò sull'evolvere degli eventi in tutte queste aree dell'Unione europea classificate come aree Natura 2000, e naturalmente anche sull'area del Golfo Maliakos in cui si programma la realizzazione di un ponte che rovinerà definitivamente un importante ecosistema.
<P>
<SPEAKER ID=125 LANGUAGE="EN" NAME="Bowe">
Signor Presidente, innanzi tutto devo ringraziare la signora Commissario e la presidente, nonché gli altri colleghi, per le loro sagge affermazioni.
Si tratta di impegni molto positivi e chiari a fare qualcosa in merito a questo gravissimo problema.
<P>
Ma non è di sole parole che abbiamo bisogno, ci servono azioni concrete, e non possiamo contare sulla capacità degli Stati membri di farcela da soli.
Anche se fossero qui presenti i rappresentanti del Consiglio, e non mi pare che sia così, e anche se fossero pronti a fare delle dichiarazioni, e non mi sembra questo essere il caso, non potremmo certo abbandonarli a loro stessi.
Abbiamo bisogno di una sorta di guardiano che effettui i controlli e che garantisca l'attuazione della legislazione.
E' triste constatare che la nostra stessa Agenzia per l'ambiente non sembra ancora essere all'altezza del compito.
Non ci resta che sperare.
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Allora, quali le soluzioni possibili?
Che cosa possono fare i parlamentari?
Bene, queste tre relazioni sottoposte oggi all' esame del Parlamento sono un primo passo.
Esse fanno nomi e cognomi.
Invocano sanzioni pecuniarie.
Avanzano proposte per ulteriori miglioramenti.
Ma esse sollevano anche un punto che dobbiamo recepire qui in quest'Aula.
Esse sostengono essenzialmente che le cattive leggi non avrebbero mai dovuto essere pubblicate.
E questa è una lezione di cui dobbiamo fare tesoro.
Forse dobbiamo cominciare a pensare a legiferare di meno, ma meglio.
Ne abbiamo parlato, ma a quanto pare non siamo ancora passati dalle parole ai fatti.
In futuro, quando metteremo all'ordine del giorno normative migliori, esse dovranno essere rispettate.
<P>
A causa del mancato adeguamento della legislazione degli Stati membri, e segnatamente di quella sui PCB e sui PCT, ora abbiamo il grave problema della contaminazione a lungo termine della nostra catena alimentare, causata da una sostanza chimica tossica persistente.
Detta sostanza tossica si accumula lentamente ma in modo irreversibile nella catena alimentare umana, dove raggiunge livelli ben superiori ai limiti fissati dall' Organizzazione Mondiale della Sanità, in determinate sostanze grasse, in particolare il burro e in alcuni casi nel pesce grasso, come il salmone.
Esse stanno risalendo la catena alimentare, al punto che ora i nostri figli cominciano a ingerire queste tossine in concentrazioni maggiori a quelle raccomandate dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.
Se non saremo pronti ad agire tempestivamente, in futuro vedremo ulteriori problemi di questo tipo affliggere le generazioni che verranno.
Occuparci di tale questione è un impegno che dobbiamo alle generazioni che verranno.
<P>
<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="NL" NAME="Mulder">
Signor Presidente, concordo con la onorevole Jackson e con molti altri oratori che hanno detto che la legislazione, una volta fatta deve anche essere applicata.
Concordo altresì con la onorevole Jackson quando dice in relazione alla direttiva nitrati: "era viziata dall'inizio".
E' sempre stata una pessima legislazione.
Com'è possibile, se si vuole raggiungere un livello di nitrati nelle acque sotterranee di 50 milligrammi, applicare lo stesso grado di densità di bestiame per ettaro per tutta l'Unione europea, dalla Finlandia all'Italia.
E' evidente che la stagione di crescita in Finlandia è molto più corta che in Italia e quindi in generale in Italia si possono tenere più unità di bestiame per ettaro che in Finlandia.
Per quanto mi riguarda ogni agricoltore può tenere quante mucche vuole a patto che non superi i 50 milligrammi di nitrati.
<P>
Poi, per quanto attiene alle misurazioni. Com'è possibile che la Commissione non abbia adottato alcuna direttiva chiara sui metodi di misurazione, a quale profondità effettuare i rilevamenti, quante volte all'anno, come tenere conto degli influssi stagionali?
Sono tutti aspetti ancora sconosciuti e le differenze da paese a paese e da stagione a stagione sono enormi.
Inoltre, quando i nitrati vengono misurati, come fare a sapere se provengono solo dal concime animale?
Molti agricoltori usano concimi chimici, come vengono misurati questi?
Qual è l'influenza ad esempio delle fognature che perdono?
Qual è l'influenza dei grandi fiumi che sfociano in paesi diversi?
<P>
L'inquinamento da nitrati non può provenire solo dal concime animale ed è del tutto irragionevole dire agli agricoltori che devono limitare se non sappiamo quali sono le altre fonti di inquinamento da nitrati.
Sono d'accordo con tutti gli oratori che dicono che abbiamo bisogno di una buona politica ambientale.
Io non contesto la norma dei 50 milligrammi di nitrati nelle acque sotterranee, ma voglio che ci siano direttive chiare su come devono essere effettuate le misurazioni e su come tale norma deve essere applicata.
<P>
<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Signor Presidente, sono l'autore la relazione sul seguito alla direttiva Habitat e, nel corso del tempo, mi sono fatto la chiara impressione che molti Stati membri non abbiano capito quali impegni si assumessero con quella direttiva.
Non si è capito quanto essa si spingesse a fondo.
E' stato questo una delle principali cause di tanta lentezza.
Ma lentezza non significa che non accada assolutamente nulla.
Anzi, in questo ambito capita moltissimo, anche se non così tanto come si vorrebbe.
A chi contesta la direttiva è importante ricordare che ciò che avviene è invece importante anche se avviene lentamente.
<P>
Ritengo che ciò spieghi a sua volta perché non siano state destinate sufficienti risorse all'informazione e al dialogo con i diretti interessati da queste aree protette, cosa che dà adito in molti ambiti a conflitti talora del tutto superflui .
Credo che al riguardo ci sia molto da imparare.
<P>
Ovviamente gli Stati membri hanno una responsabilità principale, tanto sul piano economico quanto a livello giuridico, ma è essenziale che l'Unione non si limiti a legiferare e a raccogliere fondi - anche se ciò è ovviamente positivo - per occuparsi anche di diffondere i molti buoni esempi esistenti e per fare uso di fondi propri allo scopo di incoraggiare uno sviluppo di qualità.
<P>
La situazione odierna è estremamente inquietante, specie perché il depauperamento della biovidersità procede molto rapidamente.
E non si vede un'inversione di tendenza.
Ecco perché il lavoro deve proseguire, e perché allo stato attuale la direttiva non va modificata né riveduta.
<P>
<SPEAKER ID=128 LANGUAGE="NL" NAME="Oomen-Ruijten">
Signor Presidente, è un'ottima cosa che questo Parlamento applichi anche le sue competenze di controllo e che valuti quelle direttive che negli Stati membri sono oggetto di molte critiche.
Non siamo solo in presenza delle critiche degli Stati membri bensì anche di profonde divisioni qui in seno al Parlamento europeo.
Tengo a fare un'osservazione su un paio di direttive.
<P>
In primo luogo la direttiva Habitat e in secondo luogo la direttiva nitrati.
Che cosa hanno in comune queste due direttive?
Che gli Stati membri hanno ricevuto dall'Europa vaste competenze a designare da soli le zone naturali, le specie minacciate, ma sicuramente per quanto riguarda la direttiva nitrati, anche per le zone sensibili.
Ora sento dire sempre più spesso dai membri della Camera bassa degli Stati generali olandesi che abbiamo commesso un grosso errore.
Ma non è stata l'Europa a decidere che tutto il territorio olandese venisse designato zona sensibile ai nitrati.
Sono stati i Paesi Bassi a farlo.
Adesso tocca a noi, grazie anche all'utile aiuto di alcuni colleghi, vedere se per mezzo di richieste di deroga sia possibile apportare una serie di modifiche ad esempio nella legislazione sui nitrati, per consentire di raggiungere nel modo adeguato l'obiettivo prefissato, cioè una riduzione dei nitrati.
<P>
Lo stesso dicasi per la direttiva Habitat.
Ripenso al dramma che si sta verificando in questo momento, un terreno industriale a cavallo della frontiera fra Aquisgrana e Maastricht viene paralizzato per l'ennesima volta poiché vi sono stati avvistati un paio di criceti.
Questi criceti sono stati poi rapiti perché un gruppo di azione per la protezione e la conservazione di questa specie ha pensato: se li rapiamo possiamo farli accoppiare.
L'accoppiamento forzato non riesce nemmeno fra gli animali.
Per l'ennesima volta il Consiglio di Stato olandese ha bloccato un terreno industriale transfrontaliero.
Mentre leggendo attentamente la direttiva Habitat e se si interpreta correttamente la norma relativa alle zone di conservazione, si capisce che questa misura non sarebbe stata necessaria.
<P>
Adesso la Commissione europea dovrebbe chiarire e tradurre in buon olandese che cosa è e che cosa non è ammesso. In tal senso appoggio la relazione sulla direttiva Habitat e indubbiamente anche quella sulla direttiva nitrati.
Siamo d'accordo sui principi. I principi sono quelli giusti, ma il modo in cui gli Stati membri li applicano è assolutamente inaccettabile.
<P>
<SPEAKER ID=129 LANGUAGE="NL" NAME="Corbey">
<SPEAKER ID=130 LANGUAGE="DE" NAME="Schnellhardt">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono lieto che questo tema sia oggi all'ordine del giorno.
Ringrazio la onorevole Jackson per aver posto questa interrogazione.
La collega si riferisce alle tre direttive specifiche dell'Unione europea, io vorrei invece affermare che il problema riguarda in generale l'applicazione delle disposizioni di legge dell'Unione europea negli Stati membri.
Se si parte dal presupposto che nell'UE le direttive e i regolamenti vengono emanati dal Consiglio e dal Parlamento, si dovrebbe anche ritenere che il Consiglio - che è preposto anche all'applicazione di queste direttive - si occupi della relativa attuazione negli Stati membri.
<P>
E invece che cosa accade?
Si creano due campi.
Da una parte l'Unione europea che ricerca le carenze negli Stati membri.
Dall'altra parte gli Stati membri che vorrebbero scaricare i problemi nella lontana Europa dimenticando che l'Europa sono loro. In mezzo ai due sta la Commissione.
Signora Commissario, lei si è adoperata affinché queste norme venissero attuate in modo mirato nell'Unione europea ma non è facile e qualche volta abbiamo criticato i suoi metodi.
Posso anche comprendere che lei abbia agito in tal modo.
<P>
I problemi di attuazione sono dovuti a vari motivi.
Una delle ragioni nel caso della direttiva nitrati è a mio avviso data dal fatto che non si è tenuto conto delle conoscenze scientifiche in materia. Un dato assodato è infatti che il livello di nitrati non può scendere così rapidamente come abbiamo richiesto.
La natura non lo consente.
Per quanto riguarda la direttiva "habitat", invece, il Parlamento l'anno scorso ha indicato molto chiaramente quali sono le carenze: la direttiva è in parte eccessivamente complessa e in parte poco chiara e pertanto non può essere attuata negli Stati membri.
Siamo stati a Tolosa e abbiamo constatato come i cittadini del posto stiano cercando di applicarla ma fondamentalmente non sanno dove andare a parare.
Non sanno quali siano i limiti , né come fissarli.
Si tratta di carenze all quali occorre assolutamente porre rimedio!
<P>
Ma anche a noi spetta il compito di far sì che queste direttive siano meno utopiche e maggiormente caratterizzate dal senso di realtà.
Nella interrogazione della onorevole Jackson sono contenuti tutti gli elementi di cui dovremmo tenere conto. In realtà non c'è più nulla da aggiungere.
Questo problema può essere risolto applicando più tempestivamente le sanzioni e formulando in modo più preciso le norme.
Aggiungo tuttavia che qualcosa deve cambiare anche negli Stati membri perché i ministri dell'ambiente talvolta sono troppo timorosi per sostenere nei propri paesi le decisioni che prendono a livello europeo se queste possono suscitare conflitti.
<P>
<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="DA" NAME="Lund">
Signor Presidente, innanzi tutto ringrazio la onorevole Jackson e i relatori per le tre relazioni in discussione oggi.
L' applicazione efficace delle direttive comunitarie ambientali negli Stati membri è evidentemente importantissima per due ordini di ragioni: da un lato nell' ottica della tutela dell' ambiente - che è poi la finalità stessa delle direttive - ma è importantissimo anche non minare la fiducia nei confronti del lavoro legislativo svolto a livello dell' Unione, lasciando che gli Stati membri la passino liscia per i lunghi ritardi nell' attuazione delle disposizioni normative che essi stessi hanno contribuito a promulgare in sede di Consiglio dei Ministri.
Pertanto ritengo che le tre relazioni sull' attuazione deficitaria della legislazione comunitaria siano importanti.
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Il Consiglio non ha apprezzato molto che il Parlamento lo tenga sotto controllo, ma ritengo che le relazioni abbiano svelato la negligenza della maggioranza degli Stati membri nei confronti della legislazione comunitaria e anche la lentezza di reazione della Commissione e della Corte di giustizia nei casi di inosservanza.
Sentiamo spesso grandi discorsi sul futuro dell' Europa e sulle grandi visioni europee, compreso dai deputati di questo Parlamento.
Li sentiamo da numerosi governi, ma spesso queste parole dissimulano l' abitudine a coltivare gli angusti interessi nazionali invece di quelli comuni che abbiamo voluto contemplare con gli interventi legislativi.
E' interessante notare come i paesi che spesso vengono considerati un po' restii e un po' critici nei confronti di taluni aspetti della cooperazione europea, in realtà siano poi quelli che maggiormente si conformano alle decisioni dell' Unione.
Modestamente mi riferisco ai paesi nordici.
Sono lieto delle osservazioni che ho sentito dalla signora Commissario Wallstrm sulle relazioni.
Sono certo che la signora Commissario Wallstrm abbia la volontà di garantire la qualità della legislazione, affinché essa possa essere attuata, e di garantire un seguito efficace.
Ritengo, comunque, che il Parlamento dovrebbe maggiormente appoggiare tale iniziativa.
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<SPEAKER ID=132 LANGUAGE="DE" NAME="Schleicher">
Signor Presidente, onorevoli colleghi l' interrogazione della onorevole Jackson lo dimostra: anche le leggi migliori non servono a nulla se non vengono applicate in modo corretto e, soprattutto, se non vengono effettuati sufficienti controlli.
Nel caso della direttiva Habitat, per esempio, gli Stati membri non hanno dato attuazione alle loro stesse deliberazioni.
Lo stesso vale anche per molte altre norme giuridiche.
In gioco è, ovviamente, anche la qualità della normativa di cui avremo bisogno in futuro.
Tuttavia la competenza in materia di applicazione spetta alla Commissione che deve anche verificare in che modo vengono effettuati i controlli sul posto.
Nel farlo, a sua volta, la Commissione dipende dalle informazioni fornitele dagli Stati membri.
Ho l'impressione che la sorveglianza sia un compito estremamente arduo, in quanto a tal fine la Commissione necessita di informazioni, dati e anche relazioni che devono essere messi a disposizione.
<P>
In passato ci si è spesso lamentati del fatto che il personale e i mezzi a disposizione per la valutazione dei dati trasmessi alla Commissione nel quadro delle sue funzioni di controllo fossero insufficienti.
Chiedo pertanto alla Commissione se le attuali capacità sono sufficienti.
Il Parlamento, dal canto suo, ha di che riflettere visto che chiediamo continuamente che ci vengano presentate relazioni.
So che la Commissione è ovviamente molto impegnata nel recepire ed elaborare le relazioni, compito che assorbe molte capacità e risorse, anche se ciò non sarebbe sempre necessario.
<P>
Ciò significa che tutte le parti in causa devono riflettere su ciò che possono migliorare.
A mio parere la Commissione dovrebbe reagire in tempi più rapidi sia nei confronti degli Stati membri, che nell'avviare le necessarie procedure di infrazione presso la Corte di giustizia delle Comunità europee, nonché nel fissare le ammende.
<P>
Contemporaneamente vorrei rivolgere un appello a tutti gli Stati membri affinché ottemperino ai propri obblighi in materia di applicazione, controllo e resoconti da fornire alla Commissione.
<P>
In qualità di responsabile per il mio gruppo politico della direttiva acque e di relatrice del programma d'azione per le acque sotterranee, ancora in via di definizione, la direttiva nitrati mi sta particolarmente a cuore.
Domani mattina, come è noto, dovremo prendere posizione sulla relazione Goodwill alla quale ho presentato alcuni emendamenti.
Prego le colleghe e i colleghi di appoggiarli, visto che anche in questo caso si tratta di richiamare gli Stati membri ad assumersi maggiormente le proprie responsabilità.
Chiedo pertanto il vostro sostegno!
<P>
Concludendo, vorrei ancora soffermarmi su un punto, quello dei paesi candidati all'adesione.
Ai paesi che vogliono aderire all'UE chiediamo di recepire la legislazione europea.
Se tuttavia gli stessi Stati membri non la rispettano e la Commissione europea non è in grado di intervenire in modo energico, la situazione si fa critica.
Anche solo per questa ragione, ma soprattutto, per tutelare la salute degli esseri umani e per proteggere l'ambiente, è più che mai urgente un ripensamento profondo da parte di tutti i responsabili. E' quanto emerge chiaramente dalle relazioni di oggi.
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<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="DE" NAME="Flemming">
Signor Presidente, sono grata del fatto che nessuno degli oratori intervenuti abbia chiesto finora di ammorbidire le direttive in materia di ambiente.
Infatti il problema non sta, onorevole Sjöstedt, nel fatto che i poveri Stati membri non sapevano a che cosa andavano incontro.
Sono perfettamente consapevoli anche in questo momento di non rispettare, semplicemente e intenzionalmente, la legislazione europea.
Vogliono guadagnare tempo e sanno benissimo che non rischiano nulla perché prima che intervenga la Corte di giustizia passa parecchio tempo.
Ci troviamo di fronte ad un tentativo del tutto deliberato di gettare il discredito sulla legislazione europea che né il Parlamento né il Consiglio dovrebbero tollerare!
<P>
Qualcuno ha affermato che i peccatori andrebbero chiamati per nome.
Con vergogna devo constatare che anche l'Austria figura fra gli Stati che non hanno dato attuazione alla direttiva Habitat ma vorrei anche protestare, signora Commissario, perché invece per quanto riguarda la direttiva PCB all'Austria non va attribuito nessun ritardo!
In questo ambito abbiamo fatto con la massima solerzia tutto ciò che c'era da fare ancor prima che entrasse in vigore la direttiva europea in materia.
Fin dal 1990 nel nostro paese è stata adottata una legge sulla gestione dei rifiuti e nel 1993 un regolamento che vieta l'impiego di sostanze alogenate.
Su questo punto i rimproveri rivoltici sono ingiusti.
<P>
Per quanto riguarda la direttiva nitrati le carenze dell'Austria sono state nel frattempo colmate. Sappiamo tuttavia, perfettamente, che l'applicazione della direttiva nitrati è stata alquanto problematica per tutti gli Stati membri.
A tale proposito il problema fondamentale è stato che in numerosi paesi l'eccessiva densità degli animali in molte regioni dell'Unione di allevamento ha provocato notevoli difficoltà nel rispettare il valore limite di 170 kg di azoto per ettaro di superficie agricola per l'applicazione sul terreno di concime di produzione propria.
<P>
Forse in futuro si porrà meno il problema dell'eccessiva densità degli animali di allevamento visto che queste creature sofferenti e maltrattate in questo momento si stanno difendendo.
La forma di ESB con la quale dobbiamo fare i conti attualmente rappresenta sicuramente una sorta di vendetta degli animali straziati.
<P>
Dobbiamo imparare dalla natura: comportiamoci come si deve e rispettiamo le leggi che noi stessi ci siamo dati.
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<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="EN" NAME="Doyle">
Signor Presidente, direttiva sull'acqua potabile, direttiva sulla gestione dei rifiuti, sui rischi di gravi incidenti, sui fanghi di depurazione, sull'amianto, sugli uccelli selvatici, sulle spedizioni di rifiuti, per non parlare delle direttive Habitat, sui nitrati e sui PCB.
L'elenco, quello delle inadempienze del mio paese in fatto di recepimento delle leggi ambientali comunitarie, è lungo.
Nonostante le diffide, le opinioni motivate, le minacce di adire la Corte di giustizia europea, esso continua ad allungarsi, e ciò è motivo di imbarazzo.
Siamo al penultimo posto in quanto al recepimento e all'individuazione dei siti previsti dalla direttiva Habitat.
<P>
Qualche volta, ma di rado, esistono ragioni valide per il mancato recepimento di una direttiva, e la direttiva nitrati è stata citata oggi in questa sede proprio a questo proposito.
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Però, omettere di fornire informazioni tempestive e accurate, così come richiesto dalla Commissione ai sensi dell'articolo 10 del Trattato, è imperdonabile.
E' il primo passo da compiere: rispondere alle lettere della Commissione.
Nessun governo dovrebbe essere scusato per aver assunto un comportamento maleducato e improprio.
Questo è uno dei peccati principali dell'Irlanda e, temo, di molti paesi, in relazione all'argomento che stiamo discutendo.
L'articolo 10 stabilisce che gli Stati membri devono cooperare attivamente con la Commissione in caso di denunce, allo scopo di chiarire i fatti e di esporre le posizioni ufficiali.
<P>
Appena lo scorso fine settimana ho letto sui media irlandesi che nell'autunno scorso il Direttore generale dell'ambiente della Commissione, Curry, ha denunciato all'ambasciatore d'Irlanda presso l'Unione europea, Denis O'Leary, che le autorità irlandesi non collaboravano adeguatamente con Bruxelles sulle questioni ambientali.
<P>
Nel marzo scorso la Commissario Wallström ha scritto al Ministro irlandese per l'ambiente Dempsey, proponendo che il grande numero di denunce irlandesi in materia ambientale attualmente all'esame dei funzionari dell'Unione europea fossero trattate nel suo dicastero o dal mediatore irlandese.
Nulla di fatto, nessun progresso, forse neppure una risposta, non lo so.
Con l'1 percento della popolazione della Comunità, noi in Irlanda, con nostra grande vergogna, siamo la causa del 10 percento delle denunce ambientali della Commissione.
Il Direttore generale Curry ha pronunciato parole forti, dirette non solo al nostro Dipartimento per l'ambiente ma anche al nostro Dipartimento delle finanze, alla nostra Agenzia per la protezione dell'ambiente, alla nostra Agenzia per la tutela del patrimonio e, invero, alle nostre autorità locali.
<P>
Bisogna incoraggiare un'applicazione attenta e ragionata per garantire una cooperazione a livello politico e del pubblico, e la comprensione di ciò che dobbiamo conseguire.
Spesso cito l'esempio - come ho fatto stamattina in commissione - della sopravvivenza dell'unica colonia di cotone egiziano in Irlanda, nell'estremità sud orientale di Wexford.
L'area è attraversata da un percorso destinato ai pellegrini del posto.
In un eccesso di zelo per proteggere il cotone egiziano, l'autorità locale ha deciso di vietare i pellegrinaggi nella zona immediatamente circostante.
Ben presto è emerso che in realtà il calpestio dei pellegrini, e non certo l'intervento divino, aveva avuto un ruolo essenziale nella protezione di quel particolare ecosistema.
Una volta abolito l'intervento umano, ha preso piede una varietà più resistente e vigorosa, meglio nota nel linguaggio comune come 'erbacce' - anche se sono tutti fiori selvatici - che ha cominciato a soffocare il cotone.
La modifica intervenuta nell'equilibrio essenziale tra attività umana e ambiente ha sconvolto questo prezioso ecosistema.
<P>
Per finire, non bisogna arrivare al caso estremo dell'ultimo abitante dell'isola che se ne va spegnendo la luce.
In questi luoghi dobbiamo abitare e guadagnarci da vivere.
Al tempo stesso, non possiamo continuare ad ipotecare la salute e il patrimonio dei nostri figli.
<P>
<SPEAKER ID=135 LANGUAGE="EN" NAME="Wallström">
Signor Presidente, vorrei ringraziare ancora tutti i membri del Parlamento europeo per i loro interventi.
Su buona parte di quanto avete detto, non potrei essere più d'accordo di così, tranne che per le eventuali accuse di condiscendenza.
Mi sia consentito di ricordarvi che a tutt'oggi il 45 percento delle denunce riguarda questioni e pratiche di carattere ambientale - 700 denunce - il 30 percento delle violazioni - circa 400 - riguarda procedimenti per infrazioni alle norme ambientali.
C'è quindi un enorme carico di lavoro da smaltire, ma stiamo facendo del nostro meglio e cerchiamo anche di guardare al futuro.
Ecco perché sto dicendo che dobbiamo individuare nuovi strumenti e meccanismi per fare di più.
<P>
La tesi dell' onorevole Sacconi è che abbiamo bisogno di esempi positivi sui profitti economici ricavabili dal rispetto della legislazione ambientale.
Potremmo fare di più su questo punto.
Potremmo fare di più avvalendoci degli indicatori, poiché misurare dobbiamo.
Dobbiamo migliorare la nostra capacità di valutare i risultati sul rispetto della legislazione ambientale.
La nostra operatività sarà massima quando avremo sviluppato una sana ed efficace sinergia tra le istituzioni, pur senza negare la responsabilità degli Stati membri.
Essi devono darci risposte e fornirci informazioni.
Noi non abbiamo i mezzi per mandare in giro per tutti gli Stati membri gli addetti ai controlli; non siamo in grado di farlo, a meno che non mi diate altre 500 persone.
<P>
Ciò che dobbiamo fare è modernizzare la legislazione.
E' stato detto che abbiamo bisogno di proposte legislative inferiori per numero ma superiori per qualità.
Sono d'accordo.
Il sistema più semplice consiste nell'approccio del valore limite, per esempio stabilire 50 mg di nitrati nell'acqua potabile.
Ma questo criterio non è applicabile ad altre direttive ambiziose, aventi una portata più ampia, come la direttiva Habitat.
Non è una coincidenza che le direttive sugli habitat e sui nitrati siano state individuate come esempi di cattiva attuazione, proprio perché sono misure di vasto respiro.
Sono direttive molto ambiziose che in alcuni casi comportano per gli Stati membri una completa revisione delle pratiche in uso in agricoltura.
Sappiamo questo perché lo abbiamo appreso da alcuni Stati membri.
Non che ciò debba essere una giustificazione, ma soltanto una spiegazione del perché queste direttive vengono citate come esempi di attuazione deficitaria.
<P>
Condivido in tutto e per tutto la tesi dell'onorevole Sjöstedt secondo cui ciò non è dovuto al fatto che le direttive non sono sufficientemente valide o ambiziose.
Si tratta di misure di ampio respiro che comportano per gli Stati membri conseguenze di cui essi forse non si erano resi conto al momento di decidere.
Non dobbiamo arrenderci adesso, dobbiamo andare avanti perché alla fine cominceremo a vedere i risultati.
Ciò che abbiamo realizzato, e che è molto efficace, è l'avere sancito una correlazione fra fondi europei e il rispetto della legislazione ambientale.
E' da qui che dobbiamo prendere spunto.
<P>
Possiamo fare di più nel settore dell'educazione e dell'informazione.
Abbiamo già avviato iniziative in tal senso.
Inviamo i nostri esperti negli Stati membri a tenere seminari per insegnare loro il modo migliore per l'applicazione delle direttive.
Per perfezionare l'applicazione, cerchiamo di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione.
In una Unione ampliata e più diversificata assume un'importanza sempre maggiore fissare obiettivi legalmente vincolanti, come pure disporre di formazione e di sistemi di monitoraggio e di calcolo dei risultati.
Confido nell'appoggio e nel sostegno del Parlamento europeo ai nostri ulteriori tentativi per migliorare l'attuazione della nostra legislazione ambientale della Comunità europea.
<P>
<SPEAKER ID=136 NAME="Presidente">
<CHAPTER ID=10>
Situazione dei giovani agricoltori
<SPEAKER ID=137 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0357/2000), presentata dall'onorevole Parish a nome della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla situazione e le prospettive dei giovani agricoltori nell'Unione europea [2000/2011(INI)].
<P>
<SPEAKER ID=138 LANGUAGE="EN" NAME="Parish">
Signor Presidente, signor Commissario Fischler, onorevoli colleghi, sono lieto di presentarvi oggi la relazione di iniziativa della commissione per l'agricoltura sulla situazione e le prospettive dei giovani agricoltori nell' Unione europea.
<P>
Vent' anni fa, ero io stesso membro della locale organizzazione dei giovani agricoltori, nella contea del Somerset, Inghilterra.
Anche a quei tempi non era facile per i giovani agricoltori mandare avanti l' azienda di famiglia e avviare l' attività nel settore.
Oggi la situazione è diventata ancora più difficile e assistiamo a un forte calo nel numero dei giovani agricoltori avviati.
Abbiamo raggiunto il punto in cui è oramai vitale intervenire per fermare questo declino, non solo per il bene dell' agricoltura, ma anche per la salvaguardia delle strutture esistenti nelle nostre campagne.
L' ultima cosa che vorremmo vedere è una campagna spopolata ove il paesaggio verde e ridente che diamo per scontato non venga più accudito da alcuno.
<P>
Vorrei cogliere l' occasione per ringraziare l' organizzazione europea CEJA per aver contribuito e collaborato alla stesura di questa mia relazione.
Mi è stata data la possibilità di fare visita a giovani agricoltori in cinque Stati membri, il che mi ha consentito di farmi un' idea più precisa e più esaustiva di come si potrebbero aiutare concretamente i giovani agricoltori del settore.
<P>
Desidero ringraziare ancora il Commissario Fischler per il suo sostegno ed esprimere il mio apprezzamento per il progetto di parere del Comitato delle regioni, che elaborerà appunto una relazione sui giovani agricoltori.
<P>
Come ultima cosa, ma non meno importante, vorrei esprimere la mia gratitudine alla Ross Gordon Consultants, che lo scorso anno ha prodotto un' eccellente ricerca sulla situazione dei giovani agricoltori nell' Unione europea, rivelatasi preziosa per la stesura della relazione odierna.
La relazione lancia una serie di idee e avanza alcune ipotesi di assistenza per i giovani agricoltori in fase di avviamento o che mandano avanti la loro azienda agricola.
Intendiamoci, non ho cercato di reinventare la ruota.
Essenzialmente, ciò che vorrei vedere è l' introduzione, in tutta l' Unione europea, di un livello standard di assistenza garantita a favore dei giovani agricoltori.
<P>
Sono pienamente consapevole che non è facile individuare una soluzione unica, applicabile a tutte le diverse condizioni che caratterizzano i giovani agricoltori nei rispettivi paesi di una Comunità di 15 Stati membri.
Tanto per fare due esempi, il valore dei terreni può oscillare fra 12.000 euro/ha e 15.000 euro/ha.
I livelli di tassazione sono molto diversificati, con tasse di successione esose in alcuni Stati membri, tali da rendere molto difficile la sopravvivenza dei giovani agricoltori, soprattutto dove le quotazioni fondiarie sono elevate.
<P>
Non ho il tempo per passare in rassegna tutte le raccomandazioni contenute nella relazione, mi limiterò ad elencare alcune misure che meriterebbero la priorità: la prosecuzione delle sovvenzioni all' avviamento fino a 40.000 euro, da erogare congiuntamente alla concessione di sussidi al tasso di interesse sul capitale iniziale, fino a 120.000 euro per otto anni.
Due fra le maggiori difficoltà che affliggono i giovani agricoltori sono la raccolta del capitale iniziale e, di conseguenza, il rischio che il regolare pagamento dei tassi di interesse comporti una spremitura eccessiva delle loro capacità finanziarie.
<P>
Viviamo nell' era dei computer.
L' accesso all' istruzione e alla formazione vanno ulteriormente promossi, per consentire ai giovani agricoltori di trarre pieno vantaggio delle opportunità potenziali offerte dalle moderne tecnologie di comunicazione e dalle tecniche di gestione d' impresa.
Il volto che cambia in agricoltura, sempre più conseguenza degli accordi globali OMC, sta a significare che l' agricoltura continuerà a cambiare.
E' nel nostro migliore interesse vedere i giovani agricoltori pronti ad anticipare e a padroneggiare queste sfide future.
<P>
Attualmente le misure per la sicurezza alimentare e i sistemi di produzione sono oggetto di esame approfondito.
In tutta Europa si da maggiore risalto alle produzioni biologiche.
Anche a questo proposito i giovani agricoltori devono essere messi nelle condizioni di poter abbracciare una nuova cultura emergente e di prendere atto dei vantaggi insiti nel mantenimento della fiducia dei consumatori e nel loro sostegno a favore dei prodotti agricoli.
Lo spazio per produzioni locali di alta qualità è enorme.
<P>
Il comparto agricolo europeo sta attraversando un periodo difficile sul piano economico, caratterizzato da profonde e simultanee ristrutturazioni.
Esiste una marcata necessità di aiutare alcuni agricoltori fra i più anziani a ritirarsi dall'attività in modo dignitoso.
In questo contesto sarei molto lieto di vedere un pacchetto di pensionamento per gli agricoltori esistenti, che sia vincolato all' ingresso di giovani agricoltori per mandare avanti il settore.
Vorrei chiedere al Commissario Fischler di raccomandare agli Stati membri il varo di una politica di questo genere in tutta l' Unione europea.
Assistiamo a un aumento dell' età media della comunità agricola, alla quale fa riscontro un calo nel numero dei giovani agricoltori.
Bisogna invertire questa tendenza.
<P>
Dev' essere agevolato l' accesso ai diritti di produzione per i giovani agricoltori.
Non è facile calibrare la concessione di diritti integrativi di produzione a favore dei giovani agricoltori se tali diritti devono essere sottratti agli agricoltori esistenti, peraltro anch' essi in difficoltà economiche.
Per il futuro, quando cambierà il regime dei diritti di produzione, vorrei chiedere alla Commissione di considerare più seriamente la necessità di aumentare i diritti integrativi di produzione a favore dei giovani agricoltori.
<P>
Dato il sempre maggiore rilievo riservato dalla PAC all' incentivazione di progetti di sviluppo rurale, è d' importanza cruciale riconoscere ai giovani agricoltori il ruolo di attori chiave e di principali artefici dell' implementazione di queste nuove politiche di rilancio per le aree rurali.
<P>
Con l' imminente ampliamento dell' Unione europea, vorrei raccomandare caldamente ai paesi candidati di cominciare già ora ad elaborare misure di sostegno per i giovani agricoltori, e ciò soprattutto in vista dell' introduzione dei controlli sulla produzione come richiesto dalla Commissione.
In molte aree del mondo l' agricoltura a mezzadria è pratica comune.
Vorrei chiedere alla Commissione di esaminare le possibilità di sviluppo dell'utilizzo a mezzadria nel quadro della politica agricola comune.
<P>
Come ho già accennato, questa è una relazione di iniziativa della commissione per l'agricoltura, e spero che tutte le parti la sottosciveranno, così da garantire per il futuro un sostegno sicuro e concreto a favore dei giovani agricoltori.
Vorrei altresì chiedere ancora una volta al Commissario Fischler il suo appoggio, nonché l' introduzione di una verifica da effettuarsi a scadenza biennale sulla disponibilità e sul successo delle misure varate a favore dei giovani agricoltori.
<P>
E' fondamentale che non ci si limiti a pronunciarsi con grande enfasi a favore dei giovani agricoltori, bensì che, nell' ambito della politica agricola comune si elaborino, si provveda a elaborare provvedimenti capaci di incrementare il numero di giovani agricoltori.
<P>
<SPEAKER ID=139 LANGUAGE="PT" NAME="Casaca">
Signor Presidente, signor Commissario Fischler, in primo luogo desidero congratularmi con la commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale e in particolare con il suo relatore, onorevole Neil Parish, per aver promosso una discussione su questo tema in seno alle Istituzioni europee.
Sono trascorsi 32 anni da quando Sicco Mansholt, Commissario responsabile per l' agricoltura alla nascita della Commissione, nel lontano 1972, ha presentato il suo progetto di riforma della politica agricola comune: il piano "Mansholt" .
<P>
Credo che le Istituzioni europee non abbiano ancora tributato il dovuto omaggio a questa grande figura della politica europea.
Rileggendo questo classico, ancora oggi ritrovo molte delle risposte atte ad affrontare i problemi dei giovani agricoltori, ben descritti dalla relazione dell' onorevole Neil Parish.
Abbiamo messo in opera una politica comune fondata su aiuti per ettaro, per capo di bestiame o in base alla produzione; abbiamo limitato i diritti di produzione e abbiamo fissato quote; abbiamo imposto complessi meccanismi di standardizzazione della produzione; abbiamo prestabilito intricati sistemi d' intervento sui mercati internazionali.
I risultati sono stati mediocri, con alcuni aspetti positivi ma molti altri negativi.
Fra questi ultimi si distinguono gli effetti che tale politica ha avuto nel rendere molto difficile l' ingresso dei giovani nell' attività agricola.
Il valido studio elaborato su questo tema dal nostro Parlamento conferma che la terra continua a essere il maggior investimento per gli agricoltori europei e che la difficoltà di accedervi costituisce il problema principale che i giovani agricoltori debbono affrontare.
Secondo quello studio per ogni punto percentuale di aumento delle sovvenzioni alla coltura del frumento, il prezzo dei terreni agricoli aumenta dello 0,4 percento.
Tale effetto è significativamente incrementato dai sistemi di quote e di limiti alla produzione.
<P>
Per questa ragione, non possiamo far fronte all' imperativo di proteggere e appoggiare l' ammodernamento e il ringiovanimento del settore agricolo senza riflettere sui mutamenti che occorre introdurre nell' attuale PAC.
L' alternativa a questo modello di politica agricola implica necessariamente una politica rivolta verso l' agricoltore e il suo reddito e non verso il prodotto, le terre o il bestiame, tramite i quali esso è ottenuto.
Implica una politica agricola definita in termini regionali e non settoriali, implica la priorità nei confronti dell' ambiente, dello sviluppo rurale, della formazione professionale e del prepensionamento.
<P>
Per concludere, mi permetto di suggerire all' onorevole Neil Parish e alla commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale di non considerare questa relazione un punto d' arrivo ma il punto di partenza per una profonda riflessione sul rinnovamento dell' agricoltura e sulla riforma della politica agricola comune con la partecipazione in particolare delle associazioni dei giovani agricoltori.
La commemorazione del piano Mansholt sarebbe un buon tema dal quale cominciare.
<P>
<SPEAKER ID=140 LANGUAGE="FI" NAME="Pesälä">
Signor Presidente, signor Commissario, a nome del gruppo dei liberali vorrei innanzitutto ringraziare il relatore per l' ottimo lavoro svolto.
Nel mio intervento vorrei affrontare due questioni.
La relazione dell' onorevole Parish considera in maniera molto approfondita i problemi dei giovani agricoltori, in particolare quelli di carattere sociale.
Ciò è sicuramente molto positivo perché tra i giovani sono più disposti a dedicarsi ancora all' agricoltura i maschi che non le ragazze.
Questa tendenza, però, ha creato dei problemi di carattere sociale, soprattutto quello dell' isolamento degli agricoltori di sesso maschile.
<P>
L' agricoltura è un' attività che richiede molto impegno e costanza soprattutto se si considerano i problemi connessi alla successione.
L' età media degli agricoltori europei è abbastanza elevata e questo è un fatto preoccupante.
Le successioni devono essere rese possibili dal punto di vista economico.
I giovani devono essere incoraggiati a scegliere l' agricoltura perché sono ancora pochi quelli che decidono di dedicarsi all' agricoltura.
E' estremamente importante riuscire a inserire i giovani in questo settore essenziale per l' Europa.
I giovani agricoltori sono molto capaci e hanno un atteggiamento aperto e privo di pregiudizi nei confronti delle tecniche moderne che utilizzano sia nel campo agricolo sia in quello dell' allevamento.
Anche la tecnologia dell' informazione è uno strumento a cui i giovani agricoltori ricorrono soprattutto nelle attività di programmazione.
Stiamo ormai andando incontro a grandi cambiamenti, come il relatore stesso ha osservato, e nessuno meglio dei giovani può favorire il superamento di una fase di transizione che entro qualche anno saremo obbligati ad affrontare.
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La maggior parte delle misure e le soluzioni proposte nella relazione daranno luogo a decisioni che possono essere prese solo a livello nazionale e questo è positivo, soprattutto per garantire una certa flessibilità.
L' Unione europea può e deve assistere i giovani agricoltori con una politica che mira al sostegno.
La burocrazia non deve diventare un ostacolo alla promozione del ruolo dei giovani agricoltori.
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<SPEAKER ID=141 LANGUAGE="ES" NAME="Bautista Ojeda">
Signor Presidente, signor Commissario, anzitutto desidero porgere i miei ringraziamenti e le mie congratulazioni ed esprimere il nostro appoggio all' onorevole Parish per la sua relazione.
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In un' epoca in cui le nuove generazioni si rendono conto che la qualità della vita non è strettamente legata all' industrializzazione, alle città e ai grandi centri commerciali, l' Unione ha l' obbligo di incoraggiare e agevolare il ricambio generazionale e il completamento del ciclo vitale umano nell' agricoltura mediante nuove iniziative comunitarie il cui obiettivo prioritario sia il giovane agricoltore.
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Dobbiamo mettere in pratica i principi e le azioni preconizzati in questa relazione d' iniziativa per rendere più attraente ai giovani la vita del mondo rurale, evitando lo spopolamento territoriale.
Questa futura collettività sociale è alla base della politica agricola comune, perciò dobbiamo potenziare gli aiuti per l' insediamento e i sussidi complementari per gli investimenti, principalmente nelle zone strutturalmente sfavorite in cui abbondano le aziende agricole e i villaggi abbandonati, nei quali i giovani possono rilanciare l' economia rurale.
Tutto ciò grazie allo sviluppo di prodotti innovativi come l' agriturismo, il turismo rurale di interesse regionale o mediante il ripopolamento di specie animali e vegetali in quegli spazi naturali, contribuendo a uno sviluppo sostenibile e durevole della zona.
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<SPEAKER ID=142 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas">
Signor Presidente, nella prima parte della risoluzione qui proposta vengono ribadite le ben note constatazioni sulla situazione negativa e sulle prospettive poco favorevoli per i giovani agricoltori dell'Unione europea.
Ma non viene illustrato affatto a che cosa si debbano quelle difficoltà, dal momento che nell'ambito dei due precedenti programmi comunitari di sostegno erano già stati varati due programmi di aiuti ai giovani agricoltori, presentati dall'Unione addirittura come la panacea per far fronte a tutti i problemi e dei giovani agricoltori e per invertire la china discendente.
Questa svista deliberata evidenzia il vero scopo della relazione, che passa sotto silenzio tre importanti fattori i quali, se non affrontati, renderanno ugualmente inefficace anche il Terzo programma comunitario per i giovani agricoltori.
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Questi tre fattori sono anzitutto la PAC, specie come riformata a partire dal 1992 e con Agenda 2000, in quanto non assicura un reddito sufficiente alla maggior parte delle famiglie che, in tutta Europa, vivono di un'attività agricola medio-piccola, non assicura ai capifamiglia un reddito che permetta la sussistenza, e per questo è molto difficile che qualcuno accetti di investire cifre anche minime, pur se con molte sovvenzioni, nel settore agricolo. Un settore che non soltanto non dà grandi guadagni, ma che non garantisce neppure un reddito minimo.
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In secondo luogo, generalmente manca l'oggetto cui dovrebbero applicarsi gli incentivi: insomma, un giovane agricoltore non ha, a causa delle quote, la possibilità di lavorare, dal momento che le quote sono già esaurite in tutti i prodotti e occorre aspettare che si crei uno stock a livello nazionale perché questo sia ridistribuito fra i giovani agricoltori; in alternativa, le quote vanno comperate. La situazione è quindi grave.
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In terzo luogo, a prescindere dall'entità delle sovvenzioni, le condizioni e i requisiti di partenza sono tali da andar bene per un grande agricoltore, ma escludono i coltivatori piccoli e medi.
La necessità di superfici coltivate molto estese, persino nelle aree insulari, è indicativa al riguardo.
Questo requisito, se abbinato alle quote, diviene insormontabile.
Insomma, la Comunità chiede ai giovani agricoltori di disporre di grandi estensioni di terra, di vantare una grande produzione, ma poi con il sistema delle quote impedisce loro ogni forma di produzione.
Una situazione tanto grottesca non è, a nostro avviso, una scelta involontaria e casuale da parte dell'Unione.
E' una scelta deliberata che mira ad annientare i piccoli e medi agricoltori a tutto vantaggio dei grandi, anzi, della grande impresa in campo agricolo.
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Ecco perché, signor Presidente, noi non possiamo votare a favore della relazione: è perché tiene nascoste le vere cause del fenomeno.
Quando poi qualche aiuto viene concesso ai poveri giovani agricoltori comuni, ciò avviene comunque con il contagocce. Il mio paese ne offre diversi esempi.
Per esempio, non so se il Commissario Fischler sappia che in Grecia non sono ancora stati concessi aiuti ai giovani agricoltori, nonostante lo scorso aprile il governo, a puro scopo elettorale, avesse usato proprio questa argomentazione.
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<SPEAKER ID=143 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Signor Presidente, desidero iniziare complimentandomi con il relatore per la sua relazione esaustiva e obiettiva, che io e il mio gruppo non avremo alcuna difficoltà ad approvare.
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Nel contesto di Agenda 2000, è stato davvero notevole l' impegno profuso per gestire il problema dell' avvicendamento generazionale nell' agricoltura europea.
Ciò nonostante, un piano di pensionamento rabberciato, aiuti all' avviamento e altre misure non possono consentire il raggiungimento dell'obiettivo che vorremmo conseguire e, a mio parere, il problema dovrà essere riesaminato d' urgenza, diversamente verrà seriamente compromessa la continuità dell' azienda agricola familiare.
A prescindere dalle conseguenze fortemente preoccupanti e devastanti della BSE, che ritengo verranno superate, il vero problema per i giovani, che in circostanze normali sceglierebbero l' agricoltura come loro attività lavorativa, sta nella disponibilità, ancorché benvenuta, di un impiego alternativo e sicuramente più remunerativo.
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Agricoltori e non agricoltori devono confrontarsi con questa realtà, e devono farlo prima che sia troppo tardi.
Il mestiere dell' agricoltore comporta l' onerosa responsabilità di garantire ai cittadini sicurezza e qualità alimentare, pertanto dobbiamo agire per salvaguardare la base produttiva dell' agricoltura europea, facendo in modo che i giovani che hanno il sacro fuoco dell' agricoltura nel sangue vengano doverosamente incoraggiati e ricompensati.
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Mi rendo conto che molte piccole aziende agricole non hanno la capacità di produrre reddito sufficiente per i rispettivi titolari, per motivi di dimensioni e di impresa.
Ritengo che dobbiamo fare di più per sostenere quanti sono interessati a un programma di ristrutturazione - e il relatore ne ha fatto cenno nella sua relazione - mediante la messa in comune di terreni e di risorse umane, il che incrementerebbe di molto il grado di efficienza e migliorerebbe la competitività.
Analogamente, bisogna perseguire con forza, sempre e comunque, le opportunità di sviluppo rurale e di acquisizione di nuove tecnologie finalizzate alla creazione di posti di lavoro in agricoltura, anche a tempo parziale, sia per gli uomini sia per le donne.
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<SPEAKER ID=144 LANGUAGE="PT" NAME="Cunha">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, quando constatiamo che il 55 percento degli agricoltori europei ha più di 55 anni e il 23 percento meno di 44 anni, non possiamo evitare di giungere alla conclusione che il futuro dell' agricoltura nell' Unione europea è minacciato.
La situazione è ancor più grave nel mio paese dove quegli indici raggiungono rispettivamente il 66 percento e il 15 percento.
Fin dalla metà degli anni Ottanta la PAC ha cominciato a evolversi verso un rafforzamento delle misure di controllo diretto della produzione al fine di evitare le eccedenze e garantire la stabilità dei prezzi e dei redditi.
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Tuttavia, il rovescio della medaglia di quell' opzione a favore della stabilità è stato la creazione di rigidità d' accesso all' attività agricola, penalizzando in particolare i giovani agricoltori, in primo luogo per le difficoltà d' accesso alle quote, ai diritti di produzione o ai diritti di premio e, in secondo luogo per l' aumento del prezzo dei terreni dovuto al plusvalore creato dai regimi delle quote.
D' altro canto, è noto che molti Stati membri non hanno applicato misure che rispondano minimamente alle preoccupazioni dei giovani agricoltori.
Faccio l' esempio del mio paese dove, dall' entusiasmo iniziale dopo l' adesione europea, negli ultimi anni si è passati a una situazione di sfiducia e addirittura di penalizzazione delle attività della più rappresentativa organizzazione di giovani agricoltori.
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Pertanto, in tal senso è necessario prendere urgenti misure fondamentali in linea con quanto propone il relatore, vale a dire creare riserve speciali di quote e di diritti di produzione, esclusivamente per i giovani agricoltori, aumentare gli aiuti per la prima installazione e gli investimenti nelle aziende agricole, istituire un regime speciale di credito bonificato che sia complementare agli altri aiuti per gli investimenti, creare condizioni atte a un serio funzionamento di un sistema di prepensionamento per gli agricoltori più anziani al fine di accelerare il processo di rinnovamento e, naturalmente, adottare misure per la formazione e l' informazione.
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E' indispensabile ora che, senza indugio, la Commissione presenti proposte di misure d' azione e che il Consiglio le approvi.
Se ciò non dovesse succedere, dimostreremmo un comportamento irresponsabile che metterà a rischio la continuità dell' agricoltura nello spazio europeo con tutte le conseguenze che ciò comporta per la nostra civiltà.
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Per concludere, desidero ringraziare il collega, onorevole Neil Parish, per l' eccellente lavoro svolto con questa relazione.
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<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="EN" NAME="Adam">
Signor Presidente, la relazione verte su un tema molto difficile: le prospettive per i giovani in agricoltura, come ha suggerito il relatore, sono con tutta probabilità peggiori di quanto non lo siano mai state dai tempi del varo della PAC, né possono essere separate da quelle dell' intero settore o dal livello di benessere delle comunità rurali.
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Per avere anche una sola misura della complessità della situazione, basti pensare ai corsi attualmente attivati presso le scuole di specializzazione in agraria.
Nelle due siffatte scuole esistenti nella mia regione il numero di corsi attinenti all' agricoltura è sceso al 40 percento in un caso, mentre il rimanente 60 percento dei corsi è sui cavalli e su piccoli animali.
Da notare però che il 70 percento degli studenti provengono da famiglie di agricoltori, quindi questo legame esiste ancora.
La relazione sostiene che ci sono ottime ragioni per introdurre misure volte a incoraggiare nuovi ingressi nel settore e a raggiungere un maggior grado di standardizzazione in tutta l' Unione europea. L' argomento, come accennato dallo stesso relatore, è stato trattato esaurientemente nell' ottima relazione STOA, all' inizio dello scorso anno.
Quel documento contiene numerosi validi esempi tratti dal prezioso materiale di riferimento che abbiamo avuto modo di consultare durante le discussioni in commissione.
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Ora che il programma di sviluppo rurale è pronto, è importante vedere come lo si potrebbe utilizzare per rafforzare le strutture di formazione e di riqualificazione presso le scuole di specializzazione in agricoltura.
Vorrei sottolineare la necessità di formazione nel settore della diversificazione agricola, compreso quello dei prodotti a basso volume destinati a nicchie di mercato, e delle tecniche di marketing cooperativo dove, associandosi, le singole aziende agricole possono tentare di eguagliare la capacità contrattuale commerciale delle catene di supermercati.
Vorrei inoltre che questi corsi indirizzassero una particolare attenzione alle necessità delle piccole aziende agricole, dove è più alta la probabilità di nuovi ingressi.
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Spero che la Commissione e i governi nazionali terranno conto dei numerosi e ottimi suggerimenti contenuti in questa relazione, dando così impulso alla prosperità futura dell'agricoltura nelle zone rurali.
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<SPEAKER ID=146 LANGUAGE="DA" NAME="Busk">
Signor Presidente, congratulazioni al collega Parish per la bella relazione.
Desidero concentrarmi sull' accesso dei giovani alla professione, che è limitato, come pure sull' esodo massiccio di questi anni, poiché, se i giovani non accedono alla professione, a termine l' agricoltura non esisterà più.
L' immagine dell' agricoltura attualmente è uno dei grandi problemi a causa delle crisi sanitarie, dello scandalo della diossina e di altri problemi ancora, che gettano un' ombra negativa su tutto il settore e ciò è ingiusto nei confronti di tante famiglie di agricoltori che svolgono correttamente la propria attività.
E' fuor di dubbio che la trasparenza e la presa di coscienza relativamente alla produzione e alle stalle moderne, le informazioni sulla politica agricola e sulle tecniche di coltivazione e allevamento sono molto importanti.
Occorrerebbe offrire un sostegno morale, economico e in termini di formazione.
Nessuno si interroga in questi anni sui tanti milioni di euro che stanziamo a bilancio per i giuristi, gli ingegneri e i medici.
Esiste un chiaro parallelismo con i giovani agricoltori, che sono responsabili per la nostra terra e i nostri animali e anche per gli alimenti di cui ci nutriamo.
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<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="EN" NAME="Wyn">
Signor Presidente, anch'io vorrei congratularmi con l' onorevole Parish per il faticoso lavoro che ha svolto e per l'ottima relazione.
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Nel breve tempo assegnatomi desidero sottolineare che una delle maggiori difficoltà in cui si dibattono i giovani agricoltori che oggi intraprendono l'attività è data dai problemi di capitale e di liquidità durante il primo anno di esercizio.
Esprimo il mio sostegno a questa proposta in quanto bisogna dare ai giovani l'opportunità di entrare nel settore con una solida base finanziaria.
Dopo tutto, i giovani agricoltori posseggono le chiavi del futuro di tutte le nostre comunità rurali.
La penuria di giovani che fanno il loro ingresso nel settore agricolo è un problema molto preoccupante nel Regno Unito.
Dalle statistiche risulta che in Irlanda il 14,8 percento dei coltivatori diretti sono di età inferiore ai 35 anni, contro il 13,2 percento in Francia e solo il 6,8 percento nel Regno Unito.
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Desidero sottolineare che nelle nostre comunità rurali le aziende agricole sono anche un'importante bacino occupazionale, e che l'occupazione protegge la nostra campagna, consentendo nelle zone rurali la sopravvivenza dei nostri uffici postali, di scuole e servizi.
L'agricoltura e la sua prosperità è la linfa vitale per il futuro delle nostre comunità rurali, per come le conosciamo.
Se tutte le piccole imprese - ivi comprese le aziende agricole - assumessero una sola persona in più, l'intera situazione occupazionale in tutta l'Unione europea troverebbe soluzione dalla sera alla mattina.
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Fra tutti i paesi dell'Unione europea, solo il Regno Unito e i Paesi Bassi non attuano programmi di aiuto specifici per i giovani agricoltori.
I regolamenti europei sullo sviluppo rurale prevedono l'erogazione di un contributo di 16.500 euro alle persone di età inferiore ai 40 anni per la conduzione di un podere economicamente sostenibile.
Ciò nonostante, il governo laburista del Regno Unito non si è avvalso di questo eccellente programma.
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Pertanto sono pienamente d'accordo sull'obbligatorietà degli aiuti all'avviamento in tutta l'Unione europea.
L' agricoltura ha bisogno di nuova linfa con la quale rianimare un settore oramai invecchiato e mortificato.
I giovani agricoltori sono il futuro del settore, nonché i gangli vitali delle comunità urbane.
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Ringrazio l'onorevole Parish per la sua relazione e formulo i migliori auguri di buon esito, affinché possiamo dare seguito alle importanti decisioni del relatore, in modo circostanziato e costruttivo.
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<SPEAKER ID=148 NAME="Fiori">
Signor Presidente, sono stati spesi fiumi di parole sul ruolo dei giovani in agricoltura, ma la loro condizione lascia ancora oggi pochi motivi di ottimismo.
Non è casuale che, dopo il varo dell'Agenda 2000, nell'attuale fase di rinegoziazione dell'OMC e nella prospettiva ormai imminente dell'allargamento, ancora oggi siamo qui a confrontarci sul futuro dei giovani agricoltori, di quei giovani che, in tanti paesi della nostra Europa, stanno scommettendo sulla possibilità di rimanere stabilmente nel settore agricolo.
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Come possiamo aiutarli?
Una delle prime soluzioni non può che essere ricercata nella revoca delle misure previste dalla PAC.
E' tempo di valutare attentamente in quale modo la distribuzione dei contributi - in quanto, per definizione, sostegno al reddito - arrivi in aziende in grado di competere sul mercato globalizzato.
Questo nell'intento di improntare i finanziamenti ad una visione maggiormente mirata ad abbassare i costi generali, favorendo l'associazione d'impresa.
Si potrebbe anche lavorare sull'accorpamento dei terreni che sono un po', in ultima analisi, il passaggio generazionale dell'impresa agricola.
In quest'ottica, resta poi essenziale prevedere, in presenza di investimenti operati dai giovani, che siano contemplati incentivi sotto forma di sconto dei relativi tassi di interesse.
In questo modo si perseguirebbe quanto già definito dal regolamento n. 1257 del 1999, dove è premiato il concorso di più azioni quando sono finalizzate ad un più significativo utilizzo delle risorse previste dai piani di sviluppo rurale.
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Ritengo che, se da questo dibattito uscissero segnali in tale direzione, potremmo iniziare veramente a costruire le impalcature per un nuovo edificio dell'agricoltura europea basato sui giovani che, oltretutto, non vorrebbe assolutamente significare l'abbandono e la dimenticanza di quanti ricercano nelle nuove opportunità ambientali e di multifunzionalità possibili alternative.
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Un ringraziamento per l'ottimo lavoro svolto dal collega Parish.
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<SPEAKER ID=149 LANGUAGE="ES" NAME="Martínez Martínez">
Signor Presidente, la relazione Parish analizza con rigore una questione essenziale per l'Europa comunitaria e per chi aspira ad aderire all'Unione.
Effettivamente, i giovani agricoltori richiedono un' attenzione prioritaria.
Anzitutto, perché dobbiamo sostenere i nostri giovani in tutti i settori d' attività, e secondo, perché ci interessa stabilizzare territorialmente la popolazione rurale la cui maggioranza è coinvolta in attività agricole.
Nell' affrontare la questione, siamo obbligati a valutare elementi che sono alla base della nostra struttura sociale, del nostro assetto territoriale, della nostra economia, della nostra cultura, in definitiva della nostra civiltà.
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Molti dei problemi di questi agricoltori sostanzialmente sono connessi ad alcuni fondamenti del modello economico imperante in Europa: la proprietà privata della terra e le modalità di successione ad essa collegate.
La relazione invita ad agire a livello istituzionale a favore di una collettività reale nonché ad attuare misure concrete per dare un contenuto alla funzione sociale della proprietà fondiaria.
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In questa linea, mi pare veramente opportuno il parere della commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi d' informazione e lo sport, laddove afferma che i giovani agricoltori non costituiscono una collettività omogenea.
Occorre fare una distinzione fra gli studenti delle scuole agrarie, i giovani che desiderano installarsi in campagna in alternativa alla città e i figli degli agricoltori.
E fra questi ultimi farei una distinzione fra i figli di agricoltori che lavorano direttamente la terra e i discendenti di agricoltori che, per le dimensioni della loro proprietà, sono autentici imprenditori agricoli.
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Accettando che si promuovano misure volte ad alleggerire gli oneri derivanti dall' acquisizione della proprietà per via ereditaria, io porrei in rilievo anche altre azioni enunciate nella relazione Parish che sono d' ausilio alla vitalità delle aziende agricole protette da formule di economia sociale.
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Desidero insistere su un altro aspetto della relazione: dobbiamo fare in modo che i nostri partner dell' Unione, nel recepire l' acquis comunitario, non trascinino vizi occulti che mettano in difficoltà lo sviluppo del mondo rurale nei loro paesi.
Il passaggio di alcune economie agrarie collettive a situazioni simili a quella comunitaria può scatenare processi speculativi che aumentano artificialmente il valore di mercato dei terreni, aggravando così la difficoltà dei giovani agricoltori a stabilirsi o a restare nel mondo agricolo.
Questa relazione, signor Presidente, sarà senza dubbio importante nella misura in cui si riuscirà anche a divulgarla nei nostri paesi, negli Stati candidati e in particolare, nel settore al quale si rivolge.
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<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signor Presidente, come l'onorevole Parish ben sa, forte della sua competenza di ex coltivatore, siamo nel bel mezzo di una crisi in fatto di avvicendamenti generazionali in agricoltura.
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Se questa crisi è particolarmente acuta nello Stato membro dell'onorevole Parish, ciò è la diretta conseguenza delle politiche perseguite dai governi del Regno Unito negli ultimi vent'anni; per superarla il Regno Unito dovrà rivedere le implicazioni dell'accordo di Fontainbleau in relazione al proprio contributo finanziario all'Unione europea, che ha avuto un impatto devastante sull'agricoltura.
Inoltre il relatore, che è membro del partito conservatore, dovrà impegnarsi all'interno del proprio partito per garantire il sostegno alla sua proposta alla Camera dei Comuni.
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In paesi in cui la popolazione che vive in aree rurali rappresenta oggi meno del 10 percento del totale, è fin troppo facile per i governi accantonare le esigenze di tali aree, e dal presente dibattito deve scaturire il messaggio che ciò che stanno facendo va a rischio e pericolo dei rispettivi paesi.
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<SPEAKER ID=151 LANGUAGE="NL" NAME="Maat">
Signor Presidente, innanzitutto desidero congratularmi con il collega, onorevole Neil Parish per aver presentato una relazione basata sulla realtà degli agricoltori, sulla realtà della campagna e non su una visione a partire da Bruxelles.
Già questo costituisce di per sé un contributo valido alla politica agricola.
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Guardando la situazione viene spontaneo domandarsi se ci sono ancora giovani sufficientemente pazzi da diventare agricoltori nell' Unione europea.
Abbiamo bisogno di persone che vogliono darsi da fare al massimo, di persone eccezionali, in pratica pecore a cinque zampe, ma non ottenute con la manipolazione genetica.
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Sembra una lotta contro i mulini a vento, se si considera tutto ciò che gli agricoltori devono affrontare e poi vedere le prestazioni che devono realizzare i giovani agricoltori.
Basti considerare, e mi limito al mio paese, che nel settore dell' allevamento del bestiame da latte adesso tutto è sottoposto a controlli, dai fili d' erba fino al momento in cui il latte arriva nei supermercati.
Quando vedo che i cerealicoltori e gli orticoltori da molto tempo devono tenere una contabilità ambientale e dei consumatori completa e lo fanno anche con molta motivazione.
Nel contempo constatiamo che in molti paesi europei i requisiti relativi al benessere animale sono fra i più severi al mondo.
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Chi in Europa vuole fare l' agricoltore deve fare di più di quanto fanno i giovani agricoltori in altre parti del mondo.
Deve tenere conto del paesaggio e delle condizioni culturali; deve rispettare le più severe norme di protezione dei consumatori, fornire una vasta gamma di prodotti diversi, sia a livello regionale che a livello di qualità, rispettare le severe norme sul benessere animale ed essere responsabile di un prodotto anche quando questo lascia la sua azienda.
Per noi questa è un' impresa sociale paragonabile a uno sport agonistico.
Richiede imprenditorialità, amore per l' ambiente e per la Natura, orientamento sociale e resistenza.
Già solo per questi motivi sarebbe auspicabile che si sviluppasse una politica su misura per i giovani agricoltori, una politica orientata al futuro e forse con punti di riferimento quali un regime di premi abbinato a qualità, protezione dell'ambiente e del paesaggio, ma anche che in altri settori si imponesse un supplemento ambientale non a carico degli agricoltori bensì dei consumatori, volto al finanziamento di quei requisiti extra che gli agricoltori devono soddisfare e a rafforzare la posizione di mercato di agricoltori e consumatori.
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Una cosa che salta agli occhi in tutta la politica di concorrenza dell'Unione europea è che vi si fa molta attenzione, ma che ad esempio nel settore alimentare lentamente si sta sviluppando una posizione di monopolio per i compratori, i supermercati, e che nel contempo lo smercio delle aziende agricole familiari, che operano su scala ridotta, viene ulteriormente spezzettato.
In questo senso sarebbe auspicabile che sia il Commissario Monti che il Commissario Bolkenstein sottoponessero gli aspetti di concorrenza di questo settore a un vaglio critico.
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Signor Presidente, il presupposto numero uno per la vita è il cibo, nessuno può sopravvivere un solo giorno senza cibo.
Ciò richiede produttori motivati.
Il cibo non solo significa mercato, bensì anche salute pubblica, paesaggio e natura.
In poche parole, se ci renderemo conto di questo, allora capiremo che i giovani agricoltori in futuro dovranno essere persone eccezionali e in tal senso meritano più sostegno o sostegno politico di quanto non ne ricevano in questo momento.
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<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="DE" NAME="Schierhuber">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei ringraziare sentitamente l'onorevole Parish per aver illustrato con la massima serietà nella sua relazione la situazione dei giovani agricoltori in Europa.
Vi pongo il seguente interrogativo: che cosa faremo se non avremo successori cui affidare le nostre aziende agricole?
E' giusto e importante procedere a una trasformazione strutturale del settore e tuttavia ciò non può comportare la completa scomparsa di questa categoria professionale.
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Se vogliamo che in Europa continui a esistere un'agricoltura, dobbiamo occuparci anche delle prossime generazioni.
Siamo favorevoli a un modello di agricoltura multifunzionale, in cui gli agricoltori non provvedano soltanto alla produzione alimentare, ma in cui gran parte del loro lavoro vada a beneficio anche dell'intera società, così che quest'ultima possa godere di una natura incontaminata e di uno spazio rurale in cui vale la pena di vivere e che sia anche un ambito di ricreazione.
La politica agricola e la politica a favore dello spazio rurale vivono in funzione e grazie alla popolazione che vive nelle aree rurali.
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Pertanto dobbiamo creare condizioni che offrano l'opportunità ai giovani di insediarsi nello spazio rurale e di continuare a svolgere attività agricole.
Gli incentivi all'insediamento e agli investimenti sono indispensabili per i giovani agricoltori, ma è altrettanto importante fare spazio alle moderne tecnologie.
Dovranno saperci fare con il computer e Internet come con le sementi e il bestiame nelle stalle.
La formazione e l'aggiornamento professionale dei giovani agricoltori assume dunque un'importanza crescente e sono una convinta sostenitrice dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita anche nel settore agricolo e fra gli agricoltori.
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Vorrei soffermarmi ancora brevemente sugli aspetti sociali.
Ho osservato in innumerevoli occasioni che molti agricoltori adducono argomentazioni di vario tipo per non cedere per tempo le proprie aziende ai propri figli o collaboratori.
So per esperienza personale quanto sia difficile ritirarsi e tuttavia questa è l'unica possibilità per assicurare la sopravvivenza.
Per questo vorrei rivolgere un appello alle generazioni più anziane affinché aiutino i giovani, offrendo loro e alla categoria nel suo complesso le stesse opportunità di cui essi hanno usufruito in passato.
Ovviamente, e lo dico con la massima franchezza proprio avendo esercitato questo mestiere, non è utile parlare sempre e soltanto delle difficoltà di questa professione.
Mi pare evidente che non vi è nessun ambito di attività che presenti solo vantaggi o solo svantaggi.
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In conclusione, vorrei dire che sono estremamente favorevole alle iniziative in cui agricoltori esperti e giovani agricoltori si associano per aprire nuove possibilità di sviluppo alle proprie aziende, per scambiare esperienze, per concepire e realizzare idee innovative.
L'impegno e lo sforzo personale continueranno a essere necessari, più che mai, anche in futuro. A tal fine dobbiamo incoraggiare le prossime generazioni a essere, con ottimismo, artefici del proprio futuro.
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<SPEAKER ID=153 LANGUAGE="DE" NAME="Keppelhoff-Wiechert">
Signor Presidente, signor Commissario, in primo luogo mi associo al ringraziamento rivolto all'onorevole Parish.
Trovo sia stata prodotta una relazione d'iniziativa estremamente costruttiva.
Giustamente si dice che "il futuro appartiene ai giovani". Si può anche dire a proposito dell'agricoltura europea che "non vi è alcun futuro senza i giovani agricoltori".
Prendo atto tuttavia che il futuro dello spazio rurale e, in particolare, il futuro dei giovani agricoltori in Europa non è particolarmente roseo.
I dati allarmanti dovrebbero farci sobbalzare.
Il numero delle aziende agricole nell'UE negli ultimi anni è in costante calo.
Naturalmente se da un lato valutiamo positivamente le trasformazioni strutturali, la portata di tali mutamenti suscita anche preoccupazione.
La diminuzione più consistente si registra fra gli agricoltori di età inferiore ai 35 anni.
Al giorno d'oggi, per fortuna, i giovani che provengono dal settore agricolo hanno le stesse possibilità professionali dei loro amici e fratelli coetanei.
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Il tradizionale obbligo di proseguire l'attività agricola di padre in figlio diventa sempre più raro.
Un interrogativo che spesso resta ancora senza risposta è però che ne è delle generazioni precedenti rimaste in campagna.
Le fattorie abbandonate - anche nel mio paese, e non lo avrei mai immaginato - purtroppo non sono più una rarità, ormai.
Quali sono i giovani disposti a difendere continuamente le ragioni per proseguire il proprio mestiere di agricoltore?
I giovani agricoltori pretendono prezzi giusti per i propri prodotti.
Le sovvenzioni non sono una ragione sufficiente per decidere di fare questo mestiere.
<P>
La relazione Parish può contribuire a migliorare complessivamente l'immagine dei giovani agricoltori.
Le prestazioni dell'agricoltura non godono certo di grande prestigio presso l'opinione pubblica.
A tale proposito, Commissario Fischler, vorrei ringraziarla sentitamente per aver costantemente sottolineato il compito multifunzionale che il settore agricolo svolge e deve svolgere.
A quanto pare, tuttavia, i messaggi negativi giungono più facilmente a destinazione.
<P>
In questo momento seguiamo sui giornali di giorno in giorno gli sviluppi della crisi della ESB.
Nessuno dice però che nel mio paese, per esempio, le associazioni di consumatori da anni puntano irresponsabilmente su prezzi minimi per i generi alimentari.
Naturalmente condanno le manovre criminali nel settore della produzione di mangimi, i controlli insufficienti da parte delle autorità, eccetera. Ma tutto ciò concorre a determinare il caos in cui si trova ormai un numero crescente di nostri colleghi.
<P>
A chi appartiene a questa categoria, a chi è agricoltore, un giovane pone - giustamente, a mio avviso - la seguente domanda: chi me lo fa fare?
Nella situazione attuale di fronte alla ESB è del tutto fuori luogo mettere alla gogna i nostri agricoltori e i giovani agricoltori.
Abbiamo norme ben precise.
I nostri giovani agricoltori ottimamente preparati hanno continuamente perfezionato la cosiddetta buona prassi professionale.
Prestazioni irrinunciabili quali la produzione di generi alimentari e di materie prime; lo sviluppo, l'ulteriore evoluzione e la conservazione dello spazio rurale, nonché la tutela dei presupposti naturali per la vita: sono tutti compiti per i quali l'Europa continuerà anche in futuro ad avere bisogno di agricoltori e di giovani agricoltori.
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Concludendo, vorrei sottolineare che questi giovani agricoltori non hanno bisogno soltanto di una politica affidabile ma anche di buone mogli e di famiglie integre.
Solo da una tale cerchia di rapporti, infatti, possono trarre le forze necessarie per portare a termine i propri compiti, tanto importanti per la società.
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<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="EN" NAME="McCartin">
Signor Presidente, noto per l'appunto che gli ultimi sette oratori appartengono al gruppo del PPE, quindi noi abbiamo sette persone che non vedono l' ora di intervenire, mentre tutti gli altri tacciono.
Ciò dimostra l'interesse di questo gruppo al problema di cui stiamo discutendo.
<P>
Desidero congratularmi con l'onorevole Parish per il suo contributo, per l'esauriente studio e la relazione molto approfondita che ha prodotto.
Stavo giusto pensando alla mia giovinezza, quando ero membro dei giovani agricoltori d'Irlanda, organizzazione in cui ho iniziato la mia carriera politica.
Ricordo che era stato elaborato un piano imperniato su due semplici elementi: consulenza intensiva e un modesto incentivo finanziario.
Era basato sull'unità organizzativa geografica - molto comune in Irlanda - della comunità ecclesiastica denominata parrocchia, in inglese 'parish' : si trattava del piano parrocchiale.
Ho quindi cominciato la mia carriera politica con in mano un piano 'parish' e oggi me ne ritrovo un altro, omonimo.
Esso è molto più articolato e, per la verità, devo ammettere che non vedo molte risposte semplici ai problemi sollevati da questo piano, come invece ce n'erano 40 anni fa, in Irlanda, in seno alla mia organizzazione di giovani agricoltori.
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Mi viene da pensare che, sull'intera questione, non dovremmo lasciarci trascinare dalle emozioni o indirizzare la gente sul sentiero sbagliato.
Il censimento fatto in Irlanda nel 1926 ha rilevato che più della metà della popolazione era occupata in agricoltura, e nonostante ciò il paese non produceva eccedenze, e c'era chi non aveva cibo a sufficienza.
Ci sono ancora persone che rievocano i giorni in cui, come ebbe a dire un poeta irlandese, "ogni palmo di terra mantiene chi lo possiede".
Non dobbiamo tuttavia pensare che quello fosse il mondo ideale in cui vivere.
Nel corso degli anni, mano a mano che il numero di aziende agricole è andato via via riducendosi e gli agricoltori sono diventati più efficienti, è ovviamente aumentata la disponibilità di cibo per i poveri, che se lo possono procurare a costi inferiori.
Il calo nel numero di aziende agricole ha prodotto grande benessere in Europa.
Non dobbiamo dimenticarcene.
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Da quando l'Irlanda è entrata nell'Unione europea - cito solo l'Irlanda perché ovviamente conosco molto bene la situazione, ma potrete trarne insegnamento anche per altre aree - si è avuta una graduale diminuzione delle nostre piccole aziende agricole, allora numerose.
Se non fosse stato per la politica agricola comune, questo calo sarebbe stato molto doloroso.
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E' un bene che il numero di aziende agricole sia calato e che ci sia stata la politica agricola comune ad ammortizzarne gli effetti.
Dobbiamo preoccuparci dei problemi umani che scaturiscono dall'estromissione di manodopera in eccedenza, ma al tempo stesso dovremmo tenere presente che è diminuito il costo dei prodotti alimentari.
In futuro dovremo puntare sulla qualità, mentre ai miei tempi c'era bisogno di quantità illimitate.
Oggi necessitiamo di una qualità migliore, e poi dobbiamo pensare all'ambiente.
L'onorevole Parish ha evidenziato tutte queste cose.
Non dovremmo però far credere che un maggior numero di persone, giovani e forti, si metterà a produrre la quantità di cibo di cui l'Europa ha bisogno oggi, perché non saremo creduti.
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<SPEAKER ID=155 LANGUAGE="EN" NAME="Nicholson">
Signor Presidente, mi sia consentito innanzi tutto congratularmi con l'onorevole Parish per aver presentato una relazione davvero eccellente.
Sono ben consapevole che gli è costata molto tempo e fatica e sono lieto che oggi possa essere discussa in Aula.
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Questo è un tema molto difficile da affrontare e per il problema dei giovani agricoltori non esiste una facile soluzione cui ricorrere, come ammetterebbe chiunque fra noi abbia una certa familiarità con la situazione.
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E' naturale che ciascuno sostenga senza difficoltà alcuna che dobbiamo aiutare i giovani agricoltori.
Il problema sorge poi quando ci si chiede come rendere gli aiuti davvero efficaci, allora sì che le risposte tardano a venire.
Come pensate di incoraggiare i giovani a dedicarsi alla terra?
Dovete affrontare il problema alla luce della situazione in cui si trovano i giovani d'oggi.
Venti, trenta o quarant'anni fa, ai tempi di cui parlava l'onorevole McCartin, molti giovani provenienti da aree rurali avrebbero naturalmente intrapreso volentieri la carriera del coltivatore diretto.
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Oggigiorno quei giovani hanno molte altre alternative fra cui scegliere.
Si guardano intorno e vedono i loro amici che abbracciano attività lavorative che consentono di smettere di lavorare il venerdì a ora di pranzo per poi riprendere appena il lunedì mattina, mentre invece il giovane agricoltore lavora sette giorni su sette per pochi spiccioli.
Basta vedere l'attuale situazione finanziaria nell'intera Unione europea per rendersi conto che qui c'è un problema drammatico, non certo facile da affrontare.
La realtà è che se non riuscirete ad attirare i giovani nel settore, verrà a mancare l'apporto di nuove idee e così non permetterete all' agricoltura di svilupparsi e di raccogliere le sfide del futuro, che riguardano non soltanto la produzione di cibo, ma anche il modo in cui esso viene prodotto, e il modo per fare sì che il consumatore sia persuaso che il metodo di produzione è soddisfacente.
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Non basta limitarsi a fornire un sostegno finanziario ai giovani agricoltori, perché così facendo si finisce per far salire il prezzo dell'agnello rendendolo inabbordabile.
Noi nell'Unione europea abbiamo introdotto le quote latte, le quote sulle vacche nutrici, le quote sui capi ovini, il tutto, in termini economici, a costi che il giovane agricoltore non potrebbe neppure pensare di sostenere.
Ritengo pertanto che il modo migliore consista nell'agevolare i giovani agricoltori nella successione anticipata nell'azienda di famiglia, vuoi attraverso un piano di prepensionamento, vuoi mediante un regime obbligazionario.
Sono certo che la Banca europea degli investimenti dovrebbe essere incoraggiata a sostenere l'ingresso nel settore di giovani agricoltori attraverso un regime obbligazionario.
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Ma se intendete introdurre questo regime, esso dovrà avere carattere di obbligatorietà ed essere vigente in ciascuno degli Stati membri.
Non è sufficiente vararlo in uno Stato membro soltanto.
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Infine, spendiamo enormi somme di denaro per lo sviluppo rurale e la Commissione farebbe bene a cercare altri modi per spendere questo denaro, in quanto secondo me potremmo utilizzarlo meglio.
Potremmo incentivare i giovani agricoltori, ora oberati da tanti adempimenti amministrativi e burocrazia.
I giovani agricoltori hanno il computer.
Le loro mogli sono in grado di usarlo e potrebbero utilizzarlo per l'azienda.
Questa è la strada da percorrere per il futuro.
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<SPEAKER ID=156 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Signor Presidente, esprimo il mio apprezzamento per la relazione che di certo mette in risalto il futuro tetro che si prospetta per i giovani agricoltori nell'Unione europea, nonostante il sostegno offerto dall'Unione e dagli Stati membri.
<P>
L'attuale clima economico, sfavorevole per l'agricoltura in generale e per i giovani agricoltori in particolare, l'ovvia assenza di prospettive per i giovani agricoltori e il conseguente invecchiamento di coloro che restano - queste sono tutte tendenze generali che pongono l'accento sul problema.
E' evidente che assisteremo a un drastico calo nel numero dei giovani agricoltori nel prossimo ventennio, a meno che ora non vengano poste in essere misure adatte ed efficaci.
<P>
I giovani agricoltori devono affrontare problemi enormi, come i massicci oneri finanziari per l'avviamento dell'attività, e spesso a ciò si aggiungono le difficoltà correlate all' avvicendamento in azienda.
La formazione è spesso carente, e inoltre, per i giovani, c'è il rischio di una vita d' isolamento nelle aree rurali, con un'attività sociale limitata, rispetto altri, più o meno coetanei, che lavorano in contesti più urbanizzati.
<P>
Tutto questo fa sorgere spontanea la domanda: che cosa può fare l'Unione europea?
E' essenziale il varo di una politica finalizzata a sostenere i giovani agricoltori e vincolata alla PAC.
Fino ad oggi c'è stata una carente valutazione, da parte degli Stati membri o dalla Commissione, delle misure di sostegno dell'UE.
Bisogna riservare maggiore attenzione alle agevolazioni per i tassi di interesse e accelerare l'erogazione dei prestiti, degli aiuti all'avviamento e dei contributi agli investimenti, anche tenendo conto delle implicazioni che l'ampliamento avrà sui giovani agricoltori, che vanno integrate in qualsiasi politica futura.
<P>
Altri interventi da prendere eventualmente in considerazione sono gli aiuti integrativi agli investimenti a favore degli agricoltori di età inferiore ai 40 anni, diritti di produzione, assistenza a livello di condizioni di credito, migliori possibilità di istruzione, formazione e di messa in rete, e l'elenco potrebbe continuare.
Per riprendere il punto sollevato dall'onorevole Nicholson: perché mai nell'economia della tigre celtica d'Irlanda i giovani dovrebbero rimanere nelle campagne?
Perché dovrebbero avviarsi a un'esistenza antisociale?
Perché dovrebbero intraprendere un'attività minacciata dall'incertezza economica, mentre altre occupazioni offrono la prospettiva di una vita più piacevole, maggiore sicurezza, un orario di lavoro dalle 9.00 alle 17.00, con i fine settimana liberi e lunghi periodi di ferie?
Questo è il problema che dobbiamo affrontare, e dobbiamo farlo ora.
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<SPEAKER ID=157 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli deputati, innanzi tutto vorrei ringraziarla sentitamente, onorevole Parish, per l'impegno profuso nella sua relazione sulla situazione e le prospettive dei giovani agricoltori nell'Unione europea.
Vorrei ringraziare di cuore anche la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale per il lavoro svolto.
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Con l'Agenda 2000 ci siamo proposti di rispondere, soprattutto con lo sviluppo del secondo pilastro, alle richieste dei giovani agricoltori.
In alcune organizzazioni di mercato abbiamo creato i presupposti affinché gli agricoltori che hanno avviato da poco l'attività o i giovani agricoltori possano godere di condizioni particolari.
Basti pensare ai premi per gli ovini, alla gestione delle riserve delle quote latte nazionali o ai diritti di impianto nel quadro dei programmi di ristrutturazione nel settore vitivinicolo.
Indubbiamente, però, si pone la questione del futuro dell'agricoltura tout court, perché se i giovani non sono più disposti a svolgere il mestiere di agricoltore il dibattito sull'agricoltura è presto concluso.
<P>
E' anche indubbio che l'attrattiva delle professioni agricole dipende non da ultimo dalle condizioni politiche generali relative all'agricoltura, ossia non soltanto dalla politica agricola nel suo complesso ma anche dalle specifiche condizioni di accesso in cui un giovane può cominciare a esercitare questa professione.
A tale proposito assumono particolare importanza le misure di promozione dello sviluppo rurale.
<P>
Con l'Agenda 2000 abbiamo aumentato del 66 percento l'importo massimo degli aiuti all'avviamento, per cui si possono versare contributi fino a 25.000 euro. Un ulteriore provvedimento sono i prestiti agevolati per il finanziamento delle spese di avviamento.
Le disposizioni in materia di investimenti nelle aziende agricole, inoltre, offrono la possibilità di aumentare le percentuali massime degli aiuti nel caso di investimenti compiuti da giovani agricoltori in un periodo fino a cinque anni dall'avvio dell'attività.
Dette percentuali arrivano al 45 percento e al 55 percento nelle regioni sfavorite.
<P>
A questi aiuti specifici destinati ai giovani agricoltori si aggiungono poi naturalmente anche altri sussidi di cui i giovani agricoltori possono beneficiare alla stregua di tutti gli altri agricoltori.
Complessivamente il regolamento sullo sviluppo dello spazio rurale è molto flessibile ma la sua applicazione, ai sensi del principio di sussidiarietà, spetta agli Stati membri.
Sono questi ultimi a stabilire quale priorità accordare al sostegno ai giovani agricoltori.
<P>
Infine vorrei anche ricordare che già oggi è possibile - e già numerosi Stati membri si sono avvalsi di questa opzione - stabilire un collegamento fra il regime di prepensionamento, i cui importi sovvenzionabili sono stati anch'essi nettamente aumentati nel quadro dell'Agenda 2000, e gli aiuti all'avviamento a favore dei giovani agricoltori.
<P>
Come il Parlamento, anche la Commissione considera della massima importanza disporre di sufficienti strumenti statistici per migliorare la valutazione dell'azione politica.
Le informazioni raccolte dalla Commissione attraverso la rete informativa della contabilità delle aziende agricole e i rilevamenti delle strutture dovranno bastare per l'analisi della situazione dei giovani agricoltori.
A mio avviso, l'istituzione di una nuova banca dati dedicata specificamente ai giovani agricoltori non è necessaria né opportuna, mentre invece è importante disporre delle relative valutazioni.
Attualmente i servizi della Commissione stanno lavorando con gli Stati membri alla valutazione del regime particolare previsto per i giovani agricoltori dal precedente regolamento del 1997.
Sono convinto che potremo trarne elementi utili, ma vorrei anche far rilevare che non sarà possibile sottoporre già l'anno prossimo una prima valutazione delle misure previste nei programmi che si trovano attualmente ancora in una fase sperimentale, semplicemente perché ci mancano ancora i dati necessari.
<P>
Gli Stati membri hanno la possibilità di modificare i piani di sviluppo dello spazio rurale per tenere conto in particolare dei risultati delle valutazioni intermedie.
La Commissione non ha attualmente in programma nessuna nuova iniziativa comunitaria e intende invece attenersi alla decorrenza di sette anni stabilita nell'Agenda 2000 e alle norme in materia.
Non va tuttavia dimenticato che i giovani e le donne sono i destinatari prioritari dell'iniziativa comunitaria LEADER+, e che lo schema di valutazione che gli Stati membri devono elaborare per la selezione dei progetti pilota deve tenere conto di questo aspetto centrale della politica comunitaria.
<P>
Molte delle questioni affrontate nella presente relazione e nella proposta di risoluzione, come per esempio quella dei prezzi dei terreni agricoli, della disponibilità di terreni, del trattamento fiscale in materia di eredità o, ancora, del regime fiscale applicato alle aziende agricole, rientrano nell'ambito esclusivo di competenza degli Stati membri.
Nonostante alcune critiche, la Commissione esaminerà attentamente le conclusioni della relazione Parish nell'ambito delle proprie competenze e nell'esercizio del proprio potere d'iniziativa, al fine di concorrere a migliorare le condizioni di insediamento dei giovani agricoltori, contribuendo così a dare impulso alle aree rurali.
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<SPEAKER ID=158 NAME="Presidente">
La ringrazio, Commissario Fischler.
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La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
<P>
(La seduta, sospesa alle 17.25 in attesa del "Tempo delle interrogazioni" , riprende alle 17.30)
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<CHAPTER ID=11>
Tempo delle interrogazioni (Commissione)
<SPEAKER ID=159 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B5-0001/2001). Prendiamo in esame le interrogazioni rivolte alla Commissione.
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Prima parte Annuncio l'
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<SPEAKER ID=160 NAME="Jorge Salvador Hernández Mollar">
<SPEAKER ID=161 NAME="Vitorino">
Signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione si è impegnata a rispondere alla richiesta del Consiglio europeo di Tampere di elaborare proposte legislative al fine di sostituire il processo formale di estradizione con una semplice procedura di trasferimento di persone che siano state oggetto di condanna definitiva e tentino di sfuggire alla giustizia.
<P>
Nell' ultimo Consiglio dei ministri della giustizia e affari interni del 30 novembre 2000, ho manifestato la solidarietà della Commissione nei confronti degli Stati membri che debbono affrontare il problema del terrorismo, in particolare, nei confronti dello Stato spagnolo, e ho accolto con favore l' accordo bilaterale stipulato fra Spagna e Italia.
Ho anche annunciato che, nel corso del 2001, la Commissione avrebbe presentato all' esame del Consiglio alcune proposte attorno a tre grandi assi di riflessione.
Primo asse: proposta relativa alle definizioni, incriminazioni e sanzioni comuni per reati connessi al terrorismo.
Secondo asse: introduzione di procedure di estradizione accelerate fra gli Stati membri.
Terzo asse: creazione di uno strumento denominato "mandato di ricerca e di cattura europeo" .
Su questa materia, la Commissione ha già organizzato una riunione di esperti nazionali che si terrà nei prossimi giorni, sulla base di un documento di lavoro in corso di elaborazione in vista della presentazione delle proposte cui ho appena fatto riferimento.
<P>
Desidero reiterare l' impegno della Commissione di favorire, con tutti i mezzi che le sono attribuiti dai Trattati, il rafforzamento di un' azione europea contro il terrorismo, tema che sarà posto in particolare rilievo nel programma di lavoro della Commissione per il 2001, che ben presto sarà discusso in quest' Aula.
<P>
<SPEAKER ID=162 LANGUAGE="ES" NAME="Hernández Mollar">
Debbo dire che sono soddisfatto della risposta e della propensione positiva della Commissione a cercare formule e attuare provvedimenti volti a lottare con efficacia contro il peggiore nemico della libertà e della democrazia: il terrorismo.
<P>
Ma qual è il problema, signor Commissario?
Il problema è l' urgenza e la necessità di stabilire scadenze concrete affinché, il più rapidamente possibile, tali interventi vedano la luce.
<P>
Al Commissario è noto che il Parlamento europeo ha chiesto con urgenza che si realizzi il mandato di ricerca e di cattura quale strumento per conferire l' agilità e la rapidità necessarie ad agevolare la cattura, il giudizio e la condanna di coloro che, sul territorio europeo, attentano al diritto fondamentale per eccellenza: la vita.
Sarebbe una vera aberrazione che nel nuovo spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell' Unione europea le norme giuridiche servissero proprio da copertura a coloro che commettono un reato tanto deprecabile.
<P>
<SPEAKER ID=163 NAME="Vitorino">
Anzitutto, tengo a dichiarare che condivido l' idea d' urgenza espressa dall' onorevole Hernández Mollar.
L' urgenza è un elemento molto importante.
In primo luogo, ritengo che urgenza significhi che tutti gli Stati membri siano in grado di approvare e ratificare le convenzioni sull' estradizione del 1995 e del 1996.
Questo è il primo segnale d' urgenza.
In secondo luogo, per quanto riguarda i mandati di ricerca e di cattura, come l' onorevole deputato avrà modo di constatare, nel programma di lavoro del 2001 saranno previste date e scadenze molto concrete entro le quali la Commissione possa presentare le sue proposte.
Posso garantire che il 2001 sarà l' anno che segnerà la differenza in materia di lotta contro il terrorismo, lotta condivisa da tutti gli Stati europei, non come un problema che riguarda un unico Stato, ma come una minaccia alla libertà, alla sicurezza e alla giustizia in tutta l' Unione europea.
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<SPEAKER ID=164 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=165 NAME="Maria Izquierdo Rojo, sostituita dalla onorevole Sauquillo Pérez del Arco">
interrogazione n. 26, della onorevole (H-0975/00):
<P>
Oggetto: Donne perseguitate senza asilo né rifugio In alcuni paesi le donne subiscono, in violazione dei diritti umani fondamentali, crudeli persecuzioni e castighi che possono giungere fino a mutilazioni e persino alla morte.
Speso ciò è dovuto all' applicazione di leggi fondamentaliste o all' attuazione di pratiche e tradizioni ancestrali.
L' Unione europea afferma di volere difendere le donne da persecuzioni e castighi così intollerabili, ma non ha ancora saputo tradurre le sue dichiarazioni in misure politiche e decisioni che aprano la strada alla speranza.
<P>
Sarebbe propensa la Commissione, coerentemente con tali affermazioni, a presentare proposte volte a far sì che queste situazioni di cui le donne sono vittime possano essere riconosciute quale motivo valido per la concessione di asilo e rifugio, in termini politici, nell' Unione europea?
<P>
<SPEAKER ID=166 NAME="Vitorino">
In risposta all' interrogazione della onorevole deputata, desidero dichiarare che, a livello mondiale, lo status di rifugiato è disciplinato dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e dal Protocollo del 1967, concernenti lo status dei rifugiati.
A livello europeo, è in vigore una posizione comune non vincolante del 4 marzo 1996, adottata ancora ai sensi del Trattato di Maastricht, concernente l' applicazione armonizzata della definizione del termine "rifugiato" nell' accezione dell' articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951, ma non esiste un' applicazione armonizzata della definizione del termine "rifugiato" in tutti gli Stati membri.
<P>
In verità, né la Convenzione del 1951, né i testi a livello dell' Unione europea fanno specifico riferimento alle questioni attinenti alle richieste presentate da donne, segnatamente, da quelle che sono state vittime di violazioni dei diritti umani, in special modo connessi al loro sesso, come la violenza sessuale, le mutilazioni genitali o le discriminazioni giuridiche fondamentali legate al sesso.
<P>
Con l' entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, l' Unione dispone adesso, dopo Tampere, di un mandato per approvare regole minime comuni in materia di asilo e di protezione dei rifugiati, in vista, a medio termine, dell' approvazione di un sistema di asilo europeo comune.
Per ambedue le questioni, la Commissione ha intenzione di presentare proposte concrete nel corso del 2001.
Tali proposte concrete terranno conto delle specifiche situazioni delle donne vittime di abusi e maltrattamenti.
Tra l' altro, la Commissione ha già avviato talune azioni in considerazione della particolare situazione di queste donne.
Ciò vale, per esempio, per la proposta di direttiva che abbiamo presentato il 24 maggio dell' anno scorso e che concerne la protezione temporanea nel caso di afflusso massiccio di sfollati.
<P>
Tale proposta, all' articolo 11, paragrafo 4, prevede l' obbligo per gli Stati membri di prestare assistenza medica adeguata, o altre forme di assistenza, alle donne vittime di tortura, stupro o altre gravi forme di violenza psicologica, fisica o sessuale.
<P>
Sempre in tal senso, nella proposta della Commissione concernente le norme minime applicabili alla procedura di concessione o revoca dello status di rifugiato, approvata dalla Commissione il 20 settembre 2000, vi sono varie norme riguardanti le specifiche esigenze delle donne, come per esempio nell' articolo 4, paragrafo 4, in cui si prevede che le donne possono presentare una richiesta d' asilo distinta da quella del marito; nell' articolo 3, paragrafo 8, che sancisce il principio del colloquio autonomo, separato della donna per quanto attiene alla richiesta d' asilo; nell' articolo 8, paragrafo 7, che conferisce alle donne il diritto di cambiare intervistatore e interprete se dovessero sentirsi inibite nell' esporre le ragioni della loro richiesta d' asilo a causa del fatto che l' intervistatore o l' interprete siano maschi, soprattutto in situazioni di abuso sessuale e infine, nell' articolo 14, paragrafo 1, lettera c), che prevede l' obbligo per gli Stati membri di garantire che il personale addetto ai colloqui con le persone in situazioni vulnerabili riceva una formazione di base atta a trattare i problemi specifici di quelle donne.
<P>
Nella sua proposta di direttiva sulle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo, che sarà presentata nel primo trimestre di quest' anno, la Commissione ha anche intenzione di presentare disposizioni concernenti le persone con esigenze speciali.
La Commissione ha già avviato un' estesa consultazione sulla questione specifica se la persecuzione fondata sul sesso sia una motivazione di richiesta d' asilo. Speriamo che nel corso di quest' anno si possano trarre le conclusioni necessarie per presentare al Parlamento e al Consiglio una proposta di protezione complementare che possa contemplare anche questo tipo di situazioni.
<P>
<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="ES" NAME="Sauquillo Pérez del Arco">
La ringrazio molto, Commissario Vitorino, perché sento che la Commissione ha intenzione di presentare proposte.
Desidero dichiarare che nell' ultimo decennio del secolo che si è concluso, la Conferenza di Vienna e successivamente la Conferenza di Pechino hanno aperto orizzonti nuovi per poter tener conto della situazione molto reale di cui le donne soffrono in moltissimi paesi. Penso che il Commissario abbia compreso quanto ha chiesto la onorevole Izquierdo e lo ringrazio per il tipo di proposte che presenterà.
<P>
<SPEAKER ID=168 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=169 NAME="Struan Stevenson">
<SPEAKER ID=170 NAME="Albert Maat">
interrogazione n. 28 dell' onorevole (H-0977/00):
<P>
Oggetto: Restituzioni all' esportazione nell' industria dell' amido L' industria dei carboidrati utilizza 1,2 milioni di tonnellate di amido/glucosio prodotte a partire da 2 milioni di tonnellate di cereali coltivati su una superficie media di 400.000 ettari.
E' consapevole la Commissione del fatto che, revocando il diritto alle restituzioni all' esportazione per i prodotti chimici derivati da materie prime agricole, essa ha messo ancor più a repentaglio la competitività dell' industria chimica europea, che già è priva di quelle economie di scala di cui beneficiano i fornitori di glucosio dei suoi concorrenti statunitensi a causa del regime UE di contingenti per l' isoglucosio e per l 'assenza, nell' UE, di un programma relativo all' etanolo?
<P>
<SPEAKER ID=171 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli deputati, è vero: dalla fine di luglio dell'anno scorso l'industria chimica nella Comunità non percepisce più nessuna restituzione all'esportazione per i prodotti chimici derivati da materie prime agricole come l'amido, il glucosio, lo zucchero e destinati all'esportazione.
Questo provvedimento fa parte di una serie di disposizioni relative ai cosiddetti prodotti non compresi nell'Allegato I, adottate nel marzo dell'anno scorso dal Consiglio dei ministri dell'agricoltura. Da quel momento in poi, l'esportazione di questi prodotti è soggetta alla disciplina di bilancio ai sensi dell'accordo concluso nel quadro dell'OMC.
<P>
Per questi prodotti continua però a essere prevista una restituzione alla produzione il cui ammontare garantisce la competitività con prodotti analoghi del mercato mondiale.
E' pertanto alquanto improbabile che in questo settore possa verificarsi un aumento delle importazioni, visto che il prezzo delle materie prime agricole utilizzate dall'industria chimica viene di fatto abbassato al livello del mercato mondiale, in concreto, a quello franco di porto nell'Unione.
<P>
Conformemente alle richieste avanzate nel corso delle consultazioni su questa misura, la Commissione segue con la massima attenzione l'andamento del mercato, ivi comprese le esportazioni e la situazione di bilancio, in questo settore.
<P>
<SPEAKER ID=172 LANGUAGE="EN" NAME="Stevenson">
Ringrazio il Commissario per la sua risposta, ma vorrei chiedere alla Commissione di spiegare l' evidente mancanza di coerenza fra la sua volontà e quella dal Consiglio, dichiarata a livello politico, di promuovere le biotecnologie e gli interventi approvati che mettono a rischio l' esistenza stessa di questo comparto.
<P>
<SPEAKER ID=173 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
Onorevole deputato, ora si tratta di stabilire a quali condizioni debbano venire fornite le materie prime utilizzati dalla nostra industria per produrre determinati prodotti industriali.
In linea di principio partiamo dal presupposto che la nostra industria europea sia competitiva. Essa è competitiva se riceve le materie prime da trasformare alle stesse condizioni vigenti sul mercato mondiale.
Non vedo perché dovrebbe essere necessaria un'ulteriore forma di sostegno.
Possiamo comunque incentivare con le nostre organizzazioni di mercato per il settore agricolo il versante agricolo dell'intera questione.
Il nostro compito non consiste nell'impiegare determinati fondi di bilancio destinati all'agricoltura per promuovere l'industria chimica quanto piuttosto, conformemente agli obiettivi stabiliti dal Trattato, di promuovere l'aspetto agricolo, ossia dare agli agricoltori europei l'opportunità di smerciare i propri prodotti.
<P>
<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="NL" NAME="Maat">
Non credo che ci siano divergenze di opinione sull' opportunità di sovvenzionare l'industria chimica sulla base della politica agricola.
La cosa importante, come abbiamo visto lo scorso anno, è che per molto tempo questa possibilità non è esistita a causa di considerazioni di disciplina di bilancio e di altre considerazioni; punto numero uno.
<P>
Punto numero due, da forti voci che ci giungono dal mondo imprenditoriale, pare che ci si scontri contro le differenze esistenti e contro i costi abbinati alla lavorazione, e che costituiscono parte integrante della politica agricola comune.
A ciò fa riscontro l' innegabile realtà che in questo momento la situazione per i produttori di vegetali non è certo facile nell'Unione europea.
In tal senso ogni chilogrammo in più venduto all'industria chimica è tanto di guadagnato. Certo, a patto che si possa dimostrare di dover produrre a un prezzo di costo superiore.
<P>
Desidero chiedere al Commissario di voler rivedere con occhio critico, sulla base di una vera analisi del prezzo di costo per le aziende europee ed extra-europee, prendendo in considerazione anche i prodotti geneticamente modificati, se non sia possibile applicare con maggiore forza queste norme al di fuori del perfezionamento attivo.
<P>
<SPEAKER ID=175 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
Sì, naturalmente si può verificare se vi siano ulteriori possibilità di sbocco commerciale ma mi preme sottolineare che anche nell'ambito degli aiuti agricoli occorre rispettare determinati limiti. In fin dei conti per tutti i prodotti sin qui menzionati, sia che si tratti dello zucchero che dell'amido, esistono delle quote entro le quali vengono assegnati gli aiuti.
Non possiamo sovvenzionare enormi quantitativi supplementari, perché non disponiamo delle risorse di bilancio necessarie a tal fine.
Gli aiuti all'agricoltura devono venire forniti nei limiti delle quote massime concordate nelle organizzazioni di mercato e, per il momento, non possiamo aumentare tali quote.
<P>
<SPEAKER ID=176 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=177 NAME="Bart Staes">
<SPEAKER ID=178 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli deputati, nella valutazione delle conseguenze finanziarie della crisi della ESB è consigliabile operare una distinzione fra misure veterinarie, misure comunitarie - emanate nel quadro dell'organizzazione comune di mercato per la carne bovina - e misure nazionali.
Per quanto riguarda le azioni della Comunità in questo settore, faccio rilevare all'onorevole deputato che recentemente è stata introdotta una serie di provvedimenti di sostegno al mercato della carne bovina.
<P>
Sono stati previsti aiuti a favore dello stoccaggio privato e avviati interventi pubblici che verranno finanziati al 100 percento dalla Comunità.
Inoltre è stato adottato il regolamento specifico sullo smaltimento degli animali di età superiore a trenta mesi.
Il valore di ciascun capo è pagato per il 70 percento dalla Comunità, mentre gli Stati membri devono contribuire per il 30 percento e coprire inoltre i costi di smaltimento.
Qualora gli Stati membri abbiano intenzione di dare attuazione a misure nazionali, queste ultime devono essere ovviamente notificate alla Commissione e la Commissione verifica anche costantemente la situazione, per evitare di favorire l'insorgere di distorsioni concorrenziali.
<P>
Qualora gli Stati membri vogliano mitigare le conseguenze della crisi della ESB concedendo degli aiuti, il regolamento in materia deve essere trasmesso alla Commissione ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3 del Trattato - come ho già detto a proposito dell'obbligo di notifica - affinché possa esserne verificata la conformità con il regolamento quadro comunitario.
<P>
<SPEAKER ID=179 LANGUAGE="NL" NAME="Staes">
Naturalmente sono più che lieto di sentire queste parole, signor Commissario, e la ringrazio per la sua risposta e per il chiarimento da lei apportato, oltre che per aver operato la differenziazione fra da un canto le misure nazionali e dall'altro le misure comunitarie.
E' solo che nella pratica constato che al momento c'è molta confusione, fosse solo nel mio paese, ma presumo che la situazione sia la stessa anche negli altri paesi.
Il nostro assessore regionale dell'agricoltura nelle Fiandre, signora Dua, parla di prelievi fiscali sulla carne; altri parlano invece di un aumento dell'IVA, altri ancora vogliono che a pagare il conto sia l'Europa.
<P>
Constato soltanto che da noi regna un gran caos, una grande incertezza.
Benché simili misure dovranno essere notificate alla Commissione, gli agricoltori, ma anche l'industria della lavorazione della carne e sicuramente pure il macellaio all'angolo, che dovrà in ultima analisi assorbire il primo colpo, sono molto preoccupati.
Non sarebbe invece meglio, dato che i test devono essere eseguiti obbligatoriamente, armonizzarne in anticipo piuttosto che a posteriori il rimborso o il modo in cui verranno coperti i costi, così da escludere qualsiasi forma di distorsione della concorrenza.
La sua risposta in proposito mi è parsa alquanto deludente.
<P>
<SPEAKER ID=180 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
<SPEAKER ID=181 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=182 NAME="Jonas Sjöstedt">
interrogazione n. 30, dell' onorevole (H-0972/00):
<P>
Oggetto: Esportazione di rifiuti in miniera Negli anni Ottanta l' impresa mineraria svedese Boliden ha esportato una notevole quantità di rifiuti tossici verso Arica in Cile dove avrebbero dovuto essere processati e riciclati.
Questi rifiuti sono stati poi depositati in una discarica a cielo aperto causando la fuoriuscita di metalli pesanti nell' ambiente e conseguenti gravi danni per la salute della popolazione locale.
In Cile sono state avanzate richieste per rispedire i rifiuti in Svezia.
<P>
Ciò premesso, ritiene la Commissione che l' esportazione in oggetto abbia seguito le regole vigenti in tale settore?
A suo parere spetterebbe attualmente alla società Boliden la responsabilità di risolvere la situazione?
<P>
<SPEAKER ID=183 LANGUAGE="SV" NAME="Wallström">
Il trasporto di rifiuti, ivi compreso quello effettuato da e verso la comunità è disciplinato dal regolamento 259/93.
Tale regolamento ha sostituito la direttiva 84/631 sui trasporti transfrontalieri di rifiuti pericolosi.
<P>
Questa revisione ha introdotto nella legislazione comunitaria le disposizioni della Convenzione di Basilea del 1989 sul trasporto di rifiuti pericolosi.
A partire dal 1º gennaio 1998, la Comunità ha pertanto proibito ogni trasporto di sostanze pericolose destinate al recupero di materiali o all'immissione in discarica in paesi non membri dell'OCSE.
Ciò significa che la Comunità applica quindi la modifica della Convenzione di Basilea del 1995, non ancora entrata in vigore a livello internazionale.
<P>
Tale legislazione, tuttavia, non si applica all'esportazione in Cile di rifiuti della società mineraria svedese Boliden nel corso degli anni Ottanta, perché all'epoca la Svezia non faceva parte dell'Unione europea.
Inoltre, negli anni Ottanta le disposizioni della Convenzione di Basilea non erano applicabili.
In questo caso specifico, la Commissione non ritiene che vi sia una legislazione comunitaria che possa rendere oggi responsabile l'impresa per un eventuale impatto ambientale dovuto a quei residui minerari.
La responsabilità o meno di Boliden al riguardo è pertanto un problema di ordine nazionale, da risolvere nell'ambito del diritto nazionale.
<P>
<SPEAKER ID=184 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
La ringrazio per la risposta.
Naturalmente mi rendo conto anch'io che oggi la situazione è questa, ossia che non esiste alcuna disposizione di legge applicabile al riguardo.
Ma si tratta comunque di un esempio di commercio incredibilmente cinico, visto che sono stati esportati rifiuti tossici che causano gravi malattie, non da ultimo fra i bambini della zona, in un paese che non è in grado di smaltirli.
<P>
Domando pertanto: le la stessa cosa accadesse oggi, ossia se qualcuno tentasse di esportare rifiuti a queste condizioni, le norme esistenti permetterebbero di vietare del tutto questo tipo di esportazioni?
<P>
<SPEAKER ID=185 NAME="Wallström">
La risposta alla sua domanda è sì.
Esiste oggi un divieto contro l'esportazione di rifiuti pericolosi, anche verso paesi terzi, ossia all'esterno dell'Unione.
<P>
<SPEAKER ID=186 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=187 NAME="Maria Sornosa Martínez">
interrogazione n. 31, della onorevole (H-0973/00):
<P>
Oggetto: Piano idrologico nazionale spagnolo: i cittadini chiedono l' intervento della Commissione europea Il progetto di Piano idrologico nazionale (PHN - Plan hidrologico nacional) è già stato oggetto di oltre 80.000 ricorsi nella sola fase di consultazione delle parti implicate.
Le organizzazioni ecologiste denunciano che numerose opere previste nel quadro del PHN interessano zone dichiarate soggette al Controllo integrato dell' inquinamento (LIC - Lucha integrada contra la contaminación) dallo stesso governo spagnolo, minacciando gravemente specie protette; i sindacati e le associazioni degli agricoltori e degli allevatori insistono sugli aspetti negativi del Piano e propongono una revisione radicale; numerosi enti locali insistono sulla pianificazione non solidale di alcune diversioni di bacino e sulle loro conseguenze socioeconomiche per le popolazioni locali, ecc.
Tutte queste parti sociali hanno manifestato l' auspicio che la Commissione europea si pronunci in merito al PHN e si rivolga la governo spagnolo per igiungergli di correggere gli aspetti negativi dello stesso.
Ciò premesso, può la Commissione illustrare la sua posizione al riguardo e specificare le sue conclusioni sui contatti da essa mantenuti finora col governo spagnolo in ordine al PHN?
<P>
<SPEAKER ID=188 NAME="Wallström">
Signor Presidente, su iniziativa del Ministro spagnolo Matas si è tenuta una riunione nella quale il Ministro ha presentato gli elementi principali del "plan hidrolólogico nacional" .
Nella fase attuale il piano è una bozza passibile di modifiche in seguito dell' ampia consultazione in corso, che coinvolge una vasta gamma di attori.
Il Ministro spagnolo dell' ambiente ha confermato il suo impegno rispetto a tale consultazione.
Alla riunione ho portato all' attenzione delle autorità spagnole la necessità di garantire l' assoluta ottemperanza alla legislazione e alla politica ambientale comunitaria pertinente, compresa la direttiva quadro sulle acque, in riferimento alla procedura di adozione formale del piano definitivo come pure durante la fase di attuazione.
<P>
Il piano rimane un documento progettuale e su richiesta del Ministro spagnolo dell' ambiente i miei servizi lo stanno attualmente esaminando.
<P>
<SPEAKER ID=189 LANGUAGE="ES" NAME="Sornosa Martínez">
Signora Commissario, certamente si tratta di un progetto che come lei sa, fra breve sarà trasmesso al Parlamento spagnolo.
Considerando che, nella versione presentata, questo progetto non ottempera a varie direttive europee, come la direttiva "Habitat" e la direttiva "Uccelli" , nonché agli obiettivi della direttiva quadro sulle acque, la mia domanda è: se la normativa definitiva continuerà a non rispettare quelle direttive, se pregiudica l' ambiente, potrà comunque usufruire degli annunciati 1.300 miliardi dei Fondi comunitari?
<P>
<SPEAKER ID=190 NAME="Wallström">
Evidentemente, l' intero processo di consultazione e dialogo, che abbiamo avviato con il governo spagnolo su questo caso particolare, significa che intendiamo raccogliere tutte le informazioni necessarie per essere ben informati in merito al processo e garantire che il governo spagnolo rispetti la normativa.
Lei ha già identificato alcune delle direttive in questione.
<P>
In caso di violazione della legislazione ambientale, effettivamente, potremmo non erogare i fondi di progetto.
E' molto importante disporre oggi di questa possibilità e ovviamente non dovremmo finanziare uno Stato membro per violare la legislazione ambientale.
Intendiamo rimanere in contatto con il governo spagnolo per garantire che i suoi piani siano in linea con le direttive vigenti.
<P>
<SPEAKER ID=191 LANGUAGE="ES" NAME="García-Orcoyen Tormo">
Signor Presidente, credo che il Piano idrologico spagnolo - a questo punto non abbiamo alcun dubbio - sia un progetto importantissimo per il nostro paese.
Questa è stata finora l' opinione condivisa, anche nel corso degli anni, in pratica da tutti i gruppi politici spagnoli.
Di fatto, nel 1993, il governo socialista, già consapevole di questa necessità, ha elaborato una proposta che all' epoca non ha potuto o non ha saputo portare avanti.
Un fatto certo è che in quella proposta era previsto un numero di infrastrutture sensibilmente superiore al progetto attuale.
Naturalmente, passati gli anni, il progetto adesso deve essere coerente, deve avere una maggiore coesione sociale rispetto a quanto esistito finora, una maggiore sensibilità ambientale e, indubbiamente, deve anche consentire una maggiore partecipazione.
<P>
A questo proposito, poiché si tratta di un progetto di grande importanza per lo sviluppo solidale delle regioni spagnole, non ho alcun dubbio sui commenti, le promesse o le affermazioni ripetutamente rilasciate dal Ministro per l' ambiente secondo il quale siamo in presenza di un documento aperto, di un progetto, di una proposta per la quale esiste la necessità di consenso fra tutte le regioni coinvolte. La mia domanda, signora Commissario, è la seguente: nell' ambito della più stretta collaborazione fra Commissione e governo spagnolo, e tenendo conto delle situazioni previste nella direttiva quadro, quale appoggio può offrire la Commissione affinché questo progetto si sviluppi nel modo dovuto?
<P>
<SPEAKER ID=192 NAME="Wallström">
Signor Presidente, in questa fase, ovviamente ci stiamo dedicando allo scambio di informazioni.
Facciamo in modo di essere ben informati in merito agli sviluppi in Spagna.
Posso solo ribadire che il Ministro spagnolo dell' ambiente ha confermato il suo impegno rispetto alla procedura di consultazione e so che ciò è quanto sta avvenendo al momento e che è in corso un dibattito - mi pare di capire un acceso dibattito - sulla materia.
A tutt' oggi, non essendo il piano finalizzato, ci sono stati chiesti consulenza e orientamento e ciò è quanto possiamo fornire al momento: mantenere un dialogo genuino con il governo spagnolo e garantire che il processo di consultazione si svolga secondo i canoni.
<P>
<SPEAKER ID=193 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=194 NAME="Göran Färm">
interrogazione n. 32, dell' onorevole (H-1002/00)
<P>
Oggetto: Maggiore coordinamento fra gli Stati membri dell' UE in materia di protezione antincendio Le strategie dell' UE in materia di sicurezza antincendio risultano carenti.
L' incendio in galleria che ha di recente funestato l' Austria ma anche i vari incendi in ristoranti, alberghi e a bordo di navi stanno lí a dimostrare l' importanza di promuovere in seno all' UE politiche coordinate in materia di sicurezza antincendio.
La maggiore integrazione fra gli Stati membri postula il reperimento di strategie comuni anche nel settore della sicurezza antincendio.
<P>
All' interrogante consta che in seno alla Commissione non vi è alcun coordinamento fra le varie direzioni e, a quanto pare, a nessun Commissario è stata conferita la responsabilità globale per questioni di questo tipo.
La sicurezza antincendio spazia in vari settori come il turismo, la tutela ambientale, la protezione dei consumatori, le reti di trasporti, ecc.
I cittadini debbono sentirsi al sicuro a prescindere dal paese dell' UE nel quale soggiornano.
<P>
Ciò premesso, potrebbe la Commissione illustrare le azioni varate per migliorare il coordinamento delle strategie degli Stati membri dell' UE in materia di protezione antincendio?
<P>
<SPEAKER ID=195 NAME="Wallström">
<SPEAKER ID=196 LANGUAGE="SV" NAME="Färm">
Ringrazio sentitamente per la risposta.
E' evidente che, malgrado tutto, sono stati compiuti dei progressi.
Il mio intento non è affatto quello di sottrarre alle autorità nazionali o locali la rispettiva competenza in materia di sicurezza antincendio; al riguardo vige anzitutto il principio della sussidiarietà, proprio come in altri campi.
<P>
Il motivo della mia interrogazione risale fra l'altro a un colloquio piuttosto inquietante che ho avuto con i vigili del fuoco e le loro associazioni rappresentative.
Esattamente come per la popolazione generale, anche per loro risultano sempre più importanti fattori transfrontalieri di vario tipo.
I vigili del fuoco hanno sempre più a che fare con imbarcazioni, veicoli e prodotti di altri paesi con cui non hanno dimestichezza e con norme di sicurezza antincendio diverse dalle loro.
D'altronde, la popolazione viaggia sempre di più e vuole sentirsi sicura, a prescindere dal paese in cui sale su un traghetto, o entra in un tunnel, o in una discoteca.
<P>
Alla luce di questa situazione, reputo della massima importanza non solo che ogni direzione generale si occupi di questi problemi di sicurezza antincendio, ma anche che si dia vita a un vero coordinamento intorno a una simile responsabilità strategica.
Al riguardo, interpreto come un passo nella giusta direzione la notizia data ora dalla Commissione, ossia che esiste ormai un simile gruppo di coordinamento, e ringrazio per la risposta.
<P>
<SPEAKER ID=197 NAME="Wallström">
Per me sarebbe facile limitarmi a concordare al riguardo con l'onorevole Färm: anche la Commissione dovrebbe occuparsi di questi temi.
Ma non è così semplice, perché ci troviamo davanti a una realtà molto diversa da un paese all'altro e, spesso, a un sistema fortemente decentrato a livello municipale.
Può essere quindi difficile emettere raccomandazioni, a maggior ragione su una direttiva che dovrebbe appunto valere ovunque e tenere conto di tutti questi aspetti diversi.
Proprio come ho detto nel precedente intervento, noi tentiamo comunque di assicurare il coordinamento come meglio possiamo.
Ci sforziamo anche di verificare se si possano stabilire standard analoghi al di là delle frontiere fra Stati membri, nonché di coordinare fra loro le nostre stesse azioni.
<P>
La presenza, ormai, di un'unità per la protezione civile dovrebbe comportare un netto miglioramento: si assumerà proprio questa responsabilità globale.
Dovremo pertanto proseguire questo processo, alquanto laborioso, di revisione delle disposizioni specifiche per edifici, discoteche, imbarcazioni e altro in modo da agire meglio e con più efficacia nel coordinamento della lotta agli incendi.
<P>
<SPEAKER ID=198 LANGUAGE="EL" NAME="Ìarinos">
Signora Commissario, desidero farle presente - e l'ho già posto all'attenzione dell'Assemblea - che in caso di calamità naturali, come incendi, inondazioni o terremoti, è essenziale un tempestivo intervento dello Stato non solo per fronteggiare la situazione, ma soprattutto per salvare vite umane.
Le autorità locali, in ogni paese, non ce la fanno mai da sole.
Sarebbe quindi importante un piano di cooperazione fra tutte le cellule locali di salvataggio, cosicché, se in un paese si verifica un terremoto, un'inondazione, un incendio, le squadre di intervento degli altri paesi non colpiti potrebbero recarsi immediatamente in loco almeno per salvare le vite umane.
Avete preso in considerazione una simile idea, che potrebbe essere portata avanti con efficacia?
<P>
<SPEAKER ID=199 NAME="Wallström">
Come l'onorevole parlamentare ribadisce, si tratta di un tema estremamente importante sotto il profilo della protezione civile e dell'incolumità dei cittadini.
Ci siamo pertanto dotati di un piano che comporta per la Commissione maggiori possibilità di organizzare esercitazioni congiunte fra servizi di soccorso, anche di Stati membri diversi.
Il miglior coordinamento in seno alla Commissione permette inoltre di disporre subito delle informazioni necessarie, nonché di attivare più tempestivamente gli interventi e le forze speciali necessarie per prestare soccorso, in funzione del tipo di incidente, catastrofe o calamità naturale in questione.
<P>
Nella mia visita in Bretagna ho compreso immediatamente la necessità di un'unità, o di un gruppo di specialisti, con il compito di ripulire e lavare gli uccelli colpiti dalle chiazze di petrolio.
Ecco il tipo di servizio da ricercare.
Esiste?
Come mobilitarlo immediatamente in caso di necessità?
Come esercitarsi a reagire ancor più tempestivamente?
<P>
Il piano e la relativa proposta esistono di già.
Si tratta ora di coordinare le nostre squadre di soccorso.
Credo che abbiamo già fatto parecchia strada, ma occorre anche mettere a disposizione risorse finanziarie sufficienti in modo che alla prova dei fatti il tutto possa funzionare.
<P>
<SPEAKER ID=200 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=201 NAME="Jean Louis Bernié">
Annuncio l' interrogazione n. 33, dell' onorevole (H-0001/01):
<P>
Oggetto: Lotta contro al jussieua La jussieua, pianta originaria dell' America del Sud, prolifera in maniera inquietante in tutta la Francia.
<P>
Ne sono colpite tutte le zone umide, in particolare la Loira atlantica, le paludi di Brière, del Brivet, di Redon, di Goulaine, il lago di Grandlieu, le pianure di Mazerolles, ecc.
<P>
Lo sradicamento, cui si dedicano numerosi volontari, non è più sufficiente per arginare la sua rapidissima diffusione.
<P>
Ciò pone un importante problema ecologico e disturba notevolmente gli utenti.
<P>
Può la Commissione indicare quali disposizioni tecniche e finanziarie intende prendere per combattere questo flagello?
<P>
<SPEAKER ID=202 NAME="Wallström">
Signor Presidente, l' interrogazione riguarda la jussieua, una pianta, che come l' onorevole interrogante ha ricordato, costituisce un particolare problema nelle zone umide e la gestione delle stesse, evidentemente, è responsabilità degli Stati membri.
La Commissione, comunque, può aiutare in due modi.
Innanzi tutto, limitatamente al suo mandato, può incoraggiare lo scambio di informazioni tra i soggetti locali che hanno il medesimo problema.
Probabilmente lei sarà a conoscenza delle iniziative dell' Agenzia mediterranea per l' ambiente o del consiglio generale di Landes nella regione dell' Acquitania, che recentemente ha organizzato una riunione su come sradicare la jussieua.
<P>
In secondo luogo, si potrebbe ricorrere a fondi comunitari, in particolare ai Fondi strutturali e allo strumento LIFE per contribuire allo sradicamento della jussieua nei siti di Natura 2000.
Evidentemente spetterebbe ai richiedenti presentare azioni conformemente alle normali regole di ammissibilità.
<P>
<SPEAKER ID=203 NAME="Bernié">
Ho ascoltato con attenzione la sua risposta e la ringrazio.
Inoltre, mi sarebbe piaciuto sapere se non fosse possibile attribuire a questa specie vegetale lo statuto di "nociva" o "non commerciabile" , perché il problema della jussieua è che si tratta di una pianta venduta per gli acquari, è in libera vendita e quando ci si disfa dell' acquario finisce nell' ambiente naturale creando problemi.
Pertanto, a mio avviso, riuscire a vietarne anche la commercializzazione, sarebbe un' azione che permetterebbe di limitarne la diffusione.
<P>
<SPEAKER ID=204 NAME="Wallström">
Ciò rientra comunque nelle competenze degli Stati membri e, certamente, sono essi che devono decidere cosa fare e che provvedimenti adottare.
La messa al bando di una pianta è una misura molto radicale.
Non è possibile farlo: qualunque misura e qualunque progetto deve iniziare a livello locale.
Noi possiamo fornire assistenza e collegamenti con altri che abbiano lo stesso problema.
<P>
<SPEAKER ID=205 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, ci sorprendiamo sempre quando in natura si verificano degli squilibri.
La mia domanda è la seguente: vi è qualche possibilità di individuare le cause di una tale alterazione dell'equilibrio nell' ambito dei programmi europei di ricerca?
<P>
<SPEAKER ID=206 NAME="Wallström">
Vorrei avere la risposta alla sua domanda.
Posso dire che il modo corretto di affrontare il problema della Ludwigia grandiflora, che è la denominazione latina, è discuterne durante le giornate tecniche organizzate il 23 e 24 gennaio.
Si tratta di una conferenza per chi si occupa di tali tematiche.
Forse potrete raccogliere maggiori informazioni sulla jussieua e la sua innaturale diffusione.
E' l' unico consiglio che posso dare oggi.
Noi continueremo a raccogliere informazioni e speriamo di essere in grado di mettere in contatto tutti coloro che sono coinvolti.
<P>
Interrogazioni rivolte alla Commissario De Palacio
<P>
<SPEAKER ID=207 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=208 NAME="Nuala Ahern">
interrogazione n. 34, della onorevole (H-0955/00):
<P>
Oggetto: Valutazione della relazione interinale dell' Ispettorato britannico per le installazioni nucleari sulla BNFL (compagnia britannica per il combustibile nucleare) Ha la Commissione valutato la relazione interinale elaborata dall' Ispettorato britannico per le installazioni nucleari (NII) sui progressi compiuti dalla BNFL in materia di attuazione dei miglioramenti NII richiesti per le strutture di sicurezza e di gestione a Sellafield, nella misura in cui le operazioni a Sellafield hanno conseguenze negative per gli altri Stati membri?
<P>
<SPEAKER ID=209 NAME="De Palacio">
Nel febbraio del 2000, l' Ispettorato per le installazioni nucleari, organismo di regolamentazione britannico, ha pubblicato una relazione sugli aspetti connessi alle attività della British Nucelar Fuels Limited sull' impianto di Sellafield.
<P>
Recentemente, tale organismo di regolamentazione britannico ha pubblicato una relazione interinale di revisione sui progressi realizzati dalla BNFL.
Dando riscontro alle raccomandazioni di febbraio, anche i servizi della Commissione stanno esaminando questa seconda relazione interinale.
<P>
La Commissione sa pertanto che dalla pubblicazione della relazione di revisione in novembre, l' organismo di regolamentazione britannico si è dichiarato soddisfatto di come la British Nuclear Fuels Limited abbia affrontato, per esempio, le quindici raccomandazioni della relazione, specifiche per la dimostrazione, e del fatto che tali raccomandazioni, come si dice in terminologia nucleare, sono qualificate come concluse, vale a dire che si ritengono rispettate.
<P>
La Commissione nota che l' organismo di regolamentazione britannico apprezza lo sforzo e l' impegno che la BNFL ha dimostrato nei confronti delle sue preoccupazioni nonché il fatto che sono stati realizzati progressi significativi (cito testualmente) per quanto attiene alle altre sue raccomandazioni della relazione di febbraio.
Tuttavia, resta ancora molto da fare, poiché nel novembre del 2000 soltanto 3 delle 28 raccomandazioni della squadra d' ispezione erano state formalmente concluse.
<P>
Ciò nonostante, l' organismo di regolamentazione britannico ha riconosciuto che ci vorrà un po' di tempo affinché le misure introdotte dalla società possano sortire il loro pieno effetto.
Secondo le affermazioni dell' Ispettorato delle installazioni nucleari, la British Nuclear Fuels Limited ha cominciato bene, ma deve continuare con lo stesso spirito di cambiamento pur proseguendo a lavorare nelle sue installazioni in modo sicuro.
<P>
Onorevole Ahern, onorevoli deputati, la Commissione apprezza i progressi realizzati e condivide l' auspicio degli ispettori di una continuazione della spinta al miglioramento della cultura della sicurezza a tutti i livelli di gestione. Ovviamente, all' interno delle nostre competenze o meglio, per quanto riguarda questo settore, delle nostre non competenze, continueremo a sorvegliare ciò che succede a Sellafield.
<P>
<SPEAKER ID=210 LANGUAGE="EN" NAME="Ahern">
Desidero ringraziare la Commissario De Palacio per aver studiato la situazione e per aver detto di rimanere vigile.
<P>
Comunque, non posso convenire che il rispetto di tre raccomandazioni su venti costituisca un progresso.
Certamente non lo è.
L' ispettore capo dell' ispettorato britannico per le installazioni nucleari ha affermato con molta chiarezza di fronte alla commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia, che avrebbe chiuso l' impianto di trasformazione se le raccomandazioni non fossero state ottemperate completamente.
Chiaramente non sono state ottemperate completamente: possiamo disquisire se il progresso sia rapido o lento, ma l' osservanza deve essere totale.
<P>
Spero che la Commissario De Palacio affermi oggi in quest' Aula che auspica la piena e tempestiva ottemperanza alle raccomandazioni, perché questo è quanto desidero sentir dire.
<P>
Ho anche fatto riferimento agli effetti negativi sugli altri Stati membri, nella fattispecie la Repubblica d' Irlanda, e vorrei attirare l' attenzione della Commissario su una relazione pubblicata nel dicembre 2000 dall' Istituto irlandese di protezione radiologica che critica le emissioni di Sellafield e i loro effetti negativi sulla Repubblica d' Irlanda.
La inviterei a studiare approfonditamente anche questo elemento, Commissario De Palacio.
<P>
<SPEAKER ID=211 NAME="De Palacio">
Naturalmente, se ciò non fosse già in atto, chiederò immediatamente che si esamini anche il documento cui l' onorevole deputata fa riferimento. E se non ne disponessimo, e mi parrebbe strano, pregherei la onorevole parlamentare di farcelo avere.
<P>
Ad ogni modo, è ovvio che saremmo lieti se, il più presto possibile, si procedesse all' adempimento di tutte le raccomandazioni, non soltanto di tre, ma di tutte 28, da parte della British Nuclear Fuels Limited nel corso del suo operato e della sua attività a Sellafiled. E' altrettanto ovvio che, qualora tutte queste raccomandazioni non potessero essere rispettate, occorrerebbe, e le autorità britanniche già lo hanno dichiarato, prendere delle decisioni al riguardo.
Voglio ricordare agli onorevoli parlamentari che posso impegnarmi, come ho avuto modo di dire anteriormente, a seguire molto da vicino la questione sebbene le competenze in questo settore restino nazionali, e so che le autorità britanniche stanno operando con il massimo rigore in tutta questa faccenda.
<P>
<SPEAKER ID=212 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock">
In ottobre ho presentato un' interrogazione alla Commissione sui rischi ambientali dell' uranio impoverito 238, i proiettili utilizzati nei Balcani, e avevo suggerito che parte dell' aiuto di emergenza alla Serbia venisse destinato alle indagini sui potenziali danni tossici e radioattivi per le popolazioni del Kosovo, e in caso di riscontro positivo, ai rimedi per tali danni.
<P>
Il Commissario Patten, cosa alquanto sorprendente, aveva risposto che non si trattava di una priorità.
Alla luce della recente pubblicità in tutta l' Unione europea e delle preoccupazioni manifestate in ordine ai proiettili all' uranio impoverito e ai rischi, in particolare delle polveri se inalate da militari e civili, soprattutto bambini che giocavano nei pressi del sito bombardato, il Commissario ha cambiato avviso da allora?
<P>
<SPEAKER ID=213 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=214 NAME="Patricia McKenna">
interrogazione n. 35, della onorevole (H-0960/00):
<P>
Oggetto: Passaggio dal trasporto su ruote al trasporto su rotaia e cambiamenti climatici I trasporti costituiscono un fattore oltremodo rilevante nel dibattito sui cambiamenti climatici, dal momento che ad essi si attribuisce il 26% delle emissioni CO2 registrate attualmente e che l' 84% di essi avviene su strada.
Secondo previsioni recenti, nei prossimi anni i trasporti probabilmente rappresenteranno la fonte di emissioni di CO2 con maggiore tassi di crescita.
La liberalizzazione del trasporto delle merci su rotaia e l' accresciuta interoperabilità del sistema ferroviario sono misure importanti ma non sufficienti per la promozione dei trasporti per ferrovia, che rappresentano la più importante modalità di trasporto alternativa a quella su strada.
<P>
Come intende la Commissione dare sostegno agli investimenti nel settore dei trasporti su rotaia, segnatamente nel quadro del prossimo Libro bianco sulla politica dei trasporti, degli orientamenti in materia di RTE e del Libro verde sui trasporti urbani?
<P>
Intende la Commissione rivedere gli attuali progetti stradali prioritari e non prioritari nell' ambito delle RTE in modo da privilegiare modalità di trasporto maggiormente sostenibili?
<P>
Può la Commissione indicare la ripartizione degli investimenti per ogni modalità di trasporto nel quadro del periodo di programmazione dei Fondi strutturali 2000-2006?
<P>
<SPEAKER ID=215 NAME="De Palacio">
All' inizio del mese prossimo, la Commissione prevede di approvare un Libro bianco sulla politica comune dei trasporti che sarà affiancato da una revisione degli orientamenti in materia di reti transeuropee di trasporto e, in questo caso, da altre iniziative volte a promuovere sistemi di trasporto meno inquinanti e più efficaci.
Tramite queste iniziative si intende lottare contro la crescente saturazione, gli effetti ambientali negativi, l' eccessiva dipendenza dal petrolio e l' elevato numero di incidenti stradali.
La Commissione sta elaborando un insieme di misure economiche di regolamentazione di infrastrutture per favorire un maggiore utilizzo dei mezzi di trasporto che ancora dispongono di capacità e che sono più rispettosi dell' ambiente.
L' obiettivo previsto è di dare impulso alle nuove tecnologie e sviluppare una maggiore cooperazione fra i mezzi di trasporto.
<P>
A tal fine, si porterà a termine la revisione delle reti transeuropee in due fasi.
La prima fase si concentrerà su alcuni temi prioritari, ponendo l' accento sullo sviluppo del trasporto di merci per ferrovia.
Nella seconda fase, il cui inizio si prevede prima del 2004, si procederà a una revisione più approfondita degli orientamenti, preoccupandosi soprattutto dell' ampliamento dell' Unione e dell' ambiente e saranno determinate le principali rotte di trasporto multimodale.
<P>
Gli orientamenti della Commissione concernenti i programmi dei Fondi strutturali per il periodo 2000-2006 raccomandano di concedere priorità al trasporto intermodale.
La Commissione presenterà una comunicazione per dimostrare in che modo si è tenuto conto di tali orientamenti.
<P>
<SPEAKER ID=216 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Avrei voluto formulare una domanda complementare, ma temo che dovrò tornare a due aspetti della mia interrogazione che non sono stati trattati.
Ho chiesto alla Commissione se intende rivedere i progetti stradali prioritari e non prioritari nel contesto delle reti transeuropee in modo da privilegiare modalità di trasporto maggiormente sostenibili.
Questa parte della mia domanda non ha ricevuto risposta.
<P>
In secondo luogo avrei voluto che la Commissione indicasse la quota di investimento per modalità di trasporto nel contesto del periodo di programmazione dei Fondi strutturali 2000-2006.
Lei potrà dire che non è possibile, ma io penso che almeno potrebbe fornire una stima approssimativa.
<P>
<SPEAKER ID=217 NAME="De Palacio">
Onorevole McKenna, per quanto riguarda le reti transeuropee, attualmente stiamo dando priorità de facto ai progetti ferroviari, se questo è ciò che la preoccupa.
La parte più importante, gli investimenti, riguarda i grandi progetti ferroviari.
<P>
In secondo luogo, a proposito di questo Libro bianco in cui avremo occasione di discutere molto approfonditamente di tutti questi punti e dove ritroveremo anche i problemi tariffari, i problemi della competitività fra i diversi modi di trasporto, eccetera, la cosa importante è progredire per trovare una soluzione alle strozzature delle vie di trasporto, e questo non significa certo che, in alcuni casi, si debba scartare l' idea di aumentare talune infrastrutture stradali.
<P>
Un aspetto da considerare è anche un maggiore utilizzo di modi di trasporto come il fluviale o il cabotaggio marittimo; soprattutto occorre agevolare l' integrazione del sistema di trasporto perché solitamente, prima o poi, salta fuori il trasporto stradale come modo per garantire il "porta a porta" , il che costituisce un elemento decisivo.
Ciò suppone intermodalità, piattaforme di interconnessione e inoltre interoperabilità, anche nei sistemi di carico.
<P>
Per quanto riguarda le quantità per il periodo 2000-2006, sinceramente non sono in grado di fornirle le cifre esatte.
Posso dirle però che attualmente più del 50 percento è destinato a progetti che riguardano il settore ferroviario.
<P>
<SPEAKER ID=218 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=219 NAME="Marie Anne Isler Béguin">
interrogazione n. 36, della onorevole (H-0963/00):
<P>
Oggetto: Approvvigionamento di energia e energia nucleare La Commissione ha adottato recentemente un Libro verde sulla sicurezza dell' approvvigionamento energetico.
In detto documento si torna ad incoraggiare l' industria nucleare nel momento in cui alcune stime della Commissione prevedono una riduzione progressiva della quota di consumi di energia coperta dal nucleare, dall' attuale 15% al 6% nel 2030.
Ma la società civile rifiuta la promozione del nucleare come alternativa ai combustibili fossili.
<P>
Intende la Commissione accrescere la quota dei consumi di energia coperta dal nucleare?
Fino a quale livello?
Come pensa di poter finanziare lo sviluppo delle energie rinnovabili?
Come prevede di utilizzare i profitti dell' industria nucleare come fonte supplementare di finanziamento delle energie rinnovabili?
<P>
Non giudica ragionevole - persino necessario - riorientare le risorse finanziarie destinate alla promozione delle ricerche nucleari, compresa la fusione, verso la promozione delle energie rinnovabili?
<P>
Interrogazioni rivolte al Commissario Nielson
<SPEAKER ID=220 NAME="De Palacio">
All' interrogazione della onorevole Isler Béguin sulle energie rinnovabili e sull' energia nucleare anzitutto rispondo che attualmente la priorità è dare impulso all' incremento dell' uso di energie rinnovabili.
Vorrei che ciò fosse ben chiaro.
<P>
Non mi sono mai dichiarata, in nessun documento o altrove, favorevole all' incremento dell' energia nucleare.
Dal Libro verde - a disposizione anche degli onorevoli parlamentari - si evince chiaramente l' aumento di appoggio, di incentivi e di ogni tipo di sostegno per l' uso di energie rinnovabili.
Una conseguenza di ciò è la discussione sulla direttiva concernente l' uso dell' elettricità verde - l' elettricità con basi rinnovabili - o la collaborazione che abbiamo mantenuto con la Direzione generale concorrenza sulla questione del trattamento degli aiuti a questo tipo di settori.
<P>
In secondo luogo, anche il Libro verde prevede la possibilità di fare uso di alcuni tipi di compensi o di sovvenzioni incrociate che, cominciando dalle fonti di energia abituali o tradizionali - carbone, petrolio, gas, energia nucleare, o tutte quante - possano fungere da appoggio alle energie rinnovabili.
<P>
Infine, a margine di questi aiuti alle energie rinnovabili, che reputo essenziali e che non sono soltanto dichiarazioni ma obiettivi - a tal proposito ricordo che per la prima volta si stabiliscono obiettivi concreti e differenziati Stato per Stato, vedi la direttiva sull' elettricità verde - reputo indispensabile continuare ad appoggiare la ricerca nel settore nucleare, specialmente in materia di sicurezza, stoccaggio e trattamento dei residui, dato che seppellirli non è una soluzione, o in settori alternativi come per esempio il sistema di fusione.
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<SPEAKER ID=221 LANGUAGE="FR" NAME="Isler Béguin">
Signor Presidente, signora Commissario, le ho presentato questa interrogazione perché effettivamente, da una quindicina d' anni, i colleghi del Parlamento europeo si adoprano affinché si prendano in considerazione le energie rinnovabili.
La Commissione comincia a inserirle, ma sembra sempre che le energie rinnovabili non rappresentino le energie del futuro e restino invece energie di complemento e lo si vede.
Si pensa che non ci siano sufficienti investimenti, soprattutto in confronto a quanto è stato investito in passato nelle altre energie.
<P>
D' altro canto, abbiamo assistito a un' enorme attività promozionale a favore della lotta contro i gas a effetto serra concretatasi nell' affermazione che in realtà l' energia nucleare, l' elettricità di origine nucleare che non produce gas a effetto serra, potrebbe essere un' alternativa contro tale fenomeno.
L' interrogazione pertanto è stata posta in questi termini per vedere se la Commissione è sempre sulla stessa lunghezza d' onda, e cioè se effettivamente intende continuare a sviluppare le energie rinnovabili nell' Unione europea, ma anche altrove nel mondo, e non unicamente come energie integrative.
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<SPEAKER ID=222 NAME="De Palacio">
Onorevole Isler Béguin, sarei lieta di dichiarare che possiamo garantire l' intero nostro fabbisogno energetico tramite le energie rinnovabili, ma purtroppo, tenuto conto dell' attuale sviluppo tecnologico, non è la verità.
Il potenziale dell' Unione europea in energie rinnovabili è limitato, sia per ragioni fisiche - perché salvo l' energia solare, per la quale potremmo avere un margine maggiore, le altre hanno limitazioni evidenti - sia per ragioni di tipo economico, perché è vero che bisogna destinare aiuti alle energie rinnovabili - e ho già detto di avere preso iniziative concrete e positive in tal senso - però, malgrado tutto, occorre mantenere un certo livello di competitività ed equilibrio.
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Riuscire ad ottenere il 12 percento di energia di base con le energie rinnovabili mi pare un obiettivo assai ambizioso e sono disposta a realizzare tutti gli sforzi necessari per raggiungere tale obiettivo per il 2001.
Tuttavia, non si può negare l' evidenza, e l' evidenza è che a parte altri tipi di problemi molto gravi come i residui, l' energia nucleare non produce inquinamento da emissioni.
<P>
Infine, ritengo che il problema nucleare sia un problema gravissimo, ma controllato.
In questo momento invece, il problema del cambiamento climatico purtroppo è assolutamente fuori controllo.
Attualmente non è controllato e temo addirittura che sia incontrollabile se non adottiamo misure molto incisive.
<P>
Condivido le sue preoccupazioni.
Non soltanto il Libro verde sull' energia ma anche il Libro bianco sui trasporti - poiché i trasporti sono molto legati al tema - contengono un chiaro orientamento volto a cercare di minimizzare gli effetti climatici e ambientali pur mantenendo lo sviluppo, la crescita e la qualità di vita.
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<SPEAKER ID=223 LANGUAGE="EN" NAME="Ahern">
La ringrazio, signora Commissario.
Nella sua risposta lei si è basata ampiamente su un' argomentazione economica, ma occorre dire che sia l' energia nucleare sia il carbone sono fortemente sovvenzionati.
Come ha affermato la onorevole Isler Béguin, lo stesso livello di sovvenzioni - basti pensare ai fondi destinati alla ricerca sulla fusione - è possibile per le energie rinnovabili?
A tutt' oggi il finanziamento non è paragonabile, né da parte dell' Unione europea né degli Stati membri.
<P>
Ho altre due osservazioni.
Primo, lei considera l' incenerimento dei rifiuti un' energia rinnovabile? Su tale punto è necessario un chiarimento.
Secondo, nei casi in cui i profitti dell' industria andranno a costituire un' ulteriore fonte di finanziamento per le energie rinnovabili, ci saranno pari condizioni per tutti?
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Le segnalo altresì - l' ho affermato in altre sedi - che il Direttore generale Lamoreux ha fatto dichiarazioni in materia di energia nucleare che vanno nettamente oltre le istruzioni della Commissione.
Spetta agli Stati membri decidere se costruire o meno centrali nucleari.
La signora Commissario si dissocia da tali commenti?
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<SPEAKER ID=224 NAME="De Palacio">
Nel Libro verde si dice in modo chiaro che attualmente le energie rinnovabili richiedono aiuti e appoggio, come in passato era successo per le energie prodotte dal carbone e dal nucleare.
A mio avviso, in questo momento, occorre sostenere le energie rinnovabili e dare loro un appoggio simile, se non superiore.
Quindi, sono totalmente d' accordo con lei e nel Libro verde lo dico chiaramente.
<P>
In secondo luogo, i residui non sono per niente energie rinnovabili.
Il semplice incenerimento di residui non può costituire un' energia rinnovabile, mentre non è così per l' incenerimento adeguato di residui provenienti da elementi organici rinnovabili.
Voi sapete, onorevoli deputati, che l' argomento è stato oggetto di discussione in seno a questo Parlamento e che, inoltre, è stato oggetto di un compromesso finale nel quale abbiamo concordato di accettare, per certi aspetti e a certe condizioni, un determinato tipo di residui.
Ma se si parla unicamente di residui e basta, le rispondo negativamente.
Vale solo se i residui sono considerati in un certo modo e quindi vagliati e selezionati.
<P>
Per quanto concerne le dichiarazioni del direttore Lamoureux, onorevole deputata, esse ricalcano quanto afferma il Trattato e quindi la decisione di installare o meno un impianto di energia nucleare o di scegliere l' opting out è compito degli Stati membri, non della Commissione, e tanto meno è una decisione comunitaria.
Sono gli Stati membri a prendere le loro decisioni in funzione delle loro opzioni, naturalmente nel quadro generale, sebbene ciò non significhi che non sia necessario riflettere sulla questione perché sono dell' avviso che l' Europa abbia bisogno di una politica energetica comune.
<P>
<SPEAKER ID=225 NAME="Presidente">
Essendo terminato il tempo assegnato alle interrogazioni rivolte alla signora Commissario De Palacio, alle interrogazioni nn. 37, 38 e 39 sarà data risposta scritta.
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<SPEAKER ID=226 LANGUAGE="EN" NAME="Fitzsimons">
Signor Presidente, intervengo per un richiamo al regolamento.
Vorrei una risposta alla mia interrogazione.
Lei ha saltato la mia interrogazione n. 39.
Sono qui per la mia interrogazione e chiedo una risposta all' interrogazione che ho presentato.
<P>
Inoltre, mi sia consentito segnalare che l' interrogazione n. 36 comprendeva tre domande che hanno richiesto venti minuti.
L' interrogazione n. 40 prevede tre domande e ci vorrà altrettanto una ventina di minuti.
La mia interrogazione n. 39 è una semplice frase e tutto quanto chiedo è una semplice risposta.
<P>
E' un mio diritto.
Quindi, signor Presidente, mi aspetto che lei mi accordi il rispetto dell' Aula e la risposta alla mia domanda.
Sono deputato da sedici anni e quanto meno ho diritto al rispetto da parte di quest' Assemblea.
<P>
<SPEAKER ID=227 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=228 NAME="Francisca Sauquillo Pérez del Arco">
interrogazione n. 40, della onorevole (H-0959/00):
<P>
Oggetto: ONG nel quadro della riforma dei servizi e della politica di sviluppo La Commissione ha aperto il processo di riforma nell' ambito della politica di sviluppo, nel cui quadro va definito il ruolo delle ONG.
Il PE sostiene che le ONG costituiscono uno dei pilastri della cooperazione comunitaria ed è preoccupato del trattamento che possono eventualmente ricevere nei nuoci orientamenti e nell' organigramma della politica e dei servizi di sviluppo.
<P>
La Commissione pensa di avviare un dialogo strutturato e permanente con il coordinamento delle ONG (CLONG) che garantisce i termini di partecipazione delle ONG europee alla cooperazione comunitaria?
<P>
La Commissione crede nell' importanza di potenziare il ruolo delleONG nell' intento di equilibrare la loro presenza nella politica di sviluppo comunitaria in rapporto agli organismi multilaterali di aiuti, fondamentalmente quelli della famiglia delle Nazioni Unite?
<P>
La Commissione terrà conto dell' esperienza maturata con le ONG dal personale della DG sviluppo per quanto attiene alla composizione dell' organigramma del nuovo organismo di esecuzione?
<P>
<SPEAKER ID=229 NAME="Nielson">
La Commissione concorda totalmente con la onorevole parlamentare che le ONG, in quanto importanti protagonisti della società civile, costituiscono uno dei pilastri su cui si fonda la cooperazione.
L' Accordo di Cotonou cita espressamente il ruolo crescente degli interlocutori non governativi nel processo di sviluppo.
<P>
La Commissione ha elaborato orientamenti di programmazione specifici sul ruolo di attori come le ONG nel partenariato con i paesi ACP.
Il piano d' azione della Commissione contiene altresì impegni a favore del partenariato e la consultazione della società civile e degli interlocutori non statali.
<P>
In ordine al Comitato di coordinamento europeo delle ONG (CLONG), le nostre relazioni sono sempre state attive e fruttuose.
Oltre a contribuire ai progetti delle ONG che raggiungono effettivamente i paesi in via di sviluppo, il CLONG riceve un' assistenza finanziaria dalla Commissione.
Conformemente alle proprie regole finanziarie, nel dicembre 2000 la Commissione ha ricevuto i risultati preliminari di un audit del CLONG.
La Commissione trarrà le conseguenze di tale audit per organizzare le proprie relazioni con il CLONG su basi corrette.
Tuttavia, occorre ricordare che il dialogo tra la Commissione e il CLONG non si è mai e non sarà interrotto.
<P>
Il dialogo con una serie di altre ONG e organizzazioni ombrello di ONG - ve ne sono diverse - sarà approfondito nel corso dei prossimi anni, quando verrà attuata la nuova struttura organizzativa decisa nel maggio 2000.
<P>
Al riguardo, è importante chiedervi di non commettere l' errore di pensare che l' accettazione di uno standard di gestione finanziaria speciale più basso per il CLONG sia per la Commissione un modo adeguato per dimostrare il suo atteggiamento positivo nei confronti dell' inclusione della società civile in quanto tale.
Il problema non è questo; ma riguarda semplicemente la gestione finanziaria.
<P>
La Commissione reputa che le ONG abbiano un ruolo distinto e cruciale, diverso e non in concorrenza con le agenzie delle Nazioni Unite.
<P>
Il ricorso di ECHO alle ONG, all' ONU e alle altre organizzazioni riflette la soluzione ottimale nella presente situazione.
Le situazioni cambiano e così il nostro modello di distribuzione tramite partner diversi.
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Infine, molti funzionari della Direzione "Sviluppo" con esperienza di ONG sono stati ora trasferiti all' Ufficio di cooperazione EuropAid, il nostro nuovo organo di attuazione: pertanto le loro conoscenze andranno a profitto del nuovo ufficio ed essi si concentreranno su come gestire meglio la relazione, allo scopo di ridurre alcuni dei problemi che abbiamo avuto in passato, a causa del dialogo non sempre facile tra le parti.
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<SPEAKER ID=230 LANGUAGE="ES" NAME="Sauquillo Pérez del Arco">
Deploro quanto è successo, perché ho sentito, mi pare di aver sentito, che il Commissario abbia intenzione di continuare a mantenere il dialogo e l' importanza che attribuisce alle ONG, ma a questo proposito desidero formulare una domanda. Premetto, signor Commissario, che evidentemente noi come parlamentari e, concretamente, il gruppo del Partito del socialismo europeo, non difenderemo né passeremo sotto silenzio un' eventuale cattiva gestione del Comitato di collegamento delle ONG (CLONG).
Tuttavia, ci pare molto importante il principio politico del dialogo con le ONG, e una gran parte di queste ONG è rappresentata dal CLONG.
<P>
Pertanto, riteniamo che la soluzione preconizzata non sia proporzionata alla gravità delle irregolarità che ha potuto commettere l' Amministrazione del CLONG né lo è, se non si dovesse sbloccare l' attuale situazione, l' eventualità di chiudere il coordinamento delle ONG.
<P>
La mia domanda pertanto è: contempla il Commissario lo sblocco della situazione finanziaria senza che questo pregiudichi la possibilità, da parte della Commissione, di negoziare con le ONG la rifondazione o un loro nuovo modo di lavorare e di coordinarsi?
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<SPEAKER ID=231 NAME="Nielson">
Risponderemo a questo problema come abbiamo fatto fino ad oggi con il CLONG.
Mi sia consentito puntualizzare che non abbiamo tratto la conclusione definitiva: abbiamo ricevuto la relazione dai revisori e la Commissione sta valutando quali conclusioni trarre.
<P>
Tuttavia abbiamo indicato - conformemente alle osservazioni dei revisori - che è necessario recuperare qualcosa come un milione di euro.
Di norma un simile recupero comporta un blocco dei finanziamenti al beneficiario in questione: questa è la prassi normale.
Nella situazione in cui mi trovo, se non procedessi in tal senso, adotterei un comportamento che, probabilmente, sarebbe severamente censurato dalla Corte dei Conti e dal Parlamento.
<P>
Ricordo ancora il calorosissimo applauso che ho ricevuto alla commissione per lo sviluppo e la cooperazione un anno e mezzo fa, quando ho detto che, con la Commissione, avremmo seguito una linea di tolleranza zero in materia di cattiva gestione e problemi affini.
Tutti ne convengono e non sto facendo altro che attenermi alla prassi invalsa, nella misura in cui ne esiste una in seno alla Commissione.
In questo caso non possono esserci dubbi.
Sono consapevole del problema sollevato dalla onorevole Sauquillo e stiamo facendo tutto il possibile per trovare una soluzione che consenta di proseguire nella sostanza la cooperazione con il mondo delle ONG.
<P>
Ma se una qualche ricostruzione si renderà necessaria, esse dovrà attraversare questa fase.
Per il momento sono molto attento a non fare previsioni sull' esito possibile, poiché esso è largamente nelle mani dei titolari del CLONG e delle molte ONG diverse di tutta Europa.
Ma non stiamo girando loro le spalle e ci aspettiamo e auspichiamo che la futura cooperazione sarà normale e proficua.
<P>
<SPEAKER ID=232 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=233 NAME="Lennart Sacrédeus">
interrogazione n. 41, dell' onorevole (H-0971/00):
<P>
Oggetto: Assistenza ai cristiani espulsi dalle isole Moluche Vi sono buoni motivi per dedicare una particolare attenzione alla persecuzione, alla violenza e al terrore inflitti alla popolazione cristiana delle isole Moluchhe in Indonesia, in particolare nell' isola di Ambon, da parte dei cosiddetti attivisti della gihad che hanno profanato e bruciato chiese costringendo i cristiani alla fuga e causando un gran numero di vittime.
L' interrogante ha personalmente incontrato il vescovo cattolico di Ambon, mons. Mondagi ed alcuni esponenti della chiesa protestante.
La situazione è allarmante.
Il governo e l' esercito indonesiani hanno il dovere di garantire la sicurezza e la salvaguardia dei propri cittadini, indipendentemente dal loro credo religioso.
<P>
Ciò premesso, quali iniziative e misure ha la Commissione adottato per assistere le migliaia di profughi cristiani cacciati dalle loro case nelle Molucche e in particolare nell' isola di Ambon, data la situazione di estrema vulnerabilità in cui si trovano?
<P>
<SPEAKER ID=234 NAME="Nielson">
ECHO ha organizzato le prime operazioni nelle Molucche nel marzo 1999 quando, grazie ad un pacchetto di aiuti pari a 1 milione di euro, è stato possibile istituire programmi di aiuto medico-sanitari e di distribuzione alimentare per gli sfollati delle isole di Ambon e Kai.
La decisione finanziaria per l' Indonesia è stata firmata nel dicembre 1999 e sono stati utilizzati 900.000 euro per il proseguimento dei due programmi di cui sopra.
Nel marzo 2000 sono stati avviati altri due interventi d' urgenza con un bilancio pari a 1,5 milioni di euro, a causa del continuo crescere del numero degli sfollati.
Tali interventi riguardavano la distribuzione di generi alimentari e di primo soccorso nonché l' assistenza medica e la fornitura di acqua potabile agli sfollati dell' arcipelago.
Mano a mano che il conflitto si è esteso al Nord delle isole Molucche, particolarmente all' isola di Halmahera, le due ONG finanziate da ECHO ad Ambon, Medecins sans frontières Belgio e Action contre la faim Francia, hanno incluso nella propria azione anche gli sfollati provenienti da quest' isola.
La ripresa delle violenze nel maggio e giugno dell' anno scorso ha provocato nuovi flussi di sfollati in tutto l' arcipelago.
Quindi, nell' agosto 2000 è stato approvato un aiuto d' urgenza a favore dell' Indonesia pari a 2 milioni di euro, per finanziare un programma di assistenza agli sfollati, con un bilancio di 600.000 euro per la distribuzione di generi alimentari e di primo soccorso.
Di questo programma di occupa World Mission Germania.
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Considerato il fatto che la situazione nelle Molucche rimane preoccupante per motivi umanitari, il 5 dicembre 2000 è stato deciso un nuovo aiuto umanitario per 2 milioni di euro.
La decisione prevede un progetto per il miglioramento delle condizioni sanitarie e nutrizionali delle vittime, che sarà attuato da Action contre la faim Francia.
E' previsto altresì un progetto per garantire il trasporto di acqua potabile, di cui si occuperà il Comitato internazionale della Croce rossa.
<P>
Pertanto, stiamo attribuendo elevata priorità all' assistenza a favore delle vittime di questo conflitto tanto infausto.
<P>
<SPEAKER ID=235 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
Ringrazio il Commissario Nielson per la risposta e per l'impegno a favore dei profughi delle Molucche, dove il cristianesimo è de facto la prima confessione religiosa.
In totale, 300.000 profughi su una popolazione di dieci milioni di abitanti.
E' come se tutti i residenti della terza città della Svezia, Malmö, fossero costretti allo sfollamento.
<P>
Desidero inoltre evidenziare la gravità della situazione in cui versano i cristiani in Indonesia, dove costituiscono invece una minoranza.
Alla vigilia di Natale, in tutto l'arcipelago indonesiano sono state fatte esplodere bombe nei pressi di un gran numero di chiese, fra cui il Duomo di Giacarta.
<P>
L'Indonesia è il quarto paese al mondo per numero di abitanti, ed è anche il più popoloso fra i paesi musulmani.
Immagino che starete seguendo l'evolvere degli eventi con la massima attenzione.
<P>
La mia domanda concreta è la seguente: esiste un legame con la Caritas, con l'Associazione mondiale delle Chiese luterane e con il Consiglio mondiale delle Chiese per prestare soccorso alla minoranza cristiana scacciata dalle proprie case, soprattutto nelle Molucche?
<P>
<SPEAKER ID=236 NAME="Nielson">
Posso rispondere all' ultima domanda dicendo che le organizzazioni in questione sono quelle che ho indicato come nostri partner nell' attuazione dell' aiuto umanitario.
Desidero aggiungere che un simile conflitto potrebbe subire un' escalation, qualora noi, come donatori umanitari, avessimo scelto partner per l' attuazione che potrebbero essere considerati come non neutrali nel conflitto.
Stiamo attenti a evitare questo ulteriore problema.
Capisco perfettamente la natura del conflitto e i sentimenti che esso suscita per tale motivo, ma credo che nell'attuare il compito che ci spetta sia giusto procedere come facciamo.
<P>
<SPEAKER ID=237 LANGUAGE="EN" NAME="Purvis">
Ciò, da un lato, è molto lodevole, ma non potrebbe forse anche allentare la presa sul governo indonesiano e non dovremmo utilizzare la forza politica ed economica dell' Unione europea per forzare il governo indonesiano a prendersi cura dei propri cittadini, specialmente della minoranza cristiana?
<P>
<SPEAKER ID=238 NAME="Nielson">
In Indonesia sono in corso diversi conflitti non tutti della stessa natura.
Il conflitto in discussione si differenzia dagli altri che sono scoppiati a causa della secessione, dividendo l' Indonesia.
Stiamo infatti cooperando con il governo indonesiano, e cerchiamo non soltanto di insistere ma anche di sollecitarlo, con uno spirito cooperativo, a comportarsi come spetta a un governo, di fronte a problemi simili.
<P>
A mio parere esiste una differenza tra questo conflitto e gli altri conflitti in Indonesia, così come è un po' diversa la natura della risposta del governo indonesiano.
Il conflitto di per sé è estremamente violento e molto problematico per tutti, innanzi tutto per le vittime, ovviamente.
<P>
<SPEAKER ID=239 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=240 NAME="Concepció Ferrer">
interrogazione n. 42, della onorevole (H-0981/00):
<P>
Oggetto: la situazione dei profughi burundesi in Tanzania Secondo le informazioni ricevute dal campo di Lukole (Ngara), la situazione alimentare nei campi dei profughi burundesi non sembra essere migliorata, ed inoltre esistono indizi che inducono a pensare che si stia organizzando il rimpatrio dei profughi burundesi attualmente in Tanzania.
<P>
Tenendo presente la risoluzione approvata dall' Assemblea paritetica ACP-UE (ACP-UE 3005/00/def.) e in particolare il paragrafo 15, in cui si chiede "alla Commissione, al Consiglio e ai rappresentanti degli Stati membri in seno alle organizzazioni internazionali di adottare urgentemente le misure adeguate per far fronte alla situazione nei campi dei profughi burundesi in Tanzania" , e considerando che sono già trascorsi diversi mesi da quando tale risoluzione è stata approvata, potrebbe la Commissione illustrare quali misure ha adottato per attuare detto paragrafo della risoluzione ACVP-UE 3005/00/def.?
<P>
<SPEAKER ID=241 NAME="Nielson">
Sono lieto di informare l' onorevole parlamentare e il Parlamento che la Commissione ha intrapreso e continua a intraprendere le misure appropriate in materia di rimpatrio e problemi alimentari dei profughi burundesi in Tanzania.
<P>
Sono stato in Tanzania nel marzo 2000 e in tale occasione ho anche visitato i campi dei profughi burundesi.
Il numero globale di profughi in Tanzania, inclusi i profughi dal Burundi, è in continuo aumento.
Alla fine del 2000 i profughi nei campi della Tanzania occidentale erano 500.000, di cui circa 360.000 burundesi, 110.000 congolesi e il resto ruandesi, somali e di altre nazionalità.
<P>
Tramite ECHO la Commissione finanzia più di un terzo dell' aiuto umanitario complessivo per i profughi in Tanzania.
Nel 2000 il bilancio dell' aiuto per i profughi in Tanzania stanziato da ECHO è stato pari a 26,85 milioni di euro.
Il livello di assistenza fornito da ECHO quest' anno dovrebbe attestarsi sostanzialmente allo stesso livello.
I partner chiave in Tanzania sono la Federazione internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa, l' UNCHR, l' UNICEF e il Programma alimentare mondiale.
I principali obiettivi dell' aiuto umanitario sono l' assistenza multisettoriale ai profughi, le derrate alimentari, l' istruzione, l' assistenza sanitaria all' infanzia e infine, la sanità pubblica, l' acqua e le strutture igieniche nei campi.
<P>
In merito ai livelli di nutrizione nei campi, ECHO contribuisce a un terzo del costo totale del Programma alimentare mondiale in Tanzania, che fornisce una razione giornaliera equilibrata di 2166 calorie per profugo, ben oltre il minimo raccomandato dalll' OMS.
Il PAM recentemente ha lanciato un allarme alla comunità internazionale in merito ai potenziali problemi di forniture, dovuti ai ritardi nei finanziamenti da fonti diverse dalla Commissione e le razioni giornaliere sono state temporaneamente ridotte all' 80 percento.
Comunque le razioni rimangono adeguate, considerato che molti profughi hanno accesso a fonti alimentari supplementari.
<P>
Nel 1999 la FAO si è associata all' intervento di assistenza internazionale tramite un programma inteso a migliorare gli standard nutrizionali tra le famiglie più vulnerabili.
In collaborazione con l' UNCHR, la FAO ha fornito a 15.000 famiglie, in sei campi, sementi e attrezzi per coltivare manualmente orti familiari e comunitari.
E' stata fornita formazione e la FAO ritiene che più di 50.000 persone abbiano beneficiato direttamente del progetto.
Ho visto il programma e di fatto è così ben organizzato e così ben strutturato che l' alternativa che possiamo offrire ai profughi al loro ritorno ha l' aria di essere molto meno organizzata; ma ovviamente la sosterremo.
<P>
In merito al possibile rimpatrio dei profughi burundesi in Tanzania, in seguito alla firma dell' accordo di pace al vertice di Arusha, la Commissione si tiene pronta per questa eventualità.
Ho partecipato personalmente alla conferenza dei donatori per il Burundi, presieduta da Nelson Mandela a Parigi in dicembre, che ha avallato l' accordo di pace.
La Commissione sta perseguendo un duplice approccio.
In primo luogo, il livello attuale dell' assistenza umanitaria ai profughi continuerà fintanto che rimarranno in Tanzania.
Secondo, se dovessero configurarsi le condizioni per il rimpatrio -e stiamo esercitando pressioni in tal senso su tutti gli interessati e su alcuni che non pensano di non essere coinvolti - i fondi stanziati da ECHO al programma per la Tanzania seguiranno i profughi a casa.
<P>
Altri 25 milioni di euro sono stati stanziati dalla DG Sviluppo ai sensi dell' articolo 255 della Convenzione di Lomé per assistere l' UNCHR ad organizzare il rimpatrio in modo ordinato e pianificato.
Nella fase attuale, purtroppo, non sono date le premesse per un rimpatrio volontario e ordinato.
Se ne è discusso nella riunione annuale di programmazione strategica di ECHO con l' UNCHR in dicembre, quando si è deciso che il rimpatrio avrà luogo soltanto se tutte le parti saranno convinte che la sicurezza in Burundi sia stabile e duratura.
Si tratta di un intervento importante da parte nostra e vogliamo seguirlo fino a quando sarà concluso con successo.
<P>
<SPEAKER ID=242 LANGUAGE="ES" NAME="Ferrer">
Signor Commissario, credo sia giusto ringraziarla per la risposta esauriente che in certa misura mi tranquillizza, nella stessa misura in cui è tranquillo lei, poiché non c' è alcun dubbio che i problemi dei numerosi rifugiati in Tanzania siano gravi.
<P>
Nella relazione del PAM si affermava che alla fine dell' anno sarebbero finite le scorte alimentari.
Inoltre, è necessario consentire la formazione e l' istruzione di tutti i rifugiati, sebbene si trovino in una situazione di vita anomala, proprio perché questi anni non siano anni persi.
Quindi, non soltanto sono indispensabili gli aiuti umanitari di tipo alimentare ma anche i programmi d' istruzione, programmi sanitari, affinché i tragici anni di questo popolo non siano anni perduti ma possano essere il brodo di coltura di un' epoca migliore e, soprattutto, di una riconciliazione definitiva del popolo burundese.
<P>
<SPEAKER ID=243 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=244 NAME="Glenys Kinnock">
interrogazione n.43, della onorevole (H-0984/00):
<P>
Oggetto: Prevenzione dei conflitti e mantenimento della pace nei paesi in via di sviluppo In che modo intende la DG Sviluppo cooperare con la presidenza svedese per quanto riguarda le questioni relative alla prevenzione dei conflitti e al mantenimento della pace nei paesi in via di sviluppo?
<P>
<SPEAKER ID=245 NAME="Nielson">
Il mantenimento della pace, la prevenzione, la gestione e la risoluzione dei conflitti, restano altamente prioritari nelle nostre politiche e la Commissione vede con favore l' importanza attribuita a tali questioni dalla Presidenza svedese.
<P>
La pace e la stabilità democratica sono presupposti indispensabili per il progresso economico e sociale.
La prevenzione dei conflitti è parte integrante degli obiettivi di politica estera dell' Unione.
La sfida ora consiste nell' affrontare concretamente le cause prime di tali conflitti e nel concentrarsi sulle azioni e sull' attuazione delle politiche.
<P>
Il contributo dell' Unione alla prevenzione dei conflitti è maggiore dove possiamo utilizzare o adattare i nostri diversi strumenti, soprattutto gli accordi commerciali e di cooperazione, l' assistenza allo sviluppo e gli strumenti sociali e ambientali per affrontare le cause del conflitto.
<P>
Focalizzando l' obiettivo della politica di sviluppo sulla riduzione della povertà, l' ultimo Consiglio "sviluppo" ha posto le basi per affrontare una delle principali cause del conflitto: il divario sempre più profondo tra ricchezza e povertà.
<P>
Mi sia consentito ribadire ancora una volta che l' iniziativa di alleviare il debito per i paesi poveri più indebitati (HIPC) è un contributo molto reale alla prevenzione dei conflitti.
Globalmente, il basso livello di assistenza allo sviluppo costituisce, a mio avviso, il principale problema che va affrontato se intendiamo affrontare seriamente la prevenzione dei conflitti.
<P>
La Commissione ha già discusso in ripetute occasioni con la Presidenza svedese, della quale condividiamo le preoccupazioni.
Ad esempio si è deciso di tenere un dibattito politico sulla prevenzione dei conflitti al Consiglio "affari generali" del 22 gennaio.
Abbiamo convenuto in merito alla necessità di incorporare il concetto di prevenzione dei conflitti negli strumenti politici esistenti per rafforzare la cooperazione con le Nazioni Unite, l' OSCE e le altre organizzazioni regionali e per cercare impostazioni comuni a fenomeni di destabilizzazione transfrontaliera, come il narcotraffico, il traffico di armi o diamanti.
Ovviamente in questi campi abbiamo bisogno di strumenti migliori.
<P>
La Commissione presenterà una comunicazione sulla prevenzione dei conflitti in primavera.
Siamo pienamente coscienti del ruolo cruciale della cooperazione allo sviluppo in questo contesto.
Avvieremo una stretta cooperazione con la Presidenza svedese perché la prevenzione dei conflitti e il mantenimento della pace rimangano in cima alla nostra agenda.
<P>
<SPEAKER ID=246 LANGUAGE="EN" NAME="Kinnock">
Signor Presidente, signor Commissario, la risposta evidentemente è molto soddisfacente, ma mi chiedo se il signor Commissario sappia che la pianificazione politica strategica e le unità di allarme precoce della Commissione hanno 20 funzionari, di cui 11 responsabili per i Balcani e uno per l' Africa, che è di sua competenza.
Mi chiedevo se lei abbia intenzione di esaminare la questione, e di fare in modo che ci siano più funzionari operativi sul campo in queste unità.
<P>
Sa inoltre che dipendono da un finanziamento annuale, il che significa che non possono fare una programmazione a lungo termine del tipo che lei ha suggerito ora, quindi è importante che la Commissione si occupi di tali questioni.
In secondo luogo, signor Commissario, la questione del decentramento verso le delegazioni: farà in modo che le delegazioni dispongano di più personale specializzato per occuparsi di prevenzione dei conflitti e mantenimento della pace?
<P>
<SPEAKER ID=247 NAME="Nielson">
La risposta, in tutta onestà, è "no" , ed è noto che la Commissione, purtroppo, non è in grado di rispondere positivamente a simili domande.
Siamo nelle mani degli Stati membri e di questo Parlamento, quando si tratta di batterci per ottenere più personale qualificato che possa fare ciò che ci si aspetta da noi e che siamo preposti a fare.
Ma non sono in grado di rispondere "sì, lo faremo" , come vorrei e come vorrebbe la onorevole Kinnock: Non è così semplice.
<P>
In merito alla distribuzione del personale geograficamente in funzione delle responsabilità nel gruppo di allarme precoce e negli organi politici che abbiamo creato per fare meglio, non credo che questo possa essere l' unico parametro.
Sicuramente, con la nuova struttura, la gestione generale, più incrociata, delle relazioni con i paesi ACP, ad esempio, la DG Sviluppo riceverà maggior rilievo, alla luce della nuova divisione dei compiti tra DG Sviluppo e nuovo ufficio di cooperazione.
Ciò rientra nelle nostre misure di adeguamento alle nuove priorità e sicuramente è il modo per cercare di migliorare la nostra efficacia, pur sulla base delle risorse attuali.
<P>
<SPEAKER ID=248 NAME="Presidente">
Essendo terminato il tempo assegnato alle interrogazioni rivolte al Commissario Nielson, alle interrogazioni dal n. 44 al n.
65 sarà data risposta scritta.
<P>
Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni rivolte alla Commissione.
<P>
(La seduta, sospesa alle 19.20, riprende alle 21.00)
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<CHAPTER ID=12>
Politica comune della pesca
<SPEAKER ID=249 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione congiunta sulle seguenti relazioni:
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A5-0365/2000, presentata dall' onorevole Varela Suanzes-Carpegna a nome della commissione per la pesca, sulla politica comune della pesca davanti alla sfida della globalizzazione [2000/2027(INI)];
<P>
A5-0333/2000, presentata dall' onorevole Gallagher a nome della commissione per la pesca, sulla relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sull'applicazione del regime comunitario della pesca e dell'acquacoltura nel periodo 1996-1998 [COM(2000) 15 - C5-0109/2000 - 2000/2069(COS)];
<P>
A5-0332/2000, presentata dall' onorevole Poignant a nome della commissione per la pesca, sulla relazione della Commissione sugli incontri regionali organizzati dalla Commissione nel 1998-1999 sulla politica comune della pesca dopo il 2002 [COM(2000) 14 - C5-0110/2000 - 2000/2070(COS)];
<P>
A5-0367/2000, presentata dall' onorevole Cunha a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di decisione del Consiglio che fissa le modalità per la concessione alla Guinea-Bissau di un contributo finanziario nel settore della pesca (consultazione ripetuta) [8263/2000 - C5-0361/2000 - 1998/0355(CNS)];
<P>
e sulla dichiarazione della Commissione sull' accordo di pesca tra l'Unione europea e il regno del Marocco.
<P>
Ha facoltà di parlare l' onorevole Varela Suanzes-Carpegna, presidente della commissione per la pesca, per una mozione di procedura.
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<SPEAKER ID=250 NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
.
(ES) Signor Presidente, a nome della commissione per la pesca (in seno alla quale ieri abbiamo discusso di questo tema) e a nome soprattutto di tutti i relatori che hanno elaborato le relazioni oggi in discussione, vorrei chiedere di poter ascoltare innanzi tutto la dichiarazione del Commissario; successivamente potrebbero prendere la parola tutti gli altri relatori, secondo l' ordine stabilito. Ne ho già parlato con il Commissario stesso e non sembra che ci siano problemi al riguardo.
Questo è quanto volevo chiederle, signor Presidente.
<P>
<SPEAKER ID=251 NAME="Bautista Ojeda">
Signor Presidente, non è sul punto ora in discussione che desidero intervenire e mi scuso se la mia osservazione ci porta fuori tema.
Oggi pomeriggio mi hanno informato che dieci membri dell' associazione ecologista Greenpeace, dieci ecologisti pacifisti, sono stati arrestati dall' autorità militare di La Roca, a Gibilterra, per aver cercato di avvicinarsi al sottomarino "Tireless" con uno striscione su cui era scritto ciò che tutti pensano: cioè che il mare non deve essere occupato dall' energia nucleare.
<P>
Questi ecologisti sono tuttora in stato di detenzione; visto che il Parlamento si è dimostrato poco sensibile alla salvaguardia degli interessi dei cittadini del Campo di Gibilterra e della baia di Algeciras, chiedo che si compiano almeno i passi opportuni affinché questi pacifisti ecologisti possano tornare a casa questa sera stessa.
Molte grazie.
<P>
<SPEAKER ID=252 NAME="Presidente">
Onorevole Bautista Ojeda, quanto ad un loro ritorno a casa questa sera stessa, dubito che il Parlamento riesca ad ottenerlo ad un' ora simile. Tuttavia, prendiamo nota del suo intervento, che figurerà nel processo verbale; ritengo che anche questo possa rivestire un certo interesse per lei.
<P>
Ha facoltà di parlare l' onorevole Nogueira Román.
<P>
<SPEAKER ID=253 NAME="Nogueira Román">
Signor Presidente, considero estremamente opportuna la presenza oggi in quest' Aula del Commissario Fischler per trattare della questione del Marocco.
<P>
Mi sembra, invece, assolutamente inopportuno aver mescolato una discussione su quattro risoluzioni (molto importanti, secondo la commissione per la pesca, per il futuro della politica comune della pesca) con una discussione sulla questione del Marocco, che inevitabilmente assorbirà tutte le altre discussioni previste.
<P>
Si tratta di due discussioni assolutamente distinte, che avrebbero dovuto svolgersi in momenti diversi di questa seduta di Strasburgo, attribuendo a ciascuna delle due l' importanza che meritano.
Invece, soprattutto i deputati che hanno poco tempo a disposizione si troveranno costretti a non parlare del Marocco o delle altre relazioni, cioè del futuro della politica comune della pesca, e questo mi sembra deplorevole in entrambi i casi.
<P>
<SPEAKER ID=254 NAME="Presidente">
Onorevole Nogueira, le nostre condizioni di lavoro sono deplorevoli in generale.
Stiamo cercando di migliorarle affinché le discussioni possano svolgersi in modo più corretto.
Lei sa che l' Ufficio di presidenza ha elaborato un documento di lavoro per discutere di questo tema.
Tuttavia, per quanto concerne specificamente il punto da lei sollevato, oltre a prenderne nota, come è mio obbligo, desidero ricordarle che il suo gruppo ha votato a favore di questa proposta nella Conferenza dei presidenti.
Comprendo pertanto le sue argomentazioni, ma le chiedo di trasmetterle anche alla presidenza del suo gruppo.
<P>
Ha facoltà di parlare l' onorevole Cunha.
<P>
<SPEAKER ID=255 LANGUAGE="PT" NAME="Cunha">
Signor Presidente, sebbene comprenda pienamente la richiesta avanzata dall'onorevole Nogueira Román, questo richiamo al regolamento mi consente di ricordare che, come già affermava il Presidente, la questione si configura come problema di tempo.
Dobbiamo capirlo.
Proprio per questo motivo interpreto correttamente e condivido la questione sollevata dall'onorevole Varela Suanzes-Carpegna, presidente della commissione per la pesca di questo Parlamento.
Per molti di noi il dibattito sul Marocco riveste in realtà una grande importanza, e sarebbe pertanto urgente che il Commissario si esprimesse su tale materia già all'inizio della discussione.
La rigidità protocollare dell'ordine del giorno passa in secondo piano data la valenza politica della questione relativa al Marocco; penso pertanto che si darebbe prova di buon senso agendo come suggerito.
<P>
<SPEAKER ID=256 NAME="Presidente">
Molte grazie, onorevole Cunha.
Credo sia giunto il momento di procedere alla discussione. Se non ci sono obiezioni, accettiamo la proposta del presidente della commissione per la pesca.
Ha facoltà di parlare il Commissario Fischler.
<P>
<SPEAKER ID=257 LANGUAGE="DE" NAME="Fischler">
, Commissione. (DE) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, è di buon grado che mi dichiaro disposto a fornire subito le spiegazioni richieste circa i rapporti di pesca tra l'Unione europea e il Marocco.
Come certamente avrete appreso anche dai media, i negoziati sulle nuove modalità di cooperazione nel settore della pesca sono iniziati dopo la mia visita di ottobre a Casablanca durante la quale sono riuscito a concordare con il re del Marocco l'avvio di una trattativa degna di questo nome.
In seguito, dal 30 ottobre al 22 dicembre, si sono tenute ben sei tornate negoziali a livello tecnico.
<P>
All'inizio di gennaio mi sono poi incontrato due volte con il primo ministro Youssoufi e con il ministro per la pesca Chbaatou, con cui ho condotto colloqui che si sono protratti per tre giorni in occasione della prima visita e per due giorni durante la seconda.
Mi sono strenuamente adoperato per sensibilizzare ambedue le parti sugli aspetti fondamentali dei futuri rapporti in materia di pesca, in particolare per ciò che riguarda i diritti di pesca, alla durata dell'accordo, alle modalità tecniche della pesca e, soprattutto, alla compensazione finanziaria.
<P>
Nel periodo intercorso tra i due incontri politici di quest'anno, i negoziati, che recentemente si sono svolti a livello tecnico, si sono succeduti con frequenza quasi quotidiana.
Continuando a lavorare in modo costruttivo si è riusciti a chiarire molti dettagli e durante tutto il processo negoziale la Commissione ha sempre cercato, nella misura del possibile, di mantenere la massima flessibilità nei riguardi delle principali richieste del Marocco, in particolare rispetto alla quantificazione delle possibilità di pesca e agli sbarchi obbligatori nei porti marocchini.
<P>
Abbiamo dichiarato sin dall'inizio la nostra disponibilità sia a rispettare gli interessi del Marocco, sia a contribuire alla creazione di un settore della pesca marocchino; abbiamo tuttavia ribadito sempre in modo chiaro ed inequivocabile che intendevamo tutelare gli interessi sociali ed economici della Comunità e cercavamo la collaborazione della controparte per la salvaguardia delle risorse.
In occasione della mia seconda visita dell'8 e 9 gennaio, infine, la parte marocchina ha purtroppo assunto un atteggiamento estremamente rigido, segnatamente sulle importantissime questioni dei diritti di cattura e delle condizioni tecniche, abbinandole inoltre a richieste estremamente elevate di compensazione finanziaria.
Non essendo possibile stipulare un accordo su quella base, ho esortato la controparte a rivedere ancora una volta la propria posizione e a riprendere i colloqui in tempi possibilmente rapidi al fine di giungere alla stipula definitiva.
<P>
Ho sempre segnalato con chiarezza alla parte marocchina che per un trattato equilibrato siamo disposti a pagare un prezzo equo, ma tra tale prezzo e le possibilità di cattura concesse dal Marocco deve esistere una relazione adeguata.
Sono certo che, se la controparte marocchina tornerà al tavolo negoziale e dimostrerà la sua disponibilità a trattare, si potrà elaborare una soluzione accettabile per ambedue le parti.
<P>
In conclusione non posso omettere di rammentare che la questione della collaborazione con il Marocco nel settore della pesca è stata uno dei temi centrali della visita del Presidente Prodi in quel paese.
In quell'occasione ambedue le parti hanno inoltre ribadito la loro volontà firmare un accordo, concordando di riprendere i negoziati tecnici in tempi possibilmente molto brevi.
<P>
<SPEAKER ID=258 NAME="Presidente">
Molte grazie, signor Commissario.
Adesso è il turno dei relatori, che in quanto tali sono tenuti a presentare le rispettive relazioni, malgrado la tentazione di discostarsi.
Ha facoltà di parlare l' onorevole Varela Suanzes-Carpegna.
<P>
<SPEAKER ID=259 NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
. (ES) Signor Presidente, molte grazie per la sua comprensione.
Vorrei ringraziare il Commissario Fischler per la sua dichiarazione sull' accordo di pesca con il Marocco e per tutti gli sforzi che sta compiendo in questo difficile negoziato.
Tutti sapevamo che sarebbe stato lungo e difficile.
<P>
Come il Commissario ha già ricordato, desidero sottolineare che per la prima volta un Presidente della Commissione europea partecipa personalmente al negoziato per un accordo di pesca.
Sia i cittadini dell' Unione europea che il Marocco devono capire che tutte le istituzioni dell' Unione, al livello più alto, vogliono quest' accordo: lo vuole il Consiglio europeo (come ha dichiarato a Nizza), lo vuole il Presidente della Commissione, che è andato a Rabat, e lo vuole il Parlamento europeo a Strasburgo.
<P>
A non volere l' accordo attualmente è il Marocco, almeno alle condizioni logiche richieste dall' Unione europea.
Speriamo di poter presto convincere le autorità marocchine dei mutui vantaggi da esso derivanti e di poter così associare il Presidente Prodi al successo dell' accordo.
Al Commissario Fischler chiedo che riprenda quanto prima il negoziato, sfruttando l' impulso fornito dallo stesso Presidente della Commissione europea.
<P>
Non voglio che la questione del Marocco, come ha segnalato qualche oratore, ci induca a ridimensionare l' importantissima discussione di oggi.
Siamo stati convocati per discutere di quattro relazioni importanti che riguardano la politica comune della pesca e il suo futuro.
Io mi concentrerò ovviamente sulla mia relazione, ma desidero congratularmi con gli onorevoli Poignant, Gallagher e Cunha per l' eccellente lavoro svolto.
<P>
Quanto alla mia relazione, credo si tratti della prima che un' istituzione comunitaria elabora alla luce della globalizzazione nel settore della pesca; bene ha fatto pertanto la nostra commissione a intraprendere queste due relazioni d' iniziativa (l' altra è ancora in corso di stesura).
A proposito della mia relazione, signor Commissario, vorrei innanzi tutto sottolineare che la pesca nell' Unione europea deve cominciare a perdere questa dimensione quasi domestica o marginale che la distingue attualmente, forse per il fatto di essere confinata a regioni periferiche o per la freddezza delle cifre - di cui si parla spesso - relative al suo apporto al PIL comunitario.
<P>
Occorre riconoscere alla pesca la dimensione mondiale che ormai ha acquisito.
Dipendiamo sempre di più dalle importazioni di pesce; abbiamo una nostra flotta in tutti i mari e possediamo conoscenze tecniche sufficienti per non lasciare questo settore strategico nelle mani di paesi terzi.
<P>
Pertanto la riforma del 2002 non deve servire solo per continuare a rimirarci l' ombelico delle nostre acque comunitarie, dei nostri problemi e delle nostre miserie.
Abbiamo bisogno, una volta per sempre, di una flotta ben dimensionata e competitiva, sia a livello europeo che mondiale.
Più competitiva non vuol dire più predatrice, ma semplicemente più efficace nello sfruttamento delle risorse effettivamente disponibili; vuol dire farlo meglio degli altri.
<P>
La pesca è e sarà sempre più un settore strategico di riserva alimentare: proteine animali sane e sicure per l' umanità in espansione.
Dobbiamo inserire la pesca nella politica estera e nella politica commerciale dell' Unione europea - ne è un esempio l' accordo di pesca con il Marocco.
La politica esterna della pesca dell' Unione ha bisogno di credibilità e immagine (due qualità ancora insufficienti), presentandosi all' opinione pubblica mondiale per quello che è: cioè la politica di una potenza nel settore della pesca, una politica coerente - come tutte le altre - con i principi delle Nazioni Unite, vale a dire, lo sviluppo del diritto internazionale del mare, la conservazione delle risorse di tutti, la cooperazione allo sviluppo, eccetera.
<P>
A tal fine, occorre realizzare una politica attiva, sia negli accordi di pesca con Stati terzi, adattati a ciascuna delle diverse situazioni, sia nelle organizzazioni regionali per la pesca, in cui dobbiamo svolgere un ruolo di guida, come si è più volte sottolineato; non possiamo più accettare che i quindici Stati membri dell' Unione europea - domani forse venti o venticinque - debbano avere sempre lo stesso peso, per esempio, dell' Estonia.
Il Consiglio dei ministri dell' Unione europea o il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sono esempi appropriati di voto ponderato a seconda del peso specifico di territori e di popolazioni; si tratta di un esempio importante di cui occorre tener conto.
<P>
Nella nostra relazione si sostiene che l' Unione europea non è ancora ben consapevole dell' importanza dei suoi interessi nel settore della pesca a livello internazionale.
E' vero, come è già stato ricordato, che il peso relativo sul PIL comunitario è modesto, ma non dobbiamo dimenticare che la nostra è la quarta flotta del mondo.
Se consideriamo la trasformazione, la commercializzazione, le attività industriali indotte, gli investimenti in altri paesi e la cantieristica specializzata, abbiamo davanti a noi il maggiore complesso mondiale di attività economiche correlate alla pesca.
Altre potenze, come gli Stati Uniti e il Giappone, ne sono consapevoli e stanno effettuando investimenti in questo settore.
<P>
In seno all' Organizzazione mondiale del commercio dobbiamo difendere i nostri interessi senza complessi. Dobbiamo difendere anche il nostro sistema di aiuti strutturali, che non riguardano solo la pesca: in alcuni casi si tratta di aiuti volti a conservare e controllare le risorse, fornire maggiore sicurezza alle imbarcazioni, migliorare le infrastrutture e le attrezzature specifiche della pesca.
Nell' OMC dobbiamo esigere la liberalizzazione reale dei servizi portuali, la libertà d' investimento e di stabilimento in Stati terzi con piene garanzie giuridiche e libertà di accesso ai porti.
Occorre denunciare le pretese di estensione delle zone economiche esclusive e porsi in prima linea nella lotta contro le bandiere di comodo.
<P>
Questa, signor Commissario, è l' autentica sfida per la politica comune della pesca a fronte della globalizzazione dell' economia.
<P>
Il Parlamento europeo offre oggi questa relazione, alla quale rimando, come spunto di riflessione comune alla vigilia di una riforma storica della politica comune della pesca, affinché si sappia chiaramente dove ci troviamo oggi e dove dobbiamo andare.
<P>
<SPEAKER ID=260 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
. (EN) Signor Presidente, in apertura del mio intervento desidero esprimere la mia gratitudine alla segreteria della commissione per la pesca e soprattutto a quella del mio gruppo parlamentare per l' assistenza fornitami nella preparazione della relazione.
Desidero poi ringraziare l' onorevole Poignant per la cooperazione dimostrata nel corso della stesura della stessa.
<P>
La maggiore preoccupazione, tanto mia quanto dell' onorevole Poignant, era di garantire che le rispettive relazioni fossero non solo tra loro complementari ma, fatto assai più rilevante, non presentassero elementi contraddittori.
Esse infatti trattano dello stesso tema e confido nel fatto che l' Aula saprà accoglierle con lo stesso spirito quando, domani, esse saranno poste in votazione.
<P>
Ai sensi del regolamento che istituisce un regime comunitario della pesca e dell'acquacoltura, la Commissione deve riferire, con cadenza almeno triennale, al Parlamento, al Consiglio e agli organi comunitari che rappresentano il settore in merito all'applicazione delle misure e agli sviluppi della politica comune della pesca (PCP).
La relazione di cui sopra prende in esame il triennio 1996-1998.
Il momento scelto per presentare la comunicazione in esame le attribuisce un significato particolare, nel senso che essa rappresenta un ponte verso il Libro verde sulla revisione della PCP che sarà pubblicato l'anno prossimo.
Non si tratta solo di un'istantanea storica del passato ma anche di un segnale importante sulla direzione che la Commissione intende prendere in futuro e sull' impostazione della PCP dopo il 2002.
Un elemento, questo, che non può che essere accolto positivamente.
<P>
La relazione prende in esame tutti gli aspetti della PCP, ivi compresi la conservazione e la gestione delle risorse, la politica strutturale, la politica esterna della pesca, la politica di mercato nonché il monitoraggio e il controllo.
<P>
Le conclusioni della comunicazione indicano alcune delle priorità fissate dalla Commissione: una maggiore coerenza fra i vari obiettivi perseguiti dalla PCP, ovvero conservazione delle risorse, efficienza economica della flotta e garanzia dell'occupazione nelle zone dipendenti dalla pesca; la presa in considerazione della dimensione economica della gestione della pesca; una migliore integrazione fra politica ambientale e politica della pesca; il miglioramento degli strumenti di gestione, ovvero obiettivi e strategie di gestione pluriennali, gestione dello sforzo di pesca e piena integrazione del Mediterraneo nel regime comunitario di gestione; un processo decisionale più affidabile e, infine, il mantenimento della dimensione esterna della PCP.
<P>
Si tratta di elementi che possono incontrare senz' altro il favore dell' Aula, poiché, come la Commissione stessa riconosce, molte delle suindicate priorità coincidono con quelle fissate e a lungo richieste dal Parlamento.
Voglio sottolineare a beneficio dei colleghi dell' Aula, come già ho fatto nella relazione, una serie di punti che considero di particolare importanza.
Giudico deplorevoli le attuali, insoddisfacenti condizioni degli stock ittici in relazione alle misure tecniche di conservazione.
Ritengo che tale aspetto sia suscettibile di maggiori progressi.
Pur riconoscendo le iniziative della Commissione volte a rafforzare il dialogo con il settore, è mia opinione che esse debbano essere massimamente potenziate.
I pescatori devono essere maggiormente coinvolti nel lavoro di ricerca condotto dagli scienziati, in modo da instaurare un rapporto di reciproca fiducia.
Considero molto verosimile l' ipotesi che i programmi poliennali abbiano avuto effetti discriminatori senza produrre alcun beneficio significativo a favore del settore della pesca nel suo complesso.
<P>
Auspico che si giunga all' introduzione di regimi uniformi d'ispezione in tutta la Comunità nonché all'armonizzazione delle sanzioni per le infrazioni.
Si deve esigere l' applicazione rigorosa del sistema comunitario di controllo per le navi dei paesi terzi operanti nelle acque dell'Unione europea.
Sono assolutamente favorevole ad una maggiore regionalizzazione della PCP, da attuarsi attraverso l' istituzione di un'ampia rete di unità regionali di gestione e di comitati consultivi regionali, basata sull'impiego delle divisioni e sottodivisioni del CIEM per definire le linee di confine.
In tale contesto, voglio ribadire che la regionalizzazione della politica della pesca non coincide assolutamente con la sua rinazionalizzazione, ma, per usare le parole della Commissione, comporta la partecipazione degli ambienti interessati "a tutte e tre le fasi del processo di gestione, ovvero consultazione, assunzione di decisioni e attuazione delle stesse".
<P>
È mio parere che la mancanza di coesione nell'applicazione regionale della PCP non può che tradursi in una mancanza di fiducia nella politica e nelle istituzioni comunitarie.
Appare quindi necessario definire l'applicazione della PCP in modo chiaro e concreto, delineando un sistema coerente di regionalizzazione.
Sono convinto che ciò debba comportare taluni fattori, ovvero l' istituzione di legami più stretti fra pescatori e scienziati, il riconoscimento dei fattori socioeconomici nelle aree fortemente dipendenti dalla pesca, la flessibilità e la semplificazione.
Come ho già avuto modo di fare in molte passate occasioni, reitero l' invito a considerare che la garanzia di un' adeguata politica di decentramento dipende in misura fondamentale dal mantenimento della riserva esclusiva di sovranità degli Stati membri rivieraschi sull' accesso alle acque territoriali entro le 12 miglia e dalla necessaria estensione a 24 miglia di tale riserva, come d' altronde l' Aula ha già stabilito nel febbraio del 1999.
<P>
Vorrei, a titolo personale, ricordare che i due punti appena indicati sono di fondamentale importanza per il mio paese, l' Irlanda.
Ritengo che l' esigenza di coesione sociale, economica e regionale meriti la massima considerazione e che si debba riconoscere la massima priorità alla tutela della popolazione di regioni fortemente dipendenti dalla pesca.
<P>
Mi aspetto che la Commissione proceda alla revisione dell' applicazione della stabilità relativa al fine di tenere meglio conto dell'esigenza di coesione economica, sociale e regionale.
Non ho alcun dubbio sul fatto che ciò si debba fare senza mettere in discussione questo principio fondamentale.
Colgo l' occasione per ringraziare l' onorevole Varela Suanzes-Carpegna per la relazione da lui elaborata.
Il fatto che non siano stati presentati emendamenti è un segnale evidente che il testo incontra il pieno favore dell' Aula.
Sono felice di poter affermare che la relazione ha incluso, in una forma o nell' altra, tutte le osservazioni contenute nel parere da me formulato a nome della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia.
L' onorevole Varela Suanzes-Carpegna ci ha illustrato con dovizia di dettagli l' importanza del ruolo multifunzionale della pesca comunitaria.
Si tratta di un aspetto che deve essere tenuto nel debito conto nei futuri negoziati in ambito OMC, in modo da garantire che i produttori dell' Unione europea non siano costretti in una posizione di svantaggio.
Spetta alla Commissione di elaborare le opportune proposte negoziali.
A differenza di quanto è accaduto in materia di agricoltura, auspico che il Commissario Fischler voglia consultare l' Aula sulle proposte relative alla pesca.
<P>
In conclusione, voglio esprimere il mio apprezzamento per il fatto che l' onorevole Varela Suanzes-Carpegna ha riconosciuto l' esigenza di tenere conto dei fattori sociali ed economici, quali l' occupazione nelle aree rivierasche.
Un punto, questo, che deve essere incluso nei colloqui in seno all' OMC e nell' opera di revisione della politica comune della pesca. È certamente positivo che la relazione dell' onorevole Varela Suanzes-Carpegna contenga il riferimento alle norme ambientali e alle condizioni sanitarie e di sicurezza alimentare.
Voglio infine congratularmi con il collega onorevole Cuhna per la relazione da lui elaborata.
<P>
<SPEAKER ID=261 LANGUAGE="FR" NAME="Poignant">
Signor Presidente, la relazione che presento, riguardante le riunioni regionali del 1998 e del 1999 organizzate dalla Commissione, ha suscitato un dibattito intenso, talvolta acceso, in seno alla commissione, non perché abbia carattere decisivo o decisionale, bensì perché costituisce, insieme a quella dell'On.
Gallagher e a quelle degli On. Varela e de Cunha, una delle prime relazioni che ci condurranno alle riflessioni sulla politica comune della pesca del 2002.
<P>
Si tratta di un argomento delicato, perché il settore ha specificità molto particolari ed interessa alcune nostre regioni europee caratteristiche e limitate.
Le attività della pesca generalmente creano numerosi posti di lavoro a monte e a valle e rendono dipendenti da questa attività molte delle nostre regioni, con la difficoltà di trovare alternative in caso di crisi del settore.
In queste regioni, tutti sanno che la data del 31 dicembre 2002 sarà decisiva perché è l'appuntamento della politica comune della pesca, come nel 1992 e nel 1982, come se la si rifacesse ogni dieci anni.
<P>
Al fine di formulare un'opinione - e penso che sia stata una buona idea -, l'opinione più completa possibile per preparare questa scadenza, la Commissione ha organizzato una procedura sistematica di consultazione di tutti gli interlocutori legati a quest'attività o da essa interessati, inviando questionari ed organizzando riunioni.
Per quanto riguarda le riunioni, se ne sono tenute trenta, con la partecipazione complessiva di quasi 1500 persone.
<P>
Sulla forma della relazione, è stato contestato il metodo seguito.
Alcuni deputati avrebbero preferito che non si entrasse troppo nel vivo della questione.
Ne abbiamo discusso a lungo in seno alla nostra commissione parlamentare e la commissione per la pesca ha finito con l'allinearsi al parere del relatore - credo che non ci fosse veramente altra scelta - e ciascuno ha potuto difendere in modo molto normale le proprie posizioni in merito.
Sul contenuto, si constata peraltro che le divisioni politiche un poco tradizionali sono meno profonde rispetto alle divisioni nazionali e regionali, all'interno di ciascuno dei nostri Stati, ed è per questo motivo che sono stati presentati numerosi emendamenti.
Lo studio degli emendamenti ha dimostrato che le posizioni iniziali erano talvolta distanti, ma il dibattito politico ha consentito ai gruppi di avvicinarsi, rendendo possibile un testo di apertura, una base di partenza seria, per avviare, insieme con le altre relazioni, la riforma della politica comune della pesca.
<P>
Alla lettura degli emendamenti e complessivamente, la maggior parte delle disposizioni votate in commissione riprende il punto di vista del relatore, in modo più preciso o più esplicito.
Nei mesi a venire, sarà reso pubblico il Libro verde - credo a fine marzo di quest'anno - e successivamente conosceremo il testo legislativo, nel corso del 2002.
A tutt'oggi, si distinguono grosso modo due tendenze, di cui una vorrebbe ripartire da zero per quanto riguarda tutto il sistema e tutti i fondamenti che hanno fatto e fanno la politica comune della pesca, mentre l'altra auspica che, senza rimetterne pesantemente in causa i fondamenti, si precisi, modifichi e migliori il sistema affinché il settore della pesca continui a svilupparsi, beninteso rispettando e preservando le risorse alieutiche.
E' risaputo che il settore europeo della pesca deve affrontare i problemi che interessano attualmente quasi tutte le altre industrie della pesca del mondo, non solo sul nostro continente o nelle nostre acque.
Lo sfruttamento eccessivo, che riduce le popolazioni ittiche, le catture e i redditi, rappresenta la principale minaccia per l'avvenire delle risorse e del settore della pesca propriamente detta.
L'intensificarsi della concorrenza, conseguenza della globalizzazione del mercato dei prodotti della pesca, è poi una sfida supplementare.
<P>
Una maggior competitività dell'industria della pesca dipenderà dalla capacità di adattamento di cui darà prova questo settore a fronte dei vincoli imposti dallo stato delle risorse e dalla domanda commerciale.
La politica comune della pesca è lo strumento adottato dall'Unione per gestire l'assetto della pesca e dell'aquacultura.
Tale politica è stata concepita per gestire una risorsa comune e rispettare gli obblighi insiti nei primi trattati europei.
<P>
La relazione traduce dunque le riflessioni sui quattro aspetti della politica comune della pesca: conservazione e gestione delle risorse, politica strutturale, organizzazione dei mercati, relazioni con i paesi terzi.
Globalmente, si chiede la riconferma, negli orientamenti generali, della politica dell'Unione nel settore della pesca.
E' il filo conduttore.
Il principio di precauzione, novità recente, se così posso dire, è inserito esplicitamente, insieme con la volontà di sviluppare una pesca responsabile.
<P>
Più in particolare, il vostro relatore tiene a sottolineare alcune proposte, in particolare il mantenimento dello statu quo sulle 6/12 miglia. Lo stesso vale per il mantenimento delle aree protette previe verifiche scientifiche con, necessariamente, la questione dell'accesso al mare del Nord, che sarà più rigoroso per tener conto degli allargamenti.
Mantenimento del principio dei TAC e delle quote, a condizione di rivederlo.
Diffidenza sulle quote individuali trasferibili e revisione più approfondita dei POP; armonizzazione dei controlli e delle infrazioni e, naturalmente, impegno sugli accordi di pesca e i programmi di azioni specificamente dedicati al Mediterraneo.
<P>
Aggiungo, e così concludo, la questione della regionalizzazione, che non si vuol vedere come una rinazionalizzazione, come ha detto l'onorevole Gallagher, e contemporaneamente dell'introduzione, in misura maggiore di quanto avviene oggi, di provvedimenti sociali nella politica comune della pesca.
L'onorevole Gallagher e io abbiamo potuto dare l'impressione di ripeterci.
In politica si ripete o si contraddice.
Noi abbiamo scelto di ripetere.
<P>
<SPEAKER ID=262 NAME="Cunha">
Signor Presidente, signor Commissario, desidero chiedere la loro comprensione per la mia richiesta di dedicare un minuto alla questione del Marocco prima di entrare nel merito della mia relazione.
Voglio inoltre compiacermi calorosamente con il Commissario Fischler per l'impegno che ha investito nei negoziati per il rinnovo dell'accordo di pesca con il Marocco, estendendo tale plauso anche alla Direzione generale per la pesca della Commissione.
<P>
Già all'inizio dei negoziati abbiamo dovuto affrontare la posizione intransigente dei negoziatori marocchini, che per ridurre la possibilità di accesso della flotta di pesca dell'Unione Europea hanno accampato nei nostri confronti argomentazioni di "sostenibilità delle risorse alieutiche".
Sappiamo ormai che non erano queste le vere motivazioni, in quanto gli stessi criteri non hanno trovato applicazione nei confronti di altri paesi terzi con cui hanno stipulato accordi, né negli accordi privati con vari operatori, di cui alcuni provenienti dall'Unione Europea.
<P>
Considerata l'importanza dell'accordo con il Marocco per l'economia europea della pesca, già da subito si sarebbe dovuta dichiarare questa questione una delle grandi priorità politiche di primo piano dello stesso Consiglio europeo e del Consiglio "affari esteri", oltre che, naturalmente, del Consiglio dei ministri della pesca.
Non riesco a liberarmi della sensazione che, eccezion fatta per l'intervento importante, ma sporadico del presidente della Commissione, il Commissario Fischler e i suoi servizi siano stati lasciati soli a combattere questa battaglia.
Essendo l'Unione europea la patria di tanti milioni di marocchini ed avendo essa concesso al Marocco tante facilitazioni commerciali per agevolare l'accesso dei suoi prodotti al nostro mercato, non si comprende perché questo paese abbia dimostrato una tale assenza di reciprocità rispetto al nostro atteggiamento di apertura e di cooperazione.
Sebbene, con il supporto degli Stati membri più direttamente coinvolti, le autorità comunitarie del massimo livello potessero dunque giocare importanti carte politiche, abbiamo dovuto constatare che ciò non è avvenuto.
Perché?
Lo scopriremo a tempo debito, ma, ad ogni modo, desidero ardentemente che si giunga rapidamente a un negoziato ragionevole.
<P>
Veniamo ora al tema della mia relazione, la Guinea-Bissau.
Il protocollo che disciplina le relazioni di pesca tra l'Unione europea e la Repubblica della Guinea-Bissau, valido fino a giugno dell'anno in corso, è stato sottoscritto nel giugno del 1997 ed è entrato in vigore nel dicembre dello stesso anno.
In seguito al conflitto armato che ha insanguinato il paese nel 1998, la Commissione ha presentato al Consiglio e al Parlamento una bozza di decisione in cui si chiedeva di sospendere l'accordo.
Con la relazione Girão Pereira, all'inizio del 1999 il Parlamento ha considerato giustificata e legittima la proposta della Commissione ed ha emesso parere favorevole, autorizzando la sospensione dell'accordo fino al termine delle ostilità, quando la sospensione avrebbe dovuto essere revocata e si sarebbe concesso al governo della Guinea-Bissau un aiuto per iniziative ad hoc volte a sostenere il settore locale della pesca, le infrastrutture e le attività di vigilanza.
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A causa di alcuni problemi giuridici e procedurali sollevati da una sua precedente proposta, la Commissione presenta oggi un nuovo progetto di decisione.
Come il testo precedente, anche questa nuova formulazione giuridica mira a concedere alle legittime autorità della Guinea-Bissau un importo equivalente alla quota non versata della compensazione finanziaria prevista dall'accordo vigente, pari a circa 6,5 milioni di euro, che deve essere destinata esclusivamente a promuovere le attività locali di pesca, a rinforzare le misure di controllo e a ricostruire le infrastrutture di pesca danneggiate nel frattempo.
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In base a un programma di interventi elaborato dal governo della Guinea-Bissau, la Commissione procederà a consegnare il 50 per cento della compensazione finanziaria prevista e verserà l'importo restante quando il governo del paese avrà presentato una relazione dettagliata sulla realizzazione degli interventi programmati e sui risultati ottenuti, che dovrà essere consegnata alla Commissione entro il 31 maggio 2001.
Poiché tuttavia, a causa dello stesso conflitto armato, si sono verificate enormi difficoltà nel riassetto amministrativo della Guinea-Bissau e del suo governo, sarà tuttavia opportuno prolungare i termini per il pagamento.
La commissione per la pesca di questo Parlamento ha pertanto fissato la scadenza definitiva per l'esecuzione dei pagamenti al 31 maggio 2003, invece di riprendere il suggerimento iniziale del 31 maggio 2001.
Considerando che la proposta della Commissione si rivela fondamentalmente uguale a quella che abbiamo approvato nel marzo del 1999, che l'importo previsto è esattamente lo stesso e risulta dal protocollo e che la proposta presenta obiettivi precisi, in veste di relatore raccomando al Parlamento di emettere parere favorevole.
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<SPEAKER ID=263 LANGUAGE="DE" NAME="Langenhagen">
Signor Presidente, abbiamo molta carne al fuoco perché la portata del primo dibattito sulla pesca del 2001, che si tiene ad un'ora così tarda, è davvero notevole. Commissario Fischler, mi rallegro particolarmente di poterla salutare tra noi!
Con il nuovo anno è stato abolito il venerdì della tornata di Strasburgo, cosicché i dibattiti sulla pesca, che per lungo tempo si sono tenuti in questa giornata, sono stati anticipati, permettendoci di discuterne già il martedì.
Mentre, ciononostante, molti colleghi non sono in sala, le siamo molto grati perché almeno lei ci ha raggiunti!
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All'anno nuovo si associano molte aspettative e molte speranze, anche da parte dei pescatori dell'Unione europea.
Mi limito a menzionare la riforma della politica comune della pesca e il Libro verde della Commissione, che attendiamo con ansia.
D'altro canto, però, devo purtroppo constatare che le stesse rughe di preoccupazione continuano a solcare la fronte dei colleghi e, per quanto mi è dato di distinguere da qui, signor Commissario, anche la sua.
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Una delle motivazioni è certamente da ricercarsi nel difficile negoziato ancora in corso sull'accordo di pesca con il Marocco, temo infatti che non si intraveda ancora nessun raggio di luce in fondo al tunnel di queste trattative.
L'impostazione cauta e diplomatica - e mi sia consentito utilizzare questa terminologia - della Commissione, rappresentata da lei e dal Presidente Prodi, non ha suscitato che una minima disponibilità al dialogo presso la controparte - sarei quasi tentata di dire presso la parte avversaria - e non ha quindi consentito nessun progresso reale.
Me ne dolgo profondamente, in quanto anch'io voglio l'accordo, anche se dichiaro esplicitamente di non accettare un accordo ad ogni costo.
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Data la limitazione del quadro finanziario, i pagamenti effettuati dall'Unione europea devono porsi in un rapporto ragionevole con le prestazioni che ci vengono garantite come contropartita.
Il Regno del Marocco deve finalmente cominciare a seguire una linea realistica ed affidabile.
In caso contrario, infatti, l'ostruzionismo finora praticato rischia di trasformarsi in un boomerang perché, a ben vedere, la pesca non è l'unico elemento di contatto tra il Marocco e l'Unione europea.
L'Unione europea non deve comportarsi come un elefante nel negozio di porcellane della diplomazia, ma non può ridursi a saltellare irritata come una pulce.
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Il prossimo risarcimento finanziario ai pescatori spagnoli e portoghesi è imminente ed è davvero giunto il momento di valutare nuove alternative e di descriverle chiaramente, anche se dovessero rivelarsi molto radicali.
Una sovvenzione, infatti, non può né deve trasformarsi in soluzione definitiva. In questo contesto sarà interessante procedere finalmente ad un esame approfondito dell'analisi costi-benefici degli accordi di pesca per trarne le dovute conseguenze.
Tale aspetto viene menzionato in particolare anche nella relazione dell'onorevole Gallagher.
La prima presentazione è infatti avvenuta, ma, ahimè, già molto tempo fa ed è stata seguita da un periodo di silenzio.
Attenzione, che non sia una quiete prima della tempesta, perché gli indizi segnano già tempesta.
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Desidero innanzitutto ringraziare Pat Gallagher, uno di nostri alleati più risoluti in seno alla commissione per la pesca, che con la sua eccellente relazione ancora una volta ha svolto opera meritoria.
Proprio in vista di una riforma della politica comune della pesca, non è più necessario ribadire l'importanza di un'analisi dei provvedimenti e dell'andamento della situazione. Ma quali saranno le proposte del tanto atteso Libro verde della Commissione?
Siamo certi che deve mirare a garantire un equilibrio tra la necessità di migliorare le risorse ittiche e il grande ruolo socioeconomico della pesca.
Mi sembra inoltre imprescindibile coinvolgere maggiormente i gruppi di interesse. Dati i notevoli deficit emersi nel settore agricolo a causa, per esempio, dello scandalo BSE, ciò può avvenire anche tramite nuove forme di commercializzazione del pesce, alimento sano e apportatore indispensabile di proteine.
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Ricordo a tutti che dobbiamo affrontare un ampio programma di lavoro e mi rallegro in anticipo per il dibattito stimolante e controverso che condurremo in nome del futuro del settore europeo della pesca.
Il nostro impegno, tuttavia, dovrà sempre rimanere invariato.
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<SPEAKER ID=264 NAME="Miguélez Ramos">
Signor Presidente, vorrei ringraziare il Commissario Fischler per la sua partecipazione alla nostra discussione.
La sua presenza qui oggi è il risultato della richiesta presentata dal gruppo del PSE nella Conferenza dei presidenti.
Signor Commissario, ricordo che nell' ottobre 1999, un mese prima della scadenza dell' accordo, lei dichiarò in quest' Aula che "avrebbe fatto tutto quanto era in suo potere per trovare una soluzione" e che "si sarebbe bagnato i piedi" .
Quattordici mesi dopo, è la flotta comunitaria ad essere bagnata, con l' acqua che le arriva fino al collo.
Non voglio tuttavia accusarla.
Credo che lei abbia fatto tutto quanto era in suo potere, che non era in realtà molto.
Il problema sta nella mancata concertazione di sforzi tra i vari servizi della Commissione, nello scarso impulso politico da parte del Consiglio e - cosa ancor più grave, a mio giudizio - nell' assenza di lucidità, abilità e lavoro parallelo da parte del governo del paese più direttamente interessato.
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Ritengo, onorevole Varela, che la visita del Presidente Prodi - a mio giudizio molto positiva - più che tranquillizzare il settore, lo abbia agitato proprio a causa del momento delicato in cui si è svolta: tanti sono i dubbi e le esitazioni che i professionisti del settore hanno in questo momento.
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Il settore continua a ripetere che non vuole un accordo a tutti i costi e teme che si firmi un accordo solo per salvare le apparenze.
Gli operatori ritengono che le offerte del Marocco - cioè le condizioni tecniche a cui vogliono vincolare la flotta comunitaria - sono inaccettabili; alcune modifiche, alcune limitazioni ai pescherecci congelatori da traino e a quelli per la pesca dei frutti di mare sono inaccettabili.
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A mio giudizio, le autorità marocchine hanno bisogno di un messaggio chiaro da parte dell' Unione.
L' Unione auspica una cooperazione leale con i suoi partner e ora constatiamo che avremmo avuto molto da guadagnare se il governo marocchino avesse risposto tempestivamente agli appelli comunitari.
E' inaccettabile che per 14 mesi il governo marocchino abbia ribadito di non volere un accordo e che ora voglia addossare a lei, Commissario Fischler, la colpa del mancato accordo e della rottura dei negoziati.
Ne conseguirà che i prossimi austriaci - come nel suo caso - o svedesi che si troveranno a negoziare a Rabat penseranno che i marocchini vogliono esattamente il contrario di ciò che stanno pensando o dicendo.
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Tutto questo ridicolo processo, che dura ormai da 14 mesi, ha delle conseguenze negative per una semplice ragione: in certi settori dell' Unione dà luogo ad un sentimento di rifiuto nei confronti della stessa Unione europea.
In quest' Aula trascorriamo giorni interni discutendo del deficit democratico e del buon governo dell' Unione, ma poi, quando abbiamo fra le mani una questione che interessa direttamente più di 4.000 pescatori, facciamo finta di non vedere ciò che è evidente, astenendoci dall' intervenire come qualunque governo farebbe per difendere una parte così importante del proprio tessuto produttivo.
C' è chi sostiene che il Presidente Prodi avrebbe dovuto bloccare non solo la cooperazione in materia di pesca, ma anche l' intero programma MEDA II.
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Per quanto riguarda le relazioni Poignant e Gallagher, che anticipano molti dei punti di discussione sulla prossima riforma della politica comune della pesca, credo che con l' approvazione di alcuni emendamenti potremo giungere a due risoluzioni equilibrate e correggere alcune contraddizioni.
Tuttavia, un accordo equilibrato - come quello che dovremo raggiungere sul Libro verde - non vuol dire che si tratta del punto d' incontro di varie posizioni estreme, ma piuttosto di una relazione coerente che sostenga il futuro dell' intero settore della pesca come attività economica possibile in tutta l' Unione europea.
L' equilibrio che auspica il gruppo socialista può essere ottenuto solo con una politica della pesca fondata su criteri scientifici e adeguata al mercato, eliminando le discriminazioni politiche che ancora persistono.
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Il processo di riforma deve essere improntato alla partecipazione, come afferma l' onorevole Poignant, con cui mi congratulo per il suo lavoro, realizzato in condizioni difficili.
La sua relazione evidenzia molti dei problemi che dovremo affrontare durante il processo di riforma della politica comune della pesca, e indica una serie di soluzioni: per esempio l' aspetto socioeconomico della pesca, lo sviluppo degli aspetti sociali della PCP, l' aggiornamento dei criteri che definiscono una regione come "dipendente dalla pesca" .
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Anche la relazione Gallagher è interessante, dato che fa riferimento agli aspetti sociali e considera gli accordi con i paesi terzi come un elemento fondamentale della politica comune della pesca.
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Noi chiediamo l' elaborazione di pareri giuridici e scientifici chiari circa le restrizioni di accesso.
A nostro giudizio, la riforma della politica comune della pesca non dovrebbe contenere nessuna discriminazione di carattere politico o basata sulla nazionalità.
I nostri emendamenti sostengono la conservazione dell' attuale limite delle 6/12 miglia.
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Vorrei infine congratularmi con l' onorevole Varela - e anche con l' onorevole Cunha - per la sua eccellente relazione sulla sfida della globalizzazione e i pericoli che alcuni aspetti di quest' ultima comporteranno per il settore comunitario della pesca.
Resta da risolvere l' aspetto internazionale della politica comune della pesca, cioè la nostra sempre più necessaria partecipazione alle organizzazioni multilaterali.
Si tratta di un tema destinato a tornare in quest' Aula e ad essere discusso più volte.
Ancora congratulazioni all' onorevole Varela per l' anticipazione politica, che si potrebbe quasi definire poetica.
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<SPEAKER ID=265 LANGUAGE="EN" NAME="Attwooll">
Signor Presidente, signor Commissario, desidero congratularmi con tutti i relatori per l' ottimo lavoro svolto.
Il mio intervento si concentrerà in maniera specifica sul tema della gestione regionale della politica comune della pesca.
In effetti, il tipo di sviluppo che vorremmo vedere attuato è espresso assai meglio dalla locuzione "gestione zonale" , la quale implica una maggiore partecipazione a livello decisionale di quanti hanno un interesse diretto in ciascuna delle divisioni CIEM, siano essi attivi nella pesca o nella lavorazione dei relativi prodotti o abbiano un ruolo in ambito scientifico o ambientalista.
Se tale regime fosse già operante, non ci troveremmo di fronte alle attuali difficoltà in relazione alle proposte della Commissione per la ricostituzione dello stock di merluzzo bianco nel Mare del Nord.
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Quanti sono direttamente coinvolti in tale piano sono convinti che esso, nei termini inizialmente indicati, avrebbe effetti disastrosi sulle industrie interessate e un impatto negativo sullo stock di merluzzo bianco e questo punto di vista è condiviso e sostenuto dai gruppi ambientalisti.
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I deputati scozzesi al Parlamento europeo sono estremamente grati al Commissario per l' incontro concesso e per le rassicurazioni ricevute sul fatto che le proposte in oggetto non hanno ancora carattere definitivo.
Sia in Scozia che nell' area del Mare del Nord, molto è stato fatto in materia di misure conservative, in generale, e di ricostituzione della popolazione di merluzzo bianco in particolare.
Io spero che la Commissione vorrà accogliere con la massima attenzione i risultati di tale opera.
In particolare, chiedo alla stessa di abbandonare l' idea di imporre una dimensione di maglia di 140 mm e, inoltre, di prendere atto di quanto la flotta scozzese dipenda da un' attività mista di pesca.
Coerentemente con quanto appena detto, auspico che essa, invece di imporre restrizioni generali su circa 15000 miglia quadrate del Mare del Nord, voglia, come io confido, scegliere la misura delle chiusure stagionali nelle aree in cui il la concentrazione di merluzzo bianco è alta.
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<SPEAKER ID=266 LANGUAGE="EN" NAME="Hudghton">
Signor Presidente, signor Commissario, era inevitabile che le relazioni degli onorevoli Gallagher e Poignant non si limitassero ad esaminare la situazione passata ma si concentrassero in dettaglio sulla revisione della politica comune della pesca. Io ritengo assolutamente opportuno che i deputati al Parlamento europeo cerchino di influenzare il processo di revisione prima che abbia luogo l' attività formale di consultazione del Parlamento stesso.
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Devo constatare che l' obiettivo principale della PCP, ovvero la tutela degli stock ittici, non è stato realizzato e ciò ci ha costretto a fare i conti, di anno in anno, con forti fluttuazioni dei contingenti, come dimostra l' attuale situazione di crisi relativa al merluzzo bianco.
Oltre a ciò, è ormai urgente procedere al riesame del processo e del livello di assunzione delle decisioni.
Lo scopo di molti emendamenti a cui ho apposto la mia firma è quello di definire alcuni importanti principi a fondamento della revisione della PCP. Mi riferisco, per esempio, alla necessità di mantenere il principio di stabilità relativa, in considerazione del fatto che le ottime ragioni per includerlo come principio fondamentale sono tuttora valide.
Alla luce dell' esperienza in aree quali la zona Shetland, anche per il futuro devono continuare ad esistere le aree sottoposte a tutela speciale in ragione di un parere scientifico.
La definizione del sistema di gestione zonale deve avvalersi delle divisioni CIEM e includere la rappresentanza delle parti coinvolte nell' attività di pesca, nella scienza e nella difesa dell' ambiente, in modo da realizzare la piena partecipazione di questi soggetti e da escludere la rinazionalizzazione della PCP. Non si chiede di sottrarre potere al Consiglio e alla Commissione ma, al contrario, di consentire a ciascun Stato membro che abbia contingenti di pesca in una particolare zona di fornire la propria assistenza al fine di definire e raccomandare controlli che siano rilevanti e opportuni per l' area in questione e che, in tal modo, abbiano maggiore possibilità di risultare efficaci.
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Per quanto concerne la Scozia, gli eventi più recenti hanno prodotto un calo ancora più marcato della fiducia nei processi decisionali e nella struttura stessa della PCP.
Come può, per esempio, la Commissione ammettere gli attuali livelli di pesca industriale o addirittura gli aumenti delle catture accessorie di pesce bianco e, di contro, procedere alla riduzione dei contingenti di pesce destinato al consumo umano?
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Spero che il processo di revisione della PCP possa rappresentare un' occasione utile a definire una soluzione efficace.
Per la Commissione e il Consiglio la sfida consisterà nel considerare con la dovuta attenzione la gestione zonale entro un quadro, ovviamente, di obiettivi a livello comunitario ma in modo da consentire alle parti interessate di partecipare con maggiore pienezza e da garantire che la nuova PCP, una volta approvata, possa raggiungere il suo scopo, ovvero la sostenibilità a lungo termine della pesca europea.
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<SPEAKER ID=267 NAME="Jové Peres">
Signor Presidente, bisogna riconoscere che gli onorevoli Poignant e Gallagher hanno svolto un lavoro eccellente, ma, in tutta sincerità, credo che il loro zelo - si tratta di persone che hanno una grandissima esperienza e conoscenza del settore - li abbia spinti, su alcuni aspetti, a varcare i confini del tema oggetto delle rispettive relazioni.
Il problema è che gli emendamenti hanno insistito su questo approccio e, per certi versi, sono stati addirittura approvati elementi contraddittori.
Spero che domani, nel corso della votazione, questi aspetti possano essere rettificati, dato che il mio gruppo vorrebbe votare a favore di entrambe le relazioni.
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Quanto alla questione della pesca e della globalizzazione, occorre riconoscere che il ridotto livello di autoapprovvigionamento comunitario per i prodotti ittici ha provocato la liberalizzazione degli scambi in modo molto più rapido e importante che in altri settori; tuttavia, le caratteristiche stesse dell' attività della pesca, la progressiva nazionalizzazione delle zone di pesca e altre circostanze - che, pur nella loro peculiarità, hanno comunque conseguenze paragonabili a quelle della mondializzazione - producono effetti particolarmente significativi sul piano sociale, con ripercussioni a volte gravi sulle condizioni di lavoro, o trasferimento delle attività collegate alla pesca.
Mi sembra che la relazione dell' onorevole Varela indichi una serie di misure per correggere questi effetti negativi.
Mi congratulo anche con l' onorevole Cunha.
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Infine, per quanto riguarda la questione del Marocco, ho due constatazioni da fare: innanzi tutto, gli effetti negativi che il mancato accordo ha e avrà su zone svantaggiate della Comunità, sia in relazione ai pescatori che alle attività legate alla pesca.
Trattandosi di zone svantaggiate, le azioni di riconversione hanno scarsissime possibilità di successo.
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In secondo luogo, il comportamento dei negoziatori marocchini non sembra certo all' altezza di uno Stato a cui siamo legati da un accordo di associazione.
In una situazione del genere, è auspicabile che la Commissione sappia far comprendere alle autorità marocchine che l' associazione si basa sulla reciprocità, prendendo eventualmente le misure adeguate.
I media sostengono che, anche in caso di accordo, gli interessi dell' Unione europea potrebbero risultare fortemente penalizzati.
Io spero che l' accordo sia raggiunto e che la Commissione sappia far valere i suoi diritti di reciprocità.
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<SPEAKER ID=268 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro">
Signor Presidente, signor Commissario, desidererei attirare l'attenzione su un aspetto che mi sembra indicare una lacuna della politica comune della pesca e dovrebbe essere considerato nel quadro della riforma che vogliamo attuare a partire dal 2002 perché concerne la situazione della pesca nelle regioni ultraperiferiche.
Sarebbe stato importante leggere la modifica del trattato di Amsterdam anche per la politica della pesca e sottolinearne le potenzialità, in particolare per il Portogallo e le sue regioni Azzorre e Madeira, ma anche per le regioni ultraperiferiche francesi e spagnole.
L'Unione europea può progettare la sua zona economica esclusiva in queste regioni particolarmente sfavorite e nel dibattito su questa materia è importante sottolinearne il valore strategico per il futuro.
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Apprezziamo le informazioni forniteci dal signor Commissario in quest'Aula relativamente al Marocco, anche se esse rappresentano una magra consolazione per i portoghesi.
Nel nostro paese, infatti, 40 imbarcazioni sono ferme dal mese di dicembre del 1999 e quando forse un giorno si firmerà l'accordo molte delle aziende cui appartengono potrebbero addirittura avere già perso le loro capacità operative.
Mi associo pertanto ai commenti già espressi in questa sede dai colleghi Arlindo Cunha e Miguélez Ramos, che hanno chiesto sia al Consiglio, sia alla Commissione una posizione più energica nel dialogo con il governo marocchino.
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In termini generali rimaniamo in prudente attesa sulla revisione della politica comune della pesca del 2002.
È noto che la posizione portoghese è molto critica, perché la pesca deve essere fonte di occupazione, mentre l'esperienza del Portogallo ha invece dimostrato che la politica comune della pesca è stata fonte di disoccupazione.
Speriamo che il mantenimento delle quote deciso per quest'anno sia un primo segnale positivo per il futuro.
Seguiamo con particolare interesse la decisione di prestare attenzione alla sensazione di discriminazione rivelata dalle consultazioni degli ultimi anni, nonché il problema dell'ordinamento, che dobbiamo affrontare in modo adeguato.
Come già sottolineato in quest'Aula dall'onorevole Gallagher, chiediamo infine una riserva di 24 miglia per la pesca costiera.
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<SPEAKER ID=269 NAME="Fraga Estévez">
Signor Presidente, continuo a nutrire dubbi sul metodo seguito, soprattutto nella relazione dell' onorevole Poignant, e ritengo tuttora che le opinioni dei professionisti del settore della pesca emerse durante le riunioni regionali avrebbero meritato un' analisi più profonda.
Inoltre, gli onorevoli Gallagher e Poignant hanno presentato prospettive spesso opposte delle misure che la politica comune della pesca dovrebbe contenere.
Occorre riconoscere lo sforzo che hanno compiuto a posteriori per cercare di unificare le posizioni, ma il Partito popolare europeo crede che su alcuni temi di fondo restino ancora evidenti contraddizioni.
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Abbiamo pertanto presentato una serie di emendamenti volti a eliminare l' impressione che il Parlamento non abbia un criterio ben definito circa il futuro della politica comune della pesca, perché non è vero.
E' possibile che non ci sia accordo su misure specifiche, ma da queste relazioni si deduce che il Parlamento concorda con gli operatori del settore sulla necessità di modificare a fondo la PCP.
Chiedo pertanto - senza voler avviare di nuovo una discussione sterile - l' approvazione dei nostri emendamenti, che rispecchiano questa aspirazione al cambiamento e la necessità di una riflessione profonda sulla politica della pesca, con lo sguardo al futuro e non al passato.
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Se tale necessità non fosse evidente, il Consiglio dei ministri dello scorso dicembre non avrebbe dato il via libera.
Non si può continuare così.
Gli errori di fondo che la politica comune della pesca si trascina fin dall' inizio li paga il settore alla fine dell' anno con una serie di tagli, sempre più brutali, alla sua attività.
Quando si raggiungono situazioni estreme, com' è successo quest' anno, mi domando quale settore sarebbe mai in grado di sopravvivere con queste regole del gioco.
Le risorse stanno sempre peggio: a consentirlo e addirittura a provocarlo è tutta una serie di carenze nella politica che disciplina l' attività di pesca.
Un settore vincolato a norme transitorie, contraddittorie e spesso incomprensibili non ha che una responsabilità molto limitata in circostanze simili, eppure è l' unico a pagarne le conseguenze.
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La politica comune della pesca ha bisogno di un rinnovamento molto profondo, in grado di fornire soluzioni all' industria della pesca, che a differenza delle norme in vigore - o addirittura loro malgrado - è riuscito a sopravvivere e ha fatto il possibile per evolversi e continuare a offrire ricchezza e occupazione alle regioni costiere.
Per questo motivo, quando è evidente l' insoddisfazione per la politica delle risorse, con i brillanti risultati appena emersi dal Consiglio di dicembre, con un sistema di TAC che favorisce i rigetti in mare, quando devono ancora essere risolte questioni come la stabilità relativa e la libertà di accesso, per non parlare dell' adeguamento ai Trattati dell' unica politica comunitaria che conserva ancora discriminazioni basate sulla nazionalità, la Commissione non può proporci sul serio un progetto del Libro verde come quello che ha elaborato.
Se la Commissione crede davvero che il futuro della pesca europea non risieda nella semplice modifica di un regolamento, ma nella proposta di misure già presenti nei regolamenti attuali, se la grande proposta e la grande scoperta della Commissione per la futura politica comune della pesca si riducono ai TAC pluriennali e alla promozione dell' acquacoltura, forse è giunto il momento, signor Presidente, di chiedere seriamente che subentrino altre persone in grado di fornire idee nuove e un minimo senso di responsabilità.
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<SPEAKER ID=270 LANGUAGE="PT" NAME="Candal">
Signor Presidente, desidero esporre in quest'Aula tre brevi e succinte riflessioni sulla prevista revisione della politica comune della pesca.
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Primo punto: accesso alle acque e alle risorse interne.
Deve essere preoccupazione dell'Unione europea salvaguardare le attività tradizionali di ogni comunità di pescatori.
Mi pare pertanto essenziale preservare almeno l'accesso riservato alle cosiddette "acque territoriali", soprattutto in considerazione del fatto che le attività della piccola pesca hanno un riscontro determinante nelle risorse costiere di ogni Stato membro.
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Secondo punto: il principio di stabilità relativa e il pieno sfruttamento delle possibilità di pesca ottenute al di fuori delle acque comunitarie.
Il principio di stabilità relativa rappresenta un pilastro fondamentale della politica comune della pesca, ma la sua applicazione alle quote di pesca ottenute dall'Unione tramite contropartite finanziarie in accordi con paesi terzi o in acque gestite da organizzazioni regionali di pesca può originare situazioni perverse.
La Comunità, per esempio, non sfrutta pienamente le quote acquisite a titolo oneroso nelle acque di paesi terzi, sebbene alcuni Stati membri siano interessati ad avvalersene.
Mentre però negli accordi detti "con paesi del sud" si contempla che, previo sfruttamento dei rispettivi diritti di cattura da parte degli Stati membri, la quota non utilizzata venga messa a disposizione di tutti i paesi comunitari interessati, tale meccanismo non trova applicazione negli accordi definiti "con paesi del nord".
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Sebbene vi siano Stati membri interessati a catturare le quantità non pescate - mi si passi l'espressione - dagli "aggiudicatari", l'Unione europea non esaurisce completamente le quote di pesca d'alto mare riconosciutele in seno alle organizzazioni regionali di pesca.
In tal modo l'Unione si rende passibile di una riduzione delle sue prerogative in occasione delle revisioni delle quote attribuite alle parti contraenti.
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Terzo punto: il ruolo dell'Unione europea sulla scena internazionale.
Come potenza mondiale nel campo della pesca, ma al contempo anche come uno dei maggiori mercati per i prodotti di questo settore, l'Unione europea deve reclamare e assumere un ruolo equivalente alla sua importanza all'interno delle organizzazioni internazionali, e più specificamente in seno alle organizzazioni regionali di pesca.
Sono molto grato al Commissario per il suo intervento e lo esorto ad investire tutto peso dei quindici Stati membri nelle trattative con il Marocco, non limitandosi ad erigersi ad avvocato solo del Portogallo e della Spagna.
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<SPEAKER ID=271 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, la politica comune della pesca, come molti hanno già osservato, non è stata in grado di tutelare gli stock ittici a livelli adeguati e tali da garantire l' esistenza di un' attività di pesca a livello industriale.
Le ragioni di tale fatto risiedono in parte nella natura conflittuale di alcuni degli obiettivi della PCP, così come sono definiti dal regolamento n. 3760/92.
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È impossibile soddisfare le ragioni del mercato e dell' industria e, contemporaneamente, mantenere intatte le risorse.
Quando, il prossimo anno, si procederà alla revisione della PCP, è essenziale che la protezione degli stock ittici e dell' habitat marino assurga ad obiettivo primario. Per ottenere ciò, è necessario che la gestione della pesca si fondi sull' applicazione rigorosa ed estensiva dell'approccio precauzionale.
Tale approccio comporta che, prima di consentire la pesca di un certo stock per fini commerciali, sia effettuata quanto meno una valutazione scientifica dello stock in questione e si definisca, in base a un criterio di tutela conservativa, il totale delle catture ammesse.
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In altre parole, non si deve consentire l' attuale saccheggio di taluni stock di specie d' alto mare da parte di alcuni paesi dell' UE.
Ciò significa che ogni nuova attrezzatura di pesca e qualsiasi modifica delle attrezzature esistenti comportano la valutazione dell' impatto potenziale sullo stock della specie bersaglio e su quello delle specie soggette a cattura accessoria, nonché sull' ambiente marino nel suo complesso.
In altri termini, la decisione del livello a cui mantenere lo stock in questione implica un' impostazione conservativa.
L' uso del concetto di reddito massimo sostenibile o di qualsiasi altro parametro di riferimento è semplicemente sbagliato, poiché conduce ad uno sfruttamento eccessivo e all' esaurimento dello stock interessato.
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Gli obiettivi e un numero limitato di parametri di riferimento vanno definiti in modo da mantenere le riserve ittiche ad un livello tale da rendere insignificante il rischio di impoverimento o di esaurimento.
La migliore definizione del principio di precauzione è contenuta nell' accordo ONU in materia di riserve di pesca, che include questo e molti altri principi.
L' UE ha accettato questa impostazione in relazioni ad alcuni casi e io ritengo che sia davvero tempo che essa applichi lo stesso criterio agli stock di propria competenza.
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Sono state dette alcune cose sul Marocco e, a tale riguardo, voglio solo dire che si deve insistere perché al Marocco, in quanto Stato rivierasco con sovranità sulle proprie risorse di pesca e sulla propria zona economica esclusiva, sia lasciata la responsabilità di decidere come meglio impiegare tali risorse.
Ci opponiamo, quindi, a qualsiasi forma di pressione politica o economica che intenda incoraggiare o costringere il Marocco a sottoscrivere un accordo con l' Unione Europea.
In secondo luogo, saremo inflessibili sul fatto che nessun accordo con il Marocco può consentire l' accesso alle acque del Sahara occidentale.
Poiché non riconosciamo la sovranità del Marocco su questa regione, riteniamo che esso non abbia alcun titolo per discutere dell' accesso delle navi europee in tali acque e che, per le stesse ragioni, l' UE non abbia il diritto di avviare negoziati in materia con il Marocco o di consentire che le navi degli Stati membri accedano alle acque del Sahara occidentale come è accaduto in passato.
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<SPEAKER ID=272 LANGUAGE="PT" NAME="Figuereido">
Signor Presidente, conosciamo bene l'importanza socioeconomica del settore della pesca, non solo per l'occupazione diretta ed indiretta da esso generata, ma anche per lo sviluppo economico di molte regioni e comunità di pescatori. Ciò vale anche per la piccola pesca costiera che assicura il rifornimento di pesce fresco e la salvaguardia di tradizioni e di culture dell'Unione europea.
I seminari regionali hanno tuttavia confermato le profonde critiche mosse alla politica comune della pesca sia in materia di TAC e di quote, sia relativamente ai sistemi di POP, che hanno avuto effetti discriminatori e non hanno apportato grandi benefici al settore.
Dobbiamo impedire che Stati membri che hanno rispettato gli obiettivi siano penalizzati con una riduzione dello sforzo di pesca solo perché gli altri paesi non hanno raggiunto i risultati fissati nei POP precedenti.
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È altrettanto evidente che la maggior parte degli operatori del settore nutre perplessità sui pareri scientifici pronunciati in materia di gestione e di conservazione dei prodotti alieutici, pur non dubitando della necessità di tutelare le specie.
Si impone dunque una profonda revisione della politica comune della pesca, elaborata associando i pescatori e le altre parti interessate affinché la loro esperienza e le loro capacità possano concorrere ad elaborare un sistema più funzionale e più realistico.
Sono necessarie misure strutturali in grado di assicurare la sopravvivenza delle comunità che dipendono dalla pesca, nonché misure socioeconomiche capaci di migliorare le condizioni di vita dei pescatori, che non possono essere penalizzati da eventuali provvedimenti per la tutela delle specie, come già avvenuto ai pescatori di sardine del Portogallo settentrionale.
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È inoltre importante considerare adeguatamente le peculiarità delle regioni ultraperiferiche e, come si chiede nella relazione Gallagher, procedere verso l'estensione a 24 miglia della zona esclusiva, una decisione peraltro già adottata in passato da questo Parlamento.
In merito ai negoziati attualmente in corso in seno all'Organizzazione mondiale del commercio, si deve sottolineare che l'attività comunitaria di pesca non deve essere valutata esclusivamente nell'ottica puramente economica dello scambio di merci, come rilevato nella relazione Varela Suanzes-Carpegna.
La pesca dell'Unione europea svolge un ruolo polifunzionale, contribuisce a consolidare il tessuto sociale ed economico delle zone litoranee, rappresenta uno stile di vita e un fattore di coesione per vaste regioni costiere e fornisce una garanzia di approvvigionamento alimentare.
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Signor Presidente, desidero menzionare anche gli accordi internazionali di pesca, che svolgono un ruolo fondamentale per il rifornimento del mercato europeo ad opera della flotta comunitaria.
Le informazioni che riceviamo non solo sul ritardo negli accordi di pesca con l'Angola, ma anche sulle difficoltà presentate dal rinnovo dell'accordo di pesca con il Marocco sono però fonte di particolare preoccupazione e ci impongono non solo di chiedere chiarimenti, che peraltro abbiamo già ricevuto, ma anche di adottare provvedimenti in grado di garantire la tutela dei pescatori e i diritti degli armatori che subiscono pregiudizio a causa di tale situazione, come già avviene in Portogallo.
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<SPEAKER ID=273 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, il 2001 è l' anno in cui la Commissione dovrà formulare una nuova politica per la pesca.
Ritengo estremamente importante che la Commissione coinvolga esplicitamente il settore della pesca nelle proprie deliberazioni.
Quando i risultati della ricerca dovranno essere convertiti in limiti di cattura la Commissione dovrà consultare non solo gli esperti, ma anche i pescatori.
Se non succederà, l' imposizione di TAC e di contingenti susciterà inutili resistenze presso gli operatori di questo comparto.
I pescatori - sicuramente quelli dei Paesi Bassi - riconoscono l' utilità dei limiti di cattura, purché siano giustificati.
Un cattivo esempio è dato dai limiti imposti recentemente ai pescatori olandesi per la pesca della passera di mare e della sogliola, limiti che costeranno agli operatori 35 milioni di euro.
Secondo il Consiglio dei ministri della pesca i limiti imposti servono a proteggere il merluzzo. I biologi, invece, sostengono di non aver mai formulato un simile parere e che si tratta di una decisione politica.
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I pescatori europei operano in acque diverse.
Questa caratteristica richiede un approccio regionale nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà dell' Unione europea.
Nel caso dei Paesi Bassi, ciò significa che il nostro paese elaborerà insieme agli altri paesi del Mare del Nord una politica per questa regione.
Insieme questi paesi decideranno se nel fragile sistema del Mare del Nord vi è spazio per i pescherecci di altre regioni.
Se l' Unione imporrà di accettare l' accesso di altre imbarcazioni al Mare del Nord, il contingentamento di specie non ancora contingentate sarà un' alternativa realistica che consentirà di contenere le catture accessorie di specie contingentate.
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Infine, mi unisco alla richiesta fatta dal relatore, onorevole Gallagher, di un' analisi costi-benefici in relazione agli accordi di pesca che la Commissione intende concludere con i paesi terzi.
Sono tutti gli Stati membri a trarre proporzionalmente vantaggio da questo utilizzo dei fondi comunitari?
Ne dubito davvero.
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<SPEAKER ID=274 LANGUAGE="EN" NAME="Stevenson">
Signor Presidente, la discussione sulle ottime relazioni degli onorevoli Varela Suanzes-Carpegna, Cuhna, Poignant e Gallagher avviene in presenza di una situazione di crisi del settore europeo della pesca.
Nel considerare la riforma radicale della PCP delineata dai documenti in esame, la quale riforma, oltre ad essere chiaramente necessaria, giunge con ampio ritardo, prendiamo atto che gli stock ittici sono avviati verso un progressivo esaurimento.
Troppi pescatori a fronte di quantità troppo scarse di pesce.
Il risultato di questa situazione è che le flotte di pescherecci dell' UE si riducono e che molte migliaia di posti di lavoro in mare e a terra vanno perduti.
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È particolarmente preoccupante la situazione del Mare del Nord.
Il Consiglio ha annunciato, lo scorso dicembre, tagli consistenti al totale delle catture ammesse e ai contingenti e la Commissione sta ora cercando di introdurre alcune misure temporanee d' emergenza per consentire la ricostituzione della popolazione di merluzzo bianco, ormai scesa a livelli insostenibili.
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Al pari degli altri colleghi deputati scozzesi, sono estremamente grato al Commissario Fischler per avere accettato di incontrarci, oggi, al fine di discutere di tali gravi misure.
Accogliamo con favore la generosa offerta del Commissario di incontrare gli esponenti del settore per discutere la possibilità di definire misure alternative alle rigide proposte largamente pubblicizzate dalla DG competente negli ultimi giorni.
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Un piano assennato e pluriennale finalizzato alla ricostituzione dello stock di merluzzo bianco, che includa sia una serie di realistiche misure conservative di tipo tecnico, che la chiusura delle zone di riproduzione del merluzzo bianco e lo smantellamento dei nuovi grandi pescherecci, è certamente più ragionevole di un piano che, consentendo alla pesca industriale di agire in vaste aree protette, costringerebbe potenzialmente alla bancarotta la metà della flotta scozzese.
<P>
Alle relazioni degli onorevole Poignant e Gallagher sono stati presentati alcuni emendamenti che puntano ad eliminare il limite delle 6-12 miglia per aprire la zona Shetland e ottenere libero accesso al Mare del Nord.
È evidente che alcuni Stati membri ritengono che le risorse del Mare del Nord siano ancora un ricco bottino a cui attingere.
Spero che l' odierno dibattito riconduca quei paesi alla ragione.
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<SPEAKER ID=275 LANGUAGE="DE" NAME="Kindermann">
Signor Presidente, quale deve essere e quale sarà la politica comune della pesca dell'Unione europea dopo il 2002?
Questo quesito affligge già da lungo tempo coloro che si occupano di tale settore.
Sebbene le relazioni Poignant e Gallagher rappresentino importanti pietre miliari della nostra discussione preliminare, il dibattito sulla riforma in senso proprio sarà inaugurato solo nei prossimi mesi con la presentazione del Libro verde della Commissione. È tuttavia comprensibile che già da ora i rappresentanti dei più disparati interessi del settore cerchino di influenzare il processo preparatorio in seno alla Commissione.
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La Commissione ha ricevuto molte richieste per questa via, al momento sembra però che i tempi non siano ancora maturi per una decisione definitiva del Parlamento.
Nel quadro delle due relazioni in discussione dovremmo limitarci a denunciare i problemi esistenti e a soppesare varie soluzioni alternative.
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Ringrazio ambedue i relatori, che hanno investito molta energia nell'identificazione dei problemi essenziali della politica comune della pesca.
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Desidero menzionare esplicitamente solo tre di questi problemi: innanzitutto la difficile questione dell'accesso alle acque, che dovrebbe essere almeno riesaminata nel quadro della riforma.
La base per la definizione delle riserve dovrebbe essere costituita dalle analisi scientifiche e dai risultati si dovranno trarre le debite conseguenze.
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In secondo luogo la regionalizzazione, un concetto che offre sempre materia per accesi dibattiti.
Qui non si tratta tuttavia in alcun modo di rinazionalizzare: l'Unione europea si è dotata di una politica comune della pesca e non l'abbandonerà.
<P>
In terzo luogo, e per concludere, desidero ribadire nuovamente l'importanza del coinvolgimento dell'intero settore - pescatori, ambienti scientifici, industria di trasformazione - nell'imminente processo di riforma.
È infatti l'unico modo per migliorare l'accettazione della nuova PCP da parte degli interessati.
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<SPEAKER ID=276 LANGUAGE="FR" NAME="Piétrasanta">
Signor Presidente, la politica della pesca dell'Unione europea è un argomento assai vasto.
Desidero considerarlo dal punto di vista della globalizzazione e del problema specifico della Guinea-Bissau.
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Per quanto ci riguarda, vi ricordo che noi del gruppo dei Verdi siamo favorevoli ad una politica della pesca rispettosa degli equilibri naturali, allo sviluppo della piccola pesca e della pesca artigianale - che crea posti di lavoro -, ad una pesca selettiva che tenga conto delle risorse disponibili.
Non si tratta solamente di ottenere uno sviluppo economico soddisfacente per le imprese, ma anche di preservare l'aspetto sociale.
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Non siamo favorevoli ad erogare sovvenzioni che avvantaggiano la pesca industrializzata ad oltranza, la pesca che preleva tutto senza distinzione, anche a costo di sprecare le specie e a scapito della sicurezza alimentare e della biodiversità, quella pesca che consente l'aumento esagerato delle flotte, ecc.
Per questi motivi, riteniamo che le forze incontrollate del mercato costituiscono una delle cause principali di questi investimenti eccessivi ed occorre prendere in considerazione questi elementi nell'ambito dei prossimi negoziati dell'OMC sulla liberalizzazione degli scambi.
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Chiediamo dunque alla Commissione di presentare agli altri membri dell'OMC proposte appropriate, sia sulla questione dell'orientamento dei settori sovvenzionati che sull'aspetto sociale.
D'altronde, generalmente siamo assai poco favorevoli agli accordi di pesca negoziati bilateralmente tra l'Unione europea e i paesi terzi, in quanto spesso sono piccoli paesi che talvolta dispongono di bilanci dello stesso ordine di grandezza delle sovvenzioni erogate.
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Occorre mantenere, per quanto possibile, un livello integrato.
Tuttavia, nel caso della Guinea-Bissau, accettiamo l'attribuzione della riserva costituita di 6,5 milioni di euro, perché è destinata ad azioni di sostegno alla pesca locale, alle infrastrutture ed alle attività di controllo e perché sarà presentata al Parlamento una relazione circostanziata sull'utilizzazione dei fondi.
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<SPEAKER ID=277 NAME="Lisi">
Signor Presidente, signor Commissario, desidero innanzitutto fare le congratulazioni al collega Varela che ci ha offerto una relazione di visione, condivisa da tutta la commissione, e al collega Cunha che ha fatto pure un ottimo lavoro.
Non c'è dubbio tuttavia che i punti e i temi più sensibili che affrontiamo oggi, come già detto dai colleghi, sono quelli delle relazioni Gallagher e Poignant.
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Non ripeterò i motivi tecnici che rendono questi temi sensibili: il motivo delle sei e delle dodici miglia, il tema delle aree protette, il tema del mantenimento del principio di stabilità relativa, il tema della regionalizzazione che può essere, in qualche modo, interpretata come una rinazionalizzazione.
Condivido la specificità di questi temi e la delicatezza che è stata sottolineata dai colleghi.
Rispetto a questo io credo che, proprio perché siamo in una fase di riforma - e se si fa una riforma è perché quello che abbiamo non funziona, altrimenti non ci porremmo il problema di una riforma - noi dobbiamo ben essere coscienti che non possiamo lasciare tutto com'è né, d'altra parte, possiamo mantenere delle contraddizioni nelle indicazioni che diamo.
In questo senso, il PPE ha presentato degli emendamenti che, appunto, cercano di rendere le posizioni più coerenti.
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Vorrei, però, fare un'unica sollecitazione al Commissario e a tutti noi: è importante che su questi temi noi troviamo un equilibrio, anche alla luce di un grande motivo politico.
Veniamo dall'ultima seduta plenaria, a dicembre, in cui abbiamo tutti - Commissione e Parlamento - criticato Nizza perché prendeva piede nuovamente un processo di nazionalizzazione e di difesa degli interessi da parte dei paesi e abbiamo detto che quel Consiglio metteva in crisi il metodo comunitario.
Ora, noi dobbiamo lavorare perché non si venga meno, proprio in questo settore che è esemplificativo, ad una politica comune, ma per farlo dobbiamo dare risposta a chi si lamenta - e sono gli operatori - che non c'è sufficiente partecipazione, che non c'è condivisione delle scelte che vengono effettuate, che non c'è quindi una compartecipazione al processo decisionale.
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Se faremo questo, riusciremo a dimostrare - e sono convinto che saremo in grado di farlo - che si può fare una buona politica comune, valorizzando le diversità, anziché penalizzandole, e coinvolgendo gli operatori di tutti gli Stati membri, soprattutto gli operatori della pesca in tutte le loro complessità.
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<SPEAKER ID=278 LANGUAGE="EN" NAME="Stihler">
Signor Presidente, è sempre confortante vedere le stesse poche facce presenti alle discussioni in materia di pesca. Voglio rassicurare il Commissario e i colleghi e amici sul fatto che, pur essendo pochi di numero, abbiamo tutti a cuore la pesca e saremo comunque presenti, anche se la discussione dovesse protrarsi a lungo.
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La riforma della PCP e l' imminente pubblicazione del Libro verde sono il segno della fase critica in cui versa il settore della pesca.
Da un lato, tutti noi, in quest' Aula, auspichiamo l' esistenza di un' industria della pesca e non solo perché amiamo mangiare il pesce; d' altra parte, tuttavia, dobbiamo considerare che i dati scientifici segnalano un grave impoverimento degli stock, a livelli tali da compromettere l' esistenza stessa di alcune specie.
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In Scozia, come già è stato affermato nel corso del dibattito da altri colleghi scozzesi, il tema del merluzzo bianco domina il dibattito pubblico.
Alcuni affermano che già prima della pubblicazione del Libro verde ben poco resterà della flotta scozzese a causa dei tagli imposti ai TAC, dei contingenti e delle proposte in materia di ricostituzione della popolazione di merluzzo bianco.
Altri sostengono che, per consentire all' industria della pesca di vivere, è necessario adottare misure di carattere conservativo e rammentano che un articolo apparso sulla rivista Nature nel 1996 già ammoniva sul rischio di esaurimento dello stock di merluzzo bianco.
Non so davvero come si possa far quadrare il cerchio ma dovremo riuscirci prima della fine del 2002.
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A seguito di colloqui avuti con persone del settore, con esponenti della ricerca scientifica e dell' ambientalismo, ho maturato la convinzione che esiste senz' altro una certa disponibilità a partecipare e che è necessario conseguire un maggiore coinvolgimento dei soggetti interessati.
In Scozia, la Federazione scozzese dei pescatori e il WWF hanno unito le proprie forze e proposto una più efficace linea d' azione.
La proposta di una gestione zonale e di una maggiore regionalizzazione della PCP è importante e gode del sostegno dei pescatori e dei gruppi ambientalisti.
Altri paesi presenteranno proprie proposte e ciò non può che essere di aiuto al nostro dibattito.
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In conclusione, nel corso di questo e del prossimo anno, ci sarà l' occasione per adeguare la PCP e non mi resta, quindi, che attendere con fiducia le prossime giornate in cui discutere, qui a Strasburgo, di questa materia.
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<SPEAKER ID=279 LANGUAGE="PT" NAME="Nogueira Román">
Signor Presidente, commissario Fischler, il Presidente Romano Prodi è stato insignito di una decorazione da parte del re del Marocco, firmando al contempo con questo paese un accordo di cooperazione da cui rimaneva escluso il settore della pesca.
La flotta europea del banco canario-sahariano non esce in mare da un anno, migliaia di lavoratori rimangono a terra, ma la Commissione non si assume le sue responsabilità ed è disposta a firmare un accordo limitato e infelice, che spianerà certamente la via all'annientamento della nostra flotta nei prossimi due o tre anni.
<P>
Le risoluzioni di questo Parlamento rimangono lettera morta e lo stesso Parlamento non riceve nessuna considerazione. Gli Stati membri, in particolare la Spagna, distolgono lo sguardo per non vedere.
È questa la deplorevole immagine che gli armatori, i pescatori e le popolazioni colpite della Galizia, dell'Andalusia, delle Canarie e del Portogallo hanno oggi dell'Unione europea.
Commissario Fischler, mi spiace doverle dire che non poteva fare peggio.
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<SPEAKER ID=280 LANGUAGE="NL" NAME="Maat">
Signor Presidente, desidero innanzi tutto congratularmi con gli onorevoli Gallagher e Poignant per l' avvio che hanno dato al nuovo Libro verde. Questa discussione ne rappresenta sostanzialmente la preparazione e si potrebbe affermare che l' Assemblea sta sfruttando queste relazioni per avere un' anticipazione di quello che sarà il suo contenuto.
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Se guardiamo all' attuale politica della pesca, constatiamo che esistono diversi punti in merito ai quali occorre cambiare rotta. A questo proposito consentitemi qualche allungo per indicarvi cosa ci aspettiamo dal Libro verde, ovviamente nell' ottica della regione dalla quale provengo.
In primo luogo vi è la questione dei controlli in seno all' UE e, in particolare, dei controlli sui contingenti.
In futuro tali controlli dovranno essere meglio disciplinati poiché da essi dipende il successo della politica adottata. Se si vuole una politica realmente ben strutturata, occorre predisporre un valido sistema di controllo.
Questo è anche l' aspetto centrale del problema e, nel breve termine, dovremo considerare la possibilità di applicare delle sanzioni nei confronti di quei paesi che non hanno adottato sistemi adeguati di controllo dei contingenti.
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Il secondo importante elemento della futura politica della pesca è lo sviluppo di un programma di ristrutturazione che deve prendere il posto dell' attuale programma di orientamento pluriennale. Le sovvenzioni europee dovranno essere impiegate soprattutto per una reale riduzione della capacità e per gli investimenti a favore dell' ambiente e della qualità.
A questo proposito, diversi sono i punti d' azione che dovranno essere realizzati. Innanzi tutto, un regolamento sui giorni di mare per tutti gli Stati membri dell' UE - nel mio paese questa esperienza si è rivelata particolarmente proficua, come è emerso anche in occasione della conferenza sulla pesca tenutasi qualche mese fa a Bruxelles.
Un secondo punto riguarda l' introduzione di un regime di premi per l' utilizzo di reti che limitino le catture accessorie.
Si tratterebbe, quindi, di un vero miglioramento tecnologico.
Il terzo punto consiste in un cosiddetto regime di set aside per quelle regioni che sono pesantemente colpite dal deterioramento delle risorse alieutiche.
Mi riferisco, per esempio, a quelle regioni europee la cui economia dipende fortemente dalla pesca del merluzzo e soffre a causa della diminuzione di questa risorsa.
L' Europa deve senz' altro investire in questo settore.
<P>
Un quarto punto riguarda, a mio avviso, la riorganizzazione della politica della pesca, riorganizzazione che deve essere sviluppata con maggior precisione.
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Il quinto punto consiste nell' investire nella sicurezza alimentare. Il dibattito sulla diossina sta infatti per coinvolgere il settore della pesca e dobbiamo essere in grado di rispondere con prontezza.
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Il sesto punto è il seguente: in considerazione dei problemi ambientali nei paesi candidati, dovremo prestare particolare attenzione, in fase di ampliamento dell' Unione, anche alla questione della sicurezza alimentare in quei paesi.
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<SPEAKER ID=281 NAME="Bautista Ojeda">
Signor Presidente, assistiamo all' incapacità assoluta da parte della Commissione e del Consiglio di negoziare a nome dei cittadini.
I dati dell' ultimo Eurobarometer indicano un crescente scetticismo nei confronti dell' Europa, forse anche a seguito di questa incapacità nel negoziare.
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Le due Istituzioni hanno avuto un peso inesistente nell' accordo con il Marocco.
La Presidenza francese ci aveva già preannunciato che non sarebbe stata in grado di assicurare un accordo.
Abbiamo dinanzi a noi un vero e proprio problema sociale, senza un' alternativa reale.
In alcune delle nostre città, l' economia tradizionalmente basata sulla pesca sarà soppiantata da attività che prosperano attorno e grazie - in parte - alla droga che il Marocco coltiva e commercializza e che gli europei consumano.
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Di fronte al ricatto alauita di negoziare con le risorse di zone di pesca appartenenti al popolo saharawi, la Commissione risponde affrontando i pescatori comunitari come autentici nemici, riducendo le quote e indicando al Marocco la strada da seguire, senza proporre alcuna alternativa.
Mi domando se qualcuno oggi possa garantire che tutte le imbarcazioni comunitarie che in qualche modo hanno avuto a che fare con la pesca in Marocco siano ormeggiate.
Le relazioni fra Marocco e Unione europea devono risentirne gravemente.
Tutti i fondi destinati a quest' accordo devono finanziare esclusivamente delle alternative nelle zone interessate.
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Nel frattempo, la Presidenza della Commissione cerca di risolvere in extremis un problema di vecchia data.
Desta preoccupazione il fatto che la soluzione proposta sia un rimedio rabberciato per far fronte ai media piuttosto che una vera soluzione del problema.
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<SPEAKER ID=282 NAME="Musotto">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la globalizzazione è un fenomeno in crescita, che implicherà innovazioni e porterà notevoli cambiamenti in tutti i settori dell'economia.
Concordo pienamente con il collega Varela quando parla di globalizzazione come fenomeno con ripercussioni diverse a seconda dei casi concreti.
Se, per molti, costituisce una sfida che genera ricchezza e opportunità, per altri, ovvero coloro che non sanno o non possono adattarsi ai cambiamenti, costituisce una fonte di problemi e di insoddisfazioni.
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Nel settore della pesca l'adattamento ad un'economia di dimensioni globali ha avuto ripercussioni diverse.
Infatti, in un contesto come quello della Sicilia e della Sardegna, certe flotte costiere artigianali, che fino ad oggi si sono sviluppate e sono sopravvissute in ambito locale, risultano minacciate dall'impatto della globalizzazione, e in molti casi le flotte artigianali costituiscono l'asse portante di comunità locali che vivono di tale attività economica.
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Pertanto, quando si parla di negoziato sulla liberalizzazione degli scambi in seno all'Organizzazione mondiale del commercio, si deve tener conto delle realtà specifiche, in modo da non arrivare ad una liberalizzazione totale dei diritti doganali che potrebbe arrecare danni irreparabili e significare l'affossamento dell'intero settore.
Dobbiamo quindi sostenere una politica tariffaria basata sulla reciprocità degli scambi, tenendo conto del fatto che, in molti paesi, le importazioni provenienti dall'Europa vengono sottoposte a barriere non tariffarie che impediscono il corretto funzionamento del libero mercato.
<P>
Dobbiamo, inoltre, ostacolare la pesca di alcune specie migratorie che, in Europa, sono soggette a fermo biologico ma che in altri paesi possono essere pescate e successivamente vendute nel mercato comunitario.
<P>
Sarebbe altresì opportuno rivedere il sistema di preferenze commerciali esistenti, perché a volte alcuni paesi terzi hanno raggiunto un livello di sviluppo che non giustifica più la concessione di tali preferenze.
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Occorre, infine, sostenere la politica dell'Unione europea che subordina l'accesso al mercato comunitario per i prodotti provenienti da paesi terzi all'accesso della flotta europea ai fondali di pesca con cui si negozia.
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<SPEAKER ID=283 NAME="Fischler">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, innanzitutto ringrazio cordialmente a nome della Commissione tutti i relatori, nonché la commissione per la pesca e le altre commissioni interessate per il grande lavoro svolto in preparazione del dibattito che stiamo conducendo.
Desidero inoltre esprimere la mia particolare gratitudine all'onorevole Varela, presidente della commissione della pesca, che ha coordinato i lavori e ha redatto un'interessante relazione di iniziativa.
<P>
Onorevole Varela, nella sua relazione lei indica con chiarezza l'impossibilità di discutere del futuro della politica comune della pesca senza considerare il panorama globale in cui si inquadrano le attività di pesca perché, come ogni altra attività economica, anche la pesca risente della globalizzazione.
Posso sottoscrivere incondizionatamente molte affermazioni della sua relazione e della risoluzione ad essa connessa, in cui si evidenzia che la politica europea della pesca deve ispirarsi al principio della multifunzionalità promuovendo una pesca sostenibile, che salvaguardi le risorse alieutiche e l'ambiente marino, e all'interno della quale le regioni costiere dedite ad attività di pesca possano fornire un contributo sostanziale al miglioramento delle strutture economiche e sociali.
<P>
Mi compiaccio in particolare anche per il sostegno accordato alla lotta contro le attività illegali di pesca indiscriminata.
Avremo ancora modo di cercare insieme una soluzione comunitaria a questo scottante problema, ma prendo nota già da ora che anche lei è favorevole ad adottare un atteggiamento più risoluto.
<P>
Mi sembra si debba ancora discutere su tre punti della relazione.
Rilevo innanzitutto una certa tendenza a rafforzare la protezione nei confronti della concorrenza internazionale, giustificata dall'importante offerta occupazionale garantita dalla pesca in determinate regioni litoranee.
È indubbiamente opportuno ma, insistendo unilateralmente sul mantenimento del livello occupazionale esclusivamente grazie alla politica della pesca senza valutare globalmente la situazione locale delle singole regioni costiere, rischiamo di concedere sovvenzioni controproducenti sia per le risorse alieutiche, sia per l'occupazione.
<P>
La pesca deve potersi reggere sulle proprie gambe!
In alcuni casi ciò potrà forse causare un peggioramento dello status quo e la Comunità dovrà naturalmente garantire il proprio sostegno alle regioni colpite da simili cambiamenti strutturali.
Il nostro aiuto più efficace, però, è probabilmente il tentativo di offrire un futuro in particolare ai giovani, offrendo possibilità occupazionali alternative alla pesca.
<P>
Desidero in secondo luogo approfondire la questione da voi menzionata dei negoziati dell'OMC.
Al momento, come ben sapete, non si è neppure stabilito definitivamente se aprire una nuova tornata negoziale, né quale dovrà essere il suo mandato.
Ma anche se si dovesse giungere ad una tornata globale, oso dubitare che in materia di pesca la Comunità potrebbe accettare la reciprocità sui punti cruciali, vale a dire per esempio gli investimenti e il diritto di stabilimento.
Finora, infatti, la maggioranza degli Stati membri consente solo a propri cittadini o a cittadini di un altro paese dell'Unione di investire nel campo della pesca.
<P>
In terzo luogo desidero poi rammentare che già agli albori della politica comune della pesca si è accettato il principio secondo il quale la Comunità riceve un seggio e può emettere un unico voto.
Lo svantaggio puramente numerico risulta qui ampiamente compensato dal vantaggio rappresentato dalla possibilità di esercitare un peso maggiore nella definizione della politica internazionale della pesca.
Ricapitolando, desidero ribadire l'importanza del contributo fornito dalla relazione Varela alle future discussioni sull'orientamento della politica comune della pesca.
Nella misura del possibile, la Commissione recepirà certamente le sue considerazioni nel preannunciato Libro verde.
<P>
Giungo così alle relazioni e ai progetti di risoluzione degli onorevoli Gallagher e Poignant.
Ambedue le relazioni prendono le mosse dalla stessa constatazione: il settore comunitario della pesca è esposto a pressioni provenienti da molte direzioni perché il patrimonio ittico si sta riducendo, la flotta presenta capacità eccessive ed è sempre più difficile ottenere accesso alle acque di paesi terzi.
Mi compiaccio che esse condividano nel merito l'analisi tracciata nella relazione della Commissione sull'applicazione della politica della pesca nel periodo 1996-1998.
Anche se siamo riusciti a progredire in alcuni campi - mi limiterò a citare la flessibilità nella gestione annuale delle risorse, i nuovi TAC per le specie non disciplinate del Mare del Nord o il regolamento sui provvedimenti tecnici e l'introduzione del VMS - dobbiamo tuttavia ammettere che non abbiamo potuto invertire le tendenze negative di molte specie commercialmente rilevanti, come il merluzzo bianco o il nasello.
Entrambi i relatori sottolineano inoltre le gravi lacune già rilevate nella relazione della Commissione: l'insufficiente o inesistente efficacia delle limitazioni dello sforzo di pesca, l'incompletezza del recepimento del regolamento sulle misure tecniche nel Mediterraneo, le davvero scarsissime ambizioni del POP 4 e il mancato rafforzamento delle disposizioni relative al controllo, da noi proposto nel 1998.
<P>
Gli incontri con i rappresentanti del settore della pesca hanno parimenti dimostrato la necessità di migliorare o di rinnovare completamente molti aspetti della politica comunitaria della pesca per giungere ad una pesca responsabile e sostenibile.
Le divergenze di opinioni non hanno impedito alla maggioranza dei rappresentanti di concordare sulla necessità di una maggiore azione comunitaria.
Dobbiamo segnatamente rafforzare il controllo, applicare meglio le regole, ridurre i rigetti in mare, promuovere la ricerca scientifica e associare più precocemente ed in modo più stretto ai processi decisionali della politica della pesca le parti interessate, in particolare gli stessi pescatori.
<P>
La Commissione condivide pertanto molti passaggi delle proposte di risoluzione.
Sulla spinosa questione della zona esclusiva di sei o di dodici miglia, la Commissione ha tuttavia la sensazione che la maggioranza degli interessati sia piuttosto favorevole al mantenimento dello status quo.
<P>
Tra poche settimane la Commissione pubblicherà il Libro verde, nonché le relazioni ai sensi dell'articolo 14, comma 2 del regolamento 3760, aprendo così una discussione di cui dovremo avvalerci per esaminare le ipotesi di eliminazione delle lacune indicate nelle relazioni e le soluzioni più idonee per impostare su una base nuova e durevole il settore comunitario della pesca.
<P>
Dall'esame delle proposte di risoluzione emerge che gli obiettivi fondamentali di tale processo di riforma unanimemente indicati dai tre relatori sono: smantellare le capacità eccessive e migliorare la conciliabilità con provvedimenti ambientali per salvaguardare e far rigenerare gli stock, rafforzare il coinvolgimento degli interessati alle decisioni e risolvere in modo più efficace problemi urgenti o di portata locale per garantire il rispetto e l'imposizione della regolamentazione migliorando globalmente la gestione della pesca. Tutte caratteristiche, queste, che rientrano nel concetto di good governance.
Si chiede inoltre di creare un settore della pesca (che amministri in modo sostenibile le risorse, ma che risulti anche economicamente autonomo e competitivo a livello internazionale - parallelamente però dovremmo sostenere chi sarà obbligato a cercare un nuovo lavoro); di elaborare una moderna politica della pesca perfettamente concertata con le altre politiche comunitarie per raggiungere uno sfruttamento responsabile e razionale delle risorse; e di potenziarne in modo nuovo soprattutto la dimensione mediterranea.
<P>
Giungo ora alla relazione dell'onorevole Cunha sulla Guinea-Bissau.
La nostra decisione consente l'attività della flotta comunitaria interessata incentivando al contempo il settore locale.
Mi rallegro che il relatore approvi la nostra proposta.
L'importo autorizzato di 6,5 milioni di euro verrà impiegato al solo scopo di ripristinare gli impianti del settore della pesca che sono stati fortemente danneggiati a causa degli scontri armati.
Anche la flotta comunitaria potrà così avvalersi in modo migliore delle possibilità schiuse dall'accordo.
<P>
Più precisamente, le attività che vogliamo promuovere sono: il ripristino delle infrastrutture, il controllo e la sorveglianza della flotta e la creazione di nuovi programmi di ricerca.
In questo contesto desidero presentare alcune osservazioni sulla condizionalità dei pagamenti: la prima rata, pari al 50 per cento dell'intera somma, sarà versata non appena il governo ci avrà inoltrato un programma di azione.
L'importo restante, cioè la seconda metà, sarà pagabile quando la Guinea-Bissau avrà presentato un rapporto dettagliato sull'esecuzione delle singole attività previste dal piano d'azione e sull'utilizzazione dei fondi stanziati a questo scopo.
<P>
Per concludere, mi sia permesso spendere ancora qualche parola sugli emendamenti.
Gli emendamenti nn. 1, 2 e 3 prolungano il termine per la realizzazione delle attività richieste fino al 2003.
La Commissione può accettare questa modifica, che mi sembra non solo ragionevole, ma anche giustificata.
Condividiamo completamente anche gli scopi dell'emendamento n. 4, sebbene nel quadro dell'accordo interistituzionale già si notifichi all'autorità di bilancio ogni transazione finanziaria e di bilancio, cosicché in realtà tale emendamento risulta superfluo.
<P>
Alla luce degli interventi effettuati nella discussione sull'attuale stato di avanzamento delle trattative con il Marocco, desidero ringraziare per l'evidente fiducia che il Parlamento accorda all'operato della Commissione.
Anche se da 14 mesi de facto non esiste più un accordo, devo però ricordare che la parte marocchina ha manifestato la sua disponibilità ad avviare trattative serie per la rinegoziazione dell'accordo solo tre mesi e mezzo fa, cioè alla fine di ottobre.
Prima di Natale abbiamo utilizzato il tempo a nostra disposizione organizzando incontri tecnici con frequenza pressoché settimanale a Bruxelles o a Rabat, dimostrando in tal modo il nostro massimo impegno.
Dal 2 al 9 gennaio a Rabat si è negoziato pressoché ogni giorno.
È del resto sbagliato credere che il Consiglio non ci abbia fornito alcun sostegno: sia gli Stati maggiormente colpiti, sia la Presidenza hanno appoggiato i nostri sforzi e credo che in ultima analisi si rivelerà utile anche l'incontro tra il Re del Marocco e il Presidente della Commissione.
Spero che i negoziati possano riprendere a pieno ritmo per permetterci di giungere in dirittura di arrivo in tempi possibilmente brevi.
<P>
<SPEAKER ID=284 NAME="Presidente">
Molte grazie, signor Commissario.
<P>
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani alle 12.00.
<P>
<CHAPTER ID=13>
Bangladesh
<SPEAKER ID=285 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione congiunta su:
<P>
la relazione (A5-0360/2000), presentata dall' onorevole Van den Bos, a nome della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e la Repubblica popolare del Bangladesh [7595/1/1999 - COM(1999) 155 - C5-0356/2000 - 1999/0086(ACC)];
<P>
l' interrogazione orale (B5-0004/2001), presentata dall' onorevole Miranda a nome della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, alla Commissione sul Bangladesh.
<P>
<SPEAKER ID=286 NAME="Van den Bos">
Signor Presidente, il Bangladesh è un paese ricco e povero al contempo.
Ricco di capitale umano e povero di mezzi.
È uno dei paesi più poveri e più densamente popolati al mondo.
Un paese che viene regolarmente colpito da catastrofi naturali.
Per questo motivo è importante che l' Europa offra tutto l' aiuto possibile.
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L' accordo con l' Unione europea rappresenta una conferma dei buoni rapporti che intercorrono fra le due parti e offre un contesto ideale per rafforzare la cooperazione allo sviluppo e il commercio.
Tale accordo pone anche le basi di un dialogo politico all' interno del quale siano affrontati i temi dei diritti umani, del buon governo e delle libertà democratiche.
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Mi sono recentemente recato in visita nel Bangladesh con l' onorevole Miranda e mi sono reso conto che nel paese si attribuisce ai rapporti con l' Europa un' importanza assai maggiore di quanto noi spesso crediamo.
Il governo e l' opposizione, ma anche gli accademici, i giornalisti, gli operatori economici e le organizzazioni non governative guardano all' Europa e nutrono grandi aspettative nei suoi confronti, più che nei confronti degli Stati Uniti, per esempio.
Non dobbiamo tradire queste aspettative e dobbiamo invece adoperarci per promuovere sviluppi positivi.
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Negli ultimi tempi si sono evidenziate tendenze positive: una crescita economica superiore al 4 per cento, il rallentamento della crescita demografica, la diminuzione dell' analfabetismo e una maggiore partecipazione delle donne alla vita politica e sociale.
A ciò si contrappone la violenza dilagante in tutto il paese, contro le donne in ambito familiare, ma anche nelle strade e nel confronto politico.
Più del 30 per cento dei pazienti ricoverati in un ospedale che abbiamo visitato era rappresentato da donne vittime della violenza.
Il lavoro minorile è ancora diffusissimo, nonostante i recenti progressi realizzati e le iniziative del governo e dell' industria.
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Scioperi generali indetti per motivi politici paralizzano regolarmente la vita del Bangladesh.
Gli investimenti esteri sono possibili solo se il governo potrà garantire una pace sociale più forte.
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Si parla di instabilità anche sotto il profilo politico.
Esiste una sfiducia profonda di origine storica fra i due principali partiti, sebbene siano trascurabili le differenze di contenuti.
L' opposizione deve riappropriarsi del ruolo costruttivo che le spetta.
Senza una collaborazione pacifica fra i maggiori partiti, il paese non potrà superare l' impasse politica ed economica.
E' quindi di grande importanza che le prossime elezioni si svolgano in modo corretto.
L' Unione europea deve senza dubbio inviare degli osservatori, fra i quali anche membri del nostro Parlamento.
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Ad affliggere la popolazione, oltre alle inondazioni e all' erosione degli argini dei fiumi, è anche il massiccio inquinamento dell' acqua potabile.
In linea di principio, l' Unione europea è in grado di offrire un valido aiuto alla risoluzione di tutti questi problemi.
All' interno dell' assistenza fornita, dovrebbe essere attribuita priorità al rafforzamento dell' apparato di governo.
Lo Stato funziona male sotto molti punti di vista, soprattutto nei settori delle finanze e dell' istruzione.
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Fra i donatori la Commissione europea, purtroppo, non gode in materia di aiuti di quella reputazione che dovrebbe invece avere.
Spesso i fondi si rendono disponibili solo dopo enormi ritardi, talvolta mai.
La delegazione è scarsamente coinvolta nella definizione dei programmi.
La carenza di personale comporta una mancanza di controllo sui progetti.
In breve, questo è un esempio pratico della necessità di riforme nel settore amministrativo.
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Perché gli aiuti siano efficaci è importante che la Commissione, gli Stati membri e gli altri donatori attuino un valido coordinamento delle proprie politiche.
Le numerose organizzazioni non governative presenti nella regione svolgono un ruolo chiave nell' attuazione dei programmi.
Le risorse vengono raggruppate per settore, a tutto vantaggio dell' efficacia e a scapito della visibilità dell' Europa.
I vantaggi, tuttavia, contano più degli svantaggi.
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Il Primo ministro Hasina ci ha assicurato che il trattato di pace di Chittagong Hills trova piena applicazione.
A dire il vero, durante la nostra visita nella regione abbiamo avuto un' impressione diversa.
Né la commissione agraria né il consiglio regionale sono operativi.
La presenza militare non è diminuita.
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Gli aiuti europei a questa regione saranno possibili solo se si registreranno progressi sostanziali nell' attuazione dell' accordo di pace. Purtroppo questi progressi non sono ancora visibili.
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Lo sviluppo del Bangladesh dipende inoltre dal buon governo dei suoi leader.
L' Europa non può far altro che offrire il proprio aiuto.
La mia conclusione è, quindi, che il paese potrebbe scongiurare questa povertà, se solo le sue ricchezze fossero meglio sfruttate.
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<SPEAKER ID=287 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, potrei effettivamente limitarmi a manifestare il mio accordo con l' onorevole Van den Bos. Vorrei pertanto cogliere questa occasione per sottolineare l' estrema opportunità delle raccomandazioni del Parlamento.
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Il Bangladesh è sempre stato un paese povero che si ripropone con regolarità alla nostra attenzione e le catastrofi che lo hanno colpito hanno destato ogni volta in noi grande tristezza.
Se guardiamo alle cifre, vediamo che, improvvisamente, il Bangladesh potrebbe essere descritto come un caso di successo, con una crescita economica pari al 5 per cento del PNL pro capite, un incremento delle esportazioni non inferiore al 12,8 per cento nei cinque anni fra il 1993 e il 1998, e perfino un rallentamento della crescita demografica.
Le madri, oggi, hanno tre figli e non più sette.
In altre parole, si potrebbe affermare che tutto va bene, ma il confronto è fra un paese molto, molto, molto povero e uno molto, molto povero.
I problemi, dunque, rimangono: sono infatti 60 i milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà, mentre la crescita economica non è comunque in grado di tenere il passo con l' incremento demografico.
Nell' elenco di 162 paesi dello Human Development Index, il Bangladesh non figura all' ultimo posto, ma in centoquarantacinquesima posizione, un dato comunque estremamente preoccupante.
<P>
Siamo dunque soddisfatti della decisione di esentare dai dazi doganali l' importazione nel mercato europeo di merci provenienti da questo paese.
Riteniamo che una siffatta decisione possa avere un' influenza positiva, ma che dovremmo intensificare gli sforzi per ridare nuova vita - per esempio - all' organizzazione della juta, che ha cessato ogni attività.
Infine, mi unisco all' appello che esorta a ricorrere maggiormente alla clausola sui diritti umani, che rappresenta il primo articolo dell' accordo, allo scopo di poter conseguire quegli obiettivi illustrati tanto eloquentemente dall' onorevole Van den Bos.
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<SPEAKER ID=288 LANGUAGE="PT" NAME="Miranda">
Signor Presidente, signor Commissario, oggi abbiamo finalmente la possibilità di esprimere il nostro parere sul nuovo accordo di cooperazione firmato con il Bangladesh.
La nostra approvazione è già stata comunicata dal relatore, l'onorevole Van den Bos, che lo scorso anno ha visitato il paese insieme a me.
Egli ha però anche illustrato gli orientamenti fondamentali che la commissione per lo sviluppo e la cooperazione vorrebbe vedere seguiti dalle future azioni comunitarie in questo paese.
<P>
Non intendo ripetere le affermazioni di chi mi ha preceduto; desidero invece sottolineare alcuni aspetti su cui gradiremmo peraltro conoscere il pensiero della Commissione.
Si tratta del più popoloso tra i cosiddetti "paesi meno avanzati".
Gli indicatori più disparati evidenziano la fragilità dell'economia, caratterizzata dalla predominanza del settore primario che dà lavoro al 65 per cento della popolazione attiva, nonché la gravità dei problemi sociali.
Come se ciò non bastasse, vi si verificano anche calamità terribili che devastano costantemente il paese.
Inoltre, come già si è riferito, anche la situazione politica presenta ancora un'instabilità tale da risultare preoccupante sotto tutti gli aspetti.
La visita che abbiamo reso a questo paese ancora giovane ci ha permesso di constatare di persona tutti questi fatti: il proliferare della povertà, le difficoltà in campo sanitario e nell'istruzione, ma anche l'emergere di alcune potenzialità, la realizzazione di iniziative a cura dello stato o ad opera delle ONG e promosse dalla cooperazione ai più vari livelli, l'interessante ricorso ai microcrediti, anche se di portata limitata, il ruolo e la situazione particolarmente difficile delle donne.
Abbiamo parimenti constatato gli effetti devastanti del susseguirsi delle inondazioni e dell'erosione, nonché i pericoli e le conseguenze del terribile disastro ecologico e sanitario provocato dalla presenza di arsenico nell'acqua destinata al consumo umano.
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Abbiamo inoltre avuto modo di verificare fragilità politiche perfettamente palesi nel clima di grande violenza che caratterizza le relazioni tra il governo di Hasina Wajed della Lega Awani e le forze all'opposizione, in particolare il Partito nazionalista del Bangladesh, che del resto non partecipa in modo regolare ai lavori del parlamento.
O ancora le difficoltà e i ritardi nella composizione del conflitto con le popolazioni della regione meridionale del paese, segnatamente dei Chittagong Hill Tracts.
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È noto che il principale partner commerciale del Bangladesh è l'Unione europea, verso la quale si dirige il 45 per cento delle esportazioni.
Il paese ha inoltre beneficiato di alcuni strumenti di sviluppo, in particolare degli aiuti per la cooperazione tecnica e finanziaria con i paesi asiatici, degli aiuti alimentari e umanitari e dell'esenzione dai diritti doganali sulle esportazioni.
L'Unione europea ha inoltre concesso una quota consistente dei suoi aiuti esterni a questo paese che da essi dipende peraltro in grande misura.
D'altro canto è risaputo che il presente accordo garantisce continuità all'accordo del 1976 e può essere ampliato in funzione delle necessità future.
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Alla luce delle situazioni appena illustrate, si pone immediatamente la questione di conoscere i veri obiettivi e le priorità del presente accordo, nonché, più in generale, gli effetti a cui mira nel campo dello sviluppo sostenibile, dell'amministrazione e anche della partecipazione dei cittadini e delle loro organizzazioni alla vita del paese.
Nella relazione approvata dalla commissione per lo sviluppo e la cooperazione abbiamo indicato l'impostazione che riteniamo più adeguata, peraltro già esposta nell'intervento del collega Van den Bos.
Ora attendiamo che la Commissione ci comunichi se concorda con gli orientamenti da noi proposti o se dissente.
Attendiamo inoltre che la Commissione ci comunichi in che misura sarà disposta a sostenere la vita politica di questo paese per consentirgli di superare le difficoltà che ho enunciato poc'anzi.
Considerando le richieste formulate dal governo e dall'opposizione, attendiamo inoltre che la Commissione ci dica come intende appoggiare il futuro processo elettorale e se invierà degli osservatori alle elezioni previste già per l'anno in corso.
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<SPEAKER ID=289 NAME="Nielson">
Signor Presidente, mi si consenta innanzi tutto di sottolineare che è per me un privilegio poter discutere di queste problematiche - come stiamo facendo oggi - sulla scorta della relazione del Parlamento.
Ai miei occhi questa è una situazione di consenso politico idilliaco.
La Commissione concorda con la relazione presentata, che appoggia caldamente. Questo è un dato che ci fa piacere, ma non solo: è anche un elemento prezioso per il Bangladesh e gli altri partner.
È importante che in Europa esista un accordo profondo sulle modalità di cooperazione con i nostri partner.
Se i nostri dibattiti fossero fine a se stessi, privi di qualsiasi orientamento, questi paesi non troverebbero in noi una valida controparte. È dunque importante addivenire a un accordo.
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Un anno fa ho scelto deliberatamente il Bangladesh come mia prima destinazione di incontri bilaterali in loco.
La nostra visita è avvenuta dopo la conferenza UNCTAD di Bangkok.
Volevo recarmi in un paese non ACP fra i meno sviluppati per poter iniziare nel modo giusto.
Volevo inoltre iniziare la mia attività di Commissario con una visita in loco in un paese che conoscevo bene, per poter meglio valutare l' operato della Commissione.
Se mi fossi recato in un paese a me poco familiare, avrei ricevuto troppe impressioni fuorvianti. Conoscevo piuttosto bene, invece, il Bangladesh e sono lieto di dire che quanto ho visto mi ha piacevolmente sorpreso.
Più di quanto non mi aspettassi, la nostra presenza era particolarmente vicina alle donne che vivono in povertà e arrivava in ogni villaggio. La nostra attività si svolgeva tramite le ONG del Bangladesh più di quanto non mi aspettassi.
I presupposti sono dunque buoni ed è questo anche uno dei motivi per i quali il Parlamento e la Commissione sono in pieno accordo circa gli orientamenti futuri.
<P>
Ci sono gravi problemi che vanno affrontati con il governo del Bangladesh, in particolare l' inefficienza delle sue strutture.
Le prestazioni di questo governo sono inadeguate tanto quanto quelle della Commissione.
Le due parti avranno quindi molto da discutere. Noi, tuttavia, siamo ben consapevoli delle carenze e teniamo pertanto a ribadire con chiarezza che i nostri problemi di prestazione sono ben noti, ma che non devono essere ulteriormente aggravati dalla lentezza e dalla vaghezza del processo decisionale della controparte.
<P>
Ecco perché il nuovo accordo, oggetto della nostra decisione, è tanto importante. Tale accordo, infatti, rafforza la cooperazione e chiarisce le priorità.
Le nostre attività si sposteranno da un paese all' altro in tutto il mondo e risponderanno a criteri normali in materia di cooperazione e priorità.
Si tratta, pertanto, di un passo importante.
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Per quanto concerne i quesiti posti sulle elezioni, posso rispondere che il 27 gennaio la Commissione invierà una squadra di valutazione nella regione e che saremo lieti, disposti e pronti a includere rappresentanti del Parlamento in qualità di osservatori.
Credo che, se sarà adottata una decisione in tal senso, si rivelerà molto utile.
Negli ultimi anni il Bangladesh ha compiuto molti passi significativi: a livello regionale ha migliorato i rapporti con i paesi vicini e sta cercando soluzioni a problemi di lunga data.
Per ciò che riguarda le tribù di Chittagong Hills, riteniamo che i progressi siano troppo lenti.
Questo è un punto che ho sottolineato durante la mia visita in Bangladesh nel febbraio dello scorso anno.
D' altro canto, le questioni inerenti alla proprietà terriera e altri aspetti sono estremamente difficili da risolvere in qualsiasi paese.
Ciò che conta è l' intenzione e credo che nel paese si stia veramente cercando di intervenire in modo sensato.
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Le osservazioni dell' onorevole Van den Bos circa il coordinamento dei donatori e delle numerose ONG in Bangladesh sono interessanti e importanti.
Sono intervenuti molti cambiamenti in questo ambito.
Il microcredito è una grande conquista e il successo non è dovuto solo a una famosissima organizzazione.
Ritornerò, tuttavia, sul ruolo delle donne quando parleremo di sviluppo in Bangladesh.
Le donne svolgono un ruolo importantissimo.
La loro capacità di cambiare la vita e le condizioni delle loro famiglie è straordinaria, ma vorrei ricordare le numerose ragazze e giovani donne che lavorano nelle fabbriche tessili e che rappresentano, in modo curioso, il cammino caotico della modernizzazione.
L' alternativa - la disoccupazione - è piuttosto problematica, ma lo è anche il tipo di lavoro che svolgono.
In ultima analisi, la liberalizzazione, l' accesso per il Bangladesh al nostro mercato, fa parte delle speranze di queste donne e del loro paese. Penso, pertanto, che sia stato imboccato il giusto cammino e apprezzo moltissimo il sostegno e il consenso che si è creato a proposito di quanto va fatto in Bangladesh.
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<SPEAKER ID=290 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Robert">
Signor Presidente, sono lieto di aver la possibilità di intervenire in questa discussione dedicata alla cooperazione fra Unione europea e Bangladesh, un paese che conosco bene, un paese che sono orgoglioso di aver visitato con la delegazione del Parlamento europeo nell' autunno del 1998.
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Sono naturalmente molti i cittadini di origine bangladese che risiedono a Londra e in altre città dell' Unione europea. Si tratta di persone provenienti da Dacca, Sylhet e altre regioni del Bangladesh.
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Ho appreso da loro e dalla mia visita che il Bangladesh è un paese di cittadini orgogliosi, instancabili lavoratori, un paese dalle grandi prospettive, che ha però bisogno dell' assistenza delle regioni più ricche e sviluppate del mondo, come l' Unione europea.
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La relazione in esame fornisce questo tipo di assistenza e merita pertanto il nostro sostegno. Desidero di conseguenza congratularmi con il relatore e con la relatrice per parere.
Il relatore, tuttavia - seguito anche dalla onorevole Maes - ha fatto un' osservazione che mi ha colpito.
Il relatore ha affermato che le strutture amministrative in Bangladesh funzionano male e la onorevole Maes ha banalizzato alcuni dei progressi compiuti da questo paese negli ultimi anni.
Tuttavia, credo che, sotto molti punti di vista, il Bangladesh sia sorprendente per il semplice fatto di riuscire in qualche modo a garantire il funzionamento delle sue strutture.
Ci riesce nonostante la sua storia turbolenta e violenta, nonostante i problemi politici, nonostante le altre difficoltà e la povertà.
Ci riesce e, come ha testé ricordato il Commissario, è sorprendente che lo faccia in mezzo a tante difficoltà.
Ritengo che il merito vada alla gente e, in ultima analisi, al governo del Bangladesh.
<P>
Guardiamo ora agli aspetti positivi. Alcuni di voi, provenienti da altri Stati membri, potranno non saperlo, ma il Bangladesh è stato ammesso di recente a pieno titolo ai campionati internazionali di cricket.
Un aspetto forse più significativo è la scoperta di riserve di gas naturale nel Golfo del Bengala.
Il Parlamento europeo deve contribuire ad evitare che il Bangladesh venga sfruttato dalle grandi multinazionali, in modo che il paese possa utilizzare correttamente le sue riserve e venderle al prezzo più competitivo, il che non significa esclusivamente all' India e alla Russia.
<P>
L' argomento del cricket può apparire irrilevante, ma è la prova della forte determinazione del Bangladesh: i buoni risultati in questo ambito sportivo diventeranno così motivo di speranza per milioni dei suoi cittadini.
<P>
La relazione ribadisce chiaramente che, se l' Unione europea collaborerà con la popolazione in loco, potrà contribuire a risolvere importanti questioni.
Può dare un aiuto in materia di pianificazione familiare, un elemento chiave per la stabilità del paese.
Un paese povero o in via di sviluppo non è in grado di sostenere un tasso di natalità superiore a due figli per donna.
L' idea che una famiglia numerosa rappresenti automaticamente la via d' uscita dalla povertà deve essere sradicata e le donne, tutte le donne, devono poter scegliere se avere o no dei figli.
<P>
Le imprese europee devono inoltre sincerarsi di non sfruttare manodopera a basso costo e di non perpetuare quelle condizioni di lavoro che vedono le donne soffrire in fabbrica e lavorare per molte ore per poco denaro.
L' Unione europea dispone inoltre delle conoscenze per aiutare il Bangladesh ad affrontare altri problemi - le inondazioni, delle quali abbiamo sentito parlare e che distruggono regolarmente grandi distese del paese, non sono inevitabili.
L' Europa dispone del know-how per prevenire la deforestazione.
Noi disponiamo delle conoscenze e dell' esperienza necessaria - mi riferisco ai Paesi Bassi, per esempio - per migliorare i terreni posti sotto il livello del mare e quelli esposti alle inondazioni.
L' Unione europea aiuta già il Bangladesh con aiuti non rimborsabili, con il riconoscimento dello status di paese meno sviluppato e con l' accesso preferenziale ai mercati che tale status comporta.
Tuttavia, possiamo - credo - e dobbiamo fare di più.
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Il futuro del Bangladesh dipende anche dai suoi giovani.
Troppi giovani, a mio avviso, lasciano il Bangladesh per studiare in Europa e negli Stati Uniti: un passo lodevole e utile, ma molti poi non ritornano, privando così il loro paese della loro formazione, esperienza e grande forza.
Dobbiamo incoraggiarli a tornare.
<P>
Concluderò il mio intervento come ho iniziato: il Bangladesh è un paese che ha un futuro.
Proprio come gli ultimi anni del ventesimo secolo sono appartenuti ai paesi del Sud-Est asiatico, le "tigri" , i primi anni di questo secolo potranno appartenere ai paesi del Sud dell' Asia.
Con l' aiuto di questo Parlamento, il Bangladesh potrà prendere parte a questo senso di appartenenza, alla ricchezza, alla prosperità e, in definitiva, al successo che ne deriveranno.
<P>
<SPEAKER ID=291 LANGUAGE="DA" NAME="Dybkjær">
Signor Presidente, faccio parte, come altri in quest' Aula, del fortunato gruppo di persone che hanno visitato il Bangladesh, non svariate volte come il Commissario, ma ho avuto comunque modo di farmi una mia impressione, e sulla scorta di questa impressione, vorrei sottolineare quanto sia importante che la cooperazione tra l' Unione europea e il Bangladesh continui e si perfezioni.
Il Bangladesh presenta alcune condizioni che molti altri paesi in via di sviluppo non hanno; infatti il paese - e credo sia molto importante - ha solo una lingua e una religione e comprende solo un' etnia, e questo significa che i conflitti etnici ai quali assistiamo per esempio in Africa, qui non esistono, così come non esistono le guerre religiose.
Ma questo significa anche che è ancora più grave se deludiamo proprio un paese così, poiché il Bangladesh non ha per l' appunto molti dei problemi che osserviamo in altri paesi: noi tradiremmo questo paese se non concentrassimo attivamente i nostri sforzi sugli aiuti allo sviluppo e su altri aiuti.
Il Bangladesh può farcela solo se noi siamo disposti ad aiutarlo, e con noi intendo l' Unione europea, come ha ricordato il Commissario, ma anche gli Stati membri, tra i quali posso anche segnalare il mio paese, la Danimarca, come uno dei principali paesi donatori nella regione.
<P>
Ci sono tre punti che vorrei ricordare oltre alla normale necessità di aiuto e sviluppo.
E' necessario un buon governo ed è necessario appoggiare la democrazia.
Già altri hanno ricordato questo aspetto, quindi non lo commenterò ulteriormente.
E' necessario continuare a sostenere il cammino delle donne verso l' indipendenza, per esempio proseguendo e migliorando gli aiuti per il microcredito.
Nel paese esiste una grave situazione di repressione delle donne, come hanno ricordato alcuni oratori, quindi nemmeno a questo riguardo entrerò nei dettagli.
A tale proposito, vorrei dire che l' esperienza più stimolante durante la mia visita è stata proprio rappresentata dalle donne.
Ma vorrei sottolineare quanto sia importante andare avanti.
Non possiamo accontentarci del microcredito, dobbiamo passare alla fase successiva dell' evoluzione, che si tratti dei prodotti tessili o di altro.
E arrivo così al terzo punto, sul quale il Commissario ha forse un punto di vista un po' diverso.
Penso che sia forse possibile in tale contesto utilizzare le tecnologie dell' informazione e della comunicazione, anche e proprio per aiutare le donne, perché sono senza dubbio un pilastro della società, per dar così loro una mano e potenziare in modo generale l' ulteriore sviluppo del paese.
<P>
<SPEAKER ID=292 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden">
Signor Presidente, vediamo con grande favore questo accordo di cooperazione, che rappresenta una conferma dei buoni rapporti esistenti fra l'Unione europea e il Bangladesh e offre un contesto adeguato per il loro rafforzamento.
L' articolo 7 dell' accordo riguarda la cooperazione regionale e vorrei innanzi tutto soffermarmi su due aspetti inerenti alla situazione regionale del Bangladesh e ai rapporti con i paesi vicini.
<P>
Sebbene esista ancora una certa tensione lungo il confine con l' India, si sono registrati significativi miglioramenti nelle relazioni fra i due paesi.
Ne è prova la firma del trattato sulla condivisione delle risorse idriche con l' India, al quale è seguito un accordo interinale sull' utilizzo comune delle acque del fiume Tista e sull' assistenza da parte indiana nell' elaborazione della relazione sulla diga del Gange che sarà realizzata in territorio bangladese.
I due paesi, inoltre, hanno di recente avviato dei colloqui con lo scopo di combattere le inondazioni che hanno colpito entrambi con tragiche conseguenze.
Ci rallegriamo di questa cooperazione, che deve essere incoraggiata e sostenuta.
Devo confessare che le autorità birmane non hanno dato prova di un atteggiamento altrettanto costruttivo.
Anzi, negli ultimi giorni la Birmania ha effettuato un dispiegamento di truppe per difendere i propri tentativi di costruire una diga sul fiume Naf vicino al confine con il Bangladesh, sessanta miglia a sud-est di Cox' s Bazar.
In passato simili azioni sono sfociate in interventi militari.
Un aspetto particolarmente deplorevole è, secondo alcune indicazioni, la posa di mine antiuomo lungo il confine da parte delle autorità birmane.
Il Bangladesh è l' unico paese del Sud-Est asiatico ad aver firmato la Convenzione di Ottawa che introduce il divieto di queste armi.
Purtroppo il Myanmar non ha aderito alla Convenzione e ci sono segnali che indicano che avrebbe posato mine in territorio bangladese, anche nei terreni agricoli.
<P>
Il Myanmar dovrebbe immediatamente firmare il trattato sul divieto delle mine e il Bangladesh dovrebbe adoperarsi per la sua ratifica.
Mi auguro che la Commissione e il Consiglio vorranno insistere su questi punti nei loro contatti con entrambi i paesi.
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Vorrei affrontare ora un problema diverso. La relazione illustra l' impatto della crescita demografica in Bangladesh sulla sicurezza alimentare e sullo sviluppo economico.
Entro il 2030, la popolazione attuale di 127 milioni di abitanti supererà probabilmente i 200 milioni.
L' aumento della popolazione è un forte fattore di spinta dell' emigrazione, anche verso l' Unione europea.
Il Bangladesh deve agevolare il ritorno dei propri cittadini che risiedono illegalmente in uno degli Stati membri dell' UE.
Questo principio è ripreso nella dichiarazione allegata all' accordo di cooperazione.
È importante che il governo del Bangladesh si adoperi al più presto per avviare i negoziati con quegli Stati membri che lo desiderano al fine di concludere accordi di rimpatrio soddisfacenti per entrambe le parti.
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Sono certo che la Commissione annetterà importanza anche a questo aspetto.
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<SPEAKER ID=293 NAME="Nielson">
Signor Presidente, vorrei innanzi tutto soffermarmi sulla questione dell' organizzazione della juta e sul ruolo del Bangladesh quale sede del vecchio organismo.
Un anno fa la situazione era particolarmente drammatica e ho cercato di verificare se fosse possibile rilanciare tale organizzazione.
Gli Stati membri non hanno trovato un accordo sull' attuazione di quegli interventi che la Commissione auspicava, il che spiega quanto è avvenuto all' organizzazione.
<P>
La buona notizia, tuttavia, è che si è riconosciuta la necessità di intervenire in modo speciale - mi auguro direttamente in Bangladesh - per promuovere l' uso della juta e svilupparne nuovi utilizzi come materia prima. Una simile iniziativa consentirà forse di portare avanti il ruolo che spettava alla vecchia organizzazione.
Agli inizi di ottobre si è tenuta una riunione a Dacca e tutte le parti hanno accettato di creare un cosiddetto gruppo di studio internazionale sulla juta.
La proposta preliminare per l' istituzione di questo organismo sarà discussa e - ci auguriamo - sottoscritta durante l' incontro dell' Organizzazione internazionale della juta che si terrà a Dacca alla fine del mese.
La proposta sarà quindi presentata all' UNCTAD a Ginevra e, una volta adottata, sarà trasmessa per la firma e la ratifica ai governi interessati e alla sezione trattati delle Nazioni Unite.
<P>
Nutriamo quindi buone speranze che un nuovo organismo, in grado di promuovere una rinnovata cooperazione internazionale nel settore della juta, possa scaturire dal lungo e doloroso dibattito sulla vecchia organizzazione della juta.
Si tratta di una svolta senza dubbio positiva, giacché l' Organizzazione internazionale della juta è l' unica istituzione di questo tipo ad avere sede in uno dei paesi meno sviluppati.
È tutto quanto posso dire in risposta alle osservazioni su questo tema sollevato durante la discussione.
<P>
Rispondendo alla onorevole Dybkjær, posso affermare che, effettivamente, è un bene prezioso per il Bangladesh essere un paese unito e dovremmo senz' altro incoraggiare lo sfruttamento di questo potenziale.
Il problema dei Chittagong Hill Tracts è un elemento dissonante in questo quadro, ma, rispetto al passato, le tensioni si sono fortunatamente affievolite e il paese sembra aver imboccato la strada giusta.
<P>
Per quanto concerne il ruolo delle tecnologie dell' informazione, cercheremo naturalmente di adoperarci con un intervento utile, ma non credo francamente che l' impiego di tali tecnologie possa rappresentare una scorciatoia per risolvere il problema. Ci atterremo pertanto alle priorità fondamentali del nostro accordo con il Bangladesh.
Ricorreremo comunque all' uso delle tecnologie dell' informazione in tutte le loro possibili applicazioni.
Lei ha indicato a questo proposito che ci si dovrebbe concentrare in modo specifico sulle donne. Posso dirle che il Bangladesh potrebbe essere uno dei paesi in cui condurre questo esperimento.
Si tratta di possibilità che non dovremmo scartare.
<P>
Concordo pienamente con l' intervento dell' onorevole Van Orden sugli aspetti regionali.
Sembra che il Bangladesh spicchi per buona condotta, un elemento che dovremmo certamente riconoscere e apprezzare nei nostri rapporti con questo paese.
Non tutti i paesi vicini sono particolarmente accomodanti e l' intera regione pone maggiori problemi di quanto non si possa spesso pensare.
Sono circa undici milioni i cittadini bangladesi che risiedono illegalmente in India.
In termini europei, questa cifra è enorme. Dal punto di vista della stabilità, della democratizzazione, di elezioni corrette e così via, le sfide sono davvero evidenti.
<P>
Desidero ringraziarvi ancora una volta per questa discussione estremamente costruttiva.
Sono dunque ansioso di collaborare con il Parlamento per sviluppare i nostri rapporti con il Bangladesh.
La situazione si sta evolvendo così rapidamente che, rispetto al passato, potremo essere in grado, entro pochi anni, di attenderci e di individuare cambiamenti reali intervenuti in seguito alla nostra cooperazione con il Bangladesh. Questa prospettiva è per noi fonte di ispirazione.
<P>
Infine, attendiamo con piacere di accogliere il Bangladesh quale uno dei principali partecipanti alla nostra conferenza sui paesi meno sviluppati che si terrà a Bruxelles in maggio con la collaborazione dell' UNCTAD.
Sarà un' importante occasione per il Bangladesh e per gli altri paesi meno sviluppati, che avranno la possibilità di presentarsi non come pazienti malati ricoverati in ospedale con il mondo intero nelle vesti di un dottore curioso ad osservarli, bensì come partner in una società globale, in rappresentanza di culture e potenziali che sono importanti per mantenere viva la diversità della globalizzazione.
Guardiamo quindi con interesse a questa partnership.
<P>
Il primo incontro del Comitato congiunto UE-Bangladesh nel contesto del nuovo accordo di cooperazione è previsto per la prima metà di marzo di quest' anno. La macchina si è quindi messa in moto.
<P>
<SPEAKER ID=294 NAME="Presidente">
E' stata ricevuta una proposta di risoluzione presentata ai sensi dell' articolo 42, paragrafo 5.
<P>
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani alle 12.00.
<P>
(La seduta termina alle 23.40)
<P>
